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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1939

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Spedizione In abbonamento PDStale .

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Anno I~XXX\' II•Ila~.l GENNAIO 1939 ·XVII

DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate fJirtus in armis

'DIREZIONE El> AMMINISTRAZIONE l

M INISTEBO DELLA GUEBBA

ROMA


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ANNO LXXXVII - f ASC. l

OENNAIO 1939-XVII

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GIORNALE

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MEDICINA MILITARE Cum sanitafe <rJirlus in arrnis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO . L'abbonamento è annuo e dA diritto a o. 12 fascicoli. Es.•o decorre dal l• gennaio al prezzo di L. 32 (e•rtro L. 44); per gli abbonamenti fatti durante )':anno verranno inviati i numeri arretrali dell'anno in COI'llo. L'abbonamento si P"'t• antidroto. Non disdetto un mese prima della scaderua, a'intende

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La collaborazione è libera, ma la direzione ai riserva il giudizio nclla scelta dei lavori senza essere tenuta a rendere eonto delle eventuali non accettazioni. Le opinioni manifestate dagli autori noo impegnano le responsabilit:l del periodico. Tutti i lavori inviati per la pubblicazi?ne devono essere inediti e devono pervenire alla redazione nel testo de·f initi"o· cor.-etto, firmati dall'autore~ devono inoltre essere dattilografati, o scrlni con carattere fAcilmentt leggibile. Ad ogni lavoro ~ conce5So un rnnaoimo di 16 pagine di stampa: per la pubblicazione dci In voti che superino le 16 pagine, gli autori sono tenuti al pagamento della "J)esa per le pagine in più a prezzo di costo. Agli autori sono offtni gratuitamente SO estratti con copertina. frontespizio, impaginatura e numuuione sreciale. Per atamoa an~cipata dtgli estratti e per un maggior numero di essi la spesa relativa viene addebitata •~Ji autori a PN:Z7·0 di C.O$tO. Lt 1peu per cliché• e uvole fuori testo sono a carico degli autori. Le bibliografie annesse ti lavori originali, perc.hè siano pubblicate, devono essere brevi e redatte eorrettam~nte. . Per dis rosizione del Consiglio Nuionalc delle Ricerche a ciascun la,·Oto deve •eguire un breve riaaaunt o t non pib di dieci righe). . l manoscritti non venaono restituiti, anche se non pubblicati.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE Chirurgi~

PURPURA. traum;nico

p~nìcobrc

drì vasi con

rig uardo all'aneurisma

Pag.

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LAVORI ORIGINALI Sli'\ISI -

Stato sanitario r.kllc truppe coloniali nella Libia Orientale nel-

l'anno 1937 $ANTILLO. Il fcniJmeno d ·o,r:tcolo del Donaggio

FERRAJOLI. FARINA. -

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La trnionc di Jdc por la sifilide (<'OIIIÌIItta)

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Su un caw di osreorniclire gommosa nel periodo precoce

della luc

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA t\DENOPA TIE DEL GAI'\GLIO DI

POIRIER. -

ANESTESIA DI GUERRA, Esptrirn=t: sull' al>iuina. SovE;\'A

Cor.t.r.T . durali/e la mmpagna italo-

CORNEA. Sulle allcmzioni comcali da produzione di cmcl.ina nella = Crorot.A CUORE. Ferita d'm·ma dtJ fuoco dci MEDICI NA LEGALE MILITARE. -

Ritcnzionc del proicn;Ic. CAR\'ACt. ro

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O!> TEO-I'ERIOSTOSI Aspc·tti mdiologici di rma quasi genrralizzala. tJ!!Ot'Ì<Ifll ad iprrrrojia dd Jarsi palpebra/i, dà ugumcnti ddltt fonia c delle estrl'mità degli arti. - Ror c JcnAs . PESTE. Studto critiro mltimpr.,rtol/ztJ dei divasi artropodi nello tr:J>IIIÙ· StO'It: dd/n 5Al'TE1. PIRf.TRINE. L.: dctcrmina:ioru delle - CASNORI e Blr.ALLI

SAN!TA' MILITARE TEDESCA. Pubblica=ioni ,·onccmemi Ja SCLEROSI (La) A PL ~\CCHE ACUTA. - R1sER, GÉR.n :o c L.wrTRl' SEZIONE DI SANITÀ Ricordi èd t:sperienu sul ftm=ionamento di rw·unÌIÌJ

sanitaria divùionah· - dw·ùntt: la c·ampagua ira/o-abissina. - SovE:<A SINDROME DI GUILLAIN - 13ARRE' . •·1natomùt patologica dt'lla " Polyradiculiris at·uta cmabilis ,. con diuocinione albumino-cirologica: BAI. I)I.:lZI

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TETANO. /.a ""r<·osi co!l'ttvalimt a.csr>c'Ì{Ita alla sitTott:rapia nel TETANO Sui/a prrsema di b<tcilli del ScmunT

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TIFO E DE! Pt\RATIFI. Sult"importanza dd/a mcdullocultura pl'r la dimostrazione dd bari/li del - OTT TRA COMA Cura del coll'alllotu:rotcrapia locale. )O UNTA:< . VENTI MESI DI ATTIVlTÀ C:H IRlJRGICA IN A. O. l. Ronn.o

CO.NfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI BIBLIOORAfiA MEDICA MILITARE ITALIANA . RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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LEZIONI E CONfERENZE

OSPEDALE MILITARE DI PALERMO <~...

CHIRURGIA DEI VASI CON PARTICOLARE RIGUARDO ALL'ANEURISMA TRAUMATICO

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Conferenza del prof. Fraoc:esco Pu rpura. e-.....· ......, :' f·>~ "'!l,' -· ~J' ,.,,,. direttore dell'Istituto di Patologia chjrurgica della R. Università di Palermo. "7 · r •

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L'O. parla delle jerite dei vasi e dei processi di guarigione di tali fmte, paria, inoltre, della cura, fermandosi a dire dettagliatamen-te della legatura, della .f.orcipressura e, particolarmente, della sutura parziale o circolare di un vaso arterioso, sutura che da tempo recente è stata perfezionata nella tec1lica. Passa, in seguito, a dire dell'aneurisma traumatico, come conseguenza delle ferite dei vasi. La frequenza degli aneurismi è aumentata nelle uitime guerre in rapporto alla qualità dei proiettili di arma da fuoco ed alla peculiarità delle lesioni da essi prodotte.. L'O. osserva come, in considerazione delle nuove conoscenze sulla patogenesi e .•ull'anatomia patologica, non meriti di essere mantenuta la distinzione degli aneurismi in veri, e falsi o spurii, ma essi si possono distinguere in una categoria di a11eurismi dipendenti da malattie delle pareti vasali ed in un'altra di aneurismi traumatici, che comprendono i cicatriziali cd i metaemorragici di Banti. Viene a dire, poi, della sintomatologia e della cura degli aneurismi, per la quale si ferma a considerare la legatura a monte, la legatura .a valle, la legatura a monte ed a valle insieme, la legatura a monte e a valle con l'asportazione della sacca aneurismatica, l'endoaneurismorafia di Matas e la esportazione della sacca con la sutu~a, capo a capo, dei due monconi arteriosi. Fa la critica dei diversi metodi e dice come si debba considerare metodo preferibile quello rappresentato dalla legatura a monte e a valle coll'asportazione della sacca. In taluni casi, però, di aneurisma traumatico, nel quali per processi supp·urativi si è avuto colla formazione dell'aneurisma la produzione di abbondante connettivo cicatriziale, con aderenze estese e tenaci dell'aneurisma a vasi e nervi vicini, non riesce possibile o conveniente l'asportazione della sacca e bisogna limitarsi alla legatura a monte e a valle che dà ottimi risultati. L'O. a questo punto riferisce di cinque casi di aneurismi traumatici, trattati durante la grande guerra, e cioè: tre casi di aneurismi dell'ascellare

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f;HIRURGI :\ DEI VASI CON PARTICOLARE RIGUAR DO A LL'Al'EURISM A FCC.

ed uno della omerale alla piega del gomito, curati e guariti con la legatura a monte e a valle della sacca; un a·neurisma della femorale a terzo medio, curato e guarito coll'asportazione dell'ameurisma e la sutura, capo a capo, del vaso. Infine, l'O. parla in succinto degli aneurismi artero-venosi, considerandone l'anatomia patologica, la sintomatologia e la cura.

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LAVORI

ORIGINALI

UFFICIO DI SANITÀ MILITARE DELLA LIBIA ORIENTALE - BENGASI

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ORIENTALE NELL'ANNO 1937 Dott. Guido Sioi.si, tenente colonnello medico.

I dati relativi allo stato sanitario delle truppe coloniali, nazionali ed indigene, dislocate in Libia Orientale durante l'anno 1937, sono esposti nelle tabelle seguenti; vi sono compresi fino a tutto il mese di maggio anche quelli dell'aviazione, ma sono esclusi quelli riguardanti le truppe della divisione ,, Sirte )) e del XXI Corpo d'armata. TABELLA N. I.

Le condizioni sanitarie delle truppe. durante il 1937 furono in complesso soddisfacenti. , Gli ufficiali furono presenti con un totale di 92.273 giornate di presenza t 355 di degenza; totale dei ricoverati n. 32; si ebbero, quindi, su ogni 1000 giornate di presenza 4 di cura. Decedettero 2 ufficiali, uno in luogo di cura, l'altro fuori; perciò, nella proporzione di 7,87 per mille della forza media (254) = o,o2 per mille delle giornate di presenza. I militari nazionali furono presenti con un totale di 1.080.929 giornate di presenza e 15.303 di degenza; si ebbero qu_indi su 1000 giornate di presenza 14 di degenza. Decedettero 8 militari nazionali, tutti in luoghi di cura; per<.iò, nella proporzione di 2,6g per mille della forza media (2970) = o,oo7 per mille delle giornate di presenza. I militari indigeni (eritrei e libici) furono presenti con un totale di 1.324.022 giornate di presenza e 31.967 di degenza; totale dei ricoverati 1236. Si ebbero quindi su 1000 giornate di presenza 24 giornate di degenza, un numero circa doppio per mille, rispetto ai militari nazionali. Decedettero in totale 52 indigeni, nella proporzione di 14,36 per mille della forza media (3622) = 0,039 per mille delle giornate di presenza. Furono trasferiti in stabilimenti sanitari 4 ufficiali, 44 militari nazionali e 9 militari indigeni. Furono eliminati per motivi di salute 19 militari· nazi?nali, 419 militari libici ed eritrei per malattie varie, di cui allo specch1o annesso.


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STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

TABELLA N. 2.

Gli stati di malessere generale febbrili ~d afrebbrili, le febbri infettive di breve durata, specie, di natura reumatica, prevalsero in particolar modo nei mesi invernali, tanto nei militari nazionali che negli indigeni; prevalsero pure le forme faringo-tonsillari (angine catarrali e lacunari, ascessi tonsillari e peritonsillari), le affezioni delle prime vie aeree (riniti, catarri bronchiali acuti), decorse in modo benigno. Relativamente rare furono le affezioni gravi dell'apparato respiratorio, essendosi riscontrati solo 1 I casi di broncopolmonite e 4 di polmonite. Numerose, invece, furono le affezioni reumatiche (lombaggini, lombo-artriti ecc.). Dette forme a frigorc si manifestarono in gran parte in relazione alle condizioni climatiche della stagione assai fredda specie di notte, ed agli sbalzi di temperatura abbastanza bruschi da un giorno ad un altro e talora nella stessa giornata; caratteri questi comuni al clima di tutta la colonia, ma più evidenti nelle zone dell'interno. Comunque tutte queste forme decorsero benignamente, come dimostra lo specchio dei decessi (un solo caso per broncopolmonite in militare indigeno). Durante l'anno si sono avuti vari casi di malattie infettive, ma tutti a carattere sporadico; il pronto isolamento del malate, l'immediata attuazione di tutte le pratiche atte ad impedirne la· diffusione (disinfezione, disinfestazione, vaccinazioni ecc.), hanno fatto sì che le dette forme non assumessero carattere epidemico, anche quando si manifestarono in agglomerati di uomini. Del resto l'igiene della truppa è stata sempre notevolmente curata da pax;te degli ufficiali medici dei corpi, i quali hanno svolto continuamente un 'attiva opera di sorveglianza e di controllo .sugli alloggiamenti, sul vitto, sulle acque, specie nei riguardi della loro potabilità, e, ove necessaria, una attiva opera di propaganda e di persuasione in particolar modo quando si sono manifestate forme morbose a carico del tubo digerente. Anche in quest'anno vennero praticate le vaccinazioni antivaiolose alle reclute nazionali appena giunte, presso i rispettivi reparti di assegnazione, ed agli indigeni all'atto dell'arruolamento; inoltre, nel primo semestre, furono ~eguite le vaccinazioni antitifiche con l 'idrovaccino formolato a 5040 militari. Esse non dettero luogo a particolari inconvenienti; scarse reazioni generali e nessuna reazione locale degna di nota. Le malattie infettive furono rappresentate da un caso di dermotifo in militare nazionale, da 6 casi di mclitense in militari indigeni, di cui uno deceduto; 36 casi di ricorrente, con un decesso. Gli ammalati di questa forma furono quasi tutti militari libici, reduci dalla campagna Etiopica, ed alcuni sbarcarono già affetti da tale malattia, contratta sicuramente durante la loro permanenza in Somalia, prima dell'imbarco. Si ebbero, inoltre, un caso di poliomielite anteriore acuta in militar ~ r.azionale, 3 casi di parotite epidemica, 3 di dissenteria amebica di prima


STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

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infezione in militari nazionali. Le forme tifo-paratifoidee furono scarse (n. 2, una in nazionale ed una in indigeno, seguita da decesso). Invece nel periodo estivo-autunnale furono molto frequenti i casi di malattie del tubo gastro-enterico (imbarazzi viscerali, gastriti, catarri gastroenterici acuti e cronici, ecc.). Fra le malattie infettive da segnalare ancora la congiuntlvtte tracomatosa, della quale si ebbero 4 casi in nazionali e 24 in indigeni. Le malattie veneree furono in notevole decrescenza rispetto a!l 'anno preced ente; infatti nel 1936 furono ricoverati 562 militar i fra nazionali ed indigeni per malattie veneree di prima e seconda infezione; invece nel 1937 ne furono ricoverati solamente 288; e questo numero sarebbe stato anche inferiore se molti militari libici non fossero ritornati dall'A. O. l. con malattie veneree in atto. Anche il numero dei curati ambulatoriamente per malattie Yeneree fu molto inferiore al precedente anno, in cui presso gli ambulatori furono curati tra nazionali ed indigeni 4349 individui. Ciò è dovuto molto all'attiva opera svolta da parte dei medici dei corpi, con l'adeguato funzionamento delle sale anticeltiche, con le visite periodiche alle truppe e con la proficu1 opera di propaganda, mediante frequel)ti conferenze disposte da quest'ufficio. Per la malaria, invece, non si può dire altrettanto; infatti contro 41 casi del 1936 si sono avuti nel 1937 cinque forme di malaria recidiva in militari nazionali, 79 in indidegni, 17 di vera e propria cachessia, pure in indigeni. Si ebbero 4 decessi, tutti in militari indigeni. Le forme di malattia recidiva e cronica furono riscontrate solo in militari reduci dall'A. O. l. Di forme tubercolari si ebbero nel 1936 n. 85 casi, nel 1937 n. 56, con 35 decessi, quasi tutti a carico dell 'apparato respiratorio e in prevalenza in militari eritrei. Per le malattie del sistema nervoso, degli organi dei sensi, come per le :.ffezioni dei rimanenti apparati e sistemi, nulla d'importante da segnalare. Anche le lesioni traumatiche non furono, per numero, molto rilevanti c due sole seguite da decesso. TABELLA N.

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Nel 1937 decedettero Io militari nazionali: per setticemia da ascesso prostatico perianale, di natura non venerea, quando localmente l 'affezione sembrava del tutto risoluta; 2 per cangrena gassosa a seguito nell'uno di una frattura esposta alla gamba, nell 'altro di una vasta ferita lacero-contusa al braccio; 1 (militare della R. Marina) per paralisi ascendente, tipo Landry; I (ddi'Arma) per pancrcatitc acuta, deceduto subito dopo il suo r\covero in ospedale; -

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STATO SAN IT ARIO DELLE T RUPPE COLONIALI NELLA Ll l31A ECC.

per peritonite dei quali un ufficiale (cap. CC. RR. Montagna) operato di appendicite cangrenosa; I per ustioni (militare della R. Aeronautica); 2 per lesioni traumatiche (frattura del bacino e frattura della base del cranio). Decedettero, poi, 5.2 militari indigeni dei quali 4 per malaria, 32 per tbc. e gli altri per malattie varie. -

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TABELLA N.

4·

N. 48 militari nazionali furono trasferiti in stabilimenti sanitari territoriali o perchè bisognosi di ulteriori accertamenti e conseguenti provvedimenti p. m. 1., o per proseguimento di cure. Di essi 4 ufficiali dei quali n. I per nevrosi gastrica, n. I per irite di natura indeterminata (ufficiale reduce dal)' A. O. 1.), n. I per ulcera tropicale ribelle ad ogni cura, n. I per cure kinesiterapiche, per pregresso trauma alla spalla destra. Dei 44 militari nazionali, otto furono trasferiti per forme tubercolari accertate o sospette, I5 per psicopatie varie, 8 per malattie del naso e dell'orecchio, I per affezione dell'apparato circolatorio, 4 per malattie dell'apparato respiratorio, I per malattia del tubo digerente, 1 per malattia renale e 6 per postumi di lesioni traumatiche. TABELLA N.

5·

Nessun provvedimento di eliminazione, sia temporaneo _che definitivo, è . stato preso nel 1937 nei riguardi di ufficiali del Regio Corpo. Sono stati eliminati, invece, temporaneamente 7 militari nazionali e definitivamente 12 per malattie varie. · T ABELLA N.

6.

Sono stati trasferiti in stabilimenti sanitari territoriali n. 2 militari indigeni affetti da alienazione mentale e 7 libici, del 4o reggimento fanteria coloniale, r:educi dali' A. O. I., mutilati a seguito di ferite riportate in combattimento e bisognosi di applicazione di apparecchio di protesi agli arti. Questi ultimi sono stati trasferiti all'ospedale militare di Palermo. TABELLA N.

7·

Sono stati eliminati definitivamente per motivi di salute n. 419 militari indigeni; la massima parte .di questi è rappresentata da ascari libici, reduci dall'A. O. 1., non più idonei a proficuo servizio per esiti notevoli di ferite di guerra riportate in 'A. O. Sono stati eliminati pure 83 militari libici reduci


STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

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dall' A. 0., perchè affetti da malaria cronica o cachessia; n. 76, in massima eritrei, sono stati riformati per malattie tubercolari accertate e n. 55, in massima libici, per forme luetiche. Nulla da segnalare nei riguardi delle altre affezioni, per le quali furono eliminati i rimanenti militari indigeni di cui allo specchio.

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Le condizioni nelle quali si è svolto il servizio sanitario nel 1937, sono state quasi normali, per quanto non siano mancati dei periodi critici da prima per la relativa deficienza degli ufficiali medici e poi, in quest'ultimo periodo, per l'afflusso di un notevole contingente di militari nazionali della divisione •• Sirte » e del XXI Corpo d 'Armata, alle cui esigenze sanitarie si è dovuto in primo tempo sopperire col personale e con i mezzi limitati disponibili del R. Corpo. In quest'anno si è avuto il rimpatrio della divisione « Libia », il che ha richiesto da parte dei medici dei battaglioni e dei presidi, ove le truppe erano dislocate, un intenso lavoro di selezione, per la eliminazione degli elementi non più idonei al servizio, e di cura per tutti i malati che potevano essere recuperati. Specie verso i malarici si è rivolta l'attenzione dei sanitari e sono ~tate esperite le più moderne cure, quali quelle con la Surrenasi Serono (secondo il metodo Ascoli), associandovi una terapìa ricostituente generale. Furono da quest'ufficio anche fatti gli studi per l'attrezzatura ed il funzionamento di un convalescenziario per militari libici, che avrebbe dovuto essere impiantato ad El - Abiar. Si è data una migliore attrezzatura ed una più completa efficienza alle infermerie ed ai posti di medicazione, specie nei presidi esterni, e, per rispondere meglio alle esigenze del servizio sono stati assegnati ai battaglioni libici ufficiali in S.. P. E. pratici delle truppe colonipli. Inoltre seno state dal sottoscritto compiute ispezioni anche nei presidi più lontani, per controllare le condizioni igienico- sanitarie delle truppe. suggerendo sollèciti, adeguati provvedimenti profilattici, con risultati pratici. In complesso il servizio ha ovunque e sempre ben corrisposto per il vivo interessamento dd personale tutto, specie degli ufficiali medici.


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STATO SAN ITARI O OELLE TRuPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

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Aprile

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Maggio

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Giugno

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Luglio

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STATO SANITARIO DELLE TRUPPF COLONIALI NELLA LllllA ECC.

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12

STATO SANITARIO DELLE TRUPPF. COLONIALI NELLA Ll lliA ECC

TABELLA

Il.

Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati nei luoghi di cura. ~~

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MALATTIE

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Leggeri stati di malessere generale febbrili od afebbrilj

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36

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Infezione tifoide c paratifoidc:

-

.

-

-

Dermotifo

.

5 Febbre mditense 6

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Febbri infettive di breve durata:

a) febbre tifoide b) par.atifi 4

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a) reumatiche b) di natura indeterminata . 3

di truppa

Sotrufficiali e m1litari di truppa

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MORTI

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Febbre ricorrente Rosolia

-

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3

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-

l

-

-

4

24

-

2 - -

-

-

-

-

Influenza:

senza complicazioni

l

17

Poliomielite anteriore acuta

18

Parotite epidemica

21

Dissenteria : amebica

-

.

. .

.

l

-

27

Setticemia e pioemia

29

Cancrena gassosa

31

Congiuntivite tracomatosa

34.

Blenorragia e sue complicazioni (esclusa la congiunti vite): a) infezione curata per la I" volta nelle infermerie od ospedali dopo l'incorporamento o dopo il richiamo

l

57

.

l

30

.

.

b) infezione curata per la 2" volta ecc. Da riportar~

.

l

22

l

-

l

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--

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3


STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLO:'•HALI !'< ELLA LIBIA ECC.

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13

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II.

Malattie dal/~ quali erano affetti i militari ricoverati tui luoghi di cura.

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-

-

4

Ulcera \'Cnerca c sue complicazioni: a) infezione curata per la x• volta, ecc.

-

b) infezione curata per la 2" volta ecc. 36

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Sottufficiali

-

Sinloma iniziale: a) infezione curata per la t• volta, ecc.

-

2

-

l

l

b) infezione curata per la seconda volta cd oltre ecc 37

Sifilide secondaria: a) infezione curata per la

,. volta, ecc.

-

-

-

14

-

-

-

-

-

2

-

-

-

-

-

23

-

-

-

-

-

-

-

9

79 17 16 -

3

39 -

b) infezione curata per la seconda volta ed oltre ecc.

38 Si fil id c terziaria : a) infezione curata per la 1" volta, ecc. b) infezione curata per la seconda volta ed

.

oltre ecc. 40

Infezione malarica acuta (casi di recid.) .

-

41

Infezione malarica cronica e cachessia palustre

49

- -

Reumatismo articolare acuto

.

.

l

52 Tubercolosi del peri tonco e degli organi digerenti

-

53

-

Tubercolosi del sistema un nano

54 Tubercolosi degli organi genitali . 55 Tubercolosi delle ossa e delle articolazioni 59

5

-

so Tubercolosi dell'apparato respiratorio

.

-

-

Tubcrcohi generalizzata

Da riportar~

4

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-

6

l

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2 -

3

-

2

-

2

-

32

-

2

-

-

-

l

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349

593 -

4

42


STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA J:(~C .

14

segue T ABELLA IL Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati nei luoghi di cura. .,l!

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Sottuffieìali e milicari di truppa

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Sottuflieialì e militari di truppa

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Riporto

9

34.9

593 -

60

Forme tubercolari sospette

5 -

61

Altre malattie da infezione

l

-

26

--

l

-

68bis

Oligoemia c deperimento organico .

69

Anemie gravi ed anemia perniciosa progress1va

70

Leucemie e pseudoleucemie

74

Reumatismo articolare cronico (artrite deforman-

13

_

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4

42

.

l

l

te, ecc.) 85

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2 -

Orticaria

lO

85 bis Altre malattie generali

l l

]

87

Emorragia cerebrale

2

-

-

l

90

Meningite (non tubercolare e non epidemica)

l

-

-

l

96

Altre forme di frenopatie

2

-

-

97

Nevrastenia

l

l

-

-

98

Isterismo

]

2 -

-

99

Epilessia

l

102

Nevralgia e nevrite ischiatica

8

103

Altre nevralgie

l

105

Paralisi periferiche

106

Altre malattie dd sistema nervoso periferico

107

Malatrie delle palpebre

108

Malauic delle ghiandole e delle vie lagrimati

109

Congiuntiviti (esclusa la blenorragica, la difte-

5

-

1-

l

.

2 -

]

9 1-

nca, la tracomatosa)

Da riportare

4

lO

7

18

398

6N -

-

46


STATO SANITARIO 0~1-E TRUFPF. COLQNIALI NELLA LIBIA €CC.

15

segue TABELLA II.

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Malattie dalle quali erano affetti i milit!lri ricoverati nei luoghi di cura. MORTI

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Sottufficiali ~ militari di truppa

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Riporto IJ3

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Retiniti e neuroretiniti

398 1 674

Il -

-

111 Altre malattie dell'occhio .

3

1-

118 Malattie dell'orecchio esterno

9

4 -

12

2 -

119 · Ma~attie dell'orecchio medio

l

120

Malattie dell'orecchio interno

2

121

Mastoiditi

l

12~

Corizza

4

2 -

121

Epistassi

2

3

-

129

Altre malattie del na~o e dei sem

3

18

10

-

3B

27

-

4

46

130 Stomatiti 131

Affezioni dei denti e delle gengive

133 Tonsille-faringiti (compresi gli ascessi tonsillari e peritonsillari) . 134

lpertrofia delle tonsille e vegetazioni adenoide

1 -

135 Altre malattie della bocca e delle fauci

3

136 Pericarditi

l

138 Endocarditi acute

l

139

Vizi valvola.ri

2

140

Nevrosi cardiache

3

2 -

Varici ed ulceri vancose

n ~

149 Linfoadeniti (escluse le tubercolari e le veneree) 1.i2

Laringiti non specifiche

153

Catarro bronchiale acuto

Da riportar~'

-

l-

142 Altre malattie del cuore 14G

l

2 -

2-

-

-

-

-

6

7 -

l

1-

2

83

108

13

593

848

-

2

4

49


16

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

segue TABEL LA Il. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati tzei luoghi di cura .

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Riporto 154

Catarro bronchiale cromco

ISS

Congestione polmonare

156

Broncopolmonite

157

Polmonite e pleuropolmonite

158

Ascesso e cancrena polmonare

159

Pleuriti :

13

l

.

848

-

l

14

-

i

6

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1

l

3 -

l

l

164

Altre malattie degli organi del resp1ro

166

Imbarazzo gastroenterico

167

Catarro gastroenterico acuto .

168

Catarro gastroenterico cronico

170

Malattie da parassiti intestinali (escluso l'anchilo-

7

-

l

-

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-

l

2

l

27

14

l

57

65 -

3

3

-

IO

5

-

storna e l'echinococco)

-

171

Appendiciti e periappendiciti

l

26

3 -

173

Émorroidi

l

15

4 -

174

Ascessi anali

3 -

Ragadi e fistoli anali

2

2

-

175

Ernie inguinali

4

3

-

176

Altre erme viscerali

l

l

4 -

178

Altre malattie dello stomaco e dell'intestino .

l

l

4 -

179

Itterizia catarrale

s

4 -

174bis

(l

593

9

b) purulenta c) altre forme Asma bronchiale

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1-

a) !Ìerosa e siero-fibrinosa .

160

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di truppa

Da riportare

20

764 1001 ,..

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17

STATU SANITARIO DELLE TRUPPF COLONIALI NELLA LIB!.'\ ECC

segue TABELLA II. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati nei luoghi di cura. RICOVERATI

S ot tuffi ci ali e militari di truppa

Sottufficiali e militari di truppl\

MALATTIE

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l

Ripot·to 180

Calcolosi biliare e coliche epatiche

181

Epatiti ed ascessi epatici

185 · Peritonite

MORTI

-

l

764 1001

4

51

l-

non tubercolare

l

186

Altre affezioni dell'apparato digerente ed annessi

_

187

Albuminuria

2

188

Calcolosi renale e coliche renali

2

l

-

3

l

-

l

l

195 ' Cistiti non specifiche l

l l

2

196 J Altre malattie dei rcm, degli ureteri e della :

vesciCa

197 1Yialattie della prostata .

l

Restringimenti uretralì

198

1-

l

1Q9

Fimosi

13

3

200

Condilomi acuminati

3

1-

201

Balanopostite semplice

4

202

Orchiti ed epididimiti (escluse le gonococciche e le tubercolari)

5

'

203 1 Idrocele

.

.

11

205 1, Altre affezioni degli organi genitali

~06 l Escoriazioni, vesciche, ecc. prodotte dalle marce

3

-

o dalla sella

5

207 Ulcerazoni e piaghe

12

22

-

25

50

-

5

9

-

l

Ascessi e idrosoadeniti

208

209

l

o

Flemmom superficiali e profondi

Da riportar~

l

7 -

l

V aricocele

204

-

-

Giomal" di "'"dicina militar".

24

860 1102

l

6

51


I8

STATO SANITARJO DELLE TRUPPE COLONIALI :"ELLA LIBIA ECC.

segue TABELLA II. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati tJez luoghi di cura.

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RIC:Q\"ERATI

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21

211 ' 213

Vespai

-

2

Unghia incarn:lta

. -

R

215

Eczema

3

2 16

Acne volgare

. -

217

Impetigine

--

2

218

Psoriasi

221

Scabbia

222

Altre dermatosi da parassiti animali

3 - l-

226

Anomalie di secrezione delle ghiandole cutance disidrosi cisti sebacea

l

229

Miositi

228

Reumatismi muscolari .

23 7

239

-

-·

-

-

-

-

--

-

l-

-

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2 l -- -

- - l-

-

l

-

211 -

l

-

1 ~-

-

21-

-

-

-

-

-

l

33

8

-

-

Altre malattie delle ossa, delle articolazioni, de~

-

Postumi delle malattie comprese nella classe T umori malig ni .

211

Annegamenti

1•

c 2•

l

l

-

Scottature cd ustioni: a) avvenute in occasione di incendi b) avvenute per altre cause .

Da riportar~

-

2

-

Tumori benigni .

240

253

-

21-

R

l

Osteiti ed osteomielitc (escluse le specifiche)

51

-

l ~ l -

l

muscoli e dei tendini 238

-

6

.- -

3

.)

235 Sinoviti cd artrosinoviti (escluse le specifiche) . -

234

-

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l

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2

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-

8611 1102 1

Foruncoli

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15

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210

Sonufficiali e miliuri d i truppa

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l Riporto

-

-

Sonuffid ali e militari di truppa

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MORTI

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2

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21

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2

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-

l

l

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l

l

l

l

-

52


19

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBI.\ ECC.

s~gu~ TABELLA

Il.

Malatti~ dal/~ quali cratzo affmi i militari ricov~rati n~i luoghi di cura .

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Sottufficiali e militori di truppa

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l

Riporto

17

-

-

2

l

-

-

l

-

-

257

Rotture muscolari c tendince

-

258

Distorsioni

-

259

Lussnioni

260

Frattur~

264

Ferite lacere contuse

266

Ferite da taglio:

-

-

-

l

l

·l 3

16

17

5

9

-

-

-

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3

-

l

-

-

-

2

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

a) ferite d'arma da taglio

5

l

b) altre ferite da taglio .

.l -

b) altre ferite da punta

-

-

l

270

Corpi estranei nell'occhio

-

3

273

Altre lesioni violente .

-

l

274

Postumi di lesioni violente: a) complicazioni tardive dei traum l a carico delle ossa e delle artico! azioni (periostite, ostcite, artrosinovi te, ccc.) b) altri postumi di lesioni violente

l

-

l Malattie o lesioni allegate e non r iscontrate

l'

l

3 -

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-

a) ferite d'arma da punt:t .

52

16

Escoriazioni

Ferite da punta:

7

l

l

256

267

-~-~ 'C

Q.

975 1170 l

Contusioni

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26

255

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Sonufficiali e militari di truppa

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278

MORTI

RJCOVUATI

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2

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4

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l

6

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32 1032 1236

T oTALE GENERALE

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l

J

-

-

2

-

-

81 52

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20

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

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M orti classificati s~cotJdo la causa, l'arma, =:::::r-=====-~

-=======-=== ARMATA

FORZA

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TRUPPE

Setticemia da ascesso prostatico perianale . . . . 36c Gangrena da frattura C· sposta gamba D .• ferita lacero - comu sa bra c. 81 Paralisi ascendente acuta tipo Landry . . . l 28 Pancrcatite acuta . . . . . 129 Peritoo.ite . . . . . . . . . . 181 Ustioni di 1° e 2• grado . 186 l Frattura del bacino c del(111 2) l'uretere da schiaccia mento . . . . . . . . . . 186 Frattura della base dd era. (111 S) nio da caduta di aeroplano per inc. di volo 36•

Totale ..

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-- ------------·- - -----TRUPPE

2

Infezione intestinale (pa 1 ratifi) . . . . . . 4 Febbre ricorrente. . . l s Febbre melitense. . . l 23 t. b. c. polmonare . 32 25 Polisierosite . . . . . . . l 38b Cachessia malarica . . . 2 38• Malaria estiv<>-autunnale . 2 Avitamin<Y-i gravi . . . . . l 69 l Morbo di Santi . . . . . . l 71 79 Meningite pneumococcica l 82 Emorragia cerebrale. . .. l 95b Paralisi cardiaca da mi<>cardite cronica . . . . . 2 105 Edema ac. della glottide l 106 Catarro bronch. cronico l 107 Broncopolmonite. . . . . . l 129 Peritonite . . . . . . . . . . 2 183 Asfissia da annegamento l per accidente . . . . .

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Totale . .

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21

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LliliA l CC

grado, il mese e il luogo della morte.

TABELLA M

GRADO

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22

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA !..!Hl>\ ECC TABELLA

IV.

Militari metropolitani trasferiti m Stabilimenti .ca1litari territoriali.

-----

N. d'ord · d•lla llOmencl.

Ufficiali

MALATT I E

no.sologica

Sottuffi ci ali e m.ilitari d.i truppa

so

t. b. c. polmonare

3

60

Bronchite di nJtura sospetta

5

96

Altre forme di frenopatie .

8

98

Isterismo

5

96

Turba neuropsichica funzionale .

2

lll

Triti ed iri<.locicliti

118

Ematoma condotto uditivo O.

l

119

Otite media

3

121

Lieve risentimento mastoidc:o

l

128

Sinusite frontale acuta D.

l

129

Ipenrofia turbinato superiore

2

139

Esiti di endocardite

l

153

Catarro bronchiale acuto

2

159• 1

Pleurite essutlativ;l

156 l

Bronco polmonite basilare D.

l

169

Ulcera duodenale (rJdiolog. accertata) .

l

188

C'.ol ica renale .

l

207

Ulce ra tropicale g<~mba S.

235

Sinovitc

255

Contusione profonda spalla D. con ematoma e

l

•

l l

SlllOVltC .

274•

l Postumi di lesioni

274d l

l

l violent~

3

Altri postumi d i ksioni violente

2

l ToTALE

4


STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

23

TABELLA

v.

Militari metropolitani eliminati per motivi di salute. l

l

ToTALE

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MALA T TI E

DEFINIT.

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Debolezza di costituzione

2

Il

• Tubercolosi polmonare (forme sospette)

l Dislalia modico grado .

26

. . . .

l

36 l Miopia l 46 ' Tracoma secernente in 0.0.

13 : Malattie croniche dell'apparato respiratorio .

Insufficienza mitralica

5 j 6

;

Nevrosi cardiaca

-.l l Arteriosclerosi diffusa con ipertensione

.

. .

\"arici degli arti inferiori

8

. .

831Ernia inguinale

l Perdita totale funzione indice, medio ed anu-

9-1b

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Totale

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2

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TABELLA VI.

Militari libici, eritrei e soma/i trasferiti m stabilimenti sanitari. N.

~jb"n·r

nomenclatura n.,.oloaica

--~

Numero dei miliuri

MALA TT IE

---

96

:\lienaz.ione mentale

265

Mutilazioni - esiti ferite di guerra (per applicazioni apparecchi

2

protesi) . .

7

Toralc N.

9


24

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA FCC

T ABELLA v l I. Militari indigeni eliminati per motivi di salute. ...

..E .. "E ..... ..

MALATTIE E IMPERFEZIONI

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3

Deperimento organico e oligoemia

38

38

7

Malaria cromca

83

83

8

Lucs - reumatismo luetico

55

55

11

t. b. c. polmonare (forme accertate)

76

76

Linfoodenite sottoascellare di natura t. b. c ..

l

l

Il bis 17

Cicatrice aderente calcagno destro (esito f. a. f.).

20

Reumatismo articolare cronico .

20

20

22

Deformità ossea c articolare (esito f. a. f.)

3

3

23

Anchilosi articolazioni (esito f. a. f.) .

~

3

24

Paralisi mano D. (esito f. a. f..) .

2

2

24

Atrofia arto superiore D. (esito f. a. f.)

2

2

24

Paralisi corde vocali (esito f. a. f.)

24

Paresi del deltoide (esito f. a. f.)

l

l

24

Ipotrofia arto inferiore D. (esito f. a. f.) .

l

l

u

P;uesi arto superiore D. (esito f. a. f.)

3

3

24

Paralisi ulnare mano D . (esito f. a. f.) .

2

2

24

Atrofia muscolare spalla (esito f. a. f.)

l

l

28

Isterismo

6

6

29

Epilessia

4

4

29

Epilessia jacksoniana (esito f. a. f.)

l

l

30

Malattie mentali c sindromi psicosiche .

3

3

33

Mancanza globo oculare D. (esito f. a. f.)

l

l

35

Cataratta occhio S.

l

l

46

Tracoma in O. O.

42

42

l

l

•

l

L

Da riportar(

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-----

1


25

STATO S:\NITARJO DELLE TRUPPE COLONIALI N EI. LA LIBIA ECC.

Segue T A BELLA VII. Militari indigeni eliminati per motivi di salute.

MALATTIE E IMPERFEZIONI

Riporto

-

351 351

so

Otite purulema cromca

4

4

60

Distruzione parziale della mandibola (esito f. a. f.) .

l

l

71

I pertrofia della tiroidea

l

l

73

Malattie croniche dell'apparato respiratorio

28

28

75

Insufficienza mitralica

5

5

77

Arteriosclerosi in soggetto di età avanzata

l4

14

80

Vizi di conformazione e malattia di visceri addominali

l

l

82

Cicatrici vaste ed aderenti del permeo cointeressanti l'orificio l

l

l anale (esito f. a. f.)

83

Ernia inguinale

5

5

86

Malattia della vescica

l

l

90

Idrocele

7

7

419

419

Totale N.

-


OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello medico prof.

V tRC I NIO

DE BERNARDJNJS

IL FENOMENO D'OSTACOLO DEL DONAGGIO Dott. Tommaso Santillo, capitano medico.

Nell'agosto 1936 il maggiore medico Prof. Rizzo, nel parlare in questo giornale del fenomeno d'ostacolo del Donaggio, esprimeva il voto che si i~tituissero negli ospedalj militari sistematiche ricerche per confermare la importanza della reazione di cui ci occupiamo nella diagnosi della natura dei fenomeni convulsivi . L'anno successivo, ben rendendosi conto di quanta importanza potesse essere, per la diagnosi dd l 'epilessia, l'accertare l'esistenza di una reazione specifica in questo campo atta a farci formulare un giudizio med ico legale, che spesso non è facile, da emettersi nei riguardi d 'iscritti di leva e di militari, la D irezione Generale di Sanità Militare dispose che gli ospedali militari sperimentassero sistematicamente la reazione d'ostacolo ed inviassero al Ministero l 'esito delle loro ricerche. Si sarebbe così avuto un numero cospicuo di dati che avrebbero permesso di poter fare interessanti confronti fra i vari reperti ottenuti negli epilettici, negli isterici cd eventualme~te anche nei simulatori e che sopratutto, avrebbero consentito di confermare o meno la ~pec i fici tà della reazione. La prefata Direzione G enerale ricapitolava, in un allegato alla ·circolare stessa, le norme da seguire per la ricerca del fenomeno di ostacolo e concludeva che, trattandosi di indagini preliminari sopra una reazione tuttora allo studio, la positività o meno del fenomeno d'ostacolo non avrebbe dovuto avere peso nei giudizi diagnostici e medico-legali inerenti ali 'epilessia poichè tali giudizi dovevano, al presente, seguitare ad essere formulati in base agli ordin:ui crit(:ri clinici in uso. D opo un anno di ricerche compiute negli ospedali militari (pochi sono CJllelli che per mancanza di materiale non hanno potuto inviare le notizie nchicste) sono giunti al Ministero i protocolli dei risultati ottenuti, risultati che ho avuto l'ordine di rica pitolare nella presente relaz ione allo scopo di trarre, dal complesso di essi, dati positivi per ciò che riflette la diagnosi di una delle forme morbose che più c'interessano, perchè da tali diagnosi derivano giudizi di notevole importanza medico-legale e la decisione circa la idoneità o meno al servizio militare.

Mi si consenta di ricapitolare, con la maggiore concisione possibile, CJUanto riflette la così detta reazione d'ostacolo. Nel gennaio I<J3 I in una seduta del!' Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena il Donaggio comunicò un proprio metodo atto a mettere


IL FENOMENO D' OSTACOLO DEL DO:-<t\GGIO

27

i n evidenza quelle modificazioni che alcuni processi morbosi potevano confc:rire all'urina ed al liquido cefalo-rachidiano e che quindi poteva essere utilizzato a scopo diagnostico. Da allora un numero assai rilevante di lavori venne compiuto su questo metodo d'indagini, che si fonda sulla precipitaL;one di un colore basico di anilina (è. la tionina in genere che viene usata) ad opera di un mordente! il molibdato d'ammonio. Se in una provetta, ad una soluzione di tionina adoperata sola od in aggiunta di orine normali, si unisce una soluzione di molibdato d'ammonio a vverrà una precipitazione del colore e si noterà una colonna liquida totalmente o quasi scolorata al di sopra di un precipitato violetto. Ma se in luogo di urina normale fossero state adoperate urine patologiche queste avrebbero, in molti casi, limitata od impedita totalmente la precipitazione del colore d'anilina in modo che la colon na liquida nella provetta in esame sarebbe rimasta più o meno fortemente colorata. Questo è il fenomeno d'ostacolo dal Donaggio così denominato per indicare che le urine esaminate ed appartenenti a determinati generi d'ammalati ostacolano più o meno completamente quella reazione di precipitazione che normalmente avviene per l'azione del molibdato d'ammonio sulla tionina. Le cause cbe impediscono al molibdato di precipitare il colore basico d'anilina sarebbero, secondo vari AA., da attribuirsi allo stato del pH nelle urine, alla concentrazione degli elettroliti (cloruri, fosfati, ecc.) ed alla presenza di quantità varia di sostanze azotate; ma il Donaggio ha, in maniera da non ammettere dubbi, dimostrato che le cause sopradette, citate come responsabili della positività della reazione, non incidono affatto sul suo determinismo poichè la reazione di ostacolo è esclusivamente dovuta all'az ione di sostanze colloidali prodottesi per effetto di cause varie (fatica, condizioni morbose, ~cc.) o che, pur esistendo in circolo, riescono, in particolari condizioni, a superare il filtro renale. Sottoponendo infatti le urine alla dialisi il Donaggio dimostrò che la parte che attraversa la membrana del dializzatore (elettroliti , ecc.) non ha influenza di sorta nella produzione dd fenomeno di ostacolo il quale è invece intieramente dovuto ai colloidi che, com'è noto, non sono dializzabili. Questi colloidi proteggerebbero le micelle dd colore dall'azione preci· pitante del molibdato, onde la reazione, come il Penta propone, potrebbe LSSere chiamata reazione di protezione anzichè di ostacolo. Il D<maggio aveva già accennato, nei suoi lavori, che ostacolo equivaleva a protezione ma ha preferito chiamare il suo fenomeno di << ostacolo >> perchè questa parola gli era parsa più espressiva. P.er quanto numerosi siano gli AA. che si sono occupati di tale reazione e per quanto non credo possa esserci medico che non l 'abbia sperimentata o per lo meno non la conosca, pur tuttavia è necessario che rapidamente e brevem ente riassuma la tecnica da seguire, tecnica che, desunta dai lavori


28

IL Pf:.NOMENO D ' OSTACOLO DEL DONAGGIO

stessi del Donaggio, è stata dettata dalla nostra Direzione Generale di Sanità perchè fosse scrupolosamente applicata in tutti gli ospedali militari. I reagenti necessari ~r la reazione sono : 1° - Una soluzione all'uno per mille in acqua distillata di tionina Merk, con l'avvertenza di far sciogliere la sostanza colorante in acqua bollente affinchè tutto il colore si sciolga perfettamente. La ~ol uzione dev-e essere lasciata raffreddare prima dell'uso. 2° - Soluzione di tionina Merck I / ro.ooo, preparata nell'identico modo. 3• - Una soluzione in acqua distillata di molibdato d'ammonio al 4 '?'<> con l 'aggiunta di una goccia di acido cloridrico per ogni 25 eme. della soluZione stessa. Le urine da esaminare dovranno essere prima filtrate e, se alcaline, acidificate ìeggermente con acido acetico prima della filtrazione, poi sottoposte per uno o due minuti all'ebollizione e, dopo raffreddamento, nuovamente filtrate. L'urina preparata come abbiamo detto, unitamente ai reagenti di cui sopra, si dispone in sei provette nell'ordine e nelle proporzioni seguenti, avendo l'avvertenza di agitare ciascuna provetta dopo l'aggiunta dei r~attivi necessan: Provetta AA : 2 cc. del reag. 3o + 2 cc. di urina + I cc. del reag. I 0 )) A' : 2 cc. di urina + I cc. del rea g. I o + 2 cc. del reag. 3o )) A" : 2 cc. di urina + I cc. del reag. 3o + I cc. del reag. I Q ANI : 2 cc. di urina )) + I cc. del reag. 1• + r cc. del reag. 3Q )) B : r cc. del r-eag. 3• + r cc. di urina + 2 cc. del reag. 2° )) B' : 1 cc. di urina + 2 cc. del reag. 2° + T cc. del rcag. 3n Dopo 24 ore di sedimentazione, che sarà completata con la cen trifugazione, ove mai si osservassero sospensioni di sostanza colorata pr~cipitata. si leggeranno i risultati che potranno andare dalla decolorazione completa della colonna liquida per una totale precipitazione della tionina, ed in tal caso il risultato s'indich~rà con la cifra: o, o si noterà il persistere di una colorazione che potrà essere lievissima, lieve, modica, intensa, intensissima della colonna liquida ed in tal caso i risultati saranno indicati, rispettivamente, dalle cifre: I, 2 , 3, 4, 5· Mancando qualsiasi precipitazione, il che può accadere in casi eccezionali, il risultato sarà indicato, colla cifra: 6, cifra questa che non dovrà mai essere adoperata per indicare i risultati delle provette Jella serie: B e B' poichè in queste una totale mancanza di precipitazione può accadere per la maggiore diluizione della soluzione della tionina. Dopo aver segnati i risultati di queste osservazioni, che costituiscono la prima fase della reazione, si passa alla seconda fase che si esegue elimina:ndo le provette a liquido completamente decolorato (che, come si è detto corrispondono alla cifra o) e si saggia la reazione dell'urina contenuta nelle altre prov-ette, acidificandola leggermente con acido acetico, ave mai la reazione fosse diventata alcalina, poi, dopo agitazione, si sottopongono all'ebollizione


JL FENOMENO D' OST ACOLO D EL DON A( ìG JO

per un minuto e si lasciano sedimentare per altre 12-2 4 ore. Fatto questo e completata, in caso di bisogno, la sedimentazione con la centrifugazione, si procede nuovamente alla letrura dei risultati, esprimendoli in cifre nello stesso modo che abbiamo indicato parlando ddla prima fase della reazione. In questo modo si può stabilire uno schema che, traendolo da un lavoro ciel Donaggio, noi riportiamo per dare in modo chiaro un esempio circa la ·.-alutazione dei risultati ottenuti. P rovette

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Somma globale

Nell'esempio si ha la somma globale di 40, il che rappresenta una reazione notevolmente positiva. In taluni casi eccezionali questo valore globale potrebbe giungere alla cifra di 68 che corrisponde alla cifra di 6 per ciascuna delle provette della serie A ed alla cifra di 5 per ciascuna di quella della serie B.

Con la tecnica sopra accennata, le ricerche sulla reazione del Donaggio che furono praticate presso gli ospedali militari dd Regno nel decorso anno, ammontarono alla cospicua cifra di 719 casi. In tutti si trattava di individui inviati in osservazione per allegati accessi isterici od epilettici. Si comprende quindi la grande importanza che veniva ad assumere una tale inchiesta conciotta su così vasta scala sopratutto per ciò che rifletteva l'accertamento della diagnosi e le consecutive applicazioni medico-legali. Per avere sottocchio con più chiarezza l'andamento della reazione, per fare confronti e trame deduzioni sarebbe stato assolutamente necessario che, per ciascun caso, gli ospedali avessero inviato un grafico che avrebbe permesso a prima vista di rendersi conto dell'andamento della reazione confrontando tra loro le varie fasi, prima e dopo, a varia distanza dall'accesso. Poichè pochi ospedali ~anno graficamente .rappresentar~ l'anda~ento del ~enomeno di os~­ rolo negh ammalati osservati. servendomt delle ctfre globah trasmesse, ho 10 stesso rimediato a questa manchevolezza 1~a, per ~~or~ di, bre~ità, esse~do il numero delle ricerche eseguite molto cosptcuo, m1 hm1tcro a nportare 1 gra-


JO

IL FENOMENO D'OSTACOLO DEL DONAGGIO

.fici appartenenti ad ammalati più a lungo e più accuratamente studiati e per i quali fu formulata un'esatta diagnosi. Poichè dalle ricerche eseguite da ciascuno degli ospedali possono trarsi interessanti elementi di studio, ne riassumerò alcune tra le più importanti e cercherò con i dati esposti di vedere di quanto aiuto possa essere la reazione del neuro-patologo bolognese per i provvedimenti medico-kgali che ci interessano.

Fig. a.

Fig.

2.

Dando uno sguardo alla Donaggio risulta che negli epilettici la reazione stessa fu sempre positiva, raggiungendo valori globali elevati e, cosa importante ad osservarsi, questa positività perdurò per un tempo notevole e non ritornò allo zero se non dopo due o tre giorni. Questo, naturalmente, nella maggior parte dei casi ; le eccezioni verranno esaminate in seguito. 1

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Fig. 3·

Ecco il grafico che rappresenta l 'andan1ento della reazione del Donaggio in due soldati: Fernando F. e Pasquale E ., entrambi ricove rati nell 'ospedale militare di Torino. Sia l' uno che l'altro presentarono un accesso che fu ritenuto d~indubbia natura cpilettrca. La reazione· d'ostacolo salì rapidamente a 44 ed a 46 ed anche dopo tre giorni era più elevata di quanto non lo fosse al principio dell 'acce.s,so (figg. I e 2). Il grafico n. 3 appartiene al soldato Eustachio A. Anche questo militare presentò un accesso epilettico e la curva positiva della Donaggio non si differe nzia dalle pr ecedenti se non per il fatto che il valore globale massimo raggiunto non ha oltrepassato il 30.


IL FENOM ENO D'OSTACOLO DEL DOI'AGC IO

31

Altro grafico assai interessante è. quello appartenente alla recl uta Vincenzo C. ricoverato a li ' ospedale militare di Novara. Costui , che le informazioni dei Carabinieri assicuravano esser~ notoriamente un epilettico, presentò, durante la sua degen za nel reparto, una serie notevole di accessi che si ri peterono ogm gtorno ~ tal volta anche due volte nella ste~a giornata. Durante uno degli accessi convulsivi l'infermo riportò lussazione bilaterale dell 'articolazione temporo-m a ndibolare e fu riformato per epilessia . In ventitre giorni di d egenza l'infermo ha presentato 17 accessi convulsivi e la D<>naggio ha r egistrato, per ciascuno di essi, un aumento della sua positività, tranne il quinto giorno d 'osservazione nel quale il valore globale da 2 1 è sceso a 18 e nd I 4 o giorno nel quale il predetto· valore globale è rima~to immutato dopo l ' accesso convulsivo.

Interessanti sono anche le osservazioni che possono fa rsi osservando l 'andamento della curva n e i giorni II, 12, 13 e 14 d'osservazione. Ad un accesso convulsivo, sopraggiunto i n undicesima giornata, il valore globare della r~a­ zione da 12 sale a 31 per ridiscendere nella sera del giorno successivo ad 8, ma un nuovo accesso convulsivo fa risalire il valore globale a 17 e la curva seguita la sua corsa asce nd~ nte raggiungendo, dopo sette ore, la cifra di 30. A questo punto sopravviene un terzo accesso convulsivo e la cur va seguita nella sua ascesa per arrivare alla cifra di 40, poi si nota una discesa brusca a 14 e, come abbiamo d e tto, un nuovo accesso convulsivo sopraggiunto in questo momento, non riesce a rialzare la curva che rimane a 14 come se gli accessi convulsivi, ripetutisi a così breve intervallo avessero esaurite nell'individuo la possibilità di scaricare · nelle urine quella quantità di colloidi necessaria per ~terminare un a umento del valore globale dell a reazione del Donaggio (fig. 4). Il seguente è il grafico appartenente al soldato Primo M. il quale, inviatoin osservazione nell 'ospedale militare di Novara, presentò in quel nosocomio tre attacchi convulsivi d 'indubbia natura epilettica e, ~r tale forma morbosa ~ nne riformato (fig. s).


IL FENOM ENO D'OSTACOLO DEL DONAGG IO

Dal grafico corrispondente risulta che la Donaggio, dopo ogni accesso, raggiunse cifre elevate: 45, so, 43, e la curva si mantenne sempre positiva senza mai discendere a zero. '

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o Fig. 5·

Nel rappresentare graficamente le oscillazioni della reazione d'ostacolo determinate dall'insorgenza di accessi convulsivi, abbiamo segnata la cifra globale massima raggiunta nel corso della giornata od al massimo abbiamo segnate le due cifre che rappresentavano i valori raggiunti dalla reazione nelle ore del mattino ed in quelle della sera, ma, in ottemperanza agli ordini ricevuti dalla Direzione Generale di Sanità Militare, gli ospedali ricercarono la Donaggio prima dell'accesso, subito dopo e proseguirono le ricerche di tre

ore in tre ore. Esaminando questi grafici, risulta che il valore globale massimo può essere raggiunto subito dopo la crisi convulsiva, ma ciò rappresenta quasi un'eccezione perchè il più spesso si verifica eh~ la reazione raggiunge sì un'altezza elevata subito dopo l'accesso ma l'ascesa massima della curva non si raggiunge che dopo 3, 6, 9 ore e, talvolta, addirittura il giorno seguente. In genere è dopo 3 o 6 ore che si registrano i valori più alti della Donaggio, mentre inv~ce è raro che i massimi si raggiungano dopo 12 o 24 ore. I due grafici seguenti, scelti a caso tra l'enorme materiale in esame, appartengono: il primo al soldato Egidio C., dell'ospedale di Savigliano, il secondo al soldato Antonio G. dell'ospedale di Novara (figg. 6 e 7).

Fig. 6

Fig. 7·


IL FENOMENO D' OSTACOLO DEL DONAGGIO

33

Nel primo l'accesso convulsivo, sopravvenuto nella terza giornata di degenza la Donaggio raggiunse la cifra globale di 38, questa cifra salì a 39 la mattina del giorno successivo e le ricerche eseguite la sera della stessa giornata fecero registrare il valor-e massimo di 42. Il secondo grafico appartiene, come abbiamo detto, al soldato Antonio G .; costui durante la sua degenza al reparto aveva presentato quattro accessi epilettici. Nei primi due la Donaggio ·era salita rispettivamente a 45 ed a 50 ma, dopo sole tre ore, questi valori erano già in notevole decrescenza e raggiungevano, dopo sei ore, le cifre di 30 -e 22. Il terzo accesso, avvenuto al sesto giorno di degenza, quando la curva della reazione era lentamente scesa a 9, fece risalire questa cifra a 15 dopo 18 ore. Finalm-ente il quarto accesso, ve.rificatosi alle ro,3o del decimo giorno di degenza, quando la D onaggio era scesa a zero, fece risalire la curva della reazio n~ a 29; per I 'inrera giornata si notarono delle oscillazioni tra 27 e 24 e, solo dopo 24 ore, si raggiunse la cifra massima di 35 (.fig. 7). Nella disamina del materiale inviato dai vari ospedali abbiamo trovati casi degni di essere riferiti perchè l'andamento della curva della reazione di cui ci occupiamo è, in maniera notevole, diverso da quello che siamo soliti osservare. Com'è noto, nei casi nei quali gli accessi si manifestano distanziati di vari giorni l'uno dall'altro, negli intervalli interaccessuali la Donaggio, dall'acme raggiunto dopo la crisi convulsiva, si riporta a zero in un tempo più o meno lungo, ma abbiamo avuto l'opportunità di osservare casi nei quali la positività dalla reazione ha segnato cifre notevolmente elevate e da non porsi in relazione ad una crisi convuJsiva recente. Il grafico s<.:guente appartiene al soldato Luigi S. dell' II 0 fanteria inviato in osservazione all 'ospedale di Bologna per epilessia (fig. 8).

Fig. 8.

Dalla storia clinica risulta che si tratta di un soggetto convulsionario dall'infanzia, informazione qu-esta confermata dai Reali Carabinieri del suo paese, c che si presenta ipostenico con turbe nevrosiche fun zionali. Come rilcvasi dalla grafica, l'ammalato presentava, al suo ingresso all'ospedale, una D onaggio positiva con un valore globale notevolmente elevato che raggiungeva la cifra di 35 e qu-esto valore si mantenne elevatissimo oscillando tra 30 e 38 per dicci giorni, senza che avesse presentate crisi convulsive


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IL FENOMENO D'OSTACOLO DEL DONAGGIO

di sorta; in decima giornata però sopravvenne un accesso convulsivo che portò la curva da 30 a 45 e che dopo 36 ore non era scesa al di sotto di 35· Dalle osservazioni fatte nei vari ospedali risulta che nelle convulsioni isteriche la Donaggio, nella massima parte dei casi, non sale a cifre elevate di positività e quello ch 'è più importante è che la curva della reazione, talvolta nello spazio di sole tre ore scende abbastanza rapidamente a zero od a quel grado di posirività che la reazione stessa presentava prima della crisi convulsiva. Il grafico seguente appartiene al soldato Giovanni C. ricoverato all'ospedale militare di Bologna e che, durante la sua degenza, presentò un accesso l.

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Fig. 9.

giudicato di natura isterica; la Donaggio, che presentava iievi sbalzi di positività, oscillanti fra 8 e 12, non venne modificata dalla crisi convulsiva (fig. 9). Questo grafico è assai somigliante a quello del soldato Francesco Di G. ricoverato presw l'ospedale militare di Roma. ll'l costui la Donaggio, che segnava una cifra globale di 8, rimase pressochè invariata tra 8 e 10, benchè avesse avuti 4 accessi convulsivi giudicati di natura isterica. Diremo anzi che nelle crisi convulsive di natura isterica la Donaggio può non subire variazioni di sorta e rimanere costant-emente inchiodata a zero. Un caso simile è stato riscontrato nel soldato Carlo C., che, inviato in osservazione nell'ospedale militare di Novara, per allegata epilessia, presentò due accessi convulsivi che, presenziati dai medici di guardia, furon o giudicati di natura isterica; la reazione d'ostacolo segnò prima e dopo gli accessi, costantemente zero. In una comunicazione del prof. Donaggio, fatta nel 1933 a Siena alla Società Italiana di psichiatria risulta che la fatica muscolare è capace di determinare nelle urine la comparsa del fenomeno d 'ostacolo che alcune volte può essere notevolissimo e raggiungere perfino il valore globale di 45, ma che, ad ogni modo presenta la caratteristica di essere di durata assai breve,, tendendo rapidamente a scendere a zero. Ora nei grafici che registrano il comportamento della Donaggio nell 'isterismo si nota che l'intensità della reazione è così debole da non essere neppure rispondente alla fatica, talvolta notevole, a cui l'organismo è sottoposto durante la crisi convulsiva. Ho detto « talvolta notevole >> perchè nel maggior numero dei ~asi, è risaputo che nell 'isterico, piuttosto che scariche motorie, sforzi veri e propri , contrazioni intense di muscoli, si hanno atteggiamenti speciali, onde si può dire che spesso


IL FENOMENO D'OSTACOLO DEL DONAC.GJO

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!"accesso può ciurare per ore senza che sia intervenuta una fatica vera e propria paragonabile a quella che sopporta un corridore in una gara, un giocatore di calcio in una partita, e ciò spiega appunto la negatività o la scarsa positività della reazione. Fatti di non facile interpretazione si verificano in vari altri casi. Ecco, per esempio, un grafico appartenente alla recluta Cristiano 0., inviato in osservazione all'ospedale militare di Novara. Questo ammalato, durante la sua degenza ospedaliera non presentò mai cm1 convul~ive, ma aveva dei tremori tonico-clonici ritmici degli arti supe~

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riori, tremori che insorgevano mentre era completamente cosciente, con integrità dei riflessi e deUe sensibilità. I tremori presentati furono interpretati come degl i equivalenti epilettici e l'individuo fu riformato per defici enza psichica in soggetto a costituzione e::piletti.ca. Pur essendo la leggera crisi rnotoria di breve durata e d1 . scarsa intensità, tuttavia la Donaggio, durante tutta la permanenza della recluta nel reparto, fu sempre riscontrata positiva e con un valore così elevato che la curva oscillò sempre tra un minimo di 27 ed un massimo di 52 (fig. ro). Se si leggono le storie cliniche inviate dai vari ospedali in molte delle quali sono minutamente. descritti gli accessi convulsivi e registrata la violenza c la durata della scarica motoria, si rivela che la reazione d 'ostacolo non è Jegatt all'intensità dell'accesso potendosi facilmen te osservare una Donaggio elevatissima in un individuo che aveva presentata una crisi convulsiva lieve e di breve durata e viceversa. H o sottomesso al giudizio del prof. Donaggio il grafico sopra riportato ~ l'illustre neurologo è stato d'opinione che, nel caso in esame, la curva di positività della reazione non sia imputabile all 'epilessia, ma data la completa integrità dei riflessi e della coscenza, appari.rebbe piuttosto un caso di grave distonia neuro - v~getativa connesso ad intenso squilibrio umorale; ad ogni modo però il giudizio medico-legale di riforma pronunciato nei r iguardi del m.ilitare non è stato quindi affatto errato. Una positività della reazione d'ostacolo così elevata c persistenti.: è un fatto raro a verificarsi e lo stesso Donaggio


Il. FENOMENO D'OSTACOLO L>EL DONAt:c.ao

in tanti anni di lavoro su questo argomento non lo ha riscontrato che po-

che volte.

La reazione d'ostacolo fu anche, io qualche caso, ricercata in ammalati di forme morbose varie e non è privo d'interesse riferire i dati riscontrati in un individuo ricoverato nell'ospedale militare di Udine per etilismo cronico e nel quale la Donaggio raggiunse la cifra elevatissima di 56, ed. un individuo degente nel medesi mo ospedale per indigestione acuta di cocomero e nel quale la curva della reazione d'ostacolo arrivò alla cifra di 40. Così pure l'ospedale militare di Gorizia riferisce che, in un caso di reumatismo articolare, con temperatura elevata e nd quale era stato somnùnistrato del salicilato di sodio in dosi massive, la Donaggio si mostrò positiva con un valore globale elevatissimo, ma, naturalmente, l'andamento di queste curve positive si differ-enziano immensamente da quelle che si registrano nelle crisi convulsiv-e epilettiche.

Nell'esaminare i protocolli inviati dai vari ospedali risultano alcune osservazioni che discordano da quelk che furono registrate dalla massi ma parte degli ufficiali incaricati di eseguire le ricerche sulla reazione di ostacolo. Anche di queste abbiamo il dovere di parlare perchè, a nostro avviso, tali discrepanze sono dovute ad errori di tecnica contro i quali è opportuno mettere in guardia chi si accinge a compiere un tal genere di ricerche. Così un ufficiale medico, iniziate le sue ricerche (di cui non si è tenuto conto alcuno) dichiarò che non era riuscito mai a trovare una reazione di Donaggio positiva, poichè in tutte le urine prelevate ad epilettici subito dopo la crisi convulsiva, si era sempre determinata la totale precipitazione della tionina. Evidentemente era incorso in qualche banale errore di tecnica perchè l'altro ufficial-e medico che ebbe a sostituirlo nelle ricerche inviò una relazione e dei dati che in nulla si discostano da quelli da noi registrati; vi si riportano infatti grafici nei quali la reazione di Donaggio negli epilettici raggiunge un elevato grado di positività (40 e 4I). Ora è necessario ripetere che la ricerca del fenomeno d,ostacolo non presenta difficoltà di sorta per essere eseguita, ma per l'esecuzione occorre una tecnica scrupolosa secondo le norme date dal Donaggio e riportate ali 'inizio della presente relazione. I reagenti quindi devono essere accuratamente preparati, le proporzioni precise, la tionina della casa Merck, le pipette esattamente graduate e da non utilizzarsi promiscuamente, le stesse provette, dopo l'uso, devono esser-e accuratamente ripulite ed asciugate. E ' logico che se si adopera, per esempio, una pipetta sporca di tionina all' I 0 /o{) per aspirare la soluzione di tionina all' I 01o o~ quest'ultima avrà naturalmente un tasso di sostanza colorante superiore a quella da adoperarsi. Altri ricercatori, nel giudizio di valutazione de !l'esito della reazione, hanno classific:~ to come negativa una reazione che non superava la ci&a glo-


lL FENUMENO o· o .<;Tt\COLO DEL DON AGGIO

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baie di rs, considerando invece li-evemente positive solo quelle che arrivavano alla cifra globale di 35· In condizioni normali la soluzione di un colore basico d 'anilina viene precipitata da una soluzione di molibdato d'ammonio; la precipitazion-e del colore è totale e se ciò non avviene la Donaggio assume un valore positivo anche se le cifre globali non sono elevate. Nelle consid~razioni che il prof. Jedlowski fa su 88 casi di epilessia da lui studiati nella clinica delle malattie nervose e mentali dell'Università di Bologna cita le cifre che io trascrivo perchè possano servire di norma nelle ulteriori ricerche su questo argomento. Queste cifre segnano il grado d'intensità ddla Donaggio ri scon~ trato s.ubito dopo l 'accesso convulsivo in epilettici accertati ed il per cento relativo.

l Grado d'!ntensità l Per cento i ,- 15·20 20 ~ 25

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45 . 5° Oltre i 50

Dalla tabella risulta in modo evidente che, per quanto raramente, è pure possibile avere, in epilettici accertati, una Donaggio positiva a basso titolo. Qualche ospedale osserva che sarebbe opportuno istituue qualche tavola crom atica per poter più agevolmente giudicare il grado di positività della reazione d'ostacolo perchè questa valutazione è affidata alla sensazione ero~ matica del ricercatore ed una differenza di lettura, in più od in meno, per ciascuna provetta di ciascuna prova, può determinare differenze notevoli, onde non sempre riesce agevolè poter paragonare tra loro cifre dovute a let~ ture eseguite non dalla stessa persona ma da vari ricercatori. L 'osservazione non è affatto fondata perchè il saggio della reazione non è basato sul tono della colorazione ma sul grado della precipitazione. A parità del grado della


IL 1-ENOMEN(J o· OSTACOLO DEL OONAGGJO

pr<:ClpltJzionc, il tasso della colorazione.: può essere assai ùiverso per contin genze proprie alle urine stesse onde chi si affidasse al tasso cromatico cadrebbt' in errore per i motivi che abbiamo addotti. Un ospedale invoca una semplificazione della tecnica, sopratutto una riduzion<.: del numero delle prove perchè, quando devono essere compiute molte ricerche in vari soggetti nella ste ~sa giornata e nelle successive, non sempre riesce agevole il praticarle. Il Donaggio ha già risposto ai voti sopracennati e nel N. 6- 7 di Athena 1937, sotto il titolo: <<Modalità rapida della reazion e per la ricerca del fenomeno di ostacolo in caso di ricerche numericamente estese », così propone:

ru - di eliminare la seconda fase dando così la possibilità di conoscere il risultato in sole 24 ore; 2" - di abolire anche le provette B e B' nonchè ridurre a 6 ore il tempo di sedimentazione che normalmente è. di 24 ore. Naturalmente dopo 6 ore occorre centrifugare per poter leggere il grado della positività; f - nei casi nei quali si abbia un numero grandissimo d'esami da compiere in breve tempo, il Donaggio dice che si può adoperare solo la provetta A, eliminare la seconda fase, centrifugare dopo 6 ore e procedere alla lettura. Per mio conto osservo che è ben difficile che in un ospedale si accumu lino tanti casi di epilessia da rendere necessaria, per brevità di tempo, una ~c.:mplili cazion e del metodo. Queste semplificazioni a cui si è fatto cenno possono agevolmente essere adottate per ricerche particolari inerenti alla fatica ma nei nostri ospedali per la diagnosi d eli 'epilessia la reazione del Donaggio è opportuno sia eseguita così come l'A. l'ha ideata, senza apportarvi riduzioni di sorta, poichè ad essa noi chiediamo la conferma di un giudizio medicolegale di somma importanza. Uno tra i numerosi ricercatori del comportamento della reazione del Donaggio, nel trasmettere il risultato delle sue ricerche, che in massima parte collimano con quelle del Donaggio e della sua scuola, esprime il parere che la negatività della reazione non ci autorizzi a giudicare come non genuino un accesso epilettico, avendo osservati accessi sicuramente epilettici che presentavano mancanza assoluta del fenomeno di ostacolo. Per contro un altro osservatore, in altro ospedale, conclude la sua relazione asserendo che il fenomeno di ostacolo ha un sicuro valore se negativo, per escludere la natura epilettica di un eventuale accesso convulsivo, mentre non h a valore assoluto nelle forme positive se disgiunto dall'esame clinico e dalle altre ricerche di laboratono. Come ho già detto e ripetuto, dai numerosi dati forniti da tutti gli ospedali militari del Regno, la positività della reazione d 'ostacolo è costantemente legata alla comparsa dell'attacco convulsivo epilettico. Qualche caso negati,·o. come quello sopra riferito, potrebbe esser legato ad impurità di reat-


IL FENOMENO

o· OSTACOLO DEL DONAGGIO

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ùvi o ad errori di tecnica giusta quanto abbiamo esposto nelle considerazioni già fatte. Ho la convinzione che la reazione del neuro-patologo bolognese possa per noi essere preziosa a scopo diagnostico e medico legale, naturalmente, c ciò per ovvie ragioni, sempre corredata da tutte le altre indagini che nei nostri ospedali siamo soliti compiere: informazione dei CC. RR., esame clinico dell'ammalato, attenta osservazione della crisi convulsiva, ricerche varie di laboratorio, ecc .. Com 'è noto, l'epilessi~ è st<lta sempre una delle forme più frequentemente simulate dai militari che vogliono esimersi dal servizio, perchè ha una insorgenza ad accessi rumorosi che richiamano facilmente l 'attenzione del personale ospedaliero e non richieggono gravi e prolungati sacrifici nel simulatore il quale, è necessario si sappia, ha fatto sempre un notevole assegnamento su li 'imperizia d eli 'osservatore tanto che, ne li 'esercito Napoleonico, reliminazionc per epilessia raggiungeva l'incredibile cifra del 20 % dei chiamati <.. llc armi. Per contro, in un vero ammalato di epilessia gli accessi convulsivi possono sopravvenire ad intervalli molto lunghi di tempo e l'ambiente ripo~ntc e tranquillo di un ospedale non è certo il più opportuno per provocarne la comparsa. Appunto perciò, in simili casi, per prolungare in un militare il p~riodo d'osservazione in un ambiente più adatto, se durante la degenza ospedaliera non si sono constatati accessi epilettici, lo si aggrega ad una compagnia di sanità per sorvegliarlo ed, in caso d'insorgenza, controllare l 'evenruale crisi convulsiva. E' noto altresì che gli epilettici, quando la scarica mororia tarda a manifestarsi, o quelli che sono affetti da forme rudimentali di epilessia, assai spesso cercano di simulare l'accesso convulsivo per poter più presto ottenere il provvedimento medico-legale. Ne consegue da ciò che un individuo che abbia simulato un accesso potrebbe effettivamente essere un -::pilettico e la reazione del Donaggio, anche in questi casi ci può essere di grande utilità. A conferma della nostra asserzione riproduciamo due grafici: il primo appartenente al soldat9 Ermanno F., che, inviato in osservazione all'ospedale militare di Torino per epilessia, simulò un accesso convulsivo. Come risulta dal grafico, la Donaggio che presentava piccoli sbalzi di positi.vità oscillanti fra 10 e 14, salì, dopo l'accesso che si sospettò simulato (a), a .16 per ridiscendere, dopo sole tre ore, a meno del valore che aveva prima dell'accesso ed abbassarsi a 12 il giorno seguente (fig. II). Il secondo grafico appartiene al soldato Vincenzo C. dell'ospedale militare di Novara che presentò cinque accessi convulsivi di cui quello avvenuto il secondo giorno della sua degenza al reparto e che lasciò la Donaggio negativa è da ritenersi certamente simulato mentre gli altri accessi furono ritenuti d'i ndubbia natura epilettica. E' interessante osservare la grafica che segna il comportamento dci quattro accessi convulsivi non simulati. l due sopravvenuti nel 1° e nel 9° giorno


IL FENOMENO D' OSTACOLO DEL DOl'AGGIO

di degenza hanno caratteristiche identiche: brevità di durata, tantochè i medici di guardia, per quanto subito accorsi, non arrivarono a tempo a presenziarli; uno scarto modesto della curva di positività che da zero è salita a 24• mentre per tornare a zero impiegò circa due giorni . L 'accesso sopravvenuto 2.

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all'infermo al terzo giorno di degenza fu questa volta presenziato dal medico di guardia e giudicato d 'indubbia natura epilettica. Esso fece saaire la reazione d'ostacolo a 52 e la curva si mantenne costantemente elevata: 40, 47, 40 Z

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per tutta la giornata ed il giorno seguente era ancora a 28. A questo punto sopravvenne un secondo accesso, anche questo d'indubbia natura epilettica, e la curva positiva della reazione risalì a 56 impiegando oltre 52 ore per tornare a zero (fig. 12).

Conclusioni. Dai numerosi dati che ho avuto l'ordine di riassumere nù pare di poter affermare che la Donaggio abbia corrisposto alle nostre aspettative ed abbia :segnate curve caratteristiche diiferenti nelle crisi convulsive epilettiche, in quelle di natura isterica e nelle forme simulate e che i pochi casi discordanti: siano dovuti ad errori di tecnica o ad impurità di reagenti e mi auguro che le osservazioni dell'anno in corso confermino queste mi e asserzioni.


IL FENOMENO o· OST:\COLO DEL DON.\GGIO

riassume i risultati di un anno ùi esperienze:: applicanJo, nei vari ospedali militari d'Italia, la reaziione del Donaggio su 719 casi di forme convulsive e conclude che la reazione stessa dà risultati caratteristici preziosi per conferm::tre od escludere la diagnosi delle forme convulsi\'c di natura epilettica. AuTORtASSUNTO. -

L'A.

BIBLIOGRAFI A. Oltre ai lavori del Donaggio, ad alcuni ùei quali ho fatto cenno nel corso della presente relazione, citerò quello del suo aiuto prof. Jedlowski che contiene una compier:~ bibliografia. PAOLO ]EDLOWSKI :

La reazione di Donaggio nell'epilessia. -

Rivist:~ di neurologia. n. 2.

a. 1938. A. DoNAGGIO: Modalità rapida ndl'applicazione de/la mia reazior1e al saggio della fatica. Atti del II Convegno di Medicina Aeronautica. - Milano, a. 1937 ·


SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILlTARE Laboratorio di Igiene

Direttore del Laboratorio: colonnello medico prof. N1cou

BRUNI

LA REAZIONE DI IDE PER LA SIFILIDE Dott. Ferruccio Ferraioli, capitano medico.

Nel numero di luglio 1936 della Klinische Wochenscrift, Sobei Ide, sicrologo del D uai Memoria! Hospital di Tokio, e Tamao Ide, suo assistente, comunicavano una nuova reazione diagnostica per la sifil ide, da essi ideata e che porta perciò il loro nome (Reazione di Ide = I. R.). La nuova reazione, che viene ad aggiungersi alla serie ormai ricchissima delle reazioni di flocculazione per la lue, si impone all'attenzione, non solo dei laboratoristi, ma anche dei medici pratici, per la semplicità di esecuzione, per la possibilità di una rapida lettura dei risultati e per il materiale sul quale può essere eseguita. E ' per questo, che per consiglio del direttore di questo Laboratorio, colonnello m edico prof. Nicola Brunì, ho voluto spcrimentarla e compararla con le altre prove classiche. La diagnostica sìcrologica della lue conta oggi, ol tre la primitiva reazione di Wassermann, numerose altre reazioni, che, pur avendo pregi indiscutibili, hanno però in genere l'inconveniente di richiedere tecniche piuttosto laboriose e, per alcune, è anche necessario un periodo di tempo non breve affinchè la reazione si svolga: tutti fatti questi, che limitano la loro esecuzione al dominio del laboratorio, mentre sarebbe assai più utile che il medico pratico potesse direttamente e rapidamente eseguire tali ricerche c risolvere da sè il dubbio diagnostico, sia pure nel senso di un orientamento momentaneo. Ad ogni modo, k reazioni di flocculazione, nate dagli studi sul meccanismo complesso della reazione di Wassermann, debbono essere consider:He come un notevole passo avanti verso la realizzazione di una sierodiag nosi della luc, semplificata nella tecnica, nel materiale necessario e nel tempo: non inferiori d 'altronde nè per sensibilità nè per specifi cità alla classica reazione di Wassermann, c, pur restando questa per molti l'oracolo inappellabile c definitivo, molte di esse si sono vittoriosamente affermate, acquistando nella diagnosi della sifilide un'importanza che è ormai fuori di discussione. Caduta la teoria immunitaria a base del meccanismo d'azione d ella reazione di Wassermann, e affermatasi guella che considera la stessa come una reazione colloidale, le reaziorui di precipitazione sorsero numerose. Dalle ormai lontane e di v:tlorc puramente storico, reazioni di Klausner, di Bruck, di Porges c Meyer, ccc., reazioni di !abilità plasmatica, che, a ragione


I.A REAZIONE DI IDE PER LA SIFILIDE

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della loro stessa essenza (in quanto denunzianti un aumento delle globuline sulle albumine nei sieri luetici, cosa comune a molte malattie), lascia\ ano molto a desiderare per quanto riguarda la specificità, si passa a quelle più recenti, ass:li più specifiche c strettamente parallele alla Wassermann, essendo esse non altro che « un ingrandimento semplificatore >l di ciò che si svolge nella classica reazione di Wassermann, prima dell'aggiunta del -cor.1plcsso emolitico (Rondoni). Difatti, nelle reazioni di flocculazione, con l'aiuw di speciali artifici, viene resa evidente la modificazione dello stato fisicochimico, che si determina in seno alla miscela, estratti di organi e siero luetico, nel senso di una diminuzione di dispersione dei colloidi per aggregazione di particelle: quello stesso fenomeno, che, nella reazione di Wasscrmann, è ~ausa dell'adsorbimento del complemento alle nuove superfici generates1, onde l'inibizione dell'emolisi. A quest'ultimo gruppo appartengono le reazioni di flocculazione, oggi maggiormente in uso, di Sachs- Georgi, Sachs- Witebski, Vernes, Dold, le Yarie reazioni di Meinicke, quella di Kahn, ecc., che usano antigeni, rappresentati da estratti lipoidei, nei quali l'aggiunta di colesterina o di resine rinforza la flocculazione rendendo visibili i più fini precipitati. A rendere più facile ed agevole l'apprezzamento dei risultati, alcuni dei suddetti antigeni ~ono $tati modificati (M. K. R. Il, M. T. R. modificata da Borowscaja) con l'aggi unta di sostanze coloranti, che rendono più facilmente visibili i floccuJ.tti fini ssimi. Simile a questi ultimi antigeni può essere considerato quello di Ide, il Cjuale, come sarà detto meglio in seguito, non è che estratto alcoolico di cuore di bue colesterinizzato, con l 'aggiunta di gomma-benzoino e di sostanze coloranti, quali il cristalvioletto e l'Azur Il. Detto antigene, che si usa diluito in soluzione cloruro-sodica al 2,5 %, presenta, ad un esame microscopico a piccolo ingrandimento, numerose particelle azzurrastre, che, a contatto di <.ieri normali, si disciolgono, mentre non si sciolgono ma si ammassano, se in presenza di sieri luetici. La reazione di Ide appartiene al gruppo delle reazioni di microflocculazio ne, facendosi la sua lettura, quando l'esito non è fortemente positivo (chè in tal caso, basta l'esame diretto ad occhio nudo), al microscopio a circa cinquanta ingrandimenti; ma, a differenza di altre microflocculazioni, quali l!uelle di Meinicke, quella proposta ultimamente da A. R. Casilli e consi~tente in una modificazione nel senso di una microreazione del metodo di Kahn, questa presenta una tecnica assai più semplice ed una rapidità di lettura dei risultati che manca nelle precedenti e, quel che forse più importa, la possibilità di eseguire l 'indagine, oltre che sul siero, direttamente sul sangue intero: vantaggio questo notevolissimo, del quale finora l'unico precedente era rappresentato dalla reazione di Cheviak, non altrettanto semplice però nella tecnica e negli apprestamenti necessari e di lettura non altrettanto immediata.


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LA REAZIONE O! !DE PER L.A SIFILIDE

Il potere eseguire la prova di Ide direttamente sul sangue fresco oppure e:ssicato, oltre che sul siero, nonchè sul liquido cerebro-spinale e sui liquidi di vescicolazione, la quantità minima di appena una goccia che di detti materiali è sufficiente, la rapidità e la semplicità della tecnica, con la possibilità di leggere subito i risultati, costituiscono indubbiamente tutti fattori di notevolissima importanza, che giustificano i'interesse che la reazione di Ide desta e l'affermazione, qualora la prova corrisponda per sensibilità e specificità, che essa, allo stato attuale delle cose, rappresenta il massimo di sem plicità raggiunto dal laboratorio, in tema di diagnostica della lue.

L 'esperienza che si ha della Ide non è ancora molto larga, però gli AA., nell 'articolo già citato, riportano risultati invero assai confortanti: essi infatti hanno eseguita la reazione sul sangue intero di ben 2530 indiYidui, sottoposti contemporaneamente alla reazione di Wassermann, ottenendo una positività della R. 1., rispetto alla R. W., di circa il 97 1, : infatti a 235 casi. positivi nettamente alla R. W., corrispondono 229 casi positivi alla R. I. Gli AA. concludono quindi che la nuova reazione presenta una sensibilità ed una specificità parallele a quelle della R. W. ed aggiungono che la loro reazione può essere considerata superiore alla stessa reazione di Kahn , poichè dci 229 casi positivi alla R. I., 19, corrispondenti a vecchi luetici lungamente trattati, risultarono negativi con la reazione di Kahn, la cui sensibilità nelle forme di vecchia data è nota. Dati altrettanto soddisfacenti riporta Quisumbing, il quale ha provato la Ide su circa 1252 individui: in quanto a I 19 casi pos.itivi con la R. W . corrispondono n6 ca~i positivi alla R. l.: di 17 casi che dettero una R. W. dubbia o debolmente positiva, 6 dettero pure una R. I. debole e II una reazione negativa: su 1126 casi, risultati negativi alla R. W. , non ottenne infine nessuna R. l. positiva. In Italia, per quanto mi risulta, la re:lZione di Ide è stata sperimentata da Bartolozzi e da Rosti, paragonando i risultati ottenuti con tale reazione a qucl1i della reazione di Wassermann e di alcune tra le più affermate reazioni dì flocculazione. Bartolozzi ha eseguito la R. I. in 319 casi, contemporaneamente alla reazione di Wasscrrnann, alla reazione di Mullcr ed alla M. K. R. II, cd ha ottenuto una quasi perfetta concordanza di risultati, con 43 casi nettamente positivi, 268 negativi e 4 dubbi, limitandosi i casi discordi soltanto a quattro. Rosti ha eseguito la nuova reazione in 602 individui, comparandola alla reazione di Wassermann ed all a M. K. R.: la Iclc inoltre fu eseguita in ciascun soggetto sia sul sangue intero che sul siero di sangue, modalità questa degna di nota, in quanto la duplice ricerca offre risultati più completi dal punto di vista della valutazione diagnostica che se ne deve fare. Rostì,


LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

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nel suo lavoro, studia inoltre il comportamento della R. L nei vari stadi della lue, sempre in relazione alle due reazioni anzidette, concludendo per una ~pecifici tà della reazione del tutto parallela a quella della reazione di Wassermann e per una sensibilità superiore alla R. W. ed alla M. K. R. nelle varie forme di sifilide, se si eccettui la lue primaria, nella quale la nuova reazione sarebbe lievemente ritardata rispetto alla R. W. Altrettanto ottimi risultati riferisce per quanto riguarda la R. I. eseguita sul liquido cefalo-rachidiano : e, sebbene il numero scarso dei liquor sottoposti all'esame non permetta all'autore delle conclusioni definitive, purtuttavia, egli dice, si può considerare la reazione di lde sul liquor altamente specifica e del tutto paragonabile alla reazione di Wassermann. TECNICA DELLA REAZIONE.

Come ho detto, l'esecuzione pratica della reazione di Ide presenta notevoli caratteri di semplicità e rapidità, mentre piuttosto lunga è la preparazione dell'antigene, alla quale accennerò dettagliatamente, riferendo le ricerche da me eseguite.

Il materiale necessario è il seguente: Antigene di Ide. 2° - Soluzione cloruro-sodica al 3 %, per la diluizione del sangue. 3° - Soluzione cloruro- sodica al 2,5 %, per la diluizione dell'antigene. 4o - Pipette comuni da un eme., graduate al centesimo. 5o - Pipetta che dia goccie equivalenti a eme. o,os, per la soluzione salina al 3 <;u. 6o - Pipette che diano goccie equivalenti a eme. o,o3, per il sangue e per l'antigene · diluito. t - Vetrino portaoggetti cavo, a cellette, appositamente costruito, come sarà detto più sotto. go - Provettine comuni. 9o - Microscopio da usarsi a circa cinquanta ingrandimenti. 1° -

L 'antigene di lde deve essere diluito con soluzione salina al 2,5 %: con una pipetta da un eme., se ne prelevano eme. 0,20 e si portano in una comune provettina: si aggiungono quindi eme. o,6o di soluzione di NaCl al :::,5 %, sbattendo energicamente per 20-30 volte, in modo da ottenere una mescolanza completa dei due liquidi, che appare di un colore azzurro chiaro. Come è stato accennato, la reazione di Ide può essere eseguita sia sul sangue mtero, sia sul siero di sangue,. liquido cerebro-spinale e liquidi di vescicolazione.


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LA REAZIOI'E DI !DE PER LA SIFI LII>E

Reazione mi sangue intero. I'' - Con puntura del polpastrello del dito o del lobo dell'orecchio, si pre-

levano eme. 0,03 di sangue, mai la prima goccia che sgorga dalla puntura~ c si trasportano nella celletta dell'apposito vetri no. 2 ° - Prima che il sangue si coaguli, si fa cadere nella stessa celletta, adoperando la pipetta opportunamente calibrata, una goccia, corrispondente a eme. 0,05, della soluzione salina al 3 %. Si mescolano yuindi i due liquidi ron l 'angolo di un comune vetrino porta oggetti, in modo da ottenere, oltre che una perfetta mescolanza, la defibrinazione del sangue e la distensione del liquido stesso su tutta la superficie della celletta: fatto quest'ultimo di somma importanza, per la buona riuscita della prova. f - Si aggiunge quindi, con l'apposita pipetta, una goccia, corrispondente a eme. o,o3, dell'antigene.: diluito; si copre quindi con un vetrino comune, allo scopo dì impedire l'evaporazione. 4" - Si agita il vetrino per circa 3-5 minuti, imprimendo al vetrino stesso, tenuto tra il pollice e l 'indice della mano destra e posto su un piano orizzontale e levigato, movimenti all'avanti, all'indietro e lateral mente, in modo che il liquido contenuto nella celletta sia sottoposto a movimento vorticoso. Alcuni autori consigliano di prolungare l'agitazione per circa dieci minuti, osservando di tanto in tanto contro un foglio di carta bianchissimo. Si passa quindi alla lettura dei risultati, che deve essere effettuata non oltre quindici minuti dali 'aggiunta dell'antigene. Se la reazione è fortemente positiva, già durante l'agitazione, si vedranno ad occhio nudo comparire piccoli granuli azzurri, che confluiscono l' uno con l'altro, dando luogo alla formazione di piccoli ammassi nettamente visibili; se la reazione è positiva di media intensità, mentre ad occhio nudo tiOn si scorge nulla, all'esame microscopico, a 50 ingrandimenti circa, si vedono granuli azzurri, che spiccano sul fondo rosso della goccia di sangue; se la reazione è leggermente positiva o dubbia, al microscopio, si scorgono piccole particelle azzurre: è bene, in tal caso, tener conto della parte periferica della goccia, là dove lo spessore del liquido è minimo; acl una reazione infine completamente negativa, corrisponde l'aspetto rosso uniforme della goccia d i sangue diluito, senza comparsa di alcuna particella. · La presenza di eventuali corpi estranei, che si colorano anch'essi in azzurro, potrebbe indurre l'osservatore in errore: basta però tener presente che i corpi estranei si osservano qua e là nel campo microscopico e sono di grandezza e forma variabili, mentre le particelle proprie di una reazione positiva sono in genere uniformi ed ugualmente distribui te in tutto il campo m Jcroscop1Co.


LA REAZIONI: DI !DE PER LA SIFILIDE

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Reazione sul siero di sangue) liquido cerebro-spinale e Liquidi di uescicola.zione. La reazione si esegue con le stesse modalità che per il sangue intero,

con la sola differenza che, ai liquidi in questione, non viene aggiunta la soluzione salina al 3 %. Nulla da aggiungere, per quanto riguarda la lettura dei risultati, a quanto è stato già detto per il sangue. Data la semplicità della tecnica, il ricercatore deve portare la massima atten zione perchè l'esecuzione della prova sia scrupolosamente precisa, ed in modo particolare sui seguenti punti : I L'antigene di lde deve essere usato diluito in soluzione salina al 2,5 %, nella proporzione di I :3, e la quantità minima di antigene da usarsi deve essere almeno di eme. 0,20. 2° - Le cellette dello speciale vetrino debbono avere un diametro di cm. 2 ed una profondità massima e centrale di mm. 2: ciò se si vuole ottentre una buona mescolanza dell'antigene e del sangue. Con cellette di diverse dimensioni, reazioni negative possono assumere l'aspetto di positive. 3o - L'osservazione e la lettura dei risultati debbono essere effettuate entro 15 minuti, per evitare che quadri negativi assumano aspetto positivo, grazie alla precipitazione, oltre questo tempo, di numerose particelle di pigmento alla superficie dei liquidi in esame. 4'' - L 'antigene, una volta diluito, deve essere adoperato entro i 30 minuti successivi : chè, altrimenti, le piccole particelle azzurre esistenti in seno al liquido, oltre questo tempo, si riuniscono .in piccoli ammassi granulari, che precipitano in fondo alla provetta. 5o - Se il sangue o il siero dei pazienti sono stati conservati in ambiente caldo, specie se d'estate, e se si tratta di sangue di pazienti, ripetutamente trattati con cura specifica, si può avere una reazione di Ide negativa, mc.:ntre la reazione Wassermann è positiva. Sarà bene, in questi casi, se si tratta di siero, riscaldarlo a 54"-56" per una ventina di minuti e sottoporlo alla rrova dopo raffreddamento; nel caso del sangue intero, basterà raccoglierne in una provetta 4-5 goccie, agitare per defibrinarlo e quindi scaldare in bagno-maria, come per il siero. Si avranno in tal modo reazioni del tutto concordanti con la reazione di Wassermann. 0

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Contributo personale. PREPARAZIONE DELL' ANTtGENE.

Seguendo le indicazioni, precisate ~ia Ide ne!l'ar_ticolo del_la ~!inische Wochenschrift, già citato, ho preparato 10 stesso l antigene e nfenro dettagliatamente il metodo, da me seguito in tale preparazione, che, come h? detto, è piuttosto lunga, ma non richiede apparecchi troppo complicati.


LA REAZIONF DI IDE PER LA SIFILIDE

Si usa cuore di bue, preventivamente privato del grasso, parti fibrose, grossi vasi ecc., che si tritura finemente in una comune macchina tritacarne :

venti grammi di muscolo cardiaco, così ridotto, si pongono in un recipiente a chiusura ermetica, contenente roo eme. di alcool a 95°, recipiente che deve essere mantenuto in un bagno-maria (regolato a temperatura costante di 56" C.), per sette settimane. Data la lunga permanenza a temperatura così alta, è necessaria una perfetta chius.ura del recipiente, ad evitare la volatilizzazione e quindi la perdita dell'alcool e per impedire che, per macerazione del tappo, una certa quantità di acqua penetri nell'interno, diluendo il contenuto. Ali 'uopo, gli AA. consigliano un tappo (specialmente se di sughero) sufficientemente lungo, il quale penetri profondamente nel collo del recipiente c sia ad esso bene assicurato. Durante le sette settimane, è necessario agitare regolarmente due volte al giorno, mattina e sera. Per quanto riguarda il recipiente, ho adoperato boccette di vetro, della capacità di un duecento centimetri cubici, di quelle usate nel nostro Eser~ito per l'imbottigliamento del brodo concentrato, essendo esse munite di ttn tappo, fornito di una parte metallica, che si assicura al collo con un sistema a baionetta, e di un cerchietto di gomma, interposto tra questa e l'apertura del recipiente. In tal modo, si attua una chiusura perfettamente ermetica, tanto che, durante le sette settimane, non ho visto variare affatto il livello del liquido nella boccetta. Per il bagno-maria a temperatura costante, n.e ho adoperato uno elettrico, munito di una resistenza, attraverso la quale è. possìbik mantenere costante la temperatura ed è questo l'unico apparecchio, che ritengo sia indispensabile a chiunque voglia preparare l'antigene di Ide. L'agitazione, infine, è stata eseguita a mano e per circa dieci minuti, sia al mattino che alla sera. Trascorse le sette settimane, il miscuglio - alcool e cuore di bue si lascia raffreddare a temperatura ambiente, dopo di che si procede alla filtrazione. Il filtrato, che si presenta di un bel colore giallo-paglierino, viene quindi conservato in luogo buio ed a temperatura ambiente per altre

sette settimane, dopo le quali è pronto per l'uso. Se si ha urgenza, quest'ultimo tempo può esser ridotto a sole quattro settimane. La filtrazione è stata eseguita attraverso comune carta da filtro. Ho però osservato che, dopo una settimana di permanenza al buio, il liquido si _presentava ancora leggermente torbido, tanto che ho ritenuto necessario procedere ad una seconda filtrazione, sempre per carta, che è risultata perfettamente sufficiente. Preparazione delle soluzinni. Soluzione n. I. - A 100 eme. del liquido, ottenuto nel modo sud.detto, si aggiungono grammi 0,20 di colesterina Merck purissima. La so-


LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

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luzione va fatta a bagno-maria alla temperatura di s6·, agitando, dopo l'aggiunta della colesterina, per dieci minuti. Soluzione n. 2. - In altra porzione dello stesso estratto alcoolico di cuore di bue, si scioglie gomma-benzoino, nella proporzione del cinque per cento. Siccome la gomma-benzoino si discioglie con una certa difficoltà, ritengo che sia bene pestare, in un mortaio, lavato con alcool a 95•, ia quantità di benzoino già pesata ed aggiungere quindi a poco a poco, e mescolando sempre accuratamente, l'estratto alcoolico, fino ad ottenere che la massima quantità di gomma-benzoino si disciolga. Il soluto, che appare torbido per presenza di numerose particelle in sospensione, viene quindi aspirato con pipetta~ nella quantità, che sarà indicata più sotto, ed aggiunto alla soluzione n. I. Soluzione n. 3- - Soluzione in alcool a 95" di Azur II all'r %. Soluzione n. 4· - Soluzione in alcool a 95• di cristalvioletto all'r %. Tanto per la colesterina, che per le sostanze coloranti, gli AA. consigliano prodotti purissimi Merck. A roo eme. della soluzione n. r, si aggiungono eme. 5 della soluzione n. 2, e, rispettivamente, eme. o,6 delle soluzioni n. 3 e n. 4: si agita e quindi si filtra. Si ottiene così l'antigene di Ide, che si presenta come un liquido limpido di un bel colore azzurro-viola. Esso può essere adoperato subito, ma si conserva anche a lungo. Per quanto riguarda la conservaziqne dell'antigene, gli AA. non dettano norme : solo fanno osservare che, nelle stagioni fredde, quando la temperatura è molto bassa, la colesterina, che è contenuta nell'antigene, può andare incontro alla cristallizzazione, onde la necessità di conservare l'antigene stesso in termostato, naturalmente in recipienti ben chiusi. Se, eventualmente, consigliano gli AA., la colesterina cristallizzasse, basterà mettere per qualche minuto il recipiente, contenente l'antigene, in un bagno a so•-6o• C., scuotendo energicamente: i cristalli così si sciolgono e l'antigene, dopo raffreddamento, è subito utilizzabile. Quando l'antigene è conservato in laboratori riscaldati, è difficile che si verifichi in esso tale modificazione. Difatti quello da me preparato è stato conservato, dall'ottobre 1937 e per tutti i mesi invernali del 1938, a temperatura di laboratorio, tenendolo però in luogo buio ed in recipienti ben chiusi, senza mai che io notassi in esso alcuna modificazione. Ritengo inoltre che l'antigene si conservi a lungo inalterato e perciò sia utilizzabile anche molto tempo dopo la sua preparazione. Infatti per controllare l'antigene, da me preparato, ho usato due fialette di antigene :>rigi nale, provenienti dal Giappone, la cui data di preparazione risaliva >icuramente a più di un anno: l'antigene in questione ha perfettamente 'isposto, anche a così lunga distanza di tempo dalla sua preparazione, e mi 1a fornito un ottimo criterio comparativo e probativo per il reattivo da ne preparato. Giornale di medicina milirart:.


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LA REAZIONE DI IDE PER LA SIFILIDE

Come si vede, la preparazione dell'antigene di Ide è assai semplice come tecnica e non richiede nè apparecchi, nè mezzi complessi: fatti questi di notevole interesse, in quanto, qualunque laboratorio, anche il meno attrezzato, può procedere alla sua preparazione. Inoltre il costo è addirittura minimo: infatti, si può calcolare che con eme. 0,20 di antigene diluito in eme. o,6o di soluzione salina, si possono eseguire, essendo necessaria a ciascuna prova una sola goccia (eme. 0,30) di tale diluizione, circa una ventina di reazioni, il che significa che un centimetro cubico è sufficiente a circa cento prove. Unico inconveniente, se così può chiamarsi, è il tempo piuttosto lungo che richiede la preparazione (14 settimane), che però, come si è detto, può essere ridotto a 11 settimane. MATERIALE ADOPERATO.

Il dott. Rosti, che ho già ricordato in principio, insieme con due fialette di antigene originale avute dal prof. S. lde, mi favorì anche un vetrino a tre cellette di fabbricazione giapponese, del quale mi son servito per l'esecuzione delle prime reazioni. Con questo campione, ho fatto poi costruire vetrini a tre e a cinque cavità, delle dimensioni volute, onde poter eseguire contemporaneamente un numero maggiore di reazioni. Per quanto riguarda le pipette, ho preparato nel laboratorio stesso quelle che gli AA. indicano, sia per il sangue, come per l'antigene diluito, nonchè per la soluzione salina al 3 %, capaci cioè di dare goccic equivalenti, rispettivamente, a eme. 0,03 e a eme. 0,05. TECNICA DELLA REAZIONE.

Per quanto riguarda la tecnica, ho seguito esattamente quella consigliata da lde ed ho constatato che, come è stato già notato da Rosti, l'antigene diluito può essere adoperato anche oltre il limite di tempo massimo, di trenta minuti dalla diluizione. Oltre la mezz'ora, si formano infatti, in seno al liquido, piccoli conglomerati azzurrastri, che disturberebbero notevolmente la reazione, ma che si disciolgono facilmente, se si sbatte energicamente il liquido prima di utilizzarlo. Ricorrendo a tale manovra, che ritengo sia sempre utile praticare ogni volta che si debba usare l'antigene, anche se diluito da pochi minuti, l'antigene stesso può essere adoperato senza inconvenienti oltre un'ora dopo la diluizione. In tutti i modi, nel caso che si vogliano eseguire contemporaneamente molte reazioni, è bene apprestare già prima tutto il necessario, ponendo il sangue nelle cellette, diluendolo con la soluzione salina, rimescolando infine col portaoggetti, e quindi procedere alla diluizione dell'antigene, che così può essere subito utilizzato. In tal m odo, si guadagna parecchio tempo, mentre, invertendo le operazioni, si o) trepasserebbero i trenta minuti, entro i quali si vuole che l 'antigene diluito venga impiegato.


LA REAZIO:-JE DI !DE PER LA SIFILIDE

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Pe~ quanto riguarda i vetrini, è assolutamente necessario adoperare por-

taoggettl con cellette delle dimensioni prescritte. Difatti, avendo tentato di utilizzare quei vetrini cavi che si usano per gli esami microscopici a goccia pendente, ho notato che, con tali cellette di diametro inferiore ai 2 cm. e della profondità massima e centrale di circa mm. 1,5, anche con sieri sicuramente non luetici, all'esame microscopico si nota una certa granulosità del liquido, che indurrebbe a dare come leggermente positiva la reazione, mentre questa, se contemporaneamente eseguita in vetrini con cellette delle dimensioni prescritte, appare nettamente negativa: ciò perchè, con cellette di dimensioni inferiori a quelle volute, non si ottiene un'ottima mescolanza dei liquidi, durante l'agitazione. Volendo eseguire molte reazioni contemporaneamente, ho adoperato vetrini a tre e a cinque cellette, posti su un piano di legno ricoperto di carta bianchissima, ed imprimendo ad esso i vari movimenti già ricordati. Ho peraltro riscontrato che, con tal mezzo, non si ottiene ~empre un 'ottima agitazione, come quando i vetrini vengono mossi direttamente con la mano. Per quanto concerne le pipette, ho usato un tipo capace di dare goccie del volume voluto dagli AA.: ho notato però che non è assolutamente necessario essere così precisi. Infatti, adoperando per l'antigene diluito an.che comuni pipette da un centimetro cubico (che dànno goccie di o,os), la reazione è sempre riuscita perfettamente. Alla massima precisione mi sono invece sempre attenuto per quanto riguarda la misurazione della goccia di sangue intero o di siero di sangue, che, come si ricorderà, deve essere di eme. o,o3. Per quanto riguarda l'agitazione, generalmente sono sufficienti tre minuti, perchè la reazione si compia: è bene però, nel caso di reazione negativa, prolungarla d.i qualche minuto, non essendo rari i casi in cui là reazione avviene tardivamente. LETTUM DEI RISULTATI.

La lettura dei risultati è anch'essa, quasi sempre, abbastanza facile: specie se trattisi di siero o di liquor, liquidi limpidi e chiari, che permettono, sia ad occhio nudo, sia al microscopio, l'apprezzamento anche di piccolissime particelle, non sempre evidenti nel caso del -sangue intero. Con il siero o con illiquor, già durante l'agitazione, un occhio esercitato può scoprire la positività, anche debole, di' una reazione, per la comparsa all'estremo limite della goccia, laddove il liquido appena lambisce le pareti della celletta, di un deposito azzurrastro, che forma come un alone sottile alla goccia stessa e che, al microscopio, risulta dovuto al deposito sul vetro di particelle minutissime di sostanza colorante. Se la reazione è fortemente positiva, durante l'agitazione e ad occhio nudo, si vedono formarsi particelle azzurrastre, minute come polvere, che,


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LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

per il movimento vorticoso impresso al liquido, si dispongono in una zona anulare, tra uno spazio centrale chiaro ed una zona periferica altrettanto chiara: particelle, che, in seguito, continuando l'agitazione, confluiscono al centro della goccia in ammassi sempre più grandi e meglio visibili, che, al microscopio, a cinquanta ingrandimenti, appaiono come masserelle azzurro-verdastre di forma varia ed irregolare. Nel caso di reazione positiva di media intensità, nulla l'occhio percepisce direttamente, se si eccettui il sottile alone periferico, che non manca in alcuna reazione positiva, anche se debole: solo l'esame microscopico rivela la presenza di particelle di media grossezza, uniformemente sparse nella goccta. Se la reazione, infine, è debolmente positiva o dubbia, all'esame microscopico, ed in questo caso bisogna tener conto del sottile strato periferico, compaiono particelle minute, che dànno al campo un aspetto più o meno granuloso. Anche in questi casi, non manca, in genere, il sottile alone azzurrastro periferico; in assenza del quale, però, l'osservatore può talora restare perplesso dinanzi a certe granulosità lievi, che non sa se attribuire ad una reazione leggermente positiva o dubbia o addirittura negativa, senza poter r.isolvere il dubbio, che, come ben si comprende, ha un'importanza notevolis.sima. E ' questa dunque una difficoltà seria, che rende la lettura, in queste condizioni, niente affatto facile e che ci spiega il numero spesso rilevante degli esiti incerti, che la nuova reazione offre, di fronte alle altre prove sierologiche, contemporaneamente eseguite. Nel caso del scmgue intero, la lettura, come ho detto, è relativamente agevole, non permettendo il fondo color rosso l'apprezzamento di particelle minute e dell 'alone periferico: sostanzialmente, del resto, i risultati appaiono così come sono stati descritti per il caso del siero di sangue e del liquor, e, parallelamente, la loro interpretazione s.i fa secondo gli stessi criteri. Nè la lettura, anche qui, è sempre facile: può talora infatti accadere, che si intravedano sul fondo rosso particelle, anche piuttosto grandi, di un colore azzurro molto scialbo e quindi assai poco evidenti, tanto da essere percettibili solo ad un occhio molto esercitato: reperto questo, che ritengo però debba essere considerato come positivo, poichè ho potuto constatare, in questi casi, che le altre reazioni diagnostiche sono nettamente positive, ed anche positiva la stessa reazione di Ide, eseguita sul siero. Nelle tabelle, ho contrassegnato con + + +, le reazioni fortemente positive, nelle quali cioè, già ad occhio nudo, sono visibili le particelle azzurre: con + + , le reazioni di media intensità, nelle quali le particelle colorate sono ric()n o~cibili t rh media grandezza solo al microscopio: con .1.. , le reazioni debolment{: positive o dubbie, nelle quali l'esame microscopico rivela solo particelle assai minute, che dànno al campo un aspetto più o meno granuloso.


LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

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Parte sperimentale. Le ricerche da me eseguite, svoltesi dal gennaio al giugno 1938, riguardano individui, affetti da lue nei vari stadi o da altri processi morbosi di natura sia medica che chirurgica. In tutti questi casi, ho eseguita la reazione di Ide sul sangue intero, sul siero di sangue t su ambedue insieme, contemporaneamente alle altre prove sierologiche classiche per la lue. In un gruppo più ristretto di individui, ho provato inoltre la reazione di Ide sul liquido cerebro-spinale, eseguendo contemporaneamente e come controllo le reazioni diagnostiche più importanti per l'accertamento della sifilide sul liquor. I pazienti, per il prelevamento delle piccole quantità di sangue intero, come i sieri ed i liquidi cerebro-spinali, mi sono stati favoriti in gran parte dal locale Ospedale Militare ed in parte dalla Clinica Dermosifilopatica della R. Università e dal Manicomio Provinciale di S. Salvi. Per l'esecuzione della reazione, ho sempre adoperato l'antigene di Ide, da me preparato e controllato attraverso comparazione con quello originale: ho peraltro potuto eseguire tale controllo solo due volte, data la minima quantità a mia disposizione dell'antigene originale (due fialette da eme. 0,20 l'una), una volta all'inizio, l 'altra verso la fine degli esperimenti. I due reattivi hanno m ostrato un comportamento parallelo, però le reazioni con l'antigene da me preparato si presentarono un po' più chiare e meglio leggibili, in rapporto, probabilmente, all'invecchiamento dell'antigene originale, la cui preparazione, a quanto mi consta, rimontava ad oltre un anno fa. D~criverò separatamente le ricerche eseguite sul sangue intero, quelle sul siero di sangue e quelle sul liquor.

Ricerche sul sangue intero. Ho praticata la reazione di Ide sul sangue intero di 150 individui c, come controllo, ho eseguito per ciascun soggetto la reazione di \Vassermann, lll reazione di Meinicke nella III modificazione (M. D. R.), la reazione di Kahn ed, in un gruppo di solo 63 in~ividui, oltre le suddette, anche la M. K. R. II. Inoltre in tutti gli individui di questo gruppo, la reazione di Ide, oltre che sul sangue intero, è stata eseguita anche sul siero di sangue, sia fresco che inattivato. La reazione di Ide è stata eseguita su sangue, prelevato al momento a mezzo della puntura del polpastrello, aspirandolo nella quantità di eme. o,o3, con pipetta opportunamente graduata, e portandolo successivamente nella celletta dell'apposito vetrino portaoggetti per la reazione. Per tutto il resto, mi sono scrupolosamente attenuto alla tecnica già descritta. Le reazioni di controllo furono sempre eseguite su sieri freschi, dopo cioè un periodo di tempo relativamente breve dal prelevamento; nei pochi


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LA REAZIONE DI IDE PER LA SIFILIDE

casi, nei quali, fui costretto a praticare le varie reazioni dopo un periodo di vari g1orni, al massimo una settimana, i sieri, appena formati, vennero separati dal coagulo e conservati sterilmente in ghiacciaja, fino al momento dell'uso. Per quanto concerne le varie reazioni, eseguite a scopo di controllo, dirò che la reazione di Wassermann è stata praticata con due antigeni, quello preparato dali 'Istituto Sieroterapico Milanese (estratto alcoolico di cuore di cavia) e quello del dr. Frcscnius (estratto alcoolico di fegato eredo-luetico), le reazioni di Meinike, M. D. R. ed M. K. R. II, con i reattivi originali del prof. Meinicke: per la Kahn, infine, ho adoperato il relativo .antigene dell 'Istituto Sieroterapico Milanese. E ' stato detto in precedenza, in base a quali criteri, per la reazione di Ide, sono stati accertati i risultati e rappresentate le varie gradazioni di positività. Per quello che concerne le reazioni di controllo, per le quali la lettura t l 'interpretazione dei risultati è stata fatta secondo le modalità classiche, dirò solo che, per la reazione di W assermann, per semplicità e brevità, i risultati non sono stati riportati per ciascuno dei due antigeni adoperati: per ciascun ~oggetto, è stato indicato un solo risultato, che esprime la media delle gradazioni di positività, ottenute con i due antigeni. Gli specchi, che seguono, dimostrano chiaramente i risultati ottenuti dall'esecuzione delle varie reazioni, praticate nei 150 soggetti di questo primo gruppo, distinti a seconda della diagnosi clinica. Dallo specchio I, considerando le percentuali di positività che le varie prove presentano, nel complesso dei 150 casi presi in esame, appare subito evidente che, tenendo conto dell'accertamento clinico, la reazione di lde sul sangue intero risulta, fra le tante, la più sensibile, con una positività del 26 ':{, , di fronte a valori percentuali di s.olo il 22,66 X., offerti dalle altre reazwm. N el quadro Il, sono riportate le discordanze verificatesi tra la reazione di Ide sul sangue e le varie prove eseguite per controllo. Sarà bene, a questo proposito, far notare, per la m igliore comprensione del quadro, che, come discordanti, sono stati considerati non solo quei casi, nei quali una delle reazioni è. negativa dinanzi all'altra che è positiva, ma anche quelli, nei quali una reazione dubbia si contrappone ad una reazione nettamente positiva o negativa. Il che spiega il significato dell'espressione <<con maggiore positività alla . . . .. )) ' adoperata nel quadro: nel quale, le discordanze stesse sono raggruppate e classificate a seconda che la positività torni . a favore della reazione di Ide o di quella con la quale la discordanza esiste. Lo specchio delle discordanze ci dà, fra l'altro, una nuova testimonianza della più spiccata sensibilità, che la reazione di Ide sul sangue presenta: esso infatti ci mostra come, il maggior numero delle discordanze, verificatesi tra la reazione di Ide sul sangue e le varie prove di controllo, sia rappre-


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Lt\ REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

sentato, m genere, da quelle, nelle quali la positività torna a favore della reazione di Ide. Nello stesso quadro inoltre, le cifre corrispondenti ai totali ci dimostrano come, fra tutte le reazioni eseguite per controllo, la più concordante con la lde sul sangue sia la Meinicke M. D. R., che, solo nel 5,33 % .dei casi esamiuati, si è presentata in contrasto con la nuova reazione : seguita, a questo proposito, dalla reazione di Wassermann e dalla Kahn, con valori percentuali di discordanza dalla Ide, rispettivamente, del 12 e del 14 per cento. Ad una perfetta specificità, dimostrata dalla reazione di Wassermann e dalla Meinickc M. D. R. , la reazione di Ide sul sangue contrappone una lieve aspecificità, corrispondente all'1,31 %, dovuta ad un solo caso, clinicamente identificabile con una sindrome confusionale : nel quale, peraltro, non è stato possibile escludere del tutto una pregressa infezione luetica, in favore della quale, sierologicamente, parlerebbero, oltre la lde sul sangue, la positività della stessa reazione eseguita sul siero, e, quel che più importa, la concomitanza di una Kahn altrettanto positiva. D'altra parte, come si desume dai quadri, una specificità notevolmente inferiore a quella della lde sul sangue è presentata dalla reazione di Kahn. Sui dati, riportati nello specchio I, è facile costruire l'indiu di sensibi~ lità specifica, ideato dal De Blasi, allo scopo di rendere maggiormente e meglio evidente la comparazione fra le diverse reazioni: esso, come è noto, si ottiene sottraendo dal valore della positività specifica, che corrisponde al percento di positività che la reazione presenta relativamente ai casi presi in esame sicuramente luetici, la positività aspecifica, rappresentata dal numero di risultati positivi che la prova offre su cento casi sicuramente non luetici. Detto indice, calcolato per la reazione di Ide sul sangue e per le varie prove eseguite a scopo di controllo, nel gruppo dei 150 casi esaminati, corrisponde ai seguenti valori: R. I. sul sangue . . . . R. Wassermann R. Meinicke M. D. R. . R. di Kahn . o

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Indice di sensibilità specifica = 50,04 )o >> >> J> = 45,83 % '> » » >> = 45,83 % >> ,, )) = 38,26 'X, ,,

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i quali ci permettono di concludere che la reazione di Ide sul sangue ha dimostrato, in queste ricerche, una ottima sensibilità e specificità, superiori anche a quelle delle altre reazioni eseguite. Come si comporta la reazione di lde sul sangue, nei diversi stadi della malattia ' Le i.abelle, a questo proposito, mostrano chiaramente, che nella lue primaria, la lde sul sangue, col 50 % di positività, occupa, in quanto a sensibilità, insieme alla reazione di Kahn, che offre la stessa percentuale, il secondo posto venendo dopo la Wassermann, che presenta il 61,II % di positività e prima della M. D. R'l positiva solo nel 44,44 % dei casi. Potrà interessare


LA REAZIONE DI IDE PER LA SIFILI DE

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il sapere che, tra i casi di lue primaria, rientra l 'unico risultato incerto dato dalla reazione di lde sul sangue: rappresentato da un sifiloma iniziale, al ventis ~esimo giorno dalla ma compat sa ed a cura già iniziata, diagnosticato clinicamente col conforto di una ricerca microEcopica positiva del treponema, nel quale, contemporaneamente, b Wassermann e la M. D. R. risultarono entrambe negative, mentre la Kahn, con esito dubbio, venne, con la Ide incerta, a rappresentare l 'unico dato· sierologico a favore della avvenuta infezione. Le discordanze, che la reazione .di Ide sul sangue offre nei casi di lue primaria con le varie prove di controllo, mostrano anch'esse la gamma delle sensibilità, che le stesse reazioni di controllo presentano relativamente alla Ide: in quanto, nel confronto con la reazione di Wassermann, ch'e, in questo stadio della malattia, come si è detto, è più sensibile, sono le discordanze, caratterizzate da una positività che torna a favore della stessa Wassermann, le più numerose: nel raffronto con la reazione dj Kahn, che nella lue primaria offre la stessa sensibilità della Ide, le discordanze sono in perfetto equilibrio, mentre nel caso della M. D. R., come si è visto meno sensibile, tra le discordanze predominano decisamente quelle con positività a favore della Ide. Nella lue secondaria, la reazione di Id(' sul sangue appare, col 56 % di positività, la più sensibile tra tutte le reazioni praticate, seguita dalla Wassermann col 48 % e quindi dalla Meinicke M. D. R. e dalla Kahn con lo stesso valore percentuale del 44 %. Lo specchio II, oltre mostrarci che anche qui, come nella forma primaria, la reazione che maggiormente concorda con la Ide sul sangue è sempre la M. D. R., conferma ciò che, per riguardo alla sensibilità, è stato dedotto dallo specchio I: in quanto la maggiore sensibilità della Ide, rispetto a tutte le reazioni di controllo, si riflette nella prevalenza numerica di quelle discordanze, caratterizzate da una positività a favore della lde. Nella paralue (non parlo della forma terz1ana, essendomene mancati c.asi) è sempre la Ide sul sangue la più sensibile, col 48,38 % di positività, insieme alla Meinicke M . D. R ., che presenta la stessa percentuale: seguono ad esse la reazione di Wassermann e la Kahn, con percentuali, rispettivamente, del 35, 48 e del 29,03 per cento. Lo specchio delle discordanze conferma anche qui il susseguirsi enunciato delle sensibilità: ed anche in questo caso, è la Meinicke M. D. R. la più concordante con la reazione in prova, contrastando con essa solo nel 6,45 % dei casi.

La reazione di !de sul sangue e la M. K. R. li. In 63 casi, dei 150, costituenti questo primo gruppo di ricerche, è stata eseguita anche la M. K. R. II.


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LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

I risultati ottenuti sono i seguenti: - la M . K. R. II ~ i è dimostl ata discretament!! più sensibile della reazione di Ide sul sangue, con una positività del 33,33 ~.,, di fronte al 23,88 ':-:_, della nuova prova; - su 18 discordanze, verificatesi tra le due reazioni, solo 4 presentarono una positività maggiore a favore della Ide, mentre in 14 riscontriamo una maggiore positività alla M. K. R. II, in r:1:gione della più spiccata sensibilità di questa; - su 29 casi sicuramente luetici, la M. K. R. II presenta il 58,62 % di positività specifi ca, di fronte al 51,72 ~" della Ide sul sangue: su 34 casi sicuramente non luetici, la positi vità aspecifica delle due reazioni è, rispettivamente, dell'u,76 <y~ per la M. K. R. II e del 2,94 'X, per la Ide; qutndi l'indice di sensibilità specifica risulta per la nuova reazione del 48,78 ~~ . superiore cioè a quello della M. K. R. II, rappresentato dal 46,86 %. Quantunque il numero limitato dei casi non ci permetta che delle condusioni approssimative, le cifre surriportate dimostrano una superiorità, per quanto riguarda la sensibilità, della M. K. R. II, che però non appare ugualmente speci fica: tanto che la reazione di Ide fini ~ce ?er offrire un indice di sensibili tà specifica ~. upe::ore :1 quello delb M. K. R. II.

( Co11tiuua).

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OSPEDALE MILITARE DI ALESSANDRIA Direttore: tenente colonnello medico V. CARBONE

SU UN CASO DI' OSTEOMIELITE GOMMOSA NEL PERIODO PRECOCE DELLA LUE Dott. Antonino Farina, capitano medico, capo-reparto dcrmoceltico.

Osservazioni sulle ~esioni ossee da lue erano fatte anche in tempi remoti, Ma si limiravafiò, per mancanza di appropriati mtzzi di indagine, alle sole forme gravi, tipiche; di modo che lo .n udio della sifilide ossea era ristretto alle sole forme più appariscenti. Il notevole contributo portato di recente dalla indagine radiologica eseguita, sistematicamente, su larga scala, le prove sierologiche ed il crescente numero di reperti e di pregevoli lavori (Bertaccini, Allende, Del Buono, Casazza, Péhu, Enselme, Frangenhein, Tarchini ed altri) hanno portato nuove e più ampie conoscenze ~ulle lesioni ossee da lue, dimostrando che queste sono molto più frequenti e più varie di quanto si potesse immaginare; tanto da far pensare (Bonnet) ad un vero osteotropismo del .treponema pallido. E ' noto che la sifilide acguisita si manifesta, ordinariamente, sullo schektro quando le alterazioni della cute e delle mucose hanno raggiunto una estensione ed una intensità notevole (Zeissl); e che le manifes-tazioni luetiche della cute e delle ossa a carattere irritativo, infiammatorio, appartengono al periodo precoce della sifilide, m entre le lesioni profonde (gomme) dimostrano che la sifilide ha raggiunto il suo punto culminante (Virchow). In base alle considerazioni dioiche della scuola di Ricord (Bassereau) si può dire che alle manifestazioni cutanee sifilitiche superficiali (roseola, papulc) corrisponde la periostite; che con le manifestazioni cutanee sifilitiche profonde, suppurative (ectima, rupia) si rinvengono lesioni ossee profonde, paranchimatose (osteiti, carie secca di Rokitansky); e che alle gomme della cute e delle mucose corrispondono la periostite gommosa o l'osteomielite. In generale, dunque, guanto più recente è la lue acquisita tanto più superficiali e lievi sono Je lesioni ossee; nel periodo tardivo, invece, prevalgono le forme profonde, gravi, caratterizzate da processi condensanti, sclerotici o destruenti. Le localizzazioni ossee del treponema pallido, in genere, sono abituali e frequenti nel periodo tardivo della lue acquisita, ma è anche vero che non di rado esse si possono manifestare già nel periodo così detto scconJario con localizzazi~n i di predilezione alla tibia, alle ossa del cranio, alla clavicola, a11o sterno ed aJie ·costole (Bassereau).


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SU UN C:\SO DI OSTEOM!EL!TE GOM~ OS :\ l'EL PERIODO PRECOCE DELLA LUE

Già il Fournier faceva rilevare nel suo classico trattato la frequenza delle lesioni ossee anche nei primi periodi d ella lue acquisita; alterazioni che possono, sia pure raramente, comparire anche prima di qualsiasi altra manifestazione della cute e delle mucose (forme preroseoliche). S1 sa inoltre che di massima le lesioni luetiche delle ossa lunghe sono diafisarie, che il decorso della sifilide ossea è lento e che le lesioni ossee del co~ì dettu periodo terziario si limitano ad un solo osso mentre quelle tiel periodo precoce interessano più ossa (polisifilide - Blaschko). Nuove osser.v.azwni --hanno portato a constatare che le vedute del passato sulla sifilide ossea non sempre erano esatte: ne è scaturita quindi la necessità di imporsi nuovi problemi per l 'inquadramento e la comprensione delle lesioni luetiche delle ossa. Infatti oggi tutti i comuni criteri di divisione schematica della sifilide 0ssea hanno un valore relativo: come non è possibile una divisione rigorosa tra lesioni ossee dei periodo precoce e quelle del periodo tardivo della lue <!cquisita (per sede. decorso e natura delle lesioni), così non è possibile una distinzione netta di varietà anatomo - patologiche, in quanto alterazioni del periostio, della sostanza ossea e della midolla possono facilmente combinarsi, sovrapporsi, coesistere in punti vicini o lontani dello scheletro, evolvere in modo diverso e complicato tanto da presentare dei quadri di difficilissima diagnosi, che, molto spesso, solo le prove exiuvantibus possono definire. Si viene così alla considerazione che la sifilide anche quando interessa lo scheletro non perde la sua tipica attitudine al polimorfismo: sarà dovuto a variazioni di virulenza e di numero del treponema pallido (Liek) o a speciali predisposizioni individuali dell'organismo umano, o ad altri fattori più o meno conosciuti (trauma ecc.), ancora non è possibile stabilirlo (Casazza). Lo studio del presente caso di sifilide ossea che passo a trattare offre appunto l'interesse di questo polimorfismo della sifilide ossea. Carabiniere D. A., di <Inni 29, richiamato , entrato nel Reparto dermoceltico il 5 dicembre 1937-XVI. Antecedenti familiari: Genitori viven ti ed <:pparentemente sani, ha un fratello e due sorelle che godono ottima salute. A nte'c{.'denti pe,·sonali remoti: Non ha sofferto dei comuni esantemi della infanzia, riferisce di aver godu to sempre ottima s:dute fino all'aprile 1936. Antecedenti pt:rsonali prossimi: In detto mese si contagiò di lue presentando un sifìloma iniz iale al w lcc balano-prepuzial::. Venne curato per tale malattia all'Ospedale milita re di Alessandria per circa due mesi ed ultimato il primo periodo di cure veniYa dimesso senza manifest.•ziùni esterne. Nel settembre 1936 venne colpito improvvisamente da dolori alle articolazioni d elle ~n.xch ia e dei piedi che si tumefacevano. Fu ricover:no per ta li manifcstai"ioni in Os ped:-~ le con di:~gnosi di reumatismo articolare. Nel precedente agosto l'ammalato riferisce che era stato pure colpito da un breve episodio della ste~sa natura.


SU L:~ CASO DI OSTEOM!ELITE GOMMOSA !'\EL PERIODO PRECOCE DELLA LUE

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Durante la sua degenza in Ospedale che si è protratta dal settembre 1936 al novembre 1937 l'amma!aro ha presentato anche tumefazioni ailc mani con sutccssive deformazioni di aicune dita c carie delle ossa nasali. Nel novembre 1937 migliorate le condizioni lasciava l'Ospedale con 90 giorni di licenza di convalescenza. L 'infermo riferisce che durante la sua degenza in Ospedale contemporaneamente :11le :tltre cure è stato sottoposto anche alla terapia antiluetica con bi~muto ed arsenobenzolo. Dopo appena un mese di licenza di conyalescenza le sue condizioni si sono talmente aggravate da rendere necessario il suo ricovero in questo Reparto. Attualmente l 'ammalato accusa cefalea frontale intensa, dolori agli arti superiori cd inferiori a carattere perforante, profondi, con violente esacerbazioni notturne, astenia profonda. EsAME OBBIIoiTivo.

Soggetto in condizioni generali notevolmente scadenti, masse muscolari ipotoniche, pannicolo ~dipow scarso, cute e mucose visibili poco irrorate. Habitus longilint'O, rnic rosplancnico. Capo: Si nota alla region e &ontale sinistra una tumefazione della grandezza di un mezzo uovo di gallina, n o n d olente alla palpazione, di consistenza duro-elastica, ricoperto da cute normale. Assenza del segno di A r gyli-Robertson, udito normale, integri i nervi cranici. Apparato resfliratoria: N ulla di anormale nell'ambito respiratorio. Apparato cardio-vascol are: N ulla di rilevante. Addome: Organi ipocondriaci in sede. Nulla di notevole. Riflessi c sensibilità normale. Apparato locomotore: Articolazioni delle ginocchia, del collo del piede e dei gomiti leggermente dolenti alla palpazio ne. Il ginocchio sinistro ::i p rese n ta leggermente tumcfatto. Si nota inoltre notevole tu mefazione della regione dorsale delle mani, dei piedi e delle articolazioni metacarpo-falangee ed interfalan.gee delle due mani con deformazione del dito mignolo della mano destrn ed indice della mano sinistra per deviazione delle due ulrime falangi. Dette tumefazioni di consistenza duro-elastiche sono dolenti alla palpazionc; la cute che le. ricopre non presenta speciali variazioni di colore c di temperatura. Apparato cutaneo : Sparsi per tutto il corpo SI not::mo dei rari elemcntj a tipo

ectimatoso.

,-1 pparato genitale: Al solco balano-prepuziale si rileva un piccolo sifiloma redux. A pparato ghiandolare /in fatico: Adenopatie latero-ccrvicali bilaterali, inguinalc ed cpitroclearc destra. T em perat ura : 38°,4. EsAMI SPECIALI PRATICATI.

R. W.: positiva ( + + + + ). M. T . R.: positiva. Cutireazione di von Pirquet: negativ:t. Eiame urine: Albumina, glucosio, indacano: assente. Sostanza di Bence-Jones: assente. Esame del sa11gue: Globuli rossi 3.8oo.ooo. Globuli bi:tnchi 8.900. Formula lcucocitaria: normale.


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SU UN CASO DI OSTEOMIELI1t:: GOMMGSA NEL PERIODO PRECOCE DELLA LUE

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Fig.

I.

EsAME RADIOLOG i co.

Regione del pol.ro e della ma11o destt·a (Fig. 1): Modicamente atrofico l'estremo distale del radio. A canco delle ossa carpaH: il piramidale è profondamente alterato nella sua struttura per la presenza di varie zone irregolari di osteo-porosi e per erosione dei suoi contorni distale ed ulnare. Metacarpali: il 1° metacarpale dimostra zonule d1 rarefazione <nsea disseminata all'epifisi prossimale ed atrofia a chiazze al suo terzo distale; inoltre la corùcale del lato radiale appare atrofica


SU UN CASO DI OSTEOMIEL!l E COMMCSA NEL PERIODO PRECOCE DELLA LUE

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• Fig.

2.

prossimalmente e con profonde erosioni nella metà distale. Il 3° metacarpale è il più alterato: in esso non è più possibile percepire una differenziazione tra corticale e canale midollare, la dialisi avendo in toto assunto una struttura irregolare data da prevalente osteo-sclerosi alternata a stris~ ed a chiazze di rarcfazione; i margini appaiono anfrattuosi, den.tdlati, e l'a!se longitudinale ha assunto andamento andulato; all'estremo distale poi si osserva una zona tondeggiante di osteolisi che interessa quasi tutto l'osso. Falangi


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SU UN CASO 01 OSTEOMIELITE C OMMC SA !'<EL PE.RIOOO PRECOCE DELLA LUE

00 CD

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Fig. 3·

prossimali e medie dimostrano tutte atrofia diffusa con disseminazione di immagini negative vacuolari talune delle quali aperte nelle anicolazioni interfalangee. Integre le falangi distali. Regione del polso e della mano sinistra (Fig. 2): Normali le orsa del carpo. Metacarpali : il 2° metacarpale dimostra una .Profonda distruzione dell'estremo distale, aperta nell'articolazione. Il 3° metacarpale è totalmente


SU UN CASO DI OSTEOMIF.L!TE GOMMOSA NEL PERIODO PRECOCE DELLA LUE

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alterato con aspetto affine a quello omologo di destra (osteo-sclerosi commista a rarefazione) ma il 3° metacarpale di sinistra si presenta distalmente espanso a · clava, per fatti di apposizione periostale reattiva, con vaste zone di porosi centrale. Il 5° metacarpale è pure colpito da una zona di osteolisi all'epifisi distale. Le falangi sono meno compromesse che a destra: la lesione più grave si osserva a carico dell'estremo prossimale della falange media del 2° raggio, ampiamente distrutto a calice che accoglie l'epifisi opposta pure erosa.

•,

Fig. 4· Reg:~ne

tam>-metatarsalc piede destro: Processi d istruttivi si osservano a carico del· margine mediate del 1° cuneiforme, della base del 5° metatarsale e dell'estremo prossimale della 1" falange dell'alluce; l'estremo del metatarso in rapporto con detta falange presenta osteofitosi reattiva. Alla regione tarso-metata,·salc sinistra (Fig. 3) : I fenomeni distruttivi interessano l'estremo distale del I 0 metatarso, medialmente la base del 5° metatarso e l'estremo distale diafisario dello stesso osso che appare come amputato. La radiografia del cranio (Fig. 4) (Posizione laterale destra) fa osservare una zona di osteolisi ovalare, dell'ampiezza di circa cm. 3 x 2, a carico del frontale di sinistra; detta lesione intere!sa a tutto spessore il tavolato esterno e parzialmente quello interno del quale residuano 7~ne ossificate visibili nel mezzo della lacuna, a tipo di sequestri, i margini della usura appaiono tagliati obliguamente, piuttosto netti e non dimostrano segni di osteo-sclerosi reattiva. Torace: Non si osservano alterazioni scheletriche nè plcuro-polmonari. 5 -

Ciornnlt: di medici"" militarr.


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St.; , '=' CASO DI OSTI:OMIELITE GOMMOSA NEL PERIODO PRECOCE DE LLA L L: E.

Se alcune delle manifestazioni presentate dall'ammalato come le arrralgic, il sifiloma rcdux c gli elementi cutanei papulo ectimatosi erano bcilmente e con relativa certezza diagnosticabili di natura luetica lo sk~so non si poteva affermare per k lesioni ossee specie dal punto diffcrcnziak. E' erroneo infatti il pensare che qualsiasi alterazione ossea riscontr:.l! ta in un luetico ·si debba senz'altro attribuire all'azione del treponema pallido poichè tale ammalato può benissimo essere affetto, contemporaneamente alla sifilide, da altre malattie ossee (tubercolosi, osteomiclite piogenica, osteomalacia, mie!omi multipli ecc.). Nel caso in esame eliminate le forme distrofiche (Metaplasiche di Rccklinghausen) ed i mielomi multipli sia per la mancanza dell'albumina di Bcnce-Jones nelle urine che degli altri sintomi sussidiari, la prima diagnosi differenziale che si prospettava era colla forma tubercolare. La tubercolosi infatti può dare delle alterazioni ossee assai simili a quelle determinate dalla sifilide. La temperatura febbrile c le condizioni generali ~cadcnti ssimc dell'ammalato facevan_o giustamente dubi tare che l'individuo oltre che luetico fosse anche un tubercoloso, e che lluindi l'affezione ossea avesse un'origine tubercolare o ibrida. Credo opportuno richiamare in discussione oltre la comune tubc.:rc.olosi ossea anche quella descritta da Jiigling: una forma a piccoli focolai

multipli (Ostitis rubercolosa multiplex cystica) che colpisce di preferenza le ossa delle mani e dei piedi. L 'aspetto radiografico delle lesioni ossee riscontrate nella mano destra (fig. 1) poteva infatti far dubitare anche di questa speciale forma di tubercolosi ossea. L'assenza di qualsiasi manifestazione tubercolare clinicamente c radiologicamente accertabile a carico dell'apparato respiratorio, la cutireazion<:: di von Pirquet nettamente negativa, la diffusione e la gravità dei proces.~i distruttivi presentati dall'ammalato (che la tubercolosi non dà quasi mai in così breve tempo) senza una fusione purulenta fredda; erano tutti elementi lhe portavano ad escludere la forma tubercolare schietta comune. Per la forma cisticl oltre ta~i clementi differenziali mancavano anche gli elementi cutanei, tuberculidi, facilmente riscontrabili nella forma di Jiigling. Con il dubbio di una forma tubercolare si presentava anche quello della ostcomielitc piogenica. Dopo la prima descrizione fatta da Baker (r877) c le successive con· ferme di altri AA. è divenuta di conoscenza comune l'esistenza di una forma di osteomicl irc pi.ogenica a decorso lento, cronico 11 ab initio 1•, dovuta in genere allo stafìlococco nelle sue diverse varietà. L'osteomielitc pi ogenica a decorso cronico può dare delle lesioni ossee r:tdiog r:.~fì c:Jm c ntc assai vicini e confondibili con quelle luctiche, tanto che viene frequentemente citata nella diagnosi differenziale di alcune fflrme di ~ ifilicle ossea.


SU UN CASO DJ OSTEOMIELITE GOMMOS:\ NEL PERIODO PRECOCE DELLA LCI'.

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Nel nostro ammalato , invero, non si poteva padare di una vera e propria osteomiclite piogc nica cronica, che ha un decorso di parecchi anni, ma più propriamente di una forma ~ubacuta '' ab initio » . Se la febbre ed i processi distruttivi· ed osteosclerotici potevano realmente avvalorare l'ipotesi di una osteomiclite s ub acuta ad escluderla contribuivano la natura del dolore ed i caratteri delle tumefazioni. Nel caso in partico ;are i l dolore era nettamente ostcocopo, tcrcbrante con tsacerbazioni notturne e non si calmava con il riposo; nell'osteomìelite piogenica invece il dolore è da principio sordo, rcmìttente, poi diviene continuo, ma in genere si calma col riposo. In una forma di osteomìelìte subacuta con la tumefazione si sarebbero dovuti avere anche delle n ote di flogosi locale, sia pure in forma attenuata; mentre nell'ammalato in e.5ame le tumefazioni erano ricoperte da cute di colore e temperatura normale. Infine anche pe r l ' osteomielite piogenìca subacuta come per la tubercolosi la diffusione e la gravità dei processi ossei erano elementi diagnostici negauvt. La valutazione diagnostica delle principali forme morbose delle ossa portava dunque a pr opendere per una s-ifilide. ossea e cioè per una forma di osteomiclite gommosa nel periodo precoce dell'infezione in considerazione anche del concetto di polimorfismo della sifilide ossea e della associazione di processi di distruzione e di csteo-sderosi presentati dall'ammalato. Infatti è proprio della lue il presentare tale carattere distruggente (necrosi gommosa) specialmente n elle ossa pi:me (cranio, sterno, c nelle piccole ossa della mano e del piede) determinando dci grossi o piccoli difetti ossei i quali in genere sono limitati e circondati dall'osso sclerotico ed accompagnati ad vn processo periosta1e ostcofitico od osteitico (Westcrmark-Hellerstroem). Comunque all'inizio della cura la diagnosi di osteomielite gommosa era solo di probabilità dato l'eccezionale quadro presentato dall 'ammalato.

DECORSO CLINICO. 5 dicembre '937· Le condiz.icni generali scadentissime dell'ammalato, lo stato febbrile (38•,5) consigliano d'iniziare una cura :mtiluetica con mercurio associata ad ioduro di potassio anzichè con l':1rsenohcnzolo; onde evitare una pericolosa reazione di Herxcheimer. 15 dice mbre 1937. Condizioni generali migliorate; temperatura massima 37•,5· I

dolori osteO<:opi c la cefalea persistono intensi, specie la notte. 25 dicembre '937· La febbre cade per non più ricomparire. Le manifestazioni cutanee sono in rapida regressione; 1:! cefalea ed i dolori alle articolazioni delle ginocchia e dei gomiti non fono più :1vvertiti dall'ammala to; la tumebzione frontale è in sensibile diminuzione di volume; i dolori osteccopi meno intensi. Si inizia una cura associata mercurio arsenobenzolo.


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SU UN C i\SCJ DI OSTEOMIELll E COMMCSA !'-EL PF.RICJDO PR ECOCE DE LLA LUE

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Fig. 5·

3 gennaio 1938. I fatti cutanei ed il sifiloma redux sono guariti; lo stato generale è notevolmente migliorato: tanto che l'infermo già può lasciare il letto. La tumefazione frontale continua a regredire. 18 gennaio 1938. I dolori osteocopi sono scomparsi, delle manifestazioni presentate all'inizio della cura non permangono che le tumefazioni del dorso delle mani e dei piedi e quella frontale ~em pre più ridotta di volume. L'ammalato è aumentato di 7 Kg . in


SU UN CASO DI OSTF.OMIELiì E CCMMf S.\ :'\E!,. PERIO DO PR ECOC E D F. l. LA LUE

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Fig. ò.

peso (p. Kg. 68). Radiologicamente le lesioni ossee dimostrano un arresto dei processi

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distruttivi ed un accenno alla regressione. 28 gennaio 1938. Condizioni generali buone. Si pratica solo la cura arsenobenzolica ptt via endovenosa che l'ammalato sopporta bene. 10 febbraio 1938. Stato generale ottimo (peso Kg. 72); la tumefazione frontale è compleumente riassorbita. Le tumefazioni del dorso dei piedi sono scomparse; perman-


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SU UN CAS<..· DI USTEOM II' I. n F <; nMMCS:\ NEl. PFRIOil(l I'RF.C<JCE l> I'!.LA I.UE

Fig. 7·

gono solo. quelle della regione dorsale delle mani, ridotte ùi volume, indolenti spontanea. mente, leggermente dolenti alla palpazione. 20 febbraio 1938. Le tumefazioni delle mani si sono circoscritte in corrisponden u dell'estremità distale del 3° metacarpo. 12 marzo 1938. Stato generale ottimo (peso Kg. 76). Sono stati iniettati per via endo venosa, complessivamente, gr. 6 ~~ di arsenobenzolo, e per via endomuscolare 10 ioie·


SU UN C:\SO Df OSTf.OMI ELITE GOMMOSA NEL PERIODO PRECOCE DELLA LtJE

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z ioni di rmrcurio c r6 di bismuto. Essendo ormai necessario un periodo di riposo nella cura l'amm:-llato verrà dimesso fra qualche giorno per es~ere inviato in licenza di convakscenz:l. L"csame radiografico delle lesioni ossee, pur non mettendo in evidenza una riparazione completa delle stesse (non possibile dato il breve spazio di tempo), fa notare una decisa regressicne dei processi distruttivi e l'inizio, in molti punti, di processi di riparazione che sono facili rilevare nelle figure 5 - 6 - 7 e che per brevità si ritiene opportuno non descri vere dettagliatamente.

I risultati ottenuti dalla intensa cura antiluetica hanno confermato che realmente l'ammalato fosse affetto da osteomielite gommosa nel periodo precoce dell'infezione. Nella esposizione del caso ho tr~urato volutamente le manifestazioni articolari per non ampliare eccessivamente il lavoro e sopratutto perchè lo scopo principale era di presentare un caso di sifilide ossea non molto fre<JUente. Nel terminare la trattazione credo naturale il domandarsi come si fossero potute manifestare delle lesioni gommose delle ossa, così gravi ed estese, nel periodo così detto secondario della lue, in un ammalato che era stato sottoposto a cure specifiche. E' noto che esiste una forma di sifilide « maligna ))' galoppante, come pure esistono dei casi di sifilide resistenti alle cure. Oppenheirn è stato uno dei primi AA. a porre in evidenza, sin dal 1909, l'esistenza di taluni ceppi di treponemi resistenti alle cure arsenobenzoliche. Successivamente altre osservazioni di sifilide resistente sono state fatte dando origine ad una vasta letteratura tendente, con svariate ipotesi dal punto di vista clinico e biologico, alla spiegazione del fenomeno (Fanti, Ziemann, Arndt, Gougerot, Natham, Silberstein ed altri). Per non dilungarmi in merito mi limiterò a riportare, succintamente, le vedute di Natham che più si addicono al caso esposto. Questo A. distingue i casi di sifilide resistenti: in « primari » ( <JUei casi in cui le manifestazioni sono resistenti alle cure fin dall'inizio) e « secondari » o «acquisiti », <JUelli che dimostrano una resistenza che si sviluppa dopo una pronta curabilità iniziale, durante la cura e dopo di essa, e trova la sua espressione clinica in recidive resistenti alle cure (Klemperer). Da questo gruppo però si debbono escludere i casi in cui a cure ' regolari e ripetute seguono nuove recidive che tuttavia guariscono sotto un nuovo trattamento. Queste recidive non si possono considerare come casi di sifilide resistenti alle cure, ma solo come casi di sifilide maligna. Nel nostro caso in particolare tutte le manifestazioni hanno dimostrato di essere influenzate favorevolm ente dalle cure sp;:cifiche s.icchè non si può parlare di sifilide resistente ma solo di sifilide maligna e galoppante che


SU U~ CASO Dr OSTEO~IlEIXI E <.:O~IMOSA t'- EL PERIODO PRECOC:E DELLA Ll:E

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;1bbia determinato tali gravi ksioni, con molta probabilità, per la scarsa inten:;ità delle precedenti cure specifiche; mentre era necessario una cura regolare ed intensa data la peculiare malignità del ceppo treponem ico. Dopo brc,·i cenni sulb sifilide ossea in genere si illustra un caso di ostcomiclite gommosa del periodo precoce dell'infe?.ione luetica con discussione dal bto diagnostico differenziale. Infine si fa cenno alla sifìlide maligna e resistente :1lle cure onJe spiegare la prccocità e la gra,·iti\ delle lesioni Clssce in un ammalato già sottoposto a cure antiluctiche. · A u TORIASSUNTO. -

BIBLIOGRAFIA.

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FouRNIER:

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--~·~i"' 1/1

.,....- -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE

Ricordi ed esperienze sul funzionamento di un'unità sanitaria divisionale (sezione di Sanità) durante la campagna italo-abissina. (B. ed A. R. Acca-

E. SovENA. -

demia medica di Roma, 1938-XVI).

E. SovENA. -

Esperienze sull'anestesia di guerra durante la campagna italo-abissina.

(A. dell' Acc2.demia Lancisiana di Roma, 1937-38, fase. I). Ritengo conveniente recensire per il nostro giornale queste due memorie del $0\ e na, valoroso aiuto degli Ospedali riuniti di Roma, perchè dalla lettura di esse si rileva un a buona messe di osservazioni istruttive utili a conoscere, potendo servire di guida sulla futura condotta organizzativa e terapeutica di quella importante formazione sanit:lria che è la Sezione di Sanità in caso di eventuale guerra coloniale. L'A. fu comandante della Sezione di Sanità della VI Divisione Camicie Nere << Tevere », durante la campagna dell'A. O. l. dall'aprile 1936 al marzo 1937; dall'ottobre 1935 all 'aprile 1936 ne aveva comandato il 2° Reparto someggiato. Nell'inizio la sezione, accampata con la Divisione Pcloritana nei pressi di Mogadiscio, disimpegnò molteplici servizi (raccolta e smistamento malati, servizi medici divisionali, pronto soccorso, servizio :li porto di scarico merci, istruzioni, lezioni di tiro ecc.). n dott. Sovena, chirurgo nell'anima, che sospirava il momento di poter prestare il suo soccorso chirurgico ai feriti, appena avuto sentore di un'offensiva ad Harrar, chiese ed ottenne di lasciare temporaneamente !a sezione e di essere inviato quale chirurgo all'ospedale da campo di Gabredarre (433°), dove curò circa 700 feriti. Le feritt: nclb quasi totalità erano da proiettili di piccolo calibro (fucile c mitragliatrice). In grande prevalenza riguardavano gli arti con concomitanza frequente di fratture quasi tutte comminutive, prodotte il più delle volte da pallottole dum-dum. Esse spesso erano complicate ad infezioni a tipo c:mgrenoso che richiedevano amputazioni. Le infezioni erano in dipendenza in gran parte del lungo e disagiato tras porto (circa due giorni). Relati vamente alle infezioni sono anche da segnalare i seguenti rilievi: negli ascari e dubat dell'A. O. I. v'era particolare tendenza alle infezioni a tipo cangrenoso delle ferite , mentre nei libici si notava maggiore refrattarietà ad infezioni simili. I noltre le ferite suppuranti erano spesso infestate da larve di mosche c, non ostante ciò, si present:wano deterse, e discretamente granulanti. In complesso nell'ospedale da campo 433 l'attività chirurgica dell'A. ha ottenuto nella cura dei numerosi c svariati feriti, buoni risultati. Dopo questa parentesi operatoria in Ospedale da campo, ritornò alla sua Sezione di Sanità fino alla fine della campagna, facendo tesero dell'esperienza chirurgica fatta. La Sezione fu adoperata nei servizi più svariati, ma il Sovena, in varie contingenze belliche la trasformò in vero e proprio ospedale da campo, portando il soccorso chirurgico in pri ma linea con risultati veramente soddisfacenti anche in delicati intern ·nti cavitari. E con ragione, egli afferma che mai, come in questa guerra coloniale, i rc p::u·ri di Sanità sono stati adibiti a così multiformi servizi, compreso l'impiego come trup pe combattenti, dimostrando ancora una volta le mirabili virtù di adnttamento della nostra razza.


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RIVI STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Insomma, concludendo, la Sezione di Sanità diretta dall'A. ha espli ~ato molteplki funzion i egregiamente e con opportune modifiche ha saputo trasformarsi in Ospedale da campo per assistenza medica e chirurgica molto efficace, ottenendo nel campo chirurgico con mezzi minimi ed in condizioni di clima e di ambiente disagiato, risultati operatori buoni, specialmente quando l'affluenza dei feriti era limitata, come suole accadere d'ordinario nelle guerre coloniali ( r).

Per quanto riguarda l'anestesia è degna anche di speciale rilievo l'esperienza fatta dall'A. Egli ritiene che gli anestetici di scelta per le unità sanitarie in prima linea siano auelli da inalazione: etere e cloruro di etile. ' Riguardo all'etere consiglia i recipienti metallici: I 0 pcrchè preservano dagli incendi ; 2 ° permettono la facile somministrazione nell'anestetizzare; 3° permettono il rifornimento per ,., a aerea. Egli ha notato che la sensibilità dolorifica dci neri non è molto inferiore a quella dei bianchi, come molti ordinariamente riteniamo per esperienza fatta in Libia. I noltre i neri si dimostrarono particolarmente recettivi all'azione degli anestetici per inalazione. Non osservò mai complicazioni polmonari post-operatorie, nè complicazioni tossiche di gualche rilievo. La prenarcosi con iniezioni di morfina o di dilaudid si è dimostrata efficace, regolarizzando l'an. per inalazione. Negli arti inferiori e nei feriti dell'addome ha dato la preferenza all'anestesia rachidea (con soluzione di novocaina), condizioni generali permettendolo, fatte precedere da iniezioni di preparati a base di efedrina, associati all'adrenalina ed alla caffeina. L'anestesia rachidea, come è ben noto, dà un rilasciamento muscolare completo eù ha il grande vantaggio di risparmiare personale di assistenza e narcotizzatore. Nella chirurgia toracica, cranica, faccia e collo è stata sufficiente l'anestesia locale o regionale, preceduta da prenarcosi (morfina, dilaudid, scopolamina, preanest, ecc.) E' stato però necessario ricorrere alla narcosi nei feriti cranici agitati. Nei colpiti da gas è da preferirsi i'an. locale con prenarcosi ed anche l'anestesia lombare nei gassati feriti all'addome ed :~gli arti inferiori, quando le condizioni lo permettono, avendo particolare riguardo alla pressione arteriosa. Nei feriti in preda a shok traumatico ed a ncmizzato ha dato la preferenza all':mestesi:l locale, tronculare ecc., preteduta da anestesia basale. F. CACCI A.

Pubblicazioni conctmtnti la Sanità Militare. (Edite dall'Ispettorato di Sanità Militare dd Ministero della Guerra del Reich - Volume 105 - 1938). Questo volume contiene una r:~ccolta di scritti medico-militari che hanno visto la luce in occasione del 6on compleanno dell'Ispettore della Sanità Militare del Reich Germanico, Gencralobcrstabsarzt prof. dott. Anton Waldmann. Questi scritti, che riguardano argomenti vari ma tutti in rapporto colla medicina e chirurgi:~ militare, c dei guaii riporteremo in riassunto i più interessanti, sono preceduti da una not:1 biografica relativa allo stesso generale medico prof. Waldmann, dalla quale noi str:~lciamo solo i dati principali. Nato a Zwiesel nella Bassa Baviera il 21 febbraio (t) Concorcl" con l'A. per l'uso f3ttO ddk Sezioni di Sanità in g-uerra coloniale, ma, come <il;si altro ,·oha prclldcll<lo l.t parob ndla Comunitnzionc fatta all'Açcadcmia Lancisian.1, nelle .::ucrr~ •con.uncntali , il compito della Sezione dc,·'csserc principalmente di smistamento c sgom· •'t' l "· l·. c.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

1878. Assistenzarzt il 21 settembre 19C3 e successiv:unente assisten te all'Istituto <.l'Igiene di Monaco. Nel 1913 ha accompagnato la missione germanica <.Iella Croce Ro~sa nella Guerra Balcanica ed ha poi riassunto le sue ricche esperienze nel volume: «Lavori clinict ~d osservazioni tratte dalla guerra dei balcani nel 1913 ''· Dal 1913 ha insegnato igiene militare all'Accademia di Sanità Militare in Baviera. Nella guerra mondiale fu, dappri ma, igienista del t 0 e piiÌ tardi lo fu del 3" Corpo d'Armata. Dal 1919 relatore nella Sezione Medica del Ministero della Guerra del Reich. Il 1° febbraio 1924 fu nominato GeneraJoberarzt, il 1° maggio 1927 Generalarzt ed il t " novembre 1927 Divisionsarzt della 7" D ivisione e Wehr krei~arzt a Monaco. Il 1° maggio 1931 fu eletto Generalobcrsta hsarzt e Gruppenarzt del Comando del 2° Gruppo. Il I 0 novembre 1932 fu chiamato d:!.l Feldmaresciallo- Presidente H indenburg a dirigere la S:tnità Militare del Reich. Dopo l'avvento di Hitler al potere, quale capo del III Reich, il Gen. W aldmann assolse compiti importantissimi: primo fra tutti quello di contribuire alla ricostruzione del1\:sercito tedesco essendo egli chiamato a trasformare il piccolo corpo di 300 ufficiali medici in uno piiÌ grande, adeguato alle nuove esigenze dell'esercito, specie dopo il ripristino della coscrizione obbligatoria,. Egli dovette fare, così, dei medici tedeschi, la cui istruzione militare e medico-militare era stata interroua per ben 20 anni, un nuovo corpo al servizio della patria. Altro compito importante, cui egli assolse, fu la costruzione di nuovi ospedali, semplici ma estetici, spaziosi, pieni di luce e d'aria, attrezzati nel modo più moderno: i primi di questi ospedali sono stati inaugurati nel 1937 ed altri ne sonq tutt'oggi in <orso di costruzione. Animatore della Società medico-militare germanica, ha sempre dedicato tutte le sue cure al Senato Scientifico per la Sanità Militare e, dietro sua iniziativa, è stata fondata la rivista mensile Il medico militare tedesco. Ha pubblicato, in collabo-

razione con Hoffmann, un pregc,·olissimo trattato di igiene militare. Il Generalstabsarzt e Gruppenarzt dott. Kiifer; termina la raccolta dei dati biografici sul suo Capo, prof. Waldmann, dicendo testualmente: '' Il dono che gli ufficiali medici gli fanno con qut:Sto 'olume valga a dimostrare che l'alto senso delle ricerche scientifiche è conservato ed aumentato in seno al corpo di s:.nità militare germanico ! ''· GALLETTO.

IGIENE 1. SAUTET. - Studio critico sull'importanza dd divtrsi artropodi nella trasmissione ddla peste. (« Arch. Med. Géncr. Colon. », vol. 7, 1938). In questo studio sono riassunte cognizioni antiche c moderne sui vari fattori che determinano i rapporti tra artropodi e peste, dando la maggiore importanza, come è natt.irale, alla pulce. 1° - Cause che determinano la moltiplicazione o la distruzione delle pulci: Le stagioni, di cui quella calda ha parte notevole nell'attività delle pulci. L'umidità che assume di,·ersa importanza a seconda delle specie delle pulci; cosi per es. Pyogiopsylla ahalae, molto comune e molto pericolosa in Cina, in Sumatra e in Giappone, ha bisogno per il suo sviluppo di un alto grado di umidità, mentre, per contrario, Synosternus pallidus, la pulce del Senegal, ha bisogno della sabbia asciutta del deserto. Il nutrimento: è il cibo delle larve che ha importanza per l'ulteriore sviluppo; ma in tal u ni casi ciò dipende dagli artropodi adulti, come, per es., per il Nosopsyllus fasciatus. che si nutre delle deiezioni dei genitori. La temperatura, che può variare a causa delle stagioni stesse o per l'altitudine. T alune pulci però che vivono in buche profonde, al riparo dalle variazioni di temperatura, possono continuare a moltiplicarsi durante tutto l'anno.


RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALIANA E STRANIERA 2° - Le cause che determinano la durata della vira delle pulci sono press'a poco uguali a qu elle sopradette, quantunque agiscano in maniera diversa; e così, ad es., la ;noltiplicazionc può diminuire con l'abbassarsi della temperatura mentre la longe,·ità delle pulci può aumentare. 3° - La dispersione delle pulci nell'ambiente. 4° - L'inte nsità dell'infezio ne delle pulci e la sua pcrristenza: le pulci che sono completamente bloccate da i germi pestosi muoiono, queJle che lo sono incompletamente possono sopra\'Vi,·ere per un periodo relati\'amenre lungo di tempo e sono temibilissime per la trasmissione dell'infezione pestosa (Xenopsilla cheopis), quelle che non presenr:mo il c< blocco >> dell'esofago sono da considerare come le meno pericolose dal punto di Yista dell'epid emiologia umana. Altri artropodi come cimici, pidocchi, zecche h anno un'importanza del tutto secondaria per la trasmissione della peste.

REITANO.

NAcER, maggiore medico. -

La narcosi coll'avertina associata alla sieroterapic1. nel

tetano. (Dalle « Pubblicazioni concernenti la Sanità militare del Reich >>. vt•l. r o5 . 1938). L'alto valore d ::lla sieroprofilassi antitetanica è oggi universalmente riconosciuto; non così quel lo del ~iero antitetanico curativo. Secondo Franz coll'uso del siero antitetanico curativo la mortalità pel tetano è scesa dal 75 al 51 % e per K rcutcr dal 78,9 al 64,3 % per incubazioni fino a 10 giorni e dal 37 al 12. 2 % per incubazioni più lunghe di 10 giorni. La dimostrazione di bacilli del tetano nel materiale estirpato colla escissione delle ferite ha comprovato inoltre il grande valore del trattamento chirurgico primitivo. Un posto speciale nella cura del tetano conclamato· spetta, oggic.lì. alla narcosi con avertina, associata alla sieroterapia. L'a\'ertina procurerebbe al siero. iniettato a scopo curativo, una maggiore efficacia in quanto essa prolungherebbe la vita dd tetanizzato. Infatti i continui attacchi com·ulsivi c l'ìm·asionc di acido lattico in t utto l'organismo, da essi pro,·ocata, costituiscono un carico enorme per la circolazione e pel cuore e conducono alla morte il tetanizzato. La possibilità di tenere lontane queste convulsioni, grazie all'uso dell'avertina, costituisce un preziosissimo mezzo per prolungare spesse volte la vita di quel tanto che può bastare per far sì che l'organismo riesca a decomporre la tossina fissata già al ~istcma nervoso centrale. Inoltre l'uso dell'avertina ha un altro vantaggio: l'applicazione ripetuta di siero può a,·er luogo senza che si verifichino fenomeni anafilattici in quanto si sa per esperienza che questi ultimi non si presentano in istato di narcosi. L'A. riporta estesamente alcuni casi di tetano da lui trattati, con esito molto felice, a mezzo della sieroterapia asrociata alla narcosi avertinic;t t. conclude affermando di avere così acquistata la massima fiducia nell'uso dell'a,·ertina pel trattamento del tetano. GALLETTO.

R. ScHMIPl', mnggìore medico. Sulla presenza di bacilli del tetano nel terreno del Kaiserstuhl. (Dalle (<Pubblicazioni concernenti la Sanità militare del Reich >> . vol. IO), 1938). I bacilli c rispettivamente le spcrc del tetano sono ,·eramente ubiquitari ? Varie sono le condizioni che possono subordinare la loro presenza nel terreno: cosl nella guerra mondiale sì sono a\' uti più casi dì tetano al fronte occidentale che a quello orientale e più specialmente ~c ne ebbero nella Champagne. Lang, nel dopoguerra, trovò in S,·iz7.cra delle zone dove il bacillo del tetano era assente (zone tetano-antigene) e cred'-'


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che la diminuzione dei bacilli tetanici sia proporzionale all'aumento dell'altitudine. Così pure la pensa Campell il quale, però, non esclude del tutto che se ne possano trovare Jnche ad altezze notevoli. Secondo Loewc poi la virulenza e rispettivamente l'innocuità .:lei bacilli tetanici dipenderebbe dalla qualità del terreno o meglio dalla sua composizione chimica e, ancora secondo Campell, anche da fattori climatici. Inoltre, secondo un'inchiesta ulteriore di Loewe, là ovc esiste il tetano umano non si troverebbe quello degli animali e ciò sarebbe dovuto, secondo lui, al fatto che il tipo umano richiederebbe una com po~ i zione chimica del terreno diversa da quella necessaria al tipo equino. E ' dunque sempre interessante ed utile procedere alla ricerca del bacillo del tetano nei vari terreni ed è perciò che l'A. ha esperito ricerche del genere nel terreno del Kaiserstuhl, cioè in una specie di isola montagnosa tutta circondata dalla pianura del Reno Superiore, il cui clima è caratterizzato da un'alta temperatura estiva e da pioggie moder:tte con preY:Ùenza in estate. La zona è &equentata moltissimo da turisti. Risultati delle ricerche : i bacilli del tetano esistono sopratutto là dove l'uomo coltiva la terra e fa uso di concime na turale, nonchè in quei terreni che sono molto frequentati cosicchè wno le persone a trasportarveli o g li animali. I campioni di terra prelevati sul fondo di certi tratti stagnanti del fiume contengono, sì, bacilli tetanici ma anche altri germi patogeni, specie anaerobi. GALLETTO.

MEDICINA LEGALE E. CARvAcuo. -

Medicina legale militare. (Milano, C. E. Corticclli).

Questo bel libro, presentato in degna veste tipografica, se, come l'A. dice nella prefazione, non colma una lacuna, perchè non mancano opere non più recenti ma ancora interessanti come quelle del Bonalumi, del Quinzio, del Trombetta, e recentissime come quelle del D'Alessandro e del Viola, giunge a portare nuova luce ed a rendere più agevof c la giornaliera fatica del medico militare, medico perito in permanenza, a cominciare dalla apparentemente semplice visita medica mattinalc. Molti sono i prohlemi che si presentano al perito medico militare, moltissimi gli aspetti sotto i quali questi problemi possono prospettarsi. Ora, se è vero che ogni q uesito medico-legale viene risolto secondo la personale attitudine mentale del perito, è pur vero che per la nostra <:Jratterisùca di medici c di militari questa risoluzione ricerchiamo nella valutazione, la più luminosa possibile di tutti gli elementi che si sottopongono al nostro giudizio. ~oi ricerchiamo quindi la massima luce in tutti i problemi che assillano il nostro CjUOtidiano lavoro. E per questo riconosciamo la grande utilità del libro del Carvaglio. In una estesa parte generale egli svolge qualcosa di più delle nozioni necessarie (come ~gli modestamente scrive) della medicina legale militare, in quanto si occupa per esteso e chiaramente delle diverse attività medico-legali e degli organi a ciò deputati, illunrando con dovizia di esempi molti aspetti dei problemi che affronta. Nella seconda parte egli il. iustra succintamente ma sempre con chiarezza tutti gli articoli degli elenchi delle imper· fezioni ed infermità. E questo illustrare tutti gli articoli, che potrebbe sembrare un difetto, è un pregio del libro, perchè esso rispecchia la necessità per il medico militare di possedere una preparazione generale, vasta, che gli consenta una larga visione dei problemi medici , penetrando anche nei campi delle varie specialit3, per potere con tranquilla coscienza svolgere il compito così delicato e difficile del perito. Il libro, che è chiuso da una terza parte, dedicata all'autolesionismo cd alla simu. !azione, è molto di più di una guida modesta ; esso è un'opera veramente completa il cui studio sarà utilissimo a noi medici militari, perchè ci rende più agevole il lavoro di w tti i giorni. R. biPAl.LOMEN I.


RIVISTA DELLA STi\MP:\. MEL>lCA ITALIANA E STRANIERA

MEDICINA INTERNA

Sull'importanza della medullocultura per la dimostrazione dd bacilli dd tifo e dd paratifi. (" Klini ~c he Wochenschrift l', n. 42, 15 ottobre 1938).

A. 01,·. -

L'importanza dell'esame dd midollo osseo, ottenuto di solito mediante puntura HLrnale, è oramai universalmente riconosciuta in diagnostica ematologica e delh: malattie parassitarie. Migliaia e migliaia di sternopunture h.tnno tlimostr:Ha la grande semplicità della piccola operazione e la sua :JSSolut:J inn ocu it~t. In Italia per oper:t sopratutto di De Guglielmo, di Ferrata e delle rispctti,·e scuole è stata utilizz:ua con ottimi risultati la cultura con midollo osseo per la diagnosi baaeric lvgica di malattie a tipo scnicemico. L'A. riferisce sui risultati conseguiti nella diagnostica dt:lla febbre tìfoitle con la mcdullocultura praticata sistematicamente e contemporaneamente alla emocultura, alla Widal, all'cs:tmc delle feci e dell'orina. Su 9 casi la meJullocultura risultò negativa solo in due, nei quali poi l'ulteriore decorso dimostrò non trattarsi di febbre tifoidc. mentre risultò positiva negli altri 7 casi nei quali in due soli l'emocultura e la WiJal furono positive. L'importanza della meclull,lcu ltura è anche accresciuto qualora si consideri che il perioJo tra 1'8• e wv giorno della malattia, quando l'nnocultura è spe~so Ji,·cnur:t negativa e la Widal non ancora positiva, è quello in cui i malati per lo più vengono all'osservazione del medico, il qu01le è costretto ad affidarsi al solr esame clinico, il cui risultato non sempre è sufficiente per la diJgnori di febbre tifoiJc. almeno in modo preciso. Di ciò il danno è e\·idcnte, in quanto !'inccrrczz:~ diagnostica si ripercuote sulla condotta tcrJpcutica, specie in rapporto alla terapia specifica, dclb cui efficacia è f:morc primo l'impiego precoce. Anche in tale periodo, definito " stadio muro '' della m:Jlattia. la medullccultura risu 1ta positiva. Ancora, ricerche numerose c sistematiche di AA. nostri (E. Storti: Importanza batteriologica e parassitologica Jclla cultura e dell'esame Jcl midollo osseo. Gazzetta degli Ospedali e dr/le Cliniche, n. 1 1, 13 marzo H)38-XV I) h:mno precisato che a mezzo della medullocultura è po~sibi le dimostrare il bacillo Jcl tifo e dei para tifi in tutti ·gli· stadi dell'affezione con qu:1si assoluta sicurezza. Infine in una piccola percentuale di casi la medullccultura è risultata positiva 6o-65 giorni dopo l'inizio della malattia, cioè.in periodo di completa guarigione, e ciò ha importanza notevole qualora b diagnosi non sia sl:l t~l prima precisa t a. l risultati con qucst:l indagine ccnseguiti nell'infezione mclitccoccica, strcpto- c stafilococcica, anche se con qu~1lche Jiscord::mza, dimostrano in modo non dubbio il prezioso contributo che la mcdullccultura può portare alla diagn n!tica, quando l'esame clinko td alttè ind:1gini J i laboratorio si dimostrano insufficienti a diradare il velo t:dcra fitto, che a\Tolgc il qu:~dro morhoso. R. n'AtE~SANDRO.

CHIRURGIA GENERALE G. RoTow. Editori).

Venti mesi di attività chirurgica i.n A. O. I. (Milano. Fratelli Bocra

QuesLo importante rescxonLo Ji :mività chirurgie:. coloniale del prof. Rotolo è prescmaro dal suo ì'vfacstro. l'insigne pr()f. M:1rio Donati . " In guerra, egli scri\•e. ed in particolar mcdo nelle ,guerre coloniali. il chirurgo può trovarsi di fronte a induuabili 'Ìl'hcicnze di Nganizzazic ne. a difficolt~. imprc\·iste per condizioni di tempo c di


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luogo; e deve dar prova non solo di sapienza clinico-diagnostica operativa, ma Jmpro\·visore mezz 1, provvedere nel modo più rapido e prima impensato alle più di vcm: esigenze » . Ed il prof. Rotolo ha provveduto egregiamente alle singole finalità chi· rurgiche a vantaggio dei feriti e malati (italiani ed indigeni) affidati alle sue cure ospcdaliere. Co me d'abitudine nelle guerre coloniali la statistica dei ricovera ti chirurgici {; scarsa rispetto alle guerre continentali, ammonta :td un complesso di 916 tra ft>riti e maJari. Però il re~·ccon to presenta note\·ole intcress~:, perchè è b~:n do:: umt·nt:lto e r.1gion:Ho con opportuni aggiornamenti sui più. svariati argomenti chirurgici di pace e di guerra. l'elle note introduttive l'A. espone il metcx.lo di preparazione ddl'operando, il metodo di anestesia ed il materiale di sutura. L':Jnestesia prderira è swm quella lccoreg ionale no\·ocainica della F3rmacia militare 5 % senza ad ren:tlina, pcrchl: con qucsra nveva ossen ·ato necrosi ischemiche sui tessuti wperficiali. L':tnestesia lombare l'ha limi. tata a i casi di chirurgia ano-rettalc c degli arti inferiori, adoperando la stovaina prepa· rata dalla Fnrmacia militare. · Qu est'a.ncste~i:t è statn sempre efficnce, però hn pro\·oc:Ho disturbi frequenti sui centri spinali (minzione, debolczzn ngli arti inferio ri, febbre ... ), sebbene sempre trnnsito ri. Come materiale di sutura ha preferito la seta, perchè meglio stcrilizznbile. Nel trattamento delle infezioni chirurgiche l'A. riportn due cnsi di cangren:.~ gassosn da iniezioni di sostanze medicamentose (bicloruro di chinino. glucosato di calcio) con un d ecesso. A questo proposito mi permetto, :1 scopo prntico, di fare un::a chiarificazione che vuoi w lo significare una facilitazione per In condotta del chirurgo. Nella grande gue rra noi chirurgi in generale desig navamo flemmoni gassosi i casi descritti li:lii'A., riserbando la denomi nazione di cangrena gassosa massiva a quclb degli arti. che richiedeva urgentissima amputazione. A mio modo di vedere una tale distinzione dovrebbe essere mnntenuta, perchè reclama un . trattamento molto di verso, a prescindere da altre considerazioni patogenetiche. Scarsi, come è noto, nelle guerre coloniali i ca~i di tetano (2) ed in pt"rsone non antitetnnizzate. lo. nella guerra libica, non ne hc mai os~e.rva ti e non disponevamo :11lc ra di sit>ro antitetanico. Ma è doveroso rilevare che il clima in molte zone dell'A . O. l. è ben diverso da quello libico e quindi s'impone la profilassi nelle 1om: degli ::altipi:wi. Seguono le affezioni chirurgiche del capo, del collo, del torace. dell'nddome. dell'app::trato uropoietico, dell'apparato genitale maschile, delle affezioni chirurgiche anorettali c degli arti. Su 35 franure esposte dinfisarie ed articolari ha ottenuto ottimi risultati ; nessun caso di amputazione, nessun caso di cangrena gassosa. Ha avuto un solo decesso per tetano acuto generalizzato, no nostante l'exeresi chirurgica c b sieroternpia an titetanica. Non accenna se è stata praticata la profilassi. N el trattamento delle lesioni da pallottole di fucile a tipo esplosivo l'A .. nell'ese. guire la tclettn chirurgie< , raggiunge va il fvcolnio di frattura degli arti a ritrr~c: . 0fsi:~ J:~l for-o di entra tn. Il Rotolo lamenta che nell'ospedale non fosse a sua disposiziGnc: un :1pp:1recchio radiografico ed i moderni mezzi di trnzione a filo. Forse. egli dice. b traumatologia senza questi mezzi è un compromesso tnle da poter essere giustificato solo da particobri contingenze di guerra e perciò occorre particolnre spirito di orgnnizzazione. T e rmina l'importante rassegm con un opportuno cnpitolo pntologico-clinico sull'ulcera tropi c:~le . Da quanto ho brevemente esposto si rileva l'importnnza di questo resoconto che :~ssurgc. alle proporzio~i di vera guida - e guida ben f:ttw - sulb condotta da seguire dal ch1rurgo - specialmente giovane nell'esplicazione delln su::a delicatn missio ne in guerra colo niale. E perciò ho creduto opportuno segnnlarlo ai gi0\'3ni chirurgi militnri.

F. CACCIA.


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TRAUMATOLOGIA Q. HETTo. - Ferita d'arma da fuoco del cuore. Ritenzione dd proiettile. («Archivio italiano di chirurgia », \ 'Oi. 49, fase . 1).

L'A., dopo un breve cenno sulle ferite d'arma da fuoco del cuore, illustra un interessante caso clinico di una donna di 23 anni la quale riportò una ferita di rivoltella con ritenzio ne del proiettile nel ventricolo S. La sintomatologia della p. era rappresentata solt:lnto Ja lieve braJicardia, sensazione di peso precordiale e fugaci crisi di cardiopalmo. L'A. esprime il p;:~rere che il proiettile non sia penetrato subito nella cavità cardiaca, ma ,.i sia caduto in secondo tempo. Tra le varie ragioni da lui addotte le wincipali sarebbero le seguenti: t) le ferite penetranti nelle cavità cardiache sono quasi sempre rapitbmente mortali; 2) tali ferite dà nno origine in genere ad una sintomatologia gravi!sima che non era stata notata nella sua p. T ali. ipotesi sono confortate da reperti radiologici, mediante i quali era stato possibile dimostrare che il proiettile, conficcatosi profondamente nella regione della punt:t del cuore, abbia raggi unto con l'ogiva la cavità del Yentricolo S. e, rimasto in questa posizione provvidenziale, abbia quindi servito da tampone, inibendo la fuoruscita di sangue dal ventricolo. Il processo di cicatrizzazione a tergo del proiettile e le contrazioni miocardiche l'a\Tebbero spinto nel ventricolo S. tra i fasci dei muscoli papillari. Così pure in base ai tracciati elettrocardiografici si poteva ricavare che le alterazioni del primo periodo, simili a quelle dell'infarto del miocard io, avevano tendenza a riport:lrsi alla norma con il rapido mjglioramento della p. L'A. conclude mettendo in rilievo che l'elettrocardiografia, in casi di ferite d'arma d:1 fuoco del cuore con ritcnzione del proiettile, può costituire, con i dati forniti dalla clinic:1 e dalla racliogmfìa. un \'alido aiuto sull'indicazione o meno di un intervento chirurg1co. GRENCA.

RADIOLOGIA

J. K

Rov - A. JuTRAs. -

Aspetti radiologici di una osteo-periostosi quasi generalizzata, associata ad ipertrofia dei tarsi palpebrali, dei tegumenti della faccia e delle estremità degli arti. (•1 Jou rnal de radiologie et d 'elcctrologie », n. r 1, 1938).

E' riportatO, in maniera molto chiara e col corredo di radiografie e microfotografì e, il c:1so interessante di un uomo di 57 anni, affetto da sindrome nuova, che non trova ri~cc ntro nella letteratura. Caratteristico l'ispessimento dei tegumenti del volto e delle mani, che presenta no a nche rughe profonde c nume rose; caratteristica l'alterazione delle palpebre che sono pure esse molto ispessite, dure, rigide. Gli arti presentano un allargamento simmetrico che si accentua dista lmente: le dimensioni trasversali sono molto aumentate. P:micohlre menzione merim il quadro radiologico dello scheletro, che d imOstra una distrofia bilaterale guasi simmetrica, a carattere in prevalenza iperplastico e con rcliq u:Hi di fibrosi (poliostcoperiostosi plastica con reliquati di fibrosi). Le ossa più colpite sono le cladcole, gli omeri, i radii e le ulne, i metacarpi e le fa bn~i; i femori, le rotule. le tibie e i peroni, gli scafoidi e i primi cuneiformi. Il processo :~umcnta la larghezza delle oss:l che pertanto non sono nè all ungate, nè incurvate. Alterazio ni iperplastiche con proliferazioni o~see si osservano nelle scapole, nelle ossa ili :tche, nelle ultime 4 vertebre dorsali e nelle \'Crtebre lombari, che assumono l'aspetto detto "a d i:~holo "- Nd cranio si rileva ispessi mento irregolare delle pareti c ingrandimento delle c:l\'ità paran:1sali: 1:1 sella turcica però(; norma le. Tn grado minore sono in-


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teressate dal processo anche parecchie altre ossa corte e piatte. Nessuna cartilagine articolare appare alterata. Riaswmendo l'ammalato presenta tre ordini di lesioni associate: 1° - una ipertrofia cheloidea dei tarsi palpebrali; 2° - una iperplasia d ermo-epiteliale interessante la faccia e le estremità; 3" - una pol i-<~steo-periostosi ipertrofizzante. La diagnosi differenziale viene posta con l'osteomiclite deformante di Paget, l'osteite fibrosa di Recklinghausen, l'acromegalia, l'osteoartropatia pneumica di Pierre Marie, la melorcostosi di Leri, e l'osteopetrosi di Albers-Scenberg; essa è relativamente façile, se si tengono presenti i caratteri clinici e radiologici delle singole affezioni. Seguono alcune considerazioni sulla patogenesi della malattia, che, al lume delle attuali nozioni sulla fisiopatologia delle ossa, è da riportarsi ad alterata funzione di alcune ghiandole endocrine e in particolare a disfunzione della ipofisi, delle paratiroidi, della tiroide, e forse delle ghiandole genitali. Vengono infine presi in esame ed analizzati i vari sèntomi relativi alla alterata fun1jone di ciascuna ghiandola endocrina sopra menzionata. SÀt.sANO.

NEURO- PSlCHIATRIA

.Anatomia patologica della « Polyradiculitis acuta curabilis » con dissoci~zione albumino-dtologica: Sindrome di Guillain-Ba.rré. cc Rivista di Patologia

O. BALDuzzt. -

nervosa e mentale )), fase. 2, ve!. LI, marzo-aprile 1938-XVI). Partendo da un'osservazione anatomo-clinica personale - il cui interesse risiede anche nel fatto che l'infermità è piuttosto rara (se ne conosce soltanto una trentina di casi)- l'A. traccia un accurato quadro clinico di questa particolare poliradicolite. L'infermità - che va sotto il nome di 'c sindrome Guillain-Ba.rré » - è ad eziologia ignota. Essa colpisce soggetti adulti, per lo più all'improvviso e con dolori e indebolimento rapidamente progressivo che d'abitudine interessa gli arti inferiori. Si istituisce, così. in due o tre giorni, una paraplegia inferiore di tipo periferico, flaccida, ed i fani paralitici si propagano presto anche agli arti superiori i quali, però, wgliono essere meno compromessi degli inferiori. I nfrequente e transitorio è l'interessamento bulbare e dei ner\'i cranici. Esiguo è il risentimento a carico del trofismo muscolare, in palese contrasto con la gravità della paralisi. Gli sfinteri ano-vescicali partecipano spesso alla paralisi, ma in modo non grave e passeggero. Anche le varie sensibilità sono compromesse, soprattutto le profonde, fino a realizzare una sindrome atassica pseudo-tabetica. Mai disturbi dei centri cerebrali, nè sintomi mentali, nè alterazioni distrofico-vegetative. Il quadro clinico è perfettamente comprensibile considerando che si tratta di una infermità che colpisce esclusivamente, o quasi, le radici spinali. L'esame del liquido cefalo-rachidiano mostra, costantemente, una tipica dissociazione albumin<Xitologica: le proteine liquorali sono aumentate, mentre il numero dei linfociti rimane assolutamente normale. Il decorso dell'infermità è apirettico e dura da alcune settimane ad alcuni mesi. La malattia, nonostante la gravità del quadro clinico, ha una prognosi costantemente fausta. Anche per questo motivo l'osservazione pubblicata dal Balduzzi è importante : giacchè si tratta del primo caso di c( sindrome Guillain-Barré », sicuramente diagnosticato dal punto di vista clinico e liquorale, che - essendo venuto a morte per cause imprecisabili, dopo 16 giorni di malattia - ha permesso un'accurata indagine anatomo-patologica. Da questa è risultato soltanto una notevolissima congestione dei capillari delle radici spinali - soprattutto lombari - , con numerose lacerazioni di quei vasi e consecutive suffusioni emorragiche. 6 -

Giorno/t di medicina militare.


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Questo reperto, che spiega la fenomenologia clinica ed il quadro liquorale caratterizzanti la malattia, induce l'A. a proporre - ai fini di una più precisa definizione nosologica - che la sindrome di Guillain-Barré venga denominata " Poliradicolite congestizioemorragtca >>. CARLO Rtzzo. RtsER, GÉRAuo e LAvtTRY. 3 agosto 1938).

La sclerosi a placche acuta. (<1La Presse Médicale ))' n. 62,

La sclerosi a placche acuta, di cui solo una cinquantina di casi sono noti nella letteratura, non è altro, per i nostri AA., che la forma comune della malattia che clinicamente evolve in breve tempo, da poche settimane a qualche mese al massimo. Preceduta talvolta da infezioni influenzali o faringo-tonsillari e da eventuali prodromi nervosi (parestesie, vertigini, amaurosi transitorie, indebolimento degli arti inferiori), insorge e si <"Ostituisce rapidamente la sclerosi a placche acuta, che si accompagna sempre ad elevau temperatura e che si può presentare od in forma diffusa, nella quale il nevrasse è colpito disordinatamente n~lla sua totalità, od in forme localizzate, più rare, nelle quali è presa quasi esclusivamente una singola sezione di esso. Clinicamente si ha torpore generale, indifferenza psichica, paraplegia spasrica o flaccida con frequente .atrofia muscolare ed ariflcssia, ipoestesia generale e delle varie forme della sensibilità profonda, disturbi cerebellari, bulbari e mesencefalici con paralisi dei nervi cranici corrispondenti, specie del VII, IX, X, XI, eccezionalmente. dell'VIII. Nel liquor si nota iperalbuminosi, ipercitosi e precipitazione col benzoino colloidale. Questo carattere di reazione infiammatoria del liquor, la febbre, l'andamento rapido del male, il quadro anatomo-patologico che, insieme alle comuni placche di demielinizzazione, mostra dci nodi di mcseoarterite con infiltrazioni perivasali, a manicotto, di linfo.citi, monociti, plasmacellule, alterazioni queste (he son proprie del tipo flogistico, dànno a pensare che la sclerosi a placche acuta rappresenti il prodotto di un'infezione specifica, dovuta ad un virus ncurotropo, ancora sconosciuto Questo momento etiologico dovrebbe essere comune con la sclerosi a placche abituale, di cui la forma acuta non sarebbe che un aspetro speciale, rimancndovi collegata dalle forme sub-acutc lentamente progressive, dalle riacutizzazioni, clinicamente somiglianti, della forma cronica, nonchè dalla identicità, con quest'ultima, dei disturbi oculari, vestibolari, piramidali, cerebellari, della reazione del benzoino colloidale, del quadro anatomo-patologico della demielinizzazione, della inefficacia di qualsiasi trattamento terapeutico. AccARDt.

OFTALMOLOGIA G. CioTOLA. - Sulle alterazioni corneali da produzione di emdina nella cornea. (a Annali di Ottalmologia e Clinic~ oculistica ''• n. 6, 1938-XVI). L'emetina, che è un medicamento largamente adoperato nella cura dell'amebiasi, può determinare dei disturbi oculari sia come effetto di uno stato tossico generale, s1a allorchè viene a contatto. causalmente o ad arte, con la congiuntiva o con la cornea. La congiunti vite da ipecaquana è dovuta appunto all'emetina. N elle congiunti,·iti lievi non si riscontrano alterazioni della cornea, mentre nelle gravi la cornea è interessata con presenza di lesioni talvolta circoscritte ed altre volte diffuse più o meno a tutta la membrana. Sulla cornea si possono avere poi lesioni da azione diretta dell'emetina come può accadere a medici, infermieri, operai che maneggiano la sostanza. Il quadro clinico della


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cheratite da emetina è notevolmente polimorfo, però si può atfermare che l'emetina agisce come sostanza tossica per i tessuti oculari e che, se la sua azione non è stata troppo energica, si avranno lesioni della cornea del tutto ~uperficiali e l'epitelio diventa torbido ed irregolare, mentre se ha agito intenramente si avranno intorbidamenti, al disotto dell'epitelio, più o meno diffusi e, nei casi più gravi, delle ulcerazioni. E' necessario segnalare che la istillazione o la proiezione accidentale di emetina nell'occhio non viene subito seguita da manifestazioni apprezzabili, sia subbiettive che ohbiettive, ma che i primi disturbi cominciano dopo 12-24 ore con intensi dolori, mentre altre sostanze tossiche o caustiche venute a contatto con l'occhio producono subito lesioni congiuntivali o corneali. Secondo l'A. non è improbabile che l'emetina in primo tempo agisca sulle terminazioni nervose intraepitelìalì della cornea, al danneggiamento delle quali segue, dopo un certo tempo, una lesione dell'epitelio forse a base neurotrofica. La prognosi è favorevole e la guarigione si ha in breve tempo senza reliquati. L'A. conclude affermando che è bene sia meglio conosciuto questo quadro morboso che per i medici e le perwne addette all'assistenza dei malati rappresenta un vero c proprio infortunio professionale ed è tanto più interessante in quanto che, dato il primo periodo silenzioso d'incubazione, il p. non dà importanza all'accidente occorsogli e può quindi fuorviare l'oculista nella interpretazione del quadro morboso che il m alato presenta al momento del suo esame. TESTA.

H. JouNTAN. - Cura dd tracoma coll'autosieroterapia locale. (cc Annales d'oculistique ll, marzo-aprile 1938). L'A. ha sperimentato in molti casi di tracoma l'uso di Y, eme. di sangue applicato localmente una o due volte la settimana. Dai suoi esperimenti trae la conclusione che con questa terapia si può ottenere una rapida diminuzione dei disturbi subbiettivi, un miglioramento notevole delle condizioni congiuntivali ed anche la scomparsa abbastanza rapida delle complicazioni corneali del tracoma. TESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA M. Cou.ET. - Adenopatie del ganglio di Poirier. n. 6, giugno 1938).

((( Les Annalcs d'oto-laringologic >>,

I casi pubblicati riguardanti l'adenopatia prelaringea crico-tiroidea o ipcrtrofia del ganglio di Poirier non sono molti, per cui l'A. ritiene utile far con~ccre le sue osservazioni che dànno luogo ad interessanti considerazioni. Il Poirier presentò alla società anatomica (aprile r887) un caso di ipertrofia vcrosilmcnte tubercolotica del ganglio situato suJ legamento a ventaglio, detto legamento conoide, che unisce la parte inferiore della tiroide alla parte superiore della cricoide: egli ha studiato con cura questo ganglio segnalato per la prima volta dall'anatomista viennesc Engcl (x816-1899) di poi dimenticato c rimesso ancora in onore dalle osservazioni di Most. Questo ganglio è situato sulla faccia anteriore della membrana crico-tiroidca, la quale viene perforata dai suoi tronchi afferenti che provengono dalla parte anteriore della regione sottoglottidea, mentre i :suoi tronchi efferenti términano ai gangli della catena sottosterno-mastoidea. L'A., dopo aver citato i pochissimi casi rilevati dagli altri (Gouguenhcim e Tissiér, ;8B9, un caso; Morestin, un caso; Most, 1907, un caso) ricorda che egli, dal 1914 al 1917,


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ha avuto occasione di osservare sette o otto casi di adenopatia del ganglio di Poirier in ammalati di tubercolosi e più raramente di cancro. E qui il Collet nell'esporre in maniera chiara ed interessante la storia dei suoi am. malati, fa le seguenti considerazioni. Nel decorso di casi di adenopatia vo!uminosa sarebbe interessante di esplorare: sistematicamente la regione del ligamento crico-tiroideo in tutti gli ammalati di tubercolosi laringca, specie di tubercolosi della commissura anteriore e della regione sottoglottidea, per vedere se l'adenopatia è frequente. Tale ricerca è stata fatta spesso negli .ammalati del reparto ospedaliero da lui diretto, generalmente con risultato negativo ma molto più sovente è stata dimenticata. In circa un centinaio di osservazioni, l'A. non ha potuto rilevare che due casi soli che potessero essere interpretati come tubercolosi del ganglio di Poirier. Uno di que~ti casi riguardava una donna di 41 anni, affetta da tubercolosi

dell't'ritnoide e della parte ventricolare del lato destro, che presentava un piccolo ganglio crico-tiroideo (oltre un grosso ganglio laterale del collo). L'altro caso si riferi~ce ad una tubercolotica di 36 anni, che si era molto aggravata per una recente gravidanza (il puerperio rimontava a 10 settimnne) con voce fioca ed ulcerazioni germoglianti della commiswra posteriore e delle corde vocali : quest'ammalata presentava un tumore liquido del volume di un piccolo mandarino, situato al livello dell'istmo del corpo della tiroide, abbastanza alto ma non tanto da non br pensare al medico una diagnosi di pericondrite cricoidea e di una tiroiditc. La puntura esplorativa praticata nel tumore dette esito al pus di un ascesso freddo. Nel cancro della laringe, l'adenopatia del ganglio di Poirier è rara secondo le ricerche del Collet c quelle degli altri AA. Un caso di cancro della corda vocale sinistra con estensione alla regione sottoglottidea e sotto la commissura anteriore, che occupa tutta la lunghezza della corda (epitelioma - spino. cellulare con infiltrazione linfoplasmocitaria dello stroma) mostrava solamente un piccolo ganglio crico-tiroideo che sfuggiva rotto il dito. Ancora più interessante è il caso osservato di recente in un infermo di antica coxalgia, portatore di un cancro della laringe, il quale presentava ancora un'adenopatia pr elaringea suppurata da paragonarsi a quelle che si osservano nella tubercolosi. L'etiologia di questo caso è assai difficile a stabilir~i, dato che si tratta di coxalgico guarito ed inoltre portatore di un cancro della laringe. Qui certamente non si tratta di una cancerizzazion e del ganglio di Poirier, poichè l'ascesso prelaringco è guarito lasciando ~olo una fistola che a sua volta si è prosciugata. Può darsi che si sia trattato di localizzazione tubercolare, ma più probabilmente di un'infezione da germi piogeni, che verosimilmente è d'altronde la causa delle voluminose adenopatie crico-tiroidec, per la maggior parte rilevate nei tubercolotici, e di cui la constatazione è eccezionale. La tubercolosi del ganglio di Poiricr non è rara, dice l'A., nella tubercolosi laringea; poichè Most afferma di averla riscontrata 17 volte su 27; d'altra parte la partecipazione della laringe non è necessaria e quest'adenop:Hia può esistere in un infermo di tubercolosi con integrità della laringe, fatto questo rilevato dall'A. nella sua terza osservazione. Quello che è raro, è l'adenopatia voluminosa suppurata, di cui il Collet ne ha rilevato quatt:ro casi, e Schmidt, Morestin, Most, Licbaut, Bertoin. Ardoin ne riportano degli esempi. Vi ~ un contra~to evidente tra il loro volume considerevole e la· stessa rarità di queste constatazioni, il che fa pensare che la tubercolosi non sia sempre la sola in causa e che una infezione secondaria abbia la sua influenza nella patogencsi, o meglio nell'accrescimento dell'adcnopatia. Sembra in tal modo, malgrado l'origine assegnata dagli anatomici ai tronchi afferenti del ganglio di Poi ricr, che non bisogna cercare una !oca. lizzazionc an:nomica troppo limitata alle lesioni cnusali: l'A. non l'ha trovata precisa che in un solo caso. In guanto al c:lncro, nelle due osrer,·azioni di adenopatie voluminose riportate. in uno vi era semplice gemizio dalla fistola della massa ganglionare cancerizzata, nell'altro


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Bs

,, j era un ascesso con rottura spontanea e che in seguito è guarito senza che si sia potuto

constatare una cancerizzazione del ganglio. In conclusione possiamo dire che è molto utile far rilevare che la ricerca sistematica del ga nglio di Poiricr potrebbe rendere preziosi dati per scoprire il più precoce che s1a po~sibile questa affezione di diagnosi difficile, che è il cancro sottoglottiòeo.

S. VITALE.

CHIMICA G. CANNoJu- D. BicALLI . La determinazione delle piretrine. (c<Annali di Chimica Applicata l>, vol. 28, fascicolo 1, 1938-XVI).

Il dosaggio delle piretrine contenute nei fiori di crisantemo, nelle polveri insetticide, negli estratti e nei liquidi posti in commercio, è di difficile esecuzione e dà dei risultati troppo spesso discordanti tra di loro e quasi mai collimanti con le prove biologiche. Gli AA. pas~ando in rassegna i numerosi metodi di dosaggio proposti, li suddividono in tre categorie: 1° - Metodi che utilizzano il potere riducente delle piretrine di fronte al liquido del Fehling (Gnadinger e Cori) oppure verso una soluzione alcalina di ferricianuro (Tattersfìeld e Martin); 2° - T itolazione degli acidi crisantcmici ottenuti per saponificazionc delle piretrine, dopo la loro separazione per distillazione del miscuglio in corrente di vapore (Scyl.. Ripert); 3° - Metodi che utilizzano la condensazione del gruppo chetonico del piretrolone con la semicarbazide, quindi dosaggio dell'azoto col metodo del Kjeldhal (Staudinger c Harder). Molto recentemente è stato proposto da Haller e Aeree un metodo per determinare la piretrina li, basato sul dosaggio dei gruppi metossilici, mentre Wilcoxon ha messo a punto la determinazione della piretrina I in ba~e al potere riducente dell'acido crisantemo-monocarbossilico nei confronti del reattivo di Dcnigés. . Questo sguardo sommario ci mostra che i metodi studiati e proposti per il dosaggio di questi principi attivi sono molto numerosi, ciò che prova la difficoltà di queste determinazioni c l'impossibilità di applicazione dello stesso metodo nei vari casi, tanto che gli specialiHi non sono affatto concordi nella scelta di uno di questi per proporlo come mezzo ufficiale di controllo. Gu AA. pur lasciando a parte ogni apprezzamento in merito, mostrano che questi metodi non sono appiicabili agli estratti sciolti in cherosene e agli insetticidi finiti, dove i principi attivi sono diluiti in solventi pesanti e quindi di difficile eliminazione me.. diante distillazione. I metodi più comunemente usati sono quelli basati sulla titolazione degli acidi crisantemici (Staudinger c Ruzicka modificati da Seyl e da Ripert). Anche questi metodi non sono stati e~enti da critiche perchè ~econdo molti AA. i risultati ~ono infirmati dalla perdita di una parte della piretrina I durante la distillazione in corrente di vapore. Gli AA. stessi hanno constatato che queste perdite per quanto l'analista usi una tecrùca precisa e scrupolosa, non sono affatto trascurabili, e traendo profitto da tutte queste critiche e dall'esame accurato dci vari metodi sperimentati, si sono prefissi di mettere a punto un procedimento che dia affidamento di esattezza nelle singole determinazioni dei due principi attivi, ai quali è legato il potere insetticida e nello stesso tempo !a possibilità di applicazione anche agli estratti c ai prodotti finiti. NeJ metodo in parola il dosamento delle due piretrine è eseguito separatamente pcrchè è stato riscontrato che il dosare la wmma delle due piretrine, se può essere esatto


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per il fiore ben conservato, come ha dimostrato anche Ripert, non lo è affatto per gli estratti e i prodotti finiti perchè spesso si può ottenere un liquido contenente interamente la piretrina I e solo parte della II, a seconda dei solventi usati per l'estrazione. Occorre anche tener presente che le due piretrine hanno un potere tossico differente fra di loro, quindi l'utilità di sapere esattamente il contenuto dei. due principi attivi è evidente. Gli AA. riferiscono che il metodo da loro propo~to è stato sperimentato per un anno nell'analisi di moltissimi prodotti indu~triali, dando dei risultati ottimi. Il metodo si basa sulla saponificazione degli acidi crisantemici, quindi separazione degli acidi estranei mediante la formazione dei sali di bario insolubili. Sopra una porzione della soluzione contenente i sali di bario degli acidi crisantemici si estrae a temperatura bassa ( + 1° + 2°) con etere di petrolio, a basso punto di ebollizione, l'acido monocarbonico, mentre rimane indietro il bicarbonico praticamente inso· lubile in quel solvente a quella temperatura. L'acido monocarbonico liberato viene titolato secondo Wilcoxon, cioè utilizzando le proprietà riducenti di questo nei confronti del reattivo di Denigés. . Sapendo che una molecola di acido corrisponde a tre atomi di Hg ridotto si determina la piretrina I. Gli AA. hanno determinato la solubilità dell'acido bicarbonico purissimo in etere di petrolio a punto di ebollizione inferiore a 46° per dimostrare che le quantità asportati:: da questo solvente a + 1° + 2° nella separazione della piretrina I wno così piccole da non influire sul risultato finale. Determinata la piretrina I, nel liquido rimasto, contenente i sali di bario dci due acidi, si liberano questi e si asportano con etere etilico, eliminando poi dall'estratto il monocarbonico per distillazione in corrente di vapore. Nel residuo dopo accurata purificazione si determina la piretrina II mediante titolazione con NaOH N /so, tenendo conto per il calcolo che 1 cc. di soluzione equivale a mg. 3,74 di principio attivo. Il metodo è indubbiamente lungo e delicato, in compenso però è preciso. In ultimo gli AA. propongono un metodo rapido e semplice per un efame sommario di polveri insctticide e fiori di piretro che può dare un 'idea esatta circa lo stato di conservazione e la genuinità del prodotto. [Da qualche tempo viene usata molto la piretrina I come antielmintico perchè oltre :~d avere un 'azione pronta cd efficace non dà disturbi; invece la piretrina Il non solo non ha l'efficacia della I, ma è tossica e dà luogo a inconvenienti se ingerita. Quindi questo procedimento oltre che fornirci i dati esatti circa il contenuto di principi attivi del piretro, ci fornisce il modo per la separazione della piretrina I allo stato di purezza]. BERNINI.

__

,.. .=:::q/ ~--


CONft\t:NlE E

DIMOSTRAZIONI CLINICHE ~EGl\ OSPEDALI MILITARI.

ELENCO t SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal Ytrllall pun ..tl al\a Olrezloae ceaerale di Saaltà militare nel dl(tmbre 1938-XVII•

ANCONA + Tenente colonnello medico Gumo F ELICIANGELI:

Tratlam~nto del/~

distor-

IÌOni e d~IJ~ artriti monoarticolari con infiltrazione novocainica.

L'O. riferisce su alcuni casi trattati nell'ospedale militare di Ancona col metodo Lerichc applicato a casi di monoartrite con risultati soddisfacenti. Rammenta un caso di insucesso in un tentativo eseguito in un caso di g c noartrite gonococctca. Prc.:c i!a le modalità tecniche della cura.

*

A N Z IO (Campo san. clim. militare). • Maggiore medico EttNESTO MH.ETTt: Not'ità sul

campo della terapia della tbc. polmonare.

L'O. dopo rapida sintesi dei numerosi rimedi per la cura della tbc. polmonare sottopone a rigorosa cnuca i risultati dell'azione delle terre rare ampiamente e lungamente esperimentate finora nel sanatorio, illustrandone vantaggi e pericoli immediati ed a d istanza. Si ferma poi lungamente sulla possibilità di una azione diretta agwessiva sui focolai tubercolari stimolando l'azione protettivo-riparatrice del reticolo-endotelio mercè il torio portato in situ per via trasparietale o per via trachee-bronchiale come hanno fano i proff. Mont:~nini, Carpi e Castelli. Conclude affermando che in una malattia così proteiforme e in c:~si che si sottraggono alla cura pneumotoracica non si deve scartare a priori la proposta di un nuovo metodo che, applicato già da parecchi anni, incoraggia per i risultati ottenuti e che è doveroso :1derirc al gentile invito a collaborare rivolto dal prof. Montanini ai colleghi.

+ T enente medico MARIO ScARrtTTI: l versamenti pl~urici parapn~umotoracici.

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CAGLIARI + Maggiore medico RAFFAELE PEcORARtO: Servizio sanitario pres.<o i corpi e

reparti di truppa in guerra.

+ Colonnello medico prof. PAOLO RoM&Y: Servizio sanitario durante la mobilitazione c la radu nata.

*

CATANZARO • Maggic re medico GtOVANNI ScAMBI.\: l raggi X e il radium nella

fisica e nella terapia del cancro.

L'O., dopo aver rilevato le proprietà c l'importanza dei rag gi X e del radium e le: mera vig lie della radioarrivit~. espone le varie teorie geneùche del cancro, ne ri vela l'alta cifra di mortalità nelle varie nazioni ed i danni sociali che ne derivano.


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CONFERENZE E DIMOSTRt\ZIONJ CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARJ

Afferma la superiorità della radioterapia sulla chirurgia, per la mancanza di mutilazioni e di mortalità immediata, per la possibilità di cura in regioni ove la chirurgia non è scevra di pericoli (linfomi del collo e del mediastino, ecc....) e per la frequente conuoindicazione dell'atto chirurgico derivante dallo stato generale dell'infermo e da altre malattie concomitanti. Con ampia statistica d imosua l'efficacia della radioterapia sul cancro. Afferma che il trattamento ideale per i cancri della pelle, specie per quelli della faccia, è la radioterapia, che non lascia cicatrice e dà una percentuale di guarigione che si aggira intorno al 90 %· Per i cancri del seno dimostra che la cura chirurgo-attinica raddoppia i ca~i di guarigione. Per i cancri della bocca dimostra ancora una percentuale di guarigione (dopo tre e cinque anni dall'irradiazione) che va dal 40 al 6o %- Per i cancri dell'utero - oltre che le numerose statistiche delle maggiori cliniche del mondo - riporta la statistica operatoria di Weibel e quella radioterapica di Regand, redatte secondo la classificazione fissata dalla commissione internazionale per la cura del cancro: ! 0 stadio: Weibel dà il 65 % di guarigione, Regand il 79 o/..; 2° stadio: W e ibel il 22 <){,, Re gand il 41 %; 3° stadio : Regand il 27 'X) ; 4° stadio : Regand il 2 'Y,,. (Il 3° e 4° stadio non figurano nella statistica Weibel perchè esclusi dall'operazione). Sottolinea la superiorità della radioterapia e mette in evidenza che per ambedue le forme di terapia vale sempre l'assioma che quanto più precocemente si aggredisce il can cro tanto migliore è il risultato della cura.

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FIRENZE + Sottotenente medico ATTILIO CoucRESI: Diagnosi precoce della insufficienza cardiaca. L'O. ha trattato il tema '' Diagnosi precoce della insufficienza cardiaca "· Tale diagnosi precoce si basa su un nuovo metodo semeiologico sperimentato dall'O., consistente nell'introdurre per via endovenosa, a digiuno, ~ cc. di lattato di sodio (soluzione al 50 ''){.) e facendo pvi tre d v~agg i ddla lauociJemia (dopo 5 m' - 30' - 45' dall'introduzione di detto lattato di sodio). Il persistere di un tasso lattocidemico al di sopra della norma (8- 15 per mille) dopo 45', è segno abbastanza valido per diagnosticare una cardiopatia in atto ed uno stato latente di scompenso cardiaco.

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GORIZIA + Maggiore medico DoMENico LtsTA: Frattura del collo chit·urgico dt:ll'om~o. L'O. ha voluto dimostrare l'utilità che deriva dall'uso, nelle fratture del collo chirurgico dell'omero, di apparecchi di contenzione che consentono, olue all'estensione e alla controestensione, wpratutto la possibilità di iniziare precocemente gli esercizi di movimenti attivi e passivi graduali. Esercizi di importanza capitale nel caso di fratture alte dell'omero accompagnate da abbondantissimo emartro capace, organizzandosi, di dare notevoli fatti di rigidità articolare. Ha messo anche in giusto rilievo l'azione curativa della vitamina C, specifica sul metabolismo osseo e quindi capace di influenzare favorevolmente il processo ripararivo delle fratture.

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NAPOLI + Tenente colonnello medico prof. GIACINTO FELSANI: Sindromi neuro- ant:miche., L'O., dopo aver ricordato che la identificazione clinica ed il concetto patogenetico di sindromi neuro-anemiche è di antica data (il quadro nosografico più noto e definito


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

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della degenerazione ~ubacuta del midollo- sindrome di Lictheim - rimonta al 1887), mette in evidenza che solo abbastanza recentemente la individualizzazione an atomo- funzionale di tali sindromi si è completata, e pertanto oggi meglio possono classificarsi in sindromi ncuro-ancmiche c psico-ancmiche (pur predominando le forme Lichtheim, le polineuriti e quelle con lesioni e sintomi cerebrali con anemia). Di esse ha voluto trattare specialmente per segnalare la ricorrenza di quadri marginali, che nella pratica clinica e medico-legale militare hanno maggiore interesse, e certo maggiore difficoltà di identificazione. Sopratutto ha tenuto ad iJlustrare i rapporti patogenetici tra anemia perniciosa progressiva tipo Biermer c discrarie ematiche in genere con disturbi neuropsichici, sia pcrchè la evoluzione dell'anemia e deJle lesioni nervose non è sempre parallela, e può anche a \Olte non apparire interdipendente; sia perchè la frequente , rapida o stabile efficacia della epatoterapia, ritardando o arrestando la evoluzione di una forma colta in esordio, può lasciare perplessi sulla diagnosi; sia infine perchè si può oggi con sufficiente attendibilità ammettere che tra anemia e turbe nervose può anche non esservi esclusivo e diretto rapporto di causa ed effetto. In quanto che sia le lesioni ematiche, sia quelle nervose possono, o sono prodotte da una causa comune che genera, nello stesso tempo, due o più tossine - mielo e neuro-tossine - aventi affinità elettiva per gli organi ematopoietici e per i tessuti nervosi, in rapporto alla predisposizione individuale, non trascurando in tale predisposizione il biochimismo endocrino. D'altra parte gli studi recenti sulla composizione analitica deJ complesso vitaminico B e la sua efficacia terapeutica sulle sindromi da degenerazione nevritica e discrasiche in genere (anche quando non sia sospettabile carenza vitaminica alimentare), concorrono in parte a scuotere l'antico concetto palogenetico sulle sindromi neuro-anemiche, offrendo concreto concorso alla loro interpretazione, sono il rifle~so biologico unitario.

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PERUGIA • Sottotenente medico GIOVANNI RossLER: La pressùme dei vasi c~·ebrali dopo somministrazione di adrenalina determinata col metodo oftalmologico. L'O. ricorda le difficoltà della ricerca delJa pressione sanguigna endocranica coi comuni metodi nel vivo ed illustra una serie di esperimenti da lui eseguiti, nei quali è riuscito a determinare la pressione sanguigna dell'arteria centrale della retina, appartenente anch'essa ai vasi cerebrali, dopo iniezione sottocutanea di un mmg. di adrenalina, ron l'oftalrnodinamometro di Baillart. I n questi esperimenti ha potuto constatare che la pressione di detti vasi si abbassa notevolmente, mentre quella periferica aumenta.

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PIACENZA • Maggiore medico ANNIBALE Mo.Rt: Mie/osi eritro -/eucemica ip~:~plastica

acuta, in prevalenza eritremica. L'O. illustra un caso di mielosi eritro-lcucemica acuta, in prevalenza critremica, vcrificatasi in un aviere ricoverato d'urgenza, con diagnosi di anemia acuta di origine da determinarsi e deceduto in seconda giornata di degenza. La malattia si manifestò improvvisamente cinque giorni prima del ricovero, con vomito di color rosso scuro e qualche scarica diarroica picca. Per tale sintomatologia si pensò ad un primo tempo ad emorragia consecutiva ad ulcera duodenale od a trombo flebite splenica, data la presenza di splenomegalia, non escludendo pertanto una forma di leucemia acuta.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Passate quindi in rassegna le varie forme cliniche che possono dare un'anemia acuta, fa rilevare come senza l'esame citologico del sangue non si può concludere un'esatta diagnosi.

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T ORINO + Maggiore medlico GiuSEPPE GERMANO: Il metodo d'indagine t·adiologica in rapp<Frto agli altri metodi d'esame. Sua origine e sua evoluzione nella pratica ospedaliera.

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TRIESTE • Sottotencnte medico GINO GIACJiETTI: gramma 11ella diagtJostica delle cm·di<Fpatie.

L'imp<Ft·tanza dell'elettro-cardio-

+ Tenente colonnello medico LoRENZO PELLEGRINO: S<Fpra una speciale forma di pseudo-tabe. L'O. illustra la sindrome di Adie, differenziandola dalle forme tabetichc e dalle pseudo-tabi c facendone risaltare l'importanza pratica dal lato diagnostico c terapcutico.

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VERONA + T enente colonnello medico FILIPPO GRIFI: Idrarto cronico del ginocchio. Etiopatogenesi e valutazione medico-legale.

•

Presentando un caso che data da circa sedici mesi ne illustra l'aspetto clinico, le cause d'insorgenza e quelle che possono spiegare la lenta evoluzione, pone in rilievo la tardiva comparsa obbicttivale della localizzazione ossea fondatamente sospetta t. b. c. non preceduta nè accompagnata da nessuna altra manifestazione nè anamnestica nè clinica. Prospetta 1 criteri per una presumibile progr.osi c i conseguenti provvedimenti curativi. Deduzioni mcdiço-lcgali,

-

Alterazioni paraarticolari del ginocchio postraumatiche.

-

Lesioni t~·aumatiche nella regior. e stemale e malformazioni dello stemo.


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA AsTUTO Girolamo, primo capitano medico. Sul possibile passaggio del piombo nelle acque adibite ad uso potabile. « L'Igiene Moderna >>, n. 9, settembre 1938-XVI.

Riassunto. - L' A. si occupa del piombo, che può essere talvolta presente neli'acqua adibi ta ad uso potabile, proveniente dalle condutture interne urbane e considera i danni che possono derivare alle persone. Dopo una rapida rasseg na dci vari metodi usati per accertare la presenza di minime qua ntità di tale metallo nell'acqua, ritiene che il migliore sia quello colorimetrico del Gad. Servendosi di questo metodo, l'A. ha fatto accurate ricerche su campioni di acque, prelevati dai principali acquedotti di Genova, messi a contatto con lamine di piombo e numerose al tre ricerche ha poi condotto sulle stesse acque, sempre in contatto con piombo, messe in diverse condizioni fisiche e chimiche, allo scopo di studiare l'influenza che alcuni gas disciolti nell 'acqua, quali 1'02 e la co2. hanno nel determinare l'attacco e la soluzione di detto metallo. Raccoglie i risultati in tabelle che commenta e dopo aver fatto le opportune considerazioni, ne trne le conclusioni e ritiene che nell'attacco delle

tubazioni di piombo la parte più importante è sostenuta dalla C0 2 libera e di~sociata. Silvio, tenente medico. L'insonnia tropicale. " Giornale Italia no di Clinica Tropicale ,,, n. 8, agosto 1938-XVI.

CALDERON I

Riassunto. - L'A. dopo aver parlato del sonno fisiologico e della in ~onnia in genere, descrive un quadro morboso caratteristico delle zone tropicali, ed equatoriali e che ha come sintomo predominante l'insonnia che insorge nei bianchi dopo un certo periodo di soggiorno in tali regioni. Dalle osservazioni fatte deduce che tale insonnia sia provocata da ipertrofia tiroidea e quindi causata da eccitazione del simpatico. Afferma che istituendo una adeguata cura iodo-tiroidea, l'insonnia sparisce.

c. .RERJ Leonardo, capitano medico. Corpi liberi articolari e condrosarco-ma dell'articolazione tibù>-astragalica. « Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche ll , n. 41, 9 ottobn: ' 9.>8-XVI. Riassunto. - L'A. ha studiato un caso di condrosarcoma dell'epifisi distale della tibia, a sviluppo intrarticolare, associato alla presenza di 5 piccoli corpi liberi articolari. Dopo !:t presentazione del caso clinico, e~amina le questioni inerenti all'eziopatogenesi dei condromi, ricorda ndonC' l'istologia e lo sviluppo embrionale delle articolazioni. Trae la conclusione che la neoplasia ha tratto origine da cellula dello strato seriate della cartilagine intermedia, all'epoca in cui essa si trovava in attività proliferativa di elementi giovani. I corpi liberi articolati sono di natura traumatica, provenienti cioè da lamelle osteo-cartilaginee distaccatesi dalla superficie articolare dell'astragalo, per usura dovuta all'attrito che la massa neoplastica vi erercitava. prof. Benedetto, maggiore medico. Alterazioni di udito da variazione di pre;sione. « Rivista di Medicina Aeronautica 11, n. 1 , giugno 1938-XVL

CASELLA

Riassunto. - L'A., avendo visitato due piloti del reparto alta quota i quali hanno compiuto numerosi voli fino ad oltre 15.000 metri ed un operaio addetto al cassone


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lllBLI()GRArl :\ MEDICA MILITARE ITALIANA

pneumatico il quale per esperienza ha superato

13.000 metri di depressione, riferisce

j risultati osservati che pos~ono così riassumersi:

t 0 - Condizione in-dispensabile per il volo stratosferico è la perfetta permeabilità tubarica che deve essere favorita con continui movimenti di deglutizione. 2° - Le alterazioni uditive riscontrate nei soggetti che hanno praticato voli ad alte quote rivestono il carattere della sordità professionale e possono prodursi anche per le sole variazionj di pressione indipendentemente dal fattore rumore. La costituzione morfologica sembrerebbe favorir~ tale ultima condizione. 3° - E' indispensabile che i piloti i quali compiono voli stratosferici siano sempre visitati, per quanto ri guarda l'organo acustico, allo scopo di controllarne la piena efficienza. c.~sstNJS

prof. Ugo, tenente colonnello medico. Comportamento del metabolismo basale in alcune reclute durante il primo periodo di istruzione. « Me.dicina dello Sport e dell'Educazione fisica », n. 3, g iug no 1938-XVI.

Riassunto. - L ' A. esamina il comportamento del M. B. in 17 reclute nel primo periodo di istruzione militare e deduce che !"attività muscolare serve a mo<lifìcare in meglio i M . B. aumentati, poco influendo su quelli già normali e conclude che l'esame del M. può servire anche rome indice di grado di allenamento. Patologia degli atleti. '' Medicina dello Sport c dell'Educazione fisica », n. 4• agosto 1938-XVI. Riassunto. - L'A. passa in rassegna dettagliatamente le forme morbose d'ordine medico c chirurgico che possono colpire l'atleta. Le discute e conclude affermando che quando la funzione del medico à iventerà una funzione di Stato non si riscontrerà altro che delle forme traumatiche in numero limitato. e RIPARI Enrico, primo capitano med ico. Fistola tomco-bronchiale in corrido-re a piedi. « Medicina dello Sport e dell'Educazione fisic:1 ,,, n. 5, ottobre 1938-XVI.

Riassu11to. - Gli AA. descri,•ono e discutono un caso di fistola toraco-bronchiale consecutiva ad un'operaz ione di cisti d'echinococco polmonare in un aùeta diYenuto poi corridore di 8oo c 1500 metri. Rosario, tenente medico. Penite con linfoangioite di natum blenorragica. " L'Osservatore Medic.o n, n. 2, 193e-XVI.

CATTANEO

-

Settico-piomemia gonococetca. « L'Osservatore Medico,,, n. 3, 1938-XVI.

CIAMJ>OtJLLO Pasquale, capiwno medico c dott. SoJ..I.JNJ Amerigo. Enterite acuta cor1 elmintiasi in Tripolitania. « Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e d i Parassitologia », n. 7, luglio 1938-XVI. CRESPELLANI Carlo, colonnello medico. Due casi di tumo-re maligno (sarcoma) manife. statisi in giovani militar[ nella Se'de di un pregresso 1rauma. l< La Radiologia Me· dica )), n. 3, 1938-XVI.


DII3LIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITAI.li\N:\

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CRISTIANI Michc:langelo, capitano medico. Infezioni da tripanosomi e spirochete per via auricolare. Ricerche sperimentali. '' Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e di Parassitologia », n. 7, luglio 1938-XVI.

Riassunto. -

L'A. riferisce di essere riuscito a produrre sperimentalmente dd le infezioni da tripanosomi e spirochete, in cavie e topolini bianchi, mediante deposizione nel condotto uditivo esterno, di sangue prelevato da animali infetti.

Sulla permeabilità della mucosa nasale pet· alcuni protozoi (tripanosomi. spirochete, spire/le). '' Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e di Parassitologia », n. 7, luglio I938-XVI.

Riassrmto. - L'A. riferisce sui risultati ottenuti provocando infezioni sperimentali da tripanosomi c spirochetc, in cavie e topolini bianchi, mediante deposizione di sangue di animali infetti, sulla mucosa nasale integra. Ha ottenuto risultato positivo in circa 6o % degli animali trattati. DE LuciA Raffaele, capitano medico. Sulla malacia del semilunare (morbo di Kienbock). Studio clùzico-radiologico. Comunicazione fatta alla XVI Riunione del Gruppo Radiologico Ligure Lombardo Piemontese a Genova il 4 aprile 1937-XV.

-

Studio ciinico sull'anchilostomiasi. « Rinascenza Medica "• n. I4, 1938-XVI.

Riassunto. - L 'A. ha studiato l'anchilostomiasi su due militari delle provincie meridionali del Regno e richiama l'attenzione sopra l'importanza della malattia e sulla necessità che venga istituita a tempo la diagnosi ai fini della profilassi e della terapia. Dà un rapido sguardo alla casistica degli ultimi anni ed accenna poi alla terapia e profilassi wttolineando la necessità che sia istituito anche nell'ambiente militare l'obbligo di denunzia della malattia. _

Su di un caso di cox~plana quale esito tardivo del morbo di Perthes-Legg·Calvt. « La Riforma Medica», n. 29, I938-XVI.

L'A. illustra un caso che gli è stato possibile di seguire dall'età dai 7 ai 20 anni dimostrando che deformazioni dello estremo superiore del femore a tipo coxa·plana, quali si osservano nell'adulto, sono da considerarsi esiti tardivi del morbo di Perthcs-Calvé, cioè distrofie epifisarie superiori del femore, clinicamente guarite.

Riassunto. -

DE MuRo prof. P. e IMPALLOMENI Rosario, capitano medico. Studio clinico e radiologico della giardiasi. « Il Policlinico » (Sez. Med.), anno XLV, 1938-XVI. Riassunto. - Gli AA. dopo aver passato in rassegna i dati clinici sperimentali cd anatomr>patologici in favore della patogenicità della Giardia, riportano 45 casi di giardiasi il cui quadro clinico è dato da una enterocolite (28 casi, 62,2 'Y..), rettocolite (3 casi, C.6 ·;;,) e da una sindrome entero- epato ·biliare ( r 4 casi, 31, I ~;.). I n 15 di questi pp. fu eseguita una indagine radiologica la quale mise in evidenza segni di duoòcnite, colecistite, colite, ipcrtrofia del fegato.


flJBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

FENGA Edgardo, primo capitano medico. Sindrome di poliomielite anteriore acuta nella sifilide midollan:. « Rivista di Patologia nervosa c mentale », n. 1, gennaio-febbraio 1938-XVI. (Reccns. nel fase. IX, settembre 1938, di questo Giornale).

Riassunto. - L'A. descrive un caso clinico di sindrome di poliomielite anteriore acuta che crede imputare al fattore luetico. Il ca~o presenta particolarità cliniche e sierologiche degne di menzione. L'A. ricorda i casi simili della letteratura, discute la posizione nosologica del caso e conclud:: ascrivendolo alla sindrome di poliomielite anteriore acuta luetica. Dino, maggiore medico. Esistono precipitine ontibruC(/10/i? « Pathologica » , n. 564, 15 ottobre 1938-XVI.

FROSINI

Riassunto. - L'A., in base alle esperienze condotte col siero di sangue di conigli immunizzati verso le quattro brucelle (melitense, bang, paramelitense e parabang) afferma che questi germi non hanno potere precipitogeno e che quindi la termo.precipitazione non ha alcun valore neila diagnosi immunologica delle brucellosi. Rosario, capitano medico. Di un nuovo preparato di antimonio nella cut'a delle schi.uosomiasi umane. <c Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e di Parassitologia "• n. 6, giugno 1938-XVI.

IMPALLOMENI

Riassu11to. - L'A. riferisce dei risultati curativi ottenuti con un nuovo preparato di antimonio pentevalente, in venti casi di bilharziosi uro-vescicolare; ed in un caso di bilharziosi intestinale osservati in Cirenaica. Colecistog,·afia sotto stimolo. <<Il Policlinico>> (Sez. Medica)., anno XLV, 1931!-XVI. Riassunto. - L'A. riferisce i risultati ottenuti in 40 casi patologici con un metodo Sla da lui descritto di colecistografia intravenosa sotto stimolo di sali biliari. Descrive ancora due metodi di colecistografia intravenosa e per via orale sotto stimolo alimentare di albumine, i quali dimostrano i vantaggi e le possibilità di praticare l'indagine colecistografìca stimolando direttamente la secrezione biliare, alle cui vicende è legato l'esito di ogni colecistografia. Lo Mo~ACO CROCE Tommaso, capitano medico. TI compottomento dello temperatura intrapo/m01Jore in animali sottoposti ad alta pressione bal'~metrica. c< Rivista di Medicina Aeronautica », n. 2, senembre 1938-XVI.

Riassunto. L' A. ha eseguito esperienze su cavie per rilevare, con adatto dispositivo tcrmoelettrico, la temperatura intrapolmonare in regime di alta depressione barometrica. Dai dati ricavati risulta che, in funzione delle massime depressioni, esiste una ipotcrmia intrapolmonare la quale in alcuni casi scompare con il ritorno alla pressione normale, mentre in altri casi continua a permanere, ritornando la temperatura al grado riscontrato prima dell'esperimento dopo sensibile ritardo. Facendo respirare :1gli animali ossigeno tale ipotermia non si osserva, facendo invece respirare miscela di Mosw si ha lieve aumento della temperatura. L 'A. discute le probabili cause che determinano tali fenomeni.


BJBLIOGRAFIA MEDJC:\ MILITARE ITALJANA

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MAJtULLJ Alberto, tenente colonnello medico e Lo MoKACO CRocE T ommaso, capitano medico. lA r~attività d~ll'organ ismo umano ndl~ zon~ critù:h~ d~/l'alta quota in r~gimi r~spiratori div"si. <1 Rivista di Medicina Aeronautica >>, n. 1, giugno 1938-XVI.

Riassunto. - Gli AA., avendo esperimentato il comportamento fìsio.-patolog1co alle diverse quote di 19 soggetti durante voli fittizi eseguiti in cassone pneumatico (dei quali alcuni fino a q.ooo metri di altezza) comparativamente nei regimi respirato ri di aria, di ossigeno e di miscela di Mosso, hanno potuto constatare, nelle varie 2'one critiche ipobariche, due speciali tipi di reatrività da parte dei soggetti, in rapporto al tipo costituzionale ed all'orientamento neurovegetativo di essi. I soggetti ipcrstenici si dimostrano più adatti a difendersi dello squilibrio acapnio-anossicmico che non gli 1postenici, cosa che gli AA. mettono in relazione con le caratterstichc del tono vasale. Gli AA. confermano anche l'ottima azione profilattico-curativa della miscela di Mos!o contro l'ipobaropatia, sopratuuo nci riguardi dci soggctti ùd tipo ipostenico. ME:-<NONNA prof. Gerardo, capitano medico. Di un caso di bilharziosi inustinale in un nazionale reduc~ dall'A . O. 1< Rinasccnza Medica •, n. 17, 15 settembre 1938-XVI.

Riassunto. - L'A. descrive un caso di bilharziosi intestinale riscontrato in un italiano proveniente dall'A. O. (Tigrai) c richiama l'attenzione sulla possibilità di infcstione a nche in nazionali e consiglia di praticare l'esame delle feci in tutti gli individui provenienti dall'Africa Orientale. Condizioni sanitarie d~//'A. O. nà riguardi dei nazionali. cc Giornale Italiano di Clinica Tropicale », n. 9, 30 settembre 1938-XVT. MIDOLLA prof. Carmelo, primo capitano medico. L'importanza d~gli studi sulla pubertà. cc La Riforma Medica », n. 33, 28 agosto 1938-XVI. NASTASI Antonino, capitano medico. Schistosomiasi e malacofauna nel Sa hara ubico (Fez'l:àn e Gat). cc Il Policlinico >> (Sez. Prat.), . vol. XLV, 1938-XVJ.

Riassunto. -

L 'A. presenta la carta att uale della diffusione nel Sahara Libico (Fezzàn e Gat) della schistosomiasi vescicale e di Bullinus contqrtus, ritenuto universalmente ospite intermedio di Schistosoma ha~matobium , confermando così la grande diffusione della malattia in molte zone dello Sci:lti e della Hofra, accertandone la diffusione, non ancora ben nota, anche ncli'Agial c quella, del tutto sconosciuta, in alcune località del territorio di Gat. Pone le delimitazioni delle zone di infcstazione emettendo la ipotesi che l'assenza della malattia deve ricercarsi in condizioni di vita sfavorevoli al mollusco ospite, legate molto presumibilmente alla natura del terreno cd alla composizione chimica delle acque. Accerta altresì la presenza, finora sconosciuta di Planorbis Pfeifferi a Gat, con la po~sibi le presenza in questa località di schistosomiasi intestinale.

-

l ntorno alla terapia della bi/harziosi vescica/e con l'antimonio penteval~r1te. <• Annali della Società Medica Coloniale della Libia » , anno 1938-XVI.

lA diffusione della parassitosi intestinale in Tripoli con speciale riguardo alla am~biasi. 11 Annali della Società

Medica Coloniale della Libia 1• , anno 1938-XVI.


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BIRLIOGRAFIA

MEDICA~

MILITARE ITALIANA

NrcASTRo Arturo, primo capitano medico ·e dott. PETRONICI Giorgio. L'autouroterapia in dermatologia. << Ri vista Sanitaria Siciliana », n. rs, 1° agosto 1938-XVI. Su 46 soggetti trattati con autouroterapia (di cui 32 affetti da eczemi e 14 da altre affezioni) gli AA. hanno ottenuto il 28 % di guarigione, il 56 % di miglioramenti ed il 16 % di insuccessi. Esprimono il parere che l'autouroterapìa ha buona efficacia curativa nelle dermatosi allergiche, non pr~enta inconvenienti ed rn complesso è ben tollerata.

Riassunto. -

SANTAGATI Francesco, capitano medico. Localizzazioni ossee del linfogranuloma malig110 (Contributo radiologico). << La Radiologia Medica », n. 8, 1938-XVI. (Recens. nel fase . XIr, dicembre 1938, di questo Giornale). SARNELLI prof. Tommaso, maggiore medico_ A proposito di un trattato italiano d1 oculùtica tropicale. cc Rivista di Biologia Coloniale ''• n. 4, agosto 1938-XVI.

Riassunto. Si esamina il trattato di << Oftalmologia dei paesi caldi >> del prof. V. Ruata (Hocpli, Milano, 1938) e si mettono in evidenza le deficienze che esso presenta specialmente dal punto di vista della patologia generale tropicale e della con~ scenza dell'ambiente dei tropici. Si segnala no inoltre le lacune che vi esistono in materia di oftalmologia tropicale vera e propria e di bibliografia italiana specializzata. ScAnuTo Pasquale, capitano medico. La velocità di sedimentazione dei globuli rossi nella tubercolosi degli indigeni libici. « Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e di Parassirologìa >, n. 7, luglio 1938-XVI.

Riassunto. - L'A. ha studiato la V. di S. ndle lesioni tubercolari polmonari ed cxtrapolmonari di numerosi indigeni libici e conclude che anche per tali individui la V. di S. ha lo stesso v<Jlore dioico e prognostico che per la nostra razza. TADDIA prof. Leo, capitano medico. Plasmo/idi e c01'{li Toxopla-sma-simili nei passeri del Veneto. « Rivista di Malariologia », n. 4, 1938-XVI.

Riassunto. -

L'A. descrive corpi Toxoplasma-simili rinvenuti nei passeri; erano repertnbili sia isolatamente, sia in associazione con Plasmodium (Proteosoma) virulenti. I tentativi di inocuiazione da passero a passero sono stati negativi per i corpi Toxoplasmasimili, positivi per i Proteosoma circolanti; l'A. ne desume che non paiono appartenere

allo stesso ciclo biologico. -

Sulla patogenicità dei p1'otozoi intestinali nei soma/i. cc Annali dj Medicina Navale e C'..olouialc ,., n. s-6. maggi~giugno T938-XVI. Riassunto. -

L 'A. trae alcune considerazioni sulla patogcnicità dei prorozoi intestinali nelle popolazioni dcli:t Somalia dalle osservazioni eseguire in 100 soggetti privi di disturbi intestin:~ li confro ntandole con quelle ottenute in ammalati con sindrome disscnteriformi; in base a tali ossen·azioni conclude che, un reperto positivo di protozoi (E n. histolitica in forma vegetati va grande ed ematofaga esclusa) essendo abbast;~nza frequente anche in individui sani, la patogenicità di detti parassiti deve valutarsi caso per caso.


BlBLIOCRAFlA MEDICA MILIT r\RE ll'ALIANA

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Contributo allo studio d~J/'influen za esercitata dal!~ variazioni elettriche del/'atmosfaa mila dissociazione batterica. << Rivista di Tdroclimatologia, Talassologia e Terapia fisica », n. 7; luglio 1938-XVI. Riassunto. -

L'A. servendosi di un campo sperimentale dell'Istituto d'Igiene di Padova ha condotte ricerche per studiare l'influenza esercitata dalle diverse condizioni del campo elettrico ambientale sulJe variazioni di fase dei microrganismi. Le esperienze non hanno fatto rilevare modificazioni apprezzabili fra semine poste in cam po dcttrico, in campo ne utro e fuori campo. La tendenza dimostrata dai germ1 m esame di ,-:~ ri :J re . dalla fase « R » alla fase « S >> è stata però costante nei vari campi.

Considerazioni su casi di infezione mista da plasmodium e spirochete riscontratt m Somalia. « Archivio Italia no di Scienze Medìche Coloniali e di Parassìtologia ». n. 7, luglio 1938-XVL

Riassunto. - L' A. riferisce su tre c:~si di infe-Lione mista da Plasmodium e Spitonema osser va ti in Somalia, concludendo che la malaria non ha alcuna influenza benevola sulle febbri ricorrenti, ma aggrava il quadro clinico di queste per il notevole grado di anemia e la sintomatologia particolarmente allarmante, determinata dall'azione dei due emoparassiti.

Sopra utl caso di contemporat~ea ir1fez ione ebertiana e spiro,·hetica it1 Sornalia. « Ar-

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chivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e di P:arassitologia >>, n. 8, agosto 1938-XVI.

Riassunto. - L'A. ri fedsce un caso di infezione mista, determinata da bacilli del tifo e da spirochete, accertato all'ospedale di Mogadiscio in un militare proveniente dal Governatorato dell'Harar. TALENTI prof. Cesare, tenente colonnello medico e Lo MoNACO CRocE Tommaso, capitano medico: Ricerche sugli effetti del lancio con catapulta sull'organismo umano. « Rivista di Medicina Aeronautica >>, n . t , giugno 1938-XVI. I n 16 persone sottoposte a lancio con catapulta ad accelerazione massima di 4,6o g., si sono praticati esami clinici prima e dopo il lancio e prove psicometriche nel momento del decollo. Si è riscontrata una ottima wpportazione da parte dell'organismo. In alcuni casi è stata messa in evidenza una albuminuria, di cui si d iscute la parogenesi, l'importanza clinica e medico-legale.

Riauunto. -

Zooot. Aldo, capitano chimico-farmacista: Sulla ricerca di nitriti nelle culture batt"·iche. cc Diagnostica e T ecnica di Laboratorio », n. 10, ottobre 1938-XVII.

Riassunto. - Viene esamjnata la riduzione batterica dei nitrati per quanto riguarda la diagnostica differenziale e cioè per la ricerca dei nitriti nelle culture con la reazione di Griess-Ilosvay. D ue serie di esperienze fanno escludere che tracce di acqua ossigenata o di idrossilamina possano ostacolare detta reazione. Si esamina, poi, una vera causa di errore: l'acidificazione delle culture in esame prodotta dal suddetto reanivo, per la quale si ha, in certe condi zioni, la perdita dell'azoto nitroso sotto forma di azoto elementare. I risultati ottenuti da un 'altra serie di ricerche fanno proporre, per evi w re tale errore, di modificare la tecnica della reazione e di adoperare il reattivo tli Griess-Jiosvay nella modi· fi cazio ne di Jendrassik e Falcsik- Szabò. ;

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Cior11olt: di mt:diduo mifitort:.


RIVISTE MEDICHE MILITARI - -- - Bullctin Inttrnational des Scrviccs dc Santé des Armécs dc terre, de mcr d de l'air. - Pubblicato dall''' Office l ntemational de Documentation de Médecinc: Militaire " Licgi (13elgio). N. 12, dicembre 1938. X Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia militare. Matiu: Studio del dos•tggio dci prodotti medicinali. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di documenta zio11e di Medicina militare: Schede bibliografiche. RiYiste mediche. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Rtvista dc la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayrcs, anno XXXVII,

ottobre 1938. Ley: Organizzazione del Corpo !KlnÙario dell'Esercito c della Marina. u1gomarsino c Dal Lago: La frattura dell'apofisi odontoidea. Reyes Oribe : Leish maniosi cutanea americana. Urrutia: La evoluzione tecnica della colecistectomia (continuazione e fine). Gatti: Vitamine (continuaziatlt:). BELGIO .

Archivcs Bdgcs du Scrvicc dc Santé dc l'Arméc. -

Redazione : Ospedale militare .

Liegi. N. 12, dicembre 1938.

Radermecker: Studio su un caso di neuro-fibromatosi famigliare. FRANCIA.

Rcvut du Scrvicc dc Santé Militairc. -

Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 4, ottobre, tomo CIX, 1938.

Me/notte: Studio critico della patologia del colpo di calore. Des Cilleuls e Bel/cm: Le lesioni da bassa temperatura e loro profilassi nell'Esercito. Des Cilleuls, Saln·ié e Kemy: L'igiene militare negli Eserciti stranieri. Des Cilleuls: L'ottava sessione delle Conferenze del Comitato internazionale di Medicina militare. GERMANIA.

Der Dcutschc Militararzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dcil'esercito, della m:uinn e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenbliitter. Rerlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. u, novembre 1938.

Kramer: Contributo alla questione dd contenuto in vitamina C delle patate con speciale riguardo Jl significato della ipoavitaminosi quale fattore eziologico nelle paradenrosi.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI

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Schdimt: Medico delle truppe e malattie del naso. W eiss: Gravi disturbi della conduzione degli stimoli a seguito della ablazione delle tonsille. Ziegla-: Le indicazioni per il precoce scapsulamento delle tonsille. A seguito dei (t Principi direttivi per il trattamento delle m:Jiattie delle tonsille l> emanati dall'Ispettorato della sanità militare tedesca. Weiden·mann: Sulla questione dell'idoneità al servizio militare nel caso di manc-anza dì una clavicola. Kubitzki: Tre lesioni del pancreas, dell'intestino tenue, del retto, da corpv contundente. Drenkhahn: L'importanza del corpo grasso di H offa nelle lesioni e nelle malattie dell'articolazione del ginocchio. Hagemamz e Richter: Paralisi dei nervi a seguito di un'arbitraria esagerata in gestione di Uliron. GRAN BRETAGNA.

Journa.l of thc Royal Armv Mcdlca.l Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Dani<'llson,

Ltd. Londra. Fase. novembre 1938.

Mackenzie: La potabilizzazione di provviste di acgua presso le unità in campagna. Le-ndon: Alcune osservazioni preliminari sugli effetti dello sforzo muscolare contil'uato in clima caldo con particolare riguardo alla perdita di acqua e cloruri. Cohen: L'ufficiale medico reggimentale nell'addestramento annuale. Editoriale: Febbre ondulante. Lindeman: Manovra di riduzione ddla lussazione della colonna venebrale. Park R.oss: Lettiga da montagna. POLONIA.

Lcka.rz Wojiskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzsko. lenia ; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 4, ottobre 1938.

W ofciechowski : Importanza delle terme saline nel trattamento delle affezioni degli organi di movimento e dei loro reliquati (continuazione e fine). Bednar.ski: Microtecnica della determinazione in clinica dell' 0 2 e del CX)2 nel sangue dei capillari. Gergovich: L'influenza dell'elemento tattico sul funzionamento del servizio sanitario della divisione di fanteria (contùzuazione e fine). Gorzkorvski: La cutireazione alla tubercolina nell'Esercito. Golynski : Le angine postoperatorie. Telatycki: Un apparecchio portatile per pneumotorace artificiale. Sienko : Necessità di creare stazioni profìlattiche antiveneree. ST A TI UNITI.

Thc Jlilitary Surgcon. -

Army Medicai Museum and Library, Washington, Volume LXXXIII, N. 5, novembre 1938.

Henedict: L'ulcera peptica e la cura Larostidin . Mc Kime: Il funzionamento del servizio veterinario nella guerra moderna . Soukup: Aspetti sanitart' del problema del cancro.


RIVISTE MEOICHE MIJLlT ARI

I OO

Hamilton: La cura del linfogranuloma venereo con la solfonilamide. H ulett: Lo stato di preparazione del medico: responsabilità di ogni sanitario. Vokoum : Un metodo d'innesto. Simpson : La barella Rattan per il trasporto di feriti in aeroplano. Witt : Il Corpo <.Iella Mi lizia Civile per la preservazione fisica della gioventù. Phalen: L'epidemia di colera durante la guerra con rAquila Nera (capo dei Pelli rossi).

UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Rivista scientifica <.!egli ufficiali medici ungheresi. Budapest. IX Gyali 17. Fase. settembre- ottobre 1938.

Urbanyi : Strappo isolato del M usculus rectus femorù avvenutO m seguito a lesione sportiva. Leitner e Schmidt: Monocitosi in ca ;i di angina. Koppàny : Casi limitrofi della chiru··gia e ginecologi~!.


NOTIZIE

Avanzamento straordinario per meriti eccezionali. Pocet Igino di Libcrio, tenente medico complemento. mento straordinario per meriti eccezionali.

Gli è conferito !"avanza-

Ufficiale medico dei più apprezzati, volontario in A. 0., pm·tecipava alla campagna etiop1ca e successive CFperazioni di polizia coloniale distinguendosi per la sua opem entusiasta e fattiva. per il grande attaccamento al dovere e per la sua profonda cCFmpeunza professionale. Di caraJtere adamantino, felice e perfetto organizzatore, tutto proteso con fede e favore di apostolo nell'adempimento dd/a sua nobile ed alta missione, come clinico, batteriologo ed 1gienista, ha reso .segnalati servizi, potentemente co-ntribuendo al sueasso del servizio sanitario milit<~re. - A. O. L, gennaio 1936-XIV - dicembre 1937-XV. (Boli. uff., 22 dicembre 1938-XVII).

Bollettino del Corpo sanitario militare. PRlMI CAPITANI MEDICI. GIURLEO M ichele, 8° genio, sospeso dall'impiego. - Distretto Roma I, dal 4 gennaio 1936-XlV (v. o.). G1URLEO Michele, distretto Roma I. - E' annullato e considerato come non avvenuto il R. decreto 3 febbraio 1936-XI V. col quale venne sospeso preca.uzionalmente dal. l'impiego. L'ufficiale è destinato ospedale militare Alessandria. BAVA Arturo, 51° fant. btg. allievi sottufficiali Rieti. - Ospedale militare Genova.

CEI Filiberto, direzione servizio chimico militare. - 7° art. div. fam . LAGNA Donato. - Al provvedimento che lo riguarda pubblicato sul Bollettino Ufficiale pagina 6116, dispensa 64a del 10 novembre 1938-XVII, anzichè: A. O . I. leggasi: truppe Eritrea, c dopo le parole: I d. id. Bologna, clinica, ccc. R. Universit?i Bologna, aggiungasi: cesserà come contro dal 26 marzo 1939-XVI I. TENENTI MEDICI. TocllA Canio, distretto Avellino. E' dispensato ti do-manda dal serv1z1o permanente effettivo dal r3 sencmbrc 1938-XVI c dalla stessa data è iscritto nel ruolo degli ufficiali di complemento del corp<• stesso, col proprio grado e con anzianità 22 luglio 1932-X. N1cotò Rocco, 7° art. div. fant. - 61• fant. per btg. allievi sotwfficiali Rieti.


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NOTIZIE

Ufficiali fuori organico. PRIMI CAPITANI MEDICI PROMOSSI MAGGIORI A SCELTA ORDINARIA. Con anzianttà 1° luglio 1937-XV : QuEIROLO Emilio, comando truppe R. Governo Galla e Sidama. il pari grado Paci/li Alfredo.

Seguirà nel ruolo

PRIMI CAPITANI MEDICI. SANDRETTI Ernesto, distretto Torino. - E' richiamato in temporaneo serv1z1o dal 26 settembre 1938-XVI, è destinato ospedale militare Torino. MAGGIORI CHIMICI I'ARMACISTI. DE MARCO Cesare. - In data 29 dicembre 1938-XVII, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità x• luglio 1937-XVI. CoRRADI Pietro, ospedale militare Roma. ~ Già richiamato in temporaneo servizio. cessa dal richiamo stesso dal 30 settembre 1938-XVI. Dal Bollettino ufficiale, disp. 73', 22 dicembre 1938-XVII.

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MAGGIORI MEDICI. FEDELE Pasquale, ospedale militare Milano. Ministero guerra. SciLL1ER1 Vincenzo, id. id. Palermo. - Id. Id. CAPITANI Ml:DICI. ANDREOTTI Oscar, 23° art. div. fant. - J0° fant. CHINÈ Mario, 6° genio. - Ospedale militare Bologna e comandato per l'anno accademico 1938-39• quale assistente militare pre~so la clinica oculistica R. università Bologna. ClERI Vincenzo, scuola allievi ufficiali complemcmo Brà. - Scuola allie'"i ufficiali complemento genio Pavia. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. PAscERJ Domenico, I 3• art. d h·. fan t. -

Ospedale m ili rare Messina.

TENENTI MEDICI. LEONE Tacito, 7° art. div. fant. -

4° bers.

Ufficiali fuor i quadro. MAGGIORI GENERALI MEDICI. BALLA Alberto. - In data 21 dicembre 1938-XVJI, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 1° gennaio 1938-XVI, col trattamento economico previsto dagli articoli 72 e 144 della legge r6 giugno 1935-XJII, n. 1026. Uff ici :d i fuori organico. CAPITANI MEDICI. SAKDRF.TT1 Ernesto di Enrico. classe 1895, arsenale R. esercito Torino. Torino, dal 1° luglio 1938-XVT.

Distretto


= NOTIZIE

F on Alfio di Luciano, classe 1892, scuola appl. san. militare Firenze. Catania, dal 14 agosto 1938-XVI. Dal Bollettino ufficiale, disp. 74". 29 dicembre 1938-XVII.

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Distretto

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CoLONNELLI MEDICI. MAsSERANO Giulio. - I n data 9 agosto 1938-XV I è comandato presso il ministero d ell'Africa Italiana perchè nominato direttore di sanità militare del comando supenore delle fon .e arma te dell' A. O. I.

..

CAPITANI MEDICI. SPATAFORA Giuseppe. - A l provvedimento che lo riguarda pubblicato a pagina 6116 del Bollettino ufficiale 1938-XVII, dispensa 64, leggasi: Truppe dell'Amara, anzichè: A. O. I.. e dopo le parole: id. id. Bologna, clinica ecc., R. Università Bologna, aggiurJ. gtiSi: cesserà come contro dal 15 aprile 1939-XVII. T ENENTI MEDICI. PATERNOSTRO Vincenzo. - In data 13 gennaio 1938-XVI, è collocato a nposo, per infe rmità, ed inscritto nella riserva, con anz ianità 16 luglio 1934-XII. CuBEDDU Antonio, in aspettativa per infermità non provenienti da cause di serviz.io, Jistretto Bologna. - Distretto Roma I. RoMITO Ovidio, s6· fant.- Comando Piazza Addis Abeba, dal 24 maggio 19_)8-XVI. VEDOVATO Silvio, 2° fa nt. carrista. - 32• fant. carrista, dal 30 novembre 1938-XVU. Ufficiali fuori organico. MACCIORI MEDICI.

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GAcuoNI. Antonio, distretto Roma l. - E' richiamato in temporaneo servizio d al 1° maggio 1938 XVI, per conto del ministero dell 'Africa Italian a, e destinato in A. O. I. :tllc truppe del Governo Harar dal 10 maggio 1938-XVI. Dal Bollettino ufficiale, disp. xa, 5 gennaio 1939-XVII.

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MAGGIORI GENERALI ME[)ICJ. MonESTIN1 Paolo. - E' collocato fuori quadro per limite di comando dal 27 ottohrc •938-XVI, ai sensi dell'art. 35 della legge 7 gi ug no 1934-XII n. 8gg sostituito dall'art. 25 del R. decreto-legge 16 giu gno 1937-XV, n. 944, continuando nella carica di i~pettore di sanità militare per la zona di Roma. CoLONNELLI MEDICI. 0GGt:KU Cesare. In data IO nçm::mbrc:: 1938-XVII, cessa dalla ca rica ùi d irettore dell'ospedale militare di Piacenza e dalla stessa data è destinato comando corpo armata Milano.

MAGCIORI MeDICI. Rossi M ario, truppe Eritrea. dal 21 gennaio 193srXVII.

Ospedale militare Savigliano, cessando come contro,


NOTIZIE

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CAPITANI MEDICI. PASSARF.LLA Fabrizio, 66° fant. -

In data 27 luglio 1938-XVI, cessa di essere coma n-

dato al ministero dell'Africa Italiana pcrchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Libia. DE RocATIS Antonio. 44° art. div. fant. -

Infermeria presidiaria Ravenna.

TENENTI MEDICI. LucENTE Vittorino, 29° art. div. fant. '938-XVII.

F.. corpo truppe Libiche, dal 20 dicembre

Ufficiali fuori quadro. CoLONNELLI CHIMICI FARMACISTI. AccossATO Ermenegildo, corpo armata Torino. - Cessa, dal I 0 novembre 1938-XVII, di essere assegnato al commissariato generale per le fabbricazioni di guerra c dalla stessa data è destinato al comando corpo armata Torino. Ufficiali fuori organico. PRIMI CAPITANI MEDICI. C.\SSANO Lorenzo, ospedale militare Ancona. - Comando Piazza Addis Abeba, per ospedale «Vittorio Emanuele III », dal 15 novembre 1938-XVJ!I. Dal Bollettino ufficiale, disp. 2\ 12 gennaio 1939-XVII.

Onorificenze. ORDINE DELLA CoRONA n'ITALIA. Grand'ufficiale: tenente generale medico in ausiliaria FERDINANDO MARTOCLIO. Ufficiale: maggiore medico in s. p. e. GAETANO MoNTI. (Boll. uff., 5 gennaio c. a.).

Ufficiali in s.. p. e. del Corpo sanitario ammessi agli esami per l'avanzamento a scelta speciale dell'anno 1939. Secondo le disposizioni contenute nella circolare n. 897, Giornale militat·e 29 dicembre 1938-XVII, disp. 70a e con riferimento alla circolare n. 846, Giornale militare 8 dicembre 1938-XVII, ripor tata nel fase. XII di questo Giornale, i seguenti maggiori, capitani e tenenti del Corpo sanitario sono stati ammessi ag~i esami per l'avanzamento a scdta speciale dell'anno 1939· MEDICI. Maggiori : BIANCHINI Acrisio, osp. Verona.

Capiumi: BoLLA Luigi, in f. pres. Anzio; CH!i\RA Giuseppe, se. appl. san. Firenze; DRAGO Calogero, 4" ftr.; D1 MAGGIO Francesco, osp. Palermo; FALBO Enrico, leg. CC. RR. Bologna; lMPALLOMENI Rosario, se. appl. san. Firenze; PAPACNO Michele, osp. Roma; PEDROLI Giuseppe, osp. Roma ; PALADINO Paolo, osp. Perugia; PtmPURA


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Giovanni, osp. Genova; PANARA Carlo, osp. Roma; ScAFÈ Amedeo, osp. Roma; SANTORO Nicolino, leg. CC. RR. Firenze; SERRA Giuseppe, di rez. serv. chi m. m il.; SANTI !.LO T ommaso, osp. Roma; TROINA Francesco, osp. Firenze; TARDUCCI Mario, min. guerr:~. Tenenti: ALvtst Elmo, direz. san. Bengasi; AcctNNI Mario, 11° a. df.; AMENTA A u denzio, ()0° frt.; ANTENUCCI Elpidio, com. truppe Som:Jlia; ARCANGELI Gerardo, 8° genio; AMoROSI Giuseppe, arsen. R. E. Napoli; BRACCO Mario, 1 15° ftr.; CEBRELLI Giuseppe, I 0 a. alp.; CIRR!NCION'E Marco, 37° ftr.; C.~IAZZO Alfonso, 74° ftr.; C ELENTAI'I N icola, direz. san. Bengasi; co~w Mariano, 20° a. df.; CAPIZZI Ignazio. 2 ° genio; c.~N· N'ELLA Andrea, 2° a. a. (comandato ist. fa~c. Africa Italiana); 01 !oRIO Alfredo. 157" ftr.: D 'ANGELO Mario, 5° bers.; D1 GIORGIO Girolamo, 22° a. df.; D E ANCELIS Icaro. com. truppe H arar; D1 MAuRo Nicola, 2° ftr.; FuRINO Raffaele, R. C. T. libiche; Gv.wAc:-ro Mario, I 0 a. dc.; LucENTE Vittorino, R. C. T . libiche; MAI.TESE Fr:mcesco, com. Truppe Somalia; MouiONI Vincenzo, sez. san. XX C. A.; MANCINI Giovanni Battista, com. gen. R. guardia finanza; MARTORANA Aldo. in f. pres. Icici; MtcALI7.ll Filippo. 4° al p.; MA N· GANIELLO Luigi, 1° a. df.; NAPOLITANO Felice. R. C. T. libiche: SAVINO Luigi, 10° bers.; StotARI Remo, 3° bers.; STELO' Gregorio, inf. prcs. Anzio; SEsSA Vincenzo, direz. san. Tripoli; ScRÒ Nicola, 2 ° gran.; TERAMO Filomeno Napoleone, R. C. T. libiche; VIc:\RIO Cesare, 4° ftr. carr.; ZAMPELLT Gennaro, 3° alp. CHIMICI FARMACISTI.

Maggiori: AoiLARDI di TROPEA Giulio, min. guerra; PALMI ERI Mario, ist. chim. form. Capitani: GOFFREDT Ettore, osp. Livorno; ZoooA Aldo, min. guerra. Tenenti: BRUNAMONn Giorgio, osp. Milano; CORBI Domenico. osp. Firenze; GDRI:\ Angelo, osp. Alessandria; SATA Mario, osp. Palermo. Ufficiali per i quali non sono ancora ultimate le procedure di designazione, ammessi con riserva. MEDICI.

Maggiori: MoREL.Lt Mario, osp. Firenze; VtRGILLO Saverio, osp. Udine. Capitani: CALi Domenico, A. O. I. (osp. da campo n. 202); PIAZZA Guido, se. appl. san. Firenze; STAGNITTT Francesco, A. O. L (osp. da campo n. 212). Tenenti: ALTAMURA Manlio, 33° ftr.; CAROTENUTO Pasquale, 6° a. d f.; CoROERo Adriano, 24° ftr.; NADDEO Vincenzo, 15° a. df.; PETRUCCIANI Nicola, com. truppe Eritrea; STR.AZZULLI Sergio, 46° ftr. CHIMICI FARMACISTI.

Maggiori: D'ALESSANDRO Luigi, com. truppe Eritrea. Tenenti: AIELLO Domenico, osp. Udine; SEVERINJ Giuseppe, osp. Ancona: SANI Carlo, osp. Padova; TERRANOVA Salvatore, osp. Messina.

Segnalazioni bibliografiche. • A cura del Ministero dell'Interno, l'Istituto di Sanità pubblica ha stamp:Ho la seconda parte del primo volume di Rendiconti. Ecco alcuni titoli delle importanti memorie scientifiche: Marotta: Frumento e mais nella panificazione; Marotta: Il pesce nell 'alimentazione umana; Marotta e Calò: Esperienze di macinazione e di panificat.ione con farine di mais:


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:-.1arotta e Calò : Esperienze di macinazione e di panificazione con farine di fava; Fermi: Prospettive di applicazioni della radioatti vità artificiale; Hackett: Le più recenti ricerche sulla malaria ed alcune loro applicazioni; Di Stefano e Muntoni: La fitina nelle paste :tlimentari e nel pane; Castagno/i: L'infuso di patate per la differenzazione delle brucelle; Ralcndicri: Ricerche sull'eventuale azione patogena di associazione di germi acidor<·sistcnti con ceppi tubercolari attenuati o a virulenti; Satta: Moderne ved ute sul problema della tifoide; Penso: Influenza del peptone sull'attività della tossina t~tanica ; /n tomi: Progressi in analisi spettrale di emisdone.

+ E' uscito (Unione Tipografico Editrice Torinese . L. 150) il 1 ° volume del DizioTim·io ,/i Medicina Illustrato del\'on. dott. Giulio Casalini, dalla lettera A, alla lettera K . L'opera. che intera .sarà di due volumi, costituisce un efficacissimo mezzo di divulgazione scientifica in ,quest'epoca in cui, al disinteresse che mostrava prima il pubblico per quanto si riferiva ai problemi della medicina, è subentrato il desiderio di conoscenza che, a giudic:tre dalle molte pubblicazioni mediche apparse in questi ultimi anni sotto ,·ade forme lwerar~e, va facendosi sempre più vivo. Risulta quindi quest'opera del Casalini di g randissima utilità non solo per i medici, che tendono in maniera ognora più accentuata ati indirizzarsi verso la specializzazione di una data branca della scienza medica, ma anche per gli studenti di medicina, per quanti esercitano professioni affini, per gli insegnanti, per le persone colte o desiderose di cultura. Le difficoltà che ~i presentarono all'A. nella compilazione, e che egli stesso ci dice nella prefazione, sono state superate, in modo encomiabile. L 'opera dimostra nelle voci riportate una sagace scelta e nella trattazione di esse un a gi usta proporzione, requisiti questi non facili a trovarsi in lavori di questo gene re. Accresce ,·alore all'opera la nota personale che l'A. ha voluto aggiungere al puro elenco delle voci e alle esplicazioni obiettive di esse: la simpatia viva e fattiva che dimostra per certi argomenti di medicina che sono di attualità e che cmti tuiscono i segni dd nuovo orientamento della nostra scienza. Per questo noi leggiamo, per es., con g rande piacere quanto egli scrive dell'aborto, considerato dal punto di vista morale, sociale e legale. o quanto egli dice in alcune voci del rifiorire dell'antichissimo e sempre fresco pensiero ippocratico. Nè mancano in questo Dizionario ricordi storici, letterari e artistici, che allegge· riscono e abbelliscono la trattazione scientifica della materia. Il lavoro del Cn~a l ini merita la più ampia lode e l'augurio più fervido di largh issimo successo pcrchè una ben fatta divulgazione della medicina otterrà che questa non sia più solo curativa ma anche, e sopra tutto, preventiva. Tn tal modo saranno raggi unti i fini che lo Stato si è proposti per la difesa sanii:Jria tlel popolo. La conoscenza da parte del pubblico, sempre più numeroso, dei vasti problemi della razza, dcll'cducnione fisica, delle malattie sociali, della profilassi, coadiuverà sicuramente e con immenso beneficio l'azione complessa c difficile dei pub.. blici poteri. Magnifica è la veste tipografica; nitide e numcrosissime le illustrazio ni ; bellissime le t:wole. Il volume è solidamente rilegato in tela. • Un quadro impressionante del contrasto che s'è venuto forma ndo nell'età moderna fra gli sviluppi straordinarii delle scienze <.Iella materia c q uelle <.!egli esseri umani che wno rimaste presso a poco allo stato primitivo, è nel libro di Alexis Carre!: L'uomo, que.rto sconosciuto (Bompiani, Milano, XI ed., L. 12). La m<.'Ccanica, la fisica e la chimica hanno trasformato il mondo materiale e menr:ilc. h:mno creato condizioni di vita difficili e dannose all'uomo, che, a dire dell'A., ,.a sempre più indebolendosi in un malessere ognora crescente. In tale stato nuovo la


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biologia vede naufragare i propri scopi che sono quelli di far vivere meglio e più a lungo l'uomo. Secondo l'A. la denatalità aumenta, la lunghezza della vita va sempre più accorciandosi, il livello intellettuale si abbassa, nonostante l'aumento delle scuole e delle università, i valori morali, quelli religiosi diminuiscono, il senso estetico, per lo sviluppo della civiltà industriale, che ci circonda di spettacoli brutti, grossolani e volgari, Y3 spegn endosi. La macchina va uccidendo l'uomo, la moderna civiltà, con le sue infinite scoperte, va abolendone la potenza, i meravigliosi progressi dell'epoca attuale ne vanno dissolvendo la personalità. Se gli studi della batteriologia hanno fatto diminuire le malattie infettive c contagiose, ecco le psicosi prendere nella società uno spaventoso dominio, e per la vita inquieta irregolare ed agitata che l'uomo :noderno è costretto a vivere, e per l'alimentazione troppo raffinata o insufficiente e per la frequenza della lue e per la debilità nervosa. La biologia molto s'è occupata delle manifestazioni chimiche, dei disordini organici, della fisiologia umana, ma essa ha trascurato la psicologia. Lo spirito, che è il potere più colos!ale del mondo, è passato in mezzo alla materia vivente quasi inosservato. Il dualismo cartesiano del corpo e dell'anima fu fatale; la materia, da allora, assunse ogni importanza, lo spirito nessuna: e quest'errore portò la scienza della materia al trionfo, e l'uomo all 'a nnientamento. Ma il danno maggiore che dalla civiltà moderna deriva all'uomo è la tendenza di abolire la lotta che è necessaria impegnare nell'ambiente per appagare i nostri desideri, le nostre aspirazioni; ess.1 ha standardizzato il lavoro muscolare, l'aliment:lZione, il tonno; ha soppresso lo sforzo e la responsabilità morale, ha creato per l'uomo mille e mille comodità. che tolgono all'organismo umano lo sforzo continuo dell'adattabilità, segreto fisiologico per temprare le forze organiche. Non ostantc l'agitazione dell'esistenza ffi(). derna. l'atù\'ità degli sports, la ricchezza dei rapidi mezzi di trasporto, i nostri grandj sistemi regolatori, i nostri possenti meccanismi di adattamento restano a riposo. La legge dello sforzo è stata distrutta mentre era ed è la legge suprema dell'uomo perchè ne zssicura la resistenza del corpo e dello spirito, condizione essenziale per l'affermazione l'ersonale e per la conservazione dei caratteri di razza. Gli uomini <C hanno bisogno di un sistema di \'ita che imponga uno sforzo costante, una disciplina fisiologica e morale e delle privazioni; simili condizioni di esistenza dànno loro resistenza alle fatiche e alle preoccupazioni, preservano da molte malattie, specialmente da quelle nervose, e spingono irresistibilmente alla conquista del mondo ». Ed è con profondo compiacimento che ne i leggiamo a CJUesto punto il ricordo del « vivere pericolosamente l> mussoliniano, che '' ncn è solo un ahi!simo precetto morale, ma anche una necessità biologica, per le razze elette ••. Quadro desolante del mondo in cui oggi vive l'uomo, cui la scienza medica attuale non può apportare alcun rimedio, così com'è organi zzata nel suo sempre crescente frazionamento. Se la specializzazionc è una necessità per conoscere più a fondo l'argomento, non bisogna dimenticare, come \'O!eva Descanes nel suo Discours dc la méthodc, che essa rappresenta un artifizio di metodo a cui noi siamo ricorsi. Essendo l'organismo umano una unità indivisibile occorre che i risultati conseguiti dagli specialisti passino attra\·erso il vaglio della sintesi, che w lo un uomo superiore può fare e non un gruppo di specialisti. Come un dizionario non dà al suo proprietario la cultura letteraria o fil(). wfica, così gli infiniti dati che raccolgono i tanti specialisti nelle proprie materie non portano a ll'uomo quel benefizio che gliene verrebbe invece se essi, riuniti in una mente ~uperiore, costituissero un tutto palpitante e vivente. Libro sconcertante. in cui è rappresentata con potenza mirabile la tragedia dell'uomo moderno, che rimasto, presw a poco quale era, è oggi sopraffatto dall'enorme progresso della scienza della materia. L'A. che è un grande chirurgo americano, vincitore del premio Nobel 1912, che gli fu concesso per la scoperta di un nuo\·o metodo di sutura dei vasi sanguigni c di trapianto di organi, non esita ad affermare sin dalle


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prime pagine, e a ripetere poi spesso nelle successive, la nostra ignoranza di noi stessi e ad insislcrc sulla necessità di conoscerci nella nostra inabolibile e indivisibile unità, rovesciando una dottrina che da più di trecento anni continua a separare il corpo dallo spirito. Ncll"accennare ai tentativi scientifici che già cominciano a farsi notare e che mirano a studiare con metodi nuovi l'uomo sano e l'uomo malato, riconosce a!rlt~llia un posto d'avnnguardia: «Un grande progresso è stato realiu.:no in 1talia da Nicola Pende, col suo Istituto Biotipologico per il miglioramento fisico, morale ed intellettuaJe c.Jcll'inJiviJuo. Questo sentimento, pur essendo diffuso tra i medici americani, non è ancora stato fonnul:no in America in modo così chiaro come in Italia >> . Dopo l'analisi d i tutte le cause dell'attuale malessere dell'uomo moderno in mezzo ad una civiltà che è stata costruita senza tener conto della naturo umana, ma solo seguendo i capricci delle scoperte scientifiche, gli appetiti degli uomini, le loro illusioni, le loro teorie, egli chiude il libro col capitolo della Ricostruzione dell'uomo in cui mostra la via di liberazione da tale maless.ere, la rinascita dell'e~sere umano con la piena armonja delle sue attività organiche e spirituali, in piena concordia con la natura, con nel cuore l'anelito verso la bellezza e verso Dio. • Della tendenza moderna della medicina di. tornare allo studio unitario dcii 'uomo. dopo il trionfo materialistico del secolo scorso, che era giunto a ritenere per bocca del fisiologo Molcschott il pensiero come un secrcto del cervello, si occupa un suggestivo e dotto articolo del prof. Sabatini, Direttore della Clinica Medica di Genova (Posizioni ava11zatc della 11uova scienza medica. «Nuova Antologia», ottobre 1938), che in un certo qual modo è da ricollegarsi col volume del Carrcl, sopra segnalato e con la Medicina di oggi, del dott. G. Loebel. Ricordata la concezione dualistica cartesiana che portò, nel campo della scienza medica, a tutto matcrializzare col calcolo e con la dimostrazione:: e quindi ad escludere quanto non poteva essere misurato e dimostrato, egli esamina con acuta obbiettività le conquiste scientifiche di questi ultimi anni che correggono l'errore commesso dal biologo di osservare solo la matcrio: senza tener alcu n conto dello spirito. Di qui l'orientamento nuovo della moderna medicina: non più solo la chimica e la fisica del corpo, ma anche la psicologia, con tutti i suoi fenomeni che sono realtà, condizioni operanti sull'organismo come la febbre, come le secrezioni ghiandolari. Interessantissime ~ono quinc.li le nuove acquisizioni della medicina, che l'illustre clinico commenta per di. mostrare la influenza del corpo ~ullo spirito e l'inverso. Le ghiandole endocrine che con i loro ormoni agiscono in modo indubbio sulla personalità psichica, specie sul tempera. mento, l\11imcntazione (u dimmi come mangi e ti dirò chi sei ))), i fattori. ambientali esterni che tanto innuiscono sulle manifesrazioni spirituali (suicidi, atti criminali in rapporto di passaggi delle macchie solari) oltre che sul corpo, c che in pochi anni hanno gettato le hasi a due nuove branche della scienza medica, alla mctcoropatologia e alla cosmopatologia, forniscono gli e.çempi evidenti della prima influenza. Tutti i fenomeni fìsìopntcl ogici, determinati d:tlle emozioni e cioè le vasodilatazioni e le vas.ocostrizioni, l"ittcro e l'aumento dell'adrenalina nel circolo, l'importante e irrefutabile esperienza di Wcbcr, per cuj si dimostra che il pensiero è cap;~ce di far giungere in un determinato punto del corpo una maggiore quantità dì sangue c quindi di aumentare il peso, con la possibilità terapeutica di agire come un vero e proprio revulsivo, il gruppo dei <'riflessi condizionali », il miracolo, (< la più astratta forma del sovrumano c dcll'ultraumano », che guatbgna sempre m:tggior credito nella medicina positiva perchè questa comincia oggi a ritenere scientificamente possibile che lo stato di dinamismo neuropsichico, indotto dalla preghiera nell'organismo, sono l'azione di una Fede profondamente sentita, sia il fattore determinante delle modifìcazioni nei tessuti e quindi della guarigione, sono gli esempi luminosi dell'influenza dello spirito sul corpo.


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Non è tutto questo una r-i volu zion e della medicina che fino a ieri ha dominato? 1 regni dd sogno, del m i s t ero e del sovrumano cominciano ad essere occupati dalla .lCicnza, sol pc:rch~ questa è t o rna t a ad onorare lo spirito.

+ Per i tipi di Mon d ado ri , n e lla Collezione Settecentesca di Salv:ttore di Giacomo è uscito il volume di Bruno B ru n e l\ i : Figuriru: e Costumi m:!la carrispondenza di utJ mrdico dd '700 (L. t6). Il m e dico è A ntonio Vallisnieri, Primo Lettore' dell'U n iversità di Padova. L'A., in possesso di 5290 lertere dirette al Vallisnieri c da questi an notate, ha ricostruito non solo la vita del celebr e medico, ma anche l'ambiente in cui l'attività professionale si svolse fra le galan te ri e di quel secolo e fra il movimento geniale di idee e òi ricerche. • Chi voglia, pur r im a n e n do nel campo della propria atti,•it?t medica, leggere un romanzo che parla di m edici e del l o~o esercizio profession:tle, col tenue intreccio di un:1 deliziosa storia d'amore, pre n da la Cittadella di A. l. Cronin (Bompiani, Milano. 4• ed. L. 12). E' un libro che, tr ad o tto s ubito in '5 lingue, ha avuto un grandissimo successo, non solo per le specifich e d o ti d i scrittore che quel medico possiede, ma sopra tutto per l'insegnamento cui mira b p a rte che tratta dell 'esercizio professionale. Protagonista è un giovine dottore che, iniz i a n do la propria :Htività medica con i criterii della più assoluta onestà c della più r ig ida osservanza dei dettami ~cicntifici, con i migliori propositi di non cessar mai dallo studia r e e di improntare il proprio bvoro a un vero e proprio apostolato. 'iene travolto per l '<< auri ~aera fames » in una attività professionale indegna e immorale che lo fa ricco, celeb re, ma vittima di quel sistema che egli una volta av~va disprezuto. L'episodio imp r essionante del calzolaio oper:Ho cd ucciso gli fa cadere le bende dagli occhi. lo fa r i n savire e lo persuade alfine che la felicità dcll':mimo non è nello •plcndorc falm della ricch ezza e della bma che provengono dall'intrigo con collegh• disonesti c dall'inga nno verso i pazienti, ma che è solo nella nobiltà della meta. nella nobiltà dei mezzi c h e adoperiamo per raggiu ngerla e che, sopra tutto è da considerars1 una conquista p uramente spirituale, non leg:na pertanto al possesso di beni terreni. Il dott. Hugh C~bot della Mayo Clinic ha espresso il desiderio che la Cìttad~lla sia letta e meditata d a tutt i gli studenti di medicina e dai medici al di sotto dei 35 anni. Ma non sarebbe un bene se la leggessero e la meditassero tanti altri, anche se di mag~iore età ~ G I ANNAXTO!'>I.

lutti della Sanità militare. E' deceduto il 3 gennaio u. s. il m:~ggior generale medico della mcrva comm . Ferrabioo Ottavio.

N:tto nel 1873 a Casale si laureò in medicina e chirurgia nella R. Università di Torino nel t&J8. Sottotenente medico in s. p. e. nel' settembre Il)OJ. Fu inviato in Cire. naica nel 1912 col grado di capitano, che aveva conseguito mediante esami a scelta. Rimpatriato dopo circa u n anno, fu nel maggio 1915 mobilitato per la w:mde guerra ed a~segn ato all'Ospedale da Campo N. 27. Rimase, salvo bre\'i periodi, in zona dì guerra fino :ti 1918. Nel luglio 1920 fu collocato in P. A. e quindi nel febbraio 1926 in A. R. Q. Colonnello nel 1930, fu promosso maggior generale nel 1936. Particolarmente versato nelle discipline chirurgiche ebbe modo di djmostrare in tutti i servizi cui fu comandato la sua solida cultura professionale e la sua capaci tà tecnica. Di c:tr:merc generoso


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seppe ovunque acquistarsi viva simpatia e larga estimazione. Sempre disimpegnò leme attribuzioni con zdo, intc:rc:.~amenw c: competenza. Era decorato ùdla medaglia ùi bronzo per essersi segnalato nel prodigare soccorsi alle popolazioni colpite dal terremoto nel dicembre 1_908.

« Razze e razzismo :. in una conferenza del colonnello medico Manganaro. Dinanzi ad un pubblico numeroso e colto, nel quale si notavano S. E. il Prefette> e S. E. il Comandante del Corpo d'Armata, il colonnello medico dott. Carmelo Man· ganaro, Direttore dell'Ospedale :nilitare di Firenze, ha tenuto una conferenza su Razze e razzismo al u Lyceum " di quella città. L'orazione ha dimostrato che dai primi contatti che si stabilirono fra Romani e Semiti, e cioè dal 140 a. C. aù oggi, per un lungo ordine di secoli b vicina nza delle due razze non è valsa ad alterare i car~tteri specifici dell'Italiano. Questa constatazione t: servita al dotto ed elegante conferenziere per affermare quanto giuste e legittime siano le provvidenze e le previdenze che il Governo Fa~cista ha preso per difendere sempre più la nostra razza in quc~ti tempi particolarmente aspri per la lotta a fondo che è ~tata scatenata dal Scmitismo contro l'Arianesimo. L'O., efficacissimo nella trattazione dell'alto problema, ha riportato un successO' veramente d'eccezione sì che anche la stampa locale si è occupata diffusamente della conferenza, tributando parole di viva ammirazione al colonnello Mang;;n:Jro.

Valorizzazione del patrimonio idrominerale italiano. I l giornale Le Forze Sanitarie del •S novembre ha riprodotto e commentato le direttive che S. E. il Ministro Lamini ha impartito al Sindacato nazionale fascista dei medici per la valorizzazione del patrimonio idrominerale italiano. Il programma predisposto dal Sindacato nazionale sarà affidato per l'esecuzionealle Sezioni idroclimatologiche, in corso di costituzione presso tutti i Sindacati provinciali fascisti dei medici. Del programma fa parte il << Primo Congresso nazionale per la valorizzazione del p:1trimonio iclrominerale italiano >>. che avrà luogo nei giorni 11 c 12 febbraio presso la Mostra autarchica del Minerale Italiano. Il Congresso è organ izzato dal Sindacato nazion:Jie fascista dci medici sotto la presidenza del Commissario Mi nisteriale Sen. Bastianellì e d' intesa con la Sottogiunta Congressi e Convegno della Mostra stessa. Saranno presenti alla manifestazione tutti i componenti i direttori dci Sindacati provinciali fascisti dei medici, i componenti le Sezioni idroclimatologiche provinciali e numerosissimi medici da ogni parte d'Italia. Saranno inoltre r:tpprcsentatc al Congresso tutte le Stazion i termali italiane e le Stazio ni Ji cura e turismo. Gli argomenti che saranno trattati avranno carattere di assoluto valore pratico, perchè scopo del Congresso è quello di far conoscere ai medici pratici l'importanza della ter:tpia idrominerale e di valorizzare quindi le stazioni di cura italiane che tanterisorse medicamentose hanno nelle molteplici gualità di acque di cui è ricco il nostro suolo. La trattazione degli argomenti è stata perciò affidata a clinici illustri, qu:1li i professori Frugoni, Gasbarrini, Sabatini, All1eri, Luchcrini, Messini, Pisani, Valenti, Casagrandi, Vinaj, Rotti, Silvestri. Zanelli, Pancrazio, Bertagnoni, Bacchetti, affinchè if


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III

medico pratico possa. ri~e~ere q u elle norme che derivano dalla esperienza c dalla competenza acquisita da1 chmci par ticolarmente versati in questo settore della terapia. Al Congresso, cbe sarà presieduto dal Senatore Bastianelli, interverrà, S.• E . Petragnani, Direttore generale della Sanità Pubblica. Il Sindacato nazionale fascista dei medici invita perciò tutta la classe sanitaria italiana a partecipare a\ Congresso, che segna l'inizio del vasto programma di azione predisposto dal Sindacato e per la cui attuazione è necessario l'interessamento più vivo e fattivo dei medici. Si tratta di un problema impostato nel piano della battaglia autarchica, che de\·c pertanto essere risolto rapidamente per dare incremento anche in questo settore alle n~tre risorse nazion ali. l medici d'Italia sapranno compiere anche questo loro nuovo dovere.

Onoranze a Lazzaro Spallanzani. Nella prossima primavera verrà celebrato a Padova il biologo e medico Lazzaro Spallanzani con l'inau gurazione di un monumento e con un congresso internazionale di biologia sperimentale sotto l'egida della R. Accademia d'Italia.

Morte dd professore Christian Gram. All'età di 85 anni è morto il prof. Christian G ra m, che fu clinico medico a Copenaghen. ll suo nome è legato alla speciale colorazione dei batteri, ch'egli trovò a 31 anni

quando s'occupava di microbiologia.

Concorso Erba per l'autarchia del medicamento. Gli Stabilimenti Chimico-Farmaceutici Carlo Erba indicono un concorso fra i Medici Italiani per una monografia sul tema: L'autm·chia nel campo del medicammto con tre premi di L. 25.000, di L. rs.ooo c di L. 10.000. La monografia dovrà illustrare proposte pratiche e costruttive intese a portare un effettivo contributo alla realizzazione dd massimo di autarchia nel campo del medicamento italiano; e dovrà illustrare i metodi ritenuti più efficaci per vincere la diffl _ deoza, che purtroppo ancora esiste, verso i prodotti nazionali. Le monografie, in numero di sei copie dattilografate, dovranno pervenire :~Ila Società Carlo Erba - Via Zubonati, 24 - Milano, non oltre il J 0 maggio 1939-XVIL

Corso di perfezionamento in Igiene e Batteriologia nella R. Università di Bologna. Nella R. Università di Bologna, presso l'Istituto di Igiene si terrà dal 1° aprile :~l 31 maggio il Corso bimestrale di perfezionamento in Igiene e Microbiologia per Aspi-

ranti Ufficiali Sanitari, Direttori di Laboratorio Micrograhco e Batteriologico ccc.


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Possono iscriversi i lau reati in Medicina, in Farmacia, in Chimica e Farma.c ia ed in Zoojatria. Alla fine del corso verrà rilasciato apposito diploma. Per programmi e schiarimenti rivolgersi alla D irezione dell'Istituto di Igiene (Via S. Giacomo, 12) o alla Segreteria dell'Università, Via Zamboni, 33·

Corso complementare teorico-pratico d*igiene nella R. Università di Bari. D ol 13 marzo al 13 maggio 1939-XVII nell'Istituto d'Igiene di quella R. U niversità, si terrà il corso complementare d'Igiene pratica, in conformità del R . Decreto 29 maggio 1898, n. 219. Al corso possono iscriversi i laureati in Medicina e Chirurgia, in Chimica e Farmacia, in Medicina Veterinaria e coloro i quali siano forniti contemporaneamen te della laurea in Chimica pura c del diploma in Farmacia, o di laurea in Farmacia. La domanda in carta bollata da L. 4, indirizzata al Rettore Magnifico, deve essere corredata dal certificato di laurea e della ricevuta di pagamento da farsi alla Banca Commerciale Italiana, scd~ di Bari, della tassa di L . 400, a titolo di contributo alle spese d'insegnamento e rimborso delle spese di consumo di materiale. Gli interessati inoltre devono presentare l'atto di nascita legalizzato, per i n a ti fuori del circondario di Bar.i, ed una fotografia legalizzata. Tutti indistintamem e gli aspiranti all'ammissione al corso devono dimostrare, con regolare certificato, d'aver frequentato, durante il corso universitario, l'insegnam ento .(pedale dcl!'ìgit·ne e di avt"rne superato l'esame. L'iscrizione rimane aperta da oggi, fino al TO marzo 1939-XVII.

Un·cttore responsabile: Prof. Dott. L ORETO MAzzcTTI, tenente generale medico. ROMA,

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CATTANEO, 20


Spedizione in abbonamento postale

PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno LXXXVII·Fasc. Il FEBBRAIO 1939 ·XVII

GIORN'ALE DI

MILITAR.E Cum sanitate 'llirtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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FEBBRAIO 1939-XVII

GIORNALE DI

MED l Cl NA Ml Ll. TARt: Cam sanitate "'{rlas in ;~.rmis

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MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMfNTO. L'abbonamento è annuo e dà diritto a n. 12 r..dcoli. Esso decorre d.al l• gennaio al prezzo di L. 32: (e.tero l... 44); per gli abbonament i fatti durante l'anno verranno inviati i numeri ar retrati dell'anno in corao. l..' abbonamtnto si pal(a anticipato. Non disdetto un meae prima della scadenza, e'intende riconfr rmato. Alle librerie nazional.i ed estere è eonceeso lo a conto del IO % . Per i soli ufficiali del Corpo Sanitario delle varie Fcrze Armate, in oervizio ed in conaedo, iJ prezzo dell'abbon~nto è ridotto a L. 24. Per 11H ateasl ufficiali è ammesso un abbonamento eumulati,•o al Giornale di Medicina Militare ed agli Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo ridotto di L . 40 annue. Un fucicolo costa L. 4, ae arretrata. L. S (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le annate complete arretrate il prezzo è di L. 48 n <l Regno, L . 72 per l ' Estero. fl prezzo del eupplemento al aiornale contenente i !Woli di anzianitA d el Corpo Sanitario Militare è di L. 8. Non si concedono abbonamenti in omaggio. Gli abbonati potranno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblicazione - i numeri even· tualmente smaniti per disguido poataiP. Trascorro t ale termine non si dar~ corso Glia richiesta. Si accettano inaerzioni a pagamento di carattere pubblicitario compatibil i con la natura e col decoro del 11iornale. (Cbirdere condizioni e tariffa all'amministrazione).

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SOMMARIO

LEZIONI E CONfERENZE Pag.

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LEZIONI E CONfERENZE SCUOLA DJ APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Direttore: maggiore generale medico prof. G. GJORDA::;ro htituto di Traumatologia e Chirurgia dl guerra Direttore: tene.nte colonnello medico prof. A. MAGLJULO

ASPETTI E COMPITI DELLA CHIRURGIA DI GUERRA <t> Prof. Alfonso Magliulo, tenente colonnello medico, libero docente di patologia chirurgica.

Se è vero che la chirurgia è antichissima come l'umauità, bisogna ammettere che, essendo gli uomt.ni portati, per un fatale istinto, alla contesa e, per url aJmplesso di fattori della vita stessa, condotti alla lotta cruenta collettiva fra popoli, la chirurgia delle lesioni prodotte da mezzi di offesa di guerra è sorta indubbiamente prima fra tutte le c.ltre branche della chirurgia generale. La storia, sia anche nella sua parte leggendaria, ci dà la più ampia documentazione delle tristi e multiformi conseguenze, materiali, morali e fisiche, ~~...... che porta con sè la guerra : questa dura e matrigna realtà e, fino ad oggi, j-- ~·. inevitabile evrnienza della vita dei popoli, che, 1Jata con l'uomo, lo ha sempre /.:~<:-:;;\ accompagnato nel volgere dei secoli, anche quando la civiltà sembrava drl:;..:·'f."'<'"-f:;) 'U·~, ;, . ~~ vesse avere ragwne su essa. ~s· ·:·•..; Ma la stessa umanità, omicida e fratnàda, tlel duro trapaglio della lotta che insanguina i suoi occhi e accende la sua ira infiggendo nell'avversario le ~~~) a/{i11ate e mortali armi o altri mezzi vulneranti ha trovato, per fortuna, in se stessa, quale .rtrano ma benefico contrast(J: la mente ed il cuore dell'uomo, rivolti a soccorrere e restituire alla società quegli stessi uomini che la guerra nd furore bieco e sanguinario della mischia, aveva condannato a morire e a .roffrire. Così, nell'antichità più lontana, a fianco della guerra devastatrice del benessere e distruggitrice delle genti, per virtù di quella cipiltà che sa di amore e di sapere insieme, noi vediamo accompagnarsi e svilupparsi l'arte pietosa ed umanitaria: la chirurgia, che sempre, anche prima di diventare .ccienza, ebbe vive e presenti davanti a sè le più belle e più alte finalità della sua mtSszone. Infatti, al duro e cinico volto della guerm insanguinata ed i11esorabile durante il furore della mischia, in cui è messa in gioco la vita dell'avpersario, si affianca, nello stesso periglio, il pietoso .e nobile apporto del soccorso per risa111are le ferite, cioè indirizzare il loro decorso alla riparazione con tutti

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(1) Lezione di prolusione al corw ~llicvi ufficiali medici di compkmcntoJ. :\nn('l 1936-XVJ.

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ASPETTn E COMPITI DELLA CHIRURGIA DI GUERRA

quei mezzi della scienza ckirurgica, la quale noo è fatta solamente· di ·tecnicismo e di manualità, come a torto, a volte, viene giudicata, ma di sapere e di pietà, di arte e di amore, cioè di tutto quell'insieme di previdenza e di sollecitazioni che costituiscono la base dd/'assistenza messa al S(fVizio d et dovere e del sacrificio per l'umanità sofferente. L'aurora della chirurgia di guerra sorse fin da quando l'umanità incominciò a dibattersi tra le discordie e le guerre, iniziatesi, purtroppo, prima tra i famigliari e poi fra tribù e più tardi fra popoli e popoli diversi per ortgtne e razza. Sebbene la storia di quelle epoche così lor1tane 110111 ci abbia tramandato che scarsissime notizie dei c~ir.urgi di guerra dei popoli più antichi, tuttavia non possiamo escludere l'esistenza di medici che professassero la chirur~ia e provvedessero all'assistenza chirurgica dei feriti di guerra, quando trouamo codici e leggi che comminano ammende e punizioni, per quei medrc ' . :, ' seguivano gli eserciti e che per imperizia o per incapacità apportavano 1:-!" g . gior danno alla ferita metttndo in pericolo la vita del ferito stesso. Gli antichi Egiziani, depositari e tutori delle civiltà più remote, ma nello stesso tempo maestri della medicina, sono i primi a tramandarci, attraverso i codici delle numerose scuole dell'arte salutare che essi fecero sorgere, oltre alle altre branche di specializzazione della chirurgia, quella della cura delle ferite di guerra. Fedeli, infatti, all'uso del ferro ro.vente per altre affezioni chirurgiche, essi adoperavauo fin dai tempi dei Faraoni tale mezzo per l'emostasi delle ferite di guerra con emorragia. Nell'a1ltica India, attraverso i poemi sacri, apprendiamo l'arte del soccorrere i feriti del cra11.io, del torace e dell'addome tJonchè i metodi di sutura delle ferite intestinali, di amputazùme ed infit~e della plastica della faccia. Ma se, dalla storia dell'antico Egitto, noi possiamo trarre molte notizie che ci rivelano l' esisterzza di una chirurgia di guerra professata empiricamente dai medici che seguivano gli e.rerciti per soccorrere i feriti, ancora più ricco è il materiale storico dell'antica Grecia nei riguardi dello· sviluppo della chirurgia dt. guerra. L~ leggenda ci ricorda il Centauro Chirone, il p,-imo chù·urgo di quell' epoca, il quale, col suo balsamo, sa arrestare le emorragie e cicatrizzar~ molto presto le ferite di guerra. Omero nel suo divino poema, che è un vero documentario di chirurgia di guerra, ci descrive le armi e le ferite da esse prodotte fornendoci mirabili descrizioni dei caratteri clinici delle armi di offesa. Il cantore dell'Iliade mette in valare la figura di Macaone il gTande chimrgo militare che, col suo coltello di bronzo, se non sa praticare amputazioni, allarga la fet·ita per estrarre la freccia con abilità e « senza produrre dolore e senza provocare l'emorragia >l senza, cioè, un« delle più gravi complicazioni immediate delle ferite.


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Insieme al fratello Podalirio provv~de alla fasciatura degli arti serpendosi del _bendaggio Mn solo come mezzo di protezione della ferita ma come immobilizzazione dei frammenti delle fratture. Lo stesso Ippocrate, che rappresenta nel campo della traumatologia un punto di partenza che possidmo chiamare fondamentale, oltre al creare il suo banco per la riduzione delle fratture e delle lussazi01zi, si preoccupa della cura delle ferite prodotte da armi di guerra. Così egli provvede all'emostasi con criteri di.ccriminativi diversi da quelli dei suoi antenati, ricorrendo all'uso dd fuoco tzei casi gravi 'solamente, ed usando, invece, negli altri casi la compre.<siotJe. Egli NO'tl è il chirurgo. timido, mancante- di temperame-nto chirurgico, come alcuni ritennero, ma il prudente, l'oculato chirurgo che, pur sapendo estrarre le freccie o il dardo direttamente dalla ferita, ne consiglia l'estrazione praticando utza contrapertura quando la ferita è vicina ai pasi come al collo e all'inguine. Ma, a parte le sue difficoltà di ordine tecnico, la chirurgia di guerra appare, egualr:ze-nte .nel eassat~ come a~ nostri giorni, legat~ al comp~ess~ -(tr·..J'problen:a de/l org~mzzazwne, 1"! matertale e pers~na(e tecmco, ~a cuz dt{~;~ pende tl suo funziOnamento ed 1l suo resultato de/l amstenza al ferzto. r;:.:~ . Senofonte, infatti, ci ammonisce che, nella ritirata dei diecimila crJm§~~ battenti, i chirurghi incontrano grandi difficoltà per trasportare i feriti c~,:.,-"'~~~~~~. vmivano abbandonati nelle case l ~:..;-_- ··~A /~~ Lo stesso Ciro pagò con la vita un'imponente emorragia, in seguito ad ~~. ,~s?··' ' una ferita, che i medici del suo seguito non arrivarono itt tempo ad arrestare. (.\.~~ Costituivano un grande timo·re per i medici di guerra, in tutte le epoche, ·L l'emorragia e le ferite cavitarie. Non poche, tJè lievi furono, infatti, le preoccupazioni di Critobolo di Coo quando si trovò di fronte alla grape ferita al torace che toccò ad Alessandro Magno. Dato il valore, la fama e la pote-nza del grande Re Macedotze era neces.<ario che l'archiatra fosse ben edotto e molto pratico di traumatoiogia di guerra per poter fare la diagnosi, stabilire la prognosi e affrontare la cura adatta. Arriano, che ci tramandò la descrizione della lesione, sulla base delle indicazioni tratte dalle memorie di Tolomeo, ci fa, infatti, conoscere che la ferita penetrante al torace, sebbene Ìtlteressasse la sola pm·ete, era grave, pe-rchè, oltre all'emorragia per lesione dell'arteria intercostale, si era formato un emopneumotorace, complicazione non trascurabile nelle ferite toraciche. Dell'assistenza chirurgica ai feriti presso gli e.<erciti dell'amica Roma e della tecnica operativa delle varie lesioni troviamo un ricco materiale nelt opera di Celso, il chirurgo fine e preciso. Oltre la tecnica delle legature dei vasi per l'emostasi, egli tratta dell'estrazione dei corpi estranei dalle ferite, delle amputazioni con criteri veramente razionali, che rappresentano un perfezionamento di quanto avepano scritto i Greci e gli Egiziani.


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Galeno segue Celso 11ella cur·a dell'emorragia e uella tecnica delle amputazioni. Ma, se le notizie della chirurgia di guerra al tempo di Roma antica s0110 frammentarie, molti sono i docummti incisi nei monumenti e 11ei templi che indicano che i medici furono al seguito degli eserciti apportando le cure chirurgiche sulla scorta della cultura greca. E se, dopo la caduta dell'impero, vivono nella storia della chirurgia araba i nomi di Albukasim ed Avicenna, per tutto ciò de rigtJarda la traumatologia, fin dall'V/l! secolo, in quell'angolo mirabile dell'azzurro Tirreno, sorgeva la Scuola Salernitana che sviiuppò la chirurgia elevandola ad un'altezza superiore della medicina, sui riflessi della Scuola Ippocratica portata dall'empirismo ai precetti scientifici dopo un lrmgo periodo di inerzia che, nel medio evo, fu e.rpressi01ze di << ignoranza e super.i!izione )) . Quel faro di scienza illuminò il mondo intero dell'arte salutare, da cui molti illustri medici e clinici tra.<sero sapere e cultura nell'arte del sa11are. Certo tra le figure più alte del Rinascimento brilla quella del grande chirurgo militare francese : Ambrogio Parè che tracciò e tradusse in pratica le linee fondameutali di quella chirurgia fatta non nelle sontuose ed eleganti sale operatorie degli ospedali civili o territoriali, ma di quella praticata d' urgenza sul campo di battaglia o negli ospedali da campo, quando, durante la lotta che infuria cd il fuoco micidiale che divampa intorno, nell'aspro c fangoso terreno, i feriti elevano i loro lamenti al soccorso, cioè su quel campo di ctmore, ove l'attimo fuggente può arrestare quel flasso di sangue che è a/limite della possibilità della vita dell'emorragico agonizzante. Ma giot•a qui ricordare che, prima del Parè, il più grande contributo alla traumatologia di guerra proviene dalla schiera di traumatologi della scuola italiana del X/l/, XIV e XV secolo. Infatti, oltre a Ruggero di Frugardo, quel chirurgo della scuola saler11Ìtana che sa molto bene togliere le freccie dalle ferite con un apparecchio speciale a tipo di forcipe, che fa allacciature dei vasi, che cura le ferite polmonari, rifulgono Bruno di Calabria, Giovatmi da Procida, Giovanni da Ca~·amicciola, Guido da Vigevano e Bruno di Longoburgo che fur01w i chirurghi degli eserciti partecipando alle più grandi battaglie dell'epoca insieme a quel Rola11zdo da Parma, che, precorrendo i concetti moderni dell' escissioue meccanica della ferita , ne cruenta i margini prima di suturar/a e pratica apparecchi gessati fenestrati nelle fratture esposte di guerra. Ugo da Lucca fu il primo a ripudiare la necessità della suppurazione erroneamente ritenuta utile nella cura delle ferite e, col figlio Teodorico, dù 11ttovo sviluppo aLla narcosi percllè durante le cauterizzazioni e le amputa:àoni dei feriti fo.cse attutito il dolore. A questi due traumatologi se ne devono aggiungere altri due: Guglielmo di Saliceto e Lanfran chi. Il primo fu il valorizzatare del bisturi al posto del ferro rovente, i11grato retaggio cumtivo della Scuola araba. Egli non si


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sofferma alla semplice medicatura este ma occlusiva, ma segue l'evoluzione della ferita, che, a seconda del bisogno, allarga e recenta per dominare il focolaio traumattco, stabilisce precetti di cura per le ferite da freccia e da spada del cratzio e della faccia, del collo, del midollo, esplora l'addome. esamtna gli organi lesi, sutura l'intestino, interviene sullo scheletro, pratica La scheggectamia, fa suture dei tendini e riunisce i nervi recisi. Si può senza timore, ma con orgoglio, affermare che la traumatologia di guerra di Guglielmo Saliceto e quella del suo allievo Lanfrauchi rappregntano le fondamenta di quella chirurgia italiana che, varcate le Alpi, si stabilì in Francia ove il De Mondeville, anche egli allievo di Guglielmo Saliceto, ne fu l'importatore, preparando il terreno a Guy de Chauliac, insigne traumatologo, che indirettamente è un continuatore della chirurgia di guerra italiana in Francia. Lo stesso Ypet·man, il chirurgo militare che all'inizio del secolo XIV rappresenta una delle figure più elevate della scuola fiammiuga, può essere considerato un seguace della chirurgia di guerra italiana essendo egli stato, alla fine del secolo XIII, a Parigi allievo di quel grande chirurgo italiano che fu il Lanfranchi, dal quale l'Yperman aveva imparato a conoscere i metodi .di cura delle fet·ite del cranio. di cui gli fu attribuita una particolare competenza fra quelli della sua epoca. E se, tzel periodo della rinascenza, la chirurgia milita're di fronte alle nuove lesio1li prodotte dalle armi da fuoco, più complicate rispetto a quelle delle aJ'mÌ bianche, trovò in Ambrogio Parè quel grande artefice della chirurgia di guerra, mirabilmente illustrata nella sua opera magistrale, sarebbe rm.z grande colpa per 11oi se, :enza sminuire il valore ed il merito del Parè, 11: attribuissimo a quest'ultimo la p·riorità dimet~ticando quei traumatologi italiani che studiarono le ferite di arma da fuoco fin dal secolo XV e cioè : Pietro d'Argèlata,- Berengario da Carpi, Marcello CumatJO. Contemporaneameflte ad Ambrogio Parè si occuparono delle ferite di arma da fuoco. oltre a Bartolomeo Maggi, fondatore della chirurgia militare italiana, ancl1e Giov. Batt. Vigo, Andrea della Croce, Mariano Sante e molti altri che, prima dell'osservazione del Parè, aveva11o combattuto l'errata credenza della velenosità delle ferite d'arma da fuoco rite11endole, invece, gravi per l'effetto contusivo e no1l per quello dell'ustione e della pe/enosità. Il Parè, tuttavia, resta nella storia della chirurgia di guerra l'astro luminoso che elevò l'arte del sanare le ferite con un intuito chirurgico di geniale operatm·e e di profondo osservatqre. Quei suoi precetti di chirurgia di guerra, insieme a quelli dei nostri chirurgi militari italiani, con lo sf/iluppo ed i progressi raggiunti nel campo dell'anatomia e fisiologia, trovarono la loro feconda eco nel '700 e nell'Boo anche quando aumentarono di vulnerabilità e di numero le armi da fuoco, specie nelle guerre napoleo11iche, dove un altro chirurgo militare, il barone Larrey, si rivelò un grande chirurgo di guerra, organizzatore multiforme e prodigioso.


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Larrey ebbe al .>uo fianco un iUTliano: l'Aualini chirurgo militare, anche lui opemtore di grande abilità. Le tJuove armi da fuoco, l'azione dei pruiettili sui tessuti, crearono nucvi ir1dirizzi curativi specialmente quando, dopo il 1870, si ebbero nuove modificazioni nelle armi da fuoco portatili. Questo nuovo armamento ebbe il suo riflesso nel campo della chirurgia di guerra non solo dal punto di vista tecnico, ma anche nei riguardi della sua organizzazione. Seguì, per la trasformazione delle armi portatili moderne, quel period-o di ricerche sperimentali e di risultati ottenuti nelle guerre dello scorcio del secolo scorw e del principio del novecento compresa la guerra Russo-GiapJ.. po·nese e balcanica, cioè fino alla guerra mortdiale 1914-1918. Contribwtono' alle ricerche sperimenUlli dell' azio·ne vulnerame dei proiettili modemi all'estero: De/orme, Nimier, Toubert, Ferrarlton , Von Coler, Von Schierning, Franz e presso dt noi due grandi studiosi e colti traumatologi: /m briaco e Bonomo, imegnanti di questa Scuola, che meritano il no:stro ricordo e la nostra riconoscenza per la loro opera messa a benefizio della scie11za e dell'umanità.

In questo rapido e panoramico Jguardo sull'evoluzione della chirurgia dr guerra ho po/uto preJentare, sebbene in forma succinta, quel suo aspetto. storico che serve non solo a fissare nella nostra mente l'opera svolta in particolar modo dai chirurghi italiani attraverso i tempi, ma a mettere in rapporto quella che è stata la chirurgia nelle sue caratteristiche tecniche nei secoli passati, rùpetto a quella, che è oggi 11elle sue aumentate esigenze, nelle sue accresciute servitù, nelle sue molteplici difficoltà, che sotzo (mdate ingigat1tendosi per l'aumentata gravità delle ferite, dovuta all'accresciuto potere vulnera1Jte dei proiettili. Allo stato attuale delle 11ostre conoscenze tzon pouiamo distaccarci dai risultati e dalla esperienza della grande guerra europea 1914-1918, che offre la più larga messe alla chirurgia di guerra modema nell'ultimo cinquantennio. La sua lunga durata, i pari tip-i di guert~, le sue varie fasi in ciascun am10, il numero dei morti in cifre compleSJive, il numero dei feriti e dei mutilati, coJtùuiscono tutto un insieme di dati e di fatti. d'ordine tecnico e logistico, la cui portata deve essere tenuta atlcora nei' suo reale valore, anche se si possono intravedere nuove caratterùtiche per le guerre future, e deve essere d'indirizzo specialmente a chi non vide la guerra da vici11o, oppure a chi, cullandoJi su errate ideologie, rima11e ancora nella persuasione che la ch;,.urgia ordinaria, giornaliera, ospitaliera della vita civile possa essere con.ciderata alla stessa stregua nella pratica di guerra, fo1zdmdo questa identità di interpretazione solo sulla tecnica operativa e sulla presunta rassomiglian za


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delle ferite di guerra a quella delle ferite comtmi d'arma da fuoco nella pratica civile. li voler perseguire tale errata conc(ZÌ011e significa astrarsi dalla realtà oppure, al momento della prova, me·ttersi su quel piano di argilla che è l'improvvisazione, esperimento pericoloso in un campo di azione così variabile dt aspetti come è quello della chirurgia di guerra. Ed è sulla base di questa concezione, che rivela una superficiale conoscenza della vita di guerra, che si è voluto dare una definizione valutativa della traumatologia di guerra Ùl con/tonto di quella ordinaria del tempo di pace. Questa comparazione oziosa, a parte la sua fallacia, rappresenta una valutazione inesatta e non esente di danni ai fini pratici, che sono fini umanitari e sociali. Sarebbe lo stesso che ridurre il cotJcetto della chirurgia di guerra in misura restn'ttiva al solo valore tecnico che è essenziale, ma non è tutto. A parte, però, tali considerazioni, e, a scamo di equipoci, dirò che dal punto di vista dottrinale, non esiste una differen za tra chirurgia di guerra e quella di pace, nè tampoco una chirurgia militare. Le basi e le regole in linea generale restano le stesse. Solamente esse assumono un fondo proprio per molteplici fattori, per svariate circostanze e per aicutte sue caratteristiche, che variano con l'imprevisto nello stesso previsto in una discordanza che si costituisce tra mezzi e bisogni, tra la possibilità del soccorso e le opposte necessùà d' O'rdine militare che ne impediscOtlO l'att~azione, tra le servitù del terreno e la limitazione del tempo e dello spaz1o. Lo stesso Lecène che, in linea generale, ammetteva « che la chirurgia di guer:ra 11on differisce in nulla da quella del tempo di pace », affermrwa che le circostanze così variabili, così mutevoli, così egualmente imprevedibili della guerra moderna fanflo sì che questa identità non è che teorica e che, nella pratica, la chirurgia di gu,erra divietJe mO'lto spesso ben differente dalla chirurgia del tempo di pace. Ed il Le Fort, a s.ua volta, aggiunge-: <<che non vi è una chirurgia di guerra, ma /lÌ sono delle chirurgie di guerra >>. Ed è perciò che io penso che per una più esatta comprensione sm·ebbe meglio chiamarla chirurgia in guerra per indicare quella chirurgia che vtene praticata nelle condizioni particolari dell'ambiente di guerra, cioè là dove si svolge la vita del combattente. Il chirurgO' deve essere sempre pronto per assolvere il suo compito, sta esso di primo soccorso sul campo di battaglia o t/i cura definitiva in un nucleo chirurgico, in un ospedale avanzato per feriti gravi, situato a qualche chilometro dalle file d~i combattenti, sia· in un ospedale da campo sotto tenda o in un casolare riadattato a luogo di cura, in pianura o in cima a un monte. con mezzi limitati, a volte improvpisati, con la continua ansia dell'urgenza che preme ed incalza e CO'n l'atPgoscia nel cuO're quando la vol011tà ed il desideriO' di giovare al ferito, abbisognevole di cure, sono impari rispetto ai bisogni per scienza e coscienza.


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Vari sono, perciò, i fattori che regolano gli aspetti della clzirw·gia in guerra. Alcuni di essi rifletumo sul campo temico scientifico la causa etiopatogenetica della ferita , altri riguardano l'adattamento dei principi chirurgici alle necessità militari di ordine tattico-logistico ed altri ancora di ordine ambientale che agiscono sulla vita, sul lavoro e sullo stato fisico e psichico de-~ combattenti e del chirurgo. A questi aspetti fondammtali e nello stesso tempo di primo ordine se ne aggiungono altri minori, ma non meno importatzti, che non possono essere ~.:onsiderati come di secondario valore, poichè cffcttÌPamentc essi, nel particolare, integrano queLli principali e panno perciò tenuti nel /O'ro debito conto specie quando la loro essenza si ripercuote nel campo della pratica. U110 dei principali aspetti della chirurgia di guerra è rappresentato indubbiamente dalla natura degli agenti vulnerantì che come mezzi di offesa rispondono a: tipi di lesioni del tutto caratteristiche per il loro meccanismo di produz ione,· per i loro caratteri anatomo-patologici e ÙJf!uiscono sensibilmetzte sulla evoluzione clinica della ferita stes!a. Alle antiche armi da taglio dell'epoca più lontatla ed alle prime armi da fuoco, sorte alla fine del secolo XIII, che sono andate progredetzdo Ùl efficiwza fino a quel cosidetto IV periodo della loro evoluzione che' arriva alla guerra Franco-Prussiana del I87o, oggi fatJtJO riscontro non solo i fucilt a ripetizione ed automatici, atmi perfezionate e precise, ma anche, e più di tutto, le: artiglierie e armi simili. Occorre aggiungere che la potenza vulnerante delle armi moderne, già aume11tata, va sempre più crescendo con i nuovi mezzi d1 offesa, che agiscono ùolatamente o in concerto con altri mezz i con Lo sviluppo dell'arma aerea, per infliggere perdite sensibili nelle file del ne'mica. Tale progresso ha messo in secondo ordine, dal punto di pista dell'azione vulnerante, il simbolico proiettile umanitario camiciato del fucile che è stato largamente sopraffatto dall'azione delle scheggie di artiglieria e simili e di bombe di aeroplani che trova11o buon gioco, ai fini dell'offesa, sul berJaglio umano. La varietà, infatti, delle lesioni anatomiche delle ferite prodotte da palLottole di fucile può oscillare entro alcuni limiti, in dipendenza della distanza della bocca da fuoco dal ber.raglio, e quindi non si può escludere una certa gravità delle le!ioni da esse prodotte nella prima zona casidetta dei fetwmeni esplosivi. In ogni modo, in linea di massima, le ferite da proiettile di fucile, ubbidendo a detemtiuate leggi di balistica, rispondono nella loro espressione anatomica a determinati tipi, sia a carico dei tessuti molli che dello scheletro, già conosciuti attraverso le ricerche sperimentali e confermati nelle guerre recenti. Non altrettanto possiamo affermare nei riguardi delle lesi01zi da scheg· gie di artiglieria o di armi :imi/i, cioè dipendenti da quei proiettili la cui carat-


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teristica è dt produrre la frammentazione dell'involucro, frammeutazùme che crea delle scheggie le quali t'ariano in numero e granaezza senza alcuna legge fissa. Ebbe11e, all'inizio dello scorso secolo fu sottovalutata la gravità delle ferite da scheggie di artiglieria ritenendo che que.;ti agenti vulneranti tUJ>n penetrassero· prof0'12damente, come le pallottole di fucile, e che quindi non dessero luogo a complicazioni. C&ncetto errato, fondato su di un semplice valore balisticC>, che fu pagato caramente all' itzizio della grande guerra europea ( 1914-1918) quando, cioè, la chirurgia, adagiandosi principalmente sui ris.ultati degli effetti dei proiettili dì fucile delle guerre p-recedenti, rimase in quell'arida posizione di attesa distende-ndosi supiuamente in quel campo dell'astensionismo, che può rasscmtigliarsi a quel periodo infausto del medio-evo, in cui il dogma di attendere la cosidetta benefica suppurazùme era la norma e che quel grande traumatologo della Scuola salemitat1a: Ruggero di Frugardo, come abbiamo pisto, aveva giustamente debellato, sbrigliatJdo le ferite, asportando il proiettile e poi lasciando/e aperte pet· fare defluire la raccolta purulenta. Co11cetto sviluppato e applicato da Ugo da Lucca, prima che altri traumatologi di guerra di fJltre Alpe venissero ad insegnarci simile trattamento. Sull'aumento, sulla gravità e sulle complicazioni delle ferite prodotte da scheggie di artiglieria stanno, come punti fissi di una granitica conferma, i dati della grande guerra europea anche se approssimativi. In alcune battaglie i feriti di artiglieria arrivarono ttei giomi di iutenso cC>mbattime1lto fino al 90 % rùpetto a quelli di fucile. Fu una sorpresa per la chir.urgia che si trovò impreparata di fronte al nuovo aspetto delle ferite da scheggie create dalle nuove armi di artiglieria, ritomando così al periodo tanto deprecato delle ferite da proiettili sferici di piombo, suscettibili delle più variate modifìcazioni di forma e di frammenta zione. Ne comegue che la parietà e la irregolarità delle ferite prodotte dalle scheggie di proiettili di artiglieria impone, a parte le difficoltà della ricerca. una tecnica operativa più c&mplessa, perchè il chirurgo è costretto a seguire t.ie di accesso differenti da quelle stabilite dalle norme generali della medicina operatoria. Tale condotta spesso ir1duce a sacrificare tesmti e ad attravasare regioni non sempre facili e non senza danno per la economia anat(Jmofunzianale per scoprire il focolaio traumatico, per l'irregolarità stessa e per la forma del tragitto. Nessur1a legge fissa, quindi, ma imprevisto e caratteri più svariati delle ferite dal punto di tlista anatomo-clinico .

••• Ma, oltre alla natura dell'agente vulneratlte, un altro fattore influuce sulla chirurgia di guerra facendone variare il suo aspetto da quello della dtirurgia in pratica ciuife_ E' questo il numero dei f~ritì, o meglio l'enorme pro-


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porzione dei feriti, in rapporto al tempo, allo spazio tzei riguardi sia del soccorso di urgenza che della c.ura definitipa delle ferite. Se, ai suoi tempi, il numero dei feriti di guerra già meravigliò a tai punto il Pirogo1J da fargli affermare che <t la guerra è una epidemia di traumatismi >) oggi tale concetto trova il suo massimo valore. Basti pensare che nell'immane cot:flitto mondiale I9I4-I918 vi furono complessivamente presso i vari eserciti circa 22 milioni di feriti rispetto a 6 5 milioni di mobilitati. Nel 1915 nella 3• battaglia dell'lsonz o la 2" e 3" armata italiana ebbero in 11 giorni circa 4 5 mila feriti. Il ricordo delle offemive sul nostro lsonzo nella guerra 1915-1918 è del resto ancora presente al nostro Jguardo e ci riporta con la mente a quell'epoca bellica itz cui noi, umili gregari della schiera dei medici in prima linea, vtdlet·amo affluire una dopo l'altra, come in utJa processione, le file di barelle fii quegli esangui e muti feriti, che, dopo brepe tempO' dall'inizio del combattimento, già saturavano il piccolo, ridotto spazio di quell'angusto posto di medicazione di battaglione senza poter accogliere tutti gli altri che rimanevano all'ape,-to lungo i camminamenti in attesa del loro turno. Se quella affluenza aumentava il lavoro, nello stesso tempo aumentava il dolore nel nostro cuore, jfretti dall'angoscia di non poter moltiplicare la nostra attività fisica e di non poter dare tutta la nostra opera umatzita,ria a tutti i feriti in tempo utile, specie quando occorreva arrestare infrenabili emorragie. Quat~te volte in simili casl' era d'ata di osservare dagli occhi semi-chiusi o quasi spenti dei feriti più gravi un· lento movimento pietosOJmente dolce. che sembrava c'invitasse a far presto, a sbrigarci degli altri compagni abbisognevoli di un se-ntplice soccorso per andare in aiuto dì loro che per nessuna ragione, essendo gravi, volevano es.rere considerati come privilegiati. La ragione era appunto la grande affluenza di feriti, triste ed inevitabile aspetto della guerra ! La stessa situazione venipa a crearsi nei giorni di battaglia sia presso le jormazioni èhirurgiche ava11zate, dove affluivano emorragici, addomittalt", la cui vita è legata più di ogni altro tipo di lesioni di guerra alla precocità e afla tempestività dell'atto operativo, e sia presso gli ospedali da campo di 1° e 2° sgombero costituendosi, cos), quell'ampio anfiteatro chirurgico che è la guerra delle cento e cmto piccole sale ope-ratorie sparse dalla prima linea alle lontane retrovie in cui si sommano le due caratteristiche: il numero e la gravità delle ferite. Situazione veramente difficile che sta appunto a siguificare tutto il valore di questo particolare aspetto che assume la chirurgia in guerra nella estrinsecazione della sua attività tecnica, aspetto purtroppo inevitabile e che rivela quella mancanza di corrisponde1Jza tra bisogno e possibilità di mezzi in per.•onale e materiale per soccorrere, opera·re e curare tutti i feriti in quei limiti di tempo che la Jcienza e la coscienza impongo110 come dovere di medico e d'uomo.


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Ebbene questa opera collettiva della chirurgia in guerl'a che presume di non dover trascurare tzd singolo il soccorso e la cura definitiva nel mi11imo di tempo rispetto al concetto profilattico specialmente, diventa più difficile e più faticosa quando si pensa alla molteplicità delle ferite che possono esistere nello stesso ferito. E' questo un altro aspetto della chirurgia di guerra che oggi, più che un tempo, fa sentire tutta la sua importanza appunto per l'aumetztato numero e potenzialità delle artiglierie. Così nello stesso ferito possono esservi lesio·n i mt4ltiple all'addQme, al cranio, al torace, con lesioni di organi inter·n i; allo shock si aggiutzge utta emorragia interna grave, uno stato di commoztone. Sono questi pluriferiti che rendono complesso e più difficile il lavoro della chirurgia in guerra, perchè esigotzo un lungo tempo e molti mezzi, oltre che tecnicismo ed esperienza clinica. In tali circostanze il compito del chirurgo è di saper fare prevalere la vita sulla f-unziotze, quando /(li prima è compromessa dalla lesione di alcuni organi, specie nei momenti di affluenza dei feriti. Purtroppo pochi sono quelli che si rendono conto di queJte particolari condizioni tecniche, in cui viene a trovarsi il chirurgo in guerra. ltzfatti, quante polte certuni nell'esaminare i resultati operativi di guerra, a distanza di tempo dall'epoca in cui furono curati nelle formazioni sanitarie da campo, espressero giudizi non sempre benevoli nei riguardi del collega che per primo ebbe a curare il ferito, sugli esiti della ferita, risultato chi sa di quali complicazioni settiche inevitabili per la natura stessa della ferita. Ma vi è di più. La chirurgia di guerra, costretta dalle sue necessità, deve spesso o quasi s(n1pre assumere un carattere proprio a seconda delle circostanze di luogo e di mezzi in rapporto alle esigenze ed alle ripercussioni impreviste di orditze tattico e logistico. Ne consegue che, al nucleo chirurgico o all'ospedale da campo a funzione di reparto avanzato di chirurgia, destinati alle prime cure, cosidette a carattere di prima urgenza, per avere una funzione corrùpondente ai bisogni e alle finalità dell'impiego di tali formazioni, occorre, oltre ad un materiale adatto, un personale scelto dal lato tect1ico, cioè, chirurghi non improvvisati, ma già allenati al lavoro chirurgico ed edotti della chirurgia di guerra. La chirurgia di guerra è chirurgia d'urgenza e richiede artefici del bisturi che n011 siano solamente i dotti di laboratorio, ma uomini pratici dalla mente calma e serena, temprati nella fede della loro missione, che misura11o e commisurano i bisogni e non considerano la loro OfJera come un imballaggio di vite umane, ma l'apporto di quella messe di cognizioni tecniche. tratte dalla pratica, cioè quel fine che è la realizzazione in sostanza ed ;,~ resultati dei concetti dottrinali.


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. Ma un altro problema si presenta alla disamina della fisonomia delia chirurgia in guerra ed è l'adattamento di questa alla natura delle operazioni militari ed al tipo di guerra. E' il problema più difficile. L'oscillazione della linea di combattimento, lo spostammto tn avanti o l'indietreggiamento hanno la loro ripercussiane su tutti i servizi, ma più di tutto su quello sanitario. Nei riguardi dei feriti il problema assume un aspetto più comple.c>o dal punto di vista tecnico e dal punto di vista delta O"rganizza:::ione, date le p1·ecarie condizioni del ferito rispetto· all'ammalato e per la trasportabilità e per la continuazione delia cura. Queste difficoltà aumentano quando, anzichè trattarsi di modificazioni temporane per effetto di un'azione bellica} la mobilità è in dipendwza del tip'O di guerra, cioè: della guerra di ·movimento. Infatti, mentre nella guerra di posizione esiste una maggiore possibilità di creat·e un sistema di organizzazione che rende l'assistenza chirurgica} sotto alcuni aspetti più raswmigliante a quella degli ospedali territoriali} cioè} c011 ritmo di lavoro più ardinato e più sistematizzato con l'istallazione e la lunga permanenza negli ospe~ dali in luoghi adatti, nella guerra di movimento è necessaria una maggiore mobilità e quindi un alleggerimento delle unità sanitarie riducendo i mezzi al minimo uecessario. E' la chirurgia 1/0lante, cfJnte la descrive il barone Larrey nelle guerre napoieoniche, in cui, se brillavano l'agilità e la sveltezza della tecnica operativa, non si può escludere che era una chirurgia allora più demolitiva che conservativa. La storia consacra a merito di questo grande chirurgo militare le 200 amputazioni fatte Ì11 una giornata dopo la battaglia di Moscowa! Nella guerra di movimt11to viene ad aumentare la distanza dei luoghi di cura e per effetto anche della instabilità di queJti viene a limitarsi ed a rimandarsi il trattamento preventivo profilauico, chirurgico della ferita, che deve euere contenuto nei suoi limiti di tempo dalla contaminazione della ferita perchè possa riuscire utile ed efficace. Con l'affluenza dei feriti e con la mutabilità della linea di combattimento le formazioni chirurgiche avanzate debbono ridursi a fare, se mai1 la semplice escissione cklla fer.ita, poichè, non potendo} il chirurgo, a11ere la so·rt'eglianza della ferita per alcuni giomi, è costretto a 1·tmettere la sutura p·rfmitiva, complemento della escissione, ad u11 altro chirurgo che travasi negli ospedali arretrati. E se il tempo per questo sgombero è, per 1zecessità militare, 1·itardato, viene ad e!sere compromesso o impedito timpiego di questo mezzo curativo che ha la sua importanza ai {ìfli ecoflontici e militari come vedremo. E cosa dire dell'aJpetto che assume la chirurgia in guerra di frotzte a quei feriti gassati per i quali, a parte le formazioni speciali sanitarie che essi richiedono, occorre co11ciliare quel soccorso misto medico-chirurgico} in cui


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a volte sono in contrasto alcuni termini di cura ? E' utt aspetto anche questo non trascurabile della chirurgia di guerra e che' va tenuto in seria considerazione ai fini tecnici ed umanitari.

Ma non solo le armi, le ferite, i mezzi, l'ambiente, il tipo di guerra costituiscono tutta la fisoncmtia della chirurgia in guerra. Esistono altri fattori che si possono considerare individuali e c-ioè: lo stato fisico e psichico del ferito. D opo lunghe ed estetU«lnti giornate di pita nel fango, sotto la pioggia, al freddo, al vento, senza riposo sereno, ma sottoposto ad una fatica diuturna, le condizioni fisiche del combattente ferito sono le più precarie per la resistenza al trattamento operativo. La guerra, a parte le perdite per ferite e malattie, è per sè stessa una lenta consunzione che ùtcide profondamente sullo stato fisico del soldato in genere e specialmente del combattente che è in prima linea. Ne comegue che, dal punto di vista chirurgico, se allo stato di depauperamento fisico si aggiunge il trauma della ferita, che, oltre alla devitalizzazione locale dei tessuti e all'alterazione della funzione di alcuni organi, crea nell'organismo un complesso di disturbi di ordine generale, ai tavolo operatorio del chirurgo in guerra arrivano purtroppo uomini fisica:mtnte molto menomati. A questo stato di diminuita resistenza fisica va aggiunto lo stato psichico del combattente, e tutti e due insieme costituiscono ùz un operando le condizioni generali le meno favorevoli per un buon resultato operativo. Ma, oltre allo stato emotivo, nel ferito di guerra sì può verificare uno stato di commozione, cerebrale o midollare, senza lesione esterna, in conseguenza dello scoppio a breve distanza di proiettili di grosso calibro, evenienza che si è maggiormente verificata nelk ultime guerre per l'alto potere esplosivo delle artiglierie, delle bombarde, delle mine e delle bombe di aeroplano. In ogni modo, sia lo stato emotivo che la commozione da scoppio di prat.ettili a brepe distanza, costituiscono quello stato particolare del ferito dipendente dall'eccitazione o dalla depressione del sistema nervoso che ha una non trascurabile ripercussione, oltre che sulla economia funzionale di alcuni organi principali, anehe sull'andametzto della narcosi, sul risveglio stesso dell'anestesia generale, nonchè sulla resistenza fisica alle eventuali complicazioni nel decorso operativo. E' da rilevare che sia il fattore fisico che quello psichico risentono del tipo di guerra. Entrambi sono più manifesti e più accentuati nella guerra di posizione, a causa della vita logorante e deprimente delle trincee e dei rjcoveri sotterratzei che nella guerra di movimento. Un altro fattore merita anch'esso di essere be-n valutato ed è l'insicurezza delle formazioni sanitarie, quando sono molto vicine alla prima litzea e quindi più esposte al pericolo di una eventuale oscillazione indietro della linea del fronte ed al tiro delle artiglierie nemiche.


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Tale insicurezza contribuisce anch'essa ad aumentare quel particolare stato psichico del ferito, che trQt/a appunto la sua origine nelle peculiari condizioni del tutto caratteristiche della vita di guerra. Osservan4o quindi, in u11a visione d'insieme. il ferito di gutrra noi possiamo considerarlo quell'organismo profondamente met:omato, in cui si sommano gli effetti di ut~ complesso di disturbi d'ordine sia locale che generale diperideute TJ01J solo dallo shock traumatico, ma atlclle dallo shock_ emotivo, commotivo, emo"agico, tossiemico. Ma, a questi fattori d' ordine individuale del ferito, va aggiunto quello dello stato d'animo del chirurgo, al quale l'ambiente della guerra non consente la calma, la tranquillità, la serenità che la delicatezza della sua opera richiedano, in contrasto con le difficoltà, con la limitazione dei mezzi e con le circostanze che vengono imposte dalla fase della battaglia o dal tipo di guerra. Di fronte alle conseguenze imprevedibili, dovute all'insicurezza e all'in_<tabilità delle formazioni sanitarie, il chirurgo è messo nelle condizioni di dovet·limitare la sua opera a danno di quei tentativi, se vogliamo, spinti, che si possono escogitare solo quando si è sicuri di poter curare il ferito sino a guarigùme completa. Questa particolare situazione crea una incertezza e una limitazione che, nello stesso t&npo, toglie al chirurgo quella. legittima soddisfaziot1e che viene dall'orgoglio, oltre che dall'entusiasma, di risolvere, a parte il dovere umanitario, quei problemi d'ordùte tectzico che possono portare a utili soluzioni e che si possono affro11tare sotto la propria responsabilità e la propria osservazione e n011 quando i resultati non si possono controllare. Dal primo luogo di cura il ferito passa in tante successive stazioni della sua via crucis, cambiando non solo ricovero ma anche indirizzo tecnico che può variare a seconda della capacità e delle vedute, a volte molto personali, dei successivi curanti. Sono necessità e cottseguenze inevitabili di un verismo ineluttabile.

Questa è la chirurgia di guerra 11e1 suoi vari aspetti, questo il quadro palpitante di una dut·a realtà che si presenta allo sguardo del chirurgo in guerra, questo il suo campo di azione, in cui egli deve svolgere pericolosamente, tecnicamente cd amorevolmente la sua attività di medico e di soldato msteme. E' «ppunto di fronte a questi aspetti così. vari c così complessi che al chirurgo in guerra si prospetta11o vari compiti i11crenti e aderenti a questa particolare fisonomia della clzirtn-gia di guerra; compiti non semplici e tlOn sempre di facile attuazione, che rappreseutano, in rapporto al suo dovere e alla sua missione, le più alte finalità tracciate dalla scienza, imposte dalle necessità militari ed ùpirate dall'amore per l'umanità sotJerente.


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Primo fra i vari compiti della chirurgia di guerra è quel/Q tecnico, cioè quell'alta finalità, in cui la chirurgia è scienza e arte imieme, che fonde la dottrina al tecnicismo, l'arditezza alla precisione, capace di riattivare e ricostru.ire i tessuti e gli organi rispettivamente devitalizzati o alterati dall'agente vulnerante, in mezzo a mille difficoltà di ogni gettere é di ogtti spécie tlOtJ solo per ottenere una ricostituzione anatomica, e per ridurre al minimo la limitazione funzionale residua/e, ma anche per rendere le tristi mutilazÌQtJÌ meno dolorose e meno sconfortanti a coloro che offrirono il loro sangue combattendo per la Patria. Compito complesso, multiforme come è multiforme ia varietà delle ferite e dei feriti, in cui il chirurgo deve sapere adattare tutte quelle sollecitazio,n i d'ordine curativo che sono nelle sue possibilità e nelle mdispensabili necessità che il caso o il tipo di lesioni offre alla sua osservazione. Occorre, però, subito qui ricordare che, in questo svariato campo di azioni, per poter svolgere opera veramente utile e fattiva, è necessario che l'organizzazione nelle sue linee generali sia subordinata alla tecnica e non la tecnica alla arganizzazione, la quale è una possibilità più realizzabile dell'imprevisto delle circostanze di guerra e delle necessità militari, alle quali bisogna, invece, inesorabilmente sottoporsi ed ubbidire. Nella buona organizzazione c'è già una buona parte del fattore tecnico. poic!Jè l'estrinsecazione dell'attività curativa chirurgica è fatta a base di mezzi adatti, siano essi anche limitati, ma utili, se si vuo~ restare in quel campo dell'onestà scientifica e della realtà delle cose. ù formaztoni sanitarie coi loro mezzi Mn devono essere, ai fini tecnici della chirurgia, solo semplici posti di ricovero, ma luoghi di cura, che nel 1empo e nello spazio permettano al chirurgo di apportare quel soccorso di urge11za e quella cura definitiva sulla scorta dei fondamenti scientifici, integrati dalla pratica clinica. Fu, infatti, in seguito allo sviluppo dei nuovi concetti di biologia e microbiologia della ferita, acquisiti alla fine del 1915, dopo, cioè la conoscenza dell'evoluzione della ferita di guerra, per cui furono sanzionati i termini di tempo utili per la profilassi chirurgica della ferita, che vennero apportate le note modificazioni sulla costituzione delle unità sanitarie chirurgiche specializzate avanzate. Però, conoscere la tecnica chir.urgica, essere edotti della evoluzione delle fe-rit~, valutare l' etltità della lesione e non avere quel minimo di mezzi adatti significa tradire il concetto chirurgico e fare opera più dannosa che utile. V a compreso nei mezzi non solamente il materiale, ma anche e principalmente il personale chirurgico. La chirurgia di guerra si svolge in due tempi che corrispondono a due

campi di azione diversi. N el primo essa ha carattere immedtato e si estrimeca in prima linea tra i combattenti. Il secondo si compie presso le formazioni sanitarie siano esse quelle avanzate per le lesioni di prima urgenza, che quelle di 1 ° e 2 ° sgombero. 2 -

Ciomale di medicina miliUJre.


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Il primo tempo ha carattere provvisorio e può euere fatto da medici anche se non chirurghi, purchè forniti di quelle cognizioni generali, basali della traumatologia ai guerra; il secondo, iuvece. ha carattere definitivo e non può essere bene eseguito che da chirurghi fatti e competenti. E' naturale clze non è possibile fare della buona chirurgia di guerra, cioè:. non si può asJolvere bene il compito dal lato tecnico senza conoscere i fattori etiopatogeuetici delle ferite e la loro caratteristica evolutiva, fattori che possono pariare cotz lo sviluppo della meccanica e dei nuovi mezzi di offe.>a. La traumatologia è una branca deìla chirurgia generale, ma non _,j può ammettere cl1e nel praticare la chirurgia generale elettiva o la traumatologia infortunistica della pratica civile si possa eJsere egualmente betJe edotti della traumatologia di guerra. Nè d'altra parte si può premmere di poter fondare la cura delle ferite segttendo l'indirizzo terapeutico impiegato in una guerra precedent~, poichè, a parte che in ogni guerra si segue nel campo tecnico ciò che è il portato della !CÌen:::a medico-chirurgica contemporanea, vi po.iSono essere nuovi fattori etioiogici i1t rappcrto ai cambiamenti della chirurgia bellica. Una prova inconfutabile di questa asserzione l(( rinveniamo nell'errot·e com'messo all'inizio de' conflitto europeo 19 14- 1918, allorquando, .reguendo il dogma dell'astensionismo assoluto nel trattamento dei/e ferite d'arma da fuoco , patrocinato nella seconda metà del secolo _scorso dal Pirogoff prima e da von Bergmann dopo, i chirurghi si trovarono di fronte al fatto se non del tutto nuovo, certo piti freque11te e più complesso, e cioè : la chirurgia eminentemente suppurativa per effetto dell'aumento e della gravità dei proiettili di artiglieria rispetto a quella fino ad aliora conosciuta per le ferite di proiettili di fucile meno settiche. In realtà, sia i due citati illustri cfzirurghi che i loro seguaci, non pos.rono comiderarJÌ colpevoli di un errore di principio, ma costretti dai/a realtà di un resultato corrispondente a/ tipo di lesioni predominanti nella loro epoca, che, del resto, non è del tutto cambiata per le ferite di quel genere. Furono le ricerche scientifiche, iniziatt·si dopo le prime osservazioni cliniche di fronte al nuovo materiale di studio, che portarono alla fine del primo anno di guerra, .rpecie in Francia, alla conoscenza della biologia delle ferite. da cui JCalurirono i uuovi crit~ri curativi corrispondenti ai modificati fattori etiopatogenetici delle ferite d'arma da fuoco . Venne, infatti, a costituir.<i un nuovo concetto curativo: quello della profìlassi chirurgica, clze, eseguita in determinati termini di tempo, in limiti Mriab!li a Jeconda dell'agente microb1co e della vari :l resistenza dei tessuti alla contaminazio11e, portò a re.rultati sorprendenti nella guarigione delle ferite, al principio della guerra rispetto agli amJÌ succes.'ivi, pur essendo aumentato il potere vulnerante dei proiettili ed il numero e la potenza delle armi modeme. Sen za scendere a particolari di Jtatistica baJtÌ rilevare d1e, mentre nelle guerre della .~~conda metù del .1ecolo scorso, su 100 feriti curati la media


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dei guariti ascendeva a 84,7 ~~ , nella guerra europea 19 14 - 1918 la percentuale dei guariti raggiunge tl 93 ed anche il 94 ~~ in meaia. Un tempo tutto io sguardo scientifico era rivolto alla sola ferita nelle sue partl~colarità anatomo-patologiche locali e per il lato generale veniva esaminato il fattore settico consecutivo all'infezione generale. Era la tecnica oper(l'tiva locale che predominava senza curarsi degli effetti della devitalizzazione non ancora studiati ed esttminati. Il chirurgo di guerra, oggi, 11011 può essere soltanto l'operatore della tewica impeccabile, ma anche un biologo che Jtudi e segua l' orga11ismo e prima e dopo l'atto operativo.

Altro compito della chirurgia in guerra è quello militare, cioè la po!sibifùà di recuperare, dal numero dei feriti, degli uomini guariti, per rinsanguare l'efficienza numerica dei combattenti man mano che se ne assottigliano le file. A questo compito la chirurgia deve corrispondere con le sue previdenze d'ordine tecnico, rivolte ad ottenere sollecitamente una guarigione anatomica e funzionale delle ferite in modo che, al più presto, i feriti sopravvissuti diventino di nuovo uomini palidi alle fatiche di guerra. Oggi fa chirurgia di guerra, sulla base dei nuovi concetti della profilassi chirurgica mediante l'escissione meccanica della ferita, previene la suppura::ione e può ottenere, con la sutura primitiva, quando è possibile, un accorciamento notevole del periodo di ospedalizzazione ed una guarigione migliore anat(JmÌcamente. Il valore dei resultati curativi sta principalmente nella profilassi chirurgica della ferita, mirabile acquùizione della traumatologia di guerra. La sutura primitiva, usata nella grande guen·a europea nel 6o % dei casi, dette fino al 95 o;,) di guarigioni immediate in media, ed i ferLti furono ridonati, Ìtz alcuni casi, in meno di due mesi all'esercito combattente. Il recupero dei feriti, nella guerra L914-1918, fu in media del 6o ';{, . Rilevando alcuni dati statistici del Gini e Livi possittmo notare che, nell' esercito italiano, i feriti più di U1Ja volta dal 2 5.2 °/ou, dopo il primo amw di g uerra !alirono all'83,2 "/no ml dicembre 1918, dei quali 72,8 °/oo erano stati feriti due volte, 8,9 "/o• tre volte, 1,2 °/oo quattro volte e 0,3 "/o~ ctnque volte. Essi, infatti. affermano « che i progressi della tecnica curatwa se no·n hanno compenJato l'accresciuta potenzialità degli strumenti di offesa hanno valso però a retzdere meno micidiali le conseguenze >> . Per una più esatta t~alutazione di questo compito bisogna tener presente che il recupero del materiale umano va inteso nel senso più largo, cioè, che i valori dell'efficietJ za fisica rìacquistata possono trovare impiego diveno nel


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ASPETTI f. COMPITI DELLA CHIRURGIA DI GUERRA

grande organismo bellico, in cui anche la più piccola attività dell' elemenio uomo è sempre molto utile ai fini della funzione e dei bisogni di un esercito 111 guerra.

Ma a questo compito altamente utilitario ai fini militari si collegano quello sociale ed economico nazionale, che si integrano fra di loro e tutti e tre dipendono da quello tecnico. Come è necessaria una profilassi della ferita per evitare le complicazioni settiche, così è indispensabile una profilassi delle storpiaggini per evitare tristi conseguenze funzionali che a loro volta si ripercuotono 1zel campo economie& della società e della nazione. La connettivizzazione del tessuto di granulazione in · una ferita suppurata è un ostacolo al ripristino della normale funzione, per cui il primo atto sta nell'ottenere una guarìgione, Je è poJSibile, non Jettica della ferita. E ptr corrisponde1·e pie11amente a tale compito la chirurgia di guerra t.ta al di là del territorio di operazioni belliche e si estende nel territorio nazionale, dove ospedali specializzati e chirurghi competenti debbono mirare alla rieducazione funzionale per ottenere con le cure più appropriate un indice, per quanto è possibile più elevato. della attività lavorativa in modo che, a guerra finita, non vengano sottratti molti uomini necessari ai campi e alle O'fficine. E' pacifico che dalla maggiore gravità degli esiti anatomici e funzi01zali, dipende una maggiore spesa nel bilancio dell'economia nazionale per l'assistenza finanziaria ai minorati di guerra. Dei I o milioni d'invalidi che il T oubert calcola come totale appro.ui· m ativ o nella guerra mondiale I 914- I9I 8 si può pre:umere che, proporzionalmente agli ammalati, circa 2/ 3 ottennero pensione e indennizzi per ferite di guerra. La ripercussione economica è ancora sensibile oggi dopo 20 anni dalla /ì!le della guerra. In Italia le mutilazioni ascendepano rzel I936 a circa 20 mila ancora abbisognevoli, oltre alia spesa delle pensioni, di protesi e apparecchi ortopedici.

Ma, in cima alla più alta finalità della chirurgia di guerra, domina nello spirito ed al di sopra della scienza il più elevato ed il più nobile compito: quello umanitario. Sarebbe il più gmve torto alla coscienza e alla civiltà dell'uomo se il chirurgo nella sua mirabile missione ÙJ guerra si attardasse con la mente nella setrtplice conce::;ioue tecnica e facesse tacere nel suo cuore il sentimento più naturale cioè : l'amore per l'umanità che soffre, che sanguina, quando egli accorre per attutire i dolori delle ferite, per stagnare le vene recise, per estrarre le scheggie dal costato. Fratribus ut vitam servares.


ASPETTI E COMPITI DELLA CHIR URGIA DI GUERRA

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La chirurgia sarebbe troppo materia/a di forma esteriore se, nell'offrire i suoi perfezionati mezzi creati da ll'ingegno e dalla volontà dell'uomo, per il nobile scopo di giovare all'umanità sofferente si serpìsse di essi per fame orpello alla sua arte o per una magt·a esibizione del s.uo tecnicismo. L'anima del chirurgo in guerra deve vibrare del sentimento umanitario per il ferito molto di più che in ogni altra fm·ma a:sistenziale, perchè egli è di fronte alla parte più sensibile e più scottante della guerra, cioè di fronte al dolore fisico che proviene dalle sanguinrmti ferite, che il ferro ed il piombo hanno segnato nel corpo del combattente, che, nell'adempimento del suo alto dovere, nel dare la sua vita, vede nel chirurgo, che appresta la sua arte benefica, non solamente lo scienziato ed il tecnico, ma l'uomo, che al di fuori della sua manualità di chirurgo, ha un cuore che sa e s'immedesima della sorte del ferito. Questo sentimento dell'anima che il chirurgo in guerra interpone tra il ferito e la scienza è un bisogno Jello spirito e nello stesso tempo è l' espressione più austera del proprio dovere, compiuto senza ebbrezza, sia sul campo di battaglia, disseminato dt feriti, dove il lamento è grido di amore e di altruismo, sia nei nidi di raccolta, ùz quei santuari gloriosi che sono i posti di medicazione, sia nelle avanzate formaz ioni chirurgiche, dove gli arditi del bisturi si spingono come eroiche pattuglie di punta dell'a1·dimento chirurgico per apprestare in quell'attimo del momento l'opera precoce, tempestiva, salutare, sia nelle quadrangolari tende crociate di rosso degli ospedali da campo, emblema del sangue vermiglio dei gloriosi ospiti, e sia infine in tutte le altre formazioni .canitarie ,·etrostanti, sempre covJ la stessa fede, con io stesso intento di dare il suo braccio, il suo ingegno, la su:z opera per l'umanità dolente dalle piaghe dolorose, dalle deturpanti mutilazioni, segni kmgibili del sangue versato per la Patria. In questa sua graude opera umanitaria il chirurgo in guerra deve offrire al ferito la tenerezza fraterna in mancanza della tenerezza materna, che è lontana, ma di cui egli è investito egualmente senza averne avuto mandato diretto . Questo compito umanitario conobbero in tutte le epoche ed in tutte Le guerre i medici militari e tra questi seppero rifulgere di vipa luce, radiosa di eroismi, quelli che nell'apprestare il soccorro chirurgico si unirono ai combatte?Jti nel pericolo fondendo il dovere al sacrificio per amore del-

ì'umanità. Questo sacrificio del chirurgo in guerra ci viene tramandato dall'antichità lontana e leggendaria e trova la sua continuazione nello spirito e nell'anima del medico militare attraverso i secoli fino ai nostri giorni. Infatti, questa virtù che Omero fa rifulgere in Macaone, il gran chirurgo di guerra della Grecia antica, il quale, ferito da Paride da una freccia che minacciava una grande emorragia che il saggio Nestore cercò di frenare iu attesa dell'arrivo dì un chirurgo, immolò la sua esistenza colpito sul campo


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r\SPErn E COMPITl DELLA CHIR URGIA IJI G UERRA

dalla mortale ferita di guerra, noi la vediamo ripetere, quale nobile eredità dei cultori della :cienza di Esculapio, nei secoli successivi. E la ritroviamo tra noi questa nobile figura del sacrificio del medico nell'ultimo grande conflitto europeo, in cui immolarono la loro vit1 in guerra qt(attro centurie di medici italiani, la maggior parte per ferite di guerra, i cui nomi sono in questo antico e glorioso chiostro consacrati come gemme nel granito del simbolico monumento minerbiano al medico caduto in guerra che questa Scuola gelosamente fute/a con orgoglio e profonda devozione. Ebbene di questa u arte sacra >> del chirurgo in guerra troviamo il più lusinghiero ed elevato elogio nelle parole del grande mutilato : Carlo Delcroix, il cieco veggente, che, di fronte a questo stesso monumento, « portando la testimonianza delle sue piaghe e la parola delle sue pene >' disse: <<Ricordo le mani che, annodandomi le vene e congiungendomi le ossa, mi tifecero un volto, mi ridettero una spera·n za >> . Ed in questa stessa Scuola, di fronte a questa :tessa Sagra del medico caduto in guerra, il Duce, e/te « ha vissuto la guerra >> , or son sette anni, nel suo mirabile discorso tenuto a quella generazione ai medici allievi, ricordando << le infermerie improvvisate ai ma1·gini delle trincee >l nel valutare « l'opera dei medici >> a'is.<e: « Essi mi hanno salvato ». l n quel suo mirabile ricordo, Egli esaltava 11011 solo l'opera umanitaria del medico, ma la stessa chirurgia di guerra, come quella scienza che lo aveva .ranato dalle ferite da lui riportate. E voi, o giovani aliievi di questa nuova generazione di medici militari, elle siete cresciuti nei vostri primi anni di vita itz uu'atmosfera di guerra che portò l'Italia ai suoi sacri confini, sappiate trarre da queste grandi parole del Duce rinnovatore e continuatore di Roma imm01·tale, tutto il valore che esse meritano. La chirurgia di guerra è una necessità della guerra che va ritenuta esse11ziale e fondametJtale mezzo dÌ. utilità dal punto di vista tecnico, militare, sociale, umanitario. Essa, come tutte ie branche dello scibile medico, non s'improvvisa, anzi meno di tante altre, non p.uò fondarsi sulle contemplazioni ideologiche, ma

su ba!i solide di vera scienza integrata dall'arte, armonica unione del peusiero e dell'azione. Essa è pura e nobile, pet·chè lontana dall'interesse particolare e rivolta all'umanità con uno spirito fiammeggiante di altruismo. Va servita u con le mani dotte e pure >> con scie11za e cosc!enza. Ai ferventi aJSertori della chirurgia di guerra, che è insieme dottrina ed arte, sacrificio e pietà, diremo col Poeta soldato, testè scomparso : « Beati i misericordiosi, perchè avranno da tergere u11 .rangue splendente.. da bendare wz raggiam ~ dolore ».


LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MILIT ARE DI MILANO Direttore: tenente colonnello mcòico SIRO F.~ unA

RASSEGNA SINTETICA DI TALUNE FORME ENDEMO EPIDEMICHE PIÙ FREQUENTI NELLE TERRE DELL'IMPERO Dott. Siro Fadda, tenente colonnello mcJico.

L'organizzazione sanitaria nel territorio dell'Impero Coloniale, per la grandiosa vastità delle regioni di cui si compone, per la varietà dei climi e della natura geografica di esse, così mutevoli ed opposti dai versanti caldoumidi del mar Rosso e dell'Oceano I ndiano, al regime di alta montagna dci grandi altipiani dell'Acrocoro Etiopico propriamente detto, alla immense distese acquitrinose delle regioni dei grandi laghi equatoriali, costitui sce un problema complesso e difficile, reso ancor più arduo dalla estrema aridità delle fonti di conoscenza del passato, dalle incerte documentazioni, dalla penuria od anche dalla mancanza totale di notizie attendibili sulla nosografia dei luoghi, per quanto riflette la parte più vasta e più interessante dell'Impero, vale a dire l'Etiopia. Sole voci nel silenzio che, sino all'epoca della nostra conquista, ha av\'olto come -una pesante coltre la patologia etiopica, le sommarie e frammentarie notizie dei pochi medici italiani, militari per la quasi totalità, che attraverso gli ambulatori di Adua, Gondar, Dessié, Debra Marcos, Magalo e l 'Ospedale di Addis Abeba, hanno potuto osservare e fissare alcuni aspetti del volto nosografico dell'Abissinia. Vere sventagliate di luce nel buio che i1an no illuminato un mondo sconosciuto, ed hanno costituito i punti cardinali decisivi, su cui doveva orientarsi più tardi la nostra mirabile organizzazione sanitaria durante la campagna. Questo è un punto che occorre precisare, perchè al Corpo Sanitario Militare che sino a dieci anni fa ha retto per intero (ed anche in seguito per la massima parte) il governo sanitario dell'Eritrea e della Somalia, sia reso il dovuto riconoscimento. Prima della grande marea vittoriosa destinata a sommergere l 'ultimo baluardo di barbarie feudale confitto nel cuore di un continente non più misterioso da lungo tempo, e già illuminato da per tutto dalla civiltà europea, tutto ciò che in Italia si conosceva sulla patologia dell'Africa Orientale Italiana e sull 'Etiopia, è dovuto quasi per intero ai pochi Ufficiali Medici,


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R ·\SSEG~J\ SI~TETI CA DI TALU:-.:E FORME E:-.:DEMO EPIDEJvUCHE ECC.

t:he nella logorante vigilia dell 'Impero, hanno costituito vere pattuglie di punta, pionieri fra i pionieri, battendo faticosamente un terreno insidioso ed ostile, studiando e preparando con -anima presaga e pensosa un avvemre, divenuto oggi realtà raggiante.

Non è mia intenzione, e non sarebbe possibile, tracciare u:'la nosografia dell'Impero, neanche sotto forma di profilo, perchè ciò mi porterebbe lontano ed esorbiterebbe dai limiti e dai caratteri d'una semplice esposizione, r he vuole prospettare solo alcuni aspetti del problema nosografico dell'Africa Orientale, in rapporto particolarmente a talune forme diffusibili che più ci interessano dal lato profilattico- economico e sociale. Però non posso non accennare ad alcuni punti preliminari che mi sembrano indispensabili. E prima di tutto alle malattie dei nostri connazionali da mettersi in rapporto diretto o indiretto col clima. Nelle mie lunghe permanenze in Eritrea, in Somalia, e ne Il 'Etiopia ho sempre constatato che raramente esistono delle intolleranze, e quindi delle forme m orbose, che riconoscano come causa unica e determinante il clima. La Colonia agisce come un rivelatore sensibilissimo delle tare organiche latenti sia· fisiche che psichiche, come non è fatta per gl i intemperanti ed i disordinati; ora, la maggior parte degli individui pei quali si è dovuto ricorrere al provvedimento di rimpatrio appartengono proprio a queste due categorie : o individui mal selezionati arrivati in A. O. con lesioni subdole precedenti, che la vita naturalmente disagiata della Colonia mette in valore, o individui che debbono a loro stessi l'origine dei loro mali - i psieolabili , gli oligobulici, che costituiscono una coorte numerosa assai più di quello che non si possa immaginare. Solo raramente esistono, per quanto io ho potuto osservare, delle inadattabilità vere e proprie al clima con conseguenti manifestazioni morbose a carico dei vari apparati e sistemi. Tanto per esemplificare aggiungo che dal luglio 1936 al luglio 1937, (li tutti gli ammalati civili e militari sottoposti alla commissione medica per il rimpatrio di Addis Abeba, risultarono rimpatriati per disturbi in 1apporto diretto od indiretto al clima n. 134 individui. Questo sopra una ma~sa superiore sicuramente alle 6o.ooo unità. E se si tiene conto che fra questi sono state com~rese le albuminurie, le ncfrosi e nefriti, osservate così frequentemente nella stagione delle pioggie del 1936, e per le qu:1li essendone stata accertata da alcuni studiosi (Poggi c Roncoroni) la natura microbica non si può evidentemente invocare una eziologia climatica, tale cifra diminuisce ancora di 22 numeri. Le affezioni pnlmonari invere in rapporto diretto od indiretto al clima sono piuttosto frequenti nell'al topiano. H o potuto osservare che ad


RASSEGNA SINTETICA DI TALUNE FORME ENDEMO EPIDEMICHE ECC.

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Addis Abeba per esempio le polmoniti hanno una evoluzione eccezionalmente grave e danno luogo frequentemente a complicazioni (empiema). Ciò è da mettersi in rapporto all'altitudine ed anche, io penso, alla deficiente quota di ossigeno esistente a quell'incisione di latitudine, tanto che avevo ventilato l'idea di apposite camere condizionate, per il trattamento di esse. Delle malattie infettive frequenti nell'Etiopia è il tifo esantematico che regna endemico, in molte località dell 'altopiano. Ad Addis Abeba per esempio si è potuto acc~rtare che tutti gli anni si verificano dali' ottobre al febbraio, nei mesi asciutti cioè, dai duecento ai quattrocento casi di dermotifo con una mortalità che va dal 10 al 30 %. Mi sono trovato presente ad una epidemia insorta nel dicembre 1936 con un numero rilevantissimo di colpiti, non solo indigeni ma anche bianchi (circa 700). Accenno alla difficoltà della diagnosi clinica che, abbastanza facile nei bianchi, è difficile invece negli indigeni per la scarsa sintomatologia subiettiva ed obbiettiva, e la difficoltà di rilievo dell'esantema cutaneo. Varicella, morbillo, quest'ultimo con particolare fisionomia epidemiolog1ca sono pure presenti, ad intervalli, un po' dap~nutto nel territorio dell'A. O. I. Le infezioni del gruppo tifo paratifo, quasi assenti come malattie autoctone in Somalia, sono invece presenti nell'Eritrea e nell'altopiano etiopico. Circa l'ameba histolica, rara in tutto l'altipiano delJ 'A. O., almeno come entità morbosa locale, è invece frequente in Somalia ed in Eritrea, donde provengono in massima parte d'ordinario i casi osservati nel! 'altopiano. Su 310 esami di feci praticati al laboratorio di batteriologia di Addis Abeba solo 21 sono stati positivi per l'ameba histolitica, ed in massima appartenenti a individui provenienti dalle su indicate regioni. Qui è opportuno soffermarci un momento e fare qualche constatazione. Data l'attualità e l'importanza assunta da questa parassitosi, specie nei rapporti medico legali, per i numerosi reduci dall 'A. O. I. che si presentano alle commissioni con tale diagnosi, non sarà inutile dare dei ragguagli un po' diffusi e per quanto possibile precisi. Non vi ha dubbio che l'amebiasi esiste in tutte le regioni dei bassopiani dell'Impero, specie lungo le vie fluviali , nelle regioni coltivate ad irrigazione · nelle acque di scolo, laddove esistono pozzi di scarsa profondità, ed in genere ovunqu~ condizioni di temperatura e di umidità combinate favoriscono la sopravvivenza e la evoluzione delle cisti. Vicino all'amebiasi, e per le stesse cause ambientali, si accompagnano insieme l 'anchilostomiasi e la malaria. Le carte di distribuzione geografica di queste tre malattie ad andamento endemo-epidemico si sovrappongono quasi esattamente.


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H.\ SSE<.;J'A SINTETICA DI T t\I.U!'\E FORME ENDEMO EP IDEM ICHE FCC.

Io stesso in Somalia ho potuto accertare la presenza delle tre affezioni negli stessi luoghi, che coincidevano, disgraziatamente per noi, coi punti di maggiore interesse agricolo- industriale. Ma, nella valutazione epidemio· iogica cd economico -sociale degli anchilostomiasici ed amebiasici da una parte, c dai malarici dall'altra, occorre partire da concetti assai diversi, poichè mentre il reperto positivo nel sangue d::l plasmodio vuoi sempre signiricarc malarico in atto) e quindi malato, non altrettanto può dirsi dell 'ameba e dell 'anchilostoma. Queste due parassitosi sono assai diffuse fra gli indigeni presso a poco nella percentuale del 30- 35 %; esse infestano quindi gran parte delle popo· ]azioni, la quale però possiede di fron te alle due infczionj uno speciale potere di resistenza, probabilmente di razza, come giustamente opina Mattei. Ciò spiega la grandissima rarità di complicazioni ex tra intestinali dell'ameba pcrchè solo eccezionalmente ho visto qualche ascesso epatico. Dei tanti indigeni infestati solo un piccolo pumero ammala; quelli dotati di scarsa resistenza o quelli minorati da altre malattie pregresse, in atto. Rarissimi i casi di morte per sola amebiasi , ed ancora di più per la sola anchilostomiasi. ( bianchi sottratti in grande parte alle cause infettanti cui sono esposti largamente gl'indigeni per le loro condizioni di vita, non è facile che rimangano contawau. Cito un solo fatto: in un anno, e precisamente luglio 1931 -luglio 1932, al villaggio Duca degli Abruzzi, dove la media degl 'infestati di amebiasi indigeni era del 37 ~6 , si è avuto per u o bianchi presenti alle aziende del Comprensorio, un solo caso primitivo di amebiasi allo stato di infestazione. E ccsì potrei citare altri esempi che ometto per brevità d'esposizione. Il r.ontagio dunque amcbiasico non è evento estremamente facile, contrariamente a quanto in genere si ritiene. La frequenza invece con cui vengono segnalati casi di amebiasi intestinal e riconosce probabilmete un 'altra origine: la scarsa conoscenza del prowzoo in parola e della sua biologia. La diagnosi sicura della natura amcbiasica di una sindrome dissenterica può essere fatta sicuramente, solo guando l'esame coprolog1co rivela delle amebe allo stadio vegetarivo, dotate dei moVimenti loro caratteristici e con inclusione di emazie. Anche la questione della specificità della cisti quadrinucleata va riveduta, poichè sono moltissimi gli AA. che ammettono l'esistenza di cisti quadrinucleate appartenente a razze non patogcne. Nella sola Inghilterra, come dalle statistiche del Brumpt, sono denunziati due milioni di portatori di cisti quadrinucleate, eppur~.::, dice il Mattci, da cui riporto di peso queste sagge ed oneste considerazioni, ogni anno appena un paio di tali portatori ~ mmala di dissenteria. In al tri termini portatore di cisti quadrinudeare e dis~ente rico non sono si nonimi !


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E~DEMO

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Circa poi alle forme precistiche la pruden za nella diagnosi deve essere ancora maggiore, data la grandissima somiglianza che esse hanno con quelle dell'ameba coli. In tali forme è necessario, per dirimere il dubbio, ricorrere alla colorazione del carciosoma che è centrale neli ' histolitica, cccentrico nelle altre. Un tale procedimento è in pratica però tutt'altro che faci le e rapido ed in genere lascia sempre incerti. In ogni caso anche volendo ammettere che forme precistichc o cistiche quad rinucleate appartengono alla varietà histolitica, l'ind1viduo portatore potrà considerarsi un'infestato, non un malato anche se con m anifestazion i dissenteriche in atto, se non si rintracciano le tipiche forme attive ematofaghe. Un tempo l 'ameba coli, ospite innocua dell'intestino era reperto frequente, adesso, e precisamente dall 'inizio della campagna Etiopica, non se ne sente più parlare (Mattei). Questo è necessario tener presente soprattutto oggi in cui molti, troppi connazionali civili e militari rimpatriano dall'A. O. I. con l'etichetta di amcbiasici creando imbarazzi e conseguenze medico legali di ogni specie c gravità. A confortare le· mie affermazioni aggiungo infine che di 1078 individui inviati nel periodo gennaio- ottobre di quest'anno dalla Commissiom: Medica Pensioni di Guerra (in massima parte reduci dall' A. 0.) per esami , come sospetti amebiasici; solo n. 106 sono stati riscontrati positivi per l'entamoeba hyst. dal Laboratorio batteriologico del nostro Ospedale.

Sifilide c framboesia. Le malattie celtiche costituiscono attualmente nell 'Impero un grande fattore di morbilità tanto per l'elemento europeo civile e militare, guanto per la popolazione indigena. Un tale pericolo non è d'altronde nuovo, perchè esso ha costituito una nostra preoccupazione costante nelle colonie africane, sin dai tempi più lontani. Sin dal primo inizio della conquista, il Capo del Governo, primo fra tutti, e l' autorhà militare, giustamente preoccupati di conservare intatta da un lato l'efficienza degli effettivi di truppa e delle masse operaie dislocate nel territorio di occupazione, e dall'altra per alte ragioni di sanità della razza, hanno dovuto . organizzare una rete profilattica di protezione contro il pericolo venereo, mentre che l'amministrazione civile appena instalh-.ta tentava di arginare il male regolamentando la prostituzione, particolarmente nei centri urbani. Furo no emanate a tale proposito dal Vicerè Maresciallo Graziani una serie di disposizioni per tutti i Governi dell 'Impero i cui capisaldi sono la distribuzione gratuita a militari e ad operai di mezzi profilattici, istituzione di dispensari per la visita e la cura dèlle meretrici malate, consultnione e


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RASSEG~A

SINTETICA D J T :\LUNF. FORME ENDE.MO EPIDEMICHE ECC.

servizi anticeltici negli Ospedali coloniali, arsenale dei medicarnenti preventivi e curativi completato dJ tutte le acquisizioni della scienza moderna, })erfezionamento e rigore di applicazione per quanto riguarda la profilassi presso i militari e gli operai dei cantieri, opera di propaganda intensa a mezzo di conferenze, proiezioni ecc. illustranti il pericolo celtico. Non so quante di queste sagge disposizioni che in verità rispondevano ad esatti criteri scientifici e sopratutto pratici, siano state tradotte in realtà, ma dalle notizie che, tratto tratto, mi pervengono da laggiù ho l'impressione che malgrado gli sforzi costanti dei poteri pubblici e militari, e principalmente delle singole autorità sanitarie, i risultati sinora ottenuti sono in assai parva misura ed il problema resta, per così dire, tuttora in piedi per intero. La ragione vera dell'insuccesso è che noi urtiamo, come sempre è stato del resto ed in tutte le latitudini, in un tal genere di lotta, contro la prostituzione clandestina, di cui è. difficile immaginare tutta la portata e l'importanza nelle colonie; essa imperversa nelle città colonjali, attorno ai presidi militari come nei centri commerciali ed industriali, deludendo la vigilanza della polizia e rendendo illusoria l'azione dei dispensari e di tutte !c propagande anticeltiche. E ' mia profonda convinzione che uno dei mezzi più efficaci per combattere le malattie veneree, delle quali la sifilide rappresenta naturalmente il pericolo maggiore per la sanità della razza, potrebbe essere il monopolio di tale servizio fisiologico. Bisogna abbandonare i vecchi e superati bagagli di pregiudizi e di falsi convenzionalismi che ancora ingombrano le strade dritte del buon senso e delle supreme esigenze connesse alla difesa della salute della collettività e fare tunzionare in pieno l'imperativo categorico della Salus pubblica. Bisogna riconoscere una volta per sempre che nel mondo biologico esistono neces· sità e leggi ferree che nessuna concezione stupida ed ipocrita e nessun pudibondo teorema morale, potranno mai impedùe di essere, nè. soffocare, nè deviare. L ' immoralità consiste precisamente nel lasciare ammalare il pros~imo. Si sono ben monopolizzate altre cose assai meno importanti di questa che è la legge stessa della vita -· di fronte alla quale chiudere gli occhi è non solo inutile, ma colpevole e pericoloso. Togliere dalle speculazioni private un tal servizio, organizzarlo compiutamente, disciplinarlo, legalizzarlo infine e .metterlo sotto il più rigoroso controllo igienico sanitario, in mano d'igienisti e specialisti che se ne intendano, dando agl'individui l'assoluta garanzia della protezione della loro salute, significa diminuire di colpo le malattie celtiche nell'Impero e combattere nel modo più sicuro e più certo una delle cause più forti, temibi li ed inafferrabili di esse: il meretricio clandestino. Fare un servizio igienico e pulito di ciò che ora si nasconde negli angiporti più sudici cd oscuri ·e malfamati di Asmara, Mogadiscio, Addis

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Abeba, è non solo opera alta d 'igiene sociale, ma anche una coraggiosa messa a punto di verità e di onestà di fronte a noi stessi, e alle nostre respon~abilità.

E ' tanto diffusa che la Chiesa Copta vi ha dedicato un Santo ed un giorno di ogni mese: il 28, S. Emanuel. Chi ha pratica di ambulatori indigeni sa bene quale percentuale rappresentino i luetici nello stivaggio della folla mattutina, che si accalca avanti ad essi. Quando affermo che essi costituiscono il 50 'i:, almeno, de1 malati quotidiani, mi tengo ancora in limiti modesti. R icerche sierologich.e compiute recentemente in Addis Abeba su di\'ersi gruppi di indigeni dànno il 61 % di luetici tra gli adulti, il r8 ··~ nei bambini dai 6 ai 12 anni, e l'8o % nelle prostitute (Mariani). Quando si pensi che · queste rappresentano il 25 ~:, , debbo dire « almeno l> anche qui, di tutte le donne indigene, si intende, senza bisogno di commenti, la gravità della situazione. Comunque per quanto concerne le forme cliniche ho potuto constatare che nei bianchi si ha di solito una esagerazione dei ~aratteri obbiettivi dell'ulcera primitiva, donde forte proporzione di sifìlomi giganti ulcerosi ed ipertrofìci. Eccettuati gli ascari il sifìloma iniziale è però di rara nsservazione negl'indigeni, i quali non si presentano in tale stadio dell'injezione- al medico se non per complicazioni come linfangiti, cancrene, faJedenismo, ecc. Il periodo seconda-rio è in genere precoce a motivo certamente dell'insufficienza di cure appropriate, della negligenza dei colpiti e dell'indifterenza degl'indigeni. Nulla di particolare presentano le sifìlidi eritematose o maculose. Più frequenti sono le manifestazioni papulose nelle forme lcnticolari, anulari, mummulari, miliari, circinnate, ecc. Aggiungo a queste manifestazioni cutanee le forme papulo erosive- crostose- vescicolari - ulccrose, frequenti per i bianchi e gl'indigeni. Circa le lesioni delle mucose, negl'indigeni si osservano frequentemente SIFILIDE. -

forme papulo-ipertrofiche: ed ukerosc degli organi genitali e dell'ano. Il periodo tercziario è anche questo assai più precoce che in Europa, ciò che può essere dovuto nei bianchi a insufficienza di cure iniziali o a fattori di diminuita resistenza organica (alcoolismo, malaria, privazioni, surmenage, ecc.). Prevalentemente si hanno manifestazioni cutanee, tubercolo ulceroso, non di rado cancrenose o gommose, complicate soventi a fagedenismo. Lesioni delle mucose sono anche frequentissime nel naso, e fosse nasali, con ulcerazione e perforazione del setto, glossiti gommose e ulcero o sclero gommose del palato, faringe, tonsille, ulcerazioni delle corde vocali, gomme ed ulceri degli organi genitali, della regione ano rettale, osteo periostiti, artropatie deformanti, miositi sclerose e gommose, ecc. Viceversa negli indigeni sono


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RASSF.\.1':\ SINTETICA DI T:\LU:--JE FORME ENIJEMO EPIDEMICHE ECC.

.:;ssolutamente rare le manifestazioni cerebro-midollari dell'infezione, e per conto mio posso dire di aver visto solo eccezionalmente in essi casi di neuro~ifi l ide.

LA FRAMil OESIA è presente e diffusa in tutti i go\'crni dell 'A. 0., lo è in grado notevole in Somalia, e nello Scioa ho potuto constatarne parecchi casi. Frambocsia e sifilide presentano grandi analogie nella loro evoluzione ed anche nell'aspetto di certe lesioni secondarie. A ciò si aggiunga che l'anamnesi è quasi sempre muta, nè d'altra parte soccorre l'aiuto del laboratorio in quanto le spirochcte sono morfologicamcnte identi.:-he. Ancor meno può giovarci il criterio ex adiuvantibus in quanto gli arsenobenzoli agiscono con uguale dficacia e con la stessa prontezza in entrambe le malattie. E' possibile tuttavia qualche volta differenziarla clinicamente per l'aspetto dci bottoni mori formi, a fragola, assolutamente caratteristici (quando t·sistono) disseminati nelle varie regioni del corpo. Infine aggiungo che nel caso dell'infezione pianica non si sono mai osservati accidenti terziari gommosi, così frequenti invece nell'infezione sifilitica. VAIOLO. -

Il vaiolo è presente in tutte le regioni dell'Impero. Ende-

mico nell'Abissinia propriamente detta, ricompare ogni tanto in ondate epidemiche acute, nell 'Eritrea e in Somalia, per fortuna in focolai circoscritti, ove è stato po~sibile sempre dominarlo più o meno rapidamente. Un 'epidemia insorta a Mogadi~;cio nel luglio 1928 fu prontamente isolata cd arrestata cr~ando attorno ai casi verificatisi una barriera di oltre tre· centomila vaccinazioni, ricorrendo per la prima volta al sistema della vaccinazione contemporanea di imponenti masse di popolazione, veri ludi vaccinatori, come si pu0 vedere dall e immagini proiettate. Una epidemia a Massaua nel I932 fu ugualmente soffocata in brevissimo periodo. Più difficile fu aver ragione di una seconda epidemia scoppiata in Somalia nel 1932, durata con varie alternative, per alcuni anni. Nell'Etiopia fino alla nostra occupazione il vaiolo ha mien1to periodicamente il maggior numero di vittime fra la popolazione alla quale ha lasciato in lar ga misura un trist~ retaggio di visi scalpellati da grandine di cicJtrici, deformità repugnanti e mostruose del corpo, cecità, residuati come una si nistra scia tuttora vivente c incancellabile a testimoniare il passaggio del flagello. E' stJta la prima grande battaglia impegnata dalla nostra organizzazione s:~ nit:tria in tutte le regioni dell' Impero. Perciò il problema del vaiolo, del vaccino, e della vaccinazione è di :->ssoluta importanza ed occupa un posto di primo piano nella profilassi delle epidemie cd endemie dci nostri domini Imperiali nell'Africa.


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Problema che in quelle terre assume interesse ed aspetti particolari e complessi poichè se è facile in Europa e nei continenti civilizzati procedere alla vaccinazione completa ed integrale di una popolazione, non così avviene attraverso l 'immensità paurosa di sterminate regioni prive di strade, di mezzi, di risorse. Se la vaccinazione dì tutta la popolazione, dico tutta, è stata possibile nel governatorato dì Addis Abeba ove in soli tre mesi furono vaccinati circa 12o.ouo individui, e nei centri maggiori dell'Impero, con positività notevoli che hanno raggiunto il 90 'lo dei vaccinati, non altrettanto avviene quando si tratta di procedere alla vaccinazione di paesi lontani sparsi in territori immensJ. Due condizioni sono rigorosamente indispensabili per a~sicu:arc il successo di una vaccinazione : l'una di ordine tecnico, cioè l'impiego di un buon vaccino sicuramente attivo, l'altra di ordine amministrativo, il concentramento cioè, in determinati punti opportunamente scelti dì facile accesso, delle collettività e delle popolazioni da vaccinare. Nè l'una nè l'altra di queste condizioni sono facilmente rcalizzabili ncii'Afri<:a Equatoriale fra il 34" ed il so· meridiano, sopratutto fra il I8v e 0° parallelo, e tutti e due riportabili alle stesse cause; le grandi di~tan ze di varcare o comunque di vie di con1unicazione rapide e sicure. le altre condizioni sono accessorie e si riferi~cono ad una buona tecnica esecutiva dell'innesto il che è comune a tutte le latitudini, ed a taluni accorgimenti durante le operazioni di vaccinazione, che sono più propri delle regioni intertropicali. Non è facile trasportare vaccino fresco nell'infinita distesa ddle regioni Jeii'Impero. di cui la maggior parte sotto la frusta di un sole ultrapotente; se si beneficia talvolta di un trasporto in automobile dall'Istituto Vaccinogena o dall'Ospedale ove il vaccino è tenuto in frigorifero, sino al punto iniziale di utilizzazione, occorre in seguito effettuare con mezzi più modesti e primitivi come il muletto e talora anche a piedi, dei percorsi in piena boscaglia da un villaggio all'altro. In conseguenza occorre osservare delle norme rigorose: 1 • - Nel trasporto del vaccino dali 'Istituto vaccinogeno o dal frigidario deli 'Ospedale sino al punto di utilizzazione, in termos, o ricorrendo ad altri mezzi rli fortuna come l'affondamento dei tubetti in sezioni di tronchi di banano di fresco recisi, ghirbe inumidite ecc. come ho diffusamente esposto in un altro mio lavoro sull 'argomento. 2 ° - Nelle operazioni di vaccinazione che debbono essere fatte d'accordo con le autorità civili locali (residenti) e praticate in località opportune alJ'ombra perchè basta l'esposizione del vaccino e dei vaccinati alle altissime temperature del sole tropicale perchè si determinino tali gravi alterazioni da rendere inattivo il vaccino e nulla per conseguenza la vaccinazione eseguita.


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Questa inoltre dev'essere fatta solo dal medico, mai affidata agli infermieri indigeni i quali anche se bene istruiti hanno sempre delle idee molto vaghe sulla sterilizzazione degli istrumenti da usare, sulla modalità dell'innesto, sulla quantità di vaccino da adoperare, senza contare i pericoli di altra natura come le prevaricazioni ed il commercio da cui l'indigeno si )ascia facilmente tentare. Ma una necessità indispensabile in paesi dove il vaiolo è endemico o può esservi facilmente importato, è l'istituzione di Istituti Vaccinogeni. Noi abbiamo all'Asmara, in Eritrea, un bene attrezzato Istituto Sierovaccinogeno, che produce anche un ottimo vaccino antivaioloso, che oltre a rifornire le nostre Colonie, veniva largamente esportato in Abissinia prima della nostra occupazione, nella Somalia Francese e sulla costa Araba del Mar Rosso. ln Somalia a Merca abbiamo un altro Istituto Vaccinogeno dove nel 1928, organizzai rapidamente, sotto l'assillo dell'epidemia che minacciava di dilagare e con mezzi, direi così, di fortuna, un reparto per la produzione del vaccino antivaioloso, che in brevi~-simo periodo veniva preparato con la cadenza di sooo dosi settimanali. In Addis Abeba è stato rapidamente attrezzato durante la mia permanenza, un terzo Istituto Sierovaccinogeno capace di produrre il vaccino antivaioloso in quantità sufficiente agli immediati bisogni contingenti. A questo proposito giova notare come osservazioni concordi di molti

medici coloniali abbiano rilevato il fatto che l'attitudine a produrre un vaccino attivo che conferisca una durevole immunità, sembra meno pronunziata nelle vacche magre indigene e di quello che non lo sia nelle robuste e ben nutrite vacche della metropoli. La durata media di dieci anni sembrerebbe ridotta a meno della metà. La breve durata del! 'immunità data dai vaccini locali è certo un inconveniente, perchè non è facile ra'dunare frequentemente grandi masse di popolazione in parte nomadi ma' anche ciò ammesso, la presenza dei centri vaccinogeni per la produzione in situ del vaccino è di una immensa utilità e necessità nella lotta a fondo contro il vaiolo. MALARI :\. - In Eritrea la malaria domina le zone del medio c basso piano (Massaua, Ghinda, Cheren, Agordat, Barentù, Tesscnei, Adi Ugri, Adi Caich, Saganciti).

Il tipo dj infezione malarica più frequente è la terza na primaverile (nella zona di Chercn raggiunge l'83 % dci casi). Il plasmodium vivax rappresenta il reperto più frequente per le zone di Massaua, Otumlo, Moncullo, Archico, con un indice parassitario di 69,5, il falciparum di 30,5. A Ghinda invece (962 m. sul l. m.) il p. vivax è l'n o,~ ; il falciparum è 1'88,8 %.


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Gli anophdes riscontrati sono l'A. d'tkali e il turkudi, ed a queste due specie di origine asiatica si aggiungono l'A. gambiae, il demeilloni, il cinereus, tipicamente africano. Nel bassopiano occidentale (Agordat, Barentù) prevalenza del p. vivax. Anofelismo rappresentato dal gambiae e dal pretoriensis. Così nelle regioni attorno a Cheren (infiltrazioni del fiume Anseba), dove il plasm. vivax rappresenta il 100 %. Nell'altopiano Eritreo la malaria è praticamente assente al disopra dei 18oo metri. Un'osservazione interessante fatta in Eritrea è questa che la gran maggioranza dei colpiti di malaria appartiene al sesso maschile, mentre le donne colpite rappresentano una esigua minoranza. Il fatto è stato spiegato colla abitudine assai diffusa fra le indigene delle unzioni nelle parti scoperte del corpo con grasso, burro indigeno ed olio di semi, frammisto ad essenza di legno di sandalo (hutur sendel). Da tale unguento fortemente e non gradevolmente odoroso si sprigionano emanazioni potenti, percepibìli anche a distanza, che allontanano le zanzare. Ciò a prescindere dall'azione meccanica di difesa sulla cute, costituita dall'eccipiente grasso. In Somalia si può affermare che la malaria è assai più diffusa nella parte meridionale che nella parte settentrionale; in linea di massima si possono ritenere malariche tutte le zone dell'interno mentre la fascia costiera è indenne; a tale regola generale fanno eccezione Eil in prossimità della foce dd Nogal nella Somalia settentrionale, Gobuen e Giumbo sulla foce del Giuba nel Benadir. Viceversa qualche località nell'interno come Oddur (a metri 520) sembrerebbe indenne di malaria. Certo si è che nel Benadir la nota patologica predominante è costituita dall'infezione malarica. Lungo l'Uebi Scebeli ed il Giuba esistono le condizioni più favorevoli per lo sviluppo anofelico; regime incostante dei fiumi, straripamenti ed allagamenti periodici di estese zone, formazione di stagni alimentati anche dalle piogge, onde vasti tratti di terreno si trasformano in paludi (descek). Così nel corso inferiore dello Scebeli (regione dei Balli) così fra le due foci del Giuba (Far-Uama-Descek-Uama). A mano a mano che ci allontaniamo dai fiumi l'anofelismo e quindi malaria diradano e scompaiono, per ritrovarli però subito dove esistono raccolte d'acque naturali (pozzi del Dafet- Stagni di Uanle) o artificiali creati per le riserve di acqua durante il periodo asciutto. In alcune località poi la malaria va consjderata (Genale- Afgoi- Villaggio Duca degli Abruzzi- Hawai, concessioni del Giuba) in rapporto alle culture irrigue. Le stagioni epidemiche in Somalia sono quelle di Gu e Der, corrispondenti il primo alla stagione delle grandi piogge con piena dei fiumi da metà marzo a fine maggio, il secondo dai primi di ottobre a mezzo dicembre che 3 -

Giornale ài medic-ina militare.


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corrisponde alle piccole piogge autunnali con temperatura molto elevata cambio di monsone da S. O. a N. E. Entrambi i periodi di recrudescenza malarica coincidono naturalmente e sono in diretto rapporto coi periodi di massimo svii uppo anofelico. La vettrice di malaria più comune e temibile è la Mjizomia costalis (Gambiae giles) diffusissima in tutta la Somalia; sono presenti però e furon da me catturate col collega Dr. Mirra sullo Scebeli anche l'An. funestus, il mauritianus, il quadrimaculatus. La forma clinica che io, come anche altri osservatori hanno osservato più frequentemente in Somalia è quella data dal Plasm praecox che non è facile trovare nel sangue periferico degli adulti indigeni mentre è più facile riscontrarlo nei bambini di qualsiasi colore. Su 1825 esami di sangue praticati nel 1930 al Laboratorio Batteriologico di Mogadiscio, nella grande maggioranza il reperto è stato positivo per il praecox, assai meno per il vi vax ed eccezionalmente ·per il Laverania malariae, che costituisce secondo quanto noi abbiamo osservato una propria e vera rarità. Gametociti (semilune) sono stati rintracciati poche volte e soltanto nei bambini. Le perniciose sono molto rare. Tali osservazioni però sembrerebbero notevolmente modificate, almeno per quanto riguarda il reperto parassitologico, dai risultati delle osservazioni compiute dalla missione del l'Istituto di Malariologia proprio durante il periodo recentissimo della mia permanenza in Addis Abeba. E poichè si tratta di osservatori della forza di Lega, Raffaele, e Canalis è doveroso dire senz'altro che essi hanno constatato in Somalia proprio lungo lo Scebeli, dove prevalentemente sono state condotte le ricerche mie e di Mirra, come di altri, il vivax nella media del 70 •fc, ed il falciparum del 30 %. Per quanto riguarda l 'Etiopia si può ritenere che tutte le zone al disotto dei 1500 metri sono intensamente malariche, assai meno dai 1500 ai 18oo debole sporadica fra i 18oo e i 2000, indenni le quote al disopra. La località più elevata dove si sia osservata l'infezione malarica è stata Harar a 1936 metri sul livello del mare. A quote più basse fino a circa 1500 compare qua c là rivelandosi con indici bassi e netta prevalenza se non sempre esclusiva di infezione da p. vivax. Nelle pendici, ivi comprese anche le vallate dell'altopiano, fra i 900 ed i qoo metri di altitudine, vi sono spesso condizioni più che altrove favorevoli alla malaria. Comunque deve ritenersi presente nell'altopiano amarico lungo la rotabile per Gondar dal guado di Mai Timchet ad Addì Areai, per numerosi torrenti e corsi d 'acqua che attraversano la regione ricca di anofeles (cinereus, demeilloni, pretoriensis). In forme più miti essa esiste anche nella piana di Cobbò dove l'anofelismo trova condizioni favorevoli di clima e di ambiente (fu trovato il cinereus). Non si può escludere, per l'anofelismo assai diffuso, che sia malarica anche la piana di Combalcià (.circa 18oo m etri) lungo il tratto Dessiè- Addis Abeba. In questa stessa strada esiste anche e precisa-

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mente sulla destra, una estesissima palude lunga circa 6o km. dove malaria e anofelismo sono assai diffusi. La malaria è endemica con puntate epidemiche in relazione alle piogge a Dire Daua (1206 metri) città che resta divisa dal fiume che alimenta l'anotelismo. Il p. vivax è il parassita predominante. Lungo la strada di Dire Daua - Harar esiste anofelismo, ed in Harar (1936 metri) pure essendo la malaria presente essa non ha mai costituito neanche in passato un pericolo; i pochi casi di febbre verificatesi sembra siano stati contratti alla periferia e in campagna. Presenti il p. vivax è l'anofeles cinereus. Le regioni poste fra Dire- Daua c la stazione di Auasc sono malariche endemiche con riaccensioni epidemiche dopo le piogge (aprile, maggio, settembre ed ottobre). L'anofelismo è sostenuto da corsi d'acqua, fossi acquitrinosi e cave di prestito per lavori ferroviari. Egualmente malarica è Moggio a 1850 metri sempre lungo la linea mentre la malaria cessa a Las Addas ed è ignota naturalmente ad Addis Abeba dove però uno dei miei ispettori prof. Giaquinto ha riscontrato anofelismo (vi è presente l'A. cinereus).

••• Colgo volentieri l'occasione, alla fine di questa rapida incursione nosografica nell'A. O. per esporre, il più brevemente possibile, il risultato di alcune ricerche ed osservazioni condotte, specialmente in Somalia, sulla lebbra, in relazione particolarmente ai caratteri clinici da essa più frequentemente presentati, ai sintomi prodrornici che precedono l'inizio delle manifestazioni cutanee, alla contagiosità ed ereditarietà della malattia, che rimangono tuttavia dei temi sempre interessanti, ai suoi rapporti colla tubercolosi, ai risultati ottenuti colla terapia adottata, ed infine alla sua ripartizione generale nelle terre dell'Impero, quale risulta dalle indagini fatte e notizie raccolte. La questione della Lebbra, senza volerne esagerare l'importanza, quale ad essa viene attribuita da una tendenza scientifica romanzata di molti A .A. è però sempre un tema di attualità, non solo dal punto di vista puramente epidemiologico, ma anche da quello economico- sociale, con l'avvenuto aliargamento dei nostri domini Euro- Africani e delle correnti di immigrazione vieppiù accentuantesi dalla Madre Patria ali 'Impero e viceversa. E' questo sopratutto che mi spinge a dirvi delle' cose, su questo tema, che finora facevano parte di un mio modesto bagaglio personale, destinato a rimanere nel mio baule coloniale, se l'avvento dell'Impero e gli avvenimenti sociali ed economici ad esso connessi e tuttora in corso, non mi avessero persuaso che essi possono recare forse un contributo, non del tutto inutile alle già larghe conosc-enze su ciò che può essere orientamento della nostra azione sanitaria in questo settore patologico, che nei vasti territori di recente LEBBRA. -


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occupati si presenta particolarmente interessante e degno di attenta considerazione. Le nostre attuali conoscenze sulla lebbra, la sua diffusione nelle diverse regioni del globo e nei paesi di suo dominio endemico, la sua eziologia e la sua natura, le nostre risorse terapeuriche e profilattiche di fronte ad essa, hanno fatto dei grandi passi d~ll'epoca ormai lontana, in cui i primi classici trattati di Danielsen e Boek (1848) e di Leloir (1886) impostavano le linee fondamentali di questa malattia infettiva descrivendone e fissandone i caratteri essenziali. Le vie di comunicazione prodigiosamente moltiplicatesi e rese più veloci dai nostri mezzi meccanici, con la maggior parte di queste regioni ove prosperano le più belle colonie europee, se da un lato hanno costituito un impulso potente allo sviluppo ed alla migliore conoscenza dei morbi esotici, lebbra compresa, dall'altro hanno contribuito ad aumentare il pericolo delle oiffusioni di tali malattie. E' necessario dunque, ora più che mai, possedere le più larghe cognizioni possibili sulla infezione lebbrosa che assurge, .specie per taluni paesi maggiormente colpiti, come presumibilmente è l'Etiopia, ad un'alta impor· tanza economica e sociale. Essa imbastardisce le popolazioni in cui regna endemica, mutila e deforma innumerevoli persone, le sottrae al lavoro, crea attorno a sè una drammatica atmosfera di terrore e di repugnanza. Per questo occorre saperla riconoscere il più precocemente possibile, identificare con diligenti ricerche i focolai di diffusione, attuare con decisione e prontezza i migliori sistemi di cura e di profilassi. Già nell'ora che volge, ma ancor più nel prossimo avvenire, quando larghe masse d'italiani avranno popolato le regioni dell'Impero, i medici italiani si troveranno di fronte al problema della lebbra di cui, essi debbono preoccuparsi, non meno che i governanti, funzionari ed economisti coloniali, per isolare e curare i colpiti e difendere gl'immigrati. Perchè, si badi bene, non è che la lebbra sia malattia estremamente diffusibile, tant'è vero che per stabilire la sua contagiosità ci sono voluti parecchi e parecchi decenni di studi e di ricerche quanto mai indaginosi, e le infezioni sperimentali stesse tentate sugli animali e sugli uomini con materiale lebbroso contenente i germi specifici non ha dato risultati. positivi c persino gli esperimenti sulle scimmie lasciano dei dubbi. E' anche mia impressione, per ciò che ho potuto personalmente con· statare, che essa non sia così largamente dilagata nelle regioni .dell'Impero come le poche notizie possedute in proposito, antecedentemente alla nostra occupazione, potevano lasciar credere, ma certo si è che focolai numerosi di tal e mJcabra affezione esistono dapcrtutto e se per disgraziata ventura un solo caso di contagio si dovesse verificare in uno dei nostri coloni, dato l'alone demoniaco da tregenda che circonda sin dalla più remota antichità il mille-


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LJrio morbo, non si può prevedere quali allarmi ne riceverebbe l'opinione pubblica c quali conseguenze gravi potrebbero derivarne.

Esiste indubbiamente una paura ancestrale della lebbra, radicata nel più profondo della nostra anima, che costituisce un fattore psicologico di prim ·ordine di cui occorre tenere il debito conto. Comunque, e per rimanere nei limiti del tema, che mi sono proposto, la situazione della lebbra nell'A. O. I. è, per quanto personalmente mi risulta, la seguente : In Eritrea la lebbra è discretamente diffusa nelle zone del medio e basso piano dov'è denominata generalmente grcmde malattia (ahi heman). Essa è !'Ìconosciuta però comunemente sotto il nome d1 mantillè (tigrignà) mentre è chiamata arnàb in arabo. Il censimento dei lebbrosi eseguito nel 1931 ha dato 559 affetti di lebbra, ma questa è una cifra probabilmente al di sotto della realtà perchè su molti gruppi cii popolazione, o per ~ancanza dei capi del periodo del censimento, o perchè facenti parte di tribù nomadi, non è stato possibile raccogliere elementi neppure approssimativi di statistica. Anche per le altre ragioni di diretta conoscenza, tali cifre che riporto da un breve ed accurato studio del dott. Talotta, già ispettore di sanità della Colonia (Arch. Intem. S. C. Medicine coloniali fase. 4, 1932-X) non mi sembrano precisissime. ln esse si danno come presenti - p. es. - nella residenza di Barentù 84 lebbrosi. Orbene, già nel' 19n, proprio in quella regione, abitata in prevalenza dai Cunama, nella mia qualità di medico addetto alla Residenza, ho avuto occasione di recensire 225 lebbrosi, èifra anche questa presumibil:nente al di sotto del vero, date le abitudini nomadi di questi indigeni e la tendenza marcata più che altrove, a sottrarsi a qualsiasi controllo ed indagine sanitaria. Comunque dal surriportato censimento risulterebbe una quota massima per il commissariato del confine meridionale (Seraè con 202 lebbrosi - e minima nel commissariato del Cheren con 21 - il che corrisponderebbe ali 'ingrosso, alla realtà delle cose, considerando il fatto che . l'ex commissariato del confine meridionale, è quello che presenta le più dirette e consuetudinarie vie di comunicazione e di scambi con il Tigrai notoriamente infestato, come tutta l'Etiopia, da un gran numero di lebbrosi. Nei riguardi della profilassi, dei mezzi di isolamento e cura dei lebbrosi nulla esiste in Eritrea. Si era parlato pochi anni or sono di una colonia lebbrosario, da impiantare e organizzare nel bassopiano occidentale a sud di Ducambia, ma la cosa è rimasta allo stato di progetto. In Somalia la situazione è la seguente: Denominata dai somali giùdan costituisce una delle entità morbose meglio conosciute dagli indigeni. Il numero di essi per le stesse ragioni esposte a proposito dell'Eritrea, oltrepassa certo, di gran lunga, le cifre risultanti dai censimenti fatti (circa 300). Il ten;itorio della Goscia le cui popolazioni,


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di razza negroide provenienti dai grandi laghi equatoriali, vivono in condi- . zioni miserande d'igiene (al contrario del somalo puro che cura assai la proprietà personale), è quello che dà il maggiore contingente di malati. La lebbra è anche presente lungo le regioni rivierasche dell'Uebi Scebeli, mentre è quasi sconosciuta nella Somalia del Nord. Il Governo della Somalia si è preoccupato attivamente del problema della lotta: contro la lebbra, e sin dal 1927 una colonia agricola per lebbrosi, per iniziativa del capitano medico Vittorio Bianchi, è sorta a Gelib sull'isola di Alessandra a Tauata, in un gomito che il Giuba forma di fronte a Gelib. L'ubicazione insulare della colonia, la sua netta separazione dal resto del territorio dell'isola, mediante un'ampio canale che nei periodi di piena viene · invaso dalle acque del fiume permette l'isolamento completo dei lebbrosi, che riuniti in un villaggio ed assistiti da un sanitario sono stati tolti dall'abbandono in cui versavano, presso le loro cabile di origine. Inizialmente il villaggio lebbrosario era costituito da sei tucul per degenti, da tre arisc per servizi vari·, in una zona di terreno coltivabile di circa tre ettari, ricoverava i .lebbrosi del basso Giuba e più propriamente del Goscia. Allo stato delle cose, quali le ho lasciate alla fine del 1931, con l'aumento progressivo di malati, dovuto al diligente rastrellamento di essi in tutta la Somalia, i tucul per degenti erano stati portati a 40 circa, più un posto di medicazione abbastanza bene attrezzato, un deposito medicinali, e per fino una piccola moschea. Era stata anche allargata la zona coltivabile sino a 4 ettari. Si erano previsti (e non so se sia stato attuato) la costruzione di quattro ambienti (sala da visita e medicazione, ufficio del sanitario, laboratorio batteriologic_o, deposito farmaceutico), un ulteriore ampliamento ddl'area coltivabile sino a 7-8 ettari, un impianto idrico di sollevamento per gli usi del lebbrosario e per irrigazione, un impianto di disinfezione (stufaforno di incenerimento). Alla fine del 1931 quando lasciai la direzione di sanità della colonia erano ricoverati a Gelib n. 132 lebbrosi di cui: n. 26 di lebbra maculosa; » 6o di lebbra nodulare; >> 24 di lebbra nervosa; >> II di lebbra mutilante; >> I I di lebbra mista. n. 132 Una serie di osservazioni e d'indagini da me condotte in questa colonia agricola su un gruppo di 52 ricoverati che sono stati seguiti attentamente nell'evoluzione qella malattia per lungo tempo, mi permette di esporre le seguenti conclusioni: 0 I - Circa il periodo di incubazione: dai due a sei ànni in media; ~ probabile che molti lebbrosi rimangano per tale periodo dei portatori saru di bacillo di H ansen che diventano virulenti ed attivi sotto l'influenza delle


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numerose malattie che insidiano e minano continuamente la resistenza e 'l'integrità organica degl'indigeni. Nelle forme dubbie ha reso dei servizi l'albumina- reazione del muco nasale che abbiamo trovato costantemente in percentuali superiori al 3 per mille - nei casi positivi (tale percentuale com'è noto non oltrepassa mai l'I per mille - nei non lebbrosi). 2° - Circa l'ereditatietà: sui 5.2 ricoverati solo per due di essi è stato possibile stabilire un 'eredità paterna ascendente, per nessuno discendente. Aggiungo che non mi è mai avvenuto di constatare la lebbra in bambini al di sotto dei dieci anni e che molti figli di lebbrosi da me visitati e sottoposti all 'esame del muco nasale (ricerca del bacillo d'Hansen ed albumina :eazione) sono risultati perfettamente indenni. Le prime manifestazioni della malattia nella maggior parte de1 ricoverati si sono avute dopo i 20 anni; per sei soltanto di essi si sono avute invece dai 14 ai 18 anni. Circa il contagio ai famigliari: per uno soltanto di Berdale (Margherita) di 28 anni affetto da lebbra maculosa e viscerale con localizzazioni ai genitali, è risultato un manifesto contagio alla moglie dopo sei anni di matrimonio. Forme cliniche: nella grande maggioranza dei casi osservati, cioè a dire 41 su 52, si è trattato di forme cutanee nodulari o tuberose, con numerosi noduli sottocutanei e formazione di lepromi a n~tta tendenza estensiva ed ukerativa sino alla fase mutilante; 9 presentavano forma mista, alcuni

àei quali con localizzazioni viscerali (mucosa nasale; palato, polmoni; fe.. gato, organi genitali). Altre due infine con forma nervosa a grandi macchie eritematose simmetriche, con eruzioni a tipo pernfigoide, artralgie, parestesie, anestesie, nevriti, atrofia muscolare (mano ad artiglio di scimmia). Le manifestazioni per la niassinia parte erano localizzate agli arti ed al tronco, mentre per altri 15 alla fronte, naso, orecchie. E' interessante notare come in 13 soltanto di questo gruppo di ammalati si siano avuti nel periodo antecedente alla esplosione della malattia dei sintomi subbiettivi consistenti in parestesie, nevralgie acute, bruciori, prurito intenso, frequentemente elevazioni termiche non riferibili apparentemente ad altre cause~ ed in 31 rinite accompagnata per lo più da epistassi. Per nessuno di essi è stato possibile stabilire un qualsiasi rapporto con la tubercolosi, mentre sono state ritrovate con una certa frequenza le associazioni lepra-sifilide. Un'altra osservazione interessante è che - pur essendo situata la colonia in zona intensamente malarica, nessuno di essi ha mai, dico mai, presentato accessi febbrili di malaria - compresi quelli (n. 22) che già in passato avevano sofferto sicuramente di malaria. A quale meccanismo sia dovuto un tal fatto, se ad una incompatibilità di vita o di sviluppo del parassita malarico nel sangue dei lebbrosi, o ad un'azione antimalarica dei principi attivi dell'olio di chaulmoogra, non ho potuto accertare, però il fatto esiste.


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La terapia è stata effettuata prevalentemente con ancileprol Bajer, s1a

per via orale che per via ipodermica ed endovenosa. L'antileprol è come è noto una miscela d'eteri etilici dell'olio di chaulmoogra, ed il metodo di cura adottato era il seguente: nella prima settimana iniezion-e intrainuscolare per due volte a dose di 0,25 cc. aumentando progressivamente da 0,25. sino a 2 cc. per dose. Dopo quattro settimane inizio dell-e iniezioni endovenose cominciando da gr. 0,5 fino a gr. 2,5 per dose - quattro volte la settimana. Tale preparato ha dato in generale dei buoni risultati sia dal punto di vista clinico che batteriologico, specialmente nelle manifestazioni iniziali e poco diffuse dell'infezione. In sette di esse si è potutto parlare di vera guarigione dinica. Si avanraggiano notevolmente le forme maculose, ma anche le forme nodose con vaste ulcerazioni hanno subito un arresto e talvolta la totale scomparsa, con le iniezioni endovenose. E' stata anche sperimentata la terapia a base di metilene (iniez. di 10 cc. di soluzione di bleu di metilene all' I % a giorni alterni) proposta dal Montel direttore del policlinico municipale di Saigon, su un gruppo di ricoverati con lievi risultati favorevoli specie nelle manifestazioni viscerali e nelle algie, nullo negli ammalati con gravi lesioni trofiche. Sono stati inoltre effettuati esperimenti con sieri S. T. B. G. del prof. Simonini con risultati scarsi e comunque d.i gran lunga inferiori al trattamento .coi preparati a base di chaulmoogra. Essi produssero qualche miglioramento all'inizio della cura, poi i risultati rimasero stazionari. Come vittitazione i ricoverati del Gelib ricevevano una razione variata a base di latte, riso, granoturco, carne, thè, bum, zenzebì, con una spesa media di L. I al giorno per degente.

Etiopia. Le notizie che si hanno sulla presenza della lebbra nell'aggregato etiopico sono molto generiche e concordano soltanto su un punto: sulla sua grande diffusione. Essa viene chiamata in amarico coi nomi di sgà - deuiè o tllc - bestà. Gli indjgeni la distinguono in lemt o forma anestica e cumtunnà o forma tuberosa. Essa è diffusa notevolmente in tutta l'Etiopia nelle sue svariate manifestazioni, anestetica, nodosa, mutilante, ma una delle regioni maggiormente colpite sembra sia il Goggiam. Non vengono osservate norme per l'isolamento di questi ammalati, ma solo quando hanno manifestazioni assai evidenti, la popolazione li sfugge per un senso di ribrezzo istintivo. Non così però da per tutto: a Gore, per esempio, la popolazione non sembrava compenetrata di un tale senso, perchè i lebbrosi si aggiravano liberamente per le strade, frequentando il mercato, i luoghi pubblici, le case e le ·botteghe.


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Sono stati raccolti da noi ed isolati nell'abitazione del Ncgadras Uoldesc maiat, che si prestava a tal uopo perchè vasta ed isolata, nella parte N. O. dell 'abitato di Gore. Tristi e macabre teorie che ricordano le corti dei miracoli del Medio Evo si vedono per le chiese o lungo le vie, mentre si recano in cerca di elemosina. Non è possibile nemmeno approssimativamente stabilire il numero di essi, ma certo si tratta di parecchie e parecchie migliaia e forse decine di migliaia di hanseniani che circolano liberamente in una pericolosa promiscuità coi sani, o per meglio dire con gli indenni di tale affezione, nei quali però le ·frequenti miserie fisiologiche costituzionali, tare ereditarie, lue, tuoercolosi, malaria, dissenteria ecc., costituiscono altrettanti terreni favorevoli per l'attecchimento della malattia. Per quanto riguarda le mie conoscenze personali in materia, limitate alla regione del Tigrai, Addis Abeba, Gimma, Dire Daua .ecc., posso dire di aver visto sfilare numerosissimi casi di lebbra in tutte le sue varie manifestazioni dalle cutaneo-mucose (macule- eritema, ecç.) alle nervose (disturbi trofici, anestesie, retrazioni tendinee, ecc.), alle interstiziali (infiltrazioni, lepromi, necrosi, ulcerazioni ecc.) manifestazioni tutte riportabili alle diverse successive facce di un unico prisma morboso. Non credo che le particolari condizioni climatiche della regione esercitino speciale influenza nella diffusione della malattia di cui le cause · più probabili rimontano, come sempre, alla miseria con tutte le sue conseguenze : 41imentazione insufficiente, avitaminosi, sudiciume, affollamento, promi~cuità, in capanne oscure e mal areate. Esistono dunque dei focolai di lebbra in tutta l' Etiopia che fanno p-ensare alla situazione in cui si trovava a tal riguardo l'Europa nel secolo XII. Ma già in quei tempi remoti era stata perfettamente compresa la necessità dell'isolamento dei lebbrosi ed attuata la difesa endemiologica più energica attraverso una serie di provvedimenti, non di rado inumani, e sopratutto con la istituzione dei lebbrosari che arrivano alla ci&a di Ig.ooo. Ma l'endemia fu nettamente arrestata in breve tempo e della paurosa ondata abbattutasi sul continente europeo con le crociate, non rimangono oggi che rari focolai circoscritti che non destano più alcuna preocupazione. Un eguale risultato potrà essere ottenuto sulla totalità dell'Etiopia e per quanto possa essere grande la diffusione del bacillo di H ansen in quella terra d'oriente è permesso di sperarlo, anche se dopo molti sforzi e molto tempo. Non vi ha dubbio, ad ogni modo, .che più che ai medicamenti di efficacia limitata ed utili in quanto la guarigione delle riniti, delle ulcerazioni, delle necrosi, dei lepromi aperti, sopprime altrettante fonti di contagio, il sistema profilattico migliore, la cui efficacia si è garantita dal passato è rappresentata dalla segregazione dei malati dal resto della popolazione.


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E~DEMO

EPIDEMICHE ECC.

Non una segregazione forzata ed assoluta che sarebbe inumana, quando la legislazione ignora i tubercolotici, infinitamente più nocivi e contagiosi, ma l'isolamento relativo in una colonia agricola dove il lebbroso, a parte gli elementi sentimentali ed affettivi della famiglia, che del resto non sono gli stessi dei nostri, trova un'esistenza press'a poco analoga a quella che prima conduceva. Ho detto isolamento relativo perchè esso non deve essere inteso allo stesso modo di quello applicato agli alienati o ai criminali. Nella colonia agricola di Gelib ho sempre lasciato ai ricoverati la possibilità di ricevere i parenti e gli amici o di andare a rivedere il paese natio quando ne avevano il desiderio. Questi i concetti orientativi generali che, a mio parere, dovrebbero essere tenuti presenti nella istituzione di un villaggio lebbrosario, il quale salvo la proprietà, l'igiene, la disciplina e la necessaria attrezzatura sanitaria, deve mantenere per quanto è possibile, le stesse caratteristiche ambientali di un villaggio indigeno. Ad Addis Abeba esisteva un lebbrosario di una Missione Cattolica Amer icana che dovrà essere sostituita dalle nostre organizzazioni sanitarie. A parte queste che hanno provveduto coi mezzi possibili al raggruppamento e separazione dai sani i malati trovati nelle varie regioni, è doveroso segnalare che il Sovrano Ordine Militare di Malta, ha preso l'iniziativa di una colonia per la cura ed isolamento dei lebbrosi, nelle nuove terre italiane d eli 'Africa. Così mentre l 'Ordine si riallaccia attraverso quasi un millennio di vita, alla tradizione di San Lazzaro, cioè a dire alla radice araldica più pura ed umana dell'Ordine, compie con questa crociata che ancora una volta è partita da Roma, un 'Opera sociale e politica di grande portata, i cui riflessi potranno essere valutati e compresi anche al di là dei confini di una Etiopia resurretta.

• •• Un ignoto poeta abissino del lontano passato, parafrasando i versetti del Salmo 139, così dipinge, in una di quelle immaginose qéné ritmate nel rnelanconico canto liturgico della Chiesa Copta,, il terrore delle popolazioni etiopiche falciate come da uno spiet-ato Erode vendicativo, dalle malattie epidemiche. E sembra davvero che tutta l'anima di un popolo genu· flesso e flagellato dalle ingiuste percosse dei mali è degli uomini, gridi il suo drammatico destino ed il suo appello disperato per un Aiuto Divino che non voleva venire. <e Dove

ce ne andremo noi dinnanzi al tuo spirito, noi figli di molto

timore? <e E dove fuggiremo, o Creatore, ùmauzi al tuo volto, la Morte ? << Sia che saliamo verso l'alto « Sia che discendiamo verso il basso « l vi è sempre il flagello ! ».


RASSEGNA SINTETICA DI TALUNE FORME ENDEMO EPIDEMICHE ECC.

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Così era infatti. E se nessuna delle ragioni da noi avute per affermare sull'Etiopia il nostro diritto di conquista e di dominio foose ammessa, una sola e nessun'altra, basterebbe: questa immensa folla dolorante di poveri esseri umani, di uomini anche se di diverso colore, di creature di Dio insomma, lasciate nell'abiezione più nera e nell'abbandono più tragico e colpevole di ogni ausilio che valesse a mitigare il peso delle loro miserie e dei loro mali, per giustificare, in nome di una lesa umanità, il nostro intervento che è stato forse per essi il misericordioso aiuto invocato invano da Dio per lunghi anni e finalmente inviato. E lo stesso Salmo 139 della Bibbia dall'ignoto poeta reso nelle strofe monqrime del dolente canto, contiene nei versetti che lo seguono, la risposta profetica ai disperati accenni dd cantore:

«Se io prmdo le ali dell'Aurora E tu venga a quivi dimorare Dall'estremità del mare lA tua mano mi condurrà lA tua destra nor1 mi abbandonerà E la notte diventerà luce attorno a me )) . (Salmo CXXXJX - versetti 9- 10- II).

Premesso un quadro rapido delle forme epidemiche più frequenti nr lle \'arie regioni dell'A. O. I. l'A. tratta diffusamente delle malattie celtiche, malaria, \'aiolo e lebbra e dei problemi igienico - profìlattici ad esse connessi, traendonc alcune consider azioni d'ordine pratico. RIASSUNTO, -

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Laboratorio di Igiene

Direttore del Laboratorio: colonnello medico prof. N t coLA

BRUNI

LA REAZIONE DI IDE PER LA SIFILIDE Dott. Ferruccio Ferraioli, capitano medico.

( ContinuaziotJe e fine).

Ricerche sul siero del sangue. Ho eseguita la reazione di Ide sul siero di 618 individui, affetti da lue nei vari stadi o da forme morbose varie, di natura sia medica che chirurgica. Essendo state diverse le condizioni di esperimento, dividerò in due gruppi i sieri esaminati, allo scopo di trattarli separatamente.

In un primo gruppo di 256 sieri, fornitimi dal locale Ospedale Milirtare ed, in parte, anche dal locale Manicomio Provinciale di S. Salvi, la reazione di Ide è stata eseguita sempre sul siero, ·sia fresco che dopo inattivazione, con il riscaldamento a 56o C., per mezz'ora. Ho ritenuto opportuno praticare questa duplice ricerca sul siero, allo scopo di saggiare la sensibilità e la specificità della reazione nei due diversi casi: intento questo, che trova giustificazione, in quanto gli stessi lde consigliano nell'articolo della Klinische Wochenschrift, cioè che, se la reazione è negativa di fronte ad una Wassermann positiva, occorre, allo scopo di ottenere una perfetta concordanza tra le due reazioni, ripetere la prova su siero riscaldato per una ventina di minuti a 56o C., ammettendo così implicitamente una maggiore sensibilità della reazione, quando sia eseguita su siero inattivato. A scopo di controllo, ho eseguito per ciascun soggetto la reazione di Wassermann, la Meinicke nella III modificazione (M. D. R.) e la reazione di Kahn; in ror casi, inoltre, con le suddette, è stata eseguita anche la M. K. R. II, i cui risultati saranno considerati a parte. . Come è stato detto, a proposito delle ricerche sul sangue, tutte le reazioni sono state eseguite su sieri freschi, dopo un tempo cioè relativamente breve dal prelevamento: nei casi, in cui, per necessità, sono stato costretto ad eseguire le indagini a qualche giorno di distanza, i sieri, separati dal coagulo, sono stati conservati sterilmente in ghiacciaia, fino al momento dell'uso. Per gl i antigeni, adoperati nell'esecuzione delle varie reazioni di con· trollo, e per la rappresentazione dei risultati, valga quanto già è stato detto a proposito delle ricerche sul sangue intero.


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SPECCHIO IV.

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3

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3

2 (9,52 %)

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R. r. Kahn

l

3

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(14,28 % )

R. J. R. v.r.

2 l

R. J. R. r. 8 7 9 Kahn 4 (23,68 %) R. \V. l '

6 (28 ,56 % )

R. I. R. J, 6 5 5 M.D. R. - (23,80%) Kahn

-

R. J, 8 IO 8 , 21,05 ":-:,) M.D.R. - ( 26,31 % )

R. r Kahn

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Il 31 (35,48 % ) R. 1- 4 R. W. 7

Paralue .

5

R. J,

-

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(16,12 % ) M. D. R. 5 (25,80 % l

R.I. 7 R. J, 8 n. r. 3 R. r. 5 5 7 5 Kahn 3 (25 ,80 ')',) R. W . 3 (16,12 % ) M.D.R. 2 (22,58%) Kahn -

l

Non luetici

Totale

!661

.

.

R. r. 3 5 (3,01 %J R. W. 2

28 256 (10,93 %) R. I. 13 R. W. 15

6 R. r. I R. r. 3 5 (3,01 % ) /v!. D. R. 2 (3,61 % ) Kahn 5

20 (7,81 %)

R. r.

M. o.

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27

R. l e (IO, 54 %)

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6 (',61 %)

R J, 4 R. W. 2

26 R. J. 14 R. J. 19 (10,15 % ) Kahn 13 R. W. 7

R· J, R. J. 4 7 ( 3,61 % ) M. D. l\. 2 (4,20 %> Kahn 6

zs (9,76 %'

H. l·

21

M. D·R· 4

29 (ll,32 % )

2

5

R. J, 23 Kahn 6


LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

159

Negli specchi III e IV, sono riportati i risultati ottenuti nelle varie reazioni eseguite, con la Ide, sui 256 sieri di questo gruppo, distinti a seconda della diagnosi clinica. Dallo specchio III, risulta evidente come la reazione di Ide sul siero inattivato, presentando, con ben 57 casi positivi sui 256 esaminati, la più alta percentuale di positività del 22,26 %, sia la più sensibile tra le prove eseguite, tenuto conto, ben s'intende, dell'accertamento clinico. Essa inoltre, a questo proposito, si distacca sensibilmente dalle altre reazioni, presentando queste delle percentuali notevolmente più basse: così infatti, la Meinicke M. D. R., che, come sensibilità, per rispetto al siero inattivato, viene subito dopo la Ide, mostra una positività di solo il 17,57 %, seguita dalla reazione di Wassermann e dalla Ide sul siero fresco, ambedue con la stessa positività del 16,79 %, ed infine dalla Kahn, con la percentuale più bassa del 16,40 %. Prendendo in considerazione la sola reaziooe di Ide sut si'ero nelle due modalità di esecuzione, cioè con siero inattivato e non, appare dunque evidente la maggiore e più spiccata sensibilità della reazione sul siero dopo inattivazione: e questo è_, pr<?babilmente, da riferirsi alla stabilizza~ione, operata dal riscaldamento, delle quote globuliniche più !abili del siero, che altrimenti fungerebbero da colloidi protettori, a scapito della sensibilità, la quale, come è noto, nelle reazioni di flocculazione, è sempre più debole con i sieri attivi. Una riprova inoltre della maggiore sensibilità della reazione su\ siero inattivato, ci è data dal raffronto dei valori che indicano gli esiti positivi, offerti dalla reazione di Ide sul siero nelle due modalità di esecuzione, relativamente ai casi sicuramente luetici. A questo proposito, è opportuno osservare che si è avuta sempre una perfetta rispondenza della reazione di Ide sul siero fresco con la Ide sul siero inattivato, nel senso cioè che tutti i sieri positivi allo stato fresco lo sono stati sempre altrettanto, anzi in genere più intensamente, alla reazione eseguita previa inattivazione. In altre parole, nei 53 casi sicuramente luetici, !de-positivi col sie~ inattivato, sono compresi i 40 casi, positivi alla Ide sul siero fresco, il che equivale a dire che ben 13 soggetti sifilitici (tre forme primarie, cinque secondarie e cinque paratisi progressive), nei quali la Ide sul siero fresco rimase muta, sono stati svelati dalla nuova reazione eseguita sul siero inattivato. Le discordanze, riportate nello specchio IV, che la Ide sul siero, sia fresco che inattivato, presenta con le varie reazioni di controllo, dimostrano la maggiore o minore sensibilità, che ciascuna prova presenta relativamente alla Ide, in rapporto alla modalità di esecuzione presa in considerazione: in quanto, la maggior-e o minore sensibilità di una reazione si riflette sempre in una prevalenza numerica o meno, rispetto alle altre, di quelle discordanze, nelle quali la positività torna a favore della reazione stessa. Quei casi, invece, ~i quali la sensibilità appare la stessa per le due modalità di esecuzione, sono caratterizzati da un perfetto equilibrio delle discordanze con positività a favore dell'una e dell'altra reazione. Lo stesso specchio delle discordanze ci fa


!nO

LA REAZIONE DI IDE PER LA SIFILIDE

vedere inoltre come, fra nme le reazioni di controllo, la più concordante con la reazione di lde, e sul siero fresco e sul siero inattivato, sia la Meinicke M. D. R., che presenta con essa, nei due casi, il minor numero di discordanze, corrispondenti rispettivamente al 7,81 % e al 9,76 % dei casi. Per quanto riguarda la specificità, la reazione di Ide sul siero fresco ha presentato tre resultati positivi su z66 casi non luetici, corrispondenti all'r,78 % di positività specifica; che, nella reazione di Id'e sul siero inattivato, sale al 2,40 %, essendo, in questa, quattro i risultati positivi sullo stesso numero di casi. Per contro, la reazione di Wassermann presenta nello stesso numero di soggetti una perfetta specificità, mentre la Meinicke M. D. R. conta ben due casi positivi, perciò una positività aspecifica del1'1,20 %, inferiore cioè a quella della Ide sul siero inattivato e superiore a quella della lde sul siero fresco: meno specifica di tutte, in questo gruppo di casi, appare infine la Kahn con circa il 3 % di esiti positivi. Per le aspecificità, presentate dalla reazione di Ide sul siero, potrà interessare il sapere che, clinicamente, esse corrispondono, in due casi, a forme mentali, nelle quali la lieve positività alla Ide è accompagnata da una lieve pos\tività alla Kahn, in un altro caso, ad una frattura ·del cranio, in individuo esente da qualunque traccia di infezione luetica, nel quale la reazione di Ide, positiva dapprima sul siero inattivato, dopo 15 giorni apparve positiva anche su quello fresco, mentre tutte le altre reazioni restarono, ambedue le volte, negative. L'indice di sensibilità specifica, calcolato per le varie reazioni eseguite in questo gruppo di sieri, sui dati, riportati nello specchio III, esprimenti per ciascuna prova le positività specifiche ed aspecifiche, corrisponde ai seguenti valori:

R. l. sul siero inattivato R. W assermann . . . R. Meinicke M. D. R. . R. I. sul siero fresco . . R. Kahn . .. . .. . .

Indice di sensibilità specific~ = 56.48 % )) )) )) )) = 47·77 % )) )) )) )) = 46·57 % )) )) )) )) = 42,66 % » » » >> = 38,10 %

dai quali risulta, come la reazione di Ide sul siero inattivato sia dotata di una spiccata sensibilità e di un'ottima specificità, che la rendono superiore alle altre reazioni di flocculazione ed alla stessa reazione di Wassermann, e come la reazione di Ide sul siero fresco sia invece, per sensibilità e specificità, inferiore a tutte lè reazioni eseguite e di poco superiore soltanto alla Kahn. I relativi indici di sensibilità specifica rendono inoltre meglio evidente la notevole differenza che intercede tra le due modalità di esecuzione della reazione sul siero: detta differenza però, ad un esame delJ.e rispettive positività spe· cifiche ed aspecifiche, risulta in massima parte dovuta alla assai più squisita sensibilità della reazione sul siero dopo inattivazione, la cui specificità è, d'altro canto, solo di poco inferiore a quella presentata dalla Ide eseguita sul siero fresco.


LA RE.\ZIOt-.:E DI !DE PER LA SIFILI DE

r6r

Nel quadro III si può facilmente seguire il comportamento della reazione di Ide sul siero, sia fresco che inattivato, nei diversi stadi della malattia. La r-eazione d i Ide sul siero, previa inattivazione, si mostra intanto, ovunque t: sempre, la più sensibile tra le varie prove eseguite, con percentuali di positività assai spesso notevolmente superiori a quelle offerte dalle altre reazioni: le quali, nei vari stadi della malattia, sostanzialmente si comportano, come sensibilità, così come è stato descritto nella parte analoga, relativa alla Ide, eseguita sul sangue intero. Nella lue primaria, se si fa dunque eccezione della Ide sul siero inattivato, è la Wassermann la reazione più sensibile, alla quale fanno seguito, con la stessa percentuale di positività, le reazioni di Kahn e di Ide sul siero fresco, mentr-e la Meinicke M. D. R. appare l'ultima della serie, con la percentuale più bassa di positività. Nella lue secondaria invece, la Ide snl siero fresco, venendo subito dopo quella sul skro inattivato, passa per sensibilità avanti alla Wassermann, seguita, questa, dalla Meinicke M. D. R. e dalla Kahn, con percentuali di positività assai vicine fra di loro. Per quel che riguarda la paralue (anche qui, infatti, non posso parlare, per mancanza di osservazioni, della lue terziaria), vediamo com-e la reazione di Meinicke M. D. R. elevi di molto la sua positività, raggiungendo ed uguagliando la sensibilità massima presentata dalla Ide sul siero inattivato: a queste reazioni fanno seguito infine la Wassermann, la reazione di Ide sul siero fresco e la reazione di Kahn, tutte con valori percentuali.di positività assai vicini fra loro.

La reazione di /de sul siero e la M. K. R. Il. In un gruppo di 101 soggetti, è stata eseguita, a scopo di controllo, anche la M. K. R. II: questo, al fine di saggiare il comportamento della nuova reazione verso la M. K. R. II, il cui antigene è tanto vicino a quello di lde, avendo ambedue, quale carattere peculiare, l'aggiunta di sostanze coloranti, allo scopo, come è noto, di rendere meglio visibili i flocculati più fini. I risultati ottenuti e riportati nel quadro V, dimostrano, anche qui, come nel caso della Ide sul sangue intero, una maggiore sensibilità da parte della M. K. R. II, la quale, col 29,70 % di positività, si distacca nettamente dalla reazione di Ide sul siero sia fresco che inattivato, le cui percentuali di positività rispettivamente corrispondono al 16,83 •;o e al 21,78 o;, . Lo specchio V riporta inoltre le percentuali di positività specifica ed aspecifica, relative alle varie reazioni. Su 38 casi sicuramente luetici, la positività specifica risulta per la M. K. R. II, per la rt:azione di Ide sul siero inattivato e per quella sul siero fresco, rispettivamente del 60,52"~, del 52,62 "., c del 39·47 % : d'altro canto, su 63 casi sicuramente non luetici, le positivi tà aspecifich'.:!, presentate dalle tre reazioni, sono dell'I 1, I I ";, per la M. K. R. IT e del 3,17 '}{, per la reazione di Ide sul siero nelle due diverse modalità. L'indice di sensibilità specifica, calcolato su qu~.::sti d:~ti , risulta quindi. per la reazione di Ide sul siero inattivato, del 49,45 '\, , superiore cioè a quello della 4 -

Giornal~

di mediàua m ilirart" .


162

LA REAZ IONE DI IDE PER LA SIFILIDE SPECCHIO

v.

M. K. R. Il

l

l

l

l

La R. I. su l sier o

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C AS I CLI>IIC I

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l

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Non luetici

inattivato

fresco

l

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l

-

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l 52 .62 l . 12 6o,S2 23

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SPECCHIO

VI.

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C A S I C LINI C I

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l

' Lue primaria . Lue secondaria . Para lue .

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fresco

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- - ----. ·- - '

- l

l l l l l 74 38 5 1,35 29 8 37 39, 18 42 l

T ota le luetici . No n luet ici

l

La R. I. sul siero

. La R. I. ' sul sangue intero

.

76

1--· ·

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l

l

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sj 112 20 "lo 43 4 I03 28,66


LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

M. K. R. II, che è del 49,41 'X,, mentre l'indice relativo alla Ide sul s1ero fresco appare il più basso fra tutti, corrispondente a solo il 36,30 %. Le indagini eseguite in questo gruppo di casi ci dimostrano quindi come la reazione di Ide sul siero, sia fresco che inattivato. risulti sempre meno sensibile della M . K. R. II: la cui specificità, però, risulta assai minore di quella presentata dalla nuova reazione in ambedue le modalità di esecuzione; tanto che, in base a detti fattori , la reazione di lde sul siero inattivato, nella modalità di esecuzione cioè più sensibi le, finisce per presentare un indice di sensibilità ~pecifica, superiore a quello della M. K. R. II.

La reazione di /de sul siero di sangue e la stes!a reazione, eseguita sul saugué intero. In 150 casi, la reazione di Id-e è stata eseguita, oltre che sul siero di sangue, sia fresco che inattivato, anche sul sangue intero : indagine questa, i cui risultati sono già stati resi noti e discussi nella prima parte di questo lavoro. Ritengo però degno d'interesse considerare, sia pure brevemente, il comportamento della reazione di lde sul sangue intero, rispetto a quello della stessa reazione eseguita sul siero prima e dopo inattivazione. Consi&~rando, nello specchio VI, le positività totali, presentate dalla reazione di Ide nei tre diversi casi, vediamo subito come la più sensibile, con la percentuale più alta del 28,66 %, sia la reazione di lde sul siero ÌJlattivato, seguita da quella sul sangue intero, che presenta un numero di casi positivi corrispondente al 26 'X> : meno sensibile di tutte, appare invece la reazione sul siero fresco con una positività di solo il 20 '}C Il quadro VI ci mostra inoltre le posirività specifiche, che su 74 casi sicuramente luetici la reazione di Ide presenta, eseguita sul sangue intero e sul siero sia fresco che inattivato: corrispondenti, per il siero inattivato, al 56,75 '}(, , per il sangue intero, al 51,31 %, e per i} siero fresco, al 39,18 %, ~eguendo, come si vede, l'ordine di successione già enunciato per la sensibilità in genere. Per quel che riguarda la positività aspecifica, sui 76 casi sicuramente non luetici, essa è stata la stessa, cioè dell'1,3I %, nella reazione di lde eseguita nelle tre diverse modalità, dovuta precisamente ad un solo caso positivo, sui 150 esaminati, rappresentato clinicamente, come è stato detto altrove, da una sindrome confusionale. Gli indici di sensibilità specifica, calcolati sui dati su riportati, sono quindi tali da ripetere lo stesso ordine di successione già detto per le sensibilità: e cioè dd 55,44 % per la Ide sul siero inattivato, del 50,04 % per quella sul sangue intero e del 37,87 % infine per quel la sul siero fresco. Detto ordine di successione della reazione di lde nelle tre diverse modalità di esecuzione, noi lo ritroviamo inalterato nei diversi stadi della malattia: infatti, scorrendo nello specchio VI il comportamento delle tre reazioni nelle varie forme di lue prese in esame, è facile vedere, come sempre prima per


LA REAZIO:-.:E DI IDE PER LA

SIFILIDf~

sensibilità sia la reazione sul siero inattivato, e come invece sempre ultima sia quella sul siero fresco. La reazione di lde sul sangue intero occupa inv-ece un posto intermedio: essa infatti oscilla da un minimo, nel caso della lue primaria, per il quale si equivale alla reazione sul si-ero fresco, attraverso un valore medio nella lue secondaria, ad un massimo nella paralue, per il quale ugua~lia il percento di positività, presentato dalla reazione di Id-e sul siero inattivato. Le ricerche, eseguite sui 256 sieri di questo primo gruppo, mettono dunque in evidenza come la reazione di Ide vari a seconda che la reazione stessa vllnga eseguita sul siero fresco o su quello sottoposto a preventiva inattivazione col riscaldamento. Infatti, dagli indici di sensibilità specifica presentati dalla reazione nelle due modalità d'i esecuzione, essendo l'indice assai più alto nel caso della lde sul siero di sangue inattivato, risulta evidente che quest'ultima modalità di esecuzione ha un valore notevolmente superiore alla st-essa reazione eseguita sul siero fresco. Ugualmente, gli indici di sensibilità specifica, offeni dalle varie reazioni, con le quali, insieme alla reazione di Ide, i sieri di questo gruppo sono stati saggiati, ci permettono altresì di valutare la sp-ecificità di ognuna di esse. Pertanto, la reazione di lde, eseguita sul siero inattivato, appare come la migliore fra tutte per sensibilità e specificità, superior-e alla stessa reazione di Wassermann, che viene subito dopo di essa, seguita dalla reazione di Meinicke M. D. R., dalla Ide sul siero fresco ed infine dalla reazione di Kalm; per quanto concerne la M. K. R. II, essa, come si è: visto, appare inferiore alla l de sul siero inattivato e superiore a quella sul siero fresco; per quanto riguarda infin-e la reazione di Ide sul sangue intero, questa trova posto tra la reazione eseguita sul siero inattivato e quella praticata sul siero fresco.

In un secondo gruppo di 362 sieri, provenienti dalla Clinica Dermosifilopatica della R. Università, la reazione di Ide è stata eseguita soltanto dopo inattivazione. A scopo di controllo, per ciascun siero, sono state praticate le reazioni di Wasscrmann e di Meinicke. A differenza di quanto è stato fatto nel gruppo precedente di sieri, qui la reazione di Wassermann è stata eseguita con tre antig-eni, e precisamente con estratto alcoolico di cuore di cavia, estratto alcoolico di cuore di bue cd antigene di Noguchi: la reazione di Meinicke, non nell a sua III modificazione, ma nella varietà M. T. R. (Meinicke Truebungs Rer~ktion). Da notare che, per la reazione di Wasserman n, è stato riportato un unico ri sultato, comple~ sivo di guelli off/.:rti da ciascuno dei tre antigeni. Anche qui, come negli esami precedenti, i sieri sono stati adoperati dopo breve t-.:mpo dal prclevamento, conservati ad ogni modo sterilmente ed in !!hiacciaia, fino al momento d eli 'uso. ~


LA

REAZIO~E

DI !DE PER LA SIFILIDE

Essendomi mancato in questo gruppo di sieri il controllo delle rispettive diagnosi cliniche, dovrò !imitarmi a considerazioni assai brevi, relative sopratutto alla sensibilità dimostrata dalle varie reazioni, ~ n za naturalmente poter affrontare il quesito della specificità. SPECCHIO

l

La R. I. sul siero inattivato

SIERI

l

R. W.

.

Negativi

..

51

37

72 ( 19,88 "o)

Dubbi

M. T. R.

l

Il

'l Positivi .

l

VII.

( 1 4 ,(1~ 0

8

0)

-

(2 , 2 1 ~" )

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l

( 10, 24

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-

325

Jli

362

362

'

l '

l

Totale

l

--l 362

Dai risultati, riportati nello specchio VII, appare evidente come la reazione di lde sul siero inattivato, presentando, con ben 72 casi positivi sui 362 esaminati, la più alta percentuale di positività (19,88 ~~ ), sia la più sensibile tra le tre reazioni, seguita dalla reazione di Meinicke M. T . R., col 14,08 %, e quindi dalla Wassermann, con solo il 10,24 'X,. Tra k due reazioni di controllo, infine, queìb che ha dimostrato il maggior numero di concordanze con la zeazione di Idc sul siero inattivato è ~tata la Meinicke M. T. R., con ben 330 risultati concordi, corrispondenti al 91,15 "o , di fronte ad una percentuale, offerta allo stesso proposito dalla reazione di Wassermann, di solo l'88,67 '}~ . I risultati suddetti, sebbene non confortati dall'accertamento clinico, come si può faci lmente constatare, corrispondono perfettamente a quelli ottenuti, nel gruppo delle precedenti ricerche, con la reazion~ di Ide sul siero dopo inattivazione.

Ricerche sul liquido cerebro-spinale. Ho saggiato la reazione di Ide sul liquido cerebro-spinale di 52 soggetti, affetti da malattie mentali o del sistema nervoso, in gran parte di natura paraluetica, ricoverati presso il locale Manicomio Provinciale di S. Salvi cd, alcuni , presso l'Ospedale Militare di Firenze. Come reazioni di controllo, ho eseguito, per ciascun liquor, la reazione di W assermann, la Pandy, la Nonne-Apelt e la Boveri, praticando inoltre,


SPECCHIO VIII.

-

R. r.

•" Vl

sangue intero

R. !. siero di sangue inattiv,

R. I.

R. W.

liquor

liquor

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+ l ~1 -

+ 1+1 -

+ 1+1 -

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c.\ s l CLINICI

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2I

I2

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-

Neuro-lue

2

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l

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l

.

l

.

l

Sindrome schizofrenica •

Sindrome confusionale Frenastenia

.

. .

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.

Mania

.

I

-

13

-

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-

-

2

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-- -

-

- -

-

-

-

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-

-

5

-

-

2

-

3

- - -- -

-

-

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2

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5

-

I

Totali

5

l

Demenza paranoide

.

-

-

3

Sani

l -

2

-

-

.

2

l

-

Forme mediche •

l

-

3

Malinconia

18

-

l

-- 52

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LA REAZIONE DI !DE PER LA SIFILIDE

per ciascun soggetto, anche la reazione di Ide sul sangue mtero e sul s1ero sia fresco che inattivato. I liquor, adoperati senza inanivazione, sono stan m genere sottopostL alle varie prove a breve distanza di tempo dal prelevamento e, nell'intervallo, sono stati sempre conservati sterilmente in ghiacciaia. · La reazione di Ide è stata ugualmente praticata secondo la tecnica già descritta: per quanto riguarda le reazioni di controllo, dirò che la Wassermann è stata eseguita sempre con due antigeni e precisamente con l'estratto alcoolico di cuore di cavia deli 'Istituto Sieroterapico Milanese e con l'antigene del Dr. Fresenius (estratto alcoolico di fegato eredo-luetico). Lo specd1io VIII ci mostra chiaramente come la reazione di Ide sul liquor, presentando ben 13 casi positivi sui 52 esaminati, pari ad una percentuale del 25 %, sia nettamente più sensibile ddla reazione di Wassermann sul liquor, la cui percentuale di positività è di solo il 21,15. 'Yo . Detta sensibilità della reazione di Ide risulterebbe inoltre ancora maggiore, se, ne)Ja relativa percentuale di positività, fossero considerati anche i risultati dubbi, i quali, come è ovvio, hanno sempre un certo valore dal punto di vista diagnostico, specie se concordano con i dati offerti dall'esame clinico dell'ammalato; ed il quadro VIII riporta ben cinque esiti incerti della reazione di lde sul liquor (riferibil i a tre paralisi progressive e a due tabo-paralisi), che, se considerati, innalzerebbero la percentuale di positività a circa il 34,61 <)~ per la reazione di Ide, mentre immutata resterebbe la percentuale del 21,15 'Yu , relativa alla reazione di Wassermann, che non presenta alcun esito dubbio da sommare ai soli r 1 casi positivi. Se consideriamo il comportamento della reazione di Wassermann sul liquor rispetto alla nuova reazione, vediamo che si è avuta sempre una perfetta rispondenza della prima alla seconda, nel senso che tutti i liquor Wassermann-positivi furono sempre anche Ide-positivi; per modo che, le sole sette discordanze, esistenti tra le due reazioni, sono dovute esclusivamente ad una maggiore positìvità a favore della reazione di lde, fatto questo che conferma la più spiccata sensibilità della reazione in istudio. Sia la reazione di Wassermann, che quella dì Ide, hanno dimostrato sempre, in queste ricerche sul liquor, una perfetta specificità: per modo che, le positività specifiche, corrispondenti rispettivamente al 46,42 % e al 39,25 %, rappresentano anche i relativi indici di sensibilità specifica, secondo De Blasi. Passando a considerare, infine, il comportamento delle altre reazioni, eseguite a scopo di controllo, . possiamo facilmente renderei conto, come la Roveri si dimostri tutt'altro che specifica e come la Pandy e la Nonne-Apelt presentino una sensibilità di gran lunga superiore a quella della Wassermann e della stessa lde, ma, nello stesso tempo, una specificità, specie per la Pandy, piuttosto scarsa: fatti questi. che confermano, per queste prove, il carattere prevalente di reazioni, tendenti a svelare un alterato rapporto, in genere, tra · globuline ed albumine.


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LA

REAZIO~E

DI !DE PER LA Slf'ILIDE

Conclusioni. Le ric~rche eseguite permettono di esprimere le seguenti conclusioni : 1• - Dati gli ottimi risultati ottenuti, la R. I. merita di essere presa in considerazione, tra le migliori reazioni diagnostiche per la sifilide. 2" - Pregi indiscutibili della R. I. sono l'esecuzione assai rapida e di tecnica semplice ed inoltre la lettura immediata dei risultati. Questa, in genere assai facile, può diventare poco agevole nel caso in cui si tratti di distinguere una reazione dubbia da una negativa: perciò, in considerazione specialmente della marcata sensibilità che la reazione presenta, l'opportunità d i considerare negative quelle reazioni, che potrebbero essere 'interpretate di esito incerto. 3u - Le R. I. sul siero inattivato e sul sangue intero, grazie ad una più spiccata sensibilità, che si accompagna però sempre ad un soddisfacente grado di specificità, si sono dimostrate superiori a tutte le reazioni di controllo (R. ·w., Meinicke M. D. R., M . T. R., M. K. R. II, reazione di Kahn) : per quanto riguarda invece la R. I. sul siero fresco, questa si è p r esentata, invero, assai poco sensibile. Relativamente ai vari stadi dell'infezione luetica (esclusa la sifilide terziaria, della quale mi sono mancate osservazioni), la R. I. sul siero inattivato si è mostrata sempre ed ovunque la più sensibile tra le reazioni eseguite : lo st-esso dicasi della R. l. sul sangue intero, se si eccettui però la lue primaria, nella quale la Ide sul sangue si è rivelata, per sensibilità, seconda alla sola reazione di Wassermann. 4o - Tra le varie modalità di esecuzione, la R. l. sul sangue inter o è da ritenersi prderibile alla stessa reazione sul siero inattivato, anche se di questa un po' meno sensibile; questo, e per la facilità del prelevamento della piccola quantità di sangue necessaria all'esame (onde la R. l. sul sangue diventa particolarmente indicata nelle persone obese, nei bambini, nelle do nne eù, in genere, in tutti quei casi in cui la penetrazione in vena si presenti poco agevole), e perchè la goccia di sangue, una volta prelevata, può essere sottoposta seduta stante aila indagine, con notevole risparmio di tempo. Però, quando è possibile, ritengo sia utile praticare contemporaneamen te le due ricerche, cioè sul sangue intero e sul siero inattivato : si ottengono così due risultati, che si completano a vicenda e che permettono una più esatta valutazione del caso in esame. 5o - La R. 1., eseguita sul liquido cerebro-spinale, si è rivelata altamente specifica e notevo lm.~.::nte più sensibile della Wassermann: le altre reazioni, eseguite contemporaneamente, si sono d1mostrate tutte assai meno specifiche e quindi nettamente inferiori alla reazione in istudio. 6° - Per guanto si è detto, richiedendo la R. I. mezzi assai limitati e facili a procurare, essa può essere agevolmente eseguita fuori dei grandi laboratori, da qualunque medico pratico, purchè, però, nell'attuazione, si segua un a tec n ica perfetta.


L:\ REAZIO:-:E DI IDE PER LA SIFILIOE

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7" - Data la sua semplicità e la brevità del tempo richiesto per la sua esecuzione, la R. I. potrebbe venire utilmente impiegata, per l'accertamento generico di sifìlitici, in tutte quelle collettività, in cui detto riconoscimen to si ritenga necessario e, specialmente, per la vigilanza nelle case di tolleranza. go - Per quanto riguarda l'Esercito, ritengo che la R. I. potrebbe essere largamente usata negli ospedali militari, per confronto con la Wassermann, come una delle tante reazioni di floccul azione, che generalmente si eseguono con la prova di deviazione del complemento. Data, inoltre, la lunga e facile conservazione del relativo antigene, ritengo che la R. 1., specialmente quella sul sangue intero, potrebbe trovare largo impiego ovunque non è possibile disporre di laboratori bene attrezzati, sia nelle Colonie, sia, in tempo guerra, nelle Unità Sanitarie da campo. [:

AuTORIASSUNTO. - L'A. ha eseguito la reazione di lde in 618 soggetti, in tutti sul siero di sangue inattivato, in 256 anche sul siero fresco, ed in 150, oltre che sul siero nelle due modalità, anche sul sangue intero. La reazione di lde ha dimostrato una buona specificità, accompagnata ad una semibilità spiccata, onde può essere ritenuta non inferiore alle altre reazioni di flocculazione, eseguite per controllo (reazioni di Meinicke, M. D. R., M. T. R., M. K. R. II, e reazione di Kahn), ed alla stessa reazione di Was· sermann. L'A. ha inoltre eseguita la nuova reazione sul liquor di 52 soggetti, insieme alla R. W. ed alle reazioni di Pandy, Nonne·Apelt e Boveri: in base ai risultati ottenuti, la nuova reazione deve ritenersi forse più sensibile anche della R. W. ed altrettanto specifica. BIBLIOGRAFIA. BARTOLozzt M.: La nuova reazione colorata di !de per la diagnosi di sifiìide. - Rina· seenza Medica, maggio 1937. BRUNI e T1x1: Ricerche comparative .<u alcune reazioni sierodiagno.stiche della sifilide. - Igiene Moderna, n. 6, 1923. CASrLLI A. R.: A tJcu; microreaction for the serodiagnosis of syphilis. An adaptation of thc Kahn standard antigen. - J. Lab. & Clin. Mcd., 21, n. li, pagg. 1204·12o6 (19~6) · da Diagnostica e Tecnica di Laboratorio VII, n. II , 1936. DE BLAsi D.: Sul valore comparativo dei metodi di jlocculaz ione e di fissa zione del complemento, nella sierodiagnosi della sifilide. Rinascenza Medica, pag. 249, 1929· loE S. e T.: Eine ncue Farbreaktion zum Nachweis von S)•philis. - Klinische Wochenschrift, pag. 973, 4 luglio 1936. loE S. e T.: /de Te.>t. The new co/or test for Syphilis. - J. Lab. & Clio. Mcd., 21. n. 11, pagg. ll9D-1194 (1936) . da Diagnostica e Tecnica di Laboratorio, pagg.863· 864, 1936. QUJsuMBINC M.: lde's neu; co/01·ing Test for Syphilis. Philippine Islands Med. Ass. Journal, Manila, pag~ 6cJ9, ottobre 1936 . da The Journ. of the American Med. Ass., pag. 428, 30 gennaio 1937. RoNDON I P.: Elementi di Biochimica. - U. T. E. T.. 1930. Rosn F.: La reazione di /dc ne!la diagno,·i della sifilide. - Giornale Italiano di Der· matologia e Sifilografia, ago!to 1937· VtcANÒ L.: Le reazioni biologiche. - Istituto Sierorerapico Milanese, 1934·


SULLA DISTROFIA SCAFOIDEA-TARSICA O l o MORBO DI KOHLER Dott. Gioacchino Laneri, capitano medico.

La distrofia scafoidea-tarsica o 1" morbo di Kohler è una affezione poco frequente (si contano circa 200 osservazioni descritte nella letteratura), che fa parte del nuovo e interessante capitolo delle necrosi ossee, epifisarie asettiche (Schinz) o distrofie metacpifisarie giovanili (Alberti) o epifisiti di crescenza (Bertolotti), la cui conoscenza, avvenuta per merito quasi esclusivo della indagine radiologica, risale a non molti anni fa. Fanno parte di questo capitolo numerose affezioni, che, descritte dapprima isolatamente, sono state in seguito riunite per le evidenti affinità cliniche anatomiche e radiologiche e considerate come localizzazioni diverse di un unico processo distrofico che interessa i nuclei di ossificazione nell'epoca della crescenza. Queste affezioni sono: 1<> - la distrofia metatarso-falangea o 2 " morbo di Kohler ; 2 ° - la distrofia d eli 'apofisi anteriore della tibia o malattia di OsgoodSchlattcr; 3• - la distrofia o malacia del semi lunare o morbo Kienbock; 4o - la distrofia epifisaria del calcagno o morbo di Blencke; 5° - la distrofia epifisaria femorale superiore o malattia di CalvèLegg-Perthes; 6° - la distrofia meta- epifisaria vertebrale o cifosi dorsale giovanile di Scheuermann, oltre la suddetta distrofia scafoidea-tarsica o I' morbo di Kohler e alcune altre forme meno frequenti e poco note a varia localiv zazione (epifisi superiore dell'omero, epifisi distale del radio, epifisi falangee delle mani e dei piedi, estremo sternale delle clavicole, creste iliache, branche ischio-pubiche). I caratteri clinici comuni a tutte queste forme sono costituiti dali 'età giovanile degli infermi, dali 'inizio subdolo dell 'affezione, talora dopo un trauma, dal suo decorso, lento afebbrile, dal dolore localizzato, dal modesto reperto obbiettivo, dalla tendenza spontanea alla guarigione. Le scarse osservazioni anatomiche si nora eseguite hanno escluso la presenza di fenomeni flogistici e hanno dimostrato l'e~istenza d i una necrosi ossea subcondrale della spongiosa epifisaria con alterazioni vascolari e con fibrosi delle zone necrosate. L 'elemento caratteristico, decisivo su cui poggia la diagnosi è costituito dall'indagine radiologica, che svela nelle varie localizzazioni distrofiche dei


SULI A DISTROFIA SCAFOIDEA

TARS lCA O

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reperti fondamentalmente identici, rappresentati da addensamento, frammentazione, riduzione di volume dei nuclei ossei epifisari con integrità assoluta delle ossa vicine e senza traccia di processi flogistici acuti o cronici. Dal punto di vista tcrapeutico, l'indicazione più importante è costituita dal riposo, coadiuvato eventual mente da cure generali ricostituenti e da una semplice fasciatura immobìlizzante; è da escludere quals:iasi intervento chirurgico. La guarigione si ottiene in tutti i casi, senza alcun reliquato funzionale, nel giro di alcune settimane o al più di pochi mesi. Nel nostro Istituto il capitolo delle distrofie della crescenza è stato oggetto di diverse pubblicazioni. Oltre al volume del prof. Epifania sulla radiodiagnostica delle affezioni ossee, in cui le varie distrofie hanno trovato ampia ed organica trattazione, ricordo il lavoro di Cola sulla distrofia epifisaria del calcagno e le pubblicazioni di Grado sul 2° morbo di Kohler, e sulla malattia di OsgoodSchlatter. Credo non privo di interesse descrivere un caso di I " morbo di Kohler, venuto di recente alla mia osservazione, data la relativa rarità di questa affezione, specie rispetto alle altre localizzazioni distrofiche metafisarie, e data anche l 'incertezza che tuttora regna sulla sua etiopatogenesi, nei cui riguardi i\ mio caso si pr·esta a qualche utile considerazione. Passo quindi alla illustrazione del caso clinico. A. N., di anni 7• da Palermo. Nulla nell'anamnesi familiare. Genitori viventi e sani. E ' figlio unico. L'infermo è nato a termine da parro fisiologico e ha avuto allattamento misto. Primi atti fisiologici in epoca normale. Non ha sofferto di malattie degne di nota ad eccezione dei comuni esantemi dell'infanzia. L 'attuale malattia risale a circa 4 mesi fa, epoca in cui, durante il giuoco, cadde battendo fortemente il piede destro e in particolar modo la regione malleolare interna. Notò dolore, lieve gonfiore e difficoltà nel camminare. In seguito a un periodo di riposo e a cure locali, consigliate da un ~anitario, migliorò notevolmente. Si era appena rimesso, che, urtato da un compagno, cadde una seconda volta, battendo ancora il malleolo- interno. Da allora ad oggi ha avvertito dolore al piede destro in vicinanza dell'articolazione tibio-tarsica, specie durante la deambulazione, che è divenuta zoppicante. Riferisce di non avere mai avuto febbre. E. O.: Individ uo di debole costituzione, sviluppo scheletrico normale, muscoli ipotonici e ipotrollci, micropoliadenia generalizzata, colorito della pelle e mucose visibili pallido. N ulla ai vari organi ed apparati, tranne una manifesta ipertrofia tonsillare. Assenza di segni di rachitismo pregresso o in :ttto. Temperatura 36,8, polso 82. Nulla nelle urine. Reazione di Wassermann e Citochol negntive anche nei genitori. Cutireazione alla • tubercolina leggermente positiva. All'esame del piede destro si nota: piede piatto, in lieve atteggiamento equino va ro, cute di colorito normale, lieve tumefazione in èorrispondenza del margine interno de!


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piede, all'aJtezza dello scafoidc; temperatura locale normale, dolore alla pressione in corrispondenza delle ossa del tarso, dal lato medialc; mo\'ilnenti attivi c passivi dell'articolazione tibio-tarsica e delle dita del piede presenti, di ampiezza normale, ma dolor<>!:i. Deambulazione daudicante c dolorosa; l'infermo tiene il piede destro in atteggiamento eguino-varo, poggiante sulla punta e sul margine esterno, e tenendo sollevato il calcagno e il margine interno.

D L'esame radiografico del piede destro, eseguito per la ricerca di un 'eyentualc frattura, escluse la presenza di lesic ni traumatiche e mise in evidenza alterazioni a carico del navicolarc. Questo si presenta sul radiogramma, tamo in proiezione laterale (fig. 1) che in proiezione dorso-piantare (fig. 2), notevolmente ridotto di "olume, di forma Jenticolare, uniformemente e fortemente addemato, a opacità quasi metallica, con scomparsa dciJa trabecolatura ossea e con contorni piuttosto regolari.


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Nulla si notava a carico delle altre ossa dello stesso piede e delle ossa del piede sinistro (figg. 3- 4). L'esame radiografico delle ginocchia e delle articolazioni coxofemorali non svelò alterazioni a carico delle rotule c dei nuclei epifisari femorali superiori. Anche l'es. rad. del torace non mise in evidenza alterazioni polmonari e pleuriche. Come si vede, tutti i dati, clinici e specialmente radiologici, portavano direttamente :ùla diagnosi di 1° morbo di Kohler, escludendo qualsiasi altra ipotesi diagnostica. In particolare, non si notava alcun ~egno di frattura o di tubercolosi dello scafoide.

Fig.

2.

Quest'ultim:t infatti determina una profonda decalcificazione ed erosioni a focolaio dello stesso, decalcificazione delle altre ossa del tarso, fistolizzazione, ecc. alterazioni, come si ,-ede, ben diverse, anzi del tutto opposte a quelle del nostro infermo. Un addensamento osseo circoscritto potrebbe residuare, è vero, a un focolaio tubercolare guariço; in quest'ultimo caso, però, l"opacità non è uniforme, l'osso è deformato, i suoi contorni non sono regolari per la presenza di un'ostcofitosi marginale; l'anamnesi,


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MORBO DJ KOHLER

i dati clinici e le eventuali ricerche di laboratorio aggiungono altri elementi che valgono a illuminare i dati radiologici.

Il caso da me ora descritto è un esempio del tutto tipico di questa speciale affezione morbosa, resa nota per la prima volta dal Kohler nel 1908 con la illustrazione di tre casi.

Fig. 3

Essa colpisce i bambini dai tre anni ai 10 anni, più spesso dai 5 ai 6 anni d'età, e ricorre con speciale frequenza (nei tre quarti dei casi) nel sesso maschile. · Può essere mono o bilatt!rale e può accompagnarsi ad altre alterazioni distrofiche, specie della rotula e dell'epifisi femorale superiore. In alcuni casi IniZia subdolamente, senza alcuna causa apprezzabile, in altri invece,


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esordisce bruscamente in seguito a un trauma o a ripetuti piccoli traumi (in tm terzo dei casi). Manca una sintomatologia clinica generale, e in partmcolare non si nota mai febbre, e in segni obbiettivi locali sono assai modesti; essi consistono in modica tumefazione alla regione dello scafoide, con dolore alla pressione. Solo in qualche rarissimo caso fu os~.ervato un aumento della temperatura locale.

Fig. 4·

La diagnosi è affidata quasi esclusivamente all'indagine radiologica. Dice infatti un A.: « il caso clinico è quasi nullo, il radiogramma è tutto: visto una volta non si dimentica più ». Dal punto di vista radiologico hanno importanza preminente il reperto di un addensamento, con opacità doppia o tripla del normale, e la constatazione della scomparsa della struttura ossea.


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MORilO DI KOHLER

La presenza di una suddivisione o di una piccolezza del nucleo, senza aumento della opacità, sta contro la diagnosi di 1° morbo di Kohler. Dal punto di vista anatomo- patologico esistono ben poche osservazioni, data la guaribilità dell'affezione; le conoscenze a riguardo sono dovute quasi esclusivamente agli interventi biopsici praticati dai chirurgi. Ecco quanto scrive Weil: « Lo scafoide macroscopicamente, sorprende per il suo aspetto del tutto normale, non lasciando riconoscere la benchè minima alterazione: le sue superfici articolari con l'astragalo e i cuneiformi si presentano perfettamente regolari c liscie ed altrettanto può dirsi per le ossa contigue . .... L 'osso in esame venne ridotto in un gran numero di sottili sezioni, nelle quali si riconosceva soltanto la presenza di un piccolo nucleo di spongiosa. « L'esame istologico confermò il rilievo macroscopico: nessuna particularità degna di nota a carico del tessuto cartilagineo e di quello osseo della spongiosa. E' da aggiungere che non esistet•a alcun segno di l~sioni traumatiche, nessuna discontinuità, non emorragie, nè segni di processi distruttivi o infiammatori''· Lo scafoide asportato venne radiografato: si notò la presenza di numerosi addensamenti senza struttura situati nella parte laterale dell'osso, mentre la parte mediale ne era del tutto priva. In un altro caso, in cui si procedette pure all'asportazione dello scafoide, questo apparve di spessore normale senza riduzione della cartilagine, che rivestiva del tutto il nucleo di ossificazione. Questo era molle, di colore bruno e con contorni irregolari. All'esame istologico si notarono i segni di un riassorbimento lacunare, accompagnato da neoformazione fibrosa; mancava ogni traccia di processo flogistico. As~ai i ncerte sono le nostre conoscenze sull'etiopatogenesi del!'affezione. Sembra che non entrino in giuoco fattori ereditari. Secondo alcuni AA., sono particolarmente predisposti i bambini deboli con abito astenico, malaticci o male sviluppati, ma non mancano osservazioni in cui la malattia è stata notata in bambini robusti e sani. In <.1ualche bambino si sono trovati i segni di un pregresso rachitismo (Frommc); in qualche :tltro esisteva lue congenita e in un caso si avevano segni di nibercolosi. Secondo Kobler e Bertolotti la malattia può essere legata a un ipotiroidismo e può guarire in questi casi con la tiroidina. Con maggiore frequenza è stata rilevata l'esistenza di piede equino, di piede piatto e di pes adductus. La natura infiammatoria sostenuta da alcuni AA. è stata esclusa dalle biopsie, dal la frequente bilateralità dell 'affezione, dalla coesistenza di altre alterazioni di natura distrofica . Pertanto è da ,ritenersi improprio il nome di scafoidite data all'affezione. Anche su ll'importanza del fattore traumatico si discute tlittcra ; mentre è da escludere che sia in causa una frattura, in qualche caso mentita da una


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MORRO DI KbH LEP.

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semplice bipartizione congenita del navicolare, si rir.onosce da molti AA. che il trauma, o i traumi ripetuti, possano insieme con altri fattori danneggiar e il nucleo, assai vulnerabile nella fase della crescenza. Secondo qualche AA. il trauma danneggerebbe principalmente le arterie della cartilagine, attraverso l'alterazione dei nervi vasomotori dell'avventizia ; dalla paralisi di questi nervi deriverebbe un 'iperemia della cartilagine c del nucleo epifisario. Una predisposizione a queste alterazioni sarebbe costituita dalla deficienza circolatoria arteriosa che normalmente esiste nello scafoide (Balli). La teoria della deficienza circolatoria troverebbe una conferma nelle ricerche sperimentali di Nussbaum il quale negli animali di laboratorio ottenne la necrosi totale dell'epifisi mediante l'interruzione dci vasi epifisari. Secondo l'Axausen la turba circolatoria si determinerebbe in seguito ad un'embolia micotica. K&nig- Rauch e F asiani hanno osservato un notevole ispessimento delle pareti delle arteriole periosteo- capsulari con riduzione del lume. E ' da ricordare anche che fra tutte le ossa del piede lo scafoide è l'ultimo a ossificarsi e il più sensibile quindi alle cause nocive di qualsiasi natura. Esso è anche assai sottile al paragone delle robuste ossa cubiche vicine. Infine data la sua situazione al culmine della volta piantare, lo scafoide è esposto a intense influenze da carico, oltre alla trazione del tibiale posteriore. A quale fra tutte queste ipotesi patogenetiche dare la preferenza ? Con molta probabilità la malattia non ha un'origine unica e può essere legata a vari fattori, traumatici, tossici, discrasici, endocrini, sia isolatamente che associati variamente. Nd caso da me osservato si trattava di un ragazzo di debole costituzione organica, anemico, linfatico, con piede piatto. Non esistevano segni di rachitismo, nè di tubercolosi, nè di ipotiroidismo; n è era dimostrabile alcuna tara ereditaria o lue congenita. La malattia era esplosa improvvisamente in seguito a causa traumatica. L 'influenza del fattore traumatico appare ancora più evidente in questo caso per il fatto che una prima caduta provocò un lieve transitorio disturbo, mentre la seconda caduta fece ricomparire le manifestazioni dolorose, assai più accentuate di prima. E ' da pensare, quindi, che nel ragazzo da me osservato esistevano delle condizioni generali (costituzione debole, anemia, linfatismo) e locali (piede piatto) predisponenti, che resero possibiJe al trauma di determinare l'insorgenza della malattia. Viene così convalidata l'opinione di quegli AA., i quali sostengono che nel 1 ° morbo di Kohler, come nelle altre distrofie epifisarie, non entri in giuoco un solo fattore causale, ma che sia da invocare l'intervento di svariati fattori e cioè: speciale vulnerabilità del nucleo epifisario durante lo sviluppo; influenze meccanico- funzionali, e da carico, con ripercussione sulla 5 -

Ciornall' di mt'dicina militar~ .


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MORBO DI KOHLER

circolazione locale e infine cause generali tossiche, endocrine, discrasiche che diminuiscono la resistenza delle zone ossee di . accrescimento di fronte a vari fattori nocivi.

RIASSUNTO. ~ L 'A. descrive un caso di 1° morbo di Kohler venuto alla sua osservazione, riassume le conoscenze attuali sulla clinica, l'anatomia e la radiologia di questa affezione e ne prospetta le varie ipotesi etiologiche.

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T ORt.IGA

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LE PERTURBAZIONI UMORALI POSI-OPERATORIE Dott. Giuseppe Santucd, primo capiwno medico.

L'atto operativo, qualunque esso sia, anche se semplice e facile, induce nell'organismo dell'operato un complesso di modificazioni di varia entità e di varia natura, che si influenzano più o meno fra di loro e rappresentano la re;.zione con la quale l'organismo stesso risponde all'insulto operatorio, il quale costituisce un vero e proprio trauma, che agisce, oltre che per alcuni fattori comuni a tutti i rraumi (contusioni, fratture, scottature), anche per quelli inerenti alla anestesia, all'eccitazione psichica dell'operando, al regime ed alle cure a cui questo viene assoggettato nel periodo preoperatorio (dieta, purganti, clisteri, iniezioni calmami). Lo studio appunto delle alterazioni consecutive ai traumi accidentali ha portato molta luce sulle modalità e le cause delle alterazioni post-operatorie, le quali, incidendo sul metabolismo di ogni singola cellula, interessano tutti i fenomeni della vita organica e turbano il funzionamento dei più importanti organi e sistemi della vita vegetativa e di relazione, ciò che è di somma importanza per il chirurgo, il quale deve anche sufficientemente considerare che le conseguenze dell'atto chirurgico da lui compiuto saranno più o meno bene sopportate e con esito vario a seconda di molteplici condizioni che, se non sono tutte egualmente e facilmente valutabili, richiedono non pertanto accurato e profondo studio da parte di chi ha tutta la responsabilità dell'ope· razione e si propone per scopo supremo quello di guarire. D'altra parte, oggi che il chirurgo non è più soltanto un tecnico manuale, ma un medico ed un fisiologo, egli non deve cedere a nessuno il privilegio di prevenire e curare le perturbazioni di cui egli stesso è l'agente causale e giustamente nece~sario. Fino a poco tempo fa il chirurgo che aveva eseguita un'operazione con tecnica perfetta non si preoccupava che per il timore di una eventuale insorgenz:t di un accidente di natura rnierobica, sebbene molteplici osservazioni dimostravano che, come ha poi eletto il Leriche, « la chirurgia può nuocere anche rimanendo asettica, anche non commettendo nessuna offesa alle leggi della tecnica >>. Se così non fosse, potendosi oggi raggiungere un 'asepsi pressochè assoluta ed essendo la tecnica operatOria pervenuta a tale grado di per fez ione da non rappresentare, in linea di massima, alcun serio pericolo per il p., si dovr ebbe ottenere quasi il 100 % di successi negli interventi chirurgici. Ciò purtroppo non si verific~. specie per alcu ni determinati interventi che rimangono gravi, anche se hrillamemente eseguiti, e noi possiamo oggi renderei ragione di tali btti grazie ai progressi della biologia, la quale è andata molto più lontano di quanto avessero potuto supporre gli studiosi del periodo puramente pasteuriano della chirurgia, la cui dottrina era rimasta circoscritta al microscopio. Numerosi lavori recenti ed un attuale fervore di smdi ci apprendono ormai che non vi è atto chirurgico che non produca una modificazione umorale nell'organismo, talvolta inapparcnte, talvolta modesta, spesso grave, in qualche caso mortale, tanto da autorizzare il Leriche ad identificare in questi fenomen i cna vera e propria entità nosologica che, con felice espressione, egli ha chiamata « m:t· lattia post-operatoria >>. Questa ha ormai preso il j:><>sto del così detto shock operatorio ed ha assunto oggi l'importanza di una vera e propria malattia nella malattia, anche se tale concetto sia discutibile.


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(( Malattia generale - dice Lctulle -in I."Ui il microbo non interviene ed in cu1 1 fenomeni fisico-chimici sono in primo piano, nella quale la sindrome umorale riveste importanza causale fondament:tlc; ad essa si aggiunge una sindrome vawmotoria spesso poco chiara, di origine tossica o simp:nica; infine una reazione emoleucocitaria che interessa soprntutto la quantità delle globuline o delle piastrine del sangue, il cui anormale aumento a nnunzierebbe la trombosi >>. E lo studio di tale mabttia sembra oggi a Lambrct t• Driessens come una introduzio ne ad un capitolo speciale di patologia chirurgica generale. che comprenda tutte le distruzioni cellulari che vengono a realizzar~i in varie circostanze: bruciature estese, ~hock traumatico, lesioni da- raggi X, ecc. In queste sindromi, inf:ttti, l'intossicazio ne è la stess:~ e le reazioni dell'organismo sono identiche a quelle degli operati e d'altra parte si dimostr:t utile la medesima te rapia di cui questi si giovano. Fatti simili ri possono ossen•are nel corso dell'occlusione intestinale (Chabanicr, Lobo-Oncll), in ra pporto probabilmente alle note,·oli alterazioni istologiche della mucosa , e recentemente Estien ny, w sscrrc, Valdiguié, hanno descritta una sindrome umorale pucrpernle, nei casi a decorso turhnto, simile a quella post opnatoria e che essi attribuiscono ai fcncmeni di istolisi, ~oliti ,, verificarsi nell'utero dopo il parto, analoghi a que lli che si os~crv:tno nel periodo post-opcr:~ torio. · M:1 i molteplici c complessi fenomeni biologici che si verificano in conseguenza di un inte rve nto chi rurgico, per il fatto stesso della loro comune essenza, non si posson o separare l'uno dall'altro; tutta via essi non hanno tutti uno stesso sig nificato nè una stessa ripercussione sull"o rganismo cd importa pertanto moltissimo s..1perli distinguere. Esaminiamoli in breve scparatamcnte. ccrc:tndo di intcrpretarne il sig nifica to fisiopatologico, per poi accennare alle manifestazioni cliniche che da esse derivano, tentare qui n di cii spiegarne la patcgenesi c. dopo un rapido sguardo alle ricerche utili per la diagnosi c la prognosi, trarre in ultimo delle deduzioni terapeutiche.

I - Modificazioni dd sangue, dei tessuti e delle urine. I primi a richiamare l'attenzione sulle perturbazioni umorali furo no i chirurghi uri11:1rl, i quali, studiando l'azotemia, l'escrezione di urina e la costante di Ambard, prima e dopo l'operazione, poterono ricavare dati importa nti per stabilire l'indicazione operatoria e formulare la prognosi. Essi si sforzarono nello stesso tempo di combattere l'iperazotemia post-operatoria, la quale :tndò man mano diventando un problema di attualità chirurgica. 1'\e con~eguì una messe di lavori importanti e si può dire oggi che i fen om e ni umorali post-operatorii siano stnti molto bene studiati da tuHi i punti di vista, per quanto bisogna confess:Jre che no n si può dire ancora una parola definitiva su questo nrgomcnto o riesce perfino assai poco :tgevole un lavoro di sintesi dei fatti osservati. Le numerose rnodificazioni che si notano in seguito ad un ano operatorio ri possono tliviJere in tre gruppi: 1° altera zioni a carico 'del sang ue; 2 ° alterazioni a carico di alcu ni tessuti; 3° alterazioni a carico delle urine. A) ALTERAZ l0:-11 A CAR ICO DEL SANCUIL

Esse no n hanno tutte la stessa importanza, ma, poichì: sul loro valore e sul loro ~iE!ni ficato l'accordo è ben lont1no dall'esser ra)!giunto fr:t i ,·ari AA., sarà preferibile

esporli secondo l'ordine cronologico della loro comparsa. I. -

Diminu::1one della maua di sangue- circolamc- t' del .iliO conte-nuto idrico.

Un::1 delle prime \':tri.llioni :1 c:1rico del sangtlc i! t3pprescntata da una notevole diminuzione Jd:a su:~ mas~a circola nte, in r::~gionc diretta dell'importanza c della ~cdc


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del trauma operatorio, ma che, in linea di massima, si può ritenere presso a poco del 10 %. Tale riduzione della massa sanguigna non dipende che in modo trascurabile dall"emo rragia, ma, in gran parte, è conseguenza di una fuoriuscita di plasma attraverso le pareti dei vasi capillari, che, da impermeabili ai colloidi (Starling, Scott, ccc.), divcntc· rebbero permeabili, mentre, d'altra parte, la m:.mife~ta dorofilia dci tessuti lesi, creando uno squilibrio fra il contenuto in cloruri dei tessuti del focolaio traumatico e quello del sangue, deve necessariamente influire sui fenomeni di osmosi fra quest'ultimo ed i suddetti tessuti. All'essudazione plasmatica, di origine puramente operatoria locale, si aggiunge un maggiore accumulo di sangue nei normali serbatoi organici di riserva (fegato, milza), per effetto delle ripetute stimolazioni mi sistema nervoso Yaso- motore, che regola il tono \a scolare (Bickel). Contemporaneamente alla riduzione della massa di sangue circolante, si ha diminuzione dell'acqua totale del sangue, del plasma c dei globuli, ed abbassamento del rapporto plasma-globuli (Austoni, Goggi e Pierangeli). Ma, <tllo stabilirsi di questo stato di ipoidremia, non sono estranei altri fattori, come la perdita di acqua dovuta alla accelerata respirazione, la sudorazione più o meno abbondante ed ancora il vomito, eventuali purganti e la dieta. Nè è di trascurabile importanza l'evaporazione dal campo operatorio, che, modica nei tagli lineari sui tessuti di ri vestimento (gr. 0,2 per eme. in un'ora secondo Fischcr) può diventare alta nelle operazioni laparatomiche con esposizione di anse (Blalock ha notato nei cani perdite locali varianti da gr. 125 a 520, che si accompagnavano a forte aumento della concentrazione del sangue). Secondo Ca1.zamali, la contrazione del contenuto idrico normale del sangue « inizia al termine dell'intervento, si fa progressivamente più imponente fino a toccare il massimo grado verso il 2° o 3° giorno del decorso post-operatorio: raggiunto l'acme, termina la bse di impovcri'rhento e subentra una graduale ripresa dci valori idrici del sangue fino :1 raggiungere la norma: questa raggiunta, il fenomeno di imbibizione acquosa non si arresta, ma prosegue, cosicchè è facile osservare, tra il 4° e 5° giorno. un netto aumento del contenuto acquoso percentuale del sangue, rispetto alle cifre preoperatorie. Il fenomeno si chiude con un lento e graduale ritorno ai valori di partenza ». A tali conclusioni egli è giunto. studiando le variazioni del contenuto acquoso del sangue sulla base delle modificazioni dell'indice refrattometrico, il quale appunto aumenta nei primissimi giorni dopo l'operazione, si abbassa in seguito fin sotto i valori iniziali, per ritornare poi lentamente alla norma. La riduzione della massa sanguigna è preceduta da « poussées 11 parossistiche di ipertensione, che rappresentano la risposta immediata con cui l'organismo reagisce, subito dopo l'incisione, e che si susseguono in rapporto alle ripetute eccitazioni traumatiche, che partono dal focolaio operatorio: ad ogni ascensione, però, la pressione ricade a valori un pò più bassi di quelli raggiunti nella precedente discesa e si stabilisce così in breve una ipotensionc arteriosa, che andrà man mano accentuandosi e persi~terà anche dopo la ces~azione delle manovre operatorie, accompagnandosi di pari passo alla diminuzione della massa di sangue circolante. La fase di ipertensione parossistica, difficile a sorprendersi nell'uomo, perchè non può utilizzarsi a questo scopo l'oscillometro del Pachon ed occorre invece l'introduzione endoarteriosa di un ago, è stata molto bene studiata sull'animale da Lambret e Dricssens. Per questi AA., tanto le variazioni della pressiGne arteriosa che la diminuzione della massa sanguigna sono conseguenza di un'azione simpatico-endocrina. E ssi infatti ammettono che, come reazione di difesa organica di fronte al trauma operatorio da parte delle ghiandole surrenali, si abbia un'improvvif.a scarica nel sangue di adrenalina,


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la quale agirebbe provocando immediatamente l'ipertensione e determinando poi la modificazione della permeabilità della parete dei capillari, causa dell'essudazione plasmatica nella regione operatoria e quindi della riduzione della massa sanguigna. Quest'ultima poi, associata ad un es:lUrimento delle surrenali, sarebbe responsabile della ipotensione secondaria e persistente. A conferma di queste loro vedute, gli AA. invocano la concomitante iperglicemja, dovuta anch'essa all'adr::nalina, la quale libererebbe in maniera massiva il glicogene epatico, che in effetti subisce notevole diminuzione. Altri AA., che non hanno osservato l'ipertensione parossistica iniziale, mettono in rapporto la caduta della pressione con l'aumentata viscosità del sangue (Muller, Oliva, ecc.) ed il conseguente maggiore attrito dei corpuscoli del ~angue contro le pareti vasali (TreYan): ma i più ritengono anche l'abbassamento della pressione arteriosa dovuto alla presenza in circolo di sostanze tossiche che, come vedremo, si originano dal focola io operatorio. 2. -

Aumento delle valenze acide ed abbassamento della riserva alcalina.

Il sangue dell'individuo sano è leggerissimamente alcalino. La sua reaztone è particolarmente stabile e corrisponde ad un pH variante appena fra 7,30 e 7,40; oscillazioni maggiori nell 'uno o nell'altro senso sono capaci di provocare gravi disordini. Questo .equilibrio acido-base, che è una delle condizioni essenziali della vita e pur tuttavia è continuamente esposto ad essere turbato per l'apporto incessante di acidi e di basi provenienti dall'alimentazione e dalle combustioni organiche, è mantenuto costante non solo grazie alle trasformazioni ed alle eliminazioni naturali, ma anche alla riserva alcalina, rappresentata dai bicarbonati del sangue, ed al cloruro di sodjo dell'organismo. La riserva alcalina si esprime col volume in eme. di co~ libero o combinato allo stato di bicarbonato in 100 eme. di plasma sanguigno e normalmente corrisponde a 55-68 %. Negli operati, ordinariamente si osserva una diminuzione progressiva e più o meno importante del p H, che roincide con un abbassamento parallelo della riserva alcalina associata all'elevazione del rapporto fra cloro globulare e cloro pbsmatico: contemporaneamente si ha aumento dei corpi chetonici nel sangue e nelle urine. Qu~te variazioni caratterizzano uno stato di acidosi più o meno marcato, che aumenta man mano che l'operazione si protrae e si accentua r.elle ore successive per poi sparire lentamente in 24- 48 ore. L'acidosi può esi~tere senza deviazione del pH verso l'~cidità: in tal caso, essa è compensata in quanto che il pH non si abbas~a che nell'acidosi grave, quando cioè l'acidità è tale da non poter essere più neutralizzata dalla riserva alcalina. Si ha il coma e la morte quando il pH si abbassa verso 7 o la riserva alcalina cade al 30-20 ~4, . L'acidosi è in generale accompagnata da iperazotemia ed iperpolipeptidemia. Tale fenomeni il Cazzamali spiega con un meccanismo di compenso renale adeguato alle necessit:'l metaboliche imposte all'organismo dal trauma operatorio. mentre Chabanier e Lobo-Onell li ritengono legati a modificazioni post-operative della funzione renate. Il Bonaccorsi, producendo ~perimentalmente negli animali uno stato acido mediante iniezioni endomuscolari o endO\·enose di fosfato acido di sodio, ha riscontrato, dal punto di vista istologico, gravi alternioni epatiche e .renali particolarmente a carico del protoplasma cellulare c dei sottili capillari negli animali che, in vita, avevano dato segni di sofferenza e d i dima~ramento. Da alcuni AA. è stato incriminato l'anestetico com~ capace di alterare le cellule epatiche e rena li e di fissarsi sui lipoidi del sis-tema nervoso. Indubbiamente l'anestesia, anche correttamente condotta, affatica i reni ed il fqwto ed un'acidosi, sia pure non costante nè duratura, è stata constatata anche dopo anestesia non ~<"guita da intervento chirurgico. Questo f:mo sembra confermare l'azione elettiva dell'ant·stctico sui lipoidi del sistema nervoso (Eticnne- Martin) e tutto induce a credere che i lipoidi hanno un'importanza di


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primo ordine nelle perturbazioni dell'equilbrio acido-base che seguono all'atto operatorio (Letulle). I lipoidi, insieme con le proteine, sono la fonte dt>gli acidi grassi saturati o non saturati, nei quali si può trovare l'origine dell'acidosi posl-traumatica e post-operatoria. Mentre, nell'uomo normale, lo ~tadio di trasformazione dei grassi in corpi chetonici è soltanto transitoria e la loro distruzione è continua, nell'opc:rato, quando il riassorbimento in massa dei lipoidi e delle proteine della ferita viene a sommergere - dice Letulle le combustioni glicosiche già insufficicn6, in seguito al digiuno ed alla ipoalimentazione, appare la chetoacidosi. Per Lambret e Driessens, l'acidosi non è che un'altra conseguenza dell'essudazione plasmatica che si verilìca nel focolaio operatorio: il plasma, che fuoriesce dalle p:1reti dei capillari, porta con sè i suoi sali disciolti (cloruro di sodio, bicarbonato di potassio, bicarhonato di sodio, ecc.) ed il sangue, impoverito di queste sostanze che mantengono l'equilibrio acido-base e costituiscono gli elementi della riserva aicalina, vedrà quest'ultima abbassarsi e l'indice pH diminuire quanto più il trauma operatorio s:1rà stato importante. Altri AA. hanno attribuita l'acidosi alla stasi s:lnJ!uigna nel focolaio traum:1tico quale responsabile di un aumento dell'acido lattico (Wildcgaus) o di una cattiva capillari zzazione dei muscoli (Eppinger). In delìnitiva, si può ammetter~ con Letulle che l'oper;;zione (atto chirurgico ed anestesia) modilìca l'equilibrio acido-base di regola nel sensc· dell'acidosi, immettendo in circolo dei corpi tossici, modificando la ripartizione del cloro, provocando o aggravando l'insufficienza epato-renale e turbando il regolare scambio polmonare.

3- - lpocloremia p/asmatica c globulare. Normalmente, nel sangue, il tasso del cloro globulare varia da gr. 1,70 a gr. I ,fj0°/00 c quello del cloro p! asmatico va da gr. 3,50 a gr. 3•70 °/00 , mentre il rapporto fra il primo cd il secondo corrisponde a 0,50. Negli operati, ~ stata ormai da tempo messa in r:'idcnza una caduta del cloro totale del sangue oppure del solo cloro globulare, ciò che porta per conseguenza un abbassamento del rapporto normale fra quest'ultimo ed il cloro plasmarico. E' però da tene r presente che la cloremia può essere normale e perlìno superiore alla norma in valore assoluto oppure può aversi aumento del cloro globulare e dd rapporto fra cloro globulare e cloro plasmatico, con diminuzione soltanto di quest'ultimo, il che signilìca che si produce non una perdita di cloro, ma soltanto il passaggio di quello del plasma ai globuli, come avviene nell'acidosi, nella qm.le appunto, contrariamente a qua nto si verilìca nell'alcalosi, si ha elevazione del suddetto rapporto, mentre la riserva alcalina si abbassa. Un aumento del cloro nel 5angue, nel corso di grandi emorragie, è ~ra to segnalato da Borst, il quale fa notare che tale aumento riguarda sia il cloro del plasma che quello degli eritrociti e che, proprio nel momento in cui il cloro raggiunge la massima proporzione ne! sangue, egli ha osservato un.1 notevole riduzione dell'escrezione di esso. anche in ammalati con funzioni renali assolutamente normali. Gli studi eseguiti in Italia presso la scuola diretta dal Prof. Mario Donati (Caporale, Di Natale, Cazzamali, Tabanelli) hanno confermato che, çlurante il periodo post- operatorio anche il più liscio, si ha una costante caduta della quota cloremica dell'operato, sia per guanto riguarda ìl cloro globulare che per quanto riguarda quello plasm:Hico, ma più a carico del primo, caduta già appariscente dopo le prime 24 ore, per lo più proporzionale alla gravità dell'intervento, ma indipendente dalla natura della lesione e dal tipo della cura chirurgica richiesta. T ale fuga di cloro dalla maggior parte degli AA. è messa in rapporto alla fissazion~ nella regione operatoria del cloruro di sodio, qualunque sia il meccanismo con il quale questa si verifichi; il sangue, spogliato rapidamente e progressivamente del suo cloro. non può rimpiazzarlo per il fatto che mancano nell'organismo riserve di cloro analoghe


LE PERTURFlAZIOI'I UMOR:\Ll POST - OPERA TORtE

a quelle che esistono per il glicogene e si stabilisce pertanto l'ipocloremia. Questa è :mche fncilitata dalla perdita di cloro che segue ai vomiti così frequenti dd risveglio, che stabiliscono talvolta un vero circolo vizioso in quanto che, accentuandosi l'ipocloremia, si riduce la neutralizzazione di sostanze tossiche e, accentuandosi così l2 sindrome tossica, si ha aggra\·amento del vomito stesso fino a divenire incocrcibile. Chabanier, Lobo- Onell e Lelu ammettono l'intervento di sostanze dotate di un potere di eccitazione sul centro del vomito, che compaiono contemporaneamente nlla è{c)orurnione e spariscono con la reclorurazione, sostanze dipendenti da una perturbazione del metabolismo proteico che si dissipano per azione dd sale. Questo meccanismo di azione della reclorurazione è anche dimostrato dal fatto che, sotto l'influenz.1 di questa, si vedono sparire i fenomeni di eccitazione del centro respiratorio e corre~gersi la riserva ak:~lina; ora, poichè l'azione propria della somministrazione di sale è quella, non di deprimere, ma di eccitare il centro respiratorio e di abbassare la riserva alcalina, si deve concludere che la reclorurazione non agisce direttamente su detto centro, ma di~sipando le sostanze che eccitano il centro stesso. E' st::~to ancora constatato che l' ipocloremia per mancanza di sale si accompagna ~pesso ad iperglicemia e numerosi AA. hanno anche dimostrato che l'iniezione endovenosa lenta di glucosio fa diminuire il cloro del siero di sangue e del can::~le linfatico, mentre l'introduzione di cloruro di sodio nell'organismo provoca un r:lpido e notevole :lbbassamento dd tasso glicemico sia in individui sani che in diabetici. Pare inoltre che gli effetti dell'insulina vengano rafforzati dall'aggiunta di cloruro di sodio in modo da far diminuire la richiesta dell'insulina stessa nel trattamento dei diabetici. Questi fatti e la constatazione che un regime ricco di idrati di carbonio ridu(e l'escrezione del cloro devono fare ammettere una relazione fr:~ i metabolism() di quest'ultimo e quello degli idrati di carbonio. D'altronde, nelle gestanti, in cui la glicosuria è così frequente da essere stata utilizzata per la diagnosi, la ritcnzione del cloruro di ~odio deve essere messa in conto non ad una lesione rcnale, ma a fattori analoghi a quelli che determÌnano l'ipocloremia negli operati. Nello stesso tempo si osserva in questi una iperazotemia, la quale, quando non poggia su lesioni renali, dovrebbe essere considerata come una compensazione della ipocloremia (Bium, Graber, ecc.), al fine di mantenere al livello costante la concentrazione molecolare del sangue: per conservare in questo l'equilibrio osmotico turbato dalla perdita dci saJi, l'org::tnismo riterrebbe l'urca. Secondo invece Rathery, Ambard, ccc., i reni possono eliminare i residui azotati solt:mto se si trova nel sangue una certa quantità di clorùri e Letulle afferma che, sotto l'influenza della declorurazione dell'organismo, diminuisce la secrezione renalc e l'oliguria che ne risulta, aggravata anche dalla limitazione di ingestione di liquidi, è una delle cause principali dell'iperazotemia post-opcratoria. Altri AA., come per esempio il Glass, ritengono che una certa perdita di cloruri comporti una scomposizione notevole dci proteidi dell'organismo e per conseguenza la causa della iperazotemia per mancanza di sale non riguardi il ricambio dei cloruri, ma piuttosto il metabolismo dell'acqua. Anali?.zando i òivcrsi fattori di questo fenomeno, KerpelFronius, in base alle sue ricerche, suppone che la coincidenza della iperazotemia e della ipoclorcmia è lq:rata solamente con la perdita del sodio, il cui risultato è il disturbo del Metabolismo dell'acqua e, più esattamente, la diminuzione della quantità del plasma circolante. Di conseguenza esistono, per questo A., due specie di disturbi del metabolismo dell'acqua, che influenzano il metabolismo e l'eliminazione dell'azoto. La prima è la sete, in cui la sproporzione fra !a quantità delle sostanze azotate, derivate dalla scomposizione dei proteidi, e l'acq ua così liberata è tale che i reni sono incapaci di eliminare l'azoto, anche in una concentrazione massima. L'altra è la essiccnionc del sangue in rebzione con la perdita dc:l sodio, che provoca l'ipostenuria. c così l'iperazotemia si manifesta anche se la quantità di urina eliminata non cambia. Egli, dunque, non accetta l'importanza patogcnetica della ipocloremia e dubita in alcuni casi anche del valore parogenetico dell'abbassamento dei cloruri sanguigni.


LE PERTURilAZIONI UMORALI POST - OPERA TORI E

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Più recentemente l'ìperazotemìa post-oper:norìa è stata riferita all'accumulo dì s<r n:mze protcìchc che si liberano, come vedremo, dai tessuti traumatizzati. Inoltre, Divella c Cazzamali hanno entrambi consutato che l'atto operativo induce una costante caduta della concentrazione elettrolitica del ~:mgue, caduta che però il primo attribuisce all'anestesia ed il secondo ritiene causata e regolata dall'ipocloremia post- operatoria. Quest'ultimo è poi indotto a credere che, perchè non venga in conseguenza m<r <.lificata la pressione osmotica del sangue, la quale in effetti sì mantiene rigorosamente immutata, debbano insorgere nel sangue stesso fenomeni di compenso atti ad annullare il deficit osrnotico che l'abbassamento della concentrazione elettrolitica dovrebbe crc:trc;

fenomeni di compenso che - egli avverte - possono indurre variazioni quantitative, le quali, se non bene interpretate, possono essere ritenute senz'altro manifestazioni pat<r l,og•c . he.

4· - lperglic~mia ~ diminuzione del glicogerJe epatico. Abbiamo già ved uto che negli operati sì osserva spesso un aumento delh• glicemia ed abbiamo notato il rapporto fra il metabolismo del cloro e quello degli idrati di carbonio. L'elevarsi del tasso di glucosio del sangue, il quale normalmente è contenuto fra l!'"· o,75 ed r,zo 0 / 00 , è però, senza dubbio, un fenomeno che assume secondaria importanza, fra i tanti che si verificano nel periodo post-operatorio. Es~o si osserva già dopo semplice anestesia e coincide con una dimi nuzione più o meno notevole del glicogene epatico: in tal caso, esso può essere attribuito al leggero ~ tato di intossicazione che è determinato da ogni narcosi. Lamarre e Lecocq hanno segnalata una iperglicemia molto marcata dopo ogni operazione anche lieve sul simpatico cd abbiamo già detto che Lambret e Driessens la ritengono di origine adrenalinjca, dovuta appunto alle stimolazioni esercitate dalle manovre sui muscoli, sui vasi e le loro tuniche simpatiche, sulle terminazioni nervose: si avrebbe così, come reazione da parte delle ghiandole surrenali, una immediata ed abbondante messa in circolo di adrenali na, la quale agirebbe liberando in modo eccessivo il glic<r gene epatico, che, infatti, viene ad 'essere considerevolmente ridotto. A tal proposito. è da notare che l'iperglicemia è soprattutto importante, precoce e du ratura, dopo traumatismi esercitati sull'addome. Sperimentando sui cani, con successivi esami di sangue, si può dimostrare l'ascesa rapida e progressiva in esso del tasso di glucosio, che può rag· giungere perfino 2 - 2,5 e 3 gr. e non torna alla norma se non dopo una media di 3-5 ore. Il Lino, in base alle sue ricerche sperimentali sull'influenza del glucosio per il mantenimento dell'equi librio acid~rbase, avanza l'ipotesi che l'iperglicemia, nell'acidosi postoperatoria, rappresenta una reazione biologica di difesa coadiuvante la riserva alcalina a mantenere l'equilibrio suddetto. Infatti, somministrando glucosio, così come si verifica con la somministrazione di sostanze alcaline, non si ha aumento del tasso glicemico o rutto al più questo è scarso e di breve durata. Sullo stabilirsi però dell'iperglicemia post-operatoria devono nccessariamerTte influire altri fattori, come l'emorragia, che di per se stessa fa aumentare la glicemia, e la protc<r lisi, la quale, facendo aumentare l'urea nel sangue, porta un aumento secondario della glicemia. Lambret e Driessens pensano a proposito di tale fenomeno che !"organismo, invaso nelle prime 24 ore dall'afflusso di residui dei tessuti lesi, cerchi di trasformarne una parte, per immagazzinarla sotto forma di glucosio. Indubbia poi è l'influenza sulla glicemia del digiuno, che, come Cahn ha dimostrato, provoca importanti modificazioni del metabolismo degli idrati di carbonio. Sembra che, in conseguenza della vacuità del tubo digerente, viene a mancare la normale ondata d'iperinsulincmia post-prandiale e si ha pertanto un aumento del tasso di glucosio nel


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LE PERTURBAZIONI UMORAL! POST- OPERATORIE

sangue a spese delle riserve epatiche. Si avrebbe cioè un meccanismo di difesa contro la carenza di idrati di carbonio stabilitasì per la mancanza dì apporto alimentare.

5· - Iperpolipeptìdemia ed iperlipoidemia. Per lungo tempo il dosaggio dell'urea nel sangue, mostrando un aumento dell'azotemia, ha fatto attribuire gli evidenti fenomeni tossici del periodo post-operatorio ad una uremìa per lesione renalc. Poi sì è visto che l'urcmia poteva raggiungere un tasso elevato senza albuminuria e senza lesioni dei reni sufficienti a spiegare una rìtenzione dei corpi azotati. Sivori per primo, nel 1920, parlò di azotemia con rene sano e si è poi giunti fino ad essere scettici col Cazzamalì anche nell'accettare quella che sì è voluta definire una u nefrite funzionale ». Una volta compreso che, nell'iperazotemia post-operatoria, l'aumento dell'urea noo era il fattore essenziale, si dovette ammettere l'esistenza, accanto a quest'ultima, di altri composti azotati non proteki di tossicità molto più elevata. Ouval e Grìgaut avevano già insistito, nel 1918, sull'intossicazione dovuta alle ferite di guerra e sulla disintegrazione azotata dei tessuti traumatizzati, ma l'applicazione dì questi fatti ai fenomeni consecutivi ad un intervento chirurgico non è venuta che molto più tardi con gli studi successivi sul così detto re shock traumatico>>. In seguito poi ai lavori di Cristo! e Puech (1925-26), Fiessinger (1926), Henriet (1929), Lambret e Dries$ens (1930), Polonowsky e Drìessens (1931), Prunell, Shota e Canale (1931), Cazals ( 1932)~ Lambret (1933), Valdiguié, Estienny e Lasserre (1934), Duva'l, Roux e Goiffon (1934), Etienne- Martin (1935), Tabanelli e Ercoli (1935), T abanellì (1936), Salmon (1937) ed altri, sono state riconosciute come tossiche le sostanze provenienti dalla mortificazione dei tessuti incompletamente metabolizzati e soprattutto i polipeptidi, per quanto clinicamente e sperimentalmente non si possegga finora alcuna prova assoluta e sicura della tossicità di essi (Darmaillacq). Considerati ìnutilizzabilì per le normali esigenze cne.r,!!etiche dell'organismo, è logico però pensare che un accumulo abnorme dì tali prodotti. nel sangue debba esser causa di turbe funzionali importanti. Poichè, comunque, fra i vart squilibri umorali, alle variazioni dei polìpeptidi è stata almeno in parte attribuita la genesi della quasi totalità dei fenomeni clinici pertur~ hatori del regolare decorso post-operatorio, riesce di sommo int~esse lo studio di questa frazione azotata del sangue, non più proteica e non ancora ureica, ritenuta una delle meno elaborate c delle più tossiche. Per 11 polipeptidi )), dunque, denominazione che non riveste un significato chimico perfettamente preciso (Cristo! e Pucch), si intendono, .1lmeno fino ad oggi, un gruppo di prodotti intermedi della disintegrazione dcii~ proteine, che, nella scala dì trasforma:?.Ìonc di queste in urea, stanno agli scalini inferiori, innanzi agli aminoacidi, e corrispondono, in parte, ai peptoni o albumose. Chimicamente derivanti dall'unione di pare~chi aminoacidi, senza per altro arrivare ::1lla complessità dei protidi (Fi~chcr), sono definiti come complessi proteìci acl altissimo peso molecola re: infatti, la molecola dei polipeptidi ha un peso approssimativo di sooTOOO, mentre quello della molecola degli aminoacidi è 200 e quello della molecola dell"urea 6o. Normalmente contenuti nel sangue (solo il Blau nega la presenza di azoto polipeptidico nel sangue dell'uomo in equ ilibrio fisiologico), il tasso di essi varia in maniera apprezzabile da individuo ad individuo e, d'altra parte, le cifre indicate dai diversi AA. come polipcptidemia normale variano a seconda del metodo adoperato e secondo ch e la ricerca sia stata eseguita sul plasma. sul siero o sul sangue in toto. Possiamo ritenere che i polipeptidi, espressi in tirosina, sono nel siero di sangue normale da gr. o,oo5 a gr. o,o3o "f.., pur doYendo riconoscere che, a causa dell'incertezza stessa sulla loro costitu7.Ìone chimica, non possediamo un metodo rigoroso dì dosaggio.


LE PERTURBAZIONI UMORALI POST - OPERA TORIE

L 'origine dei polipeptidi del sangue normale è assai difficile a stabilirsi. Bisogna distinguere quelli che vi giungono per l'apporto alimentare e quelH che vi si riversano per riassorbimento in conseguenza della proteolisi endogena. I primi, di origine esogena, sono molto discussi e comunque assai scarsi, avendo le albumine eterogenee alimentari p<Xa importanza, quando la loro quantità è normale, mentre, per la maggior parte almeno, i polipepùdi normali del sangue provengono invece dalla costante e continua distruzione cellulare dell'organismo, dalla trasformazione delle albumine autogene dei tessuti, dalla autolisi dCi protìdi. In ultima analisi, essi sono nè più nè meno che l'espressione della morte delle nostre cellule. Anche se tossici, essi per altro, a dosi piccole ed Jbitualì, sono perfettamente tollerati dall'organismo. In parte vengono eliminati con l'urina, in parte sono nuovamente fissati dai tessuti, specie dai muscoli, per la ricostruzione delle albumine dei tessuti src~si e la costituzione della riserva dei materiali di composizione cellulare, in parte, per idrol isi, vengono trasformati in aminoacidi, solubili ed assimilabili, i quali poi sono desaminati nel fegato. Si produce una liberazione di acidi w--assi, che vengono bruciati allo stato di C0 2 , H 20 ed ammoniaca, la quale, reagendo con l'acido carbonico, conduce all'urca, attraverso l'intermediario del carbonato c del c::trbammato di ammonio. Finalmente l'urea, poco tossica, viene elimi.nata dal rene più o meno facilmente a seconda dell'imeg rità funzionale di quest'organo. Sicchè, in condizioni normali, il potere desaminante del fegato da una parte e la funzione eliminatoria del rene dall'altra provvedo no sufficientemente a che il tasso polipeptidemico non si elevi oltre un dato limite. Nella necrobiosi fisiologica delle cellule, dunque, la disintegrazione non è tossica: non è più così, quando interviene un'anormale ed improvvisa distruzione cellulare e dosi ma!sive di polipeptidi vengono di conseguenza bruscamente immesse in circolo. 11 fegato diventa allora incapace di trasformarli rapidamente in urea, il rene non riesce :~d eliminarli in gran quantità e si ha allora l'intossicazione. I polipeptidi vengono versati in eccesso nel sangue in svariati stati morbosi capaci di determinare intensi fenomeni istolitici (tumori maligni, nei quali la radiumterapia e specie la roentgenterapia provocano un aumento dei polipeptidi, mentre pare che l'ablazione della massa neoplastica faccia sparire la polipeptidemia; tubercolosi evolutiva, diabete con denutrizione, infezione tifoide, stati cachettici e di inanizione, ecc.), ma soprattutto in seguito a traumi estesi cd intensi o ad operazioni chirurgiche, !c quali realizzano una cospicua devitalizzazione di tessuti. Queste, se eseguite su soggetti in equjlibrio biologico normale, con fegato e reni anatomicamente e funzionalmente sani, :JSsumono il valore dì vere e proprie intossicazioni sperimentali, dimostrando che l'iperpolipeptidemia non è:, come riteneva il Fiessinger, nccc~sa riamcnte legata ad una comj'arteci pazionc epato-renale al processo morboso fondamentale nelle suddette malattie. E. facile quindi comprendere come si possa avere un aumento dei polipcptidi nel sangue o per iperproduzione o per mancata trasformazione idrolitica in aminoacidi, come si \·erifica nelle insufficienze epatiche, o per ritenzione, come- avviene nelle lesioni renali. E per quanto esista un gruppo di malattie (anemie emolitiche costituzionali, tettno, alcune affezioni mentali e nervose), nelle quali è stat.1 rilevata una iperpolipeptidemia la cui spiegazione non è 2ncora chiara o per scarsezza d'indagini o ocr conclufioni contrastanti, possiamo tuttavia distinguere col Fiessinger: una iperpolipeptidemia di eliminazione (polipeptidossia renale), una iperpolipeptidemia di epurazione (polipeptidossia epatica) ed una iperpolipeptidemia di produzione (polipeptidossia tissulare). Qut:st'ultima è quella che a noi maggiormente interessa, per quanto bisogna ammettere che, in ogni caso, difficilmente l'iperpolipeptidemia possa rìconoscer.e in modo esclusivo uno solo di t:di m eccanismi. In media, dopo intervento chirurgico, l'dumento dei polipeptidi nel sangue non passa gr. o,Iso-o,250: essi possono quindi raggiungere un valore fino oltre 7-8 volte


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quello iniziale. Tale aumento appare nelle ore seguenti l'operazione per raggiungere il suo massimo dal 2° al 5o giorno, talora dal 5o al 6° giorno, e sparire poi rapidamente nella maggior parte dei casi. Spesso essa persiste parecchi giorni e può anche accentuarsi ancora in modo notevole. Recentemente Lambret e Driessens, facendo uno studio comparativo, hanno potuto constatare che l'azoto polipeptidico varia presso a poco nello nesso senso degli altri composti azotati non proteici, come l'azoto ureico, l'azoto totale non proteico e l'azoto residuo: esiste - essi dicono - negli operati una « ipera:z.otemia generalizzata )), determinata da pressochè tutti i composti azotati non proteici. Queste variazioni, però, non sono sempre assolutamente concordanti nè parellele e, poichè l'iperazotemia post-operatoria in fondo non è che il riflesso dell'aumento dei polipeptidi circolanti, quando il tasw di questi si mantiene piuttosto basso, mentre l'urea s: eleva notevolmente, si tratta gtneralmente di una perturbazione umorale ben sopportata. Al contrario, se l'urea aumenta relativamente di poco od in maniera effimera e l'azoto polipeptidico si eleYa nettamente in modo persistente, bisogna supporre un insufficiente potere ureogenico e temere un accumulo dei polipeptidi con la conseguente comparsa di una sindrome tossica. In gt::nt::ralc, l'iperpcJlipcptidemia e 111 diretto rapporto con la gravità c la durata del trauma operatorio e con l'intensità delle manifestazioni cliniche, mentre un parallelismo non esiste fra il quadro clinico ed il tasso dell'azotemia: da ciò ~i desume che ti dosaggio della polipeptidcmia è importante guanto quello dell'azotemia. Il Darmaillacq ha notato, dopo operazioni addomin~;li, una caduta dei polipeptid.i e dell'urea immediatamente dopo l'emissione di gas, m.1 questo falto non è costante; quasi sempre però egli ha osservata la massima polipeptidemia quando i gas vemvano emessi dopo molto tempo. Talvolta ad interventi poco traumatizzanti seguono quadri tmsJCI gravi e spesso mortali. Duval suppone che le albumine tossiche nassorbite possono esercitare un 'azione distruttrice sulle albumine degli organi non traumatizzati: questo fatto, oltre ad esser causa di alterazione del parenchima renale o anche del parenchima epatico, provocherebbe un nuovo afflusso di polipeptidi nel sangue. ciò che renderebbe più gravi le manifestazioni tossiche. In tal caso, l'operazione non farebbe che determinare il primo tempo di un'intossicazione, al quale seguirebbe fatalmente un stcondo, la cui importanza può benissimo non essere proporzionale a quello iniziale, e si spiegherebbe così la discorci:mz::~ fra l'entità del trauma ed il grado dell'intossicazione. Un posto importante spetta poi, nella genesi delle pneumopatie post-operatorie, alle le~ioni asettiche dirette del polmone dovute ai polipeptidi. Le albumine cellular i liberntesi dagli elementi, per effetto della mortificazione di essi indotta dal bisturi e dalle manovre operatorie, divengono, per questo stesso fatto, estranee all'organismo) di fronte al quale rappresentano un principio di aggressione: esse hanno un potere an tigene, come ha dimostrato Sivori, ed ancora una vera specificità. Oltre cioè l'azione tossica generale. e~se esplicano un'azione tossica elettiva sui tessuti omologhi da cui provengono: Va n Slyke l'ha dimostr2to per il tessuto muscolare, Palmer per il fegato. Etienne-Martin per il testicolo. E' anche oggetto di studi una vaccinazione antipolipcptidica ed a tal proposito vien btto di domandarsi col Nicolle quali tracce lasci nell'organismo una proteolisi postoperatoria. Una malattia infettiva, anche latente, crea -- egli dice - una immunità durevole se non definiti\·a ed il siero del convalescente pres(nta nuove condizioni umorali. Non si potrebbe tro\·are nelle modificazioni residuate ai perturbamenti umorali la ragione dei disturbi. in apparenza di natu ra diatesica, che taluni malati accusano, dopo quest:t o quella operazione, ed ai quali noi non prestiamo attenzione ?


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Ma il problema ddl'intos~icazione consecutiva ad una disintegrazione cellulare massi va non riguarda probabilmente solo i polipeptidi. Nella necrosi estesa di tessuti, questi, i cui elementi muoiono ma possiedono ancora i loro componenti chimici intatti, rono attaccati dalle diastad specifiche messe in evidenza da Abderhalden : saranno da tsse liberate e successivamente disintegrate proteine, lipoidi e glucidi. Una stretta specificità domina questi fenomeni ed i prodotti ultimi della disintegrazione di queste sostanze, conservano, malgrado una avanzata scissione moJecolare, qualche cosa del carattere della cellula da cui sono nati. I glucidi sembrano poco tossici : non così i lipoidi, per quanto questi. non siano stati sufficientemente studiati. Di essi si è occupato Pierre Etienne . Martin, il quale afferma che, nella disintegrazione cellulare massi va, e~iste, accanto alla protcidemia, una lipoidemia. Le sue esperienze hanno dimostrato t:he i lipoidi di organi normali sono assai tossici e che e~si sembra agiscano elettivamente sull'organo da cui provengono, come i polipeptidi. Con iniezioni di lipoidi del fegato, si ammazza facilmente una cavia in dieci giorni ed all'autopsia si trova un fegato grosso. rosso-vi n oso, caratteristiche delle intense lesioni con gesti ve. Di ~graziatamcnte è assai difficile estrarre dei lipoidi senza tracce di proteine, essendo gli uni e le altre intimamente rombinati nell'organismo per formare un complesso proteino-lipoidico. Comunque, sia che la loro tossicità derivi dalle loro molecole intatte o dal loro prodotto di disintegra7.ione. i lipoidi sembrano avere nell'animale un tasso di to~sicità molto superiore a quello de i polipeptidi. L'anestesia non sembra indifferente nella genesi della polipepridemia e della lipoidemia, specie per Ja propdetà dell'anestetico di fiss:trsi elettivamente sui lipoidi del sistema nen•oso, nel qual fatto si può vedere la causa prima dell'acidosi post-opcratoria. 6. - Iperleucoritosi ed aumento di sostanze p•·oteiche.

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Una netta iperleucocitosi si osserva dopo qualsiasi operazione anche lieve: dopo operazioni gravi, essa diventa molto più marcata. L 'aumento del numero dei globuli bianchi si accompagna a modificazione della formula snnguigna nel senso di una mononucleosi e la prevalenza nel fenomeno dei grandi mononucleati, che, fra i leucociti, sono quelli che sembrano dotati della maggiore attivit~ macrobgica, avvalora l'ipotesi che l'iperleucocitosi traduce la reazione dell'organismo di fronte al focolaio d'istolisi rappresentato dalla zona operatoria. Si sa ormai da tempo che questa, malgrado l'asepsi, è sede di un'infiltrazione leucocitaria intensa: i leucociti 5ono molto probabilr.Jente i vettori dei fermenti che determinano l'autolisi delle cellule morte per il traumatismo operatorio e che preparano l'apparizione della iperpolipeptidemia. Infatti , i fermenti leucocitari ~ono annoverati fra le diastasi tissulari più attive e Lambret e Driessens pensano che l'iperleucocitosi post-operatoria non sia altro che il riflesso nel sangue della mobilitazione ?enerale degl i elementi fagocitari. Un aumento della leucocitosi polinucleare fu osservato dal Bolognesi nelle sue ricerche iniziate sin dal 1907, con le quali egli mise anche in rilievo come un atto operativo asettico, eseguito specie in cavità addominale smza alcuna narcosi, non produce variazioni della quantità totale di sostanze proteiche del siero, ma è quasi sempre causa di aumento di quelle, fra queste sostanze, che precipitano dal siero con adatte S<ìluzioni di acido salicilico e che si possono ritenere costituite dalla globulina. Egli notò ancora aumento della viscosità del sangue attribuita questa appunto all'aumento di determinate sostanze protciche. 11 LOhn, in un Ìavoro importante comparso nel 1923, comunicava che, servendosi del refrattometro, aveva trovato che, mentre il contenuto totale in proteine del !'\asma e del siero non variava dopo operazioni e fratture, quello in fibrinoge ne si innalznva c contemporaneamente si notava aumento delle quote glohuliniche a detrimento delle :;]buminiche con abbassamento del rapporto « albumine- globuline >>. Ciò consentiva a


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questo A. di affermare che, anche dopo operazioni sterili, si ha una notevole alterazione del plasma caratterizzata da una deviazione dei colloidi plasmatici verso la fase scarsamente dispersa, per aumemo delle frazioni globulinico-fibrinogene senza variazioni del tasso totale. Secondo Botrio e Conradt, le variazioni delle sostanze proteiche sono prima di ogru altro la conseguenza della disidratazione ed in via secondaria dell'apporto di elementi proteici riassorbiti nel focolaio operatorio. Il Windfeld ha osservato che la stasi anche breve ( 1' - 1' ~) fa aumentare il conte· nuto proteico del sangue e Paolucci, studiando sperimentalmente le conseguenze sul circolo della prolungata applicazione del laccio emostatico, ha constatato fenomeni di shock, che egli pensa debbano riportarsi alla comparsa, nel sangue soggetto a stasi, di sostanze dannose probabilmente analoghe a quelle che si formano dopo azioni trauma· tiche sui muscoli. 7· - /perpiastrinemia e rallentamento della circolazione. Che le piastrine si possano trovare aumentate dopo interventi era stato· notato fin dal 1902 da Baccarini e Solieri, mentre Rebaudi, nel 1908, comunicò di aver riscontrato non solo aumento, ma anche un certo grado di agglutinazione di esse. Successivamente altri AA. (Rosenbaum, AHen, Normann, Foged, Windield, Gucci, Galli, ecc.) hanno più o meno concordemente affermato che, nel periodo !'Ost-operatorio, si può osser>are un aumento variabile delle piastrine, preceduto da una fase di diminuzione, che può durare da 3 a 5 giorni od essere circoscritta alle prime 24 ore dopo l'intervento. Le ricerche di Grégoire e di Hucck hanno confermato che l'atto operativo porta grandi perturbazioni nel tasso delle piastrine: dapprima in scarso numero, esse aumen· tano verso la fine della prima settimana, per raggiungere il massimo numero fra il 10° e 12° giorno consecutivo all'operazione, dopo di che ritornano alla norma. L'aumento, spesso considerevole, sebbene abbastanza tardivo, è proporzionato alla gravità dell'operazione ed al maltrattamento dei tessuti e si osserva in maniera particolarmente netta dopo certe operazioni sul piccolo bacino. Gli ematologi contemporanei si accordano nel riconoscere agli ematoblasti un ruolo importante nei processi di fagocitosi, quando essi sono in rapporto con una distruzione cellulare qualunque: al lume di queste conoscenze, il significato patogenetico della iperpiastrinemia appare identico a quello attribuito all'iperleucocitosi da Lambrct e Driessens. Quando il numero delle piastrine sorpassa una certa cifra, si va fatalmente incontro :1lla trombosi e quindi alla fl ebite, all'embolia, all'infarto. Ma, all'insorgenza di queste complicazioni concorrono ancora, oltre che fattori predisponenti intrinseci (età, sesso, ereditarietà, costituzione, iniezioni endovenose, affe· zioni cardiovascolari) ed estrinseci (meteriologici e geografici), tutte le altre modifica7.ioni post-opcrarorie qu::~litative e quantitati,•e della corrente circolatoria del sangue, fra cui importantissima la stasi. Un rallcnt:Jmento generale del circolo può istituirsi soltanto per gravi :~ltera zioni funzionali del centro circolatorio (Eppingcr, Pellegrini) e non è quindi frequente. Sono invece quasi abituali rallentamenti circolatori distrettuali, soprattutto nella metà inferiore del corpo. Le cause di tali modificazioni circoscritte a determin:~ti territori sarebbero: a) la maggior distanza dal centro circolatorio, che rende meno eflic:1ce la spinta emodinamica che il sangue arterioso trasmette al circolo venoso; b) l'immobilità, che abolisce l'nione delle contrazioni muscolari; c) la riduzione delle escursioni diaframm:ltichc, che, come hanno dimostrato Klotz, Straaten, Holbaner, esercitano una vera atri\'ità pomrante sul circolo di ritorno del territorio addominale; d) l'aumento della tensione cndo:1ddominalc, specie dopo interventi laparatomici o per meteorismo o per


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diminuzione dell'attività motoria dell'intestino; e) l'ammassamento del sangue nel territorio dello splancnico, per un'azione tossica capace di agire sull'innervazionc, come avviene nello shock peptonico o istaminico; t) le perturbazioni circolatorie locali, dovute a spasmi per azione nervosa provocata da prodotti tossici del metabolismo cellulare e, forse, a disfunziorù delle anastomosi arterovenose per effetto di alcuni medicamenti ed ormoni (Havlicek). Per Bottin c Conradt, il rallentamento circolatorio periferico è conseguenza della caduta post-operatoria della pressione arteriosa, naturalmente con tutti i fattori con i quali questa stessa è legata. !S. - Aumento della velocità di sedimentazione delle emaz1e.

lkn poco ancora sappiamo delle condizioni biologiche che regolano la velocità di st-dimentazione delle emazie. Tuttavia essa sembra in rapporto con certe caratteristiche fisico-chimiche del sangue: viscosità, concentrazione, tasso- delle sostanze minerali, pressione osmotica delle proteine, ecc. Si comprende allora facilmente come, variando tali condizioni dell'ambiente sanguigno, in modo più o meno notevole, per effetto dell'atto operatorio, anche la velocità di sedimentazione delle emazie venga ad essere profondamente turbata. Essa, infatti, aumenta nelle ore e nei giorni seguenti l'operazione e, se pure non costituisce una delle modificazioni più importanti che si verificano del decorso post-operatorio, rappresenta un prezioso mezzo d'indagine, che ci permette di seguire in clinica, in modo semplice e pratico, l'andamento del decorso stesso e giudicare della gravità dell'operato. E' noto che nelle malattie gravi la velocità di sedimentazione delle emazie è aumentata e Lambret e Driessens hanno potuto rilevare che essa è precocemente influenzata, ogni qualvolta un ammalato presenta una complicazione qualunque post-operatoria. Soecie io casi di complicazioni polmonari, essi hanno potuto osservare un aumento netto di questa caratteristicà almeno dodici ore prima che la sintomatologia fosse chiara. (Contiuua).


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE A. Z 1RONI. -

I perturbamenti funzionali nella patogene.si delle malattie infdtive. (D::~l

volume XIII delle «Conferenze cliniche e di Scienze Mediche )) edito a cura della &uob di Applicazione di Sanità Militare di Firenze, 1938). Nel campo delle malattie infettive, all'indagine morfologica, intesa a mettere in evidenza l'agente patogeno, si è sovrapposto lo studio istopatologico delle lesioni prodotte dai germi; non sempre, invece, si è sufficientemente indagato sul complesso dei perturbamenti funzionali primitivi o puri verificantisi nelle infezioni, sia nel pnie nte, che nei germi, anche essi suscettibili di adattamenti a complesse modificazioni ::unbientali. TI problema finora poco studiato è se, nel decorso delle infezioni, delle sostanze, elaborate da -germi patogeni, possano turbare le funzioni delle cellule, senza alterarne la compagine morfologica, senza cioè provocare lesioni dimostrabili. L'A., affron tando questo problema, riporta anzitutto una serie di fatti che hanno in comune lo stesso decorso e sono alterazioni funzionali pure. D1 essi ricordiamo: i riflessi condizionali, che possono considerarsi come prototipo di questi fenomen i puramente funzionali nel loro insorgere, anche se sono seguiti poi da modifica:z.ioni morfologiche secondarie; la anuria completa che può osservarsi in seguito ad interventi chjrurgici sul rene, sull'uretere, sulla vescica etc., la quale poi scompare improvvisamente; i fatti funzionali gravi o addirittura mortali a c::trico di alcuni organi, in seguito a lesione di altro organo, nelle malattie delle ghiandole endocrine; la sindrome della miastenia grave, nella quale la iniezione d i prostigmina determina in pochi minuti un notevole rinforzo dell'attività muscolare, che perdura fi no a che la prostigmina non viene diminata. In clinica sono ben conosciuti i complessi morbosi legati a lesioni anatomiche di un organo ed a perturbamenti funzionali di altri, con esso collegati per via umorale o nervosa. Anche dalla fisiopatologia sperimentale si possono avere prove della importanza di turbamenti funzionali, nella patogenesi di ~tati morbosi: nella ipoglicemia consecutiva ad iniezione di dosi eccessive di insulina, nella scomparsa del calcio dal sangue nella inoculazione endovenosa al conigl io d1 cloruro di magnesio, con la conseguenza della insorgenza di gravi fenomeni, finanche mortali. Con una iniezione di quantità sufficiente di glucosio nel primo caso, di cloruro di calcio nel secondo, gli animali ritornano rapidamente a condizioni normali; nella polinevrite da avitaminosi, quando essa non dura da tempo, il rapido scomparire dci sintomi con la somministrazione della vitamina B. I perrurbamenti funzional i, nel chiaro concetto dell'A., sono quelli riparabili con la più gmnde rapidità e che cessano non appena è eliminata la sostanza che ne ha prO\·ocato l'insorgenza. Perturbamenti di natura funzionale si possono osservare non solo nelle mabttie infettive, ma anche nelle intossicazioni con veleni animali e nelle malattie allerg iche ed anafilattiche, che con le malattie infettive hanno stretti rapporti. Nella anafilassi generale, per esempio, della cavia, l'animale anafìlatizzato può morire per l'iniezione endovenosa dcll'antigeno in una frazione di minuto; ma la rapidità di insorgenza dci fenomen i di anafilassi va parallela alla celerità della loro scomparsa, tanto grande da sbalordire, specie se ottenuta con una tempestiva terapia appropriata: tutto ciò suffrag::t ride:~ che i fotti fondamentali della anafilassi acuta siano di natura


RIVISTA DELLA STAMPA !MEDICA ITALIA NA E STRA!':IERA

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funzionale. L'A. analizza con grande precisione la patogenesì dello choc anafilattico. riportandolo ad un fattore funzionale puro, legato ad una abnorme stìmolazione di certi gruppi dì cellule, nelle quali l'antigene si incontra bruscamente con il sue anticorpo. L'insieme della reazione allergica, generale, focale, locale, cioè gran parte della patogenesi dì una malattia infettiva si può far corrispondere alla natura funzionale delle principali manifestazioni dello choc anafilattico. La febbre è l'espressione dì una eccitazione con più o meno di atassia dell'apparatO nervoso della termoregolazione (Rondoni). Con la febbre si ricollegano altri perturba· menti secondari funzionali, quali la polipnea e la tachicardia. Anche il delirio, per lo meno in molti casi, può rientrare fra i fenomeni funzionali. Interessante, tra altri fenomeni di natura funzionale nelle malattie infettive, è un complesso dì risultati terapeutici ottenìbili con la iniezione di siero antipestoso nella malattia di Folley, i cui disturbi nervosi sì attenuano perfino durante la iniezione stessa del siero. Nel colera, nella polmonite si ha spesso un brusco passaggio da stati assai allarmanti alla relativa calma della convalescenza. Non si può ancora affermare con <"Sattezza quali siano Le cause della crisi nella polmonite: l'A. prospetta l'idea che in questa crisi siano dapprima neutralizzati dei veleni funzionali. Solo in seguito a questa neutralizzazione l'organismo riuscirebbe a vincere l'infezione, distruggendo i pneumococchi, ed a riassorbìre ed in parte eliminare all'esterno l'es~udato endoalveolare. Anche nella infezione tifoidea si può dimostrare la indipendenza dei fatti tossici e funzionali dalle lesioni anatomiche, indmpendenza che, specie nei bimbi, viene meglio messa in evidenza con la inoculazione dei vaccini lisizzati, in seguito alla quale è possibile osservare ~ scomparsa rapidissima dì tutti i sintomi del tifo a volte temporanea, a volte tanto persistente da simulare la guarigione della malattia. Alcune sostanze di origine microbica hanno soltanto o prevalentemente una azione sullo svolgimento di funzioni di singole cellule e di tessuti: tali le aggrcssine di Bai!, il fattore R. con azione permeabilizzante aspecifica, estraibile dai tessuti c, secondo Duran Reynals, contenuto anche nei germi : aggressina e fattore R. agiscono in silenzio, age' olando l'azione diretta dei germi. Tali sostanze, come altre ottenute mediante autolisi prolungata dai germi e capaci di provocare una spiccata leucocitosi, agiscono come stimoli eccitanti od inibenti determinate cellule. Nella morsicatura da parte di serpenti velenosi sì può. pure mettere in evidenza la grande importanza di fattori funzionali coesistenti con i fenomeni propri della lesione di organi, nella patogenesi del relativo gravissimo quadro morboso. La rapidità della scomparsa dì molti fenomeni prodotta dalla iniezione del siero specifico si può .inter. pretare ammettendo che i fenomeni !abili dell'avvelenamento ~ iano di natura funzionale: le osservazioni sulla sindrome da avvelenamento di serpenti come sul morbo di Follcy e l'efficacia terapeutica dei sieri usati nei due casi fanno ritenere che alcune delle sostanze tossiche, ad attività sulle funzioni, abbiano natura antigena e che esse siano neutralizzate dall'insorgere di stati di immunità, legati o no alla presenza di anticorpi. Da queste osservazioni si passa così insensibilmente verso un altro grande problema, quello della immunità come acquisizione funzionale dell'organismo ... l fenomeni di eccitazione o di inibizione funzionale, che si possono riscontrare nel decorso delle malattie infettive, non sono classificabili nelle stesse categorie nelle quali si pongono le infiltrazioni, le degenerazioni, le mutilazioni parziali, le distruzioni o viceversa, le abnormi proliferazioni degEi elementi cellulari, fatti tutti nel dominio della anatomia patologica; ma si rìallacciano strettamente a temi propri della fisiologia. 6 -

Giornal~ di m~dicina milttar~.


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RIVISTA L>ELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Tanti dci riferiti reperti sono già stati parzialmente oggetto di ossen·azioni e di indagini da parte di vari AA.: il prof. Zironi ha il grande merito di aver riavvicinato fra di loro questi reperti e di averli riuniti in un suggestivo capitolo interessante la biolobria in generale, la patogcncsi e la immunologia delle malattie infettive in particolare. MENNONNA.

Esperi(llze sul virus esantematico murino. Sensibilità dd ratto alle urine virulente d'origine umana e murina. (C. R. Soc. Bio!., T. 129, 1938).

H. VwLLE. -

Diversi AA. avevano già dimostrato che le urine di animali e di uomini affetti da tifo esantematico murino erano virulente per la cavia (Marcandier e Pirot, Nicolle, Giroud e Sparrow, Le Chuito n, Pirot, ecc.). Viclle ha voluto provare come reatti\'0 biologico il ratto, che, in natura si può infettare a contatto di altri ratti malati c, successivamente, può contaminare l'uomo; esso è di un'enrema sensibilità al ,·irus murino e si presta meglio della ca,·ia per tali esperienze. I ratti bianchi infatti si sono infettati dopo alcuni giorni che ave,·ano m:mgiato delle croste di pane, imbibite con qualche centimetro cubico d'urina virulenta, da poco raccolta da altri ratti contaminati e in pieno periodo febbrile. I med esimi risultflti si sono ottenuti adoperando l'urina di un soggetto u mano, affetto da tifo esantematico murino; l'infezione era esattamente sovrapponibile a quella che si ottiene mediante l'ingestionc o J'inoculazione intraperitoneale di sangue virulento. In tutte queste esperienze, gli animali erano a digiuno da 18 ore e non avevano subìto alcuna modificazione artificiale del loro tubo gastro-enterico. E' da supporre che, in natura, questa moJalità di contaminazione tra i .-:mi selvatici possa ugua lmente verificarsi. Il tifo esantematico murino è da considerare quindi, analogamente al tifo esantematico classico, un'infezione aperta, fatto degno di gra nde interesse dal punto di vista profilattico per l'uomo. Queste esperienze sono anche importanti perchè indicano un mezzo facile di accertamento diagnostico del tifo e~antcmatico murino nell'uomo. L 'A. non ha potuto accertare l'esatta modalità del contagio nel ratto: digestiva, n:-asale o oculare, d:no che gli animali potrebbero strofinarsi il naw e gli occhi con le zampine contaminate. Questa questione non è priva d'importanza, ma presenta delle serie difficoltà perchè sia risolta in maniera indubbia. R EITANO.

MEDICINA INTERNA

la terapia delle cardiopatie valvolari croniche non Iudkhe. (Da " Conferenze Cliniche c di Scienze Mediche n, tenute alla Scuola d'Applicazione di Sanità Militare nel 1938-XVI).

L. Co:-:noREttJ. -

L 'O . premette sull'e"oluzione de l danno miocardico nelle cardiopatie valvolari croniche non luetiche alcune fcnJ:uncnt:-ali considerazioni, da cui deduce norme terapeutiche di grande importanza. Il vizio v:-~11-obre, costituitosi in seguiro ad endocardite apparentemente spenta, è di solito considerato come un quadro morboso fisso e definito, nei cui ri!!Uardi nessuna ter:lpia è necessaria, eccetto alcune norme igienico-dietetiche, in attesa ~ che e\·entuali manifestazioni di insufficienza d i circolo irnpong:wo adeguata terapia. E' questa una concez10ne crr:-ata.


RIVISTA DELLA ST:\MPA MEDICA

ITALIA~ A

E STRAN IERA

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L 'infezione reumatica, che è la causa più frequente delle croniche endocarditi, è una malattia a decorso squisitamente cronico, onde, anche apparentemente spenta, continua a produrre nuove lesioni endocardiche, miocardiche e dei vasi del cuore, oltn! :~d aggravare queiJe già esistenti. L "ipertrofìa della sezione del cuore sottoposta a maggior lavoro, per le nuove condizioni ernodinamiche create dal vizio valvolare, è un fenomeno a significato essenzialmente patologico, in quanto « il miocardio nella pienezza delle sue possibilità funzior.ali non modifica la sua morfologia per compiere un lavoro maggiore >>. Sta!Jilitasi l'ipertrofia consegue alterazione del regime coronarico, che a sua volta conduce ad ipocmia della sezione ipertrofica del cuore ed a deficiente nutrizione di essa, quindi fenomeni degenerativi. Ciò dall'O. viene illustrato con acute osservazioni sulla circolazione e nutrizione del miocardio, onde risulta deficienza del flusso sanguigno rispetto alla massa cardiaca ipertrofìca. Il perturbamento del circolo venoso coronario porta a stasi del miocardio auricolare, quindi induramento cianotico di esso (cirrosi del cuore venosa di Banti), ciò costituisce un a delle condizioni della fibrillazione, frequente nella stenosi mitralica. Nella evoluzione delle cardiopatie valvolari sono ancora da considerare come causa di danno miocardico le insufficienze di circolo, sia episodiche che continue, anche se di grado lieve. Da tali elementi l'O. deriva l'orientamento terapeutico che deve guidare il medico di fronte alle cardiopatie valvolari croniche. In un primo gruppo sono considerate le cardiopatie valvolari recenti senza o con iniziale ipertrofìa cardiaca. Qui anzitutto è indispensabile la terapia specifica ed opportunamente l'O. denunzia l'errore che nel corso di una poliarrrite reumatica, stabilitosi il vizio \·alvolare, si debba sospendere la cura salicilica, perchè dannosa per il miocardio. Invece, data la natura dell'infèzionè reumatica, la cura specifica va continuata, e per lungo tempo, allo scopo di arrestarne il decorso ed impedire che si stabili~ca una cardite. Nell'endocardite da infezione focale s'impone la cura del focus, onde evitare che il focolaio endocarditico assuma l'aspetto di un focus secondario. Accanto alla terapia specifica è indispensabile quella funzionale, cioè una terapia rendente a migliorare le condizioni cinetiche della fibra muscolare per impedire l'istituirsi ddl'ipertrofìa, che è espressione di danno miocardico e causa di alterazioni a cronica c\·oluzione. Come da una ben docljmentata casistica risulta risponde bene allo scopo la digitale, somministrata a piccole dosi e che in alcuni casi può essere vantaggiosamente sostituita dallo strofanto. In un secondo gruppo l'O. considera le cardiopatie valvolari in cui sia già in atto un 'ipertrofìa, più o meno evolutiva, senza manifestazioni di scompenso dj circolo. Se si tratta di cardite reumatica, per infrenare l'evoluzione della cardiopatia, s'impone la terapia specifica, anche se l'infezione reumatica rimonti a parecchi anni prima. L'anatomia patologica infatti dimostra, accanto a lesioni antiche, lesioni recenti, indicanti che l'infezione subdolamente, ma inesorabilmente continua il suo corso. La terapia funzionale qui s'impernia sulla '' terapia coronarica» allo scopo di migliorare le condizioni di nutrizione della sezione ipertrofica del miocardio. Infine trova razionale indicazione la terapia cardiocinetica digitalica in adeguate dosi per arrestare l'ulteriore evoluzione dell'ipertrofia cardiaca. In un terzo gruppo abbiamo le cardiopatie valvolari croniche, nel corso delle quali si siano già manifestati episodi d'imufficienza di circolo. Accanto alla terapia specifica, opportunamente condotta, va qui praticata un'adeguata << terapia di mantenimento >> aJio scopo di mantenere i malati in buone condizioni circolatorie. Contrariamente all'opinione di molti medici, che rinunziano alla terapia digitalica, ritenendo il cuore ad essa non più sensibile, invece è proprio tale terapia (o quella strofantinica) che, ben condotta, può conseguire risultati brillanti in casi detti erroneamente di << scompenso irriducibile >>.


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Tuttavia qualora occorra una prolungata somminisrrazione del farmaco per mante· nere desiderate buone condizioni di circolo, si cozza contro reali difficoltà (tossicità del farmaco, di rturbi digestivi, ecc.). In proposito l'O. indica come particolarmente adatta ad ovviare tali diffìcold la bn::tdigina, glucoside della digitalis lanata, il cui impiego in cuori scompensati e fìhrillanti ha portato ad ottimi risultati. Le concezioni fisiopatologiche sul le cardiopatie valvolari, esposte in forma precisa e concisa dall'illustre patologo dell'Università Adriatica, i corollari terapeutici, logicamente e con grande acume critico derivanti, segnano nell'arduo problema un deciso progresso dal punto di vista dottrinale e pratico ed offrono al medico una guida prezios:. nella terapia di tali cardiop:nie, ove purtroppo concezioni sorpas!ate ed err::tte, invece di opporsi, spesso favoriscono il progresso della malattia.

R. n'ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE P. BAsTAI.- La tiroidectomia totale nello scompenso cronico di circolo e nella angina di petto. (Dalle <<Conferenze cliniche e di Scienze Mediche n, vol. XIII , edito a cura della Scuola di Applicazione di Sanità militare, Firenze, 1938-XVI). La tiroidectomia totale si pratica a scopo terapeutico per migliorare sia i sintomi dello scompenso cronico di circolo, sia quelli dell'attacco di angina di petto. Per quanto riguarda lo scompenw, il presupposto sul quale questa terapia si b::tsa, i· l'abbassamento del metabolismo basale che ne consegue. Esso, riducendo il fabbisogno di ossigeno dei tessuti, dimin uisce anche le combustioni energetiche e, con esse, il quantitativo di scorie eliminabili, per cui ne deriva una minore prestazione di lavoro cardiaco e quindi l'attenuazione dei disturbi di ~compenso. Analogamente, nel morbo di Flaiani - Basedow, lo stato di scompenso (tachic:udia. ipertensione arteriosa e venosa, portata cardiaca e massa sanguigna ::tumentate) si anenua dopo l'asportazione della tiroide. Il c:Jrdiopatico scompensato deve essere però particolarmente sensibile ad un supposto effetto nocivo del secreto tiroidco sul miocardio perchè, appena ablata la ghiandola, miglior:J immediatamente la din::tmica circolatoria e si riduce il volume del cuore per ::tumcnt::tta contrattilità e tonicità dell'organo, prima ancora che il diminuito metabolismo basale abbia potuto far risentire i suoi effetti che, solo in secondo tempo, infl uenzano favorevolmente lo stato di scompenso. Ciò è tanto vero che i cardiopatici mal tollerano la somministrazione, a scopo di riprova, di tirossina, se sono in fase di compenso e se scompemati, possono facilmente :mdare incontro :l fenomeni d'insufficienza (tachicardia, aritmia, dispnea). In vece, negli attacchi di angina di petto dovuti, per generale ammissione, ad uno stato d i anossiemia e ad accumulo di metaboliti acidi nel miocardio, la tiroidectomia è \':Jnt:~ggiosa da una parte ~rchè, rallentandosi il ricambio, il cuore lavora a basso regime energetico con minore bisogno, per sè, d'irrorazione sanguigna, e dall'::tltra perchè l'atto chirurgico sulla tiroide, coimolgcndo anche qualcuna delle paratiroidi, determin::t u na ipocalcemia che comporta una attenuazione di tutte le azioni simpatiche dell'organismo. L'O. riferisce quattro c::.si di osservazione personale, nei quali lo scompenso mjgliorò stabilmente dopo la tiroidectomia. Ta.le operazione nei cardiopatici scompensati va però fatta con giudizio, sc.·mando i casi gravissi mi complicati da edemi ed ascite, i malati molto \'Cechi e gli ipertesi. L'atto chirurgico è quasi sceno di pericoli immediati (mortalità 2-3 %), ma occorre operare gli ammalati in posizione seduta o semiseduta e non bisogna usare adrenalina nelle soluzioni per l'anestesia locale.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-.ilERA

Il pericolo postumo del mixedema si combatte con la somministrazione di mezza compressa di ti roxina al giorno, fino. a riportare il metabolismo basale intorno a 25 - 20 ~·{,. Malgrado tutte queste cautele però, l'O. conclude esprimendo un senso di lan·ato ~cetticismo, in quanto con la tiroidectomia si procrastina solo l'esito fatale della card iopatia. AccAR01.

TRAUMATOLOGIA R. LE FoRT - P . DEcouLx. - Proiettili nel cuore c nd mediastino. Risultati a distanza di 55 casi dopo più di 20 anni. (<( Journal de Chirurgie )i , n. 1, tomo 52, 193!.l). L·inchiesta condotta dagli AA. si ri feri~ce a 100 casi con proiettili nel cuore; di questi soltanto 55 hanno risposto all'appello ed ecco come s1 suddividono : proiettili del cuore il » pericardio » » mediastino sup., reg1one dei grossi vasi della ba~c l> dell'ilo polmonare " del mediastino posteriore . l> non estratti (ricerche infruttuose) 11 prevertebrali

7 cas1 7

8 13

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4 9

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55 cas1 Lo studio accurato dei casi singoli ha condotto gli AA. alle seguenti constatazioni : I proiettili non estratti dànno ~na incapacità media al lavoro del 35 %, le estrazioni del 24 •;:,. Il 25 ~:) dei soggetti con proiettili non estratti è in condizioni o ttime di salute; tale percentuale si eleva al 57 <){, per coloro che sono stati assoggettati ad tstrazione. 2° - L'estrazione dei proiettili mcdiastinici dà risultati migliori (23 % di incapacità al lavoro) in confronto di quella dei proiettili d ~ l cuore (3o ?{, d'incapacità al lavoro). Dci proiettili del mediastino hanno avuto le peggiori conseguenze quelli dell'ilo polmonare. Circa la questione, importantissima, se codesti feriti debbono o no essere sottoposti ad estrazione immediata del proiettile si sa che i pareri non sono concordi; gli AA. passano in rassegna le opinioni espresse in proposito da più parti e ritengono che, se è vero che le ferite del cuore rappresentano nelle primissime ore una indicazione operatoria indiscutibile, è altrettanto vero che le cose cambiano ed i pareri diventano quanto mai discordi allorquando i proiettili, rimasti per del tempo inclusi nel cuore, vi determinano dci disturbi, più o meno avvertiti dai pp. In questi casi Delorme ave,·a dettato, nel 1917, le seguenti norme: 1° • in caso di manifestazioni cardiache gravi : estrazione; 2° - in caso di manifestazioni banali o nulle e di proiettili intraparietali: attesa; 3° - in caso di proiettili intrac.avitari, con o senza manifestazioni : eHrazione. Nei sette casi di veri e propri proiettili nel cuore, osservati a distanza dagli AA., i distu rbi cardiaci risultarono essere stati importanti e tali da giustificare l'interven to. Oltre a ciò g li AA. fanno osservare che gli elettrocardiogrammi, da essi o ttenuti a 20 anni di distanza dall'estrazione dei proiettili dal cuore, sono stati tutti normali o presso a poco normali. E, per quel che concerne le sequelc di queste ferite del cuore, essi concludono perciò che sono poche in rapporto- all'estrazione dei proiettili ·dal cuore, sia dal puntO di vista funzionnle che elettrocardiografo, e che le sequele constatate seno state soprattutto di origine polmonare. GALLETTO. 1° -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA I·T AL!AN:\ E STRANIERA

M. RAPACCINI. - Fratture patologiche. («Ortopedia e T raumatologia dell'apparato motore >), vol. 10, fase. 2°, 1938-XVI). L 'A. dopo aver accennato sommariamente alle generalità su!le fratture patologiche, passa all'esposizione di alcuni tipi di fratture di maggiore interesse e li correda di alcuni casi clinici da lui trattati presso i'lstituto Ortopedico Toscano. Prende, perciò, in esame quasi tutta l'osteopatologia, intrattenendosi maggiormente su quei caratteri etiop:nogenetici che più frequentemente si verificano in pratica clinica. Così, iniziando dalle cisti ossee, che dànno fratture patologiche molto frequentemente, rassa ai tumori a midoplassi, alle cisti ossee da echinococco, al morbo di Pngct, al morbo di Recklinghausen, alle discondroplasie, all'osteopsatirosi, all'osteopetrosi, agli altri tipi di tumori, alna lue, ed infine alla fragilità ossea da non uso. Tutti i casi clinici presentati dall'A. hanno intere~se sia dal lato clinico-radiografico, sia specialmente dal lato dell'evoluzione delle fratture, che è strettamente legato al tipo di processo patologico interessante l'osso fratturato. L'A. non prende in considerazione la tubercolosi ossea (morbo di Pott) e l'osteomielite, perchè più che di fratture sono causa di vera e propria distruzione ossea a\·ente quindi ~carso interesse traumatologico. GRENGA.

v. PuTTr. -

Indirizzo e mdodtca nella cura delle fratture del collo dd femore.

(« Chir. org. di Mov. "• vol. XXIII, fase. V, 1938-XVI). La cura delle fratture del collo del femore è stata ed è tuttora uno degli argomenti più discussi nel campo della chirurgia osteo-articolare. Con una visione d'insieme in una stretta sintesi di concetti moderni, il prof. Putti offre agli studiosi quanto di meglio oggi si conosce in merito a questo dibattt~to argomento, riuscendo a mettere bene in luce i c:~posaldi dell'indirizzo e della metodica della cura delle fratture del collo del femore. La cura delle fratture del collo dd femore, egli dice. differisce a seconda che si tratti di fratture recenti od antiche, e ciò pcrchè, come è noto, l'epifisi nei due casi offre al mezzo di sintesi una resistenza differente dovuta alle differenti condizioni di vita di essa. Tali condizioni possono presumersi dall'età c dal ;ipo morfologico della frattura e dal radiogramma. Di questi elementi di giudizio ha un valore veramente decisivo il radiogramma, il quale può fornirci l'indicazoine reale dello stato biologico e di rcsitenza dell'epifisi. Su ~8 fratture recenti curate nell'Istituto Rizzoli, 529, cioè il 75•78 %, sono state trattate incruentementc, le altre cruentemente. Il trattamente incruento nei pazienti al disotto dei 6o anni ha dato il 50 % di buoni risultati, mentre al di là dei 6o anni tali risultati sono considerevolmente diminuiti e si è avuta una mortalità del 15 <X,. Il metodo conservativo generalmente usato è quello della immobilizzazione in apparecchio gessato in posizione di abduzione dopo riduzione in trazione. L'A. consiglia tale metodo nelle fratture incomplete od ingranate, in quelle basicervicali, in quelle trans e sotto-trocantcrichc, in quelle òcll'infl1nzia e della adolescenza cd infine i n quei casi in cui il paziente rifiuta qualsiasi intervento. Dei vari metodi di trattamento cruento l'A. preferisce l'csteosi n tesi trans-trocantC!fic.a, b quale, a parte che può essere generalizzata a tutti i casi ~enza limiti di età; è attuabile in anestesia locale, riduce al minimo il pcricono della infezione, rispetta maggiormente


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:''iA E STRANIERA

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la circolazione della regione e riduce: :1l minimo possibile il pc:rioJo d'immobilità e d'immobilizzazione. Nei riguardi dell'osteosintesi, l'A. preferisce :JI chiodo la vite poichè questa non solo mantiene avvicinati i due monconi di frattura, ma nello stesso tempo li immobilizza e li comprime l'uno contro l'altro, cre::mdo una condizione indispensabile, specie nelle fratture del collo del femore, per vincere le forze d islocanti i frammenti e agevolare quindi iJ processo di ossificazione. Nella scelta della vite conviene :1doperare quella di acciaio inossidabile, giacchè quella di osso, oltre a non offrire notevoli va ntaggi di toller:mza, è di difficile costruzicne e di poca resistenza. Per eseguire una buona osteosintesi è necessario, però, possedere tutta una :mrezzatura adeguata allo scopo ed in modo particolare avere: un tavolo operatorio con l'agg illlnta di una cassetta contenente una grigli:J Potter - Bucky, un app:1recchio radiografico che permetta di fare due radicgrammi in proiezioni ortogonali, una cassetta per !viluppo rapido, la guida di VaJls-Ltgomarsino, viti di :Jcciaio di tre lunghezze (8- 9 · 10 cm.) e dello spessore di 8 m m., due puforatori, una griglia per localizzare l'epifisi ecc. Rispetto all'epoca dell'intervento stabilisce che il trattamento ,.a fatto al più presto dopo pochi giorni dal trauma, previa riduzione della frattura in trazione e mantenimento di tale riduzione sul letto operatorio. Una volta trovato per mezzo della griglia con un primo radiogramma il centro dell'epifisi. segnandolo sulla cute con un liquido colorato c, dopo aver eseguito l'anestesia locale s'infigge l'asta puntuta della guida di Valls in corrispondenza del centro dell'epifisi e si controlla la sua posizione con un secondo radiogr:un ma. Se la punta dell' asta è in buona posizione, si esegue un 'incisione per scopri re p:!rte del gran trocantert: c la fossa sottotrocanterica e si pone in questa b parte dello nrumento di Valls che serve di guida alla vite. Scelta la vite secondo la lunghezza calcolata, il suo percorso viene p re parato da un primo perforatore sotùle che attraversa i due monconi di frattura e v iene controllato con un terzo radiogramma, e da un secondo perforatore della stessa grossezza della vite che si a rresta alla linea di frattura. Introdotta la vite, la sua posiziolle viene controllata con un quarto radiogramma. Terminata la sutura della ferita, viene immobilizzato l'arto con un appa recchio gessato da] bacino ai malleoli. L 'A. richiama , particolarmente l'attenzione sulle cure post-operatorie, raccomanda che il paziente resti a letto tre o quattro settimane, dopo le quali si potrà far muovere con l'aiuto di un carrello a ruote. L'apparecchio de,·e essere bivalvato dopo un mese dall'intervento c le pro'fe di carico verranno iniziate dopo due mesi. L'apparecchio deve essere tolto quando il traumatizzato ha la sensazione della sicurezza dell'appoggio, senza peraltro aver fretta giacchè si corre il pericolo di un incurvamento del femore e della vite. Seguendo tale metodo l'A. ha avuto il 12,1 n~ di mortalità, il 68 % di ottimi risultati, 20 ~~ di risultati buoni e 12 "}:, di risultati cattivi. Per quanto invece riguarda le fratture invecchiate, l'A. consiglia l'osteotomia lineare intertrocanterica, la quale allinea la diafisi sotto l'epifisi in modo da creare a questa un sicuro appoggio anche indipendentemente da un e,·entuale ~aldamento. I n tal maniera vengono a costituirsi due frammenti prossimali (trccanterico ed epi fisario) i quali si adagiano sulla gruccia creata dal frammento distale metafìsario. Per la buona riuscita dell'osteotomia è necessario che questa cada al disopra del piccolo trocantere, sia netta e completa e che il frammento distale per metà stia a contalto col mas· siccio trocanterico e per metà con l'epifi~i. Ciò si ottiene abducendo gradualmente e con venientemente (di 70°- 6o0 ) l'arto e spingendo verso l'interno le estremità osteoto.. mizzate. Dopo un controllo radiografico, l'arto $3d immobilizzato nella posizione adatta di abduzione con appareéchio gessato ·dal bacino ai malleol i. ·


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Dopo 15- 20 giorni il paziente potrà mettersi in piedi e muoversi con un carrello a ruote, dopo due mesi, se la consolidazione è avviata, tolto il primo apparecchio, lo si sostituisce con un altro fino al ginocchio ponendo l'arto in abduzione di 30°. Se successivi efami radiologici dimostrano che la consolidazione procede regolarmente, dopo trascorsi 4·5 mesi, si toglie l'immobilizzazione. Seguendo tale metodo di cura, i risultati ottenuti dall'A. sono stati soddisfacenti nel maggior numero dei casi. Generalmente con tale osteotomia non si danneggia dal lato pratico l'articolazione: residua solo una lieve claudicazione e la flessione dell'anca permette una :1gevole posizione seduta.

E. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA C. BALLI e L. Po:-;zoNJ. - Il reperto encdalografico dei solchi cerebrali. (" Quaderni di Radiologia », ,·ol. III, fase. 1°, 1938-XVJ). Sull::.1 guida delle ricerche di Davidoff e Dyke gli AA. hanno condotto e completato il loro studio encefalografico delle cisterne e dei solchi cerebrali, che fino a poco tempo addietro non era ancora approfondito. Mentre il ventricologramma ci informa soprattuttv sulle condizioni delle regioni profonde del cervello, l'encefalogramma ci deve dare notizie anche degli straù più superficiali, con l'osservazione delle cisterne e dei solchi, cioè degli spazi subaracnoidei nei quali penetra l'aria insufflata per via lombare o sotto-occipitale. Intendimento degli AA. è stato soprattutto' di verificare il valore pratico delle osser''azioni degli autori precitati, trattandosi di reperti molto delicati, forse variabili da caso 2 caso, anche in condizioni normali. Gli AA. considerano l'aspetto encefalografico dei wlchi sia della faccia mediale degli emisferi che (Iii quella laterale. Faccia media/e. - Sulla faccia mediale si osserva la fessura interemisferica, visibile non costantemente nelle proiezioni antero-posteriori e postcrc-anteriori, e situata sopra l' immagine vcntricolare. Può risultare spostata dalla linea mediana in casi di tumore di un emisfero. Sull'encefalogramma in proiezione antero-postcriore si manifesta il solco del corpo cal/.oso nonchè la cisterna del corpo calloso con una immagine che ha nel suo insieme irregolarmente la forma di croce. E' separata dal margine superiore dei ve ntricoli laterali dall'ombra del corpo calloso, di cui si riesce così ad apprezzarne lo spessore. Il solco calloso marginale descrive una S italica e per un buon tratto (anteriormente) decorre parallelo al solco del corpo calloso. In condizioni favorevoli d'iniezione sono r iconoscibili sull'encefalogramma la scissura perpendicolare Ù1tema o parieto-ocàpit<zle c il solco paraolfatto-rio posteriore che è la continuazione in basso dell'estremità anteriore dd solco calloso. La conoscenza di detto solco è importante perchè può essere spostato in caw di tumore della regione olfattoria. Faccia lar,•rale. - La distinzione dci solchi della faccia laterale da quelli della faccia mediale ha luogo con l'aiuto dell'immagine stereoscopica e per mezzo della conoscenza che si ha del decorso e della scùe precisa dci solchi stessi. La sciuura di Silvio o meglio il braccio posteriore di questa, nell'encefalogramma è assai meglio visibile in proiezione amero-p<r.:tcriorc che in pmiezione laterale. Può assumere l'immagine di una V o di un triangolo. Il .•o/co tempera/e .mperiot·e, il solco tempomle inferiore c il .co/co di Rotando (situato quasi al centro dell'emisfero cerebrale) non sono sempre facilmente riconoscibili ~ull'enccfal cgramma in proiezione laterale. Il solco frontale superiore e il .cc/co jr011tale inferiore sono difficilmente \'isibili sia in prci ~zio ne antera-posteriore che in proiezione


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laterale. Per lo studio encefalografico dei solchi la posizione razionale è quella eretta ed aggiungono gli AA. che studiando gli atteggiamenti e gli spostamenti del capo, si potrebbe forse trovare una migliore soluzione al problema cnccfalografico dci solchi. Per

la visualizzazione netta della maggior parte dei solchi occorrerebbe poi che i ventricoli non venissero iniettati poichè, come è naturale, l'ombra delle cavità ventricolari, per la sua estensione, specialmente in proiezione laterale, copre in parte quella più tenue dei solchi. I n Patologia la conosc~nza dci solchi riesce utile specie in determinati casi, come ad esempio per lo studio di certi tumori, di cui riesce difficile stabilirne la !ede corticale o sotto-corticale e, quando ci si limiti al rilievo dell'esistenza o della mancanza globale degli spazi subaracnoidei corticali, rispetto alla presenza delle cavità ventricolari. Lo studio encefalografìco dei solchi, di notevole interesse scientifico e pratico, per I:J insufficienza tecnica del metodo, che non permette una regolare, costante e completa insufflazione dei << fiumi >> cerebrali, al presente, non sembra agli AA. utilizzabile per fini semeiologici, almeno su vasta scala. Tuttavia, anche in confronto aii'altro metodo per studiare radiologicamente la corteccia cerebrale, cioè l'arteriografia alla Moniz, gli AA. ritengono che l'enorme semplicità tecnica dell'encefalografia, costituisce un vantaggio ed una superiorità tale da indurci a fare nuovi tentativi per migliorare quello che le osservazioni finora fatte, ci hanno mostrato di buono nel metodo encefalografico. DE ANDREIS.

OFTALMOLOGIA F. FARINA. -

Tubercolosi, sifilide ed uveiti croniche anteriori. (« Rassegna Italiana

d'ottalmologia ))' n. 5-6 del 1938- XVI). L'A. ha studiato in modo particolare tutti i casi di uveite cronica anteriore (iridociclite sicrosa) capitati sotto la sua osservazione negli ultimi nove anni ed ha tratto la conclusione che molte forme, che non sono diretta o tipica espressione di lue o di tubercolosi, debbono pur esse in sostanza considerarsi sifìlitiche o tubercolari. Queste appartengono al gruppo di solito considerato di natura semplicemente reumatica, discrinica, enterogena, stafìlococcemica e via dicendo e che si distinguono dalle altre solo per una mag~iore resistenza alJe ri~pettive cure eziologiche e per una più spiccata tendenza alle recidive. In esse la lue e la tubercolosi vengono a costituire un substrato causale indiretto e predisponente che faciliterebbe l'attecchimento e sosterrebbe l'azione delle cause dirèttc c determinanti. Abolendo o comunque attenuando la interferenza specifica della lue o della tubercolosi si disporrà l'oftalmopatia a risentire più efficacemente delle cure rivolte contro le varie cause determinanti e occasionati e si riuscirà ad eliminare o ridurre le recidive. TESTA.

FISIOLOGIA La carta. delle vitamine. (t< La chimica e l'industria ,,, pagg. B9"90"91, febbraio 1938). E' stata pubblicata una nuova edizione della Carta delle vitamine a cura del dott. R. E. Remington, direttore del laboratorio di ricerche sugli alimenti del M-::dical College della Carolina del Sud (U. S. A.). Alla carta, che si riporta per intero, sono state apportate importanti modifìcazioni

rispetto a quella pubblicata nel r931. ScoTTI.


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RIVISTA DELL:\ STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Carta delle

NOME E OESCRIZIO~E

VITAMINA A

FlJNZIO~I

DELL 'ORGAl'ISMO

EFFE'ITI DELLA DEFICIEt'\ZA O OELL'ASSE:-\ZA

CONCENT RATI IPER uso MEDICI!'JALE

[cçita l'accrc'Kimcntn. SpèCofici: Vi, ione cJìminuua per Frazioni non saponifica boh dell'olio d1 fegat o Ecctta i '.tppeuto c 1.1 di''' perdita dt poq>nra cmcralopi.~: infi,unmazìon~ elcidì merluzzo c d1 pasgcstwnc. Solubile nc~la oli. non nelIn con~:ìuntìva accompa!(nata d.t sera d i mare. Necc·s<:trt:t per l:t ripr()(lu l'acqua. cll '>ccca mcnto o ulccr:tzione Carotene eslratto da ca zìonc normale, per l'al:'\on s• ~hcra col c.llore dciiJ cornea (Xcroftalnm); le· rote •> verdure fresche. latt:lmcnto c per l'allc(cottura o clisseccamen sinni de)!li cp11elu ddlc Ca\'llà ,·amcnto c.ki bamhmi 10): tliv1cne Inattiva f>CI dci corpo (:tppar:llo c c.l\'irà Man!icnc l ' intc)(rit:ì dci nìone dell'ossigeno ad rc.,piraLoric. stornaco, intt~tnlo, tes>ull cpitdi:tli c ncralta tempcr:ttura. vescica). \'OC\1. ~on spccofici: Monor rcsi~tcn7.3 Il Carotene (C 40 H sr)• pi):. lmpedt.cc le 1nfczu>ni ddalle 1nfczwni specialmente ne: · mento ~i :1llc> ar:mci.110 l' a pp:u-ato rc>plra torio. gli apparati respiratorio c un che si trova ncll:t ca nario; ìnfinmmazionC' dcll'ìn lmpc.."< li'Kc l'oftalmoa rot~ e ncllr J)lantc vertc,llno e del colon; ritardo neldi: SI tra~forma in \'l· Si calcnb che all'uomo ne l 'accr~scimcnto o perdit3 di occorr:mo gtorna Intente lamina A <]U:tnclo viep<.'so; dl:lrrea; calçoli rcnali; 4200-5(,oo unità interne man~into <bgli anilcsiuni <Ici sistema ncrvnsn. nazionali (corrisfX>nclcnmali. ti alla attÌ\'ità dt o.Of>06 mg. cl. " carotene puro) (C2o H3 o0 )

''""':1,

Eccita l'appetito c 1.1 dige· Specifici: . Beri-beri (polincuritc), Con.ccmr~Li prcp~ra ti d . lieviti, pula di n so • carallcnzzat:t c.la paral içi con stionc. embrioni dì frumento Eccita l'.tccrcscimcnto <t.idegenerazione del sistema ncr>olubìle in :tCl)Ua c al ''oso, debolezza cardiaca, cdc- Cristalli di ' 'itamìna sin mol.llld<> 1 procc<si mc. tetica (cloruro di tia cool, non negh oli. tabolici . ma. Perdita clcll'appetito. Viene assorbita facilmente nina). Non <pccitici: l ndclx•limento delda terra eia follonc c d:t l'rot<'!(l!C dJI:c 1ml.tttic le fun:-.ìonì d1gcstivc; scarso nc.·n·o>c (b-:n-i><:ri, policarbone ' 'C)::ctalc. accrescimento dci bambim duncuntc). Oiviene inattiva per nìorante l'albttamcnto: minor canc del calore specìnl- 1\ cccs"tri:1 alle madri pc• r~cità di procreare; ritardo ndmcn tc in prc~cnza di al b riproduzione no oma. l'accrcscimt'lltO o perdita di cali. le c per b produ7ionc pc<O e di forr.a: probabile cliOucnuta per sinteSI da del !:tue. mtnu7ionc della rcsistcnza alle Wìlwms nel ' !136 c Tonifica il sistema chgcinfezioni. chia mata cloruro dì tiarcnte. mìna. Si calcola che all'uomo oecw r.1no giornalmente S0·20C> un11à internazionali (corri>)Xlllclcn ti :tll'aui,·llà di ro m~. di un conrcntr.!IO·C.11llJ>ionc :o~<Orbìto cb terra eia follone).

VITAMI NA B (R) (C,/1 18N 4 0SCI 2 )

r

RWOFLAVINA

:'\ccc<<ari.t per l ' .ICGcsc: Spcc1fiC1: Ritardo nell'act:rc.c•- Concentrali dì lievito ,., mcntu c prohab1hnentc mcnto o perdita di peso. ro di latte, o fegato. import.m tc per m:mtc· Non >pecitici: Perdita del pdu Solubile in acqua c in :•1nere >:tna la pelle. (nei ratti) c lcj;j;Crc dcrm:lltti. cool diluilo. non in solventi olcchl. t.S tabtlc al calore. (C,7H2o •.. o&)


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-: A E STRA:',iiERA

203

vitamùle. SOSTAt'<ZE NE LLE Ql.iALl SI TROV:\'-:0 1n g rande abbondanza PIANTE

l

AXCM.\Ll

in abbonJanza 1)1.'\~Tf.

l

:n notc,·olc quantità

A='IM;\l. l

l

1">1 \ :\l'E.

.-'\:"1\t \LI

Oli~ di fegato \lfalfa, albicocche llur~o, dt merluzzo, -di p.tSScra di mare, dt sal mone

fresche, carOle, cavolo sc;triola. lattuga frc.ca, p•· selli, freschi. spinaci, rape ' 'Cr di. crescione eli acqua.

cremai llt'rdurc , . Frulla Lane frcscr,, dt brte, for·,Asp:lr.l):l rr~SCil l. Pnc avoçaw. secco o eva mag_g10, fresche, vcr- banane, 1mt·· porato, ostri· lnd uo,·o, fc · :t..c frcsch~. car- Ioni, arance, che g:tto di. trifo)!lio.fru- pc><hc, ;on:~ mcnro gt.tllo. nasst, susonc broçcnlt, pt~dlt frc~chi o secchi. crc>cionc 1crdc. zucc:o gialla. zucch<:. patate amcncanc, p<>· modori

Wr·l fa,·c

---------~---------l-----------1----------l-----------l--------

Lievito di bir. u secco l'.mbnoni di frumento

Fave matu re, grani di cereali m. ti eri. ( La vitamma si trova specia lmente nel l'embrione c nella crusca). Noci, arach idi, pi sel li maturi , cruschelli di fru . mento. crusca eli frumento

Fr.,/u,-,.

Fnttta

Ccn•dlo.

Asp·u agi, l'crzc.

fa,·c, Mdc, ha nane, carote, meloni, dat· C:lVOi t1ori. SC(f:l ~ tcrl, U\'3, nn. cal'olo. latpompelmo. tll!!a. dpolla,pa· limoni. a· stinJco. pat.Hc. trance, 1~schc, );pinaci, ~)(1moan:.na~s1. su ~ dori. rap<'. rap<: sine. fragole verdi.

Eor-

ln:Jgg-lo, uova, UO\' :t di

pesci.

reni, ostriche (crude). bue fC)(3lO,

l

'~-----l-------l----------1--------l--------l------l

'

Lic•ito

~

Orga ni glando. Bietole verdi, broc- Uova, mcrluz· Vcrd11re Fr1111a Ostriche lari: coli, soia, spi· zo, salmone. Biet11lc, cavoh, ca- Agrumi, l :nFegaro naci, rope 1·erdi, bttc. farina ,-1,tc, md:., dd tuga. cipolle. 1 Reni crescione di ac- di cMn<: m~- llruile, brina ùi pomodori . Milz:1 qua, embriooidi gra. seme di C<)tnnc. rape, banan<" frumento patate


204

RIVISTA DELLA ST A~1PA ~f EDICA ITALIA); A E STRA:--IIERA

Segue Carta delle

:--IOME E DESCRIZIO:"'E

VITAMINA PP jSolub1le in an1 ua, non m soh·cnti olemi. Stabile al calore.

FU:-.JZIO~I

DELL:ORGANISMO

Ncccs~aria

per la pdl.tg:J.

VITAMI NA C

Nece~saria

(CGHt_ù6)

~idativi

EFFETTI DELLA DEFICIE:-.JZA O DELL'ASSENZA

CONCENTRATI PER VSO MF.OICIN ALE

impedire Specitici: Pdbgra, caratterizzata E~tratu di lievito o di fcda di.turbi digestivi (diarrea), ~ato. eruzioni ddb pelle, scns1b1htà alla luce (dermatiti), disordini nt·rvosl finn alla pazzta.

nei proccs>t OS· Spcc lhCI: s~orbuto. cnrattcriz'l.3· Acido ascorbico puri fic:tt" delle cellule. to eia dol<lri rnuscobri c de· dJI ~ucco di limone o 1\:cccssaria per b formabolczza, rottura elci capillari di aranCio. Açi<lo A<oeorbico zione della ~ostanza Cc· con emorragie in tutto il cor- Acido ascorboco sintetico. Solubile in acqua; non ment:lntc intcrccllulorc, po, fragilità clcllc ossa, incleviene assorbita dalla per la formazione norbolimcnto c c:uluta elCI denti. terra da follone. male delle ossa c dci Non ~pccifici: Debolezza. stanResa rap1clamcntc inatti\•a clte?.za, perdita di pe.so. perdenti. per ossitbzione, spccial_ Si calcola che all'uomo dita dcll'appcmo, aumento dd. mente ad alta t~mpera ­ la tendenza alle infezioni. ne occorr:tno giornaltura. mente da 100 a 400 U· nit:ì imcrnoz1onah (coroispondcnti all'atti,·itl <li m~. o.o; d1 at·t~ln a'-Cnrbie<> pum).

\'ITAMI:O.:A D (C., fl ,.O)

Regola l'aswrh1mcnto c ol SpecifiCI: R:tcbtlldc car:Htcnua- Luce uhra\•lolctta d a la m met:tholismo deglt elcta d:tll'irrrgol.~rc dcpomo del pada ad arco. m('nti che formano le calcio c del fmfom ncll'accrc- Frazione non s:tponifica j Viosccrolo (rr~:ostcrolo ir- ossa: calcio c fo•foro. ~ci mcnto d elle os>a; O>tcomnbilc dell'olio di fegatc ' racltato, calcofcrolo). licgola il mct:tbuli~loiO mi . lacia (ncs:li aduh1) caratterizdi merluzzo. di harw Solubile nei solventi oleosi nerale delie o~~a c de1 zata da rnmmollimcnto c frac di pa>sC'r:t di m :tre:. Stabolc al calore c poco denti. j!thtà cldlc ossa. Ergostcrol ~rradiato con l u stabile alla o~sitlazione. :--lccc«aria 1llc donne )!ra. :-.lon specifici: Aumento nella tcn. cc ultr:tVIolctta. vide per impt·cltr<' la la · clen?a alla cane dentaria: 1n· cbiclme dci hamhini. grossamcn to ddla uro1dc c Si calcola che all'uomo ne della paratiroule: minor resioccn• rano s:wrnalmcntC' stenza alle infezioni. da 41>0 a 1\()() unuà in · terna?.inn;~li (cnrnsponclenti all'attl\'ltà clt un mg. di solu71onc campione di er,Qf>((ernlo 1r. raduto purollcato. os<~a a m):'. o.oo<>025 di v•r~mma )) crl\talhna). NecessMia alle funzioni Deficienze nella riproduzwne (ste- l'razione non Sli>Oniflc rili tà): normali cii riprodu110nc: btlc dell'olio eli cmbrt O) clcj[encr3ZI(•IIe ,ldl'cpllcJio 11) necc":ma per la ni di frumento. s:crminalc dd ma,chw: nlatur:t7innc norm:.· '\oluh1k nei ~henti olco'i h)cletic1enze nella funztoncclclle della cellula gcr_ <;tah1lc al calotc. all.1 cot· 1:1 placen ta ckll:t fetllmin:•; minalc nel ma\Chio; tura. ,tll'c<stcamento, alC') disturbi ncJI:t j::CSIJZI')IIC />)es,cn7.iak per 11 nor13 ;tcnhzza~ione. monc c nasS()rhimento dc male funzion:omcnfl esa ma m va dall"msicb. l!h dementi che formerchto ddl:l pl.tccnt.l Zlonc. ndl.t fcmmma. hcro ol h.tmhono).

VIT:\Mil'\A F. (C23 11.;u0 2>

l


RIVISTA DELLA STA MPA MEDICA ITALIANA E STRA:-.:IERA

205

t'itamine. SOSTANZE NELLE QUALI SI TROVA1"'0 IO grande

JI(_A

,.f.

in ;~bbondanz.t

abbondanza

l

1n notevole q uan m.l

--------------------~-------

A:'\'IM,\LI

.tcvuo Fegato .mbnon1<li fru - Fa r ma di carne ffi<'n!O magra 'Jr~na d i arachide crdttrc t'rude ~··oli.

prezzemolo, pcpc verde c rt)SSO, spi naci. cr~scmni dt acqua. Fmua

.. lmoni. arance, Empdmo

PIASTE

C~\'OIO.

l

At'\0-fAl l

l

PIA~' l

t. 1

bnK:coli .J:-.icro di latte F~gioli, St!i3 , C:JH1· '

O>trich~.

l• frc~clu, sen.•pc

pisdli verdi, sue-. co d i pom idoro .'

tori r.

d'uovo, merluzzo. bue

verde. spinaci, piçdlo dc:! Brn -

rape nnli

sile l!rrdur~

Fcgaw

Sedano , cipnlle, piselli freschi, rabarbaro. pomi doro, rape

Bie tole, cavol i (cot· Mele, ban:tnc. ti). c.•rotc,cavol- uva. succo fio ri, broccoli, cc- d'uva. pere,

trioli,

indlvi:t.

cvcumçr i

piselli , (cotti). pa. late, zucche, spi· 11;1CI (COHt), fru · mento tenero. pat.ttc ~ mcricanc. rlpc 1 rr1h .

Frulla Succo di cedri. sue. co di limoni, anann">i . lamponi. fragole, man d arini

Torio d'uovo. Cercali irradi~ ti, pane c l'trdurc Burro {.variabi :

.temo irradia to Oli.i di fegato dì merluzzo , d i passera d i mare. di barbo .ucc solaré, spcci almcnté in c~Utc (i raggi ultravioletti CJmhia no l'ergosterolo in 11tam1na D nella pelle)

•lio di embrio· ni eli frufllénto

l

sa lmone, lat . te irradiato o lane di muc. ché alimén tatc con lic' 'iti irradiati

Lattuga , crc::scionc d i ~equa. embrioni di frumento

irradi:ui (i cibi di o rigine vesono pratica mente pri1•i di vitamina D. a meno cht· non sie~no irradiati) J,:Ct~lc

le), pcuin~· {molluschi), lallc inricr ('·~riabilc)

Alfa! fa, Or7.0 1 fave Olii (vegetali) Carne, torio d• gr~no (inticro), d i semi di uovo. bue cotone, dt mcbsS<". :1vcna (inticra) ~-:rano, pisci . li, araçhidt. mo (intero), frumemo(in. tcro)


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nel gennaio 1939·XVII )

ANCONA + Sottotenente medico ADAMO RoccH IO: La rtazÌo11(: di Ascoli per la diagnosi

precoce dei tumo·ri maligni. L'O. ha parlato sulle alterazioni del ricambio li pidico cellulare ed umorale dei portatori di tumori maligni e sulla estraibilità con etere degli acidi grassi insaturi dal siero c:m ceroso. Ha fat to cenno inoltre di alcune ricerche sperimentali fatte sui ratti per indagare se la reazio ne di Ascoli si estendesse ai vari tessuti dei soggetti portatori di neoplasma.

*

ANZIO (Campo san. clim. militare). + Sottotcnente medico RAFFAELE DE Dor.:An:

La frwicoexercsi. L'O. dopo aver illustrato l'origine del nervo frenico (4" paio cervicale rinforzato dal 3" e dal 5°), e del frenico accessorio (2" paio e 6" paio) da vari osservatori descritto ma non sempre presente, il suo decorso extra ed intratoracico, la sua distribuzione terminale diaframmatica, le anastomosi che contrae specie nel suo primo tratto col simpatico cen·icale, pa ~sa ad espcrre la sua funzione motoria in rapporto alle moderne concezioni di fisio-patologia po lmonarc, fis~ando anche alcuni concetti ben acquisiti sulla sua azione vaso-motoria polmonare in relazione alla anostomosi simpatica. Quindi passa ;dle varie indicazioni di questo intervento sulle lesioni polmonari tubercolari e pseudotubercobri concludendo che attualmente è molto pratic:na in aiuto a pneumotoraci inetficienti per aderenze che non possono essere resecate con la lacobeus e come primo h:mpo di prep:1razione ai vari metodi di toracoplastica.

+ Maggiore medico MARIO P LASTINA: LA tubercolosi uro-genitale. L'O. dopo a,·er parlato della patogencsi, anatomia patologica, diagnosi c cura della tubercolosi uro-genitale illustra due casi di tubercolosi renale operati di nefrectomia al Sanatorio Militare di Anz io. L'interesse di questi casi è dato Jal fatto che in uno la sintomatologia era rappresentata dalla sola piuria malgrado le lesioni renali ulcero-caseose fossero molto avanzate; n ell'altro gli imponenti fatti di cistite non erano in grado adeguato alle lesioni anatomop:ltologiche del rene rappresentate da scarsi noduli di sostanza cacsosa.

*

CAGLIARI + Maggiore medico SALVATORE ANGELO MuRA: Raccolta, sgombero e cura det

ma/ari e feriti in stazione. in marcia, in combattimento. Impianto e funzionamento dei posti di mcdicaziotJe. FIRENZE

*

+ Sottotcncnte medico GIOVANNI DE L ucA : Ricerche sulla polipeptidemia

po.a-orcra t oria. L'O., dopo aver riassunto le acquisizioni più recenti, cliniche e sperimentali sulla malattia post-<Jpcratoria cd in particolare sulla polipeptidcmia ed azotemia consecutive


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE l'EGLI OSPEDALI MILITARl

207

agli interventi chirurgici, espone i risul tati da lui ,ottenuti in un gruppo di ventisei pazienti nei quali ha praticato la ricerca della polipeptidemia, dell'azotemia e dclrazoturia, prima e durante il decorso post-operativo. I n base alle proprie esperienze afferma che la curva polipeptidoemica nella generalità degli operati ha tendenza all'ascesa, tale cun·a non è però costantemente l'indice della gravità dell'intervento e non sempre dà ragguagli precisi sulla prognosi. Ciò nonostante una curva in ascesa persistente, o che si eleva d'improvviso, deve sempre considerarsi come un segnale d'allarme. Conclude affermando che la malattia operatoria è un fenomeno biologico troppo complicato per poter essere racchiuso fra gli angusti limiti di uno schema e sopratutto per poter riconoscere alla sua base una sola piuttosto che varie cd imponderabili cause.

*

MESSINA • T enente medico RosARIO CATTANEO: Auivit,ì dd laboratorio di microscofia,

batteriologia e chimica clinica nell'ultimo quadriennio. Deduzioni applicative. L'O. fornisce dati statistici per gruppi, con opportune illustrazioni, sui 17105 esami da lui praticati nel quadriennio gennaio 1935- dicembre 1938.

*

PALERMO • Tenente colonnello medico FRAl'CEsco PtVETTl: Il vaiolo.

Accennato alle origini remote della malattia, espone dettagliatamente i vari capitoli riguardanti il quadro clinico e le sue varie forme, l'etiologia, l'epidemiologia, la diagnosi clinica differenziale nei suoi vari periodi : prodromico, eruttivo e pustoloso, la diagnosi di laboratorio (prova biolog1ca e successive indagini macroscopiche e microscopiche). il decorso c la progt;osi, i risultati degli studi sulla infezio-ne ;perimentale, la te~t~pia, gli esiti incerti dclJa sieroterapia vaccinica, e la pt·ofilassi. Soffcrmandosi su quest'ultimo capitolo, illustra i vari metodi di variolizzazione e di vaccinazione usati ab antico, e descrive dettagliatamente la tecnica moderna della preparazione della linfa vaccinica, nonchè i vari metodi di controllo del vaccino (sagg1 microscopico, culturale c biologico). Passando infine a parlare delle reazioni normali ed anormali della vaccinazione, richiama l'attenzione dell'uditorio sulla encefalite post-vaccinica, su questa grave complicazione della vaccinazione stessa, che da un quindicennio a questa parte costituisce oggetto di studio di valorosi osservatori e di preoccupazione di vari Governi. Dopo avere enumerato i casi accertati dal 1924 ad oggi in Olanda, in Inghilterra, in I talia, in Francia, in Austria, in Scandinavia, in Germania, ecc. descrive le tre varietà cliniche osservate: 1) forma mcningea pura; 2) forma meningea e cerebrale, con paresi degli ani c profonda sonnolenza; 3) forma esclusivamente midollare, per cui si rende necessaria la diagnosi differenziale con la poliomielite anteriore acuta. Descrive inoltre le alterazioni macroscopiche ed istolog1che rilevate dal Lucksch, dal Turnbull e dal Mc lntosh, in confronto a quelle esistenti nella encefalite epidemica e nella poliomielite anteriore acuta. Circa le varie teorie, sinora emesse, per cercare di spiegare il meccanismo con cui il vaccino jenneriano agirebbe per determinare le lesioni nervose, accenna alla ipotesi, molto contrastata, che il Virus vaccinico sia la causa unica e diretta della encefalopatia. alla teoria del neurotropismo del Levaditi e Nicolau, alla teoria tossica dello Aldershoff e Pondmann, a quella elci fenomeni di allergia del Glauzmann, ed a quella dei fenomeni di parallergia dd Kdler. Per diminuire i osi di encefalite post-vaccinica è necessario cserc1tare una speciale profilassi durante il periodo della vaccinazione. Questa profilassi, prospettata dal Muggia


208

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE l'EGLI OSPEDALI MILITARI

<: dal Fornara, così si riassume: 1) Non vaccinare i bambini che non siano in ottime condi-

zioni di talute, nonchè astenersi dal vaccinare durante le epidemie di encefalite, di influenza, di morbillo, ecc.; 2) Durante la subìta vaccinazione tenere i vaccinati a regime di assoluto riposo e corrispondere loro una vinirazione leggera; 3) Eseguire la vaccinazione entro il primo anno di vita, e la rivaccinazione dopo il settimo; 4) Adoperare linfa vaccinica di luita e non troppo virulenta, evitando anche di praòcare scarificazioni estese, allo scopo di non produrre pustole grosse, o addirittura piastre suppuranti, nel caso esse venissero a confluire. L'O. ricorda infine la no~ rra venerata augusta Sovrana, la· quale, sempre prima là dove vi sia un dolore da lenire, una lacrima da detergen::, ha fatto istituire a Roma un centro ove vengono ricoverati e curati anche gli infermi con esiti di encefalite post-vaccinalè.

*

PERUGIA + Capitano Medico PAoLO PALADINO: Le ustioni recenti.

L'O. passa in rapida rassegna la fisiopatologia e l'anatomia patologica delle ustioni recenti ed estese, ponendo in rilievo le analogie e le differenze con lo shock post-traumatico, l'anafilassi ed i processi infiammatori. Trana poi della terapia, concludendo che l'azione sedativa c quella dj difesa co ntro ìe complicazioru infettive locali e le alterazioni parenchimali nonchè i risultati di cicatrizzazioni più rapide e più regolari possono far ritenere l'ambrina ed il tannino fra i migliori mezzi terapeutici di cui oggi disponiamo.

*

R OMA + Maggiore medico prof. EMANuELE TREPICCIONI : Studio clinico - diagnostico di un caso di pseudo t. b. c. poJmonare da infezione melitense. (Considerazioni clim"co· diagnostiche sulle co.,-.idette pseudo tubercolosi del polmorze). Documentazione dei molteplici ed indaginosi procedimenti clinici c di laboratorio mediante i quali si è pervenuti alla giusta diagnosi di: <<infiltrazione polmonare ilo- clavcare destra di natura melitococcica '' in un soggetto ospedalizzato per « sospetta tubercolosi polmonare n. Da segnalare, ad esempio della singolarità del caso, la negatività di tre prove di aggluònazionc del micrococco melitense, praticate a distanza di venti giorni l'una dall'altra, c la successiva alta positività di agglutinazione della Brucella Mel. (r :36oo) e della Brucella Bangi (r :8oo). Vaccinoterapia specifica endovenosa; guarigione del processo polmonare e della malattia generale. Il caso in esame ha offerta la opportunità di tratteggiare, nelle Linee essenziali, il problema clinico-diagnostico delle sindromi pseudotubercolari e di metterne in evidenza, ancora una volta, la grande importanza di ordine terapeutico, ~ociale, medicolegale.

*

UDINE + Maggiore medico prof. SA v ERI O VIRGILLO: Clinica e laboratorio.

L'O. parlando delle relazioni tra clinica c laboratorio, dopo aver accennato agli opposti giudizi sull 'importanza della prima e del secondo, è d 'avviso che la verità sta nel fatto che si devono completare i vecchi e insostituibili metodi clinici con i nuovi metodi di indagine di laboratorio. Quindi riferendosi alla sua lunga esperienza di laboratorio,


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

209

cita molti esempi della · intima e consapevole collaborazione, che deve u,nire la clinica al laboratorio; e molti altri in cui il sussidio del laboratorio è validissimo, anzi il suo intervento decisivo. Accenna a quelle che sono vere e proprie deficienze delle ricerche di labo.. ratorio; ed esorta a non accogliere senza beneficio d 'inventario tutto ciò che il laboratorio produce, estraendo dalla clinica specia~mente quanto deve servire agli' scopi della medicina pratica. Accenna infine alla valida collaborazione del la bora torio nello studio del diverso modo d'insorgere e di svilup,parsi delle malattie, a seconda delle costituzioni individuali.

*

VERONA + Maggiore medico ACRISIO BIANCHINI: Un caso di anemia perniciosa.

L'O. dopo un rapido cenno alle classificazioni delle anemie, in rapporto principalmente alla loro etiopatogenesi, ricorda i segni fondamentali che costituiscono il quadro della «anemia perniciosa » (Biermer) con particolare riguardo alla formula ematologica. Richiama poi i rapporti ·di questa infermità con alcune speciali alterazioni gastriche (achilie, rcsezioni della pars pilorica, tumori ecc.) e le recenti teorie sul « principio di CastJe » e sul cosiddetto «organo ghiandolare pilorico >>. Illustrando quindi i favorevoli effetti curativi ottenuti col fegato e con gli estratti di questo organo, ricorda come ora ~i ritenga che esso sia solo il depositario dei principi attivi anrianemici suddetti, principi che oggi si comincia a isolare (anche in misura industriale: Pilorina, Addisina) direttamente dallo stomaco. Viene quindi presentato il p. (C. Sq. C. P. della M. V. S. N}che, entrato in ospedale in gravissime condizioni e con un preciso quadro di morbo di Biermer, esce ora ristabilito dopo una adeguata cura con « Campolon >>.

-

Un caso di situs vtsrxrum m.versus.

+ T enente colonnello medico Muz.1o FIORINI: Poliomielite anteriore acuta.

7 -

Giqrnale di medicina militare.


RIVISTE MEDICHE MILITARI - - -- Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma, Anno XLIV, fase. XI-XII, novembredicembre 1938-XVII.

Mirra: La malattia reumatica tra i militari del C. R. E. M. Reitano e Morse/li: Ricerche sui germi dell'aria marina a diversa distanza dalla costa. T alarico: Esofagoromia esterna cervicale per grosso corpo estraneo. Piloni: Su di un caso di trombosi coronarica acuta (infarto del miocardio). Cace : Contributo allo studio radiologi co delle calcificazioni pleuriche e importanza medico-legale del referto. Cossio: Sopra un caso di tromboflebite del mesentere.

BuUetin Intemational des Scrvices dc Santé des Armées de terre, de mer et de l'air.

- Pubblicato dall'« Office International de Oocumentation de Médccine Militaire » , Liegi (Belgio). N . I, gennaio 1939.

x Con!,'TCSSO Internazionale di Medicina e Farmacia militare. Yovanovitch: Organizzazione della lotta antitubercolare nell'Esercito jugoslavo. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di documentazio11e di Medicina militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. - Ministero della guerra, Buenos Ayres, anno XXXVII, novembre 1938.

Lagomarj·ino e Muzcolo: Necrosi asettica della testa omerale. D'Oiiveira Este ves: L'esame del senso cromatico. Carn'flo Sot o e Galla c: Profilassi degli infortuni sul lavoro. Voipi: Ulcera perforata gastrointestinale. Criscuolo e /1o-iz: Sopra un caso di febbre aftosa confluente e con localizzazione genitale. Lacal: Papilloma vescic:Jie gigante. BELGIO.

Archives Belges du Service de Santé de l' Armée. -

Redazione: Ospedale militare,

Liegi, N. r, gennaio 1939·

Hemelcers: Chcmiotcr:1pia c mastoiditi. BRASILE.

Revista de Medicina Militar. - Pubblicazione trimestraJe. Direzione e amministrazione: Dircctoria dc Saùde do Esercito. Rio de Janeiro. Fase. 4, ottobre-dicembre 1938.

Tavares M utel: Glicemia c glicosuria. Nogueira Riberio: Meccanismo dci reumatim1i della spalla.


RIVISTE MEOICHE MILIT.'\RJ

2[1

Flmys : Dosaggio del glutatione nel sangue. Xinu:nes: La vitamina C. F(»)seca e Barreto: Analisi dell'acqua in campagna. Bitencourt e Lima: Statistica ~a nitaria dell'Esercito dell"anno 1935· CECOSLOVACCHIA.

Vojcnské Zdravotnické Listy. -

Organo scientifico dci medici, veterinari e farmacisti militari cecoslovacchi. Redazione: Praga, Bubenes, MNO. - Zdrav. oddoleni. Fascicolo 5, 1938.

ubduska: L'azione dell'ipoclorito di calcio sulla pelle. Raska: Tradusione del san1-;ue conservato. Holubec: Nuove esperienze con i'ambulanza chirurgica. Bronec: Le ferite del torace da arma da fuoco e possibilità di sgombero in tempo di guerra. Dohnanyi: Accidenti tipici dovuti ai mezzi di locomozione motorizzati. Tuma e Halacka: Un caso di angiocheratoma diffuso. Fascicolo 6, 1938. Micka: Contributo alla riduzione delle fratture dell':tntibraccio. Karl: L1 morva in un centro rifornimento quadrupedi. FRANCIA.

Revue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 5, novembre, tomo CIX, 1938.

Vemillat e Benitte: LI vittoria a Skr:~-di-Legen e il funzionamento del se n •i zio sa nitario (30 maggio 1918). Bouissou: T emi d'esercit:tzioni pratiche rul servizio sanitario in campagna. Desobry: Spostamento per ferrovia delle formazioni sanitarie di ccrpo d'armata .

.Archives de Médecine d Pharmade Navales. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero del!:t Marina, Parigi. Fase. 3, luglio-agosto-settembre, tomo CXXVIII, 1938.

Mond(»): Medicina di ieri e medicina di domani . Héderer e Ar1dd: L'ossigenotcrapia c la carboterapia nelle pneumopatie anossie miche acute d 'origine microbica o chimica. Dupouy: Note sul tifo esantematico al Marocco c a Casablanca. C/u:rtin e Mag,-ou: Cistinuria e insufficienza epatica parziale. u Gausse: Modificazioni chimiche di alcuni acidi gratsi durante l'ossidazionc delle ~ostanze grasse. GERMANIA.

Der Deutsche Mllitarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischcn Rderantcnblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 12, dicembre 1938.

Dansauer: Per il 90° compleanno di S. E. von Kern. Tiling: Il psichiatra nel suo ufficio di ricerche psicologiche. In che Jifferi~ce il suo sistema d'indagine da quello dello psichiatra militare e in che lo complet:1 ?


2I 2

RIVISTE MEDICH E MILITARI

Oberhoff: Lo stato attuale delle ricerche sulla miopia. Sommer: Lesioni tardive degli occhi da solfuro di dicloroetile (yprite). Heinsius: Prove di adattamento all'oscurità in ricerche seria li sui militari. Lepel : Abuso abituale di nicotina e idoneità al servizio militare. Busse: Lesioni traumatiche occorse durante IO anni in un reggimento di cavalleria Sei/et·: L'impiego e l'attendibilità della spirometria nella medicina sportiva. GRAN BRIITAGNA.

Journal of the Royal Armv Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Danidlson,.

Ltd. Londra. Fase. dicembre 1938. Hamm011d Searle: Sterilizzazione di bicchieri, stoviglie e coltelleria. Vine: La peste a Nilgiri (India). Edito1"iale: Il colera. Mc. Kinlay: Dermatite vescicolosa dovuta alla pasti naca selvaggia. King e de Rozario: Il prontosil nel vaiuolo. Monis: Breve nota clinica su un caso di notevole formazione di calcoli di fosfato di calcio. PARAGUAY.

Revista de S"anfdad Militar. -

G irarduria de la Sanidad militar, calle $argento Duré, 339· Asuncion. Fase. 10'}·108, novembre-dicembre 1938.

Oliveira e Si/va : Necessità della preparazione tec nico - militare del personale sanitario. De Felice e Gagliardo11e: Neurorrafia del radiale. Morosi: Profi lassi anticcltica. POLONIA.

lckarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum W yzsko. lenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 5, novembre 1938.

Cisz kietvicz : Interventi chirurgici in feriti e nei gassati. Reicher: Principii dd trattamento delle affezioni articolari. Kulakowski: Organizzazione del servizio sanitario nell'Esercito tedesco nella guerra mondiale '9' 4-1918. Zabski: Servizio ~nitario di una divisione di fanteria nello scontro col nemico. Lada : Biwgni intellettuali dei ricoverati negli ospedali militari. R}'/1 - Nardzewski: Organizzazione e importanza del trattamento precoce della sifilide nell'Esercito. PORTOGALLO.

Bolettm da Direccao do Servico de SaUde Militar. -

Ministero della Guerra, Lisbona.

N. 2, 1938. Monteiro: Spedizione di tru ppe metropolitane ad Angob e Mocambico. Pacheco: Servizio s:10itario delle truppe inviate ad Angola.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

213

Calve t de Magalhaes: Servizio sanitario delle truppe inviate a Mocambico. Moreira: Norme sanitarie di reclutamento di un contingente di truppa di Angola ncll'Esercito metropolitano.

STATI UNITI.

Thc Milit.uy Surgcon. -

Army Medicai Museum and Library, Washington, Volume LXXXIII, N. 6, dicembre 1938.

Il nostro nuovo Presidente. Atti del 46" Congresso dell'Associazione fra medici militari amencan1, tenutosi tn Rochester (Minnesota) il 13, 14 e 15 ottobre 1938. l..Prd: Il di~corso del Presidente. lìams: Il problema dell'America. Nichol: Una guida per l'anestesia spinale. Grabficld: Corso di addestramento per ufficiali medici in congedo. linthicum: Il servizio sanitario divisionale con speciale riferimento alle manovre dell'Esercito e della Guardia Nazionale degli S. U. Parsons: Percentuale degli eosinofili nei parotitici. St~Jenson : Lo sgombero dei feriti in guerra. TURCHIA.

Askui Sihhyc Mccmuasi. -

Rivista trimestrale di Sanità militare dell'esercito turco, edita dall'Ispettorato di Sanità. Stamperia della Sanità - militare, Costantinopoli. N. 25, geunaio 1939·

Saglik: Prostatectomia transuretrale. Cankat: Un raro caso di porpora mieloide. Beger: Un caso di fistola stercor.acea d'origine appendicolare guarita spontaneamente. Bako: Trattamento di ustioni con innesto cutaneo. Bilge: Simulazione ed epilessia. Canga : Trattamento d'un caso di cancro della mamrr.ella con roentgenterapia (metodo di Erlangen) e suoi risultati. UNGHERIA.

Honvédorvos. - Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest. IX Gyali 17. Fase. novembre-dicembre 1938. Csabay e Tanoy: Determinazione nell'acqua potabile dell'arsenico collegato a sostanze organiche. Csabay e Tanay: Dimostrazione dell'arsenico nell'acqua potabile. Schmidt: Cura della sclerosi polinsulare. Bartos : Pericoli cagionati da mezzi che contengono batteri adoperati per distruggere animali nocivi (rosichianti).


NOTIZIE Bollettino del Corpo sanitario militare. TENENTI COLONNELLI MEDICI, CEI Isidoro, ispettorato sanit.1 militare T orino. -

o~pedale militare Torino.

CAPITANI MEDICI. PtAZZA Guido, scuola applicazione sanità militare. - Come contro e comandato per l'anno accademico 1938·39, quale assistente militare presso l'Istituto d'igiene R. Uni\·ersità Firenze. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. EusEt Carlo, truppe Libia. Anno XVII.

6° bers. cessando come contro Jal 18 gennato 1939

Ufficiali fuori quadro. TENENTI COLONNELU MEDICI. CosTAGLIOLA Antonio. - In <.lata 29 gennaio r939- XVII, è collocato tn ausiliaria, per età, con anzianità 1° gennaio 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, Jisp. 4', 19 gennaio 1939-XVII.

*

MAGGIORI MEDICI. SARNELLI Tommaso, ministero guerra. - E' dispensato a domanda dal servizio permanente effettivo ed è iscritto nel ruolo degH ufficiali di complemento del corpo stesso, col proprio grado e con la propria anzianità (2 settembre ·1934). PRIMI CAPITANI MEDICI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 24 dicembre 1938 - XVII:

BEt..t..ELLI Carlo, ospedale militare Cagliari. -

Come contro.

Con anzianità assoluta 24 dicembre I938 · XVII e con riserva di anzianità relativa.:

CIPRIANO Sah·atore, ministero guerra. - Come contro. SANTUcct Giuseppe A. O. I. Eritrea. - Come contro. A scelta speciale. PERNICE Vincenzo di Gaetano, I2° art. C. A. - Ospetlale militare Cagliari. ZANFAGNA Riccardo, direzione sanità militare Napoli. - Come contro. SALMÈ Ettore, ospedale militare Bologna. - Come contro. PAt..MERA Ugo. id. itl. Napoli . - Ospedale militare Gorizia. PuRCARO Giuseppe, scuola applicazione fanteria Parma. - Come contro. TENENTI MEDICI. MAURO Biagio (ora capitano), R. corpo truppe Libiche. tare del sud dal 1 ° luglio 1938 ·XVI (variazione omessa).

Fcrze del territorio mili-


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NOTIZIE

SIMONI RoBERTI Francesco, R. corpo truppe Libiche. ~ Forze del territorio militare del sud dal I0 luglio 193g- XVI. SABATINO Riccardo, id. id. id. Libiche. - Id. id. id. sud dal 1° marzo 193g-XVI. Dal Bollmino ufficiale, disp. 6\ 26 gennaio I939 - XV l l.

*

PRIMI CAPITANI MEDICI, J

n'ALESSANDRO Antimo, ispettorato sanità militare Napoli. ra, dal 3 gennaio 1939- XVII.

Coman'do truppe Ama-

•

CAPITANI MEDICI. R1cc1 Emanuele Filiberto, ospedale militare Trieste. - Ospedale militare Firenze. LoNco Giuseppe, 57° fant. - Comando truppe Amara, dal 3 aprile 1937- XV. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. CACNAsso Giuseppe (allora tenente), 5° alp. - Comando truppe Somalia, dal 7 febbraio 1935- XIII (v. o.). LIBERI Federico (allora tenente), 2° gran. - R. corpo truppe coloniali Somalia, dal 7 dicembre 1936- XV (v. o). CATALANO Nicodemo, 71° fant. - R. corpo truppe Libiche, dal 30 dicembre 193g Anno XVII. T ENENTI MEDICI. Ai seguenti tenenti è conferito l'incarico del grado di capitano dal 30 Slugno I93g·XVl: AMENTA Audenzio, 90° fant. - Come contro. Seguirà il pari grado Cirrincione Marco. CArAZZO Alfonso, 74° fanr. - Come contro. ATTANASIO Arnaldo, comando Piazza Addis Abeba per deposito territoriale Addis Abeba. - Come sopra. $1~IONE RoBERTI France~co, R. corpo truppe Libiche. Come contro. ALLOCeHJO Achille, go fant. - Come contro. SABELLJ Carlo, R. truppe. Libiche. - Come contro. ALLOATTI Benedetto, 62° fant. - Come contro. CAROTENuTo Pasquale, 6° art. div. fant. - Come contro. GALLI DELLA LocCIA Giuseppe, 78° fant. - 23° art. div. fant. CAPPELLI Michele, cav. «Guide >l. - go alp. DE V JNCENTIIS Giovanni, gruppo contraerei della Sardegna. - 52° art. div. fan t. RAPACCJvOLO Giuseppe, scuola applicazione sanità militare. - 27° fant. LEONE Generoso, scuola applicazione sanità militare. - I7° art. div. fant. TRAPANI Carmelo, scuola applicazione sanità militare. - Gruppo contraerei della Sardegna. FLAMINI Antonio, scuola applic:~zione sanità militare. - 7I 0 fant. DEL VECCHIO

Antonio, scuola applicazione sa nità militare. -

quadrupedi Bonorva.

Centro rifornimento


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:-<OTIZIE

TROISI Michele, 27° fant. - 6° genio. MELCHIONDA Evelino, 62° fant. - 78° fant. T ENENTI CHIMICI FARMACISTI. PAsSALACQUA Eugenio, ospedale militare Trieste. -

Infermeria presidiaria Ieici.

Ufficiali fuori quadro. CoLONNELLI MEDICI. LovAGLIO Rocco. - In data 30 giugno 1938-XVI, è collocato in ausiliaria, per età, ·con anzianità I 0 gennaio 1938-XVI, e col trattamento economico di L. 9.000 annue previsto dallo articolo 72 della legge 16 giugno- 1935- XIII, n. 1026. Dal Bollettino ufficiale; disp. 7", 2 febbraio 1939- XVII.

*

CoLONNELLI MEDICI. S IGNORINO Ro-sario, comando corpo armata Napoli. - In data 19 febbraio 19'39-XVII cessa di essere comandato presso il ministero dell'Attica Italiana, perch~ rientra dal comando truppe Governo Eritrea. MAGGIORI MEDICI. AGOST~No Vincenzo.

- In data I 0 settembre 1938-XVI, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal comando truppe Governo Somalia. GIANNETII Bernardo, comando scuole centrali militari. ~ Comando divisione « T onno >l. PRIMI CAPITANI MEDICI. D'ANGELO Emanuele, 16° art. div. fant. -

Ospedale militare Me~sìna.

CAPITANI MEDICI. CANCER Luigi. - In data 5 settembre 1938-XVI, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè rientra dal comando tru ppe Governo della Somalia. Ufficia l i fuori quadro. TENt.NTI COLONNELLI MEDICI. GELORMINI Luigi. - In data IO febbraio I939- XVII, è collocato m ausiliaria, per età, con anzianità I2 giugno I934- XII. Ufficiali fuori organico. MAGGIORI MEDICI. · CIPOLLINA Ulisse. - In data 2 d icembre I93~ - XVII, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità I 0 luglio I937- XV. Dal Bollettino uffìcia1e, disp. 9\ 9 febbraio I939-XVTI.


NOTIZIE

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Onorificenze. Ordin~ dci SS.

Maurizio c lAzzaro.

V fficiale: tenente generale medico in p. a. PRIMO ZANUITINI. Cavaliere: colonnello chimico farmacista m s. p. e. CARLO MozzANA, tenente colon· nello medico in s. p. e. VINC.Eszo PoLOsA. Ordine della Corona d'Italia. Ufficiale: tenente colonnello medico in p. a. PtETRo RINALDJ, maggiore medico m p. a. ULJSSE CIPOLLINA, maggiore chimico farmacista in p. a. CESARE DE MARCO.

(Bollettino ufficiale, 19 e 26 gennaio c. a.).

Graduatoria dd dichiarati idonei nel concorso per la nomina a tenente chimico farmacista in s. p. e. Con circolare n. 84 dd Giornale militare del 2 febbraio c. a. è resa nota la seguente graduatoria dei dichiarati idonei nel concorro indetto con decreto ministeriale 10 febbraio 1938 - XVI per 4 posti di tenente chimico farmacista in s. p. c.: M.o\GGIORELLI Enzo di Umberto, sottotenente chimico farmacista c..li complemento; BoTRtNI Mario di Leopoldo, id. id. id.; 3· UsALDJNt Nicola di Augusto, id. id. id.; 4· SrRECI Leonardo di Giuseppe, id. id. ic..l.; 5· SALVI Giuseppe di Domenico, id. id. id.; 6. GASPARI Giuseppe di Carlo, id. id. id.; 1.

2.

I primi quattro, did~~iarati vincitori del concorso, saranno nominati tenenti chimici farmacisti in s. p. e. e la loro nomina sarà pubblicata sul Bollt:ttino ufficiale.

Segnalazioni bibliografiche. + La Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi ha pubblicato un volume su Le leggi e gli istituti per la lotta contro la tubercdosi in Italia, sintesi di quanto è stato fatto e si fa per combattere il terribile male. Federigo Bacchetti, alacre Segretario generale della Federazione, ha illustrato le finalità della pubblicazione e ne ha rilevato anche le inevitabili lacune, che verranno colmate celle future edizioni. Mario Collina si è occupato della parte legislativa, aggiornandola a tutt'oggi, rac · cogliendola intera nelle sue leggi e nei suoi regolamenti antitubercolari e ben coordin:mdola. Arnaldo Lusignoli ha con grande chiarezza riassunto la benefica opera compiuta dai Consorzi provinciali antitubercolari c dai Dispensari dipendenti. Ne è risultato un libro di grandissima utilità non solo per gli studiosi italiani ma anche per quanti all'estero desiderano conoscere il complesso delle provvidenze attuate


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'OTIZIE

dal Governo Fascista, in materia legislativa e org:mizzativa, nella lotta sempre più serrata contro la tubercolosi. Il volume avrà certo la più larga diffusione.

+ Nella Revue des deux mondes (1° gennaio 1939) il famoso chirurgo americano Carrcl, dopo aver ricordato i varii esperimenti compiuti da molti AA. per mantenere in 'ita organi asportati dal ·corpo umano, onde ~>tudiarne la struttura, la funzionalità e la patologia nelle condizioni della più assoluta realtà , informa su quanto ha compi\Jto Lindberg, l'eroico tras,·obtore dell' Atbntico. che dal 1931 si occupa di tale problt.ma. Sono pagine molto suggestive perchè <bgli sviluppi r:~ ggi unti dalla tecnica e dai risult:~ti ottenuti Ja Linòberg è lecito formulare le più ardite speranze non solo per le ~icure cono~cenze biologiche che ne potranno derivare ma anche per i vantaggi che ne potrà ricava r e l'organismo malato. Ma speriamo che fra queste speranze non vi sia quella, che già è balenata a qualche osservatore, che in tempo ormai non lontano si possa giungere ad asportare un organo malato, ad includerlo nella "pompa >> Lindberg, a mantenerlo i n 'ita con liquidi anifici:~li, a curarlo per via diretta e ... . . a ritrapiantarlo nel corpo del paziente. Da questo al commercio di organi umani perfettamente sani il passo sarebbe breve c le conseguenze sarebbero ... Qui ognuno ponga la parola che vuole. To mi limito a ricordare che Aldou Huxley nel suo Mondo nuovo, descrivendo quel che potrebbe essere la fabbricazione artificiale degli uomini, ottenuta in colossali impianti di incubazione, da centinaia di migliaia eli ovuli fatti germinare da un primitivo frammento di ovaio di donna, e. supponendo di poter dare a questi uomini i caratteri morfolof,rici e fisiologici più adatti per l'atti,·ità da svolgere nella convivenza ~ocial e, quasi spavent:lto da questa sua stessa pro.. ~pcniva, non potè fare a meno di premettere al suo libro le amare e impressionanti parole di Bcrdiaeff: «Le utopie appaiono oggi assai più realizzabili di quanto non fi credesse un tempo; noi ci troviamo attualmente davanti a una ben angosciosa questione: come evitare la loro realizzazione definitì\'a ? >>.

+ Il titolo che Paul dc Kruif ha posto dinanzi al suo recente libro: Uomini contro la morte (Ed. Mondadori) dice subito, a chi lo legge sul banco d'una libreria, il suo contenuto: la lotta che il medico impeg na e conduce contro la morte. Il libro è infatti la storia di alcune scoperte che portarono immensi benefizi in determinate malattie e che sbarrarono cosl il passo alla morte sulla soglia di tante e tante camere di pazienti. Strana Sloria, pcrchè mentre i più credono che sia stato necessario ricorrere a chi sa quali fatiche e a quali accorgimenti di laboratorio per giungere alla scoperta, qui invece sì racco nta che la scoperta non poche volte scaturl da un 'osservazione che non avrebbe potuto essere più semplice, da un particolare intuito che indusse lo scienziato a fcrm:Jre la sua attenzione su fatti che si notavano tutti i giorni, ma ai quali non ~ i daYa :1lcuna importanza. Poi si trovò, nell'esperimento, nella ricerca scientifica dci laboratorii, nell'applicazione all'organismo mabto, la piena conferma e la ~picgazì one biologica di essa scoperta. E' la storia della caduta del pomo che fece balenare al genio di Newton la legge della gravitazio ne uni,·crsale. è la storia delle r:1ne di Galvani, dclb lampada di Galilei, che si ripete per t:lnti medici, che non hanno ral!giunta la celebrità di quei geniì ma che hanno pur segnato il loro nome nella storia della medici n a e meritano anch'essi la rico.. uoscenza umana. Per questo è giusto che si:1no ricordati, anche se le loro scoperte per i più rientrano nell'ordine naturale del progresso scientifico. Ecco Semmelweiss che debella la febbre puerperale, :1vcndone primo intuita l'czi ologi:~, e Banting che scopre l'insulina, e Minot che vcòe nel fcg:no il rimedio dell'anemia perniciosa, e la Evans che nella bollitura o pastorizznione del latte scopre la certezza di impedire l'insorgenza della febbre maltesc, c Spencer che vince nella lotta contro la febbre esantematica, e McCoy che ha ragione dci pappagalli, trasmettitori di febbri, e Bordet che identifica il p:~llido spiro-


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NOTIZIE

cheta e Wagner-Yauregg che lo vince con la malaria nella opera distruttrice che compie annidandosi nel cervello, e Finscn che nell'energia luminosa trova la più terribile nemica della morte e inventa la lampada solare c Rollier che impone all'attenzione del mondo scientifico l'azione risanatrice del gran dio, del Sole, e Standberg che scopre l'immensa efficacia dci bagni di luce. L'A. è un americano e si comprende quindi che fra i nomi che ricorda non se ne trovi uno che appartenga all'Italia, che è pur ricca di tanti scopritori; e si comprende anche come negli argomenti trattati egli abbia trascurato di rammentare qualche priorità italiana. Bene ha fatto dunque il traduttore, prof. G. Teodoro, della Univerrità di Camerino, nella nota che chiude il libro a colmare la lacuna. Egli infatti ricorda che nella scoperta dell'insulina Banting venne dopo il nostro Vassale (1862- 1912), come anche afferma Castigliani nella sua Storia della Medicina; che anche Minot ebbe un precursore nel nostro Castellino che fin dal 1910- 1912, con Pirera, a\'eva dimostrato sperimentalmente la importanza dei perturbamenti epatici nelle emopatie, i rapporti biologici tra fegato e milza in questi perturbamenti ed i v:mtaggi rerapeutici che si ottengono nel br m angiare fegato fresco agli ammalati di anemia perniciosa; che anche Wagner - Yauregg non fu il primo a scoprire il beneficio della malarioterapia poichè fin dal 1876 il nostro Raggi, avendo osservato il vantaggio che apportava la febbre nelle psico~i, era giunto a proporne l'insorgenza nei pazzi a scopo terapeutico; che anche Finsen ebbe un precursore nel nostro Spallanzani che dal 171l9 aveva scoperto l'azione battericida del sole; e che infine anche Rollier non fu il primo a vedere nel Sole la sorgente di vita e di salute, poichè sin dal 1902 la Cassa di Risparmio di Lucca, come ricorda G. Bianchi nel fascicolo del maggio 1935 degli Acta Medica ftalica, aveva aperto in Val di Lima, una colonia alpina estiva in cui furono accolti c curati con l'elioterapia molti predisposti alla tubercolosi . Nonostante la radio e le tras\'olate oceaniche, che di tanto hanno accorciato le distanze, l'ftalia è pur sempre molto lontana dall'America ! GTANNANTONI.

Corso informativo del servizio sanitario in guerra. Il Comando del Corpo di Stato Maggiore ha disposto che nei mesi di marzo ed aprile c. a. abbia luogo un corso infom1ativo sul Servizio Sanitario in guerra, della durata di tre giorni consecutivi, presso tutti gli ospedali militari che sono centri di mobilitazione, per gli ufficiali medici in congedo e per i medici civili. In tale corso saranno trattati argomenti inerenti all'azione degli aggressivi chimici, alla traumatologia di guerra e al servizio chirurgico presso le diverse formazioni ~a nitaric e all'igiene c profilassi in guerra. L'istruzione sarà impartita da ufficiali medici specializzati. Le conferenze saranno completate con la dimostrazione pratica del materiale dì dife~a antigas e del materiale sanitario di mobilitazione. La partecipazione al corso, che ha carattere di volontarictà, costituirà titolo <.li benemerenza ai fini dell'avanzamento per gli ufficiali medici di complemento e farà ottenere ai medici civili un attestato di frequenza da parte del Sindacato fascista dei medici. Ai frequentatori del corso dimoranti in località diverse da quella ove esso si svolge. verra nno rimborsate le spese di viaggio di andatn e di ritorno, a tariffn militare, a cur:~ delle Direzioni degli ospedali militari, che rilasceranno, dietro or<.lini <.Ielle Direzioni di Sanità, i documenti di viaggio.


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Il Commissario governativo on. senatore prof. Bastianelli ha assicurato di dare tutto il suo appoggio per la migliore riuscita del cor~o e per un 'attiva propaganda. I Segretari provinciali coopereranno con le Direzioni di Sanità per la organizzazione dd corso nelle diverse sedi. Non v'è dubbio che l'opera del Sindacato Nazionale Fascista dei Medici sarà per cs~ere efficacissima, come non v'è dubbio che efficacissimo rili6Cirà il concorso volenteroso delle Associazioni di Soccorso e del Comando Generale della M. V. S. N. I medici sicuramente parteciperanno a questo corso in gran numero e con entusiasmo, perchè ben chiua è in essi la consapevolezza dei gravi compiti da assolvere in caso di guerra, ben netta la visione delle necessità che, nell'ora presente della vita nazio-' naie, s'impongono a tutta la classe sanitaria. E per questo il corso non potrà non raggiungere se non i più lusinghieri risul t:~ri, quali il superiore Dicastero si ripromette, quali la preparazione militare della nazione inderogabilmente esige.

Corsi di aggiornamento pu medici stranieri. L'l. R. C. E. (Istituto Nazionale per le Relazioni Culturali con l'Estero) ha organizzato dei Corsi di aggiornamento di Cultura medica generale per medici stranieri (1). F.ssi verranno tenuti probabilmente ogni anno, con diverso programma. Nel 1939, essi avranno luogo dal 5 al 22 giugno. Durante le prime due settimane i corsi avranno luogo a Roma, e nella terza settimana a Bologna, Pavia e Milano. Per qucrt'anno le materie d'insegnamento sono state scelte fra quelle dove la scienza italiana si è particolarmente affermata ed ha assunto una posizione originale, sia per le idee dei suoi cultori sia per le realizzazioni nell'applicazione pratica. Il programma comprende:

a) Sei brevi Corsi, di 6- 8 ore ciascuno: Chirurgia (Paolucci, R()ma); Ematologia (Ferrata, Pavia); Malarialogia (G. Bastianelli, Roma); Ortopedia (Dalla Vedo,·a, Roma; Putri, Bolog11a); Tisiolcgia (E. Morelli, Roma); Medicina corporativa (Petragnani, Roma); b) Una serie di conferenze su argomenti scientifici: (Raffaele BastianeUi, Castellani, Frugoni, Gemelli, Margaria, Pende, Preti, Rondoni); c) Alcune conferenze su argomenti di organizzazione sanitaria e di previdenza sociale; Attività dell' O.N.M.I.; Protezione fanitaria della G.I.L.; Bonifica integrale. ecc.; d) Una serie di visite a Istituti scientifici e ad opere di realizzazione nel campo della medicina sociale, di cui sarebbe troppo lungo d:~re una lista. Citeremo solo le escursioni nell'Agro Romano e nell"Agro Pontino. I Corsi saranno tenuti in lingua italiana, ma verranno distribuiti eventualmente riassunti delle lezioni e delle conferenze in lingua straniera; su domanda dci partecipanti un interprete sarà a loro disposizione. La tassa d'iscrizione è di L. 300 e comprende le escursioni nell"Agro Romano e nell' Agro Ponti no. G li iscritti hanno diritto a tutte le facilitazioni di cui beneficiano i partecipanti ai Corsi di lingua e cultura per stranieri organizzati dall' I. R. C. E. Per le iscrizioni (aperte fino. al 1° maggio 1939- XVll) e i programmi dettagliati, rivolgersi all'I. R. C. E. (Via Lazzaro Spallanzani, rA, Roma). v~rii ann1 ~~ CMSO estivo

tengono 1n Italia Corsi $Uperiori di Tùiologia di Tisiologia per stranieri ha luogo all"lsmuto "Carlo Fnrlanini • sOW> la direzione ciel Prof. E. Morelli dal l) luglio al 15 ouohrc. Il Corso intf'Nia~iollldt di Malariologia ha luogo tbl 24 luglio al 21) <cnt."n>hr<:' ~li"Tstiruto di M~briologia ~ Ettore M~rchiafava " in R·>mn. sotto la <lirczionc del Pmf. G. Bastianclli. Per eventua li informnioni rivolgersi al Servizio di Medicma, Biolojli~ c Igiene dell ' l. R. C. E. ( 1) E' opportuno ricoJ(brc che Ù,l

c di Ma/11rio/ogia ~r medici stranieri. Il


NOTIZIE

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Attività del « Centro Radio-medico Internazioriale » nel l 938. li << Centro Radio-medico Internazionale >• di Roma, sotto la Presidenza della Regina I mperatrice e la Direzione del Prof. Guido Guida, ha chiuso il suo terzo anno di benefica attività. In un'ampia e dettagliata relazione presentata al Consiglio Direttivo e ai Ministeri competenti il Direttore ha diffusamente illustrato i servizi svolti da tale istituzione durante il 1938 a beneficio della gente di mare in navigazione su navi italiane ed estere. Il « Centro » non si è limitato a dare as!istcnza richiesta ma ha seguito i pazienti per tutto il decorso della malattia fino alla guarigione completa oppure fino allo sbarco o al ricovero dell'infortunato o del malato in qualche ospedale. Durante il 1938 è stata data assistenza a 98 richieste radio-mediche da parte di navi in navigazione; 82 casi erano malati affetti da comuni malattie di carattere medico, 7 casi di carattere chirurgico, 9 casi di infortunio; 3 malati sono stati sbarcati ed operati in seguito a consiglio medico. Alla Direzione del C. l . R. M ..sono pervenute 40 richieste dal Mediterraneo, 48 dagli oceani Atlantico e l ndianò ed altre dal mare del Nord e dal mar Nero. Numerosi piroscafi inglesi, finlandesi, brasiliani, rumeni, greci, hanno richiesto assistenza al « Centro >>. Con tali piroscafi le trasmissioni avvenivano nella loro lingua originale. , Se paragoniamo i servizì prestati dal << Centro >> durante il 1938 con quelli delle altre nazioni che hanno servizi radio-medici simili, si vede come l'Italia occupi il primo posto. Infatti l'Inghilterra ha prestato 29 radio-assistenze, la Finlandia 14, l'Olanda 37, il Belgio 2, l'Irlanda 6, La Francia 30. Fra i casi che meritano di essere menzionati si registrano epidemie influenzali, casi di broncopolmoniti, bronchiti, enterocoliti, insolazioni, coliche renali, epatiche; infortuni gravi con fratture diverse (della base del cranio, della faccia, della colonna vertebra le, delle gambe, ecc.), infortuni agli occhi. A mezzo della stazione ultrapotente di Coltano, a cui si trasmettono telegraficamente i marconigrammi in partenza, si son potuti inviare consigli a tutte le navi, anche a quelle naviganti nei mari più lontani. Per alcuni casi chirurgici che presentavano una certa gravità, e che si trovavano su piroscafi naviganti in pieno oceano lontani diversi giorni da qualche porto, fu consigliato aJ comando di bordo di accostare qualche piroscafo italiano od estero munito di servizi sanitari a bordo. Così si è riusciti a dare aiuto e a wddisfare tutte le richieste di carattere medico e chirurgico. Va data una parola di plauso ai Comandanti di bordo che son riusciti ottimi collal'Oratori dei consulenti del « Centro » sia nel precisare dettagliatamente la sintomatologia dei malati che nel seguire, con il massimo scrupolo, le istruzioni e prescrizioni mediche.· Ormai nei casi di richieste mediche l'opera del Comandante verrà molto agevolata con le istruzioni impartite nel piccolo manuale pratico di carattere medico compilato dal «Centro» e pubblicato dal Ministero delle Comunicazioni, Direzione generale \1arina mercantile. Il « Centro » ha curato inoltre la compilazione di speciali cartelle cliniche dove si trascrivono le notizie riguardanti l'ammalato di bordo, la diagnosi di probabilità farra dal Clinico, la terapia prescritta, il grafico della temperatura, il numero delle pulsazioni; infine il nome, la posizione del piroscafo e il nome del clinico. Con tale cartella l'opera del .consulente verrà agevolata poichè in essa sono raccolti tutti i dati trasmessi per radio riguardanti il caso.


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NOTIZIE

Le documentazioni riportate valgono a provare ampiamente l'efficienza dei servizi del 11 Centro >> e l'opera altamente umanitaria svolta dal corpo s<Jnitario in favore dei marittimi.

Valori.zzazione del patrimonio idrominerale italiano. Da parte delle sezioni tecniche idroclimatologiche provinciali pervengono al Sindacato nazionale dci Medici, assicurazioni circa la più larga partecipazione di medici al I Congresso per la valoriz7.3Zioone del patrimonio idromineralc italiano, per il quale le Sezioni idroclimatoloi:,riche stanno svolgen do la più attiva propaganda al fine di interes~are tutti i medici al problema imposto dal Regime nel piano dell'autarchia nazionale. Si prevede perciò il più largo succes~o di questa prima manifestazione congressistica che, per ragioni organizzative, avrà luogo nei gìomi 22 e 2 3 aprile prossimo, anzichè l"n e 12 febbraio come era stato precedentemente annunziato. Sarà perciò possibile continuare nel modo più attivo e penetrante la propaganda \·erso tutti i medici italiani. Il Congresso avrà luogo nel salone dell'autarchia presso la Mostra Autarchica del Minerale Italiano dove i medici potranno ammirare oltre agli interessanti padiglioni riguardanti le varie attività autarchiche nazionali, anche il padiglione delle acque minerali in cui sono rappresentate tutte le principali stazioni idroclimatologichc italiane che stann o a dimostrare la grandi~ità della ncstra ricchezza idrominerale e la grande im portanza che ad essa deve attribuirsi ai fini della completa realizzazione del piano autar chico impostato e perseguito tenacemente dal Regime Fascista.

La. conferenza di S. E. il prof. Petragnani su « Come si difende la razza •. Nella sede centrale dell'Istituto nazionale di cultura fascista il prof. Pctragnani, Direttore generale della Sa nità pubblic.1, ha tenuto la terza lezione d el Corso di poliLica fasci sta della ra.zza. Ricordato come nella mente del Duce si sia delineato il problema della difesa della razza fin dal primo momento in cui ;:;ssunsc il potere, passa in r~ssc­ gna le numerose pro\'\·idenze attuate per salvaguardare l'integ rità della razza: i centri assisten7.iali , gli ambulatori, i dispensari consultivi, i preventori, le colonie montane c marine. i com·alescenziarii ccc. Mette in evidenza il grande impulso che oggi vien dato alla prevenzione delle m::tlattic, alla diagnosi e alla cura precoce dei morbi sociali, rimuo•:cndo runc le .:ausc ambientali c sociali che ne sono la causa. Particolarmente si wfferma sulle istituzioni che svolgono la loro attività ~l favore della madre, del fanciullo e della gio\·cntù, sulla bonifica integrale e sul risanamento dci centri urbani.

Concorsi. + Per onorare In memoria del prof. Ferdinando Micheli la Presidenza dell'Ente Nazionale di prop:~ga nda per la prevenzione degli infortuni ha deciso la istituzione Jei << Premi Michcli >> per incrementar:: gli studi sulla Medicina Industriale in Italia. P er il 1939 ne sono fissati sei : uno da L. 2000, uno da L. rooo, quattro da L. 500. L 'argomento deve ri guardare la Medicina del b voro, con particolare riferimento alla prevenzione degli infortuni ; dcv·e~scrc inedito, dattilogr:~fato in triplice copia e rim.:sso all'E. 1. P. I. ( Via i\lario Gioda, 2 - Torino), contraddistinto con un motto che dc\'c


NOTIZIE

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essere r~petuto su una busta sigillata contenente nome, cognome e indirizzo dd concorrente. Il concorso scade il 31 luglio 1939 - XVI I. • Presso l'Accademia di storia dell'Arte Sanitaria (Roma, Lungotevere in Sassia. 3) la Fondazione << M. Piccinini >> per le rivendicnioni inedite italiane nel campo delle scienze sanitarie a tutto il secolo X IX ha fissato un premio per l'anno in corso di L. 2.000; la somma è divisibile in due premi di L. 1.000 l'uno. I lavori dovranno es~ere inviati alla Segreteria dell'Accademia, in triplice copia dattiloscritta, contrassegnato da un motto, che sarà riportato su di una busta sigillata, contenente .i l nome del concorrente. Dovranno essere esibiti i certificati, in carta legale, di razza ariana, di cittadinanza italiana e di iscrizione al P. N. F. Il concorso scade il 28 ottobre c. a. • Il Podestà di Rimini bandisce un concorso tra scrittori e studiosi di n<!7.Ìonalità italiana e di razza ariana per ul'l'opera che tratti di ~toria in generale o di storia letteraria con particolare riguardo alla Emilia - Romagna e alla Repubblica di San Marino oppure che illustri la vita e le opere di qualcuno dei grandi uomini nati in yueste reg ioni e nella Repubblica citata. Il concorso prende nome dalla compianta Elide Piccinini madre del Prof. Prassitele Piccinini, tanto benemerito nel campo scientifico c patriottico. Il premio è di L. 5000, derivanti dalla Fondazione attuata in Rimini dallo stesso prof. Piccininì. Per schiarimenti rivolgersi a]Ja Segreteria Generale del Comune di Rimini. Il concorso scade il I 0 aprile p. v.

Missione scientifica in A. O. I. E' partita alla volta dell'Afr ica Orientale Italiana una missione scientifica organiz-

7.ata dalla Mostra T riennale delle terre d'oltremare, con il concorso della Reale Accademia d'Italia, la quale provvederà ad eseguire studi e ricerche a carattere antropologico eroegrafico e naturali ~tico nei territori dell'Impero. La missione è diretta dal prof. Cipriani della R. Università di Firenze.

Corso complementare d' Igiene pratica presso la R. Università di Siena. Si S\'olgcrà dal 1° aprile al 31 maggio 1939- XVII nell'Istituto d'Igiene, con parti-

colare riguardo alla preparazione ai posti di Ufficiale sanitario e di Assistente di labo. ratorio batteriologico in conformità delle vigenti disposizioni di legge. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria della R. U ni vcrsir.,;,

Parto gemellare. Il Policlinico (Sez. Pratica, del 30 gennaio 1939- XVJI) riferisce una noti7.ia che ha fatto molto scalpore in Danimarca. Si t ratta di una donna, che avendo avuto una gràvidanza gemellare, dtnunziò all:1 polizia il_ padre che s'era rifiutato di riconoscernc la paternità. L'accertamento di questa


NOTIZIE

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andò a finire dinanzi al magistrato, che dopo aver compiuto le neces~arie ricerche sul sangue, emise sentenza secondo cui uno solo dei gemelli poteva essere ritenuto figlio del padre, mentre l'altro era da attribuirsi ad altro genitore. Il caso non comune, conclude il Giornale, è possibile, ammettendo che i due gemelli siano stati concepiti da due persone diverse a distanza di brevissimo tempo.

Medici paracadutisti. Una recente disposizione del governo svedese fa obbligo ai sanitari, che prestano servizio nella aeroambulanza, di frequentare un \Orso di paracadutisti. La ragione del provvedimento è da ricercarsi nella necessità che spesso si presenta a tali sanitari di dover portare l'assistenza medica a malati e feriti sperduti in regioni che non permettono l'at· terraggio dell'apparecchio.

Direttore resp071sabi/e: Prof. Dott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. RO~U.,

FEBBRAIO 193 9-XVII - TIP. REGIONALE - CARI.O CATTANEO, 20.


Spedizione in abbonamento postale

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DIREZIONE .KD AM~ ISTRA.ZIONE MUf~SlEBO DELLA GUERR.,.

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MEDICINA MILITARE Cum sanitate <fJirtus in armis

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MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e dà diritto a n. 12 faocicoli. Euo decorre dal l• gennaio al prezzo di L. 32 (eate.ro L. 44); per gli abbonamenti fatti duronte l'anno verranno inviati i numeri arret rati dell'tnno in corso. L'abbona.m~nto si pqa. anticirato. Non disdetto uo mese prima della scadenza. a'intende rieonfermato . ."-Ile librerie nazionali ed tstere è concesso lo sconto del IO ~•• Per i aoJi ufficiali del Corpo Sanitario delle varie Fcrze Armate, in servizio ed in conaedo, il prezzo dell'abbonamento ~ ridotto a L. 24 Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornale di Medicina Militare ed ogli Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo ridotto di L. 40 annue. Un fascicolo CO>ta L. 4, se arretrato L. S (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le a.n nate complote arretratt il prezzo è di L. 48 nd Regno. L. 72 per l'Estero. ll pre:n:o del •upplem.ento =r;l a iornt.le contenente 1 lhtoli di onzianiW del Corpo Sanitario Mi-

litare ~ di L. 8. Non si concedo.n o abbonamenti ;n om.ag)lio. Gli abbonati potnnno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblicazione - i numeri e\'en· tualm_ente smarriti per disguido postale. Tra~cor~o tale termine non si darà couo alla richiesta. St ac~ttano ineerzioni a pagamtnto di carattere pubblicitario compatibili con la natura e col dtcoro del giornale. (Chiedere condizioni e tariffa all'amministraziont).

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SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE RIZZOZERO. Dirn•o\trnion1 climchc PA VO~E. - Note di pr~tica urologip

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LAVORI ORIOINALI L:~ \'alut.lll<>n<' <11 <'1prncicnn da causa d1 'crvl?lo della nell ' l"::·crcttn SPAGNOLETTI. ComportJmento ckll'cmopoies1 nc1 can1 dopo lc>ionc tlcl nuclc1 ciKncd.olic l MILANA. - ~~~ un nuovo metodo b.mt·riolng1Co <1.1 c.tmpo per la ricerca del B. coli ndl ' ac<1ua M:\Rt.:CCI. - Gli aggrc>>l\'1 ch1m1C1 di guerra in ofta lmolug 1.1 (<'011111/tta) PERRIER. - Sulla inah1lttit p>te hica al scn·i zio mtlita rc c rc'l)()n>.tbtlità penale SANTUCCI. Le pcrturb.t zio ni umorali pctsH>pcra toric (<011ti11uaciom: (' jitt~).

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CEFALEE E S I:-.:DRO~IJ DOLOROSE DELLA FACCIA .-l:rn11r unurlgua rspl~tata dull'allt'JI~Jitl 1/oJJa/r dì mpujiu~ 111 """"~ 11011 drpcn11~1111 dCI ub<'.'IOIJ/ IICIJolft

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOU OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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LEZIONI E CONfERENZE ISTITUTO Dl .CLlNlCA DERMOSlFlLOPATlCA DELLA R . UNlVERSlTÀ DI TORINO

DIMOSTRAZIONI CLINICHE agli ufficiali medici del Presidio militare di Torino, tenute dal Direttore prof. Enzo Biuouro, tenente colonnello medico di complemento.

CAso l. - Tricofizia eritemato-squamosa delle parti glabre. - Sull'emitorace destro di un giovane di 20 anni si osserpa una chiazza della grandezza dz una moneta da 20 lire, ben delimitata, di ..colorito rosa, perifericamente ricoperta da squame furfuracee. Al centro della chiazza, la cute è di aspetto pressochè normaie: ciò sta a significare che il processo, mentre si estende alla periferia, regredisce nella zona centrale. La lesione non è pruriginosa. Esclude possa trattarsi di un lupus eritematoso per l'assenza di una netta infiltrazione e di zaffi c&rnei; esclude del pari l'eczema per la mancanza di vescicolazione, r...r'fl··-.~ aoste, prurito e comparsa delle lesioni a gettate subentranti. La diagnosi dt w~ tricofizia delle parti glabre è stata convalidata dal reperto del trichophyton {~11\•· tonsurans, nelle squame. Terapia: applicazioni di iodio metallico, ovvero di ~~ :7>.(-i, acido salicilico al 5 %. 'C!'.:;{;"-.._. · l~

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CAso IL - Lupus eritematoso della faccia . - DomJa di 35 wnni che presenta alla regione zigomatica destra 3 chiazze eritematose della grandezza di una monet.1 da 1 lira, leggermente rilevate sulla cute circostante, con una zona centrale nella quale è evidente l'atrofia cicatt'iziale. In corrispondenza della chiazza eritematosa, gli sbocchi dei follicoli piloscbacei sono notevolmente dilatati ed in parte riempiti di zaffi cornei: si tratta di lesioni di lupus eritematoso. Alla radice del naso una cicatrice di forma ovalare, della grandezza della moneta da 2 soldi, che presumibilmente rappresenta la sede di una lesione pregressa. Occorre cautela nella prognosi, perchè spessissimo queste lesÌO?li possono recidivare. Terapia: applicazioni locali di neve carbonica; sali d'oro e bismuto per via ipodermica, sorvegliando le orine. CAso III. - Eczema seborroico e psoriasi. - Il paziente presenta sullo sterno tma dermatosi costituita da minuscole papule di colore roseo, ricoperte da squame giallastre, untuose al tatto: alcune isolate, altre confluenti e in parte in uia di regressione. La sede e la lesione elementare portano facilmente alla diagnosi di eczema seborroico (dermatosi medio-toracica figurata di Brocq ) . Inoltre nello stesso paziente si notano altre chiazze tipiche di psoriasi nettamente delimitate, ricoperte da Jquame micacee, localizzate ai gomiti ~d

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DIMOSTRAZIONI CLII'\ICHE

alle ginocchia. Le squame dopo il grattamento assumono un aspetto argenteo c mettono in evidenza, dopo la !O'ro completa asportazione, una membrana

lucida, asportando la quale si osservano emorragie puntiformi (membrana di Bulkley e segno di Auspitz ). Si tratta quindi di una associazione di eczema seborroico e di psoriasi. CAso IV. - Pityriasis rosea di Gilbert. - Vietze presentata una paziente co11 lesioni eritemato-squamose della grandezza di una moneta da 5 cetzt., estese a tutto il torace ed all'addome. La dermatosi ricorda, per il colorito e la grandezza, la roseo/a luetica recidivante, dalla quale però si differenzia 11ettamente, per la fine desquamazione e pel colorito roseo più 11ivo; in questa dermatosi esiste inoltre un leggero rilievo delle chiazze sulla cute circostante, ed il loro colorito non è uniforme, inquantochè assumono una tinta giallastra, nella zona cemrale, rosea alla periferia. Questi dati orimtano verso la dia gnosi di pityriasis rosea di Gilbert. Guarigione in media in 3 settimane; rare le recidive. Terapia: zolfo, acido saliciJico; allontatzare gli indumenti di lana dal contatto con la pelle. CAso V. - H~rpes zoster. - Lesiotli vescicolose a drsposizione lineare, esclusivamente localizzate sulla metà destra del viso e del cuoio capelluto. Dall'anamnesi ris.ulta che l'insorgenza della dermatosi, è stata preceduta da dolore, vivo senso di prurito e bruciore. l dati anamnestici, la disposizione lineare delle lesioni, la localizzazione esclusivamente emilaterale ed i sintomi soggettivi, ci orientano perso la diagnosi di Herpes zoster, dermatosi la cui patogenesi, va ricercata in lesioni dei gangli intervertebrali. Terapia: raggi ultravioletti, bleu di metilene, tripaflavina, neurovaccino, salicilato di sodio . CAso VI. - Leucoderma luetico. - La paziente contagiata ài sifilid~ cù·ca un anno fa, si (: curata saltuariamente ed insufficientemente; ora pn:senta localizzate al collo ed ùz special modo, nelle regioni laterali e dorsale, chiazze acromiche di grandezza varia, da tm grano di miglio ad una lenticchia, che risaltano sul fo11do ipercromico circostante. l raggi ultravioletti non sono in grado di pigmentare queste chiazze acr<Jmiche le quali, se irradiate, risaltano maggiormente per la iperpigmentazione della pelle circostante. CAso VII. - Forma atipica di poroadenite (malattia di Nicolas e Favre). - Sei anni fa la paziente ebbe un ascesso alla natica destra, diagnosticato di natura tubercolare, ed in seguito ritenuto ma11ifestazione luetica. Alla regio11e sacra/e, glutca e sulla faccia posteriore della coscia si osservano numerose fistole di varia grandezza, intercomu1licanti, di cui una sorpassa la barriera ossea del sacro e si estende .rulla faccia anteriore dell'osso. Esiste stenosi retta/e.


DIMOSTRAZIONI CLL"'JCHE

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Tutte le indagini sono risultate tJegative, all'infuori della reazione di Frei che è intensamente positiva e della dimostrata attività atJtigenica per parte del liquido gemente dai tragitti fistolosi. Il virus passa dalla lesione primitiva (collo dell'utero) alle ghiandole iliache profonde, dando perimetrite o peri· ;a/pingite, ma può interessare anche tutto il retto: ne deriva sclerosi con retra-::;Jone dei tessuti. La circolazione linfatica è ostacolata e si forma elefantiasi, cl1e può raggiungere un alto grado. Capitano medico ADOLFO FRANCIA.


OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

NOTE DI PRATICA UROLOGICA Riassunto <.lella conferenza del prof. Michele Pavone, inc:~ric:uo ùi

Urologia presso la R. Università ùi Palermo.

L'O. riferisce su di alcune sindromi poco note o a volte erroneameute interpretate in pratica urologica e sulle quali richiama L'attenziotJe, data la loro 11otevole frequen za . Accemra così alla sindr(}me ossalurica, che dà una triade sintomatologica urinaria caratterùtica: ematuria, coliche renali, spasmo vescicale. Essa, in assenza di altri elementi radiologici e clinici .e d in pre.renza di criJtalli di ossalato di calcio nelle urine, indirizza verso la diagnosi. T ratta della sindrome azotemica ipocloruremica. o malattia post-operatoria, così impressionante nella sua sintomatologia m·emica, peritonitica, cardiaca e che, sconosciuta dapprima, conduceva fatalmeute alla morte il paziente. Oggi elle invece, mercè la ricerca del tasso cloruremico, è stata rischiarata l'etiopatogenesi della sindrome, ci si indirizza verso una terapia reclorurante che, precocemente ùtitttita e regoiarmente condotta, riesce a salvare l'CTmmalato. Fra le smdromi uremiche, o meglio s.uburemiche, poco note, descrive la dispepsia urinaria, la mi denominazione sola basta ad indicame la sintomatologia e che spe.rso è l'indice più precoce di una affezione urinaria sul tipo della ritenzione di urina, specialmente da ipertrofia prostatica, o di una nefrite azotemica iniz iale latente, o di una i11sufficienza renale cronica. Un'altra sindrome poco nota è la lombaggiue uremica, eire spe.1so si accompagna pure ai di.rturbi d'insufficienza renate e che deve essere conosciuta, al fine di istituire una adatta terapia. Terapia che in queste forme suburemiche è causale e 11on sintomatica. L'O. ricorda ancora la sindrome ceco-appendicolare e riferisce su numemsi casi di pazie11ti già operati di appendicite e nei quali la persistenza de 1 dùturbi richiamò l'atten zione sulle vie urinarie. Fu coJÌ possibile procedere ad un intervento sui reni ( peJSÌa, nefrotomia, ccc.) eire fece cessare tutti i disturbi. Dallo studio di questi casi l'O. conclude affermando la necessità di proc·edere ad esami urologici completi, prima di eseguire una appendicectomia per dùturbi appendicolari, specialme11te cronici. non perfettamente definibili.


LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE DI NOVA RA

LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO DELLA TUBERCOLOSI NELL'ESERCITO Dott. Antonino Panagla, tenente colonnello medico, direttore.

Premesse introduttive. L 'argomento non è certo di quelli che si prestano non dico a scoprire, ma nemmeno a dire cose nuove; su di esso si è scritto e discusso, e superfluo quindi dovrebbe sembrare il parlarne ancora. Mi sono indotto però a trattarlo per la grande diversità dei pareri che vedo pur sempre espressi in proposito oltre che da parte dei medici civili anche da parte dei medici militari, specialmente giovani, e per gli argomenti, alle volte molto semplicisti, su cui le deduzioni medico -legali vengono basate. Ritengo che, acciocchè il giudizio di dipendenza o meno da causa di servizio militare di una malattia tubercolare venga dato serenamente, senza inutili fiscalismi ma anche senza falsi sentimentalismi, sia necessario che esso poggi in modo esclusivo, e sopratutto obbiettivo, su quanto le attuali cognizioni scientifiche ci dànno come accertato in tema di malattia tubercolare e quindi che, per venire a conclusioni quanto più possibile improntate a rigorosa esattezza, sia bene ed utile studiare metodicamente prima quale è il concetto attuale della tubercolosi nell'adulto e quali le cause che favoriscono più o meno il suo risveglio ed il suo sviluppo; vedere dopo in qual modo e misura possono le condizioni diver~e della vita militare contribuire al suddetw risveglio; venire infine, dalla disamina comparativa dei due gruppi di fattori sopradetti, alle conclusioni atte ad accertare e stabilire in quali circostanze una malattia tubercolare possa e debba considerarsi dipendente da causa di servizio, in base alle disposizioni regolamentari in materia vigenti. Beninteso che io mi voglio riferire al servizio militare ordinario, con esclusione quindi del servizio di guerra, per il quale diversa rimane la valutazione, giacchè allora, per quel che si nora è srato sempre sancito, anche l 'aggravamento di stato morboso preesistente porta al giudizio di completa dipendenza dal servizio ed altri fattori importanti entrano in giuoco che debbono essere presi in considerazione.


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LA

VALUTAZIO~E

DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

Concdto etiopatogendico attuale della tbc. nell'adulto. Infezione e rdnfezione - Stato allergico - Importanza dd terreno organico. <t La concezione che la scienza si fa oggigiorno della tbc. è molto diffe-

rente da quella che regnava poco tempo fa: essa è stata profondamente rimaneggiata in questi ultimi anni per la scoperta di un certo numero di fatti che hanno contemporaneamente ampliato il dominio della malattia e chiarito il concetto generale della sua evoluzione nell'uomo >J (L. Bernard). Per molto tempo, e fino ad epoca relativamente recente, si è creduto che la tubercolosi fosse una malattia a prevalente sviluppo nell'adulto. Invece la diagnosi di una tbc. iniziale nell'adulto, in linea generale, non è più nemmeno posta in discussione, perchè nell'adulto un processo iniziale di tbc. non si manifesta, tranne che in rarissimi casi; si manifesta di regola invece nel bambino, ed ormai si è giunti alla dimostrazione che la tbc. è una malattia dell'infanzia e che durante questo periodo della vita quasi la totalità degli individui subisce una tubercolizzazione (infezione tubercolare di prima inoculazione), se non soccombe alla quale conserva delle lesioni, incompletamente cicatrizzate, sempre pronte ad un risveglio più o meno subdolo o rumoroso. E conseguentemente si ritiene che la tbc. dei giovani e, specialmente, degli adulti altro non rappresenti, nella grande maggioranza dei casi, e, se non esclusivamente, almeno in massima parte, che una autoinfezione dovuta a germi rimasti ignorati durante il precedente periodo di vita. Nella infezione tubercolare di prima inoculaz.ione dell'infanzia se questa è grave e se l'organismo attaccato non ha sufficienti mezzi di reazione e di resistenza per superar~ vittoriosamente la lotta si può avere la generalizzazione della infezione, l 'adenopatia caseosa massi va, e quindi la morte ; se benigna, e se l'organismo ha sufficienti mezzi di resistenza, si può avere una adenopatia che guarisce con un processo di sclerosi o di calcificazione, oppure un accantonamento, per così dir<:, della infezione nei gangli mediastinici. « In quest' ultimo caso essa può dare luogo a qualche manifestazione patologica: sono le diverse espressioni cliniche della tbc. dell'infanzia, proprie di questa età, che terminano con la guarigione, almeno apparente, dopo la quale l'infezione bacillare non si rende più manifesta che con una cutireazione positiva, le lesioni rimanendo in avvenire nascoste, silenziose. In altri casi infine esse mantengono durante tutta la loro evoluzione una latenza completa, ed è ancora la cutireazione a rivelare l 'infezione bacillare completamente dissi mulata. Così si spiega come dei soggetti bacillizzati conservano tutte le apparenze della perfetta salute n (L. Bcrnard). Tale profonda modificazione delle idee già prima dominanti circa la patogenesi della malattia tubercolare in genere, e della tubercolosi polmonare in ispecie, si è manifestata in questi ultimi anni per i risultati di molte e diligenti autopsie, per le indagi ni radiologiche, e per le reazioni alla tubercolina;


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le statistiche delle tubercolina -reazioni, in particolare quella di Naegeli, ci dicono quasi concordemente che queste sono in modo costante (95 ·:~ almeno)

positive nell'adulto, ciò che sta a dire che ogni adulto, o poco ci .manca, è tubercolizzato. Il Citron giunge fino ad affermare con sicurezza che non esiste individuo il quale non abbia subÌto l'infezione tbc. nel senso che nel suo organismo non sia penetrato i] b. di Koch. E le stesse indagini soprac-. cennate ci dicono pure che « la tubercolosi non esiste nei primi tre mesi di vita e che, per conseguenza, essa è il risultato di una inoculazione per contagio diretto dopo la nascita .. ... è una m alattia delrinfanzia, si prende dopo la nascita, e, se il bambino tubercolizzato sopravvive alla prima inoculazione, conserva un impregnamento particolare, che lo immunizza parzialmente nel medesimo tempo che lo sensibilizza )> (E . Sergent). Ed allora, in tali condizioni, dobbiamo renderei ragione del perchè la quasi totalità degli individui non è costituita da tubercolotici, come potrebbe apparire da quanto sopra è stato esposto. Come può cioè venire intesa la tbc. d eli 'adulto ? Giacchè, se è stato dimostrato che la quasi totalità degli uomini ha subito nell'infanzia il contagio tbc., è pur vero ed evidente che essi non sono per tanto tutti ammalati di tbc. Questo paradosso apparente viene spiegato con due fatti principali: la latenza di un gran numero di lesioni tbc., l'importanza e la fisionomia speciale delle reinfezioni. Superata l'infezione Ji prima inoculazione subita nella infanzia si rimane tubercolizzati, immu-

nizzati e nel medesimo tempo sensibilizzati nei riguardi della tbc.; ed effet!ivamente la grande maggioranza dell'umanità alberga un focolaio di infezione tbc., ma non è preda della malattia tubercolare. L'infezione in genere non è af1cora la malattia, e noi sappiamo come il nostro organismo possa anche albergare i germi delle più svariate malattie senza che alcuna manifestazione morbosa in esso si produca, e ciò fintanto che il nostro organismo stesso si trova in condizioni di resistenza normali, da poter vittoriosamente lottare contro il germe infettivo invasore. Se queste normali condizioni di resistenza vengono meno allora solo si esplica l'azione patogena dei batteri, r'roducendo le diverse manifestazioni morbose di maggiore o minore entità, c sempre in relazione al terreno organico, sopratutto, su cui l'infezione agisce. ln altri termini: « non è la presenza inoperosa di un qualsiasi ospite nel corpo animale che costituisce la malattia; sono le reazioni provocate da quello; sono atti fisico -chimici, che nell'animale sano non esistevano o non erano nella stessa misura: per questo noi li diciamo anormali. Segnano essi il primissimo inizio di una catena, che costituisce il processo morboso )l (A. Murri). Nel caso speciale della tbc. poi, come si è detto, l'organismo attaccato si trova già in uno stato umorale particolare di immunizzazione e sensibilizzazione ad un tempo, cosidetto di allergia. Ora per questo stato allergko, di condizione incerta, e per il quale sinora non abbjamo mezzi sicuri di valutazione, gli individui che hanno vittoriosamente resistito alla infezione di prima inoculazione possono trascorrere discretamente, ed anche


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bene, la loro esistenza. Ma è facilmente comprensibile come, per la sua

stessa natura, lo stato allergico, costituendo in fondo come una specie di equilibrio fra i due stati opposti di ipersensibilità e di resistenza, sia destinato a variare, potendosi prodmre la rottura dell'equilibrio stesso; e ciò in dipendenza di svariate cause, anergizzanti, facilissime a verificarsi: nuove invasioni bacillari dall'interno o dall'esterno, che possono esplicarsi con reintezioni massive gravi e conseguente rottura brusca dell'equilibrio stesso, oppure con reinfezioni piccole ma continue, addizionali, ed allora più lentamente avviene la rottura dell'equilibrio; cause debilitanti dell'organismo c conseguente diminuzione ddla resistenza individuale, che possono essere o congenite oppure accidentali acquisite. Insomma la tbc. dell'adulto può considerarsi come un risveglio, una specie di riattivazione di focolai della malattia assopita dall'infanzia; oppure come una reinfezione di un organismo già parzialmente immunizzato: e le condizioni etiologiche che a ciò presiedono sono legate da un lato alle predisposizioni umorali del terreno, e dall'altro alle circostanze occasionali che a queste ultime permettono dì esercitarsi. Devesi quindi ritenere essere

lo sviluppo della malattia tbc. legato al gndo di resistenza che l'organi!.mo è capace ,dj opporre al batterio patogeno, il quale, se può anche per lungo tempo restare circoscritto ed occulto e non dare alcun segno di sè, dilaga però nello organismo appena la resistenza vien meno; aggiungasi inoltre che questa secondaria diffusione avviene di preferenza in tessuti che presentano cause di più facile attecchi mento per il b. di Koch, e fra questi tessuti il parcnchima poi monare occup<l ;;~rtamente, nelle reinfezioni, il primo posto. La reinfezione può avere origine dall'esterno (reinfezione eterogena per

reinoculazione) o dal di dentro (reinfezione autogena per riattivazione dei focolai inattivi rappresentati dai cosidetti tuhercoli di guarigione, stimmate indelebili, silenziose pur conservando la loro virulenza, residuatc alla tbc. contratta durante l'infanzia) con ripetute infezioni addizionali, più facilmente che con infezioni massive uniche (molto rare e quasi sempre acciuentali, fY-r imprudenza di manipolazione in laboratorio. o in anfiteatro nel corso di una autopsia). « La questione della frequenza delle reinfezioni endogene nspetto alle esogene è ancora uiscussa. Alcuni propendono per la pre-

valenza delle endogene, molti invece per le esogene (aerogene); ad altri infine pare sia giusto ritenere che nei bambini e nei soggetti più giovani siano più facili le endogene, neglt adulti le esogene>> (A. Capogrossi). Nella patogenesi della tbc., deve quindi pcnsarsi, due fattori vengono a combinare la ioro azione: l'agente patogeno ed il terreno organico su cui esso agisce. La tbc. dell 'adulto è insomma data dall 'azione contemporanea della reinfezione e dell'indebolimento della resistenza del terreno, e- quindi delle cause che producono l'una ~ l'altro. E' certo che senza bacilli non esistono tubercoli;

ma è certo anche che, mantenendosi l'equilibrio d·i resistenz:t del terreno organico, lo stato umorale allergico, non vi ha evoluzione tbc., la quale si


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verifica ad ogni decadimento del terreno, ad ogni rottura dell'cqml ibrio. « Perchè una malattia tbc. nasca e si svolga non basta la presenza del B.T.B., ma è necessario il concorso del terreno organico. Se questo è in grado di sviluppare sufficienti energie difensive, malattia non si avrà. Questa proposizione è la conseguenza necessaria dì quanto sì è detto ... sulla difesa dell'organismo, che diviene arbitro dell'insorgenza o no di una malattia tbc ., perchè, per quanto il bacillo sia penetrato nd mezzo organico, può viverci innocuo. çosì il terreno organico assume la preponderanza che deve avere; fatto intuito meravigliosamente da Baccelli, quando disse che il B.T.B. è l 'esponente della malattia tbc., non la malattia, e giustamente valutato dalla Scuola di Padova che, prima per la bocca del compianto De Giovanni, poscia per quella di Viola, rivendicò la parte che nella genesi delle malattie tbc. spetta al terreno organico. Per intanto ia formula tanto cara ai batteriologi: bacillo ergo malattia tubercolare, cade; formula che fu uno dei tanti errori derivati dalraver voluto imperniare sulle cavie tutto il problema tubercolare. Dai fatti che ci portano a tali conclusioni è uscita una forma clinica nuova : la infezione tubercolare senza malattie tubercolari ..... » (E. Maraglìano). A conclusione generale di tutto quanto sopra è stato detto sulla patogenesì delle malattie tbc. noi dobbiamo ritenere che esse sono legate alla misura di resistenza che il terreno organico, e per esso l'organismo infetto, ~ capace di sviluppare ed opporre. Se detta resistenza è sufficiente il B.T.B., penetrato n eli' organismo, può restarvi ignorato, innocuo e circoscritto per lungo tempo ed anche per tutta la vita; ma appena la resistenza vien meno, appena l 'attività biologica d eli 'organismo non è più capace di esercitare la .<:ua azione di difesa contro il bacillo medesimo, si rompe i'equilibrio e l'infezione bacillare comincia a produrre i suoi effetti morbosi, per dilagare fino alle forme più gravi a decorso rapidissimo e letale. Perchè nella lotta fra il B.T.B. ed il terreno l'organismo può resistere fino ad un certo punto a tutte le svariate cause che possono menomarlo ed indebolirlo, come pure ad eventuali nuove infezioni; ma poi sopravviene la malattia. Ed il polimorfismo ;.natomo- clinico della tbc. noi non possiamo spiegarcelo che con la molteplicità dei modi di combinazione e di associazione dei due fattori: B.T.B. e te rreno organico; essi combinandosi dànno le diverse gradazioni del modo di evolvere della malattia. E così pure le variazioni di resistenza del terreno organico da un lato e le eventuali nuove invasioni bacillari dell'altro, di fronte allo stato allergico, ci dànno ragione della tbc. nell 'adulto con le sue esacerbazioni e remissioni, sospensioni e riprese del male. c< Le malattie tbc. procedono a tappe, hanno periodi di silenzio e periodi di attività : silenzio quando la difesa organica neutralizza l'azione del bacillo e dei suoi veleni. attività quando per qualsiasi ragione diminuendo la resistenza organica l'agente infettante prende il sopravvento . . ... Si hanno periodi durante i quali la malattia permane nell0 stato di latenza, perchè, per quanto il tes· suto in cui il bacillo è penetrato non sia riuscito a distruggerlo, pure i poteri


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difensivi sono così elevati che non riesce a dilagare. A q uesti succedono altri periodi in cui le energie òifensive si attenuano, i focolai morbosi si estendono e si amplificano, seguiti poi da una nuova sosta dinanzi allo sviluppo di nuove energi.e reattive. E così via via, e gli iRtervalli fra una tappa e l 'altra ~ono di varia lunghezza e talora pure avviene che la sosta si prolunga indefinitamente; i fatti locali si riparano, le condizioni generali si reintegrano, e si ha quella che viene denominata guarigione clinica, nella quale non si hanno più fatti morbosi attivi locali e le condizioni generali assumono le note di una perfetta sanità. Questa fase ha per equivalente il crearsi di uno stato di equilibrio nell'organismo, durante il quale la difesa è superiore all'offesa e la sovrasta. Se per qualsiasi ragione l'equilibrio si rompe, i fatti attivi si riaffacciano ed il morbo riprende il suo corso >> (E. Maragliano).

Cause generali di rottura dell'equilibrio allergico e di insorgenza della malattia tbc. Messa in evidenza la grand issima importanza che per lo sviluppo della tbc. nell 'adulto ha il terreno organico c la resistenza maggiore o minore che esso può opporre alla invasione della infezione tbc. (concetto che ho voluto bene ribadire anche a costo di ripetermi, dato il valore che esso è destinato ad assumere per il giudizio che ci interessa) dobbiamo ora passare in rassegna tutte le cause capaci di menomare la resistenza dell'organismo soggetto alla invasione, provocando quindi la m alattia tbc. Abbiamo visto precedentemente come le condizioni patogenetiche che presiedono allo sviluppo della tbc. dell'adulto, nel senso dianzi sviluppato, sono legate da un lato alle predisposizioni umorali del terreno e dall'altro ~1 1le circostanze occasionali che permettono a queste ultime di esercitarsi. Fra le predisposizioni umorali va innanzi tutto presa in considerazione quella specifica, lo staw di impregnazione bacillare o stato allergico, già esaurientemente messo in evidenza. Ma un largo posto deve farsi anche a Lerte attitudini biochimiche del terreno organico, che sono in modo speciale adatte a favorire lo sviluppo del b. di Koch, quali la d emineralizzazione generale, come ebbe a dimostrare Robin, e più particolarmente la decalcificazione, sulla quale ebber.o ad insistere il F errier prima e poi Sergent ed nltri, senza per altro entrare in m ~rito, a questo riguardo, circa le discussioni che negl i ultimi anni si sono impegnate sulle mod::tlità d'azione del calcio. Un posto notevole va pure dato, tra le predisposizioni umorali, agli stati d i ipocolestcrinemia ed a quelli di perturbazioni endocrine, specialmente di ipertiroid ismo o intervenendo sul metabolismo del calcio e sulla fi ssazione dello stesso (adrenalina). Le circostanze occasionali possono essere raggruppate in due categorie, d i cu i l 'una comprende le cause che favoriscono il contagio e conseguen te-


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mente la reinoculazione; l'altra, di gran lunga più vasta, comprende le cause che agiscono preparando il terreno col diminuirne la resistenza. Ritengo questo secondo gruppo di cause più importante del primo, giacchè effettivamente, potendo le reinfezioni essere di origine endogena ed esogena, la rliminuita resistenza del terreno, essendo quella che favorisce e determina le !>rime, finisce col giuocare la parte preponder:mte. Le cause che favoriscono le reinfezioni esogene (per contagio) possono provocare o una reinoculazione massiua, oppure delle reinoculazioni successiue, addizio11ali. La reinoculazione massiva è molto rara e quasi unicamente accidentale: si può verificare, come già detto, per una imprudenza di manipolazione di laboratorio, nel corso di una dissezione in sala anatomica. Le reinoculazioni successive, addizionali sono invece più diffuse. In prima linea, in questo gruppo, vengono le reinfezioni per contagio di origine familiare: sono quelle le cui conseguenze hanno per tanto tempo dato parvenza di verità accertata alla teoria dell'ereditarietà, mentre oggi tutti i fatti clinici e sperimentali ci dicono che la trasmissione per contagio è la causa unica, esclusiva della malattia tbc. Va detto incidentalmente, a questo proposito, come allo stato attuale il fatto che forme filtrabili del b. di Koch, passando per la placenta, siano capaci di riprendere dopo qualche mese la morfologia ed i caratteri normali del B. T. B. non è oggi considerato da quasi tutti gli AA. che come una suggestiva ipotesi, la quale abbisogna ancora di controlli sia sperimentali che clinici. Forse si è più proclivi ad ammettere una ereditarietà del terreno, una predisposizione del terreno alla tbc., così come si ammette l'ipotesi di una specie di vaccinazione per i nati da tubercolotici, vaccinazione essa pure ereditaria e fondata sulla trasmis~ione del terreno. Altra categoria di persone soggette a reinfettarsi quotidianamente è costituita da infermieri e dal personale ospedaliero, in genere, addetto ai reparti e luoghi di cura per tubercolotici. E, per quanto sia dimostrato che il B. T. B. sotto l'azione della luce diffusa non conservi a lungo la sua virulenza, bisogna prendere in considerazione nei riguardi della reinfezione tbc. esogena la parte che per essa possono ;~vere i locali, gli alloggi, le agglomerazioni contaminate. Ed infine bisogna pensare anche al contagio che può realizzarsi tra gli animali domestici e l'uomo ed a quello, abbastanza discusso, attraverso il latte proveniente da vacca tubercolosa di cui si usi per l'alimentazione d1 una famiglia. Tutte queste reinoculazioni successive, addizionali, agiscono in fondo anch'esse minando la resistenza dell'organismo, come può fare" qualsiasi altra infezione, ad andamento sia acuto che cronico; ma di ciò diremo subito appresso, passando in ~assegna le circostanze occasionati che preparano alla malattia il terreno organico, diminuendone la resistenza. Queste che, beninteso, agiscono sempre o favorendo l'attecchimento di una tbc. reinoculata per via esogena, o riattivando antichi focolai per decalcificazione degli stessi e conseguente messa in libertà di nidi bacillari ancora virulenti, od anche per l'azione combinata dell'una


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e dell'altra delle due modalità sopradette, possono essere in dipendenza a svariate cause. Volendo tentare un raggruppamento di dette cause possiamo attenerci a quello adottato dal Sergent, il quale le mette in dipendenza da una parte a condizioni fisiologiche inerenti alle differenti età (con la grandissima importanza che al riguardo prende il sistema endocrino- vegetarivo per le modificazioni profonde, ad esso legate, sia del metabolismo generale d eli 'organismo sia dell'equilibrio fisico- chimico dei nostri umori), alla igiene generale ed alimentare; e dall'altra a condizioni patologiche ~rea te da malattie intercorrenti. Per le diverse età, e per il sesso, il periodo più pericoloso è rappresentato certamente dalla pubertà, specialmente nelle donne, nelle quali 3opravvengono quegli stati di clorosi, che fortunatamente si vanno facendo abbastanza rari, nei quali molto faci lmente può impiantarsi la malat6a tbc.; nei maschi per l'onanismo, con tutte le sue gravi conseguenze fisiche e psichiche; nelle une e negli altri per la insufficienza di esercizi fisici e di .terazione, per gli srudi ed i conseguenti esami, con le fatiche, veglie prolungate e preoc<upazioni morali che li accompagnano. Nella giovinezza e nell 'età adulta graverà lo strapazzo imposto da un lavoro eccessivo, o condizioni speciali di lavoro; nella vecchiaia la mancanza generale di resistenza organica. E ' ce:to però che man mano che· cre5cono ·gli :mni si accresce il numero delle tbc. che vegetano in modo latente nell'organismo senza provocare alcuna turba morbosa; e le statistiche stanno ad indicar ci che la giovinezza è quella nella quale più facilmente si verificano le cause é:i debilitamento che possono condurre alla malattia tbc. Cause di igiene generale che possono diminuire la resistenza organica troviamo in una aerai:Ìone insufficiente delle abitazioni , di scuole, di laboratori e stabilimenti; come pure in una deficiente pulizia ed in una non appropriata ripartizione Jelle ore di lavoro nelle diverse industrie; di igiene alimentare in una al imentazione insufficiente, mal regolata, demineralizzante. Non meno vasto è il campo delle condizioni patologiche che possono essere causa di minorata resistenza organica. E' c-erto intanto che ogni infezione è sempre un colpo portato alla resistenza dell'organismo, il quale deve mettere in opera tutte le sue energie di reazione per vincere l'i nfezione stessa, a detrimento quindi di C]Uell'cqui.l ibrio costituito dallo stato allergico tbc. E così focolai tb(. latenti, prima non diagnosticabili, diventano manifesti dopo l'influenza, ed in tanti individui si osservano spesso infezioni tbc. recenti, ed anche forme di pneumonite tbc. a decorso acuto, mentre prima erano stati apparentemt"nte 5ani; numerose autopsie rivelarono poi nei polmoni la pre~enza contemporanea della lesione antica sclerotica e delia pncumonite ca~eosa recente. E casi di tbc. sono descritti i quali seguirono ad infezione tifica ed anche a vaccinazione antitifica, ad infezione malarica o sifllitica, a tosse convulsiva; a morbillo, scarlattina od altre piressic dell'infanzia in genere; aJ intossicazione da piombo; che si mani-


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festarono in alcoolizzati, artritici, diabetici (il diabete, infatti, è una malat_tia particolarmente demineralizzante; e la glicemia, d 'altra parte, offre al b. Koch un mezzo in special modo favorevole alla sua germin:tzione), ed infine in seguito a certe enteriti tenaci per le abbondanti spoliazioni calcaree che apportano.

Il servizio militare quale fattore di sviluppo delle malattie tubercolari. Considerazioni e valutazione medico-legale. Dato questo rapido sguardo generale alle cause che possono menomare la resistenza dell'organismo, favorendo lo sviluppo della malattia tbc., prendiamo in esame, sotto tale medesimo aspetto, la vita militare, e vediamo quali sono le cause di tubercolizzazione che per la stessa e durante la stessa possono verificarsi, in quali condizioni alla stessa legate insomma una malattia tbc. può venir considerata come dipendente da causa di servizio in base alle disposizioni generali vigenti in proposito. Sappiamo che, in base a dette disposizioni, perchè una lesione o infermità sia dichiarata dipendente da causa di servizio bisogna che risulti in modo indubbio che essa derivi u unicamente, direttamente ed immediatam ente dal fatto di servizio allegato >>; concetto questo che esclude quindi quello di concausa e parrebbe legarci invece a quello di causalità univoca. Ma, come fanno giustamente osservare Giarrusso, Viola ed altri AA., nessuna malattia potrebbe inquadrarsi nei termini previsti dalla Legge per essere dichiarata dipendente da causa di servizio, se noi volessimo valutare ed applicare le disposizioni legali attenendoci ad esse con una interpretazione strettamente letterale. Le leggi, in genere, non possono e non debbono essere applicate basandosi sopra una rigida e schcmatica valutazione di vocaboli, ma si deve guardare al fine cui esse mirano, vagliando caso per caso tutte le circostanze che meglio possono mettere in evidenza lo svolgimento vero dei fatti ai fini di giustizia che ci proponiamo di raggiungere . In proposito dice il Borri: « In ogni aspetto di lesività la obiettivazione diagnostica e la ricostruzione etiologica integrano, nella individualità clinica che è sott'occhio, l'azione ed il prodotto, la causa e l'effetto. L 'entità patologica è l'esponente di un dato determinismo: e così designiamo la lesione chimica, e via dicendo. La identificazione causale riesce per tanto agevole, perchè trattasi, in tutti questi casi, di attività aggressive le quali sono assolutamente estranee alla normale vicenda della vitalità organica. Si tratta di categorie eterogenee a quello che è lo svolgimento della vita vegetativa e della vita di relazione ». Nel caso speciale quindi a noi è necessario poter dimostrare la sicura esistenza di un ne~o tra la malattia e l'evento di servizio cui essa vuole essere attribuita, insomma solamente è necessario cc indagare i termini logici


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secondo i quali si concrçta _un rapporto effettivo di -causalità » (Borri). Concetto questo che s'impone addirittura nel caso delle malattie tubercolari; nelle quali, se è vero che l 'infezione, come già abbiamo visto, esiste quasi sempre latente, in potenza ma innocua, nel nos~ro organismo, maggiormente è vero che essa non entra in azione, non produce la malattia tubercolare, se altri fattori, altre cause assolutamente necessarie non sopravvengono, e precisamente tutte quelle tali cause anergizzanti alle quali abbiamo sommariamente fatto cenno. Cause anergizzanti, in tali condizioni, alle quali, appunto perchè dimostrate necessarie, non si può più attribuire il valore di una qualsiasi concausa, ma bensì il valore di causa efficiente nel pieno significato voluto dalle disposizioni di Legge, avendo esse importanza preponderante nel sopravvenire dello stato patologico, di malattia tbc. E' oggi la vita militare per sè stessa, sono cioè le normali fatiche del servizio militare cause anergizzanti, idonee ed efficienti quindi al prod ursi di una malattia tbc.? Bisogna innanzt tutto, per rispondere a t;tle quesito, tenere presente che la tbc. è una malattia sociale, che la sua diffusione e propagazione è sempre avvenuta e (per quanto con andamento regressivo grazie a tutte le provvidenze dal Regime adottate) seguita ad avvenire nello svolgersi della vita ordinaria degli individui; così pure che, come con ragione dice Viola in linea generica in tema di causalità lesiva, << il rischio di servizio del tempo di pace rare volte è più grave del rischio generico comune alla popolazione civile ». Si tratta quindi di stabilire se per l'individuo, chiamato agli obblighi del servizio militare, le comuni cause di .sviluppo della malattia tbc. aumentano tanto, sia dal lato quantitativo che da quello qualitativo, da farlo passare dalla condizione di rischio generico a quella di rischio spe. cifico, creando in modo evidente una vulnerabilità specifica dovuta al tenore di vita ed alle condizioni di ambiente per la quale «_l'occasionalismo del iavoro può assurgere a quel valore di occasione- causalità il quale concreta la correlazione con la pericolosità del lavoro e consacra il rapporto giuridico onde si giustifica il risarcimento del danno >> (Borri). Inspirandoci a tali concetti io ritengo di potere con tranquilla coscienza ed in linea di massima rispondere negativamente al quesito postoci. Infatti a me non sembra che la vita militare per sè stessa, con le normali fatiche del servizio militare (sempre beninteso riferendoci esclusivamente all'Esercito) possa essere considerata come causa anergizzante, efficiente cioè al risveglio della malattia tbc., apportando una diminuzione della resistenza organica del! 'individuo. Basta pensare a tutte le provvidenze attuate per mettere e tenere nelle migliori condizioni di ambiente e di vita coloro che sono chiamati a compiere il più sacrosanto dovere verso la Patria (quali, per non dire che delle principali, l'istruzione premilitare che da una parte continua il lavoro di preparazion~ fisica e morale già iniziato dall'O. N . B. e dall'altra permette che l'addestramento militare si compia in modo piuttosto piano, e


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piacevole anche, facendo di esso gran parte l'esercizio ginnastico ali 'aria apert:l, sempre che le condizioni atmosferiche lo permettano, con tutti i suoi evidenti vantaggi; l'aerazione delle caserme e )e rigorose norme di pulizia e di igiene con cui esse vengono tenute; l'alimentazione del soldato curata e vigilata in modo che da un lato sia a lui gradita e gli apporti dall'altro tutti gli elementi vitali necessari perchè il suo organismo cresca e si rnantet:~ga in perfetta sanità e robustezza; la divisa ed il corredo, ideati in modo che il corpo sia libero nei suoi movimenti e senza impaccio e costrizioni si possano compiert? tutti i suoi atti fisiologici; la ripartizione oraria ·dei servizio) per convincersi che la quasi totalità degli incorporati può più che altro trarre, come infatti trae, dalla vita m ilitare vantaggio nelle sue condizioni fisiche, e quindi che se in qualche raro caso succede che dopo qualche mese di servizio degli individui cominciano ad impallidire, a deperire, e dànno infine a vedere . tutti i segni di una tbc. incipiente, tali fatti sono esclusivamente da considerarsi, come dice Giarrusso, cc le maturazioni e le rivelazioni morbose di processi in evoluzione biologica silenziosa ma spontaneamente progressiva insiti nell'organismo "che" non possono e non debbono essere :.ddebitati al servizio di cui non rappresentano che un momento storico ». l concetti suesposti valgono naturalmente solo per quanto riguarda le normali fatiche del servizio militare. Durante questo però, sia per particolari condizioni ad esso inerenti, sia per cause occasionali che possono sopraggiungere, come infezioni, traumi, etc., può venire a costituirsi quello stato di minorata resistenza dell'organism.o, con conseguente rottura dell'equilibrio allergico, che porta allo sviluppo della malattia tubercolare. Il servizio infatti talvolta può svolgersi in speciali condizioni di clima e di ambiente (servizio invernale continuato in montagna, in disagiate condizioni, con esposizione quasi continua a cause perfrigeranti; servizi notturni frequenti in località freddo-umide; esercitazioni protratte nei carri armati, assistenza ad ammalati di tubercolosi, etc.) che effettivamente possono creare quel rischio specifico per il quale le condizioni suddette debbono essere considerate come la causa unica, diretta ed immediata della malattia tubçrcolare. E riguardo alle malattie tbc. insorte dopo infezioni, traumi etc. è evidente come esse non possano essere giudicate dipendenti da causa di servizio che nel solo caso. in cui da causa di servizio sia giudicata, per le circostanze in cui si è manifestata od è avvenuta, l'infezione, la lesione traumatica od il fatto patologico qualsiasi cui la tbc. è seguita. Certo anche nei casi suddetti, e specialmente se trattasi di militari già congedati, bisogna andar molto cauti nello stabilire i giudizi di relazione e dipendenza e bisogna ricercare tutti gli elementi che ai giudizi suddetti ci possono guidare. Così non attribuiremo a qualche settimana di servizio militare una forma di malattia tbc. non dico in evoluzione, ma anche inc1p1ente; pretenderemo d'altra parte, per dichiarare una malattia tbc. dipendente dal servizio, che la eventuale causa freddo-umida abbia agito 2 -

Giornale di medicina militare.


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per lungo tempo, c che non si tratti di una marcia invernale in montagna, o di un solo servizio notturno. Per i già congedati indagher•emo su tutta la loro vita intercorrente tra il loro allontanamento dalle armi ed il momento in cui si presentano all'accertamento; metteremo in evidenza il mestiere che hanno esercì tato ed i lavori cui si sono sottoposti; il tenore di vita; la eventuale intossicazione alcoolica od infezione sifilitica cui han potuto andare incontro; come pure qualche malattia acuta infettiva (polmonite, tifo, etc.) tontratta dopo il congedo e seguita dallo sviluppo della malattia tbc.; porteremo la nostra attenzione sull'ambiente di vita familiare (eventuale presenza di ammalati di tbc.); e così via di seguito. E poi tutte le circostanze sopradette le metteremo in relazione con la forma tbc. riscontrata: giacchè noi sappiamo che le forme acute di tbc. hanno decorso rapidissimo e quindi, se constatate in individui che per qualche anno dopo il congedo hanno goduto buona salute, anendendo anche a lavori di entità, non possono mettersi in relazione col servizio militare. Non così se l'individuo si è mantenuto sempre malaticcio, non potendosi in queste condizioni scartare l'ipotesi che da una forma cronica misconosciuta, od anche dal soggetto trascurata, non si sia ad un tratto passati alla forma ad evoluzione acuta. Rammentiamoci, e teniamo!e in giusta considerazione, di quelle così dette forme larva te « in cui vengono accusati disturbi di vario genere; a carico della digestione, del sistema nervoso, del cuore; spossatezza, deperimento, etc.; ma nulla affatto a carico del sistema respiratorio ..... Si tratta qui evidentemente dell 'interruzione dell 'equilibrio allergico, che avviene gradualmente, per diminuzione della resistenza del soggetto, o per superinfezioni addizionali, e si manifesta con fenomeni generali di origine tossi·ca, prima che sia evidente una localizzazione » (Capogrossi). Naturalmente il nostro giudizio varierà se, invece di trovarci dinanzi ad una forma a rapido decorso, ci troveremo dinanzi ad 110a forma cronica, pensando che la durata della evoluzione clinica delle forme croniche è in media non inferiore a tre anni circa; che le forme croniche hanno generalmente inizio con dei segni poco caratterizzati e ad andamento molto insidioso, c che esse vanno per pou.ssées, mentre le acute (1) hanno una marcia ininterrotta, senza fermata nella loro continua caduta. Solo dopo avere bene ricercate e vagliate tutte le circostanze sopra riferite ed averle bene messe in relazione fra loro ci sarà dato di potere esprimere il ( r) Qu.rndo in qu<:.ro bvoro parlo di iormc tb~. acme - a pa rte beninteso 13 rifobncillosi, la tbc. Jrtfu sa rni):liare acuta, b hrnncopolnwni tc cas<·osa ma$siva io intendo rifcri rmi a tutte <jUdle f•1rmc sra casco'c che g ranulichc (broncopolrnonirc tbc. prngn:ssiva acuta, tbc. acuta a (or ma hr~·n~op~><·u m~m.rca lobu l :~rc, "h·col ire_ tbc. , cortico· pkuri ti. broncopn! moni te u !cero -casco;a, etc.) in cur r taru Hllzr.1 h sono rumultuosr c b ~Hlloma tniogia, cost;tntcmcnre progres;sì,·a, evolve con tn<·sor:~br!c gra ,•tt3 in pochi mesi: in contr:tppc.sro :tllc forme ad andam ento ' tor pido in cu i. per •:t):grungcrst la stessa srnwmatologw, sr n cltnrca che anatomo-pawlogica, decorre uno spazro d r ~Ctnj.O dr due, tre o più anni.


LA VALUTAZIONE Dl DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

243

nostro giudizio circa il vero e proprio nesso etiologico tra la malattia tbc. constatata in un dato momento in un militare od ex-militare e gli strapazzi o le circostanze inerenti al servizio cui egli la vuole attribuire.

Tubercolosi c traumi. Dopo aver parlato dei rapporti fra tbc. e servizio militare in genere credo opportuno fermarmi in modo un po' più particolare sulle tubercolosi · traumatiche. Ed innanzi tutto diciamo che quando si parla di tbc. traumatica in infortunistica in genere, e quindi anche dal lato medico-legale militare, non si intende nel senso rigoroso della parola solo la tbc. per inoculazione diretta locale, causata da una ferita; bensì s'intende che si tratta anche di una quaisivoglia infezione tubercolare passata dallo stato di latenza allo stato di malattia tbc. per l'azione di un trauma. Va da sè poi che per il giudizio di di pendenza da causa di servizio bisogna stabilire, prima che il nesso tra J11 trauma ed una forma tbc. sviluppatasi dopo di esso, se il trauma stesso, per le circostanze in cui si è verificato, è da considerarsi dipendente da causa di servizio; giacchè, in caso negativo, anche la malattia tbc. non può evidentemente dipendere da causa di servizio. I rapporti fra traumatismo e tubercolosi han costituito oggetto di studio già da molto tempo; ma la questione, posta dapprincipio su un campo, si può dire, quasi esclusivamente scientifico e sperimentale, ha preso maggiore importanza, entrando nel campo pratico, dopo l'applicazione della legge sugli infortuni, ed è diventata di attualità Jopo la guerra, quando il rilevante numero dei traumi in genere, ed in ispecie di quelli toraco- polmonari, fornendo il più ampio materiale di studi, ha permesso le osservazioni e fornito i dati statistici che han portato alla concezione che oggi si ha circa le tubercolosi traumatiche. La guerra, con le numerose esperienze fornite, ha completamente confe rmato quanto già la legge sugli infortuni aveva messo in evidenza, ed oggi quasi tutti gli AA. sono d'accordo nel dire che la tbc. traumatica non è così comune come si potrebbe credere e che è poi molto rara anche nei feriti del torace. In rapporto alla natura dei traumi, come constatazione d'indole generale, dobbiamo dire che d'ordinario quelli invocati sono in maggioranza i meno importanti: contusioni, distorsioni. Si è notato come una vasta ferita, una frattura, uno schiacci amento evo} vono in un soggetto tbc. nè più n è meno, d'ordinario, che come in un sano, senza che la tbc. sì localizzi nel punto colpito da uno dei detti traumi, cosa che invece avviene più facilmente in caso dì contusione o distorsione. Beninteso anche per queste lesioni dobbiamo pretendere che esse abbiano una certa portata e che non si tratti


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LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

d\ traumi d'importanza del tutto trascurabile. Alcuni AA. (quellì tedeschi specialmente con a capo Volkmann) hanno cercato di spiegare il fatto che la tbc. si localizzi più facilmente su u~ contusione o su una distorsione dicendo che siccome dopo un trauma violento si producono nel punto colpito delle energiche reazioni queste ostacolano lo sviluppo del B. T. B.; mentre ciò non avviene per le contusioni e distorsioni che, non accompagnandosi di solito ad emorragie e ad importanti fenomeni locali di reazione, .costituiscono invece un terreno favorevole allo sviluppo del bacillo stesso. Altri invece pensano che l~ contusione leggera o la distorsione non fanno che rtvelare un tumor bianco od una tbc. local{! si.no allora ignorata o dissimulata (caso quest'ultimo difficile nella pratica militare), ammettendo anche che i traumi suddetti pos~ano talvolta agire come aggravatori o localizzatori. Ancora non del tutto risoluta nei suoi particolari, nonostante i pareri di illustri clinici e medici infortunisti, è la questione dei rapporti tra tbc. polmonare e traumatismi toraco- polmonari. In linea generale, allo stato attuale delle cono~cenze e per quello che si può rilevare dalle osservazioni e dalle statistiche dci vari AA., noi possiamo ritenere: a) la tbc. polmonare è estremamente rara a svilupparsi nei feriti toraco- polmonari; forse alquanto più tu~rcolizzanti sono le contusioni~ b) quando essa si sviluppa del tutto eccezionale è l'azione diretta del trauma toracico; c) per l'insorgere della tbc. polmonare le ferite penetranti del torace hanno lo stesso valore di qualsiasi altra grave lesione traumatica, giacchè anch'esse agiscono indirettamente per il progressivo decadimento delle condizioni generali del ferito, per l'attenuazione della resistenza e dei poteri di difesa del suo organismo, causati da una lunga cura, specialmente se al trauma ~cguirono gravi complicanze secondarie, e sopratutto suppurative. Se si eccettua il caso di ferite che hanno prodotto una tbc. locale, per inoculazione diretta, per le quali nessun dubbio può esservi che il trauma è pienamente respon~abile della malattia, il giudicare sulla relazione di causalità fra un traumatismo ed una lesione tbc. constatata in seguito ad esso è cosa sempre molto delicata e non vi si può arrivare che vagliando caso per caso tutte le più minute circostanze ed in base a dati assolutamente obbicttivi. Bisogna cercare minutamente tutti gli anelli della catena che lega i l trauma e la prima manifestazione clinica della malattia tbc.; bisogna rigorosamente vagliare l'entità del trauma, la coincidenza cronologica tra questo e la lesione tbc. constatata, studiare questa lesione in tutti i suoi particolari clinici per poterne giustamente valutare la forma e l'età e metterle in relazione con la coincidenza cronologica. Riguardo alla quale non dobbiamo dimenticare che tra il momento del trauma e la comparsa della lesione tbc. deve necessariamente esserci, come dice il Ciampolini, <1 un periodo preparatorio che non è dall'oggi al domani, un periodo di sosta 11 el quale gli esiti immediati della violenza sofferta cedono gradualmente

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LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

245

i: posto ai nuovi ele~enti in funzione )) . E lo stesso Ciampolini, parlando in modo specifico, ad esempio, della tbc. traumatica articolare, così s\ esprinle: « La sindrome per manifestarsi nella sua natura ha bisogno che siano notevolmente attenuati i primi sintomi dovuti al traumatismo: quali lo stravaso di sangue, la dolorabilità, i disturbi funzionali, la tumefazione, ecc.; si deve quindi avere quasi un sensibile miglioramento rispetto al primo tempo, una specie di sosta: cui segue poi, gradatamente, una maggiore ~umefazione articolare, un accentuarsi dci disturbi funzionali fino al tipico sviluppo di tubercolosi articolare » . La prccocità di sviluppo di una lesione tbc. rispetto all'epoca in cui il trauma venne riportato ci deve, in genere, mettere ~empre in guardia; ed a nessuno, ad esempio, verrà in m ente di mettere in relazione con un grave traumatismo di un arto una tubercolosi polmonare riscontrata dopo pochi giorni od anche dopo qualche settimana, quando insomma non hanno ancora avuto certo il tempo di esplicarsi tutte le cause di decadimento de!Ja resistenza e dei poteri di difesa dell'organismo traumatizzato da un lato e dall'altro non si sarebbe potuta avere la evoluzione, se anche tumultuosa, della malattia tbc. Come pure, nei confronti della tbc. polmonare consecutiva ad un qualsiasi grave traumatismo, io ritengo che ne~suno vorrà ammetterne il nesso se a qualche anno di distanza dali 'avvenuta guarigione del trauma, con ripresa delle condizioni generali del traumatizzato, si trova che costui è portatore di una forma ad evoluzione acuta; mentre potrà senza difficoltà trovarsi un nesso qualora a distanza anche di 2-3 anni, e tanto più se persistettero alterazioni della .:rasi organica, si riscontrerà una forma tbc. ad andamento cronico. Insomma, riferendoci sempre alla forma clinica constatata e relativamente alla stessa, (( il periodo intervallare fra l'agire della violenza chiamata in campo e la prima fenomenologia specifica » non deve ·essere nè troppo corto nè troppo lungo, ed è necessario che « i primi segni del processo tubercolare si abbiano a quella giusta distanza di tempo che spieghi il normale svolgers.i del processo medesimo » (Ciampolini). A semplice scopo di orientamento, dato che su di esso vi sono molti pareri, riporto dal Ciampolini il modo col quale Zollinger fissa il periodo intervallare sotto l'aspetto cronologico, dando egli i punti di riferimento più completi e dettagliati rispetto alle diverse parti dell'organismo: a) ossa e articolazioni : non prima di 4-6 settimane; al massimo 6 mesi (nella tubercolosi della volta cranica, del bacino e della colonna vertebrale: un anno); b) polmoni: non prima della fine della prima settimana; al più tardi 4 mest; c) meningi: non prima di 3-4 giorni; al più tardi xo-14 giorni; d) pleura: non prima della. fine della seconda settimana; al massimo 3-4 mesi;


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LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

e) peritoneo; non prima di 2 settimane, al più tardi al pnnc1pro ddla 4• settimana; f) testicolo ed epididimo: al più presto 3-4 settimane; al più tardi

1-3 m eSI; g) pelle e mucose, muscoli: non prima di 3-4 settimane, fino a 6 mes1; h) tendini e borse mucose: non prima di 2 mesi, fino a 6 mesi; z) ghiandole: non prima di 3-4 settimane, fino ad un massimo di 3 mes1. Ripeto, quello soprariportato è un prospetto di orientamento, giacchè non tutti gli AA. concordano nei dati intervallari ammessi da Zollinger; la capacità tecnica e sopratutto l'esperienza del perito medico, dopo la loro più minuziosa e diligente raccolta, gli faranno scrupolosamente valutare caso per caso tutti i termini di cui abbiamo parlato, che lo porteranno ad un giudizio, che solo in tal modo potrà essere dato con sicura coscienza e quanto più ~attam ente e giustamente possibile.

Tubercolosi polmonare e gas tossici. Per completare e chiudere l'argomento dirò infine dei rapporti tra tubercolosi polmonare ed inalazione di gas tossici, potendosi, per quanto anche raramente, attribuire lo sviluppo di una malattia tbc. all 'azione dei gas suddetti (esercitazioni, manipolazioni di laboratorio o di fabbricazione). Naturalmente per tale parte non possiamo che riehiamarci agli insegnamenti che ci sono stati dati dall'esperienza della Grande Guerra 19141918. E detta esperienza ci dice che, in linea generale, le cose per quanto riguarda la tbc. polmonare da inalazione di gas tossici non si presentano in modo diverso da quel che abbiamo avanti detto per i traumatismi toraco-polmonari. Infatti mentre pochi AA. ammettono che una tbc. polmonare si manifesti con relativa frequenza dopo inalazione di gas tossici, la grande maggioranza di essi considera tale fatto come eventualità molto rara. E. Scrgent, già nei primi anni del dopoguerra, tirando le sue conclusioni dallo spoglio di un totale di 1845 schede, afferma che l'intossicazione da gas asfissian ti non è un fattore indiscutibile di tbc. polmonare, e che al più si è tenuti a pensare che in casi, per altro eccezionali, nei quali essa è seguita a breve scadenza da tbc. evolutiva, non ha agito che a titolo eli circostanza occasionalc, che ha favorito il ri~veglio di una tbc. precedente, che esisteva allo stato di latenza. L. Bernard e Ch. Mantoux dànno, per lo sviluppo della tbc. polmonare, ali 'azione diretta dei gas asfissianti lo ste~o infimo posto delle ferite toraco-polmonari.


LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

247

L. Imbert e C. Oddo dicono che è minima l'azione che sullo sviluppo della tbc. polmonare può esercitare l'inalazione di gas tossici. Così pure Moricheau e Beauchamp, che indagando nei precedenti di 12o6 militari tubercolotici solo in tre di essi trovarono che esisteva una intossicazione da gas. Achard riferisce che su 3500 individui da lui oss~rvati, e che avevano patito intossicazione da gas, solo in sei riscontrò una tbc. polmonare, che, ~'alt~a parte, per il decorso clinico ritenne sicuramente preesistente alla if't0sSJcaz10ne st-essa. E. Sergent, L. Ribadeau - Dumas, L. Babonnei.x fanno notare che sono stati sempre sorpresi di constatare il piccolo numero di tubercolotici accertati che ricordavano nei loro antecedenti una intossicazione da gas; e che mai la tbc. polmonare ha avuto, secondo le loro osservazioni, come punto di partenza l'azione di gas soffocanti o vescicanti. E riferiscono che alcuni AA. inglesi notarono negli operai occupati nella fabbricazione dei gas, per conseguenza esposti quotidianamente durante lungo tempo ad una intossicazione, per quanto lieve, una resistenza rimarchevole alle inf~zioni banali, e specialmente alla grippe, che fece sì grandi stragi nella popolazione civile e militare n'!l I9I7·I8. Senza esagerare fino a sostenere che una intossicazione da gas immunizzi quasi contro la tbc. è certo però che bisogna del pari escludere l'esagerazione della influenza dei gas stessi nello sviluppo della tbc. polmonare cui si andò incontro al principio della guerra: l'esperienza avendo in seguito dimostrato che essi sono molto meno responsabili, nello sviluppo della tbc. stessa, dì quanto si disse e si temette. I colpiti da gas presentarono sintomi generali (diminuzione di attività fisica, dimagramento progressivo, etc.), e sintomi locali polmonari, rappresentati da manifestazioni acute (emottisi, edema, enfisema, etc.), che, passando allo stato subacuto e cronico, alle volte, finivano alla forma sclerotica polmonare. Di conseguenza la diagnosi differenziale con una tbc. polmonare incipiente fu spesso messa in campo. Forse tale fatto indusse durante la guerra qualche osservatore a pensare che facilmente l'i nalazione di gas tossici potesse essere seguita dallo sviluppo di una tbc. polmonare. Ma, dice E . Sergent, << tuttavia l 'assenza di qualsiasi reazione febbrile serotina, tanto se l'ammalato era a riposo che se lo si sottoponeva ad una marcia di prova, e sopratutto le constatazioni batteriologiche costantemente negative, in rapporto al b. di Koch, malgrado esami numerosi e ripetuti dopo omogeneizzazione, permisero il più delle volte di eliminare la tbc. L'evoluzione infine tolse gli ultimi dubbi. Bastava infatti mettere gli ammalati in buone condizioni igieniche di riposo ed aereazione, per vedere sparire tutti i segni tunzionali, nello stesso tempo che i segni fisici si modificavano migliorando progressivamente>>.


248

LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

In Italia Maugeri, in uno studio relativo ai colpiti da gas nel nostro Esercito, dice che si deve di massima escludere la manifestazione di una tbc. polmonare consecutiva ad inalazione di gas tossici, e che quando, sempre raramente, tale eventualità si è manifestata trattavasi di forma di sicuro preesistente all'intossicazione. In America infine una Commissione, :.ppositamente nominata dal Senato, dopo esame di 2000 invalidi per inalazione di gas di guerra, a distanza molto lunga dalla gassazione, non ammetteva la poss.ibilità di sviluppo di una tbc. polmonare consecutiva ad inalazione di gas tossici. Ed il Lustig, che con tanta passione, fatta di fede ed amor di Patria, dedicò allo studio dei gas di guerra il suo alto intelletto, facendone l'apostolato quasi col quale volle chiudere la sua vita di scienziato, così termina la trattazione dedicata alle relazioni tra tbc. polmonare cd intossicazione da gas: « Come conclusione di tutte le pubblicazioni, anche recentissime (1935) sull'argomento in discussione, possiamo dire che ormai sembra accertato che il rapporto causale fra aggressivi chimici e tubercolosi non sia un fatto comune, bensì di eccezione. Non si può quindi affermare, in tesi generale, che una superata gassazione disponga più di 'altre cause alla tbc. p:>lmonare. E' invece ovvio ammettere che la gassazione possa risvegliare negli organi respiratori vecchi focolai tubercolari». Dobbiamo perciò pensare che se non vi ha dubbio che antichi tubercolotici soffrirono dippiù per l'intossicazione da gas, e che questa, per i fenomeni irritativi e congestivo-cmorragici provocati nell'apparato respiratorio, potè accelerare la marcia evolutiva di una tbc. latente, come potè risvegliare antichi processi, rivelare forme ignorate, ed anche apportare una generalizzazione dd la tbc.; la tubercolizzazione secondaria degli intossicati Ja ga~, rirc.:ti~mo, devesi pur sempre ritenere come molto rara; e per la s.ua insorgenza dobbiamo pensare che solo in casi del tutto eccezionali essa avvenne a ci istanza di tempo dal momento in cui l'azione del gas agì sull 'apparato respiratorio, quasi sempre invece con m anifestazioni a breve scadenza dal momento suddetto.

Conclusioni. Da rutto quanto ho avanti esposto ritengo che s1 possa vemre, conclu,iendo, alle seguenti deduzioni: 0 I Il servizio militare, con le sue normali fatiche, non può costituir e fattore di sviluppo di una malattia tubercolare tale che detta ~alattia possa e';Serc ritenuta dipcnciente dal servizio stesso secondo le norme dettate dalle disposizioni vigenti. Esso infatti non può essere considerato come « causa unica, diretta ed immediata » della insorgenza della malattia tbc. non essendo dficicntc alla rottma dell'equilibrio allergico, dello stato umorale spel'ifico cioè di immunizzazione e sensibilizzazione ad un tempo verso la tbc.


LA VALUTAZIONE DI DIPENDENZA DA CAUSA DI SERVIZIO ECC.

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proprio di tutti i giovani chiamati alle armi, rottura per la quale dallo stato di latenza della infezione tbc. si passa a quello di malattia tbc. ; non può essere efficiente quindi a far passare l'individuo dallo stato di rischio getlerico a quello di rischio specifico. 2 ° - Possono, durante il servizio miJitar-e, crearsi però delle condizioni speciali sia insite nel servizio stesso come fatto ordinario (infermieri addetti ad ammalati di tbc.; esercitazioni prolungate nei carri armati, etc.) sia accidentali (traumi, infezioni e malattie in genere dipendenti da causa di ser\'Ìzio, cui segua lo sviluppo di una tbc., etc.) nelle quali evidentemente si avverano fattori che portano ad un indebolimento dell'organismo con conseguente diminuzione dei suoi poteri di difesa, per cui l'insorgere della malattia tbc. è da imputarsi esclusivamente al servizto militare. Beninteso il giudizio in questi casi verrà dato solo dopo avere vagliato tutte le circostanze di tempo e di fatto inerenti alla manifestazione della malattia tbc. ed alla sua forma (ad evoluzione acuta o cronica) ed averle tra loro messe in relazione. 3o - Per quanto riguarda la tubercolosi traumatica in genere questa deve considerarsi rara ; come pure, riferendoci in modo specifico ai traumatismi toraco-polmonari, m olto raro deve considerarsi l 'insorgere di una tbc. polmonare a seguito di detti traumatismi. I traumatismi tutti agiscono quasi sempre indirettamente, e cioè per .il progressivo decadimento delle condizioni generali del ferito e conseguente menomazione dei suoi poteri d i difesa, causati da una lunga cura, specialmente nel caso di gravi complicazioni o di suppurazioni. 4° - Fatto di eccezione deve pure considerarsi lo sviluppo di una tbc. polrnonare a seguito di inalazione di gas tossici di guerra; la gassazione può solo risvegliare antichi focolai tubercolari, e ciò avviene quasi sempre a breve scadenza, e molto raramente a distanza di tempo dal momento in cui agì l'azione del gas.

AUTORJASSUNTO. L'A. tratta del concetto valutativo della dipendenza da causa di servizio nell'Esercito delle malattie tubercolari in relazione alle disposizioni regolamentari vigenti in proposito ed alla ctiopatogenesi della tubercolosi, quale oggi va intesa, soffermandosi in modo più particolare sulla tubercolosi traumatica e sulla tubercolosi polmonare da inalazione di gas tossici.

N. R. TI pr~s~nte lavoro è pervenuto alla ,.edazione nel no~mbre 1937·


ISTITUTO DI CLINICA M.EDICA GENERALE E TERAPIA CLINICA DELLA R. UNIVERSITÀ < BENITO MUSSOLINI • BARI Direttore: prof. Lmcr FERRANNINI

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE DEI NUCLEI DIENCEFALICI Dott. Galilw Spagnolettl, primo capitano medico, assistente militare.

I nuclei diencefalici in questi ultimi anni sono stati oggetto di numerose ricerche, le quali hanno condotto a stabil ire in essi la sede della maggior parte dei centri, che regolano le funzioni vegetative più importanti quali quelle del ricambio idrico e idrocarbonato, del metabolismo dei grassi, della temperatura ecc. e si crede finanche di poter ammettere una influenza diretta del diencefalo sulla patogenesi dell'ulcera gastrica (Cushing, Watts, Fulton, Chiariello ecc.). A tale serie di ricerche non poteva sfuggire un'altra delle funzioni vegetati v~ importantissime qual'è quella emopoietica, e fu il Rosenow il primo eh~ nel 1928, avendo r-iscontrato in due casi. di leucemia linfatica delle alterazioni nel corpo striato, affacciò l'ipotesi che queste fossero la causa del processo morboso. Inoltre, pungendo il cervello dei conigli, egli vide che solo se venivano lesi i nuclei della base, si provocava una accentuata leucocitosi, che non si verificava ledendo altr e parti del cervello. Il Rosenow prospettò così la possibilità dell'esistenza nei nuclei della base di un centro che regolasse la funzione emopoietica, possibilità che è stata presa consecutivamente in considerazione da parecchi altri AA. in seguito ad osservazioni sia cliniche che sperimentali. Moser, Castex, Ginzbcrg e H eilmeyer, Salus, Hoff, Urra e Baens, Riccitelli, Da Rin e Costa, Baser ga ecc. hanno riscontrato in numerosi casi di affezione del sistema diencefalo- ipofisario (parkinsonismo, narcolepsia, tumori del 3" ventricolo e dell'ipofisi, emorragie ecc.) sia alterazioni della serie rossa che della serie bianca, caratterizzate per lo più da poliglobulia e da leucocitosi con neutrofilia. Riguardo alle ricerche sperimentali si è ricorso alla puntura del diencefalo nei conigli (Borchardt, Riccitelli, Da Rin e Costa), alla encefalografia (Hoff) alla puntura della cisterna bulbo c-erebellare (Castex), all'iniezione in essa di sabbia silicca (Schulhof e Matthies), o di veleni batterici e di caolino (Foà e Roizin). Urra, Andrcu e Bacna iniettarono soluzione di nitrato d'argento nel cervello m-edio dei cani e Dockor n e Wossidlo si sono invece serviti della diatermia biparietale in modo che la corrente pas~asse per i nucl ei

della base.


COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LESIONE ECC.

251

I risultati ottenuti sono stati in gener~ identici a quelli osservati nelle affezioni diencefaliche. A carico della serie bianca è stata riscontrata quasi sempre leucocitosi con neutrofilia e solo W ossi dio ha riscontrato leucopenia; a carico della serie rossa invece non tutti gli AA. hanno osservato poliglobulia o per lo meno questa non è stata costante. In base a questi dati gli AA. sono tutti del parere che non si può negare la possibilità della presenza di centri diencefalici regolatori della funzione emopoietica, ma diventano molto incerti nel precisare la loro sede. Sono stati presi in considerazione tanto il talamo ottico che il corpo striato, nonchè l'ipotalamo, la sostanza nigra, i peduncoli cerebrali, il 3• e il 4• ventricolo. Tale incertezza è principalmente dovuta alla difficoltà che si incontra nell'aggredire i nuclei della base, senza provocare lesioni di altre parti del cervello e alla quasi impossibilità di colpire o stimolare successivamente sempre il medesimo punto. Simile difficoltà di tecnica non ha potuto permettere di stabilire anche se trattasi di uno o più nuclei regolatori, nè _gli AA. sono concordi nel riconoscere ai supposti centri una funzione stimolatrice o inibitrice sull'emopoiesi. Persiste infine la difficoltà di spiegare con quale meccanismo .essi fanno sentire la loro influenza sul quadro ematico; cioè se direttamente sugli organi emopoietici o attraverso gli altri centri vegetativi. La questione di un centro superiore regolatore dell'emopoiesi è lungi perciò dall'essere risolta e per tanto per incarico del mio Maestro, allo scopo di apportare un contributo sperimentale a tale importantissimo problema, ho studiato, il comportamento del quadro ematico nei cani dopo aver ksi i nuclei della base. Come animali da esperimento ho scelto i cani anzichè i conigli, perchè per il volume maggiore del cervello mi fosse più facile aggredire i nuclei della base ledendo il meno possibile altre parti del cervello. I cani prima di essere operati sono stati tenuti in osservazione per un congruo periodo di tempo per l'ambientamento. Soltanto quando i reperti ematologici sono stati costanti ho proceduto all'intervento operativo, seguendo il metodo di Karplus e Kreidl, descritto nel manuale di tecnica operativa sugl i animali di Haberland. L 'atto operativo è stato condotto in due tempi distinti; in un primo tempo mi sono limitato alla sola craniotomia, e sono intervenuto sui nuclei della base, in un secondo tempo, in genere dopo una quindicina di giorni, quando l'animale si era completamente rimesso dal primo traumatismo. A ciò sono stato indotto sia per avere la possibilità di controllare quali variazioni ematologi.che si provocano con la sola craniotomia, sia perchè gli animali sop- · portano in tal modo meglio il grave intervento operativo, verificandosi minor numero di decessi.


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COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE ECC.

r• EsPERIENZA. -

l

l

l

Data

DIOGRAMMA

Globuli rossi

Hb %

6410000

125

0.97

9.400

l

-

-

-

6530000

127

0.98

9.300

l

-

-

-

Valore Globuli globulare bianchi

l

Eosinofili Basofili Mielociti Giovanili!

15-2-1937

lappena ricevuto

l,prima 28-2-1937 della era· niotomia

~

»

5870000

113

0.96

9.500

-

-

-

-

. 6120000

117

0.96

9.300

l

-

-

-

l

119

0.94

9.700

l

-

-

-

prima della le· sione diencefa · l lica , . . .

6-160000

124

0.96

9.600

l

-

-

-

' 3 giorni dopo

61~0000

121

0.98

11.100

-

-

-

-

•

•

rs- 3-1937

l

l »

))

1\280000

122

0.97

13.300

-

-

-

2

•

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6370000

121

0.95

14.200

-

-

l

2

l5 »

>)

63 10000

122

0.96

15.700

-

-

2

4

l20 »

>>

6420000

122

0.95

14.500

-

-

l

3

130

)l)

))

6380000

120

0.95

14.200

1

-

-

l

145 »

>)

6450000

122

0,96

13.700

-

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-

-

»

6540000

123

0.97

13.800

l

-

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'l 6

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l l

6380000

IO

i

l'

!3 giorni dopo ;6 l

Catze lupo

>)

l

Necroscopia: Zona di rammollimento della parte infero mediale dei talami ottici con e~i ·


COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE ECC.

'7~SO di k_g.

I8,JOO.

l

: H I LLING :>ton lU(>

253

Segmen· Linfociti Monociti tatì

GOCCIA SPESSA

Policrom asia

Punteggiatura basofila

Reticolociti Nor mo· ol blasti • ,'00

""

l

Tempe ratura

4

76

16

·l

+

-

l 30

-

39.4

3

75

16

5

+

-

1.10

-

39.2

s

72

18

5

+

-

l

-

40 2

4

72

18

5

+

-

1.20

-

39.8

3

73

18

5

+

-

1.30

-

39

5

71

19

4

+

-

0.80

9

7l

16

4

++

-

2.40

-

40.5

11

69

14

4

++

-

2.60

-

40

IO

73

Il

3

+..L+ •

-

3.40

-

39.6

13

66

11

4

+++

-

4.10

4

39,1

13

66

13

4

+++

-

3.20

2

38.8

IO

69

u

5

++

-

3.80

l

39.2

9

73

15

4

++

-

3.10

-

39.2

9

69

17

4

++

-

3.30

-

39

1 cicatriziali

1

39

dì lacerazione del pavimento del 3° ventricolo in corrispondenza del tu ber cinereus.

l


254

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LESIONE ECC.

2" E sPERIENZA. -

Glob uli rossi

Data

Hb %

Ca.ne barb01

EMOG RAMl\ Valore Globuli globulare bianchi Eosinofili Basofili Mielociti Giovani

l 23-4-1937 5130000

91

0.90

9.500

1

-

--

-

prima della eraniotomia .

4980000

88

0.88

9.100

l

-

-

-

3 giorni dopo

4820000

90

0.94

8.700

2

-

-

-

4870000

93

0.95

8.400

l

-

-

-

.

4920000

90

0.92

8.700

l

-

-

-

1-6-1937 prima della lesione diencefa· li ca

4960000

92

0.93

8.900

l

-

-

-

3 giorni dopo

5120000

95

0.92

10.300

-

l

-

-

5'160000

93

0.90

10.800

-

-

-

-

"'

5140000

92

0.90

10.400

l

-

-

-

>)

5230000

94

0.89

12.100

l

-

-

-

appena ricevu to

ll-5-1937

6

»

>>

IO

:t

"'

l

6

»

IO

»

15

»

30

:t

"'

so ~0000

89

0.90

11.20()

l

-

-

-

6o

>>

»

5220000

95

0.91

10.900

l

l

-

-

l l

:t

Necro>·copia: Lesione della parte s uperiore de i talami ottici con penctrazione nel 3" ventric1


COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEI CA."'li DOPO LESIONE ECC.

255

dal peso di kg. I 4,700.

l GOCCIA SPESSA

DI SCHILLING

Basto n · Segmen- Li n foci ti Monociti tati cino

Punteggiatura basofila

Policrom asia

Normo- ~ Tempe ra-

Reticolociti o • 00

blasti 0 / 00

tura

l

73

3

19

4

+

-

0.80

-

39.5

l 4

70

2I

4

+

-

0.90

-

39.5

5

66

22

5

+

-

0.70

-

10.2

-

0.80

-

40.2

.

64

24

6

+

4

69

21

5

4-

-

0.90

-

39.7

4

68

23

4

+

-

0.80

-

39.5

10

65

20

4

++

-

1.30

-

40.8

12

66

18

4

++

-

1.70

-

40.1

12

64

18

5

++

-

1.40

-

39.7

13

65

17

4

++

-

1.70

-

39.8

8

62

24

5

++

-

1.20

-

39. ~

63

23

5

++

-

1.30

-

5

l

7

'

l

e lesione della lamina coroidea epiteliale.

l

39.6

Il


256

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE ECC.

3• EsPERIENZA. -

Cane bastar1

EMOGRAMll Valore Globuli globulare bianchi Eosinofili Basofili Mielociti Giovani

Globuli rossi

Hb %

5320000

100

0.94

7.400

l

-

-

-

prima della eraniotomia

54·20000

102

0.94

8.300

l

-

-

-

4 giorni dopo

4960000

90

0.90

8.100

l

-

-

-

I 1-6-1937 prima del la lesione diencetalica

.

5370000

100

0.93

7.800

-

-

-

-

3 giorni dopo

5430000

100

0.90

10.600

-

-

-

-

6

>>

:.

5210000

100

0.96

l 1.300

-

-

-

-

IO

:1>

»

. 5170000

98

0.95

11.800

-

-

-

-

25

>>

»

. 5040000

96

0,95

11.400

1

-

-

-

6o

..

»

.

97

0.92

10.740

l

-

-

-

Data

I S-S-1937

appena ricevuto

1-6-1738

5260000

Necroscopia: Zona di rammollimento de lla parte mediate dei t.alami ottici e penetrazio


COMPORTAMENTO DELL'Eh!OPOIESI NEl CANI DOPO LESJOI' E ECC.

DI SCHILUNG

GOCCIA SPESSA

Baston· Segmen· Linfociti Monociti cino tati

Policromasi a

Punteggiatura basofila

Reticolociti

o; oo

257

Nonno- Temperabi asti 0 100 tura

3

60

32

4

+

-

0,70

-

39

4

61

30

4

+

--

0.90

-

39

5

63

27

4

+

-

0,80

-

41

3

61

32

4

+

-

0.60

-

39.5

7

71

18

4

++

-

1.40

l

40.2

9

72

14

5

++

-

2.00

l

39.7

12

67

16

4

++

-

2.10

-

39.2

lo

61

23

5

++

-

2

-

39.5

8

64

22

5

++

-

l.lO

-

l l

nel 3° ventricolo. 3- GionJ11le di medicina mililllr~.

39.5


258

COMPORT AMENTO DELL' EMOPOIESI NEl '.::ANI DOPO LESIONE ECC.

4• EsPERIENZA. -

Cane fuL

..-

. EMOGRAMJ Valore Globuli globulare bianchi Eosinofili Basofili Mielociti Giovan

Data

Globuli rossi

Hbo/o

15-9-1937 appena ricevuto

5450000

93

0.86

10.200

-

-

-

-

1-10-1937 prima della era· niotomia .

5620000

97

0.86

10.600

-

-

-

-

.

5130000

91

0.88

11.000

-

-

-

-

• .

5070000

91

0.88

10.700

-

-

--

.

5220000

92

0.88

10.800

-

-

-

-

IJ-IQ-1937 prima della le· sione diencefa· lica .

5,l80000

94

0.86

10.500

-

-

-

-

3 giorni dopo

5260000

92

0.88

10.900

-

-

-

-

l

-

-

-

3 giorni dopo

6

•

1·0 »

>>

.

.

l

•

»

. 5180000

92

0.89

11.300

IO »

,.

5270000

93

0.89

11.400

-

-

-

-

>)

5340000

94

0.88

11.100

-

-

-

-

»

5320000

94

0.88

11.100

-

-

-

-

•

5410000

94

0.87

10.800

l

-

-

-

:1>

5360000

94

0.87

10.700

-

-

-

-

• .

5570000

95

0.86

11.000

l

-

-

-

6

• 20 , 15

30

>)

145 • 16o »

N ecroscopia: Lesione del nucleo lenticolare sinistro nella sua porzione laterale e penetrazio1


COMPORT AMENTO DELL' EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE ECC.

259

dal peso di kg. 13,200. DI SCHJLUNG

GOCCIA SPESSA

Baston-I Segmen- Linfociti Monociti cino tati

Policromasia

Punteg giatura basofila

Reticoiociti Normo· Tempera · o blasti 0 00 tura 00 '

Il

2

14

18

6

+-

2

15

]7

6

+-

-

-

-

39.5

3

71

19

7

T

-

-

-

~o

71

18

6

+

-

0.40

-

40.2

75

16

6

+-

-

-

-

39.8

11

17

7

+

-

-

-

39.6

\ iS

15

5

+

-

0.30

-

39.8

6

75

14

4

+

-

0.60

-

40

b

H

14

6

+

-

-

-

39.5

s

H

16

5

+-

-

0.50

-

39.6

73

15

7

+

-

-

-

39.6

5

71

18

5

+

-

-

-

39.4

J

73

17

6

+

-

0.40

-

39.5

71

5

+-

-

-

-

39.4

18

l

l l

3

s j

5

5

l

nella capsula esterna.

39.7


260

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LESIONE ECC.

s· ESPERIENZA. -

Cane rossiccic . EMOGRAM~fl

Data

Globuli rossi

Hb%

9-11-1937 appena ricevuto

6280000

125

0,99

7.100

l

-

-

-

:ZC- II 1937 prima della era· niotomia

6300000

124

0.98

7.000

l

-

-

-

3 giorni dopo

5640000

IlO

0.97

7.800

-

-

-

-

5610000

110

0.97

7.900

-

-

-

-

5830000

112

0,97

7.300

-

-

-

-

cefalo.

6140000

122

0.99

7.200

-

l

-

-

3 giorni dopo

5970000

117

0.98

9.100

2

-

-

-

6

»

))

IO

,.

.,.

Valore Globuli globulare bianchi Eosinofili Basofili Mielociti Giovanili

11-12-1937 prima della le-

sione del dien-

6

»

.,

6070000

117

0.98

11.300

2

-

-

l

IO

»

»

6110000

ll8

0.98

11.800

l

-

-

2

15 »

.,

. 6080000

lli

0.98

10.300

l

-

-

l

20

.,

,.

6030000

117

0,97

9.800

-

-

-

-

30

..

6050000

119

0.98

9.800

l

-

-

-

.,

6120000

120

0.98

9.400

-

-

-

-

>)

6090000

117

0.97

9.800

l

-

-

-

45 »

6o

,

))

Necroscopia: Lesione della parte infero mediale dei talami ottici con vasta lacerazior


COMPORTAM ENTO UELL ' EMOPOIESI NEJ CANI DO PO LESIONE ECC.

~CIII LLDjG

Polieromasi a

Punteg· giatura basofila

Relicolociti ol

...

Normo· l bla~ti " ,.,

Temperatura 1

-,...-

~-

l -

9

l

GOCCIA SPESSA

aston- Segmen- Linfociti 1\lonociti cino tati

261

0,6U

-

38.6

-

o. 'o

-

38.5

+

-

o.sn

-

39.2

7

+

-

-

-

39

18

6

+

-

0.70

-

38.8

67

21

6

+-

-

0.70

-

38.11

11

73

10

4

++

-

1.20

l

39.5

lO

71

11

5

+++

-

2.10

3

39.2

Il

71

Il

4

-'-++

-

1.70

-

38.8

9

69

H

6

+++

-

1.30

-

38.7

IO

72

13

5

++

-

1.60

-

38.7

9

69

15

6

++

-

2

-

38.8

9

71

15

5

++

-

1.70

-

38.6

j

iO

16

6

++

-

l

-

38.6

5

68

20

6

-t-

•

71

. 19

5

+-

6

67

21

6

5

68

20

6

70

5

-

l

del pavimento del 3° ventricolo.

l


262

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LESIONE ECC.

6" EsPERIENZA. -

Cane

E~OGRAMM.~

Globuli rossi

Hb%

5120000

88

0.86

9.300

l

-

-

-

prima della eraniotomia

5320000

89

0.84

9.500

l

- .

-

-

3 giorni dopo

5110000

81

0.79

9.800

l

-

-

-

7

"

"

5130000

81

0.79

9.200

-

-

-

-

IO

>)

:t

5220000

87

0.83

9.500

-

-

-

-

. . . . 5290000

90

0.85

9.100

l

-

-

-

Data

Valore Globali globulare bianchi Eosinofili Basofili Mielociti Giovanili

7-2- 1938

appena ricevuto

zr- 2- 1938

.

.

7- 3- 1938

prima della le· sione diencefali ca

3 giorni dopo

5230000

87

0.83

10.300

-

-

-

-

6

))

))

5280000

89

0.84

10.800

-

-

-

-

IO

»

»

. 5310000

90

0.85

11.100

-

-

-

-

rs

:t

»

5360000

90

0.84

11.200

-

-

-

-

20

»

»

5320000

92

0.86

11.300

l

-

-

-

30

»

))

5290000

91

0.85

11.700

l

-

-

-

45

))

•

5280000

92

0.86

11.100

l

-

-

-

6o

•

:t

5310000

93

0.87

10.400

l

-

-

-

l

Nu-roscopia: Les ione della parte affatto a nteriore dei talami ottici, e della parte infero


263

COMPOKT AMDITO DELL' E.\10POJ ESI l'El CA NI DOPO LE.'i JON E ECC.

•1a11C~ dal p~so di kg.

r6. GOCCIA SPESSA

l SCHI LLI;\G

PolicroB~too1 Sogm_en·/ Unfociti Monociti masi a cmo tah

3

71

l

19

6

Punteggiatura basofila

TemperaReticolociti Normo 0 o; oo tura blasti / 00

-r -

-

l

-

39.3

-

l 72

18

5

+

-

0.80

-

39.1

t

70

20

5

+

-

0.60

-

40.6

5

69

20

6

+

-

0.60

-

41.3

71

19

6

+-

-

0.30

-

40,4

69

21

5

+

-

0.70

-

39.6

8

69

18

5

+

-

1.10

-

40.2

9

70

17

4

++

-

1.20

-

39.7

9

il

17

3

++

-

1.20

-

39.5

8

71

15

4

+

-

1.40

-

39.2

7

70

17

5

T'

-

1.20

-

39.4

a

68

18

~

++

-

1.-10

-

39

4

(

4

l

l

4

6

6

l

~

l

l

70

17

6

+

-

1.30

-

39.2

19

5

+

-

1.20

-

39.2

69

:diale del nucleo caudato di sinistra, con penetrazione nel ventricolo laterale sinistro.

l l

l l


204

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LESIONE ECC.

1 EsPER I ENZA. -

Cam

EMOGRAMMA

Valore Globuli globulare bianchi

Globuli rossi

Hb %

10-4-1938 appena ricevuto

6240000

118

0.9-l

10300

-

-

-

-

25-4-193R prima della eraniotomia

6250000

118

0.94

10400

-

--

-

-

3 giorni dopo

6180000

115

o 94

10700

-

-

-

-

6220000

115

0.93

10600

-

-

-

-

.

6260000

115

0.92

10500

l

-

-

-

10-5-1938 prima della lesione diencefa· lica .

..

6230000

117

0.94

10800

l

-

-

-

3 giorni dopo

6080000

111

0.91

11100

-

-

-

-

Data

6

»

•

IO

•

»

Eosinofili Basofili Mielociti Giovanili

6

»

>)

6130000

111

0.92

11300

l

-

-

-

10

•

»

6220000

114

0.92

10900

-

-

-

-

15

>)

»

6240000

114

0.92

11000

-

-

-

-

20

..

..

6190000

112

0.90

10700

-

-

-

-

30

•

»

6230000

115

0.92

10800

2

-

-

-

40 »

•

6110000

114

0.93

10600

-

-

-

-

1

.

Nuroscopia: Lesione dei nuclei lenticolari specie del putamen di sinistra con compartecipazior


COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LESIONE ECC.

265

na-o dal p~so di k.g. 1 4· DI SCJ lll.LI!\G

GOCCIA SPESSA

Baston· Segmen- Linfociti ~Ionociti cino tati

Punteg. giatura basofila

Policro· ma.sia

H<'ticolociti Xormo-

.. ...

bl~ti o

..,,

Temperatura

76

17

5

:!.ICI

38.6

3

74

16

7

l.:ill

38.8

3

76

15

6

+

1.70

40.3

5

72

16

7

.....

1.10

39. ~

3

75

16

5

.l.

29

l .l. 71

15

+

6

,,.....

1.60

39

+

2

39 7

+

2.30

39.5

' 5

74-

15

6

6

73

l ..

,,

4

74

15

7

++

1.80

39.1

73

17

6

+

l.lO

38.'ì

7·1

16

7

+

0.70

38 B

i l

li

6

+

1.20

39

18

6

-l-

1.50

38.7

3

3

73

l

'

della capsula est erna e dell'antimuro d i s inistra.


266

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE ECC.

La tecnica operativa è stata la segu~ nte: Animale sul dorso, cranio pendente e tirato indietro, anestesia eterea. Dopo tricotomia e disinfezione della cute è stato praticato un taglio mediano cutan~o dalla regione frontale all'occipite, disinserendo poi le inserzioni superiori del muscolo temporale. Messa a nudo la parete Laterale del cranio. si è tagliato un grande tavolato osseo, comprendente quasi tutto l'osso parietale facendo bene attenzione a non ledere il seno longitudinale e quello trasverso. Per intervenire sul diencefalo si è tagliata la dura madre medialmente e ai lati; in seguito a ciò l'emisfero cadeva indietro, formandosi una lacuna anteriormente e lateralmente tra il cervello e il cranio. Introducendo con prudenza delle compresse di garza si aumentava l'ampiezza della lacuna prodottasi allontanando l 'emisfero dalla grande falce del cervello. Riusciva così facile di lussare il polo occipitale e sollevando con una sonda incurvata lo spknio del corpo calloso, si arrivava in vista dei nuclei della base. Si è allora proceduto alla lesione di questi introducendovi una sonda e deviandola ripetutamente a destra e a sinistra. Di II cani operati due sono morti durante l'atto operatorio e due sono deceduti il giorno succ~ssivo; sette sono sopravvissuti e sò"no stati sacrificati in genere due mesi dopo, per procedere all'esame necroscopico del cervello. Per gli interventi ov-rativi ho avuto come collaboratore il dott. Divella Domenico, assistente della Clinica chirurgica di questa Università. Le ricerche ematologiche sono state praticate per lo più al 3°, 6o, 10°, 15°, 20°, 30°, 45°, 6o0 giorno dalla lesione, avendo cura di pr~ndere anche la temperatura. Il sangue è stato prdevato pungendo le vene superficiali degli arti posteriori e si è proceduto al dosaggio dell'emoglobina, alla conta dei globuli e alla formula leucocitaria secondo l'emogramma di Schilling. Ho praticato anche la goccia spessa per studiare il comportamento della policromasia e della punteggiatura basofila; i reticolociti sono stati colorati col metodo vitale. Dai dati esposti risulta in modo chiaro, che mentre dopo la sola craniotomia poco o nulla d'importante si è riscontrato, dopo aver leso invece i nuclei ddla base encefalica nei cani, si sono verificati delle variazioni importanti nel quadro ematico, per quanto esse non siano state della medesima entità in tutte

le esperienze. A ,carico della serie bianca le variazioni sono sta~ caratterizzate da tma netta lcucocitosi con neutrofìli.a e deviazione nucleare a sinistra; i l in foci ti conseguentemente sono diminuiti di numero mentre i monociti non hanno presentato modifìcazioni degne di nota. Gli eosinofìli per lo più dopo la lesione diencefalica sono scomparsi ma non in modo costante. · Le variazioni si sono mantenute costanti per tutto il periodo delle oss~r­ vazwm, però in genere dopo il 30° gi.orno dalla lesione sono diminuùe d'in.' tensJta.


COMPORTAMENTO DELL.EMOPOIESI NEI CANI DOPo· LESION E ECC.

267

Esse sono state più evidenti nella prima esperienza, dove i leucociti in 15a giornata da 9.400 sono saliti a 15.70!), i n~utrofili a bastoncino da 4 sono saliti a 13 e sono comparsi 4 netitrofili giovanili e due mielociti; anche nella s• esperienza si è osservato un aumento di 4.700 leucociti in IOa gjornata con presenza di maggior numero di neutrofili a bastoncino e comparsa di due neutrofili giovanili. La leucocitosi è stata meno notevole nella 2•, 3a e 6• esperienza, dove la deviazione nucleare a sinistra è stata solo a carico dei neutrofili a bastoncino, ed è stata assolutamente minima nella 4" e 1 esperienza. Che le modificazioni leucocitarie potessero dipendere dall 'aumento di temperatura in seguito all'atto operativo o da complicanze suppurative e quindi da ineguale spartizione del sangue periferico e central-e, non lo ritengo possibile per le seguenti considerazioni: 1° - L'aumento di temperatura si è limitato ai primi giorni consecutivi all'atto operativo, non è stato n è cospicuo nè costante, mentre la lcucocitosi oltre ad essere stata notevole si è mantenuta fino al 6oo giorno. 2 ° - L 'aumento di temperatura si è presentato anche dopo la sola craniotomia e non si è accompag~ato a leucocitosi. • 3° - Focolai suppurativi post-operatori si sono lamentati solo nella 6" esperienza, là dove la leucocitosi è stata meno spiccata, e, mentre i focolai sono guariti in 18" giornata, la leucocitosi è persistita raggiungendo il massimo nella 30• giornata. Del resto Rosenow aveva potuto dimostrare sperimentalmente l'indipendenza della temperatura dalla leucocitosi, poichè i narcotici cerebrali, pur abbassando la temperatura non influenzavano la leucocitosi provocata con sostanze proteiche. Hoff afferma che le notevoli variazioni della formula leucocitaria e specie la deviazione nucleare a sinistra non sono mai dei segni di leucocitosi da in-eguale spartizione del sangue; esse rappresentano sempre l'esponente di una reazione degli organi emopoietici. E' da ritenersi pertanto che la leucocitosi e la neutrofilia con deviazione nucleare a sinistra, e per la loro costante comparsa dopo aver leso il diencefalo e per la loro durata, siano da considerarsi direttamente dipendenti dalle lesioni provocate. A carico della serie rossa non si è osservato n-elle mie esperienze quell'aumento di emoglobina e di corpuscoli rossi, riscontrato da altri AA. nelle affezioni diencefalo ipofisarie e da Urra, Andreu e Baena nelle loro -esperienze sui cani. Al contrario in qualche caso si è avuto una lieve diminuzione sia del lasso emoglobinico che degli -eritrociti, aggirantesi sul 5 - 7 % verso la 3" giornata; ma poichè tale diminuzione si è verificata anche dopo semplice craniotomia, ed è -scompat"Sa quando gli anìmati si erano completamente ristabiliti, è chiaro che essa è da attribuirsi alla perdita di sangue provocata dall'intervento operativo. Anche Da Rin e Costa trovarono solo in due conigli su otto un aumento di corpuscoli rossi, e Riccitelli aveva bensì trovato ip-erglobulia in tutti i conigli


268

COMPORTAMENTO DELL'EMOPOIESI NEl CANI DOPO LES IOKE ECC.

operati, ma tale reperto talvolta era costante fino al decesso, talvolta era solo temporaneo. I reticolociti sono stati riscontrati aumentati specie nel r• caso dove in rs• giornata hanno raggiunto un valore quadruplo, mantenendosi fino alla fine ad un valore triplo di quello iniziale, e nel s• caso, dove essi da o,6o "/oo sono saliti a 2,10 "/ooin 6~ giornata ~ si sono mantenuti ancora alquanto alti fino alla 45a giornata. La reticolocitosi è stata anche notevole nella 2" e 3' esperienza, minima nella 6", insignificante nella 4a e 7". Ciò coincide col risultato di Dakorn, che aveva ottenuto forte reticolocitosi colla diatermia biparietale, di Ginzberg e H eilmeyer, che trovarono aumento dal 17 al 40 "/~o dopo ventricolografia, c di altri AA. La policromasia si è comportata in modo analogo raggiungendo valori fino al triplo del normale e in tre casi sono comparsi dei nOI moblasti fino • al 4 ·; oo· Pertanto, anche se nei miei esperimenti non si è verificata la poliglobulia, la quale d'altronde non riveste molta importanza potendo essere determinata solamente da inibita distruzione ddle emazie (Denecke), cionondimeno anche a carico ddla serie rossa dopo la lesione diencefalica si sono osservate delle modificazioni molto importanti rappresentate dali 'aumento dei reticolociti e della policromasia. T ali modificazioni sono l'espressione più costante e sicura dell'aumentata rigenerazione midollare e degno ·di nota è che non si è mai notata la presenza di punteggiatura basofila ad indicare segni degenerativi del midollo. Che la reticolocitosi con l'aumento della policromasia nella goccia spesso non si è accompagnata a poliglobulia non è da stupirsi, poichè essa sta ad indicar-e uno stimolo della funzione eritropoietica e non un aumento di questa (Kurosawa, Tatsuwo). In complesso quindi le variazioni sia della serie bianca che della serie rossa consecutive alla lesione diencefalica devono far ammettere la presenza di un centro superiore regolatore dell 'emopoiesi, a favore del qual-e parlano anche la costanza del rapporto dei costituenti cellulari del sangue circolante e la dipendenza di tale rapporto da alterazioni vasomotorie, ormonali tossico infettive ecc. Ma quale ne è precisamente la sede ? Dai reperti necroscopici si può rilevare che le più forti variazioni del quadro ematico si sono riscontrate l~ dove si sono provocate lesioni della parte mediale dei talami ottici, con lacerazione del pavimento del 3" ventricolo e compromi ssione del tuber cinereum. La lesione della parte sup-eriore dei talami ottici e quella del tetto del 3" ventricolo ha provocato variazioni meno cospicue, mentre la ksione della parte affatto anteriore dei talami ottici e del nucleo caudato ha dato variazioni poco rilevanti.


COMPORTAME:-JTO DELL'EMOPOIESi NEl CAN I DOPO LESIO>iE ECC.

269

Quasi nulla sono state le variazioni ottenute colla lesione esclusiva dei

nuclei lenticolari. Per quanto le suddetti.! osservazioni sjano limitate a poche esperienze, pur tuttavia esse stanno ad indicare che la zona dove risiede il centro regolatore bisognerà ricercarla nel t.1.lamo ottico per la sua parte mediale in diretto rapporto col pavimento del 3o ventricolo. Il corpo striato non pare che partecipi alla regolazione emopoietica. Alla domanda se trattasi di un centro unico o di parecchi centri sparsi nel talamo ottico o nel pavimento del 3o ventricolo mi è impossibile rispon-

dere, poichè le lesioni sono state alquanto estese. Solo coll'affinamento della tecnica operativa che permetta di colpire punti molto circoscritti e dopo numerose osservazioni si potrà chiarire l 'importante quesito. Inoltre siccome le lesioni apportate sono state più di natura distruttiva che stimolativa, alle quali sono seguite subito le manifestazioni di stimolo ddl'emopoiesi, a me pare che si debba parlare di un centro o di centri inibitori deIl'emopoiesi. Se poi esista, come pensa Dcnecke, in un 'altra sede più alta un centro eccitatore, la di cui azione si farebbe sentire più manifesta indebo-

lendo o distruggendo i centri inibitori, lo si potrà constatare dopo ulteriori espenenze. Resta infine da accennare in che modo questi centri influe?zzino la crasi .cangutgna. Che l'azione di essi si faccia sentire sugli organi emopoi.eticii e non sul sangue periterico quasi tutti sono d'accordo; parla a favore di ciò sia l'aumento dei reticolociti e della policromasia, sia la neutrofilia con accentuata deviazione nucleare a sinistra. E' difficile invece precisare se quest'azione sia eser-

citata direttamente o attraverso l'azione regolatrice dell'ipofisi e delle altre glandole endocrine. Schulhof e Matthies avendo constatato che le modificazioni ematiche consecutive alla puntura del diencefalo non si verificavano più dopo la splenectomia, hanno pensato ad una splenocontrazione ~r via simpatico-surrenale. Da Rio e Costa, partendo dalle ricerche di Karplus e Kreidl che avrebbero trovato un cen1tro vegetativo centrale adrenalinogeno, hanno affacciato l'ipotesi, che dalla stimolazione di questo centro dipendono le alterazioni ema-

tiche riscontrate, tanto più che tali alterazioni denunciano una formula a tipo si mpatico. D'altro canto, ammettendo la compartecipazione dd ruber cinereum alla regolazione dell'emopoiesi, non si può escludere anche un'influenza su questa dell'ipofisi, conoscendo le intime connessioni esistenti tra ruber e ipofisi; ciò è convalidato dal fatto che le eritrocitosi specie nella forma ipertonica di Gaybock si accompagnano frequentemente a disturbi a tipo neuro--endocrino, prevalentemente ipofisari.

E poichè Cusching ha fatto presente la possibilità di una diretta influell'zabilità dei centri diencefalici sulla mucosa gastrica, si potrebbe anche pensare


270

COMPORTA~ENTO

DELL'EMOPOIESI NEI CANI DOPO LESIONE ECC.

(Lunedei) alla compartecipazione del principio antianemico di Castle, la di cui iperproduzione porterebbe alle variazioni ematiche descritre. Ma si tratta sempre soltanto di ipotesi, che per quanto seducenti, non sono suflragate da dati sperimentali. A me pare che tutti questi fattori vi potranno concorrere per via indiretta, dato l'intimo collegamento fra loro di tutti i centri della vita vegetativa e di <JUesti con le varie costellazioni ormoniche (ipofisi, tiroide e surrene), ma che non si può escludere l'azione diretta dei centri diencefalici sugli organi emopotettct. RIASSUNTO. - L'A. ha studiato il comportamento del quadro ematico su 7 cam, dopo aver lesi i nuclei diencefalici, raggiunti col metodo di Karplus e Kreidi. A carico della serie bianca è stata riscontrata leucocitosi con neutrofilia e deviazione nucleare .a sinistra; a carico della serie rossa un aumento di reticolociti fino al quadruplo e della policromasia fino al triplo del normale. In 3 casi sono comparsi anche dei normoblasti, mentre l'emoglobina e i corpuscoli rossi sono rimasti invariati. L'A. ritiene che tali variazioni possono dipendere dalla lesione di uno o più centri inibitori dell'emopoiesi, la di cui sede dovrà ricercarsi nella parte mediale dei talami ottici e nel pavimento del 3° ventricolo, e accenna infine brevemente alle varie ipotesi affacciate sul loro meccanismo d'azione. BIBLIOGRAFIA. BASERGA: Policlinico, sez. med., pag. 17, 1934. BoRCHARDT: Klin. W och., pag. 2440, 1928. CAsTEx U. : Prensa Med. Arg., 1929. CHtARIF.LLO G.: Rass. Tnt. clin. ter., n. n , 1937· CusHJNG H.: Surg. Gyn. Obst., 55, t, 1932. DA RtN e CosTA: Clio. med. i tal., pag. 303, 1934· DENECKE: Munch. Med. Woch., pag. 136, 1936. DocKORN E.: Citata da Denecke. FoÀ e RoJRIN: Arch. di fisiol., vol. 35, 1936. GtNZBERG e H EIL\IEYER: Klin. Woch., pag. 1903, 1933. HABERLAND O.: Die operative T echnik des Tierexperimentes, 2• ed., •934· HoFF F.: Verh. Dtsch. Ge~. lnn. Med., pag. 124, 1933. HoFF F.: Z. Klin. Med., Bel. 129, 1935. KuROSAWA- TATsuwo: Mitt. Mcd. Ges. T okyo, so, 1936. MosER: Dtsch. Med. Woch., n. 48, 1932. RrcCJTELLJ L.: Riv. patol. nerv. e ment., vol. 42, '933· RosENOw G.: XL Kongress Wiesbaden, 1928. RosENOW G.: Z. Exper. M ed., Bd. 64, 1929. RoSENOW G.: Klin. Woch., pag. s88, '9.30. SALUS F.: Dtsch. Arch. fur Klin. Mcd., Bd. 175, 1933· SciiULHOF e MATTHI F.s : J. Amer. Med. Ass., 89. URRA- ANDREU c BAENA: Klin. Woch., pag. 1903, 1933· WArrs J. W. e F u LTON J. F.: Ann. of Surg., 101, 1935· Wossmw: Fol. Hacmat., Bd. 53, 1935·


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL Il CORPO D'ARMATA- ALESSANDRIA Direttore : colonnello medico prof. PIETRO CAMORIANO

SU UN NUOVO ~J'QDO BATTERIOLOGICO DA CAMPO PER LA RICERCA DEL B. COLI NELL'ACQUA(!> Dott. Gaetano Milaoa, capitano medico igienista.

E' ben noto come tra le varie indagini per il giudizio di potabìlità di un ·acqua, la ricerca del B. coli abbia ormai acquistato valore decisivo, specialmente quando la si completa con la colimetria e con l'identificazione precisa del tipo o dei tipi di coli isolati dall'acqua in esame. Certo tale ricerca deve essere sempre accompagnata da altre, destinate a dare il giusto significa to dell'eventuale reperto del coli: studio dell'origine, del cammino e del modo dì emergenza dell '.acqua e della sua captazione, notizie epidemiologiche sul gruppo di popolazione che utilizza tale acqua, caratteri fisici, organolettìci e chimici. Vogliamo qui però considerare il caso speciale dell'approvvigionamento idrico di unità in marcia o in campagn~. In questi casi le ricerche debbono essere necessariamente semplici e rapide, e però sì riducono essenzialmente all 'esame sommario della località ove sgorga o sì attinge l'acq ua, a qualche saggio chimico (ammoniaca, cloruri, nitriti, nitrati, solfuri .... . ) ai caratteri organoletticì, cui converrebbe aggiungere sempre una indagine, sia pure sommaria, batteriologica, per riscontrare l'assenza, o la presenza e abbondanza del B. coli. Finora però non abbiamo a disposizione alcun procedimento rapido per quest'ultimo scopo : anche ricorrendo a\ m etodi più raccomandati oçcorrono 20-24 ore prima di avere una indicazione abbastanza precisa. Inoltre si richiede un laboratorio, anche volante. Fornire al medico militare, lontano dai laboratori, anche i mezzi batteriologici rapidi e semplici, che gli consentano di integrare gli elementi localisticì epidemiologici ed organolettici, sarebbe dì gran de utilità per lo scopo pratico di un esame di acqua in marcia, senza tuttavia aver la pretesa di sostituirsi ai tecnici ai quali è devoluto l'esame, sempre quando è possibile. Talora capita che, in marcia o in manovra si debba deviare dall 'itenerarìo prestabilito o sostare in località non previste. Così anche durante esercitazioni improvvise, servizi di ordine pubblico o per calamità e specialmente in guerra e in Colonia. E non sempre sì ha la possibilità di potabilizzare tutte le acque. Ciò richiede notevole scorta di m ateriale e di recipienti e poi l'acqua attinta direttamente alla sorgente è preferita. Il medico al seguito dei reparti deve ( t) Gli esperimenti che form ano oggcn o di questo bvorc.. sono sta ti eseguiti ndl' lstimro d'Igiene ddl.t R. Un ivcrcità di Napoli nell"anno 1937 • 3X.


272

SU U:--: NUOVO METODO HAITERIOLOGICO OA CAMPO ECC.

dare un giudizio rapido perchè manca il tempo per richiedere l'intervento del personale competente e dei laboratori. Dice il Bruni che il medico del reggimento non ha altri mezzi che il buon senso ed i suoi sensi. Infatti l 'esame localistico ha una grandissima importanza nel giudizio igienico dell'acqua. L'indagine epidemiologica ed i caratteri organolettici dell'acqua vengono anch'essi presi in considerazione ma con dovute riserve. I mezzi batteriologici rapidi sarebbero utili anche per quei sanitari che avessero bisogno di un rapido esame per campeggi, escursioni, o per sorvegliare periodicamente sorgent-i; acquedotti, o per moltiplicire nelle campagne gli esami d'acqua a cui attingono piccoli gruppi di popolazione e che normalmente non vengono eseguiti (pozzi, cisterne). Sono state eseguite da tempo delle indagini per scoprire un metodo che consenta di abbreviare notevolmente il tempo di incubazione delle culture dell'acqua, sì da poterlo assumere come me~zo di controllo immediato, o quasi, degli acquedotti e anche delle acque che si incontrino in campagna, come appunto accade nella pratica militare. A tal sorta di indagini :tppartengono le esperienze di Gratch. Questi è partito dalle osservazioni di Liesc, che sfrutta la proprietà di trasformazione del nitroantrachinone. Gratch ha controllato il metodo Liese e studiato anche il bleu di metilene, che risponderebbe meglio per la sua azione batteriostatica sui germi ordinari. I germi d 'inquinamento non verrebbero ostacolati ed il loro sviluppo provocherebbe lo scoloramento del m ezzo liquido (b. coli, tifo, paratifi A e B, Gaertner). Lo scoloramento si avrebbe anche in assenza di germi d'inquinamento ma con contenuto batterico elevato ( 1000 germi per cc.). Massa ha confermato i buoni risultati ottenuti da Gratch ed ha modificato il terreno di cultura aggiungendo brodo lattosato per l 'identificazione del b. coli. Il giudizio approssimativo sulla potabilità si avrebbe in meno di 24 ore. Il terreno di cul~ra è stato saggiato con buoni risultati con germi patogeni a localizzazione intestinale (tifo, paratifo A B Gaertner, dissenteria Shiga- Flexner J. colera, enterococco, proteo volgare, fecale alcaligene). Neri ha proposto l'impiego di cristal violetto, triplaflavina, bleu Vittorio, bleu di Nilo, fucsina basica. Mondolfo ha studiato il comportamento dei colori proposti da Neri e di altri colori di anilina proposti da altri, rilevando che se alcuni colori esercitano un'azione sfavorevole sullo sviluppo del coli, ostacolano anche molto lo sviluppo degli altri germi e particolarmente di quelli che fermentando il lattosio possono crescere così rigogliosamente da prendere il sopravvento sul b. coli. Il Mondolfo in base a numerose colimetrie eseguite con acqua, latte, gelati, terreno e polvere di strada, conclude che i colori di anilina più mdicati per impedire il moltiplicarsi di altri germi (cocchi, sporigeni, proteus) 5enza danneggiare lo sviuppo del b. coli, sono la fucsina basica (Zavagli e Neri) il bleu Vittoria ed il bleu Nilo (Neri).


SU UN Nt;OVO METODO BATfERlOLOG!CO DA CAMPO ECC.

273

Cianci ha proposto un terreno nel quale la sorgente d'azoto è rappresen tata dal peptone e la fermentazione del lattosio è agevolata dalla presenza di una quantità appropriata di tampone di fosfati corrispondenti alla zona di pb. ottimo per lo sviluppo del coli. Recentemente Koschucharoff ha proposto un metodo che permette di .formare la cultura dell'acqua sul luogo della presa da chiunque, anche ine~perto, e di leggere i risultati senza necessità di inviare i campioni di acqua al laboratorio. Qualora poi si ritenesse opportuno inviare i campioni in laboratorio, la formazione della cultura sul posto permette di inviarli senza apparecchi refrigeranti in semplici cassette. Il metodo proposto da Koschucharoff è il seguente: Provette di 30- 50 cc. vengono riempite in laboratorio con 20 - 30 cc. di brodo lattosato o altro terreno, con o senza indicatore. Nel liquido vengono immessi I- 3 tubi capillari alti circa 4 cm. e chiusi in alto per raccogliere il gas. Le aperture delle provette vengono chiuse con cotone e sterilizzate. A parte vengono sterilizzati dei cappucci di gomma immersi m acqua. Dopo la sterilizzazione si toglie il cotone, si applicano i cappucci di gomma e le provette, così preparate vengono tenute, per controllo, 24 ore in termostato. Le provette vengono spedite con il confezionameno che di solito 5i adopera per le venule. Per la semina dell'acqua da esaminare si adoperano siringhe, sterilizzate per ebollizione, da IO cc. Si tocca con iodio il cappuccio di gomma, s'introduce l'ago e s'inietta l'acqua nella provetta contenente il rerreno di cultura. La quantità d ·acqua da iniettare deve essere naturalmente proporzionata alla concentrazione del terreno di cultura. La formazione della cultura sul posto di prelevamento permette lo sviluppo precoce dei batteri. Qualora, per speciali motivi si voglia inviare le culture ad un laboratorio, queste arrivano già sviluppate se :il trasporto dura un giorno o più e la temperatura sia elevata, cosa abituale in estate. Ciò permette di procedere all'identificazione dei germi con i metodi comuni subito o dopo qualche ora di termostato se la temperatura era stata bassa. Ma il vantaggio del metodo proposto è principalmente quello di permettere la lettura dei risultati senza bisogno di inviare le provette in laboratorio, impiegando terreni di cultura con indicatori. Il viraggio dell'indicatore e lo sviluppo del gas può essere apprezzato anche da persona non tecnica. Il Koschucharoff suggerisce, qualora la temperatura fosse bassa, di tenere le provette in una cintura tra camicia ed abito del portatore e, durante la notte, tra le coperte. La temperatura del corpo, così sfruttata, è sufficiente allo sviluppo del b. coli con viraggio dell'indicatore e sviluppo di gas. Ciò è sufficiente per sorvegliare i filtri e gli acquedotti e inoltre permette di dare un giudizio sommario e praticamente sufficiente in marcia, in colonia, ecc., quando non si ha possibilità o tempo di richiedere l'intervento dei laboratori e del personale tecnico. Il metodo proposto appare di notevole interesse pratico e ho fatto alcune esperienze per accertarne l'utilità. 4 -

Gior1111le di mtdicina mi!itart.


274

SU tr.-J NUOVO METODO BATTERIOLOGICO f>A C:\MPO ECC.

Ho preparato le provette nel modo indicato avanti. Ogni camp10ne d 'acqua veniva saggiato con tre diversi terreni di wltura: 0

Brodo lattosato con aggiunta di rosso fenolo; 2" - Brodo lattosato con bleu di metilene; 3o - Brodo lattosato con tampone di fosfati e bleu di bromotimolo. I

-

Ogni provetta conteneva 20 cc. di soluzione concentrata al doppio della diluizione finale, e riceveva poi altri 20 cc. di acqua in esame. Quando si voleva ricercare il b. coli in maggior quantità d'acqua si aumentava il numero delle provette che venivano insemensate con lo stesso campione d'acqua. Le soluzioni concentrate furono preparate tutte all'inizio delle esperienze e adoperate durante tre mesi senza notare akuna alterazione del terreno. Per controllo, saltuariament<:, venivano impiegate, contemporaneamente, soluzioni preparate al momento dell'uso. Di ogni campione fu fatto il controllo batteriologico e la colimetria con il metodo ordinario. Riporto qui, per esempio, alcune tabelle relative alle . .' . . espenenze pm mteressant1: TAv. l.

Acqua del Serino con aggiunta di b. coli (circa 100 germi per litro). ORE

.,..,. • o

l i~

Temperatura

l

12

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20•

37•

H•

16•

48

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16• 13•

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37•

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275

SU UN NUOVO METODO BATTE.RtOL·.1ClCO T1A CAML'O ECC.

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Dopo 4 giorni i terreni di cultura a temperatura ambiente, sono rimasti inva riati: collocati in termostato a 23•, hanno dati in 24 ore, sviluppo di gas e viraggio completo in tutti.


276

SU Ul' NUOVO METODO BATTERI OLOGICO D'\ CM1PO ECC.

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D opo il 4" giorno di temperatura ambiente le provette vengono passate in termostato a 37" e nel tempo da 2 ore (Cianci) a 6 ore (Neri) e 12 ore (Grach) si ha il viraggio completo e sviluppo di gas.


277

SU UN :-llìOVO METODO BATTERIOLOGJrO DA C A.MPO ECC.

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Furono esaminate le acque di 25 pozzi. Di esse 24 diedero i risultati r-iportati nello specchio A ed I i risultati riportati nello specchio B. In tutte le acque del gruppo A fu isolato il b. coli. N eli 'acqua del gruppo B il b. coli era assente. La carica batteri·ca di quest'acqua era: 170 0 germi per cc. f.U gelatina e 325 su agar. I risultati descritti nelle tavole e la osservazione dei controlli a 37" pertnettono di rilevare: x• - Il metodo proposto da Koscbucharoff dà buoni risultati con temperature generalmente superiori a 20°. 2 " - Lo sviluppo dei germi, la produzione del gas ed il viraggio dell'jndicatore ritardano sui controlli tenuti in termostato a 3t di almeno 24 ore. 3• - Le basse temperature danno risultati negativi ma non danneggiano i germi che si moltiplicano lentamente e permettono la produzione del gas ed il viraggio dell'indicatore dopo alcune ore di termostato a 3t· 4• - I terreni adoperati si sono dimostrati tutti abbastanza sensibili. Il terreno 1attosato con aggiunta di rosso fenolo e quello fosfàto con aggiunta di bleu di bromotimolo hanno mostrato eguale sensibilità nella produzione del gas e del viraggio dell'indicatore, però l'intorbidamento iniziava prima nel terreno "Con tamponi di fosfati. Il terreno con bleu di metilene si è dimostràto meno sensibile degli altri due nelle prove con il b. coli. Invece quando la carica batterica era rilevante o vi era presenza di altri germi patogeni (b. tiphosus) il viraggio era precoce. Poichè viraggio e gas sono segni di grande probabilità del coli, si può preventivamente in base a questi "'caratteri supporre fondatamente la presenza del germe. 0

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SU UN NUOVO METODO BATTERIOLOG'C~ DA CAMPO ECC.

278

In estate la temperatura è superiore a 20•, perciò questo metodo da campo per la ricerca del b. coli potrebbe dare buoni risultati. Però non sempre si ha tale temperatura per 48 ore consecutive, specialmente in mont.agna. Inoltre la necessità dell'esame rapido dell'acqua può aversi anche in altre stagioni. Il suggerimento del Koschucharotf, di portare le provette in una cintura tra C<4'11icia e abito e di collocarle tra le coperte durante la notte r · l

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l t: poco pratico. Ho perciò studiato un sistema più pratico che corrispondesse allo scopo di rendere possibile la ricerca del b. coli in qualsiasi stagione e h1ogo. Ho adoperato un comune termos portavivande di grande capacità e fatto costruire un portaprovette di lamiera con fori per le provette (vedi figura). Al centro del sostegno è collocato un termometro da laboratorio. Ai margini sono le pr9vette incappucciate e riempite con il terreno di cultura e l'acqua da esaminare. Il sostegno contiene delle provette capaci di 50 cc. Tra le provette ed il termometro vi sono altri fori per provette più piccole onde permettere anche analisi di altro genere in caso di necessità. Introdotto il portaprovette nel termos, si immette acqua calda a 40-45° fino a raggiungere il livello del liquido contenuto nelle provette. Si chiude bene il termos che funziona come un termostato a temperatura pressochè costante e sufficiente a permettere lo sviluppo dei germi. Un buon termos mantiene il calore per 24 ore circa e per lo sviluppo del coli occorre meno. In genere la temperatura si mantiene a circa 30- 35". La temperatura dell'acqua da introdurre varia da apparecchio ad apparecchio in rapporto alla


SU UN !'!UOVO METODO BA TTER!OLOGICO DA Ct\MPO E<.:C.

279

capacità ed alla bontà del potere isolante dd . termos. L 'apparecchio da me proposto permette di avere un termostato portabilc da campo, semplicissimo e di poco costo. Uno dei medici. del reggimento, fornito di tale apparecchio, durante le marcie può preced-ere il reparto con i forieri d'alloggiamento. Avrà così la possibilità di aggiungere all'indagine locale un altro prezioso elemento di giudizio sulla potabilità delle acque. Qualora, per mancanza di altri medici, il medico del reparto dovesse seguire la truppa durante le marcie, basterebbe che si allontanasse solo per procedere all'i nseIr.ensJ.mento dell'acqua da esaminare, cosa facile per la larga diffusione dei m-ezzi di trasporto meccanici. In colonia, in guerra o in altre circostanze che non permettono di provvedere alla analisi dell'acqua prima dell'arrivo della truppa, il primo giorno si adotterebbe la potabilizzazione. Le provette per il termostato dovrebbero essere fornite pronte per ! 'uso, dai laboratori. Il terreno di cultura è conservabile : nelle mie esperienze, durante tre mesi, non ho riscontrato differenze tra i terreni preparati al momento dell'uso e quelli preparati all'inizio degli esperimenti. Il terreno di cultura 'Che mi sembra più indicato è quello classico al brodo lattosato con aggiunta di rosso fenolo; anche quello con tampone di fosfati mi ha dato ottimi risultati . Un completamento del metodo sarebbe inscmensare, con l'acqua da esaminare, due terreni di cultura, cioè uno dei due sop radetti e quello proposto da Gratch e modificato da Massa che pur essendosi dimostrato, nelle mie esperienze meno sensibile verso il b. coli rileva, wn la decolorazione, un elevato contenuto batterico o la presenza di germi patogeni a localizzazione intestinale. Praticamente si potrebbe assumere come criteriq di massima che se i due terreni di cultura, 24 ore dopo l'insemensamento ed il collocamento nel termostato portabile da campo, restano immutati, l'acqua può considerarsi potabile. Se invece uno di essi o anche due virano parzialmente o totalmente con o senza sviluppo di gas, l'acqua deve considerarsi sospetta e èeve essere potabilizzata.

Conclusioni. Il metodo batteriologico da campo di Koschucharoff, per la ncerca del b. coli nell'acqua, con speciali provette incappucciate contenenti terreni di cultura, dà buoni risultati con temperature superiori a 20• . 2 " - Questo metodo è utilissimo quando non è possibile l'intervento sollecito del Laboratorio e dello specialista (truppa in manovra, colonie, zona di guerra, navi che attingono acqua nei luoghi di sosta, campeggi, sorveglianza periodi'Ca di cisterne, pozzi, filtri, ecc.). 1° -


280

SU UN ~U0\'0 METODO BATTERIOLOGICO DA Ct\MPO ECC.

3" - L'insernensamento dell 'acqua da esaminare oltre che nei terreni elettivi per lo sviluppo b. coli potrebbe essere fatta anche in substrato nutritizio contenente bleu di metilene per dedurre dallo scoloramento che vi si produce l 'eventuale elevato contenuto batterico e la presenza di germi pato...~eni a localizzazione intestinale . 4o - Poichè non sempre si hanno le favorevoli condizioni di temperatura necessaria, propongo un termostato portabile da campo, di funzionamento semplice e economico, che, dando una temperatura adatta e abbastanza costante per diverse ore, permette lo sviluppo delle culture e la lettura dei risultati in breve tempo e dovunque. s· - La semplicità del metodo permette che il prelevamento dell'acqua c la lettura dei risultati venga fatta anche da persone non tecniche, ma addestrate. Qualora si ritenesse necessario inviare l'acqua da esaminare ad un laboratorio, la spedizione ed il trasporto può essere fatto senza apparecchi refrigeranti. 6" - Mi auguro che altri vogliano saggiare il procedimento da me descritto anche per vedere se, variando le condizioni e la qualità delle acque, i risultati siano altrettanto soddisfacenti. RI.~SSUNTO .

L'A. ha studiato il metodo batteriologico da campo per la ricerca dd b. coli ncll'acgua proposto da Koschucharoff c ne rileva l'u t ilità gu:mdo sono fav~ re,·oli le condizioni di temperatura. All'uopo propone di usare una piccola camera term os che permette la cultura dell'acqua da esaminare, a temperatura adatta, in qualsiasi luogo ed anche in marcia. La semplicità del metodo e la presenza degli indicatori nei terreni di cultura consentono ch e l'esame dell'acqua venga fatto anche ua persona non tecnica, purchè convenientemente addestrata. B I BLIOG RAFIA. BRorw G.: T ratta/o d'igiene diretto dal prof. Ottolenghi. - Vallardi, pag. 236, 1928. BRUNI N.: Igime militare. - Milano, Editrice libraria, pag. 165, f937· C t A~Ct V.: Bollettino società italia na d i biologia sperimentale, pag. 935, 1936. GRATCH: Atti V III Congresso nazion;1le associazione fascista per l'igiene, Roma, 1932. GRATO! : I g iene moderna, XXVII, pag. 303, ' 934· KoscHl'CIIAROFF K.: Zentralblatt f . Bakt., pag. 364, 1936. M .mA F.: Giornale di medicina militare, pag. 465, 193-1· Mo:-~ooLFI V.: Igie ne moderna, XXIX, pag. 188, 1936. NERI F.: Acqua potabile. - Utet, pagg. 199-238, 253-311 , 352-370. 1930. N ERI F.: Lo sperime ntale, 40, 5, 1934· Orrou:>:GHI D.: Il tmttnmento delle acque per la loro potabi!Ìz?.azione. P adova, \' III Congresso delle acque. ' 935·

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CLINICA OCULISTICA DELLA R . UNIVERSITÀ DI P AVIA Direttore: prof. A. NlCOL.o\TO

GLI AGGRESSM CHIMICI Df GUERRA IN OFTALMOLOGIA Dott. Luigi Marucci, assi~tentc.

Mi propongo con questa trattazione di passare in rassegna m modo riassuntivo le principali conoscenze acquisite dalla letteratura oftalmologica dall'epoca del primo importante impiego dell'arma chimica fino ad oggi, circa l'azione degli aggressivi chimici di guerra sull'apparato ocu lare. Una tale rivista può essere utile, specie all'oculista che non abbia la possibilità di consultare direttamente la letteratura dell'argomento e che pure vive in tempi in cui occorre avere, almeno le fondamentali, cognizioni di patologia di guerra, essendo, anzi, tra i medici q\Jello cui più interessa lo studio delle malattie da gas di combattimento, dato che degli aggressivi chimici parecchi sono lagrimogeni ed altri si dimostrano capaci di indurre nell'occhio, pur senza esplicare su di esso un'azione elettiva, più o meno gravi al tcrazioru. Non ricorderò le modalità d 'impiego in guerra dei gas che hanno il potere di ledere l'occhio, i provvedimenti atti ad evitare le malattie oculari da aggressivi chimici, ad esempio l'uso dei vari tipi di maschere e respiratori speciali adoperati per la difesa dai gas bellici in genere; non accennerò n emmeno - facendo eccezione per qualche ricordo storico e per i principali dati riguardanti i caratteri chimici, fisici e biologici degli aggressivi ad altre nozioni che non interessino particolarmente l'oculistica o d'indole più strettamente chimica o militare, e la cui conoscenza, tuttavia, può servire a chi si occupi di oftalmologia di guerra; poi ch è esistono pubblicazioni - anche se si vuoi tener conto soltanto di quelle italiane, come il trattato di Lustig e Ferraloro : <<Patologia e clinica delle malattie da gas di guerra », i corsi di lezioni del 1 ° cap. mcd. Manieri: « L 'arma chimica nei rapporti con la medicina e l'organizzazione sanitaria militare», il volume del magg. Izzo: « Gli esplosivi e le sostanze aggressive nelle loro applicazioni militari » e quello del ten. col. Murer: << Aggressivi chimici di guerra » - dalle quali si possono apprendere tutte le cognizioni concernenti sotto ogni aspetto i gas di guerra. Questa nota compj}ativa riguarda, più precisamente, la patologia c clinica oculare relativa ai seguenti aggressivi: fosgene, cloropicrina, cloroformiato di metile e derivati clorurati, tra gli aggressivi a potere prevalentemente asfissiante; alogeno- derivati dì benzile e di xilile, acroleina, che appartengono al gruppo dei lacrimogeni propriamente detti, e chetoni alogenati, anch 'es~ i lacrimogeni, oltre che asfissianti e tossici; composti organici del-


282

GLI AGGRESSIVI CHIMICI DI GUERRA IN OFTALMOLOGIA

l'arsenico (arsine), tra cui la lewisite, che rappresentano i gas irritanti per eccellenza; solfuro di etile biclorurato (i pri te), aggressivo tipicamente ve~cicatorio .. Mi occuperò più estesamente del fosgene e dell'iprite, perchè le pubblicazioni degli oftalmologi, come afferma anche Roese, riguardano prindpalmente questi due composti chimici .che, col difosgene, sono senza dubbio gli aggressivi più importanti e che anche nel futuro saranno probabilmente tra i gas di guerra i più largamente adoperati. Salvo qualche lieve modifica, mi atterrò nel raggruppare gli aggressivi che verranno presi in considerazione in questo lavoro, alla classificazione che segue Lustig nel suo trattato sopradetto.

Gruppo degli asfissianti. Sorvolo sul cloro libero (Cl2 = Bertholite dei francesi) molto adoperato nei primi tempi della guerra mondiale, ma poi disusato per gl'inconvenienti d'impiego e sostituito con altri gas di efficacia maggiore: di esso sono noti a tutti i caratteri chimici e fisici. La sua azione biologica è principalmente quella asfissi an te. Su li'apparato oculare agisce irritando la cute pal pebrale e le congiuntive.

Fosgene. Fu scoperto dal chimico inglese Davy nel x8u, e trovato ~r la prima volta nel novembre 1916 in granate tedesche, venne largamente adoperato neli 'ultima guerra mondiale. PROPRIETÀ CHIMICHE, FISICHE E BIOLOGICHE.

E' un prodotto dell'unione del cloro con l'CO: ha la formula di COCl2. In .condizioni atmosferiche ordinarie è gassoso ed incolore, con p . sp. = 1,4 e punto di ebull. = 8°,2. Dolciastro, ha un odore forte, sgradevole, che ricorda quello della frutta marcia. Viene decomposto dali 'acqua e da qualche liquido acquoso in C02 ed HCl, e perde così il suo potere tossico. Il prodotto di mortalità (c. t.) è uguale a 900 (per il gatto). La concentrazione di 450 mmgr. di COCL per mc. di aria che venga respirata per ' mortal e per l, uomo. t m, e A.ztONE DIRETTt\ DEL FOSGENE SULL 'OCC HIO.

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Per piccola concentrazione di fosgene si ha facilmente e subito dopo il gas è venuto a contatto con l'occhio, abbondante lacrimazione a


GLI AGGRESSIVI CHIMICI Dl GUERRA l!'.' OFTALMOLOGIA

causa dell'irritazione diretta delle terminazioni sensitive del trigemino da parte del gas non decomposto. Roese riferisce che Laquer e Magnus videro in gatti assoggettati a fosgene concentrato, che immediatamente dopo l'esposizione ali' aggressivo, gli animali chiudevano le palpebre fortemente contratte. Ali 'autopsia degli animali morti entro 5-28 m', si trovò che la congiuntiva bulbare e la cornea erano intorbidate nell'ambito corrispondente alla rima palpcbrale. Ciò era dovuto all'acido cloridrico messo in libertà per la scomposizione del fosgenc, come potè essere provato dal fatto che la carta di tornasole azzurra immessa nel sacco congiuntivale diventò rossa. D 'Osvaldo descrive un caso, da lui osservato nel 1926, di gravi lesioni apportate ad O. O . dal fosgene improvvisamente liberatosi dalla bottiglia contenuta in una vecchia granata italiana che lo stesso infortunato, addetto allo scarico dei proiettili residuati dalla guerra mondiale, stava aprendo. Alla prima visita si notarono: causticazioni alla faccia ed al collo; ad O. O.: arrossamento c tumefazione delle palpebre, congiuntiva palpebralc e bulbare opacata, biancastra, con necrosi epiteliale, cornea intorbidata, bianco-grigiastra, insensibile. Poi, in seguito ad un rischiaramento parziale delle cornee, si potè osservare intorbidamentJO dell'acquev, irite, opacamento del cristallino. Dopo qualche giorno ancora, si ebbe il distacco di brandelli di congiuntiva necrosata, perdite di sostanza delle cornee e della sclera di un occhio, ulcerazioni palpebrali, ipopion, perforazione corneale ad O. O. e sclerale ad O. D . Seguirono risi bulbare, simblefaron ed anchiloblcfaron ad 0.0. D'Osvaldo richiama l'attenzione sulla grave azione caustica diretta esplicata dal fosgene nella sua osservazione, e ricorda che in genere si attribuisce al fosgene potere caustico leggero al contatto diretto con l'occhio ; e ritiene che l'azione caustica dell'aggressivo sia dovuta al cloro messo in libertà allo stato nascente, che necrosercbbe i tessuti o direttamente o combinandosi con l'acqua, di cui è avidissimo, e formando acido cloridrico. ALTERAZIONI

DELL'OCCHIO SECONDARIE

1

ALL INALAZIONE

DI

FOSGENE.

Le alterazioni che si possono riscontrare a carico dell'occhio in colpiti da fosgene sono in gran parte conset,>uenze dei fatti patologici indotti dal tossico nel polmone (edema polmonare), nel sangue e nell'apparato cardiovascolare (policitemia, aumento della viscosità sanguigna e del tasso emoglobinico, insufficenza cardiaca, trombosi, embolie, ecc.). Le ricerche istopatologiche eseguite da Gutmann su cadaveri di gassati per fosgene, fecero vedere: iperemia e dilatazione delle vene congiunrivali e dei vasi iridei, stasi nelle vene coroideali e retiniche, emorragie nella retina e nel vitreo, trombosi della vena centrale retinica ed embolie d eli 'ar-


284

GLI AGGRESSIVI CIIIMICI DI GUERRA IN OFTALMOLOGI:\

teria centrale, processi infiammatori coroideali, retinici e del nervo ottico, atrofia ottica. Come riporta Roese, Eppenstein potè stabilire che in tutti 1 casi gravi, nella maggior parte di quelli di media gravità, ed in un terzo circa dei casi lievi d'intossicazione da fosgene, la dilatazione delle vene retiniche osservata era da ricondurre alla stasi nel territorio delle vene cave superiori: la dilatazione delle vene retiniche era massima nel periodo di maggior imponenza dci fatti polmonari. La porpora cerebrale (emorragie puntiformi multiple nella sostanza bianca) che si trova quasi costantemente nelle forme gravi di intossicazione e le emorragie retiniche frequentemente associate ad essa, possono trovare la loro spiegazione nel disturbo di circolo generale. Von Szily nel 1916 trovò in due soldati morti per edema polmonare da fosgene, emorragie retiniche accanto ad emorragie nel ponte di Varolio e della corteccia cerebrale. ln un altro caso von Szily osservò una emorragia che a forma di fungo si protendeva nel vitreo. Gutmann nel 1917 vide, in un colpito da fosgcne, una emorragia retinica della grossezza di mezza papi Ila in vicinanza del disco ottico: il p. che venne a morte più tardi, presentò all'esame necroscopico anche emorragie cerebrali e trombosi circoscritte dei vasi coroidea! i. Trombosi delle vene retiniche furono riscontrate da Pagenstecher e Gutmann, trombosi che potevano essere spiegate facilmente dal rallentamento del circolo, dali 'ispcssimento e dali 'aumentata coagulabilità del sangue:, dovuti all'edema polmonare. Pure Saupe trovò trombosi dei rami della vena centrale retinica; ma appare dubbio che in questo caso l'intossicazione da fosgene possa aver causato le alterazioni attraverso le conseguenze di un edema polmonare che non fu riscontrato. Oswald descrisse un caso nel quale diverse settimane dopo l'inalazion.e eli fosgene si ebbe una graduale occlusione dell 'arteria centrale retinica seguita da degenerazione degli strati interni della retina, che portò ad amaurosi in un occh io e ad ambliopia di alto grado nell'altro. Siccome l'occlusione dc.: II 'arteria non fu subitanea, non dovette trattarsi di un 'ambolia, ma piuttosto di un rcstringimento graduale e progressivo del calibro vasale. Roese pensa che in questo caso le alterazioni non fossero in rapporto ad un disturbo di circolo generale, ma ad un 'alterazione tossica locale, come nei casi di Wohlvill , in cui si vide una estesa degenerazione grassa dell'endotelio dci capillari del cervello, degenerazione che non poteva appartenere al quadro della iperemia passiva. Pure in un caso di Adclhcim fu riscontrata l'occlusione dell'arteria centrale rctinica, occlusione che poteva dipendere da una tossicosi dovuta a sua volta a distruzione di sostanze albuminoidi per lo sfacelo del tessuto polmonarc.


GLI AGGRESSIVI CHIMICI DI GUERRA IN OFTALMOI.O<;JA

Furono osservate anche, per intossicazione da fosgene, alterazioni della macula e del nervo ottico da Pagenstecher, neuroretinite da Tculières e Valois, atrofia ottica da Kerschner e Wittich. Jess riferisce sulla comparsa tardiva dell'emeralopia in quattro casi di intossicazione da gas di guerra. Gutmann ritiene che si possa spiegare !"emeralopia con quanto trovò nell'esame microscopico in occhi di intossicati da fosgene. Le alterazioni istopatologiche rilevate da Gutmann consistevano in torte imbibizione edematosa degli strati delle fibre, ga nglionare e granulosi della retina; in edema dello strato dei coni e dei bastoncelli, per cui questo strato assumeva un aspetto ondulato, appariva allontanato dall"epitclio pigmentato retinico e mostrava i suoi elementi fortemente distanziati fra loro; nella presenza di granuli pigmentati disseminati nello strato delle cellule visive e provenienti dal vicino epitelio retinico che pertanto si presentava in alcune zone povero di pigmento. Ma nei casi di Jess, a parte quanto poteva risultare dall'esame istologico, non era noto il gas che aveva determinato l'intossicazione, mentre secondo Roese, è da escludere con ogni pr.obabilità, in tutti e quattro i casi, che il gas inalato possa essere stato il fosgenc o la cloropicrina, dati i sintomi presentati dai colpiti. l reperti microscopici di Gutmann, in questo caso, non possono essere presi in considerazione per stabilire la patogcnesi dell'emeralopia avutasi in alcuni casi d'intossicazione da gas di combattimento. TERAPIA DELLE LESIONI OCULARI DA FOSGENE.

Le lesioni oculari dirette da fosgene si curano con soluzioni e pomate debolmente alcaline. Una delle pomate indicate e che si adopera pure in ~lteraz ioni da altri aggressivi di guerra, per applicazione nel sacco congiunti vale, è: bi borato di sodi o polv. gr. r, bicarbonato di sodi o purissimo gr. 2, lanolina anidra ed acqua distillata aa. gr. 10, vaselina bianca q. b. per 100 gr. P er quanto rigu:1rda la terapia delle conseguenze oculari de li 'inalazione di fosgene, le alterazioni sono in gran parte, come si è detto, dipendenti dall 'edema polmonare e dalle modificazioni patologiche del sangue e del circolo; quidi non abbiamo a disposizione una terapia locale dei disturbi oculari da inalazione di fosgene. Per cercare di prevenire la formazione dci trombi nell'occhio, si cercherà di migliorare le condizioni circolatorie generali. A questo scopo può e.ssere utile l'apertura di una vena (t); ma dandosi esito con questo intervento, a piccola quantità di sangue, occorrerà, nel caso, praticare piuttosto l'apertura di un'arteria. ( l) Il sab~so dcv ·csscJe pr~titJtt• $Oio nei casi di c1:tnusi bleu: esso p:~IIid a .

è controindicatQ nella ci:tnosi


286

GLI AGGRESSIVI CIIIMICI DI GUERRA lN OFTALMOLOGIA

Cloropicrina. (Tridorometano. Nitrocloroformio. « .Klop :& dei tedeschi . « Aquinite » dd francesi). Fu adoperata nell'ultima guerra mondiale dagli inglesi, italiani, russi e tedeschi: le granate tedesche contrassegnate con la « croce verde I ' » contenevano un miscuglio di cloropicrina e difosgene. PROPRIETÀ FISICHE, CHIM ICHE E BIOLOGICHE.

La cloropicrina o nitrocloroformio (CCI3NOz) è un liquido incolore, dal quale si sviluppano già alla temperatura ordinaria, vapori irritanti con odor{: pungente. H a peso specifico = I,~ e bolle a II3°. E' solubile in liquidi organici, ma poco nell'acqua. Non viene modificata dall'acqua alla temperatura ambiente. H a forte potere ossidante: trasforma l'emoglobina in metemoglobina. Il suo prodotto di tossicità è uguale a 2000. E' lacrimogena, asfissiante e tossica. Irrita fortemente i tessuti con i quali viene a contatto. Sull'occhio agisce già alla concentrazione di 2-25 mmgr. per mc. Stimola direttamente le terminazion i nervose sensitive. Sia per stimolo diretto che in via riflessa, si ha nella zona di irritazione, dilatazione dei vasi e .rallentamento del circolo. La cloropicrina è un tossico capillare. l sintomi dell'azione dz'retta sull'occhio sono quelli di una irritazione congiuntivale o di una congiuntivite. La cornea viene facilmente lesa dalla cloropicrina. Parlange esperimentò l'azione del nitrocloroformio sull'occhio del coniglio. Per l 'instillazione nel sacco congiuntivale, previa anestesia, di due goccie dell'aggressivo, l 'animale ebbe subito blefarospasmo. Quindici minuti dopo i fornici congiuntivali erano fortemente arrossati e la cornea già int0rbidata, si colorava con la fluoresceina in quasi tutta la sua superfi cie. In seguito si notò edema duro, fatti necrotici e retrazione cicatriziale delle palpebre, abbondante secrezione purulenta e causticazioni delle congiuntive, ulcerazione e perforazione della cornea, ernia d eli 'iride, panoftalrnite e fusione purulenta dell'occhio. Questi fatti si verificarono, nonostante fosse stato istituito un trattamento terapeutico con solfato di zinco, argirolo, atropina e rosso di Bengala, nello spazio di un mese. Le alterazioni che si possono riscontrare a carico del fondo oculare sono conseguenze, come dopo l'inalazione di fosgene, dell'edema polmonare e dei disturbi circolatori ad esso legati. Non è raro col Romberg, il nistagmo, nell'intossicazione da cloropicrina. TERAPI A.

I fatti congiuntivali si curano con lavaggi borici e con una pomata alcalina (per es. quella indicata per le lesioni da fosgene).


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La terapia dei disturbi oculari dovuti al riassorbimento del tossico, all'edema polmonare ed alle alterazioni circolatorie di cui si è fatto parola, è q uella stessa indicata per le conseguenze oculari dell'inalazione di fosgene.

Cloroformiato di metilc c suoi derivati. Il CLoROFORMIATO DI METILE (Cl COO CH3), liquido, con p. di ebullizione = 71 °, è un lacrimogeno di debole azione che fu adoperato neiJ'ultuna guerra. l CLOROFORMIATI DI METILE MoNOCLORURATO (Clz COO CHz) e BicLoRURATO (Cl COO CH Cl2), la cui miscela (« Palite >> << K. Stoff. ») venne usata dai francesi, dagli inglesi e dai tedeschi durante la guerra mondiale, sono lacrimogeni, ma la loro azione principale è. quella asfissiante e tossica. Il CLoRoFoRMIATo DI METILE TRICLORURATO (Cl COO C CL) è il difosgene, la <1 Superpalite » dei francesi, la « croce verde » o « Perstoff >> dei tedeschi : la sua molecola può essere considerata come costituita da due molecole di fosgene (CO Cl2), donde la sua denominazione di « difosgene >>; all'aria infatti, si decompone mettendo .in libertà fosgene. E' un liquido (:he bolle a 12t. Viene idrolizzato dall'acqua. E' lacrimogeno, ma specialmente asfissiante e tossico : la sua azione biologica non differisce sostan zialmente da quella del fosgcne, per cui quanto è stato detto per questo gas vale anche per il disfogene. A differenza del tosgene, è innocuo allo stato liquido e nelle ordinarie condizioni di maneggio : la sua forte tossicità, che è doppia di quella del fosgene (c. t. = 500), compare quando coll'esplosione dei proiettili nei quali è contenuto, diventa gassoso.

Gas lacrimogeni. Saranno compreSI m questo capitolo gli aggressivi lacrimogeni propriamente detti e quei gas altrove non ricordati, che pure esplicando la loro principale azione al di fuori dell'ambito oculare, interessano in questa trattazione specialmente per il loro potere lacrimogeno. I lacrimogen i che furono adoperati n eli 'ultima guerra non produssero che eccezionalmente lesioni gravi : in queste rientrano le alterazioni del caso di von Szily (v. capitolo di bromoacetone), quelle osservate nella Clinica di Friburgo (v. appresso: altcrazionj dovute al cloroacctonc concentrato), dei casi di Bcst, Campos, Petit, H einsius (casi nei quali si ebbero


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· lesioni con opacità corneali e con la cura si riuscì a determinare un discreto rischiarameoto delle cornee e quindi un riacquisto parziale del visus) e Schmelzer (v. cloroacetofenone).

Derivati del benzolo. BROMURO DI BENZILE ( « Camite » o 11 Oydite >> dei francesi) = CsHs CH~Br. E' un liquido incolore, con punto di ebullizione = 198" e p. di solid. = - 3•,9; ha p. sp. = 1,44 a 15". Non saponifica facilmente a contatto con l'acqua e si ossida lentamente con formazione di un prodotto che ha odore di mandorle amare. La concentrazione di o,oo4 mmgr. per 1 litro di aria, determina forte lacrimazione. Parlange fece con questo lacrimogeno il seguente esperimento sul coniglio. Aprì in una gabbia in cui si trovava l'animale, una fiala di 1 eme. di bromuro di benzile. Dopo 3 minuti durante i quali il coniglio non dette alcun segno di sofferenza, aspirò dalla fiala l'aggressivo che vi residuava c ne instillò due goccie nel sacco congiuntivale dell'animale in esperimento. Subito il coniglio chiuse l'occhio, si grattò il muso con una zampa e si abbandonò immobile in un angolo della gabbia, respirando faticosamente. Dopo due giorni si osservò una modica reazione congestizia dell'occhio e scarsa secrezione purulenta della congiuntiva. Si trattò l'occhio con argirol(J e I 2 giorni più tardi tutti i fatti oculari erano scomparsi. CLORURO DI BENZILE (CsH,CH ~Cl). Liquido incolore con odore acuto, p. di ebull. = 175•, p. di solid. =·- 43•,2 e p. spec. = I,II a 15·· Limite di tolleranza per l'uomo =- 85 mmgr. per mc. di aria . !ODURO DI BENZILE (Cr.H.,CH2l). Lo usarono i francesi nel 1915. I suoi cristalli sono incolori. Ha p. di fus. = 24°, p. di ebull. = 226". Non si scioglie nell'acqua, ma è solubile nei comuni solventi organici. Irrita le congiuntive già alla concentrazione di 2 mmgr. per mc. di aria. BROMOCIANURO DI BENZILE (C. H~CH BrCN).

E' forte lacrimogeno e tossico. ORTO e PARA-CI.ORONITROBENZOLO (« Cedenite >> - Cl CH2CsH.N02). Fu usato dai francesi.


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Alogeno - derivati dello xilile. BROMURO DI xiLILE (<<T. Stoff » dei tedeschi ~ CH 3C6H 4CH~Br). Liquido incolore, oleoso, ha p. di cb. = 2r6•- 220" e p. di fus. = 20" - 30". E' poco volatile e pertanto si adopera sotto" forma di nebbia. E' energico lacrimogeno: irrita alla concentrazione minima di o,ooT8 gr. per mc. di aria.

Il CLORU~O DI XILILE, liquido, e l'loDURO DI XILILE, solido, sono lacrimogeni di scarsa importanza, che nell'ultima grande guerra furono poco impiegati.

Alddde acrilica od allilica od acroleina. (« Papi te » dei francesi - CHz CH COH). Liquido incolore, limpido, molto volatile, con odore simile a quello che emanano le candele di cera appena spente. P. sp. = o,86, p. di eb. = 52•,4, p. di solid. = - 88•. Viene disciolta ma non decomposta dali 'acqua. Si altera all'aria ed alla luce. Si ricava per disidratazione della glicerina. Liquida ed a bassa temperatura, ba scarso potere irritante; ma allo stato di vapore o nebbia è forte lacrimogeno. In concentrazione di 0,023 mmgr. per litro di aria, determina dopo 2 m', lacrimazione. Produce anche alterazioni permanenti della cornea. E' inoltre, asfissiante e tossico.

Chetoni clorurati. CLOROACETONE

(Monocloroacetone - CH3CO CH2Cl). E' un liquido

çhe bolle a I 19". Ha azione lacrimogena non molto intensa. Schmelzer riporta che nella Clinica di Friburgo venne pubblicato un caso di gravi alterazioni indotte in tutti e due gli occhi di un soldato da doroacetone concentrato: si ebbero fatti necrotici delle cornee, che portarono alla perdita degli occhi ed alla exenteratio bilaterale. • CLOROACETOFENONE

(C 6 H s CO CH2Cl).

E' solido, con punto di ebullizione = 245" e p. di fus. = 58"- 59". Insolubile nell'acqua, è molto stabile. Riscaldato emana fumi bianchi fortemente irritanti: o,oo3 mmgr. per litro di aria bastano per dare lacrimazione. All'infuori dell'azione irritante sulla congiuntiva non avrebbe in genere altre proprietà nocive. Quando, però, è concentrato, il gas. può provo5 -

Giornal~ di medicina militare.


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care alterazioni oculari abbastanza gravi, come nel caso di Schmelzer. L'osservazione di questo A. è stata pubblicata recentemente. Le lesioni furono riscontrate in un giovane operaio che nel I93<f fu colpito ad O. S. da cloroacetofenone allo stato liquido contenuto in una cartuccia che un compagno del p. sparò sbadatamente con una pistola da gas lacrimogeni, alla distanza di circa 3 m . La cornea rimase trasparente per alcuni giorni durante i quali un medico trattò l'occhio con lavaggi, impacchi freddi ed applicazioni di atropina. Quando si credeva che ogni pericolo fosse scomparso, si manifestò un 'ulcera centrale della cornea che si estese rapidamente, mentre la camera anteriore si riempiva di pus. Poi, in seguito alle cure di clinica, i fatti patologici regredirono, ma la cornea rimase opacata e vascolarizzata, tanto che l'acutezza visiva era ridotta alla s.ola percezione luminosa. Questo stato di cose persisteva immutato ancora due anni dopo. L 'A. deduce da quanto osservò nel suo caso, che non dev'esser presa alla leggera l'azione dei gas lacrimogeni concentrati sull'occhio, poichè possono aversi conseguenze gravi, anche se inizialmente non appaiano segni di lesioni notevoli; e fa notare la differenza, per quanto riguarda il tempo di comparsa e l'evoluzione, tra le alterazioni corneali prodotte dal cloroacetofenone nel suo caso, e quelle osservate in seguito alla azione di altri lacrimogeni, quali il cloroacetone ed il bromoacetone: nella sua osservazione i fatti a carico della cornea comparvero tardivamente e portarono ad opacamente totale e permanente della cornea, mentre quando furono osservati, i fatti corneali da bromo e cloroacetone si manifestarono subito dopo che il gas venne a contatto coll 'occhio e spesso regrediti, furono seguiti da rischiaramento della cornea e miglioramento visivo.

Chetoni bromati. BROMOACETONE ( << B.

Stoff » dei tedeschi): liquido giallognolo, con p. di eboli. = 136°, stabile a contatto dell 'acqua. E' forte asfissiante e lacrimogeno di media persistenza. Von Szily osservò un caso di gravi lesioni oculari determinate dal bromoacetone. Si trattava di un soldato tedesco di 29 anni, che nell'ultima guerra incaricato del lancio del lacrimogeno da un carro armato, veniva colpito alla faccia e quindi agli occhi da una improvvisa fuga del gas. Nonostante tutte le cure praticate, si dovette procedere all'enucleazione bilaterale. 13RO ~IOMETILETILCHETONE (<c Bn. Stoff >> dci tedeschi): liquido nerastro,

che bolle a 145", stabile, insolubile in acqua, asfissiante e lacrimogeno. La « MARTON ITE >> è la misccl:-t di cloroacetone e bromoacetonc, adoperata dai fran cesi; l' << 0MOMARTONITE >> quella di clorometiletilchetone e bromomctilctilchetone, anch'essa usata dai francesi.


GLl AGGRESSIVI CHIM ICI Dl GUERRA 1:--1 OFTALMOLOG I:\

Etere dimetilico didorurate (o:::cH 2 CJ) CH2 a E ' lacrimogeno e debolmente vescicatorio. Proprietà analoghe ha l'etere dimetilico dibromurato. In genere tutti i derivati dell'etere dimetilico sono lacrimogeni.

Azione biologica dei gas lacrimogeni (da Lustig). Alcuni gas lacrimogeni fanno risentire la loro azione immediatamente, manifestando subito il massimo del potere irritante che si mantiene tale indipendentemente dalla durata della esposizione del colpito ali 'aggressivo. Altri composti, invece, dànno i primi segni d'irritazione dopo un certo tempo, di solito molto breve, ed esplicano la loro azione con intensità che aumenta gradualmente. Tale diverso comportamento dipenderebbe dalla velocità di decomposizione della sostanza chimica costituente il gas: questo non agirebbe integro sulle terminazioni nervose, ma attraverso i suoi prodotti di scissione. La lacrimazione esalta il potere irritante di alcuni composti, ed es. del bromuro di benzile, ed attenua quello di altri, per es. della cloropicrina. L'azione lacrimogena sarebbe dovuta, secondo alcuni, all'alogeno che entra nella costituzione chimica dell'aggressivo; i composti nei quali l'alogeno è rappresentato dallo jodio, avrebbero maggior potere irritante.

Sintomatologia ed evoluzione. Paolo Gremeaux scrive nella (( ClitJique Ophtalmologique >> nel 1916, che essendo incaricato di un servizio oculistico presso un Corpo d'armata francese nella guerra europea, potè osservare diversi colpiti da gas lacrimogeni e trovò che per questi aggressivi si hanno quasi sempre i seguenti sitltomì: fotofobia, lacrimazione, arrossamento e tumefazione dei margini palpebrali; la congiuntiva bulbare e del cui di sacco inferiore presenta una vascolarizzazione costituita da una sottile rete che dà una tinta di insieme rosata, uniformemente diffusa e leggermente opalina; il fornice superiore partecipa all'iperemia costantemente, anche nei casi leggeri; la cornea pre~enta perifericamente, verso il limbus, una esfoliazione dello strato epiteliale, in quasi tutto il suo orlo; iniezione pericheratica netta; tono = normale; non mucosità nel fornice inferiore. Tuttn ciò si rileva in genere nelle prime 24 ore. Qualche volta è stata notata chemosi della congiuntiva bulbare. P er quanto riguarda l'evoluzione, l'A. riferisce che generalmente questi fatti regrediscono a poco a poco in maniera che dopo 15 giorni ali 'incirca


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non residua altro che una sensibilità dell'occhio maggiore della normaìe alla luce ed all'aria, quindi fotofobia e lacrimazione riflessa che non si attenuano che in capo a tre settimane- un mese. Come è logico, la preesistcnza di una infezione delle vie lacrimali od una medicazione occlusiva, possono aggravare il quadro e le lievi alterazioni corne~li possono trasformarsi in ulcerazioni infiltrate più o meno estese.

Terapia. Gremeaux consiglia il seguente trattamento dei colpiti da gas lacrimogeni. Togliere la benda che eventualmente era stata applicata. Lavaggio quattro volte al giorno con acqua bollita o con ossicianuro di mercurio all' I j6ooo. Instillazioni di atropina ali 'r l 200, sorvegli an do la tensione oculare. Instillazioni biquotidi::me di solfato di zinco ali' 1 l 100. Cataplasmi 3 o 4 volte al giorno. Pannello protettivo, ma non occlusivo. Non far uso di cocaina per non aumentare la discpitelizzazione corneale. La terapia riportata da Lustig è quella che segue. Generalmente bastano lavaggi del sacco cong1untivale con soluzione fisiologica o di bicarbonato di sodio (2-3 %). Si sconsiglia l'uso della vasellina, dei grassi in genere, capaci di fissare l 'aggressivo, del solfato di zinco e del nitrato di argento. Le doccie calde di vapor acqueo della durata di 10 minuti, 4-5 volte al giorno, hanno azione benefica. Schrnelzer con altri AA. raccomanda oltre che i lavaggi oculari immediati con una soluzione debolmente alcalina, l ' uso tempestivo di una pomata alcalina, ad es. quella ricordata nel capitolo del fosgene, a base di bicarbonato di Na e di biborato sodico.

(Continua).


SULLA INABILITÀ PSICIDCA AL SERVIZIO MILITARE E RESPONSABILITÀ PENALE Prof. Stefano Perrier, colonnello medico, docenre di neuropatologia.

Il collega maggiore medico prof. Viola ha svolto nel numero di agosto c. a. del nostro Giornale di Medicina Militare, con la sua ben nota competenza, alcune considerazioni circa l'inabilità psichica al 5ervizio milin1re e responsabi lità penale. Ora se si può convenire con Lui i n molte delle considerazioni addotte, non si può a parer mio concordare nelle conclusioni un po' assolute, alle quali ha voluto portare il suo tema, v-rchè fissare nella già tanto difficile pratica peritale paradigmi troppo rigidi è sempre cosa pericolosa e comunque non favorevole a quel sereno lavoro di indagine analitica e di obiettiva discriminazione, che deve presiedere il lavoro di chi ha avuto dal magistrato il compito, spesso delicato ed arduo, di stabilire la responsabilità del reo dinanzi alla legge. Questo naturalmente vien detto con assenza assoluta di spirito di polemica, :: ssolutamente fuori di luogo, ma semplicemente allo scopo di contribuire modestamente a una maggiore chiarificazione dell'argomento, con il sussidio di considerazioni che sono solo dettate da una pratica peritale, oramai quasi ventenne. E' giustissimo quanto il Viola dice sul fatto che non esiste,· nè può esistere giuridicamente, alcun rapporto fra inabilità psichica al servizio militare ed irresponsabilità penale. La cosa è ovvia ed il quesito lo direi quasi superfluo, perchè io non credo che vi sia stato perito scrupoloso, che abbia voluto soltanto poggiare su un eventuale giudizio di riforma quelle argomentazioni deduttive (secondo le parole dell ' A.) tendenti a comprovare l'esistenza di uno stato di infermità mentale ai fini penali. La legge è ben chiara a questo riguardo, come opportunamente precisa lo stesso Viola. Il perito per rispondere ai quesiti fattigli deve approfondire l'imputabilità dd soggetto al momento in cui commise il reato. Nel concetto di imputabilità si comprende !'attributo psichico per poter giudizialmente rispondere di un reato e di conseguenza vi è compresa l'idea della personalità, della soggettività e della capacità penale dell'agente, ma tutto bene inteso va considerato rispetto al momento in cui viene commesso il reato. Gli esempi si riscontrano sulla pratica di tutti i giorni, ma non sarà male tuttavia, per non lasciare assolutamente dubbi al riguardo, portarne qualcuno oltre a quelli menzionati dali' A. Vediamo ad es. la figura dell'isterico. L 'articolo 28 E. l. provvede giustamente alla eliminazione dalle file dell'Esercito, trascorso ove occorra tutto il periodo della rivedibilità, delle forme nevrosiche isteriche. Ma se per disavventura un tale soggetto venisse ad incorrere in un determinato reato, il perito


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SULLA IN ABILITA PSICHICA AL SERVIZIO MILITARE ECC.

non potrà certo basare su tale diagnosi un giudizio di irresponsabilità, ma gli occorrerà ponderatamente esaminare quale sia la .figura dell'isterico al momento in cui commise il reato. La semplice figura nosografica di una specifica costituzione isterica, come ben dice il Moglie, · non modifica in genere in alcun modo la personalità giuridica. Un isterico può benissimo compiere un reato con carattere di una logica preparazione e di una manifesta premeditazione all'infuori di qualunque manifestazione morbosa, che nel momento alteri lo psichismo del soggetto: ma se si tratta invece di una forma isterica attiva nel suo polimorfismo sintomatico o risulti al perito che l'atto incriminato abbia diretto rapporto con impulsi ossessivi, provocati dal peculiare stato di tensione emotiva, o con esaltazione della morbosa affettività, propria della psiconeurosi, allora si dovrà prendere in considerazione l'irresponsabilità parziale o totale dd soggetto. Analoghe considerazioni faremo per l'epilettico. Un epilettico è senz'altro diminato dalle file dell'esercito, ma non sempre egli può essere dichiarato irresponsabile di fronte alla legge. Ali 'infuori di quegli stati psichici ben noti come equivalenti della epilessia, in cui tutto è compiuto con il carattere del più spiccato automatismo, un epilettico può compiere un delitto in uno dei cosidetti periodi intervallari, quando apparentemente tutto sembra rientrato nella norma nella psich.e di questi ammalati. Ora in questi casi non tutti (e secondo me a ragione) sono d 'accordo con Kraft Ebing, che ritiene essere indiscutibile che l'epilessia in sè e per sè costituisce una circostanza attenuante della colpabilità nei vari delitti, data l'importanza di questa nevrosi, che tiene sotto di sè l'intero sistema nervoso. lo, come da anni ho sempre sostenuto, ritengo che non si possano mai dare regole fisse e la questione debba essere risolta caso per caso. Il Christian nel suo trattato cc Epilepsie: foli e epileptique » riassume molto opportunamente questi concetti: « degli atti delittuosi commessi durante l'attacco, l'epilettico non è responsabile: in quanto a quelli commessi negli intervalli degli attacchi bisogna distinguere vari casi. Se negli intervalli non presentano disordini mentali, sono responsabili; se invece negli intervalli hanno qualche bizzaria di carattere, eccitabilità eccessiva, ecc. allora si potrà ammettere l'attenuazione della responsabilità. Se l'epilessia è complicata ad alienazione mentale o 3 idiozia allora non vi è certo a discutere sulla loro irresponsabilità )), Comunque sta il fatto che un epilettico, in quanto è tale. non può senz'altro essere, stc et simpliciter, ritenuto un irresponsabile di fronte alla legge. E così gli esempi si potrebbero moltiplicare nel campo della psicopatologia forens-e ed io concordo perfettamente in tutte quelle considerazioni che il Viola ha portato circa << gli anomali del carattere e della condotta » e dirò anzi, che vado ancora più in là delle sue deduzioni, perchè la vexata guestio della responsabi lità pena\.e di costoro, come in genere dei delinquenti nati, sempre quando non siano sopraggiunte nuove cause morbose psichiche,


SULLA INABILITÀ PSICH1CA AL SERVIZIO MILITARE ECC.

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è oramai superata da tempo: la conclusione, come dice il Severi (citato da Moglie) non può essere che favorevole al concetto di ritenere questi individui del tutto responsabili dei reati che vengono loro ascritti: in fatti sono soggetti, e questo è importante ai fini della imputabilità « con mente non offuscata e con facoltà psichiche pressochè normali >>. L'immoralità costituzionale non è una malattia, è una anomalia. Ma anomalo lo è di per sè qualunque atto delittuoso, perchè devia dalla condotta individuale e sociale, che consideriamo corretta e normale, e secondo la legge la responsabilità degli anomali resta sempre integra, sino a che non si possa dimostrare, secondo le esplicite condizioni formulate dagli art. 56 e 57 C . P. R. E., che tale anomalia di caratt-ere rivesta origine e natura completamente o parzialmente morbosa. Tutti d'accordo quindi nello stabilire che fra inabilità psichica al servizio militare e irresponsabilità penale non sussiste alcun rapporto giuridico. Ma detto questo, affermare decisamente che i « giudizi di riforma dal servizio militare non possono essere utilizzati n elle applicazioni in campo penale '' -e che « inabilità psichica al servizio militare e responsabilità penale sono due problemi nettamente indipendenti che partono da differenti prem esse concettuali e di legge, p-er giungere a conclusioni ben distinte per mezzo di criteri di indagine nella lettera e nel metodo bene differenziati e particolarmente caratteristici >> è affermazione che cr-edo non sia giusta, o meglio, forse non adeguatamente espressa. Il perito deve sempre ed innanzi tutto fare una diagnosi clinica ed in secondo tempo prospetterà su speciali piani di configurazione m edico legale tale diagnosi, onde serva allo scopo peculiare per il quale la si concreta. Allo scopo clinico ed anche giuridico tutti gli elementi anamnestici saran no della massima importanza, spesso decisiva importanza, e di un giudizio di riforma, anche solo di anomalia della condotta e del carattere, non solo non si potrà certo mai fare astrazione, ma si dovrà anzi dare ad esso tutto il possibi le apporto. Ancora chiare e precise, anche a distanza di anni, risuonano le parole del Borri che diceva (( il perito deve necessariamente considerare ogni prospettiva, dominare ogni orizzonte, scrutare ogni scorcio, onde lo studio della psicologia normale e patologica possa trarne spunti e sussidi di contributo all'indagine della personalità e su cui a sua volta sia in grado di portare la luce della propria efficienza interpretativa e chiaritiva ». Quindi i due fattori pur giuridicamente indipendenti alla loro· origine, si compenetrano invec-e a vicenda ed i giudizi di riforma non solo possono, ma debbono essere utilizzati nel campo penale. ~a finalità medico legale dell'esame più che nella figura del soggetto deve essere insita in quella di chi è preposto ali 'esame: starà poi nella sua scienza e coscienza, una volta stabilita la diagnosi clinica, di interpretarla o ai fini di una profìbssi nei riguardi della collettività militare o ai fini della giustizia Fcnale. E ciò


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SULLA INABILITÀ PSICI-IICA AL SERV IZIO MILITARE ECC.

non solo è chiaro ed esplicito nei casi gravi e conclamati, ma lo è anche specialmente in quei casi citati dal Viola di (( disarmonie psichiche con sfumature più o meno accentuate di perversione degli istinti e di squilibrio della mente >> che giustamente noi eliminiamo dall 'Esercito, e che spesso rappresentano la chiave di volta per renderei conto di certe anomalie morbose psichiche, che non raramente si manifestano improvvisamente nel dinamismo biologico degli individui. Quanti di questi stati disarmonici, di irregolarità di condotta nella vita di relazione che noi allontaniamo dall 'esercito, sono espressione di costituzioni iperemotive, che con il tempo, sotto l'influenza di qualche altro fattore secondario, possono produrre psicosi a base ossessive, con insorgere anche possibile di concezioni deliranti! Quante costituzioni psicasteniche con il relativo corteo di scrupoli, ossessioni, fobie e che noi giustamente eliminiamo, possono sfociare in certi deliri sistematizzati a temi diversi, specie melanconici o ipocondriaci l Quante costituzioni ciclotimiche, caratterizzate da oscillazioni incessanti della attività, sempre al disotto o al di sopra della normale, da alternative di eccitazione e di abba.ttimento, costituiscono i prodromi di una psicosi periodica o psicosi maniaco-depressiva ! Ed infine ancora, e sopratutto, quante di queste disarmonie psichiche e di anomalia di condotta e di carattere, sono espressioni di costituzioni schizoidi, dalle quali molto spesso sorgono stati schizofrenici ! Non vi è chi non veda come sia quindi della massima importanza per il perito di valutare al massimo questi dati, i quali spesso possono essere magna pars nei nostri giudizi e che non possono pertanto essere motivo certo di generalizzazioni scientificamente errate e penalmente pericolose. Queste considerazioni, ovvie e manifeste, sono senza dubbio anche nel pensiero del Viola, perchè nella conclusione del suo lavoro egli accenna alla immutabilità dell'asse e delle obbiettivazioni cliniche e delle conclusioni diagnostiche in ambo i casi, ma appunto perchè questo è anche forse il suo pensiero, sarebbe stato opportuno - secondo me - un giudizio conclusivo più chiaro ed -esplicito in questo senso, perchè altrimenti si può cadere in confusioni od in incert~zze, che nel già tanto ristretto campo degli art. 5.6 e 57 C. P. R. E. sono da ritenersi certamente pericolose sia per i periti che per 1 magistrati. L'A. illustra i rapporti sulla inabilità psichica al servizio militare e responsabil ità penale ed afferma che i due fattori , pur giuridicamente indipendenti alla loro origine, si compenetrano invece a vicenda e che i giudizi di riforma debbono essere utilizzati nel campo penale. RIASSUNTO. -


ISTITUTO DI CLINICA CHIRURGICA R TRRAPIA CHIRURGICA

DELLA R . UNIVERSITÀ DI NAPOLI Otrcuorc: prot. Lt.:zct ToRR.\CI\

LE PERTURBAZIONI UMORALI POSI-OPERATORIE Oott. Giuseppe Santucd, primo capil~no mc<1tco. (Continuazione c fine) .

B) ALTERAZIONI A CARICO DI ALCUNI T.ESSU'I l .

Importanti modificazioni, in seguito ad un atto operatorio, si verificano nel fegato, nel rene, nei muscoli della coscia e del focolaio operatorio. A carico del fegato e dei reni è stato osservato un :lbba$S:lmento dd contenuto in acqua, in sostanze minerali ed in cloro. T ale abbassamento è molto più manifesto a carico del tessuto muscolare della coscia. La disidratnionc avviene anzitutto nel sangue, ma quest'ultimo cerca nei tessuti i materiali necessari per ristabilire il suo equilihrio tanto acquoso che minerale. T muscoli interessati dall'incisione manifestano al contrario un'idratazione molto mperiore al normale ed una notevole elevazione del loro contenuto in sostanze minerali totali ed in cloro. L'aumento del cloro nella regione operatoria si manifesta dalle prime ere dopo l'operazione, anche se questa è stata minimamente traumatizzante, raggiunge fino a 4-5 volte il tasso iniziale e persiste ancora dopo 2-3 giorni. Tale richiamo di cloro, a prescindere da ogni azione dovuta all'anestesia, è stato messo in evide nza da Lcgueu, Fc-y, Palazzoli, Lebert e Duval, nei tessuti traumatizzati di animali, in modo da ri petere le stesse condizioni che si verificano in un'operazione. Dosaggi eseguiti sul liquido estratto da focolai traumatici, confrontati con quelli eseguiti sul sangue, hanno confermato i reperti di Beard e Blalock, dimostrando che, ndla maggior parte dei casi, i valori in cloruri per mille del liquido estratto dal focolaio traumatico sono superiori a quelli della cloruremia. Una teoria dovuta a Mac Callum e valorizzata da H ade n ed Orr, a proposito della sindrome tossica associata ad ipocloremia nell'occlusione intestinale, ammette che i prodotti tossici formatisi in corrispondenza dell'ansa occlusa (G. H . Roger) determinano un richiamo di sale, il cui effetto è quello di neutralizzarli più o meno completamente. Chabanier e Lobo-Onell estendono questa ipotesi a quanto concerne la fase post-operatoria, nella quale si liberano in seno ai tessuti traumatizzati sostanze tosskhe certamente suscettibili di essere influenzate dal cloro. Le osservazioni di questi AA. e quelle di Robinc:au c Lèvy dimostrano appunto che la sornministrazionc: di sale, a titolo curati vo, fa abba~sare rapidamente il tasso dell'azoto non urc~ico del plasma ed, a titolo preventivo, impedisce l'elevarsi dell'azoto stesso. D'altra parte, il meccanismo di azione del cloro non può farsi con sistere in una semplice correzione del tasso di questo nel sangue, perchè essa non è costante, anzi, in certi casi, la cloremia o non si corregge o anche continua ad abbassarsi durante la reclorurazione, mentre tuttavia l'eccesso di azota. non ureico del plasma sparisce. Ed allora questo cloro che non si trova nel sangue, che non va perduto attraverso i reni e che quindi necessariamente va a finire nei tessuti traumatizzati. deve esercitare la su·t azione antitossica, soprattutto ed in massima p~rte, loc:~lmente. Bisogna dunque concludere, secondo anche l'opinione degli AA. americani, che il cloro intensifica la neutralizzazione delle sostanze tossiche nel posto stesso in cui esse sono liberate.


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Non tutti gli AA. sono però d'accordo su quesm pumo e, per esempio, Bottin e Conradt pensano che l'aumento del cloro nel focolaio traumatico non deve affatto essere interpretato come l'indice di un'attività antitossica del cloro di fronte ai prodotti di disintegrazione delle albumine, ma la prova di un'essudazione plasmatica banale che si verifica in ogni focolaio traumatico. Allo scopo di delucidare l'origine dell'edema, che può rappresentare una reria wmplicazione post-operatoria, Jones, Eaton e White hanno tentato di riprodurre nell'animale le condizioni che ordinariamente si trovano negli operati e sono riusciti a produrre l'edema non soltanto del tessuto cellulare sottocutaneo, ma ;;nche dei muscoli e dei diversi visceri: l'intestino, i reni, il pancreas ed il cuore. Facendo variare i diversi fattori dell'edema, hanno visto che essi si classificano nell'ordine di importanza seguente: Japprima e sopratutto la carenza del regime in azoto e la cattiva nutrizione; poi la ~etticemia, l'eccessiva somministrazione di acqua e di cloruro di sodio, il d renaggio delle sierose e la gravità dell'i ntervento chirurgico; infine l'anestesia generale. Le turbe della funzione epatica e renale giocano ~enza dubbio un ruolo importante, ma sono secondarie agli altri fattori. Secondo gli stessi AA., l'edema dei parenchimi viscerali potrebbe spiegare certe turbe circolatorie, urinarie, epatiche, digestive, ecc., che si ooservano in clinica.

C) ALTERAZIONI A CARICO DELLE URl:-lE. A carico delle urine degli operati si hanno alter:Jzioni variabili, ma m generale si ha una riduzione della diuresi e del contenuto in cloro. Sembra a Letullc che tanto l'oliguria, quanto l'ipocloruria o addirittura l'acloruria. che si può constatare, sono entrambi fenomeni dipendenti dalla declorurazione dell'organismo, sotto la cui influenza le secrezioni renali diminuiscono. Il rene. non stimolato dall'eliminazione dei cloruri, diminuirebbe anche l'eliminazione di urea. Nelle urine di 24 ore dell'uomo normale, a regime ordinario, i cloruri variano da gr. 7 a 15 "lo. e \'urea corrisponde a gr. 15-25 °/00 , tasso che può essere ridotto a metà circa nell'operato; la concentrazione massima è di gr. 5o-55 %o· Frequentemente si ossen·a un abbassamento della concentrazione dell'urea il giorno ciopo l'operazione. Spesso l'abbass:nncnto del potere di concentrazione del rene coincide con una << pousS:.:e l> d'iperazotemia, ciò che carattenzza la più comune fra le alterazioni funzionali c che va sotto il nome di « ndritc funzionale >l. Il legame fra que~ ta e l'immissione in circolo di sostanze tossiche sembra dimostrata dalla rapida azione che la riclorurazione esercita nello stesso tempo sulla ne&ite suddetta e sull'azoto non ureico del plasma. Il Cazzam:1li mette in dubbio l'esistenza di una " ncfritc funzionale>> e considera l"oliguria pose-operatoria come la risultante di fenomeni a ~chietta natura extrarenale, prrchè, se detta oliguria fosse realmente conseguenza di un diminuito potere di elim iP.azione idrica da parte della cellula renale, si dovrebbe verificare un'idremia, la quale farebbe abbassare il potere di rcfrazione del sangue, che si trova invece aumentato negli orcrati. La vcrid - egli dice - è che il rene, nel decorso post-operatorio, secerne meno acqua. perchè minore quantità di essa ha in effetti da eliminare dal sangue. Talvolta gli operati che dimagriscono sensibilmente, nelìe prime due o tre settimane dopo l'intervento, presentano una e~crczione ureica urinaria spesso considerevole: dimag ramento ed aumento dell'emissione di urea sono espressione della disassimilazione azotata, frequente so pr:ntutto negli interventi molto estesi e capace di provocare fenomeni morbosi gravi cd anche mortali. Essa contribuisce alla perdita delle forze ed t.lla fatica che persiste dopo l'operazione, alla durata della convalescenza, all'insorgenza di accidenti tardivi (8°-12• giornata).


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Da ricerche eseguite, si può concludere che, quando l'urea emessa nelle 24 ore supera 25-30 gr. in un uomo del peso medio di 70 kg., si può parlare di dis:~ ~similazione azotata secondaria all'atto operatorio. Essa però può essere note,·olmcnte influenzata dal digiuno. Il Lèvy, studiando il t~sso ureico nelle urine di ogni 24 ore, nei giorni consecuti,·i all'operazione, ha stabilito che la media giornaliera di tsso è più alta negli operati che presentano fatti tossici che non in quelli a decorso post-opcratorio buono. Come esiste una polipeptidemia normale, così esiste anche un:1 polipeptiduria normale, la quale per altro è sempre scarsa e proporzionata aila diuresi: i polipeptidi, e<ipressi in tirosina, sono ordinariamente meno di gr. o.o1o 0 / 00 • Una eccessiva quantità di polipeptidi, bruscamente formatasi , non può essere rapidamente eliminata dai reni a causa dell'oliguria, che il più delle volte interviene ad ostacolare tale meccanismo di difesa organica. E non è improbabile che il blocco renale si determini per ragioni mecc;miche. dovute alla grandezza della molecola pcptidica. Ristabilit:~si la diuresi, ricorrendo alla somministrazione di urea, si ha l'effetto, :1pp:~rentemcnte p:~raclossale, di una dimin uzione dell'azoto ureico nel sangue e di un aumento della polipeptiduria.

n - Manifestazioni cliniche. Anche i profani sanno che le prime ore dopo un'operazione sono ass:~i penose ed i !intomi clinici che si presentano dopo intervento chirurgico. specie se esteso e di lunga durata. sono di cognizione antica, per quanto solo relativamente d:1 poco si sia cercato di mctterli in rapporto con gli squilibri umorali, di cognizione più recente, e le pcrturbzioni neuro-ormoniche, qualunque sia la relazione intercorrente fra queste ultime cd i primi. Essendo però noto lo stretto legame che unisce i metabolismi delle sostanze messe in libertà dal focolaio operatorio con le differenti funzioni nervose od ormoniche. è dtfficile, nel quadro clinico, stabilire per ciascun sintomo ~c esso sia dovuto alla tossicità di un determinato corpo chimicamente definito o sia la conscgucnz:l di una determinata irrit:~zione nervosa, pur essendo ciò st:Ho tentato da qualche A. Non tutte le modificazioni umor:1li d'altronde sono fatalmente tradotte nei segni dinici; tuttavia è raro che l'operato non presenti alcun malessere. La così detta malattia post-operaroria si inizia già durante l'atto operativo, dal momenro stesso dell'incisione cutanea. per quanto il chirurgo la percepirà wltanto nelle ore che seguono. Essa va da 8 a 12 giorni, non lascia ordinariamente conseguenze degne di rilievo, ma esige ciò nonostante sempre una convalescenza. Comporta reazioni locali e generali ed inoltre una sindrome vasomotoria. Le prime, piene di significato, sono costitui te da ipertensione regionale:, ipertermia, edema, che rende i tessuti molli c friabili. Le reazioni generali sono rappresentate da pallore, sete, vomito, rneteorismo, oliguria, variazioni della pressione arteriosa, temperatura febbrile o sub-febbrile; talvolta vi è su bi ttero, albuminuria, compromissione dello stato generale. La si nd rome v:1somotoria poi è abitualmente appena abbozzata, ma talvolta appare predominante: si ha caduta della pressione, tachicardia, extrasistoli, cianosi, sudore freddo, collasso. Quando, in casi molto rari, ai segni della di!idratazione e della demineralizzazione si aggiungono quelli della paralisi vasomotoria, si ha la sindrome detta (( pallore ed ipertemia », frequente nel bambino di cui è ben nota la predominanza vagale, ma che si osserva anche nell'adulto, come da poco hanno dimostrato Quènu e Alajouaninc. Ma la malattia post-operatoria, così come \'Ìene descritta, in generale non si presenta · - avverte Leriche - che in seguito ad operazioni sull'addome. Infatti, il tipo della malattia è funzione della fisiologia dei tessuti lesi dall'operazione. Edste una malartia


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post-operatoria dopo operazioni sul cervello, sulle ossa, sulle articolazioni, come esiste dopo operazioni sull'addome. Ndlo studio però della fase post-opcratoria, bisogna tener presente che le manifestazioni cliniche possono essere precoci o più o meno tardive. Le prime appaiono il primo, il secondo o anche il terzo giorno dopo l'inten·ento ed in alcuni ammalati costituiscono una sindrome piuttosto benigna: malessere vago ed affaticamento, lieve agitazione, insonnia, in:tppetcnza, nausea, pallore, mancanza d'aria, lieve meteorismo con ritcnzione dci g:ts e leggera d epressione della tensione arteriosa. Non raramente però t:tle sindrome prcsent:t i caratteri di una maggiore gravità: le turbe precedenti sono più accentuate, spesso il meteorismo domina la scena al punto da far pensare erroneamente ad una sindrome peritoneale e si ag1,>iunge il vomito, che tah·olta è frequente e prcoccupnntc. In alcuni casi compare disfunzione cardiaca con polso piccolo c frequente, ben rresto mcontabile; le estremità si fanno fredde. ci:tnotiche, coperte di sudore freddo; l'angoscia è viva, il viso smunto. l'inquietudine estrema. la dispm:a intensa. Prolungandosi questo stato di colbsso, si hanno i segni della dilatazione cardiaca: toni assai affievoliti con extrasistoli, mentre fini r:~ntoli si a\'vcrtono alle basi polmonan. La sindrome tardiva non è eccezionale. Ess:~ appnre ordinariamente verso il quinto, il sesto, il settimo giorno o :tnchc più tardi c di regola coincide con una « pousséc >> di iperazotem i:~. Si può manifestare con uno dci tipi descritti di 5indrome precoce, ma la forma più frequente è quella di gestiva car:~tteri:zzata da inappetenza tot:~le con costipazio ne ostinata, lingua secca, nausea, ~inghic 7.ZO e vomito. Lo stato generale peggiora progressi,·amente, si delineano manifestazioni cardio,,ascolari c sintomi di depressione del sistema nervoso: torpore, coma e morte. Insomma, il quadro cla~sico dell'uremia digesti,·a rapida. Le complicazioni più frequenti e pericolose sono quelle broncopolmonari, soprattutto il collasso polmon:~rc, e la trombosi con le sue conseguenze : flebite, embolia, infarto. Di speciale interesse è l'embolia polmonare, che si presenta di solito verso la fine della prima settimana o nella teconda settimana dopo l'operazione, con un massimo fra l'otta,·o ed il decimo giorno. Dopo interventi sull'addome, ass:.1i temibilc è l'ileo paralitico, il quale, se può essere soltanto p:-rsscJ!gero, può anche essere ostinato c perfino mortale, pur non f·sistcndo pcritonite. Nell'insorgenza poi delle complicaz.ioni inerenti alla ma!attia postoperatoria, non bisogna dimenticare l'importanza della c:'l usa l::atterica.

m - Etiologia e patogentsi. Esaminando ci::~scuno dei divcrfi fenomeni che sono alla base degli accidenti tosstc t , immedi:~ti o secondari, che possono venire a turbare il normale decorso post-operatorio, e cercando di fare una sintesi dci fatti osservati, allo scopo di spiegarne la patogenesi, ci ~·ccorgiamo subito che, allo st:-rto attuale delle nostre c0noscenze, non è ancora possibile assegnare a ciascuno dei fenomeni suddetti il suo preciso valore p:nogenetico. Tuttavia è facile rilevare che, fra le perturba?.ioni degli umori e dci tessuti che si verificano con regobrità e costanza dopo un inten·cnto chirurgico, alcuni sono di importanza capitale, altri di importanza secondaria e po~~iamo quindi dividerli in due gruppi: t• alterazioni di funzioni org:miche essenziali; 2° alterazioni di funzioni organiche meno importanti. App:Jrtengono al primo gruppo: a) la riduzione della massa sanguigna con la ipoidrernia e le variazioni della pression ~ arteriosa che ad essa si acompagnano; b) l'acidosi; c) l'ipocloremia; d) l'iperpolipeptidemia cd ipcrlipoidemia. App:~rtengono al secondo gruppo: a) l'iperglicemia: b) I'iperlcucocitosi: c) l'iperpiastrincmia e la stasi; d) l'aumento ddla velocità di scdimcntazione delle emazie.


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Ma l'intreccio che esiste fra tutti questi fenomeni ì: tale che il volere indi viduare f ra essi il primum movens della complessa sindrome è c0mpiro quanto mai arduo. Per Botùn e Conradt, la maggior parte delle modìfìc:JzÌoni post-operatorìe av rebbero origine dalla disidratazione e .la demineralizzazione, che impedirebbero all'organismo di :ossicurare l'espulsione degli elementi tossici del metabolismo, e l'aumento del cloro nel focolaio operatorio sarebbe la semplice conseguenza della locale essudazione plasmatica solita a verifìcarsi e non l'indice di un'attività antitossica del doro stesso. Secondo numerosi altri AA., è proprio il richiamo di cloro, a scopo di difesa da parte dei ressutj traumatizzati, che provoca la demineralizzazione e, pa conseguente squilibrio osmotico fra i tessuti stessi cd il sangue, la disidratazione. Comunque, alla consta tazione dell'ipoclorcmio è stato attribuito grande valore per il fatto che essa si dissipa, insieme con le manifestazioni tossiche, per effetto della riclorurazione. Ma Chabanier e Lobo-Ondl negano ad e~sa un'importa nza patogcnetica essenziale per i seguenti fatti: 1° nel corso di una sindrome tossica post-opcratoria, la clon·mia può essere normale e perfìno superiore alla norma in senso assoluto; 2° inversamente si osserva spesso abbassamento notc\·ole del cloro sanguigno, anche in \':J lore assoluto, senza sindrome tossica concomitante; 3° durante la stessa rcclorurazione tcrapcutica, si può notare l'indipendenza della sindrome tossica cblla clorcmia. L 'ipoclorcmia, dunque, è soltanto un effetto del processo tossico di cui costituisce il riflesso più facilmente apprezzabile. La frequenza negli operati di una chetoacidosi e l'azione favorevole esercitata in alcuni C.'ISi dalla medicazione glico-insulinica m gli accidenti post-oper:Hori. sia che q uesta venga impiegata come preventivo che come cur:~tivo, hanno formato la base di una teoria acidosica. Questa però non è soddisfacente, perchè gli cffcttl di questa medicazione sono contestabili e perchè non esiste un rapporto costante fra le modific:.zioni dell'equilibrio acido-base cd il quadro clinico. D'altra parte, la teoria renale, basata sull'esistenza di perturbazioni dell'eliminazione renale, non regge neppure essa alla critica, per il fatto che in molti casi, ad una m:> rcata accentuazione di queste, non corrispondono manifestazioni tossiche adeguate. Dopo che è stato assegnato il ruolo di sostanze tossiche ai polipeptidi cd ai lipoidi dal sangue, è sembrato logico vedere in questi il pcrnio dei fenomeni osservati nella fase post-operatoria. L'effetto piÙ immediato dell'inondazione tossica partita dal focolaio operatorio sarebbe quello di agire sul sistema nervoso cd ormonico, al di fuori di ogni causa d'irritazione locale di origine ~ impatica. Il centro respiratorio, il centro del vomito, il centro cardio-vascolare, il centro dei movimenti del tubo gastro-enterico, sarebbero turbati più o meno elettivamente, a seconda della natur:J dei prodotti di disintegr:~zione e delle turbe metaboliche provocate. Fromell e Zimett hanno messo in evidenza l'importanza dci derivati della disintcrraziooc dell'acido nucleinico nella regolazionc chimica dci vasi. Per alcuni AA., essi dovrebbero prender posto a fianco della colina e l'istamina, nel gruppo degli ipotensori

orgamc1. Duval , Roux e Goiffon ritengono eh;::, se anche non si può disconoscere l'intervento del sistema nervoso, questo è sempre secondario all'intossicazione da polipeptidi, sia che li si considerino come corpi circolanti, sia che li si considerino come agenti direttamente sulla cellula nervosa, con tutta probabilità, a mezzo del liquido cefalo-rachidiano (Ficssinger). Per Leriche, invece, la sindrome post-operatoria è una m:~lattia a genesi traumatica, che agisce ottraverso i nervi, determinata in massima parte da riflessi che partono dalla parte lesa. La spiegazione di ciò è data dallo studio delle reazioni vasomotorie che si svolgono all'inizio e durante l'atto operativo e che Sòfiò il sintomo capitale dello shock, il qu::~le rappresenta l'espressione più grave della malattia. Tutte le altre manifestazioni non sono


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che secondarie ed aggravate dall'i nsorgere di complicazioni consecutive a disturbi camatt d:~ riflessi di origine traumatica sui diversi organi. Così, il collasso polmonare, per esempio, non è che una esagerata retrazione dei bordi polmonari, che concorre, con la diminuzione della capacità respiratoria, a preparare il terreno per le complicazioni infettive. Le al ternio ni umorali sono la conseguenza delle alterazioni anatomiche locali e solo in minima parte possono essere influenzate dalla proteolif i agente a di ~tanza. Llmbret e Driesscn danno scarsa importanza ai poli peptidi, perchè - essi dicono fortunatamente l'organismo dispone mezzi di lotta che, nell'uomo precedentemente sano, sono sufficienti ad assicurargli la vittoria. D'altra parte, Darmaillacq mette addirittura in dubbio la tossicità dei polipeptidi, perchè, in mancanza di una prova assoluta, non si può chiamarli responsabili della intossicazione per il semplice fatto che essi si trovano aumentati dopo un intervento chirurgico. Essi sono, forse, i testimoni di questa intossicazione e sembrano tradurre la gravità di essa. Da questo punto di vista, il loro dosaggio conserva per altro un valore reale, potendo indiretta mente misurare il grado dell'intossicazione stessa. Rece ntemente poi Llrget e Lamare si sono dichiarati d'accordo col Leriche nel ritenere l'atto chirurgico un traumatismo nervoso cd hanno affermato che le perturbaZioni chimiche sono, come i fatti clinici, un effetto e non una causa. La malattia postoperatoria sarebbe invece dovuta in gran parte allo stimolo ner voso o meglio, come essi dicono, :1d una serie di stimoli nervosi, capaci di provocare reazioni fisiopatologiche relative sopratutto alle condizioni preesistenti ed alla capacità reattiva propria di ciascun organismo. Si avrebbero pertanto: r• - reazioni glandolari, causa a loro volta di nuove perturbazioni umorali e nervose; 2° - reazioni chimiche. conseguenti ad imperfetta funzione degli emuntori ed allo stesso trauma operato rio, capaci anch'esse di indurre nuovi disordini nervosi; 3° - reazioni viscerali, specie da parte del cuore e dci vasi. Il diverso modo di reagire del soggetto all'intervento, così come può essere di verso il modo di reagire ad una infezione, ad una qu::~lsiasi intossicazione, ad uno shock anafi lattico o psichico, spiegherehhe come, dopo lo stesso intervento, praticato dallo stesso chirurgo, con la medesima tec nica << alcuni a mmalati muoiono immediatamente mentre altri gu::~ riscono ». Ma con ciò siamo ancora ben lontani dall'aver trovato la chiave della malattia postoperatoria . Il Lambret ha attirato l'attenzione sulla predisposizione regionale e le varietà regio-· nali di questa m:~la ttia ed Hustin ha studiato le va riazioni locali della temperatura, altro aspetto della sindrome \':JSomotoria. L'anestesia è stat:~ invoca ta da Chevassu e l'import::tn za di essa è stata confermata, çon esperienze sui ça ni, da Dragsted e, sull'uomo, da Crainicianu, Arnaud e Florian, mentre è negata da altri AA. come, per esempio, il Leriche, il guale afferma che nessuna sind rome tossica si verifica dopo anestesie generali non seguite da operazione. Indubbiamente. però. gl i accidenti sono più frequenti dopo narcosi che non dopo anestesie locali, Sull'influenza del dig-iuno no n è neppure il caso di insistere, perchè ormai da tempo i chirurghi non impongono più ai loro operati prolungati digiuni e violenti purg:lntÌ. L 'affezione per la quale si interviene, lo stato del p::.ziente in gucl momento, le eventuali cure praticate prima, dur:mte e dopo l'intervento, hanno senza dubbio il loro \'alore. ma no n sono anch'essi che fattori etiologici concomitanti; il fattore dominante ?rappresentato dalle sostanze tossiche che invadono il torrente circolatorio. Ieri l'azoto residuo, oggi i poli pcptidi ed i lipoidi, domani saranno :-~!tre sostanze ad essere incolp:He della intossicazione. Ma, se queste, qualunque esse siano, sono anch'esse un effetto e no n la causa del la malattia post-operatoria. qual'è, dungue, il fattore comune alle perturbazioni um or:~li ed alle manifesta:?-Ìoni tossiche? In realtà, la sindrome post-opcratori:1 è


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molto comples~a: molti fattori vi si associano. Ma il fattore comune a tutti gli elementi di essa è, forse, da ricercarsi nell'atto operativo stesso, che - come dice il Leriche <• ha molto da fa rsi perdonare dal meccanismo de la vita ». Dal focolaio traumatico, infatti, si partono stimoli mecc:mici e si liberano sostanze proteiche : gli uni e le altre determinano la crisi solo in guanto agiscono sul sistema nervoso autonomo. Si può così c;onciliare col Donati la << teoria nervosa >l con b <<teoria tossica » . I ~ ~onclusione, si può ritenere che le perturbazioni umoreali post·opcratorie hanno per ongtne: 1° - Il trauma chirurgico che provoca: a) la liberazione brusca dai tessuti devitalizzati del focolaio operatorio di proteine e di Lipoidi e la successiva disintegrazione di gueste sostanze con conseguente im·asione del sangue, per riassorbimento, da parte dei prodotti di trasformazione, fortemente tossici e capaci di turbare particolarmente le funzioni cpato-renali; b) il passaggio del cloruro di sodio dal sangue nella zona operatoria e quindi ipocloremia; c) la disfunzione dei centri nervosi ed ormonici. 2° - L'anestetico che altera le cellule epatiche e renali e si fissa sui lipoidi de! ~isterna nervoso. 3° - La deficienza organica, soprattutto cpato-rennle, propria di ciascun operato. E qui giova riportare le parole del Leriche: <<La chirurgia è forse il più straordinario successo degli uomini, perchè essa è contro natura, perchè essa cerca di salva re la vita con mezzi che sono contrarii all'eguilibrio della vita e possono nuocere. Far com prendere ciò è forse la maniera migliore per scrvirla >>.

IV - Diagnosi c prognosi. Sui segni clinici non è il caso di ritornare: basta ricordare che il sintomo più ca.ratte ristico cd utilizzabile, come mezzo diagnostico e base pronostica, è l'ipotensione artcnosa. Ma noi possiamo adoperare prove umorali precise e sicure, per apprezzare le conseguenze di un intervento sull'organismo e misurare la capacità di reazione degli operati, c;llo scopo di stabilire un opportuno metodo terapeutico; di queste ricerche sarà prudente avvalersi fin dalla più Jeggera manifestazione anormale. Secondo Letulle, due ore bastano attualmente, per un laboratorio provvisto del materiale necessario, fra cui una centrifuga capace di compiere per lo mt>no 6ooo giri al minuto (indispensabile per l'esatto dosaggio della cloremia), a mettere in evidenza le principali modificazioni del sangue e delle urine, che permettono al clinico di diagnosticare la malattia post-opcratoria. Interessano specialmente i polipcptidi c l'urea, il cloro, il glucosio, i corpi acetonici c l'equilibrio acido-base. Si rendono pertanto necessari i i seguenti e~ami: 1° - Nel sangue, la determinazione: a) dell'urea; b) dei polipcptidi; c) del cloro; d) della riserva alcalina; ~) del pH; f) del glucosio. 2 ° - Nell'urina, la ricerca: a) dell'albumina (e cilindri); b) del pH, del glucosio, dell'acetone e dell'acido diacetico; c) dei pigmenti e dci sali biliari; d) dell'indacano; e) dcll'urea e dei cloruri delle 24 ore. Per il chirurgo, l'azotemia prcoperatoria non ha valore positivo, perchè il fegato, che funziona benissimo prima dell'operazione, può riv('larsi perfettnml"nrc insuflic:iente di fronte all'iperpolipeptidemia post-operatoria. Lo stesso sembra per il rene, la cui eliminazione appare inoltre subordinata all'oliguria abituale. Dopo l'intervento, se è im-


LE Pf.RTUR I'AZIONl UMORAL! POST-OPERATORI E port~ ntc

il dosaggio dell'azotemia, non meno importante è il dosaggio della polipeptidemia. Il confronto fra il tasso dci polipcptidi c quello dell'awto ureico, oltre che a ri,·elare la c:~ p:~cità funzionale del fegato, pone in evidenza se i fenomeni che turbano il decorso post-oper:ltorio possano m ettersi in rapporto più con l'aumento dell'una o dell'altra frazione azotata. Fra i diversi metodi per la misura dei polipcptidt nel sangue, quelli fondati sul dosaggio del doppio azoto poggiano su dati più rigorosi, ma possono trovare maggiore applic:tzione nelle ricerche sperimentali , perchè sono di lunga e difficile esecuzione. mentre quelli fondati sulla determinazione dell'indice tirosinico sono più applicabili alla clinica. E ciò non pcrchè - come dice Locascio - la clinica prefrrisca contentarsi di ricerche meno esatte, ma perchè è più rispondente ai fini pratici, anche a scapito di una m:~ggi orc precisione di indagini, guadagnar tempo agli effetti della cura, cogliere dati relativi a rapide successioni morbose ed evitare noie e danni anche minimi agli infermi. Più semplice c pratico d'ogni ::~ltro, per i bisogni della clinica, sembra il metodo di Goiffon c Spacy: bastano 5- 10 eme. di sangue, raccolto senza coagulanti, perchè il dosaggio si fa w due eme. di siero. Per il dos:~ggio dell'azotemia, cloremia e glicemia, occorrono 15-20 eme. di sangue, raccolto in circa &rr· o,os di fluoruro di sodio e di ossalato di potassio. La determinnione della cloremia è, forse, insieme con quella della poli peptidemia, uno dei mezzi più adatti per val uta re l'intensità dei disturbi presentari dall'operato. Bisogna dt:terminare il cloro globulare e quello plasmatico ed il loro rapporto. Nell'acidosi. si const:lta eb·nione di questo rapporto (per passaggio di cloro dal platma ai ? lobuli), abbassamento della riserva alcalina, deviazione del pH san~uigno \'erso l'acidità , cr,m parsa nell'urina di acetone cd acido diacetico che normalmente non vi sono contenuti se non in tracce, aumento della glicemia. Per la determinazione della riserva alcalina c del pH, occorrono una diecina di eme. di sangue, r:Jccolto sotto olio di vaselina, che lo mette al riparo dall'aria, in un tubo da centrifugazione nel cui fondo sia contenuto qualche centigramma di ossalato J i potassio. Per le ricerche urgenti nelle urine, bastano so-10o eme.; il dosaggio dcll'urea e dci cloruri si esegue nelle uri ne delle 24 ore. I n molti casi, il semplice esame delle urine può essere sufficiente a seguire la disassimilazione azotata. 1vl:l Larget c Lam;~re danno valore alle ricerche chimiche w lo in quanto esse sono indispensabili per stabilire il trattamento terapeutico; d'altra parte. essi pensano che non tutti i chirurghi hanno la possibilità di fare assegnamento su di un lahoratorio bene attrezzato c di rcno da un biologo sperimentato. Poichè, per questi AA., i varii stadi della malattia post-operatoria, come l'evoluzione e la prognosi di essa. sono legate alle perturbazioni neuro-endocrine, essi ritengono preciso dovere del chirurgo lo studio profondo e quotidiano dell'equilibrio del sistema vagosi mpatico, sia prima che dopo l'intervento chirurgico. Per lo studio di questo equilibrio, che può essere costituzionalmente più o m e no stabile e può quindi, in grado diverso da individuo ad individuo, essere influenzato dalr atto operativo, essi propongono di utilizzare la ricerca registrata della pressione arteriosa e del riflcsw oculo-c:mJiaco, mezzi semplici e rapidi di diretta indagine clinica. In effetti, non esiste mai un disturbo sanguigno senza una concomitante alterazione della pressione; se questa si mantiene bassa, sign ifica che il soggetto è esposto alle hrravi complicazioni secondarie. U n riflesso oculo-motore indiffere nte od una va riazione di esso, nel senso dell'accelerazione, è segno di prognosi favorevole, a condizione che non si abbia mai, neppure fugacemente, una inversione del primo tracciato. La prcdominanza vagale è sempre indice di prognosi cattiva. Le prove farmacologiche (atropina - nitrito d'amile), per m et-


L-E PERTURBAZWNI LiMORALI POST-OPERATORIE

tere in evidenza l'ipertonia del vago o del simpatico, sono più sicure, ma meno aderenti alle necessità cliniche. E' ovvio poi che l'intervento di germi, comunque penetrati nell'organismo, e l'i nsorgenza di complicazioni di qualunque genere, come le e\·cntuali malattie prcesistenti, sono tutti fattori che concorrono ad aggra\·are la prognosi.

V - Profilassi e terapia. L a malattia pose-operatoria di:pende molto dal chirurgo. Anzitutto egli deve stu· <.l!are con scrupolo e valutare esattamente le condizioni fi siche e morali ddl'opcrando. pr1ma di trovare la indicazione all'intervc.mu. una volta che questa sia stabiiita, il chirurgo deve ben prep:arare il paziente :1ll'm· trrvemo stesso, adeguare questo alla di lui resistenza, scegliere il gc.:nere di ancstcsw a lUI p1ù adatto e prodigargli tutte quelle cure che possono mcttcrlo in grado ci1 ben scpporrare 11 trauma operatorio; nell 'eseguire poi l'operazione, egli deve ricordare che il modo col quale questa sarà condotta avrà una influenza decisiva sulle conseguenze d1 e!>Sa. M olta parte del successo dipende infine da un 'assidua e vigile :1ssistenza tlopo l'o pc·

razione. scrive Dupuy De Frenelle - guarire è pre\·edere c prevenire. Per meglio prevedere occorre sapere ''· Che cosa si può fare per diminuire i rischi che reca con s~ un :mo operatorio ? La riuscita di un'operazione, s·econdo Leriche, Jipende da un equilibrio del sist~m:l ,-egetativo. Lo studio preoperativo del riflesso oculo-cardiaco, proposto da Larget e Lamare, ci permette di correggere con l'atropina lo squilibrio, cost:mte o temporaneo, e soprattutto di sopprimere in tal modo la vagotonia, che è temibile, perchè realizza, nella fase post-opcratoria, le condizioni clhe predispongono alla morte improvvisa. Ma ciò non basta. ll pensiero costante del chirurgo deve essere quello di non rompere l'equilibrio nu-voso, se esso esiste, e di non aggra vare, nel caso contrario, lo squilibrio. << l nostri suc· cessi - aggiunge Leriche - dipendono dalla collaborazione coi tessuti. Questa collabo· razione ci viene a mancare. se l'equilibrio del sistema vegetativo viene disturbato dal trauma operatorio ». Per quest'ultimo A., la profilassi contro la malattia post·opcratoria consiste nel: 1 ° - operare cautamente, quasi senza trauma, in modo da non far variare la pressione arteriosa o per lo meno da non farla variare in maniera molto sensibile; 2 ° - bloccare la trasmissione delle eccitazioni dal focolaio operatorio, medi:mte l'anestesia locale; 3° - eseguire un'emostasi molto accurata, perchè l'emormgi3 f:l\·orisce l'insorgenza di riflessi vasocostrittori, cd economizzare più s:~ngue che sia possibile: 4° - praticare una trasfusione di sangue dopo operazioni gr:a\·i, :anche se non vi sia stata notevole perdita di sangue, per ristabilire l'equilibrio. Anche Larget e Lamare insistono sull'utilità della infìltrn ione novocainica. E' però da tener presente che alcuni soggetti tollerano male la novocaina: una prova preliminare, per scoprire questa eventuale intolleranza, metter?t al riparo dal rischio di dover aggiungere altre cure a quelle richieste dall'operazione. Nel 1925, Legueu studiò la lalbilità renale provocando uno shock, ma la via da lui tracciata non fu seguita, mentre essa avrebbe potuto dimostrarsi utile per svelare un ' insufficienza latente ed evitare così sorpn.se dolorose. La scopert:a, infatti, pr.:cocc di un'in· !'tabilità dell'equilibrio azotato potr,ebbe imporre un maggiore rigore di tecn ica. la preferenza per un'operazione piuttosto che per un'altra, e, forse, anche l'applicnionc di un drenaggio non stipato in superficie, che stabilisca una derivazione :~ll'csrerno delle so« In chirurgia -

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Giomalt> di mdicina militarr.


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LE PERTURBAZIONI UMORALI POST-OPERATORIE

stanze proteiche disintegrate. in modo analogo a quanto si verihca naturalmente con la Jochiazione nel post-partum. Il Mcstrczat ha d'altr l p:1r1e dimostrato eh:: si può dedurre da compresse lasciate i n posto 48 ore in una ferita gli elernemi necesfari a determinare l'azoto della proteolisi ed i djversi rapporti chimici; specialmente il rapporto albumine solubili-cloruri. E Leriche si domanda se il tamponam<:nto alb Mikulicz, messo in vista di un'ipotetica infezione, non protegga piu ttosto l'organismo da un rias5orbìmento massìvo delle proteine ciisinte· grate. Questa suppo~izione può essere confermata dal fatto che gli ammalati in cui sì è r.pplicato un largo drenaggio si presentano, nei primi giorni, in condizioni migliori di quelli in cui si è eseguita la sutura completa, anche quando la loro ferita ha un decorso ;rsettico. Le irradinioni infrarosse cd ultraviolette producono un'ipcremia locale e diminui~cono il riassorbimento delle sostanze proteiche: i dolori e le ritenzioni di gas sono ~oppressi e si rende così più facile l'abbandono immediato del letto, ciò che evita la ~tasi ed, in una certa misura, le flebiti. A tal proposito è però da tener presente che, se si vuole adottare la le\'ata precoce. questa deve essere attuata subito, altrimenti è meglio prolungare la degenza a letto, perchè il movimento potrebbe favorire la mobìlizzazione di un trombo. Lambrct e Drìessens notano che i raggi infrarossi attenuano la declorurazione sanguigna e soprattutto frenano la caduta della riserva alcalina, ma non hanno influenza sull'ipcrpolipeptìdemia e sulla ìperglicemia. Quando si constati una tendenza all'abbassamento del tempo di coagulazio ne, è sempre indicata la sommìnìstrazìone di citrato trìsodìco (6-8 gr. per os pro di e): tale terapia rappresenta un 'efficace profilassi della flebite, esercita una favore,·ole azione sulle secrezioni bronchiali c si oppone anch'essa alla caduta d t>lla riserva alcalina. Ma, per combattere la maggior p:~rte dei dì ~ turbi post-operatorì, la prima indicazione è quella di idratare fortemen te l'operato: ciò assicura una sufficiente massa di sanpue circolante. ristabilendone altresì il normale contenuto idrico, e favorisce il mcccani~mo di disintossic:tZìone spontanea dell'organismo. Tuttavia, con la sola acqua distillata, non si ottengono risultati soddisfacenti, nella cura delle modificazioni po~t-operatorie, pcrchè, per assicurare l'eliminazione degli elementi tossici, il sangue deve conservare uno stato osmotico il più possibile vicino alla norma e d'altra parte ha bisogno di rifarsi dei sali perduti. Ciò si ottiene con l'aggiunta di cloruro sodico, per quanto Larget e Lamare sostengono che la rcclorurazione s'impone soltanto nei casi in cui si ha una perdita certa di cloro ( vomiti, diarrea, ecc.). Si comprende bene che in questi ammalati, rome in tutti quelli che hanno una scarsità non solo dal cloro sanguigno, ma anche di quello dci tessuti, che sono cioè, oltre che degli ipocloremici, anche dci cloropenicì ( ulcerosi con stenosi pilorìca, colitici, ascitici assoggettati a paraccntcsi, ecc.), vi è l'indicnìone formale cd una cura reclorurante istituita già prima dell'operazione, in modo non solo da ristabilire una clorcmia nc rmale, ma da fornire anche all'organismo una risen·a di cloro a cui po ter f:~rc appello. Ma ogni intcn·ento provoca inevitabilmente un'ipocloremia, sia pure di grado leggero, e quind i una reclorurazione è sempre indicata. Purtroppo. però, ancora non sappiamo bene come regolarci sulle modalità della reclorurazione. pcrchè non sappiamo esattameme che dose iniettare, ignoriamo come poter ~iudic:1re se essa è stata sufficiente o no, non cono~ciamo l'utilità precisa del doro iniettato. 13ottin e Conradt consigli:1no di iniettare, per via sottocut:~nea, soluzioni isoto nic h e . con l':~ ggiunta d i glucosio negli amm:~l ;ni più g ra\'cmente colpiti, c ritengono un errore le iniezio ni endm·enose di siero salato ipertonìco, se non sì somministrano simultanc:tme ntc acq ua ed clementi minerali per \'Ìa cnter:1le o p:~ranterale. T:~ lc tecnica, essi dicono , impiegata ad esclusione di ogni altro mezzo di idratazione o di minerali zzazione, è piut-


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tosto pregiudizievole all'organismo, perchè provoca una sottrazione su pplementare di ncqua e di elementi minerali del sangue d a parte dci tc~suti . Cha ba nier e Lobo- O neli, invece, sostengono che la reclorurazionc va praticata per \i a endovenosa, metodicamente e ad alte dosi, il più precocemente possibile. Alla stessa conclusione g iungono Mach e Sciclounoff, i quali h:mno notato che, iniettando ogn i giorno, per dodici g iorn! consecuti vi, prima 8 gr., poi 12 gr. di cloruro di sodio, solo al dodicesimo giorno la clorcmia diviene no rmale, per cui pensano che la dose totale di cloruro sodico necessaria per ristabilire il t:lsso norm:~ l e di cloro nel sangue, è eJc,·atissima. Se il fattore " quantità ,, è capitale, non meno importante è il fattore c( durata ll . Secondo questi AA., occorrono :~Imeno 120 g r. in dicci g iorn i e pertanto bisogna ripetere più ,·olte al giorno un' iniezione dj 20 cc. di una soiuzione al 20 %, per via endovenosa, lentissimamente, goccia a goccia. L'elevarsi della cloremia si effettu:l lentamente e progressivamente, in quanto che il cloro viene fissato p rima de i te~suti , fino a saturazio ne, e poi va a ristabilire il tasso sang uigno. Per assicur;1rsi che la reclorurazionc è mfficiente, bisogna almeno dosare il cloro urinario, perchè i ~uù Jcni AA. hanno notato c he l'ipocloruria non scom!"lare che quando la cloremia è tcrn:Ha normale e le ri rcn·c d i cloruri sono ricostituite. Si può anche usare la via rettalc ed in tal caso giova l'aggiunta di glucosio; d'altra !*'lrte, non è detto che si debba rinun ziare alla reidra taz ione e rern ineralizzazio ne per os. che rappresenta sempre la via più naturale. TuttaYia, in g ra n numero di casi, la via parcnterale sar3 preziosa c talvolta la w la da raccom~m da rsi, specie nelle prime ore seguenti l'operazione. La reclorurazione può essere istituita e proseguita quando le analisi mostrano ipoclore mia consecutiva a: t-) diminuzione del cloro globulare e plasma tico, nel qual ca~o l'iniezio ne endovenosa di sale dà una vera risurrezione; 2) diminuzione del solo cloro globulare. quando porta un abbassamento del rapporto normale fra esso cd il cloro plasmatico. Al contrario, il trattamento sal ino non sarà istituito che con la più grande l'rudenza negli uremici, quando il dosaggio della cloremia mostrerà: r) cloro globulare e cloro plasmatico superiore alla norma; 2) cloro g lobulare t: rapporto aumentato, con dimi nu z io ne del cloro plasmatico solo: ciò significa che si produce, non una perdita di doro, ma solamente il passaggio di quello del plasma ai g lobuli (ritcnzio ne dci cloruri dei nefritici cronici in rapporto con l'acidosi). Sarà utile, nelto stcsw tempo, rendersi conro se il cloro è eliminato in quantità sufficiente nelte urin'! delle 24 ore. Bisogna tener presente che si può determinare, in un soggetto precedentemente dcclorurato, un accumulo di cloro nei tessuti, prima che la cloremia sia tornata al valore normale. Achard, Lumierre, Bernard, Hcim, M:~c h e Sciclounoff. lo hanno osservato nella reclorurazione di nefritici ipocloremici, anche quando il tasso cloremico era ben lu ngi dalla norma. Molta prudenza bisogna avere poi in ogni caso con i malati di età, nei quali il rimedio rischia talvolta di essere peggiore del male, mentre, nei g iova ni, si corre forse il rischio di prescrivere quantilà insufficienti di 5a.l e. Comunque, nel corso della reclorurazione, un aumento del cloro plasmatico solo, con un abbassamento del rapporto, deve incitare ad una grande prudenza per la continuazio ne del trattamento, il quale sarà sempre regolato con un esame quotidiano del sangue e delle urine: cloremia ed escrezio ne del cloro urinario, urea del sa n~;rue e poii peptidi. Le iniezioni endovenose di sale in soluzione ipertonica danno risult<1ti notrvoli in numerosi casi, prevenendo l' ipera zotemia e curando l'intos~icazione da iperpolipeptidemia post-operatoria: esse f i oppongono alla disassimilnione azot:lta dci tessuti cd. aume nta ndo la diuresi ed il potere di concentr:lZione del rene. attivano l'eliminaz ione dei prodotti tossici. · N e l sang ue, l'urea eJ il doro mantengono il tasso normale e l'azoto residuo s1 :~n­ bassa, m entre la risen·a alcalina 5i corregge bruscamente c fortemente; nell'urina, l'escrc·


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LE PERTL;RBAZUONI UMORALI POST-OPERATORlE

zione delrurea non si eb·a e quella del cloro non discende. Clinic:Jmeme: sparisce il malessere dopo il risveglio, manifestandosi rapidamente uno stato di benessere; il polso diviene regolare da non richiedere iniezipni stimolanti; la bocca è umid:1 e la sete assente; il \'Omito, quando esiste, è insignificante; si ha emissione facile e precoce dei gas. dopo operazioni addomin:1li; l'operato non si altera nei line:Jmemi e non mostra st:ln· chezz:J o p:~llore del viso; il dirn:~gramento e la perdità di forza sono attentuti. La terapeutica col sale, specie se precocemente applic:Jta, apporta grande tranquillità a l chirurgo ed evita agli oper:1ti g li accidenti gravi non imputabili direttamente all'atto operatorio. Il trattamento reclorurante però non agisce, come l! d imostrato dalle rice rche di Tahanelli ed Ercoli, sulla iperpolipeptidemia, contro la quale purtroppo non abbiamo alcun mezzo di azione diretta. Il Landsberg, basandosi sul concetto che le iniezioni Ji estratto epatico poss:Jno di~ intossi ca rr: in ,.i,·o i prodotti tossici deilo disintegrazione proteic:1, inietta , prima di qualsiasi inter\'cnto importante, estr:Hti epatici per via endomuscolare e dice eh:.: in tutti i pazienti così tr:lttati, per tr:: giorni prima ed altretwnti dopo l'operazione, otti ~ ne un decorso post-operatorio senza incidenti. Utile si è dimostrato il glucosio, da solo od associato all'insulin<', contro l'insuftìcic>nza epatica, che è il più import:~nte fattore coadiuvante clcll:J iperpolipeptide mi:J. Dalla medicazione glic.o-insulinica si hanno effetti par:Jgonabili a quelli della rcclnrurazione, per quanto meno regolari c generalmente meno marcati. M:-~ggiore indica· zione essa tro va qu:Jndo è: turbato l'equilibric acido-bse. Sia l·he si tratti di una ipoglicemia da trattare di urgenza con iniezioni glucos:He o di una ipcrglicemia che richiede un tr:mame nto glico-insulinico. la cura deve essere regobta secondo i segni clinici ed i risultati quotidiani del laboratorio. Co ntro l'acidosi, acut:1, giov:1 13 somministrazione di hicarbon:Jto di sodio in soluzione concentrata. Ecco come Lambret c Drie~sens ~chematizzano il trJttamento reclo ruran te e quello glico-insulinico, che conviene associare, data la frequente concomitanza delle varie modificazioni umorali post-operatorie: Immediatamente dopo l'operazione: per via endo,·cnosa : 100 cc. di siero glucosato ipertonico al 30 "{, e so cc. di stero clorurato ipertonico al 20 % ;

per ·via sottocutanea; 15 unità cliniche di insulina. Un'ora dopo l'operazione : per \'ia sottocutanca: '5 unità cliniche di insulina. Due ore dopo l'opernione: per via sottocutanea : 15 unità cliniche di insulina. La sera dell'operazione: saranno ripetute, nello stesso ordine, tutte le iniezioni suddette. Così anche la mattina dopo c quella seguente, se ve ne sarà bisogno. In tutti i casi in cui la diuresi è insufficiente, ~i è dimostrato efficace ed innocuo l'infuso o l'estratto acquoso ottenuto con le fogl ie di una piant:l delb famiglia delle labiate, originaria delle Indie Olandesi c denominata da Bcntham u Orthosiphon Stammcus >1. I princip:1li componenti di questo sono: un glucoside (ortosifonina). a cui pare sia da <Jttribuire principal mente l'azione dcii:~ pi:mta totale, una saponina (sapoforin:1), una filosterina , un olio essenziale, tracce di tannino e diversi sali minerali costituiti in map:gioranz:J da sali di potJssio. La Slla azione non si esercita soltanto sulla qu:mtità ddl'u rina; ma anche sulla stessa escrezione dci componenti di essa : aumenta. infatti , abbo ncbntementc l'eliminazione dcll'ure:1. dell'acido urico e dci cloruri. I noltre, l'Orthosiphon possiede una spiccata azione ~edati.va sulla ,·escica: Léclcrc e V:-.n Der Elst h:1nno poi


LE

PERTURBAZIO~I

U:\-IORALI POST-OPER:\TORIE

dJ esso ottenuto un miglioramtnto òcllo Mato generale t hl scomparsa dd segni di insufficienza epatica: subittero, prurito, t colcramcnto delle dei~zioni, urohi lin uria. L'Orthosiphon Stamincus Je,·e quindi considerarsi uno stimolante fisiologico delle funzioni cparo-renali, che trova particolari indicazioni nelle cure post-operatoric. Si può somministrare l'infuw, preparato con 5·10 gr. di pianta secca in un litro d'acqua bollente (2- 4 tazze in 24 ore) o l' estr:ltto acquom. Recentemente è stato mcsw in commercio il Chinuryl - Orto, che contiene appunto l'estratto di Orthosiphon Stamineus r.~soc iato all'acido chinico, il quale, oltre ad a\'ere un potere scdati\'O sulla cef::lca c wllc nevralgie legate all'iperazotemia, no rmalizz:1 il t;mo tk ll'urca sanguigna. li Chinuryl-Orto è confezionato in compresse e se ne prendono 4-8 al giorno in Juc \'Olte, due ore prima dci pa~ ti principali. Lo studio grafico deHa tensione arteriosa e del riflesso oculo-cardi:tco ci permette d i precisare la condotta da tenere di fronte allo squilibrio dd sistcm:J ,·:~gc-simp:ttico. La instabilità di questo si regola con dosi medie e ripetute di atropina, la qu:-le esplica lOSÌ un'azione anfotonica, mtntre la predominanza vag;1le si sopprime cc n l'atropina a dosi elevate. ln caso di morte imminente, si può tentare l'interruzi one novocainico Jdle 'ie riflersc cardiache (ganglio stellato). Courtois h:1 ottenuto un successo brillante mct!ianrc l'infiltrazione con la no,•ocaina della cat.en:t simpatica cerviralc. Se \' i è tendenza al colbsso, Larget e Lamare con~igliano forti dose di estratto rortico-w rrenale, si:J per iniezioni che per suppo~tc; esso influisce: favorevolmente sulla pressic nc. sull'ipcclcremia e sul metabolismo dello zuccher:>. Contro la paralisi vasomotoria è indic:n o tanto 1\·str:Jtto cortico-surren:dc che l'estratto ipofisario. Azione favorevole esercitano sul ~istema circol::ttorio periferico anche l'adrenalina, l'efedrina, il sympatol. PrLziosi sono la coramina ed il cnrdinol. anche per l'influenza che esercitano su l centro respimtorio. Azione più diretta su questo esplicano b lobclina e la carbogenizzazione, pren?ntiva e cur:Hi\':J. l tonici cardiaci veri e propri (digit:J ie, strofanto) sono pericolosi, quando il cuore pompi a vuoto. P oichè le alterazioni del sangue sono st:lte mes~e in r:-~pporto anche :~d ur.o st:~to d i ipotireosi, utile potrà essere talvolta l'impiego dcll'cstr:mo tiroideo per becca, specie nei p. precedentemente affetti da insufficienza tiroidea. E chiudiamo augurandoci di a\·cr presto :1 disposizione una efficace ,·accinazione :> ntipclipeptidica, attualmente allo studio.

:\t'TOR"~St'-.:Tn. L'A .. dopo ~vcr rik,·:uo che l~ sindrome um<>rak pn<t·opcr:otori~ h~ as,unto o!!gi l'importanza di una \'cr:t c propri:l entità no~olo)!ica. tanto çhc la tlcnomin:ozumc di m~latti~ pnst-opc· ra tori~ h~ orm~i prc~o il posto del così <ktto ~hock opcr~t<>ril). c che lo ~tudio di ~5~a pui> co nsi derarsi cl)mc inrroduzionc ad uno speciale capitole; eli patologi~ chirurgica generale comprendente tullc le distruzioni çcllulari che vengono a realizzarsi in ''a rie corcmt.lnl.e (scc.tt.Hure. lc>~oni da r:t)!gi X. post-partum. ccc.). trana le diverse modificnioni eli<·. CO•I m:tgj:inrc regolarità c frcqurnza. <i verificano nel sangue, nei tessuti c nelle urine degli OJ'l":t ti. c~pnncndo le prime secondo l'on.linc cronologico del h lo• o comparsa piuttosto che secondo un ordine cl ' imp<lrt:tnza. d~tc le op1111nni assa i discordanti manifestate a tale propo,ito dai di,·ersi AA. Di ciascuna delle suddette modlfic.ni<>ni egli ccrcJ di interpretare il ;ig niiÌcato IÌsiop:ll(llogico. per poi accennare al le manifc,taz t<•ni cliniche che d~ esse derivano c tcn wrc di >pi<'!(:trne h pmogcncsi; dà. quindi. un rap1do <guardo :11lc riccrl'hc utili pa la diagnosi c la prognossi c tr:lc 1n ultim'> <lcduzi<mi protilattiche e terapeutichc.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE le K. RAs~wssE~- EJDE. - Su una malattia polmonarc trasmessa dalle procclla.ric ntUc isole FirOer. ((C Zentralblau f. Bakter. u. Infcktionkrank )), B. 143, pag. 89, 1938).

La malattia di cui si tratta fu ossen·ata la prima volta nel 1930 alle isole Faròer in cinque casi; nel 1933 insorse in maniera epidemica c fu dcscrina dal dott. Arturo Rasmusscn sotro il nome di '' Alveolopolmonite primaria epidemica " · La questione dell'eziologia e della possibile identità con la psittacosi fu discussa per primo da R. K. RasmusscnEjde, che indicò come fonte dell"infezione le giovani procellarie e come modalit~t di contagio la cattura e lo spennacchiamento di questi uccelli. Sintomatologia clinica: Sin chi 1930 sono stati osservati alle isole Farocr t 74 casi, che han permesso di tr:lcciare in modo chiaro i principali sintomi della malattia in questione: l'intezione cominci:! di regola improvvisamente. con febbre :llta, cefalea e dolori :igli arti, nausea c grande sposs:Jtezz:t; la febbre è continua e cade sempre per lisi dopo 3-5 settimane. Lo stato generale ricorda quello tifoso. Il processo polmonare comincia :tlla base e si estende poi sino all':tpice; si ascoltano fini rantoli crepitanti, mentre mancano o sono debolmente av\·ertibili sia l'ottusità, sia il respiro bronchiale. Scarsa tosse e scarso espettor:lto. E' da ricordare ancora la bradicardia e, a c:~rico del quadro em:Hologiw, una leggera leucocitosi ncutrofila. Epidemiologia: I primi casi del 1930 si \'erifìcarono nelle isole del sud; nel 1931-32 nessun caso, negli anni 1933 - 37 insorsero contemporane:lmente cd in modo epidemico numerosi casi nel sud e nel nord delle isole. C1ratteristica è stata l'insorgenza di tutti i casi, tranne uno, nel mese di settembre. l bambini sono stati risparmiati; il più giovane malato a\·eva 16 :1nni. l maschi sono ~tati colpiti in proporzione del 14 %. La mortal ità media è stata del 19,5 ''.,. L1 malattia non lascia una sicura immunità, poichè si sono osservate in due casi delle reinfezioni :1 distanz:l di due anni. Eccezionalmente si è verifì. cato più di un caso nella medesima famiglia; il contagio non avviene da uomo a uomo, do\'endosi ricercare la fonte d'infezione fuori dalla cerchia degli indi\·idui che circondano il mabto. Dal 20 agosto al 16 settembre circa vengono catturate nelle isole Faroer delle giovani pro::cllaric " Fulmarus glaci::tlis ll, che, originarie dal mare glaci:~ le artico, ~i sono moltiplicate in maniera straordinaria fra i picchi e le anfrattuosità scoscese delle isole. Verso la fine di agosto le giovani procclbrie, non ancor:~ sicure del volo, si avventurano sulle acq ue e vengono facilmente c;muratc in numero ingentissimo dagli abitanti delle isole, che se ne servono come alimento, d:l m:1ngi:1re subito, o da conservare salato per l'inverno. l\on è stato ancora accertato il rnotÌ\'O per cui solo le giovani procellarie ben nutrite, e solo in quella stagione dell'anno, siano capaci di trasmettere la malattia. Si può affermare però che tali uccelli sono infettanti sia mediame la cattura, sia a causa dello spennamcnto, sia pcrchè sono adoperati come alimentnione; le vecchie donne che hanno il compito di ~piumarl i e di pulirli p:tg:lno rn:~ggior tributo all'infezione. Il virus e~sicato si trova nelle penne degli uccelli dalle quali viene facilmente diffuso, analogamente a gu:~nto avviene per la psi ttacosi. R. K. Rasmussen h:1 par:Jgonato l 'ep id emiolo~ia della m:tlattia in questione con quella della psittacosi, e non \'i nota nessun punto contrastante: cb lb sua prima pubblicazione


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA IT.\L!Al'A E STRAN IERA

a oggi sono state compiute numerose ricerche di laboratorio che confermano la sua teoria; il m~:desimo virus è stato ritrovato in una ma lata e in una procel laria, la tissazionc del complemento compiuta col virus della psittacosi è stata positiva. iJa quanto si è detto risulta perfettamente verisimilc che l'alveolo- polmomte prumria epide mica e la psittacosì siano la stessa malatti:l. R Eil' ASO.

E. H AAGEN . - Su una malattia da virus trasmessa all'uomo dalle proceUaric e suoi

rapporti con la psittacosi. Nel medesimo bscicolo del Zentralblatt f. Bakter., E. H aagcn, A. ben conosciuto per i suoi studi sulb psittacosi, in collabornione con G. Mauer, tr:.ma il medesimo argomen to. Dopo aver ricordato alcuni dati clinici ed e pidemiologici sulla malattia, gli AA. ri fc. riscono intorno alle rice rche compiute all'Istituto Robert Koch di Berlino su del materiale uma no e sulle procellarie, fornite dall'Istituto sicrologico di Stato di Kopcnag hcn. Fu :~doperata esattamente la metodologia delle indagini sulla psittacosi, che importa le più scrupolose cautele onde evitare le infezio ni di laboratorio; furo no es:tmin:.tti 272 procellarie, catturate circa una settimana prima nelle isole Fiiri>cr. Con le emulsioni eli feg:no e di milza degli uccelli furono inoculati gruppi di topi ni; in un gr uppo due :.tnirm li contrassero l'infezione mostrando il quadro clinico cd anatomo-patologico caratteristico de lla psittacosì. Nelle cellule dell'essudato peritoneale si misero in e,·idc nza, mediante la colorazione di Castaneda, i granuli elementari. N ei giorni successivi :~Itri gruppi d i topini sì ammalarono e rutti addimostrarono il medesimo caratteriHico reperto. F urono fatti numerosi passaggi del virus sui topini ; nei confronti del virus della psittacosi, che alla diluizione di r : 1.000.000 è ancora :.tttìvo, il virus dei gabbiani si mostra meno attivo (una diluizione di I : ro.ooo non risulta più efficace). Il virus, passato sui papp::~ga lli , determina il quadro cara tte ristico della psittacosi. Un'altra serie di ricerche fu eseguita partendo d::tl sangue e dall'espettorato di 14 ammalati e da pezzi dì polmone, milza e fegato di due individui venuti a morte; sia col materiale dei malati sia con quello cadaverico fu riprodotta nei topini la medesima malattia, e fu isolato il medesimo virus, trasportabilc in serie. Dal punto di vista clinico, anatomopatologico, microscopico, sierologìco, il virus in q uestione sì è dimomato identico a quello della psittacosi. Per spiegare la presenza del virus nelle procell:!rìe delle isole Fiiroer gli AA. fanno due ipotesi: 1°) Il virus della psittacosi, tr:ls port:lto occ:tsionalmente mediante un pappagallo infetto nelle isole Fiiri:ier, si è propagato fra le proccllarie 2") Il \'irus della psittacosi non si trova soltanto nei pappagalli, ma anche in altri uccelli finora sconosciuti, che agiscono da portatori insospettati; fra i portatori di virus, fino a poco tempo fa sconosciuti, sono ora da menzionare le procellarie. Non è improb:tbile che gabbiani infetti sì tro\'ino in altri siti oltre le isole Fiiroer; è quindi necessario che siano fatte num e ro~c ed estese ricerche in questo senso onde accertare una questione di grande interesse epidemiologico. (Per es. se anche i diffusissimi gabbiani albergano il medesimo virus). Da queste ricerche risulta che il nome di psittacosì, il quale indica una particolare malattia da virus dei pappagalli, dovrebbe tssere cambiato in quello di <• polmo nite d:1 ,·ìrus " o dì « polmonite epidemie:~ )) . R EITAI'O.


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RIVISTA DELLA STAMP:\ MEDIC A ITALI:\NA E STRANIERA

FovRNIAl.s. - Errori diagnostici in tema di tripanosomiasi. (•< Bullet. Soc. Path. exotigue li , T. XXXI, n. 8, 1938). Troppo spesso ancora la tripanosomiasi passa inosscn·ata agli occhi dci mcd1ci coloniali che pur doHehhero esserne edotti. Si deve darne la colpa ai trattati con i loro schematismi, dai quali spesso si distacca la sinwmatologia clinica della malattia, o non piuttosto alla mancanza di intuito e alla incompleta analisi dei sintomi da parte del medico ? L'A. propende per questa seconda ipotesi e, n eli 'intento di far cosa utile per i colleghi coloniali e metropolitani, descri,·e brevemente 24 casi di tripanosomiasi, passati per il servizio di medicina generale dell'ospedale militare M. Lévy di Marsiglia, facendo n otare gli errori di diagnosi che tah·olta sono riusciti funesti per la vita degli infermi. Tah·olta i meJici, che a\·e,·ano "isit:no in precedenza questo o quel malato, non :1\'eY:lno posto la giusta diagnosi sol perchè non ave,·ano pensato alla possibilità di una infezione da tripanosomi; qualche altra \·olta l'avevano escluso perchè nella zona in cui dimor:~,·a il p. si afferma,·a che non esiste\'a la tripanosomiasi; spesso l'infczic ne era curala come malaria ad onta che il chinino non apportasse nessun vant:~ggio. Frequenti nei soggetti indigeni le diagnosi di: ipocondria, disturbi menmli, artralgie, deperimento organico, anemia, :~denopatie tubercolari; qualche volta l'astenia e la sonnolenza sono state giudicate come simulazione, qualche altra volta è stata posta la diagnosi di meningitc cronica o affaccia to il sospetto di sifilide. A p:Hte la sonnolenza, specie diurna, che per ogni medico coloniale è un sintoma molto importante ma <ardivo, bisogna convenire che nessun sintoma, isolatamente preso, è patognomonico (prurito, ipercstesia ossea, tachicardia, adenopatia). Necessita un esame somatico completo; un prurito in sè non ha gran significato, ma se associato ad una temperatura irregolare, a un piccolo ganglio elastico, a un'ipercstesia ossea, può indirizzare alla giusta diagnosi. Se vi sono sintomi nervosi, data la mancanza di qualsiasi sistem:uizzazione negli affetti di tripanosomiasi, si impone subilO la puntura lombare. Nell'europeo che presenta delle febbri irregolari ai uopici non bisogna vede re senz'altro un malarico; in terriwrio metropolitano l'errore più frequente è quello di porre la diagnosi di m orbo di H odgkin (adenopatia cervicale, eosinofiiia, prurito spesso intenso e generalizzato, febbre spesso irregolare, o rientano verso questa diagnosi). Bisogna fare una anamnesi rigorosissima e ri cercare tutti i sintomi (ad es. l'impotenza genitale nei soggetti giovani è un segno prezioso), ma sopratutto bisogna pensare alla possibilità di tro,·arsi in presenza di un malato di tripanowmiasi. « Pensarci sempre» dice giustamente l'A., quando si ha da fare con un indi,·iduo che ha dimorato, anche per breve tempo, in Africa tropicale ed equatoriale, senza troppo schematizzarsi nella distribuzione geografica, conosciuta, della infezione da trip:mosomi; la malattia infatti può sussistere, insospettata, in regioni giudicate indenni. Una volta affacciato il sospetto di tripanosomiasi, bisogna accert:ue la diagnosi: esame a goccia spessa, triplice centrifugazione · dd sangue, puntura ganglionare, puntura lomb:Jre, e, ove occorra, puntura sternale, che può riuscire positi,·a quando tutti gli altri esami sono stati muti. In caso di un primo insuccesso, quando l'anamnesi c la sintomatologia portassero :~Ila diagnosi di tripanosomiasi, n on si de,·e csiwre a ripetere gli e~ami più Yolte; un esame riuscito oggi negativo può dare C$ito positi,·o dopo una settimana. Qualche \'olta il tripanoscma bruci:~ le tappe, per ac.Joperare l'espressione dell'A. Un soggetto, che dopo quattro mesi d i soggiorno ai tropici, è trovato allo stato encefalo- mcnin g:eo dell'infezione, non aveva m:tgari presentato prima alcuna manifestazione patogena apprezzabile da lui stesso o anche dal medico. Si giunge così all' ultimo periodo e alla catastrofe all'improniso. Il dominio della tripanow miasi si è: esteso in maniera stravag:lnte; ragione di più per rirerc:1 rla con maggior tenacia. La malattia è spesso subdola, senza dubbio, è sempre


RJVIST:\ DELLA STAMPt\ MEDICA ITAU :\:-.::\ E STRA~If.RA

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grave; ma, trattata al momento giusto con la moderna terapia si può vincere con rel ativa facilità . La diagnosi di tripanosomizsi, in ceni casi, è fors~ questione di intuito, ma più spesso è questione d i metodo.

MEDICINA IN=I'ERNA R. St c HLER. Un caso di morbo di Addison su base traumatica. (•• Klinisch(: W ochcnschrift ~>, n. 52 - 53, del 24 dicembre 1938).

l casi di morbo di Adùison di origine traum:nica ripon:ni nella lettera tura non sono frequenti, e quasi tutti, in vcrit3, non sicuramente ùimostrativi. L ' A. riferjsce su un caso personale, acc uratamente studiato. Un uomo , di 38 anni, nel lugl io 1929 riceve un colpo di timone sull'cmitorace ùesrro. batte con la metà sinistro del torace contro una p:1rete di ferro. D olori olia region e lombare sinistra, frattura della 10~ co:tola dello stesso lato, nell'orina tracce di albumi na e numerosi eritroci ti. In visite successi,·c l'infermo si presenta a:acnlco, abulico, con forte tendenza al sonno. H :t disturbi g:tstroentcrici, ipotensione arteriosa di gr:~do lieve, m odica linfocitosi, all'apice del polmone sinistro ipofonesi e respiro aspro con piccol i rantoli. Così fino al 1935, quando viene notata anche legge ra pigmentazio ne bruna della c.ut e. Persiste albuminuria lieve, che viene ifl[trpretat:l come ortosta ti c:~ . per quanto si sia t:llvolta notato :wmento dell'azotemia ccn Jcfìcicnza funzwn:~le dci reni nelle comuni prove di carico. Nel 1938 l'A. osserva l'ammalato, rib·a mc.:l:inoderni;, c linfocitosi Ji gr::tdo m:trcato, notevole diminuzione del peso corporeo. G li altri sintomi sono !nvari:tti. All'indagine ra~i~logi~a : esiti di pleurite bil:nemle, apici chia ri, nulla a carico degli ~1 lrri organi, com pres1 1 re m .. In considcmzione della regione colpita dal trauma, del modo ù i evolvere d c.: lla :)ffezione, che, lentamente, ma progressivamente, si è arricchì~:~ di sintomi sempre più significat ivi. tanto che dopo 9 anni il quadro clinico si può definire completo, l'A. si ritiene autorizzato a mettere diagnosi Ji morbo di Addison di origi ne sicuramente tr:lUma u ca. La tera pia istituita a base di preparati surrenoli e ,·itamina C consegue rapidamente e dcci s:~mente buoni risultati, onde anche il criterio ex adiuvantibus conferma In diagnosi. l"'ota Jel recensore. La diagnosi ir1 vero non Ì! discutibile, mentre la natura traumauca della malattia si presta a qualche osservazione. Ed anzitutto in primo tempo prevalgono i segni di una lesione rrnale e le note di un'astenia fisica e psichica a significato molto impreciso.. mentre molto lievi sono l"ipotensione (t 10/75) e la linfocitosi. Tanto può trovare più adeguata imerpretaz1one troendo presente u11'eventuale nevrosi traumatica e forse anche la lesione tubercolare del polmone sinistro. La casistica, finora nota di morbo di Addison di 01·igine traumatica, anche se discordante nella valutazione, concorda nella comparsa abbastanza precoce della sintomatologia, la quale anzi in qWJlche caso si ~ manifestata in modo quasi subitaneo. Nel caso ripat·tato invece solo dopo 5 anni il quadro clinico comincia a definirsi nel unso ddl'endocrinopatia e solo dopo 9 ar111i si completa. ~e~tanto un rapporto causale t~a traum.a e · malat!ia non r!esce fa'!lmente comprensibile, OTJche se vuole ammetterSt una mtnorata ,·esutenzu ne1 surren1 da parte del trauma e cht in secondo tempo avre~be favorito l'imediarsi di un . ~roces.<o . infettivo o di altra· 11atura. L'esistenza di una lesJOne tubercolare nèl polmone sm1st1·o ch/(/nsce forse


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m.cglio la patogencsi dell'endocrinopatia, la quale, in comidaazione dei rapidi e brillanti ris.ultati dalla terapia ottenuti, doveva essere di grado molto modesto. Anche questo, semprt:! sulla scorta della casistica, può essere un elemento da valutare contro la natura traumatica deiJ'aftezione. R. o' ALESSANDRO. P. ALONZO, m:•ggiore med. R. M. n. 11 , novembre 1938).

Igiene e patologia dei palombari: (<<Difesa Sociale »,

L'A. dopo alcuni brevi cenni stonc1 su questa importante attività di lavoro sotto-· marino, ricorda alcune nozioni di fisiologia sugli scambi respiratori prendendo a descrivere i vari tipi di apparecchi di immersione. Passa quindi ad esaminare, in una breve ma efficace rassegna, tutti i criteri di selezione del personale palombaro, dal punto di vista medico, basandosi su quanto dispone il regolamento di arruolamento della marina da guerra italiana (in confronto con quelli anche delle altre marine militari) e studiando dettagliatamente le disposizioni, su questo argomento, contenute nel D. L. del 12 apri le '937· che disciplina la pesca delle spugne nelle acque naz ionali e dci possedimenti. Dopo questa prima parte l'A. espone, in un secondo capitolo della monografia, i più importanti problemi della patologia del palombaro, descrivendone la sintomarologia, il trattamento c le misure profilattiche. dando particolare cura alla sindrome da i per - baro- paria (meglio nota come << mal:mia dei cassoni>>) sulla quale si diffonde ampiamente nella disamina del fattore etiologico, prospettato anche con una nuova ipotesi. L a cura e le misure pre\·entive di questa importantissima forma morbosa (d'altissimo interesse, oltre che per i palombari, anche per tuni coloro che lavorano in regime di alte pressioni ambientali) sono descritte c trattate con ricchez za di particolari e con assoluta praticità <.li norme terapeutiche e di istruzioni profilattiche. Rivista sintetica, frutto di lunga esperienza personale dell'A., aggiornata alle più recenti ricerche sull'argomento e veramente utile ai medici militari della nostra Mari n a ed a quanti si interessano di questo importante capitolo della medicina e dell'ig iene del lavoro. TADDIA.

CHIRURGIA GENERALE C. TANG.~Rt. -

La via epidurale sacrale nella sieroterapia antitetanica. (u Arch. Ital. di

Chir. », agosto t938). Il metodo epidurale sacrale ndla sieroterapia antitetanica si fonda sul concetto di bloccare il cammino a lla tetanotossina introducendo l':tntitossina per la via naturale, cioè per la via che lungo i nervi conduce ai centri nervosi. Dif:mi l'antitossina tetanica introdotta nello spazio epidurale, diffondendcni, come è dimostrato anche sperimentalmente. verso la cauda equina e verso le radici nervose costituisce un blocco perinervoso che non permette la diffusione della tetanotossina dalla periferia wrso i centri nervosi. Finora è stato preferito il metodo sottoaracnoidco mediante la puntura lombare perchè si credeva che in tal maniera si sottraesse una pane notevole di liquido tossico, si neutr:-~lizzassc la tossina restante nello spazio sottoaracnoideo e si avesse la possibilità di m ettere a diretto contatto l'antitossina con i centri nervosi. In realtà, fa notare l'A., è stata dimostrata sperimentalmente e clinicamente l'assenza di tctanotossina nel liquido cerebrospinale, e non è ammissibile l'azione del siero sui centri nen·osi per contatto diretto giacchè non esistono vie dirette di comunicazione


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUAI"A E STRI\NIERA

tra liquido cerebrospinale e cenrri nervosi n~ l'antitnssina tetanica pro,·oca una perm<:abi!ità meningea. Sicchè è molto verosimile che il siero antitet.1nico iniettato con la puntura lomb:m: seguendo le radici rachidiane si diffonda lungo i nervi e dia luogo ad un blocco perinervoso come nel caso del metodo epidurale. Ne consegue che la via sottoaracnoidca avrebbe la stessa azione ddla via epidur:Jie, cioè della penetrazione nello spazio epidurale attraverso l'hiatus sacralis, la quale oltre ad onenere direttamente il blocco nervoso periferico, presenta il vantaggio di potere essere eseguita anche negli stati gravi di contrattura che rendono spesso impo~sibilc la puntura lombare. All'osservazione che la via epidurale sacrale è uti!e solo nei casi di tet:tno da lesioni dcglì arti inferiori, l'A. contrappone il fatto che dalle Hatistiche risulta che il maggior numero di tetani (6o · 8o %) è dovuto proprio a tali lesioni c che in essi è più alta la mortalità. Attraverso l'hiatus sacralis è peraltro possibile penetrare anche nello spazio sono-.racnoideo pungendo il sacco durale che per Io più arriva sino alla 2a sacralc. I"'el metodo epidurale sacrale, l'A. preferisce mettere l'amm:Jiato in posizione prona, si serve di un ago possibilmente più lungo di quello da r:1ch ipuntura ed usa lìale d:J 10 eme. contenenti 20.000 U. l. in dosi massivc di 150.000·2oo.ooo U. l. pro - die iniet· t:lndone 20.000 nello spazio epidurale, 20.000 nello sp:JZio sottoaracnoidco ed il resto per via endovenosa c muscolare. L :1 duplice via epidurale è stata adoperata per tre giorni consecutivi e non ha dato luogo ad alcun disturbo. Su 30 casi di tetano da lesione degli arti inferiori. cur:Jti dall'A., 14 trattati per b ,·ia endorachidea hanno avuto per esito 5 guarigioni e 9 decessi cioè una mortalità del 64,2H ":, e 16 trattati col metodo wpradescritto hanno :1\'Uto per esito 15 guarigioni cd un decesso cioè solo il 6,25 % di mortalità. Dati i buoni risultati della sicroterapia epiduralc-sacrale, l'A. infine suggerisce la ,·ia epidurale anche per la sicroprofilassi nei casi di ferite moltO sospette degli arti mferiori.

E. ZAFFIRO. TRAUMATOLOGIA ~f. Gr....:->oTTJ. -

Chirurgia delle lesioni da sport. (Prefazione del prof. O. UHreduzzi).

(U. T. E. T., T orino, 1939-XVII, pag. 478. L. 55). Il crescente sviluppo dello sport in Italia ha creato da qu:~lche anno la '' medicina sporti va >> e già in essa da valorosi italiani sono state scritte pagine di studio di notevole importanza. Ogni campo della medicina generale è stato scrutato ai fini di dar corpo :1 guesta nuova branca che ha per oggetto il ginnasta: dall'antropometria alb mdiologia, dalla fisiologia alla psicologi:!. II valoroso ten. colonnello medico prof. Cassinis, tanto per citare un esempio che fa onore anche al nostro Corpo Sanitario Militare, nel primo Congresso di medicina dello sport, tenuto a Roma nel 1932, presentò uno studio su J<>) adeti, fatto nel laboratorio della Scuola di educazione fisica della Farnesina, di cui egli è Direttore, che ebbe per oggetto il comportamento del polso, del respiro, del circolo ccc. durante gli esercizi fisici. Accuratissime sono le innumerevoli ricerche sperimentali eseguite sui vari organi degli atleti da altri studiosi (H erlitzka, Viziano, Poggi Longostrc,·i, Ungania ecc.), come chiarissimo è l'orientamento in questa direzione di molta attività di illustri scienziati italiani (Pende, Gemelli, Viola ecc.).


RI\'!STA I>ELL:\ STAMP:\ MEDICA JT:\UA:--;A E STR ..>.:--;IERA

Anche nd <.:<unpo Jdla chir ugia IIUillero~i ~ono i Ja,ori puubli~:ati ~ulla pawlogia dello sport, molti gl i articoli apparsi su riviste mediche. diverse le relazioni dette nei Congressi, che sono tenuti dalb Ftderazione italiana dei medici dello sport. Ma manca,·a . in tale campo, un lavoro che riassumesse, in un quadro completo, tutto quanto fino ad oggi è noto in materia di traumatologia sporti\·a. che desse ordine e chiare:~za :JJI'cnorme materiale Ji ricerche, di osservazioni che in questi ultimi anni ~i sono fatte sui tr:lUmi sportivi, notevolmente cresciuti di numero. Per questo riteniamo di granùe utilit~ il la\'oro del G ianetti, aiu to e docente di Patologia Chirurgica della R. Università di T orino. Frutto di una lunga esperienza in materia e di numerosissime osservazioni personali, r:lccolte nell'Istituto di Patologia Ch irurgica di T orino e nell'Ospedale Militare ddla stessa ciu3, la puhhlicazione rie~ce preziosa a quanti J esiderano non solo conoscere i caratteri peculiari di alcuni quadri clinici Ji lesioni che si producono nei varii sport (molte lesioni. che pure vengono illustrate, come ben fa notare l'A., non hanno alcunchè di ca rattcriHico), le modali tà di traumatismo. la loro frcqucnz:l, il loro decorso, ma anche le necessità terapcutichc, particolari per questo genere Ji pp.• per i tluali si richiede un ripristino funzionale completo, poichè anche minimi rcliquati impcdireb-. hcro loro Ji continu;.tre ad essere sportivi. I capitoli , che prendono il titolo Jallo sport di cui ,·cngon trau:tte le lesioni, son o s,·olti in rncdo esauriente, con grande chiarezza, c tutti o:1nno la conoscenza esana dello ~t :Jto nttualc, a cui è giunta la chirurgia delle lesioni da sport. I primi due riguardano ;Jrgomcnti di carattere generale: le contusioni e distorsioni e la cura Jdle fratture; gli altri 18 sono dcJicati a tutti gli sport che con maggiore o minore fortuna .1ppassionano l:t gioventù it:~liana. Originale è in particob r modo il ca pitolo ùedic.ato alla traurnatologia nell 'aviazione c perchè scarsa la produzione su tale argomento c perchè porta i risultati della consultazione che l'A .. col capitano medico G:1gliardi, ha potuto fare pres~o l'Istituto Medico- lc.:gale per l'Aeronautica « Angelo Mosso , di Torino di ben 3900 cartelle cliniche d~lle qu:~li ha tratto :248 casi di lesioni tr~um:~tiche r iport:lt(; in conseguenza di incidenti d'aviazione. Una ricc:l bibliografia. distinta nelle memorie e nei hn·ori d'indole gcner:1le e nelle pubblicazioni riguardanti i singoli sport conferisa al volume un maggior pregio; un accurato indice analitico- alf:lhctico lo rende di facile consul tazione. Elt:g:~nte è la ,·este tipogr::fica; nitide sono le 108 figure . òi cui molte a più colori. GI.~ :-INAl" l ONI.

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colonnello medico. colpo di calore e le ricerche sui collasso. (« Dalle u Pubblicazioni concernenti b S:1nit?l militare del Rcich )), \'OI. 105, 1938).

SCJ IUR MA!'\N,

La constatazione che il colpo di calore ha una sintomatologia in gran parte simile a quella del coll:!sso è di,·entata Ji importanza decisiva per lo studio del colpo stesso di calore; studio che oggi è, perciò, connesso con quello del col1:1sso. Così per Eppinger l'essenza del collasso sta in una Jiminuzione della quantità di ~:mgue che pcnicne :.ti cuore dalla periferia: in altri termini trattasi di una disfunzione periferica c ne distingue due forme, la emodinamica e la prctoplasmatica (così denominata pcrchè il sangue. trattenuto in maggior copia alla periferia, trasuda dagli endoteli c:~pillar i che si sono falli più pcrmeabili del normale). La prima ferma, emodinam ica, può poi trasformarsi nella forma protoplasmatica e quest'ultima in quella che lo stesso Eppinger chiama infiammazione siero.<a e che costituisce. per così dire, il sostrato anatomico appunto del tipo protopb~matico del collasso. Orbene quale sarebbe il meccanismo del collasso nel colpo di calore ? L'enorme aumento della temperatura corporea determinerebbe una \'a~odilatazi one dci capillari <.icgli organi interni e si avrebbe così un forte squilibrio ci rcolatorio. l capillari cutanei non p:meciperehbero a questa dilata-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUA;>.: A E STR:\;>.:II'R.I.

zione e ciò costituirebbe un tent:nivo di difesa da parte dcll"org:mismo n~ rso il collasso: tcntati\·o insufficiente. Lo stesso dicasi per I:J milza che, in non pochi casi di colpo di calore, non partecipa a quello stato generale di ripicnczza cui sog~iacciono gli a ltri or):!ani interni, essendo invece tal vol ta persino rimpicciolita, con polpa rosso-p:1llida e colla capsula raggrinzita. In conseguenza il collasso nel colpo d i calore r:a rchbe. in un primo momento, di natura emodinamica c sarebbe dovuto all'aumentata temperatura del s<mgue. Per quanto concerne la concordanza fenomenologica tra collasso e colpo di calore sembra che essa esista nei confronti della wscettibilità individuale. della costi tu zione, dd v:dorc dc i fattori psichici, specie della volontà. Così pure sembra che corrisponda la precocità dci sintomi propri del rilasciamento, l'aspetto dei mabti, il comportame nto dd polso, della pressione sanguigna e del respiro. Circa lo stato di ripicnezza delle vene si sa che nel collasso queste sono vuote o, per lo meno, al confronto sono meno piene. l"el colpo :.li calore occorre portare ulteriormente c più estesamente l'attenzione su 11uesto reperto. nc:l quale Eppinger g ià è riuscito a trovare un segno differenziale decisivo per 1:! diagnosi di collasso e di insufficienza cardiaca. Ma no n è a credere che nel colpo di c:~lore tutti i fenomeni siano addiritt ura simili a quelli del collasso: ve ne sono di estranei a quest'ultimo. Così l'alta temper:Hura sin dall'iniz io, o quasi, e l'insorgenza frequente di fenomeni cerebrali. Tu tt:~via questi due dati discordan ti non co~tituirebbero dei motivi sufficienti per negnre il car:mere di colbsso al colpo di calore, bensì lo caratterizzerebbero piuttosto come un collasH, di tipo particolare accanto alle altre varietà esistenti (emorragico, posttraumatico, postoperatorio. istaminico. tossicoalimentare ecc.). AnatomopatologJcamcnte i reperti sarebbero da ricondurre in massima parte a turbe circolatorie che darebbero luogo a lesioni ipoemiche degl i organi e dei tessuti e che rientrerebbero nel concetto dcll'inl1:unmnione r.ierosa, così nel collasso come nel colpo di calore, specie per quanto ri gua rda l'edema cerebr:~le che si ha nel colpo di calore. Questo edema sarebbe qualcosa di più che un semplice tdema poichè il liquido che lo costituisce avrebbe piuttosto i caratteri di un essudato: donde il concetto basilare, anche per esso, di un'infiammaz ione sier~a nel senso di Eppinger. 11 la\·oro è molto interessante e vuoi essere letto nel suo testo origi nale no n essendo possibile riassumerne brevemente tutto il denso contenuto. E' ancora importante rilevare che il n uo\·o aspetto del colpo di calore, quale forma p:trticobre di collasso, potrà dare praticamente nuovi spunti per la t~·rapia. GALLETTO.

RADIOLOGIA

Contributo radiologico aUa conoscenza delle lesioni ossee nei micetomi dd piede e della gamba nei paesi tropicali. (,, Quaderni di Radiologia "• \·o l. III,

:-\.. GRrLLt. -

fase. l, 1938). Attualmente, premette l'A., si tende a parlare di micetom:J anzichè di piede di Madura, perchè m icosi identiche sono state osservate e si osservano in molteplici località dei singoli continenti e non solo a carico del piede, ma anche della mano, de ll'avamhr:~ccio, del collo, della guancia, dell'addome, del ginocchio, della coscia e della gamba. Trnlasciando ciò che riguarda la sintomatologia clinica e le lesioni delle parti molli nonchè la terapia del micetoma. l'A. passa a parlare delle lesioni ossee specialmente d~l punto di vista radiologico. sulla scorta di due casi ossen·ati in indige ni dd Tigr:~i ed operati al 41° Nucleo Chirurgico ad Enda Jesus (M:tc:Jllè). Nei micctomi del oiede e nelle sindromi consimili di altre regioni. l'interessa mento delle o~sa è in rapporto. colla fase evolutiva dell'affezione. trattando~si di un processo che


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALlA!'<A E STR:\!'IIERA

dalla cute si approfonda nei piani sottostanti. Le lesioni ossee non sono caratteristiche nette per questa o quella specie di fungo, ma tali lesioni studiate anche anatomo-patolo~icamcme sono dovute allo sviluppo del fungo nel tessuto osseo. Il secondo caso illustrato dall'A., tipico micetoma del piede c della gamba s_i è prestato in particolar modo allo studio delle lesioni ossee. Le ossa del piede più interessate sono quelle del mctatarso e del tarso, ove si notano focolai di rarcfazione a tipo cistico sia centrali che periferici, alcuni molto netti, quasi a stampo. rotondeggianti, della grandezza di grani di frumento, con tenue orleno di demarcazione sclcrotico. Identiche zone di rarefazione sono presenti in tutte le ossa del tarso, che sono grandemente atrofiche; il calcagno invece nella parte inferiore è irregolarmente ipercalcificato e presenta fatti circoscritti di perioMite ossifìc:mte lungo il profilo piantare. I contorni articolari delle ossa del piede sono netu. A carico della tibia e del perone sul terzo medio cd inferiore si osservano pure piccoli focola i multipli di rarefazione che dànno all'osso un aspetto areolare e cribroso e ~i osserva altresì una reazione periosrale intensa. La reazione produttiva del periostio specie a carico del perone, ha un aspetto areolare che rende il quadro radiologico ancora più caratterisùco e non dà adito al dubbio che insieme ai fenomeni di addensamento osseo sia il riwltato di un processo infiammatorio secondario dell 'osso c del periostio. Riassumendo l'A. basandosi anche sui reperti dei casi riferiti da Benassi e recente mente da Gavazzeni (193i) e da Balli (1937) in micetomi del piede in indigeni della Somalia, ritiene dimostrato che la sindrome clinica del piede di Madura dei paesi tropicali, non è dissimile dai micetomi dci paesi a clima temperato per quanto riguarda la presenza e l'aspetto delle lesioni or.sce. Come l'interessamento delle ossa, anche la diffusione della micosi del piede alla gamba è q)lestione di fase e,·oluùva, mentre in passato si è parlato d i sola affezione localiz7.ata e limitata alle parti molli del piede. Il reperto

positivo di actinomyces nelle ghiandole inguinali asportate (nel 2° caso riferito dall'A.) dimostra inoltre la possibilità di metastasi ghiandolari nei micetomi del piede e della gamba.

'

DE A!'DREIS.

NEURO-PSICHIATRIA

c. PERO. -

Azione antalgica esplicata dall'anestesia nasale di superficie su alcune cefalee e sindromi dolorose della faccia non dipendenti da affezioni nasali o sinusali.

(((Rivista di Patologia nermsa c mentale », ' 'ol. LI I, fase. 1, luglio-agosto 1938-XV I). Il prof. Lugaro, in uno siUd io fondamemale sopra la fisiopatologia del dolore (pubbl icato sulla Rivista di Patol. nerv. c mentfllc nel 1930) negò recisamente l'esistenza d~ fibre e di termin n ioni specifiche per la sensibilità dolorifica. Il dolore non dipenderebbe cb una particolare propried1 di ~timoli esterni adeguati per il dolore, bensì da un dfctto di sommazio ne intensiYa, estcnsi\·a o temporale di eccitamenti. Sicchè ogni categoria di stimoli (tattili, preswri, termici) può risu ltare algesiogena purchè il numero degli eccitamenti o l'intensità loro o la quantità di fibre stimolate siano tali da varcare l'alta soglia per il dolore della via sensiti,·a centrale (spino-talamica). Più recen ti studi di fisiologia e di elettro-fisiologia umana e sperimentale hanno wnferrnato c completato la concezione del Lugaro. elaborata soprattutto su considera7ioni cliniche. La ben nota terapia chirurgica del dolore (con interventi sulle radici ~pin ali, sul midollo, su ,·arie formnioni simpatiche), ed anche la modernissima tera pia medica basantesi sull'applicazione di va rie sost:lnze per ,·ia intradcrmica o percutanca, nella regione dolente, vengono spiegate, nei loro effetti. da quell:~ teoria. Si tratterebbe sempre. inf:~tti, di una permanente o temporanea falcidia di ,·ie sen~itiYe che, soppri-


319

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-JA E STRAN IE RA

rnendo o riducendo l'apporto degli eccitamenti del la periferia ai centri, rende impossibile agli eccitamenti medes.imi di superare l'alta sogli:l dcll:l via centrale del ùolore, sicchè la percezione del dolore dovrà attenuarsi o scomparire. Il Pero si va occupando, da tempo, della importante questione, sui particolari della quale non è possibile trattenersi in una recensione. Egli - che aveva già ottenuto brillanti risultati in casi di nevralgie (soprattutto sci:Hiche) col tr:lttamcnto intradnmico o percutaneo loco dolenti - studia nel presente lavoro l'azione cur:ltÌ\'a antalgica prodotta da.Ua anestesia nasale di superficie. Si tratta di 14 osservazioni: le prime otto concernevano nevralgie facciali , le altre sei cefalalgie; nessuna di tali sindromi era ad eziologia nasale. Cionondimeno il tratta· mento anestetico (mediante un batuffolo di cotone imbC\·uto in pantocain:l al 2 % e introdotto nelle fosse nasali) produsse sempre la rapida scomparsa delle crisi dolorose; spesso la guarigione fu radicale e si verificò dopo poche applicazioni. L'A. interpreta gli ottimi effetti del trattamento col sovraccennato meccanismo della ~ourazione di stimoli tensitivi (stimoli algesiogeni in potenza) sulla soglia del!:l via hulbo-talamica del dolore. La spiegazione è evidente nelle trigeminalgie. Essa è, però, anche applicabile al secondo gruppo di soggetti: i cefalalgici. Tanto le meningi quanto le fosse nasali sono innervate dal tr·igemino e dal plesso simpatico carotideo. lnnervazione meninge::t e innervazione nasaJe - scrive il Pero - si sovrappongono e si continuano l'una nell'altra in corrispondenza dei centri sensitivi cervico-bulbari. Da ciò deriva la possibilità che una serie di eccitamenti d'origine nasale possa dare ripercussioni dolorose alle mcningi, da cui la cefalea; mentre, d'altro canto, può aversi che ad una irritazione mcningca corrisponda un'irradiazione dolorosa alla faccia e ai denti. E allora, se escludiamo coll'anestesia la sensibilità della mucosa nasale - notevolmente più ricca di termina.t.ioni ncr,·ose di quanto non lo ~iano le meningi - viene a mancare, sulla via centr::dc (cervicotrigcminale) per il dolore, in cui vie meningce e nasali confluiscono, una componente addizionale importante affìnchè il dolore venga percepito. Da ciò deriva ~ conclude l'azione antalgica dell'anestesia cndonasale. l'A. A parte l'importanza dottrinaria degli ::trgomenti fi~ iologici c fisiopatologici sui <juali si basa, la terapia proposta dal Pero non può non intere$Sare ogni medico, dat::t la frequenza e, spesso, l'ostinatezza delle forme dolorose alle quali esfa si riferisce. Il trattamento me rita, poi, di essere largamente sperimentato anche per la sua grande semplicità. CARLO

R IZl'.O.

OFTALMOLOGIA L. GUlLLAUMAT. - Complicazioni oculari della spirochdosi Utero-emorragica. (<< Archives d'OphtaJmologie », settembre 1938). L 'A. espone un caw clinico di un individuo di 37 anni che accusava mosche volanti all'O. S. nel quale camera anteriore, cristallino e vitreo erano tra~ pnrenti, ma solo la papilla ottica si presentava a margini confusi e rialzati per un certo grado di edema. Nell'anamnesi vi era di importante che sei mesi prima, dopo alcuni b:t~ ni nella Marna aveva avuto manifestazioni di ittero infettivo fortemente contagioso con sintomatologia molto eclatante ma senza epistassi nè emorragia gengivale nè porpora. L'attuale malattia oculare si completò con una irido-ciclite con ipopion e guarì dopo una terapia locale sintomatica e generale con nebiazol. Si trattava di una neuro-coroide-cicloirite spirochetosica.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAKA E STRAKIERA

L'A. richiama molto !"attenzione sulla ipcrcrnia congiunti vale che si accompagna ;;Ila spirochetosi e che compare nei primi giorni della malattia contemporaneamente all'altt..razione dello st:Jto generale, alla febbre ed alle mialgic. Le complicazioni ccubri · si posscno manifestare durante il periodo awto della m:~lattia ma anche parecchio tempo dopo come nel caso descritto. Lo studio patogencrico delle m:~nifestnioni ocul::tri -della spirochctosi ittero-ernorr:~gica conferma l'affinità dello spirochera di Inado - ldo per certi tessuti. L:1 v:lsodilatazionc congiuntivale del perioJo sctticemico s'accompagna ad emorragie microscopiche di tui si può tfovare l'omologo nell'epistassi e nclb porpora. Il ncurotrofisrno del germe spiega non solo la qu:~si costanza della sindrome meningea ma anche la possibilità della n eu ri te ottica. Qu:~nto alla terapia l'A. afferma che è pericoloso l'uso dell'arsenico perchè si può correre il rischio di aggiungere alb malattia una lesione tossica trasformando l"ittero infettivo in ittero grave; è certamente preteribile ricorrere ad una terapia antinfettiva qualunque (uroformina, cianuro di mercurio, nebiazol) o specifica c cioè al siero di Pcttit che rappresenta il medicamento di scelta quanJo lo si può usare precoceme nte. Quanto alla terapia oculare vera e propria bisognerà istilbre atrofìna cercando di mantenere la midriasi qu:mto più a lungo è possibile. L 'A. conclude il ~uo accurato stutlio clinico affermando che le complicazioni oculari della spirochetosi ittero-emorra gica meritano Ji es~ere meglio conosciute perchè la loro sintomatologia assai eclatante fa fare una cattiva prognosi mentre poi im·ece la loro guarigione completa può considerarsi abituale. TESTA.

STOMATOLOGIA C. E. PIEKANGELI. - Sarcoma di Ewing dd masceUarc. (« L 'Oto-rino-laringoiatria italiana n, n. 1 1, 1938). L'A. riporta la descrizione clinica ed anatomoistopatologica di un caso di sarcoma d i Ewing del mascellare superiore. L'affez ione si era manifcst:lta con una sintomatologia del tutto simile a quella di un processo infiammatorio: tumefazione e arrossamento della guancia, dolore :1 localizzazione mascellare, secrezione purulenta nèl naso e da un alveolo dentario, temper:ltura febbrile, leucocitosi. Non è quindi da meraYigliare se i sanitari che visitarono ii p. in questo periodo abbiano pensato ad un'affezione flog istica sinusale di natura odontogena, stante anche una pregressa carie del p. Al momento dell'esame eseguito dall'A., la deformazione del viso, lo spostamento oculare. l'usura e lo spost:~mento delle pareti del seno, la presenza di granulazioni endonasali, riprodottesi dopo due curattages, indussero a pensare ad un processo neoplastico a carattere suppurauvo. L'esam e mdiogralìco dimostrò successiYamente la probabile natura neoplastica ed il reperto istolo_1~ico confermò !:1 di:1gnosi di sarcoma di Ewing. E' questo il primo çaso d i sarcoma di Ewing del rnasccllare d escritto in letteratura. L'interesse è, altresì, aumentato, in quanto si dimostra che il s:lrcoma di Ewing. pure in questa localizzazione masccllare, presenta il suo caraucre clinico particol:lrc come più comunemente a carico di ossa lunghe. quello cioè di un andamento a tipo infiammatorio. I n base allo stud io di questo caso. l'A. ritiene che, nei riguardi del! 'istopatogen esi, il sarcoma di Ewing vada compreso nelle ncoplasie del sistema reticolo-endoteliale, pre n d endo origine <bila ccllui:l indiffcren7.Ì:Ita tlcl mescnchima, l'emoistiobbsto.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-IA E STRA]';IER.\

32 1

Dal punto di vista terapcutico è da tenersi presente che le cure chirurgiche e radiotcrapiche possono riuscire efficaci, solo però in un periodo molto precoce del male (entro i primi d ue mesi di decorso). f>ICCARRET;\.

CHIMICA L.

maggiore chimico farmacista. - Sopra l'imbianchimento della. sospensione d'estratto d•uovo (Ieciti.na e Iutdna) per azione della luc€ solare e dd calore.

BRACALONI,

(« journ. Chim. Pham1. )), 8, XXVIII, pag. 97, 1938). Nelle fi;:rle di lecitina ex-ovo preparate dall'l. C. F. M. secondo il metodo indicato da Vita e Bracaloni si è notato l'imbianchimento parziale della sospensione: imbianchimento che si veri fica sia per esposizione delle fiale alla luce solare sia per tindalizzazione di esse a 70". L 'A., in questa sua interessante nota, ha voluto stabilire la causn di questo imbianchimento ed assicurarsi che il fenomeno, almeno ndla fase iniziale, non produca nelle fiale alterazioni tali da renderle pericolose per l'uso terapcutico. Escluso, con rigorose e precise determinazioni quantitative e con l'osservazione al microscopio, che si tratti degli stessi fiocchi bianchi, costituiti da una sostanza fortemen te azotata, che si formano col tempo nel siero deca ntato dalla pasta di lecitina e lureina e già precedentemente osservati, l'A. esam ina particolarmente l'azione della luce solare e del calore sulle fiale di lecitina. E. come risultato delle sue esperienze, deduce che l'imbianchimento della sospensione è causato dall'azione diretta <.Iella luce del sole e anc he dal conseguente aumento, in genere osservato, dell'acidità reale del siero (pH): detto decoloramento della sospensione non altera in modo sensibile la costituzione. Più evidente risulta l'azione della luce se combinata a quella dell'aria: in questo caso l'osservazione è fatta sulle fia le di lecitina aperte. Il pH del siero aumenta anche per effetto del calore ed è a questa modificazione che si deve attribuire la decolorazione della sospensione di lecitina e luteina. Ma poichè non si osservano modificazioni rilevanti nella costituzione della sospensione e nella g randezza e forma dei g ran uli di essa, sia sotto l'azione della luce sia sotto quella del calore, non esiste alcuna controindicazione nell'uso, anche endovenoso, delle fiale che si presentino parzialmente imbianchite. SALTI t'l.

7 -

Giorno/t: di mt:dicina milium:.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MIl. l TAR l. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROoMENTI .. TRAlTATI

(Dal verbali perve~atl ana Dlred oae generale di Sanltl: mmtare acl febbraio 1939-XVII)

ANCONA • Tenente colonnello medico VINCENZO MASTRANTONIO : Trasfusione del sangue. Modo di praticar/a CO'fl' lo Jubè e col Transfusol. Vantaggi e svantaggi dci due metodi. L'O., dopo avere accennato ai gruppi sanguigni ed alla trasfusione del sangue, parla del metodo jubè e dell'apparecchio .in unione al T ransfusol. Mostra e descrive dettagliatamente la siringa jubè e !.'apparecchio Transfusol e fa vedere praticamente la tecnica del funzionamento dì essi. Parla della sterilizzazione delle varie parti degli apparecchi. Infine enumera i vantaggi della trasfusione praticata con sangue puro e di quella con sostanze anticoagulanti.

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A NZIO (Campo san. eli m. militare) • Sottotenente chimico far macista LutGt MARCHE1Tl: Piante medicinali; dall'origine .rtorico-botonica alle prepm·azioni officina/i e magistrali. L'O. con un rapido cenno storico sulle piante medicinali mette in rilievo l'importan za della collaborazione chimico-fisiologico-botanica. Illustrandone la complessa costituzione chimica fa risaltare come l'azione farmacodinamica dei principi attivi isolati dai vegetali è ben diversa da quella che si ottiene impiegando il vegetale fresco. Dimostra la necessità di comervare intatte alla pianta le virtù sue terapeutiche risultanti dalle azioni parziali che c.iascuna sostanza in essa contenuta sa esercitare sinergiche o contrastanti, seguendo fedelmente le norme dettate dalla pratica sperimentale e dalla moderna tecnica galenico farmaceutica. • Maggiore medico ERNESTO Mu.ErrJ: Nuovi cnten sulla cura della tubercolosi

chirurgica. L'O., dopo aver esposto le moderne vedute che attualmente dominano nel campo della cura della tubercolosi extra polmonare, riferisce sui risultati ottenuti negli istituti di S. Corona in Pietra Ligure con l'uso del << Rubrophen » (Trimentossi - diossi - o ssotritano) nel u:mamento di 87 casi di tubercolosi chirurgica. I n complesso, su questi casi curati, si sono avuti solo 17 insuccessi; la guarigione si è verificata nell'So % dci pp. e pertanto la terapia col Rubrophcn nelle forme extra polmonari, rappresenta un reale ed effettivo progresso non solo per la rapidità, ma anche per la stabilità delle guarigioni. L'O., nel parlare della cura d'ini zi:ttiva streuamente biologica delle forme di tubercolosi extra polmonari, espone il risultato del trattamento di 10 casi di tubercolosi osteo-articolarc con << Anafcnbat Petrag nani » eseguito presso l'Istituto della Regia Clinica Ortopedica di Palermo. Nei casi così curati si è ossen ·ato un miglioramento clinico spiccato ~·d una modificazione famre,·ole de l reperto radiologico. In tutti i casi si è avuto un aumento dei globuli rossi e dell'emoglobina, una deviazione a destra dello schema di Arneth, un rjtardo della velocità di sedimentazion e e nessuna modificazione deJrintensit:l della intradermo-rcazione alla tubercolina.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE :-:EGLI OSPEDALI I>'IILITARI

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Conclude dicendo che le predette cure meritano un più largo impiego nella cura delle forme di tubercolosi extra polmonare.

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BARI • T enente colonnello chimico farmacista VJTo SAVINO: Il ruolo del latte nella battaglia autarchica.

L'O., dopo aver esordito col mettere in evidenza l'importante problema dell'autarchia, che se non è guerra vera ai confini della patria è guerra per liberarla dalla schiavitù economica, industriale e culturale, ha parlato della quantità e qualità degli animali da latte esistenti in Italia e sui prodotti c sottoprodotti del latte e dell'impiego di esso; fermando maggiormente l'attenzione sulla caseina e i prodotti da essa derivanti, specie della G:!latite, sue applicazioni, e del Lanital. H a invocato la necessità di aumento della produzione del latte e la necessità dell'aumento del patrimonio zootecnico e della quantità c qualità delle culture. La conferenza è stata avvalorata da parecchi grafici e dai campioni dei prodoui e sottoprodotti rica,·ati dal latte.

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BO LO GNA • Maggiore medico UMBERTO COMELLI: L'applicazioue dell'indagine radiologica nelle operazi011i di reclutamento c011 particolare riguardo alla profi/({ssi aruitubercolare nell'Esercito.

L'O., dopo aver ricordato che il concetto di utilizzare l'esame radiologico nel reclutamento dell'Esercito è di vecchia data ed accennato al metodo seguito in Francia ( Rou villois, Cristau, Jullien) per l'applicazione pratica con apparecchi mobili, ricorda che un primo esperimento di radioscopia collettiva sugli aspiranti dell'ammissione della R. Accademia dj Modena e T orino è stato compiuto nel 1932 dal Disserente e che da allora la rad ioscopia del torace viene sistematicamente richiesta per il reclutamento volontario e coloniale. Il problema tubercolare nell'Esercito ha assunto notevole importanza ed è regolato da norme particolari che riguardano la costituzione dci Reparti di accertamento diagnostico ed il funzionamento di essi intimamente collegato con la profilassi, la cura e iJ recupero, intesi in senso collettivo e soc.iale. Il concetto dominante di questo trinomio è: rappresentato dalla diagnosi precoce. Dopo aver ricordato che nell'età della chiamata alle armi l'infezione tubercolare è prcssochè totalitaria, come confermano le statistiche anatomo-patologiche riguardo non solo aJle forme primarie (97 % secondo Aschoff, Phull), ma anche alle forme cicatriziali postprimarie (98 % secondo Graff, Loesche, Anders), si sofferma ad illustrare il valore medico legale della definizione del Michcli che identifica il concetto della diagnosi precoce col riconoscimento tempestivo agli effetti della cura e della prevenzione delle \·arie espressioni clinico-radiolog1che auive ed evolutive della tubercolosi polmonare. Passa quindi a ricordare brevemente il contributo portato dall'indagine radiologica sulla questione e che si può riassumere:: interpretazione del disegno radiologico ilare e polmonare (Busi, Maragliano); isolamento e descrizione delle forme elementari e della loro corrispondenza anatomo-patologica (Busi, Maragliano, Omodei, Zorini). Dopo avere considerato che nonostante il rigore della visita di selezione delle reclute un notevole numero di tubercolosi polmonari viene ogni anno eliminato dopo un servizio più o meno lungo presso i Corpi, che impone aJlo Stato la revisione della causalità di ser vizio e l'onere dell'assegnazione di categorie di pensioni, passa a prospettare la gue-


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIO:-JI CUNICHE NEG LI OSPEPALI MILITARI

stione dell'applicazione dell'esame rndiologico alla massa in cui, allo stato attuale, In radioscopia non è filtro sufficiente per tutte le forme tubercolari attive ed evolutive, mentre la r:-~diografia totolitaria è proibitiva. Ritiene quindi che b micromircgrafìa, ci<X-

la fotografia dell'immagine radiolcgica dello schermo sopra pellicola di piccolo formato, mir::~ta secondo il concetto del Palmieri, applicato alla pratica e in collaborazione col tecnico Mo nari (metodo presentato all'ultimo Cong resso di radi ologia di Bari, settembre 1938), può rappresentare un grande contributo alla soluzione del problema. (L'espo~izione è stata intercalata dalla proiezione di numerose di apositive dimostratiYe).

Discussione: - I l co!onnello medico G:ERMJNO prof. Alfredo - Direttore Jeli'O~peda le ~ prende la parola per pn:cis<t re il concetto J ella diagnosi precoce ed insiste sul criterio clinicoradi o logico della dimostrnione d elle lesioni attive ed evolutive. Prof. PADttERJ Gian Giuseppe, incaricato di Radiologia alla Regia Università di Bologna: d opo aver precisoto, per la vcrit(t scientifica, che la microradiografia è già nota ed applicata da tempo, specie in Germania, dichiara di avere completato tale metodo con la osservnicmc radi oscopica mirnta (micromirografia). Illustra con proiezioni i risultati ottenuti non solo sul campo polmcnnre, ma anche nelne os~a e nell'esame del tubo digerente.

C HIE T I

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+ Sottotenente medico L u tGt LA uRIA: Terapia dell'empiema para - pneumo-

toraàco.

L'O. trana della terapia dell'empiema p;,rapneumotoracico e dci vari metodi negli cmpiemi semplici, negli empiemi associati chiusi ed in quelli associati aperti ed inoltre dei metodi di cura se esistono fistole parietnli, p! euro polmonari e fistole recenti; ed infine tr:ata delle piccole perforazioni non dominabili da pneumotorace ipertcnsivo.

+ Primo capitano m edico PIETRO MAGGIO: L'into;sicazionc polipeptidica della maialfia deli'opemto. L'O. tratta e spiega la malattia dell'operato, consistente in turbe digestive, nervose e manifestazioni cardi nch e che colpiscono talvolta l'operato e spesso a nche con carattere m olto g rave. L'atto operativo determinerebbe un aumento brusco e considerevole di polipeptit.li d el siero del sangue, ovc esistono normalmente, con conseguente intossicazione. A tale intossicazione l'organismo oppone la propria difesa a mezzo del fegato, dd rene, e con i tessuti ed i musco li. Come conclusione importante accenna :tll'azione benefica dci cloruri; proteggendo il cloro l'organismo contro i polipeptidi.

FIRENZE

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+ Maggiore mcJico ARNAl-DO MA NFREDI: La cura della malaria acuta c

cronica col tanaro stibiMo, secondo il metodo De N un no. L 'O., premesse :tlcune not izie storiche sull'impiego Jcl tarta ro stibiato in terapia e.d illustrata la cura D e Nunno nella sua origine, nel suo sviluppo, e nel suo metodo, espone la sintom:ttologia legata all:t cura stessa, bcendone una disamina critica, c riferisce !:u i risult:tti otten uti nella cura di 120 ricoverati nel reparto malarico dell'ospedale militar e di Firenze.


CONFERENZE E DIMOSTRi\ZIONI C LINIC HE NEGLI OSPEDALI MILITARI

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Attraverso tale esposizione, assolutamente obbicttiva, completata dalla presentaz ione d i quattro ammalati, l'O. ha terminato dicendo che, pur non essendogli possibile di trarre d elle conclusioni complete sull'cfticacia definitiva del trattamento col tartaro n elb cura della malaria, mancando allo stato delle cose ogni notizia circa la durata J cll 'effic:~cia sressa nel tempo, poichè non è stato pos-sibile sq,,TUire i malarici trattati dopo la cura, può affe rmare la verità dei seguenti punti dimostrata dalla casistica : I 0 - la maggioranza degli ammabti, meno una piccola a liquota, si è .avyantaggiata notevolmente della cura col tartaro, tanto da potcrsi ritenere g uarita all'atto in cui è: stata di messa; 2 ° - la cura è stata to llerata nella m:~ gg ior parte dci casi: i pochi intollcmnti sono pi uttosto casi da discriminare meglio, essendo risultato che in g ran pa rte ·essi sono dov uti a posologia errata, essendo la cura tuttora nella sua fase es perimentale; 3° - la soluzione con solo tartaro come proposta dal Dc Nunno. essendo ipotontca e leggermente acida sin dall 'inizio, anche per gli ::tccidcnti locali che può provocare (sclerosi vasale nei vasi d ell'iniezione) va meglio studiata nella sua preparazione; 4° - colla soluzione di tartaro attualmente in uso non è possibile allont:lnarsi dalla ,·ia endo,·enosa, ciò che costituisce una Jjmitazione nella pratica stcs~a, che può essere escguit::t soltanto da medici e, sinora, in ambiente osped::tlicro;

5° - per un giudizio definitivo sull'efficacia del tartaro come antimalarico occorre creare la possibilità di seguire se non tutti, almeno una parte dci malarici curati, per pi ù periodi stagionali; ciò che potrebbe ottenersi istituendo un'apposita scheda, limitata m::~g::~ri ai militari a carriera continuativa, e dalla quale dovrebbe risultare : la forma mal::trìca, le cure praticate prima del tartaro, la cura del tartaro, le recidive e ,·e ntuali segui te a questa nel tempo. Tale scheda dovrebbe seguire i militari a pari di quella per i luc!ici.

NAPOLI • Primo capitano medico

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VINCENZO CERFOGLI A:

Febbri tubercolari e febbri

criptogenetiche. L'O., dopo aver accennato a tutte le eventuali cause che possono d eterminare una febbricola e demolito il termine di febbre criptogenica, espressione vuota di significato

cl inico, usata un tempo cd ana a mascherare l'ignoranza dei medici, ha ribadito il concetto che in presenza di ogni febbricola, bisogna pe nsare ad una tubercolosi occu lta. I n di ha parlato di tutti i mezzi diagnostici atti a mettere in chiaro un a tale diagnosi non escluso un accurato esame clinico dell'infermo. E ' passato quindi a fare una rapida rassegna d elle febbricole ponendo la dia g nosi d ifferenziale tra queste e le febbricole tubercolari. Ha in ultimo accennato alle febbri tuber-colari propriamente dette dalla tifobacillosi di Landouzy alla tubercolosi miliare, alla febbre etica propriamente detta, e alla febbre in versa propria delle forme g ravi e rapidamente evolutive. • T enente colonnello medico G uG LIELMO M.nozz1- ScAFA: Nefrite e nefrosi.

L 'O ., dopo avere brevemente accennato alla istologia c fisiologia renate, si sofferma sulle nefropatie ematogene ponendo in rilievo le lesioni isrologiche glomerulari c tubulari c fondando su esse la differenziazione fra nefriti e nefrosi. Passa quindi alla classifi· cazione delle nefriti diffuse ed a focolai ed a quella delle varie nefrosi. Ne tratta per sommi capi la sintomatologia, richiamando l'attenzione sui segni differenzia li ecl in particolar modo sulla pressione cardio-vascolare, sulla produzione degli edemi, sull'azotemia e sul potere di concentrazione renale. In fine chiude con brevi cenni sulla dietetica e terapia.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

• Magg1ore medico GENNARO Russo: Il fegato. argano principale del ricambio matt:riale.

L'O., prcme~sa la enorme importanza che ha il fegato nel ricambio organico1 ne espone anzitutto in maniera sintetica e chiara l'embriogenesi e l'anatomia. Accenna alle numerose funzioni epatiche, quali la biligenesi, la glicogenesi, l'ure~ genesi, l'adipogencsi, la lipogenesi ed a tutte le altre ancora ignote o appena intraviste. A proposito della biligenesi ricorda la dibattuta questione, se la bile sia di origine epatica o extraepatica, rilevando tutta la importanza che va data al reticolo endoteliale, il cui studio e conoscenza trovarono orig1ne proprio nel fegato. Sulle altre funzioni epatiche mette a fuoco il valore clinico delle più recenti ricerche, e conclude affermando che l'alimentazione igienica c l'esatta considerazione della esigenza nutritiva dei wldati costituiscono uno dei fattori più validi per .la resistenza alle fatiche e ai disagi della vit3 militare in pace ed in guerra.

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TORINO • Colonnello medico prof. STEFANO P ERRJ ER: L'ematoma sottodurale.

Descritto un interessante caso di ematoma sottodurale traumatico, \'engono messe m rilievo le molteplici forme di emorrag1c durali traumatiche e le forme di pachimeningite emorragica. In modo particolare si fa cenno sui reperti anatomo-patologici e su gli argomenti che militano a favore delle due tesi che oggigiorno vengono discusse sulla sede dell'ematoma e cioè se sotto o intradurale. Viene pure svolta la diagnosi differenziale e la terapia. La conferenza è stata illustrata con alcune proiezioni.


R l V l S T E ME D l CH E Ml L fT A R l

- --- Bivista di Medicina Aeronautica. -

Ufficio centrale di Sanità. Ministero dell'Aeronautica, Roma. Anno I, N. 3- 4, dicembre 1938- XVII .

Geme/li: Indirizzi e ricerche nello studio della p:nologia dei piloti in avinionc. Monaco : Studio statistico sulle cause di inabiliti\ del personale aeronavigante militare riconosciute nel decennio 1928- 1937· Marulli: Alcune caratteristiche di morbilità nel personale di volo dcll'a,·iazione italiana. Monaco: Sul meccani~m o etiopatogenetico dell'anemia consecuti va a brevi ripetute ascensioni in alta quota. ARGENTINA.

Revisb dc la Sanidad Militar. - Ministero della guerra, Buenos Ayrcs. Anno XXXVII, dicembre 1938.

Lagomarsino c Dal Lago: Biopsia ganglionare nella diagnosi di tubercolosi osteoarticolare. Bejarano: Profilassi del cc sara mpion 11 nella guarnigione di Campo dc Mayo. Lascalea : Ricerche sulla tubercolosi nelle truppe di Salta. A / varez e Segura : Patogenesi delle nd rosi. Pcrez: Resezione del plesso ipogastrico superiore. CILE .

Archivos Médicos del Scrvldo Sanitario del E;èrdto. -

Pubblicazione dcii:! Direzione di Sanità militare. Santiago del Cile (S. Ignazio, 242). Fase. 5, settembre-ottobre 1938.

Sepulveda: Il problema della sifilide. Stato attuale (continuazioru:). Soza : Ricerche fisiologiche della sensibilità cardiaca. Lopez: Pressione dell'arteria retinica, normale e patologica. FRANCIA.

Rcvuc du Scrvia de Santé Militairc. -

Direzione del serv1z1o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 6, dicembre, tomo CIX, 1938.

M aire, Hugonot, Girardin e Tl10ral: Stato attuale dei reliquati delle diverse lesioni dell 'apparato respiratorio dovute all'azione tossica dei gas di combattimento. H ugonot e Dura n : L'insulinoterapia del diabete. Ferrabouc: Di alcu ne acquisizioni recenti circa la costruzione e l'attrezzatura degli ospedali; loro applicazicni agli ospedali militari. GERMANIA.

Der Dcutschc !lilitarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare del· l'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischcn Rcferantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 1, gennaio 1939.

Rietschei: Il problema della ipoavitaminosi C nell'esercito. Kramer: Trattamento dell'angina tonsillare con la vi tamina C.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Kowalzig e Heilmeyer : Su un caso di anenùa perniciosa combinata con anemia ipocromica cd e~tcse alterazioni dci nervi, migliorate dall'apporto di vitamina B. Heiler: Su un apparecchio ripicghcvolc di estensione per fasciature a m ida te c suture ossee nelle fratture degli arti inferiori. Hettche : Nuovo apparecchio per ricerche su vasta scala dei gruppi sanguigni. Schulz: Sepsi tonsillogcna ed ablazione delle tonsille. A pfelstaedt : Sulle complicazioni durante e dopo le estrazjoni dentarie. Koch c Hiirting: Ricerche sui maratoncti. Miiller: Sulla classificazione dei tipi corporei alle visite di leYa e nelle ricerche seria li. PER Ù.

Revista de Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Lima. N. 35- 36, gennaio - di-

cembre 1938. Primo Congresso Nazionale di Chimica. M a/do'flado: La chimica nel Perù. Davi/a: Appunti di tossicologia forense. Bar~·on: La vitamina C nel sangue e nell'orina.

Godinez: La Farmacia nell'Esercito. Mejia: Glicemia e latticcmia. Payva: Contributo allo studio chimico-farmacologico del Balsamo del Valle. Payva : Contributo allo studio bromatologico del Paiche (pesce di ruscello). Gurmendi : Alcune considerazioni sopra i gcnalcaloidi. Vilcht'z: Velocità di scdimentazione. Lopez: Contributo allo studio del Verona! e dei suoi deriv:ni. Galvan Negnm: Analisi della razione di riserva. POLONIA.

Lckarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszko lcnia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 6, dicembre r938.

Zembl'zuski : Hcrman Bocrhaave (Praeceptor totius Europae). Or/owski: Considerazioni sull'azione rerapeutica delle cure balneari sulle affezioni reumatiche. R eicher: Principii del trattamento delle affezioni articolari (continuaziQne). Zabski: Servizio sanitario di una divisione di fanteria nello scontro col nemico (con t in uazio11e). Kozakiewicz: Condizioni fisiche dell'atmosfera nell'interno dei carri d'assalto. Socllaniewicz: Epidemia di tifo addominale negli anni r930 - 1937.

Polskl Przeglad Mtdycyny lotnfczej. -

Bollettino trimcstrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Varsavia. Tomo Vll, n. 3, 1938.

Fcgler: Modificazioni ai metodi Krogh - Benedict e Douglas per la definizione costa nte ddlo scambio gassoso. Sazvicz: Lesioni nelle discese con paracadute. Sawicz : Lesioni nel volo a vela. Broda: Il punto isoelettrico Jella globulina del siero nelle ricerche nefelometriche. Zamlynski: Resoconto di una inchiesta condotta nel r938 a Krynica tra il personale d'aYiazione.


RIVISTE ~I E.D ICHE MI LITARI

PORTOGALLO.

Boldim da Direccao do Suvico de Saude Militar. -

Ministero dello Guerra, LishonJ.

N. 3, 1938. ,\-fonu:iro: Gli aggressivi chimici nella guerra moderna. Sii va Travassos : Fisiopatologia c pronto soccorso nei gass:ai. .\lira da Silva: Formazioni sanitarie « Z » . Go m es da Costa: Chimica degli aggressivi chimici di g uerra.

SPAGNA. Edita tbll'lspwor~no Generale Macias Picavea, 20, Val l :~tlol id. N. 5,

Revista Espanola de Mtdicina y Cirucia de Guerra. dcl l:J Sanitil militare. Tip. gennaio '939·

<< Cuesta )>,

Borroguero: Nostra esperienza nei · feriti del ventre. Cil y Ci/: Metodi impiegati e risultati ottenuti nel trattamento delle congclnioni. N a gera : Biopsichismo del fanatismo marxista. Cracian: Tecnica semplificata nella elnbornio ne di tos~in e fb i germi an:1erobi. Ba/mori : Il servizio antigas nella organizzazione presso l'Esercito. Ochoa: Fratture clavicolari di guerra. Cuadrato: Difficoltà nella dingnosi Jd!e ferite del cuore. Lopez lhor: Note di psichiatria di guerra. Dorronsoro : Ferite particolari.

STATI UNITI.

The .Military Surgeon. -

Arrny Medicai Museum :tnd Library. Washington, Volume L'<XXIV, N. 1, gennaio 1939·

L eahy : La Marina di oggi. R ossiter: La Direzione Generale di Sanità Marittima del •933 al 19_3!l. Fairhank : Considerazioni dal punto di vista odontoiatrico della medicina preventiva. S mith: Il valore terapcutico deJI'olio di ricino e del solbto di magnesio nel trattamento di malattie acute dell'apparato respiratorio. i\1i/le1·: La trasmi~sione della tularemia in seguito a puntura da pinna di pescecane. R oller e Coldman: Un programma succinto e pratico per l'insegnamento della gue rra ch imica per ufficiali medici in congedo. G oldman : I principii per il controllo, presso gli enti militari, delle affezioni da fu ng us ( ifomiceti) ai piedi. Blount : Alcuni casi di sifilide riscontrati nella visita di 500 reclute cd altri militari. Blitch e Day/e: L'efficacia del vaccino freddo. V okoun: Appendicite perforata. H arsock: U n estratto di storia sanitaria relativa a lla guarnigio ne del forte Mo nroe (Vi rginia). Phalen: La vita di Jonathan Letterman.

-~ ,


NOTIZIE Segnalazioni bibliografiche. + La difesa igienico-sanitaria del popolo, compresa nella sua im~rtaoza in tutti i tempi, ma non sempre bene attuata, con l'avvento del Fascismo assunse in Italia un valore di primissimo ordine. Posti quali coefficienti della grandezza nazionale la salute e il numero, l'individuo, nella concezione del nostro Duce, divenne parte integrante dell'organismo sociale; la difesa della sua salute si identificò con la difesa della collettività, con la integrità della razza. Rafforzare quindi il funzionamento di tutte le istituzioni

preposte alla protezione e alla sorveglianza sanitaria, combattere le cause della denatalità, proteggere la maternità e l'infanzia, favorire l'educazione fisica e sportiva della gioventù, assistere il lavoratore, risanare terre e città, dare impulso sempre più efficace alla lotta dei grandi morbi sociali, quali il cancro, la tubercolosi, la malaria, sono gli scopi fondamentali dell'opera che il Governo fascista svolge per il vantaggio collettivo, non solo immediato ma anche a ripercussione ben più vasta e lontana, per tutte le generazioni venture. cc L'attuale atteggiamento dell'Italia a questo riguardo è tale da porla decisamente all'avanguardia nella bonifica umana >> . Sono queste parole di uno straniero,. del Richmond e fa piacere legger le in un suo recentissimo libro. .. Gli aspetti particolari di questa potente e vasta azione go~'ernativa possono oggi leggersi, con grande profitto c con grande diletto, nella monografia L'lgù:n~ in Italia (Ufficio Stampa Medica Italiana - Milano - Via Vallazzc, 39), che per opera dell'infaticabile e fervido spirito del prof. Prassitele Piccinini, è venuta in questi giorni ad arricchire la raccolta di Acta M~dica ftalica. La pubblicazione è un quadro completo, una sintesi efficace dci progressi che nel campo dell'Igiene si sono ottenuti fin ad oggi in Italia. Tutta la organizzazione igienica che fa capo alla Direzione Generale della Sanità Pubblica, nei suoi istituti, nei suoi uffici, nei suoi laboratori, centrali e periferici, è ampiamente descritta nel suo attivissimo funzionamento, come ampiamente sono descritte le varie organizzazioni igienico-profilattiche che fanno capo alle Direzioni Generali di Sanità delle diverse Forze Armate dello Stato. Larghe notizie sono fornite sulla Reale Società Italiana di Igiene, sulla Federazione italiana nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi, suli'A~sociazionc italiana fascista per l'igiene, nelle loro molteplici attività che mirano a un sempre più perfezionato assetto igienico della nazione. La seconda parte della monografia illustra la feconda opera degli Istituti d'Igiene di molte Università italiane ed esalta il grande insegnamento che da essi deriva. Completano la monografia preziosi re1gguagli ~ullc priorità Ìtilliane nel campo degli studi d'igiene, sui libri e sui trattati che onorano tali studi in Italia, sui contributi portati dai nostri scienziati nel campo della siero e vaccinoprofilassi. Come le altre pubblicazioni della stess::t raccolra, anche questa è venduta al prezzo Ji L. 10, a totale benefizio degli orfani dci Medici caduti in guerra.

+ Il dott. Onofrio Giovenco ha dato alle stampe un libro di ricordi del serv1Z1o eh 'egli ha prestato nelle terre_dell'Impero, quale ufficiale medico del 34° Battaglione Zapp:ltori Artieri del Gen1o, <hll dicembre 1935 al marzo 1938 (Collaudo di razza ttll'equato1·t' termico. Appunti di un ufficiale medico del Genio della Division~ « Laghi >,, con prefazione del Colonnello medico di Marina prof. dott. M. Giordano, Ispettore della Sanità Pubblica del Governo dei Galla e Sidama - Libreria Agate, Palermo. L . 20). Non una raccolta di <c appunti '' ma un infiammato libro d'amore e di fervore è questo del Giovenco: d'amore per la Patria, di fervore per la missione del medico. Per l'A. l'amore e


NOTIZIE

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il fervore sono la stessa vita e la stessa vittoria, wno una necessità spirituale per vivere e per vincere. Questo è l'alto insegnamento che )';mento lettore raccoglie dalle pagine del libro. Un insegnamento morale, non nuovo nella sostanza per i medici militari, ma di una così ardente vita e di una così appassionata virtù che chi legge ne rimane colpito come davanti all'apparizione di una gran luce che disperde ogni più piccolo dubbio, che fa dileguare ogni più lieve ombra. E' l'insegnamento della bontà attiva ed efficace, della bontà che è azione e milizia, che è vero e grande apostolato ! L'amor di patria nel di:trio di questo uHici:tle medico ha accenti non comuni; egli lo sente come fosse la sua più profonda sostanza; egli è ebro di possedcrlo per la gioia di tutto donarlo a questa nostra Italia ch'egli vede viva e palpitante dinanzi ai suoi occhi quando pensa ai doveri da compiere per contribuire alla di lei grandezza. E' un amore che non conosce limiti sia che egli lo senta fra le antichissime rifiorenti rovine imperiali di Leptis Magna, sia che lo provi dinanzi alle sovrane virtù dì razza. Perchè <jUesta è l'essenza del libro, il rilievo documentato della forza e della potenza della nostra razza : nei soldati che, contro ogni difficoltà di clima e di suolo, marciano decisi verso la conquista dell'Impero; nelle donne che offrono alla Patria le loro « fedi >> quale segno d'un più grande amore; negli italiani d'Egitto che, protesi verso le navi d'Italia, lungo la riva del canale di Suez inneggiano al Re e al Duce con tali grida di orgoglio nazionale da far ripensare a quello che gonfiava il petto dell'antico romano quando si dichiarava cittadino di Roma: civis romanus sum l Tutta la gloria della nostra razza nel duro cimento della conquista etiopica, . non solo contro le avversità del clima e contro il nemico negro, ma anche contro il peggior clima di Ginevra e contro il peggior nemico bianco dei 52 Stati sanzionisti, rivive nelle pagine di fede e di passione del giovane ufficiale medico. Ed accenti non comuni del fervore che riscalda ed infiamma l'A. nell'adempimento dei suoi compiti trova il lettore nelle pagine del diario. Non grande importanza ha <juanto dice circa la sua azione di sanitario; in fondo es~a si riduce all'applicazione delle più essenziali norme igieniche che su qualunque manuale è facile trovare e che valgono per l'Impero alla stessa stregua ch'esse valgono per l'Italia. E sia detto ad onore dell'A., <JUCSto libro ha anche il merito di ridurre forse ai suoi veri termini la patologia coloniale che interessa il bianco nell' A&ica. Patologia assai meno paurosa di quella che i soliti disfattisti si compiacciono di vedere e di far vedere. Le condizioni di vita dei bianchi, in A&ica, sono assai diverse da quelle degli indigeni, sì che molte e molte malattie che trovano in <JUesti le possibilità d'insorgenza e di diffusione, non hanno in quelli le stesse p..sibilità, sol che, come il collega spessissimo ammonisce, si rispetti l'igiene e si mantenga la debita distanza dall'elemento indigeno. Consiglio quest'ultimo che: giova al corpo non meno che allo spirito e al prestigio nazionale. Dicevamo dunque che non quanto è dettb intorno all'attività tecnica c professionale dell'A. ha grande interesse, almeno per noi medici; ma quel che importa, pcrchè stupendo, è lo spirito con cui essa è compiuta, è il fervore, sempre novello, che lo guida tutti i giorni, che sempre più lo r~.fforza nella vigilanza contro le possibili cause di malattie, ndla difesa contro ogni nemico che può menomare la salute e la resistenza del soldato. L'A. non è solo il sanatorc del piccolo disturbo che porta il militare al posto di medicazione, egli è un vero e grande fratello, un fratello molto saggio ed accorto, dalla Patria po5to accanto ai soldati, perchè egli sa come ci si difende dalle insidie di tutti i mali. E per assolvere questo -sacro dovere commessogli dalla Patria, egli è indefes:-o e tenace, con la parola e con l'esempio, in ogni ora ed in ogni luogo, nel prodigare consigli, nel pretendere ch'essi siano ascoltati e messi in pratica. I risultati ch'egli consegue, con <JUesto suo pazientisdmo zelo, sono veramente mirabili, come dicono le cifre riportate nel volume. La salute del suo reparto è sempre ottima, come ottimo è sempre il morale. Perchè la sua azione non si limita solo al corpo ma giunge anche all'anima. E per


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"'OTIZI E

queste egli sa essere un consolatore, sa tal volta dire parole che fanno piangere di commozione, sa far dileguare l'ombra che oscura la serenità dello spirito. Mirabile la figura di quef.to ufficiale medico che per 27 mesi divide con t::mta fraternità le ansie, i disagi, i pericoli dei suoi soldati senza mai cedere alla più lieve stanchezza, che in tutte le ore del t,riorno trova sempre più bella la sua mirsicne senza

mai sentife la più esile incrinatura sulla fermezza di compierla con tenacissima. nobiltà, che sempre e dovunque ha la più cieca fede nei destini della Patria, senza mai sentire il più piccolo morro del dubbio. Quest'ufficiale medico che vi,·e nella sua attivi tà professionale con la passione più arde nte perchè di continuo si sente inebriato d::~l pensiero del bene eh 'essa compie e del male eh 'essa previene cd all.ontana, quest'ufficiale medico che, da tanta lontananza, pensa non alla sola sua madre, ma anche allt: mamme di tutti i suoi soldati e le vede :1 sè vicine nell'atto di pregare il Signore perchè sia prescn·ato da ogni m:danno il figliuolo e di questa preghiera sa alim entare il fer vore nel suo diuturno lavoro, quest'ufficiale medico assu rge alla bellezza di un modello da offrire a tutta la classe dei medici e in particolar modo a quei giovani dottori che sono chi::~mati a prestare servi zio nell'Africa ital iana. Per q uesto vor remmo che il libro del G iovenco trovasse la più larga accoglienza fra i g iovani colleghi della nostra Scuola d'applicazione d i Sanità militare. GIANNANTONJ.

Lutti della Sanità Militare. + E' deceduto il 5 febbraio u. s., ad Aquila, dov'era nato 86 anni or sono, 11 tenente ge nerale medico in congedo assoluto comm. D' Angelantonlo Ettore. Entrato come sottotenente m edico in servizio effettivo nel 1877, disimpegnò, nei va rii gradi, im porranti incarichi. Prese pa rte alla guerra italo - austriaca come colonnello medico. Nel 1917 fu collocato in posizione ausiliaria per ragioni di età. Ebbe successivamente la promozione a mag~ior generale e quindi a tenente generale. Nel 1930 cessò di appartenere ai ruoli della riscrv:. per età. D'intelligenza vivace e pronta, di ottima cultura professionale seppe sempre, nei compiti che gli furono assegnati, o ttenere i riwltati più efficaci, anche perchè poneva nell'adempimento delle ~ue funzionì il più operoso zelo, il più alto sentimento del dovere. + All'età di 82 an ni è morto il maggior gener:.le medico comm. prof. Perassi Gio· vano! Antonio, nato a Barge in provincia di Cuneo. Entrò nell'Esercito nel r881. Promosso tenente nel 1884 e capitano nel 1887 ottenne l'avanzamento al g rado superiore a scelta nel 1905. Promosso tenente colonnello nel 1911 e colonnello nel 1915 fu collocato nel 1917 in servi zio di ausi liaria. Prese parte alla g uerra i taio- austriaca. Nel 1924 fu promosso maggior generale medico e nel 1932 cersò di appartenere ai ruoli della riser va. Versato particolarmente nella chirurgia, in cui era stato abilita to presso l'Uni ver s ità d i T orino, all'esercizio della libera docenza, nel ' 903> fu anche assistente onorario alla Uni versità di Bologna presso la Clinica medica. Di vasta cultura professionale, di viva intelligenza portò sempre nell'adempimento dci suoi doveri 11 più fatti vo zelo e i più sani criteri. + L'n febbra io u. s., dopo breve malattia, è deceduto il capitano medico in S. P. E. dott. Cutull Francesco, del 1° reggimento genio. Nato a Tropea (Catanzaro) nel 1(}06 a,·eva conseguita la laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Un ive rsità di Roma nel 1929. E ntrato nei ruoli del ser vizio permane nte dft:uivo col grado di tenente medico nel 1932, prestò servizio prima all'ospedale


NOTIZIE

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mi fitare di T orino, poi nel 7° reggimento genio fino al gennaio 1935, epoca in cui fu co mandato in A. O. I. Pron:'csso capitano medico a scelta speciale nel gennaio 1937, rimpatriò nel successivo aprile e venne destinato al t 0 reggimento genio. Breve la sua vita in mezzo a noi, ma quanti ebbero la gioia di conoscerlo sep1x:ro ~ubito vedere ed apprezzare le grandi virtù di cuore e di mente eh ·egli possedeva. D'animo profondamente buono seppe suscitare intorno alla sua persona larghe- simpatie. Possedeva un carattere franco ed ;;ffabile, una ferma volontà e una viva passio ne per le d iscipline medico- chirurgiche. Colto e intelligente dedicava le ore libere dal servizio a uno srudio assiduo, frequentando volontari:tmente la Clinica otorinolaringoiatrica della R. Università di T orino. l suoi funera li si svolsero con larga rappre~entanza del reggimento, presso il quale lacera servizio, con l'inter\'ento di numerosi colleghi militari e ci,·ili. Il Diretto re di Sanità del r° Corpo d':trmata, colonnello medico Fiorenza, ,.i prese parte pure in rappresent:1nza dd Direttore Gcner:~lc della Sanità Militare, tene nte generale medico Mazzetti ed espresse ai desolati fnmigliari le più vive e commosse condogii:wze di tutto il Corpo sanitario militare.

Un dono di S. M. la Regina Imperatrice alla C. R. I. S. M. la Regina lmperntrice ha voluto testimoniare il suo aU),'l.lsto interess:mlento alla C. R. I. facendo dono di tutto il materiale radiologico di Sua proprietà, già in fu nzione pre~ so l'Ufficio medico di Casa Reale. S. E. il Senatore Filippo Cremo nesi ha destinato il cospicuo dono al Prc,-entorio <' Luigi Platania >> a Igea Marina.

Federigo Bocchctti nominato Consigliere Nazionale. Ndl::! nuova Camera dei Fasci e delle Corporazioni è stato compreso, · quale Consigliere Nazionale rappresentante dei Medici, il gr. uff. prof. Federigo Becchetti, tenen te colonnello medico. Il Corpo Santario, che lo ebbe per molti an ni fra i suoi elementi miglio ri e che sempre vivo conserva il ricordo della sua attività e sopra tutto della sua ~pi(cata capacità organizzat.iva, per la quale. in mille circostanze, fu possibile ottenere i più ins pcrati successi, ha appreso la notizia con vivissimo compiacimento. Il prof. Boccheni, in trenta ann i di lavoro al servizio della Patria., in guerra e in pace, s'è rivelato un vero costruttore. Il nostro Sanatorio di Anzio, cui è legata maggiormente la sua opera di ufficiale medico, per la sua direzione pctè raggi ungere una cflicic nza tecnica e spirituale che fu sempre motivo della più grande ammirazione d:1 parte di tutte le missioni italiane ed estere che, numerose, lo visitnrono. Il Duce stesso, che vol!e onorario della Sua presenza per ben d ue volte, si deg nò di esprimere la Sua alta lode. Fu in una di queste visite che il prof. Bocchctti domandò al Duce la parola ~unmo­ n.itrice e coordinatrice di tu tte le energie per impegnare una più vasta lotta contro La tubercolosi. La parola giunse ed eblbe cosl vita la Federazione Fascmsta per la lotta co mro il terribile morbo, a carattere nazionale, su basi legislative. Fin dalla fondazione dell'Eme benemerito il prof. Bocchetti è l'alacre Segretario Generale, unendo, da anni, a tale attività anche quella inerente alla direzione dell'Ospedale sanatoriale « B. Hamazzini 1>, a Roma. Or:Jtore facondo e brillante è a nche un giornalista di stile : redige la Lo!ta contro la tubercolosi, rivista della Federazione, le Forze Sanitarie, org:.~ no del Sindacato Nazionale Fascista dei Medici, e collabora sul Popolo di Roma c sulla Tribuna.


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NOTIZIE

In ogni espressione della sua vasta e fervida vita con particolare rilievo si manifestano i caratteri della sua forte personalità: una non comune resistenza fisica al lavoro, una mente lucida, un intelletto pronto e perspicace, un caldo senso di umanità, un'energia militante, una volontà di ferro. E' giusto che tali virtù oggi lo pongano in un posto di combattimento di più alta responsabilità. Il nostro Giornale è lieto di formulare il più fidente augurio per l'opera che egli svolgerà in favore della classe medica italiana.

La XI Conferenza internazionale contro la tubercolosi a Berlino. La Xl Conferenza dell'Unione internazionale contro la tubercolosi, il cui segretario permanente trovasi a Parigi, 66, Boulevard Saint-Michel (Segretario generale: prof. Fernand Bezançon), si riunirà a Berlino dal r6 al 20 settembre 1939, sotto la presidenza del dott. Otto Walter. La discussione sarà limitata a 3 argomenti principali: Tema clinico: Il problema della virulenza del bacillo di Koch. Relatori generali: Dott. A. Boguet (Francia) e dott. A. Saenz (Uruguay). Tema biologico: L'interesse degli esami sistematici pet· la ricerca della tubercolo,·i tlei soggetti oltre i 15 anni. Relatore generale: dott. H. Braeuning (Germania). T ema sociale: La riabtlitozione dei tubercolotici al lavat·o. Relatori generali: Sir Pendrill Varrier Jones (Inghilterra) e dott. E. Bachmann (Svizzera). Dei relatori aggiunti, indicati in anticipo in base ad un elenco presentato dai 43 Stati membri dell'Unione, apriranno la discussione w ciascuna delle questioni iscritte all'ordine del giorno. Essi sono: Tema biologico: Germania: prof. Bruno Lange. - Danimarca: dott. K. A. Jensen. Stati Uniti: dott. Kenneth C. Smithburo. - Inghilterra: dott. A. Stanley Gri ffith~ e dott. William T . Munro. - Italia: prof. B. Besta e dott. C. Cattaneo. - Polonia: dott. Skibinski. - Portogallo: dott. Alberto Carvalho e dott. Carlos Vid al. - Jugoslavia: prof. J. Nedelkovitch. Tema clinico: Argentina: prof. G. Araoz Al faro e dott. R. A. Vaccarezza. - Stati Uniti: dott. Willord B. Soper. - Finlandia: dott. Toivo Ellilà. - Francia: dott. P. Bra un e dott. A. Courcoux. - Inghilterra: dott. F. R. Hcaf. - Italia: prof. G. Costantinì. - Norvegia: dott. H. J. Ustvedt. - Jugoslavia: prof. F. Tchepulitch. Tema sociale: Germania: dott. Doro. - Belgio: dott. G. Derscheid. - Stati Uniti: dott. Kennon Dunkam. - Francia: dott. L. Guinard e dott. Etienne Bernard. - Italia: prof. F . Bacchetti c prof. F. Parodi. - Olanda: dott. W. Bronkhorst. Il Comitato di organizzazione della Conferenza ha preparato un programma attraente di ricevimenti e di escursioni, grazie al quale i congressisti potranno visitare le principali città germaniche e mettersi al ccrrente delle opere sociali ammirevoli renlizz.ate da quello Stato. I membri dell'Unione Internazionale sono invitati alla Conferenza e sono esenti da ogni spesa di iscrizione. Es.si sono pregati di far giungere la loro adesione, sia per mezzo del loro Governo o della loro Associazione nazionale, sia direttamente al Comitato d'organizzazione della Conferenza all'indiriz7.o seguente: Konfcrenzleitung der XI Konferenz der internationalen Vcreinigung zur Bekampfung der Tuberkulose. - Berlin, W. 6 2 , Einemstrasse I I. Coloro che non sono membri dell'Unione e che de~iderano iscriversi come «membri della Conferenza ll dcYono in vi are la loro domanda accompagnata da una quota d i 20 RM. esclusivamente per l'intermediario della Federazione Italiana Nazionale Fascis ta per b lotta contro la tubercolosi: Via Nazionale, 200 - Roma.


NOTIZIE

335

I membri della famiglia dei congresSISti potranno godere degli stessi benefici dei partecipanti regolarmente iscritti pagando una quota di 12 RM. Ai congressisti non tedeschi ~arà concessa una riduzione dd 6o % suJle tariffe delle ferrovie tedesche.

IV Congresso nazionale di Radiologia. Sotto la presidenza onoraria di S. E. VaJlauri ed effettiva del prof. Ponzio, presidente del Comitato ordinatore, verrà tenuto a Torino (dopo che il 27 maggio, avrà avuto luogo la riunione annuale del Comitato internazionale della luce), il IV Congresso r.azionale di Radiobiologia. AJla seduta inaugurale (28 maggio) il Rasetti terrà una conferenza sulle applicazioni biologiche delle sostanze radioattive. Seguiranno le relazioni su : Dosimetria e posologia wdiologiche, azione biologica delle radiazi011i (Pugno- Venoni). - Il problema della dosimetria in biologia (Friedrich). - Dose incidente c dose emergente (BeJlucci). - Principi

r realizzazioni di posologia in attino cd elioterapia. Nella seconda seduta (29 maggio) si terranno le relazioni di Radiobiologi:t: Azione del ritmo di irradiazione nella funzione dei raggi roentgen (Holt'husen). - Le leggi csse11ziali e le conquiste recmti della foropatologia (Jausion). - Fasi e ritmi nelle reazioni radiobiOlogiche (Milani). - Radiosensibilità dei blastomi in rapporto al loro tessuto di matrice (Paltrinieri e Galavotti). Successivamente saranno svolte altre relazioni: Elettrofì.ciolo[JI'a delle unità funzionali (Bergami). - Stato attuale della questi01re dell'effetto Gurwitsch (Castaldi). - Studio con i raggi roentgen e con raggi di elettroni dei sistemi colloidali (Cavallaro). - Nuove indagin~ sull'azione biologica degli ultrasuoni (Conte c Dc Lorenzi). Non vi saranno comunicazioni, ma correlazioni alle relazioni, per incarico e invito del presidente del Comitato ordinatore.

m Congresso Internazionale dei Sanatori c delle Case di Cura Private. Promosso dall'Unione Internazionale delle Fe<.lerazioni di Sanatori e di Case di Salute Private, a cura dell'aderente Organizzazione nazionale tedesca, sarà tenuto dal 23 al 28 aprile prossimo, a Baden Baden, il Ili Congresw Internazionale di Categoria, in occasione del quale saranno trattati interessanti temi scientifici. Da parte dei congressisti potrà essere svolta ogni comunicazione atta ad illustrare l'attività delle Case di cura private nelle singole Nazioni, le realizzazioni scientifiche in esse ottenute, ed ogni argomento in genere che possa interessare l'esercizio di tali Istituti. A tale manifestazione internazionale vivamente si interessa la Federazione Nazionale Fascista degli Istituti di Cura privati, presso la quale ha sede l'Unione Internazionale, e, pertanto, è da augurarsi che al Congresso in esame abbia a parteciparvi il maggior numero possibile di cittadini italiani, e soprattutto di titolari di Case di cura private. La Direzione del Congresso (Kongressleitung der U. I. S. P.) è a Berlino W . 15, Uhlandstrasse 171/I72. Per l'Italia la Federazione degli Istituti di Cura privati (Corso Vittorio Emanuele, n. 21 - Roma) è incaricata di fornire in meri·to a tale Congresso ogni ulteriore delucidazione.

la morte del prof. Andrea Ferrannini. All'età di 74 anni s'è spento ii 30 gennaio u. s. il prof. Andrea Fcrrannini. Laureatosi a Napoli nel 1887 fu assistente ed aiuto di grandissimi Maestri con Cantani, Rummo, Charcot, Richet, Hayem, de Renzi, Castellino. Nel 1907 fu professore titolare


NOTIZIE

di patologia speciale medica e propedeutica medica con l'annessa direzione della Clinica medic:1 dell'Università di Camerino. Poi si stabilì a Napoli, ove organizzò e diresse una Scuola di libera docenza, che incontrò molto favore. L'opera sua scientifica fu notevole; il suo nome è legato allo studio della sindrome angioipotonica costituzionale per la quale in una solenne cerimonia fu nominato Accademico di Montpellier ( 1929). Qu:~si tutti i capitoli della p:~tologia annover:1no il suo contributo originale. Non meno notevole fu la sua azione di italianità: il vol ume Medicina ùaiic·a, che gli valse un premio della R. Accademia d' ltali :~, mirò :1 rivendicare alla nostra patria la priorità eli molte scoperte scientifiche nel campo medico. Giornalista di gran valore fu prima redattore c poi direttore della Rif(mna Medica.

La morte del prof. Serafino Belfanti. Si è spento a Mibno :all'età di 79 anni il prof. Serafino Belfanti che nel campo della batteriologia c in q uello della immunologia aveva dato tali segni della sua attiva e geniale operosità per cui la sua rinomanza :~veva valicato i confini d'Italia. Scienziato, che lascia oltre 150 pubblicazioni, aveva legato il suo nome a quell'Istituto Sieroterapico Milanese di Via Darwin che, nato nel 1894, doveva poi assurgere. ad altissimo grado di perfezione quale sede di microbiologia, di esami sperimentali e di moderni impianti di produzione di preparati e doveva poi ·acq uistare larghissima fama internazionale anche per il suo carattere, oltrcchè applicativo, nettamente scientifico. Nel 1934 il Bclfanti aveva otten uto il laticlavio c nel 1936 la cr-oce di Cavaliere del lavoro. Studioso anche di problemi storici, artistici e letterari il Belfantti fu un grande patriota. La sua adesione al movimento fascista risale al 1923; nel 1925 ebbe, per le sue benemerenze, la tessera ad honorem. Era membro della G iunta del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di numerosi Enti scientifici e culturali italiani c stranieri .

.Antiche medicine orientali. li prof. Pr:1ssitele P iccinini ha tenuto sotto gli auspici della Associazione per l'alta cultura (Milano) una dotta conferenza sulle antiche medicine orientali. Dopo aver rilevato che la $toria delle medicine orientali sia da studiarsi attraverso millenni e in paesi di estensione geografica immensa, esaminò dapprima, in sintesi, la storia della medicina indiana, della quale tesori di sapienza sono consegnati in libri famosi tuttora oggctro di studi profondi. Ricordò parimenti la storia e le opere rimaste della antica medicina cinese, della giapponese, della tibctana ecc., rilevando quanto sia istruttivo il penetrare nello spirito di tanta antica sapienza medica, nella quale si trovano già attuate forme di terapia, anche chirurgica, talune delle quali credute, dopo molti secoli , scoperte nuove. I viaggi cd i lavori genialissimi di illustri studiosi italiani quali Carlo Formìchi e Giuseppe Tucci, hanno proiettato nuova luce anche sui problemi della medicina orientale. Ricordò i notevoli risultati di un recente Concorso, promosso dall'Istituto per il Medio cd Estremo Oriente che riguardava la antica medicina orientale e la creazione, presso l'Istituto stesso, di un Centro per lo studio della Medicina indigena asiatica e :~fricana, ed auspicò che siano sempre piùm · cati questi studi, ai quali l'Italia ha già dato ottimi contributi. '

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Direttore rcsp011sabile: Prof. Dott.

tenente generale medico.


Spedizione in abboaameato postale

Anno LXXX Vll·.t..8.8<·.

PUBBLICAZIONE MENSILE

APRILE 1939 ·XVII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in af"mis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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APRILE 1939-XVII

ANNO LXXXVII • FASC. IV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE f;t~p ~-~ .1' .. ~ ..

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Cum sani/ate <oirtus in arme · '\- ~ · )\ ~. \

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CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L 'abbonamento e annuo e d• diriuo a n. 12 fascicoli. E~o decorre dal l • gennaio al prezzo di L. 32 (estero L. 44); per gli abbonamenti fatti. durante J•anno verranno inviati i numeri arrurati d eU "anno in corso. L'abbonamento ai P"'ll anticipato. Non disdeuo un mese prima della scadenza, a'intend e riconfermato. Alle librerie nazionali ed estere è conces•o lo sconto del 10 %. Per i aoli ufficiali del Corpo Sanita rio delle vade Fcrze Armate. in servizio ed in congedo , il prezzo d ell 'abbonamento è ridotto a L. 24 Per gli otessi ufficinli è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornale di Medicina Militare ed agli Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo ridotto di L . 40 annue. Un fa•dcolo costa L. 4, se arretrato L. 5 {Estero L . 6, se arretrato L. 8). Per le annate complete arretrate il prezzo è di L. 48 nd Regno. L. 72 per l'Estero. Il prezzo del aupplemento al giornale cont.,nente i Ruoli di anzianità del Corpo Sanitario Militare è di L. 8, Non si concedono abbonamenti in OIT\Iggio. Gli nbbonati potranno richied~re - nOn oltre due mesi dalla pubblicazione - ì numeri even.. tualmente smarriti per disguido postale. Tra scouo tale termine non si darà corso alla richi.csta. Sì accettano inserzioni a pagamento di car.attere pubblicitario compatibili con la natura e col decoro del giornale. (Chitdere condizioni e tariffa all'amministrazione).

NORME f'ER l COLLABORATORI. La ooiJabora.zione è libera, ma la direzione si riserva il giudizio nella scelto dei lavori senza essere tenuta a rendere conto dt:Ue e-ventuali non accettazioni. Le opinioni m.anife3tate dagli autori non impegnano le responsabilith dt1 periodico. Tutti i Javdti inviati per Ja pubblic•zione devQno essere inediti e devono ptrvenire alla r edn.. zione nel testo definitivo, corretto, firmati dall'autore; devono inoltre essere dauil oStrnfati, o scritti con carottere facilmente ltggibi lc. Ad ogni lavoro è conce sso un massimo di 16 pagine di s tampa; per la pubblicazione dei lavori ~he s uperino le 16 pagine, gl i autori sono tenuti al pagamento de Ila spesa per le paf!ine io più a prezzo di costo. Agli autori sono off~ni gratuitamente SO estrani con copenina, frontesrizlo, impaginatura e numerazione apeeul~. Per atamoa tntieipua degli u tratti e per un maggior numero di <!!Si la s;peu relativa viene eddebitata •ali aut\>ri a prez1o d i costo. L• ope8" per clkhéa e tavole fuori tes to sono a cariro degli autori. Le bibliografie annesse ei lavori originoJj, perchè siano pubbli cate, devono essere brevi e redatte correttamente. p.,. disposizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche n ciucun la\'Oro deve seguire un breve r iaaaunto (non pi!l di dieci righe). l manoscritti non venaono res-tituiti, anche ae non pubblicati.

..·


SOMMARIO

LAVORI ORIGINALI C(JRSI. -

Dlll~

rcl:ozionc medico-sta tistica sulle condizioni sa nitarie delle

Forze Arm~tc nelle Colonie negli anni 1935 e 1936 . CIGNOLINI c CASTELLANETA. Rendiconto dioico del Centro di studi di Criopatologia (i m•nno 1937 · .;8) MARUCCI. - Gli :tj!gres~ivi çhimici di g uerra in oftalmologia (continua-

Pag.

339

"

367

" "

383 398

.. ..

40 5 412

Pog.

427

zione c fw~) BR.ESAOOLA. -

Occlusione intestinale ocuta da di,·cnicolo di Mcckcl .

JA!'NARONE. - Sulla identità ctiologica dell"iniosi c dd cheratoma palmarc c pianta re DASTOLI. -

Su un caso di panizione della rotuiJ

RIVISTA D~LLA STAMPA MimiCA ITALIANA ~ STRANI~RA BERJ . BERI Reperti t:lcurocnc·efalografici nt:l c VF..RCH I. AI<A • CANCRO Il problema del MAK BA1l<8Ritx; E

sprrimcntalc. -

Goz-

ZA!<O

con speciale rigna>·do al/"uc:dità. -

CURVE GLICEMICHE cd intervento chirurgico. -

e Cosns DISMORFISMI E DlSMORFOSI In wuo di -

Sr.-

Bn.;s,,Rn, Coi.O~tBt ~s

dd/o scheletro. -

p,l·

"

MI~RI

DISSOCIAZIO!'E AURICOLO • VENTRICOLARE per di(eno di subor· dinazione. FROMEST . EPILESSIA TRAUMATICA . -

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•

llASTJA.:<W. I

MAL.ATTIA DI W E IL /mmuni z:;azionc- contro lo pto;pm: t•Ìt•r ot•irnlentc. VA<:< TJiii· L •

prr mc·zzo di Lt:·

M ASCELLA RE IN I'I~ RIORE Lauanu

me/azione isolato del -

di .<t tt~: "'"si colpito da ttna wguarito COli tral/amnuo macnrialc.

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Rt"PI'E c SEE PARALISI PROGRESSIVA . Traumi cmnià c REGM<X;RAFI:\ (l..a). Clr.'<OLI'<I SF.NSO LUMINOSO RiardJC nd - coma/e zirnli con o s~u :a it1ero. - 1\:.,POI.l.OS J VITAMINE . .\le-todi di dc:tumùwzione dt"llc·

t'

,,

VESTl RA

pc·nfaico i11 epato · pu·

E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSP~DALI MILITARI RIVIST~ MEDICHE MILITARI NOTIZIE

"

• •

428 430

CONF~RENZ~

Pag.

• •

431 436 439


LAVORI

ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DELLA SAN1TÀ MILIT ARE

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE CONDIZIONI SANITARIE DELLE FORZE ARMATE NELLE COLONIE NEGLI ANNI 1935 E J936

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Dott. Alfredo Corai, tenente colonnello medico

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'f.:" ' ,/~ La relazione sulle condizioni sanitarie delle Forze Armate nelle Colonie ~-· negli anni 1935 e 1936, compreso il ~riodo della guerra etiopica (I ottobre 1935 - 31 maggio 1936), è in corso di pubblicazione. 0

E' l'ultima compilata dal Ministero della Guerra per le nostre valorose Forze Armate in terra di Africa e con le tre precedentemente pubblicate nel Giornale di Medicina Militare (per il 1932 fase. V, maggio 1934; per il 1933 fase. III, marzo 1935; per il I934 fase. IX, settembre 1935) prospetta le caratteristiche nosologiche delle nostre quattro Colonie, quali emergono dalle rilevazioni statistiche di un intero quinquennio, e dà gl'indici numerici dei sacrifici sopportati dall'Italia Fascista per la conquista del suo Impero. Il Ministero dell'Africa Italiana con foglio del 30 giugno 1937, n. 754800, su proposta del Ministero della Guerra, ha disposto che, a cominciare dal 1937, gli uffici di sanità militare delle singole Colonie provvedano direttamente alla compilazione e pubblicazione delle relazioni annuali sullo stato sanitario delle truppe coloniali, e ciò in considerazione d eli 'aumento e della dislocazione delle truppe stesse, che non avrebbero più permesso alle Autorità centrali un efficace e tempestivo coordinamento e controllo dei documenti, premessa indispensabile per un esatta e compiuta, e perciò utile, rikvazione statistica. I seguenti documenti prescritti dalle '< Norme per la statistica sanitaria militare » sono sufficienti e adeguati anche alle necessità coloniali: 0 I • nomenclatura nosologica completata con alcune voci della nasografia tropicale; · 2 ° - rendiconto sanitario mensik, nel quale siano segnate anche le giornate di presenza degli ufficiali e dei sottufficiali e militari di truppa dei singoli reparti, metropolitani e indigeni, con le schede nosologiche per i ricoverati nelle infermerie di corpo e le schede nominative per i morti fuori dei luoghi di cura; 3o · riassunto mensile del movimento degli ammalati nei luoghi di cura con le schede nosologiche per i ricoverati e le schede nominative dei mor ti nei luoghi stessi.


340

DALLA RELAZIONE MEDI CO-STATISTICA SUL LE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

Forza media giornaliera presen. Anno e Zona

Marzo

Aprile

Maggi•

Gennaio

Febbraio

235

370

646

682

2.01

214

243

3~0

498

6:

449

613

986

l .180

2 . 6·

10.275

10.485

10.886

10.213

1 0.1 ~

2.718

2.949

2.962

3.455

3.5:

12.993

13.434

13.848

13.668

13.7:

407

4.210

4.538

13.781

23.4-:

569

627

1.059

2.237

2 .2.

976

4.837

5.597

16.018

25.6!

222.Q46

238.119

241.372

232.324

2-!7.1 ~

48.509

49.844

48.610

55.150

56.9:

270.555

287.963

289.982

287.474

304.11

10.795

22.192

46.129

38.378

3 8.7

7.000

11.852

18,838

21.250

25A

17.795

34.04·~

64.967

59.628

6~.1

53.609

50.282

49.911

49.647

4 8 .1

34.795

40.019

38.569

38.811

38.0

88.404

90.301

88.480

88.458

86.1

UFFICIALI

~ Eritrea . 1935 ( Somalia.

.

.

Totale

1936

~

.

Eritrea Somalia.

.

Totale SoTTUFFICIALI E MILITARI DI TRUPPA METROPOLITANI

1935

~

.

Eritrea Somalia.

.

Totale

1936

~

Eritrea Somalia . Totale

.

MILITARI I NDIGENI

1935

~

Eritrea Somalia. Totale

1936

l

~

Eritrea Somalia . Totale

.


34 I

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTI CA SULLE CONDIZIONI SAN ITARIE ECC.

T ABELLA l.

nei mesi e negli anni 1935 c 1936.

l !

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre Dicembre

Anno

l 2.672

3,760

4.205

5.365

6.925

8.428

9.232

3.710

1.313

1.475

1.584

1.605

1.651

1.726

1.796

1.090

3.985

5.235

5.789

6.970

8.576

10.154

11.028

4.800

9.705

10.111

10.166

9.368

9.779

9.116

8.891

9.933

3.522

3.121

1.860

2.020

2,074

1.860

1.699

2.647

13.227

13.232

12.026

11.388

11.853

10.976

10.590

12.580

~

•

l--

40.063

59.137

68.213

96.879

128.323

178.828

209.163

68.915

16.944

17.610

21.423

22.312

22.690

27. 724

27.756

13. 597

57.007

76.747

89.636

119.191

151.013

206.552

236.919

82.512

236.080

225.934

207.267

185.765

188.374

166.035

163.467

212.831

55,715

51.770

31.544

32.0ll

32.607

30.031

24.015

43.060

291.795

277.704

238.811

217.776

220.981

196.066

187.482

255.891

47.063

51.178

51.160

53.296

51.494

47 .5-l6

53.4:.!5

42.616

2.5.561

27.331

27.985

28.575

29.511

30:~09

30.516

23.687

72.624

78.509

79.145

81.871

81.005

77.955

83.941

66.303

48.033

57.572

65.169

63.879

66.472

75.081

63.771

57.627

38.379

36.481 .,

17.933

17.946

18.784

19.330

20.170

29.935

86.382

94.053

83.102

81.825

85.256

94.411

83.941

87.562


342 DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

Alle Autorità locali sarà più facile il tempestivo controllo dei documenti e la rilevazione di precisi dati statistici, che renderanno tra non molto compiuto il capitolo della nosografìa del nostro Impero. Si dànnò qui le notizie più importanti sulla forza media presente, sulla morbosità e suJia mortalità delle truppe dell'Eritrea e della Somalia (nel senso che si trovarono nell'Eritrea o nella Somalia, o da esse operarono). FORZA MEDIA PRESENTE.

La forza media giornaliera presente è riepilogata nella precedente tabella I, dalla quale si rileva : 1" - il numero degli ufficiali, nell'Eritrea, da un minimo di 235 nel gennaio del 1935 salì a 9.232 nel dicembre dello stesso anno e raggiunse il massimo di 10.886 nel marzo del 1936; nella Somalia, da un minimo di 214 nel gennaio del 1935 salì a 1.7f)6 nel dicembre dello stesso anno e raggiunse il massimo di 3.526 nel maggio d'el 1936; 2 " - il numero dei sottuffìciali e militari di truppa metr·opolitani, nell 'Eritrea, da un minimo di 407 nel gennaio del 1935 salì a 209.163 nel dicembre dello stesso anno e raggiunse il massimo di 247.191 nel maggio del 1936; nella Somalia, da un minimo di 5~ nel gennaio del 1935 salìi a 27.756 nel dicembre dello stesso anno e raggiunse il massimo di 56.917 nel maggio

del 1936; 3" - il numero dei militari indigeni, nel! 'Eritrea, da un minimo di 10.795 nel gennaio del 1935 salì a 53·425. nel dicembre dello stesso anno e, nel periodo della guerra, raggiunse il massimo di 53·609 nel gennaio del 1936; nella Somalia, da un minimo di 7.000 nel gennaio del 1935 salì a 30.516 nel dicembre dello stesso anno e raggiunse il massimo dì 40.019 nel febbraio del 1936. Sicchè, complessivamente, il numero massimo degli ufficiali presenti (non compresi, quindi, i ricoverati in luoghi di cura) fu 14.412; quello dei sottuffìciali e militari di truppa metropolitani 304.108; quello dei militari indi geni 93.628. Su 100 militari presenti 77,9 erano metropolitani (3,4 ufficiali e 74,5 sottufficìali e militari di truppa) e 22,1 indigeni. Considerando la composizione delle due divisioni eritree dal luglio 1935 all'aprile 1936, si rileva, che per inquadrare 100 indigeni vi erano, come media, 9,27 metropolitani e propriamente 2,52 ufficiali e 6, 75 sottuffìciali e militari di truppa. Nei reparti metropolitani, calcolando la forza di quattro divisioni militari e di tre divisioni di camicie nere dall 'ottobre 1935 al giugno 1936, il numero proporzionale degli ufficiali fu, in media, di 3·43 per roo sottuffìciali e militari di truppa (nelle divisioni militari di 3>36, nelle divisioni di camicie nere di 3,55).


DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA Sli i.LE COt'DIZLON I SANITARI E ECC.

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MoRBOS1TÀ.

Gli ufficiali, che ammalarono e furono ricoverati in ospedale, furono complessivamente 5.404, dei quali ro6 morirono, e cioè, nell'Eritrea, 1.124 con 23 morti nel 1935, 2.929 con 62 morti nel 1936; nella Somalia 301 con 1 morto nel 1935, 1050 con 20 morti nel 1936. I sottufficiali e militari di truppa ricoverati furono complessivamente 152.934 con 1.881 morti e cioè, nell 'Eritrea, 25..264 con 243 morti nel 1935, 99.464 con 1.459 morti nel 1936 ; nella Somalia 6.930 con 33 morti nel 1935, 21.276 con 146 morti nel 1936. I militari indigeni ricoverati furono 56.155 con 2.174 morti e cioè, nell'Eritrea, 11.344 con 5.31 morti nel 1935, 19.983 con 632 morti nel 1936 ; nella Somalia 14.720 con 610 morti nel 1935, 10.108 con 401 morti nel 1936. Gl'indici generali di morbosità, calcolati in base al numero dei ricoverati ogni giorno per 1000 della forza media giornaliera, furono: per gli ufficiali: nell'Eritrea o,83 nel 1935, o,8r nel 1936; nella Somalia 0,76 nel 1935, r,o8 nel 1936; per i sottufficiali e militari di truppa (si sottintende qui, come in seguito, metropolitani): ne il 'Eritrea r,oo nel 1935, r ,28 nel 1936; nella So- · malia 1,40 nel 1935, 1,35 nel 1936; per i militari indigeni: nell'Eritrea 0,73 nel 1935, 0,95 nel 1936; nella Somalia 1,70 nel 1935, 0,92 nel 1936. Per l'intero periodo delle operazioni (ottobre 1935.- maggio 1936) l'indice fu più alto, eccetto che per gl'indigeni nella Somalia: per i metropolitani (ufficiali, sottufficiali e militari di truppa) da 0,98 (media del 1935 e del 1936) sale a 1,29 nell'Eritrea, da 1,12 a 1,44 nella Somalia; per gl'indigeni da o,84 sale a 1,47 nell'Eritrea, da 1,31 .scewk..a. ~I..nella.SQmalia. Nd territorio l'indice di morbosità per i sottufficiali e militari di truppa del R. esercito è in media di 1,5; nel triennio 1932-34 fu di 0>32 nell'Eritrea e di 0,52 nella Somalia per i metropolitani, di 0,35 nell'Eritrea e di 1,33 nella Somalia per gl'indigeni. I coefficienti di letalità, ottenuti calcolando il numero dei morti per ogni 1 oo ricoverati, furono : per gli ufficiali: complessivamente 1,96, nell'Eritrea 2,10 (2,05 nd 1935, 2,12 nel 1936), nella Somalia 1,55 (0,33 nel 1935, 1,90 nel 1936); per i sottufficiali e militari di truppa: complessivamente r ,23, nell'Eritrea 1,36 (o,96 nel 1935., 1>47 nel 1936), nella Somalia o,63 (o,48 nd 1935, o,~ nel 1936); per gl'indigeni: complessivamente 3,87, nell'Eritrea 3,71 (4,68 nel 1935, 3,16 nel 1936), nella Somalia 4,07 (4,14 nel 1935, 3,97 nel 1936). Inversamente agl'indici di morbosità, i coefficienti di letalità furono più alti per gli ufficiali che non per i sottufficiali e militari di truppa. Quosto potrebbe spiegarsi, ritenendo che gli ufficiali si facessero ricoverare in


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minor numero per forme morbose di minore gravità, delle quali, del resto, avevano maggiore possibilità di curarsi presso i reparti. Più alti ancora sono i coefficienti di letalità per gl'indigeni, in rapporto, tra l'altro, alle deplorevoli condizioni di salute nelle quali si arruolavano, provenienti in parte da zone non sottoposte a vigilanza sanitaria e affaticati da lunghi viaggi, compiuti a piedi, con scarsa alimentazione e con insuffi. . . . Cientt npan. Si riassumono i dari per le malattie più importanti. Infezione tifoidea e paratifoidea. - N egli ospedali si constatarono complessivamente, nei due anni, 881 casi, con 426 decessi (letalità 48 ti{,): un altro caso si constatò fuori dei luoghi di cura, in persona di un ufficiale del settore confinario col Sudan nel settembre 1936, con esito letale. Dei casi ospedalizzati : 653 erano dì febbre tifoidea con 381 decessi (letalità 58 %) e 228 di paratifi con 45 decessi (letalità 20 %); 852 provenivano dai reparti dell'Eritrea, con 417 decessi, e 29 dai reparti della Somalia, con 9 decessi; 126 si verificarono nel 1935 (0,82 "/oo della forza media presente), con 39 decessi, e 755 nel 1936 (2,12 °/oo), con 387 decessi; 36 in ufficiali con I4 decessi ( 12 nel 1935, 2,50 o/ oo della forza media, con 2 decessi ; 24 nel 1936, 1,91 "/ oo, con 12 decessi); 8u in sottufficiali e militari di truppa con 407 decessi (109 nel I935• 1,32 °1oo, con 36 decessi; 702 nel I936, 2,74 °/oo, con 371 decessi); 34 in militari indigeni con 5 decessi (5 nel 1935, o,o8 %o, con I decesso; 29 nel 1936, 0,33 °/uo, con 4 decessi). La maggiore morbosità si ebbe, per i metropolitani, nei mesi di marzo (117 = 0,39 °/oo della forza media), aprile (157 = •0,52 •;co) e maggio (162 = 0,51 •/oo) del 1936; per gl'indigeni nel maggio del I936 (21= 0,24 °/oo). Dermotifo. - Furono constatati 59 casi, con 12 decessi, tutti nei reparti che ebbero per base l'Eritrea e nd 1936, in 6 metropolitani (1 ufficiale medico, morto a Debra Tabor in novembre, e 5 militari di truppa, dei quali morirono I graduato in ottobre e I soldato di sanità in novembre) e in 53 indigeni, dci quali 9 morirono (2 in settembre, 1 in ottobre, I in novembre e 5. in dicembre). Febbre 011dulante. - Ne furono riconosciuti affetti 17, 16 metropolitani, dei quali I ufficiale nella Somalia nel 1935 e 15 militari di truppa (3 nel I935 e 7 nel 1936 nell 'Eritrea, 2 nel I935 e 3 nel 1936 ndl:a Somalia), e I indigeno nel 1936 nella Somalia. Febbre 1·icorre11te. - Si constatarono 599 casi, con 36 decessi (letalità 6 ?~ ): altri 7 si constatarono fuori dei luoghi di cura, nei reparti indigeni dcii 'Eritrea, nel 1936, con esito letale. Dei casi ospedalizzati : 361 provenivano dai reparti dell 'Eritrea, con 33 d~cessi, e 238 dai reparti della Somalia, con 3 decessi;


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181 si verificarono nel 1935 ( I ,I8 •/oo della forza media), con I O decessi, e 418 nel i936 ( 1,J7 "l oo), con 26 decessi; 122 in metropolitani (ufficiali compresi: così in casi analoghi) con nessun decesso (6 nel 1935, o,o7 °Joo della forza media; u 6 nel 1936, 0,43 •/ oo) e 477 in indigeni con 36 decessi (175 nel 1935, 2,64 "loo, con IO decessi; 302 nel 1936, 3•45 "loo, con 26 decessi). Vaiuolo c vaiuo/qjde. - Tra i metropolitani si verificò 1 solo caso di vaiuoloide, in un reparto dell 'Eritrea, nel 1936; tra i militari indigeni 17 di vaiuolo (7 nell'Eritrea, sempre nel senso sopra specificato, e propriamente 2 nel 1935 e 5 nel 1936 con 1 decesso, e 10 nella Somalia nel 1935 con r decesso) e 142 di vaiuoloide, dei quali 85 nell 'Eritrea (40 nel 1935 c 45 nel 1936 con 2 decessi) e 57 nella Somalia (24 nel 1935 e 33 nel 1936). Varicella. - Tra i metropolitani si verificarono pochi casi, in tutto 25, dei quali 8 nell'Eritrea (1 nel 1935 e 7 nel 1936) e 17 nella Somalia nel 1936; tra i militari indigeni, invece, 1.714 casi, dei quali 131 nell 'Eritrea (87 nel 1935, 2,04 "loo della forza media; 44 nel 1936, 0,76 °/oo) e 1.583 nella Somalia (1.157 nel 1935, 48,85 "/oo; 426 nel 1936, 14,23 '/oo). Nessun decesso. Morbillo. - Furono constatati negli ospedali 1.094 casi, con 7 decessi (letalità o,6 %), dei quali: 162 provenivano dai reparti del l 'Eritrea e 932 da quelli della Somalia; 834 si verificarono nel 1935 (5,43 °/oo della forza media), con 7 decessi, e 26o nel 1936 (0,73 °/oo); 109 in metropolitani (52 nel 1935, o,6o "/.1o della forza media; 57 nel 1936, 0,21 °/oo); 985 in militari indigeni (782 nel 1935, II,79 "l oo, con 7 morti nella Somalia; 203 nel 1936, 2,32 °l oo). La maggiore morbosità tra gl 'indigeni si ebbe nei mesi di apnle e di maggio del 1935 nella Somalia (in aprile 128 ricoverati = 6,03 "loo della forza _ media; in maggio 222 = 8,73 •foo). lnfluetzza. - Furono curati negli ospedali 2.454 casi, con 68 decessi (letalità 2,8 %) : altri 7 casi, seguiti da morte, si constatarono fuori dei luoghi di cura, tutti nel 1935, I in metropolitano nell'Eritrea, 6 in indigeni (3 nell'Eritrea e 3 nella Somalia). Dei casi ospedalizzati: 2.017 erano senza complicazioni, con 5 decessi (letalità 0,2 %), 416 con complicazioni respiratorie, con 62 decessi (letalità 14,9 'X·), e 2 I con altre complicazioni, con I decesso (letalità 4,8 %); 909 provenivano dai reparti dell 'Eritrea, con 13 decessi, e 1.545 dai reparti della Somalia, con 55 decessi; 1.772 si verificarono nel 1935 (11,54 o l oo della forza medja), con 63 decessi, e 682 nel 1936 (1,92 °/oo), con 5 decessi ; 54 in ufficiali (35 nel 1935, 7,29 °l ~o della forza media ; 19 nel 1936, I ,51 °l oo); 833 in sottufficiali e militari di truppa con 6 decessi (285 nel 1935, 3,45 °/oo, con 2 decessi; 548 nel 1936, 2,14 °/uo, con 4 decessi); 1.567 in militari


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OAW..A RELAZION&oMEDlCO..STATISTTCA S"WLLF CONDIZlO)'II SANITA.RIE, ECC.

indig-eni con 62 decessi (1.452 nel 1935, 21,90 °loo, con 61 decessi; l15 nel 1936, 1,31 •;•• , con I decesso). La maggiore morbosità si ebbe nei reparti indigeni della Somalia, nei mesi di marzo, aprile e maggio del 1935 (in marzo 274 ricoverati = 14,55 •t•• della forza media; in aprile 438 = 20,61 •too; in maggio 302 = u,88 •foo). L 'infezione decorse in forma epidemica in Beletuen e poi anche in altri presidi, favorita dall'affluenza dei volontari in cattive condizioni igieniche e dalle avverse condizioni atmosferiche, causando numerose perdite per com~ plicazioni broncopolmonari: forse ad essa si debbono addebitare non pochi altri casi di morte, che in questi mesi figurano sotto la voce << polmonite e broncopolmonite ». · Encefalite epidemica. - Furono diagnosùcati 3 soli casi, dei quali 2 in m etropolitani, con r decesso, e 1 in indigeno, ad esito infausto. Meningite cerebro-spinale epidemica. - Furono ricoverati 219, dei quali 147 morirono (letalità 67 %): altri 3 morirono fuori dei luoghi di cura, militari indigeni, due dei reparti della Somalia (uno nel luglio 1935 e uno nel febbraio 1936) e uno dei reparti dell'Eritrea (nell'ottobre 1935). Dei . . ncoveratl: 124 provenivano dai reparti dell'Eritrea e di essi morirono 83; 95 dai reparti della Somalia e di essi morirono 64; 171 ammalarono nel 1935 (r 1II 0/oo della forza media), con u6 morti, e 48 nel 1936 (0,13 °l oo), con 31 morti; 8 erano militari di truppa metropolitani con 4 morti (r nel 1935, o,or %o della forza m edia; 7 nel 1936, 0,03 °/oo, con 4 morti) e 211 militari indigeni con 143 morti (170 nel 1935, 2,56 ";'oo, con 1116 morti ; 41 nel 1936, 0,47 °/oo, con 27 morti). L'infezione fu quindi di gran lunga più ·diffusa tra i militari indigeni, nel 1935 (indice di morbosità nella Somalia: 3)21 "/on della forza media; nel~ l'Eritrea: 2,21 •/ ••). Parotite epidemica. - N egli ospedali si constatarono 2.431 casi, con esito letale soltanto in un indigeno dei reparti della Somalia nel 1935· Di essi : 382 provenivano dai reparti dell'Eritrea e 2.049 da quelli della Somalia; 2.065 si verificarono nel 1935 (13,44 •/.o della forza media) e 366 nel

1936 (1,03 °/oo); 246 in militari di truppa metropolitani ( 1r6 nel 1935, 1,41 •l o" della forza media; 130 nel 1936, 0,51 •foo); 2.185 in militari indigeni (1.949 nel 1935, 29,40 °/ oo ; 236 nel 1936, 2,70 •l ~o). Anche la parotite epidemica fu molto più diffusa tra gl'indigeni dei reparti della Somalia nel 1935 (77,51 "/•o della forza media). Dissenteria. - Fu fatta diagnosi di dissenteria in 2.175 ricoverati, dei quali morirono 36 (letali tà 1, 7 %). Di essi :


DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE CONDIZIONI SANIT.-\RIE EèC.

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1.804 furono riconosciuti affetti da d. amebica e ne morirono 29 (letalità 1,6 ~~ ); 27 da d. bacillare e ne morì I (3,7 '}{,); 344 da d. di origine non accertata e ne morirono 6 (1 ,7 'Yo); 349 provenivano dai reparti dell'Eritrea e di essi morirono 20; r.826 da quelli della Somalia e di essi morirono 16; 272 ammalarono nel 1935 (I,77 °Iou della forza media), con 18 morti, e 1.903 nel 1936 (5,35 o/~o), con 18 morti ; 75 erano ufficiali (7 nel 1935, 1,46 o l''" della forza media, e 68 nel 1936, 5,41 o/ ...); 1.867 sottufficiali e militari di truppa con 17 morti (142 nel 1935, 1,72 °loo, con 5 morti; 1-725 nel 1936, 6,74 ~... ,con 12 morti) ; 233 militari indigeni con 19 morti (123 nel 1935, 1,86 .,j,..,, con 13 morti ; 110 nel 1936, 1,26 °/oo, con 6 morti). Il maggior numero di colpiti si ebbe tra i metropolitani dei reparti della Somalia nell 'aprile del 1936 (663 = u ,31 ''1,,,, della forza media). Si deve in merito far notare, che, se non tutti i casi di dissenteria furono accertati con esami di laboratorio, non pochi di quelli , specialmente se seguiti da morte, che si trovano classificati tra le « enteriti l), dovrebbero forse riportarsi a questa infezione. Spiroch~tosi itt~rO- emorragica. N e furono riconosciuti affetti soltanto 9 militari indigeni, dei quali 7 morirono (lctalità 77,8 'Y.',), così ripartiti : 8 nell'Eritrea (1 nel 1935, morto, e 7 nel 1936, dei quali 5 morirono) e 1 nella Somalia, nel 1936, morto. l.Lbbra. - Furono os~dalizzati I 3 militari indigeni dei reparti dell'Eritrea, nel 1936. Malattie venereo- J'ifilitiche. - Furono ricoverati complessivamente nei due anni 1 1.732 e propriamente: 3.425 nel 1935 (22,30 °/o•> della forza media) e 8.307 nel 1936 (23,33 per mille); furono curati dell'infezione per la prima volta, previo ricovero in infermeria od ospedale, 8.957 (2.582 nel 1935 = r6,8r l~~~ della forza media, 6.375 nel 1936 = 17,91 ·;••); per la seconda volta e oltre 2.775 (843 nel 1935 = 5·49 ol oo, 1.932 nel 1936 = 5.·43 °/ oo) ; 9·~ provenivano dai reparti dell' Eritrea (2.749 nel 1935 = 23,85 •/ òo , 7.141 nel 1936 = 25,47 "/oo), 1.842 dai reparti della Somalia (676 nel 1935 = = 17,62 °/oo, 1.166 nel 1936 = 15,41 n/uo); 319 erano ufficiali ( 134 nel 1935 = 27,92 "f.,, della forza media, 185 nel 1936 = 14,71 •l oo); 8.778 sottufficiali e militari di truppa (2.485 nel 1935 = 30,12 "/oo, 6.293 nd 1936 = 24,59 °l oo); 2.635 militari indigeni (8o6 nel 1935 = 12,16 °/oo, 1.829 nel 1936 = 20,~ "/ uo). Per singole forme morbose furono ricoverati : 24 per congiuntivite blenorragica ( ro metropolitani, 14 indigeni); o)


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l>AtLA RELAZIONE MEDICO-STATJqJCA SULLE CONDIZIONI SANITARIE EC:C.

5.642 per blenorragia (4.288 metropolitani, dei quali 2.944 curati per la prima volta e 1.344 per la seconda volta; 1.354 indig~ni, dei quali rispettivamente 925 e 429); 3.203 per ulcera venerea (2.780 metropolitani, dei quali 2.6o9 curati per la prima volta e I71 per la seconda volta; 423 indigeni, dei quali rispettivamente 357 e 66); 2.863 per sifilide (2.019 metropolitani, dei quali I ·557 curati per la prima volta e 462 per la seconda volta; 844 indigeni, dei quali rispettivamente 541 e 303 - gli ammalati curati per la prima volta di sifilide primaria furono 1.393 e cioè 26 ufficiali, 1.102 sottufficiali e militari di truppa e 265 militari indigeni). Dei ricoverati morirono 4: un graduato di truppa metropolitano dei reparti dell'Eritrea, nel 1936, per blenorragia curata per la prima volta, e tre indigeni, dei guaii due dei reparti dell'Eritrea (uno nel 1935 e uno nel 1936) per sifilid::: terziaria curata per la prima volta e uno dei reparti della Somalia, nel 1936, per blenorragia già curata altra volta. Inoltre morì fuori dei luoghi di cura un altro indigeno dei reparti d eli 'Eritrea, nel 1936, pe-r sifilide acquisita. Linfogranulomatosi inguinale subacuta. - Furono constatati 41 casi, dei quali I in ufficiale (nella Somalia), 16 in sottufficiali e militari di truppa (7 nell'Eritrea e 9 nella Somalia) e 24 in militari indigeni (4 nell'Eritrea e 20 nella Somalia). Framboesia. - 1 caso in metropolitano dei reparti dell 'Eritrea, nel 1936. Malaria. - Furono constatati negli ospedali 13.7~ casi, con 277 decessi (leralità 2,0 o/..): altri 65 si con ~tatarono fuori dei luoghi di cura, ad esito letale, dei quali 5 nel 1935 (2 nell'Eritrea e 3 nella Somalia) e 6o nd 1936 (54 nell'Eritrea e 6 nella Somalia), 2 in metropolitani (nella Somalia) e 63 in indigeni (56 nell'Eritrea e 7 nella Somalia). Dei casi ospedalizzati : 5·953 erano di prim~ manifestazione, con 19 decessi (letalità 0,3 %); 6. 797 di recidiva, con 152 decessi (letalità 2,2 %); 1.019 cronici o di cachessia palustre, con 106 decessi (letalità 10,4 %); 8.353 provenivano dai reparti dell'Eritrea con 146 decessi (1.959 nel 1935, 17,oo o/ "o della forza media, con 6s decessi; 6.394 nel 1936, 22,80 ol oo, con 81 decessi); 5.416 dai reparti della Somalia con 131 decessi (1.236 nel 1935, 32,21 °l oo, con 38 decessi; 4.180 nel 1936, 55,26 "/ oo, con 93 decessi); 3.195 si verificarono nel 1935 (20,80 "/oo della forza media), con 103 decessi, e 10-574 nel 1936 (29,70 ol oo), con 174 decessi ; 310 in ufficiali con 5 decessi (52 nel 1935., 10,83 "l oo della forza media, con 2 decessi; 258 nel 1936, 20,51 "/oo, con 3 decessi); 8.764 in sottufficiali e militari di truppa con 75 decessi (1.384 nel 1935, x6,77 "/oo, con I I decessi; 7.380 nel 1936, 28,84 ol oo, con 64 decessi); 4·~5 in militari indigeni con 197 decessi (1.759 nel 1935, 26,53 °/oo, con 90 decessi; 2.936 nel 1936, 3363 "loo, con 107 decessi).


DALLA RELAZIONE MEDICO -STATISTICA Sl:LLE CONDIZIONI SANITARI E ECC.

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Reumatismo articolare acuto. - Furono ricoverati 1.389, dei quali 15 morirono (letalità 1 , 1 ·;~ ). Di essi: 1.075 provenivano dai reparti dcll'Eritrt::a e ne morirono II, 314 da quelli della Somalia e ne morirono 4; 282 ammalarono nel 1935 (I ,84 v /uo della forza media), con 7 morti, e 1.107 nel I936 (3, I I • l oo), con 8 morti; 30 erano ufficiali, dei quali morì I, (3 nel 1935, o,63 •/ oo della forza media; 27 nel 1936, 2,15 •l oo, con I morto); LISI sottuffìciali e militari di truppa. dei quali monrono 9, (204 nel 1935, 2 1 47 °1 ·~• , con 5 morti; 947 nd 1936, 3,70 c/ oo, con 4 morti); 208 militari indigeni, dei quali morirono 5, (75. nel 1935, 1,I3 •f.Jo, con 2 morti; 133 od 1936, 1,52 "/oo, con 3 morti). Tubercolosi. - Furono constatati negli ospedali 8o8 casi con 179 d ~cessi (letalità 22,2 %): altri 6 sì constatarono in indigeni fuori dei luoghi di cura, con esito letale, dei qual1 5 di tubercolosi polmonare (3 nella Somalia, 2 nel 1935 e I nel 1936; 2 nell'Eritrea, I nel I935 e I nel I936) e I di meningite tubercolare, nella Somalia, nel I935· D ei casi ospedalizzati: 595 erano di tubercolosi dell 'apparato respiratorio o generalizzata, con 149 decessi (letalità 25,0 %); I3 delle meningì, con II decessi (letalità 84,6 %); 32 del peritoneo, con 16 decessi (letalità 50,0 7~ ); 36 degli organ.i genitali, con I decesso (lctalità 2,8 %); 74 delle ossa e delle articolazioni, con I decesso (letalità I,4 1q; 15 della pelle e del connettivo sottocutaneo; 36 del sistema linfatico, con r decesso (lctalità 2,8 7{, ); 7 di altri organi; 269 provenivano dai reparti dcii 'Eritrea, con Io8 decessi, e 539 da quelli della Somalia, con 71 decessi; 307 sì verificarono nel 1935 (2 "/ oo della forza media), con 6<) decessi, e SOI nel 1936 (1,41 "/oo), con IlO decessi; 24 in ufficiali con 2 decessi (8 nel 1935, 1,67 °/oo della forza media; 16 nel 1936, 1,27 • l oo, con 2 decessi); 290 in sottufficiali e militari di truppa co n 6 r decessi ( 76 nel 1935, 0,92 •/ ..o, con 20 decessi; 2 r 4 nel 1936, o,84 •/ oo, con 41 ckcessi); 494 in militari incltgeni con 1r6 decessi (223 nel 1935, 3,36 o/ oo, con 49 decessi; 271 nel 1936, 3,09 °/ou, con 67 decessi). Furono, poi, riconosciuti affetti da sindromi morbose di sospetta natura tubercolare 143, dei quali 6 ufficiali, 88 sottuffìciali e militari di truppa e 49 militari indigeni; 66 dei reparti dell'Eritrea e 77 di quelli della Som:dia ; 50 nel 1935 e 93 nel 1936. Malattie da pararsiti generalizzate o a localizzazioni multiple negli organi interni. Tricl1inosi: I solo caso, in metropolitano, di un reparto dd l'Eritrea, nel 1936. Atlchilostomiasi: 7 casi, dei quali I in metropolitano (di un reparto dell'Eritrea, nel 1936) e 6 in indigeni con tre decessi (2 nell 'Eritrea, nel 1936, e 4 nella Somalia, dei quali 2 nel 1935, con esito letale, c 2 nel 1936 con esito

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letale in uno). Un altro indigeno di un reparto della Somalia morì per anchilostomiasi fuori dei luoghi di cura, nel I935· Echinococcosi: 3 casi in metropolitani con due decessi (2 nelPEritrea, I nel 1935 e 1 nel I936, morto per cisti del fegato) ; 1 nella Somalia, nel I936, ad esito letale, per cisti in organo non specificato): Filariasi: 3 casi in indigeni, dei quali I nell'Eritrea, nel 1936, e 2 nella Somalia, ugualmente nel 1936. Billzarziosi : 5. casi in indigeni, dei quali ·3 nell 'Eritrea, nel 1936, e 2 nella Somalia (I nel 1935 e I nel I936). Malattie del sistema nervoso. - Furono ricoverati complessivamente nei due anni 2.341, dei quali morirono 49 (letalità 2,1 %): altri II morirono fuori dei luoghi di cura (2 metropolitani, soldati dei reparti dell 'Eritrea, nel 1936, dei quali 1 per commozione cerebrale e I per epilessia, e 9 indigeni, tutti dei reparti dell 'Eritrea, nel I936, dei quali 2 per meningite semplice e 7 per emorragia cerebrale). Dei ricoverati: 1.264 provenivano dai reparti dell 'Eritrea e ne morirono 32, 1.077 da quelli della Somalia e ne morirono I7 i 744 ammalarono nel 1935 (4,84 •joo della forza media), con 15 morti, e 1.597 nel I936 (4,49 9 lon), con 34 morti ; I5 I erano ufficiali, con 4 morti, (75 nel 1935, 15,63 •l ro della forza rnedia ; 76 nel I936, 6,04 "jo,,); 1.37I sottufficiali e militari di truppa, con 0 23 morti, (320 nel 1935, 3,88 °1(•oi I.O)I nel I936, 4,II /oo) ; 819 militari indigeni, con 22 morti, (393 nel 1935, 5,92 •; oo ; 426 nel 1936, 4,87 •l oo). M alattie dell'occhio. - Furono ricoverati 4·456, dei quali: 3·590 dei reparti dell'Eritrea (894 nel I935, 7,76 "/con della forza media; 2.696 nel 1936, 9,62 "/oo) e 866 dei reparti della Somalia (331 nel 19_35, 8,63 "/ uo ; 535 nel 1936, 7,07 o/uo); 1.225. nel 1935 (7,97 "/••o della forza media) e 3.231 nel 1936 (9,08 "/oo); 0 3-380 m etropolitani (782 nel 1935, 8,~ /oo della forza media; 2.598 nel 1936, 9,68 °l oo); 1.076 militari indigeni (443 nel 1935, 6,68 "/no ; 633 nel

1936, 7,23 °/ov). Predominarono le congiunti viti, escluse la blenorragica, la difterica e la tracomatosa. Morì per panoftalmite un soldato, nell'Eritrea, nel 1936. Malattie dell'orecchio. - Furono ricoverati 3.128, dei quali m orirono 4 per otite media con compl icazioni (3 metropolitani, dei quali r nell'Eritrea ;1el 1936 e 2 nella Somalia nel 1935, e I indigeno dei r-eparti della Somalia nel 1 935). Dei ricoverati : 2. 109 provenivano dai reparti dell'Eritrea e 1.019 da quelli della Somalia; 959 ammalarono nel 1935 (6,24 °/oo della forza media) e 2.169 nel

1936 (6,09 °/oo);


DALLA RELAZIONE MEDICOSTATISTICA SULLE CONDIZIONI SANITARIE ECC .

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2.671 erano metropolitani (772 nel 1935, 8,84 •/oo della forza media; I.~ nd 1936, 7,07 "loo); 457 indigeni (187 nel 1935., 2,82 "/uo; 270 nel 1936, 3,08 ol 00 ) . Malattie del n(lJSo e dei seni. - Furono ricoverati 675, così distinti: 492 provenivano dai reparti dell'Eritrea e 183 da quelli della Somalia; 198 ammalarono nel 1935 (1,29 •joo della forza media) e 477 nel 1936 (1,34 °/ oo); 444 erano metropolitani (76 nel 1935, o,87 •joo della forza media; 368 nel 1936, 1,37 "/oo) e 231 indigeni (122 nel 1935, 1,84 "l oo ; 109 nel 1936, 1,24 °l oo). Malattie della bocca c delle fauci. - Furono ricoverati 9·573, dei quali morirono 9 (letalità 0,09 %), così ripartiti: 8.541 provenivano dai reparti dell'Eritrea, con 6 morti, e 1.032 da quelli della Somalia, con 3 morti; 2.790 ammalarono nel 1935 (18,16 ·;•• della forza m edia), con 3 morti; 6.783 nel 1936 (19,05 "l oa), con 6 morti; 8.427 erano metropolitani, dei quali morirono 7, (2.309 nel 1935, 26,45 "/oo della forza media, con 3 morti; 6.118 nel I936, 22,79 "/oo, con 4 morti); 1.146 indigeni, dei quali morirono 2, (481 nel 1935, 7,25 •l oo ; 665 nel

1936, 7,59 •l oo, con 2 morti). Malattie dd sistema circolatorio c linfatico. - l casi constatati negli ospedali furono complessivamente, nei due anni, 3.81 7, con 86 decessi {letalità 2,25 %) : altri 29, tutti ad esito infausto, furono constatati fuori dei luoghi di cura. Dei casi ospedalizzati: 2.331 riguardavano il cuore e le arterie e tra essi si verificarono gli 86 decessi (letalità 3,~ %), 319 le vene e 1.167 il sistema linfatico; 2. 730 provenivano dai reparti del l 'Eritrea, con 66 decessi, e I.087 da q uelli della Somalia, con 20 decessi; 830 si verificarono nel 1935 (5,40 °/oo della forza media), con 20 decessi, c 2.987 nel 1936 (8,39 •l oo), con 66 decessi; 131 in ufficiali <:on 5 decessi (24 nel I935, 5,00 "/oo della forza media, con 1 decesso; 107 nel 1936, 8,51 •joo, con 4 decessi); 2.967 in sottufficiali e militari di truppa con 20 decessi (619 nel 1935, 7,50 •l oo, con 4 decessi; 2.348 nel 1936, 9,18 °/oo, con 16 decessi); 719 in indigeni con 61 decessi (1R7 nel 1935, 2,82•loo, con 15 decessi; 532 nel 1936, 6,o8 •joo, con 46 decessi). In questo gruppo figurano 64 casi di c< disturbi di altitudine », diagnosticati negli ospedali dell'Eritrea (18 in ufficiali, dei quali I I nel 1935 e 7 nel 1936; 46 in militari di truppa, dei quali 8 nel 1935 e 38 nel I936): si hanno però motivi di ritener·e, che molti altri casi furono compresi sotto le voci di « nevrosi cardiache >> (r.oo3 nell'Eritrea) e di « altre malattie dd cuore » (220 nell'Eritrea).


352 DALLA RELAZIONE MEOlCO·STATISTICA SliLLE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

Malattie deil'appamto respiratorio. - Negli ospedali furono constatati, nei due anni, 17.573 casi, con 1.323 decessi (letalità 7>53 %) : altri 70, seguiti da morte, furono constatati fuori dei luoghi di cura. Dei casi ospedalizzati : 9.890 erano di catarro bronchiale acuto, con 16 decessi (letalità 0,16 %); 2.831 di broncopolmonite, con 859 decessi (letalità 30,34 %); 1.477 di polmonite e pleuropolmonite, con 396 decessi (letalità 26,81 %); 1.048 di pleurite, con 14 decessi (letalità 1,34 <>{, ); 1+~2 di cat~rro bronchiale cronico, con 1 decesso (letalità 0,07 %); 353 di congestione polmonare, con 18 decessi (letalità 5,10 %); 31 di ascesso e cangrena polmonare, con 14 decessi (letalità 45,16 %); 281 di edema della glottide e di laringiti non specifiche, con 4 decessi (letalità 1,42 %); 3 di malattie del mediastino, con I decesso (lctaiità 33,33 o/.,); 237 di altre malattie dell'apparato respiratorio e del mcdiasùno; 10.882 provenivano dai reparti dell'Eritrea, con 8o2 decessi, e 6.69r da quelli della Somalia, con 521 decessi; 6.684 si verificarono· nel 1933 (43,5 1 "/no della forza media), con 630 decessi, e 10.889 nel 1936 (30,58 "j .... ), con 693 decessi; 315 in ufficiali con 5. decessi (62 nel 1935, 12,92 ' j,,o della forza media; 253 nel 1936, 2o,n •/ oo , con 5 decessi); 9.040 in sottufficiali e militari di truppa con 334 decessi (1.762 nel 1935, 21,35 °/nu, con 42 decessi; 7.278 nd 1936, 28,44 ·; ••, con 292 decessi); 8.2 18 in militari indigeni con 984 decessi 6 0 (4.86o nel 1935· 73·30 l oo, con s88 decessi; 3·358 nel 1936, 38·35. /oo, con 396 decessi). Come già si è fatto notare sopra, riepilogando i dati statistici sull'influenza, molti casi dì polmonite e broncopolmonite, verificatìsi soprattutto nella Somalia, nel 1935, tra i militari indigeni, sono '"'con molta verosimiglianza da riportarsi ali 'infezione grippale, che allora decorreva in forma epidemica. Malattie dell'apparato digerente. - Negli ospedali furono constatati> nei due anni, 32.591 casi, con 401 decessi (letalità I ,23 l{,): altri 29, seguiti da morte, furono constatati fuori dei luoghi di cura. Dei casi ospedalizzaù: 24.150 erano di catarri gastroenterici e propriamente xo.or8 di imbarazzo gastroenterico, 12.902 di gastroenterite acuta, con 201 decessi (letalità 1,56 °{, ) c r.230 di gastroenterite cronica, con 12 decessi (letalità 0,98 Y., ); J.I53 di appendiciti e periappendiciti, COn 58 deceessi (leta)ità 5,03 '}{.); 108 di peri toni te (non tubercolare), con 6o decessi (lctalità 55·55 '}{. ); 158 di ulcera dello stomaco e del duodeno, con 9 decessi, dei quali 5 dello stomaco e 4 del duodeno, (lct~tlità 5,7 1Y.. ); 22 di occlusione intestinale: con 4 decessi (lctalirà r8,r8 1'G ); 446 di nevrosi gastriche e intestinali; 644 di mal:mie da parassiti intestinali (escluso l'anchilostoma e l'echinococco); 640 di altre malattie dello stomaco e dell 'intestino con 2 decessi (uno per colibacillosi e uno per embolia intestinale); 995 di ernia, dei quali 882 di ernia inguinale (849 metropolitani c 33 indigeni), 91 di altre ernie viscerali (82 me-


DALLA RELAZIOt\E MEOICO·STATISTICA SULLE CONDIZIONI SA:-:tTARIE ECC.

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tropolitani e 9 indigeni) e 22 di ernia strozzata (20 sotrufficiali e militar i di truppa e 2 indigeni), con 2 decessi (letalità 0,2 'JG); 1.535 di malattie del fegato, con 51 decessi (letalità 3,32 %); 30 di malattie dell'esofago; 1.956 dì emorroidi; 211 dì ascessi anali con r decesso; 363 di ragadi e fistole anali; r8o di altre affezioni dell 'apparato digerente e annessi con 1 decesso (per pancrcatite cronica); 28.637 provenivano dai reparti dell'Eritrea, con 332 decessi, e 3·954 dai reparti della Somalia, con ~ èecessi; 7.786 si verificarono nel 1935 (5o,~ • l"" della forza med ia), con u4 decessi; 24.805 nel 1936 (~,67 •j.w), con 287 decessi ; 1.266 in ufficiali con 13 decessi (353 nel 1935, 73,54 •l no della forza m edia, con 3 decessi; 913 nel 1936, 72,58 "/o•J, con 10 decessi); 27.371 in sottufficiali e militari di truppa con 248 decessi (6.110 nel 1935, 74,05 "/no, con 42 decessi; 21.261 nel 1936, 83,09 •l •o, con 206 decessi); 3·954 in militari indigeni con 140 decessi (1.323 nel 1935, 19,95 "f., .~ , con 69 decessi; 2.631 nel 1936, 30,05 °l no, con 71 decessi). Si ripete qui l'osservazione fatta a proposito della dissenteria: non pochi dei casi di enteiite, specialmente se seguiti da morte, debbono forse ritenersi di origine dissenterica. Ma/atti~ d~gli organi urù1ari. Furono constatati negli ospedali 1.928 casi, con 146 decessi (letalità 7,57 %): altri 2 di nefrite acuta, seguiti da morte, furono constatati fuori dci luoghi di cura, in soldati metropolitani, ncll 'Eritrea, nel 1936. Dei casi ospedalizzati: 282 erano di albuminuria; 300 di calcolosi n:nale o coliche renali; 68 di nefrosi con 3 decessi (lctalità 4,41 %); 726 di ncfritc :~cuta con II9 decessi (letalità r€.-39 °~ ); 44 di nefrite cronica con 6 decessi (letalità 13,64 °~ ); 9 di nefrìte non specificata, rutti ad esito infausto; r6 di piclonefriri con 5 decessi (letalità 31,25 %); 5 di perinefriti c parancfriti suppurate con r decesso; 13 di calcolosi vcscicale; 324 di cistiti non specifiche; 141 di altre malattie dei reni, degli ureteri e della vescica, con 3 decessi ( 1 per insufficienza cardiorenale e uremia, 1 per idronefrosi c r per rottura della vescica); 1.519 provenivano dai reparti dell'Eritrea, con r3r decessi, e 40<) da q uelli della Somalia, con 15. decessi; 329 si verificarono nel 1935 (2,14 °/•l" della forza media), con 20 dccessi, e r·599 nel 1936 (4,49 °l oo), con 126 decessi; 72 in ufficiali con 3 decessi (23 nel 1935, 4•79 ''j.,., della forza media, con 1 decesso; 49 nel 1936, 3,90 "/no, con 2 decessi); r.6o4 in sottufficiali c militari di truppa con 120 d~ccssi (204 nel 1935, 2,47 • ""' con 1I decessi; 1.400 nel 1936, 5,47 ol no, con rog decessi); 252 in militari indigèni con 21 0 decessi (102 nel 1935, 1,54 °/o•, con 8 decessi; 150 nel 1936, 1,7r lou, con 15. decessi). 2

-

Giorno/~ di m~dicina militar~.


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D.-\LLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE CONDIZIONI S:\NITARIE ECC.

Malattie non veneree degli argani genitali. -

Furono constatati negli

ospedali 2.027 casi, così distinti: 1.430 provenivano dai reparti deli 'Eritrea, 597 da quelli della Somalia; 454 si verificarono nel 1935 (2,96 o l un della forza media), I-573 nel 1 936 (4,42 °/oo); 34 in ufficiali (6 nel 1935, 1,25 "/ .. o della forza media; 28 nel 1936, 2,23 •;,.1); 1.731 in sottufficiali e militari di truppa (3~ nel 1935, 4•47 "/oo; 1.362 nel 1936, 5,32 "f,,.,); 262 in militari indigeni (79 nel 1935, 1,19 "/oo ; 183 nel 1936, 2,09 ·;.,,). Malattie delta pelle e annessi. - Furono ricoverati 16.150, dei quali morirono 38 (leralità 0,24 '/o): 1 altro, indigeno, morì fuori dei luoghi di cura, nella Somalia, nel 1935, per piaga tropicale. Dei ricoverati: 6.091 erano affetti da ulcerazioni e piaghe e propriamente 1.226 da CJcoriazioni e vesciche prodotte dalle marce e dalla sella, 379 da piaghe tropicali, dei quali morirono 9 per setticemia e cachessia (letalità 2,37 9{, ), e 4.486 da ulcerazioni e piaghe. Sotto questa voce « ulcerazioni e piaghe n furono, con ogni verosimiglianza, riuniti molti casi provocati anche essi dalle marce e non pochi di piaghe e ulcere sicuramente tropicali, _come si può desumere, tra l'altro, dal fatto, che nessun militare indigeno dei reparti della Somalia figura come affetto da tale infermità nella statistica sanitaria mensile riassuntiva mod . 17 (prospetto numerico dei ricoverati per singole malattie), mentre viene ad essa riportata la morte di 4 nell'apposito elenco nominativo. Dei 379 affetti da piaghe tropicali 13 erano ufficiali (12 nell'Eritrea e 1 nella Somalia), 226 sottufficiali e militari di truppa (231 nell'Eritrea e 35 nella Soma lia), roo militari indigeni (96 neli 'Eritrea, dci quali morirono 5, e 4 nella Somalia, morti) 7.842 erano affetti da dermatosi a carattere infiammatorio e trofo - neurotico e di ~ssi morirono 25 ( 1 per foruncoli, 2 per vespa i, 1 per ascesso e 21 per flemmoni). Si segnalano 34 casi di lichetJe tropicale, in 1 ufficiale, nella Somalia, nel 1936, e in 33 sottuffìciali e militari di truppa, dei quali 30 neJJ'Eritrea (16 nel 1935 e 14 nel 1936) ~ 3 nella Somalia, nel 1936 : anche per questa malattia si può presumere, che altri casi furono compresi sotto la voce « altre malattie ddla pelle e annessi l> 1.712 erano affetti da dermatosi da parassiti animali e vegetali. Da segnalare 289 casi di pulce penetrante, dei quali 2 in ufficiali, nell'Eritrea, nel J 936, 272 in sottufficiali e militari di truppa, nell 'Eritrea (38 nel 1935 e 234 nel 1936), e 15 in militari indigeni, nell'Eritrea, nel 1936 11 I erano affetti da anomalie di secrezione delle ghiandole cutanee e 394 da altre malattie della pelle e degli annessi e di essi morirono 4 (1 per lichene pustoloso, setticcmia e trombosi cerebrale, I per pemfigo vegetante, I per en fisema cutaneo generalizzato e I per pemfigo acuto).


DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTIC;\ SULLE CONDIZI ON I S.\ N ITt\RI E ECC.

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Di tutti i ricoverati per le malattie della pelle e annessi: I2.872 provenivano dai reparti d eli 'Eritrea c di essi morirono 26; 3.278 da quelli della Somalia e di essi morirono I2; 5-520 ammalarono nel 1935, 35,93 •l oo della forza media, con 19 morti; 10.630 nel 1936, 29,86 "/oo, con 19 morti; 230 erano ufficiali, dei quali morirono 2, (9o nel 1935, I8,75 "/on della forza m edia, con I morto); 9·478 sottufficiali e militari di truppa, dei quali morirono I8, (2.409 nel 1935, 29,20 •l oo, con 4 morti; 7.069 nel I936, 27,63 "/oo, con 14 morti); 6.442 militari indigeni, dei quali morirono 18, (3.02~ nel 1935, 45,56 ol oo, con 14 morti; 3.421 nel I936, 39,07 "l oo, con 4 morti). Malattie dei. museo/i e delle ossa. - Per qucst~ malattie furono ricoverati 5.245, dei quali morì uno solo, un indigeno, nella Somalia, nel 1936, per artrite purulenta. Essi sono così ripartiti: 4.082 per reumatismi muscolari, 107 per malattie dei muscoli e dei tendini, 716 per malattie delle ossa e delle articolazioni, 340 per malattie varie; 4·572 provenivano dai reparti dell 'Eritrea e 673 da quelli della Somalia; 967 ammalarono nel 1935, 6,29 "/uo della forza media; 4.278 nel l 936, 12,02 °/ oo; 120 erano ufficiali (12 nel 1935, 2,50 ·;.,, della forza media; ro8 nel 1936, 8,59 "/no); 4.128 sottufficiali e militari di truppa (694 nel 1935, 8,41 •l oo i 3·434 nel 1936, I 3,42 "/ oo); 997 militari indigeni (261 nel 1935, 3•94 "/oo; 736 nel 1936, 8>41 "/oo). Neoplasie. - Ne furono riconosciuti affetti negli ospedali I54 e propria· mente 133 di tumori benigni e 21 di tumori maligni, dei quali morirono 14 (letali tà 66,7 %). Di quelli affetti da tumori maligni 2 erano ufficiali c di essi morì I, per tumore cerebrale; 14 soldati metropolitani e di essi morirono 9 (4 per tumori dello stomaco e del duodeno, I per sarcoma epatico, I per cancro del colon, I per tumore del testicolo sinistro, r per li.nfosar.coma d ell'addome, I per tumore non specificato dell 'addome) ; 5 indigeni e ne morirono 4 (I per sarcoma epatico, I per tumore cerebrale, 1 per cachessia cancerigna, 1 per tumore maligno non altrimenti specificato). L esioni violente e into:rsicazùmi. Lesioni accidentali. - Furono ricoverati negli stabilimenti sanitari 10.823, dei quali morirono 224 (letalità 2,07 %). Altri 275 morirono fuori dei luoghi di cura. Dei ricoverati : 9.079 provenivano dai reparti dell' Eritrea e di ess1 monrono 187; 1.744 da quelli della Somalia e di essi morirono 37; 3.802 riportarono le lesioni nel 1935 (24,75 ol oo della forza media), con 8o morti; 7.02I nel 1936 (19,72 "/oo), con 144 morti ; 349 erano ufficiali, dei quali morirono 12 (r5r nel 1935, 31,46 "/oo della forza media, con 6 morti; 198 nel r936, 15,74 °/nn, con 6 morti) ; 7.848 sottuf-


356

DALLA RELAZiON E MEDICO-STATISTICA SliLLE CO~V I/.lONI SANITARIE ECC.

ficiali c militari di truppa, dei quali morirono 166, (2.582 nel 1935, 31,29 • l ou, con 52 morti; 5.266 nel 1936, 20,58 •/o .. , con II4 morti); 2.626 militari indigeni, dei quali morirono 46, (1.o69 nel 1935, 16,12 °/oo, con 22 morti; 1.557 nel 1936, 17,78 "/oo, con 24 morti). Sj segnalano, tra gli altri: 721 casi di colpo di calore o insolazio11e ospedalizzati, con 48 decessi, e 17, seguiti da morte, fuori dei luoghi .di cura: complessivamente, 40 si verificarono in ufficiali, con 5 decessi; 504 in sottufficiali e militari di truppa, con 53 decessi; 194 in indigeni, con 7 decessi - 651 nell'Eritrea, dci quali 413 nel 1935, ·con 43 decessi, e 238 nel 1936, con 16 decessi; 87 nella Somalia, dei quali 27 nel 1935, con 3 decessi, e 6o nel 1936, con 3 d~cessi; 44 casi di morsi di uipera o di altri animali velenosi, dei quali 3 in ufficiali, 16 in sottufficiali e militari di truppa e 25. in militari indigeni; 21 nell'Eritrea (4 nel 1935 e 17 nel 1936) e 23 nella Somalia (r2 nel 1935 e II nel 1936), oltre I caso in indigeno, nel 1936, non ospedalizzato, ad esito letale; 32 casi di corpi estranei nel retrobocca, costituiti da sanguisughe, in militari metropolitani, d.-.:i quali 20 nelrEritrea e .12 nella Somalia. Lesioni riportate in rissa, in seruizio di ordine pubblico, a JCO'{JO suicida. Più ch e il numero dci ricoverati per queste lesioni, affatto trascurabile, può interessare il numero dei morti: 4 per omicidio, dei quali 3 metropolitani (tutti nell'Eritrea; 1 solclato nel I 935, con arma da fuoco, non ricoverato; I carabiniere nel 1936, i11 servizio di ordi11e pubblico, ugualmente con arma da fuoco; 1 soldato nel 1936, con mezzo non specificato, non ricoverato) e 1 indigeno, :nella Somalia, nel 1936, con arma da fuoco, non ricoverato; 51 per suicidio., dei quali 40 metropolitani (1 per impiccamento, soldato, nell'Eritrea, nel 1936; I per annegamento, soldato, nella Somalia, nel

1936, non ricoverato; 26 con arma da fuoco, dei quali 19 non ricoverati, I ufficiale e 25 sottufficiali e militari di truppa, 22 ndi 'Eritr~a e 4 nella Somalia, 5 nel 1935 -c 21 nel 1936; 1 con arma da punta e taglio, soldato, nell'Er5.trea, nel 1936; II con mezzi non indicati, non ricoverati, I ufficiale e Io sottufficia li e militari di truppa, 8 nell 'Eritrea e 3 nella Somalia, 3 nel 1935 e 8 nel 1936) c rr indigeni (IO con arma da fuoco, dei quali 8 non ricoverati, 2 neii 'E ritr~a c 8 nella Somalia, 3 nel 1935 e 7 nel 1936; T per precipitazione dall'alto, nella Somalia, nel 1936). Lesioui di gue·rra. - Furono ricoverati 5.225, dci quali morirono 368: 2ltri 2.620 caddero sul campo, sicchè complessivamente risultano ferirti in combattimento 7.845 c morti 2.988. Secondo questi dati ricevuti, che non comprendono le ksioni di lieve entità curate ambubtoriamcnte, su 100 feriti morirono 38, dei quali 33,4 sul campo e 4,6 in seguito, nelle formazioni s:m itarie. I feriti, ricoverati o non, che appartenevano ai reparti dell'Eritrea, furono 5.523, dei quali morirono 2.230, e propriamente 971 nel 1935 (8,43 o/,,.,


VALLA RELAZIO '-'E MEDI CO -STATIST IC A SULL E C<J1'\DIZIO 'II Si\ l'ITARI E ECC .

357

della forza media), con 415 morti (3,60 u/ oo), e 4·552 nel 1936 (16,23 "loo), con 1.815 morti (6,47 °l o..); quelli, che appartenevano ai reparti della Somalia, furono 2.322, dei quali morirono 758, e propriamente 107 nel 1935 (2,79 •l oo), con 25 morti ( o,65 •joo), e 2.215 nel 1936 (29,28 •l oo), con 733 morti (9l>9 •f..). Complessivamente, 1.078 furono feriti nel 1935 (7,02 "l oo della forza media), con 440 morti (2,86 "loo); 6.767 nel 1936 (19,0 1 "/oo), con 2.548 morti (7,16 •jM). Dal r• ottobre 1935 al 31 maggio 1936 furono feriti 5.280 (15 • l oo) e di essi morirono fino a tutto il .31 maggio 1.341 (3,8 "l o..), dei quali 1.216 sul campo e 125 nei luoghi di cura. Gli ufficiali feriti furono 331 e di essi morirono 212 (64 'X,), 196 sul campo (92 •;(, ) ~ 16 in luoghi di cura (8 '){,): più distintamente 33 nel 1935 (6,88 "/~o• della forza media), con 22 morti (4,5R "f,.,); 298 nel1936 (23,69 ol ..o), con 190 mor_ti ( r5.,10 °l oo). I sottufficiali e militari di truppa metropolitani furono 2.750 e di essi morirono 1.319 (48'X. ), 1.122 sul campo (85 ';{,) e 197 in luoghi di cura (15'}{.): 120 nel 1935 (1,45 •loo della forza media), con 86 morti (1 ,04 •;,,,) ; 2.630 nel 1936 (10,28 °j ... ) , con 1.233 morti (4,82 "/r. o). l militari indigeni furono 4.764 e di essi morirono 1.457 (31 'X> ), 1.302 sul campo (89 'X,) e 155 in luoghi di cura (u 'ì{, ): 925 nel 1935_ (13,95 "l•• della forza media), con 332 morti (5,01 "f,,.,); 3-839 nel 1936 (43,84 "/oq), con 1.125 morti ( 12,85 •; ...). Per la ripartizione dei feriti secondo la causa vul nera me bisogna tener presente, che il nemico era scarsamente fornito di artiglieria e mancava ddl'arma aerea. Figurano tra i nostri feriti 75 colpiti da proiettili di caduta da aerei, dei quali 25 morirono, ma, s-e non fossero stati colpiti durante combattimenti, sarebbero stati compresi nel gruppo delle lesioni accidentali. Altri 873, dei quali 688 morirono, furono colpiti da arma da fuoco non specificata o da altro mezzo non indicato. Dei restanti 6.972 .feriti di guerra, dei quali monrono 2.300 : 6.638 furono colpiti da proiettili di fucili, mitragliatrici, ecc. (95,2 'jG) e di essi morirono 2.232 (34 'fu dei colpiti da proiettili di fucili, ecc.), 1.921 sul campo (86 %) e 311 in luoghi di cura (14 %); 167 da proiettili di artiglieria (2,4 '"}{,) e di essi morirono 29 (17 'X,), 7 su] campo (24 %) e 22 in luoghi di cura (76 'fu); 8<) da bombe a mano (I ,3 '}G) e di essi morirono 8 (9 'X>), 7 sul campo (87,5 ~·) e I in luogo di cura ( 12,5 '},; ); 58 da armi bianche (o,8 %) e di essi morirono 19 (33 '"}{, ), 15 sul campo (79 (}{,) e 4 in luoghi di cura (21 'Yo); 20 in incendi provocati dal n-emico (0,3 '}{,) e di essi morirono 12 (6o %), 4 sul campo (33 '}{.,)e 8 in luoghi di cura (67 ';(,). Malattie simulate, malattie e lesioni provocate. - A dimostrazione, anche se superflua, dello spirito che animava le nostre truppe, basta segnalare


358

OAU.A RELAZ!OKE MED!CO · STAT!~T!C:\ Su LLE CO:-.Jl>EZIO:--:I S:\:-:ITARIE ECC.

il numero di coloro, che simularono malattie o si provocarono malattie o lesioni: 28, dei quali 7 militari di truppa metropolitani e 21 indigeni. E per alcuni mancò la prova certa. MoRTALITÀ.

Riepilogando i dati rigu:1rdanti le principali malattie, si è indicato, per ciascuna di esse, il numero degli ufficiali, dei sottuEficiali e militari di truppa metropolitani e dei milit:Jri indigeni morti, sia in luoghi di cura, sia fuori dci luoghi di cura: si faranno ora alcuni rilievi sulla mortalità in g~nerale. Morirono complessivamente, nei due anni, 7·403, dci quali: 2.000 nel 1935 (13,0.2 •/,, della forza media) c 5-403 nel 1936 (rs,r8 o l.,.,); 5·349 nell'Eritrea c 2.054 nella Somalia; 3.620 metropolitani (dci quali 330 ufficiali = 9,1 ~V.., 271 sottufficiali = 7•5 574 graduati dì truppa = 15,9 % e 2.445 soldati = 67,5 ".;. ) ~ 3-783 indligcni (dei quali 6II graduati = 16,2 ~:, e 3.172 soldati = 83,8 ·:.. ); 4.16r in luoghi di cura (56,2 •;:,) e 3.242 fuori dei luoghi di cura i43,8 %). Gl'indici generali di mortalità, calcolati in base al numero dei morti ogni

·x.,

giorno per roo.ooo della forza mtdia giornaliera, furono: per i metropolitani 1,4 nel 1935, 3,1 nel 1936: 3,5 per il periodo delle operazioni (ottobre 1935- maggio 1936); per gl'indigeni 6,4 nel 1935, 7,0 nel 1936: 9,1 per il periodo delle operaz1om; complessivamente, per i m ~ tropolitani e per gl'indigeni, 3,6 nel 1935, 4,1 nel 1936: 4,9 per il periodo delle operazioni. Nella tabella 2, che segue, il numero totale dei morti, distintamente p~r ! metropolitani e per gl'indigeni, è ripartito secondo le singole cause o gruppi di cause, che le determinarono: seguono le cifre proporzionali relative a ciascuna causa per 100 morti in totale, quelle per 10.000 della forza media presente e le corrispondenti, che si sono avute per le truppe del R. esercito nel territorio nel 1935 e nel quinquennio 1931-1935· Le cause di morte più frequenti furono le lesioni di guerra (40,4 su 100 morti in totale e propriamente 42,3 per i metropolitani, 38,5 per gl'indigeni); seguono, per i metropolitani, Pinfczione tifoidea (u,7 7{, : per gl'indigeni o,I 'X,) e gl'infortuni (n,2 '}{, : per gl'indig~ni 2,4 •}{,), per gl'indigeni le malattie dell'apparato respiratorio (27,7 '}{, : per i metropolitani 9,6 °/., ), in grande prevalenza la broncopolmonite (17,8 'J{,) e la polmonite (8,8 '};, ), e la malaria (6,9 •)(, : per i metropolitani 2,3 '}{,). E' anche da .segnalare, per i metropolitani, la percentuale per le malattie dello stomaco e dcii 'intestino (5,7: per gl'indigeni 2,8) '-' quella per le malattie dcii 'apparato


DALLA RELAZIONE MF.DICO-ST:\TISTICA SULLE CONDIZIONI SAKITARIE. ECC.

359

urinario, in prevalenza le nefriti, (3,5: per gl'indigeni o,6); per gl'indigeni, la percentuale per la meningite cerebro-spinal-e epidemica (3,9: per i metropolitani o, I) e quella per la tubercolosi (3,2: per i metropolitani 1,7). Per quanto riguarda il luogo di nascita dei militari morti, indicato dal distretto militare per i metropolitani e dalla regione di provenienza per g l'indigeni, si segnala, che, su 100 metropolitani morti di ogni causa, 2,5 erano nati ali 'estero (2,0 per malattie, 4•4 per infortuni, 2,4 per lesioni di guerra), 2,2 nel territorio dd distretto militare di Brescia (rispettivamente 1,3 - 0,9 - J,j), 2,2 di Roma ( r,8- 3,8- 2,1), 2,1 di Firenze (2,6- 1,8 - 1,7), r,9 di Genova (1,3 - r,3 - 2,6), 1,8 di Treviso (1,3 - r,r - 2,5), 1,8 di Catanzaro (r,r -

1,1 - 2,8), I;7 di Reggio Calabria (o,7 - 2,4 - 2,4), 1,7 di Cosenza (2,0 - r,6 1,4), 1,7 di Ferrara (1,4- 0,9- 2,2), 1,7 di Milano (1,7- 0,7- 2,1): inoltre, per lesioni di guerra 1,7 erano nati nel territorio del distretto di Reggio Emilia; per malattie 2, I di Bologna, 2,0 di Como, 2,0 di Pisa, I ,8 di Bergamo, 1,8 di Padova e 1,7 di Novara; per infortuni 2,4 di Bergamo, 2,2 di Vicenza, 2,0 di Varese, 2,0 di Palermo, 1,8 di Padova e 1,8 di Gaeta. Su 100 militari indigeni morti di ogni causa 38,4 provenivano dalla Somalia (41,8 per malattie, 40,8 per infortuni, j], l per lesioni di guen·a), 13,6 dall'Eritrea (rispettivamente 15,4 - 12,6 - l 1,o), 3,8 dalla Tripolitania (0,9- 6,8- 8,1), r,o dall'Etiopia (1,4- I,o- 0,4), 0,2 dall'Arabia (o,2- 1,9- / ), o,1 dalla Cirenaica(/ - r,o- 0,1). Bisogna però t<:ncr presente, che non è stata tndicata la provenienza per ben 42,9 su 100. La ripartizione dei morti secondo la grande unità e secondo l'arma cui appartenevano, distintamente per malattie, infortuni e l~sioni di guerra, è contenuta nelle tabelle 3 e 4: sotto alle cifre assolute sono segnate quelle proporzionali a 100 morti per i singoli gruppi di cause. Ebbero le maggiori perdite di metropolitani, proporzionalm~nte a 100 morti di ogni causa: la 2a Divisione CC. NN. « 28 Ottobre >> ( 7,1 e cioè 6,o per malattie, 2,4 per infortuni e 9,7 per lesioni di guerra), la Divisione << Gavinana » (6,8: rispettivamente 5,5- 2,0- 9,7), la « Pusteria » (5,7: 6,2 - 2,2 - 6,2 ), la « Sabauda » (5,4 : 6,7 - 5, I - 4,2 ), i Reparti Eritrei non indivisionati (5,1 : / - / - l 2, l), la R. Aeronautica (510: I 12 - 10,4 - 7,6), la 4" D ivisione CC. NN. « 3 Gennaio >> (4,1 : 4•4 - 3,3 - 4P): inoltre, per le lesioni di guerra la 3" Divisione CC NN. « 21 Aprile » (4,4), per gl 'infortuni la 5a Divisione CC. NN. cc 1° Febbraio» (4,2), per le malattie la Divisione « A ssietta >> (4,1) e la « Sila>> (4,0). Ebbero le maggiori perdite di indigeni i Reparti Somali non indivisionati (36,3: 42,4 - 44,7 - 26,6), i Reparti Eritrei non indivisionati (27,0: 34,6-31,1- 15,0) e la 2" Divisione cc Eritrea >> (15,5: ),8 - 4·9 - p,2). In quanto alle armi, cui appartenevano i metropolitani morti , ebbero le maggiori perdite i militi della M. V. S. N. (31,3: 25,2 per malattie, 21 ,8 per infortuni, 40,7 per lesioni di guerra), i fanti (21,6: 23,1 - r6,2 - 21 ,5), gli arri· g lieri (9,8: 12,8- II,6 - 6,l), i genieri (7,0: 10,4- 12,0- 2,0), gli avieri (5,0:


360

DALLA RELAZIOl'\E MEDICO-STATISTICA SlJLLE COSJJIZI0::-11 SA~ITARIE ECC-

Mortalità secondo Morti in cifre assolute CAUSE DI MORTE

.

l: 4)

c

.

Infezione tifoidea Malattie esantematiche Influenza Febbre da malaria e cachessia palustre Reumatismo articolare acuto . Tubercolosi Meningite cerebro-spinale epidemica Febbri ricorrenti . . ' Dissenteria . Altre malattie infettive e parassi tar i e Tumori Altre malattie generali Morti improvvise o per causa ignota Malattie del sistema nervoso Malattie degli organi dei sensi Malattie dell'apparato respiratorio Malattie dell'apparato circolatorio Malattie dello stomaco e d ell'intestino Malattie del fegato . . Altre malattie dell'apparato digerente Malattie dell'apparato nrinario . Malattie della pelle Malattie delle ossa e degli organi della locomozione Infortuni Omicidi . . Suicidi Lesioni di guerra.

.

.

.

.

.

. .

~

<ti

.!'P

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422

427 Il

7

75 342 15 )85 150

~

"1;1

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5 Il

-~

8.:~ o!:::

... ......

.!'P

Morti per ciascuna causa su 100 morti in totale

-

68 260

82

5

IO

122 14.6 43

63

-

4

l:

...o

·~ •c ;:q):.:

4)

...

j

s: .....

:E&

r-

0,1 0,3 1,8 6,9

11,7

4)

"1;1

o~

-

3,2 3,9

43

1,1

o,:;

36 190

5,8 O, l

0,2 2,3 0,3 1,7

0, 1

o

(l'l

0,5 2,6 0,3 (1,4 2,3 0,8 0,1 9,6 0,9 5,7

1,0 4,6 0,2 2,5 2,0 0,6 0,5 2,6 0,2 0,4 2,0 0,8 0,1

19 94 4 14

96 lO

60 31

85 29

l

4

1.046 83 105 36 27 19

347 32 205 20 46 125 20

l

-

91

•l07 3 40 1.531

51 2.988

0,3 38,S

42,3

3.862 553 2.988

58,8

45,3

103 1.457

1.639 450 1.531

2,7 38,5

12,4 42,3

52,1 7,5 40,4

3.783

3.620

7.403

100,0

100,0

100,0

23

l

11

1.457

17

15

2,5

14

(l'l

29 145 60 5 1.393

0,4 l /•

115

310 56 73

l•J8 39 l

498 4

0,8

..

27,7 2,2 2,8 1,0 0,7 0,6 0,5

.. ..

o,s 1,3 3,5

o,s

4,2 0,7 1,0 2,0 0,5

..

2,'~

18,8 1,5

11,2

0, 1 1,1

6,7 0,1 0,7 40,4

RIEPILOGO

. .

Per malattie . Per in1ortu ni, omicidi e suicidi . Per lesioni di guerra

.

Totale

2.223

.

. .


361

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE COl'iDIZIONI SANITARIE ECC.

TABELLA

Il.

'e cause di morte. Mortalità per 10.000 d e lla forza media Nella Madrepatria (R. Esercitoì

Nell' Africa Orie ntale INDIGF.NI

1935

0,15 1, 21 JO,ll

M ETKOPOLJTA N l

Medie del biennio

1936

1935

3,55

0,30 7,99 17,80 1,66 1,96 3,32 0,45

0,46 0,34 0,12 18,96 0,34 7,88 3,20 3,65 0,69 8,22 0,12

0.30 0,78 5,11 16,57 0,32 7,93 10,50 :.!,66 1,33 5,77 0,29

0,90

0,91

0,91

0,23

3,08 2,63

4,03

2,75 0,80 0,23 4,24 0,69 2,75 0,')9 l ,50 1,37 0,46

a,I3

4,98 l ,21 0,15 91,25 3,92 7,09 2,26 l ,81 1,21 2,26

14,56

-

0,35 l ,37 0,57 1,95

o, 15

-

-

-

0,25 1,99 0,38 1,83 0,08

2,61 l ,71 0,15 0,45 3,05 0,37 0,48 2,27 0,82 0,08 11,55 0,9i 6,74 0,52 l , 19 4,21 0,60

0,57 1,60

'935

9,05

o, 19

-

1 ,9 ~

-

1936

.Medie del biennio

-~.51 ~ 2,32 0,19

0,36

l

Medie del quioquen· n io IQJI-1935

1,87 0,31 0,24 0,1 i 0,64 4,39 0,33

1,90 0,29 1,94 0,25 0,43 5,38

0,55

1,22

0,78

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0,52 0,34

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2,40 1,71 l, 71 0,46

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0,45 50,07

0,12 6,05 0,12 0,91 128,48

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20,48 6,67

24,14 6,02

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-

232,42

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362

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE CONDIZION I SANITARIE ECC.

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DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA S ULLE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

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363

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364

DALLA RELAZIONE MEDICO -STATI~TICA SULLE CONDIZ IONI SANITARIE ECC.

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DALLA RELAZIONE MEDICO-STAT ISTICA SULLE CON DIZIONI SANIT ARIE ECC.

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366

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA SULLE CONDIZIO:-il SAN ITARIE ECC.

1,2 - 10>4 - 7 ,6), i militari di sanità (4,9: 6,9 - 4,2 - 3,1 ), gli alpini (4,8: 4,1 2,0 - 6,4): inoltre, per gl'infortuni gli automobilisti (7,6). Tra gl'indigeni eb~ro maggiori perdite gli ascari (69,3: 64,3 - 57,3 - 77 ,8) e i gregari dd le bande dubat (8,7 : 8,1- 13,6- 9,3) e delle bande armate (6,9: 4,7-3,9- 10,6). E' doveroso ricordare qui, tra i caduti per la fondazione dell'Impero, 8 ufficiali e 72 sottufficiali e militari di truppa delle divisioni metropolitane mobilita t-::, dislocate nel! ' Afr ica Settentrionale Italiana, e 27 fedeli e valorosi dubat caduti a Ual Ual nell'aggressione del 5 dicembre 1935, che fu come il preludio del la grande e vittoriosa guerra coloniale.

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ISTITUTO DI CUNICA MEDiCA GENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ Dt GENOVA Direttore: prof. G. SABATINI OSPEDALE MILITARE DI GENOVA Direttcre: tenente colonnello medico dott. GwsEt>PE

INDELICATO

RENDICONTO CLINICO DEL CENTRO DI STUDI DI CRIOPATOLOGIA (Inverno l937-38). Prof, P. Cignolini, aiuto vol., capo del rep. r::tdiologico, sottotcnente medico di compi. e Dott.. Vinceru:o Castellaneta, maggiore medico, addetto al Centro studi di Criopatologia.

Nel numero di febbraio c. a. fu data comunicazione in questo Giornale della costituzione del Centro di studi di Criopatologia presso la Clinica medica di Genova, con l'adesione e con la collaborazione della Sanità Militare. Con l'occasione si dava anche notizia degli accordi intervenuti tra la Direzione Generale di Sanità Militare e la Direzione del Centro suddetto, circa Je modalità e le forme in cui tale collaborazione avrebbe dovuto attuarsi; accordi che prevedevano, fra l'altro, l'invio presso l'Ospedale Militare di Gc::nova, a disposizione del Centro, dei militari colpiti da accidenti da freddo, ed aventi bisogno di cure ospedaliere. A seguito degli ordini diramati in proposito dalla Direzione Generale di Sanità Militare, si presumeva che sarebbe stato concentrato a Genova, durante la decor~a stagione invernale, un numero di tali malati non certo così esiguo come quello che poi in effetti ebbe a verificarsi; supposizione questa giustificata dali 'entità notevole della forza alle armi dislocata lun go il nostro confine alpestre, e dalle statistiche ufficiali relative a.i casi di congelamento che annualmente si hanno nel nostro Esercito. Invece due soli furono i p. del genere affluiti in quésto ospedale; forse perchè gli ordini a n zidetti furono impartiti agli enti interessati solo in febbraio, come si è detto, e cioè a stagione fredda inoltrata, ed ormai volgente al termine. L'attività clinico- terapeutica del Centro dovette quindi necessariamente Limitarsi allo studio ed alla cura dei due casi summenzionati, che riteniamo opportuno di illustrare, perchè ci dànno occasione di richiamare l'attenzione sui moderni indirizzi nella terapia dei congelamenti; e perchè sper~amo che questa nota valga ad incrementare i rapporti pratici fra il Centro di Criopatologia e gli ufficiali medici che avranno occasione di osservare casi di lesioni da freddo. CAso I. - Senoncr Giuseppe, di anni 22, soldato del I 0 reggimento di artiglicri:1 d'.Avmata (Casale), inviato all'ospedale militare di Genova il 17 marzo 1938 per postumi dt congelazione ai padiglioni auricolari.


368

RENDICONTO CLINICO DEL CE~TRO DI STUDI DI CRIOPATOLOGIA

Anamnesi familiare e personale remota: Gentilizio negativo. Nega precedenti morbosi di importanza. Anamnesi pt-ossima: Riferi~ce- che nel febbraio u. s. trovandosi col suo reparto in alta montagna per le esercitazioni invernali, fu colpito da congelamento dei padiglioni auricolari. L'accidente si verificò in una giornata particolarmente rigida, che egl i non

Fig. 1 . Tdcrndiografia \d. f. m. 2).

sa precisare, e si manifestò con arrossamento, gonfiore, e dolori ai padiglioni stessi, ~pecie nella zona marginale superiore. Dire che fu curato al Corpo con applicazione locale di pomate, c che dopo alcuni giorni di questa cura migliorò notevolmente. Esclude che egli avesse sofferto in passato di geloni alle orecchie od alle estremità, ed nffcrma nnzi di essere abituato al freddo essendo sempre vissuto in altn montagna (regione di Ortisei) cd avendo esercitato prim~ di venire nlle armi, il mestiere tli portatore (iscritto al C. A. I.) ed anche quello di maestro di sci, durante la stagione invernalt .


RENDICONTO CLI:"ICO LJFL CE:-:TRO DI STL:OI DI CRIOI't\TO f.OGI A

369

:'\on ostante il suddetto notevole miglior:.mcnto, egli continuò nei gio rni seguenti ad accusare senso di freddo, formicolii e trofitture dolorose :.i padiglioni auricolari, che nel fr:m empo a,·e,·ano riacquistato aspcno quasi normale, eccetto il colorito tendente sempre al bluastro. Per il persistere della cianosi e ddl"ipotcrmia, nonchè della Jolorabilità e parestesie anzidette, il p. fu inviato a questo ospedale, a norma delle disposizioni impartite dalla Direzione Genern le di Sanità Militare, di cui abbiamo giù f:ltlo cenno. Esame obbiettivo: Soggetto di regolare e robusta costituzione scheletrica, longilineo, ben nutrito e sanguificato, con m:lssc muscolari ,.:Jiide. L'esame clinico dell'apparato respiratorio e dcll'::~pp:lr:.no digerente non mette in rilie\·o alterazioni apprezzabili. Sistema nervoso integro.

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2.

A pparaJo circolatorio: Aia cardiaca aumcn tata nel suo diametro trasverso. I tto al 5'' spazio, leggermente spostato verso l'esterno. Primo tono sdoppi:lto, parafonico, alla p unta e sul focolaio mitralico. Rinforzo lieve del secondo tono sulla polmonare. Polso normale per ritmo, frequenza e pressione. Notevole una certa evidenza dd reticolo ve. noso sottocutaneo al collo e sulla parete antero ·superiore del to ra ce. Portando l'attenzione sui padiglioni auricolari si constata che questi hanno coloritO sub-cianotico, c si dimostrano freddi al termotatto. Non si riscontrano lesioni di wntinuo in alto od esiti cicatriziali di lesioni pregresse, nè altre particolari ~dterazioni cutanee degne di nota. Il p. accusava tuttora, al momento dell'ingresso in ospedale, parcstesic spesso dolorose, sotto forma specialmente di formicolii e punture tr:lfittivc ; anche b palpazionc suscitava dolore, che si esacerbava specie nel tentari,·o di fles sione o di accartocciamento dei padiglioni stessi. Ricerche speciali: Esame delle urine: nulla di patologico. Tderadiogra{ia del torace a distanza foc. di 2 m. (fig. x). L'apparato respiratorio non presenta nulla di notevole. Fascio cardio-vascolare: l'arco inf. di sin. (V. S.) è aumentato note,·olmcnte di lunghezza e di convessità. con punta cardiaca spinta all'esterno ed in 3 -

Giornale di nudicina militare.


370

RENDICONTO CLIN ICO DEL CENTRO DI STUDI DI CRI OPATOLOG IA

hasso. Le altre sezioni cardiache non sono apprezzabilmente ingrandite, cd anche l'aorta è di larghezza, lunghezza e convessità normale. L 'analisi dei diametri card io- aortici è la seguente: Cuore: diam. long. mm. 162, dei quali 121 al segmento ventricolarc; diam. basale 106 mm., di cui 6o all'emidiam. destro e 46 all'emid. sin.; diam. trasverso 152 mm., dei quali 100 all'emici. sin. e 52 al destro; corda del V. S. mm. 110 e freccia del V. S. mm. 22; corda dell'O. D. 64 mm. e sua freccia mm. 10. Aorta: diam. long. mm. 78. dia m. trasv. mm. 55, di cui 24 m m. all'emidiam. sin. c 31 all'emid. destro.

Fig. 3·

Questi diametri devono essere confrontati oltrechè fra di loro con quello toracico, che è di mm. 267. La configurazione e l'analisi dimensionale depongono dunqllle per un cuore da insufficienza mitralica, con vizio valvolare di lieve entità cd ottimo com· penw ipertrofico del V. S. Elettrocardiogramma (fig. 2): Ritmo sinusale. Frequenza 6o. Tempo di conduzione a - V r8/Ioo". Intaccarure a carico del gruppo iniziale in 11 e III derivazione. Onda T 3 negativa. L'elettrocard. dimostra turbe lievi di conduzione intravcntricolare. Flebogramma (fig. 3) : Nel tracciato del polso venoso manca il collasso sistolico, ciò che depone per un fatto di stasi. Prcssio11e arteriosa: M x. = I 55; Md. = 100; M n. = 70. Cura. Il p. fu curato con la marconiterapia, la quale venne applicata con la seguente tecnica: Elettrodi del diam. di cm. 10, con copertura di vetro, distanziati ciascuno di cm. t o dalle orecchie (distanza totale da clettrodc ad elettrode: cm. 38). L'apparecchio era un " Ultratherm » Gorla- Siama, la cui valvola veniva accesa a V 18,5. La sintonia. mantenuta con molto rigore, vcni v:l accertata, come è n05tra abitudine, con l'accensione d i piccole lampade elettriche a contatto cutaneo (v. C1cNOLINI: Trattato di :\tfm·coni;erapia). La d urata delle applicazioni è stata iniz.ialmente di 12 m'; alla terza applica-


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zione si portò la durata a 18 m' c la si mante nne a t::Jnto lìno alla nona applicazione. Alla decima, vennero sostituiti gli elettrodi con altri pi ù piccoli, cioè dd diam. di cm. 5, accorciando le distanze a 4 cm. fra ciascun elettrodc e l'orecchio corrispondente; l'accensione delle valvole è stJta diminuita a 17.5 t'd il tempo a 12 rn'. Questo secondo tipo di applicaz ione venne mantenuto immutato per a ltre sette sedute, fino cioè al congedamcnto dell'infermo per avvenuta guarigione dci postumi del prcgrcsso congelamento di t 0 grado, da cui era no stati colpiti i suoi padiglioni auricolari. Tutte q ueste applicazioni furono fatte quotidianamente, ~al vo i giorni festi\· i; complc:ssivamente sono durate dal 22 marzo 1938 al 12 aprile 1938. Circa le osservazioni raccolte durante In marconiterapia esse sono state molto minuziosc, ma di necessità sono in massima subbiettive. In genere dopo due o tre minuti l'infermo denunziava la comparsa di sensazioni di pulsazione o d i caldo a prte delle orecchie, ed effetti vame nte dopo 5 · 10 m' si poteva :~pprczzare, anche obbiettiva mentc, un aumento di temperatura dei padiglioni auricolari, ~ìno a scntirli tiepidi. Come sopra abbiamo detto, nella descri zione dello stato dell'infermo, questi p:~di glion i erano prima abitualmente gelidi al tatto ed insensibili. Oltre all'insorge re d i queste variaz ioni di temperatura e di sensibilità durante l'applicazione si a veva anche qu<1lche variazione nella cia nosi, che andava diminuendo. Però sotto questo aspetro delle modilìcazio ni del colori to più proficua era l'osservazione dei cambiamenti apprez7;Jbili nel p. col succeJersi delle ::pplicazioni marconitcrapiche. Già dopo la terza seduta la cianosi e l'ipotermia era no di minuite e l'infermo dichiarava anche nelle ~edute seguenti, progressiva scomparsa delle moleste parestesie, che prima avvertiva, nonchè del dolore pro,·ccabile con la palpazione. Al termine della cura la scomp:lrs:J Ji tali d isturbi, obbictti,·i e subbietti vi, risultò defin itiva.

In base ai dati anamnestici ed alle risu ltanze degli esami clinici e di labor atorio, il caso, per quanto concerne il nostro obbiettivo, può inqua' . come segue. orars1 Da un numero di anni imprecisabile esisteva una lesione organica mitralica (insufficienza), di modesta entità anatomica cd ottimamente compensata fino all'episodio congelativo. Infatti fino a quel giorno il p. aveva potuto affrontare d'estate il pe~ante mestiere di portatore alpino; il che signi fi ca, come è ben noto, superare con circa 20-30 kgr. di peso sulle spalle dislivelli di 1500 m. e più al giorno, in salita ed in discesa, in alta montagna. N el cas~ particolare, trattandosi di portatore della sezione di Ortisei, è soprattutto da cons.iderarc, come esempio di queste fatiche, la frequente traversata della Marmolada. D'inverno, inoltre, egli aveva potuto ~;opportare senza alcun segno di sofferenza le rigide temperature della sopradetta regione alpina facendo l'insegnante di sci . Tutto il primo periodo (10 .m esi) della vita militare era trascorso, d 'altra parte, senza alcun disturbo, confermando così il dato di fatto che il compenso circolatorio nel p. era ottimo, sia verso la fatica che ver~n il freddo.' Evidentemente l'episodio morboso ultimo, il congelamento, è. da im putarsi o alla particolare g ravità d ei due fattori freddo e fatica associati, quale potè verificarsi in quel periodo di tempo per le esigenze del suo servizio militare (esercitazioni tn alta montagna), o ad una accidentale condizione di difettosa resisten za del Senoner.


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E' più probabile la seconda ipotesi, cioè che il congelamento sia stato l'esponente di scompenso del circolo, manifestatosi con stasi venosa periferica, sia pure di lieve grado. E' nota l'ilnportanza che i disordini circolatori, qualunque sia la loro origine, natura ed entjtà, hanno nella patogentsi dci congelamenti. Ogni ostacolo, portato sul circolo periferico, sia dovuto a condizioni morbose cardio- vasco! ari, sia a cause estrinseche artificialmente provocate, rappresenta uno dei fattori predisponenti più importanti, in quanto viene a porre i tessuti in uno stato di menomazione trofica e quindi di minorata resistenza verso l'azione del freddo. Sono ancora presenti alla nostra memoria i danni causati, per es. durante la grande guerra, ai soldati in trincea, dall'uso delle fascic « mollcttiere », che ebbero tanta parte nella prqvocazione del famoso << piede da trincea n (Casali e Pullé), il quale può considerarsi come il prototipo delle lesioni da freddo dovute primipalmcnte a condizioni di stasi circolatoria. Le basse temperature agiscono di per sè inizialmente provocando un disturbo di circolo locale, che in ultima analisi si identifica con un fenomeno di stasi \'enosa. La pcrfrigerazione, infatti, determina dapprima, forse per azione diretta sulle cellule di Rouget, una vasocostrizione a livello delle piccole arterie e dei capillari, seguita in un secondo tempo, se il freddo perdura, da uno stato paretico delle piccole vene (Ulman e Parxes Weber). Torox esprime anch'egl i l'opinione che per azione del freddo si verific::•no nella cute dilatazioni e stasi capillari, che succedono ad uno stadio di vasocostrizione; la stasi si estende in seguito alle vene superficiali e poi anche a quelle profonde della cute. Secondo Schade, il difetto di ossigeno determinato dalle \'ariazioni di tono dei vasi precapillari, costituisce uno stimolo vasodilatatorio nell'ambito dell'eritema reattivo, dando luogo ad una nuova cagione della stasi da freddo. Se dunque guesta stasi, dallo stesso freddo provocata, viene in taluni ~oggetti a sommarsi ad una pree~istente o concomitante condizione di ostacolato circolo refluo, dovuta ad affezione organica o funzionale dell 'apparato cardiovascolare, od ad altra ragione, è evidente che in essi l'azione patogena locale del freddo debba .farsi maggiormente sen tire e dar luogo pitJ facilmente all'insorgere della congelazione. Fra i cardiopatici , sono appunto i mitralici, in cui più spesso si verificano f<:nomeni di sta~ i venosa periferica, specie durante i periodi di scompcnso (ogni. medico conosce la caratteristica (( facies >> di molti di questi malati, con cianosi più o meno evidente delle labbra, pomelli, padiglioni auricolari, ccc.), quelli che più facilmente possono presentare lesioni di congelamento, se esposti ali 'azione del freddo. Una riprova indiretta di queste nozioru di patogenesi vasale e circolatoria dei congelamenti noi l'abbiamo inoltre nella cura di queste lesioni, tentata durante la guerra con risu-ltati soddisfacenti anche a mezzo di sostanze stimolatrici e regolatrici della funzione circolatoria generale. Diversi


R E~OICONTO

CLII"JCO IXL CEè'TKO 1>1 STUDI D I CRIOP:\TOLOC ì lA

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AA. poterono allora constatare che migliorando k condizioni del circolo e favorendo così l'irrorazione e la nutrizione dci tessuti malati, si veniva ad esercitare un influsso bc:ndìco ed acceleratore: sul processo di guarigione, pure in quei soggetti in cui non fossero constatabili ::d terazioni cardio- va~cola r i importanti. Tizzoni, per es., consigliava di ricorrere all'uso degli ipertensivi per via interna (adrenalina, paraganglina, tiroidina, stricnina e simili), e Glovcr molto si giovò della digitalina, a dosi deboli, la quale, rinforzando la funzione cardiovascolare, contribui,·a notevolmente a migliorare le condizioni trofiche e la resistenza dci tessuti, che avevano sublto l' insulto della causa perfrigerantc. Il caso suddescritto è importante ed istruttivo anche dal punto di vista medico -legale militare, in quanto l'episodio congclativo fu la prima manifestazione rivelatrice di un vizio cardiaco, passato fino allora inosservato. Il che ricorda l'opportunità di sottoporre ad esame particolare della funzione card io- vascolare i soggetti con lesioni da freddo cd in genere le reclute destinate alle truppe alpine da montagna. L 'oculatezza di tali visite deve costituire la prima norma profilatttca contro le lesioni da freddo nell'esercito, lesioni che trovano appunto nei soggerti con minorazioni circolatorie il terreno più adatto per la loro insor~cnza . E ' stato spesso affermato che esiste una preclisposizione anche per i congelamenti, ed è senza dubbio vero che in una larga percentuale di casi tale predisposizione è da ricercarsi in qu:tlchc deficit della funzione cardiovascobre. Riguardo alla tecnica ed azione della marconiterapia anche in questo caso si è. constatato il valore terapeutico delle dosi minime prolungate e con elettrodi distanziati. Si è così, una volta di più, controllato che la marconiterapia è :tssenzialmente uno strumento delicato ma efficacissimo di regolazionc del circolo periferico, c che per giovarsene bisogna saper puntare sopra questo meccanismo terapeutico, respingendo ogni tentazione di impiego delle onde corte a stile diatermico. Alla marconjrcrapia hanno ceduto, in breve tempo, tutti i disturbi obbicttivi e subbicttivi residuati all'episodio congelativo, che, se inizialmente si presentò con modeste apparenze cliniche, diede successivamente luogo a notevoli molestie, che persistevano ancora immutate a distanza di molti giorni dall 'episodio suddetto. I n secondo luogo si è risolto mediante le O. C. il problema del trattamento di parti del corpo a speciale conformazione e topografia (come sono i padiglioni auricolari, il naso, le labbra, ccc.), problema che aveva affatica to i r icercatori che, come Kowarschik c Knapp, si erano proposti l'elettroterapia 11ei congelamenti di vario grado di tali organi . Ricordiamo che ~pp unto il Knapp aveva proposto l'impiego di una pinza per la galv;mizzazione del naso, la quale per l'orecchio serve meno bene che per il naso. Con le O. C., applicate con elettrodi sufficientemente distanziat1, sono completamen te scomparse tali preoccupazwnt tecniche.


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CAso 2°. - Torti Pietro, soldato del 28° reggimento artiglieria (Fossano), di anni 22. Ricoverato nell'Ospedale Militare di Genova il 14 febbraio 1938. Anamnesi famigliare e personale ,·emota: Il padre morì a 31 anni in seguito ad investimento automobilistico. La madre ha 46 annj, ed è tuttora vivente e ~ana. Non ha altri fratelli o sorelle. Non ricorda di aver sofferto le comuni malattie esantematiche dell'infanzia. Nefrite a 11 anni, di cui guarì perfettamente. Non ha avuto altri disturbi o

Fig. 4· Ben visibili

[()colai di nccru~i ai p()lp~strdli clcllc di ta.

malattie importanti fino alla data della sua venuta alle armi. Durante il serv1z1o militare, iniziatosi il 17 marzo 1937, c precedentemente all'attuale malattia, è stato sempre bene. Nega lue ed altre malattie veneree. At~a.mnesi prossima: Riferisce che il 20 gennaio 1938, trovandosi a Cuneo, aggre· gato al 33° reggimento fanteria, per frequentare un corso di dattilografia, mentre, verso le 6,30 antimeridiane, si lavava nel cortile della Caserma, notò che al contatto dell'acqua molto fredda in quella rigida mattina invernale, le dita delle due mani divenn<::ro pallidissime. Tali rimasero per il resto della giornata, ma egli non vi fece gran caso, pcrchè il disturbo not:lto non gli a rrecava alcun dolore od apprezzabile molestia. Però al corso di dattilografia, cui dovette poco dopo recarsi, sì accorse che le dita avevano perso, quasi del rutto, il senso del ratto, tanto da non poter avvertire bene i tasti, cd erano anche un po' inceppate nei loro movimenti. A sera cominciò ad avere sensazioni dolorose, che si esacerbarono durante la notte, mentre era in branda ; il dolore, che egli attribuiva al calore delle coltri, divenne così intenso da impedirgli dì dormire. Dice di avere avvertito anche senso di formicolio alle ultime falangi delle dita. che contemporaneamente assun-


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scro un colorito bluastro, quasi violaceo. Il giorno seguente, presentatosi alla vJsHa medica, fu ricoverato nell'infermeria del Corpo, dove rimase in condizioni invariate per 4 g10rm. Il 26 gennaio fu ricoverato nell'Ospedale Militare di Savigliano, dove venne curato con applicazioni di raggi infrarossi, fino alla data del trasferimento neli'Osped:~le Militare di Genova, avvenuto, come si disse, il 14 febbraio, con l'incert3 seguente diag nosi: « Postumi di congelamento alle mani o morbo di Raynaud ? ». Durante la degenza nell'Ospedale di Savigliano i disturbi subbicttivi migliorarono, ma la cute delle ultime falangi di alcune dita delle due mani rima se sempre fredda, ipoe-

Fig. 5·

C.1pillari dell'anulare dc,tro. stesica e di colorito intensamente cianotico. Verso gli ultimi giorni di tale degenza comparvero anche zone nerastre di necrosi cutanea, super~ìciale, sul polpastrello delle falangi ungueali del medio, anulare e mignolo Jell:~ mano sin., e òell'indice, medio e mignolo della mano destra. Il 14 febbraio 1938 fu trasferito in questo Ospedale, a disposizione del Cè.tlttO d.i Crioparologia. li p. esercitava a casa il mestiere di contadino; è •noderato bevitore, ma accanito fumatore (5-6 pacchetti di ~igarctte al giorno). Esame obhiettivu: Normotipo, in buone condizioni generali di nutrizione e sanguiticazione, con masse muscolari \'alide. L'esame clinico degli organi toraco - addominali è del tutto negativo. Sistema nervoso integro. All'ingresso in questo Ospedale egli presentn ancora colorito cianotico intenso delle ultime falangi delle dita di :~mbo le mani. più accentuato a carico del medio, anulare e mignolo di sinistra, e dell'indice, medio e mignolo di destra. La cianosi asfittica in queste dila, che tono molto fredde, si estende anche alla parte distale della seconda falange; ~ui polpastrelli delle falangi ungueali delle stesse si osservano anche zone cutanee di colorito nerastro, dovute a fatti di necrosi superficiale, circoscritte e interessanti la cute ed il sottocutaneo (fig. 4). La sensibilità tattile di queste dita è leggermente ridotta. Il p. accusa tuttora saltuariamente, ed in rapporto per lo più con <:ambiamenti ddla tempe-


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ratura esterna, parestesie c: talvolta anche dolori, tipo trafittivo, lancinante, specie a :i\'ello delle ultime falangi, irradiantesi in alto verso l'avambraccio corrispondente. Si nota anche una lieve iperidrosi della faccia palmare di ambo le mani e delle dita. Ricerche speciali : Esame delle urine: nulla di patologico. Reazione W assermann: negativa. Esame radiografico del torace : buona trasparenza degli ambiti polmonari. D ensità e larghezza delle ombre vascolari ilari normali.

Fig. 6. Capi lbri dcll'~nul:orc destro dopo iniezione di pituitrina (i capilbri sono quasi scomparsi).

Fascio cardiovascolare: Cuat·e: dia m. longi t. m m. I)Oi dia m. basale m m. 105, dj cui 45 il superiore e 6o l'inferiore; diam. trasverso mm. 149, e cioè 92 a sin. e 57 a destra. Diametrici aortici: longi t. 67 ; traver~o 65, di cui 30 a sin. e 35 a destra. Giudizio complessivo: fascio cardiovascolare di tipo brevilineo, dì sviluppo eccedente, senza note morfologiche nè dimensionali fuori della norma. Pressione arteriosa: Mx. = 120, Mn. = 70, Md. = 95· Alla scimolazione termica, eseguita con la prova della immersione delle mani mdl'acqua calda e fredda, a varie temper:nure, comprese fra 40° c 5", si constata un aggravamento della sintomatologia obbiettìva e subbiettiva man mano che la temperatura dell'acqua si abbassa. Già alla temp. di I0° il p. accusa dolori vivi a tutte le dita (anche all'anul:!re d., apparentemente normale), mentre si accentuano il pallore delle mani ed il cÒiorito li\·idlo bluastro delle falan gi ungueali. I dolori persistono anche a distanza di 15' dalla proYa. Determinando, con la compressione, anemia delle dita, si osserva che le falangi prossimali dopo pochi secondi si irrorano quasi normalmente, mentre le intermedie e quelle distali permangono anemizzate, pur conservando una tinta violacea, per circa 4'. I dolori scompaiono solo dopo 25'. Prova della immersione in acqua alla temp. di 5" : immediati fortissimi dolori, che il malato non sopporta per più di 1'; all'estrazione le dita sono più


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CENTRO DI STU DI DI CRIOPATOLOG IA

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pallide che nella prova precedente, specialmente l'anulare sin., che presenta intensa ischemia delle ultime due falangi. Con la compressione, praticata dopo quest'ultima prova, le falangi distali si anernizzano totalmente, ed in tale stato permangono per 3'- 4'. In tutte queste prove le condizioni di irrorazionc delle estremità inferiori non presentano alcuna vanaz10ne. Le prO"ue farma codinamiche vengono eseguite con iniezioni di 1 cc. di endopituitrina e con iniezioni della stessa dose di acetilcolina. Con le prime si provoca, insieme con un aumento della pressione arteriosa. accentt1azione dello stato asfittico delle di ta e

Fig. 7· Capillari clcll"anularc destro dopo iniezione di acetilcolina (ricomparsa e lieve aumento di cali · bro c di numero dci c~pilbri).

dei disrurbi subbiettivi (comparsa di dolori puntori); mentre con le seconde si ha un miglioramento della sindrome, con diminuzione della cianosi, e ritorno della pressione arteriosa alla norma. L'azione vasocostrittrice della pituitrina e quella vasodilatatrice del:•acetilcolina, vennero controllate, sulle dita del p., coll'esame capillaroscopico (fig. 5• 6, 7), che dimostrò in esse maggiore sensibilità all'azione della pituitrina. Cura. Completati gli esami sopradescritti, e dopo avere rigorosamente proibito il fumo al p., questi fu sottoposto ad applicazioni di roentgcntcrapia profonda sul midollo c catena gangliare cervico-dorsale (450 R. per campo, su 4 campi in totale). Non essendosi verificati apprezzabili mutamenti del quadro, il 9 marzo 1938 si iniziarono applicazioni di marconitcrapia alle mani. Essa venne praticata con elettrodi 10 x 10 a distanza di 8 cm. dorsalmente e ventralmcnte, con apparecchio ultratherm, ed accensione della valvola a V 18,5. Le prime otto sedute furono biquotidiane c della durata di 12' per seduta. Alla capillaroscopia si osserva che dopo l'applicazione, le anse capillari, che prima si presenta vano con le solite caratteristiche spastiche, si rendono più evidenti, meglio riempite cd in alcune di esse, con l'attenta osservazione, si può determinare l'andamento della corrente (fig. 8 e 9). Dopo w' esse si vanno restringendo di nuo,·o, e dopo 15' si torna a ll'aspetto solito, osservato prima dell'applicazione. Le falangi si presentano, dopo l'a pp l icazione, meno cianotiche, ma più arrosrate. Subbiettivamente, vi è pure un cen o mi-


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glioramcnw, ma nel complesso i progressi sono scarsi. In dodicesima giornata associamo, a quelle dirette locali, applicazioni marconiterapiche in corrispondenza della regione cervico-dorsalc, con la seguente tecnica: un elettrode di cm. IO di diametro su questa regione, a 4 cm . di distanza, l'altro clettrode di cm. 20 x 20 in corrispondenza degli avambracci, a distanza di cm. 8. Col susseguirsi delle applicazioni, nella settimana successiva, terza della cura, si constata che i miglioramenti conseguiti non hanno ulteriormente pn:r gredito. Bastano esposizioni al freddo dell'acqua o dell'aria, oppure la stasi derivante dal mantenere gli arti superiori in posizione penzoloni per determinare dolori ed aumento

Capilbri del

Fig. 8. mignolo prima dcii 'applicazione di onde corte.

della cianosi e degli altri sintomi. D'altra parte persisteva ancora la necrosi superficiale ai polpastrelli delle dita. Si era così giunti al 26 marzo 1938, 17" giorno di trattamento marconitcrapico, ed a più di un mese di distanza dalle applicazioni di Roentgenterapia. Ci parve evidente che la terapia locale, anche se ancora protratta, non avrebbe potuto darci il successo sperato, per cui decidemmo di tentare un trattamento generale, praticando nel soggetto le iniezioni endovenose saline ipertoniche, che avevano già dato a Cignolini buoni risultati in un precedente caso di morto di Raynaud. La tecnica e le modalità della cura furono quelle indicate dal Silbert per !a cura del m. di Burger. S i cominciò cioè con una prima iniezione di 150 cc. di soluzione al 5 % di N a Cl, continuando poi con dosi bisettimanali di 300 cc. della soluzione suddetta, alla stessa concentrazione. Si eseguirono in tutto 19 iniezioni portando ad una settimana l'intervallo fra le· ultime 3 iniezioni. Questa cura non dette mai luogo. nè immediatamente nè a distanza di tempo, ad alcun fenomeno morboso o di intolleranza. Al contrario fu palese sin dalle prime iniezioni il giovamento che l'infermo andava ricavando e che si accentuò via v ia, tanto che già dopo T1 iniezioni. e cioè alla fine di aprile. la sintomatologia subbiettiva cd obbiettiva aveva totalmente ceduto con completo distacco delle escare superficiali ai polpastrelli delle dita. Per consolidare que~ti risultati, insistemmo ancora nella cura con altre 8 iniezioni, dopo le quali lo stato cianotico- asfittico delle dita era completamente


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scomparso, sostituito dal colorito roseo normale, e tutti gli altri disturbi subbicttivi ed (parastesie, ipoestesia, crisi dolorose, ipotermia, iperidrosi) erano del tutto assenti. Allo scopo di accertare la stabilità dei risultati ottenuti, volemmo sottoporre nuovamente il soggetto alla immersione delle mani in acqua calda e fredda, per saggiare la reatti\'ità vasomotoria delle dita alle varie stimolazioni termiche. La prova dette risultato negativo, e le mani tollerarono benissimo l'immersione anche in acqua fredda, senza ritorno od accenno a nuove crisi ischemiche o asfittiche e senza ricomparsa di disturbi subbienivi. Dopo 20 giorni dalla fine della cura, data dell'uscita dali'Ospecble del p. (30 g iugno 1938). erano ancora constatabili i buoni risultati della stessa ( 1 ) . obbiet~vi

Fig. q. Cnpill4ti dd mignolo dOJX> onde enne (.•umcnl<>

eli calibro e di numero).

Non v'ha dubbio che in questo secondo caso si sia tratta to di una sindrome Raynaudiana, comparsa improvvisamente sotto l'azione del freddo, come si deduce sia dal carattere simmetrico delle lesioni, sia dal modo di insorgere, a tipo paross1st1co, e dal decorso della malattia, in cui sono chia1 amente riconoscibili le tre fasi caratteristiche, rappresentate : dalla crisi ischemica sincopale, iniziale, dallo stato asfittico succ~ssivo, ed infine dalla nccrosi. E' in esso da rilevare clinicamente la lunga durata, superiore di certo a quella che si osserva abitualmente, della crisi asfittica, tanto da far pensare ad um forma mista, risultante dali 'associazione del Raynaud con un 'acrocianosi od acroasfissia cronica di Cassirer. Il caso presenta notevole mtcresse dal punto di vista della Criopatologia, appunto per l'importanza determinante che ha dimostrato di avere nell'etio-patogenesi della sindrome il fattore pertrigerante. E ' noto che il (r) Il Toru ha dato, r~-çentcmcnte. nuove nmttic eli <è. facendo sapere che le crisi asfìu ichc 3llc d•ta ricllc mani non ,j sono, fino ad oggi, più ripetute.


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RENDICO~TO C Lii"lCO DEL CENT RO DI STUDI DI CRIOPATOLOG IA

freddo interviene spesso e svolge azione di primo piano nel determinismo della « sincope locale delle estremità » o morbo di Reynaud (Etienne), la quale si manifesta più facilm ente e più frequentemente nei mesi invernali. E' vero che l'insorgenza della crisi può riconoscere altre cause (emozioni, traumi, riflessi sensitivo-vasomotori e viscero-vasomotori), ma è anche certo che nella più alta percentuale dei casi la cagione della stessa risiede principalmente nel freddo. Talora impercettibili cambiamenti di temperatura sono sufficienti per scatenare la sindrome, come, per es., la differenza che può esserci tra la temperatura del letto e quella della camera. Grenet e Georgcs hanno descritto un caso, in cui la topografia della gangrena simmetrica, a livello di alcune dita, era spiegata chiaramente dall'irritazione cronica pro- · fessionale, che aveva agito su di esse mediante specialmente il freddo e l'umidità. Il morbo di Rcynaud può anche comparire in soggetti, che risentono in modo particolare l'azione del freddo e che, per es., hanno sempre sofferto di geloni (Broca). Crediamo che il caso, descritto dallo stesso Raynaud, nel quale l 'asfissia locale delle estremità si manifestò a seguito di una insolazione canicolare sia rimasto isolato nella letteratura. Oltre che nella malattia di Raynaud, il freddo ha. importanza anche nella patogenesi di altre sindromi morbose, analogamente caratterizzate da disturbi della regolazione nervosa della vasomotilità, le quali, alla lor volta, possono favorir l 'insorgenza di accidenti congelativi o di lesioni da freddo, vere e proprie. Intendiamo cioè alludere all'eritromelalgia (o sindrome di Weir-Mitchel), all'acroparcstesia (o neurosi vasomotoria di Nothnagel), all'acrodinia, all'acrocianosi sopra menzionata, alla c< livedo anularis >> o « cute marmorata >> ecc., forme queste che possono trovarsi associate col Raynaud. E' probabile, come pensa Vulpian, che in questa affezione il freddo agisca per irritazione periferica diretta delle terminazioni nervose cutanee, alla quale taluni soggetti, con abnorme ipereccitabilità ed irritabilità vasale, risponderebbero con una crisi spastica, sincopale, più o meno violenta. Il freddo, però, sarebbe la causa occasiona le, scatenante, agente sopra un terreno organico che dobbiamo ritenere costituzionale predisposto. Tale predisposizione può essere congenita e famigliare, oppure acquisita, mostrandosi legata in questa seconda evenienza a cause morbose e tossi-infettive diverse, come sifilide, malaria, tifo, pertosse, morbillo, reumatismo, erisipela, tubercolosi ecc., intossicazioni endogene (per es. diabete), intossicazioni esogene (per es. alcoolismo, saturnismo, ergotismo, morfinismo, tabagismo), malattie del sistema cardio-vascolare o nervoso (per es. vizi organici cardio-aortici, siringomielici, epilessia, nevriti, idrocefalo ecc.), disfunzione di alcune ghiandole endocrine (ovaio, tiroide, ipofisi, surrene). Nel nostro caso non potendosi invocare altre cause si può ammettere in via di probabilità, che un lieve stato di intossicazione nicotinica (il nostro p. era un forte fumatore) abbia contribuito a preparare il terreno e a determi-


RENDICONTO CLIN ICO !)El. CENT RO IJI STUD I DI C RIOPATOLOG IA

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nare quella particolare !abilità ed irritabilità vasomotoria, necessaria perchè ia sindrome si manifesti. Le osservazioni di maggior interesse in questo caso riguardano la cura. Sia sotto l'aspetto di morbo di Raynaud, sia come postumi di congelamento è questo il primo caso trattato con iniezioni saline ipertoniche, tentativo che Cignolini ha voluto dopo che erano fallite le cure con infrarossi, roentgentcrapia, marconiterapia, ecc. Le iniezioni endovenose saline ipertoniche, proposte dal Silbert per la .-ura della trombo-angioite obliterante di Leo-Buerger no n ci risulta che siano m :;~i state prima d'oggi impiegate nel morbo di Raynaud, tranne in un altro caso di Cignolini. Circa il meccanismo di azione di questo trattamento ricordiamo che secondo Rogers, tali iniezioni provocano un abbassamento della cJlcemia, oltre a lievi oscillazioni della potassiemia e ad aumento della parte plasmatica del sangue. A parere di questo A. le modificaz ioni dell 'equilibrio ionico, così indotte dalla soluzione salina ipertonica, ravvicinano questo metodo di cura, per i suoi effetti, a quello della paratiroidectomia parz i:1lc ideata e fatta eseguire in pp. di tromboangioire obliterante da Bastai e D ogliotti . Tale i n tervento chirurgico era proposto ne!l 'in tento di abbassa re il tenore 1n calcio del sangue e deprimere così il tono del simpatico, ottenendo cons~:gu entemente un rilasciamento dello spasmo vasale. A questo risultato si giu ngerebbe anche col metodo terapeutico di Silbcrt, che noi abbil mo impiegato anche nel morbo di Raynaud.

Due casi di congelamento, due capitoli diversi della p:.ttologia, due di fferenti metodi di cura ! Anche da questa esemplificazione clinica e terapeutica, come già dalle ormai numerose nostre pubblicazioni sulle esperienze di laboratorio risulta la vastità dei compiti spettanti alla Criopatologia. La fisiopatologia della tcrrnoregolazione alle basse temperature è estremamente complessa e le osser\':tzioni sperimentali cliniche e terapeutiche ancora insufficientissimc; occorre proseguire sul terreno sperimentale ma è assai più interessante far tesoro di tutti i casi clinici, che in tempo di pace si presentano rari e dispersi. Il ce ntro di studi di Criopatologia ha fatto anche appello agli Enti sportivi, ma fa conto essenzialmente per le sue ricerche cliniche sulla osservanza tetal itaria delle disposizioni prese dalla D irezione Generale di S:1nità Militare di avviare i militari colpiti da lesioni da freddo all'Ospedale Militare di G e nova, dove essi possono essere sottoposti a tutti gli esami necessari e tro,·are congrui mezzi terapeutici. E' ovvio che la collaborazione che il Centro di studi di Criopatologia chiede ai Colleghi Ufficiali medici non consiste soltanto nell'invio a G enova dei mi litari colpiti da congelamento, ma anche nella segnalazione di osser-


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RENI>ICO!'TO CLI~J CO DEL CE!'\TRO DI <;TUDI

DI CRIOPATOl.OClt\

vazioni personali e nello sviluppo anche in altre sedi di studi che abbiano per oggetto le lesioni da freddo e la loro cura, in modo che i complessi problemi messi in studio trovino la loro soluzione in una molteplice attività nata da oli ffercn ti esperienze.

RtAssUNTo. - Viene riferito in merito a Jue casi clinici di Criopatologia, osservati durante il decorso inverno tra militari inviati presso il Centro di Studi di Criopatologia (Clinica Medica di Genm·:.). Di tali casi gli AA. mettono in rilievo le caratteristiche cliniche e patogent:tichc, intrattenendosi specialmente sul trauamento tcrapeutico in ciascuno c:.li essi praticato.

LAVORI CONSULTATI.

CASALI e Put.tÈ: Congelamenti. Patogcnesi e cura. - Milano, Ed. Hocpli, 1917. CtCNOLINt P.: Trattato di Marconiterapia. - Milano, Ed. Hoepli, 1936. CtCNOLtNI P.: Lo Marronitempia dt'gli a_<sidemmenti e congelamenti. - Qunderni di Radiologia, fase. I. r937. Ctc:-.:oLJNI P.: Marconiterapia delle lesioni da freddo. - Wicn, lmern. K(.ngr. f. Kunw, 1 937· Crc NOl.tNt P.: Lo terapia fisica delle lesioni da sci e sports di montagna. - Annali di rad., 1937- XVI. CtcNOLtNt P.: Ma,-mnitempia dci congelamenti. - La medicina contemporanea, ' 938. CoMEL: Fùiologia normale e patologica della cute umana. - Ed. Fratelli Treves, ' 933· Lu r<En~;;t A.: Patologia del sistema ncrvo.•o vcgetativo. Tn " Medicina Interna » d el Ccr:tni, vol. V, 1932. PARISOT c CoRNI L: Troubles vaso-m oteurs. - In u Nouveau Traité de Médecine >• di Rogcr- \ idal - Teissicr, vol. XXI, r927. RAYNAUD M.: Sur l'asphy:rie locale et de la gangrène symétrique dcs e:rtrémités. Paris, 1862. Ror.ERs W. N.: Sul mecmnùmo d'azione delle inie zioni ipertoniche di N a Ci nella trOm b()(mgioite obliterante. - Riv. di Clinica Medica, '937· Sll .RERT S.: The Treatment of thrombo - angioitis oblitemru by intravenous injection oj hypertonie salt solwion; preliminary report. - )ourn. Am. Mcd. Ass., 1926. S ttH ERT S.: The Trwtment of thrombo - angioitis obliterans by intrnuenous injection of hypatonie salt sclution; preliminary report. - Surg. Gyn. an d Obst.. '935· Ut.MANN K.: Handh. Haut. u. Gcsch. Krauk, lV, 1. - Berli n, Sprimger, 1932. \'t::RnEI-LI: L'ac,·opmologia. In '' Tratt. di "Mcd. ,, di Ch:trcot c Briss:wd. U. T. E. T .• 1896.


CLINICA OCULIST lCA DELLA R . UNIVERSITÀ DI PAVIA Direttore: prof. A. Ntcou.To

GLI AGGRESSIVI CffiMICI DI GUERRA IN OFTALMOLOGI.A: Dott. Luigi Mar ucd, assistente.

(Continuazione c fine)

Composti organici ddl~arsenico. (Arsine). Nella guerra mondiale furono adoperati fra gli arsenicali; la etidicloarJina (cc Dick ») appartenente ai composti alifatici, la difenilclorarsina (« Clark I ») del gruppo degli aromatici e la difenilcianarsiua ( « Clark II n). I composti arsenicali di guerra sono, fra gli aggressivi, i più irritanti: alla minima concentrazione attiva che è rappresentata da 0 ,25 mmgr. , 5-10 mmgr., 1-2 mmgr. per mc. di aria, rispettivamente per la difenilcianarsina, la dicloroetilarsina, e la difenilclorarsina, non è possibile resistere più di un mmuto. Oltre ad avere azione starnutatoria, lacrimogena e vescicante, le arsine adoperate a scopo bellico sono spesso anche tossiche : si può avere il quadro . dell'intossicazione acuta, da riassorbimento dell'arsenico.

Lewisite. (p-Oorovinildid orarsina). E' così denominata perchè fu preparata dal chimico amerjcano Lee · Lewis, nel 1918. Non venne adoperata nella grande guerra mondiale per il sopraggiungere dell'armistizio. E' chiamata anche « rugiada della morte >> . La ~-CLOROVINILniCLORARSINA, la lcwisite primaria degli americani, fa parte delle olefine (etilene): la sua formula è. Cl CH CH AsCL. H a odore caratteristico di geranio, peso specifico = 1,89, punto di ebulizzione = 190", punto di solidificazione = 13". L 'acqua l'idrolizza rapidamente, dando. luogo alla for mazione di un ossido innocuo. Per la sua scomposizione a conratto con gli alcali, si forma acetilene. E' solubile nei comuni solventi organki. La lewisite tecnica, nerastra, è l'insieme delle tre clorovinildiclorarsine primaria, secondaria e terziaria, cioè dei composti (CH Cl = CH) As Cl~ (vescicatorio ed irritante delle vie respiratorie), (CH Cl = CH)z As Cl Qacrimogcno), (CH Cl = CH )3 (vomitorio).


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GLI ACGRE~~IVI C IIIMICI 1>1 GUERRA Il" OfT:\I, M()J.O< il.\

La dose fetale deUa ~ - clorovini ldiclorarsina allo stato di vapore sarebbe di mmgr. 0,048 per litro di aria e la concentrazione vescicatoria di mmgr. 0,334 per litro. I ,4 cc. di lcwisite spalmati sulla superficie del corpo di un uomo di 70 kg. (o,oz cc. per cmq. di cute e per kg. di peso corporeo) determinerebbero la morte per avvelenamento da arsenico. Per l'applicazione di una goccia di lewisite sulla cute dell'avambraccio (Ro\'ida, Buscher) si ha subito bruciore che aumenta nello spazio di 24 ore. Si produce poi una grossa bolla (le formazioni vescicolari grandi sono, a differenza di quelle prodotte dall'iprite, caratteristiche della lewisite). La lewisite in confronto del l 'iprilte penetra più rapidamente nei tessuti e dà infiammazione meno grave cd a limiti pitl sfumati. Le alterazioni raggiungono il loro culmine al 2 ° giorno. Se non si ha infezione secondaria la guarigione si ha di solito al 14" giorno. Non residua pigmentazione nella zona cutanea sulla quale ha agito b p - cloro\·inildiclorarsina, a differenza di quello che si ha per il ~o lfuro di etile biclorur:~to . Come si è detto, la lewis ite è :~n che starnutatoria. Sul/'occ!Jio la [3 - clorovinildiclorarsina agisce come lacrimogeno ed ha iorte potere necrotizzante se viene imrnessa nel sacco congiuntivale, come dimostrano gli esperimenti di Buscher.

Tricloruro di arsenko. E' liquido, oleoso, che all ':1 ria emana fumi bianchi, volatizza alla temperatura d'ambiente e si decompone coll'acqua. Una concentrazione di o,r mmgr. per mc. di aria già provoca alterazioni cutanee e congiuntivite.

Metildklorarsina. (CH3 As 0 2)

Fu usato nell'ultima grande guerra dagli americani. E' un liquido incolore, molto volatile, poco solubile nell'acqua e nei solventi organici. Non st decompone al contatto con l'acqua. Irrita fortemente le mucose ed è vescica torio.

Etildicloroarsina. (C2 Hs As 0 2)

Fu usata per la prima volta dai tedeschi nell'aprile 1918. E' conosciu ta anche sotto il nome di « Dick n. Liquido incolore, ha odore aromatico che assomiglia a quello della frutta fresca. Si decompone rapidamente nell 'acqua ed è solubile nei solventi o r ganici. Si nebulizza.


GLI AGGRESSIVI CHIMICI DI GUERRA IN OFT:\LMOLOGI.-\

E' eminentemente tossico, ma anche vomitorio, starnutatorio e vcscicante. I vapori dànno lacrimazione, fotofobia, arrossamento e tumefazione delle congiuntive: m a non furono osservate per essi, :llterazioni permanenti dell'occhio. Una goccia di etilclorarsina determina, secondo Blischer, alterazioni che guariscono entro 22 giorni senza reliquati . Nell'occhio l'arsina liquida induce gravi fatti di necros1.

Difenildorarsina. ( « Oark 1°», « Croce Azzurra») (C6 Hs)2 As Cl

Cristallina, incolore, solubile nei comuni solventi organici, non si vaporizza in condizioni atmosferiche ordinarie c forma nebbia ad alte temperature. Fonde a 38°. A contatto dell'acqua si decompone. Irrita le mucose, provoca il vomito c può riuscire tossica. E' fortemente lacrimogena . Non provoca gravi al tcrazioni oculari : dà tutt'al più infiammazioni con dolori che durano soltanto qualche giorno. F lury nei suoi esperimenti non osservò mai reliquati, quali ad esempio opacità corneali.

Difcnilciatulrsina. ( « Ch.rk 2° », « Croce Azzurra ») (C6 Hs)2 As CN

H a presso a poco le stesse qualità chim iche della precedente arsina; soltanto è poco solubile nell 'acqua. H a forte odore di aglio e di mandorle amare. E' uno degli aggressivi più irritanti che si conosca. Sull'occhio agisce qualitati vamente come la difenilclorarsina, ma in misura molto più intensa.

Difenilamindorarsitul. ( « Ada.msite »,

«D. M.» degli americani) NH (C6 H4)2 As Cl

Ideata da Adams, fu adoperata dalle truppe americane sotto forma di nubi. E' cristallina, giallognola, stabile di fronte agli agenti atmosferici. Le sue proprietà biologiche sono affini a quelle della difenilcloroarsina.

Bonifica della cute e terapia delle alterazioni nei colpiti da arsine. Per idrolizzare la Lewisite che si trova ancora sulla cute, serve, come per l 'lprite e la Difenilcianarsina, il cloruro di calcio. Vedder consiglia il massaggio sull.e parti venute a contatto colla clorovinilarsina, mediante una soluzione di soda al 5 ·.. (occorre praticare successivamente lavaggi con acqua pura). 4 -

Giornale di m<"diàna militare.


GLI AGGRESSIVI CHIMICI DI GUERRA IN OFTALMOLOGIA

Si può usare anche, allo scopo d'idrolizzare il tossico, una pomata all 'idrato di ferro. Come raccomanda Biischer, cercare di mantenere integre le form azioni bollose, per evitare una infezione secondaria: pungere soltanto e sterilmente, le bolle, e ricoprirle con garza unta con vaselina. E ' stata consigliata pure l'esòssione della parte cutanea più lesa. Per combattere l'azione dei vapori di difenilclorarsina sulla cute; si tanno fregagioni con ammoniaca (20 parti in 1 litro di alcool a 86•), seguite da impacchi con olio di lino od unguento ittiolato. l fatti congiuntivali si curano con lavaggi mediante soluzione borica all'I % o fisiologica, e coli iri anestetici.

COMPOSTI SOLFORA TI. Solfuro di dicloroetile (lprite) « Lost ». << GAs sENAPE » o << MOSTARDA », « GELBKREUZ » dei tedeschi.

Fu introdotto nella guerra chimica dai tedeschi, il 12 luglio 1917, presso Ypres c pertanto generalmente è chiamato << Iprite >> . P ROPRIETÀ CHIMICHE, F I SICHE E

BIOLOGICHE.

Il solfuro di dicloroetilc, dalla formula chimica S < CH CH Cl e' CH , CH 2Cl un lit]llido oleoso, ! n~oiore, con p. di fus. = 12° e punto di eb. = n ]", alla pressione atmosferica normale ; perciò è sol id o al disotto della temperatura di 13• ed è un gas poco volatile: la sua volatilità in condizioni ordinarie atmosferiche ed alla temperatura di 14• è = 345 mmgr. per mc. di aria ed a 19", 433 mmg r. per mc. E 'quasi inodore allo stato purissimo; altrimenti ha odore pungente di s~: nape, tanto che è conosciuto anche sotto il nome di « gas senape >• o <<gas mostarda >> . Poco solubile in acqua e facilmen t e nei solventi organici, alla temperatura di ambiente cd in abbondanza di acqua, si decompone in mezz'ora in tiodiglicol (inerte) ed acido cloridr ico. La temperatura e gli alcalini favori scono la sua scomposizione. Con per manganato di potassio, perossido d 'idrogeno, acido nitrico, cloruro di calce, zolfo, viene ossidato in un solfone od in un solfossido, composto, il secondo, non tossico. Il solfuro di etile biclorurato, uno dei veleni più forti che noi conosciamo ed il cui c. t. = 2000, è un tossico ce.llulare. Esso agisce principal mente sulla cute con la quale viene a contatto, come vescica torio; ma m anifesta il suo potere patogeno anche sull'apparato respiratorio per la inalazi o n e 2

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GLI AGG RESSIVI CHIMIC I DI GU ERRA N

OFTALMOLOGIA

dci vapori e sui vari sistemi ed organi, tra cui quello oculare, sia direttamente che attraverso fatti tossici da riassorbimento. Flury e Wieland sono del parere che il tossico entri in parte nelle cellule sotto forma di molecole non scisse, che nell 'elemento cellulare si abbia una scomposizione idrolitica e che quindi l'azione tossica si esplichi per parte '.:leU 'HCl messo in libertà per la scissione intracellulare dell'aggressivo. Altri AA. ammettono che l'azione tossica sia dovuta ai prodotti di ossidazione del tipo dicloroetilsolfossido o dicloroetilsolfone. Per Lustig il meccanismo d'azione dell'iprite consisterebbe in un disturbo dei processi fermentativi vitali delle cellule, conformemente a quanto si è trovato più recentemente per i veleni cellulari m genere. AziONE DIRETTA DEI VAPORI E DEL TOSSICO LIQUIDO SULLA CUTE.

Per l'azione dei vapori saturi d 'iprite sulla cute, della durata di ctrca un 'ora, si ha soltanto alterazione e desquamazione d eli 'epidermide. Se i vapori agiscono per almeno un'ora e mezza, si formano, come hanno fatto vedere gli esperimenti di Wieland, Liibhert ed Ext, grosse vescicole. Prima viene avvertito forte prurito: le alterazioni si manifestano più tardi. La cute prende in un primo tempo un colorito rosso-bluastro e poi appare rossobruna. Gli effetti dell'azione diretta dell'iprite allo stato di vapore sulla cute, ricordano quelli dati dall'alta temperatura, dal congelamento e dai raggi Roentgen. La guarigione si verifica lentamente. Spesso rimane una forte pigmentazione ed una diminuita resistenza della cute. Più sensibile all'azione dei vapori d'iprite è la cute delle palpebre, delle ascelle, dello scroto, de lla piega inguinale, della faccia interna delle coscie. Le alterazioni date dal tossico liquido sulla cute sono molto gravi. Bi.ischer ha dimostrato con esperimenti sull'uomo che tra le alterazioni determinate dalle varie sostanze chimiche sulla cute, quelle prodotte dall'iprite hanno la minor tendenza alla guarigione. Una piccola quantità di 1prite liquida, portata sulla cute umana, non dà alcun disturbo immediato; ma dopo alcuni giorni si formano sollevamenti vescicolari dell'epidermide. Dopo qualche altro giorno le vescicole si rompono, lasciando vedere ulcerazioni profonde e dolenti, le quali hanno scarsissima tendenza alla riparazione ed offrono un ottimo pabulum allo sviluppo dei germi piogcni. Il massimo dell'alterazione si ha di solido dopo il 15° giorno e la guarigione non avviene che in circa 62 giorni. Deriva da quanto si è detto, che anche una sola goccia di solfuro di etile biclorurato può portare a gravi conseguenze cicatriziali, specie quando il tossico· agisca sulle palpebre. AziONE INDIRETTA, DA RIASSORBJMENTO, SULL' OCCHlO.

Beauvieux nei casi gravi da intossicazione da iprite, quali effetti dell 'assorbimento del tossico per via sanguigna, osservò fatti patologici a carico


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GLI AGGRESSIVI C HIMICI DI GUF.RRt\ IN OFTALMOLOGfA

dci vasi della coroide, della retina e del nervo ottico. Si trattava costantemente di dilatazioni venosc per stasi : microscopicamente la coroide fu trovata di spessore aumentato a causa di forte dilatazione e replezione delle sue vene ; la rettn.a non mostrava null 'altro di anormale che i segni di una stasi venosa; le :1Jtcrazioni del nervo ottico, rilevabili oftalmoscopicamente e che talvolta potevano simulare una neurite, consistevano soltanto in una iperemia della papilla, cosa che poteva essere provata dal fatto che una pressione sul bulbo, determinando anche una compressione delle vene, nportava la papilla al suo aspetto normale. 1

AziONE DEI VAPORI SULL 0CCHIO.

Esperimenti su animali. - Molte ricerche sperimentali circa l'azione dell'iprite sull'occhio di varie specie di animali furono fatte la Wessely. Gli animali sottoposti agli esperimenti erano cani, gatti, conigli e scimmie. Tra questi risentiva di più l'azione patologica del solfuro di etile biclorurato, il cane. Le ricerche più interessanti sono quelle eseguite sulla scimmia, dato che l'occhio di questo animale ha maggiori somiglianze, per struttura, nutrizione e capacità di resistenza, con l'organo visivo dell'uomo. Se si fa inalare ad una scimmia la quantità mortale del tossico, (50 mmgr. p<.:r mc. di aria) si ha, dopo 5 ore, fotofobia con intorbidamento superficiale della cornea e miosi di lieve grado. Già a questo punto incominciano i disturbi dello stato generale : vomito, diarrea, stanchezza, ecc. Passate 24 ore si manifestano gonfiore palpebrale ed iperemia congiuntivale e la cornea appare intorbidata in toto. D opo 2 giorni l 'epitelio della cornea è caduto e si nota intorbidamento profondo del parenchima corneale. Oltre il 4° giorno l'epitelio incomincia a rigenerarsi dalla periferia mentre i fatti del parenchima, di natura necrotica, progrediscono. Una vera ulcera non si for ma mai se non avviene una infezione secondaria. Residuano sempre dense opacità. Dopo 10-r4 giorni l'animale muore per fatti infettivi secondari del-

l'apparato respiratorio o per le altre alterazioni generali alle quali si è accennato. All'esame anatomo-patologico si rilevano innanzitutto processi necrotici della cornea estesi dalla superficie anteriore alla Descemet; ed inoltre fatti di migrazione leucocitaria; l 'umore acqueo è ricco di albumina; i processi ciliari presentano vescicole con album ina; la coroide e la retina sono iperemiche e mostrano stravasi sanguigni. Nel cane, già due ore dopo l'esposizione al gas, si nota forte blefarospasmo ed iniezione ciliare; le pupille sono puntiformi; a carico della cornea si osservano intorbidamenti superficiali e profondi, in corrispondenza dei quali dopo 2 giorni si ha necrosi e qualche volta perforazione. Le alterazioni ora descritte hanno, dunque, gli stessi caratteri di quelle determinate dai raggi ultravioletti e Roentgen.


GLI AGGRESSIVI CHIMICI DI GUERRA IN OFT:\LMOLOCIA

Mawas trovò che negli animali sottoposti all'azione dell'iprite si possono avere i seguenti fatti. Fenomeni d'irritazione e riflessi a carico della congiuntiva, delle ghiandole lacrima li ed a carico d eli'occhio stesso; contenuto notevole di albumina nell'umore acqueo: fatti questi, che si verificano anche per l'azione dei gas lacrimogeni. Ciò si ha all'inizio. In seguito, in capo a qualche ora, interviene un sintomo costante: !:edema duro. Si osservano, inoltre, causticazioni rappresentate da larghe disepitelizzazioni ed immigrazione di polinucleati neutrofili, a carico delle palpebre. Chemosi congiuntivale. Invasione da parte di polinucleati delle ghiandole e vie lacrimali, le quali ultime presentano distensione delle loro pareti. lntorbidamento corneale con distruzione del! 'epìteHo, della membrana dì Bowmann e dell'endotelio, e successivamente. inbibizione con immigrazione di polinudeati, a carico delle lamelle corneali. Perforazioni della cornea, ma più spesso formazioni di leucomi. Infiammazione semplice e poi fatti distruttivi dell 'iride, del corpo ciliare e delle altre membrane oculari. Congestione dei vasi coroideali, essudazione nella lamina fusca, che può portare a distacchi della coroide. Edema retinico e corioretinite. Nevrite ottica interstiziale.

Azione dei vapori sull'occhio umano. - Nell'uomo, due giorni dopo che il vapore è venuto a contatto coll'occhio, si nota iperemia e tumefazione delle congiuntive: spesso esistono anche piccole erosioni corneali nell'ambito della rima palpebrale, le quali, se non avviene una infezione secondaria, guariscono senza lasciare opacamenti densi. Con i mezzi ottici d 'ingrandimento, si rilevano leggeri intorbidamenti dell 'epitelio corneale, nella zona corrispondente alla rima palpebrale aperta, ma con la fluoresceina non si sono messe in evidenza alterazioni colorabili. Non sono stati riscontrati disturbi della sensibilità corneale. Frequentemente persiste per un paio di mesi uno stato irritativo dell 'occhio, che si manifesta, secondo le osservazioni di Pick, con fotofobia, sensazione di corpi estranei, lacrimazione. Nei casi gravi si ha necrosi della congiuntiva bulbare ed alterazioni profonde della cornea, specialmente nelle zone lasciate scoperte dalle palpebre. Spesso si nota iperemia dell 'iride con forte miosi. Beauvieux che riporta una casistica di 1018 gassati, trovò ulccri corneali nel 20 % dei .casi gravi . Anche Derby descrisse I O forme di questo genere, in quattro delle quali si verificò panoftalmite con perdita dell'occhio. Teulières osservò su 1500 casi, tre ulceri della cornea ed una panoftalroite. Vinsonneau, Bronn e Putot, descrivono un caso nel quale, otto giorni dopo un combattimento in cui fu adoperato il gas, si ebbe un fatto suppurativo corneale. Per l'azione dell 'iprite, la vasocostriz ione a carico della congiuntiva, viene paralizzata, tanto che Parlange non potè ottenere alcun restringimento d e i vasi congiuntivali con l'adrenalina.


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GLI AGGRESSIVI CHI~IICI DI GUERRA IN OFTALMOL00/A

Ciica gli esiti delle dette lesioni apportate dall'iprite, devesi ricordare quanto segue. Si possono avere cicatrici viziose dalle palpebre. Secondo Beauvieux le necrosi congiuntivali guariscono in 4-5 ~ettimane . Avvenuta la cicatrizzazione si osserva il seguente quadro caratteristico a carico della congiuntiva bulbare, del limbus e della cornea (Beauvieux, Parlange: sindrome congiuntivo-limbica, Dor e Fouassier). La congiuntiva bulbare si presenta striata per molti vasi ben visibili, flessuosi, di un colorito rosso-carminio, che si avanzano verso la cornea al cu i bordo giunti, si ripiegano ad ansa. Qualche volta questi vasi si adden-

trano nel parenchima corneale per 1-2 mm., dando luogo in alcuni casi alla formazione di una ricca e fine rete vascolare che può assumere l'aspetto di una emorragia compresa nello spessore della cornea. Molto spesso i vasi si spingono fino al limbus soltanto, dove terminano disposti parallelamente, diritti od incurvati ad ansa o formando, talvolta, dei glomeruli vascolari: questa vascolarizzazione è superficiale, mobile con la congiuntiva bulbare in cui ha sede e che in corrispondenza si presenta di un colorito bianco porcellaneo, in maniera che si ha l'aspetto dell'« occhio di bambola >> (Beauvieux). A volte si possono osservare i vasi episclerali turgidi e di un intenso colore violacco. Spesso si ha l 'i mpressione che le porzioni sclerali che normalmente in forma di semilune, superiormente ed inferiormente pitl che dai lati esterno t~d interno, sopravvanzano l'orlo corneale, siano più opache cd estese. Alla lampada a fessura a carico della congiuntiva bulbare si vedono alcuni vasi dilatati ed altri assottigliati: i vasi dilatati appaiono tortuosi, e non sono rappresentati da un canale cilindrico, ma moniliforme, tanto che Genet parla di « dilatazioni varicose congiuntivali 1> e Doggart di « dilatazioni a corona di perle )> . IJ sopracccnnato lembo sclerale sopravvanzante la cornea, specie quello superiore, appare all'esame biomicroscopico, come all'osservazione ad illuminazione focale, più esteso ed opaco che normalmente, di un aspetto granitico: esso è percorso nel 5enso dei raggi corneali, da vasi sottili ma tuttavia più grossi che di norma, paralleli, terminanti liberi od anastomizzati tra loro, in maniera da formare delle anse a convessità rivolta verso il centro della cornea. Per quanto riguarda la sensibilità al toccamcnto a livello delle zon e lese dall'iprire, Parlange trovò in sei delle sue ,osservazioni, una ipoestesia od anestesia nelle varie regioni limbiche, specie in alto, dove anche in corri!>pondenza del tratto ~clerale che a forma di semiluna deborda con opacità più marcata della normale, sul contorno corneale, si notavano uguali d iHurbi sensitivi. A carico della cornea possono residuare opacità circoscritte o diffu se (cornea porccl lanica di Parlange) e leucomi stafilomatosi. Gli occhi che hanno subito le al terazioni finora esposte spesso vanno soggetti a fatti irritativi o ad infiammazioni congiuntivali recidivanti, c h e


GLI AGGRESSIVI CHIMICI DI GUERRA IN OFTALMO[,.OC.IA

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durano in media 2-5 giorni. Dor e Fouassier vedono nella persistenza dei vasi abnormi neoformatì il substrato anatomico di questi disturbi ricorrenti. Anche la cornea lesa per iprite, resta disposta ad infiammazioni recidivanti e si dimostra poco resistente ai germi piogeni. In un caso descritto da Jacqueau e Bojadoux si manifestò a c:1rico di un occhio, 4 anni dopo che il p. ebbe a subire l'azione del gas, un processo suppurativo della cornea al quale seguì una panoftalmite; la stessa cosa si ebbe due anni più tardi all'altro occhio. Il p. fu colpito da iprite nell'ottobre 1918. Per l'azione del gas l'a. avvertì bruciore agli occhi ed ebbe vomito doloroso; poi non potè più parlare e vedere, mentre avvertiva forte cefale:1: infine si trovò in un ospedale tre giorni dopo senza saper come. Dopo tre settimJne incominciò ad essere percepita la luce. Una settimana più tardi il gassato poteva distinguere gli oggetti e leggere un po'. In seguito, :1l p., visitato in un ospedale di Parigi, fu rilasciato il seguente certificato: « Intossicazione da iprite, bronchite, congiuntivite e cheratite, diminuzione dell'acuità visiva (0. D. V.=rjro; O . S. V. = I/3)· Op:1cità persistente della regione centrale e paracentrale della cornea destra; opacità stellata paracentrale, della cornea sinistra H . Quattro anni dopo che ebbe a subire l'azione del gas, il p. fu colpito da dolori violenti ad O. D.: fu trovata un'infiltrazione settica della cornea destra, alla quale seguì panoftalmite. Si dovette procedere all'enucleazione. Due anni dopo, bruscamente, anche ad O. S. insorsero dolori con ~ensibile abbassamento visivo: si trovò ulcera corneale verso il limbus, ad ora seconda, piccola, superficiale, a fondo grigiastro, senza vascolarizzazione e ad andamento torpido. Non irite nè ipertonia. Iniezione della congiuntiva palpebrale. Tutto intorno alla cornea, la congiuntiva bulbare si presentava ispessita, avascolare, di aspetto cicatriziale, come di porcellana, per una estensione di cm. I ~ circa. La congiuntiva bulbare più periferica, invece, presentava una corona di vasi dilatati, tortuosi, di colore rosso carminio vìvissimo, i quali ad r ~ cm. appunto dal limbus scomparivano perchè sembravano perdersi in profondità. Dopo periodi di aggravamento che minacciarono lo stabilirsi di una vera panoftalmite, e miglioramenti dati quasi esclusivamente da iniezioni intramuscolari di latte, l'infiltrazione diffusa della cornea, l'irite, l'ipopion e gli altri fatti, che si erano manifestati con un andamento rapido ed allarmante, tendevano a risolversi dopo un mese, quando poteva osservarsi ancora verso il centro corneale una ulcerazione tenacemente resistente alle cure e che finalmente sembrava volgere alla cicatrizzazione, poichè dei vasi parevano avanzarsi verso la cornea. Gli AA. richiamano l 'attenzione su alcuni sintomi riscontrati nel loro caso e che sembrerebbero importanti per stabilire pregresse lesioni da ipri te. Ricordano il sintomo ben descritto da Fouassier (<< Thèse de Bordeaux ))' 1919), cioè l 'aspetto bianco madreperlaceo della congiuntiva bulbare lasciata scoperta a rima palpebrale aperta. Questo aspetto fu osservato anche da Bru-


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GLI AGGRESSIVI CH IMI CI DI GUERRA IN OFTALMOLOGIA

netière (« Archives d'Opht. ,,, 19.20). Esso sarebbe dovuto all'edema duro visto a proposito degli studi istologici di Mawas, che lascerebbe una cicatrice compatta e non vascolarizzata. Importante è pure, osservano inoltre gli AA., l'aspetto della iniezione della congiuntiva bulbare, legata alla presenza di vasi di un color rosso carminio, in parte neoformati, in parte rappresentati da quelli che già es-istevano, ma ipertrofici, di cui la colorazione caratteristica sarebbe in rapporto ad una maggiore ossigenazione del sangue per la stasi nella parete vasale. Questa vascolarizzazione tipica fu ben descritta da Genet in due comunicazioni fatte alla << Soc. d'Opht. » di Lione (1921-1923) ed anche da Dor e Fouassier negli << Archivos d'Oftalmologia H ispano- Americanos »

(1923)· Per quanto riguarda conseguenze gravi di lesioni apportate da gas, gli AA. ricordano poi i tre casi di infezione corneale con consecutiva panoftalmite descritti da Jaopringle nel « British Journal Ophth. » del 1918, casi da considerare più che come conseguenze, come accidenti immediati dopo la azione d eli 'aggressivo. La flora batterica in questi casi era costituita da streptococchi e stafilococchi. Come vera conseguenza grave, tardiva, in occhio leso per iprite, Jacqueau e Bujadoux considerano soltanto una osservazione di Mac Kellar comunicata nell'« American Journal of Ophth. » del 1920: si trattava di un'ulcerazione corneale grave in un vecchio ipritato. [n questo caso, che dopo un lungo periodo . di cura venne a guarigione, l'O. trovò una vascolarizzazione congiuntivale tutt'affatto analoga a quella descritta dai due AA. Jacgueau e Boujadoux ricordano pure le lesioni nervose in occhi ipritati segnalate da Verguet nella sua tesi (Bourdeaux, 1919). Osservano che nel loro caso non vi era anestesia corneale, ma che con lesioni nervose si può spiegare la persistenza indefinita dell'ulcera che si comporta come in un mal perforante. T ornando al loro caso gli AA. fanno notare la sensibilità speciale dell'occhio ipritato, la sua diminuita resistenza che dispone a gravi infiammazioni spontanee, anche dopo diversi anni dall'azione del gas. Fanno osservare ancora che l'aspetto clinico dell'occhio alterato dall'iprite, in cui si manifesti il grave guadro tardivo descritto, è su per giù uguale a quello ch e si può riscontrare nell'occhio appena dopo l'azione del gas e negli animali sperimentalmente intossicati. La prognosi di simili casi, affermano infine, deve essere molto riservata. Un cheratoipopion verificatosi ad O. S. IO anni dopo il contatto del gas con l'occhio, fu osservato da Ncame : la terapia (taglio di Saemisch) fu inefficace anche in gucsto caso. Moore ed H ockfort pubblicano due osservazioni di ulceri corneali profonde avutesi a IO anni di distanza dalla ipritazione: erano localizzate nella zona di cornea corrispondente alla rima palpebrale c guarirono in seguito a


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raschiamento e cauterizzazione. Roese sottolinea i fatti che in questi due casi, nonostante che la distruzione del tessuto corneale si estendesse fino alla membrana di Descemet, non era avvertito dolore e non avvenne la perforazione della cornea. Pesme osservò una fistola corneale in un ufficiale francese colpito prima da gas lacrimogeni, poi da iprite. Sintomi che si verificarono in giornata per l'azione dell'iprite furono vomiti, impossibilità visiva, blefarospa~mo intenso. L 'indomani si stabilirono fenomeni polmonari gravi. L'ufficiale fu riformato per riduzione dell'acuirà visiva (4 / 10) ad O.D. e cecità assoluta ad O . S., dovute ad esiti di causticazioni delle cornee; e per fatti broncopleurici oramai cronicizzatisi e consecutivi alle turbe respiratorie indotte dali 'iprite. Il p. in seguito ai detti fatti d eli 'apparato respiratorio, andò incontro a dimagramento ed a dispersione della forza muscolare. Dopo cinque anni dall'azione dell'iprite, senza causa apparente, il gassato ebbe la sensazione che del liquido scolasse dal suo occhio sinistro: non si trattava di Jacrimazione. Questa sensazione si ripetè altre volte e lo stesso p., prima di ricorrere all'A., si accorse che l'O. S. era ipotonico. L'A. trova all'esame obbiettivo: O. O . = intorbidamento grigiastro, diffuso della cornea. Ad O. S. = al centro dell'opacamento corneale, una salicnza piccola, brillante, simile ad un cheratocele; camera anteriore un po' ridotta di profondità; ipoestesia nella regione della nubecola; V = 1/50. La fistola fu curata coli 'elettrolisi e guarì definitivamente. L'A. esaminò anche alla lampada a fessura la fistola e l'opacamento corneale: trovò che la fistola era anfrattuosa, come data dalle cavità di vescicoie corneali formatesi nei vari strati della cornea diffusamente intorbidata. Spiega, infine, la formazione della fistola, con l'ammettere il cattivo stato di nutrizione della cornea al centro della zona opacata e le condizioni generali deperite del gassato.

Azione del tossico liquido sull'occhio. - Flury, Wieland e Mawas, studiarono l'azione delle varie dosi d 'iprite sull'occhio del coniglio. In alcuni esperimenti gli AA. instillarono nel sacco congiuntivale di conigli, della essenza minerale (etere di petrolio) e videro che questa non provocava alcun fenomeno infiammatorio di lunga durata. Invece già una soluzione d'iprite al decimillesimo in essenza minerale, instillata come l'essenza stessa, si dimostrava attiva, producendo lieve tumefazione delle palpebre, suppur azione ed opacamento della cornea. Che il contenuto delle vescicole prodotte sulla cute dall'iprite non abbia proprietà tossiche, fu provato da Biischer immettendo il liquido delle bolle nel sacco congiuntivale dell'uomo: non si ebbe alcuna reazione. Leber istillando ~ ' }{ mmc. dell 'iprite liquida pura nel sacco congiuntivale di conigli ebbe a riscontrare già dopo mezz'ora arrossamento e tumefazione delle palpebre, ed in seguito, ecchimosi e chemosi imponente


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delle congiuntive, per cui qu~ste coprivano la maggior parte della cornea, depositi fibrinosi su alcune zone della congiuntiva, intorbidamcnto corneale. Se si adopera una maggior quantità d'iprite, per es. una goccia di una soluzione eterea al 10 %, come fece Wessely, si determinano necrosi totale della cornea, forte iperemia e fatti necrotici a carico del! 'iride e della coroide. Roese a proposito delle alterazioni indotte dall'iprite nell 'occhio del chimico curato da Schritr, considera che la quantità di tossico immessa nel sacco congiuntivale doveva essere minima, poicbè dopo 5 mesi l'occhio appariva soltanto un po' irritato e la cornea presentava un opacamente denso di color bianco-porcellana con vascolarizzazione profonda; mentre si sa, come si deduce da quanto si è detto, che se una goccia d'iprite viene a contatto con l'occhio umano, questo è perduto ! BONIFICA DEGLI IPRITATI, NE l

RIGUARDI DELL'OCC HI O E CURA DELLE ALTERA-

ZIONI OCULARI DA IPRITE.

Se l'i prite è. venuta a contatto con la cute pal pebrale, questa deve essere subito strofinata con cotone, garza, ecc., lavata con acqua e sapone e bicarbonato di sodio al 4 %, o soluzione di Dackin, o benzina, petrolio, permanganato di K al 4 ";,,,, e cosparsa di cloruro di calce in sostanza od in soluz'Jone o di cloruro di calce secco e farina fossile a parti uguali, o meglio della miscela cc M >> costituita da tre sostanze, una assorbente, una neutralizzante e l'altra catalizzatrice. Occorre tener presente che se il solfuro di etile biclorurato ha agito sulla cute per 3 m' soltanto, possono non manifestarsi alterazioni; se l'azione è durata w ', avendosi solo eritema ed al massimo la formazione di qualche piccola vescicola, l 'uso del cloruro di calce potrà evitare l'istituirsi di alterazioni gravi; se invece l'iprite è rimasta sulla cute per 2 ore, nemmeno il cloruro di calce potrà essere utile. La congiuntiva contaminata verrà lavata con fisiologica, permanganato di K all 'r / 4ooo, bicarbonato di Na al 4 %, dicloramina T al o,so "!{, . Si potrà ricorrere, dopo, ad un collirio astringente. Wesscly ha dimostrato con esperimenti su conigli, che la vaselina di pomate applicate prcpocemente nel sacco congiuntivale protegge la cornea c la congiuntiva da un 'azione gravemente dannosa dell'iprite. Nei casi di lievi alterazioni congiuntivali e corneali ci si deve limitare ai lavaggi detti ed ali 'applicazione, sulle parti colpite, di quache pomata ~dcalina. Se c'è secrezione abbondante, si può adoperare un collirio di protargolo al1'1-2 % l forti dolori possono essere calmati con vaporizzazioni e con un anestetico che non produca alterazioni dell 'epitelio corneale. In presenza di alterazioni corneali c contro l'irite s'instillerà anche atro. pma al o,so 01. o .


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Evitare il bendaggio: si proteggano gli occhi soltanto con occhiali affumicati o con un pannello mobile. L a cura degli esiti vascolari della congiuntiva è quella stessa indicata per gli angiomi e varici congiuntivali : l'uso di pomata al precipitato rosso di mercurio, toccamenti col lapis di solfato di rame, scarihcazioni, legature, asportazioni, termo o galvano-cautcrizzazioni, elettrolisi.

Esiti e conseguenze oculari tardive e dubbie di lesioni da gas di guerra (da Parlange). Affezioni messe in rapporto

ad aggressivi chimici di natura ignota od imprecisata. Parlange di!.tingue le conseguenze oculari di alterazioni indotte da gas di guerra, in quelle vere e nelle dubbie; ed afferma che l'iprite è il solo gas fra quelli impiegati nell'ultima grande guerra, che abbia lasciato conse~ uenze oculari non dubbie. .. D egli esiti e delle conseguenze vere lontane in gassati per iprite, ho già parlato. Nelle conseguenze dubbie di lesioni da gas di combattimento, Parlange r.omprende un 'atrofia papillare bilaterale da lui osservata in un colpito da i pri te; l'atrofia della papiIla, bilaterale, post-neuri ti ca (dovuta a gas asfissianti o lacrimogeni?), del caso di Teulières; i tre casi di emeralopia senza altri disturbi e quello di emeralopia con neuroretinite di Jess; la trombosi di una branca della vena centrale retinica osservata da Saupe; un caso di nistagmo di Ratnakar; una forma ipertensiva oculare con caratteri di glaucoma irritativo (l 'a. fu per lungo tempo sotto l'azione dell'atropina) di Bonnefon ; l'embolia bilaterale dell'arteria centrale rctinica vista da Oswald; la n evrite retrobulbare del caso di Dufour; una corioretinite a tipo luetico (determinata occasionalmente da gas di combattimento ?), un 'atrofia ottica hilaterale postnevritica ed accessi di glaucoma, osservati da Stella Ganci ; l 'infezione acuta spontanea dei due occhj vista a due anni d'intervallo in un vecchio ipritato da Jacqueau e Bujadoux. Sul << Zentralblatt fiir die gesamte Ophthalmologie ,, III , 1920, v1ene riportata in riassunto un 'osservazione di H arvier pubblicata sotto il titolo eli c( Syndromes miasthéniques consécutifs aux intoxications par gaz de combat ». Il caso riguardava un soldato che alcuni giorni dopo l'inalazione di un tossico di guerra, fu colpito, senza presentare precedentemente sintomi di avvelenamento acuto o fatti a carico della congiuntiva, da cefalea, vom ito, febbre, epistassi, e conseguentemente da debolezza generale e facile Hancabilità. Questi disturbi scomparvero in breve, ma presto seguirono crisi di vertigini, ronzii agli orecchi, afasia sensoria, ptosi della palpebra superio r e sinistra, turbe visive con emianopsia destra.


GLI

AGGRES~I\'1

C HIMICI DI GUERRA

l~

OFT.'\LMOLOGI:\

Ad una visita fatta tre anni più tardi, non esisteva più l'emianopsia, m entre si trovò stancabi li tà generale, paresi dei muscoli mimici, masticatori, della deglutizione, della laringe, del tronco e delle estremità. A carico degli occhi vi era una ptosi bilaterale della palpebra superiore con un frequente movimento di ammiccamento palpebrale, lacrimazione, specie a sinistra, parestesia della congiuntiva, paralisi dell 'abducente di destra con diplopia che aumentava con la stanchezza, limitazione di tutti i movimenti oculari. Pupilla, accomodazione, fondo e visus, normali.

RIASSVl'TO. - L'A. passa in rassegna le principali conoscenze acquisite dalla lette. oftalmologica dall'epoca del più importante impiego dell'arma chimica ad oggi, circa l'azione degli aggressi\'i chimici di guerra s ull':~pparato oculare. r:~tura

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INFERMERIA PRESIDlARIA MlLlTARE DI TRENTO

Direttore: tenente colonnello medico dott. GIOACCHINO VALENTE

OCCLUSIONE INTESTINALE ACUTA DA DIVERTICOLO DI MECKEL Dott. Vittorio Busadola, capo reparto chirurgico.

Una occlusione intestinale che abbja quale causa j} diverticolo di Meckel è affezione rdativamente rara. Secondo Utfreduzzi in appena l 'uno o il due per cento dei casi fu riscontrato come agente tale viscere, la cui pre~nza n eli 'intestino costituisce infatti un'anomalia congenita altrettanto rara. I risultati delle ricerche anatomopatologiche a tale riguardo sono pressochè identici. Augier sopra 200 cadaveri (137 uomini e 63 donne) rilevò il diverticolo di Meckel solo 6 volte: 4 sull 'uomo e 2 sulia donna. Rogie appena 7 volte sopra 300 cadaveri. Una statistica inglese nota 16 casi di diverticolo sopra 7&; individui. Un 'altra statistica, più recente, di Kelynack (pubblicata pure nel Journal of A11atomy a11d Physiology), riporta, sopra 298 individui, 4 casi dell 'anomalia in questione. H asegawa, nei Giappbn~si, lo riscontrò 5 volte sopra 850 individui. Doepfner a Zurigo, lo trovò I volta sopra 130 individui. Tali cifre dimostrano come iJ diverticolo di Meckel si rinvenga nell'uomo con una frequenza mediia del due per cento, con una maggiore predilezione nei maschi che nelle femmine e precisamente nella proporzione di tre ad uno. Morfologicamente esso rappresenta il tratto prossimale, non involuto, del dotto onfalo-mesenterico che nel! 'embrione unisce la porzione intestinale del tenue al sacco vitellino e che, di regola, dovrebbe essere riassorbito, insieme con i vasi onfalo-mcscnterici, già nei feticini di 5-7 mm., ossia ancora verso il quarantesimo giorno di vita endouterina. L 'involuzione del canale onfalo-mesenterico può infatti non risultare completa, lasciando persistere qualche sua parte che prenderà, in seguito, uno sviluppo parallelo a quello del feto; oppure tale involuzione può essere addirittura eccessiva. Le anomalie dì regressione del sistema vìtdlino vanno così dali 'esistenza di un semplice diverticolo di Meckel, libero o fissato secondariamente, quando {X:rsista il solo tratto intestinale del dotto onfalo-mesenterico, ali' esistenza di un diverticolo aperto o di un diverticolo fissato all'umbilico, o al permanere dei soli vasi onfalo-mesenterici, quando residuino connessioni fra l'intestino e l'umbilico; mentre la persistenza del tratto umbilicale del dotto onfalo-mesenterico può dar luogo ad enterocistomi, a cisti dell'u.mbilico, a tumori r-esiduali. La involuzione eccessiva infine del canale


OCCLUSIONE INTESTINALE ACUTA DA DIVERTICOLO DI MECKEL

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onfalo-mesenterico può d eterminare la stenosi o l'atresia intestinale, in concomitanza o meno con un diverticolo di Meckel. Il diverticolo si riscontra alla porzione inferiore deIl 'iko, in media da 8o cm. di distanza a 1 metro dalla valvola ileo-cecale. Come cifre estreme furono osservate distanze da 3 cm. (Wernher) a 3 metri (Rolkston). Esso ~ ' impianta quasi sempre sul margine libero, convesso, dell'intestino, talvolta però può distaccarsi da una delle sue faccie in un punto più o meno vicino al margine mesenterico. La sua inserzione sull'ansa intestinale è quasi sempre ad angolo retto; meno frequentemente tale angolo può diventare acuto hno a obbligare, secondo Doepfner, il diverticolo a un decorso del tutto parallelo a quello dell'intestino, per la presenza in quest'ultimo caso di un mesenteriolo proprio, di cui è altrimenti privo quando la sua base d'impianto è perpendicolare. Le sue dimensioni sono variabilissime. La lunghezza media è di 5 o 6 cm ., ma può presentarsi lungo anche 25 cm. o meno di 2 cm. Il suo calibro eguaglia il più delle volte quello dell'ansa intestinale su cui s'impianta, ma esistono casi in cui è più stretto, altri in cui è notevolmente più largo. La forma non è meno variabile e può essere, secondo gli individui, cilindrica, conica, cilindro-conica; d'altra parte ora è rettilinea, ora più o meno curva a guisa di arco: in ogni caso presenta sempP~ una base cd un apice. La base corrisponde ordinariamente alla parte più larga. L'apice, terminante a fondo cieco, è regolarmente arrotondato a foggia di cupola o irregolarmente convesso, talora più o meno IY:rnoccoluto per degli ispessimenti anulari della parete. In un caso di Hudson terminava in una specie di martello; in un caso di Ragie appariva rigonfio a forma di glande; in un caso di Hyrtl era mddiviso in cinque lobi. In alcuni individui l'apice dà origine a un'appendice più o m eno lunga, simile ad un legamento, il così detto << filum terminale », con cui rimane allora fisso all'umbilico o al disotto sulla parete intestinale, oppure a uno dei visceri vicini, il mesenterio, la vescica, o qualche ansa dell'ileo. Questo « filum terminale » a volte rappresenta la parte distale obliterata del canale onfalo~mescnterico stesso, in altri casi i vasi onfalo-mesenterici permeabili per un tratto variabile o intieramente trasformati in cordoni fibrosi. Nella sua struttura il div-erticolo di Meckel presenta esattamente gli stessi elementi fondamentali dell 'intestino tenue dal quale ha origine e si possono distinguere in esso i vari strati della parete intestinale; solo che sovente alcuni, e specialmente gli strati muscolari, possono essere molto atrofici. Esso contiene, a seconda dei casi , gas, materie fecali più o meno indurite, corpi stranieri, come calcoli o ammassi di vermi. Altra volta però si notano delle modificazioni parziali della parete la cui mucosa trapassa bruscamente in altra del tipo perfettamente analogo a quella gastrica. Tale peculiarità è abbastanza frequente. Secondo gli studi di


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M. Koch (1912) che concordano con gli altri più recenti di Schatz, si riscontra nel ro-12 per cento dei casi . Talora il tessuto gastrico si estende a tutta la parete del diverticolo, come fanno fede le osservazioni di Huebschman n (1913), cosl Ja mcritarsi il nome di <• estomac en miniature )) (Guibal). I primi accenni · anatomici circa l'esistenza del diverticolo risalgono a l

1700. Il V crht yen nelle tavole della sua << Anatomia n ( 17 r7), già figurava oltre al cc processus vermiformis genuinus )) un << processus vermiformis extraordinarius ))' che un altro belga, il Palfyr, lettore di anatomia e chirurgia a Gand, riproduceva poco dopo nel suo trattato di << Anatomia chirur gica » anche se un traduttore dei suoi traduttori, Giovanni La ber, nella ed izionc italiana dell ' « Anatomia chirurgica del signor Giovanni Palfino » ( 1758) riporta << l'appendice vermi forme nel suo stato naturale » per quella che ha sede epicecale, ~ poi << la mede ~ irna aFpendice fuori del suo stato n aturale ». Ora, osserva Giordano, appassionato rivendicatore di ogni verità travisata, non si tratta della medesima appendice ma di quella appendice o diverticolo del tenue che oggi va sotto il nome usurpatore del Meckel il quale venne più di mezzo secolo dopo ( 178H853). Del resto già il Ruischio <:: il Morgagni lo menzionano e ancora prima del Meckel un altro italiano, Pietro Tabarrini, ne dava una bella descrizion e, appoggiat1 a figura molto dimostrativa, in una sua << Lettera » ( 1768) che sempre il Giordano definisce memorabile. In essa l'anatomico di Siena dimostra essere diversi da quelli descritti dal Littre in certe ernie, ove si insinua un gavocciolo laterale dell'intestino, questi diverticoli dell'ileon che hann o « la stessa, stessissima consistenza dello intestino medesimo, da cui nascono, essendo corredati eziandio nella superficie interiore delle sue valvole », per l a qual cosa egli reputa senz'altro ch 'esso diverticolo « non procedesse già da un rilassamento ddle membrane dello intestino medesimo, ma bensì che avesse la sua origine e fosse costrutto dell'intestino istesso nel tempo della sua prima conformazione ». A Giovanni Enrico Meckel, professore di anatomia all' Università di Halle, spetta comunque il merito di aver compiutamente pertrattato, n el r812, l'organo in questione. La patologia dd diverticolo è abbastanza svariata. Furono frequentemente studiati, oltre alle occlusioni intestinali acute e croniche, casi di peritoniti diffuse o localizzate (Keefe, Mauclaire), di diverticoliti (Picqué e Guillemot [ r897], Denecke, H ilgenreiner), di ernie diverticolari (Tédenat, Ekehor n, Payr, Mariotti), già del resto segnalate dal Ruischio e dal Littre due secoli addietro, di fistole ombclico-diverticolari, di tumori d'origine diverticolare, d'infezioni specifiche (tubercolosi, ùfo, ecc.), e ·ul ti-


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mamente anche di ulceri peptiche diverticolari con successiva perforazione, di cui il primo caso citato è quello di Huebschmann nel 1913. La proporzione delle diverse forme addominali acute dì origine diverticolare, secondo uno studio statistico di Mueller e Wallace, ricavata da 20 l cast, darebbe le seguenti cifre: Emorragie, ulceri o perforazioni, in 93 casi.

Invaginazioni, in 63 casi. Occlusioni intestinali, in 26 casi. Infiammazioni acute, in liO casi. L esioni associate, in 9 casi. Complessivamente i dati statistici denotano come la occlusione intestinale per diverticolo di Meckel non sia la lesione più vistosa nella variietà delle manifestazioni patologiche di questo organo, già di per se stesse rare in ragione appunto del fatto che il diverticolo è, come risulta, un 'lnomalia congeni ta pochissimo frequente. Ritengo quindi interessante riferire un caso clinico di occlusione intestinale acuta da diverticolo di Meckel presentato da un paziente inviato d'urgenza il giorno 31 gennaio u. s. nel reparto chirurgico di questa Infermeria, con diagnosi generica di cc addome acuto )) . Sergente maggiore j . N., di anni 22, da Napoli. Anamnesticamente non si rilevano anomalie nei consanguinei. Genitori viventi e sani. Vi sono inoltre un fratello e una sorella egualmente sani. Il p., che è il minore, non ha patito nessuna malattia pregrcssa. Parto eutocico_ Sviluppo iniantile e adolescenza normali. Caratteri somatici regolari. All'esame clinico, psiche e sensorio integri. Riferisce di aver cominciato a provare i primi disturbi addomi nali a carattere di dolenzia vaga, gravaciva, diffusa, tre giorni addietro; di aver ingoiato la solita purga con scarso risultato mentre la tensione addominale si andava accentuando e il dolore si localizzava più nettamente verso l'addome destro vicino aJI'umbilico. L'alvo da ieri è rimasto chiuso alle feci e da questa mattina anche ai gas. Qualche conato di vomito è venuto ad allarmare la sintomatologia, iu seguito alla quale viene appunto ricoverato. All'esame obbiettivo si nota un rialzo discreto della remperarura (37,8) e una più alta frequenza dei toni cardiaò ( 12o), piccoli e molli, seppur ritmici e puri. Espressione mimica di notevole sofferenza, con viso pallido c lineamenti stirati. L 'addome è modicamente espanso, con tensione e difesa muscolare a destra, su quasi rutta la metà, dove esiste timpanismo accentuato. Aja epatica conservata. Dolente !-Oprattutto alla pressione anche lieve, il punto di Mac·Burney e più ancora quello di Gnz. Porte erniarie esterne libere. E same rettale negativo. Nelle urine Ulià lic:ve nubc:cola di albumina con la reazione dell'acido solfo-salicilico; non indacano, non zucchero, non sangue. Nessun altro rilievo sui restanti organi ed apparati. Convalidata la necessità dell'immediato intervento. con una diagnosi di occlusione acuta da probabile concomitante appendicite, si procede subito all'atto operativo, previa rachianestesia percainica, con taglio pararcttale destro. All'apertura del peritoneo fuori· esce qualche centimetro cubico di siero leggermente torbido. Il cieco appare subito indenne e così l'appendice, libera, tozza, anche se piuttosto ipcremica. La mano esploratrice scivolando lungo l'estrema ansa distale dell'ileo, a circa trenta centimetri d:tlla

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Giorno[~ ài mcdiciru~ mili14t'~.


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OCCLliSIO!"E 1:-JTESTINALE ACUTA DA DIVERTICOLO DI MECKEL

\;llvola, incontra, su!Ja proiezione dell'umbilico, un cordone duro, grosso come un dito indice, lungo all'incirca sette centimetri, che estrinsecato si rivela per un di\'erticolo <li Meckel flemmunoso, strozzante ad anello un'ansa intestinale per mezzo di una briglia connettivale saldata alla radice del mcsenterio. Si procede rapidamente al distacco della lacinia c alla succefsiva ablazione del diverticolo, inser.i to sul margine libero dell'intestino, con sezione e sutura trasversale. a punti staccati in triplice strato c si completa l'intervento con una appendicectomia. Decorso postoperatorio buono con ripresa della peristalsi c della pervietà dell'alvo ancora nella serata e con guarigione della ferita per prima intenzione. Ritornato in questi giorni dalla licenza di convalescenza, il p. si presenta in ottimo stato di salute e non accusa nessun disturbo intestinale.

Il caso in questione può prestarsi a qualche rilievo clinico-operativo. Le varietà dell'occlusione cliverticolar~ sono quelle dell'invaginazionc, per vizio di posizione, quando il diverticolo si introfletta a dito di guanto e penetri in questo modo nel lume cieli 'ileo, trascinando successivamente con sè l'ansa eff~rente fino magari ad oltrepassare la valvola ileo-cecale. Bettazzi sostiene al proposito che è la presenza di iperplasie circoscritte o di tumori che nella metà circa dei casi determina l'inversione del diverticolo e secondariamente l'invaginazione, la quale ultima, secondo Donati, segue fatalmente, in una percentuale che a suo giudizio è quasi assoluta. Un 'altra varietà di occlusione, per vizio di posizione, è rappresentata dal volvolo per torsione del diverticolo sul suo asse longitudinale, complicata più raramente con la torsione dell'intestino. L'intestino inoltre può a sua volta strozzarsi primitivamente sul suo asse longitudimlc per sospensione in hilico del diverticolo riempito di materie o può occludersi per torsione attcrno ~1ll'assc del mcscntcrio. Se il divèrticolo è teso pachè fissato all'umbilico, k anse intestinali soprapponendosi ad esso e ricadendo per il proprio peso dall'un lato e'ltlall'altro, determinano l'appiattimento del loro lume per inginocchiamento e quindi l'occlusione. Ma il meccani~mo più frcqu~nte è sempre quello della compressione intestinale, talvolta per attorcigliamento di un diverticolo attorno alle an~e, così da formare dei nodi diverticolari, più o meno complessi, e il più sovente mediante briglie od anelli formati dal diverticolo fissato. Il caso clinico surriferito presentava appunto quest'ultima varietà di occlusione per fissazione (probabilmente congenita) del diverticolo alla radice mcsen te riai~. Dal lato diagnostico si prospetta il problema della possibilità o meno di rilevare come agente deli' occlu~ione il diverticolo . di Meckel. Nessun A. ha stabilito che esistano dci segni patognomonici certi della occlusione diverticolare, mentre tutto quanto concerne i rapporti fra appendicite e occlusione può essere precisamente ripetuto per il diverticolo c lo strozzamento interno.


OCCLUSIO!'E INTESTil'AI.E ACUTA D,\ DIVERliCOLO DI MFCKEL

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Gli AA. anzi che come Camera, Conti, Cannavcro, Melletti cd altri s; sono occupati della sintomatologia propria del diverticolo del Mcckel, indipendentemente dai fenomeni acuti, hanno concluso che esso, quando dà segni di sè, presenta una sintomatologia che è del tutto simile a quella dci processi infiammatori appendicolari. Soltanto l'esistenza nei primi anni della vita di una fistola umbilicale ~tercoracea congenita o di un tumore adenoide diverticolare potrebbe, cccc:zionalmente, far pensare alla vera causa degli accidenti in un soggetto colpito d:t occlusione intestinale acuta. Per il rimanente i sintomi generali e funzionali di t}uesta varietà di occlusione non hanno nulla di specialmcte caratteristico, tolto forse, fra i sintomi fisici, l'infossamento con deformazione dell'umbilico che, secondo Leo e Bianchetti, avrebbe valore di certezza, qualora sussista, e che il Mazzoli avrebbe confermato col sintomo del decubito obbligato seduto. La diagnosi quin<li potrà sempre essere posta con il solo valore di probabilità più o meno apprezzabile, se consolidata inoltre da quegli altri dementi secondari come l'età, il sesso, c l'eredità, ai <.jttali anche accennano con particolare riguardo Roscnmueller, Forgue e Dupuytren. Circa l'età le statistiche dimostrano che il pericolo di maggior frcgucnza s'estende dai 15 ai 25 anni. li 7G per cento dei casi si riferisce a soggetti con meno di trenta anni. Circa il sesso, data la maggiore frequenza del diverticolo nei maschi, anche l'evidenza morbosa si manifesta più spesso in questi ultimi con una proporzione di cinque maschi su una femmina. L'insorgere quindi di una improvvisa sintomatologia occlusiva interna, a carico del tenue, in un paziente giovane, precedentemente sano, deve senz'alrro far pensare anche alla possibile presenza di un diverticolo di Mcckel e con ~1uesto alla gravità del pronostico in rapporto al trattamento terapeutico. La morte è inevitabile se non si interviene precocemente; nella media dei casi sopraggiunge dal <.JUarto ali 'ottavo giorno, ma essa può soprastare molto più presto, in 48 ore (Bougon, Annequin, Ulrich), in 20 ore (Jamain), in IO ore (Roy). D'altra parte il successo chirurgico è in rapporto a numerosi fattori c;ui quali predominano lo stato d i nutrizione del segmento intestinale strozzato. In tutti quei casi nei quali fu necessario addivenire alla resczionc di una porzione dell'intestino la percentuale della mortalità riportata dalle diver~e statistiche operatorie degli AA. più disparati è concorderncntç elevatissima. La tempestività pertanto dell'intervento chirurgico, ossia la sua quanto mai precoce attuazione, domina la prognosi di questa affezione. RIASSUNTO. Descrizione di un caso clinico di occlusione :tcuto da diverticolo di Mcc kel in un militare di 22 anni. Considerazioni clinico-operative, con richi:mli embriologici, anatomici, anatomo-patologici e storici sul diverticolo stesso.


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OCCLUSIONE INTESTI:-.: .\LE ACUTA DA DI VERTICOI.O 1)1 MECKEI.

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OSPEDALE MILIT ARE DI MILANO Dircuore: tenente colonnello medico $ 1RO FADDA

SULLA IDENTITÀ ETIOLOGICA DELL'ITTIOSI E DEL CHERATOMA PALMARE E PLANTARE Dott. G~eoeroso Jaanarooe, capitano medico, capo reparto dermoceltico.

Ritengo utile esporre il seguente caso clinico presentatosi alla mia osservazion e nel Reparto Dermoceltico di questo Ospedale, perchè permette di

fare alcune considerazioni sulla etiopatogenesi di una forma morbosa la cui etiologia è. ancora in discussione. Z. Tarcisio, di anni 20, domiciliato a VallaJta (pmv. di Bergamo), contadino; pro,·iene dal Reparto Osservazione. A namnesi familiare: Padre morto a 55 anni per paralisi cardiaca. Madre e due lratclli viventi e sani. Uno zio materno affetto da forma ittiosica. Anamnesi personale: Riferisce che fin dai primi anni di vita gli comparve secche7.za e ruvidezza della pelle con desquamazione quasi farinosa, specie alla superficie Jcgli arti inferiori, al viso e al cuoio capelluto. Lo sviluppo, progressivo, dell'affezione raggiunse grado più spiccato all'epoca de:Ua pubertà. Lo stato di secchezza generale della pelle prese allora aspetto diverso: la desquamazione si acce111tuÒ e si svilupparono lentamente delle neo formazioni (ipercheratosiche?) di notevole spessore, piane, in corrispondenza della superficie estensoria degli arti superiori e inferiori. - L' infermità subiva Jie,·i miglioramenti nella stagione estiva cd aveva delle rccrude~enze nella stagione in vernale. In tale periodo infatti l'ammalato notava secchezza e desquamazione più intensa, ed un molesto prurito specie al viso. Coll'andar degli anni le palme delle mani e le piante dei piedi divennero secche, ru vide e lentamente le sue parti cornee si ispessirono oltrepassando progressivamente il livello della pelle di circa 1 cm.; si solcarono di ragadi , determinando così un ostacolo nel movimento, specie delle di ta delle mani. Benchè abbia praticato varie cure locali e generali riferisce dj ave r avuto scarso giovamento. E . O.: Longilineo in scadenti condizioni di nutrizione e sanguifica7.ione. Presenta delle note d'infantilismo, scarso sviluppo dci genitali e dei peli, tim bro di voce infantile. E. A. cardie>-vascolare: negativo. E. A. respiratorio: negati vo. A carico dd sistema nel"voso: Deficienza mentale dal punto di vista psichi co. carattere apatico c puerile. Niente altro d'importante a carico degli altri organi e app:~rati. Esame dermatologico: Presenta la pelle del viso arrossata. desquamante, secca al ratto, infiltrata che dà .al viso l'aspetto di una ma~chera (vedi fotografia annessa). Lo stato superlìciale dell'epidermide si presenta d iviso in campi poligonali da strie p rofonde. T movimenti mimici sono impacciati, specialmente quelli della fronte c delle htbbra. In corrispondenza degli arti superiori cd inferiori, specie a carico dcii:J loro s uperficie estensoria, si osserva una produzione di mas~e cornee, lamellari, grosse quan to


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SULLA IDENTITÀ ETIOLCJ<J ICA DELL"JTTJOSI E DEL CI-IERATOMA ECC.

un'unghia ed oltre, di forma irregolare, di colorito giallo sporco, bruno scuro, in alcuni tratti embricate come le squame di un serpente. Presenta inoltre in corrispondenza delle ginocchia alcune formazioni ~quamose , sotto forma di lamine grosse e ruvide, biancastre aderenti e delle escrescenze cornee. Le manifestazioni cutanee sono meno accentuate sul tronco ove si notano delle papule, in alcuni tratti addossate, grosse circa una capocchia di spillo, di colorito rosso pallido, uniformi , frammischiate a piccole fossette follico!ari. Su queste papule si notano dei

piccoli cumuli Ji squame che staccate mostrano al <.lisotto un pelo arrotolato. La pelle (. ruvida, secca ed al tatto dà l'impressione di una grattugia. La pelle delle palme delle mani e <.Iella pianta dei piedi presenta delle formazioni cornee che raggiungono lo spessore di circa un centimetro. Tali formazioni, simmetriche,

sono solcate da ragadi c divise in blocchi poligonali. E' notevolmente ostacolato il movi· mento delle dita, alcune delle quali wno retratte a guisa di artiglio. Le ghiandole sudoripare hanno una funzione quasi normale. La pelle delle pieghe articolari è liscia, lucente.

Esami spct:Wii: 1" - Esame

urina: Soltanto discreta incl.acanuria. R. W., Citochol negative. 3° - Cutireazione Pirquet : Negativa. 4° - Esame radiologico (grafia) delle mani c dci piedi: Lussazione falango-falanginea mignolo sinistro; null'altro di particolare rilievo. 5" - Esame batteriologico delle squame delle mani e dei piedi: Reperto negativo per eventuali parassiti vegetali. 2° -

Diagnosi. Di fronte a siffatte manifestazioni cutanee è naturale che l'indagine diagnostica dovesse orientarsi verso il vasto capitolo delle iperchcratosi. E' noto che le manifestazioni ipercheratosiche, rappresentate da formazioni cornee compatte e da· squame che difficilmente e solo parzialmente si


SULLA IDENTITÀ ETI OLOG ICA DELL'I1TIOSI E DEL C HER t\TO~Ir\ ECC.

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staccano, possono essere delle forme primitivamente ipcrchcratosiche oppure fo rme secondarie a cause parassitarieJ ad entcro-intossicazioni, ad infezioni gcn<.:ra li. Esclusi per ovvie ragioni nel caso attuale i processi infiammatori acuti, dato che i'affezio ne dura sin d alla nascita, resta no da considerarsi i p rocessi cron ici e le forme primitivamente ipercheratosiche. Senza passare in rassegna tutti i processi d i tal genere che costituiscono una gamma m ol to v:~s ta della dermatologia c che vanno da1 luetici ai micotici, il che costituin:bbero niente altro che uno scolastico elenco di dati c sintomi, scnz'alcuno intc rcs~e immediato, io mi limiterò ad accennare soltanto a quei pochi proCe5Si che potrebbero entrare in causa per una diagnosi differenziale. Davanti a delle lesioni con i cararteri clinici cd anamnestici esposti si poteva pensare per la localizzazione del viso ad un 'eczema iperchcratosico. Questa dermatosi si associa però a fatti infiammatori molto evidenti ; che invece m ancano nel nostro caso. Si poteva pensare alla psoriasi: la psoriasi però ha chiazze più circoscritte, di solito figurate, squame di colorito argentino embricate, aderenti ; hl sedi di predilezione e non è prurig inosa. Sulla base di questi criteri, per i dati dcii 'anamnesi, e per i rilievi clinic i esposti ho ritenuto di essermi imbattuto in un caso di ittiosi, che aveva questa rara particolarità di presentare associate, contemporanee c riunite tutte le form e di ittiosi, dalla cheratosi pilare del tronco, all'ittiosi serpentina cd istrice degli arti. La eccezionalità del caso è dovuta anche al fatto che il tronco è molto preso; viceversa la forma ittiosica interessa, in particolar modo, il viso e ~li arti. Inoltre questo caso è di notevole importanza anche per le concomitanti lesioni osservate a carico delle palme delle mani, e della pianta dci piedi . L 'ammalato infatti presenta delle formazioni cornee alla palma delle mmi cd alla pianta d ei piedi che raggiungono lo spessore di circa un cm. per cui ne è derivato un pronunciato ostacolo nel m ovimento delle dita, :~ lcune delle quali, come h o già descritto, sono retratte l guisa di artig lio. Si potrebbe pensare ad un eczema ipercheratosico del palmo delle m ani e della pianta dei piedi. Nell'eczema però l'ipercheratosi è. più diff~.:tsa e si associa a fatti infiarnmarori evidenti i quali spesso sconfinano dal palmo sul polso e sulle facce laterali delle dita coi caratteri di un eczema desquamante. • Si potrebbe pensare ad una forma tricofìtica. Certe tricofizie che pcr~istono lungamente nel palmo della mano e pianta dei piedi, possono portare Jd un notevole e diffuso ispessimento dello strato corneo, il quale si sfalda m grosse squame. Mancano nel nostro caso alcune di quelle chiazze sul dorso delle ma ni ~ o n la figurazione caratteristica , mancano le ll terazioni a carico delle unghie.


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SULLA mENTITt\

ETIOLOG ICA DELL'IITlOSl .E DEL CI-JERATOMA ECC.

L'esame microscopico ha escluso tali forme. Credo quindi che possa ritenersi fondato il criterio diagnostico al quale sono pervenuto, e cioè che si tratti di una ittiosi polimorfa e di un cheratoma palmare e piantare concomitanti.

Considerazioni. L'ittiosi può rivestire caratteri anatomo-clinici molto diversi, secondo un'ampia gamma di varietà che va dai casi più lievi, per i quali si tende oggi a preferire la denominazione di eritrodermie ittiosiformi, a casi gravissimi di indurimento corneo della pelle. In questi casi la pelle ha una consistenza come di cuoio con spaccature molto vaste e profonde variamente ramificate. Grosse squame cornee di forma varia ricoprono tutto il corpo. Gli orifizi cutanei sono in alcuni casi gravi ristretti e deformi; i movimenti della bocca, degli arti e del tronco ostacolati. Alcune suddivisioni che si riferiscono all'aspetto che la cute colpita assume, in rapporto con l'entità e la distribuzione topografica del processo m orboso, hanno valore clinico semiologico e sono state introdotte dai cultori della specialità dermatologica al solo scopo di rendere più accessibile l 'aspetto esterno delle lesioni e più rapida la diagnosi. Si parla così di ittiosi, nitida, argentina, nigricans, serpentina, saurina, istrice ecc. ecc. Le altre forme di ipercheratosi così dette idiopatiche (porocheratosi, acrocheratosi, cheratodermie, angiocheratoma ecc.), debbono considerarsi forme circoscritte di ittiosi. Non mi risulta che esista però nella letteratura dermatologica moderm un lavoro d 'insieme sull'ittiosi ed il cheratoma p. e pl. che tenga presente k principali acquisizioni nel campo della patologia di queste forme. I trattati accennano ora a· questo ora a quel dato: si aggiunga inoltre che ogni A. tende ad aggruppare queste forme ed altre forme affini secondo criteri personali e con denominazioni che non sempre vengono seguite. A me pare tuttavia che sia l'ittiosi, sia il cheratoma palmare e p. hanno un carattere essenziale che li riunisce ; il carattere mal formativo a tipo ereditario. Essi compaiono nei primi anni della vita, ed accompagnano il soggetto colpito per tutta l'esistenza. Royer ha osservato in una famiglia la comparsa di queste vane forme iperchertosiche per sei generazioni successive. Osservazioni simili sono state fatte da altri AA. Spesso queste forme sono accompagnate da disturbi funzionali del sistema nervoso centrale, o da deficienze neuropsichiche.


SULLA IDENTITÀ ETIOLOGIC.'\ Of.LL'ITIIOSI E DEL CHERATOM:\ ECC.

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lo ritengo che le differenze cliniche tra queste varie forme siano legate al diverso comportamento della cute alla diversa intensità dello stimolo patogeno. Anche Mençau e Montesano, insieme ad altri AA., hanno sostenuta l'identità delle cosi dette forme ipcrcheratosiche. La sede ddle alterazioni primitive e fondamentali dell'organo epidermico è variamente indicata dai diversi AA. Io ritengo, ed il caso che bo illustrato ne fornisce una conferma, che \e alterazioni nelle forme ipercheratosiche siano strettamente legate allo stato ncuro-ormonico dell'organismo. Infatti dal punto di vista somatico in questi ammalati, nelle forme più gravi si notano chiari sintomi di infantilismo, scarso sviluppo dei genitali e dei peli quasi assenti, mancanza del caratteristico cambiamento del timbro della voce nella pubertà; si nota nelle forme gravi e generalizzate una deficenza mentale dal punto di vista psichico ed un carattere apatico e puerile. Diverse ghiandole sono state incriminate volta per volta, tiroide, ipofisi, paratiroidi o disfunzioni polivalenti. Vincent - Weil ritengono che una infezione luetica congenita agisca attraverso le alterazioni funzionali della secrezione tiroidea. Secondo altri AA., l'ittiosi e le eritrodermic ittiosiformi sarebbero legate Jd una insufficienza delle paratiroidi. Sono infatti registrati alcuni ottimi risultati ottenuti con la somministrazione di paratormone, risultati che potrebbero spiegare il rapporto tra l'ittiosi e un deficit funzionale delle paratiroidi. Secondo altri AA. l'ipofisi dominerebbe con le influenze ormonali tutto il complesso trofismo della cute e strati ipodermici. Heller ha osservato che una deficiente funzione epifisaria conduce ad una caduta delle corna dei monton'Ì per cui pensa che una iperfunzione della stessa glandola esalti la corneificazione. Questa ipotesi potrebbe essere ritenuta verosim ile solo se si dimostrasse che le lesioni ittiosiche rappresentano un carattere secondario sessuale come le corna dei montoni. In complesso quindi come ho già accennato, quello che domina in questo quadro è il carattere malfonnativo ereditario. · Questo carattere e l'indubbia coesistenza di disfunzioni delle gl::mdok a secrezione interna a tipo pluriglandolare si innestano ed agiscono in un unico tronco dj morbosità ontogenetiche, è ben nota l 'influenza regolatrice delle glandole a secrezione interna sul trofismo cutaneo e l'importan za di eventuali squilibri di esse in queno che è l'orientamento costituzionale del soggetto, come sono ben noti i r:~pporti di molte distrofie cutanee con disfunzioni endocrine e la ereditarietà di molte di tali disfunzioni. In questi ammalati, dal punto di vista somatico infatti, si rilevano. come nel caso in esame e come detto dianzi, spesso chiare note di infantilismo.


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SULL.\

IIX:-JTITA F.TIOL<X;ICA llELL'ITTIOSI E DEL CHERATOMA ECC.

Il fatto più sal iente dell 'ittiosi c nel cheratoma p. e pl. è quello della produzione di sostanza cornea, quantitativamente alterata. Probabilmente si tratterà di un disturbo del ricambio cellulare che interessa tutto il ricambio della cellula corneificante, la quale in questa sua funzione esplica un lavoro non indifferente. La i perproduzione della sostanza cornea. non deve essere considerata ·come un processo regressivo passivo a cui vanno incontro tutte le celle epidermiche, ma come un processo biologico attivo consecutivo ad un complesso di stimoli interni che turbano così la normale evoluzione delle sostanze prowplasmatiche inducendo una produzione di elementi chimici e morfologici tal ora molto diversi dalla sostanza cornea. Nella genesi di queste due affezioni noi dobbiamo ammettere che una cau sa nociva proveniente dali ' interno per il tramite del circolo sanguigno e linf:ttico ~letermini una variazione quantitativa e qualitativa nel norm ale proc<'sso di elaborazione chimica e chimico-fisica della sostanza cornea. L 'ittiosi ed il cheratoma vanno considerate quindi un'anomalia di sviluppo nel senso di un arresto o di un eccesso della normale evoluzione dell"organo epidermico, un fatto quindi di ipo o di ipervoluzione, di quello che è il normale evolvere dcll'ontogenesi dell'organo. Sta il rilievo della grandissima facilità con la quale si son viste altre malformazioni concomitanti con le ittiosi c le cheratodermie. Tutti questi dati ci permettono di concludere per una disfunzione dell'elem ento cellulare epidermico in rapporto con turbe di altri organi e sistemi probabilmente d ipendenti da un 'alterazione ereditaria. Per !imitarci al campo delle malattie congenite della cute, ci sono altri esempi di alterazione del genere: il pemfìgo congenito, la cutis laxa. Riassumendo quindi i concetti sinora esposti , dobbiamo ammettere che l'ittiosi cd il chcratoma p. e pl. debbano considerarsi malattie congenite simili , a carattere evidentemente displastico e distrofico che interessano la cute c ciH: hanno la stessa eziologia ed istopatologia cioè, alterazione su base ereditaria in rapporto con turbc endocrine della normale capacità di evoluzione m orfologica e funzionale delle cellule epidermiche.

R tAsst;:-;To. - Viene dcscrino un caso di ittiosi con chcratoma p. e p!. concomitante. Suii:.J b:~se di rak ~tudio, l'A. consider:1ndo l'itticsi ed il ch cratoma p. c pl. una disfunzione evolutiva in rapporto con turbc endocrine e da alter:~zioni ereditarie fa rilevare l' identi tà -ez iologi c:~ del le due nffczio ni.

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SULLA IDE;'\iTITA ETIO LOGICA DF.LL"ITTIOSI E DEL Cl-l F.R:\TOM A ECC.

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OSPEDALE MILIT ARE DI CAGLIAR I Direttore: colonnello medico PAOLO RoMBY

SU UN CASO DI PARTIZIONE DELLA ROTULA Don. Domenico Dastoli, tenente m~:dico inc. grado superiore.

Ritengo interessante la descrizione di questo raro reperto, soprattutto per la facilità con la quale tale anomalia può essere scambiata con una frattura. E' intuitivo in tal caso quanto sia necessaria una esatta diagnosi differenziale, per applicare il relativo e congruo provvedimento medico legale. CASO CLINICO. - B. S., aviere della R. Aeronautica -Cagliari, nato a Villa di Cadore il 13 agosto 1916. Anamnesi: nulla di notevole nei precedenti familiari e personali remot1. A. P. P . : riferisce che a 18 anni, durante una partita al pallone riportò una pedata a: gi nocchio destro, da un compagno di giuoco. Accusò vi~·o dolore in sede del traum:t, tale da costringerlo a rimanere per terra per circa un 'ora, ma dopo qualche massaggio fu in grado di ritOrnare in famiglia in bicicletta. Il giorno successi\'o notò che il ginocchio destro era tumefatto, e la deambulazione gli riusciva dolorosa. Chiese ricovero pertanto all'Ospedale Civile Maggiore di Verona, ove gli fu f:ma diagnosi di contusio ne alla faccia laterale della coscia destra e dopo 1~ giorni di degenza ven ne dimesso note,·olmente migliorato. A suo dire, da qucll'ep<'.C:I nei cambiament i di temperatura o dopo lunghe marce si risveglia il dolore nella sede suddetta. AUo scopo di accertare le reali condizioni e per eventuali provvedimenti il 24 marzo 1938 l'aviere in oggetto viene ricoverato in questo Ospedale. Stato attuale: accusa dolore al ginocchio destro, e difficoltà alla stazione eretta pro· lungata. L'esa me obbiettivo mette in rilievo : soggetto robusto in buone condizioni di nutrizione e di sanguificazione. Nulla da rilevare a carico dei vari organj cd apparati interni. L'esame del ginocchio destro. all'ispezione non fa ri levare alcuna nota patologica. Alla palpazione si apprezza lie"e protuberanza al terzo supero-esterno della rotula. a su perfi cie regolare di consistenza ossea. I movimenti del ginocchjo sono tuttj possibili e completi. Trofismo e sensibilità de:-ll'arto consen·ati come di norma. L 'esame radiologico del ginocchio, praticato nelle due proiezioni ortogonali, mette in eviùenza una discontinuità della rotula nel suo polo supero-esterno; la rotula. in tal modo, rimane divisa in due frammenti. uno distale, che è il più voluminoso, e l'altro prossima le: questi due frammenti appaiono nettamente profilati. la linea di discontinuità è pure regolare, nè si rilevano processi di addensamento o di rarefazione. La rotula viene più completamente studiata con una proiezione atipica e cioè secondo una incidenza cervico·caudale: nella immag ine così otten uta si conferma la segmentazione dell'o~so in due frammenti, che appaiono bene :~ffrontati.

Dinanzi al quadro radiologico testè descritto SI possono fare due ipotesi diagnostiche: 1" -

una frattura·,

2• -

una anomalia morfologica.


SU UN CASO 01 PARTIZIONE DELLA 1\0TULA

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Contro la prima ipotesi stanno l'assoluta mancanza di processi riparativi, tanto più rimarchevole in quanto un trauma in detta sede risalirebbe ad alcuni anni addietro, la regolarità della linea di separazione, l'esatto affrontamento dei frammenti, la sede della discontinuità. Il criterio differenziale tra frattura ed anomalia morfologica è stato chiaram~nte espresso da Pasguali, il guale in base ad una vasta documentazione

ha potuto determinare la notevole diversità dei guadri radiografici che si presentano nella frattura parcellare e nella rotula partita. Pasguali, prendendo in t same i casi di frattura di rotula, osservati nell'Istituto Rizzoli dall'anno r899 al 1931, mette in rilievo che in solo 5 casi su 66 fratture si trattava di semplice frattura parcellare, e che la evenienza di una frattura parcellare del t~rzo supero-esterno della rotula è ancora più rara. Lo stesso A. inoltre riferisce che su 28 esiti di frattura della rotula osservati nell'ultimo trentennio nell 'Istituto Rizzoli, in nessuno sono stati riscontrati anche lontanamente segni radiologici, che facessero pensare ad un tipo di frattura simigliante alla partizione della rotula. Rimane perciò da prendere in considerazione l'ipotesi di una anomalia morfologica: per essa; in linea generale stanno gli elementi che contrastano con la frattura. Il guadro da noi osservato ripete, poi, in tutte le sue particolarità radiomorfologichc le variazioni morfologiche note sotto la denomina-


~. t;

l ':--1 CASO l.ll PARTIZIONJ: DELL:\

~OTUl.A

zione di « rotula partita ». E cioè, frammentazione della rotula in due parti seconda una linea arcuata a concavità supero esterna; frammento distale più voluminoso di quello prossimale; linea di divi~ione netta; assenza di processi produttivi ossei; nessuna dislocazione dei frammenti .

Questa anomalia morfologica venne descritta per la prima volta in una autopsia da Gruber nel 1883, Ioanchital nel 1902 ne precisò per primo il quadro radiologico cd attualmente nella letteratura sono raccolti un discreto numero di casi. Sulla genesi della partizione della rotula e sul meccanismo di questa anomalia l'accordo fra i vari AA. non esiste: alcuni ritengono trattarsi di una anomalia di sviluppo, dovuta ai nuclei di ossificazione complementari, che sarebbero rimasti isolati, invece di fondersi tra loro in un unico nucleo ; secondo altri AA. (Fcischner, Donarre, A. Mouchet, Nihlai) si tratterebbe di una vera osteocondropatia giovanile.


SlJ UN C ASO L>l PARTJZION E D ELL:\ RUTU L:\

-PS-

In Italia sono stati descritti casi di rotula partita dal Businco ( 1925), Alberti (1926), Potenza (1930). 11 Saupe che ha raccolto tutti i éasi noti di partizione della rotula li ha aggruppati nel seguente modo: 1° - casi in cui la rotula è divisa da una linea orizzontale in due frammenti, uno superiore grande, l'altro inferiorc..piccolo; t 2 u - casi in cui la linea di separazione è verticale ed i frammenti che ne risultano sono pure disuguali; 3° - casi in cui la rotula è divisa da una linea curva in due framm enti, uno latero prossimale piccolo, l'altra distale assai più grande. Il caso da me descritto appartiene secondo guesta divisione al terzo gruppo, che abbraccia il maggior numero di osservazioni. La conoscenza di questa anomalia, la cui diagnosi è resa possibile solo dall 'indagine radiologica, interessa, come è stato accennato, soprattutto dal punto di vista medico-legale. La possibilità, che essa venga scambiata con una frattura come tal ora è <apitato, dev'essere presente alla mente del radiologo, che deve tener conto dei seguenti clementi: forma regolare del nucleo di framment:nione, sua ~ede, rima di diastasi ben netta e marcata , perfetta sovrapposizione e coattaZJOne, idealmente ottenibile del frammento , allo scopo di differenziarla da una frattura. 1 Per ottenere una buona visualizzazione della anomalia in esame la proiezione radiografica più adatta è la cervico-caudale. L 'A. descri ve un caso di partizionc della rotub. Accennata :~ Ila rarità dì questa anomalia morfologìca, ricord:l brevemente la p::~togcncsi ed i segni princi p::~li di diagnosi differenziale con le fratture della rotula. RIASSU NTO. -

BIBLIOGRAFIA. Fortsch . a. d. geb. der Roentg.. Bd . 31, H. 2·3· 1923. GRAETZ: Id. id. id., Bd. 32, H. 3-4, pag. 483H c HEN OROCH: fd. id. id., Bd. 31 , H. s-6. 1924. HELLEMER: Acta radiologica, vol. IV, n. 18, pag. 137, 1925. K OHLER: Grenzen cles normalen n. Anfa nge des Pathol. im Rocm genbildc, 19 18. L EONARD: American Journ. of Ront. , marz 1925. M uLLER: Forsch. a. d. geb. der Roentg., Bd. 32, H. 3-4, pag. 486. SAUPE: Id. id. id., Bd. 28, H. l , s. 37· PASQU ALl: Gazzetta internazionale di Medicina e Chirurgia, n. 24, 31 dicemb re 19.>4 ·· FLEJSCHNER:

pag. 237. Bu s JNCO :

Radiologia Medica, vol. 12, fase. r2.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE

Immunizzazione contro la malattia di WeU per mezzo di l.tptospfrc vive avirulente. (« Geneesk. Tijdschr. v. Nederl. Indie " • vol. 78°, pag. r859, 1938).

P. H. v,.N THI EL. -

L'A. si è servito del ceppo di Lept. « Coppée >> da 8 anni mantenuto in cultura, che si era addimostrato avirulento o scarsamente virulento per animali molto sensibili alle Leptospire quali sono considerate le cavie. Le prove sperimentali con questo reattivo biologico avevano mostrato che lo stipite vivente dà luogo a una leptospirosi mitissima; g li :mimali appaiono in perfetta salute, quantunque le lcptospire permangono in circolo per parecchi giorni. Dopo queste esperienze preliminari, l'A. prova senz'altro gli effetti <kll'inoculazione di Leptospire vive su dci volontari (l'A. stesso e il personale del labo.. ratorio). Furono inoculati 5 individui con dosi varia nti da cc. 0>5 a cc. 2 di una sospensione di Lept. <c ceppo Coppée )); ogni cc. conteneva circa 10.000 leptospire. G li dfetti non sono stati uguali in tutti e cinque i casi, sia nei riguardi della sintomatologi::t clinica sia in quelli delle reazioni sierologiche. Alla inoculazione della dose più alta, fatta dall'A. su se stesso, non ha corrisposto una forte reazione; tutto si è ridotto a un erpes labiale in quarta giornata ed un 'elevazione di temperatura a 38° in sesta giornata. L 'inoculazione del sangue dell'individuo in esperimento alla cavia (2 cc.) restò se-nza risultato; non fu osservata Jur:mte otto giorni nessuna leptospira nel liquido peritoneale. Il potere agglutìn:mte del siero di sangue del volontario raggiunse in 21a g iornata il titolo d i t :10.000. In un altro individuo, che aveva ricevuto invece una dose minore di leptospire (mezzo cc.) si è osservata una reazione piuttostv forte: brividi, elevazione termica a 39°,6, abbattimento, necessità di tenere il letto. Tutti i sintomi ~comparvero in ga giornata; il titolo aggluti nante del siero dì sangue raggiunse in 21" giornata I: 50.000. Negli altri casi le reazioni furono deboli cd i titoli agglutinanti del loro siero furono rispettivamente dì 1: 10.000; 1: 1000; t :sooo. Dal complesso del le osserv:~zioni risulterebbe che tutti e cinque i volontari superarono un attacco atipico di morbo di W eil, prcssochè senza sintomi nei casi 4° e 5°, .:.on lieve sintomatologia nei casi 1° e 3°, con sintomi seri nel caso 2°, che fu costretto a tenere il letto. La cavia, che è stata sempre considerata come l'animale sensibile per eccellenza alla Lcpt. ìct. haem., è invece un re:.mivo biologico meno sensibile dell'uomo. L'A. crede r.cccssa rio continuare nei saggi d'immunizzazione servendosi dci «test" umani. REITANO.

MEDICINA INTERNA R. FRoMENT.- Dissociazione auricolo-vcntricolare per difetto di subordinazionc. (« La Presse médicale n, n. 6, 21 gennaio 1939). Sulla base del l'esperimento, della costatazione clinica ed anatomo-patologìca è da nmì ammesso che la dissociazione auricolo-ventricolare, sia sotto forma di blocco totale, 5ia parziale o frusto. è in dipendenza di lesioni o disturbi funzionali del fascio di Paladino · Hìs, per cui la conduzione dello stimolo, che parte dal nodo del seno, ne resta :.lternta. Però l'indngìne clettro-<ardiografica ci ha messo di fronte a tracciati non mterpretabìlì in base ::1 tale premessa.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Se il nodo del seno comanda il ritmo cardiaco normale, esso non è il solo dotato dt automatismo, ma lo sono anche il nodo dì Tawara ed il fascio di Paladino- His, però in questi il ritmo cardiaco è più lento, per cui più si scende dalla regione cava superiore verso i ventricoli e minore è la frequenza del ritmo delle regioni automatiche. Questo automatismo subsinusale normalmente è latente, perchè costantementt: scaricato dal passaggio dello stimolo sinusale di maggiore frequenza. Quindi la gerarchia di comando del nodo del seno è dovuta unicamente alla maggiore frequenza con cui esso lancia i suoi stimoli. Se per condizioni patologiche la frequenza degli ·Stimoli del nodo èi Tawara o del fascio di Paladino- H is aumenta fino a superare quella del nodo del seno, allora saranno gli stimoli dei primi a determinare la contrazione dei ventricoli, indipendentemente dal nodo del seno, i cui impulsi resteranno bloccati, in quanto troveranno i ventricoli in fase refrattaria. Avremo così una dissociazione auricolo--ventricolare non per difetto di conduzione, ma di subordinazione, in quanto i centri automatici inferiori non più risentono il comando di quello normale superiore o del seno. In base all'indagine ecgrafica l'A. esamina le diverse modalità di dissociazione secondo questa nuova concezione e, precisando, abbiamo una dissociazione atrio-ventri· colare per il solo difetto di subordinazione ed una per difetto associato di conduzione e di subordinazione. Della prima modalità si hanno diversi tipi in rapporto alla frequenza con cui gli stimoli insorgono nella regione atrio-ventricolare c ventricolare. La grande frequenza degli stimoli della regione ventricolare porterà all'accesso di tachicardia parossistica ventrìcolare, mentre i ~eni conserveranno il loro ritmo normale. Se la frequenza del ritmo ventricolare è minore, osserveremo, accanto a sisto!i ven tricolari dissociate, altre subordinate al ritmo sinusale, in quanto periodicamente sar~ possibile la trasmissione dello stimolo proveniente dal nodo del seno, si ha così un'interferenza occasionale dei due ritmi auricolare e ventricolare: dissociazione interEmnziale con cattura ventricolare di White e Mobitz. La frequenza del ritmo ventricolare può essere ancora minore ed uguale a quella del ritmo sinusale: in ta1 caso questo conserva il comando. Per poco però che esso diminuisca, allora il ritmo ventricolare sfugge al comando e si ha una sistole ventricolare autonoma, prematura, come dimostra la figurazione ecgrafica, in cui l'onda P sembra fluttuare intorno al complesso ventricolare, precedendolo, fondendosi con esso o mccedcndogli. Si può avere infine, più raramente, che la dissociazione non è dovuta ad aumento ciella frequenza ventricolare, che resta normale, ma a bradiaritmie sinusali estreme (_>o· i9 al m'), onde gli stimoli ventricolari sono, relativamente, più frequenti. Sovente si ha qui un ritmo accoppiato, in cui la prima contrazione è una sistole ventricolare autonoma (manca P), mentre quella che segue è una ~istole atrio-ventricolare del tipo sinusale. Causa di tali aritmie sono per lo più le affezioni acute cardiotrope, ed in prima linea l'infezione reumatica, gli ascessi tonsillari, la febbre tifoide, la difterite, la polmonite. Talora si tratta di cronici cardiopatici sotto terapia digitalica. · L'etiologia rende comprensibile la possibilità di riscontrare la dissociazione atriovcntricolare per disturbi associati di conduzione e di subordinazione, in quanto che, se il meccanismo del blocco è nelle due condizioni diverso, la causa però ne è la stessa. In vero l'impregnazione tossica o l'infiammazione del fascio di Paladino- His, mentre ostacola i l passaggio degli stimoli sinusali; è causa di maggiore eccitabilità del fascio stesso, onde si ha mescolanza di disturbi depressivi ed irritativi. Ad infirmare la concezione del meccanismo di dissociazione per difetto di subordinazione non si può invocare il. fatto che una maggiore frequenza del ritmo insorgente nel fascio di Paladino· His dovrebbe trasmettersi all'orecchiette. Tale trasmissione retro· 6 -

Giornal~ di m~dicina militar~.


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grada, possibile quando gli stimoli insorgono nel nodo di T awara, è nell'uomo eccezionale per gli stimoli insorgenti nel fascio di conduzione. La nuova concezione dali' A. chiaramente esp05ta ed illustrata con ecgrammi è un'acquisizione molto importante nel complesso capitolo dell'aritmie e dimostra che la lesione dd bscio d i Paladino - H is può turbare più o meno tutte le propr ietà fisiologiche di esso: la conduzione, l'eccitabilità, l'automatismo ed infine anche la gerarchia ritmica dei diversi focolai automatici.

R. n'ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE L. BucNARn - F. H . CowMatEs - A. Cosns. - Curve glicemiche ed interv(llto chirurgico. (« Revue de Chirurgie», aprile 1938). Gli AA. hanno studiato le curve gl icemiche in 79 ammalati sottoposti a vari interventi chirurgici in anestesia generale, in anestesia locale ed in rachianestesia, prelevando il sanf,rue subito prima dell'anestesia, subito dopo l'intervento e quindi ogni due ore prima che i pp. abbiano preso qualsiasi nutrimento o bevanda. Hanno osservato che la curva glicemica con qualunque intervento e per quals iasi anestesia s'innalza per poi decrescere lentamente sino alla norma, e che questa ipergliccmia varia secondo il tipo dell'anestesia c la natura degli organi su i quali s'interviene. Per quanto riguarda il tipo dell'anestesia, nell'anestesia generale è stato osservato un rapido aumento del tasso glicemico (in media il 55 '~{. del tasso iniziale) a cui segue una discesa già dopo due ore ed u n lento ritorno alla norma; nella anestesia locale si ha press'a poco la stessa curva con la differenza che il tasso glicemico raggiunge cifre minori e che dopo due ore si abbassa maggiormente; nella rachianestesia la curva glicemica è variabile, raggiunge valori un po' più alti che nell'anestesia locale e ritorna alla norma rapidamente. Per quanto riguarda l'influenza dell'operazione, la reazione iperglicemica dovuta :~d essa, che è difficile talora distinguere da quella anestetica e che compare t:~rdiva­ p;ente con una seconda elevazione della curva, dipende dalla natura dell'i ntervento chirurgico, d:~lla natura dell'organo sul quale s'interviene, dalle lacerazioni tissurali e dalle conseguenti lesioni del sistema vagosimpatico. La reazione, come risulta dai dati clinici, è magg iore quanto più grave è l'operazione e quanto maggiori sono le lacerazioni tissurali e le lesioni del sistema vagosimpatico e gli AA. distinguono tre tipi di curve: curve ad immediata ascensione postcperatoria e a brusco ritorno al normale nelle prime 6 ore nelle operazioni senza choc; curve ad immediata ascensione postoperatoria e a progressivo ritorno alla norma n elle operazioni in soggetti emotivi e con lie\·e choc; e cur ve ad immediata ascensione, una seconda ascensione dopo una discesa, e a lento ritorno alla norma in 24 ore nelle cpernioni con grave choc e notevoli alterazioni dei tessuti e del sistema vago-simpatico. L 'iperglicemia anestetica è stata attribuita ad una mobilizzazione del glicogeno epatico dovuta ad una scarica ad renalinica o ad u n'azione d iretta dell'anestetico sul fegato, ad una diminuzione del consumo tissurale, dovuto ad un rallentamento dei processi vitali o ad un 'insufficienza glicolitica d'origi ne pancreatica ed in fine ad u n 'alterazione della rcgolazione glicemica delle riserve costituite dal sistema lacunare sottor osto al controllo ner voso. E' probabile, però, che nella patogenesi di tale iperglicemia intervenga più di un meccanismo, giacchè nessuna delle ipotesi emeS!e da sola è in grado di spiegarne complttamente l'origine.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA JTt\Ll:\NA E STRAN IERA

L'iperglicemia post-operatoria sarebbe dovuta ad una rottura dell'equilibrio del sistema vegetativo per l'eccitazione delle terminazioni simpatiche e parasimpatiche, maggiore negli interventi sui visceri specie addominali, con prevalenza del simpatico. Infatti tale prevalenza provoca la mobilizzazione del glucosio epatico e l'inibizione insulinica portando ad una sintomatologia di acidosi. Di rado, come in anestesie locali, può aversi invece la prevalenza del vago c quindi ipoglicemia. Gli AA. concludono che lo studio delle curve glicemiche in rapporto con gli interventi chirurgici ha un valore pratico. La curva del tasso glicemico ed il suo prolungarsi ha importanza per la prognosi. Le variazioni glicemiche rappresentano uno dei fattori della malattia: postoperatoria ed il loro studio ci eviterà l'impiego sistematico di siero glucosato, adrenalina e pituitrina che aggravano i segni di debolezza cardiovascolare se questa realmente è dovuta alla ·sindrome iperglicemica postoperatoria.

E. ZAFFIRO. w,u,,..M SEAMAN BAINsRmcE.

- nproblema dd cancro con speciale riguardo all'eredità.

(« The Military Surgcon », marzo 1939). L'A. comincia col ricordare che l'Associazione Medica Americana, nell'ottobre del '93ì• organizzò un congresso di scrittori di argomenti scientifici, cd in quell'occasione fu messo in rilievo il danno che può provocare - nel pubblico profano - il portare a conoscenza, sui giornali, notizie con affermazioni premature e non controllate, che creano un'atmosfera di paura e di allarme. ..

..

Alla domanda: che cosa il cancro sia e quale o quali ne siano le cause, si può senz'al rro rispondere: finora nessuno lo sa ! Alcune malattie che oggi chiamiamo cancro forse domani avranno altro nome, pcrchè tutti siamo d'accordo che la storia spesso si ripete. Anticamente ciò che ora chiamiamo: lebbra, tubercolosi, elefantiasi, malattie veneree, granuloma, ac tinomicosi, blastomicosi, morbo di H odgkin, ecc. andava tutto incluso sotto il nome Ji cancro, e considerato come una malattia sola. Poi a poco a poco si differenziarono le diverse entità.

••• Una tra le più discusse questioni sull'intero problema del cancro è quello dell'eredità. Sempre più frequentemente appaiono, sia sulle riviste di medicina che sui comuni giornali, alcuni articoli nei quali si indica, dogmaticamente, il fattore ereditario quale responsabjJe della insorgenza del cancro. Jn questi articoli i topolini di Maud Slye sono sempre presenti, e dov rebbero servire a dare una prova diretta ed inequivocabile Jella ereditarietà del cancro. Se può considerarsi grave errore per scrittori profani l'esprimersi in questo senso, è davvero inumano quando sono dei medici a trascendere così. Infatti le conclusioni di Maud Slye, benchè frutto di lunghi anni di lavoro eccellente e minuzioso sui topi, non raccolgono il consenso della maggioranza dei competenti in questo campo. La stessa Maud Slye di recente ha abbandonato la sua prima presa di posizione sulla semplice e netta natura ereditaria del cancro dci topi. Lloyd F. Craver (Etiology of cancer, « Journal A. M. A. >>, Dcc. 7, '935) dice: " Il lavoro di Slye sulla eredità nei vari tumori dei topi è di solito considerato di poca importanza per quanto si riferisce al cancro nell'uomo >>. La teoria ereditaria del cancro nel genere umano è uno dei caposalJi di studio su cu i si concentrano gli sforzi sia di isolati investigatori sia dci più grandi centri di


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ricerche sul cancro. Ma finora non vi sono dati di fatto tali da dimostrare se l'eredità abbia una parte importante o addirittura nulla ndla comparsa del cancro.

••• Ad onta delle opinioni di AA. eminenti e di altre dei loro cooperatori nelle cliniche e nei laboratorii, spesso appaiono nella nostra stampa medica asserzioni mal fondate ed insicure. Ecco quanto si è potuto recentemente leggere in un articolo di Soukup, proprio su questa rivista (Soukup F. K.: Medicai aspect of the cancer problem, << The Military Surgeon >>, November 1938): << Ben poco possiamo dire per quel che si riferisce alla questione dell'eredità. Il lavoro di Maud Slye su parecchie generazioni di topi indica a sufficienza che bisogna riconoscere al fattore eredità una certa importanza nella prevenzione del cancro. Per quanto disparate possano essere le opinioni e le ved ute personali - se vi è traccia di cancro nella storia di una famiglia - è prudente che un membro di detta famiglia non cerchi di unirsi in matrimonio con persona proveniente · da famiglia nella cui storia vi sia pure traccia di cancro. Le possibilità di eliminare il cancro dal genere umano sono incoraggianti, e questo potrà accadere in poche centinaia di generazioni >>. Queste frettolose e non giustificate asserzioni, commenta il Bainbridge, portano discredito alla nostra professione ed allarme tra i profani. Col timore e l'angoscia che esse producono, ci avviamo sollecitamente allo sviluppo di una nuova malattia la cancrofobia - che può minare spirito c corpo anche dei più forti tra noi.

••• E poi continua: « Basandomi sulla mia esperienza più che venticinqucnnalc nel campo del cancro, e sui lavori delle migliaia di infaticabili studiosi che hanno dedicato e stanno dedicando la loro vita allo studio dell'intero problema, io desidero ripetere e fermamente asserire che, fino al momento di oggi, non vi sono prove ben fondate in

favore - ma piuttosto contrarie - alla ereditarietà del cancro, e che fino a quando delle esperienze scientifiche della grande armata mondiale investigatrice delle cause del cancro non si sia ricavato il responso finale, noi possiamo fermarci al concetto che gl'individui nella cui storia familiare c'è traccia di cancro, possono salvaguardarsene scacciando dal loro animo ogni paura di questa malattia e conducendo vita sana, normale, igienica; il che costituisce una salutare norma per noi tutti ».

••• Infine il dott. Bainbridge, per rispondere alle innumerevoli domande di quanti si interessano al problema del cancro, ha formulato i seguenti 21 punti che sono stati l~tti (( in più di dodici società mediche e sono passati sotto la censura di oltre quindici centri di ricerche sul cancro, in America ed all'estero»: 1° -

Che la nanm1 ereditaria del c.anr.ro e quella congenita sono a rgomenti che

richiedono ancora molto studio prima di giungere a conclusioni decisive, sebbene sia equo aggiungere che i sostenitori della predisposizione ereditaria hanno dei lievi vantaggi basati però soltanto sulle esperienze in animali. 2 ° - Che la contagiosità o l'infezione da cancro non è ancora provata. Quanti hanno studiato questo problema e conoscono per esperienze cliniche la malattia debbono convenire che nessun indizio di natura infettiva troviamo nella incidenza del cancro. Stando così le cose non vi è ragione che il pubblico si interessi di questa fase della questione. 3° - Che il passaggio del cancro da uomo ad uomo non è da prendere in conside· razione pcrchè è cosa talmente rara, e forse non avviene mai. 4• - Che quanti attendono alla cura dei cancerosi o comunque vengono a contatto con quelli che ne soffrono con manifestazioni esterne o secrezioni di qualsiasi specie,


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debbono prendere almeno le stesse precauzioni che adotterebbero se si trattasse di quaiunque altra ulcerazione o ferita settica. 5• - Che quanti assistono i cancerosi hanno meno probabilità di contrarre il cancro a paragone di quelli che possono rontrarre infezioni settiche locali o generali dai germi del pus. 6° - Che è importante nel cancro, così come in tutte le altre ma lattie, far attenzione alla dieta, all'esercizio ed all'ambiente igienico. 7° - Che la massima parte dei competenti ritiene che il cancro all'inizio è localizzato, ma è doveroso anche dire che ve ne sono parecchi, cd il loro numero va aumentando, i quali ritengono il cancro come malattia costituzionale. E' probabile che più di un fattore sia responsabile dell'insorgenza e dello sviluppo del cancro. Infatti molti sono d 'accordo con lo scrivente, che il cancro non è una malattia sola, ma la risultan te di un gruppo di malattie. 8• - Che quando il cancro è aggredibile, all'inizio, può esser rimosso completamente così che le probabilità di recidi va sono quasi nulle. Il radium è stato adoperato mn successo nel trattamento del cancro in varie parti del corpo, e lo stesso forse si potrebbe dire dei raggi X, mentre la cura combinata con raggi X profondi e radium conta mol ti convinti sostenitori. Altri raccomanda l'elettrocoagulazione. Ma bisognerebbe insistere nel ripetere che la chirurgia, con la sua tecnica pcrfe:zionata, è sempre il metodo più sicuro di cura, e che i ra ggi X ed il radium sono utili coadiuvanti occasionati della chirurgia. 9" - Che quando il cancro ha raggiunto uno stadio ritenuto non più curabile, le sofferen ze in molti casi possono essere attenuate e. nei casi più favorevoli, la vi ta prol ungata sia dalla chirurgia che dal radium o dai raggi X, o anche da altri rimedi. I0° - Che mentre altri metodi di cura possono dare, in alcuni casi, un 'alca di speranza ai cancerosi, la pratica dimostra che, nei casi operabili, soltanto la chirurgia dà i più sicuri risultati di guarigione e di sollievo. I 1° - Che tra i progressi ottenuti nella cura del cancro ve ne sono stati di quelli ben netti nel campo chirurgico, così come in quello dei raggi X e del radium ; c che oggi con questi metodi perfezionati, sia da soli che in combinazione, molta più speranza di guarigione e di sollievo può esser offerta oggi che per il passato. 129 - Che a buon diritto si deve ritenere che il rischio individuale a contrarre il .:a ncro può esser diminuito con la soppressione, dove esistono, di quelle condizioni che sono giudicate fattori predisponenti della sua insorgenza. 13° - Che alcune occupazioni comportanti il contatto con pece, petrolio, paraffina, :JniJina, fuliggine e raggi X - se non si è protetti - predispongono alla produzione del cancro, presumibilmente a causa della irritazione cronica o della infiammazione. I 4° - Che tra i fattori predisponenti da cui bisogna guardarsi i principali sono: l'insufficiente nutrizione (la buona salute tende sempre ad assicurare l'immunità dalle malatùe), l'irritazione cronica e l'infiammazione, i ripetuti traumi, i tessuti cicatriziali, i tumori benigni, le verruche, le mole, i nei, ecc. I noltre bisogna ben riflettere che ogni mutamento che si osserva nei tumori benigni o nei tessuti, così come l'insorgenza di secrezioni anormali da ogni parte del corpo, specialmente se con sangue coagulato, deve esser ritenuto di natura sospetta. 15° - Che mentre è provato che il cancro è in lieve aumento, questo no n costituisce gi ustificato motivo di allarme. I6° - Che i consigli messi innanzi di tanto in tanto riguardanti l'eugcnica. la dietetica, cd altri metodi per limitare i casi di cancro, non debbono esser accettati fino a che non sono passati al vaglio della critica dei competenti. Questo con~nso al giorno d'oggi ancora non esiste. 17° - Che V1 è proprio nulla nella origine del cancro che poni a do,·erne senrirc vergogna o alla necessità di nasconderlo.


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18° - Che sarà fonte di buoni risultati l'abitudine, per coloro che si preoccupano della loro salute, di sottoporsi pt:riodicamente a visita completa dal loro medico di famiglia . 19° - Che in ogni età cd in ogni condizione sociale c'è tutto da guadagnare e nulla -da perdere con un sistema di vita moderata. 20° - Che l'accorgersi di qualsiasi anormalità a carico di organi interni o della superficie del corpo deve far richiamare l'attenzione ed il giudizio del medico, e non contentarsi di quello proprio. 21 ° - Che la consegna per il pubblico, fino a che non sia risolto il problema del cancro, deve essere compendiata in queste avvertenze: - stare in guardia senza apprensione; - sperare senza trascurare le misure necessarie; - ~same sollecito e completo quando c'è un dubbio; - cura sollecita ed a fondo quando al dubbio si è sostituita la certezza.

.. "

Questo articolo, nell'intenziorne dell'A., vuoi essere una nota di aggiornamento al suo volume: cc Il problema del cancro "• pubblicato anni fa anche nella versione italiana, di cui la prima copia fu offerta a S. E. il Capo del Governo in una udienza speciale che si benignò di concedere, come ulteriore manifestazione del Suo vivo interessamento per questo insoluto problema di medicina sociale. PERILll.

TRAUMATOLOGIA R. 8ASTIANELU . ...- Epilessia traumatica. (Conferenza tenuta alla Scuola di applicazione di Sanità militare agli allievi del Corso 1938). In una serrata disamina delle questioni che riguardano l'epilessia traumatica, l'A. i'llustra attraverso le più moderne interpetrazioni l'essenza dell'attacco Jacksoniano, cercando di darne la più probabile spiegazione, ed indica i caratteri etiopatogenctici delle forme fondamentali di epilessia traumatica e cioè: quella precoce e quella tardiva. La prima si osserva dopo il trauma per l'azione di avvallamenti ossei, corpi estranei penetrati nel cervello ed ematomi ed è curabile con la rimozione delle condizioni causali. La seconda insorge dopo anni e mesi, in media dopo due anni, ed è trattata ampiamente nelb conferenza. Ciò premesw e dopo aver indicato i caratteri che distinguono il piccolo male dal g rande male, l'A. ricorda che l'attacco motorio dell'epilessia genuina, come quello dell 'epilessia Jacksoniana, è preceduto da prodromi e dall'aura, la cui ultima può susseg uire all'attacco motorio oppure non accompagnarsi ad esso costituendo l'equivalente epilettico o epilessia Jacksoniana sensitiva. L'attacco Jacksoniano è caratterizzato dalla qualità, dall'estensione c dalla inteo:.ità degli spasmi. Infatti esso dalla sede iniziale si propaga ad altri segmenti con una marcia costante e con un tempo di successione che permette di seguire gli spasmi susseguentisi c si presenta sotto forma clonica con una fase tossica di poca importanza. Spesso i fenomeni parziali si trasformano in generali ed allora si ha la perdita della coscienza, di rado invece le forme generali poswno trasformarsi in parziali. Nell'etiologia dell'epilessia traumatica, il trauma ha una grande importanza e può agire anche in assenza dj lesioni craniche apparenti e di sintomi nervosi per l'insor· genza di lesioni meningo-encefalitiche che possono passare inosservate. Sorratutto interessanti sono tali le~ioni che possono guarire con una cic:J.trice talora aJcrcnte all'osso ed alla cicatrice cutanea. Infatti secondo l'A. tale cicatrice, che


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è tanto più ampia quanto maggiore è la sostanza cerebrale mortificata e che si forma

per rigenerazione connettivale da parte della dura, della pia, della nevroglia e del connettivo perivascolare, si approfonda come un cuneo a base esterna nel tessuto cerebrale sul quale esercita una trazione non solo locale ma anche a distanza, perchè gli astrociti protopla~matici e fìbrillari, che lo compongono, da un lato si fissano alla super· ficie inferiore della pia e della dura e dall'altro ai vasi del tessuto cicatriziale, e va COfbsiderata come una zona epilettogena. Cioè la cicatrice meningoencefalica , come quaEsiasi lesione encefalica, costituisce la causa prima di uno stato speciale di esagerazione dii attività dei neuroni che si esplica con una scarica motoria o sensitiva per minimi stimo~i endogeni od esogeni, ma non è il fattore anatomico specifico dell'epilessia Jacksoniana . La conoscenza esatta del congegno anatomo-fìsiologico, necessario alla produzione ddl'attacco è pertanto indispensabile per arrivare alla diagnosi ed alla cura. Esso è rappresentato dalle localizzazioni corticali e dalle loro correlazioni. Infatti la presenza della corteccia cerebrale è indispensabile per la insorgenza delle convulsioni. A tale proposito l'A. fa una sintetica ed esauriente esposizione delle conoscenze attuali delle localizzazioni corticali, acquisite attraverso studi anatomici, sperimentali S1ll animali e dati clinici, ricordando principalmente i centri motori raggruppati nell'orlo anteriore del solco di Rotando e i centri sensitivi raggruppati nell'orlo posteriore. Risposte sensitive possono aversi dalle zone motrici e viceversa; risposte moto ric possono aversi dalle zone sensitive per l'eccitamento di centri sottostanti aventi una soglia di eccitabilità più alta, in modo che una netta distinzione tra aree motorie t sensitive non sarebbe ammissibile. Lo stimolo di un'area provoca in corrispondenza di uno stesso gruppo del lato opposto una contrazione che può diffondersi a g ruppi muscolari corrispondenti a centri corticali vicini dello stesso lato ed anche del lato opposto ove lo stimolo sia molto intenso, secondo un cammino costante in tutti gli esperimenti. Egualmente sensitiva è la corteccia del lobo parietale, la cui stimolazione non dà sensazioni localizzate come nello stimolo della corteccia postrolandica che ha foci separati, ma generalizzati alla metà opposta del corpo. Per quanto riguarda le localizzazioni sensoriali, l'arca visiva trovasi principalmente lungo la fessura calcarina, quella acustica sulla metà del giro temporale superiore, quc:.lla gustativa specialmente nel giro dell'ippocampo e nel corno d'Ammone dove ha la sua rappresentazione anche l'odorato. Sulla scorta della conoscenza delle rappresentazioni somatiche della corteccia seguendo lo svolgimento di un attacco epilettico, è agevole stabilire la diagnosi di sede del centro epilettogeno o foco primitivo per mezzo degli elementi clinici rappresentati dall'aura, dallo stato della coscienza e dalla marcia dell'attacco e per' mezzo di elementi sperimentali rappresentati da uno stimolo che riproduca le sensazioni o i movi menti che segnano l'inizio dell'attacco. Per la ricerca sperimentale del foco primitivo l'operatore dovrà intervenire in anestes.ia generale e con stimoli minimi. Dopo avere accennato ai vari foci primitivi, l'A. fa rilevare che l'attacco è una sindrome complessa rivelatrice di uno stato abnorme dei neuroni corticali e che è costituito non solo dall'attacco convulsivo dovuto alla scarica dei · neuroni ùell'area motoria, ma anche da parastesie, allucinazioni, stati mentali ecc. dovuti alla scarica dei rimanenti neuroni corticali e dei complessi associativi che sono la base materiale del pensiero e della coscienza. I fatti postepilettici negativi dovuti alla sospensione dell'attività dei centri corticali alti non fanno parte della sindrome epilettica. l fattori che provocano la scarica sono: stimoli convulsivanti (tra i quali i traumi) che possono agire in modo lento od ac uto, stimoli accidentali termici, meccanici, endogeni ? _eso~eni che agiscono per via centripeta dando luogo alla cosidetta epilessia riflessa, condzztar11 che crea l'attacco stesso abbassando la soglia di eccitabilità dei centri corticali, e lo stato di eccitabilità del cervello.


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Tutti questi fattori, però, possono scatenare l'attacco, ma non sono specifici per esso rappresentando solo l'elemento modificatore dell'attività dei neuroni, mentre, per spiegare la scarica, è necessario un fattore funzionale che vari con il tempo. La spiegazione di questo- fattore funzionale è stata tentata con la dottrina vasomotoria di Nothnagcl, con quella dello squilibrio della pressione del liquido cerebro-spinale di Leriche c con quella della disritmia cerebrale parossistica di Gibbs e Lennox. Secondo la dottrina vasomotoria lo stimolo irritativo è rappresentato da un'anemia della corteccia cerebrale per un an_giospasmo dovuto all'azione del bulbo attraverso il centro vasomotorio dei nervi dci vasi cerebrali o dci nervi neoformatisi dalla dura. Secondo la dottrina di Lcriche lo stimolo irritativo è rappresentato da un abbassamento della pressione del liquido cerebro-spinale che potrebbe produrre anche uno squilibrio circolatorio. Secondo la dottrina di Gibbs lo stimolo irritativo è rappresentato da uno squilibrio in più od i n meno dei potenziali elettrici corticali normali. Circa i potenziali elettrici, essi possono essere rappresentati sotto forma di encefalogramma, le cui modificazioni, dovute ad un'alterazione del comando del cervello sul ritmo, sono caratteristiche per il grande male, per il piccolo male e l'epilessia psicomotoria~ in modo tale che dall 'esame dell'encefalogramma è possibile stabilire non solo l'inizio del . l'attacco e la sua sede, ma pure la cura adatta. Queste dottrine spiegano ciò che avviene al momento dell'attacco, ma non l'essenza dell'epilessia. L'A. conclude, quindi, che quello che si verifica nei neuroni dell'area iniziale dell 'attacco stesso e l'intima natura delle onde di propagazione a parte o a tutta la corteccia per cui si verifica da un lato l'esagerata sua attività, sottratta al potere volontario, e dall'altra la sospensione della funzione integrativa superiore che è la coscienza, non sono conosciuti. Nè si può dire di aver fatto un passo avanti accettando il concetto che l'epilessia è un avvenimento dinamico-funzionale dovuto ·ad una carica di attività progressiva ed accumulantesi nei neuroni sino al punto di su perare la loro capacità inibitrice. Il lavoro del prof. Bastianclli, completo ed esauriente nelle sue varie parti, è della più alta importanza m~uro-chirurgica. Non è faci le poter riassumere tutti i punti del difficile e complesso argomento. Per una più larga comprensione meri ta effettivamente leggere il lavoro nel suo testo.

E. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA G. G. PALMIERJ. - In tema di dismorfismi c dismorfosi dello scheletro. (Dalle 11 Conferenze cliniche e di Scienze mediche » tenute nella Scuola di applicazione di Sanità militare di Firenze, vol. XIII, 1938- XVI). Con questa Conferenza, tenuta l'anno scorso, risuonò per la prima volta la voce ùi un Maestro di Radiologia nell'Aula Magna della Scuola del Maglio. Nè più degno poteva essere l'ini~io per la rinomanza dell'O. c per l'alta carica da lui ricoperta di Presidente della Società Italiana di Radiologia Medica. Il tema è certamente t ra i più intonati ed adatti all'ambiente cd all'uditorio cui la conferenza era diretta. Q u esto non solo pcrchè al medico militare spesso accade di dover emettere giudizi medico-legali a proposito di deviazioni dalla normale morfologia scheletrica (genericamente dette ciismorfie), ma specialmente perchè si fa in generale confusione tra dismorfìsmo e dismorfosi e pcrchè non sono tracciati i confini tra dismorfismi e deformità. Tl dismorfismo è una deviazione morfologica congenita, contenuta entro i limi t i del normale, è una variazione anatomica. La deformità, invece, è una alterazione morfologica che esce sempre dai limiti del normale, c quando è congenita appartie n e all:l tcratologia. La dismorfosi è uno stato sempre patologico, con alterazioni funziona li


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più o meno gravi, basate su un dismorfismo o una deformità. Dismornsmo e dismorfosi sono, dunque, due cose distinte, perchè il dismornsmo non è uno stato p:~tologico, pur pocendo frequentemente diventarlo. Esso indica una origin:~ria inst:~bilità del plasma germinale, donde una diminuita resistenza alle cause patogene, per la quale spesso da un d ismorfismo si passa ad una dismorfosi. Come nella sindrome del Bertolotti, negli stati patologici da costola cervicale, nelle dismorfosi di articolazioni dismornche, nelle sindromi da spina binda occulta. Ma accanto alle dismorfosi da dismornsmo esistono le dismorfosi da deformità. Vi sono quelle basate su una dcformid preesistente e quelle che determinano una deformità. Nel primo caso la dismorfosi ha per base una deformità congenita. Ne è esempio l'artrosi deformante sviluppatasi tardivamcntc su un'anca malformata. Nel secondo le dismorfosi si palesano durante la crescita come un'alterazione della morfologi:1 normale,

congenita quindi solo allo stato potenziale. Esempio di questa categoria la deformità di Maddung. Un'altra distinzione va fatta per altre deformità scheletriche (rachitiche, consecutive a processi infiammatori, a spondilodistrofia deformante, ad osteocondromatosi, ccc.) le quali sono dovute a processi patologici e possono a loro volta provocare disturbi funzionali, talvolta permanenti, costituendo esse stesse condizioni patologiche. Ma queste non dovrebbero considerarsi vere dismorfosi, nelle quali si dovrebbero includere solo gli stati patologici basati su dismorfie congenite. Tutt'al più si potrebbero considerare come dismodosi le infermità caratterizzate da deformità acquisite, purchè di natura costituzionale, come quelle, tanto diverse tra loro per natura e manifestazioni, note con il tttmine generico di osteodistrofie. In questo campo il Radiologo si trova nelle migliori condizioni, potendo fissare su un radiogramma l'immagine dello scheletro, sul quale dovrà risolvere parecchie questioni. Tra queste importantissimo il problema relativo al giudizio di dismorfismo. Giudizio dirfìcile perchè i criteri di riconoscimento delle anomalie scheletriche sono ancora incerti c spesso accade che siano ritenute congenite alterazioni acquisite, o viceversa, perchè aspetti analoghi possono presentare alterazioni scheletriche di diversa origine, congenita od acquisita, Suggestivi gli esempi, su osservazioni personali interassantissimc, di neosamlizzazione, di speroni ossei del 1 ° metacarpale, di osso triangolare del carpo o di Q! trigonum, visti formare in seguito ad un trauma, ma presentanti aspetti analoghi a quelli delle forme congenite. Queste osservazioni sono tanto più importanti in quanto dimostrano come un trauma possa provocare una dismorfia, presentante gli stessi caratteri di una deviazione morfologica congenita. Ed è veramente persuasiva l'interpretazione che di queste analogie, verosimilmente non casuali, dà il Palmieri, ritenendo che in tutti e due i casi intervengano fattori di predisposizione ereditaria e fattori lesivi meccanici. A seconda che queste cause lesive meccaniche intervengono prima o dopo la nascita si avrebbero le forme congenite o quelle acquisite. Da queste interessanti considerazioni teoriche l'O. trae motivo per ricordare quanto praticamente occorra essere pradenti nella valutazione delle dismorlie scheletriche.

R. IMPALLOM ENI. P. CrcNOLlNr. naio 1939).

La rcgmografb. («La Radiologia medica >,, vol. XXVI, n. 1, gen·

La regmograna dal greco << regma '' significante fessura è stata in,·entata dal p10f. Cignolini nel 1934 ed oggi praticamente attuata. L'invenzione segna un:1 tappa rmportante nel progresso tecnico della radiologia ed appare destinata ad influire profondamente sulla diagnostica delle malattie in genere e sulla tubercolosi in specie. Infatti


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il Cignolini ha immaginato un modo completamente nuovo per penetrare con l'analisi più fine nelle condizioni del polmone ammalato. Convinto che ormai la tecnica delle radiografie dirò così statiche ossia con il malato fermo a respiro sospeso, ha compiuto i massimi progressi e nulla di veramente nuovo può dare, si è messo su una strada nuova congegnando una tecnica che permette di fissare le immagini del polmone durante la respirazione forzata e, meglio ancora, sotto i col pi d i tosse. E' bene specificare che la rcgmografia non è una tecnica che si propone la riproduzione cinematografica dci movimenti; occorrercbbero in tal modo da 16 a 30 radiogrammi al minuto secondo mentre col regmografo se ne hanno al massimo tre. Lo scopo ì: di confrontare due quadri sorpresi c fermati in due fasi diverse: massima espira.zione, massima inspirazione, respirazione superficiale e massima dilatazione alveolare per ripetuti ed energici colpi di tosse. In tal guisa è possibile analizzare gli spostamenti rcciprocj c le modificazioni di forma e di grandezza subita, sotto i colpi di tosse, dai fini componenti la struttura normale e patologica dell'apice polmonare. Per far ciò occorre una serie di radiogrammi con le seguenti caratteristiche : 1° - durata dcll"impressionc brevissima (millesimo di secondo); 2 ° - ricchezza di radiazioni molli del fascio Rontgcn; 3° - la serie di radiografie deve estendersi su di un tempo abbastanza lungo (4 secondi) così da fornirci immagini delle varie fasi dando tempo all'ammalato di compiere l'atto della tosse al momento dovuto; 4° - comprendere per ogni radiogramma i 2 apici per meglio apprezzarne i confronti. Nessuna tecnica Rontgencinematografìca diretta o indiretta potrebbe raggiungere tale intento. Solo la regmografìa soddisfa le 4 condizioni. L'apparecchio regmografo del Cignolini esegue radiografie della durata ciascuna di un millesimo di secondo, le più brevi radiografie finora eseguite nel mondo. Di esse ne esegue da una a dieci o più al minuto secondo. Il p. viene situato contro una parete di piombo dietro al quale ~i muove una pellicola raòic;grafìca a forte velocità ( 10 a So cm. per secondo o anche più). La parte da studiare ,·iene situata contro una fenestratura della parete stessa. Di secondo in secondo l'operatore lancia dci lampi di raggi X di brevissima d u rata (un millesimo di secondo ciascuno), osservando calcoli (determinati da apposita tabella) tra il numero dci lampi di ro ggi X IJ cui durata (sempre dell'ordine del millcsimo,di ~econdo) è scelta secondo i r::tpporti fra il numero di rcgmografìe desiderate per ogni secondo e l'altezza della fcnestr:nura di osservazione. Nel caso dello studio dell'apice polmonare sotto i colpi di tosse si eseguono 4 o più imm:tg ini al minuto secondo.

DE LuciA.

NEURO-PSICHIATRIA V E. VENTURA. - Traumi cranici e paralisi progressiva. (•• Rassegna di studi psich iatrici », fase. 4, luglio - agosto 1938-XVI). L'A. riprende. molto opportunamente, l'argomento oltremodo discusso dell'importanza patogcna dci traumi cranici per il deter minarsi della paralisi progressiva, partendo d allo !poglio delle cattcll.: cliniche:: di 250 paralitici ricoverati - dal 1914 al 1935 nell'Ospedale psichiatrico provinciale di Siena. Fra tutti quegli infermi, solo in 3 esisteva, nell'anamnesi, un trauma cranico d'una certa entità, c il Ve ntura. dopo averne trascritte le relative storie cliniche, passa a iliscuLere l'eventuale influenza del fattore traumatico sul determinarsi e l'evolversi della psicosi.


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Se le ricerche sperimentali - che l'A. riassume - forniscono dati che possono spiegare la deleteria influenza del trauma sull'encefalo dei luetici (influenza riassumibile nella creazione di un locus minoris resistentiae che favorirebbe l'attecchimento delle spirochctc nella regione traumatizzata), le statistiche, invece, parlano rccisamente contro questa eventualità. Anche l'A., nonostante il suddetto spoglio di cartelle cliniche abbraccianti l'intero periodo della guerra e del dopoguerra, ha trovato, come si è visto, tre soli casi in cui il fattore trauma cranico poteva essere invocato per spiegare l'insorgenza della paralisi progressiva, e neppure questi casi sono sicuramente dimostrativi. <<Si può quindi concludere -scrive il Ventura - che fra le cause morbose esogene coefficienti (alcool, lavoro mentale, emozioni, cura precoce) che vengono poste in causa, oltre alla disposizione costituzionale degli individui ed alla qualità dell'agente, nel meccanismo patogenetico delle forme metaluetiche, i traumi sembrano avere minore importanza>>. E, più avanti: «Sarà possibile attribuire al trauma il valore di concausa determinante solo quando esso è grave, con lesioni ossee o segni evidenti di commozione cerebrale ecc., quando esso non è stato preceduto da alcun segno neurologico c psichico della malattia (cosa che praticamente è difficile accertare), e quando il . periodo intercalare fra la causa traumatizzantc cd i sintomi conclamati della malattia è breve e durante detto periodo si manifesta una catena sintomatologica che consente di stabilire un nesso continuato di successione fra il trauma e la sindrome morbosa conclamata >>. Questi giusti criteri - che si riallacciano a quanto era stato fissato in proposito dal Crouzon e da altri neuropatologi, e che sono validi per tutte, in genere, le forme nervose e mentali precedute da qualche trauma - valgono a limitare opportunamente il numero dei casi in cui, sul terreno infortunistico e medic(}olegale, viene troppo spesso invocata la ipotetica azione causale o concausale dei traumatismi sull'insorgenza della malattia neuropsichica. CARLO RIZZO. M. GozzANo e G. VERCELLANA. - Reperti dcttrocncdalografici nel beri-beri speri.mrntalc. («Bollettino della Società italiana di Biologia Sperimentale >l, fase . n, novembre 1938-XVII). Tre anni addietro - a proposito di un precedente lavoro del prof. Gozzano - ho avuto occasione di informare i lettori del nostro Giornale su alcune importanti ricerche che si vanno facendo in numerosi Istituti per studiare i fenomeni elettrici svolgentisi nella corteccia cerebrale (vedi : Giornale di Med. Militare, marzo 1936). Lo stesso Gozzano - in collaborazione col patologo prof. Vercellana ~ è tornato anche recentemente ~ull'argomento al fine di vedere se, mediante la elettroencefalografia, è possibile rilevare un interessamento dell'encefalo al processo avitaminico che si determina nel beri-beri sperimentale. Agli animali (8 colombi in avitaminosi B, per effetto di alimentazione e~clusiv:~ con riso brillato, e 2 controlli sani) venne praticata una breccia cranica. Disposti gli elettrodi sulla superficie encefalica messa allo scoperto, e collegati gli elettrodi stessi ad un oscillografo del Mathews, furono registrate le curve elettroencefalografiche dei singoli animali in esame. Gli AA., in base all'analisi dei risultati delle loro esperienze (analisi che è malagevole rias~umere in una recensione), giungono alla importante conclusione che non solo partec1pa anche l'encefalo al processo beri-berico del piccione, ma che - molto verosimilmen~e .- i~ mantello cerebrale non è estraneo al meccanismo patogenetico delle convuls1001 tomche che. come è noto. si osservano spesso in codesti animali. CARLO RIZZO.


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OFTALMOLOGIA V. NAPOLEONJ. -

RiccrdK nel senso luminoso ctntralt c periferico in tpato-pazicnti

con o senza ittcro. (<('Archivio di Ottalmologia », n. 9- IO, 1938-XVI). L 'A. premesse indispensabili nozioni di anatomia e fisiologia reti nica, dopo una sintetica ma chiara esposizione della letteratura sull'argomento, riferisce le sue osservazioni sul senso luminoso centrale c periferico in soggetti normali ed in epato-pazienri con o senza ittero. Dall'insieme delle ricerche risulta chiaramente che non vi è concomitanza costan te tra lesioni epatiche e disturbi del senso luminoso. Solo nei casi in cui alla epatopatia si accompagnava ittero egli ha riscontrato un disturbo dell'adattamento e una diminuzione del senso luminoso nella regione maculare e nelle zone periferiche della retina. Il che si spiega colla conoscenza che abbiamo della grande solubilità della porpora retinica in soluzioni di pigmenti bi liari e dell'azione cstacolante che essi esercitano sul meccanismo di rigenerazione della porpora la cui importanza come elemento sensibilizzatore dell'apparato corpuscolare retinico (bastoncelli) è ormai ben nota. L 'A. per le sue osservazioni si è servito dell'apparecchio di H engclking e Hartung.

E' l'occhio che colle sue più minute e mirabili sfumature fun zionali ci consente di indirizzare il clinico generico verso diagnosi di organopatie a distanza non ancora sospettabili. Come avviene per le malattie renali, per il diabete, per l'artcrioscluosi, per le neuropatic centrali ccc .. così, OT'Il, anche per le epatopatie siamo noi oculisti che dall'em erolapia r:on accompagnata da alterazim1i del fondo oculare che la giustifichino, c quando at1cm·a mancano segni evidenti di ittero, dobbiamo eucre indotti a richiamare l'attenzione su di una eventuale alterazione funzionale del fegato per una diagnosi precoce cui oggi tende ansiosamente la medicina in tutti i suoi settori e per una templ'stiva c perciò più utile terapia. Queste considerazioni servono ad intendere ir. modo preciso tutta l'importanza pratica oltrechè scientifica delle ricerche che Napolconi ha eseguito sotto l'appassionata guida del pro/. Lo Cascio tJclfa R. Clinica Oculisl'ica dell'Università di Napoli. Nota del recensore. T ESTA .

STOMATOLOGIA SÉE. ~ Lattante di sette mesi colpito da una tumefazione isolata dd mascdlare inferiore guarito con trattamento mercuriale. («La Revue de Stomatologie »,

RurPE c

n. 12, dicembre 1938). Sono rare le tu mefazioni mandibolari nel primo anno di vita e presentano sempre una diagnosi eziologica difficile. L 'osservazione seguente solleva inoltre il problema così controverso della sifilide occulta. V. G. è un superbo lattante di sette mesi che viene presentato per una tumefazionè della guancia destra. Questa nel suo insieme è leggermente aumentata di volume ma i tegumenti non sono modificati nel loro colore, consistenza c mobilità sui piani profon di. Questa tumefazione che risale sino all'angolo dell'occhio è provoca.ta da un edema che non ha alcun carattere infiammatorio, ma a livello del massimo della deformazione


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si sente una .tumefazione obblung<~. del . volume e deHa forma di una noce che fa parte con l'osso, a superficie arrotondita e liscia, di consistenza ossea e del tutto indolore. Guardando nella bocca si constata che la mucosa che copre il trauo alveolare:: è sana, non vi è la minima traccia di infiammazione che possa far sospettare un accidente di eruzione dentaria; il bambino ha i suoi due incisivi mediani inferiori; non si riscontra adenopatia. Il resto dell'esame è del tutto negativo. Il bambino è magnifico, roseo, sodo e allegro; è nutrito al seno e pesa 10 chilogrammi a sette mesi. Non è stato mai ammalato. Le radiografie fatte su diverse incidenze hanno mostrato che la lesione è rappresentata da una zona ovalare d'aspetto cistico incastrata nella parte posteriore della branca orizzontale del mascellare inferiore, zona più chi:ua dello scheletro normale, di forma quasi regolarmente rotonda che spinge verso l'alto i ge rmi dentari aumentando l'altezza della mandibola. Tutto il resto dello scheletro è normale. Una puntura esploratrice non ha fornito la sensazione di penetrare in una massa cistica, ma ha dato l'impressione di un induramento tumorale; essa non ha dato luogo che a qualche goccia di sangue, l'esame citologico del quale non ha portato alcun ragg uaglio speciale. Reazione di Wa~sermann e di Kahn negative. Cuti e imradermoreazione alla tubercolina neg:ltiva. In complesso si tratta di una tumefazione ossea indolore con leggero edema collaterale apparsa qualche mese dopo la nascita e a sviluppo rapido. L'interpretazione di tale manifestazione patologica non è facile. In quanto ai tumori possiamo eliminare i sarcomi data la regolarid ddl'immagine radiologica, l'assenza di dolore, e sopratutto per il fatto che il sarcoma osseo non appare mai prima dell'età di quattro anni. Non si conoscono poi tumori a micloplassi che si $viluppino nel primo anno di vita. In quanto ai tumori paradentari la puntura negativa tlimina l'ipotesi di una produzione cistica, nè esiste alcu na osservazione di discmbrioma a questa età, nè d'altronde questi si accompagnano ad edemi collaterali. Restavano dunque solo i processi infiammatori cronici. La tubercolosi ossea ~ eccezionale a questa età, essa non è mai solitaria e d'altronde i caratteri negativi delle reazioni alla tubercolina hanno fatto abbandonare subito questa ipotesi. Non vi era alcuna ragione di invocare l'actinomicosi del mascellare che, anche presso l'adulto, è del tutto eccezionale. Si è pensato alla sifilide. Ma nessuna manifestazione virulenta e nessuna distrofia orientavano in questo senso. Le reazioni sierologiche erano negati\·e così come gli antecedenti familiari. Si è dunque rigettata anche questa diagnosi. Tuttavia durante circa 15 giorni di osserva7.ione la tumefnione continuava ad au mentare di volume. La guancia era più tumefatta, più calda, il tumore osseo sembrava un po' più grosso e diveniva sensibile alla palpazione, e radiologic:Jmente la corticale, già molto sottile nella parte esterna, sembrava sul punto di rompersi. Tuttavia nc~suna adenopatia compariva nè si ebbe febbre. Il bambino era allegro, si :tlime nta va normalmente e aumentava regolarmente di peso. Si era sul punto di fare operare il bambino, quando si affacciò alla mente di uno degli AA. il ricordo di una analoga osservazione di Bèliard che fece ritornare sulla diagnosi di sifilide. Si praticò dunque un trattamento antisifilitico: si cominciò con semplici frizioni mercuriali quotidiane e si ebbe la sorpresa di un miglioramento rapido. Dopo un mese la guancia era diminuita di volume notevolmente. Stato generale sempre eccellente. Si continuò la cura di frizioni mercuriali. E poi si praticarono delle iniezio ni di biioduro di mercurio. Dopo altri due mesi la radiografia mostrò un'accentuata calcifi· cazione della tumefazione ridotta quasi del rutto e semeioticamente no n si rilevava quasi più alcuna salienza dell'osso e della guancia.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Questa azione: veramente decisiva del trattamento mercuriale sembra, malgrado l'assenza di ogni antecedente e di ogni sintomo di sifilide, un elemento convincente per porre la diagnosi di sifiloma del mascellare. PICCA RET A.

FISIOLOGIA A. TxzzANO. - Metodi di determinazione delle vitamine. (« Attualità di Scienze Mediche >>, Torino, I. T. E. R., 1939-XVII). L'A. in un voi umetto di 64 pagine ha voluto concisamente esporre quanto si conosce sulle vitamine specie per quanto riguarda i metodi biologici, chimici e fisici di determinaziOne. Dopo aver dato uno sguardo generale alle vitamine, loro costituzione chimica ed azione biologica, enuncia come per queste sostanze, come per altre quali gli ormoni, le tossine e le antitossine, non sia possibile eseguire determinazioni applicando valori assoluti, ma è necessario limitarsi a valori relativi in confronto a un preparato che abbia valore campione. Bisogna cioè ricorrere a quello che va sotto il nome di standardizzazione. A tale scopo esistono i campioni internazionali di cui l'A. espone la costituzione e l'azione biologica. Riporta poi i metodi di determinazione biologica e chimica più imporranti accennando anche ad altri meno generalizzati o ancora allo studio; e particolarmente per la vitamina A la prova di a,·cre.ccimento curativa secondo Coward, Key, Dyer e Morgan, il metodo della colpocheratosi, la reazio-ne d; Carr · Prìce; per il complesso B la prova curativa sul piccione secondo Kinnersley e Peters, il metodo dei ratti, il metodo della lumif/avina, la misura della fluorescenza; per la vitamina C la prova dentaria, la reazione di Tillmaru; per la vitamina D il line·test, il metodo profilattico Rot1tgen, la determinazio11e delle ceneri ossee. Accenna infine alla determinazione fisica (spettrometria) delle vitamine. Il lavoro del Tizzano, utile per chi voglia avere a portata di mano una guida per lo studio del problema, ed utilissimo specialmente per la estesa cd accurata bibliografia di cui l'A. lo ha corredato, non poteva, data la esigua mole del volume, esporre com~-l etamentc la materia, ma d~ un quadro generale dei vari metodi di determinazione e facilita allo studioso la ricerca delle fonti dalle quali attingere indicazioni più este~e. FLORIO.

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI {Dal nrball pe"eDDtl alla Direzione renerale di Sanltl militar e nel marzo 1939-XVII)

ANCONA • T enente colonnello medico BRuNo 8ARZELLOTit: Diagnosi ~ cura del/~ emottisi non tubercolari. L 'O., dopo ave:r parlato delle difficoltà diagnostiche e ddle numerose diagnosi differenziali che in questi casi si impongono, ed aver rammentata un'emottisi imponente \'Crificatasi nell'Ospedale per gomma sifìlitica del polmone, acce nna ai metodi più modern i di cura, intrattenendosi principalmente sull'uso degli estratti ipofìsari e Slll quello dell'emetina.

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ANZIO (Campo san. clim. militare). • Tenente metlico MARIO ScARPtrrt: Sulla durata dd pneumotorace terapeutico. L 'O. premette che non è possibile dare delle norme precise sulla durata del pneumo. torace terapeutico. Ogni caso clinico ha le sue particolari esigenze a secontla del tipo della ltsione, della sede, della sua estensione e delle eventuali complicazioni. In media si ritiene che la durata non sia inferiore ai tlue anni, perchè non è da escludersi che delle ricadute si manifestino in soggetti trattati per un periodo più bre\··e . In casi particolari tuttavia, come nelle forme puramente cssudative senza estese clas. ~ificazioni ed ulcerazioni si possono avere g uarigioni stabili anche con pncumotoracc di minore durata. La negatività dci segni clinici, radiologici e batteriologici durante la detcnsione, è un criterio attendibile per un giudizio di ultimata cura pneumotoracica. Viene in fine indicato il modo J'inizio del pneumotoracc terapeutico, la sua condotta e la maniera di espansione del çollasso polmonarc, çhc è çonsigliabile sia attuata in luogo di cura, sotto opportuna sorveglianza e con continui controlli radiologici, batte riologici cmatologici. • T enente medico GREGORIO STELO: Gli empiemi parapneumotomt·ici (cla.csrficazior.e, biologia, terapia). L'O., seguendo le vedute della Scuola dd Morelli, dopo alcune premesse sui rapporti tra l'entità dci fattori infiammatori e quella dei fattori ambientali del cavo pleurico c sull'importanza di questi nell'insorgenza ed ulteriore decorso dci versamenti par:~pncu ­ motoracici., passa a trattare delle diverse forme di cmpicmi tbc. par:~pncumotoracici secondo la classificazione del Monaldi (sem plici - infettati . associati e loro varietà). Espone poi il meccanismo di formazione delle pscudocorcnnc negli empicmi incapsulati e gli esiti ulteriori cui q ueste •< capsule biologiche >> possono andare inco ntro in ra· gione dello stato di grave sofferenza della superficie pleurica da esse indotto. P assando poi alla terapia, espone anzitutto le varie eventualità ncll'empiema tbc. puro, abbandonato a sè; si intrattiene quindi sulla condotta tcrapcutica da seguire nelle varie forme di cmpicma soffcrmandosi sulle indicazioni c sulla tecnica clelia dctcnsionc progressiva con lavaggio e sulla opportunità di associare una terapia chirurgica (toracoplastica antera-laterale elastica).


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Descrive poi l'apparecchio· ideato" dal Morelli per il lavaggio ad aspirazione continua, con la recente modifica a 4 botùglie. Illustra infine brevemente alcuni casi clinici curati nel suo reparto.

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ASMARA + Maggiore medico RAFFAELE BUDI: La radiologia e le malj01·mazionì ossee della colo-nna vertebra/e.

L'O.. dopo aver ricordato che le anomalie della colonna vertebrale rimangono, il più de:le volte, sconosciute, fino a che un esame radiologico, casualmente richiesto, non le rileva, enumera gli studi fatti dalle varie Scuole italiane sulle sindromi cliniche associate a malformazioni ossee del rachide. Si associa alle tesi enunciate dal Viola e ritiene che i vizi morfologici e quelli di differenzazione regionale del rachide, debbono essere considerati come un locus minoris resistentiae non solo come fatto meccanico ma anche biologico, poichè in quella sede trovano particolare recettività morbosa gli agenti traumatici- fisici e tossi- infettivi. Seguono dimostrazioni di ra<:liogrammi di alcune malformazioni ossee del rachide.

+ Capitano medico FRAKCE~co Snc!"IITI: La bro-ncospirochetosi del Castellani. L'O. presenta un ufficiale ammalato da circa tre mesi di un affezione bronchiale insorta subdolamente, senza alcuna causa riconoscibile, senza essere preceduta da una fase acuta, cronica sin dall'inizio, senza febbre. La sintomatologia è cosùtuita da tosse, espettor~to muco-purulento e solo raraniente striato di sangue, astenia e: deperimento organko. Il reperto obbiettivo a carico dell'apparato respiratorio consiste in respiro aspro ed in espiratorio, ma prevalentemente inspiratorio, accompagnato da ronchi e da qualche rantolo a grosse bolle. Tale sintomatologia è apprezzabile su tutto l'ambito respiratorio, ma sopratutto alle basi. A seguito di risultato positivo all'esame microscopico dell'espettorato di spirochete poliforme associate a bacilli fusiformi è stato formulato il giudizio diagnostico di broncospirochetosi del Castellani. La terapia attuata con stovarsolo, in tre cicli di cinque giorni ciascuno, ha determinata la completa guarigione dell'affezione. L'O. dimostra microscopicamente con vetrini colorati col metodo di Becker la presenza nell'espettorato delle spirochete del Castellani, e completa la conferenza con una esposizione di quanto è attu:llmente noto sulla broncospirochetosi del Castellani.

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FIRENZE + Sottotenente medico DAVIDE RrvA: Il glutatione nella teoria e nella pratica medica.

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L'O. espone le sue espenenze sul glutatione, enunciando seguenti principi e risultati: Il glutatione è un tripeptide costituito da acido glutammico-glicina e cisteina. E' uno dei fattori, negli scambi ossido riduttivi intracellulari, più importanti che s1 siano lìnora studiati. E' stato trovato in tutti gli organi animali, sia allo stato fisiologico che patologico. Si appalesa con diminuzioni od elevazioni del suo quantitativo base, a seconda della malattia che colpisce l'organismo.


CONFERE!'IZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDA LI MILITARI

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E ' stato assai bene studiato, finora, nell'occlusiooe intestinale, nell 'insufficie nza surre nalica e nella tubercolosi. Potr?! dare maggiore affidamento quando sar?! stato trovato un metodo di ricerca più facile e meno laborioso.

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GORIZIA • Tenente colonnello medico A NTONIO MtADONNA: Illustrazione di un caso di situs visccrum inversus. L'O. presenta un militare proveniente da licenza di conv:1lcscenza nel quale l'esame.: clinico e quello radiologico hanno fatto rilevare una completa inversione dei visceri della ca,·ità toracica ed addominale (situs viscerum inversus). In detto militare vi era una 1}111drome frusta basedoviana sulla quale egli aveva richiamata l'attenzione del sanit::trio del corpo. La dimostrazione clinica è stata cinematizzata.

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MILANO + Maggiore medico AMATO CALCAGNI : Il problema appeudicolare nella comune

pratica prqjessio·nale. L'O. fa una rapida sintesi della patologia dell'appendice, rivolgendosi specialmente ai giovani ufficiali medici che egli chiama le <c avanguardie del :ser vizio sanitario militare '' perchè sono i primi a venire a contatto del malato e discute il problema della dia· gnosi e della cura dell'appendicite acuta. Egli afferma che l'appendicite è una malattia di esclusiva pertinenza chirurgica c <hc una volta fatta bene la diagnosi di appendicite, anche soltanto sospetta, il malato de,·e essere avviato al più presto in Ospedale dove deve giungere non più tardi delle dodici ore c do,·e deve essere senz'altro sottoposto all'intervento. Tra tta della grande importanza dell'intervento precoce e afferma che è un errore atlendc re il raffreddamento una volta posta la diagnosi di appendicite acuta. , Solo con la coscienziosa e disinteressata collaborazione fra me·dici e chirurgi si potrà 1idurre' a zero la mortalità per appendicite acuta.

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PALERMO + Maggiore medico GiusEPPE PAVONE : Il reumatismo .articolare acuto.

L 'O., dopo un rapido cenno sul quadro clinico della affezione (ormai considerata quale setticemia con localizzazioni articolari più frequenti ed inte nse che nelle altre infezioni) e sul granuloma reumatico (nodulo di Aschoff- Tawara) ritenuto dalla maggior parte degli AA. come il conservatore cd il distributore dell'agente infettivo, si sofferma sulle localizzazioni meno note e frequenti della malattia (localizzazioni ex od abarticolari), che possono talora fuorviare dalla giusta diagnosi ed indirizzare :~d erroneo trat tamento terapeutico. Dopo di aver accennato alle ricerche da tempo iniziatesi per la scoperta dell'agente eziologico, ricerche c he non hanno ancora portato a conclusioni definitive, s'intrattiene sulla diagnosi differenziale tra il reumatismo articolare acuto ed ~ pseudoreumatismi infettiv i e, dopo avere passato in rassegna i farmaci sino ad ogg i sperimentati per la cura della malattia, ultimi tra tutti i prodotti azoici, conclude affermando che il salicilato di sodio, malgrado i suoi inconvenienti, resta sempre, se in dosi adeguate somministrato, ii mi gliore presidio terapeutico. 7 -

Giorno/~ di m ~diàna militar~.


434

CO:-.IFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NElìLI OSPEDALI MILIT:\RI

+ Sottotcnente medico GIUSEPPE PIZZILLO: Recupembibtà militare dei malarici e tera pia splenocontrattilc venosa. L'O. prendendo lo spunto dai risultati ottenuti con la cura Ascoli in 7 casi sottoposti a tale trattamento a scopo di recupero, passa ad esaminare i vantaggi \·cramente n·identi che tale cura è capace di dare. Propone di inviare in ospedale militare quegli ~scritti di leva che invece urdin:uiamcnte vengono rimandati alle successive leve o addirittura riformati, ottenendo così il ricupero di tali elementi con aumento degli effettivi nei quadri dell'Esercito.

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PERUGIA + Capitano medico ENRICO CANCELLOTTI: Moderne vedute sulla valutaziotle

mO?"fologica-funzÌO?laie della costituzi011e. L'O., parlando della costituzione, mette in rilievo gli studi importanti compi uu m Italia dal Viola, dal De Giovanni, dal Pende, dal Sorrentino, ecc. e le moderne: vedute su questo importante argomento. Passa inoltre a de~crivere i vari tipi morfologici. con~ iderandone i caratteri in rapporto alla resistenza alla vita militare. Nei riguardi della valutazione morfologica-funzionale della costituzione può dire che tutte le funzioni possono servire a determinare una data costituzione individuale ; e indica, dopo aver accennato alla antropometria esterna, i modemi metodi di indagi ne per misurare le capacità funzionali dei vari organi ed apparati. Conclude affer mando la gra nde importanza che ha la scienza della costituzione, benchè oggi molti problemi rimangano ancora insoluti, nel campo medico militare.

ROMA

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+ Maggiore med ico DOMENICO LoNco: Nuove vedute sulla malaria.

L'O. passa in rapida sintesi i recenti lavori sull'argomento. Distinzione di un ciclo teticolo- endoteliale e di un ciclo sanguigno. Il ciclo reticolo- endoteliale può prt-ccdcre

accompagnare o seguire il ciclo sanguigno. Distinzione delle recidive dovute a moltiplicazione di schizonti profondi Ja quelle dovu te alla forma reticolo endoteliale. La rericoloendoteliosi non è una conseguenza delle alterazioni sanguigne, ma s1 msedia in modo primitivo. Applicazione nel campo terapeutico e profìlattico. La chinina e l'atebrina avrebbero azione elettiva sul parassita nel sangue, la plasmochina e l' M3 sul parassita nel reticolocndotelio. Prende la parola il colonnello medico Ro BERTo LANDRI.o\Nl direttore di Sanità Jd1' 8° Corpo d'armata. Egli, riferendosi a suoi studi apparsi sul Giomale di Medicina M J/i. tare e a sue larghe esperienze ccndotte in penitenziari della Sardegna e nell'ambiente militJre, mette in rilic\·o i successi ottenuti con il prodotto M3 (manganese . mercurio . C'S trano di milza), suffrJgati da diligenti statistiche. Ne risultano vantaggi pratici specialmente rispetto agli altri metodi di profilassi, così che si profila il conseguim ento di un alto scopo autarchico nell'impiego di un prodotto nazionale, confezionato con materie prime non di provenienza straniera. Le wc ricerche sono state eminentemente pratiche. ma le stesse nuove vedute, cui ha fatto cenno il conferenziere, potrebbero dar conto del meccanismo d'azione del nuovo medicamento italiano, che con i suoi ingredienti presumibilmente ;~g irebbC' sul tessuto reticolo- endoteliale.


CONI"ERENZE f. I)IMOSTRAZI0:"/1

CLINICHI~

:-!ECU OSPEDAU MlUTARI

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Come in altri campi, anche per la malaria, gli indirizzi terapcutici hanno ungtne J,1lla vecchia medicina empirica che da tempo aveva scoperto le virtù mcdicatrici di droghe e dj minerali, poi meglio spiegate ma non contraddette dalle moderne profonde rice rche biologiche e farmac_ologiche. A questo riguardo ricorda il vanto che menalano i vecchi medici per l'uso del liquore di Van Swietcn nei malarici, cioè di una ~ol uzione di sale mercuriale assunto per « os "· Questa osservazione potrebbe dar conto della efficacia di uno degli ingredienti dell' M 3 c così potrebbe dirsi per il mang:mese, mentre è incontrovertibile la indicazione di preparati splenic;i per una malattia dd reticolo endotelio, il quale proprio nella milza ha una delle sue maggiori stazioni. Comunque, al di là di tali accenni interpret:ltivi, il meccanismo d'azione dell' M3 può essere lasciato ad appropriate ricerche tecniche, mentre s'impongono con l'evidenza dei fatti lusinghieri risuhati conseguiti ormai su vastissima scala.

+ Maggiore medico ENNIO PARISI: Miotonia amgenita a carattere intermittt'nlt'. L 'O. illustra un caso di miotonia congenita a carattere intermittcnte in un g iovane soldato della classe 19'7· trattandone l'anamnesi (che rone in evidenza l'credit?l simibre), la sintomatologia, la forma clinica, con speciale riguardo alle ricerche biologiche, che hanno dimostrato una alterata funzionalità epatica rivebntesi nelle mcd ifìcazioni delle curve glicemiche ed aminoacidemiche, non insolite in wle mala ttia. Segue il capitano medico prof. CARLO PANARA. che tratta dal punto di vista generale la patogcnes i. la sintomatologia, gli aspetti clinici. le diagnosi e la cura della malattia, nonchè le applicazioni medico-legali conr p:lrlicolare riguarJo al caso in esame.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI - -- - -

Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare Marittima. Ministero della Marina, Roma, Anno XLV, fase. I- II, gennaio - febbraio 1939- XVII.

Massoni: Osservazioni e ricerche sul rnicroclima e sulla ventilazione delle nav1 da guerra. Lo Schiavo: Ricerche sulla valutazione costituzionale militare con i due quozienti biometrici di Pende. Mirra: L'antigene secco per la siero-diagnosi di Widal a bordo delle navi ed m t:olonia. Rerger: La simpaticectomia pcriarterics:~ nel trattamento delle ulceri tropicali. Dorello : Su di un caso di intossicazione collettiva a bordo di un sommergibile ( J a cloruro di metile). Ferraro: Attività elettrica del sistema ncrvo~o cennalc.

Bulldin Intemational des Strvices dt Santé des Armées de terre. de mer d de t•air. - Pubblicato dall' « Officc l nternational de Document:Hion de Médccinc Militaire H , Liegi (Belgio). N. 2, febbraio 1939X Congresso l ntern:tzionale di Medicina e Farmacia militare. So/card: A pparccchi di trasporto dei feriti nella marina francese. Conservazione del cloroformio. Rivista internazionale. Ufficio intemazi01zale di documentazione di Medicina e Farmacia militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare. N. 3, marzo 1939. X Congresso Internazionale di Medicina c F:mnacia militare. Realizzazione delle zone sanitarie. Brandi: Lesioni caratterizzate da dolore locale con go nfiore. Rivista internazionale. Ufficio iutemaziona/e di documentazione di Medicina e Farmacia mtlitare: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare.

A RGENTINA.

Rtvista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, anno XXXVII I.

gcnnato 1939-

Errec-art: Il valore fisiopatogenetico della prova del giro per lo studio della eccitahilità del sistema ampollarc. Squirru : Trattamento delle pleuriti non tubercolari Ontaneda, Lascalea e A n d rada: La tubercolosi nell'adulto. We.<kamp e Bocalandro: Complicanze oculari nella parotite epidemica. Harem: Guerra chimic:l (continuazione).


RIVISTE ~ EDICH I' ~II.ITARI

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BE·LGIO .

Archives Bdges du Strvice de Santé de l'Armée. -

Rednione: Ospedale milit:m:,

Licgi. N. 2, febbraio 1939· Eurard: L'educaziòne fisica nell'aviazione. CILE.

Archivos Mtdicos dd Strvicio Sanitario del Ejèrcito. - Pubblicazione dcll:t Direzione Ji S;JOità militare. Santiago del Cile (S. Ignazio, 242). Fase. 6, no,•embre- dicembre 1938. .\fcJrtiarena: Sondaggio duodenale nella pratica. Oonoso Castro : La picloscopia come mezzo diagnostico differenziale fra tumori

del fia nco destro e tumori rcnali. Sepulueda: Il problema della sifilide. Stato attuale (continuazione). lunnema11: Occlusione intestinale per processo peritoneale. Ga:;muri: Considerazioni sopra la tubercolosi miliare. FRANCIA.

Direzione del sernz.w dì san ìt~, Ministero J ella Guerra, Parigi. Fase. t , gennaio, tomo CX. 1939.

Revue du Strvice de Santé Mllitaire. -

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Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Mcdizinischen Refcrantenhlatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 2. febbraio 1939.

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RlVI:iTE. MEDICHE. MII.ITARl

JUGOSLAVIA.

Vojno-Sanitdski GLlsnik. -

Ri vista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria dell'esercito jugoslavo. Redazione ed amministrazione: ospedale militare di Belgrado. N. 4, tomo I X, 1938.

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Organo degli ufficiali del Sen·izio sanitario. Centrum Wyzskolenia: Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 1, gennaio 1939.

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Bollettino trimestrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Varsavia. Tomo Vll, n. 4· 1938.

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NOTIZIE Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Corpo sanitario. MEDhCLIA 1)1 BRONZO AL VALOR MILITARE. ì\lt.NCIONE Gaetano di Carmelo e di Alessandrello Matilde, nato a Vittoria (Ragusa), il 4 ::rprile 1905, sottotencnte medico complemento del V b::rttaglione indigt:ni, 40° nucleo chirurgico. - Durantt: un improvviso t: lungo combattimento, prt:stava con infatzcabtlt: ;lancio la sua opt:ra di mt:dico, sotto il vzolt:nto fuoco avvt:rsario. Arditamentt: partecipava ad un contratiiicco, animando ed incitando con l'esempio gli ascari. dimolfrandosi soldato valoroso ~ sprezzanlt: dd pericolo. - Card Dcgà. 22-23 luglio 1936-XIV. CROCE 0 1 GUERRA AL VALOR MILITARE. ACCARDI Antonio di Manlio c di Granozzi Margherita, nato a Mantova il 6 noComand,u:te di seziont: di sanità della divisione di fanteria Libia, con grande calma e serenità si prodigò incessantemt:ntt: durante più giomate di comboJtimenlo nella curo e nello sgombero dei feriti, nonostante che le v;cende dell'azione oveuero imposto l'impianto della ma sezione Ù1 zona soggelfa ad intt:mo fuoco nt:micn. Esempio di belle qualità militari t: di elt:vato st:nso di umanittÌ. - Gianacobò, 15 - 16- 17 aprile - Bircut, 19 aprile ~~mbrc 1905, capitano medico s. p. e. della Sezione sanità Divisione << Libia>>. -

•(!;6-XfV. CosTANTINI Costantino fu Antonio e fu Losavio M::rddalcna, nato a Martina Franca (Lecce) il 14 settembre r~. tenente medico del IV gruppo battaglioni eritrei . Uffirialc> medico dirigente il servizio sanitario di una colonnl1' operante, volontOI·ia"'ente si poriiiva presso un battaglione privo di medico, ed, incurante del fuoco avve1· mrio. si prodigava nell'adempimento della sua missione dimostrando sprezzo del perilO/o e spirito di sacrificio. - Torrente Qu::rsquazzè, 27 febbraio 1936-XIV. PAs~ARELLA F:~brizio di Carlo c di Padula Erminia, nato a Trivigno {Potenza) il 28 11iugno 1<}06. tenente medico s. p. e. della di,·isione cc Libia "• sezione di sanità. 5ubalt~mo mt:dico di sezùme di sanità, duran~ un attacco avversario, tt·ovandosi il posto di medicaziont: a poche diecine di metri dalla linea di combauimento ed esposto ·u'l'offesa del fuoco nemico, coadiuvava il proprio comandante nella cura e nt:llo sgombao d~i feriti, prodigand()si con slancio t: generosità nel compimento dt:l proprio tiovere. Bircut, 19 aprile 1936-XIV.

PEMCOPO Vincenzo fu Ernesto c di Giovanna Nastro, nato a Napoli il 22 ottobre 189<>. tenente medico s. p. e. del II battaglione indigeni. - Ufficiale medico di bauaglione indig~ni, prodigavasi con slancio ed elevato senso del dovere nella cura dei feriti ;pingend osi, per fare ciò, nei punti più avanzati e battuti dal tiro nemico. DuratJte tutta i'a:ione dava prova del/~ sue qualittì di saniiiirio pronto, sereno e valoroso. - Dehra 5ina. 27 settembre 1936-XIV. Luigi di Nicola c di Bompani Ida. nato a Modena il 6 settembre 1900, trncnte m edico complemento del VI gruppo battaglione eritrei. ~ Ufficiale medico di un P i cC tRI LLI


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:-\OTIZIE

comando di gruppo battaglione eritrei, oltre ad assolvere con abnegazione le .iue attribuz ioni sulla linea più avanzata.. si offriva di compiere il servizio di collegamento, di cui aveva intuito l'immediata necessità, e lo disimpegnava ripetutame11te, con sereno coraggio, attraverso i tratti di linea intensamente battuti dal fuoco nemico. - Mai Ceu, 3 1 marzo - 1° aprile 1936-XIV. CAm.~R ELLA Fioravanti di Giuseppe e di Sorrentino Domenica, nato il 17 otto bre 1907 a Lentini (Siracusa), sottotenente medico del IX battaglione eritreo. - Ufficiale

medico di battaglione indigeni, dura11te un combattimento con slancio e sprezzo del pericolo contribuiva alla racc·olta dei fCiiti assistmdoli e cumndoli sotto intenso fuoco nemico, dando esempio di elevato senso del dovf!l·e e di abnegazione. - Ce mbibiet, 24 agosto 1936-XIV. FRAU Alberto di Giovanni e di Ortoli Maria Virginia, nato a Pula (Cagliari) il :ii ottobre 1903, sottotcnente medico complemento del XIII battaglione indigeni. -

Ufficiale medrco di battagliane, durante tre giomi di aHedio, a.<Jolveva il mo compito sotto il continuo fuoca avversario. Non esitava a recarsi a medicare feriti sul luogo del combattimento, attmversando una Z0'1za battuta, dando uempio di alta com p1·e,Jsi0'11e del proprio dovere e di sprezzo del pericolo. - Ancober, 21 luglio 1936-XIV. GAROFALO Salvatore di Luigi e di Arena Maddalena, nato a Borgetto (Palermo), sottotenente medico complemento del IV gruppo artiglieria montagna eritrea. - Uffi-

ciale medico, in una giornata di aspro combattimento, spt·ezzantr: di ogni pericolo, sotto intenso fuoco di fucileria e di mitragliafl·ici nemiche, si prodigava. c011 alto senso del dovere, nella mccolta e 11ella cura dei fet'ltÌ, dando prova di ardimr:mo e di elevato spirito di sacrificio. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XTV. GRILLO Gio van Battista di Francesco, nato a Ciminà (Reggio Calabria) il 2 febbraio 1907, sottotenente medico complemento del VII battaglione indigeni eritrei. - Ufficiale

medico di un battaglione e1ùreo, durante tre combattimenti, sotto il fuoco nemi'Co, incurante del pericolo al quale si esponeva.. prodigava incessanteme11te la sua oper·a dando esempio di elevato spirito di sacrificio. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. GRusovxN Ermanno d i Antonio e di Grusovin Caterina Luigia, nato a Gorizia il 1910, sottotenente medico complemento del V battaglione eritreo. - Ufficiale

12 aprile

medù·o di un battaglione eritreo, durante un violeuto combattimento, sprez <;,ante del pericolo, si prodigò per la raccolta e l'assistenza dei fer/ti. Partecipò inoltre all'assalto decisivo, che tra volse le truppe regolari abissine. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XI V.

Segnalazioni bibliografiche. + La conquista maggiore cui l'uomo possa aspirare non è già quella che può compiere sul mo ndo esterno. sì bene quella che sa fare sul proprio mondo interno. Il princip:~le segno dell'uo mo su periore è senza dubbio la sovranità .i nteriore che egli rìe~ce ad otte nere, com·i nto che l'essenza della persona su pera in valore tutti gli attributi accessor i i. Ed è per questo che l'insegnamento che mira ad a fferm:~re e a rafforzare il nostro io. a costringere tutte le nostre energie. anche le nostre passioni più tumultuose c pur i nostri Yizi, :1d una linea retta, a uno scopo ferm o, è di un altissimo valore etico e sociale.


>-iOTIZIE

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lvfalgrado le affermazioni delle più varie utopie, bisogna sempre ritenere che quel che ,-aie per l'uomo è la forza temperata dalla disciplina: la prima, perchè legge di natura inabolibile e indistruttibile, la seconda perchè virtù eccelsa di uomo libero. Ognuno di noi è una individualità, possiede, fondo stabile e irreduttibilc, la propria personalità. Su questo fondo, ereditato eJ acquisito, il gioco <.Ielle azioni e delle reazioni deve svolgersi in una successione continua di pensieri, di sentimenti e di atti secondo una trama prcstabilita, rispondente a un ben determinato scopo. Non si Jc,·c permettere che sentimenti, idee, gusti ed abitudini mutino seconJo le vicende di una qualu nque avventura. Il principale carattere d'ogni vita organica consiste nell'avere un equilibrio definito tra ciò che è variabile e ciò che è stabile, tra le forme cost:mti delrartività, del pensiero e del sentimento e le forme avventizie, fugaci , illogiche. Non il solo nostro corpo; ma anche la nostra anima è, in tutti i momcnri; un vastissimo campo di battaglia, dove precipitano per lottare, forze d'ogni specie. S<1per sempre raggiungere quell'equilibrio definito, continuare a vedere sempre lucido lo scopo prefisso sì che la coerenza negli atti e nei pensieri diventi norma di ,·ita, è segno certo del possesw incondizionato del proprio io, è sicura prova delb sovranità interiore, è piena consapevolezza della propria personalità. Per giungere a questo, condizione essenziale è conoscere se stesso. La necessit:ì che è nel monito socratico, sempre viva attraverso i secoli e che ultimamente, per i particolari aspetti della modc.rna civiltà, è stata bandita da Carrcl come un imperativo cate~orico nel suo magnifico libro, da noi segnalato in un numero precedente, è oggi assoluta. Solo conoscendo se stesso, l'uomo può giungere ad imprimere alla propria personalità un carattere distintivo, può accrescere e determinare il proprio essere nelle sue particolarttà peculiari, può esprimere, fra i lineamenti innumerevoli delle nature umane, yuelli che sono i suoi caratteri personali, quelli che indicano la più rilevata o più profonda parte di sè. può, in una parola, rilevare di essere uno. A questa condizione indispensabile, a questa necessità essenziale risponde il li bro di Winifred V. Richmond: La per.ronalità (Ed. Bompiani, Milano, L. 14). Libro veramente aureo per chi desidera adJentrarsi nel proprio io, per chi vuole studiare i molteplici elementi de Ha sua personalità: i caratteri biologici (ereJità - costituzionalismo), gli influssi ambientali (condizioni climatiche, :,~limentari, sociali, morali, economiche), i substrati fisio-psicologici (caratteri soma ti ci, intellettuali, emotivi; capacità energetiche e di orientamento), gli elementi che intervengono per svilupparla e per d irigerla ora in un senso e ora in un altro (abitudini - riflessi condizionati) per i quali si può dire che l'uomo è quello che è anche per effetto delle proprie esperienze, quanto infine è stato de tto dalle scuole psicoanalistichc sul dinamismo della personalità (particolarmente nei Frimi anni di vita) e sulla persistenza di caratteri infantili nell'uomo maturo, per cui si dimostra vero il proverbio che cc il bimbo è padre dell'uomo ». Tu:tti questi elementi sono presentati sotto la luce delle più razionali interpretazioni della moderna psicologia, del più sano criterio che deve adoperarsi nella discriminazione dell'enorme materiale di studio che tale scienza ha accumulato negli ultimi cinquanta a nni. Il libro si completa di un acuto esame delle deviazioni cd anomalie della personalità, dalle più lievi alle più clamorose, non senza accennare a quanto p1UÒ esser fatto per correggerle sia che le cure concentrino lo sforzo sull'individuo cercando di modificarne gli. atteggiamenti mentali , sia che esse considerino l'individuo nei suoi rapporti ambientali tentando di risparmiargli ~ituazioni penose, c d i procurargli quelle necessarie per lo s"iluppo dd suo normale modo di agire.

+ I n tre lucidi articoli (A m erica e Neurochimrgia americana - L' AvvenÌrt' Sauilario, 10- 1.0-:28 febbraio 1939-XVII) il dottore Enrico Miserocchi, di ritorno dagli Stati Uni ti dopo un lungo soggiorno, descrive quanto egli ha avuto occasione di Yedcre c di osservare nel campo della Neurochirurgia.


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NOTIZIE

Dopo un rapiuo sgu:.mlo alb vita americana c ~oprattutto allo sp1nto che le d à c n 'i m pronta particolare, rilc\'ato il carattere grandioso che è i n tutte le istituzioni sanitarie. <.gli si sofferma sui due aspetti più notevoli dell'attività pratica e scientifica delb medicina in America. Il primo riguarda la strc.:ttissima collaborazione che esiste fra b corsia degli ammalati e il laboratorio delle ricerche, per cui è possibile ripetere rapidamente in questo il fenomeno patologico, onde studiarlo nelle più minute particolarità, ed è possibile esperimentare in quella con altrettanta rapidità, il risultato di una ricerca di laboratorio, con il conseguente inestimabile beneficio di confermare o meno, in brevissimo tempo. la giustezza di una teoria o la bontà di un ritrovato terapcutico o il l'regio di una nuova tecnica; il secondo si riferisce a\l'ultraspccializznione, dovuta al progredire rapido ed incessante dei varii capitoli della scienza medica. Si comprende quindi come una simile organizzazione pratica e scientifica abbia potuto far raggiungere ad alcune specialità uno sviluppo così avanzato che non è possibile trovar ri ~contro in alcun 'altra nazione. Fra queste primeggia la Neurochirurgia che, per l'impulso sperimentale e pratico rice\'uto da Cushing (il venerando maestro, oggi mtento ad ordinare in uno studio sintetico t! sistematico la sua grande collezione di casi, fra cui figurano 2000 tumori cerebrali) e da un folto stuolo di suoi allievi, è oggi pcrn:r.uta ad una perfezione di tecnica. ad una ricchezza di osservazioni e di ricerche ve-ramente mirabili. La disamina degli elementi, che imprimono a questa nuova branca un rigoglio di vita già così potente, è da parte del Miserocchi attenta. precisa, chiara. Il neurochirurgo, deri\·ato dai chirurghi ,generali, ha ~aputo subito riunire jn sè la persona del chirurgo e quella del neurologo ed ha potuto così in brevissimo tempo assumere un aspetto nettamente differenziato. Egli non si occupa più della chirurgia generale, ma limita la sua attività o peratoria solo al campo della neurologia; trova materiale per il suo lavoro non solo nelle grandi cliniche ma anche nei modesti ospedali delle piccole città, perchè, per effetto di una ben persuasiva propaganda. eh.! illumina le alte finalità della branca, elevandone di continuo il prestigio, non v'è medico che esiti ad affidare il proprio p. al neurochirurgo sol che baleni il dubbio di un 'affezione chirurgica del sistema nervoso. l risultati fino ad c ggi con ~eguit i sono veramente ammirevoli. Il Miserocchi ne dà una sintesi convincente. Nella Mayo Clinic ha potuto seguire la perfetta tecnica operatoria di Adson Craig c Lovc nt:lla cura dell'ipertensione arteriosa eseguita con l'asportazione bilaterale del ganglio celiaco e del L Il c III ganglio simpatico, in quella delle nevralgie del V paio eseguita cc n b tecnica di Frazicr. per via transtemporale. in quella degli ascessi cerebrali che Adson punge e drena attraverso un piccolo foro della scatola cranica. NeiI' Uni\'crsità del Michingan ha veduto Peet praticare la neurotomia retrogas~eriana in c;-asi di nevralgie del trigemino t la cordotomia in casi di dolori ribelli in pp. portatori di tumori maligni. Nell' Università dì Chicago oltre all'attività del Reparto, diretto da Bailey. ha nmmir:lto lo studio che si compie sui pp.. le ricerche che vcngon0 condotte con chiara m entalit~ scientifica. Grande imprefsione ha ricevuta ne! Neurologic:.~l lnstitute di Mo ntrcal. centro attivissim:> di bvoro pratico e scientifico e vivaio fervido di ~;0\·ani studiosi, sotto la direzione del dott. Penlield. E così. in un lungo periodo di tempo. ha potuto rilevare lo ste~so fervore di o pere negli ospedali di og ni città degli Stati Uniti, seguendo le tecniche operatorie nei più svari:Hi interventi, csservando le perfette attrezzature dci reparti, ma soprattutto ammirando la p:.~ssione che i neurochirurghi nongono nello studio della loro branca. che pur t<l nto g io v:tne è g ià cosl prodiga di bene \'erso l' umanità sofferente.

+ Un:1 legge su « l'eserci<!.i<> della medicina senza laurea >> è stata emanata dal G o,·crno dei Reich per disciplinare un':!ttività che finora era stata lasciata libera all'arbitrio


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NOTIZIE

e all'avidità di guadagno di scaltri mestieranti senza scrupoli. Pietro Solari, in una sua corrispondenza da Berlino (Corriere della Sera, 3 marzo 1939-XVII) nel darne notizia 1·icorda che in Germania i « praticoni >>, coni'erano chiamati. facevano ,parte di una Federazione nazionale legalmente riconosciuta dallo Stato e che gli inscritti nel sodalizio a,-e,·ano un tale su~cesso professionale che non poche volte era vivamente invidiato c!a quelli che, per esercitare la medicina, avevano dovuto frequentare per sei anni e mezzo (ora quattro e mezzo) l'Università, avevano dovuto trascorrere almeno un anno e mezzo in un ospedale con l'obbligo d'aggiornare ogni tanto le proprie cognizioni universitarie con corsi di perfezionamento. Il Governo del Reich non proibisce l'esercizio della medicina senza laurea, ma, con la nuova legge, si limita a pretendere dal praticante « una idoneità naturale c un corredo minimo di studi » riservandosi di concedere o meno l'iscrizione del praticante tn una nuova Federazione riconosciuta e controllata dallo Stato. Questa simpatia o benevolenza , comment.l l'articolista, verso il medico sprovvisto di laurea (la licenza di caccia grossa come la chiamano i maligni) ~ saldamente radic:Jta nella Weltanschauung o dottrina nazionalsocialista; il che non meraviglia se si pensa ;;ll'import:IOZa che la dottrina dà a tutto ciò che è schiettamente popolare e nativo. Vi fu, dopo la conquista del potere, una sorta di sollevazione centro la medicina ufficiale, :~llora fortemente giudaizzata, cioè str:tniata dalle sue tradizioni naturali e popolari. Alla medicina ebreizzata, che aveva ridotto l'arte della sanità ad una complicata manipolazione di veleni, sempre più sperduta nella chimica e sempre più lontana dalla natura, il buon senso popolare andò sempre più tenacemente opponendo un ritorno alle semplici, eterne, benefiche potenze della n:>tura, nei suoi infiniti tcwri dell'acqua, dd sole, dell 'aria. delle piante, delle erbe. Si volle rivendicare il talento innato della medicina, l'istinro che guida nel cur:Jre il malato. che in tutti i tempi c in tutti i popoli è stato sempre riconosciuto. La legge del Reich tiene nel debito conto tali vocazioni elementari e prepotenti ma ad esse vuole aprire le porte dell'Università, senza formalità o intralci di studi accademici, perchè possano avvicinare lppocrate lasciando un po' da parte Paracelso che fu gran mago. gran medico. gran sapiente, gran diavolo, ma fu anche una grande c solitaria eccezione. La legge del Reich è, sì, convinta che medici si nàsce, pcrchè sa che la medicina è più un 'arte che una scienza e che wlo un dono di natura concede le virtù dell"arte, che !i formano e sviluppano sul terreno naturale dell'istinto, del carattere, del temperamento e non nelle aule scolastiche, ma è anche convinta che la natura dev'essere ~· iutata dalla scienza. la vocazione dalla sapienza. Medici si nasce. Ma naturalmente non basta. GIANNANTONl.

La pietrificazione anatomica. Il giorno 20 marzo u. s. nell'antichissima Accademia dei Fisiocritici di Siena. il prof. F rancesco Spirito, Direttore della Clinica Ostetrico-Ginecologica dell:t R. Univer~it3 ha fatt~ ~na comunic..zione di notevole interesse scientifico sulla pietrificazione dei pezzi a_natomict. Dopo aver tracciato la storia dei varii tentativi di pietrificazione, il prof. Spin~o ha mostrato all'eletto pubblico varii pezzi del corpo umano, eternati col suo procedm,:nto. Il problema, com'è noto, affaticò b mente di molti studiosi, fra i quali son da nc~rdare_ Segato, Gorini e Marini, che seppero ottenere risultati degni di nota. Ma i proce~:hn:enu da questi usati non furono mai conosciuti perchè non vennero rivelati. Gli ~copnton scc_~ro nella tomba, trascinandosi ognuno il proprio segreto. Il prof. Spirito, mvec~ ha gta consegnato la sua formula, in busta sigilbta. all'Accademia dei Lincci; c se nora non l'ha resa di pubblico dominio gli è che pensa di perfezion:lrl:t ancora.


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Scopo della sua scoperta non è quello della conservazione dei cadaveri, sì bene quello della conser\':-tzionc di organi malati asportati. L'utilità di fermare questi nelle modilìcazioni subite dal processo patologico conferisce alla scoperta un 'importanza didattica facile a comprendersi. Sarà possibìle in essi procedere, quando si vuole, allo studio non solo del loro aspetto esterno, invece di ricorrere ai modelli confezionati artificialme nte o alle fotografie o ai disegni, ma sarà anche consentito lo srudio della loro intima costituzione cellulare. Perchè: il , ·alore della scoperta è anche nella possibilità di far ritOrnare allo stato naturale il pezzo pietrificato. Non determinando il procedimento usato alcuna alterazione nella cel lula, questa per tempo indeterminato può continuare ad assumere i colori protoplasmatici e quelli nucleari ed offrire quindi le condizioni necessarie per il suo studio istologico. L'interessantissima comunicazione è sta~a : orrcdata di dimostrazioni pratiche. Non solo il prof. Spirito ha materialmente messo in evidenza la pietrificazione di molti pezzi anatomici, scagliandoli per terra, senza che da essi si staccasse la più piccola scheggia, ma ha anche presentato un pezzo di marmo intarsiato di visceri umani, come fece Segato che compose un ta,·o]ino a mosaico con 214 pezzi umani, che semhra,·ano a ltrettanti pezzi di marmo variamente colorati. Il pubblico che affollava la sala si è vivamente interessato all'originale comun icazione cd ha espre~so, con molti e cnlofòSÌ applausi, il suo pieno con)piacin'lento all'illustre professore.

Un'iniziativa d'alto valore culturale del Sindacato Nazionale Fascista dei medici. Nello spirito e secondo la norma dell'ordinamento corporativo fascista, è dovere del Sindacato nazionale fascista dei medici di curare la diffusione tra i propri inscritti della cultura medica, sia scientifica che pratica. A tal fine, il Sindacato nazionale, per l'impulso che ad esso sta imprimendo il commissario ministeriale, sen. Raffaele Bastianelli, ha allo studio e sta gradatamente realizzando una serie di iniziative intese a mantenere aggiornata la preparaz.ione culturale e pratica dei medici. " La funzione del medico nella vita moderna - ha detto pochi giorni or sono il sen. Bastianelli , ai com·enuti al raduno sindacale di Cosenza ha tale importanza da farci ritenere immancabile il successo materiale e morale al quale aspiriamo. Occorre che il medico divenga quasi un capo spirituale e intellettuale delle famiglie, nel quale compito non fallirà mai se saprà servirsi della scienza e dell'intelletto accompagnati dall'amore. Ma come può farlo, se non aggiorna la propria cultura ? A <]Uesto fine bisogna aiutarlo con tutti i mezzi, non facendolo soltanto partecip:~re a quclle che dicevo inutili accademie, ma a corsi di cultura pratica, a contatto con i maestri della medicina c delle corsie ospcdalicre )). In questo ordine di idee, il sen. Bastianelli ha ora deciso di realizzare una iniziativa, che porta sul terreno della concreta realtà l'opera che il Sindacato nazionale fascista dei medici deve intendere attuare ai fini ora accennati. 11 Commissario rninistcrialc ha pertanto disposto l'assegnazione di tre borse di studio di L. 1500 ciascuna ai Sindacati dei medici delle provincie di Bolzano, Trieste, Cosenza, Potenza, Campobasso, Sassari, Cagliari c Nuoro, c cioè complessivamente \"Cntiq uattro borse, per un importo complessi,·o di 36.000 lire. I Segretari e i componenti i Direttori dei Sindacati delle suddette provincie assegneranno le tre borse messe


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a disposizione di ciascuno ai tre medici che essi ritcrr:.nno a loro giudizio ptu meri·

tevoli, affinchè questi possano frequentare il tt Corso di aggiorn:Jmento per medici '' che SI terrà nel mese di maggio prossimo :1 cura della Scuola medica clinico - ospedalier:1 d i Roma. Questa iniziati va, che sarà ripetuta e sviluppata negli anni prossimi, a ~ccomh Jelle materiali disponibilità del Sindacato nazionale fascista dei medici, costituisce l'inizio dcli'Ntuazione della promc~sa che il sen. Basti:tnclli ha fa tto nel raduno surricord ~tto , e secondo la quale <t il Sindacato n:~zionale fascist:1 dci medici f:lrà quanto è po~~ibik per favorire anche finanziariamente questa tendenza al perfezion:1111ento culturale. che è di supremO interesse per il prestigio del medico e per il bene dei m:-elati u .

La medaglia d'argento al valor civile al prof. Vittorio Maragliano. Il Re e l mperatore, su proposta del Duce, ha concesso Jl prof. Vittorio Mar:J· gliano. Ordinario di radiologia c terapia fisica presso la R. Univcrsiù di C.enova. la :nedaglia d'argentc al valor civile con la seguente motivazione: <l Durante la lunga atti· 'ità svolta nel campo della radiologia e della elettroterapia, esponendosi consape,·ol· :nente, nelle continue esperienze, all'azione nociva dei raggi Roentgen, mentre conse?uh·a risultati utilissimi al progresso della scienz:1, riportav:. gr:.vi lc:sioni che rendevano necessari numerosi interventi chirurgici c l'amputazione di nlcune dita delle mani. Ciò non arrestavn il prosicguo della sua opera di studioso rivolta nl consegu imento di nuo,·e conquiste della scienza, tendenti verso il benessere ddl'umanità )),

Onorificenze concesse ad ufficiali del Corpo Sanitario. ORDINE DEl SS. MAURIZIO E LAZZARO. Cavalic1·e: tenenti colonnelli medici A:--~T0:--110 ConACLIOLA, B.\LllASSARE CAMPISL

ORDINE oELt.A CoRONA n'ITALIA. Ufficiale: magg10re medico GIACO~fO TEDESCH I.

Conferma di libera docenza. Con Decreto del Ministero dell'Educazione Nazionale, in data dd 24 marzo IIJ39·XVII, è st:Jta confermata definitivamente l'abilitazione alla libera docenza in Patologia speciale medica al colonnello medico prof. Virginio De Bernardinis, Direttore del· l'Ospedale militare di Roma. Il Gionzale di Medicina Militare che dal colonnello ehbe, in varii anni di instancabile attività redat~oriale, un impulso di vita così potente ed efficace da divenire un elemento essenziale per la cultura medico-militare, è lieto e fiero. dando questa notizia ai suoi lettori, di esprimere anche a loro nome le più \'ive congratulazioni per quest'altra testimonianza di stima, che conferma ed onora i chiari meriti.

Morte di Vidor Pachon. E' morto il grande fisiologo francese Victor Pachon, nato nel r8Gj. Fu titobre fino al 1933 della cattedra di fisiologia a Hordeaux. La sua atti vit:ì scientifica può dividersi in due fasi. Nella prima, seguendo la scuola dei suoi m:testri Richet c Gley. egli si occupò


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Jei prohlcmi fisiologici attinenti alla respirazione c alla digestione. Nella seconda, improntando il suo lavoro a quanto maggiormente l'attraeva, si dedicò all'emodinamica. E fu appu nto in questo campo che ri velò le sue doti migliori di studioso. Trattò la qutstione dell'intcrsistole, scoperta da Chauveau, e dimostrò non rappresentare questa una fase passiva nella riroluzione cardiaca sì bene un fenomeno attivo e cioè la chiusura delle valvole atrio-ventrlcolari. dovuta alla contrazione dei muscoli papillari. TrO\·ò che b registrazione dci battiti cardiaci è più facile nel decubito laterale sinistro e consigl iò questa tecnica semeiologica ai ca~diologi. Si occupÒ della sfìgmomanometria e fu il primo a creare un oscillometro clinico. Per molte generazioni di medici il suo nome è rimasto iegato al suo ingegnoso cd elegante apparecchio, ch'egli costruì per misurare la pressione del sangue c per esplorare le oscillazioni nei casi di arterite. Fu anche un grande Maestro, perchè seppe creare intorno alla sua attività un fervore di opere da parre di allievi, dei quali alcum già hanno segnato il proprio nome a scoperte degne di riliem nel campo dell'oscillometria (Fabre e Dodel).

Un prtmio biennale di L 200.000 per la scienza medica. 11 prof. Salvatore Cirelli ha creato una fondazione perpetua con un premio biennale di L. 200.000 (capitale 2 milioni) da assegnare all'opera più importante e più utile di medicina o chirurgia, pubblicata nel mondo durante il biennio. Tale fondazione - scrive Riforma Medica - servirà a stimolare lo spirito creativo e di ricerca di tutte le nazioni del mondo e contribuirà ad attirare l'attenzione verso la nuova Italia di Mussolini. Il capitale, messo da parte dal donatore con semplicità di vita, rappresenta il frutto di un lavoro costante ed intenso di molti decenni. Nel precisare lo Statuto della fondazione, il donatore si metterà agli ordini del Duce:.

Corso di malariologia a Roma. L'Istituto di malariologia di Roma terrà dal 24 luglio al 10 settembre p. v. un corso rer Medici e Dottori in Scienze Naturali. L'insegnamento comprende lezioni. dimostraz•oni pratiche, esercitazioni, visite di località malarichc e di zone bonificate. Per essere ammessi. gli aspiranti devono presentare 15 giorni prima dell'inizio Jel corso una domanda in carta bollata da quattro lire al Direttore dcii 'Istituto c i titoli di studio (laurea o certificato che attestino gli studi compiuti). La tassa d'iscrizione è di L. 100, cui vanno aggiunte altre L. 100 per le gite d'istruzione, pro\'\'edendo in queste l'Jstituto alle spese di vnaggio. di vitto cd alloggio. Alla fine del periodo di insegnamento gli allievi possono ottenere il certificato del corso seguito o il diploma di esame. Per qualunque altra informazione rivolgersi alla Segreteria d~l l ' I sti tuto. Policlinico c. Umberto I ~> , Roma.

Autarchia del chinino. Ln Ricerca Scientifica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ma.rzo 1939-XVII) dopo a,·er riccrdato che l'ftalia è tributari:\ all'estero per hen 22 milioni di lire :~!l'anno fra cortecce e s:~li chin:~cei dà notizia che ben presto tale importazione cesserà. Da ~tud i c ricerche condo tte nei territori dell'Impero è risultata la netta pos·sibilità di colti -


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'azione della china (Cinc/1ona succirubra). nelle zone climaticamente più ada ne come chinigene (Gaffa - Uollega - Sidamo). Da queste colture si prevede di poter ottenere huone cortecce officina!~ già. direttamente usabili per la profila~si e la cura degli indigeni, ed ottimi chinati, di valore terapeutico riconc5ciuto da una v:~stissima letteratura pari .1 quello dei sali di chinina. Tale autarchia chininica permetterebbe non solo di sopprimere l'importazione dall'estero ma anche consentirebbe un più rapido risanamento delle zone malariche dell'Impero ed una più rapida bonifica umana.

L~obbligatorietà

della vaccinazione antidifterica.

Il Consiglio dei Ministri del 15 marzo 1939-XVII ha approvato uno schema di disegno di legge concernente l'obbligatorietà della vaccinazic ne antidifterica, ammessa ormai, in modo non più discutibile, la sua efficacia immunizzante. Il disegno di legge, accOgliendo l'analogo voto del Consiglio Superiore di Sanità, stabilisce tale obbligo per tutti i bambini. dal secondo al decimo anno di vita.

Esonero dci medici dall~imposta di soggiorno. Nel Supplemento Corporativo Sindacale al n. 2 del 31 gennaio 1939-XVII delle Forze Sanitarie è data notizia che, per interessamento del senatore Raffaele Bastianelli, Commissario del Sindacato nazionale fascista dei medici, viene abolita l'imposta di soggiorno. di cura e turismo, stabilita con R. D. L., 24 novembre 1938-XVJI, per t medici-chirurghi.

Concorsi. + La Società Medica Chirurgica di Bologna per onorare la memoria dei compianti Soci BERTI e MALACUTI bandisce i concorsi ai seguenti premi: Premio Berti di Lire 1000: sarà conferito ad una memoria scientifica dal titolo: '' Le prove di funzionalit:\ renale nel bambino sano ed ammalato ». Premio Malaguti di Lire 1000: sarà conferito ad una memoria scientifica dal titolo: •· L'importanza della ricerca dell'alcool nel sangue l> . Le condizioni del concorso sono: 1° - Le memorie scientifiche concorrenti dovranno essere redatte in lingua italiana, e presentate in dattilografato, in duplice copia. 2 ° - Non dovranno recare alcuna intlicazione del nome dell'Autore, ma unicamente un m~to, che sarà ripetuto sopra una busta sigillata, entro la qual<! sarà indicato il nome de\\' Autore e la sua residenza. 3° • Sono esclusi dai concorsi i Soci ordinari della Societ:Ì Medica Chirurgica di Bologna. 4° • Le memorie dovranno giungere alla Segreteria della Società, Bolog na, Piazz:~ Gah·ani t , Archiginnasio, entro il 31 marzo 1940. 5° - 11 premio sarà accordato a quella memoria che meglio delle altre svolgerà in tutte le sue parti il tema proposto, contenendo studi originali e giungendo a conclusioni nuove ed importanti.


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6° - Fra due memorie giudicate di pari merito il premio sarà diviso in parti uguali. 7° . Le memorie premiate saranno pubblicate - in extenso o in parte - sul

Eu/lettino dt!lle Scienze Mediche, organo della Società. 8° - Alle memorie di molto pregio, ma prive di t;t)uno dei requisiti per ottenere il premio, potrà accordarsi un attestato di lode. 9° - Le buste suggellate, che accompagnano le memorie premiate o quelle cui venga assegnato l'attestato di lode, saranno aperte in seduta pubblica; quelle spettanti alle memorie non premiate saranno distrutte e le memorie conservate in archivio. 10° - Sarà nullo il concorso per quegli Autori che in qualche maniera si saranno fatti riconoscere.

+ La Società Medica Chirurgica di Bologna per onorare la memoria ddla Signora EMMA FABRIS nata Uct-11, bandisce il concorso ad un premio di L. 6oo (seicento) -per una memoria scientifica sul tema: " I distacchi epifi~ari dell'estremità prossimale del femore >'. Le condizioni sono le seguenti: J 0 - Potranno concorrere al premio laureati nell'Università di Bologna da non oltrt: quattro anni ed aventi cittadinanza italiana. 2° - I lavori concorrenti dovranno essere inviati entro il 31 marzo 1940 al Presi dente della Società Medica Chirurgica di Bologna (piazza Galvani 1) . 3° - Le memorie dovranno essere redatte in lingua italiana, dattilografate, in duplice copia, c non dovra nno recare alcu na indicazione del nome dell'Autore, ma unica-

meme un motto, che sarà ripetuto sopra una busta sigillata, entro la quale sarà indicato ii nome dell'Autore c la sua residenza. 4°- Il premio sarà in<.livisibile, e verrà accordato a quella memoria che meglio -delle altre svolgerà in tutte le sue parti il tema proposto, c che risulterà ricca di stu di originali e di conclusioni importanti. 5° - Alle memorie di molto pregio, ma tuttavia prive dei requisiti necessan per ottenere il premio, potrà essere accordato un attestato di lode. 6° - Le buste suggclbte che accompagnano la memoria premiata. c quelle 31!c quali venga assegnato un attestato di lode, saranno aperte dai Commissari, quelle rifercntcsi a memorie non premiate verranno distrutte. c le memorie conservate in archivio. 7° - Il premio e gli evntuali attestati di lode saranno èomegnati dalla Comtnis.. -sione ai vincitori il 18 giugno 1940 (anniversario della morte della Signora Fabris).

ùirettare respansllbile: Prof. Dott. LoRETo MAZZE.nl, tenente generale medico. ROM,\, APRILE.

1939-XVII - TIP. REGIONALE - CARILO CAn... NEO, 20.


Spedizione In abbonamento postale

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Anno I.. XXX\!11· ..'ae4.·. '\' MAGGIO 1939- XVI I

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

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MAGGIO 1939·XVII

ANNO LXXXVII • FASC. V

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate "'irtus in

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DJ ABBONAMENTO. L'obbonamcnto è annuo e dà diritto a 11. 12 fucicoli. Esao deeorrt dAl 1• 11ennoio al prezzo dJ L. 32 (eotero L. 44); per 11ll abbonamenti fatti durante l'anno nrranno inviati l numeri arretrati deU,anno in cono. L' abbonarntnt o ai PIIIC• anticipato. Non diJdctto un meae prima della scadenza. t'intende riconfermato. Alle librerie n azionali ed estere è conceaso lo aconto del lO% . Per i soli ufliciall del Corpo Sanitario delle vuie Pe>n:e Armate, in servlzJo cd in conacdo, il preuo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 Per 11li ateasi ufficiali è ammeaso un a bbonamento cumulativo al Giornale di Medicina Milltare ed agli Annali di Medicina Navale c Coloniale al prezzo ridotto d i L. 40 annue. U n fascicolo coata L. 4 , ae arretrato L. S (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le annate complete arretrate il prezzo è di L. 48 od Reano, L. 72 per l'Estero. Il prezzo del supplemento al aiornale contenente i R uoli di anzianità del Corpo Sanitario Militare è di L. 8. Non ai concedono abbonamenti in omaggio. Gli abbonati potranno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblicazione - i numeri eventualmente smaniti per dioa uldo pootale. Trucor.o tale termine non ai darà corso alla richiuta. Si accettano inaen:ioni a paaarn• nto di carattere pubblicitario compatibili con la natura e col decoro del g iornale. (Chiedere condb;ioni e tariffa all 'amminist razione).

NORME PER I COLLABORATORI. Lo collaborazione è IJbera, ma la direzione si riserva il lliudizio nella scelta dei lavori senzo essere tenuta a rendere conto delle eventuali non accettazioni. Le opinioni monifeatate dagli aut ori non impegnano le responsabilitl d el periodico. T u tti i lavor i inviati per la pubblicazione devomo casere inediti e devono prrvenìre lilla reda· zionc nel testo d efinitivo, corretto, firm.Ati daU'autore ; devono inoltre e:nere dattilografati, o scritti con çaranc.re fac:ilmcntc lenibi lc, Ad ogni lavoro è conccS$0 un mauimo di 16 pagine: di otampa; per la pubblicazione dei lavori che superino le 16 posine, 11li autori sono tenuti al pagamento de Ila spesa per le p11ginc in più a prezzo di cooto. Agli autori sono offerti gratuit•mente SO estratti coo copenina. frontespizio, impaginatura e numer112ione apeciale. Per stampa anticipai a degli estratti e per un maggior numero di essi la speu relativa viene addebitata agli aut~ri a pre:z7o di coeto. Le spe.ae pu clich~a e t~vole fuori ttsto sono a carico degli autori. Le bibliogra.fie annesse a i lavori originali, pcrd>è siano pubblicate, de•ono essere brevi e redatte correttamente.

Per dis posizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche a ciascun Lavoro deve seguire un breve riauunto (n on più di dieci righe). I manos critti non vengono restituiti . anche se nQn pubblicati.


SOMMARIO

LEZIONI E CONFERENZE CATTERI:--1:\ . -

Connui fund ::mc-n ta!t c tecnica <kll 'opcrnionc di Bn;si ni

f'ag.

451

LAVORI ORIOINALI F ILIIIECK. -

Sul pneu motoract' sp,n t:l nco hcnogno. CtJntributo ca"stiw

457

l r\DEV:\1.\. - Ricerche >td met .ohnli>~no basale c >ul b funztonalità cardiaca nei ~07.7.i prima c d r.po l'int~rYco1tn c hirurgiço .

469

VIOLA. -

Ctms~tlcraztoni sulla valutazione biologiCa dd ucl.oltlucntc.

per Vl:l autiroiJrc <la b. r.u:I I)J'hi [\, c c. strC· pu.:umo no:oc m ycnhact..rtu m tuhcrculo>~> .

492

lnft~ÌI>Ill

CRJSlt,\:-.;1 ptococcu<

PORRI. AJ.EGR I c ll<.):--;1. -

Il consumo energetico nella marcia a pa;so

"

soo

"

516

rom:1no TEOESCIJI. -

,,

A prtljiO>ito della terapia a ntioililitb •H:gl i O>pctl.tl i miltt:lri

527

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CHIM ICi\ (/.a) e il prubkm.1 ddb ridu 7.iunc ddl'cncrgia di o>ip:ua negli i;nl:mti clcuroci. -

C.\\' ''·~• RO

l'ag.

541

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540

I'OLGORt\ZIO!'\E Sindromi nt•nrolt.-gichc 110 11 comtmi da (cm opkgia tard iva ; p.uapkgia da raòiculn·poli ncuritc; spi"a to ri,cntimcnto mc· ni ngco) . -

BI RC()SZJ

ITTERO intcrmlltcmc ):i<wanilc. MALATT IA l)! THò MSE:-.ì. U11 ,·aso tllipico J i - V~"HR\ P L'P l t LA. O.rscrraziont nntrologiche snlld -

C'11 \1.1 t O L

•

RAB BIA l-t· IIOJ/rc alftutli COIIO!<'t"ll;;c mll,, - 11ei pat·si /ropit·ali l' subrro· pù·ttli e mtt projiltu.ri. Vacci nazio ne prcvcnti,•a dci cani. B ·\1.(1HT. STR.\TIC ; RAFIJ\. -

V\Lt.l hO"•'

T t.T A:'\'0 Comitll'1'ttzio11i mi T'RACOMA .

L'tllrrOI!'r.tpia

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530

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53S 533 541 535

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Co\\' ALL.\CCI

VIE BILIARI . Scòpart: mdiologidiC' ~~t·lla e;plo•·a~ionc ddlc

" "

532 538 538

" S \R llLGSJ

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

Pag.

543

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545

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LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE MI.LITARE DI ROMA

CONCETTI FONDAMENTALI E TECNICA DELL'OPERAZIONE DI BASSINI Conferenza del prof. A. Catterioa.

Se le grandi scoperte del genio umano si devouo giudicare dai benefizi prodotti, è indubitato che la scoperta della cura radicale dell'ernia, fatta da Edoardo Bassini deve essere considerata di grandissimo val01·e, perchè l'ernia è malattia diffusissima con una percentuale cl1e in certe classi operaie oltrepassa anche il 1 o - 15 °/o. Prima della scoperta numerosi furono i tentativi fatti per ottenere la guarigione di questa infermità, ma fu solo l'operazione del grande Maestro che risolse il ponderoso problema. Durante i miei studì' universitari nelle università di /nnsbruck e di Vienna ~ quest'ultima reputata a quei tempi come la prima università del mondo - non vidi mai una cura cruenta del male. Fu solo dopo la pubblicazione del testo tedesco, fatta da me sull' Archivio di Langebeck per incarico dello stesso Bassini, che il prof. Nicoladoui, dell'Univet·sità di /nnsbruck, pubblicò per il primo la centesima operazione di Bassini con grande solennità, inviando al Maestro di Padova un telegramma di compiacimento. Edoardo Bassini fu senza dubbio il più grande chirurgo di questi ultimi 50 anni, e fu anche una magnifica e pura personalità patriottica, di cui dobbiamo essere m·gogliosi, perchè, pur essendo medico, partecipò con Giuseppe Garibaldi alla spedizione nel 1866 tJel Trentina, e fu dei settanta a Villa Glm·i, ove poco mancò che non lasciasse la vita, cadendo ferito all'addome con lesione intestinale. Il grande Maestro fece la prima comunicazione della sua scoperta al Congresso della Società Italiana di Chirurgia a Genova nel 1886. La sua proposta, malgrado fosse sufjragata da una larga statistica, 11on fu accolta con grande entusiasmo, e fu anche criticata. La sua monografia risale al 1889, mentre la sua prima operazione fu eseguita il 24 dicembre 1884. Mi sia consentito di mostrarvi la preziosa pubblicazione a me donata co?J dedica, e di leggervi le prime parole con le quali incomincia : 1< Sembrerà soverchio ardire scrivere oggidì sulla cura radicale dell'ernia inguinale, dopo tutto quanto fu stamp'ato in argomento nel tempo passato e con attività febbrile nel presente . . . >> . Qua-nta semplicità e quanta modestia in queste prime parole di un lavoro che doveva far conoscere il procedimento classico


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per la cura deli'ernia, e che si doveva diffondere poi per tutto il mondo ! Nella monografia il prof. Bassini, dopo aver ricordato le varie tappe della sua scoperta, f(JJ la descrizione dei suo atto operativo in sole sei paginette, comprendendovi anche il trattamento delle complicazioni. Lo stile è veramente tacitiano, così stringato che non sempre riesce agevole comprendere in modo esatto le singole manualità tecniche. Anche io, quando mi accinsi a farne la traduzione in tedesco, più volte dovetti ricorrere al Maestro per poter bene afferrare il concetto. Le quattro tavole che adornano la pubblicazione sono assai belle, ma si limitano alle sole suture : la profonda disegnata continua, mentre nel testo è detto che va fatta a punti nodosi staccati; e la sutura continua dell'aponevrosi del grande obliquo, come egli prevalentemente usava. Nessuno accenno vi si trova, nè nel testo, nè nelle figure, sul trattamento del contenuto erniario, che è la parte più difficile dell' operazzone. La deficienza sia del testo che delle figure è stata senza dubbio u11a causa delle interpretazioni non giuste del tecnicismo bassiniano, e del pullulare delle im1umerevoli modificazioni alla tecnica esatta dell'operazione. Nel 1888 (mezzo secolo fa), dopo quattro anrzi che Bassini aveva iniziato il suo metodo operativo, e dopo due amzi che l'aveva riferito alla nostra Società Italiana di Chirurgia, nel numero 86 della Gazzetta degli Ospedali comparve un lungo articolo di certo dott. Garibaldi Monaco, intitolato : «Note chtziche intorno alla cura radicale delle emie add0'111inali ». Si trattàva di ut~a corrispondenza che l'A., trovandosi a Vienna nella Clinica di Billroth, aveva inviato al giornale. Criticando i diversi metodi di cura dell'emia inguùwle diceva che Czerny non estirpava il sacco e che anche JJassini faceva lo stesso. Appena io lessi l'articolo lo mÒstrai al Maestro, e da questi ebbi (incarico di rispondere. lo che ero stato per tre anni allievo di Biflroth, 11011 avevo mai visto una cut·a radicale, e sapendo che Billroth le poche volte che opera·va usava sempre il metodo di Czerny, contra1'Ìamente a quanto scriveva nel suo articolo il Monaco, che parlava di un metodo speciale dello stesso Billroth, metodo superiore secondo lui a tutti gli altri compreso anche quello di Bassini, scrissi subito all'aiuto di Billroth, dott. Salzer, ntio amico. Questi mi fece sapere che Bi/Lroth non solo 11on aveva un suo metodo speciale per la cura dell'ernia inguinale, ma che usava semp1·e il m etodo di Czerny, ben inteso con la eJtirpazione del sac·ca e impicciolimeuto dell'anello ingtn'nale esterno. Risposi allara~28 settembre J888al dott. Monaco sulla stessa Gazzetta degli Ospedali. Bassini stesso volle dettare la conc!tuione che mi permetto /c"ggere, perchè molto interessante: (( Se l'articolista scrisse per sè, per suo gusto, non c'è niente da dire; ma se scrisse per istruire il pubblico m edico, pare sarebbe stato lodevole, si fosse dato la briga di imposse.1sarsi prima lui stesso dell'a-rgomento; così avrebbe evitato ad altri confwione e concetti erronei su questione tanto importante e delicata )) ,


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BASSINI

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Io che fui con il Maestro fin dal 1887 cercai sempre di difendere la sua scoperta dai numerosi attacchi, anche quando il Maestro si ritirò dall'insegnamento, sostenendo molte polemiche, contribuendo alle onoranze che Padova indisse per il 5o• anniversario dell' ope·razione- Bassini ( 1936) da me provOfate. In questa occasione, a cura del pro/. Fasiani, direttore della Clinica Chirurgica, e mia, furono sttrmpati due grossi volumi CO'fl 65 m(Jnografie riflettenti argomenti erniarii di autori italiani e stranieri. D'innanzi a moltissimi chirurghi di tutto il mondo feci nella SClla Galileo' una mostra di tutta la mia produzio·ne scientifica sulla Bassini, esponendo preziosi C'ime/ii del grande Maestro. Per completare l'opera del mio Maestro, e per facilitare la comprensione della scoperta, avevo da molti mmi pensato di compilare un testo più completo e di aggiungervi numerose tavole illustrative. Il mio desiderio, potè essere appagato perchè mi incontrai col gratzde pitt(}!Ye Orazio Gaigher che, come medico era stato allievo del prof. Nicoladoni ad Innsbruck ed aveva avuto occasi011e di eseguire l'operazione. Il medico- pittore studiò a Ge<nova la questione su numerosi preparati tmatomici, e assistette a molte operazioni ese-guite da me e da mio figlio. Impratichitosi sulle diverse fasi dell'atto operatorio, si mise all'opera dipingendo in 16 tavole tutti i singoli momenti dell'intervento, mettendo in ciascuno di essi la massima precisione. E così l'operazione di Bassini, dettagliatamente definita da me nel testo ed illustrata dal Gaigher nelle 16 tavole, riuscì a guadagnarsi il favore dei cAirurghi italiani e stranieri. Dd/a pubblicazione vennero fatte cinque edizioni, in italiano, tedesco, francese, inglese e spagnuola, tutte stampate in Italia presso la Tipografia /tmonn di Bolzano. Eiselsberg, Forgue, i fratelli Mayo e Corachan di Barcellona scrissero la prefazione per ogni edizione straniera. Il se11ato-re prof. Giordano espresse il suo giudiziO' sulla mia opera con queste parole: « Con altro coliega si assisteva un giorno alquanto sconcertati (]T certa operazione che uno andava facendo col tagliare e poi cucire nella regione inguinale. Quando fummo usciti dalla camera (lfle costui operava, il collega domandò: ma le pare clze abbia fatto una cura radicale alla Bassini quell'audace? Ed io : egli ha chiuso una finestra per aprire un portone. Conveniamo che quella fosse una eccezione, ma era pt,re la esagerazione di quanto per il mondo, Italia non esclusa, molti quotidianamente fanno, credendo di praticare, e volendo far credere di praticare l'operazione di Bassini. La! antisepsi consente tali cose senza troppo compromettere la vita degli erniosi; e quando in codesti operati ricompare l'emia quei chirurghi dicono che quella di Bassini è operazione cattiva o mediocre o perfe-ttibile, e s'illudono di mandare il proprio nome ai posteri perfezionando/a. Ora noi possiamo dire che se uno ha più del 2 °/o, o per essere larghi più del 3- 4 u/n di recidive, egli non ha fa'tto l'operazione di Bassini. Il Catterina che fu col Maestro nel periodo della sua migliore attività, ed al q.uale egli commise la traduzione della sua classica memoria sul


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nuovo metodo sugli Archivi di ùmgebeck, preoccupato per lo scempio che si fa ancora dell'operazione di Bassini, e dei giudizi errati che qua e là se ne fanno, concede che la famosa monografia, ormai esaurita, fosse così stringata da rimanere in qualche punto oscura per chi iegge senza una profonda conoscenza auatomica e attitudine chirurgica a ben intendere. E perciò in questa pubblicazione egli prende per mano colui che vuole senza deviazioni accingersi all'operazione di Bassini, e gli viene esponendo in modo piano, minuto e preciso quello che deve fare dal momento che prende il bistori in mano fino a quello nel quale la ferita sutu1·ata deve essere ricoperta con la medicazione . .. Il Catterina offrendo tale libro- atlante ai chirurghi riapre ad essi la camera operatoria com Ba.uini operante, e rende inscusabili colato che vogliono continuare a non capire, e a fare cose diverse, dicendo cl1e fanno l'operazi01ze di Bassini 11 . Ed ecco quanto ebbe a scrivere della pubblicazione il swatore prof. Bastianelli : « Dovranno soprattutto essere grati a Catterina .:o/oro che non ebbero la fortuna di vedere ii Maestro al lavoro, e potranno cod nelle chiare parole e nelle artistiche ilLustrazioni dei liln·o rievocare non solo la mente creatrice, ma quasi sorprendere i movimer1ti delle mani che (Ostrussero tanto monumento di tecnica. Resterà a mio credere questo libro come divulga·z ione pérfetta ed esemplare aell' originale opera di un grande chimrgo, del quale la memoria sopravvivrà al tempo n·ell'ammirazione grata dell'umanità, che nell'operazione d'i Bassini originale, così come è esposta, troverà sempre una cura adc:guata a tutte le c-irco!rtanze e perciò di carattere universale l>. Malgrado il parere a', questi due illustri chirurghi ed altri numerosissimi, italiani e stranieri, ho aovuto sostenere e ancora sostengo numerose polemiche contro i soliti modifù·atori e mistificatori della grande scoperta.

••• Su quali principii anatomict e fisiologici si fonda l'operazione di Bassini ? L'ernia, dice Bassini, è malattia meccanica per errore di forma e spostamento di visceri addominali. Ora per raggiungere una cura radicale ( indispensabile rimettere la regione inguinale nelle condizioni dello stato sano, ostia in condizioni anatomiche e fisiologiche normali. Come funziona, continua Bassini, il canale inguina/e allo stato fisiologrco? Esso lascia passare il cordone e trattiene i visceri addominali perchè fatto da due pareti e perchè decorre obliquamente. Sotto l'urto dei visceri la parete posteriore del canale inguinale viene spinta contro la anteriore e funziona come una valvola . .La parete addominale resta chiusa ed il cordone non è compresso. Quale è la disposizione anatomica del canale inguùtale ? Come sono disposte le sue pareti? E' neceSJario premettere che, per quante numerose preparazioni anatomiche si facciano sulla regione inguinale, non si trovano mai le stesse condizioui dei singoli tessuti, e, nella loro topografia vi è sempre qualche piccola differenza, così come non vi è mai un'e-rnia eguale ad un'altt·a. Sezionando


CO!'<CETII FONDAMENTALI E TECNICA

DELL'OPERAZlO~E

DI B,\ SSINI

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i cadaveri 'noi troveremo sempre rapporti costanti sugli arti, sul collo, ecc. m a sezionando regioni inguinali non troveremo mai rapporti perfettamente identici. Ciò premesso, facciamo ora la solita preparaz ione della regione inguinale : incisione dalla spina iliaca perpendicolare alla li11ea xi/o-ombelicale, cd altra incisione dall'estremità di questa li11ea fino al pube. Ribattiamo il lembo triangolare in basso ed in fuori unitamente alla fascia superficiale fra i cui due foglietti decorrono i vasi epigastrici superi01·i. Scopriremo un sottile ve/amento che ricopre il muscolo grande obliquo, la sua aponeurosi, e il legamento di Falloppio con i suoi punti d' impianto sulla !pina iliaca ante·n or superiore, sul tubercolo o spina del pube, e suLla sinfiJi costituendo l'anello inguinale estemo. Fatta la conveniente preparazione dell'aponeurosi del grande obliquo, arrovesciandola in basso, si vede comparire il piccolo obliquo. Da questo musco/(J si staccano le fibre del cremastere; sembra che le fibre· formando un'arcata, si interrompano, e che non si prolunghino più in basw; ma questo non è vero, perchè incidendo le fibre dei piccolo obliquo si constata che esse non cessano nel punto segnato dall'arcata, ma sono invece unite alla sottostante forma ziorie anatomica che, come vedremo, è appunto una parte della famosa fascia J.rasversa. Ecco alcune varianti. Il piccolo obliquo presenta dei fascetti muscolari tenuti insieme da una specie di membrana. l fascetti muscolari finiscono in piccoli tendini che attraversando il triangolo di debolezza o di Hesselbach si attaccano alla guaina del retto addominale. Pertanto dobbiamo ritenere che i due muscoli : pi~colo obliquo e trasverso si continuano con le loro aponevrosi caudali anche qaando apparentemente sempra che le loro fibre si arrestino. Nei cadaveri museo/osi ed edematosi queste due aponevrosi si preparano con facilità; ma di solito sono così unite fra loro ( tavolta anche con la fascia trasversale, . sottogiacente ad esse) che non è facile preparar/e. Il cordone dunque perfora a livello dell'apertura inguinale interna i due muscoli~ si adagia su di essi, rd è sostenuto dalla gr011da di Falloppio, entro cui scorre. Ma che coJa è la fascia trasversale vera? Lo dice Bassini. Non è come si crede l'aponevrosi posteriore del muscolo trasuerso; ma è una membrana variabilissima Ji spes.core, che si alza dal piccolo bacino e si porta in alto ed in dietro del muscolo trasverso disperdendosi verso l'arcata costale, e presentando notevolissime differen ze specialmente nel S.'~O spessore. l n vicinanza dd vasi epigastrici profondi si ispessisce e manda una guaina che petzetrando nell'anello inguinale interno avvolge il cordone e lo protegge nel suo passaggio inguinale come fascia comune. Questi concetti sono stati illustrati da Romiti e dalla sua scuola, e da me confermati. Se 11.0i adesso osserviamo la regione e la parete posteriore dell'addome, spostando/a avanti a ventre aperto, vediamo le tre fossette inguinali delimitate dal legamento vescico-ombelicale mediO ( urrrco oblit.), dai legamenti vescic~ombelicali laterali (vasi vescico-ombelicali oblit.) e dai vasi epigastrici profondi. Rimosso il peritoneo ed il grasso sottosiaoso, ve-


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CONCETTI FONDAMENTALI E TECNICA DELL'OPERAZIO!':E DI BASSINI

diamo il legamento interfoveolare di Hesselbach, l'apertura interna del canale inguinale, attraverso cui petJetra il cordone, il ltgamento di Henle o falce aponevrotica, molto incostànte come lo è anche la fascia pubo-tra.rversa di Do-nati, e come lo sono anche altr'i muscoletti, avanzi del muscolo trasverso assottigliatosi e t·idotto talvolta ad una semplice apo•nevrosi. Risulta perciò che la tanto discussa fascia trasversalis è costituita dall'aponevrosi caudale del piccolo obliquo, dall'aponevrosi caudale del trasverso e dalla fascia tra.rversalis propria. Questi elementi possono essere preparati isolatamente; più spesso sono fusi fra loro. La regione del triangolo di debolezza di Hesselbach è occupata dalle aponevrosi caudali di questi muscoli, che per quatzto aSJottigliati si possono immedesimare con la vera fascia trasversalis, che va a costituire il fondo del triangolo. La parete posteriore del canale inguinale è costituita dai due muscoli profondi o dalle loro aponevrosi caudali, dall'aponevrosi trasversalis, dal grasso sottosieroso e dal peritoneo. Il cordone è protwo posteriormente dal triplice strato di Bassini (muscoli e fascia trasversa col grasso e peritcmeo) e viene coperto anteriormente dall'aponevrosi del grande obliquo che ne costituisce la parte anteriore. Su questi concati Bassini ha elaborato il suo metodo. Per quanto i muJCOli profondi si siano· cusottigliati e spostati in alto, noi dobbiamo ridare al canale inguinale una parete posteriore costituita dai muscoli piccolo obliquo, · trasverso e fascia trasversa. Sotto la pressione endoaddomit1ale questi muscoli si tetJderanno Ìtl modo diverso perchè diverso è il decorso delle loro fibre, e impediranno, come normalmente si verifica, l'urto e la compressione sul cordone dei visceri addominali. Contraendosi anche la parete del canale inguina!e formata dal grande obliquo, il cordone non resterà per nulla co-mpresso. L 'ernia di solito o si fa strada penetra11do nell'auello i11guinale, chiuso o aperto per ragione congenita o per mancato coalito del peduncolo peritoueale della vagina/e, oppure sfonda la parete posteriore nella fossetta media (ernia inguina!e airetta) e spinge avanti per l'impulso dei visceri, il peritoneo. Per la cura radicale occo-rre perciò estirpare totalmente il sacco fino all'anello inguiuale interno, e far affondare il peduncolo nella fossa iliaca per spianare l'autico orifizio inguiuale interno e spostarlo in fuori ed in alto. E' questo elle ha insegnato Bassiui con la sua classica operazione. Si può quindi ritenere che tutte le modificazioni fatte alla Bassini, e che dimenticando i principii raz ionali anato-mo-fisiologici della regione, e specialmente dd canale inguinalc, non possono competere con la originale creata da Bassini, che è perciò, come ben disse Bastianelli, di valore universale.

RL~ ssu:-<To . - - L'O., J opo a\'er illustrato con numerose proiezioni l'anatomia e la fi siologia della regione inguinalc, ricorda le varie fasi dell'oper;1zione radicale Bassini, nei suoi concetti originali, presentando le ta\'ole del suo atlante e accennando ai più cc.muni errori nell'esecuzione di essa.


LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MIUTARE DI ROMA Direttore: colonnello medico prof. VJRGINJO DE

BERNARDINIS

Reparto di accertamento diagnostico per la tubercolosi

SUL PNEUMOTORACE SPONTANEO BENIGNO. CONTRIBUTO CASISTICO Dott. Giuseppe Fillbeck. capitano medico, specialista in tisiologia, capo reparto.

Per Pnx spontaneo intendiamo quella sindrome clinica caratterizzata da accumulo più o meno copioso di aria nel cavo pleurico che determina un collasso più o meno completo del polmone e che riconosce la sua causa determinante nella comunicazione temporanea o permanente tra sistema rracheo-bronco alveolare e cavità pleurica, comunicazione che si istituisce per rottura in superficie del parenchima polmonare e della pleura che lo ricopre. Dicendo comunicazione temporanea o permanente intendo riferirmi ai tre tipi principali di Pnx spontaneo e cioè: Pnx chiuso, aperto e a valvola. Queste tre varietà di Pnx possono essere parziali o totali. [ totali occupano la cavità pleurica in tutta la sua cstcnzione, risultandone il polmone schiacciato e addossato al mediastino più o meno spostabile e spostato; nel Pnx parziale il gas occupa soltanto una porzione del cavo pleurico per presenza di aderenze e sinfisi della pleura o per particolari condizioni anatomiche del parenchima polmonare irretrattile. Si parla inoltre di idro-pio-emo Pnx a seconda che questo si accompagna a versamento sieroso, purulento o ematxco. Nei ;riguardi della patogenesj molteplici sono le cause che possono provocare il Pnx spontaneo: tubercolosi polmonarc (dalla rottura di una caverna polmonare al rammollimento di un tubercolo della corticalità poimenare interessante anche la pleura viscerale), la cancrena e l'ascesso del polmone, la pneumoconiosi, la polmonite e la broncopolmonite, l'enfisema essenziale o vicariante, i neoplasmi, l'infarto polmonare, le bronchiettasie, lr cisti da echinococco del polmone, il polmone policistico, l'asma bronchiale, ecc .. Non su queste forme del Pnx spontaneo io voglio intrattenermi, nelle quali è chiaramente manifesta la malattia polmonare che le determina, ma bensì su quei casi, non rari, di Pnx spontan~o che insorgono improvvisamente in individui i quali fino a quel momento erano stati sani e che non


SUL PN EUMOTO RACE.

SPO~TANEO

BENJGJ\:0

avevano accusato disturbi che facessero supporre lesioni di qualsiasi natura a carico dell'apparato respiratorio. Si tratta quasi sempre di individui giovani , fatto questo per noi di particolare interesse, i g uaii in piena salute vengono colpiti a volte dopo uno sforzo, a volte senza di esso, da un dolore improvviso al torace e d a dispnea. L 'esame obiettivo mette in evidenza i segni di Pnx e una c ianosi più o meno pronunciata, la radiologia conferma la presenza di un Pnx che è quasi senza eccezione tota le. Tutti g li AA. sono concordi nel ri tenerlo straodinariamentc frequente fra i 20-22 anni, ciò che indusse la d enomin azione di Pnx dci co~c ritt i . Predilige il S'.::SSO maschile e come ho già accennato si presenta dopo sforzi leggeri o intensi o anche in completo riposo. Nella donna sarebbe favorito dalla gnvidanza. Ho accennalto sopra ai sintomi principali, a questi possono talvolta aggiungersi palpitazioni, sudori freddi, nausee, vomito, mai febbre. Variabile è l'intensità del dolore potendo essere talmente lieve da essere ben sopportato o angoscioso e straziante, può restare localizzato all'emitorace colpito e in genere viene avvertito anteriormente, ali 'altezza della regione mammaria, oppure può simulare una angina di petto o addirittura un dramma addominale. Castex e Mazzei hanno descritto casi di Pnx iniziati con sintomatologia dolorosa non comune e poco conosciuta fino ad ora. In base alle loro osservazioni classificano queste forme anormali alla maniera seguente: forma sincopale o convulsiva, form a anginosa, forma pericardic:.~ , foqna qracJ-lialgica, forma addominale acuta, forma addominale cronica. Ql:leste due- ultime forme sono le più interessanti per la possibile loro confusione con la perforazione gastro-intestinale, la colecistite, la appendicit~ . Dànno la spiegazione di queste forme ammettendo l'esistenza di riflessi viscero-sensitivi a p unto di origine pleurìca. Tali forme di Pnx non si accompagnano mai a versamento, contrariamente a quanto accade nel Pnx spontaneo tubercolare ovc il versamento è quasi costan te per la facile disseminazione di materiali infettanti provenienti dal focolaio che è sede della rottura, ovvero se essudazione si ha, questa è talmente scarsa e insignificante da occupare porzione del seno costOdiaframmatico e in breve tempo si riassorbe senza lasciare esiti. La lesione plcuro-polmonare volge a guarigione in un breve periodo di tempo c il riassorbimento completo del gas si ottiene in un periodo rhe raramente sorpassa i 30-40 giorni. Una volta riassorbito il gas il polmone si dctende e non si riescono a mettere in evidenza tracce di processo patologico nè clinicamente, nè radiologicamente. A questo tipo di Pnx spontaneo benigno, o idiopatico, o dei coscritti, o semplice credo possano inquadrarsi i casi capitati alla mia osservazione nel Reparto Accertàmento per la Tubercolosi e che succintamente riferisco :


SUL PNEUMOTORACE SPO:-.ITA:-<EO BE:-:IG?"O

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CAso 1° - E. R., di anni 30, sergente magg. nel 7" reggimento genio, ;1ggreg:1to al Reparto autonomo radio-telcgrafisti presso il Ministero della Guerra. La madre è morta per carcinoma gastrico, una ~orel la m orta per polmonite franc:1 all'età di 25 anni , il paù r e e due fratelli godono ottima sa lute. Il p. a 7 anni ha sofferto di una ferma infl u e n zale di bre\'e durata, a 21 :1nni contrasse uretrite blenorragica guarita senza reliqua ti dopo due mesi circa. Il giorno 9 maggio t938, mentre era impegnato in una partita di box, avvertì violento dolore all'emitcrace destro, cui seguì modica dispne:J. Fu costretto ad interrompere l'esercizio ed a porsi in letto ove era impossibile il decubito sul fianco destro. Il dolore si irradiava verso la spalla. Il giorno successivo persistenùo lo stato dispnoico venne ricoverato in questo ospedale dove fu fatta di::gnosi di Pnx s pontaneo e istituito una terapia sintomatica. L'esame radiografico pr:nicMo il giorno successivo all'ingresso dava il seguente referto: a dc~ tra Pnx con totnle distacco e com-

pleto collasso del polmone, non versamento, mediastino in sede; nulla a sinistra, Dopo <;ualche giorno scomparvero i disturbi subiettivi. Mai febbre nè tosse. Dimesso il 21 dello stesso mese si presenta al RepartO di accertamento di;:gnostico per la tubercolosi dopo 40 giorni di ccnvalescenza. Un esame radiografico praticato il 2 luglio mostra il polmone destro ancora leggermente distaccato dalla parete costale per scarsa quantità di aria nel cavo pleurico. L'erame fisico· al contrario f::tceva rilevare presenza del fremi to vocale su tutto l'ambito, suono chiaro polmonare e murmure vescicobre ben trasmesso. Staro soggettivo e condizioni generali ottime. I nvi:~to in convalescenza di un mese, al suo ritorno viene praticato un nuovo esame radiografico che dà il seguente reperto: apici e campi polmonari chiari; diaframma regolare, seni costo-ùiaframmatici ampi, mediasti no in sede, nessuna traccia di Pnx. L'esame obiettivo è completamente negativo. Giudicato idoneo riprende regolare servizio.

CASo 2° - L . M., di anni 20, in rervJZIO presso il Centro reclutamento di Orvieto. Genitori, due fratelli e due sor~lle godono ot~ma salute; non ricorda di aver sofferto malattie degne di nota nell'infanzia e nell'adolescenza, non cevitc re nè fum:ltore. E' al!e ormi dal 1° gennaio 1938. Il 28 aprile dello stesso anno mentre era adibito a lavoro di giardinaggio, in assenza di qualsiasi sforzo, venne colpito d:t violento dolore :tll'emitorace sinistro, senso di vertigine, dispnea. Ricoverato all'Ospedale Civile di Orvieto, venne diagnosticato un Pnx spontaneo a rinistra. Un esame radiografico pr:tticato in questo Ospedale dopo circa 20 giorni dall'incidente, mostra normalità dei campi polmonari, seno costofrenico di sinistra lievemente ridotto, non v'è più traccia di Pnx. Riveduto a distanza di 6 mesi, persistono le condizioni generali e soggettive buone. Complet:tn~enre negativo l'esame clinico e radiografico del polmone.

c...so 3• - C. L., di anni 21, soldato nell'So regg. genio. E' alle armi dall 'ottobre 1937. La madre è morta di polmonite franca, il padre, un fratello e due sorelle viventi e sani. Non ricorda di :tver sofferto malattie degne di nota nell'infanzia e nell'adolescenza. A 19 anni contra~se uretrite blenorragica, la secrezione uretrale scomparve dopo 2 mesi circa. Nel marzo 1938 nel prendere un tram in corsa, av\·ertì un dolore puntorio in corrispondenza della regione posteriore dell'emitorace destro. Subito dopo insorse dispnea che non impedì di continuare il cammino. Dopo circa 3 ere aumentando l'ambascia respi r atoria con senso di vertigine, trovandosi nelle vicinanze del Policlinico Umberto l , chiese di essere visitato e vi fu ricoverato con diagnosi di Pnx spontaneo destro. Dopo qualche giorno cesraron~ completamei!lte i disturbi subbiettivi e dopo 15 giorni di degenza venne dimesso, -non essendovi più traccia di aria nel cavo pleurico. M:ti febbre nè tesse. Sottoposto a visita nel Reparto di accertamento, quattro mesi dopo l'insorgenza


SUL PNEUMOTORACE SPO:-./Ti\NEO BENIGNO

del Pnx spontaneo, non si riscontrano segni clinici e radiografici, a carico dell'apparato rC'spiratorio, degni di particolare rilievo. Lo stato soggettivo e le condizioni generali sono otume.

CAso 4° - D. N. C .. iscritto di leva, di anni 20, negativa la anamne~i familinre e personale remota. Tifo addominale nel marzo 1936. Nell'agosto dello stesso anno mentre era a completo riposo, fu colto improvvisamente da dolore all'emitorace sinistro e dispn ea. Venne diagnosticato un Pnx spontaneo a sinistra che si riassorbì in 40 giorni circa, non vi fu versamento. Visitato nell'ottobre 1938 presso il Reparto di accertamento, all'esame clinico . nulla da rilevare; all'esame radiografico, all'infuori del disegno polmonare diffusamente accentuato, non si nota nulla di rilevante. CAso 5° - G. E., di nnni 20, alle armi dal maggio 1938. Il padre sarebbe sofferente di una forma di bronchi te catarrale cronica, la madre è vivente e sana. A quattro anni difterite. Non ricorda altre malattie degne di nota. E' stato però sempre di costituzione piuttosto gracile. In aprile 1937, a completo riposo, avverù forte dolore all'emitorace sinistro e dispnea. Diagnosticato un Pnx spontaneo a sinistra restò a letto per 20 giorni. Mai febbre nè tosse, non notò segni di deperimento nè disturbi soggettivi di sorta. 1'-:el gennaio 1938, avverù forte dolore all'emitorace di destra e dispnea. Venne diagnosticato un Pnx spontaneo a destra. A ricordo del p. i disturbi subbiettivi si ripeterono esattamente come quelli aHertiti nell'aprile 1937 e la sindrome morbosa si verificò a completo riposo. Il Pnx scomp:~rve dopo circa un mese. Viene visitato nel maggio 1938: soggetto di debole costituzione, l'esame clinico e radiografico del torace non mostra alterazioni di sorta.

CAso 6" - M. D., di anni 21, recluta, inviato dal Distretto nel maggio 1938. Genitori, tre fratelli e tre sorelle vh·enti c sani. Non ricorda dì aver sofferto malattie degne di nota. Nel marzo 1938 mentre camminava, in assenza dì ogni sforzo, avveni un 'iolento dolore dell'emitorace destro, dispnea intensa, tanto che dovette rincasare c mettersi a leno. Non ebbe tosse. la temperatura nei primi tre giorni raggiunse come nussimo 37°,4. Un esame radioscopico praticato a 12 giorni di distanza, mise in evidenza un Pnx a destra perseguito poi come terapeutico con rifornimenti settimanali. L'esame clinico e radiografico del torace mostrano un Pnx a destra con distacco completo del polmone dalla parete costale. Lo scarso collasso polmonare, lascia esplorare totalmente il polmone, che appare indenne da lesioni tubercolari.

I casi descritti seguono ]a falsariga di quelli che la letteratura ci offre: inizio improvviso senza manifesta causa occasionalc o in occasione di uno sforzo, in soggetti in pieno benessere, fenomenologia subbiettiva e obbiettiva di Pnx spontaneo o scarsezza di sintomi, assenza di febbre, rapido riassorbimento del gas in media dopo 30-40 giorni, assenza di versamento pleurico, decorso rapido non accompagnato nè seguito da segni di tubercolosi, esito costante in guarigione, si aggiunga inoltre mancanza di precedenti morbosi di natura specifica sia familiare che personale. La frequenza con la quale il Pnx spontaneo si presenta nel corso della tubercolosi polmonare, aveva condotto al criterio di considerare rutti i Pnx


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spontanei come dipendenti da tubercolosi. Certamente, quando si tratta dì soggetti con forme specifiche, sia pure iniziali, l'etiologia è chiara e non si presta a discussioni di sorta. Grande importanza si è voluto dare al rammollimento di tubercoli corticali, molte volte per semplice supposizione, anche quando non erano manifesti all'indagine radiologica. Basta che questo tubercolo abbia la sua sede nella corticalità polmonare o sulla pleura, perchè la perforazione avvenga spontaneamente o in seguito a sforzi tensivi tali da cimentare la resistenza dei tessuti sede del processo specifico. Se è possibile dare la dimostrazione della lesione fondamentale con i nostri mezzi di indagine, dobbiamo bene accettare una tale spiegazione. Non potrebbe essere però una prova sufficiente a dimostrare la natura tubercolare della lesione polrnonare, il trovare nel polmone, all 'esame radiologico, un punto di calcificazione, poichè questo è un reparto comune nelle persone di una certa età e se tali lesioni avessero valore ezio-patogenetico, il Pnx spontaneo dovrebbe essere straordinariamente più frequente. Una volta orientati verso l 'origine tubercolare in modo esclusivista si arriva a parlare di forme speciali di tubercolosi, di evoluzioni atipiche e via di seguito. I fatti clinici pertanto restano insoluti e senza spiegazioni plausibili nei rapporti del Pnx spont<tneo benigno. Si dovrebbe ammettere l'esistenza di una tubercolosi ~enza reazione febbrile, in assenza di ogni fatto specifico pregresso o in atto, col reperto negativo di lesioni specifiche polmonari orno e contro laterali, con esami praticati anche a polmone deteso dopo riassorbimento del gas. La nostra mente rifugge daU'idea di accettare una genesi infiammatoria basata su semplice congettura e della quale non possiamo dare la dimostrazione. A ciò bisogna ancora aggiungere che l'anatomia patologica nei rari casi caduti sotto l'osservazione in soggetti venuti a morte per cause intercorrenti, non ha potuto mettere in evidenza lesioni specifiche tubercolari, nè queste nei casi guariti e seguiti per un lungo periodo di tempo, si manifestarono nell'ulteriore decorso, nè fu possibile rilevarli in quei casi in cui i l Pnx si presentò sotto forma recidivante. Questi fatti fecero pensare a una f0rma di ver~amento gassoso a etiopatogenesi fondamentalmente diversa da quella tubercolare, si istituì così il quadro del Pnx spontaneo benigno, semplice, non tubercolare. Questa concezione non ha solo interesse di ordine scientifico, ma soprattutto un interesse di ordine pratico, perchè modifica sia la prognosi che la terapia di questa forma morbosa. La benignità dell'affezione, come è stato detto, non ha che scarsi controlli necroscopici e non tutti riferibili alla sindrome di Pnx spontaneo benigno della quale ci stiamo occupando. Cito quello di Gunther, che studiò il caso di un bambino di 4 anni, in cui l'intensa cianosi fece pensare a un croup difterico, ma l'esame fisico dimostrò l'esistenza di un Pnx spontaneo, la cui riproduzione rapida dopo estrazione di aria obbligò a lasciare un ago in posto. Ma si produsse anche un Pnx contro laterak che condusse il bambino a morte. All'autopsia si riscontrarono un gran numero di dilatazioni


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sottoplcuriche e per seguire l't:spressione dell'A. i polmoni sembravano reni policistici. Eravamo dunque in presenza di un vero polmone policistico e pertanto il c~so si allontana d:.tlla sindrome: della quale ci occupiamo. Il Fischcr che ebbe a sezionare dei casi di Pnx spontaneo venuti a morte per altre cause, non potè riscontrare segni di tubercolosi attiva, al contrario egli ri ~co ntrò delle bolle enfisematose di varia grandezza che si form:.tno per atrofia delle pareti alveolari, in vicinanza di zone cicatriziali sclcrotiche. Queste boLle enfisematose a sede sottopleurica, prediligono l'apice, ma possono riscontrarsi in qualsiasi altro punto del polmone, in corrispondenza dei margini , in superficie, nelle scissure, possono essere solitarie o multiple e di variabili dimensìoni. La loro etiologia ancora è oscura sostenendo ;dcuni una origine infiammatoril con esito cicatriziale, altri una malformazione. E. Costanti n i nell'Istituto diretto dal Prof. Morelli, studiando le modificazioni i~topawl og ich c determinate da aderenze pleuriche ~ul parenchima poimonare sottostantc, afferma che le aderenze pleuriche di qualsiasi tipo, totali o circoscritte, e~crci tano un 'azione meccanica sul parenchima polmonare sottosta:nte, determinando in un primo tempo iperdistensione ?.lvcolare e formazione di zone enfisematose. Tali alterazioni si verificano anche nei polmon i sani, quando esista una sinfìsi pleurica circoscritta. Tale dimostrazione egl i ha potuto dare estendendo le ricerche a 30 casi di cui 6 presentavano aderenze circoscritte (10 in polmoni tubercolosi e 6 in polmoni sani) e 14 sinfisi totali pleuriche (mono e bilaterali con polmoni sani e tubercolosi). Queste bolle enfi ~e matose, qualunque sia la loro etiologia, nulla hanno a che vedere con l 'e nfi ~ema polrnonare generalizzato, del resto si tratta di soggetti giovani nei quali non è dato riscontrare nessun segno di tale malattia. Due studiosi argentini, già sopra ricordati , Castex e Mazzei, che si sono largamente occupati ddl'argomcnto, hanno messo in evidenza un fatto radiologico importan tissi mo c cioè la possibilità di vedere delle speciaJi formazioni che sulla lastra si presentano sotto forma di sottili immagini anulari, con margine talmente sottile da ricordare le bolle di sapone. Queste formazioni corrisponderebbero alle bolle enfisematose sottopÌeurichc. La loro visibil ità è in rapporto alla loro situazione che come già abbiamo ricordato può essere apicale, iusta-scissuralc, anteriore o posteriore ovvero marginale ciò che facilita la loro visibilità. Per metter!e in evidenza è. bene fare radiografie sotto diverse proiezioni. Oggi di grande aiuto potrà essere il metodo stratigrafico. Come è noto l'indagine radiologica comune ci dà delle immagini nelle quali si sommano le proiezioni degli clementi costituenti la regione in esame, mentre l'immagine stratigrafica permette di osservare isolatamente ogni strato e quindi i singoli elementi che lo compongono. Car~mcristica di questo metodo è il potere agevolmente analizzare le formnioni normali o patologiche eli un organo, liberandolo dalle


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sovrapposlZioni che con le comuni tecniche, ne velano o ne mascherano la immagine dei vari strati. Il metodo è. applicabile per l'indagine su qualsiasi organo, ma riesce particolarmente proficuo nel campo polmonare ove si dimostra molto utile nello studio delle caverne tubercolari, bronchiettasie, pneumopatie cistiche, aderenze pleuriche, pneumotoraci, asc~ssi polmonari e potrebbe dare brillanti risultati n eli 'individuare quelle formazioni anulari sottili riferibili a bolle enfisematose sottopleuriche. La toracoscopia ha permesso di vedere queste bolle sottopleurich~ in un caso di Pnx ~ pontaneo benigno riportato da Will, in un altro riportato da Cova e in un altro ancora da Castex e Mazzei. Queste bolle rappresentano un luogo di minore resistenza e vanno soggette a rottura ogni qualvolta si ha aumento di pressione endoalveolare. Il polmone normale è noto, resiste a pressioni che non si ottengono mai in condizioni fisiologiche (200 mm.) e che d'altronde sarebbero incompatibili con la vita. La esperienza fatta insufflando polmoni di cadaveri ha fatto rilevare che si ha lacerazione là dove esiste una ragione qualsiasi che ne diminuisca la resistenza. Si tende ad ammettere oggi che la formazione di queste bolle, oltre che una origi_ne congenita costituzionale da malformazione (Schminke) o infiammatoria (Fischer), potrebbe prodursi meccanicamente per una sovradistensione gassosa alveolare a livello delle zone sottoplcurichc indebolite, sia costituzionalmente, sia per delle malformazioni del tessuto polmonare corticale o pleuro viscerale o comunque per delle distrofie del tessuto. Schminke ha descritto piccoli spazi areati nella zona corticale del polmone che ha interpretato come alveoli anormali per arresto di sviluppo e cioè tessuto embrionale polmonare non ancora differenziato in alveoli. Anche Kyaegaard ha ammesso nella etio-patogencsì del Pnx spontaneo benigno la rottura di formazioni cistiche congenite del polmone. E' stato visto che all'altezza dell 'ilo polmonarc esiste un punto debole fisiologico (punto debole di Nitsch) ove può formarsi per un aumento della p ressione intra polmonare, un enfisema inters6zialc:: seguito da Pnx spontaneo. Morawitz riportando due casi di Pnx spontaneo insorto in due fratelli di giovane età, ambedue con un complesso primario calcificato e in uno dei quali. il Pnx recidivò più volte, esclude l'origine tubercolare dell'affezione e richiama in causa una debolezza polmonare costituzionale. Egli pensa di dover prendere in considerazione anche la resistenza della pleura contro le oscillazioni pressorie, resistenza che nell'individuo normale è molto grande. Una debolezza costituzionale del foglietto viscerale potrebbe essere dunque una delle cause principali del Pnx spontaneo. Tale ipotesi resta da confermare e qualora trovasse fondamento si dovrebbe parlare secondo l'A. di debolezza pleurica e non più di debolezza polmonare (weak lung della letteratura anglosassone). P e r spiegarci la rottura della bolla enfisematosa noi possiamo invocare le geniali concezioni di Morelli, a tutti ben note, riguardan6 la fisiopatolo-


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gia del polmone. Il polmone, dice il Maestro, è paragonabile ad una lamina elastica tesa nella cavità toracica. In questa lamina elastica lo sforzo inspiratorio viene distribuito uniformemente su tutte le fibre che la costituiscono. Ma se nella compagine elastica vi sia una lesione, in ogni sforzo inspiratorio, in quel punto, l'elasticità sarà sempre più cimentata. E inoltre considerando che la pressione negativa nella cavità pleurica, è il risultato del contrasto fra retrattilità polmonare e opposizione della parete toracica, se pensiamo ad un polmone indilatabile, come nella stenosi della trachea, la pressione negativa, nelle ispirazioni salirebbe a cifre altissime per non più misurare la potenza della retrazione polmonare, ma bensì la potenza enorme dei muscoli inspiratori. Questa potenza è tale da portare con facilità alla rottura del polmone. Riportate le parole del Maestro, immaginiamoci occluso transitoriamente il bronchiolo efferente dell'alveolo enfisematoso, occlusione. che nel nostro caso, potrebbe essere prodotta da uno spasmo, ne deriva un enorme aumento di pressione nell'alveolo già dilatato e pertanto a pareti sottili. In questo distretto polmonare stenosato, si abbatterà il trauma respiratorio, che potrà causare la rottura della vescicola anche nella ispirazione normale, in assenza di ogni sforzo. Il ripetersi dello spasmo a carico di altri bronchioli effcrrenti di vescicole enfisematose causerà la recidiva della sindrome morbosa. Ed è facile immaginare come possa provocarsi uno spasmo del bronchiolo dopo le osservazioni di Giacinto Viola che ha ribadito il principio della esistenza di una duplice innervazione vegetativa costrittoria e distensoria, ma invertita per i due gruppi muscolari: il vago sarebbe dilatatore (distensore) per i muscoli interlobulari e pleurici, costrittore per quello del sistema bronchiolare e viceversa, il simpatico costrittore dei primi e dilatatore dei secondi. Anche Sato ha sperimentalmente dimostrato l'azione bronco costrittrice del vago. Certamente non intendo con quanto sono andato sopra esponendo di detronizzare la tubercolosi tra le cause del Pnx spontaneo restando tale malattia in prima linea nell'etiologia della sindrome morbosa in genere, pure accettando con qualche riserva le statistiche di certi A. Così secondo Franche! nel 93 % dei casi sarebbe in causa la turbecolosi, se<:ondo Schick su cento Pnx spontanei 90 avrebbero una etiologia tubercolare. Ma <.Juesti AA. riferiscono le loro statistiche non al tipo di Pnx del quale io mi sto occupando e che a ragione va denominato idiopatico o benigno, ma bensì anche a quei casi in cui era chiaramente manifesto il processo tubercolare evolutivo e dove il Pnx spontaneo decorrendo in modo tutt'altro che benigno, trova giustamente l'appellativo di sintomatico per infiltrati adiacenti alla pleura, per rotn1ra di caverne sub pleuriche, per rottura di empierna in un bronco, per st:~ppam ento di aderenze nel Pnx terapeutico, per ferita del polmone nel Pnx bil aterale, per linfo- adenite tubercolare dell'ilo polmon.a re. Nè tralascio di dire che i fautori esclusivisti della genesi tubercolare


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del Pnx spontaneo, pure ammettendo il m eccanismo della rottura delle bolle sottopleuriche, riportano l'atrofia del tessuto polmonare a un esito cicatriziale di natura sempre tubercolare, per processi, sia pure benigni, con e<>ito in sclerosi circoscritta e non si meravigl iano se non subentra in seguito una tubercolosi attiva in organismi che da questi processi avrebbero ricevuta una relativa immunità. Comunque dai fatti su riferiti e confortati anche dai casi da me riportati dobbiamo pure ammettere una genesi non tubercolare del Pnx spontaneo benigno, se pur si vuole richiamare in causa una genesi infiammatoria che non possiamo dimostrare. Nulla ci vieta di ammettere una malformazione congenita, una !abilità polmonare per procesw non specifico di natura atrofico enfisematosa, come ci conferma l'importanza del fattore costituzionale. Infatti molto numerosi sono i casi dove il Pnx spontaneo nello stesso individuo si ripetè più volte, anzi per qualche A. la recidiva avverrebbe nel 70 'X, dei casi, tanto da creare il quadro del Pnx spontaneo benigno recidivante : sono riportati nella letteratura casi con 10, II, 14, 15, 18 recidive. E questi Pnx spont:mei a ripetizione, con recidive alternate sia a carico del polmone destro che del sinistro, confermano' l'importanza del fattore costituzionale. Inoltre molti AA. hanno descritto Pnx spontanei in vari membri della stessa famiglia. A tal proposito ricordo il caso di Losano che è dimostrativo per quanto riguarda l'importanza del fattore congenito. Si tratta di Pnx spontaneo insorto in due fratelli, entrambi prematuri (uno ottimestre, l'al tro setti mestre), con notevole rassomiglianza nelle loro caratteristiche somatiche e nelle loro funzioni fisiologiche. Anche per questi casi l'A. esclude la genesi tubercolare. Pertanto nei nostrj casi, ci sentiamo autorizzati a escludere la tubercolosi, per la normalità clinica e radiologica dell'apparato respiratorio, con esami praticati anche a distanza dali 'incidente morboso e dopo completa espansione del polmone, per l'assenza di febbre, per il rapido riassorbimento del gas, per la mancanza di versamento, in soggetti nei quali la sindrome morbosa non fu preceduta nè seguita dai sintomi generali della malattia tubercolare (deperimento, astenia, anoressia, febbricole ecc.) e inol tre l'anamnesi. familiare e personale fu costantemente muta per quanto riguarda preced~ti morbosi di natura specifica. Ammettiamo l 'esistenza dell'enfisema circoscritto come momento etiologico del Pnx spontaneo, enfisema inteso come malformazione alveolare (Schminke, K yaergaard), anzichè come conseguenza di focolai sclerotici (Fischer) o di sinfisi circoscritta della pleura (Costantini). Poichè i Pnx spontanei che insorgono per queste due ultime modalità sono da rapportarsi a processo flogistico della corticalità polmonare quasi sempre di natura tubercolare e decorrono spesso in modo tuttaltro che benigno. Al contrario, il · Pnx spontaneo non tubercolare è senza eccezione totale, il che ci attesta con la pervietà del cavo pleurico in tutta la sua estenzione, l'assenza di processi infiammatori cortico- pleuritici con esito 2 -

Giornale di medicina militare.


~UL

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aderenziale. Si potrebbe obbiettare che al momento dell'irruzione gassosa nel cavo pleurico l'aderenza lacerandosi permetterebbe il collasso completo del polmone. Ma chi ba pratica di Pnx terapeutico sa quanto tenaci siano le aderenze della pleura anche se appaiono sottili e filiformi e come resistano anche a pressioni fortemente positive. Non ci spiegheremmo pertanto perchèdovrebbero cedere con tanta facilità e prontezza al modico collasso del Pnx spontaneo idiopatico. Ricordati i momenti etiologici e patogenetici ed i sintomi subbiettivi cd obbiettivi più importanti accenniamo brevemente al trattamento terapeutico. La base del trattameento è il riposo, somministrazione di oppiacei che calmano il dolore e regolarizzano il respiro. Quando la pressione endo pleurica sia diventata eccessivamente positiva e le sofferenze del malato lo impongano, può essere necessaria la estrazione di una certa quantità di aria. Ma tale manovra in linea di massima sarà da proscrivere, lasciando che il gas si riassorbi spontaneamente in modo che la piccola lacerazione polmonare abbia il tempo di cicatrizzare e passare a guarigione. Quando ci si trova in presenza di uno shoch circolatorio ~i può ricorrere agli analettici e se .., insorgono fatti di anossiemia acuta è bene aggiungere all'estrazione di aria l'ossigenoterapia. D obbiamo continuare come terapeutico il Pnx spontaneo ? Se abbiamo il fondato sospetto o tanto più la certezza che il Pnx sia sintomatico di una lesione specifica polmonare una tale pratica è certamente da istituire. Ma nella sindrome morbosa di Pnx spontaneo non tubercolare della quale ci siamo occupati, dove la piccola lesione polmonare volge a guarigione in breve periodo di tempo e sempre prima che avvenga il riassorbimento del gas c quindi la completa espansione del polmone, per quale motivo dovremmo insufflare aria nel cavo pleurico ? Il periodo di tempo in cui il polmone resta spontaneamente distaccato dalla parete costale, al riparo quindi dal trauma respiratorio, è sufficiente a garantire la cicatrizzazione della piccola lesione polmonare, come del resto è accaduto anche nei casi che abbiamo riportato, ove in nessuno, ad eccezione del caso 6o venne istituita, non da noi, la terapia pneumotoracica. Perchè prolungare la sindrome morbosa con un sistema di cura che a parte l'influenza deleteria sulla psicologia dd soggetto (Pnx terapeutico equivale volgarmente a tubercolosi polmonare) non è poi del tutto scevra da inconvenienti ? L 'essudazione sierosa che non si .Kcompagna mai a tale forma di Pnx spontaneo potrebbe invece complicare il Pnx terapcutico da noi istituito. E allora ciò che non fece la malattia potremmo provocare noi con la cura pur condotta con tecnica impeccabile. Pertanto tale pratica nel Pnx idiopatico benigno non mi sembra consigliabile. E' vero pure che per qualch~ A . il versamento pleurico in tali casi non nuocerebbe, anzi ~arebbe desiderabile, spingendo qualcuno perfino a provocarlo artificialmente con immissionè nel cavo pleurico di sostanze diverse guaii il nitrato d'argento, siero glucosato ipertonico, sangue, gomma arabica, soluzioni di iodio, gomenolo, alcool, glicerina ecc., pensando che


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l'organizzazione dello essudato portando alla sinfisi pleurica eviterebbe il ripet ersi del Pnx spontaneo e ciò particolarmente nelle forme recidivanti. A tal proposito ricorderò che furono proposti anche metodi extra pleurici per la formazione artificiale della sinfisi pleurica (tamponamento con garza, piombaggi paraffinati, introduzione di corpi estranei, resezione dei muscoli intercostali, ecc.). Béthune ha introdotto l'uso della toracoscopia per effettuare una polverizzazione di talio iodato al o,so % sterilizzato con l'apparecchio di Vilbis, modificato in modo da aspirare l'aria dalla cavità pneumotoracica. Tale procedimento assicurerebbe la sinfisi plcurica. Ma anche qui, co·me linea di massima, non sottoscriveremo tali metodi, potendo forse trovare l'indicazione in qualche raro singolo caso (ricordiamo quel tale che ebbe 18 recidive). Ed ora mi siano ~rmesse alcune considerazioni medico - legali. Come ci dobbiamo comportare nei riguardi dell'idoneità al servizio militare ? Trattandosi dj un iscritto di leva cui risulti da dati anamnestici un pregresso Pnx spontaneo benigno, e che all'atto deJla visita presenti un quadro clinico e radiologico polmonare completamente indenne da lesioni di qualsiasi natura, credo non dovremmo esitare a pronunciarci per l 'idoneità incondizionata. E ciò fino a che la radiologia non sarà in grado di svelarci in modo ineguivocabile la presenza di quelle sottili immagini anulari riferibili a bolle enfisematose sottopleuriche (Castex e Mazzei) ; che se ciò con studio 1 adiologico accurato ci fosse consentito di mettere in chiara evidenza, allora ne dovrebbe derivare il giudizio di limitazione dell'idonei tà al servizio, per mettere questi soggetti al riparo dagli sforzi fisici che portando ad un aumento della pressione endo polmonare possono favorire il ripetersi della sindrome morbosa e pertanto proporremo la assegnazione ai servizi sedentari. Trattandosi di un militare in servizio attenderemo il completo riassorbimento del gas (abbiamo già detto che ciò avviene in un periodo di tempo breve e sufficiente a garantire la completa cicatrizzazione della piccola lesione polmonare) e a quadro radiologico indenne ci pronunceremo per la riammissione in servizio, salvo un breve adeguato periodo di riposo o di licenza. Nei riguardi della dipendenza da causa di servizio, pure ammettendo una predisposizione costituzionale per la quale il polmone è in qualche punto della sua superficie particolarmente debole e vulnerabile, qualora il Pnx si verificò in occasione di uno sforzo, sforzo superiore a quelli cui d'ordinario viene sottoposto un militare nelle comuni contingenze di servizio e che risulti veramente eccezionale, bisogna dare a questo il valore di concausa e se le concause nella nostra legislazione nella lettera sono escluse, in effetti sono ammesse. E pertanto in tal caso il nostro giudizio potrà essere favorevole. RIASSUNTO. ~ L'A. riporta sci casi di Pnx spontaneo benigno nei qu:tli esclude la genesi tubercolare. Crede di poter dare valore, nella etio-patogencsi della sindrome morbosa, alla rottura di bolle enfisematose sotto pleuriche, intese come enfisema circoscritto,


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da malformazione alveolare congenita, secondo quanto risulta dalla letteratura e che tro va conferma nell'importanza che ha il fattore costituz ionale e familiare, in soggetti inJenni da tubercolosi. Dopo aver accennato al trattamento terapeurico, si sofferma breve mente in considerazioni medico -lcg::lli mi li rari.

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OSPEDALI! MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello medico prof. VJRG I NJO DE BERNAROJNJ~

2° Reparto Chirurgia Capo Reparto: maggiore medico prof. CoRRA DINO GIACOBBE

RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITÀ CARDIACA NEI GOZZI PRIMA E DOPO L'INTERVENTO CHIRURGICO Dott. Franusco Iadevafa, capitano medico assistente.

Durante il periodo gennaio- aprile 1938 ho potuto seguire nel 2° Reparto chirurgia dell'Ospedale Militare di Roma sette ammalati affetti da gozzo. Per consiglio del Capo Reparto maggiore medico prof. Giacobbe sono state praticate in questi malati alcune ricerche e precisamente: metabolismo basale, elettrocardiogramma, pressione arteriosa (I). Questi esami sono stati praticati prima e dopo l'intervento chirurgico. Duplice è stato lo scopo di queste ricerche: anzitutto stabi1ire, in base ai risultati dei suddetti esami, la diagnosi esatta dell'affezione tiroidea ed in secondo luogo osservare le eventuali modificazioni che l'atto chirurgico apportava al metabolismo basale e alla funzionalità cardiaca. Prima di esporre le storie cliniche e i risultati degli esami di laboratorio dei vari ammalati, accennerò brtvemente al significato delle ricerche praticate e all'influenza che la ghiandola tiroide fisiologica mente o patologicamente funzionante esercita sul metabolismo basale e sul sistema cardiovascolare. TIROIDE E METABOLISMO BASALE.

E ' noto che la tiroide è l'agente principale che regola la produzione di calore. Marine e Korentschewsky hanno osservato che l'ablazione della ghiandola nel cane e nel topo determina una diminuzione degli scambi respiratori del 20 '}-b : detta diminuzione si inizia dalla prima settimana dopo l'operazione per raggiungere il suo massimo dopo due - tre settimane. Il primo a rich iamare l 'attenzione sull'aumento del metabolismo basale nel gozzo esoftalmico fu Friedrich Muller nel 1893· ( r) Il metabolismo basale c ~,:l i clcttrocardwgr~ mmi sono srati c•é)!Uit i c lcHi dal t<·n. colonndlc mcd . C:~ssi ni• pr o f. ~go, . Direttore del L3bor~ toriv di Fi>iopat"logo:t dcii:. Dircztunc Genera le d t ~~ nità ?v!il ita r c : lo nng~azto vt va mentc .


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RICERCHE SL"I, METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

Magnus- Levy nel x895 dimostrò l'aum~nto del metabolismo di base in questa affezione e la sua diminuzione nel mixedema. I vari tipi di gozzo sono stati anche studiati in rapporto al metabolismo basale. Nel gozzo semplice, colloidale, secondo Means, Burgess, Row-e, ed altri, può essere tanto normale che diminuito: secondo Plummer è costantemente diminuito (6- x8 ••;:). De Quervain e Doubl~r in quattro casi di gozzo vascolare hanno trovato due volte valori normali e due volte valori abbassati. Tre casi furono sottoposti all'intervento chirurgico e fu notato un metabolismo basale infe1 iore alla norma dopo 3 - 8 mesi dali 'intervento. Nell'ad~noma senza ipertiroidismo il metabolismo basale sarebbe normale e tale rimarebbe dopo l'enucleazione dell 'adenoma. Nel gozzo tireotossico di Plummer o gozzo adenomatoso con ipertiroidismo il metabolismo basale aumenta molto lentam~nte a seconda dei progressi dell'affezione: secondo Boothy, Rowe e Majo il metabolismo di base sarebbe aumentato del 25 - 30 'i,', . Nel morbo di Flaiani- Basedow il metabolismo basai~ è sempre aumentato: nei casi tipici l 'aumento è del 75 '?{, potendo raggiungere valori altis-

. . (125 O / )• ;o

Slml

Bisogna essere molto cauti nel giudicare come giusti questi valori estremi, perchè, secondo Benedict, il metabolismo basale nei basedowiani è molto difficile a determinarsi. Lo studio di questa ricerca nel morbo Flaiani - Basedow ha un'importanza enorme ai fini della diagnosi e più ancora della prognosi e ai fini del criterio di operabilità. Peracchia, che ba studiato tre casi di affezione tiroidea in rapporto al metabolismo basale sia prima che dopo l'intervento chirurgico, è d 'avviso che i valori del metabolismo basale hanno grande importanza ndla diagnosi delle varie sindromi tiroidee e che le variazioni di esso permettono di riconoscernc la evoluzione. CuoRE E TIROIDE.

La ghiandola tiroide esercita sul regime circolatorio una az1one notevole, che si esplica con due meccanismi. Pare accertato, secondo le ricerche di Goodpasture, che la tiroide influenzi direttamente b nutrizione del miocardio. L 'azione che il corpo tiroidco esercita sul metabolismo degli idrati di carbonio, azione dovuta con molta probabilità ad una ipersccrezione adrenalinica antagonista della secrezione insulinica, trO\'a la sua applicazione nell'utilizzazione del glicogeno miocardico. Goodpasture nel !'ipertiroidismo sperimentale ha notato la scomparsa totale del glicogeno del miocardio.


RICERCHE SUL METAoOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

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Ma forse molto più importante è l'azione indiçetta poichè la tiroide regola le combustioni dei tessuti e JX!r conseguenza il debit di materiale metabolico. Si sa che l'equilibrio circolatorio dell'individuo normale è dato dall'accordo tra i bisogni metabolici dell'organismo e l'apporto di ossigeno per via sanguigna. Nelle condizioni normali esiste un parallelismo tra il metabolismo di base e il debit cardiaco. Gilchrist e Davies hanno dimostrato che in un individuo normale ad ogni piccolo aumento nel consumo. di ossigeno corrjsponde un aumento del debit cardiaco. Secondo K.ininmonth in un individuo cui si somministra o òdla tirosina o dell'estratto tiroideo le curve del metabolismo basale, del debit cardiaco, del polso sono quasi parallele. Si comprende facilmente che quando le combustioni organiche sono notevolmente aumentate per una ipersecrezione tiroidea questo aumentato bisogno di materiale metabolico da parte dei tessuti porta per conseguenza ad un aumento dell'attività cardio vascolarç:. E ' su questo concetto che si basa la moderna terapia chirurgica, consistente nella tiroidectomia totale proposta ed attuata per la prima volta da Blumgart, Levine e Cutler, in pazienti normotiroidei affetti da scompenso cardiaco o da angina di petto. Nei cardiaci scompensati viene a cessare l'accordo tra i bisogni metabolici dell'organismo e l'apporto di ossigeno per via sanguigna. Pur rimanendo inalterati i bisogni dei tessuti si ha un minore apporto di ossigeno per la cattiva funzione del sistema cardio vascolare. Con la tiroidectonia totale noi rallentiamo il metabolismo basale e quindi facciamo sì che le condizion~ circolatorie divengano sufficienti o anche eccedenti ai diminuiti bisogni dei tessuti. Accennerò brevemente alle turbe cardio vascolari nelle varie sindromi tiro idee. Nella malattia di Flaiani- Basedow i disturbi cardio vascolari occupano un posto importante, molto spesso ne rappresentano il primo sintomo. Questi pazienti accusano palpitazioni, facile dispnea, algie precordiali. La tachicardia è il sintomo più imponente: si possono avere 150- 200 pulsazioni al 1 '. Secondo Béclère tale tachicardia è caratterizzata dal fatto di essere più elevata al mattino che alla sera, di diminuire col riposo e aumentar-e sotto l'in ~ fluenza dei pasti o della stazione eretta (segno dell'ortostatismo di Béclère). L'elettrocardiogramma dà il tracciato di una tachicardia sinusale. 11 tracciato presenta delle modificazioni morfologiche, che sono state particolarmente studiate. Alcuni AA., tra cui Harris, Kerr e H ensel, insistono sulla accentuazione dell'onda P, che sarebbe l'esponente di una ipertrofia auricolare. Secondo altri non avrebbe alcuna importanza. Al contrario Hoffmann, Meissier c Zondeck, considerano l' accentuazione dell'onda T come un segno importante dell'intossicazione tiroidea, anzi,


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RICERCHE SUL METABOLISMO MSALE E SULLA FUNZJONALITA' ECC.

secondo Tracher, l' ampiezza di T sarebbe. proporzionale all 'aumento del metabolismo basale. L1 pressione arteriosa nella malattia di Flaiani - Basedow è essenzialmente labile e varia secondo i soggetti: nella metà dei casi è normale o poco superiore alla norma: talora è più elevata, talora più bassa. La patogenesi dei disturbi cardio vascolari di questa malattia è attualmente molto discussa. Alcuni AA. pensano a un disquilibrio vago-simpatico: altri, forse a maggior ragione, al fattore tossico che agirebbe sia producendo dei disturbi nutritivi del miocardio, sia modificando la dinamica cardiaca. Nel mixedema i disturbi cardio vascolari hanno dei caratteri meno

precisi; si nota anzitutto una tachicardia sinusale. Zondeck , con una serie d'importanti studi radiografici ed elettrocardiografici, ha potuto dimostrare che negli ipotiroidei esiste una diminuzione dell 'ampiezza dei battiti, una dilatazione globale delle cavità cardiache, una diminuzione d 'ampiezza di tutti gli accidenti dell 'elettrocardiogramma e una inversione del! 'onda T in prima derivazione, o in prima e seconda derivazione. Negli ipotiroidei la pressione arteriosa è al disotto della norma. Sulla patogenesi di questi disturbi nulla conosciamo di preciso. N ei gozzi adenomatosi o cistici con metabolismo basale normale non si notano disturbi cardio vascolari degni di nota, secondo la maggior parte degli AA. Collez e Froyez in qualche caso hanno notato tachicardia cd aritmia completa.

OssERVAZIONE 1•. - Carabiniere D. L. Nicola, Ji anni 33• della legione CC. RR. del Lazio. Nessun precedente morboso famigliare c personale remoto degno di nota. Riferisce che da qualche mese h a notato un aumento di volume alla regione anteriore del collo; nessun disturbo della deglutizione e respirazione; non diminuzione del peso nè alcun disturbo a cari co del 5:Ìstema nen·oso. Facendosi sempre più voluminosa la tumefazione al collo \1ienc ricoverato in Ospedale il 9 gennaio 1938. E. O.: Soggetto in buone condizioni ge nerali senza note patologiche a carico dell'apparato respiratorio. Cuore: nei limiti con toni netti sui vari focolai. P olso: &equenza 6o, ritmico, leggermente i pertcso. Addome di forme e volume normale, trattabile c indolente. Organi ipocondriaci nei limiti. Al collo si not:l una tumefazione della form:1 e del volume come di un cedro, che dalla forchetta sternale si estende sino a l liYello dell'osso ioide, occupando le regioni anteriori e laterali del collo. Il tumore ha superficie liscia, consistenza molle e si spoHa con i movimenti di degluti zione. Nessun segno del morbo Flaiani- Bascdow. Pro\'a di Goetsch: negati,·a. Le ricerche escg'uite hanno dato i seguenti risultati: Esame dr Ile urine: nulla di patologico. M. B. (1 3 gennaio 1938): -9 ''~ .


RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

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Glicemia ( 14 gennaio 1938): o,8o •f oo· Azotemia (14 gennaio 1938): 0,43 "/oo· Elettrocardiogramma: (vedi figura 1 ). Pressione arteriosa (Pachon tipo vecchio) : t6o - So. Durante la degenza in Ospedale la tumefazione cresce piuttosto rapidamente di volume; il p. comincia ad accusare disturbi nella respirazione, che si accentuano sempre

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Fig. t, PQ=o"16: QRS=o"o6; ST =0"30 In oz e specie in 0 3 esagerazione di S; in oz T difasico ; in Q3 P e T leggermente negativi.

più, finchè il 19 gennaio 1938, con diagnosi di gozzo parenchimaroso diffuso, viene solto. posto ad intervento chirurgico. Operatore: magg. med. prof. Giacobbe Corradino. A nestesia locale novocainica al 0,50 %, previa iniezione di Dilaudid scopolamina. I ncisione a collare di Kocher della pelle e del platisma, si spostano lateralmente i muscoli sterno-deido mastoidci. La tiroide è aumentata di volume in toto con sviluppo enor me di vasi, friabile. Resezione parziale sottocapsulare. Sutura completa a strati. Decorso postopcratorio; I disturbi respiratori cessano subito dopo l'intervento. Il p. per una settimana circa ha profusi sudori e lieve rialzo termico. In quinta giornata ven-


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RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E ~ULLA FUNZIONALITA' LCC.

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Fig 2. PQ=o··,l); QRS =o··.oo; ST =o··34 P sdoppi:ttO; ()RS leggermente allargato; rratto ST a c()nvcssità superiore.

gono tolte le maglie metalliche; medicatura a piatto nei giorni successtcl sino a cicatrizzazione completa. Si ripetono le ricerche con i seguenti ~isultati: Esame delle urine: nulla d'importante. M. B.: + 25 "~ . Glicemia ( ro febbraio 1938) : o,So 0 f.,,. Azotemia (IO febbraio l gj8) : 0.47 o;,,,. Elettrocardiogramma: (,·cdi figura 2). Pressione arteriosa (21 febbraio 1938): 110 - 65. Il p. viene ri,·isi tato il 30 maggio 1938 con i seguenti risultati: Esame delle urine: ncgati,·o. M. B. (30 maggio 1938): ~ 7 ••;,. Glicemia ()I maggio 1938) : o,80 °j,,. Azotemia (31 maggio 1938) : 0.40 •/ on· E lettrocardiogramma: (vedi figura 3). Pressione a rteriosa (30 maggio 1938): 110 - 65.


RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZlONALITA ' EC:C.

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Fig. 3. Pf}= o" t6; QRS=o"o6; ST =0"30 Tale cletu oca rdiograrnm a presenta un gr:tdualc riwrno verso i caratteri di prima dcll'intcn·cnto: i complessi pcrb sono meno denti (b.osso voltaggio).

OssERVAZIONE 2•. - Soldato V. Pietro, di anni 23. meccamco, del 2 ° reggimento bcrsagl ieri. Anamnesi famigliare e personale remota: negative. La malattia attuale, a dire del p., ha avuto inizio nel luglio 1937, quando durante gli sforzi fisici cominciò ad avvertire difficoltà nella respirazione; nel tempo stesso notò nella regione anteriore del collo una tumefazione diffusa, che è andata lentamente aumenta ndo di volume. Il p. riferisce che in quest'ultimo periodo di tempo è più irritabile; non ha notato diminuzione del peso, nè tremori ; accusa solo dopo sforzi senso di dispnea. Viene ricoverato in Ospedale il r 7 gennaio 1938. E. O.: Condizione di nutrizione e di sanguificazione ottime. Non lesioni a carico dell'apparato respiratorio. Apparato cardiovascolare: cuore nei li miti con toni netti su tutti i focolai di ascoltazione. Polso bradicardico (66'), ritmico. Addome trattabile indolente. Organi ipocondriaci nei limiti. La regione anteriore del collo si presenta occup:na da una vasta tumefazione a limiti indecisi, specie verso lo sterno e verso le regioni c:trotidee.


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RI CERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZlONALITA' ECC.

La tumefazione, ricoperta da cute normale, è di consistenza molle elastica, indolente; segue la laringe nei movimenti di deglutizione e si riduce molto facendo contrarre al p. i muscoli ste rno-cleido mastoidei. Negativo l'esame del sistema nervoso; non segni oculari del morbo Flaiani- Basedow. Prova di Goetsch: negati va.

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Fig. 4·

PQ =o"1 7; QRS= o" o7 : ST = <>" 35 T raccia lo elcnrico normale; solo in lll derivazione R c sdoppiata : T difasica.

Le ricerche eseguite hanno dato i seguenti risultati : Esame delle urine : negativo. M. B. (20 gennaio 1938): + 22 %. Glicemia (9 febbraio 1938) : o,8o 0 / • • • Azotemia (9 febbrai{) •938): o,5o o/ w Elettrocardiogramma : (vedi figura 4). Pressione arteriosa : 160 - 90. Il 13 marzo 1938 il p. con diagnosi di gozzo p renchimatoso diffuso v1ene sottoposto ad atto operatorio. Operatore: magg. m ed. prof. Giacobbe Corradino. Anastesia locale novocai nica al 0.50 ",, previa iniezione di Dilaudid scopolamina. I ncisione :1 collare di Kocher.


RICERCHE SuL METABOLISMO BASAL E E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

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Metodo sottocapsulare. Resezione di metà dei due lobi della tiroide, che è molle, friabile, ricca di vasi. Sutura completa a strati con piccolo drenaggio tubulare. Il p. ha per vari giorni sudori profusi e lieve rialzo termico. Decorso postoperatorio normale.

Fig. 5· PQ=o" 17; QRS=o"o7; ST= o"35 non prt-senta modificnioni degne di rilic,•o sa lvo un minore voltaggi<>. Nelle tre derivazioni T difas•ca.

L'clettrocardiogramm~

Viene dimesso il 4 marzo 1938 completamente ristabilito. Ricerche eseguite dopo l'intervento: Esame delle urine: nulla di patologico. M. B. (23 marzo 1938) + 30 o/o. GJjcemia (18 marzo 1938): 0,75 °/00 • Azotemia (r8 marzo 1938) : 0,47°/ 00 • Elettrocar.diogramma : (vedi figura 5). Pressione arteriosa : 125 - 8o.


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RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE .E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

OsSF.RVAZlONE 3~. - Soldato M. Alessandro, di anni 21, contadino, dell'Sa compagnia su ssi sten za. Nulla nel gentilizio e nell'anamnesi personale remota.

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Fig. l>. PQ = o''15: QRS=o''o5; ST =0"36 In

dcrivnionc T leggermente difa,ico: tratto S :•picc T a dc.:orso continuo nhliq uo. In Il derivazione T difasico: dcformnziouc del u·atto ST legger mente cun,·c<>n m alto. In 111 dcriv~7.Ì<>nc: complesso vcntril:olarc albrgato: F più basso: QR uncinato; T pianeggi~n tc.

Riferisce che circa due anni fa notò una piccolissima tumefazione alla base del collo senza akun disturbo subbietti\'O. La tumefazione è aumentata lcnùssimamente di volume. Da circa 4 mesi l'aumento di volume della tumefazione oè stato molto più rapido e si è accompagnato a lieve dispnea e cardiopalmo specie nei l?~vori faùcosi. Viene rico\'erato in Ospedale l' 11 gennaio 1938.


RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUN ZJONALITA' ECC.

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E. O.: Condizioni generali ottime. Nulla a carico dei vari organi interni. Nessun segno del morbo Flaiani Basedow. Alla regione sottoioidea si nota una tumefazione della grandezza di un limone, i cui limiti laterali si perdono sotto i muscoli sternocleidom astoidei bene sviluppati. Detta tumefazione è a superficie liscia, di consistenza molle elastica, non aderente ai piani superficiali, ed è $po~tabile con i movimenti di deglutizione .

....

......................-.~~

~~~, .~

Fig. 7· PQ =o"r5 ; QRS =o" rr; ST =o"36 In I e Il derivazione T più blSSl , d ifasica. In 111 derivazione R più basso c bifido; T orizzontale .

Prov~ di Goetsch negativa.

Le n cerche eseguite hanno dato seguenti risultati· Esame delle urine: negativo. M. B.: (14 gennaio 1938): + 2%. Glicemia (8 febbraio 1938): 0,90 •foo· Awtemia (8 febbraio 1938): o,4 I 0 f ooEiettr:ocardiogramma: (vedi figura 6).


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RICERCHE SUL METABPLISMO BASALE E SULLA FUNZIONAUTA' .ECC.

Pressione arteriosa: 145 :So. Fatta diagnosi di gozzo parenchimatoso vascolare, il p. viene sottopooto ad intervento il 14 febbraio 1938. Operatore: magg. mcd. prof. Giacobbe Corradino. Anastesia locale novocainica al 0,50 % previa iniezione di Dilaudid scopolamina. Incisione a collare di Kocher. Tiroide aumentata di volume in toto, specie a carico del lobo destro con enorme sviluppo dei vasi. Si pratica legatura dell'arteria tiroidea. superiore destra. Sutura completa a strati. Decorw postoperarorio normale. La tumefaztone diminuisce gradatamente di volume. Il p. viene dimesso completamente ristabilito dopo 20 giorni dal~'intervento. Le ricerche eseguite dopo l'intervento hanno dato i ~eguenti risultati: Esome delle urine: nulla di patologico. M. B.: (24 febbraio 1938): + 2 %· Glicemia (26 febbraio 1938): o,<)O •too· Azotemia (26 febbraio 1938): 0,43 °/ oo· Elettrocardiogramma: (vedi figura 7). Pressione arteriosa : 1. 20:70.

OssERVAZIONE 4a. - Soldato \'. Giorgio, di anni 22, contadino, del reggimento Genova cavalleria. Genitori viventi c sani: una sorella è affetta da gozzo. Nulla degno di rilievo nell'anamnesi personale remota. Da circa 18 mesi ha notato l'insorgenza di una piccola tumefazione alla regione mediana del collo; detta tumefazione è andata lentamente aumentando di volume. Il p. non ha mai avvertito disturbi a carico della deglutizione e della respirazione. Non diminuzione del peso nè disturbi a carico del sistema nervoso. E. O.: Normotipo in buone condizioni generali. Nulla a carico dell'apparato respiratorio. Apparato cardiovascolare: aia cardiaca nei limiti con toni netti sui vari focolai. Polso frequenza 6o', leggermente iperteso. Negativo l'esame clinico degli organi addom.inali. Nessun segno della malattia di Flaiani Basedow. In corrispondenza della regione sottoioidea - lato destro - si nota una tumefazione della grandezza di una arancia piccola, a limiti superiore ed inferiore hen netti, lateralmente si perde sotto il muscolo sternoclcidomastoidco di destra. La tumefazione, ricoperta da cute normale, è di consistenza molle elastica, a superficie liscia, spootabile con i movimenti di deglutizione. Con la palpazione si apprezza a carico dell'istmo della tiroide un'altra tumefazione della granJezza di una noce avellana, di consistenza duro. fibrosa. Prove di Goetsch: negativa. Le ricerche eseguite hanno dato i seguenti risultati: Esame delle urine: nulla di patologico. M. B.: (8 febbraio 28): + 2 %. Glicemia (u febbraio 1938): O,<JO"/oo· Azotemia ( 11 febbraio 19.38): 0,35 "/110 • Elettrocardiogramma: (vedi figura 8). Pressione arteriosa: 145 : 75· Il p. viene sottoposto il 14 febbraio 1938 ad intervento chirurgico con diagnosi di gozzo nodulare cistico. Operatore: magg. mcd. prof. Giacobbe Corradino.


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Anastesia locale novocainica al 0,50 %, previa iniezione di Dilaudid scopolamina. Incisione a collare di Kochcr. A carico del lobo destro della tiroide si nota una ciste della grandezza di una grossa noce contenente liquido colloideo. Asportazione della ciste previa legatura. A carico dell'istmo un nodulo fibroso della grandezza di una noce avellana che viene asportato.

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AAA M/fAl Fig. 8. PQ=o'"14; QRS=o"o6; ST=o""34 In l denvazione nulla dJ nlevarc. In [J denvnione:: accenno a thfammo d1 T. In 111 dem n w ne: QR fortemente uncin.u.t con T ncg,ttivo.

Plasuca dei muscoli. Sutura completa. Decorso f!Ol>toperatorio normale. Il P· per quolche settimana ha slldori profusi e lieve rialzo termiCO. Il 10. mar7.o 1938 è dimesso completamente ristabilito. Le nccrchc eseguite dopo l'intervento hanno dato i seguenti risultati. Es:~mc delle urine: negativo. M. B. (8 marzo r938): + r %. .3 -

Giorn11lt di nudÌ(Iflll mìlitmc.


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RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

Glicemia (24 febbraio 1938): o,So • f 00 • Azotemia (24 febbraio 1938): 0.35 %o· Elettrocardiogramma: (vedi figura 9). Pressione arteriosa: 11 0 :70.

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F tg. 9· PQ =o" t4; QRS =o"o6; ST=o"36 l n l derivazione: lieve difa~ismo di T. In Il dcri\'3 Ztcmc: aumcmo ucl trauo PQ: diminuzione dell 'altezza dci complessi: lieve difasismo di T. In Ili d criv:tziunc: aumcm o del tratto PQ: R bassa, sdoppiata : T pia neggian te.

OssERVAZIONE 5·· - Soldato C. Dorino, di anni 21 , contadino, della R. Aeronautica, Caserma Ca\·our. Da circa 4 mesi il p. ha notato nella regione an teriore del collo una tumefazion e che è aumentata lentamen te. Non disturbi cardiaci, nè dimagrimento. Facile irritabilità. E' ricoverato in ospedale il 25 gennaio 1938.


RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIO:-JA LITA. ECC.

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E. O.: Soggetto in buone condizioni generali senza no;e patologiche a carico dell'apparato respiratorio. Aia cardiaca nei limiti con toni sui vari focolai. Polso di frequenza normale, ritmico, di media tensione. Negativo l'esame clinico degli altri organi cd apparati. Alla regione anteriore del collo, un po' a destra della linea mediana, notasi una tumefazione rotondeggiante, del

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Fig.

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PQ=o .. r6; QRS =o''o6; ST =0"32 In l c Il derivazione: nulla di imporrante. In liJ dcrivaz.ionc: la base del complesso vcntricolarc (: un pò allargam (0"9). In tutte tre le derivazioni lieve deformazione di ST che specie in 0 1 è a convc$sirà superio re .

•olume di un uovo di gallina a superficie liscia, di consistenza molle clastica, indolente, ~postabile con i movimenti di degluùzione. Prova di Goetsch: negati,·a. Le ricerche eseguite hanno dato i seguenti risultati : Esame delle urine: ncgativò. M. B. (3 febbraio 1938): - 9 M. B. (ro febbraio 1938): + 9 °;~ . Glicemia (r2 febbra.ic 1938) : o,90 °j00 •

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RICERCHE SUL METABOLIS MO BASALE E SULLA FUNZIONALITA. ECC.

Azotemia (12 febbraio 1938): 0,42 °/00 • Elettrocardiogramma (vedi figura 10). Pressione arteriosa : 125 :65. li 18 febbraio 1938 viene sottoposto ad intervento con diagnosi di gozzo cistico. Operatore: magg. med. prof. Giacobbe Corradino. Anestesia locale novocainica al o,;o "{, previa iniezione di Dilaudid scopolamina.

Ah A l\ AAA

Fig.

Il.

J'Q =q'' •G; Q RS=o''o6; ST =o .. 32

li rracci:llo dcttnco mostra lieve nbh•ss•mento del voltaggio tutte le derivazioni .

1n

fncisione a dorso di forchetta. Dal lobo destro enucleazione di una tumefazione CI stica della grandezza di un uovo di gallina contenente sangue nerastro. A!portazione di un grosso nodulo fibromatoso dall'istmo. Plastica delle pareti. Sutura completa. Decorso postoperatorio normale. Il 17 marzo 1938 ,·iene dimesso ristabilito. Le ricerche eseguite dopo l'intervento hanno dato i seguenti risultati: Esame delle urine : negativo.


RICERCH E SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUN ZIO NALITA" ECC.

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M. B. (28 ·febbra io HJ38): + 6 "(,. Glicemia (26 febbraio 1938): 0,90 "/., 0 • Azotemia (26 febbraio 1938): 0,40 "/0 ,. . Elettrocardiogramma: (vedi figura 1 1). Pressione arteriosa: no :65.

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Fig. 12. PQ=o"rb; QRS=o"o5; ST = o"p Il Traccr310 deunco non prescn1a null3 di patolo!:Ìco.

OssERVAZIONE ~ussistenza.

6•. - Soldato R. Giovanni, di anni 24· contadino, dell' s· compagma

Nulla nel gentilizio c nessun fatto degno di nota nella an:-mnesi personale remola. Riferisce che nell'aprile r935 nolÒ casualmente alla regione anteriore del collo una piccola tumefazione indolente, cui non dette molta importanza. Dal dicembre 1937 la tumefazione è :mmcntam di volume gradatamente fino allo stato anuale. Il p. ha notato lieve dimagramenlo: non ha avveniro mai disturbi a carico della deglutizione e della respirazione. Accusa lieve cardiop::lmo dopo sfarzo, instabilità del carattere. Viene ricoverato in O~pedalc il 13 febbraio 1938.


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RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

E. O.: Normotipo in buone condizioni generali. Nulla di patologico a carico dell'apparato respiratorio. Apparato cardiovascolare: aia cardiaca nei limiti con toni netti sui vari focolai. Polw bradicardico (6o'), ritmico, pieno, celere. Addome di forma e volume normale, trattabile, indolente. Organi ipocondriaci nei limiti. Alla regione sottoioidea notasi una tumefazione diffusa a tutta la regione, a limiti indecisi, ricoperta da cute normale, Con la palpazione si apprezza che la tumefazione è a superficie bernoccoluta: ciascun nodulo è di forma rotondeggiante, di consistenza duro- elastica, di grandezza v:~riabile da un nocciuolo ad una noce. Tutta la tumefazione si sposta con i movimenti della deglutizione. Negativo l'esame del sistema nervoso e degli :~Itri organi. Prova di Goetsch: negativa. Le ricerche c~eguite hanno dato i seguenti risultati: Esame urine: negativo. M. B. (14 febbraio 1938): + 45 %. Glicemia (15 febbraio 1938): o.8o 0 /110' Azotemia ( I5 febbraio 1938) : 0,42 "/,,0. Elettrocardiogramma (vedi figura 12). Pressione arteriosa: 122:56. Il 21 febbr:1io 1938 il p. con di:tgnosi di gozzo policistico viene sottoposto all'intervento chirurgico. Operatore: magg. med. prof. Giacobbe Corrzdino. Anestesia locale novocainica al 0,50 ''/,)) previa iniezione di Dilaudid. scopolamin:t. Taglio a collare di Kocher. Resezione di tutto il lobo destro costituito da una massa policistica della grandezz;~ di un uovo: a!eu ne cisti contengono sostanza di aspetto gelatinoso, altre sangue nerastro, al tre presentano degenerazione calcare:1. Plastica delle pareti. Cute: maglie metalliche. Decorso post operatorio normale: il p. ha q.ualche lieve rialzo termico nei primi due giorni. Il 13 marzo 1938 viene dimesso in ottime condizioni generali. Ricerche eseguite dopo l'intervento: E~ame urine: negativo. M. B. (8 marzo 1938): + 3 9.,. Glicemia (28 febbraio 1938) : o 8o 0 /., 0 • Azotemia (28 febbraio I 938): 0,40 •fon· Elettrocardiogramma: mostra solo lieve abbassamento del voltaggio tn tutte le derivazioni. Pressione arteriosa : 105 :6;.

t. -

OssERVAZIO!'<E Soldato S. Francesco, di annt 22, operato, del 2° reggimento granatieri. Nulla da rile\'are nella anamnesi famigliare. Il p. ha sempre goduta ottima salute. Non lues nè altre affezioni veneree. Riferisce che circa otto mesi fa ha not:lto alla regione sotto ioidea una piccola tumefazione, che lentamente è aument:lta di volume fino :~Ilo st:lto attuale. Non diminuzione del peso nè disturbi cardiaci. Viene ricoverato in Ospetlalc il 14 marzo 1938. E. O.: Longitipo in discrete condizioni generali. Negativo l'es::une clinico dell'appa· rato respiratorio. Cuore nei lim:iti con toni netti. Polso bradicardico (68') ritmico, di media grandezza. Addome di forma e volume normale. trattabile, indolente. Fegato e milza nei limiti.


RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

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Alb regione sottoioidea notasi una tumefazione della grandezza di una grossa noce, a limiti abbastanza decisi, ricoperta di cute normale. La tumefazione, a superficie liscia, è di consistenza molle elastica, :.derente con b sua faccia profonJa al tubo lari ngo- trachea le ; si sposta con i movimenti della deglutizione.

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· - r·------------------~1 ;;..t vJ

PQ =o".zo : QRS=o"tì6; ST =0"35 L1cve difa•i>lllO in tutte tre le derivazioni.

Prova di Goctsch: negativa. Ricerch e e~cguite: Esame urine: negati vo. M. B. (t8 marzo 1938): + I ~~ . Glicemia (19 marzo 1938): 0,90 °/•w A zotemia (19 febbraio 1938) : 0.40"/ 00 • Elettrocardiogramma: (vedi figura 13). Pressione arteriosa: 125: So. Il 28 marzo 1938 con diagnosi di gozzo cistico il p. viene operato. Operatore : capitano medico Jadevaia.


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RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALlTA' ECC.

Anestesia locale novocainica al 0,50 % previa iniezione di Dilaudid- scopolamina. Taglio a collare di Kocher. Viene asportato una cisti della grandezza di una noce, contenente sostanza colloide, sviluppatasi a carico dell'istmo della tiroide. Plastica delle pareti. Cute: maglie metalliche. Decorso post operatorio normale. Il p. viene dimesro completamente ristabilito il 13 aprile 1938. Le ricerche eseguite dopo l'intervento hanno da to risultati uguali ai precedenti, salvo una diminuzione della pressione arteriosa ( 1 10: 75).

Da quanto precede risulta che le ricerche sono state eseguite in 7 casi di gozzo, di cui 2 di gozzo parenchimatoso diffuso, r di gozzo parenchimatoso vascolar~ e 4 di gozzo cistico. L'intervento eseguito è stato nei primi 2 di resezione parziale sottocapsulare, di lega tura deli' a. tiroidea supenore rtel gozzo vascolare, di asportazione del tessuto cistico nei 4 casi di gozzo CIStiCO.

In tutti i nostri operati fu usata l'anestesia locale, che oggi, si può dire, ha rimpiazzata del tutto quella generale in chirurgia tiroidea. L'anestesia locale offre dei grandi vantaggi per l'ammalato e l'operatore. Essa riduce al minimo le complicazioni bronco-polmonari, sopprime il periodo di agitazione prima e dopo il sonno, abolisce quas.i i vomiti che accompagnano il risveglio. Anche l'operatore ha dei vantaggi con l'anestesia locale, permettendo essa il continuo controllo del n. ricorrente la cui lesione in anestesia generale può passare inosservata. Alcuni fanno colpa all'an5tesia locale di pr:xurare difficilmente anal~ gesia completa. 1 nostri ammalati, cui mezz'ora prima dell'intervento si praticava una iniezione dilaudid scopolamina, hanno sopportato ~enza alcun disturbo l'atto chirurgico in anestesia local e. In questi 7 casi sono stati praticati gli esami prima dell'intervento e dopo di esso, a distanza di tempo da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 20: una sola volta mi è stato possibile ripetere gli esami dopo 4 mesi dall 'intervento. Le prove delle M. B. sono state ripetute varie volte, perchè è noto come tale ricerca sia difficile ad eseguirsi, potendo cause, anche minime, influ enzarne i risultati: ho riportato i valori medi delle varie prove. Dai dati ottenuti nei due casi di gozzo parenchimatoso diffuso risulta che n·.::l primo caso con un M. B. prima quasi normale o leggermente diminuito si è notato appena dopo J' intervento un aumento abbastanza sensibile ( + 25 '~{. ). A distanza di 4 mesi dall'atto chirurgico il M. B. è ritornato :li v;:dori preoperatori. Nel secondo caso invece i dati clinici dimostravano trattarsi di un gozzo parenchimatoso diffuso, mentre lo studio del M. B. ha messo in evidenza che nel p. era in gioco anche la funzione tiroidea. Questo caso po trebb~ rientrare nelle .forme tireo- tossiche di Plummer, in cui, secondo Boothy, Rowc e Mayo, il M. B. sarebbe aumentato del 25-30 'X.. L'atto chirurgico non ha portato alcun giovamento dal punto di vista del ricambio basale forse perchè la resezione è stata troppo parziale. Bisogna


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p eraltro tener presente che il dato ultimo del M. B. non deve essere ritenuto definitivo, essendo stato l'esame praticato solo dopo IO giorni dall'intervento: purtroppo non si è avuta la possibilità di ripetere l'esame a distanza di tempo magg10re. Nel gozzo parenchimatoso vascolare i dati del ricambio basale già nor-· mali prima dell'intervento sono rimasti tali dopo di esso. Nei gozzi cistici il metabolismo basale era normale e tale è rimasto dopo l'intervento nel quarto, quinto e settimo caso, confermando i dati ottenuti da Means, Borgess ed altri. Nel 6° caso invece, in cui pur trattandosi di una forma cistica, si è notato prima d eli 'intervento un M. B. abbastanza elevato ( + 45 '}{,). Questo dato starebbe ad indicar che si tratta di una forma Basedowizzata, in cui cioè esiste un 'alterazione della funzione tiroidea, che, nel nostro caso, ci spieg herebbe i sintomi accusati dal p. (cardiopalmo acccssionale, eccitabilità psichica, lieve dimagramento, lieve tremore delle mani). Dopo l'intervento il M. B. è ritornato ai valori normali e i sintomi su riferiti sono scomparsi. Dali 'esame di questi risultati possiamo desumere che il M. B. è una ricerca della massima importanza in tutti i casi di affezioni tiroidec, potendo esso r enderei edotti di alterazioni minime della funzione della ghiandola anche quando mancano dati clinici. Inoltre ci dimostra che l'intervento chirurgico non porta modificazioni degne di rilievo in quei casi in cui la funzione tiroidea non è compromessa. Dall'esame dei tracciati elettrocardiografici si può dire che nel primo caso, in cui l 'esame prima del l 'intervento aveva dato risultati normali, si sono notati subito dopo l 'atto chirurgico segni di lieve miocardite con un contemporaneo aumento non lieve del M. B. ( + 25 ';(,); dopo 4 mesi circa si è visto che l 'Ekg. è ritornato normale. In tutti gli altri casi si sono ottenuti elettrocardiogrammi normali prima dell'intervento. A distanza variabile da I O a 20 giorni dall 'atto chirurgico in tutti si è notato un abbassamento del l 'altezza dei complessi: il che indica una minore tonicità del miocardio. In complesso possiamo dire che nei casi di gozzo da noi studiati non si sono notate prima dell 'intervento al terazioni elettrocardiografiche degne di nota: il che starebbe a confermare quanto è ammesso dalla maggioranza degli AA. Invece subito dopo l'intervento si è notato in tutti una diminuzione del tono dd muscolo cardiaco. Sarebbe stato interessante seguire per un lungo periodo di tempo questi malati per vedere se il disturbo cardiaco era un fenomeno transitorio oppure un fatto definitivo. Noi propendiamo per la prima ipotesi perchè nel primo caso, in cui si erano manifestati dopo l 'intervento segni di sofferenza miocardiaca più accentuata che negli altri, abbiamo potuto constatare che dopo circa 4 mesi il cuore aveva ripreso la sua normale funzione.


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RICERCHE Sl'L METABOLISMO BASA l E E SULLA FUNZIO:-.IALITA' F.CC.

A che attribuire questi disturbi lievi, se transitori, a carico del miocardio osservati subito dopo l'intervento ? Con molta probabilità si può ammettere che dal focolaio operatorio vengano assorbite delle sostanze tireotossiche, le quali agirebbero determinando dei disturbi miocardici. Un altro fatto degno di rilievo osservato nei nostri operati è che in tutti si è notato dopo l'intervento un abbassamento della pressione sistolica. Si sa cl~ l'ingestione di

sostanze tiroidee nell'uomo produce un modico abbassa-

mento della pressione arteriosa per una azione vasodilatatrice e ipotonicizzante sulle piccole e grosse arterie periferiche e sui capillari arteriosi. Nei nostri operati si può ammettere che sostanze tireotossiche con punto di partenza dal focolaio operatorio abbiano determinato un'ipotonia vasale sia per una azione vasodilatatrice sia per una azione diretta sulle cellule dei vasi. In conclusione su 7 casi di portatori di gozzo, in 5 casi senza alterazioni della funzione tiroidea, come hanno dimostrato lo studio del M. B. e dell'Ekg., abbiamo potuto constatare che l'intervento chirurgico non ha portato sul M. B. modificazioni degne di rilievo: nei rimanenti due, in uno con M. B. abbastanza elevato abbiamo osservato il ritorno ai valori normali subito dopo l'intervento, nell'altro il M. B. sensibilmente alto si è mantenuto . . mvanato. In tutti i 7 casi l'azione dell'intervento si è esplicata con lieve diminuzione del tono del miocardio ed abbassamento della pressione sistolica. Questi due dati potrebbero avere la loro importanza sulla capacità lavorativa dell'oFerato. Se tali modificazioni persistessero per un periodo di tempo superiore a quello da noi osservato, potremmo considerare l'individuo, operato di gozzo e guarito chirurgicamente, capace a riprendere subito la sua attività lavorativa ? In queste condizioni l'apparato circolatorio non in perfette condizioni, potrebbe reagire alle maggiori richieste con un gr ado vario di dilatazione e di ipertrofia, che può essere alla base dello stabilirsi definitivo di una minore capacità lavorativa dd l 'operato. Nell'ambiente· militare non si corre questo pericolo perchè molto opportunamente agli operati di gozzo si concede un lungo periodo di licenza di convalescenza.

L'A., dopo aver accennato all'influenza che la ghiandola tiroide esercita sul metabolismo basale e sul cuore, riferisce su 7 casi di gozzi, di cui 2 parenchimat~i diffusi. 1 ,·ascolare, e 4 cisti6. nei quali furono praticate prima 'e dopo l'intervento chirurgico le ricerche sul metabolismo basale e sulla funzione cardio-vascolare (elettro-cardio.. gramma, pressione arteriosa). L'A. ha constatato che !''atto chirurgico non modifica il metabolismo ba~le in quei casi in cui ouesto era normale : in un caso con metabolismo basale abbastanza elevato ha notato il ritorno ai valori normali: in un altro caso il metabolismo basale si è mantenuto alto anche dopo 'l'inten·ento. In tutti gli ammalati ha notato dopo l'atto chirurgico una diminuzione dd tono dd mio~ard i o e delb pressione arteriosa. RIASSUNTO. -


RICERCHE SUL METABOLISMO BASALE E SULLA FUNZIONALITA' ECC.

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OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore: lenente colonnello medico S1 RO FADDA

CONSIDERAZIONI SULLA VALUTAZIONE BIOLOGICA DEL DELINQUENTE Prof. Domenico Viola, maggiore medico, docente di medicina legalr:.

Lo studio della personalità del delinquente così come oggJ s1 prauca a mio giudizio è incompleto. l o credo che ciò fond amentalmente è dovuto al fatto che continuano a prevalere metodi unicisti, diversi secondo le diverse scuole, da quella antropologica a quella endocrinologica, da quella biotipologica a quella psicologica. La intransigente univocità scolastica ha spinto spesso le concezioni e le speculazioni scientifiche oltre il limite della verità obbiettiva, e specialmente oltre le possibilità di pratica utilizzazione dei criteri dottrinari propugnati . Ecco perchè nelle attuazioni pratiche le metodliche uniciste non sempre sono state coronate da concreti risultati, pur avendo spesso il carattere originario di geniali concezioni. Non si può giungere alla conoscenza della personalità del delinquente se non utilizzando il reciproco ingranarsi, completarsi e perfezionarsi dei vari gruppi di rilievi obbiettivi che i diversi metodi di indagini sono in grado di fornirci. La personalità psico-fisica non è soltanto struttura o morfologica, o psicologica, o biochimica, o endocrinologica, ecc., ma è sempre il complesso di tutte queste strutture fuse e confuse insieme. E' ormai provato che l'eventuale csi~tenza di uno o più caratteri anormali. l1uali che essi siano, in assenza delle rivelazioni delinquenziali non esprimono affatto una personalità delinquente. l.l delitto è la risultante di una multiforme serie di fattori di varia na tura, biologici, morali, sociali, patologici, ambientali, congeniti e acquisiti,

precsistenti o preordinati, oppure contingenti o accidentali, spesso evidenti, t:tlora irrilcvabili, molti noti, moltissimi ignoti; all'epicentro del gioco di tutti questi compk!'si congegni sta la funzione, dirò meglio l'attività, anzi (( la vita 11 psico-fìsica dell'individuo; sicchè in fondo ogni forma di delitto ha questo unico comune denoJ;11inatore: la vita ! Ma la vita psichica e fisica, malgrado il parere contrario di taluni, non è- un congegno meccanico che automaticamente risponde sempre nello stesso modo c sempre in conscg1.1enza di talune determinate stimolazioni.

La vira psiccr-fìsica è un fatto dell'individuo singolo, ed in ciJscun individuo del singolo momento contingente.


COt\SIDERAZION I SULLA VALUTAZIOt\E BIOLOG IC A ECC.

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Per cui non dovremo sorprenderei se una qualsiasi individualità da noi in un certo modo catalogata, tradirà la nostra legittima attesa; .noi potremo con frequenza riscontrare che dopo avere misurato, valutato, pesato, dirò soppesato la struttura morfologica, quella funzionale, quella morale, q uella mentale, quella patologica, quella psichica, ccc., di un individuo, questi non corrisponderà, o almeno non intieramente, nelle azioni alle nostre preVISIOOI. Questo avviene perchè i nostri metodi di indagine, in se stessi eccellenti, hanno tutti un punto debole comune, che è quello di ridurre ad un elem ento statico preordinato, quasi come un destino, ciò che è continuamente evolvente. Quando si assegnano confini btali alla personalità psico-fislca ind ivid uale, si dimentica che l'individuo vivente opera in forza del variabilis~ i mo gioco del dinamismo biologico. Occorrerà quindi cercare di allontanarsi dai sistemi , quali che es~i siano, che per rispettare un bio-schema medio, finiscono con l 'ignorare l'individuo singolo, agente per il palpito della sua propria vita. A mio giudizio nel c:unpo che ci interessa dovremo seguire un metodo di indagine che consideri la personalità fisica e psichica « integrale )) del deli nquente nelle sue varie costituenti statiche e dinamiche; un metodo che consideri la personalità delinquenziale operante. Studio quindi non solo integrale ma concreto e contingente; n on formule che, per quanto saggiamente elaborate, saranno sempre un elemento rigido e meccanico di indagine, ma lo studio della individualizzata personalità riferito all'elemento palpitante che ne fa l'oggetto del nostro interesse, e cioè il delitto, anzi dirò meglio: il moménto del delitto di quel· l'individuo. Ritengo che questo studio vada considerato distinto in tre fasi , e cioè: prima del delitto, neJ delitto, dopo il delitto~ credo che solo cosi possa essere valutato convenientemente il fenomeno criminoso dal punto di vista dell 'individuo che ne è stato l'agente; solo così potranno essere sceverate le componenti costituzionali, occasionali, patologiche. La nostra organizzazione militare travasi avviata già su qucst3 strada, ed i risultati appaiono brillanti. E ' forse solo nell'organizzaz ione penaie militare che è dato di conoscere in modo completo l'individuo prima del reato; normalmente infatti l'individuo comincia ad essere studiato dal pun to di vista criminologico solo quando delinque ; mentre in ambiente militare noi conosciamo esattamente quale era la personalità fisica, psichica e mor·ale del militare prima del reato, pcrchè l'avevamo completamente studiato ai fini dell'arruolamento, perchè l'inquadramento militare aveva rivelato le tendenze; le abitudini, le anomalie del carattere e della condotta di ciascuno; ne conosciamo la personalità del d elitto perchè la studiamo minutamente al momento del reato; la cono-


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sciamo dopo perchè durante la pena il militare viene largamente studiato in senso biologico, e diuturnamente assistito, osservato, corretto, incoraggiato o punito per mezzo dell'inquadramento specializzato a carattere disciplinare che esiste negli stabilimenti militari di pena. l risultati di questa organizzazione saranno fecondi di utili nozioni, S<: e quando questo indirizzo sarà ufficialmente ed uniformemente imposto c valutato nei suoi indispensabili vari aspetti : anamnestico, morfologico, funzionale, psicologico. Io sono fra coloro che considera quest'ultimo aspetto delle indagini, quello cioè psicologico, prevalentemente importante. lo penso infatti che più che ogni altra cosa a noi interessi conoscere ciò che si potrebbe chiamare « il comportamento del delinquente >J . Sapere come e perchè. egli ha agito è certo più importante che sapere se egli è longilineo o brevilineo, stenico o astenico, macroschele o microschele, brachicefalo o dolicocefalo. Anche lo studio psicologico deve essere non tanto introspettivo e schematico, quanto piunosto tendente ad indagare il tipo, la qualità e la quantità delle reazioni psicbiche esteriori; in altre parole credo convenga indirizzarci allo studio della vera e propria « dinamica psicologica » del delinyuente che è quanto dire della << dinamica criminale ». Sia che si segua il metodo psico-analitico o quello psicologico sperimentale, credo che lo sforzo della indagine deve essere di ricercare la causa determinante del minorato rendimento psichico del soggetto ed eventualmente appurare quali e quante siano le sue capacità vicarianti. Come scrisse il Gemelli a noi occorre << una rigorosa ricostruzione della serie delle situazioni psicologiche attraverso le quali il fatto criminoso si è venuto a preparare ed a sviluppare >l . E cioè, in altri termini , il meccanismo attraverso il quale l'attività della fantasia istintiva as:sume concretezza e si realizza in azione. L 'attività della fantasia istintiva è funzione del subcoscientte, là dove il proibito non ha significato etico-sociale; mentre la realizzazione è funzione della sfera del cosciente ove è sempre possibile far giungere le nostre stirnolazioni educative, siano esse preventive o punitive. Questa fase cosciente è quella che è suscettibile di essere analizzata con i nostri attuali mezzi d'indagine. Nel campo psicologico esistono caratteri particolari della deliquenza che si estrinsecano sotto forma di tendenze specifiche, per anomalie dell 'istinto, del sentimento, dell'affettività, della volontà; spesso si tratta di comuni anormalità psichiche che per sfavorevoli condizioni ambientali hanno potuto assumere orientamenti delinquenziali. N ei reati militari che ho potuto studiare ho osservato sempre che la rtalizzazione criminosa era stata preceduta dalla << idea » criminale, che aveva preparato l'atto delinquente.


CONSIDERAZIONI SULLA \ ' ALUTAZIOK E BIOLOG ICA ECC.

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Tra l'idea e la realizzazione del reato era interceduto un periodo più o .neno lungo di tempo, sia in rapporto al tipo del reato, sia, sopratutto, in rapporto alla personalità psico-fisica del delinquente. Ed ecco il punto interessante del nostro studio; ecco la ragione per la gu~e questo studio riferito alla personalità del delinquente deve essere integrale, concreto e sintetico. · Essere criminale in senso biologico non sta nell'aver commesso un reato, ma nell 'aver subìto che nella propria individuale personalità un'idea criminale abbia potuto avere un'evoluzione progressiva fino alla realizzazione cnmmosa. A me pare che prevalentemente in ciò stia l'interesse dello studio della personalità del delinquente; conoscere le differenze psico- fisiche che passano fra chi sa e può opporre efficace barriera agli stimoli causogeni della criminalità, e chi invece accoglie la causa criminogena e la sviluppa nel proprio terreno organico individuale realizzandola nell'ambiente. Io credo che in questi termini debba intendersi la propugnata subordinazione del fattore causale della criminalità alla personalità del delinquente. Nella valutazione unitaria di questo congegno concatenato sta tutto l'interesse degli attuali studi criminologici secondo le moderne direttive atte a lla esatta comprensione sia della meccanica biologica del reato in sè, sia della pericolosità e correggibilità del delinquente, t:mto dal punto di vista della biotipologia criminale che della giustizia penaLe. H o detto meccanica biologica del reato perchè io sono convinto che la realizzazione del delitto è risult;;~to della attività in funzione della persot~ alità del delinquente; è perciò che io insisto nel concetto che è più importaflte la conoscenza dei fattori dinamici psico-fisici della personalità del delinquente che non quelli della sua struttura statica. Si comprende che noi non dobbiamo affatto ritenere da rigettarsi il criterio della utilità di studiare la personalità del delinquente anche dal [PUnto di vista morfologico; tutt'altro, solo che lo studio morfologico dol:r biamo considerarlo prevalentemente rivolto alla valutazione del substrato organico del quale promana l'attività funzionale. La struttura morfologica da sola non spiega pienamente lo stato dinamico, umorale, funzionale; essa è la base organica delle attività dinamiche, rt d in tal senso deve essere studiata e valutata anche dal punto di vista criminologico. Del resto ormai tutti sono concordi, biologi e giuristi, che non si conoscono anomalie morfologiche e funzionali specifiche della criminalità; al più si tratta di caratteri, singoli o associati, ma<:roséopici o microscopici, che hanno nella personalità del delinquente una maggiore o minore frequenza; senza contare che ancora si discute e si indaga sul significato di queste anomalie.


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La casistica criminale dimostra che la più normale armonia somatica può essere simultanea alla più profonda anestesia morale, e questa può accompagnarsi alla più completa lucidità mentale. Onde è che, come ho detto, a noi interessa di più conoscere l'attività dinamica dell'uomo che delinque; conoscerne e valutarne le azioni e le reazioni intrinseche ed estrinseche. L'indi viduo che delinque non si sottrae solo perchè delinque alla sua natura umana; anzi il delitto è autentica espressione di umanità, nel senso biologico. Quando si voglia valutare il delitto, bisogna valutare l'uomo nella interezza delle sue attività tese a realizzare gli scopi d eU 'esistenza umana; chè se talvolta possono essere sollecitazioni di cupidigia, brama di potere, amore, od od io, troppo spesso si tratta semplicemente dello stimolo della fame, del senso del freddo, del sonno o della sete. Nella genesi del delitto bisogna riferirsi alle reazioni psichiche del momento, cercando di sapere in conseguenza di quali stimolazioni agiva quel determinato uomo in quel determinato momento, in quella circostanza, in quell'epoca. In questo campo non si possono avere preschemt medi, generici; occorre scendere al caso singolo; al caso umano, al caso particolare, palpitante del suo travaglio, della sua passionalità, della sua mediocrità, della sua bellezza o della sua mostruosità. Da ciò ne deriva il criterio che anche dal suo punto di vista biologtco ci interessa conoscere oltre alla personalità agente del delinquente, l'ambiente tndividuale e sociale dd delitto. · Intendo dire che non tutta l'azione criminosa può ritenersi che stia nel terreno organico individuale del delinquente; non basta che questo terreno vi sia, occorre il seme; ed occorrono le condizioni atte al suo sviluppo; se il seme manca o è insufficiente, o se le condizioni di sviluppo sono avverse, anche il terreno più fertile non è fecondo. L 'ambiente militare ci offre a questo riguardo un esempio nei due sensi opposti. In un senso noi vi vediamo individui incensurati prima, mai più recidivi poi, i quali commettono reati specifici (insubordinazione, rivolta, diserzione ccc.), che di certo non avrebbero commesso se non si fossero trovati in quel particolare ambiente ave hanno subìto una stimolazione specifica in contingenze singolari, governate da apposita legge penale. Nell 'altro senso noi. vi vediamo individui schedati, criminali già condannati per reati comuni, spe~so più volte recidivi, i quali trovandosi in uno speciale ambiente squisitamente moralizzatore, ed esaltatore dei più sani istimi, atto allo irrobustimento fisico e psichico individuale, inquadrati in una organizzazione disciplinare che continuamente ne sorveglia le attività fisic he e psichiche, le corregge, le educa, le reprime, o le esalta, non commettono


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nell'ambiente in cui si trovano, reati di alcun genere nè specifici nè comuni, t mentre talvolta fortunatamente migliorano se stessi in modo sostanziale e duraturo, tal'altra purtroppo, tornati nel loro ambiente di provenienza e ricevendo nuovamente gli stimoli causogeni del reato ricadono nelle azioni criminali. Qui è evidente che sulla personalità del delinquente ha agito in un senso e nell'altro l'ambiente; l'ambiente militare non ha fornito all'individuo la stimolazione causogena del reato e ne ha impedito la realizzazione, l'ambiente di provenienza ha ridato seme ed atmosfera e ne è venuto il frutto, malgrado in un caso e nell'altro il terreno organico individuale fosse sempre lo stesso. Ne consegue la logica convinzione che non tutto il reato sta nel biotipo i n di viduale, ma una parte sta in esso ed una parte .sta fuori di esso. Del resto in senso filosofico un atto qualsiasi vale molto meno per se stesso di quanto valga per l'ambiente e l'atmosfera nel quale è stato compiuto. Questo è forse un poco il concetto della relatività di Einstein. Per cui in fondo la cosidetta costituzione delinquenziale deve essere intesa non nel senso esclusivo di predisposizionc congenita al delitto, ma di struttura ed attività delle diverse funzioni organiche psico-fisiche tutte concorrenti a creare il terreno adatto alla elaborazione dei fattori causogcni del deli.tto. E non vi potrebbe essere concezione diversa; come in natura esiste ~eme, terreno, atmosfera, così nel fenomeno criminale esistono: fattore criminogeno, costituzione delinquenziale, ambiente del delitto. Se un individuo, sia pure a costituzione delinquenziale integrale e mas:Siva, non si trova in presenza del fattore criminogeno e nell'ambiente adatto difficilmente delinquerà; così come se di fronte al fattore causogeno e nell'ambiente adatto venisse a trovarsi una personalità priva di terreno delinquenziale difficilmente delinquerebbe. Nel l'indagine causogena del delitto bisogna perciò valutare il complesso delle azioni e reazioni individuali sulla base del rapporto sociale delle azioni stesse: nell'ambiente militare questo concetto va riferito al rapporto disciplinare delle azioni individuali ed alla speciale codificazione penale. Da ciò la possibilità di operare, come efficacemente si fa da molte parti, la bonifica del delitto, aspirazione suprema della scienza criminologica. Bonifica che sarebbe vano tentare se ogni reato avesse la determinante unica nella costituzione delinquenziale dell'individuo. Non vi è dubbio che la costituzione delinquenziale risenta direttamente o indirettamente (eredità vera o eredità falsa) del « gravame » razziale ed ereditario, io penso però che non si può giungere i n tal senso fino a parlare di una vera e propria << diatesi criminale >>; se così fosse noi dovremmo forse aprionst1camente rinunziare ai tentativi di educazione e rieducazione del criminale, nei riguardi della personalità psico-fisica individuale, perchè la 4 -

Ginrnal~

Ji m l'liicino militare .


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CO:'-JSIDERAZI0:-11 SULLA VALUTt\ZIO!"E BIOLOGICA ECC.

<1 diatesi >>

significherebbe un carattere germinale indistruttibile ed immo-

difìcabi le. Mentre è di comune rilievo che le pcrsonaJità che potremo dire «crimino-labili Il, anche se faci lmente portate ~d interpretazioni e realizzazioni criminose, non divengono criminali fìnchè trovano interiormente od esteriormente elementi atti a compensare la loro tendenza, diciamo pure, istintiva; anzi spesso costoro la compensano in eccesso. lo ho osservato in ambiente militare questo fenomeno ripctutamcnte, in p:tce e specialmente in guerra, dove l'estremo ambiente di rischio esalta ogni <lzione ed ogni reazione, :vi sono individui di eccezionale rendimento operativo spesso in virtù di particolari loro qualità negative, appunto perch è J'ambiente e le circostanze sono ricche di fattori super-compensativi che esaltano le reazioni c le indirizzano ad un fine altamente utile. Del resto, è noto che il delitto non è la risultanza di una attività psichica in cui sempr·e rimanga totalmente attivo il senso morale dell 'individuo; in taluni stati della coscienz:1 del delinquente comune sussiste la interferenza fra l'io del momento attuale, e l'io del momento dd delitto: ciò che consente la integrità del rapporto qualificativo ed apprezzativo fra l'azione criminosa compiuta ed il crmterio sociale di valutazione di essa. Come dice il Mirto, il delinquente m algrado il delitto conserva la visione differenziale della propria coscienza rispetto alla coscienza collettiva, ciò che significa in ultima analisi che l'io del delinquente interferisce con l'io sociale. E' per questo che l'esame del singolo delitto deve comprendere l'esame della singola sjruazione psicologica che dà la spiegazione del delitto in funzione delle leggi della causalità umana che tramutano l'idea da fatto pensato a fatto attuato. Se così non fosse i fatti criminosi non avrebbero più il significato di fatti umani, ma avrebbero una stnlttura di fatalità che ci riesce biolog1camente incomprensibile. La delinquenza è invece l 'espressione di un fatto umano (sia pure: istintivo, abituale, professionale; ~econdo la definizione del nostro vigente codice penale comune): e come fatto umano richiede il proiettarsi nel campo psichico dell'uomo che delinque di talune .condizioni casuali che creano la situazione individuale ambientale nella quale il delitto può sorgere, fecondarsi, concretarsi. In conclus1one il concetto ch 'io mi sono formato circa lo studio del fattore biologico nella genesi della criminalità può essere sinteticamente espresso così: lo studio della personalità del delinquente deve essere indirizzata alla valutazione integrale ed unitaria dei fattori che costituiscono l'organismo umano nel complesso della struttura morfologica e delle estrinsecazioni fun1o

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CONSIDERAZIONI Sl:LLA \'.ALUT:\ZIONE BIOLOGICA ECC.

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zionali e dinamiche. della vita fisica e psichica del singolo biotipo nel smgolo momento; .... 2 " - lo studio di codesta personalità l< agente 11, quindi operante, cioè vitale, deve essere rivolto a tre fasi principali della sua attività di azioni e reazioni: e cioè prima del delitto, nel delitto, dopo il delitto; 3° - non tutto il delitto sta nella personalità costituzionale del delinquente, una parte sta in essa ed una parte sta fuori di essa; la parte che sta fuori è legata al tipo, qualità e quantità delle stimolazioni causogene che costituiscono l'idea del delitto; cd è legata inoltre alle contingenze e situazioni ambientali, individuali e sociali, nelle quali il delitto sorge, si estrinseca e si riverbera ; tre elementi quindi: fattore criminogeno, costituzione indivjduale, ambiente del delitto, a cui fanno riscontro tre momen ti formativi del delitto: insorgenza, sviluppo, realizzazione. RIASSUNTO. L"A. imposta e discute il prohlem:1 della v::~lut::~zionc biologica della personalità delinquenziale e mila base di una person::~le esperienza pratica giunge alla conclusione che lo studio della personalità del delinquente de,·e essere indirizz::tra alla valutazione integrale ed unitari:~ del complesso psichico struttur:tlc c funzion:~le del singolo biotipo nel singolo momento; il ch e signi fic:1 studio cieli;, personalità agente, operante, vitale, sia nel delitto, c sia prima che dopo di esso. Questo studio comporta :mche la valutazione delle contingenze c situazioni ambicnt:1li , individuali e sociali, Tre elementi quindi di studio: il fattore criminogeno. la costituzione individuale, l'am· biente del delitto, cui fanno riscontro momenti form:ltivi del deli tto : insorgenza, sviluppo, realizzazione.

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CLINICA OTORINOLARINGOIATRICA DELLA R. UNlVERSITÀ DI MODJ!NA Direttore: prof. B. SIMONETIA ISTITUTO o• IGIENI! DELLA R. UNIVJ!RSlTÀ DI MODJ!NA Direttore: prof. A. SEPPILLJ

INFEZIONI PER VIA AURICOLARE DA B. PARATYPHI B. E C. STREPTOCOCCUS PNEUMONIAE MYCOBACTERIUM TUBERCULOSIS Dott. Mieb~langelo Cristiani. capitano medico.

In un mio recente lavoro resi noto il risultato di alcune ricerche sulla possibilità di ottenere sperimentalmente, per via auricolare, delle infezioni da protozoi. Con diversi tipi di tripanosomi e con la spirocheta Duttoni potei dimostrare che la permeabilità dell 'orecchio esterno per questi germi è molto elevata, per cui i tentativi d'infezi.one riescono in alta percentuale, m ediante semplice istillazio~ nel condotto u. e. di qualche goccia di sangue ricco di questi protozoi, prelevato da animali infetti. Incoraggiato da questi risultati, mi è parso forse anche di maggiore interesse fare dei tentativi analoghi con i batteri; e perciò ho creduto opportuno sperimentare con alcuni dei più comuni germi patogeni, agenti di malattie molto diffuse e di grande entità clinica. Sono stato indotto a proseguire in queste ricerche, non soltanto per pura speculazione scientifica, ma anche e soprattutto per il fatto che la cognizione della possibilità di penetrazione di germi attraverso l'orecchio esterno (condotto- membrana del timpano) integro, potendo essere riportata nella patologia umana, potrebbe forse, in qualche caso, acquistare vero e proprio valore patogenerico. Le ricerche che verrò ad esporre, oltre che studiare la possibilità di una eventuale porta d'ingresso alle infezioni, vogliono rappresentare, sia pure indirettamente e con le riserve inerenti alle particolarità istologiche della cute di questa regione, un ulteriore contributo al problema della permeabilità della pelle intatta per i germi. Il condotto u. e. e la membrana timpanica, per quanto rivestiti di una cute che ha subito delle moclificazioni strutturali, che la fanno notevolmente rliffcrcnziare dal comune rivestimento cutaneo, offrono molta analogia con questo. Il condotto u. e. inoltre, per la sua speciale conformazione, presenta le migl1ori condizioni per questo genere di esperienze. Infatti esso rappresenta un fondo cieco che consente di depositarvi del materia!'.! infettante senza rischiare di ledere i tessuti, ~ di !asciarvelo a contatto, completamente isolato


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dal resto della superficie cutà~a. lvi i germi, protetti dagli agenti esterni, direi quasi come in un tubo di cultura. trovano le condizioni necessarie per la loro vita e forse anche per il loro sviluppo, onde poter poi eventualmente oltrepassare la barriera cutanea. Inoltre gli esperimenti condotti con cura, mettono completamente al sicuro in primo luogo dalla possibilità di produrre lesioni anche minime ·dei tegumenti e secondariamente dalla possibilità che l'animale possa infettarsi per altra via. Nella letteratura troviamo numerosi esempi in cui si vede come la cute integra, pur rappresentando una solida barriera contro le infezioni, può in certi casi lasciarsi attraversare da germi diversi. Germi piogeni: Garré (1885) riuscì a provocare tipici foruncoli strofinando sulla cute del proprio avambraccio una cultura di stafilococco piogeno aureo. Schimmelbusch (1889) in due individui affetti da pioemia strofinò sulla coscia una cultura pura di stafilococco piogeno aureo e riuscì a provocare una grande quantità di foruncoli. L'esame istologjco della cute avrebbe dimostrato che i germi avevano attraversato i follicoli piliferi, nè essi furono mai riscontrati nelle ghiandole sudoripare. Anche Wasmuth (1892) riferisce che, avendo strofinato sulla cute di animali culture di stafiJococco, si produssero delle bollicine, ognuna perforata da un pelo, come una eruzione erpetica. Questi esperimenti vennero ripetuti in varie parti della cute (estremità, dorso, padiglione dell'orecchio) e trattando la cute diversamente (depilazione, strofinamento, grattamento, compressione). Perez (1B97) strofinando sulla cute tosata di cavie emulsioni di cultura di stafilococco piogeno aureo e di prodigioso vide che questi germi oltrepassavano la cute, e dopo alcune ore (12) si potevano ritrovare nelle vie !infatiche. B. ài Ribbert: Ribbert (1887) pennellando sulla cute culture di b. della difterite intestinale del coniglio (b. di Ribbert), in molti casi riuscì ad infettare gli animali per via cutanea. B. del carbonchio: Roth (1888) sperimentò il bacillo del carbonchio per via cutanea, ed ottenne la morte degli animali. Anch'egli adoperò culture pure e frammiste a grasso. Successivamente Machnoff (1889) ha ripetuto gli esperimenti col bacillo del carbonchio adoperando anch'egli culture pure e culture miste a grasso (lanolina). I risultati confermarono pienamente i precedenti. Nello spessore della cute non furono mai trovati bacilli; qualche volta si rinvennero invece nelle guaine dei bulbi piliferi, circa 48 ore dopo l'applicazione, che fu fatta mediante strofinio. I germi nelle zone viciniori furono trovati nei capillari, ed in punti un po' più lontani invece, erano presenti abbondantemente nel connettivo sottocutaneo. Attraverso lo strato corneo non fu mai possibile osservare il passaggio dei germi. Ottolenghi (r9II) riprese l'argomento metten-


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1:--! FEZIO~I

PER VIA AUR ICOLARE DA B. PARATYPHI B. E C. ECC.

dosi nelle migliori condizioni per ovviare alla critica cui andarono incontro quasi tutti i lavori precedenti, cioè che non si potesse mai esser~ assolutamente sicuri deli 'integrità della cute. Egli infatti, dopo aver tosato la regione da trattare, lasciava gli animali a riposo per qualche giorno, onde permettere che avvenissero i processi riparativi di eventuali piccole lesioni prodotte Jalla tosatura. Inoltre gli animali venivano privati completamente dagli ectoparassiti con razzia e tenuti in gabbie separate. Il materiale veniva frizion ato leggermente su di un tratto di cute del dorso, che in seguito veniva abbondantemente lavato con acqua e sapone. Questo A. in tal modo ottenne risultati positivi col bacillo del carbonchio e col B. tubercolare. Anche Enaux, Chaussier e K ondorski riuscirono a provocare in cavie l'infezione carbonchiosa mediante strofinio sulla cute di culture pure di b. del carbonchio. B. della morva: Babés e Cornil, nello stesso anno (r89o), ma indipendentemente l'uno dall'altro, erano riusciti ad inoculare la morva in cavie attraverso la cute sana. Simoncini (1903) studiò la permeabilità della cute per il b. della morva, carbonchio, diplococco di Franckel, stafilococco piogcno aureo venendo alla conclusione che (( tutti i batteri rda lui l sperimentati oltrepassano la barriera cutanea, ma il loro comportamento è diverso secondo che la loro resistenza può essere o pur no sopraffatta dali' azione dei vari mezzi di resistenza e principalmente dai gangli [linfatici l n . B. della peste: W eichselbaum, Albrech e Ghon dimostrarono che anche il bacillo della peste può dare infezioni per via cutanea. La Commissione austriaca per gli studi sulla peste del r899 confermò questa possibilità. Kolle ( r9or) applicando sulla cute, m~diante leggero strofinio, culture di b. della peste riuscì ad infettare gli animali in alta percentuale, anzi dimostrò perfino che culture altrimenti avirulente, impiegate p~r via cutanea òànno risultato costant~mente positivo. B. tubercolare: La permeabilità della pelle per il bacillo tubercolare è stata studiata da molti AA. Manfredi (1899) potè dimostrare che sia nella cavia che nel coniglio è possibile ottenere delle infezioni specifiche mediante strofinio di culture di b. tubercolare. Courmount e Liesieur ( 1907) ottennero risultati analoghi . Ottolenghì (r9n) contemporaneamente agli esperimenti sul carbonchio studiò il pass;:~g­ gio del bacillo tuhercobre attraverso la cute, venendo alle seguenti conclusioni: « 1° che nelle cavie l'infezione tubercolare per la via della cute può essere seguita da esaltamento òd germe; 2 ° che, almeno per alcuni stipiti di b. tubercolare, si può avere, per l'infezione cutanea, tubercolosi viscerale grave senza tubercolosi manifesta delle ghiandole linfatiche regionali ; 3" che in


INFEZIONI PER

V~A

AliRICOLARE DA B. P,\RATYPHI B. E C. ECC.

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certe condizioni si può avere, in seguito ali 'infezione cutanea, perfino sctticemia ». Seguirono gli studi di Harrj Konigsfeldt ( 1913) il quale sperimentò con bacilli di tipo umano e bovino e con sputi tuocrcolari ; il materiale venne a pplicato sulla cute della cavia a volte depilata, a volte rasata, e altre volte in fine tosata. Negli esperimenti col b. tipo umano su r2 animali se ne infettarono sei; dopo circa sette ore fu possibile trovare i bacilli tubercolari nel sottocutaneo. Quattro giorni dopo si trovarono infettati i gangli Jinfatici. Risultati presso a poco simili si ebbero col bacillo tipo bovino e con lo sputo, che fu applicato mediante leggera frizione. In nessun caso si ebbero lesioni locali. Anche Desposito qualche anno dopo ( 1915) col b. tubercolare ottenne risultati positivi, per quanto meno brillanti di quelli degli altri AA., infatti egli venne alla conclusione che per quanto il passaggio del b. tubercolare attraverso la cute sana possa avvenire in molti casi, è ben lontano però dali 'effettuarsi con quella frequenza ammessa da taluni AA. Brucelle: Ampiamente dimostrato poi è il passaggio delle brucelle (Br. melitensis e Br. abortus B.) attraverso la cute (Eyre, H ardya, Hudson e Jordanc, Sergent), solo per citare i primi e i migliori sperimentatori. Gli esperimenti sembrano probativi al punto che Morales Otero a Porto Rico (rif. da Bozzelli), sperimentando su uomini prestatisi volontariamente,

giunse alla conclusione che le brucelle penetrano attraverso la cute più facilmente che non attraverso il tubo digerente.

Per quello che si riferisce invec~ al condotto uditivo esterno quale via di penetrazione di germi nell'organismo, le ricerche finora praticate sono molte scarse. Levaditi e Vieuxchange qualche anno fa (1935) sn1diarono la via auricolare come porta di entrata di alcuni virus filtrabili. Essi infatti, mediante semplice deposizione di materiale infetto nel condotto u . e. di coniglio riuscirono ad ottenere delle manifestazioni tipiche di poliomielite ed encefalite erpetica. A tal proposito ricorderò come questi AA., avendo condotto un accurato studio anatomo- patologico di ciascun orecchio trattato, riferiscono fra l'altro di aver ottenuto quasi sempre un tipico quadro di otite media ed esterna, con essudato sierofibroso. · L'anno successivo (1936) Remlinger e Bailly ottennero risultati analoghi, ripetendo gli esperimenti degli AA. sopracitati col virus dell'encefalomielite argentina degli equini (malattia di Aujeszky). Recentemente Bozzelli ( 1937) ha ottenuto sperimentalmente odia cavia e nel coniglio delle infezioni brucellari (Br. melitensis, Br. abortus B.) per


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via auricolare, mediante deposizione di qualche goccia di cultura di questi germt. Io stesso, come già accennai m prinCipiO, ottenni per la prima volta infezioni auricolari da tripanosomi e spirochete Duttoni, in alta percentuale, instillando una goccia di sangue infetto nel condotto u. e. in cavie.

Ricerche personali. Come già dissi, le presenti ricerche hanno lo scopo di stabilire se attraverso l'orecchio esterno (condotto uditivo esterno- membrana del timpano) si possono ottenere sperimentalmente delle infezioni batteriche, sia sotto forma di infezioni direttamente generalizzate, che d'infezioni dell'orecchio medio, che si mantengono ad esso localizzate, o che sono poi seguite da un'infezione generalizzata. Per questo scopo ho scelto dei germi che, pur potendo dare infezioni generalizzate e dell'orecchio medio, non fossero direttamente patogeni per la cute. In un primo gruppo di esperimenti ho provato i paratifi B e C, patogeni per la cavia, che ho adoperato come animale da esperimento. Non ho potuto sperimentare sul tifo, perchè, come si sa, la cavia è poco o punto recettiva all'infezione eberthiana. Nel secondo gruppo di esperienze ho usato il pneumococco, servendomi del topolino bianco, per la sua ben nota recettività a questa infezione. Come materiale infettante ho adoperato sangue settico oppure delle sospensioni di culture su agar - sangue. Nelle ultime esperienze ho provato il b. tubercolare tipo umano nella cavia, adoperando culture su terreno di Petragnani di trenta giorni. I ceppi furono tratti dalla collezione dell'Istituto d'Igiene della R. Università di Modena, eccettuato il pneumococco che fu isolato dall 'escreato di un polmonitico, mediante passaggio in topolino e cultura su agar-sangue.

Protocollo delle esperienze. EsPERIENZA 1 ". -

(B. paratyphus B - ceppo Micelt).

Cinque cavie di peso medio e in normali condizioni di salute, previo accertamento dell'integrità dci condotti uditivi esterni, vennero infettate, mediante applicazione nei condotti stessi di un tampone imbevuto di una patina di cultura su agar di 48 ore. Ad evitare l'imbratt:tmento del padiglione e la possibilità 4i contagio per altre vie, fu applicato al di sopra del tampone infetto un secondo tampone


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sterile di cotQne non idrofilo; poi fu eseguita_ la disinfez~one con alcool del padiglione dell'orecchio e de!l'orificio esterno del condotto. Per mett~re in evidenza una eventuale manifestazione febbrile, per i primi dieci giorni registrai la temperatura rettale, ma non ottenni risultati degni di nota. Al so, all'Bo e al IS 0 giorno del trattamento eseguii delle emoculture da prel{:vamento intracardiaco. In due degli animali trattati, la emocultura riuscì positiva e mi permise di isolare il B. paratifico B (controllo sierologico nettamente positivo). I due animali a emocultura positiva vennero a morte in IS" e 26~ giornata: dalla miJza fu possibile isolare, ~r semina diretta su agar (metodo Truffi) il B. paratifico B. Feci alcuni tentativi per dimostrare la presenza di agglutinine nel sangue, ma essi diedero costantamente risultato negativo, per cui finii per . . . nnunz1arv1. All'autopsia fu rilevato in entrambi aumento del volume della milza, facilmente spappolabile. Nulla a carico degli organi toracici e degli altri visceri ad<:lominali. L 'esame dell 'orecchio fu fatto macroscopicamente e mediante sezioni istologiche. Per ogni animale fu fi ssato un orecchio e l'altro lo si aprì per osservare macroscopicamente lo stato del condotto, della membrana e dell'orecchio medio. Nella cavia numero uno l'orecchio osservato macroscopicamente fu trovato normale, come intatta fu trovata anche la membnma. L'esame istologico dell'orecchio opposto invece mise in rilievo i seguenti dati : a carico del condotto uditivo esterno lo strato corneo in attiva desquamazione, con aumento della cheratoialina nelle cellule dello strato lucido. Orecchio medio integro. Nella cavia numero due a carico dell'orecchio osservato macroscopicamente non fu rilevata nessuna alterazione, la membrana fu trovata integra, l'orecchio medio e il condotto senza note infiammatorie, nè presenza di essudato. All 'esame istologico invece eseguito sull'orecchio opposto si trovò condotto u. e. ripieno di leucociti, misti ad epitelio sfaldato; l'epitelio di rivestimento in diversi punti scomparso e sostituito da ammassi di leucociti immersi in una sostanza amorfa che si colora con eosina. Il derma notevolmente infiltrato da leucociti e da cellule linfoidi ed i vasi che lo percorrono ectasici e ripieni di pus. Orecchio medio: Bolla ti m panica ripiena di leucociti e di lamelle cornee sfaldate. Il normale epitelio di rivestimento assente quasi ovunque. EsPERIENZA 2•. ~(B. para~phus C - ceppo Hirschfeld).

Cinque cavie di peso medio e previo accertamento dell'integrità del condotto u. e. furono infettate con le stesse modalità dell'esperienza 1•, mediante una cultura su agar di 48 ore. Anche in questo caso furono ado~rati gli stessi accorgimenti di tecnica. L'emocultura eseguita sistematicamente in


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5\ 8", 15a giornata dimostrò l'infezione in uno solo degli animali trattati (controllo sierologico). Alla morte dell 'animale fu eseguita semma della milza su agar e fu possibile isolare il B. paratifico C. All'autopsia all'infuori di un modico aumento del volume della milza, non fu rilevato nulla di particolarmente interessante, nè a carico degli organi interni, nè a carico dell'orecchio, sia all'esame macroscopico che istologico. EsPERIENZA 3'. -

(B. paratyphus B - ceppo Fabbn).

In questa -esperienza e nella successiva gli animali furono trattati istillando nel condotto u. e. qualche goccia di cultura su agar semi fluido all' 1 oj oo di 48 ore, di un altro ceppo di paratifo B. Dopo l'istillaz.ione fu applicato un piccolo tamponcino sterile di cotone non idrofilo e successivamente fu eseguita la solita disinfezione del r-esto del condotto e del padiglione con alcool. Delle cingue cavie così trattate, tre dettero emocultura positiva con isolamento del paratifo B (controllo sierologico, con siero agglutinante specifico). Le semine di milza eseguite alla morte degli animali col metodo Truffi, furono sempre concordi con il risultato dell'emocultura. All'autopsia, in due animali, eccettuato l"aumento di volume della milza, che è reperto costante, non fu rilevato nulla d'importante. Anche a carico dell'or-ecchio, nè l'esame macroscopico nè quello istologico permisero di mettere in evidenza alcuna alterazione. Nella terza cavia invece, l 'esame isto~ logico dell'orecchio fece osservare la presenza di una netta otite media ed esterna in guanto nelle sezioni si trovò condotto pieno di pus e cellule epiteliali desguamate; l'epitdio del condotto in alcuni punti con desquamazione degli strati cornei, in altri punti invece ridotto al solo strato basale, oppure completamente assente; il connettivo sottostante intensamente infiltrato di kucociti. Orecchio medio: Bolla ti m panica ripiena di leucociti con qualche lamella sfaldata. Il normale epitelio di rivestimento mancante quast ovunque. E sP ERIENZA 4' . -

(B. paratyphus C - ceppo Bagdad).

Come nell'esperienza precedente, cinque cavie furono tratt:lte con b stessa tecnica mediante cultura in agar semifluido al r · ;~o di 48 ore di paratifo C. Degli animali trattati contrassero l'infezione soltanto due, nei quali si ottenne <:mocu ltura positiva (controllo sierologico). A morte degli animali fu come al solito eseguita semina di milza su agar, che permise di isolare il paratifo C. Ali 'autopsia in . un. animale fu trovato iJ reperto solito a carico degli organi torace-addominali, col costante aumento del volume della milza.


INFEZION I PER VIA AURICOLAR E DA B. PARATYPI-11 B. E C. ECC.

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Nell'orecchio osservato macroscopicamcnte fu trovato il condotto ripieno di una sostanza densa, giallastra puriforme; l'orecchio medio aperto lasciò osservare la cassa e la bolla timpanica ripiena di essudato siero-ematico, le pareti della cassa di colorito rosso scuro, la membrana ampiamente perforata. L'esame istologico invece, eseguito suli 'altro orecchio non mise in evicl enza nessuna alterazione. Nella seconda cavia a carico dell 'orecchio, si ebbe reperto negativo sia macroscopico che istologico. E s PERIENZA

s·. - (B. paratyphus B e C).

Otto cavie prese tra quelle già adoperate nelle prime esperienze e nelle quali non era stato possibile dimostrare l'infezione, v-.::nnero trattate con istillazione nel condotto u. e. di una goccia di cultura di 48 ore su agar semifluido all ' r 0/oo di paratifo B e C di quattro ceppi diversi (due ceppi per ciascuno dei due paratifi). Fu come al solito eseguita la emocultura con gli stessi intervalli di tempo (5°, s~, 15° giorno). In nessun animale fu possibile dimostrare l'infezione. EsPER I ENZA 6•. -

(Streptococcus pneumoniae).

L'animale prescelto per gli esperimenti col pneumococco è stato il topolino bianco, per la sua grande recettività a questa infezione. Il ceppo fu isolato dall'escr-eato di un polmonitico franco in giornata, mediante inoculazione sottocute nel topolino e successiva cultura su agar-sangue. In questa prima esperienza col pneumococco mi servii di sangue settico, prelevato dalla coda, del quale istillai una goccia per ciascun or-ecchio, con la nota tecnica delle precedenti esperienze. Dei quattro topolini trattati, ù ue contrassero l'infezione, che venne dimostrata mediante esami batterioscopici dd sangue, in cui si notò ben evidente la presenza del pneumococco, in numero rilevante. Il reperto venne ulteriormente confermato dal fatto che gli animali infettati vennero a morte entrambi rispettivamente in ottava e dodicesima giornata, con reperto batterioscopicamente positivo. All'autopsia, se si eccettua un modico aumento del volume della milza, non fu rilevato altro di apprezzabile macroscopicamente a carico degli organi interni. Le membrane timpaniche, osservate con lente d 'ingrandimento risultarono integre. Furono eseguite sezioni istologiche in serie dell'orecchio, ma non fu possibile mettere in evidenza alcuna alterazione a carattere infiammatorio nè a carico dell 'orecchio esterno nè dell 'orecchio medio.

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JNFEZIONI PER V1A AURICOLARE DA B. PARATYPHI B. E C. ECC.

E s PERIENZA

t'· - (Streptococcus pneumoniae).

In questa esperienza mi son servito di una sospensione da cultura su agar-sangue del pneumococco. Vennero trattati quattro topolini mediante istillazione nel condotto u. e. di qualche goccia di mat-eriale con la tecnica delle altre esperienze. Tutti gli animali trattati contrassero indistintamente l'infezione e vennero a morte due al terzo giorno, uno al quarto e un altro in quinta giornata. Già al secondo giorno gli animali presentavano segni manifesti di malattia; tre di essi all'esame microscopico del sangue risultarono già in preda a setticemia. L'esame microscopico del sangue mise in evidenza in tutti una setticernia da pneumococco, il quale in qualche caso era in numero veramente enorme, quasi superiore agli stessi globuli rossi. · I rilievi anatomopatologici non dimostrarono nulla di particolarmente interessante a carico degli organi interni . Le membrane timpaniche, esaminate con lente d 'ingrandimento, furono trovate in tutti i casi integre. Anche in questa seconda esperienza le sezioni istologiche de il 'orecchio non hanno messo in evidenza segni di processi infiammatori nè a carico dell'orecchio esterno nè dell'orecchio medio. Fu fatto un controllo mediante inoculazione sottocute: il topolino così trattato morì in seconda giornata di setticemia pneumococcica. EsPERIENZA

8". -

(Streptococcus pneumoniae).

In questa esperienza fu ripetuto il trattamento su altri quattro topolini con le stesse modalità di cui sopra, soltanto che in questo caso fu adoperata una cultura di pneumococco che aveva già subìto due passaggi su agar-sangue. I risultati furono pressochè uguali ai precedenti : tutti gli animali trattati s'infettarono e vennero a morte: due in seconda giornata, uno in quarta <: l'ultimo in quinta dal trattamento, con reperto di seuicemia pneumococcica. Anche i reperti di autopsia ed istologico furono del tutto uguali a quelli della precedente esperienza. EsPERIENZA 9• -

(Mycobacterium tuberctJosi.c).

Otto cavie di peso medio vennero trattate con la stessa tecnica delle altre esperienze, mediante istillazione di una goccia di sospensione di una cultura di b. tubercolare su terreno di Petragnani di 30 giorni. Fu come al solito poi applicato un tamponcino sterile di cotone non idrofilo e infine di~infcttato il resto del condotto e il padiglione con alcool.


INFEZIONI PER VIA AURICOLARE DA B. PARATYPHI B. E C. ECC.

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Prima del trattamento le cavie vennero sottoposte ad introdermoreazione alla tubercolina a cui reagirono tutte negativamente. Gli animali furono .sacrificati quattro al 34• giorno e quattro al 36" e presentarono il seguente reperto d'autopsia, quasi del tutto identico nei vari a nimali: nelle sei cavie infettate fu riscontrato tumefazione delle linfoghiandole del collo della grandezza varia da un grosso bgiolo a un chicco di grano, di consistenza sclerotica; molte con marcata caseificazione centrale. Fu trovato costantemente una linfoghiandola retroauricolare tumefatta, di grandezza varia e quasi sempre caseificata. Piccok ghiandole infiltrate si rinvennero spesso nelle regioni sottomandibolari. Gli organi toraco-addominali risultarono indenni, come pure le linfoghiandole peribronchiali e inguinali. Fu praticato l'es.1me istologico sulle linfoghiandole compromesse, otte;-tendo il seguendo reperto: il tessuto linfatico normale è pressochè scomparso, e solo qua e là se ne trovano piccoli ammassi. Le linfoghiandole risultano invece costituite da una quantità di tubercoli confluemi, formati quaoi esclusivamente da cellule epitelioidi, e in qualche caso con caseificazione centrale. Allo scopo di mettere in evidenza eventuali alterazioni. specifiche dell'orecchio fu, come al soiito, fissato il temporale di un lato e l'altro fu osservato macroscopicamente. L'esame macroscopico in nessun caso ha permesso di rilevare la presenza di note infiammatorie o produttive a carico delle varie sez10n1 dell'orecchio; le membrane furono sempre trovate integre. L'esame istologico invece mise in evidenza in due casi la presenza di localizzazione specifica aunicolare. In un caso si ebbe tubercolosi dell'orecchio esterno e medio, col seguente reperto istologico: presenza di zone d'infiltrazione linfocitaria e cellule epitelioidi con qualche cellula gigante, a carico del condotto. Membrana timpanica largamente perforata. A carico dell'oreccchio medio si nota tutta la cavità rivestita da uno spesso strato di cellule linfoidi ed epitelioidi e numerose cellule gigartti; l'epitelio della cassa mancante completamente e sostituito da numerosi leucociti degenerati, mi6ti a detriti cellulari. Nel secondo caso si è notato soltanto localizzazione al condotto col seguente reperto istologico; epitelio assottigliato e connettivo sottostante in certe zone normale e in altre infiltrato da cellule linfoidi, con qualche cellula gigante. Orecchio medio normale. Si noti che le sezioni istologiche non furono eseguire in serie; c perciò non è da escludere che in qualcuno dei casi in cui l'esame istologico non mise in evidenza manifestazioni specifiche a carico dell'orecchio esterno o dell'orecchio medio, le sezioni possano essere capitate in punti indenni, pur esiste ndo qualche localizzazione specifica limitata.


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Risultati e conclusioni. Se riassumiamo ora i risultati ottenuti, troviamo che per le infezioni paratifiche su n. 28 animali si è avuto esito positivo in 8; per il pneumococco su n. 1 2 animali se ne sono infettati ro, cioè quasi la totalità ; per la tubercolosi su 8 cavie ne abbiamo avute ben 6 infettate. Certo nell'apprezzamento che si deve fare di queste proporzioni, non si può non tener conto dci seguenti fatti: r• che la cavia è assai più recetltiva alla tubercolosi che non alle infezioni tifo idi; 2 " che il topo è straordinariamente recettivo alle infezioni da pneumococco, in confronto di quello che non sia la cavia per i germi dd gruppo paratifico; 3• che è facile accertare la infezione tubercol are nella cavia e la pneumococcica nel topo, laddove le forme paratifiche nella cavia possono decorrere a volte in forma attenuata, che può anche sfuggire. A conferma di questo fatto sta forse il risultato assolutamente negati-vo ottenuto nelle 8 cavie già trattate con paratifi, ma che non presentarono segni di malattia e che io volli ritrattare (esp. n. 5). Probabilmente, al meno in alcuni di questi animali, dev'essersi verificata un'infezione decorsa in forma molto lieve, inapprezzabile clinicamente e batteriologicamente, ma che però deve aver determinato uno stato immunitario, per cui non si è verifi cata la seconda infezione. Pertanto questa esperienza apparentemente negativa potrebbe essere forse considerata <:ome posi ti va. Circa il meccanismo di penetrazione dei germi attraverso la cute in generale, esso è stato variamente interpretato dai vari AA. V'è chi ha dato grande importanza alle ghiandole, specialmente le sudoripare, attraverso la cui apertura si farebbero strada i germi (Escherich, Bockart). Altri invece (Ottolenghi, Schimmelbusch, Wasmuth, Roth, Machnow, Frankcl) riten-


INFEZION I PER VlA AURICOLARE DA B. l't\ R.'\ TYPI II B. E C. ECC.

5 Il

go no che la penetrazione avvenga attraverso l 'apparato pilifcro. A guesto proposito Ottolenghi, sperimentando col b. del carbonchio e col b. tubercolare, ha condotto un accurato studio istologico ed ha potuto seguire, specie per ìl primo, quasi di tappa in tapp:J il cammino dci germi . Infatti egli vide i b. del carbonchio in principio arrestarsi tra il cercine corneo dd l 'epidermide che circonda il pelo stesso, successivamente, dopo avvenuta la loro moltiplicazione,

vide che questi bacilli, divenuti più numerosi, si approfondivano lungo lo stelo del pelo fin nella cavjtà del follicolo. Secondo Roth i grassi agevolerebbero la pc-netrazionc d ci germi attraverso la cute, compresa la kwolina, sostanza affine al grasso ddla cute, che secondo Gottstein ha invece una funzione protettiva. Per ciò che riguarda più precisamente la penetrazionc dci germi attraverso l'orecchio esterno, vediamo fino a quanto le considerazioni fatte sulla cute si possano riportare al caso nostro. Sappiamo che il rivestimento cutaneo del condotto u. e. e ia mcmbr;ma del timpano, pur offrendo molta analogia con la restante cute, s~ ne differenziano notevolmente in alcuni particolari. La cute del condotto, continuazione di quella del padigione, è molto vascolarizzata e aderente, specie nella p<~ rte cartilaginea; man mano che si approfonda diventa sempre più sottile fino alla faccia esterna della membrana timparuca dove è ridotta a proporzioni minime. Ei derma è sprovvisto quasi dì pa_(>ille, l'epidermide è molto sottile, ma con tutti i suoi strati costitutivi, per qu:mto ridotti; le cellule dello strato malpigbiano scarse e sprovviste di pigmento, appena accennato è lo strato lucido, mentre lo strato corneo è relativamente sviluppato in rapporto alla sottigliezza della cute. I peli sono abbastanza numerosi nella parte esterna del condotto, mentre verso la profondità sono in minor numero e rudimentali. Gli apparati ghiandolari sono largamente rappresentati: le ghiandole sebacee occupano gli strati superficiali del derma e sono più sviluppate nella parte ossea del condotto, ·hanno dotto escretore corto con sinuosità poco accentuate, dovute al fatto che esso, dovendo attraversare un sottile strato corneo, non è costretto a fare quelle sinuosità che si vedono invece altrove (palmo della mano). La d ifferenza più importante è rappresentata da speciali ghiandole, ritenute generalmente affini alle ghiandole sudoripare, cioè le così dette ghiandole ceruminose. Senza voler qui entrare nella dibattuta guestione circa la reale partecipazione che queste ghiandole hanno nella formazione del cerume, dobbiamo tener presente l'importanza che il cerume può avere nel meccanismo di queste infezioni. Sappiamo che il potere battericida attribuito al cerume da taluni AA., se pur esiste, è molto limitato e si esplica soltanto per alcuni germi. Secondo Pirodda nessun potere battericida si sarebbe riscontrato per lo stafilococco e il piocianeo; un'azione leggermente sfavorevole sullo streptococco e il b. difterico, nettamente sfavorevole invece sul pneumococco.


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INFEZIONI PER VIA AURICOLARE DA B. PARATYJ>HI B. E C. ECC.

Tale pretesa azione battericida sarebbe dovuta, secondo Braunn, al contenuto in lipoidi, mentre Pirodda dà molta importanza alle variazioni dd Ph. Bolzano invece nega qu~lsiasi azione battericida al cerume, chè anzi esso si sarebbe dimostrato un buon terreno di cultura per i germi in genere. Dati i risultati dei miei esperimenti, si sarebbe portati ad ammettere piuttosto che il cerume contribuisca a facilitare la penetrazione dei germi attraverso la cute del condotto, per lo meno meq:anicamente nel senso di trattenere e rendere più durevole il loro contatto. Per quanto si riferisce alla membrana, dove, come di~i, il rivestimento cutaneo t: sottilissimo, è da mettere in rilievo una particolarita molto importante e cioè la mancanza di desquamazione dello strato corneo; cosa che fu dimostrato dalle esperienze di Stinson e confermate da quelle di Magnoni. Questi AA. segnando dei punti con inchiostro di china sulla membrana timpanica, li videro spostarsi verso il condotto, senza alcuna tendenza a scomparire per d~quamazione dell'epitelio. E' questo un elemento da non trascurare nel meccanismo delle infezioni auricolari, in quanto sappiamo quanta parte ha lo strato corneo nella difesa della cute, con la perpetua ascensione delle sue cellule ed il loro continuo rinnovarsi, con che esso tende

ad eliminare verso l'esterno gli eventuali agenti morbosi che vengono a contatto della sua superficie (Sabouraud). A tutto questo si può aggiungere, e .mi sembra elemento di molta importanza, la particolare conformazione del condotto il quale rappresenta un ricettacolo profondo, a temperatura costante, dove i germi una volta penetrati e trattenuti dai peli e dal cerume trovano condizioni di vita e di sviluppo maggiormente adatte che non nelle altre parti della cute. A questo proposito possiamo ricordare quanto già Ottolenghi, fin dal 19II, aveva giustamente osservato, cioè che il problema non sta tanto nel decidere se 1 germi possono o meno infettare gli animali attraverso la cute, quanto nello stabilire quali sono le condizioni necessarie perchè questo avvenga. Dalle presenti ricerche, e dalle mie precedenti sui protozoi, risulta che attraverso l'orecchio esterno (condotto-membrana timpanica) è possibile ottenere sperimentalmente infezioni da germi in alta percentuale, e più che non attraverso la cute in genere. Dopo quanto si è detto, tanto più se teniamo presente il fatto che spesso, nell'uomo, la membrana timpanica non si trova perfettamente in-

tegra si comprende come la possibilità da parte dei germi di sorpassare a livello dell'orecchio esterno la barriera cutanea, sia meno difficile che altrove; e noi, pur tenendo conto delle diversità tra le condizioni sperimentali e quelle naturali, dobbiamo ammettere che il fatto possa verificarsi anche nell'uomo. Viene logico a questo punto di chiederci se dei germi penetrati attraverso il condotto uditivo possano determinare la comparsa di otiti medie


INFEZIONI PER VIA AURICOLARE DA B. PARATYPHI 13. E C. ECC.

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anche senza che coesista o preceda uno stato di sepsi generalizzata. Il quesito presenta una grandissima importanza anche pratica, e le esperienze da mç eseguite possono consentirci, sia pure con qualche riserva, di prospettare la risposta. Dei dieci topolini che avevano contratta l'inf~z,ione pneumococcica, nessuno ha presentato segni di otite media ali 'esame istologico; delle otto cavie che avevano contratto l'infezione parati fica tre presentarono otitc m edia; delle sei che avevano contratto l'infezione tubercolare, una presentava otite media. D a tener presente che tutte le cavie che avevano presentato otite media, presentavano più o meno pure manifestazioni patologiche anche a carico del condotto. Dobbiamo anzitutto notare, nell'interpretazione di questo reperto, che i germi da me usati per gli esperimenti sono tutti dotati di spiccata tendenza a dare negli animali recettivi manifestazioni settiche generalizzate più che non manifestazioni infiammatorie circoscritte; e dove tale tendenza è più accentuata (pneumococchi per il topolino) non si è avuto nessun caso di otite. Ma negli altri casi, e nonostante la predetta tendenza, abbiamo avuto concomitantemente al diffondersi dell'infezione, l'insorgenza in qualche caso anch e di una otite. Si presume verosimile quindi che, con germi di altro tipo, o in animali diversamente recettivi, possano insorgere anche otiti medie senza che preceda o si svolga contemporaneamente una sepsi generale. Tutto questo ci porterebbe quindi ad ammettere che anche nell'uomo \a via del condotto possa costituire, sia pure raramente, non solo la porta d'entrata, per infezioni generalizzate, ma anche per germi che vanno poi a localizzarsi all'orecchio medio, pur essendo integra la membrana timpanica: certe otiti da bagno potrebbero benissimo avere tale origine. Le mie ricerche infine non mi consentono di stabilire con sicurezza se il pa-ssaggio dei germi avvenga attraverso la cute del condotto o attraverso la membrana; si dovrebbe ritenere però che la penetrazione possa farsi sia attraverso l'uno che l'altra; nei casi in cui non fu trovata otite e l'esame istologico dimostrò invece un'alterazione della cute del condotto, il passag· gio dei germi si può ritenere sia avvenuto attraverso quest'ultimo (probabilmente attraverso gli apparati piliferi); nei casi invece in cui si ebbe l'otite, sembra più probabile che il passaggio sia avvenuto direttamente attraverso la membrana, favorito dalla sottigliezza dell'epidermide e dalla mancanza di desquamazione dello strato corneo.

RIASSUNTO. L'A. ha studiato sperimentalmente il passaggio di alcuni germi (pneumococco, paratifo B e C, b. tubercolare) attraverso !"orecchio esterno integro, riul>ccndo ad ottenere infezioni generalizzate e localizzazioni all 'orecchio medio ed esterno. Prospetta inoltre l'ipotesi che in qualche caso nell'uomo, per certe otiti, si possa ammettere il passaggio di genni attraverso il condotto o la membra na timpanic:t integri.

5 -

Giornale dì mcdìdna milita><'.


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INFEZIONI PER VIA AURICOLARE DA B. PARATYPHI B. E C. ECC.

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LABORATORIO DI FISIOLOGIA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA

Dircnore: prof. RoooLFO M .\ RCARIA

IL CONSUMO ENERGETICO NELLA MARCIA A PASSO ROMANO G. Porri, A. Allegri e l . Boni.

La marcia a passo romano, recentemente adottata daile superiori gerarchie militari quale tipo unico di passo di parata, non è ancora stata oggetto di studio dal punto di vista energetico, cioè non si è ancora indagato quanta energia sia necessaria per il suo svolgimento, mentre la marcia a passo ordinario è stata oggetto di numerose ricerche da parte di parecchi AA. [Smith (r), Gruber (2), Katzenstein (3), Loewy, Loewy e Zuntz (4), Durig. Kolmer, Rainer, Retchel e Caspari (5)> Douglas, Haldane, Hend\!rson e Schneider (6), Brezina e Kolmer (7), Cathcart e Orr (8), Smith (9), Atzler e H erbst (10)J, ricerche svolte in maniera completa ed esauriente in un recentissimo stud1o di Margaria (n). Il presente studio ha precisamente lo scopo di chiarire, attraverso una serie di esperimenti, quale sia appunto il costo energetico della marcia a passo romano.

Metodo. Le determinazioni vennero eseguite su due soggetti particolarmente allenati a tal genere di marcia perchè l'individuo non allenato, in questo come in ogni altro genere di esercizio, compie una quantità di movimenti non utili al fine dell'esercizio o addirittura dannosi, che conducono a valori molto elevati di costo energetico. Il soggttto si presentava a il 'esperimento dopo un certo periodo di riposo, che garantiva che non si rrovasse in debito d'ossigeno. La marcia si compiva su un ergometro trasportatore secondo le modalità prescritte dall'Autorità Militare. L 'ergometro suddetto consiste essenzialmente in un nastro di cuoio spesso mm. 5, scorrevole su piccoli rulli molto vicini l 'uno all'altro. Il nastro è azionato da un motore elettrico e un cambio di velocità permette di variarne la velocità di rotazio~ da o a 20 km.f ora. La velocità può essere esattamente conosciuta attraverso i dati di un contachilometro opportunamente tararo applicato direttamente sul nastro. Lo sviluppo totale del nastro è. di m. 4,81, la sua larghezza di m. o,6o; il piano di marcia utile è di c1rca m. 2.


lL CONSUMO ENERGETICO NELLA MARCIA A PASSO ROMANO

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Il soggetto, marciando .sùll'ergom~tro~ si trova in. condizioni esattamente identiche a quelle in cui si troverebbe nella marcia su terreno libero; unica differenza consiste nella resistenza del vento, mancante nelle condizioni sperimentali, che però, alla velocità di marcia dei nostri esperimenti, ha valori del tutto trascurabili. Fin dall 'inizio dell'esperimento il soggetto si applicava alla bocca un boccheruolo di gomma, m entre il naso veniva chiuso con una piccola pinza a molla, capace di garantire una perfetta tenuta . senza recare disturbo al soggetto. Il boccheruolo consta essenzialmente in un corto segmento di tubo di gomma, portante a una estremità due padiglioni : di questi uno, il più ampio, è destinato a coprire la rima orale del soggetto e porta due nastri elastici a mezzo dei quali può essere fissato dietro la nuca, l'altro viene tenuto nel vestibolo orale ed è munito di due linguette che, quando il ooccheruolo è « in situ >>, sono strette tra i denti. Al bocchemolo è intimamente connessa una valvola respiratoria, costituita essenzialmente da due sottili membrane di gomma, capaci di aprirsi l'una all'interno, l'altra all'esterno d' una camera in comunicazione diretta col boccheruolo, così da consentire il deflusso dell'aria in un solo senso. I /Jue orifizi di questa valvola comunicano con due lunghi tubi di gomma che convogliano aria atmosferica dall'ambiente esterno alla valvola e aria espirata dalla valvola a un grosso spirometro. A mezzo di tale sistema è possibile fornire al soggetto aria costantemente pura e raccoglierne tutta l'aria espirata. La lunga pratica di impiego del descritto sistema respiratorio ci consente di dire che esso non oppone una resistenza apprezzabile ai movimenti respiratori, tanto da permettere che la ventilazione polmonare salga a valori perfino di 150 ]itri/minuto. Lo spirometro di cui abbiamo fatto cenno sopra è un grosso spirometro del tipo di Tissot della capacitià di circa 900 litri. Poichè di esso è nota la ~uperficie di sezione, leggendo lo spostamento di un indice fissato alla campana dello spirometro su una scala graduata fissata a lato dello stesso è possibile conoscere il volume dell'aria espirata in un tempo noto, cioè anche il volume dell'aria espirata in un minuto, dato indispensabile per i calcoli di cui diremo in seguito. Il soggetto marciava dunque nelle suddette condizioni attenendosi rigorosamente alle disposizioni emanate dall 'Autorità Militare, tranne che per il ritmo del passo che è stato portato a 85 passi per minuto invece che roo. L a velocità era di 3·5 km./ora per tutte le prove. Gli esperimenti avevano una durata di 6 minuti ; di essi i primi tre venjvano impiegati per lavare gli spazi morti dello spirometro con aria espirata dal soggetto in questo primo periodo; nei tre minuti successivi l'aria espirata veniva raccolta e il suo volume misurato. Dopo di ciò l'aria nello t


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IL CO~SliMO ENERGETICO NELLA MARCIA A PASSO ROMANO

spirometro veniva rimescolata a mezzo di un apposito ventilatore 1v1 contenuto e se ne prelevava un campione mediante apposite pipcttc a mercurio. La composizione dd campione di ~ria espirata veniva determinata per mezzo dell'apparecchio di Haldane- Margaria per l'analisi dei gas (12), ed il calcolo del quoziente respiratorio e delle calorie corrispondenti a un litro di aria espirata veniva fatto per mezzo di nomograrnmi ( 13). Il consumo calorico per litro di ossigeno consumato varia col quoziente respiratorio; ma nei nostri esperimenti è mancata a volte una corrispondenza tra quoziente respiratorio esterno e quoziente respiratorio vero o interno, tanto vero che i rilievi ci dettero valori superiori all'unità, incompatibili col quoziente respiratorio interno. La mancanza di tale corrispondenza, dovuta in massima parte a formazione di acido lattico che scaccia il COz dalle riserve esistenti nell'organismo è discussa più avanti. Nei casi in ,·ui essa si verificava il calcolo del consumo calorico veniva eseguito parte ndo dal presupposto, certamente non lontano dal vero, che il quoziente respiratorio vero fosse uguale a uno. Con procedimento fondamentalmente analogo si è misurato il metabolismo dei soggetti fermi in posizione eretta. Sottraendo poi dal numero di calorie svolte in un minuto di lavoro il numero di calorie svolte in un minuto di stazione eretta, immobile, si ottiene il costo « netto '' di un minuto di marcia e, dividendo questo valore per lo spazio percorso in un minuto, espresso in km., e per il peso dell'individuo, espresso in kg., otteniamo il costo energetico netto di traslazione in senso orizzontale di r kg. per un km.: tale valore è indicato in questo lavoro con Cal.j kg. km. Su ognuno dei due soggetti in esame vennero eseguite otto determinazioni, quattro a passo normale e quattro a passo romano; in più, come è detto sopra, si è calcolato per ogni soggetto il metabolismo in piedi, fermo, per poter avere per differenza il costo netto della marcia tanto a passo normale quanto a passo romano. Nelle prove eseguite a passo normale nulla di particolare venne notato rispetto ai dati pubblicati precedentemente dai suddetti AA. Nelle prove a passo romano, eseguite in via preliminare allo scopo di abituare i soggetti alle condizioni sperimentali, abbiamo notato anzitutto che il quoziente respiratorio era sempre notevolmente elevato, al di sopra dell'unità. Questo fatto è indice a nostro avviso di formazione di acidi che spostano l 'acido carbonico dai bicarbonati contenuti in soluzione nei liquidi organici e di eliminazione deli 'acido carbonico per via polmonare in forma di anidride carbonica. L 'acido che più frequentemente si può formare nel lavoro muscolare è l'acido lattico, e la sua formazione, mentre è indjce delle condizioni di anaerobiosi in cui si contraggono i muscoli, è l 'espressione della contrazione di un debito di ossigeno (Margaria, Edwards e Dill) ( 1 4 ). Ciò significa che la quantità di calorie desumibile dal consumo di ossigeno non rappresenta tutta l'energia liberata durante l'esperimento. Per


IL COr-:SUMO Er-:ERGETICO l'ELLA MARCIA A PASSO ROMANO

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avere dunque il valore esatto delle calorie totali impiegate per lo svolgimento del lavoro in esame dobbiamo aggiungere al valore di metabolismo energetico quale risulta dal r1cambio gassoso il valore calorico corrispondente alla formazione di acido latt1co dal glicogeno. Occorreva perciò conoscere anche la quantità di acido lattico formatosi nell'organismo per tutta la durata dell 'esercizio: questo valore veniva dedotto dalla concentrazione in acido lattico del sangue e p:1rtendo dal presupposto che questa sostanza fosse uniformemente distribuita in tutto il corpo in proporzione al suo contenuto in acqua, presupposto che è stato avanzato per la prima volta su basi teoriche da Margaria, Edwards e Dill (15) c riscontrato valido sperimentalmente da vari AA. [Margaria e Edwards (16), Newmann (r7)l. Il sangue per il dosaggio dell'acido lattico si prelevava, dopo un minuto dalla fine dell'esperimento, a mezzo d'una siringa, dalla vena mediana dd gomito, avendo cura che non fosse sangue da stasi e che durante l'operazione il soggetto, che era sdraiato in perfetto riposo su un lettino, non facesse compiere al braccio neppure il più piccolo movimento volontario. Dopo altri dieci minuti d 'immobilità un secondo campione di sangue veniva prelevato secondo le stesse modali tà. Nei due campioni si dosava il contenuto percentuale d'acido lattico col noto metodo di Friedemann, Cotonio e Schaffer. Si noti però che il dosaggio del campione prelevato undici minuti dopo la fine dell'esperimento serviva semplicemente di controllo per i dati dell 'analisi del primo campione, che aveva invece un vero valore sperimentale. Dai dati di Margaria, Edwards c Diii risulta che un aumento percentuale d i IO mg. del contenuto in acido lattico del sangue in un individuo del peso di circa 6o kg. corrisponde a un debito di ossigeno dì mezzo litro circa. Dato che un litro di ossigeno fornisce nella combustione dei glucidi o di prodotti di disintegrazione della molecola glucidica una quantità di calore rnGlto vicina a 5 cal., ne consegue che. ogni ro mg. % di acido lattico versatosi nel sangue corrispondono a un consumo di 2,5 cal. Poichè gli esperimenti, come si è detto, avevano la durata di 6 minuti e l'acido lattico si formava logicamente durante questo periodo, dividendo per sei la quantità totale di calore attribuibile alla formazi one di acido lattic() si aveva la quantità che doveva essere aggiunta al consumo calorico per minuto quale veniva dedotto dal ricambio gassoso per conoscere l'energia effettivamente sviluppata per ogni minuto di durata d eli 'esperimento.

Risultati sperimentali. Nelle seguenti tabelle abbiamo raccolto i risultati dei nostri esperimenti sepa1atarru:nte per i due soggetti .A _e. B. Per ~ ogni soggetto abbiamo posto nella prima colonna la data dell'ésperimento; nella seconda i dati rela-


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tivi al metabolismo energetico, qu~le risulta da soli dati del ricambio gassoso, espressi in calorie nette per kg:- di peso del soggetto e per km. di percorso, nella marcia a passo normale; nella terza il valore del quozien te respiratorio nella marcia a passo normale; nella quarta il costo energetico netto nella marcia a passo romano, costo rilevato con le stesse modaJità di quello per la marcia a passo normale; nella quinta il quoziente respiratorio nella marcia a passo romano; nella sesta la concentrazione in acido lattico del sangue, sempre nella marcia a passo romano, espressa in mg. %. I due valori segnati in quest'ultima colonna si riferiscono ai reperti dei due campioni di sangue prelevati rispettivamente dopo I minuto e dopo I I minuti. T ABELLA I. - SoGGETIO A. Marcia a passo normale Data

Ca!. Kg. Km.

Q. R.

Il- 7

o.sso

12-7

Marcia a passo romano Cal. Kg. Km.

Q. R.

Acido lattico '

0.94

Z.72

l': I 5

4S.s - 34·5

0.5::19

o.96

~.6o

l.OC)

35·5 - ~s.o

17- 7

0.533

0.95

2.86

1.14

-

17- 7

o.sOCJ

o.So

3·00

1.10

-

l

TABELLA

Il

II. - SOGGETTO B.

Marcia a passo normale Data

Il- 7

'

Cal. Kg.Km.

Q. R.

0.498

0.89

Marcia a passo romano

l

Ca l. Kg. Km.

Q. R·

Acido lattico ,

2.3r

1.05

l

II- 7

o..416

0.86

2.15

J.o8

r6.o - 11.0

12- 7

0~8

0.92

2,Jl

I.O)

zo.o - t8.o

17-7

0434

0.89

2.44

1.07

-

l


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Poichè la percentuale d 'acido lattico nel sangue non è sempre stata misurata, si è ritenuto più conveniente fare la media dei dati ottenuti e tenere il valore medio come valevole per tutte le prove. Si è così visto che il soggetto A accumulava in media per ogni prova 42 mg. % di acido lattico, mentre il soggetto B ne accumulava I 8 m g. %. Considerando che il sangu~ contenga normalmente acido lattico a una concentrazione di ca. 10 mg. %, dobbiamo considerare che per il solo effetto del lavoro se ne sia formata una quantità pari a 32 mg. % per il soggetto A, a 8 mg. % per il soggetto B, il che corrisponde a un debito di litri I ,6 di ossigeno per il soggetto A, 0,4 per B. Per ogni minuto di lavoro A contrae dunque un debito di ca. 270 cc. di ossigeno, B di ca. 70 cc. Queste quantità di ossigeno corrispondono a 1,35 Ca!. per A e a 0,35 Ca!. per B. Dato che il peso dei soggetti era di ca. 6o kg. e la velocità era di 3,5 km. /h il costo corrispondente per k g. di peso e per km. di percorso è di 0,39 Cal. per A. e o, 10 Cal. per B. Avremo così che in media A, nella marcia a passo romano, compie un lavoro valutabile approssimativamente in Cal. 2,81 + 0,39 = 3,20 per kg. e per km., B un lavoro pari a Cal. 2,}0+o, ro = 2,40 per kg. e per km. La m edia dei dati esprimenti il consumo energetico nella marcia a passo normale dice che, nelle stesse condizioni di velocità, A consuma 0,530 Cal. e B 0,449 Cal. per kg. e per km. Ciò significa che la marcia a passo · romano richiede un consumo energetico più che quintuplo di quello necessario per la marcia a passo normale alla stessa velocità. Riferendoci a recenti studi di Margaria (r8), possiamo dire che la marcia a passo romano richiede un consumo ener~tico paragonabile a quello che si ha nella marcia normale, alla stessa velocità, su una salita che abbia un'inclinazione del 30 %, oppure a quello che si ha nella corsa in piano alla velocità di IO km. f h. Da quanto si è detto sopra risulta che due sono le condizioni notevoli che la marcia a passo romano implica in confronto di quella a passo normale : un quoziente respiratorio notevolmente elevato al disopra dell 'unità e un consumo calorico pure considerevolmente alto. Il fatto che il Q. R. si mantenga costantemente al disopra dell'unità c- che nel sangue si abbia presenza di acido lattico alla fine di ogni esperimento è indice del fatto che il lavoro in esame si svolge in condizioni almeno parzialmente anaerobiche. Ora, questo aumento della concentrazione di acido lattico e del quoziente r~spiratorio si verifica malgrado che l 'intensità metabolica non sia molto elevata: un organismo in buone condizioni funzionali, nella marcia o nella corsa a passo normale, può giungere a una intensità metabolica perfino di 15 Cal. per minuto senza contrarre un debito d'ossigeno; può quindi sembrare paradossale che con un consumo calorico di 9 o 10 Cal. per minuto un debito d'ossigeno si instauri ugualmente ~ in misura notevole.


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Questo anormale comportamento riesce invece comprensibile se si pensi alle speciali modalità con le quali si compie il passo romano. Mentre nella marcia comune viene coinvolta nei movimenti una notevole massa di muscoli a carico dei quali il lavoro totale viene distribuito abbastanza uniformemente, nel tipo di marcia a passo romano solo alcuni gruppi muscolari m olto limitati devono sopportare la quasi totalità del lavoro, come appare dalle considerazioni svolte più avanti sulla meccanica muscolare in questo genere di esercizio. A questi gruppi muscolari (prevalentemente ai flessori della coscia sul bacino, cioè capo lungo del quadricipite femorale, ileopsoas e pochi altri) è richiesto un lavoro superiore a quello corrispondente all'apporto di ossigeno, e perciò essi lavorano in debito di ossigeno: parte di questo debito è, certam ente contratto a spese della formazione di acido lattico dal glicogeno e l'acido lattico formatosi diffonde dai muscoli nel sangue ove può esser e dimostrato. E ' anche da notarsi che la form azione di acido lattico nei muscoli in questione è particolarmente favorita dallo stato d i contrazione tonica in cui il muscolo deve pressochè costantemente trovarsi, date le modalità d'esecuzione della marcia a passo romano ; infatti tale contrazione tonica ostacola la circolazione nel territorio dei muscoli implicati nel lavoro di marcia, e limita ulteriormente l 'apporto di ossigeno. Le condizioni che, come or ora abbiamo detto, provocano o favori scono la contrazione del debito d'ossigeno, la formazione di acido lattico e l'anormale innalzamento del quoziente respiratorio sono anche in grado di spiegare, almeno in parte, il valore notevolmente elevato del metabolismo nelle condi zioni imposte dal lavoro in esame. In primo luogo è da prendere in considerazione il fatto che il soggetto, per quanto escguisca la prova parecchie volte prima di sottoporsi all'esperimento, non può essere in condizioni perfette di allenamento, non trattandosi di un esercizio abituale: perciò esso compie molti movimenti o contrazioni muscolari che non conducono a un fine utile. Il fattore della concentrazione del lavoro su un ristretto gruppo d i muscoli porta pure a una dimi nuzione del rendimento, in quanto che un muscolo ha un optimum di rendimento in corrispondenza d 'una certa quantità di lavoro esterno che non può verosimilmente corrispondere a condizioni di lavoro totalmente o parzialmente anaerobiche. Importanza non trascurabile ha anche la necessità per il soggetto di dover tenere gli arti superiori immobili e aderenti al tronco. Nella marcia di tipo comune le braccia, oscillando continuamente, favoriscono la progressione rendendo! a più armoniosa e diminue ndo il consumo energetico ; per esempio a uno slancio in avanti della gamba destra corrisponde uno slancio in avanti del braccio sinistro e uno slancio indietro dçl braccio d estro per far sì che l'accelerazione che subiscono le due metà del corpo siano al-


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l'incirca uguali: e quando la gamba arresta il suo movimento perchè il piede poggia sul terreno, l'arto superiore dello stesso lato oscilla nel senso della progressione con la massima velocità, e ciò per far sì che ogni singola metà del corpo non subisca una brusca caduta nella sua forza viva. Nella marcia a passo romano invece, dovendo le braccia mantenersi perfettamente inattiYe, il corpo procede a scatti subendo a ogni passo brusche accekrazioni e decelerazioni, che devono venir sopportate unicamente da opportune contrazioni toniche di alcuni muscoli della gamba, della coscia, del bacino e del dorso. Dobbiamo considerare inoltre il fatto che il soggetto d~ve compiere una contrazione attiva dei muscoli estensori della coscia sul bacino per effettuare la caratteristica battuta. Anche questo fatto eleva not-:.-volmente il costo energetico del passo. Vediamo da ultimo quale importanza possa avere dal punto di vista della richiesta energetica la condizione imposta della rigidità del ginocchio in estensione. Notiamo anzitutto che un sollevamento della gamba dal suolo di 40 cm., q uale è prescritto dalle sunnominate disposizioni. corrisponde a uno spostamento angolare d~lla gamba di 6o0, spostamento notevolmente superiore a que llo che si compie normalmente nella marcia. Il lavoro esterno compiuto è dato dal prodotto del peso per lo spostamento verticale dell'arto, quindi, fermo restando il ~so, esso è proporzionale al sollevamento dell'arto. Tale ·sollevamento, d'altronde, essendo uguale alla differenza tra la lunghezza della gamba e il prodotto di tale lunghezza per il seno dell'angolo che essa forma con l'orizzontale, risulta essere circa 5 volte superiore a quello che si può avere nella marcia di tipo normale, dove lo spostamento angolare è di soli 30° ca. Questa considerazione può esser fatta anche nella marcia di tipo normale, quando cioè la gamba, distalmente al ginocchio, viene lasciata libera di compiere le sue naturali oscillazioni. Se poi si aggiunge il fatto della rigidità del ginocchio, si ha un aumento del lavoro per i seguenti motivi. Considerando la gamba come una leva col fulcro in corrispondenza del cotile, la potenza in corrispondenza dell'inserzione dei flessori della coscia sul bacino e la resistenza in corrispondenza del centro di gravità del l 'arto stesso, il braccio di potenza non varia, o meglio le sue variazioni sono compensate da variazioni in senso opposto ddla capacità di lavoro del muscolo, mentre il braccio di resistenza varia con le variazioni dello spostamento angolare dell'arto e più precisamente è proporzionale al prodotto della distanza del cotile dal centro di gravità dell'arto per il coseno dell'angolo che esso forma con l'orizzontale. Mantenendo il ginocchio in estensione si ha uno spostamento in ~enso distale del centro di gravità ~ il braccio di resistenza si trova a essere aumentato del prodotto di questo spostamento per il coseno dell'angolo che l 'arto forma con l'orizzontale. Proporzionalmente viene così aumentato il lavoro che i muscoli devono compiere per uno spostamento verticale della stessa .' enttta.


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Oltre a ciò, per mantenere il ginocchio in estensione, è necessario che il quadricipite femorale si trovi in condizioni di con trazione tonica che non son o invece necessarie n ella marcia di tipo normale. Anche questa condizione i mplica un aumento del costo en ergetico totale. Esprimendo numericamente il fenomeno è possibile rendersi conto con sufficiente esattezza dell 'aumento di lavoro esterno dovuto al solo movimento degli arti inferiori nella marcia a passo romano.

o

o

Fig. 1.

Fig. 2.

Figura 1 . Lo spo~tamtnto del ccnuo di g ravità nel passo normale. Ali" a ne;. >J><>Stamcnto angolare <h 3c•o: ga mba vcruca lc . A= anic<llazionc del· l' anca. (; = "' ticolnonr><· drl gi nocchio. C = centro di gravi tà dclb coscia. CJ.! = princopalc intcrv:o llo per la co>cia. HO = princopal~ in!CI vallo per la gamb:o, () = ccn1ro di gravità dell"arto " on to to " · Figum 2. Lo ~l)("tamcnto del centro di ~ravità nel passo romano. Al · l 'an..:a spostamcroto angolare di 6o0 ; ga mba nella stessa direzione della coscia. Lettere C<' mc nella figura 1.

Riferendoci ai dati di Fischer ( 19), abbiamo calcolato approssimativam ente il peso dell'arto inferiore e la lunghezza dei suoi segmenti nei nostri soggetti, che avevano entrambi una statura di 165 cm. e un peso di 6o kg. ca. Il peso d ell 'arto è risultato essere di ca. II kg., la lunghezza della coscia di ca. 40 cm. e quella della gamba, aumentata dell'altezza del piede, di 48 cm. Sempre sulla base d<="gli stessi dati , si è calcolato che il punto di gravità della coscia fosse situato sull'asse dell 'arto a 17,5 cm. dalla sua radice. Col m etodo degli intervalli principali d ello stesso A., riportato da Fenn (2o), si è potuto calcolare da questi dati la posizione del punto di gravità dell'arto « in toto )) in varie posizioni rispettive dei suoi due segmenti. Pe r le esigenze del nostro studio è stato suffici ente calcolare la posizione di quest o punto di gravità nel caso in cui gamba e coscia abbiano l'asse in comune, come avviene quando l'arto è poggi ato naturalmente sul suolo o quando è slanciato


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in avanti per il passo romano, e nel caso invece in cui i due segmenti delimitino un angolo come avviene quando la gamba oscilla attorno al ginocchio p~r il passo normale. Le figure I e 2 esprimono graficamente il calcolo, che omettiamo per brevità. Come risultati finali abbiamo ottenuto che nel passo normale il centro di gravità dell'arto « in toto >> subisce uno spostam~n to verticale di 3 cm. ca., nel passo romano invece uno spostamento verticale di cm. 12,25. Dato il peso dell'arto di ca. 11 kg., il lavoro esterno compiuto è di ca. 0.33 kgm. per passo nella marcia di tipo comune, di ca. 1,35 kgm. per (YJ.Sso nella marcia a passo romano. Limitatamente dunque allo spostamento delle gambe, l'esecuzione della marcia a passo romano implica un aumento del lavoro esterno del quaùruplo del normale. Se a questo si aggiunge il lavoro compiuto dal quadricipite per tenere la gamba in estensione, e il fatto che per le caratteristiche della marcia a passo romano la forza viva che acquista il soggetto a ogni passo non viene utilizzata per il passo successivo, a differenza di quanto avviene nella marcia a passo normale, nella quale la velocità non subisce che li~vissime oscillazioni a ogni passo, noi possiamo renderei approssimativamente ragione anche dell'entità dell'aumento del costo energetico nella marcia a passo romano, costo che è ca. 5 o 6 volte superiore a quello che si ha nella marcia a passo normale. Influenza notevole sull'aumento delle resistenze hanno anche i muscoli della regione posteriore della coscia che dali 'irrigidimento del ginocchio sono costretti a rimanere in uno stato di notevole stiramento durante lo slancio in avanti della gamba. Ciò aumenta il lavoro che i muscoli flessori della coscia sul bacino devono compiere per due meccanismi, uno passivo e uno attivo. Il meccan ismo passivo è dovuto alla resistenza puramente elastica dei flessori della gamba sulla coscia; quello attivo è dovuto all'aumento riflesso della tension e di detti muscoli per effetto appunto dello stiramento.

Sommario. l. -

Nella marcia a passo romano alla velocità di 3,5 km. / h. e con un ritmo di passi di 85 al minuto il metabolismo è di ca. ro Cal. per minuto, in un soggetto di 6o kg. di peso. Questo valore corrisponde circa a quello che si ha n ella marcia di tipo normale alla stessa velocità, in salita su una inclin azio n e del 30 %, o nella corsa in pianura alla velocità di IO km./ h. IL - Il costo energetico netto per ·kg. di peso e per km. di percorso, che nella marcia a passo ordinario alla stessa velocità è di 0.50 Cal. ca. sale nella marcia a passo romano a ca. 2.8o Ca!. III. - L 'aumentato metabolismo che si osserva nella marcia a passo romano avviene a spese essenzialmente del lavoro di un Limitato gruppo di mu-


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scoli ai quali non può giungere ossigeno in quantità corrispondente, anche per le cattive condi zioni circolatorie ndle quali le contrazioni prevalentemente toniche pongono i muscoli stessi. IV. - Nella marcia a passo romano si stabilisce perciò sempre un debito

di ossigeno rilevabile dai caratteri della respirazion~ e dalla comparsa di acido lattico in circolo. Per tale ragione questo esercizio non può essere protratto per un tempo molto lungo. V. - Vengono discusse nei dettagli le modalità con le quali questo esercizio si compie e le cause dell'elevato costo energetico. BIBLIOGRAFIA. (1) SMITH: Phil. Tr:tns. Roy. Soc. London, 1859, 149, pag. 68r. (2) GRUBER: Zts.chr. f. Bio!., 1891, 38, pag. 4ìO. (3) KATZESSTEIN: Arch. f. d. gcs. Physiol., 1891, 49· pag. 330. (4) LoEwr, LoEWY e ZuNTz : Arch. f. d. gcs. Physiol., 189i· 66, pag. 4i7· {5) DuRIC, Kot.MER, RAINER, REICHEL e CASPARI: Den.ks.chr. math. nautrw. Kl. k. Ak. Wiss., 1909, 86. pag. 242. (6) DoucL..,s. H.uoANE, HE:->DERSON e ScHNEm.ER: Phil. Trans. Roy. Soc. Ser. B., 19131 203, pag. 185. (7) BREZINA e Kot..MER: Biochem. Ztschr., 1914, 65, pag. 16. (8) CATHCART e 0RR: The evergy exper1diture of 1he infantry ree~·uit rn training. London, 1919. H. M. Station. Office. (9) SMI11i: Carn. Insr. Pubi. N. 302. Washington , 1922, D. C. U. S. A. (10) ATZLER e HERssT : Pflugcrs Arch., 1927.215, pag. 291. (11) MARCARIA: Mem. R. Ace. Lincci. Cl. Se. Fis. VII, serie 6", 1938, pag. 299. ( 12) MARCARIA: Journ. of Scient. l nstr. X, 1933, 8, p:~ g. 242. (13) MARCARIA: Arch. Se. Bio!., 1937. 23, pag. 266. (14) MARCARIA, EoWARDS e DILL: Arn. Journ. of. Physiol., 1933, 1o6, pag. 689. ( 15) MARCAR!.\, EnwARDS e D11..1.. : A m. Journ. of Physiol., 1933, 106, pag. 68y. ( 16) MARCARIA e EowARDS: A m. Journ. of Physiol., 1934, 107, pag. 681. ( 1 7) NEwMANN: A. Journ. of Physiol., 1938, 122.• pag. 359· ( •8) MARCARIA: Mem. R. Ace. Lincc'Ì. Cl. Se. Fis. VII , serie 6a, 1938. pag. 299· ( •g) FISCHER: Tigerstedt's H:~ndb. d. physiol. Meth. II, 19I1, 3· pag. 188. (20) FE:-:N: Am. Journ. of Physiol., 1930, 93. pag. 433·


A PROPOSITO DELLA TERAPIA ANTISIFILITICA NEGLI OSPEDALI MILITARI Dott. Nicola T edeschi, primo capitano medico.

Il Rebaudi, col metodo da lui ideato ed attuato, ha senza dubbio for nito un'eccellente arma per diminuire le cosidette u crisi nitritoidi » o comunque le intolleranze agli arseno-benzoli ed anche per somministrare a dosi elevate e ravvicinate gli arseno-benzoli stessi. E' ormai acquisito a tutti i cultori della specialità in che consista il metodo Rebaudi, nello sciogliere cioè la polvere di arseno-benzoli in 3 cc. di epato-amine, e su quali principi sia fondato. Il dr. Sorge (1) quale capo del Reparto dermoceltico dell'Ospedale Marittimo di La Spezia, in 28 mesi, ha eseguito, su 918 luetici degenti o .unbulatori, 13111 iniezioni, a dosi scaJari, di arseno-benzoli fermandosi alla dose di o, 75, a giorni alterni, e, verso la fine con due giorni di intervaJlo. Il Sorge su una terza parte solamente all'incirca degli ambulatori non ha ritenuto di eseguire il metodo Rebaudi non essendovi urgenza di ultimare il ciclo di cure e per poter intercalare le iniezioni di Neo con quelle di Bi. Le giornate di degenza per 431 ricoverati nell'Ospedale M. M. di La Spezia sono state 9278, cioè una media di 21-22 giorni a persona. Il Castellaneta (2) aveva già rilevato i vantaggi contingenti della cura col metodo Rebaudi. Mi sia consentito di esprimere il mio parere sulla scorta dell'esperienza di quasi 15 anni di Capo Reparto dermoceltico negli Ospedali Militari, di cui 13 in quello di Bologna. I luetici curati negli OspedaJi militari sono nella massima parte giovani dai 21 (soldati di leva, raffermati ecc.), ai 35 anni (militari dell'arma dei CC. RR., della Finanza ecc. ecc.), con assoluta prevalenza dei primi. Premetto che nell'Ospedale Militare di Bolzano, nell'immediatn dopo guerra, ho eseguito cure di Neosalvarsan alla dose di 0,45 e o,6o a giorni alterm senza inconvenienti spiacevoli, e che ho abbandonato tale metodo per molte considerazioni, e tra le altre perchè. in qualche curato verso le ultime iniezioni (in complesso s-6 grammi a seconda dei casi e delle esigenze di servizio) venivano accusate cefalalgie miti, ma persistenti per un certo tempo. Nell 'ospedaJe militare di Bologna, accertata, per sistema, nel più breve tempo possibile, la diagnosi con la ricerca del treponema pallidum e con le reazioni sierologiche (Wassermann, Meinièke, Kahn, ecc.) ho praticato le ( l ) S ORGE : ( 2)

Riforma mcclica, 1937, n. 48. Giornale di Medicin a Mil iwrc, n. 3, 1936.

CAs"I'EL LA S,\:


A PROPOSITO DELLA TERAPIA ANTISIFILITICA ECC.

cure con il seguente medoto: due iniezioni endovenose a scalare bisettimanalmente, iniziando spesso con la O,JO, fermandomi alla o,6o, e intercalando nella scttim:-na stessa, una o ·due inie~ioni di Bi, secondo le dosi del preparato. In tre settimane perciò gr. 2,55 o gr. 3,15 a seconda dei casi, più le iniezioni di Bi; spazio di tempo sufficiente, almeno per la quasi totalità dei casi, per la scomparsa delle manifestazioni contagiose. I militari perciò venivano ordinariamente dimessi dopo tre settimane, e, se del Pre ~idio di Bologna, o di località viciniori, tornavano, su conformi disposizioni emanate dalla Direzione di Sanità, ali 'ambulatorio del reparto per la continuazione della cura, ovvero venivano opportunamente curati presso le infermerie reggimentali. Ail 'ambulatorio venivano pure avviati dal Presidio di Bologna e dai Presidi che consentivano il viaggio di andata-ritorno nella stessa giornata, ovvc ~ o venivano ricoverati tutti i casi dubbi di malattie veneree o della pell_e per la diagno! i di certezza, specie della lue, prima di iniziare qualstast cura. Occorre che io precisi che, per esempio, nel 1922 gli ospedalizzati per lue contagiosa o per altre manifestazioni di lue sono stati 101 che, con una media di 21 giorni di ricovero, rappresentano 2121 giornate di degenza. L 'ambulatorio per la cura cronica- intermittente della lue era frequentatissimo, con una media di 25-40 iniezioni endovena bisettimanali di Neo e di altri preparati arseno- benzolici e di altrettante endomuscolari di Bi. In tutto questo tempo non ho avuto, che due casi di « crisi nitritoidi >> vere e proprie, risoltesi favorevolmente, nei quali ho sospeso la terapia di arseno- benzoli: mai altri casi di vere e proprie in tolleranze non compatibili con la prosecuzione sorvegliata della cura; solo pochi casi di ittero lieve. Sia per i degenti che per i ricoverati ho sempre eseguito periodicamente l'esame dell'urine e gli esami sierologici e, occorrendo, esami ematocitocrometrici, poichè avevo la possibilità di lavorare nel Laboratorio di ricerche cliniche, che per alcuni anni ho anche diretto, annesso all'Ospedale. Praticamente dunque imbiancamento del luetico in tre settimane con gli arseno- benzoli sciolti in acqua bidistillata. Sono entusiasta del metodo Rebaudi, da me usato nei pochi casi con segni anche lievi, ma manifesti, di intolleranza. Il metodo Rebaudi consente inoltre l 'introduzione di dosi più elevate, e- quindi una cura d'attacco che sembrerebbe per la quantità di arseno- benzoli, essere più efficace; questo però non è stato dimostrato, e infatti la R. W. e le altre reazioni serologiche non ~hanno confermato, in quanto esse non sono state influenzate nel corso della cura in modo diverso da quanto avviene con gli ar~eno- benzoli, a dosi normali, sciolti in acqua bidistillata. Rilievo questo che potrebbe far sorgere il dubbio se la formula degli arseno- benzoli a contatto delle epato - amine, come di altri solventi, non si modifichi: il vantaggio quindi di introdurre dosi massive ravvicinate


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::.~pparirebbe

frustrato o almeno incerto ai fini di una azione più energtc.t dell'arsenobenzolo rispetto alle dosi, che chiamiamo normali: comunque · resterebbe sempre al metodo Rebaudi il merito di consentire la prosecuzione della cura, sempre sorvegliata, là ove si osservano segni di intolleranza. Le fiale di 3 cc. di epato - amine ·ai privati costano L. 4 ciascuna: ora se consideriamo una media minima di 5 0 ricoverati (numero al disotto della realtà) all'anno per ogni Ospedale Militare i quali cseguQno, a giorni alterni, ro iniezioni endovena con epato- ami ne, si hanno per ciascun anno 500 iniezioni, che moltiplicando per soli 10 Ospedali Militari fanno sooo iniezioni all'anno, cioè L. 2o.ooo circa: appare subito da questi dati, che qualche eventuale giornata di degenza in più, se anche necessaria, non è comp ensata per gli Ospedali Militari dal metodo Rebaudi, nè da altri metodi fino ra noti. Gli ambulatori poi, con l'uso sistematico delle epato-amine, quadnlplich erebbero almeno la cifra annuale. Io penso che il metodo Rebaudi, uno dei più, e forse il più logico fra quanti ve ne sono in uso, sia da riservarsi a casi singoli e non alla collettività, per la quale corrisponde benissimo uno schema di cure come yucllo da me ampiamente esperimentato ovvero uno si milare senza aggravio finanziario notevole agli Enti da cui dipendono gli Ospedali. L'A. prende lo spunto da recenti pubblicazio ni sulla opportunità di usare normalmente il metodo Rebaudi nella terapia antiluetica con arse no-benzoli, per dimostrare che con l'uso di dosi normali d'arseno- benzoli sciolti in acqua bidistillata, opportunamente d istribuite, secondo uno schema di cure già da lui praticato da molti 3nni, si raggi ungono gli stessi scopi senza aggravio finanziario degli Enti da cui dipen. dono gli Ospedali. L' A. riconosce i grandi benefici del metodo Reb:JUdi sopra tutto negli RIASSUNTO. -

arseno- intolleranti.

- - ''o= m...,-..:..·. - - -

6 -

Giornale di mctfìdna militar~.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE L. BALozET. ~

Le nostre attuali conoscenze sulla rabbia nei paesi tropicali e subtropicali e sua profilassi. Vaccinazione preventiva dei cani. (Archi,·es de rinstitut P:~ steur de Tunis, T. XXVII, n. 4, 1938).

La rabbia non è una mabttia tropic:~le propriamente detta. ma essa assume nei paesi tropicali e subtropicali degli aspetti particolari. Dal punto di ,·ista della profilassi, le pron·iJenze adottate nelle gr:mdi nazioni d'Europa, d'Asia c d'America. e che si son dimostrate così efficaci, nei paesi menzionati non dànno che risultati scarsi o adJirittur:l nulli.

I. - Diffusione della mbbia. - La rabbia è diffusissim:l in tutto il continente africano. Nell'Africa del nord francese essa è endemica, c 1:! sua frequenza non sembra d iminuire nonostante le misure adott:nc; al Marocco, in Algc:ria, in Tunisia, il numero delle perwne che si prcscnt:l all' Istituto Pasteur aum ~ nta ogni anno. In Tripolitania c in Egitto le cose non sembra vadano diversamente, ad o nta che il flagel lo dei cani erranti sia combattuto con lodevole zelo. L'Africa occidentale francese ha ricevuto il virus rabbico per mezzo dci traffici carovanieri; è da segn:~l:lre subito che la cosidert:l rabbia a utoctona, chi:1mata dagli indigeni << oulou - fato ))' non è qu:1lchecosa di diverso, ma è ,·era rabbia. I cani sono quasi i soli responsabili della malattia e prcssochè le sole vittime. i':cll' Africa occidentale inglese la malattia è conosciuta da molto tempo dagli indigeni; la sintomatologi:l e il comportamento del virus presentano delle differenze con la rabbia classica. N eli' Africa equatoriale la rabbia è stata scgn:1lata per la prima volt:1 nel 1920 da Boyé; presenta evoluzione rapida e fenomeni paralitici come quelli dcll'oulou - fato. Nell' Africa orientale la malattia è conosciuta nella Somalia britannica, nel Suda n anglo- egiziano, nel Kenya, nel Tanganika, neii'Uganda. Nell'Unione sud · africa na b rabbia è molto frequente, tr:mne che nella Rodesia del sud. Molto diffusa risulta nell'isola di Madaga~car, mentre sembrano indenni la Reunione, l'isola Maurizio e le Comore. Nelle regioni tropicali e subtropicali del continente asiatico la rabbia non è meno tliHusa; nell'India inglese b malattia è mantenuta, nonostante le numerose pro,•videnze profilattiche, dagli innumerevoli cani erranti che i costumi religiosi degli hindous vietano di uccidere. Anche lo sci:-callo assume una parte im porta nte. La malattia è segnalata in tutta l'estension:: degli Stati federali malesi, nel Siam, nelle Indie olandesi. Ncll'Indocina francese la rabbi; è frequentissima a causa del gran numero dei cani ra ndagi. Nel territorio di H ong- Kong la rabbia è una delle preoccupazioni principali dei servizi snnitari. L'Australia, la Nuov:1 Zclanda, le isole del Pacifico sembrano indenni. La rabbia classica esiste in tutto il continente americano; ma unn forma particolare di malattia, osservata nell'America del sud, nell'America centrale e nelle Antille, assume una speci:1le importan7a, di cui sarà det to in seguito. Il. - Gli animali Vt'ttori. - Nella maggior parte dci paesi che sono oggetto di questo studio. la rabbia è mantcnut:l e diffus:~ quasi unicamente dai cani; ma in tal uni paesi :;Itri animali assumono importanza epidemiologica. Nell'Africa australe bisogna ricordare le ginette (Genetta fclin:~) c le m:1nguste (Cynictus penicill:na). Nella Rodesia del


RIVI STA DELLA STAMPA MEDICA ITMJA:-J A E STRA:>: lERA

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n o rd i serbatoi del virus sono le iene e i cani selva tici (Lycaon pictus). Nell'Africa del sud b rabbia ha per caratteristica di co! p ire particolarmente i \"ivcrridi. Nell'America del sud e nelle Antille, la rabbia paralitica dei bovini \"iene trasmessa dai vampiri (Des rnodus rotundus, Diphylla caudata) come fu dimostrato per la prima volta dal Carini nel 19u e riconferrnato poi in maniera indubbia da Queiroz-Lima, Salles, Torres, Pawan. III. · l virus. - Come affer ma Remlinger, il virus rabbico in natura presenta poche ,-aried; tuttavia non si può dire che la rabbia si presenti sempre con caratteri costanti e c he i ,-irus non mostrino ddle differenze trJ di loro, pur non potcndcsi mettere in dubbio l' unicità originale del virus rabhico. che si manifesta chiar:1mentc nelle prove sperimentali (identità di effetti sugli animali inoculati, prove di immunità crociatn, prove di ncutralizzazicne con i sieri immuni). I sintomi della malattia talvolta possono prercnt:-.rsi in maniera anomala, sì da far pensare all'encefalo-mielite, alla malattia di Aujcszky. al botulismo ccc. Esempi di errori in questo senso sono numerosi, e taluni sono stati riferiti da Rc mlingcr e Bailly nel loro l:ll-oro sulle confusioni tra i virus neurotropi. Tra i '"irus r:~bbici ve ne sono di quelli <he hanno la caratteristica di dare negli :~nimali da ~perimento un'incubazione brnissima c una g rande aggressività. Si è voluto considerare come r::~bbia atipica la rabbia dr icana, detta culou • bro e la rabbia paralitica de! bovini sud :unericani. Rcmlingcr e Curasson hanno dimostrato, tagliando corte a ogni controversia, che il virus dell'oulou · fato è autentico virus rabbico. Nicolau c cclbb. ha nno poi d imo. ~trato che il virus produce delle inclusioni cellulari ana loghe ai corpi del Negri, ma non identiche; inoltre il virus si diffonde poco nell'orga nismo, si ritro\"a raramente nelle glan dole ~alivari, ciò che spiega lo scarso numero di contagi umani.

La rabbia paralitica sud· americana presenta dei cnratteri particolari, che interessano sia la patologia speciale della rabbia, sia la profilassi, sia infine la patologia generale della malattia da virus. L'epizoozia di S. Caterina. studiata da Carini nel r91t tra i bovini e g li equini, la peste del Rio Grande do Sud, la rabbia del Mato Grosso, il mal del Caderas dei bovini del Paraguay, la rabbia della Trinità che oltre ai bovini ha fatto numerose vittime tra gli uo mini, hanno una tale somiglianza di sinto mi da far subito pemare che si tratti di un' unica malattia. L'assenza o il piccolo numero dei cani colpiti, la predominanza quasi esclusiva delle forme paralitiche e la forte mortalità hanno sorpreso med ici, \"eterinarì ed esperimentatoci, che mettevano in d ubbio la na tura rabbica della malattia. Oggi però nessuno più mette in dubbio l'eziologia e la modalità di trasmissione delle forme morbose succitate, es~endo stata accertata in maniera indubbia da più parti la presenza del \'Ìrus rabbico nei vampiri e la modalità con cui questi lo trasmettono. E' stato assodato anche che i vampiri, sani o rabbici, non attaccano mai i cani, il che spiega perchè il carattere della rabbia sud· americana è quello di colpire i bovini e rispa rmiare i cani. La rabbia sud· americana non si differenzia da quella classica che in un sol punto: il predominio dei fenomeni paralitici, l'assenza pressochè completa negli animali inoculati dei fenomeni di eccitazione. A parte ciò, è da segnalare che anche nella rabbia sud· americana si ritrovano i corpi del Negri e si ottiene immunità crociata con la rabbia classica ; questa proprietà è stata utilizzata per vaccinare il bestiame col vaccino classico. Bisogna ricordare infine che esiste tra i pipistrelli una forma di rabbia ina pparente, accompagnata da virulenza della saliva e seguita da guarigione, fatto questo ~conosciuto per le altre forme di rabbia. IV. • Profilassi. ~ Le regole della profilassi antirabbica sono troppo solidamente stabilite perchè. possano essere ulteriormente discusse. Perciò che ri guarda la soppres~ ionc deg li animali vettori giova ricordare gli sforzi fatti in Brasile e alb Trinità per distrug-


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gere i vampiri con diverse modalità. Bisogna ricordare anche la vaccinazione preventiva dei cani, che rappresenta un aiuto prezioso nella lotta contro la rabbia; vaccinazione largamente diffusa in questi ultimi <~nni. Fra tutti i vaccini quelli più adoperati wno i tenicati (metodo italiano) e i glicero- fenicati (metodo giapponese). La facilità della loro preparazione e la loro lunga conservazione spiegano il ~uccesso ottenuto, giustificato d'altra parte dai buoni risultati pratici. L'Istituto Pasteur di Tunisi è rimasto fedele finora al vaccino all'etere di Remlinger e Bailly. Molto importante è b scelta del virus fisso da adoperare per il vaccino, si tratti di vaccini fenicati, glicero - fenica ti, al formolo, all'etere, al cloroformio; ogni tecnica si deve adattare al tipo di virus fisso. Quando non si prendono tali precauzioni si ottengono risultati discordanti tra i vari laboratori. Remlinger e Bailly hanno richiamato poi l'attenzione sul fatto che i diversi virus fissi non hanno tutti il medesimo valore Ci ntigene e che le paralisi postvaccinali avvengono con maggiore frequenza con taluni virus. La vaccinazione antirabbica ha ricevuto dalla pratica la consacrazione del suo ,-alore. I risultati ottenuti in Giappone dimostrano in modo evidente che la vaccinazione preventiva dei cani in un paese fortemente infetto, associata alla cattura dei cani randagi, offre dci vantaggi di gran lunga superiori a quelli ricavati dalla sola cattura; in effetti la rabbia sta per scomparire in quel paese. Risultati simili sono stati ottenuti altrove. Nelle r egioni tropicali e subtropicali la vaccinazione obbligatoria dei cani non potrebhe essere imposta, e la sua larga applicazione incontra notevoli difficoltà. Può rendere tuttavia dei note,·oli servizi nella profila~si individuale e fami·liare; infatti la maggior parte degli individui che richiedono la cura antirabbica è stata morsa dal proprio cane, e tal volta sono delle famiglie intere che si presentano, contaminate d:tll'animale domestico, col quale giocavano i ragazzi. La vaccinazione antirabbica preventiva evita queste conta minazioni domestiche, che talvolta assumono un a~petto tragico. La migliore protezione contro la rabbia paralitica sud · americana è la vaccinazione preventiva, la qu:<le risulta efficace per circa un anno. REITANO.

MEDICINA INTERNA E.

M EU LENGRACHT.

-

Ittero intermittente giovanile. (« Klini rche W ochenschrift ,,

24 gennaio '939• n. 4).

!n base a 24 osservazioni personali, accuratamente studiate e per lungo tempo seg uite, l'A. descri,·e una si ndrome caratterizzata da astenia fisica e mentale e lieve tinta ìtterica della cute e del le sclere. Tali sintomi a vol te sono appena accennati, a volte invece, e per lo più in coincidenza di affaticamento, di deficienza di riposo e di alimentazio ne, di intercorrenti disturbi g:mrcenterici o a carico di altri org:tni, sono abbastanza acl'entuati. L'esame dell 'orina nulla fa rilevare di anormale, talvolta presenza di urobilina: le feci sono ben colorate; mai eruzioni cutanee pruriginose. L'esame del sangue dimostra solo lie"e bilirubinemia; nessuna alrcrazione degli eritrociti, resistenza globulare norm:tk, ncn reticolocitosi, nè microcitosi. Milza e fegato nei limiti. T ale stato estremamente monotono in tutte le osservazioni riportate, ha decorso ~qu i s it:trncntc cronico, d ura nte il quale i due sintomi, astenia ed ittero, oscilla no nella loro inu:nsit:l. A volte il soggetto si rc nte compleramente bene e solo l'esame accurato può fa r rilc\'are leggera sfumatura gialbstra alle scleré. L 'affezic ne, già d:t altri AA. notata c diversa mente denominata in rapporto alb concezione etic-p:ncgenctica di css:t, per la scarsità dci sintomi d:t taluno è stata rite nu ta


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come una condizione fisiologica c quindi designata << colemia fisiologica » da Gilbert, " jperbilirubinemia fisiologica )l da H. v. d. Bcrgh. La stanchezza e l'ittero, che possono e!"scre alquanto ac.centuati, contrastano tale concezione. La maggioranza degli AA. ritiene che si tratti di una forma larvata o lieve di ittero emolitico cronico familiare. La sintomatologia sopra riportata, la quale dimostra l'assenza di alterazioni ematologiche, si oppone a tale definizione patogenetica, che solo un esame superficiale della casistica potrebbe giustificare. Polack ritiene che a base dell'affezione stia un'epatite cronica lieve (cronica epatite dci giovani), insorta come tale o consecutiva ad una forma acuta. La benignità dell'affezione, confermata attraverso un lungo periodo di osservazione, anche per decenni, il riwltato dell'esplorazione funzionale del fegato, dimostrante la sua normalità, l'assenza di alterazioni morfologiche dell'organo ci portano ad escludere una lesione epatica dimostrabile. Allo stato attuale più giustificata appare l'ammissione di u na meiopragia o disfunzione epatica costituzionale. Ciò trova conferma nella comparsa familiare dell'affezione sotto l'azione di malattie intercorrenti o di affaticamento o disagi di qualsiasi sorta. Essa colpisce esclusivamente i giovani c con maggior frequenza il sesso maschile. Per la esatta definizione nosografica non è senza importanza la denominazione della sindrome. Escluse da quanto si è detto quelle che importano una errata interpretazione patogenetica, potrebbe quella di cc colemia familiar~ semplice >> di Gilbert essere accettabile; però è da osservare che il carattere familiare non ~mpre è dimostrabile. Più rispondente appare all'A. la designazione di cc subittero cronico intermittente giovanile» o più semplicemente « ittero intermittente giovanile >l. Essa è basata sulle note più significative dell'affezione e prescinde da indicazioni patogenetiche, di cui attualmente non disponiamo, almeno in modo sicuro.

R. n'ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE L. DEJOU. -

Considerazioni sul tetano tropicale. (u Revue de Chir. ll, ottobre 1938).

Il tetano è frequente nella maggior parte delle colonie tropicali francesi. I metodi di cura adoperati per la sua cura si fondano sull'uso del siero antitetanico e differifcono o per la via d'introduzione del siero o per l'aggiunta a questo di sostanze medicamentose che agiscono sul sistema nervoso o<l elettivamente a contatto con la tctanotossina o ~intom aticamente come sedativi degli spa~mi. Il Rossi ha adoperato la via endorachidea (metodo di Sicard e Camus) associata alla iniezione nel seno longitudinale, ottenendo il 50 % di guarigioni. Il L huerre ha raggiunto il 67 Oj, di guarigioni con l'uso di dosi massive di siero (in totale 400 cc. del siero da 1500 U. I. o 240 cc. del siero da 5000 U. T. in tre giorni) per via endovenosa e di solfato di atropina (3 / 4 di m m gr. pro die per due giorni) per via ipodermica. Couvy ha avuto l'So % di guarigioni con l'associazione dcll'urotropina (3 gr. per i bambini e ~ino a 9 gr. per gli adulti della soluzione al 25 %) per via endovenosa od orale, a l siero (in totale 320-620 cc.) per via endovenosa o sottocutanea. L'urotropina anebbe la proprietà di rendere permeabili le meningi. Oufour allo scopo di scindere la combinazione cervello- tossi na e permettere l'azione del siero sulla tossina così liberata, ha adoperato il siero per via endorachidea (rn totale 150 cc.) e sottocutanea od intramuscolare (in totale 3000 cc.) sotto anestesia con il clore>forrnio. L'A., però, ritiene pericolofa l'anestesia nei tetanici.


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Infine Blak h a associato alla siere-terapia l'uso del w lfato di magnesio n ella quantità di 1 cc. per 25 libbre di peso per via endorachidea. Il solf:lto di mag nesio ha un'azio ne sedati,·a sulle contratture e sugli spasmi, simile, ma più completa e duratura, a quella degli anestetici. la quale non solo :mcnua le to rture fisiche dell'ammalato, ma può evitare la mort~ immediata. L ' um endorachideo del solbto di magnesio può però (.br luogo a disturbi cardiaci c res piratori talora mortali e a parapleg ie con ritcnzione d'urina ge ne ralmente transitorie. tuttavia viene sopportato tanro megl io quanto più acce ntuate sono le contratture. I risu ltati deii:J cura del tetano o ltre a dipendere da l luogo e dalb razza, variano con il tipo della porta d 'entrat:J dell'infezione, l'impiego di siero preventivo e la prccocità della siero tcra pia, fattori che insieme alb cura stessa influiscono sulla prognosi. Jnbtti il tet:Jno da puntura delle o recchie è meno grave di quello cl:~ lesio ni dei piedi spesso mortale più ancora di quello ombelicale o d i quello chirurgico; la composizione chimica del terreno infl uirebbe sulla virulenza del bacillo; l'immunità spont:~n ea, acquisita in seguito a iievi tetani pos~a ti inosscn·ati e quella medicamentosa acquisita con l'uso d ella sieroprofi lassi se no n im pediscono la malattia la rendono almeno benigna; e la sierotera pia iniziata al più pre~w e a forti dosi è indispensabile per un eventuale buon successo perchè l':~ntitossina è in grado di agire solo contro la secrezione della tossina e la tossina circolante, mentre la tossina fi ssata prosegue ineluttabilmente la sua opera sul sistema nervoso. La tetanotossina fissata potrà essere neutralizzata dallo stesso tessuto nervoso prima che abbia avuto effetti nefasti sui centri bulbari. Da ciò ~i com prendono gli insuccessi comuni dei metodi che si propongono di agi re sulla tetanotossina g ià fissata. La percentuale delle guarigioni varia poco per un metodo od un altro purchè il siero l'i a alla base della cura. L'A. ritiene però che la via endovenosa sia più pericolosa della sottocutanea e della intramuscolare, dato che l'introduz ione massiva di xoo-120 cc. di siero entro vena espone al pericolo mortale della anafilassi. Tuttavia la tecnica di Couvy sarebbe non wlo semplice ed economica, ma anche sicura. L' A. inoltre non è favorevole all'intervento chirurgico sul focolaio tetanigeno giacchè l'escissione e la messa a piatto di esso sopprimono, come la sieroterapia, il focolaio d i elaborazione della tossina, ma non sono in grado d 'influire sulla tossina g ià entrata in circolo ed anzi esacerbano le tossine nei te~suti incisi. Il tetano, sopr:~tutto nei terren i tetanigeni, è imprevedibile ed è impressionante la sua comparsa in opc::rati quando nè un tra uma, nè un' insufficiente steriìizzazione ne sono la causa. Questo tetano operatorio endogeno sporadico è dovuto al risveglio di un tetano latente per la presenza di germi o tossine introdotte nella regio ne nella quale s'interviene attraverso una porta d'entrata lontana e ~pesso non ricordata nella anamnesi. E' stato infatti dimostrato sperimenmlmente e clinica mente che il germe e la tossina possono ris,·egliarsi dopo mesi ed anni in seguito ad uno ch oc chirurgico o medico e possono trovarsi lcntano dalla loro pcrta d'entr~ ta, particolarmente alla radice degli arti. TI tetano dopo istercctomie può essere messo in rapporto ::~d un tetano latente do,·uto ;l ll'u~o nelle m etrorragic di decotti di scorza d'albero o di soluzioni mal bollite da parte delle indigene. T alora si tratt:J del r isveglio di un te ta no cro nico localizzato. il quale può essere !Ospcttato con la ricerca di sintomi in atto o nell'anamnesi. Data la im prevedibilità del tetano operatorio endogeno. l' A. co nclude che è interesse dei chirurg i che ve nga ge neralizzata a tutti i coloniali la vaccinazione antitetanica che g ià è in uso nell'esercito.

uso

E. ZAFF IRO.


RJVISTA DELLA ST A.'v!PA MEDICA ITALIANA E STRA:-JIERA

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RADIOLOGIA A. VALLEBONA. - Stratigrafia. - 1938. Due volumi di pagine 100 con 73 tavole e 162 figure. (Milano, S. A. Alfieri e Lacroix). Non ostante l'A. premetta che il raccogliere sotto forma di monografia le nozioni sinora acquisite sulla stratigr:Jfia si presenti non facile data la straordinaria disparità di

concezioni e di mezzi tecnici non esiste nella bibliografia mondiale un lavoro che per originalità di vedute, dottrina, esposizione piana e concisa, nitidezza di figure, relati va brevità ecc.: possa competere con questo che ci presenta il dotto radiologo genovese Vallebona, allievo degnissimo di quel pioniere e martire della radiologia italiana che è Vittorio Maragliano. Nessuno meglio di Vallebona, radiologo di riconosciuta perizia, poteva portare a tem1ine questo lavoro dove la sua non comune cultura, la sua capacità di d idatta, la sua abili~ tecnica balzano vive agli occhi del lettore sin dalle prime pagine. L 'opera cui è stato di recente assegnato il cc premio Ferrania >> di Radiodiagnostica di L. 10.000, è divisa in due volumi, il primo di testo, il secondo di figure. La strarigrafia, ossia la radiografia di uno strato (sinonimo di tomografia e di planigrafia) è un metodo scientifico di altissimo interesse la cui scoperta, come è da tutti sostenuto, si deve alla genialità del Vallebona. Convinto che la sovrapposizione e conseguente sommazione delle ombre sia una delle cause che maggiormente limitano la possibilità della radiodiagnostica, l'A. si è sforzato di trovare un metodo che permetta di ottenere una dissociazione delle ombre in modo da sele"lionare ed osservare iwlatamente ogni strato e q uindi ciascuno di quegli elementi che, sommandosi, costituiscono la comune immagine radiologica sintetica. E con tenacia pari alla genialità è riuscito nel-

l'intento. Il volume consta di varie parti : la prima getta le basi geometriche della Stratigrafia di cui sviscera (sulla scorta degli studii del Bistolfi) a fondo il problema; la seconda concerne lo studio delle differenze che caratterizzano le diverse tecniche proposte e considera alcuni problemi d'indole pratica (grado di sfumatura delle ombre disturbatrici, dettaglio dello strato di osservazione, scelta del movimento uni o pluridirezionale). In altra parte sono descritti i vari i apparati e dispostivi per la stratigrafia. Un a trattazione particolare viene fatta dell'ultimo modello di Stratigrafo che, wlle direttive di Maragliano c Vallebona, è stato costruito dalla ditta Meschia e Co. di Milano. Col detto modello si hanno i seguenti vantaggi: rapidi tà di presa fotografica, nessu na pratica limitazione della distanza fuoco- lastra, assenza di sollecitazioni meccaniche al tubo radiogeno. Infatti il principio di funzionamento su cui è impostata la sua costruzione è quello della rotazione del paziente attorno ad un suo asse longitudinale, rispetto alla congiungente. tenuta im mobile, tubo -lastra. L 'ultima parte è dedica ta alle applicazioni pratiche della stratigrafia nell'indagine radiologica. L'cp~ra geniale che il Vallebona presenta in elegante veste tipografica, avallata, già com'è, del premio Ferrania, è stata accolta con vivo interesse dal mondo scientifico e il

successo pieno che già le arrise si farà senza dubbio sempre più grande. D E LuciA. }. A. SARALECN(, D. M. Scoperte rad1ologiche nella esplorazione delle vie biliari. ( c• Journal de Radiologie et d'Eiectrologie )), gennaio 1939). L 'A., rilevando l'importanza e spesso la necessità di esplorare le vie biliari insieme alla colecisti, indica e descrive u n metodo di grande utilità pratica, la colangiografia,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA!'•nERA

atto a svelarci le condizioni anatomiche e funzionali della vescichetta e dei dotti biliari. Come mezzo di contrasto adopera una sospensione acquosa di ossido di torio colloidale (thorotrast Heyden al 50 % riscaldata alla temperatura del corpo), assolutamente innocua. Dal 1933 l'A. ha praticato 518 colangiografie in svariate affezioni delle vie biliari, ed ha raccolto dati copio~i, tali da giustificare che la tecnica venga introdotta come metodo abituale nello studio clinico-radiologico delle affezioni biliari. La colangiografia può essere praticata durante l'intervento o dopo aver eseguita la fistola biliare operatoria. E' . preferibile attenersi a questa seconda modalità e cioè :;Ila colangiografìa postoperatoria (C. P. O.). Fattori organici, anatomici e funzionali sono la causa delle svariate lesioni che formano il quadro clinico polimorfo delle affezioni biliari. I fattori organici ed anatomici si determinano nella vescichetta biliare, nelle vie biliari escretrici, nel peritoneo e negli organi adiacenti, ad es. nel pancreas; i fattori funzionali hanno origine più estesa, fornendo un quadro fisiopatologico meglio riconoscibile ed interpretabile grazie alla colangiografia. Gli elementi che risultano dalla tecnica esposta sono non soltanto segni patologici, ma anche dati anatomo-fisiologici. Infatti in una vescichetta normale la colangiografia ci fa vedere la reale esistenza dello sfintere colecistico, dimostra le contrazioni delle pareti della colecisti, che si svuota a tappe in 15-20 minuti, ci permette l'esplorazione del dotto cistico, del coledoco e talvolta dell'epatico, ci fa vedere la reale esistenza dello sfintere di Oddi, le onde peristaltiche lente e regolari del coledoco. Il cistico appare sinuoso o a spirale, ad opacità più persistente, come ~e esistesse una stasi cistica da considerarsi normale. Il coledoco è più visibile del cistico, con pareti regolari e calibro di 5-6 millimetri. La visualizzazione dell'ampolla di Vater è da considerarsi come parolo. gica. All'A. è riu~cito differenziare nettamente lo sfintcre superiore o antrale, inncrvato dal vago, e inferiore o papillare, innervato dal simpatico. La litiasi epato-coledica è tra le complicazioni più frequenti e gravi della calcolosi biliare e sfugge quasi sempre alla colccistografia ordinaria, mentre viene dimostrata dalla colangiografia postoperatoria, col va ntaggio di poter applicare anche gli altri trattamenti medici della litiasi, il lavaggio diretto delle vie biliari con l'etere- paraffina (prova di Prinban). I c:~lcoli intracanalicolari, dopo il riempimento opaco del dotto, appaiono come ombre negative, simili ai calcoli vescicolari dopo la prova di Graham- Cole. N"ei casi di ostruzione calcolosa del collo della vescichetta o del cistico, il mezzo opaco può passare o non passare: nel primo caso si ha una netta visualizzazione dell'ombra del calcolo come immagine lacunare; nel secondo caso si osserva l'opacità terminale del coledoco a forma di semiluna. Se vi sono immagini multiple. le immagini di difetto sono multiple. La vescichetta, esclusa funzionalmente da un calcolo incuneato nel cistico. può essere grande e piena di liquido, o piccola e retratta e piena di calcoli. La sede più frequente dci calcoli canalicolari è il coledoco. Nella litiasi del coledoco, i calcoli, unici o multipli, sono situati d'ordinario nella sue porzione terminale, ne producono ostruzione parziale o tot:lle e dilatazione Jel tratto scprastante. Le dilatazioni del .:olcdoco possono accompagnarsi ad aumento, più spesso a diminuzione o abolizione del peristaltismo. T calcoli situati nello shntere di Oddi permettono il passaggio di una piccola quantità di liquido opaco e si rendono così visibili come immagini negative; quelli situati nell'ampolla di Vatcr confondono la loro ombra con quella duodenale. Molto utile al chirurgo è questa diagnor.i precisa di sede del calcolo. Segno accessorio della calcolosi è la dilatazione talvolta cospicua delle ,·ie biliari txtraepatiche per la stasi biliare cronica. Molto meno frequentemente i calcoli possono essere situati nell'epatico e anche nelle vie biliari intraepatiche di secondo e terzo grado. Essi sono fissi, provocano ostruzioni parziali o totali delle vie biliari, c si accompagnano a dilatazione delle vie biliari alte di diverso grado. Altro segno accessorio di litiasi del coledoco è la visualizzazione del dotto


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pancreatico di Wirsung, la cui ombra canalicolare forma con l'immagine del coledoco un V aperto in alto, visibile per 4- 5 centimetri. Al riempimento del Wirsung bisogna dare il valore di uno stato funzionale anormale della papilla; esso è molto raro ad osservarsi nella ostruzione alta dello sfìntere di Oddi, e ciò è importante per la diagnosi differenziale tra lesioni sfinteriche e lesioni papillari. Anche nelle odditi stenosanti, nelle discinesie epato-biliari con alterazioni funzionali dello sfintere di Od di, il Wirsung si è reso visibile. Secondo l'A. ogni ostruzione calcolosa del coledoco, constatata o sospettata durante . un intervento, indica la colangiografia previa apertura di una fistola vescicolare, inviando ad un secondo tempo l'intervento definitivo, in funzione dei dati raccolti dalla esplorazione clinica e radiologica. Grazie all'inter.,ento preventivo si ottiene una condizione di drenaggio semplicissima e favorevole al malato. Dati importanti si hanno pure nelle discinesie epato-biliari; biwgna considerare il meccanismo di concentrazione della bile e il meccanismo di eliminazione. Per il riconoscimento radiologico del primo, s:i terrà conto delle alterazioni funzionali ed anatomiche òeiJa vescichetta biliare, dello sfimere colecistico e dello sfintere di Oddi; nei riguardi del secondo bisogna studiare il flusso della bile dal fegato alla vescichetta, da questa al duodeno, e dal fegato al duodeno attraverso i dotti biliari. L'alterazione di questi fattori crea modificazioni essenziali nel normale deflusso della bile, producendo stasi biliare, di notevole importanza nella genesi della litiasi. Il quadro delle discinesie è spesso oscuro e si identifica con la sindrome vescicolare dolorosa pseudolitiasica, ove la colccistectomia uon dà risultati pratici. Nelle colecistiti croniche alitiasiche si osserva una vescichetta piccola, con iperperistalsi, che si distende e duole gÈà con 8 · 10 cc. di liquido opaco; si osservano ancora spasmi dello sfintere colecistico che arrestano il passaggio del liquido opaco per alcuni minuti; l'epatico e il coledoco iperperistaltici e talvolta anche con antjperistab. E' a livello dello sfintere di Oddi che si manifesta specialmente lo stato spasmodico di tutte le vie biliari, accompagnantesi poi ad una stasi della bile. Radiologicamente il tratto intrapancreatico del coledoco appare acuto, con aspetto conico, a bordi irregolari, come nella pa,ncreatite cronica stenosante, con accentuata iperperistalsi. La persistenza di tutti i caratteri nelle radiografie in serie, è ~egna di lesione organica. La stasi biliare funzionale dunque è più transitoria di quella che si riscontra nei casi di lesioni organiche, e lo stato irritativo del sistema neurovegetativo produce un quadro radiologico atto a differenziarla dalle ostruzioni organiche. Infine nell'addite retrattile il coledoco è poco ·dilatato, il dotto intrapancreatico è molto corto e con pareti regolari; il liquido opaco, dopo un arresto più o meno persistente alla parte terminale del cono sfinterico, cade a poco a poco nel duodeno. Tn que~ ta affezione è stata o~servata più frequentemente l'iniezione del dotto di Wirsung. Nel cancro della testa del pancreas l'ittero persis.tente è il segno di allarme, una delle prime manifestazioni è l'ostruzione del coledoco, che appare anche disteso, senza peraltro raggiungere le dimensioni che ha nelle ostruzioni calcolose. Nella sua parte terminale finisce bruscamente e con un bordo convesso; la peristalsi è diminuita o mancante; tra estremo terminale del coledoco e duodeno, esiste un difetto di opacità corrispondente al tumore pancrea ti co. Concludendo esistono segni radiologici importanti che ci permettono di sospettare la diagnosi etiologica delle ostruzioni croniche, il cui studio è del più alto interesse clinico, tale da giustifiçare l'importanza della çolangiografìa postoper;~tori a , utilizzando le sospen~ioni acquose colloidali opache.


RIV ISTA DELLA STr\1\·ll'A MEOICA ITALI:\:-JA E STRANIERA

NEURO-PSICHIATRIA V. E. VENTURA. - Un caso atipico di malattia di Thomstn. (u Neopsichiatria », n. 5· vol. IV, settembre- ottobre 1938 - XVI). L'A., partendo da una osseryazione clinica di malattia di Thomsen nella quale i ùisturbi miotonici (alla Thomscn) compari,·ano col freddo c cessa,·ano riportando l'infermo in ambiente riscaldato (come si verifica nel morbo di Eulemburg), an·icina la miotonia congenita del Thom~e n alla paramiotonia congenita dell'Eulemburg. Entrambe sono malattie nettamente ereditarie che differiscono fra loro per vari caratteri clinici (modo d'insorgere e di cessare dell'episodio mioclonico, particola ri reazioni elettriche, ecc.). Anche dal punto di vista anatomo- patolo&rico vi sono caratteri differenziali, ma esistono anche caratteri comuni delle lesioni nervose non solo fra le varie forme di mior~ nia, bensì anche fra le miotonie c le miopatie. Tali lesioni comuni interes~a no partic~ larmente il sistema extrapiramidale ed i centri vegetativi. Questi vari aspetti del problcm:~ - in gran parte messi in chiaro dai ricercatori moderni - tendono ad avvalorare sempre più l'ipotesi che esista una certa parentela fra le varie miopatie credo-familiari. Una simile ipotesi potrà venire ognor meglio avvalorata dalla conoscenza di casi atipici sul genere di quello illustrato dal Ventura; difatti, mercè queste osservazioni sarà possibile completare la catena che unisce i vari tipi di miopatie credo- familiari e renderne più evidenti i reciproci rapporti. CARLO RIZZO. V. CHALLIOL. - Osservazioni neurologiche sulla pupilla («Il Baglivi n, n. II - 12, novembre- dicembre, 1938-XVJI). Per la 17" Riunione neurologica inte~oozionale annuale - svoltasi a Parigi nel giugno 1938 - trova vasi all'ordine del giorno il tema: «la pupiiJa in neurologia>>. Lo Challiol fa una lucida sintesi delle comunicazioni svoltesi su questo argomento, per molti aspetti così importante, e riassume i punti di vista dci più autorevoli studiosi che parteciparono alla interessante discussione in proposito. Anzitutto venne affrontato l'argomento della semiologia delle pupille e del valore diagnostico delle modificazioni pupillari. L'esame delle pupille deve essere fatto, principalmente: a) allo stato di riposo (col che è possibile constatare sia una va riazione del diametro pupillare rispetto alla norma, sia un 'irregolarità del contor no, sia una differenza di diametro fra le due pupille); b) in condizioni dinamiche (e questa ricerca può far osservare la modificazione o l'assenza del riflesso fotomotore e della reazione all'accomod:~zione e alla convergenza; l'event uale presenza delle cosidctte reazioni pupillari paradosse). Principali anomalie del diametro pupillare: la miosi bilaterale si riscontra soprattutto nella tabe; ia midriasi bilaterale è un reperto frequente nelle malattie estese e diffuse dell'encefalo e dei suoi involucri (meningiti, emor ragie meningee, ascessi cerebrali, ecc.). L'irregolarità del contorno pupill:m: ha importanza, in neurologia, solo se sono pre!enti ~.Itri sintomi morbosi quali l'anisocoria e l'alterazione dci riflessi pupillari. L 'anisocoria può essere fisiologica (p. es., nello sguardo lateralizzato si osserva dilatazione della pupilla omologa al lato verso cui è rivolto lo sguardo: fenomeno di Giannelli- T ournay); abitualmente, però, l'ineguaglianza pupillarc è espressione di ncuropatie svariate e la si riscontra nelle mal:mie della base cranica (per lesione dell'oculomotore comune), nelle meningiti acute, nelle affezioni dei peduncoli cerebrali (sclerosi a placche, encefalite epidemica acuta o cronica, ecc.). nelle sindromi simpatiche (e si avrà miosi unilaterale in caso d'insufficienza del simpatico, midriasi in caso d'irritazione simpatica), nelle


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAL!At\A E STRANIERA

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forme neuroluetiche (meningiti sifilitiche, tabe dorsale, paralisi progressiva: ed in questi casi alla anisocoria si accompagna frequentemente l'irregolarità del contorno pupillare ed il sintomo di Argyll- Robertson che è costituito, essenzialmente, dalla perdita della contrazione pupillare allo stimolo luminoso con conservazione della reazione all'accomodazione ed alla convergenza). Meritano una menzione a parte le anisocorie per azione a distanza, che possono osservarsì nelle malattie dei denti, delle tonsille, dei seni facciali, dell'orecchio; talvolta la regolazione neuro-pupillare può essere alterata da stimoli abnormi provenienti dalle pleure, da! mediasti no e perfino dai visceri sotto- diaframmatici, ecc. La questione della cc prova dei colliri >> (proposta nel 1903 dal Coppez) è stata poi presa in diligente esame. Non credo inutile accennare che essa tende a fornirci il mezzo di sapere, di fronte ad un 'anisocoria, quale è la pupilla malata, e di stabilire se si tratti di un fatto paralitico o spastico: quesiti a volte di grande importanza e che spesso i soli dati clinici non risolvono sicuramente. Ecco in che consiste questa prova: Nell 'occhio la cui pupilla è più larga si istillano alcune gocce di una soluzione di cocaina al 5 %: se il diametro pupilla re aumenta ulteriormente si tratta di una midriasi paralitica, perchè la cocaina sovrappone alla midriasi già in atto un eccitamento del simpatico; se il diametro non cambia si tratta di una midriasi spastica, giacchè la cocaina non agisce sul d ilatatore già contratto; quando la pupilla è normale si osserva soltanto una leggera dilatazione. I0

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2° - Nell'occhio la cui pupilla è più stretta si istilla ugualmente un collirio alla cocaina: se la pupilla si dilata essa è normale; altrimenti, la susseguente istillazione di qualche goccia di solfato d'atropina all' I % provoca una forte dilatazione se si tratta di una miosi spastica, mentre - se la miosi è paralitica - l'azione dell'atropina sarà appena apprezzabile. La prova dei colliri - usata anche per potenziare, mediante un midriatico, le anisocorie latenti o poco appariscenti - pur non mettendo il diagnosta completamente al riparo da errori, costituisce un buon elemento di ricerca che è consigliabile anche per la sua grande semplicità. Infine, è stato oggetto di appassionata discussione l'argomento - così importante sotto molti aspetti - dello stato delle pupille nei tumori cerebrali e nei traumi cranici. A) Generalmente, nei tumori cerebrali le pupille sono alquanto dilatate. Può esistere anche l'anisocoria, la quale sembra però sprovvista d'importanza localizzatrice. Non è rara l'abolizione isolata del riflesso fotomotore: col che si ha un pseudo ArgyliRobertson che può contribuire a localizzare il neoplasma nella regione dei tubercoli quadrigemini anteriori. B) L'esame delle pupille nei traumi cranici assume spesso notevole importanza perchè i risultati che esso fornisce possono essere di guida al chirurgo che deve intervenire d'urgenza. Nelle fratture craniche chiuse prevale la midria5i, soprattutto nei casi si emorragia intracranica. s~condo i più la pupilla omolarerale alla lesione è sempre più precocemente e più ampiamente midriatka. E' necessario osservare ripetutameme le pupille dei craniotraumatizzati per seguirne le modificazioni e sorprenderne l'anisocoria. ma questo è un sintomo così importante che per molti (ad esempio, per la scuola nord- americana) la stessa presenza di un'emiplegia ha valore localizzativo meno attendibile della dilatazione pupillare omolaterale alla regione lesa. L'areflessia pupillare alla luce accompagna spesso la midriasi e induce sempre ad una prognosi molto riservata. I disturbi pupillari immediati i ndicherebbero l'esistenza di un ematoma intradurale agente sull'apparato neuro · vegetativo della pupilla col meccanismo della compressione. Nelle violente commozioni cerebrali (senza ferita esterna) i sintomi pupillari sono sostanzialmente quelli osservabili nei casi di fratture chiuse.


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Nelle ferite penetranti del cranio la midriasi può dirsi costante, tranne quando la lesione si arresta al!e ossa della volta, senza che le meningi vengano interessate. Finalmente, quanto ai disturbi pupillari tardrvi, questi wno stati osservati in vari cranio- traumatizzati anche a distanza di anni (e consistono, principalmente, in un pseudo Argyll - Robertson tal volta bil:J.terale. più spesso unilaterale ed omologo al lato della lesione); ma occorre una grande cautela nella valutazione di questi sintomi tenendo soprattutto prese~te la pocsibilità di una neuro - lues o di una lesione delle vie ottiche o del III paio. CARLO Rtzzo.

Sindromi neurologiche non comuni da folgorazione (emiplegia tardiva; paraplegia da radiculo-polineurite; spiccato risentimento meningeo). (•<Ri vista

M. BERcoNzi. -

sperimentale di Freniatria l> , fase. 3, settembre 1938-XVI). Come l'A. avverte sin dal principio della sua trattazione, i contributi sugli effetti della folgorazione « non sono numerosi e, per le circostanze nelle quali di solito si producono gli accidenti relativi, non sempre possono essere studiati in modo esauriente. A questa manchevolezza in profondità, non è male supplire moltiplicando le osservazioni in estensione : quello che manca ad un caso può essere evidente nell'altro e dalla sintesi dei vari contributi risultarne conoscenze utili e necessarie ll . Per t::tJi considerazioni l'A. ritiene opportuno rendere note due osservazioni cliniche. Le precedono interessanti e aggiornate - anche se, necessariamente, incomplete notizie sulle differenze e le somiglianze morfologiche tra folgorazione ed elettrocuzione, sulle lesioni che questi due diversi tipi d'infortunio producono a carico del sistema nervoso, sul decorw delle manifestazioni morbose nei differenti elettrotraumi, sulle relative prognosi, ecc. Qualsiasi parte del sistema nervoso può essere prevalentemente interessata dalla scarica elettrica: d'onde la disparità qualitativa e quantitativa delle sindromi osservate. Paraplegie ed emiplegie spastiche, atrofie muscolari di tipo midollare, encef::tliti ed anche nevra~siti disseminate sono i quadri nevrologici più frequentemente constatati nelle gravi forme di folgorazione o di clcttrocuzione, dal punto di vista nevrologico. Psichic:tmente sogliono aversi episodi transitori e di durata generalmente breve. caratterizzati da stati crepuscolari, ansiosi, confusionali, ecc. Le forme mentali persistenti e gravi sarebbero eccezionali. <1 Un ultimo accenno aggiu nge a questo punto il Bergonzi - deve essere fatto circa i rapporti fra folgorazione e nevrosi traumatica. Il Panse ha voluto compiere una ricerca di grande interes~e: egli ha riunito 202 casi di folgorazione dal r834 al 1925, ed in base al loro esame ha potuto stabilire l'assenza di ogni sindrome riportabile alla neurosi tr«umaùc::t prima del 1891, prima, cioè. della promult,razione delle leggi sulla assicur:tzione infortunistica (in Germania). Anche successivamente i casi di nevrosi ùuratura furono riscontrati solo in individui che avevano interessi assicurativi. Negli altri la sintomatologia a tipo ncvrosico fu sempre di breve durata e, come molti altri sintomi riconducibili alla folgorazione, si risolse spontaneamente. Tale constatazione rorta. secondo iJ Panse. un valido argomento contro la realtà della nevrosi traumatica in genere che si mostra inesi$tente proprio là ove, per la natura stessa del trauma ledente elettivamente il sistema nervoso, più facile dovrebbe essere la sua osserva?.ione " ·

A parte altre notevoli constatazùmi e considerazioni fatte da vari A A. prima e dopo il 1925 sul substrato anatomico delle cosiddette <• nevrosi traumatiche», l'argomentazione del Panse r1on regge anche perchè essa non depone sfcuramrote contro la effettiva csi.<tenza di tali nevrosi. Queste forme potranno bens~ esse·re (e forse con


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA qualch~ arbitrio) limitat~ alla risonanza psicosica dci due

fattori: trauma + idea d'indt:n·

nizzo; ma tal~ risonanza - eh~ nu/Ja ha a eh~ far~ con la s-imulazion~ - incid~ pur sempr~ sulla capacità lav()T"ativa de//'infartunato e dev~ essere presa in equa co-nsidera::ione e indennizzata. sia pure modestam~nu tenuto conto della sua guaribilità. Nota del recensore. Il Bergonzi, quindi, illustra ·accuratamente due casi personali di esiti neurologici da folgorazione. Il primo di essi era caratterizzato, clinicamente, da una alquanto tardiva, ma persistente emiplegia destra con afasia; il secondo consisteva in una precoce parapleg1a flaccidn a decorso lentamente regressivo: entrambi i casi (massime il primo) presentavano reazioni liquorali di tipo meningitico. L'A., dopo una cospicua discussione eziopatogenetica, conclude attribuendo la prima delle sue osservazioni ad un'arteriopatia cerebrale traumatica e la oeconda ad una poli-radicolite. Ho creduto opportuno riferire questo lavoro del Bergonzi sia per l'interesse dei casi da lui studiati, sia - e soprattutto - per segnalare ai colleghi in veste medico-legale una recentissima fonte in tema di folgorazioni e di clettrocuz ioni sui cui esiti (reali o presunti) si è non di raro chiamati ad esprimere un parere. CARLO Rrzzo.

OFTALMOLOGIA G. CAVALLACCI. 1938- XVII).

L' auroterapia nel tracoma. (<<Archivio di Oualmologia >,, n. 11- 12,

L'A. ha compiuto numerose esperienze di terapia del tracoma col Solganol B oleoso che presenta il duplice vantaggio di una facil:: diffusibilità negli annessi e nel globo oculare e di una scarsa azione tossica generale e locale. Dal complesso delle ricerche risulta che ta le preparato, usato localmente per istillazioni e per un periodo di circa due mesi, non ha esplicato in complesso una rilcvabilc efficacia terapeutica nel tracoma e nelle sue complicanze corneali; se somministrato per iniezioni endomuscolari, in dose complessiva di 2-4 grammi, come solo mezzo di cura, si è rivelato insufficiente, mentre se associato alla comune terapia locale ha esplicato notevole influenza risolutiva sul dccorm della malattia. TESTA.

CHIMICA

La chimica e il problema della riduzione dell' energia dissipata negli isolanti elettrici. (<<Annali di Chimica applicatl )), vol. XXIX, fase . 2°).

L. CAvALLARo. -

I n una precedente nota bibliografica pubblicata a pag. 1070 del fase. XI, novembr e 1935- XIV, di questo Giornale - abb iamo diffusamente trattato degli interessanti lavori di chimica- fisica che il chiaro prof. Leo Cavallaro - dell'Istituto di Chimica ge nerale c inorganica del la R. Università di Genova - conduce, con vera passione e profonda competenza, in questa sfera di promettente attività e di attualità scientifica. Siamo lieti pertanto di richiamare l'attenzione degli stud iosi sui risultati delle nuove indagini sperimentali da lui eseguite, che gli forniscono larga fiducia sulle possibilità di applicazione dci metodi chimici per spianare la via alla soluzione di important i quesiti tecnici.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

L'A. - nella memoria di cui ci interessiamo - dà particolare rilievo all'ausilio che la chimica fornisce al problema della rid uzione dell'energia dissipata dagli isolanti elettrici, mettendo in evidenza una causa di dissipazione di energia che ha due canmeri ~tiche fondamentali: 1° - per freque nze elevate (al disopra dei kilociclo) prevale nettamente sulle altre possibili cause : è quindi poco nota, ma diventa sempre più importante col generalizzarsi delrimpiego delle alte radio- frequenze; 2 ° - è interpetrahile in base al modello chimico - fisico di una stru ttura polare delle molecole dell'isolante, nel senso della teoria di Debye. In tal modo, come gli esempi citati e le ricerche compiute dall'A. dimostrano, si rende possibile un valido contributo d i queste ricerche alh strutturistica molecolare, mentre - inversamente - si apre alla chimica un nuovo campo di applicazione tecnic::t, attraverso :1lla misura e all'eliminazione di questa causa di dissipazione di energia.

A. P.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENçO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione generale di San ità militare nell'aprile 1939-XV II)

ANZIO (Campo san. cii m. militare) + Maggiore medico M... RIO PusTINA: Spondilite tubercolare. Errari e difficoltà diagnostiche.

L'O. dopo avere illustrato tutte le affezioni infiammatorie o non della colonna vertebrale che possono dare motivo ad eventuali urori diagnostici con la spondilite tubercolare, prende in considerazione i casi nei quali la iniziale sintomatologia dolorosa a localizzazione lontana dalla colonna, ha portato ad attribuire la lesione a visceri addominali. Enuncia le varie sindromi gastrica ed epatica, appendicolare, urinaria e genitale e si sofferma in modo particolare su quelle forme silenziose di spondilite tubercolare che, all'improvviso, si rendono manifeste con il costituirsi di una raccolta ascessuale o di un gibbo o di una paraplegia.

+ Capitano chimico farmadsta GtusEPPE PoRTELLJ: Vitamine. Aspetto chimic·o, fisiologico, farmacologico.

L'O. dopo aver accennato brevemente allo sviluppo storico delle ricerche fatte sulle vitamine, ne ha messo in evidenza la costituzione chimica, particolarmente soffermandosi sui prodotti base per la preparazione sintetica (acido ascorbico). Intrattenendosi sull'influenza delle vitamine nella normale utilizzazione degli alimenti nel ricambio, ha fatto notare come esse appartengono a gruppi diversi di sostanze di cui alcune hanno rapporti con ormoni o con costituenti fisiologici delle cel.lule stesse. Ha infine concluso rile'-·ando l 'importanza terapeutica delle vitamine nelle cure ricostituenti e topiche fatte con prodotti farmaceutici irradiati.

*

PALERMO + Capitano medicoANTONJKO ToMASELLI: Considerazioni sul servizio preuaro

dalle sezioni di disinfezimle e stazione mobile di banifica durante la campagna etiopica.

L'O., il quale ha preso parte alla campagna etiopica quale capo della 203• sezione di disinfezione mobilitata, dopo un breve accenno alla vasta organizzazione del servizio igienico- profilattico durante la campagna stessa, espone alcune considerazioni personali, dettate dall'esperienza, sul servizio ivi svolto dalla sezione stessa e dalla <<stazione mobile di bonifica ». Fa presente che le disinfestazioni con i vapori di acido cianidrico non hanno avuto in Etiopia quel largo impiego che sarebbe stato desiderabile, e ciò sia in rapporto al carattere di movimento assunto dalla guerra, sia principalmente per le difficoltà di poter disporre in un territorio con costruzioni indigene rudimentali, di locali, anche piccoli, da ridurre a perfetta tenuta d'aria. Per rendere più agevole in qualsiasi circostanza tale mezzo di disinfestazione, propone all'uopo l'assegnazione ad ogni sezione di disinfezione mobilitata di una camera a gas ripiegabile e perciò facilmente trasportabile. Illustra, in tutti i particolari, un progetto per la costruzione di detta camera a gas, secondo un tipo da lui ideato, che potrebbe avere una cubatura di circa roo mc. riducibili sino a metà, a seconda della quantità di materiali da disinfestare.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLII'<ICHE NEG LI OSPEDALI MILITARI

Fra le altre caratteristiche, la camera progettata consentirebbe di provocare la reazione chimica dall'esterno, controllandola attraverso due finestrini di mica inseriti nelle pareti della camera stessa, di tessuto impermeabile all'aria, sul tipo di quello adoperato per la fabbricazione dei palloni frenati, già in uso nella Aeronautica. Accenna alla limitata possibilità d'impiego delle autostufe Vittoria nelle campagne di guerra coloniali, per le difficoltà di rapidi spostamenti su strade accidentate od a forti · dislivelli. Descrive la costituzione, in personale ed in materiale, nonchè il funzionamento della << stazione mobile di bonifica », potente organo profilatti.co creato in A. O. I. con gli elementi della sezione di disinfezione d'Intendenza e con il quale, durante il periodo hellico, fu possibile attuare in breve tempo operazioni di bonifica umana ed ambientale su vasta scala. D:lti gli ottimi risultati conseguiti con l'impiego di detto reparto, l'O. prospetta l'opportunità che ne venga stabilmente assegnato uno a ciascuna Sezione di disinfezione mobilitata. Detto reparto, auroportato, dotmo dei mezzi e dei materiali necessari, e da rendere al bisogno anche ;~utonomo, per la celerità di spostamento, potrebbe essere proiettato fino al tergo delle prime linee, rendendo utilissimi servigi, oltre che nelle campagne colonialj, anche nelle future guerre, data b facilità di spostamento celere e profondo acquistata dalle nostre grandi unità per effetto delle trasformazioni organiche in corso.

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PERUGIA • Sottotenente medico FELICE GIUFFRÈ: Il cural'o nell'intossicazione tetanica

spe,.imentale. L 'O. si intrattiene sulle conoscenze attuali del curaro in farmacologia, del suo uso m fisiologia per la dimostrazione delle placche motrici. Pas!a in rapida rassegna i tentativi di uso del curaro nella terapia di varie malattie con particolare riguardo al tetano. Sostenitore della necessità di più intensi studi per introdurre il curaro come cura sintomatica nel tetano umano, s'intr:lttiene sul nesso farmaccrfisicrpatologico tra curaro f : tetano. Illustra quindi gli studi fatti sull'uso del curaro nel tetano sperimentale «cavie 1> e i risultati ottenuti.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI

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Rcvista. dc la. Sa.nida.d Militare. -

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febbraio 1939· La Dirt'zione: Le promozioni nel Corpo sanitario militare. Merlo Gòmez: Varietà di reperto radiologico nella polmonite. Lagleize: Ectopie renali. Avilh: Visione notturn:t cd eccitazione vestibolare. Melnotte: Studio critico della patogenesi del colpo di calore. Rottjer e Pasqua!in i: Primi casi di polmonite tratt:tti col preparato 693: cc 2 (aminofcnil·sulfamido) piridina >J. Gatti: Vitamine (continuazione).

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Giomalr di t>l l'tlicina miiitore.

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/ru.sta: La lebbra. Delgado Carpio: Sopra alcuni casi di pemfigo febbrile. Duran LOpez: Il dentista e l'infezione boccale. Sua importanza nella scienza medica. BRASi i...E.

Rcvista dc Medicina Militar. -Pubblicazione tnmestrale. Direzione e amministrazione· Directoria de Saùde do Esercito. Rio de Janeiro. Fase. r, gennaio- marzo 1939. Handeira De Mello: Delirio dei sordi. Riheiro: Contributo allo studio dell'alcoolismo nell'ambiente militare. San zio: 1l pericolo venereo. Lobo Da Silva: Il scn·izio sanitario nella (< Retirada da Laguna "· Nehon Uandeira De Mello: Trasfusione del sangue conservato, in tempo d i guerra. FRANCIA.

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Lam·ens, Fon c Bemier: La v:lccinazionc contro il tifo esantematico. L'esperienza del Marocco (1937- 1938). Applicazione nell'ambiente mili tare. Jullard c Henaff: Turbe del metabolismo idro-clorurato nel corso del tifo epidemico. Cloropessia vascolare e sistema reticolo- endoteliale. Considerazioni generali. BourdellèJ: La sierolo!,.ria nella malaria: sue tecniche attuali, ~ue applicazioni, suoi risultati. Paitre: Il Generale medico Ispettore L annc.

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Der Deutschc Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito. della marin3 e dcll'acronautic:t. Burc:~u der Medizinischen Referantenbliittcr, Berlino W 9, L inkstr. 23-24. F:tsc. 3, marzo 1939.

HauJS e Sdultt: Collasso da :tlterazione del sistem:l di conduzione del miocardio. Nothhaas e Steidle: Sul Fiudizio della cap:tcit3 del circolo periferico. Lepel: Miocarditc cronic:1 idiopatica e questione di dipendenza da causa di servizio. i\fayer: L'infezione tubercolare primaria nell'esercito. IV iirfler: Sul gi udizio di neur()si, anche nei riguardi della vita militare. Vollborn: La questione delle alterazioni p~ ico-nervose prodotte da insolazione.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

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Jungling: Provvidenze sanitarie per le unità motorizzate in marcia. Po-nso/d: La diramazione dell'arteria coronaria sinistr::t dalla polmonare come causa di m o rte improvvisa.

PARAGUAY.

Rcvista dc Sanidad Militar. -

Girarduria de la Sanidad militar, calle Sargento Duré, 339· Asuncion. Fase. I Q9·Il r, gennaio- febbraio- marzo '939·

De Felice : Anestesia del simpatico cervicale. Boettner: Renione tubercolinica negli immigranti tedeschi nel Parag uay. Gagliardo11e: Considerazioni sopra un corpo estraneo nello stomaco di una bambina di dieci mesi. Ira/a Ferreit·a: Osservazione clinica su un caso della malattia di Vaquez (policitemJa ve ra).

Gamboa: L 'evoluzione della chirurgia di guerra. Vega Herrera: Guerra chimica. POLONIA.

Ltkarz Wojskowy .-

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Ccntrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 2, febbraio '939·

Mazurkiewicz : L 'insonnia c la sua cura. Tynicki: L'actinomicosi c il suo trattamento. Kopec: Analisi della razione alimentare annuale del soldato. Zdunkie:vicz: Problemi sul lavoro del soldato dal punto di vista tg1emco nei carri armati.

Wacek: Studio e valutazione dell'attitudine al ser vizio militare nell'antica Polonia. Mienicki: Sommario storico del servizio sanitario del distaccamento di Wilno (con· ttmwzione e fine). Dolatkot~~ski: Resoconto del III Congresso di m edicina tropicale e di malaria.

N. 3, marzo 1939.

Rasuja: Affezioni dell'articolazione dell'anca. Diagnosi e terapia termale c meccanica.

Fiume/: La fatica degli aviatori in rapporto ai progressi della tecnica aeronautica. Malinowski : Sul trattamento di malati mentali, pensionati militari. Mosing: Epidemiologia del tifo esantematico. Boguszetuska : Camera sperimentale climatica nell'Istituto d' Igiene dello Stato.

Radio : Il gas come disinfettante e disinfestante. Wacek: Studio e valutazione dell'attitudine al servizio militare nell'antica Polonia (con tinuazione). Wierzchowski: Esame delle compresse di chinino.

Poiski Przcglad Medycyny Lotniczcj. -

Bollettino trimcstrale edito dal Comitato di p r opaganda di Medicina aeronaut ica in Po lonia, Varsavia. T omo V rii , n. t , 1939·

Marczewski: Influenza dei cambiamenti rapidi e di corta durata della p(essione atmosferica abbassata sull'organismo. Cioch: Aumento dell'e<:citabilità degli organi vestibolari degli aviatori.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Robcr: Cura della pertosse con voli a grandi altezze. Starkiewh·z: Influenza Jclla fatica sulle funzioni visive degli a via ton. STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum :md Library, Washingtan, Votume LXXXIV, N. 3, marzo 1939.

Bainbridge: Il problema del cancro con speciale riferimento alla sua eredità. Holcomb: Aneurisma dell'aorta e l'antichità della sifilide. Vcìzquez , Roquero e Serrano: Il trattamento delle ferite nella guerra di Spagna. Hilton: Ammaestramenti sanitart tratti dalle manovre del 1937 svoltesi nella zona del 4° Corpo d'armata (continuazione e fine). Smith: Riassunto delle relazioni relative allo svolf:,rimenro dei programmi di addestramento delle unità sanitarie militari 2- 16 ottobre 1938 Fondazione Mayo Rochester. C,·eer: La fotografia clinica nell'esercito degli S. U. Pleasants: Alcune osservazioni sull'acido idroclorico. Goodman: Asepsi ed antisepsi. Loro importanza in camera operatoria. Schlotthauer: Encefalomiel ire equina. Unthicum: Addestramento sanitario di guerra a mezzo di pl:lstici. TURCHIA .

.Asktri Sihhye Mecmuasi. -

Rivista trimcstrale di Sanità militare dell'esercito turco, edita dall'Ispettorato di Sanità. Stamperia della Sanità militare, Costantinopoli. N. 26, aprile I939·

Rasim A dasa/: Tumore sopraciliare. Batmaz: Un caso di retinite rara consecutiva a flemmone orbitario. Caglar: Calcolo nella porzione prostatica dell'uretra. Berkman: La complicanza della sinusite sfenoidale: nevrite rerrobulbare. GOre n e Selcuk: Prove di vaccinazione con l'endo-anatossina tifoidea. Onat: Seriescopia. Ergene: Terapia del diabete mellito con l'insulina. UNGHERIA.

Honvédo"os. -

Rivista scientifica degli utfìciali medici ungheresi.

17. Fase. gennaio - febbraio 1939.

Fmnk: Discorso inaugurale.

._,,

Budapest. IX Gyali.


N 'O T l Z l E Giuramento degli allievi ufficiali medici c chimici-farmacisti alla Scuola di applicazione di Sanità militare. Sabato 29 aprile decorso, i 900 allievi ufficiali medici e chimici farmacisti hanno prestato giuramento nel cortile della Scuola di applicazione di Sanità militare, innanzi al Monumento dedicato al Medico caduto in guerra. Alla cerimonia ha presenziato S. E. il generale Aimonino, comandante del Corpo d'armata.

Il Direttore della Scuola, generale medico Giordano, ha efficacemente illustrato l'elevata missione del medico in pace ed in guerra, facendo rilevare la particolare solennità dell'impegno che ciascuno avrebbe assunto col vincolo del giuramento. Ha risposto, subito dopo, il formidabile , entusiastico grido degli allievi. Quindi il battaglione ha sfilato in parata innanzi al Labaro del Corpo Sanitario, con ordine marziale e bella prestanza. ·

Scgnalazioni bibliografiche. + Una pubblicazione che interessa direttamente 56o medici, e indirettamente tutti è: M~dici Italiani Po~ti- Scrittori- Artisti (Ufficio Stampa Medica Italiana - Milano, via Val.

lazze, 39 - L. 5, a totale benefizio dell'Opera Nazionale per gli Orfani dei Sanitari Italiani). Comprende alcuni cenni generali e un elenco dei varii gruppi dell'A.M.I.A. (Associazione Medici Italiani Artisti). Una prefazione del Prof. Prassitele Piccinini illustra le finalità nobilissime dell'Associazione, la sua patriottica e spirituale attività. Il prof. Piccinini


sso

NOTIZIE

è un benemerito in questo campo d'azione: la sua opera indefessa si svolge da molti anni in favore della cultura medica e in fa,·orc delb cultura umanistica con concor~i, fondazioni, iniziative. degne della più alta lode. Segnaliamo con piacere la pubblicazione pcrchè tutta l'attività dell'A. M. I. A ubbidisce, con fede c con passione, alla parola del Duce: « Nessuno, solo perchè ha cultura o è in possesso di un titolo di studio, deve considerarsi avulso dalla vita che lo circonda: bisogna im·cce vi,·erla pienamente, essere uomini del proprio tempo, evitare di isolarsi in uno sterile egocentrismo ''·

+ Non è facile in libri scritti da medici trovare un contenuto così vario, cos1 ncco e così attraente come quello che riempie le 500 c più pagine dell'Odisseo d'un dottore americano di V. 1-leiser (Sansoni, 1939, L. 25), che il dottor Piero Monaci ha tradotto l•ttimamentc dall'inglese, aggiungendovi una bella prefazione e alcune note molto opportune. Il titolo omerico ben s'addice al volume. L'A. non conobbe le seduzioni delle Sirene nè le lusinghe Ji una Circe incantatrice, nè nelle molte tempeste, in cui si trovò valicando su grandi transatlantici tutti i mari del mondo, egli incontrò i pericoli che dovette affrontare im·cce il figlio di Laerte sulla sua piccola zattera che l'ira di Poseidone investiva e squassa,·a, cacciandola nei vortici e risolle,•andola nei turbini, ma conobbe peregrinazioni senza fine, conobbe terre nuo,·e e popoli primitivi, lottò ovunque contro diffic.oltà d'ogni specie, contro le usanze c le abitudini di genti alle quali non era arrivato il più piccolo barlume della civiltà, contro le incomprensioni e le superstizioni, contro le diffidenze politiche e le speculazione affaristiche. Vero Ulisside egli aveva un preciso compito da assolvere, errando di continente in continente di mare in mare. Non la pura curiosità. non l'amore di terre lontane, non l'ansia di avventure ve lo sospingevano, ma la sua missione, ch'era quella di schiudere «l'aurea porta dell'Oriente , al vangelo ùdla salule. Al servizio udlll Fonuazione Rockfeller egli fu un banditOre di idee; per anni ed anni viaggiò per tutte le terre del globo per diffonderle ed affermarle, per curare i mali, per ricercare e combattere le sorgenti ddle infezioni, per apportare i bene~ci della scienza medica, per rimuovere pregiudizii di casta e di ra zza, scetticismi, apatie. Combattè contro la peste ed il vaiolo, contro il beri. beri e la lebbra. contro la malaria e la tubercolosi, contro il colera, l'anchilostomiasi, la bilharziosi, la frambocsia. In regioni che vedevano per la prima volta i medici fece quanto potè perchè fossero elevati nella considerazione generale, perchè fossero istituite dai governi locali borse di studio per quelli. che desideravano dedicarsi alla medicina. Quante terre conobbe, egli che pur soffriva di mal di mare, nei suoi sedici viag~i Intorno al mondo ! Le Filippine richiesero la più lunga ed ardua sua battaglia e le girò per lungo e per largo. Fu nella Cina, nel Giappone, a Honolulu, nelle Hawai, a Kon g· Kong, nell'Indocina, nelle isole di Borneo, di Sumatra, di Giava, nel Siam,~ a Ceylon, nell 'India. nella Palestina. Fu nell'Australia, nella Nuova Zelanda. nella Polinesia. nella Md anesia, fin tra i cannibali della Papuasia. Nell'Africa fu in Egitto e in Etiopi~1. Particolare importanza assume per noi itali:mi quanto si legge su quest'ultima regione che divenne poi il nostro impero e che egli, per le molte ricchezze che vi notò, definì c< perla di grande valore >1. Dinanzi alla schiavitù, all'abbandono in cui erano lasciati quei popoli, alle condizioni sanitarie penosissime, egli intravide quel che qualch<." anno più tardi l'Italia avrebbe compiuto: << La marcia della civiltà non può essere differita all'infinito; essa è una forza che penetra dappertutto; una forza ineluttabile e inesorabile davanti alla quale il Leone di Giuda dovrà alla fine inchinarsi "· Viaggiò per tutta l'Europa. In tempo di guerr:~ conobbe i nostri sold:ni sulle Dolomiti e negli anni dell'era fascista vide ed ammirò la bonifica dell'agro pontino. Questo si legge della grandiosa opera redentrice: « La terra è ritornata fertile. e le città sono sorte alla vita, soltanto al-


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lorchè il Duce guidò al mare entro immensi canali le acque stagnanti. E' meraviglioso

ed anche impressionante veder rinascere, dalla desolazione che quivi dominava, città come Sabaudia e Littoria, disegnate mcx.lernamente in o~ni edificio, dalla chiesa all'abitazione del contadino ». E tutti gli anni, dovunque si trovasse, tornava negli Stati Uniti. Ma non per riposare. Andava nel Canadà, a Boston, Filadelfia, Baltimora, Washingtoo, Chicago, San Francisco, per tenere conferenze, per assistere a congressi, per stabilire nuovi contatti e nuove investigazioni, per raccogliere le più recenti conquiste della scienza. In tutti i suoi viaggi ebbe rapporti con sovrani, da Re Umberto l al Re del Siam, da Wilson a Roosevelt; strinse amicizia con F lexner. Noguki, Shiga, Kitasato (dei quali è interessante leggere alcuni aspetti poco noti e gustosi episodi della loro attività scientifica); lottò contro il poeta-filosofo Rabindran:lth T:~gore, che ostacolava l'ingresso della civiltà occidentale nei suoi paesi, contro Gandhi che JifenJcva le zanzare ! Il libro si legge con vivo interesse, come un bd romanzo. Storia. gcoi-,'l"afia, mcdicina, folklore, descrizioni stupende della natura tropicale, di usi e costumi dei più diversi e strani popoli si al ternano senza posa, sì che il volume brgamcnte istruisce; ma esso riesce anche assai dilettevole sia che vi si parli dell'etichetta ing lese sui piroscafi o che vi si narrino i mille e mille casi curiosi cd episodi umoristici, sia che vi si descrivano i più svariati mezzi di veicoli che servirono all'A. per gir:Jre il mondo o che vi si racconti di fattucchieri o di stregoni. Nè mancano scene drammatiche come quclb. per esempio, della fucilazione da parte degli Inglesi di 22 soldati indiani ammutinatisi a Singapore o come quella raccapricciante del cadavere del cinese che, durante la tempesta, scivolato dal tavolo mortuario, :mdò :1 porsi cavalcioni, con le g:~mbe attorno al collo, sulle spalle dell'A. che, seduto presso al t:Jvolo, era intento ad infettare una cavia di ittcro emorragico. E d in ogni circostanza, in ogni evenienza impcrturb:tbili dominano nel racconto, sempre mirabile per colore e freschezza, il suo ottimismo. la sua serenità di spirito, dall'inondazione che, uccidendo i suoi famigli~tri e d istruggendo i suoi beni, lo lasciò, ancor fanciullo, solo al mondo, fino ali:J vecchiaia, dopo essersi trovato in 45 paesi diversi per 30 anni continui in terremoti, in pestilenze, in pericoli d'ogni sorta, fra malati d"ogni specie, in lazzaretti, sanatori e lebbros:Jri. Ma la nota più bella del libro è forse in quella tenacia e in quella fede che sorressero l'A. nell'adempimento della sua missione; forse è in quel sentimento commosso di ~impatia verm le brulicanti moltitudini dell'Estremo Oriente, pri,·c di voce per doma ndare la difesa della salute. In quest'opera d'a ltissima umanità il dott. Heiser fu un \"ero missionario e la sua azione illuminò più d"una terra percht:, alle genti non curate ma sfruttate dal mondo ci,·ile, seppe portare i benefici delle scoperte scientifiche, seppe fare acquistare la nozione ch'esse pure potevano ottenere la salute con i mezzi efficacissimi della moderna medicina, liberandosi così alfine da mali. il cui peso da millenni pareva gravasse sulle loro vite miserabili come una forza occulta che non potesse mai spezzarsi. come _un oscuro destino, contro cui fosse vano lottare.

+ A cura del Ministero della Guerra. nella giornata celebrativa dell'Esercito, è uscita la pubblicazione Volontat"i deii'Ese~·cito nella guerm di Spagna (Tipo· Litografia Turati Lombardi e C. Milano). L 'opuscolo, dopo aver accennato alla profonda differenza morale dci due avversari che hanno combcrttuto per circa tre anni. illustra l'imperioso destino che ha spinto l'Italia, in un primo tempo, a schierarsi idealmente al fianco del combattente nobile, sano, generoso, al servizio del più gra nde ideale che possa avere uno uomo, $a]vare la sua patria da un'orda barbarica per conservare ad ess:t l'alta trad izione di libertà e d'indipendenza; in un secondo tempo a permettere ~be sui campi di batt::~glia accorressero i Volontari. Anziani e giovanissimi, cittadini d'ogni ceto e d'ogni condizione, da tutte le parti d'Ita lia, i Volontari risposero all'appello della causa giusta con tale entusi:tsmo e con tale ardore


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che fu necessario contenere l'afflusso delle domande, limitare le partenze. Isolati prima. furono poi inquadrati in unità di formazione, costituendo un tutto omogeneo ed unico coi reparti delle Camicie Nere, rinsaldando così i vincoli spirituali e morali, già affermati nella guerra etiopica. La tradizione eroica del volontariato ha in questa guerra di Spagna scritto un'altra meravigliosa pagina che s'aggiunge aila bellezza delle moltissime altre, già scritte in tante terre d'Europa e d'oltremare. La pubblicazione rievoca, con commossa e fiera parola, tutte le battaglie in cui furono impegnati i Volontari. T utti nomi di vittorie, incisi nel cuore degli Italiani: Madrid, 21-29 ottobre 1936-XV; Mabga, s-8 febbraio 1937-XV; Guadalaiara, 8-26 marzo 1937-XV; Bilbao, 31 marzo-20 giugno 1937-XV; Santander, 14-26 agosto 1937-XV; Aragona, 9 marzo-18 aprile 1938-XVI; Catalogna, 23 dicembre-8 febbraio 1939-XVII ; Madrid, 27-30 marzo 1939'XVII. Alla guerra di Spagna l'Esercito italiano fu presente con una forza media di 20 mila soldati, inquadrati con le Camicie Nere, nel Corpo Truppe Volontarie. « Intimamente fusi nella ~aldezza e nella potenza dell'organismo militare, affratellati dagli altissimi ideali in nome dei quali offrivano la loro vita, soldati e camicie nere furono veramente degni della grande pagina di gloria vissuta. Per trenta mesi di guerra, uniti nelle ansie, nelle fatiche. nei disagi di una lotta durissima, affromarono, con cuore fermo, ardue difficoltà , spezzarono e travolsero, con generoso entusiasmo e slancio irresistibile, tenacissime resistenze, offrirono prove brillanti di alta capacità, valore e sentimento guerriero r•. La pubblicazione, che si ador_na di carte illustrative, di molte e nitidissime fotografie, t sulla copertina, per merito di Ciotti, di una molto espressiva figura di combattente che uccide la bestia immonda, ricorda le immagini e le stupende motivazioni delle ricompense dei ventidue decorati di medaglia d'oro al valor militare, appartenemi aF. R. Esercito. Il sacrifizio e l'eroismo sono esaltati anche dalle cifre delle perdite: Ufficiali deceduti feriti e dispersi: N. 719; T ruppa: N. 6o88; e delle ricompense: Ordine Militare di Savoia: 9; Medaglie d'oro: 22; d'argento: 585; di bronzo: 1031; croci di guerra: 1329; promozioni e trasferimenti di ruolo per meriti di guerra: 74· Una nazione che dà tali e tanti eroi Volontari può guardare l'avvenire come il campo riservato alla sua semenza. E per questo le parole del Duce, che opportunamente sono ricordate nella pubblicazione: Il secolo attuale deve essere il secolo della nostt'a potenza, acquistano, per chi legge queste pagine, il valore d 'una ferma certezza in un destino che con ritmo infallibile porterà la grandezza all'Italia. • In poco più di cento pagine il prof. Giuseppe Sangiorgi condensa rutto quanto l'igiene consiglia di tener presente a chi dall'Italia si reca nell'Africa per la colonizzazione dell'Impero (Elementi di Igiene coloniale. Laterza e Polo. Bari, 1939'XVII-III ddl'Impero. L. 5). Il prezioso libretto è stato offerto con alto spirito patriottico dall'illustre Maest.-o d'Igiene della R. Università « Benito Mussolini n di Bari alla Sezione provinciale di questa città dell'Istituto Fascista per l'Africa Italiana. Non c'è dubbio che queste pagine riusciranno a fissare nella mente del colonizzatore italiano i fondamentali principii d'igiene ai quali egli deve attenersi per vivere ed operar e in piena efficienza fisica e psichica nel nuovo ambiente da bonificare e da valorizzare per la futura grandezza della patria, e sapranno anche guidarlo nelJ!assistenza e nella sorveglianza dello stato sanitario degli indigeni stessi. Non c'è dubbio, perchè l'esposizione, fatta dall'A., pur contenuta in una forma molto sintetica, non potrebbe essere p iù semplice e più chiara. I vari capitoli d'Igiene coloniale, quali l'abbigliamento, l'alimentazione, l'abitazione, la lotta contro gli insetti ecc., sfrondati da tutto ciò che può essere pura dottrina, contengono le norme essenziali per difendersi dagli accidenti legati al clima e dalle malattie tropicali. Alla triade che formò l'aforisma dei vecchi igien istÌJ:


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filtro, zanzariera e vaccinostilo, egli aggiunge una norma di vita, in cui è forse il grande segreto per assolvere in pieno.tutti i doveri nelle nuove terre: la moderatezza. • A cura dd Ministero dell'Interno è stato pubblicato dall'Istituto di Sanità pub. blica la parte terza cd ulùma del 1° volume: Rendicomi. Ecco alcuni titoli delle interessantissime memorie scientifiche in essa contenute : Marotta, Vita e Anselmi : Indagini su le emanazioni di una fabbrica di alluminio in rapporto all'ambiente; Maggiora, Vc:rgano e Rivera: Sull'aziOne biologica a distanza dei metalli; Gio,·anno]a: Ceppi tropicali e ceppi europei di Plasmodium immaculatum; Settimj: La profilassi del gozzo endemico mediante il sale jodurato; Balendieri: Ricet-che sulla persistetlza del potere agglutinogeno in vaccini di t·ecchia preparazione; Satta: Sopra il potere antiiarva/e dell'esacloroeta-no;

Penso: l fenomeni immunitari nelle tripar/osOmiasi. L•attività svolta dall'Istituto di Sanità pubblica nel 1938 è stata notevole: ricerca scientifica dimostrata da circa 6o lavori; analisi di revisione di prodotti alimentari; controllo d i Stato di sieri, vaccini, prodotti vitaminici, opoterapici, specialità; controllo di preparati di radio e di schermi radiologici; produzione di vaccini misti Castellani, di sieri; ispezioni; progetti di costruzione. Di grande importanza è stata anche l'attività didattica esplicata con lezioni tenute da scienziati italiani e stranieri, con corsi pratici per medici provinciali c perwnale dei Laboratori provinciali, e con un corso per medici coloniali. L ' Istituto è stato visitato da molte personalità dd campo sdentifico, fra le quali cinque premi Nobel (Aston dell'Università di Cambridge; Bcrgius di Berlino; Carre! di Nuova York; von Euler-Chelpin dell'Istituto biochimico di Stoccolma; Szent-Gyorgyi di Szeged, Ungheria). GIANN.\NTONJ.

Onorificenze concesse ad ufficiali del Corpo Sanitario. Ordin~

delia Corona <l'Italia.

Ufficiale: colonnelli medici: ANTONIO RoMBOLÀ, LUIGI GELORMINI, VINCENZO 0TERI; tenenti colonnelli medici : T no BoccA, CARMELo BoRDONE, QuiNTILIO ·v ANNOCCI; tenenti colonnelli chimici farmacisti: W ALTER PARRI, VITo SAVINo; maggiore medico: CAMILLO MERLIN ! . Cavalier(: capitani medici: RoDOLFO CAJ\PINO, Yll'CENZO CAsTANA, VITO CuRIALE, GIOACCHINO LANERI, GIOVANNI MARIGLIANO, MICHELE MusTo, FRANCEsco PELLEGRINO, CARMINE ScALZI, MARIO TARDUCCI, ANTONINO T oMASELLJ; capitano chimico farmacista: ALDo ZoooA.

l o Congresso nazionale per la valori.zzazione dd patrimonio idrominerale italiano. N e i giorni :u. e 23 aprile, ha avuto luogo, nel Salone dell'Autarchia alla Mostra Autarchica del Minerale Italiano, il primo Congresso Nazionale per la valorizzazione dd patrimonio idrominerale italiano, organizzato dal Sindacato Nazionale Fascista dei Medici. AJla seduta inaugurale, alla quale hanno partecipato varie personalità del campo politico e scientifico, rappresentanti di vari Ministeri ed Enti interessati e circa mille


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medici di tutta Italia, il Sen. Raffaele Bastianelli, Presidente del Congresso, dopo il saluto al Duce, ha illustrato lo scopo del Congresso stesso, che è quello di richiamare l'attenzione di tutti i medici italiani sull'importanza sanitaria, sociale, turistica ed economica del patrimonio idrominerale italiano, auspicando una maggiore conoscenza da pane dei medici del valore di questo patrimonio ed una più intima collaborazione fra gli organi dello Stato, medici ed Enti interessati, al fine di sviluppare sempre di più l'impiego delle acque minerali italiane. Successivamente hanno parlato S. E. Petragnani, il quale ha fatto risal tare l'apporto cbto a questo scopo dal Ministero dell'Interno; il Cons. naz. Rebucci; il Ministro Lamini . che ha messo in evidenza il contributo che i medici possono dare ai fini dell'autarchia, oltre che nel campo idrominerale, anche nel campo dei prodotti farmaceutici; e quindi l'on. Biagi, che ha esposto l'opera svolta dall'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale per dare la possibilità ai lavoratori italiani di giovarsi del nostro patrimonio idrotermale. Terminata la cerimonia inaugurale, si sono iniziati i lavori del Congresso che hanno avuto svolgimento in tre sedute, nelle quali illustri scienziati, medici e cultori della scienza idrologica, hanno trattato, con profonda competenza, argomenti riflettenti l'azione biologica d i varie acque minerali e la loro importanza terapeutica e sociale nella cura di determinate malattie. Tra questi ricordiamo il Prof. Frugoni, il Prof. Sih·estri, il Prof. Casagrande, il Prof. Gasbarrini, il Prof. Luchcrini che ha esposto gli studi eseguiti di recente circa nuove possibilità di impiego terapeutico, per via parenterale, endovenosa, intramuscolare delle acque solfuree; il Prof. Verccsi, che ha parlato sul tema << Sterilità femminile e cure idrotermali l> , auspicando colonie idrotermali femmini li per la preparazione della giovane donna alla maternità numerosa e forte di cui l'Italia ha bisogno. Infine il Prof. Sante Pisani cd il Prof. Adriano Valenti, hanno trattato rispettivamente della valorizzazione della fangoterapia e della balneoterapia italiana, addentrandosi nell'indagine del meccanismo di azione di esse, delle quali successivamente il Prof. Pancrazio ha posto in rilievo l'importanza nei riguardi della bonifica della razza. Terminata la trattazione degli argomenti all'ordine del giorno, il Senatore Bastianelli ha riassunto in una chiara esposizione l'importanza dei lavori del Congresso, affermando che il raduno rappresenterà una solida base per gli ulteriori sviluppi di questa ;;zione, che, inquadrata nel campo della politica autarchica. darà sicuramente il suo contributo alla valorizzazione di una grande ricchezza del suolo italiano. Il Congre!·so è terminato con il saluto al Duce, ordinato da~ Prof. Mancini, rappresentante del Partito. ADI LARDI.

Il Convegno di Studi sulla Santa Sindone. Il 2 e 3 maggio u. s .. inaugurato dal Cardinale Fossati, ha avuto luogo a Torino il primo Convegno di Studi sulla Santa Sindone, sotto la presidenza del prof. Gemelli, Rettore dell 'Università Cattolica di Milano. Il Convegno ha avuto per tema problemi c h e, avvolti nell'oscurità per secoli e secoli, solo ora possono dirsi risolti per il contributo che ad essi ha portato la medicina legale. La scienza ha così confermata la tradizione, tanto cara al cuore dei cri.stiani. Si tratta dell'effigie che è impressa nel Sacro lenzuolo che è venerato nella Reale Cappella del Duomo di T orÌJ10. I problemi che il Convegno ha affrontato e risolto sono due: ·l'autenticità dell'immagine e l'appartenenza di essa immagine al corpo di Gesù Cristo.


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Per il primo problema il prof. l udica-Cordiglia dell'Unive rsità Cattolica di Milano, il p r of. Romanese, ordinario di Medicina Legale della R. Università di T orino, e il sac. prof. Scotti, chimico, hanno fornito pro\·e che dimostrano la possibilità che in un lenzuolo preparato si imprima l'immagine di un corpo umano per fenomeni fisico-chimici naturali. Per il secondo problema gli stessi profeswri, il prof. Gedda di Roma, che ha parlato dell'effigie dal punto di vista antropometrico, il dott. lvbsera, dei Cultores Sanctae Sindonae, il cav. uff. Timossi, che ha discusso del lino e c.lella sua orditura hanno fornito prove che affermano la certezza che il corpo umano, impresso nel lenzuolo, è quello di Gesù Cristo. Come narra il Vangelo, il Redentore fu avvolto nel lino e fu cosparso dalle cento libbre di aloe, mirra ed olii essenziali, secondo il rito ebraico. Tali sostanze, secondo la scienza, appunto sono cap~ci di determinare i fenomeni fi sico-chimici per l'impressione. T utti i segni infatti, esaminati scientificamente sulla Sindo ne, riproducono le ferite che Gesù Cristo riportò dalla crocifissione, dalla flagellazione. dalla corona di spine e dal colpo di lancia nel costato. Nel Convegno sono stati svolti anche temi importanti sulle te~ timoni:mze del Vangelo, s ul valore delle immag ini << negative '' della SinJone, non co nfondibili con una pinura, sulla storia del Sacro lenzuolo.

Onoranze a Lazzaro Spallanzani. L'Università di Pavia ha tributato solenni onoranze alla memoria di Lazzaro Spallanzani di Scandiano, naturalista illustre. vanto della scienza italiana. S'è inaugurato un monumento; il prof. Bottazzi, che ha l'alto merito d'a\·er fatto ristampare dalla Reale Accademia d'Italia, annotandole, le opere dell'immortale scienziato, ha pronunziato un elevato discorso; a Reggio Emilia le onoranze si sono concluse con la visita Ji quel Museo di Storia naturale che fu per il geniale abate causa di tanti dolori per la perfida accusa di avere per esso manomesso le raccolte dell' Università di Pavia. Lazzaro Spallanzani, genio autentico della razza it::tlica percht: alla profondità delle sue osservazioni accoppiò la versatilità dell'ingegno che lo portò ad occuparsi di tutte le branche dello scibile umano, ebbe anche una grande anima di poeta perchè nella Natura seppe scorgere la sublime legge dell'Unità e di questa seppe rivelare le infinite bellezze, le divine armonie, gli oscuri segreti. Per q uesto nelle feste commemorative del primo centenario della morte apparve a Scandiano Giosuè Carducci. Egli volle così attestare che la scienza è poesi::t.

Lutti della Sanità. Il 26 aprile 1939 decedeva improvvisamente in Novara il maggiore chimico. farmacista del locale ospedale militare, Arpino cav. uff. P ietro. Era nato a Poirino (Torino) il 20 febbraio 1883. ed apparteneva al Corpo Sanitario militare dal giugno del 1911, epoca in cui fu nominato farmacista militare di complemento di 3a classe. Dall'ottobre I9II all'agosto 1914 prestò ~ervizio in Tripolitania. Nel maggio 1915 fu inviato in territorio dichiarato in stato di guerra (ospedale di Mantova), e vi restò fino all'agosto del 1919. Fu allora trasferito nuovamente in Libja, e vi rimase ininterrottamente fino al maggio 1924.


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Rientrato in Italia, fu comandato alrospedale militare di Perugia, e nel gennaio 1927, promosso maggiore, venne destinato all'Istituto Chimico Farmaceutico Militare. Prestava servizio all'ospedale militare di Novara dal ·giugno del 1928. Fu collocato fuori quadro nel gennaio 1937, e in ausiliaria per età nel febbraio del corrente anno; da tale data era trattenuto in servizio. Era decorato della medaglia a ricordo della guerra itah·turca, della medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-I9I8, della Croce d'oro per anzianità di servizio militare. Era pure decorato della Croce di Cavaliere Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia, e della Croce di Cavaliere dell'Ordine Coloniale delta Stella d'Italia. Il maggiore chimico-farmicista Arpino fu sempre e dovunque un lavoratore assiduo, intelligente, scrupoloso, per cui la sua opera, frutto di una lunga esperienza, venne in ogni circostanza altamente apprezzata. Seppe farsi amare da tutti, e a rutti fu esempio per la sua figura veramente adamantina, per l'attaccamento al dovere e alla famiglia, e per la serietà c bontà del suo carattere. La sua immatura fine ha lasciato un profondo dolore in tutti quelli che conobbero le sue belle doti di mente e di cuore.

la sessione per l' abilitazione alla libera docenza. Il Ministro dell'Educazione Nazionale, con sua ordinanza, ha indetto la sessione dell'anno 1939 per l'abilitazione alla libera docenza. All'ordinanza è annesso il prospetto delle materie e il numero delle docenze che potranno essere conferite. Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 30 giugno 1939-XVII. Per i candidati che si tro.. vino alla data dell'ordinanza o si troveranno in Africa Orientale, per esigenze di carattere militare, oppure in servizio militare non isolato all'estero (0. M. S.) sono previste speciali agevolazioni.

Conferma di libera docenza. Al maggiore medico prof. Corradino Giacobbe, con decreto del Ministero dell'Educazione Nazionale, è stata confermata definitivamente la libera docenza in Patologia speciale Chirurgica dimostrativa. Al valoroso collega, le cui " spicc:nissime qualità tecnico-professionali l> e i cui " eccezionali servizi resi nel disimpegno delle funzioni di medico militare l> furono altamente riconosciuti con la promozione al grado di maggiore per meriti eccezionali, il nostro Giornale, in quest'occasione, è ben lieto di inviare le più vive congratulazioni.

ll cinquantenario dell' Istituto Pastetu. Il 1• marzo 1888 una sottoscrizione internazionale, ad iniziativa dell'Accademia delle Scic.:nz.e permise la costruzione del primo edifizio dell'Istituto Pasteur, che fu inaugurato il 14 novembre dello stesso anno. Così l'illustre Maestro, in questa occasione, volle fissare i compiti dci nuovi laboratori: <• Notre Institut sera à la fois un dispcnsaire pou r le traitemc nt de la rage, un ccntre de recherches pour Ics maladies infectieuses et un centre ù'enseig ne mcnt pour Ics études qui relèvent de la microbie. Néc d ' hier, mais née tout


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armée, cene science puise une telle force dans ses victoires récentes qui elle entralne tous les esprits ». Così fu. In cinquant'anni il piccolo edifizio del 1888 s'ingrandì, numcrosissimi altri ne sorsero in Francia e oltremare. li dott. Louis Martin, nella cerimonia commemorativa del 15 marzo u. s., ha ricordato la grande opera di Pasteur e dei suoi successori, dimostrando l'importanza del contributo che gli studi di chimica biologica hanno apportato allo sviluppo della microbiologia e ai progressi della moderna terapia, nel campo delle malattie infettive.

Esami medici prenuziaU negli Stati Uniti. Gli Annali di Igiene informano che un intenso movimento a favore degli esami med ici prima del matrimonio si è pronunziato negli Stati Uniti e che ha avuto per esito la promulgazione di leggi per l'esame medico obbligatorio in otto Stati: New Hampshire, Ncw Jersey, New York, Rhode Island, Connecticut, Illinois, Michigan, Wisconsin. In altri due Stati wno in corso di appro\"nione leggi simili: Orcgon e Kentucky. In cinque Stati si richiede un certificato medico prenuzialt: solo dal maschio: Alabama, Louisiana, North Dakota, Texas e Wyoming. I n undici Stati, infine, i coniuj!andi devono dare un affidavit; non è prescritta alcuna penalità contro le false informazioni. Uno dei primi fatti verificatisi nella prima settimana dopo la promulgazione della legge fu, a New York, una notevole diminuzione di matrimoni e perchè, in previsione della l egge, molti matrimoni erano stati affrettati e perchè molti furono celebrati 1 in Stati vicini, esenti dall'esame. Scopo precipuo della legge è quello di combattere ie malattie veneree, diffusissime negli Stati Uniti e per la presenza della popolazione negra e messicana (negli Stati del Sud) e per quel senso di ritrosia che gli anglosassoni hanno sempre manifestato per le malattie sessuali, per cui, fino a tempi recentissimi. non è stata mai possibile alcuna azione educativa sul popolo.

ll Consiglio Nazionale delle Ricerche per le applicazioni della psicologia. E' stata istituita, in seno al Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Commissione permanente per le applicazioni della psicologia. La Commissione ha il fine di coordinare, unificare e dirigere ricerche sistematiche e dare d irettive e pareri in ordine al fattore umano nei seguenti campi di studio e di applicazione: a) educazione ed istruzione scolastica; b) orientazione professionale; c) difesa del cdattore umano " nell'industria e nell'agricoltura; d) orientazione dei minorati e dei disoccupati; ' e) selezione ed orientazionc degli impiegati del commercio: f) selezione ed orientazione degli clementi diretti\'i delle org:mizzazioni mdustriali e commerciali; g) metodi scientifici per rendere efficace la cc réclame 11 ; h) selezione ed orientazione del personale aeronautico specialmente di quello nal"igante; t) selezione ed orientazione degli Ufficiali dell'Esercito c della Marina ; l) problemi della circolazione stradale. Presidente della Commissione è padre prof. Agostino Gemelli, Rettore dell'Università Cattolica di Milano.


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Jo Congresso internazionale di biologia

applicata all' educazione fisica c agli sport. Il !° Congres$0 Internazionale di biologia applicata all'educazione fisica e agli sport si terrà in Bruxelles dal 9 al 12 luglio p. v. in coincidenza con la riunione dell'Associazione Internazionale medico - sportiva. Il Congresso verrà destinato allo studio della fisiologia e della dietetica nell'allenamento. Ling ue ufficial i: francese, inglese. italiano, tedesco. T assa: 200 franchi bel~, più 125 franchi per ogni membro nssociato. Per ulteriori schiarimenti rivolgersi al segretario: Aven ue P. Janson, 9ll, Bruxelles.

Il XXV Congresso nazionale di Idroclimatologia e Talassologia. Nei giorni 15-16- 17 giugno si terrà a Salsomaggiore il XXV Congresso Nazionale di Idroclim:ltologia e Talassologia, coincidente con la celebrazione del centenario della prima cura fatta con quelle acque dal dott. Lo:·enzo Berzieri. La Associazione Medica Italiana d'!droclimatologia e Talassologia, presieduta dal prof. Adriano Valenti, di pieno accordo col Gestore delle R. Terme di Salsomaggiore S. E. Rizzatti, ha curato la org:mizzazione ~cientifìca del Congresso, valendosi della esperienza che detta Associazione ha acq uisito nei più di cinquant'anni di sua esistenza, con ventiquattro precedenti Congressi Nazionali, ai quali parteciparono tutte le maggiori perronalità della Medicina italiana. Larga ospitalità la Gestione delle R. Terme prepara ai Congressisti, con gire ad altre Stazioni termali dclb provinci:l (come T :1bianc e S. Andrea Bagni) ed a Pnrma, tanto ricca di memorie e di tesori d'a rte. Sono già an nunciate relazioni dei professori Valenti, Campanacci, Delirala, L. Ferrnnnini , Lasagna, Piccinini, Vara nini , Silvestrini, Ve rcesi, su argomenti di grande import;lnza scientifica e pratica. Largo posto sarà dato in questo Congresso XXV, anche alla T alassologia, tenendori presente quanto ricca l: l'Italia di stazioni marine e di spiaggie adatte alla terapia di mare in tutte le sue forme , e secondo tutte le sue indicazioni. T anm i titol i di nuove comu nicazioni idroclimatologiche o tabssologiche, come la quota (L. 3o) di iscrizio n::: ::~ 1 Congresso, possono inviarsi al Segretario Generale della Associa:t.ione lt::~liana Idroclimatologica. pro f. Celestino Gozzi (Via Pascoli. 37 - M ilano), oppure nl Segretario del Comitato Organizzatore locale prof. M. Varanini, R. T erme, Salsomaggiore.

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Mario Vallauri e Augusto Carelli vincitori del ·~ Premio Picdnini ,. La Commissione nominata dall'Istituto Italiano per i! Medio ed Estremo Oriente per il concorso cc Massimo Piccinini 1937 » sul tema cc Antica medicina orientale », esaminati i nove scritti precedenti, ha premiato i due aventi per motto cc Multa paucis )) e '' Perchè cant:llldo il duol si disacerba ''• che sono risultati, il primo del prof. Mario Vallauri e il secondo del dott. Augusto Carelli. La Commissione, avendo all'una nimità ritenuto degni di premio a pari merito i due scritti ha assegnato il premio di L . 6ooo, offerto dal prof. Prassitele Piccinini, a l prof. Vallauri e al dottor Carell i, dividendolo fra loro in parti eguali.


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Per la Talassologia italiana. Sarà pubblicato prossimamente un fascicolo di cc Acta Medica ftalica > > nel quale si porrà in rilievo tutto ciò che finora gli studiosi italiani hanno dato di contributi scientifici e pratici alla Tala.ssologia. Tutte le specializzazioni medico-chirurgiche c specie quelle che nelle Università italiane hanno insegnamento clinico saranno tenute presenti coi rispettivi contributi. Ma :;nche i lavori attuati negli uffici Municipali d 'Igiene, Osped:tli e Istituti vari di città costiere, od anche pubblicazioni individuali di medici i quali abbiano diretta esperienza di cure marine specie applicate all'infanzia, saranno doverosamente ricordati, per dimostrare quanto si è fatto anche in questo specifi..:o settore ove l'Italia, che ha le più belle c salubri spiagge del mondo, deve stare al primo posto. Il Centro di studi Talassologici per la riviera di Romagna (con sede in Rimini) ha preso sotto i propri auspici la compilazione del suddetto fascicolo, al quale ha espresso il proprio appoggio anche la Associazione Italiana di Idroclimawlogia e Talassologin. La pubblicazione del fascicolo sarà fattn come sempre a cura dell'« Ufficio Stampa Medica Italiana > > (Via Vallazze. n. 39, Milano) al quale potranno essere inviate le notizie bibliografiche e le pubblicazioni italiane di T alassologia.

Il premio annuo u Massimo Piccinini , per la Idrologia italiana. Presso la R. Università di Milano l'assegnazione del premio annuo cc M. Piccinini ))' destinato agli studiosi od ai benemeriti in generale della Idrologia Italiana, è statn oggetto di accurato esame da parte di una Commissione nominata dal Rettore prof. Pepcre, prc· sieduta dal prof. A. Valenti e composta dai professori Piccinini, Preti, Villa. Vinaj , Zoja, la quale constatò che non erano pervenuti al Concorso dei lavori premiabili e ciò per non essere tuttora generalmente notn l'esistenza di questo premio permanente annuo, che è una concreta forma di stimolo agli studi idrologici in Italia. Ma poichè lo Statuto annesso alla istituzione di questo premio ne rende possibile la assegnazione anche a benemeriti della Idrologia in senso bto, In Commissione suprecisata fu un:mime nel giudicare che debba as~egnarsi una pnrte (L. 1.000) della somma disponibile all'Editore Vincenzo Lischi di Pisa per il volume che egli ha in corso di stampa '< Terme Romane in Italia n di cui è autore il prof. Augusto Botto-Micca (già premiato). Ahra parte (L. 1.500) venne assegnata alla Associazione Italiana di Idroclimatologia r Talassologia in riconoscimento delle sue multiple benemerenze verso l'Idrologia italinna. Il rimanente della somma disponibile, che era quest'anno di L. 5000, si aggiungerà nell'anno prossimo a quella di rendita annuale.

Malato curato in pieno Oceano per mezzo della radio. Un malato, in navigazione nell'Oceano Indiano, è stato curato c guarito a distanza dal Centro Radio-medico internazionale di Roma. Un uomo dell'equipaggio dd piroscafo Carignano del Lloyd Triestino, mentre la nave compiva il suo tragitto fra Carachi e Aden, veniva colto da improvvisa malattia che presentava caratteri di indubbia gr:~v ità. Essendo il piroscafo sprovvisto di medico, si provvide a radiotelegrafare a Roma, al Centro Radiomedico, comunicando i sintomi della malattia. La stazione radio del Cari-


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gnano riceveva subito disposizioni relative alla cura da impartire al degente. Le fasi dc: Ila malattia vcni vano ~cguitc: c: curate in tal moùo che all'arrivo aù Ati c: n il malato era già entrato in piena convalescenza.

La ~~ Bibliografia medico-biologica ~,. S. E. il Ministro dell'Educazione Nazionale ha presentato agli studiosi italiani la rivista mensile « Bibliografia medico-biologica '' che ha iniziato le sue pubblicazioni a Roma con la collaborazione dei principali istituti universitari, delle cliniche e dei centri di studio. La rivista sarà una rassegna generale mensile dei libri e della stampa periodica italiana di medicina e di biologia ed ha lo scopo di mettere tutti i cultori di queste scienze in condizioni di svolgere più agevolmente il loro lavoro, poichè fornisce ad essi, in ferma succinta e completa, i contributi che in tali materie quotidianamente portano i laboratori, le cliniche, i varii centri di studio in nuovi metodi, in nuove formule, in nuove cure. La rivista sarà completata da un ricco notiziario su riunioni, congressi, lavori a premio e su quanto altro possa interessare il mondo medio biologico.

IJ prof. Weigl ad Addis Abeba. Il 15 febbraio 1939 è giunto ad Addis Abeba il prof. Weigl, eminente patologo polacco, che ha dedicato lunghi studi alla profilassi e alla cura del tifo esantematico, giungendo alla preparazione di un cc vaccino '' che porta il suo nome. Il prof. Weigl è stato invitato ad Addis Abeba dal Mini~tero dell'Africa Italiana su proposta del Governo generale. Nella sua permanenza in A. O. I. l'illustre patologo avrà la possibilità di studiare il gruppo di malattie che fanno capo all'infezione esantematica, e così, isolando i « virus » potrà pervenire a comporre sul luogo il vaccino. E' prevedibile che entro brevissimo tempo l'Istituto per la Rickettsiosi potrà disporre dì un primo quantitativo di vaccino confezionato ad Addis Abeba.

Concorso Erba per l' autarchia dd medicamento. Nel fascicolo di gennaio fu data notizia del Concorso indetto dagli Stabilimenti Chimico-Farmaceutici Carlo Erba per l'autarchia del medicamento. La scadenza, ch'era stata fissata per il 1° maggio c. a., è stata prorog::tta al 31 ottobre p. v.

D irettore respotJsabtle: Prof. Dott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. ROMA, MACC IO 1939-XVIl - 1"1P. REClONf,.LE - Cf,.RLO Cf,.TTANEO, 20.


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Spedizione In abbonamento postale

Anno I...XXX VII· ...a~c..~. VI

aaucAZIDNE MENSILE

GIUGNO 1939 ·XVII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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ANNO LXXXVII • FASC. VI

OIUONO 1939-XVII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sani/afe <cJir fus in armis

MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMEN TO. L'abbonamento è annuo e dà diritt o a n. 12 fascicoli. EFso decorre dnl l 0 gennaio al prezzo di L. 32 (estero L. 44); p er gli abbonamenti fatti durante J•anno vtrraono inviati i numeri arretrati dtll 'anno in corso. L'abbonamento si P"ll• anticipato. No n disdetto un mese prima dello scadenza. e'intende rjconfermato. A Ile lihrerie narionali ed estere è conecsso lo sconto del IO ·~. Per i .s oli ufficiali del Corpo Sanitario delle varie Fcrze Armlltt, in servizio ed in congedo. il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 Per JZii stessi ufficiali è ammesso un abbonamentO cumulativo al Giornale di Medicina Militare ed agli Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo ridotto dj L. 40 annue. Un fa•cieolo co•ta L. 4, se arretrato L. S (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le annate complete arretrate il prezzo è di L. 48 n<l Regno. L. 12 per l'Estero. 11 prezzo del supplemento al giornale eomen~nte i Ruoli di anzianità del Corpo Sonitario Militare è di L . 8. Non si concedono abbonamenti i n omaggio. Gli abbonati pot ranno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblicazione - i numeri eventualmente t:matriti per disguido postale. TrascorPo tale termine non si dnrà corso :tlln richies ta. Sì accettano inarn-ioni a pagamento di corattere pubblicitario compatibili con In natura e ooJ decoro del giornale. (Chiedere condizioni e tariffa nll'anuninistrazione).

NORME PER I COLLABORA TORI. La coJiaborazione è libera, ma la direzione si r iserva il giudizio n ella scelta dei lavori senza a rendere conto delle eventuali non accettazioni. Le opinioni manifestate dagli autori non impegnano le responsabilito del periodico. Tuuj i lavori inviati per la pubblicazi on e devono essere in('diri e dc' ono pC'n·enire alla reda· zione nel testo definitivo , corretto. firnati daiPnutore: devono inoltre e'sere dnu ilograf3ti, o scritti con carattere facilmente leggibile. Ad ogni lavoro è conce-5.$0 un trutss imo di 16 pag1 ne eli stampa; per la pubblicazione dei lavori che superino le J6 pagine, g li autori snno tenuti ol pagamt!nto della opesa per le pagine in più a prezzo dj costo. Per ogni lavoro (escluse recensioni, norizie e sommari) sono offerti gratuitament~ SO estratti con cope.rtina. fronte.spizio, impaginatura e numer a2ione speciolt.::. Per stamo.a anticipata dculi es1rani e per un maggior numero di essi Ja spesa rt lativa viene addcbitat3 agli autori a prez7o di costo. Le spese per cUchés e uvo le fuori testo sono a carico deRii autori. Le bibliografie annesse ai ·lavori originali, perchè siano pubblicate, de\ono essere brevi e r~­ datte corret tamente. Per dio):'Osizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche a ciascu n )M' Oro de\'e seguire un breve tiauumo (non più di dieci righe). l manoscritti non vengono restitu;ti, anche se non pubblicati. ~sere tenuta


SOMMARIO I<I:IT.\~0.

X Con)!rc,,o •ntcrn.11:1•mal... 01 ~letlicin.l 1mli1.uc (\\'~ ;h1ngtun • :-.;,." Y"rl., ;·20 m.•!:);") "'39!

LEZIONI E CONfERENZE l'ag

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LAVORI ORIOINALI GER:O.L\::>:0. -

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!IL::\. -- S111la ri.mi\'.IZiunc odk 1C.11.ioni >iellll<t):IChc •:ella sifilide con particolare rij:ll::mlo ,1! nH:tndo di R.1j k:t PIZZI LLO. - R"cupcrah1htà 1111lll.1rc dci m~l:onci <: t<:r:op1a ~plcnocun l rattil.: 1\1\Tfi\UI.! ·\ . L;n ca~o di sitihdc ;pin.ok DF. ALESSI. - S.o!!,:• di v~rvkn1a di akuni n·rp• do ufo

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SI"T.\r.,\T I . LIF1 ERITE (!uimhci 111111Ì d t "f>f>lin::tonc alla pro/ifii!Si de'Ila t'•Jrcuwz,onc con J',uJ'-'IOSJIIItl Jft'tl/tca. -

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X CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA MlLITARE (WASHINGTON- NEW YORK 7-20 MAGGIO 1939). Resoconto del tenente colonnello medico prof. Ugo Rllitaoo.

Il 9 maggio scorso veniva ufficialmente inaugurato, alla presenza del segretario di Stato per la guerra, H arry H. Woodring, dal generale medico C. R. Reynolds, direttore generale della sanità militare, di altre eminenti personalità civili e militari nel campo sanitario degli U . S. A., il X congresso internazionale di medicina militare, a Washington. Trcntaguattro Nazioni avevano inviato delegazioni ufficiali; I 'l tali a era rappresentata dal Senatore prof. Aldo Castellani, conte di Kisimayo c dal ten. colonnello medico prof. Ugo Reitano. Numerosi i discorsi d'occasione, tutti improntati a spirito di pace c alla fratellanza fra i popoli; ttltti i capi delle delegazioni estere pronunciarono degli indirizzi di risposta nel mt:desimo spirito di viva cOI·dialità degli ospiti. La perfetta organizzazione del congresso, lo schietto c simpatico carnerati~mo, la signorile ospitalità, il desiderio di rendere gradito nel migliore dei modi il soggiorno dei delegati esteti negli U. S. A. sono stati da tutti molto apprezzati e vivamente lodati. Unica not:t stonata in tanta atmosfera di simpatia, qualche articolo poco felice c inopportuno, diretto contro talune Nazioni rappresentate al congresso, da parte della stampa locale. Il m erito principale della bellissima organizzazione c del programma di visite, di ricevimenti, di gite e di festeggiamenti, va dato al presidente del congresso, generale Reynolds, al segretario generale colonnello Harold W. Jones, al ten. colonnello E. Erskie Hume, al colonnello medico della riserva navale W. Seaman Baimbridge, al ten. colonnello Francis M. Fitts, al colonnello Garfìeld L. Mc Kinncy; al colonnello Lucius A. Salisbury, ai capitanj dott. Farrar e Camuti. Ma, del resto, tutto il corpo sanitario militare e civile è stato prodigo di cortesie e di ogni attenzione verso i delegati esteri. Le sedute scientifiche, iniziatesi il giorno 8 maggio a Washington e continuatesi nei giorni 17 e r8 maggio a New York, sono state inframezzate da visite alle maggiori istituzioni sanitarie (Army medica] Center, Medicai Field Service School, Carlisle Barracks, Army Me9ical Museum and Libray) all'Accademia navale di Annapolis, da escursioni 6ul Potomac e e sul campo di battaglia di Gettysburg. Nei giorni 19 e 20 a New York i congressisti visitarono l'esposizione mondiale e la scuola militare di West Point. Talune istituzioni medico-militari meriterebbero un'esposizione dettagliata perchè veramente degne di essere conosciute da tutti gli ufficiali me-


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X CO!'\GRESSO

INTERNAZIONALE D I MEOICINA MILITARE

dici. All'inizio del congresso fu reso omaggio alla tomba del milite rgnoto al cimitero di Arlington con una suggestiva cerimonia. Alla pa1 te tecnico- scientifica fu dato ampio sviluppo in numerose sedute. Del primo tema - Organizzazione e funzionamento del servizio sanitario nelle spedizioni coloniali - sono stati relatori per l'Italia il ten. col. medico U. Reitano (parte 1, riguardante l'Esercito) e il maggiore gene· ralc medico della R. Marina G. Gelonesi (parte II, riguardante la Marina); per gli U. S. A. il colonnello medico Mc Kinney. Un'interessante comunicazione, corredata da proiezioni, sui servizi ~:.mi tari nella campagna italoetiopica, da parte del senatore prof. A. Castellani, riscosse ampio StìLC~~so. Pt"r ogni tema di relazione, alla fine del congresso, furono dettate le conclusioni, compilate in accordo con i colleghi che avevano contribuito .all'iJlustrazione dell'argomento. Credo che non sia inutile per il nostro giornale d! riportare le conclusioni alle quali si giunse: I TEMA. -

(Italia e U. S. A.).

r• - I pricipi fondamentali del serviZIO sanitario per il successo delle spedizioni coloniali sono: a) preparazione in tempo uti le; b) chiara visione delle necessità nella zona di operazioni; c) impi ego fin dali 'inizio dei mezzi più moderni per la s::d ute delle truppe; d) disciplina sanitaria individuale e collettiva. 2 • - Le spedizioni coloniali differiscono una dall'altra così che non è possibile fissarne in uno schema unico l 'organizzazione, n è stabilire in anticipo le eventuali perdite. 3" - In una spedizione coloniale bisogna tener conto dei seguenti fattori: a) condizioni climatiche e topografiche del teatro delle operazioni; b) distanza dalla madre patria; c) i compiti di competenza dell'E~ercito e quelli di competenza della Marina; d) l'efficienza numerica e bellica del nemico da affrontare; e) nosologia del territorio, mèta della spedizione. 4° - E' d'importanza capitale che i capi dei servizi ~anitari dell'esercito e della Marina partecipino fin dall'inizio, per la parte di loro competenza, al piano e all'organizzazione della spedizione. 5o - Provvidenze adeguate debbono essere prese ai porti di imbarco e sbarco per i malati, i feriti e per le provviste di materiale sanitario. 6• - E' indispensabile avere a disposizione un adeguato numero di navi ospedali ad aria condizionata; la loro capacità in posti letto non dovrebbe superare gli 8oo, pcrchè un numero maggiore intralcierebbe sia i servizi amministrativi sia quelli tecnici.


X CONG RESSO INTERNAZ IONALE DI MEDICl:-.iA MILJT:\RE

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t - Debbono essere prese tutte le misure profilattiche necessarie per salvaguardare !a salute delle truppe; e sarà fatto largo Impiego dei vaccm1 gi udicati efficaci. Il TEMA. -

Protabili perdite di guerra e metodi di calcolo. (Germania e

U. S. A.). x• - L'esperienza imegna che è difficile far e il computo preventivo delle perdite in qualunque guerra. 2 ° - La conoscenza del l 'indice delle p erdite e della loro distribuzione r~rt~ è però di capitale importanza nell 'organizzazione sanitaria e t:l.ttica. -~-~ E ' proprio sul compito preventivo delle eventuali perdite che i servizi (--;\,~. sanitari debbono basare la loro organizz:1zione. ....:{?~~' " 3.. - Q~an.~o ~iù piccola è .l'unità, impegnata in combattimento tar@:-)}~!1;~... > p!U alto sara l mdJCe delle perdite. ~~ , ~~·~-< 4° - A prescindere dal metodo impiegato per il calcolo, questo non potrà ');..~~/ essere che approssimativo; e quindi bisognerà far sempre le dovute riserve. ~) 0 ) I metodi di calcolo de~critti nella relazione non debbono essere giudicati come definitivi ma soltanto come un indirizzo alla soluzione del problema. Si fa la raccomandazione che un comitato internazionale abbia a curare una nomenclatura standardizzata.

III TEMA. - Procedimenti pratici per l'anestesia e analgesia nella chirurgia di guerra. (Brasile e U. S. A .). x• - Per le esigenze militari della guerra moderna, i metodi di anestesia saranno diversi a seconda che si tratti di stabilimenti di prima linea (ospedali divisionali) o di stabilimenti sanitari della zona delle retrovie. 2° - L 'anetesia negli ospedali divisionali dovrà essere fatta con metodi semplici-, scartando qualsiasi apparecchio complicato che abbia bisogno della collaborazione di specialisti in anestesia. 3' - I grandi ospedali delle retrovie possono servirsi di metodi che rappresentano quanto di più moderno vi sia nel campo dell'anestesia. 4o - L'anestesia generale è di massima il m etodo di scelta da usars1 nella chirurgia di guerra. 5° - Gli anestetici più raccomandabi li in ordine di preferenza sono: l'etere etilico, il cloruro di etile, il cloroformio. 6o - Se le circOS'tanze lo permettono, quei metodi che più mantengono alto il morale del paziente con l'uso di anestetici basali sono sempre da preferirsi, giacchè togliendo l 'ansia preoperativa consentono una riduzione nella dose dell'anestetico impiegato.


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X CONGRESSO !NTER:-.IAZIO:-.:ALE DI MEDICll':A MIUTARE

7'' - L'aneHcsia a mezzo di barbiturici ad azione pronta, quale l'evipan, è di grande praticità, perchè, mentre ha scarsa azione tossica, produce le condizioni necessarie per l'intervento chirurgico, sia che si adop(:ri come anestesia preparatoria nell'anestesia generale di breve durata, sia che si adoperi in anestesie di maggior durata col metodo di dosaggi intermittenti. g• - L 'anestesia spinale è di uso limitato in chirurgia di guerra sia per la sua t:ecnica complicata sia per il ritardo nell'effetto anelgesico, a prescindere dell'azione ipotensiva. Controindicata in caso di shok. 9" - L 'anestesia locale deve e~ ere riservata in genere per piccole operaz ioni . N el caso di ferite al cranio il suo uso è ampiamente giustificato. w • - L 'anestesia generale per inalazione è in genere controindicata nei gassati d eli'apparecchio respiratorio. u • - Nei colpiti da aggressivi a carattere vescicante si dovrà preferire l'anestesia basale. 12• - Nei feriti gassati, gli anestetici di scelta sono locali, basali, e questi ultimi combinati con piccole inalazioni di cloroformio. 13• - La terapia con inalazioni di ossigeno ed elio o di biossido di carbonio occupa un posto predominante nel trattamento degli accidenti dell'anestesia generale e nella loro prevezione. 14• - Il rimedio sovrano per calmare il dolore è ~cmpre la morfina (e altri oppiacei). 15• - I barbiturici, somministrati per bocca, banno gran valore perchè ritardano ed attenuano lo shock e possono essere usati con grande vantaggio nelle prime linee.

Organizzazione e funzionamento del servtzto chimico-farmaceutico militare. (Argentina e Cecoslovacchia).

IV TEMA. -

1 ° - E' desiderabile che nel

quadro dei servizi sanitari militari di tutu gli eserciti il servizio chimico-farmaceut1co sia esplicato da farmacisti militari, part1colarmente idonei a tale compito. 2 " - Il servizio chimico-farmaceutico dovrà essere diretto da un farmacista capo, che farà parte della direzione sanitaria. 3" - I principali compiti del servizio chimico-farmaceutico sono: a) provvedere al rifornimento dei medicinali, ddle droghe, e del materiale sanitario di qualsiasi specie; b) l'alta direzione dei laboratori di analisi chimiche; c) la collaborazione con la Direzione generale di sanità nel campo dell'igiene, della profilassi, ecc ..


X CO!'GRESSO INTERNAZIO:-.:ALE DI

M F.DICil'A

MILITARE

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V TEMA. - Trattamento d'urgen za e primi apparecchi per fratture del mascellare in guerra. (U. S. A. e Inghilterra). E' indispensabile che esista stretta collaborazione tra il chirurgo e il dentista nella cura delle ferite del mascellare. 2 ° - Il trattamento delle lesioni della guancia e della mascella si baserà su sani principi di chirurgia, applicabili alle:: varietà delle ferite che si possono riscontrare; esso deve tener sempre presenti le necessità ortopediche. 3" - Gli obiettivi principali della cura sono: . a) arresto dell'emorragia; b) fissazione dei frammenti; c) temporaneo avvicinamento dci tessuti molli con drenaggio; d) misure per evitare il pericolo di soffocazione; e) trattamento dello shok; f) profilassi antitetanica; g) mitigazionc del dolore. Raccomandazioni : a) siano adottati metodi dì fissazione dei frammenti, come quelli descritti nelle relazioni ; b) vi sia sempre una provvista di ossigeno per i casi di sbok e per i gassati; c) vaccinazione antitetanica, a mezzo dell'anatossina, a tutte le truppe in tempo di pace, che valga a dare una buona immunità, e a far diminuire la quantità di siero antitetanico che si inietta in guerra. 1" -

VI TEMA. Specializzazione tecnica degli ufficiali d'amministrazione net servizi scmitari. (Messico e U. S. A.). 0

La specializzazione tecnica degli ufficiali d'amministrazione del l-Crvìzio sanitario in tutti gli eserciti appare indispensabile allo scopo di ottenere i migliori risultati nell'espletamento di tale servizio. 2 ° - L 'amministrazione delle grandi unità sanitarie, come ospedali militari, ecc. deve avere il controllo degli ufficiali medici stessi. 3o - Il compito del personale d'amministrazione del servizio sanitario in campagna è tale per cui si ribadisce la necessità del suo insegnamento negli speciali programmi di addestramento. I

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VII TEMA. -

L'ossìgenoterapia e suo impiego pratico per Le truppe.

L 'ossigenoterapia è di indicusso valore in medicina militare e nella aviazione sanitaria. 2 ° - N ella medicina militare l'ossigenoterapia si impiega nella polmonite, neU'influenza, nei colpiti da aggres~ivi soffocanti, ed in altre affezioni delle vie respiratorie. I

0

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X CONGRESSO INTERNAZIONAJ.E

DI

MEDICINA

MILITARE

3" - Nella chirurgja militare il suo impiego riguarda particolarmente i casi di shok, le complicazioni polmonari post-operatorie, e le infezioni da germi anaerobi (somministrazione per via sottocutanea). 4o - In aviazione è largamente usata per prevenire l'anossiemia. 5o - L'apparecchio Boothby per la somministrazione dell'ossigeno è raccomandato per l'economia .che permette nell'uso di ossigeno e per il fatto che si può impiegare sia negli ospedali sia negli aeroplani. 6° - Il peso dei recipienti contenenti l'ossigeno non permette in genere il suo impiego in linea di combattimento. t - I servizi sanitari delle forze armate debbono provvedere, fin dal tempo di pace, a larghe scorte di ossigeno e di recipienti adatti, considerando il largo impiego che se ne farà in guerra. Fra le numerose e interessanti comunicazioni dei colleghi straruen ricorderò quella del ten. colonnello delle truppe coloniali francesi Bouvier sul servizio sanitario, nelle guerre coloniali, del maggiore medico dell'esercito tedesco B. Brandi (relatore del secondo tema): « Sui metodi per combattere il dolore in chirurgia di guerra », del dottor E. Penedo (Guatemala): « Su un nuovo ago chirurgico », del ten. colonnello dell'esercito finlandese Seuderling: 1. Sul servizio sanitario in inverno », del ten. colonnello tedesco Hartleben: « Sul gjudizio dei reperti cardiaci dubbi >), del cap. Bainbridge: «Sul! 'attività dei medici militari nei congressi di medicina militare », del ten. colonnello tedesco Wiirfler su: « Istituzione e dottrina dell'aviazione sanitaria in Germania », del colonnello J. De Cilleu1s, francese, sull'« Approvvigionamento idrico delle truppe in campagna », del maggiore medico, turco, Emin Erkul su: « Esperienze della grande guerra in Turchia », del ten. col. francese Codvelle su: cc Le avitaminosi e l'alimentazione delle truppe in campagna », Il colonnello medico J. Voncken p resentò un progetto, abbastanza dettagliato, sulla creazione di un istituto internazionale di alti studi medicomilitari, posto alle dipendenze del comitato internazionale di medicina militare. L'XI Congresso di medicina militare avrà luogo in Svizzera nel 1941. I temi di relazione posti all'ordine del giorno, sono: 1 ° - Primo trattamento e apparecchi di trasporto per i fratturati degli arti inferiori (Svizzera, Gran Bretagna, Brasile). i ' · Intossicazione da ga•s. degli esplosivi durante i combattimenti navali (Germania, Francia). J' - Il servizio sanitario militare nell'assistenza mcdi.ca e sociale alle popolazioni indigene dei territori coloniali. (Francia, Olanda, Italia). 4° - Protezione del personale navigante in volo contro gli effetti deleteri dell'aumento di velocità, particolarmente nell'accelerazione angolare (Svizzera, Italia).


X CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICI N A MILITARE

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5o - Medicine in compresse usate in medicina militare. Loro classificazione, metodi di analisi e dosaggio dei loro principi attivi (Svizzera, Rumenia). 6" - Le probabili funzioni del dentista militare durante i periodi di intensa attività, dalle prime linee alle formazioni sanitarie di corpo d'armata (Svizzera- Giappone). 7" - Assistenza sociale e morale data dagli ospedali militari. Attività dopolavoro e assistenza agli individui singoli e alle famiglie- (Svizzera e

U. S. A.). N. R. -

Nei prossimi numeri sarà integralmente riprodotta la 1 elazione detta al Congresso dal ten. col. medico Reitano pro f. U go.


LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE M!LITARE DI MESSINA

QUADRO EMATOLOGICO DELL'AMEBIASI INTESTINALE Riassunto della conferenza del prof. Giuseppe Solarino, direttore incaricato dell'Istituto di Patologia generale Jclla R. Università di Bari.

L'O. dopo una sintetica ~·assegna bibliografica, passa ad esp01-re i risultati di perso'llali ricerche sistematiche, eseguite su 19 militari amebiasici, reduci dall' A. 0.1. e ricoverati per il trattamento terapeutico nell'Ospedale Militare di Messina, durante i mesi di luglio- agosto 1938-XVI. L'indagine si presmtava a priori di un certo interesse, perchè veniva eseguita su individui quasi tutti della stessa età (dai 22 ai 30 anni) ben costituiti e privi di tare organiche, perchè sottoposti prima di contrarre l'infezione al vaglio di una visita rigorosa, per l'acci rtamento della idoneità ai servizi coloniali. Tutti i casi esaminati dal punto di vista ematologico, erano perciò sicummente al riparo d2 altri fattori (denutrizione, carenze alimentari di qualsiasi tipo, ritardo nell'accertamento d'ella èausa morbosa e nell'intervento terapeutico) che n011 possono invece - sicurame·nte - escludersi nelle indagini degli AA. precedr:nti e che hanno potuto veroJ·imilmente interferire con l'intestazione amebica nel c/etermrnismo delle altaazioni riscontrate a carico della crasi sanguigna. D'altra parte, era comune - nei casi presi in esame dall'A. la localizzazione intestinale del processo morboso (senza risentimento epatico) e recente (da un mese a due anni e mezzo) la comparsa dei primi disturbi. In og1zuno degli ammalati, digiuno dalla sera precedente, vemze p1·aticato il conteggio dei globuli ,·ossi e dei globuli bianchi, la determinazione dell'emoglobina, l'esame morfologico completo con la determinazione della formula eritrocitometrica e della formula leucocitaria. l risultati ottenuti si pouono così sintetizzare : a) N ell'amebiasi reante e genuina, precocemente- curata, no1z si n'scontrano quadri anemici nè a tipo ipercromico, nè a tipo ipocromico; si J'OtJo osservati, invece, accanto ad un numero normale (od aume11ta'to) degli eritrociti, valm·i globulari nettamente ipocromici ed una microcitosi spiccata. Il diametro globulare medio- infatti- è risultato di micron 7,09 con utJa formula eritrocitometrica media costituita per il 43 % tii globuli rossi con diametro di micron 6,56, per il 38 °/o con diametro di micron 7,]8, per il 14,9 °/o con diametro di micron 8,20, pe1· l' 1 °/o (all'incirca) con diametro superiore a micron 8,20 e per il 3 "lo con diametro inferiore a mi-


Q UAURO EMATOLOG ICO D ELL ' AM EBIASI l. "T ESTil'ALE

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ero n 6,56 (dispersione degli eleme11ti su 3 colonne centrali quas1 eguali, anzichè prevalentemente su una, come di norma). b) In rapporto alla serie bianca, è risultato che la leucocitosi e la neutrofilia, per q.uanto frequenti, non costituiscono un reperto costante nemmeno nei casi acuti o riacutizzati. Si riscontrano, invece, quasi costantemente, sia nelle forme acute che nelle croniche, i seg11i di un'attiva rigenerazione della serie bianca mieloide, non rilevati da alcuno degli AA. che precedentemente si erano occupati delle alteraz ioni ematologie/te dell'amebiasi: fu osservata, con notevole frequenza, la comparsa nel sang ue degli amebiasici presi in esame, di cellule leucocitarie patologiche appartenenti al tip9 dc:lle cellule di Tiirk ed in qualche caso, anche di cellule ài Rieder, nonchè di modificaz ioni spiccate di volume e di forma dei granulociti !Jfutrofili. Non mancò, d'altra parte, la presenza, nel protoplasma dei granulociti neutro/ili, di inclusioni basofile più o meno grosse, più o meno numerose e di zone di basofilia diffusa, oltre che di chiare figure di divisione diretta dei granulociti neutrofili.

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LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MILIT ARE 'DI T ORINO Direttore: colonnello medico S. FoRtt-:o

UN CASO DI TUMORE A MIELOPLASSI DELLA EPIFISI SUPERIORE DEL PERONE · Dott. Giuseppe Germano, maggiore medico, radiologo.

L'osservazione radiologica minuziosa e Sistematica non solo ha portato un contributo prezioso nc11 'indagine delle neoplasie ossee primitive o secondarie, ma si può affermare che attualmente questo mezzo è diventato indispensabile nella diagnosi precoce dei tumori dello scheletro perchè ci permette di scoprire anche le più piccole alterazioni iniziali. 1\'aturalmente il radiogramma va interpretato in rapporto anche coi segni clinici, perchè sebbene ci mostri brillantemente la struttura dell 'osso, di guisa che in molti casi possiamo fare la diagnosi direttamente, capita anche sovente di non poter distinguere lesioni tumorali da lesioni infiammatorie, col solo reperto radiologico, ed allora occorre inquadrarlo coi dati clinici, microscopici, e talvolta sperimentali per arrivare alla diagnosi. Per bene giudicare i tumori ossei occorre disporre di radiogrammi tecnicamente perfetti, non solo, ma bisogna anche che siano numerosi, perchè è pericoloso per la diagnosi fidarsi di una sola immagine radiografica, quando i segni specifici di tumore possono nascondersi in modo tale da rendere insufficiente una sola proiezione. L'osso di fronte alla invasione tumorale si comporta come di fronte ad altri stimoli non ncoplastici, cioè può rompersi, rigenerarsi e, come nei processi ricostruttivi fi siologici, può dare calli; avviene cioè un processo di distruzione, di neoformazione e di riparazione, fa~ti che ci dànno segni radiografici patognomonici comparativi tali da fornirci elementi preziosi per la diagnosi (Putti e Camurati). Il radiogramma ci permette di poter precisare con esattezza la sede del tumore, la forma , il volume, la struttura fondamentale, il rapporto con le parti vicine, le modalità dello sviluppo, e le modificazioni subite nella sua evoluzione con le eventuali metastasi vicine o lontane; elementi questi che oltre aiutarci nella diagnosi ci permettono anche di fare distinzione tra benigno e maligno, ed in ciò l'esame radiologi co è superiore all'esame clinico e forse anche all 'esame istologico, per la sua innocuità e per la facilità con LUi il paziente vi si sottopone.


UN CASO DI TUMORE A MIELOPLASSl DELLA EPIFISI SUPERIORE DEL PERO"'E

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Le classificazioni dei tumori delle ossa hanno avuto finora un fondamento basato esclusivamente sul criterio istologico; una sola distmzione d'indole clinica è quella che li divide in benigni e maligni. Il radiogramma mentre ci permette di seguire il modo di insorgere del · neoplasma, il suo dinamismo, la sua trasformazione, facilita le differenziazioni e porta a nuovi raggruppamenti. Esempio del tipo « tradizionale » di classificazione dei tumori maligni è quello adottato da Novè- Josserand e Tavernier riportato da Putti e Caruuratl. 0 I - Osteosarce»ni (fuso cellulari, globo cellulari): tumori a mieloplassi, mielomi, endoteliomi, tumori secondari. Gli AA. americani hanno cercato di portare una reviSione e ci dànno le seguenti classificazioni adottate dal Comitato di Registrazione dei Chirurghi americani : 1° - tumori metastatici, 2 ° - fibrosarcoma periostale, 3o - tumori osteogenici (benigni e maligni), 4o - processi infiammatori, so - tumori a cellule giganti, 6° - angiomi (benigni e maligni), t - tumore di Ewing, go - mielomi. Putti e Camurati ci dànno i chiarimenti seguenti su alcune delle suddette voci: << 2" - Fibrosarcoma periostole, non ha nulla a che fare con l'osso; nasce accanto ali 'osso o dallo stato fibroso del periosto (meglio chiamarlo con Colodni extrap eriostale, o con Novè- Josserand e Tavernier: paraostale). « 3o - Osteogenico maligno, è il tumore nato dagli elementi istologici propri dell'osso, quindi è essenzialmente un osteoblastoma, così come un carcinoma della pelle è un epitelioma; non osteogenici sarebbero i tumori che pur sorgendo dall'osso nascono da elementi che non sono intriseci all'osso; tumori a mieloplassi, mielomi, endoteliomi; osteogenico non significa neppure osteogenetico, cioè produttore di osso >> . Il sarcoma osteogenico, come tutti i tumori maligni, è potenzialmente osteogenetico, ma può non esserlo, Putti e Camurati preferiscono il termine di osteosarcoma consacrato daLl'uso, al sarcoma che nasce dagli elementi intrinseci dell'osso. Agli osteogenici appartengono: le esostosi, l'osteoma, l'encodroma, il fibroma.


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UN CASO DJ TUMORE A MIELOl'LASSI DELLA EPIFISI SUPERIORE DEL PERONE

«

s• - Tumore a cellule giganti, equivale a tumore a mieloplassi accet-

tando tutti la proposta di Bloodgood di distinguerli col nome di tumori, piuttosto che di sarcomi, dato il loro comportamento clinico benigno. « 6• - Angiomi benigni e maligni, tumori rari, difficilmente differenziabili; pare non meritino una classe a parte secondo Codrnann, uno dei componenti del comitato americano. « 7"- Tumore di Ewing, o endotelioma diffuso solitario, che in Europa, secondo Putti e Camurati, si è ancora incerti se meriti di essere considerato una entità nosologjca completa, e dei quattro casi riportati nella loro collezione, che corrispondono alle caratteristiche del tumore di Ewing, non sono sicuri dell'esattezza del loro giudizio, perchè i dati che illustrano i lavori di Ewing, di Codmann, di Colodni, di Novè- Josserand e T avernier, di cui si sono serviti come termine di confronto, non sono tali, specialmente dal punto di vista radiografico, da permettere conclusioni sicure. Ad ogni modo se vi è un endotelioma che ha una base clinica e quindi una importanza pratica è indubbiamente quello di Ewing; tutti gli altri sono delle pure entità istologiche » . (Putti e Camurati). Certo una classificazione ideale per oggi non è ancora possibile data la incertezza in cui ci troviamo circa la genesi e la biologia dei tumori. Così anche le classificazioni più accreditate stanno già subendo un processo di revisione per la rivoluzione apportata nella patologia dello scheletro dalla radiologia, sebbene sia solo da poco che porta i suoi frutti sulla conoscenza dei tumori scheletrici. Ecco brevemente il caso che mi è capitato di osservare mentre veniva richiesto un esame radiografico del ginocchio sinistro. Soldato F. P., del 33• regg. fanteria, della classe 1911, rico\·erato nel reparto osservazione dell'ospedale militare di Savigliano il 13 gennaio 1933. A 11am n esi famigliare: negativa. Riferisce che tro,·andosi in carcere per aver ferito in rissa un suo &atcllo, a Caserta nel maggio ultimo scorso aveva notato lieve dolorabilità alla regione del ginocchio sinistro, per cui aveva chiesto visita e dal ~anitario delle carceri fu inviato a Napoli, dove fu pure Yisitato ma senza provvedimenti, essendo quasi al termine della pena. Venuto alle armi fu inviato in detto ospedale militare in osservazione, perchè la lieve dolorabilità al ginocchio sinistro cogli esercizi d'istruzione si era un po' accentuata. E. O.: Buona costituzione, ben nutrito c sanguinificato. Negativo l'esame del capo, del collo e degli organi interni, toracici ed addominali. All'estremità superiore esterna della gamba sinistra, si rileva una bozza alquanto consistente, ricoperta da cute normale, con qualche vena visibile, ma senza fatti infiammatori; a superficie regolare, fissa, poco dolente alla pressione, non compressibile. Esame radiografico: In proiezione antera-posteriore si rileva una immagine ovoidale col maggior asse lungo circa 8 cm. diretto nel senso longitudinalc ed invadente per tale lunghezza l'estremità prossimale del perone (fig. 1). li diametro trasversale è di circa 5 cm. e mezzo ed il volume corrisponde a quello di un uovo gr,osso di tacchino.


UN CASO DI T UMORE A MI ELOPLASS I OELLA EPIFISL SUPERIORE DEl. PFRONE

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U!'> CASO DI TUMORF A MIELOPLASSI DELLA EPIFISI SUPERIORE DEL PF.RONE

L'aspetto di questa massa tumorale corrisponde a quello descritto dagli AA. che la paragonano ad una grossa e multipla bolb di sapone; i margini sono ben netti , e continui, c dell'antica conicale n on si ,·cde alcuna traccia. Questo è, secondo Putti e Camurati, di grande valore di~tintìvo cogli osteo-sarcomi, nei quali, specie se diafìsari, la corticale è visibile nell'i nterno della massa neo-plastica, disegnata da due linee parallele continuantesi p rossimalmente e distalmentc con l'osso sano. La diafisi del perone appa re interrotta bruscamente con un a linea che quasi chiude il canale midollare, a differenza del sarcoma in lui «l'ombra grigiastra omogenea della massa tumorale invade il canale midollare >>. I n proiezione laterale (fig. 2) 1:! mas~a tumorale appare nettamente differenziata dal. l'osso sano costituito dall'estremità prossimale della tibia, verso cui si espande in modo Gmogeneo e continuo, e così pure verso le pani molli senza fenomeni di reazione periostale, conser vando l'aspetto pluri -loculare, cribato Ja fori che lo fanno rassomigliare ad un nido d'api, con omogeneizzazione gr igiastra dello stroma. Diag11osi differenziale, non essendo possibile una biopsia per fare un esame microscopico, rifiutando il p. qualsiasi atto operativo. con lo scopo precipuo di ottenere la riforma. ci dobbiamo basare per la diagnosi unicamente sui dati radiologici, essendo quelli clinici d i poca o di nessuna importanza. L 'esame clinico fa risultare che la massa è cresciuta lentamente senza compromettere le condizioni generali Jel malato; non traumi pregressi, non dolore alla pressione; cute di colorito normale, ci fa orienwre verso una forma di tumore benigno.

I caratteri radiografici sopra riferiti ci h anno indotti a pensare che si tratti di un c< tumore a mieloplassi », secondo gli AA. francesi (Nelaton), o a «cellule giganti ))' secondo gli AA. italiani, tedeschi e inglesi. Questa denominazione di « tumori a mieloplassi » è stata introdotta dagli AA. americani (Bloogood) come termine non pregiudizievole per la natura in sostituzione di quella di « sarcomi a mieloplassi »; usata dagli AA. francesi, che include in sè il carattere di malignità. Dalle statistiche risulta infatti che tale tumore preferisce la fine della 2 " o 3" decade della vita, m entre nella piena maturità hanno la stessa frequenza il « gigante cellulare e I'osteo-sarcoma ». Il tumore gigante-cellulare preferisce la m etafisi o la epifisi delle ossa lunghe (epulide) e la mandibola, mentre che un tumore nettamente diafi. ' . sano e quasi sempre un osteosarcoma. . l!n tumore epifisario è nella maggioranza dei casi un tumore a cellule g1gant1. Un tumore secondario si distingue per l'età del soggetto e per l'andamento lento. Risulta infatti che tali tumori si manifestano di frequenza in individui adulti al di là dci 40 anni, con progressione rapida, con si ndrome dolorosa dello scheletro, associata a deperimento, ad anemia ed impotenza funzionale (Novè- Jo~serand e T avernier). Secondo Delbet, ogni tumore che dia per manifestazione primaria una frattura spontanea, è un tumore secondario. (Radiograficamente si metterà


UN CASO DI T UMORE A MIELOPLASSl l>ELLA EPIFISI SUPER IORE. DEL l'ERO?'E

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in evidenza un addensamento diffuso dello scheletro vertebrale e del bacino quando si tratti di un carcinoma della prestata). La differenziazione con una osteite cistica a cui è stato dato il n ome di malattia di Rekclinghausen consiste nel fatto che questa è quasi sempre intra orsea, e non gonfia tanto l'osw quanto il gigante cellulare; inoltre essa non è mai epifisarìa ma piuttosto diafisaria, ali 'opposto del tumore. La corteccia o rapsula della cisti è formata dalla corticale, cosicchè non vi è tra essa e l'osso ~ano quella brusca interruzione che vi è nel tumore. Le concamerazioni della ciste sono a loculi proporzionalmente più ampi che nel tumore. Lo stroma della ciste non dà l'ombra grigia, cinerea, omogenea che dà quella del tumore del gigante cellulare. La ciste non dà che l'ombra della sua parete, cioè un 'ombra ossea (Putti e Camurati). Anche il condrQma è un tumore a lento accrescimento che dà pochi Jisturbi; si manifesta con speciale frequenza nelle ossa del piede e della mano, isolato o multiplo, o nelle ossa lunghe, ove occupa la stessa sede metaepifisaria dei tumori a mieloplass i, coi quali ha molti caratteri di rassomiglianza. Però il condroma ha decorso più lento, non è doloroso e può raggiungere delle proporzioni molto più grandi del gigante cellulare. Radiogralìcamente lo strema è reticolato e vacuolizzato, come nel gigante cellulare, ma la corteccia, anche nelle forme più evolute, è solida, densa, continua, mai distrutta (Putti e Camurati). L 'osteitc fibrosa generalizzata o malattia di Recklinghausen è una vera sindrome osteopatica che preferisce l'età adulta ed è caratterizzata da una infiltrazione fibrosa diffusa dello scheletro, causa di rammollimento, deformazione, frattura spontanea delle ossa degli arti, che ha decorso relativamente lento e che talvolta porta a morte per cachessia. Lasciando a parte la diffèrenziazione anatomica, clinicamente la distinzione si basa sui seguenti fatti: le cisti e i tumori della osteite fibrosa si localizzano di frequenza all'estremità superiore dell'omero e del femore, sede in cui raramente si trovano i tumori a mieloplassi. Le osteiti fibrose si complicano con grande frequenza con fratture spontanee, e come vera osteopatia malacica la forma generalizzata di Recklinghausen invade grandi segmenti d'ossa, rammollendoli e deformandoli, mentre il tumore a mieloplassi è una lesione localizzata. Radiograficamente è facile la distinzione quando l'osteite fibrosa è generalizzata; è quasi impossibile, quando esiste un focolaio isolato, differenziaria da un tumore a mieloplassi. Dal lato pratico la differenziazione fra le varie manifestazioni dell'osteite fibrosa e dei tumori giganti cellulari ha un'importanza relativa, in quanto che tutti gli AA. sono d'accordo nell'ammettere che la terapia debba essere conservativa. Circa la genesi e natura dei tumori a mieloplassi nulla si sa di preciso; una ipotesi che va facendosi sempre più consistente (Mallorj, Codman, Barris, Lubarsch, Konjetzni), è quella che li considera non dei ncoplasmi, ma una specie non definita di forma2 - - Giom alt> di nudidn~ militare.


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UN CASO DI TUMORE A MIELOPLA!'Sl Df:.LLA EPIFI<;J SUPFIHORF. L>EL PERO!'IE

zione reazionale, con un agente patogeno sconosciuto << Un processo riassorbente cronico >> secondo Lubarsch e Konjetzni; è lo stesso punto scuro che rimane da precisare per definire il significato di cellula gigante, e la entità di alcune ostcopatie quale l'osteite fibrosa e le formazioni cistiche; che con ctuesti pscudi tumori hanno una stretta parentela. Terapia: è conservativa secondo la maggioranza degli AA. per tutti i tumori benigni fino a tanto che non dànno disturbi imponenti o per sede o per volume. Può essere chi rurgica asportando il più completamente possibile. In questi ultimi anni, specie per il merito della scuola francese si è diffusa molto l 'opinione che la radioterapia sia utile nel tumore a mieloplassi ed i lavori di Bloodgood e Coky, dimostrando che i raggi X ed il radium, non solo servono come trattamento integrativo della cura radiologica, ma possono guarire tali tumori. Ewing, anzi afferma che la cura radiologica è da preferirsi alla cura chirurgica. Il professar Carando riporta due casi di tumori a mieloplassi trattati con Roentgenterapia sotto la direzione del professar Bertol0tti nell'Istituto di radiologia medica dell'ospedale S. Giovanni, con esito molto lusinghiero. Egl i somministrò tre closi eritema, una per mese, in tre mesi consecutivi, frazionando ciascuna dose in sette giorni per evitare i fenomeni locali c generai i che si sarebbero potuti verificare se tale dose fosse stata data in soli due o tre giorni. Sebbene nei tumori benigni la terapia non abbia mai carattere d 'urgenza, ormai gli AA. sono concordi di estendere l'uso dell'esame radiografico per la diagnosi precoce di tutti i tumori dello scheletro, perchè ad esso si deve il miglior apporto di elementi utili non solo per la diagnosi precoce ma anche per la terapia precoce; fattore unico questo per la prolila ~si di tali forme morbose di cui non ancora si conosce la causa. Putti e Camurati comparando l'esame istologico con quello radiografico ritengono dal punto di vista diagnostico quest'ultimo superiore anche all:1 biopsia stes~a . La prognosi è favorevole. Vi sono però dei casi in cui si verificano metastasi maligne nelle parti molli come di sarcomi. Albertini , Roux, K olodni, riferiscono anche dei casi operati come benigni c che poi risultarono sarcomi maligni. Perciò occorre. anche dopo la cura seguire questi malati sia clinicamente sia radiologicamente.

AuTORIASSVNTO. L 'A . dopo aver messo in e,·idcnza il grande Yalore del metodo radiologico, per la d i ~gnos i precoce dei tumori dello scheletro presenta radiogr:unmi di un caso di tumore a micloplassi della epifisi superiore del perone, che raggiungc\'a la gnnd~:zza di un grosso uovo di tacchino, e non dava clinicamente alcu n sintomo, che potesse brio sospettare. Pass:J in rassegna le varie classificnioni dci tumori dello scheletro; dà uno sguardo si ntetico alla diag nosi differenziale con l'osteite cistica di Recklingh:msen. con l'encon droma, con l'ostcos:ucoma e coi tumori secondari. Parla della terapia chirurgica e spccial-


1.;:-J CASO DI TUMORE A MIELOl'I.:\SSI DELLA EPIFISI SUPERIORE OEI. PERONf

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mente radiologica, come quella che ha dato i migliori risultati e conclude con l'affermazione che il metodo radiologico è, senza riserve, il più fecondo di risultati, forse superiore alla stessa biopsia, secondo molti AA, sia per la sua praticità, sia per la sua innocuità per il p., sia per l'apporto di elementi utili, non solo per la diagnosi precoce, ma anche per la terapia precoce; fattore unico questo, nella profilassi dei tumori.

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PROBLEMI ATTUALI DELL'AMEBIASI INTESTINALE NELLE PRATICHE MEDICO-LEGALI Prof. Leo Taddia, capitano :nedico.

N egli Antz. di M ed. Navale e Coloniale del marzo- aprile 1938, è stata pubblicata una nota del Mattei nella quale sono riportati casi di dissenteri3 bacillare accertati batteriologic;1mente e sierologicamente in soggetti già giudicati amebiasici. L'A. dopo avere parlato dell 'amebiasi intestinaie in A. O. I. riporta alcune consid~razioni sul ciclo biologico dell'Ent. histoljtica, indi passa a tratnre la malattia dal punto di vista medico- legale, proponendo, nell'interpretazione di reperti coprologici, di considerare come veri amebiasici i sol i portatori di amebe ematofaghe e di considerare gli altri portatori di forme precistiche e cistiche come infestati sospetti, semplicemente da sorvegliare. Il Mattci lancia un appello perchè ciascuno porti il proprio contributo dì idee ed e~perienza onde giungere presto a direttive chiare e criteri unitari circa i giudizi medico-legali nei riguardi dell'amebias: intestinale per evitare che da parte di alcuni ne sia esagerata la portata. La questione è certamente di capitale importanza per i medici militari, i quali, dopo la conquista dell 'Impero, si trovano frequentemente nelle condizioni, poco felici, di esprimere g1udizi medico -legali in soggetti convalescenti di malattie la cui diagnosi è documentata da cartelle cliniche incomplete, con scarsità od assenza di reperti, perchè redatte in condizioni particolarmente disagiate ed in mancanza di mezzi di accertamento. H o creduto pertanto utile riprendere l'argomento da me trattato in questo Giornale nel maggio 1934 ed ampliare i concetti espressi in quella breve nota sul valore dei reperti coprologici ai fini medico-legali, concetti, che al lora trovarono critiche, ma attualmente sembrano trovare consistenza dalla esperienza degli ultimi anni in quanto questa ha sollevato intorno all'amebiasi problemi che attendono la soluzione. Il primo problema si riferisce alla diagnosi clinica. Non si può più legare l'amebiasi intestinale alla sola dissenteria poich è accanto ai quadri tipici di dissenteria sono state riconosciute dovute all'am ebiasi forme oscure di gastroenteriti nelle quali la diarrea non è sintoma preùominante; si verificano quadri sintomatologici dove si alternano stipsi e d iarrea, anoressia, formazioni di gas, dispepsie croniche e dolori addominali saltuari di lieve entità. In molti casi la malattia rimane nascosta per periodi considerevoli e si manifesta in forma acuta solo dopo intercorrenti disagi o strapazzi dietetici. E' evidente pertanto che una diagnosi clinica, dall'anamnesi e dall'esam ~ obbiettivo, di amebiasi intestinale può essere solo sospettata poichè la


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sintomatologia è comune a molte altre affezioni deiJ'apparato gastro-enterico c specialmente alle metadissenterie le quali per la loro tendenza a cronicizzare facilmente simulano il quadro dell'amebiasi. Nei paesi tropicali, dove le altel :1zioni dell'apparato gastroenterico sono all'ordine del giorno, e non sempre fortunatamente di natura parassitaria, si errerebbe con frequenza applicando i postulati di alcune scuole che asseriscono potersi far diagnosi di amebiasi intestinale anche in assenza di reperto di laboratorio. Lo stc~so criterio << ex juvantibus », non può autorizzare una diagnosi di sicurezza poichè cure emetiniche giovano in disturbi intestinali di natura bacillare. Un secondo problema insoluto è quello che riguarda il numero delle !-pecie di amebe ospiti dell'uomo e quali di queste si devono ritenere patogene. Nel 1859 Lambl aveva notato la presenza di amebe nel muco intestina!-:: di un dissenterico e ne descrisse i caratteri morfologici ; nel 1870 Lewis, nel r871 il Cunnigham, nel 1875 il Loesch trovarono un 'ameba denominata da questo ultimo « Ameba coli ,, poichè era riuscito con essa a trasmettere la <..lissenteria acuta negli animali. Nel 1879 il Grassi studiando le amebe intestinali concluse che l'Ameba coli non è patogena per l'uomo. Nel 1893 K artulis trovò amebe nel pus di un ascesso epatico e nello stesso anno il Koch, pur descrivendo per primo le lesioni intestinali di un dissenterico nel quale aveva riscontrato amebe, non riconobbe in queste l'agente patogeno della malattia, mentre Kruse e Pasquale ottenevano la trasmissione ddla dissenteria al gatto iniettandogli nel retto feci di m:1lato o pus di asces~o epatico. Nel 1806 Casagrandi c Barbagallo sotto il nome di Ameba hominis descrissero e fissarono i caratteri biologici e morfologici dell'Ameba coli, ne dimostrarono la non patogcnicità per l'uomo poichè vive sapronta n cii 'intestino. Nello stesso anno Quinke c Ross scoprirono le cisti delle amebe e dimostrarono la loro importanza nella propagnione della malattia facendole ingerire ai gatti; tali esperienze furono poi confermati da H ubert che descrisse le cisti a quattro nuclei con inclusioni. Nel 1903 Schaudinn riconfermò il carattere della non patogcnicità dell'Ameba coli del Locsch e richiamò l'attenzione su un'altra ameba patogena p~r l' uomo che chiamò Ent. histoljtica. Nel 1907 Viercch dcsc ris~e la tetragena, un anno dopo Hartmann l'africana ed Elmassian la minuta, tutte specie ritenute patogene per l'uomo. Nel 19II Welker dimostrò come le specie descritt~ con i nomi di histoljtica, tetragena, africana, minuta, non fossero che stadi diversi di una stessa specie: l'Ent. histoljtica, della quale ne era stata rilevata la importanza dei seminatori e portatori sani con la descrizione delle cisti quadrinucleate. Nd 1918 S. Shimura richiamava l'attenzione degli studiosi sopra una a m eba trovata nell'intestino dell'uomo, ameba che non provocava disturbi nel portatore cd inoculata nell'intestino del gatto non attecchiva; tale ameba pre~entava le cisti id~ntiche a quelle dell'Ent. histoljtica.


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Nel 1925 il Brumpt comunicava all'Accademia medica di Parigi che in seguito a numerose osservazioni era venuto nella convinzione che accanto alI'Ent. histoljtica esisteva un'altra ameba, morfologicamente simile, ma fisiologicamente diversa e che denominava Ent. dispar. Secondo il Brumpt tale ameba sarebbe morfologicamente simile alla forma minuta dell'Ent. histoljtica, fisiologicamente diversa perchè non ematofaga; non provocherebbe nell'uomo disturbi morbosi e nel gatto inoculato sperimentalmente si limita ad esercitare qualche volta, un 'azione patogena di lieve entità. Molti AA. hanno negato l'individualità morfologica dell'Ent. dispar ritenuta una varietà dell'Ent. histoljtica, mentre altri l'hanno sostenuta come lo Simic in Jugoslavia nel 1931 ed il Penso in Italia nel 1935. ; quest'ultimo inoltre ha studiato la morfologia in cultura dell'Ent. dispar e confrontandola con quella dell 'Ent. histoljtica ha concluso essere queste due specie zoologiche diverse. L 'ammissione dell 'Ent. dispar toglierebbe ogni valore ai dati statistici pubblicati sino ad ora, e spiegherebbe l'alta percentuale di portatori di cisti quadrinucleate in rapporto al numero esiguo di casi di amebiasi intestinale per quanto Martini, Vincent, Noc, Welker, Sellard osservano che molti portatori di Ent. histoljtica non presentano sintomi clinici. Da questa rapida rassegna circa le amebe descritte quali ospiti ndl'intestino dell' uomo sembrerebbe che la sola Ent. histoljtica deve ritenersi patogcna, ma non si devono dimenticare le osservazioni del Brumpt il quale ha visto che l'Ameba coli e l'Ent. dispar associate possono penetrare nella muco~a intestinale di un giovane gatto e provocare rapidamente delle piccole ulcera:r.ioni. L 'istotropismo accidentale dell'Ameba coli nel gatto consentirebbe l'ammjssione che questa ameba può eventualmente divenire patogena per l' uomo quando certe condizioni favorevoli si trovano riunite. Se, pertanto, un'ameba saprofita dell'intestino può divenire patogena si può ammettere che è uno stadio di sviluppo dell'ameba che rappresenta la fase parassitaria. Ciò avvalorerebbe la concezione della biologia dell'Ent. histoljtica che Reichevow ha sviluppato da una ipotesi di Mathis e Mercier secondo la quale la forma minuta è l'Ent. histoljtica tipica ed ha sede nel lume intestinale, ma può in certe condizioni penetrare nella parete intestinale e qui trasformarsi nella grossa forma ematofaga, che poi si moltiplica ulteriormente nei tessuti. La conc~­ zione del Reichenow, a detta del Benzoni, spiega l'esistenza di portatori sani nel senso classico della parola, ossia portatori che non hanno, nè hanno mai avuto alcun sintoma morboso riferibile al parassita che essi albergano, ma pone un altro problema insoluto sull'amebiasi e cioè: quali sono le cause che rendono patogena l 'E n t. histol jtica ? Secondo alcuni sembrerebbe esistere più ceppi di Ent. histoljtica di cui uno non virulento in quanto può albergare per tempo talora lungo n ell'intestino dell'uomo senza provocare alterazioni sulla funzione intestinale e ndlo stato generale; il Craig ha difatti ottenuto lesioni ulcerative e sintomi dissenteriformi n~i gattini con inoculazione di ceppi che nell'uomo non producevano


PROBLEMI ATTUALI DELL'AMEBIASI

INTESTINALE ECC.

sintomatologia. In un caso questo A. ha usato un ceppo che per quattro anni era presente nel! 'intestino di un uomo senza provocare alcuna sintomatologia ed an::he con questo ceppo ha ottenuto nel g;nto le stesse lesioni ulcerative. In base a tali esperienze il Craig ammette l'esistenza di ceppi innocui per l'uomo o quanto meno l'esistenza di variazioni di virulenza di ceppi di Ent. histoljtica. Alcuni ammettono che le amebe sotto l'influenza di malattie intercorrenti od associandosi ad altri parassiti intestinali, oppure con la modificazione del chimismo intestinale o decadimento delle resistenze organiche del portatore sano, si ingrandiscono, diventano attivissime ed cmatofaghe; queste trasformazioni sarebbero frequenti nell'uomo dei paesi caldi, è la r~go la nel gatto infettato sperimentalmente. Secondo Gauducheau le amebe da sole non sarebbero fattori sufficienti per provocare la malattia conosciuta con il nome di amebiasi; i batteri interverrebbero non solo con i loro effetti patogeni che si aggiungono a quelli delle amebe, ma anche con la loro azione sulle amebe favorendo ed ostacolando o modificando la loro virulenza. Il Casagrandi avendo seguito alcune forme batteriche nel plasma amebico, dopo numerose esperienze ha ammesso che nell'interno delle amebe i germi inoculati passano ad uno stadio di vita che non è quello in cui siamo abituati ad osservarli e maturano nell'ospite in quella forma la quale rende poi possibile ricoltivandoli di ottenere la riproduzione sotto forma batterica. Le esperienze del Casagrandi hanno suggerito al d'Herelle l'ipotesi che nel corpo dell'ameba venga interrotta la simbiosi << bacillo tifo- batteriofago» a favore del bacillo. Marchoux e Mathis ritengono che culture di tifo e paratifo associate ad amebe inattive possono determinare la dissenteria amebica; tale ipotesi avrebbe trovato conferma da esperienze condotte da Deschiens. Un altro problema insoluto nell'amebiasi è quello che ri guarda l'immunità ammessa e negata con uguale frequenza solo nel campo ipotetico mancando prove sperimentali. Sta di fatto che nelle stesse condizioni di vita e di <~mbiente, nell'identiche possibilità di contagio dell'infezione un notevole numero di individui rimane costantemente indenne. Per quanto riguarda la descrizione morfologica dell'Eot. histoljtica si hanno dati abbastanza concordi. La forma minuta misura 15- 20 micron di diametro; è !:carsamente mobile con pseudopodi sp'.:'ssi, nucleo visibile allo stato fresco; vive nel lume del grosso intestino dove si alimenta di batteri; si moltiplica per scissione sulla mucosa intestinale e dopo un certo numero di divisioni le amebe si liberano delle loro inclusioni diventando precisti, si provvedon o di una m embrana e presentano un grande vacuolo iodofilo. Il nucleo si divide in due e ciascuna parte nuovamente in due dando così le forme tipiche di cisti a quattro nuclei. Le inclusioni rifragenti o siderofìli non si osservano in tutte le cisti, ma in numero variabile da individuo ad individuo e nello ~tesso soggetto infestato. Le forme ematofaghe si moltiplicano per divisione


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c vengono rapidamente eliminate con i secreti intestinali emessi per trntazione o distruzione della parete intestinale. Dalle forme ematofagbe si banno le minute che sono le sole a produrre le cisti quadrinucleate; nè queste si formano nelle localizzazioni extraintestinali. La grandezza delle cisti vana fra i 10- 20 micron di diametro nello stesso soggetto. Nonostante la dettagliata descrizione dei testi dell'Ent. bistoljtica, l'esame microscopico per una assegnazione di specie riesce sempre difficile; la possibilità di variazione di grandezza, disposizione del nucleo, movimenti ed emissione dei pseudopodi (variazioni frequentissime nei climi caldi e che possono mettersi in rapporto alle condizioni ambientali, al particolare chimismo gastrointestinale, a minorate resistenze organiche dell 'ospite, fattori che influiscono sulla vita degli animali e vegetali imprimendo modificazioni temporanee cd anche permanenti) lascia nel ricercatore seri dubbi che rendono la diagnosi di laboratorio alquanto probativa; solo le forme ematofaghe autorizzano un reperto di amebe patogene ed in questo caso ha poca importanza la determinazione di specie. In nessun caso, con reperto positivo di cisti , si può far diagnosi di specie p oichè cisti quadrinucleate si hanno in varie specie di amebe. Le prove biologiche come si è detto sopra non hanno valore diagnostico poichè lesioni intestinali sono state determinate nei gattini con ceppi innocui per l'uomo di Ent. histoljtica e con amebe non patogene per l'uomo. Così pure poco valore hanno le prove culturali che non trovano applicazione per difficoltà tecniche. Per queste lo Simic si serve dd siero Loffler- Ringer dove le amebe si coltivano bene; l'aggiunta di amido di riso favorisce sensibilmente la moltiplicazione delle amebe. Con tale metodo l 'A. ha ritenuto poter differenziare l'Ent. dispar dall ' histoljtica, poichè la prima avrebbe dimostrato maggior potere di fagocitare i granuli di riso ed inoltre attraverso passaggi in cultura si rimpicciolisce mentre i movimenti sono più lenti delle altre. La proprietà di fagocitare i globuli rossi in vitro è di tutte le amebe, ma m entre la fagocitosi per l'Ent. histoljtica è rapida ed abbondante, per la dispar è lenta e scarsa; qu~t'ultima inoltre in cultura è resistentissima al freddo con· servandosi vitale dopo la permanenza di ore alla temperatura del ghiaccio fondente, mentre non si differenzia dalle altre per la resistenza al calore. Secondo le osservazioni del Penso è I'Ent. histoljtica che in cultura diminuisce un poco nelle sue normali dimensioni; lo studio particolareggiato della ma~sa cromatofila sarebbe un elemento morfologico specifico dell'E n t. dispar poichè in questa è sempre bene individuabile, a margini fini ed a limiti netti, di spessore costante e di aspetto uniforme, comprendendo circa la metà del! 'i ntera superficie protoplasmatica, mentre nel l 'histoljtica la massa cromatofila, pur essendo presente, non ha margini definiti e limiti netti , non è di spessore costante e di aspetto uniforme, ma si estende irregolarmente verso l'ectoplasma: è di spessore disuguale, presenta una superficie areolata e si diffonde n ella quasi totalità della superfice protoplasmatica. Anche il nucleo presenta elementi speci fici di indiscutibile valore per diversità di grandezza.


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I~TESTINALE

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Da quanto si è detto sopra ne risulta che la diagnosi di amebiasi intestinale, nonostante i sussidi diagnostici a nostra disposizione, può emettersi in un numero esiguo di casi per cui è comprensibile come i giudizi medico-legali per tale infermità non siano s::mpre rispondenti a uniformità di criteri ed alla giusta valutazione del caso in esame; il più delle volte si esag<.:ra in favore cldl'interessato con danno spesso notevole dell 'erario e del prestigio professionale. E' giusto pertanto che dalle superiori gerarchie siano impartite norme d le quali siano uni formati i giudizi medico-lega! i relativi ali 'amebiasi. Quali sono gli elementi diagnostici su cui esprimere un giudizio medicolegale ? Nei casi acuti della malattia sarà l'esame diretto dell'ammalato e l'esame coprologico sicuramente positivo per forme ematofaghe, che forniranno gli elementi di diagnosi; che se il reperto delle feci è positivo per amebe in fase non ematofaga si concluderà con il Craig: << che il portatore è infetto ma non che il detto parassita è la causa dci sintomi riscontrati )) , Più frequentemente si dà il caso di pratiche medico- legali ini ziate a richiesta di reduci dall'A. O . I. giudicati amebiasici clinicamente, o per un r~perto positivo di amebe senza che ne sia stata specificata la specie e la bse biologica . E' indubbio che nell'Impero sono spesso attribuiti all'ameba disturbi intes tinali di altra natura e non sempre è valutata la possibilità di portatori sani di amebe, possibilità frequente come hanno dimostrato Mariani e Lopresti in nazionali e Taddia in somali esaminando feci di soggetti senza disturbi intestinali. Una volta giudicati amebiasici, a ragione od a torto, questi reduci in buona fede attribuiscono all'infermità sofferta ogni sorta di disturbi inte>tinali anche di breve durat1 e chiedono che venga loro corrisposto un assegno pe r minorate condizioni di salute . In questi casi obbicttivamcnte spesso non si riscontrano elementi di giudizio all'infuori dei sintomi riferiti dall'interessato il quale non sempre è fedele nell'esposizione elci propri disturbi; il reperto coprologico o è negativo oppure può essere posi tivo per forme non ematofaghe e cisti. Tale reperto positivo non dice se siamo di fronte ad un infestato sospetto da sorvegliare oppure ad un convakscentc di amebiasi nel quale possono residuare processi cicatriziali a carico dc Il ' intestino con note,·ole alterazion~ della funzionalità gastro-intestinale. Abbiamo però a nostra (!isposizione un mezzo di indagine atto a diradare ogni dubbio: l 'e~ame retto e sigmo-scopico che (tolti i casi, poco frequenti, in cui la lesione è stata }imitata alle superiori regioni del colon) dirà se l'affezion e è realmente esistita e consentirà il rilievo dei processi cicatriziali, la loro estensione e portata ai t1ni di una minorata capacità fisica. La retto- sigmoscopia sarebbe altresì consigliabile ogni volta che il quadro sintomatologico ed il reperto di laboratorio fanno sospettare un'affezione amebiasica in atto. Con tale indagine si verrebbero a limitare i casi di enteropazienti, erroneamente giudicati amebiasici e ad evitare cure lung he, spesso infruttuose e per di più dannose a portatori casuali di amebe.


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PRORLE,\ fl ATTt;:\Ll DELL'AMEBIASI INTESTINALE ECC.

L'A. dopo avere passato in rassegna alcuni problemi insoluù dell'amebi:Jsi intesrin:Jle, tratta b malattia dal punto di vista medico-legale, indicando i dati per la giusta interpretazione di un reperto coprologico ai fini diagnostici c fisca li ; propone che nei casi dubbi venga eseguit:l la retto- sigmoscopia onde rilevare diretta· mente le:; ioni o processi cicatriziali a c::trico dell:l mucos:J intcstin:1le, la loro e~tensione e portata ai fini di un accertamento di minorata capacità fisica. RI.\SSUSTO. -


CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA Direttore: prof. G. FALCHI.

SULLA RIATTIVAZIONE DELLE REAZIONI SIEROLOGICHE NELLA SIFILIDE CON PARTICOLARE RIGUARDO AL METODO DI RAJKA Don. Giuseppe Bua, primo c:lpitano medico, as~ istente militare.

La riattivazione deiie reazioni sierologiche nella sifilide. Nel corso della nostra pratica giornaliera accade spesso di imbatterci in casi clinici in cui dal lato anamnestico e dal rilievo dei sintomi ci si forma il concetto di essere davanti a manifestazioni cutanee e mucose di infezione luerica congenita od acquisita. Non è infrequente però, quando si passa a corroborare la sintesi clinica con le prove di laboratorio, che queste diano, anche coi metodi più fini, risultati negativi, costituendo così un punto dubitativo nella diagnosi pro~ spettata. E' anche vero che molte volte si può passare sopra a questo dato negativo ed intraprendere la cura ex iuvantibu~ che potrà più o meno dare ragione alla nostra ipotesi diagnostica. Se questa, chiamiamo defìcenza delle prove sicrologiche, può avere un significato relativo, nell'eventualità accennate, assume invece un valore protondo quando richiediamo ad essa quel dato importante che dovrà costituire uno d ei cardini su cui poggia il criterio di guarigione della malattia. Si comprenderà quindi molto bene quanto sarebbe utile e necessario avere a disposizione un procedimento che rendesse più sensibile e sicuro nei risultati il dato sierologico nei vari periodi dell'infezione luetica, sia acquisita che congenita. Sotto questo punto di vista è ovvio dire con quanto interesse sia stata accolta da tutti la prova della riattivazione di Milian - Gennerich che doveva nelle mente degli AA. darci in mano un dato prezioso per la condotta della terapia, per interpretare certe sintomatologie o~cure, per formare in ogni momen to un concetto chiaro delle condizioni del luetico che si affida alle nostre cure. G. Milian sin dal 1911, col nome di riattivazione biologica della reazione di Bordet- Wassermann descrisse il fatto, già rilevato da Gennerich, che \n luetici W assermann- negativi da più o meno lungo tempo, in seguito all'iniezione di 6o6 si poteva verificare una Wasserann po~itiva.


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SULLA RIATTIV.\I..IO.' IE IWLLE RE:\710'11 SIEROLOGICH['

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In tale periodo di tempo, dopo la scoperta e l'impiego di 6o6, tale interessante reperto sierolog1co fu notato con una certa frequenza. Queste osservazioni stimolarono il Milian ad approfondire l'argomento specialmente in rapporto allo s.tudio della sifilide latente ed allo stato di guarì gione dei luetici. Egli ne trasse in seguito dell'esperienze ed ammaestramenti ormai divenuti classici ed accettati dalla maggioranza dei sifilografi, nonostante che alcuni autorevoli AA. abbiano negato, e neghino tuttora ogni valore scientifico e pratico a tale scoperta. Dallo studio clinico e sierologico di numerosi casi egli constatò che il fenomeno biologico della riattivazione della Was~ermann si poteva verificare non solo in seguito ad una iniezione di arsenobenzolo, ma anche durante il corso ed al termine di un ciclo di cura con tale specifico medicamento, quando si fossero verificate le seguenti condizioni: 1° - Cura insufficiente o insufficientemente continuata (in appoggio a tale tesi cita numerosi casi di cosidette neurorecidive per impiego troppo prudente o addirittura insufficiente di 6o6, ed alcuni casi di paraplegia insorti durante una cura di novarsenobenzolo in luetici secondari). 2 ° - Cura sufficiente ma con medicamento rivelatosi inattivo (egli notò che riscontrando.s.i una Wassermann positiva dopo una cura anche energica con il neosalvarsan, se si cambjava medicamento e si continuava per esempio con iniezioni di bismuto o di mercurio, si poteva con molta frequenza osservare la regressione dei fatti clinici e la R. W. diventare nuovamente negativa). Da ciò egli dedusse l'ammaestramento che gli arsenobenzoli non svolgono un'azione egualmente intensa in ogni luetico e che quindi, dopo ogni ciclo di cura, è necessario a mezzo dell'esame sierologico saggiare l'azione del med icamento stesso ed alternarlo successivamente agli altri specifici, in modo da avere la sicurezza di aver somministrato all'ammalato il ma~s imo del presidio terapeutico. Il Milian notò inoltre che l'apparizione del fenomeno biologico della riattivazione della Wassermann si verificava con un certo ordine cronologico t precisamente verso il 5°, il 14° ed il 2) giorno dopo l'iniezione riattivatrice, ma specialmente e con la maggior frequenza al 14° giorno. Raccomanda perciò di ricercare la riattivazione in tale periodo per evitare frequenti salassi non sempre ben tollerati per ovvie ragioni dai pazienti. Alle critiche che gli furono rivolte da alcuni sifilografi circa la val id ità t il valore di tale metodo d'indagine, egli a sua volta fece notare che i medesimi, nelle loro ricerche, non si erano posti nelle condizioni volute per provocare il fenomeno, ma anzi avevano tentato la riattivazione subito dopo il termine di una cura magari intensa quando la sieroreazione era divenuta certamente del tutto negativa, oppure avevano praticato un solo salasso dopo un 'iniezione di arsenobenzolo e ad una distanza qualunque da questa, come, ad esempio, dopo 6 o 7 giorni. 0


SULLA RIATTIVAi.:ION E DELLE REAZIOt-11 SI ERClLOG lCHE ECC.

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Insiste quindi nelle seguenti norme per ottenere con la massima probabilità di riuscita la riattivazione: 1 u - Praticare l'iniezione provocatrice lontana da qualsiasi cura ami: luetica (dopc alcuni mesi o meglio dopo un anno dalla fine del ciclo di cura); in tal maniera si ha la maggiore probabilità di riattivare la R. W. e cioè di rivelare l'esistenza di un focolaio luetico in riformnione dopo la fine della cura. 2 " - F are possibilmente tre R. W. dopo l'i niezione provocatrice e cioè dopo 5, 15 e 25 giorni, in modo da avere ogni probabilità di non lasciar sfuggire una riattivazione passeggera. Se poi non è possibile richiedere a un malato tre salassi, praticare almeno quello del 15" giorno che più frequentem ente dà una sierodiagno~ i positiva. Il Milian asserisce di aver ottenuto nel le riattivazioni eseguite coP. le modalità esposte su luetivi con o ~enza sintomi in evoluzione, i seguenti risultati: nel periodo secondario il s8 %; nel periodo terziario il 55 %. Egli attribuisce i risultati negativi sia alla guangwne, se di guang1one si può parlare in tema di sifilide, sia al fatto che in certi casi la R. W. rimane costantemente negativa durante tutto il periodo di evoluzione della malattia. L'apparizione della riattivazione può qualche volta verificarsi in modo brusco, passando da un giorno all'altro dalla negatività assoluta al + + + , ma in genere essa sale gradatamente e progressivamente; non è costantemente positiva + + + , ma con una certa frequenza positiva parziale + o + + ; la sua durata è variabile e può andare da qualche giorno a più mesi·. In media si aggira dalle 6 alle 8 settimane. Per quanto riguarda la natura della riattivazione, il Milian la ritiene un fenomeno biologico paragonabile alla reazione di H erxheimer ed analoga ai fenomeni di biotropismo da lui stesso descritti. Egli è. indotto a tale concezione dall 'esame di alcuni fatti clinici come ad esempio l'apparizione durante una cura antiluetica di una R. W. positiva nel momento in cui la somministrazione degli ar~enobenzoli segue immediatamente al mercurio, quando quest'ultimo abbia reso la R. W. negativa. Ammette che l.a questione della riattivazione a tutt'oggi non si può considerare definita, però considerando le molteplici cause di riattivazione finora conosciute come, ad esempio, le albumine eterogenee, i vaccini, le infezioni, agenti sia fisici che chimici ecc. ecc ., trova una evidente analogia fra cause provocatrici della riattivazione e quelle del biotropismo ed in proposito afferma che la riattivazione della R. W. dimostra piuttosto il risveglio della spirocheta che non una reazione umorale pura. Dopo i primi risultati riportati dal Milian numerosi sono stati i sifilografi che cercarono di approfondire la questione della riattivazione e di ;\pportarvi possibilmente dei perfezionamenti.


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SULLA RIATT'JVAZI ONE DELLE REAZIO:-J I SIEROLOGICHE ECC.

Le ricerche furono rivolte, oltrechè ai vari antiluetici (As, Bi, Hg), ad altri medicamenti come i metalli colloidali (collargolo, solfo-mercurio colloidale, Mirion), k cteroproteine (latte, caseal calcico, aolan, peptone), i vaccini (v. colerico, v. colerico e tifico, Dmelcos) sia soli che associati a cura mercuriale o salvarsanica, autoemoterapia, mezzi fisici (irradiazioni ultraviolette, sole od unite ad autoemoterapia), vaccini specifici (Palligene), ed infine sostanze chimiche a spiccata azione sul reticolo endotelio (provocatina di Rayb). Piccardi e Pollano, studiando le modificazioni della R. W. per effetto della cura arsenobenzolica su 6o individui affetti da sifiloma iniziale (nel periodo presierologico), ottennero una variazione nel senso della pos!tività in q uei casi che si aggiravano intorno al 15° giorno dall'insorgenza. Nicolas e Charlet con iniezioni di protoioduro di mercurio, Sainz de Aja con iniezioni endovenose di preparati mercuriali solubili (cianuro, benzoato, cloruro ed ioduro di mercurio), Fournier, Guenot, Villemin, Simon cd altri con preparati bismutici ottennero risultati nettamente favorevoli di riattivazione della R. W. S'interessarono dell 'argomento altri numerosi come Gennerich, Repaud, Petges, Boas, Ravaut, Janselme, Pease, Kan, Martelli, Spremolla ecc. Alcuni impiegarono iniezioni intramuscolari di solfo- mercurio colloidale (Bcrgeron e Jouffrai), Mirion associato a neosalvarsan (K yrle), iniezioni di latte (Udgren, Mario Cappelli, Cascio Rocca, Artom Mario), iniezioni di latte associate alla cura mercuriale (Scheber), iniezioni intramuscolari di aolan (Radnai), cascai calcico (Antonio Mucci), iniezioni di peptone associato a ncosalvarsan (Schreiner), vaccino colerico (Cappelli e Signorelli), vacci no tifico e colerico (Ersettig), malariotenpia (v. Jauregg), ritraendo tutti benefici effetti terapeutici e sensibili oscillazioni sierologiche anche nel senso della riattivazione. Rajka e Radnai sin dal 1925 diressero la loro attenzione all'impiego della cura della sifilide dell'attino- terapia, sia sola che associata ad autoemoterapia, allo scopo di utilizzare al massimo la funzione posseduta dalla pelle di produrre :mticorpi. Seguendo le precedenti esperienze di Torok, Lehncr e Rayka, usarono un:1 serie dì irradiazioni ultraviolette alla dose eritema seguite da altrettante autoemoiniezioni intraglutee a dosi crescenti. Essi sarebbero riusciti ad ottenere la negatività temporanea della R. W. nel 57 % su 22 casi di sifilide btente e nel 28 % su 28 casi di sifilide nervosa c vascolare, ed inoltre, ciò che più interessa nel nostro studio, ebbero campo di notare durante il corso dell 'attino- autoemoterapia una fluttuazione degli anticorpi lipoidei sim ile a quella già osservata con l'impiego dei medicamenti sopra ricordati . Queste esperienze furono continuate nel 1931 da Fernet, Robert e Odinet e nel 1932 dal N egri con risultati concordanti a quelli dei precedenti AA.


StiLLA RIA'Iì'IVAZIONE. DELLE

REAZIO~l

SIEROLOGICHE ECC.

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La riattivazione biologica della R. W. fu anche studiata in rapporto al liquido cerebro-spinale dei neurosifilitici. A tale proposito Riser e Bonhoure, sulla traccia delle ricerche in precedenza compiute da Ravaut e Scheitkevitch, Head e Jernsides, Dreyfus e Leredde, accertarono la possibilità di ottenere la riattivaziòne della R. W. nel liquor dei neurosifilitici. Numerosi furono poi i casi riferiti di riattivazione spontanea delle sieroreazioni in luetici durante il corso di malattie infettive come l'influenza (Neuda), polmonite (Nead e Seabloom), nel tifo addominale (Marini), nella scarlattina (Hutinel e Nadal). A proposito di quest'ultima affezione, fu obbicttato che il fenomeno della deviazione del complemento era frequentissimo anche in ammalati non luetici e quindi da considerarsi del tutto aspecifico. Pontano ed altri però non trovarono mai, in numerosissime sieroreazioni praticate su scarlattinosi immuni da lue, alcuna modificazione in senso positivo. In questi ultimi tempi (1937) T . Griincberg si è servito di un vaccino di treponemi che chiamò Palligene, impiegandolo per via endovenosa a iniezioni successive e a concentrazioni crescenti (Y-1- ~ puro). Le ricerche furono praticate su soggetti luetici insufficientemente o male curati, ma a reazioni sierologiche negative. Egli ottenne su 40 casi i seguenti risultati: 18 volte reazione intensamente positiva, II volte reazioni meno intense, 16 volte reazione negativa. E' da notare però che di 78 ammalati non luetici esaminati per controllo, alcuni che presentavano una cresciuta velocità di scdimentazione potevano dare reazioni non specifiche, di carattere però meno intenso e duraturo. Egli concluse per b specificità del metodo. Ma se numerosi sono gli AA. convinti fautori della reattivazione biologica della R. W., altrettanti numerosi e non meno autorevoli sono quelli che negano ogni valore o addirittura mettono in dubbio la possibilità di ottenerla. Il Picard, servendosi di iniezioni endovenose di collargolo, ottenne dei fatti sia di inibizione che di riattivazione della R. W. anche in soggetti sicuramente immuni da lue, per cui considerò tali modificazioni sierologiche come di natura del tutto aspecifica. Strickler, Munson, Sidlik su 30 ammalati affetti da varie dermatosi ma non luetici e con R. W . negativa, ottennero con iniezioni di arsefamina una grande percentuale di R. W . positive; negarono quindi la riattivazione e ritennero che le variazioni sierologiche osservate fossero dovute ad un'azione tossica esercitata dall'arsenico sul fegato, milza e midollo osseo, che sotto tale stimolo patologico si metterebbero ad elaborare una sostanza lipoidea simile a quella provocata nell'organismo dai treponemi o dalle loro tossine. Felke pensa che il salvarsan provochi un mutamento della struttura della sieroglobulina che diverrebbe così inattiva a provocare l'emolisi.


592

SULLA RIATTIVAZIONE DELLE REAZIONI SIEROLOGICHE ECC.

King la considera incerta ed aspecifica e così pure Lacapére e Galliot negano ìl fenomeno. Krefting inoltre non solo non attribui~ce alcun valore alla riattivazione, ma afferma recisamente di non averla mai ottenuta in alcun malato c attribuisce i casi riferiti dagli altri AA. a variazioni del tutto accidentali nelle reagine del siero esaminato. Nel 1935 Rayka ritorna sulla questione della riattivazione della R. W. promuovendo un nuovo metodo di attivazione. Nel ricordare i vari metodi fino allora usati, egli crede climostrarne la fallacia o gli inconvenienti che si possono verificare nell'applicazione. Così per gli arsenobenzoli ed il bismuto crede che se gli ammalati sono stati curati con tali medicamenti, da questi v'è poco da attendersi per la mobilizzazione delle spirochete e per la reazione biologica. Per quanto riguarda le albumine eterogenee ed i vaccini, lamenta la febbre, i dolori, gli accidenti anafilattici ecc., la frequenza dei salassi da

praticare, la lunghezza del tempo occorrente al verificarsi della riattivazione, tutte manchevolezze che secondo l'A. hanno impedito a questi metodi di entrare nella pratica corrente. Occupandosi delle fluttuazioni sierologiche che subiscono gli anticorpi delle Reaz. di Was~erman e delle Reaz. di precipitazione o di flocculazione tende a darne una classificazione ed a specificarne la natura. Così distingue : 1° - Una oscillazione spontanea che si verifica in soggetti non curati c insufficientemente curati, come risulta dalle ricerche di Perkel, Moreyniss, Israilson ed Heymann . Tale oscillazione sarebbe dovuta sia a fattori estrinseci come le malattie infettive intercorrenti, i vaccini, le influenze climatiche (oscillazioni giornaliere e primaverili di Spillmann) e a fattori intrinseci come la difficoltà di fissazione delle spirochete e loro tossine, il sistema di difesa dell'organismo. 2 ° - Una oscillazione durante la cura per diminuzione progressiva sino alla completa scomparsa degli anticorpi sifilitici.. La scomparsa degli anticorpi è definitiva ed allora si può parlare di guarigione, è invece passeggera quando è dovuta. alla paralizzazione dell'attività delle spirochete o ad una difficoltà di distruzione di queste in dipendenza di una sclerosi perifocale, venendo così ad essere impedito l'arrivo dei prodotti delle spirochete stesse alle sedi di produzione degli anticorpi. E' anche passeggera nei casi di pseudonegatività in cui gli anticorpi sono scomparsi dal sangue ma sono ancora ben rinvenibili nelle sedi di produzione e di accumulo. 3" - Oscillazioni che si verificano nei casi di sifilide resistente per l'azione dci raggi ultravioletti, già sopra ricordate, e per il nuovo metodo che egli propone e che basa sui seguenti principì:


SULLA RIATT!VAZIONE DELLE REAl!O:'-il SIEROLOGICHE ECC.

593

Gli anticorpi sono legati alle cellule e Ja queste giungono alla cm:olazione sanguigna continuamente o in certi determinati momenti. Essi non si formano in tutto l'organismo ma, secondo le più moderne teorie, nel sistema reticolo-endoteliale (nei gangli linfatici, nei vasi, nella milza e nella pelle). Si possono trovare in queste sedi anche quando wno assenti dal sang ue (pseudonegatività). Riuscendo quindi a mobilitare questi anticorpi dalle sedi di produzione per mezzo di sostanze che agiscono elettivamente sul sistema reticolo- endoteliale, si dovrebbe ottenere: a) un aumento del tenore di questi nel sangue; b) di determinarne la presenza se in precedenza erano assenti dal circolo sanguigno ma esistevano tuttavia nelle s~di di produzione e di raccolta. Il Rayka scelse come sostanza di spiccata azione sul reticoh·endotelio l'adrenalina e l'efedrina (chiamata da lui tonogeno) che agendo con la loro azione farmaco-dinamica sulla milza ed i vasi (contrazione) cacciano gli anticorpi dalle cellule. Tuttavia ben presto dovette constatare che tale azione non era sufficiente a determinare il passaggio degli anticorpi nel sangue ed allora aggiunse ai predetti farmaci l'azione di sostanze _vaso-dilatatrici periferiche come la 1stam ina, la colina, adottando poi definitivamente gli estratti muscolari (in genere nucleosidi) che alla loro minore tossicità accoppiano un'azione possente. Poichè l'adrenalina ~ l'efedrina agiscono dopo qualche secondo, mentre gli estratti muscolari sono alquanto più lenti ad entrare in azione, è possibile riunirli in una sola iniezione intramuscolare. Il sistema di provocazione può essere quindi iniziato e terminato nel volgere di un'ora. Egli dà il nome di provocatina al miscuglio di adrenalina (sostituito in gran parte dall'efedrina) e dell'estratto muscolare e consiglia il seguente metodo: 1" - fare un salassa; z• - fare subito iniezione intramuscolarc della provocatina; 3° - fare un secondo salasso dopo mezz'ora ed un terzo dopo una ora. Agli effetti pratici l 'ultimo salasse non è neces~ario. Su 367 casi di sifilide Wassermann negativa il Rajka ha tenuto 39 riattivazioni (9%). Su 254 casi di R. di precipitazione negativa 13 riattivazioni (5 ·;o). In relazione ai vari stadi della sifilide dei casi esaminati, che erano costituiti in gran parte da sifilide latente del periodo secondario e da sifilide tardiva nervosa a Wassermann negativa, egli ha notato una riattivazione ...~ue volte più frequente nella prima, mentre ha riscontrato una fluttuazione più frequente nella sifilide nervo~a a Wassermann già positiva. ~

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Giornnlr di m (dicintl mililarr. ,


594

SL!LLA RIATII\'AZIONE DF.LLE REAZ I O~ I SIEk :JLOGICHE EC:C.

Inoltre ha ottenuto la riattivazione jn soggetti a Wassermann positiva nd senso che da debolmente positiva la R . W. poteva diventare più intensamente positiva nelle sue più varie gradazioni. F gli spiega questo fatto con la teoria della distribuzione degli antico rpl; esisterebbe in qualche parte dell'organismo (es. sistema reticolo-endoteliale) una riserva di anticorpi che verrebbe messa in circolo per effetto dell'azione della provocatina e che andrebbe ad aumentare la quantità di quelli già esistenti. Su 214 ca~i a R. W. positiva iniziale (+) ha riscontrato un aumento . in 45 casi (20 %); comparativamente sUl 158 a R. di precipitazione positiva iniziale ( +) ha ottenuto un aumento di 13 (7 %). Facendo il paragone tra i casi a R. W. negativa iniziale e quelli a R. W. positiva iniziale, ha constatato in questi ultimi una frequenza di provocazione del doppio (:n % su 9 %). Attribuisce questi risultati al fatto che fra i casi R. W . negativa iniziale e rimasti negativi anche dopo la provocazione, si deve tçner conto di quelli probabilmente guariti definitivamente od in cui gli anticorpi sono scomparsi dali 'organismo completamente. Interessanti sono poi le osservazioni che il Rajka ha fatto circa la mancanza di un netto accordo dei risultati fra la R. W. e quella di precipitazione, e sulle fluttuazioni degli anticorpi e quindi della R. W . nello stesso individuo quando siano praticati i salassi a brevessimo intervallo di tempo ( Y~ Y, ora). Infatti le varinioni riscontrate vanno con la stessa frequenza sia 1•erso l 'aumento che verso la diminuzione, fenomeno quest'ultimo più rilevante nella R. di precipitazione. Le diminuzioni degli anticorpi sarebbero, secondo un'ipotesi dell'A ., dovute acl un imprigionamento di questi in certi organi, forse nella loro stessa sede di produzione, e alla loro fissazione alle cellule, oppure all'azione inibitrice di certi corpi che si formerebbero contemporaneamente agli stessi anticorpi e che in certo qual modo compenserebbero con azione specifica. Riassumendo sinteticamente il complesso argomento trattato, possiamo rilevare i seguenti fatti fondamentali: Le opinioni circa il fenomeno della riattivazione sono tuttora divise. Mentre il maggior numero dei ricercatori con a capo Milian ne sono i ferve nti assertori, ve ne sono altri· e molto autorevoli come il Lacapére, Galliot, King, Striklcr, Musson , Sidlik, Fdke e sp~cialmente il Krefting, i quali credono che non fi debba attribuire al fenomeno alcun carattere specifico, o lo negano recisamcnte. ll fe nomeno della riattivazione o provocazione sierologica si può veri fica re: A) per l'impiego di medicamenti specifici (As, Bi, Hg). Esso è tanto più frequente c sensibile quanto questi sono più squisitamente attivi.


SULL:\ RI.·\TTIVAZIO~E DELLE RE:\ZI0:--.:1 SIEROL<XìiCIIf. ECC.

595

Infatti , se la riattivazione si può ottenere anche con il bisnnno cd il mercurio, è però con il salvarsan che si ottengono i risultati più probativi cd è al suo uso che fu notato il fenomeno. Questi medicamenti specifici agirebbero esaltando in un primo momento e successivamente uccidendo i treponemi (fenomeno di necro-biotropismo di Milian), oppure risvegliando nell 'organismo i fenomeni immuni!Jri latenti e stimolando quindi la formazione degli anticorpi. B) A mezzo di iniezioni di metalli colloidali (collargolo etc.) vacCini diversi (vaccino colerico, vaccino antitifico, Dmelcos). Il fenom -::no, in questi casi, non sarebbe in diretto rapporto con il fattore piressia e con lo shock emoclasiw che in breve si determinano, ma piuttosto con le modificazioni del calcio, modificazioni della quantità, della labil ità e àella carica elettrica delle albumine e globul ine del siero, modificazioni del P. H. C) Per effetto di agenti fisici come l'attinoterapia sia sola che associata ad autoemoterapia, a mercuriali, a salvarsanici. L e radiazioni ultraviolette, ~econdo le teorie di quegli AA. che se ne sono più particolarmente interessati (Rajka, e Radnai), stimolerebbero la cute ad elaborare delle speciali sostanze rcattive che raggiungendo per via <-maticJ. i focolai treponemiCi. vi determinerebbero una reazione di focolaio. D) Azione provocativa determinata da medicamenti a spiccata azione ~ul sistema reticolo endoteliale (provocatina di Rajb) di cui ci occupiamo nd presente lavoro. E) Vaccino ~ pccifico esi'ratto dai treponcmi (Palligenc) ideato da GrLincberg, di cui è prematuro dare un giudizio anche approssimativo. F) Durante il corso di malattie infettive (tifo, polmonite, scarbttina etc.) in luetici congeniti o latenti (biotropismo del Mil ian). Dall'esame delle statistiche emerge il fatto che l'azione dei salvarsanici supera tutti gl i altri mezzi sperimentati. Infine, essendo a tutt'oggi ancora ignota l'intima essenza biopatologìca òc llc regioni sierologiche, non deve destare meraviglia ma si deve a<:cettare come logico corollario che il fenomeno della riattivazione permanga tutrora oscuro.

Ricerche personali. Lo scopo di questo lavoro non è in verità quello di ripetere o controllare le esperienze sinora fatte sulla riattivazione. coi vari metodi, ma di riprenderne lo studio con il nuovo metodo di provocazione già annun ziato dal Rajka n_el 1935 al Congresso di Budapest e pubblicato nel 1937 negl i " Annales d1 Dermat. et Syphil » .


596

SULLA RIATTIVAZIONE DELLE REAZIO ' l SIEROLOGIC HE f CC.

Tuttavia non sarà inutile riportare alcuni casi di rianivazione 'èscguiti in precedenza cd a varie riprese, impiegando i salvarsanici, il vaccino antitifico I. S. M., lo Dmelcos ed il Caseal Calcico. Per quanto riguarda i salvarsanici ci siamo attenuti ai dettami classici del Milian, cercando di cogliere le fluttuazioni sierologiche nel periodo di maggiore probabilità e cioè al 5" ed al I')" giorno dalla iniezione provocativa. Il vaccino antitifico I. S. M. è stato impiegato alla prima dose per via endovenosa, una sola o più volte, ripetendo la R. W. e la S. G. o la Citochol per 5 o 8 giorni di seguito. Per lo Dmelcos si sono seguite le stesse modalità che per il vaccino :mtitifico (prima dose per via endovenosa) praticando però le reazioni biologiche specie al 5o ed al 10° giorno. Il Cascai Calcico infine è stato impiegato ad iniezioni intramuscolari ripetute, a distanza variabile di tempo l'una dall'altra a seconda della tolleranza individuale, e le reazioni sicrologiche sono state ricercate in prelievi intermedi ed al termine della serie delle iniezioni stesse. Riportiamo qui wtto gli specchi rassuntivi dei casi trattati con l'esito della riatti vazione.

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5-15 giorni dopo riatlivaz.ione

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Riattivazioni con Neo-Salvarsan r. . A. A., a. 28. Tnf. nel 1929 con R. W.

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Cura con As, H g. I .

2. • S. E .. a. 25. Inf. nel 1920 con R. W. Cura con As, H g, I, Bi .

+- -. ·1

+ --

+ --

3· • A. A., a. 39· Inf. nel 1912. M:mifestaz. sec. Cura 1 con As, H g, I . ·1 4· · M. A., :1. 40. I nf. nel 1920. Cura ccn Hg. l , Bi

l ~c~ l

5 . - J. S. lnf. nel 1918. Cura con As, I. Hg . 6. - P. M., a. 44· l nf. nel 1915. Si cura insuff. As. Bi, H g ·

+ -L

·1

7· · A. L. Inf. n::l 1919. Cur:1 con As. l , Hg .

,l

8. - B. R. lnf. nel 19 21 ccn R. W. - ' - - -. Cura con

Il 1l

As. Bi. H g

1 - - - _ _ _l _ _ _ .

D:t ri porr:~re C:tsi !\J. 8

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597

SULLA RIATTJ VAZIONE DELLE REAZIONI SIEROLOCICH E ECC.

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dopo riattivazione

l

9·- D. G., a. 18. I n f. nel 1290 con Cura con As. H g, I I O. - A. c., a. 23. In f. nel 1924 con Cura re g. con As e Bi

11. - G. A. l nf. nel 1921 con R. W.

R. w. + + + . l

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l S.G.oCir.

W.

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R. w. + + + .

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S. G + --1

+ + + . Cura

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con As, H g, Bi . 12. - L. A., a. 30. l nf. nel 1920. Cura reg..

R. \\'.

ICit. --- 1

A., a. 47· Sarcocele luetico nel 1925 con R. W. + + +. Cura con A~, Bi, H g. I , per 7 anni l 14. - A. S .. a 27. Inf. a 19 anni . ' 15. - P. N., a 25 l nf. a 20 anni As, Hg. Bi . 16. - G. L., a. 46. lnf. a 22 anni. C ura irreg. As, Bi. i

-- -

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Cit.---

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Cit.- - -

13- - P.

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l - --

Hg. I 17. - S. G., a. 28. lnf. nel 1919. C ura insuff. e irrcg.

Cit.---

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T ot:Jlc casi n. 17

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l Ultima

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Dopo S- 1 O gi~r ni

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Riattivazioni con Vaccino Antitifico I. S. M. D. R., a. 29. Inf. nel 1920 con W. +- - . Cur:~ l re g. per 4 anni . 2. - M. A., a. 30. Inf. nel 1918. Cura reg. per 5 anni 1. ·

---

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l --3· - S. G., a. 19. Cheratite parenchim. R. W. + + + l

'~':":': ~'!' 8 giomi

l - -- l \\'. - -- S. G. l +--- --- l --\\'. al S·7·8·JOgior. ' ----- l 6. - G. G., a. 32. Inf. nel 1921 con R. W. + + + . ne l 1921. Cura con H g, A$, Bi e l. sino al 1927. 4· - T. G., a. 40. lnf. nel 1920. Cura per 4 anni . 5· - G. M., a. 32. Sifilide coniug. da 10 anni. Cura reg.

'

l

Cura reg. con As, Bi, H g . l 7· - M. S., a. 40. Sifilide ig norata con W . + + + . Cura per 4 anni l 8. - L. S., a. 18. Inf. nel 1919 sino al 1924 . l 9· - S., a. 28. Inf. nel 1923 con R. W. + + + . Curn per 4 anni l 10. - B. E., a. 25. Grave lue pustolosa neJ 1921. Cura l mista sino al 1925 (W. - - - ) . T ot;:tle casi n. 10

---

R. W . ~ .:.. - S.G. .L;- -

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598

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' Riattivazioni con Dmelcos

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S. G .• a. 29. lnf. nel 1926. Cura energica per 3 ann l

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G .. a. 35· lnf. l 19 anni. Cura per 5 anni

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3· - R. A., a. 30. lnf. da 10 anni. Cura reg ..

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Ci t . --- Ci t.--- Cit.---

4· - G. L., a. 19, figlia di lucrico in ano. Otitc nell 'inbnzia. Amenorroica, nen ·ofa, ipcrti roidca l W. - - - . N on ha praticato nessuna cura .

-----

l

5· - L. E .. a. 18, figl io di luctico con manifcsrazion:: . specifica :11la gob. Curato con inicz. di As. Hg, Bi

6. - M. F., a. 40. lnf. nel 1920. Cura fino al 1929 . Totale c:lSI n. 6

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R.\\·.- - - H.\\· . .! --·R.\\'. -1- -s. c. -- - 1s.e. + - -,s.G.+--

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Riattivazioni con Caseal Calcico 1. •

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A. L. Inf. nel 1918. Cura reg. con H g. As, Bi e I. W. - - - dal 19:!5 .

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A. G . [nf. nel 1930. Cura energica con As, Bi. H g, l. l KM. c W. IH:g. dal 1935 . \\'. - - -

3· - C. L. l n f. nel 1930 con W. + + + . Cura incert:: per 3 anni. W . negatÌ\'0 d:tl 1934 . 'l· · D. P. In f. nel 1924 con W. con Bi. \V. ~ dal 1929 .

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SUI.LA RIATTIVAZ.I O?--"E DELLE REAZI ON I SlEI<tOLOGlCHE EC:C.

599

La percentuale dd le riattivazioni positive ottenute è dunque del 17,6 •:l) per il neosalvarsan, del 20 ''{. per il vaccino antitilìco, del 33·3 ''G per la Dmelcos, mentre per il Caseal Calcico non si è verificata alcuna riattivazionc. Ad un esame superlìciale tali dati apparirebbero per numero e per intensità di reazione in contrasto con quanto è stato ottenuto dalla maggioranza degli AA. ; infatti noi riscontriamo una percentuale molto bassa del r.eosalvarsan tanto nei confronti ddla media di riattivazione con tale medicamento, qua·nto con i risultati ottenuti con i vaccini, mentre per questi le cifre si avvicinano molto alla loro media abituale. Se però noi consideriamo attentamente i casi clinici in esame balza ~ubito agli occhi che trattandosi di vecchi luetici che avevano subìto periodi di cura più o meno incensa, non potevamo aspettarci delle positività molm r.ette o numerose nelle reazioni sierologiche. Per quanto riguarda poi il reciproco rapporto di pcrcetualc ottenuto, a nostro parere deve entrare decisamente in giuoco, oltre ai fattori clinici e terapeutici già considerati, anche il numero poco elevato dei casi presi in esam e, per cui ogni dato percentuale viene ad essere in questo caso materialmente falsato.

Esperienze con il metodo di Rajka. Nelle esperienze eseguite secondo il metodo di Rajka st sono 1111piegate: 1" - Delle sostanze ad aziOne vaso-costnttnce periferica come l'adrenalina. Per diminuire i molesti sintomi che talora il medicamento provoca, come tremori, senso di palpitazione, tachicardia ecc., questa è stata ridotta secondo i casi ad 1'3 od Y, di cc. della soluzione al millesimo e addizionata sino a raggiungere il cc., ad un preparato di efedrina che nel caso specifico è stato l'efetonina Merk (efedrina sintetica). Tale composto chimico unisce all 'azione farmaco-dinamica d ell 'adrenalina una migliore tollerabilità ed un'azione forse meno pronta ma più durantra. 2 " - Sostanze ad azione vaso-dilatatrice periferica. A parziale variazione del metodo d eli' A. sono stati esperimentati diversi medicamenti e precisamente: a) il Miofort Richter (estratto di muscolo striato ad azione ipotensiva); b) il L acarnol Bayer (estratto di muscoli di animali a sangue caldo); c) il Padutin Bayer (ormone circolatorio secondo Frei e Kraut di origine pancreatica, ad azione vasodilatatrice periferica specie dei vasi della pelle, dei muscoli). Dopo un primo salasso, venne iniettato per via intramuscolare il m iscuglio di adrenalina, detonina e di una delle predette sostanze vasodilatatrici (Provocatina).


600

SlJLLA RIATTIVAZIONE DELLE REAZIONI SIEROLOG ICHE ECC.

Dopo 30 minuti dall'iniezione si praticò un secondo salasso. Dato lo scopo pratico che il metodo vuole avere, ed in considerazione del fatto che secondo i risultati ottenuti dall 'A., dopo tale periodo di tempo (30 minuti) il fenomeno viene ad affievolirsi nella maggior parte dei casi sino alla completa scomparsa, si è ritenuto opportuno astenersi dal 3' salasso al termine del!' ora. . I sieri vennero esaminati per la R. W. (Standard) con due differenti antigeni (cuore di cavia, antigene sifilitico); la Citochol è stata eseguita con l'estratto originale. Le letture dei reperti sierologici furono fatte sempre dallo .stesso osservat ore. Diverse sono state le reazioni organiche individuali e ciò indipendentemente dal sesso, peso, età e condizioni generali dell'organismo. Esse possono suddividersi schematicamente secondo i seguenti gruppi: I Nella maggior parte dei soggetti esaminati non si sono notate variazioni apprezzabili abbietti ve di polso e di temperatura, nè subbiettive: i soggetti asserivano di non avvertire assolutamente alcun disturbo e potevano indifferentemente tenere la stazione eretta. E' da rilevarsi che tale mancanza di disturbi si è. verificata in individui anche di sesso femminile visibilmente defedati o gracili. 2° - In un terzo dei casi, dopo circa I minuto dall'iniezione di provocatina, nonostante la riduzione del tasso di adrenalina, insorgeva un senso molesto di palpitazione cardiaca con lieve affanno di respiro, modici tremori generali, senso di freddo specie alle estremità, polso frequente e contratto, senso di preoccupazione. Tali disturbi però dileguarono completamente nel volgere di pochi minuti. 3° - I predetti disturbi in rari casi sono perdurati sensibilmente di più, ma non oltre i 20 minuti. In nessun caso infine (anche in luetici vascolari, ·aortiti, ectasia aortica ecc.), tali fenomeni hanno assunto un carattere allarmante, e nel volgere dell 'ora tutti i p. poterono allontanarsi dalla Clinica in condizioni normali. Dalle osservazioni fatte si può quindi concludere per la innocuità del procedimento che si può impiegare si può dire in ogni caso c9n assoluta r.-anquillità. I soggetti sifilitici sono stati scelti, salvo poche eccezioni, fra quelli che più o meno regolarmente frequentano il Dispensario antivenereo annesso alla Clinica e fra i ricoverati della Clinica stessa. Come criterio di scelta, conseguentemente allo scopo pratico che ogni metodo di riattivazione deve avere, di svelare cioè quanto è possibile e salvo ogni eccezione (vedi R. W . persistentemente negativa in sifilidi clinicamente evidenti, R. W. pèrsistentemente positiva non0stante ogni mezzo curativo impiegato e con assoluta assenza di ogni sintomo clinico) le sifilidi latenti, si è diretto lo studio fra quei luctici che avevano per propria trascuratezza 0

•

-


SULLA RIATIWAZIONE DELLE REAZI ON I SIEROLOGICHF. ECC.

601

r ìcevuto una cura insufficiente per durata o per irregolaità, e fra coloro che

dopo una regolare cura si presentavano dopo qualche tempo per un controllo sierologico. Inoltre, allo scopo di accertare la specificità del metodo si sono trattati per controllo N . 40 ammalati ricoverati in Clinica per svariate dermatosi. Riportiamo qui wtto lo specchio dei risultati ottenuti.

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Preriattiv.

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Riattiva:ioni col metodo della provocatina di Rajka

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N. M., a. 28. In f. dal 1929. W. l resist. nessun a manifestaz. Cure l+ -imprecisate . 1++ - ++..:.. + + -

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D. A., a. 21. lnf. nel 1937· Attualm. condilomi piani alle piccole labbra. Cura insufficiente ed irregolare . l++ + +..L+ +++ !·~--L.!

2. -

3· · P. G., a. 29. Nega lues. Nessuna manif.

4· · C. G., a. 29. Inf. da 4 anni. Nessuna manifest. Cura: Bi, 20.

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S· · R. A., a. 30. lnf. da 3 anni. Nessuna manifestaz. Cure imprecisate.

6. · F. A., a. 31. Inf. da 6 anni. Nessuna manifest. Cura dal 1935: l As e B. Dal 1935 W. negativa. 7· - L. G., a. 42. lnf. dal 1914. Nessuna manifestaz. Cura: As gr. 24, Bi 43, Hg to, Iodio .

l

8. · B. Q., a. 28. lnf. nel I932. Da 4 anni W. negativa. Cura: A~ g r. 24, B. 54, Hg. IO, Iodio.

l

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9· · B. A., a. 20. Inf. nel 1932. Ult. W. nel 1936, nessuna manifestaz. l Cura: As gr. I3.85, Bi 38 .

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I o. - S. I., a. 38. I n f. dal I933· Lievi fatti tabetici. W. recente. Cura: l .As 10. Bi 46, Hg 10 .

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Da riportare Casi N. 1o

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602

St : LLA RIAlT I\'AZIO:--:E m :.I.LJ: REAZIONI SIEROLOG ICHE ECC.

Prcriattiv .

Dop 0 riatr i\'.

Dimi· l ~ l~imlfri <\<1meoli nua"ioni

l ' ovar,

W.

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l Cit.

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Riporro Casi N. to 11. - T. M., a. 40. Si f. asi n tomatica . W. nel febbraio 1938 + + - ·

\'\' . 'Cit. W. JCn,

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12. - F., a n. 6o. Luetico a 26 a. C ur:1 irr. da 18 anni, 4 anni or sono emorragia cerebrale e W. + . C ure 1935-37: As, Bi 19. Triod. 17, Cascai 28

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V. R., a. 21. In f. nel 1935. N es suna manifcstaz. Cura : As g r. 11. Bi 30, W. e Cit. nel 1936 .

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14. · C. A ., a. 33· Inf. nel 1934· C u re imprec. Nessuna manifestazione

15. - P. R., a. 24. Inf. nel 1932. N essuna manifesta z. Cure imprecisate. U ltima W. neg. . . . . . 16. - S. A., a. 51. Inf. nel 1935 (lue aortica). Nessuna manif. Ult. W. nel 1937 + - - . Cura dal 19351937 : As gr. 2.70, Bi 36, Caseal 6. 17. - M. E., a. 33· Inf. nel 1931. Ult. W. nd 1937. Nessuna ma ni f. .Cura: As gr. 12.95, Bi go, Hg. 16 .

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22. - D . B., an. 28. Tnf. nel 1926. Ult. W. nel 1935 - . Cura : As g r. 9 • Bi go, H g . 10. Ness una m:J. nifcstn ion c .

.

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19. · M. S., a. 37· Sif. tardiva :t1 1932 W. res. senz:t manifestazione. Cura: As gr. 24, Bi 44, Hg. 40 . J t+ -

21. - C. 1. , a . 28. Luc ig norata .

_ __

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t8. - L. E., a. 40. Inf. nel 1938. K essuna manifestaz. Non ha praticato alcuna cura .

20. - B. P., a . 35· Sifilide ignor. riscontr. nel 1937 con W. + . Ult. W. nel 1937 neg . C ure fatte : Bi 10.

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Dopo rla.ttiv.

Puriauiv.

1nvar.

Riporto Casi N. 22

17 17

23. - G. I., a. 28. Inf. nel 1930. 1\:'es· suna manifestaz. Afferma di e~­ l scrsi sempre cur . .

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603

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24. · L. Q., a. 32· Inf. nel 1926. Nes· suna manifcst. Afferma di essersi sempre curata . -T -- +++ ++ - ++ +l 25. · N. I., a. 34· fnf. ùa 14 anni. ' N essuna m:wif. Afferma di essersi ' ::empre curata . l l z6. · P. C .. a. 25, lnf. luctica 5 anni fa. Nessuna manifcst:~zione. Cur:l i rreg. . --- 1

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l 27. - F. L., a. 27. I nf. nel 1937• Nessuna manifest. Cur:~: As gr. 10, l Bi 20.

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28. - G. M., a. 27. lnf. nel 1931. Nessuna manifestaz. Cura: As 12.50, Bi 63 .

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29.. B. L., a . 31. Inf. nel 1935. Sen za manif. Cura: As gr. 3, Bi r8, Hg 16

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30. · B. M., a. 45· Silìl. ignor. nel 1937· W. nel 1937 + + +. Senza manif. Cura: Bi 20 . 3 1. - G. C .. a. 37· lnf. nel 1936. Scn· za mani f. W . n el 1936- . 32. · P. G., a. 37· Ercdolue riscontrata n el 1930. Forma oculare spe· ci f. nel 1931. Cura: As g r. 23.40, Bi 43, H g 35, Iodio .

33· - R. G., a. 32. lnf. nel 1935· Cura scarsa. Nessuna manifestaz. As g r. 7,25. Bi 6 .

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Da riportare Casi N. 34~~

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34· · M. E., a. 38. Inf. nel 1936. Nes- ' suna manifestaz. Cura: As gr. 12, Bi 2o • •

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604

SULLA RIA TII\' AZIONE DELLE REAZIONI SIEROLOGICHE ECC.

l Preriattiv. W, l Cii.

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l Ci

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1934. Sin .

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37·- D. E., a. 46. Lue d:d 1913. Ne 1926 sif. nervosa con W. + + nel liquor. Cura irregolare .

.~9· - L. G., a. 52. Riscontrato lue.

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3H. - F. A., a. 45· Tnf. nel 1929. Ncs. suna manifestaz. Cure imprecis:Jte sino al 1936, dopo As gr. 10.20

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40. - M. E., a. 52. Jnf. nel 1918. Nes-

suna manifestaz. Cure iniziate cla l 2 anni: As gr. 10.25, Bi 24. Hg. 3· l Icdio . · ' ++ + +++ -! + 1 +,-...1-

41. - Z. A., a. 51. Inf. dal 192r. Nes- l suna manif. W. nel 1937 + + + Cura dal 1934 al1937: As gr. 16.3o. Bi 46, H g 24 . +--

42. - G. G., a. 33· Eredo-lue riscontr. nel 1938 . 43· · O. G., a. 42. Infez. nel 1930. NLssuna manif. W. nel 1936 neg.

45· - M. R., Riconosciut;.~ luetica nel 1936. Senza manif. Curata reg. .

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Da riportare Casi N. 4( 1:

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46. · D. P. P., a. 45· Inf. nel 1926. Senza manifest. W.- dal 1926. l Cure imprecis.. 1---

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Cura fatta: As gr. 10, Bi 6o, H g 8. 44· - R. E., a. 5.3- lnf. nel 1930. Nessuna manifcstaz. Cure imprecis;.~te.

l 3 21 l

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36. . B. V., a. 32. Inf. nel 1928. Nes suna m::~nifcstaz. U ltima W. ne l 1937 + --. Cura: Bi 70 .

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W.,Cit. l W. ,Ci t . w

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Riporto Casi N. 3 35· - B. S., a. 37· Inf. nel tomi tabctici. W. nel 1937 + - Cura: As gr. 21 , Bi 42, C::~sc:1l Mixcgcn .

~imaliti l1\u~rn ..

Dopo riauiv.

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605

SULLA RIATIIVAZ IONE DELLE REAZIONI SI F.ROLOCICI-IE ECC.

Preriatt iv.

Dopo riatt iv.

w.

Cit.

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Ci t.

w. !c;, \v. lc•t w. ,c;,, 351 35

Riporto Casi N. 4C

Diminutioni

Rimast; Aumen· invar. ti

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47· - B. L., a. 24. Inf. nel 1933- Ness una manifest. Ult. W. e C it. nel 1937 + - - . Cur:t rcgol. . 48. - L. C ., a. 46. Nel 191 3. Sif. ua b:~liatico (silìl. al c:~pezzol o). C he- l ratite parcnchim:nos:t bilat. Cura regol. 49· - G. A., a. 46. Inf. nel 1929. N cs· s una mani f. Curato rcgol. Ult. W. n el 1935 nega ti va . 50. - E. C., a. 30. Eredolue o lue a cquisita in brefotrofio. Nessuna rnani f. Curata sino a ro anni e dal 1932: As gr. r6, Bi 38, Hg 13 Wass. nel 1936 - . 51. - T. G ., a. 31. Sifi lomi iniziai. al

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12

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52. - O. V. G ., a. 54. Riscontrata luetica nel 1937. Nessuna manif. Cu ra: As gr. 5,25, Bi 22. Iodio. . 53- · D. G., a. 25. lnf. nel 1935· Nc~­ suna manifestaz. W. nel ' 937 - . Cura: As g r. 10.30, Bi 36 . 54· - B. M., a. r6. Eredolue riscontr. nel I9.H· Nessuna manifest. Ult. W. nel 1935 + + +.Curo: As g r. 9, Bi 41 . 55· - F. P., a. 26. Sif. ig nor. riscontr. nel 1937 co n W. + + + . Cito-

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col. + + - . Nessuna manifest:IZ. Cura: Bi 12

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56. - M. F., a. 26. Inf. nel 1934. Ncss. manif. W. nel ' 9U + + +. Cure: As 3,20. Bi 40. Intolleranranza ali'As. Albuminuria . 57· - G. P., a. 36. Sif. ignor. riscontr. n el 1933. Nessuna manif. W. nel l 1937 - . Cura: As g r. 7·70. Bi 23. I od io . . . .

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Da riportare Casi N . 5/ ~

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606

SULLA RIATTIVAZlONE DELLE REAZIONI SIEROLOGJCH E ECC. l

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Dopo riauiv.

Preriattiv.

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Riporto Casi N . Si

58. - T. G. Lo stesso del n. 51 dopo

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W. - - - . Cura insuf.: Asgr.4, Bi 9· N t ssuna man. . .1

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(>Sl. - C. Il , a. 47· Inf. nel 1929. Scm- ~ W. - . Nessuna mnnifest. Cura: Ar gr. 25. Bi 30. Hg 22 . Iodio.

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67. - G. G., a. 35· I n f. nel 1927 co-n l

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l tica e cheratite interstiziale. C ura l l l l l irrcg. insuff. l ----- ~ --62. - A. M., a. l8. lnf, nel 1936 con l l R. W. e S. G. + ++.album. l l In s~ gui to nessuna man. Cura : As gr. 6.20, Bi 35 . --- 1--l 63- - V. L., a. 28. Inf. nel 1935 con R. W. + + +. In seg. sempre l l neg. Nessuna manifestaz. C ura : l• l l' l As gr. 14,5• Bi 38 . l 64. - R. E.. a. 21. Inf. nel 1935 con ll• R. W. Cit. + + + sino al 1937. l N essuna manifestazione. Cura: As l l gr. 10.40. Bi x8, Hg. 7 . --l 65. - M. N.. a. 31. lnf. nel 1930. Cura mediccre per 2 anni. Sposato l l nel 1934. Il secondo bambino nato l• nel 1938 è W_ + . Ness una m:m.il l fcstaz. - - - t --66. - M. M., :1 . 26, moglie :ti precedente, 2 figli di cui il secondo W. + . Nessuna manifestaz . . l +-t -

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61. - B. M.•. a. ;8. W. + + + nel l' 1925 neg. Attualmente ectasia aor-

T otnle Casi N . 68

l Di~i ·.l

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6o. - C. G., a. 27. Jn f. nel 1934. Alb. e cilind. nel '937· Cura: As gr. 27. B. 54· H g 34. Ness una manifest.

lw. j<:it l w. l

+ -59· · F. E., a. 33· Sif. ignor. riscontr. l' nel 1934 con W. + + + . Ne!- l' ' sun:JJ mani f. Cura: As 10, Bi 48 . l --- -r-'- - 1 --IO

Cir

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St.:LLA RIATT IV AZIONE DELLE REAZI0:-.11 SlEROLOtòiCHE F.CC.

Specchio riassuntivo àdle variazioni sierologiche avvenute pe1·

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Reazioni siero logiche l N. prima de l la provocazione

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Aumenti R. W.

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Diminuzio ni

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l Citochol l R. w. l Cit ochol l l

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R. w. pos.

20

5 (25 o/o)

\ Citochol neg.

51

5 (9,8 o/o )

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3 ( l i,"io/o)

l'

Cituchol pos.

(

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5 (25 %>

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l 5 (29 %)

1

\l Totale dei casi clinici e percentuale sul totale .

l 68

6 (8,8 %)

8 (11,7 o/o )

5 (7,0 ~~ )

5 {? %>

l

. Esaminando i risultati su 68 casi di luc sottoposti al metodo di provoca~tone, ed escludendone i controlli che sono rimasti del resto tutti negativi, not osserviamo n. 24 fluttuazioni ~ierologi che in vario senso, che raggiungono la sensibile percentuale del 35 %. In considerazione della misura di questo tasso e del fatto che le dette f!uttuazioni sierologiche si sono prodotte nd volgere esatto di mezz'ora, posslamo escludere senz'altro che si tratti in questo caso delle variazi oni spontanee di cui abbiamo già accennato e che si verificano entro un lasso di tem~o molto più !ungo. Po~siamo inoltre ammettere la efficacia dell'azione degh estratti impiegati secondo il concetto dell'A. (azione sul sistema reticolo·· endoteliale). . ~nalizziarno ora tali risultati in rapporto ai casi clinici e all'aumento ~ dJ~mnuzione della positività delle reazioni sierologiche (vedi specchio riasSUntivo ).

.\ . S-.t 48 casi a R. W. inizialmente negativa in un solo caso se si è avuto \ ~\raggio alla positività (2 %). Si tratta del caso n. 29 (sifilide latente:: al termme Sdel periodo secondario, insufficientemente curata). p .. ~, 2 0 casi a R. W. inizialmente positiva si è avuto l'aumento della f~stlti~lta. ~ volte (25 %) nei casi n. 2 (sifilide secondaria recente, con mani.15~ azJont. In atto, -curata insufficientemente e irregolarmente), n. II (sifilide ~~nt~matt~a J?robabilmente recente, mai curata), n. 19 (sifilid e tardiva senza 1 liden esdt~ZlOfil, W. resistente, curata abbastanza energicamente), n. 24 (sifì.tar !Va se nza mam"festaz10m, · · cure 1mpree~sa · · te ma con tutta prolJa b·t· ' 1 lta


608

SULLA RIATTIVAZIONE DELLE REAZIONI SIEROLOGICHE ECC.

insufficienti), n. 38 (sifilide tardiva senza manifestazioni, curata insuffil·ien teme n te). Su 51 casi a Citochol inizialmente negativa si è ottenuto il viraggio alla positività 5 volte (9,8 %) nei casi n. 6 (sifilide asintomatica al periodo terziario, cure imprecisate), n . 35 (sifilide al termine del periodo secondario con sintomi tabetici, curata abbastanza energicamente), n. 41 (sifilide tardiva senza manifestazioni, W. resistente, curata abbastanza regolarmente), n. 43 (sifilide al periodo terziario ~enza manifestazioni, curata sufficientemente), n. 51 (sifiloma iniziale al termine del periodo presierologico). Su 17 casi a Citochol inizialmente positiva si è avuto l'aumento della positività 3 volte (17,6 %) nei casi n. II (sifilide asintomatica non curata), n. 21 (sifilide asintomatica ignorata, non curata), n. 45 (sifilide recente W. resistente, sufficientemente curata). Da questi dari schematici balza intanto agli occhi in primo luogo la differenza sensibilissima di percentuali fra i risultati ottenuti nei casi a reazioni sierologiche iniziali negative e quelle positive, sia nei riguardi della R. W. che nella Citochol, in secondo luogo la differenza di percentuale fra la R. W. e la Citochol. Nei casi a reazioni sierologiche inizialmente negative, la minore percentuale di riattivazioni ottenute si potrebbe spiegare come una cessazione totale od una temporanea inibizione della produzione di anticorpi in conseguenza dell'avvenuta distruzione dei treponemi ad opera della cura in precedenza praticata: in questo caso il metodo della provocatina non ha il potere posseduto dagli altri mezzi di riattivazione, di determinare quei fenomeni di biotropismo che secondo il Milian porterebbero al risveglio dei treponemi annidati in qualche parte dell'organismo con conseguente inizio del lavorio immunitario, ma invece è solamente capace di mobilizzare quegli anticorpi di già prodotti ed immagazzinati nel sistema reticolo -endoteliale (riserve di anticorpi). Quindi la sua azione rimane nulla. Viceversa, nei casi molto più numerosi di aumento della positività nelk reazioni ~ierologiche inizialmente positive, il processo infettivo è ancora in piena attività con tutti i suoi complessi fatti umorali e tissurali, ciò che permette al complesso provocatore di mobilizzare gli anticorpi già accumulati nelle sedi di produzione ma non ancora totalmente immessi nel circolo sangUigno. Per quanto riguarda le differenze fra i risultati ottenuti con la R. W. e quel li con la Citochol, la maggiore percentuale in quest'ultima reazione si potrebbe spiegare con la sua maggiore sensibilità unita ad una minore specificità. Come Rajka aveva già constatato, anche nelle nostre esperienze abbiamo notato in alcuni casi a reazioni sierologicbe inizialmente positive, una successiva diminuzione che poteva andare sino alla negatività aswluta, feno-


SULLA RIA TIIVAZIONE DELLE REAZ I0:-.:1 SIEROLQ(;ICHE ECC.

609

meno in minori proporzioni nella R. W. che nella Citochol, ma in ambedue con percentuale molto elevata (rispettivamente nella prima del 25 % e nella seconda del 29 %). Tale curioso fatto non è facile a spiegarsi e le teorie avanzate dall'autore, che cioè gli anticorpi verrebbero « imprigionati » (per quale meccanismo ?) in certi organi, forse nella stessa sede di produzione e successivamente fissati alle cellule, oppure per l'azione inibitrice di certi corpi che si formerebbero contemporaneamente agli anticorpi sifilitici neutralizzandone l'azione, possono essere ingegnose e seduttrici, ma non si basano su alcun dato di fatto acquisito. Si potrebbe anche pensare che tale inversione di risultati possa essere determinata dalla diversa azione farmaco- dinamica esplicata dal complesso provocatore caso per caso in rapporto alla differente reazione opposta dai differenti organismi (azione paradossa), sia in rapporto al tempo di entrata in azione dei singoli componenti la provocatina. Il m etodo infatti è schematicamente basato nel differente tempo di entrata in azione delle sostanze vaso -costrittrici e di quelle vaso- dilataTriei periferiche (l 'adrenalina e l'efedrina agirebbero dopo qualche secondo dall'infezione, gli estratti muscolari alquanto più tardi). Se però si immagina che per un dato organismo la dose iniettata di uno qualunque dei componenti riesca insufficiente, e questa è un'evenienza possibilissima non avendosi alcuna sicura norma di dosaggio caso per caso, per cui si deve adottare un 'unica dose comune a tutti, o che l'azione dei vasocostrittori ritardi, o viceversa anticipi quella dei vasodilatatori periferici, si può anche dedurre che la loro azione antagonista venga in qualche modo annullata o compensata reciprocamente, in ogni modo confusa~ mancando cosl ai criteri con cui era stata ideata dall'A. Questa spiegazione potrebbe anche valere per le ondulazioni della ·positività osservate nel termine d eli'ora dali' A. Si deve confessare tuttavia di non essere tuttora in grado di inquadrare il fenomeno osservato in un concétto fisiopatologico ben definito. Raffronteremo in ultimo i nostri risultati complessivi con quelli ottenuti dall 'A. e con quelli ottenuti con gli altri metodi di riattivazione. Il Rajka con il suo metodo, su 581 casi esaminati ha ottenuto n. 78 riattivazioni per la R. W. (in tema di riattivazione si è creduto opportuno omettere le oscillazioni sierologiche in senso negativo) alla percentuale quindi del 13,4 %, e su 412 R. di precipitazione n. 26 riatùvazioni alla percentuale del 6,3 %. Nelle nostre esperienze con lo stesso metodo per la R. W. abbiamo ottenuto 1'8,8 % e per la Citochol l'u ,7 %. I risultati sono quindi alquanto discordanti specie nei riguardi del reciproco rapporto fra la R. W . e quella di precipitazione, tuttavia in considerazione della differenza notevole del numero dei casi da ciascuno esami4 -

Giornale di mt>dicina militare.


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nati, si può ritenere che essi si mantengono in una proporziOne approSSimativa molto vicina. Se confrontiamo questi risultati con quelli ottenuti da Milian, con i salvarsanìci (dal 55 al 58 %), dal Cappelli con iniezioni intramuscolari di latte sterile (35 %), dal Cascio Rocca con lo stesso procedimento (36,6 %), dal Mucci con il Cascai Calcico (40 %), per non contare gli altri numerosissimi, senza voler tener conto inoltre, dato il troppo esiguo numero dei casi osservati, dei nostri risultati con il Salvarsan, con il vaccino antitifico l. S. M., con il Dmclcos c con il Cascai Calcico, noi vediamo una troppo marcata differenza in difetto nei riguardi del metodo alla provocatina di Rajka. Nè questo ci può meravigliare se pensiamo alle profonde modificazioni umorali e tissurali promosse n eU 'organismo da tali meto9i di riattivazione, che si esplicano lentamente nel volger di più giorni, e che pure lentamente si attenuano sino alla completa scomparsa, in confronto della transitoria azione della provocatina, il cui ciclo si esaurisce completamente in un'ora. Tuttavia, considerando l'innocuità, la facilità di impiego, i risultati abbastanza soddisfacenti che si verificano in così breve lasso di tempo, si è portati a raccomandarne l'impiego in ogni caso in cui si sospetti una sifilide latente. E' implicito però che ottenendo un esito negativo dall'uso della provocatina, non siano da omettersi gli altri metodi di riattivazione specie quello con i salvarsanici che sinora ha dato i migliori risultati.

descrive g li studi fatti sulla riattivazione sino all'epoca attuale, riportando le \·arie teorie avanzate in proposito. Passa quindi a descrivere le proprie esperienze fatte con i va ri metodi ed i risultati ottenuti, soffermandosi con particolnrc riguardo al metodo della provocatina di Rajka. Considera i risultati abbastanza soddisfacenti ma sensibilmente inferiori a quelli ottenuti con g li altri metodi, specie con i salvarsanici. Ne raccomanda l'adozione per la sua innocuità c facili!:;\ di impiego, ma ritiene che in caso di esito negativo non si debba ri nunci~1re agli altri metodi di riattivazione. AuTORIASSU!'<IO. .-

L'A.

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Il presente lavoro è stato presentato in redazi.one nel novembre 1938.

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M' ·•


OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

Direttore: tenente colonnello medico SALVATORE D' AccARDO

RECUPERABILITÀ MILITARE DEI MALARICI E TERAPIA SPLENOCONTRATTILE Dott. Giuseppe Piullio, sottotenente medko, assistente nella Clinica medica della R. Università di Palermo.

E' ovvio ribadire il concetto che l'infezione malarica assume spesso proporzioni preoccupanti tra le file di un Esercito operante, .e che quindi gli sforzi degli organi direttivi siano concentrati a prevenire e reprimere tale forma morbosa sia con la scelta dei luoghi nei quali deve avvenire un con'=entramento di truppe, sia con la profilassi. Ma non sempre si riesce ad ottenere lo scopo, perchè a volte per ragioni tattiche vi sono delle zone obbligate (notoriamente malariche), dove è indispensabile il soggiorno di uomini m armi. Non è nuova la constatazione di reggimenti interi che, dopo poche ore di permanenza presso le sponde di qualche fiume, in vista di operazioni immediate, si vengono in seguito a trovare privati dei migliori elementi ed infiacchiti nel loro numero. P erò se il problema malarico inteso in tal senso, cioè come prevenzione di malattia in elementi già appartenenti all'Esercito ed in esso mili\anti, sta al primo posto negli apprestamenti sanitari militari, non meno jnteressante ci sembra la questione nei riguardi dei malarici che si presentano alla visita per essere giudicati idonei o non, ad appartenere all'Esercito. Avviene che i Consigli di leva, in base alle disposizioni vigenti sull'arruolamento, giudicano rivedibili i soggetti malarici che all'atto della visita si presentino in stato cachettico con splenomegalia. Successivamente spesso gli stessi Consigli di leva sono costretti ad emettere ancora tale giudizio di rivedibilità fino allo scadere del periodo previsto, e quindi addivenire alla riforma o al giudizio di idoneità. Ora, in seguito al giudizio di riforma, è chiaro che tali soggetti vengono perduti di forza dai quadri dell'Esercito, e in seguito al giudizio di idoneità, appena pervenuti ai reggimenti di destinazione, per le loro non certo floride condizioni di salute, sono subito inviati in Ospedale, da dove vengono dimessi con lunghi periodi di licenza di convalescenza; e così, tra licenze e ricoveri in ospedale, spesso riescono ad ultimare il servizio militare prescritto. Sono questi degli elementi virtualmente e numericamente appartenenti all'Esercito, ma non sono e non potranno mai essere dei veri soldati in esso militanti.


RECU PERAHILITÀ MILITARE DEI MALARICI ECC.

Da ciò la necessità di recuperare tali soggetti sin dalla 1' VISita di leva, rendendoli abili a poter disimpegnare incondizionatamente il servizio militare. In corso di esperimento del trattamento adrenalinico venoso instituito nei malarici affluiti nell'Ospedale militare di Palermo, ho notato che tale metodo è capace di far-e rientrare nei limiti di idoneità malarici cronici, cachettici, ipersplenomegalici, costituendo l'argomento di una mia pubblicazione che ho avuto l'onore di presentare in collaborazione con il tenente colonnello medico Cerniglia. A Monaco, Cito, Mangiacapra si deve il primo impiego nell'Esercito di detta cura dei malarici, però tale aspetto del problema che ha attinenza con l'arruolamento, per la prima volta è stato preso in considerazione da noi. La fortunata occasione di imbattermi ancora in altri sette casi dd genere (dei quali tre non ancora arruolati, ma inviati in osservazione a questo Ospedale militare, dai rispettivi distretti, e quattro già destinati ai corpi, ma da questo subito avviati anche essi all'Ospedale, perchè incapaci a partecipare alla vita attiva dei reggimenti), mi spinge a valorizzare i risultati addirittura sorprendenti in e~si ottenuti dal trattamento adrenalinico venoso, che è stato capace di far loro acquistare la idoneità assoluta, e non soltanto, come nei casi precedentemente pubblicati (vedi Rif. med. n . 15, 1938), i limiti del l 'idoneità. OssERVAZIONE I. - S. M., panettiere, da Gela, recluta della classe 1916, già giudicato rividibile per cachessia malarica ipersplenocpatomegalica dalla Commissione di b ·a deJ Distretto di Caltanissetta. Nulla nel gentilizio e nell'anamnesi personale remota. La prima febbre malarica si è presentata nel giugno 1936 (due anni fa) in località Durillo, do\'e contrasse l'infezione. Tale febbre ha assunto subito il rit mo terzanario e si protrasse fino :~ 1 settembre (per circa 4 mesi) sempre con gli stessi caratteri (preceduti da brividi di freddo intensissimo, e seguito da sudorazioni profuse). L'anno appresso recidivò con febbri tcrzan:~rie dapprima irregobri che durarono dal giug no al settembre. Riferisce inoltre che durante !a stagione invernale in ~eguito a str:~pazzi di v:~rio genere, era colto subito da brividi e febbre. Per t:tle ragione spesso si sottraeva al la\'Oro. E' stato sottoposto ad intense cure chininiche per via or:~le in dosi varie (da gr:~m­ mi o,8o a gram mi 1,6o pro die) durante il periodo delle recidive senza averne rica\'ato gio\·amento. Viene riCO\'erato nci i'Osped:~le Militare di Palermo il 27 maggio 1938 inviato dal Distretto Militare Ji Caltanissetta. Esame obbienivo: Soggetto in condizioni generali molto defedate, con muscoli ipotonici cd ipotrofìci, con pannicolo ::uJipow scars:~mente conserv:tto. O ligoemico con pelle di colorito terreo e mucose visibili p:tllide. AJJome : mctcorico, con gl'ipocondri prominenti, scgnatamcnte il sinistro. Mil7.a: aumentata di volume (il suo polo superiore si spinge :~1 7° spnio intercostale sulla ascellare medi:~, il suo polo inferio re arri\·a a tre dita tras\·erse al disotto dell'ombellicale trasvcrsa, il suo margi ne anteriore oltrepa~sa di eire:~ tre dita tras\'erse la xifo-pubica) di consistenz:t duro-fibrosa, vivamente dolente. Ind ice splcnico: 4·


RECUPERABIL!Tr\ MILITARE DEl MALARICI ECC.

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Fegato: si palpa debordante per circa tre dita trasverse sulla emiclaveare, indolente. Nulla da rib·are a carico degli altri organi ed appa rati. Esami speciali: g l. r. 2.6oo.ooo, gl. b. 5.200, H b. 65. Formula leucocitaria: neutrofili 62 ~., eosinofili 1 %, linfociti gra ndi 10 ~6, p1cn· ··6 ol · ~o 11 21 10 , monoc1t1 10 • Ricerca del parassita malarico: negativa. Reazione di Henry: negati va. Pressione arteriosa: M x. 120, M n. 70. Peso del corpo: kg. 58. Dopo due giorni di ricovero viene iniziata la cura aòrenalinica per via veno~a . Si inizia con la dose di 1j 8o di m g. aumentando le dosi secondo lo schema generale. Raggiunge il numero di 40 iniezioni, praticategli dal 29 maggio al 7 giugno 1938, data l'ipersplenoepatomegalia e lo stato cachettico dell'infermo. Non ha presentato alcuna riauivazione febbrile. Ha tollerato molto bene la cura. A fine trattamento: gl. r. 4.5oo.ooo, gl. b. 5.800, Hb. 90· Formula leucocitaria: linfociti grandi 8 ~~ . piccoli 22 ~0 , neutrofili 63 %, monociti 8 %, eosinofili o % , basofili o % · Ricerca del parassita malarico: negativa. Reazione di Hcnry: negativa. Pressione arteriosa: M x. 130, Mn. 75· Peso del corpo: kg. 63. Milza: ridotta (il suo polo superiore si è abb:mato alla nona costola sull'ascellare media • 7° spazio intt:rcostale parte11za. - Il suo polo inferiore si è innalzato sino ad un dito al di sopra dell'ombelicale trasversa - tre dita al di sotto in partmza - il suo mar· gine anteriore è rientrato sino a 2 dita al di qua della xifo-pubica - tre dita al di là ali'inizio). Indice splenico: 2 (da 4). Fegato: rientrato nei limiti fisiologici. Condizioni generali ottime. Viene dimesso con giudizio d'idoneità emesso dal Direttore dell'Ospedale il 16 luglio 1938. OssERVAZIONE II. - N. Gioacchino, contadino, da Castella mare del Golfo, recluta della classe 1916, dichiarato ri vedibile per cachessia splenomegalica. Anamnesi familiare e personale remota: negativa. Subì la prima infezione malarica nel settembre del '935· Gli accessi si sono susseguiti con ritmo terzanario dapprima, irregolarmente poi sino a tu tto ottobre, preceduti sempre da brivido e seguiti da sudorazione profusa. Si è trattenuto in zona malarica. E' stato subito sottoposto ad iniezioni per via intramuscolare di chinino, che è riusçito soltanto ad alterare c ad attenuare la curva termica. Ha a·.·uto recidive annuali dal giugno al settembre, ed altri accessi isolati durante la stagione invernale. Gli ultimi accessi febbrili risalgono ai primi di aprile di questo anno e sono stati comb:lttuti anche questa volta con iniezioni intramuscolari di chinino. Il 12 aprile 1938 dal Distretto Militare di Trapani viene inviato all'Ospedale Militare di Palermo dove viene rico,·erato. E>ame obbiettivo: Soggetto in condizioni di nutrizione deficienti, con facies cachettica. Addome: lievemente meteorico, vivamente dolente nella ma sezione stmstra. Milza: ingrossata (superiormente il suo limite è sull'ottaYa costola sull'ascellare :ncdia, inferiormente si palpa sull'ombelicale trasversa, anteriormente un cm. alrindietro della xifo-pubica) dolente sia spontaneamente che al pigiamento, di consistenza durofibrosa.


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RECUPERABILITA MILITARE DEl MALARICI ECC.

Indice splenico: 2. Fegato: palpabile. Nulb agli altri organi ed apparati. Esami speciali: gl. r. 3.000.000, gl. b. 4.000, Hb. 70. . . l'm fOclt.J. . . gran d'1 ro O/, 0 , p1cco . ]'1 18 o, / , monocltl .. F ormu la leucocltana: 5 o/ :o , neu tr~ 0 fili 66 %, eosinofili 1 %, basofili o % . Ricerca del parassita malarico: negati va. Reazione di Henry: positiva ( + - ). Pressione arteriosa: Mx. 125, Mn. 70. Peso del corpo: kg. 62. Dopo due giorni di ricovero in ospedale viene sottoposto al trattamento adrenalinico venoso. Gli si praticano in totale 30 iniezioni. Durante il corso della cura presenta 3 riatti,·azioni febbrili, contenute dall'associazione chininica di 90 cg. frazionati in 3 dosi di 30 cg., somministrati ogni 8 ore. In coincidenza di tali riattivazioni la ricerca del parassita malarico ha dato esito po.<itivo ( + + ) per plasmodium faldparum. A trattamento ultimato: gl. r. s.ooo.ooo, gl. b. 5.8oo, H b. 98. Formula leucocitaria: linfociti grandi 10 °,., piccoli 22 °{, monociti 8 %, neutro' cosmo · fil'1 o 0, 01 , b aso fil'1 o 01 fili. 6o "An ro . Ricerca del parassita malarico: negativa. Reazione di Henry: negativa. Pressione arteriosa : Mx. 135, Mn. 75· Peso del corpo: kg. 68. Milza: rientrata nei limiti fisiologici. Indice splenico: o (da 2). Fegato: nei limiti (da palpabile). Al momento della dimissione giudicato idoneo al serviZIO dal Direttore dell'Ospedale (15 maggio 1938). OssERVAZIONE III. - D. Salvatore, muratore, da Piazza Armerina, recluta della classe 191'6, già rivedibile per cachessia malarica splenoepatomegalica. Nessun dato patologico da rilevare nel gentilizio e nella a. p. r. La prima tipica manifestazione malarica l'avvertì nel mese di luglio 1936 in campagna, dO\·e si trovava per ragioni di lavoro, nel territorio di Piazza Armerina. La febbre si è presentata fino all'ottobre (per circa 4 mesi) per lo più con ritmo terzanario sempre preceduta da brivido e seguita da sudorazione profusa, sebbene sia stato r.omministrato del chinino per os e per via intramuscolare (ne sconosce le dosi). L'an no appre~so recidivò dal luglio al settembre con febbri terzanarie ed irregolari: anche questa ,·olta combattute con chinino. Da circa una settimana nuovi accessi febbrili con successione terzanaria. L'ultimo accesw febbrile risale al 25 maggio 1938 (cioè a ieri). Viene inviato e ricoverato in questo Ospedale Militare il 26 maggio 1938. Esame obbiettivo: Si presenta in scadentissime condizioni di nutrizione, con facies cachettica e sclere subitteriche. Addome: aumentato di volume, meteorico, dolente in sede splenica. Milza: ingrandita (il suo limite superiore si identifica al 7° spazio intercostale sull':~scellare media, l'inferiore sull'ombelicale trasversa, il margine anteriore sulla xifopubica) dlolcnte, di consistenza duro-fibrosa. I n dice splenico: 2. Fegato: anch'esso ingrandito, debordante due dita trasverse dall'arcata costale sulla parasternale destra, dolente. Nulla agli altri organi ed apparati.


RECUPERABILITÀ MILITARE DEI MALARICI ECC.

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Esami speciali: gl. r. 2.800.0000, gl. b. 4·JOO, Hb. 6o. Formula leucocitaria: linfotici grandi 8 %, piccoli 20 ~~. neutrofili 65 % , bas<>fili o %, eosinofili 1 %, monociti 6 <fo. Ricerca del parassita malarico: positiva per pl. vivax ( + + ). Reazione di Henry: positiva ( + + ). Pressione arteriosa: Mx. II5, Mn. 75· Peso del corpo: kg. 54· La cura adrenalinica venosa si inizia dopo un giorno di ricovero in ospedale con t/5o di mg. Durante il trattamento presenta delle riatti\·azioni febbril i (tre in tutto) con parassiti in circolo (pl. vivax). A fine cura si ottengono i seguenti risultati: gl. r. 4.8oo.ooo, gl. b. 5.6oo, Hb. 95· Formula leucocitaria: linfociti grandi 10 %, piccoli 21 ", , neutrofili 62 %, baso• fil"1 o O/ • • fili. o Ol "'' cosmo ,0 , monoc1t1 7 o/ to · Ricerca del parassita malarico: negativa. Reazione di Henry: negativa. Pressione arteriosa: M x. IJO, M n. 75· Peso del corpo: kg. 63. Indice splenico: o (da 2). Fegato: rientrato nei limiti fi siologici (debordava due dita trasverse sulla parasternale destra). Dimesso il 9 luglio 1938 con giudizio d'idoneità emesso dal Direttore dell'Ospedale militare. OssERVAZIONE IV. - Di P. Loreto, fornaio, recluta della cla!se 1916, già rivedibile per cachessia splenomegalica. TI 16 maggio 1937 fu an·uolato ed inviato al 6° Artiglieria Divisionale di Gorizia. Dopo pochi giorni viene subito inviato in licenza di convalescenza di un anno, date le condizioni generali molto dcfedate ed il notevole tumore di milza. Gentilizio ed anamnesi personale remota: negativa. E' stato colto dalla prima febbre malaric;~ nel luglio 1935 (circa tre anni fa) al suo paese nativo (Vallelunga), e tale febbre si è protratta fino al settembre con successione terzanaria. Ogni anno ha presentato recidive che si sono manifestate dal luglio al settembre irregolarmente, sempre con febbre preceduta da brivido intensissimo di freddo e seguita da sudorazione profusa. L'ultimo accesso febbrile risale a circa un mese fa. Viene ricoverato all'Ospedale Militare di Palermo inviato dal Distretto Militare di C altanissetta, dove si era presentato allo scadere della licenza di convalescenza di giorni 180. Esame obbiettivo: Soggetto in scadentissime condizioni di nutrizione e sanguificazione con muscoli ipotonici ed ipotrofici, con pannicolo adiposo scarsamente conservato. Oligoemico. Addome: poco trattabile, lievemente meteorico con quadrante sinistro prominente. Milza: ingrandita (il polo superiore si tro\·a sulla ottava costola sull'a ~ccllare media, il polo inferiore si apprezza sull'ombelicale trasversa, il margine anteriore sulb xifopubica) a consistenza duro-fibrosa, dolente lievemente al pigiamento. Indice splenico: 2. Fegato: palpa bile sull'emiclaveare destra. Nulla agli altri organi ed apparati . Esami speciali: gl. r. 2.8co.ooo, gl. b. 4·300, Hb. s8. Formula leucocitaria: l in foci ti grandi 11 %, piccoli 20 ~~. neutrofili 6o 9~ , menociti 6 %, basofili o % , eosinofili o % -


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RECUPERABILITÀ MILITARE L>El MALARICI ECC.

Ricerca del p:~rassita m:~brico: neg:1tiva. Reazione di Henry: negativa. Pressio ne arteriosa: Mx. 100, Mn. 55· Peso del corpo: kg. 53· Dopo :1ppena un giorno di ricovero, d:~te le condizioni defedate dell'infermo, st inizi:1 il uatt:Jmento adrenalinico ( 1{50 di mg.) per via \'enosa. Gli \'engono praticate n. 35 iniezioni. Durante la cura h:1 prcsent:Jto due riattivazioni con reperto parassitano positivo ( + + ) per pl. viv:1x. A fine cura: gl. r. 5.000.000, gl. b. 5.200, Hb. 95· Formula leucocitaria: li n foci ti grandi 10 ~;,, picco! i 13 ~~. neutrofili 68 o/o , monociti 8 %, cosinofili 1 %, basofili o %. Ricerca del parassita mabrico: negati,·a. Renione di Henry: negativa. Pressione arteriosa: Mx. 125, Mn. 70. Peso del corpo: kg. 62. lnùice splenico: o (da 2). Feg:ao: nei limiti. Le condizioni generali sono ottime. Giudicato idoneo al ~ervizio dal Direttore dell'Ospedale il 25 luglio 1938. OssERVAZIONE V. - Ccc. Filippo, pastore, recluta, già rivedibile per due volte pcr cachessia splenomegalica. Arruolato finalmente nel maggio del 1937 e destinato al ro0 reggimento genio. Appena pervenuto ivi fu rinviato subito in licenza di convalescenza di giorni 36o per cachessia malarica. Presentatosi allo sc:1dere di detta licenza, viene ricoverato in questo Osped;1le. Anamnesi familiare : padre c madre malarici cronici, due sorelle e due fratelli anche essi affetti da m:1laria. Contrasse l'infezione malarica circa tre anni fa nel luglio. Ha ;presentato ogni anno recidive dal luglio al settembre. E' stato curato con chinino ed altri antimalarici. Viene in\'iato all'Ospedale (23 )',riugno 1938) allo scadere della licenza di convalescenza di 36o giorni, perchè non giudicato idoneo a prestare sernzro. Esame obbiettivo: Soggetto in scadentissime condizioni di nutrizione e sanguifìcazione con muscoli ipotonici, facies cachettica. Notevolmente oligoemico. Addome: metcorico, trattabile in tutto l'amhito, tr:lnne all'ipocondrio sinistro doYe si suscita dolore alla palpazionc. Milza: ingr;1ndita (il wo polo superiore si trova sull 'otta,·a costola sull'ascellare media, il suo polo inferiore si trova sulla ombelicale tras,·ersa, il margine :mteriore sulla xifo-puhica) di consistenza duro-fibros:1, dolente. Feg;:ao: nei liruiti fisiologici. Null ::r ag li altri o rgani cd apparati. E s:rrni speci:1li: gl. r. 3.000.000, gl. b. 4.000, H b. 55· Fo rmula lcucocitaria: linfociti grandi u %, piccoli 22 °~, ncutrofili 6o '? 0 , monociti 6 "(,, b:~sofili o ';{, eosinofili 1 %. Ricerca dd p:trassita mabrico: negati,·a. Reazio ne di H e nry: ncgati,·a. Pressione arte riosa: M x. 115, Mn. 6o. Peso del corpo : kg. 55· Do po appen:-r un giorno di degenza in Ospcd:~lc si i niziano subito le iniezioni cndo,·e nose di adrenalina. Si nota subito un miglio ramento evidente; gli vengono pratic:llc in t utto n. 35 iniezioni endovenose.


RECUPERABILITÀ MILITARE DEl MALARICI ECC.

A fine cura: condizioni ge nerali ottime, gl. r. 5.ooo.ooo, gl. b. 5.8oo, Hb. 95· Formula leucocit;U"ia: linfociti grandi 12 '~u, piccoli 21 ~u. neutrofili 6o %, manociti 7 ~~" basofili o % , eosinofili o % . Ricerca del parassita malarico: negatjva. Reazione di Henry : negati \·a. Pressione arteriosa: M x. 130, M n. 70. Peso del corpo: kg. 62. Indice splenico: P (nelle profonde inspirazioni) da 2. Fegato: nei limiti. V iene dimesso il 28 luglio 1938, dopo 36 giorni di degenza, con il seguente giudizio del Direttore dell'Ospedale: c< Idoneo al corpo >>. OssERVAZIONE VI. - T . Carmelo, recluta, già riYedibile una volta per splenomegalia malarica. Arruolato il 25 maggio I938 e destinato al 12° artiglieria, d::t do\·e viene inviato in questo Ospedale. Nulla da rilevare all'anamnesi fam iliare e oersonale remota. Contrasse l'infezione malarica tre anni fa, ~el luglio, al suo paese nativo, 10 campagna. Fu d iagnosti cata << tcrzana benigna))' e fu cu rat;t con chinino sia per via orale che per via muscolare. La febbre è rimasta poco influenzata da questo trattamento e si è protratta per circa due mesi. Negli anni susseguenti ha presentato recidive irregolari dal luglio al settembre. E ' stato curato per circa un mese quotidianamente con chinino. Viene ospedalizzato il 2 luglio 1938, inviato dal medico del reggimento perchè recidivato. Esame obbiettivo: Soggetto in scadentissime condizioni d i nutrizione e sanguificazione, facies terrea. Mucose visibili pallide. Addome : meteorico, dolente, più prominente al quadrante superiore sinistro. Milza: ingrandita (il suo limite superiore si identifica sulla i costola sull'ascellare media. il limite infe rio re si trova sull'ombelicale trasversa. il margine anteriore un dito trasverso al di là della xifo-pubica) dolente, d i consistenza duro-fibrosa. Fegato: debordante un d ito tras\'erso dall'arcata costale sull'emiclaveare, dolente. Nulla agli altri organi ed apparati. Esami speciali: gl. r. 3.2oo.ooo, gl. b. 4-500, Hb. 6o. Formula leucocitaria: linfociti g rand i IO % , piccoli 20 %, neutrofili 64 %, monocid 5 %, eosinofili I %. basofili o %. Ricerca del parassita malarico: positiva ( +) per pl. v1vax. Reazione di Henry: positiva ( + + ). Pressione arteriosa: M x. 120, Mn. 6o. Peso del corpo: kg. 58. Dopo un giorno di ricovero si pratica la prima m1ezione endo\·enosa di adrenalina. Durante il trattamento h a presentato numerose riattivazioni febbri li (5) con parassitemia positiva per pl. vivax. Si è ultimata la cura alla 35• iniezione. A fine cura: condizioni generali buone, gl. r. 4.6oo.ooo, gl. b. 5.8oo, Hb. 94· Formula Ieucocita:ia: Jinf<'.c iti g randi 12 °{, piccoli 21 °,~, neutrofili 6o %, mono• • O! • C.)' Ol baso fiJ'1 o O/,..,. c1 ti 7 10 , eosmon 1 o '"' Ricerca del para~sita malarico : negativa. Reazione di H enry : negativa. Pressione ;,rteriosa: Mx. 135, M n. 65. P eso del corpo: kg. 66. Indice splenico : o (da 2). Fegato: nei limiti fisiologici.


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RECUPERABILITÀ MILITARE DEI MALA.RICI ECC.

Viene dimesso il 10 giugno 1938 con giudizio, emesso dal Direttore deil'Ospedale, di idoneità al corpo. OssERVAZIONE VII. - Cr. Giuseppe, recluta della classe 1916, giudicato rivedibile per splenomegalia malarica alla prima visita di leva, giudicato successivamente idoneo ed inviato al 12° reggimento artiglieria. Anamnesi familiare: genitori vecchi malarici. Anamne~i personale remota: contrasse l'infezione malarica sin Jalla pnma infanzia (ali' età di 5 anni). Ha presentato recidive annuali e qualche accesso febbrile isolato durante la stagione invernale. E' stato sempre curato con chinino ed altri antimalarici, ~e nza ricavarne giovamento sensibile. Circa 20 giorni fa si è presentato al corpo dove è stato destinato per prestare servizio militare e da lì subito inviato in Ospedale Militare (26 giugno 1938), date le condizioni generali molto defedate. L'ultimo accesso febbrile ri~ale a 15 giorni fa. Esame obbiettivo: Facies cachettica, aspetto wfferente, sclere subitteriche, condizioni di nutrizione scarsissime. Addome: meteorismo evidente. Milza: ingrandita (il suo polo supenore si è innalzato sino alla· 7• costola sull'ascellare media, il polo in'feriore si trova un dito al di sotto dell'ombelicale trasversa, con margine anteriore un dito al di là della xifo-pubica) dolente sia spontaneamente che al pigiamento, di consistenza dur<rfìbrosa. Indice splenico : 3· Fegato: debordante due dita trasverse dall'arcata costale, sull'emiclaveare destra. Nulla agli organi ed apparati. Esami speciali: gl. r. 2.400.000, gl. b. 4.000, Hb. 6o. Formula leucocitaria: linfociti grandi 13 % , piccoli 20 %, neutrofili 6o 0~ , eosm<r fili r %, basofili o % , monociti 6 %· Ricerca del parassita malarico: negativa. Reazione di H enry: negativa. Mn. 6o. Pressione arteriosa:Mx. Peso del corpo: kg. 56. Dopo due giorni di degenza viene sottoposto al trattamento adrenalinico venoso e gli vengono praticate in tutto n. 35 iniezioni. Le condizioni generali subito migliorano e a fine cura presenta: stato generale buono. gl. r. 4.6oo.ooo, gl. b. 5.6oo, Hb. 92. Formula leucocitaria: !in feci ti grandi ro %, piccoli 22 % , neutrofili 6o %, cosinofili o %, basofili o % , monociti 8 % . Ricerca del parassita malarico: negati va. Reazione di Henry: negativa. Pressione arteriosa: M x. 125, M n. 70. Peso del corpo: kg. 6o. Indice splenico: P (da 3). Fegato: rientrato nei limiti. Viene dimesso il 5 agosto 1938 con giudizio d'idoneità emesso dal Direttore dell'Ospedale.

ns.

Riepilogando si tratta di 7 soggetti impossibilitati a prestare servizio militare per le condizioni cachettiche e per la loro splenomegalia. D i essi per ò 3 non erano ancora stati giudicati capaci a prestare servizio, e 4 invece eran o


RECUPERABLLITÀ MILITARE DEL MALARICI ECC.

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stati appena destinati a far parte delle file dell'Esercito: quest'ulùmi per il loro stato generale molto defedato furono senz 'altro inviati in Ospedale. Sottoposti al -trattamento adrenalinico venoso le condizioni generali cominciarono subito .a migliorare ed il loro tumore di milza a ridursi, tanto che ~ fine cura la situazione apparve radicalmente mutata al punto che il Direttore dell'Ospedale, ha creduto opportuno di emettere nei loro riguardi il giudizio d'idoneità assoluta a prestare servizio, inviandoli ai rispettivi corpi. In un caso soltanto la milza si è ridotta dall'indice 4 all'indice 2; tale residuo tumore di milza non ha impedito però il miglioramento ~ensibile delle condizioni generali ed il ripristino della crasi sanguigna. A tal proposito va tenuto presente, che in ogni splcnomegalia malarica dobbiamo schematicamente distinguere a fianco della quota congcstizia, riducibile che oostituisce il ricettacolo ed il vivaio dei parassiti e che a noi preme risanare ed eliminare, una quota fibrosa verisimilmentc irriducibile, di entità diversissima da caso a caso e che rappresenta un caput obstipum residuale, biologicamente inattivo; purchè con un trattamento adeguato alle dosi individuali richieste si sia raggiunta la bonifica della quota congestizia e l'infezione sia spenta, la sopravvivenza dci postumi fibrosi disturba solo più per gli eventuali inconvenienti meccanici che presenta, quasi in funzione di corpo estraneo, spogliate di ogni attività umorale dannosa. I risultati così ottenuti nei nostri casi documentano in maniera inequivocabile che, parallelamente alla riduzione del volume splenico, si assiste al pronto rifiorire dell'organismo defedato e al rapido ripristino della crasi sanguigna; sicchè il trattamento in parola rappresenta la cura più efficace ed -::nergica dell'anemia e della cachessia malarica.

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Qual'è il meccarusmo di az10ne dell'adrenoterapia nell'organismo malarico ? L 'infezione palustre, come è noto, viene a svolgere certamente una azione deleteria sulla funzionalità delle capsule surrenali oltrechè sulla milza: essa viene a turbare, cioè, nell'organismo l'equilibrio ormonale cortico- surrenale. Ed inoltre nel tumore di milza malarico cronico sono da valutare due fattori: uno dovuto all 'iperplasia delle fibre rcticolari e connettivali, l'altro in rapporto ad una acquisita capacità del sangue malarico a ristagnare nei seni splenici oltre quello che consentirebbero le reali alterazioni pulpari, dilatandoli. La circolazione sanguigna intrasplenica, come si crede, è probabilmente legata ad una autoregolazione ormonale splenica, la quale viene ripristinata con la terapia endovena adrenalinica. Si viene così a ristabilire la correlazione funzionale surrcnosplenica (Reitano). I globuli rossi, a contatto con le cellule spleniche, risentono del! 'azione delle cellule spleniche stesse. Questo ristagno dei globuli rossi della milza in


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RECUPERABILITA. MIUTARE DEl MALARICI ECC.

concamerazione dei seni relativamente esclusi dal circolo diretto e -continuo del sangue, che prosegue dall'arterie alle vene (Greppi), deve certamente risultare più accentuato nell 'ampio sistema di lacune che si costituiscono nella cronica milza malarica, la quale presenterà anche alterazioni di quel fine sistema di comunicazioni ]nterlacunari, lacuno- sinusaJi che tanta parte ha per il fisiologico svolgersi del circolo splenico. Per tali ragioni il Reitano è stato spinto ad emettere una ·suggestiva ipotesi in tema di terapia splenocontrattile, e cioè che i seni splenici nella malaria cronica non tornano a sopraccaricarsi di sangue, non perchè la milza resti contratta, ma perchè gli elementi splcnici riacquistano una funzione: quella di impedire il ristagno del sangue oltre i limiti fisiologici. Verisimilmente bisogna attribuire aHa milza una autoregolazione ormonale del proprio circolo, funzione splenica forse governata dalla midollare surrenalica attraverso un ormone splcntotropo. Qualunque possa essere la: interpretazione sta di fatto che l'adrenoterapia arriva alla bonifica del malarico, meglio oche con altri metodi, finora dimostratisi impotenti a guarire definitivamente l'organismo malarico.

Però quello che mi preme sopratutto prospettare è: 1° - la eventualità che malarici splenomegalici siano dichiarati idonei e quindi avviati ai corpi di destinazione, da dove poi necessariamente eliminati ed inviati in Ospedale militare, ovvero in lunghissime licenze di convalescenza (giorni 360) come nel caso IV. Quindi si tratta di elementi numericamente appartenenti all'esercito ma sostanzialmente no; essi sono da considerarsi soldati virtualmente, in quanto in realtà non lo sono, dato che il servizio militare per essere disimpegnato ha bisogno di gente valida. 2 ° - il fatto che si tramandano per I, 2 voi te alle successive leve, elementi che poi finiscono per essere giudicati idonei , inviati ai corpi e quindi destinati a subire la sorte di quelli sopradescritti. Si potrebbe invece sù1- dalla 1" leva inviare tali soggetti negli ospedali militari, dove appositi reparti funzionerebbero per il loro rccupcro. Certamente i risultati esposti in questa nota sono molto dimostrativi e chiari, e si potrebbe eliminare così l'eventualità che reclute dichiarate già rivedihili per 2 volte, vengano finalmente dichiarate idonee, e destinate ai Corpi dai quali poi ottengono delle prolungate licenze di convalescenza e fini scono di licenza in licenza per conseguire il congedo, senza poi in effetti aver prestato un solo giorno di servizio militare. La terapia splenocontratti]e, che sotto altri aspetti rappresenta un 'arma pr,zìnsél contro l'infezione malarica, per un popolo in armi vime a cos tituire un mezzo in dispensabi le per rendere valida e atta alle armi tutta quell a


RECU PERABILITÀ

~nLITARE

DEI MALARIC I ECC.

non indifferente schiera di malarici cronici che appesantiscono spesso l'Eser..:ito o a volte sono completamente perduti di forza. In questo momentp in cui le energie e gli sforzi della Nazione intera sono protesi per il raggiungimento dell'autarchia in ogni settore, in questo nuovo dima spirituale creato dal Fascismo e vivificato dal Genio del suo grande Capo, la nuova cura italiana della infezione palustre costituisce una delle tante acquisizioni sòentifiche, che la Scienza italiana ha saputo sempre porre a sollievo dell'umanità sofferente, ed una conquista patriottica dal punto di vista autarchico eli incomrnensurabile portata, data l'enorme economia di chinino che viene così ad essere realizzata. Ci riteniamo inoltre autorizzati a segnalare con ciò che, la nuova cura della malaria, mentre da un lato verrà a costituire una nuova ricca sorgente di effettivi nei quadri dell'Esercito, dall'Jltro è C3JXKe di restituire ,1! Paese validi e fiorenti organismi assunti in condizioni di invalidità e di defedamento.

RIA SSUNTO. ~

L 'A. espone i risultati o ttenuti 10 7 milit::tri n on ido nei o qu::tsi. sottoposti alla terapia splenocontr::tttile venosa. A fine cura per i note\'oli \'anwggi conseguiti, ragt,'i unsero la idoneità assol uta al serviz io militare. Prospetta l' utilità che tale trattamento può avere nei ri gua rd i dell'Esercito, potendo esso costituire una nuova, ricca, sorge nte di e ffetti vi. ed il mezzo per restituire al Paese validi e fi orenti org:mismi :JSSunti in condi z io ni di im· ::~ l i d ità e J efedam ento.


OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore: tenente colonnello medico dott. StRo FADDA. •

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UN CASO DI SIFILIDE SPINALE Dott. Micb~l~ Battaglia, capitano medico, assistente milùare prt:sso la Clinica delle malattie nervose e mentali della R. Università, diretta dal prof. C~LO SESTA.

Presso il reparto neuroiogico dell'Ospedale militare, ho avuto occasione di osservare un caso di sifilide spinale che, per il suo inter-esse clinico e gnostico, ritengo meriti di essere conosciuto. Eccone la descrizione: In data 28 luglio c. a., viene accolto, nel primo reparto medicina di questo ospedale, l'appuntato della Guardia di Finanza G. G. di anni 37· Anamnesi famigliare: padre morto a 33 anni, sembra per tumore m aligno ciello stomaco. La madre vivente, ebbe tre gravida.nze a termine, nessun aborto. Due dei figli morirono in tenera ~tà per malattie che il p. non sa precisare. Egli nacque da parto fisiologico eà ebbe allattamento al seno della madre. Dentizione, cammino, linguaggio in epoca normale. Frequentò le scuole primarie fino alla terza classe e poi dovette mettersi al lavoro col padre, aiutandolo a coltivare i campi. A 19 anni (agosto 1920) si arruolò nella R. Guardia di Fin~mza, ed ha sempre prestato servizio in tale Corpo. Nel 1925 contrasse relazione con una giovane, la quale ha avuto tre gravidanze a termine, nessun aborto; i figli sono viventi e godono buona salute. Il p. è destrimane, modico bevitore di vino, modico fumatore di sigarette. Circa i precedenti patologici remoti, il militare racconta che all'età di 4 anni soffrì di febbri gastro-intestinali. A 19 anni adenite inguinale sinistra della quale non sa riferire la natura; subl però un intervento operativo. A 21 anni, quando era già nella Guardia di Finanza, in seguito ad un rapporto sessuale, notò la comparsa di due ulcerazioni all'asta. Per tali lesioni, comparse circa un mese dopo dal coito, e diagnosticate come veneree, ru ricoverato all'Ospedale militare di Trento per una diecina di giorni. Non gli fu praticata la reazione di Wassermann e le ulcerazioni furono · trattate con nitrato d'argento. L 'anno dopo si contagiò la seconda volta di ulceri all'asta che vennero pure diagnosticate cc semplici contagiose». Questa volta praticò cure private. Nel 1925, trovandosi a prestar servizio in Calabria, contrasse febbri malarichc e fu ricoverato per rs giorni nell'Ospedale della R. Marina di Tar:mto; curato con chinino. Nel 1927 blenorragia uretrale. Ai primi del 1936 egli cominciò a soffrire di un molesto senso di peso all'epigastrio subito dopo i pasti . Tale disturbo perdurava per circa 20 giorni

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UN CASO DI SIFILIDE SPIKALE

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e poi scompari v~ per ripresentarsi poi dopo due o tre mesi. Trattamenti dietr.tici adeguati, cure_ digestive, ed antiacidi non ebbero alcuna efficacia. n giorno 24 luglio c. a., verso le ore 19, mentr-e ritornava in caserma, fu improvvisamente colto da dolori in sede epigastrica che si irradiavano a cintura verso il dorso. Non aveva nè febbre, nè vomito, nè nausee. Fu perciò ricoverato d'urgenza all'Ospedale civile di Tirano. Appena messo a letto gli fu applicato un termoforo elettrico su li 'epigastrio, ed i dolori si alleviarono alquanto. · Ma la mattina dopo, verso le ore ro, sentendo gli stimoli della minzione si accorse che non riusciva più a emettere l'urina. Fu allora cateterizzato e tale bisogna fu necessaria. protr:ula per altri tre giorni poichè il p. non riusciva ad emettere spontaneamente l~ urine. Perdurando queste condizioni morbose, egli venne trasferito in questo ospedale ed accolto nel 1 " reparto medicina (28 luglio 1938). Frattanto ai disturbi su menzionati se ne era aggiunto un altro molto important~:

il p. ferdeva spontaneamente le feci senza accorgersene. Inol-

tre, quando si raccoglieva l'urina nella vescica, il p. accusava forti dolori all'epigastrio e chiedeva con imistenza di essere urgentemente cateterizzato. Talvolta egli era capac-e di svuotare la vescica da solo, ma ciò accadeva raramente. Si lagnava inoltre di un senso di debolezza motoria agli arti inferiori ed accusava un notevole affievolimento della sua « potentia coeundi >> (da 7 mesi non aveva più rapporti sessuali). Con tale quadro fenomenologico, il capo del 1° reparto medicina sospettando una lesione midollare, trasferì l'ammalato nel reparto neurologico e provvide, nello stesso tempo, a prelevare un campione di sangue per una Wassermann. All'atto del suo ingresso viene compilato il seguente : STATO PRESENTE. - Soggetto brevilineo, piuttosto pallido, denutrito. Organi della cavità toracica ed addominale clinicamente integri. Nulla all'esame psichico. Esame nevrologico: rima palpebrale sinistra più ristretta della destra. Pupille uguali, rotonde, bene reagenti alla luce. Deficit alla convergenza del globo oculare sinistro. Paresi di grado notevole del retto esterno di sinistra. Nulla al V motorio, al VII ed ai rima11enti . nervi cranici. In stnione eretta, ad occhi chiusi e a braccia protese, qualche oscillazione antero - posteriore. Motilità attiva, tono muscolare, trofismo ben conservati. Nella prova indicenaso tremore alla fine del movimento. Sensibilità tattile, termica, dolorifica ben conservata in tutti i distretti ad eccezione di una zona localizzata sui contorni della fessura anale, sul perineo, sullo scroto e sull'asta (a sella). lvi si nota ipoestesia tattile e dolorifica di grado notevole ed anche ipoestesia termica molto accentuata (una provetta ripiena di ghiaccio veniva avvertita come sensazione di caldo). Senso di movimento e di posizione ben conservati. Stereognosi, pallcstesia, 5 -

Giornalr d1 medici na milùar~.


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L'N CASO DI SIFILIDE SPINALE

normali. Riflessi trigeminali presenti ed uguali. Riflessi te~ d inei agli arti supenon vivaci. Riflessi addominali: deboli gli inferiori. Riflessi <:remasterici: superficiali e profondi assenti a sinistra. Riflessi rotulei vivaci. Achillei c medioplantari presenti e simmetrici. Alluci plantari. Non segni piramidali con le solite manovre. L'esame del sangue frattanto dava la Wa~ sermann leggermente positiv:l ( +) e la Sachs- Witebski (Citochol) fortemente positiva ( + + + ). L'esame del liquido cefalorachidiano diede il seguente reperto: quantità cc. 20, colore limpido, incolore; pressione iniziale 30 cc. in posizione seduta (al Claude); pressione finale, dopo estrazione · di 20, 22 cc. Prove manometriche positive. Reazione di Pandy: + + ; reazione di Nonne + ; albumina: 0,40 per mille (:1l Sicard). Esame citometrico: 0,90 globuli bianchi per mmc. Rari linfociti. Reazione del mastice: precipitazione nelle prime due provette; reazione di Wasscrmann, a dosi scalari di liquor fino a 1 cc., positiva ( + + ). CoNCLUSIONE DIAGNOSTICA. - Con questi dati clinici e sopratutto sicrologici, tutta la fenomenologia presentata dall'ammalato trovava una facile ~d evidente inquadratura diagnostica, sia dal punto di vista della sede del processo infiammatorio, ~ia dal punto di vista della sua natura. Prima che si conoscessero i risultati delle analisi del sangue e del liquor ::.i pensava ad una lesione del midollo spinale, e precisamente di quella regione compresa fra l'origine della terza sacrale ed il c• filum terminale >>, di quella regione insomma che costituisce il (( cono terminale >> dei clinici. Essa comprende il terzo, quarto, quinto segmento sacrale e contiene il centro ve~cico- spinale, il centro ano- spinale, ed il cent1o della erezione e dc Ila ci aculazione. La caratteristica ipoestcsia a selb, con limiti ben netti, e circoscritta nelle zone cutanee sopra descritte, confermava la diagnosi di sede. Quello che poteva alquanto disorientare e far rimanere perplessi, era frattanto quella p:lresi del retto esterno di sinistra per la quale, nell'estremo sguardo verso stnt~tra , il bulbo oculare di questo lato non ruotava sincrono all'altro. Detta pare~i determinava inoltre strabismo convergente all'occhio Sinistro. In un primo tempo l'ammalato confessò di non esser~i mai accorto di tale strabismo, nè di avere mai ·avuto diplopia. Successivamente riferiva di avere l'occhio così fin dalla nascita. Entrambe queste affermazioni erano, a . . 11110 avv1 w, sospette. Tale stato di perplessità però fu di breve durata, poichè. i reperti d ella Wassermann sul sangue e sul liquido diedero la spiegazione del quadro clinico presentato dall'ammalato. La positività della Was~crmann sul sangue infatti, e sopratutto sul !iquor, la positività delle reazioni globuliniche, l'aumento notevole d ell':tlbumina (il doppio della normale) insieme coi dati forniti dall'anamnesi (il


UN CASO DI SIFILID E SPINALE

p. circa sedici anni prima si era contagiato di ulceri all'asta) diedero anche la spiegazione etiologica e patogenetica della malattia: si era, in conclusione, di fronte a un caso di lesione sifilitica spinale localizzata quasi esclusivamente nel dominio dd <1 cono terminale )) e delle radici sacrali corrispondenti. Per rendersi conto della paresi del retto esterno di sinistra sembrò sufficente pensare che le paralisi e le paresi dei nervi cranici e specialmente nel dominio degli ocu lomotori si osservano frequentemente nella lucs cerebri, sia per fatti di lepto- meningite o per processi flogistici osteoperiostei della base cranica, sia per vere e proprie lesioni neuritiche dei tronchi nervosi. Nel nostro caso, la paresi del VI di sinistra è indubbiamente da ritenere legata al fattore « lues >> , non dovendosi dar valore ali 'affermazione tardiva dell'ammalato circa la presenza, fin dalla nascita, del fenomeno. D 'altra parte, dire sifilide spinale localizzata al cono terminale e radici corrispondenti, è dizione clinica, non anatomo - patologica. Nel nostro caso, per renderei conto della natura delle alterazioni anatomo- patologiche, occorre riferirsi alla comune conoscenza che la sifilide spinale può indurre nel midollo molteplici alterazioni, per cui, la varietà delle forme cliniche dipende, oltrechè dalla localizzazione e dalla estensione delle lesioni, dalla natura della alterazione anatomica. Ordinariamente la prima ad ammalare è la pia meninge, mentre il midollo ammala più tardi per propagazione del processo infiammatorio. La pia meninge diventa opaca ed aderente; ed il midollo, per l'altezza di uno, due o più segmenti spi nali è alterato, rammollito, ed al taglio si spappola facilmente. Tale complesso anatomopatologico si designa con nome di meningo-

mielite. N elle forme di meningo mielite diffusa le lesioni del midollo sono meno g ravi e il processo infiammatorio si estende più in superficie che in profondità. Le gomme delle meningi e del midollo sono abb:1stanza rare. Esse si comportano clinicamente come i tumori endomidollari e dànno luogo a sint0mi di compressione. Nella pachimwingit! sifilitica poi, che si sviluppa di preferenza aJla r egione cervicale ed alla dorsale, l'infiammazione delle meningi costituisce I 'F.:lemento principale delle lesioni. Le mcningi infiammate aderiscono fra di loro e si saldano alla superficie esterna del midollo, formando intorno all'organo come un manicotto e deformandolo in modo più o meno grave. Le radici vi partecipano in misura corrispondente, determinando in esse la lues un processo di neurite e perineurite fibrosa e gommosa. Quali di queste alterazioni an::~ tomo- patologiche possono, nel caso nostro, spiegare il quadro clinico presentato dali 'ammalato ? Indubbiamente la risposta non è molto facile. Se conosciamo la sede del processo luetico, un po' più diffici le è cono~cerne la varietà.


628

UN C,\ SO DI SIFILLDE SPINAL E

Le gomme delle meningi e del midollo sono molto rare, si sviluppano m o l to rapidamente instaurando in breve tempo quadri clinici di compressione midollare. La mcningomielite diffusa e la pachimeningite diffusa dànno quadri clinici molto più gravi ed estesi (dolori, fenomeni di claudicazion<.: imermittente, paraplegia, rachialgia, vomito, insonnia, vcrtigif!:_. c. ·: .) che nel nostro ammalato mancano del tutto. Non ci rimane altro che accettare per escl u:;ionL la forma di mcningoradicolite estesa per l'altezza della terza, quarta, quinta radice ~Jc r:1k. Ma noi sappiamo che i sintomi radicolari si sovrappongono generalmente at fatti dovuti alla lesione della sostanza propria dd midollo e la loro separa· zione è quasi sempre difficile e spesso impossibile. Tuttavia la mancanza di segni piramidali, di disturbi dei riflessi, e sopratutto di dissociazione delb ~ensibilità di tipo siringomielico, parlano contro un interessamento midollare. Per quanto sappiamo oggi sulle meningoradicoliti con dissociazione ;1lbumino- citologica, anche il reperto liquorale del nostro caso è in favore alla diagnosi da noi posta. Anche il resto della sintomatologia neurologica (disturbi dei nervi cranici, cris.i dolorose all'epigastrio con caratteri che ricordano quelle tabetiche), si può intepretare come di origine radicolare. La diagnosi fatta, spiega così tutta la complessa sìntomatologia. Nei riguardi della prognosi è difficile prevedere quale sarà l'ulteriore decorso della malattia. Nel nostro caso è da più di due anni e mezzo che l'ammalato soffre di disturbi epigastrici e solo da qualch~ mese ha incontinenza di feci e di urine; e quell'impaccio motorio degli arti inferiori non è escluso possa essere il prologo di una paraplegia degli arti inferiori che può ~opravvenire rapidamente o instaurarsi lentamente. Noi non conosciamo l'am malato, non sappiamo quali risorse, quali riserve di resistenza organica egli possieda a sua difesa, non sappiamo la virulenza del germe, non sappiamo quanto è stato distrutto e quanto potrà essere ripristinato per le supplenze funzionali che gli apparati simpatici possono dare nella funzione di evacuazione della vescica e del retto. Comunque sia, la prognosi deve essere sempre riservata, severa. Tuttavia un trattamento terapeutico immediato è stato iniziato con iniezioni endomuscolari di bioduro di mercurio che, dall'esperienza clinica sembra essere dei più efficaci . Le iniezioni di preparati arsenobenzolici e bi~ mutici verranno adoperati in un secondo tempo. Questi hanno un'azione più intensa ma passeggera, mentre i preparati mercuriali hanno un 'azione meno rapida ma più duratura. La cura mercuriale ch e s·t fa prec~dere alla somministrazione di arsenobenzoli ha lo scopo di rende re meno gravi i fenomeni reattivi che talvolta conseguono alle prime iniezioni di arsenobenzoli. Il caso cliruco sopraesposto offre la possibilità di fare alcune considerazioni d:ll lato eziologico e tcrapeutico. Anzitutto la molteplicità e varietà delle m:mifcstazion i e delle local izzazioni della lues del sistema pervoso,


li~

CASO DI SIFILIDE SPINALE

e la necessità poi di prospettarsi una tale evenienza eziologica, quando smtomatologie cliniche vaghe, incerte, non bene definite dal punto di vista cau s;tle si presentano alla nostra osservazione. D 'altro canto la esperienza quotidiana dimostra ancora che non basta accontentarsi di praticare una reazione di Wasserman sul sangue per risolvere eventuali oscuri problemi diagnostici; è necessario la Wassermann sul liquor. Essa sola ci può indicare una compromissione del sistema nervoso cd anche la misura ed il grado di tale compromi!sionc, anche quando la sintomatologia fa difetto o non è ancora clinicamente bene manifesta : diagnosi umorale precoce quindi. Essa ci permette di instaurare trattamenti terapeutici precoci adeguati e di debellare manifestazioni luetiche larvate ma floride del sistema nervoso e che dinjcamente si appalesano con una scarsa ed indefinita sintomatologia.

L'A. <.lescri,·c un caso di sifilide a localizzazione midollare, che: presta lo spur.to a considerazioni circa la molteplicità e \'arictà della neurolues e c1rca la necessità di giungere ad una diagnosi umorale, prima di quella clinica. AVTORIASSUNTO. -

--·:-1.~~ ----


LABORATORIO DI IGIENE E BATTERIOLOGIA DELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Direttore: colonnello medico prof.

NICOLA

BRUNI

SAGGI DI VIRULENZA DI ALCUNI CEPPI DI TIFO Don. Evasio De Alessi, c:1pirono medico.

La vaccinazione antitifica, come valido ausilio profilattico, gode ormai di unanime consenso, fondato sopratutto sui risultati favorevoli ottenuti nelle collettività militari ed in taluni gruppi di lavoratori. In ogni modo però si cerca di perfezionarla sempre più in riguardo specialmente a questi problemi particolari: a) la scelta del germe; b) il trattamento di uccisione, attenuazione, sensibilizzazione del germe stesso; c) il veicolo di incorporamento della sostanza vaccinante; d) la dose; e) la via di introduzione; f) il tempo di somministrazione (età, stag1one, periodo di attività lavorativa, ricorrenze epidemiche regionali); g) la ricerca di una prova della conseguita immunità. I risultati emersi da una mole considerevole di esperienze di laboratorio e di pratica profilattica umana, concordano nell'attribuire un migliore potere immunizzante: I " - al vaccino polistipite antitifico-paratifico preparato con germi che hanno subìto nei processi di sterilizzazione il minimo possibile di alterazione; 2 " - alla somministrazione del vaccino per via sottocutanea e con molteplici iniezioni vacci nanti. Con tutto ciò, si conviene che la vaccinazione antitifica, di per se sola, non può costituire l 'armatura ideale pro filattica, capace cioè di proteggere in modo assoluto daU 'aggressione infettiva, e, sia in considerazione d1 qualche parziale insuccesso, sia per la maggiore garanzia immunizzante ottenuta in altre vaccinazioni eseguite con virus attenuanti o con germi prevalenteme nte csotossici, si aspira ancora ad un perfezionamento ed il Lémièrre stesso lamenta che non si possa disporre, finora, per questa vaccinazione di vaccini •< possédant une cchellc d'acti\'ité croissante l> . L 'analisi dci v:ui costituenti antigeni del corpo bacillare (0 - H - Vi); rivelati med iante la prova di agglutinazione, detta analisi ricettorialc, sembrò, recentemente, offrire la possibilità di ottenere un vaccino che, includendo delle t:osi ad:::guate di queste varie frazioni dell'anti gene (facili ad attenersi partitamente, sia selezionando varietà adatte di ceppi bacillari, sia da stipiti com un i


SAGGI

l)[

VJRUL.E:-;ZA DI ALCL:~I CEPPI DI. TIFO

con artifici culturali, chimici, meccanici), costituisse, non solo il mosaico antigeno completo e dosabile, affine a tutte le varietà bacillari del gruppo tificoparatifico, ma che p~rmettcsse pure una esatta valutazione della validità dell'immunità conseguita saggiando l'intensità della risposta deli 'organismo vaccinato verso queste varie frazioni dell'antigeno stesso (Norton, Dinglc). D 'altro canto, per quanto riguarda gli antigeni <t H n ed « O ,,, localizZ:Iti rispettivamente nella parte cigliare e somatica dd germe, si sarebbe indotti a ritenere che alla frazione somatica « O » fosse da attribuire la proprietà più utile dell'antigeno stesso agli effetti immunizzanti. Perciò il titolo ekvato delle agglutinine anti- « O )) in un siero starebbe a provare una solida immunità e, secondo alcuni AA. nel siero di malati di febbre tifoi dea, potrebbe anche costituire un elemento di prognosi. Per quanto concerne poi l'antigeno che è stato d istinto col simbolo Vi, che si è voluto pure localizzare nella frazione somatica del germe, si vorrebbe ad esso attribuire la proprietà di virulenza del germe ~tesso .

La virulenza di uno stipite di bacillo del tifo si può accertare, secondo le osservazioni di Felix e collaboratori saggiando il comportamento (agglutinabilità) del germe vivo per rispetto alle agglutinine anti- " O >l e con la ricerca della presenza deli 'antigeno Vi mediante un siero an ti-Vi puro. Però, non sempre le prove in vitro hanno dimostrato una corrispondenza costante in vivo, sia nei « test n di virulenza, sia nei (( test )) di protezione eseguiti nel topolino, perciò il saggio più sensibile ed attendibile, per ora, appare la prova di inocu\azione (Calabrò - Di Aichelburg). Senza entrare in un campo di sottili ragionamenti che finiscono per ~confinare in un terreno più filosofico eh~ pratico, la definizione del! 'essenza della virulenza, intesa come proprietà insita nel germe stesso, comprende implicitamente un attributo che si fonda sul criterio quantitati\·o di dose e su di un esame comparativo con un ceppo testo. Ora, scegliendo come animale sensibile il topolino, si possono valutare le proprietà e le variazioni di virulenza dei vari ceppi bacillari inoculandoli a dosi differenti ad un certo numero di tali animali, tutti della stessa varietà, della stessa età e tenuti in identiche condizioni di alimentazione. 11 saggio della virulenza nel topolino può esser fatto, o per inoculazione intracerebrale ovvero peritoneale e si dimostra utile, sia per eseguire una opportuna selezione dei germi che devono essere impiegati per l'all estimento cel vaccino, sia per saggiare gli effetti protettivi, e quindi il valore profilattico, tanto di un vaccino quanto di un siero (Beiling).

Siccome il laboratorio di Igiene della Scuola di Sanità Militare, come è ricordato da Bruni nel suo recente trattato di Igiene Militare, raccogl ie i vari ceppi di tifo e paratifi che sono isolati dai malati di febbri tifoidee ricoverati


S:\GG I DI \"IRULE:-:ZA DI ALCU:-.:1 CEPPI DI TIFO

negli stabilimenti sanitari militari e dispone quindi di una ricca collezione. che viene utilizzata anche per rifornire gli istituti vaccinogeni nazionali, ho creduto utile sottoporre un certo num~ro di tali ceppi al controllo della virulenza nel topolino, estendendo tale controllo, come termine di confronto, anche ad alcuni ceppi di B. coli e ad un ceppo di b. typhi flavum gentilmente favoritomi dal dott. De Gara. In totale gli stipiti sperimentati furono in numero di 40, e precisamente : 32 tifi Ebenh, 3 paratifi A, 2 p:uatifi B, 2 coli, I b. typhi flavum . I c~ppi tifici provenivano tutti da isolamenti mediante emoculture. Alcuni, all'epoca nella quale furono compiute l ~ esperienze, erano in media vecchi di quattro anni ed avevano subito circa 50 passaggi in agar comune; altri erano stati isolati nello spazio di due anni. Detti ceppi furono saggiati preliminarmente: per quanto riguarda la agglutinabilità con i sieri comuni antitifici-paratifici; per le proprietà fermentative in rapporto al loro comportamento verso lo xilosio ed arabinosio, e fu pure saggiato il loro potere emolitico nonchè il potere riduttivo del bleu di metilene. Non è risultato peraltro alcun nesso evidente fra le suddette proprietà ed il grado di virulenza al saggio di inoculazione. Perciò, per brevità, ometto di riportare i protocolli di queste prove preliminari. Riguardo alla relazione fra agglutinabilità (rispetto ai si~ri specifici del commercio, ricchi in preponderanza di agglutinine anti - « H >•) e la virulenza, già Felix e Pitt (1934) avevano osservato non esistervene. Per l'inoculazione ho adop~rato patine di agar culture di 24 ore, riprese in soluzione fisiologica tenuta a temperatura di 37"C. Accertata la fase (( S )) della cultura cd eseguito il conteggio dei germi con l'opacimetro di Welcome, diluivo opportunamente la sospensione batterica e l'inoculavo con siringhe da tubercolina o da insulina graduate a 1/ 20 di cc. 3· Per ogni ceppo batterico furono inoculati n. 3 topolini. Dopo numerosi saggi di orientamento, mi risultò che la dose più opportuna per il confronto della virulenza fra i vari ceppi era compresa fra i 3o-4o milioni di germi. Tale dos~ è molto prossima a quella usata da Besredka e da Basseches nei s:tggi di resistenza per la vaccinazione antiparatifica B; da Robertson e Y u nelle prove di virulenza di alcuni ceppi di tifo isolati a Shangai. Inoltre, in un referendum proposto dagli u Archìves Médicales B~lges >> nell'ottobre dd 1936 sulla composizione dci vaccini antitifici in uso nei vari eserciti, è segnalato che l'esercito Inglese usa un vaccino ali es tito con g!:rmi la cui virulenza, s;1ggi:tta mediante inoculazione cndoperitoneale nel topolino, è tale da procurare la morte dell'animale alla dose di 50 milioni di germi.


SAGGI DI VIRULE:"<lA DI ALCUNI CEPPI DI TIFO

L 'inoculazione intracerebrale è stata eseguita infiggendo l'ago molto sottile e corto, nel punto di incontro fra la linea mediana e quella che passa per il punto equidistante fra occhio ed orecchio ed è risultato che, per dose, rqlllvale presso a poco ali 'inoculazione endopcritoncale. In alcuni casi però l'esito letale è più precoce, ma solo di qualche ora, e forse questa apparente maggiore sensibilità può essere attribuita all'azione concomitante del traum atismo cerebrale. Tenuto conto di ciò, e, data la maggiore facilità di tecnica con risultati approssimativamente equ ivalenti, ho finito col segui re soltanto il metodo della inoculazione per via endoperitoncale. Nello specchio n. I sono segnati i risultati d~i saggi di inoculazione da m e esegut1. SPECCH IO N. I.

/noculazione endoperitonea/e nel topolino di 30-40 miltonJ di germi.

l

N. co•n plcsSI\'O

l

Germe

Epoca dd l"isolam<nto dct ceppi

dci ccppt co ntrol1J l1

l

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So pran •in ·nz.t clcll"all i m:~ k

dell'animale 48~ or:• rra la l a c 48• dopocdInr,ltrc 1 Of;l

l

l

Ca u~.~runn

B. t;fo Ebwh

ll

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Ceppi isolati da 2·4 anni

20

7

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id. entro 2 an ni .

12

B

4

2

2

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-

Ceppi isolati da c1rca 4 an m

2

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Ceppi isolati da Circa 4 anni

2

2

-

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l

-

l

l

l

l B.

paratifo A. Ceppi isolati da 2-4 an ni

B paratifo B

l B. coli l

id. entro 2 anni

.,

l

B. tiphosus flavum

\

Gli animali inoculati e sopravissuti sono stati tenuti in osservazioni per parecchi giornj, r~scontrando peraltro che, quando essi hanno superato la 48" ora, solo ecceziOnalmente soccombono in un periodo successivo. Per questo, nel quadro, il limite di osservazione è indicato alla 48" ora.


SAGG I DI \"IRCLF.:"\ZA !)I ALCtJ-.:1 CEPPI DI TIFO

Inoltre, in alcuni dei sopravvissuti, ho potuto accertare che se sono sacriJìcati già al 4" giorno, l'emocultura e la semina della milza frammentata risu!I:wo sterili. In altri, mantenuti in vua, b coprocultura rimase pure stenle e l'osservazione fu protratta fino al 21" giorno dalla avvenuta inoculazionc endopcritoneale. Mentre negli :mimali inoculati e deceduti nelle 48 ore tanto l'cmocultur:1, quanto la semina di frammenti di milza, riusCirono costantemen te positive. In questi ultimi si n'periva, nella quasi totalità, ipertrofia della milza e segni eli congestione intcstinJle. I ceppi isolati nuovamente dagli animali inoculati e Jeccduti nel le 48 ore, erano agglutinabili dal siero specifico agglutinante come il ceppo di provenienza. Un ceppo si dimostrò particolarmente virulento : poichè anche alla dose Ji 20 m ilion i uccise il topolino. Inoltre, dopo alcuni rusaggi nel topolino stesso, risultò virulento anche alla dose di 10 milioni ed agglutinabile dat siero specifico a tasso più ekvato. (Prima dclt'inoculazione, agglutinazione macroscopica positiYa al la diluizi one del siero : 1 :25.coo; dopo ripetuti passaggi : 1 : 4o.ooo). Nel complesso quindi dei 32 ceppi di ti fo Eberth esaminati, inoculati alla dese di 30.40 milioni; 15 sono risultati letali per il topolino nello spazio di 48 ore; gli altri 17 non l'han no ucciso. Per i germi dimostratisi non virulenti alla dose di 30.40 milioni sarebbe stato mio intendimento aumentare la dose di inoculazione allo scopo di accertare se, introdotti in maggicr quantità, avessero potuto divenire letali e quale çra la dose per ciascuno, ma non potei completare tale ric:::rca causa il mio trasferimento ad altra sede. I due ceppi di paratifo B e di coli si sono dimostrati per il topo, virulenti quanto i più virulenti ceppi di tifo, non virulenti i paratifi A. In genere questa alta vi rulenza del paratifo B per il topolino era già stata osservata da M. Nicolle e Coll aboratori e da Besredka, che pure notò delle forti oscillazioni nella dose minima letale, che varian, nei suoi esper imenti, da xlwo ad 1/8.ooo di una agar cultura in provetta da semina comune. Il B. ti phi flavum non si è dimostrato virulento per il topolino. Riguardo alla relazione fra la data di isolamento degli stipiti di tifo Ebcrth esaminati , e b loro virulenza, riassumo i risultati ottenuti nel seguente schema: Fimft-11ti

Ceppi di recente isolamento n. 1 2 Ceppi isolati d:~ 2 - 4 an ni n. 20 .

8

7

!>."o 11

t•imh-ntt

4 I3

Appare in re:~ l tà una proporzione numerica più elevata di ceppi virulenti fra quelli di isolamento più rw::ntc, tuttavia non posso affermare, anch e in considerazione del numero dci ceppi controllati, che la virulenza sia una proprietà sulla quak il fattore tempo, nei limiti su riferiti, possa cos tant~­ mcnte agire nel senso assol uto di una attenuazione.


SAGGI DI VIRULENZA DI ALCUN I CEPPI DI Tlt:O

Sarebbe stato utilissimo controllare i risultati della inoculazione n~l topolino col decorso dell'infezione nel paziente dal quale il germe era stato isolato mediante emocultura, ma ciò non mi fu possibile, trattandosi di culture provenienti da diverse località e di isolamenti fatti in gran parte da diverso tempo. Perciò la virulenza si è potuta riferire solo alla infezione causata al topolino.

In seguito ai risultati ottenuti dalle prove della virulenza ho esperi mentato il valore protettivo della vaccinazione in 18 topolini. Questi furono vaccinati con tre iniezioni sottocutancc, alla distanza di 7 giorni, di o, ro cc.' di un vaccino idrico formolato in uso nd 1937 nel nostro Esercito. Al 20° giorno dall'ultima vaccinazione e~ si furono inoculati con due dosi medie letali, cioè con 8o mi lioni di germi del ceppo il più virulento di tutti. La vaccinazione fu tollerata apparentemente molto bene. Su tre topolini saggiai il titolo agglutinante del loro siero che risultò del titolo medio di 1/ 700 al 36 giorno dalla r• iniezione vaccinate. Il sangue per la prova fu prekvato con pipetta emocitometrica ed addizionato con il doppio di soluzione fisiologica citratata. Ciò allo scopo di avere a disposizione un sufficiente volume di siero. E' stato peraltro tenuto conto di tale aggiunta nella valutazione del tasso di agglutinazione. La presenza del citrato di sodio pare non influisca sulla reazione di agglutinazione (H. Schi.itze). SPECCHIO N. 2 .

l

l l

T opolini ,·acc1nau cd i n ocul.ll i con l dosi m. l.

Dc•cduti nelle ~4 ore

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Dcctdu ti dali .t 3' :Ili:! !:ll)fll:lt~

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~•'pr:wvissuu

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9

l Risulterebbe quindi che, su 18 topolini, soltanto 9, cioè il so "{,, sarcbb~ro stati salvati dalla vaccinazione, mentre per altri 7 sarebbe stata solo ritardata di alcuni giorni la morte, e, per 2 , quest'ultima sarebbe avvenuta nel limite normale di 48 ore. Dai topolini vaccinati, e deceduti entro la s' giornata, fu possibile isolare dalla milza il germe che era stato inoculato; però, risultò scarsamente agglutinabile dai sieri specifici comuni. Tale reperto troverebbe riscontro nelle osservazioni fatte in Tunisia, nel 19r7, da Foky e Négre, i quali constatarono che i gnmi del gruppo tifo- paratifìco, isolati da individui vaccinati, dànno reazioni anormali nelk


SAGG I DI VIRULENZA DI ALCUNI CEPPI DI TIFO

prove di agglutinazione, cioè un aumento del tasso rispetto alle paraagglurinazioni ed una ipoagglutinabilità col siero speci fico. Fenomeno che pare avvenga, anche in vitro, coltivando un germe in un terreno addizionato del suo siero specifico (F. Maltaner- Arkwright e Pitt). In seguito alla vaccinazione si sarebbe quindi avuto la morte in alcuni topolini fino alla 5~ giornata, mentre negli animali non vaccinati la morte avvemva, in seguito alla inoculazione, nello spazio di 48 ore o non più, come t stato detto in altra parte. Inoltre sarebbe stato possibile l'isolamento del germe dalla milza anche in giornata.

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Conclusioni. D a queste mie ricerch~, se pure limitate, credo possa confermarsi che il metodo di accertamento della virulenza di ceppi tifici e paratificj mediante inoculaiione endopcritoneale nel topolino bianco dà buoni risultati e può tenersi presente nella scelta dei ceppi per la preparazione dei vaccini antitifici: dov~ndosi ritenere poco virulento un ceppo che alla d ose di 30-40 milioni non uccide il topolino nello spazio di 48 ore. Non ho riscontrato poi che la virulenza dei germi sia in stretta relazione con la d istanza di tempo intercorsa dal loro isolamento, perchè alcuni ceppi passati in terreni artificiali per b~n 4 anni si sono mostrati altrettanto virulenti come alcuni ceppi da poco isolati, sempre ben inteso in rapporto alla virulenza per il topolino. Questo potrebbe solo dire che la virulenza stessa è un carattere speci fico dei singoli ceppi, che si mantiene anche in condizioni di vita che non sono normali per i germi, cioè nei mezzi artificiali di cultura. Inoltre, mi sembra degno di considerazione il fatto che topolini vaccinati con un comune vaccino antitifico formolato, solo in un certo numero (circa il 50 °.. ) hanno resistito completamente ad una iniezione endoperitoneale di 2 dosi minime letali di un germe tifico virulento, m~ntre per altri ~arcbbc stata ritardata la morte, e per un piccolo numero (circa il 12 ~'. ) non :1\•rcbbe avuto effetto.

A uTOJH ASSU:>:To. - L'A. ha eseguito alcuni saggi d i virulenza con l'inoculazione endoperitoneale nel topolino di ;:l lcuni ceppi di tifo, paratifi A e B, coli, tifo flaYo, isolati in te mpo più o meno lo ntano. Il wpolino si è dimostrato un animale sensibile ed un buon rh·clatore della virulenza e la dose letale è in genere per i virulenti di 30-40 milioni di ge rmi. Conferma i risultati di Nicolle, Ra phael, D ebains per quanto riguarda la virule nz a de l tifo, para- B, para - A per il topo. . l\'on app:.re in modo molto certo che la consen·azione degli stipiti attra,·erso nu n 1 erosi trapi:lnti influisca notevolmente sul fattore Yi rulenza, che. allo stato attuale, è riveIa lO e d osabile in modo esano anran:rso l'inoculazione nel wpolino.


SAGGI DI VIRULENZA D I ALCUNI CEPPI DI TIFO

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

SA NITÀ MILITARE

Protezione contro la guerra aero-chimica. (u Ré\·uc intcrnationalc de la Croix Rouge ,., fase. febbraio 1939, n. 242). L'A. J ella nota, non firm:ua, prende lo spunto da un articolo del Maresciallo Balbo c <h un discorso del Maresciallo Pétain che concordemente fanno risaltare la decisiva importanza dell'arma aerea in un e\'entuale conflitto futuro fra grandi potenze, per passare i n rassegna lo stato attuale della orhranizzazione della di fesa passiva prerso alcune nazioni. ln Germania si è affern'lato il criterio di proteggere la popolnione civile mediante il s istema della difesa autonoma degli abitanti riuniti per case o per blocchi di case. Questo criterio è stato di recente rinforzato cd esteso, rendendo obbligatoria la difesa per tutti coloro che non sono costretti a portare le armi. Ogni abitante può essere chiama tl> per il sen·izio della prote7.ione autonoma, sia in caso di guerra che a scopo di esercitnzionc, e dovrà seguire dei corsi di difesa p:-tssiva anti · aerochimica. In Egitto si è riscontrata la necessità di proteggere da ll'offesa aerea i serbatoi d'acqua potahile del Cairo e di alcune a ltre città, attualmente scoperti per un 'area di 12500 m 2 • Sono st:-tti stanziati i crediti occorrenti per fabbricare le rei ~Hi \·e coperture in cemento armato. Sar::nno costruiti ncc\·eri ~o tterranei per b protezione delle antichità al Museo egiziano. I n Francia un decreto del febbraio p. p. definisce l'organi zzazione della difesa pnssiva del territorio nazio nale. Fra i vari servizi previsti \'i è il sen ·izio Z, speci:~lmcnte devoluto alb difesa chimica. Anche le donne potranno br pane delle fc rmazioni ci\'ili d i difes:1. fin o dnl tempo di pace; gli arruol:1menti ana nno la durata minima di un anno. Alla Sorhona è stato ten uto, pure in febbraio, il Congresso Nazionale della difesa passi\·a. Fra gli :litri voti sono stati formulati i seguenti : che ~ia creato un Ministero, o un Sottoscgrctari:uo, della difesa passi\·a; che in tutte le città o località importa nti siano istituiti nppcsiti comitati: che i c:-tpi bbbricato e i capi-rico,·ero siano fin d'ora muniti eli una cart:l ufficiale di identità ed essi soltanto fiano incaricati di ricc\·erc la s:~bbia e intlic:-trc le loc:~lit~ dO\'e de\·ono essere depositati i s:~cchi; che la qualità della sabbia sia controlbta dai sen·izi tecnici; che nessun lavoro di sistemazione di immobili sia intra-

preso scnz:.1 il consenso di un:t nutorità competente. Gli aUievi di tutte le Scuole del dipartimento dell~t Senna hanno rice,·uto un questionario relativo alla C\'acuazione dci tmciulli in caso di g·u erra. In Gr:m Bret<~gna il problema d~:llo sfolbmcnto delle popolazioni non combattenti è: oggetto di preoccu pnione da parte delle autorità. LJ politica di quel Go\'erno non pre\·ede una e\':-tcuazione generale ò elle città, anzi di regola tutti quelli che possono rendersi utili, uomi ni c donne, <.k bbono restarvi. l municipi non de\·ono decidere se una persona debba essere e\·acu:tta o no. Ma :~nchc con queste limitazioni, si prevede ch e il numero c.lclle persone da e\'acuarc raggiungergà gli undici milioni, compresi i f:~n ­ ciulli delle scuole c le m:tdri con bambini piccoli. La sola città di Londra donà sfolbrc un milion~c: di f:tnciulli . Il sen·izio di C\'::tcuazionc è già assicurato, a mezz.o di volonwrj

che attualmente percorrono i \'Ìllaggi del Regno Unito per il censimento c la scelta

clclk c:tsc e dci loc:~li idonei. Il piano di sfollamento pre\'t>de deliberatamente la scp 3 . r:tzione d ci f:tnciulli dai loro parenti; lo sfolbmento a\'\'errà non per famiglie ma per scuole. Anche lo questione dc i compensi per danni riportati dalle persone c dalle cose


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i: già stata contemplata e risolta. Per ciò che riguarda i rifugi. sono prc,·isti ricoveri profon. di, a prova di bomba, e trincee. Per i primi è stata fatta una prima ordinazione d i 1oo.ooo tonnellate di lamiera d'acciaio e 20.000 ton n. di traverse; è stata creata una speciale organizzazione che presiede ai lavori. Nelle case private saranno cost ruiti ricoveri in muratura, o montati speciali tipi di ricoveri in acciaio, costituiti da pezzi staccati facili a riunire anche senza speciali cognizioni meccaniche. Rifug i sono stati costruiti per la famiglia Reale nel sottosuolo del Palazzo Buckingham, al c~stello di Wind~o r c alla Royal Lodge. In Svizzera sono state pubblicate norme per la difesa passiva della po polazione civile, delle industrie e delle amministrazioni. In T urchia è stato messo in vendita il primo milione di m aschere, a cura della Mezzaluna Rossa che ne ha il monopolio. Ogni cittadino è obbligaw a possedere la maschera; per i non abbienti provveder3 lo Sta m. Per mezzo di con i ed esercitazioni, il Go•;c;rno si sforza di rendere la nazione cosciemc del pericolo :Jcreo. c di organizzare la difesa della popolazione ci'·ile. In Polonia una legge, del 1938, pre,•ctle il servizio ausiliario per alcune categorie di donne, dai r9 ai 45 anni, che lino dal tempo di pace si siano \Olont~riamen te arruolare. In alcuni casi la frequenza a speciali corsi di preparazione al scn i zio mil itare ausiliario è resa obbligatoria per le donne di ct3 inferiore :~i -1'5 anni.

G.

F ERRI.

Clinica chirurgica autotrasportabile (Reparto radiologico, operatorio e per feriti gravi). («Der Chirurg "• n. 20, l9Jtl).

KIRSCHNER M. -

Il medico deve andare verso il ferito c non il flrito verso il medico ! Infatti molto spesso il trasporto ed il relat.h·o ritart.lo dell'intcnento chirurgico possono arrecare al ferito un danno maggiore della ferita medesima ! A Kirschner paiono queste le ragio ni essen7iali per cui si deve tenere in gra n conto l'eventualità di costruire un'unitn chirurgica

Veduta c~teriorc della cllnac~ charurgac.l mobale.

mobile, completamente attrezzata, per soccorrere i feriti gra,·i. N:nur:llmente le cond i7Joni di guerra sono quelle che più fanno al caso: la possibilità di far giungere. a ~econda delle esigenze, una unità chirurgica motorizzata là 0\e maggiore è l'afflusso dei feriti, merita verament~ la più seria attenzione sebbene dal punto di vista logistico qualche riserva forse potrebbe a priori essere avanzata. Questa unit?t motorizz.'lt:l si com pone di una sala d'operazione, di un'antisala preparatoria, di un ambiente per la sterilizzazione, eli uno per l'i n~tallazione radiologica e di 40 letti sotto tenda: ved::msi a questo riguardo le figure. Dice Kirschner che lo sfruttamento vero e proprio di una cosifatta clinicn mobile deve essere affidato acl un valente chirurgo il quale abbia alle proprie dipendenze un gruppo di esperti collaboratori. Nella guerra di movimento questa unità chirurgica motoriz~ta potrebbe rcnclerc grandi servigi, soccorrendo al più presto possibile i feriti più


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gravi ed abbisognevoli, noa !ungi dal posto ove sono stati colpiti. Negli intervalli fra una battaglia e l'altra tali unità potrebbero trovare invece impiego «di consulenza >> re.:andosi cioè a compiere determinati grandi interventi di elezione là ove ne venisse tt:mpe~ tivamente ed opportunamente segnalata la necessità. Kirschner, che è più che convinto della grande utilità pratica, sia in pace che in guerra, di questa clinica chirurgica moto-

La dinamo contenuta nel uattore.

rizzata, ritiene che la sua adozione nell'esercito tedesco sia solo questione di tempo. Ecce la descrizione sommaria dei singoli componenti che sono: un trattore, due carozze rimorchiate. La lunghezza complessiva è di 22 m. Ogni carrozza può essere rimorchiata anche da sola. Ambiente per la srcrilizzazione. Veduta del· l'apparato per la ste· rilizzazione dell'acqua e degli istrumenti non· chè di uno dci reci· .:ipicnti per l'acqua, apposti al sofiìtto.

Ambiente per la stc· rilizzazione. Veduta della steri li zzauice pel materiale di medica zione (autoclave) e dd· l'armadio pci cestelli da medicnionc.

1° - Il

trattore, oltre al trasporto delle carrozze, ha anche il compito di alimentare una dinamo per la corrente elettrica che ~erve a riscaldare gli sterilizzatori e le carrozze ed a dare la luce agli ambienti ed alle tende. :~.0 - La

prima carrozza ha un'area di m. 7 x 2 , 4 ed un'altezza di m. 2,10: e!l.:l contiene nella parte anteriore una sterilizzatrice per il materiale di medicazione e per ? acqua, ad una temperatura di 120° C, ed una sterilizzatrice per istrumeoti chirurgici. Al ;offitto stanno applicati due recipienti per acqua, riempiti a mezzo di pompa onde :1ssicurare la fornitura dell'acqua necessaria agli apparecchi da sterilizzazione ed alla


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sala operatoria. Una porta a due battenti, con chiusura automatica, conduce alla sala per la sterilizzazione. 3° - La sala operatoria si trova nella parte poste riore della prima carrozza: ha una area dt m. 5,20 x 2,40 ed un'altezza di m . 2,w. Oltre ad un tavolo operatorio, spostabile, essa possiede una lampada senz'ombra, una piccola lampada sussidiaria, un tavolo pei ferri chirurgici, un irrigatore a cascata e due armadi per il materiale di medicazione.

Sal.1 opcratonJ vista tl.lll' :t\ ami.

Sala operatoria visrn dal dtetro.

4° - La seconda carrozza è costituita, nella sua parte anteriore, ella un apparecchio racliologico, con apposito lettino e da una camera oscura. Attra\•erso una porta si accede alla parte posteriore della carrozza adibita a sala di attesa e di prcparnione pei malati che attendono l'esame radiologico o l'atto operatorio. In altre parole gli ammalati dalla

Camera per

r:~ggi.

sala di attesa accedono a quella pei raggi e di qui a quella operatoria da dove poi possono essere trasportati nelle apposite tende. La sala preparatoria contiene due grandi rende ripiegate, 40 letti nonchè i relativi materiali necessari. Se le tende vengono installate, al momento ddl'uso, non oltre 30 m. dalla carrCYlza esse possono ancora ricevere la luce dalla dinamo. T utte le finestre sono munite di tende per l'oscuramento: ove non funzioni la dinamo la luce è ugualmente assicurata da 4 lampade ad accumulatore. 6 -

Giorno/~ dt

medidnp mi/ilar~.


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Tale è la clinica chirurgica motorizzata ideata da Kirschner e realizzata dalla ditta H Ulrich di Ulm. Essa, quando è in movimento, ha possibilità di funzionamento Jimitatt mentre è pronta ad entrare in azione immediatamente dopo essersi fermata. Quest'ultimo è un requisito veramente importante ai fini della celerità nell'apprestamento dei soccorsi urgenti ai feriti di maggiore gra vità. GALLETTO.

IGIENE Quindici anni di appliçazione alla profilassi della difterite della vaccinazione con [•anatossina specifica. ((( Annales de l'Institut Pasteur "• n . x, gen-

G. RA)ION . -

naio 1939). Questo bilancio dei risultati raggiunti , attra ve rso quindici anni di applicazione della \"accinazione con anatossina specifica antidifterica, ,è giustificato dalla grande diffusione or.nai raggi unta dal metodo profil:tttico, al quale, fi no ad oggi, si può calcolare siano state sottoposte diecine e diecine di milioni di persone in tutto i! mondo. L'A. comincia con l'affermare la completa innocuità dell'anatossina difterica. dimostrJta ormai largamente sia dal grandissimo numero delle vaccinazioni eseguite. sia dai casi non rari di ino::ulazione di anatossina in forti dosi, praticate per errore e che no n provocarono nei malati alcun disturbo. Per ciò che riguarda le reazioni locali e generali, che possono seguire alla vaccinazione, assai rare nei piccoli bambini e limitate a percentuali bassissime nei soggetti che hanno superato gli otto, dieci anni di età, esse debbono essere rite nute di importanza clinica del tutto relativa. Nè bisogna esagerare l'importanza delle rarissime complicazioni e degli eccezionali incidenti ed accidenti: e, perchè non ~empre si è potuta dimostrare la interdipendenza dei fatti, e, perchè la percentuale di dette spiacevoli conseguenze è infinitamente minore di quella che può addebitarsi ad altri metodi di immunizzazione attiva o passiva, ormai uni versalmente affermatisi. Tutti que-sti inconvenienti, a nche se debbono essere tenuti presenti, compresi come sono entro limiti tanto ristretti, non poswno e non debbono ostacolare la diffusione della vaccinazione antidifterica. che, preservando dall'infezione tante giovani vite, ha apportato un c·>sl grande benefizio all'uma nità. L'efficacia della vaccinazione anatossica è oggi chiaramente dimostrata dalle ricerche di numerosi AA., in base alle quali si può afferma re che l'a natossina, somministrata in dosi suffic ienti , secondo una tecnica perfetta, è capace di conferire a circa il 95 % dei vaccinati una immunità tale da dar luogo ad u na reazione di Schick negativa. L'abbassamento, che nella pratica corrente si o~ser\"a di detta percentuale fino a valori però non inferiori al 90 ~6 , e i pochi casi di difterite nella ma~sa numerosa dei vacci nati seno imputabili in gr:tn parte a difetti di tecnica, come, dosi insufficienti di anatossina somministrata, iniezioni troppo ranicinate tra loro, ecc .. I rari casi di infe zione difterica tra i vaccinati non debbono infirmare l'alto valore del metodo, la cui grande efficacia t esta comunque confermata dall'elc,·ato g rado di immunità, conferita al più g ran numero dei ,·accinati. e dalla facile realizzazione del metodo nella pratica. D 'altra parte, in questi ultinti anni. il merodo anatos~ico ha fatto notevoli progressi, quali, la prepara zione di una :>natossina ad alto potere antigene onde un elevato potere immunizzante, la istituz ione della cosidetta iniezione d i richia mo, che. praticata qualche mese, un anno dopo la vaccinazicne, provoca un aumento spesso considerevole della immunità: l'isti tu z ione infine del merodo delle ,·accinnioni associate, che apporta il ~in goiare va ntaggio di realtzzare nello stesso tem po più immunizzazio ni e di raggiungere contemporancam<.>nte per •:iascuna di esse una effìc:~cia m:~ggiore, tan to da ottenere in questi casi, per quanto ri:ru~rda b d ifterite. renioni di Schick ncgati,·e nel t OO ·~;, dei casi trattati.


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La diminuzione della morbilità e della mortalità difteriche sotto l'influenza della vaccinazione anatossica è dimostrata sia nelle piccole che nelle grandi collettività da numerosi dati statistici, che l'A. riporta; tra i più degni di interesse, sono da ricordare quelli riguardanti l'esercito francese: nel qu:~le , fin d:~l 193 1, è stata resa obbligatoria la vaccinazione antidifterica associata a quella antitifo-paratifica, associazione divenuta dal 1936 tripla, per l'aggiunta al vaccino di anatos~ina tetanica. Numerosi lavori e comunicazioni di medici militari francesi permettono all'A. di affermare. aver resa la vaccinazione antidifterica, applicata secondo il metodo delle vaccin:1zioni associate, grandi servizi alJa collettività militare, tali da far sperare, in tempo di guerra, analoghi ottimi risultati dalla vaccinazione antitetanica, che nei militari francesi contemporaneamente viene praticata. Tra i numerosi dati statistici, che l'A. cita, rel:nivi ai benefici effetti della vaccinazione anatossica, oltre quelli interessanti ,·arie regio ni di Europa, sono degni di partico-lare menzione i risultati raggiunti negli Stati Uniti d' America e nel Can:1dà, dove il n umero dci vaccinati ha toccato cifre assai elevate, per la diminuizione notevolissima che si è avuta della morbilità e mortalità per difterite, in questi paesi. In base a così ,·asta esperienza !"A. conclude ribadendo gli immensi vantaggi di questa pratica profilattica, la quale per essere veramente efficace deve interessare percentuali piuttosto elevate, intorno al 70- 8o ~"' della popolazione infantile di una determinata località.

N. d. R. - Nel Consiglio dei Ministri del 14 marzo '939-XVIJ , il Governo Fascista ha decretata l'obbligatorietà in Italia, per tutti i bambini tra i due e i dieci anni di età, della vaccinazione a.ntidifterica con l'anatossina specifica. Vedremo così presto anche da nci realizzati i benefizi, raggiunti in altri Pae:v, e diminuito il numero delle gi011ani vittime, strozzate da questa terribile malattia. F. FERRAJOU.

MEDICINA INTERNA P.

H uEsscHMANN. -

Rilievi alla dottrina deU•infiammazione. (11 Klinische Wochen-

schrift •>, n. 9, 4 marzo 1939). L 'infiammazione, oggetto di appassionato studio dalla più remota antichi tà fino ad oggi, è stata diversamente definita e valutata a seconda che i mezzi d'indagine ed il progresso delle nostrè: conoscenze hanno permesso di esplorare e d'interpretare il fenomeno. Di ciò è prova il confronto tra l'antica e classica definizione di Celso e l'attuale di Rossle. Secondo quest'ultimo l'infiammazione è una reazione del tessuto connettivo e vascolare consecutiva a lesioni di natura fisica, chimica o batterica e consistente in disturbi circolatori con essudato cellulare e liquido, a cui segue la formazione di tessuto di granulazione, che a sua volta cic:1trizza. Secondo tale definizione nel processo infiammatorio si avrebbero due fasi : una essudati va ed una produttiva, e scopo di esso sarebbe la difesa e la depurazione dell'organo colpito da sostanze lesive. Sulla base di questa definizione l'A. passa in rapida rassegna i più frequenti ed importanti processi infiammatori, facendo opportuni rilievi sulla dottrina delrinfiammazione e deducendo utili norme per il medico pratico. Se nell'infiammazione vi sono 2 fasi, non sempre ambedue sono d:1l processo percorse, e tale conoscenza è fondamentale per l'esito. I n vero se l'in fiammazione si arresta spontaneamente o per opportuno inten·ento t era peutico alla prima fase, la essudati va, può l'essudato corpuscolare e liquido essere


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completamente sciolto e riassorbito per intervento di fermenti proteolitici dei le1,1cociti ed aversi quindi la completa restaurazione anatomica e funzionale dell'organo. Esempio la polmonite, l'eresipela, la glomerulonefrite in primo stadio. Se alla polmonite si associa la pleurite, in cui l'essudato fibrinoso è sostituito da tessuto di granulazione (fase produttiva), l'esito è una proliferazione cicatriziale e pertanto la funzionalità polmonare è pregiudicata. Analogamente per la glomerulonefrite: in es~a nel primo stadio l'infiltrazione leucocitaria porta a notevole tumefazione del glomerulo, ciò nonostante un'adeguata condotta terapeutica può conseguire completa reintegrazione anatomica e funzionale dell'organo. Nel secondo ~radio invece (fase produttiva del processo infiammatorio) si ha proliferazione degli epiteli capsulari o glomeroteli d, Randerath, consecutiva trasformazione del glomerulo in tessuto jalino, privo di funzione ed in fine rene grinzo secondario, il quale può essere considerato come lo stadio cicatriziale della glomerulonefrite. Osservazioni analoghe ,·:-~ lgo no per la tubercolosi, la difterite ed altre affezioni. Hucbsch1mnn ritiene pertanto più adeguato definire la infiammazione come un processo consistente in una reazione essudativa dei tessu(j allo scopo di depurarsi da sostanze estranee cd in una reaz ione produttiva, che può seguire alla prima, allo scopo di colmare le lacune formatesi nell'organo per distruzione dei suoi elementi costitutivi. Se il processo si arresta alla prima fase, si ha restaurazione anatomica e funzional e completa, se invece gi unge alla r.econda fase, :a guarigione si ha con difetto, cioè con r>roduzione di tessuto cicatriziale e quindi con alterazione anatomica c funzionale Jel. l'organo. Fin qui delle infiammazioni acute o di quelle che, anche avendo decorso cronico, spesso presentano progressioni acute. Ma vi è un'infiammazione cronica genuina, di cui esempi classici sono la c1rros1 del fegato e il rene grinzo, caratterizzam da continua e lenta distruzione dei parenchinai altamente differenziati, che solo in minima parte sono rigenerati, ma in prevalenza sostituiti da prolifcrazione connettivale. Volendo tale processo sistemare nella precedente definizione dell'infiammazione, possiamo pensare che qui abbia l~;~ogo solo la seconda fase di essa, cioè la produtti,,a e pertanto la guarigione avviene con difetto. cioè per sclerosi e quindi sempre con lesioni funzionali corrispondenti all'entità delle alterazioni anatomiche dell'organo. Importanti osserv:JZioni sull'etiopatogenesi dell'infiammazione, ove si mette in evidrnza l'importanza di prodotti abnormi del ricambio materiale, che si accumubno nell'organo e vi determinano un processo di sconvolgimento, completano la bella rasseg na che il p:~tologo di Dusseldorf fa dell'infiammazione. I rilievi da lui fatti, sia d:~l punto eli vista teorico che pratico. rivestono particolare importanza cd indicano al medico la giusta via per il giudizio prognostico e la condotta tcr:-~pcutica.

R. o'ALESSANoRo.

CHIRURGIA GENERALE CAZZAMALLI P. c PEcco R. Chir. )), settembre 1938).

Tecnica della colecistotomia esterna. (•· Arch. !tal. di

Premesso che gli interventi sulle Yie biliari offrono notevoli difficoltà e che b buona riuscita di una colecistotomia esterna dipende da una tecnica perfetta, gli AA .. in una esauriente sintesi, espongono le v:-~ric vie di accesso al crocicchio biliare e la tecni c:~ della colecistotom ia.


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Per quanto riguarda i ragli di accesso, questi possono r:~ggrupparsi in tagli misti. tagli obliqui, tagli trasversali e tagli longitudinali. Qualunque sia la via di accesw seguita, è sempre consigliabile operare in fcrz:H:l it-erestensione del tronco per rendere più evidente lo spazio sotwepatico. Ai tagli misti, che permettono di esplorare territori viscerali vicin i, appartengo-no: l'incisione a baionetta di Kehr, quella :tngolata di Perthes, quella di Kausch, quella angolata di Mayo-Robson, quella angolare di Konig, quella ondulata di Bevan, quella di Rio - Branco e quella ondulosa di H artmann. Esse. tranne l'incisione di Kausch, offrono un ampio acces~o alle vie biliari, ma, più o meno, presentano lo svantaggio di a rrecare notevoli danni all'innervazione, ::Ila vascolarizzazione e all'integrità anatomica del muscolo retto di destra. Dei tagli trasversali, quello di Spren gel rispetta i muscoli ed i nen ·i, dà un'ampia luce, è parallela al piano anatomico da affrontare, permette ìl drenaggio laterale e, quindi, una ricostruzione più solida della parete, e facilita la riparazione di un e,·entuale laparocele. Esso è stato usato con soddisfazione d:~gli AA. sebbene richieda un'emostasi a.-curata, non renda sempre comoda resteriorizzazione del fegato, prolunghi l':mo operatorio e finisca con l'indebolire la parete addominale. L'incisione stellata di Arce, invece, per la sua incongrucnza con il bordo del fegato, non sempre dà luce sufficiente, e, per l'ampio spostamento dd muscolo, finisce per lt·derne l'innervazione. Dei tagli obliqui, quello sottocostale di Kocher presenta gli stessi inconvenienti anatomici delle incisioni miste e trasversali, mentre quello sopracostale di Pribam, pur concedendo un 'ampia luce, non (: mai seguita da ernia ?<JStbparatomica per b mancanza della lesione del muscolo retto e dei nervi e vasi di questo. Dopo aver descritti i tagli lot1gitudinali paramediano di Lennander, pararettale di Péan e mediano di Gosset, gli AA. s'intrattengono in modo particolare sulla loro tecn ica personale che è quella di Donati. Essi adoperano da tempo. con succe~si lusinghieri, l'incisione mediana xifo-ombelicale, avendo, però. l'aHertenza di non incidere insieme al perito-neo il batuffolo adiposo mediano, che viene, invece, scollato e spostato a sinistra, e di far passare il drenaggio non per l'angolo inferiore del raglio; ma per un 'apposita bottoniera. Notevole importanza ha la manovra dell'esteriorizzazione del fegato, che eccezion ::~lmente richiede la sezione del legamento rotondo ed anche di quello falciforme come consiglia Mayo- Robson insieme a parecchi AA. Per quanto riguarda la stcmia. questa \':trierà a seconda delle condizioni della cole-

ciHi e della natura del suo contenuto. Quando la colecisti è libera e non contiene <alcoli, ::ntraverso una bcttcnicra in corrispondenza del fondo della colecisti, al centro d i una sutura a bcrsa di tabacco, s'introduce una Pezzer che si stringe con la sutura stessa e si fa. uscire all'esterno attraverso una bottoniera. Indi la ~tomia si farà corrispondere all'incisione perircnenle e si fisserà al peritoneo parietale con 4 punti di seta. L'esattezza di questo tempo eviterà il formarsi di fistole biliari, che richiedono un nucvo intervento. Per fissare mtglio il dre· naggio si può anche ricorrere all'espediente di Zamitti Mammana. Se invece la colecisti è circondata da aderenze, la tecnica della storni:>, se questa è pos~ibile, dipenderà dalle condizioni delle pareti della colecisti e dal suo contenuto. Nell'evenienza di una colecisti distesa ed io parte libera, questa si vuoterà con un ttequ J rti, si aprirà allargando il foro già fatto ed in assenza di calcoli si introdurrà una Pezzer, si suturerà l'incisione con una sutura in\'aginante, si li~serà la stomia come nel caso precedente e si chiuderà l'incisione laparatomica senza lasciare alcun drenaggio capillare. In presenza di calcoli, questi verranno asportati e si procederà nel modo già detto, dopo essersi accertati della perviet:Ì del dotto cistico. Nel cl!so poi di c alcol i grossi c fis-


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s1ti da veri cingoli reattivi, gl i AA. preferiscono alla colecistectomia la coleci~totomia, la quale è meno traumatizzante e consente un più rapido ripristino delle funzioni eprtùche anche nel l'evenienza di una residua tistola biliare, sulla quale si potrà intervenire:: in secondo tempo. · Si aprirà la cistifeilca sino al cingolo, ri estrarrà il calcolo, si risuturerà la parete cistica e si applicherà il drenaggio. Nel caso di una colecisti no n distesa e circondata da aderenze, dopo esteriorizzato il fegato, si riconoscerà il fondo della colecisti e, dopo averne i:·olata una porzione sufficiente alla stomia, con una forbice di Mayo, per evitare di ledere il tessuto epatico, si apre la cistife llea, si vuota, si drena e si fissa alla parete addomin:tle. Un drenaggio di garza ioJoformica che si fa scorrere lungo la superficie ~uperiore del tubo sarà necessario se, nonostante ogni precauzione, è :tvvenuto uno stillicidio biliare od ematico. Nell'e\·enienza di una colecisti piccola e retratta, se questa è reperibile ed individnalizzabile, si potrà praticare la colecistotomia. a distanza o drenaggio di Poppert, dopo es~ersi accertati della pen·ietà del colecistico. La Pezzer rarà fissata oltre che dalb borsa di tabacco. da due punti ~taccati di catgut alla parete colecistica. Sarà inoltre necessario un drenaggio di garza iodoformica che si farà fuoriuscire dalla bottoniera e sarà tolto dopo 5-6 giorni, giacchè la fissaz.ione del tubo non è ideale. Gli AA. concludono che la quasi assoluta mancanza di sventramenti postoperatori nei loro oper:lti è dovuta principalmente all'accuratezza con b quale viene fatta b sintesi dell'incisione median:t ed in particolare alla perfetta chiusura della breccia peritone:tle ed alla prtcisa ricostruzione del rafe mediano. Essi preferiscono il catgut e ricorrono ai fili sottili doppi, che rimangono annod:t tj e si riassorbono meglio dei fili gr05si.

E.

Z .H FIRO.

TRAUMATOLOGIA FMNz C. - Le ferite d'arma da fuoco delle articolazioni t delle ossa delle estremità.. (Edito re F. Enke. Stoccarda, 1938). Che queste ferite siano quelle dalle quali si possono ottenere i migliori successi nel ricu pero, e qui ndi negl i esiti in guarigione sia anatomica che funzio nale. ce lo dice la mortalità nelle fer ite d':mna da fuoco delle diverse parti del corpo: cervello 36,7 '\,. torace e polmone 47·7 % addome 6j,6 ''~ •• articolazioni 4,6 '};",, ossa 12..3 ".. . Come si vede la più hassa mortalità è dat:t appunto dalle ferite d'arma da fuoco delle ossa e delle articolazioni le -1uali meritano dunque le più g randi cure e perciò anche la più profonda ed esatta conoscenza del tra ttamento. Franz tratta distintamente delle feri te d'arma da fuoco delle :~rticolazioni e delle os~a. Per entrambe distingue un trattamento precoce ed uno tardi\·o, inoltre parla de lle ferite d'::arma da fuoco delle articolazioni con ritenzione di proiettile. de lla comcnzione e dei risu ltati del trattamento sia per le une che per le altre. Circa il trattame nto precoce delle ferite d'arma da fuoco articolari Franz ritiene !!iust:~mente essenziale la distinzione fra ferite che comunicano largamente o che no n comunicano col mondo esterno. L'escissione è il trattamento di elezione, seguita da sutura. se dci caso, dclb capsula oltrechè del la cute. Se si tra tta di ferite ampiamente aperte con im portanti distru zion i ossee, allora occorre scegliere tra l'amputazione e la rcsezionc immcdbtc. Dopo le prime 48 o re si p:1rla di trattamento tardi vo : questo varia a second::t che ; i tratta d i ferite in fette o no n. Se il chirurgo riceve il ferito 48 ore dopo il trauma deve por me nte di no n c:tmbiarc la mcdicatur:J ~c no n vi è secrezione onde non d ist rug!_;ere il tessuto di g r:1nulazione. Fr:1nz consiglia in tal caso di lasciare la medicazione in posto anche sino a due settimane. Qu:\Odo invece la garza è umida la si toglie, si rcgo-


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larizzauo i bordi della ferita e si sutura (sempre che il ferito possa rim:~nere sotto la diretta sorveglianza del chirurgo almeno per due settimane) se il ~ec reto è soltanto sieroso. se è purulento bisogna stabilire se si è di fronte ad un empiema articolare o ad un flemmone capsulare (Payr), sebbene ciò sia ben di r:J.do possibile specie in guerra. Quel eh.! più conta, nelle affezioni purulente ddle articolazioni. è di pmticare delle umpie artrotomie e non delle piccole incisioni come vorrebbero coloro che si preoccupano d i salvare la motilità articolare. Os~erv:J. Franz, :1 questo proposito, che la suppurazione articolare provoca molto difficilmente la rigidità :J.rticolare cosicchè lo scopo del trattammto deve essere invece piuttosto quello di salvare l'arto e la vita dell'individuo. Le picco'e incisioni, i drenaggi e, peggio ancor:~, il t<mporeggiamento di fronte a casi del genere si ripercuotono sfavorevolmente sui feriti. Se vi è frattura imrarticolare, Franz consiglia di praticare senz'altro 13 resezione. Ferite a1·ticolari a fondo cieco. - L'estrazione dei proiettili deve avvenire solo q.Jando la localizzazione sia a~sicurat:J. da esame radiologico e quando l'intervento sia di facilissima attuazione. Immobilizzazione delle fetite d'arma da fuoco articolari. - Viene btta con mezzi provvisori improvvisati o prestabiliti e con mezzi ddìnitivi che Franz ricorda rommariamente. Risultati del trattamento delie ferite d'arma da fuoco articolari. - Si compendi:~no n.:i seguenti dati statistici relativi alle guarigioni: esercito tedesco 93,3 '1,, esercito americano 95,4 ()~ . esercito francese 94,1 'Y,, . L'articolazione dell'anca, dà i risultati meno favo.. re voli; ad essa tien dietro l'articolazione della spalla. secondo gli americani, c quella del ${inocchio invece per i tedeschi e per i francesi. Come si è detto anche per le ferite d'arma da fuoco dei/e ossa Franz distingue un tr:J.ttamento precoce ed uno t:J.rdivo. Esse rappresentano il 18 "(, su tutte le ferite d'arma da fuoco: sono cioè molto frequenti, molto più di quelle del cr:~nio, di quelle toracopolmonari ed addominali. Franz ha potuto sperimentare che, indipendentemente dalla distanza dalla bocca da fuoco e quindi dalla forz:J. viv:~, la zona di scheggi:~mento, rispeuo ai moderni proiettili camiciati, è in media costante per ogni singolo osso e cioè: ~-9 cm. per l'omero, 4-6 cm. per l'avambr:~ccio e del perone. 11- r5 cm. per il femore e 10-12 cm. per la tibia. Circa il trattamento precoce è essenzi:~le il fatto che, in guerm, si parla soltanto e semtn·e di fratture per arma da fuoco esposte ed infette, primitivame-nte o secondariamente. Franz sconsiglia la sutum primitiva. L':~mputazione primitiva entra in giuoco, per lui, solo se c'è lesione ampia di un'articolazione o comparteci p:~zione di grossi vasi. Tuttavia se il forame d'entrata e di uscita è piccolo e se non ri teme una infezione, nemmeno si amputa, perchè i progressi delb chirurgia vasale e dei nervi fanno sì che oggi si sa cosa fare anche di fronte a tali lesioni. Trattamento tardivo delle ferite d'arma da fuoco delle ossa. - La complicazione più frequente è l'infezione piogenica; quelb g:~ssora e quella tetanica rappresentano rispettivamente solo lo 0,5 e lo o,o4 % su tutte le ferite. Preziose sono le norme che Franz ci dà a proposito del trattamento tardivo delle ferite infette. &se debbono essere però lette nell'originale data la particolare estensione del capitolo. Speci:~le menzione viene qui fatta soltanto delle complicanze emorragiche ricordando che si verificano nel 20 ';{, dei casi, e della questione dell'amput:~zione a proposito della quale egli ricono~ce che in Germania, all'inizio della grande guerra si è amputato troppo poco (12,5 °,) :1 differenzn degli inglesi (31 o/o) e degli americani (36 ()"). Quanto all'immobilizzazione vnlgono le stesse cose dette a proposito delle ferite d 'arma da fuoco articolari. Risultati del trattamento delle ferite d'arma da fuoco delle o:•>a. - Secondo i francesi: guarigioni nell'So % per l'omero, nel 90,2 % per l'avambraccio, nel 59,6 % per il ftmore e nel 77•9 o/o per la g:~mba; secondo gli americani la mortalità, nel primo giorno, è del 28 <>.;,, nei primi 4 giorni del 39,6 n:. e nei primi dodici giorni del 66,9 o;,. Ciò dimostra ancora una volta che la precocitù del trattame11to è co-ndizione euenziale per il


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wnseguimento della guarigione. La chirurgia di guerra ha moltO progredito, quindi può con ~eguire ottimi successi anche in questo campo. Cosl se si confronta la mortalità totolc per ferite nella grande gucrro ( 12.3 '\,) cc n quella nella guerra di Crimea (39,9 %) si constata scn:z'altro il progresso della terapia chirurgica la quale, secondo Franz, darà ri~uha ti ancor sempre migliori grazie alle maggiori conoscenze in fatto di chirurgia di guerra òa pane anche dei medici in generale. G.~LLETTO.

RADIOLOGIA

La diagnosi radiologica dd morbo di ·Pott col metodo della stratigrafia (radiografia a piccoli strati). (t< La Presse Médi-

LAMJ L., PtERRE Bou RcEots e HENRY T~llEL. ~

cale "• n. 55· 9 luglio 1938). Par tendo dal concetto che riesce spesso difficile mettere in evidenza con la comune tecnica radiografica lo stadio iniziale della spondilite tubercolare, gli AA. hanno utilizzato il metodo planigrafico di Massiot. ottenendo sempre dei risultati preziosi. Presen.tano dei radiogrammi eseguiti a varia distanza - 6 centimetri e mezzo, 7 e mezzo, ed 8 e mezzo - dal piano del decubito dorsale del tratto dorso-lombare relativo ad un p. nel quale le proiezioni sagittale e laterale avevano fano rile\'are solo un assottigliamento del disco intervertebrale. La st ratigrafia, inYece mise in evidenza una imagine cavitaria trasversale situata nella parte media di un corpo vertebraJe ed erosione della faccia inferiore della stessa \'ertebra. Concludono affermando che questo .metodo, per i dettagli che fornisce sullo stato dci corpi e dei dischi intervertebrali, è destinato a facilitare grandemente la dia.gnosi precoce del morbo di Pott c delle altre alterazioni della colonna vertebrale.

In Italia la Stratigrofia è largamente e brilla11temente praticato dal Vallebona, che recentemente ha pubblicato una estesa e p.,-egeiJole mo·nografia sull'm·ge>mento, divisa w due volumi. FucoNE. SAl"TAcAn

F. -

Anatomia radiografica dei solchi e dd canali vascolari del cranio. (« La

Radiologia medica 11, p:1g. 3rì, f. 4, 1939). L' A. ri leva anzitutto l'interesse dello studio anatomo-radiografico dei solchi e dei canali vascobri del cranio, specialmente a causa della frequenza con la quale si ossen·ano le loro variazioni morfologiche, sia in ccndizioni normali, che per stati morbosi diversi, legati principalmente a disturbi della circolazione intracranica, o, rispetto alle pareti os~ee del cranio, i ntraparietalc. L'A. fa quindi presente la note\'ole difficoltà da vincere nella interpretazione di radiogrammi cranici a causa delle SO\'rapposizioni di differenti strati di sostanza ossea, in cui si tro,·a norm:.tlmente una tessitura di linee e di solchi, distribuiti in differenti piani . Per poter ricercare i caratteri r:1diologici differenziali di tali solchi, l'A. ha condotto delle ind:1gini su un centinaio di crani del Museo dell'Istituto di Medicina legale della R. Università di Milano e su numerosi radiogrammi di crani normali dell'Archivio dell'Istituto di Radiologia della R. Università e di quello del Gabinetto radiologico dell'Ospedale Militare di Milano. Dopo aver esposto lo schema del sistema vascolare del cervello e dci tesssuti sonapposti, l'A. mette in evidenza quali sono i vasi che si rendono normalmente visibili sul


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radiogramma, a prescindere dalle calcificazioni delle loro pareti e dall'uso di mezzi tli contrasto, ma solo perchè sono manifesti, come immagini negative, i solchi ed i canali t:ei quali essi sono raccolti. Fra le arterie, l'a. meningea media con i suoi vari rami, l'a. meningea anteriore ed il ramo mastoideo dell'a. occipitale sono quelli che producono solchi sul tavolato interno della calotta cranica, e che si tendono visibili m i radiogramma come linee trasparenti, a margini netti, paralleli, con un decorso dolcemente flessuoso e con un grado di trasparenza inferiore in genere a quello delle fratture e superiore a q uello dei solchi diploici. Fra le vene meningee, l'A. ricorda il seno sfeno-parietalc di Brcschet, che con una certa frequenza si riscontra radiologicamente p::rallelamente alla sutura coronaria e simmetricamente sviluppato d'ambo i lati, a contorni regolari e senza dentelbture. L'A. inoltre descrive il quadro radiologico delle lacune sa nguigne laterali, delle vene emissarie, dei seni della dura madre e delle vene diploiche. Dopo aver rilevato l'impOSsibilità di dare una rappresentazione schernatica dei nsi diploici a causa della loro straordinaria variabilità, riferisce i ~egni radiologici che li caratterizzano. I solchi diploici sono più irregolari e tortuosi nella loro distribuzione di quelli arteriosi; essi tendono a decorrere con un disegno grossolano in su ed in avanti, ed a mantenere un calibro costante, che è, di regola, un po' più grande di quello dei canali arter iosi. Le loro pareti si presentano radiologicamente finemente ondulate, sfumate in qualche punto; in genere essi non si dicotomizzano al contrario dei solchi arteriosi. In conclusione di questp studio, che è solo una premessa necessaria ad un successivo lavoro sul riconoscimento radiologico delle fratture craniche, l'A. afferma che esistono in linea di massima dei caratteri radiolog1ci per poter riconoscere i vari solchi vascolari c per distinguerli da elementi patologici.

(A utoria.csunto).

A. ANztLLOrrJ. - Esiti a distanza di un grave trauma renale. (« La Ratliologia Medie~ >>, febbraio 1939- XVII). L 'A. illustra brevemente un caso raro di calcificazione renate in una ragazza di 24 anni, che otto anni addietro aveva riportato un violento trauma alla regione lombare sinistra per investimento da parte d'un tronco d'albero. In seguito a detto trauma era comparsa una grave ematuria, tanto che venne allora prospettata l'opportunità di un intervento. L 'esame radiografico preliminare a vuoto delle regioni renali, dimost ra a sinistra la presenza di numerose piccole concrezioni in corrispontlenza del polo inferiore del rene, che è alquanto diminuito di volume. L'urografia dimostra u n reperto normale a destra, ove solo si nota una leggera di. latazione pelvica da i per funzione (da compenso). A sinistra l'immagine del bacinetto non compare su alcuno dei diversi radiogrammi _ e, solo su di uno si nota una fugace ombra che corrisponde al tratto superiore dell'uretere. Con la pielografia ascendente, si conferma il precedente reperto a destra. A sinistra dove si erano potuti iniettare solo 2 cc. di ioduro di litio si dimostra l'esistenza di una p iccola cavità pelvica, rotondeggiante, posta superiormente al gruppo di concreziÒni calcaree già descritte, notevolmente deformata; cavità che in un radiogramma eseguito dieci ore dopo la pielografia, si trova a ncora ripiena. Reperto operatorio. - Aperto il pezzo asportato (rene sinistro) si trova scarso tessuto renale in mezzo ad abbondante tessuto cicatriziale. La metà inferiore è letteralmente infarcita di co ncrezioni calcaree. Scompar~a assoluta della parte inferiore della pelvi e dei calici inferiori.


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Conclude l'A. che si tratta evidentemente degli esiti di una frattura al rene che aveva in teressato pressochè tulto il viscere con spandimento ematico nella capsula di Zuckerkandl. Da notare come, malgrado la notevole precipitazione di sali di calcio, dimo-

strata dalle concrezioni endorenali, l 'ematom~ perirenale si fosse organizzato senza calcificarsi.

DE Al':OREIS.

NEURO-PSICHIATRIA I. c~sJLLo. -

La. Photodyn nella. cura. delle psicosi dtpressivc endogene c dtllc dcpressioni malinconiche in genere. (« Archivio generale di Neurologia, Psichiatri:l

e Psicoanalasi n, fase. IV, vol. XIX, ottobre-dicembre I938-XVH). L'H iihnerfeld, nel 1929, introduceva nella terapia delle forme depressive l' emato-

porfirina: sost:Jnza fotodinamica del tipo della clorofilla che da studi precedenti risultava agire aumentando l'eccitabilità psicomotrice e stimolanùo le funzioni organiche in genere. Il << Photodyn '' è il termine commerciale del cloridrato di ematoporfìrina ed ha già dato in guesti ultimi anni buoni e stabili riwltati in varie sindromi depressive. Il Casi Ilo riprende l'esperienze trattando I9 mentali ( 14 casi di psic0$i depressiva pura, 3 di psicosi involutiva pura, 1 di schizofrenia in fase depressiva ed I di faS<: depressiva in alcoolista). Il trattamento - che durava 35 !,riorni - era co~titl.llito da iniezioni giornaliere di r cc. di Photodyn per IO giorni consecuùvi, seguiti da un 'altra serie di 10 iniezioni da 2 cc. ciascuna e, infine, con un intervallo di 5 giorni, dalla somministrazic ne orale - per altri ro giorni - di 45 gocce del medesimo preparato. L'A. riporta, in sintesi, le storie cliniche dei suoi casi ed informa, da ultimo. di avere ottcn1,1ço 6 guarigioni complete e IQ miglioramenti notevoli . Il nuo,·o mezzo curativo - semplice, abbastanza rapido ed efficace - merita di entrare l:lrgamente nella terapia delle depressioni psicogene e forme affini: m:Jiattie verso le quali si era precedentemente pressochè disarmati. CARLO R1zzo. C. VE:-~TRA. - Sindrome ciclotimica infantile consecutiva. a tonsillcctomia. (u Archivio generale di Neurologia, Psichiatria e Psicoanalisi " • fase. lV, vol. XIX, ottobre- di. cembre 1938-XVll). Un fanciul lo decenne, senza precedenti familiari o personali degni di nota, veniva operato, nell'aprile 1936, di tonsillectomia perchè presentava disturbi della respirazione prevalentemente di notte. L'intervento \'enne e~eguito con facilità e ne seguì anche un decorso posto[pcrativo normalissimo localmente, mentre - dal punto di vista psichico i genitori osscn·arono che, fin dal giorno successivo a quello dell'operazione, il ragazzo. pur rest:mdo sempre luciùo e coerente, era diventato depresso, taciturno, solitario. abulico. Lo st:lto di depressione ~ i trasformava gradualmente, dopo circa I3 mesi, in uno stato di ecciwmento : loquacità, irrequietezza, irascibilità, ecc. Dal punto di vista somatico e neurologico il fanciullo presentava soltanto un certo g r:tùo d'ipogenitalismo ed un orientamento ortosimpaticotonico della propria funzion:~­ lità veget:Hi va. li Ventra, dopo avere illustrato questo suo caso ed avere analizzato l' importan za dci tr:lUmi p~ i chici nel determinarsi delle distimie (benchè in simili casi il trauma :HlÌSC:J ~ più che altro- come ri,·ebtore di un latente squilibrio della timo-psiche, ed il disordine psichico soglia avere car:tttere di transitorictà). pass:l allo studio dei rapporti fra le ton ~ille ed il siste ma nervoso vegctati,·o. nonchè fra le distonie di quest'ultimo e le psicop:Hic.


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Da questa sua lucida indagine l'A. è indotto a concludere che esistano realmente quei complessi rapporti testè accennati e che - nella interessantissima osservazione clinica comunicata - la tonsillectomia abbia potuto generare nel ragazzo l'insorgenza dì u n a distimia dissestando l'equilibrio neuro-vegetativo e determinando, così, una fituazione biochimica analoga a quella che si riscontra. per fattori ereditario-costituzionali, nei distimici comuni.

OFTALMOLOGIA G. - Comportamento dei tessuti dell'occhio in presenza di schegge metalliche endobulbari. (<~ Rassegna Ital. d'ottalmologia >>, novembre-dicembre •938).

FoNTANA

Dalla abbondante letteratura sull'argomento risulta che molti oftalmologi si sono occupati dell'azione dei corpi estraneì endobulbari, ma poche però sono state le pubblicazioni riguardanti la ritenzione di schegge di alluminio c di bronzo nell'occhio. L'A. ha Yoluto perciò con interessanti ricerche affrontare lo studio di quest'ultimo problema. Egli .difatti ha introdotto scheggia di bronzo in camera anteriore, li matura di bronzo in camera anteriore, scheggia di bronzo nel vitreo, scheggia di all uminio in c:Jmera anteriore, limatura di alluminio in camera anteriore, scheggia di alluminio nel vitreo. Queste ricerche sono state eseguite in occhi di conigli. I n tutte le osservazioni istofotologiche eseguite è risultato che nel caso di scheggie di bronzo vi sono state alterazioni notevoli mentre sono state scarse quelle determinatt: da schegge di alluminio. TESTA.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nel maggio 1939-XVII)

BARI • Capitano medico Vno CALOCEI\O: Il chi11ino nella trr«pia ddlr chmuiti pa· ,-enchimatosr. Continuando ricerche iniziate nella R. Clinica oculistica di Roma l'O., dopo rapida sintesi della patologia delle cheratiti parenchimatosc, espone il concetto che ~uggerì l'imrtego del chinino nella terapia di tali affezioni, riferisce sui risultati ottenuti e, in base ad esperienze eseguite, accenna all'efficacia di tal medicamento anche nella terapia locale delle iriti sifilitiche. Conclude affermando che da un numero relativamente ridotto di casi non possono trarsi deduzioni ma che tuttavia vi. sono elementi che permettono di abbozzare un _giuòizio generico e che in tutti i casi il chinino può avere azione sul ripetersi di una cheratite parenchirnatosa tro,·ando così indicazione per prevenire la recidiva. • Capitano_ medico GIUSEt'I'E L AROVERE: Le emottùi. Premesso l'im port:m7.a sempre attuale del fenomeno morboso, espressiOne eclatante della frequente insidiatrice della salute dei giovani, la tu bercolosi polmonare, si passa a determinare il significato di emottisi, l'etiologia, la patogenesi, la sintomatologia, le forme cliniche (emottisi d'allarme, della tubercolosi fibrosa, della fibro caseosa, della c:volutiva rapida, emott isi cavernose, da compressione ~ull'ilo polmonare, da vizio cardiaco, da male diatesico, da iperemia collaterale, da disturbi vasomotori, da offesa diretta del tessuto polmonare). Esiti, ricerche di laboratorio, reperti radiologici, criteri differenziali. Prognosi, terapia e profilassi, accennando al merito, che spetta all'esercito di avere iniziato dal sanatorio militare di Anzio la crociata della lotta contro la tubercolosi in Italia.

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BOLZANO+ Capitano medico BIAGIO CAPUTO: Ritenzio11e di scheggia di proiettile d"artiglieria alla rcgio11c carotideo de"vra. Trattasi del legionario Giovannelli Domenico, reduce dalla Spagna, ferito alla regione carotidea destra, presentatosi a questo Ospedale per visita di controllo e ricoverato per fatti di dispnea e d isfonia. L'esame radiologico ha d imostrato la presenza di una grossa scheggia metallica indovata profondamente alla regione carotidea. L 'intervento praticato in anestesia locale ha permesso di estrarre una grossa scheggia circondata da una capsula scavatasi a spese del connettivo dei grossi vasi integri. Degno di nota è J"a,·er ritrovato nella suddetta capsula connettivale frammenti di tessuti di lana trascinati dal proiettile. Il p. difatti al momento del ferimento indossava un passa montagna di lana. Si è creduto opportuno praticare immediatamente dopo l'intervento una iniezione di siero antitetanico. Sono noti difatti i casi di tetano esplosi dopo lungo periodo di incubazione nei traumatizzati sottoposti ad interventi operatori anche minimi. Nel caso in questione si è avuto la perfetta guarigione anatomo funzionale.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLit" ICHE t" EG LI OSPEDALI MILITARI

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• Tenente colonnello medico S1Lv1o Cwun: Un caso di comu diabetico. Dopo aver t rattato della sintomatologi:t e cure Ji tale coma, ha messo in eviJenza che di regola negli individui giovani il diabete ha un decorso molto ·rapido, e come dalla prima e lieve compar!a della glicosuria alla morte non trascorrano di solito più di 2 o 3 anni.

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CAGLIARI • Colonnello medico prof. PAOLO RoM BY: l/ pronto :~tJc·corso e lo sgombero dei militari colpiti da aggreuivi chimici. Problema molto ''asto e complesso, quando si considerino le necessità imposte J::~i nuovi o rientamenti tattici e strategici della guerra di movimento. Dopo breve revisione sull'azione degli aggressivi chimici noti per l'impiego in guerra come adissianti, successivamente l'O. g iunge all:t conclusione che ben diffici lmente la difesa individuale potr3 subire sostanziali mut:tmenti. Addentrandosi nel trattamento del pronto soccorso e sulle modalità di sgombero ricorda di doversi considerare i colpiti da aggr~ssi vi chimici :td az ione soffocante- asfissiante beo diversamente dai colpiti da aggre~sivi ad azione irritante- vescicatoria. Pe:r questi ultimi il pronto soccorso e lo sgombero non sono compiti indilazionabili c comunque non richiedono quelle cautele inc.lispensabili per i colpiti da asfissianti e soffocanti. La spedalizzazione dei contaminati da iprite non presenta difficoltà quando si valuti l'efficacia dell'intervento delle sezioni di bonifica per gassati, e quando sì tenga presente: che nei casi di contaminazione, non massiva, da iprite, le lesioni si istituiscono dopo un tempo talora relativa mente lungo e che di solito tutti i militari ipritati possono portarsi coi propri mezzi ai posti di soccorso c alle unità specializzate e s::~n itarie vicine. Il ricovero invece dei colpiti da aggressivi soffocanti od asfissianti, è sempre note,·olmcnte gravoso in quanto si tratta di soggetti con profonde alterazioni a carico delle funzioni respiratoria c circolatoria. L'O. si trattiene ad esaminare l 'opportunità dello sgombero immediato sulle unità ~anitarie all'uopo destinate dalla direzione di sanità Ji armata. In fine l'O. porta a considerare il trattamento dei colpiti e le difficoltà notevoli per un adeguato impiego e rifornimento di ossigeno presso le unità annzate.

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CHlETI • Capitano chimico farmacista BALDO 0RESTE: Costituzio11e chimica ed azi011e farmacologica. Ricordata l'importanza del problema, che ha in ogni tempo imeres$ato gli studiosi, :ìCccnna brevemente alle difficoltà che si oppongono aU'intcgrale soluzione del problema stesso. Parla quindi dei rapporti che, allo stato attuale delle conoscenze. è possibile stabilire fra costituzione chimica cd azione farmacologica sia nel campo dei composti inorganici che in quello dei composti organici. Per i primi ~embrerebbe accertato che razione farmacologica è in rapporto alle proprietà chimicofisiche dei vari metalli, nel quadro del sistema periodico degli elementi. Per i secondi invece r azione farmacologica sarebbe legata ad un determinato nucleo chimico c l'introduzione nella molecola di un dato ragg ruppamento atomico ne modificherebbe l'azione fondamentale esaltandola o attenuandola L'osservazione nei composti a s.truttura chimica molto diversa presentando a volte proprietà farmacologiche identiche, sembrerebbe infirmare l'esistenza di un tale rapporto. Un più accurato esame, dal punto di vista chimico, riesce però sempre a mettere


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COKFERENZE E I>IMOSTR.>\ZIONI CLINICHE NE<;U OSPEDALI MILITARI

in evid~_nza un determinato raggruppamento chimico pre!entc in tutti i composti in esame, al quale è dovuta l'azione comune. Conclude au!picando una sempre più intima collabornione fra medicina e chimica perchè da una unità di indirizzo nuovi prodotti potranno utilmente venire ad accrescere la già numerosa ~chiera di prodotti sintetici ormai definitivamente :.Jcquisiti alla terapia.

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MESSIN A • Maggiore medico prof. PASQUALE GAZZARA: Ulcera duod~na/e pt7forata. Guarigione. Sutura della perfcra~ione. Ga.aroenterostomia. L'O. presenta il marinaio D. Salvatore. rico\'erato in questo Ospedale il 20 marzo

1939 per perforazione di ulcera duodenale c operato di sutura della perforazione e gastroenterostomia. Da due anni sofferenze a carico dello nomaco. Dolori all'epigastrio, che iniziaYano circa tre ore dopo i pasti e si calmavano coll'ingcstionc dei cibi. Alle ore 12 del giorno 20 marzo cominciò ad avvertire \'aghi dolori diffusi a tutto l'addome, che poi si acuirono ·tllc ore 17 improv\'isamcnte. localizzandosi all'cmiadùome di destra c con maggior mtensità all'epigastrio. Il medico del Corpo lo invia a questo Ospedale. E. O. - Addome: la palpazionc superficiale provoca intenso dolore in tuttt 1 qu:tdranti, più spiccatamente a quelli di dc~tra e all'epigastrio. L'addome non è trattabile in nessun quadrante. Esiste forte difesa muscolnre. La percussione dà suono timpanico basso anche sull'aìa epatica. Polso piccolo frequente, 1 IO, che \'a ad aumentare ad O!,mi 10 minuti fino a 130. Singhiozzo, \'Omito. L'infermo è molto agitato. Si pone diagnosi di " ulcera duodenale perforata •• c s'interviene. Ane~tesia locale novocainica, incisione sulla linea mediana dell'epigastrio xifo- ombellicale. Oltre che il tessuro sottocut:meo e sotto-aponevrotico sulla linea mediana si imbibisce con una soluzione di novocaina al Y, % abbondantemente il tessuto prcpe.ritoncale per tutta b lunghezza <.lc.:ll'incisione e per rutt2 la larg hezza dci muscoli retti addominali. Aperto il peritoneo, fuoriesce abbondante liquido sieroso torbido. Alla parete po~ter~laterale inferiore del duodeno t' porzione si vede una perdita di sostanza circolnre del dinmetro di 1 cm. e mezzo da cui fuoriesce liquido torbido. Si procede alla sutura di deun perfcrazione e alla gastroenterostomia posteriore trans-meso-colica alla Von Hakcr. Un piccolo lembo di amento viene addossnto e suturato ai tessuti viciniori al punto pcrfor:llo. Si versano nella ca\'ità perironeale 40 eme. di siero antipcritonitico. Sutura per primn dei pioni profondi con catgut, della pelle con punti metnllici e due punti di seta. 1'\o n si ricorre o controaperture e drenaggi. L'infermo sin dalle prime ore dopo l'intervento accusa meno dolore all'addome. Le sue condi7.ioni generali \'anno gradatamente migliorando. L'ah-o comincia ad essere pen·io ai gns sin d:tl terzo giorno. Il polso già in seconda giornata discende a Bo al minuto, i respiri sono normali. Si praticano due volte al giorno ipodermoclisi di siero glucosato. In tcrzn giornata si inizia l'nlimentazione con semolino e latte. La ferita operatoria è guarita per prima. Considerazioni. - Atto operativo : Sutura della perforazione e resezione gastro - duodenale con gastroenterostomia, oppure sutura della perforazione e gastroenterostomia ? Trattasi ge neralmente eli infermi in condizion i generali gravissime, intossicati, che m:1l ~opporrano inten-cnti gra\'i . Nei casi di perforazione la resezione apporta una percentu:dc di mortalità alta, sicur:tmente superiore che nei casi di sutura della perforazione e


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE !'!l'G LI OSPEDALI MILITARI

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g;~strocnu::rcr.>tomia. Perciò, eccetto il caso in cui si

opcri il malato (caso raro) ncgli istanti immediati dopo la perforazione, è da consigliarsi ciò che noi abbiamo fatto: sutura della perforazione, gastro-enterostomia alla Von-Haker, addossamento e ~utura ai tessuti vici. niori alla perforazione suturata di un lembo di omento. Sìn dal 1912 l'O. ricorda di aver sostenuto, in una pubblicazione sul giornale << Il Policlinico >> di sette casi di perforazione di ulcera duodenale guariti, operati nelle prime dodici ore d i sutura della perforazione e gastroenterostomia, e di 15 casi di appendicite acuta operati nelle prime 12 ore, pure guariti, che non bisogna tamponare, considerando le gravi conseguenze di disturbi consecutivi alle aderenze apportate dai tamponamenti. L'O. non ha creduto opportuno fare delle controaperture per drenare. Il peritoneo, cessata la causa morbosa (perforazione nel caso di ulcera, asportazione dell'appendicite nel caso di appendicite), si difende da sè. Il marinaio è perfettamente guarito.

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PIACENZA • Maggiore medico ANNIBALE MoRI: Le ncfriti traumatiche.

L'O. espone rapidamente la genesi della nefrite in genere, soffermandosi su quei Jati che permettono di differenziare una nefrite banale da una di origine traumatica. Il rapporto tra causa ed effetto deve basarsi principalmente sul criterio topografico, c:.ronologico e sulla sintomatologia obbiettiva irr.mediatamente su!seguente al trauma (ematuria) che naturalmente deve essere di una certa entità. Soltanto quando questi tre criteri siano rispettati si potrà parlare di ncfrite traumatica e di conseguenza ammettere la indennizzabilità.

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TRENTO• Dott. VtrrORIO BRESADOLA: Appendicite. Considerazioni clinico· terapcutiche.

L'O. dopo aver rapidamente riassunto la patologia dell'appendice cecale, tratta del problema, della diagnosi e della cura della malattia. Sostiene l'esclusiva pertinenza chirurgica di tale affezione. Insiste sulla precocità dell'intervento e sulla costante collaborazione fra medico e chirurgo. • Maggiore medico FtLENO TATTONI: Febbre tifcidc.

L'O. dopo avere passato in rassegna le varietà cliniche dell':Jffezione, comprese le forme atipiche, espone diffusamente il decorso, la terapia e le misure protilattiche della malattia stessa, intrattenendosi sul pericolo derivante dai portatori di germi, specie nelle comunità. • Tenente colonnello medico GIOACCHINo VALENTE: Tubercolosi polmonare e causa

di servizio.

L 'O. dopo una disamina degli intimi processi dell'immunità tubercolare, tuttora ancora misteriosa ed incerta, e dei rapporti tra immunità ed allergia della tbc. , tratta delle ,·arie contingenze del servizio militare che possono essere invocate come causa determinante dell'insorgenza della malattia ed i criteri da seguire in rapporto alle disposizioni legislative, sul riconoscimento della dipendenza o meno dell'infermità da causa di servizio.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI - - --Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero del h Marina, Roma. Anno XLV, fase. lli - IV, marzo- apri !t:

' 939 - XVII. Clemente: Le malattie \·enereo · sitìlitiche òclla Marina da ~:,ruerra italiana dal 1873 al 1938 c Ycntisei anni di profilassi obbligatoria. Falcomatà: Contributo alla conoscenza del microclima dei sommergibili. Sflba: Oacrioadcnite acut:J suppurata da pneumococco. Piloni: Su di un caso di linfosarcoma ùel mediasti no, associato a g ra ve sindrome comprcssiY:J, e successivame nte trasformatosi in affezione sistematizzata a carico dell"a pparato linfo-adenoide (l infosi lcuccmica acut:J).

Bulletin International des Services de Santé des Armées de terre. dc mer et de t•air. - Pubblicato dal l' << Offìce Internation:JI de Documentation de M édecine Militairc >•, Liegi (Belgio). N. 5, m:Jggio 1939.

Sillevaerts: La selez ione òei piloti alla luce òclle acquisizioni della medicina e della psicologia aeronautiche. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di documentazione di Medicina e Farmacia militare: Schede: bibliografiche. Riviste meòiche. Bibliografia mcò ica militare. Varie.

ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Ministero delb g uerra, Buenos Ayre5. Anno XXXVIII,

marzo ' 939·

R tao., R ottjer, Pasqua/in i e Pangas : T cr:1 pia del la polmonite con la sulfapiridin:J. - A7.ione del la Sanità m ilitare nell'ambiente civile (L.'l difterite nel Tinogasta). Lascalea e Mo.<to: Pleurite emorragica cons,·cutiva a bro nchite acuta e comporLamento deg li eosinofil i. Delucd11. c Mota: Esame òell':mcnzione nella scelt::~ dei piloti. Boide e Renand: Disturbi dovuti al calore. Pio1'a"o : Istru z ioni per g li uffìc i::~li del Corpo sanitario militare.

B EL G IO.

Archives Belges du Service de Santé de t• Armée. -

Redazione : Ospedale militare,

Liegi. N. 4, aprile 1939.

Simor : L:~ simulazione delle mal::~ttic.

N. ) , magg io 1939. De .\/onie: L'e<:>.me raJiologico nell'occlusione intestinale acuta. Wodou: L'anestcsi::~ con l'evipan sodico in tempo di g uerra.


RLVISTE MEDICIIE Mll.!T:\Rl

CUBA.

Revista de la Sanidad Militar. ~ Pubblicazione trimcstrale. Rednione c ammmlstraz~one:

Seccion de Sanid.1d. Cuartel Generai, Avana (Cuba). N. 2 , aprile · ma~gio .

gJUgno 1939.

Pérez Ara: 3° Congresso internazionale di MeJic ina tropicak: e Malaria. Pén:z Ara: Le grandi sindromi del midollo osseo. Un caw di panmiclopatia atrofica. Padròn Ton·a: Stato attuale delle nostre conoscenze sull'encefalomielire equina. Tabares e Caui: Scoperta delle propriet3 curati ve dd le larve di un dittero esistente a Cuba.

Carde/le y Penichet: Un caso di occlusione intestinale c.la ascaridi. FRANCIA.

Revue du Service de Santé Militairc. -

Direzione del serv1z1o di sanità, Ministero de lla Guerra, Parigi. Fase. 3, marzo, tomo CX, •939·

Beyne : La fisiologia e la medicina. Genaud: Anossiemia. ~' elluz : Alcuni aspetti chimici della sensibilizzazione. La Pavec : Studio fisiologico dell'aerazione tubo-timpanica. Piiod e fau/mes: La determinazione dci gruppi sanguigni (cause d'errori, difficoltà, tecnica).

Archivcs dc Médecine d Pharmacie Navalcs. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero clelia Marina, Parigi. Fase. 1, gennaio - febbraio- marzo, tomo CXXIX, 1939.

Sauvé: Le avventure dell'aiutante chirurgo Récamicr. Quérangal de Essarts e Fraboulet: Storia dell'acqua potabile a bordo delle n:l\·i. Breuil: Il clima neii'Indocina e l'europeo. Léonetti: La terapia con vaccini d i pus sterilizzato (piotcrapia) nella chirurg ia di g uerra.

Morand: Le scale colorimetriche .artificiali al labo ratorio di chimica biologica. GERMANIA.

Der Deutsche Mllitarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare del· l'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischcn Referantenbliitter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 4• aprile 1939.

Kirschner: Modalità per evitare il dolore nella chirurgia d i guerra. Lendle: L'uso del cloroformio per la narcosi nei gassati. Calwer: Modalità per ridestare dalla narcosi g li operati nella chirurgia d i g uerr:1. Ricerche sull'azione del cardiozol. Robbe: La narcosi mediante la miscela A. C. A. (alcool, cloroformio. etere). Werthmann e Ebster: Sul narcotico di breve durata <t Eu narcon l> . Goede: La narcosi nella chirurgia oculare. Fase. 5, maggio 1939.

Simondt: Il psichiatra nelle ricerche psich iche. Osservazioni all'articolo di T il ing. Tiling: Il psichiatra nelle ricerche psicologiche. Risposta alle osserv:nioni di Si. moneit. 7

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Giom alr di medicina militar(.


RIVISTE MEOICIIE MILITARI

Dah/mann: Sopra una rara ferita del cranio da scoppio di cartuccia. Schalrenbmnd: L'influenza del trasporto per via aerea nei feriti cerebrali. Stutz e Wàspfennig: Ricerche sulle vitamine nella marina da guerra; vitamine Sintetiche o natura li ? Boldt: Quesiti dermatologici nelle visite di leva. Seydel: Determinazione fotometrica dell'ossido di carbonio nelle goccte di s:10gue. Ruge: La questione del cosidetto tifo esantematico navale. Hcilmann: Jl singulto iotrauterino come segno di gravidanza gemellare. Brunner: Esperienze col terreno culturale all'acido salicilico di Hettche e Mi.inr h. POLONIA.

Lekarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 4, aprile 1939.

Gorccki: Trattamento delle emorragie. Moszczcnski: Conservazione del m<lteriale sanitario. Zaremba: Considerazioni d'un medico di stazione termale sulla frequenza dcll'ipotensione arteriosa nei militari di carriera curati a Krynica. Michalik: Influenza sulla fatica nei voli d'allenamento. Waa•k: Esame dell'attitudine al servizio militare nell'antica Polonia. Gergovich: Servizio sanitario e- divisione di fa nteria. Laniewski: Un caso di portatore di bacillo tifìco.

Polski Przeglad Medycyny Lotniczej.

~ Bollettino trimestrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Varsavia. T omo VIII, n. 2, '939·

Goehel e Miller : Infl uenza della depressione atmosferica sul tasso dello zucchero e dell'acido lattico nel sangue. Starkir:l{/icz: T urbe d i equili brio ne.i muscoli oculari e terapia. Luczak: Piombo << tétra éthyle )). Fiume!: Resoconto del lavoro eseguito ncll'fstituto delle ricerche scientifiche e degli esami medici nell'Aeronautica. nell'anno 1938. PORTOGALLO.

Boldim da Direccao do Servico de Saudt .Militar. -

Mi nistero della Guerra, Lisbona.

N. 4· 1938. Giao: Note sul funz ionamento del serv1z1o sanitario nelle operazioni d i sbarco contrastato. Coutinho de So·usa Refoios: La epidemiologia in pace e tn guerra. Cu.<todio dc Brito Abreu: Profilassi del tetano. STATI UNITI.

The Military Surgeon.- Armv .Medicai Museum and Library, Washington. Vol. LXXXI V. N . 4, aprile 1939.

Pbalen: La vita di William Beaumont. Il pcllcg-rin:t~gio alla tomba di William Bcaumont nell'anniversario della nascit:-t (21 novcmhre 1938).

!;U:l


RIVISTE. M EDICHE MII.IT:\RI

Cnlver: E ' l'America fisicamente idonea per entrare in guerra ? Fairbnnk: La Direzione Generale di Sanit3 e le p run- idc nze odotta tc m motcri:l di odontoiatria. Frederick: Reparto odontoi:ltria. Wakeman: Un polis:Jcc:Jrid c qu:1lc specifico :lntJgtno immunizza nte del b:Jcillo ti· foideo (premio Wellcome 1938). Krusen: Riabilitazione degli invnlidi con spcci:~ l c rifcrinH:nt<> al loro trattamento fisioterapico. Parsonnet : Moderno tratt:1mcnto e cura dclb trombosi coronaria. :\1oxness: Aritmia cardi:1ca. Havs: La fabhricazione dci termometri clinici. Wàkefield: Stati diarroici. Brown: D eficienza dietetica nelle affezioni Fastm-intestinali. Newton : Fistole sinuose e pseudo-sinuose ndla reg10ne anale. UNGHERIA.

Honvidorvos. -

Rivista scienti fica deg li ufficiali medici un ghe resi. Bud:1pesr. IX Gyali .. 17. Fase. marzo-aprile 1939.

S:::entkiralyi: Il regio esercito unga rico deg li H o nvéd e la lotta contro le ndattie veneree. N bnet: Gastropatie nell'esercitO. T crapi:1. Pnpp: Emorra g ia letale prodotta da un pse udo-ancurisma m un mal;no di tifo addom inale. Cser: Roengenternpia e lesiMi dtll;1 pelle da freddo

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NOTIZIE - - -·· · - - -

Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Corpo sanitario. MEDAGLIA n'ARGENTO Al. V/ILOR MILITARE. VACCARI Mario di Alessandro e t.li Marictti Rosina, nam a Torino il 2:2 IIO\'embre 1905, tenente met.lico complemento del XLV battaglione eritrei mussulmani. - DirrgetJte il serviz io sanitario di utJ battaglione indigeni, durante lungo ed aspro combattimento 1:el quale cmno impegnati tutti i reparti del battaglione, c011 ardimento e sprezzo del pericolo si portava sulla linea di fuoco per la cura dci feriti. Ferito egli stes-so all'inizio dell'azione, ccmtimUJva nella .rua opera fino alla fine del combattimento e per non allotltanarsi dal battagli011c rifiutava di essere sgombrato con gli altri feriti. Esempio di tlltaceamemo al reparto e di dedizione al dovere. - Uadi Ghicciò, 12 dicembre 1936- XV. MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE. POTENZA Luigi di Giuseppe c ui Lcongrande Antonia, nato a Fasano (Brindisi), il gennaio 1899, 1° capitano medico s. p. e. dell'XI brigata coloniale. - Partecipat•a. con la brigata a più cicli operativi nel Salalé, nel Muger, nel Tegult:t. Ovunque dava prova di calma, alto senso del dovf:1·c, spirito di sacnficio. Più volte esponeva serenamente al pericolo la propria vita per salvare da sicura m 01·tc feriti gravi. Re/la figura di medico entusiasta, coscienzio.w, ardito. - Ciasò, 4 aprile 1937- XV. 12

CANDELA Giuseppe fu Luigi e fu Giuseppina Sondini, nato a Palermo il "l7 marzo 1900, tenente medico complemento dello squadrone cavalleria indigeni Addis Abeba. Mt•dico di una co/O'nna operante isolatamente, si prodigava con slancio ed elevato :~n­ timento del dovere nel soccO'rrere i feriti in punto scoperto e battuto dal tiro nemico. Durante un fot·te contrattacco sfermto dai ribelli, acco-rreva prontamente d'ini-ziativa nel punto dove maggiore era il pericolo, medicando e rincuo-rando i feriti sebbene fatt o .regno ripetutamente ai colpi dell'avversario. Nei successivi combattimenti, confermava le sue elette qualitcì di sanitario valoroso, Ìn.<tancabile e sprt."zzante del pericolo. Fiume uabi, 2-3 febbraio - C:1ucù, 4 febbraio - F. Machi, r8 fehbraio 1937 - XV. GANOOLFJ Vincenzo fu Ernesto e di Facchini Nina, nato a Mirandola (Moden:-~), il 28 dicembre 1902, tenente medico complemento del IV battaglione arabo somalo. Chiedet'a di sostituire, in un battagli011e operante contro i ribelli. il collega ammalato ed in 1·ipnuti scontri dava ammirevole fJI"Ova di capacità, sprezzo d<:/ pericolo e serena calma. prodigandosi in fat;ore dei feriti nelle prime linee, sotto intenso ed efficace tiro nemico. Gergcrtù, 10 novembre 1936 - XV. TEOl'l Giulio <.li Luigi e di Rossini Giulia, nato a Rassina (Arezzo) il 30 ottobre 190'). tcncmc medico s. p. e. della sezione someggi:\ta delb Ia brigata indigeni. - Subalterno di ~na se;;;ione di sanitù, in nwrcia sotto la minaccia di u11 forte nucleo ribelle. calmo e sprezzante del pericolo. arrestava le proprie salmerie, le sottraeva al fuoco at1versario e. '.Il comando di nuclei di ascari, guadagnando con abilità ed ardimento u1za posi'<iOnt> dominante, concorreva brillantemente col fuoco, all'azione di contrattacco dire/l~ da elementi di retroguardin. - Gore, 26 novembre 1936- XV.


:-:OTIZLE

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CANTARELLA Fioravante di Giuseppe e ui Sorrentino Domenica, nato a Lentini (Siracusa) il 16 ottobre 1907, wttotenentc medico complemento ucl IX b:maglione eritreo. -

Pur disimpegnando il proprio doveri! di medico ove maggiormente ferveva il pericolo, in momento di grave crisi del reparto, ''isti cadere vari uf{iciali. a:.;umeva il comando di Wl plotone conducendolo all'assalto e cooperando alla ricostiruzione della linea interrotta. -

Amba Lata. 21 gen naio 1936 · XIV.

CouvtTA Michelangelo di Enrico c di Teutonico Maudalcna, nato a Sant'Elia a PiaXVIII b:nta. glionc indigeni. - Durante lungo ed aspro combattimento si prodigava infaticabilmente, ù: zona intt:nsameme battuta dal fu oco avversario, per soaorrere e ,·urare i ferili dando ni ~c (Campobasso), il 7 maggio t90('i, sottotenentc medico complemento Jel

prova di coraggio. sprezzo del pericolo e dedizione al dovere. Già distìnto;v in precedenti azioni. - Torrente Ghicciò. 12 dicembre 1936-XV. CROCE DI CUERRA AL VALOR MILITARE. SOTTINI Giovanni fu Giuseppe, nato a Pisa il 18 febbraio 1 89.~. capitano medico s. p. e.

ciel g ruppo bande regolari dcii'Uollega. - Ufficiale nu·dic·o di una co/orma operante isolatamente, in due successivi ,·ombattinu:ntì, sì distingueva per calma , conzggio e ,-ercTlità portando sotto l'intenso fuoco avver.YJrio, il suo prezioso contributo per la raccolta e la cura dei ferùi. - Cheldea, 20 marzo · Hottà, 31 marzo 1937- XV. AIELl-O Gutso Attalo di Carlo e di Maria Guiso, nato a Sinni (Cagliari), il 10 dicembre H}04 , tenente medico complemento del I battaglione coloniale. - Medico di batta-

glione indigeni, dura11te a.;pro combatrimento, accorreva sulla linea per soccorrere i feriti e benchè obbligato a pon·e u11 posto di medicazione in lO<·alità esposta e battu.tu svolgeva la sua missione con sa-cna calma e completa dedizione. E">empio di altruismo e sprezzo del pericolo. - Burruché, Giagià, 5 no,·cmhrc 1936 - XV. GARIBALDI Gustavo di Antc nio, nato ad Arpino (Frosinone) il 25 aprile 1904• tenente medico complemento del III gruppo artiglieria da montagna indigeni. ~ Ufficiale me-

dico, si offriva volo11tario per concot.,·ere con un altro reparto ad una azione di polizia. Durante il combattimento, venuto a conoscenza che alcuni gregari erana stati feriti ed erano intrasportabi/i, di iniziaJiva, attraversando zona battuta dal fuoco avversario, raggiungeva i reparti avanzati portando la stw opera. Succes;vvamente esplicava la sua missione portandosi da un reparto all'altro nonostante fos.<c fatto segno a ripetute scariche di fucileria avversaria. Esempio di spù-ito altrui.vico ed alto sentimento del dovere. -

Che!là (Gore), 26 novembre 1936 - XV. GRELLA Ernesto di Erasmo e di Passarctti M a ria, nato a Cascano (Napoli), il 2 m:.tgtenente medico s. p. c. del 3° reggimento fanteria coloniale. Dirigente il

)'!ÌO 1902,

servizio ;t(lnitario del reggimento durante aspro scontro, si prodigava con elevato senso del dovere sotto il fuoco nemico alla cura dei feriti .. provvedendo al Iom rapido smistamento e dando costante prova di coraggio e sprezzo del pet·icolo. Già distintosi in precedenti combattimenti. - D chassò, 30 agosto 1936 - XIV. 0RTELLI Giuseppe fu Francesco e fu Colombo E lis:.t, nato a Lugano (S\·izzcra) il 4 luglio 1903, tenente medico del 1° gruppo sq uaJro ni cavalleria coloniale. - Ufficiale

medico di un gruppo squadroni, dava prova in ripetute occa1ioni di sereno coraggio e di alto senso del dovue. Durante un'impanante azione ;•volta da uno .rquadrone, per l'occupazione di una grotta. raggiungeva volontario con tre uomini lo squadrone stesso,


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~OTIZIE

avanzando sotto il fuoco di fucileria nemica, e partecipava al combattimellto culminante t; el/a conquista della grotta al lancio di bombe a mano. T egulet, 4-5 - 8-9- w aprile 1937 -XV. Ros1 Vittorio Emanuele di Bruno e fu Luigia F ioretti, nato a Roma il 1 ° giugno medico s. p. e. del 1° reggimento fanteria coloniale, divisione «Libia >1. Ufficiale medico di grande fede e di alto sentire, durante 8 mesi di operaziotzi guerresche in A. O. dava costante esempio di belle virtù militari e professionali. Nel combattimento di Mildab come nei precedenti combattimenti sostenuti e vinti dal reggimento, noncurame del pericolo costantemente affrontato, si portava fra i più avanzati combattenti, per meglio a.;soll'(:re la sua umanitaria missione. - Mildab - Gergertù, 9 novembre 1936- XV. 15)01, tenente

ZoPPI Zelio di Giuseppe e d i Celestina Carhonetti, nato ad Ancona il 1!l marzo 1902, tenente medico in s. p. c. del Ili battaglione libico. - Medico di battaglio-m:, prestava continuamente la pmpria opera in prima linea nei vari combattimetzti, distinguendosi in modo particolare in quello della Sella di Gurè, ove seguendo il comandante dd battaglione nei successivi sbalzi in avanti prestava c01·aggiosamente la propria opera nonoAante l'intenso fuoco nemico ed il posto di medicazione avanzato e scoperto offrisse vulturabile bersaglio. Rimasto solo c011 i feriti, metztre il battaglione eseguiva t4-1l'ultimo sbalzo in avanti, rientrava solo dopo aver raccoltO' tutti i feriti stessi ed i morti sparsi mila linea. Esempio di ardimento, abnegazi011e e spirito di sacrificio. - Sella di Gurè, '5 marzo '937- XV. 1.-\CCHINJ Umberto di Giuseppe c di Francesca Santanùrea, nato a Castelbolognese (Ra\·enna) il 23 aprile 1g00, capo manipolo medico della M. V. S. N . del XV battaglione eritreo. - Medico di un battagli011e indigeni, sotto il fuoco e l'incombente minaccia nemica, con calma e ..'Prezzo del pericolo curava ed incoraggiava i feriti effettuandGnt: 1egolarmente lo .cgombero. Vurante tutto il periodo di grande polizia si prodigava instancabilmente per la cura degli ammalati e dei feriti. - Giamma- Giurrù- Salalè - Kilo Az7.urro- De n nebà, 1o novembre 1936 - 3' gennaio 1937- XV. ANnr-:ozzr Pio fu Antonio e di Celeste Giannini, nato a Sessa Aurunca (Napoli) il 27 Jettembre 19<>2, sottotcnente medico complemento della 6a batteria da montagna indigeni. - Volontario in A. O. ed alle truppe di colore, durante uno sc011tro con forti r.·uclei ribelli, conscio della sua alta missi011e di medico, sotto violento fuoco avt·ersario, .<Ì prodigava nel curare e nel confortare i feriti anche di altri reparti, dando prova di coraggio e sprezzo del pericolo. - Monte Uru, 20 dicembre 1936- XV. BERC.-\MASCO Arrigo di Iginio e di Bonandini Silvia, nato ad Adria (Rovigo) il 30 ottobre 15)08, sottotenente medico complemento del III battaglione arabo-somalo.- Durant<' IJspro wmbattimento con forze ribelli, :aputo che un ufficiale era stato gravemente ferit o. si portava di persona a soccorrer/o noncuratlte della viva fucile1·ia nemica. Accorret•a sempre e docmnque fosse richiesta la ma opem di m'!dico e di ufficiale, dimostrando m/ma e valore. - Segarè, 21 luglio 1936- XIV. CASTELLI Orazio di SaiYatore e di Cenò Anna, nato a Paternò (Catania) il 9 ma o-. gio 1907, sottotcnente medico del Il battaglione arabo-somalo. - Dirigt•nte il ,<ervù::':o .<anitario di una colo11na, dura11t;: t'iolento combattimento prodigava le sue cure ai /t:'riti .<cmpre in prima linea, in situazior1e particolarmente difficile, dimostratsdo illimitcJro .remo del dovere, spirito di sacrificio c sereno co·mggio. - Aranacci?\ · Giagià - Gergenù . -'- IO 110\'Cnlbre 19)6 · X\T. ,


NOTIZIE

Gon-ARDI Cesare di Napoleone e di Prati Ancdla, naro a Mauarcl lo (Trt:nto) il 1h settembre 1901), ·sottotenente medico complemento del LI battaglione coloniale. - Ufficiale medico di battaglione in un'azi011e di combattimento, con alto senso del dovert: e sprezzo del pericolo, seguiva i reparti avanzati del buuaglione prodigando le cure ai feriti sotto il fuoco avversario. Bella figura di med1co e dì combattente. - Ciasò, 4 aprile 1037 - xv. MARENGO Ubaldo di Antonio e fu Giraldi Maddalena, nato aù Alassio (Savona) il :zb fcbbr:Jio 1900, sottoteneme meùico complemento <.Ici X !l battaglione eritreo. - Durante quattro giorni di aspro combattimento si prodig,wa nel curare i feriti malgrado il fu oco wten so nemico che colpiva il po:•:o di medicazione. - P:!sso Uarieu, 21 - 25 gennaio 1936- XIV. SAITTA Giuseppe di Salvatore c di Aùefìo Pietra, n:.tto a Palc::rmo l' 11 settembre 1908, sottotenente medico complemento del XXIV battaglione eritreo. - Ufficiale medico di battaglione indigeni, dava prova di spirito di sacrificio nell'esplicazione della sua missione, durante due combaJtimeniÌ: [n una particolare .<ituazione dell'unità as.<ediata t•d ..tccanitamente attaccata da soverchianti forze ribelli, con evidente sprez::o del pericolo, incurante dello intenso fuoco avversario, ,,; prodigava infaticabilmente nella cura dei feriti. - Bilbolà Ghorghis, 6-9 ~cuembre 1936 - XlV.

Onorificenze concesse ad ufficiali dd Corpo Sanitario. ORDINE DEI ss. MAURIZIO E L~ZZARO. Com m~ndatore:

tenente generale medico LoRETO M.uzEn-1. Cavaliere: maggiore medico CoRMVINO GlAC081lE. ORDINE DELLA CoRONA n'ITALIA.

Comm~ndatore: colonnelli medici SALVATORE FoRit-:O, FRAI'CEsco PEI.LECRINI, P1F.TRO CAMORIANO. Ufficiale: colonnello medico PAOLO Ro~JBr.

Segnalazioni bibliografiche. • La vecchia legge italiana nei riguardi del mcticciato non era molto severa. Forse la informava un concetto umanitario, giustificato dai pochi ir:1liani che vivevano in Colonia. Si era così giunti, per esempio, nell'Eritrea, al sistema di br iscri\·ere nei registri di Stato civile i nati da connubi fra italiani e suddite, anche quando il padre fosse ignoto per non aver proceduto al riconoscimento giuridico (Martinelli, in Atti del Ili Congre,>so di studi colo11iali,, Vol. Il, pag. 170). La legi ~lazione formulata ultimamente dal Governo Fascista, invece, è ispirata, per le necessità imposte dal risono impero, a norme di più grande rigore onde salvaguardare la conservazione della mzza italica e la difesa del ~uo prestigio di fronte ai nativi dell'Africa Italiana. 11 problema, dal punto <.li vista sociale e biologico, è stato esaminato <.la molti studiosi c si può dire che completa è la concordia, cui sono tutti giunti nel tirare le conclusioni. Zincone (Rassegna Sociale dell'Africa ltalia11a, dicembre 1938- XVIl) rile\·a che tutte le nnioni colonizzatrici hanno risolto il problema del meticciato con la più :lSSolu t:l rr~i


NOTIZIE

bizione di matrimoni fra bianchi c negri, con le più severe sanzioni per i bianchi che hanno rapporti sessuali con le indigene e con la norma di considerare uomo di colore il meticcio. Solo la Francia, c se ne comprende la ragione, ~i attiene ancora alla legge del 13 novembre 1912, che sancisce il principio che il meticcio sia da considerarsi presumo di rnza fran cese c che come tale possa essere riconosciuto dalle autorità competenti. La necessità di un divieto assoluto all'incrocio, oltre che essere, come rileva Zincone. più che giustificato dalle considerazioni che il nuO\'O essere, c dal punto di vista sociale c da quello politico, è un ibrido, disprezzato dai bianchi e anche più dagli stessi indigeni, c che a sua volta odia e disprezza entrambi, covanùo istinti di ribellione, per sentirsi un elemento << fuori posto>> in pieno contrasto con la gran legge della Natura che ama le forme ben definite, è fondata sulla presenza di cnrattcri fisici e pskhici che infallibilmente, per le leggi di Mendcl, il meticcio porta con sè. Simoncclli, nell'unico l:woro organico che :.tbbia l'Italia sul problema del me ticciato (T..a demografia dci meticci, Sora, 1929) ha dimostrato, infatti che il meticcio è inferiore ad ambo le mzze dalle quali proviene. Dalla madre indigena eredita la forza bruta, gli istinti crudeli. l'astuzia; dal paclre bianco un certo grado di intelligenza, che. per essere in gioco su un fondo più profondamente radicato (sembra certo che i caratteri materni siano dominanti su quelli paterni), finisce con l'essere più dannosa che benefica, poichl: per essa più facile riesce l'appagamento dci bassi istinti, più age\·ole !"offesa alle norme etico-sociali della vita civile. In un altro articolo (Ras.<egna Sociale dell'Africa Italiana.. febbraio 1939- XVII) lo stesso Zincone si occupa del (t madamismo ))' ora condannato, come fonte di nascite di meticci c dell'assistenza, che attualmente viene praticata ai meticci. ricordando in proposito quanto ebbe a dire Lessona, già Ministro delle Colonie, essere cioè nella mor:~lc e nella politica fascista severità impbcabile per gli errori futuri ed umanità nella considerazione degli errori passati. Esamina quel che è necessàrio fare per impedire che nascano altri meticci dalle unioni sporadiche, oggi aumentate col maggior numero dei hianchi in territorio africano, proponendo che le misure repressive siano sempre più integ rate da un'attiva propaganda che miri all'immigrazione in Africa di nuclei famigliari già costituiti c ricordando in proposito la recente d isposizione del Duce, per la quale ad un gruppo di coloni da poco stabilitosi nell'impero furono concesse eccezionali f:lcilitazion i per il tr:~sporto c per lo stabilimento delle famiglie. l n una serie di lucidissimi articoli che il Tallarico va scri vendo sulla biologia ùella razza, il problema del meticciato viene illuminato da tal luce che spiega pienamt:me le r:~gi c ni più che giuste delle salutari provvidenze c previdenze del Governo Fascista. In uno d i essi (Il paicolo genetico delle turc d'Africa, u Ga1.zetta del Popolo l>, 17 marzo HH9) l'A. aficrrna il primitivismo e l' inferiorità della razza negra, confutando in pieno quel privilegio musicale che Faure le riconobbe perchè in essa vide la perfetta inc:-trn:.tzionc del ritmo, svolgendosi tutta l'attività in una continua cadenza ritrnata. Le n ote d'infantilismo, nella razza negra, ~iano esse dovute ad involuzione dcgencrati\·a o ad a rresto di sviluppo, appaiono chiarissime c nel som a e nella psiche. Il cranio dd n egro si salda precocemente, prima che il cervello abbia raggiunto il normale sviluppo (c questo sp i e~herehbc la m:mcanz~• nei negri di qualsiasi manifcsta7.ione intellettiva di una pur modesta imponanz.a); !"acceleramento nel ritmo di crescenza è spiccato (precocità sessuale) come quello della decrescenza (senilità precoce); l 'esame del polso, studiato da M i Ilo t, ri,·cla una m:Jg)!;iorc frequenza di battiti nei negri che nei bianchi fino ai 25 anni. epoca in cui si fa notcmlmente più lento; il metabolismo basale ha un indice più cleYato. hichicamcntc il fatto riveste un'importanza ancor:.~ maggiore, perchè più spiccat:nnen te i caratteri psichici e mentali risentono gli influssi delle combinazioni eterogenee dei pl a ~mi germinali, derivando essi dal cervello. che è l'organo ultimo sopraggiunto nella ~•oria fil ogenetica della specie c quindi più influcnz:~hilc da fattori esterni e interni.


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In un altro articolo (/ risultati p;ico- intellettivi degli incroci umani, « Gazzetta dd Popolo », 4 aprile 1939- XVII) lo stesso A. fa rib·are che quanto è risultato dagi i esperimenti, che su animali hanno compiuto il Lang e il Oevenport, si ripete nel campo umano: e cioè che l'incrocio dà una disarmonia oltre che fisica anche mentale c psichica, rr.nto maggiore quanto più distanti sono le razze che s'incrociano. E in proposito ricor"da quanto hanno constatato eminenti antropologi: Ocvcnport, Steggerda, Limdborg, Mioen, Lenz, Fischer. La psiche del negro è infantile; le caratteristiche fonda ment:1li sono quelle del fanciuUo: la curiosità, la cattiveria, l'imitazione, la van:~gloria, le gesticol:lzioni, l'emotività, la paura fisica per le ombre dd la notte. E con queste una nota domina sovrana: il servilismo. << Fa il sen•o infatti il negro, dice il Tallarico, nei papiri egiziani; l'umile portatore nei mattoni assiri; il domestico burlato nel teatro ellenico e nella prosa dei latini; l'umile staffiere n,ei ricordi tramandati dai giudei; il coppiere umilmente redinato nei quadri del Rinascimento; l'uomo incanrenato nei vecchi tappeti n1rchi e persiani; il servo pauroso ridente di cucina nei moderni films america ni 11 . Il Tallarico, che in un altro articolo apparso nello stesso giornale alla fine di febbraio (Gli apparenti ròultati positivi aell'incrocio) aveva già illustrato come forma patologica la maggiore prolificità dt:i meticci e come segno di anormalità, di disarmonia ~i crescenza, l'ctcrasi, quell'aumento :cccssivo, cioè, che presenta il meticcio di fronte al padre e alla madre, deriv:mdone un'acuta ipotesi sul cancro, assai meno frequente nelle popolazioni più pure (Sa rdegna rispetto all'Italia, Irlanda rispetto all'Inghilterra), invoca, aderendo pe rfettamente alla legge morale e sociale del Fascismo, che ogni italiano, recandosi in Atrica. senta più che mai l'orgoglio di razza, e che non dimentichi che nel plasma germinale «che è in lui, e che non è "suo" ma del "futuro" porta ancor vivo un po' di quello stesso mate· riale umano, un po' di quei genidi, proprio gli stessi, che servirono a costruire una razza che in tre millenni ha incivilito per tre volte il mondo Il . • Il valoroso scrittore ed alienista Corrado Tumiati, ha preso occasione da una notizia, apparsa sui giornali fiorentini e riguardante l 'antico edificio, detto di Bonifazio, a Firenze, per ricordare una nobile affermazione del genio italiano (L'età glorio.<a di un edifizio, « Corriere della Sera >1 , 24 aprile 1939- XVII), nella persona di Vincenzio Chiarugi che fu il primo a dettare la riforma, che doveva poi introdursi per l'assistenza umana dci malati di mente, e nella quale troviamo già delineata la modernissima terapia del lavoro. Medico di Empoli, il Chiarugi seppe, ancor g iovanissimo, richiamare l'attenzione del Granduca Leopoldo :sugli orrori che ancora si commettevano nell'assistenza dd pazzi ed ottenne che nel palazzo Bonifazio, demolito c ricostruito, sorgesse il primo <( Ospedale della Carità per i Dementi >>. Il Regolamento Leopoldino del 1788, dice il Tumiati, • è veramente il libro d'<>ro della Psichiatria Italiana )1 . L:l riforma del Dottor Ch inrugi, consacrata in questo Regolamento, che si conserva alla Biblioteca P:J!atina, può riassumersi in cinque parole, allora nuovissime : il pazzo è un ammalato. Da questa fondamentale premessa per cui è <<s upremo dovere umano e nccessitj medica il rispetto f•lla persona fisica e morale del malato di mente l> derivarono i nuovi indiri zzi assistenziali e terapeutici dci dementi, che ancora oggi sono adottati e che allora erano in pienissimo contrasto con quanto si faceva a questi poveri malati che veniYano rinchiusi in miserevoli locali e venivano assistiti e curati. con metodi di violenza, con ceppi e con catene. Giova ancora ricordare che falsa è l'affermazione d'oltralpe per cui Giorgio Pine! è da considerarsi il precursore della moderna psichiatria. 11 francese iniziò la sua opera a Parig i nel ri92, quattro anni dopo Vincenzio Chiarugi. Al quale, quindi, per pieno diritto, spetta il ,·anto della riforma.


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La festa dei Corpo Sanitario Militare. Il 4 giugno. nella ric.:orrenz:t del w6° annu:tle della sua fonùazione, il Corpo Sanit:JJ:io, in tutti i suoi stabilimenti militari. ha celebrato la sua festa con riti e con ceri-

monie. Dal riverente om:lggio Jin:mzi alle lapidi commemorative alle premiazioni degli infermieri di sanit;t che maggiormente si distinsero nell'opera d'amore e di abnegazione :1d essi affidata, dalla ric\'ocazione dei più puri spiriti, illuminati dal fulgore del sacrifizio eroico, alle pro\'e ginniche, al c:lnto degli inni patriottici, chiare espressioni de!b piena dlìcienza fisica e spirituale delle Compagnie òi Sanità, ogni rito, ogni cerimonia, ha <'Swnto il tono òi un'austera celebrazione òella nostra gloria passata, di una consapevole fierezz:1 dell'ora presente, di una gioiosa promessa per l'avvenire, ognuno ha sentito nel Froprio :mimo la bellezza dcll:l missione da compiere, la gr:~ndezza del compito da assolvere, la nobiltà della sua opera. Ognuno, nella commossa parola rie\'ocatrice dei nostri morti. detta dai Direttori di Sanità o di Ospedale, ha sentito l'orgoglio per i nostri morti, sempre \'ivi alb test:! ddle nostre file, ognuno ha in cuor ~ uo promesso d'esser sempre degno di quelli. P:1rticolare importanza ha conferito a guesta celebrazione della Festa la recente ,·ittcria della Spagna nazionale. alla qu:~lc hanno rortato notevole contri buto di passione c di comb:Jtti\'ità i Yolontari di Italia, fra i guaii numerosi ufficiali medici e soldati di Sanità. Anche nella nobile terra spagnuola il Corpo Sanitario Militare ha scritto, per la sua cap:~cità tecnic:J e per il suo spirito di sacrificio, un'altra gloriosa p:tgina della nostr l storia. Nell'Ospedale Mi lit:1re di Roma, al mattino. è stata celebrata, nella cripta di Sant:t Caterina a M:1gnanapoli, la Mesra alla memoria dei Caduti in guerra. Vi hanno :~ssistito il Direttore Generale della Sanid Militare, tenente generale me~ico prof. Mnzctti. il Direttore di Sanità del (',orpo d'armata di Roma, colonnello medico Landriani , il DirettOre deii'Osped:~ l e Militare; wluundlu n•eJicv prof. Dc Bernanlinis con numerosi uffici.J ii del Corpo Sanitario c con una rapprescnt<Jnz:t della 8• Compagnia di Sanità, in armi. Una gmndc corona d'alloro Ì! stata deposta al cippo della Sanità. Tef pomeriggio. presenziata da S. E. il generale di Corpo d'armata Viscon tini. ~ottocapo di S. M. intendente, in rappresentanza di S. E. il Sottosegretario di Stato per b Guerra e òal nostro Direttore Generale, tenente generale medico prof. M:tzzetti, 1:t hsta s'ì: s,·olta presso I'Osped:lle Milit:Jre del Celio. Sono inter\'enuti il generale coma ndante la Divisione " Granatieri di Sardegna )), generale Spi~o. anche in rapprc:scntanza di S. E. il Comandante del Corpo d':mnat:J di l{oma. S. E. !vfonsignnr Eartolomasi, il tenente generale Ad:~mi, Direttore Generale della S:1nità Marittima con un folto stuolo di ufficiali medici di marina, il maggior generale }.fonaco. Capo ufficio della San ità nell'Aeronautica, le rappresentanze di S. E. il Prdetto, della C. R. I., il r rof. Perez, Presidente del Sindacato Medici di Roma, il Consigliere Nazion:1le prof. Bocchctti, numerosissimi medici e molte Crocerossine. L:1 Compagnia di Sanità ha reso d:tppri ma omaggio alla memoria dei militari del CorP<J c::~duti in guerra. deponendo un'altra corona di alloro presso il monumento neL l':ttrio dell'Ospedale, e sfilando dinnanzi :~d esso. Do po l'inaugurazione delle nuo,·e cucine ospeJaliere, superbo impianto che ha riscosso la più \'iva ammirnione, la cerimonia si è conclusa nella Villa Fonseca. dove S. E . il gener:~lc Viscontihi h:t p::~ssa[o in rivista la 8" Compagnia di Sanità. Il discorso commemorativo è ~tato pronunziato dal Direttore di Sanità, .:olonncllo medico Landriani, che con cb·::ttc p::trole ha rie,·ocato le lontane c le vicine glorie ùd Corpo Sanit:uio. mettendo in !uce tutte le bc:nemerenze patriottiche c umanit:1ric del n os lro Corpo.


~onzn:

Prima del discorso ha dato lettura del seguente nobilissimo messaggio inviato al Direttore Generale di Sanità Militare da S. E. il Sottosegret:Hio di Stato per la guerra, generale Pariani. « Il Corpo Sanitario Militare, nell'anniversario della sua costituzione, ha spiritualmente vicini l camerati tutti dell'Esercito, memore dell'opera instancabile, serena e sempre pervasa da fraterno amore, che l medici militari e l soldati di sanità esplica· rono In ogni tempo sui campi di battaglia. c Essi sanno Inoltre che, ove torni l~ora del cimento, il Corpo Sanitario Militare, -come nel passato, sarà primo ad accorrere per contribuire, prodigando attività, Intel-

ligenza e capaçità tecnica, al trionfo delle nostre armi. « Nell' inviare al Corpo Sanitario Militare Il vibrante saluto della grande famiglia militare, formulo l'augurio che la consapevolezza della sua alta missione ed l segni del valore che fregiano Il suo glorioso la baro, gli siano di sprone per perseverare con inesausto ardore nel cammino del sacrificio e del dovere ». IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO

A. PARIANI

Ha portato inoltre a conoscenza di rutti il telegramma dell'Ispettore dell'Arma di Fanteria, S. A. R. il Principe di Piemonte, cui il tenente generale Mazzetti ave\'a inviato la parola della profonda devozione del Corpo Sanitario Militare. N ei seguenti termini ha telegrafato S. A. R. il Principe di Piemonte : « l fanti ringraziano l valorosi camerati del Corpo Sanitario et ricambiano fervidi auguri alt Generale UMBERTO DI SAVOIA •·

Dopo il discorso, il generale Mazzctti ha ordinato il « Saluto al Re Imperatore >> e il Duce » ai quali i soldati di Sani d hanno risposto con incontenibile impeto. L a Compagnia di Sanità, ammassatasi poco lontano ha poi sfilato dinanzi alle autOrità a passo romano in maniera così perfetta e così marziale che gli spettatori assai vivamente hanno espresso il loro spontaneo compiacimento. S. E. Viscontini ha voluto tributare un elogio caloroso agli ufficiali istruttori e alla truppa. Poi i soldati hanno cantato gli inni della Patria, esalando nelle marziali parole tutta la loro fede, tutto il loro entusiasmi), tutta la loro gioia di far parte dell'Esercite) Italiano. A cinque infermieri. distintisi nel disimpegno del loro pietoso compito, sono st:.ti distrihuiti doni in denaro. Al termine della cerimonia, autorità, rappresentanze ed invitati sono passati nei vicini giardini della Villa ed hanno preso parte ad un rinfresco che dal Direttore dell'Ospedale Militare, colonnello medico De Bernardinis e dai suoi diretti dipendenti era stato preparato con fine signorilità. I doveri dell'ospitalità furono compiuti secondo la più schietta tradizione militare. Numerosissimi sono stati i voti augurali pervenuti al Direttore Generale da parte di Armi ~ Corpi del R. Esercito, dal Sottocapo di S. M. per te operazioni, dal Comando dell' Arma dei CC. RR., della R. Guardia di Finanza, dall'Ispettorato dei Servizi di Commissariato, dal ComandC) delle Truppe Amara, dalla Presidenza della C. R. l. S. E. il Capo di Stato Maggiore della Milizia ha cosi telegrafato: « Nella data che celebra la Festa del Corpo Sanitario Militare esprimo l'augurale saluto della Milizia agli « Saluto al

ufficiali e al personale tutto che nella nobilissima missione manifesta virtù eccelse di

sacrificio e di valore ». Anche negli altri stabilimenti Sanitari le cerimonie si sono svolte con pari austerità, con eguale entusiasmo. In ognunC) di essi SOnC) intervenute le autorità politiche, religiC)Se e militari del luC)go. Nell'Ospedale Militare di Catanzaro, in tale occasione, è stata solen-


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ncmente conscgn:~ra a Suor Gioacchina Elia la metlagli:~ d'argento per i benemeriti Jclb salute pubblica. avenJo ininterrottamente sYolta in quell'Ospedale la sua alta ·e pietosa missione per 43 anni.

Il tenente generale medico Mauetti prof. Loreto nominato Socio Onorario dell'Accademia di Scienze di Ferrara. In seguito al consenso di S. E. il Ministro dell'Educazione Nazionale, l'Accademia di Scienze di Ferrara. nella seduta del 6 aprile u. s. ha nominato all'unanimità Socio Onorario il tenente generale medico Mazzetti prof. Loreto, Direttore Generale della Sanità Militare. Ben ricorda il nostro Giornale di quale viva simpatia !'Accademia circondò la Sanità Militare negli anni della grande guerra. Prima <Jncora che l'Italia entrasse nel terribile cimento l'Accademia tenne un 11 Corso di conferenze di Medicina e di Chirurgia di guerra », nel quale ufficiali medici figurarono tra i conferenzieri illustri; poi per tutto il periodo del la guerra istituì t< Riunioni med•co- militari l>, accogliendo con sincera fra. ternità i medici della Sanità Militare, per accordare sempre meglio il proprio ritmo alle esige nze d ei tempi eccezionali. Per questa viva memoria del passato e per la recente testimonianza di stima il t( Giornale di Medicina Militare», anche a nome di tutti gli ufficiali del Corpo Sanitario, esprime alla nobile e secolare Acc::~dcmia i ~entimenti della sua gratitudine e formula fervidissimi voti per opere sempre più alte che continuino ad accrescerne la storia illustre e ad onorare la Città, che è tra le più gloriose d'lralia per gli splendori che le ,·ennero dai suoi Duchi e dai suoi artisti.

Per gli orfani dd Medici caduti in guerra. Il Comitato nazionale assistenza orfani dei Medici caduti in guerra ha tenuto il 6 giugno u. s. la sua seduta plenaria :wnuale per la discussione dell'ordine del giorno, nel quale lìguraYa fra l'altro la relaz ione morale e lìnanziaria, l'assegnazione delle borse di studio c l'esame delle iniziative per finanziare l'opera d'assistenza che avrà termine nel 1942. Presiedeva il tenente generale medico prof. Mazzetti Loreto, Direttore Generale della Sanità Militare. Presenti erano tutti i membri del Comitato, il Senatore prof. Bastianclli Raffaele, Commissario ministeriale dél Sindacato nazionale fascista dei med ici, il Diretto re Generale della Sanità Marittima, generale medico Adami Mario, il Direttore Generale della Sanità Aeronautica, generale medico Monaco Arturo, il Direttore della Scuola di Sanità Militare. colonnello medico prof. Germino Alfredo, il prof. Piccinini Prassitcle. Segretario generale il prof. Bocchetti. Il presidente ha esposto i risultati conseguiti finora dall'attività del Comitato ed ha fissato le diretti\'e che donanno esser tenute presenti per l'opera da svolgere in questi ultimi tre anni. Il segret:lrio generale ha fatto un'ampia esposizione finanziaria delL1 gestione .. che ormai, per i note\'oli contributi, giunti in questi ultimi tempi al Comitato, è in grado di assolvt·re con assoluta certezza l'altissimo scopo che, costituendossi, s'era proposto: assistere cioè gli orfani fino al conseguimento del titolo di studio sufficiente per pmcr da sol i affrontare la lotta della vita. Il residuo attivo del Comitato ammonta a quasi 190 mila lire. P er raggiungere questa somm :~ 0ccorrc ricordare, :1d onore dei promotori, le inizi:1tive che furono prese in


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tjUCsti ultimi anni e che servirono a rinsanguarc le esauste finanze: il lancio di c::trtolinc :. Medici c medicina nell'a ntica Roma » c di c:1lcndari, .::he diedero complcssi,·amcnte un utile di quasi 71 mib lire; l'invito del presidente. gcncr:.tlc rvbzzetti agli uffici:lli medici del Corpo Sanitario, che raccolse circa 42 mila lire. Nè possono tacersi i numerosi contributi personali, fra i quali merita una l'articolare scgnalnione quello del profcssor Prassitelc Piccinini, e per la cospicua somma donat:1 (3 mib lire) c per b certezza ch'egli in t:1nti anni ha finito col dare al Comit:Ho, di poter sempre contare sulb sua f. enerosa offerta. Finora il Comitato ha speso per l'assistcnz:1 (kgli orf:lni qu:1si un milione, di cui, solo nel 1937, lire 40 mila. Nell'ultima riunione sono st:1te concesse 37 borse di studio e q sussi<.lii, per la ~omma di 76 mila lire.

l convenuti hanno espresso il loro plauso al Senatore Rastianclli per aver accettato di far parte del Comitato e per l'azione di stimolo da lui s\·olta al fine di ottenere che tutti i Sindacati provinciali fascisti dci medici - in ossequio all'impegno soknnemcnte assunto dai soppressi Ordini, all'atto della costituzione dell'ente - ,·ersino b quot:1 annua stabilita a favore degli orfani dei medici c:~duti in guerr:1. Infine il Comitato ha preso atto di tutti i documenti relativi :~lb gestione de!l'cnte per l'anno 1937- 1938, rilevando la esemplare rigorosità amministrativa applicata costant<.>mcnte cd ha rivolto un vivo elogio all'atti,·ità fervida, alacre e disinten·ss:na dd segretario generale prof. Bocchcui. Se si torna col pensiero alla prima decisione presa dal Comitato, il I 0 marzo 1925, con la quale si concedevano 10 borse di studio c si mettevano a disposizione degli orfani 10 posti nell'Istituto degli orfani dei sanitari in Perugia; se si ripensa alle assistenze di <Juell'anno che, per volontà del tenente generale mcdim Francesco della Valle, primo ad ascoltare e a raccogliere cc b \'OCe dignitosa ed accorata ddle madri e qudb degli orfani », furono fatte con fondi residui delle Onoranze tribut:lte ai Medici c:1duti in guerra e della sottoscrizione del prof. Silvagni, iniziata per soccorrere i bisogni urgenti delle bmiglie c.lci Medici morti in guerra; se tutto questo si ricord:~, la conswtazionc del gran bene prodigato non può non inorgoglire la classe medica itali:ma che ha sempre risposto con cuore fraterno agli inviti del Comit:1to solerte e istancabile: 101 orfani assistiti fino ad oggi. dei quali 51 tuttora sono beneficiati perchè non ancora h:1nno conseguito la laurea o il diploma.

Nel 900 compleanno del prof. sen. Edoardo Maragliano. Il 1° giugno u. s. l'illustre prof. senatore Edoardo M:~ragliano ha compiuto il wo no,·antesimo anno. Quarantatre an ni di altissimo inscgn:11ncnto cliniw uni,·crsitario e quasi settanta anni di indefesso e tenace lavoro, consacr;to all'arte medica con passione e con fervore, sempre giovanili, sono i titoli della su::I nobiltà. In tale occ:1sione colleghi, discepoli, medici di ogni parte d'lwli::~ che lo stimano e lo amano, wtto la presiJenza del prof. Sabatini, Direttore della Clin ica Medica deiI'Uni\'ersità di Genova, hanno deciso di istituire un « Premio M:1r::~ gli:ll1o" per stud·i di clinica medica. ed hanno consegnato al vencr:mdo Maestro una targa c una pergamena. in cui hanno fermato la loro profonda devozione e gratitudine. Il nostro Giornale formula per l'illustre scienziato i \'Oti più fcr\'idi per molti e molti :mni ancora di \'Ìta. éonfortata, come è ora. d:~lla vigoria del corpo e cblb chi:lre7.z:l della mente.


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Nomina del Segretario Generale dell' Unione Internazionale per la lotta contro il cancro. A St:gret:~rio general e dell'Unione Intern.tzionalc per la lotta contro il cancro è H:t to recente mente no minato il d ott. Felix Sluys di Bruxdlcs. E g li è noto nel campo della rad iologia e r aòiohiologia specialmente applic:Jte allo studio e alb cura dei tumori. E' stato uno dei colbbor:ttori p iù attivi cd effìc:tci de ll a Lega Belga contro il cancro. Mo lti med ici italiani lo ri corda no studente ali'Univ,e rsità di Bologna, fin d a :-~llora ~i ncero ;,m miratorc del nostro paese. Le sue particolari attitudini organizzative sono sicura g aran zia dell'attivill proficu a ch 'egli s,·olgerà occup:tndo l'alto uffi cio al quale è St:lto chi:~mato.

Libere docenze. Siamo lieti di comunicare che a i seguenti ufficiali !nedici in s. p. c. è stata conferit a l'abilitazione alla li bera docenza per la materia a fianco di ciascuno ~egnata: Maggiore medico Nan ni dott. Carlo: Microhiologia (D. M. 24 febbraio •9.39- XVII ). Capitano medico Piazza dott. Guido: Igiene (D. M. 21 febbraio 1939- XVII ). Capitano m ed ico Menno nna pro f. Gerardo : l gie11e (D. M. 10 marzo 1939- XV II). Ai valorosi colleghi, che contribuiscono così efficacemente ac.l elevare il prestigio del nostro Corpo S:111itario Militare, il Giornale in,·ia le più vive congratulazioni.

Morte di Robert Philip. Nd gcn n:~io u. s. SI e spento, all'età di !h a nni , a Edimburgo il sommo tisiologo Rober t Philip. Egli può considerarsi come il g rande p recursore della lotta contro b tubercolo~i, perchè sin dal 1887, cinque anni dopo, c ioè. della scoperta del bacillo di Koch. egli escogitò cd :muò 'luella !Ìcca rete eli mezzi profìlattici e curativi, con b quale oggi in tutto il mondo si cerca eli combattere la malattia. E gli fu il fondatore dd primo dispensario :.tntitubercolarc, costituì il primo gruppo eli infermiere "isitatrici, indicò per primo il Yalorc e l'importanza del medico al di fuori degli angusti limiti del su o gabinetto, fu il primo a creare intimi legami fra il dispensario e le organizzazion i o~pe­ dalicrc speà.1 lizzate, il Sanatorio, il Prcventorio e ln Scuola di rieducazione. Titolare della cattedra di tisiologia in Edimburgo. un~1 delle prime ad essere costituita. fu uno dei principali fond:nc ri dell'Un io ne interna z ionale contro l:t tubercolosi.

Una conferenza del prof. Rondoni. Nclrl stituto tli Sanità Pubblica S. E. il pro f. Ro ndoni, Accademico d'Italia. ha tt.nuto una lezione su: l mecctmi.<:mi della cancerogenesi. L'O. dopo aver ringraziato il prof. Marotta. Direttore dell'Istituto, per l'ospitalità accordatagli in un centro così attivo d i studi e di ricerche, ha ri cordato come il problema fondamen tale delb genesi dd can cro sia il m ecc:~ ni smo con cui numerosi agenti cau s::tli esterni, in parte noti e in parte da scoprire. pro,·oc:mo b trasformazio ne m aligna della cellula. Ha poi illustrato <>lcuni casi sperime ntali di c<t ncerogencsi, meglio noti. Ha confut<tto la dottrina che ammette l'anaerobiosi qunle causa predisponente del la malig nità c ha dato im portanza :t d a nomalie dei processi di si m esi p rotoplasmatica. Ha concluso ch e In genetica. le ind:tgi ni sui viru s e la chimi c::t biologica po rteranno ulteriori contributi che illumineranno i molti problem i che restano cb stu d iare in tema di cancerogenesi.


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Il prof. Frugoni socio dell'Accademia di Medicina di New York. L'Accademia di Medicina di New York ha c::ktto socio corrispondente il prof. Cesare Frugoni, Direttore della Clinica medica dell'Università di Roma. All'illustre clinico e m:.estro che onora b medicina italiana le nostre più fervide congratulazioni per così alto riconoscimento.

IV Congresso internazionale di Patologia comparata. Il 15 maggio, nella Sala di Giulio Cesare, in Cnmpidoglio, alla presenza dci Sovrani si è inaugurato il IV Congresso internazionale di Patologia comparata. Ai congressisti, che rappresentavano ufficialmente ventiquattro Nazioni, dopo brevi parole di hcm·cnuto rÌ\'olte dal Vice Governatore, ha parlato l'Accademico prof. Pietro Rondoni, Presidente del Congresso, esponendo, in una dotta e :~ppbud ita dissertazione, ì progressi della biOlogia moderna nei rapporti della patologia. I lavori del Congresso hanno avuto luogo fino al 20 maggio nella Città Universitaria e sono stati quanto mai proficui per l'apporto scientifico che le varie rebzioni hanno comunicato sui diversi argomenti che formavano l'oggetto del Congresso (Le malattie da ultravirus - Eredità in Pf!tologia - Processi t·egressivi nelle piante - Funzioni di antigeni associatt). Secondo le direttive di S. E. Rondoni i la\ori hanno a\·uto un'impostazione unitaria, conforme al genio italico della sintesi così che i risultati delle varie indagini nel çampo della patologia vegetale non furono prospettate in una serie di \'Ìsioni analitiche c frammentarie, ma coordinate fra loro, per cui il congresso è risultato (( di carattere essenzialmente unitario 11 trattando argomenti che hanno interessato più o mt'no largamente tutti i cultori delle diverse branche della patologi:t.

Ospedale Sanatoriale a Tripoli. Il Governatore generale della Libia, Maresciallo dell'Aria ltalo Balbo, ha inaugurato a Tripoli l'Ospedale Sanatoriale <<Generale Caneva n dell'Istituto Naz.ionale Fascista della Previdenza Sociale, che si trova in ridente località, ricca di pini e di altre piante. Il Sanatorio, capace di 224 posti -letto, è un'imponente costruzione di 90.000 metri cubi, ricoprente un'area di 5000 metri quadrati e divisa in tre reparti distinti per cittadini metropolitani, mussulmani e sudditi israeliti. Il magnifico edificio è: dot:Jto di ogni moderno impianto ed offre tutte le possibilità di cure e anche di lieto soggiorno. perchè impianti radiofonici e cinematografici assicurano ore di svago ai ricoverati.

Riunione per i problemi sanitari in A. O. I. In Addis Abeba, alla presenza di S. A. R. il Viccrè si è tenuta una riunione per l'esame dei principali problemi sanitari dell'A. O. I., alla quale hanno partecipato il facente funzione del Vice- Governatore generale, il Direttore w peri ore degli affari ci\·ili. l'Tspcttore generale di Sanità presso il Ministero dell'Africa Imliana, il Direttore ùella Sanità militare, il malariologo addetto all'Ispettorato Superiore, l'uHici:Jie sanit:lrio ed il Direttore del lebbrosario di Addis Abeba. S. A. R. il Vicerè, aprendo la seduta ha rivolto, anzitutto, un elogio ai sanitari dell'Impero per la loro opera attiva cd efficace. L'Ispettore generale di Sanità, dopo avere


:--:OTI:tiE

esposto i problemi, oggetto della riunione, si è intrattenuto sulla orgamzzaz10nc di un servizio malarico e malariologico. Ha compilato quindi uno schema di legislazione antimalarica ed un programma di attività pratica, proponendo, col primo, di istituire un servizio antimabrico che disponga di centri dislocati in var ie zone, i quali in un primo tempo potrebbero essere fi~sati ad Addis Abeba, a Chcren e Mogadiscio. Da questi centri l'azione dovrà irradiarsi a mezzo di nuove stazioni, ùelegazioni e dispensari fissi ed ambulanti. Originale è b proposta della istituzione della dichiarazione legale delle zone endemiche e della istituzione dei consorzi antimalarici che potranno anche essere obbligatori, là dove ne sia ravvisata l'opportunità da parte dei varii Governi, allo scopo di assicurare il contributo finanziario <Ici privati all'azione antimalarica dello Stato.

Il prossimo Congresso di Cosmobiologia. Si è riunita a San Remo, nella prima decade di aprile, un 'assemblea preparatoria per fissare il programma e la data del Congresso di Cosmobiologia che avrà luogo :1 Roma nel r940 sotto la presidenza del prof. Sabatini, Direttore della Clinica Medica della R. Università di Gen ova. Gli studi sono stati ripartiti nelle seguenti quattro sezioni: 1° - Le radiazioni dello spettro solare e i loro effetti fisiologi e patologici; 2° - Le radiazioni solari al di fuori dello spettro e delle radiazioni cosmiche; loro effetti fisiologici e patologici; 3° - Le modifìcazioni dell'atmosfera terrestre e i loro effetti fisiologici e patologici; 4• - Le radiazioni del suolo e delle acque e i loro effetti hsiologici. Per iscrizioni c chiarimenti rivolgersi al Segretario generale dott. M. Faure. Via Verdi, 24, Nizza.

Pubblicazioni pervenuteci. The Medicai Bulletin of the V etera n s' Administration. Aprile 1939. VIVALDI RAuL: Breve enciclopedia di protezione antiaerea. - Milano, Stabilimento L Mozzati, 1939, p. 78, s. p. ·CIANCARELLI Uco: Riwrdando Emilio Maraini nel cinquantenario dell'Industria saccari/era italiana. - Genova, Bozzo e Coccarello, s. p. PicCININI PRASSITELE: Studio sulle antiche medicine orientali. - Conferenza tenuta sotto gli auspici della c< Associazione per lo sviluppo dell'Alta Cultura», nella Sala grande della Biblioteca Ambrosiana, il 22 febbraio 1939 · XVII. Cucco ALFREDO: Profili d'Igea. - Palermo, Palumbo Ed., p. 154. L 10. MINISTERO DELL'INTERNO - DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ PUBBLICA: Classifica delle acque minerali italiat1e autorizzate a tutto il 31 dicembre '937- X VI. - Roma. Istituto Poligrafì.co dello Stato, 1939. L. 8. IV Congresso lnte~·na~ionale di Patologia Co~~ta - Roma, rs- 20 maggio 1939 - XVD: I vol.: Relazioni.

CARLO CATTANEO, 20.


Spedizione In abbonamento postale

LUGLIO 1939-

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virlus in armis

DIREZIONE ED AMMJNJSTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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TENDE DA CAMPO M"TERIALE PER CAMPEGGIO

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MILANO- FORO BUONAPARTE 12

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LUGLIO 1939-XVII

ANNO LXXXVII • FASC. VII

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cam sanitate <fJirlus in armis

MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CO NDIZIONI DI ABBO NAMENTO. L'abbonamento è annuo e dà diritto a n. 12 foocicoli. E .. o decorre dal l• gennaio al prezzo di L. 32 (eotero L. 44); per gli abbonamenti fatti durante l'anno verranno inviati i numeri arretrati dell'anno in corao. L'abbonamento si pa11a anticipato. Non disdetto un meoe prima della scadenza, e'intende riconfermaro. Alle librerie nazionali ed estere è concesso lo sconto del lO % . Per i soli ufficiali del Corpo Sanitario delle varie Fcrze Armate, in servizio ed in conaedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24. Por 11li tteosi ufficiali ~ ammesso un abbona.m ento cumulativo al GioriUile di Medicina Militare cd agli Annali di Medicina Navale c Coloniale al pr"zo ridotto di L . 40 annue, Un fascicolo costa L. 4, ae arretrato L. S CEotero L. 6, se arretrato L, 8). Per le annate complete arretrate il prezzo ~ di L. 48 nd Regno, L. 72 per l'Estero. Il prezzo del supplemento al eiornale contenente i Ruoli d i anzianità del Co.r po Sanitario Militare ~ di L. 8. Non ai concedono abbonamenti in omaggio. Glì abbonati potranno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblicazione - i numeri eventualmente smarriti per diaauido postale. Trafcor~o tale termine non ai darl cono alla ricbiuta. Si accettano inurzioni a pagamento di carattere pubblicit&rio cornpat.i bili con la natura e col decoro del giornale. (Chiedere condizioni e tariffa a.ll'amrninistrazione).

NORME I'ER I COLLABORATORI . La collaborazione è libera, ma la direzione si riserva ìl giudizio nella scelta dei lavori senza easere tenuta a rendere conto delle eventuali non aceetta.zioni. Le opinioni manif~state dagli autori non imp~gnano le ruponsabilid del périodko. Tutti i lavori inviati per la pubblkosione devono essere inediti e devono pervenire alla reda• tione nel tt'lto definitivo, corretto, firmati dall'autore i devono inoltre essere dattilografati, o scritti con canncre facilmente leggibile . Ad ogni lavoro ~ concesso un massimo di 16 poginc di stampa; per lo pubblicazione dei lavori che superino le 16 pagine, ali autori sono tenuti al paaamento della I'J)eoa per le pagine in .più a prezzo di costo. Ptor osni lavoro (escluae recensioni, notizie e sommari) tono offerti gratuitamente SO estra"i con copertina. frontesrizio, impaainatura e numerazione speciale. Per etamoa anticipata degli estratti e per un maggior numero di essi la spesa rdativa viene addebitota egli autori a preno di costo. Le spese per elich~s e uvole fuori reato sono a carko degU autori. Le bibliografie annesse ai lavori originali, percbè siano pubblicate, de•·ono essere brevi c re· datte correttamente. Per disposizione del Conaiglio Naz:ionale delle Ricerche a ciucun lavoro deve aeauire un breve riauu.nto (non pi!J di dicci riahe). l manoscritti non vengono reatitu;ti, anche se non pubbHco.ti .


SOMMARIO LEZIONI E CONFERENZE SA:-;<:IOR(,I. -

Guerra chumca c guerra b:mcnca.

l'ag.

675

C IGSOU;sl. - lmp•cgo ddb m.•rromterapia negli as,.Jcramcnti e ndle iputcrm•c traumatiche ncli"Sacuo in gucrr:t .

l'llg.

676

PAL.\DI:'\0 . - La \lntom.awloj:ia dell'ulcera pcptica postoper:uoria. {Rtlicva su 50 ca~i)

»

687

LAVORI ORIGINALI ~

..

MILANA.

La >npra\'nvcnza dci germi :.ulb cute umana

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710

L.\NERI.

Su di un caso di

luc~

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724

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734

polmona rc .

VITALE. Trnmi><Jflcbitc cd a'ccsso >ntrasinu.alc del ;eno laterale di dc\tra c pcnfkhitc n ,ini>tra a decorso r:tpidissi mo tl:a otoma;to•dnc purul.:nta acuw bilm.:ralc a lcar~a sintomarologi1 JA NNARONE. - Alcune t»Scr,·azioni :.ulb ponmlcnite inguinalc wbacuta. (M.1buia di Nicolas c f'a"rc)

»

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AMBLIOPIA ALCOOLICA.:-;ICOTINICA. La pu!!Ùmr artrriosa rt'limrot nr/1' - ORI."~~ ~

Pag.

Al'AERORI. L'turtlo r -ascorhu·o r gli -

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P\TOCK•

CAMPI Alttmt" osscrru:1oni intorno ai P1rruri or1rntali. Ltrt'\'t CIRUG IA DE GUI·.RRA. COLL.\SSO Il -

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Considcm:.ioni sopra 1111 caso di

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in chm1rgia. -

COLLIRI. Strma dr1 -

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antiflogistica. -

Il ~cl'F.T

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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762

Pag .

767

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771 774


LEZIONI E CONfERENZE OSPEDA LE MILIT ARE DI BARI

GUERRA CHIMICA E GUERRA BATTERICA Riassunto della conferenza del prof. G. Sangiorg l, direttore dell'Istituto d'Igiene della R. Università di Bari.

In tema di guerra chimica l'O. dopo aver rapidameute accem~ato alla natura e alle possibilità di impiego degli aggressivi chimici, si è particolarmente diffuso sul problema della difesa, trattando analiticamente tutto quanto si riferisce alla protezione e alla bonifica delle sosta11ze alimentari e ddl'acqua, inquinate da aggressivi persistenti. Tale aspetto dd problema, che non era stato finora suffìcimtemente prospettato nella propaganda, si rif~risce ad uno scopo di preminente imporianza che potrebbe proporsi l'aggressore per incidere sull'approvvigionamento alìmentare della popolazione civile, di cui verrebbe ad essere fiaccata la resistenza fisica e morale. Più esteso ed esauriente è stato l'O. in tema· di guerra batterica, dato che occorreva portare una parola chiarificatrice ed equilibrata, atta a sfatare esagerazioni e pregiudizi. L'O. infatti ha preso in C011Siderazione le possibilità attribuite all'arma batterica ed ha passato in ras.cegna i vari germi che maggiormente possono prestarsi sia ai danni digli uamini che degli animali (colera, tifo, peste, febbre O"lldulatzte, morva, ca-rbonchio), affermando che allo stato attuale delle nostre conoscenze nessuno è in grado di accendere artificialmente delle epidemie, mancando quel concorso di condizioni cosmometereologiche, di solito capricciose, fortuite e imprevedibili, alle qt~ali le epidemie sono legate.

Se mai un pet'icolo ci fosse , co12clude l'O., esso svanirebbe .renz'altro di fro·n te agli antidoti facilmente mobilizzabili, specie in un paese come il nostro, che ha una salda organizzazione igi~nico- sanitaria di pace.


LAVORI

ORIGINALI

ISTITUTO DI CLINICA MEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI GENOVA

Direttore: prof. G. SA BA TIN I Centro di studi di criopatologia e delle luioni da freddo

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IMPIEGO DELLA MARCONITERAPIA ·'NEGLI ASSIDERAMENTI E NELLE IPOTERMIE TRAUMATICHE NELL'ESERCITO IN GUERRA u> Prof. Pietro Cigoolioi, capo del reparto radiologico.

E' dall'estate del 1936 ch'io conduco metodiche ricerche sull"impiego della marconiterapia nelle ipotermie. Fu dapprima soltanto l'idea di applicare le onde corte nelle gangren e da congelamento, idea che veniva spontanea dalla mia felice esperienza della rnarconiterapia nelle g:111grene arterospatiche, diabetiche, arterosclerotiche degli arti e negli ascessi e gangrene polmonari di cui mi ero in quegli anni estesamente occupato (r) (2). Con qu e~ te nozioni bastava che un avvenimento fermasse l'attenzione sullo stato odierno della terapia delle gangrene da congelamento per rivelarsi la possibilità di appl icare la marconi terapia in queste affezioni: me n e fornì l'occasione la causale assistenza ad un infortunio alpino. Degli studi ed esperienze che da allora ho eseguito ho dato notizia in una relazione a l Congresw di Cortina d 'Ampezzo (3) il 31 gennaio 1937, ed in pubblicazioni ulteriori (4) (5) (6) (7). Strada facendo ho notevolmente allargato il tema di ricerca, portandomi dalle gangrene da congelamento a considerare gli assideramenti e poi le zpotermie traumatiche. Furono in parte le esperienze ste~e a suggerirmi queste altre indagini; ma assai più ha agito il fatto che poco a poco io sono rientrato idealmente nei ranghi dell 'Esercito, e ho fissato la m ente sui pr oblemi sanitari in guerra. Ritengo ormai che alla Sanità Militare, la quale sa utilizzare duttilmente ogni modernissima tecnica terapeutica, non dehba mancare la marconiterapia; pcrchè la marconiterapia ha vaste indicazioni nella terapia di guerra1 sia negli Ospedali territoriali, sia come soccorso d'urgenza nel settore di prima schiera. Quest'ultima affermazione potrà meravigliare. In guanto sto per dire spero di dimostrare che la mia asserzione non è azzardata e che m~rita la considerazione delle Autorità Superiori. ( t} Rclaz10nc ~ l Conveg no di Criop~tologia . -

Ponte eli Leg no. 13 febbraio 1939· XYII.


IMPIEGO DELLA MARCONITERAPIA :-JEGLI ASSIDERAME~TI ECC.

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Se è ben giustificata per la medicina e la chirurgia generale la trattazione a parte dì una medicina e chirurgia d'urgenza, tanto più è logica questa distinzione per la medicina militare. Quindi divideremo le indicazioni della marconiterapia nell'esercito in guerra in impieghi negli osped ali territoriali ed impieghi nelle unità di prima schiera cioè d 'urgenza. Per gli impieghi negli ospedali territoriali la mia trattazione si limiterà a riconoscere in quali malattie e ferite la marconiterapia può essere utilizzata, ed a precisare quale beneficio se ne deve attendere sotto il duplice aspetto di acceleramento del decorso di guarigione e di limit~•zionc degli evenruali esiti invalidanti. Per quanto riguarda Io strument:uio non vi è. nessuna preoccupazione poichè esw è lo stesw che è già in uso in impianti ospitalieri e privati; e oggi l'Italia ne è abbondantemente dotata ed ha fabbriche capaci di riprodurre in quantità i tipi di apparecchi adatti : le requisizioni c le ordinazioni permetterebbero in casi di n~cc~sità bellica di far fronte a qualunque bisogno. Invece per gli impiegh.' presJo le unità di p-rima schiera dovremo trattare non wltanto delle indicazioni mediche e chirurgiche della marconit;::rapia, ma anche dello str11.1mentario adatto alle pàrticolari · ~tanze in cui si dovrebbe lavorare.

Impieghi negli ospedali territoriali. La ma rconiterapia negli ospedali territoriali in tempo di guerra avrà compiti vastissimi. Chiunque abbia con coscienza e competenza applicato le onde co:-te nelle gangrene degli arti, nelle ksioni croniche :tsccssuali, ha constatato che la marconitcrapia dona fedelmente risultati sorprendenti fino dalle prime applicazioni. Trasportiamo questa esperienza nei numerosi casi di ferite settiche, di gangrene traumatiche che si hanno nella chirurgia militare e ci persuaderemo che la marconiterapia è indicata in tutti i feriti nei quali le condlzroni settiche o la compromissione delle vie circolatorie e nervose o l'alterazione traumatica diretta dei tessuti hanno creato condizioni deficitarie.. Il meccanismo d'azione intima della marconirerapia non è affatto d 'azione specifica, non ha nulla di taumaturgico; io sono stato il primo ad affermarlo ed a dimostrarlo con esperienze, quando ancora a Vienna, a Parigi, e ovunque dai più ci ~i abbandonava a fantastiche induzioni miraccr listiche, da altri non si osava prender partito perchè non si avevano idee chiare. Ho cominciato al raduno di Milano nell'aprile 1935 (r) ed ho poi continuato a richiamare alla realtà sperimentale e clinica fino a che si è giunti alla odierna quasi unanimità su questi concetti. Io quindi non sono

sospetto di fanatismo in materia di onde corte; però affermo che come si era sul falso guado si attribuivano alle onde corte virtù specifiche che non po~·


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IMPI EGO DELLA MARCOt'\ITERAPIA NEGLI ASSIDERAMENTI ECC.

scggono, altrettanto si è nel falso oggi quando si pretende di svuotarle di valore perchè ~i è riconosciuto clhe virtù specifiche non hanno. Nella sua intima essenza la marconiterapia è puramente uno stimolo, uno stimolo fisico, prevalentemente termico; ma esso ha una distribuzione, un modo di. sorgere che nessun altro stimolo ha. Con le onde corte il calore si crea contemporaneamente ed egualitariamente entro e fuori della cellula; nel nucleo, nel protopbsma, nella m embrana della cellula, nei liquidi tessurali in cui ogni cellula è immersa. L'ho dimostrato con numerosissime !::sperienze, fra le quali ne cito due eseguite con quella cellula tipo che è il globulo rosso. In un miscuglio grasso fondente a 25 gradi poniamo alquanti globuli rossi, dispersi nella massa del miscuglio; lasciamo solidificare e poi poniamo jn un campo di onde corte un dlado del miscuglio senza globuli rossi ed un dado con globuli rossi. Il dato senz.a globuli rossi resta freddo, il dado con gl.obuli rossi fonde perchè ciascuno degli eritrociti, pur essendo completam ente isolato in una massa di grasso indifferente alle oscillazioni del campo elettrico, è divenuto sede di fenomeni elettromagnetici che lo hanno risco.lclato; i globuli rossi hanno poi comunicato il loro calore al miscuglio grasso <' ne hanno cagionato la fusione. Un 'altra esperienza in proposito è quella che ho fatto realizzare da Crocetta (ro). Portando a zero gradi due provette contenenti soluzione isotonica e globuli rossi, la provetta che viene lenta-

mente riscaldata fino a 37" mediante bagno maria o qualunque altro mezzo (infrarossi, diatermia) si arrossa per intensa emolisi; in~ece la provetta che viene riscaldata in un campo dj onde corte (controllando con il termometro che il riscaldamento sia nel tempo graduato egualmente che nella pnma provetta) non pr~enta emolisi; e questo evidentemente perchè le onde corte innalzano il calore egualitariamente nell'ambiente endo ed esocellulare, e quindi impediscono l'affermarsi delle differenze di temperatura fra la cellula e l'ambiente che l'attornia, causa del fenomeno emolitico. Un altro dato sperimentale- che dobbiamo conoscere per comprendere pcrchè e come le onde corte hanno azione terapcutica è il modo d'azione sui capillari arteriosi . Le mie esperienze con la collaborazione di Olivieri hanno dimostrato che le onde eone a dosi (intensità e durata) idonee portano ad un aumento della circolazione attiva, dimostrata con la capillaroscopia sulla rana e nell'uomo dall 'aumento del calibro e del numero dei capillari· e dali 'accelerazione della velocità della corrente sanguigna (2). D osi improprie possono invece portare a stasi veno~a per vasoparal i si o per con trazione arteriola re. Quindi le onde corte ri entrano nella legge generale degli stimoli (risposta differente a stimoli di diversa intensità !) ma è loro caratteristica portare lo stimolo nell'interno dei tessuti, eludendo i riflessi cutaneo- viscerali che compromettono ogni tentativo di termoterapia profonda. con qualunque altra sorgente di calore; e recano lo stimolo nell'interno stesso . della cellula,


IMPIEGO DELLA MARCONITERAPIA NEGLI ASSIDERAMEt'TI ECC.

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il che può determinare effetti diretti metabolici ed in ogni caso assicura contro gli inconvenienti dei gradienti di calore fra cellula e liquidi esocellulari, in ogni altro caso inevitabili. Chi consideri queste condizioni, che ho citato come fondam ental i ·e d

indispensabili alla comprensione dell'argomento, trascurando di soffcrmarmi su altre proprietà pur degne di nota delle onde corte, intende che vi è in esse un agente che con minimi ed elementari mutamenti del circolo, della innervazione, della temperatura, del metabolismo cellulare, è atto a cambiare radicalmente le condizioni fisioparologich:: di un organo. Quanto poi queste po~sibilità desumibili dali 'esperimento valgano nella pratica clinica si doveva e si deve stabilire in base ai controlli clinici. Rimando alle mie pubblicazioni per quanto riguarda le gangrene periferiche da arteropatie o da infezionj o da traumi, gli ascessi, i focolai settici o necrorici in genere. Le risultanze cliniche non lasciano dubbio sul fatto che la marconiterapia migliora il decorso ed accelera notevolmente la guarigione; e talora in casi miei ha evitato l 'intervento chirurgico che pareva ormai indispensabile e prossimo. Per quanto riguarda l'utilità delle onde corte nelle lesioni da co11geIamento mi riferisco ai buoni risultati che ho raggiunti nel trattamento dei casi finora pervenuti al centro di criopatologia, inviativi dali' Autorità militare in ottemperanza alle provvide disposizioni impartite dal tenente generale m edico prof. Mazzetti; di esse ho in parte riferito su questa ste5sa rivista, in collaborazione con il magg. mcd. dott. Castellaneta. Un settore che in guerra avrebbe importanza evidente è quello delle fratture. Ho dimostrato in esperienze compiute con il dott. Oliveri che le onde corte permettono la creazione di un ottimo campo nonostante la presenza di gessature anche del mas!Ìmo spessore (una gabbia metallica complicherebbe

la creazione del campo elettromagnetico·, non ne im~direbbe l'attuazione, purchè il medico abbia le indispensabili nozioni tecniche). E' superfluo sottolineare la utilità di attivare il circolo di fratture sepolte in un apparecchio gessato; rileveremo che gucsto si può tradurre in notevole abbreviamento del decorso e maggi~r perfezione dei risultati, cioè ricupero più pronto di soldati, minori carichi dell'erario per postumi di invalidità . Per tutti guesri impieghi la tecnica da adottarsi è guella di sedute c ùztensità minima guotidiane o biquotidiane con durata fra i ro ed i 30 minuti per ogni applicazione. Quindi gli apparecchi per marconiterapia dovranno essere di piccola potenza, trasportabili in corsia al letto del m::Jlato, di facile maneggio. L'uso del mio dosimetro renderà agevoli queste applicazioni de5tinate a divenire tanto di uso corrente da doversi affidare al personale infermierisrico dopo la prescrizione medica. Per più diffuse notizie di tecnica di applicazione rimando al mio trattato di marconiterapia ed ai successivi miei lavori.


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IMPIEGO DELLA MARCONITERAPIA NEGLI ASSIDERAMENTI ECC. ~

Per riassumere, negli ospedali territoriali le onde c<nte dovranno essere impiegate nelle fratture con apparecchio gessato, nelle ferite complicate sia degli arti che dal trorzco, negli ascessi e gangrene di cgni origine, nelle iesioni da congelamento; le onde corte non sono un rimedio eroico da usarsi soltanto nei casi gravi o ribelli, non sono un medicamento sterilizzante per virtù specifica nè hanno proprietà che consentano o necessitino il loro uso con abbandono di altre terapie. Per necessità sperimentali in casi miei e d'altri abbiamo trattato a!cessi polmonari, gangrene del piede, fratture complicate, con le sole onde corte, con esclusione di altri mezzi di cura, ma nella pratica questa terapia esclusiva sarebbe assurda: la cura delle singole affezioni citate resta quella che è, ma sarebbe ingìustifìcato non aggiunge~·e alle altre provvidenze mediche anche sedute quotidiane o più spesso biquotidiane di onde c<nte, rinunciare cioè a mobilitare ed esaltare con lo stimolo delle onde corte, i fattori di guarigione naturali, circolatori, nervos1, umorali, celi ulari.

Impieghi d'urgenza. H o detto sopra che susciterà meraviglia l'udire di impieghi d 'urgenza delle onde corte; finora nessuna forma di elettroterapia era stata prospettata sotto questo aspetto. Eppure è mio convincimento che è tutta questione di organizzazione: se ci organizzeremo in modo da poter impiegare la marconiterapia nelle unità di sanità divisionali, ed anche in qualche unità avanzata (come fra poco dirò), l'esperienza ci darà la misura della utilità di questa terapia d'urgenza, che bisognerebbe intanto, in tempo di pace, mettere al cimento in qualche ambulatorio di pronto soccorso in grandi città ed in qualche centro urbano alpino. Gli impieghi d'urgenza consistono essmzialmente nel trattamento delle ipotermie, e precisamente delle ipotermie acute generalizzate d'origine esogena, cioè gli assideramenti, e d 'origine endogena, cioè precisamente ipotermie per lesioni traumatiche e chirurgiche addominali o cran.:che o degli arti, per choc nelle esplosioni, ecc. Fra queste indicazioni sono di interesse più generale e più grande le ipotcrmie determinate da alterazione della termoregolazione per traumi o ferite o interventi chirugici. Io ed i miei collaboratori abbiamo invece condotto esperienze finora sulle ipotermie acute esogene, ci?è da assideramento. Perchè è più facile abbassare la temperatura di animali mediante raffreddamento dell'ambiente che non studiandos.i di riprodurre i meccanismi dell'ipotermia endogena con traumi cranici o addominali. Voglio far notare però che la patogenesi dell 'ipotermia da trauma e dell 'ipotermia da raffreddamento non varia tanto quanto potrebbe far pensare la distinzione che per chiarezza facevo pocanzi di cause esogene ed endogene.


IMPIE(;O OELLA MARCONITERAPIA ~EGLI ASSIDERAMENTI ECC.

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Ricordiamo che in una delle nostre esperienze (ancora inedite), su cani raffreddati tencndoli in un sacco di ghiaccio, il termometro rettale nei primi minuti dell 'esperienza salì continuamente da 38o fino a 4 toccando una temperatura così elevata come fino ad oggi si riteneva non fosse compatibile con la vita (massimo registrato : 45°); sicchè si è arrivati al paradosso che la maggior temperatura interna finora toccata è stata ottenuta mediante il raffreddamento in ghiaccio ddl 'animale ! L'episodio sperimentale, che ho citato come più saliente, e potrebbe essere largamente accompagnato da altri dati analoghi che per brevità non ricorderò, dimostra che la ipotermia dell'assideramento sopraggiunge quando la funzione dei centri termoregolatori si è alterata, dapprima tentandosi compensi ed ipercompensi poi pervenendosi ali 'esaurimento della termoregolazione e quindi ca.duta della temperatura generale. Quindi, in ultima analisi, anche le ipotermie da assideramento sono ipotermie da lesione funzionale dei centri termoregolatori, così come è ammesso per le ipotermie da trauma, cd una distinzione fra ipotermie acute endogene ed esogene non deve essere presa in senso troppo assoluto, potendo considerarsi tutte le ipoter"mie acute prevalenterneme come endogene nel meccanismo patogenetico. Per queste comiderazioni l'esperienza da noi fatta con gli animali assiderati può essere anche utilizzata per le ipotermie traumatiche. Ho controllato che l 'innalzamento della temperatura retta le non deve essere maggiore di un decimo di grado per ogni minuto primo, cioè l'a!4mento massimo consentito dd/a temperatura retta/e è di un grado centigrado ogtti dieci minuti primi. L'aumento di temperatura deve essere il più po~sibile uniforme in tutto l'organismo, arti e tronco, esclusa la testa che non ho mai voluto includere nel campo di onde corte temendo che nelle condizioni di ipotermia ~ossano esservi inconvenienti. E' noto però (e lo ricordo per evitare equivoci circa la detta esclusione della testa) che le applicazioni al capo sono perfettamente sopportate, in condizioni normali; e il mio lavoro con Traverso (8) ha dato fondamento sperimentale alla asserzione che non vi sono pericoli di concentrazioni di calore endocraniche. Però. nel caso delle ipotermie io credo che la cosa essenziale ed urgente sia regalare calore al sangue d ai tessuti con gradualità ed indipendenza da ogni meccanismo nervoso o circolatorio. Quando la soglia termica sufficiente è raggiunta allora potrà vedersi quali provvedimenti siano adottabili, e non escludo che fra gli altri possa tentarsi proficuamente anche l'applicazione di onde corte al sistema nervoso centrale. Il campo viene stabilito mediante grandi elettrodi rettangolari (sono comodi in reticella metallica) situati dal ginocchio alle spalle, a distanza dal soggetto, che giace supino, di cm. 4 o più.

t.


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IMPIEGO DELLA MARCONITERAPIA NEGLI ASSIDERAMEI'Tl ECC.

Possono adottarsi elettrodi situati lateralmente, ma è più comodo metterli sopra e sotto al soggetto, o sol tanto sotto secondo la tecnica di Leroy. Si procede insomma come per la marconipire~sia, ma con dosaggio basso. Le condizioni del soggetto, dal quale non possiamo attcndtrci alcuna indicazione, rendono il dosaggio ancora più delicato. All'infuori delle segnalazioni date dal mio dosimetro, si trarrà norma essenziale dalla osservazione di un ottimo termometro situato nel rett·O. Uso a tale scopo un termometro graduato al decimo, con ampia scala da 10" fino a so"; dapprima ho avuto ~l dubbio che un termometro ::li mercurio potesse presentare inconveni~nti , a cagione della colonna metallica che contiene. Ma le esperienze numerosissime che ho condotto con i miei allievi Franceschini, Neumaier e Finocchi $ulla distribuzione del campo marconiterapico (9) avendomi dato occasione di eseguire centinaia di confronti sul comportamento di termometri a mercurio e termometri ad alcole in campo di onde corte, hanno accertato che l'impiego di termometro a mercurio non presenta alcun inconveniente e permette invece una esattezza di indicazioni difficilmente raggiungibile · altrimenti . Ponendo dunque un lungo termometro nel retto ~e ne leggono le variazioni di minuto in minuto. Indubbiamente la disposizione degli elettrodi, qualora fosse fatta senza accortezza, ~otrebbe trarre in inganno sulla variazione della t~ mperatura generale in quantochè può avvenire che il çalore si sviluppi di più nel bacino che nel restante. Questo può avvenire per ese-mpio nella disposizione di elettrodi usata dal Leroy, nella qual tecnica un grosso elettrodo è sotto le spalle, l'altro sotto le co~ce e regioni glutee; il tronco viene scaldato da linee di forza che si incurvano ad arco da un elettrodo all'altro. Se questa modalità di applicazione avesse come unico inconveniente la possibilità di errore nella valutazione del calore effettivamente somministrato per minuto, vi ~arebbero casi in cui si potrebbe indulgerv i, tenuto conto dei vantaggi che ha il metodo, che lascia del tutto libero il m alato nel suo letto, senza alcun elettrodo sopra ed ai lati; e considerando eh~ l'errore può essere soltanto (per termometm rettale) in più e non in meno. Però un riscaldamento contro le ipotermie deve essere il più possibile omogeneo nei casi di ipotermie gravi, come sono ad e~empio qu~lle da as~i­ deramento; in tali casi sarà quindi più prudente mettere un elettrod o ~op ra e l'altro sotto il torace; un elettrodo sopra e l'altro sotto la coscia destra, uno sopr:1 e l'altro sotto la coscia sinistra, essendo le coscie aperte in modo da pmnettere la lettura del termometro. Si collegano poi tutti gli el ~ttrodi superiori ad un polo, tutti gli inferiori all'altro polo. La ricerca dell a sintonia è in queste condizioni delicata, sicchè non s.i può a priori stabilire le dimensioni da attribuire ad ogni singolo dettrodo; se risulta~se che il campo è mJle equilibrato potrà essere necessario rimpicciolire gli elettrcdi o diminuire la distanza fra cute ed elettrodi singoli.


IMP!EG0 DELLA MARCONITERAPIA NEGLI ASSIDERAME:"'TI

ECC .

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Per acquistare pratica è utile fare prove nei soggetti normali; J'innocuità del provvedimento permette di prendere qualunque individuo e di sottoporlo all'applicazione per un tempo indefinito. Così m tutta calma si stabilisce ogni dato strumentale e di circuito necess:1rio per elevare la temperatura di un grado ogni dieci minuti; si tenga conto che in un soggetto normale sano i meccanismi della termoregolazione (sudorazionc, iperventilazionc polmonare) intervengono più efficacemente che in un ipotermico; arl ogni modo durante queste prove il soggetto dovrà essere ben avvolto in coperte in modo da controbilanciare per quanto è possibile la dispersione del calore che via via gli si somministra. Nell'uomo non ho mai avuta la possibilità di sperimentare la marconìterapia negli assideramenti e nelle ipotermie traumatiche, ma le esperienze che ho condotto con grande ampiezza negli animali, esperienze per le quali h:l avuto a collaboratori il m agg. mcd . dott. Castellaneta, il dott. Oliveri, Neumaier ed altri assistenti; dimostrano che non e~ iste una irrcversibilità delle lesioni funzionali inf.erte dali 'assideramento e che fra la vita e la morte nelle ipotermie vi è un'ampia << terra di nessuno n sulla quale possiamo scendere per recuperare soggetti che ]asciati a sè sarebbero perduti. Io dico spesso per esemplificare, quando voglio fare intendere l'impostazione degli studi di marconirerapia degli assideramenti, che se fra dieci dissepolti da una valanga tre appaiono senz'altro salvati, e due ritornano m vita dopo qualche cura, fra i restanti cinque ve ne è probabilmente qualcuno in cui il recupero dipende dal trovare il modo di ridare una certa quantità di calore omogeneamente mentre gradualmente si pongono in atto i mezzi per la ventilazione polmonare e per la circolazione. Quanti dei cinque apparentemente morti lo sono in ~enso organico irreversibile, e quanti lo sono soltanto in senso funzionale, reversibile ? Un cane assiderato artificialmente presenta per un tempo relativamente lungo una impressionante bradicardia: s-6 rivoluzioni al minuto; e il respiro è altrettanto rado: una respirazione al minuto e anche meno. E' palese che tentare di stimolare il circolo- e la respirazione in queste condizioni è quasi un assurdo, se non ~i procede contemporaneamente a riscaldare la massa sanguigna tanto da raggiungere la temperatura che permette ai centri rego~atori della circolazione e della respirazione di funzionare a ritmo adeguato. lo mi domando se nei risultati ottenuti con i vari metodi di respirazione artificiale negli annegati ecc., il calore sviluppato dal lavoro muscolare non rappresenti una parte altrettanto importante di quella pertinente alla ossigenazione ed alla attivazione periferica e centrale del circolo. Che la marconiterapia sia il mezzo .~dea/e per ridonare calore ad u11 organismo in ipotermia è dimostrato in modo impressionante dalle mie


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IMPIEGO DELLA MARCONITERAPJA NEGLI ASSIDERAMENTI ECC.

esperienze con Oliveri su cavie e conigli (I2): noi abbiamo riportato alla normalità, nello spazio di tempo di due ore, cavie la cui temperatura interna era stata abbassata di ben 25 gradi; e con Castellaneta abbiamo osservato fenomeni altrettali nei cani. Per gli esperimenti nell'uomo è necessario in tempo di pace propagandare queste idee aflinchè presentandosi l'occasione di assideramenti si proceda all'impiego della marconi terapia. Sarà più facile trovare occasioni di esperimentare la marconiterapia delle ipotermie acute nel caso di ipotermie traumatiche. Ritengo che in reparti chirurgici un apparecchio di marconiterapia approntato per creare un campo di lieve elettropiressia come sopra ho spi~­ gato troverebbe impiego in traumatizzati del cranio, in ipotermie postoperatorie, in ipotermie per ferite addominali. E' facile in un reparto· di grande ospedale trovare l'occasione per simile esperienza, che con le precauzioni dette è assolutamente innocua. Con un po' di pratica ù può mantenere indefinitamente un malato alla temperatura che si vuole, e forse si dimostrerà utile in taluni casi mantenerla al di sopra della normale, praticando una blanda piretoterapia graduata a volontà per durata e intensità. Per questi impieghi d'urgenza, assideramenti ed ipotermie traumatiche ed operatorie, in caso di guerra si dovrebbe disporre di apparecchi di marconiterapia adatti alle condizioni ambientali delle linee di schieramento avanzato. Si debbono distinguere tre casi di condizioni ambientali : I " - località in cui esiste una sorgente di energia elettrica; 2 " - località in cui non vi è energia elettrica disponibile ma ove può giungere un automezzo; 3" - località ove non esiste energia elettrica e non si arriva che con muli o a piedi. Nel primo caso non vi è !bisogno di nessuna particolare costruzione strumentale: esistono già a centinaia in commercio e presso privati apparecchi di modesta mole e piccolo peso, trasportabili su una qualunque automobile da passeggio; per esempio in una Fiat I 100 tutto lo strumentario necessario occupa soltanto il posto di 2 persone. Anche nel secondo caso non sarà difficile organizzare una sezioncina autoportata con gruppo elettrogeno. Nel caso invece di località dislocata lontana da ogni strada, come nel caso di sezioni di sanità alpine, è noto che esistono dei gruppi elettrogeni trasportabili a spalla o su mulo i quali potrebbero servire allo scopo insieme ad un apparecchio per onde corte studiato appositamente con caratteristiche di piccolo ingombro e leggerezza. Non mi pare che le difficoltà stiano nella costruzione dell'apparecchio ma piuttosto vedo la sproporzione


IMPEEGO DELLA MARCONITERAPIA NEGLI ASSIDERAMENTI F.CC.

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fra la frequenza delle indica.zioni principali e la dispersione dei mezzi per fronteggiarle. Sicchè, riassumendo, riterrei indicato prevedere un apparecchio di marc:oniterapia adatto per la piretoterapia generale a piccola intensità, per gli ospedali divisionali o di unità maggiori, nei quali le indicazioni d'impiego saranno costituite dalle ipotermie traumatiche e chirurgiche; mentre nei casi eccezionali di assideramenti questi apparecchi potranno facilmente essere trasportati in avanti qualora possano trovarvi una sorgente di energia elettrica. E da escludere che per gli u ~ i di marconiterapia possano essere impiegati gli apparecchi radiotelegrafici in dotazione ai reparti combattenti. Prescindendo dalla ovvia considerazione che un seryizio così vitale per le unità combattenti quale il servizio di collegamenll:o tclegrafonico non potrebbe ~ssere, neppure per casi urgenti, distra~to a compiti differenti da quelli pei quali è stato creato, è ad ogni modo oggi da escluderne l'utilizzazione per creare campi d'alta frequenza per uso tcrapeutico, poichè questi apparecchi hanno una potenza troppo limitata. Solo alcune grandi stazioni autoportate, oggi in dotazione del nostro Esercito per i comandi superiori, avrebbero la potenza necessaria, ma naturalmente non sono da prendersi in discussione per il nostro scopo. Questa mia relazione non poteva proporsi di esaurire in ogni particolare il nostro argomento, perchè è una materia in elaborazione e sarebbe fuori luogo volerne precisare in ogni particolare le possibilità attuali e future. Le sue conclusioni, che spero appariranno legittime dopo quanto he> detto, sono che la marconiterapia ha un vasto campo di lavoro nella medicina militare: negli ospedali territoriali per la cura delle fratture gessate, ferite complicate, gangrene ed ascessi, congelamenti; negli ospedali di grandi unità in combattimento per la cura delle ipotermie traumatiche (sopratutto ferite craniche e addominali, grande choc di esplosione), delle ipotermie operat~rie, degli assideramenti. L'interessamento e l'appoggio fattivo che il Direttore Generale della Sanità Militare ha già concesso agli studi del centro di Criopatologia, ci rendono fiduciosi nei futuri sviluppi sperimentali e dottrinali e nelle applicazioni pratiche di questa preparazione marconiterapica militare. RIASSUNTO.

-

Le applicazioni della marconite rapia nell"Esercito vengono cl all'A.

distinte in: impieg hi negli ospedali territoriali, c impieghi d"urgenza. Negli ospedali territoriali si propone la marconiterapia nelle fratture gessate, nelle ferite settiche. nelle ga ng rene ed ascessi, nei congelamenti, artriti traumatiche (oltre tutte le altre indicazioni generiche della marconiterapia nelle infezioni gonococciche, ecc.). Negli ospedal i di grandi unità in combattimelllto la marccniterapia asmme compiti di urgenza nelle ipotermie, siano e!se da assideramento oppure - caso più frequente, e qui per la prima \'Olra prospettato - derivino da trauma (choc esplosivo, ferite cmniche, addominali, grandi ferite da schiacc iamento) o da interventi operatori.


686

IMPIEGO DELLA MARCONJTERAPIA NEGLI ASSIDERAMENTI ECC.

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CLINICA ClfiRURGICA DELLA R. UNIVERSlTÀ DI BOLOGNA Direttore: on. prof. R. PAOLUCCI.

LA SINTOMATOLOGIA DELL'ULCERA PEPTICA POSTOPERATORIA (RILIEVI SU 50 CASI). Dott. Paolo Paladino, capitano medico, assistente militare.

Gli insuccessi, che nella cura dell' U. G. D. possono rendere vana l'opera del chirurgo sono molteplici e sono stati oggetto di m olti studi e dibattiti e da noi, e fuori. Ma, di tutte le complicazioni, l'insorgenza dell' U. P. P. è quella, che ha dato argomento alle più appassionate discussioni, sollevando gravi problemi, che restano ancora non del tutto risoluti e sono quindi tuttora aperti alla discussione. E ' perciò che ritengo di grandissimo interesse fare oggetto di studio il largo e prezioso materiale, che rappresenta la esperienza di questo ultimo lustro della Clinica Chirurgica di Bologna in tema di U. P. P .. Volendo nel presente articolo più particolarmente prendere in considerazione la questione assai difficile e controversa della sintomatologia dell'U. P. P., riferirò delle storie cliniche dei singoli ammalati soltanto le caratteristiche di insorgenza, di localizzazione, di irrad iazione, di durata del dolore e tutte le complicanze presentate dall'infermo oltrechè la durata del periodo di benessere, del quale questi ha potuto god-ere in seguito al primo intervento. · Per maggiore chiarezza, data anche la mole dei casi clinici da me presi in esame, ho creduto opportuno poi riassumere tali notizie clinìche in due specchi, comprendendo nel primo quegli am malati, i quali sono stati operati dal mio Maestro Prof. Raffaele Paolucci mercè la tecnica, alla quale egli dà sistematicamente la preferenza, qualora, bene inteso, essa sia effettuabile, e raggruppando nel secondo quei pochi, nei quali non è stato praticato alcun intervento. Quando ne verremo a parlare, riferirò brevemente i dati clinici di quegli infermi, i quali hanno presentato le complicazioni più temibili dell' U. P. P. ed in cui, a volte, l'intervento radicale sembrò controindicato per le condizion i generali, o per altre particolari considerazioni. D ali 'esame del materiale, del quale abbiamo intrapreso lo studio, si osserva anzitutto che, considerando soltanto quelli dei nostri infermi, i quali sono stati operati di resezione gastro-duodeno-digiunale per U. P. P. dal Prof. Raffaele Paolucci fi gurano soltanto cinque individui, nei quali il primitivo intervento era stato da lui praticato. Da questa constatazione è facile


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LA SINTOMATOLOGIA DELL' ULCERA PEPTICA POSTOPERATORIA

dedurre quanto sia difficile fare . uno. studio. st,atistjç.o preciso ~i questa maiattia per il fatto che gli operati, se hanno dei postumi non buoni, raramente tornano dal primo operatore e vanno a farsi vedere o rioperare da altri. Senza citare le cifre percentuali estreme di frequenza dell'U. P . P., che sono state riportate, quella generalmente accettata va dal 3 al 5 %. Per ciò che si riferisce al sesso, 46 uomini e 4 donne, riaffermano la proporzione assai più elevata di U. P. P. negli uomini, proporzione che si rileva uguale nella primitiva U. G. D .. Come è noto l'U. P. P. può riscontrarsi in tutte le età. Janu ne ha riferito un caso di un bimbo di 4 mesi, operato di stenosi pilorica congenita, e molti altri hanno riscontrato Ja complicazione in malati che ormai avevano oltrepassata la settantina. Nella nostra casistica figura un caso di U. D . P., perforatasi in peritoneo libero in un infermo di 63 anni, come verrà detto in appresso. Per il rimanente i nostri pazi~nti si trovano tutti fra il terzo ed il quinto decennio di età; in quel periodo della vita cioè, nel quale, stabilendosi con m aggior frequenza le lesioni ulccrose primitive, conseguentemente sono più numerosi gli interventi sullo stomaco. Pitl interessanti ci sembrano le osservazioni, che scaturifcono dall'intervallo di tempo interposto fra la G. E. e l'inizio della sintomatologia attribuibile all'instaurarsi dell'U. P . Nel 70 % dei casi da noi studiati, le ~offe­ renze sono iniziate in parte nello stesso anno e qu;!si sempre nei primi mesi, mentre nel 30 % dei rimanenti casi esse si sono iniziate tra I ed anche più di 8 anni. Potendosi affermare cbe i casi in cui le sofferenze da U. P. P. , Iniziatesi oltre i due anni dopo l'intervento, si riducono al IO %, si può concludere cbe i gastro-enterostomizzati debbono essere attentamente seguiti e sottoposti ad un regime dietetico severo almeno per un anno dopo l'intervento. Vediamo ora da!J'esame dei nostri ammalati quali ragguagli si possono ricavare sulla sintomatologia della U. P. P. Vi è chi afferma e sostiene essere i dolori dell'U. D. postoperatoria più tardivi, rispetto all'ora dei pasti, di quelli dell'U. primitiva. I dolori nell'U. G. D . possono insorgere dalle 2 alle 5 ed anche sei ore dopo i pasti: ncll'U. P. P., essi sarebbero ancora più tardivi, insorgerebbero cioè tra la quarta e la settima ora soltanto. Viviani, studiando la sintomatologia radiologica e quella clinica di alcuni casi di U. P. P. da lui raccolti, rileva che questa caratteristica della ipertardività dell'insorgenza del dolore non si è presentata nei suoi casi. In quelli da noi presi in considerazione non si può t:ff.ermare di aver costantemente trovato questa ipertardività del dolore rispetto all'ingestione dei cibi. Si è detto anche che i dolori dell'U. P. P. sarebbero localizzati più in basso, nelle vicinanze dell'ombelico, e specialmente a sinistra dell'ombelico. I dolori infine si è detto che sono più intensi. Nella maggior parte dei nostri casi i dolori si sono presentati più in basso a sede paraombelicale, più spesso a sini stra, ma talora anche a destra del-


LA SlNTOMATOLOGIA DELL'ULCERA PEPTICA POSTO PERATORIA

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l'ombelico. I dolori sono stati quasi sempre assai più intensi di quelli primitivi. Sovente, quale segno di penetrazione ddi 'U. nel meso, i dolori hanno presentato irradiazioni al dorso. Talora l'irradiazione si è avuta verso il basso ventre: in due casi fino ai testicoli. In uno dei nostri infermi i dolori si irradiavano verso il torace ed erano a tipo di dolori nevralgici intercostali, tanto che per lungo tempo il p. è stato ritenuto sofferente di pleurodinia ed è stato tenuto in cura per tale malattia. In un altro dei nostri infermi i. dolori epigastrici avevano un'irradiazione così netta verso l'ipocondrio destro che egli fu sottoposto ad indagini radiografiche della regione epatica, le quali risultarono negative. l n una metà dei nostri casi il dolore non ha avuto inizio proprio in sede paraombelicale: esso in un primo tempo è stato epigastrico e tale da ricorclare le sofferenze primitive, ma in un secondo tempo è divenuto paraombelicale. In una minore percentuale di casi la sintomatologia non presenta nulla di caratteristico in quanto che i dolori non hanno speciale localizzazione, nè sono periodici, nè hanno relazione alcuna con i pasti. In essi un'emorragia improvvisa ha portato al sospetto dell'U. P. P.; l'esame radiologico ne ha confermato l'esistenza. In un caso della nostra casistica l'U. P. P. si è rivelata improvvisa a IO anni di distanza dal primitivo inte-rvento, perforandosi in peritoneo libero, come verrà esposto in appresso. A vviene così per J'U. D. postoperatoria quello, che si è sempre verificato per l'U. primitiva G. D. In queste in una percentuale di casi assat alta, che possiamo considerare dell'So %, la diagnosi s'impone per la storia clinica caratteristica dei dolori, i quali sono periodici nel tempo e ritmati nella giornata. N el 20 ~~ dei casi invece la diagnosi non può essere posta in base alla storia clinica, essendo le sofferenze irregolari, saltuarie, a tipo di dispepsia, ipersterJica od ipostenica. La diagnosi allora è possibile soltanto attraverso un 'indagine radiologica accurata. Così per l'V. P. P. possiamo dire che quando ci troviamo di fronte ad un operato per U. G. D., speciè se il nostro p. è stato operato di G. E. e soffre di dolori paraombelicali, siano essi stati in un primo tempo anche soltanto epigastrici, e tali dolori sono e tendono a divenire sempre più intensi, possiamo con fondata ragione porre il sospetto della lesione. Occorre però tener presente che vi sono alcuni casi, nei quali lr. .sofferenze non sono affatto caratteristiche: come anche bisogna non dimenticare che l' U. P. P., può manifestarsi con un'improvvisa emorragia. Questi elementi, se non sono sempre probativi, possono costituire il sospetto ddla lesione, che l'esame radiologico potrà confermare. In uno dei nostri malati, nel quale le sofferenze consecutive all'operazione di G. E. per V. D. si sono istituite a 5 mesi di distanza dal primo intervento fu posta la diagnosi di periviscerite estesa.. Questa diagnosi clinica fu confermata dalle risultanze dell'indagine radiologica, la quale anche non era riuscita a mettere in evidenza la presenza di un'V. D. P., situata sull'ansa efferente di una stomia ad ansa breve, che si è poi perforata in peritoneo libero, come sarà detto a mo tempo. 2 -

Giorno/~ di

medici11a militar~.


6go ·

!.i\ S! NTOMATGLOG IA DELL'ULCERA PE PTICA

Co~nomc, non1c,

età, patria dell'infermo

z

D:Ha c tec n i ca dd pri m<• inrerv<·ntfl: sctlc ddl'ulcer~•

pn:nitiva

POSTOPl: RATORIA

Periodo di bcnC>StrC

1 G. Marino, a 36, da Nel 1926 G. E. ad 2 mes1 Cologna (Ferrara)

ansa lunga con cornplementarc ali;! Braun

CMa rrcri~riche

di inso rgenza. local iz. zazione. irradiaz1onc , tlm:tr:. de• nuovi dolo ri: comp:icanzc •

N uovi dolori periodici, senz or::tno fisso, ::1 sede p::traom belicale sinistra. Ematemesi

B. Pietro, a. 37, da Nel 1930 G. E. ad an- 8 mesi Faenza sa breYe per U. D .

Dolori m primo tempo cp1g~ strici, poi paraornbelical i sinistra. Melene, ematemesi

3 P. Alfredo, a. 48, da Nel 1932 G. E. ad an- 4 mesi

Dolori saltuari, non peri<XIic1 precoct a localizzazione ept gastrica: 10 secondo temp tardivi, violenti, parao mb< licali

2

Rimini

sa lunga con Braun (U. iuxta-pilorica ?)

4 M. Emanuele, a. 35, da Nel 1928 G. E. ad an- M;-.i bene do- Vomiti frequenti peso cp1gastr Noci ( Bari)

po l'intervento

co dolori epigastrici tardivi

5 D. P. Mario, a . 31, da Nel luglio 1932 G. E. 4 m esi Mordano ( Bolog na) ad ansa lunga con Bra un

Dolori epigastrici ed ipocondri: ci a sinistra, tardi,·i, t:1lo r vomito

Umberto, a. 38, Nel manw 1931 G. E . 2 mes1 da C;Jstel Maggiore ad ama lunga con (Bologna) Braun per U. D.

Do:ori intensi dapprima epig: strici poi anche e sopratutt p~raombdicali con irradiazic ni posteriore alla colonna vc1 tebrale, alla fossa iliaca e, t: !ora, anche ai testicol i: ve miti frequenti

7 P. Armando, a. so, da Nd magg ro 1928 opc- 1 anno

Dolori post-prandiali epigastri• c paraombelicali: n egli ult mi tempi vomito

6 S. 1

sa lunga co n Braun per U. D.

Ferrara

rato di urgen za per perforazione di U. D. Sutura d ell'ulcera perforata e G. E. ad ansa lunga con Bra un

8 C. Pietro, a. 45, da Nel 1932 operato d i 2 mesi Padova urge nza per U. D. perforata (s utura Jclla pcrforazicn~) poi operato di G. E. ad ansJ lunga con Bra un

Dolori crescenti, acutissimi, i t sopportabili, epigastrici, irr: diantisi al dorso e al fianc• sinistro spc.:c.:ialnu;m e n o trurn


l.:\ SINTOMATOL<Xai\ UFLLT LCEk.l\ PEPTICA POSTOPERA T ORI A

69 I

SPECCHIO

D:liJ a

t.

tccntca del rctn· tcrw:nlo

Dicembre 1932: G. D.

Sede tkll"U. P. J>.

0<$ervnioni

E<IIO

,.

re~ez.

Ansa efferente a 1 cm. dalla stomia

Morte 1n .> nata

Aprile 1933: resez1one

Ansa efferente a 3 cm. c.l:llla stomia

Guarigione.

Agosto 19.B: resez10ne G. D.

Ansa efferente a 3 cm. dalla stomia

Morte ndle prime 24 ore

Novembre 1933: resez.

Ansa efferente a ~ cm. dalla stomia

G uarigione

Dicembre 1933: resez. G. D . Billroth II

Ansa efferente a 2 cm. dalla stomia

Morte

Marzo 1934: resezione Billroth II con digiunostomia termino-term inaie

Ansa efferente a 3 cm. dalla stomia

Guari~:,rione

Nel 1934: resez. G. D.

Ansa efferente a 2 cm. dalla stomia

Guarigione

Ulcera penetrante nel colon, sull'ansa effe-

Guarigione.

G. D.

G. D.

Reichei-Polya

Nel giugno 1934: resezione G. D. Reichei-Polya

rente vicinissimo :tL la stomia

I.

gior.

!

All' autopsia nulla di particolare (shock ?) j

Shock

Per emorragia il g ior- 1 no dopo l'inten·ento

Fu resa necessana wtura del colon


692

LA 5 1:-ITl)M:\ T OLOG IA DEI.L.ULCERA PEPTIC A POSTOPERATORIA

'' c lz

Cognom.c, nome, età,

pHria dell'infermo

DatJ. c tcr nica del pnmo intervento: sede òctl"ul. cera primitin

Caratteristiche di insorgenza, lc cJII znionc, irradiazione, dur ata c nuovi dolori: complic:~.nze

Periodo di benessere

l 9 C. Maria, a. 40, da Nel 1925 G. E. retro· Dopo la pn Dopo la seconda operazion e d Ariano (Avellino)

colica per U. D . nel 1928 rioperata di G. E. antecolica con Bra un per U. D. post-operatoria

ma operazione bene se1 mes1. Dopo la 2 • sci anni

!ori prima epigastrici p01 p rnombelicali

' o R. Ricca~rJo, a. 37• da Nel febbra.io 1929 G. Nessuna sof- Nel settembre 1934 grandissin

Bologna

E. ad .ansa lunga con Braun per U. G. juxta pilorica

fer enzO! soggetùva

11 B. Luigi, a. 42, da ' Nell'agosto 1933 G. E. r mese Bologna

posteriore ad ansa breve per U. j uxta. pilorica

12 S. Gino., a. 34, da Nel 1929 G. E. ad a n· l l5 mest Bol.o gna

13 B.

S:l

lung:.1 con Braun

Nello, a. 39, da Nel 1926 G. E. ad an· M mesi

Gorizia

ematemesi

Sintomatologia epigastrica, f riodica, identica alla pre-of ratoria. Poi dolori diffusi tutto il basso ventre~ em temesi coptosa Dolori a quattro-cinque ore d pasti, irradiantisi d:.1lruno : l'altro ipocondrio ed m se• paraombelicale destra Dolori, dapprima identici ai P'

sa lunga con Braun

operatori, poi paraombelica

per U. pilorica

violenti con diffusione lo• bare, periodici, poi contim:

P. Tristano, a. 25, da Nel giugno 1932 G. 6 mesi Bologna E. ad ansa breve per U. D.

Dolori identici ai precedenti < me orario di insorgenza e ! riodicità, ma a sede più bas:

, 5 M. Si h· io, a 48, da Nel 1934 G. E. poste· 5 mesi loi:mo riore ad ansa breve

Dolori come 1 precedenti, r a sede più bassa, paraoml

q

per U. ddla piccola

licali, con irradiazioni pos

curva

riori alla colonna vert ebro Vomiti post-prandiali.

'

l r6 G. Orazio, a. 39, da Nel 1923 G . E. poste- 7 anni Lugo ( Ra,·enna)

riore ad ansa lunga per juxt:tpilorica

Dolori 10 pnmo tempo as simili a1 pre-operatori, · crescenti fino a divenire at ci, trasfissiant1, posteriori, iJ condriaci a sinistra (si mu l: ti nevralgie intercostal i per

quali è stato cur:Ho l un;

l mente)


LA SINTOMATOLO(;IA DEi.L'U LCl:Ri\ PEPTICA POSTOPERATORI-\

693

segue: SPECCHIO L 03ta c tecnica del rcintervcnto

Sede dd i' U. P

P.

Osservazioni

Emo

l

Operaz. radicale: resezione ampia dello stomaco (Polya) e delle due· digiunostomie

\'arie ulcere digiunali sulle anse efferenti sia della prima che della seconda stomia

Morta per s h o c k n e lle pnme 24 ore

-

Le due digiunostomic: erano ad ansa !un. ga : aderenze soli. dissime, intervento lungo indagi nosissi. mo

Resez. gasteodigiunale. Nell'ottobre 1934

Nelle vicinam-e delb stomia U. P. P. del. la branca efferente

Guarigione

Nel

gennaio 1935: operazione radicale

Sul contorno posteriore del la stomia

Gu:~rigio ne

Operaz. radicale: G. D. alla Billroth Il

Ulcera sull'ansa efferente a 2 cm. dalla stomia

Guarigione

Operaz. radicale nel gennaio 1935: resez. G. D. Billroth Il

Due U. digiunal i sul. la stomia ,·ersante efferente

Guarigione

Nel febbraio 1935: resezwne G. D. alla

A ca,·aliere tra la porziOne afferente c quella efferente

Guarigione

Operaz. radicale nel febbraio 1935: resez. G. D. Reichel-Polya

I n vicinanza immediadiata della stomia

Guarigione

Operaz. radicale: G. D. alla Reichd-Polya n el marzo 1935

Due U. digiunali sul bordo della stomia tratto efferente

Guarigione

Reichel-Polya

Nel fondo dell'ulcera un filo di lino da sutura

U. D. penetrante nel tras,·erso per cui fu necessario aprire colon e digiuno, che vennero suturati

Dall ' V. digiunale spuntan0 rlue grossi fili di seta

Il 1!

·1

l


694

i

LA SINTQM ,\TOL<)(; J,\

Cognome. nome. età, pa trìa dell 'infermo

DE.i..L't.;LCERA PEPTICA POSTOPERATORIA

l D.Ha c tecnrca dd primo! Periodo di

l

mtcn·cnto: s.cd~ . dell'o l-~ cera pmnltl\'3

benessere

, 7 P. Nello, a. 31, da Nel '934 G. E. ad an- 3 mesi M:1blbergo S:l breve per U. D.

l Il

Dolori in primo tempo simile : precedenti, poi a sede p• bassa paraombelicale sinistr< sempre più gravi fino a d venire insostenibili

Dolori dapprin:a epigastrici, p< netramente pnraombelic:~li: • matemesi, melene, vomiti

19 S. Leonida, a. 30, da Nel 1929 G. E. :.d an- 4 mcs1

Dolori in pnmo tempo ep•g: strici, poi· paraombelicali sini~tra, con irradiazioni bas~ e posteriori, vomiti frequent condizioni generali grav i

lunga con Braun per U. D.

S:l

2o T. Olga, a. 38, da Nel 1930 resez. ga- M:.i bene Bologna stric:J :Jntecolic:J con Br:tun

Sintomatologia dolorosa ep1 g: strica varia senza orario fisse Solo da un anno dolori par : ombelicali cd ipocondriaci destra. Condizioni genera assa1 scadenti

21 G. Ugo, :.. 44, da Nel 1930 G . E. ad an- 10 mesi Bologna sa breve per U . D.

Dolori m primo tempo eptg strici, poi paraombelicali a l nistra con irradiazioni b as: e posteriori, vomiti frequem condizioni generali gra\'Ì

----- ---

J

l1

18 S. T eresa, a. 45, d:1 Nel 1928 G. E. ad an- 3 ann1 Budrio (Bologna) sa lunga con Braun per U. D.

Bologna

---

Caratteristiche di insorgcn7..a, loc3h: z:ndc>nc. irradinit>nc. durata d nuovt dolori: complicanze

22 G. Giorgio, a. 31, d:. 'Nèl gennaio 1935 ope- 5 mesi rato di urgenza per Bologna U. D. perforata di rescz. non ampia al. la Billroth II

Dolori a sede nettamente par ombelicali

23 C. Giu~eppe, a. 35, cb Nel 1923 G. E. ad an-

Sofferenze periodiche msor pochi mesi dopo l'imerven1 simili alle precedenti, tutta v sopportabili. N egli ulti n tempi melene imponenti

Bologn:J

sa bre\'e, altosituata sulln gr:1nde cur\'a


LA SIKTOM.-\TOLOC.IA DELL'U LCERA PErTICA POSTOPERATORIA

695

segue: SPECCHIO l. na e tecnica del rein-

Sede dcii'U. l'

P.

Osscrvnioni

t~r,· cnto

:el marzo 1935: operazione r:~Jicale

Ans:1 efferente

Guarigione

)peraz. radicale nel mag!ro 1935: resez. G. D. al\3 Bi\1roth II

\'icinissim:1 al!a Homi:I sull'ans:1 efferente

Guarigione

)peraz. radicale: rese. zione G. D. alla Rcichel - Poly:~ nel maggio 1935

Vicinissima alla stomt3, ans:1 efferente

Guarigione

~esez. ampta

G. D. H ofmeister-Finstcrer nel luglio 1935

-\ sede gastrica ad cm. dalla stomia

Guarigione

:)peraz. radicale: resezioneG. D. RcicheiPolya nel mag!ro

N'el tratto inizi:~le dell' ansa efferente, vicinissima alla stomta

Guarigione

Operaz. radicale: resezioneG. D. ReicheiP olya nel luglio 1935

Sull'ansa efferente ad t cm. dalla stomia

Guarigione

Operaz.

Ansa efferente, vtctno alla stomia

Guarigione

1

1 935

radicale

nel

1935 : rcsez. G. D . R eichei-Polya

U. D. penetrante c già perforata nel trasvcrso, cosicchè si dovette procedere ad una resez. in blocco gastroJigiunocolica. A distanza di un mese dall'intervento ascesso polmonarc


696

z

24

LA SINTOMATOLOGIA DELL'ULCERA PEPTICA POSTOI-'ERATORIA

Cognome, nome, ccà, patria dell'iofcrmo

Data e cecnica del primo inccrvcnto: ~cde dcii" ul cera primitiva

Periodo di benessere

Caratteristiche di insorgenza, localiz· zazionc, irradiazione, durata dc1 nuovi dolori: complicanze

M. Quinto, a. 24, da Nel maggio 1934 G. Mai bene do- Dolori epigastrici subcontinui ,. Bologna E. antecolica ad an- po l'imer- dolori ombelicali e paraomsa lunga con Braun vento belicali per brevità delle anse mes~ nteriche

2 5 G.

Orlando, a. 34, da Nel 1933 G. E. per l ' . Circa 1 anno Dolori paraombelicali, postpr;~n. Bologna D. ad ansa breve diali precoci, ad un'ora dai pasti: infine ematemesi e me altosituata lene gravi

z6 T.

Ugo, a. 28, Dozza Imolese

da Nel 1933 G. E. ad an- 6 mesi sa lunga con Braun per U. D.

Dolori paraombelicali a sm1stra Il 22 aprile 1936 perforazion< di ulcera digiunale postope ratoria ed operato di urgenz< di semplice sutura della per· forazione

27 S. Giuseppe, a. 42, da Nel 1928 eSCISSIOne 4 anni dell'ulcera (Balfour) Budrio per U. D. Nessun beneficio. Riopcrato dopo pochi mesi di G. E. ad ansa lunga con Braun

Pirosi, dolori postprandiali tar. divi, ematemesi

28 F. Sebastiano, a. 42, Ne! 1931 G. E. ad an- 4 anni sa breve per U. D . da Napoli

Dolori epigastrici con irradia zioni posteriori, non influen zati dai pasti

29 B. Luigi , a. 45, da.Nel 1930 G. E. ad 4 mesi Conselice (Ravenna) ansa semibreve per

Dolori paraombelicaJi, irradiar tisi verso l'ipogastrio e le fo: se iliache

.

U. D.

30 D. Nicola, a. 21, da Nel settembre 1932 G. 1 anno Pescara E. ad ansa lunga con Braun

Dolori paranmbelicali a destr irradiati alla fossa iliaca e a la colonna lombare


LA SINTOMATOLOG IA DELL ' ULCERA PEPTIC A POSTOPERATO RIA

697

segue: SPECCHIO l. Data c: tc:cnica del rcinlcrvcnto

Sede ddi' U. P

P.

Ope.raz. radicale nel settembre 1935: reseziOne G. D. Reiche! . Polya, indaginostsstma per aderenze masstve

Ansa efferente penetrante nel colon

Nel luglio 1936: re!eZtOne G. D. alla Billroth II

Ama efferente a 3 cm. dalla stomia

l Muore m 4" gwr- All'autopsia intensi·esinata

Gua rigione

Nell'ottobre: 1935: re· seziOne G. D. Reichei-Polya

Ansa efferente in prossimità della stomia

Guorigione

Nel dicembre 1936 : resez. G . D . PolyaReichc:l

Doppia U. D. : un n sulla bocca anastomotica, una sull'an. sa efferente, prossima aJla stomia

Guarigione

Nell'aprile 1937 operazione radicale: resezione G. D. ReicheiPolya

Due U. D.: una sulla ansa effc:ren te, l'al. tra sull'efferente

Guarigione

Resezione G. D. con Braun nel giugno

Ansa efferente

Guarigione

1 937

ti di pcritonite tbc. che spiegano le gra,.i aderenze trovate all'intervento

Guari,gione

Opc:raz. radicale ottobre 1936 : resezione G. D. Reichei-Polya

l

Osservazio ni

Aderenze solidissime periduodenali e peristomatiche

Grossa ulcera aderente allo stomaco cd al trasverso, penetrante


698

;::

o

i

LA SINTOMATOLOGIA DELL'ULCERA I,EPTICA POSTOPERATORIA

Cog--nome, n01ne, età, patria dell ' infamo

Data e tccnic..• del primo inrcn·cnto: sede dd l'ul cera

pr&mitiva

Periodo di benessere

•936 G. E. 6 mc el l 31 c. Luigi, a. 20, d'INdadluglio anra breve per Bologna

l

U. D.

l

Cara tteristiche di insorgenza , localiz. zazione, irradiazione, durata dei nuovt dolori: complicanze 1

~ Dolori

dapprima addominali diffusi, p01 a sede paraombelicale a sinistra, tardivi ed assai if\tcnsi

l

l

l 32 B.

l

33 C.

Dame, a. 40, da Nel 1923 G. E. per .)' ann1 U. D. Bologna

Dolori c• •mc prima con sintomatologia di dolori da fam~ e ncomparsa tardiva postprandiale. Negli ultimi tempi conati di vomito, vertigini. pallc'!'e, astenia

29, da Nell'agosto 1935 pcrfo- 11 mesi

Dolori postprandiali, mammamente localizzati a sinistra

Oder, a. Bologna

razwne di U. D.: operato di sutura della perforazione e G. E. ad ansa bre,·e

34 P. Arturo, a. 40, da Nel giugno 1932 G. E. Non è stato Dolori epigastrici e paraombeliS. Lazzaro di Sa- ad an~a lung<J con ma• bene cali, melene vona Braun per U. D. dopo l'intervento 35 B. Egidio, a. 32, da !'\el luglio 1933 G. E. 4 mes1 Bologna ad ansa lunga

l l

136 S. Walter, a. 25, da Nel gcnna1o 1933 G. 18 mes1 1

Bologna

E. ad ansa per U . D.

breve

Dolori non sempre in relazione co~ pasti localizzati a tutto l'addome a sinistra, piò tntrnsi nella zona paraombelicale Dolori prima epigastrici poi paraombelicali a sinistra. Melene. Astenia grave

37 D. Fortunato, a. 36. Nel 1933 per U. D. Un anno e Dolori epigastrici ed ipocondria, da Rimini G. E. ad ansa breve mezzo Cl a destra non sempre 1n rapporto con i pasti

38 G. Ruggero, a 36, da Nel 1935 resez. gastri. 2 anni Bologna ca non amp1a alla Billroth II per U. D.

Dolori intensi epigastrici e paraombelicali a sinistra: vomi ti frequenti


LA SINTOMATOLOGIA D ELL' U LCERA PEPTICA POSTOPERATORIA

6gq

segue: SPECCHIO I. Data e tecnica c!cl rctn-

Sede dcll"U_ P_ P.

tervemo

Esito

A livello della stomia

Gu:~rigione

Operaz. estremamente indaginosa perchè la reg1one piloro -duodenale è fissa interamente al fegato

Sul pezzo resecato ul . cera a cavaliere della stomia

G uarigione_

Operaz. radicale: resezionc G. D. ReicheiPolya nel settembre

Ansa efferente in tutta vicinanza della sto-

G uarigione

Operaz. radicale: resezione G. D. Reichel. Polya nel giugno

Osservazioni

1937

Ima

1 937

Operaz. radicale: resezione G. D. ReicheiPolya neiiUJglio 1~37

Ansa efferente .in tutta VICJOanza della sto-

Guarigione

Operaz. radicale: resezione G. D. ReicheiPolya. neiiUJglio 1937

Sull'ansa efferen te 1n tutta vicinanza della stomia

Guarigione

Operaz. radicale nell'ottobre 1937 : resezione G. D. ReichelPolya

Ansa efferente nelle immediate vicinanze della stomia

Guarigione

Operaz. radicale nel- Grave gastrite peristomatica con numerol' ottobre 19 37 : resezione G . D. Reicheise ulcerazioni Polya

Guarigione

:::>peraz. radicale nel d icembre r937: resezione ampia G. D. Reichel-Polya

Guarigione

u. o_ penetrante nel colon

mia

Ansa efferente a 4 cm. dalla stomia

U. D. penetrante nel colon.

U . D. profondamente infiltrata nel mesocolon re tratto


700

7..

L.:1 SJNTOM.J\TOLOCI.\ DELLTLCERA PEP1 JCA POSTOPERATORIA

Cognome, nome, ct.l. patria ddl'infcmw

I:'ac;, c tl·.:nic:l Jd pruno inttrvcnco : 'C<k ddl'ul ccr.1 primuh·:t

Pcn<><lo di

Ca ratter istiche di msvrgenza. lcxahl· zazionc. irradi azione, durala detl nuovi

dolori:

complocanzc

39 D. O limpia, a. 55· da Nel gennaio 1925 G. 3 annt E. per U. G. RitorSesto Imolese nata, dopo 3 mes1, la sintomatologia dolorosa, più melene nel marzo 192 7 G. E. anteriore con Bra un

Ritorno dei dolori epigastrici con irradiazioni paraombelicali ed al quadrante inferiore destro dell'addome nonchè al dorso. Melene, vertigini

40 A. R:tffaele, a. 28, da Nell'agosto 1932 G. E . 5 mesi

Dolori, dapprima saltuari e poi continui, estenuanti, assai intensi, epigastrici ed a1 quadranti inferiori dell'addome con irradiazione ai testico] i. a volte, a distanza di un'ora. un'ora e mezza dai pasti

Paghieta (Chieti)

ad ansa breve per stenosi pilorica da ulcera


LA SINTOMATOLOGIA DELL ' ULCERA PEPTICA POSTOP!ERAT ORl t\

701

segue: SPECC HIO l. 0Jta c tccnic:t dd re1n · tern:mo

Sede dcii ' U.

P. P.

b ilO

O>servazioni

l '

Opcraz. radicale: rese= Due U. D. sulle anse ZIOnC ampta dello stomaco (Polya) c delle due digi u nostornic, delle quali l'anteriore sulla grande curva con piccola stomia ad ansa lunga con Bra un nell'april e

Guarigione

efferenti delle due G. E.

•

1938 Operaz. radicale nel A livello della neostomaggio 1938 : ammta pia resezione G. D. Reichel-Polya

Guarigione

U. D. penetrante nel rncsocolon cd adere n. re ntissi ma al colon

l


l.i\ S I NTOMATOLO<~ IA DELL' ULCERA PEPTICr\ POSTOPERATORIA

702

Cognom<.:

c

nome.

ct11.

dcll'infcrrno

. l D:na c tccn .tca dcI pnmo . . tnter.

p~tna

vcnw: !cdc ddl"ukcr:o pri mitiva

B. Decimo, a. 40, da S. Ago· Nell'aprile 1936 G. E. per U. D. (prima porzione) stino (Ferrara)

z

•

3

1

anno

T. Giuseppe, a. 30, da S. Nel 1932 G. E. per U. D. Bene fino al marzo 1934 : Manino in Argine (Boquindi di nuo\'O operate per voh·olo dell'ik"'. Ancora bene fi no all'agostc 1936

C. Antonio, a. 40, da Man- G. E. ad ansa breve per Bene fino al maggio delfredonia (Foggi:.~) U. D. nel novembre 1932 l'anno successivo

4

B. Baldo, a. 37· da B:~dia Re~t:z. Biilroth II con chiu- 8 mes1

5

S. Antc.nio, a. 39, do Cesena Rcsez. gastrica pèr

Poksine

( Forlì)

sura del moncone duodenaie secondo Finstcrer nel magg1o 1 935 per U. multi pie dello S. e del D.

nel g1 ug no 1930.

u. D. 'I anno c1rca


LA fi:-.:TOMt\ TOLOGIA Dt.LL ' l.:I.C LR:\ Pl:.PTIC A I'OSTOPFRA T U RI A

SPECC HIO

IL

lr J l!crosu( he

mt·.

di inso r)':<:'llza, lucnil.t.znorradoazonnc, durala eleo nuuvo d11luro: complicaziun<:

703

Dolori addominali a samsrra, più intensi nella regione paraombdicale, non ritm:ni coi pasti, per periodi di '5 giorni circa c tregue di 2 o 3 mesa. Dolori c bruciori epigastrici, ritmati con i pasti, tardivi, per 7-8 giorni cons~cut i\'i eù inter\'alli di benessere di 15-20 J;lOrna: poi dolori più intensi ne!Ja reg10ne !poco ndri:tca destra

0~St"f\':tZ1Cm l

Reperto d<'ll'co:omt· rado<ol<ogocu

Aprile 1938: N . P. D . del- L'infermo ha rifiut:no la l'ansa efferente cura chirurgica

Esiste nza di un ·u. P. P. Non è sta to operato sulla bocca anastomotica

Dolori a 4 ore dai pasti. che si diffondono ai quadranti inferiori dell'addome c w no accompagnati da frequenti rig urgiti di liquido schiumoso, dapprima saltuari poi continui

Seuembre 1937: gastrite <. Non opuato perigastritc l:acunare per U. D. P. della ansa cf. ferente mentre l'ulcera bulbare resta ancora :miv~

)o!ori paraombelicali

12

)o)ori epigastrici con irradia. zione verso l'ipocondrio destro (per cui l'infermo fu sottoposto ad indagini radicgrafiche della regione epa· tica, che risultaro no negati· ve) ritmare con i pasti e con s intomatok.gia di dolore da f ame. Periodi dolorosi altern aù a periodi di tregua uguali di 2o-3o giorni. Ematemc. s i e mclc ne abbondanti prof o ndamente anemizzato

U. P. P. sulla stomia con Non operato ansa efferente dilatata c pliche molto rib·ate

l

maggio 1937: ,·olumino- Non operato sa immagine d i nicchin dell'an!a efferente 1

l

•


704

LA SlxTOMATOLCGIA DELL' ULCERA PEPTICA POSTOPERATORIA

Infatti bisogna tener presente che non è facile scoprire la esistenza di un'U. P. P. anche radiologicamente, in quantochè questa, il più delle volte, si trova su di un'ansa intestinale, che è completamente deformata dalla stomia praticata e dalle aderenze, che si sono andate formando intorno a questa. Le ematemesi e le melene in forma abbastanza grave si sono presentate in una percentuale di casi alta: in alcuni nostri infermi, senza nessuna sofferenza soggettiva, il solo elemento di U. P. P., è stato la melena. Vari AA. fra i quali Alessandri, affermano che l'esame delle feci dà costantemente, o quasi, presente il sangue. Assai spesso è stata anche riscontrata una alta cifra di acidità e di HCl libero nella Scuola di Roma, la quale ha dato importanza massima all'esame chimico del succo gastrico. Nel corso di questa trattazione ritengo opportuno richiamare alla memoria anche quelle che sono le altre possibili cause di sofferenze di un operato di stomaco per U. G. D. Anzitutto bisogna tener presente che l'ammalato può continuar!! a soffrire perchè egli era portatore di due lesioni; di una ulcera cioè e di una appendicite, di un'ulcera e di una colecistite, di un'ulcera e di una gastrite, la quale non può migliorare se al trattamento chirurgico non tiene ~eguito un regime alimentare minuziosamentl! stabilito e pazientemente eseguito. Possono essere notati dopo G. E. disturbi funzionali nel transito duodenale per aderenze intorno alia lesione operatoria, per atonia o spasmi del duodeno, che arrecano un ristagno duodenale, al quale sono attribuibili alcuni vomiti incessanti e delle vere crisi dolorose passeggere. Crisi diarroiche, che finiscono più o meno presto con lo scomparire, possono essere dovute a mancanza di adattamento da parte dell'intestino al nuovo funzionamento gastrico. A fianco di queste co~plicazioni, che sono di natura funzionale, la più frequente delle complicazioni organiche è quella dovuta alla formazione di aderenze. Queste possono essere estese e dare delle sofferenze di un tipo partjcolare, senza ritmo, senza tregue, e cioè di tutti i giorni e per tutta la giornata. Possono esser localizzate intorno alla bocca della G. E. (perigastriti lacunari di Gutmann) ed arrecare sofferenze minori delle precedenti, ad andamento spesso più ritmico, che si traducono in disturbi di svuotamento gastrico. Aderenze si possono anche formare intorno alle anse affertnte ed efferente con disturbi nello svuotamento d::lle anse stesse. I disturbi di svuotamento dell'ansa afferente possono portare al ristagno duodenale, del quale abbiamo fatto parola. Se delle aderenze disturbano lo S\'uotamento dell'ansa efferente, i fenomeni patolo~ici sono naturalmente più gravi e si osservano accidenti a tipo di stenosi incompleta o completa. Le gastriti, le duodeniti, le digiuniti hanno una sintomatologia dolorosa distinguibile da quella deii'U. Queste affezioni sono anche distinguibili per i loro segni radiologici particobri e sono stati oggetto di studio, che offrono il più grande interesse. Queste lesioni infiammatorie possono provocare delle emorragie e rappresentano con i disturbi di svuotamento un vero circolo vizioso, nel


LA SINTOMATOLOG TA DELL ' ULCERA PEPT!CA POSTOPERATOR!A

705

quale entrano lo stomaco, il duodeno ed il digiuno. Si è ddto che la G. E. protegge contro il cancro. Ma questo poteva essere preesistente ::di 'intervento. E' ben noto il dibattito ancora attualmente aperto alla discuss ion ~ dclb possibile cancerizzazione di un 'ulcera gastrica e ddb natura fondamentalmente cancerigna di alcune lesioni di apparenz:t ulce ro~a . Quando gli ammalati operati di gastrccnterostomia per uker.1 si rip~e­ sentano con una sintom:ttologia nettamente ub:rosa, bisogna pcmarc o aJ una reviviscenza dell'antica ulcera, o ad una nuova ulcera, che può nascere in altro posto sullo stomaco o sul duodeno, o a quella nuova ulcÙa, che può svilupparsi sulla bocca della gastroenterostomia o sull'ansa efferente. E" questa l'ulcera che noi chiamiamo U. P. P., denominazione ormai consacrata dall'uso, ma impropria, in quantochè implica um nozione patogenetica iperdor~dria con autodigestione - , che non è la sola emessa J. spiegazione della sua comparsa. Abbiamo premesso che il presente vuoi essere un contributo principalmente clinico e nelle considerazioni quindi che andiamo faccenda ci asteniamo di proposito dallo addentr:lrci nel problema dcll'eziologi::t e della patogenesi dell'V. P. P. Tuttavia non è po~sibilc non mettere in rilievo questi due elementi, che emergono chiari dalla nostra casistica. Primo il fauo che la U. P. P. insorge assai più frequentemente dopo G. E. che dopo resezione per U. G. D. (nella nostra statistica figurano soltanto 5 resccati): secondo che in moltissimi dei nostri casi la G. E. è stata eseguita ad ansa lunga con enteroanastomosi complementare :~lla Braun. In queste condizioni i succhi alcali ni duodenali non risalgono fino allo stomaco, ed arrivano al digiuno direttamente dal duodeno, imboccando la via della sromia digiunale. In tal modo una parte del digiuno rim:me priva di succhi alcalini. Ne viene di conseguenza che su quel tratto. in cui non passa il succo alcalino, arrivano solamente gli alimenti ed i succhi acidi w di una mucosa non preparata a riceverli, alimenti poi anche essi non ben ebborati fisicamente e chimicamente. Di qui la più facile formazione di ,U. D. P. A conferma di quanto si è detto innanzi sta il f~tto che m genere nelle U. D. P. nell 'assoluta maggioranza la lesione si insedia sul l'ansa efferente del digiuno. L 'U. P. P. può stabilirsi in tre sedi diverse. rJppresentate dalla bocca anastomotica gastrodigiunale, dalla ~ede gastrica, dalla localizzazione sul digiuno e per lo più sulla branca efferente del digiuno. Judd trova una proporzione dd 93,9 ~() di ulcere dell'orifizio, Gelas 37 casi su un totale di 59, Van Roojen 42 su sR. Delore su 24 casi di u. P. P. ha rinven uto I3 volte la localizzazione sull 'orifizio, 8 mi digiuno, 3 sullo ~tornaco. Nella nostra casistica circa la sede deii'U. P. P. dobbiamo dire che in un caso s::.>lo l'ulcera era si tuata sull'ansa afferente, a 3 cm. dalla bocca anastomotica. Questo rilievo è indubbiamente raro, sopra tutto per la distanza della lesione dali 'astio gastrico. Anche per ciò che riguarda il numero delle ksioni è risaputo che 3 -

Giornale di nudid na mi/i{(u~


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LA SJ:-ITOMATOLOG JA DELL'ULCERA I'EPTJCA POSTOPERA'l Oltl:\

queste sono generalmente uniche : ]a constatazione di due o più ulcere, ~pecialmente a localizzazione diversa, se non è eccezionale, non deve ritenersi per altro frequente. Nella. nostra casistica in un caso c 'erano due ulcere, una sull'afferente e l'altra sull'efferente: in un terzo caso l 'ulcera era situata sulla parete gastrica anteriore a due centimetri dalla stomia. In 7 casi l' ulcera era situata sulla stomia, a cavaliere fra stomaco e digiuno; in tre le ulcere erano multiple; in tutti gli altri cas1 erano d eli 'ansa efferente, di soiito vicino alla stomia e precisamente a 1-2 cm. da essa. Altri pochi interessanti rilievi mi dànno elemento a fare i seguenti casi clinici, i quali ci portano a parlare delle complicazioni ptù t emibili, alle quali può andare incontro l'U. P. P. B. Guglielmo, d i anni 44· da Gazzoldc degli Ippoliti (Manto,·a). Operato nel dicembre 1933 per U. D .. Bene un mese e mezzo dopo l'intervento : indi ' 'o miti, dolori a tutto l'addome, em:nemesi e melene abbondanti. Il 15 maggio 1934 fu portato a noi per perforazione di U. P. P .. Poichè era decorso un tempo assai breve (due ore c mezzo da lla perforazione), si procedette senz'altro all'operazione radicale : ampia rescz. G. D. nlla Billroth II. La perfornione in peritOneo libero era wll'ansa efferente a due centimetri dnlla stcmia. Gu:..rigionc. T. Ottavio, di anni 37, dn Conselice. Opcrnto di G. E. nel settembre 1936 per U . D., dopo dell'intervento periodo di benessere d i 5 mesi. Indi dolori saltuari dapprima e poi · continui. epigastrici con rigurgiti di qualche boccata di liquido acido, che non si sono modificati dopo una cura medico-dietetica. Viene portnto a noi la notte dell' 11 giugno c. a. ed operato di urge nza di sutura d i un' U. P. P . situata sull'ansa efferente di una stomia :1d ama bre,·e, perforatasi in peritoneo li bero. Guarigione. V. Artemio, di anni 63, da Borgo Ponigale (Bologna). Operato nel 1924 di G. E. non ha più avuto notevoli disturbi gastrici , nè sintomi riferibili a reviviscc nza dell'ulcera rrimiti,·a o a tuue le pofsibili complicanze postoperatorie. Portato a noi il 26 dicembre 1934 e laparatomizznto di urgenza, si rin viene un' U. P. D . sull'ansa efferente di una G. E. ad ansa lunga con Braun, perforatasi in pcritoneo libero da 36 ore. Data l'età dd l'individu o e le sue gravi condizioni generali si procedette alla sola suturn dell'ulcera. Ve nne tuttaYia a morte in terza giornata per perito nite diffus::t.

Uno dei maggiori pericoli e delle più temu te complicazioni è la perforazione dell 'O. in peritoneo libero. Questa complicazione è ritenuta non molto frequente, perchè, a causa del! 'i nfiammazione, che -5i estende molto al di là dell 'ulcera si determinano assai facilmente delle adere nze con gli Mg:tni limitrofi, prim::t che l'ulcera abbia :tvuto il tem po di perforar~i. Bertrand P. e M. Etienne Martin hanno raccolto nel 1903 le U. P. D. e G. D. perforatesi in peritoneo libero e le fanno ascendere complessivamente a 66. N on sono però citate le tre U. D. P. perforate in cavità peritoneale di Alcssandri, 1:.: due di Iacobovici e le tr e di Spath, alle quali si debbono aggiungere le tre di Paolucci. Altra gravissima compl icazione deli'U. P. P. è la perforazione di essa in un viscere, prevalentemente nel colon trasverso con fistola digiuno-colica


LA

SI~TOMATOL<.X; I A

U ELL"liLCE R.\

I'EPTlCA POSTOPER:\ TORI:\

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consecutiva. La fistolizzazionc in altri organi, wpratutto nel colon trasvcrso, è un rilievo tutt'altro che raro. Nella statistica presa in esame ne riportiamo i due seguenti casi. S. Augu.<to. di :tnni 54· c.Ia Bologna, opc.:r.tto di G. E. posteriore nel 19 22 per U. D. E' sta!O bene per circa due anni. Una seconda \·olta per U. P. D. postoperatoria è stato opera to di G. E. anteriore nel 1925. Dopo un periodo di due anni Ji benessere relativo di nuovo disturbi g:.~strici e diarrea prnndiale c portprandiale con emissione Ji cibi completamente indigeriti. Ha a\·uto anche mekne ripetute. Ptr queste ragioni è venuto a noi in condizioni di profonda denutriz ione eJ anemi:1 intensissima. Affetto da fistola digiune-colica, è stato operato di dediguno-colostomi:1 il 16 gennaio 1935. Dimesso in buone condizioni. T. Costantino, di anni 37 , da S. BeneJetto Val di Sambro ( flologna). Nel 1926 resez. gastrica H ofmeister · Finsterer antecolica con entero-:mastomosi complementare :;Ila Hraun per U. G. Bene fino al principio del 1937 : indi eruttazioni fetide, diarree profuse (fino a dieci scariche diarroiche nella giorn:tta) ccn cmirsione di alimenti assolutamente: indigeriti. Alle di:1rree in seguito si sono a~giunti vomiti :J lim ent:~ r i frequentissimi di odore fec:~l oitle. L'infermo è: ,·enuto in Clinic:t in condiz.icn i generali assai SGldemi, ma ancora tali per cure. che lo a'·enmo sostenuto di poter sopp'èrtare il seguente intervento, eseguito il 22 febbr:~ io 1938 per fistola di )!iuno - colica: Sutura termino- terminale del digiuno e ripa ra:~. ione ddla breccia colica con sutura in triplice strato, che lascia al tratto intestinale sufficiente lume. Ampia rcsezione ga~tric:~ Rcichcl - Poly:t. Guarì gione.

Vno di questi due ultimi infermi era stato operato di doppia G. E. posteriore ed anteriore per U. D. c consecutiva U. D. post-operatoria. In quest-e gravi evenienze per gli estremi gradi di inanizione e di debolezza, nei quali si riducono gli infermi può essere opportuno pr:~ti ca re un intervento eminentemente comervatore, consistente nel semplice distacco degli organi fistolizzati c nell'immediata · ~ utura a più piani della breccia in essi rcsiduata. Ouesto procedimento si ritiene che possa permettere ad un ammalato in gravi condizioni, qual'è un portatore di fistola digiuno-colica, di poter riprendersi di quel tanto necessario, onde poter sopportare in un secondo tempo, l'eventuale cura radicale di quell'U. P. P. , che è stata la causa della listo! izzazione. Uno dei nostri infermi di fistola digiuno-colica è stato appunto trat•ato con una dedigiuno-colostomia: l'altro, in condizioni generali meno precarie, ha potuto sopportare un intervento radicale, del quale abbiamo già detto, riportandone la storia clinica. Volendo infine fare alcune considerazioni sulla terapia dell'U. P. P. dobbiamo ricordare che svariate e numerose sono le tecniche operatorie, le quali sono state proposte ed attuate nel trattamento di questa grave malattia. Esse si possono distinguere in operazioni palliative ed operazioni radicali. La semplice asportazione dell'ulcera e la sutura della perdita di sostanza che


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LA SIP:TOMATOLOG IA DI: LL ' vLCERA PEPTICA POSTOPERATORIA

ne residua, la degastro-enterostomia, seguita da nuova G. E., sono, ad es., operazioni palliative, perchè nell'un caso e nell'altro permangono intatte quelle condizioni, che hanno portato alla formazione dell'U. P. P. Procecedendo ad una nuova G. E., quando sulla precedente si è impiantata una ulcera, si corre il pericolo di provocare la formazione di una nuova U. P. P. Recenti studi di Fumagalli della Clinica Donati e di Trincas della Clinica Paolucci hanno reso noto dati statistici di altissimo interesse, dai quali si possono ricavare critiche giuste e fondate, che condannano molti dei procedimenti, che sono stati proposti. L'operazione che noi riteniamo giusta e logica è la radicale. Questa consiste in una resezione larga dello stoma<:o, ;esezione, che deve comprendere la G. E. primitivamente eseguit;t; nella chiusura del moncone duodenale, nella congiunzione dei due tratti del digiuno, cd infine nella Homia tra stomaco ed altra ansa del digiuno col metodo di Billroth II o col metodo di Reichel-Pol ya. E' facile intendere che questa operazione non è delle più semplici. Jnfatti non tutti i Chirurgi vi si arri~chiano, potendo la mortai ità operatoria essere molto alta anche nelle mani di operatori provetti. E' un intervento grave, il quale di solito viene eseguito su infermi indeboliti dalla denutrizione, dalle sofferenze e da perdite di sangue ora abbondanti, ora piccole, ma ripetute e continue. Tuttavia, per quanto grave, è un intervento indispensabile, perchè I'U. D. P. non ha, come quella G. D., possibilità di guarigione medica-dietetica. Questa ben grave malattia non perdona, e, prima o poi, per perforazione in peritoneo libero o, più frequentemente, nel colon o in altri organi può condurre a morte il malato. La gravità quindi dell'intervento chirurgico al quale non si può .tssolutamente ovviare, fa sentire l'importanza della diagnosi precoce di questa malattia, la quale può compromettere m breve tempo le resistenze dell'infermo. Bologna, giugno 1938-XVI. RtAssu ~To. -

L'A. illustra ')O cosi di U. P. P., intrattenendosi pnrticolarmente sulla sintomatologia, presentat:l dagli infermi presi in esame, e pnss:Jndo in rapida r:lssegna le altre possibili cause di sofferenze in un oper:lto di stomnco per U. G. D.

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LA SINTOMATOLOGlA DELL' ULCERA PEP'llCA POSTOPERATORI.'\

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DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL U CORPO D'ARMAT A - ALESSANDRIA Direttore: colonnello medico prof. PIETRO C.~MORIA!\'0

LA SOPRAVVIVENZA DEI GERMI SULLA CUTE UMANA <t ) Dott. Gaetano Milana, capitano medico.

Gli addetti ai servizi sanitari e le persone che assistono malati frequentemente maneggiano oggetti, secrezioni ed escrezioni di malati colpiti da malattie contagiose. Ha perciò importanza l'inquinamento d elle mani e la durata della sopravvivenza dei germi aderent! alla pelle sia per il pericolo diretto di chi si è contaminato e sia per la possibilità di trasmissione delle infezioni ad altri. Si può dire in proposito, come vedremo meglio m sc_sruito, che le nostre cognizioni sono molto imperfette, mentre, d 'altro canto, l'epidemiologia tende ad attribuire alle mani una notevole parte, e spesso preponderante, nella diffusione di molte malattie. Ora sotto questo riguardo, è necessario studiare quali si:mo i rapporti reciproci che si stabiliscono fra la pelle e i germi; e i loro effetti sulla sopravvivenza dei batteri patogeni pervenuti sulla pelle, ad esempio, delle mani . E' noto che la cute presenta una flora batterica poco variata, saprofita ot)bligata sopra ciascuna regione. Ciò sembrerebbe dimostrare l'esistenza di una speciale dife~a antimicrobica verso gli altri germi esogeni che verrebbero distrutti, altrimenti su tutte le regioni epiteliali superficiali dovrebbero trovarsi a volta a volta tutte le specie microbiche che con esse vengono a contatto. Ad esempio sulla cute troviamo in prevalenza lo stafilococco albus epidermico, nelle -sue innumerevoli razze, e diversi altri stafilococchi, alcuni streptococchi e pochi altri germi che non soltanto ac1eriscono superfìci::~l­ mente ma che si annidano nei dotti escretori delle ghiandole sudoripare e scbacee, nelle minime fessure dell'epidermide e n~i follicoli piliferi. Analogamente l'intestino che è continuamente esposto a invasioni di germi suole avere tuttavia delle flore microbiche abbasTanza fisse che non è facile modificare artificialmen te: e~se sono probabilmente il risultato di concorrenza vitale, di equilibrio tra simpatie ed antagonismi delle varie specie di parassiti in dipendenza del pabulum che è loro offerto e dei prodotti di rifiuto e di elaborazione di ciascuna specie presente, nonchè del mezzo in cui vivono e delle secrezioni del le ghiandole, quale ad esempio il succo gastrico e quello enterico, pancreatico e biliare. Così anche sulle altre mucose

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( 1) Il prt ,cnlr b •·oro c st~ IC> fa uo con la coll.lhorn•o n~ dd I.IUrc~ndo P~nlano Nicola ndl"!sti cf igicnc ddl;t R. Gni• c"nà d1 ~"·'P"" nd l" anno ;rob,tico • •J3 7·j~.


LA

SOPRAVVIVE~ZA

IlEI GEHM I Sti LLA CUTE L'M:\:-.iA

7II

sembra abbiano importanza i vari secrcti che bagnano le mucose stesse. Ma, lasciando da parte queste analogie, a noi interessa ora studiare la sopravvivenza dei germi sulla cute. Alcuni AA. si sono occupati della questiOne; però i lavori sull'argomento sono scarsi e contraddittori. Mitsui e Chikako (1) ritengono che la condizione migliore per il durare della contaminazione microbica delle mani è nella umidità ddla pelle c del materiale infetto, essendo ben noto l'effetto dannoso dell'essiccamento sui parassiti; effetto vario, a .seconda della specie, poichè alcuni sono molto resistenti, come, ad es. i cocchi piogeni, il B. dclb tifoidc, il b. della morva, della peste, della tubercolosi (2). Altri AA. si wno occupati in modo speciale del tempo di sopravvivenza dei germi pervenuti sulla pelk e, per confronto, su materiali inerti come vetro, pelle di cadavere, guanti di gomma, pelle conciata. Colebroc (3) e Arnold (4) hanno trovato che i germi scompaiono rapidamente (ro'-20') dalla superficie cutanea cd hanno attribuito ciò ad un certo potere b:mericida della pelle poichè sul vetro o sulla pelle di cadavere scompaiono più lentamente. La pelle, secondo Singer (5) ha la tendenza ad autodisinfcttarsi dopo che il materiale untuoso è rimosso e i germi vengono a contatto con lo strato corneo. Perciò Arnold e collaboratori fecero esperimenti comparativi sulla superficie palmare di mani pulite e mani ingrassate con vaselina, concludendo che i germi vengono distrutti in numero enorme in meno di dicci minuti quando la pdle è liberata dalla copertura del grasso esterno mentre rimangono vivi per parecchie ore sopra la pelle grassa c: sporca. Però il grasso o la sporcizia che coprono la pelle non aumentano i rischi dell'invasione dei germi viventi: la pelle in tal caso serve solo da conservatrice e p:::rtatrice di germi . Quando le secrezioni grasse della pelle sono rimosse dallo strato corneo, questo che ha reazione acida - rapidamente si libera per autodisinfezione, dai germi esogeni come ad es. il b. coli, tifo, prodigioso, piocianeo, mentre gli stafilococchi endogeni sono distrutti più lentamente. Quando lo strato esterno della cute è rimosso, gli strati profondi, che sono di reazione alcalina, non possono più distruggere i germi con cui vengono in contatto: è allora che il potere fagocitario del sistema reticolo endoteliale sembra interverebbe come potc:nte mezzo di difesa contro l'invasione dci germi nell'organismo. Norton e collaboratori (6) hanno controllato gli esperimenti di Arnold seguendo la stessa tecnica ed esaminando anche la sopravvivenza dei germi su materiale inerte (carta da filtro, pelle conciata, vetro). Avendo osservato che la superficie della pelle diventa secca in circa I O minuti, ricercarono la sopravvivenza dei batteri sulla pelle mantenuta umida con vapore acqueo, trovando che dopo 30 minuti il numero dei germi era ancora pressochè invariato. Altre prove dimostrarono che la scomparsa dei germi coincideva con l'essiccamento: cosi quando il liquido della so-


7I 2

LA SOPRA VVJV ENZA

DEl ti ER MI SULLA

CUTE UMANA

spensione dei germi con cui inquinavano la pelle era scarso ed essiccava in circa I O minuti , nello stesso tempo si aveva la scomparsa dei germi, mentre quando il liquido della sospensione dei germi era più abbondante ed asciugava in 40 e 50 minuti i germi persistevano appunto per questo tempo. Ritt nnero perciò che la scomparsa dei germi ~udiati coincideva senza eccezione con la visibile aridità della superficie della pelle e questa conclusione fu convalidata da varie esperienze, mentre, d'altro canto, si potè escludere che la riduzione del numero dei germi depositati sulla pelle, dipendesse da un loro passaggio entro di questa. I vari germi sperimentati scomparivano pressochè nello stesso tempo notandosi solo una certa maggiore resistenza dello streptococco e sopratutto dello stafilococco aureo, che restava vivo anche dopo l'essiccamento della pelle. Rosa e Calimari (8), che hanno ripresi gli esperimenti degli AA. su citati, hanno osservato che i batteri studiati da loro (b. prodigioso e coli) muoiono in breve tempo (15'- 30') sulla cute umana. Anche sulla gomma la scomparsa dei germi avveniva pre.ssochè nello stesso tempo che sulla mano, però in molti casi la diminuzione numerica dei germi sulla pelle si effettuava con un ritmo più rapido che non sulla gomma. Per queste ragioni sembra agli AA. che la parte essenziale debba attribuirsi all'essiccamento, senza però escludere l 'intervento di un certo potere battericida della cute. Nelle esperienze di Rosa i batteri emulsionati in acqua di fonte sterile, in urina o in soluzione fisiologica si comportano ugualmente, mentre nella saliva e nel siero di sangue i germi sopravvivono più a lungo, probabilmente per il contenuto in sostanze organiche che ritardano l'evaporazione e forse ailche agiscono da nutrimento. L'argomento è stato ripreso da Schade c Marchionini, che hanno posta la funzione protettiva cutanea in speciale rapporto con la relazione acida òella pelle. Ec<:=o alcuni sunti essenziali delle loro considerazioni sulle loro ricerche: La superficie cutanea è nettamente acida (pH = 3-5); solo in alcune regioni (ad es. ascelle, pieghe cutanee, fronte) l'acidosi cutanea è minore, e, }X'! impedita ~vaporazione del sudore o per altre ragioni, può dare luogo a lieve alcalinità. Così che, le importanti funzioni di difesa chimica contro i microrganismi dell'ambiente possono essere esercitate dal mantello acido epicutaneo solo se ne è resa possibile l'evaporazione. Tuttavia il mantello acido non dà un quadro completo dell'attività antibatterica della cute. Accanto agli H + hanno importanza gli altri ioni, le molecole indissociate, i rapporti dei colloidi col mantello cheratinico e malpighiano sotto.stante e le relazioni con la desquamazione e la vernice sebacea dell 'epidermide. Non si ha ancora un l]Uadro chiaro dell'interferenza di questi fattori. Nell'epidermide lesa il pH


LA SOPRAVVIVENZA DEI GERMI SULLA CUTE UMA Ò'ÌA

sale notevolmente (7,4) e i germi trovano un pH ottimo per lo sviluppo. Il pH varia da regione a regione : le ascelle e le pieghe cutanee dànno reazione alcalina, la fronte reazione poco acida, neutra o alcalina, il tronco molto acida. Per il sudore i pareri dei vari ricercatori non sono concordi. Alcuni ritengono che abbia reazione acida (Aubet, Unna Thenard, Marchionini, Cornei) altri la r itengono alcalina (Hermann, Vulpia ecc .). Secondo altri la reazione del sudore è acida in alcuni casi ed in altri casi akalina. Secondo Moriggia il sudore degli erbivori è alcalino, quello dei carnivori è acido. Marcbionini e H anskecht ( 13) recentemente hanno rilevato che la regione genito-crurale, gli spazi interdigitali dei piedi e certe regioni della pianta del piede, hanno reazione debolmente aCida o neutra o alcalina. l Jue AA. con esempi clinici dimostrano che le regioni con reazione debolmente acida, neutra o alcalina della superficie cutanea sono i punti di predilezione di malattie della pelle, batteriche e micotiche. Marchionini (14) è tornato poi ancora sull'argomento con -un nuovo metodo di ricerche ( 1 5) e con una lunga serie d i esperienze, che confermano quanto aveva notato nei suoi precedenti lavori. La conclusione finale cui giunge è che un fattore essenziale del potere disinfettante della pelle sta nell 'alto grado di acidità della sua superficie (pH 5-3), che limita notevolmente lo sviluppo dei batteri e forse può anche giungere a ucciderli. Con ciò non si esclude l'intervento di altri fattori, come luce, essicamento, azioni litiche, ccc. RicERCHE PERSONALI. - L'interesse pratico dell'argomento e la discordanza dei risultati ottenuti dai diversi esperimentatori ci hanno spinto a riprendere i lavori fatti finora e studiare se realmente i germi scom paiano ~apidamente a contatto della pelle e quale ne sia la causa. Abbiamo seguito la seguente tecnica: di una emulsione di germi, partendo da agar culture di 24 ore, si lasciavano cadere varie gocce· nella regione esaminata, indi si distendevano con una bacchetta di vetro e, ad intervalli fissi di tempo, si scaricavano le singole zone dai germi. In un primo tempo abbiamo lavorato soltanto sui polpastrelli delle dita delle mani e perciò abbiamo seguito in parte il metodo adoperato da Rosa che scaricava i germi dai popastrelli delle dita strofinando ripetutamente la parte inquinata sul fondo di una capsula di Petri, contenente due cc. di brodo. Anzìchè addizionare al brodo l'agar sciolto, abbiamo preferito seminario in superficie su diverse piastre di agar wlidificato, perchè addizionando agar al brodo le colon1e profonde e piccole non si potevano studiare bene e differenziare faci lmente da quelle provenienti dai germi, ospiti abituali della cute, o caduti dali 'aria durante il lungo tempo occorrente per l'esperimento. Questo metodo di scaricare i germi strofinando direttamente i germi nel brodo ci sembra abbia minore cause di errore ma può es~cre adoperato solo per i polpastrelli delle dita .


7I4

LA SOPRA \'\'1\"E~Z:\

DEl GERMI 5CLLA CUTE l >Mr\:-J ,\

Perciò per avere dati comparativi più esatti, quando abbiamo lavorato su altre regioni del corpo, abbiamo asportato i germi con batuffoli di cotone ~nche dai polpastrelli delle dita usati per confronto, seguendo in parte la tecnica di Arnold. Come aveva osservato Norton, i batuffoli di cotone che erano serviti per asportare i germi e insemensare le piastre, se immersi successivamente in brodo, lasciavano sviluppare germi anche dopo che le piastre erano rimaste sterili. E' evidente che molti germi penetrano nel cotone inu;nidito e si sottraggono allo strisciamento su agar in superficie. Poichè non conoscevamo alto mezzo per asportare i germj dalla cute, abbiamo preferito di ripetutamente agitare in due cc. di brodo il batuffolino di cotone inumidito col quale venivano asportati i germi dalla cute. Indi il batuffolino di cotone veniva fortemente spremuto e nuovamente agitato e poi spremuto in altri due cc. di brodo. I quattro cc. di brodo venivano mescolati e insement:ati in .superficie su diverse piastre. Ciò fu fatto per tentare di scaricare completamente il cotone dei germi. Anche con questo metodo tubi di brodo insemensati con i batuffoli di cotone che erano già serviti per le piastre davano luogo a sviluppo di germi. Però in confronto al metodo precedentemente adoperato dagli altri AA. a noi ha dato qualche vantaggio sulla quantità dci germi rimasti aderenti al cotone: in alcune prove preventive abbiamo dissociato minutamente con delle pinze i batuffoli di cotone in piccole quantità di brodo e li abbiamo ben agitati nel brodo che poi veniva insemenzato in superficie su piastre di agar: col metodo seguito da noi il numero dei germi residui era assai minore. Nelle nostre esperienze abbiamo studiato parallelamente la sopravvivenza dei germi sulla cute di diverse regioni del corpo e su alcuni materiali inerti (guanti di gomma e vetro). Non abbiamo creduto di riprendere gli esperimenti su carta tenuta aderente alla pelle, come è stato fatto da altri AA., perchè la carta da filtro insemensata con emulsione batterica e tenuta aderente alla cute indubbiamente lascia pa~sare parte dei germi. Non abbiamo neanche ripresi gli esperimenti su pelle di cadaveri per studiare l'eventuale affondamento dei germi nel derma perchè ci è sembrato che tale esperimento sì allontana~se troppo dalla realtà dei fatti venendo J mancare la funzione vitale della pelle; e perciò, i risultati riportati dagli AA. non ci sembrano conclmivi. Nella distensione dell'emulsione batterica sulla cute ci siamo attenuti ad estendere l'emulsione in strato sottile. Altri A.A. hanno ritenuto che lo spessore dello strato liquido ha influenza sulla vitalità dci germi che muoiono rapidamente in strato sottile per rapido essiccamento mentre restano in vita nel mezzo liquido. Ciò può essere a favore della teoria dell'essiccamento, ma non può escludere il potere battericida della pelle. Ad esempio, abbiamo disteso in strato sottile su regioni di pelle a reazione acida una soluzione alcalina di lacca~uffa e il colore azzurro vil ava immediatamente al rosso; inYece posando 5ulla stessa regione di pelle


LA SOPRA V\'1\' E~ZA DE l <:J·. RMI Sl iL! .-\ ClJTF. UM.\N A

715

la ·;oluzione di laccamuffa in goccia o in strato spesso con una bacchetta abbondantemente bagnata, l'azzurro non virava al rosso pcrchè solo una p1ccola frazione del liquido aderiva alla cute e subiva il cambi:1mento di reazione. Quindi la lunga vitalità dci germi in una maggiore quantità di liquido può dipendere sia dal mancato essiccamento sia dalla mancata aderenza alla cute. Le nostre prove sono state dirette a studiare la durata del la sopravvivenza dei germi sulla cute umana tentando possibilmente di spiegare l<: cause della rapida scomparsa dei germi segnalate dai vari AA. Abbiamo inoltre fatto le prove emulsionando i germi in diversi substrati: soluzione fisiologica, acqua di fonte ~ter ilc, sostanze proteich:: (brodo, albume d'uovo) Jiguido di fogna e saggiandoli in diverse regioni dd corpo c su diversi individui specialmente in rapporto alla reazione chimica della pelle. Non essendo nostro intendimento di fare ricerche sul pH della pelle ci siamo limitati a prove sommarie con la l::tccamuffa sulla cute dci soggetti in esperimento in diverse regioni del corpo: cosl la bccamufh azzura vir:tva al rosso nettamente e rapidamente ai polpastrel li ddlc dita, al tronco, alla coscia, al polpaccio; dava reazione lievemente acida al dorso cd al palmo dd la mano, neutra alla fronte. Per le prove abbiamo impi egato due soggetti adulti e due fanciulli e non abbiamo notato apprezzabili differenze fra l'uno e l'altro. Poichè l'esito di questo genere di ricerche può avere grande importanza nel giudizio da darsi sulle mani come mezzi di trasmissione delle infezioni intestinali, come germi da esperimento anzichè adoperare il b. prodigioso, gi~t adoperato largamente dagli altri AA . per la facilità di identificazione, abbiamo preferito adoperare sempre il bacterium coli per l'affinità ai germi patogeni intestinali, sia per la resistenza ali 'essiccamento, sia per il bisogno di un limite di sviluppo a pH approssimativamente uguale a quella degli Jltri germi intestinali. Infatti il bacterium coli ha un optimum di sviluppo a pH 6/7 e muore a pH 4,6. Il baci llo del tifo ha un optimum di svi luppo a pH 6,8- 7,2; i bacilli dissenterici hanno l'optimum di sviluppo a pH 7>5 - 7,8; il vibrione del colera ha un optimum di sviluppo a pH 8,8-4. Quasi tutti poi resistono abbastanza bene all'essiccamento per diversi giorni e alla luce per diverse ore. I guanti adoperati come materiale inerte venivano sterilizzati in autoclave e adoperati dopo totale asciugamento. Per accertarci che la gomma dei guanti non avesse da per sè potere battericida, una emulsione di coli in soluzione fisiologica venne divisa in due matracci, in uno dei quali era stato aggiunto un dito eli guanto, e ambedue tenuti in termostato per due ore. Da ogni matraccio fu esaminata o, Io di emulsione battericidJ su piastre di agar, ogni quarto d'ora c per due ore. Il conteggio delle colonie non diede apprezzabile differenza fra l 'una e l 'alta emulsione. Riportiamo in seguito i risultati dell'esperienze. Alcune di esse sono state prolungate per una ora, altre per due ore s~condo che si presumeva una minore o m:1ggiore


716

LA SOPRA VVJVf.NZA DEI GERM I SULLA CUTE UMANA

durata della sopravvivenza dei germi, perchè le prove di orientamento precedevano sempre le prove definitive, per evitare errori di tecnica. Preventivamente abbiamo ricercato i germi abituali della cute e abbiamo rilevato la presenza di numerose colonie di cocchi; prevalentemente stafilococco albus. Inoltre vi erano alcuni cromogeni e muffe probabilmente dovute alla lunga durata dcii 'esperimento che obbligava a tenere le mani esposte alE'aria. Invece con la preventiva disinfezione coll'alcool il numero dei germi è stato molto inferiore nei primi 30 minuti ma successivamente sono apparsi rapidamente in quantità pressochè uguale a quelli trovati sulla ente non disinfettata. Ciò conferma quanto era noto da tempo ai chirurgi che avevano constatato come fosse impossibile ottenere durante una intera operazione la Jisinfezione delle mani nel senso batteriologico, essendo assai difficile espellere ~o mpktamente dalla pelle delle mani i germi che si annidano non solo negli strarj del grasso ma anche negli strati superficiali del l 'epidermide, nei follicoli dei peli, nei dotti escretori delle ghiandole del sudore e nelle minime fessure dell'epidermide (Haegler, Paul e Serway, Gottutcin) (12) e che poi vengono spinti alla superficie della pelle dai movimenti (Doderlein, Haegler, Mikulicz). Invece sul guanto le colonie di cocchi erano scarse, mentre si presentavano in maggior numero le muffe e i cromogeni. Abbiamo anche ricercato i germi abituali della cute unitamente al b. coli emulsionato in soluzione fisiologica sterile, sui polpastrelli delle dita e contemporaneamente sul guanto. Le mani e il guanto erano stati strofinati con alcool denaturato e successivamente lavati con acqua e sapone. Il b. coli sulla cute ha avuto una grande riduzione entro i primi 15 minuti per scom parire completamente entro i primi 30 minuti. Invece sul guanto è diminuito progressivamente per scomparire solo dopo 30 minuti. Avendo notato che la disinfezione con alcool influenzava notevolmente la scomparsa e riduzione dei germi abituai i della cute e forse anche dei germi portati a contatto artificialmente, nelle esperienze abbiamo disteso l'emulsione batterica sulla cute non disinfettata previa semplice saponatura e successivo abbondante lavaggio. Per alcune esperienze ci siamo astenuti anche dall ' msaponatura e lavaggio. I germi (b. col i) hanno subito una grandissima riduzione entro i 15 minuti sulla cute delle dita per scomparire entro i 30 minuti, mentre su guanto sono scomparsi entro 90 minuti. Sul guanto sterile e anche su gli altri materiali inerti, abbiamo notato una progressiva riduzwne dei germi distesi sul materiale ma molto lenta. Riteniamo che ciò sia dovuto all;l morte degli elementi meno resi~>tenti, all'influenza delle mutazioni atmosferiche e di nutrizioni e alla partecipazione del cloruro di sodio della soluzione fisiologica che, specialmente coll'essiccamento, precipita e ingloba i batteri.


717

LA SOPRAVVI VENZA DE l ( ;ERMI SUI_LA C UTE UMANA

r.

E sPERIENZA N.

Emulsione di b. coli in soluzione fisiologica. ;, R O V t\ ' ubito

l

Kum crc~

dc1 ~ l·r n\1

15'

20 '

25'

30'

45'

6o'

l Su g uamo sterìle

930

no

800

li60

425

380

115

l Su folp:m re llì mano lavata

980

830

40

o

o

Su polpastrellì n~a no no n la va ra

320

Ili)

85

lO

o o

Su dorso mano lavnta .

860

390

li!

3

o

o o o

940

580

305

85

o

l

' Su dorso m:mo non

lav:lta

o

o o

l

o

Il

l n questa esperienza, come nelle successive, abbiamo contato solo le colonie dei germi in esperimento, escludendo le colonie dei germi abituali della cute e quelli caduti durante il t~ mpo del! 'esperimento. L 'esperienza è stata condotta su g uanto, su polpastrelli di mano lavata c non lavata e su dorso di mano lavata e non lavata. l germi sono scomparsi pressochè nello stesso tempo dalla cute e si è avuta una picw la differenza i.1 favore del polpastrello lavato, sul polpastrello non lavato e sul d orso della mano. Sul dorso ddla mano poi si è avuta la stessa differenza in fav ore della m a no lavata su quella non lavata. Ripetuta la stessa esperienza sulla cute fortemente irritata abbiamo osservato una lunga permanenza dei germi forse perchè l'iperemi:1 notevole e l 'asportazione del mantello epicutaneo ha modificato l'equi librio acido-basico della cute. EsPER I ENZA N. 2.

Em ulsione di b. coli in solu :ione fisiologica su cute e guanto mantenuti m atmosfera di vapore d'acqua saturo. t'u mcro tki g ernl t

l

PR O VA <uhllo

l

l s' l l JO'

l

;

Sul polp !trdlo mano

Il Su l dorso mano. Su g uanto.

45'

'

'- · -

l r. l;;

-

-.-,-

161 3

-

i93

-

1 7~()

-

1230

-

l

6o'

90'

o

-

-

- :l

-

-

(>15

-

-

,_

h.

l


LA SOP RA \' VJVENZA DEl GERMI SULLA CUTE UMANA

1n questa esperienza la permanenza dei germi sulla cute è aumentata. Riteniamo che ciò sia dovuta alla diluizione degli acidi gras~ i. Malgrado il prolungamento della sopravvivenza dei germi sulla cute, i germi sopravvivono sul guanto in m aggior numero.

Risultati pressochè analoghi abbiamo avuto con l'emulsione di b. col i i,1 soluzione fisiologica su cute e guanto mantenuti sempre umjdi durante la pro\'a con :~ggiunta dì soluzione fi siologica sterile. In altra esperienza i germi sono stati tenuti in un ambiente liquido perchè la goccia di soluzione fisiologica non è stata distesa sulla cute, cd è rimasta sopra elevata aderendo completamente alla cute solo dopo 30 minuti e raggiungendo l'essiccamento solo dopo circa 6o minuti. Tuttavia si è avuta una diminuzione progressiva dei germi nei primi 30 minuti e la scomparsa totale dopo 6o. Riteniamo che ciò sia dovuto al potere battericida ddla cute su quella parte di emulsione battericida che vi aderilva. ln esperienze con emulsione in acqua di fonte sterile non abbiamo notato sensibili differenze su quelle hme precedentemente in soluzione fisiologica. EsPERIENZA N .

3·

Lmuhioue di b. coli in acqua di fonte sterile sulla cute e su maferiale inerte (vetro, guanto). I,R()V ,\

-

Numt•ro elc i ~t'1 mi

l

---

h.

~ubit<>

l 5'

30'

45'

6o'

90'

2

Sull;1 fronte

2828

1918

1246

616

-

Sui polpastrelli .

1638

532

o

Su gu:~nto a contano co!b cute.

2688

1456

1090

-

532

-

l - <'> l

2706

-

Su \'Ctro a T. ambiente

2912

2184

1498

-

686

-

_

(Z) l

- (3)

l

l

- <•>11

In queste prove abbiamo osservato accuratamente l'essiccamento ddl'emulsione batterica che è avvenuto in tempo vario. Dal conteggio delle colonie abbiamo notato, come d'altronde nelle altre esper ienze, che l'essiccamento non ha influito sulla scomparsa dei germi : dai polpastrelli della mano ( 1l E"lcc~•Hento dnp<• 15'. (~) E"'cc~mcn to dopo 10' . ( {) E»icc.Hncnto m :wc.HCI. (4) E~>Jccorncnto clopo 'l'i'.


LA SOPRAVV!VE..'fZA

DEl GERMI SULLA CU TE L.: ~A:'-IA

dopo 30 minuti, dalb fronte e dai materiali inerti (vetro, guanto) dopo 6o minuti. Però in queste prove la sopravvivenza dci germi su tutti i materialì :;i è prolungata alquanto, for~e dovuta al maggiore numero di germi impiegati. In questa esperienza il numero dei germi distesi sulla cute era molto superiore a quello impiegato in altre precedenti, per osservare l'importanza della quantità dei germi sul tempo di sopravvivenza. 4·

EsPERIENZA N.

Emulsioni di b. coli in /;ianco d'uovo. l

''

PROVA

subito

I 5'

~umcro

del ~<-· r nll

JO'

45'

6o'

l

SJ<l'

2

h.

Su polpastrelli mano lavata

l 1780 1515 1811 1318 1750 1085 870

Su dorso mano lavata.

2111

2210

1985

2011

1~50

1175

813

Su guanto sterile

1914

1814

1758

1650

1958

1183

~27

l

l

I germi sopravvivono molto a lungo e in numero notevole. Dopo due ore abbiamo trovato circa un quarto dei germi distesi sulla cute e sul guanto, con una maggiore proporzione sulla cute. E' evidente che la sospensione aìbuminoidea protegge i germi. Supponiamo che il maggior numero dei germi trovato sulla cute in confronto a quelli trovati su~ guanto dipenda dalle più favorevoli condizioni di temperantra nel la esperienza sulla cute che permette una più lunga sopravvivenza dei germi a più scarsa vitalità. EsPERIENZA N.

5·

Emulsione di b. coli in brodo filtrato .eu carta.

l

Nu n1cro <!ti PRO V A

J.!CI n t1

'

.uhito

15'

30'

45'

l 6o'

l Su poi pastrelli mano lav:Ha

1500

1150

360

40

5

Su dor so mano lavata.

2450

980

510

115

1350

800

200

25

l

l Su guanto sterile

90'

ll 2 h .

20

o o

16

o

o o o

Anche in questa esperienza la sopravvivenza dci germi è aumentata forse per l 'azione nutritiva della sostanza in cui sono emulsionati.


720

LA SOI'R:\ VV!\'E:"ZA DEl GERMI SULLA CUTE UMANA

6.

EsPER IENZA N.

Acqua di fogna. PR OVA

l S'

'llbl t<>

:-.1 u mero dci

l! t't Illi

45'

6o'

30'

l 90'

z b.

l

l Su guanto

950

+l -

Su cute dd palmo d elb mano.

1180..-

Su cute dei polpastrclli

1745+

Su cute della fronte

116 15 .. ,

-

l

l

+l -

l ss '

-

180 +

-

112 +

85

·t-

-

l!l7

-

11080 ...

-

858 +

-

103

390 l

315 t- l

l - 1812 -

6

l

Abbiamo impiega to acqua di fogna del collettore generale della ci ttà . Dopo due ore vi era una persistenza notevole di germi in tutte le prove eseguite. Però mentre in alcune il numero delle colonie di coli si riscontrava per un più lungo tempo, nelle prot'e sulla cute dei polp.:z.strelli tali colonie scompariva11o più rapidame11te. Infiniti altri tipi di colonie erano presenti ma p redominavano col coli, gli sporigcni, i cocchi, i cromogeni e le muffe . Il segno + indica la presenza del coli. EsPERIENZA N.

7·

Enterococco m acqua di fonte sterile. PROVA

.

Su palmo della m:mo . Sul la fro nte

subito

11884 10950

Sul g u:mto

9260

I S'

-

?"umero dc1

J.:CrllH

45'

6o'

30'

90'

2

h.

.l

l l 86~0

l

9720

l 8586

-

7012

-

6480 7344

-

6000(1

l

6SOO('l 5400(3

In queste prove abbi:1mo impiegato un'emulsione di brodo cultura di cnterococco diluito all ' I '}:, in acqua di fonte sterile. L'cnterococco è un germe che si sviluppa e resiste bene in ambiente acido (secondo Schcef resiste a pH 2,36 per 24 h.). Abbiamo btto queste prove ritenendo che un (l) E,siccomcmo dop•, (l) E<>Jcc~mcmo

•s'.

do po w '. {)) E>"c~ .Utlc;mo J opo 30' .


LA SOPRAVVIVENZA DEI GERMI SULLA C{jTE UMANA

721

germe acidofilo a contatto dell'ambiente acido della cute non dovesse essere danneggiato. I risultati riportati nella tabella confermano infatti k opinioni di alcuni AA. che attribuiscono all'equilibrio acido-basico il potere batteriLida della pelle. Per diverse ragioni non abbiamo potuto continuare ulteriormente le prove con questo germe ed altri germi acidofili per suffragare maggiormente i risultati ottenuti. La riduzione dei germi è uguale sia sulla cute della mano, che sulla fronte e sul materiale inerte (guanto di gomma disteso sulla cute per conservare la temperatura del corpo umano). Ancora dopo due ore il 50 % dei germi sopravviveva. Tale riduzione è probabilmente dovuta alla normale riduzione dei germi tolti dal loro ambiente nutritivo. L'essiccamento apparente sulla cute e l'essiccamento totale sul guanto dell'emulsione battericida non ha influenzato affatto la modificazione quantitativa dei germi, come d'altronde anche nelle prove precedenti con altri germ1.

Conclusione. Abbiamo ripreso in esame gli studi di diversi AA. sul potere battericida della pelle, seguendo la tecnica riportata nei vari lavori. Abbiamo studiato il comportamento del bacterium coli sulla cute e sul materiale inerte emulsionando il germe in diversi mezzi liquidi. Dalle prove eseguite abbiamo rilevato che i germi (bacterium coli) muoiono rapidamente sulla cute della mano; resistono alquanto sulla cute della fronte e per un tempo più lungo sul materiale inerte (gomma, vetro). Tale riduzione di germi non coincide affatto con l'essiccamento apparente sulla cute e con l'essiccamento totale sul materiale inerte. Il liquido nel quale sono emulsionati i germi ha importanza sulla loro sopravvivenza a contatto colla cute. I materiali proteici (brodo, albume di uovo) e l'acqua di fogna proteggono i germi che sopravvivono più a lungo. Ha influenza anche sulla maggiore sopravvivenza dei germi la sporcizia della cute. Abbiamo inoltre studiato il comportamento di un germe notevolmente resistente in ambiente acido ed abbiamo rilevato che persiste lungamente sulla cute e che si comporta in modo uniforme sulle sue varie parti e sul materiale inerte. Dal complesso delle esperienze riteniamo che la cute del corpo umano presenta un buon potere battericida sui germi non adattati alla regione cutanea. Tale potere battericida varia secondo l'acidità del mantello epicutaneo ed è. massimo nelle regioni dove è più alta l'acidità della cute (polpastrello delle mani ecc.). I germi che resistono bene in ambiente fortemente acido resistono lungamente e si comportano indifferentemente sulle varie parti della cute e sul materiale inerte. 4 -

Giornr,J~ di medicina

militar(.


722

LA SOPR:\ VVJVE!"Z.'\ DEl GERMI SU LLA CUTE UMANA

L 'essiccamento influisce in qualche modo sulla riduzione normale dei germi così come ogni altra variazione ambientale e nutritiva che favorisce la morte degli elementi meno vitali. Tale influenza è indipendente dal potere battericida della cute ed è uguale su tutti i substrati presi in esame. La rinnovazione del mezzo liquido (umettamento continuo della regione in esam e o mantenimento in ambiente umido e saturo) prolunga la sopravvivenza dei germi per dilujzione dell'ambiente acido. Concordiamo con la opinione di Arnold sul potere battericida della cute e con quella di Schade e Marchionini che attribuiscono tale fenomeno al pH della cute. Non possiamo confermare le opinioni di Norton e di Rosa che attribuiscono essenzialmente la riduzione dei germi sulla cute all'essiccamento. Le ricerche sperimentali ci hanno confermato che alcune regioni della cute umana hanno un potere battericida sufficiente a distruggere rapidamente (10-30 minuti) i germi che non hanno subìto un pregresso adattamento. Praticamente, molto raramente si verificano le condizioni favorevoli per questa rapida scomparsa dei germi che vengono a contatto con la cute. Come abbiamo notato nelle nostre esperienze, scompaiono in poco tempo i germi provenienti da culture ed emulsionate in acqua, mentre quelli emulsionati in sostanze proteiche (brodo- albumina) e ancora quelli naturalmente sospesi in materiali luridi (acqua di fogna) resistono a lungo. D'altra parte la sporcizia o la presenza di sostanze grasse sulla cute o nel substrato che contiene germi, ostacolano notevolmente la depurazione mkrobica di quelle . regioni cutanee che per la loro acidità esplicano notevole potere battericida. Poichè in natura i germi quasi sempre vengono a contatto della cute inglobati in un substrato organico o proteico, sono da questo protetti dal potere battericida della pelle che si esplica lentamente e solo contro i germi che aderiscono completamente alla cute, senza alcuna azione battericida sm germi contenuti negli strati medi e superficiali del substrato. Ne c.onsegue che il pericolo di contagio per mezzo delle mani, che ha maggiore importanza pratica, sussiste sempre, anche in presenza del potere battericida della cute. Può esservi contrasto tra le ricerche sperimentali che fanno rilevare una lunga sopravvivenza sulle mani dei germi contenuti in substrati organici e l'assenza di germi patogeni, sulle mani di malati affetti da malattie infettive (ad esempio: infezione tifosa, colerica ecc.). Però nelle ricerche sperimentali le mani inquinate con i germi non hanno alcun contatto durante l'esperimento; mentre le mani dei malati hanno continuo contatto e strofinio con indumenti ed oggetti e conseguente dispersione meccanica dei germi e d el $Ubstrato. Tale dispersione permette anche l'azione del potere battericida d elb cute sulle limitate unità che ad essa restano aderenti.


LA SOJ'R.I\ VVIVE!"Z.I\

DEI

Gf.R~ll

St.:LL.I\ CUTE CM A:'-/ A

RIASSUNTO. - Gli AA. hanno studiato con ricerche sperimentali il potere battericida delle mani. I germi studiati, emulsionati in acqua, scompaiono rapiJamente dalla cute delle mani e lentamente dalla cute di altre regioni del corpo. Tale scomparsa sembra dovuta all'acidità della cute e non all'essiccamento. Germi che vivono bene in ambiente acido, sopravvivono lungamente anche sulla cute delle mani. I germi emulsionati in :.equa scompaiono rapidamente dalla cme, sopran·ivono a lungo se sono emulsionati in sostanze proteiche: brodo, albumina, acqua di fogna (esperienze personali), sali\'a, sangue (esperienze di Rosa e Calimari). Ne consegue che il potere battericida della cute è ostacolato dal substrato che ingloba i germi e non permette di trascurare la pulizia e la disinfezione delle mani nelle persone che hanno contatto con materiali infetti.

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ISTITUTO DI RADIOLOGIA MEDICA DELLA R. UNIVERSITA' DI PALERMO Direuore: prof. F. EPIFANIO.

SU DI UN CASO DI LUES POLMONARE Dott. Gioacchino Lanttl, capitano medico.

La localizzazione polmonare della sifilide è molto rara e rappresenta · una delle tante manifestazioni della sifil ide terziaria. La sifilide polmonare non ha un q uadro clinico e radiologico tipico, per cui difficile ne viene la diagnosi e la differenziazione con altri processi morbosi polmonari: in generale ad un primo esame dell 'infermo si pensa subito alla tubercolosi; altre malattie con le q uali può venire confusa sono la broncospirochetosi di Castellani, l'actinomicosi, l'espergillosi, le pneumoconiosi, malattie tutte che nei trattati moderni vengono descritte nel capitolo della « pseudotubercolosi >>. Un'altra difficoltà nella diagnosi d i sifilide polmonare è dovuta alla frequente coesistenza di essa con un processo tubercolare produttivo o essudativo, per cui è impossibile poter dissociare b parte dovuta alla sifilide da quella dovuta alla tubercolosi in tutto l'insieme della forma morbosa presentata dall'infermo. La sintomatologia della sifi lide polmonare è quella della bronchite cronica : gli infermi, senza alcuna causa apprezzabile, cominciano ad avere tosse con escreato muco-purulento, in seguito si aggiunge anemia e cachessia; anche il reperto obbiettivo è simile a quello della bronchite, con rantoli più o meno diffusi e talvolta consonanti. L'esame dell'ammalato fa subito sorgere il sospetto della tubercolosi e le ricerche e le cure vengono rivolte verso di essa: però l'esame d eli 'espettorato, ripetutamente eseguito, riesce sem pre negativo e le cure riescono inefficaci; finalmente la scoperta nell 'anamnesi di una pregressa sifilide e la positività della reazione di W assenn ann inducono a praticare una cura antiluetica in seguito alla q uale l'infermo va rapidamente a guarigione. Generalmente, la diagnosi di sifilide polmonare viene posta molto di raro e viene confermata solo dopo il buon esito di una cura specifica. Vengono descritte dagli anatomo-patologi due forme principali di sifibde polmonare: una forma interstiziale e la forma gommosa. Altre forme, però molto rare, sono la broncopolmonite luetica terziaria e la granulia polmonare sifilitica. La forma cronica interstizialc è la più frequente e si svilu ppa di solito nelle regioni ilari, nei setti interalveolari, nd tessuto interacinoso, interlo- . bubre e interlobare dove si notano delle infiltrazioni di leucociti, di cellule fusate c plasmacdlule; negli alveoli e nelle loro pareti manca ogni traccia di


SU DI U:-J CASO DI LUES POLMONARE

essudato, mentre qua e là sono visibili piccole gomme miliari frammiste al tessuto di granulazione. Questi focolai sono sempre minutissimi e più o meno numerosi. Nel tessuto polmonar.e si osservano zone di obliterazione per pneumonite desquamativa e zone di bronchite purulenta più o meno diffusa e spesso bronchiettasie nella compagine dd tessuto cirrotico e di enfisema nelle zone confinanti. Il parenchima polmonare mostra una prevalenza assoluta di fatti sclerotici ad inizio peribronchiale. L 'aspetto radiologico di questa forma, nd periodo di stato, è molto caratteristico: nei radiogrammi si nota una maggiore accentuazione delle arborescenze dei bronchi che, partendo dalrilo, si estendono a ventaglio sino ;;i limiti dei campi polmonari. Un asp~tto si mile si nota nei toraci di sifilitici cronici , con localizzazioni extra-polmonari (Benda). Nelle forme di sifilide bronchiale le arborescenze bronchiali spiccano maggiormente sulla trasparenza polmonare, che si mantiene norma! ~, e partendo dall 'ilo si possono seguire sino ai ramuscoli periferici. Nel parenchima si possono osservare delle immagini di fine marmorizzazion,.:, più o meno omogenee; talvolta nelle regioni basali e medie si osservano delle aree trasparenti, rotondegbrianti, allungate, circondate sempre da tessuto polmonare di densità m :.~ggio re , da interpretarsi come bronchiettasie. Gli apici generalmente sono inden ni , però talvolta vi si possano osservare delle nebulosità, dell e formazi oni nod ulari o anche degli ispessimenti del la cupola. pkurica (Nuvoli). Mancano i noduli di calcificazione e l'as~e n za di essi ndle forme di bronchite si filiti ca pura fa contrasto con la loro presen za in casi di assooazione sifilide-tubercolosi. Benda ha notato nella bronchite sifilitica resistenza fra i tralci broncovascolari di molt~ immagini a forma di anello opaco situate in prevalenza nella regione para ilare; questi anelli sarebbero determinati, secondo l'A., dalla presenza di un tessuto di sclerosi dens:.~ attorno ai bronchi più grossi : in certe incidenze queste immagini assumono l'aspetto di cerchi opachi, talvolta raggruppati in ammassi di tre o quanro7 assumendo l'aspetto di un cc nido di vespa ». Spesso si trovano all'ilo uno o due anelli isolati: qualche volta a seconda dell'angolo di incidenza si vede un mezzo cerchio nero o una immagine uniformemente opaca più o meno ellittica. Le gomme si possono sviluppare in tutte le parti del polmone, più n~lle tegioni dell 'ilo e delle basi: Nuvoli però in 5 casi di gomme, ne ha viste tre nella regione sottoclavicolare. Il numero delle gomme è vario: se ne può trovare una, e se ne possono riscontrare numerose raggruppate in numero di 5-6 intorno ai bronchi: hanno un volume vario da una lenticchia a un mandarino, presentano un contorno irregolare, hanno consistenza molle, di colorito gjallastro al c-entro, rosso-pallido o grigiastro alla periferia: col tempo


Sl.i DI Ct' CASO DI LCES POLMOt'ARE

si rammolliscono, si ulcerano e si evacuano attraverso un bronco, dando luogo a una caverna: si possono trovare varie formazioni cavitarie contemporanee, dando luogo al quadro della <1 tisi sifilitica n, reperto di difficile diagnosi differenziale con la tubercolosi . In seguito a cure specifiche le gomme e le ulcerazioni si possono riassorbire, determinando delle cicatrici stellate con propaggini nell'interno del polmone, sotto forma di grosse trabecole fibrose, ramificate; il polmone così c.kformato viene chiamato dagli anatom_o-patologi (l pulmo lobatus )) . La diagnosi radiologica delle gomme polmonari è molto difficile, poichè I 'aspetto che esse assumono nei radiogramrni può essere attribuito a vari~ malattie polmonari. La gomma si presenta radiologicamente sotto forma d i una ombra densa, più o meno voluminosa, a limiti irregolari, grossolanamente rotondeggiantc : può essere unica (gomma solitaria) e si trova in parenchimi perfettamente sani; le gomme multiple si jmpianrano invece su una bronchite cronica sifilitica. La sede di impianto delle gemme può recare grande difficoltà alla diagnosi. Infatti la sede sottoclavicolarc, quale è stata notat:1 da Nuvoli, può m entire un infiltrato del tipo Assmann. Le gomm-e possono cascificare e allora si forma un:1 cavità che radiologicamente è molto ben definita, a limiti nettissimi, come tagliata a stampo nell'interno della massa opaca, contenente o no piccole quantità di liquido. Quando le gomme polmonari guariscono si può avere la restitutio ad int-egrum completa o la formazione di cicatrici: qualche volta residua una lieve disorganizzazione della trama. Nuvoli osserva che le forme non trattate guariscono con vaste cicatrici capaci di deformare più o meno profondament~ la morfologia dei campi polmonari e del loro disegno. Nelle forme bronchitiche è a volte difficile decidere se alcuni add.-::nsamenti nodulari sono dovuti ai processi addensativi in atto o ai loro esiti. Una eventualità molto rara è la perforazione di una gomma nella cavità pleurica, determinandosi così un pneumotorace spontaneo. Sono stati descritti da Neumann, dei casi di pneuma spontaneo in seguito a rottura di una gomma del lcbo medio, da Stork e Baun un piopneumotorace, da Roubier e Bouget, un piopncumotorac-e e in Italia da Ferranti, un pneumotorace spontaneo da infiltrazione gommosa del polmone destro. E' stata descritta una forma essudativa di sifilide polmonare, che però è rarissima. Hiller, Homolk, ammettono che essa sia una bronco-polmonite desquamativa, caratterizzata dalla presenza negli alveoli di un numero grandis~imo di elementi cellulari voluminosi, provenienti dall'epitelio dell'alveolo desquamato; gli essudati liquidi sono scarsi, quando sono abbondanti conf-eriscono al polmone un aspetto simile a quello della polmonite liscia tubercolare, dando luogo alla cosiJeua polmonite gelatinosa sifil itica (Hiller). La forma essudativa costituisce un fenomeno di reazione perifocale e si osserva attorno alle gomme sifilitiche; si può trovare anche nelle forme bronchitiche.


SL: Dl UN CASO DI LCES

POLMO~.'\RE

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La broncopolmonite luetica terziaria, si può anche trovare come forma a sè, come risulta da due interessanti osservazioni di. Nuvoli. Questo A. descrive il caso di due coniugi, luerici cronici, ammalatisi quasi contemporaneamente con febbre alta preceduta da brividi, a cui si aggiunse tosse con espettorato muco-purulcnto, dolori toracici vaghi. All'inizio reperto toracico negativo; in seguito comparvero rantol i a piccole bolle nelle r('gioni infraclavicolari: fu fatta diagnosi di broncopolmonite influenzale. L'esame radiologico riuscì negativo ed essendosi le condizioni degli infermi mantenute stazionarie, fu ripetuto dopo due mesi con esito sempre negativo. Ess-endo riuscite vane le cure abituali della broncopolmonite, si iniziò un trattamento antiluetico, a cui seguì un rapido miglioramento degli infermi con caduta della febbre: alla fine della cura essi erano completamente guariti. Ripetuto l'esame radiologico dd torace dopo 7 n1esi si ri scontrò nel marito la presenza di piccolissime calcificazioni, le quali sembravano ri petere il disegno degli alveoli polmonari con immagini simili a quelle che si vedono nelle broncografie ; esse erano situate in quei distretti del polmone dove si ascoltavano i rantoli. Nella donna l'esame radiologico riuscì negativo. Dopo tre anni nell'uomo persisteva il reperto descritto. Questi casi di Nuvoli sono interessanti, perchè mettono in evidenza un .tspetto poco noto della sifilide polmonare. L a granulia polmonare sifilitica è un r-.::perto molto raro; si presenta con gli stessi caratteri della miliare tubercolare e difficile ne è la differenziazione da questa forma. Si trova generalmente insiern~ a una bronchite cronica. I caratteri radiologici di questa forma sono insieme quelli della bronchite e della miliare. La diagnosi differenziale ddla sifilide polmonare in generale, va fatta con numerose affezioni. Epifanio ha descritto i caratteri radiologici differenziali ft a le malattie pseudotubercolari cioè fra sifilide poi monare, bronco-spirochetosi e actinomicosi. Quest~ malattie sono caratterizzate dall"ingrandimento degli ili e dall'accentuazione della trama polmonare. Infatti nella actinomicosi e nella bronchite sifilitica non si osserva niente altro di particolare mentre nella bronco~pirochetosi, oltre il quadro sopradetto, con ini~ziooi endotracheali eli olio iodato, come risulta dalle ricerche di Cannavò e Cola della nostra Scuola, si mettono in evidenza numerosi dilatazioni bronchiali a baccello diffuse net due campi polmonari; ma specialment-e nelle regioni parai! ari. Epifanio conclude affermando che in presenza di un radiogramma nel quale si osserva un ilo ingrandito, senza calcificazioni, dal quale si dipartono numerose travate, e apici indenni, bisogna sempr~ sospettare una malattia pseuclo-tubercolare e indagare quindi dal lato clinico o con altre ricerche complementari la vera natura della malattia. La diagnosi differenziale con la tubercolosi talvoi ta può essere difficile, ma in base ai caratteri sopradetti spesso è possibile differenziare le due malattie.


SU DI CN CASO DI LIJES POLMO!'ARE

L'associazione della sifilide con la tubercolosi è invece abbastanza frequ~nte; un 'infezione luetica recente può mettere in evidenza una tubercolosi late n te e favorire una rei nfezione endogena; si ha in questi casi una forma essudativa (infiltrato precoce, lobite) che evolve in forma acuta e che è benefi camente influenzata da una cura anriluetica c collassante. Quando la lue colpisce un organismo già tarato da una tubercolosi cavitaria si ha un aggravamento delle condizioni generali e obbiettive. La tubercolosi si può sviluppare improvvisamente in un sifilitico cronico con manifestazioni terziarie: specialmente le localizzazioni laringee e polmonari sembrano favorire l'impianto secondario della tubercolosi polmonare. Queste forme di tubercolosi insorgenti in sifìlitici cronici tendono ad assumere un andamento torpido, fibroso e spesso determinano un fìbrotorace: alcuni AA. anzi sostengono che la maggioranza dei fibrotoraci sono determinati dall'associazione luc-tbc. Frequenti sono pure le forme che si mantengono a lungo silcnti e solo in periodi terminali si complicano con formazioni di caverne ed ulcerazioni del faringe; i sintomi laringei sono precoci e cosnruiscono spesso il disturbo fondamentale (Omodei-Zorini).

1 casi di sifilide polmonare sono molto rari e come si è già detto, la diagnosi esatta viene in generale formulata dopo il risultato di una cura specifica ben condotta. Avendo avuto occasion~ di osservare un soggetto affetto da sifilide poimenare, forma gommosa. e avendolo seguito per un lungo periodo di tempo, crediamo opportuno descriverne i caratteri clinici e radiologici prima e dopo la cura antiluetica. F. Fr., di anni 43, frutti\·endolo. da Palermo. Il padre è m orto all'età di 74 anni per paralisi cardiaca; la madre è vivente e in buona salute; essa ebbe 7 gravidanze a termine, nessun aborto. Dei figli uno è morto all'età di 5 an ni per malattia imprecisata, un alrro è morto a 25 anni per un trauma Yiolemo, un terzo infine morto all'età di 33 anni per angina pectoris. L 'inferm o a 3 anni soffrì di ro~alia. All'età di 20 anni ebbe un'ulcera dura, indclentc al solco balano-prcpuziale, diagnosticata di natura luetica; ha fatto una cura di biod uro di mercurio e dopo di bismuto. Guarito dell'ulcera, non praticò più altra cura antilue tica. A 23 ann i sposò una d onna apparentemente sana; essa ha avuto 8 gra\·idanze a termine e nessun aborto. D ei figli un o è morto a 3 mesi in seguito a una malatùa caratteri zza ta da con\·ulsioni; un alt ro a 20 mesi per m alattia imprecisata, gli altri sono viYenti e godono ottima salute. L 'attuale malattia, a dire dell'i n fe rmo. si iniz iò circa 6 mesi fa , epoca in cui cominciò ad a\·ere tosse \' iolenta con espettorato dapprima mucoso, poi muco-purulento. Un saniwrio consultato dall'infermo prescrisse delle cure, delle guaii però non si è av\·antaggiato. In questi ultimi mesi la tosse è aumentata. e sono comparsi dei dolori \'aghi a tutto il torace. in prenlenza :1lla part~ superiore dell'emitorace destro : l'escreato è stato qual.


SU DI UN CASO DI LUES POLMONARE

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che volta striato di sangue. Non ha mai avuto febbre . Per qucsù disturbi è stato curato prima ambutatoriamente e in seguito è stato ricoverato in un reparto di tubcrcolotici, àonde è pervenuto alla nostra osservazione. E. O. : Individuo normoùpo, di regolare costituzione scheletrica; muscoli tonici e trOfici; pannicolo adiposo ben conservato; colorito della cute e delle mucose visibili roseo. Micropoliadenia generalizzata: assenza di linfoghiandole epitrocleari.

Fig. 1.

Niente alla testa e al collo. T orace di forma cilindro-<:onica, simmetrico, angolo del Louys evidente, angolo epigastrico minore del retto; scapole aderenti, regioni sopra e sotto clavicolari leggermente infossate; fossetta del gi ugolo infossata; fossetta del Morenheim evidente; regioni sopra e sotto spinose pianeggiati. I due emitoraci si espandono egualmente; non si notano rientramenti inspiratori. Alla palpazione si confermano i dati dell'ispezione per quanto riguarda l'espansibilità; la resistenza e l'elasticità sono eguali e normali in entrambi gli cmitoraci; non si apprezzano sfregamenti pleurici. F . V. T. diminuito nella regione sopra e sotto spinosa destra, normale nel resto del torace. Alla percussione si ha ipofonesi nelle regioni sopra e sotto spinosa, sopra e sotto clavicolare destra e alla base di destra, la quale si espande poco; suono chiaro polmonare in tutto il resto del polmone. All'ascoltazione si ha leggera diminuzione del murmure respiratorio alla regione sopra e sotto spinosa con qualche rantolo a piccole bolle. Murmure vescicolare ben conservato a sinistra.


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SL: DI l:N CASO DI Ll:ES POLMONARE

Fascio cardic-\'ascobrc ingrantlito. !'ulb a carico del cuore. Polso ritmico, frequente, celere, teso. Nu lb ::~l l':1ddome. Esame d ell'espettorato : negmiv:1 la ricerca dd b:1cillo di Koch. Reazione Ji W:~ssermann: + + + + . Reazione di Mcinicke e Citochol: oositiv:J. Esame r:1Ciiologico del torace (fig. 1): A destra: in corrispondenza della regione media, a ca,·aliere Jell'interlobo inferiore, si nota una vasta arca opaca, di forma irrcgobrmente rotondeggiantc, a contorni poco netti, la guale mcdialmentc si ccnfl>ndc con J'ombr:~ dell'i lo e all'esterno si spinge sino alla linea ascellare anteriore. L'ombra non è uniforme 111;1 contiene alc uni nuclei rotonùeggianti più opachi i quali appaiono immersi in una opacid diffusa più tenue, che in alcuni tratti assume un aspetto reticobto. 1\:on sono ,·isibili formazioni ca,· it::~rie o preca,·itarie. L 'ilo appare notc,·olmente ingrantlito ma non co ntiene c:1lcifìcn.ioni. [J lobo superiore del po lmone presenta trasparenza normale. Alla b:1se l':~ngol o cardio-diafrarnmari: o :tppare occupato da una serie di opacit3 r.odubri confluc.. nti, le qua li sono disposte lungo il l.kcorw delle arborizzazioni bronchi:J li infniori, note,·olmente accentuate. La cupol:! diaframmatica è ddorm:Ha, solb·ara e quasi immobile per la presenza di :~Jerenzc plcurichc. A siniStra : altro non si osser\'a che un rinforzo dell'o mbra i!:tre e del disegno nscolo-bronchiale parai lare, che risalta sono forma di un robusto reticolato a grosse maglie. L 'ombra c:1rdiac:1 è modicamente ingrandit:l sp<cie nella sezione sininra e un e \·idcn te ingrandimento si nota :1 carico del fascio carJio-,·ascobre.

Il quadro radiologico, come si vede, deponeva per l 'esistenza di altera-

zioni prevalentemente cssudative a focolai bronco-pneumonici confluenti, localizzate nella parte centrale e basale dd polmone destro con integrità delle parti alte dello stesso polmone e con integrità quasi completa del polmone controlatcrale. Questo r-eperto giunse inatteso e apparve del tutto sproporzionato al decorso clinico della malattia, già diagnosticata quale forma interstiziale fibrosa di tubercolosi polmonare. Ora, se un andamento benigno afebbrile, con espettorato privo di b. di Koch poteva accordarsi con un processo tubercolare produttivo fibroso, appariva invec-e inammissibile con un quadro anatomo-radiologico quale era stato messo in evidenza nel nostro caso. Si impose per conseguenza una revisione del problema diagnostico e si pensò alla possibilità di una pseudo-tubcrcolosi. Tra le varie forme di pseudo-tubercolosi quella che appariva più quotata nel nosLro caso era la lue. L'infermo, infatti, era un luetico; gli esami di laboratorio risultavano positivi per la sifi lide; il decorso clinico poteva rientrare benissimo nel quadro delle manikstnioni dd la luc polmonare; l'indagine radiologica, infine, senza


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essere del tutto patognomonica, presentava a una osservazione più attenta molti segni che portavano ad escludere più che ad ammetter-e una forma tubercolare, e a convalidare il sospetto di una lue gommosa polmonare. Questi segni erano costituiti: r•) dalla localizzazione c-entrale e basale delle alterazioni; 2°) dalla unilateralità del processo e dalla sua sede nel polmone destro; 3°) dall'inte r~ssa mento spiccato dei due ili ; 4°) dalla integrità

Fig. 2 .

delle parti alte dei due polmoni; 5") dall'assenza di calcificazioni; 6") dalla coesistenza di alterazioni cardio-vascolari a tipo aortitico. Altre ipotesi diagnostiche vennero prese in considerazione. ma apparvero tutte insostenibili. L a broncospirochetosi di Castellani era da escludere senz'altro sia per il d ecorso clinico, sia p-er la mancanza nell'espettorato dello spironema, sia per il reperto radiologico. Quest' ultimo è infatti caratterizzato nella malattia di Castellani da un interessamento prevalente delle regioni ilari, dalla presenza di piccole bronchiettasie, da una accentuazione delle arborizzazioni broncovascolaJ i, oltre che dalla mancanza di calcificazioni e di alterazioni parenchimatose (Cola).


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SU DI UN CASO l)J LUES POLMONARE

L'actinomicosi può dar~ al quadro radiologico delle opacità a chiazze, a sede centrale; ma i caratteri dell'espettorato e l'andamento clinico mettevano fuori discussione questa rara affezione. Un ascesso polmonare era da scartare sia per i caratteri clinici, che per yuelli radiologici : esso risiede, è vero, nelle parti più basse dei polmoni, e predilige il polmone destro; presenta in una prima fase aspetto rotondeggiante, opacità a tipo broncopneumonica, c può accompagnarsi a modica reazione pleurica. Ma nel corso di alcuni mesi esso tende a ulcerarsi, si accompagna a febbre, vomica, e ad altri sintomi che mancavano nel nostro infermo. Nè, infine, era da prend~re in considerazione l ' ipqtesi di un neoplasma polmonare o plcuropolmonare, che decorre con un quadro clinico e radiologico affatto diverso da quello del nostro caso. In base alle considerazioni precedenti e avendo d'altra parte constatato l'insuccesso delle abituali cure antituh::rcolari, venne senz 'altro istituito un tratt:lmente antiluctico arsenicale (Neo ICI) per via intramuscolare. I risultati furono pronti e brillanti: la tosse e l'espettorato diminuirono notevolm,~nte, le condizioni generali migliorarono, il quadro radiologico si modificò profondamente (fig. 2) : l'opacità della regione media destra si ridusse sino quasi a scomparire e al suo posto rcsiduò una accentuazione diffusa della trama polmonare e un ispessim,::nto dcll'interlobo. Anche i focolai della base si rischiararono e si ridussero, ali' opposto de Il 'ingrandimento delle ombre ilari. che specie a sinistra persistette invariato. L 'inf.-:rmo non fu più oltre seguito, pc1 chè sentendosi bene, volle ritornare a casa, interrompendo la cura antiluetica, non ancora ultimata. Il caso come si vede è assai istruttivo e vale a confermare l'importanza del! 'i ndagine radiologica nella diagnosi della lue polmonare. La radiologia, pur senza fornir-e un reperto patognomonico, apporta un validissimo contributo al problema diagnostico, sia permettendoci di escludere in molti casi la tubercolosi, sia mettendoci di fronte al reperto caratteristico delle pseudotubercolosi. Spetta naturalmente al clinico, e alle varie ricerche di laboratorio il compito ulteriore di convalidare o no il sospetto del radiologo, e di identificare il processo morboso. L'esame radiologico, inoltre, meglio che qualunque altro mezzo ci consente di studiare la localizzazion-e e l'estensione del male. il tipo delle lesioni, il decorso e la loro evoluzione in seguito ai vari interventi curativi. . Può bene dirsi quindi che se la radiologia non può fare a meno in questi casi della clinica, anche la clinica non può trascurar-e l 'indagine radiologi ca. RIAS~U t--TO. L'A. dopo a\'er riassunto le cognizioni attuali sulla clinica, l'anatomia p:.~tologica e la r;1diologia della lue polmçn::~re. descrive un caso venuto alla sua osscr-

vazionc, mettendo in e,·iòenza il prezioso contributo che può dare l'indagine radi ologica in lluest:.l difficile e rara forma morbosa.


SU DI UN CASO Dl LUES POLMONARE

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--'~r-·.-.--


R. UNIVERSITA DI FIRENZE - çLINICA OTORlNOLARINGOlATRlCA

Direttore: prof. U. L. ToRRINI

TROMBOFLEBITE ED ASCESSO INTRASINUSALE DEL SENO LATERALE DI DESTRA E PERIFLEBITE A SINISTRA A DECORSO RAPIDISSIMO DA OTOMASTOIDITE PURULENTA ACUTA BILATERALE A SCARSA SINTONLATOLOGLl Dott. Salvatore Vitale, primo capitano medico, assistente militare.

.. La m~<hcin~ più che ~cicnza è artc d 'interpretare

i hni che emergono chlk nostre ricerche • . (Da Ira/io

.\lcdi~a).

Se i fatti sono quelli che hanno il decisivo valore in ogni esplicazione materiale del pensiero umano, maggiormente in medicina noi dobbiamo cercare di interpretarli a fondo e trarre da essi sempre più utili insegnamenti per il medico, ma sopra tutto vantaggiosi per l 'ammalato. Il caso capitato .1l.la nostra osservazione con una sintomatologia quasi muta, ma ricco di gravi complicazioni e con esito infausto nel termine di pochi giorni, nonostante gli interventi operatori e le cure mediche fatte, credo che meriti di essere conosciuto, perchè possa darò ancora qualche norma di condotta da tenere di fronte ad alcune sindrorrtt otogene di difficile interpretazione. Le flogosi sia acute che croniche riacutizzate del complesso cellulare otomastoideo inducono con molta frequenza complicazioni a carico del seno laterale; complicazioni che aprono ai germi patogeni la via venosa con invasione secondaria del l 'intero organismo. In tal maniera si stabilisce la sepsi tromboflebitica otogena, malattia che si manifesta con un quadro morboso particolarmente grave e che spesso persiste con prognosi per lo più sfavorevole anche dopo pronti interventi chirurgici, pur se largamente e tempestivamente praticati. Il determinismo della tromboflebite e dell'ascesso del seno laterale in otologia è stato sviscerato in tutti i suoi punti, ma ritengo opportuno ricordarlo con speciale riguardo al tempo occorrente ai germi per produrre simili complicazioni, e quindi paragonare i fatti della fisiopatologia corrente con quelli che si sono verificati in maniera fulminea nella nostra ammalata. H unter, Hogdson, ed altri adottarono 'in primo tempo l'ipotesi della flebite suppurata m eglio interpretata da altri autori in seguito col fenomeno delle embolie settiche. Ma questa spiegazione si addice ai grossi infarti bloccati nella arteria polmonare, ma non ci dà ragione degli ascessi metastatici del fegato, della milza c degli altri visceri in un breve spazio di tempo come nel caso nostro. Del resto già nel 1.872 Chauveau fece rile-


TROMBOFLERITE ED ASCESSO 1:-JTRASINUSALE DEL SENO LATERALE ECC.

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vare sperimentalmente l'insufficienza della teoria dell'embolia e dimostrò che per produrre degli ascessi pioemici non sono dunque n~cessari la flebite preventiva ed il trasporto embolico delle particelle di coagulo infetto; basta che vi sia l'infezi-one sanguigna e che l 'agente piogeno giunga per la via del circolo in mezzo ai tessuti , grazie ai leucociti carichi di microbi, senz'altro veicolo di sorta. Allora si verifica la suppurazione con questo processo: i microbi, trasportati dal sangue, si arrestano sulla parete dei vasi e ne fanno degenerare, per azione di presenza, le celi ule d eli'endotelio; al contatto di quest~ cellule, così lese, il sangue si coagula per cui si ha formazione del trombo, con i fenomeni di ischemia localizzata, che ne sono la conseguenza. Ora questi coaguli secondari sono settici, e contengono microrganismi, che pullulano e distruggono gli elementi del coagulo (globuli rossi, globuli bianchi e fibrina) liquefacendoli per peptonificazione. Questa flogosi suppurativa, originata dal trombo, guadagna la parete della vena; la periflebite succede alla endoflebite, e l 'ascesso è così costituito. Esami microscopici al riguardo dànno una meravigliosa visione dettagliata del fenomeno descritto, così bene studiato e seguito dal Widal. Ora perchè si verifichino tali complicazioni in un ammalato di otite media purulenta acuta o cronica riacutizzata è necessario che passi del tempo dall'inizio della suppurazione dell'orecchio: in pratica questo periodo non è inferiore ad una ventina di giorni. Vediamo nella nostra ammalata in qual modo rapidissimo si è svolta la sindrome osservata.

R. Alberta, da Firenze, di anni 4· Padre morto per complicazioni di appendicectomia. La madre è vivente e sana ed ha avuto due gravidanze condotte a termine. Ha sofferto i comuni esantemi dell'infanzia e non ha sofferto alcun'altra malattia degna di nota. Nei primi giorni del maggio corrente anno la bambina fu affetta da una banale rinite catarrale. Il giorno 10, colta da accesso convulsivo (a dire della mamma), fu portata dai familiari all'Ospedale dei bambini ove fu riscontrato solo che l'inferma accusava una lieve dolenzia alla regione auricolare sinistra. Fatta visitare da uno specialista, questi riscontrò: lieve iperemia lungo il manico del martello e della pars flaccida e dolorabilità modica alla pressione sulla mastoide al lato di sinistra. Il giorno n maggio, persistendo la dolenzia all'orecchio sinistro l'inferma viene trasferita nella nostra clinica nella matùnata. La bambina presenta febbre a 38,5; condizioni generali e sensorio buoni, tranne che la cute si presenta di un colorito bianco sporco e le labbra hanno una leggerissima tinta cianotica. Esame obbiettivo oto-rino-faringoscopico. Esame otoscopico sinistro: membrana leggermente infiltrata, arrossata e procidente specie nel quadrante postero-mperiore. Dolenzia diffusa spontanea cd alla pressione sulla regione mastoidea, specie alla punta ; non deformazione della detta regione. Esame otoscopico destro: nulla di notevole a carico dell'orecchio esterno e medio. Esame rinoscopico: fosse nasali di conformazione normale, mucosa in preda a lievi fatti di flogosi catarrale acuta.


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TROMBOFLEBITE EO ASCESSO INTR.-'SINUSALE DEL SENO LATERALE ECC.

Esame orofaringoscopico: pilastri palatini anteriori modicamente arrossati; tonsille alquanto ipertrofiche e di colorito quasi norm:~le; sc:~rsa secrezione mucosa sul faringe. Nel pomeriggio dello stesso giorno, verso le ore 15, l'inferma viene colt:1 da brividi fortissimi e prc~enta ci:~nosi intensa al volto con maggiore accentuazione alle labbra; ha il respiro superficiale, :~ffannoso (45 atti respiratori :~l m') il polso è frequente ( 140), ritmico, piccolo, debole; labbra in continuo tremore. T ale crisi, giudicata subito l'espressione di infezione generale, caus:lta da probabile focolaio purulento indovato nell'orecchio medio di sinistra, nonostante la quasi muta sintomatologia a carico dell'orecchio stesso, si protrasse per circa un 'ora, durante la quale furono fatte a\l'inferm:~ somministrazioni di ossigeno ed iniezioni di coramina e canfora. Dopo l'inferma è andata riprendendosi alquanto e si è avuto la scomparsa della cianosi del volto prima e poi con maggior lentenza anche il tremito è cessato, residuando un colorito gialle-pallido del volto, cianosi delle labbra ed una temperatura (inguinale) a 40°,5. L'es'a me generale, ripetuto dal pediatra non fa rilevare lesioni importanti dei vari organi ed apparati. Alle ore 17, in conseguenza dei fatti verificatisi, e non considerando per niente la scarsezza di sintomi a carico di un'otite media purulenta acuta e la mancanza asroluta di elementi che facessero pensare già ad una co~plicazione mastoidea (si era al secondo giorno di malattia), s'imerviene su Ila mastoide di sinistra il cui reperto operatorio è il seguente: mastoide a tipo spongioso, tutto l'osw si presenta di un colorito grigio-verdastro (aspetto di foglia morta), ed è in preda a fatti di n cerosi; presenza di scarsa secrezione purulenta. Appena si comincia· ad asportare tessuto osseo si nota che da esso emana un odore abbastanza fetido; il seno trasverso presenta anch'esso un colorito di foglia morta cd app::tre fortemente dilatato: se ne incide la parete e si mette in evidenza un classico ascesso intrasinusale formato da pus verdastro e fetido, che, svuotato, permette di far rilevare ancora un trombo che arriva posteriormente fin quasi al turculare di Erofilo, ed in basso, oltre il golfo della giugubre; si estrae il trombo posteriore e si ottiene la canalizzazione, mentre in basso il trombo viene estratto solo parzialmente. A questo punto l'inferma presenta polso piccolo, raro e debole, per cui si accelera l'intervento e si rimanda con rincrescimento l'operazione dell'allacciatura della giugulare interna. Come cura coadiuvante si fanno ipodermoclisi di soluzione fisiologica glucosata; iniezioni di canfora, coramina, collaurum e si dànno gocce di Endic:~l. L'esame dell'urina non fa rib·are nota patologica. Durante la notte l'inferma non ha riposato. Il giorno 12 maggio : al mattino temperatura 38,6, polso n. r6o; condizioni generali stazionarie o per meglio dire l'inferma non è peggiorata. L'esame otoscopico dell'orecchio destro fa rilevare membrana arros~ata e piuttosto tesa, specie nei quadranti posteriori per cui si pratica una miringotomia che provoca fuoriuscita di sangue, la dolenzia alla pressione sulla mastoide <.!ello stesso lato è già manifesta, specie alla punta e sulla regione antrale. Nel pomeriggio si ha l'impressione di un lievissimo miglioramento, sia per lo stato generale dell'inferma sia perchè questa aveva preso volentieri caffè e latte, aranciata e due cordiali, che certamente aiutavano l'organismo a combattere l'infezione. Le condizioni generali deboli dell'inferma fanno protrarre ancora l'operazione sulla mastoide di destra e dell'allacciatura della giugulare mentre si continuano intensamente le cure accessorie del giorno a\'anti. Alla sera l'inferma ha temperatura a 39°,4 ed il polso in n. di r6o. Il giorno 13 maggio: temperatura al mattino 39°,2; polso r 40. Nonostante tale febbre le condizioni dell'inferma sembrano incoraggianti ad attendere ancora per aggredire l'altra mastoide, tanto più che l'ammalata oltre la dieta dei giorni precedenti ha preso volentieri anche un semolino. Si continua sempre con la somministrazione di


TROMBOf'LEBITE ED ASCESSO JNTRASI'-." GSALE OEJ. <;ENO L\TER:\LE E-. CC.

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ipodermoclisi di soluzione fisiologica glucosata, iniezioni di canfora, di coramina , di collaurum e le gocce di Endigal. La sera la temperatura arriva a 40°,4 ·ed il polso a t6o. Durante la notte l'inferma non riposa e va peggiorando. II giorno 14 maggio: OS$ervato il pcggi or::~mcnto avvenuto dumnte la notte, al mattino presto s'interviene sulla ma rtoide di destra. T emperatura 38",8, polso 142; condizioni generali abbastanza gravi. Reperto operatorio: mastoide a tipo s1xmgioso; asportata la corticale si mc ne allo scoperto l'antro che appare in posizione norm:1le. L'osso è in preda a fatti di osteomiclite e comprimendo su di esso fuoriesce sclrCzionc purulenta; dall'antro viene fuori un pus cremoso; il tegmen antri cd il pavimento della fossa cranica media sono anch 'essi in pn:da a fatti di ostcomielite; il seno tr:tS\'erso è comprimibile e presenta solo lievi fatti di perifh:bite con movimenti respiratori eviJcnti. L'inferma sopporta abbastanza bene questa seconda operazione c con l'aiuto delle solite cure accessorie rembra che passi la none abbastanza sollevata. Alla sera la temperatura è di 38•,5 ed il polso in numero di 16o. Il g iorno 15 maggio: al mattino temperatura 39°·5• polso 155, l'inferma si presenta gravissima poichè la temperatura va sempre aumentando seguita parimenti dal comportamento del polso; il colorito della cute, specie al volto, è giallo pallido, le gore sono algide, m entre il rimanente dell'organismo brucia per la forte temperatura. L'inferma che è in coma quasi ùal mattino finisce alle ore 13>30, nonostante le molteplici, tempestive ed opportune cure praticatclc ininterrottamente sia di giorno che di notte, per una sindrome che si (; svolta con esito infausto in meno di cinque giorni. Esami di laboratorio: Ricerca batteriologica sulla secrezione e sull'osso ::tlterato: in terreni di aga r ·siero cd agar comune non si è verificato alcuno sviluppo, neanche dopo 48 ore d i termostato a 37•. L'esame batteriologico fa notare dci corpi a bastoncino che si coloravano normalmente con i comuni colori di anilina. Esame urina : negli ultimi due giorni tr3cce di albumina.

I fatti verificatisi nel caso in esame sono questi. Ora io credo che essi , se pur non sono nuovissimi, sono abbastanza rari nella pratica quotidiana, per cui bisogna e~aminarli attentamente per poter trarne considerazioni tali, che, senza farci cadere in esagerazioni, ci faranno sospettare il male quando non si vede, ma che realmente c'è e che subdolamente attenta alla vita dei nostri infermi. Quello che subito appare interessante nel quadro clinico che ho esposto ~ono i tre fatti base: 1° - la sintomatologia quasi muta a carico degli orecchi; 2• - il decorso rapidissimo che chiamerei quasi fulmineo; 3• - le gravi complicazioni verificatesi. Per quanto riguarda la mancanza di sintomi penso che pochissimi sono i casi in cui si è verificato una sintomatologia minima fino allo esordio della grave infezione come si è verificato nel nostro caw, che non trova eguale riscontro (per le molteplici complicazioni presentate) nella letteratura di questi ultimi 20 anni. 5 -

Giornale di nl<'dicinll mi/it,.rt•.


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TR0~1 BUFLElliTE ED :\SCESSO INTR:\Siì-'USJ\LE DEL SEl\:0 LATERALE ECC.

Ramadier e Vesalle riferiscono un caso di tromboflebite suppurata, ascesso extra- durale e ascesso intrameningeo ccn s~ntomatologia minima, wnstatando come in esso, in circostanze cliniche estremamente frustre, si erano sviluppate le gravi complicazioni in esame. Uffenorde a riguardo della trombosi dice che es~a è una infezione di contiguità faci litata da deiscenze del pavimento della cassa che esistono nel 6-8 % dei soggetti. Tale affezione non esiste che nelle otiti acute, ma sovente non si accompagna a brividi e la sua evoluzione è insidiosa in modo che la c! iagnosi clinica è presso a poco impossibile. li Mcycr che ha studi<tto la curva òclla temperatura di 200 bambini affetti da o. m . p. a. paragona i risulrati dei suoi esami a quelli di Schiesel che ha stud iato nello stesso periodo 250 :1duìti. Lo Schicsel ha notato: nel 6o }{, un 'evoluzione febbrile ; nel 31 1Ì.~ una febbre moderata; nel 6-8 'i~ una febbre elevata. Il Meyer nei bambini ha osservato: il 17 % senza febbre (fino a 3t,5 rettale); il 25 % subfebbrile (fino a 38o rettale) e 57,5 % febbtile. Le suppurazioni acute de li 'orecchio senza febbre sono dunque moìto più rare nei bambini che negli adulti ? (Nel caso nostro, bambina di 4 anni, la febbre si è presentata solo quando la setticemia era nel suo pieno sviluppo). Qualche A. ha detto che nei bambini malati che si presentano apparentemente afebbrili essi avevano avuto la febbre prima di essere ammessi in clinica, febbre dovuta in parte ad altre affezioni. Nel nostro caso l'inferma, prima di entrare in clinica, fu ricoverata per un giorno all'ospedale dei bambini e riscontrata senza febbre. Poichè esistono grandi differenze nella evoluzione della febbre nel corso dell'otite infantile non bisogna darvi la stessa importanza dal punto di vista diagnostico e di indicazione operatoria dell'adulto, ma essa deve essere considerata sempre in rapporto allo stato locale e generale. E igler attribuisce al b. mucosus, quei casi sporadici ad evoluzione insidiosa, ove le complicazioni s'impiantano silenziosamente e sono assai gravi, poichè nella maggioranza dei casi l'esito è fatale malgrado il trattamento chirurgico. Urbantschich, in una bambina di 7 anni, nel secondo g1orno di un'otite acuta osservò vomito, vertigi ni , stato comatoso e qualche contrazione alla guancia sinistra e negli arti superiori (mani). Ihya Salih ha osservato un caso di setticemia auricolare senza trombosi del seno laterale, senza segni locali caratteristici, senza reazione apofisaria. Operato l'ammalato di mastoidectomia si ebbe la guarigione. Dromer ha avuto occasione di constatare una mastoidite e trornboflebite suppurata senza segni timpanici. Caso questo che si avvicina molto alla nostra osservazione ma che 111on presenta la gravità e la precocità delle complicazioni verilìcatesi in quest'ultimo caso. Altri AA., come De Benedetti, Carbonara, De Stefanis, Caliceti, C itelli, ecc., hanno studiato profondamente le otiti nell'infanzia a riguardo delia loro


TROMHOFLEBITF. El) ASCESSO I:"'TRASI:'\L:SALE DEL SE:" O L!\ T ER:\LE ECC .

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~intomatologia più o meno manifesta o aòdiritura

latente, della loro evol uzione, dell'agente patogeno, del terreno costituzionale, ma il caso osservato da noi si può confrontare con quei pochi che si avvicinano al nostro, il quale si è manifestato solo quando tutto l'organismo era già in preda ad una grave infezione generale. Il secondo fatto, il decorso fulmineo del! 'affezione, nonostante l'intervento operatorio, sulle due mastoidi, tempestivameme c generosamente eseguiti, come dimostrarono i reperti operatori, credo che trovi riscontro m pochissimi casi analoghi in alcuni decenni della letteratura. E qui assieme al rapido decorso occorre esaminare la precocità con la quale si sono stabilite le complicazioni che nel caso in esame hanno raggiunto il massimo di gravità. Tali complicazioni ci fém no distinguere in modo assai chiaro le otomastoiditi acute dalle forme croniche riacutizzate. In quest'ultime si c:1piscc chiaramente come si possa verificare quasi subi to una lesione sinusalc : il

processo croniqJ, spes~o accompagnato da un colesteatoma, ha già distrutto varie barriere alla diffusione della infezione e I'aumento dei germi virulenti fa scoppiare improvvisamente la complicazione. Nelle forme acute, al contrario, le condizioni anatomo-patologiche sono molto diverse, e poichè, si sa, che nel maggior numero dci casi l 'infezione del seno avviene per contatto d iretto, si capisce come le barriere, soprattutto ossee, che si trovano tra cassa ed antro da un lato, seno sigmoide dali 'altro debbano ritardare la complicazione. D'altra parte, in base appunto a tali criteri anatomo-patologici è eccezionale che l 'operatore si decida ad intervenire in terza o quarta giornata di una otite acuta. Tutto questo nel caso nostro non si è verificato; e ciò conferma ancora la rarità della nostra osservazione clinica che va cliventando sempre più importante per la sua quasi unicità di evoluzione. La nostra inferma si ammaJava per la prima volta di otite, eppure le barriere ossee dell 'orecchio medio hanno lasciato progredire l'infezione in modo fulmineo, provocando compliçazioni mastoidee e sinusali varie in ambio i lati, c determinando un gravissimo stato setticemico. Ma quello che più avvalora questo studio è che di fronte alla nostra inferma non vi è stata attesa operatoria, ma si è avuto l'intuito di intervenire su di un lato (quello che più si lasciava sospettare ammalato), addirittura in seconda giornata, nonostante che la malattia de li 'orecchio medio fosse solo un debolissimo sospetto per la muta smtomatologia presentata a riguardo. Effettuato il primo intervento, giustificato pienamente dal reperto,. il secondo intervento su li 'altra mastoide non potette essere praticato che in quarta giornata di malattia per Io stato generale assai debole dell'ammalata.


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TROMBOFLEBITE ED ASCESSO INTRASI NUSALE DEL '>F.::-.10 LATERALE ECC.

Interventi così precoci e pienamente giustificati, nella letteratura degli ultimi venti anni trovano riscontro solo nel caso di Errecart; i casi a decorso rapido non vanno oltre la decina.

Gatscher ha visto all'autopsia una trombosi del seno trasverso di destra c di quello longitudinale di un soggetto morto in terza giornata di malattia; ma pare non si trattasse di forma otogena, benchè fossero state viste tracce di irritazione a carico dell'orecchio medio corrispondente. Errecart osservò un caso di trombosi sim1sale verificatosì 48 ore dopo un'otite influenzale al cessare dell'otorrea. Il caso venne operato e giunse a guangwne. N eaubauer ha visto la trombosi del seno con sintomi dì meningìsmo in quinta giornata. Successivamente vi furono manifestazioni che fecero sospettare un 'embolia o un ascesso del lobo temporale s., ma pare invece che si trattasse di una azione tossica o di un disturbo di circolo dovuti al l 'affezione s.inusale. Urbantschich fu obbligato ad intervenire sul seno e sulla giugulare in quinta giornata dopo un morbillo, ma l'intervento non potè salvare l 'ammalato. Nel caso di Forschner si trattava di una tromba-flebite e memngne purulenta con exitus in terza giornata. L 'esame microscopico lasciò scorgere negli spazi midollari della mastoide dell'essudato purulento e dei vasi sanguigni molto dilatati. Fra i corpuscoli del pus erano molti bacteri. Fremei ha visto in quarta giornata una vasta trombosi del seno e distruzione della parete sinusale vicino al bulbo. Benchè vi fossero inoltre tutti i segni di una meningite purulenta, il caso terminò favorevolmente. Lo stesso A. aveva precedentemente descritto un caso di tromboflebite constatata con l'intervento in ottava giorn1ata, ma per stabilire un limite preciso noi abbiamo tenuto conto solam ente dei casi osservati nella prima settimana. Nel caso di Girard ed Arnould l'intervento praticato in quinta giornata dimostrò la presenza di una tromboflebite purulenta del 5eno e non valse ad impedire l'insorgere di una meningite mortale. V. F riihwald m setti ma giornata vide una metastasi in corrispondenza dd dito medio della mano destra e ritiene che tale metastasi avesse origine da una trombosi del seno laterale, trombosi che venne dimostrata in seguito con l'intervento sulla mastoide. In un caso da lui osservato Barwich ritiene che già pochi giorni dopo l'inizio dcll'otite sia insorta una trombosi sìnusale e quindi della giugulare. Mancano tuttavia i dati necessari a stabilire con precisione la data d'inizio del processo otitico. Nel caso di Charlier e Naussac si ebbe una tromboflebite mortale d el seno longitudinale superiore e del seno laterale in quinta giornata di un'otite


TROMROFLEBITE FD ASCESSO I~TR:\S I NUSALE DEl

SE:-10 LATERALE ECC.

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sierosa. Poichè tuttavia aveva preceduto poco prima una difterite delle fosse nasali, l'origine della complicazione intracranica forse non è auricolare. Vermes riferisce di una trombosi del golfo che sarebbe insorta in quarta giornata di un 'otite acuta, con sintomi di meningite. L 'incisione del seno diede esito a sangue, ma in seguito al formarsi di metastasi articolari venne legata la giugulare. Successivamente si ebbe fuoriuscita di pus dal bulbo del la giugulare. Il caso terminò favorevolmente. In un ragazzo di otto anni Roscnwasscr ha visto una pleurite purulenta svilupparsi in terza giornata di un 'otite e pensa ad una metastasi otogena precoce. In seguito l'infermo venne operato e fu constatata una vasta trombosi del seno laterale. Dopo molte complicazioni la malattia terminò favorevolmente. Questo caso è tuttavia discutibile; poichè i germi potevano essere partiti dalle piccole vene della mastoide anzichè dal seno laterale, oppure potevano essere partiti da questo senza che vi fosse trombosi. La trombosi poteva essere avvenuta soltanto successivamente. Torrini G. ha osservato due casi di otite fulminante, riguardanti due ammalati che sono venuti a morte· in mrno di una settim:ma per kptomeningite diffusa purulenta. Scalori ha osservato nell'anno decorso un caso di tromboflebite otogena precocissima del seno laterale e setticemia con exitus in quarta giornata. Tale caso, fra tutti gli altri descritti, .si avvicina di molto al nostro per il rapido decorso e la precocità delle complicazioni: si trattava di un ragazzo di 9 anni che, operato con esito favorevol e per mastoidite si nistra, quaranta giorni dopo, mentre si trova ancora ricoverato, ammala di a ngina follicolare ed otite purulenta acuta destra con risentimento mastoideo. La p:~racentes i , eseguita in seconda giornata, dà esito a scarso pus. Il ragazzo presenta molto precocemente i sintomi di una setticemia gravissima e muore all'inizio della qyarta giornata. Nella discussione del caso, a riguardo della terapia, l'A. dice che « non può escludere con certezza assoluta che un intervento eseguito dopo 24- 36 ore potesse salvare il p. >> . La nostra osservazione, in cui si è intervenuti in prima giorn;;ta, conferma ciò che in seguito pensa anche lo Scalori, e cioè che l'infermo non si sarebbe salvato come non si è salvato il nostro, perchè entrambi in preda a grave stato serticemico precocissimo. Circa le gravi complicazioni verifìcatesi nella nostra inferma molto lunga sarebbe l'analisi da fare di tutti gli elementi an atomo- patologici riscontrati nei due interventi eseguiti. L 'ammalata non presentava stigmate di rachitismo, nè tubercolosi; nè da parte dei familiari vi erano precedenti morbosi degni di nota; non aveva sofferto malattie importanti, nè gli esantemi avevano lasciato reliquati debilitanti ; non aveva avuto in precedenza mai malattie di orecchio, naso, gola. D'altra parte il primo intervento, precocissimo, quasi unico nella letter.ltura, dimostrò che la mastoide era in preda a necrosi e presentava un· co-


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T RU/'.IHOFI.ERIT E ED .\ SCioSSO 1::--: T R.\ SI:--:US.\ LE DEL SE::--:0

LATE R:\LE ECC.

lorito dì foglia morta ; secr~zìone purulenta fetida; seno laterale con tromboflcbite ed ascesso intrasinusale. Tali complicazioni otogene verìficatesì fulmineamente senza sìntomatologia prodomìca non ci risulta siano state riscontrate da altri; forse per la semplice ragione che nella letteratura risulta il solo caso di Errecart che riguarda ben una complicazione precoce, ma che è dovuta però ad un'otite influenzale ben manifesta. Kakan e Gardolin in quattro anni presso l'ospedale militare di Viépure, su tremila casi di infiammazione dell'orecchio medio, hanno notato 23 casi di trombosi del seno (o,77 cy,',) risultato che concorda con quello di Grossam e Guthich rilevati nella clinica O. R. L. di Berlino. Inoltre hanno constatato che la malattia colpisce più frequentemente individui dai 20 ai 30 anni, più spesso i maschi che le femmine e più frequentemente l'orecchio sinistro, contrariamente al parere di Korner. Il nostro caso non entra per niente in tali risultati. In generale un'otite media acuta con infiammazione mastoidea è spesso accompagnata da sintomi di infezione generale. Questi provengono in parte da una progressione o da una estensione del procesm infiammatorio al seno od al bulbo con trombizzazione del seno o del bulbo ed un trasporto di infezione nel circolo sanguigno, che parte dal trombo e può essere continuo od imermittente. L'infezione generale può però anche svilupparsi senza che esista trombo nel seno o nel bulbo, da un focolaio 5etrico sito nella mastoide e direttamente portata in circolo dai vasi sanguigni e linfatici della mastoide, dell'orecchio medio, senza compartecipazione del seno. Qualche A. afferma che una trombosi del seno non è sempre connessa con un'infezione generale, ma essa può generarsi e perdurare senza che si manifestino segni clinici di infezione generale. Tutti questi rilievi sono stati osservati sempre nel corso di un 'otite media purulenta conclamata ed in via di trattamento, e non all'inizio della malattia stessa come nella nostra inferma. Urbanttschìch in un ammalato di otite media purulenta acuta riscontrò dopo parecchi giorni: mastoidite, trombosi del golfo della giugulare, ascesso secondario al livello della base del cranio ed ascesso del polmone. L'infermo arrivò a guarigione. Schlauder osservò apparizione brusca di segni meningei con forte reazione cellulare alla puntura lombare solo al giorno di malattia. Il nostro caso ha confermato ancora la rarità che la trombosi di un lato raramente si estende al lato opposto; evenienze queste che si verificano per continuità e presentano di regola la estesa trombosi anche di altri seni. Invece nel caso nostro il seno laterale dell'altro lato presentava solo lievi fatti dì periflcbite. · A questo punto, anche per giustificare la mancanza dì ulteriori indagini anatomo-patologiche, devo ricordare che nelle ultime ore di malat-

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T ROMBOFI.Efl lTE F.O

t\SCF.~SO 1:-:TRAS I ~uSALE

OEI. SENO LATERALE ECC:.

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ua l'ammalata fu trasportata nella propria abitazione, per cui mancano i dati della necroscopia.

Avendo cos.ì esposto i fatti che abbiamo rilevati nella nostra osservazione e ricordato quelli che la letteratura ci dà in quest'ultimi venti anni, credo di pòter venire ad alcune considerazioni che, unite a quelle dei pochi AA. che hanno avuto occasione di studiare dei casi analoghi, potranno meglio farci orientare di fronte a quelle sindromi che, alcune volte, non riuscendo ad interpretarlc non possiamo stabilirne con sicurezza il trattamento. Da quale punto ha preso origine la grave sctticemia ? La bambina era in pieno benessere; non vi erano disturbi di sorta; il primo giorno di malattia essa ha accusato solamente una lievissima dolenzia all'orecchio sinistro. Si deve quindi logicamente pensare che dalla mastoide, e meglio dall'antro o dalla cassa timpanica, attraverso ad anastomosi venose di cui è stata vista l'esistenza (vena antrosigmoidale di Elswort; Chatellier, ecc.) i germi siano arrivati al seno laterale. Secondo Grunert alcune volte la trombosi muove dalle piccole vene ossee che sboccano nel seno e si propaga successivamente a queste; l'origine del trombo è allora indipendente da lesione della parete esterna del seno. Korner con la sua memoria sulla pioemia otitica potè dimostrare come si possa avere una tale manifestazione morbosa senza avere per necessità una trombosi dei seni della dura madre. Nonostante la pregevole e chiara opera del Korner un gran numero di otologi ha negato per molto tempo che potesse verificarsi una tale eventualità e tutti i trattati classici parlano della pioemia e della setticemia incidentalmente, dettando la sintomatologia della trombosi dei seni. Accennano tutti quasi in calce, come possa aversi anche una forma dovuta a trombosi delle vene ossee dell'orecchio medio m genere. Torrini U. L. dice: se teniamo conto di quanto ci insegnano la patologia generale e l'anatomia patologica noi dobbiamo riconoscere nella pioemia o nella setticemia delle manifestazioni morbose che possono insorgere come complicanza di una lesione infiammatoria dell'orecchio seguendo vari momenti patogenetici e non uno solo. Ora la trombo-flebite di uno dei seni della dura madre; ora la trombo-flebite di una delle venuzze che attraversano il tessuto osseo che racchiude e circoscrive l'organo acustico; ora la trombosi stessa di uno dei vasellini che irrorano la mucosa dell'orecchio medio e delle sue dipendenze. Probabilmente nel caso nostro l'invasione di germi in circolo si era già verificata dopo poche ore dall'inizio dell'otite, poichè dopo 48 ore di malattia il quadro clinico di una infezione generale era già chiarissimo.


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TRO~IBOFLEDITE ED ASCESSO 1:--JTRASI:X I.JSALF OEL SENO LATERALE ECC.

Ciò può essere a'Vvalorato anche dal fatto che quell'accesso convulsivo, constatato dalla famiglia il primo giorno di malattia, non era altro che l 'espressione esterna di una prima ondata di germi, della m.astoidite latente, che entravano in circolo provocando un fac-simile della crisi che constatammo poi noi il giorno successivo in clinica. Tale osservazione, basata su fatti verificatisi, viene a dimostrare che il primo giorno di malattia esisteva una mastoidite latente, che già provocava l'infezione generale dell'organismo, mentre il timpano non faceva ancora rilevare una chiara sintomatologia a carico d eli' orecchio m edio. La diagnosi di setticemia resta poi fondamentalmente la stessa anche se l'emocultura ed i vari esami batteriologici risultarono negativi. Forse se si fosse prelevato il sangue dalla giugulare interna, l'esito dell'emocultura sarebbe stato positivo. E' noto, infatti (Magdalena, Grirnaud, e Bleicher ecc.), che nelle setticemie otogenc senza trombosi o con trombosi parziale il sangue prelevato dal seno contiene germi più frequentemente ed in quantità maggiore del sangue tolto da una vena della piega del gomito. Ancora una domanda dobbiamo farci, dato che i nostri esami di laboratorio, sull'osso malato e sulla secrezione purulenta del reperto operatorio, sono stati tutti negativi, e cioè: quali germi hanno determinato il quadro clinico presentato dalla nostra inferma ? Molto lungo sarebbe qui fare una disamina di tutta la flora batterica che si può riscontrare nelle otiti, per cui mi limito a ricordare quei germi che sono stati incriminati dai vari AA. quale causa di gravi complicanze otogene, come noi le abbiamo osservate. Da lungo tempo i batteriologi hanno studiato la flora microbica dell'orecchio infetto e gli studi dei diversi AA. hanno dimostrato che lo streptococco emolitico è il primo per ordine di frequenza; dopo vengono lo stafìlococco e lo pneumococco. Nel 1917, Citelli per primo richiama l'attenz,ione sulla importanza particolare nel campo otologico di una altra specie batterica: l'enterococco. Questo è il germe che dà le complicazioni più gravi e più frequenti; esso è stato molto studiato in Italia. Nel campo della otologia non esistono che 19 casi puri, in gran parte seguiti da complicazioni più o m eno rapide, gravi o spesso mortali (mortalità 42 %). Torrini U. L. con m aggiore frequenza ha riscontrato, sia nel focolaio primitivo che nel sangue circolante, lo stafilococco piogeno aureo; più di rado l'albo. Ad esso segue subito dopo per la gravità del decorso che conferisce alle suppurazioni della cassa il pneumococ<O terzo. Le complicazioni dovute a pneumococco mucoso sono assai più frequenti che per la gran parte degli altri germi. Fra gli altri numerosi germi c:lusa dell'infezione della cassa, talora soli, altre volte associati tra loro sono gli strcptococchi nelle loro varietà: emolitica ed an~molitica, di cui la prima con la seguente statistica : 44 '){) Wirth ; 44,2 Dj, H esse; 51 % Vogel. Tale preponderanza già nota dello streptococco emolitico sugli altri germi


TROMBOFLEEJT E clJ ASCESSO ll'. TRASII'\ lJSALE DEL SE:--JO LA TERALE ECC.

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fu constatata anche in alcune nostre precedenti c~perienze sull'otite media purulenta acuta nei conigli. Nel nostro caso si è avuto un decorso rapidissimo; complicazioni assai gravi (osso mastoideo di colorito di foglia morta con scarsa secrezione molto

letida; tromboflebite del seno laterale con ascesso intrasinusale in un lato e mastoidite con periflebite nell'altro); exitus in quinta giornata. Quale di questi germi elencati e che sono i più incriminabili può essere stato la causa dei fatti da noi constatati ? Nessuna affermazione può essere fatta, perchè noi abbiamo avuto esito negativo in tutte le ricerche del germe, ma credo che non si possa andar fuori dalla cerchia di quelli sopra elencati. Stabilita così senza superfluità l'etiologia e la patogencsi del nostro caso veniamo ora a parlare della terapia. Devo ripetere qui anzitutto che nella letteratura non risulta che un solo caso in cui si sia intervenuto in seconùa giornata di- malattia. In ve-

rità confesso che in primo momento restammo anche noi sorpresi della decisione del Direttore di intervenire chirurgicamente dopo 48 ore di malattia, basandoci solo su di una .Jieve dolenzia della mastoide; e poi ancora in quarta giornata praticare un secondo intervento sull'altra mastoide in un soggetto indebolito da gravi fatti tossici generali. Ma la sorpresa maggiore fu dopo pra6cate le due operazioni, perchè entrambi gli interventi furono pienamente giustificati: il J 0 dal grave reperto del seno e della mastoide e dalla lieve miglioria successi va; il 2° da un reperto quasi identico, ma di minore gravità del primo e da un fugacissimo miglioramento. Ma purtroppo l'organismo era di una bambina di 4 anni ed i fatti si erano svolti molto rapidamente e con una malignità assai rara. Alla cura chirurgica è inutile dire che si aggiunsero tutte le altre cure accessorie : ipoperrnoclisi glucosata, collaurum, canfora, coramina, Endal ecc.; ma tuttavia il male ebbe 11 sopravvento. · D a quanto il nostro caso ci ha dato occasione di potere esaminare, credo di poter venire alle seguenti conclusioni: 1° - che la nostra osservazione fa parte di quei pochissimi casi compresi nella letteratura di gravi complicazioni otogene precocissìme ed a decorso maligno (exitus in quùnta giornata); 2° - che nella nostra ammalata l'otite media acuta purulenta bilaterale si è svolta con assenza completa di sintomi, determinando bruscamente gravi fatti generali setticemici; 3o - che il nostro sospetto di complicazioni mastoidee e sinusali, confermate dagli interventi, non avendo il pediatra riscontrato altre malattie in atto, nè l 'otoiatra rilevato il primo giorno malattie auricolari, fu basato solo sulla lieve dolenzia mastoidea c sulle condizioni settiche generali presentate dali 'inferma;


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TROMBOFLF.BITF. ED .~SCESSO 11'\TRi\SINUS.-\LE DEL SE!'\0 LATERALE ECC.

4" - che il primo intervento, già per se stesso precoce, ed il secondo, fatto a tempo opportuno, se pur non salvarono l 'inferma, ci dimostrarono tempestive migliorie, che forse sarebbero state durature se il piccolo organismo avesse potuto disporre di energie di riserva onde poter vincere l'infez ione che ormai aveva superato le barriere aggredibili chirurgicamente; 5• - che in caso di gravi setticemie, anche sospettate di origine otogena, la precocità del l 'intervento operatorio non è mai nociva, ma quas1 sempre utile. RIASSUNl'O. - U na bambina di 4 anni, dopo una giornata di lieve dolenzia ad un orecchio presenta gravissimi fatti setticemici ge nerali . L ' intervento sulla mastoide sinistra effettuata nello stesso g iorno fa rile,·are processi necrotici della mastoide con scarsa secrezione purulenta fetida e tromboflebite con ascesso intrasinusale del seno laterale. Da ciò consegue lieve miglioria seguita dopo un'altra giornata da forre peggioramento. I n qu arta · giorn:lta s'inten ·iene sulla mastoide dell'altro lato (he presenta gli stessi caratteri patologici dell'altra e periflebitc del seno laterale. Segue ancora lievissima mig lioria, ma in quinta g iornata si ha l'exitus. L'A. fa rilevare la rarità del caso per tre fatti fondamentali su cui basa tutta la disamina dei pochi casi analoghi riscontrati nella letteratura.

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OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore~

tenente colonnello medico SIRO FADD.~.

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA POROADENITE INGUINALE SUBACUTA (MALATTIA DI NICOLAS E FAVRE) Don. Generoso Jannaqoe, capitano mt.:dico, capo reparto dermoceltico.

-----In questi ultimi tempi la letteratura sulla poroad~nite inguinale di Nicolas e Favrc si è arricchita di numerosi lavori, per cui i confini di questa malattia, col moltiplicarsi delle osservazioni, sono andati man mano estendendosi. La primitiva concezione ùi questa malattia consid~rata come tm 'affczione esclusivamente limitata ad un ùetenninato territorio (linfogranulomatosi inguinalc) è stata successivamente modificata da rutta una serie di ricerche. Al ·di fuori, guinJi, delle forme acutamente individualizzatc .da molti AA., è stato dimostrato che la poroadenite inguinale può dare mani festazio ni ntllc più diverse sedi dell'organismo per cui si è reso necessario di abbandonare la d-.::nominazione di linfogranulomatosi, che si presta a confusioni con al tre forme morbose. Forme inguinali che avevano i caratterj descritti da Nicolas e Favre, nel 1913, vennero osservate e descritte con varie denominazioni anche prima_ Chassignac nel 1865, Nelaton nel 188o, Marion nel 1908 e molti altri AA. richiamarono l'attenzione sopra bubboni, aventi un andamento cronico, a carattere flogistico, ed a focolai suppurativi molt~plici, inquadrando così una sindrome sfuggita sino allora. La poroadcnite di Nicolas e Favre è diffusa dovunque ma sopratutto nei paesi tropicali e sottotropic~ili, ove per lungo tempo venne classificata col nome di « bubbon~ climatico >l , Si vuole da akuni AA. che la malattia fosse in seguito trasportata dai navigatori nei porti di tutti i continenti e diffusa dovunque. In Italia la YOce di linfogranulomatosi o poroadenite inguinale non figu ra negli annuari statistici. I primi rilievi epidemiologici vennero eseguiti presso la clinica dermosifilopatica di Torino da Midana. Risulta dalla sua statistica che dai pochi casi osservati, dal 1928 ai· 1931, si è passati al 1937 a circa Ioo casi nella sola citt?t di Torino. Tali cifre sono inferiori alla reale diffusione poichè l'affezione è molto più freq uente, tanto da dover essere presa in particolare considerazione.


1\LCC:-\E OSSERV:\ZIC:-\1 !'l"LJ .. \

l'O IW .\ IJE:-.:ITE 1:-\GL:I:-\A I.E SUl.\CL:TA

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Quadro clinko. La poroadenite inguinale si contrae abitualmente mediante rapporti sessuali ed è essenzialmente caratterizzata da una adenite subacuta, suppurativa, dei gangli inguinali con periadenite. La suppurazione è a piccoli focolai, in principio intraganglionari e quindi periganglionari con apertura e fistolizzazione di questi focolai. Quasi sempre si ha un'estensione del processo ai gangli della fossa iliaca interna che molto raramente dànno luogo a suppurazione. La evoluzione di queste adeniti è generalmente torpida e poco dolorosa. Essa ha una grande predominanza nel sesso maschile. E ' difficile poter stabilire nei singoli casi il periodo di incubazione, poichè quasi sempre sfugge al malato l'epoca precisa del\ 'inizio della piccola lesione ulcerativa ai genitali che segna la prima manifestazione clinica dell 'infezione. Viene ammesso un periodo dagli 8 ai 25 giorni fra il momento dd cont~gio e quello della comparsa delle lesioni (Friedmann, Sezary, Levaditi, ecc .). E' ormai confermato il fatto che la adenopatia è preceduta da un'alterazione primitiva cutanea c mucosa: la cosidetta ulcera linfogranulomatosa. Data però la rapidità con la quale essa tende a riparare, anche in mancanza di cure particolari, è molto frequente il caso, che al momento in cui l'ammalato giunge al medico egli non abbia che una adenopatia già costituita. Può accadere però che il virus penetrando nei linfatici provochi di pari passo l'adenopatia e la lesione cutanea o mucosa. ll sintoma quindi più caratteristico della poroadenite di Nicolas e Favre è l'adenopatia inguinale che inizia con un ganglio duro, poco dolente alla palpazione che ostacola però la deambulazione, a cui può associarsi rialzo di temperatura, in alcuni casi piuttosto elevato dai 38° ai 40°. Alla adenite si associa una periadenite che genera una larga zona infiltrata per cui l'individualizzazione delle ghiandole non è più possibile. In seguito la cute diventata aderente, assume un colore violaceo e viene perforata da fistole irregolari. Il secreto che esce da tali fistole è da principio sanioso, cremoso, giallo verde, granuloso, più tardi siero ematico. La malattia però non si arresta alle sole glandole inguinali ed iliache. Sono state descritte localizzazioni per innesto accidentale aHe dita; alla mucosa orale sia per contaminazione sessuale sia per contagio accidentale. Fra i fenomeni generali oltre alla febbre, che può raggiungere nei periodi di invasione i 40°, l'ammalato avverte senso di malessere, stanchezza, dimagramento. Soni stati riferiti casi di eru zioni cutanee a tipo eritematoso orticarioide, a tipo eritema essudativo multiforme, eritema nodoso. (Midana, Hoffmann, Brandon, ecc.).


750

A!.CL'è'f: OSSER\'r\ZIOC'I Sl:LLA PORO:\I>ESITE lè'Glilt'ALE SUI3.\ CUTA

Il quadro ematologico dà sempre un 'aumento dei globuli bianchi che si portano a 15.000, 2o.ooo con lieve ma s~mpre costante eosinofilia. Furono osservate anche dal Midana, Vcrcellino, Chevalier, alterazioni anche a carico del liguor, che risult:~va aum-:ntato nel numero dei linfociti con frequente positività delle prove per le globuline. Gli stessi AA. ottennero anche con li<JuOr di poroaderuti reazione di Frey positive in altri individui affetti da questa malattia, per cui si dimostra che il virus della infezione può essere pres-::nte anche nel liquor. La malattia di Nicolas e Favre quindi non deve considerarsi localizzata alle sole glandol<! inguinali ma può attecchire per contagio in qualsiasi parte del corpo c può dare ripercussioni generali su tutto l'organismo.

Eziologia.• ~on si conosce finora quale sia il virus patogcno specifico dclla

poroadenitc di Nicolas c Favre nonostante i numerosi tentativi fatti per isolarlo. Secondo molti AA. (L::vaditi, Ravaut, Lcpine ed altri) l'infezione è attribuita ad un virus filtrabile che sarebbe capac(: di provocare per inocufazionc nel cervello una meningo--encefalite mortale per le scimmie.

Il fatto quindi che il virus della poroadenite può dai gangli trasportarsi :~gl i

organi int-::rni, deve far pensare che <]Uesta affezione esula dal campo limitato della vcnereologia per entrare in quello più vasto della medicina interna, e che la sintomatologia che si svolge principalmente nel campo genitale e ghiandole vicine debba considerarsi la prima stazione dlel virus che si diffonde poi a tutto l'organismo.

Prove aiiergiche. Aspirando dd pus di una poroadenitc chiusa suppurata e diluendolo con 5 o IO parti di soluzione fisiologica, si ottiene, dopo averlo st~rilizzato due volte con riscaldamento a 6o gradi per un'ora e controllato sotto l'aspetto della sterilizzazione, un antigcno che, iniettato per via intradermica dà una r-::azione specifica nei casi di malattia del Nicolas e Favre anche dopo 5 anni dall'infezione. Tale prova consiste in una reazione papulosa, papulovesciculosa, p:1pulopustolosa. Tale scoperta fu annunziata da Frey nel 1925. Poichè non è sempre facile procurar si del pus in sufficiente quantità dai ndati di poroadenite altri AA. hanno utilizzato per l'intradermorcazione estratti gliccrinati di gangli asportati chirurgicamente. L'antigene così preparato, se è mantenuto al fresco, conserva le sue atti,-ità p-::r lungo tempo.


ALCUNE OSSERVAZIO~l SULLA l'ORO:\D F~IT E 1:'-<CL' l:-.IALE

SL'H.\ CUTA

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Sono discussi e poco concordi i risultati ottenuti con altri antigeni; per cui allo stato attuale si può riconoscere un significato diagnostico sicuro alla intradermoreazione, praticata con antigene preparato con metodo originale del Frey. Può accadere che una prima intradermore:azione possa dare multati negativi anche quando la sintomatologia clinica deponga favorevolmente per la malattia di Nicolas e Favre e ciò perchè nei primi giorni non avvengono quelle modificazioni umorali capaci di sensibil izzare l'organismo :ti virus. In questi casi dovrà essere ripetuta la prova. Con questo valido mezzo vennero annoverJtc nello stesso capitolo della poroadenite alcune forme morbose ad eziologia ig nota e precisamente: i restringimenti anorettali, l'estiomerie vulvare, alcune forme di parametrite e di cellulite pelvica; di uretrite, di orchite, di bartolinite; alcuni ascessi fistolizzati migranti; e non è improbabile che potranno essere aggiunte altre forme ad etiologia ancora ignota. Non si può chiudere il capitolo della poroadenite inguinale senza dire C~lcune parole su un identico processo: il così detto sifiloma ano-rcttalc del Fournier. La malattia è caratterizzata dalla presenza di nodi somiglianti a quelli emorroidali ed a larghi condilomi disposti in forma di corona intorno all'ano, mentre per un tratto di 6 o 7 cm., questo si ispessisce, si raggrinza, formando dei restringimenti. Il nome di sifiloma ano-rettale fu dato dal Fournier perchè egli la riteneva una forma di sifilide terziaria precoce. Altri AA. la ritennero invece una malattia consecutiva a stasi linfatica, riguardante la cute della regione peri- anale, consecutiva ad infiammazione delle glandole inguinali e precisamente di quelle del gruppo superiore mediale. La questione della etiologia e patogenesi del sifiloma ano-rettale venne sottoposta dal Frey ad una revisione sulla scorta di 5 casi. Egli fece risultare: 1" - che in tutti e cinque i casi persisteva suppurazione delle glandole inguinali; 2° - che in nessuno dei casi era stata praticata estirpazione delle glandole inguinali; 3o - che in tutti c cinque i casi la reazione del Frey era positiva; 4• - che la intradermoreazione Dmelcos era negati va. In base a questi fatti ed ad altre considerazioni venne nella conclusione che il fattore eziologico più importante della elefantiasi ano-rettale è la malattia di Nicolas e Favre. Anche la sindrome di Jersild, stenosi rettak associata a lesione genitoano-rettale; l'estiomene o ulcera della vulva sono da considerarsi dovute allo stesso virus della poroadenite inguinale. Intradermoreazioni positive si sono avute in casi di elefantiasi ano-seratali; di infiltrato cronico del pene. Un altro c~pi tolo che ha ricevuto nuova


752

\l.CU:'\E ( ISSE R\.AZI0:-..1 SULI.i\ PO RO:\DEN ITE 1!-\GUf:-JALE SUR,\Cl'TA

luce dalla intradermoreazione del Frey è quello delle celluliti pelviche, che possono dare luogo col tempo a restringimenti ed a vere occlusioni intestinali. Questi fatti hanno importanza perchè permettono di allargare i confini òella poroadenite inguinale, consigliando l'impiego metodico nei casi dubbi <iella intradermoreazione del Frey.

Anatomia patologica. Asportato un pacchetto di ghiandole conglobate in seguito a periadenite, esse si presentano di un colore rosso marcato, alcune qua e là occupate da numerosi piccoli ascessi centrali e diffusamente distribuiti, che dànno alle glandole l 'aspetto di un ves paio che però non rammollisce mai in toto. In seguito alla diffusa infiammazione si ha scomparsa più o meno marcata della normale struttura e soltanto pochi follicoli rimangono intatti. Già a deboli ingrandimenti microscopicamente si osserva che gli ascessi al margine sono attorniati da cellule più chiare e spesso disposte a mo' di palizzata, alcune delle quali sono disposte sino in tre serie. Altre invece somigliano a vere e proprie cellule del Langherans. I follicoli infiammati sono caratterizzati dal grande polimorfismo cellulare. La periadenite è caratterizzata da infiltrazione grassa. I vasi presentano gravi alterazioni. Accennato così, alle principali conoscenze nel campo della poroadenite inguinale ritengo utile esporre il seguente caso clinico presentatosi alla m ia osservazione nel Reparto Dermoceltico di questo Ospedale, poichè permette di fare delle considerazioni sulle lesioni cutanee nella poroadenite inguinale. C.-~.so CI.JN ICO. S. Quinto, di anni 23, del 7" Regg. Fanteria, nato a Fermo (Ascoli Piceno), professione: falegname. Mai stato all'estero. A. F. Muta. A. R. Muta. A. P. P. La malattia attuale ha avuto inizio circa 25 giorni prima dell'ingresso nel Reparto con la comparsa all 'inguine D. dì piccola tumefazione, scarsamente dolente, ddle lìnfoglandolc più mcdiali della stazione, che si estese in seguito ad altre gla ndole . Le Jinfogl:mdole isolate confluirono rapidamente in un pacco unico e d iven nero ade ~:enti :ti piani superficiali e profondi. La cute sovrastante alla zona aderente divenne presto edematosa. Contempor a n eamente con l'impiantarsi di una sintomatologia generale: cefalea, malessere generale, comparvero delle lesioni cutanee agli arti inferiori, sul dorso, sulla sup. aot. del torace che iniziarono sotto form:t di piccole chiazze eritematose di colorito rosso cianotico a tipo urticariale. La tumefazione dci pacchi glandolari andò rapidamente aumentando di vol ume fin. chè si resero evidenti alcuni focoi:.J i di fluttuazione. Con la compar~a di gueste efflorescenze cutanee la sintomatologia generale si accentuò. Le lesioni cutanee, come riferisce il p., com]Xtrve ro a successive fioriture, e non ave. ,.:lno nessuna tendenza a scomparire.


.'\LCU!'\E 'JS'>ERVAZI0!'\1 SUJ.J A POROAD E:-:JTE. J:-.:Gt.Jl:-.:Al E Sl"Bc\ CCTA

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E. O.: Normotipo io buone condizioni generali di nutrizione e sanguificazione. E. A. Respiratorio: Negativo.

E. A. Cardio-vascolare: Negativo. Addome molle, indolente, fegato e milza nei limiti fisiologici. Nu lla all'apparato genitale. Alla regione inguinale D. si osserva una tumefazione della grandezza ·J i un pugno di adolescence, ricoperta da cute violacea, edematosa, aderente ai piani sottostanti . La massa linfoghiandolare è fissa ai piani profondi, scarsamente dolente e presenta :1! centro un piccolo focolaio di fluttuazione. La puntura C!iplorativa dà esito ad una piccob 'lu~ntità di liquido purulento commisto a sangue. Con la palpazione profond:1 si percepisce la tumefazione delle linfoglandole ili ::~che dello stesso tuo. Indenni le staz.ioni linfatiche inguinali e iliache di sinistra. Nulb si rileva all'esplorazione digitale anale. Cute: in corrispondenza degli :mi inferiori, del dorso, della su pcrficie anteriore d el torace si osservano delle rilevatezzc eritemaro-ponfoidi rotondcggianti ed o ,·ali di gr:lndczza varia da una lenticchia ad una piccola moneta, di colorito rosso ,·iobcco, leggermente infiltrate. Si osservano inoltre numerose a ltre lesioni di :1spetto di,·erso, qu:~kh e piccola pustola, qualche piccolo focolaio di piodermite. Esami praticati: 1° Esame

urina: negativo. 2 ° Esame sangue: lieve anemia con lcucocitosi leggera. Formula l cucocit:~ria: polinucleati: neutrofili 79 %; eosinofi li 2 ••.. ; b~sotili 0.5 "... ; lin fociti 12,5 ~" ; monociti e forme di passaggio 6 %. 3" - R. W., Citocol, Kahn: negativi.

E.-ami biologici: I ntradermoreazione al Dmelcos: Negativa. Cutireazione alla tubercolina: Negativa. Decorso: Ad un primo esame le lesioni cutanee furono giudic:1te forme ban:1li di orticaria; però di fronte alla inefficacia dimostrata dai comuni prcpar:1ti anti;dlergici c particolarmente per il tipo assunto dall':~Jenopatia inguinale (decorso sub:~cuto, aderenz:1 alla cute, scarsa dolorabilità, coesistenza di una adenopatia ili:~ca) fui indotto :1 pens:Jre ad una forma di poroadenite inguinale subacuta. Tale diagnosi venne infatti confermata d:dla positività della R. Frey ottenuta co n un antigene, gentilmente fornito dalla C linib dermosifilopatica di Milano. La persistenza delle lesioni cutanee a tipo orticari ale delle quali siamo soliti ossc.:rvarc !::t rapida rcgressione in seguito ai più semplici trattamenti, coesistenti :~Ile manifcsrazioni inguinali, mi fecero sorgere il sospetto che anche queste fossero della stessa natura. Come si vedrà ho potuto risolvere il problema per via indiretta attraverso il tr:mamcnto terapcutico. Infatti post:l la diagnosi di poroadcnite inguinale di Nicobs c Favrc, iniz iai wbito la cura. Tra i vari metodi terapeutici io ho cbto la preferen za ai preparati di antimonio e precisamente allo Stibional Zambeletti, preparatO che io ho Jvuto occasione di esperÌ· menta re su altri casi, con risultati veramente soddisfacenti. Iniziai il trattamento con un y.! di fiala per via endo,·enosa, aumentando di ,·olta in ,·olta sino ad iniettare tutto il contenuto della fiala con intervalli di tre giorni. Già alla terza iniezione le manifest:lzioni cutanee erano meno app:~riscenti , la tumefazione inguinale si presentava ridotta di ,·olumc, :~Ila quarta iniezione le rffl çre scenze cutanee scomparivano. L'~mmalato venne dimesso guarito dopo aver praticato dieci iniezio ni.

6

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Giornnl~ di m~dicina militar~ .


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.'\I,CG ~ F.

USSERV.-\ZI0!\1 SUL LA POROADENITE INGUINALE SUBACCTA

Considerazioni. 1 dati della presente osservazione clinica non sono privi di inter~sse specialmente per quanto concerne la concomitanza delle manifestazioni cutanee osservar~ nel nostro ammalato; la guarigione di esse mediante trattamento specifico autorizza infatti a confermare che entrambe le manifestazioni (inguinale e cutanea) erano dovute allo stesso virus. Stabilita la natura linfogranulomatosa della eruzione cutanea, l 'interpretazione patogenica di essa ci porta a considerare ~ tali lesioni debbano essere interpretate come espressione di una particolare reazione allergica cutanea conseguente all'apporto di antigene per via ematica, oppure come una localizzazione vera e propria del virus linfogranulomatoso nella cute, o come una reazione sintomatica aspecifica secondaria allo stato tossi-infettivo. Sembra contraddire questa ultima ipotesi la indiff-erenza della sintomatologia cutanea alle comuni medicazioni desensibilizzanti e antiallergiche generiche, cui l'ammalato fu sottoposto in primo tempo; e la rapida regressione ddla dermatosi sotto l'azione dello Stibional. Tale azione terapeutica induce a ri tenere che le efflorescenze cutanee abbiano come causa diretta la infezione poroadenitica. Non ci sembra invece possibile risolvere l'altro quesito, se si tratti di lesioni << abitate» dal virus, e da esso direttamente determinate; o piuttosto se si tratti di reazioni allergiche (( disabitate », espressione della modificata reattività cutanea verso l'antigene (quale si os~erva nelle tricofitid i, microsporidi, fa vidi, batteridi, ecc.) condizionata dalle tossi ne circolanti; tale quesito troverà risposta solo quando l'agente eziologico specifico sarà stato isolato e studiato. Credo che debba ritenersi provato che la malattia descritta da Nicobs e Favre come quarta malattia venerea non è e non rimane localizzata esclusivamente al punto di entrata dei genitali esterni ed ai relativi gangli satelliti, ma rossa attecchjre in qualsiasi parte dell'organismo, e possa dare ripercussioni generali con manifestazioni cutanee e con modificazioni del sangue e del liquor. Quanto alla possibilità che il virus della poroadenite inguinale possa dare vere e proprie localizzazioni agli organi interni, come la milza, i] fegato, è questione tuttora dibattuta, sebbene vi siano già esiY.=rimenti positivi di alcuni AA. (Levaditi, Reisl); ma in questo senso il caso che ho descritto non può portare alcun nuovo contributo. Non sj sono ancora trovati anticorpi specifici nel sangue che si possano mett~ re in evidenza con la prova della deviazione del complemento. Notevoli modifìcazioni invece sono state trovate nel liquor come ho ricordato nella descrizione generale. L' A. dopo aver riferito ~ulle principali conoscenze della powadcnite d i N icolas e Favre espone un caso clinico, facendo a lcune considerazioni sulla sintomalOlogia e patologia delle mani festazioni cutanee. RIASSU!' TO . -


:\LCC '-JE OSSERVAZIONI SULLA POROADF'-JtTr

l"< aòt ~ALI::

SL' I\:\CIJT:\

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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Alcune osservazioni intorno ai campi dei rifugiati spagnuoli dei Pirend orientali. (« Bul l. Soc. Path. exot. •>, 1939, n. 4, pag. 377).

L ÉP t NE. -

L'afflusso sul territorio francese della popolazione civile spagnuola e dell'esercito della Catalogna, a seguito della caduta di Barcellona e della successiva ritirat:l. ha dato origine a dei problemi gravissimi di alloggiamento, di rifornimento di viveri e d i ospitalizzazione, che si son dovuti affront:1re in mezzo a difficoltà di ogni genere e a rischi sanitari note\·oli. Nella seduta del 4 aprile 1939, P. Lépine riferisce alla Società di patologia esotica le sue impressioni e le sue osst:rvazioni, ricavate da una visita compiuta, insieme al generale medico ispettore Rouvillois, ai campi dei prigionieri spagnuoli nei Pirenei orien. tali e al le formazioni sanitarie della regione. Dopo la soppre~sione dci campi prov visori dell'alta valle del T cch e della Ccrdagne, i rifugiati si trovarono concentrati in tre vasti campi, posti lungo il mare: il campo di S. Cipriano, contenente circa go.OOC> individ ui, il campo di Argclès con un effettivo di 73.ooo uomini, il campo di Barcarès, il quale, accanto alla parte provvisoria che ospitava r3.000 miliziani, vede sorgere un campo definitivo in baracche, abbastanza bene organizzato c destinato a ricevere l'eccesso degli individui degli altri campi. Si tratta prcssochè esclusivamente di miliziani, essendo Hata la popolazione civile, nella più gran parte, distribuita su tutto il territorio francest:. E' da osservare subito che l'inerzia, l'incuria, spesso il malvolere di questa vasta massa umana sono responsabili in gran parte della mancanza di igie ne e di ogni con· ~orto. I problemi sanitari all'interno dei cam pi scaturiscono, in p:Htc, dalle condizio ni ste$Se dci rifu&iati spagnuoli al momento del loro arri vo: il 50 % di essi sono infestati da sc:~hhi a, tutti sono in festati da pidocchi (per buona fortuna, ncswn caso di tifo petecchiale, ad onta che la disinfestazione non potè cominciare che soltanto con l'arrivo di biancheria da cambiare c delle vetture di disinfezione c dci bagni). Vi fu all'inizio un certo numero di infezioni polmonari acute c qualche caso di morbillo e di Jifrcrite. Le malattie ,·cncrce sono diffusissime; la presenza, anche tra i militari, di femmine ha conLribuito a mantenere questo deplorevole stato di cose. Ma il problema più gra,·c er:t rapprcsent:no dalle infezioni di natura intestin:tle; dissenteria bacillare tipo Flexncr. febbre tifoide, che presentava, come accade di massima. tutte le varietà, dalle forme amhubtorie alle forme gravissime. L'esistenza dell'infezione tifoide nei campi rappresenta un pericolo note,·ole, date le condi7.ioni di vita dei ri fugiati; malgrado gli sforzi fatti per cercare di imporre una certa disciplina, il SL:r>lo è tutto contaminato dalle deiezioni sparse ovunque, rendendo ine,·itabile la contaminazione della falda d'acqua superficiale, che serve ai bisogni giornalieri dei rifugiati. Inoltre c'è da temere che la contaminazione della fa lda acquifera in una regione agricola, grande produttrice di !•rimizie, possa essere causa di trasporto a distanza d i germi tifici. Le :llltorità responsabili non possono ig no rare questo pericolo. Le formaz ioni ospitalierc h::m no avuto :mch'essc dci momenti assai difficili. allorchè si dovette br fronte, con mezzi assai limitati, ai bisogni di un'intera armata e della popolazione civile. Si è dovu to improvvisare; si son dovute creare alla bell'e megli o a Per pignano degl i ospedal i. capaci complessivamente di r .500 letti. ai quali bisogna aggi ungere i r.4co letti della n:we ospedale " maréchal Lyautey >>, fun zionante co m e


RI\'ISTA DELLA STAMPA MF.DICA ITr\l.lt\:--i t\

E STk:\N IF.R.-\

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ospedale chirurgico, e gli 8oo della nave « Asni ». l 12.000 feriti, giunti con l'armata ~pagnuola, si son ridotti ormai a un piccolo numero di com·alcscenti, di storpi, di cronici. Gli ospedali di Per pignano si wno andati specializzando: l'antico ospedale militare per i contagiosi, l'ospedale Saint Louis per i cronici, l'ospedale della Misericordia, coi suoi 130 letti, per i chirurgici. Il gran numero dei malati cronici si spiega anche col fatto che i ricoverati negli ospedal i della Catalogna, nei sanato ri, negli asili per ;:]ienati, furono trascinati nella fuga dell'esercito in Francia.

Grazie agli sforzi delle autorità sanitarie e all'abnegazione dei medici militari, in st-rvizio di sanit.1 pubblica, e delle infermiere della Croce Rossa, l'ospita lizzazione s'è potuta compiere in condizioni relativamente buone, tenuto conto della situazione mate1 iale dei primi giorni. Oggi il grosso è stato fatto e b ~ituazione può essere considerata come soddisfacente, essendosi provveduto alle manchevolczze con mezzi abbondanti. L'A. ha potuto fare delle interessanti osservazioni su i metodi adoperati dal servizio sanitario spagnuolo dell'armata repubblicana : tutti i feriti, anche quelli non fratturati . venivano ingessati con risultati facilmente prevedibili: le ambulanze chirurgiche non erano state mai adoperate o erano servite per scopi ben diversi da quelli a cui era no destinate; il numero dei medici era di gran lunga inferiore al bisogno, e molti di essi, insieme a tutto il personale infermieri, non avevano che un'istruzione tecnica assai rudimentale. F. PA-rocKA e J. IuvsKY. - L'acido l-ascorbico t gli anaerobi. (« Annales de l'Institut Pasteur )), T. 62, n. 3, 1939). Gli AA., nel corso di uno studio ~istematico sull'influenza che le vane sosta nze riduttrici hanno sullo sviluppo dei microbi a naerobi stretti, posti in condizioni di aerobiosi, hanno voluto provare anche l'acido I-ascorbico. E ' noto che anche la più piccola quantità di ossigeno, in seno ad un brodo nutritivo, impedisce la moltiplicazione · dci germi anae robi, senza peraltro determinarne la morte, e che questo dura finchè il germe non abbia prodotto una quantità di sostanze rid ucenti :,:d ::~bbassa re il potenziale di ossidcrriduzione del terreno ad un valore conveniente alla !>Ua moltiplicazione; si stabilisce, in altre parole, un periodo negati vo, che noi potremo, peraltro, ridurre al minimo, aggiungendo iJI terreno una sost:Jnza riduttrice. Tra i metodi che tendono a questo scopo, gli AA. distinguono : a) quelli detti biochimici, consistenti nell'aggiunta al terreno di fram men ti di o rgani animali o di vegetali, la cui efficacia, secondo Frei, sarebbe dovuta, in parte alle wstanze di alto valore nutritivo, che essi contengono (fa ttori accessori Z di H oder), Ìll! parte al fatto che essi libe rano, per azione di fermenti riduttori. sostanze riducenti capacii d i abbassare il potenziale di ossido-ridu zione del terreno ambiente al g rado conveniente. b) metodi, che impiega no l' uso di sostanze chimiche, non tossiche, di composizione ~emplice, tra le quali è da ricordare in primo luogo la cisteina, il cui meccanismo di azione sembra agli AA. assai vicino a quello dell'acido ascorbico. Secondo Frei. per l'azione catalitica delle tracce di sali di fe rro, contenute nel brodo di carne, due molecole di citeina si ossidano in una di cistina: sviluppano così idrogeno, che si lega all'ossigeno che trovasi nel terreno, onde l'abbnsra mento vol uto del potenziale di ossidoriduzione, il che permette lo sviluppo di germi anaerobi in condizio ni di aerobiosi. A quest'ultimo gruppo di metodi appnrterrebbe l'acido ascorbico. del quale sono note le importanti azioni energetiche che, grazie ad esw. si svolgono nella cellula ,.i,·eote. Le interessanti ricerche degli AA., svoltesi in molteplici sensi e su diversi ceppi delle più varie specie di anaerobi, dimostrano che l'acido ascorbico, aggi unto ai terrene d i cultura in percentuali varian ti dal o,s all' 1 per mille, rende ass.1i facile. ed assai meglio di quanto non faccia la cisteina, lo sviluppo in condizioni tli aerobiosi dci germi1


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anaerobi, senza inoltre affatto mod ific:tre la loro morfologia e vitalità ed il loro potere patogcno. Per quanto riguarda l'influenza, che l'aggiunto ai terreni di cultura di acido ascor· b ico ha sulla produzione di tossine anaerobiche, risulta che essa è inferiore a quella del glucosio, che, come è noto, è uni,·ersalmente impiegato per la produzione delle dette tossine; tuttavia, l'aggiunta simultanea del g lucosio e dell'acido ascorbico ai terreni di cultura determina, ciò che può avere importanza pratica, un aumento note\·ole nella produzione del le tossine anaerobiche. La titolazione, infine, per via elettromerrica, del potenziale di ossido-riduzione dei mezzi cultura li addizionati di acido :1scorbico ha d:JtO valori quasi identici a quelli pre· sent:tti dai terreni alla cistcina: i qu:~li, però, affermano gli AA., essendo l'azione della vitamina C di nssai più lung:1 durata, debbono r~sere ritenuti nettamente inferiori ai pwm.

F. fERRAJOLI.

MEDICINA INTERNA H

E. BocK. - Sul valore dell'esame batteriologico del midollo stemale. (•• Klini sche Wochenschrift >1, 4 febbraio 1939, n. 5).

L'esame istologico e batteriologico del midollo osseo è :trgomenw attualmente in piena evoluzione e si dimostra sempre più promettente di importanti contributi per la diagnostica. L 'A. nel suo studio si occupa dell'esame del m idollo osseo dal punto d i vista batte· riologico, esame che, come l'A. stesso ricorda, fu per la prima volta p~ ..ticato dal nostro Pianese, che nel 19Q8 por tò l'esame sul midollo osseo della tibia per la diagno:.i di Leishmaniosi, mentre solo nel 1922 Seyfarth propose la trapanazione stern:tlc per la dimostrazione del p:.r:1ssita malarico. Nell 'ultimo decennio tale indagine si (; notevolmente estesa, da per l'ossen·azione di retta dci germi, sia per ottenere il materiale, onde preparare culture d i essi, ed i risultati, :tnchc se alquanto discordanti, hanno in generale dimostrato la superio rità della midollocultura, sull:J emocultura, di solito allestita con sangue venosa. Il quale è rcla· ti,·amen te più povero di germi dd s::mgue arteriow, in quanto nelle vene il sangue arriva dopo essere pass:Jto attr<I\'Crso il territorio capillare, v~ro filtro, ove i germi possono l'Sscrc trattenuti e distrutti. Difficoltà tenichc non consentono di ottenere dai capill:tri nelle necessarie condizioni di asepsi il sangue in quantità wfficiente per allestire una cultura, nè il sangue arterioso, più ricco in germi d el sant,rue venoso, è sempre facil· mente ottenibile, essendo la puntura di un'arteria pr:ltica alquanto delicata. Consegue pertanto che la cultura allestita con s:tngue venosa offre minori probabilità d i esiti positi vi, eccetto nei casi in cui si può impiegare il sangue venoso defluente immediato· mente da un focolaio settico : topodi agnosi di Friedemann. Con la midollocultura non solo si realizza il vantaggio proprio del sangue capillare. ma si ottengono anche cellu le reticolo-endoteliali batteriofaghc e quindi ricche di germi, onde essa dovrebbe rappresentare l'optimum per ottenere ri~ ultat i positivi nelle mabnie settiche. Gli stessi \':mtaggi offre l'impiego del s:mgue splenico, ma due condizioni 'i si oppongo no: :Jnzitutro nella m i lz:~, più ricca di gro nulociti maturi c di fermemi proteolitici, è più attiva che nel midollo osseo la distruzione batterica, poi la puntur<J di una milza settica, ingrand it:~. è un procedimento pericoloso, rncntre la puntura stern:tlc è più semplice J i quella arteriosa c non pericolosa come quella splenica. D opo tali considera?. ioni l' A. riporta i risult:Jti delle ricerche praticate su 41 c,1si di :~[iezic.ni ::1 tipo ~ettico, ndle qu:1 li contemporaneamen te furono allestite culture


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da sangue arterioso, venoso e da midollo osseo sternale. Il maggior numero di risultati posinvi (2o) si ebbe nelle culture con sangue arterior.o, la cui superiorità si dimostrò 1nche dal numero di colonie sviluppatesi da uguale quantità di sangue. Nelle cultu re con ~angue venoso e con midollo osseo si ebbt:ro 17 risult:-tti posiùvi, e cioè dimostrerebbe il nessun vantaggio del nuovo procedimento. Tale risultato, in contrasto a quello conscguiw da altri ricercatori, l'A. cerca giustifìc.:are chiamando in causa il ricco contenuto in cellule germicide ed in fermenti, onde il vantaggio sul sangue venoso, dianzi t•rospettato. resterebbe annullato. Una valutazione però da vicino dci singoli esami dimostra la superiorità sull'emocultura venosa della midollocultura, :JIIa quale anzi in qualche caw si dovette la precisazione diagnostica. Pur dovendo escludere ogni errore di tecnica per l'ambiente in cui le ricerche sono state eseguite, non ci si rende tuttavia ragione come nell'infezione tifosa, in cui buoni risultati ha ottenuto Storti ddla clinica di Ferrata, I"A. abbia avuto invece risultati costantemente ncg:nivi. E' questo un punto .:he ulteriori e più numerose ricerche dovranno precisare. Obbienivamente valutando i risultati delle ricerche praticate dai diversi AA. si può in conclusione ritenere che nelle malattie settiche il maggior numero d i emoculture positive ~i ottiene con l'impiego del sangue arterioso, mentre una netr:t superiorid rispetto all'emocultura con sangue venoso mostra la midollocultura. Da ciò l'utilità di un più largo impiego di quest'ultima. superando le non giustificate difficoltà tecniche che il prelevamento del midollo osseo, !econdo alcuni, può presentare. Esse sono poi largamente compensate dai va ntaggi che ne derivano alla d i:tgnosi.

R. D. ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE KIRSCHNER,

M. ~

Il collasso in chirurgia. (<< Der Chirurg ,,, fase. ~. 1938).

Per collasso Kirschner intende <( ogni stato ad esordio più o meno acuto, nel quale r/ circolo è insufficiente a mantenere nei centri vitali tm ricambio regolare "· T:tle stato riposa il più frequentemente, ma solo primitivamente, su di un rilassamento dei vasi perchè ben tosto ogni cellula ed ogni organo ,·engono tirati nel vortice del coi!:Jsso cosic..:hè si ha a che fare: 1") col rilassamento dei vasi periferici; 2") colla diminu7.ione della massa circolante; 3°) colla diminuzione del l'apporto di sangue al cuore, cioè del cosi· •letto volume al minuto o di quello ad ogni contrazione; 4") colla paralisi delle forze motrici del sangue; s") col peggioramento della qualità del sangue; 6•) colla hme di sangue, coll'asfissia di tutti gli organi e delle cellule; 7") coll'alterazione funzion:1le di importanti centri cerebrali ; 8•) colla disfunzione d i organi vitali con funzione ormonale e !ecretori a; 9") coll'abbassamento della temperatura corpore:1. Dice Kirschner che tutte queste alterazioni decorrono :~ssieme, nel collasw, e si potenziano vicendevolmente come fa una valanga. Egli distingue un colla>·so cardtaco, uno motorio, uno vasco/are, uno ozen1oso ed uno sanguigno. Tale distinzione vale però wltanto per lo stadio iniziale di collasso. Il sintoma clinico caratteristico del colla~so motorio primitivo, vale a dire della dim inuzione patologica del volume al minuto, è la stasi nel sistema veuoso, ossia la cianosi. Il sintoma clinico proprio del collasso v:Jscolare è la caduta della pressione sanguigna ed il pallore dell'ammalato. Kirschner non ammette, accanto al collasso, uno stato di shock ben distinto; per lui può soltanto esistere una fase iniziale, eretistica. confondibile con uno !tato di shock, che trapassa però nella maggioranza dei casi n el collasso vero e proprio. Ogni individuo, Jicc Kirschner, ha una diversa resistenza al collasso, resistenza che non è neppure uguale in tutti i momenti per uno stesso sog~etto. Così l'età, il sesw, il ti po costituz ion:tlc, la razza, lo stato di imbibizione dei


RIVIST:\ DELLA $TA:V1PA ~IEI>IC:\ IT.\1.1:\N:\ F. STRA:-IIERA

tessuti, la carenza alimentare, il raffreddamento, il sonariscaldamento e lo stato d'animo hanno la m:~ssima importanza nei confronti della disposizione, maggiore o minore, al collasso. /1 giudizio di resistenza al collasso rimane ancora tuttavia prerogativa del colpo d'occhio del clinico esperto, al quale spetta anche il diftìcile compito di aumentare, per così dire artificialmente, Ja resistenza al collasso negli operandi adottando misure diverse da individuo ad individuo. Nella parte speciale Kirschner considera: 1°) il collasso consecutì,·o a traumi, operazioni ed emorragie. In chirurgia esso si presenta più specialmente negli infortuni, nelle operazioni chirurgiche e nelle infezioni. Degli inter\'enti chirurgici, quelli laparotomici sono i più pericolosi per il collasso. 2°) Il collasso consecutivo ad anestesia. Questa forma di collasso potrebbe far pensare che senza anestesia il pericolo dì collasso venga scongiurato, ma ciò non è affatto vero. Piuttosto occorre osser,·are che, tal volta, nelranestesia generale ed in quella spinale è ancora conservata una parte della funzione dell"arco riflesso anche se l'ammalato non percepisce più dolore. E' perciò razionale, al fine di impedire il collasso, interrompere l'arco riflesso, del tutto, per mezzo dì un'ulteriore anestesia locale. Quanto ai di,·ersi mezzi di anestesia essi non hanno ugual valore nei confronti del collasso. Anestesia generale. - Tra i molti anestetici sussistono spiccate differenze; ,·alore assai grande e decisivo ha spesso la durata della 11arcosi e la durata del petiodo di eccitazione. Infatti una narcosi con lungo periodo di eccitazione superficiale e spesso interrotta è più pericolosa di un'anestesia che conduca rapidamente al sonno e che sia uniformemente profonda. Anestesia lombare. - E' assai pericolosa nei confronti del collasso. La paralisi vascobre, sebbene limitata, è molto intensa cosicchè altrettanto notevole è la caduta della pressione sanguigna c se, oltre a quelli degli arti inferiori, vengono paralizzati (specie nelle anestesie alte) anche territori addominali, ove giacciono le grandi riserve di sangue del circolo portale ed i grandi bacini del fegato e della milza, in tal caso il corpo. dice Kirschncr con beli:J espressione, può dissanguarsi nei grossi vasi del suo addome e dei suoi arti inferiori. In conscguenz:~ si deve mirare: 1°) a limitare l'altezza dell'anestesia esclusivamente all'addome lasciando più o meno indenni le gambe; 2°) ad usare b dose minima dell'anestetico; 3") ad evitare una eccessiva diffusione cerebrale da p:~rte dell'anestetico. Con particolari accorgimenti Kirschner, su oltre 5000 anestesie lombari. ha potuto constatare con estrema rarità delle ca9ute di pressione di una certa entità, nle :1 dire stati di collasso. A IJ(.'Jtesia locale. - E' la meno pericolosa. TuttaYia non biwgna trascurare il fattor e r~ichico che qui è più libero di farsi sfavorevolmente sentire al momento dell'operazione: Kirschner provvede i suoi operandi di cuffie radio e fà loro ascoltare musiche v:~rie a seconda dei casi. · TI collas.ro consecutivo ad infezione e ad ÙJtossicazìone. - Come si sa. nella pcritonite il collasso è una delle evenienze più temute e più regolari. A questo proposito accenneremo al fatto che Kirschncr è fautore della teoria patogenetica chimica o tossica ciel colla~so senza per altro escludere il fattore nervoso che egli fà piuttosto proprio della fase iniziale, come s'è detto, e che identifica di preferenza con uno stato di shock. Anzi, egli precisa che in realtà lo shock interviene subito dopo il trauma mentre il collasso no n compnrc di solito che dopo molte ore o addirittura dopo qualche giorno. !l trattamento del collasso conclamato. - 1° compito: farne cessare al più presto 'a causa: 2 ° compi to: mettere il cuore nelle condizioni di poter usufruire del nece!s:Jrio vnlume di sangue al minuto. TI primo compito può consistere nel far cessare l'azione èi un trauma, nel frenare un'emorrngia. nel dominare una infezione, nel sospende re tempestivamente un:l narcosi c nell'interrompere dci forti dolori. Il secondo compito si può a,•,·alcre di quatrro vie di cui la prima consiste nel ricondurre nuovamente nel circolo il san~ue stagnante nei ,·::~si (soprarenina, sympathol, coramina, cfetonina. efedrina, cardiazol, verirol e caffeina), la secor1da nelln sostituzione della quantità di s::~ ngue,


RJ\'ISTA DELLt\ STAMPA MEDICA JTAL!ANA E STHt\ l\.' lERA

mancante al circolo, per mezzo di un liquido estraneo (trasfusione, ipodcrmoclisi, fleboclisi, ecc.), la terza nell'aumentare il \'olume di sangue ad ogni contrnione (strofantina endovena, caffeina) coll'av\'ertenza di somministrare anche del glucosio per sopperire al rnaggior laYoro del cuore, spronato com'è dai mezzi medicamentosi; la quarta via consiste nel riscaldare il corpo raffreddato. Molto importante è il riscaldamento interno a mezzo della diatermia perchè solo cosl si ottiene che b dilatazione dei vnsi cutnneì e la :.udoraz.ione intervengano soltanto quando l'interno del corpo c la cute sono sufficientemente riscaldati, a differenza <.li quanto av viene quando il calore è npplicato sulla superficie cutanea. Inoltre, sempre per quanto concerne il riscaldamento corporeo, Kirschner rensa che si debba far risparmiare, ad un corpo minacciato da collasso, anche il lavoro della regolazione termica sostituendo il primitiYo e rozzo apporto di calore coll'uso di ambienti che consentano di manovrare la temperatura dell'aria a pincimento c colb massima rapidità ed autonomia. G. GALLETIO.

TRAUMATOLOGIA M. GoMEZ DuRAN, Capo gruppo di Ospedali chirurgici dd fronte, Capo dci sernz1 chirurgici dell'Ospedale di Tetunn. -

Cirugia de guerra.

Opera originale e completa la quale tratta tutta una chirurgia, che, come dice l'A., non dimentica nessuna regione, non trascura nessun organo e che presenta tutte le possibilità di intervento nelle più disparate condizioni, in feriti inverorìmili c da agenti vulneranti di ogni sorta, rappresentati dai formidabili mezzi di combattimento dì cui è dotato ogni esercito moderno. L'Opera è divisa in due volumi. Il 1 ° riguardn la chirurgia cavìtaria (cranio, torace, addome), il 2° le lesioni degli artì. L'A. reca la preziosa e ricca messe ddle osseryazionì per$Onali r:~ccolte nel trattamento di diverse migliaia di feriti in più che 15 ospedali aYanznti (Hopìstales de Sangre) r~,a, per quanto ripetutamcnte affermi dì voler limitarsi alla esposizione obiettiva dci casi trattati personalmente, il lavoro è ben !ungi thl circoscri versi al carattere di un <C Rendiconto Statistico , , In una sintesi felice , quale solo può essere prcxlotta da una profonda cultura e da una larga preparazione, senza stucchevoli, inutili discussioni accademiche e polcmizzanti, i capitoli trattati riassumono le cognizioni più moderne e complete di Ana· rom ia, Patologia e Fisiologia normale e patologica, ìnquadr:mdo in esse i casi clinici ndla loro proteiforme varietà, classifìc:~ndoli razionalmente in grup pi, discutendone. sulb base della larga esperienza, le indicazio ni di trr~ttr~mento ed esponendo, per ciascun gruppo, la tattica chirurgica seguita e da scguirsi. Sano eclettismo nella impostazione della indicnìone di inten•ento; valutazione fine e accurata della sintomatologia che deve g uidare all'apprezzamento esatto dcii:~ lesione anatomo-patologica e sua estensione, delle dcYiazioni fi sìo-patol<>giche c pericoli , dei mezzi per porvi riparo. Strategia chirurgica che dc,·c ispirarsi ai tre postulati: salvare la YÌt\1; procurare il ricupero più rapido possibile del ferito; rid urre al minimo il g ran contingente residuo di jnvalidi e inutili. Questo è lo spirito che domina in tutta l'opera e che l'A. si prefigge di infondere ai no n iniziati in questa chirurgia che no n sì apprende nei iìbrì nè può ìmprov,·is:•rsi perchè deve adattarsi alle condizioni in cui si svolge una azione bdlica, sempre differenti, sia che si tratti di guerra difensiva dì posizioni, che dì guerra di mo\'irnento, e che richiede perciò, nel quadro delle esigenze tecniche imprcs.:i ndibili, una gra nde eia-


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RJ\'JST.\

DELLA STAMPA M(;OICA ITALIA!'A E STRANIERA

stìcìrà e potere dì ad:mamento nel chì ururgo ìl quale non può pertanto rinchiudersi m formule predisposte e rigide. Prudenza e adattamento riflessivo sono, nel pensiero dcii' A., i caratteri che de\·ono inforrn:~rc tutta la Chirurgia traumatic:l di urgenza in un ospedale avanzato. Aggiu n· !!eremo: ardimento e prontezza d i decisione. I risult:lti raggiunti sono molto lusinghieri e la percentuale d ei feriti gravi c gravissimi, sah·ati dall'intervento bene scelto, tempestivamente attuato e razionalmente condono, molto alta e pari alle statistiche più f:n·orevoli delle nostre ambulanze chirurg iche c, in linea generale. delle unità chirurgiche ,1vanzate degli Eserciti partecipanti alb Guerra Europea. L'Opera è ricca di disegni semi schcm:Jtici «Veri appunti al naturale •l come si esprime l'A., ~celt i fra quelli più dimostr:ltivi, raccolti nel registro delle operazioni e che hanno perciò il merito di essere fedeli alla osservazione diretta ddl'0peratore, senza :~dulterazioni per interposta persona. Scritto in forma piana, concisa, eleg:~nte, Il lavoro si presema in veste tipografica molto curata. Merita di essere conosciuto perchè è un aggiornamento completo e recentissimo di tutte le que~tion i che riguardano questa chirurgia in certo senso specializzata. Molto importanti sono l'argomento della profibssi antig:1ngrenosa e i concetti sulla trasfusione di ,;angue in chirurgia di guerra e per questo non può non interessare profondamente ogni chirurgo, anche se rotto ai piìr ardui cimenti della chirurgia del tempo di p:~ce c dell~t chirurgia castrense.

G. T ERRA ABR.\MI.

RADIOLOGIA D. J. HucuET. Dosaggio della rontgenterapia antiflogistica. (Statistica di 82 casi). (« Journal dc Radiologic et d'Eiectrologie )), n . 2, febbraio 1939). Premesso che in ri:intgenrerapia an ti flogistica bisogna adoperare dosi deboli, e considerando le disparità di Yedute che esistono anche nel limite delle dosi deboli, l'A. cerca di fissare, con la maggiore precisione possibile, le dosi, tenendo conto dei riwltati ottenuti nella cura di 82 casi. L'A. ha fatto uso di radiazioni ottenute con i seguenti d:~ ti tecnici: voltaggio roo Kilovols con minimo di 50 Kilovols; filtro: 3 mm. di Al; distanza anticatode - pelle: 40 cm.; solo in alcuni casi di furuncolosi diffusa si è irradia to a 60-70 cm. e anche a un metro. Dei casi, 43 sono rappresentati da furuncoli e favi, in varia sede: in 39 st e anlla la guarigione con la sola rontgenterapia, in 1 è stata associata la cura chirurgica, e in 3· già in stato setticcrnico, si ~ avuto il dccesw. L'A. ha applicato in media 25 r. internnionali. Spesso ~ sufficiente una sola seduta che porta un miglioramento immediato nelle condizioni locali c generali . Solo nei casi gnwi e nei favi giganti, è necessario somministr:Jre un:1 seconda Jose e talvolta una terza, ponendo un intervallo di tre quattro giorni tra un:.r seduta c l'altra. Il vantaggio delle dosi deboli, di 15-20 r. internazionali, è rappresentato dal fano che, pur generalmente efficaci, rimangono sempre al di sotto della soglia nociva e possono essere ripetute sia dopo tre giorni, sia il giorno successivo. ~c ritenute insuHicienti. 'ci 29 furuncoli trattatt, la dose massima è stata di 75 r. ; la Jor.e totnlc media di 20-25 r.: la dose minima di tre r. Nei favi: dose massima qo r.; indi Josi minori Ji I05 · 7o-6o - so r., sino a 6 r. Su bilO dopo l'irrndiazione compare un lieve arrossamento della zona trattata: alcune on: d opo c durante la notte il p. pro1·a diminuzione del dolore e <.Iella tensione locale. senso di soll ie,•o; vi è inoltre abbassamento della temperatura; nei giorni successi\·i il


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miglioramento continua. Nei casi trattati proprio alrinizio, il processo infiammatorio può addirittura abortire e il furuncolo non aprirsi, e ri:tfsorbirsi l'inliltrato a poco a poco sino a scomparire. Nei casi più avanzati i raggi X non evitano l'aptrtura spontanea del furuncolo, ma localizzano c attenuano i sintomi uell'infiamm:tzionc, che da regionale diventa loctle. La radiotcr:1pia in questi casi accelera l'apcrtur:l spontanea, specie se somministrata a dosi ripetute. L'A. ha tr:1ttato ancor::t 7 patcrecci cd è giunto alle seguenti wnclusioni: l:! r:Jdioterapia è sempre favorevole, ma lo è in modo particol:trc nei ca~i non complic:tti a lesioni gravi del le guaine o :1 lesioni ossee; il successo è. più completo e rapido se la rontgenterapia sia applicata agli inizi del processo morboso; le dosi da impicg:tre sono: 20-30 r. internazionali con tre millimetri di alluminio. Una o due sedute sono sufficienti in assenza di lesioni ossee. Anche nei postumi infettivi (flemmoni, feri te infette), l'A., sotto l'influsso dei raggi X ha ottenuto un miglior:trnenro immediato dello sww gencr:tle e locale: è come st- le d i fese locali ricevessero un colpo d i frust:J; la ferita cambia aspetto a v,·icin:mdosi decisamente verso la guarigione. Una o, al più, due sedute sono sufficienti, con un totale di 70 r. e adoperando un filtro di Al che l'A. definisce sottile. L'A. ha trattato infine con la rontgenterapia diverse altre loc:tlizzazioni infiammatorie (idrosadeniti, ascessi del reno, follicol ite del cuoio c:tpelluto, impetigine, zona. ecc.). ottenendo sempre dci note,·oli risultati. Ma l'efficacia maggiore dei raggi X si è avuta nei casi di estese scottature: si può ::ffcrrnare che i risultati sono davvero straordinari ! Si fanno t - 2 sedute a dosi deboli, associando nel trattamento impacchi con soluzioni mercuno - cromo, c l'applicazione di bendaggi sterili sulla lesione.

A proposito di radiodermiti ulc~rose ribelli: un nuovo trattamento : l'applicazione di Vitamina A. (« Journal dc radiologie et d'élcctrologic »,

SoH tER H. c G tNEvs L. -

tomo 22, n. 3, marzo 1939). Atrocemente dolorosa, tenace, ribelle c della durata di mesi cd anche di anni. la racliodcrm ite è un '::~ffezione sempre seria, s1:csso grave, tal volta mortale. Malgr:~do i progressi realizzati nella conoscenza dell'nione biologica dei raggi X, malgrado il perfe7ion:~mento degli apparecchi cd in particol::tre de-lla loro protezione, m;1lgrado tutte le precauzioni, questo rischio, da pure :~!quanto ridotto, non è ancora sparito cd interessa ~ia la radiodiagnostica che la radioterapia. Il trattamento curativo, realizzato con procedimenti chimici, fisici, biologici e chirurgici ha dato dci risult:Hi incostanti. Dobbiamo quindi considerare degne di massimo interesse tutte le ricerche intese ad ottcncrne la guarigione: a tale rigu:1rdo gli AA. presentano un caso ''eramente interessante .ji un p. affetto da radiodermitc alla regione ipogastrica ribelle a varie cure e della durata di ,.aTi anni. insorta dopo esecuzione di quattro esami radiografici della colonna lombare c guarita quindi con applicnzioni locali di vitamtn:l A. Propongono t:tlc nuovo trattamento delle radiodermiti, poichè « la vimrnina A pro,·oca le granubzioni delb pelle. rcgolarizza tali granubzioni, atti,·a l'cpidermizzazione, r:~ll c nt:t la suppurazione t>d ha una nione reale sullo stato gcncr:~lc dcll 'Jm malato " ·


RIYISTA DfLLA STA~P:\

~EDICA

IT:\Li i\:-IA F. STRANIERA

NEURO-PSICHIATRIA

Considerazioni sopra un caso di psicosi traumatica. ((( Rassegna di Studi psichiatrici •>, fase . 6, vol. XXVII, novembre · dicembre 1938- XVII).

fJ. MoKACI. -

I casi clinici concernenti le psicosi traumatiche, quando siano acc uratamente ed obbiettivamente studiati, acquistano un particolare interesse sotto un duplice punto di vista: perchè si tratta pur sempre di fatti rari e d' un'eziologia molto discussa e spesso negata, e perchè essi casi inducono ad utili considerazioni medico - legali tanto in medi· cina legale militare quanto nell'infortunistica in genere. L'osservazione del Monaci riguarda un soggetto che, nel dicembre 1932 (in età di 45 anni e senza antecedenti patologici d'importanza) venne investito da un'automobile battendo violentemente il capo sul selciato. Ne derivò una ferita lacero- contusa al cuoio capelluto del terzo superiore della regione parietale di destra, senza lesione ossea. Si ebbe, a ltresì, una fenomenologia immediata tli grave commozione cerebrale, poscia - a partire dal quarto giorno - insorse un quatlro di confusione mentale e di agitazione psicomotoria protrattasi a lungo, accompagnantesi a gravissima perdita della 1nemoria e che richiese l' internamento dell'infermo nell'Ospedale psichiatrico provinciale di Firenze (maggio 1933). Successivam ente i disturbi mentali assunsero un a~ petto sempre più diverso: la me. moria si ripristinò (rimase solo una lacuna circoS<ritta all'episodio t raumatico) e si andò organizzando un delirio di persecuzione ormai - a quasi se1 anni dal trauma - defi· nitivo ed immodificabile, per cui l'infermo continua a rimanere internato nell'Ospedale psichiatrico. L'importanza d i questo caso (interessante a nche per tal uni aspetti nevrologici: la precoce comparsa di una persistente amiotrofia e miosite sclerosantc a carico di un arro) è palese. Esso sta a dimostrare, soprattutto, che è innegabile l'esistenza delle psicosi traumatiche e cc ne rivela taluni aspetti di notc\'o le valore medico legale, come la loro comparsa precoce e la possibilità di pcrsistenza indefinita, anche con trasfo rmazio ne del loro aspetto semiologico. c.~RLO RI;:Y.O.

OFTALMOLOGIA

u

ORzALF.SI F. pressione arteriosa retinica nell'ambliopia alcoolica-nicotinica. (« Bollettino d'Oculistica >>, 1938- XV II). In sedici pp. affetti da amhliopia alcoolica-nicotinica l'A. ha misurato contempor;J. neamcnte la pressione ornerale, la pressione arteriosa retinica diastolica e la tensione endocu b rc. Gli indi\'idui sottoposti a queste ricerche erano di età fra i 45 anni ed i 75· La pressione arte riosa retinica è risultata bassa in nove di essi; 10 tre era n ortnale i! rappono fra pressione omcra le e rctinica men,tre su altri quattro vi era ipertensione rcl:>ti,·a. Secondo l'A. lo squilibrio di pressione in meno non è sufficiente e forse nemmeno necessario a dctcrminJre l'atrofia del fascio papillo maculare che si riscontra ncll'amhliopia sia da tabacco che da ;,lcool. Con esso agiscono fatti tossici la cui azione, di rctt:l l d indiretta. si cstrin sec:~ sugli elementi nen ·osi della retin:l c del nervo ottico.

T E'TA.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIER.\

ANTONIBON A.

- Storia dci colliri. (Casa Editrice Libraria Vittorio lddson, '939-XVIl).

Ogni oculistica ed ogni cultore del la Storia della Medicina, legge con vivo interesse quest'opera di Antonibon, nella quale l'A. con sint~si intelligente e completa ci dà un quadro di tutte le fasi attraversate dalle Ji,·erse terapie oculari c.lallc epoche remote fino ai giorni nostri. Ben curata la veste tipografica. TESTA.

STOMATOLOGIA Po:-:Rov e PsAUME. Ferite di guerra della faccia. (Dal Tr:lttato: « Rcst:lur Jtion et prorhèsc maxillo facciales >•, Edit. Masson). In questo capitolo di chirurgia di guerra g.li AA. schematiz.zano il trattamento dci feriti della faccia che deve essere praticato nelle diverse formazioni sanitarie scaglionate indietro della linea di fuoco. 1° -Pronto soccorso ai posti di medicazione di battaglione e di reggimento c a quello di Divisione (corrispondente alla nostra Sezione di S::m it3): La piaga sarà medicata ma la medicatura non deve comprimere i tessuti. Il ferito riceverà le iniezioni di siero antitetanico e anticangrcnoso. I noltre il medico dO\·rà trattare le complicazioni immediate che possono mettere in pericolo la vita del ferito: a) cmOt·ragia. ~ La fasciatura compressiva può essere sufficiente per assicurare l'emostasi dei piccoli vasi ma non per frenare l'emorragia di una grossa arteria come la linguale, la facciale, la mascellare interna. La legatura o le pinze a dimora divcnt:mo in tal caso obbligatorie. b) Asfissia. ~ Può provenire da cadut:l dell:l lingua indietro; un filo di seta passato nella punra della lingua con un ago di Reverdin e fìssato esteriormente alla medicatura è sufficiente per esercitare una trazione in avanti e per facilitare la respirazione. In caso di ostruzione nasale, introdurre un tubo di caoutchouc per la narice sino al rinofaringe. L'ostruzione delle vie aeree superiori può essere dovuta a un corpo estraneo che si dovrà tentare di estrarre. Se non si riesce, s'impone la tracheotomia, ma essa aggrava il prognostico creando presso il focolaio settico un:1 via d':~ccesso all'infezione polmonare. c) Disturbo grave della deglutizione. Introdurre una sonda di Nélaton nelle fosse nasali sino al faringe. d) Enfisema sottocutaneo. - E' dovuto alla penetrazione di aria espirata nelle parti molli: Modificare la disposizione dei lembi tegumentari o fare una fasciatura compressi va. Se non basta ricorrere alla tracheotornia. c) Schock dovuto al traumatismo o all'enwrragia. - Come per tutti i grandi feriti, trattar! o col c:1lore, le iniezioni di siero artificiale, di o l io canforato ecc. 2 ° - Provveduto al soccorso d'urgenza, il ferito viene evacu::to su un:1 formazione sanitaria di Armata e precisamente un << Centro maxillo facciole " o,·e sarà sottoposto al trattamento chirurgico vero e proprio e a quello protctico. I n chirurgia m:1scellarc bisogna essere il più possibile conserv:nori. Bisogna conserv:1re gelosamente tutte le sch<>gge ossee ancora ricoperte di pcriostio. La rche)!gectomia l:lrga può d:tre un buon risultato immediato cd evitare l'infezione del focolaio osseo, rna crea un:~ perdita di sostanza irrepar:~bile c per il mascellare inferiore conduce fatalmente alla pseud:~rtrosi. Un masccllarc colpito da osteomielite si necrosa ma nello stesso tempo si rip:1ra, un m:1scellare scheggectomizzato non si ripara mai più. Anche le parti molli dovr:mno e ssere il più possibile rispettate. I denti de,·ono es5ere esaminati attent:1mcnre. Quelli che pescano con le loro radici nel focobio di frattura saranno estratti anche se sono sani.


IH\'JSTA Dl·.l.l.1\ ST:\ \-lPA MEDICA !TALIM.JA E ST RAN IERA

Saranno anche sacrificati i denti affetti da cangrena della polpa anche se lontani dal foco. hio d i frattura, potendo essere il punto di partenza di una infezione ossea o gengi\'3le. Il trattamento protctico deve essere contemporaneo o seguire subito dopo quello chirurgico. per ridurre c contenere i frammenti dell'osso fratturato. I centri maxillo facciali sono organi complessi nei quali è indispensabile la piò stretta collaborazione fra i vari specialisti : chirurghi, stomatologi, otorinolaringojaui, elettrorad iologi, protesisti, ccc. e necessitano sale operatorie c laboratori bene attrezzati. Sono trattamenti che richiedono mesi e anche anni. Molte difficoltà saran no superate, molti insuccessi evitati, se il ferito può essere trattato il più precocemente possibile in un centro specializzato che sin dal tempo di pace dev'essere previsto c organizzato.

F. P t CCARETA.

ANATOMIA UMANA F . BELLELLJ. - Anatomia dd JXonato. (U n volume in 8°, di pag. 232 con 109 figure nel testo. Prefazione del prof. Sen. G . Salvi. G.U.F. Mussolini editoriale Napoli,

1938 - XVI. L. 30). Il Bcllelli nella sua : Anatomia del neonato ha colto un momento morfologico dello sviluppo pieno di interesse; e non per lo studio scientifico soltanto, quanto per le concr sccnzc medic<rpratiche c per le applicazioni medic<rlcgali. Nella congerie di ricerche che frantumano i folti rami in cui ogni materia orm~i si divide, ecco una bella opera sintetica, frutto della lunga e diligente applicazione di un giovane anatomico di quella scuola napoletana che è mera\'igliosamente ricca di tradi· zioni. Oltre che al medico cd allo specialista. quest'opera giovn allo studente cui illumina molti problemi, cui spiega molti interrogativi che bal1.ano alla mente quando egli inesperto di organogcnia e di analisi comparative si piega allo studio dell'anatomia. Il lkl· lclli ci ha mostrato come b morfologia - che sembra ai più un albero o rmai rpiet:ua· mente sfrondato - possa ancora dare foglie fresche e germogli nuovi quando l'analisi si inquad ri nei limiti d i un de terminato momento di svilu ppo: tale è il momento della nascita. TI Senatore Salvi. elogi;1 l'opera dell'allievo come uno dci primi tentativi ri volti ad isolare in una trattazione libera cd indipendente quell'anatomia del neonato, che sin qui :mdava, e a torto, inclusa nell'anatomia del bambino. L'A. aduna in dieci capitoli lo svolgimento del wo lavoro. Accresce pregio al \(). lume un buon indice bibliografico m·e l'opera degli italiani è larg:~mentl' citata. E' ammire,·cle il modo diritto ed esperto con cui il Bcllclli ha raputo districare b m:neria difficile: nulla di ;~struso, nessun infarcimcnto part icolarisrico, o esagera t:~ mente teorico e dottrinale. Egli procede con quella chiara precisione che è retaggio mirabile dell'ana tomia nostrana; cd il senso delle propor~ioni è così vivo in lui che il volume si lcJ!gc scnra avvertire mai tra argomento e argomento discordanze di misura. L' A. ha saputo (cen-a difficile per chi scri ve di argomenti anatomici) tenersi al di sopra della sua passione prr questo o per quel capitolo dell'anatomia: non traluce mai una m:1ggior cura. un mag!!i(lr calore per l'uno o per l'altro argomento: egli procede O\' unq ue con eguale metodo~ con eguale preoccupazione, senza mai perdere di ,·ista la misura e gli intenti del suo l:Jvoro. Apprezziamo dunque oltre l'interesse intrinseco del ,·olume que!ta naturnlc disci· rlina di scrittore che è una dote magnifica per chi si occupa di anatomia: noi abbiamo bisogno di studiosi gio,·ani e vo"en terosi che s:~ppiano uni re all'arte sottile del bisturi. lo stile fine e chiaro dcll:-t penna. pcrchè è Yenuta l'ora di nazionalizzare la nostra scienn c di ridare :~n che all'Anato mia la sua genuina im prontn italiana. Nell'opera del Bcllclli, oltre tutto, io vedo il preludio di questa nece~saria ripresJ.

G. L.ntBERTI N t.


CONffRfNZf f

DIMOSTRAZIONI CLINICHf

NfGLI OSPfDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dai verbali perveauti alla Dlredoae geaerale di Sanltl mllltare nel giugno 1939-XVIII

ALBENGA+ Capitano medico STEFANO C.~LIA: Un ca.co di empiema guarÌ tv senza tom. cotomia. Presenra un caso di empiema s. interscissurale con semplice nspirazione.

+ T enenre colonnello medico EvARISTO CROSICLIA: Un nuovo metodo per la cura delle caverne polmonari nei tubercolotià. Espone e commenta il metodo di cura delle caverne polmonari del prof. Monaldi applicato nel sanatorio di S. T ecla in Roma, coadiuvato dagli aiuti Babolini e Bonari e dal prof. Orsi di Vialba. Il metodo consiste nel local izzare le Gl\·ernc polmonari e introdurvi sotto il controllo radiologico un trcquarli immettendo attraverso Ji questo un tubicino di gomma opaco ai raggi; il rubicino v~ fissato alla pelle come un comune drenagg io intratoracico e per esso si pratica un aspirazione g radu ale continua o interrotta ; la caver na si svuota, si libera delle sue secrezioni, si riduce e scompare, pcrchè il tessuto che la circoscrive, pr ima schiacciato c addensato, ed i vasi sanguigni ostacolati riprendono a poco a poco la loro espansione normale concorrendo alla riduzione della cavità e a l risanamento del tessuto pericavernoso.

*

AN ZIO (Campo san. eli m. militare) + T enente medico CARMeLO ARACOI'A: Un cfl.;o di situs viscerum invt:t·sus. L'O. presenta un caso di sirus visccrum im-usus, studiato in occ:lSione di un intasamento del colon discendente, che per 1:! posizione inversa del viscere simulava un attacco appendicolare.

+ T enente medico inc. grado capitano GR EGORIO STEt.O: Il pneumoperitonco tera· peutico. L'O. comincia con !"esporre i concetti teorici sui quali si b:~sa l"a pplic:~zione del pneumoperitoneo a scopo terapeutico soffcrmandosi sulle funzioni attive del diaframma e sulle ripercussioni dell'azione diaframmaùca sugli organi toracici ed addominali. D istensione e rctrazione (polmoni), deformazione (stomaco. colo n), spostamento, spremi· tura (fegato), ecc. Parla dei rapporti meccanici e funzion:~li tra torace e addome, come il diaframma mantiene tali rapporti e come il pneumopcritonco poss:~ smorzare abnormi r apporti che in determinate condizioni patologiche vengono a crc:1rsi fr:~ torace e addome. Passa poi a trattare le applicazioni terapeutiche del pnp. nella tubercolosi intesti· naie (ricordando i primi esperimenti fatti nel 1931 a Porta Furba e nel 1932 all'Istituto F orlanini), nella iperemesi g ravidica cd altre forme eli \·omito su base funzi onale, nell 'asma bronchiale (nelle forme di cui la spina scatenante !"accesso :~sm:nico risiede: nell'addome).


C01'-.'FERENZE E DIMOSTR.\Z IO~ l CU N!CHE l-'EGLI OSPEDALI MILITARI

768

Accenna ino ltre sull 'azio ne benefica c he il pnp. può esercitare anche ·sulla tuucr·

colosi polmonare e sulle con<.li z1oni gener:tli del p. Ne descrive infine la tecnica.

*

ASMARA + M:1ggiore medico Rt\FFA ELE SuDI: Broncospirochetosi. DimO.itra zioni mdio grafiche.

L'O. presenta vari <: rad iografie di apparati respiratori d'individui affetti da bronrospirochetosi, ed è venuto nella conclusione che nei broncospirochetosi si hanno radiogrr~ficamente alterazioni a tipo bro nco- ectasico con accentuazione delle ombre ibri c del

disegno bronco- va ~a le. e opacità vascolare accentuata maggiormente in corrispondenza clt>lle regioni sottoscapobri.

BARI

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+ M:~ ggiore medico Dnm FROSINI: Tularemia e melioidosi.

L'O. fa un cenno sulla specificità d elle due entità morbose estremamente mortali, simil - pestosa l'una e simil- m or vosa l'altra, che, da poco conosciute sembra incominc ino a far capolino in Europa dalla loro patria di origine che è l' America e l'Oriente. Di ciascuna malattia ne descrive l'agente eziologico ormai ben conotciuto e defi nito: fa cenno alla storia, alla distribuzione geografica, alla epidemiologia, rilevando la necessiti! della lotta contro i ratti c contro alcuni insetti cmatofagì vettori. Ne precisa la diagnosi batteriologica, il modo di trasmissione dall'animale all'uomQ e ne descri,•e le va rie forme cli niche con cenno alla prognosi, alb cura ed alla profilassi.

*

CATANZARO + Sotrotenentc medico MICHELE MM.:urrELLI: Le vitamine m rapporto all'alimentazione del soldato.

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PALERMO+ Colo nnello medico prof. GESIJt\LDO GIARRUsso : Organi~zazione del servi:io sanital'io di guerra. (Questa confere nza ha fa tto parte del programma d ei <<Sabato di chirurgia c m ed icinn di guerra >>. org:.miz.zato &l Sindacato Pro\'inciale Fascista dei Medici di Palermo).

L'O .. dopo aver premesso alcune notiz ie generali sulla preparazione degli eserciti gual'è richiesta cblle g iga ntesche propor z ioni assunte dalle guerre moderne, fa cenno dei nuovi armamenti e <.lei nuovi criteri tattici della t,TUcrra a . rapida soluzione che esige mezzi di offesa potenti cd unità mobili snelle e celeri. Alla nuova org:111izznic ne dell'esercito, improntata a questi criteri di movimento, sono s t:Hc ndcguate anche le formazioni tanit:~rie di mobilitazio ne e particola rmente quelle nssegnat~ alle G. U. dclb z.ona ava n zata del le opernioni. L'O .. entrando quindi nel vivo del tema si intrattiene sul servizio sanitario di ~crrn d i,·idcnt.lone l'esposizione in tre pa rti: igiene e pro fihssi; raccolta, sgombero cura e recupero dei mabti e feriti; rifornimento del materiale sanitario. D escri ve sommariamente le varie uni tà san itarie di guerra cd il diverso comporta· mento del scn·izio sani tar io nelle guerre d i posizione ed in quelle di rapido corso. F a


CONFERENZE E DIMOSTRAZION I C LIN IC HE NEGLI OSPEDALI MILITARI

769

cenno degli organi direttivi e di quelli esecutivi a ttardandosi specialmente sulla struttura e sulle funzioni di questi ultimi nelle varie zone del territorio delle operazioni e nelle varie situazioni tattiche ed operative. Mette in rilievo l'importa nza che ha nno, specie nella zona d i primo sgombero, le Sezioni di Sanità e quelle di Disinfezione, e conclude dicendo che anche l'organ izzazione del servizio sanitario di g uerra è in continua evoluzione perchè non si impronta e si aggiorna soltanto sui nuovi procedimenti della tecnica medica e chirurgica, ma mette a profitto l'ammaestramento derivato dall'esperienza bellica delle ultime campagne.

*

PERUGIA + Sottotenentc medico FILIPPO SPINA: Nuove t·onquiste della terapia : 1 pre-

parati sulfamidici.

*

ROMA + Maggiore medico ENNIO PARISI e capitano medico prof. CARLO PANARA: Distrofia muscolare primitiva, forma giovanile di Erb. II maggiore Parisi illustra un caso di distrofia muscolare primiti\·a, forrna gJOvanile di Erb. Descrive la sintomatologia clinica e le alterazioni an:ltomiche e funzionali dei gr uppi musco!ari interessati. E spone il risultato degli studi fatti sulla funzionalità dci diversi organi cd apparati, s u l ricambio muscolare e generale e sulla fu nzionalità pancreatica sia nella sua sezione esocrina che nella endocrina. I risultati dello studio mettOno in evidenza un a lterato metabolismo basale spostato verso il limite inferiore, eliminazione di creatina, irregolarità della curva glicemica dopo car ico di zucchero. Parla poi dei vari metodi curativi e c<'nclude che la terapia attuale, che ticn conto della alterata funzionalità pancreatica, segna un progresso in questo campo ancora così d i fficile e oscuro. Segue il capitano medico prof. Panara che illustra la etiopatogenesi e l'anatomia patologica della malattia.

*

TORINO + Maggiore medico ANTONIO NuRRA: Agranulocitosj.

L'O. riferisce il caso di un carnbinìcrc ricoverato in reparto tn stato comatoso, affetto da sindrome agranulocitica da arsenobenzoli. D opo l'esposizione anamnestica, l'esame o bbiettivo e l'esito dell'autopsia parla della diag nosi differenziale tra agranulocitooi pura di Scultz, sindrome agranulocitica (da arsenobenzoli - benzoli- torio- raggi X) ed agranulocitosi tipo Franeh o panmicloftisi.

+ Capitano medico BARTOLOMEO PoLLA NO : Le scissuriti. Le scissure polmonari sono assai spesso sede di processi infiammatori dì natura diversa. Queste forme vanno tenute distinte dalle pleuriti interlobari molto più rare di quanto finora si è creduto. La fenomenologia delle due forme si presta assai facilmente a confusioni e la diag nosi ne risulta difficile e talora im possibile. Ma con un accurnto es:tme clinico e r ndio7

-

Gi<Jmulc di mc•dù inu militare.


770

CO:'\FERE.J"'ZE E DIMOSTRAZIOl'-:1 Cl.I:-\ICHE NEGLI OSPEDALI Mlt.ITARI

logico del malato si riesce il più delle volte ad illuminare il diagnostico, il chè ha non poca importanza ai fini della prognosi e della rerapia.

*

TRIPOLl + Capitano m edico FERDJNA NOO GIUDICE: Cura delle infìammazÙ>tli mastoidee acute e periumsillari con infiltrazioni novocainiche.

L'O. parla della cura d elle infiammazio ni mastoidce acute e peritonsillari, con infil trazioni novoc:liniche c delle guarigioni ottenute con tale metodo e s'intrattiene, alla fine, sul m eccanismo di azione del farmaco sulle terminazioni mervose del simpatico e su1 poteri di difesa locale istiocitaria. • Capitano m edico PASQUALE ScADUTO: Le parassitosi intestinali in Tripolitania.

L'O. espone brevemente i ri sultati ottenuti su circa un migliaio di esami di feci praticati su mussulmani , dal 1933 al 1937, e riporta i seguenti dati: 1") Entamoçba hystolitica (nelle varie fasi di sviluppo) in propor1.ione oscillante, a seconda d egli anni, dall't! al 10 ~;, ; 2") Ameba coli iin proporzione del 3 %; 3") Freguente il tricomonas in testinalis, spesso rilevatosi, dal punto dì vista clinico. ospite intes tinale tutt'altro che innocuo; 4") Ascari s lumbricoides 50 'f.,; 5") Tricoccphalus hominis 10 '}~ ; 6") Ankylostoma duodenalis : due casi; 7") Taenia solium: nessun caso ; 8") Tacnia saginata: tre casi; 9") H ym enolepsis n ana: tre casi.

UDINE

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+ Magg iore m edico prof. $AVER l O VJRGILIO: L'azio11e patogena del pneumo-

cocco.

L'O. in sede di autopsia, prendendo lo spunto del repe rto di gr anulia generalizzata riscontr:lla in un militare di 24 anni, ,-e nuto a rnorte rapidamente per mening ite tubercolare, tratta brevemente della anatomia patologica della g ra nulia, accenna alle sue forme cliniche ed al decorso. Si riserva di tratta re a parte d ella patogenesi e della Yalutazic nc m edico -lega! e del caso.


•

RIVISTE MEDICHE MILITARI - -- - Bulletin International des Services de Santé des Armées de terre. de mer et de l'air. - Pubblicato dall' « Office lnternational de Documentatio n de Médecine Militaire >>. Liegi (Belgio). N. 6, giugno 1939.

Wilhelm: Le bru~che variazioni della pressione atmosferica quali cause di lesioni timpaniche labirintiche neg li artiglieri, nei palo mbari, nei marinai dei sottomarini e negli aviatori. Inchieste internazionali: Il reumatismo nell'esercito. Rivista internazio-nale. Ufficio internazionale di documenta zione di Medicina e Farmacia militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Rcvista de la Sanidad Militar. ~ Ministero delb guerra, Buenos Ayres. Anno XXXVIII, aprile 1939·

De Vedia : La piodermite, la più frequente delle dermatosi nel soldato. Mazza: Co nsiderazioni ~ul servizio sanitario in montagna. Hen·era: La guerra chimica (contin uaz ione). Des Cilleuls y Bellon: Disturbi pro,•ocati dal freddo. Profilassi nell'esercito. BELGIO .

Arch.ives Bdges du Service de Santé de 1' Armée. -

Redazione: Ospedale militare, Liegi. N. 6, giugno 1939. Thom>n: La responsabilità dei medici militari ndl'esercito. Schepens: L'uso delle lenti di contatto nell'esercito.

FRANCIA.

Revue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serviZIO di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 4, aprile, tOmo ex, 1939.

Griffon: Nota su alcune teorie della narcosi. Grandpierre: Fondamenti fisiologici della termoregolazione per lo studio dei suoi disturbi nell'ambiente militare. Beyne: Misurazione della funzionalità uditiva. Il problema dell'acumetria. D es Cilleuls: Nel centenario della morte di Brouss:1is. De;ounny: Il generale medico ispettore Albert Béchard. Fase. 5, m::~ggio, tomo ex, 1939.

Laplagne: Sguardo ge..;erale sui diritti a pensione da parte delle vedove, degli o rfani, degli ascendenti dei militari o ex m ilit:1ri. Rousse : Modifiche alla legge sulle pensioni del 31 m::trzo 1919 circa i diritti dci militari e dei marinai.


772

RIVISTE MEDICHE MILITARI

•

Lauzerain: Pensioni e tabelle. Maisonnet: Il generale medico Paitre. Houdard: Il servizio sanitario nell'Armata d'Italia sotto il comando di Napoleone. GERMANIA.

Der Dcutschc Militararzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina c dell'aeronautica. Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W g, Linkstr. 23-24. Fase. 6. giugno '939·

Raess e Teschendorf: Ricerche radiografiche seriali nelle reclute. Schedtler: La radiografia nel servizio ranitario militare. Hawickorst: L'uso della transillurninazione nelle ricerche radiologiche seria li ne1 militari. Heim: Un caso mortale di avvelenamento acuto da alcool. Scheid: Sulle infiammazioni aspecifiche del calcagno. Voht.vin kel: L' Albucid come an ti gonorroico. Zeiher: Grave esantema da medicamento a seguito dell'uso di Uliron. Kaschel: Contributo all'osservazione della cosidetta dermatite pratense. Eyer: Un metodo semplice per rendere più sicura la determinazione dei grupp1 sanguigni nelle vaste ricerche sistematiche. Bock: La terapia col batteriofago nelle forze armate. Keu ler: Le basi per il giudizio di lesioni dipendenti da causa di serviZIO. Ruhe: La questione della diminuizione dell'idoneità fisica per mancanza della clavicola. Weidenmann: Osservazioni sull'articolo di Ri.ihe. )UGOSLAVIA.

Vojno-Sanitctski Glasnik. - Rivista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria deldell'esercito jugoslavo. Redazione ed amministrazione: ospedale militare di Belgrado. N. 1, torno X, '939· Srajic: Sintomatologia, diagnosi e terapia della ma1aria. Kicic: Risultati conseguiti con la profilassi chimica e col trattamento della malaria a Strumica. Tosic: La profilassi e la terapia della malaria nella guarnigione di Bitolj. Suic: La profilassi e la terapia della malaria nella guarnigione di Benkovac. Nezic: Profilassi e terapia della malaria endemica. Hostic: Profilassi antimalarica con l'Atebrina presso reparti isolati. Todorovic: La profilassi e la terapia della malaria nella guarnigione di Prilep. Vuksic: La modificazione di Trensz della reazione di Henry nel corso della malaria.

POLONIA.

Lckarz Wojskowy. - Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenin: Snnit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 5, maggio 1939.

Sz ulc: Alimentazione dello sportivo. LetVirki: Note sul cuore dello sportivo. Madcy : Lo scopo dci corsi di ski per :1\'Ìatori e traumat1smi che ne seguono. Zamlynski: In rluenza della depressione atmosferica sul sistema nervoso.


RI\'ISTE MEDICHE MILITARI

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Soltysik e Bukowy: Gravidanza gemellare ed immagine radiologica. Deka: Metodi per localizzare i corpi estranei. Szulc: Riforma degli studi di medicina in Germania. Jakabkiewicz: Laboratorio di ricerche sui topi a Gdynia. Brzezinski: Preparazione, esame e conrervazione delle soluzioni da iniettare.

N. 6, g10gno 1939. Rosnowski: Problema della durata della diastole ventricolarc nelle ricerche elettro c fonocardiografiche. Bainbridge: Eredità nel cancro. Levittoux: Forme cliniche del sovraffaticamento muscolare. Boguszeruski: Miositi ossificanti negli sportivi. Heiss: La prevenzione delle lesioni da sport. Sulimski: La dissenteria nel Poz nan nel decennio 1928-1937· Zdunkiewicz: Approvvigionamento idrico della popolaz ione ci,•ilc in caso di guerra. Zembrzuski: Storia della Società Medica di V:mavia.

STATI U N ITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum anJ Library, Washington. Volume LXXXI V. N . 5, maggio 1939.

Reynolds: Problemi esaminati dalla Direzione Generale di Sanit3 militare degli Stati Uniti.

Mc. !mire: La Direzione Generale di Sanità marittima c le sue prev1s1oni per l'avvenire.

Parran: Il lavoro e gli scopi ùd ser vizio Ji S;.~nità pubblica degli Stati Uniti. Hines: L ' Associazione combattenti nel quadro della difesa nazionale. Erskine Hume: Il centenario di Stcrbcrg's. Mashburn: La selezione deg li equipaggi per l'aviazione militare. Giikison: Trattamento di fratture maxil!o- mandibolari . Wakéman: Un polisaccaride quale specifico antigeno immunizzante del bacillo tifoideo (premio Wellcome 1938) (cot1tinuazione c fine). Brunsting: Ascessi ricorrenti ed ulccrazione dell'ascella e della regione anogenitale. Boston: Manifestazion i boccali di pemfigo vegetante. Gallagher: Criterii sull'anestesia. Winche/1 : Diagno~ i e trattamento delle lesioni de l sistema ncr\'oso centrale. Weatherby: Il ricovero negli ospedali militari dei violenti contro la propria persona e quella degli altri. Winsor·: Alcune note di intcrc;ssc professionale del Corpo Sanitario Civile. Lull: La Caserma Carlisle, 1868-1938.


NOTIZIE Una gloriosa pagina nella storia del Corpo sanitario militare. Con legittimo orgoglio riproduciamo il testo integrale del messaggio che l'Ispmort Generale della Sanità Militare dell'Esercito Spagnuolo, generale medico Camon Na,·:~rra, ha voluto, a vittoria conseguita, indirizzare al nostro Capo, tenente generale medico Mazzetti prof. Loreto : « Cuartel Generai del Generallsimo, Estado M ayor -

Sanitad.

« Excmo Senor. Term i nada l~ guerra y reintegrado a su Patria el C. T. V., con sus correspondientes Servicios Sanitarios, esta lnspeccion Generai de Sanidad Militar del Ejercito Espanol, se compiace en manifestar a V. E. que la representa cion del Cuerpo de Sanidad Militar ltaliaf!lo a desempenado tan lucida y completamente sus pecullares obligaciones qua, en ningun momento, costituyo, para asta lnspecclon, motivo de preo· cupaclon por dicho Servi cio ; consideran'dose obligada a felicitar a esa Direccion Ge· neral de la Sanidad Mlli·t ar Italiana por la brillante representacion que tuvo en nuestra Patria. Dios guarda a V. E. mucho~ anos. Burgos 1° de Jullo de 1939. Ano de la Victoria . El lnspector Generai de Sanidad Militar. CAMON NAVARRA. Viva Italia ! Viva Espana l Viva el Duce l Viva Franco l »·

Il Corpo Sanitario Militare è fiero di leggere un così alto riconoscimento delle bene. merenze acquisite dai nostri Volontari nella campagna di Spagna. Esse arricchiscono il nostro fulgido patrimonio spirituale e ad esso donano ancora una volta quella not:l di particolare nobiltà che proviene dal volontarismo, dalla spontanea offerta alla causa della vera e grande Spagna ch'era da difendere e da salvare. Anche i Volontari del nostro Corpo San itario ha nno efficacemente contribui to a q uella vittoria che ha imposta la civiltà fascista, fatta di ordine e di equilibrio roma ni, alla barbarie caotica bolscevica, che per tre anni s'era accanita nel tentativo di scmmergerla e di distruggerla. Il nostro Direttore Generale, ancora una volta rendendosi fedele interprete del Corpo Sanitario ha ringraziato l'Ispettore Generale della Sani tà Militare dell'Esercito Spagn uolo per la consacrazione ufficiale ch'egli ha voluto dare al valore e all'abnegazione dei nostri Volontari ed ha contracambiato d i gran cuore i più fervidi voti per l'avvenire glorioso delle due Nazion i c per i due invitti Capi che con saggezza e con fermezza ne guidano le sorti.

Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali dd Corpo sanitario. 1

M EDAGLI A 0 1\RGENTO AL VJ\l.OR MILITARE. FRANCI A Adoltu di Vittorio e di Iamira Amarilli, nato a Ceva (MondoYÌ) il 9 agosto 1903• capitano meùico del V raggruppamento arabo somalo. - Dirigente il .<ert'i· zio sanit~rio di un raggruppamento arabo soma/o, durar1te aspro combattimento, in un momento particolarmente difficile, alla testa degli uomini del nucleo di sanità, accorrc·va di propria iniziativa e conc01wva efficacemente a respingere ur1 forte nucleo d1 ribelli, che, riuscito a raggiungere la carovaniera.. minacciava da vicino le salmerie della wlonna. Durante un successivo fatto d'arme, volontariamente raggiungeva i posti di medicazione dei batt<~glioni di p-rimo scaglione e per ben sei 01·e, sotto intenso fuoco nemico, p1·estava le cure nece;·sarie ai numerO>i feriti. C011 grande abnegazione e 1·i-


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schio personale oltrepassava più d'una volta i reparti avanzati per portare la sua opera .1i feriti n<m ancom trasportati ai posti di medicazione. In altri combattimenti confermava le sue belle doti di combattente e di sanitario, dando ovuntJUe ese m pio di altruiuno e di profonda comprensione del proprio dovere. - A. O. I., 14 ottobre 1936-XIV3I gennaio 1937·XV.

MEtlACLIA 01 BRONZO AL VALOR MILITARE. PlcNocco Cesare di Luigi e di BenoiJi M:uia, natO a Roma il 23 giugno 1903, tenente medico del comando colonna <( Corrado "· - Medico addetto ad un comando di colo-nna, partecipava volontariamente alle azioni di una banda impegnata contro ribelli. Sl prodigava in modo encomiabile alle cure dei numerosi feriti, sprezzando ogni pericolo sntto il fuoco intenso dei nemico in diversi giorni di combauimento. Con sacrifici e fra disagi non lievi, con estenuanti marce di p1ù giornate fra zone aspre e dijficJ/i non sce· vre di pericoli di imboscate, riusciva a sgombrare tutti i feriti fino ad un lontano ospedaletto. In successivi combattimenti accorreva se m pre volontariamente presso i reparti più tmpegnati pur di portare il suo aiuto sempre e dovunque. Esempio di elevato sentimento del dovere ed alto senso della sua missione.- Uoccè, 10 marzo - Bocà, 30 marzo 1937-XV CAMPORESI Luigi di Arturo e di lacobacci Guendalina, nato a Fidenza (Parma), sottotenente medico complemento della banùa « Rollc ••. - Durante u11 cruento scontro contro formazioni ribelli pre;tò, sotto il fuoco avversario., la sua opera di sanitario, incutante del pericolo a cui si esponeva, dando mirabile esemp;o di calma e alto sentimento della sur~ missione. - Bocà- Dallè, 30-31 marzo 1937 -XV. GUIOETTI Aldo di Alfredo e fu Grassulli Armida, nato a C:1rpineti (Reggio Emilia) il 21 gennaio 1909, sottotenente meùico complemento dell'XI brigata coloniale, sezione sanità. - Ufficiale medico addetto ad un battaglione colonwle, in aspro combattimeTJto contro forze ribelli soverchianti, assolveva imperterrito la sua nobile missione presso i feriti.. incurante dell'intenso fuoco di fucileria e di mitragliatrici nemiche. In un momento particolarmente difficile, unitosi ai fanti, si slanciava alla baionetta contro nuclei ,·ibelli che tentavano l'aggiramento del battaglione, dando magnifico esempio di coraggio e sprezzo nel pericolo. - Fiume Bersanat, massiccio del Morcd- costone del Bersanat, r6-17-I!l-r9 aprile 1937-XV. CROCE DI CUERRA AL VALOR MILITARE. BEDEI Maurizio, maggior generale medico, direttore di sanidì militare della inten: den za A. O. l. - Mosso da elevato senso del dovere, si spingeva serenamente ed incu· rante del pericolo sulle linee più avanzate e battute dal fuoco avversario per constatarvi t andamerlto del servizio sanitario,. attraversando senza scorta zone pericolose e notoriamente percorse ed infestate dai ribelli. - Morcd, 4 giugno 1937-XV. PAsSANTE Carmine fu Antonio e di Giuseppina Ferrari, nato il 13 giugno 1896 a Taverna (Catanzaro), primo capitano medico in s. p. e. della II brigata coloniale.- Comandante di reparto di sanità di brigata, partecipava ad una serie di operazi011Ì dt grande polizia coloniale dimostrando elevata capacitìt profeuionale, prodigandosi senza risparmio nella cu1·a dei feriti e nello sgombero del campo di battaglia e concorrendo vol011tario ad ogni azione con le truppe operanti. - Scioa, 7 maggio-Lo giugno 1937-XV. CoRONATO Luigi di Vittorio e di Pansella Lucia, nato a Pertosa (Salerno) il 29 giugno 19I1, sottotenente medico complemento del V battaglione coloniale. - Medico di


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un battaglione indigeni, durante un ciclo di operazioni di polizia coloniale, incurante del pericolo accoruva nei punti più battuti dal fuoco nemico, per portare le sue mre ai feriti. Esempio di atJaccamento al dovere. - Noarì, 2 giugno 1937-XV. GEROCARNI Antonino di Giuseppe e fu Calogero Rachele, nato a Palmi (Reggio Calabria) il '9 settembre I904, sottotenente medico complemento del V battaglione indigeni. - Ufficiale mcdicQ scrupoloso, si recava fin sulle prime linee a curare i feriti , partccipfl't1do a medicazione ultimata, unitamente agli ascari, alla lotta ed incitando/t con la parola c con l'esempio. - Nei Dinghé, 15 febbraio 1937-XV. Gwsn Fernando di T elemaco e di Venere Elena, nato a Roma il 30 novembre 1902, sottotenente medico complemento del XX battaglione eritreo. - Ufficiale medico d, rm battaglione e1Ùrco, durante un aspro combauimento~ prodigò le sue cure con coraggio cd abnegazione ammirevoli ai numerosi feriti, che affluivano al posto di medicazi&ne. - Passo Mecan, 3' marzo I936-XIV. GRusovxN Ermanno di Antonio e dì Caterina Luigia Gruso\·in, nato a Gorizia il 12 aprile 19I0, sottotenente medico del V battaglione indigeni. ~ Ufficiale medico di battagliotlt: indigeni, durante un'azione, volontariamente si portava con i reparti avanzati alla conquista di una posizio-ne fortemente presidiata dai ribelli. dando luminoso esempio di entusiasmo c di sprezzo del pericolo e contribuendo indirt:ttamcntc, ma cfficacementt:, ad t:ccitare vieppiù l'entusiasmo e lo slancio dc/la: truppa. - Sciungurt, 19 dicembre 1936-XV. MAREKco Ubaldo di Antonio e fu Giraldi Maddalena, nato a Alassio (Savona) il

28 febbraio 1906, sottotenente medico complemento ·dd XII btg. eritrei. ~ Esempio di dedizione al dovere, sprezzante il pericolo al quale si esponeva sotto il fuoco ribt:lle, si portava dove più ferveva il combattimento pu apporta1·t: sollecite curt: ai militari feriti. Bocà, 30 marzo I937- XV. SA.\fBALINO Federico di Luigi e dì Anna Maria Ploech, nato a Firenze il 25 luglio 1$)08, wttotcnente medico complemento del X battaglione arabo somalo. ~ Medico di battaglione it1digeni, durante importante ciclo operativo, si prodigava infaticabilmente per assolvn·e la sua missi011e. In più azioni di guerra t:sercitava le sue mansioni in condizioni partirolm·mmtt: difficili, portando la sua opt:ra nei punti più esposti, incurantt: del pericolo, animato solo da grande fede e da alto sentimento dd dovert:. - Ciclo operativo dci Laghi, 14 ottobre- 29 novembre I936-XIV-XV.

Onorificenze concesse ad ufficiali del Corpo sanitario. ORDINE DEl SS. MAURIZIO E LAZZARO.

V f ficialt:: maggiore generale medico ALFREDO MousANI. Cavaliere: tenente colonnello medico ANCELO SABATINI, maggiore medico M.-.RJO MoREU.I. ORDINE DELLA CoRONA o'lTALIA.

Grand'ufficiale: maggiore generale medico lvo DELOCU. Ufficiale: maggiore medico ANGELO PARANINFO. Cavaliere: capitani medici CATALDO LOJODICE, DEMO SEDIARI.


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Assistenti militari alle R. Università. Con circolare n. 507, Gioma/~ militar~ 13 luglio c. a. si è disposto che, anche per il prossimo anno accademico, ufficiali medici in s. p. e. siano inviati alle cliniche ed agli istituti scientifici delle R. Università del Regno, quali assistenti militari. Potranno aspirare all'assegnazione, di che trattasi, i primi capitani e capitani medici ed i tenenti medici incaricati del grado superiore. L'assegnazione sarà limitata come segue: 3 posti di assistente militare presso cliniche chirurgiche; 2 posti di assistente militare presso cliniche mediche; 2 posti di assistente militare presso istituti di igiene; 3 posti di assistente militare presso cliniche oculistiche; 3 posti di assistente militare presso cliniche otorinolaringoiatriche ; 2 posti di assistente militare presso istituti di radiologia ; I posto di assistente militare presso una clinica di malattie nr. rvose e mentali. Potranno concorrere - per ciascuna specialità - tutti gli ufficiali che si trovino nelle sopraindicate condizioni di grado, purchè abbiano già prestato servizio nella specialità stessa in qualità di capo-reparto o di assistente, o poS~:ano dimostrare di possed ere in essa una buona preparazione. Saranno esclusi q uelli comunque in aspettativa o in licenza di convalescenza, c quelli che hanno g1à preso parte ad altri corsi di spccializzazione. Gli ufficiali che intendono concorrere all'asr.cgnazione dovranno, per il tramite delle direzioni di sanità, farne domanda al ministero - direzione generale di sanità militare - unendo, eventualmente, quei titoli e documenti che crederanno opportuni :1 dimostrare il possesso di attitudine generica e specifica alla specialità richiesta. Nella domanda dovrà essere indicata la branca che essi desiderano coltivare, ~enza fa r cenno di sede gradita, riservandosi il ministero di fare l'assegnnione di sua scelta. I direttori di sanità dei Corpi d'armata faranno pervenire direttamente a questo ministero - direzione generale di sanità militare - non oltre il 15 settembre p. v. le domande ed i documenti annessi, accompagnando ciascuna domanda con una breve relazione, la quale ponga in evidenza non solo i titoli dei candidati, ma anche la loro attitudine e la loro preparazione nella specialità prescelta. Qualora necessità di servizio lo richiedessero, il ministero si riserva di aumentare il numero dei posti di qualcuna delle spècialità messe a concorso. Gli ufficiali che saranno comandati alle cliniche od agli istituti scientifici verranno, .di massima - al termine del corso - destinati agli ospedali militari, a seconda delle esigenze del servizio.

La malattia che portò alla tomba Vincenzo Bellini. Il prof. Giugni nel Paliclinico (Sezione pratica, 22 maggio 1939'XVII), offrendoci una preziosa primizia di un suo lavoro, in corso di preparazione (l/ mistero di Vincenzo Bellinr), illustra il problema della malattia e della morte del genio catanete. La morte del musicista fu così improvvisa e così misteriosa che ''enne invocato l'intervento della polizia. Re Luigi Filippo se ne occupò personalmente, ordinò un'inchiwa, fece eseguire l'autopsia. Le cause della morte, come vedremo, si possono oggi spiegare, soprattutto per il referto necroscopico, ma le circostanze in cui essa avvenne restarono avvolte nel mistero. Innumerevoli tentati vi furono fatti per svela rio: studi, indagini, ricerche ed esami di documenti. Ma essi non riuscirono a disperdere l'alone di tragedia inesplicabile,


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che circondò fin da allora la morte di Vincenzo Bellini. I n attesa di conoscere i risultati più recenti nel lavoro del prof. Giugni, vediamo la parte d'indole medica che egli espone nel pe riodico romano. In una lettera Jel 4 settembre 1835 (diciannove giorni prima della morte) Bellini, da Puteaux, ov'era ospite pagante dei coniugi Lewis, informava l'amico Florimo che era << incomodato leggermente da una di:trrea ». T ale disturbo il giorno I I seguente persisteva ancora, ma era di così lieve entità che il Maestro si ripromeueva di andar presto a Parigi. Il 14 le condizioni si aggravarono. Dal 15 al 23 cinque bollettini sommari della mal:tttia, redatti dal medico curante, un certo Montallegri di Faenza, informavano che, dopo un miglioramento che s'era avuto nei giorni 21 e 22 (crisi di sudore e deiezioni diminuite), improvvisamente il malato s'era aggravato. La sera del 23, alle cinque, era spirato. Il 25 venne eseguita l'autopsia dal prof. Dalmas della Facoltà di Medicina di Parigi. Dai dati ~ namne~tici ricavati sopra:tutto dalle stesse lettere del musicista, che ri,·elano l'instabilità della w lute e p~ r:ano di diw:rbi frequenti a carico dell'apparato digerente, dai bollettini del Montallegri ch'ebbe a curarlo negli u ltimi giorni, e infine dal reperto necroscopico che mise in evidenza numerose ulceraz ioni a carico dell'intestino grosso e un ascesso nell'estremità destra del fegato, il prof. Giugni deduce che la causa mortale è da ricercarsi in una colite ulcerosa da ameba hiHolytica, per i due caratteri, ben messi in evidenza dalla necroscopia il di cui testo è integralmente riportato, delle ulcerazioni intestinali e della complicanza ascessuale del fegato. Ammette l'A. che l'infezione possa essere stata contratta negli anni della prima giovinezza, nella nativa isola, dove l'ame· biasi è endemica, c che abbia avuto il caratteristico decorso, ora ~ubdol o ora con esacerbazioni periodiche, come è possibile rilevare dagl! scritti stessi del musicista.

tt « Opera Omnia » di Luigi Pastcur. Il Buletin de l'A cadémie de Médecine di Parigi informa che nella seduta del 9 maggio u. s. M. Pasteur Vallery- Radot ha presentato il settimo e ultimo volume dell'opera paterna, di Luigi Pasteur. N ei primi ~e i volumi sono stati riuniti tutti gli studi sulb cristallografia, sulle fermentazioni, sul vino, sull'a<.eto, sulla birra, sulle malattie virulente dell'uomo e degli animali. Si può per essi seguire l'idea madre che fu, dal giorno in cui Pastcur riconobbe che !a dissimetria mclecolare era una funzione vitale, lo studio delb trasformazione della materia organica per opera di microorg:mismi. Nel settimo volume (Mélanges scientifiques et littéraires. Tt1dex analytiquc et syn· thétique. - Masson, éd., 1939) sono state raccolte comunicazioni e note scientifiche. quasi tutte estranee al piano delle ricerche che Pasteur perseguì (rapporti relativi all'inseg na· mento, lezioni di fisica e di chimica applicate .1lle !:elle arti, articoli, discorsi) c che in gran parte non aveva pubblicato in vita. Il volume comprende un indice di tutti i nomi citati nei sette volumi, una tavola cronologica dei b,·ori compiuti dal grande scienziato t' infine un indice analitico e sintetico, che pe .. mette di trovare rapidamente quel che Pasteur ha scritto su questo e quell'argomento, e che può considerarsi uua vera e preziosa gu ida di tutta l'opera pasteuria na.

Il Congresso della Società Britannica per la lotta contro la lebbra. Sotto la presidenza del Marchese di W illingdon ha avuto luogo a Londra nel m agu. s. il congresso annuale della << Britsh Empire Leprosy Relief Association >', dai l::lvori , come ci informa M innva Medica (23 giugno 1939 - XVII), è risultato che


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esistono attualmente in tutto l'impero britannico oltre due milioni di lebbrcsi e la loro cura rappresenta una delle responsabilità che pes:mo ancora sull'assestamento dell'impero. I servizi medici sono stati notevolmente aumentati da molti anni. ma le risorse non sono ancora pari alle necessità e le v:trie missicni e sccietà che lavcr:~no su questo campo necessitano ancora di aiuti finanziari e di con~igli. L'aspetto della lebbra è completamente c:tmbiato in questi ultimi 20 anni, poichè non più è considerata come malattia incurabile. La scoperta d'un trattamento efficace ha aiutato ad abolire il crudele ~ i stema di segregazione coercitiva dei lebbrosi; molti vengono o ra trattati come pazienti esterni nei dispensari i; altri sono ammessi a colonie e gli ospedali lavorano ~ ulle stesse basi dei tubcrcolosarii. I lebbrosi non nascondono più il loro male per tema d'esser rinchiusi a vita, ma si presentano per la cura fin dai primi giorni in cui s'accorgono d'esser malati. L'l lotta contro la lebba non deve essere intesa solamente a combattere l'intera serie di cause sociali ed economiche relative alla posf.ibile esistenza e diffusione del male, ma deve anche comprendere la lotta contro altre affe· zioni, quali la malaria, l'anchilostomiasi, la dissenteria che diminuiscono la resistenza organica e rendono il corpo facile preda ai germi della lebbra. Il primo passo contro la lebbra è quello di ~tabi lire un trattamento efficace; il secondo que!lo di combattere le altre malattie, la nutrizione imperfetta e le condizioni igie. niche che preprano il terreno alla sua diffusiC'ne.

Celebrazione di Giuseppe Flaiani. Per iniziativa della Società medic<rchirurgica degli Abruzzi e setto l'egida del Sindacato provinciale medico fascista, che ne ha assunta l'organiz;- nione, nel prossimo settembre i medici italiani si aduneranno a congresso a Teramo per ricordare e celebrare il chirurgo Giuseppe F laiani, di cui ricorre quest'anno il bicentenario della nascita. E da Teramo la schiera dei medici si recherà in devoto pellegrinaggio ad Ancarano dove, nella casa natale, verrà scoperto un ricordo marmoreo 'che dirà ai posteri il devoto omaggio dei medici d'Italia al grande dtirurgo e all'insigne anatcmico che tanto onorò la sua patria con la mente e con l'opera.

La lotta contro la tubercolosi in Italia. Il dott. Otto Walter, capo della ktta contro la tubercclosi in Germania alla seduta inaugurale del Congresw tedesco degli studi scientifico· sociali della tubercolosi in Graz, ha illustrato quanto si fa in Italia in questo campo, ove si è visto discendere la mortalità per tubercolosi da 6o mila a 34 mila l'anno. Il dctt. Walter, che è stato ospite g raditissimo, qua!che mere f:t, della Federazione nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi, ha potuto dettagliatamente constatare quanto si fa all'Istituto <<Carlo Forbnini » ed altrove. Dinanzi a oltre mille studiost di tutte le città della Germania egli ha voluto esaltare lo sforzo ammirabile che da annt ":1 compiendo lo Stato fascista e mettere in eviden7.a .i risultati finora confeguiti. Il consigliere nazionale prof. Becchetti, pre~ente <1l Congresso, ha ringrniato il capo della letta contro la tubercolosi. Sono state precisate in tale occasione le vnrie collabora· zioni fra i due paesi allo scopo di meglio far conoscere nella prossima conferenza internazionale che avrà luogo in settembre a Berlino, quanto d è realizzato e quanto è nei futuri programmi di lotta in entrambi i paesi.

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La morte di Charles Borace Mayo. Il 26 maggio u. s. è deceduto a Chicago il noto chirurgo Charles H oract: Mayo. Nato 73 anni fa a Rochester nel Minnesota, col fratello William ha reso celebre in tutto il mondo questo villaggio per essere divenuto il centro fone maggiore della chirurgia: la Mayo Clinic, che per l'alta importanza raggiunta è stata incorporata nell'università di quello stato. Questo centro di attività chirurgica non deve solo i suoi successi a una potente organizzazione pratica, per cui il malatO trova in esso ogni possibilità di studio nei numerosissimi specialisti che vi collaborano e per la quale è applicato il concetto che il ricco paga anche per il povero sì che il bcn::fizio di esso si riversa su una vera moltitudine di malati, ma anche ad una ben i n tesa ricerca scientifica, della quale sono testimonianze i volumi delle <( Collected papcrs of the Mayo Clinic n.

Per il prestigio della scienza medica. Il Ministero dell'Interno ha diramato ai Prefetti del Regno la seguente circolare: " Presso varie farmacie del Regno si è costatato di recente l'impiego d'un apparecchio automatico per la determinazione della pressione del sangue, denominato "Sfigmomanometro Volugrafo ", posto in vendita dalla Ditta S. A. Volugrafo di Torino. Tale <!pparecchio è fatto funzionare direttnmente dal paziente mediante l'introduzione d'una moneta da L. 5, dopo di che il meccanismo entra in funzione, segnando in apposito quadrante i dati relativi alla pressione sanguign:-~. Questo Ministero, ritenuto che l'uw di tale apparecchio da parte del pubblico incompetente a giudicare la valutazione sulla pressione urteriosa possa determinare nel paziente una errata interpretazione del proprio stato di salute e destare quindi ingiustificati allarmi, in quanto l'indice della presdone è un elemento semiologico che va posto in relazione a molteplici fattori che debbono essere solo valutati a seguito di attento esame clinico da parte del medico, e, wnsiderato che l'impianto e il funzionamento di tali apparecchi presso le farmacie non può che agevolare l'esercizio abu~ivo della medìcina. è venuto nella determinazione, nel superiore interesse della salute dei singoli e del prestigio della classe sanitaria, di vietare la produzione e messa in commercio degli apparecchi stessi )) .

Per gli acquedotti dell'A. O. I. Uno dei più notevoli problemi, dicono gli Annali d'Igiene (maggio, 1939- XVII), connessi con la valorizzazione 'dell'Impero è quello del rifornimento idrico da a~sicurarsi ai maggiori centri abitati dell'Africa Orientale Italiana. I n alcune città, come ad esempio Addis Abeba, Asmara, Massaua, Mogadiscio, e.-iste già un servizio idrico, che però non risponde più ai nuovi bisogni delle popolazioni. Di qui la necessità di sistemare l'approviggionamento e la dimibuzione dell'acqua su nuove basi c con nuovi progetti. La spesa per un primo gruppo di acquedotti è prevista per una cifra di circa 200 milioni. Per molti acquedotti sarà necessario ricorrere ad acque superficiali, che renderanno indispensabili gli impianti di fi.ltrazione e di depurazione. In molti casi bisognerà impiantare centrali di pompatura, per portare l'acqua ,.)la quota richiesta. Per ragioni evidenti di stanziamento, qua!cra si volessero costruire queste opere ron gli ordinari mezzi di amministrazione, ed a cura dei singo)j Governi, solo in molti anni si potrebbe arrivare alla realizzazione di tutro il programma idrico, che invece deve


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essere al più presto e integralmente affrontato e risolto. Per questa ragione è stato costituito uno speciale Ente, previsto da uno speciale disegno di legge presentato alla Camera dei Fasci c delle Corporazioni, che provveda a realizzare questo programma nel più breve tempo possibile e con tutte le garanzie tecniche e finanziarie. Tale Ente prescindendo da qualunque speculazione, darà !';;equa a basso prezzo alle popolazioni. Costituiranno l'Ente i seguenti Istituti di diritto pubblico: Banca Nazionale del Lavoro, Istituto Nazionale delle Assicurazioni, Istituto Nazionale Assicurazioni infortuni sul lavoro. La concessione sarà limitata negli anni; allo scadere di essa gli acquedotti passeranno al Governo in tutta la loro consistenza patrimoniale.

Sessione di libera docenza. Riportiamo l'elenco delle materie per le quali è aperta la sessione di libera docenza, indicando, per ciascuna materia, tra parentesi, il numt ro dei posti messi a concorso. Anatomia chirurgica e corso di operazioni (2), Anatomia cd istologia patologica (3), Anatomia umana normale (3), Chimica biologica (2), Clinica chirurgica e terapia chirurgica (4), Clinica delle malattie nervose e mentali (4), Clinica medica generale e terapia medica (4), Clinica dermosifilopatica (3), Clinica <Xuliwca (3), Clinica odontoiatrica (5), Clinica ostetrica e ginecologica (4), Clinica pediatrica (3), Farmacologia (2), Igiene (3), Medicina del lavoro (2), Medicina preventiva dei lavoratori e psicotccnica (2), Microbiologia (3), Patologia speciale chirurgica e propedeutica eli nica ( 10), P:nologia speciale medica (10), Storia della medicina (t), Tisiologia (3).

Per la talassologia italiana. Gli Aera Medica ftalica hanno ricevuto, fin cbl loro primo apparire, le più alte approvazioni; essi rappresentano - in Italia e all'estero - la sintesi più completa in rapporto alla disciplina a cui un determinato fascicolo è dedicato. E' ora apparso- a cura sempre dell'Ufficio Stampa Medica Italiana ~ un nuovo fascicolo (di pagg. 150) intitolato: La talassologia in Italia, nel quale è posto in rilievo quanto fino ad oggi si è fatto in Italia, sia scientificamente che praticamente, nel campo talassologico. Cenni illustrativi sono dedicati ai « Centri di studi talassologici » (Venezia, Viareggio, Rimini) ed ai contributi talassologici di singoli studiosi. Capitoli praticamente interessanti riguardano la coltivazione e il rimboschimento degli arenili e la soppressione delle zanzare e delle mosche, problemi che in alcune stazioni balneari sono già stati ottimamente risolti, ma che non lo sono ancora per tutte. In apposito capitolo della parte ultima sono raccolti cenni sommari riguardanti le più importanti stazioni marine che si trovano negli 8ooo chilometri di spiagge italiaJ1e. Il fascicolo è in vendita pr~so l'Ufficio Stampa Medica Italiana - Via Valbzze, n. 39, Milano (L . IO a totale beneficio degli 01-jani dei Medici morti in gue1·ra) e si accettano ordinazioni accompagnate del relativo importo.

Corso internazionale di perfezionamento in balneoterapia. Il Comitato Centrale per il perfezionamento degli smdi> medici in Ungheria e la Commissione balneo-climat<Hcrapica di Budapest organizzeranno, con l'appoggio dell'Accademia internazionale di perfezion:~mento degli Studi medici, un Corso internaziMale di perfezionamento in balneoterapia per medici - Budapest, 2- 8 ottobre 1939.


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Saranno tenure conferenze da eminenti specialisti di varie nazionalità: Prof. H. Vogt (Bresbvia); Prof. S. Gr:1ff (Hamburgo); Geh. San. Rat P. Koehler (Bad Elster); Prof. A . Slauck (Aachen); Prof. F. Coste (Parigi); Prof. H. Salvesen (Osio); Prof. O. N. Holsti (Helsinki); Doz. E. Folke Lindstedt (Stoccolma); Prof. M. Neskovic (Belgrado); Prof. R. Wybauw (Brussel); Prof. E. Pisani (Montecatini). Il programma potrà essere richiesto dagli interessati al Comitato centrale di perfezionamento medici in Ungheria: Eszterhazy-utca, 9 - Budapest VIII. Le sedute scientifiche saranno accompagnate da numerosi trattenimenti.

Scrittori e poeti italiani d oltre confine. t

Ora che l'Italia imperiale tende ad affermarsi in sempre maggiori orizzonti sotto l'impulso animatore e posscnte del Duce, è opportuno e necessario avere presenti, come meritano, quei figli fedelissimi, che tanto amano l'Italia pure essendone lontani, e specie quelli che vivono in terre italiane d'oltre confine. Gli Enti ed Istituti che hanno continuativi rapporti con l'estero, quali ad esempio !a cc Dante Alighieri », l' << Istituto l ta~ iano per il Medio ed Estremo Oriente», il « Centro Italiano di Studi Americani >> ed in particolare il recente e già benemerito cc Istituto Nazionale per le Relazioni Culturali con l'Estero))' possono trovare indubbiamente in questi nostri connazionali di alta intellettualità e fervidamente patrioti dei collaboratori preziosi, che potranno anche convogliare altre nobili energie, nei più diversi campi della umana attività, verso la Patria italiana. In una recente seduta del "Convivio letterario 11 nlc uni iscritti al « Gruppo di Cultura Corsa >> di Milano, illustrarono le linee generali di una monografia edita dal Gruppo stesso e intirolato cc Corsica>> e il Prof. Prassitele Piccinini espose le ragioni che inducono a rivolgere viva attenzione agli << Scrittori e poeti d'oltre confine >> . Il più fervido consenso trovarono le sue parole, espressione di vibrante fede e particolare plauso riscosse la proposta di attuare un Concorso inteso alla valorizzazione della produzione letteraria degli Italiani d'oltre confine. Tale Concorso, dotato di L. 6oc.'O pei premi, sarà bandito al più presto, avendo l'Accademico d'Italia F. T. Marinctti accettato di presiederne la Commissione. Nobili figure di Medici italiani scrittori e poeti si trovano attualmente nell'Italia «d'oltre confine >l ; nella monografia «Corsica l> è particolarmente ricordato, ad e~ernpio, il dott. Petru Giovacchini, eroico combattente d'Africa e di Sp:1gna.

Congressi. + Sotto il protettorato di S. M. il Re di Danimarca e d'Islanda e sotto la presidenza del Prof. Viggo Christiansen, dal 21 al 25 agosto avrà luogo a Copenhagen il III Congresso lnternaziomtlc ùi Neurologia. Le sedu te del Congresso verranno tenute nelle s::IIe del Rigscb gen di Christiansborg, gentilmente me!se a disposizione dai membri del Parlamento. Ricevimenti, banchetti, gite, fanno parte del programma mondano del Congresso. Pa schiarimenti ed informazioni ri\·olgcrsi al nostro Comitato nazionale, rappresentato dal Prof. V. M. Buscaino, Direttore d ell:~ R. Clinic:t Neuropatologica di Catania .

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+ Dall'Il al 16 sette mbre p. v. a 1\:ew Jcrscy (U. S. A.) sarà tenuto il Terzo Congresso Internazionale del c:wcro sotto gli au~pici dell'Unione Internazionale contro il cancro.


NOTIZIE

• Il 1° Congresso internazionale della Federazione latina delle Società di eugenica avrà luogo a Bucarest dal 25 al 30 settembre. Il Comitato organizzatore è presieduto dal Prof. I. Parhon. Dall'Italia sono annunziate le seguenti relazioni: Prof. M. Barbaro: L'eredità tubercolare; Prof. T. Bonadonna : Fc·condazione artificiale; Prof. C. Gin i: Valore comparato dei varii fattori di sviluppo delle popolazioni. La Società Cook è agente ufficiale dei viag):,'i e del scggiorno in Rumcnia. Sono in programma escursioni alla regione montana Ji Sinaia, resiJenza reale, e al delta del Danubio, nonchè vi~ite ad istituzioni scientifiche, artistiche e storiche. l partecipanti al Congresso d 'antropologi:~ , indetto a l st:~mbul e Costanza, potr:~nno partire da lstambul in piroscafo il 23 settembre sera e giungere a Costanza il 24 settembre in tempo per partecipare lll Congresso di eugenica. Sede del Comitato: rua Dr. W. St:ùcovici 63, Bucuresti (Rumania).

m Convegno di studi e ricerche sul parkinsonismo postencefalico. Il 2 giugno u. s., alla presenza della Regina Imperatrice. ha avuto luogo a Roma, nel palazzo della Provincia, la solenne inaugurazione Jcl IIl Convegno di studi e ricerche sulla cura del parkinsonismo postencefalitico. Dinanzi a un foltissimo ed eletto uditorio, in cui si notava S. E. il Sottosegretario agli Interni, il Direttore generale della Sanità pubblica, S. E. il prof. Petragnani ha ricordato come per interessamento della nostra Sovrana, sia st:Ho Jato un nuovo indirizzo alla cura Jet parkinsonismo postencefalitico, largamente oggi applicato per le numerose provvidenze adottate dal Sottosegretariato agli Interni. Sono messi infatti a disposizione delle Amministrazioni provinciali 1837 letti; i ricoverati si nora sono stati circa 6ooo; si impiegano 2500 kg. di radici di belladonna, fornite per intero dal suolo d'Italia. Il Preside della Provincia di Roma, dopo aver segnalato con parole di viva gratitudine l'opera altamente benemerita svolta dalla Regina ed Imperatrice in questo campo d'assiste nza. rileva con legittimo orgoglio che l'lmlia è ::!Ila testa in tale cura, avendo eretto più di 30 istituti, poichè il Governo fascista. interpretando il pensiero e il sentimento della Sovrana, ha affrontato con Larghi mezzi e con stile deciso il problema. Il Sottosegretario Buf.farini, in nome del Re cd Imperatore, ha quindi dichiarato aperto il Convegno. Ha parlato il prof. Panegrossi, direttore genera1e dell'Istituto <<Regina Elena >> di Roma per la cura degli encefalitici, illustrando le alte fìnalità del Convegno.

XI Conferenza dell'Unione internazionale contro la tubercolosi. La X/ Conferenza dell'Unione ·internazionale contro la tubercolo,·i, si riunirà a Berlino dal 16 al :zo settembre 19.39, sotto la presidenza del Jott. Otto Walter. La discussione sarà limitata a 3 argomenti principali: Tema clinico: Il problema della virulenza del baoHo di Koch. Relatori generali : do~t. A . Boquct (Francia) e dott. A. Saenz (Uruguay). Tema biologico: L 'interesse degli esami sistematù·i per la ricerca della tube,·colosi nei soggetti oltre i 15 anni. Relatore generale: dott. H. Bracuning (Germania). T ema sociale: La riabilitazione dei tubercolosi al lavoro. Relatori generali: Sir Pcndrill Varrier Joncs (Inghilterra) e doa. E. Bachmann (Svizzera). Dei rclatori aggiunti apriranno In discussione su ciascuna delle questioni iscritte all'ordine del giorno.


NOTIZIE

Per l'Italia parleranno i proff. B. Besta, C. Cattaneo, G. Costantini, F. Bocchetti e F. Parodi. Il Comitato di organizzazione della Conferenza ha preparato un programma attraente di ricevimenti e di escursioni, grazie al quale i congressisti potranno visitare le principali città germaniche e mettersi al corrente delle opere sociali ammirevoli realizzate da quello Stato. I membri dell'Unione internazionale sono invitati alla Conferenza e sono esenti da ogni spesa di iscrizione. Essi sono pregati di far giungere la loro adesione, sia per me.z zo del loro Governo o della loro Associazione nazionale, sia direttamente al Comitato d'organizzazione della Conferenza all'indirizzo seguente: Konferenzleitung der XI Konferenz der internationalem Vereinigung zur Bekampfung der Tuberkulose - Berlin, W. 62, Einemstrasse rr. Coloro che non sono membri dell' Unione e che desiderano iscriversi come << membri della Conferenza » devono inviare la loro domanda accompagnata da una quota di 20 RM. esclusivamente per l'intermediario della Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, via Nazionale 200, Roma.

Pubblicazioni pervenuteci. PrcciNINI PRASSITELE:

Il primato italiano nel campo delle discìpli11e mediche. -

Roma,

Società Italiana per il progresso delle Scienze, 1939- XVII. PETRONICI GIORGIO e N ICAsTRO ARTURO: Sull'azione terapeuJica della proteosi urinaria di Oriel e Barber in alcune dermatosi allergiche. - Estratto da « La Settimana Medica >l, vol. XXVII, n. 14, Nuova Serie '939- XVII. Docuom Gmuo: Diabete e Glicosurie non diabetiche. - Firenze, Vallecchi Editore.

L. 15. E' il 4° volume della nuova Collana di attualità di medicina pratica che è diretta dal prof. Cesare Frugoni, Ciinico Medico della R. Università di Roma. CANTIERI CoLLATINO: Il ritorno al lavoro dei tubercolosi. - Proposte pratiche (Uffici di collocamento. - Case provinciali di lavoro). - Estratto da « Medicina Corporativa li, fascicolo n. 5, maggio 1939- XVII. AGOSTINELLI CARLo: Trattamento delle ferite craniche da arma da fuoco. (Guerra di Spagna 1937- 1939). - Foligno, Società Tipografica già Cooperativa. AcosTINELLI CARLO: La trasfusicme di sangu~: nella guerra spagnola. ~ Spoleto, Tipografia dell'Umbria. AGOST!NELLI CARLO: Trattamento delle ferite penetranti nell'addome. - Foligno, Sbrozzi. AcosTINELLI CARLO: Nuove concezioni sullo schock traumatico. - Spoleto, Tipografia del! 'U mbria. ALBANESE PAOLO: Piorrca alveolare e infezione focale. Estratto da «La Stomatologia I taliana », n. 6, giugno 1939- XVII. · PicciNINI PRAssiTELE: Acta Medica ltalica, A. V., fase. I : « La talassologia in Italia ».

Direttore responsabile: Prof. ROMA,

LUGLIO, 1939-XVII

tenente generale medico. CARLO CATI'ANEO, 20.


• Spedizione· in abbonameato postale

PUBBL/Cil/ONE MENSILE

Anno LXXXVII· Fase. VIli

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AGOSTO 1939 · XVII

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GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virlus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

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AOOSTO 1939-XVII

ANNO LXXXVII • fASC. VIli

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MEDICINA MILITARE Cum sanitate <oirius in armis

MINISTERO DELLA GUERRA ROM A

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abboname nto è annuo e dà diritto a n. 12 fl6cicoli. Euo decorre dal l• gennaio al prezzo di L. 32 (estero L. 44); pt-r gli abbonamenti htti durante l'anno verrunno in,'iati i numeri arretrati

d r ll'anno in corso. L' ahbonamento si paaa anticipato. I'on disdetto un mese prima della. scadenza s•intendc riconfermato.

Alle librerie na~donali ed ester e è concess o lo sconto del 10 ~~ Per i soli ufficiali del Corpo Sanitario delle varie Fcrze Armate, in aervizio ed in congedo. il pr<uo d ell'abbonamento è ridotto a L. 24 Per a l.i att•ssi ufficiali è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornale di J'vtedicina ~1ilitar e ed agli Annali di M edicina Navnle e Coloniale al prezzo ridotto di L. 40 lfnnue. Un fascicolo costa L. 4, ae arretrato L. S (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le annat e compltte arretrate il prtzzo è di L. 48 nd Re8no, L. 72 por l' Esttro . Il pttz~O del 6Upplc-mc:nto al aiornalc contenente i Ruoli di a_nzioa.nit~ dd Corpo s .. niuu io :Vtilitare è di L. 8. Non si conce dono abbonamtnd in OI"'Ugaio. Gli abbonati potranno richiedere - non ohre due mesi dalla pubblicazione - i numeri e''CO· t ualmence smarriti pet dia(rllido p01tale. 'I'rascorro ul~ termine non si da;rà cors o all;l richiesta. Si accettano inaerz.ioni a pagamento d i enrattere pubblicitario compatibiH con la natura e col decoro del giornale. (Chiedere condizioni e tariffa all'amministrazione).

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SOMMARIO LEZIONI E CONFERENZE Tr~ltJmcnto dd1nitivo

l EOTTA. -

del le ferite ç:I\' Ìt~ ric di guerra

LAVORI ORIOINALI 7 AFF!RO. - Volunmw·s:J ci>ti sangu•gna ddl:.l r~gion.: ><>pr.•clavicolarc simslra Ja prcgrcsso trauma comu s•vo intlircuo, per emorragia da rottura d i piccoli vasi regiona li , in sede di un prcl·~istcnte angioma cavernoso, oggi ancora in fa>C evolutiva CERNIGLIA e PlZZlLLO. - Ri"'lt:.tl oucnuti nei m:1b rici :ocu11 c crontci >OU<JI>o>ti al tr~II.Hll<:J HO aclrcnaltmco riur.u: t~ t'anno 193H . CASTELLA NETA. -Gli ~ccidcmi da freddo negli cscrciu con speciale ri guardo ~ ll'uh ima g rande guerr a. Ricordi storici. D:Hi >t:uistici. Etiopa togencsi e proti lassi. bRACALON I. Mc1oclu ~):gJC\rtl:Jill per la prcparaztunc delle fi:t lc di estra tto rl'uovo (lec.itin~ c lutctn:l) per uso entlo\'cnoso . TOMASELLI. - Considerazioni sul funzionamento delle sezioni di disin fur.icme c ddb stazione mobile eli bonifica du rant,· la çampag na ctiopic:~ 1-'AR INA. - Comporramcnw tlclb carouna c della vitam1na A nelle dnmatosi SALSANO. :\spello ratl10gr:ttico di un ano congelato. lntcrprct:l· zionc patogcnica

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f.MIANOPSJCI. L;c drl'i~t" ionç della maràa nc·glt - (Contributo allo >ttJdio cldlc rcavoni ottìc.o-mororic). Lo~<GIII l'E RITE. T rttlltllllt!lll? protll'isorio c tlrfi nitivo drllt• Su.~ct:-: LIQUJI)() CERF.RRO-SPI NALE l.'ipott:llsionc del - Ù1 seguito a trlltiiiiÌ dtirc!i dd cranio DELAXNOY c DotARF.Z . PSICULOG IA l.c arplicaziolli della - ai fini della vita c~utarclti.'a della nazi ont.' . G~MEI.U RADIOL()(J JA Ltl nclf'E!l'ràto in paa cd i11 guerra. ('.,o~IEI.LI ~ I Ml'i\TlCO Nozioni ttttatomÌ<h<' rif<'rt.'ntisi ttlla d 1irurgw del :frf. l'arto ill/<'t·iore. - Gt Y LAZORTI If.S TERMOREGOLAZIONE /..<~ """ basu trmprmture. DE N1E· l>f. RIIAn>. RN

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE MlllTARE DI PALERMO

TRATTAMENTO DEFINITIVO DELLE FERITE CA VIT ARIE DI GUERRA Conf~renza del

prof. N icola Leotta, direttore dell'Istituto di Clinica chirurgica generale c Terapia chirurgica della R. Università di Palermo.

Al trattamento provvisorio delle ferite di guerra, applicato dal medico di reparto in prima linea, su cui ebbi l' 01wre di intrattenervi il 1o maggio dell'anno scorso in questo stesso ambimte, deve far seguito necessariamente ìl loro trattamento definitivo. E' questo, fra tutti i vari compiti che il servizio .canitario deve svolgere in guerra, certamrote il più difficile e più delicato, quello che, oltre a rappresentare il problema chirurgico per eccellenza, può assicurare il recupero di effettivi all'esercito operante. Ndle guerre moderne infatti, a differe·n za delle antiche, le perdite maggiori di effettivi degli eserciti operanti si hanno per ferite. Tutte le statistiche, sia straniere che itaLiane, e tra queste mi piace ricordare le statistiche di Mem._ m o e di Balestra, dimostrano l'alta percentuale di perdite di effettivi per ferite rispetto alla bassa percentuale di perdite per malattie. Neanche le perdite per aggressivi chimici oggi devono ritenersi tem.ibili quanto quelle per ferite; perchè se le perdite di gassati furono notevoli all'inizio della grande guerra (e tra le più gravi sono da ricordare quelle inflitte nell'aprile 1915 dai tedeschi c01z i vapori di cloro nel settore d1i Ypern , ove fur01lO messi fuori combattimmto 15 mila soldati, dei quali 5 mila morirmzo, e quelle che nel giugno 1916 subivamo

noi con il fosgene sotto il S. Michele, quando furono messi fuori combattimento 8 mila dei nostri, dei quali 5 mila morirono), se, dico, gli aggressivi chimici poterono determinare grcmdi perdite di effettivi in principio, quando essi agivano sopratutto di sorpresa sull'avversario, oggi devono ritetursi assai metto temibili, giacchè gli studi sulla difesa dagli aggressivi chimici, che ha sollevato e solle'tlerà problemi difensivi sempre nuovi, hanno già sap-uto e potuto mettere in opera mezzi difensivi tanto pe1·fezio'1lati da ridurre al minimo la mortalità per i gas, tanto che-la mortalità dci gassati dal 35 per cento del primo attacco tedesco .e del 62 per cento dell'attacco austriaco sopraricordati, si ridusse al 3 per cento alla fine della grande guerra. Invece la mO<rtalità per ferite è sempre almeno del 2 5 per cento del totale dei feriti. E non è solo la n:duzione della grande mortalità che bisog1za considerare e raggiungere ttl massimo possibile, ma an·che la necessità di curare i feriti


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TR ,\TTi\ME!'TO l>EFIN IT I\'0 DELLE FERITE CAVITt'I.RIE DI GC ERR A

iu modo che questi guariscano presto e siano recuperati dall'esercito combattente, g-iacchè tale recupero, oltre ad ogni considera·zione inerente alla mis.tione umanita;·itz del chiru;·go, deve dominare le finalità chirurgiche in guerra; ed esso è legato ad un n11zi0'11ale trattamento chirurgico defitJitivo dei feriti. Molto abbiamo appreso in proposito dall' esperime1tto dell'ultima guerra, la quale- come è stato dolorosamente riconosciuto etf affermato- trovò impreparati tutti i chirurgi, e presso di noi e presso gli altri eserciti della grande guerra. Eravamo infatti entrati in guerra con l'errato preconcetto che le ferite di guerra non fossero infette e di cooseguenza si seguiva il canone fondammtale dell'attesa, dopo la disinfezione degli ori/ici della ferita, fatta in prima linea dal medico di reparto. Da qui il ferito passava alla sezione di sanità e da questa all'uno e poi all'altro di una serie di ospedaletti ed ospedali da campo, scaglionati nelle prime e nelle seconde linee. Nei casi migliori incontrava un'ambula11za chirurgica. In queste diverse formazioni sanitarie il ferito, se non arrivava in condizùJni generali g-ravi, era quasi sempre in istato di infezione in atto più o meno avanzata. Dei feriti, perciò, molti, specialmente cranici, addominali e toracici, si perdevano per nort aver avuto in tempo utile la cura chirurgica definitiva appropriata; e dei feriti mwo gravi, come devono considerarsi i feriti degli arti, ancora molti si perdevano per setticemia, flemmoni ga:'sosi, osteoartriti settiche, ecc. e tra gli altri, che si poteva arrivare a salvare c&n interventi generosi, pochissimi erano quelli che potevano essere recuperati presto dall'esercito combattente; la gran maggioranza di questi feriti erano definitivamente. perduti, ccnne effettivi, per il prolungarsi delle infezioni, specialmente quando si trattava di fratturati; giacchè gli esiti dell' osteomielite, per meti e talora per anni, mantenevano ferite aperte cott eliminazione di sequestri. Bisognò arrivare al I9I7 per avere nei vari eserciti l'applicazione di una condotta chirurgica più propria, con un'organizzazione di servizi radicalmente diversa da quella applicata all'inizio della guerra. Da noi può dit·~·i che il servizio sanitario abbia funzionato' nel modo desiderabile solo alla battaglia del Piave e poi a Vittorio Veneto e nelle azioni del 2° Corpo dt. armata in Francia del 1918. Perchè a tutti i chirt4rgi, nostri e degli altri eserciti, senza ecceziorze, è stato necessario rifare sulla dolorosa esperienza del primo periodo, il dottri??ale c!Jirurgico e cambiare radicalmente i criteri curativi delle ferite di guerra ? Perchè tutti i principi teorici che fino allora si avevano sull'anatomia patologica delle ferite di gue~·ra, erano fal.ri ed errati; giacchè l'anatomia patologica delle ferite di guerra, che era il fatzdamento. delle nostre conoscenze c delle nostre applicazioni curative, fino all'inizio della grande guerra, era basata su ricerche sperimentali e su CO'noscenze anatomo-pcrtolog-iche acquisite dalle guerre precedenti e prevalentemente sulle ferite da proiettili di fatzteria. Le nuo; c acquisizioni sui caratteri biologici delle ferite, fatte nella


TR.\TTAMENTO DEFINITIVO D ELLE FER ITI~ Cr\VITARIE DI GUERR ·\

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prima fase della grande guerra, han portato alla radicale modificazione dei nostri criteri terapeutici.. Dal punto di vista anatomo-patologico occorre anzitutto precisare che le ferite delle guerre moderne sono incomparabilmente più gravi di quelle delle guerre pre-cedenti, per la prevalenza assunta dalle ferite per proiettili di artiglieria, e bombe in generale, la cui percentuale è cresciuta in proporzione geometrica rispetto alle ferite da proiettile di fucile. La gravità della lesione anatomica di una ferita prodotta da proietto di artiglieria, o bombe in genere, è accompagnata da una corrispondente gravità biologica infettiva delle ftrite stesse. Ciò per due ragioni: e per l'apporto maggiore di corpi estranei e germi, legata all'irregolarità di forma de~ p·roiettile feritore; e per le gravi alteraz~oni bi~logiche_ che _tali p:oiettili _d eterminano _sui t~ssuti pi~ ~'iJ--. o meno contust e devztaltzzatz. l rrsultatz delle ncerche battenologzche e clt\~~;; nic~e sono c?tzcot:di_nell'affermare eh~ la ~e11ttrazione def g~rmi_non _manca (f.~ mm, o qucm maz, m qualunque fertta , sta es_r;a da protetti/e dt fucde che <:}"·~~. d~ar~iglieria; 1~a che es:a _a~v~~e _in_ P':oporzioni i~1comparabilmente mafej:::{;\/(~<~,: g10rz nelle ferrte da prozettzlt ctt artzgftet·r~ o bom_be m g_e11e':e. . 'C·~-<\ "': l~ Contemporaneamente· alla penetrazzone dez germt, st determma, per '-'~~/ l'azione traumatica esercitata dal proietto, e quindi in proporzioni itzcomtj{~J parabilmente maggiori per i proietti di artiglieria e bombe, una devitalizza.t, zione dei téssuti colpiti, devitalizzazione che è più estesa a carico del tessuto muscolare. La mortificazione dei tessuti è immeaVata.: ed essa non solo facilzta l'attecchimento dei germi m-n·vati col pro-iettile, germi aerobi ed anaerobi, ma determina anche, per la proteolisi dei tess.u ti morti, e per un insieme di processi chimici ad essa legati, la formazione di prodotti di ricambio organico altamente tossici, i quali agiscono si11istramente e sullo stato generale, per la grave tossiemia, e localmente sulla ferita, sia perchè questi prodotti organici rappresentano un eccellente terreno di cultura per tutti i ge-rmi, sia perchè chimicamente es.ri agiscono come inibitori dei processi di difesa locale dei tessuti traumatizzati devitalizzati. Ma l'infezione locale, con estesa deuitalizzazioue tissurale e tossiemia generale, non sono fenometzi immediati alla ferita: esiste un lasso di tempo, tra il momento in cui la ferita è prodotta e la determinazione dez fenomeni iegati alla grave infezione, in cui si ha solo presenza di germi lungo il tragitto e a contatto dei corpi estranei e dd proiettile; lasso di tempo, dunque, tzel quale esiste solo La contaminazione della ferita ma nou ancora l'iufezione. Questo lasso di tempo, intermedio tra contaminazione e infezione, è diverso in rapporto al tipo di ferita, ai tessuti, ai germi ecc.; ma, grosso modo, può dirsi che esso oscilli tra un minimo di 4 ore ed un massimo di quindici ore e per qualche ferita anche può arrivare fino a 24 01·e e più. Ma più tardi, dopo questo lasso di tempo, lo sviluppo e la diffusiomr della flora batterica, aerobica ed anaerobica, avrà da,to alla fet•ita i caratteri biologici sop-radetti.


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TIC\TTAM EJ'TO DI-.FI:-.IITI\'0 DELLE FERITE CA \'IT:\RIE D! GL:ERRA

La grande conquista che La chirurgia di guerra fece, dopo la doloro;·a e triste esperienza del periodo iniziale, come comt:guenza logica delle anzidette acquisizioni anatomiche e biologiche, è questa: clze se in quel lasso di tempo, di poche ore, che succede alla ferita, in cui questa è semplicemente contaminata ma non ancora infetta, il chirurgo procede ad una genero.ra exeresi dei tessuti che sono stati in contatto con il proiettile e corpi estranei e di quelli circostanti devitalizzati, si evita, o comunque si attenua, io sviLuppo de/l'infezione. Questa exeresi, che si è chiamata asepsi chirurgica della ferita, deve costituire la base del trattamento ddi1J-itivo delle ferite d.i guerra, il quale richiede: dze la ferita di guerra sia sempre trattata chirurgicamente per eliminare i te.ssuti devitalizzati, co·ntaminati od infetti; 2 ° - che tale trattamento sia applicato in quel lasso di tempo che precede Lo sviluppo e la diffusione dei germi. 0

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l limiti di tempo per l'applicazione di un trattamento defi·n itivo basat o sulla a_;epsi chirurgica non possono assegnarsi cronometricamente: essi sotlo variabili per tante e tante circostanze. Per alcune fe-rite, come è per i cavitari dell'addome e del torace, quel lasso di tempo è brevissimo; mentre è maggi01·e per i fratturati e per i cranici ecc. In tale campo vale molto il senso clinico, che può opportunamente far ardire un tentativo chirurgico utile mche al di là dei limiti comunemente assegnati. Quel limite massimo di otto ore che era il più generalmente teguito dura-nte la grande guerra, può talora, .cem:a rischio, essere oltrepassato. Ma al di là di un certo limite, il trattamento basat-o sull'asepsi chirurgica della ferita, che permetta la sutura immediata, o dopo qualche giorno, non sarà più possibile, perchè la ferita sarà già infetta. In tal caso il trattamento chirurgico o sarà inutile, o, in ogni modo, dovrà essere informato a critai diversi dall'exeresi meccanica chirurgica, e lasciare la ferita ampiamente aperta. li trattamento definitivo delle ferite di guerra richiede poi speciale competenza,. attrezzatura ed o-rganizzazione. CoJ·l è specialmente per i feriti osteo-articolari, per i cranici, per i toradci, per gli addominali. Dot'endo oggi prendere in considerazione, tra le varie ferite di guerra delle quali è indùpensabile il trattamento chirurgico definitivo, solo quelle cavitarie, premetto che la chirurgia delle ferite cavitarie è la più difficile e la meno fortunata chirurgia di guerra, per il fattore dominante che il chirurgo può auai di raro- applicare la sua opera nel tempo utile, giacchè i feriti sogliano esw·e sgombrati dal campo solo di notte, quando ciò è pur pou ibi!e, il che .•ignifica che al momento stesso in cui si iniz ia. lo sgombero per molti '\ rziù mperato il limite di tempo utile per il trattamento; sen-:;a


TRATTAMENTO OEFi i'\ITI\ '0 DELLE FERITE CAV ITARI E DI GL'ERR ,\

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contare il tem po che occorre perchè dal campo il ferito possa arrivare alia formazione chirurgica, variabilissimo pc"r circostanze- indipendenti dall'organizzazione anche la più perfetta. Nonostante ciò, anzi appunto per ciò, il zrattamento definitivo delle ferite cavitarie va affidato a c/Piru1·gi co11sumati nella più grande esperietzza clinica e tecnicametJte esperti nella chirurgia di tutte le possibili lesiooi cavitarie. Queste comprendono le ferite cranio -cerebrali, le ferite toraciclrc c le ferite addominali. Di esse dirò solo quanto è specificatamente relativo alle ferite di guerra, senza alcun accenno, naturalmente, alla tecnica comune. La mortalità dei feriti cranici è molte elevata: sia nel campo, ove essa figura per circa I j 5 di tutti i feriti, sia successivamente-, per le complicazioni infettive endocraniche che sono frequentissime per la facilità con cui carpi estranei, sempre settici, oltre al proiettile e sch egge ossee, penetrino nell'interno del cranio . . Tra tutte le ferite cavitarie, però, le cranio-cerebrali ccmsento11o il lasso di tempo più ampio' per U1J intervento utile, giacclzè il tessuto nervos(J è un terreno poco adatto alla infezione, ed incomparabilmente meno del peritonco e della pleura. Tra contaminazione ed infezione si ha un lasso di tempo per un intervent<J definitivo utile, seguito da sutura primaria, che può arrivare fino alle 24 ore. l feriti cranio-cerebrali, perciò, salvo le necessità che possono insorgere in rapporto alla gravità anatomica qella lesiD'ne, sO'!Jo i meno urgenti tra tutti i ferili cavitari; e sono, inoltre, i soli fra questi che poss(l!JO, con minor danno, essere trasportati a distanza anche grandissima; mentre poi, dO'{Jo il trattamento definitivo, diventano intmsportabili. Le due circostanze, minore urgenza e trasportabilità, permettono che nello smistamento dei vari feriti, alla seziO'ne di sar1ità, i cranici possano essere destinati ai centri chirurgici più distanti, ove potranno essere C0'1l tutta proprietà operati ed ove potranno anche restare, senza successivi spostamenti, dopo l'operazione. E' a queste due favorevoli circostanze- che devonsi principalmente i buooi risultati che si pD'ssono ottenere dal trattamento definitivo dei feriti crattio~cerebrali, certamente tra i più brillanti della chirur~ gia di guerra; nell'ultima grande guerra infatti i guariti, tra gli operati cranici, hanno raggiunto cifre alte; di gran lunga superiori a quelle delle guerre precedenti. Il trattamento definitivO' dei feriti cranici richiede: 0 I - un accurato esame radiografico preoperatorio, che accerti se esistano c precisi quale sia l'entità delle fratture, nonchè la esatta. localizz azione antrtomica dei proiettili, dei cCJrpi estranei ritenuti, e schegge osree; 2 ° - l'esplorazione chirurgica di ogni lesi(l!Je del cuoio capelluto, p revia escissione dei bordi cutanei, per compiere quell'asportaz ione di tutti i tessuti, più o meno alterati, che sono venuti in contatta col proiettile, rimuovendo questo ed i possibili corpi est ranei . F ERITE CRANIO-CEREBRALI. -

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·r RA1TAM ENTO DEFINITIVO DE LLE FERITE CAVITARIE DI GUERRA

Dopo ciò, se non esiste lesione cranica, si potrà senz'altro fare la rmnione delle parti molli; se invece esiste frattura cranica, bisognerà regolarizzare il focolaio di frattura in modo diverso se non esiste o esiste lesione della dura· madre. Dura madre integra: si allargherà La breccta ossea, t·imuovendo le piccole schegge, ma rispettatJdo il più che sia possibile le grandi schegge, con molta cautela, data la facilità con cui queste possono distaccarsi. E poichè la frattura con dura integra determina generalmente la f01·mazione di ematomi extra.durali, si vuoteranno questi e poi, completata la toletta, si procederà alla sutura delle parti molli. Si lascerà un piccolo drenaggio solo tra i margini della ferita cutanea. Dura madre lesa. L ~ lesioni della dura possono e sono generalmente accompagnate da lesioni della massa cerebrale di grado ed intensità variabile; e ciò senza ritenzione del proiettile, nelle ferite trasfosse, o con ritenzione del proiettile e schegge ossee e corpi estranei ( capellt, framnJenti d'eli"elmetto), che dal p.u nto di vista dell'infezione hanno ancora maggiore importanza del proiettile. E poichè in questi casi coesiste generalmente una frattura craTJica, per l'intervento intracranico può bastare l'allargamento della breccia ossea; ma se non bastasse, non si esiti ad eseguire una craniotomia a lembo, per procurarsi un largo accesso all'interno del Ct'anio. Spesso si trova all'interno della dura una poltiglia di satr.gue e sostanza cerebrale spappolata, per il fenomeno di scoppio avvenuto. Con molta prude11za si asporterà questa sostanza spappolaJa, assieme- al sangue, al proiettile, alle schegge ossee libere ed agli altri eventuali corpi estranei: la cui esistenz a e Jede il chirurgo generalmente 'l1a potuto precisare esattamente dalla localizzazione radiografica. La ricerca e asportazione d.i schegge ossee intracerebrali, corpi estranei e proiettile devono essere accurate e complete, con la tecnica precisa e minuta della chirurgia endocra11ica, anche se essa debba portare a spingere la ricerca alle fosse craniche. Naturalmente in simili casi, come qUflndo i corpi estranei si trovino in vicinanze dei nuclei della base, o del quarto ventricolo, !a progtJosi dell'intervento sarà proporzionatamente grave: ma il rischio non aummterà per l'interve-nto radicale, se sarà condotto con la tecnica delicata propria di questi interventi, rispetto a quello che cotTerebbe il ferito se si lasciassero proiettili e corpi estranei infetti i11 quelle stesse sedi. Completato l'atto· operativo si fa la riunione della ferita, lasciando, tutto al più, un piccolo drenaggio tra i margini della ferita cutanea. Deve, in ogni caso, bandirsi il drenaggio della maJSa cerebrale, o che vada comunnue all'interno del cranio. · Questa è la linea di c01Jdotta di rigore nei casi nei quali si opera ji11o a 24 ore dopo la ferita. Al di là di questo tennitJe, le ferite dovranno riu'ner.ci iufette e la chiusura primaria completa ll01l sarà prudente, ma si applit.·herr't il trattamento aperto, per procedere più tardi alla chiusura sec011daria.


TRATTAMENTO DEFINITIVO DELLE FERITE C:\VITARIE DI GUERR:\

FERITE TORACICHE. -

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Le ferite toraciche sono tra le più gravi ferite di

guerra, riuscendo mortali nella metà dei casi. Di esse, quelle che hanno interessato i grossi vasi e il cuore generalmènte non consentono alcun trattamento definitivo, perchè determinano la morte sul campo; le altre richiedono tutte l'opera chirurgica secondo il principio sopradetto, con un trattamento che è richiesto con la massima urgenza. I toraàci possono distinguersi in tre gruppi: 1° - Il primo comprende i feriti nei quali la cavità toracù:a è comunicante con l'esterno, nei quali esiste quindi un pneumotorace aperto. Questi feriti sono intrasportabili e sono urgemissimi quanto gli emorragici gravi; essi quindi richiedo-no al più presto il trattamento definitivo, che per essere utile deve venire applicato non al di là di pochissime ore e tanto più presto quanto più ampia è l'apertura toracica. 2 ° - Il !econdo gruppo comprende le ferite to-raciche chiuse accompagnate da notevole emorragia e da lesioni costali e scapolari; anche questi rono feriti molto gravi, che richiedono il trattamento definitivo con massima urgenza e non tollerano lo strapazzo di un lungo trasporto. 3" - Il terzo gruppo comprènde i feriti toracici chiusi, con ferite tra_;fosse O anche COn ritenziOtle di proiettile, che 11011 presentano alCU1la gravità immediata e sono trasportabili; questi hauno bisogno di un trattamento meno urgente. Nello smistamento, alla sezio-ne di sanità, va fatta la anzidetta distinzione tra i feriti toracici, in modo da distinguere il gruppo dei toraci gravi, Jiano essi a torace chiuso o aperto, che non tollerano un lungo trasporto e richiedonQI un trattammto chirurgicq urgenti;ssimo, i quali perciò varmo curati nelle formazioni sanitarie più vicine al campo, ove devono essere inviati tra i primissimi ed in modo da arrivare non oltre le 4-6 ore dalla ferita, mentre gli altri toracici saranno smistati con minore urge11za ed in formazzoni sanitarie meno vicine. Tutti i toracici però devono essere affidati a chirurgi di .cpeciale competenza ed in ambienti specificatamente attrezzati. 1/ trattamento chirurgico è divet·so nei feriti con torace aperto, comunicante con l'esterno, e in quelli co11 torace chiuso. Ferite a torace aperto. A parte ogni altra lesione, che può coesis!('1'e, il fattore principale determinante la eccezionale gravità della ferita aperta di un cmitorace (delle ferite toraciche aperte bilaterali non è il caso di parlare, essendo esse rapidamente mortali sul campo, per il collasso e l'arresto funz ionale dei due polmoni) è costituito dal pneumotorace aperto, che inevitabilmente segue tali ferite, per la rottura dell'equilibrio mediastinico. E la gravità è proporzionale dell'ampiezza dell'apertura. . Se questa è piccola, tale cioè da avere un diametro minore del diametro glottideo, la gravità è minore, perchè, in tal caso, pur determinandost, per iL pneumotorace aperto, una riduzione delle espan.cioni e 1·etrazioni del poi-


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TR .\TTAMF.:-iTO DEFINITIVO DELLE FERITE CA\'ITARJE DI. GUERRA

mone relativo, nonchè una deviazione della pleura mediastinale, che proporzionalmente riduce le escursioni respiratorie del polmone sano, ciononostante ii polmone del lato leso partecipa in parte all'atto respiratorio e la riduzione ddla escursione respiratoria del polmone controlaterale è minima; cosicchè: la riduzione globale della funzione respiratoria, conseguente al pneumotorace aperto, risulta di poca entità ed è ben tollerata. Ma se l'apertura pleurica è ampia, superiore al diametro giottideo, l'equilibrio di pressione nelle due metà del mcdiastino viene rotto, perchè l'aria mtra ed esce libaamente dall' emitorace aperto, a ciascun movimento respiratorio; il polmone non può più distendersi e resta retratto; la pleura mediastit1ica subisce le conseguenze della diversità di pressione nà due emitoraci, e quindi si sposta nella impirazione verso il polmone sano e nella espirazione verso il polmo11e retratto, riducwdo fortemente la capacità respiratoria utile ddl'unico polmone fzmzionante. lA abolizione totale della funzione di un polmone e la riduzio11e dello scambio gassoso del solo polmone rimasto attivo determinano fenomeni di insufficienza respiratoria gravissima, mortale se 11011 si provvede al più presto convenientemente. Lfl' medicatura del posto di medicazione, che deve essere, come ho detto in tema di trattamento provvisorio, forzatamente occlusiva (lo ricordino i medici dì reparto, altrimenti il ferito non arriva alla sezione di sanità), riducendo la gravità dell'alterato equilibrio di pressione nelle due muà del torace, e tanto meglio qufl'nto meglio è occlusa la falla parietale, permettuà al ferito di arrivare alla formazione chirurgica, ove dovrà essere applicato il trattameuto definitivo, nel lasso di tempo utile che sopra ho consiaerato. Questo trattamento richiede sempre: r• - esame radiografico preoperatorio, che precisi l'entità delle possibili fratture, e localizzi, se esistono, la sede dei proiettili, corpi estranei e schegge ossee; . 2° - l'escissione dei bordi cutanei e dei tessuti parietali contusi, none h( la rimozione delle schegge ossee libere, corpi estran~i e proiettile, secondo i criteri del trattamento preventwo contro l'infezione. Tale trattamento, che utilizza per solito l'apertura già esistente, all' oc(.'Orrenza convenientemente ingrandita, sarebbe certamente facilitato se potesse essere eseguito sotto uno dei metodi a drffereute pressione. Ciò appu11to ricllicde che questi malati siano inviati, come ho detto, a formazioni sanitarie convenientemente attrezzate per la chirurgia toracica, ove si dovrà disporre almeno di un apparecchio a maschera ad iperpressione. In mancanza di questo, per ridurre il danno del pneumotorace aperto, durante tutto il tempo ddla pllrte endotoracica delL'intervento, bisognerà, appena rimossa la fascia/lira occlusiva, che manteneva c!liusa la falla parietale, afferrare con una pin :a il polmone e stirar/o ver/ o la breccra, per mantwerlo fisso tra i margint della ferita. L'utilità dr que.•ta manovra sta tutta nello stiramento del viscere, e r·isponde qualunque .ria la direzione della trazione, e verso la ferita e ver,;o


TRATTAMENTO DEFINITIVO IJELLF. FERITE CAVITARI E DI (;t..iF. RR A

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ia cupola pleurica, perch~ la traziooe e fisJazione esercitata attraverso il polmQne sul mediastino, permette la completa espansione inspira/oria al polmone controlaterale. Quindi si procede al trattamento deLla ferita parietale, elle si ingrandirù, secondo i casi, mercè resezione di tratti delle costole fratturate, quando siano lese più costole, nel qual caso la demolizione costale darcì una breccia conveniente alle manovre intratoraciche; se la lesione costale è limitata, non si esiterà a ricorrere ad una tipica incisione intercostale, nello spazio più conveniente, dopo aver trattata la ferita della parete. Quando le costole fratturate sono quelle sottostanti alla scapola, se questa è anch'essa fratturata , si c:omincerà con il trattamento della frattura scapolare, con una proporzionale resezione della scapola, ed attraverso la breccia così ottenuta si raggiungerà e tratterà il focolaio costale; se la scapola non è fratturllta, evenienza possibile quando la frattura costale è situata vicino all'apice o al margine della scapola, per crearsi un comodo acce.rso al focolai(' costale, occorrerà mobilizzare la scapola, con la sezione dei muscoli che si inseriscono al margine media/e di essa, per allontanarla, con un robusto divaricatore, dal piano costale. Quindi si fà l'evacuazione più accurata del sangue raccolto; dopo di che si esplora minutamente il polmone; .renza esitare, ove occorra, ad esteriorizzarlo per quel tratto che è consentito; e si estraggono le schegge ossee, i corpi estranei ed il proiettile che postano esistere, già identificati e Localiz zati. Il proiettile, corpi estranei e schegge ossee possono essere intrapleurict ( specialmente nei seni pleurici e tra questi particolarmente nel seno costodiaframmatico), nel quale caso la rimozione sarà facile; mentre diversa è la estrazione dei proiettili e corpi estratzei intrapolmonari, anch'essa assolutamente indicata. Per ì prQÌettili intrapolmonari voluminosi l'estrazione è facile, per solito, sulla indicazione radiografica e dei forarne di entrala, nonchè sui dati palpatori. L'estrazione può farsi attraverso l' orificio di entrata; ma g questo è distanu, conviene piuttosto aggredire il proiettile attraverso una nuova incisione sul polmone, nel puntO! più vicino; con questa avvertenza: se il proiettile è vicino alla superficie esterna del polmone, si incide questo francamente sul proiettile; se esso è profondo, è preferibile pungere il polmone con un istrumento ottuso, come un klemmaetto chiuso, e spinger/o ottusamente, dissociando il parenchima po!monare, fino al proiettile, che si afferra ed e.<trae. Manovra ottima questa, a condizione che si sia potuto precisare esattamente, con la palpaz ione, la sede del proiettile ( giacchè sarebbe dannosissimo vagare con l' istmmento in cerca del proiettile), o che altrimenti si possa seguire sotto il controllo dei raggi X, come dirò per l'estrazione dei proiettili a cielo coperto nelle ferite toraciche chiuse. In mancanza di questa pouibilità radiologica e non potendo precisare la sede del proiettile, alla palpazione, per precùare, sulla>guida della indicazione radiografica, la sede del proiettile, io utilizzo


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TR:\TT:\ME:--!TO DEFINITIVO DELLE FERITE CAVITARIF. DI GUERRA

urJ ago sottile (serve benissimo un lungo ago cilindri'co retto, da sutura intestinale, tenuto per la cruna con una Pean) che .si può infiggere senza danno nel polmone e che permette di apprezzare bene il proiettil,;; quindi lasciato in posto l'a go, si spìn ge il klemmeretto sulla guida dell'ago stesso, attraverso il parenchima polmonare, fino al proiettile, che si estrae facilmente. Rat·amente si incontrano per i pruiettili grossi difficoltà insurmontabili; le quali invece poss0110 aversi qua12do si tratta di proiettili molto piccoli; ed in tal caso non bisognerà insistere troppo sui tentativi di estrazione dei proiettili, che essendo molto piccoli quasi sempre sono ben tollerati dal polmcme. Oltre al proiettile dovrà curarsi la rimozione degli eventuali corpi e:tranei (co me frammenti di vestito o altro) e delle schegge ossee. Quindi si applica alla ferita del polmo-ne, sia essa marginale, parietale o trtufo,ç_ca, lo stesso trattamento che .d applica alle ferite delle parti molli, cioè la escissione dei margini, seguita da sutura. L 'ultimo tempo del trattamemo sarà la chiusura completa della pleura e della parete. Resterà il pneumotorace, che alcuni eliminano con l'aspirazioJJe, ma che Ùwt"ce deve ritener!Ì utile, lasciando che esso si riasso-rba lentamente. Questa chiusura è d'obbligo sempre che si intervenga de-ntro le t 2 ore dalla ferita. Al di là di questo termine si può anche chiudere completamente (io in guerra ho chiuso ferite toraciche anche di 24 ore), ma non si potrà seguire tale chiusura sistematicamente, anzi la si eviterà in quelle clze si riterranno molto p roe/ivi al!'infezione, per il tipo contusivo delle lesioni, e in 9uelle sicuramente già infette. In tali casi si p-ratich~rà la chiusura incompleta della parete turacica con drenaggio del cavo pleurico. Il drenaggio non sarà però di gomma, ma fatto di U1l tampo,ne di garza, che occluda, ed in modo stipato, la breccia pat'ietale, senza pescare 11el cavo pleurico, in modo da evitare il pneumotorace aperto. La chiusura potrà farsi in secondo tempo, quando si sarà certi che 1lo-n si sia stabilita l'infezione. Tutti i feriti a toracè aperto - e questo vale per tutti i toracici gravi, anche se chiusi - sono sempre in stato di shock, più o m~no grave, eh~ può i nsorgere per tante circostanze: si distingue infatti tmo shock nervoso, uno shock em01·ragico, uno shock da freddo, Utlo shock anafilattico, uno .chock da fatica ecc. Nel ferito toracico ci sono parecchie di queste va·rietà di shock, che si sovrappongono e che determinano la particolare gravità del ferito tomcico, ma generalmente è temorragia quella che domina il quadro, oltre al pneumotorace aperto; e spesso lo stato di sho·c k è tale che occorrerà curare questo prima di intervenire chirurgicame-nte. In ogni caso, prima, durante e dopo l'intervento si useramw umpre, per tutti i feriti toracù:i, i comuni cardiocinetici, per stimolare il centro circolatorio, e gli stimolanti della circola::::ione peri/enea, tra i quali a preferenza risponde l'adrenalina e11dovena. Rimedio sovra11o, però, in tutti i toracici gravi, del quale non dovrebbe mai farsi a meno, è la trasfusione sanguigna, che agisce bene in tutte le forme


TRATTAMENTO DF.FI N ITIVO DELLE FERITE (;:\ \'ITi\RI E DI GL.ERR.-\

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di shock, ma particolarmente ÙJ questo, che è dominato sempre più o meno dall'emorragia. In mancanza, si sposterà la massa di sangue circolante dagli arti ai centri nervosi, con la fasciatura espulsiva degli arti, e si ricorrerà alle comuni fleboclisi ed ipodermoclùi: ma la trasfusione è in grado di risolvere spesso quadri gravissimi. Ferite a torace chiuso gravi. Qui fa gravità è data principalmente dall'impO'nente emonagia, che dà un emotorace progressivo, o dalle concomitanti lesivni ossee delle costole e scapola, le quali sogliano essere accompagnate da emorragia se mpre più o meno imponente. Il trattamento immediato 1deale, in tutti i toracici chiusi, è il vuotamento dell' emiton1ce, c011 sostituzione dì gas al sangue, per ottenere un pneumotorace artificiale, che collassando il polmone, arresterà l'emorragia. Questo trattamento è da applicare sempre, :enza eccezione, nei casi di ferite trasfosse senza ritenzionc di proietJi/e e corpi estranei. Nà casi con ritenzione di proiettile e corpi estranei, nei quali generalme1J.te coesistono lesioni costali e scapolari, dovrà applicarsi il trattametJto zmmediato, nel termine più breve possibile, come in tutte le ferite accompagnate da frattura, e seguendo nelle lmee generali i pri11cipi che or ora ho tracciato per le ferite toradche aperte. Ferite a torace chiuso non gravi. Questi sono i feriti che possono essere traspvrtati a distanza. Si tratta di ferite trasfosse, in genere con emorragia che può essere piccola o notevole, ma mai abbondantissima. l/ proiettile può essere ritenuto o no. A questi feriti si applica l'escissione dei margini della ferita cutanea e la riunione di prima. Quanto ali'emotorace, se è piccolo c non progressivo, si può osservare l'attesa: se è notevole, c sopratutto se accenna a crescere, sarà indicato il tmotamento del sangue e la sostituzione con il pneumotorace artificiale. Il trattamento cruento, di queste ferite, che durante la guerra Duval consigliava di applicare sistematicamente, è assolutamente da bandire. In questi casi spesso non c'è ritenzione di proiettile, trattandosi di ferite tradosse. Ma anche nelle ferite cotl ritenz ione di proiettile l'intervento cruento 2· controindicato, essendo indicata ùwecc l'estrazione d i esso a cielo coperto, sullo schermo, secondo il processo di Petit dc la Villéon. Si localizza, come sempre è necessario, il proiettile, in proiez ione ed in profondità; quindi, posto il p. sullo schermo, il chirurgo, tenendo di mira il proiettile, pratica, rlello rpaz io intercostale più vicino, un piccolo occhiello, limitato alla pelle, quanto basti alrintroduzione di un klemmcr a branclze sottili c convenientemente ìunghe. Q-uesto si Ìtltroducc chiuso e si spinge con la punta in direzione del proiettile, fino a raggiunger/o} afferrarlo ed asportarlo. Rimosso il proiettile, si applica una maglia di Michcl c l'infermo può lasciare il letto all'indomani. Il procedimento è assolutamente sicuro, non mi è mai fallito: pneumotorace 110n ! C ne forma mai, perchè l'incisione col tagliente è limitata alla cute e poi,


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T R:\TT :\M ENT O DEFI:--/ITI\'0 DEI.I.E FERITE CAVITARI E DJ GUERRA

nr:i tessuti sottostanti, la pinza procede a contatto. La ferita che il klemmer determina nel polmone, ove procede, scollando e dissociando, per via ottusa, determina una piccola emorragia dal polmone, che si può constatare allo schermo, ma che è minima e trascurabile sempre. ControùJdicazimzi a questo processo devono t·itenersi solo·: la irregolarità ed il volume considerevole del proiettile e la sua sede ilare, che rappresentano precise iudicazioni all' esPrazione a cielo aperto. Sono le ferite più gravi, tra tutte, che dànno una mortalità elevatissima: anzitutto sui campo (7o % secondo Schmieden) e poi nelle varie formazioni sanitarie, giacchè se non sono trattate convenientemente, in tempo utile, si dwono ritenere e sono qu.asi tutte mortali. La gravità eccezionale è data dalla emorragia interna e dalla peritmzite, immancabile quando si ha la pe1·forazi011e di ame intestinali o di un vaso biliare extraepattco, o d~gli ureteri o della vescica; e nelle ferite addominali moderne, per la grandissima prevalenza delle fe·rite da proiettili di artiglieria e bo-rnbe in genere, si determinano lesioni delle anse gravissime, per estensione e molteplicità. Tutti gli organi, itztra ed extraperit(meali, possono essere colpiti, ma la prevalenza è a carico delle varie seziO"ni dell'intestino, tra le quali il crasso è la più frequentemente lesa. Negli addominali deve ritenersi come assioma che solo l'intervento può salvare il ferito e con tante maggiori probabilità quanto più presto 2· a{"Phcato. Nella grande guerra io ho avuto il 50 % di guariti tra gli operati nelle prime .rei ore ed il 6o % tra quelli operati nelle p1·ime quattro ore: mentre negli operati tra la 6"' e l' Bn ora ho avuto il 30 1{, ; e solo il 1 o 'X, tra l' fr e 12" ora. Le cifre delle altre statùtiche concordano più o mena con queste. Può ritenersi quindi che il trattamento definitivo veramente utile deve essere applicato agli addominali dentro le 4 ore. Tra la l'e la 1 2 0ra l'intervento dovrà sempre ugualmente applicarsi, ma con probabilità di buon risultato inversamente proporzionale al tempo trascorso. Al di là delle 12 ore, se il ferito è ancora in vita, non sarà più possibile un trattamento chirurgico radicale, ma dovrà limitarsi al trattamento della peritonite ed all'esteriorizzazione dell'ansa lesa. Gli addominali, tutti, tollerano male il trasporto, sia prima, sia dopo il tratt•tmento, cosicchè essi devono considerarsi urgentissimi e non trasportabili, come gìi emorragici ed i toracici gravi; e perciò il trattamento chirurgico definitivo, che gli addominali richiedono di urgenza, deve essere applicato il più presto possibile ed il più vicino possibile al campo, ove dovra1mo restar~ ci11que o sei giorni ancora dopo l'intervento, e da chirurgi della più consumata eJperienza clinica e tecnica addominale. · De.ve considerarsi ancora che si tratta di interve11ti che richiedono molto tempo per l'esecuzione; e dei quali ciascun chirurgo non può espletame, nel lasso di tem po utile, che un numero limitato. E poichè ii chirurgo si può FERITE ADDOMINALI. -

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TRATTAMENTO DEFINITIVO DELLE FERITE CAVITARIE DI Gt.:FRRA

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1rovare - e chi ha fatto l'ultima guerra ci si è trovato spesso - nella necessità di avere contemporaneamente parecchi addominali da trattare, egli deve, in simili casi, tzon farsi guidare, per la selezione e la precedenza, da sentimenti di umanitarism o, che sarebbe inutile e dannoso; ma tetzere presente che il suo lavoro, che potrà applicarsi solo a pochi, deve avere il massimo rendimento di vite umane, quindi non perdere il poco tempo dì cui dispone per opuare i feriti gravùsimi e quelli feriti da, più tempo, che sono duperati, a danno di altri che più sicuramente si gioverebbero della sua opera, ma far precedere i meno gravi ed i più recenti, che dal trattamento hanno maggiori probabilità di salvezza. L'opera che il chirurgo dovrà applicare negli addominali è sempre informata al pritzcipio della escissione di tutte le parti della ferita che son venute in contatto con il proiettile o corpi estranei, alla rimozione di questi e di tutte le llitre cause della infezione peritcmeale, per procedere alla sutura primitiva immediata, se il trattamento è fatto dentro le sei ore, o al trattamento aperto, con Largo drenaggio peritoneale, se fatto oltre le sei ore. Tra le cause capaci di infeziotze peritoneale da rimuovere, pri-ncipalmente figurano le lesioni dello stomaco e intestino, che vamzo trattate con la sutura o resezione (nei casi gravissimi solo con l'estrimecazione dell'ansa), secondo le indicazioni e cotz le comuni norme di tecnica, che il chirurgo provetto ben conosce. Lo stesso dicasi per la condotta chirurgica e per il tecnicismo che richiedono le ferite della vescica, degli ureteri, dei dotti biliari extraepatici, dd/a milza, dd fegato, del rene e le ferite toraco- addominali. Gli addominali sono sempre in uno stato di shock grave, anch' eJso da cause molteplici, sì che sempre occorre provvedere ad esso. Talora le provvidenze contro lo shock devono avere la precedenza, data la gravità di esso, che non permetterebbe l'intervento. Ma poichè il fattore tempo è decisivo per /'utilità dell'operazione, è betze che le provvidenze contro lo shock siano affidate ad un assistente, mentre il chirurgo si accitzge all'intervento. In ogni caso le provvidenze contro lo shock vanno applicate e dura11te e dopo l'intervento. Tra esse: oltre i soliti cardiocitzetici per il cuore e l'adrenalirza, o affini, per eLevare il tono del simpatico e rialzare la circolazio11e periferica; oltre al riscaldamento ben fatto; trova precisa e talora assoluta i~zdìcaziotze la trasfusione sanguigna. In mancanza, la fleboclisi o l'ipodermoclisi. Ma è tutt'altro cile la stessa cosa l Se le condizioni ed il tempo lo permettono - e talora sarà facile nell'attesa -. è sempre utile far precedere una radiografia semplice di orientamento, che permelterà di uabi/ire se vi s0110 proiettili, schegge o corpi estranei ritenuti. La radiografia è capace di farci rilevare spesso dati utili impensati; essa è poi indispensabile nelle ferite che si ha ragione di sospettare possùnO essere toraco- addominali, ed in quelle addomino- pelviche, complicate spesso a fratture del bacino.


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TIC\TT:\ME:"TO DEFl).;lTJ\'0 OEL.Lf. FERITE CAVITARIE DI GCERRA

Per l'apertura dell'addome va sempre data la preferenza alla laparotomia mediana, che permetterà di fare meglio _J' esplorazione che occorre a tutto l'addome, esistendq lesioni visce·rali spesJO assai !OtJtane dal f01·ame di Ì11· gresso. In tutti gli addominali potranno, a completamento della cura, esser( ttsati i sieri antiperitonitici.

Il trattamento chirurgico definitivo veramente utile delle ferite cavitaric di guerra è, dunque, tutto nella possibilità della sua applicazione più o meno rapida, che richiede in tempo utile lo sgombero e l'arrivo dei feriti in for· mazioni sanitat"Ìe convenietJtemente attrezzate, circa ai mezzi ed al persotJale chirurgico. Il problema logistico domina il problema chirurgico, ed il problema logistico è spesso di difficilissima soluzione, per utl complesso di circostanze, tra le quali primeggiano le grandi difficoltà che si oppong0110 praticamente allo sgombero dei feriti, che per .wlito si fa solo di notte, o a combattimento finito, e che può eJSere reso difficilissimo dalle peculiari circostanze o di ambiente, c01ne è per i feriti in montagna, o di numero, come è per le grandi masse di feriti che si possono avere talvolta in poche ore, o di tante altre circostanze che sono Legate alle necessità dell'azione di guerra, che p·ossono contrastare, e contrastano speHo inesorabilmente, con le rucessità dell'opera chirurgica; sia alla possibilità che nel lasso di tempo utile sia applicato il trattamento definitivo, per se stesso lu11go, a molte cerJtinaia e talora migliaia di feriti. La no!tra sanità militare persevera, con encomiabile fervore, nello studio ed attuazione di tutte le provvidenze di organizzazione che possano al meglio 1ùpondere alle necessità chirurgiche della guerra futura; ed ogni sfono in questo c.-ampo deve essere secondato c011 tutti i mezzi possibili. E poir'·~ io ho l' 0110re di parlare in un ambiente militare, nell'esposizione che ho fatto , più che i problemi strettamente chirurgici - che non possono appretlderst in una conferenza, perchè richiedotJo tutta l'esperienza di un vita - ho t·oluto della loro evoluzione e del loro trattamento lumeggiare più specifìcazamente quanto possa avere rapporto con i problemi organizzativi; e, se ciò è lecito ad un tecnico che ha piena eJperienza delle necessità e delle difficoltà che insorgono nella chirurgia di guerra, a cotzclusiOtJe della mia conferenza, io vorrei fare due considerazioni, che sono frutto della mia esperienza. 1° - Poichè nella maggioranza delle azioni di guerra occorre l'opera di un grandùsimo numero di chirurgi, di sicura competenza, solo in uno spazio di tempo limitato, spesso a poche ore o a qualche giorno, durante il quale occorre un gran numero di interventi definitivi; per solito lungl1i, dei quali cia.,·cuno chirurgo non può e.~-plicare, nella breve uuità di tempo utile, c/J(


TRATTAMENTO DEFINITIVO DEL LE FF.R IT E CAVITARIE Dl GUERRA

801

un numero limitato, bisogna ammettere come in simili circostanze siano sempre imufficienti i chirurgi esistenti nelle formazioni sanitarie della zona (nuclei rhirurgici, ospedali divisionali ed ospedali di Corpo d'armata ). Quando si devono fare in poche ore centinaia o migliaia di operazioni, delle quali ciascun chirurgo non potrà eseguirne ne/lasso di tempo utile, che Utl numero limitatissimo, occorre ben altro numero di chirurgi: occorrono a diecine o centinaia i chirurgi operatori, ~/tre ai rispettivi aiuti ed assistenti. La difficoltà di organizzazione a poter disporre che in una data zona possa un numero così grande di chirurgi contemporaneamente operare in un lasso di tempo limitatissimo è di quelle che a priori potrebbero dirsi imormontabili. Difficoltà duplice: e n·spetto al numero dei chirurgi e rispetto alle esigenze di ambienti operatori attrezzati che occorrono. Non sta a me di dare suggerimenti alle Autorità militari che hanno la responsabilità del servizio sanitario in guerra, responsabilità che le nostre Autorità militari altissimattrtente sentono; ma la verità dolorosa, nota a chi ha esperienza di chirurgia di guerra è inesorabilmmte, questa: che moltissimi dei feriti, specialmente dei toracici e degli addominali, che potrebbero salvarsi con un intervento chirurgico, muoiono perchè questo intervento non hatmo in tempo utile. Oltre quindi al problema dello sgombero, del quale conosciamo le grandissime difficoltà, talo,·a inesorabilmente contrastanti cotz le necessità di guerra; ed Q{tre al problema della potenzialità delle formazioni chirurgiche in rapporto alla vicinatzza alle prime linee; s'impone il problema dei chirurgi operatori, come numero, qualità e relativa a-ttrezzatura tecnica. Per la risoluzione tli questo grande problema, a me pare che potrebbe f~rse rispondere allo scopo tistituzione di numerose schiere chirurgiche mobili, ,costituite da chirurgi di sicura competenza, ciascuno dei quali abbia il suo aiuto ed assistente di fiducia. Queste riserve di schiere chirurgiche mobili, tenute a disposizione del comando sanitario, potrebbero essere da questo spostcrtl, con i mezzi più rapidi, per recarsi ad operare là dove urge la loro opera, ap( z?giandosi alle formazioni sanitarie preesistenti (ospedali divisionali o di corpo d,armata), la cui attrezzatura potrebbe, in qualche modo, essere preorganizzata a permettere il funzionamento di un gran numero di chirurgi di rtserva. Le schiere chirurgiche di riserva potrebbero comprendere gran parte dei chirurgi italiani di sicura competenza, che così renderebbero maggiori servigi di quello che renderebbero se fossero immobilizzati in formazioni sanitarie Jtabili, come le ambulanze chirurgiche. 2° - Tenendo presente il grandissimo numero di trasfusioni !anguigne necessarie per i feriti emorragici, per gli addominali, per la massima parte dei toracici e tanti e tanti altri; tt·asfusioni che sono richieste per lo più urgeutemente nelle formazioni sanitarie più avanzate ed in quelle tutte ove si applica il trattamento definitivo, bisogna 1-itenere che le neces.rità e le richieste di trasfusioni sono sempre superiori a qualsiasi previsione. Ho la certezza 2

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Giorno/~

di m~dicino militare


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T R ·\ TT.'\1\I F.NTO DEFI N ITIVO D~LLE FERITE i AViTARlE DI GUERRA

di non esagerare dicendo che almeno un terzo dei feriti bem:ficierebbero immensamente di una trasfusione sanguigna, che in moltissimi casi sarebbe decisiva per l.a loro salvezza. Il rroblema della trasfusione in guerra si impone, dunque, anch'esso come un problema di importanza suprema. Mi risulta che di esso le nostre gerarchie militari si preoccupano e che studiano i mezz i per provvedere con le riserve di sangue co11Servato, che è stato largamente adoperato tzella guerra di Spagna. Ma queste non possono essere che necessariame-n te limitate, ed il problema della trasfusione sanguigna potrà dirsi risoluto solo quando a ciascun chirurgo, che ha cura di feriti di guerra nelle diverse orgat~izzazioni sanitarie, sia ovunque possibile e rapidamente applicabile, senza perder tempo per ricerche preliminari, un gratz numero di trasfusioni sanguigne; quando cioè ciascun chirurgo possa in qualunque ambiente militare trovare facilmente ut1 datore, e fare la trasfusiO?ze diretta senza far precedere le ricerche sui gruppi sanguigni del ricevente e del datore. Il problema potrebbe sembrare insolubile, ma le difficoltà, per la sua piena soluzione, se sono notevoli sono di risoluzione incomparabilmente più facile dei problemi dello sgombero e dell'intervetltO chirurgico in tempo utile. Se ogni soldato ed ufficiale portasse nella sua piastrina, o tessera di riconoscimento, l'indicazione del relativo gruppo sanguigno, qu-alsiasi chirurgo o me· dico, in qualunque formazione sanitaria potrebbe semrre e facilmente trovare donatori e procedere alla trasfusione diretta, senza ricerche dei gruppi sat1· guigni del datore e del ricevente. La difficoltà si riduce dunque a fare per tutti, ufficiali e soldati, la ricerca dei gruppi sanguigni; il che, se è un lavoro complesso, non mi sembra che sia tale da rappresentare un grande ostacolo. Come si fa per ogni soldato la t•accitzazione antitifica, si fl'Otrebbe fare la ricerca del gruppo satzguigno ed annotarla. Ciò risolverebbe in pieno tutte le difficoltà inerenti alle trasfusioni, perchè si avrebbe a disposizione, sempre ed ovunque, un gran numero di donatori e si potrebbero applicare le trasfusioni senza ricerche pt·eliminari. La questione della trasfusione sanguig11a è di così vasta portata e la possibilità di risolver/a in pieno sarebbe così relativamente facile che a mt sembra valga bene la pèna di porre allo studio se convenga di affrontare la non grande difficoltà del relativo provvedimento. Al giudizio illuminato dell'illustre Sig. Direttore di Sanità del nostro Corpo di Armata di avanzare, se crede, queste mie considerazioni a chi spetta di giudicarle.

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LAVORI

ORIGINALI

COLLEGIO MEDICO-LEGALE Presidente : tenente generale medico prof. ALFREDO BucciANTE.

VOLUMINOSA CISTI S.ANGillGNA DELLA REGIONE SOPRACL!VICOLARE SINISTRA DA PREGRESSO TRAUMA CONTUSIVO INDIRETTOt PER EMORRAGIA DA ROTTURA DI PICCOLI VASI REGIONAllt IN SEDE DI UN PREESISTENTE ANGIOMA CAVERNOSOt OGGI ANCORA IN FASE EVOLUTIVA Dott. Antonino Zaffiro, colonnello medico, chirurgo relatore.

Col 1• gennaio 1938 questo nostro Periodico, ha UliZtato una rubrica dedicata alla segnalazione ed illustrazione di casi di notevole interesse e speciale importanza per le indagini cliniche eseguite, per le chiarite controversie diagnostiche e medico-legali, che, non infrequentemente, si presentano al Collegio. La rubrica venne iniziata con un caso raro, più che singolare, di un aneurisma traumatico artero-venoso della radice dell'arto inferiore destro, com plesso per la coesistenza di una sacca intermedia ai due vasi e di una varice aneurismatica di volume assolutamente eccezionale: « Aneurisma artero-venoso della femorale destra: rilievi clinici, considerazioni diagnostiche e deduzioni medico-legali >) («Giornale di Medicina Militare», fascicolo I, gennaio 1938-XVI). Il caso di cui oggi ci occupiamo, singolare a sua volta, riflet.te l'illustrazione di una lesione traumatica di vasi sanguigni del collo che venne a sovrapporsi e ad influire sull'ulteriore decorso di un tumore squisitamente

vascolare qual'è l'angioma cavernoso. E passiamo, senz'altro, all'esposizione del caso: M. Nicola, di Antonio, del Distretto di Chieti, domiciliato a Lanciano, classe 1915. Genitori, un fratello e tre sorelle viventi e sani. Nessun precedente morboso premilitare. Idoneo alla leva, \·enne chiamato alle armi nel marzo del 1936 ed arruolato nella g• compagnia di sanità. Risulta dagli atti che il 28 ottobre dello stesso anno, nell'accorrere ad una adunata nel cortile per esercitazioni, scivolò sulle scale battendo sul gomito sinistro a braccio· ah<lotto ed avambraccio flesso, riportando contusioni escor]atc al gomito stesso c viva dolorabilità alla regione clavicolare dello stesso laco. Persistendo il dolore al gomito, dove, dal Sanitario del Reparto, vennero riscontrate escoriazioni contusive, cd essendosi nel contempo manifestata una intumescenza alla regione sopraclavicolare sinistra, venne inviato all'Ospedale Militare di Bari dove


804 VOLUMINO~.'\ C ISTI S:\NGU IG~A DELLA REGIONE SOPRACLAVlCOLARE ECC. rimase degente dal 20 novembre 1936 al 20 settembre 1937. Quivi, dopo prolungata osservazione, esami complementari compresa la radiografia, e intervento chirurgico esploraùvo, venne enunciata la diagnosi di linfo-angioma sopr:aclavicolare sinistro, e, sottoposto il p. a rassegna, venne riformato. )tato attuale. Sviluppo scheletrico regolare, nutrizione ben conservata, cute di colorito bruno, mucose rosee.

Negativi glt esami degli apparati respiratorio, digerente, cardiaco ed urop01et1co. Collo : _Alla regione sopraclavicolare sinistra notasi una grossa intume~cenza del volume della testa di feto, limitata in avanti e medialmente dal tendine del capo sternale dello sterno- cleido; in basso, dalla clavicola per quasi tutta l'estensione, sorpas~a ndone il mar-gine anteriore; posteriormente raggiunge e sorpassa il margine anteriore del cucullare, facendo prominenza, sono di esso, sulla fossa ~opraspinosa. Il limite superiore raggiunge e si arresta all'angolo di convergenza dello sterno- cleido col trapezio; il contorno laterale, rasenta, tangente, l'articolazione acromio- clavicolare. In corrispondenza della faccia antero -laterale dell'intumescenza c nel suo punto di mezzo, notasi una cicatrice elissoide, d iretta obbliquamente dall'alto in basso, in senso medio - laterale, nella cui arca appaiono quattro sottili cicatrici trasversali corri· spoodenti a quattro punti di sutura. L'area cicatriziale appare sfiancata in conseguenza della pressione centrifuga dell'intumcsccnza. La cute sovrapposta all'intumescenza stessa, bruna per ricchezza di pigmento, appare debolmente cianotica, e la mano applicatavi sopra a piatto, avverte nettamente un aumento della temperatura locale. Nell'area delh regione carotidea, ed in alto, notasi il percorso della vena giugulare esterna, che appare sensibilmente turgida. Da un solco, in fine, parallelo e tangente al margine media le dello sterno- cleidomastoideo, l'inturr.csce nza :tppare come divisa in due lobi, di cui, quello laterale, ne


VOLUMI:"OSA CISTI SANGU I G~A DELLA RE<ì iC):-<E SUP RAC LAVI COLAR E ECC. 805

costituisce la massima parte, mentre un accenno di lobulazione è costituito dallo sfiancamento della cicatrice, sopradescritta specie del ~ uo estremo acromiale. Non si apprezzano fremiti nè, anche a !uce incidente, pulsazioni visibili o sollevamenti sincroni alla sistole cardiaca. L'ascoltazione non permette di constatare soffi o rumori riferibili a comunicnioni tra i grossi vasi arteriosi c ve nosi della regione car~ tidea e sopraclavicolare. ' ettamente percepito il polso carotideo nel ~olco lari.ngo trachcale. Nessun ritardo del polso radiale in confronto all'omologo di destra. Tre punture di prova di cui si notano i segni nella figu ra annessa, hanno confermato la presenza di tralci e conseguenti concamerazioni nell'interno ddl'intumesccnza, e iì con tenuto schiename mc sanguigno a carattere venoso, delle concamerazioni stesse.

Con una manovra lenta e prolungata di spremitura .condotta sull'intera area della tumefazione, si riesce a ridurla notevolmente di ,olume, m::~ d ur::~nte la manovra stessa per se na nte indolora, il p. tradisce una sinJromc di leggera lipotimia (leggero pallore del viso; sudorazione frontale), ::tccusando nel contempo obnubilamenro della coscienza. stato vertiginoide, parestesic che dalla radice dell'arto si estendono ai polpastrelli dello stc~so lato. Assenza, in fine , di apprezzabili distrofie mu ~col ari scgmentarie dell'arto superiore. L'esame radiografico dimostra: Assenza di lesio ni a carico dcll:l 1 ° costob e dn tutta la diafìsi clavicolare. Nella compagi ne della intumescenza numerosi noduli C;llcificati .

CONSIDERAZIONI

DI AGNOSTICO- CL INICHE.

Sia quali si vogliano le ipotesi diagnostiche riflettenti la intumescenza sopradescritta, occorrerà sempre tener presente la particolare circostanza in cui ebbe a manifes tarsi, in coincidenza, cioè, di un traumatismo contusivo del gomito sinistro per caduta ad arto superiore esteso e abdotto, con ripercussione indiretta sulla componente acromio· clavicolo · sternale. Il dolore acuto, infatti, avvertito dal p. subito dopo il trauma, non rimase circoscritto alla regione olecranica che, a cagione della violenza del trauma stesso, portava i segni di una vasta escoriazione sanguinante, ma si estendeva dal cingolo scapolare, alla clavicola e allo sterno e si accompagnava, per irradiazione, a parestesia e formicolii sino ai polpastrelli di tutte le dita. Un altro fatto da tener p.resente, è l'apparizione o la constatazione della intumescenza, il giorno successivo al trauma (28 ottobre 1936), fatto confermato dai Sanitari deWOspedale Militare di Bari, dove il p. venne ricoverato il 2 novembre dello stesso anno, ma con una tumefazione che aveva raggiunto il volume di un uovo di tacchina, per rimanere stazionario, o quasi, nel periodo successivo di degenza. E giacchè nel predetto nosocomio, un intervento esplorativo ed una puntura di prova accertarono il contenuto della intumescenza, schiettamente sanguigno e di colorito scuro, occorrerà, nel discriminarne la natura, ,metterla in giusto rapporto col pregresso trauma. Preliminarm ente, intanto, possiamo escludere che nel caso in esame siasi trattato di un aneurisma arterioso o artero-venoso, sia perchè, nei traumatismi chiusi, le grosse vene e le arterie importanti, non sono mai interes-


806 VO LUM INOSA CISTI SANG Ul< ìNA DEI.L:\ REG IO:-: E '\OI'RACLA VI COLARE F.CC. sate, eccezione fatta, per la regione, di una contemporanea frattura della clavicola, di cui, una scheggia, è possibile possa ledere la vena, l'arteria, o entrambi i vasi. Nel caso nostro, un e,same radiografico, esclude nettamente qualsiasi lesione scheletrica. Nei traumi chiusi, invece, sono possibili rotture di piccoli vasi, venuzze particolarmente, le quali rendono possibile la produzione di versamenti sanguigni abbondanti, che infiltrano gli spazi cellulari del collo, e che, arre· stati dalle aponevrosi, comprimono talvolta, le vie aeree e digestive. Che la intumescenza sopraclavicolare, sia una conseguenza di una emorragia traumatica per lesione di piccoli vasi, si deve escludere, giacchè, non è concepibile dopo tanto tempo la persistenza di un versamento sanguigno liquido negli spazi cellulari del collo, in cavità mal circoscritte, e sprovviste di endotelio. Ma un altro carattere, chiaramente messo in evidenza dall'esame obbiettivo, contrasta con l'ipotesi di una cisti sanguigna post emorragica, ed è, la marcata riducibilità dell'intumescenza, espressione di una esistente comunicazione fra essa e i vasi regionali, ~egnatamente con le vene, come chiaramente dimostra la turgescenza della giugulare esterna, non che la sindrome lipotimica, durante la manovra di compressione, con la quale, mentre la tumefazione si riduce notevolmente di volume, per la stasi che ne consegue, si determinano fenomeni di alterato circolo cerebrale. Esclusa pertanto l'ipotesi di un aneurisma o di una cisti emorragica semplice, si affaccia la possibilità che, nel caso in esame, possa trattarsi di un tumore vascolare sensu strictiori , cioè a dire di un angioma, e propriamente di un angioma cavernoso. L'angioma cavernoso, come si sa, è costituito da un sistema di larghe cavità le quali sono separate tra loro da setti di tessuto connettivo, rivestite da endotelio, comunicanti le une con le altre, e ripiene di sangue. Il suo accrescimento può essere molto vario: mentre alcuni piccoli angiomi si comportano come formazioni perfettamente statiche, rimanendo immutate per tutta la vita, altri assumono un accrescimento n ettamente blastomatoso, e si estendono, si approfondano, invadono le parti vicine, assumono, insomma, un andamento decisamente maligno. La loro sede più frequente è la cute o il sottocutaneo, in cui essi compaiono o congenitamente, o in età giovanile. In certi casi si sviluppano da angiomi semplici, piani o papuloidi o tuberosi per neoformazione e dilatazione progressiva di vasi già ectasici. L 'etiopatogcnesi degli angiomi in genere, e di quelli cavernosi in ispecie, al pari di quell a degli altri tumori , sino ad oggi, ci è sconosciuta. Possiamo solo indicare condizioni particolari, in cui i detti tumori si sviluppano. Spesso, intanto, si pre~entano congeniti, esistenti sin dalla nascita, ovvero appaiono nella vita cxtrautcrina all'epoca dell 'accrescimento ed anche più tardi; ed allora, non di rado, un trauma è l 'occasione allo svilupp0 del tumore, dal germe precsistente. Virchow ritiene che la ragwne di essere dell'angioma caver-


VQLU~I NOSA CISTI SANGU IG NA DELLt\ REG ION E SOPRAC'LAV ICOLAR E ECC.

R07

noso risieda in uno stimolo neoformativo del tessuto connettivo, che è causa di una neoformazione di tessuti di granulazione e di vasi, e che il sangue, penetrato in questi vasi neoformati, li dilata, li sfianca, mentre, per la compressione, il giovane e delicato connettivo interposto, cade in preda ad un processo atrofico, destinato solo a circoscrivere le lacune sanguigne del tumore. In conclusione, l'angioma cavernoso rappresenta un vero e proprio tumore, dovuto ad una neoformazionc vasale in evoluzione lenta ma progressiva, di cui sarebbero matrice i vasi, elettivamente qudli venosi, facenti parte dj gcr mi embrionali, con -sede abituale nella cute e sottocutaneo, ma non esclusa una sede viscerale e scgnatamente nel fegato. Che nel caso in esame si tratti di un angioma cavernoso, lo confermano le caratteristiche rilevate dall 'esame obbiettivo, e segnatamente i limiti indistinti della tumefazione che si perde, oltre la fossa sopr:Jclavicolare sotto il muscolo cucullare; l 'accenno alla lobulazione, confermato pure dalla puntura di prova che, capitata sui tralci connettivali profondi, diede per due volte esito negativo, mentre, dalle lacune interposte, riportava sangue schiettamente venosa. Lo dimostra infine la cospicua riducibilità della intumescenza in conseguenza della comunicazione tra loro delle cavità sanguigne, e con le vene adiacenti, quali la giugulare esterna, che, durante la manovra di riduzione, raddoppia il calibro; e la sindrome lipotimica, per la stasi nel confluente venosa profondo e però, nel cervello. Ma contro l'ipotesi che si tratti di un angioma cavernoso, non si può negare, contrasti , la subitanea rapidità dell'insorgenza della tumefazione che, già presente sin dal giorno successivo al trauma, al momento dell'accoglimento del p. in ospedale, circa una settimana dopo, appariva del volume di un uovo di taccruna. Ma il fatto che, a tutta prima, può sembrare singolare, trova una logica e verosimile spiegazione sol che si voglia ammettere che il p. portatore più o meno ignaro di un angioma cavernoso nel sottocutaneo della regione sopraclavicolare sinistra, poco rilevato e non molto esteso, in conseguenza del trauma, per la rottura di piccoli vasi regionali e per l'emorragia nella compagine tumorale, vide rapidamente ed improvvisa, la crescita d1 una intumescenza sino allora piccola e forse ignorata, che in brew volgere d i tempo, raggiunse il volume di un uovo di tacchina. Da allora, l'accrescimento dell'intumescenza si è anda to lentamente e progressivamente pronunziando sino a raggiungere l'attuale volume di una testa di feto; accrescimento nettamente blastomatoso, anche per l'approfondirsi ed estendersi dell 'intumescenza oltre i confini del cavo sopraclavicolare; accrescimento oggi comprovato dal cospicuo sfiancamento ddla cicatrice residuata al\ 'intervento esplorativo eseguito presso l 'Ospedale Militare di Bari.


So8 V0Lt.::0.11:--:0SA CIST I <;ANGt.:I< ::>~A DELLA REGIONE SOPRACLAVICOLARE ECC.

Da quanto sopra è stato esposto, noi riteniamo di potere enunciare il seguente giudizio diagnostico: «Voluminosa cisti sanguigna del cavo sopraclavicolare sinistro da pregresso trauma contusivo indiretto, per emorragia da rottura di piccoli tronchi venosi regionali, in sede di angioma cavernoso preesistente, ed oggi ancora in fase evolutiva». PARERE MEDICO-LEGALE.

I quesiti medico-legali presentati al Collegio, in merito al caso in esame, furono i seguenti : 1° - Diagnosi dell'intumescenza e precisazione della sua natura. 2 ° - Dipendenza o meno della medesima da causa di servizio. 3o - In caso di parere favorevole, classifica della m1sura del nsarclmento.

quanto concerne il giudizio diagnostico, non occorre spendere parole: è già stato testè enunciato. 2 ° - Circa la dipendenza o meno dell'intumescenza da causa di servizio, come già s'è detto, nel discriminarne la natura, occorre metterla in giusto rapporto col pregresso traumatismo. In conseguenza di quest'ultimo, infatti, intervenne, indubbiamente un'emorragia nella compagine del tumore, che, se anche preesistente ali 'episodio traumatico, non per questo ebbe meno a sopporta me le conseguenze immediate e tardive con l 'aumento subitaneo del suo volume e col mutamento successivo del ritmo del suo sviluppo: inizialmente statico, a tal segno, da passare quasi inosservato; poscia invadente, progressivo, a tipo blastomatoso, sino a raggiungere il volume attuale e l 'attuale estensione, oltre i limiti della fossa sopraclavicolare, sino a quella sopraspinosa omolaterale. Che il trauma, poi, e la conseguente emorragia, abbiano potuto costituire quello stimolo neoformativo sul connettivo e sui vasi, cui si riferisce il Virchow nel definire l'essenza e la ragione d'essere deWangioma cavernoso, per I'insorgenza e lo sviluppo di tumori di tal genere, almeno dal punto di vist~ medico-legale, non si può affatto escludere; ond'è che, nel caso nostro, al pregresso traumati ~mo non si può negare l'importanza e il ruolo di concausa preponderante e necessaria, equivalente, in questo caso, a quella di causa unica, diretta ed immediata richiesta daJle disposizioni legislative in vigore, nello stabilire la dipendenza da servizio delle icsioni od infermità. 3" - Circa in fine alla misura del risarcimento, il Collegio Medico Legale, non può non tener conto dello sviluppo progressivo ed invadente dd tumore; del cospicuo volume oggi raggiunto ; della possibilità dei pericoli in 1 ° - Per


\'OLUM!NOSA CISTI SA:-IGUIGN1\ DELLA RF.GIO"E SOPRACLAVlt:OL;\RE ECC. 809

conseguenza di un'ulcerazione e dell'emorragia che ne seguirebbe; della possibile degenerazione maligna nei riguardi della trama connettivale (angiosarcoma); e pertanto, volendo ragguagliare la tumefazione stessa ad una aneurisma dei grossi tronchi arteriosi del collo (di cui, per altro, occupa intera, una regione), e per il quale il D . L. 876 del 20 maggio 1917, prevede la 2a categoria, il Collegio Medico Legale propone, quale misura di risarcimento, la categoria suddetta, in forma, beninteso, di assegno temporaneo e rinnovabile, con scadenza a tre anni, in considerazione che l'angioma cavernoso può subire, spontaneamente, delle favorevoli modificazioni, quale ad es. la trasformazione fibrosa, per l 'organizzazione di estese trombosi, da considerare come un processo nettamente regressivo, tendente alla spontanea guar1g10ne.

AuTORIASSUNTO. L'A. segnala cd illustra un caso di angioma cavernoso della regione sopra clavicolare sinistra, reso manifesto per una intercorrente emorragia posttraumatica nella compagine del rumore. Esclusa mercè la disamina critica dci sintomi clinici ogni altra ipotesi diag nostica, c dando, sopratutto, l'esatto e giusto valore al traumatismo, si co nclude per la dipendenza dell'affezione da caus:1 di servizio, proponendo. qu~le misura del risarcimentc., c per analogia a quanto è previsto per gli aneuri$mi dci ~rossi vasi del collo, la 2" cate· goria delle pensioni, in assegno rinnm·abilc, a scaden za di tre :1nni.


OSPEDALE MILITARE DI PALERMO Direttore: tcn. colonnello medico SALVATORE D' A•cc.u.oo.

RISULTATI OTTENUTI NEI MALARICI ACUTI E CRONIQ SOTTOPOSTI AL TRATTAMENTO ADRENALINICO DURANTE L'ANNO 1938. REVISIONE DEI TRATTATI iN PRECEDENZA Dott. Domenico Cerniglia, cen. colonnello medico, c Dott. Giuseppe Piuillo, wttotcnente medico.

Nella nostra relazione precedente pubblicata in « Giornale di Medicina Militare », fase. 9v, settembre 1938, abbiamo esposto i risultati ottenuti con la cura adrcnalinica venosa nei malarici cronici e acuti, da noi trattati dal maggio al dicembre 1937 nel reparto malarici dell'Ospedale Militare di Palermo. In essa abbiamo consacrato gli effetti benefici che la cura ha determ inato in 123 casi di infezione palustre, dei quali 77 provenienti dall'Africa Orientale Italiana e 23 militari del Corpo d'armata della Sicilia affetti da malaria cronica; n. 22 casi di malaria acuta. Nella presente relazione registriamo i risultati ottenuti dalla cura in parola in 150 m alarici cronici ed in 30 acuti presentatisi alla nostra osservazione durante il 1938 ed inoltre gli effetti a distanza osservati net soggetti trattat; l'anno precedente.

*' • • E' inutile soffermarci sulla descrizione del modo di condurre la cura (iniezioni venose quotidiane di Surrenasi a dosi scalarmente crescenti da z/wo a I l iO di mg., con ripetizione della dose massima efficace per circa 20 volte) e sugli effetti immediati che essa produce poichè tale argomento è stato oggetto di nostra precedente pubblicazione e le ulteriori osservazioni non hanno fatto praticamente che confermarli a pieno. Accenneremo in breve sint-esi alle modificazioni che la cura ha apportato nei casi di malaria cronica e ci fermeremo invece pEÙ da vicino sul comportamento dell'organismo mal ari co nei casi di malaria acuta e sulla recuperabilità dal punto di vista militare che si può ottenere in soggetti cronici, cachettici, ipersplcno- epatomegalici, passabili di riforma. Nella malaria cronica i risutati sono stati ottimi ed eguali a quelli già segnalati con la precedente dettagliata relazione (vedi a Giornale Medicina Militare 1>, fase. 9, settembre 1938).


8 II

RISULTA Tl OTTENUTI l' El MALARICI ACL' T! E CRO:-:ICI ECC.

Nessuno degli infermi trattati ha presentato alcun ineon ve niente; tutti si sono avvantaggiati sia in rapporto alle condizioni generali che in rapporto alla splenoriduzione, la quale è stata totale in molti casi e parziale soltanto in pochi casi. Si conferma ancora l'opinione che la somministrazione aclrcnalinica venosa ri!>ponde pienamente nella cura dei malarici determinando un pronto rifiorire delle condizioni generali, nutrizione e sanguifìcazione, e una riduzione più o meno notevole del tumore di milza senza produrre alcun inconveniente. In due casi, siccome i multati in essi raggiunti dalla cura non erano soddjsfacenti, abbiamo creduto opportuno ripetere il trattamento per intero, ottenendo così la guarigione completa e definitiv:J. TABELLA I

Malarici cronici. ~

SOGGEITI TRAITATI N. 150 FORME MALARICHE

J T uz:ma benigna K 88 T erzana maligna 62 ))

RISULTATI OITENUTI NELLE FORME DI <c TERZANA BENIGNA >l . Casi trattati

:-:plenoriduzione definitiva

N.

Totale

88

80

Ripristino della crasi sangu igna

Parziale Completo! Parziale

Stato di nutrizione

Effetti a distanza

Ottimo

Buono

Buoni

Ottimi

78

lO

81

7

~-

8

75

13

RISULTATI 0 1TENUTI NELLE FORME DI cc TERZANA MALIGNA n.

62

so

12

48

14

55

7

52

lO

D ove la cura Ascoli ha trovato poi piena rispondenza è stato nel campo delle primo- infezioni. Già sin dall'anno passato avevamo notato la benefica azione spiegata dall'adrenalina venosa nelle forme di malaria recente (22 casi) e sin da allora giungevam o alla conclusione che i risultati ottenuti parlavano decisamente in favore del sensibile guadagno che il nuovo trattamento fa registrare nell'attivo della cura malarica. Tale progresw può ormai dirsi acquisito dalle nostre ed altrui osservazioni. Dei 30 casi di primo- infezione ricoverati nel nostro ospedale, 26 erano affetti da malaria terzana maligna e 4 da terzana benigna, e lo studio di


RISCLTJ\TI OTrE:-.:CTI :-;El ~IALARICI

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ACCTI

E CRONIC I ECC.

ess1 Cl ha offerto un eccezionale materiale clinico la cui utilizzazione ci ha consentito le seguenti deduzioni: L 'adren a lin ~ venosa quanto più precocemente viene somministrata all'orgnismo di recente malari zzato tanto piò completamente e raJicalmente riesce a debellare l'infezione e a bonificare l'organismo, in associazione a piccole .:!osi di chinino. L 'instaurazione tempestiva del trattamento adrcnalinico associato a modeste dosi di chinino (gr. 0,90 pro die e 0,30 ogni 8 ore e limitatamente ai periodi febbri li) ha mutato radicalmente nei nostri curati la fisonomia alla malattia manifcstatasi inizialmente con impronta giuttosto grave. TABELLA Il

Malarici di prima i1lvasione -

, , ) T erzana benigna N . 41 ' l SOC,CJETTJ TR ATTATI N. 3o FORM E MAL ARICHE T e: r 2_;t n;1• ma r•gna )) 26 l

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RISULTATI OTT ENUTI NELLE FORME DI " TERZANA BENIGNA >> .

Ri pristino ddla . Ca~ i l Splenoriduzione Stato di nutrizione definiti\'a cr:1si sangUigna tratt:Ht T otale P:~ rzi:~le Completo Parzi~ le Ottimo Buono l N.

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Gli accessi febbrili hanno prontamente ceduto di fronte alla cura in parola e gli infermi sollecitamente hanno cominciato a migliorare n elle condizioni generali c nella crasi sanguigna. Il tumore di milza, già costituito, attraverso spkno-contrazìonì notevoli nel giro di pochi giorni si è ridotto totalmente e definitivamente, senza più abbandonare i limiti normali raggiunti neanche dì fronte a nuove riprese di temperatura. Queste milze del tipo congestizio- atoniche di Greppi, nelle qua li non era ancora avvenuta la trasformazione fibrosa connettivale tipica della splenomegalia malarica cronica, hanno risposto subito e completame nte alla propinazione adrenalinica venosa acquistando inoltre un particolare c< to no 11 che ne ha impedito la riespansione, sebbene spesso si siano trovate sotto l'azione sollccitatrice delle riacccnsioni febbrili che fanno parte integr a nte


RIS ULTATI OTTf.J':lJTI !':El MALARICI ACCTl E CRO:-IICl

ECC.

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della stessa cura e vanno dominate colla ripresa delle propinazioni di modeste dosi di chinino. Così la emopoiesi è ritornata normale appena dopo poche Jntezwm. Quasi tutti gli infermi all'atto della dirpissione erano in condizioni fior enti, si direbbe che la nuova terapia spleno-contrattile è riuscita a cancellare in loro qualunque vestigio della subita infezione, tanto che poterono essere dimessi ed inviati al corpo con pochi giorni di riposo, mentre le loro condizioni all'entrata facevano prevedere necessaria la concessione di licenze di convalescenza più o meno lunghe. Soltanto in 3 costituzionalmente anemici la cura non ha sortito a pieno tutti i: benefici effetti e residuando in essi ancora un discreto grado di anemia fu concessa una licenza di convalescenza di giorni sessanta. Dalle informazioni del medico del Corpo risulta che tali soggetti hanno presentato un ulteriore decorso che si può ritenere ottimo sotto ogni punto Ji vista. Infatti prestano servizio senza accusare inconveniente alcuno e senza risentire il minimo disturbo pur essendo stati costretti da circa quattro mesi a faticose marce in bicicletta (si tratta di militari appartenenti in maggioranza al reggimento bersaglieri). Dal punto di vista militare un altro aspetto importantissimo della cura Ascoli, già profilatosi sin dall'anno scorso, è quello della recuperabilità dei malarici cronici splenomegalici, cachettici. L 'opportu nità di osservare altri 7 casi del genere c di avere seguito a distanza quei tre già trattati l'anno scorso allo stesso scopo, ci fornisce la fortunata occasione di fermare ancora una volta la nostra attenzione su tale argomento. La cura ad.renalinica venosa si è dimostrata veramente efficace ed è stata capace di restituire a pieno la validità e l'idoneità al servizio militare. Alcuni di essi prestano servizio in corpi della città, quindi a nostra portata di mano, e abbiamo avuto occasione di constatare .spesso che essi mantengono al completo la loro efficienza fisica raggiunta con la cura; per gli altri ci soccorrono uguali notizie fornite dai Corpi. Considerando che tali soggetti già rinviati in precedenza alle successive leve, in seguito al trattamento hanno acquistato l 'idoneità al servizio, si prospetterebbe la necessità che le Commissioni di Leva in presenza di malarici cronici cachettici ipersplenomegalici o non, anzichè mandarli rivedibili o riformarli, provvedano a ricoverarli in ospedali militari, dove possono essere bonificati con la cura adrenalinica venosa di Maurizio Ascoli.

Vogliamo inoltre render noti i risultati ottenuti dalla cura in parola a distanza di tempo più o meno lunga dall'ultima iniezione. La revisione Ja noi operata di casi trattati un anno e un anno e mezzo fa ha dato i seguenti dati :


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RIS <J LTr\TI OTIENUTI t'El MALARICJ ACUTI E CRON ICI ECC.

mantenimento delle ottime condizioni di nutrizione e sanguificazione raggiunta a fine di cura; 2 " - milza non ingrandita; 3" - assenza completa o quasi delle reòdive; 4v - perfetta validità. Da tali risultati ne consegue che nei riguardi del! 'Esercito l 'applicazione della cura Ascoli può dare 2 vantaggi di notevole portata: 0 l Aumento del numero degli effettivi, per la restituzione della validità ad clementi non idonei o limitatamente idonei al servizio militare. 2° - Realizzazione di una sensibile economia per il risparmio di frequenti ricoveri in ospedale, di licenze di convalescenza, di eventuali pensioni e sopratutto per la limitazione sensibile nel consumo di chinino. Concludendo quindi, forti ormai dell'esperienza di circa due anni, si può scrupolosamente affermare che la nuova cura italiana dell'inf~zione palustre risponde a pieno sia sulle manifestazioni in atto che sulle conseguenze a distanza ed è capace di raggiungere la bonifica ddl'organismo. 1" -

Gl i AA. riferiscono sui risultati ottenuti 10 r8o malarici curati nell'Ospedale Militare di P alermo con la terapia adrenalinica ve nosa. Di essi 150 erano malarici croni ci, 30 malarici primitivi. In tutti si sono avuti risultati ottimi e permanenti come risulta anche dalla revisione eseguita nei trattati durante l'anno precedente. RtASSU!'<TO. -


ISTITUTO DI CLINICA MEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSIT A DI GENOVA Centro di &tudi di Criopatologia

Reparto Radiologlço

Direttore: prof. SABATJNi.

Capo reparto: prof. CIGNOLINT.

OSPEDALE MILITARE DI GENOVA Direttore: tenente colonnello medico dott. GmsEPPE INDELICATO.

GLI ACCIDENTI DA FREDDO NEGLI ESERCITI CON SPECIALE RIGUARDO ALL'ULTIMA GRANDE GUERRA RICORDI STORICI - DATI STATISTICI - ETIO-PATOGENESI E PROFILASSI Dott. Vincen:o CaateUaneta, maggiore medico.

La partecipazione della Sanità militare a questo primo congresso di Criopatologia, voluta dai promotori illustri di questo raduno scientifico, non è senza significato. Un duplice r iconoscimento noi crediamo di ravvisare in essa : quello della grandissima importanza che questi studi rivestono per l'esercito, e quello del notevole contributo di osservazioni e di indagini che la Sanità militare ha sempre dato e può ancora dare per la migliore conoscenza di questo interessantissimo capitolo della patologia. E' di certo ancora vivo in tutti noi, che avemmo la ventura, al seguito delle truppe combattenti, di vivere la vita del soldato durante l'ultimo grande conflitto europeo (1914-1918), il ricordo dei disastri causati dal freddo, e del pericolo gravissimo che gli organi direttivi ed esecutivi del nostro

servizio sanitario dovettero allora fronteggiare, sul terreno pratico specialmente, oltre che su quello scientifico, dottrinale. Tale pericolo, se non ci colse di sorpresa, sopravvenne certo, ad un tratto, in forza così minacciosa ed in proporzioni così vaste, da far seriamente temere in alcuni settori del fronte, dell'efficienza bellica delle truppe e della necessaria saldezza della loro integrità fisica e morale. Nell'attuale rifiorire di studi, concernenti le malattie e gli accidenti, che le basse temperature possono provocare nell'organismo umano, è sembrato utile, e doveroso anche, ai -sagaci organizzatori di questo congresso che si volgesse, per un momento, indietro lo sguardo, sul cammino percorso, e che, in vista di nuove guerre, fosse brevemente rievocato il frutto delle du~ rissim e esperienze passate. In ciò la ragione del tema assegnato alla presente relazione, che, attraverso una breve riesumazione di ricordi storici, dati statistici e principali nozioni già acquisite in merjto all'etiopatogenesi e profilassi delle lesioni da freddo negli eserciti, in pace e specialmente in guerra, intende ricordare succintamente gli insegnamenti cui dovrebbe ispirarsi, in future analoghe contingenze, la nostra condotta. Va subito detto a questo proposito che il problema dei congelamenti negli eserciti è soprat-


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GLI ACCIDEI'TI DA FREDDO NEGLI F.SF:RC!TI ECC.

tutto un problema di profilassi. Prevenire! questo il comandamento al quale dovremo tutti obbedire, medici e combattenti, capi e gregari, allo scopo di evitare e rendere sempre meno probabili quelle catastrofi altre volte lamentate e dal freddo provocate, le quali trasform ano spesso le truppe più solide « in torme disorganizzate di invalidi, di malati e di morenti, non più in grado di offrire al nemico che una resistenza illusoria » (Morache). Il sano concetto mussoliniano della medicina preventiva saprà trovare in questo campo la sua più efficace affermazione, perchè non vi è n ulla di fatalmente ineluttabile in questi accidenti da freddo, nulla che non possa essere previsto ed evitato con opportune provvidenze. « Dai passati sacrifici noi dovremo potere e volere risalire, come scriveva il compianto prof. Devoto, alla visione confortatrice di questa medicina preventiva, la quale, ieri silenziosa e raccolta sui dolori dei singoli, ha oggi foggìato le sue armi ; essa severamente professata, può preservare i soldati, vincere ed umiliare gli agenti fisici ostili ».

Gli accidenti da freddo negli eserciti c guerre di un tempo (fino all'epoca della Grande Guerra 1914-1918). La storia degl~ accidenti da freddo negli eserciti antichi e moderni è

quanto mai interessante per chiunque voglia ben conoscere le condizioni in cui si produssero ed i vari fattori causali che concorsero a determinarli. Le notizie che possediamo in merito sono poco numerose, e tranne qualche eccezione, piuttosto sommarie, ma comunque tali da far supporre che forse nessun esercito è mai andato esente da disastri del genere. L a più antica segnalazione risalirebbe all'epoca della ritirata dei ro.ooo, descritta da Senofonte nella « Anabasi >l (Libro I V, cap. IV), durante la quale, dopo il passaggio del! 'Eufrate e mentre l'armata attraversava l'Armenia occidentale e più precisamente la regìone montagnosa dei Carduchi o Curdi, molti soldati cadderQ vittime del freddo. Notevole la precisione con cui Senofonte descrive taluni sintomi di assiderazioni e congelamenti; e notevoli le indicazioni profilattico- terapeutiche da lui suggerite, non dissimili da quelle in uso presso gli eserciti moderni. Furono allora distribuiti ai soldati uve passe, legumi, vini vecchi, così come oggi si dànno alle truppe in trincea i cosidetti « viveri di conforto », e si consigliava loro di non rimanere immobili, di slacciarsi i calzari durante la notte, e di ungersi i piedi, « poichè là eravi molta sugna di porco, olio di sesamo, di mandorle amare e di terebinto, di cui i soldati valevansi invece dell'olio d'ulivo>> . Narra Q. Curzio (Lib. VII, cap. X e Xl) che anche l'armata di Alessandro il Grande fu due volte colpita dal freddo, prima nelle selvagge regioni asiatiche, avanti il suo arrivo al Caucaso, ed una seconda volta dopo la traversata di questa catena montuosa, mentre si recava a combattere e


GLI ACCIDE!"'Tl DA FRE DI)O NE( ; Lt f:.SEKCITI ECC.

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sottomettere gli Sciti. Durante la faticosissima marcia un gran num<.:ro di uomini morirono assiderati o perdetttero i piedi a causa dei congelamenti. Per quanto si riferisce agli eserciti dell'antica Roma, non possediamo notizie sicure di disastri del genere. E' da supporre tuttavia che ai valorosi legionari romani i congelamenti non fossero del tutto sconosciuti, e che mediante la provvida e saggia istituzione dei (<quartieri d'inverno », dove si ;~ttendeva la buona stagione per attaccare il nemico, essi riuscissero ad evi. tare in parte i danni, che il freddo può causare alle truppe. Annibale nel passaggio delle Alpi, secondo quanto scrive Tito Livio (Lib. XXI, cap. XL), perdette circa 30.000 uomini, ma lo storico non precisa la parte che ebbe il freddo in questa disfatta. Però il comole Scipione (padre dell'Africano), che andò incontro ;}d Annibale sul Ticino per dargli bàttaglia, prima della mischia, arringando i suoi soldati, disse fra l 'altro: « ... Sappiate che i resti dell'esercito cartaginese, che vi accingete a combattere, sono costituiti non da uomini ma da larve di uomini, morti di freddo e di fame ... con i nervi irrigiditi dalla neve e le membra cotte dal gelo (membra torrida gclu) » . Donde si deduce che il freddo dovette nuocere verosimilmente non poco all'esercito di Annibale durante i quindici giorni della traversata delle Alpi. Bisogna giungere al XV secolo per trovare nella storia altre notizie di disastri militari causati dall'azi.one della bassa temperatura. Nel 1529 l'esercito del Principe d'Grange ebbe a provare i terribili effetti del freddo, mentre trovavasi sull'altipiano delle Cinquemiglia presso Sulmona; più di 6oo uomini perirono assiderati in quell'occasione. Pochi anni dopo, e cioè nell'inverno del 1552, anche l'armata di Carlo V, già devastata dal tifo e dallo scorbuto, ebbe molto a soffrire pel freddo, durante l'assedio di Metz. Carlois, ml segretario del maresciallo di Vieilleville, fa una descrizione spaventosa dello stato in cui trovavasi l'armata al termine dell'assedio. A. Paréo, che trovavasi a Metz in quell'epoca, dice che moltissimi soldati perirono per il freddo e che parecchie sentinelle furono trovate morte, ancora ritte in piedi, con la lancia in mano, come colpite da catalessi. Fabrizio di Hilden ci informa (De la gangrènc, cap. IV) che nel 1568 le armate tedesche, "disperse in Francia ed inseguitt fino nella Savoia, furono costrette a trovare rifugio sopra montagne coperte di neve e ad attraversare dei fiumi a nuoto. Molti uomini perirono per assideramento o furono colpiti da accidenti locali, con sfacelo e cancrena. Memorabile è rimasto anche nella storia il piccolo, ma significativo episodio ddle 16 guardie del corpo di Luigi XIII, che nel 1632, perirono assiderate fra Montpellier e Béziers. Disastro più grave toccò nel 1709 all'armata di Carlo XII in Ucraina, parte della quale fu distrutta dal freddo; in una sola marcia ben 2000 uomini caddero vittime del rigido inverno. Voltaire ( Histoire de Charle XII, 3 -

(;iornal~ di

mt1dicina militare


C LI :\C:CIDENTI DA FRI:DI)() NEGLI ESERCITI ECC.

Lib. IV), dando notizia di questa catastrofe, dice che l'armata « mancava di tutto ll . Nel 1719 l'esercito svedese che doveva porre l'assedio di Drontheim, nel! 'attraversare la catena montuosa, che separa la Svezia dalla Norvegia, perdette 7.000 uomini, che perirono tutti assiderati. Nel 1742, durante la ritirata di Praga, 4000 uomini dell'armata francese, agli ordini del maresciallo di Belle-lsle, male equipaggiata e mancante di viveri, caddero vittime del freddo. Sciagure del genere si rinnovarono più tardi nel 1793, nello stesso esercito francese, al passaggio delle Alpi, e poi anche nel dicembre r8o8, al passaggio del Guadarrama. Si giunge così al r812, l'anno della tragica ritirata napoleonica, in Russia, nella quale la « gr.ande armée » fu pressochè interamente distrutta dal freddo e dagli stenti. Di 6oo.ooo uomini, partiti sei m esi prima, non ne tornarono che appena 2o.ooo; interessante il fatto che i superstiti appartenevano in maggioranza al mezzogiorno della Francia, ciò che si volle spiegare con una maggiore resistenza dovuta alle abitudini alimentari più parche dei soldati meridionali, m eno dediti anche alle bevande alcooliche. Di singolare ed eccezionale importanza sono le relazioni dei medici al seguito dell'armata, in cui troviamo anche magistralmente descritta la sintomatologia dell'assideramento e della morte da freddo. « Noi tutti eravamo - scriveva il chirurgo militare Barone di Larrey, nelle sue me· m orie - in un tale stato di abbattimento e dj torpore da non essere quasi in grado di riconoscerei; si marciava in un cupo silenzio con la vista ed i muscoli indeboliti al punto che riusciva difficile seguire la propria direzione e conservare l'equilibrio». Nessuno si occupava di quelli che cadevano, durante la marcia. Chiunque si arrestava era minacciato e colpito da congelamento (Desgenettes). Lungo la via, nei fossati e nei campi che la fiancheggiavano, si vedevano mucchi di cadaveri congelati, ammassati alla rinfusa, l'uno sull'altro. I soldati camminavano senza più ordi ne alcuno, vestiti di uniformi a brandelli, non avendo altra alternativa, quando le forze li abbandonavano, che di morire di freddo o di cadere nelle mani dei cosacchi, che inseguivano da presso l'armata. Lo stesso Larrey", tempra eccezionale di medico e soldato, potè r aggiungere Wilna a stento. « Al mio arrivo in questa città - egli scrive - io ero in procinto di cadere per non più rialzarmi , come tanti altri che perirono, vittime del fr eddo, sotto i miei occhi » . Ecco, in breve come il famoso chimrgo ed altri, che furono spettatori dci sinistri e raccapriccianti episodj di questa catastrofica ritirata, descrissero i fenomeni che precedono la morte per assideramento. Si aveva dapprima pallore del viso, debolezza visiva e persino cecità, difficoltà di parlare, intontimento, esaurimento dell'attività muscolare. I pazienti procedevano barcollanti , come ubriachi , e ben presto finivano per


GU ACCIDENTI DA FREDDO ~EGLI ESERCITI ECC.

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cadere; venivano allora presi da un crampo doloroso, ed in seguito da uno stato di assopimento letargico, terminante in breve nel coma e nella morte. In alcuni casi, il susseguirsi degli accidenti era brusco e quasi improvviso, tanto che si vedevano al bivacco gli uomini cadere come fulminati, mostrando talvolta, a completamento del quadro terrificante, tutti i sintomi dell'epilessia o della catalessi. Taluni dei caduti, avendo la sensazione della prossima fine, respingevano quelli che cercavano di incoraggtarli; altri, che non avevano piena coscienza del proprio stato e che poi finivano coll'assopirsi dolcemente nel sonno della morte, supplicavano di essere lasciati tranquilli ed affermavano che dopo alcuni minuti di riposo si sarebbero rimessi in cammino. In queste vittime del freddo si avevano anche spesso epistassi ed otorragie. Il polso era piccolo, debolissimo, la respirazione rara, appena percettibile, la faccia pallida prima, poi arrossata e tumcfatta, con labbra bluastre, occhi sporgenti, fissi, smarriti, gonfiore delle mani e lividore della cute. In queste descrizioni noi troviamo tutto il quadro sintomatologico dell'assideramento, cui ben poco hanno aggiunto le osservaziorù posteriori. L arrey, inoltre, richiama spesso l'attenzione sul pericolo gravissimo che correva colui il quale, intirizzito dal freddo, fosse entrato in un locale troppo caldo o si fosse troppo avvicinato al gran fuoco di un bivacco; allora negli arti colpiti da congelamento si manifestava la cancrena, a rapidissimo decorso, oppure i pazienti erano colti da soffocazione e decedevano con sintomi analoghi a quelli dell'edema polmonare. Questa tremenda catastrofe dell'esercito napoleonico è rimasta, nella storia dei congelamenti, come l'esempio tipico e la dimostrazione classica di quanto una insufficiente alimentazione, la fatica, la demoralizzazione ed il pessimo equipaggiamento possano favorire l'azione del freddo. L 'armata, ridotta in condizioni pietose e sprovvista di tutto, attraversava un paese devastato, privo di ogni risorsa; i viveri mancavano e gli uomini restavano talvolta anche parecchi giorni senza mangiare, benchè obbligati a bruciare le tappe in cerca della salvezza. <c Se i nostri soldati esclama amaramente Laveran - avessero avuto, durante la ritirata di Russia, delle regolari distribuzioni di viveri, avrebbero potuto, certamente, meglio resistere al freddo », che in quei giorni di tragedia raggiunse anche 24°-2t sotto-zero. Disastri minori, ma sempre dovuti al freddo, continuarono a funestare l'esercito francese negli anni che seguirono, non risparmiando neppure l'armata africana. Di essi ci dà notizia lo stesso L averan, nel suo trattato di igiene militare, al quale abbiamo attinto buona parte di questi dati storici sugli accidenti da freddo negli eserciti. Nel 1836, durante la ritirata di Costantina in Algeria, « tutta l 'armata soccombette sotto il peso di 72 ore di pioggia e di neve, senza fuoco, senza nutrimento e senza sonno, in un lago di fango. Al mattino del 22 novem-


8zo

CLI ACCIDE1'1'1 OA FR!;:ODO l'EGLI ESERCITI ECC.

bre quattro pollici dì neve, sconvolta da un vento glaciale, coprivano i soldati, che in gran numero vi rimase sotto, sepolti; alcuni lembi delle loro uniformi, affioranti attraverso flutti di fango, indicavano qua e là i mucch i dì cadaveri in atteggiamenti diversi. La disgraziata armata d'Africa trovò sotto il 96" grado di latitudi.ne i fanghi della Polonia, le fredde brine della Russia e la carestia del deserto ... Il morale era depresso e non sosteneva più i soldati, ed i più bravi si spegnevano, col fucile in mano, vegliando presso i bivacchi, dove non restavano che quelli, il cui tronco sopravviveva ancora alle m embra paralizzate ». (Duca d'Orleans: Campagne d' Afrique). Anche in Algeria, alla fine del marzo 1879, una colonna composta di 755 uomini, partita da Auma.le per p0rt:usj a Laghonat, fu sorpresa da una tempesta di neve, fra Suagni ed il « Tetla des Donaìres l>; si ebbero allora 19 uomini morti, ed So casi di congelamenti (Lebstard: « Ree. mém. mil. », 188o). Celebre è rimasta pure la ritirata di Bou-Thaleb, nella quale una colonna francese di 28oo uomini, comandata dal Generale Levasseur, fu assalita da una tormenta dii neve nelle vicinanze di Setif, e, benchè la temperatura non fosse discesa al di sotto di 0°, si ebbero in sole 48 ore 217 morti e 521 cast di congelazioni. Gli uomini, già affaticati da una lunga marcia, non potettero quel giorno (2 gennaio 1845) accendere i fuochi per preparare il rancio, rimanendo quindi privi di alimento; ciò che aggravò la situazione, favorendo l'azione del freddo (Shimpton : « Ree. mém. médic. nùl. », 1846, t. 32°). Durante la guerra dì Crimea (1854-1856) si verificarono nell'esercito francese 5290 casi di accidenti da freddo, di cui 75 morirono per assideramento e 1104 per compi icanze di congelazioni. N ell'esercito inglese si ebbero 2389 casi, con 463 morti. Nel primo inverno, gl'inglesi male approvvigionati ebbero un maggior numero di casi in confronto dei francesi; ma allorchè, come ~crive Lavcran l'abbondanza sostituì nel loro campo le deficienze della prima ora, i congelamenti scomparvero tra essi, mentre persistettero fra le truppe francesi. Tutt~ i medici di quella campagna, si accordarono nel riconoscere che i soggetti deboli, defedati, erano più facilm ente colpiti dalle congelazioni. La cancrena si manifestò specialmente in pazienti debilitati da precedenti malattie: diarrea o scorbuto (Tholozan: c< Gaz. Mcd. de Paris », 1861), e sopravvenne spesse volte quando i malati trovavansi già d a p:necchi giorni nelle ambulanze da campo. Gli accidenti da freddo si producevano talora nel tragitto fra l'ambulanza cd il porto d'imbarco. Nessun caso si sarebbe verificato tra gli ufficiali. Legoucst osservò che ad ogni brusco abbassamento della temperatura ambiente seguiva un aumento dei casi di congelazione. Questo stesso A. distinse cinque gradi nei congelamenti: i geloni , le flittene, le escare superficiali, quelle muscolari parziali, ed infine lo sfacelo totale, massivo, della parte. In quella campagna furono anche osservate delle forme iniziali a prevalente


\,Ll ACCif>Et-.:'n DA FREDDn ~E( ;u ESERCITI ECC.

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tipo nevralgico, forme, che furono poi anche constatate nell'uJtima grande guerra europea e la cui smtomatologia nervosa iperestesica venne riferita ad una sindrome di irritazione neuritica, sul tipo di quella descritta da Babinski Froment. La guerra franco-prussiana del 1870·71 ebbe anch'esso numerosi casi di congelazioni, specie nell'esercito francese, fra le armate della Loira e dell'Est, e sotto le stesse mura di Parigi, dove la sola ambulanza di Fave! diede 200 morti . L'esercito prussiano fu meno colpito, perchè meglio equipaggiato. Durante la guerra turco-russa del 1877-78 gli accidenti da freddo furono frequenti, ed una colonna inviata per circondare Chandornick, attraverso la Bagora, ebbe 8oo casi di congelamento, con 52 morti. Anche il conflitto russo-giapponese non andò esente da congelamenti che furono discretamente numerosi specie nella battaglia di Pékao-Tai, che durò dal 25 al 29 gennaio 1~06, e nella battaglia di Mukden del marzo stesso anno. Nella prima l'esercito nipponico ebbe circa 1400 casi di congelamento ai piedi ed alle mani, che resero necessari circa 8oo interventi chirurgici (amputazioni soprattutto). Nel complesso però fu notato che il soldato giapponese sopportò molto bene il freddo rigido della Manciuria, tanto che in tutto le lesioni da bassa temperatura raggiunsero appena il 0,75 % delle perdite. Ciò, secondo Matignon ( Enseignements medicaux de la guerre Russo]apona1se, A. Maloine, Paris, 191 7), fu dovuto essenzialmente al fatto che il freddo della Manciuria, pur raggiungendo talora i - 25", è solo eccezionalmente umido. lvi l'inverno, benchè rigido, è ideale, a causa della secchezza d eli'atmosfera, e del suo bel sole. Però talora si verificano variazioni di temperatura considerevoli, tra il giorno e la notte, con conseguenti parziali disgeli del suolo e della superficie dei fiumi ghiacciati, che possono essere pericolosi dal punto di vista dei congelamenti ai piedi, « dovuti all'umidità ed all'acqua che viene così ad impregnare le scarpe dei soldati». L 'importanza del fattore umidità fu confermata dalle successive osservazioni fatte durante la grande guerra, in Europa. Anche per l'esercito giapponese fu rilevato il fatto, strano in apparenza, e già segnalato per i soldati dell'armata napoleonica nella ritirata di Russia, della maggior resistenza al freddo degli uomini nativi delle regioni meridionali del Giappone. I soldati di Kiusian, l'isola del Sud, dove non fa mai freddo, sopportarono allora l'inverno manciuriano tanto bene e forse meglio che i loro compagni settentrionali del Nord dell'isola Nippon, in cui durante la stagione fredda domina una temperatura veramente siberiana. La resistenza al freddo del soldato giapponese, che pare non si sia mai smentita, neppure durante le successive guerre cino-nipponiche, compresa l'attuale, è effetto anche dell'ottima preparazione di questo soldato, molto bene istruito nella lotta contro il freddo. Matignon, già citato, membro della missione militare francese presso le armate giapponesi in Manciuria, durante


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G LI ACCIDESTl DA FREDDO NEGLI ESERCITI ECC.

la guerra con la Russia del 1905- 19o6, potè constatare <1 de visu » che ogni soldato nipponico era provvisto di un piccolo manualetto di igiene, redatto in forma piana ed espressiva, tale da attirare ~ colpire l'attenzione del lettore. Tutti ne conoscevano il contenuto, così come conoscevano la istruzione sull'uso del fucile e quella del servizio in campagna; in esso si davano anche alle trup~ notizi.e sulle cause e si.ntomi dei congelamenti e sul modo di evitarli . Se analoghe precauzioni fossero state prese, sin da principio, presso gli eserciti belligeranti, che circa 15 anni più tardi parteciparono alla grande guerra europea, i disastrosi dfetti del freddo non avrebbero assunto in essi proporzioni così vaste, come ora diremo. Ma prima di occuparcene, vogliamo ricordare che anche nella guerra balcanica del I9f3 i casi di congdamentn furono assai numerosi.

' I congelamenti nell'ultima Grande Guerra (1914-1918) ed il cosiddetto « piede di trincea ». Le ingenti masse di uomini, impiegati nell'ultimo grande conflitto europeo (1914 - 1918), la lunga durata dello stesso, le nuove particolari modalità del combattimento, le caratteristiche del terreno in cui la lotta cruenta si svolgeva, l'impreparazione iniziale, furono condizioni che contribuirono tutte a rendere più facili i congelamenti, i cui casi raggiunsero allora cifre colossali. Tutti gli eserciti ne furono colpiti, il nostro specialmente e quello francese; anch~ l'esercito tedesco, inglese, russo, austro-ungarico, ecc.; non ne furono immuni, benchè manchino dati statistici precisi od anche solo approssimativi in merito. Per guanto si riferisce ali 'esercito francese risulta che si ebbero 17.000 casi nel 1915, di cui 10.812 nella sola 3" armata, 31.000 nel 1916, e 15.870 alla data del 20 maggio 1917 (rapporto Langlois del 21 novembre 1917 alla Commissione superiore consultiva del servizio di sanità militare}; a queste cifre vanno aggiunti i 4·400 casi dell'Armata di Verdun dell'ottobre 1917, e quelli che si ebbero nell'inverno 1917- r8. Non è esagerato, dice Mignon (Le service de Sa11.té pendant la guerre 1914- 18), calcolare a 30.000 per anno il numero dei congelamenti verifìcatisi in tutte le armate del Nord e del NordEst. Jn totale si sarebbero avuti in Francia 120.000 casi, il 15 o/., dei quali furono allontanati dal fronte per lungo tempo o definitivamente perdl}ti per l'esercito combattente; il 5. o/ oo di essi dovettero subire amputazione. Sfortunatamente non possediamo dati statistici esatti pel nostro Esercito, ma si ha ragione di ritenere che i congdati sul nostro fronte abbiano raggiunto il numero di 300.000 (Bruni). In alcuni settori si ebbe persino il 6o <>,', di combattenti aHontanati dalla fronte per tale genere di lesioni. Grande fu an c h~ il numero dei morti per successive complicanze settiche, nonchè quello


CL! ACCIDf.!STI DA FR EDDO :-.:EGLI ESERCITI ECC.

degli amputati, specie nel primo anno, i quali pesano tuttora in maniera non indifferente sull'oneroso bilancio delle pensioni di guerra. Queste cifre elevate non devono però eccessivamente stupirei, solo che si pensi alle condizioni nelle quali dovettero lottar~ le nostre truppe, impiegate alla difesa di un largo fronte montuoso, quale mancava sugli altri sanguinosi teatri di quell'immane conflitto. Una parte di tali truppe era affatto nuova alla vita di montagna ed ignara degli agguati che poteva tenderle il freddo, :t quelle altitudini. Si ricordino anche k diffìcol tà irrunense da superare, di ordine tattico e logistico, a causa specialmente delle frequenti interruzioni delle vie di comunicazione, provocate dagli enormi accumuli di neve, dalle tormente e dalle valanghe. Circa le cifre proporzionali dei vari gradi ( 1°, 2" e 3") delle congelazioni, non possediamo che qualche dato parziale, fornito dai vari AA., che si occuparono di tali studi durante la guerra, e dalle !oro personali casistiche. Dai casi controllati da Torraca, per es., risulterebbe che su roo casi si ebbero 39,4 congelazioni di I " grado, 25,6 congelazioni di 2° grado, e 35 congelazioni di 3" grado. In Francia, secondo le conclusioni della « Commiss.ione Chirurgica interalleata », si ebbe 1'85 '}{, di forme leggere, il 14 '}{, di forme di media gravità, caratterizzate da flittene e da escare limitate, e l' I 'X> di forme gravi, con fenomeni estesi di sfacelo e comparsa di accidenti infettivi, setticemici. :( PlEDE DI TRINCEA )) .

Va subito rilevato che se nelle passate guerre i casi di assiderammto furono assai spesso frequenti e talora in numero preponderante, nell'ultima grande guerra invece gli accidenti generali da freddo furon o l'eccezione, mentre quelli parziali la regola. E ciò si spiega, pensando alle migliorate condizioni igieniche degli eserciti moderni, più convenientemente equipaggiati e nutriti, e certamente molto meglio difesi contro tutte le altre cause di malattie specialmente infettive, e quindi meglio protetti contro tutte quelle condizioni che negli eserciti di un tempo favorivano l'insorgere degli assideramenti, propriamente detti, oltre che dei congelamenti. E' agevole anche comprendere il perchè detti accidenti parziali si localizzassero prevalentemente agli arti inferiori, e precisamente ai piedi, date le peculiari éaratteristiche di detta guerra, che fu essenzialmente guerra di posizione e che, come tale, costringeva i soldati di prima linea all'immobilità per lunghi giorni e lunghe notti, con i piedi immersi nel fango delle trincee. Fu questo il motivo pel quale venne creata la denominazione nuova di « piede di trincea », la quale non deve far pensare ad una entità morbosa « sui generis )) prima ignorata o ad un nuovo capitolo di patologia (come hanno preteso taluni AA.), e che potrebbe essere ancora accettata e mantenuta, stante l 'indubbia importanza che la permanenza in trincea ebbe allora nella genesi di questi congelamenti. Se dei casi si produssero altrove, fuori delle trincee,


GLI ACCIDENTI DA FRI:.DDO NEGLI ESERCITI T:CC.

il loro numero fu così piccolo che lo si può anche trascurare. I soldati, che non furono costretti a stare in trincea od a rimanere in essa immobili (artiglieri, bombardieri, telefonisti, genieri, ecc.), pur combattendo anch'essi in prima linea, non furono colpiti da congelamento, i quali, come si è detto si manifestarono nella quasi totalità ai piedi; la loro proporzione, rispetto a quelli di altre parti del corpo (mani, padiglioni auricolari, naso, ecc.) ( 1), fu di mille ad uno. Poichè si presume che la trincea rimarrà ancora (non è possibile dire fino a quando) una delle caratteristiche principali delle guerre future in Europa, a giudicare da quanto si è verificato in !spagna, è opportuno soffermarsi a riesaminare brevemente i vari problemi etio-patogenetici e profilattici che più interessano l'esercito e relativi al « piede di trincea », lasciando da parte le altre forme di congelamento, generale o parziale, che nell'ultima grande guerra furono, come si è detto, molto rare. EzroLOGIA. - La causa fondamentale, essenziale, del c< piede di trincea >> è il freddo. Secondo Mignon, i primi casi sul fronte francese si avevano ogni anno in novembre e gli ultimi nell'aprile dell'anno seguente. Durante i cinque mesi di bassa temperatura, i 10.812 casi, verificatisi sul fronte della 3a armata, in Francia, st manifestarono nel seguente numero per ciascuno degli anzidetti mesi : 1231 dal 18 al 30 novembre 1914 nd dicembre 1914 ::!432 nel gennaio 1915 4373 nel febbraio 1915 2132 nel marzo 1915 421 nell'aprile 1915 223 Ogni brusca caduta della temperatura provocava un salto corrispondente nel numero dei malati. Langlois vide che le curve, tracciate in base alle cifre di sgombero per piedi gelati e le temperature minime fornite dal Servizio metcreologico, dimostravano che esisteva una relazione incontestabile, a parità di altre condizioni, tra abbassamento di temperatura ed aumento dello sgombero. Nel settore anzidetto e nel periodo dal 20 al 25 dicembre, durante il qual-e il termometro si era fortemente abbassato, il numero dei colpiti passò da r68 a 106r. La neve della fine del mese di gennaio 1915 provocò un numero di congelazioni più grande di quello verificatosi nei due terzi precedenti dello st~sso mese. Però l'azione del freddo non era da sola sufficiente a spiegare tutti i casi di u piede da trincea ». Taluni di questi casi si verificarono anche a temp. ( t ) :\un n11 risult:t che ncll"uhim.• grande gucrr:t si ~i ~no vcrific:ni coal)!dnioni dd pc-ne: 'JU<:>f<: si ..,c:ntic:'lruno invc:c'-' nunlt•rn,:,c nc;H'c~crci tù gj:1ppn1H..''•t..' . ~hrr.unc la prinl:l ~lu.:rra contro la Cin~. cd inrcJ'e~~:tv:rno

l"c!ottre1ni là ()cll:t w:r"g:e.


GLI ACC I L'E:-.: fl D :\ FH E.DPCJ

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ESERCITI ECc.

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di 9" - 12", e durante i mesi estivi, come fu osservato nelle Fiandre. I primi

54 casi di piedi congelati della zona del Mrzli c del M. Rosso, sul nostro fronte, furono osservati nell 'agosto del 1915. Evidentemente qui erano in giuoco altri fattori: l'umidità, innanzi tutto. 11 suolo bagnato, il fango, e la neve sciolta delle trincee, il cuoio delle scarpe, impregnato di umidità e comprimente i piedi, agivano favorendo l'azione dannosa del freddo. Si ebbero di ciò delle prove che si potrebbero definire sperimentali, nel fatto che le truppe occupanti settori, in cui la natura impermeabile argillosa del suolo e l'umidità atmosferica provocavano il ristagno di acqua nelle trincee, avevano il maggior numero di congelati. In altre zone fu osservato che, quanJo il fondo fangoso ed acquitrinoso delle trincee per l'intensificarsi del freddo si gelava, il numero dei congelamenti diminuiva . L'umidità ebbe un'azione così dannosa da indurre Langlois a preferire la denominazione di « piedi macerati » a quella di << piedi di trincea » i CJUali peraltro si manifestarono al'tresì, ed anche in forma epidemica, durante periodi molto secchi cd asciutti, quanJo il suolo era completamente gelato. Anche il prolungarsi del soggiorno in trincea con la conseguente immobiilità in posizioni coatte, cui il fuoco di fanteria e di artiglier'Ìà nemico costringeva i soldati, faceva aumentare il numero di questi accidenti, che potevano essere evitati se la permanenza in linea non durava più di 48 ore. La minaccia cominciava a farsi s~otire al terzo e quarto giorno, per diventare molto grave quando i soldati erano lasciati sul posto per un tempo più lungo. Un altro fattore coadiuvante del freddo fu riconosciuto nella costrizione delle calzature inadatte e fa sce mollcttiere, che, ostacolando il circolo rdluo delle estremità, contribuiva notevolmente a far aumentare il pericolo ddl 'acci,d ente. L'esercito belga, in cui fu soppresso l'uso delle mollcttiere, ebbe infatti un minor numero di congelati. Un medico militare francese, il Temoin, giunse ad affermare persino, esagerando alquanto la realtà delle cose, che il (( piede di trincea >> era dovuto, nella gran maggioranza dci casi, ai gravi disturbi circolatori causati da !l 'uso dell e fasci e mollettiere, la cui azione veniva favorita dall'umidità, dal freddo, c dalle posizioni difficili e coatte del soldato in trincea. Raymond e Parisot vollero fare del « piede di trincea >> un nuovo << piede di Madura », interpretando questa malattia come una infezione micos.ica, favorita dall'umidità e dovuta ad un fungo, identificato da Vuillemin come molto vicino allo Scopulariopsis K oningii oedemans, associato allo Sterigmatocystis versicolor. Si tratterebbe, secondo gli AA. suddetti, di un vero e proprio micetoma, nel quale il freddo e la compressione non avrebbero alcuna importanza etiologica. L 'umidità interverrebbe per disseminare e fare attecchire sulla pelle macerata i germi tellurici, penetrati ne!l 'interno delle calzature. Le ricerche successive di altri AA. non confermarono questo modo di vedere, e portarono a considerare l'eventuale presenza di m icomiceti com~ fatto pura-


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Gl.l ACCIDENTI DA FREDDO NEGLL ESERCITI f.CC.

m ente accidentale e secondario. Mignon ha fatto notare che la sintomatologia clinica del presunto mic-:toma di Raymond e Parisot è in tutto analoga a quella che siamo soliti osservare nei comuni congelamenti, attraverso le varie fasi caratteristiche della malattia, dalla anestesia dolorosa alla cangrena. Casali e Pullè, che m olto si occuparono di ccngelazioni sulla nostra fronte, così si esprimono in merito: « Possiamo ammettere che in piedi congelati dal freddo e dall'umidità si possa sviluppare questo micoderma, possiamo convenire che vi siano delle forme dovute come fattore m assimo allo Scopulariopsis, coadiuvato dall'umidità, dal fango, ecc. ma non possiamo assolutament:e ammettere che tutti i piedi congelati siano dovuti a questo micoderma, come vorrebbero il Raymond ed il Parisot ». Quarella e V enturelli comunicarono i risultati di 93 esami, praticati, da una parte, sul terreno occupato dai soldati colpiti dal « piede di trincea », e dall'altra sulle differenti lesioni dei piedi malati (liquido delle flittene, fondo di ulcerazioni, masse necrosate, ecc.) ed a livello delle regioni ungueali dei piedi di soggetti sani, provenienti dallo stesso setton:. Essi hanno così potuto isolare r 19 specie di fung hi vari, dei quali sette esemplari solamente appartenevano allo Scopulariopsis e nessuno allo Sterigmatorystis. Il Penicillium glaucum era più frequente, ma non parve che avesse sugli altri germi una preponderanza marcata. Se questi germi hanno un ufficio qualunque nella patogenesi della lesione, questo uf6cio (concludevano i succitati AA.) sembra essere molto secondario e non legato, comunque, ad una specie patogena determinata. Essi aggiun gevano che non si tratta dunque di una entità morbosa a sè, ma bensì di cangrene ischemiche dovute al freddo e da farsi perciò rientrare nel quadro generale d elle congelazioni. Bruntz e Spielman emisero un'altra ipotesi sulla eziologia del « piede di trincea », il quale, secondo questi AA., dovrebbe essere interpretato come una parti.colare forma di avitaminosi. Essi avrebbero osservato che i soldati, ai quali gli alimenti fresc hi e ricchi di vitamine fanno spesso difetto, possono presentare turbc prescorbutiche e delle nevriti, i cui caratteri le avvicinano alle nevriti del << béribéri » clinico e sperimentale ; queste nevriti primitive, qualche volta latenti, basterebbero, secondo questi AA., a spiegare tutti g'.i accidenti del male delle trincee, che pertanto potrebbe essere considerato com.: una avitaminosi. Non risulta che durante la guerra si siano avuti tra i nostri soldati al fronte, nè tra quelli degli altri eserciti, malattie da carenza vitaminica. Si può, anzi si d eve, ammettere che tali malattie, come ogni altra causa debilitante generale, predispongano la truppa ad essere più facilmente colpita dai congelamenti, cd abbiamo anche visto come lo scorbuto, per es., abbia s.pesso agito negli eserciti in questo senso. Ma, fino a prova contraria, non si può accettare l'opinione che i congelamenti, c< piede di trincea» compreso, siano essi stessi una forma di avitaminosi cc sui generis >) , della quale essi sarebbero l'unica o pri ncip:tle m anifestazione clinica.


GU ACCIDEl'iTI DA FREDDO l'EGLI ESERCITI ECC .

In base ad uno studio accurato e sulla scorta di numerose osservazioni fatte sul nostro fronte, per incarico ricevuto dal Comando Supremo, Casali e J>ullè proposero la seguente classificazione etiologica del « piede di trincea » (con le riserve sopra cennate nei riguardi della natura micosica, che potrebbe essere attribuita a tal uni casi): 1•

Piede di trincea

~

freddo intenso, secco (assideramento) ;

~ da freddo t freddo umido (congelamento);

2° ~

da str.ettura degli indumenti, sola od associata al~ l'umidità; 3• ~ da micodermi ( ?).

I suddetti AA. fanno in questa loro classificazione la distinzione tra una forma da freddo cd una forma da strettura degli indumenti, la quale fu con~ statata prevalentemente laddove o quando la temperatura notturna e diurna non scendeva al disotto di 9", e qualche volta anche durante l'estate. Nelle forme da freddo essi distinguevano inoltre: a) quelle dovute esclusivamente al l'azione del freddo secco, intenso, più rare e proprie del! 'alta montagna; b) e quelle più frequenti, proprie delle medie e basse altitudini (zona Car~ sica, per es.), ove domina il freddo ~ umido. La prima forma da freddo era ;.~ssociata spesso a fatti di assideramento generale, aveva decorso rapidissimo, con esito in cangrena secca; mentre la seconda si svolgeva per gradi, cominciando con cianosi cd edemi, poi flittene ed ulteriormente cangrena umida, e poteva venire diagnosticata pel freddo~ umido dell' ambiente in cui era stato l'infermo, per la frequente localizzazione alle dita ed alla pianta del piede presso le dita od al calcagno, e per la mancanza di impronte lasciate dalle mollettiere, lacci o scarpe. Queste impronte erano caratteristiche della forma da strettura, la quale si diagnosticava anche in base alla cianosi ed edema intensi ed in base al fatto del l'assenza di freddo nella zona donde pr~ veniva l'infermo. La suddetta classificazione, che può ritenersi fondamentalmente esatta, non è esente da un certo schematismo, il quale tiene scarso conto delle forme miste o di passaggio. In conclusione crediamo si possa affermare che le osser~ vazioni fatte durante la guerra in materia dimostrano che l'eziologia del « piede di trincea » dipende da tre fattori, variamente associati tra loro con predominio ora dell'uno ed ora dell 'altro: freddo, umidità ed ostacolo mec~ c~mico al circolo refluo linfosanguigno comunque provocato (stretture degli indumenti, posizioni coatte, ecc.). Non poteva essere sempre facile determi~ nare, in ogni singolo caso, la parte avuta da ciascuno dei suddetti fattori, cui, come è noto, si aggiungeva spesso, secondariamente, un quarto fattore, quello infettivo (tetano, cangrena gassosa, setticemia, ecc.), con significato prognostico sempre grave. Nell'eziologia del « piede di trincea », come di ogni altro accidente da freddo, va pure tenuto conto dei fattori predisponenti individuali. Il digiuno,


( i LI ACC.:lDF.:"/Tl ()t\ FREDDO NEGLI F.SE RClTI fCC .

l 'alcoolismo, la fatica e tutte le altre cause di debolezza congenita od acquisita, transitoria o permanente possono, com'è risaputo, agire favorendo l'insorgere dei congelamenti. La storia di questi accidenti negli eserciti ne è una evidente dimostrazione. Particolare importanza hanno, da questo punto di vista, le condizioni della funzione cardio-vascolare, perchè ogni disturbo di circolo, dipend~nte sia da lesioni centrali o da alterazioni della innervazione Yasomotoria periferica, può predisporre al congelamento. Neri, in base a indagini eseguite durante la grande guerra su militari, alcuni dei quali già affetti da congelamento, potè affermare che queste lesioni riconoscono, almeno in parte, la loro orjgine in una predisposizione congenita di debolezza del sistema vasomotorio. Anche uno stato di depressione nervosa generale, o di semplice demoralizzazione, può contribuire all'insorgere degli accidenti, specialmente quando si tratti di truppe in trincea, nelle quali una calma completa del sistema nervoso è cosa eccezionale. Fra le <.ause predisponenti del << piede di trincea » va segnalata l'iperi-

drosi pian care; iJ 75 % dei pazienti interrogati, dice Langlois, avevano sofferto nella vita civile di sudori profusi ai piedi. Le classi giovani sembrano essere più predisposte di quelle anziane. In Francia le truppe di color-e furono maggiormente colpite, a paragone di quelle metropolitane, ed i casi in esse verifìcatisi presentarono anche maggiore gravità. Fu osservato, infine, presso di noi ed altrove, che i congelamenti pregressi predisponevano alle recidive, fatto confermato sperimentalmente dallo stesso N eri sopra citato, il quale constatò, che, dopo immersione in acqua fredda, le mani od i piedi dei soggetti, che avevano già sofferto di congelamenti, riacquisravano la loro temperatura normale in un tempo maggiore di quello occorrente agli individui, immuni da tali lesioni. Sul fronte della 3" armata francese i due terzi dei soldati che erano rimasti vittime del freddo nell'inverno 1914- 1915, e che dopo le opportune cure avevano potuto riprendere il loro posto in trincea, furono nuovamente colpiti da congelamento nell 'inverno successivo. PATOGENESI. - La patogenesi delle congdazioni era prima della guerra alquanto oscura e l'opinione allora predominante metteva tali accidenti da freddo in rapporto con lesioni nervose. Contro tale concetto stava il parere di quei pochi, i quali invece ritenevano di dover dare maggiore importanza alle alt,.:razioni vasali. Le ricerche sperimentali fatte in precedenza (Charcot, Roussy, Dastre, Goretti, ecc.) da numerosi ricercatori non permisero di risolvere il problema~ anche perchè le condizioni sperimentali adottate non potevano riprodurre fedelmente quelle naturali, per effetto delle quali le congelazioni di solito si verificano. Il ricco materiale di studio, fornito dalla grande guerra, condusse alla. ch iarificazione dd problema patogenetico, e diede modo di stabilire che m entre il tessuto nervoso offre una discreta resistenza all'azione delle basse tem-


GLI ACCIO EJ'TI DA FREDDO :-IEGLI ESERCITI ECC.

perature, le alterazioni più importanti venivano constatate a canea dei vasi e specialmente delle pareti arteriose, consistenti dapprima in fatti degenerativi dell'apparecchio elastico, cui segue lesione della tunica muscolare c poi cndoarterite obliterante per neoformazione compensatoria de li 'intima. Que~te gravi alterazioni delle tuniche vasali davano sufficiente ragione del quadro clinico, che dalla fase di vasocostrizione semplice iniziale conduceva infine alla necrosi, attraverso i ben noti disturbi circolatori e trofici. Alla costruzione di questa teoria delta patogenesi vasale dd « piede di trincea » molto contribuirono gli AA. italiani (Tizzoni e De Angelis, Bonomo, Cavina, ecc.). Bonomo ebbe a constatare un rapporto topografico costante fra zona necrosata e localizzazione dell-e lesioni arteria- venose; quando era colpita la zona dei piccoli vasi (zona falangea) la necrosi interessava soltanto le dita del piede, quando era colpita La zona dei vasi di medio calibro (zona metatarsca) la m·crosi si arrestava ad una linea che corrispondeva presso a poco alla linea di separazione fra tarso e metatarso, e quando erano interessati i vasi più grandi (zona tarsica) la demarcazione della nccrosi si faceva sulJa linea bimalleolare, dove io genere le lesioni si arrestavano. Senza entrare nei particolari di altre alterazioni istopatologichc notate nei piedi da trincea, a carico anche di altri tessuti (cute - connettivo - mu~coli - vene - ossa - sangue), ciò che esulerebbe dai limiti assegnati alla presente relazione, diremo soltanto che la teoria della patogenesi vasale non escludeva che il freddo potesse agire anche direttamente su tali tessuti, determinando primitivamente in essi alterazioni protoplasmatiche più o meno reversibili (come fu sostenuto più tardi da diversi AA.: Schade specia1mente). Ciò fu ammesso per i congelamenti a rapido decorso, che si verificarono talora in alta montagna per l'esci usi va azione del freddo intenso. Ma a parte questi casi, è indubbio che la maggioranza dei piedi di trincea riconosceva una patogenesi essenzialmente vasale di alterata circolazione e conseguente menomato trofismo, che facilitava secondariamente l'impianto in essi degli agenti infettivi. Questa nozione fu di grande importanza per la profilassi, la quale doveva mirare principalmente ad impedire che i disturbi circolatori, provqcati dal freddo- umido, fossero favoriti od aggravati da altre cause, intrinseche od estrinseche, che potevano essere più o meno facilmente rimovibili. E' forse superfluo dire che altre teorie furono emesse per spiegare la patogenesi del « piede di trincea », delle quali ci limitiamo a dare un breve cenno. Heitz, De Jong, De Fleury ed altri sostennero la tesi che il « piede di trincea » fosse una « nevrite ». Per Sicard, De Massary, Variot si tratterebbe in esso essenzialmente di un disturbo trofico neuro- muscolare. Altri sostennero (Conforti) che a base della patogenesi fosse una condizione di nevrosi vasomotoria, simile a quella ammessa per altre malattie trofoneurotiche delle estremità (m. di Raymond, eritromelalgia, ecc.), con un


CLI :\ CCIDENTI DA FREDDO NEGLI ESF.RCITI ECC.

concomitante stato di ìperfunzione surrenale, date le analogie che le alterazioni vasali riscontrate nei « piedi di trincea » mostravano di avere con guelle ottenibilì sperimentalmente con l 'adrenalina. Altri AA. infine dettero l'importanza maggiore ai processi infiammatori, considerati ìn genere come secondari, ed agli agenti infettivi. Abbiamo già detto della teoria micotica di Raymond e Parisot; qui aggiungeremo che Gougerot dette molto valore all'intervento degli streptococchi. Non è nostro compito di discutere queste varie teorie. Sainton e Langlois dicono che in ognuna di esse c'è una parte della verità per cui converrebbe essere eclettici ed ammettere una patogenesi multipla. Per questi AA. le diverse fasi del « piede di trincea » possono essere così rappresentate: r• - una fase di vaso- costrizione semplice, ma più spesso con ossigenazione insufficiente; 2a - una fase di reazione vaso - dilatatrice più o meno violenta, caratterizzata da forte edema (grosso p ;ede edematoso con o senza flittene ed ecchimosi leggere); 3• - una fase di lesione vaso - nervosa, con gravi disturbi della circolazione e dell'innervazione, e conseguenti alterazioni trofiche (è la fase di edema con necrosi o di cangrena secca); 4" - un fase di infezione secondaria, o di cangrena umida, sfacelo esteso, ecc. Ci siamo soffermati su queste nozioni ezio-patogenetiche, perchè esse servirono di base alla lotta che fu subito intrapresa durante la guerra per cercare di mettere un argine al dilagar e di queste lesioni; lotta dura ed asprissima contro le avversità del clima e del terreno, contro le imperiose esigenze della guerra di posizione, contro la di~ponibilità delle materie prime necessarie e la possibilità dei rifornimenti, non sempre facili in tempo di guerra, ed infine contro l'iniziale impreparazione delle truppe, nuove a questo genere dì pericoli. E' doveroso ricordare che parteciparono allora attivamente a questa lotta numerosi Comitati di assistenza civile, sorti nel territorio con lo scopo determinato di preparare e f ornire ai soldati tutto quanto potesse loro occorrere per difendersi dai congelamenti. Le misure di pr-evenzione contro gli effetti del freddo miravano a questo duplice scopo: a) a migliorare le condizioni di ambiente e di vita collettiva della truppa ; b) a migliorare le condizioni di igiene e di protezione individuale del soldato. Si cercò di raggiungere il primo scopo con la vigilanza assidua sulla salute delle truppe, sull'alimentazione, sullo stato igienico dei ricoveri e delle trincee, sulla durata dei turni dì servizio; ed il secondo col fornire il sold ato di indumenti e calzature adatte cd in numero sufficiente, con la distribuzione PROFILASSI DEL << PIEDE DI TRINCEA». -


GLI ACC!DF.NTI DA FR EDDO !'EGL I F.Sf HCITI ECC.

alla truppa di unguenti protettivi, e con l'esigere dal soldato la massima igiene e pulizia delle estremità e la più accurata sorveglianza delle stesse. Fu costante cura dei comandi di fare in modo che, compatibilmente con le esigenze belliche, i viveri alla truppa fossero somministrati sempre caldi. Si cercò di migliorare la razione alimentare del soldato, provvedendo anche a distribuzioni periodiche di viveri di conforto, e vigilando pcrchè non si facesse abuso di bevande alcooliche. Queste, in quantità ragionevole, sono state ritenute sempre utili, come ci attestano i vecchi igienisti militari. Là dove fu possibile, si provvide a bonificare la trincea, fornendola di opportuni drenaggi per lo scolo delle acque, ricoprendola con tettoie più o meno sufficienti, e proteggendone le pareti ed il suolo con mezzi di sostegno, tavole, mattoni, tronchi d'albero o con qualsiasi altro sistema adatto allo scopo. Le trincee furono dotate di ricoveri, che davano la possibilità al soldato di attendere con qualche comodità, sempre però molto relativa, alla cura della persona e specialmente dei piedi, ed al cambio eventuale degli indum enti e calzature bagnate. Taluni di questi ricoveri, specialmente in montagna, erano forniti di stufa per il riscaldamento. Si ridusse, come meglio si potè la durata della permanenza delle truppe in prima linea, e quella dei turni di servizio, specie per le vedette e le sentinelle, che nella località ed ore più fredde non dovevano rimanere al loro posto per più di un'ora. Si cercò di abbondare, anche con l'aiuto dei sopra ricordati comitati civili di assistenza, nella distribuzione ai soldati in trincea di indumenti di lana (guanti, maglie, passamontagne, calze e calzettoni, gambali di lana a maglia ecc.). I calzettoni ed i gambali di lana furono destinati subito a sostituire le famigerate « mollettiere », che avr~bbero dovuto essere del tutto proibite ai soldati in trincea. Casali e Pullè scrissero che questi, per evitare la fastidiosa e non breve operazione di togliere e di rimettere le fascie mollettiere, le tenevano spesso strettamente applicate alla propria gamba per quasi tutta la durata della loro permanenza in linea, ciò che provocava facilmcnt~ l 'insorgenza del «piede di trincea » cosidetto da « strettura ». Per proteggere i piedi dali ' umidità . si vide subito la n~cessità di rivolgere particolari cure alle calze ed alle scarpe. I suddetti AA., ora citati, scrissero pure che se << si riuscisse a dare al soldato tre paia di calze di lana, si può stare certi che si sarebbe già fatto un buon tratto di via nella lotta contro i congelamenti ». Si provvide perchè le scarpe potessero essere, in caso di bisogno riparate o sostituite il più sollecitamente possibile, e perchè rimanessero sempre unte di grasso, onde rendere il cuoio meno permeabile all'acqua e più coibente del calore. In certe zone, come quelle carsiche, le calzature erano sottoposte a notevole logorìo, oltr-e che per le rocce e sassi taglienti ivi esistenti, anche per l'ossido di ferro, contenuto nel terreno ; questo, combinandosi col tannino che entra nella concia del cuoio da scarpe, dava luogo alla formazion-e di un tannato di ferro, ad azione corrosiva sul cuoio stesso.


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G U ACCIOE:-iTI DA FRT DDO ~EGLI ESERCITI ECC.

Altre volte l'alcalinità del terreno saponificava i grassi, con cui si ungevano le scarpe, rendendone quasi nulla l'azione protettiva. A ciò si rimediava con unzioni più frequenti. Sempre allo stesso scopo di riparare il piede dali 'acqua vennero proposti c sperimentati vari tipi di soprascarpe e di wpracalze di gomma, o rese comunque impermeabili. Casali e Pullè consigliarono da noi l'adozione di una scarpa impermeabile, costruita con p-ezzi di copertoni da automobile fuori uso, foderata all'interno di pelo. Si distribuirono inoltre in taluni settori della fronte, con buoni risultati, speciali « pacchi di trincea contro i congelamenti >l, nei quali, fra gli altri oggetti, figurava un « paio di zocc~li ))' la cui suola di legno veniva a costituire come un parquet sul fondo umido della trincea. In Francia furono adoperate, su larga scala, le galosce o scarpe di gomma, che sono adatte solo in pianura e per certi terreni non rocciosi; in montagna non sono consigliabili perchè, oltre ad ostacolare la funzione prensile del piede sulle roccie, difficilmente potrebbero resistere alle punte e spigoli taglienti di queste ultime. Si è osservato che l'uso di questi sistemi di protezione non è sempre compatibile con le esigenze del servizio di guerra, t può provocare iperidrosi e contribuire a mantenere intorno al piede una atmosfera di umidità, di quella umidità cioè che esso si proponeva di combattere. A tale abbiezione fu risposto che l'interproduzione di calore ed il ristagno di sudore intorno al piede sono concepibili in soldati marcianti, ma non in quelli che sono costretti a star fermi in trincea; comunque questa atmosfera di sudore sarà sempre meno pericolosa dell'acqua e del fango esterni, per giunta ricchissimi di germi Molto utile si dimostrò pure l 'antica usanza di proteggere i piedi con unguenti e pomate. Ne furono escogitate diverse a tale scopo. In Frarici<t usarono dapprima una semplice pomata composta con olio di piedi di bue c con sego, sostituita poi da un'altra, contenente della senape, perchè si constatò che le pomate leggermente irritanti rispondevano meglio allo scopo. Da noi si usò la vaselina canforata (25 %) o le seguenti pomate consigliate da Casali e Pullè anche per la cura dei congelamenti: Polvere di senape e di catechù anagr. 2, Olio di mandorle gr. 6o, Vaselina gr. 1000, (da usarsi pure nd 1" e 2 v grado di congelamento); Polvere di cantaride e di senape anagr. 2, Olio di lauro (o di mandorle) gr. 6o, Vaselina ·e lanolina anagr. 500, (da usarsi quando la pelle non presenta lesioni di continuo). Queste pomate agivano ostacolando la dispersione del calore, proteggendo la pelle dal contatto diretto e macerante dell'acqua e dell'umidità, ster ilizza ndo in certa maniera la cute, riattivando, con la sua azione legger-


GLI ACCIOENTI DA FR EDDO N EGI.l

r~<; ER CITI

!': Cc.

mt:nte untante, la circolazione della stessa e mettendola così tn grado di lottare più vantaggiosamente contro gli accidenti del freddo. Molta importanza fu attribuita, durante la guerra, nella lotta profilattica contro i congelamenti, alla propaganda fra soldati c graduati, c:ui vennero date tutte le necessarie istruzioni sui pericoli di questi :tccidenti, sulle loro cause e sintomatologia iniziale, e sul modo come difendersene e come cooperare alla attuazione delle norme profilattiche sopraricordate. A cura della Intendenza Generale dell'Esercito mobilitato furono distribuite alle truppe copie a stampa di circolari, in cui erano raccolte le principali norme per la prevenzione e cura dei congelamenti. Ai graduati, agli ufficiali, ai medici ed al personale di sanità fu vivamente raccomandato di assicurarsi della esatta applicazione di queste norme da parte dei soldati, e di accertare con visite frequenti lo stato sanitario dei piedi, onde sorprendere i casi iniziali di congelarn~nto ed impedire il loro fatale evolvere verso la cangrena. A tale proposito occorre ricordare che, secondo l'csperienzo. fatta allora, solo in casi eccezionali avveniva che i piedi congelassero fino alla cangrena durante una sola notte; fra i primi sintomi e la successiva necrosi intercorreva quasi sempre un periodo di tempo non inferiore a due-quattro giorni. Per questa ragione le ispezioni sanitarie ai piedi dei soldati in trincea saranno sèmpr~ uno dei provvedimenti profilattici più efficaci contro l'instaurarsi del1e forme gravi, che conducono inevitabilmente alla morte o alla mutilazione. Esse sono inoltre necessarie per la lotta contro l'autolesionismo criminoso, che spesso durante la guerra passata fece ricorso ai congelamenti provocati per sottrarre ignominiosamente il combattente al più sacro dei doveri, cui la patria lo chiamava. Ricorderemo infine che fra le raccomandazioni ai soldati c'era anche quella di fare il possibile JY.:r lavarsi spesso i piedi, essendosi dimostrata questa una buona norma profilattica contro i congelamenti e le loro complicanze infettive. L 'allora maggiore medico Pomponi, comandante di Sezione di Sanità di un gruppo alpino, riferì che, allorquando un reparto del!~ sue truppe si recava in trincea, egli a mezzo di portaferiti, appositamente. istruiti, faceva fare pediluvio e massaggio ai piedi di ogni soldato; questa operazione veniva ripetuta quando il reparto ritornava dalla trincea. Procedendo in tal modo, egli assicurò di avere ridotto quasi a zero il numero dei congelati nel gruppo Alpino, al quale apparteneva. Quando il congelamento si era manifestato era d'obbligo procedere alla profilassi contro il tetano, che nei congelati assumeva un decorso di eccezionale gravità (Tizzoni). Ci siamo di prop.osito limitati a parlare della profilassi contro il « pi~de di trincea » perchè le altre forme di congelamento parziah e generali furono molto rare durante la grande guerra e non richiesero s~ciali precauzioni, all 'infuori di quelle igieniche generali adottate anche per il primo. L ' uso del po.ssamontagne, e dei guanti d i lana (i quali lasciavano liberi soltanto il pol4 -

Giornale di m~didna mi/ilare.


GLI ACCIDE:>:TI DA FREDDO NEG LI ESERC ITI ECC.

ìice e l'indice per mantenere le altre dita riunite e quindi dimmUire al m;tssimo la superficie di dispersione del calore) furono in genere sufficienti a fare evitare i congelamenti dei padiglioni auricolari e delle mani. La soneglianza esercitata specie di notte sulle vedette e sentinelle, perchè fossero tenute sveglie, e fossero frequentem~ nte avvicendate nel loro servizio, bastò per rendere i casi di assideramento generale sempre più eccezionali. La lotta preventiva contro i congelamenti, condotta nella maniera suddetta, si dimostrò molto efficace, almeno là dove fu possibile ottenere l'esatta e rigorosa applicazione delle norme surriferite. In Francia sul fronte della 3" armata, che durante il primo inverno aveva avuto 10.812 casi di piedi congelati, questi si ridussero nell'inverno successivo a soli 512, nonostante che la forza effettiva globale delle truppe fosse aumentata; gli accidenti da freddo furono anche meno gravi dell'anno prima e le congelazioni si limitarono ai due primi gradi, salvo qualche eccezione, e diedero luogo a soli quattro decessi per setticemia o per tetano. Un solo caso richiese l'amputazione <.Iella gamba per la congelazione del piede (Mignon). Su taluni settori del nostro fronte si ebbe a constatare la stessa cosa; la zona delle Dolomiti, per es., che nel 1915 aveva dato a centinaia i casi di congdamenti, nel 1916 ne rimase esente, mercè la severa attuazione delle norme preventive sopra ricordate, la quale anche in altre zone contribuì a ridurre notevolmente la percentuale minacciosa di questi casi, che aveva raggiunto talvolta persino il 50 o 6o % dei combattenti. Tutti coloro che si occuparono del problema profilattico dei congelamenti, durante la guerra europea, ebbero la precisa sensazione che queste lesioni da freddo possono essere evitate. Questo è l 'insegnamento più confortante, che scaturisce dalla d olorosa esperienza dell'ultimo immane conflitto, esperienza che ci dà la certezza che in una guerra futura i colpiti da freddo saranno, in massima parte, « degli incoscienti, dei rassegnati, o degli abbanJonati >> (Devoto). Casi sporadici, più o meno, certo non mancheranno mai, ma le disastrose epidemie di siffatte gravi lesioni cesseranno di essere, :1ncora una volta, una minaccia per l'efficienza bellica degli eserciti, e di incombere, a guisa di inesorabile spada di Damocle, sulle truppe durante le campagne invernali. Di ciò ci dà affidamento anche l'abnegazione dei m edici, preposti alla tutela della salute dei soldati, che sarà sempre uno dei maggiori coefficienti di vittoria. Essi non dovranno mai dimenticare le parole scritte in proposito dai nostri due colleghi più volte citati, Casali e Pullè, che, forti delle loro preziose osservazioni, condotte presso le truppe combattenti in prima linea, potettero fare questa affermazione: « qualunque soldato portato in trincea, purchè ben protetto, non va s~ ggetto a congelamento; molto può influire sul prodursi o meno di tale accidente la buona volontà e la sorveglianza che il soldato stesso pone per difendersi, e di conseguenza l 'energia d~ i comandanti nell 'imprimere nel soldato tale buona volontà e nell'esiger~ tale sor\'Cgl ianza di se stesso» . "


GLI ACCIDENTI DA FREDDO NEGLI ESERCITI ECC.

Conclusioni. La stona dei congelamenti negli eserciti ci porta a formulare le seguenti conclusionj generali, con gli insegnamenti che ne conseguono nei riguardi specialmente della loro ezio-patogenesi e profilassi: r• - Gli accidenti da freddo, senza una adeguata preparazione di difesa e profilassi, possono condurre a conseguenze catastrofiche gli eserciti. 2° - Le condizioni sanitario-igieniche generali delle truppe hanno sempre avuto molta importanza nella genesi di questi accidenti; le truppe male equipaggiate, male alimentate, decimate o debilitate da precedenti malattie, da fatiche eccessive, demoralizzate dalla sconfitta, sono ad essi più facilmente esposte. 3° - Negli eserciti di un tempo e nelle passate guerre di movimento g}j accidenti generali da freddo (assideramento) erano molto più frequenti che negli eserciti modernj, date le migliorate condizionj igieniche di questi ultimi, nei quali però sono sempre da temere gli accidenti locali, o conge!:unenti propriamente detti. 4° - Nelle guerre moderne di posizione e di trincea i congelamenti ai piedi assumono particolare importanza, potendo manifestarsi in forma epidemica grave, tale da compromettere l'efficienza bellica dei reparti colpiti. s• - Non è sempre vero che i soggetti più abituati ai climi fr~ddi presentino maggiore resistenza ai congelamenti; la storia di tali accidenti negli eserciti ha talvolta smentito questa comune credenza. 6• - Gli individui che abbiano già sofferto di congelamenti, sono meno resistenti degli altri ali 'azione del freddo e sono facilmente esposti alle recidive. t - I congelamenti dei piedi non sono una prerogativa dell'alta montagna, ma al contrario essi possono manifestarsi in maggior numero nelle zone collinose o di pianura, dove il freddo è meno intenso, ma più umido e dove le trincee sono più fangose od acquitrinose. Il cosidetto ((piede di trincea )) nell 'ultima grande guerra europea fu dovuto infatti all'azione del freddo-umido, associata a quella della stasi circolatoria derivante dalla stazione eretta prolungata, da una lunga immobilità, dalla costrizione degli indumenti (calzature, fascie, mollettiere, ecc.). 9• - Tale stato patologico, complicato più spesso ad infezioni secondarie e considerato a torto da taluni AA. come una entità morb05a « sui gene· ris n, è invece da farsi rientrare nel quadro generale delle congelazioni. I0° - Come queste, jl « piede di trincea » riconosce dei fattori concausali intrinseci, predisponenti: la razza (i negri sono maggiormente colpiti dei bianchi); l'età (le classi giovani più delle anziane); ogni stato d.i disfunzione circolatoria, centrale o periferjca, l 'iperidrosi piantare, il digiuno, l'al-

s· -


GLI ACCIDENTI DA FREDDO NEGLI ESERCITI ECC.

coolismo, ed ogni altra causa debilitante preesistente, episodi congelativi pregrcss1, ecc. 11° - La profilassi contro i congelamenti in trincea richiede un'adeguata preparazione di mezzi e di uomini; nonchè la concorde cooperazione di tutti, capi e gregari, medici e combattenti. 12° - Essa comprende : misure collettive (vigilanza igienica generale e sull'alimentazione, bonifica delle trincee, riduzione dei turni di servizio, propaganda fra i soldati, visite frequenti, ecc.); e miwre individuali (pulizia, ingrassamento e massaggio dei piedi, cambio degli indumenti bagnati, sorveglianza sulle strctture da indumenti, uso di speciali calzature protettive, ecc.). 13° - L'esperienza della grande guerra ha dimostrato che fra i primi sintomi del congelamento e la sua ultima fase d.i cangrena intercorre in genere un tempo· sufficiente (2- 4 giorni), durante il quale dovrebbe essere sempre possibile di provvedere adeguatamente onde evitare, almeno, le conseguenze più funeste della lesione. !4° - Questa stessa esperienza ci insegna infine che la difesa preventiva contro i congelamenti, se severamente applicata ed energicamente sorvegliata, fa scomparire il r< piede di trincea », o per lo meno lo rende molto raro. RIASSUNTO. - L'A. Tiassume degli accidenti da freddo negli eserciti la parte storica; tratta dei dati statistici di essi, ponendo in rilievo la notevole diminuzione dei casi in conseguenza dell'applicazione delle norme profìl:miche, particolarmente adottate negli ultimi anni della grande guerra (1914-1918), ed esamina con criterio critico la questione della etio- patogenesi di dette lesioni. BIBLIOGRAFIA. BoNOMO L.: Patogenesi vasale delle lesioni da congelamento. - Giornale Medicina Militare, pag. 751, 19QS. BRUNI N.: Igiene militare. - Soc. Ed. Libr., 1937. BRUNTZ et SPILLMAN: Le mal des tranchées (gelures des pieds) doit étre une avitaminose. - Societé de biologie, 21 dicembre 1918. CASALI e PuLLÈ: Congelamenti. - Milano, Hoepli, 1917, CASARINI A.: Lo medicina militare nella kggcnda e 1zella storia. - Roma, Giornale Medicina Militare, 1926. CAVINA G.: Nota sulle altemzioni istologiche nei casi di congelazione. - Il Policlinico, \'OI. XXIV, 1917. CONFORTI G.: Contributo allo studio delle congelazioni. - Giornale Medicina Militare, pag. 132, 1920. Con férence chirurgica/ intcralliée pour /'étude d es plaies de guerre. Co11clusion sur l es pieds de tranc!Jéc. ~ Paris medicai, n. 21, 1918. FERRARO D.: Congelazioni e loro effetti in guerra. - Mcd. nav. e col., 1917. GLOVER F.: Le congelazioni in guerra. - Ree. in Gazzetta degli Ospedali, 1915. L~NCLOts e BtNET: Maladic.< par agents physiqucs - in Nouve:tu Traité de MédicincRogcr. - Widial, Teissier, 1933.


GLI ACCIDEI"Tl DA FREDDO >JEC; LI ESER C'ITJ ECC.

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Medicai Corps, gennaio, 1919. e DE ANcEus: Contributo alla patogenesi della co·ngclaz ione. - Atti dcll'Ac· cademia di Scienze Mediche di Bologna, dicembre, 1916. La bibliografia storica trc vasi in: 1'1aité d'Hygiènc milimù·e di Le\'crau (v. sopra).

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LABORATORIO STUDI ED ESPERIENZE DELL'ISTITUTO CHIMICO-FARMACEUTICO MILITARE DI CASTELLO (FIRENZE) Direttore : colonnello chimico farmacista dott. CARLO MozzANA.

METODO AGGIORNATO PER LA PREPARAZIONE DELLE FIALE DI ESTRATTO D'UOVO (LECITINA E LUTEINA) PER USO ENDOVENOSO Dott. Lorenzo Bracaloni, m:tggiore chimico farrn.

A seguito delle ricerche preliminari sulla solubilità in alcool etilico dell'olio di tuorlo d 'uovo (1) e della lecitina di tuorlo d 'uovo (2) descrivo il metodo di preparazione delle fiale di estratto d 'uovo per uso endovenoso (3). Detto metodo ripete, è ovvio, le generalità di quello descritto per la preparazione delle fiale di estratto d'uovo per uso sottocutaneo ed endomuscolare. (4).. Si devono aggiungere certe particolarità ed accorgimenti che rendono il procedimento consentaneo alla nuova delicatissima destinazione. Come per la preparazione delle fiale per uso ipodermico, si deve seguire rigorosamente il metodo asettico. Tutta la vetreria che s'impiega nella preparazione è sterilizzata mediante il riscaldamento nel forno a I60°-I806 C . per 2 h. Gli ambienti dove si esegue la preparazione e la manualità tecnica delle operazioni devono dare assoluta garanzia da ogni possabile inquinamento. Anzitutto si deve avere ogni cura perchè le uova siano freschissim e, di giornata, e prodotte da galline allo stato libero (uova di podere). L e uova di produzione forzata, ottenute da galline allevate nei pollai 'fazionali, dànno un prodotto più scarso e di qualità inferiore. tuorli d'uovo, accuratamente liberati dall'albume e dai calazt (gr. 3400 circa), sono passati per setaccio e distribuiti in strato sottile su vasche d 'alluminio. Si essiccano ~r circa 7 h. in corrente d'aria filtrata e scaldata alla temperatura di 35°-37° C. DESCR!ZIONE DEL METODO DI PREPARAZIONE. -

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( 1) G. V ITA et L. BRACAlONI : Caraclèr~s ph )•sico-chimiqucs dc l'Imi/ d~ jaunc d'ocu f, al/t'C /'hudc particulièu dc la solul>ililé dans A'a/coo/ étl•yliquc. - " Journ. Ph . et Ch. » , 1933, t . XVUI, p3gg.

104 - ro8. (2) G. VJT~ et L. BRAcAJ.Ol'(J: lsot/grmes dc solr~bilùt'

dc In lùithitJc dc iatiJJc d'oeu f dans l 'alcool " Jou rn . Ph. et Ch . n, 1934, L XIX , pagg. :u-26. (3) Cfr. anche: L . BRACAJ. olJJ : Mhhode dc prtparatiotJ dcs ampoulcs d'atrait d 'ocu f (lécitiJim: el lu1i 111e ) po:.r tiSC•ge iTJtrauriTJcux. - " Journ . Ph. et C h. "• 1937, t. XXVI, pagg. 97·101. (-j) G. \'1n c L. BkAC ILOS I : Metodo di prcpara~ionc dc/l(' fiale di estrailo d 't1o110 (lccitina e lutci11a) per uso cllllomuscol"re C'O cTJdotJt'TJoso. - « Boli. Chi m. Farm . », 1938, 77, bse. 3· p::tgg. ì3 - Hl>. C. \'1n c l L. Ba\C.ILO'<I: ,\1hhodt' dc prépamtion drs "mpotdt"S d'cxtrait d'~uf (lhitlliTJc cr lut/inc) pour usagt' ltypodcrmiqu<'. - " Journ. Ph . Cl Ch. » 1936. t. XXIV, pag~. 55R-563.

biJ)diqu<' dc diverscs conantraiÌ?TJs. -


METODO AGG IORNATO PER LA PREPARAZIO:-.:E DELLE FI.\ LE ECC.

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Si stacca con spatola òi legno il tuorlo d 'uovo cs1ccato e si passa al tritatutto. La polvere granulare che ne risulta è ulteriormente essiccata in corrente d 'aria calda fino a raggiungere il peso di gr. 1760-I8oo (la perdita totale di acqua è del 4 7-48%). La polvere granulare si distribuisce esattamente tra due flaconi a bocca larga da litri 8 circa, ben chiusi con tappo a smeriglio, e si aggiungono ad ognuno litri 4 di alcool etilico a (}0° (d,.o = o,8344) (1). I due flaconi sono agitati saltuariamente per lo spazio di 3-4 giorni; il liquido alcoolico assume una colorazione giallo-aranciata sempre più intensa (mentre il coagulo dell 'albumina di tuorlo si decolora) e raggiunge la densità (a 15° C.) di o,8440 0,8450. Si lasciano a sè i flaconi perchè si depositi, in uno strato compatto, il coagulo dell 'albumina del tuorlo e quindi si sifona il liquido alcoolico limpido sovrastante (1° estratto alcoolico). Si ripete una seconda estrazione del coagulo con altri 4 litri . di alcool etilico della stessa concentrazione. Dopo tre o quattro giorni di saltuaria agitazione il liquido, che si colora questa volta in giallo-limone, raggiunge la densità (a 15° C.) di o,837o-o,8375· Si lasciano a sè i due flaconi perchè depositi il coagulo dell'albumina del tuorlo e quindi si sifona il liquido alcoolico limpido sovrastante (2° estratto alcoolico). Il ~oagulo dell'albumina del tuorlo del primo flacone è trasportato per la filtrazion e su un imbuto grande di Biichner, si aspira la soluzione alcoolica fino a completo sgocciolamento e in ultimo si lava il coagulo con 200 eme. di alcool a 90° (2). I liquidi alcoolici delle due precedenti estrazioni ed il lavaggio del coagulo (complessivamente litri 7,8 -7,9) sono mescolati (3) e quindi filtrati ( t ) Si fa uso d 'alcool tlclb Jlracbzionc di 90''. cioè dd la concentrazione co1 rispondente al hmite superiore dcll'oprimum stabilito per b solubilirà ddb lccitina in presenza di olio di tuorlo (dr. nota cit.) per compensare la piccola qu antità d 'acqua che rimane, ::nche dop<> l'csSÌ!:camcnto, nella polvere g ranular e del tuorlo d'uovo. (2) Durante la filtrazione cd il lavaggio del coagulo del l'albumina dd tuorlo sono asportati, insieme all'estratto alcoolico, circa r30 eme. di olio di tuorlo che si allontanano facilmente introducendo la miscela in un imbuto a rubinetto; lasciando a riposo si separa su l fondo clell'imburo l'olio di t uorlo. Il coagu lo , dopo il lavagg-io, è torch ia t'l fino a ridurlo ad un panello di circa gr. 550 costi· tuito quasi esclusivamente di albumina del tuorlo con il 33-34 % di alcool. 11 liquido che si spreme da l coagulo mcdiame la torchiatura è costituito da un a parte alcoolica (da cu1 non f:acciaono .rltro ~he ricuperare l'alcool) e da una p<rrte oleosa, 150· 170 eme eli olio cli ruorlo. L'a lbumirta del tuorlo di detto pancllo, liberata dall'alcool per evaporazione ~ponta nca, costi· ruiscc un ottimo alimento per gl i animali da cortile c va :n comm ercio >otto rl nome di tuorlo 1fuobo dt:lcciti1'Ulto: contiene 12-13 % di azoto c 1-1,2% di fosforo. L'olio di tuorlo crova 13rgo impiego nella cosmesi e come ricostituente genera le, per vi:~ ipodermica. lniemto sotto cute (l eme.) non provoca dolore al punto di applicazione ed è assorbito con bcilit~. A t:llc scopo l'olio di tuorlo è liberato dall'al.:ool etilico mediante riscaldarncnro a b. m. a 40" C. nel vuoto, c, dopo filtrazione a caldo. è infialctrato. Le fiale sono steril izza te a vapore fluente ( 100° C.) per x h. (3) Il raffreddamento della miscela alcoolica a - 8•-ro• C . eseguito a questo momento por· terebbe ad elimi nare una piccola quantità di olio di tuorlo che 1ltrimcnti rimane in soluzione. Con tale operazione si separa un sottile strato di olio d i tuorlo solidificato carico di altre sosranu: (prevalenteme nte lecitina) che si risolve a t. o. in 30-35 eme. di olio arancia to. Detto olio conlienc, in 100 gr. , 25% di alcool etilico e 6o % di lccit\na. Si viene cioè ad avere un1 perdita di circa 30 gr. di lccitina .


METODO AGGIOR~ATO PER LA PREPAR:\ZIONF DELLE FIALE ECC.

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attraverso filtro di vetro poroso (1). Si raccoglie il filtrato in un pallone a fo ndo rotondo da litri IO circa. Eguale operazione si ripete esattamente per il secondo flacone. Si procede quindi alla distillazione della miscela alcoolica alla pressione dt s-6 cm. di Hg. e alla temperatura di 38°-39° C. (non superando m ai la temperatura di 40° C.). Al termine della distillazione (occorrono ca. II h.) rimane in ognuno dei due palloni un residuo di circa gr. soo, costituito da una pasta di colore aranciato (lecitina e luteina) (2) e da un liquido (siero) di color giallo, 120-130 eme. circa, che si deve allontanare più completamente possibile dalla pasta con una accurata decantazione (3). Si introducono allora in ciascun pallone litri 8 di soluzione fisiologica sterile (con gr. 8 di NaCl per litro) filtrata attraverso filtro di vetro poroso (4), . si chiude con tappo di gomma sterilizzato e si agita leggermente a mano sino ad ottenere una completa sospensione della pasta, quindi si Jasci<J depositare in sedimento compatto la sospensione. Il giorno seguente si sifona, nei due palloni, il liquido limpido sovrastante e si riuniscono i residui in un solo pallone, servendosi per il travaso di un imbuto a collo largo sterilizzato. Si aggiungono ancora circa litri 8 di soluzione fisiologica sterile, si agita leggermente a mano il pallone e si lascia

a se per 1-2 g10rm. '

o

•

Trascorso questo tempo si sifona il liquido limpido sovrastante e il residuo si porta con soluzione fisiologica sterile al peso complessivo di gr. ( l) Si fa uso eli un imbutn nhran te di vetro Schott. 11. Grn. fcna. contr~ddistin to con la sigb 26G ~. (2) La pJsta pesa gr. 350 <IICa cd c co~utuitn per il ~o % da lecuina c luteinJ. Sciolta in alcool nnum :1 <J5" d imn<tra una acidità percentuale corri,ponden tc a eme. 14-17 eli N~OH nJ• (mdic. la ft·nolft~lcina). !)a tU() tuorli d'uovo s• tolgono complc>>ivamcnte gr, I iO· Illo d i lcci tina c d1 lutcina, allo stato secco, con un con1cnu to di ,~;>.oto di circa I.Xo ""' e di losforo <h circ:t J .soo{,· (3) 11 siCJ(J (<1 15 = O,<JJO) JX'.<:t g r. IJO· I70 c dimostra una forte acidi tà, corrispondeme per 100 ~r. a eme. 4J1 • r..o th N:10H n/ 1 (i nd ie. la fenoftaleina). Cmc. 100 del sic1'0 lasciano per evaporazion e un residuo di circa gr. 3 in cui , oltre a lcciuna c lUicina, è conte nuta una sostanza forteme nte :t>.<J · ta ta. E' in teressante osscrv:;rc a qucs1o p unto come da dcuo ·;iero , la~ci~Io a sè, si separa in prosq:uo di tempo un a tenue c1u~ntità di fiocchcui hianchi, g r. o,..,5·0.t'8. che osscrvJti al micro>e<lpto (6oo ingrandimenti) presentano 1a form a d i aghetti sottili che si riunisco no a form:1rc dci ciu ffi dal la cara twristica l orma Ùl covo.~ni, spazzole. Questi fiocchett i dà n no con acido niu ico colorazione gi,tlla chL p:ts>a all'aranciato con ammon Jac;~ (n':t7.Jo nc xam oprotcìca). S1 è cl<:tcrminato. cnn il metodo di Kjcldah l. il perccnto d i azow su l prodouo ricavato da nu merose preparazioni . I fio~eheni erano all'uopo lan ti prima con alcool etilico a <))0 caldo t· qui1tdi sccca1i in stufa a 1o<'Jo C. fino 3 peso cn't:mtc; il pcrccnto di azoto risulta eguale a 7,7 (media di 4 dc1crmina7ioni). Prosc)!ll<'IHlo ncll'idenli licazion< ,i è lrovato che il punto di fusione di detti fiocchcui. punlica ti per cristallizzazion e dall'acqua bol lente, risultava eguale a 287° (con clecompos .) . L a wluzionc acquo~a per agglll m:t del reattivo di Millo n s\•iluppava un'intensa colorazione ross:t chc J'·l"·"':J, intorl>Lhn-lc.~i . al ''inato. l.a f<>rl11:1 cristallina. le reazioni cromatiche, il punto di fu>ionc c infine il cnn tcnuto paccmualc <li noto st:~ hiht<) con il m cwdo di KJd<I:Jh l, erano inchzi po,Jtivi per identifica re la •mtanza col\ la /-tirosina. Si è proced uto quindi all'analisi centesi male operando : ull,, >ostanLa cri>nllit.z:Ha 1-.cr du;: volte consecutive dall'acqua l.>olkntc c essiccata su :>eido soJ. fonco. l n>ultati :JnalniCJ C= ) Q, 19, H = 6,olì, N •i7 . hanno çon fcrma to 1'idcmifìcnionc della w'Ianza con la l tiros1na. l J) \' cd• ,opra. nota 1

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METODO AGGIORNATO PER LA PREPARAZIO~F. DELlE FI,\ LF. FCC.

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6.240 (oltre la tara del pallone); si aggiungono allora gr. 160 di alcool etilico a 95° (1). S1 ottiene in tal modo una sospensione che per roo eme, contiene gr. 5,0-5,5 di lecitina e luteina. Si deve agitare energicamente questa sospen-

Fig. 1.

sion e .allo scopo di ottenere una dispersione molto sottile della lecitina e della Iuteina nella soluzione fisiologica. AH 'uopo si fissa il pallone contenente la sospensione su un agitatore meccanico e se ne effettua lo sbattim ento per circa due ore. Si procede alla distribuzione asettica della sospensione in fi ale lavate e !'terilizzate (2) servendosi di un sifone la cui estremità pescante porta un filtro ad immersione con setto di vetro poroso (3) (vedi (t) E" ovvio che l"alcool deve cs,crc sta to tiltratn iu precedenza attraverso filtro di ,·c tro poroso (v<.:di pag. prc.;. , nota t) sulrim portanza dcll"alccK•l nei riguardi dcll'nionc c~t:llitic:o cscrcitat:t d~i li potd i $ulle funzioni enzimatiche dr. C. S•· Ro~>o: Su fazio11~ jìJiologiu. t! taart:utìca dà lipr;idi. - · .. R as>cg:na di Chimica, Tcr:•pia c Scienze i\ff. "• fase. IV, J9 tJ. (2) Le fiale prima del la vaggio sono $<lll<>lX>Slc ad una ccrniw. o nde 3>Sicurarsi che non presenti no ,ho l bture oppure traccic di incrinature. Qucsrc ulrimc si ri~contran•l a«:oi r;••·a mcl'lc (lo sc~rto è cin::a d i una fiala su mille), ma per la diff1colt.'• ad essere rilevate sono le più insicJiosc. All'uopo si guardano le fiale attentamente, una ad una, con una lente t~·ingr:mdim cn t<J. (3) Si fa uso di un fil tro ad immersione con setto di vetro poroso Scon u . Gt'u . , feua . cont r:tddi~llnlo con la sigb 36 G1. Con r ~pplic:Jzionc: dd lìhro con setto di w1ro por('" ' si ottiene un filtrato con g ranuli di lcc1tina c di Interna privo -:li tibrillc c di filamenti P"'''e nocmi tbll:o c:•rt:r cb tihro. usata n elle Ja<:ccd cnti filtrazioni. C(r. L. RRACAr.osr: Sur /'usag~ dt: plc~qttt!J fì/Jrantt!S dc t•urt! porru.r pour filtroti<~n de ·la suspt!nsiu" d·~x:rtJt/ J•oçuf (h'dJhint! t!/ lttt<'int') à 5 p. l <~l d"'" lt: sr'rwll phy.uologrqu<". - •c Journ. Ph. et C h. •, 1939, t. XXIX, p~)!g. l <)J· 19)·

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842

METODO AGG IO RN ATO PER LA PREPARAZIONE DELLE FIALE E CC .

fig. r). La sospensione durante l'infialettamento è continuamente agttata mediante il dispositivo (r) rappresentato dalla fig. 2. Le fiale infine sono p:1storizzate mantenendole a b. m. per 7 h. m corrente d'acqua calda a 70° C.

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F ig . 2 .

a) Misura d~/ dùrm~tro dei granuli della sosp~nsion~ di luitina ~ lutcina. - Dopo che le fiale sono state pastorizzate si procede alla misura del diametro dei granuli. All'osservazione microscopica (6oo ingrandimenti) i granuli appaiono di forma rotondeggiante o di bastoncino con le due estremità arrotondate. I granuli presentano spesso una fenditura centrale, rassomigliante all'ilo dei granuli di amido della farina dei fagiuoli. Il diametro dci granuli varia in genere da 2 Il- a 17 Il- (vedi microfotografia, 68o i., fi g. 3). (t) L 'agitazione durante il pcmxlo d 'infialcttam~nto ha lo scopo d i mamenere eostante il tuolo <.Iella wspcnsionc. Us:~ndo il d•sposiuvo ad oscillazione pendolare, rappresentato dalla lì,~:. 2 , ch e comptc ;<> Osclllatinnt Cf•mplctc al a' si sono novau ~u Lre cam pio ni prelevati al princi pio, a m et3 e al termine ddl'infi.llctt:~mento, dei valon prcs'K!Chè uguali e cioè: campione n. 1 • gr. lcc•un~ c lutt'ma o.., eme. di S<"I>CnSiunc 4 .88: • n. 2 • • • " 4,84; • n. 3 • • " " » 4,89.


METODO AGGIORNATO PER LA PREPARAZIONE DELLE FIALE ECC.

843

b) V erifica della chiusura delle fiale. - La verifica della chiusura delle fiale si esegue nel modo seguente : in un recipiente a pareti robuste e a chiusura ermetica, si pone un conveniente quantitativo di soluzione di eosina all'r p. rooo. S'immergono completamente in questa soluzione le fiale racchiuse in un cestino e si pratica il vuoto entro il recipiente, controllando l'operazione mediante l'apposito vacuometro. Si mantiene il vuoto nel recipiente per circa 1/2 h., quindi si ristabilisce la pressione ordinaria lasciando le fiale per eguale spazio di tempo ancora sommers.e nella soluzione di

Fig. 3·

eosina. Si scartano con accurata cernita le fial e nel cui interno è penetrata la soluzione rossa di eosina. c) Verifica della sterilità della sospensione. - Con la sospensione delle fiale pastorizzate, prese a sorte, si fanno delle culture aerobiche e anaerobiche in brodo peptonato (o altro terreno di cultura adatto) seguendo la tecnica d'uso. S'immerge cioè l'ansa di platino sterilizzata nella sospensione delle fiale previamente agitate, e si semina con questa due o tre volte il brodo. Un altro saggio si istituisce, in egual modo, sul brodo previamente sterilizzato in autoclave per ro' a vapore fluente e convenientemente raffreddato per la semina (1); il brodo è infine ricoperto con uno strato d 'olio di vaselina sterile. (t ) E' O\'Vio che questa sterilizzazione eseguita immcdiatam~ nte prima della semina ha il solo scopo di scacciare l'aria, csscmlo il brodo già sterile.


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\IET\J DO :\GGJORNATO PER L,', PREPARAZIONE DELLE FIALE ECC.

Dopo 2-3 giorni di permanenza in termostato a 37"-38• C. il brodo, net due saggi, deve conservarsi perfettamente limpido. d) Costanti fisico-chimiche e caratteri delia sospensione di lecitina e di luteina dopo la pastorizzazio·~te. - La sospensione di lecitina e luteina presenta le seguenti costanti fisico-chimiche: L\ = - 0°,53; il L\ della sospensione in uso risulta più basso, eguale cioè a - I 0,70 - 1°,90, perchè contiene il 3 % di alcool etilico a 95•. pH = 5,6 - 6>4 (con il comparatore di Hellige). Acidità = eme. 10 - 17 di .soluzione NaOH n/Io per litro (ind. la fenoftaleina). Pe rcento di lecitina e luteina (allo stato secco) = 5- 5,5. Diiamctro dei granuli dispersi= 2 - 20 !J. ( 1). La so~pensione è colorata in giallo-aranciato vivace (2). Lasciando depositare la sospensione il siero fisiologico si presenta perfettamente limpido ed incoloro (3). L'iniezione della sospensione nelle vene risulta affatto incoIora e non provoca alcun disturbo nè al punto di applicazione, nè g2nerale. RIASSUNTO. L'A. c~pone un metodo per la prep:~razione delle fiale di estratto d'uovo (lecitina c luteina) per uso endovenoso usando come materia prima i tuorli d'uova di gallina freschissime e come liquido estrattore. l'alcool etilico n 90,· Il metodo è corredato dall'esposizione dci più minuti dettagl i tecnici, in vista della delicatissima destinazione delle fiale.

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( t) Cfr. A. Cllt ,.'- : Lr: iniezioni m dot•t·no.<t! ,fj Jrcilin.; . " R:ls>egna di Clinica, T er a pia e Scienze Affini " · a. XXVI, f~sc. I, genn;~in-fcbbraio 1927. (2) S i è osscn ·ato che il processo di pa\lo nzz:•z•onc produce t:~lvoha un imbianchimento pi ù 0 meno mn rc:Ho della so<pcn. io ne. tuttavia la fonna cd il diametro dci ~ra11u l i restano invariati. n è si c ma• os~crvato un .u l<lcn,nmcnto dct granuli tra di loro. Non csi~tc perciò alcuna controindicazu:>nc ali" uso endove noso dd l:t " "1W lhlfli1C anche se $i prnt' nt.t p:t rzialmcntc imbianchita. Cfr. L. BllAC ,LO '<I: Sur !t: Mandn mc111 de la slli{'<"n.w>n t!"~xtrait d·o('u j (lédthim · cl /ur<'ine) par action dc- la lumìi'rc- so l!lirt: ~. dc la dt.tlcur . " )ourn. dc Ph . et Ch. " • H)38 . t. XXVI!l pagg. 97·102. (.)) t;n ·•>paksccn?.o p•u o meno matc.•t.• è indiz to eli prc'Cnza eli olio di tuorlo d·uovo .


DIREZIONE DI SANITÀ MlLITARE DEL XII CORPO D'ARMATA Oirettore: colonnello medico prof. GEsUALDO GIARRusso.

CONSIDERAZIONI SUL FUNZIONAMENTO DELLE SEZIONI DI DISINFEZIONE E DELLA STAZIONE MOBILE DI BONIFICA DURANTE LA CAMPAGNA ETIOPICA Dott. Antonino Tomaselll, capitano medico, capo della 12• Sezione di disinfezione territoriale.

Durante la campagna etiopica, ho avuto la ventura di prestare servtzto in Eritrea dall'aprile 1935 all'ottobre 1936, sempre alle dipendenze della Direzione di Sanità del! 'Intendenza A. O. 1., quale capo di Sezione di Disinfezione per rutto il suddetto periodo, nonchè negli ultimi mesi, quale comandante di unità sanitarie varie, costituite da nuclei chirurgici, ambulanze radiologiche, ambulanze odontoiatriche, sezioni potabilizzatori carreggiati ed autoportati, ed autobagni. In tale occasione mi è stato possibile seguire da vicino l'organizzazione sanitaria logistica fin dagli albori della campagna e collaborarvi modestamente nel campo del] 'igiene. Impresa questa non facile, nè agevole, in quanto che trattavasi di assicurare condizioni igieniche di vita ad un notevole contingente di truppa nazionale, che andava ad operare in zona tropicale, esponendosi, oltre che agli inevitabili disagi della campagna coloniale, anche alle avversità dei fattori climatici ed alle gravi insidie morbigene locali, rese più temibili dalla vita semiselvaggia della popolazione indigena, ignara delle più elementari norme di vita igienica. Il pericolo si annidava anche nelle nostre file, ove era rappresentato dalla imponente massa di truppa di colore, che solo parzialmente aveva rinunziato alle abitudini di vita primitiva. Si richiedevano quindi misure precauzionali e mezzi adeguati per poter soffocare, in sul nascere, qualsiasi focolaio di malattia infettiva, che avrebbe potuto rapidamente e pericolosamente dilagare fra le truppe, per le ragioni sopra ac~n­ nate, con resistenza organica necessariamente diminuita. Se a queste necessità, legate al benessere delle nostre truppe, si aggiungono rutti gli altri bisogni inerenti ai necessari presidi igienico-profilattici a favore dei prigionieri e della stessa popolazione civile quale valido mezzo di penetrazione pacifica, nonchè alle provvidenze intese alla bonifica dei territori di nuova occupazione, ove talvolta si soffermavano a lungo le nostre unità, si può approssimativamente avere una idea della ingente mole di lavoro organizzativo che richiese la nostra ultima campagna. Come scrisse il ten. generale medico Martoglio, Direttore di Sanità dell'Intendenza delle


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CO~SIDF.R \ZION I SUL I' U ~ZIO:-JAMENTO DELLE SEZIONI ECC.

Forze Armate dell'Etiopia: « si trattava di organizzare e di vincere una prima e ben dura battaglia contro quel complesso di difficoltà materiali note ed ignote - che sempre sono destinate ad affiorare durante una grande impresa di occupazione coloniale )) . Non è mia intenzione di esporre la complessa organizzazione del servizio igienico-profilattico durante la campagna etiopica, che ri~ose pienamente in ogru circostanza; mi limiterò invece a qualche considerazione sul servizio delle «Sezioni di disinfezione » c della « stazione mobile di bonifica », formazione pronlattica quest'ultima non prescritta fra le unità igienico-sanitarie da campo, ma di cui si intese impellente il bisogno per il carattere di guerra eminentemente di movimento offerto dalla nostra impresa coloniale, la più grande che la storia ricordi.

Sezioni di disinfezione. Ne fu assegnat.l organicamente una ad ogni corpo di armata e n e furono costituite tre in Asmara, una delle quali per il corpo di armata indigeno. Per le sezioni di nuova costituzione, il personale, nel numero stabilito dalle tabelle organiche, fu tratto dai complementi che affluivano dall'Italia ; i congegni profilattici, il materiale speciale di equipaggiamento individuale e quello per i servizi generali, furono prelevati dai vari magazzini militari. Il nuovo reparto veniva affiancato alla sezione di disinfezione d 'Inte ndenza per circa 20 giorni, durante i quali il personale, prima di raggiungere la grande unità cui era stato destinato, veniva addestrato con intensa istruzione pratica alle varie operazioni igienico-profilattiche. Le sezioni di disinfezione mobilitate in Italia disponevano già di personale tecnico istruito e raggiunsero subito le rispettive dislocazioni. I congegni profilattici in dotazione alle sezioni di disinfezione r isposero pienamente alle varie esigenze dei reparti per la cura dell'igiene personale del soldato e di quella degli accampamenti, per la potabilizzazione delle acque, per la bonifica dci campi di battaglia e delle zone malsane, nonchè per la costruzione e sistemazione dei cimiteri di guerra. Solo l'autostufa da disinfezione Vittoria, per la sua mole e pesantezza, nonchè per il non perfetto stato di conservazione del materiale, specie a utomobilistico (trattasi di congegni residuati dalla grande guerra), presentò non lievi difficoltà in occacione di rapidi spostamenti, che quasi sempre si effettuavano su strade appena tracciate e con forti dislivelli. Si ritiene che la stufa Vittoria possa ancora in territorio nazionale tendere utili servizi per operazioni di disinfezione su vasta scala, data l'ampia capacità della sua camera di disinfezione (litri 2300), ma, per le ragioni addotte, non potrà per l'avvenire es~ere ulteriormente impiegata nelle camp:~ gne di guerra con la celerità e speditezza desiderabili.


CONSJDERAZIONJ SUL FUNZIONAMENTO DELLE SEZIONI ECC.

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CO~SIDERAZI0/\1 SUL FUNZIONAMF.NTO DELLE SEZIONI EcC.

Scarso impiego hanno trovato durante la campagna etiopica le disinfestazioni con vapori d'acido cianidrico, e ciò sia in rapporto al carattere di guerra di movimento assunto dalle operazioni belliche, sia per la difficoltà di poter disporre in un territorio con costruzioni prevalentemente indigene (e quindi rudimentali) di locali, sia pure di modesta cubatura, da poter ren· dere a perfetta tenuta di gas. Proporrei la dotazione alle sezioni di disinfezione mobilitate di una camera a gas ripiegabile e facilmente trasportabile, costituita da tessuto impermeabile all 'aria, sul tipo di quello adoperato per la costruzione dei palloni frenati in uso nell'Aeronautica. Tale dotazione costituirebbe nelle campagne di guerra, e specialmente in quelle coloniali, una risorsa di somma importanza, venendosi così a risolvere agevolmente il problema delle rapide disinfestazioni degli effetti d'uso personale e letterecci. La camera a gas da me ideata (vedi figura) avrebbe una forma quadrangolare con una cubatma di circa 100 m 3 , l'altezza di m. 3 e la superficie m 2 33,351. La camera a gas. avrebbe così il suo maggiore sviluppo in superficie, consentendo un'ampia distribuzione nel suo interno del materiale da bonificare e riducendo al minimo indispensabile i sostegni occorrenti per il suo montaggio (cinque bastoni metallici allungabili a cannochiale: uno per ciascun angolo ed uno centrale, dalla cui estremità superiore d ipartirebbero quattro sostegni con estremità a gancio, da fissare a corrispondenti anelli inseriti nelle estremità superiori dei quattro bastoni disposti agli angoli. Una piastra, anch'essa metallica, aumenterebbe la superficie di appoggio d'ogni bastone). Nei quattro spigoli esterni della camera a gas, al centro di ciascun telo e negli interspazi, verrebbero verticalmente segnate le cifre corrispondenti al volume (espresso in m.a) della camera stessa nelle sue varie altezze, in modo da poterla sfruttare nelle diverse capacità, riducendone proporzionalmente l'altezza, nel caso si tratti di bonificare scarsa quantità di materiali. La stabilità della camera a gas si otterrebbe m ediante quattro cordicelle, fissate nella estremità ~uperiore dei quattro spigoli della camera stessa, assicurandole a quattro picchetti di ferro infissi nel terreno. Un nastro, corrispondente al perimetro della camera a gas, consentirebbe di disporre il materiale da disinfestare sul terreno prescelto, prima del montaggio della camera stessa. Due pareti contrapposte della camera sarebbero x 40, per poter forniti di finestrino fisso di mica, dell'ampiezza di cm. controllare dali 'esterno la reazione chimica, che potrebbe provocarsi col forse primitivo, ma pur sempre pratico e sbrigativo sistema del mastello di legno con la soprastante cassetta di ribaltamento. Una cordicella attraversante un foro , praticato al disotto di uno dei due finestrini, provocherebbe dall'esterno il ribaltamento della cassetta sul mastello e l'inizio della reazione. Al margi ne inferiore delle quattro pareti della camera a gas, verrebbe applicata, formando angolo retto con le pareti stesse, una larga striscia di cuoio per

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CONSIDER.'\ZLONI SUL FU!'J ZIO:--IAME.NT O DE LL E SEZION I ECC.

849

assicurare l 'adesione al terreno, più che possibile pianeggiante, sul quale la camera verrebbe issata. Detta adesione, la quale, data l'estrema leggerezza del gas, non occorre sia assolutamente perfetta, potrebbe ottenersi facilmente mediante la sovrapposizione di sabbia, ghiaia, od addirittura di terriccio alla suddetta striscia di cuoio, dopo aver disposto il materiale da bonificare e predisposta la reazione. Ai quattro spigoli esterni della camera a gas, in corrispondenza delle cifre che ne indicano la cubatura alle varie altezze, nonchè al centro c negli interspazi di ciascuna delle 4 pareti, sempre sul lato esterno, verrebbero applicate delle cinghiette, che consentano di limitare al fabbisogno la capa-

cità della camera stessa, riducendone l'altezza. Ciò si otterrebbe rapidamente fissando tutte le cinghiette disposte ad una medesima altezza della camera, con delle fibbie situate, in linea con dette cinghiette, sul bordo inferiore della camera stessa. Il numero segnato sul bordo inferiore della camera, così ridotta, corrisponderebbero al volume, per il quale dovrebbe approntarsi la reazione (acido solforico addizionato ad acqua e cianuro di sodio o di posassio) nelle note proporzioni. Con l'adozione della camera a gas da mc proposta, si verrebbe a disporre di una potente arma di sicura e rapida efficacia , di facile e pronto impiego, con la quale, in qualsiasi circostanza di tempo c di luogo, si avrebbe la possibilità di eseguire operazioni di bonifica su vasta scala, anche al seguito delle truppe operanti , senza ostacolarne o ritardarne il movimento.

Stazione mobile di bonifica. E' sorta in appendice alla sezione di disinfezione d 'Intendenza, di cui costituiva un reparto celere autoportato, capace di vita e di funzionamento autonomo. Carcnteristiche fondamentali di detta stazione erano: 1° - celerità di approntamento e rapidità di spostamento del reparto (previo addestramento del personale addetto, il carico del materiale veniva eseguito in meno di quindici minuti); 2 ° - autonomia di trasporto, perchè tanto i materiali, quanto il personale, trovavano posto per intiero sui tre autocarri leggeri assegnati, due dei quali con innesto a campana, per il rimorchio delle due stufe Giannolli in dotazione; 3o - disponibilità di sufficienti mezzi per poter attuare, in brevissimo tempo, la bonifica personale di intere unità. Al reparto fu assegnato il seguente personale: I subalterno medico comandante, I sottufficiale di sanità, 2 conduttori di caldaie a vapore per il governo delle due stufe Giannalli, I meccanico per il funzionamento dell 'autobagno, I stagnino, I idraulico, 2 barbieri, I lavandaio, 4 autisti, 5 uomini per i servizi generali, I attendente. ::>

·-- Giornale di m~dicimz militar~.


850

CO:-JSJDE.RAZIONf SUL F UNZI ONAMENTO DELLE SEZIONI ECC.

Complessivamente 20 uomini, suffi cienti per il funzionamento della stazione in tutta la sua attività, come potè constatarsi durante le operazioni di bonifica eseguite per le truppe di intere divisioni. La stazione fu dotata dei seguenti materiali: 3 autocarri leggeri per il trasporto del personale e del materiale; I autobagno con congrua scorta di asciugatoi, sapone e petrolio per il funzionamento; 2 stufe Giannolli autorimorchiate; I lavanderia Comi ; 1 tenda ricovero 7 x 7; 8 te li da tenda mimetici; 4 macchinette tosatrici per capelli; 8 rasoi da barba; 3 pompe da disinfezione tipo Gatteschi; scorta di liquidi disinfettanti e disinfestanti; materiali vari per i servizi generali del reparto. Caricamento degli automezzi: otto uomini trovavano posto sui sedili dei 4 automezzi, i rimanenti dodici venivano allogati in ragione di quattro nell'interno di ciascuno dei tre autocarri leggieri, sui quali veniva anche caricato tutto il materiale profilattico e per i servizi del reparto. La scorta degli asciugatoi, il sapone ed il petrolio, venivano allogaci negli appositi scomparti dell'autobagno. Le due lisciviatrici della lavanderia Comi venivano caricate su uno dei tre autocarri leggeri, la sciacquatr.ice della stessa lavanderia su di un altro, i colli della tenda ricovero 7 x 7 sul terzo, le due stufe Giannolli agganciate a rimorchio dei due autocarri muniti di innesto a campana. I rimanenti materiali venivano ripartiti fra i suddetti tre autocarri . Funzionamento: arrivata la stazione nella località designata, si procedeva all'impianto dell'autobagno, possibilmente in. prossimità di una presa o corso d'acqua, ed alla sistemazione per il funzionamento delle du~ stufe Giannolli, scegliendo, a tale scopo, un posto adatto sotto vento o sfru ttando qualche risorsa locale (casolari, baracche, tettoie ccc.), onde evi tare il raffreddamento delle caldaie, specie in periodo di eccesstvi rigori invernali. Con gli otto teli da tenda mimetici veniva impiantata una tenda rettangolare, sufficiente per il lavoro dei due barbieri. La tenda 7 x 7 veniva issata a fianco dell'autobagno, improvvisando fra questo e quella un apposito passaggio coperto. A cura dei reparti interessati venivano . ritirati ad ogni militare una tenuta cd una muta di biancheria, le quali, dopo bonificate nelle stufe Giannolli o mediante lisciviatura, venivano riconsegnate, il giorno successivo, ai rispettivi proprietari. Questi, nel frattempo, erano sottoposti al taglio dei capelli, della barba e successivamente alla doccia di pulizia.


CONSIDER.AZION I SUL FUNZIONAMENTO DEL LE SEZIO NI ECC.

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I militari, all 'atto di prendere la doccia, si svestivano sotto la tenda dell 'autobagno, ove lasciavano gli indumenti che portavano addosso. Eseguita la doccia, passavano nell'attigua tenda ricovero 7 x 7 ed ivi indos-savano la biancheria e la tenuta conser:nate il giorno precedente e già bonificate. Quest'ultima tenda, oltre che per la distribuzione degli oggetti di corredo personale e per la vestìzione ·dei militari già bonificati, veniva adoperata, in caso di pioggia, e lirnìtatamente alla sua capacità, per il prosciugamento della biancheria, sottendendo nel suo interno numerose cordicelle ed assicurandone la ventilazione mediante l'apertura delle finestre e discontinuità create nei punti di combaciamento dei teli costituenti la tenda stessa. Gli indumenti da bonificare, lasciati sotto la tenda dell'autobagno, venivano ritirati dal personale della stazione di bonifica e subito trasportati alle s~fe ed alla lavanderia per essere disinfestati e riconsegnati il giorno successivo. Le operazioni di bonifica del personale, del materiale c degli accampamenti richiedevano complessivamente tre giorni, durante i quali, con circa quindici ore di lavoro giornaliero, venivano trattati sino a 500 uomini, forza approssimativa di un battaglione. Dette operazioni venivano eseguite nel seguente ordine progressivo: 1° giorno. - Consegna della prima tenuta e della prima muta di biancheria per la bonifica con la stufa Giannolli o mediante lisciviatura. Taglio dei capelli e rasura della barba. 9 2 giorno. - Bagno a doccia di pulizia. Consegna della seconda tenuta e della seconda muta di biancheria, e ritiro, dopo il bagno, delle prime, g1à bonificate. Consegna nelle prime ore del mattino della fodera del proprio pagliariccio; ritiro di essa, previo trattamento alla stufa Giannolli, la sera dello stesso giorno. Disinfezione e bonifica degl i accampamen ti e loro eventuale spostamento. 3o giorno. - Ritiro della seconda tenuta e della seconda muta di biancheria, consegnate il giorno precedente, e già bonificate. La stazione mobile di bonifica trovò, durante la campagna etiopica, largo ed utile impiego, bonificando intiere grandi unità nello spazio di pochi giorni. L'utilità di questo speciale servizio fu maggiormente apprezzata, data la grande difficoltà, in un territorio di occupazione così vasto, di fare affluire le nostre truppe alle sedi delle stazioni fisse di bonifica, spesso dislocate ad enormi distanze dalle truppe stesse. Tali circostanze, comuni nelle guerre coloniali, potrebbero oggi facilmente riprodursi in qualsiasi altra guerra, data ia facilità di spostamento celere e profondo acquistata dalle nostre grandi unità per effetto delle trasformazioni organiche in corso.


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COI'SID ERAZION I SUL FUNZIO!'AMENTO DELLE SEZIONI E('C.

Le unità motorizzate ed autoportate hanno oggi la possibilità di spostarsi per decine e decine di km. nello spazio di poche ore, allontanandosi notevolmente dalla zona centrale dei Corpi d'armata, e più ancora dalla zona di schieramento dei servizi igieniccrprofilattìcì delle armate. Per la mia personale esperienza, tratta dalla campagna Etiopica, e per una presumibile valutazione delle nuove esigenze igienico-profilattiche in armonia con le trasformazioni organiche in corso dì attuazione nel nostro Esercì to, ritengo che l'assegnazione ad ogni Corpo d'Armata di una stazione mobile di bonifica sul tipo di quella creata in A. O. I., possa essere di grande utilità pratica per la salute ed il benessere del nostro soldato, e per l'efficienza dei reparti. Tale organo profilatrico, autoportato, fornito di mezzi e di materiali propri, in dotazione ad ogni Corpo d'armata in appendice alla rispettiva sezione di disinfezione, e da rendere al bisogno anche autonomo, per la celerità di spostamento potrebbe essere proiettato sino al tergo delle prime linee, ed essere temporaneamente assegnato - secondo turni prestabiliti - anche nei brevi periodi di sosta delle operazioni belliche, alle varie divisioni costituenti il Corpo d'armata. Ho voluto esporre queste mie considerazioni e proposte, per il caso esse meritino un più profondo e competente studio a vantaggio della nostra organizzazione igien!ccrprofilattica di guerra.

AuTORIASSUNTO. - L'A. dopo un breve accenno alla vasta organizzazione del servizio igienico. profilàttico durante la campagna etiopica, espone alcune considerazioni personali sul servizio ivi svolto dalle sezioni di disinfezione e dalla stazione mobile di bonifica. Allo scopo di rendere sempre possibile le disinfestazioni con vapori d'acido cianidrico durante le campagne di guerra in genere e quelle coloniali in ispecie, anche in località prive di abitazioni, propone l'assegnazione alle sezioni di disinfezione mobilitate d'una camera a gas ripicgabilc e facilmente trasportabile, da lui ideata. Descrive la costituzione, l'organico, il materiale cd il funzionamento della st:J· zionc mobile di bonifica, potente organo profilattico, creato in A. O. I. per i bisogni del periodo bellico, proponendone l'assegnazione alle sezioni di disinfezione mobilitate.


OSPEDALE MILITARE DI ALESSANDRIA Direttore: ten. colonnello medico V. CARBONE.

COMPORTAMENTO DELLA CAROTINA E DELLA VITAMINA A NElLE DERMATOSI Dott. A ntonino Farina, capitano medico.

Le teorie sulle vitamine da una limitata conoscenza, quasi di cmpmsmo terapeutico, si sono in questi ultimi anni così ampliate ed approfondite da dare alla questione vitaminica delle saldi basi scientifiche. Oggi è certo che le vitamine si debbano considerare come elementi partecipanti o regolatori di numerosi processi biologici. Allo sviluppo di questo interessante problema molto hanno contribuito le ricerche sulla natura chimica delle vitamine, la loro preparazione per sintesi e la loro determinazione quanti.tativa. Non si può disconoscere che l'entusiasmo eccessivo di qualche AA. ha un po' falsato la serietà dello studio vitaminologico, ma non si deve, neppure accreditare lo scetticismo di Werner Kollath che parla addirittura di « isterismo moderno della vitamina ». I metodi di determinazione quantitativa delle vitamine nel siero di sangue e negli escreti sono numerosi, ma molti dànno d ei risultati poco precisi e sicuri. 11 metodo di dosaggio della vitamina A nel siero di sangue è sicuramente uno dei più sicuri e per questo abbiamo preferito occuparcene, tenendo anche conto che la vitamina A offre realmente notevole interesse nel campo della dermatologia. La vitamina A, o vitacarotene, dalla formula bruta C2o H3o o, è stata scoperta indipendentemente da Mac Collum c Davis, e da Osborne e Mendel nel 1913. E' liposolubile, discretamente resistente al calore, i raggi ultravioletti e l'idrogenazione a 120° C. la distruggono. Karrer, Morf e Schoepp sono riusciti ad ottenere la vitamina A sotto forma di un liquido oleoso di color giallo chiaro, facilmente solubile in benzina. La conoscenza chimica della vitamina A è merito di Karrer, il quale ha proposto la seguente formula strutturale : HJ C CH3

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C- CH=CH - C ;; CH- CH =:CH ·-C = CH- CHz OH

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C - CHJ


854

COMP:JRTAMEI'TO DELLA C:AROTINA E DELLA VITAMINA A EC:C.

Il peso molecolare della vitamina A ricavato col metodo della canfora è di circa 300 (Karrer e Morff). Il fattore A viene prodotto nell'organismo in seguito a trasformazione della carotina o <<carotene », idrocarburo fortemente insaturo (Arnaud) dalla formula bruta C, ~ H r.r. proposta da Willstaetter e Mieg. Oltre la carotina esistono altri corpi colle stesse caratteristiche detti « carotinoidi » (Tswett) capaci di traformarsi in vitamina A. I carotinoidi sono sostanze colorate, diffuse nel regno vegetale, solubili nei grassi; hanno chimicamente molti legami etilenici e sono considerati come derivati dall'isoprene (gruppo radicale).

I corpi carotino idi, o provitamine A, più noti sono: il carotene (Karrer), la licopina (Karrer), la criptoxantina C.o H.,&o (Kunn e Grundmann), la xantofilla, la rodoxantina e l'astacina. La carotina o provitamina A. è quella che si trasforma con maggiore facilità in vitamina A: una molecola di carotina assumendo due molecole di acqua forma due molecole di vitamina A. Sembra che tale trasformazione della carotina in vitamina A si compia nel fegato (Moore) e che tale trasformazione avvenga per opera di un enzima detto « carotinasi » (Stepp, Kuhnaw e Schroeder). Von Euler ha tentato, negativamente, la trasformazione c; in vitro ;> della carotina in vitamina A mettendola prima a contatto con fegati macerati; tale trasformazione sarebbe invece riuscita ad Olcott e Mac Cann mettendo a contatto il tessuto epatico di ratti carenzati colla carotina. Oltre il fegato è molto probabile che altri organi siano capaci di operare tale trasformazione a partire dalla carotina: come ad esempio il sistema reticolo- endoteliale (Ahmad). I carotinoidi, provitamine, sono contenuti principalmente nei vegetali verdi ricchi di clorofilla, nel tuorlo d'uovo, nel burro, nell'olio di fegato di merluzzo e con tali alimenti vengono introdotti nell'organismo umano. Nell'uomo Drigalski ha dimostrato che la carotina e la vitamina A sono componenti costanti del sangue, dove si trovano nel siero e non negli elementi ematici. Il fegato è l'organo che contiene la maggiore quantità di vitamina A. ; vengono poi il midollo spinale, la milza, la placenta, e le glandole surrenali (Connor). La carotina e la vitamina A non sono state riscontrate nel sudore, n ella bile e nel liquido cerebro spinale, si troverebbe invece in piccola quantità nei trlsudati e negli essudati.


COMPORTAM ENTO DELLA CAROTlN A E OELLA VITAMIN A A ECC.

855

Molti AA. ritengono che la vitamina A sia eliminata colle feci e non colle urine: questo fa pensare a Wendt che l'intestino funzioni da meccamsmo regolatore nel ricambio vitaminico. Fromme pensa financo che la carenza vitaminica sia un risultato di malattie della cavità addominale o di operazioni addominali. Le funzioni che la vitamina A svolge nell'organi~mo sono certamente molteplici, ma non tutte allo -stato attuale posstiamo considerarle come certe. La sua funzione di eccitare l'accrescimento corporeo è una delle principali ( Mac Coli un e Davis), come altrettanto certa ed interessante è quella che la pone come fattore necessario al normale mantenimento fisiologico dell'organismo. La carenza di vitamina A diminuisce la resistenza alle infezioni e rende più recettivi gli organismi animali, come· pure diminuisce la resistenza alle tossine. Alcuni AA. cercano di spiegare tali fenomeni con una diminuizione del potere battericida del sangue, altri colla diminuizione dell'attività fagocitaria (Findlaj e Mac Lean, Smith e Wason), altri ancora li mettono in relazione alla trombopenia ed alla diminuizione delle emolisine nel sangue (Cramer, Drew, Forssberg). E' noto che uno stato di avitaminosi A dà luogo a particolari lesioni oculari quali la xeroftalmia e la cheratomalacia; inoltre tale carenza determina l'emeralopia, venendo a mancare la rigenerazione della porpora retinica operata dal fattore A (Wal d). Il fattore A esplica certamente una netta azione sul metabolismo e sulla normale riproduzione degli animali. Le relazioni tra vitamina A e tumori, e vitamina A ed ormoni sono ancora molto incerte, solo si può ammettere con relativa certezza che la vitamina A è in rapporti di antagonismo con la tirossina per quanto riguarda l'accrescimento porporeo (Von Euler). Sul sangue la vitamina A esplica la sua azione influendo favorevolmente sulla ematopoiesi (Binet e Strumza). Nell'uomo ipercarotinemia è stata trovata nello xantema, nel diabete (Umber), nel morbo di Biermer (Morawitz) nella xantosis diabetica (Von Norden) e nei tubercolotici (Monceaux e Pissavy). Ipovitaminosi A invece è stata segnalata clinicamente nell'anemia perniciosa, nelle sepsi, nell'insufficienza e calcolosi rcnale, nell'uremia, nelle malattie epatiche e nella scarlattina (Clausen, Mac Coond, Aschoff, Green, Iasatz, Woff ed altri). Nel campo della dermatologia si afferma che la vitamina A. conservi la integrità anatomica e funzionale dell'epitelio cutaneo e nello stesso tempo ne favorisca e ne acceleri la riparazione. Questa proprietà già da tutti riconosciuta è. sfruttata terapeuticamente con applicazioni di pomate a base di olio di fegato di merluzzo o di vitamina A sulle ferite, scottature, piaghe ed ulcerazioni (Lohr 1929).

.


8s6

COMPURTAME~TO DELLA CAROTINA E DELLA VITAMINA A F.CC.

Questa attività più che una azione antiinfettiva, molto dubbia per non dire impossibile, sembra essere esclusivamente istofilattica e · che la vitamina A esplichi la sua azione eutrofica come un « Trefone » nel senso di Carre!. I fenomeni cutanei da carenza di vitamina A sono molto più conosciuti negli animali che nell'uomo; in essi contemporaneamente all'arresto deil 'accrescimento ed ai fenomeni oculari si notano fatti di cheratinizzazione dell'epitelio della cute e delle mucose e la caduta dei peli al dorso, all'addome cd al muso (Mori, Walbach, Howe e Goeldbatt); Kuypers ha rilevato anche arresto della funzione delle ghiandole sebacee per cui la pelle si presenta secca e rugosa. Non mancano manifestazioni cutanee da ipovitaminosi A verificatesi nell ' uomo e segnalate da AA. illustri: Loewenthal (1933) ha descritto una prima manifestazione di carenza della vitamina A verificatasi nei prigionieri del l ' U ganda caratterizzata da secchezza della cute con manifestazioni papulose, originate da alterazioni del follicolo pilifero, diffuse in tutte le parti del corpo eccetto la faccia. Nicholls ha confermato questi dati con osservazioni fatte a Ceylon (scuole, prigioni, asili) ed ha chiamato questa caratteristica manifestazione cutanea « frinoderma >> . Altri AA. come Wright, Mac Kay, Goodwin (1934) hanno fatto identiche comunicazioni al riguardo. Le conoscenze cliniche, sempre nel campo della dermatologia sull 'ipovitaminosi A del! ' uomo sono tuttavia ancora scarse; le pubblicazioni degli AA. che si sono interessati dell'argomento (Frazier e Chuan, Nichols, Pillat, Cornei ed altri) descrivono nella ipovitaminosi A processi di iperplasia ed ipercheratinizzazionc dcll\:piLelio epidermico e dd follicolo pilifero con limitate manifestazioni di aumento di pigmentazione. La cute perduta la sua normale lucentezza si presenta asciutta, ruvida, povera di sebo con eruzione di papule follicolari spinul~.iche ai lati esterni degli arti ed alle natiche. Tale :sindrome è stata con certezza attribuita ad avitaminosi A perchè la cura vitaminica ne fa regredire le manifestazioni descritte. Oltre le manifestazioni cutanee suddette che possiamo considerare re· larivamente specifiche, esistono alcune affezioni che si lasciano beneficamente influenzare dalla cura vitaminica A, tanto da far supporre che questo fattore partecipi alla loro patogenesi: così l'eczema seborrico del lattante (Kuypers), la psoriasi del bambino (Peyri), la psoriasi artropatica, l'ipercher atosi, l'eczema, l 'acne volgare e rosacca (Heck). L'argomento vitaminico nei rapporti delle dermatosi è dunque di notevole interesse scientifico-pratico e certamente le ricerche quantitative della vitamina A nel sangue offrono un notevole contributo per la maggiore conmcenza della funzione biologica di questo fattore. Marchionini, Patel, Von Eckelcn, Mencken, Sckineider e Widmann, Ralbi ed altri AA. si sono occupati della determinazione quantitativa della


COMPORTAMENTO DELLA CAROTINA E DELLA VITAMINA A ECC.

857

vitamina A e della carotina nel siero di sangue. I valori ottenuti sono stati molto oscillanti perchè se ne possano dedurre dei dati precisi e sicuri. Marchionini e Patel hanno trovato nelle malattie cuta nee una media di 19,1 unità Lovibond di vitamina A- per 100 cc. di siero, e nei sani valori mcdi fino a 29,1 U. L. I lavori di questi AA. riportano la interessante osservazione che nelle dermatosi acute e subacute, diffuse, prevalgono i casi di diminuzione della vitamina A e parallelamente della carotina nel siero di san!,JUe; mentre nelle dermatosi localizzate e negli eczemi cronici tali modificazioni sono meno apprezzabili. Questa loro osservazione l 'hanno anche avvalorata sperimentalmente facendo delle ricerche in casi di dermatiti diffus-e provocate da R . U. Una diminuzione della vitamina A hanno pure riscontrato nella psoriasi e nell'urticaria; ma at!l:ribuirono tale diminuzione più che ad una vera carenza, come avviene nelle malattie interne, ad una tramitoria alteraziOne funzionale del fegato subordinata probabilmente ai fatti cutanei.

Il dosaggio della carotina e della vitamina A nel s1ero di sangue si esegue colla reazione di Carr e Price : In un tubo di centrifuga si addizionano 10 cc. di siero in esame e w cc. di alcool a 96°. Si centriifuga per circa mezz'ora .finchè il liquido soprastante al precipitato è limpido. Si getta tale liquido l: si estrae con etere di petrolio la carotina e la vitamina A contenute nel precipitato; tale estrazwne si pratica parecchie volte finchè l'etere di petrolio che si adopera non mostri più alcuna colorazione gialla. Gli estratti eterei si fanno evaporare nel vuoto sotto C02 sino a rid urli ad un determinato volume in relazione alla vaschetta del colorimetro che si adopera. Si può usare il tintometro di Lovibond oppure il colorimetro d i Dubosq; adoperando come soluzione campione quella di azobenzolo secco (azobenzolo 14,5 mgr. in 1 00 oCC. di alcool a 96°). Nelle nostre ricerche, seguendo l'esempio di Balbi si è adoperato il colorimetro a cellula fotoelettrica di Hellige, e come campione una soluzione d:i carotina pura Merck in etere di petrolio. Determinato col colorimetro il valore della carotina si fa evaporare nel vuoto l'estratto di petrolctere sino ad asciuttezza. Il residuo viene ripreso con cloroformio anidro e si evapora sempre nel vuoto per due o tre volte allo scopo di eliminare : residui di acqua e di etere di petrolio. Infine si riprende in due cc. di cloroformio e si evapora sino a ridurlo a 0,20 cc; si aggiunge una goccia di anidride acetica ed un cc. di una soluzione satura di tricloruro d'antimonio in cloroformio. Si ha rapidamente una colorazione bleu della miscela di intensità varia a secondo del contenuto in vitamina A. La lettura dci valori di vitamina A si fa paragonando la colorazione ottenuta con la soluzione proposta


858 TAB.

COMPORTAMENTO DELLA CA ROTINA E DELL:\ VITAMINA A ECC.

I. -

Valori della vitamina A nel siero di sangue nelle diverse dermatosi eJpressi in unità Lovibond. ....i

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Foruncolosi Luc secondaria

Eczema diffuso acuto Eczema CrOniCO localizzato Sicosi Tricofitica

Lupus volgare Lupus eritematoso

. .

I ttiosi Pcmfìgo Xantoma Acne

.

Eritema nodoso

.

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Prurito anogenitale D errn. Dukringè Tricofìzia del capo

.

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859

COMPOPTAMENTO DELLA CAROTINA E D ELLA VITAMI:-IA A ECC.

TAB.

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Valori della carotina nel siero ,di sangue delle dermatosi in milLigrammi %. :;;

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Urticaria Lupus volgare

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Lupus eritematoso Psoriasi

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l

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Xantotna Acne Eritema nodoso Eritrodermia Prurito anogenitale Derm. Dukring. l·

Tricofizia del capo Lichen spin.

.

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Eczema diff. acuto

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-

-

2

2

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860

COYIP<JRT:\MENTO DELLA CAROTINA E DELLA VITAMINA A ECC.

da Kuhn e Brockman (solfato di rame gr. 24 più 15 cc. di una soluzione al 2 % di cobalto nitrato più acqua distillata fino a 100 cc.). Un centimetro cubo di tale soluzione equivale a 15 U. Lovibond per ritrovare il valore in U. Lovibond della vitamina A in 100 cc. di siero si moltiplica il risultato ottenuto per 10. Le determinazioni eseguite nelle nostre esperienze su 12 soggetti sam prest come termini di paragone hanno dato i seguenti valori medi:

Vitamina A Carotina

valore medio . . . .. 31,6 U. L . % valore medio . . . . . 57,5 m gr. %.

Conosciuto il valore medio della vitamina e della carotina nei soggetti sani siamo passati alla determinazione della vitamina A e della carotina nel siero di sangue in 8o casi di malattie cutanee (vedi Tab. I per quanto riguarda i valori della vitamina A, e Tab. II per quanto riguarda la carotina). I risultati ottenuti pur non potendo permettere delle deduzioni definitive per il limitato numero dei casi esaminati per ogni singola dermatosi, tuttavia hanno messo in evidenza che esistono dei valori molto diversi da dermatosi a dermatosi. Le nostre ricerche dànno complessivamente, non tenendo calcolo dei casi di xantoma che con il loro valore piuttosto alto falserebbero la media, per la vitamina A un valore medio di 22,1 U. L. e per la carotina un valore medio di 54,2 mgr. %. Tali valori sono molto vicini a quelli trovati da Balbi nelle dermatosi : Vitamina A 24,7 U. L. e carotin a 57,8 %. I valori suddet6 sono però superiori a quelli riscontrati da Marchionini e Patel: questi infatti hanno trovato nelle dermatosi 19,1 U. L. dì vitamina A % e 30 mgr. % di carotina. Tale differenza di risultati si può spiegare per quanto riguarda la vitamina A dando la dovuta importanza al diverso tipo di alimentazione della nostra popolazione nei confronti di quella tedesca (Balbi), e per la carotina al diverso impiego della soluzione campione. Infatti mentre Mencken, Marchionini e Patel adoperarono una soluzione campione di azobenzolo secco nelle nostre ricerche si è adoperato una soluzione campione di carotina pura Merck, seguendo l'esempio delle più recenti ricerche di Balbi e di G oehtgen. Quest'ultimo A. ha trovato un valore medio carotinico di 61 "·• c qualche volta fino a 104 ?{, nei soggetti sani. A prescindere da queste considerazioni appare evidente dal raffronto fra i valori medi vitaminici e carotinici ottenuti nei sani e quelli ottenuti nelle dermatosi che questi ultimi sono inferiori ai primi; inoltre i risultati ottenuti nelle varie dermatosi sono differenti a seconda delle forme morbose. Valer vitaminici quasi normali si sono avuti nel lichen ruber, nel lichen spinulosico, nelle tricofizie del capo, nella urticaria, nel prurito ano-genitale, nella lue secondaria e nell'eczema cronico localizzato.


COMPORTAMENTO DEL LA CAROTINA E DELLA VITAMI!"A A ECC.

861

Valori inferiori al normale si sono avuti nell'eczema acuto diffuso, n ella psoriasi, nel morbo di Dukring cd in modo meno sensibile nel lupus

eritematoso e nell'eritema indurato. I valori ottenuti concorderebbero dunque colle vedute di Marchionini e Patel sulla esistenza di un rapporto fra estensione delle dermatosi e valori ipovitaminici nel sangue. Delle dermatosi esaminate quella che mostra realmente una spiccata ipervitaminosi A. è lo xantoma; aumento già stato confermato dalle ricerche di Marchionini e Patel, Balbi, Fucbsberger. Anche per la carotina in linea generale, si è rilevato una relazione tr~l estensione della dermatosi e carotinemia: v.alori iponormali si wno infatti notati nelle eritrodermie, nell'eczema acuto diffuso, nel r:cmfigo e nell'critema indurato; vapori carotinici quasi normali nell'orticaria, nel lichen ruber, nell'ittiosi, nel lupus volgare ed eritematoso e nel p rurito ano-genitale. Ipercarotinemia si ha decisamente nello xantoma. L 'interpretazione dei risultati conseguiti non è facile allo stato attuale delle nostre conoscenze nel campo della vitami nologia. Certamente i valori iponormali non possono mettersi in relazione ad una carenza alimentare in quanto tutti gli ammalati esaminati avevano in genere un vitto identico . . . al soggetti sant. Si deve dunque pensare ad una « disvitaminosi 11 (Mancini), cioè ad una sindrome carenziale dovuta ad una incapacità dell'organismo ad utilizzare le vitamine alimentari. Nelle dermatosi , specie in quelle generalizzate·, tale disvitaminosi si può considerare come un fenomeno secondario ad altri fattori patologici. E ' noto infatti che le dermatosi generalizzate dànno un grave interessamento di tutto l'organismo con complesse modificazioni del sistema nervoso vegetativo; che queste alterazioni si possano ripercuotere nel ricambio vitaminico è molto probabile, ma in quale modo non è ancora possibile stabili rio. Per un più completo studio dei risultati ottenuti abbiamo anche pensato di indagare quale rapporto vi fosse fra contenuto di carotina e vitamina A nel siero di sangue e la eliminazione di tali sostanze con le urine. A bbiamo così scelto due gruppi di dermatosi che secondo la determinazione fatta nel siero di sangue offrivano realmente dei valori più decisi di ipovitaminosi e di ipervitaminosi A: e cioè rispettivamente la psoriasi e lo xantoma. Le determinazioni della vitamina A nell'urina eseguita con il metodo di Boller Brunner (« Klin. W och '' • pag. u o6-1938) ci hanno dato i seguenti 1isultati:


862 T AB.

COMPORT AME:-JTO D·ELLA CAROTH',,\ E DELLA VITAMINA A ECC.

III. -

Dete1•minazione della vitamina A nelle urine eseguita senza

la prova di carico,

l

Rcpc.-to <h \'Ìl. A Di:ognos i

l

N. totale dci c~si

Nurn . dci casi

+ -

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-

Psoriasi

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Xantoma

6

l

5

13

l

12

7

Nei tredici casi esaminati, sette di psoriasi e sei di xantoma solo in un caso abbiamo riscontrato tracce di vitamina A nelle urine. L'esiguo numero dei casi certamente non può permettere di dare dei giudizi a riguardo, tuttavia ci conferma le osservazioni già fatte da :altri AA. che normalmente la vitamina A non viene eliminata colle urine e che con molta probabilità il contenuto di vitamina A nel sangue non è condizionato dalla eliminazione con le urine. Marchionini ammette che la diminuzione o l'aumento della vitamina A nel sangue possa decorrere senza interdipendenza colla eliminazione della vitamina A nell'urina e che tali modificazioni del contenuto vitaminico nel sangue sono da riportarsi piuttosto « ad un fattore causale genetico comune di una turba nel contenuto dell 'organismo di vitamina A ». Concludendo allo stato attuale delle conoscenze vitamininologiche possiamo solo ammettere in modo quasi certo che le alterazioni del ricambio vitaminico nelle dermatosi dipendano da un transitorio danneggiamento funzional e del fegato, che è l'organo principalmente deputato a regolare tale ricambio, pur non negando che altri fattori legati alla funzionalità del sistema reticolo-endoteliale ed a tutto il sistema endocrino, e che rientrano nel vasto e complicato campo del metabolismo, possano esercitare la loro azione patologica. E' ancora prematuro poter considerare la vitamina A come movente patogenetico di malattie cutanee, è piu probabile invece che l'alterato ricambio della vitamina A nelle dermatosi sia un fenomeno secondario, una disvitaminosi, anzichè la causa prima di malattia. A u TORIA SSUNTO. -

D opo una breve espos1z1one delle proprietà chimiche e biolo-

giche delln VitnminJ A si fa rilevare l' impomnz::t che lo studio del ricambio della vita mina A mediante le ricerche quantita tive potrebbe avere nei riguardi delle de rmatosi.


COMPORTAMENTO DELLA CAROTINA E DELLA VITAMINA >\ ECC.

863

Esposti i dati ottenuti colla determinazione della carotina e della vitamina A nd s1ero di sangue e della vitamina A nelle urine si conclude che allo stato attuale si può solo pensare che la vitamina A non rientri nella patogenesi delle dermatosi ma che il suo alterato ricambio nelle malattie cutanee si debba considerare come un fenomeno secondario.

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R. UNIVERSITA DI BOLOGNA - ISTITUT O DI RADIOLOGIA MEDICA Direttore incaricato e consulente: prof. G. G. PALMI ERI .

ASPETTO RADIOGRAFICO DI UN ARTO CONGELATO INTERPRETAZIONE PATOGENICA. Dott. Pietro Salsano, tenente medico inc. grado capitano, assistente militare.

Ritengo utile rendere noto un interessante reperto radiografico che ho avuto la opportunità di osservare recentemente. Anamnesi. - Trattasi di un ex militare, certo Giulio L., di anni =;c;, da Curtatone (Mantova). Riportò nella grande guerra lesioni da congelamento agli arti inferiori, specie al sinistro, con esiti tali da giustificare la concessione di un assegno vitalizio. Nel giugno-agosto 1937 è stato ricoverato all'Ospedale Civile di Mantova per ascessi con seni fistolosi al ginocchio e alla gamba sinistra; vi è ritornato ancora nel dicembre '37, e in tale . mese è stato sottoposto a visita medica collegiale presso l'Ospedale Militare Marittimo di Venezia. L'anno scorso è stato trattato con immobilizzazione in apparecchio gessato e cura marina al Lido per dieci ~esi, quindi gli è stato applicato un apparecchio ortopedico. Nel febbraio u. s. ha chiesto di nuovo visita medica collegiale per aggravamento delle sue condizioni fisiche, e per ottenere una pensione di maggiore entità. Al momento attuale continua ad accusare intensi dolori ad accesso a tutto l'arto inferiore sin., specie al piede. Esame obbiettivo. Nulla di importante da segnalare agli organi in· terni. Arto inferiore sinistro: La cute di esso, dal terzo inferiore della coscia, è cianotica e fredda, e la cianosi aumenta procedendo verso il piede. T utto l'arto è ipotrofico (trattasi di ipotrofia muscolare), e l'ipotrofia è più accentuata alla gamba, che è tenuta in parziale flessione, essendone ridotta la estensione anche passiva. Buona parte della gamba presenta edema duro, e nel suo terzo inferiore si notano estese ukerazioni torpide, cosparse di alcune fistole secernenti liquido purulento. Il piede è gonfio, ne sono limitati i movimenti tanto di estensione che di flessione; le dita sono sub-cianotiche. Ai lati del ginocchio, che è deformato e globoso, si notano due cicatrici lineari, lunghe circa 4 centimetri : esito di pregresso intervento cl1irurgico. Altre numerose, irregolari e brevi cicatrici si osservano alla gamba, ricoperte da squame. Esame radiologico. L'esame radiografico del collo del piede e d el ginocchio sin. (fig. 1 e 2), mette in evidenza una intensa atrofia di questi tratti scheletrici, con notevole decalcificazione; un assottigliamento della corticale, che in certi punti ( malleolo tibiale e calcagno), è così spiccato, che l'osso sem~

l l


ASPETTO RADIOGRAFICO DI UN ARTO CONGELA TO

86s

bra non avere più netta delimitazione dall e parti molli circonvicine. Disseminate in queste si rÈleva la presenza di numerose ombrette discretamente opache, di forma varia, a virgola, a C, a lineette poliedriche, ecc., a limiti abbastanza netti, riferibili in via di ipotesi, come meglio diremo tra poco, a delle piccole zone di calcificazione. Le superfici articolari del ginocchio presentano delle piccole irregolarità; la rima articolare è ristretta.

Fig. 1. Ginocchto sinistro nelle due proiN;iont

onogon~li.

Interpretazione patogenetica. Le congelazioni, in periodo iniziale, possono presentarsi di tre gradi, a seconda della gravità; si distingue cioè la forma eritematosa, la boUosa, la escarotica. Il freddo agisce prima di tutto :suHe pareti vasali, determinando alterazioni della tunica elastica, cui segue lesione della tunica muscolare e quindi cndoarterite obliterante per neoformazione dell' intima. Per l' alterazione della lunica elastica si ha dilatazione vasale e rall-entamento della circolazione sanguigna, e successivamente, per l'endoarterite obliterante, occlusione dei vasi e necrosi dei tes-suti, più o meno estesa, a seconda che sono lesi i vasi sanguigni superficiali o anche i profondi. Un grado più avanzato della lesione necrotica rappresenta la gangrena, che, quando si accompagna ali 'azione batterica, può determinare gravi fenomeni generali. AppJicando queste nozioni al caso in esame, si può ritenere che la pro(onda decalcificazione ossea si sia stabi lita 6 -

Giorrurl~ di

medicina militare.


866

ASPETTO RADI OGRAFICO DI Ul'J ARTO CONGELATO

per un processo di iperemia intraossea, aggravata dalla immobilità in cui è stato tenuto l'arto, immobilità che, a sua volta, ha accentuato la stasi circolatoria per la sospensione delle contrazioni muscolari e delle escursioni articolari, fattori questi che agiscono normalmente come pompe attivanti la corrente sanguigna, per sè stessa così lenta neli 'interno dell'osso.

Fig. 2. Collo del piede sinistro nelle cluc proiezioni ortogonali.

Le ombrette segnalat~ nelle parti molli si potreb~ro interpretare come dovute alla calcificazione di trombi vasali, o come calcificazione di piccole raccolte ematiche negli interstizi connettivali. Per le lesioni scheletriche si può ritenere che esse siano l'espressione di atrofia da gravi disturbi circolatori e di atrofia da inattività. Considerazioni. - Evidentemente di _rado si è ricorsi, nello studio di congelati, all'esame radiologico e alla esplorazione delle alterazioni dello scheletro, se dalla letteratura consultata, non mi è stato possibile ricavare delle notizie in proposito. Forse l'abitudine di eseguire precocemente l'intervento chirurgico demolitore, in questi casi, anche quando ci si sarebbe potuto attendere qualche risultato da altre terapie conservatrici, non ha permesso una larga esperienza in tema di alterazioni dello scheletro degli arti congelati, tipo quella che presento. Mentre l'indagine radiologica in tali casi, può dimostrare un aspetto importante e singolare, se non del tutto sconosciuto, almeno assai poco noto.


t\SPETTO RADIOGRAFICO DI t.:~ :\RTO CO~GEI.ATO AuTORI ASSUNTO. L'A. òescrive un interessante c raro qu:Hiro raJiogralico di arto congelato, che ha avuto l'opportunità Ji osservare rcccntcmcntc. L'A. cerca di cbre un:1 interpretazione patogcnctica dci dati radiografici riscontrati: atrofin osscn Ja decalcificazione, e ambrette dense nello spessore delle parti molli.

BIBLIOGRAFIA. AR:-;o:-:E: Alterazioni ossee di origine trofica, ccc. - Atti dell'VIII Congresso ltal. òi Rad. Mcd., Firenze, 1928. BRtl:'-11: Igie-ne militare. M ibno, So:ietà Editr. Librarin, Edizione 1937- XV. Bust: Tecnica c diagnostica radio/. - Unione Tipografica Editrice Torinese, Edizione I933- Xl. ft.:GAZZOLA F. : Le lesioni scheletr. nel morbo di Buerger. Annali di Radio!. e Fisica Medica, vol. XII, fase. 1, 1938. MATHER: Ae1·ocianose et troubles motrices des doigts. Re v. MC: d. de la Sui~. se Rom .., anno 48, n. 1, pag. 1, 1928. Se.~ LA: Le gangrene delle estremitù, con particolare ecc. Rei az. al XXXVI Con gr. ltal. di Chirurgia, 23 · 26 ottobre 1929.


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A. oE N•wERHAUSERN. La termoregolaziont alle basse temptraturt. (•<Il Policl-.. nico >> (Sezione medica), anno XLVI, n. 6, 1939-XVJI). Fra i numerosi studi sperimentali e clinici di criopatologia, compiuti durante l'anno universitario 1938·39 nella R. Clinica medica e nell'Ospedale militare di Genova, questo ora apparso del tcn. medico dc Niecierhauscrr. è di importanza fondamentale, poichè riordina tutta la complessa materia della fisiologia della termoregolazione, sopratutto pro. spettandola nei riguardi delle temperature inferiori, settore questo assai meno inve~tigato di quello delle temperature superiori alla media ambiente. L'A. dopo aver brevemente accennato a quelle che sono le leggi fondamentali che regolano l'intensit., dei processi vitali in funzione della temperatura negli organi e tessuti isobti, passa in rivista la regolazione del calore e l'ipotermia negli animali poichilotermi. Negli animali dci gradi più elevati della scala zoologica esistono dei delicati sistemi di regolazione della temperatura corporea in guisa da renderla entro certi limiti indipendente dall::t temperatura esterna (omotermi). Essa è connessa al fatto che esiste un'optimuro di temperatura interna dei tessuti per la quale i processi vitali sono sviluppati :1l masstmo. Si comprende quindi come l'organismo cerchi di difendersi dalle forti variazioni della temperatura esterna mediante un complesso di sistemi, che dipendono dalla fun· zione tennoregolatrice, al fine di ovviare a variazioni troppo sensibili del livello termico inu:rno e di assicurare così il mantenimento di tutte le funzioni vitali. Questo complesso di sistemi comprende alcune tra le più importanti funzioni dd· l'economia; in esso figurano il sistema circolatorio, quello respiratorio, quello digerente, il neuro- vegetativo ed endocrino, ecc.; che insieme cooperano allo stesso scopo; in definitiva la termoregolazione presiede alla respirazione interna di tutti i tessuti o meglio gradua i fenomeni di ossido-riduzione del protoplasma, mettendo in libertà dell'energi:~ chimica latente sono forma di calore, in maggiore o minore quantità, a seconda delle necessità termiche. Questa è la rcgolazione della termogenesi chimica alla quale si associa la regobzione della tcrmolisi, che provvede alla dispersione del c.alore per mezzo dell'evapon1· zione cutanea, della irradiazione e della conduzione. Dall'ipotermia, ossia dalla eccessiva perdita di calore, l'organismo si difende non solo per mezzo della inibizione della termolisi .na :.mche innalzando la termogenesi. L'intensid della produzione del calore intraorganico è regolata da uno o più ccn.ui diencefalici i quali, sotto gli stimoli periferici, per mezzo del simpatico e degli increti della costellazione ghiandolare eccitometabolica (tiroide, surrene, ipofisi, gonadi, ecc.) favoriscono la termogenesi; ovvero la inibiscono mediante il parasimpatico e gli increti della opposta costellazione ghiandolare antimetabolica (il pancreas principalmente). Sino a che la funzione delicatissima di questo equilibrio di sistemi è conservata e le riserve di materiale termogcnetìco non sono esaurite l'organismo si può difendere dal raffreddamento anche intenso c prolungato. Se però certi limiti sono superati ecco .:hc si manifestano squilibri funzionali prima, alterazioni anatomiche irreversibili poi, che deprimono primicramente la funzione dei centri vitali. CtGNOL!Nl.


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CHIRURGIA GENERALE GuY LAzoRmEs. - Nozioni anatomiche rifcrentisi alla chirurgia del simpatico dell'arto iilfttìOtt. (« Revue de Chirurgie », marzo 1939).

La conoscenza attuale del simpatico dell'arto inferiore, studiato particolarmente dall'A., fornisce nuove direttive ai chjrurgi. Le fibre del simpatico, mescolate a quelle del parasimpatico, nascono nei centri intraassiali, decorrono nelle 1a dici e nei tronchi dci nervi r::~chiJei e per mezzo dei rami comunicanti bianchi si recano ai gangli simpatici laterovertebrali, dove le fibre viscerali si separano da quelle destinate agli eìementi degli arti. Le fibre che si portano agli arti si di ~tinguono in dirette ed indirette. Le prime sono vascolari e dopo un breve percorso raggiungono la guaina fibrocellulare dei vasi. Esse alla radice degli arti si portano al tronco vasale principale e si distribuiscono a tutti i suoi rami. Per gli arti inferiori provengono ùai gangli lombari e dal nervo presacralc. Le fibre simpatiche indirette si distribuiscono a tutti gli elementi dell'arto e sono rappresentate dai rami comunicanti g•igi che con decorso retrogrado mescolano le loro fibre amieliniche a quelle mieliniche dci nervi cerebrospinali e con questi attraverso i tronchi, i plessi e le terminazioni raggiungono i vari territori di distribuzione. Queste fibre possono quindi distinguersi in tre porzioni: rami comunicanti , porzione inclusa nei nervi cerebrospinali e collaterali simpatiche. Di queste porzioni sono ben distinte solo i rami comunicanti grigi e le collaterali ~impatiche che si portano alle 2rtcric, alle ossa ed ai legamenti. Riferendosi particolarmente alle fibre va:scol:lri dirette od indirette, l'A. ricorda che la loro interruzione può ottenersi intervenendo sia sui gangli e sui rami comunicanti che sui plt::ssi nervosi perivascolari. Mentre finora si è creduto che, data la diffusione dell'inncrvazione simpatica, solo operazioni generose possono d:ue risultati estesi e duraturi; l'A. consigl ia invece un intervento parsimonioso, regolato dalla conoscenza della topografia anatomofisiologica del simpatico ganglionare e dalla sede della ~esione vascolare, nonchè dalle nozioni sulla distribuzione delle fibre simpatiche ai vasi. Dalle ricerche eseguite è evidente, inf::tti, una topografia funzionale dei gangli lombari e sacrali: i gangli lombari costituiscono il centro delle fibre destinate alla parte pro~imalc degli arti inferiori, mentre i gangli sacrali rappresentano il centro dcll'innervazione simpatica della porzione distale. E' altresì noto che la distribuzione dei nervi vascolari è segmentaria ed irregolare. I vasi sono innervati da fibre simpatiche susseg ucntisi le une alle altre in territori distinti e éostitucnti i plessi perivascolari. Ne consegue che sarebbe indicato di eseguire la simpaticectomia pcriarteriosa quanto più vicino è possibile alla lesione, per es. a livello dell'arteria tibiale nella lesione dell'alluce. La distanza tra due nervi vascolari è variabile c la loro distribuzione è irregolare, si osserva tuttavia che ogni arteria riceve u n numero di nervi proporzionale alle sue collaterali e che i nervi vascolari sono più numerosi in corrispondenza delle articolazioni dove, dopo aver costituito un plesso, ~eguono le arterie articolari. Si è osservato inoltre che essi sono più numerosi in corrispondenza delle divisioni arteriose per seguire poi in parte i rami arteriosi terminali. Quindi, alla luce di tali conoscenze, secondo l'A. piuttosto che eseguire sistemati~amentc la simpaticcctomia periarteriosa a livello dell'arteria femorale , sarebbe logico mtervenire in corrispondenza dei territori :meriosi più ricchi di fibre sim!Patiche, cioè. a ~cconda dei casi, sull'arteria poplitea o sull'estremo distale della arteria tibiale posteriore. E. ZAFFIRO.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA OaL,\DEN, H uaNER, EHALT, FR.A~'<r., FRoaoESE e SAEcEsER. -

Profilassi c cura dd tdano.

(•<Der Chirurg », Hcft 5, 10, 16, 20, 21, 1938 ed H eft 1 del 1939. In una serie ùi articoli. apparsi sulla rivista « Der Chirurg », gli AA. sopracitati hanno svolto il tema della profilassi e della cura ùel tetano alla luce delle odierne vedute sull 'argomento. Della profilassi antitetanica si sono occupati Hubner, Franz, Ehalt c Froboe~e. Ma a dir vero, però, i'occasione per questa serie di articoli sulla profilassi anti· tetanica è stata offerta da una recente relazione di Hubner su tale argomento. Questo A.. ponendosi nelle condizioni dici medico pratico, si è domandato anzitutto se è giustifìcat:: la sieroprofìlassi antitetanica, mettendo in rilievo la mancata unità di vedute al riguardo. Per quanto lo riguarda personalmente egli è propenso a concordare con Delbet c Solieri secondo i quali il numero dei casi di tetano non sarebbe diminuito dopo l'introduzione della sieroprofìlassi. Quanto al ùpo della ferita Hiibner ritiene che non ne esista uno particolarmente più disposto degli altri all'infezione tetanica, mentre importanza notevolissima ha, com 'è noto, i! terreno: tuttavia non si possono trarre, dalle differenze tra l'uno e l'altro, delle norme tera~uti che. Così pure, secondo Hubner, dalle statistiche della grande guerra tiOn si ricaverebbet·o dati probativi circa l'efficacia della profilassi antitetanica ed a tale proposito egli cita le parole di Bohler il quale di ~se di cc avere perduta la sua fiducia nell'efficacia della sieroprofilassi antitetanica proprio durante la ~rande guerra)). Oltre a ciò H iibner insiste sul f.mo che, nonostante la sieroprofilassi antitetanica, molti sono ancora i casi di tetano postsierico descritti dai vari AA.: così Mosbacher ha potuto raccogliere, dalla letteratura mondiale, 338 casi di tetano postsierico, minutamente descritti, oltre ad altri 1693, citati soltanto statisticamente. Se poi a tutto ciò ancora si aggiunge che la sieroprofilassi antitetanica è tutt'altro che !cevra di pericoli (fenomeni anafilattici, malattia da siero) risulta chiaro, dice Hubner, come la più importante e sicura profilassi antitetanica sia la toilette precoce chirurgica del/( jerite. E ciò a tal punto, egli afferma, da doversi piuttosto ritenere come un vero e proprio errore tecnico l'omissione della exeresi meccanica delle ferite anzichè l'omi~­ sione della sieropmfilassi antitetanica. Da un referendum indetto con 23 medici di città e della provincia, Hiibner ha potuto constatare che l'iniezione profilattica antitetanica viene praticata quasi esclusivamente negli ospedali e soltanto molto di rado già dai singoli medici pratici, cosicchè es~a viene ad avere un' importanza pratica davvero m olto esigua. Hiibner conclude dichiarandosi scettico circa l'utilid pratica della sieroprofilassi amiteranica. Franz, ritenendo che una netta ripulsa di fronte alla sieroprofilassi antitetanica sarebbe assai pericolosa pei fe-riti del tempo di pace e specialmente per quelli di gucm, ha controbattuto alcune delle affermazioni rli Hiibner: così ha dimostrato, sulla scorta di un abbondante materiale $tatisùco, che Hiibner ha avuto torto ilffermando che !'effi. cacia della sieroprofilassi antitetanica in guerra non può essere statisticamente dimostrata. Qua nto all'utilità dell'exeresi chirurgica delle ferite, anch'egli pensa che nessuno può oggi contestarla ma os~c:rva che ben poche sono le ferite di guerra che si possono radic:ll· mente trattare in tal modo. D'altra parte Franz riconosce e ricorda che non pochi sono $lati i casi di tetano ossen·ati in guerra nonostante un'amputazione pratic:tt.1 entro le prime 6 • 8 ore dalla ferita. Ad ogni modo, secondo Franz, così ci si deve regolare: 1° sieroprofilaJSi il più presto possibile cd immediatamente dopo la ferita; 2° disinfeziOII( meccanica precoce delle ferite. Ciò posto, conclude dicendo: t 0 ) che l'efficacia della sieroprofilassi è: swta d imostrata dalla grande guerra ; 2°) che la profilassi dev'essere attuata, in p;uerra, di fronte ad ogni ferita; 3°) che in tempo di pace, pur essendo piuttlf.to rari i casi di tetano, tutta,·ia il medico pratico ha modo oggi di sapersi regolare seguendo le norme s:~ncite in tutti i trattati c gli 3rticoli di ri viste.


RIVISTA DELLA ST:\MPA MEDICA ITALI:\l'A E STRA!>:IERA

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Ehalt, della scuob d i Bohler, riferendosi anch'egl i alb relazione di Hubner, dice che di 1210 escissioni, praticate nelle ferite degli ultimi sei mesi, soltanto '55 (cioè il u,!!".,) ebbero una iniezione profilattica di siero antitetanico, e di 2229 wluzioni di continuo della cute di tutte le gradazioni (ivi comprese anche le precedenti fer ite cd escissioni) la ebbero solo 315, cioè il 14,1 %. Altrettanto d icasi per la profilassi an tigangrenos~: in nessun caso viene da lui fatto uso di siero antigangrenoso. E da un materiale di 50.000 ferite accidentali cgli ha potuto raccogliere ~olo 7 casi di tetnno (0,0 14 ".,) che egli descrive minutamente uno per uno facendo poi ri le,•are come, in tutti, a\'esse f~tto difetto l'escissione della ferita. Anche egli conclude concordando con Hubner e ritenendo che, alla questione della sieroprofilassi antitetanica, mancano sopratutto le pos.<ibilità dei controlli. Da ri_çordare ancora che lo stesso Ehalt, i n un altro lavoro, pubblicato sulla " Miinch. mcd. Woch. >l del 1938 ed intitolato: Possono essere evitate le infezioni 11elle feriu accidentali ? aveva già prcw posizione circa la questione del tetano e della gangrena gassata, riferendosi a ll'enorme materiale di osservazione dell'« Unfal/k rankenhaus n di Vienna ed alla esperienza di guerra dello stesso suo maestro Bohler. Per lui e per Bohler sia il tetano che la g:mgrena gassosa possono cs~erc evitate con una radicale e.rcissioue delle ferite: in conseguenza essi non hanno mai somministrato siero a ntigangre noso, come s'è già detto, e, quanto a quello antitetanico, essi lo inoculano solo a richiesta dei pazienà. Su 25.000 casi essi hanno avuto un solo caso di ga ngrena gassosa e tre di tetano; in tutti e tre q uesti ultimi, alla autopsia, furono trovati :mcora dei corpi estranei nelle f;rite. Più recentemente Froboese è tornato sull'argomento della sieroprofilassi antitetanica da un punto di vista :matomo-patologico e patogenetico: degno di rilievo il suo riferimento alle ricerch~ recenti di Mayer e Piringer secondo i quali, così nell'uomo come negli animali, i bacilli del tetano passerebbero precocemente ne/ sangue., e si potrebbero ricavare in cultura pura dalla milza, dal fegato, dalle linfoghiandole, dall'intestino, dai reni e dal liquor. Della cura del tetano conclamato si sono invece separatamente interessati Obladen e Saegesser. Il primo occupandosi del tratt:tmcnto con avertina ed il secondo di quello con w lfato di magnesio per via endorachidea. I casi d i tetano cui si riferisce Obladen sono stati il'l! tutto 34 e fa nno parte del materiale della clinica di H eidelberg degl i anni 1922-1937. La mortalità totale è stata del 55·9 "{, (19 su 34) e più precisamente del 47 'X> nei 17 casi non trattati con avertina e del 64,7 % negli altri 17 tra.ttati con avertina. Da queste cifre risulta intanto assai evidente come \'avertina no n sia valsa, per lo meno, a migliorare la prognosi del tetano. L'avertina è stata somministrata da I a 3 volte al giorno, a seconda della g ravità dei casi. La dose ha oscillato tra i o,o6 ed i o,x8 gr. per kg. di peso corporeo. Al massimo ne è sta ta somministrata da 0,1 a 0, 125 g r. per kg. di peso. Quanto alla più elevata mortalità osservata nei casi trattati rispetto a quelli non trattati con avertina Obladen ritiene, che essa, in alcun modo, non sia da imputare esclusivamente all'avertina e che per quanto riguarda invece più particolarmente i cari deceduti per polmonite o per insufficienza del cuore non si possa escludere il concorso sfavore\·ole dell'avcrtina. Perciò egli consiglia di usare l':wertina purchè: 1°) si provveda a combinarla con degli eccitanti centrali c periferici; 2°) si combattano gli stati minacciosi per la vita con narcosi endovenose; 3°) si provveda al trattamento sieri co intrarachidco in istato d i narcosi . Il trattamènto combinato ha guadagnato, in questi ultimi tempi, molti sostenitori . . Le sostanze, usate, in combinazione coll'avertina, sono varie: solfato di magnesio, morfina, luminal , pernocton, evipan. Quali mezzi atti a ridurre gli effetti dannosi del sonno prolungato avertinico e ad interromperlo, OYe occorra, sono usati specialmente il solbto di magnesio ed il curaro: l'azione eccitante periferica del curaro sarebbe particolarmente adatta a ridurre, la Josc avcrtinica neces,aria, a meno di o,r per kg. Um speciale considerazione merita infine il metodo di somministrazione del siero antitetanico per via endorachidea dumnte la narcosi perchè


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ne risulterebbe esaltata la sua azione al punto tale da riuscire anche a disancorare una parte della tossina già fissata alle ccUule ganglionari. Con questo metodo Obladen pre· vede che la mortalità, nel teta no conclamato, potrà es~ere ulteriormente abbassata. Saegesser, invece, si è occupato del trattamento del tetano col solfato di magnesio essendo egl i convinto che cs.so non ha ancora cessato di giuocare un grande ruolo nella cura di questa grav~ tossi-infezione nonostante iJ paventato pericolo della paralisi respiratoria. A questo proposito Saegesser, sulla scorta della personale esperienza, non ritiene verosimile una tale evenienza per i seguenti motivi: 1 ~) perchè la wmministrazione di solfato di magnesio, enclorachi clea, non esercita alcun influ sso sulla pressione sanguigna cosic-

chè ne è esclusa l'estesa paralisi dei vasocostrittori cui si suole ascrivere quell'anemia cerebrale che a sua volta sarebbe la causa della paralisi respiratoria; 2°) perchè l'azione ciel solfato di magnesio può estendersi a numerosi segmenti senza che si debba giungere ad una paralisi respiratoria. Sacges~er dice doversi far sì che il solfato di magnesio si fissi al midollo spinale prima di arri vare al bulbo e ciò per mezzo della posiziont prona del corpo, oppure aumentando la viscosità del liquido iniettato facendo uso di una soluzione di glucosio al 40 ':/, anzichè di acqua. (Il solfato di magnesio viene sempre usato nella soluzione al 25 'iL). Con queste ;nisure l' uso del w l fato di mag nesio endorachideo òovrà diffondersi ulteriormente e ciò con grande vantaggio dei colpiti da tetano perchè questa sostanza gode sopratutto della proprietà di bloccare il trasporto della tossina tela· nica attraverso le vie nervose. G.~LLETTO.

TRAUMATOLOGIA v. SEEMEN H . - Trattamento provvisorio e definitivo delle ferite. (Editore F . Enke, Stuttgart, 1938).

La cura delle ferite presuppone una esatta conoscenza dei processi che si svolgono in seno ad esse e precisamente tanto Ji quelli che conducono alla guarigione (per prima o per seconda intenzione) come di quegli altri che sono legati alla insorgen za di complicazioni (infezioni) le quali turbano, della guarigione stessa, il regolare decorso. Questa prima parte è trattata dall'A. molto diffusamente. Circa il trattamento, sia provvisorio che definitivo, l'A. non si scosta da quelle che sono le grandi linee seguite ormai, si può dire, dalla totalità dci chirurg hi. Solo vogliamo rilevare che v. Sccmcn è strenuo difensore dell'immobilità più assoluta quale fattore essenziale di guarigione. Con g rande ricchezza di dettagli, per altro molto utili, f. descritta la tecnica operati va (cxercsi) dd trattamento delle ferite. La questione dei d renaggi è pure discussa: dice v. Seemcn a tale riguardo che l'applicazione di un dre· nnggio, cosi come tutto il traJtamento di una ferita , è! una vera e tn·opria arte che presuppone una precisa conoscenza della biologia delle ferite t numerose osservaz i011i e/i. niche sulla guarigio-ne di esse. Nessu no potrebbe certo rifiutarsi di sottoscrivere a queste parole. Le ferite ve ngono distinte in ferite Ja punta, da taglio, lacero-contuse, da arma da fuoco c degli organi interni: per tutti i tipi vengono desc ritte le caratteristiche anatomopntologiche, il decorso e le diverse esigenze nel trattamento.

Speciale considernione viene data aiJa sutura primitiva; per evitare grossolane cica· triei l'A. raccomanda l'uso di fogl i d'argento. Così come ad evitare la infezio ne delle ferite egli raccomanda impacchi di Bolus alba. I nteresse del tutto particolare rive~tono le notizie che v. Scemc n ci Jà circa il contenuto in germi delle ferite accidentali recenti c Ji vecchia d:na. Nelle ferite recenti è pr~ponderante lo stafilococco piogene albo. Quan to


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alle altre, di vecchia data, su 119 si sono avute 69 mono- infez ioni con prevalenza dd lo streptococco piogene e dello stafìlococco :JUreo e 51 polinfezioni con pre\·ale.nza dell'associazione tra streptococco piogene e stafilococco piogene aureo. Più interessante ancora è qua nto v. Seemen ci fa ulteriormente sapere circa il contenuto batterico delle ferite di guerra recenti: su 70 ferite di tal ge nere ben 67 erano infette; in 32 prevalsero streptococchi e stafilococchi piogcni aurei, in 35 micrococchi tctrageni, stafilococchi albi, diplococchi, bacilli sporogeni, streptotrichi, proteosimili ed anche qualche volta bacterium coli. H anusa dal canto suo in 43 ferite di guerra recenti ha trovato 20 volte bacilli di Frankel, esaminando tessuto muscolare inquinato. Molto a lungo si intrattiene poi l'A. sul trattamento delle ferite non recenti infette: fra le sostanze antisettiche adoperabili l'A. propone sopratutto la polvere di zucchero. L'effetto generale delle ferite sull'organismo è tenuto in g ran conto dall'A. là dove tr~tra dello shock traumatico il cui effetto principale egli ravvisa sul sistema nervoso vegetati vo senza per altro trascurare gli altri fattori tossici, emorragici ecc. Degno di nota è pure il capitolo dedicato alla elettrochinwgia nei suoi rapporti col trattamento delle ferite. Eccone, serondo lui, i vantaggi: t 0 ) risparmio meccanico dei tessuti; 2°) diminuzione di perdita di sa ng ue e minore necessità. eli allacciature; 3°) mancato trasporto di germi nelle ferite; 4°) mancanza di choc traumatico o sua comparsa sotto forma lieve anche nelle ferite più grandi. L'elettrochirurgia avvantaggia pure, aggiunge v. Sccmen, il processo di guarigione delle ferite intensificando maggiom1ente i procesf.i di prolifcrazione del tessuto connettivo c dei capillari. I noltre essa ostacola il riassorbimento, chiude la via all'infezione ed aumenta l'iperemia e l'essudazione. Un epilogo chiude l'interessante monografia: non crediamo inopportuno cd inutik riportarne le parole finali: '' Il grande problema che si chiama "ferita" dimostra oltremodo chiaramente la necessità della collaborazione del ricercatore scientifico col praticoclinico ed eventualmente anche cogli special isti delle di\·erse scienze naturali poichè le pratiche chirurgiche trovano, spesso, ~oltanto dunntc od anche dopo la loro applicazione, la loro spiegazione ». GALI..ElTO.

L•ipotensione dd liquido cerebro-spinale in seguito a traumi chiusi dd cranio. (<< Journ. de Chirm. 11, aprile 1939).

Dti..ANNOY e DEMAREz. -

Attualmente si ammette che nei traumi chiusi del cranio non è infrequente l'insorgenza di una sindrome legata all'ipotensione del liquido cerebrospinale, la cui conoscenza ha una grande importanza dal punto di vista curativo, giacch è in tal caso le punture evacuatrici lombari possono aggravare le condiz.ioni del traumatizzato sino a portarlo alla morte. L ' ipotensione del liquido cerebrospinale è una sindrome clinica a sè caratterizzata : da bassa pressione del liquor che nella puntura lombare, eseguita in decubito laterale, è inferiore a 15 cm. di acqu a al manometro di Claudc, da cefalea, vertigine, nausea, vomito, da agitazione, astenia muscolare, ipotensione vascolare ed accelerazione del polso. La cefalea, come le vertigini, la nausea ed il vomito, ha la caratteristica di accentuarsi nella posizione eretta ed in quella seduta, di attenuarsi dopo i pasti e di cessare in posizione supina specie se la testa è bassa. L'accelerazione del polso non è costante, anzi talora può osservarsi una bradicardia ed un'ipertensione. L'ipotensione del liquido cerebrospinale può essere primitiYa, secondaria o tardi va. L'ipotensione primitiva insorge nel periodo commozionale e sarebbe di difficile diagnosi.


RI\' ISTi\ DELLA STAMrA MEOI CA ITALIANA E STRA:-<IF.RA

L'ipotensione scconJaria, più frequen te e più ·facile a svelarsi, msorge dopo un pc:riodo liut:ro, ~icc: h è può confondt:rsi con un ematoma extradurale. L'ipotcnsione tardiva, ancor più frequente della primitiva c della secondaria, spiega la maggior parte dci sintomi degli antichi traumatizzati del cranio cd ha una note\•ole importanza nel determinismo dell'epilessia traumatica. Difatti le crisi epilettiche possono accompagnarsi a vasocostrizione cerebrale intensa e ad ipotensione acuta del liquor. Le lesioni a focolaio rappresenterebbero delle spine irritative che determinerebbero perturbazioni dei ne n· i vasomotori cerebrali. Per quanto riguarda la patogencsi, gli AA. ricordano che l'ipotensione può essere dovuta sia a deficienza di secrezione del liquor che ad eccessivo riassorbimento di esso. Praticamente ha importanza la diminuita secrezione dei plessi corioidei, conseguente o ad un minor apporto di materiale sia per una deficienza della circolazione generale da shock che per per una vasocostrizione dei vasi corioidei, o ad una vera in~ufficienza sccretoria per la lesione delle cellule secretorie da parte di emorragie puntiformi o di suffusioni. · Il fattore più imponante è lo spasmo vascolare dovuto ad un eccitamento della ricca innervazione dci ple!si corioidei. La vasocostrizione agisce anche indirettamente dando luogo acl una diminuzione del volume del cervdlo e quindi ad un aumento delle cavità vcntricolari che aggrava l'ipotensione. In re:Jltà la vasocostrizione dei plessi corioidei è una rarità rispetto alla vasodilata· zione dei vasi cranici che in genere si osserva in seguito a stimoli traumatici. Questa vasoco~trizione ha però la caratteristica di essere particolarmente ribelle alle cure. Per quanto riguarda la cura, ess:t può essere sintomatica se ha solo lo scopo di aumentare la massa del liquor oppure patogenetica se ha lo scopo di eccitare la secrezione del liquor da parte dei ples$i corioidei. La quantità del liquor può essere aumentata sia direttamente con l'iniezione end<r rachiclea di siero fisiologico al 7 °/,,~, il che provoca talora reazioni meningee, sia indirettamente per via sanguigna rompendo l'equilibrio emorachideo o per mezzo di un aumento brutale della massa sanguigna ottenuto con abbondanti iniezioni di siero fisi<r logico al 7 °/,10 o per me:q.o di iniezioni endovenose di preparati ipotonici. Per il trattamento ipotonico è stat:t adoperata principalmente l'acqua di~tillata a dosi di 20 • 40 eme. sino alla quantità di 100 eme. con risultati molto discussi. In realtà l'azione dell'acqua distillata è complessa, essa non si potrebbe spiegare semplicemente con modificazioni osmotiehe dato che le piccole quantità di acqua di~til­ lata non possono essere in grado d'influire in modo cost:10te sulla tensione osmotica di una massa sanguigna di 5 litri. E' verosimile piuttosto, secondo gli AA., che l'acqua di ~tiii:Ha provochi anche un edema cerebrale che aumenta gli spazi pericellulari e stimoli direttamente la secrezione dei plessi corioidei per mez7.o di un perturbamento fìsico.:himico dell'equilibrio cmorachideo determinato da un emolisi talmente piccola da non poter essere svelata neppure dalla spettrometria. Il trattamento patogencrico viene fatto con gli spasmolitici che hanno lo scopo di \•incere lo spasmo dei vasi corioidei in maniera di aumentare l'apporto circolatorio ai plessi. Tra gli spasmolitici ha dato ottimi risultati l'associazione di acetilcolina (o,10) con la yohimbina (o,ot) introdotta dagli AA. L'yohimbina rinforzerebbe l'azione dell'acetilcolina rendendo più sensihili i vasi corioidei ai sali di colina. ]n caso di ipotcnsione del liquido cerebrospinale molto resistente, si può ottenere una vasodilatazione efficace con la rcsezione del ganglio cervicale superiore, con la simpaticcctomia pcricarotidca interna o più ~crnpl icemente con l'infiltrazione dello stell:lre. Gli AA. pensano che in generale i vari trattan1enti agiscono provocando uno shock che distrugge l'equilibrio cmc rachideo anormale crc:~to dal trauma per mezzo di una vasocostrizionc : shock di ordine fisico nelle punture lombari, nelle iniezioni endovenose


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA IT.-\ LI A:'-JA E STRA:-: IERA

a temperatura eb·:na e nelle modifìcazioni deila ma;.sa sanguigna; di ordine fisico-c himico nell' uso d i acqua distilbta; d i ordine nervoso per l'azione di spasmolitici, per gli inten·e.nti sul sim patico e per l'infiltrazione del ganglio stcllare. Gli AA. concludono che non conviene insistere nell'uso dell'acqua distillata se questa non agisce rapidamente; è meglio in tal caso ricorrere al siero fisiologico al 7 °/00 ad alta temperatura. Solo ~e l'ipotensione del liquor resiste al trattamento sintomatico e dopo essersi accert..1 ti dalla limpidezza del liq uido cerebrospinale che non esistono emorragie meningee, si è autorizzati ad usare gli spasmolitici, che sono coronati da l successo m:~ ggior­ mente nelle forme primitise e secondarie dell:J sindrome.

E. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA G. S MERCH I N ICt-1 . - Medicamenti e accorgimenti sussidiari nella diagnostica. addominale. (<• La Radiologia Medica », maggio 1939). Nello studio del tubo digerente la preoccupazione d i l a ,·or~ re in cond izioni fisiologiche, non deve indurre il radiologo alla rinuncia di accorgimenti che possono fornirgli maggiori dati di accertamento sia nella diagnostica morfologica che in quella funzionale. Nella indagine dello stomaco, si praticano lav:~ggi di pulizia soltanto in caso di stenosi scompensata, mentre abitualmem e non si pensa a sbarazzare la cavità gastrica dal muco e secret<>, che non solo ostacolano lo studio del rilievo, ma creano difficolt3 anche negli esami a riempimento completo. L' A. ritiene pertanto che sia opportuno somministrare al p. dell'anidride carboni c:>. e del bicarbonato di sodio tanto per lo studio del rilievo che per l'osservazione a riempimento completo nei casi in cui lo stomaco si trovi ingombro di mucco e di secrezione. Precisamente si somministrerà oltre della solita miscela di bario, un cucchiaino d i bicar· honato di sodio $Ciolto in acqua di seltz c poi si inviterà il p. a restare in decubito laterale destro per circa 1 ~ ora. La proprietà del bicarboAato e dell'anidride carbonica di $Cioglicrc il muco e di eleva re il tono muscobre dello stomaco è cosa del resto nota. I l bicarbonato inoltre non altera afbtto il quadro del tenue determinando soltanto uno svuotamento un po' accelerato. Per l'esplorazione dd cieco ascendente l'A. raccomanda l' uso del solfato di magnesio per la grande utilità di avere il sale di barite ancora molto fluido nel sacco cecale c nell'ascendente, e per ottenere un dettaglio della mucosa cecale senza ricorrere a preparati ipofisari (controindicati nell 'ed avanzata). Nello studio della colecisti l'A. è d'avviso che è utile prolungare le ricerche dell'immagine colecistica fino alla ventesima ora, :Inche per la ragione di potere rimandare la pro"a del Boydcn al pomeriggio, col vantaggio di avere la visione dei rapporti tra flessura epatica del colon e cistifellea. Per :nezzo di una iniezione di un ctgr. di morfina e di atropina si può mantenere la visibilità vercicobre fino al giorno seguente. Per l'eliminazione dei gas dal colon l'A. propone infine una modificazione alla tecnica di Haenisch il cui schema è il ~cguente : nel giorno precedente all'esame alle ore 16, olio di ricino 40 gr. alle 18 due uova cotte, thè, zucchero, biscotti. Il clistere viene praticato al p. in decubito bterale destro. L 'A. per ottenere una migliore uscita di gas ha cr::duto opportuno ricorrere al seguente artificio. Si serve di una cannu la a doppia corrente a foro terminale, raccordat:~ con una branca al recipiente che contiene \':~equa, coll'altra branca ad un irrigatore vuoto. Il bacino vie ne te nuto alto, ~empre in decubito destro con forte inclinazione del eli n o~ copio.

G. DE ANDREIS.


RI\ ' I$TA DELLA STM-IPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA VJTAJ.E E.

- Studio radiologico sulla insorgenza delle caverne polmonari. (cc La Radio-

logia Medica », \'Ol. XXVI, maggio 1939).

Tra le polimorfe manifestazioni della tubercolosi polmonare, quelle che si prestano meglio alla osserv:12.ione ri:intgeno!ogica sono le formazioni cavitarie in generale, alcune delle <JUali, quelle così dette mute c le caverne iniziali situate profondnmente nello spessore del parenchima e di dimensioni limitate, generalmente sfuggono all'e~ame clinico. Sulla scorta dei dati forn iti dall'indagine radiologica la patologia e la clinica della tubercolosi ca\'i taria hanno subito una vera e propria rivoluzione. La <JUCstionc della insorgenza della ca\'crna polmonarc nell'individuo tubercoloso non è nncora esattamente chiarita dagli anatomo-patologi cd a tale riguardo Vitale descrive dettagliatamente le principali teorie ed opinioni enunciate in proposito da numerosi AA. italiani e stranieri. Proponendosi di studiare l'inmrgcnza e lo stabilirsi di lesioni distruttive polmonari in soggetti affetti da tubercolosi median te esame radiografico praticato in serie, a bre"i intervalli, l'A. espone non~ casi da lui ossen·ati, corredati dai relativi radiogrammi, c perviene alle seguenti conclusioni: Radiografica mente si può spesso apprezzare, nel territorio del parenchima polmonarc lew, la sede d'una futura caverna prima della sua apparizione con i tipici caratteri di una vera c propria caverna. Nella formazione di essa si possono considerare \'ari periodi, che corrispondono ad a ltrettanti aspetti radiografici: 1°) un perioJo di preparazione; 2") un periodo di demarcazione che, dato il suo carattere di transitnrirt~, può t:~ l volt:~ p<~ss::JrC inosservaro; 3°) un periodo di colliqua?.Ìonc, durante e subito dopo il quale, si può già parlare di caverna nettamente formata . Successivamente, per quanto riguarda non più la funzione, ma l'accrescimento cd il destino della caverna, si possono distint.'Ucre :litri tre periodi : di progressione, di stato, oppure di rcgresso. Attra\·erso queste bsi successive di sviluppo si può sostanzialmente riconoscere un parallelismo tra la formazione anatOmo-patOiogica della caverna e la su.1 manifestazione radiografica. FALCO>:E.

la Radiologia neU'Estrcito in pact ed in guerra (nel Yolume XXV Jdla « Società Italiana di R::~diologia Medie:~ » , capitolo X. Tipografia E. Zerboni, Milano, 1939- XVII).

U. CoMELLt. -

Dell'interessantissimo \·olume che la Presidenza della Società Italiana di Radiologia Medica ha pubblicato, testimonianza della su:-. instancabile attività, il decimo capitolo, col titolo soprariportato, è Mato dettato dal nostro maggiore medico Comelli dott. Umberto, 1adiologo ddi'Ospedale Militare di Bologna, dotto cd appassionato cultore della nuo\·a scienza. Il capitolo si presenta di un 'importanza notevole perchè sia pure in forma necessariamente compendiosa, pone in chiara e\'idcnza i fatti pi\i salienti dello sviluppo che nell'Eserc ito, in pace ed in guerra, ha a\'uto la Radiologia, e perchè anno\'era, con lqrittimo orgoglio le benemerenze che anche in questo campo il Corpo Sanitario Militare, con tenace ed intellige nte atti,·irn c con intuito presngo dc! futuro, ha saputo acguisi rc. Dai prima rudime ntali apparecchi che si videro a tempo della campagna d'Africa del IR</) alle moderne autoambulanze radiol o_~?iche che per istrumcntario, acceswri c rendimento non potrebbero immaginarsi nè desiderarsi più perfette; dalle prime incerte applicazioni dci raggi X a quelle finissime e delicatissime di oggi divenute indispensabili nell 'esame di quasi tutti i pp.; Jai primi studiosi che con fede credettero all'avvenire della R:adiologia e che l'A. con affettuosa ri"cr<nz;; ricorda, al folto stuolo di specialisti, di cui ogjri clispone il Corpo Santario Militat e, perch~ anche a questi la nostra Direzione Gener~1lc dà ogni appoggio materiale e morale, di tutta la storia della Radiologia nell'Esercito il


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA!'r\ E STRi\:'\IF.RA

Comelli traccia con mano sicura una sintesi, che non avrebbe potuto essere p1U completa, anche perchè frequenti sono i giusti richiami alla collaborazione sempre cordialisstma fra la Radiologia ufficiale ed unive-rsitaria e la Radiologia militr.re. GIANNANTONI.

NEURO-PSICHIATRIA G. REALE. -

Tentativi terapeutici di tics a mezzo delle iniezioni locali di novocaina.

(<~ RJssegna

di studi psichiatrici 1,, fascicolo 6, volume XXVII, novembre - dicembre

1938- XVII). Le forme ticcose, di cui è sempre discussa !a patop-encsi (psichica p~.:r taluni, organka di tipo extrapiramidale - per :~Itri), sono particobrmente ribelli :~Ile cure fino ad oggi usate: cure che, suggerite dalle diverse \'Cdute p:nogenetichc, consistono fondamen · talmente in procedimenti psicoterapici o nell'uso di sedativi. L'A. ha provato in due casi Ji tic facciale ù'::tntica data le iniezioni sottocutamee ùi qualche cc. di novocaina al 2 'l;, (addizionata a poche gocce di :~ùrcnalina ~~l millesimo): iniezioni praticate, ad intervalli di 2-6 giorni, in corrispondenza della branca del facciale e della regione cutanea più intcn;ssa nte drtlb fenomenolo~ia ticcosa. Già dopo mezz'ora dalle prime applicazioni, di pari passo con l'istituirsi dell'anestesia regionale si ebbe la scomparsa o la diminuzione dei tics; ripristinandosi poi la sensibilit:l, anche i movimenti ticcosi ricomparvero, ma meno intensamente di prima. Così, col progrc::dire della cura, andò progredendo il ridursi dei tks; e siffatta riduzione - di note\'olissimo grado persistette poi anche dopo la cessazione del tr:Jttamento. In un terzo caso, nel quale si tr:tttava di tics p~•lpcbrali insorti piuttosto recente-

mente, fu sufficiente i'uso quotidinno di un collirio no\'ocaino-aurenalinico per recare un progressivo, accentuato e persistente miglioramento del disturbo. L'A. - dato lo scarso numero di casi finora trattati - si astiene d:1ll'entrare, per ora, in discussioni sul meccanismo d'azione della cura e, quindi, sul mecc:mismo patoge·rietico dei tics. Egli, però, giustamente in~iste nel consigliare una largJ diffusione del metodo. che sembra realmente recare un ~ensibilissimo nnwggio nelle sindromi ticcose tanto moleste, ostinate e, per lo più, ribelli ai consueti trattamenti.

La deviazione della marcia negli emianopsici (Contributo allo studio delle reazioni ottico-motorfe). («Rivista sperimentale di Freniatria n, fase. r, marzo

L. LoNcHr. -

' 939-XVII). Pure essendo intuitivo che il cammino è, nei veggenti, indirizzato c regolato anche da stimoli ottici, lo studio dci rapporti tra funzione ottica e andatura è stato .finora appena s.fiorato. In particolare, non sembra sia mai stata osservata una deviazione della marcia in malati con emianopsia later:tle omonima; e l'A. tratta accuratamente l'argcr mento essendosi potuto giovare dello studio di tre casi di siffatte emianopsie i quali non pre•entavano alcun disturbo che potesse in qualche modo inlirrnare l'esito delle ricerche. Non credo possibile riassumere, in una recensione, le tecniche d'esame c~cogitate dall'A. e le discussioni elaborate dal medesimo in questo nuovo, interessantissimo e particolarmente complesw campo delle discipline neurologiche. Mi limiterò a ricordare che il Longhi ha messo in evidenza nei suoi soggetti una deviazione del cammino verso la metà conservata del campo visi\·o; e che tale deviazione deve essere attribuita ad un disturbo deficitario nell'apporto di stimoli ottici. CARLO

Rrzzo.


RJ\' JSTA DELLA STt\YIPA MEDICA ITAL!A:'-JA F. STRANIERA

A. ~lARr. - Contributo aUa conoscenza deUe discromie di origine ne"osa. (<• Rirista sperimenta le di Freniatria >> , fase. 1, m:uzo 1939-XVll). E' un interessnn te caso Ji discromia cut:mca e pilare insorto in una donna tremennc, iperemoti\·a, di carattere molto sensibile, in concomitanza con un periodo di depressione g iustificata in gran parte cblle dolorose vicende della sua vita coniugale. La discrom ia interessò i peli del pube (che in 15-20 giorni diventarono complet:t· mente bianchi) e, meno intensamen te, i capelli; contemporaneamente comparvero mac· chic color caffè-bttc al volto, cc..llo, ascelle, ge nit:~li , mani c piedi. L 'affezione non si accompagnò a disturbi subicttivi locali nè a variazioni sudorali, termiche o delle mestruazioni: essa è rimasta preswchè invariata da circa quattro an ni a questa pane. Tranne i suddetti repert i discromici l'esame obiettivo è completamente negati vo; negativi, Jel pari, i vari esami di lnboratorio.

A questo punto l'A. prospena le varie ipotesi cziopatogenctiche del disturbo che ha colpito la sua inferma, e ~ dopo :l\·cre di pari passo esaminato una g ran parte dci casi noti di d iscromie - ritiene (avvicinandosi in ciò soprattutto a ll' ipotesi di Moniz e Fontes) che sim ili ~ffezion i poss;mo tutte spiegarsi in·:ocando la parcelbre disfun zione m·uroormonica de lla regione d iencefalo-ipofisaria. E' n oto che l'ipofisi possiede un ormone regola rore d ella funzione d el pigmento; inoltre si amme tte sempre più largamente che la regione d iencefalica abbia import:lnza quale centro vegeto-emotivo, per cui i pi ù S\'3· ri:-tti fattori psiroemotivi possono influenzare qu~lsiasi funzione \·egetativa; infi ne, sono pe rfe;:tt~mcnte dimostrati gli scambievoli rapporti anatomici e funzionali tra ipofisi e diencefalo. Ciò premesso, è ~gevole dedurne l'esi$tenza d i un nesso rc~le fra la depressione psichica e b discromia del soggetto allo studio: i ripetuti stimoli psico-emoti\'i, agendo sul diencefalo c, quindi, ~ull ' ipofisi, determinarono uno squilibrio n eur<>-<>rmonico per cui si ebbero le note ripercussioni sulla dmopsiche e sulla fun zione cromo-cutanea. L 'interpretazione del caso è sottile, ben condotta e co nvincente. Essa è atta a chiarire - c con onii ri flessi medico-legali - il deter minarsi di molti quadri psico-vegetati\'i sul tipo d i C]Uello così bene an:Jlizz:Jto dal Mari. CARLO

Rtzzo.

BIOLOGIA Nel regime autarchico della \·ita nazionale mol ti non vedono che i sol i problem i inerenti alle materie prime o alla sostituzione di quelle fornite dalla na!Ura con altre fornite dall'indus tria. Contro i dann i che de ri vano da tale unilater ale modo di vedere si pone l' illustre ~c ienziato P adre Agostino Gemelli (Le applicazioni della pJicologia ai fini della vita auta1·chica della 11azio11e - La Ricerca scientifìra Consigl io Nazionale del le Ricerche, maggio 193g-XV1I), afferm ando che un posto di primissima importanza spetta, per r:1ggiungcrc in pieno gli obbiettivi di questa lotta intrapresa dal Governo F;~scista per liberare !a nazione dal la schiavitù ccon omic:t ~tra ­ nier:-t, al fattore umano. all':mività che l'u omo non solo sa fare ma che è c :-t pace fisicamente e psichicamente di svolgere. Se progressi si son fatti in materia di orevenzionc delle malattie. ancora purtroppo si è sempre restii a dare il giusto valore all'importanza che ha, ncll'atti v it.ì umana. la capacit~ psichica. Oli uomini non sono come le teste degli spilli che una m acchin:~ fabbrica tutte eguali . Ogni uomo ha un modo tutto personale, con la sua vi t a affettiva, d i sentire entro di sè il mondo esteriore, c non v'è dubbio che ta le influenza si bcci-1 risentire nel rendimento dd lavoro guantitativamente e qualitativamentc. Ogni uomo


RIVISTA DELLA STAMPA ,\.IF.DICA ITALIANA E STRAKIER:\

ha un suo modo di percepire, di volere, di agire e Ji reagire. Nel la\·oro umano non ci si . può dunque, fermare alle sole considerazioni di puro carattere lì si co, ma bisogna anche tener conto dci fattori psichici. Sfatata la leggenda che fa ddl:l psicologia una teorica branca de lla filosofia , il benemerito Maestro ferma l'attenzione del lettore sul fatto positivo, sperimentale che oggi informa tutta la scienza chc studia l'anima umana, c che permette di veder fiorire le più varie applicazioni nei più diversi campi dell'attività. Precisa i compiti essenziali della psicologia applicat:J: selezione c oricntazione professionale che si ottengono con lo studiare la personalità dell'individuo nel suo complesso psichico per pn:cisare le <uc attitudini al lavoro; t,ruida dell'attività non solo per il lavoro artigi:male. di così largo uso in Italia, ma anche in senso più lato per evitare che il lavoro si disperda in uno sciupio dannoso, come per esempio av\·icne quando si crede di aument::trc la produzione aumentando le ore di lavoro; come avviene quando le pause da introdurre nei turni di lavoro non sono adeguate per numero e per dur:na alle particolari condizioni dell'attività, del clima, dell'alimentazione ecc. o come si \'Crifica q u:mclo il lavoro è eccessivamente monotono. Dopo aver ricordato con vivo compiacimento l'appl icazione della moderna psicologia nel campo scolastico, voluta dalla recente Carta della Scuola, e nel campo dell'aviazione militare, prescritta per la selezione dci piloti, Paòre Gemelli conclude facendo voti che presto lo ~tud ioso di psicologia sia chiamato in altri campi (Esercito e Marina, Trasporti pubblici e privati, Inclustri :l, Agricoltura) onde con i dati che oggi può fornire la psicotecnica si ottengano i due fondamentali scopi che devono guidare il la1·oro umano: impiego razionale e massimo rendimento senza sciupio di energ ie e col minor logoramento possibile. A questi scopi mira la fondazione recente della Commissione permanente pretso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, della quale abbiamo dato notizia in un numero precedente. TI fervore che anima l'infatic:1hile Rettore dell'Università Cat tol ica di Milano, che della Commissione è Presidente, è ga ranzia sicura che gli scopi saranno raggiunti. E sarà una luminosa conquista. Il la\•oro, in chi l'adempirà secondo l:.J wa conosciuta e vagliata attitudine personale, senza inutili disperdimenti, in perfetta armonia con le sue capacità fisiche e psichiche, non sarà più considerato una pena nè un castigo. Forse allora vedremo rifiorire nella nuo\·a Italia un'antica parola dell'epoca dei Comuni, stupenda allusione a una forma spiritualizzata del lavoro umano: fatica senza fatica. GIANNANTONI.

CHIMICA G. Buoco. - Analisi fisico-chim.icht. (Vol. di pag. 237 e tav. XXIII. Casa editrice Licinio Cappelli, Bologna). In forma chiara e concisa l'A. compendia le nozioni teoriche cd impartisce le cognizioni pratiche per le ricerche fisico-chimiche, che tanta importanza hanno acquistato in questi ultimi anni nella parte applicativa della industria, del la medicina, della biochimica e della bromatologia. La materia è divisa in 10 capitoli con numerooe figure nel testo. I primi due trattano della densimetria e viscosimetria con la descriz ione dei principali apparecchi per determinare queste costanti, ed ir. essi sono riportati anche i principali problemi ~ulla densimetria, le più importanti applicazioni della viscosimetria nell'analisi del latte, dell'albume di uova, del sangue, olii lubrificanti, dei petroli e nafte e di altri


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA !Tr\LIANA F STRANIERA

prodotti industriali. Nel capitolo terzo, che tratta della tensione superficiale e dti fenomeni correlati\'i in :abor:norio, nella tecnica ed in biologia si spiegano i fenomeni di adsorbimento e, nell'utilizzazione di essi, si accenna all'analisi cromotografica. Nel capitolo quarto, occupandosi della crioscopia e della costante osmotica, l'A. passa alle applicazioni in bromatologia (acque minerali, latte, vini) in biologia (sangue, liquidi organici) in farmacia (preparazioni per uso ipodermico) e brevi cenni sono dati sull'ebullioscopia e tonometria. Di non minor interesse sono il capiwlo quinto, che tratta della refrattometria e delle determ inazioni in chimica applicata e biologia, ed il capitolo sesto dell'analisi in luce di Wood con le varie applicazioni, e dove si accenna anche all'effetto Raman ed a quello Compton. Il capitolo seuimo ri:1ssume i principii, su cui si basano la fotometria, la colorimetria e la nefelometria e descrive i principali app:trecchi m:lti. Nel capitolo otta\'o, premesse le cognizioni sulla natura dell'energia raggiante, l'A. s'intrattiene sugli spettri di emissione c di assorbimento, continui e discontinui, sul principio di Bunsen, e dà sommariamente la descrizione dei modelli di speuroscopi, ~ pcttrografi, accennando alle applicazioni nelle analisi siderurgiche, bromatologiche, chimiche, medico legali. Ma i capitoli più interessanti sono il nono ed il decimo, che trattano rispetti va mente la polarimetria e l'elettrochimica. Premessa la definizione di luce polarizzata, l'A. si occupa degli apparecchi che la producono e l'analizzano, cioè dei polarimetri, descrivendo i tipi Laurent e Lippich, e pass:~ndo in rassegna le v:1rie applicazioni polarimetriche, compendia le varie norme da sq,'1.tire per polarizzare, e riporta le espressioni algebriche per la determinazione òcgli z uccheri. Riguardo :1l capitolo Elettrochimic:1, dopo a\·er accennato alle pile e alle applicazioni delle leggi di Faraday e di Joule, l'A. s'intrattiene sulla formula di Nernst per il calcolo della forza elettromotrice, sulla resistenza e conducibilità elettrica e quindi sull'analisi conduttimetrica, che trova anche impiego in bromatologia, per svelare l'aggiunta di acidi minerali nei vini. Più diffusamente s'intrattiene sulla determinazione del p H e del potenziale di ossido· riduzione e sulle loro applicazioni in chimica bromatologica. Chiude il capitolo trattando la determinazione della radioattività nelle acque miner:tli, e dando brevi cenni sull'azione biologica delle radiazioni e sulla radium terapia. Molto utili nella pratica sono le 23 tavole. oltre quelle logaritmiche annesse. Il manuale, che l'A. ha pubblicato con intendimento prevalentemente didattico, riuscirà certamente di notevole aiuto ai chimici, che esplicano la loro attività nell' industria, e che s'interes~ano di brom:ttologi:~ , ai medici ed ai farmacisti, che si dedicano nei iaboratorii a ricerche sperimentali. Ricco di cit.nioni bibliografiche, costituisce un'ottima g-uida per lo studio di libri e monografie dove la materia è trattata più este~àmente. R E~o C on:-:A m

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali perveautl alla Direzione generale di Sanltl militare nel luglio 1930-XV II)

ANCONA • Sottotenente medico ELIO PERINI: Sindrome da ectopia splenica.

L'O., dopo aver trattato sommariamente il quadro clinico sul caso da lui personalmente studiato, illustra l'importanza delb sindrome che rentleva imp<>$Sibile l'es:Ht:J interpretazione di milza migrante congenita resa ectopica - ruotata sugli assi longitudinale e trasversale - in seguito alle aderenze del lobo superiore con il diaframma in seguito a trauma. Richiama l'attenzione sul fattore traumatico, causa principale della posizione vizi:Jta per le atlerenze consecutive a perisplenite, spiega la melcna con la teoria del sovraccarico nel circolo mesenteriale per l'aumentata tensione portale conseguente alla torsione del peduncolo splenico (L'lcouture, Duperié, ecc.) e la sindrome renalc idronefrotica con la compressione dell'uretere determinata dal polo inferiore della milza. Conclude che solta nto l'intervento chirurg ico permise l'es;atta diagnosi e la splenectomia, seguita da gl.larigione, fu la prova dell'esattezza del procedimento.

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ANZIO (Campo san. cii m. militare) • Maggiore medico MARIO PusTINA : Ascessi ossifluc>nti da carie vertebrale'.

L'O., dopo aver esposto la frequenza, !a percentuale e le vie di prop:tgazione degli ascessi ossifluenti da carie vertebrale nelle spondiliti tubercolari, passa ad illustrare alcuni casi di ascessi ossifluenti, capitati alla sua osservazione, che, per il loro decorso, c per la loro estrinsecazione, presentav:mo dei caratteri particolari da considerare come meno frequenti ed un po' al di fuori della norma. • T enente medico MARio ScAR\•ITTI: La tubercolosi miliare polmonare.

L'O., dopo aver rapidamente accennato ai moderni concetti tisiogenetici, si sofferm:l sull'origine della tubercolosi post-prim:uia che in linea di massima consiste nell'attivazione o risveglio del focolaio primario dal quale per reinfezione endogena possano aversi diffusioni circoscritte nel polmone (infìlt rati inizialmente essudativi) o generalizzazioni per via linfo- ematogena (miliariche). In relazione alle varie forme cliniche radiologiche della Tubercolosi miliare polmonare nota l'importanza che ha lo stato allergico durante la bacillemia. Con maggiore frequenza infatti si r iscontrano disseminazioni miliariche in soggetti g iovani (stato iperergico), mentre meno frequenti, più circoscritte, e principalmente a tipo cronico fredde sono le miliari nel malato ad ulto per il costituirsi di una relativa immunità istogena ed umorale (3" allergia di Ranke) che difende i tessuti da ulteriori aggressioni bacillari. Inoltre accenna alle diffusioni miliariche che costuiscono alle volte il quadro fìnale della tisi consuntiva (stato anergico). Fattori predisponenti alle diffusioni linfo-ematogene tubercolari sono tutte quelle cause che dinùnuiscono la resistenza org-anica generale ed alterano lo stato allergico 7 -

Giorno/( di medicina militare.


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CO~FERE:-;ZE E DI:VIOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

tubercolare indi,·iduale c cio(; le malattie infettive acute quali influenza, morbillo, scarlattina, pertosse, malaria e traumi fisici e psichici, puerperio. Fattori determinanti il risveglio di focolai latenti possono essere: condizioni stagion:~li (nota è la maggiore frequenza delle miliariche in primavera), alcune condizioni fisiologiche (pubertà, gravidanza, puerper-io) o patologiche (denutrizione, strapazzi, malattie intercorrenti). Infine descrive i vari quadri an atomo- clinico- radiologici della tubercolosi miliare polmonare (acuta, subacuta, cronica o fredda, diffusa e regionale) e la loro evoluzione.

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BARI • T enente colc nnello medico VrrroRIO DoNADEO: Anello linfatico del Waldeyer e medicina generale. Il tema svolto dall'O. è dei più indicati per mantenere saldi i legami tra medicina generale e la specialità otorinolangoiatrica; trattasi infatti di un capitolo di fisiopatologia che accomuna nelle ricerche e nella pratica specialisti ed internisti. Premesso un breve riassunto ~ullc concezioni moderne in tema di morfologia e fisiopatologia dei tessuti Jinfatici delle prime vie respiratorie, l'O. sj sofferma sulla parte più strettamente clinica e pratica ddl'argomento per quanto riguarda }e affezioni dell'anello del Waldeyer con ripercussioni su altri distretti dell'organismo. Indi l'O. pas~a a trattare dei rapporti tra tubercolosi e tessuto linfoide accennando a studi fatti presso l'Ospedale Militare di Padova da Arslanked Argentina per quanto riguarda lo stato dei tessuti linfatici delle prime vie, in militari ammalati di T. B. C. polmonare con localizzazioni laringee. Successivamente l'O. tratta del tessuto lmfoide e della dottrina focale ribadendo il concetto dell'infezione focale introdotta in patologia dal Billing, concetto che manifestazioni morbose sono in stretto rapporto con focolai infiammatori spesso di entità minima e clinicamente muti, situati lontani dalla sede dell'affezione medesima; non vi è dubbio che tra i focolai infiammatori muti latenti, capaci di dare lesioni a distanza tengono un posto di primo ordine il tessuto

linfatico del Waldeyer e le tonsille palatine. Indi parla del test tonsillare, della trasformazione dell'anello del Waldeyer da organo di protezione in focolaio atti\'0 di infezione. L 'O. parla delle febbri criptogenetiche, delle nefriti, del reumatismo articolare, cardiopatie, accenna anche alle malattie ocular.i in rapporto tutte a presumibili infezioni focali. Accenna infine alle manifestazioni tonsillari con alterazioni ematologiche, alle angine monocitiche ecl agranulocitiche.

*

CHIETI • Tenente colonnello medico FELICE PoMo: Malattie del ricambio e co.ctituziolle. L'O. esamina in forma cnuca le varie· teorie della scuola costituzionalistica italiana e tratta della importanza del fattore costituzionale nei riguardi delle malattie del ricambio. A questa esposizione fa seguire una sintesi delle nozioni di chimica fisiologica sul metabolismo mnteri:lle, sul metabolismo energetico e su quello basale; nonchè sulla legge delrisoùinamia e del bisogno minimo plastico. Passa qui ndi a trattare delle grandi s.inùromi cliniche del ricambio, e cioè: dia· bete mell.ito e diabete insipido, della gotta, della obesità, della magrezza, della cisrinu-


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEG LI OSPEDA LI MII rr,\R l

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na, dell'ossaluria c della fosfatu ria, soffcrmandosi, per queste ultime malattie, anche ~ulle teorie relative alla formazione dei calcoli. Parla dell'importanza dei vari gruppi ddle glanòole endocrine cd accenna alle moderne ved ute che tendono ad identificare l'azione degli ormoni e delle vitamine sulla economia dell'organismo. Tratta poscia dell'importanza del fattore alimentare e delle abitudini di vita sul determinismo ed evoluzione delle malattie del ricambio cd espone quindi i moderni criteri terapeutici, dei quali constata l'insufficienza, specie nelle forme g ravi ed inveterate.

HARAR •

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Tenente medico BENIAMINO GERMANO: Sindrome meningitica zn un caso

di febbre ricorrente. L 'O. ricorda le varietà eziologiche e le forme cliniche della febbre ricorrente cd illustra la varietà abissina di essa di cui è ospite intermedio una zecca della specie Ornithodurus moubata. Presenta quindi un caso di febbre ricorrente richiamando l'atten zione sul particolare complesso sintomacologico che lo ha caratterizzato. Il caso riguarda un milite il quale fu ricoverato in o~pedak, per un )t,Jngo peri<Xl!o di tempo, affetto da febbre ricorrente; curato con intensa terapia am:nicalc e dimesso dopo 21 giorni d~ apiressia in apparenti condizioni di guarigione. Dopo cinque giorni lo stesso fu nuovamente ricoverato d'urgenza in ospedale in preda ad una netta sindrome meningitica : rigidità nucale col segno di Kernig ed equivalenti, contrattura degli arti, ipcrestesia cutanea accentuata, dermografismo, febbre elevata e delirio con caratteristico grido, lamento da giustificare l'urgenza di una precoce diagnosi .differenziale delle forme meningiliche, previo rachicentesi. Senonchè un nuovo esame ematOlogico positivo per presenza di spirochete ed il sopraggiunto reperto chimico- microscopico del liquor negativo per la mentita sintomatologia, fece pensare trattarsi di una sindrome mcningocnceblitica in febbre ricorrente. L 'adeguata terapia consecutiva confermò il concetto diag nostico e ricondusse il malato alla gua rigione. L 'O. ricorda che nella letteratura medica pochi accenni sono riservati alle forme c)i pachimeningitc emorragica in febbre ricorrente. E' opportuno quindi richiamare l'atten-

zione sulla necessità di tenere presente che anche nella spirochetosi in causa, si possono avere vivaci reazioni meningcali, forse espressione di larva te meningiti acute - sierosc di natura toss·m fettiva in relazione col processo morboso primitivo. E tale opportunità appare evidente quando si pensi che un pr.:cedente ricovero. nel caso citato, ha potuto orientare verso un pronto esame ematf'!ogico cd una rapida diagnosi evitand("l \'incorrere 10 un ritardo diagnostico e terapcutico che a vrebbe ~otuto essere pericoloso. Prende la parola il maggiore medico prof. VJOLA Domenico, capo ufficio di sanità, il quale mette in evidenza la particolarità del caso e ribadisce il concetto che in simili circo~tanze occorrono le immediate ricerche di laboratorio che permettano trarre le indicazioni terapeutiche il cui ritardo può essere fatale per l'arnmalnto. n prof. GALANTE Emanuele, ispetto re della Sanità pubblica, riferi~ce di alcune personali osservazioni al riguardo. Il dott. ScALAS Antonio, direttore dell'ospedale civile, menziona un caso di sua osservaziOne. TI maggiore m edico DoNSANTE Amedeo, direttore dell'ospedale militare, suggerisce alcune nO'zioni pratiche relati ve alla terapia nei casi di complicazioni meningee in febbre ricorrente. I ntervengono inoltre alla discus$Ìone il maggiore medico prof. CoLLICA, il dott. CtrR- · CIO, il capitano Lov1SE1Tl ed altri.


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CONFERE:-:ZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE l'EGLI OSPEDALI MILITARI

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MESSINA + Capitano medico prof. MANLIO SINDONI: Pleurite metapneumot~;ca.

Individuo di an ni 37 colpito da broncopolmonite destra a focolai confluenti. Segue

pleurite essudativa destra e rapidamente cianosi diffusa, intensa dispnea, fibrillazione cardiaca, temperatura sub-febbrile. La puntura esplorativa dà esito ad essudato siero fibrinoso emorragico. · Espettorazione puru lenta abbondantissima. Bisogna intervenire chirurgicamente ? Dato il fattore emorragico entra in causa la tubercolosi ? Vi è formazione di ascesso polmonare ? Le gravissime condizioni di anossiemia ed il sospetto di pleurite tubercolare fanno escludere l'intervento d'urgenza. Segue rapidamente la morte. Il reperto autoptico dimostra: sinechia fibrosa, antica, quasi completa delle plcuri bilaterali. Essudato siero fibrinoso- emorragico nella cavità pleurica di destra; multiple petecchie ed ematomi sub-pleurici; scarsi straterelli di fibrina sul lobo inferiore e medio

di destra con carneificnione del lobo inferiore e medio. Bronchite mucosa purulenta con marcato edema ed arrossamento della mucosa. A sinistra notevole edema polmonare. Spiccata miocardosi e dilatazione cardiaca. L'epicrisi tlimostra come in soggetto anergetico, già portatore di gravi esiti di pleurite fibrosa atlesiva bilaterale ignorata, e di probabile genesi tubercolare, sia insorta una bronco-polmonite fibrinosa destra seguita da carneificazione e pleurite siero-fìbrinos.'l div~uta emorragica per gravi alterazioni tossiche vasali. Concomitanti estesi fatti bronchiali da sospettare la formazione di ascesso polmonare. Conseguenziali sono l'edema polmonare sinistro, la miocardosi e la di latazione cardiaca.

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TRIESTE+ Maggiore medico Eoo<\RDO CARVACLIO: Organizzazione dei servizi guerra.

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L'O. si propone di dare uno sguardo d'insieme alla organizzazione dei vari servizi del l'esercito mobilitato. Per far ciò comincia con lo studiare quali sono le funzioni specifiche delle grandi unità, dovendosi i servizi armonizzare alla loro funzione e costituzione; passa poi all'esame dei servizi di ciascuna di esse studiando i criteri sui quali è basata l'organizzazione stessa. Accenna poi alla importanza dei riforn imenti dell'esercito in guerra c alla enorme entità da loro raggiunta e termina dimostra ndo l'altissimo fine della poderosa oper~ del Governo Nazionale Fascista intesa a raggiungere b çompleta aut;~rçhia per la autonomia etonomiça della Nazione in pace ed in guerra.

+ Primo capitano medico GALILEO SrAGNOLETTI. Presenta due casi clinici riguardanti un ittero emolitico splcnomegalico costituzionale c un ipernefroma in soggetto m:1larico cro nico, esponendone la sintomatologia e le peculiari caratteristiche. • Tenente medico ANTONIO VA:->AC:ORE: Sopra un caio di eniÌa inguinale stroz~ata.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanid militare Marittima. Ministero della Marina, Roma, Anno XLV! f:lsc. V-VI, maggio-giug no 1939-XVII.

Lorenti e Sartori : Contributo allo studio dcll:t protezione collettiva antigas. T alarico: Studio sul flemmone orbitario, con contributo clinico e tcrapeutico. Canova: Il liquor cdalo-rachidiano nel tifo esantema tico. Berger: Su un caso di ematOmieli:• dorsale. Caletti: Su di un caso eli superin fczione luctica.

Rivista di Medicina Aeronautica. -

Ufficio centrale d i S:mità. Ministero dell'Acronautica, Roma. Anno Il, n. 1, marzo 1939-XVII.

Monaco: Sul determinismo e sulla profilassi di stati oligocmici con rcticolocitosi consecutivi a brevi ri petute ascensioni in :~lta quota. Cornelli: La patologia del le prime vie aeree negli aviatori. Stoppani: C onsiderazioni radiologichc sopra un caw di tatu:•ggio della l:lringe da schegge metalliche.

Bulldin lnternational des Services de Santé des Armées de terre, de mer d de l'air. - Pubblicato dall' « Office Intcrn:nic;nal dc Documentation d c Médecine Militairc », Liegi (Belgio), N. 7, luglio 1939. Relazione sul X Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia militare (Wa!'hington, 7-15 maggio 1939) e della IX Sessione dell'Ufficio Internazionale d i Documentazione di Medicina militare (New York, 15-19 maggio 1939). Reynolds : Statistiche medico-m ilitari in tempo di pace c in tempo di g uerra. Rivista internazionale. Ufficio intemazionale di documentazione di Medicina e Farmacia militare : Schede hibliografichc. Riviste mediche. Bibliografia medica militare.

ARGENTINA.

Revista dt la Sanidad Militar. -

Ministero della gue rra, Huenos Ayres, anno XXXVIII,

maggio 1939·

Redazione: Il nuovo ospedale milit:tre centrale:. Ru zo: Relazione della Direzione Generale di Sanità per l'anno 1938 (con tinua). Dres, T olosa e Galli: Id rocefalia esterna diffusa otogena. Redazione: Inaugura zione di un padigli.:>ne per malattie infettive nell'ospedale m il itare di Cordoba. Pasqua/in i: Fisiopatologin del dinbctc insipido. Bandeira de i\4ello : La trasfusione di sangue conservato in tempo di g uerra. Redaziont:: Il « Dngenan n (693) nella tcrapi ~. antigonococcica. Gatti: Vitamine (continuazione).


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RIVISTE MEDICHE MILITARI

BE LG IO .

Archives Bdges du Servict de Santé de t•Armée.

Redazione: Ospedale militare,

L iegi. N. 7, luglio 1939. Simon: Considera:t.ioni sul grado di preCISIOne che ha il metodo di dos:~ggio ddl'ossido di carbonio con l'aumento rli temperatura dell' crhopcalite ''· BRASILE.

Revista de Medicina Militar. -

Pubblicazior.e trimestrale. Direzione e amministrnionc: Directoria de Saùde do Esercito. Rio dc Janeiro. Fase. 2, aprile-giugno 1939Gonça/ves: Ferite oculo-palpebrali e orbita li da arma da fuoco. de A ndrade : Cromoblastomicosi. Biios: Glutatione c acido ascorbico. Flaris: Dosaggio dei fosfati nel sangue. Fonsem Junior: Soluzioni di ipobromito ~od ico. FRANCIA.

Revue du Service dt Santé Militaire. -

Direzione del ~crv1z1o di sanità. Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 6, giugno, tomo CX, 1939.

Coume/ e Goulène: Le più recenti acquisizioni nella chemioterapia della hlenorragJa. Debcnedetti: L'encefalite post-vaccinica. Fricker: Studio ~tatistico delle infezioni tifo-paratifoidee nelle truppe levanti ne 'dal 1927 al 1937. Julliard: L'epidemia di tifo a Marrakcch (novembre 1937 -luglio 1938). lversenc, Bastard c Brugne: Studio delle varia7.Ìoni di tossicità di alcuni ,·eleni sotto l'influenza delle acque solforose di Bar~ges. GERMANIA.

Der Deutsche Militirarzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità m ilitare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Rcferanten· bliitter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 7, luglio 1939·

Benzinger: Premesse fisiologiche per l'impiego dei dispositivi per i voli a gr:wdi altezze negli areoplani. Kruttke: Ricerche sul deficit di vitamina C nella stomaùte, nella gengivite e nelle paradentosi, nella marina da guerra. H irschcr: Sulle cause della carie dentaria. Pflesser : Il nuovo apparecchio per l'ossigenotcrapia nell'esercito (S. B. G. 38). N iehues: Ca rei norna della laringe consecutivo a ferita d'arma da fuoco. Osstvald : Notizie intorno al trattamento delle scottature con l'acido tannico. Rachold: Malattie dd la pelle nelle forze armate e dipendenza da cau~a di servi? io. Fischer: Contributo alla diagnosi differenziale tra :lrtrite gonococcica e tubercolare dcll'articclazione della spalla, cd alla questione della dipendenza da causa di sen·izio nella tubercolosi ossea. Weimer: Un auricoloprotettore per i !J:llombari c contro i colpi di artiglieria, le esplosioni in genere, ecc.


RI\'ISTE MEI>IC!IE MI LITARI

PARAGUAY.

Rcvista de Sanidad Militar. -

Gir:mluria dc la SanidaJ militar, calle Sargcnto Duré, 339· Asuncion. Fase. 112 • n4, aprile-maggio-giugno 1939.

Sanchez Zorrilla: Importanza tlel servizio sa11itario milit:.rc. Quiroz: Considera zioni sul servizio sanitario ndb seconda Di\'isionc di fanteria . Gagliaraone: L' appendicectomia nella gestan te. Olmedo: Considerazioni sopra due casi eli cisti branchiale. /Jmmatuna: L ' uso dell'« Escofedal Merk 11 nelle tonsil lcctomie e 10 altri atti ope. rati vi in otorinolaringologia.

POLONIA.

lckarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio ~ anit:1rio. Ccntrum W yzskolcnia; Sanit. Gomoslaska 45, Varsavia. N . r, tomo XXX IV, luglio 1939.

Lubienìecki: Terapia per mezzo del digiuno. MìssÌto~ro:

Criteri fisiol ogici da seguirsi nell'educazione fisica.

Levittoux: Malattie professionali dello sportivo. Cebertowicz: T rattamento delle lesioni pcriarticolari negli sportivi per mezzo tlclle iniezioni di tiotlalgina. Tokarski : Terapia dei traumatismi della regione palmare nei pugilatori. Chanecka--CadO'mska : Apparecchiio per b localizzazione radiologica dei corpi estranei. /Julajewski : Organizzazione militare del servizio sanitario in I nghilterra. STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library, W ashington. Volume LXXXIV. N. 6, giugno 1939.

Adson: Classificazione della ipertensione. Prognosi e trattamento. Brun: Lo sviluppo di un efficiente ed intelligente metoJo dj diagnosi delle malattie <.!ella bocca.

Kimbrough: Trattamento della gonorrea con preparati sulfonilamidici. Blech: Elettrochirurgia in guerra. Lyle: Norme di chirurgia di guerra; ospedalizzazione e sgombero dei feriti nell'offensiva della Mosa-Argonne. H arry : Aritmia cardiaca e tachicardia. Haynes: Errori nelle analisi urinarie. Magath: Trichi nosi. Horton : T rombo-angiolte obliterante. Ryneamm: Sintomi clinici da disfunzioni delle g hiandole entlocrine. Weir : Trattamento pre-operatorio delle lesioni della regio ne biliare. fohnson: Proiettile nel cervello. Relazione su di un caso. Cozen: Un apparecchio per tendere i fili Kirschner. Murdo: Speciali coperchi per porta-immondizie. Prickman: Diagnosi e cura della febbre omlul:mte.


NOTIZIE

Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Corpo Sanitario. CROCE

DI

CU[RRA

AL VALOR MILITARE.

CIVETIA Roberto fu Luigi e fu Eufemia Righctti, nato ad Aquila il 21 giugno 18gr, x" capitano medico complemento dell'Ospedale da campo n. 94 per indigeni. - Durante

ttltfo il periodo delle operazioni di grande polizia ha compiuto i suoi doveri di sanitario con alto spirito umanitario e noncuranza del pericolo. anche in situazioni tattiche particolarme-nte critiche. Nelle soste curando malati e paesani feriti dai t-ibelli, ha largamenu contlibuito alla propaganda dell' italianità tra le popolazioni. Si è particolarmente distinto nel combattimento di Zinghero. - Giammà - Giurrù- Salalè- N ilo AzzurroScioa, 13 novembre 1936-18 febbraio 1937-XV. CANNILLO Cataldo di Giuseppe, nato a Corato (Bari), il 14 maggio 1903, tenente medico s. p. c. del Governo Galla Sidama, ufficio sanità. .- Ufficiale medico partecipò prima come sanitario di reparto all'aziotle di Neghe/li - getma:io 1936 - e quindi come comandante di reparto autoportato << S », sezione sanità, alla fase finale del

ciclo operativo della divisione speciale « S ». Durante le azior1i di Giabassiré. Sadé ed Adicciò fu esempio costante di sprezzo del pet·icolo. - Giabassiré, 14 ottobre 1936 Sadé, 20 ottobre 1936 - Adicciò, 12-26 novembre 1937- XV. BELLOTIJ Antonio di Carlo e di Finamerc Clementina, nato a San Giovanni a Piro (Salerno), il 13 aprile 1904, tenente medico del V gruppo artiglieria someggiata coloniale. - Medico di un gruppo artigliet·ia someggiata coloniale, durame aspt·o com·

battimento ctmtro ribelli bene armati, nonostante che il posto di medicazione si trrr vasse sotto il fuoco diretto del nemico, continuava con calma e serenità a medicare e confortare i feriti che gli giungevano anche da altri repat·ti . ..- Noarì, 23 maggio 1937-XlV. DE I uLJJs F iliberto di Michele e di Plento Antonietta, nato a Buonalbergo (Bene· vento) il 7 marzo 18g6, tenente medico complemento dell'VIII gruppo battaglioni cri· trci. - Ufficiale medico di un gruppo eritreo, nonostante l'intenso fuoco d'artiglieria

nemica, non esitava a p01·tarsi in linea ove la sua opera era necessaria, prodigando~i co11 entusiasmo e sprezzo del pericolo nella cura dei numerosi feriti. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. FINO Carlo di Savcrio e di Maria Pia Bianchetti, nato a Torino il 3 settembre Jgùi, tenente medico complemento del IX battaglione arabo somalo. - Medico di un batta-

glio-ne indigeni, durante un combattimento p01·tava la sua opera umanitatia ovunque ve ne fosse il bisogno. Sprezzante del pericolo soccat1·eva i feriti con le cure e tu: soJteneva il morale ctm le parole, esempio anche ai combattenti di coraggio e calma. -

Giabassirè, 14 ottobre 1936-XI V.

POLESTRA Rocco di Francesco c fu Bruni Adele, nato a Calitri (Avellino) il 22 novembre 1897, tenente medico complemento del 93• ospedale da campo. - Ufficiale me·


:-.:OTIZIE

dico addetto ad un ospedale da campo, nel corso di un ciclo di operazio-ni di grande polizia cohmiale, diede tutta la sua attività operosa. attiva ed illuminata alla Ct4ra dei fmti, incurante del pericolo e solo spinto da un encomiabile spirito di altruismo e dì generosa abnegazione. ~ Mens · Morcd - Marabetiè, 7 maggio- 20 giugno 1937·XV. l

l

Domenico di Giuseppe e di Vitolo Angiolina, nato a Rocca d'Aspide (Salerno) il 30 marzo 1909, sottotenente mcJico complemento del 1° battaglione indigeni. CAI'UANO

- Medico di battaglione indigeni, già distintosi in precedenti fatti d'arme dura11te l'a::ÌQ/1e su Bonga, scorto un gmppo di armati vi si slanciava contro riuscendo a por/i in j11ga e cauurare 3 ribelli .e 4 fucili. - Bonga, 13 dicembre r936-XV.

Riapparizionc di Robert Koch sullo schermo. Si è proiettato alb Rassegna cinematografica Ji Venezia, in prima v1s1one mondiale, un film tedesco che porta per titolo il nome Ji Robcrt Koch. Il fi lm, che ì.: la ~toria del grande batteriologo legato col suo nome alla scoperta del bacillo della tubercolosi, mostra gli inizi lontanissimi del suo lavoro, ric\·ocando i tempi in cui Koch, medico condotto del piccolo villaggio di Wollstein. nei pressi di Poscn, dove la tubercolosi infierisce paurosamente, pervaso dalla con\'inzionc intuitiY:t che la malatti:l sia causata da un agente esterno, si sprofonda in esperienze. Le difficolt3 economiche, in mezzo alle quali si compiono le ricerche, i rudimentali mezzi d'ind3gine dcll'improv· 1•isato laboratorio, l'incomprensione di quanti lo circondano che giunge anche ad una rumorosa e minacciosa rivolta contro lo stuJioso che arbitrariamente ha osato procedere all'autopsia d i una bambina morta di tubercolosi, tutti i contrasti fra la luce del suo intelletto e le tenebre che l'avvolgono, d3nno alla prima parte del l:woro un to no drammatico di grande efficacia. Nel la seconda parte, quando Roberto Koch è a Rerlino e gli sembra facile proseguire nelle agognate ricerche, il contrasto balza più violento e drammatico che mai; contro il medico di campagna. che con indefesso laYoro e con fede tenace è giunto alla scoperta che se~nerà una data (ll382) non cancellabile nella storia della medicina, ecco porsi il g rande Virchow, lo scienziato famoso, ovunque onorato c glorificato, il maestro che deua legge, l'uomo po litico che ha osato attaccare a viso aperto il Cancelliere di ferro, Bi~marck , sulla stampa e al Reichstag. l'uomo di mondo, l'arrivato nel significato più ampio della parola, colui che è al termine della più gloriosa carriera scientifica che ~i poss.J immaginare perchè consacrata dall'intera nazione. Il contrasto è di natura rcientilìca: il medico di campagna, con la ~ua scoperta, viene a far crollare la dottrina della mossima autorità clinica; la tubercolosi ha la sua causa in un bacillo e non in una Jisintegrazione cellulare, come ave1·a affermoto hn dal 1858 Virchow con la dottrina dell'omni,; cellula e cellula, con la sua concezione ontologica della patologia. E' bello che queste eccelse figure di lottatori silenziosi e tenaci, di questi uomini rhe vissero ardendo in una passione che mirò solo al bene dell'umanid, che consumarono la loro esistenza in un'opera di ~cienza che ad altri doveva portare la salute e la vita, è bello che ritornino non solo in pagine biografiche, destinate pur sempre a un numero ristretto di lettori, ma ancor più sullo ~chcrmo, perchè solo per mezzo di questo è possibile far giungere alla loro memoria la testimonianza della graritudine da parte delle folle, eh 'essi tennero in cima ai loro pensieri per il male che le traqgliava t- ch'essi benificarono con la luce del loro cuo re c della loro mente.


NOTIZIE

Gli Albanesi. In un dotto e luciJo articolo (Gerarchia, luglio 1939-XVII) il magg10re medico Arturo Sabatini esamina il popolo albanese sotto l'aspetto razziale, nelle sue ongtru,

nei suoi s\·iluppi e nel suo stato attuale. Alla luce della storia, dell'esame somatico e di quello psichico, l'A. ch.iaramente dimostra che, attraverso le fortunose vicende di millenni, i caratteri della r.azza si mantennero puri, anche quando l'Albania soffrì. l'in· vasionc c il dominio di altri popoli. La conservazione della stirpe fu sempre gelosamente difesa. Con opportuni ricordi swrici l'A. pone in luce i legami che sempre unirono l'Albania all'Italia lungo il corso dei secoli, soprattutto con le migrazioni nella nostra patria e con fede (erma vede nell'azione, che il Duce compì nell'aprile u. s., non solo il compimento di voti antichi e recenti di quel popolo ma a nche un sicuro rifiorire di quella g~oria e di quella potenza che lo illuminò al tempo del suo eroe nazionale: Giorgio Castriota Scanderberg.

lutti della Sanità militare. E' col più profondo dolore che partecipiamo la morte del maggiore medico in s. p. e. cav. dott. Flore Geremia, avvenuta a Verona il 9 luglio u. s. Nato nel 1887 a Pellezzano, ' in provincia di Salerno, il maggiore Fiore aveva conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nella R. Unive:rsit~ di Napoli nel 1913Entrò nel nostro Corpo nell'agosto dell'anno successivo. Assegnato in Cirenaica, vi prestò servizio fino al marzo del 1916. Rimpatriato, col grado di capitano medico fu inviato nella zona delle operazioni, rimanendovi fino al termine della guerra. T ornò poi in Libia c nell'ospedale di Tripoli restò sino al novembre del r920. Rientrato in Italia fu assegnato prima al 2 ° regg. granatieri di Sardegna, poi al 6° regg. alpini, c quindi all'infermeria presidiaria di Cava dei Tirreni. Successivamente prestò servizio nell'ospedale militare di Roma, nell'infermeria presidiaria di Ra·venna, nell'ospedale militare di Bologna e infine nell'ispettorato di sanit~ militare di Verona. Era stato promosso maggiore medico nel 1930. Il maggiore Fiore, oltrechè valoroso soldato fu professionista assai distinto. Ani· mato da profonòo senso di disciplina e d'abnegazione portò nei varii incarichi che gli. furono affidati una nota spiccata di entusiasmo e di zelo e dì competenza che lo resero prezioso collaboratOre dci Comandanti di corpo e apprezzato collega presso gli stabilimenti sanitarii. Di ottima cultura generale e professionale, fu particolarmente versato nella Medicina legale militare. Sia nelle Commissioni mediche ospedaliere che nell'Ispettorato di sanità militare, il maggiore Fiore per opera del lungo studio e del suo sano criterio, che gli permettevano di risolvere i più delicati quesiti medico -legali nel migliore dei modi conciliando sempre giustizia ed umanit~, diede al servizio un alto rendimento, di cui i superiori ebbero costantemente a compiacersi. Disciplinato, serio, coscienzioso fu in ogni momento d'esempio a quanti ebbero la ventura di essergli vicino nel lavoro. Durante la permanenza a Cava ùei Tirreni ebbe un encomio dal comando della Divisione Militare di Salerno per l'attiva parte presa nel domare un incendio, merit:tndosi anche un elogio da quella rappresentanza civica. Su proposta del Ministero dell'Interno ottenne la mcJaglia di bronzo per ricompensa a merito della salute pubblica. Era decorato della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia, e della Croce d'oro per anzianità di servizio.


I'OTIZIE

8gr

Ai funerali che nusc1rono una solenne t~:stimonianza del profondo dolore che la sua immatura morte aveva destato, il nostro Capo, tenente generale medico Mazzctti, che a\·eva invia<o a nome suo c del Corpo Sanitario le più vi,·e condoglianze ai bmigliari, fu rappresentato dal generale ispetto re Simub.

Medici interpreti per i Congressi scientifici internazionali dell'E. 42. L'Tstituto nazionale per le relazioni culturali con l'estero, pre~ieduto dal Consigliere nazionale: Alessandro Pavolini, in ottemperanza a istruzioni della Presidenza del Consiglio, si occupa attivamente della preparazione dei Congressi internazionali che avranno luogo a Roma in occasione dell'E. 42. Poichè è ormai accertato che numerosi Congressi internazionali potranno essere tenuti in tale periodo, nel campo delle scienze medico· biologiche e delle loro applicazioni, fi n da ora l'Istituto predetto si occupa di assicurare un servizio di interpreti c di traduttori competenti. Dato che per la medicina, la biologia, l'igiene !embr:l molto difficile trov:1re fra gli interpreti e traduttori di professione quella competenza specifica che sob il medico o il biologo possono avere, I'LR.C.E., per il tramite del Sindacato nazionale fascista dei medici, invita i competenti medici nelle rispetti ve discipline e che siano nel tempo ste~so perfetti conoscitori delle singole lingue ammesse ai Congressi (italiano, francese, inglese, tedesco, spagnuolo) a comunicare se accettino, in linea di massima, di prestare il loro serivizio come interpreti durante le sedute dei Congre~si riguardanti le materie scientifiche di loro competenza. Naturalmente il servizio di questi interpreti verrebbe ad integrare quello degli interpreti e traduttori di profes~ione c sarebbe retribuito con indennità di missione o speciali compensi. La durata del !ervizio di tali interpreti sarebbe scelta da loro stessi c: verrebbe tenuto conto, nel limite del possibile, delle loro eventuali preferenze per alcuni congressi. I medici interessati sono invitati a trasmettere la loro adesione di massima al Sindacato nazional•e fascista dei medici, via Toscan:1, 5, in Roma.

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Corsi internazionali di perfezionamento a Berlino. L'Accademia Berlinese per il perfezionamento dei medici ha organizzato per il prossimo autunno i seguenti Corsi di perfezionamento: 1° • Corso di perfezionamento in Ortopedia (dall'II al 16. settembre). 2° - Corso di T isiologia (dal 22 al 27 settembre). 3° - Corso di perfezionamento riguardante le cardiopatie c le malattie vascolari (dal 2 al 7 ottobre). 4" • L'influenza del tempo delle stagioni c di altri fattori meteorologici sull'uomo sano e sull'ammalato (dal 9 al 14 ottobre). 5° · Malattie cutanee e veneree con riguardo alla cosmesi (dal 9 al 14 ottobre); 6° - Importanza della Radiologia della medicina interna (dal 16 al 21 ottobre). 7° - Chiru rgia di malattie endotoraciche con particolare riguardo alla tubercolosi polmonare (dal x6 al 19 ottobre). 8° - Settimana di perfezionamento di Ostetricia e Ginecologia (dal 23 al 28 ottobre). 9° - Corso di Otorinolaringoiatria (dal 25 settembre al 7 ottobre). 10° • Propedeutica, e, rispettivamente, corso di perfezionamento di Omiopatia (dal 9 al 28 ottobre).

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NOTIZIE 11° - Corsi speciali concernenti tutti 1 rami della Medicina con dimostrazioni pratiche tanto al letto del malato quanto ir. laboratorio, vengono tenuti ogni mese. In questi Corsi ,·iene data particolare preponderanza al lato pratico, e benchè il lato del perfezionamento teoretico passi in seconda linea tuttavia esso non è affatto trascurato. I Corsi compresi tra 1" e l0° verranno tenuti in lingua tedesca, ed i corsi speciali :1nche in lingue straniere. Per programmi ed ulteriori schiarimenti ri,·olgersi agli uffici dell'Accademia Berlinese per il perfezionamento dc:i Medici, Berlino, NW 7• Robcrt Koch- Platz 7 (K<tiscrin Friedrich - Haus).

La infaticabile opera di S. M. la Regina ed Imperatrice per i poliomelitici. Il r8 giugno u. s. S. M. la Regin:.~ ed Imperatrice s'è degnata inaugurare il Centro regionale d i recupero dei poliornelitici nell'Ospedale dei bambini tli Ancona. Accompagnata da tutto il personale dirigente, la Sovrana ha esaminato l'attrezzatura moderna per le cure fisiche ed ortopediche, la piscina, il salario, ammirando l'esposizione presso il mare, e si è lungamente intrattenuta presso i ricoverati, che in numero di 150 occupavano i varii reparti. L' August:l visitatrice s'è in particolar modo interessata dei 50 poliomelitici in \':lrie fasi di trattamento, metlico, fisioterapico, ortopedico, chirurgico. Al termine della visita ha espresso ai sanitarii ed agli amministratori dell'Ospedale il Suo alto compiacimento per la benefica attività.

Il primo corso rapido di cultura per medici di fabbrica organizzato dall' E. N. P. I. Per dare ai medici che prestano la loro opera negli stabilimenti possibilità e facilità d i perfezionare e di approfondire la propria cultura nel campo delle malattie pro fessioJWii, dell'infortunistica, del l'igiene industriale e della pre,·enzione delle malattie dei Ja,·oratori, l'Ente Nazionale di Propaganda per la Prevenzione degli Infortuni ha creato presso la sua Sezione Sanitaria un ((Centro Nazionale di Cultura per Medici di fabbrica n. Primo atto di vita di questo Centro, .:hc sta raccogliendo le più vive simpatie degli industriali e dei medici, è stato quello d i organizzare un corso rapido di cultura per metlici di fabbrica, che si è tenuto n Torino dal 5 all'8 luglio c. a .. 11 successo sì è subito ,lclineato lusinghiero perchè ocn 88 furono i medici iscritti. Il corso è consistito in 20 lezioni, tenute da insegnanti scelti fra i migliori cultori delle varie discipline trattate. A complemento tlelle lezioni venne visitata la tipografia della « Gazzetta del Popolo», ove i partecipanti si re~ero conto delle misure tecniche e metliche prese per prevenire l'intossicazione da piombo e vennero tenute esercitazioni pratiche e dimostrazioni presso l' Istituto di Medicina Industriale dell'E. N. P . 1..

La lotta contro il tracoma a Tripoli. Un grande lstinno per la profìbssi, la cura e lo studio del tracoma sorgerà a Tripoli dotato t!i tutti i mezzi d'indagine; tr~ ambulatorii specializzati completeranno in città l'opera di quelli già esistenti; ventisette posti di medi~azione saranno impiantati nella


1'\0TIZIE

Libia occidentale. Mentre l'Istituto per il lracoma curerà lo studio Jella malauia nei suoi labor:uorii scientifici, impartirà istmz ioni c sorveglierà l'applica7.io ne dei metodi pratici nei numerosi dispensarii affinchè l ri~ ultati più brillanti seguano :-~ll'inten s ità tkllc cure. Alla direzione dell'Istituto sarà preposto uno scienzi:no di riconosciuta competenza, che ~. vrà alle sue dipendenze valenti specialisti. L'inizio dell'anno XVIII vedr.:ì realizzata questa grandiosa opera d'altissima import:Jnza, che dimostrerà al popolo musulmano di qual vigile cd op<:roso interessamen to esso è ogg etto da p:~rtc del Governo Fascista.

Responsabilità professionale. Un medico di Roma, che aveva pr:nicaro una iniezione imrarteriale di un prcparatv di una ditta di Milano per combattere una gra\·e forma di sctticcmia, fu dcnunzi:Jto al Tribunale di Roma per imperizi:l, in quanto che l'iniez ione, secondo un perito, anebhc provoc:uo la gangrena del braccio e accelerato la morte del paziente. Con una elaborata ~entenza, il Consig liere istruttooe ha escluso la colpa professionale, per il principio secondo il qu:>lc non si ritiene punibilc la << culpa levissima " • cioè quella che presuppone una perizia eccedente i limiti dell'ordinaria competenza, non potendosi richiedere almeno ai fini penali, atùtudini straordinarie di dottrina e di espe· ricnza da parte del professionista. Occorre, osserva il giudice, riferirsi alb media e comune abilità profe~sionale e non a qucii:J che si può pretendere da professionisti specializzati in una determinata branca di attività o di lunga espcrien7a. E altro canone [o ndamentale è che l'im perizia e la negligenza non devono essere valutate in senso assoluto, astratto, ma in rapporto alic condizioni speciali di tempo e di ambiente in cui il professionista esplica le ~ue mansioni . Nè si può ~rcscinderc dal criterio discrezionale che pure bisogna riconoscere al professionista stesso, e in l.pccial rnoJo al medico che sia chiamato al capezzale di un infermo, senza neutralizzare altrimentl la sua opera col timore continuo e assillante di potere incorrere in una pena; ~cmpre che, s'intende, non si versi in un caso di vera e propria azione temeraria, mediante l'uso di rimedi assolutamente inadatti o propinati in modo irrazionale o in dosi inadeguate. Alla stregua di tali principii, tenuto conto che il medico di fronte a un malato gra •. vissimo, volle tentare un estremo rimedio con la speranza, sia pure tenue, di poter salvare una vita umana, la sentenza conclude escludendo la colpa dd mcdiro. ( « Il Policlinico H ; Sezione pratica, 31 luglio 1939 · XVII). Un altro interessantissimo caso di responsabilità da parte di medici-chirurghi e degli Ospedali, trattato dalla Magistratura , si è avuto a Milano, presso la I Sezione civile della Corte d'Appel lo. Tale Angelo Colombo era entrato il 29 luglio 1934 in un· Ospedale d i \.103 provincia lombarda per farsi osservare e curare essendo sofferente di cefalee ad intermittcnze occipitali c parietali a sinistra. T ra i vari esami che subì vi fu anche una pneumo-encefalografia, in seguito alla quale la ~era stessa decedette. Per denunzia della vedova, il chirurgo fu sottoposto a procedimento penale per omicidio colposo, ma in sede d'istruttoria veniva assolto. La vedova citava allora per i danni il chirurgo c l'amministraz.ione ospedaliera ponendo a fondamento della sua domanda che tanto il chirurgo che l'Ospedale erano venuti meno all'esatto co:11pimento della loro obbligazione procedendo alle pericolose operazioni d i pneumo-cncefalografìa e senza pre\'entiva richiesta di autorizzazione e che le dette operazioni rrano nate la causa del la morte. Il Tribunale di Milano con sentenza del gennaio 1938 dispone\·a d'ufficio una perizia çollcgiale di altri tre ~criti con incarico di accertare c riferire in ordine a sei nuovi quesiti. Ma contro questa sentenza appclla\·a la vedova !'roponendo un nuova prova tesùmoniale c per interrogatorio, mentre gli apj)Cllati chiedevano l ';~ccoglirnento dell'appello incidentale proposto al fine di ottenere l'assoluzione dalla domanda della Colombo.


NOTIZIE

La elaborata sentenza Jelb Corte, e~dusa con ampia motivazione la responsabìlità dell'Ospedale, esamina quella del medico, e si richiama alla diagnosi dd chirurgo (la presenza di un tumore) e alla perizia con la quale fu stabilito che nessun'altra diagnosi all'infuori di quella di tumore cerebrale era possibile nel caso. Rileva poi la sentenza che il chirurgo « si regolò secondo !a corrente scientifica da esso seguita e non può essere pertanto accusato di errore grossolano>>. A proposito di che osserva che cc resta fuori dd campo dell'imputabiiit3 qudlo che t l'orientamento praùco seguito dal professionista ... salvo che nella ricerca, diagnosi e cura sienvi errori evidenti e imperdonabili; rientrano invece nel campo dell'imputabilità le violazioni palmarj di norme tecniche generalmente accolte re lativamente alla e:·ccu7ione della cura e dell'operazione prescelta: per quan· t'altro ci si deve rimettere alla, scienza e coscienza del sanitario ». Quanto al principio che occorra il consenso del paziente prima di un pericoloso inter·

\·ento operatorio, qucsw rimane fuori di discussione pcrchè ciascuno è libero. di fronte al pericolo d'una morte immedi::~ta, di affidarsi alle forze imperscrutabili della natura; ma risulta che il Colombo aveva chiesto e consentito che gli venisse ro fatte le inùagini opportune per accertare la natura del suo male. La Corte pertanto, in riforma della sentenza dci primi giudici, ha respinto senz"altro la domanda di danni proposta dalla Colombo c l'ha condannata alle spese dei due giu· dizi. (u La Riforma Medica Il , 29 luglio '939- XVII).

Concorso per la nomina del Capo servizio di Biologia sperimentale e dell'Assistente medico analista dell'Istituto Regina Elena per lo studio e la cura dei tumori nonchè di due Assistenti dermosifilografi dell'Istituto Ospitaliero Dermosifilopatico di S. Maria e S. Gallicano - Roma. Sono aperti i concorsi per <~ titoli >' e per « esami » congiuntamente per la nomina del C1po servizio di Biologia sperimentale e dell'Assistente medico analista dell'lsùtuto Regina Elena per lo studio e la cura ùei tumori, nonchè di due Assistenti dermosifilografi dell'Istituto Ospitalicro Dermosifilopatico di Santa Maria e S. Gallicano. I sanitari che intendono prendere parte al concorw devono presentare, alla Segreteria ùei Regi Istituù Fisioterapici Ospita lieri, in Roma (V iale Regi na Margherita, 295) non più tardi delle ore 12 del giorno 15 ottobre 1939- XVII la domanda di ammissione al concorso, specificante il posto al quale aspirano, stesa su carta da bollo ùa L. 4 e corre· data dai documcnù di rito e dai ùtoli prescritti.

Lo stipendio del Cnpo servizio di Biologia sperimentale è di L. ro.ooo annue oltre L. 3-000 annue di inùennità speciale di servi~io, quello ùell' Assistente medico anali st;~ è ùi L. 8.ooo oltre l'inùennità speciale annua di servizio di L. 1.000; quello degli A$si· stenti ùcrmosifilografi è di L. 4·500 annue al lordo delle riduzioni di cui al R. D. L. 20 novembre 1930, n. r 491 e R. D. L. 14 .tprile 1934, n. 561, dell'imposte di ricche7..za mobile e co mplementare e dell'Ente Comunale ùi Assistenza e, soltanto sugli stipemli. con l'aumento dell' 8 "1., di cui al R. D. L. 24 settembre 1936, n. 1719 e dci successivi due 8 ~~ di cui al R. D. L. 27 giugno 1937 n. 1033 e al.b Legge 20 aprile 1939. n. )Q'i· oltre l'aggiunta di fami glia, a norma delle disposizioni vigenti per i dipendenti dello Stato (R. D. L. luglio 1937 - XV, n. 1793). Lo stipenùio del Capo Servizio di biclogia sperimentale è soggetto altresi alle rite· nute per la Cassa di Previdenza per le !lensioni ùei ~anitari, di cui al Testo Unico l maggio I93o-VIIT, n. 580.


NOTIZIE

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Il vincitore del concorso al posto di Capo servizio di Biologia sperimentale è nominato a titolo di esperimento e potrà essere confermato in ufficio fino al 65° anno di età, dopo un biennio di lodevole sen·izio. L'assistente medico analista è nominato a titolo di esperimento per il periodo di un anno trascorso il quale, su proposta del Direttore può essere, con dclibernione del Capo dell'Amministrazione, confermato in ufficio per altri due anni. Gli assistenti ùermosifilografi dell' Istituto di San Gallicano sono nominati, a titolo di esperimento, per un periodo di un anno, trascorso il quale, su proposta del Direttore, possono, con deliberazione del Capo dell'amministrazione, essere confermati successivamente, di anno in anno, fino al limite di dieci anni. Per informazioni e per avere copia del bando rivolgersi alla Segreteria di detti bituti, in Viale Regina Margherita, 295· Roma.

I Convegni medici di Rimini. Convegni medici di notevole interesse si terranno a Rimini il giorno 16 settembre; e ne saral)no date tempestivamente dettagliate notizie. Trattasi di un Convegno di Pediatria e Talassoterapia e di altro di Storia della Medicina; quest'ultimo sotto gli auspici della Società Italiana di StOria delle Scienze Mediche P. Naturali (Pres. Prof. V. P utti). li prof. G. Salvioli, Direttore della Clinica Pediatrica di Bologna, presiederà il Convegno di Pediatria e sarà relatore del tema: Talassot~apia e prima infanzia. Autorevoli pediatri e noti talassologi prenderanno parte ai lavori. Per la parte: Staria della Medicina, sono già annunciati contributi da parte dei profes.-;ori Castaldi, Lucchesi , Piccininì, Silvestrini. Sarà consegnato al vincitore il premio di L. 5.000 della << Fondazione Elide Piccin ini » per il 1939 e sarà bandito il nuovo Concorso per il 1940. Avrà luogo la visita alla Colonia permanente Murri e alle cose più importanti di R imini romana e medioevale. Per ricevimenti, visite, ecc. sarà meglio specificato nel programma definitivo.

XXXll Riunione della Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia. La XXXII Riunione annuale avrà luogo a Bologna dal 7 al 10 ottobre p. v. con \L seguente programma: Sabato 7 ottohre. - Mattino: I naugurazione. Visita ali'Universit:\, all':mtico Studio. P omeriggio: sarà svolto il primo tema di relazione sulla Linfogranulomatosi inguinalc. Domenica 8. - Gita a Predappio, a Forlì, a Ravenna. per visitare i luoghi del Duce e la zona dantesca. Lunedì 9· - Mattino: Scopri mento di una lapide dedicata a D. Majocchi, nella ricorrenza del decennale della morte. Presentazione dei casi clinici. Pomeriggio: sarà svolto il secondo tema di relazione sulla T ubercolosi cutanea. Martedì ro. - Mattino e pomeriggio discussione del secondo tema. I Soci che intendono partecipare alla Riunione debbono rendcrlo noto al più presto possibile onde ricevere in tempo utile la tessera e il libretto per le riduzioni ferro,•iarie (5o % per i nazionali, 70 % per gli stranieri) e quant'altro concerne le varie manifestazioni della riunione.


NOTIZIE

Per la gita sociale ai luoghi del Duce e a Ravenna è necessario che quanti vorranno parteciparvi ne diano entro il mese comunicazione, aggiungendo se nel viaggio usufruiranno di mezzi proprii.

VIll Congresso dell'Associazione italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni. \

Nei giorni 29· 30 settembre e 1° ottobre I939·XYII si svolgerà a Padova l' vm Con. gresso Nazionale di Medicina Legale e delle Assicurazioni. Il Congresso è organizzato dal Prof. Rinaldo Pellegrini, Direttore dell'Istituto di Medicina Legale c delle Assicurazioni, della R. Università di Padova. Saranno svolte le seguenti relazioni : 1° - Prof. A. CAZZANIGA, Direttore dell'Istituto di Medicina Legale della R. Uni· versità di Milano: l problemi cronologici della Medicina Legale. 2 ° · Prof. E. LEONCINI, Direttore dell'Istituto di Medicina Legale della R. Uni· ,·ersità di Firenze: Sul concetto di aggravamento in medicina legale. 3° • Prof. C. GERIN, della R. Università di Roma: Il criterio quaiitativo e quan·

Jitativo nel giudizio medico-legale. 4" · Prof. A. LoRo, della R. Università di Trieste: Il criterio anatomo-pat~Iogico m medicina legale. Per iscrizioni c per informazioni rivolgersi al Prof. Cesare Soprana ( Istituto di Me· dicina Legale e delle Assicurazioni, Viale Falloppio, 16, Padova), Segretario del Con· gresso.

Pubblicazioni pervenuted. PICCININl PRASSITELE: Per l'autarchia 11el campo dei farmaci e delle industrie idrologicM. - Milano, Ufficio Stampa Medica Italiana. DE BERNARDIS GIOVANNI: Cenni ed appunti intomo alla preistoria della microbiologia, della batteriologia e della immunologia (con 8 tavole fuori testo). - Edit. G ino Carabba. L. 15. Goss1 ANTONIO: Un preparato idrosolubìle di bismuto (canfosolfOr.ato di bismuto). Ancona, tipogr. S. L T. A. CASALIN! GIULIO: Il consuntivo della salute ( 1° voi umetto della collana '' Piccoli breviari di vita sana ll) . - Torino, Casa Editrice cc Igiene e Vita ll , Corso Duca d'Aosta, 11. PuNTONI VITTORIO: Moderne concezioni sul meccanismo d'azione dei fermen.ti lattia. (Estratto dalla Rivista « Annali d' Igiene», A. XLIX ( 1939), fase. 8). ~ Roma, S. A. tipografica cc Aldina l) .

Direttore resporisabi/e: Prof. ROMA, AGOSTO, 1939 · XVII •

tenente generale medi co.


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Spedizione In abbonamento postale

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PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno I.. XXX \ 'Il· a•·as c.·. IX SET'l'E.MBRE 1 ~39- XVII

GIORNALE DI

MEDICINA MILIT·AR.E Cum sanitate virtus in armis

DIREZIONE ED AMMJNISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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TENDE DA CAMPO MATERIALE PER CAMPEGiiiD

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SETTEMBRE 1939-XVII

ANNO LXXXVII • fASC. IX

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanifale <olrftts in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e dl diritto a n. 12 fucicoli. Esoo decorre dal l• gennaio al pr<zzo di L. 32 ( e.tero L. 44); per gli abbonamenti fatti durante l'anno verranno inviati j numeri arretrati dell'anno in corso. L ' abbonam<nto ai para anticipato . Non disdetto un mese prima della scadenza a'intende riconfermato. Alle librerie nazionali td estere è concesso lo sconto del lO % . Per i soli ufficiali del Corpo Sanitario delle varie Fcrze Armate, in servizio ed in congedo, il pr<ZZO dell'abbonamento è ridotto a L. 24 Per ali stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornale di Medicina Militaf'e ed agli Annali di Medicina Na vole e Coloniale al prezzo ridotto di L. 40 annue . Un fascicolo co&ta L. 4, se arretrato L. S (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le anoate complete arretrate il prezzo è di L. 48 nd Regno. L. 72 per l'Estero. Il prezzo del supp lemento al g iornale contenente i Ruoli di anzianità del Corpo Sanitario Militare è di L. 8, Non si concedono abbonamenti in omaggio. Gli abbonati potranno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblkazione - i numeri eventualmente smarriti per disgujdo postale. Trascono utle- te-rmlne non s1 darà corso alla richiesta. Si accettano inse.r zioni a pagamento di carattere pubblicitario compatibili con la natura e col d~coro del giornale. (Chiedere condizioru e tar iffa all'amministraz.i one).

NORME PER I COLLABORATORI. La collaborazione è libera, ma. la direzione si ri serva il giudizio nel la scelta dei ):avori senza es$ere tenuta a rendere conto delle eventuali non accettazioni. Le opinioni manifeatate dagli autori non impegna_n o le respOnsabilità del periodico. Tuttì i lavori inviati per In pubblicazjone devono essere inediti e devono pervenire alla reda· zione nel testo definitivo. corretto, fi rmati dall ' aulore i dtvono inolt re es:~cre dattilografati, o scri tti con carauere fAcilmente leggibile. Ad ogni lavoro è concesso un massimo di l() PHiidne di ~tum­ pa: per la pubblicazione dei levori che superino le 16 pagin e, gli autori sono tenuti n l pagamento della a-pesa per le pagine in più a prezzo di costo. Per ogni lavoro (escluse recensioni. notizie e sommari) so nooffeni gratuitamente 50 estrani con copertina. f rontespizio. impaginatura e numerazio1'\e s peciale!. Per st:mtpa anticipata degli estratti e per un maggior numero di essi la spesa relativa viene uddebiuu a~:Ji aut ori n prtzi'o di costo. Le: spese per clichés e t2.vole fuori tes t o sono a enrico deuli autori. Le bibliografie annesse ai lavori originali, perc.hè siano pubblicate. de\·ono essere brcvj e re~ datte correttamente . Per disposizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche a cia•cun Ja,.oro dove seguire un b reve riataunro lnoo più dl dieci righe). I m anoscrit ri non vengono restituiti, anche se non pubblicati.


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SOMMARIO

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LAVORI ORIGINALI MALICE. - Ln m(·ningc~ media, la mammaria interna e l"cpigastr:ca in feriore. Rilkvi anatonlO·top<>gralici e consid~razioni cliniche RICCI. - un si utomo ri1·datore di versamen to plcurico nel seno costo-dia· J rammatic:o

SANTILLO. -

Su di un caso di pcritnnite bili:~rc senza perforazione ~sincrgtca

CAMPANA. Sindrome cerebellare bikotcra lc st mmctJ ica tipo atrofia primJria del ccrvclkuo

899

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:\lcunc considcrnioni sui Ccriti di guerra all"addumc

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DE ALESSJ. -

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Contributo allo studio degli ittcri emotivi

l.A VITO LA. ASCOLI . -

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La prova di agglutinazione nella diagnosi di colera

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA BATTERIO PARATIFICO "C" Il Egiuo . N,I»IH CARIIOSSIGENO E v· ARIA CARBONICA Le imz/r.zioni di nelle pn~umopntic acute d'origini" miaobica o chimicu . H,:,nl.•t• c A!<oRE' IDENTIFICAZIONE PERSON r\LE. -

Brs t~ co

MALA'ITIF. SIM ULATE: loro provocazione, si ntomatologia c diagnostica, t>' At.ESSAKnRO . OFIDI Gli -

ul"il'nosi dl'II'Ajrica

italùm;~ .

• . ScORncct

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RAO IOFOTOGRAFIA. L11 Saggi di . applicazione al riconoscimento ddb tukrcolosi polmonarc nel la collettività miii tare. l·on:<f. c FR>.zot'LS SEMEJOLOGIA ,lftJmttzfl' di F6RR.\!<!<1Nt

m~dù·,z

fisica c jrlllzion.zlc. VI edizionr

SHOK INSU LINICO. L'istopatologia dd sistema nervoso cc•ntra/c nello Contributo sperimentale alla conoscenza elci rnc:ccanismo di azhnc ddla tn<ulino · shock • terapia. AccuR-.ERn . SUICIDJO Considrra~io11i statisticlzc c mt"dico-h•gali sccl -

a GcllOIItJ.

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TIFO esan tematico nel Kcnia.

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MIL!lT ARE DI MILANO Direttore: tenente: colonnello medico SIRO FADDA. ~~

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LA MENINGEA MEDIA, LA MAMMARIA INTERNA E L'EPIGASTRICA INFERIORE RILIEVI ANATOMO-TOPOGRAFICI E CONSIDERAZIONI CLINICHE

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Dott. Alessandro Malice, tenente colonnello medico, capo reparto di chirurgia.

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Durante il servizio prestato quale caporeparto di chirurgia negli Ospedali militari di Trieste e di Milano sono capitati alia mia osservazione due interessanti casi di ferite della mammaria interna destra e dell'epigastrica inferiore sinistra complicate da emorragia cavitaria i cui sintomi, muti all'inizio, si sono nettamente manifestati e minacciosi a qualche ora dal trauma. Nel primo caso la ferita era stata riportata in seguito a colpo di coltello da un soldato del Presidio di Trieste. Nessuna emorragia esterna nè sintomi allarmanti in primo tempo, tanto che, dopo una semplice medicatura praticata dall'aiutante di sanità presso l 'infermeria reggimentale, il p. aveva potuto starsene per circa un'ora a discorrere tranquillamente con i compagni nel cortile deJla caserma; sentitosi poi male era stato trasportate, all'Ospedale militare. Quando io l'ho visto presentava i classici sintomi dell'anemia post-emorragica : era palLido, abbattuto, aveva il volto coperto di sudore freddo, pupille midriatiche, polso frequente, piccolo, ecc. Nel quinto spazio intercostale destro, a poco più di un centimetro dal margine ddlo sterno, si notava una ferita da punta e taglio, lunga in superficie poco più di un centimetro, a margini netti, alquanto divaricati, più estesa in profondità; nell'emitorace destro esisteva abbondante versamento ematico controllato con !'-aspirazione. Basandomi sulla sede e sui caratteri della lesione nonchè sul meccanismo col quale era stata prodotta e sull'ottusità riscontrata all'emitorace corr ispondente, ho fatto diagnosi di ferita della mammaria interna destra seguita da emorragia endopleurica dello stesso lato. Le condizioni del p. erano gravi; nondimeno ho voluto aspettare ad intervenire e tentare prima il trattamento incruento mediante riposo assoluto, iniezione di sostanze coagulanti ed applicazioni fredde sulla parete toractca.


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LA MENI~GEA MEDIA, LA MAM\IARIA INTF.Rl'A EC'C.

Questi m<:zzi, e forse ancora più la diminuita pressione arteriosa e l'aumentata pressione endotoracica, hanno favorito una provvidenziale emostasi spontanea, sicchè ho potuto soprassedere ad ogni interventc, restando in attesa armata e pronto ad eseguire l'allacciatura dell'arteria, se il conttp.uare del!' emorragia l'a vesse richiesto. Il risultato conseguito mi ha dato pienamente ragione: l'emorragia è cessata del tutto, nè si è ripetuta nei giorni successivi, quando, per migliorare le condizioni del ferito, ho dovuto praticare - con la necessaria cautela - diverse ipodermoclisi, e per evitare aderenze ho aspirato il sangue dalla cavità pleurica. Dopo una ventina di giorni il soldato lasciava l'Ospedale in buone condizioni di salute, con la cavità pleurica destra priva di sangue e normale espansibilità del polmone radiologicamente controllata. Non voglio con ciò affermare che sia questa la regola da seguire sempre nel trattamento delle ferite della mammaria interna: la terapia da me adottata ha dato il risultato favorevole che del resto anche altri chirurghi avevano precedentemente ottenuto. Nel secondo caso si trattava di un soldato addetto alla mensa del Circolo militare di Milano, che una sera del giugno 1937, mentre era intento al suo lavoro, si era acèidentalmente ferito al lato sinistro dell'addome con un acuminato coltello da cucina. Anche in questo caso nessuna emorragia esterna o sintomi immediati allarmanti. Il soldato era stato trasportato all'Ospedale più per la premurOS3 attenzione dell'ufficiale direttore della mensa che per altro ; ma di lì a poco aveva cominciato a sentini male, a diventar pallido, a sbadigliare, ad aver sete. Quando l'ho visto non ho durato fatica a riconoscere di essere in presenza di un ferito in preda ad emorragia endo-addominale. Presentava, infatti, chiari sintomi di anemia post-ernorragica. Al !aro sinistro dell 'addo m~, lungo la pararettalc ed a s-6 cm. dal pube, si notava una ferita d'arma da punta e taglio, larg-a in superficie circa due centimetri a margini netti, alquanto divaricati, più estesa in profondità; all'addome marcata ottusità mobile. Visto che l'emorragia non accennav:~ ad arrestarsi e che le condizioni del p. andavano peggiorando, bo deciso di intervenire subito. Con tagl io praticato lungo la linea pararettale sinistra comprendente la ferita ho inciso cute, connettivo sottocutaneo, aponevrosi del grande obliquo e bmina anteriore della guaina del retto, ho spostato quest'ultimo v~rso la linea mediana: dietro il muscolo erano nettamente recisi i vasi epigastrici inferiori cd aperti la lamina posterior~ della guai na ed il peritoneo parictalc, per cu i il sangue dai monco ni vasali si versava direttamente neli 'addome. Ho legato i ,·asi, aperto ampiamente il pcritoneo, asportato il sangue che si ~ra r:1ccolto fra le anse intestinali e, dopo essermi assicurato che ncmrn altro vaso era stato leso c che gl i organi addominali erano rimasti mtcgri, ho


LA M E~I:'\GE:\ MEDIA. L A MAM.\1 :\RIA INTERSA ECC.

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chiuso a strati la parete ed ho praticato subito un'abbondante trasfusione di sangue, generosamente offerto da un datore che la ben~me rita associazione di Milano aveva messo a mia disposizione. Intervento pronto, cure assidue post-opcratorie, assistenza lodevolissima da part~ di tutto il personale dd reparto hanno assicurato il migliore successo: dopo 14 giorni il p. la~ciava il letto completamente guarito. In tutti e due i casi sono riuscito a salvare i feriti affidati alle mie cure ; ma il ricordo delle gravi condizioni nelle quali li ho visti in ospedale è rimasto e rimarrà sempre vivo nella mia memoria. Piccole arterie accidentalmente raggiunte da arma feritrice stavano per troncare due giovani esistenze senza sintomi immediati de1lc loro lesioni, ma ~r lenta emorragia che nelle spazio di qualche ora aveva raggiunto cospicue proporzioni rispettivamente nella cavità pleurica e nell'addominale! La gravità di questi casi trova riscontro in condizioni facili ad avverarsi nelle ferite della meningea media da schegge dd tavo-lato interno del cranio. Anche nelle lesioni di questa arteria, infatti, e per una lenta ma alle volte cospicua emorragia endocranica, possono stabilirsi, t::li volta a distanza di ore dal trauma, condizioni minaccianti la vita del p., mentre in primo tempo nulla avrebbe fatto sospettare il successivo manifestarsi di una sindrome così grave. Perchè dopo tali traumi possono mancare sintomi primari immediati delle ferite vasali ? a che si devono i gravi sintomi che si manifestano a distanza di tempo dalle avvenute lesioni ? Possiamo rendercene conto se teniamo presenti le particolari condizioru G\•: /{c! ·?t\ anatomo-topografiche delle menzionate arterie. [.!,_~'\0''1i-' ';..\ G', 1?~-J #~>-=

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. L a memngea med.ta, come sapp1.amo, nasce daIla mascc Ilare .mterna l•~·~} nella regione pterigo-zigomatica e poco dopo la sua origine penetra nd cranio per il foro piccolo rotondo o sf~ no-spinoso. Arrivata nella cavità cranica si porta quasi orizzontalmente in avanti ed all'esterno fino a raggiungere la base d'impianto della grand~ ala de!Jo sfenoide, dove si fa nuovamente verticale per dividersi, dopo un breve tratto, in due branche, l'anteriore delle quali continua il decorso dell'arteria per raggiun gue, in corrispondenza dello pterion, l'angolo ant-erior-inferiore del parietale, la posteriore si porta invece in alto ed indietro per ramificarsi sulla squama del temporale, sulla parte postero-inferiore del parietale e sul vicino tratto del! 'occi pitale. La branca anteriore si divide a sua volta in un ramo ant(;riore ed uno posteriore. La meningea media e i suoi grossi rami decorrono fra la lamina vitrea e la dura madre, più spesso in un o sdoppiamcnto di quest'ultima, nella zona in cui la dura è facilmente scollabilc, zona che in scmo sagittale si estende dal margine posteriore delle piccole ali dello sfenoide alla protuberanza occi-


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1- A MENIN(iEA MEDIA, LA MAM:\IARIA INTERNA ECC.

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pitale interna, mentre in senso v~rticale va dalla doccia del seno longitudinale ad una linea che unisce il margine posteriore delle piccole ali al margine superiore della rocca petrosa. In corrispondenza dell'angolo anterior- inferiore del parietale la branca anteriore della meningea media insieme con le due vene compagne decorre in un solco, talora in un canale, scavato nello spessore dell 'osso. La linea direttiva della meningea media per il tratto decorrente fino all'angolo anterior-inferiore del parietale corrisponde, secondo il Bonomo, ad una curva èhe riunisce le estremità di una verticale alta 5 cm. innalzata dal punto medio del ponte zigomatico, passando per l'estremità superiore di una seconda verticale alta 3 cm. innalzata dal ponte zigomatico un centimetro e mezzo innanzi alla prima.

La mammaria interna nasce dalla prima porzione della succlavia, si porta in basso, passa dietro l'estremità interna della clavicola e dietro la cartilagine della prima costa, discende nel torace a dieci o più millimetri dal margine dello sterno ed in corrispondenz;~. del sesto spazio intercostale si divide nelle due branche terminali: la muscolo-frenica e l'epigastrica su· penare. La muscolo-frenica discende obliquamente sulla faccia posteriore delle ultime sei cartilagini costali. L'epigastrica superiore si porta invece verticalmente in basso, passa tra i fasci costali ed i fasci sternali del diaframma, arriva nella parete addomi· naie, si pone sulla faccia posteriore del muscolo retto per poi anastomizzarsi nello spessore di questo con i rami terminali dell'epigastrica inferiore. La mammaria interna subito dopo la sua origine è incrociata obliqua· mente dal nervo frenico ed è ricoperta dal tronco venosa brachio-cefalico. Nel. torace decorre dietro le cartilagini costali e dietro i muscoli intercostali interni, davanti al triangolare dello sterno ed alla pleura. La distanza dell'arteria dal margine dello sterno varia a seconda dello spazio intercostale nel quale la si considera : in media nel primo spazio rag· giunge I I m m., nel secondo I 5,3, nel terzo rs,6~ nel quarto i I 5,4, nel quinto supera i quindici, e nd sesto si avvicina ai venti mm. (Sandmann). Nel suo tratto toracico la mammaria interna segue un decorso pressochè rettilineo; in alcuni casi però descrive una lieve curva a concavità inter· na od esterna, talvolta è piegata ad S itali.ca. L 'epigastrica inferiore nasce dall'iliaca esterna in vicinanza dell'arcata crurale. Si porta da prima e per breve tratto orizzontalmente all'interno, poi si dirige obliquamente in alto e medialmente verso il margine esterno ddl:J guaina del muscolo retto dell'addome, guaina che perfora a 4-5 cm. dal pube, si fa verticale, decorre per un tratto sulla faccia posteriore del retto ed

in vicinanza dell'ombehco si anastomizza con i rami terminali dell'epigastrica supcnore.


LA MENINGEA MEDIA, LA MAM;\IARIA INTERNA ECC.

Le due prime porzioni dell'epigastrica inferiore decorrono nel tc:ssuto connettivo cellulo-adiposo sottoperitoneale compreso tra la fascia trasversale ed il peritoneo; la terza porzione decorre da prima fra il muscolo retto e la lamina posteriore della sua guaina, poi in vicinanza dell'ombelico penetra nello spessore del muscolo. l a linea direttiva de!l'arteria epigastrica inferiore va dal punto di mezzo dell 'arcata crurale ali' ombelico. Dai ricordi anatomo-topografici sopra esposti risulta che le tre arterie: la meningea media, la mammaria interna e l'epigastrica inferiore, di calibro pressochè uguale, per gran tratto della loro estensione decorrono nello spessore della parete cranica, toracica ed addominale, protette all'esterno da piani resistenti, costituiti rispettivamente dal cranio ricoperto dalle su~ parti molli., dallo scheletro toracico completato e ricoperto da muscoli e tegumenti, dai robusti muscoli della parete anteriore e della parete laterale dell'addome, in uno strato connettivale più evidente per le due ultime arterie, separate dalla cavità cranica, dalla toracica e dall'addominale per mezzo della dura madre, · della pleura e del peritoneo. Un agente vulnerante che raggiunga queste arterie, una scheggia del tavolato interno per la meningea media, un'arma da punta e taglio per la mammaria interna e l'epigastrica inferiore, può ferirle. Difficilmente però il sangue si versa all 'esterno: il cranio, integro nella sua diploe e nel suo tavolato esterno od anche interrotto da fessure lineari, gli strati muscolo-cutanei della parete toracica e dell'addome con il loro alto e differente indice di elasticità costituiscono rispettivamente una barriera insormontabile o pressochè tale al deflusso del sangue ali 'esterno. Ne viene di conseguenza che il più delle volte in queste ferite manca l'emorragia esterna rivelatrice immediata e sicura dell'avvenuta lesione. Ma se non all'esterno, il sangue che fuoriesce dai capi recisi si verserà nello spazio connettivale in cui decorre l'arteria ferita o nella cavità cranica, nella pleurica, nell'addcminale se contemporaneamente all'arteria è rimasta ba la membrana che la divide d:tlla retrostante cavità. Il primo caso si avvera più di frequente nelle ferite della meningea media o dei suoi grossi rami a dura integra od almeno integra nel suo strato profondo. Il sangue si raccoglie fra il tavolato interno e la dura madre, dando luogo alla formazione dei classici ematomi extradurali, distinti, a seconda del ramo leso, in temporo-frontale, temporo-parietale e temporo-occipitale. Meno facilmente si avvera invece tale evenienza nelle ferite della mammaria interna o dell'epigastrica inferiore, perchè l'agente vulnerante, in genere un'arma da punta e taglio, penetrando dall'~sterno, contemporaneamente alParteria ferisce la pleura od il peritoneo parietale. Il secondo caso può avverarsi tanto nelle ferite della meningea media che in quelle della mammaria interna e dell'epigastrica inferiore quando siano accompagnate da lesioni della dura madre, della pleura o del p>::ritoneo parie-


LA MENIKG EA MEDI ,\ , LA MAM~IARIA 1:-JTERNA FCC.

tale. Il sangue si versa liberamente nella cavità cranica, nella pleuric~ o nell'addominale, costituendo nella prima i cosidetti spandimenti laminart, dovuti ali 'espandersi del sangue nello spazio ipodurale - spazio relativamente \ibero che circonda l'encefalo rivestito dalla leptomeninge - , n-elle due ultime le vaste raccolte ematiche favorite dalla spostabilità e dalla compressibilità degli organi contenuti nel torace -e nel! 'addome. Di qui il manifestarsi dei gravi sintomi relativi alla compressione esercitata dal sangue sugli organi cavitari ed all'anemia post-emorragica. Ma pcrchè questi sintomi possano manifestarsi occorre dd tempo. Ne occorre se, integra la dura madre, il sangue deve scollarla dal t:l\'olato interno per raccogliersi in ematomi più o meno voluminosi, ne occorre ancora se, lesi la dura, la pleura od il peritoneo parietalc, il sangue si racco· glie nella rctrostantc cavità. Contribuiscono a ritardar~ la manifestazione di questi sintomi la piccolezza del calibro delle citate arterie, la retrazione e la contrazione dei monconi vasali nettamente recisi, la facile formazione di coaguli che possono interrompere il deflusso del sangu-e per se stesso già scarso. Comunque, dopo un periodo di relativo benessere cominciano a mani· festarsi i sintomi relativi alla compressione esercitata dal sangu-e sugli organi cavitari e quelli relativi all'anemia post-emorragica. E' caratteristica nelle lesioni della meningea media l'esistenza di un intervallo libero fra il momento nel quale è avvenuto il trauma ed il manife· starsi dei primi disturbi causati dalla compressione dd sangue sulla mass:~ encefali ca e sui vari centri nervosi. Questo periodo, detto ~ n che intc:rua/lo !Mido, può durare dell~ ore; in esso - se contemporaneamente alla ferita della meningea media non esiste commozione cerebrale - il p . è completamente cosciente e non presenta disturbi motori, sensitivi o sensoriali. A yuesto periodo, ed in conseguenza del l 'aumento di pressione endocranica circoscritta o diffusa, subentrano disturbi della motilità (con vulsion i), della sensibilità generale, dei sensi e talvolta della parola, nausea, vomito, perdita della coscienza, rallentamento ed irregolarità del polso e del respiro. La ristrettezza dello spazio in cui il sangue può raccogliersi e la scarsa compressibilità della massa encefalica impediscono le forti em orragie endocraniche, per cui nelle ferite della meningea media mancano di soli to i disturbi relativi ad anemia post-emorragica. Tali disturbi possono manifestarsi invece e minacciosi (com'è successo nei due casi sopra riferiti) nelle lesioni della mammaria intern a e dell'epi· gastrica inferiore accompagnate da ferita della pl~ura e del peritoneo parietale, lcsi.oni che permettono il raccogliersi nell'emitorace o nell'addome di una notevole quantità di sangue. Il p. comincia a senùrsi male, diventa pallido, con vol to coperto di sudore freddo, con pupille midriaùche, con polso frequente e piccolo, ha


L:\ ME:-.:l~GEA MEO!A, Li\ M t\Jvi.\!ARIA INTERNA ECC.

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sete di acqua e di aria e se non è subito ed opportunamente soccorso rischia di perdere la vita. Ecco dunque come alla compkta assenza di emorragia esterna o di :~Itri sintomi immediati rivelatori della avvenuta ·lesione arteriosa possono seguire a maggiore o minore distanza dal trauma sintomi riferibili alla compressione esercitata sugli organi cavitari dalla massa sanguigna raccoltasi nella vicina cavità cd all'anemia talvolta minacciosa che a detta perdita di sangue consegue. Un insegnamento pertanto dobbiamo trarr...: dall'esperienza clinica c dallo studio di queste lesioni, ed è che nei traumi del capo, specie in quel li a carattere contusivo della regione temporak, e nelle ferite d'arma da punta e taglio interessanti la parete toracica o l'addominale lungo il decorso della mammaria interna o dell'epigastrica inferiore, anch~ se apparentemente lievi, bisogna tener presente la possibilità della lesione delle ricordate arterie e non abbandonar mai i feriti a se stessi. La nostra imprevidenza potrebbe costare la vita al p., c la nostra coscienza ne rimarrebbe fortemente turbata.

RIASSUNTO. -

Traendo argomento da due C:l$i cssen·ati di fer ite d':~rrna da punt:J

c taglio della mammaria interna destra e dell'epigastrica inferiore sinistra complicate da emorragia cavitaria i cui si ntomi, muti all'inizio, si sono nctt:Jmcnte m;,nifcstati e minaCciosi a qualche ora ùal trauma, l'A. ricorùa come l'ist..:ss:t cusa possa succeùcrc:: nelle ferite deiiJ meningea mediJ da schegge de l tavo lato interno del cranio e dimostra sulla b;~ ~e di nozioni anatomo-topografìchc perchè dopo t<~li tr;wmi poss:mo m:~ncare sinromi prima ri immediati delle fcrit~ vasali cd a che si devono i gr:~vi sintom i che si manifestano <1 dist;~ nza di tem po dalle avvenute lesion i. Conclude richi!Jmando l':l!tcnzionc su lle ferite di queste arterie. ferite che facilmenre sono complicate da err.orragia interna, la quale se no n è prontamente arrestata può costJre la vit:.J al p.


OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello medico prof. V IRGINIO DE BERNA.RDINIS. ~

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reparto di medicina

UN SINTOMO RIVELATORE DI VERSAMENTO PLEURICO NEL SENO COSTO-DIAFRAMMATICO Dottor Alfredo Ricci, maggiore medico, capo reparto.

Tali versamenti sfuggono per lo più ali 'indagine clinica e radiologica. Ad un attento esame clinico si può rilevare: il m argine polmonare inferiore un pochino più alto di quello del lato sano; lievemente ridotta l'escursione inspiratoria del margine stesso; normale il murmure vescicolare, talvolta con sfregamenti pleurici: tale reperto obiettivo fa escludere la presenza di liquido nella pleura. Quando il liquido pleurico è in scarsissima quantità, il murmure ve· scicolare è normale, perchè l'inspirazione normale o profonda, aumentando gradatamente la pressione nel cavo pleurico schiaccia il liquido stesso for· mandone un sottile velo diffuso, evitando così di comprimere il parenchima polmonare : in qualche punto i due foglietti delle pleure possono venire in contatto generando gli sfregamenti. La sottigliezza del velo liquido è tale che radiologicamente non può r ilevarsi. Se però in tali casi si pone un orecchio al limite inferiore del polmone, invitando il paziente ad eseguire un energico colpo di tosse, tale atto aumenta la pressione nel cavo pleunco in grado di gran lunga superiore ad una inspirazione profonda, e principalmente, in modo così rapido che il liquido non ha il tempo di espandersi, ma produce una compressione sul polmone, che si traduce ascoltatoriamente con un soffietto fugace. Tale sintomo è rilevabile nella maggior parte degli scarsissimi versamenti pleurici cd è indizio assoluto della loro presenza: la puntura esplorativa è stata sempre positiva.


OSPIIDALR MILlT ARE DI ROMA

Direttore: colonnelio medico prof. VIRGJNIO D E BERNARDIKIS

Reparto di Chirurgia Capo Reparto: m:~ggiore

medico prof. C ORRAOINO GtACOBBE

SU DI UN CASO DI PERITONITE BILIARE SENZA PERFORAZIONE Dott. Tommaso Saotillo, capitano ·nedico.

Per q uanto la statistica delle pcritoniti biliari senza perforazione si vada di giorno in giornu accrescendo di nuovi casi, pur tuttavia, in r:lpporto alla frequenza delle malattie biliari, questa forma rimane sempre un quadro morboso relativamente raro. La letteratura medica infatti non ne registra finora complessivamente che circa cento casi così ripartiti: Domi nici ne raccoglie 28; Marinucci, T iberio, Bombi e Scoppetta rispettivamente un (aso per ciascuno; Urbani riferi~ce di 4 casi capitati a ila sua osservazione; Sabatini ne riunisce 25 ed infine Bombi , nel 1935, raccoglie una statistica di '55 casi. In ordine cronologico l'osservazione più antica è quella dell'italiano Bargellini che nel 1887 descrisse un caw di « ascite biliare post-traumatica senza perforazione evidente >' in un ammalato dal quale, dopo tre mesi dal trauma, estrasse dall'ipocondrio destro circa 10 litri di liquido biliare. In ~eguito Mondor parla di questa forma morbosa nella tesi di Bompard del 1903 e Routìer ne cita due casi nel 1905. Ma il primo lavoro completo sul quadro del versamento di bile nel cavo peritoneale rimonta a C lairmont e H aberer nel 1913, tanto che alcuni studiosi chiamarono questo quadro morboso: r( sindrome di Clairmont e H abcrer ». La malattia di cui ci stiamo occupando venne in vario modo denominata: Bargellin.i la chiamò : cc ascite biliare >>; Lerìche : << ascite biliare acuta >'; Lenormant e Guibet, senza pregiudizio della infezione d ella sierosa: <c coleperitoneo »; Urbani e Radice: « colecistite filtrante >> ; ed altri infine: ,, peritonite pancreatico- biliare » con una denominazione che racchiude una definizione patogenetica. Ai casi finora descritti credo opportuno aggiungere guello osservato ed operato nel Reparto Chirurgia Ufficiali dell'Ospedale Militare di Roma. F. E., di anni 42, tcn. col., residente in Roma. Sposato: m oglie e fi gli vi,·enti e

sani; nulla d'importante nel gentilizio c nell'infanzia. Nel 1935 riportò frattura della pelvi d ella quale lesione è completamente guarito. Nessuna malaniJ degna di nota fino al 1934 epoca in cui cominciò a soffrire di dolori ptriodici localizzati a ll'epigastrio; questi dolori, che non erano influenzati dai pasti, aveva no talvolta la durata di gualche giorno e spesso raggiungevano un 'intensità tale da ostacolargli le proprie occupazioni e da proc urargl i nottate completamente inson ni. Stavano così le cose qu ando il 3 marzo u. s.


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S U DI lJN CASO DI PERITONITE BILIARE SENZA PERFORAZIO!'E

l'ufficiale cadde da cavallo ed urtò a terra con L'ipocondrio destro. Dopo tale caduta i dolori epigastrici si fecero ancor più intensi del consueto e si mantennero tali fino al '5 marzo, giorno in cui, divenuti violentissimi, si estesero a tutto l'addome, maggiormente a destra, accompagnandosi a vomito ripetuto, prima alimentare c poi bilir.re, ed a moJicc rialzo termico. Data l'intensità dei sintomi l':unmabto fu trasportato d 'urgenz:l aii'Ospc· dale militare e rico"er:Jto :li rep:1rto chirurgia. Condizioni general i discrete; cute ?iuttosto pallida; non inero; sensorio integro; decubito supino. A!f>pnrato re~piratorio indenne. Cuore nei limiti; toni netti su tutti i focolai d':JSColtazione; pclso Ss; temperatura 37",6; ah-0 chiuso; urine di colorito bru· nastro; vomito incoercibilc; addome teso, intr:mabilt::, pcco mobile con gli atti respi· ratori; difesa intensa nella metà de~tra, specie nella metà superiore del retto di deste~, e più accentuata nella fossJ iliaca do\·e la p:1rete appare di una durezza lignea; ncn timp:Jnismo; aia di ottusità epatica ncn scompars:t. Per i d:ui obbictriYi si diagnosticò una peritonite d<l probbile appendicite perforata e fu deciso di operare immt>di:tt:tmeme l'infermo. Atto operativo:. rachi;mestesia sto\·ainica positiva, alta (eme. o,S); taglio par:trettale di Lennandcr. Aperto il ;Jeritom.o ~i rinviene nel la {ossa iliaca destra abbondante quantità di liquido libero, di colorito giallo bruno (circa 750 eme.), di aspetto torbidiccio, modoro, che tende ::td imp•egnare, con la propria sost:1nza colorante, i visceri addominali. Il periteneo si presenta intens:mH:nt.: imb~vuto di bile ma conserva macroscopicamente i: ~uo aspetto norm:de ; sulle anse intestinali manca qualsiasi segno di essudazione fibrino~a ; !"appendice, mostrando s:::gni di pregressa infiammazione, viene asportata; normali il dig-iuno e l'ileo. Nel dubbio potes~e essersi determinata una perfora:t.ione gastro- duodc· n:>le, si prclunga il taglio chirurgico !r. alto fino :!ll':lrcata costale, ma l'esplorazione b più accurata nulla lascia 1 ilevare a carico d::llo stomaco, sia nella parete anteriore chr posteriore, del bulbo duodenale, della seconda porzione del duodeno, delb porzior.( iniziale del digiuno; l'integrità delle pareti ispezionate è :tnche confermat::t dall'oi1o negati1·o della prova di Bostedo che, com'è noto, consis!c nel far bere all'ammalato ur.l ~oluzione acquosa al 2 di blu di :netilene. All"csplorazione dd fegato si nota che la cistifella è aumentJta di volume, non b1cia rilevare calcoli e presenta una consistenza duro-elastica, mentre la pressione esercitata m di essa proYoca una trasudazione di bile che si deposita sulla superficie come ddk minute goccioline di rugiada. Il più ;:ccurato esame non lascia rinvenire una qualsi~!i soluzione di continuo macroscopic:tmente apprezzabile non ~ol o delle pareti dell:t ci~ti· fdlca, mn anche delle \·ic biliari extra-ep:niche, che si prescnt<mo solo leggermente Jila· tate ma senza calcoli o briglie; il fegato è ipertrofico con capsula glissoniana normale ( la bile estratta, mediante siringa, dalla cistifellea si mo~ tra di aspetto torbido. In seKuito alle osservazioni enunciate si pensa trattarsi di una forma di peritonite biliare senza perforazione apparente e macroscopica delle vie biliari (cistifellea compresa) e si applicano du:: lunghette di g:1rza per far derivare la bile all'esrerno ed imped ir~ che ristagni nel peritoneo; con la garz:t si applicano due drenaggi tubulari di gomm.l. F:Jtto ciò si ricostruisce parzialmente la pareto:: a strati. Decorso operatorio normale. In sesta giorn:1ta comparve una tinta subitterica che scomparve al dodicesimo giorno. I drenaggi tubulari furono rimossi in quinta· giornJll mentre le lunghette di garza, che erano state cambiate in settima giornata e successiva· mente c periodicamente rinnovate, non vennero tolte complct:tmente che al 19• giorno. Dopo 35 giorni di dege nza il p. guarì completamente ed al presente gode ottima salute. L 'es:1me delle urine, praticato nei giorni successivi all'inten·emo, mi ~e in e,·iJ rn?J tracce d i urobilina e pigmenti biliari. Il liquido biliare riscontrato nel cavo peritoncak era chiaro e mr.:no fila nte c denso della bile, aveva un colorito giallo verdastro e contcnc1a tracce d i :&;u:nina e di urd 1ilina.

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st; 01 UN CASO DI PE.RITONITE. BILIARE SENZA PERFOR.AZIONE

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Il drenaggio peritoneale, pur non essendo che un trattamento paliativo adoperato per far fluire all'esterno la bil.e mentre si rimarginavano le lesioni che non era stato possibile rilevare e che avevano dato luogo alla fuoriuscita della bile, si è dimostrato, nel nostro ca~o, sufficiente per determinare la guarigione dell'ammalato.

Nell'anamnesi dell'ammalato non troviamo da segnalare altro che dc:i dolori epigastrici che si erano presentati già nel 1934 ed il brusco inizio della m alattia subito dopo la caduta da cavallo. Questa forma morbosa, che pur è stata segnalata in ogni età, è, secondo il Pepi, più frequente nel sesso maschile e nell 'età adulta in individui con precedenti patologici prevalentemente a carico del fegato e delle vie biliari (coliche epatiche, dolori a

sede epigastrica o all'ipocondrio destro, litiasi biliare, affezioni non calco-

: r. (

lose delle vie biliari, ecc.). Cimi nata pubblica un caso di cole- peritoneo in un soggetto che dieci mesi prima aveva subito una resezione gastro-duodenale per ulcera duodenale penetrante nel pancreas. Amadori comunica un caso mortale da penetrazione di ascaride nel dotto di Wirsung, ed in alcune osservazioni si citano nei precedenti, a di~tanza maggiore o minore della crisi acuta, traumi all'ipocondrio destro od alla base del torace. Nel caso in esame, ai precedenti dolori epigastrici, che datavano dal 1934, si deve aggiungere il traumatismo riportato in seguito alla caduta da cavallo, avvenuta poche ore prima della crisi peritoneale acuta che obbligò l'ufficiale a sottoporsi al noto intervento operatorio; a questa duplice causa si può attribuire, nel nostro caso, il versamento biliare intraperitoneale con integrità apparente delle vie biliari. Il meccanismo patogenetico di questo quadro morboso ancora non è chiaro e finora non sono state emesse che ipotesi varie secondo le quali il versamento potrebbe avere origine dal duodeno, dalle vie biliari intraepatiche o dalle vie biliari extraepatiche. L 'origine duodenale del versamento avverrebbe, secondo Wolf, attraverso una lesione del duodeno, lesione che per la sua piccolezza sfuggirebbe all'osservazione più accurata, però questa ipotesi non sembra verosimile perchè ad una rottura del duodeno segue una periton.ite, che può essere diffusa o circoscritta, con un versamento eh 'è sempre molto più purulento che bilioso. Il versamento dalle vie biliari intraepatiche avverrebbe, secoP.do l'ipot esi di Grinfelt, per tras.udazione o, secondo l 'ipotesi di V ogel, attraverso i vasi aberranti della superficie del fegato, dilatati e perfino varicosi, per un notevole aum ento della pressione intracanalicolare. Simili alterazioni delle Yie biliari, che sono state riscontrate solo in qualche raro reperto necroscopico non pmsono essere invocate come causa della malattia di cui ci occupiamo poichè in seguito ad ostruzione di lunga durata della via biliare principale, praticata sperimentalmente, come abbiamo potuto confermare in ricerche eseguite sui cani, non sono state osservate distensioni dci « vasa aberrantia >> nè cole-peritoneo.


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SU DI UN CASO DI PERITONITE PILI ARE <;ENZA PERFORAZIONE

Circa l'origine del versamento da 'tutti i segmenti delle vie biliari extraepatiche [e non solo dalla ci.6tifellea perchè sono stati osservati casi di coleperitoneo dopo colecistectomia (Delangeniere, Fotheringam)l diversi AA. hanno supposto che il versame:1to potesse aver luogo attraverso perforazioni minime che sfuggono ad un esame anche accurato delle vie biliari oppure per un processo di trasudazione o di filtrazione per il quale non è necessaria l'esistenza di una perforazione. Numerose r icerche sono state condotte in proposito e disparati sono stati i risultati. Da una parte Ravdin (1929) e Bizard (1935) affermano di aver sempre rilevato una o più perforazioni delle vie biliari non essendo possibile, secondo loro, senza una lesione di queste vie, che possa determinarsi un versamento biliare. Nè vale la constatazione contraria, fatta da molti chirurgi all'atto operatorio, perchè Burkhardt ha dimostrato sui cani come lesioni proporzionalmente grandi, indotte artificialmente sulla cistifellea o sul coledoco possano guarire in pochi giorni tanto da non poterle più rintracciare, per quanto occorra ricordarsi che le lesioni sperimentali non possono paragonarsi a quelle patologiche. Della stessa opinione è, infine, anche il Carli il quale ritiene che il quadro morboso di cui ci occupiamo debba riferirsi a perforazioni passate inosseryate e già cicatrizzate al momento dell'atto operativo o dell'autopsia. . D 'altra parte altri AA. sostengono la possibilità della filtrazione della bile senza una soluzione di continuo delle vie di conduzione, così Blad (1917) e Dominici (1932) legando il coledoco nei cani, provocarono un versamento biliare endo-peritoneale senza soluzione di continuo delle vie biliari. Butkiewicz (1933) in cinque casi capitati alla sua osservazione, non ha mai osservato lesioni anche· ricercandole accuratamente al microscopio su tagli in serie delle vie biliari eseguiti su vari casi pervenuti al tavolo anatomico. Il nostro caso sarebbe da catalogarsi fra questi ultimi, essendosi riscontrata una cistifellea tesa, trasudante e filtrante liquido biliare dalla sua parete come goccioline di rugiada, che si detumefaceva colla pressione manuale e che non presentava alcuna soluzione di continuo. Dagli AA., e sono la maggioranza, che affermano la possibilità della transudazione o della filtrazione della bile, donde la denominazione di colecistite filtrante data da Urbani, varie sono le ipotesi emesse per spiegarne il meccanismo. Per Iohanson la bile filtrerebbe attraverso i vasi linfatici sottosierosi ectasici; per Schievelbein la filtrazione avverrebbe attraverso i canali di Lunschka, che sono una formazione incostante, canali che si spingerebbero fino alla ~i erosa; si tratterebbe quindi, secondo lui, più di una anomalia che di un'alterazione patologica, e da ciò la rarità della malattia. Moulonguet e Brocq, basandosi su esami batteriologici eseguiti sia sul liquido trasudato che sul contenuto della vescicola biliare e che avevano messo in evidenza vari m icrobi, sopratutto colibacilli ed enterococchi, vogliono scorgcrvi una necrosi infettiva banale, facendo sorgere così un:t teoria rnicro-


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bica del coleperitoneo che attribuisce al processo infettivo la necrosi e la presenza nella bile di fermenti proteolitici. Lenormant ha sollevata l'ipotesi della necrosi vescicolare da reflusso del succo pancreatico nelle vie biliari: tale ipotesi si fonda su alcune costatazioni cliniche (coesistenza di placche di citosteatonecrosi sull'epiploon, caratterizzate, macroscopicamente, da piccole macchie biancastre, paragonabili a piccole macchie di cera, visibili per trasparenza, sotto il peritoneo parietale o viscerale, come nel caso citato da Urbani, e microscopicamente consistenti nella distruzione di cellule adipose; in più, come nel caso citato dal Ruppaner, è stata anche constatata presenza d'amilasi pancreatica nella bile vescicolare) e su dati sperimentali: Il Blad infatti (r933) ha dimostrato <:he legando il dotto coledoco in un cane ed iniettando nella cavità vescicolare del succo pancreatico si produce la filtrazione della bile attraverso le pareti della cistifellea dove s.i son venute determinando alterazioni necrobiotiche dovute ai ferm enti pancreatici attivati dal succo duodenale; questa costatazione rafforzerebbe la teoria dell 'interdipendenza della funzione pancreatica e di quella biliare. Secondo il Ticozzi la filtrazione della bile è possibile, anche se non è dimostrabile una perforazione delle yie biliari, quando esistono due condizioni essenziali: la ritenzione biliare e la flogosi della colecisti. Come scrive Scoppetta le molte incognite lamentate dai primi ricercatori fin dal 1913 non sono ancora state risolte dagli sforzi contemporanei dell 'osservazione clinica e dell'esperimento; sembra che una spiegazione unica non possa valere per tutti i casi di siffatte peritoniti onde gli sforzi dei clinici e degli sperimentatori sono ancora tesi a dimostrare l'esistenza della perforazione o la possibilità della filtrazione a livello delle vie biliari. Le varie teorie del meccanismo patogenetico aspettano ancora controlli sperimentali e conferme cliniche; forse ognuna di esse contiene una parte di verità. Ad ogni modo, allo stato attuale delle nostre conoscenze, sembra che i versamenti biliari intraperitoneali non costituiscano un gruppo autonomo.

••• L'azione tossica del liquido biliare è dovuta alla concentrazione degli acidi biliari, e poichè la sierosa peritoneale ha un alto potere di assorbimento derivatagli dall'abbondanza degli storni linfatici scoperti da Reklingausen, la conseguenza diretta del versamento peritoneale è !'.assorbimento della bile, assorbimento ch'è dimostrato dal reperto quasi costante, nei tessuti dei diversi visceri, di accumuli biliari che si riscontrano nel corso di una peritonite biliare. Poco chiaro è il fatto che il reparto dei pigmenti e dei sali biliari nel siero del sangue circolante sia così raro e di tale fatto non è possibile, per ora, dare spiegazione alcuna che non abbia carattere di semplice induzione. Qualcuno (Fullo) ha prospettato che nel processo di assorbimento


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SU DI UN CASO DI PERITONITE BILiARE SENZA PERFOR:\ZIO:-.!E

peritoneale la bile subisca trasformazioni tali da sfuggire ai metodi di rivelazione chimica; altri, per quanto riguarda i sali biliari, ai quali, va in prevalenza legata l 'azione tossica della bile, ha asserito che il mancato reperto di essi nel sangue circolante, possa attribuirsi ad una loro rapidissima fissazione nei tessuti, mentre, per quanto riguarda i pigmenti, il loro assorbimento, possibile nei primi stadi del versamento, resta poi inibito dalle alterazioni che il peritoneo subisce per effetto del contatto biliare. Le alterazioni istopatologiche si compendiano in una essudazione sieroemorragica e sono l 'esponente dell 'azione tossico-infettiva della bile all'infuori di qualsiasi azione batterica: il processo morboso va quindi identificato come una vera e propria peritonite chimica a carattere prevalentemente siero-emorragico. La « causa mortis », nella peritonite biliare, sarebbe in stretto rapporto colle lesioni degenerative, sia pure di origine non ancora definita, che ad essa conseguono primitivamente nei visceri più importanti per l'economia organica, quali, sopratutto quelle che si determinano a carko dd rene c: del kgato e che: manifestano la loro preponderante azione dele· teria col determinare un blocco epato-renale che sarebbe poi la causa dell'esito letale. · All'esame isto-patologico delle vie biliari non si riscontrano che scarse lesioni che possono riassumersi in un edema, talvolta cospicuo, delle pareti di tali vie nelle quali gli elementi cellulari sono alterati per chiazze necrotiche, per infiltrazione di cellule rotonde nella sottomucosa e nel cellulare sottoperitoneale, e per emorragie ed erosioni nella mucosa. Secondo Nauwerchk l'esame batteriologico del versamento peritoneak e della bile colecistica ha dimostrato presenza di colibacilli, di enterococchi e di stafilococchi.

Finora la peritonite biliare senza perforazione è stata un:1 rivelazione operatoria o nccroscopica e rara è la diagnosi preoperatoria precisa; anche il nostro caso, infatti, è stato operato ~r peritunite da probabile perforazione appendicolar~. Solo Bernard, nel 1931, riuscì a formulare un'esatta diagnosi di peritonite biliare per questo complesso di sintomi: presenza di urobilina e di bilirubina nelle urine; di diastasi pancreatica nd sangue e nelle urine ; per l'api ressia, la modica frequenza dd polso e lo state generale non grave pure essendo presente l'irradiazione dolorosa alla scapola sinistra com~ nelle affezioni del pancreas. In complesso possiamo dire che la sintomatologia del quadro morboso non presenta alcuncbè di caratteristico ed i segni clinici non si differe nziano da quelli ddle peritoniti acute di altra origine. Il sintomo più importante è rappresentato dal dolore spontaneo o provocato dalla pressione nclb. regione sotto-epatica, uall 'immobilità respiratoria e dalla contrattura rigida, dura, sotto il bordo costale destro. Va però tenuto presente come


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molto spesso il dolore si manifesti anche in altri distretti addominali: all'epigastrio, al punto di Mc Burnej, al fianco destro c, specialmente, nella fossa illiaca destra, come nel nostro caso; qualche volta il dolore e la contrattura sono presenti lungo il retto addominale di destra (Urbani), sintomo questo comune alle perforazioni duodenali. Secondo Pierangeli un dato semeiologico importante per la diagnosi pre- operatoria di sede sarebbe il seguente: che la contrattura che interessava tutta la parete addominale, all'inizio della narcosi, si localizza esclusivamente al di sopra del focolaio prima che questa diventi completa. L'inizio della malattia è quasi sempre brusco ed acuto ma non mancano casi a sindrome imziale attenuatl; il vomito è abbastanza frequente (nel confronto con la perforazione gastrica questo dato può avere ·una certa importanza diagnostica differenziale). Il polso, contrariamente a quanto la teoria farebbe supporre, non diviene raro che in un numero limitatissimll di casi; vi è generalmente tachicardia con lieve rialzo termico (3t,7- 38°) mentre l'ittero è raro e, quando esiste, compare sempre dopo il quinto giorno. A questo proposito ricordiamo un sintomo d'eccezionale rarità ma che non va dimenticato per la · sua importanza quando si appalesa, cioè l'ittero circoscritto alla regione peri- ombelicale (Ramshoff). L 'aia di ottusità epatica è conservata; raro è il sin ghiozzo, vi è stasi di feci e di gas, 1'esame delle urine rileva spesso urobilina ed indacano, meno spesso si rinvengono i pigmenti biliari; nel sangue il tasso dell'azoto sale rapidamente a valori molto elevati mentre la bilirubina, solo qualche volta, è ~mmentata; la Jeucocitosi è normale. Nella maggioranza dei casi il versamento è libero, raramente è incistato, in questo caso si può pensare ad un ascesso subfrenico; n-elle forme sub-acute può palparsi la cistifellea ingrossata. Con questo complesso di sintomi si pensa generalmente alla perforazione gastro- duodenale, all'appendicite acuta r:rforata, alla colecisti.te, all'occlusione intestinale, alla pancreatite emorragica. Nella perforazione gastrica o duodenale il dolore, pure essendo brusco ed atroce al centro dell'epigastrio, si irradia verso l'ipocondrio destro (ulcera pilorica o duodenale) o al dorso e spalla sinistra (ulcera della piccola curvatura); tale dolore dura ro- 12 ore per poi scomparire; coesiste li poti mia, contrattura lignea all'epigastrio, respirazione rapid:1 e superficiale, scomparsa dell'ottusità epatica, polso piccolo, filiforme, molle, frequente; all'inizio il vo. e' raro. m1to Nellél colecistite acuta perforata esiste febbre alta e molte volte ittero: al principio della malattia è dato rilevare alla palpazione, ingrossamento della coleciste ed edema della parete sotto- epatica. Nell'appendicite perforata l 'inizio del dolore è regolarmente alla sede appendicolare e nella fossa iliaca destra. Nell'occlusione intestinale l'arresto delle materie fecali e del gas è assoluto; la temperatura subisce delle alterazioni, il polso è piccolo, il dolore ~ localizzato in quel punto dell'addome che corrisponde allo strozzam~nto ; 2

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Giornale di mt"didna militare


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coesiste il vomito, il singhiozzo ed una dilatazione addominale che, dapprima localizzata, si generalizza in seguito; si nota inoltre peristaltismo localizzato al punto dello strozzamento. Nella pancreatite acuta emorragica la parete addominale è relativamente trattabile in proporzione dell'intensità dello schok e del dolore che s'irradia all'ipocondrio ed alla spalla sinistra; coesistono zone di iperestesia (zone di Head); delle volte si possono notare delle macchie ecchimotiche al di sopra dell'ombelico (segno di Halstead) ed un ballottamento che può rimanere localizzato al colon trasverso (segno di Gobiet). Solo il .dolore sotto epatico, la contrattura rigida, dura, sotto il bordo costale, la urobilinuria, la leucocitosi quasi normale, le condizioni del polso e la temperatura potrebbero essere elementi di differenziazione; ma capita raramente al chirurgo di sorprendere la peritonite biliare in questo primo periodo, quando esso esiste. Da notarsi che anche il criterio della sede della maggiore dolorabilità è fallace ; il versamento biliare si accumula, come quello d'origine gastro- duodenale, nella fossa iliaca destra e poi nel Douglas, lungo il mesocolon e la parete dell'addome ; ne risulta un dolore vivo in tali sedi rispettivamente alla esplorazione addominale e rettale ; qualche volta soccorre il dato anamnestico di precedenti coliche biliari. Di &onte a dolori diffusi, alla contrattura generalizzata, allo stato ansioso e profilato, al vomito, alla stasi .delle feci e del gas, alla tachicardia; di fronte ad un malato che presenta i sintomi di un addome acuto è solo consentito la diagnosi generica di peritonite acuta, che presuppone l'intervento operatorio immediato, di qualsiasi natura detta peritonite sia. La prognosi della peritonite biliare senza perforazione, come nelle peritoniti dì altra origine, è funzione della precocità della diagnosi, del precoce intervento e dell a resistenza del malato: solo l'intervento immediatamente pratica to può salvare il p.; di fronte ad un caso oscuro o dubbio in cui tutti i dati anamnestici e semeiotici fann o ritenere trattarsi di peritonite acuta operare subito è quanto senza esitazione devesi fare. In quanto alla setticità del versamento biliare, se inizialmente essa è minore che nelle perforazioni gastro-duodenali od appendicolari, è anche noto però che il liquido biliare versatosi nella cavità ~ritoneale ha maggiore tendenza a diffondersi e ad infettare la mucosa. Ristagnando per lungo tempo il liquido nel cavo peritoneale; l'esito letale sopravviene per un blocco epato-renale manifestando, come abbiamo già detto, le lesioni rcnali ed epatiche la loro preponderante azione deleteria.

D ecisa l'operazione, quale taglio laparatomico si userà ? Se i dati raccolti ci fanno orientare sulla origine appendicolare o colecistica dd la peritonite, è bene praticare, come nel nostro caso, il taglio paraTRATTAMENTO. -


SU DI UN C1\SO DI PERITONITE BILIARE SE~ZA PERFOR.-\ZIO~E

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rettale destro di Lennander, che permette l'esplorazione delle ultime anse del digiuno, dell 'ileo, del ceco e dell'appendice, taglio che viene poi prolungato ed il duodeno. Se poi si è orientati verso la perforazione gastro-duodenale, sarà più conveniente il taglio mediano sopraombellicale per esplorare lo stomaco ed il duodeno, taglio che poi viene eventual mente completato con l'incisione obliqua sottocostale destra. Se invece esistono dati chiari che parlano in favore di una peritonite biliare, si praticherà il taglio obliquo od arcuato parallelo all'arcata costale (tipo Sprengel, K ehr). La colecistectomia è l 'o~razione di scelta, quando coesistono, col versamento, lesioni della cistifellea (edema sottosieroso, sugellazioni e soffusioni emorragiche); dopo, esplorate le vie biliari, se ne pratica il drenaggio. La colecistectomia si pratica per via retrograda dopo aver legato separatamente il cistico e l'arteria cistica. La colecistostomia può trovare la sua indicazione nella ritenzione e distensione della vcscichetta biliare quando la exeresi di essa è difficile o lo stato del malato è troppo precario; sarà in tutti i casi il primo tempo di una colecistectomia secondaria; per tutti gli ammalati l'esplorazione del coledoco e del pancreas s'impone. Nel corso di detta esplorazione, si potrà ritenere opportuna una coledocotomia complementare. Se non si trova nulla di apprezzabile, si praticherà iJ drenaggio delle vie biliari e del peritoneo come nel caso in esame : tale drenaggio ha lo scopo di far fluire la bile all'esterno, mentre si ripara la probabile lesione o l'alterazione che ha determinata la peri toni te biliare; è un trattamento assolutamente paliativo e sintomatico, non esercitando influenza alcuna sulla lesione primitiva I?a che tuttavia nel nostro caso è stato sufficiente a determinare la guarigione.

L'A. riferisce su di un c:~so di peritonite biliare senza perforazione apparente ricoverato nel Reparto chirur~ico, operato e guarito. Riassume le varie teorie eti<rpatogenetiche c le conoscenze attuali sull 'argomento. RIASSUNTO. -

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RuPPANER:

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OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA

Direttore: colonnello medico prof. ALFREDO GERMINO.

SINDROME CEREBELLARE BILATERALE SIMMETRICA ASINERGICA A TIPO ATROFIA PRIMARIA DEL CERVELLETTO Dott. Antonio Campana, maggioré medico, dirigente il servizio neuro-psichiatrico

Cee. Vin. da Venezia, di anni 52, ex militare, pensionato di guerra di 6;' categoria a vita per esiti di F. A. F. al capo consistenti in cicatrici e cecità dell'occhio sinistro. Inviato a visita per aggravamento. Non ha tare familiari, tubercolari, luetiche, neuro-psicopatiche. Ammogliato, con due figli in buona salute. Non precedenti morbos i degni di nota a parte il trauma bellico riportato il 10 ottobre 1917: F. A. F . al viso con lesione dell'occhio sinistro in seguito alla quale sopravvenne cataratta traumatica con susseguente perdita del visus. Subì l'ultima visita il 22 settembre 1923. Accusando ora gravi disturbi a carattere neurologico viene inviato a visita dello specialista. Da 5-6 anni ha notato, egli dice, diminuzione nella forza degli arti inferiori; incertezza nel cammino, difficohà nell'eseguire le comuni o~ra­ zioni del vestirsi, mangiare, ecc. T ali fatti, insorti quasi inavvertitamen te, senza prodromi subiettivi, sono andati progressivamente e lentamente accentuandosi sino a raggiungere il grado attuale: il p. riesce appena a mantenere la stazione eretta ma per poco: subito oscilla, perde l'equilibrio, cade. Nella esecuzione di atti spontanei o comandati è lento, impacciato, mette in giuoco movimenti compensatorii o addirittura di sostituzione. Dice che si è anche accorto di un indebolimento della memoria c di diminuzione di udito a sinistra. La funzione visiva è accusata normale a destra. Mai vertigini, mai cefalee, non vomiti. Normali le funzioni ddla vita vegetativa. Esame obiettivo: mediotipo in condizioni generali di nutrizione e sanguificazione discrete. Si rilevano, all'ispezione del capo, segni di pregressc lesioni al viso caratterizzate da cicatrici irregolari, parzialmente aderenti, dello zigomo sinistro. Nulla di rilevante a carico degli organi toraco-addominali. Stato dei vasi superficiali buono. Polso valido, ritmico. Pressione arteriosa al Boulitte: mx. 155, mn. 8o. Nelle urine Mn si riscontrano elementi a carattere patologico. Funzione degli sfinteri accusata integra. Siero-reazione di Wassermann sul sangue negativa. Esame emocitometrico e formula leucocitaria senza apprezzabili alterazioni; non eosinofilia. Esame del sistema nervoso: Facies senza particolari atteggiamenti. Mimica scarsa. Il p. riesce a mantenere la stazione eretta solo se si appog-


SINDROME Cl·.REB!-.LLARE BILATERALE SIMMETRICA ASINERGICA ECC.

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gia: diversamente tenta di rimanere in equilibrio per qualche istante, poi oscilla e cade in avanti o, più facilmente, indietro. In posizione di Romberg tale condizione non si modifica, nel senso che la caduta avviene nell'istesso tempo e con le stesse modalità. Nella marcia - possibile solo per alcuni passi - si nota andatura nettamente c~rebellare, lenta, titubante, atassica, con tendenza ad arrestarsi o addirittura a retrocedere. Al minimo impulso infertogli il soggetto perde l'equilibrio e cade a terra: fenomeni di antero e retro-pulsione evidenti. Ad occhi chiusi nessuna accentuazione dei fenomeni su detti. Di tanto in tanto si nota qualche movimento di lateralità del capo indifferentemente verso destra o verso sinistra, come per un senso di impaccio: tali movimenti non raggiungono il grado di spasmo. Colpisce nel p. uno stato di profonda asinergia a carico sopratutto del tronco e degli arti inferiori che sono ipotonici, chiaramente ipostenici. Negli arti superiori il deficit è assai meno pronunziato. Nei movimenti di estensione passiva degli avambracci, s~cie se ripetuti, si avverte una sensazione di resistenza senza ipertonia dei flessori: il fenomeno non è costante. Non ~i apprezzano alterazioni del trofismo muscolare. Modica incoordinazione bilaterale nell'e~cuzione di atti spontanei e comandati (così nell'infilarsi la giacca, i pantaloni, nell'afferrare un oggetto, nel togliersi la camicia). L'incoordinazione è più accentuata negli arti inferiori. Non esistono tremori statici. Nei movimenti fini, non sempre, un accenno fugace a tremolio delle mani. Esiste una dismetria bilaterale cospicua, tipica, sia per gli arti superiori che per gli arti inferiori, ove, però, è molto più imponente. Adiadococinesia bilaterale. Nonostante le alterazioni su riferite, tanto la motilità attiva che quella passiva non risultano compromesse. Motilità riflessa: accentuazione dei riflessi osteo- tendinei in genere ma in particolare dei rotulei che sono policinetici. Alluci plantari. Addominali e cremasterici presenti ma fiacchi . Riflessi pupillari presenti a destra. Altri riflessi tutti presenti e normali. Non riflessi a carattere patologico. Nervi cranici tutti scmeioticamente indenni: solo a carico dd facciale inferiore sinistro si riesce a mettere in evidenza una lievissima ipotonia. Linguaggio parlato normale per pronunzia, ma la parola è un po' lenta, strascicata. L inguaggio scritto: lieve disgrafia caratterizzata da irregolarità nel tracciato e distanziamento dei caratteri. Sfinteri: pupilla d-estra normoreagente alla luce e all'accomodazione <"onvergenza. Sfinteri anale e vescicali normali. Sensibilità: tutte le varie sensibilità sono conservate anche se lievemente attutite per Io stato di bradipsichismo del p. Gusto: avverte bene i sapori di prova. Olfatto: distingue bene gli odori di prova. Esame della funzione visiva: O. D. escursione del bulbo oculare completa. Fondo oculare : papilla ottica. di aspetto normale. Campo visivo ristretto concentricamente. Refrazione emmerropica, visus dichiarato = 1/3· O. S.


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~ I NDROM.F.

CEREBELLARE BILATERALE SIMMETRiCA ASINERGICA ECC.

amaurosi per pregresso traumatismo (cataratta traumatica). Oftalmodinamometria di Baillard: valori normali di tensione. Udito: normale. Esame funzione vesribolare: normale. Esame radiografico del cranio: non segni di ipertensione endocranica. Puntura Lombare: viene eseguita in decubito orizzontale. Il liquido fuoriesce a gocce ravvicinate, è perfettamente limpido, incolore. Pressione al Claude 13 cm . Tutte le prove di laboratorio, comprese la R. W., negative (non iperalbuminosi, Nonne e Pandy negative, assenza di glucosio). Nel sedimento rarissimi linfociti : 1 per mm. 3· Negativo l'esame batteriologico. Stato psichico: il soggetto è apatico sensibilmente, profondamente ipobulico, rivela una scarsa comprensione del proprio stato. A parte ciò l'intelligenza è sufficientemente conservata. L'affettività è ridotta. La memoria, sia di rievocazione che di fissazione, è indebolita. In complesso i processi psichici si compiono con una certa lentezza. Non si rilevano turbe a carattere qualitativo.

I sintomi più appariscenti, coHanti e inequivocabili, presentati dal nostro p . (compromjssione grave dell'equilibrio con astasi:1- abasia marcata, asinergia, atassia, dismetria, adiadococinesia, incoordinazione, accentuazione rcflessogena profonda) il carattere di perfetta simmetria bilaterale delle alterazioni ci orientano verso una sindrome di disfunzione cerebellare. Ma prima di inoltrarci in questo campo non sarà superfluo ricordare ed escludere affezioni che hanno qualche punto di contatto, sintomatologico, con le lesioru del cervelletto. E, principalmente, la sclerosi in piastre, qualche sindrome extrapiramidale, le forme di atassia non cerebellare. Contro l'ipotesi di una sclerosi a placche, che può presentarsi a tipo cerebellare, stanno l'età avanzata del soggetto, il decorso lento e progressivo, senza sbalzi nè remissioni, dell'affezione, l'assenza di fenomeni piramidali accentuati mentre sono presenti i riflessi addominali, sia pure attenuati, la maggiore imponenza dei disturbi dell'equilibrio rispetto a quelli della coordinazione, la quasi assenza di tremori, la mancanza di nistagmo, di alterazioni del fondo oculare e del linguaggio, ecc. Fra le sindromi extrapiramidalì sarebbero da prendere in considerazione un parkinson e lo stato marmorizzato ()cl corpo striato, ma, se sono accentuati i fenomeni di antera e retropulsione, di pscudo- ipertonia muscolare, di indebolimento mentale, manca all 'opposto tutta un 'altra serie di sintomi, esponenti di vera disfunzione del si stema extrapiramidale (l'amimia, il tipico tremore, la ipertonia costante dei muscoli, la classica andatura, i disturbi della vita vegetativa, ecc.). Con il quadro dello stato marmorizzato del corpo striato (malattia di C. Vogt) )e divergenze sono ancora maggiori e basterà ricordare che carattere essenzi ale ne è la reg re~si on e dei sintomi con il procedere dell'età: la malattia,


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inoltre, in genere familiare, dell'età infantile, è caratterizzata da rigidità muscolare e ipercinesia, nonchè da movimenti coreo- atetosici che la fanno

includete nel capitolo delle atetosi.

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Ai tipi di atassia non cerebellare appartengono le forme tabetica, labirintica, frontale. Nel p. non è stato rìlevato alcun sintoma d.i neurolue: sarebbe sufficiente la negatività della R. W. sul l. c. r. e delle altre prove umorali per rigettare l'ipotesi di una affezione sifìlitica quaternaria. Inoltre l 'assenza di disturbi oculari e reflcssogen.i tipici ci dispensa da!l 'insistere in u!la diagnosi differenziale. Lo stesso può dirsi per eventuali affezioni labirintiche, avendo trovato normale assolutamente la funzione del relativo sistema. Rimarrebbe l'atassia frontale di Bruns che comporta l'esistenza di una neoformazione, di un ascesso o di una lesione traumatica dei lobi frontali: il decorso della malattia fa scartare senz'altro l'eventualità di un ascesso frontale, mentre non abbiamo cognizione di un trauma dei lobi stessi di data recente. Sulla possibilità di una neoformazione in senso lato possiamo senz'altro, poi, affermare che nel nostro p. l'ipotesi va rigettata e non solo per un eventuale tumore frontale ma anche per un neoplasrna intracranico a sede non frontale e particolarmente intra o extracerebellare. Il p. non ha mai accusato alcuno dei sintomi subiettivi tipici dell'ipertensione endocranica (cefalea, vomito, disturbi oculari, vertigini, ecc.) nè i vari esami praticati (oftalmoscopia, oftalmodinamometria, puntura lombare e relativo esame del liquido, radiografia del cranio) hanno contribuito ad avvalorare tale ipotesi: ed è ben difficile che una neoplasia manifcstatasi con una sintomatologia così imponente come nel nostro caso non sia individuabile a.ttraverso una almeno delle tante prove più comuni e sicure. La simmetria spiccata dei disturbi con pr.evalenza netta dei fenomeni di asinergia potrebbe ben essere esponente d i una sindrome cerebello tumorale mediana e, più precisamente, del verme, ma tutti gli esami eseguiti non ci consentono questa che pure sembrerebbe una delle possibilità diagnostiche più verosimili. Escludiamo, per le stesse ragioni, una neoformazione extracerebellare. Affinità maggiore l'aficzione morbosa in esame mostra, infine, con una di quelle lesioni del sistema spino- cerebellare (sclerosi combinate familiari) tipo eredo- atassia spinale di Friedreich, ercdo atassia cerebellare di P . Marie : mancano però, nel nostro caso, i caratteri di malattia er-:ditaria familiare ed entrambe le forme, la prima senza dubbio, sono dell'età giovanile; sono caratteristici, infine, dell'una e dell'altra, taluni sintomi che noi non abbiamo riscontrato nel nostro ammalato: nistagmo> iporeflessia, deformità somatiche, disnubi del linguaggio, parestcsie della malattia di Fricdreich; alterazioni del fondo ocul:u e e dei riflessi pupillari> disturbi del linguaggio dell'credo- at~1ssia cerebellare di P. Manc. Tutto ciò ci conduce a escludere anche le ridette due affezioni del nevrasse che, sopratutto la seconda, per alcuni caratteri predominanti (asincrgia, atassia


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statica, dismetria, adiadococinesia) avrebbero potuto essere invocate nella diagnosi dd nostro caso. Abbiamo, sin da principio, affermato che la imponente tipica sintomatologia del p. ci indirizzava verso il concetto di una disfunzione cerebellare: scartata l'ipotesi di una neoformazione endocranica e particolarmente cerebellare ìntra o extra che sia, non resta che soffermarsi sul campo specifico delle affezioni del cervelktto e, particolarmente, sui rammollimenti, sulle disontogenie, sulle atrofk I rammollimenti del cervelletto, per l~ conformazione sopratutto della rete arteriosa in tale distretto dell'encefalo, sono rarissimi. Può anche accadere che essi si stabiliscano senza ictus apoplettiforme - eventualità non facile - ma anche in questo caso sono rivelati da tutta una serie di piccoli sintomi, preminentemente a fondo vascolare, che nel nostro caso non abbiamo trovato: il Cee. non presenta segni di arteriosclerosi nè fatti di arterite luctica che costituscono, in genere, le cause determinanti di tutti i rammol1i menti; non ha mai presentato vertigini, non nistagno, non deviazione coniugata degli occhi (sintomi assai comuni in tali forme). D'altronde, una sindrome cerebellare così nettamente bilaterale, -s.immetrica, sarebbe giu- • stificata solo da un ramollimento localizzato nel verme, evento questo ancora più raro; il decorso, poi, dell'affezione nel nostro caso è stato lentissimo, progressivo, senza sbalzi atti a spiegare successive distmzioni di nuove aree cerebellari. Infine, resta assai discutibile la possibilità che un rammollimento sia così rigorosamente localizzato, non 1mpegni cioè altre regioni del tronco encefalico. Nel p. che ha prestato regolare servzio militare, che non ha mai accusato d.i'sturbi ~ino all'insorgenza dell'attuale malattia, cioè fin verso i 50 anni, non sembra verosimile ammettere l'esistenza di anomalie di conformazione del cervelletto da imperfezione o arresto dello sviluppo e dell'accrescimento (disontogenìe): è pur v-ero che sono stati descritti casi con decorso presso che muto e nei quali la diagnos-i non costituì che un reperto accidentale al tavolo anatomico (caso dt Neuburger e Edinger decorso muto sino ai 46 anni, caso di Otto, morto a 40 anni e di Ingels, morto a 68 anni, senza aver mai presentato segni di disfunzione cerebellare) ma si tratta di eccezioni più che rare: senza arrivare a una vera agenesia, le varie ipoplasie del cervelletto si rivelano in genere dall'infanzia, assai difficilmente comportano un'esistenza di vita anche breve, si accompagnano, infine, a facili lesioni di altre parti del nevrasse ed anche ad alterazioni somatiche vane. Sappiamo ccme sia discusso il capitolo delle disontogenìe e come esso si riallacci necessariamente a quello ancora più dibattuto, e non risolto, delle atrofie cerebellari. Anche recentemente l'argomento fu ripreso al Congresso di neurologia di Bucarest (1936) da J. Nicolesco e l'anno successivo al XLI Congresso di Nancy degli alienisti e neurologhi dì Francia da M. N.


SINDROME CEREBELLARE BILATERALE SIMMETRICA ASINERGICA ECC.

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Péron che si addentrò nello spinoso problema rilevando l'importanza dello studio delle atrofie nella patologia del cervelletto, prospettandone le lesioni anatomiche, macroscopiche e istologiche, mettendo in evidenza l'interesse fisiologico del loro studio topografico per quell'appoggio che esso può

apportare alla controversa concezione dualistica delle funzioni del cervelletto (paleo- cerebellum e neo- cerebellum). Assai nitidamente ed esaurientement~ Ayala, nel capitolo riservato alle malattie del cervelletto nel Trattato di Medicina interna, ed. « Minerva Medica l> , ha trattato il quadro delle disontogenie e atrofie: pure, dopo avere esposto quanto sull'argomento è stato oggetto di osservazioni e discussioni sino ad oggi, egli deve convenire che allo stato attuale non è stata ancora concretata una sistemazione definitiva delle svariate forme di atrofie e si limita, a scopo didattico, alla descrizione dei tipi meglio individuati dal lato anatomo- clinico, da quelli più specificamente eredo-famigliari alle forme isolate, a quelle sicuramente secondarie, a processi morbosi acquisiti. Péron, fra i tipi anatomo- clinici relativamente più frequenti riportava le atrofi·e parenchimatose e lamellari (in cui rientrerebbe l'atrofia vermiana dei vecchi di Lhermilte o atrofia cerebellare tardiva di P. Marie, Foix, Alajouanine) e le atrofie complesse tipo atrofia olivo-ponto-cerebellare di D éjerine e A. Thomas, dando come eventualità ajS:Sai rare l'atrofia olivo-rubro-cerebellare, la olivo-cerebellare, le atrofie complesse con risentimento midollare. Sono tali atrofie primarie che richiamano il maggiore interesse per· la loro sintomatologia, per la loro evoluzione, per la purezza delle lesioni anatomiche che vanno distinte dalle atrofie secondarie, dalle agenesie, dalle lesioni infettive secondarie. Clinicamente, secondo Péron, le atrofie cerebellari primarie sono caratterizzate sopratutto da turbe della statìca, l'astasia -abasia è abituale, accoro pagnata spesso a movimeni associati; le turbe cinetiche interessano prevalentemente gli arti superiori ove possono notarsi tremori intenzionali, dismetria, sindrome cerebellare spesso accentuata; i disturbi della parola e. della Krittura sono facili a mettere in evidenza; il tono muscolare è variabile: in certe forme classiche SL nota l 'ipotonia car.atteristica del cervelletto, ma R. Ley, Guillain, Bertrand, Mathieu hanno potuto constatare in qualche caso sia un'ipertonia d 'azione, sia un'ipertonia duratura con rigidità permanente e un tremore cerebellare striato che ricorda il tremore parkinsoniano. Particolarmente, nella forma tardiva a localizzazione corticale (P. Marie, Foix, Alajouanine) eh~ interviene verso i 6o anni, è interessa sopratutto la statica, la marcia è disturbata, i movimenti degli arti superiori sono rispettati. Nell'atrofia olivo-ponto-cerebellare di Déjerine e Thomas, che sopravviene dopo i 50 anni, l'evoluzione è lenta e sono interessate ugualmente entrambe le funzioni. statica e cinetica. I vari tipi di atrofia illustrati da Ajala comprendono -- secondo l'ordine di successione adottato- la forma cerebellare dell'credo- atassia (quella <he va nei trattati sotto il nome di eredo-atassia cerebellare di P. Marie a cui


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SINDROM.l CEREBELLAR E IIILATERALI:. SIMMETRICA ASINERGICA ECC.

abbiamo g1à accennato) l 'atrofia cer·ebellare familiare idiotica, l'atrofia olivocerebellare, l'atassia cerebellare congenita, l'atrofia parenchimatosa a localizzazione corticale, l 'atrofia primaria del sistema del nucleo dentato, l'atrofia olivo-pomo-cerebellare, l'atrofia olivo-pontina a evoluzione subacuta con disturbi demenziali, l'atrofia olivo-rubro-cerebellare, le atrofie crociate cerebrocerebellari, le sclerosi cicatriziali del cervelletto. Dal nostro quadro, che si è rivelato con una sintomatologia nett~mente cerebellare, possiamo scartare quei tipi con risentimento di altre zone del nevrasse, quali le atrofie crociate cerebrocerebellari, in cui l'atrofia di un emisfero cerebellare è subordinata ad una lesione primaria o tardiva dell'emisfero cerebrale opposto. Sono ancora da rigettare l'atrofia cerebellare famiJjare idiotica, descritta da Bourneville e Crouzon e caratterizzata da idiozia e diplegia spasmodica, l 'atrofia olivocerebellare di H olmes a carattere familiare con segni cerebellari e tremori del corpo e degli arti, scosse nistagmiformi, parola esitante ed esplosiva, l'atrofia cerebellare congenita descritta da Batten con disturbi quasi sempre congeniti c molto precoci (difficoltà del cammino, tremori continui gem:ralizzati, alterazioni del linguaggio nonchè, spesso, fenomeni psichici), l'atrofia primaria del sistema del nucleo dentato (R. Hunt) con tremore atassico generalizzato, l'atrofia olivo-pontina ad evoluzione subacuta, descritta da Van Bogaert e Bertrand in cui prevalgono i disturbi demenziali, l'atrofia olivorubro-cerebellare descritta da Lhermitte e Lejonne e che è rimasta una forma anatomica isolata, senza una sintomatologia clinica nota. Le differenze sintomatologiche dei tipi suddetti col nostro caso sòno così evidenti che non ritengo necessario soffermarmici. Restano tn campo l'atrofia parenchimatosa a sede corticale e quella olivo-ponto- cerebellare: le due forme, cioè, meglio note siccome meno rare ~ m eglio studiate. La ·descrizione che ne fa Ayala concorda, in genere, con quella del Péron: entrambe le forme non hanno carattere ereditario o familiare, si manifestano in soggetti anziani dai 40 ai 75 anni, sono ad etiologia ignota, a decorso lento, progressivo, senza remissioni. La prima, che potrebbe denominarsi di Murri e Thomas, in quanto fu il Murri che nel 1900 ne descrisse il primo caso mentre Thomas la studiò anatomicamente nel 1905, viene anche chiamata atrofia parenchimatosa (La Salle- Archambault) affezione sistematica del cervelletto (Telgersma) atassia-abasia, atrofia vermiana dei vecchi (Lhermitte) atrofia tardiva del cervelletto (H. Claude) atrofia cerebellare tardiva (P . Marie, Foix, Alajouanine) secondo i vari AA. che ne osservarono e descrissero i rari casi. I. Rossi la denominò, nel 19o6, atrofia parenchimatosa primitiva del cervelletto a localizzazione corticale: l'atrofia, in ~fle tti, predomina nel verme superiore sebbene la totahtà del cervelletto ne ~ia col pita con diversa intensità; la sostanza midollare, i nuclei dentati. del ponte è dei pcduncol i cerebellari sono integri; le lamelle invece sono assottigliate e all'esame microswpico si rileva atrofia degli elementi cellulari dci tre strati e sopratutto del medio con scomparsa addi rittura, alle volte, delle


Sll\'OROM!E CEREBELLARE HILATF.RALE SIMMF.TRICA ASINER(;tCA ECC.

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cellule del Purkinje che, quale alterazione abituale, presentano cromatolisi con modificazione del sistema neuro-fibrillare; atrofia degli element! a canestro si riscontra ndlo strato plcssiforme. Clinicamente l'affezione è caratterizzata da disturbi della stazione eretta e dell'andatura, che si compie nella classica maniera cerebellare, che non risentono della posizione di Romberg; notevoli i fenomeni di antcro c rctro-pulsione; sono presenti l'asinergia, la dismetria, l'adiadococinesia in maniera più accentuata negli arti inferiori; può esservi tremore, ma in genere di modica entità (a volte è stato notato un tremore del capo). Caratteristica abituale dei suddetti disturbi è quella di t:sscre bilaterali, simmetrici, con dissociazione fra asinergia c equi librio, da una parte, che sono gravemente compromessi, e tremori e incoordinazione, dall 'altra, poco marcati e con prevalenza dei disturbi a carico degli arti infciiori. Altri segni cerebellari incostanti: ipotonia, passività, ipostcnia, catatonia cerebellare lieve, movimenti aw:ssorii, instabilità coreiforme, parola lenta t1 emolante monotona c un po' scandita, scrittura difficile, irregolare, a sbalzi e deviazione dell'indice. I riflessi profondi sono accentuati, normali gli altri . Integre le varie sensibilità, normali gli sfìntcri; attività psichiche non compromesse notevolmente. L'atrofia olivo-ponto-cercb<.:llare fu dc~ critta nel r900 da Déjerine c A. Thomas: le lesioni anatomiche sono qui più estese e complesse interessando oltre la corteccia (più negli emisferi che nel verme) anche la sostanza bianca

nonchè il peduncolo cerebellare medio, i nuclei del ponte, le olive bulbari e le vie olivo-ponto-bulbari. Clinicamente il quadro non differisce molto da quello dell'atrofia di Murri-Thoma~: inizia con incertezza e difficoltà del cammino che progressivamente aumentano, seguono i disturbi della parola e quindi si affermano i segni cerebellari più o meno bilaterali e simmetrici. Si rileva una certa ipotonia che ricorda quella parkinsoniana, la parola è lenta, strascicata, lievemente scandita, la voce disfona, sorda o nasale. E' facile riscontrare negli arti superiori una ipertonia plastica del tipo extrapiramidale; a volte tremori a tipo parkinsoniano oppure intenzionale; di-

sgrafia; l'asinergia muscolare esiste ma è meno evidente; i riflessi tendi nei sono in genere normali o vivaci, mai esagerati o accompagnati da riflessi patologici a tipo piramidale. Sensibilità, sensi specifici e sfinteri normali. Le facoltà mentali non sembrano alterate, almeno nc;i primi tempi della malatitia. Da quanto ho esposto non mi sembra azzardato ritenere che la sindrome neurologica presentata dal Cee. riunisce sufficientemente in sè i caratteri predominanti dci suddetti due tipi di atrofia cerebellare : abbiamo trovato infatti che la malattia imorse subdolamente verso i so anni in un soggeto senza t.are neurologiche familiari o ereditarie, si affermò lentamente, progressivamente, mostrò nei segni cerebellari una chiara dissociazione fra tremori (quasi nulli) e asinergia (spi-ccatis~ima) e fra incoordinazione (lieve) e disturbi dell'equilibrio (gravissimi) nonchè una chiara prevalenza dei fenomeni a carico degli arti inferiori: nmi i detti disurbi nettamente bilaterali, simmetrici, in individuo


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senza alcun sintomo di ipertensione endocranica. Potremmo aggiungere che qualche caratteristica sintomatologica ci consiglierebbe di includere l'affezione in esame a preferenza nel quadro dell'atrofia parenchimatosa a localizzazione corticale .ricordando . quanto P. Marie, Foix e Alajouanine ebbero a scrivere riguardo a tale malattia: cc ogni sindrome bilaterale e simmetrica che cominci dopo i 50 anni, senza sintomi di ipertensione endocranica, se i disturbi dell'equilibrio sono molto predominanti e se i disturbi della coordinazione predominano negli arti inferiori, deve essere ricollegata all'atrofia cerebellare tardiva prevalentemente corticale » e rilevando ancora che nella forma olivo-pont<H:erebellare l'asinergia è meno spiccata, i riflessi tendinei non sono mai esagerati mentre più spesso si riscontrano tremori a tipo extra piram idale. Ma la distinzione fra i due tipi, in vita, è quanto meno azzardata e solo il tavolo anatomico potrà darci la conferma della diagnosi. L'etiologia delle due forme resta tuttora sconosciuta: nei r iguardi del tipo Murri-Thomas ricorderò che Murri sostenne l'origine tossica enterogena dell'affezione perchè, come l. Rossi, aveva trovato nell'anamnesi del p. pregressi disturbi intestinali. Nei casi di La Salle, Archambault e di A. Thomas notiamo rispettivamente un'infezione tifica a 17 anni e una poliomielite nell'infanzia; H assen nell'anamnesi delle sue due inferme trovò una sindrome leucemica in una e demenza precoce nell'altra. ln uno dei casi, infine, di P. Marie, Foix, Alajouanine i primi disturbi seguirono a un trauma grave. Come fattori etiogenetici non sono stati dimenticati, naturalmente, la sifilide e l'alcoolismo. Nel nostro caso non sapremmo quale m omento e6opatogenetico invocare: il p., per quanto gli è dato di ricordare, non ha sofferto malattie degne di nota nè presenta alterazioni somatiche obiettive di sorta a parte la sintomatologia neurologica. Unico episodio degno di nota il trauma bellico che dev'essere stato sicuramente di entità notevole e facilmente associato a commozione cerebrale. Ma possiamo richiamare tale fattore la cui azione immediata risale a ben 16 anni dalle prime manifestazioni sintomatologiche ? Anche ammettendo che i sintomi iniziali siano passati inosservati e che il p., riportando a circa 5 anni fa la malattia attuale, si riferisca a un'epoca in cui la sindrome era già avanzata, rimane sempre un periodo di latenza troppo lungo che rende problematico un nesso cronologico fra trauma e malattia in atto. In ogni modo è interessante ricordare che oltre il caso già accennato di P. Marie, Foix, Alajouanine (citato da A. Thomas nel Nouveau traité dc médecine, fascicolo XIX, pag. 929) anche Pierret incriminò il fattore traumatico in una sua osservazione : tratta vasi di un soggetto venuto a morte a 61 anni, dopo una degenza di 8 anni alla Salpétrière, che all'età di 4 anni aveva riportato un vio!cnto trauma cranico per caduta all'indietro ed era •


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stato poco bene per un anno circa; quindi si era rimesso quasi completamente. Il tramite intermediario, secondo l'A., 5arebbe da ricercare in una emorragia memngea. Come si vede, l 'argomento si presta a considerazioni medico-legali, soprattutto dal lato pensionistico, e la peculiare rarità dei casi non ne infirma l 'interes~ . L 'azione causak di un trauma non può essere a priori negata, ma - ovviamente - non può nemmeno ammettersi genericamente che ogni atrofia cerebellare debba ripetere la propria origine da un pregresso momento traumatico. Una siffatta ammissione dovrà essere discussa e vagliata caso per caso, dopo accuratissime precisazioni anamnestiche, e la si potrà fare pensiamo - soltanto se: a) il trauma cranico sia sicuramente provato e risulti di notevole entità e, meglio ancora, a sede occipitale; b) non siano invocabili altre cause morbigene (tossinfezioni gravi ecc., come si è già ricordato); c) dall'epoca dell'episodio traumatico si siano verificati disturbi nervosi di più in più evidenti e caratteristici, fino a sboccare in una chiara sindrome cerebellare. Nel caso in esame non si poteva es.sere necessariamente molto ceni sull'assenza di fattori morbigeni extra-traumatici ; inoltre mancava quella catena di disturbi sia pur lievi, ma ininterrotti, rappresentanti le tappe, per così dire, del processo cerebellare, a partire dall 'epoca del trauma. Pertanto qui la tesi di una causale dipendenza dell'atrofia cerebellare dal trauma di guerra non venne riconosciuta.

RIASSUNTo. - Descrizione di una si ndrome cerebellare bilaterale simmetrie:; asinergica in individuo senza segni di ipertensione endocranica, che viene inquadrata, dopo una opportuna rassegna diagnosticc:rdifferenziale, nel capitolo delle atrofie del cervelletto e, particolarmente, riferita all'atrofia tipo Murri-Thomas. Riferimenti anatomoclinici. Problema etiopatogenetico. Considerazioni medicc:rlegali.


O. M. S. OSPEDALE LEGIONARIO IT ALIAN O " CA.MPILLO , Direttore: maggiore medico E~t.~NUELE CHIESA

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEGLI ITTERI EMOTIVI Dott. Giuseppe Lavitola, capo manipolo medico

In materia di itterizie si brancola tuttora nel campo delle ipotesi per quanto riguarda l'etiopatogenesi: ciò è in dipendenza della non chiara conoscenza dell'origine del pigmento biliare. Tra le varie teorie ricordiamo: 1 ° - Teoria epatica. Secondo Hayem ed il suo allievo P. Tìssier, l'emoglobina derivante dalla distruzione normale delle emazie, si trasforma in bilirubina nella cellula epatica a condizione che questa sia integra. 2°- Teoria enterica. Secondo Fischler la stercobilina che si trova nel· l'i ntestino e che deriva dalla bilirubina, sarebbe ripresa dalla circolazione portale, riportata al fegato e quindi trasformata di nuovo in bilirubina allorchè la celluJa epatica è integra, mentre quando questa è alterata la stercolina :1pparirebbe nelle urine come urobilina. Per potere però condividere q uesta teoria, occorrerebbe, con l'insufficienza funzionale del fegato, ammettere l'integrità delle vie biliari. 3o - Teoria rmale. Gilbert et Herscher, avendo osservata urobilinuria nei casi di aumento del tasso di bilirubina nel sangue, pensarono che l'urobilina non fosse altro che bilirubina idratata al livello renale. La conoscenza posteriore della uropilinemia ha infirmato questa teoria. 4• - Teoria ematica o tissurale. Il Virchow pensò che tutti i tessuti dell'organismo fossero capaci di ridurre la bilirubina, che si potesse for· mare nel torrente circolatorio dalla emoglobina, in urobilina, che è un prodotto facilmente eliminabile per i reni, mentre per la bilirubina esiste una soglia renale e la sua via di eliminazione normale è il fegato, tanto che, come vi è una bilerubinemia fisiologica di gr. 0,05 a gr. o,o6 %, cosl esistono nelle urine normali sempre tracce di urobilina.

Classifica:zione degl' itteri. Lo Zoia distingue gli itteri in: a) Meccanici o da ostruzio-ne, suddivisi in quelli causati da ostacoli esterni (tumori della testa del pancreas, tumori circoscritti del fegato, dello stomaco, del rene destro, uterini ed ovarici, ipertrofia delle ghiandole ilari per processi leuccmici, pseudoleucemici), ·o da ostaco.lo interno in cui comprende l'angiocolite catarral·e, i calcoli, i parassiti, le cicatrici.


CONTRIBUTO ALLO STvJ>IO OECLJ rnERJ EMOTIVI

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b) ltteri pleiocromici, nei quali sono compresi gli itreri emolitici e quelli tossì-infettivi. La classificazione dello Zoia appare suscettibile di ossernzioni : pone l'angiocolite catarrale negl'itteri da ritenzione, mentre deve essere ritenuta come il primo stadio delle epatiti. pcrchè sono state osservate quasi sempre angiocoliti catarral i delle lesioni della funzion::dità epatica. Inoltre pur constat:mdosi nell'itterizia catarrale i caratteri della colcmia totale, cioè sintomi dj ritenzione dei sali biliari con turbe circolatorie (bradicardia), turbe nervose (specie presenza di prurito) e turbe sensoriali, oltre al la presenza di pigmenti bi liari nelle urine, decolorazione delle feci e colestcrinemia, tuttavia sono stati osservati dei casi a colcmia dissociata, come quelli di Lemicrre e Brulé, che studiando l'assorbimento dci grassi in alcuni itteri gravi, riscontrarono il passaggio nell'intestino dei sali biliari. E così Carillo-Leal, facendo dei sondaggi duodenali in itterici cartarrali, trovò presenza di sJiì bi liari senza la bilirubina. Inoltre lo Zoia, pone gl i itteri emolitici nello s.tesso quadro degli itteri epatici, adducendo la ragione che non si può ancora ammettere come certa la formazione extraepatica del pigmento biliare. Pur non conoscendo il meccanismo patogenico della trasformazione dell'emoglobina in bilirubina cd urobilina da parte dci tessuti ~ tuttavia sono noti gl'itteri emolitici Iocali dovuti ad ecchimosi, e che hanno gli stessi caratteri di quelli generalizzati. E ' stata anche dimostrata la trasformazione dell'emoglobina in urobilina e bilirubina nei vecchi essudati emorragici dei tessuti cellulari sottocutanei, nell'ematocele peritoneale (Froin), e nelle emorragie mcningee. \~ipple e Hoopcr hanno di mostrato I'esistenza della formazione dei pigmenti biliari al di fuori del feg~to; sopprimendo la funzionalità con la fistola di Eck e dopo aver fatto la legatu ra della vena cava inferiore, iniettando sangue laccato, hanno visto apparire nelle urine bilirubina; ciò ci dim ostra che il fegato non è l'organo unico da cui si formano i pigmenti biliari. Vi è la classificazione di Landau e di Held, che distinguono gli itteri in 4 gruppi: I lttero meccanico, dovuto ad ostruzione delle vie biliari. 2° - Ittero parenchimatoso, dovuto a lesione della cellula epatica e che va dali 'itterizia catarrale ali 'atrofia giallo-acuta del fegato. 3° - /ttero dinamico, dovuto a iperproduzione dei pigmenti biliari; VI comprendono anche gli itteri emolitici. 4o - ltteri misti, in cui sono riuniti: a) l'ittcro cianotico, che si ha nell'asistolia; b) l'ittero da malattie infettive; c) l'ittcro spirochctico. 0

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3 -

Gioma!t: di mrdicinn militart".


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEGLI JTTERI EMOTIVI

Anche questa classificazione non ri.sponde perchè pone l 'ittero delle malattie infettive in un gruppo separato, mentre è ammessa la diretta dipendenza da lesione della cellula epatica, che può ammalarsi tanto se i germi arrivano per via ascendente quanto per via discendente. Altre classificazioni sono quelle proposte dall'Aschofi c dal Pietra. Più rjspondente alle moderne conoscenze e al meccanismo di produzione degli itteri appare la seguente classificazione: I. - ltteri di origine augiocolica o canalicolare, in cui la bile viene ritenuta per ostacolo al deflusso normale, ostacolo che può essere intraepatico [calcolosi, vescicola idatidea (Devé), ascaridi (Guiard)l ed extraepatico

(neoplasie comprimenti il coledoco; come tumori dd la testa del pancreas, cancro dello stomaco, del colon, tumori della faccia inferiore del fegato, aderenze consecutive ad ulcera gastrica, aderenze da peritonite tubercolare, aneurisma dell 'aorta addominale, adenopatie dell'ilo del fegato). La caratteristica di questi itteri è data quasi sempre dalla colernia totale. II. - ltteri emolitici, le forme cliniche sono: a) ittero emolitico congenito; b) ittero emolitico acquisito, che può presentarsi in forma acuta, dato dallo streptococco, dal treponema e da tossici ematici come l'anilina, il naftol B, la naftalina, il veleno dei funghi, l'idrogeno arsenicale; in forma sub-acuta dovuta ad infezione parassitaria provocata dalle emolisine verminose (botrÌ·ocefalosi, anchilostomiasi, lombricosi); ed in forma cronica. Le caratteristiche degl'itteri emolitici sono: assenza di bilirubina nelle urine, mentre è presente l'urobilina; anemia caratterizzata oltre che dalla diminuzione delle emaz1e, anche dalla presenza di forme embrionali e da anisocitosi; fragilità globulare; funzionalità epatica integra. III. - Itteri di origine epatica, che comprendono: a) itteri infettivi, suddivisi in primitivi e secondarii; i pnm1 comprendono l'ittero catarrale, l'ittero infettivo benigno, l'ittero grave; i secondi sono quelli consecutivi a polmonite, tifo, streptococco, lues secondaria ccc.; b) itteri tossici, dipendenti da alterazioni della cellula epatica cau-~ate dall'arsenico, acido picrico, cloroformio, alcool, fosforo; c) itteri nel corso di epatiti croniche (cirrosi);

d) ittero emotivo. La caratteristica di questi itteri è di presentare quasi 6empre colemia dissociata e alterazione della cellula epatica in una o più delle sue funzioni (glicogenetica, proteica, antitossica, emocrasica). Il. meccanismo della ritenzione biliare è -sconosciuto. Varie sono le . lpotCSI: H anot ammette una dislocazione della trama epatica che comprimerebbe i canalicoli biliari, dando così una stasi. Ciò non sembra possibile


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perchè non si potrebbe comprendere come certi componenti della bile potessero essere avviati in parte nell'intestino e in parte nel sangue. Noel Fiessinger, avendo osservato delle dilatazioni ampollari dei canalicoli biliari intercellulari in mezzo al tessuto epatico, pensò che la rottura di tali dilatazioni potesse portare a una comunicazione diretta delle vie biliari originali con gli spazii sottoendoteliali dei vasi sanguigni. Anche a questa teoria va obbiettato che non si spiegherebbe la dissociazione dei sintomi nelle ritcnzioni biliari. Secondo Girandel esisterebbero nel lobulo epatico due parti fisiologicamente dis.tinte: a) la zona portale incaricata di fabbricare i pigmenti biliari che verserebbe per suo conto nel circolo sanguigno; b) la zona sottoepatica incaricata di riportare questi materiali da scaricare nel le vie biliari. L'ittero risulterebbe dalla alterazione della zona sottoepatica, mentre la zona portale continuerebbe a compiere il suo lavoro fisiologico normale: ciò però non è din1ostrato anatomicamente. Abrami pensò che la genesi dell'ittero è da ricercare nelle alterazioni fisico-chimiche del protoplasma cellulare incaricato della escrezione biliare. In tutti i trattati classici si trova la descrizione dd cosidetto ittero t"moti"o: in seguito ad una commozione nervosa violenta, sotto l'influenza della collera, della paura, l'ittero può inwrgere sia immediatamente dopo remozione, che dopo alcune ore o addirittura qualche giorno dopo lo choc morale. La realtà di questi itteri è affermata da numerose osservazioni. Il caso Brouilland, che descrive di un individuo, che, mentre si stava sbarbando, riceve un triste annunzio, lascia lo -specchio e riprendendolo poco dopo si trova il viso giallo. Villenueve riferisce di un soldato che, insultato, si precipita sull'aggressore, ma trattenuto dai presenti non potendo dare sfogo alla propria collera, diviene itterico. Lo stesso A. cita il caso di un abate, che, vedendo un cane arrabbiato precipitarsi su di lui, perde la conoscenza e diventa giallo come un limone. Il Marchiafava nel 1931 riferisce di tre casi di ittero emotivo maligno, due dci quali furono seguiti fino al tavolo anatomico. In entrambi la etiologia è comune: nel primo un terrore, nel secondo un dolore morale improvviso. All'emozione seguirono i primi sintomi dell'infermità: in uno apparvero dopo qualche ora, t~ ell'altro dopo alcuni giorni. Preceduti dai dishlrbi gastroenterici, comparvero i 5egni dell'itterizia, cui seguirono i segni dell'insufficienza epatica. Al tavolo anatomico si osservarono le lesioni dell 'atrofia giallo-acuta. Il Ciminata descrive il caso di una donna di 21 anni cl1e si trovava al 7° mese di gravidanza, e che avendo ricevuta una cattiva notizia rimase fortemente scossa e cadde in preda a profondo abbattimento morale. Al


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mattino i famigliari si accorsero che era diventata di colore itterico: dopo qualche ora sopravvennero le doglie del parto: a sera partorl una bambina che visse e crebbe sana. L 'ittero ~comparve dopo una settimana. Ebbe in seguito tre gravidanze, due delle quali condotte a termine e una interrottasi spontaneamente per feto già morto. I due bambini nati a termine morirono al s" mese e uno al 4" per malattia dell'apparato digerente e polmonarc. Durante tutto il periodo delle gravidanze la p. era tormentata da prurito, che cessava solo a parto e~pl etato . Altro fatto importantissimo è ..-he verso .l 'ultimo mese di gravidanza compariva una tinta i_tterica di tutto il corpo, comprese le sclere. In seguito la donna ebbe delle coliche epatiche da calcolosi per cui fu operata. Ad ogni dispiacere però insorgevano dolori all 'ipocondrio destro che per due volte si accompagnarono a ittero: la seconda volta però l 'ittero non regrcdì, ma andò aumentando d 'intensità fino a diventare giallo-scuro, restio ad ogni cura medica. Fu sottoposta ad inten·emc, operatorio; si trovarono i dotti bi liari vuoti di bile e l'esplorazione riu~d negativa per la presenza di calcoli, il che fece riportare la causa d eli 'ittero ad alterazioni del parenchima epatico. Fu praticato il drenaggio attraverso il dotto epatico, con esito favorevole. Per quanto abbia cercato, non mi risulta che siano stati descritti precedentemente dei casi di ittero emotivo in guerra, mentre sono stati descritti gli itteri a carattere epidemico e sul nostro front<'; durante la grande guerra c su quello rumeno e in Francia. Il Bompiani e Jovene studiarono le epidemie di ittero infettivo ad etiologia ignota, distinguendolo dagl'ittcri da spirochetosi. Nel corso di queste epidemie fu osservato che forme itteriche, insorte senza sintomi di gravità c con i segni dcii 'i ttcrizia catarrale, degenerarono successivamen te in atrofia giallo-acuta del fegato. Anche questo fatto viene a confermare che l 'i tterizia catarrale e l 'atrofia giallo-::tcuta del fegato non sono che l 'e,s prcssione dci due st::tti dell'alterazione della cellula epatica nella sua forma morbosa la più leggera e in quella mortale. · Durante l'azione della Catalogna in O. M . S., m i è stato dato di osservare, fra g li altri, tre casi di ittcro di origine epatica, che ho ritenuto di poter classificare fra gl 'itteri emotivi e quindi meritevoli di c~ sere illustrati: c,so K 1. - l. Michcbnge!o. di anni 28. in CJ. M. S. da pc~hi mes1. p:mecipa :td un'azionç d i g uerra in Ca ralc.gna per la prima volta. ì"ulb d i nc.tc\'cle nc:l gc nt ili7.io ; nessu n precedente mc rbcso impc rt:- mc. Soggetto di costiwzicnc schdctri ca ncmn ale, in buone ce:milzio ni di nutri z io n e e sanguif1c:tzione, ttnd::nrt• :.1 ti po m acrospla ncnico. l varii atti de lla sun vit:l di n:laz ic n e sono improntati a lt:n tt"ZZ:l, wsì co-ne qud li J clb ,· it::~ vegctati\'a (l: stitico ::~bitua lc). Rifcri~cc che il .!!iorn <> 21 ci ict:mh rc, in ~e~ ui to a "iolento bGmb:Jrcbmento aereo , a,·, .rtì dist u rbi g:J,tn>-cntcrici car:H teri zz:ni da dolori :~li' e pigastrio, specie dopo il pa~to,


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ALLO STCDIO DECLI ITTER I EMOTI\ '1

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e s~ nso di nause:l. Dopo <JUalche giorno i compagni gli fecero n(Jt:m: che 3\'e\'3 tinta itterica alle sclere e :~Ila cute, per cui venne ospe,blizz:Ho. Per csigcnze di sgcmhl·ro ·i l p. arriva alln nostra osscrYazionc dopo 8 giorni. H.1 ti nta decisamente ittcric:l ulle scltre e all:l cute. Nulla di p:nologiw si orscrva all'cs:une obbictti\'O de!l':1pparato rcspiratcrio e di qudlo cardic,·:lsc<Jarc. J: polso è br:Jdic:.trdico. L'addome appare Ji forma gkhosa, il colon :1lb p:tlp:~zio n e è lcg~errncnte sp:tstico. Il fegato è debon.l:lnte cbll':ucata cost:~ l c due diw trasvcrse ; il puntu cistico è do!cnte. Il p. non ha prurito; le feci sono colorate normalmente. L' cs:~mc delle urine dà : albumina = assente; pigmenti biliari = assenti; urohilin:1 = tr:Jcce. La ricerca dell'acido picram ico nelle uri n:: è nlgativa. La reazic:1c di ) iJT~:u1 : 1·an dcm Bergh diretta è ncg:ni1·a; q udla indi rctt:1 leggermente po!>iti,·a. Rc!istcnza glchui:Jre: M n. = 4; M x. ~ ; . l':umero dei glc..buiì ressi: 4·]<:o.ooo. l'umcro dci lcucociti: r6.ooo. Vclocid Ji scdimcntazi<.ne del san~u~ :~11:~ prima ora = 4 mm. Formula leucocitaria: Li n foci ti 1·eri 57 ·:;,. Gràndi moncnuclcari 5 ''.. . Polinucleari ncutrofili 35 ·;., . Pulinuclcari basofili - - - . Pulinuclcari ccsinofìli 3 •:.,. Tempo di coa,!;ul:·zione Jd s:rni!ue ~ 5 m'. La funzion:rli t?:r giicogo.:nerica dd fegato, prov:ll:r con la scmmin istr:~zkne al p. pnma del glucosio e poi del levulos io, appare :1lterata, perchè si h.1 comparsa del glucosio alla 16A ora e di lcvulosio all' ga ora. Il p. ~ sempre apirettico. Gli .~i pr;Hic::~no iniezioni cndo,·c nc~e di urotropina e gl i si somministra rabarbaro. L'ittero comincia a diminuire rapid:~mentc finchè all'!)u gic:rno non resta che una modica colorazione Jelle sclt:re, che !CCmp:-:re al 15" giorno. Il polso resta sulle 62 pulsazioni aì :ninuw; l'ah·o è stitico: si trc1·a dc r mcgrali~ mo oositivo; il riflesso oculocard1 i~1 c.:o è pl'siti,·o: con In cumprc~sionc sui glòi ocubri si contano solo ;o pulsazioni in un minuto. CAso N. 2. - G. Antonio, di :1r.ni 25, 1n O. M. S. d:~ 25 mesi, hn partecipato a varii cicli operativi. Nulla di notevole nel gentilizio e nell'anamnesi remota. Soggetto tendente al tipo longilineo, microsplancnico, 111 scadenti contlizioni di nutrizione e di sanguificaz.ione. Nulla di patologico si osserv:1 :dl'nppar:.Ho respimtcric. All'app:uato cardio-vascolar.: il primo tono sulla punta è impuro. Le pulsazioni :~Ila raJiale sr,no Bo al minuto. Il fegato è leggermente deborda nte dall':rrota co~tale, il cclcrito della cute e delle sc!crc è fortemente itterico. Le feci sono intensamente color:~te. L'esame dell'urin:1 ~à: albumina = assente; pigmenti biliari = assenti; urobil~na = tr:.lt:ce. La ricerca dell'acido picramico nelle urine è negati,·:~. Reazione di Jimans ,·an den 13ergh: diretta .positiva ritardata; la indirctt:r è negatil':l. Rcsinenza globulare: M n. 4; Mx. = 3· Numero delle emazie : ;.oso.ooo. Numero dei lcucociti: r8.ooo. Ve'ocità di sedimcntazicme :.Ila prima .- 2 mm. Formula leucccitaria: Linfocìti veri 47 %. Grandi moncnudeari 6 %.


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Polinucleari neutr. 46 "{. . Polinucleari esonofili 1 %. Po linucleari basofili = - . Tempo di coagul:lzione del sangue = 6 m'. La funzionalità glicogenetica provata col g lucosio dà: comparsa dello zucchero alla quarta ora, che alla 6' ora arriva al massimo (2,50 %) per scomparire alla 13a ora. Anche la prova col levulosio dà levulosuria alla 6a ora dall' ingestione che scompare alla 10• ora (reazione di Scliwamoff). Anche quest'inferno, che è sempre stato apiretico, vien~ curato con la w mministraz ior.e d i raba rba ro e di urotropina endovena. Il colorito itterico scompare al 18° giorno; però il polso resta tachicardico (90 pulsazioni a l minuto). Il riflt:sso oculocardi:tco è invertito: il chè fa classificare questo sogge tto nelle costitu z ioni sim patico-toniche. A. Luig i, di anni 28, in O. M. S. da 3 mesi, partecipa per la pnm a volta ad un combattimento in Catalogna. N ulla d i notevole nel gentiliz io c nell'anamnesi remota. Riferisce che il 28 gennaio 1939, in seguito ad un bombard:\lnento aereo, dur:lnte il qu:1le uno spezzcne gli lacerò una lettera che sta,·:l ~cri,·endo e, che mostra :l ncora tuno tremante al ricordo Jel pericolo passato, ebbe tale un p:ltem a d'animo da non essere ca pace di bere nepp ure un ~orso di cognac cffertcgli. C om inciò subito dopo ad avvertire disturbi gastrici con senso di n:tusea, pe~:lntezza all'epigastrio, vomito e stitichezza. Dopo 3 g iorni comultò il proprio ufficiale medico, che lo ricovera in un c spedalr per itterizia. Arriva alla no~tra osservazione dopo 8 giorni. L a tinta della cute e delle sclere è :nerica. Soggetto deperito con m asse muscc!ari ipotoniche ed ipotrotiche. N iente di patologico si osserva all':tpparato respiratorio e 3 quello cardiovascolare. Il polso è bradicardico (52 pulsazioni al minuto). Le feci sono piuttosto scolorate. L 'addome è :11cteorico. Il fegato è leggermente d cbord ~ nte dall'arcatJ costale, il pun to cistico è dolente. L'et ame dell'urina dà : albumina = tracce minime ; pigmenti b iliari = asse nti ; urobilina = tracce; sedimento: nulla d i patologico. La ricerca dell'acido picramico è Mata negativa. La ' reazione di )imans van den Bergh diretta è ltggerm ente positiva; la indiretta è negati va. Resistenza globulare: Mn. = 4; Mx. = 3•5· Numero delle e mazie 4· 7oo.ooo. Nu mero dei leucociti r6.ooo. Valore g 1cbula re 92 %. Velocità di scd imentazione del sangue = mm. 4 alla pnma ora. Tempo d i t an)!U ific:Jzione = 4 m' . Formula leucocitaria: Li n fociti veri 49 %. G rand i m onc nucleari = ·' ";, Po linucleari nLtHr. = ·}5 " .. . P oli nucleari cosinofili = 1 ",, . Polinuclca ri basofili = - - . L.1 fun zionali tà glicogenctica prc ,·ata col glucosio dà g lucosuri:l alla seconda ora (2 •t,.,.) d all'ingcstionc che scompare ::!Ila 10a ora; con la pr0\'3 del levul.osio ~i h:t ic,·olusuria. C:t mttere timido. piuttosto (h•prtsso, si commuove facilmente, sp.:-de ai ri co rdi ::.ffet· ti vi. Il sensorio è integro. CAso N . 3· -


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Gli si fanno cure di rabarbaro, urotro~in:~ endovena. Al 12° giorno il colore itterico della cute scompare, al 15• resta solo un lieve subittero della sclere; si pone a vitto comune, ma due giorni dopo riappare la tinta itterica, per cui si riprendono le cure. Si ho la guarigione completa dopo 10 t,riorni. Nei no~tri tre casi non ci è state pos~ibilt: - p::r le ?:Jrticolari co ndizioni ambien~lli la prova della funzionalità proteica cd :!mitossica del fegato.

La relazione di causa e di effetto fra il patema d'animo e l'insorgenza dell'ittero in questi tre ca.si è ben chiara. Anche per quanto riguarda la categoria di itteri cui poter1i riferire, non possiamo catalogarli fra gli itteri di origine angiocolica o canalicolare perchè mancano i sogni del! 'occlusione totale. Pur avendo trovata :tlterata la resistenza globulare in tutti e tre i casi e nel primo la reazione di Jimans van den Bergh indiretta positiva, nel ~econdo positiva la diretta ma ritardata, nel terzo leggermente positiva anche la diretta (il che non sarebbe per gli ittcri da ritcnzione in cui la reazione dtve essere diretta immediata per aver valore) non possiamo tuttavia pensare ad itteri emolitici, perchè il numero dei globuli rossi è normale, il valore globulare è abbastanza al.to, non vi è splcnomegalia e la funzionalità epatica non è integra. Non ci resta perciò che cla~sificarli fra gl'itteri di origine epatica, e, nel gruppo di questi, non possiamo assegnarli fra gli ittcri infettivi secondarii perchè manca la malattia principale, nè fra guelli primitivi, perchè per l'lttero catarrale non abbiamo i segni dell'ostruzione del coledoco e lo stravaso dci pigmenti bi liari del .~angue con successiva presenza di essi nell'urina. ~on possiamo infine classificarli fra gli itteri infettivi benigni perchè manca la febbre, mentre non esiste alcun sintomo degl'itter i gravi. Per guanto riguarda gl'itteri tossici non troviamo alcuna traccia di avvelenamenti nè da arsenico, nè da cloroformio, nè d:t estratto etereo di felce ma.schio, nè da alcool, nè da fosforo: inoltre in detti avvelenamenti, l'itterizia è sempre sintomo di uno stato grave di intossicazione. L'unica sostanza capace di dare tinta itterica senza determinare avvelenamenti mortali è l'acido picrico. Lo Zanelli nello studiare l'ittero sperimentale da acido picrico stabilì che la dose di 20 ctgr. determina, dopo 20 ore, leggero ittero, con urina di color giallo-oscuro e persistenza fino all'ottavo giorno. La dose di gr. o,so determinò colorito giallo-netto e dopo 6 ore dall'ingestione già si notava presenza di acido picramico nelle urine che fu dimostrabile fino al 15" giorno. La dose ma,~si ma che si può somministrare innocuamente è di gr. 1,5o. Nell 'ambiente militare tale fatto è stato valutato al suo giusto valore c nella medicina legale, nel capitolo delle simulazioni, gli itteri da ingestione di acido picrico sono largamente ricordati. Il Piermitky in Oclessa fu il primo a segnalare l'ittero picrico in militari. Garnier, Vannier cd A. Rou~si lle riferiscono di vere epidemie di ittero


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picrico nell'armata francese e casi numerosi furono osservati anche negli altri eserciti, non escluso il nostro durante la grande guerra. Monti, Ascoli, Perrier e Rossi, di fronte a casi di itteri ritenuti provocati, ritennero che il sospetto della simulazione fosse infondato in quanto non si trovarono nelle urine tracce di acido picrico, mentre fu riscontrata la presenza di pigmenti biliari. Le ricerche del Chavigny, e da noi del Ganasini, dimostrarono la presenza di acido picramico nelle urine dopo in gestione di acido picrico: .furono dimostrabili alcune volte anche i pigmenti biliari, perchè la cellula epatica era stata intaccata e stabilirono inoltre che quando la dose aumenta si può avere anche emolisi. Nei nostri tre C.:Isi è da escludersi la simulazione perchè la ricerca dell'acido picramico neiJc urine, eseguita subito dopo l'arrivo n eli 'ospedale, è stata ne~ativa e non si può infi1 mare che questo· esame, praticato dopo 8 giorni, fosse tardivo, perchè nelle prove ~S perimentali l'acido picramico viene trovato nelle urine fino a 15 giorni dopo l'ingestione. Da prendere in esame come provocatrice di ittero è la nitroglicerina, facilmente procurabile dai soldati pcrchè contenuta nelle cartucce. Signorine ne osservò IO casi nell'ospedale di Palermo e il quadro clinico descritto è « cute di colorito grigio-scuro, cianotico, unghie delle mani e dei piedi di colorito 6curo-bluastro, mucose visibili di colorito violaceo; polso frequente, ipotonico, depressibile, piuttosto vuoto. Vitale e La Rovere con un lavoro sperimentale stabilirono che la nitroglicerina provoca il quadro dcll'ittero emolitico, perchè la nitroglicerina è un tossico distruttore di globuli rossi. Neppure in disc~sione sono da ammettere gli itteri nel corso delle epatiti croniche. Resta perciò l'ittcro emotivo che ha gli stessi caratteri dell'epatite e che alcune volte assume corso benigno e si manifesta con aumento dei pigmenti bi l iari nel sangue ed alterazione della cellula epatica nelle varie funzioni dalla glicogenetica a quella emocr~ica, ed altre volte si presenta con la fisionomia della grande insufficienza epatica con degenerazione della cellula che può arrivare fino all'atrofia giallo-acuta, come nei casi descritti d;:ll Marchiafava. l n ogni modo la diagnosi di ittero emotivo può essere posta solo quando l'emozione è la causa diretta del trauma psichico, come nei nostri tre soggetti, due dci quali si trovavano per la prima volta sotto l'azione di un bombardam<::nto. Potendo l 'ittero emotivo essere espressione di un graduale intertssamento della cellula epatica, wlo gli esami della funzionalità del fegato potranno dirci sino a che grado la cellula è intaccata. Quale è il meccanismo patogenetico dcll' ittcro emotivo ? Le teorie che tentano di chiarire la patogenest degli ittcri emotivi sono molte: ve n'è una


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che ammette l'ittero come conseguenza di un riflesso che partendo dalla corteccia cerebrale, provocherebbe la contrazione dello sfìntere di Oddi, donde impossibilità del de~lu sso della bile nell'intestino: ma in tal caso lo spasmo di questo sfintcre muscolare si dovrebbe prolungare tanto tempo fino ad aversi un assorbimento biliare cospicuo. lnoltr~.:: non ci potremmo spiegare gli itteri emotivi immediati, perchè con la prova della legatura del dotto coledoco si è avuta la comparsa dell'ittero solo dopo un certo numero di ore. Inoltre non si spiegherebbe il fatto osservato da parecchi autori che l'ittcro emotivo ha la caratteristica di dare feci con colornionc normale (come nei nostri infermi) ciò che non si accorda con l'ipot<.:si della rit~ nz ione da contrazione di uno sfintere. François Franck ha proposto la seguente spiegazione: l 'eccitazione cerebrale di ordine emotivo determinerebbe la distcnzione dci vasi sanguigni dell'addome, l'abbassamento di pression~ dei capillari ~anguigni del fegato c l'aumento di pressione dei canalicoli bili<'lri: per la di ffcrenza delle due pressioni avverrebbe, per osmosi, il passaggio della bik nel torrente circolatorio. Il Plantier dopo avere analizzatl la psicologia della paur:t e l'azione di questa tSulla circolazione sanguigna e biliare del fegato, crede di. potere attribuire l'ittero emotivo all'apnea più o meno completa e prolungata, che t: la conseguenza diretta di ogni emozione intensa. Ogni sentimento improvviso, specie se di paura, provoca, quando l'organismo non reagisce con i fenomeni di eccesso, come fuga, tachicardia ecc., una contrazione, uno spasmo di tutto l'essere per un rifle~so immediato di difesa contro il pericolo, come per presentare la minima vulnerabilità. In questo stato insieme con la voce la respirazione si ferma, il torace si ritrae e si ha apnea. Consecutivamente ali 'apnea, il fegato si congestiona c da ciò si ha compressione dei canal icoli biliari, stasi biliare e pa~aggio dei pigmenti biliari nel sangue. Tanto però, si verificherebbe solo negli ipoepatici come in un caso del Plantier che era affetta da una certa colemia familiare. Detta teoria pare non accettabile. Sappiamo che fisiologicamente !Sulla circolazione epatica ha influenza la respirazione. Negli stati emotivi si ha un arresto di tutte le funzioni organiche e quindi anche della respirazione con conseguente apnea, ma questa è solo momentanea, altrimenti avvcrebbe la morte, e quindi non può influire sul fegato sino a darne la congestione. L'Abrami pensa ad un'azione simpatica che provoca una specie di siderazione funzionale da ischemia delle cellule del fegato, analoga a quelle oligurie funzionali, che si possono osservare in alcuni soggetti ncvropatici. Il Marchiafava dice : << Quando la manifestazione dell'ittero è tardiva, e specialmente nell'ittero emotivo grave con esito letale, non si può rimanere neli 'ipotesi dello spasmo delle vie biliari e di perturbazioni vasomotorie; ma è necessario pen-


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sare all'intervento di altri fattori patogenetici fra l'emozione e la manifestazione deli 'ittero, i quali agiscono sull'organo di secrezione della bile >>. E Morgagni dice precisamente che i patemi d'animo possono provocare l'itterizia per la loro azione nociva sopra i nervi delle vie biliari e sanguigne del fegato e su li 'organo della secrezione, cioè su quel complesso cellulare cui spetta la formazione del pigmento biliare; e cioè gli agenti etiologici varii <:he pervengono per via della vena porta o per via dell'arteria epatica, o per via dci dotti biliari, comprendendo tra gli agenti etiologici anche gli stimoli nervosi abnormi promossi da violenti emozioni, banno per effetto di alterare le più importanti funzioni della cellula epatica : ricambio dei carbodrati, dei grassi, delle proteine, funzione disintossicante, funzione secretiva biliare e indurre le pitt svariate alterazioni anatomiche, dalla semplice reazione infiammatoria dello strema all'edema acuto diffuso, alle alterazioni dei mitocondri, alla deisc~nza delle singole cellule, alla pericolangite, alla colangite, ai trombi biliari, alla degenerazione grassa ed infine alla necrosi delle cellule epatiche. Esaminando l'innervazione epatica, che tanta importanza ha nella funzionalità epatica c nella escrezione, sappiamo che il fegato è innervato da fibre nervose provenienti dal vago, dal plesso celiaco e dal plesso frenico. La maggior parte delle fibre che ricev-e, provenienti dal plesso celiaco, sono di origine simpatica, secondo Kuntz; Jlessuna fibra simpatica arriva direttamente al fegato senza pas~are per il plesso celiaco, secondo il Greving. Secondo Roigorodsky, le fibre provenienti dal plesso celiaco, costituiscono due plessi epatici, uno anteriore in relazione con l'arteria epatica e l'altro posteriore in relazione con la vena porta, entrambi con nu-merose anasto~osi fra loro. Il metabolismo, influenzato dal fegato, dipende dallo stimolo n·~rvoso, dali 'inibizione nervesa e dalla capacità metabolica della cellula epatica: questi fattori si mantengono in un equilibrio funzionale in virtù dell'azione dei centri regolatori, che si trovano nel diencefalo. In quanto alla secrezione della bile, secondo gli studi sperimentali di Heigcr, il sistema parasimpatico sarebbe l'eccitatore della secrezione e il simpatico l'in ibitore. D'altra parte Gaissinsky ha dimostrato che la sezione dei nervi del ~ impatico, produce cambiamenti profondi nella composizione della bile secreta. H eiger ha dimostrato anche che l'eccitazione del vago provoca contrazione del condotto coledoco che può chiudersi determinando stasi biliare. Il Lucth ha dimostrato che lo sfintere di Oddi ha una regolamentazione nervosa indipendente, tuttavia in relazione con la peristalsi intestinale. Ogni t'mozione proveniente dal mondo esterno determina, oltre al fenom eno psiçhico, una modificazione organica cerebrale; può limitarsi al solo fatto psich ico o ripercuotersi organicamente, secondo la sensibilità e l'intensità con la qu:1le i l soggetto reagisce ali ' emozione.


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEGLI !TTER! EMOTIVI

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Il Ross ha trovato che l'emozione si scarica sullo stomaco e sugli altri visceri attraverso il sistema nervoso para-simpatico. A mio modo di vedere per la patogenesi degli itteri emotivi, il primo demento da prendere in considerazione è la costituzi~ne individuale, in cui rappresenta un fattore predominante il si~tema neurovegetativo. Perchè possa stabilirsi un quadro morboso necessita che l'equilibrio vago-s.i mpatico sia alterato costituzionalmente, come in due dei nostri casi in cui un soggetto è d ecisamente vago-tonico, e l'altro simpaticotonico. Inoltre l'emozione determinerebbe una m odificazione d ella corteccia cerebrale, stimolerebbe il vago che fa contrarre lo sfintere di Oddi in modo tale da non permettere la fuoriusci ta totale della bile; contemporaneamente verrebbe eccitata la funzionalità bilogenctica del fegato e l'assorbimento dei capillari sanguigni sarebbe rcw più facile dal fatto che alla vasocostrizione segue una vasodilatazione. Sappiamo che ogni organo supereccitato nella sua funzionalità, anche se momentaneamente, viene ad alterarsi nel suo equilibrio cellulare donde la disfunzione. Ad un'emozione intensa tutto l'organismo ri.~ pond e, non escluse le ghiandole a secrezione interna, specie le surrcnali, che, da una relazione di Avedillo) pare rispondano con adrenalinemia.

E' da tenere presente infine che non può c~cludersi una mobilizzazionc della bilirubina normalmente accumulata nei vari tessuti organici. Dal lato m edico-legale militare, è chiaro che - ove sia accertato un rapporto diretto fra trauma psichico ed insorgenza della sindrome itterica la dipendenza da causa di sc1 vizio, dopo quanto si è detto deve essere ammessa. Per ciò che riflette il recupero dell'infermo, ciò può avvenire in pochi giorni; però quando incominciano a .wpravvvenire delle complicanze, come nei casi descritti dal Marchiafava e dal Ciminata, allora il militare ammalato d eve beneficiare dei varii provvedimenti stabiliti dalla legge. L'A. dopo ;:1\"er passato in rassegna i c:.:si di itteri «ex Emotic nc " che si trovano descritti nella letteratur:t, illustrata 3 casi t.l i itteri emo tivi in guerra. P er quello che ri~a rda !a patogcnesi, formula l'i Fote.;i che l'iucro emoti,·o sio caus:uo dalla momentanea chiusura dello sfintere di Oddi, Jall':JUment:!ta funzicnalità bilogcnetico del fegato e dal più facile :JSSorbimento della bilirubina t.lo p:~rre dei capill:lri !·an g uigni. L'insorgen za della sindrome ~arebbe hvorita d a altcraz!0ni d::! sistema vagc-~imrau co. RIASSUNTO. -

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ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI FERITI DI GUERRA ALL'ADDOME Prof. Ruggero A scoli, scttotencntc medico addetto al X Nucleo chirurgico • Divisione d'Assalto Littorio

Mi è sembrato che valesse la pena di esporre in queste pagine alcune consiòerazioni sui feriti di guerra all'addome e sul loro trattamento. Esse non hanno per nulla la pretesa di sconvolgere le nostre precedenti vedute sull'argomento, ma costituiscono semplicemente il frutto delle osservazioni d:t me fatte giorno per giorno dapprima all'Ospedale Legionario 9 ed in seguito, c wprattutto, al Nucleo Chirurgico della Divisione d'Assalto Littorio. Conviene fare fin dal primo istante qualche precisazione. Evidentemente le ferite di guerra all'addome possono provenire da causa diversa: da proiettile d'arma da fuoco, da scheggia d'artiglieria, di bomba a mano o di aviazione. Le nostre considerazioni si riferi~cono esclusivamente alle ferite d 'arma da fuoco portatile, che sono quelle di gran lunga più frequenti ( nella maggior parte dei casi, pallottole di mitragliatrice o di fucile mitragliatore) ed a quei casi di scheggie penetranti in cui il volume di queste non supera al massimo le dimeru.ioni di un proiettile da fucile. Nei casi di ferite di più vaste dimensioni, evidentemente, i criteri da applicarsi sono djversi da quelli che esporremo. Inoltre, logicamente, ben diverso è il significato delle ferite addominali a seconda che esse sono penetranti o meno ed a seconda che hanno perforato questo o quel viscere. E ben diverso valore hanno le statistiche a seconda che esse comprendono tutti, indistintamente, i feriti ali 'addome, compresi quelli wltanto superficiali, o soltanto quelli penetranti, o soltanto quelli con perforazione di organi interni. In quello che può essere definito il « gergo » del chirurgo di guerra, un '< addominale» è il ferito all'addome con evidenti segni di risentimento peritoncale e generale e nel quale, per conseguenza, esiste fondato sospetto di lesione di anse intestinali o di altro viscere cavo (stomaco, vescica, ecc.). Gli altri, i non penGtranti, vengono generalmente definiti come « falsi addominali >> . Or a, se alcuni di questi « falsi addominali >> possono essere immediatamente classificati come tali, in base alla localizzazione del foro di entrata c d i quello di uscita, alla mancanza di qualsiasi difesa addominale, ccc., nella maggior parte dei casi, tuttavia, non è possibile dis~ipare completamente il sospetto di una lesione profonda. In tali casi un intervento esploratore si impone, ed esso non dovrà essere meno accurato, in quanto ispezione, che se


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ALCU~E

CONSIDE RAZIONl SUI FERITI DI GUERRA ALL'ADDOME.

si trattasse di un caso con lesioni profonde accertate. Ed a tutti noi è capitato durante l'immane fatica e l'indescrivibile confusione dei giorni di battaglia, allorchè affluiscono i feriti a centinaia di dare la preferenza sul tavolo operatorio a taluni feriti addominali piuttosto che ad alui che si giurerebbero addominali « falsi >>, salvo poi a convincersi che anche in quest'ultimo caso si trattava di addominali tra i più « autentici >>, e questo quando poi si sono manifestati i segni della più tipica peritonite ed è oramai troppo tardi per intervenire con speranza di successo. Comunque, anche perchè que~.to nostro non è un lavoro di statistica, ::~bbiamo intenzione di occuparci esclusivamente degli addominali autentici, di quelli penetranti, cioè, con lesione di qualche organo addominale importante: intestino, stomaco, vescica, fegato, reni, grossi vasi, ecc. A che cosa è dovuta l'alta mortalità dei feriti da arma da fuoco .all'addome ? E videntemente, in primo luogo alla peritonite che consegue alla fuoriuscita di contenuto più o meno settico dai visceri cavi lesi. Ma non soltanto ad essa, ci permiattiamo di aggiungere. I più temuti e ritenuti più pericolosi degli addominali sono quelli con perforazione intestinale, soprattutto quelli con perforazione del grosso intestino, perchè si pensa sempre alla setticità del contenuto inestinale ed al pericolo della conseguente peritonitc. Ora una tale concezione non ci appare pienamente giustificata . Secondo il nostro nodo di vedere gli addomi di guerra che si perdono possono èsscre divisi in due categorie: quelli che muoiono nelle prime ore c quelli che muoiono entro qualche giorno. Evidentemente i primi - e, si noti bene, non comprendiamo tra questi coloro che muoiono sul campo in pochi minuti per emorragia acutissima da lesione di qualche grosso vaso - non muoiono di peritonite: non è concepibile morire di peritonite in poche ore. Coloro che muo.iono nelle prime ore muoiono tutti di emorragia. Ore, se è difficih~ intervenire efficacemente e salvare un ammalato nel caso di una lesione intestinale, anche multipla, questo non è impossibile, ed a tutti noi, chirurghi di guerra è capitato con una enterorrafia o con una resczione d 'intestino dj conservare in vita un certo numero di pazienti, e questo talvolta anche allorchè vi era stata fuoriuscita imponente di contenuto intestinale. Ricordo a questo proposito il caso, credo quasi unico nel suo genere, di un capitano ferito da arma da fuoco all'addome e che venne da me operato in 1:2" ora. Egli presentava numerose perforazioni di tutto il colon trasverso con imponente fuoriu scita di materiale fecale. Pur senza farmi n essuna illusione praticai la resezione di quasi tutto il trasverso con anastom osi latcro-laterale, praticai inoltre la rafia di una piccola perforazione del tenue. T erminata l'operazione il p. sembrava morto, viceversa si rimise poi perfettamente cd ora sta beniss.imo. Ciò avvenne al Nucleo Chirurgico della Divisione d'Assalto Littorio allorchè esso era attendato nella zona tra Fraga e Scros. 11 caso fu conosciuto e seguito anche dal nostro


ALCUNE CONSIDERAZIONI SU! FERITI DI GUERRA ALL'ADDOME

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infaticabile Direttore di Sanità per l'O. M. S. colonnello Sabatini che in seguito spesso soleva citarlo come un caso particolarmente fortunato. In altre parole, la peritonite può essere evitata nelle lesioni intestinali <:: un certo numero di feriti la scampa sempre, ma contro le gravi emorragie addominali generalmente c'è poco da fare, soprattutto allorchè esse provengono da lesione di vasi della parete addominale posteriore, lesioni difficilmente dimostrabili e pinzcttabili. Concludendo riteniamo che si sia sottovalutata nei nostri feriti l 'importanza dell'emorragia e che si sia - relativamente - sopravalutata l'im-

portanza dd fatto peritonite. In realtà, nella maggioranza dcii casi si tratta di forme in cui intervengono ambedue i fattori: emorragia e fuoriuscita di contenuto settico dai visceri cavi: a questi si possono aggiungere altri due fattori di aggravamento: lo shock, dipendente soprattutto dallo strapazzo del trasport!o, spesso lungo e disagiatissimo, e, nella stagione invernale, la perfrigerazione. Che cosa si può fare, comunque, per combattere questi rispettivi fattori? Per quanto riguarda la lesione degli organi cavi, l'eventuale fuoriuscita del loro contenuto ecc. la parola spetta evidentemente soltanto all'intervento chirurgico, praticato il più precocemente possibile. Sui particolari tecnici di questi ci intratterrerpo più in basso. Per quanto riguarda l'emorragia mi son formato la convinzione che sia soprattutto indispensabile ed efficace reagire subito alla diminuzione della massa sanguigna con un'introduzione molto tJotevole, per non dire massiva, di acqua nell'organismo. Si tratta per lo più di individui che pervengono a noi privi affatto, o quasi~ di polso, ghiacciati, ma generalmente nel pieno possesso delle loro facoltà mentali. Evidentemente in essi ìl cuore pulsa a vuoto o quasi . L'introduzione di liquido può venire realizzata nel modo migliore sotto forma di fleboclisi e di ipodermoclisi, ma la quantità di liquido dev'essere sufficiente, notevole; secondo la nostra esperienza nrm inferiore ad un litro, introdotto complessivamente nello spazio della prima ora. La soluzione può essere la comune « fisiologica », a cui si può aggiungere qualche (rara) goccia di adrenalina. Noi siamo convinti che il praticare in questi casi la sola introduzione della modesta quantità di liquido contenuta in una delle comuni fiale da 250 c<. - senza contare che durante la manovra anche di questo una parte va perduto - è rimedio del tutto insuf· fìciente. Ricordo a questo proposito il caso di un giovane sottotenente il quale a seguito di una grave ferita alla regione ano-rettale aveva perduto un'ingente quantità di sangue. Pervenne pertanto al Nucleo che allora si trovava nella borgata di Albi, in Catalogna. Egli sembrava in condizioni disperate. Oltre un energico tamponamento della ferita praticai immediatamente un'ipodermoclisi di 500 cc. ed una fleboclisi adrenalinata di 250 cc. Dopo mezz'ora praticai una seconda fleboclisi, semplice, e dopo un'altra mezz'ora un'ipo-


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ALCUNE CONSIDERAZIONI SUl FERITI DI GUERRA AI.L'AODOME

dermoclisi di 250. Verso la fine della prima ora si cominciò a percepire il polso. Nelle ore successive lo stato generale andò lentamente migliorando ed il mattino seguente il polso era normale e le condizioni generali soddisfacenti. Venne smistato il giorno seguente in condizioni nettamente buone. In quanto poi alla cura locale dell'emorragia le condizioni possono essere molto diverse. Gli emoperitonei di una certa entità possono dipendere o da lesioni di vasi mcscnteriali, o, raramente, dalle lesioni ste~se dell'intestino, o da vasi della parte addominale posteriore. Talora queste lesioni sono insieme combinate: il caso più frequente è quello di un proiettile che dopo a\'er perforato una o più anse vada a conficcarsi nella parete addominale posteriore od addirittura fuoriesca da questa. Ora, mentre è relativamente facile aver ragione delle emorragie di origine mesenteriale, omentalc, od intestinale, ed anche, fino a un certo punto, di quelle di origine renale, secondo la mia esperienza è difficilissimo in primo luogo scoprire l'origine, in secondo luogo trattare in modo soddisfacente le emorragie provenienti da ferite della parte addominale posteriore. Se l'emorragia di questa origine è notevole, generalmente non c'è nulla da fare cd il P· viene perduto senza rimedio. lo mt permetto ancora una volta di insistere sul fatto che in questi casi è precisamente l'emorragia che domin~ la scena, e che quindi, anche in presenza di lesioni intestinali o di altn visceri, il chirurgo dovrà in primissimo luogo dedicare tutti i propri sforzi alla ricerca della wrgente dell'emorragia e soprassedere per il momento al trattamento della lesione viscerale. Di frotzte a lesioni visc~rali, perforazioTlÌ d'intestino ecc. viene spesso sottovalutata dal chirurgo la circostanza che il proiettile, dopo aver prodotto lesioni degli organi cavi c.ontinuando il proprio cammino può aver prodotto lesioni anche gravissrm~ della parete addominale posteriore a carico di tronchi arteriosi o venos.t importanti ecc. Ricordo a questo proposito il caso di un capitano delle « Freccie azzurre », persona distintissima, poeta e scrittore, ferito all'addome ed operato a d istanza di due- tre ore dal ferimento. All'apertura dell'addome olt:e .ad un grave emoperitoneo, si scoperse una estesa lacerazione dell'ansa del 1 rcttz, che rese necessaria la resezione di una porzione dell'ansa stessa e una gastro-en· terostomia anteriore. Una volta ultimata la stomia che fu laboriosissima, soprattutto per la difficoltà della chiusura del moncone duodenale il p. venne a morte sul tavolo operatorio in conseguenza dell'emorragia, che, provenen?o dalla parete posteriore dell 'addome aveva continuato per tutta la durata detl~ opcrn ionc, ri belle ad ogm tentativo di temperamento. In questo caso, cVldcntcmentc, tutto l'intervento - del resto brillante sull'intestino era st:no inutile. Va aggiunto che nel caso suddetto il proiettile ave,·a prodo.ttO anche una ferita del rene, che, all 'ispezione endoperitoneale non appanva per altro pa rt icola rm~.: nte aumentato di volume.


ALCUKE CONSIDERAZIONI SUl FERITI D t GUERRA Al. L ' At>t>OM !'.

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Solta.noo allorchè con un convenicme trattamcnto chirurgico della lesione e con la sommini~trazione di una sufficiente quantità di liquido nel circolo sanguigno, nonchè colla somministrazionc di eventuali farmaci ec· citanti c cardiocinetici saremo riusciti a mantenere in vita il nostro ferito c saranno trascorse le prime dodici ore, allora si affaccia, sì, lo spettro della peritonite. Mi sia ora concessa qualche considerazione di natura tccnica sul trattamento di tali ferite addominali. N ella maggior parte dci casi si tratta di le~ioni a carico degli organi cavi, soprattutto a carico delrinte~tino, t<~· Jora dello Homaco e della vescica. Come pure, nella grande maggioranza delle lesioni intestinali, si tratta di piccole ferite multiple che possono inte. ansa oppure ptu .' anse. rcssarc un ' umca Noi ci siamo fatti la convinzione che aUorchè un'ansa intestinale presenta un unico foro di piccole dimensioni (circostanz:~ piuttosto rara, perchè generalmente un'ansa presenta per lo meno due fori) è per lo più sufficiente praticare una enterorrafia. Ma allorchè la stessa ansa presenta due o più fori, soprattutto se essi sono ravvicinati, o se il foro è di dimension i piuttosto notevoli, o se esso è situato in prossimità dell'inserzione mesenterialc è indispensabile praticare la resezione dell'ansa con la conseguente anasatomosi. Si tratta è vero, di un intervento !JÌÙ lungo ma di un intervento che almeno nella metà dei casi può esser praticato in anestesia locale: d 'altra parte con esso non sono possibili rimpianti retrospettivi di sorta, circo~ tanza che invece si verifica allorchè perdiamo un p. operato di semplice enterorrafia , magari multipla: in tali casi può sempre sussistere il sospetto (;hc per lesioni va~ali non si sia ristabilito il normale circolo nel viscere leso con la conseguente formazione di una cancrena. Rcsezionando con una certa, sia pur prudente, larghezza ed attenendoci ai criteri più sopra abbozzati, c he sono quelli a cui io mi sono sempre attenuto, i riwltati saranno soddisfacenti. Ricorderò ~empre con rimpianto un robusto soldato abbruzzese operato a S. Coloma di Querault. Egli presentava alla flessura destra del colon un foro dell'ampiezza di una moneta da 20 centesimi con fuoriuscita di materia fecale ed anche - particolare che mi è rimasto impresso - di 11umerosi ossiuri. lo queslo p. - anche in vista dell'immane mole di lavoro operatorio che ci sovrastava in quei giorni - ritenni di dover praticare soltanto una enterorrafia, che venne praticata trasversale c con doppio strato di sutura. Il p. venne a morte, se non erro, due giorni dopo. Mi è rimasto sem pre lo scrupolo che forse - se avessi resecato - il p. si sarebbe potuto salvare. Ma procediamo con un certo ordine. E' evidente che intervenendo per ferite di arma da fuoco all'addome, ferite a cui per lo più corrispondono lesioni intestinali multiple, è soprattutto indispensabile porre rimedio :1 tutti i guai esistenti a carico degli organi profondi, c soprattutto chiu4 -

Giomrdc di m~dicina militar~.


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ALCt..;:'>JE CONS!DERAZIONI 'iUI FERITI DI GUERRA ALL'ADDOME

dere tutti i buchi esistenti nei visceri cavi. Clùuderne dieci, e lasctarne arcrto uno solo equivale a fare un lavoro completamente inutile. Pertanto è nostro avviso che sia indispensabile praticare delle laparatomie molto ampie, e preferibilmente mediane. Si suole rinfacciare alle laparatomie molto ampie tra l'altro di richiedere un maggior tempo per la chiusura. Ma, dico io, a parte il fatto che si tratta di broccie nelle quali viene lasciato un drenaggio per lo più alquanto generoso, il quale di per sè contribuisce a (< chiudere ,l, noi nella Chirurgia d'Urgenza di Guerra non abbiamo certo la pretesa di fare della chirurgia da Isùtuto di Medicina Operatoria e tanto meno da Istituto di Estetica. Quello che a noi interessa, al momento, è di salvare la vita del malato. In base 3 tali considarazioni, quindi, la chirurgia può esser fatta molto rapidamente dando semplicemente un certo piccolo numero di punti a tutto spessore. Non è certamente in cosi ffatte circostanze che deve preoccuparci l'eventualità che il p. possa avere coll'andare del tempo la formazione di un laparocele : egli sarebbe ben contento di andare incontro ;td un tale laparocele, se soltanto voi poteste garantirgli la sua pelle. Inoltre il drenaggio, di sola garza o di garza e tubo, dev'essere piuttosto voluminoso: c questo non solo pcrchè risulta minore il numero dei punti da dare, ma anche perchè è necessario drenare abbondantemente il cavo addominale. A questa conclusione giunsi una volta in cui l 'operato per perforazioni multiple del colon avenclo dato l' impressione di essere spi· rato sul tavolo operatorio, ritenni che non fosse più il caso di praticare un3 vera e propria chiusura delle pareti: detti un paio di punti a tutto spessore senza curarmi neppure di togliere dalla breccia laparatomica la grossa compressa di garza che precedentemente vi avevo introdotto per evitare la fuoriuscita di anse. Ebbene, il p. si salvò, ed io attribuii tale esito fausto per lo meno in parte all'abbondanza del drenaggio. Ed in seguito ho sempre drenato con una certa obbondanza. Inoltre, se si vuole avere la coscienza tranquilla, bisogna praticare l'ùpezione di tutto l'intestino, salvo rarissime eccezioni. Le eccezioni sono giustificate esclusivamente quando il foro di entrata e quello di uscita sono straordinariamente ravvicinati e quindi evidentemente, è straordinariamente lncalizzata la zona che può avere percorso il proiettile, Malgrado ciò, si possono aver egualmente delle spiacevoli sorprese, anche in quest'ultimo caso. All'ispezione sistematica di tutto l'intestino - :1 cui possiamo a~giu n ­ gcrc anche lo stomaco - si abbietta l'inconveniente dello shock che con~cguc ad un più lungo c complicato maneggio c ad una quasi totale eviscerazio ne. In quanto all'eviscerazione, in realtà, essa non è affatto n cccss:~ ri:lm c nte complet:t, poichè non è difficile praticare l'esteriorizzazione e l'ispezione di v~r ri tratti successivi di intestino, mentre che contemporaneamente l'aiuto riintroduce in cavità le porzioni già ispezionate, man mano. Qua nto poi allo shock risultante dal manegg1o delle anse, esso non è cer-


ALCl:KE CONSIDERAZIONI SUI FERITI

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GUERRA ALL'ADDOME

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tamcnte una circoHanza desiderabile, ma il rise/zio da esso rappresentato ì: nulla a paragone d, quello di una perforazione paHata inavvertita. Restiamo pertanto del parere che, malgrado tutto, nei nostri feriti sia necessaria una ispezione completa di tutto il tratto gastro- intestinale: dal cardias fino alla porzione più bassa del cieco, ispezione che deve comprendere anche i rispettivi mesi. Ispezione fatta con dolcezza, traumatizzando il meno possibile. Ispezione fatta valendosi il meno possibile di istrumenti metallici ed il più possibile delle sole mani, e mantenendo avvolte costantemente le anse esteriorizzate in compresse caldo-umide, ma ispezione complet1. Due parole infine sulle ferite dei mesi e dei loro vasi . Bisogna andare molto <auti nell'accontentarsi d! una semplice allacciatura o nella sutura di una breccia mesenteriale od ome'ìtale. Al contrario, è di importanza così fondamentale assicurare la perfetta nutrizione di tutto il tratto digerente, cd è così difficile di poter stabilire con sicurezza se l'allacciatura di questo o quel vaso mescnteriale sia senza conseguenze per la nutrizione d eli 'ansa corrispondente, che nell'incertezza sarà sempre doveroso resecare. E resecare piuttosto troppo che troppo poco. Non è forse inverosimile che nei casi di ferite del meso anche !enza lesioni vasali molto appariscenti, si formino all'intorno del tratto traumatizzato delle zone di trombizzazione, zone che alla loro volta sono poi causa di cancrena dcii 'ansa rispettiva: una tale ipotesi fu da noi ud ita prospettare la prima volta dal capit::mo medico L eo, dirigente del X Nucleo, e essa ci sembra molto persuasiva. E prima di chiudere questa mia breve discussione mi sia permesso di fare parola di due rare, ma pure non rarissime eventualità, tra quelle che possono capitare ai lcsionati di cui stiamo trattando. La prima consiste nel passaggio dj un proiettile attraverso la cavità addominale senza lesione di anse o di altro viscere cavo. Non si tratta di eventualità frequente ma essa è sicuramente possib1lc. Io ricordo veramente bene un caso di tal genere, veramente dimostrativo. Durante il primo periodo dell'azione della Catalogna ci venne portato una notte un capomanipolo il quale presentava un foro d 'entrata situato un paio di dita sotto l'arco costale di destra; un po' all ' interno della mammillare, ed un foro d'uscita quattro o cinque dita più all'esterno. Venne praticata una laparatomia pararcttale destra alta la quale permise di stabilire l'esistenza di un foro di entrata e di uno di uscita (WChe in corrispondenza della membrana peritoneale ispezionata dall'i11terno, ma nessuna lesione a carico delle anse o di altri visceri. V enne praticata la chiusura completa del cavo e delle pareti ed il p. guarì rapidamente. La seconda rara, anzi rarissima eventualità, consiste nella possibilità che un proiettile produca l e~ ioni perforative a carico di un 'ansa, ma che questa venga proiettata immediatamente attraverso la soluzione di continuo degli strati parietali in modo da fare, in un certo senso da tampone ed in modo da versare all'esterno il suo contenuto, tale ansa viene quindi, con


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t\LCL::-.:E CONSII>ERAZIOì"-il SUl FERITI DI Ct.;ERRA ALL'AODOME

la sua parte perforata ad esser del tutto isolata dalla grande cavità peritoneale. Non avrei fatto parole di una tale eventualità, apparentemente impossibile, se non mi fosse capitato di osservare un caso assolut:tmente inconfutabile. Venne trasportato, una notte verso le ore 24, al nostro Nucleo Chirurgico, dalla Divisione d'Assaito, il centurione R., da Aquila, il quale era stato ferito circa sei ore prima da proiettile d'arma da fuoco all'addome. Le condizioni generali erano buone, il polso valido, non frequente, l'addome trattabile. Presentava un foro d'entrata al q uadrante inferiore destro, ed uno d'uscita al quadrante inferiore sinistro dell'addome, circa tre dita al disopra della sinfisi pubica. Presentai il ferito al Direttore del Nucleo, capitano Leo, il quale concordò con me nel ritenere che si trattasse secondo ogni probabilità di una ferita a setone, della sola parete addominale, non penetrante, e non ritenne di intervenire immediatamente. Il mattino seguente le condizioni generali, il polso ecc., erano sempre ottime, l'addome trattabilissimo. Se non che nel rimuovere la medicazione si potè rilevare eh 'essa era impregnata di liquame di tipico odore fecaloide. Evidentemente vi era perforazione di anse intestinali. Pur non potendosi spiegare la nessuna ripercussione della lesione sul quadro generale e la mancanza di qualsiasi difesa addominale il cap. Leo decise pertanto l'intervento. In anestesia locale venne praticata una incisione mediana sottoombellicale. Una volta divJricati cautamente i retti in corrispondenza della regione sovrapubica e procedendo delicatamente per via smus~a l'operatore cadde in una cavità che potremo, grosso modo, definire « sopra-vescicale )) 1 e che non soltanto era ri· piena di feci ma si andava rapidamente riempiendo di queste man mano che venivano asportate. Evidentemente vi era una qualche com unicazione piuttosto ampia col grosso intestino. Ma, fatto stranissimo, ed in apparenza inesplicabile, una tale cavità non comu1ziccrva in nessuna sucr parte colla . grcrndc cavità peritoneale. Una volta accertata questa circostanza, molto saggiamente agì l'operatore nell'applicare un abbondante drenaggio di garza e tubo in modo da far fluire all'esterno il flusw di materiale fecale senza curarsi di indagare più da vicino sulla esatta natura della lesione con manovre manuali che avrebbero corso il rischio di provocare quella diffusione del processo alla cavità peritoneale che ancora non sembrava esistere. A farla breve, nei giorni che seguirono il ferito continuò a mantenersi in ottime condizioni generali, mentre che dalla ferita sovrapubica continuava ad affluire abbondante materiale fecale che necessitava più medicazioni al giorno. Il settimo giorno il p. venne smistato in altro ospedale più arretrato, essendo il suo st,lto invariabilmente buono. Senonchè dopo circa una settimana giunse a noi la notizia, poi accertata, che il centurione R. era morto improvvisamente un mattino per una emorragia addominale infrenabile.


:\LC l::" E Cl)~S I L>ER :\%10:-JI St.: l FERI'l'l lìl (;L EHRA ALL'ADDOME.

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Evidentemente, a parte il fatto dcii 'emorragia che fu cJttsa dd decesse., e che probabilmente fu dovuta all'usura di qualche grosso vaso, usura d'altra parte non facilmcnre spicgabilc, ciò che vi è di sorprendente è la circostanza che una ferita intestinale - e ferita che sicuramente data l.l sua località interessava un 'ansa intraperitoneale in tutta la sua superficie che una tale ferita intestinale anzichè riversare il proprio contenuto settico nd cavo pcritoncale lo abbia fatto all'esterno, nel seno stesso ddla ferita parictale, isolandosi complct;uncnte dal cavo stesso: evidentemente si deve esstre verificato una sorta di meccanismo di adesione e di accollamento della porzione di ansa circostante alla ferita contro la breccia della p;1rctc. Comunque, anche una tale eventualità va tenuta presente. L'A. espone alcune cc:nsidcrazJoni rcr~on:~ li, frutto della sua esperienza di chirurgo di ! udeo chirurgico, sui feri ti di guerra all'addome c sul loro tr:Htamcnto. RIASSUNTO. -


ISTITUTO DI IGIENE E BATTERIOLOGIA DELLA R . UNIVERSlT À DI BOLOGNA Direttore: prof. F. NERI.

LA PROVA DI AGGLUTINAZIONE NELLA DIAGNOSI DI COLERA RIVISTA SINTETICA Dott. Evasio De Aleasl, capitano medico, assistente militare.

A differenza dei vari gruppi di germi ritenuti gli agenti etiologici delle principali malattie infettive intestinali, il vibrione colerigeno di Pacini - Koch ha mantenuto finora una posizione di capostipite come unico rappresentante causale del colera senza. condividere la sua nefasta attività morbi gena con altri germi affini, e senza essere contornato da sottogruppi o da varietà satelliti. Esistono tuttavia descrizioni di vibrioni isolati in individui certamente

colerosi e che si discostano più o meno dal tipo classico (Cunningham, Pasquale, Friedrich, Malvoz, Finkelnburg, Bleich), ma risulta parimenti ch e dei vibrioni colera simili si isolano ancora da individui non colerosi ed indipendentemente da ogni epidemia colerica (Kumpel, Metchnikoff, Vogler, l vanoff, Pasquale). Stanno in favore della tesi dell'unicità del vibrione colerico i risu\t.1ti delle esperienze di S;marelli che riusciva a trasformare vibrioni tipici in atipici con il soggiorno prolungato in acqua. Risultati confermati da Dunbar, Wer· nicke, Kutscher, Cadeddu, Neumann e Orth . Riguardo alla prova di agglutinazione quale metodo di batteriodiag nosi proposto da Gri.iber e Durham nel 1896 e confermata una prova specifica da

Pfeiffer, Vagedes e da Pfeiffer, Kolle; Prausnitz l'avvalorò con i saggi eseguiti su 165 stipiti di vibrioni isolati dalle acque, dei quali, solo 8 isolati dalle acque di Amburgo in tempo di epidemia colerica, si lJimostrarono agglutinabili dal siero anticolerico. Cominciarono a scuotere un po' il valore assoluto dell.1 prova dd l 'agglutinazione le osservazioni di Kolle e Gotschlich (1903) che su 75 ceppi di vibrioni isolati durante una epidemia egiziana, ritrovarono 16 stipiti non agglutinabili e fra questi, 9 provenienti da feci di ammalati di colera autentico. Ottenuto. un siero agglutinante da questi 16 vibrioni atipici, nella p rova di agglutinazione, constatarono non solo la mancanza di reciprocità di agglutinazione ira questi ed il vibrione colerico tipico, ma che di rado questa esisteva fra loro stessi. Secondo il criterio sierologico, essi sarebbero stati divisibili in 13 classi. • Intanto Zlatogoroff nel 1909-I91 I per il risultato di una serie d i esperim::nti, affermava che l'agglutinabilità del vibrione era una propr ietà n on cost:mte, ma suscettibi le di variazioni determinate sopra tutto dali' a m bicnt:e.


LA PROVA DI AGGLUTINAZIONE NELLA DIAGNOSI DI COLERA

95 I

Parere condiviso sperimental mente dJ B.t!· rcu:~cheen, )irnow, H orowitz. Carapelle, Bandi, Pu~toni, Fica i; mentre ne dissentivano Kohlisch, Haendel, Woithe, Waenkel, Freidfeld, Biodi. La Horowitz segnalava poi di essere riuscita a rendere agglutinabili dei ceppi di vibrioni inagglutinabili coltivandoli in comune con la sarcina gialla c avanzava l 'ipotesi che i vibrioni atipici potes.c;cro derivare dai primi in seguito ai processi involuti vi determinati dali 'influenza della flora batterica intestinale e dall'azione dell'organismo immunizzato. 11 Craster confermava anche la possibilità di rendere agglutinabili dei ceppi poco sensibili al siero specifico, con frequenti passaggi giornalieri in agar alcalino e nella cavia. Come suole avvenire di tutte le reazioni biologiche, appare che anche la prova di agglutinazione per la diagnosi batteriologica del colera, può soffrire delle variazioni per difetto e per eccesso. Cioè, si segnalano casi nei quali il siero agglutinante non agglutina i vibrioni isolati da ammalati di colera autentico e viceversa, vibrioni i~olati sia da soggefti clinicamente sani, conviventi in collettività esenti da tempo da epidemie coleriche e sia ancora da acque superficiali, che sono agglutinati anche ad alto titolo dai sieri specifici allestiti con ceppi dassici di vibrione. Si constata quindi che il vibrione di Koch perde talvolta i suoi caratteri sierologici specifici e che la reazione di agglutinazione non è sempre, come si ammette generalmente, un criterio assoluto e finale per l'identificazione del vibrione stesso. Quali le cause che rendono meno sicura nel responso la prova di agglutinazione ? Due fondamentalmente: l'una, riguarda il siero; l'altra, il germe. Tali qu~stioni sono state discusse ed esaminate a più riprese in occasione di importanti convegni presso l'Office lnternational d'Hygiene Publique e si è anche prospettata nel 1934 l'opportunità o meno di stabilire un siero agglutinant·e campione che ovviasse a certe contraddizioni di risultati ottenuti per l 'uso di sieri agglutinanti forniti dai diversi istituti produttori. [n conclusione, allora, :1pparve prematura l'adozione di un tipo di campione di siero perchè non abbastanza estesa e completa la ,conoscenza d~i vari tipi sierologici che indubbiamente devono reperirsi nelb specie vibrio comma, che da unico rappresentante etiologico del colera deve di necessità per l'estendersi delle osservazioni assumere il ruolo di capo stipite di altre varietà di vibrioni definibili per proprietà parti<:olari sierologiche c fermentative, ma dei quali l'importanza epidemiologica non è ancora <Chiarita. Riguardo al germe, è constatato che le variazioni anche in vitro sono frequentissime e possono manifestarsi in modo improvviso (Neri) e di que~te variazioni di fas~ forse finora non si è apprezzata tutta l'importanza tanto nella preparazione dei sieri agglutinanti quanto delle sospensioni batteriche per la prova di Griiber. Infatti, l'osservazione di frequente s~gn a l ata che dalle


fJ) 2

L.\ PRO\ .\ DI AtoCiLCTI::"AZI O:-: E -..; F.LL:\

IJI.\C.:-:OS I DI COLFR:\

feci di un soggetto coleroso si possono contem pora neame nte isolare specialmente all'inizio ~ sul declino dj epidemie delle colonie di vibrioni sia aggl u tinabili che inagglutinabili da un medesimo siero specifico, si può molto Ycro~jmi l mente spiegare con uno sta to di fase differente in cui si tro,·ano le colome s t:-sse. Interessan ti , a proposito Jdl'agglutinabilità, sono le osservazioni di Crmd iropoulo citate da D oorenbos. N elle regioni dove il colera è endemico, all'i nizio delle :-ndemie si rcperiscono con maggiore frequenza ceppi non agglutir.::tbil i nelle acque ed i portatori di vibrioni non agglutinabili aumentano jn proporzione d iretta al d ecli no dell'endemia tanto che con! iderando la proporzione del numero dei vibrioni agglutinabi li e non agglutinabili sa rebbe possibile determinare in quale fase si trova l 'endemia stessa.

Ed è questa una delle ragioni verosimili che spiega come oss~ rvano Babès e Negroni, che nessun danno ai fini profilattici si è risentito dallo avere r istretto il responso positivo escl usivamcnt'! ai germi chiaramente confermati come colerigeni in base ai valo ri -da essi raggiunti nelle prove di agglutinazione , potendosi supporre che in sull'estinguersi di una ~pid emi a i ,·ibrioni poco agglutinabili siano anche dotati di scarso potere infctti,·o (potenz iale epidemico). Tuttavia, non solo per l'aspetto djnico, ma anche per i risultati delle p rove di agglutinazione appare vera l'affermazione di Ke lsch <C che il Yero ~:olcra precede sempr~ il colera ufficiale >> e giusto l'avvertimento di Doorcn-

hos : pour réduire le danger du !ransport du cho!éra, ilfaut veiller que la dùsot:iation entre le choléra officiel e.t le vrai clwléra ne dévienne pas trop grande. In definitiva è ancora il concetto clinico cd epidemiologico che deve g uidare il responso batteriologico che se questo ha indubbiam<.nte il non lieve (Ompìto di una diagnosi precoce ed e~a tta, non deve altresì trascurare le consegue nze psicologiche ed economico ~ che da un eventuale falso allarme deriverebbero. Per quanto riguarda le proprietà fermentative Gohar, Gardner c V cnkatraman consid~rano come vibrioni tipici, i vibrioni che fermenta no il g lucosio, m alto!io, m annite e saccarosio, mentre sono privi di azione sulla dukite. H ciberg, riprendendo questi studi sulle fermentazioni, constata che tre zuccheri solament'! m eritano importanza speciale ai fini di una classificazion e c di\'ide i vibrioni nei seguenti 6 gruppi:

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III

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LA PROVA DJ AGCLUTI:-iAZIONE NELLA

D I A<; ~OS I

953

DJ CO LER ·\

Però la classificazione fondata su questi caratteri fermentativi anche per le prove es~guite da Combiesco e collaboratori sembra inutilizzabile ai fini di differenziare i ceppi agglutinatibili o meno dal siero anti - c< O H , ottenuto con una frazione di antigene termostabile al quale pare debba attribuirsi una caratteristica di s~cificità. Riguardo al potere emolitico, quale criterio differenz iale fra i vibrioni colerigeni autentici ed i colera simili, appare da ricerche di Doorenbos che la proprietà emolitica sia in relazione all 'età delle culture dei vibrioni, e da studi di Vassiliadis, come riesca possibile trasformare dei vibrioni colerici autentici non emolitici, in emoliti coltivandoli in terreni glucosati al 5 ''/•o· L 'esame della struttura antigena, cioè delle varie frazioni costituenti il corpo batterico, applicato allo studio del vibrione colerico, mentre per altre specie batteriche appartenenti specialmente al gruppo tifo-paratifi è riuscito a perfezionare la tecnica d ell 'agglutinazione, non risulta che allo stato attuale abbia contribuito a rendere più sicura la diagnosi di questo germe. Premesso ed ammesso che uno studio esatto delle varie frazioni di antigeni non si possa compiere esattamente che disponendo di ceppi di recentissimo isolamento, dopo un periodo di incertezze e disparità di g iudizi (Weil F elix, Burtsaert, Kauffmann), si ammette ora che anche il vibrione colerico possegga due antigeni principali (Mikaye, Baltenau, Shousha) c< O >l termostabile, ed « H '' t~rmolabile. Usando di questa anal isi ricettoriale, il genere Vibrio viene suddiviso, secon c:o uno schema riFortato da Topley, nel seguente modo:

,-

VI BRIO

Gruppo A

Gruppo B

Colera e colera simili. Elementi biochimici eguali . Antigene " H l> comune.

Non cclcra sim ili. Ele. menti biochimici distinti dal g ruppo A per una capacità fermentati v:.~ più rid otta. Poco conosciuta la struttur:J antigcna.

- ____ l_

l l " O » sottogruppo l. l

Non emol itici: V i br i o Cholerae (almeno 3 tipi d iffere nziabili per gli an. tigc ni «0 >> minor).

Emolitici: V. " El T or 11 (al meno 2 ti p i d iffercnziabili per un an tigene c• O n minor).

" O )> sottogruppi Il - Ili IV- V - VI e ceppi individ uali. Per lo più emolitici. Paracolerici. Alcuni V. •• El T or ''· Ti pi con «>ttogruppi indeterminati.


954

LA PROVA DI AGGLUTINAZIONE l'ELLA DIAGNOSI DI COLERA

E' evidente come questo schema sia molto provvisorio e rappresenti solamente un tentativo o un abbozzo di suddiv!sione secondo i costituenti antigeni analizzati e reperiti in alcuni gruppi di vibrioni. Comunque, si ammette che la frazione « H » sia aspecifica, comune a molti vibrioni e perchè poco sviluppata nei vibrioni monotrichi si renda manifesta nelle prove di agglutinazione solo in secondo tempo, mentre l 'antigene << O » somatico termostabile è per prima sensibile alle agglutinine anti « O » e darebbe un tipo di agglutinazione granulare precoce. Secondo poi Gardner e Venkatraman, il metodo consigliabile da Abdoosh del riscaldamento per due ore a JOo" C. delle colture di vibrione da usarsi per ottenere un siero anti « O ,, puro, farebbe comparire una altra frazione di antigeno << O >> stesso, non specifico. Scholtens inoltre, ammette che alcuni vibrioni colerigeni possono contenere due antigeni termostabili capaci di produrre agglutinine ad alto titolo che denomina « A » e c< B ». Queste agglutinine provocano una agglutinazione di aspetto uguale e fra i vibrioni ~< El Tor >> si trovano dei tipi immunologici che, in questa analisi, sono identici ai vibrioni colerici. Ricerche compiute recentemente da Russo usando dei sieri ottenuti con vari antigeni <c O H puri preparati secondo il metodo di Bruce White avrebbero consentito una migliore diagnosi dei veri vibrioni colerigeni. Taylor afferma che usando di un siero anti « O ,, specifico, i ceppi reperiti nei portatori n on sono da questo agglutinati, e che sono divisibili secondo le reazioni biochimiche in due grandi gruppi: Il

l Reazione del rosso colera .

IIl

Reazione di Voges - Prosbucr

+ +

Mentre, i vibrioni agglutinabili si comportarono tutti come quelli compresi nel I gruppo fermentativo di H eiberg con reazione del r. c. + è reazione V = P. - . I vibrioni tipo << El Tor >> non presentarono invece una costanza di caratteri rispetto alle prove su riferite. Sul comportamento sierologico dei ceppi di vibrioni « El T or >> m olto recentemente riferisce Marras segnalando la difficoltà che si presenta anche us::mdo di sieri anticolerici specifici di differenziarli dai veri colerici con carattere epidemico. RI Assumo. - L 'A. esamina b nccesf it3 di addivenire ad una classificazio ne de i "ihrioni colerigeni, ai qua li apparte ngono ccrtJmente, almeno, per il !::no sierulogi..:o . r_liffe renti gruppi (K JbeshimJ, Ot hJ, lnaha, ecc.).


LA PROVA 01 AGGLUTINAZIO"'E t'ELLA DIAGNOSI

!)[

COLERA

955

L'analisi ricettoriale degli antigeni non ha portato ancora, applicat:l a questo gruppo di germi, un apprezzabile miglioramento nella tecnic:l dell'::~gglutinazione; forse, proseguita, sve!erà c!elle parentele di antigene finora insupponibili, e potrà anche svelare analogamente a quanto è avvenuto pet il gruppo dei germi del tifo u na frazione antigenic:l simile a quella denominata « Vi >> e che potrebbe realmente essere utile ai fini pratici per identificare il vibrione dotato di potere patogeno.

PUBBLICAZIONI CONSULTATE. PuNTONI: Policlinico (Se::z. Mcd.), 1913. NECRONI: Boli. Ist. Sieroterapico Mil., 1917. SHOUSHA: Bui l. Off. Inter. Hyg. Pubi., 193L Supplemento al N. 7 del Bull. Off. Inter. Hyg. Pubi., '934· NERI: Igiene Moderna, 1912. OOORENBOs: Révue d'Hyg., 1936-1937 e C. R. S. B., T. CXXI. VASSJLIADIS: c. R. s. B., T. CXXI. CoMBIESCO ~ CoLL.: Arch. roum. Path. exp. mirroh., T. X. N.

12,

T. CXXIV, 1937. ScHOLTENS: A nn. Inst. Pastcur, vol. L VI, 1936. GARDNER e VENKATRAMAN: The Jour. of Hyg., Vol. XXXV, 1935 ToPLEY: The principles of bact. an d imm. II Ed. - Arnold, Londr:1. Russo: Giorn. Batt. e lmm., Vol. XXI, N. l , 1938. M.~RR.\S: Ann. Igiene, N. 11, 1938.

1937 e C. R. S. B.,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MlLIT ARE

Le inalazioni di carbossigeno c d'aria. carbonica nelle pneumopatie acute d'origine microbica. o chimica. (« Gaz. de Ccmbat. ,,, n. t,

C. HfuERER e L. ANDRÉ. gennaio 1939).

Le inalazioni di ossigeno miscclato con una bassa percentuale di anidride carbonica, preconizzare da Henderson per il trattamento della intossicazione ~sicarbonica, sono ormai entrate nella terapia corrente di alcune asfissie acute e secondo :1lcuni AA. anebhero dato ottimi risultati nella cura della polmonite evolutiva e costituirebbero una indicazione di scelta per i "gassati polmonari ''· Gli AA. della nota hanno ritenu to opportuno d i controllare sperimentalmente g li effetti delle inalazioni di ossigeno c di quelle di carhoss:igeno sopra alcuni pneumcnitici, al fine di verificare se e in quale misura il metodo di Henderson possa convenire al trattamento delle infiammazioni anossicmizzanti d ell'apparato respiratorio, del tipo prodotto da alcuni aggressivi chimici. Le esperienze con carbossigeno (miscei<J di 93 •y,, di ossigeno e 7 ";, di an idride carbonica) sono state condotte sopra 7 giovani polmonitici c 2 broncopolmonitici . nella sala per ossigcnoterapia collettiva esistente nell'Ospedale di S. Anna, a Parig i. Sono state studiate !c reazioni dei malati con i cc testi ,, clinici ordinari : ritmo respiratorio e ventilazione polmonare; polso e prcsdoni arter iose; sinto mi soggettivi. Si è:: osservare che fino dai primi minuti del trattamento la respirazione si fa più profonda e la ventila· z ione polmonare aumenta fino a raddoppiare; oltre alla iperpnca si è rile\•ata una acce· lerazione del ritmo, che nei grandi polmo11itici a~sumeva un carattere allarmante. Talora si aveva dispnea parossistica; mai si è verifì<ato l'effetto sedativo della miscela di H en derson di cui si parla talvolta. Quasi im mcd iatamcnte dopo cessata l'inalazione di car· hossigeno il ritmo respiratorio e la ventilazione polmonare cadevano al livello iniziale. Nel campo circolatorio, il carbossigeno ha provocato in tutti i c:1si una notevole :1ccclerazione del ritmo cardiaco, come pure !:i è avuta, quasi costantemente, una eleva?.ione delle pressioni arteriose. Anche queste reazioni cessavano al termine della inalnionc. Dal punto di vista delle sensazioni ~oggctti\·e, tutti i malati hanno d ichiarato che i! trattamento riusciva penoso, e che preferivano respirare aria libera. In quattro malati sono stati :~ nche eseguiti dosnggi del sangue arterioso. riscon trandosi sempre valori quasi normali nel tasso della saturazione ossiernoglobinica. A ltri sette ammalati furono sottoposti a brevi periodi di inalazione con aria carbonica (miscela di aria :unbiente col 5 % di CO:!!) allo scopo di distinguere, nell'azione del carhossigeno, gli effetti dovuti, rispettivamente, all'ossi gene- e all'anidride carbonica. ~ei confronti del respiro e del circolo si ebbero resultati del tutto simili a quelli ottenuti impiega ndo carbossigeno, ciò che dimostra che i fenomeni osservati nelle esperiem~e precedenti erano imputabili al CO". Gli AA. ha nno anche praticato, per la prima volta nelb letteratura, il dosaggio del tasso di saturnione dell'emoglobina in polmonitici trattati, rispettivamente, con aria carbonica o con aria superossigen:Jta al 55-f><> ·:{, . Hanno ril c\'ato che mentre quest'u ltima modifica utilmente, in guesti amm::~lati, lo stato di an ossiemia, l'aria carbonica non è rn pace di farlo. In b:~sc ai d:Jt i raccolti )!li AA. dichi:1rano di non aver acquisi to alcun elemento favorc\·ole all'impiego del carbossigeno n·: lle pneum opatie ncute di (,riginc microbica, e


RIVISTA DELLA STA MPA MEDI CA ITAL! A!"A F.

STR ·\~IERA

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che, pertanto, fino a pro\·a contraria, essi continueranno a preferire l'ossigenoterapi:J semplice che, mentre può fare del bene ai mabti, non li espone a pericoli di w rta. Nel campo dei <c g:1ss:1 ti polrnonari l> gli AA. dopo aver [;Jtto rilevare che le indicazioni contraddittorie riportate attualmente nella letteratura possono inge nerare dubbi e confusione nei medici non specializzati, vengono alle seguenti conclusioni: è acquisito che il riposo assoluto, con la conseguente economia nelle combustioni organiche, costit uisce una regola imperativa per la cura dei gas~?ti polmonari. La somministrazione di carbossigeno, imponendo a questi ammalati una intensa g innastic;J respiratoria, fa\'Orisce l'estensione del processo congestizio, dell'edema e, di conseguenza, dell'asfissia. L'anossiemia dei colpiti d:J aggressivi chimici deve essere trattata col solo ossigeno; il carbossigeno e, a più forte rag ione, l'::tria carbonica, sono formalmente controindicati e costituirebbero una terapia nefasta. G. FERRI.

IGIENE M. s.

NABII·L -

Il batterio para.tifico ..C, come causa di febbre enterica {l) in Egitto.

(" Jou rnal of H yg. l>, vol. 39, n. 2, pag. 143, 1939). Finora non erano stati descritti casi di infezione da batterio paratifìco «C" in Egitto, mentre è noto che in talune regioni dell'Europa, e particolarmente dell'Europ:1 sud-orientale, le febbri enteriche da B. paratifico «C>> sono state osservate fin dal tempv della gra nde guerra. Casi del genere sono stati descritti anche a Bag hdad, in Palestina, nella Guiana britannica. Il B. Cholera suis, var. Kunsendorff, dello schema Whi teK:wffmann, è il tipo di B. parat. « C>> dell'Europa occidenta le. Tra il 1937 e il 1938 l'A. ha isolato da campioni di urine e di feci , provenienti da individui affetti da cosidetta febbre enterica un germe che, dal punto di vista morfcr logico, biochimico e sierologico, corrisponde\·a es2ttamentc al B. parar. C di Hirschfcld. Sette stipiti, provenienti da diverse parti dell'Egitto, sono stati studiati, mediante b t.ecnica moderna per l'identificazione delle Salmonelle. In a ppresso l'A. ha voluto esaminare i sieri di so pazienti, inviati in laboratorio per la Widal, ed ha trovato che nove di essi agglutinava no il B. paratifico «C>> Hirschfeld, ad un titolo variante da r :so a t :2so. Dalle feci c dalle urine di sette di questi casi, ad agglutinazione positiva, fu isolato ancora quattro volte il B. parati fico « C >> . Ciò sta a dimostrare che l'infezione da B. parat. << C » in Egi tto è relativamente frequente e che si osser va nelle più diverse regioni del p1ese; la sua frequenza è paragonabilc a quella da B. parar. A e sembra che superi quella da B. parat. B. L 'A. infine fa delle considerazioni sulla opportunità di includere, nella prepara· zione del vaccino antitifico- paratifico, anche il B. parati fico "C». REITANO.

J. l. RosERTs. - Tifo esantematico nel Kenia. (<< Journal of Hyg. l>, n. 4; 1939). I n una precedente memoria sul medesimo argomento, il Robcrts aveva messo in luce forme di tifo esantematico, trasmesse da zecche del cane ( Rhipicephalus sanguine us) in individui ohe avevano dimestichezza con i cani; queste forme, cl inicamente ed epidemiologicamente, da quanto appare dalla descrizione dell'A. sono da identificare con la « febbre bottonosa » o <c febbre esantçmatica mediterranea ll , studiata a fondo anche in I talia. ( 1)

Per fchbr<o cntcrip (cntcri<o fci'Cr) :< 1 int<' ntlc

111

inglc,c· la fchhre ti foidc (l plr:ttifoidc.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

Dalla presente nota si rileva come nel Kenya, oltre la forma di tifo esant. tras messa da zecch.:, esista anche la forma trasmessa dalle pulci dei ratti, vale a dire il tifo esant. di origine murina (morbo di Brill). L 'agente vettore del virus è la Xenopsilla cheopis, d i cui un'alta percentuale di ra tti è infestata; l'inoculazione alla cavia di un'emulsione di cervello c di testicoli d i Rattu& rattus, catturati nelle località in cui si erano verificati dci casi umani, o di pulci di guesti ratti, determina la sindrome tipica, con cui reagiscono le cavie. L 'infezione delle cavie con materiale proveniente dai ratti, dalle pulci, dalle zecche, riesce agevolmente nel Kenya; la reazione scrotale tipica è stata ossenata nella m:~ggi or parte delle cavie inoculate, cd ha in media la dur::ta di tre giorni. . Le due forme di tifo esant. che si osservano nel Kenya, quantunque molto vicine dal punto di vista clinico, secondo l'A., sono on:tlattie di~tinte, che si òiffere nz iano per l'epiòemiologia e per la presenz a o m eno della lesione iniziale. Le cavie, inoculate con virus, pro\·eniente dai ratti o d alle loro pulci, alla ~ezi one presentano, nei confronti con quelle infette con virus da zecche, un minor g rado òi asci te e un mmor mgrandimento della milza. R E ITANU.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE G. ScoRTECCJ. - GU ofidi vdcnosi dell'Africa italiana. (Per cura dell'Istituto Sieroterapico Milanese. 1939·XVII). Il professar Scortecci ha fatto opera veramente p regevole raccogliendo in un grosso vol ume edito con bcl li ssim:~ veste tipografica e ..tdorno di numerose e splendide fotog rafie quasi tutte origi nali , tutto ciò che finori' si conosce sull'argomento cosl interessante e che potremmo dire ancora pieno c.li sorprese, dagli ofidi velenosi dell"Afr ic:~ italian:~.

L'argomento si c:;nnettc con la questione dell'ofidismo, questione assai Importante poichè se sinora, e a ug uriamoci del resto che così rimanga, è ben !ungi dal raggiungere quella diffusione e conseguentemente quei danni che in altre regio ni d'oltremare come l'India, l'lndocina, il Sud Amcric01 ve ngono denunziati, non è meno vero che colla progressh·a ed integra le occupazione dci territori, col successivo aumento della popolazione per opera di continui afflussi dall' ltaliz, per le più ampie conoscenze sulla f:tuna dci territori occupati, specie di quelli appartenenti al tramontato impero nel,'US~i ta, anche questo capitolo di patoìogia coloniale potrà trovare più ampio sviluppo. L'opera dello Scortecci, dedicata a S. A. R. il Duca d'Aosta Vicerè dell'Etiopia, corredata di una prefazione del compianto prof. Belfan.ti nella qu:~le l'illustre batteriologo e bio.logo scomparso accenna con gi usta wddisfazione alle recenti conquiste ottenute dall'Istituto Sierorerapico Milanese in fatto di produzione autarchica dei s ieri : urativi antiofic.lici utilizzabili nei nostri possedimenti africani, e rived uta dal chiarissimo prof. Pepcu dirctwre del Reparto Sieri nell'Istituto milanese nei capitoli sull'azione del veleno ofidico c sulla cura dell'avvelenamento, comprende due parti. una genera!e ed una speciale. 1\elb prima vie ne riassunta innanzi tutto la storia delle ricerche sugli ofìd i dell'Impero c dd la Libia ricordando le diverse rappe nelle quali vi::t~gia tor i , nan1ralisti, medici, diedero il loro contri buto per le cono!ccnze attuali sull'ofidismo, specie per In Libia. per !"Eritrea c per la Somalia, chè pcl nuo,·o territorio conquistato resta anccra molto da f:lre. Succt..ssivi capiteli trattano d iffusamente dci caratteri morfologici, della colornio ncJ delle placche e squame, dello scheletrc. c Jci de mi, della muscobtura dcgl i oliùi in rapporto all"aprNato del vele no, delle g hiandole del \'ele no, del meccanismo


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:.lei morso c della inoculazione del veleno, della cura dell'avvelenamento. Tutti questi capitoli sono trattati esaurientemente e colla massima (Ura e mentre alcuni offrono il modo di potere studiare gli ofidi in rapporto alla sistematica, altri, più legati al tema Jell'ofidismo, dànno modo al lettore di addentrarsi nelle di,·erse questioni pratiche che lo riguardano.' · La seconda parte, che si riferisce strettamente alla sistematica, offre il mc do di acquistare le più ampie cognizioni per il riconoscimento e la determinazione delle spe· cie velenose. A tale scopo sono compilate tavole assai pratiche, prima per il ri conoscimentO delle famiglie ofidichc in genere presenti in Libia c ncll'lmpero, poi per il riconoscimento dci generi di ofidi velenosi in Libia e nell"lmpero, e dopo di aver dato uno sguardo generale alle diverse famiglie che trovansi nell'Afri ca Italiana (tiflopidi, lcptotiflopidi, boidi, colupridi, vipcridi) e, dopo un cenno generale sui c:lrattcri distintivi fra col ubridi, aghifi, opistoglifi e proteroghifi ,·alendosi r..nchc qui di tavole per distin gucrc gli opistoglifi della Libia c dell'Impero e i protcroghifi relativi, si ferma in modo special:: a considerare questi ultimi. i più pericolosi, dandone una particolareggiata descrizione corredata da notizie sull'ambiente geografico, sulle abitudini e modo di vita, sull'azione del loro veleno. Segue la trattazione dei viperidi di cui descrive i caratteri gener:Jii distintivi, ed anche qui, oltre alle tavol..: distintive dei generi esif.temi in Libia e nell'Impero. es:Ju· rienti descrizioni delle ~ ingo.lc specie 111Cttono in grado di riconoscere le diverse specie e di apprendere le cognizioni relative alle loro abitudini, :~ I l a loro distribuzione geografica, ..,1\'azionc del loro veleno. Seguono infine importanti nozioni w l modo di cattur:Jre i serpenti velenosi, sul modo di estrarre e conserva re le ghiandole velenose, wlla consen•azione degli ofidi, m1 nemici n:Jturali degli ofidi e chiude l'o.>pcrJ un ·e~:Juri e nte bibliogmfia. Siamo grati al prof. Scortecci di quest'opera verame nte m:Jgis trale, di grande importanza pci medici coloniali civili c militari e facciamo voti che coi mezzi di cui dispongono il Museo Civico Comunale di Mibno e l'Istituto Sieroterapico Milanese e .:olia partecipazione diretta a nuove ri cerche (lo Scorterei è già st:lto di,·ersc volte nelle nostre terre africane cd è intrepido viaggiatore e sagacissimo osservatore) si aggi ung:J presto nuovo materiale per dare un quadro più completo dcll'ofi Ji~mo nell ' Im pero c suscitarne i salutari accorgimenti terapeutici.

T rsn.

MEDICINA INTERNA Lu1c1. - Manual~ di stmejologia medica fisica ~ funzionale, VI edizione. (Napoli, Casa Editrice V. Idel~on, H)39·XVII. L. ~<>) .

fERRANNINt

Il favore che il pubblico medico ha dimostr?.to a questo volume dell'illustre Maestro è stato largo e concorde: il numero delle edizioni ne fa testimonianza. I due pregi maggiori sono la limpidezza nella trattazione e la completezza in ogni sua p:1rte. Quest'ul· tima edizione conserva i criteri che informarono le precedenti ed è completamente aggiornata in nJtti quei capitoli nei quali da un decennio le ricerche e gli studi hanno a pportato dci contributi sia nei metodi dell 'indagine fisica, sia in quelli dell'indagine funzionale. A que!t'opcra può ricorrere con grande profitto e con grande utilità ogni medico. Prezioso è l'indice degli AA. che hanno legato il proprio nome: a qualche fatto c metc do clinico, oggi specialmente che s'è adottato il vezzo (malvczzo lo ha detto lo stesso prof. Ferrannini) di dare a og ni fenomeno morboso il nome di un autore e quind1 di nominare questo anzich~ quello. 400 nitide figure illustrano l'intero volume che, anche editorialmente, si prescnt:J in veste elegante. confermando a ncora una \'Oita b bella tradizione della Casa editrice napoletana. GIA:-;NAKTO:"I.


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RI\' I:;TA DELLA STA MPA MEUICA ITALIANA E STRANIER A

MEDICINA LEGALE R. o' ALEssANDRo. -

Malattie simulate: loro provocazione, sintomatologia e diagnostica

Volume II del n Manuale di Scmeiotica e Diagnostica Medica >> diretto da Pietro Sisto. (Torino, Edizioni Minerva Medica, '939 ·XVII). Col secondo volume del nuovissimo ed importante <C Man uale di Semeiotic:~ e Dia. gnostica Medica >> diretto dal Sisto si pubblica la parte riguardante le Malattie simulate, affìdata al D'Alessandro. Lo studio particolareggiato dci singoli argomenti è preceduto da alcune nozioni fondamentali di psicologia e psicopatologia dei vari tipi di simulatori, nozioni atte ad inqua. drare le diverse personalità psichiche, da quella del debole che, cedendo alla paura. delinque occasionalmente, a quella dell'isterico che nel simulare obbedisce ad un bisogno prepotente, a quella dell'autolesionista che, per sua costituzione, prosegue nella carrier:t criminale, varcando più o meno cautamente i limiti della legge. Queste premesse, poste con tratti rapidi e netti, bene indirizzano alla valutazione delle responsabilità c soprattutto alla distinzione, difficile quanto necessaria, dei fenomeni morbosi genuini dalle sovrastrutture ed aggiunte fraudolente. Passando alla etiologia delle malattie simulate, il D 'Alessandro lucidamcnte illustra lt: dc\'iazioni psichiche che, nella sfera affettiva, degli istinti ecc., compongono la figura morale del simulatore, nonchè gli stimoli ambientali che concorrono a plasmarla cd a condurla alla simulazione. L 'A. poi, nel segnalare gli clementi che possono far presumere la simulazione, indic3 quale debba essere il contegno del medico di fronte al ~imulatore e la metodica dell'in(errog:norio. La trattazione partico'are delle varie malattie simulate ha innanzi tutto il pregio di evitare delusioni a chi nel libro ultimo apparso cerca fiducioso una più esauriente ed aggiornata trattazione dei problemi maggiormente intricati. Proprio su questi infatti il D'Alessandro si compiace indugiarsi. Egli scarta antiquate concezioni, condanna vecchi metodi, ma nel demo! ire ricostruisce al lume delle più recenti acquisizioni scientifiche. La presunzione promuove la prova decisiva, ma non la sostituisce; la battaglia dell'astuzia contro l'astuzia è meschina e non di rado sfortunata; i mezzi d i coercizione rappresentano trovate brutali, e spesso inutili, di una rabbiosa impotenza. Malattia per malattia, il D'Alessandr<> si soffcrrna a dimostrare queste verità cd espone nuovi metodi di indagini clinica e di laboratorio. Per citare qualche esempio, a proposito della tachicardia (turba del ritmo çhe tanto spesso viene provocata), premessa la necessità della determinazione del tipo costituzionale c dell'esame di tutti gli organi, integrato dalle risorse di laboratorio (radiogramma, elettrocardiogramma ccc.), l'A. ricorda, per gli alcaloidi più comunemente usati, le reazioni che li svelano nelle urine, le loro proprietà farmacodinamichc e le prove d'espio· razione clinica atte a fornire indizi circa le modificazioni più o meno durevoli dell'orientamento ncuro-vcgctativo, che da dette attività farmacodinamichc derivano. In una pubblicazione sulle malattie simulate con vivo interesse si va a cercare il capitolo dell'ittcro picrico. frode che durante la g uerra mondiale comparve s u tutti 1 fronti, giovando$i non poco della contemporanea esistenza di forme genuine e fu combattuta in modo effìcace precipuamente con indagini di laboratorio. Ebbene, nel lavoro del D 'Alessandro voi troverete accuratamente espo~ ta la ricerca dell'acido picrico e suoi dcri\'ati nel sangue col metodo di Castaignc e Desmouliè.res, nonchè le prove dell'acido picrim e picramico nell'urina secondo la tecnica del Le Mithouard, del generale meGicO Mnzctti, del Derrien ccc.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERo\

La simulazione dell'albuminuria, qualora sia sostenuta con destrezza e sia portata, con arte sottile, il più possibile verso la verosimiglianza, può lanciare la sua sfida al medico che la presume, ma che dai limiti -della presunzione non può uscire, perchè sprovvisto di mezzi probativi. Il nostro A. tratta delle reazioni chimiche e delle prove di identificazione biologica della ovoalbumina nonchè dei mezzi atti a svelare la frode per aggiunta di siero-proteine nell'urina o per iniezione di urin:l di nefritici in vescica. E traendo qua e là i ricordi, aggiungiamo che la questione della enuresi è nettamente impostata dal punto di vista dottrinario ed ampiamente discussa nelle difficoltà e nelle possibilità che offre l'ardua diagnosi di simulazione. Di particolare interesse, come si può immaginare, è la parte che riguarda il sistema nervoso. Gravi conseguenze reca la negazione arbitraria del dolore; ma la esagerazione è intollerabile quasi quanto la simulazione e porta strascichi non lievi, cd anche a danno dell'interessato (vedi traumatizz:ni e nevropatici). D'?.ltra parte, il tentare una valuta'l:~one del dolore: esplorando esclusivamente la regione dove esso si origina o si proietta, significa errare nell'indirizzo e nel metro. Il D'Alessandro, passate in ri\·ista le p~icopatie ed es:mrientemcnte studiate la neurastenia, l'isterismo, l'epilefsia, le nevrosi traumatiche ecc., dedica un apposito capitolo al dolore. Prcsceglie per la sua obbiettivazione lo schema del Biondi c si intrattiene particolarmente sui segni di Lombroso - Mannkopf, di Miiller, di Betcherew, per indicare i limiti entro i quali essi possono essere adottati c presi in considerazione. Una trattazione a parte fa della sciatica, prospettandone la molteplicità etio- patogenetica, che impone di spaziarc in un campo più vasto di quello é.lelle solite e ben note manovre. Passando alle simulazioni delle turbe di moto, non tralascia di prcpararne lo studio con chiari ricordi di patologia ed il tutto completa con numerose c belle illustrazioni. Di non minore importanza è la trattazione delle altre malattie simulate (comuni tegumenti, apparato digerente, ecc.) sicchè tutti i capitoli meriterebbero di essere ricordati, almeno nelle loro linee principali; ma ciò esorbiterebbe dai limiti di spazio imposti ad una recensione. Pensiamo tuttavia che anche questi pochi e rapidi cenni siano stati sufficienti a mostrare l'importanza teorica e pratica della nuovissima fatica del D'Alessandro, dalla quale potranno trarre grande profitto tanto il clinico quanto il medico-legale. DoNATI.

RADIOLOGIA

La ·racfiòf.rtogra,fia. Saggi di applicaziont al riconoscimento della .tuhtrcolosi· polmonarc nella coUd!fvità militart. ((( Jour. de rad. et d'électr. »,

FouRNIÉ c FRÉzouLS. -

n. 8, agosto 1939). ·

La pratica della radioscopia sistematica è già regolamentare nell'Esercito dal 1934· Essa ha il vantaggio, rispetto ai procedimenti abituali di semeiotica fisica, di essere un mezzo rapido di esame, c di presentare minori possibilità di errore. I risultati pratici ottenuti dal metodo, su un complesso di circa un milione di gio\·ani, sono buoni, e rappresentati dalla eliminazione di un numero considerevole di coscritti o di militari di carriera, portatori d i lesioni polmonari ignorate o latw ti. Preferibile sarebbe la radiografia sistematica; ma difficoltà tecnichc: e di ordine pntico impediscono l'adozione di questo metodo di esplorazione. 5 -

Giomal~: di

mt'dicina militare.


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RJVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

E' per tali motivi che gli AA. si sono orientati. verso il metodo di esame preconiz. zato un anno fa al Brasile da Manoel de Abreu: la radiofotografia, cioè la radiografia dello schermo fluorescente su pellicole di piccolo formato, tipo filmo cinematografico. In Germania il metodo ha già avuta la ~ua pratica realizzazione, e gruppi di tecnici specializzati, operando a turno, arrivano a impressionre più di 2000 negative al giorno. In Francia hanno sperimentato il metodo Ronneaux e Grimault, ottenendo risultati eccellenti. I due ufficiali medici hanno pro,·ato il metodo nell'ambiente militare da alcune set· timane appena, e con risultati talmente buoni e probativi, da ritenersi autorizzati a pubbiicarli. Le negati ve presentate sono state ottenute con pose varianti da 5 decimi a 9 decimi di secondo circa. La fine-zza dei dettagli che si riesce ad avere su pellicole di piccolo formato, è tale che, già ad occhio nudo, le lesioni poco estese delle regioni apicali c sott~apicali, sono ben nette. La rapidità di esecuzione è grandissima; in una giornata si possono impressionare agevolmente dodici filmi, cioè 430 negative circa. E' chiaro che gli operatori devono essere ben riparati dalle radiazioni secondarie l G li AA. ritengono che la tecnica radiofotografica si può applicare alla diagnosi della tubercolosi con le stesse modalità di esecuzio ne della radioscopia sistematica. Concludono affermando che la raJioEotografia, applicata alla diagnosi iniziale della tubercolosi polmonare, senza potersi sostituire ancora alla radiografia, offre il vantaggio di darci dei documenti facili a classificare, di scarso ingombro, di minimo prezzo (70 cent. circa, in confronto a 20 franchi, costo di una pellicola 30 per 40). L'apparecchio fotografico, tipo Leica, permette di eseguire tutte le modalità della fotografia scientifica, fotografia di pezzi anatomici, fotografia a colori, microfotografia. con possibilità di ingrandimenti e di proiezioni. Anche dal punto di vista documentario si hanno così dei vantaggi particolarmente notevoli. SALSA NO.

Poichè gli A A. non. ham10 fatto aieu n cm no al contributo che z Radiologi italiani hanno apportato all'argomento, sento il dovere di colmare la lacuna. Il prof. G. G. Palmieri, Dirmore inc. dell'Istituto di Radiologia della R. Univusità di Bologna, già da diverso tempo si è occupato dell'argomento, che ha completato con la osservazione radioscopica mimta ( micromirografia); indi ha presentato il metodo al Congre.cso di Radiologia di Bari, te:rutosi nel settembre 1938. Dell'argomento hc1 fallo ancora ogf!etto di una cor1/erenza nell' O!pedale Militare di Bologna il ten. col. med. radiologo Umb~rto Come/li al principio del corrente am1o. (Vedi il numero di marzo 1939, a pag. J2J"J24 di questa Rivist~). (Nota del R ecensore). O . BusrNco. diologia).

Identificazione personale. (Relazione al 13° Congresso Italiano di Ra·

L'A. ha raccolto in un« nitida monografia quanto la radiologia ha dato per risoh·erc l'interessante problema della identific:.tzione personale. Contributo YCr3mente prezioso, ma che con recenti ricerche è destinato ad ampliarsi notevolmente. Accennato al fatto che prima dci progressi raggiunti dalla Medicina Legale, l'identificazione personale veniva affidata alle sole prove testimoniali, riassume i metodi correnti di identificazione, che consistono nella dattiloscopia e nel metodo antropometrico, merito questo della scuola di Bertillon. T ali metodi non sono però privi di deficienze e di lacune. La radiologia, come è stata collaboratrice prc:ziosa per le altre branche della mcdicin:t, riesce :tnche ad :tpporL'lre un notevole ausilio e spesso elementi essenziali per supe-

rare le dette deficienze.


RIVISTA DELLA STAMPA :O.IEDIC:\ ITt\l.I :\:-J:\ E STRA:-J IE.RA

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Ciò appar~ evidente quando si consideri che l'esplora zione radiologica permette il rilievo e 'la documentazione di segni di ordine morfologico e strutturale al di là della barriera dei tegumenri. E mentre questi sono o pcssono essere soggetti a profonde modificazioni, invece particolari scheletrici ed anche l'esplorazione raùiologica di pani molli L degli organi viscerali costituiscono un peren ne e prezioso segno di idcntificnione, tale da poter assegnare ad ogni individuo delle caratteristiche inconfondibili. L'A. passa quindi ad una accurata analisi le numerose variazioni radiomorfologiche individuali, che esistono e caratterizz;Jno ogni individuo umano. Ed è dallo studio e dall'esame di dette variazioni a carico delle parti molli, degli or g;~nj viscerali, e sopratutto del! 'apparato scheletrico che è possibile rib·are delle differenze che consentono definire, in maniera inconfondibile, qualsiasi persona. La radiologia fornisce pure elementi che facilit:~no e spesso consentono da soli la diagno~ i d i età, di sesso e di professione. DAsToLJ.

NEURO-PSICHIATRIA A. F RANCHINI. - Considerazioni statistiche e medico-legali sul suicidio (<< Rivista sperimentale d i Freniatria "• fase. 1, marzo 1939- XV11).

a Genova.

L'A. formula le sue interessanti considerazioni (relativamente :ti mezzi usati nei suicidi e nei tentati suicidi. relativamente all'età e al sesso dei soggetti, nonchè in rapporto ai fattori stagionali e ad 3ltri fattori di minore imporùmza) partendo dallo studio analitico di 647 casi - di suicidi effettuati o soltanto tentati abbraccianti il quadriennio 1934-1937 per la città di Genova. La casistica, in sè non grande, è però ragg uardevole se si ponga mente che l'A. l'ha desunta tutta dalle carrelle degli Archivi della R. Questura geno,·ese. Passando alle conclusioni sulle cause dei suicidi l'A. si pone risolutamente - ed a ragione - fra coloro che wstengono il prevolere dei fattori causali biologici (psicopatologici) sui fattori ambientali, contingenti, sociali. « Io credo - scrive il F ranchini - che si debba considerare il suicidio sotto un punto di viwt analogo a quello col quale Kinberg considera il delitto. Troppe volte le cause determinanti non sono apparse proporzionali :tlla gravità dell'atto. Si può ammet· tcre con sicurezza che queste stesse cause che portano al suicidio determinati individui, nella pluralità degli altri non conducono alle stesse gr:tvi conseguenze poichè non trovano in essi condi7-Ìoni psichiche ùi anormale reattività. Abbiamo visto quante volte risultino in primo piano dei suicidi manifeste turbe psicopatologiche di varia natura che spiegano esaurientemente la connessio ne causale tra suicidio e anomalia mentale. Molti altri casi non appaiono spiegabili se non si ammette una qualche alterazione psichica. Credo si possa ritenere che nella pluralità dei casi ci si trovi dinanzi a soggetti che presentano una anormale reattività emotiva, i quali sono spinti al suicidio da quella stessa disgraziata situazione nuova che in a ltri, in cui la sfera affettiva è diminuita, può condurre al delitto. Questi indirizzi, che sono modernamente ammessi in criminologia, devono con maggior ragione esser;;: ritenuti validi in questo campo dove un numero accertato delle diverse forme psicopatiche è nnco r più evidente ,,_ E l' A. termina wstenendo che se il suicida non dev'essere considerato sempre un malato di mente vero e proFrio, tuttavia il suo comportamento " de,·e essere spiegato da anormali condizioni psichiche >> potenziate - possiamo aggiungere - da un precedente stalo psicopatologico più o meno e,·idente. Benchè il suicidio sia ertremamente raro nell'ambiente militare, pure, quando si verifica, esso è sovente appiglio e incent~vo a procedure meùico-lcgali (di tipo, per lo più, pensionistico). Le discussioni che scaturiscono dall'analisi dei singoli casi non possono non essere illuminate da miglior luce per le giustificatissime considerazioni e conclusioni emergenti dal lavoro del Franchini. CA.RLO Rizzo.


RIVISTA DELLA HAMPA MEDICA ITALIAt"A F STRANIERA

L' istopatologb. del sistema nervoso centrale nello shock insulinico. Contributo sperimentale alla conoscenza dd meccanismo di azione della insulinoshock-terapla. (« Rivista di Patologia nervosa c mentale », fase . x, gennaio-febbraio

F. AccoRNERo. -

1939-XVII). Anche questa pubblicazione appartiene al ciclo dei lavori della Scuola nevrologica di Roma sulla insulino-shock-tcrapia degli schizofrenici. T rattasi di una pubblicazione di tipo monografico, riccamente illustrata con una cinquantina di figure e di microfotografie, la quale dà accurato conto del meccanismo d'azione della terapia insulinica, studiato attraverso a dati sperimentali confrontati con numero~issimi reperti istopatologici. Ad una preci~ rivista sintetica preliminare, che raccoglie c discute le attuali cogni· zioni sull'argomento, I'Accornero fa seguire l'esposizione del materiale di studio da lui impiegato ( 16 cani, sottoposti ad un numero vario di shock insulinici gravi), delle relative particolarità di tecnica usata, ecc. Egli divide il proprio materiale in due gruppi: t 0 ) cani morti in coma insulinico; 2°) cani sacrificati da 5 a 17 giorni di distanza dall'ultimo shock superato. G li animali avevano sopportato, in un periodo di tempo variante dai 40 ai 54 giorni, 25·30 shock insulinici profondi, e le modalità usate nel determinarli e nell'intcrromperli furono tdentiche a quelle che si praticano correntemente in C linica, nell'insulino-terapia uman:1 della schizofrenia. Nei cani del t• I:,YTuppo si riscontrano alterazioni acutissime, edemizzanti e diffuse, in parte reversibili; ma si riscontrano anche - in molti neuroni a distribuzione piuttosto diffusa - alterazioni gravissime c-ertamente irreversibili. Inoltre, in vari punti del nevrasse si riscontrano chiazze di distruzione necrobiotica più o meno avanzata degli elementi nervosi, con reazioni produttive e ret,-rressive da parte dei vasi e della nevroglia. L'A. classifica - da un punto di vista puramente morfologico ~le alterazioni a chiazze osservate in: a) ''focolai ipcrplastico- ipertrofici »; b) «focolai produttivo· regressivi J>i c) '' focolai regressivi )>; d) « focolai cicatriziali >> (astrocitari). Questa classificazione è originale e molto importante, soprattutto per l'interpretazione di gran parte tlella fenomenologia. Probabilmente si tratta di st::~di diversi o di gradi d'intensità diversa di un medesimo processo. Nei cani del 2 ° gruppo si not:tno, nel complesso, fenomeni analoghi a quelli or:t riassunti; soltanto si osserva che le alterazioni acu te edemizzanti sono meno numeroce; inoltre le alterazioni a focolaio sono delimitate, spesso, da tratti di corteccia abbastanza ben conservati nella loro fine struttura. L' Accornero trae dalle sue ricerche la conclusione che - nel cane - gli shock insulinici ripetuti dànno luogo non solo alla distruzione di un certo numero di neuroni corticali sparsi qua e là irregolarmente, ma con prevalenza nelle porzioni anteriori del cervello (trattasi, presumibilmente, di neuroni meno resistenti perchè di più recente formazione, la cui distruzione starebbe forse alla base del meccanismo terapeutico dcll'insulino-shock-terapia), ma anche alla produzione di focolai disseminati nei q uali è r iscontrabile una morfologia patologica irreversibilc a carico dei tessuti di origine ectodermica c mesodermica. Infine l'A. - basandosi sui propri reperti e su una disamina critica delle opinioni che gli altri ricercatori traggono da indagini anatomo - patologiche e bioch imiche espone alcune considerazioni sulla patogcncsi dello shock insulinico e sul suo meccanismo di azione terapeutica. Circa quest'ultimo già vi ho !>revemente accennato. Riguardo alla patoge ne~i delle alterazioni istopatologiche osservate nel proprio materiale, l'Accoro ero ritiene che esse sinno principalmente da riportarsi a tre ordini ùi fattori: fenomeni tossici, alterato ricambio idrinico-salino, disturbi circolatori. CARLO RIZZO.


CONfERENZE E DIMOSTRAZI·ONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI !Dal nriNIII peneaatl alla Dlru loae reaerale di Sanità militare aell'agoato 1939-XVII )

ANZIO (Campo san. clim. militare) + Tenente medico CARMELO ARAGONA: La vacct· nazioru: antitubercolare con l'anatubercolina Petragnani. L'O. accenna per sommi capi alla storia della vaccinazione antitubercolare. Passa poi a parlare della p reparazione dci tre tipi di anatubcrcolina Petragnani, delle loro proprietà vaccinanti e delle modalità di uso. I n ultimo parla dei risultati ottenuti, c fa il confronto coi risultati den u nziati con altri tipi di vaccinazione.

+ Sottotenente medico Lu1c1 MARC~IETII: Amitermici; comportamento chimico fùiologico e azione terapeutica con pm·ucolare riguardo a queJii usau nelle piressie tubercolari. L'O. dopo essersi intrattenuto sulla costituzione chimica dei composti antitermici suddividendoli in gruppi rispetto al loro comportamento chimico, si è intrattenuto sulla loro azione fisiologica e terapeutica soffcrmandosi su quei medicamenti che usati negli stadi febbrili tubercolari hanno dato risultati soddisfacenti come, per esempio, l' Antipirina, la Fenacetina, la Criogenina, il Carisyh, l'Antitossiternina ecc ..

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BOLOGNA + Primo capitano medico N1cou TEDESCHI: Presentazione dz casi clinici.

Leishmaniosi cutanea: si tratta di un mili tare siciliano alle armi dai primi di settembre 1938, il quale ha notato verso il 15 settembre 1938, una lesione senza apparente i:nportanza, della grandezza e forma di un piccolo foruncolo, alla guanciJ sinistra. Il militare è ritornato in Sicilia in breve licenza per il Natale 1938; rientraw al Corpo, la lesione, a caratteri incerti e a decorso lento, è stata curata saltuariamente con impacchi e con pomate. L'O. ha confortato la diagnosi clinica con la dimostrazione di preparati microscopici di Leishmania tropica, ottenuti dal granuloma del p., e si ripromt:tte di presentare successivamente le forme flagellate che si sviluppano nel terreno N . N. N. dove è $lato seminato il sangue prelevato dai bordi del granuloma stesso. L'O. ha riferito sulle modifìcazioni emocromocitometriche e morfologiche del sangue di affetti d i Leishmaniosi, sulle fasi cliniche della malattia e sua terapia; ha quindi discusso sulla diagnosi differenziale specie con la sifilide, la tubercolosi cutanea e la hlaHomicosi; ha accennato infine ai focolai di Leishmanicsi, già da alcuni anni descritti in diverse regioni d' Italia. Per quanto riguarda i'epoca e t'origine del contagio, in relazione al lungo ed incerto vcriodo d'incubazione della Leishmania, egli ritiene che l'infezione risalga all'epoca premilitare (giugno, luglio, agosto 1938) quando il p. era ancora borghese in Sicilia (ove notoriamente esistono focolai endemici di Leishmaniosi cutanea), senza però poter escludere del tutto la possibilità lei contagio ne! presidio di Bclogna, nella q uale ipotesi, questo sarebbe il primo caso d'origine locale fino ad oggi conosciuto. 1° •

H a accen nato infine sia all'iootesi della trasmissione della malattia attraverso t cam sia a quella, ammessa dalla maggioranza, attraverso ad un « Flebotumus " ·


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CO:-.IFEREt'\ZE E DIMOSTRAZIO~J CLI"t'ICHE l'EGLI OSPEDALI MfLITARI

2 °- Hydroa vuccimfolmis : si tratta di un militare che: è stato ripetutamentc: colpito in \'arie età <.: per lo più nella prima\'cra o nella stagione lalùa, e rccentcmcuu:, n•cntrc: era alle armi, altre due volte da una eruzione localizzata al viso cd ai polsi. L'eruzione si è sempre iniziata con chi:1zze eritematc-infiltrative presso :1 poco lenticolari, che si sono trasformate in ,·escicole fortemente te~e, a contenuto primr.. sieroso, poi siero-ematico ~eg-uito ùa un processo di necrosi: a malattia gunrita sono rcsiduatc sempre cicatrici che assomigliano a quelle del vaiuolo o del vaccino. Qualche elemento eruttivo, nel ripetersi, si è sovmpposto ai precedenti, dando delle cicatrici profonde, come si osserva !'ul naso del p. n p. è stato irradi:lto con raggi ultravioletti e si sono ottenute le stesse alterazioni wpradescritte insorte spontane:m1cnte; al contrario identiche irr:1diazioni su soggetto di controllo non hanno determinato l'in~crgenza di eritc.:mi, \'cscico!a, necrosi e cicatrice. come nel colpito da H ydroa \':lrcimformis. E' stata pure tsc:guit.t nell'urina la ricerca allo spettroscopio dcll'emato- porfirin:t C(;:l esito positi,·o. L'O. ha accenn:no nllc dermatosi fotogenetiche. mettcnùo in rilievo che l'nzionc dci vari raggi sulla pelle dc,·c ritenersi collegata ad un 'ipcrscnsibilità idiosincra! ica ùd allergica, :tccompagnata ad alterazioni del ricambio. Il col. prof. Germino accenna alla possibilità di modificazioni chimico- fisiche ùcl sangue in rapporto alle fotop:nic c prospetta inoltre l'ipotc!i che l'Hydroa vacciniformis possa e~serc dovuta a Yirus filtrabili, .:ome lo zoster ecc. augurandosi che ulteriori ricer· che possano stabilire l'ctiopato~;c nesi deii'Hydroa \':tccinifmmis e di dermatosi dello stesso gruppo. L'O. dopo :.l\'er ricordato che in molte dermatosi l'eticp:nogcnc~i o è tuttora ig~o~a~ o è fondata su S\'ariate ipotesi, non può che rimettersi a quelle che sono le opm1001 attuali sull'H yùroa vacciniformis, tuttora discusse e perciò non definite. 3° - Tricofìzia del viso: l'O. presenta un :n il ire che in Albania ha notato la inwr· ~enza rapida di una lesione che ha colpito tutta l'cmifacria destra con imponente tume· fazione della guancia, del mento e delle palpebre. La guancia era sollevnt:l a cupola e dai follicoli pilifcri, :~Ila minima pressione, fuoriusciva abbondante pus: è un Kt·rion accertato microscopicamente. Il caso è st:no brevemente illustrato. Dermatite touica unit,ersale exfoliatit'a: si tratta d1 un ufficiale che per gunrirc ~i ftiriasi pubis, ha applicato una specialità antiparassitaria in polvere, a base di mercurio, ritenuta innocua. L'ufficiale è ~tato colpito da una gra,·c Jcrmatire tossica uni· versa le (eritrodermia exfoliativa). Il caso ha dato lo spunto ad alcune confiderazioni ~ulla idiO!'incrasia e sull'a na tìla~~i \'Crso alcuni medicamenti.

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GORIZIA + T enente coionncllo medico ANTONIO ì'vhADONNA: lttiosi. Nuova terapia. L'O. presenta un caso di ittiosi complicata a lichen pilaris. La dermatosi era generalizzata c lascia,·a immuni wlo parte della faccia e la parte volare delle mani c ùci piedi. N~ssuna difficoltà di diagnosi a,·eva presentato il raso in oggetto. Difficoltà 'i erano per la terapia. La rnal:lttia è dichiarata incurabile c non su~cettibile di moditicazioni (Ricche: Malattie dd la pelle. - Gottinga). Dalla storia risulta che la orima manifestazione della malattia viene fatta risalire ~Ila fanciullezza. ·cs~un disturho a\·eya arrecato al p. se si eccettua un:1 particolare ~ccchczza della pelle che tra ricoperta da squame piccole di colorito bruno con particolare localizzazione alla p:~rtc anteriore del tronco, al dorso, alle coscie, alle braccia ed a\'amhracci:l da dare l'idc:1 ùi una sottile corazz:1.


CONFERENZE E DIMOSTR:\ZIOì\:1 CL.Iì':ICI-IE 1'EGI.I OSPEDALI MILITARI

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Fu tentata per ci rca un mese una cura arsenicale ~d :tlte dosi ed :~pplic:1zioni topiche <.li pomate.: varie senza il più lieve miglior~Hnento. RiuS<"ito \'ano tale metodo Ji cura fu rrmo telll:He le applicazioni con friz ioni fino ad assorbimento di ol io di feg:no di merluzzo. Dopo 12 ::tpplic:lzioni fu not::tto un miglioramento sulla parte anteriore del tronco e ·sulla parte: esterna ddlc br:tccia. Dopo tale incoraggiante risultato fu intensificata la cura prescri' endo l'olio di fej!ato di merluzzo anche per vi:t orale, bene tollerato, :tssociato ad una dieta prevalentt·mcnte ,·egetarian:t (vegetali crudi a preferenza quelli ricchi di vitamina: pomoJoro, peperoni ecc.). Fu inoltre pr:tticata una breve ~erie di inia ioni di Cantan (vitamina C). Dopo un mt:se di tale cura l'ittiosi è scomparsa: residua solo una lieve secchezza <litlb cute in <jUalchc punto. Nelb discu~sionc del ctso in es:tme l'O. :tggiunge c:- hc la mabuia deve essere con~iderata un'avitaminosi (la cura ex ad iuv:tntibus lo confermen:bbe), o, che è pressochl: lo stesso, una disfunzione endocrina con centro iniziale ndl'ormonc della pdlc: IJ der· mi na , in cui la cura ,·itaminica rist:tbilircbbe l'cllllilibrio prO\'(>t::tndo la ripresa della funzione ormonica.

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NOVARA+ Tenente colonnello medico MARCELLI:'\O BERTI NETTI: lttero emolitico costttuzio·nalc in un luetico. L ' interesse dd caso è dato dal fatto che il p. presenta la sintom:nologia cl:mica di un ittero emoli tico costituzionale a cui si è aggiunto in seconJo tempo un ittero epatotossico da sifilide. La discussione vcrte sulla diagnosi di queste due forme di ittero consociate, ottenuta attraverso l'esame oggettivo e sopratutto con gli esami delle urine, del sangue c le ricerche biologiche compiute, sulla coincidenza dei due ittcri, di cui il secondo è venuto ad c~ggravare il primitivo e sulla diagnosi. Deduzioni di carattere meJico-legale.

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PERUGIA + Capitano medico PAoLo PALADI:'\O: La trasfusione del sangue. Vengono esposti ti meccanismo ed i benefici effetti biologici del sangue trasfuso, con speciale riguardo alla trasfusione di sangue conservato c stabilizzato per i bisogni ddl'esercito in campagna, in conformità delle ultime acquisizioni scienti.fiche e applicazioni pratiche e delle norme tmpartite dalla Direzione Generale d i Sanità militare.

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TORINO+ Maggiore medico GtuslPPE GERMA:'\0: D1mostmzJOne radiolog1m delle linee interlobari normali " patologiche con illuslraz ioue di radiog,·ammi.

L'O. premettendo alcuni dati di a natomia ~adiologica riguardanti le lince intcrlob:tri dei polmoni, passa in rassegna i diversi metodi di proiezioni più utili per mettere in evidenza le scissure; accenna alla questione della vidbili tà della linea capill:trc allo stato normale. T ratta poi degli ispcssimenti della pleura intcrlobare. a second:t della sede. mettendo in eviden za i caratteri differenziali con le altre lesioni localizz:nc nei lobi superiore, medio o inferiore. Presenta per ciascun tipo di lesione dci radi ogramm i che documentano i singoli <jUadri delle lesion i descritte, mettendo in cYidcnza la difficolt?t di arri\'are :tJ una diagnosi esatta, qualora non si abbiano a disposizione g li espedienti tecnici necessari, a c ui n:tturalmente va uni ta una stretta collabornione d inico-radiologica.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CL!l'ICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

+ Sottotenentc medico ANGELO PAGANO: Ant:mia paniriosij<Wme da tricocejttlo .dispar, L'O. descrive un caso di anemia perniciosiforme da tricocefalo dispar in soggetto malarico. Dopo aver discusso sulla diagnosi differenziale tra anemia perniciosa vera e perniciosiforme e deciso per questa ultima, passato a trattare sulla probabìlità che la sindrome in oggetto si:; esito della pregressa malaria sofferta, conclude dicendo che l'infestazione del parassita è sopraggi unta in condizioni di oligoemia e cachessia malarica ed è la sola causa dell'anemia ipercromica. L'efficacia della cura antielmintica, constatata con successivi esami di sangue che hanno messo in luce un progressivo aumento del numero dei globuli rossi e il ritorno alla norma del valore globulare, avvalora la diagnosi, e conduce l'ammalato a sicura guari~:,>ione.

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TRIESTE+ Tenente colonnello medico FEDERICO BuGLIAR ELLO: Un caso di enurt:st da calcolo in diverticolo vesdcolare.

- Un caso di pro/asso diaframmatico per inocdusione parziale, a srmstra, con anomala posizione e corJformazione di quasi tutti i segmenti del tubo digerente, aventi la possibilità di occupare, ad individuo sdraiato in posizione di Trendeiemburg, tutto /'emi!Qt'ace sinistro fino alla cupola -pleuricq,. comprimendo c<»npletamente il polmone e spostando fortemente, verso destra, gli organi mediastinici. • Primo capitano medico s.~LV.-\'I'ORE ZINCALE: Plastica congiuntiva/e nelle ferite per-

foranti della cornea. L'O. presenta un malato ricoverato 25 giorni addietro con la cornea << spaccata in due>> da una gra ve ferita a bordi irregolari da ore 10 ad ore 5 con impegno dell'iride e bulbo afflosciato. Dopo l'escissione del prolasso irideo, ricoprì la ferita con plastica per scorrimento della congiuntiva bulbare. La plastica congiuntivale ha il duplice vantaggio di chiudere la ferita e proteggerla dalle infezioni ab esterno. Il risultato è stato soddisfacente perchè si è riusciti a conservare l'occhio con un visus sufficiente (2 f 10 ancora miglìorabili).

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RIVISTf MfDICHf MILITARI

- --- Rivista di MedicinA Aeronautica. -

Ufficio centrale di Sanità. Ministero dell'Aeronautica, Roma. Anno II, n. 2, giugno 1939-XVII.

Maru/li : Psicotecnica e aviazione. Cas~lla: Contributo allo studio della sordità professionale. Ricerche sperimentali su animali portati in volo per vario tempo. Monaco: Resistenza alle intossicazioni microbiche in animali sottoposti a variazioni di pressione barica. - I : Brevi ripetute esposizioni a pressione di 330 mm. H g. (6.500 m.). Tossine difterica tetanica e dissenterica (Shiga).

BuUdJn International des Servkcs de Santé des Arméts dc terre~ dc mer d dc l'air. - Pubblicato dall' « Office International de Documentation de Médecinc Militaire " · Liegi (Belgio). 1::11. 8, agosto ' 939·

Schickdé: Visibilità, segnali e ma!cheramento delle formazioni sanitarie m guerra. Debry: Conservazione del cloroformio anestetico. Rivista internazionale. . Ufficio internaziona/~ di docummtazione di Medicina e Farmacia militau: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

hvisb. dc la Sanidad Militar. -

Minimro della guerra, Buenos Ayres, anno XXXVIII.

giugno 1939.

- 129" Anniversario della Direzione Generale di Sanità. Ruzo: Relazione della Direzione Generale di Sanità per l'anno 1938 (continuazicme). Bejarano : Impiego del siero del convalescente di scarlattina nell'esercito argentino. Nores: Le peritoniti postoperatorie nei feriti addominali. T o/osa : Tubercolosi laringea. Vega Herrera: La guerra chimica (contì11uazìone). BELGIO .

Archivcs Bclgcs du Servicc dc Santé de t•Armée. -

Redazione: Ospedale militare,

Liegi. N. 8, agosto 1939.

Stiins e Abraham : Esperienze fatte al cassone pneumatico dell'aeronautica militare a Evere (dal 26 al 31 dicembre 1937).

C IL E .

Arch.i'ros Médicos dd Strvido Sanitario dd Ejèrcito. ~ Pubblicazione della Direzione di Sanità militare. Santiago del Cile (S. Ignazio, 242). Fase. 1-2, gennaio-aprile 1939.

Costa Lennòn: Radiografia oculare per sequestri. Donoso e Zuleta: Risultati dei primi casi di polmonite trattati col Dag~nan. S(pulv~a: Il problema della sifihde. Stato attuale (coTJtin uazio11c). Sinay: Dispepsia neurovegetativa.


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RIVISTE MEOICIIE MILITAR[

CU BA.

Revista de Sanidad Militar.

Pubblicazione trimestralc. Redazione c ammJmstrazione: Sécion de Sanidad. Cuartel Generai • Avana (Cuba). N. 3, luglio-agostosettembre 1939.

Agram(mtc e Guzman: X Cong resso internazionale di Medicina c Farmacia militare. Agramonte e Guzman: Il problema sanitario dci tropici. dc Villiers: Estrazioni di cor pi estranei dal naso-faringe e dall'esofago. Cardelle e Avel/àn: Un caso di auroterapia endopleurica in p neumotorace inefficace. Luna: E siste la cncefalomielite equina in Cuba ? FR ANCIA.

Revue du Service de Santé Mllitaire. -

Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. r, luglio, tomo CXI, 1939.

Didiée : L 'equipaggiamento radiologico nel servizio sanitario. W illt:min: Anatomia radiologica del gomito normale e pawlogico. Bouissou: Esercizi pratici sul servizio sanitario in campagna. Moreau e Bouvet: Elenchi di medicamenti negli ospedali militari francesi prima della Rivoluzione.

GERMANIA.

Der Deutsche Militi rarzt. -

Ri vista mensile per gli uffic iali della Sanità militare del· l'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Mcdizinischen Refcranttn· blatter, Berlino W 9, Link~tr. 23-24. Fase. 8, agosto 1939.

Werthmann: Il materiale chirurgico per l'attrezzatura sanitaria da campo. Zamponi: L'ospedale militare di Vienn:ì. Folsch: TI piede piatto e il suo tratta mento nell'esercito. Miiller-Osten: Lesioni delle sinfisi. Mùller: L'edema di glierra quale nato di deficienza protcica. Pfìster: Sulle diverse forme di applicazione dello zolfo nel tra ttamento della scabbia, con particolare riguardo al tiosolfato sodico. Mergelsbe•·g: Ulteriori acquisizioni sulla terapia combinata con l' << Uliron >> nelh infezione gonococcica.

JUGOSLAVIA.

Vojno-Sanitetski Glasnik. -

Rivista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria dell'esercito jugoslavo. Redazione ed amministrazione: osped ale militare di Belgrado. N. 2, tomo X, 1939.

A nagno.;ti: Principi: d'organizzazione e tattica sa nita ri:~ in una divisione di fanteria durante l'attacco. Gruiic : Contributo al problema dell'estensione delle indicaz io ni della toracoplastica. Deak: D el b:!gno n ell 'esercito. Ba ba c: V ita cd igiene nei sotto marini. fancic : Vettovagliamcnto delle tmppe in montagna. Curci : S trati!'rafìa radiologica. Si mie e Ceci: Anomalie muscolari nel cav:1llo.


RIVISTE MEDICHE M ILITARI

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• T U RCHIA.

Askeri Sihhve Mecmuasi. -

Riv ista trimestrale di S:~nità militare dell'esercito turco, edita dall'Ispettorato di Sanità. Stamperia della S:~niù militare, Cost:lntinopoli. N . 27, maggio 1939.

Ozan e Berkman: Un caso di meningitc otogena g u:trito col t< ProntosiJ ,,, &>ku!lu: I carcinomi renali. Rasim Adastll: Sindrome della frattura sfenoiJ:tle. Bako: Aneurism:~ artero-venoso opera bile. Oke: Un caso di fistola nella regione parotidea. Sayan: La febbre esantematica a Diyar-Bakir. Rurad: Setticemia senza trombosi . Titiz: Sulle ulceri e le emorragie dello stom:tco. A rihan: I traumi oculari. Ulug: Le nevrosi nas:~l i. Ugurel: Terapia cklle affezioni ciella vescicheua biliare con s:~li bil iari. U NGHERIA .

. Honvédorvos. - Ri1·ista scientifica degli ufficiali medici un gheresi. Budapest. IX Gya li 17. Fase. maggio-giugno 1939·

Lippay : Trattamento delle lesioni di guerra delle estremità. Erti: Fornitura di arti artilìciali ai mutilati di guerra e protesi plastiche. Sajgò: Apparecchio pçr !:t determinazione di sede nei tumori Jo,·uti :tlb presenz:J di corpi estranei. Stefaits: Osreoplastica. Sereghy: Infezion i :1naerobiche nelle lesioni delle estremità. M olnar: Trasporto dei feriti delle estremit?!.

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NOTIZif la Principessa di Piemonte nominata lspettrice Nazionale delle Infermiere della Croce Rossa ItaliaJla. Con decreto del Duce S. A. R. la Principessa Maria di Piemonte è stata nominata

Jspettdce Nazionale delle Infermiere della Croce Rossa Italiana. Questo nuovo ed altissimo riconoscimento delle benemerenze e delle qualità eminenti, che l'Augusta Donna ha sempre mostrato in ogni occasione, giunge particolarmente gradito al Corpo Sanitario Militare. Perchè fu soprattutto nella campagna d'Africa, in cui, continuando le nobili tradizioni delle Donne di Casa Savoia, Maria di Piemonte ebbe modo di assolvere con squisito senso patriottico e con ammirevole abnegazione l'opera d"amore c di pietà, che Le valsero il conterimento della Medaglia d'oro per i benemenù della salute pubblica. Infermiera ~ag;;ce e confortatrice soave, sulle navi Cesarea e Aquileia e negli ospedali dell'Africa, sempre portò ai feriti e ai malatj il sorriso della sua generosa bontà, il sollievo delle sue accorte cure. Ovunque rifulse nell'adempimento dei suoi pietosi doveri: su mari non sempre tranquilli, sotto climi non sempre clementi. Nel momento in cui l'Augusta Donna assume un così delicato ed importante ufficio della Croce Rossa Italiana, il Corpo Sanitario Militare, fiero ed orgoglioso d'averLa ancor più ac-canto nella diuturna lotta contro il dolore e contro la morte, rivolge a Lei il suo pensiero grato, il suo saluto devoto.

Guerra ed ospedali. Il ministro Gocring _ha preso io Germania misure per La protezione. che gli ospedJJì civili e militari debbono offrire ai loro ricoverati c per i mezzi· di protezione di quesù edifizi contro gli attacchi aerei. Si deve ormai, nella scelta dei luoghi dove sorgeranno gli ospedali, considerare il fattore dei pericoli aerei. Particolarmente pericolose dc:1·ono pertanto essere considerate le grandi città. La capacità totale di un ospedale civile non deve eccedere i 6oo letti; quella degli ospedali militari non oltrepasserà i 450. Fanno eccezione a queste misure le cliniche universitarie. Ad una grande istituzione sono pre· feribili parecchi piccoli stabilimenti sanitari dispersi in parecchi punti. Separazioni di una stessa istituzione rappresentano una buona protezione contro gli attacchi aerei. Il sistema di costruzione a padiglioni è prcfcribile a quello di enormi edifizi; esso tuttavia non è l'ideale c si devono preferire servizi isolati più piccoli. Le sale operatorie Jevono essere particolarmente protette. Istruzioni speciali sono date ora per le nuove costruzioni ed il personale ospedaliero è al corrente di quello che deve essere il suo atteggiamento in caso di bombardamento. Tutti gli ospedali civili e militari sono ispezionati e stu· di;Hi allo scopo di determinare i mezzi immediati di evacuazione. Gli ospedali in zona particolarmente pericolosa continuano a funzionare, ma essi saranno, se del caso, i primi ad ess·ere sgomberati. In alcuni ospedali devono essere previste zone di protezione in

cut possa effettuarsi l'evacuazione.

Gli ebrei tedeschi nelle stazioni climatiche. Il Ministro dell'Interno del Reich ha impartito nuove direttive, secondo le q u ali il soggiorno degli ebrei nelle stazioni climatiche e di cura della Germania è subordinato alla presentazione di un certificato medico ed alla possibilità di essere alloggiati separa· mmente dalla clientela di razza ariana, come pure a condizione che il personale d i servizio femminile in alloggi e pensioni abbia raggiunto il 45"' anno di età.


NOTIZIE

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L'ospedale francese di Barur. Recentemente in :lttuazione dei precedenti provvedimenti di espropriaz ior.:: e in base ad accordi definitivi intervenuti con le autorità francesi, il Governatore, accompagnato dalle autorità del Governo e alla presenza dei capi, dei notabili c di numer06a folla di indigeni, ha preso possesso dell'ospeJale francese di Harrar. L'ospedale, che si trova nell ':~ ntica cinta indigena, è stato destinato alla cura ambulatoria e :1l ricovero degli ammalati indigeni. Esso è stato intitolato, con decreto governato riale, al nome di Ugo Ferrandi, in memoria del gra nde csplorawre novarese che fu tra i primi a raggiungere Harrar dove visse per p:1rccchi mesi nel 1886.

Per la patologia delle coronarie. La Direzione generale di Sanità Pubblica ed il Sindacato nazionale fascista dci medici hanno stabilito di mettere a llo studio ed in discussione nelle Assise generale di M edicina e Chirurgia i molteplici aspetti profilattici e curati vi dci cc disturbi della circolazione coronaria cardiaca )) che :mcora provocano tante morti improvvise in tutti i paesi del mondo. l\ sen. prof. Raffaele Bastianelli, quale Commissario del Sindacato nazionale fascista dei medici, ha interessato tutti i medici d'lt:llia a portare il loro contributo di esperienza pratica acquisita intorno a questo gra ve problema di patologia cardiaca. Largamente studiato negli istituti scientifici, coll'apporto delle osservazioni fatte dai medici pratici, sarà discusso prima in tutte !e sedi culturali dci 94 Sindacati provinciali dci medici e poi nelle Assise generali che si terra nno in Roma nel maggio 1940.

Nomine. Il prof. Amilcare Zironi è stato nominato Direttore dell' Istituto Sieroterapico Milanese, di cui era Vice-Direttore. All'illustre professore, di cui son note le molteplici benemerenze di studioso nei cam pi della microbiologia, della immunologia e della sierologia, il nostro Giornale invia il più ,·ivo rallegramento e il riù fervido augurio di sempre maggiore attività.

Congressi di Medicina interna c di Chirurgia. Il XLV Congresso della Società Italiana di Medicina Interna sarà tenuto a Napoli dal 19 al 21 ottobre p. v. I temi, posti all'ordine del giorno, sono: 1° • Prof. D ' Amato : u lipoidosi. 2° • Proff. G. Gamna, C. Giordano e Crosctti: T~rapia d~llo scomp~nso cardiaco. 3° - Proff. D. Cesa Bianchi e Cellina : Sindromi Bantian~ (tema in comune con la Società di Chirurgia per la quale è relatore il prof. Castiglione). Per informazioni rivolgersi: Segreteria XLV Congresso Società Italiana Medicina Interna, R. Clinica Medica, Napoli.


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NOTIZIE

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La Società Italiana di Chirurgia si adunerà a Napoli dal 14 al 22 onobre p. v.. I temi che saranno trattati, sono i seguenti: Traumi chiusi dell'addome. Relatore: Prof. G. Ceccarelli, Perugia. Chirurgia delle surrenali. Relatore: Prof. L. Durame, Genova. Sindromi Hanriane (in comune con la Società di Medicina Interna). Rclatorc: ' Prof. G. Castiglione. Milano. Per infonnazi:::ni ri,·olgersi :~l Segretario Prcf. Valtl<-ni, R. Clinica Chirurgica, Roma.

V Congresso internazionale del pronto soccorso. Si è svolto a Zurigo il V Congresso internazionale del pronto soccorso in caso d'in· fortunio. Il delegato italiano ten. col. medico prof. Ugo Cassinis, presidente della Federazione Medici degli Sportivi, ha fatto un 'interessante ed acuta disamina dell'organizzazione dei soccorsi nello sport di montagna in Italia, mettendo in rilievo l'opera svolta dal Centro Alpinistico Italiano circa gli impianti dei posti sanitarii, controllati rigorosamente da una Commissione medico-scientifica di cui fa parte il presidente della Federazione Medici degli Sportivi. L'O. ha riferito poi sui sistemi organizzaùvi dci trasporti e dei ~occorsi adonati dalle truppe alpine del R. Esercito e dai G r uppi Universitarii, presso i quali l'alpinismo ha raggiunto un grande sviluppo. Ha terminato affermando che molti stranieri, che hanno avuto bisogno di soccorso nelle nostre Alpi, sanno che è stato sempre fatto tutto quanto è umanamente possibile finanche a ricorrere all'aeroplano per ricerca e per ri(()(· n i menti di alpinisti isolati; sanno <he t:~ l volta i ritardi sono dovuti alle difficoltà poste dalla mont:Jgna stessa, che chiedono talora ore ed ore di dura lotta per vincere; c sanno infine che noi siamo soliti a volere la vittoria anche contro le forze avverse della )latur~.

Congresso internazionale dtidrologia medica. La Società internnzionalc d'idrologia medica terrà la sua riunione annuole òal 1-f al 19 ottobre in Italia: a Firenze, a Montecatini Terme, a Salsomaggiore ed a \'iareggio. Temi di discussione: 1° • Studi fisico-chimici sul sudore in seguito alla terapia coi peloidi. - Relatori: S. Pisani e colbboratorc (Italia). W. Zorkcndorfer (Germania). 2 ° . Cure /(•rmo/i e diabete. - Rclatori: M . .Messini (Italia), Bouzard, De Fossey, Ferroyrallcs e collaboratori (Francia). 3• . L'azio11e dei raggi attinici sulla pelle dei bambini. - R'datori: G. Frontali (Italia) c da designare (Svizzera). Le discussio ni sono aperte a tutti i ~oci, senza versamento di quote; i non soci pagano 10 scellini (gli studenti in medicina la metà). Per prendere parte alle escursioni, ai festcg· giamenti e ricevere i buoni per i viaggi e gli alberghi, la quota è di 10 scellini. Ad ogni socio sperta di diritto l'iscrizione gratuita di una signora; i non soci pagano 10 ~ccllini per le loro signore. Per l'ltnlia alla somma di 10 scellini corrispondono 50 lire. Sqrreteri:l ge nera le cklla Sccierà (I. S.I. M. H.): 109: Kingsway. London W. C. 2. Gli itali:mi indirizzeranno le loro :~desioni al Sig. A. Giulianetti, Montecatini Terme ( Oirezione Terme).


NOTIZIE

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Concorsi attinenti alla Medicina banditi dal Reale Istituto Vendo di scienze, lettere ed arti (Venezia). Fondazione « Querini Stampalia » : Premio di L. 5.ooo. Tema: Pot·tare un contributo sperimentale alla conoscenza delle proprietà chimiche o biologiche di una o più vitamine. Scadenza: 31 dicembre 1940. Fondazione «Ferdinando Cavalli >> : Premio di L. 8.ooo. T ema: Studio degli eventuali rapporti tm il fenomeno della bassa natalità ed il fatto della m·mai da secoli progressivamente diminuita varietà dell'alimentazione vegetale. Scadenza: 31 dicembre 1940. Fondazione <<Angelo Minich » : Premio di L. xo.oco. T ema: Indirizzi per la lotta ccmtro la tubercolosi, con speciale riguardo al problema della vaccinazione antitubercolare. Scadenza: 31 dicembre 1940. Nel 1941 il Reale Istituto Veneto ;:;ss:.>gnerà, fuori concorso, il Premio « Balbi Valìer >> dì L . 6.ooo << all'italiano che avrà fatto progredire nel biennio 1938· 1939 le scienze mediche e chirurgiche, sia con l'invenzione di qualche utile istrumento o di qualche ritrovato, ch_e valga a lenire le umane sofferenze, sia pubblicando qualche opera di sommo pregiO >>. Se qualcuno desidera richiamare L'attenzione · dell'Istituto sopra qualche invenzione o qualche pubblicazione che entri nei termini fissati per questo Premio, dovrà far pervenire le sue indicazioni entro il 31 dicembre 1940. Per le norme dci Concorsi rivolgersi alla Cancelleria del Reale Istituto Veneto, Palazzo Loredan, Venezia.

Concorso ~~Massimo Picdnini 1939 n• L'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente comunica : 11 termine per la presentazione degli scritti partecipanti al <<Concorso Massimo Piccinìn i >> 1939, sul rema: Medicina orientale antica e modema, è prorogato dal 28 ottobre 1939- XVII al 21 aprile 194o-XVJII, per consentire agli italiani residenti nell'Estremo Oriente di partecipare al Concorso stesso.

II premio 44 Prof. Massimo Piccinini , Su proposta della Commissione presieduta dal Senatore Aldo Castellani, il Rettore Magnifico dell'Università di Roma ha conferito il premio << Prof. Massimo Piccinini l) per l'anno 1939 - XVII, per la Medicina coloniale al Prof. Vittorio Cilli, Direttore dell'Istituto Zooprofilattico dell'Eritrea. I concorrenti erano stati 19. Per il premio 1940- XVIII è stato dalla R. Università di Roma bandito in questi gjornì il Concorso. Arr. r . - Il premio a concorso è di L. 4· 750 nette, e sarà conferito :1 un medico italiano, laureato in qualunque Università del Regno, che presenti il miglior lavoro su argomento di medicina coloniale; lavoro che potrà consistere anche nella dis~ertazione discussa all'esame di laurea. ArL 2 . - Le domande di concorso, redatte su carta legale e indirizzate al Rettore dell'Università di Roma, dovranno e~sere presentate non più tardi delle ore 12 del 30 dicembre 1939- XVIII all'Ufficio Fondazioni e Premi. Ad esse dovranno allegarsi i seguenti documenti: a) certificato di cittadinanza e razza italiane, legalizzato; b) certificato di iscrizione al P. N. F. o al G.U. F.;


NOTIZIE

c) certificato di laurea (in bollo); d) lavoro stampato o dattilografato in triplice copia. Art 3· - La Commissione giudicatrice del concorso · sarà composta del Direttore della Clinica delle malattie tropicali e sub-tropicali, e di due professori designaù dal Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, al quale la Commissione stessa, terminaù i suoi lavori, trasmetterà con una relazione, le proprie conclusioni. La relazione, a.ssieme alle eventuali osservazioni del Preside della Facoltà, sarà sot· toposta all'approvazione del Rettore, cui compete procedere all'assegnazione del Premio. Art. 4· - A parità di merito, sarà preferito il candidato che abbia conseguito la laurea in data più recente, salvo però la facoltà di dividere l'importo del Premio in parti uguali tra due concorrenti. Se nessuno dei lavori presentaù sarà ritenuto meritevole, la Commissione giudicatrice destinerà extra-concorso il Premio a cittadini italiani - medici o mm medici - che abbiano acquisito speciali benemerenze nel campo della medicina coloniale, oppure desti. nerà il Premio stesso ad incoraggiare iniziative nel campo medesimo.

Pubblicazioni pervenute. PENSO prof. GIUSEPPE: Igiene della vita coloniale. curazioni, 1939 ·XVII. L. 5·

Roma, Istituto Nazionale delle Assi·

IsTITUTO SANITÀ PussucA: Rendiconti. Volume II, parte I. Diamo l'indice dei pregevò& lavori che contengono : Marotta e Muntoni: l bromati e i perso/fati nella panificazione; Marotta: li mUtamento chimico delle farine; Galaminì:

Sulle variazioni di diversi composti di zolfo ù1dotte nell'organismo animale da ralim,n· tazione ca1·enzata di aminoacidi so/fOI·ati; Galamini e Pirani: Azione della. vitamina D sul decorso della ant:mia sperimentale; Trabacchi: Celebrazione di G. C. Roentg,n; Missiroli: Le varietà di Anopheles maculipennis e iJ problema della ma/a-ri{J in !talw; Russo : LA propagazione del bacillo della peste in rapp01·to alla metamorfosi di insetti coleotteri ed acarì; Russo: Persistenza di vitalità e virulenza dd bacillo dl!'l/a peste nel midollo osseo; Alessandrini : Pote~·e fermentativo di lieviti del commercio; Gennari: li liquido nelle cisti renali sierose; La Face: Sul/'a,Iofdismo della bonifica di Maccarese; Sata: Sull'appat·to di vitamina B, nel pane da parte del lievito; Druetti: Notizie sulle origini ed orientamento degli agff·egati urbani. L'approvvigionamento idrico; Schilling: Osservazioni sull'allevamento degli anofeli; Galamipj e Minozzi: Azione dell'acido ascorbico sull'utero isolato di cavia e di ratto; Galamini: Sul valore alimentare di alcuni o/ii idrogenati. PIAZZONI SANDRO: Le "Frecce Nere» nella guerra di Spagna (1937-1939) con prefazione del Generale Ottavio Zoppi. - Roma, Edizioni della Rivista « Nazione Militare ».

L. r8. E' la storia· di questa· nuova formazione militare, dal wo nascere alla sua gloria conquistata su tanti campi di battaglia spagnoli. La rievoca con commossa ed orgogliosa parola lo stesso creatore delle « Frecce Nere», correndandola di fotografie disegni e carte.

Dù·ettore responsabile: Pro{. Dott. RO~IA..

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1939 ·X

tenente generale medico.


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Anno LXXX VII • l<,asc. X OTTOBRE 1939 ·XVII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR. Cum sa.nita.te virtus in a.rmis

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DIREZIO NE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


TENDE COLONIALI WATEIIIALI PEA ATTENDAMENTO

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MILA N O-FORO BUONAPARTE, 12

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ANNO LXXXVII - fASC. X

OTTOBRE 1939-XVII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <oirtus in

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e dl diriuo a n . 12 fascicoli. Esso d e corre dal l• genna io al prezzo di L . 32 (estero L. 44); per gli abbonamenti fatti durante l'anno verranno inviati i numeri arretrati dell'anno in corso. L " abbonamento ai pava anticipato. Non disdetto un mese prima della s cadenza . t'intende

rkonf -ermato.

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SOMMARIO

KE ITAJ"O. - Or~nnizznionc c funz•onnmcnto tlel scrnzio sanitario nclk spedizioni .coloniali. (Rclaz.onc al Congrc~MI lntcrnaz•onnlc di mcdicina militare, Wa~hi ngton. m.•gg io ' Y3'1) (<Onlinuu) .

Pag.

979

LEZIONI E CONfERENZE LA FR:\NC.\. -

Le metcrcup~tic .

1oo6

LAVORI ORIOINALI COMELL I. Il COI' tributo dcll"ind:•ginc raJioiC)gica nelle opaazion i tli rcdutamcnto, con particolare riguardo alla pronbssi antitubercolare nell'Esercito

1007

1>1:\CENTINI. - Il mct·Jboli;mo energetico nclb marci:• su terreno piano c 'u rcrrcno inclmnto

10 13

DE A LE$$1. -

Prove cultur.•lr eseguite su 35 'tipiti di >talilococchi isulnti dJ dementi norm.>li c patoi•Jg•ci

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1028

P.ag .

1042

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA 111 t t'l"! i

:\CETILCOLINA L'mi/hza:ionc dc/t Cl·• .,.,~. .. cr , s.,a... c c o,·zr.R CARD IACI Falsi -

d'origim: digc.<IÌl•il.

.stati poJI·Inuonotici

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FR.\/';Z

nd/a I!Ùtl pubblica c f>rtt!li/t. drll'ilnllc"IJ Roma dal punlo di tiÌ!/tt radiologù·o. -

LEPTOSPIROSI itterigcnc c non iuc:igenc alb Martinica, LEPTO$t)IROSI. Epidemiologia ddlr -

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Puo:<A . Mo:<TESTRl'C

MHER, AsiHRSO:< c ErmrE

OSSIFICAZIONI ETEROTOJ>1CHE Tcnlalit·i di produzione di -

t/Ìtlllle indusioni di fllli(OSa di t•(;t"l<·a c di ciuifdlea. ((mtmo.

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TCMORI ENDOCRJ\~ICI. La diagnosi dinit·a dci anatomo cd isto· patulogico. -

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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MINISTERO DELLA GUERRA - DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

ORG.ANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NELLE SPEDIZIONI COLONIALI Relazione al Congresso Internazionale di medicina militare. Washington, maggio 1939. Prof. Ugo Reitano, tenente colonnello medico.

Introduzione. Colui che si dedica a studiare, a sottoporre Jd Jnalisi critica, e poi riassumere in sintesi il vasto e complesso argomento, tema di questa relazione, non può non restare perplesso di fronte alla somma di materiale v;,ario ed eterogeneo e dei dati, non comparabili l'un l'altro, che si offre al suo esame. L'organizzazione ed il funzionamento del servizio sanitario nelle spedizioni col~niali, in termini generici, non può considerarsi infatti come un problema a sè stante, ma si dovrebbe logicamente inquadrare fra gli altri servizi che una spedizione coloniale richiede, a quello intimamente legati; e non potrebbe essere staccato dal complesso del le operazioni belliche e dagli obbienivi che la spedizione stessa vuol raggiungere. Obbienivi che possono essere ben noti e precisi nella mente del Comando superiore, e raggiungibili entro un periodo determinato di tempo, o che possono variare, per imprevedibili circostanze, nel tempo e nel succedersi delle operazioni. Una spedizione coloniale si può considerare sempre finita, una volta raggiunta la vittoria delle armi e conquistata la più gran parte del territorio nemico? Ai fini strettamente bellici si può dare una risposta affermativa; ma, dal punto di vista sanitario, i pareri possono es~ere controversi. E' necessario tuttavia che noi ci imponiamo un limite; non possiamo addentrarci neli 'ulteriore sviluppo delle vicende di assestamento del territorio conquistato, non possiamo, senza staccarci dal tema prefisso, seguire tutte le trasformazioni che sullirà la vasta intelaiatura di organizzazione sanitaria e gli adattamenti che dovrà prendere il funzionamento del servizio nell'incalzare di vasti e urgenti problemi, che la conquista stessa ha sollevato. Lo sviluppo della relazione impone, senza dubbio, di mettere in rilievo la successione dei tempi) dalla concezione di una spedizione coloniale, alla ma preparazione, al suo sviluppo, all'epilogo. Il servizio sanitario rappresenta solo una parte, per quanto importantissima e, talvolta, di valore decisivo per il successo. Nelle spedizioni coloniali vi son sempre dei fattor1 noti e delle incognite; man mano che dalle antiche spedizioni coloniali ci avviciniamo alle


gRo

ORC .\:"1/.Z:\ ZIO:"E E FC:o-:ZIO!'.-\YIF.:"TO DEL SF.R\'IZIO S:\:-JITARIO ECC.

più recenti, le incognite, dal punto di vista sanitario, diminuiscono. Nelle eventuali future spedizioni, in virtù degli studi, delle ricerche, delle esperienze che hanno affrontato e chiarito molti problemi di geografia, di climatologia di fisiologia, d'igiene, di epidemiologia e di patologia tropicale, terre sconosciute e fattori incogniti di ordine s:mitario è da presumere che non ve ne saranno più o che saranno ridotti al minimo. In linea generale, si può dire che non esiste un paradigma di organ izzazione del servizio sanitario, ugu:tle per tutte le specliziom cr.~loniali, pr.r i diversi climi, i diversi terreni, e per le varie circostanze belliche, pur restando immutati i principi fondamentali del servizio ~anitario stesso e gli scopi che esso vuoi raggiungere in qualunque plaga, sotto i più diversi climi e in mezzo alle varie razze. Per spedizioni coloniali abitualmente si intendono quelle che !>i compiono nei paesi tropicali e subtropicali, che abbracci:~no quindi una larghi~­ sima fascia della terra, compresa tra il 36" parallelo a Nord ed il 3.2° a Sud, per cia~cuno emisfero; appare subito evidente che i climi in questa vastissima zona, a causa di diversi fattori (altitudine, latitudine, venti, poggie, (orrenr:i marine, costituzione geologica del terreno, ecc.) sono quanto mai vari; dalla vera e propria zona equatoriale, a clima ton ido, alla zona temperata, che si estende dal 23,27" parallelo a Nord (tropico del cancro) fino al 36o, e dal 23,27" parallelo a Sud (tropico dd Capricorno) fino al 32°. Ma altri aspetti, oltre quelli climatici, rendono le une dalle altre, diverse le spedizioni coloniali, sempre dal punto di vista sanitario: la nosologia locale e le correnti epidemiche, la distanza dalla madre patria, la massa del corpo di spedizione, la maggiore o minore vulnerabilità degli uomini di fronte ai fattori morbogcni, e sopratutto i criteri direttivi dell'organizzazione e del funzionamento dei servizi sanitari. Salvo talune eccezioni, le spedizioni coloniali sono state dirette verso popol:lzioni di civiltà inferiore, e talvolta verso popoli che vivono addirittura in condizioni di barbarie. Il primo urto tra la civiltà e le barbarie spesso è stato funesto, non tanto per la forza delle armi, quanto per le conseguenze igienico-sanitarie che ne son derivate. Ma, il progresso della civiltà, per quanto faticosamente, si fa strada; k nazioni colonizzatrici han ritcntato con successo imprese, già altre volte bllitc; con tenacia son riuscite a vincere difficoltà formidabili, han superato ostacoli che sembravano insormontabili, hanno dato un volto nuovo alle genti e al le terre stesse. In avvenire, le eventuali spedizioni coloniali dovranno tener conto del mutato stato di civiltà dei popoli dei cosidetti paesi calJi, già <b. lungo tempo in contatto con le nazioni progredite, e non trascur:1rc la considerazione che la lotta potrebbe avvenire ad armi uguali c con un 'organizzazione sanitaria ben apprestata; molti dei caratteri delle spedizioni coloniali del pass:1to andrebbero quindi perduti.


ORGANIZZAZIO~E E FUNZIO~.-\M E~TO DEL SEJn"I Z IO SAN ITARIO ECC.

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Ma noi medici dobbiamo occuparci del problema sanitario, che non è ~o ltanto un complesso di predisposizioni organizzative c di abili opere ese(Utive, che non si limita alla larghezza dei mezzi posti a disposizione, che non rispecchia soltanto la elasticità della preparazione tecnica e culturale degli organi -dirigenti ed esecutivi, ma che rappresenta anche e sopratutto, nella sua risoluzione, uno dei più appassionati sforzi che lo spirito può compiere per il bene dell'umanità e per il progresso della civiltà. Noi ci siamo proposti di illustrare, dopo aver fatto cenno delle spedizioni coloniali del passato, che offrono numerosi esempi di impreparazione e di deficienze sanitarie, l'apprestamento ed il funzionam ento del servizio sa ni tario nella madre patria cd in colonia, cd in fin e quella che è stata la nostra esperienza nella campagna italo-ctiopica; la quale, per grandiosità di . mezzi e per larghezza di personale, e sopratutto per la mirabile rete orga_ :.~ nizzativa inte.(suta c per i risultati sanitari conseguùi , non ha precedenti cif nella storia. li - 17 (~.

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Parte I. - Cenni su alcune spedizioni coloniali ddl'era moderna ~~~?!-~ 6 dal punto di vista igienico-sanitario. ~~~" tt , -~ Perchè si possa bene intendere quale sia l'importanza che nel volgere di questi ultimi tempi abbia assunto il servizio sanitario nelle spedizioni coloniali, bisogna riportarci al passato, ad un passato non molto remoto. Per brevità non rifacciamo quindi la storia delle più antiche spedizioni, che pur offrirebbero tanti spunti interessanti ai medici, ma ci limiteremo a dare qualche cenno sulle spedizioni coloniali compiute nel secolo scorso c ali 'i n izio di questo nostro meraviglioso secolo. Nes:mn medico può ignorare che molte dd le spcJ izioni coloniali del passato si risolsero in vere tragedie; il valore, il coraggio, gli eroismi furono resi pressochè vani dalla impreparazione sanitaria, dalla mancanza di criteri direttivi, dalla incomprensione che taluni comandanti avevano, nonostante qualche terribile esempio, del! 'importanza che il servizio sanitario deve assumere particolarmente in colonia. E' pur vero che i gravissimi inconvenienti sanitari in colonia spes~o rispecchiavano, in proporzione assai più grande però, quelli che si verificavano con frequenza durante la guer ra con le nazioni colonizzatrici impegnavano fra di loro in Europa. Ma, anche quando il servizio sanitario militare delle principali nazioni civi li, che pratiça mcntc nei secoli passati esisteva solo in forma rudimcntaie, cominc1Ò ad organizzarsi su bas1 più solide e con mezzi meno ristretti del passato, non sempre fu perfettamentee intesa quella che era una differenza essenziale tra la concezione della preparazione e del fun zionamento del servizio sanitario nelle guerre europee e quella che si doveva seguire per le spedizioni e


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ORGANIZZAZIOè'JE E Fl:NZI01-:AME"-"TO DEL SERVIZIO SA.NITARIO F.CC.

per le operazioni di conquista in colonia. Proporzionatamente infatti, nelle guerre europee la preparazione e l'assistenza sanitaria va diretta sopratutto verso i feriti, mentre che in colonia le principali cure sono da rivolgere verso le malattie endemiche dei paesi caldi e le frequenti epidemie. . Sarebbe però ingiusto il volere imputare sempre la causa degli insuccessi all'imperizia degli organi direttivi ed esecutivi, alla impreviggenza, alla mancanza di iniziativa; se il difetto di organizzazione sanitaria può essere stato la causa prima degli insuccessi di talune spedizioni coloniali, bisogna pur riconoscere che allora non si possedevano molte delle cognizioni di eziologia dei morbi infettivi, di epidemiologia, di profilassi di igiene coloniale, di patologia esotica, di fisiologia e di climatologia, che oggi rap.presentano il bagaglio culturale dei medici coloniali, e che nessun comandante di truppa esperto di vita coloniale, può trascurare. Tuttavia, anche nel secolo scorso, non mancarono esempi di spedizioni coloniali bene organizzate e bene eseguite sotto l'aspetto igienico sanitario. La spedizione francese che, sotto il comando del generale Ledere, nel r8o2 sbarcò a S. Domingo, fu pressochè distrutta dalla febbre gialla; su 58545 uomini che la spedizione contava alla partenza di Brest, 50270, vale [: d ire 1'82,5 'J{, , morirono di febbre amarillica, e degli 8275 superstiti 3000 erano malati o feriti . Quando, dopo 7 anni, le truppe ritornarono in patria i superstiti della primitiva armata erano 3001. Il corpo di spedizione inglese che nel 1817 operava in India agli ordini di Lord Hastings, fu colpito dal colera, ed in poche settimane, 700 su roooo combattenti c 8ooo su 8oooo uomini da trasporti morirono. A causa di queste forti ~ sime perdite, che avevano gittato il panico tra i superstiti, Lord H astings fu costretto a rinunciare alla spedizione e a dirigersi verso località montagnose più salubri. La prima spedizione inglese contro gli Ascianti (Costa d ' Oro) nel 1826 fu distrutta in gran parte dalle malattie, durante la marcia su Kumasi. Nel 1873-74 gli inglesi resi edotti dalla prima trisre esperienza in quelle rerre, che hanno uno dci peggiori climi dell'Africa tropicale e in cui dominavano la malaria e la dissenteria, prepararono una ~econda spedizione, la quale, anche sotto l 'aspetto sanitario ebbe completo successo. Il Comandante stesso del corpo di spedizione, sir Wolseley, precedette le truppe insiem e a un corpo di ufficiali, di medici, di ingegneri, e diresse in persona l'organizzazione sanitaria dalla base di Cape-Coast verso l'interno, lungo la strada di Kumasi. Fu esattamente stabilito l'itinerario che doveva seguire la truppa, furono costruiti ponti, organ izzati posti di sosta, accampamenti, magn z ini, mezzi di trasporto, fu provveduto al problema dell'acqua, a quel lo dell 'alimentaz ione più adatta, furono allestiti ospedali, furono studiati insomma al dettaglio tutti i provvedimenti giudicati necessari per conserv::lre la salute della truppa. I consigli di sir. A. Home, che, come medico


ORI';:\NlZZAZIONE E FUNZIONAME::-.:TO DEL SERVIZIO SAt'ITARIO ECC.

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capo, aveva accanto al comandante della spedizione, la r esponsabilità del servizio sanitario, furono perfettamente seguiti: la spedizione si doveva

compiere vittoriosamente nei mesi più propizi per quelle regioni (dicembre, gennaio, febbraio), le truppe europee, subito dopo lo sbarco, dovevano essere avviate verso l'interno; il corredo, l'equipaggiamento e il sistema di vita dei soldati doveva rispondere perfettamente alle esigenze della regione e del clima. In meno di due mesi la campagna era terminata con un successo sanitario brillantissimo : su un corpo di 46oo uomini, di cui 1828 appartenevano a truppe bianche, non vi furono che So morti, di cui 31 bianchi. Un terzo dei decessi fu dovuto a ferit,e . E' noto che questa campagna coloniale fu definita da lord Derby « la guerra dei medici e degli irrgegneri » e che è

sempre citata in tutti i libri di igiene coloniale come esempio del valore predominante di una accurata organizzazione sanitaria per il successo delle spedizioni in colonia. Anche la terza spedizione inglese contro gli Ascianti del 1895-96 rappresenta un buon successo sanitario mercè le misure mediche igieniche predisposte ed attuate dal medico capo Taylor di cui è interessante stralciare le piu importanti: scelta dei soldati sani e validi, non inferiori al 23• anno ùi età. Aggiunta alla razione alim entare di un certo quantitativo di bevande alcooliche che, in momenti di notevole sforzo e di esaurimento, a giudizio degli esperti dei luoghi ed in contrasto con le vedute dominanti negli ambienti scientifici, sarebbero riuscì te benefiche; cura per la buona potabilizzazione delle acque mediante filtri o ebollizione; accurata igiene personale; protezione contro i colpi di sole, ccc. Si può dire che l'unica malattia che colpì la truppa e gli ufficiali> nonostante la profilassi chininica, fu la malaria. La mortalità generale si mantenne bassa: su 884 uomini di truppa ne morirono 5, e su IIS ufficiali 2; su 375 uomini europei ne morì uno solo. Le prime spedizioni francesi in Algeria (1830, 1836-37), come è noto,

furono notevolmente ostacolate in parte dalla imprcplrJZione sanitaria e dalla negligenza e impreparazione igienica dei soldati ed in parte dal manchevole funzionamento dei 5.crvizi. Le notizie desunte, dalla relazione del m eclico militare Baudenz e da Sédillot, non sono confortanti: improprio l 'equipaggiamento, eccessivo il carico, cattiva l'alimentazione, scarsa difesa contro il sole e contro il freddo., pessima l'igiene personale, disorganizzati gli ospedali, deficienza di buona acqua, deficienza di personale medico e di materiale, contradittori gli ordini. In tali condizioni non è da stupirsi che il colera, la dissenteria e la malaria abbiano fatto numerosissime vittime.

Durante la spedizione francese in Tunisia (188r) scoppiò fra le truppe una grave epidemia di febbre tifoide, infezione in gran parte importata dal 142° reggimento di fanteria, il quale proveniva da Perpign:mo, e di cui non si pensò ad impedire la partenza, e da altre truppe che provenivano da


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O RGA:-\IZZ:\ZIONE E FUNZIO:-JAMENTO DEL SERVIZ IO SANJTARJO ECC.

Tolone. Sopra 20.000 uomini ne furono colpiti 4200 con 1039 morti. Brice e Bottet definirono la spedizione in Tunisia '< la campagna della febbre tifoide >>. Anche la dissenteria, che era endemica in Tunisia, si propagò fra le truppe e causò gravi perdite. Una difettosa preparazione sanitaria non aveva curato l'igiene degli accampamenti, l'igiene della persona, l'istallazione degLi ospedali. La maggior parte degli uomini era « curata » sotto la tenda conica, in cui in estate la temperatura raggiungeva, per alcune ore al giorno i sov. La spedizione francese nel Tonchino ( r884-86) fu funestata da epidemie di colera e dì dissenteria, malatti e che risultavano endemiche in C]uelle regioni ; è da aggiungere che la febbre tifoìde fu importata dalle stesse truppe francesi e che numerose furono le vittime. L'infezione malarica aggravò anche le condizioni sanitarie. Sopra un corpo di spedizione di circa 3 4.000 uomini, escluse le forze della marina, morirono per causa di malattia 4 000 uomini, di cui 1416 di colera. Anche le perdite, subìte per malattie, dal corpo di spedizione francese nel Dahomey ( 1892) furono elevate: su un totale di 3451 uomini, di cui l.t metà costituito da truppe indigene, in circa quattro mesi di campagna, si verificarono, secondo Lasnet, 225 casi di morte per malattia, mentre i morti in combattimento furono 74· La morbilità degli Europei fu data sopratutto da militari di fanteria e di artiglieria di marina, di cui molti erano al disotto dei 22 anni; i legionari invece resistettero meglio. Ma. ben pi ù alte sarebbero state le perdite di vite umane se non fossero state prese, alcuni mesi prima dell'inizio della campagna, delle importanti misure sanitarie, ispirate in gran parte dall'esempio delle spedizioni inglesi, già accennate. Furono reclutati lavoratori e portatori indigeni in numero adeguato, furono costruiti ricoveri provvisori e baracche, installati due ospedali con un complessivo numero di 5 00 posti letto, oltre 200 di una nave ospedale, furono emanate dispos izioni di polizia sanitaria, si provvide adegu<.tamente al personale sanitario, si curò in modo soddisfacente la potabilizzazione delle acque, ecc. Sembra ~trano come, a poca distanza di tempo dalla spedizione del del Dahomey, con la buona esperienza di organizzazione sanitaria fornita, ~i sia potuto incorrere in molti dei primitivi errori durante la spedizione del Maclagascar (1895) che secondo Lesnet, fu « un vero disastro sanitario », nonostante i grandi preparativi fatti. Su un totale di circa 24.000 uomini si ebbero 5556 morti, quasi tutù per malattia ; di questi un migliaio mo-rirono lontani dal teatro delle operazioni, o lungo il viaggio faticosissimo e male organizzato nei porti di Zanzibar, Aden, Suez, Port Said, Algeri, o nella madre patria. La percentuale delle perdite fra le truppe regolari (13857) raggiunse l'enorme cifra del 30,2 % Il 200° reggimento fanteria, formato unicamente con contingenti metropolitani , ebbe 1018 morti su un


ORGANIZZAZIO:-<E E FUNZIO:-<AME:-ITO DEL SERVI ZIO SA~ITARIO ECC.

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effettivo di 26oo uomini; la compagnia dd genio perdette i 2 / 3 dei suoi effettivi. La malattia predominante fu la malaria, che da sola causò il 72 cy., di tutti i casi di morte; e quindi sono da annoverare il tifo, la dissenteria, la tubercolosi, i colpi di sole. I morti per ferite furono soltanto 20. Se si vanno a ricercare le cause del disastroso esito sanitano di questa spedizione coloniale è da osservare jn primo luogo che le giudiziose misure igienico-sanitarie emanate, e particolarmem e quelle relative al soggiorno in quella regione, non furono eseguite; inoltre i volontari non furono selezionati con rigore. La giovane età dei soldati dell'esercito, al disotto d ei 20 anni, con appena un anno di servizio, offrì in genere scarsa resistenza alle molteplici cause morbigene; si tennero troppo a lungo le truppe nei bassopiani infestati dalla malaria, anzichè farle proseguire subito verso l'altipiano; non fu impedito col dovuto rigore alle truppe di dormire per terra; non furono osservate le disposizioni per la depurazione delle acque; le fatiche richieste ai soldati furono eccessive, in speòe le lunghe marcie con carico estenuante; il numero degli ospedali, delle ambulanze c d ei medici si dimostrò del tutto insufficiente, e l ' istallazione stessa degli ospedali era inadatta al clima. Si deve alla saggia organizzazione igienica e alle provvidenze pratiche, rigorosamente adottate, se la spedizione olandese contro gli Atjeh in Sumarra (1873-74), nonostante la lunga travers~lta e l'endemia colerica dominante in quei paesi, pcrdettc per infezione colerica soltanto 177 uomini su una forza di circa 14.000 uomini, e se la dissenteria e la malaria non intaccarono in maniera sensibile l'efficienza del corpo di spedizione, come era da temere. Le misure contro le infezioni intestinali consistettero essenzialmente nella provvista di buona acqua potabile e nell 'isolam ento dei casi con sintomi sospetti; contro la maRaria si curò in modo particolare la favorevole ubicazione degli accampamenti, la costruzione di baracche sopraelevate dal suolo e l ' uso di reti contro 1e zanzare dur:mte il sonno delle truppe. Un esempio di buona organizzazione sanitaria per quel tempo ce lo offre la spedizione inglese in Abissinia del 1868, contro re T eodoro. EssJ fu concepita con grande larghezza di mezzi. Una preventiva spedizione, di cui facevano parte dei medici, studiò il clima del bassopiano e dell'altopiano, le zone malariche, le malattie dominanti, ecc. Fu curata l'igiene personale, degli accampamenti, delle marcic, e particolarmente fu studiato il problema dell'acqua; a questo scopo furono impiegati dei pozzi Norton. La salute fra le truppe bianche si mantenne sempre soddisfacente; la mortalità per malattie fu dell'I,3 '){, , mentre per le truppe indiane si ebbero alte percentuali. Data la mancanza di vere e proprie azioni belliche, non si rcgi~trò nessun morto per ferite. Gravi perdite per malattie subì la sfortunata spedizione italiana in Eritrea nel 1895-96. Dal 1• dicembre 1895 al 31 maggio 1896 furono rico-


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ORGA:-.:IZZ.\ZIOI'E E FUNZIONAMENTO ;)EL SERVIZIO SANITARIO ECC.

verati negli stahilimenti sanitan della colonia 13196 italiani e 3521 indigeni, su una forza media di circa 14700 bianchi e di 7200 eritrei. La febbre tifoide fece numerose vittime; in sei mesi si registrarono 666 casi con 214 decessi. Questa altissima mortalità fu dovuta in parte al grave affaticamento delle truppe, in parte alle grandi difficoltà dì un adeguato trattamento dei malati. Numerosi furono 1 casi di malaria e i colpi di sole. La spedizione italiana in Libia (I9II·I2), quantunque avesse una discreta org<mizzazione sanitaria, non potè evitare nei primi mesi di occupazione (per particolari vicende che misero le truppe italiane con luoghi, genti, masserizie ed altri materiali infetti) il diffondersi del colera, che da qualche anno esisteva allo stato sporadico a Tripoli. In due mesi e mezzo si ebbero ro8o casi con 333 morti nel corpo di spedizione. Le energiche misure igieniche adottate riuscirono a debellare la minacciosa epidemia. Qualche piccolo episodio dì peste bubbonica fu rapidamente estinto. Anche la febbre tifoide, specialmente nei primi sette mesi di occupazione in Tripolitania e !n Cirenaica fu causa di notevoli preoccupazioni, senza però assumere i car~meri di una vera ed estesa epidemia. In quel periodo di tempo in Libia fu introdotta, per la prima volta nel nostro esercito, la vaccinazione antiti.fica con risultati giudicati lusinghieri . Il funzionamento del servizio sanitario andò man mano migliorando e perfezionandosi sì che può dirsi che le condizioni generali delle truppe si mantennero soddisfacenti. Non si può non ricordare, anche sommariamente, per le gravi deficienze di ordine sanitario riscontrate c per le masse di uomini impiegate, la gut"rra ispano-ameri<:ana, che, iniziatasi nel 1895 con una spedizione degli spagnuoli contro gli insorti cubani, si trasformò in un grande conflitto tra spagnuoli e nord- americani, che ebbe fine nel 1898. Già ai primi inizi ùella campagna, gli spagnuoli, forti di oltre 10o.ooo uomini, ebbero 14.ooo decessi per febbre gialla; al principio del novembre r8~ erano ricoverati per malattia, nei soli ospedali di Avana ben r3.000 spagnuoli. Durante l'anno 1897, secondo Brunner, le truppe spagnuole perdettero 32.534 uomini per febbre gi:-~lla, tifo, dissenteria, malaria, vaiuolo, senza contare altri r2.ooo uomini che morirono poi in patria per malattie contratte a Cuba. Ma anche le truppe amer icaoe furono funestate dalle malattie infettive; la febbre tifoide da w !:l, ·dal maggio al settembre 18g8, su una forza di r67.ooo uomini diede 12.1 25 casi con 640 morti; nello stesso periodo di tempo si' <Jm malarono di malaria 38.833 uomini. Dalla relazione del generale medico Sternberg, risulta che l'organizzazione del servizio sanitario all'inizio della campagna lasciava molto a desiderare; il numero dei medici e la loro preparazione al particolare compito igienico-sanitario organizzativo, loro affidato, era del tutto insufficiente;


ORGAl"'IZZAZIO:'-IE E FU:'-IZIO!': AME:-.=To DEL ~ER VIZIO Sr\t"IT,>\RIO ECC.

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incompresa era del pari, da parte dei comandanti delle truppe, l'importanza che deve assumere il servizio sanitario nelle campagne coloniali; inadeguati erano i mezzi di soccorso; vi era infine mancanza assoluta di un corpo di aiutanti di sanità, di infermieri, elementi indispensabili per il buon funzionamento del servizio. Gli errori furono tanti e tali, da una parte e dall'altra, che questa campagna coloniale si può considerare un tipico esempio di deficiente or. . . . gamzzaz10ne samtana. Nella spedizione inglese contro i Boeri (r899-1 900) fu curata molto 1'organizzazione per il trattamento e il trasporto dei feriti, sia come personale sia come mezzi, tanto da fare abbassare la mortalità dei feriti, ricoverati in luoghi di cura al 5 % (Herz). L'apprestamento ed il funzionamento del servizio igienico-profilattico non sembra sia stato adeguato alla gran massa di uomini (da 150.000 a 2oo.ooo) trasportata daìla madre patria nel Sud Africa, alle peculiarità del clima, del terreno e delle vicende belliche assai fortunose; e ciò ad onta della vasta esperienza che gli inglesi avevano potuto fare in questo campo, ma con contingenti relativamente scarsi di uomini. Le malattie infettive, c particolarmene il tifo, di cui vi furono alcune diecine di migliaia di casi, assunsero l'andamento di vere epidemie. La proporzione dei morti per ferite ai morti per malattia fu di 1 : r ,96. La proporzione degli entrati in luoghi di cura per ferite a quelli entrati per malattie fu di 1 :2. Durante la grande guerra, il corpo di spedizione britannico contro i tedeschi in Africa Orientale, forte di oltre 6o.ooo uomini, ebbe in r8 mesi 2794 morti per cause belliche e 6308 morti per malattia (Castellani). Nel 1916, durante un periodo di 7 mesi, giugno-dicembre, vi furono su 58.ooo uomini 5o.ooo casi di malaria ospedalizzati, con 263 decessi. Nel 1917, su una media di 50.ooo uomini, nessuno sfuggì all'infezione malarica, e si registrarono 499 decessi per tale malattia; si anno\'erarono anche 14.045 casi di dis~e nteria con 429 motti (Castclbni). Da questa rapida scorsa su talunc spedizioni coloniali del passato risulta che, tolte alcune eccezioni, l'organizzazione e il funzionamento del servizio sanitario non furono sempre adeguati nè alle necessità belliche nè ~ Ile esigenze del clima:, del terreno e della oosologia locale. In modo particolare quando il corpo di spedizione era composto di notevoli masse di uomilli e le difficoltà belliche erano molteplici, gli errori si moltiplicarono, nonostante tutte le buone intenzioni e le esperienze delle spedizioni passate, con le conseguenze che talune cifre riportate eloquentemente illustrano. Non si può escludere che un esame più approfondito delle varie questioni, connesse al servizio sanitario, potrebbe forse giustificare gualche grave errore. in cui sono incorse anche le più grandi nazioni colonizzatrici; ma non è vero tuttavia che taluni disastri sanitari si sarebbero pontti evitare.


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OR(,ANIZZAZIONE E Ft::"JZI0l'AMENTO DEL SERVI Z IO SANITARIO ECC.

Parte II. - Gli odierni prilldpi generali che regolano la preparazione sanitaria delle spedizioni coloniali. L'esperienza del passato, anche di quello più recente, e il r::tpido progredi re delle nostre conoscenze in tutti i settori dal vasto campo òi attività coloniale, le più moderne acquisizioni nel dominio dell 'igiene generale, dell'epidemiologia, della patologia, della profilassi immunitaria specifica dci morbi infettivi, se da un canto han no reso meno difficili i problemi di ordine sanitario, d 'altro canto ne hanno accresciuto il numero e la importanza. Non vi è dubbio che i principi generali che debbono guidare il servizio sanitario in campagna hanno sempre il medesi mo obbiettivo: proteggere la sal ute dei soldati da ogni insidia che la minaccia, fornire adeguati mezzi di sgombero, di ricovero, di trattamento per i feriti c i malati, in modo che le eventuali conseguenze delle malattie e delle ferite arrechino il minor danno ai singoli individui e alla compagine stessa delle truppe. Ma, se l'obbitttivo è sempre uguale, diverse sono le modalità con cu i i principii stessi vanno applicati; grave ·errore sarebbe infatti quello di attener si a rif,ride concezioni dottrinarie e a formul e schematiche che non potrebbero dare sempre e nelle più diverse circostanze buona prova. L 'adattabi lità e l'agiìità delle concezioni di ordine dottrinario e pratico in modo da farle corrispondere, quanto più esattamente è possibile alle necessità di tempo e di Juogo, debbono essere doti indispensabi li per coloro che hanno la responsabilità della preparazione sanitaria. Questa responsabilità non deve essere suddivisa e frammentata da interferenze di vario genere, sempre dannose, ma affidata in pieno alle autorità sanitarie competenti da chi ha avuto il compito di attuare e sviluppare il piano delle operazioni. Ormai tutti i Comandi, ;1 cominciare da quello più alto, si rendono perfettamente conto che non vi può essere pieno successo di azioni belliche se le condizioni sanitarie delle truppe non si mantegono buone, se l'organi zzazione sanitaria non è curata nei principii generali e nei dettagli, e se il fun zionamento di questo vasto organismo non risponde a tutti i prcvcdibili bisogni. L'opera dci sanitari sarà dunque sorretta, affiancata c potenziata dall'intclligcnre e solerte cooperazione di tutti i comandanti delle unità; e ciò in modo particolare nelle campagne coloniali. Un principio di ordine generale è quello di evitare, quanto più è posSibile, di fare delle malintese economie nel campo sanitario. La larghezza dei mezzi deve essere considerata come uno degli elementi indispens:1bili per il buon successo del servizio sanitario, special mente là dove risulterebbe vana ogni possibili tà di risorse loca li. Quel che importa soprarutto, compatibilmente con le esigenze belliche, è l'economi::t di vite umane; rag-


ORGA:-IIZZAZIOt"E E FU~ZI0:-1tUv1ENTO DEL SERVIZIO SAN ITARIO ECC.

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giungere lo scopo con la minore possibile perdita di vite umane; e con 1 minori reliquati possibili di ordine medico e igienico per tutti, in colonia e in patria. La penuria dei mezzi in materiale e personale avrebbe, prima o dopo, uno sfavorevole effetto sullo sviluppo delle operazioni belliche, di cui ne potrebbe pregiudicare l'esito. Poichè gli uomini e i mezzi non si improvvisano (e sarebbe un altro grave errore contare sempre sulle virtù di improvvisazione) è evidente che bisogna fare sicuro affidamento sulla salda struttura organizzativa della Sanità sin dal tempo di pace, che si riflette poi favorevolmente sulla preparazione specifica per una campagna coloniale. Non si può fare opera efficace di conquista coloniale e di civilizzazione se la Nazione che tale opera intraprende non ha la necessaria preparazione morale e materiale anche nel campo samtano. Bisogna cercare di ridurre al minimo l'imprevi:sto; in linea generale, quanto più si riducono di numero i fattori imprevisti tanto meglio è assicurato il successo sanitario di una spedizione coloniale. Nulla deve essere abbandonato af caso. (Liberarsi da concezioni fatalistiche !). Vana sarebbe la larghezza in personale o in materiale se non fosse saggiamente e tempestivamente impiegata. Mai come nelle spedizioni coloniali si rende necessaria b prontezza e la tempestività delle decisioni e la calma e precisa volontà di vincere gli ostacoli che si presentano con la m assima rapidità. Se è vero che ogni campagna coloniale, anche sotto l'aspetto sanitario, ha delle caratteristiche proprie, che servono a differenziarle le une dalle altre, non è men vero che principii di carattere generale offrono sempre dci punti di ravvicinamento. Si tenga conto, infatti, che si tratta sempre di irwiare dalla madre patria una massa di uomini, maggiore o minore secondo i casi, non abituata in genere a vivere nei climi caldi, che deve affrontare . .' .' . . un nemtco pm o meno numeroso, ptu o meno agguernto ptu o meno preparato; che deve essere wpratutto difesa da un nemico più insidioso e talvolta più micidiale, le epidemie. Come già si è accennato all'inizio, nelle spedizioni coloniali m eglio condotte la preparazione sanitaria si volge particolarmente all'applicazione delle buone regole di igiene coloniale e di profilassi generale e specifica delle malattie infettive; questo concetto fondamentale risulta ancora vero e domina ìa condotta dei s.anitari che organizzano il servizio e ne regolano il funzionamento. La preparazione sanitaria appresterà tutti i più moderni sussidi della scienza e si sbarazzerà di tutto ciò che ormai è considerato come superato o come non più aderente alla pratica; rifiuterà tutto ciò che sa di facile improvvisazione o peggio di speculazione commerciale, che fiorisce sempre in margine delle vicende belliche. A uomini di larga dottrina e di vasta esperienza coloniale deve essere affidato il compito della preparazione sanitaria; la capacità organizzativa è \.


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ORG:\NIZZ:\ZIO!'IE E rl:NZEONAMENTO DEL SERVIZIO SA N ITARIO ECC.

di certo una delle doti più belle dei medici militari, ed è estremamente difficile che altri possano sostituirli in questo campo. Essi saranno sopratutto guidati dalla conoscenza delle possibilità fisiche e morali delle truppe impiegate, dalla conoscenza del clima e dell'ambiente in cui dovranno svolgersi le operazioni, dalla nosologia ed epidemiologia locale e dagli altri molteplici fattori che variano da regione a regione, anche sotto il cielo dei tropici. Un criterio dominante dovrà essere quello di sdrammatizzare, anche dai punto di vista sanitario, le spedizioni coloniali, sbarazzandole da quell 'incubo sotto il quale le tenevano tristi ricordi del passato. Deve essere di conoscenza comune che gli uomini di razza bianca, sani e validi, possono vivere, lavorare, combattere sotto qualunque clima, semprechè non siano abbandonati a se stessi, semprechè una preparazione sanitaria sapiente e vigile provveda a istruirli nell'educazione igienica, a proteggerli contro le insidie del clima e del suolo, a sorvegliarli sempre nelle varie vicende della loro strenua vita. Oggi si può contare su un fattore favorevole; esiste la tendenza a una sempre maggiore plasmabilità delle masse stesse de.gli uomini alle esigenze igienico-profilattiche. D'altra parte bisogna anche tener conto che i progressi deJla civiltà la facilità e la rapidità dei viaggi, il bisogno sempre crescente di battere nuove vie, conoscere altre terre e tentare nuove esperienze, hanno tolto il velo a molti misteri e distrutto molte leggende. E tuttodò ténde a riportare il vecchio dramma delle spedizioni coloniali ad un quadro più aderente alla intensa e dinamica vita di oggi, capace del più intenso sforzo e pronta ad affrontare ostacoli, che nel passato sarebbero apparsi insormontabili. Un altro principio di ordine generale è quello che riguarda le eventuali conseguenze che la rapida immissione di larghe masse di uomini in colonia può arrecare alla salute delle popolazioni indigene, con l'apporto di malattie sconosciute nella colonia stessa; ma, conseguenze assai più degne di rilievo sono quelle dovute ai contatti tra i bianchi nuovi occupanti e le popo-

lazioni indigene: eventualità cioè di contagi e di trasporto in patria di forme morbose endemiche nei paesi caldi. Bisogna evitare quindi che si formino pericolose correnti reflue di portatori di germi e che dalla madre patria giungano in terra coloniale individui portatori, che troverebbero un terreno favorevole per la dis-seminazione di nuove malattie o per l'aggravamento epidemiologico di forme morbose, prima poco sviluppate. Un altro concetto di ordine generale infine è quello di rendere quanto più faci le sia possibile l'adattabilità materiale e morale delle truppe alle

esigenze che il complesso dei fattori propri della colonia impone. Doti spiritual i, culturali, tecnico- organizzative, ~iunite in un unico fascio, debbono essere il patrimonio che la Sanità mi! itare offre sempre, nei momenti di maggior bisogno, alla Patria. Organismo vivo od operante,


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

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secondo Ia felice immagine di Franchi, intimamente legato alla sorte delle truppe, deve rappresentare in mano del Comando superiore un elemento importante per la vittoria.

Parte m. - Preparazione e funzionamento del servizio sanitario. I preparativi sanitari in vista di una campagna coloniale, una volta stabiliti i concetti generali, dovranno uniformarsi alle seguenti considerazioni di carattere logistico: 1° - l'ammontare complessivo della forza del corpo di spedizione, che può essere spedito simultaneamente o a scaglioni successivi, come avvie· ne per le grosse spedizioni; 2° - l'esistenza o meno di basi, bene, o poco, o punto attrezzate, nel territorio coloniale, in cui già si dovrà affermare il dominio della nazione colonizzatrice, e che dovranno servire di punto d'appoggio e di partenza per la. penetrazione verso l'interno, e la distanza di esse dalla madre patria; 3° -l'entità numerica e i'efficienza del nemico che si dovrà affrontare. L'esistenza di basi è evidente che agevolerà il lavoro di preparazione. Quando, invece, bisogna cominciare con l'occupare ex novo delle basi, ed il primo sbarco stesso delle truppe è ostacolato dal nemico, l'opera di organizzazione sanitaria è resa assai ardua. Premessi questi tre punti, bisogna stabilire i limiti tra l'organizzazione ed il funzionamento del servizio sanitario nella madre patria e la preparazione con le conseguenti modalità di funzionamento che spettano agli organi direttivi ed esecutivi dislocati in colonia. Di certo non è possibile tracciare dei lìrniti netti, considerando che nella fase preparatoria e anche durante lo s.viluppo della campagna di guerra debbono esistere collegamenti diretti tra il servizio in patria e quello in colonia. Iniziatasi la campagna, gli sviluppi delle successive fasi del funzionamento del servizio sanitario saranno di esclusiva competenza dei comandi dislocati in colonia, i quali posseggono gli immediati elementi di fatto e che informeranno gl i organi centrali degli ulteriori bisogni del serVIZIO. Esamineremo ora quale dovrebbe essere idealmente .il lavoro di organizzazione e il funzionamento del servizio in territorio nazionale e quale dovebbe essere quello in colonia.

A) PROVVIDENZE DA ATTUARE IN PATRIA. CAP.

l. -

SELEZIONE DEGLI UOM INI DA INVI ARE IN COLONIA.

Deve essere oculata e rigorosa, evitando di accettare individui troppo giovani o troppo vecchi che mal si prestano a un facile adattamento alla vita e alle fatiche dei climi tropicali. Il perito medico, nell'esprimere il giu-


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dàio di idoneità o meno deve infatti tener conto delle caratteristiche del ter reno e del clima nel teatro delle operazioni, sapendo che molti disturbi cosidetti funzionali sono incompatibili con la vita attiva nelle regioni tropicali, e portando particolare attenzione nell'esame di organi e apparecchi più facilmente vulnerabili. I danni di una mal fatta selezione si rendono presto evidenti quando si permette a individui fisicamente inadatti di giungere in colonia; questi, alle prime fatiche nel nuovo ambiente mettono in mostra, anche inavvertitamente le loro tare, aggravando di un peso morto i vari reparti. Bisogna ricordare che i volontari spesso cercano di nascondere even-

-l

tuali malattie o imperfezioni o di diminuirne l'importanza. CAP.

Il. - MISURE IG IENICHE E PROFILATflCHE PER LA DIHSA DELLE TRUPPE CONTRO LE PRINCIPALI MALATTIE INFETTIVE E PER RENDERE PIÙ FACILE L ' ACCLIM:\TAZIONE lN COLONIA.

Riuscirà sempre utile quando vien fatta con opuscoli, con fogli volanti contenenti norme schematiche e tassative da seguire, con brevi conferenze, con illustrazioni, con films; il tutto adatto al diverso livello culturale degli ufficiali e della truppa. Tanto più efficace sarà l'opera di propaganda. quanto più sarà continuata nel tempo, in modo di fissare bene nella mente dei soldati i concetti principali. Un sistema di propaganda saltuaria o troppo frammentario rischia di divenire inefficace perchè si diluisce nel tempo senza lasciar traccia nell'animo dci soldati. 1° - Propaganda igimica. -

Vaccinazioui preveutive. - Tutti gli uomini dovranno subire la vaccinazione c la rivaccinazione antivaiolosa; nessuno deve sfuggire a questa pratJCJ. La vaccinazione mista antitifica-paratifìca, in linea di massima va pratica a tutti, anche a quelli che l'hanno già subita in precedenza; ,considerando che riesce sempre assai utile ai fini di una più valida immu~ità, praticare una iniezione antitifìca in più anzichè lasciare l'individuo imufficcntemente protetto da una incompleta vaccinazione. E' opportuno che la vaccinazione antitifica segua quella antivajolosa. N eli 'i ncertezza sulla durata della di fesa con ferì ta dalla vaccinazione antitifica- paratifica, è opportuno poi, ~e la campagna coloniale durasse a lungo, che si provveda ad una rivaccinazione generale. Se si affaccia il sospetto che nel territorio verso il quale sarà avviata la spedizione vi siano dei casi di colera, la vaccinazione anritifica sarà associata a quella anticolerica, mediante l'impiego di un vaccino quadrivalente (:111ti tifo A- para B colera) introdotto per primo dal Castellani. E' noto che oggi i vaccini polivalenti, per ragioni dottrinarie e per ragioni pratiche, 2" -

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hanno ·trovato largo impiego. Ma anche senza che vi sia sospetto di colera, in base alla posizione geografica della colonia e agli eventuali rapporti che essa prende con paesi a endemia colerica, è sempre buona misura di prudenza vaccinare le truppe col vaccino tetravalente, prima della partenza. La vaccinazione autidissente&·ica, date le difficoltà che ancora in parte sussistono di ottenere un vaccino sicuramente efficace e del tutto innocuo, e data la varietà deglr stipiti dissinterogeni che si possono riscontrare nelle varie regioni e nelle varie epidemie, non sarà resa obbligatoria; a menochè non si profili la minaccia di un'epidemia di dissenteria. Comunque è sem-

pre utile predisporre l'invio in colonia di una sufficiente quantità di vaccino antidissen terico polivalente; se si posseggono degli stipidi dissenterici, già isolati in colonia, è di capitale importanza che il vaccino stesso sia allestito con questi stipiti. E' opportuno anche predisporre per l'allestimento e l'invio di vaccino antipestoso, di cui l'efficacia tuttavia è ancora molto discussa, e di siero antipestoso polivalente. Per le spedizioni coloniali in regioni, in cui si ha motivo di ritenere che la febbre gialla e il tifo petecchiale possano rappresentare un reale pericolo, astrazione fatta degli altri provvedimenti profilattici ben noti, è opportuno studiare la possibilità delle vaccinazioni profilattiche con i vaccini giudicati migliori per efficacia e per innocuità. Non essendo però, almeno per ora cosa pratica, vaccinare larghe masse di uomini con tali sistemi, si giudica utile di vaccinare soltanto quegli individui più esposti ad eventuali contagi, come ad es. medici, infermieri, personale delle stazioni di disinfezione e di bonifica. 3° - Norme per la profilassi a11timalarica. - E' noto che la malaria è la malattia infettiva più diffusa dei paesi tropicali e che ha sempre rappresentato uno dei più notevoli ostacoli incontrati durante le carnpagn~ colonial,i; come tale richiede le più energiche misure profilattiche, che do~ranno essere seguite scrupolosamente. A parte i provvedimenti che le a·utorità sanitarie locali giudicheranno più opportuno di prendere, e di cui si accennerà in appresso, è necessario stabilire in linea di massima precise norme per la profilassi chininica; che è la sola su cui si può praticamente contare durante una campagna di guerra. in cui sono impegnate larghe masse di uomini. E ' inutile riprendere le tanto dibattute questioui sulla efficacia di tale sistema di profila~si; stabilito il metodo questo dovrà essere seguite con assoluto rigore. Sarà predisposto per l'i nvio di personale specializzato e del quantitativo di chinino occorrente, oltre quello che le truppe porteranno al seguito. La chininizzazione preventiva deve rappresentare la base della profilassi; le altre misure, come ad es. la piccola bonifica, non potranno rappresentare che dei fattori integrativi della lotta. La propaganda in questo 2 -

Gioma/~

di nudicin~~ militar<


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OR<;A:--:IZ7.A7.10l"E E FVNZIO~AMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

campo tkve essere intensa, c gli ufficiali tutti porteranno il loro efficace contributo in quest'opera. 4° - Profilassi antivenerea. - A parte i consigli di morigeratezza, che difficilmente saranno seguiti da tutti, considerando, sotto l'aspetto pratico, come sia prepotente il bisogno sessuale nei giovani, specialmente nei dimi caldi, bisogna predisporre una serie di misure che servano a diminuire il numero dci contagi delle malattie veneree, così diffuse nelle terre tropicali. Per la profilassi individuale giova predisporre per un largo quantitativo di preservativi, da cedere a basso prezzo alla truppa, e di pomate anticcltiche, IÌtenute di qualche efficacia. Si deve prospettare anche la possibilità di istituzione di case di tolleranza con donne eli colore, rigorosamente sorvegliate. Non si deve permettere inoltre che individui, infetti da malattie celtiche siano diretti in colonia.

s·' - Stabilimenti di bonifica. -

Per l'igiene generale delle truppe è indispcns::tbilc che si provveda, fin dall'inizio, per l'organizzazione di st:lzion i di bon i fica (bJgni, lava nder ie, disinfezioni, lavori di risanamento, ccc.).

6" - Approvvigionamento idrico. - Il problema dell'acqua potabile nelle c:1mpagne coloniali è stato sempre una delle questioni logistiche- sanitarie più complesse. Quantunque debba essere affrontato nelle linee generali e nei dettagli dalle :JUtorità in colonia, tuttavia è necessario che la prim:t organizzazione di questo importante servizio sia stabilita in patria. Si provvederà dunque all 'invio degli apparecchi e del materiale per la potabilizzazione dcll'ac<jua e si dar:1nno le norme direttive circa i tre punti essenziali dd problema: trovar l'acqua, rcndcrla sicuramente potabile, trasportarla con adeguati mezzi. Ove occorra si far:1nno studi c ricerche di carattere pratico per fornirt elementi concreti alle autorità ~anit:lrie coloniali.

t - Alimentazione. -

Nello stabilire, in accordo coi servizi logistici, ia raziOne :1l imcnt:.1re delle truppe in colonia si deve sopratutto tener conto che il biyogno energetico è in diretto rapporto non ~olo col lavoro che l 'indi"iduo compie ma con le condizioni climatiche d cile regioni in cui la sua attività si svolge ; che è prcferibile largheggiare, se mai, nei glucidi 3n&ichè nei protidi c nei lipidi, e che è necessario fornire un certo quan· titativo di alimenti o be\'ande ad azione antiscorbutigena. T uttavia, in linc:t Ji massima, è bene tener presente la razione ali mentare alla quale erano abituate in patria le truppe, onde evitare notevoli cambiamenti; che, se possono cs~ cre giustilìcati da ragioni dottrinali, avrebbero praticamente una sfavorevole ripercussione tra j soldati. Bisogna evitare, per quanto le esigenze belliche e logistiche lo permettono, di fornire con troppa frequenza cibi in scatola, i quali, se riescono comodi dal punto di vista logistico, riescono invece a lungo andare dannosi nei riguardi della fisiopatologia dei climi caldi. I pareri sull'uso di lx:\' ande a lcoolìche non sono del rutto concordi ~


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m linea di massima non ~embra utile la somministrazione Ji tali bevande nelle regioni piane e molto c:ddc; si potrà concedere un certo quantitativo di vino alle truppe che operano in regioni montagnose col pasto della sera. Utili riescono sempre le bevande ncrvine, come tè, caffè. S'intende che non è possibile stabilire uno schema preciso di alimentazione, valevole per tutte le spedizioni coloniali, per tutti i popoli e per le v:u ic possibiltà logistiche; ma i principi informativi che le autorità organizzatrici terranno presenti non si potranno certamente distaccar c molto d.t LjUanto si ~ brevem ente accennato.

8o - Vestiarìc ed equipaggiamento. - Lontani ~ uno ormar 1 tcmp; m cui si inviavano in colonia le truppe nella tenuta c col medesimo equipaggiamento che avevano in patria, con gli effetti che è facile prevedere. Oggi il vestiario e l'equipaggiamento per le truppe in colonia è oggetto di accurato studio durante il periodo organizzativo. La divisa di tela kaki, nella loggia più comoda c più rispendenre ai postubti della fìsi ologi:t, si è imposta; varia solo qualche dettaglio. Calzature comode c rcsi~tt nti, prdcribilrncntc in forma di st.ivaktto, dentro cui si rimboccano i pantaloni ampi, evitando l'uso eli g:unbali o Ji fascie che riescono incomodi durante le marce nei paesi tropicali, si giudicano molto adatte per le truppe. Per le zone eccessivamente calde si potrà presnìvcrc l'uso di pant:duni coni aperti sopra il ginocchio. Sottovesti di tela, calze di cotone, farsetti a m:tglia e fasci e ventricn: di lana (particolarmente per truppe che operano in terreno montagnoso) elmetto coloniale, completano il vestiario. Utilissimi riescono gli occhiali da sole. Il cappotto o la mantellina c un paio di coperte di lana sono necessari in località in cui la temperatura si abb.lS$:1 notevolmente durante la notte. L 'c<.JUi paggiamento deve essere tale da non affiticare le truppe in marcia; oggi si tende, per quanto è possibile, a rendere spedite e lib::: rc da impccl imenta le truppe. CAP.

111. - UFFICIALI MEDICI E PERSONALE SANITARIO NECESSARI P.ER liNA SPEDIZ IONE

COLONIALE.

E' evidente che nel grande quadro dell'organizzazione saniwria il corpo dei medici, dei chimici- farmacisti e di tutto il personale sanitario abbia una sostanziale importanza; si deve provvedere con larghezza, non solo ai bisogni per il periodo di preparazione nella madre patria ed in colonia e per il periodo delle operazioni belliche, ma anche alla riserva di un certo contingente di personale per le inevitabili sostituzioni e per sopperire con prontezza <1 tutte le richieste che potranno giungere dalle autorità coloniali. Non vi è dubbio che i posti direttivi e di maggiore responsabilità dovranno essere affidati a ufficiali medici in servizio attivo; non si ripeterà mai abbastanza che la scelta dovrà essere accurata, tenendo conto delle particolari attitu-


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dini organizzative, delle competenze tecniche rispettive e dell'esperienza coloniale pos~eduta, doti che, insieme alle virtù militari, dànno una sicura garanzia che il servizio yiene affidato in buone mani. Per le nazioni che hanno già un proprio corpo di medici militari coloniali, che passano quasi tutta la loro carriera nelle colonie, il compito risulta semplificato; la selezione è già stata fatta. Ma quando questi elementi favorevoli non sussistono, bisognerà basarsi sulla esatta conoscenza che gli organi direttivi centrali avranno sulle qualità dei singoli ufficiali medici. Ma il numero e la disponibilità degli ufficiali medici in servizio attivo, se si tratta di una grande spedizione coloniale, non sarà di certo sufficiente, e bisogna quindi fare assegnamento sui giovani ufficiali di complemento e su quelli richiamati dal congedo. E' necessario che gli schedari siano perfettamente aggiornati ad e-vitare inconvenienti, che poi si ripercuoteranno sul buon andamento del servizio, in particolare per quanto riguarda la richiesta di specialisti. Ognuno dovrebbe essere assegnato al suo giusto posto di attività, in modo da trame il massimo rendimento, ed evitando scambi di competenza. Bisogna anche tener conto dell'attitudine fisica e delle qualità morali, specialmente per i medici dei reparti, nazionali ed indigeni. Fin dal tempo di pace bisognerà curare i contatti tra medici militari in attività di servizio e quelli delle categorie in congedo, che dovranno essere tenuti al corrente del servizio. La richiesta di consulenza in persona di medici, che rappresentano delle autentiche illustrazioni della scienza e d eli 'arte sanitaria, può riuscire di notevole utilità; tutte le forze sanitarie debbono considerarsi sempre pronte al servizio del paese, in momenti di particolare necessità. Ma dovrà essere sempre ben preciso il criterip che la responsabilità dell'organizzazione e del funzionamento del servizio deve restare nelle mani delle autorità sanitarie militari, le uniche che conoscono a fondo i reali bisogni delle truppe e le necessità belliche. Si deve inoltre provvedere a dare impulso alla formazione di un accresciuto numero dì militari di sanità specializzati (aiutanti radiologi, odontotecnici, batteriologi, infermieri, ecc.) in modo da sopperire sempre alle richieste che giungeranno eventualmente dalla colonia. C.\P.

JV. - FORMAZIONI SANITARIE E MATERIALE SANITARIO OCCORRENTI PER UNA SPEDIZIONE COLONIALE.

Saranno proporzionati al contingente del corpo di spedizione, alla presumibile durata della campagna e ai particolari caratteri che questa avrà e ai .bisogni delle popolazioni indigene. Le formazioni sanitarie sono quelle che ogni nazione possiede nei magazzini di mobilitazione per i bisogni di guerra. N ell 'accurato lavoro di organizzazione si debbono studiare ed attuare con rapidità le eventuali parziali modifiche e i miglioramenti facilmente eseguibili in modo che le formazioni stesse rispondano, quanto m eglio è


ORGANIZZAZIO;-.,JE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

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possibile, alle caratteristiche di clima e di terreno del paese, verso cui sarà avviata la spedizione. Sarebbe estremamente difficile, e del resto non indispensabile di stanùardizzare un materiale sanitario per le diverse colonie e per le diverse spedizioni. Si è già detto che il servizio sanitario, nelle sue linee essenziali non cambia; quando il materiale è moderno, vale a dire aderente alle esigenze della scienza e della tecnica sanitaria e ai bisogni della guerra moderna, non potrà essere questione che di accrescerlo o di diminuirlo in qualche elemento. Del res.to l'adattabilità dei mezzi sanitari è grande, e sarà compito delle autorità sanitarie della colonia, come accenneremo in seguito, di sfruttarlo nel migliore dei modi. Le nazioni che hanno larga esperienza di spedizioni coloniali si son servite del loro materiale sanitario di mobilitazione, limitandosi a qualche variazione nei mezzi di ricovero e in quelli di trasporto dei feriti e dci malati . Sarebbe troppo lungo descrivere partitamcnte le caratteristiche delle buone formazioni sanitarie e del materiale occorrente per la spedizione: diremo soltanto che oggi non sarebbe più possibile di fare a meno delle formazioni sanit~rie specializzate, come le ambulanze radiologiche, quelle chirurgiche, quelle odontoiatriche, le sezioni di disinfezione, i laboratori di chimica e di batteriologia. Bisogna provvedere anche al materiale occorrente per l'istallazionc di ospedali stabili e per l'ingrandimento e lo sviluppo che potranno prendere gli stabilimenti sanitari della colonia. I magazzini e i depositi di materiale sanitario e di medicinali dovranno essere costanteme nte riforniti dai centri di produzione e tenuti al completo, perchè si ~ovino sempre in condizione da r ispondere pienamente alle richieste che giungeranno dalla colonia. L'organizzazione. e il funzionamento del servizio materiali samtan richiede, come appare evidente, un'attività intensa e continuativa, grande spirito di iniziativa e una elasticità mentale di particolare rilievo. Solo così riuscirà possibile di non farsi sorprendere dagli eventi, solo così si potranno fronteggiare le circostanze più avverse. CAP.

V. -

1

ORGANIZZAZIONE RELATIVA ALL AUMENTO DEI POSTI LETTO NEGLI 1

STABILIMENTI SANITARI E ALL ALLESTIMENTO DEI NUOVI LUOGHI DI RICOVERO E DI CURA, AccOGLIMENTO DEI MILITARI RIMPATRIATI PER. FERITE O MALATTIE. L oRO SMISTAMENTO E RICOVERO NEI VARI OSPEDALI.

Le autorità sanitarie direttive nel territorio nazionale debbono affrontare e risolvere anche quest'altro aspetto del servizio. Quando si tratta di una grande spedizione coloniale, per cui si presume che il numero dei posti letto, già esistenti negli ospedali territoriali, riuscirebbe insufficiente ai prevedibili bisogni, occorrerà provvedere in tempo utile ad accrescere la capacità di ricovero degli stabilimenti sanitari, sfruttando al massimo tutte le risorse.


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OR<; A~IZZ.\ZIO~E E FUNZIO~AME:-\TO DEL SERVIZIO SA~ITARIO ECC:.

L'aumentato numero dei militari sotto le armi in territorio metropolitano per le: esigenze di mobi litazione impone :mch!: si abbia una larga disponibilità per il ricovero e la cura dei malati, oltre che nelle infermerie temporanee e in quelle dei corpi, anche negli ospedali. Questo intenso lav01o d i prcpa razione dovrà essere espi ica to, in modo particolare, nella zona scelta come base per la radunata c l'imbarco delle truppe partenti e per il futuro sbarco dei malati c feriti provenienti dalla colonia; i quali , al loro _ritorno in patria, debbono trovare tutta ra ~sistcnza materiale e morale e tutte le cure necessarie in ambiente adatto, tranquillo e confortante, in modo che: ~cntano come il cuore della Nazione accoglie i suoi figli reduci da una im· pre~a, per la quale hanno sofferto fatiche, disagi, rischi. Poichè gli stabilimenti sanitari militari, csi~tenti nella zona suddetta, per quanto portati alla massima efficienza, è presumibile che non potrebbero b;rstarc, si allestiranno, mediante convenzioni apposite con le autorità ci\'ili, :~Itri posti letto presw ospedali civili, cliniche, istituti unÌ\'ersitari. Si provvederà :-tnche alla installazione, in località bene ~ce lta, di ospedali ba· raccati, attrezzati secondo le moderne esigenze. Si stabilirà un diretto colleg:.tmento con Istituti clintci speci:1iizzati, in ntno il territorio nazion:.1lc per particolari cure, eventualmente richieste dalle condizioni di taluni infermi. Saranno srabliti dci convalescenziari, degli osped.ali per malattie diffusibili c saranno stabiliti speciali reparti di isolamento. Il rimpatrio degli infermi, reduci dalle operazioni in colonia, che una volta era fatto su navi inadatte e in genere sovraffollate che accrescevano le sofferenze degli infermi, oggi si compie con navi ospedali, perfettamente attrezz:Hc in ogni particolare igienico-~anitario, ove i malati e i feriti sono sorvegliati c curati da ufficiali medici della Marina, i quali, per la loro speciale pratica, sono i più adatti a dirigere il servizio durante la traversata. All'arrivo di ogni nave ospedale alla base metropolitana prestabilita, le autorità sanitarie, già designate dall'organizzazione centrale, procederanno a bordo allo sminamcnto degli infermi con i criteri giudicati più opportuni, cd al ricovero nei vari stabilimenti sanitari, procurando cbe tutte le opcr::tzioni, così delicate per la loro natura, avvengano nelle condizioni migliori. Gli stabilimenti sanitari della base principale avranno il compito anche di agire come filtro per ri sparmiare al paese l'eventuale contagio e la diffu· sione di malattie infettive. Non sarà trascurata la questione degli eventuali portatori, apparentemente mni. Sarà necessario quindi che disposizioni tas· sative impongano un periodo di os~ervazione sanitaria anche per gli individui sospetti portatori, durante il quale saranno ripetutamente praticate le necessarie ricerche di laboratorio. Tutti i militari, restituiti alle famiglie dovranno essere in perfette condizioni di pulizia personale e con indumenti propri.


ORGANIZZAZIO:-:E E FIJNZIO:--:M,1 ENTO DEL • ERVIZIO SA:-.IITARIO ECC.

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Si comprende :.tgevolmente quale som mJ di la\'oro e di energie si richieda perchè tutte le provvidenze siano adeguate alle ncccs5ità del momento e a quelle future nel territorio metropolitano, e alle rich ieste che pervengono dalle autorità sanitarie che operano nel territorio coloniale. Questo lavoro è rimasto spesso oscuro ed in genere poco illustrato nei suoi particolari; soltanto chi lo vive intensamente ne apprezza il sostanzilk VJIore, che ha pronto riflc ~ so nelle operazioni sanitarie che si compiono in colonia. B)

A SPE1TI

DELL'ORGANIZZAZIONE

E

DEL

FUNZIOl':\MENTO

DEL

SERVIZW

IN

COLON IA.

Dovrà esser chiaro, fin dall'inizio, nclb mente delle autorità sani tarie direttive un piano organico di provvidenze, che avranno rapida applicazione, a cominciare dalle più urgenti. CertJmentc qui vi il lavoro si compirà in condizioni assai meno calme e assai meno propizie di quanto non avvenga in territorio nazionale, specialmente se non sussistono neanche le basi. su cui fondare il primo nucleo organizzativo o se queste basi si !)resentano affatto primitive e rudimen tali. In queste condizioni la prontezza e la rapidità delle decisioni e una ferrea energia si impongono. Gli svi luppi ultenori saranno in diretto rapporto con la maniera con cui è stato impost.lto il servizio. Esaminiamo ora i va ri elementi per una buona organizzazione c Uii efficace funzionamento del servizio stesso. CAP.

l. -- CoSTITUZIONE DI BASI SAN ITARIE NELLE LOCALITÀ D! ARRIVO DELLE TRUPPE E INSTALLAZIONE DEGLI STAB IL!~ENTI SAN ITAR I.

Avvalendosi del personale c dei mezzi a sua disposizione l'autorità direttiva costituirà la base sanitaria in modo da fr onteggiare, al primo ini zio, i più urgenti bisogni del servizio igienico-profilattico e dell'assiste nza agli infermi. Se esisteva in precedenza un qualche stabilimento sanitario, per quanto rudimentale, questo sarà subito ampliato e arricchito in modo da conferirgli la massima efficienza ; in caso contrario bisognerà impiantare, ex novo, gli stabilimenti di prima necessità o in edifici in muratura o i n baracche o sotto tenda, scegliendo le lcx:alità più adatte. Parallelamente sarà costituito un primo magazzino di materiale sanitario, che raccolga c smisti il materiale giunto dalla mad re patria, suddividendolo poi in aliquote. Questo primo nucleo organizzativo che servirà ad affrontare le prime necessità, andrà man mano ampliandosi via vta che il person::lle e i mezzi affluiranno. E così, lungo il cammino che le truppe prenderanno verso l'interno del territorio, sorgeranno infermerie, posti di ristoro, nuovi ospedali barac-


1000

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

r.ati o sotto tenda. Se, come può accadere spesso, la sede di sbarco non si presta per ragioni climatiche e ambientali a una sosta delle truppe, e queste debbono essere avviate subito verso l'interno, saranno scelte le località più propizie ove le truppe saranno concentrate. Quivi sarà organizzato un grande centro sanitario che irraggerà la sua attività in diverse direzioni, quivi avranno sede gli organi direttivi, i grandi magazzini di materiale sanitario vario, vi affluirà il personale sanitario che, a differenza di quello dei reparti e delle unità organiche, giungerà isolato in colonia. S'intende che tutto ciò è sottoposto alle condiziom di viabilità e aila disponjb1lita ed efficienza dei mezzi di trasporto e a tutto il complesw dei servizi logistici, che rappresentano la spina dorsale di una spedizione coloniale dei tempi moderni. E pertanto anche l'organizzazione sanitaria iniziale non potrà essere, pur tenendo conto dell'alta capacità tecnica degli organi direttivi ed esecutivi e del grande spirito di sacrificio di cui ha sempre dato prova il corpo sanitario, che l'espressione dell'organizzazione logistica generale e dello spirito di previggenza che ha guidato l'azione dei Comandanti. Nel predisporre in seguito la rete degli stabilimenti sanitari di vario ordine lungo le direttive di marcia o comunque nelle località che meglio si prestano secondo gli intendimenti del Comando superiore, e nello stabilire il numero dci posti letto sarà tenuto conto - basta appena accennarlo - - della prevedibile percentuale di malati e feriti, della distanza che esiste tra un ospedale o un gruppo di ospedali e l'altro, della necessità di talune specializzazioni, della possibilità di facile afflusso e successivo sgombero degli infermi. Un certo numero di ospedali da campo inoltre sarà tenuta di riserva per tutte la eventualità. Ove le condizioni di tempo e di luogo e la disponibilità dei mezzi lo permettessero, il direttore del servizio farà procedere alla costruzione di infermerie a carattere permanente, sia per metropolitani sia per gli indigeni. C..\P.

IL -

PROVVIDENZE DI CARATTERE IGIENICO- PROFILATTICO.

Si è già accennato alle misure attuate nel territorio nazionale prima della partenza dei contingenti del corpo di spedzione; in colonia questo aspetto del servizio sanitario assume una importanza predominante. La virtù di una saggia organizzazione in questo campo dovranno esser tali da far sentire tutto il loro valore dallo sbarco delle truppe fino al termine della campagna ed oltre, accompagnando gli uomini ovunque, guic!andoli, proteggendoli, aiutandoli, nella loro nuova vita e nelle pitl dure btichc. Le misure igienico- profilattiche debbono anche esser dirette alla protezione della salute della popolazione civile bianca, eventualmente già esistente in colonia e della popolazione indigena civile e militare. Quest'ultima dovrà subire una selezione; anche per i nuovi arruolamenti, che si


ORGANIZZAliOI'E E FUl-<ZIONAMEl'TO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

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andranno compiendo, le misure di igiene generale e di profilassi saranno ngorose. Soffermiamoci brevemente sui vari punti del servizio igienico- profilattico:

a) Il problema dell'acqua. E ' stato sempre uno dei più assillanti nelle spedizioni coloniali, e come tale va trattato per primo; esso presenta diversi aspetti e necessita la stretta collaborazione di molteplici servizi. Le conoscenze e gli studi preliminari dovrebbero dare, con sufficiente approssimazione, delle direttive sulle risorse idriche del paese. Comunque il problema va impostato sotto questi tre aspetti: r• - trovar l'acqua in quantità sufficiente ai bisogni; 2? - assicurarsi della potabilità con le opportune ricerche. Render pura l'acqua ed evitare gli inquinamenti successivi; 3• - farla gi ungere tempestivamente, cd in misura adeguata alle truppe. Può accadere spesso che nelle zone litoranee delle regioni tropicali l'acqua da bere non esista o sia di natura salmastra; in tal caso bisogna provvedere per m ezzo di navi che portano buona acqua potabile o per mezzo di impianti di distillazione. Il trasporto di acqua da bere con le navi non può rappresentare che un mezzo temporaneo, dettato da ne::essità urgenti; gli impianti di distillazione, ad alto rendimento, potranno assumere invece carattere di stabil ità. Se sussiste la risorsa di pozzi e di sorgenti d'acqua, si tratterà di apportarvi quelle modificazioni che l'igiene c l'ingegncrie consigliano (costruzione di serbatoi, condutture, opere di presa, ecc.), per ottenerne il massimo rendimento in condizioni di sicurezza. Ma, nel caso di penuria di tali risorse o per esigenze militari imprescindibili, si dovrà ricorr ere all'acqua di fiumi o di laghi eventualmente esistenti. L 'acqua dovrà essere preventivamente sottoposta a rapidi controlli chimici e batteriologici, essendo di dominio comune il pericolo che es~a può rappresentare come veicolo di malattie infettive, particolarmente nei paesi tropicali, in m ezzo a popolazioni che ignorano i primi rudimenti dell'igiene. Comunque, la più elementare prudenza vuole che le acque di pozzi superficiali, fiumi, laghi, risorgenti siano sottoposte a procedimenti di depurazione. I mezzi, già predisposti dalle autorità sanitarie metropolitane cd altri eventualmente richiesti dal direttore del servizio sanitario <iella spedizione, saranno messi in opera. Non si può pensare a un sistema unico di depurazione delle acque; saranno adottati invece vari sistemi secondo le circostanze. Si darà la preferenza comunque a procedimenti pratici, di facile esecuzione e sicuramente efficaci. Gli apparecchi di ebollizione, previa una sommaria filtrazione, facilmente trasportabili e capaci di un notevole rendimento di acqua sicuramente depurata, potranno rendere dei servizi veramente preziosi ; tutte le volte che sia possibile, bisognerà impiegarli. Si potranno stabilire delle stazioni di depurazione del! 'acqua con tali apparecchi,


I 002

()RGA~IZZ!\7. 1 0NE E HJ NZIOKAME~TO DEL SERVIZIO SANITARIO EC:C.

per l'eventuale invio, anche a distanza, alle truppe dislocate in zone in cui manca altra modalità di rifornimento idrico. Talvolta si è costretti a ricorrere agli apparecchi di filtrazione, di cui l 'industria tecnica ha fabbricati svariatissimi tipi; esistono, come è noto, filtri per battaglione, per compagnia, individuali, a impianto semipermanente per truppe in stazione, o montati su carri per truppe in marcia, dai più semplici a quelli più complicati, dai più resistenti a quelli fragili e di breve durata. Ma, quando si tratta di rifornire d'acqua larghe masse di uomini con questi sistemi, si incontrano delle difficoltà di ordine pratico (insufficiente rendimento, lunghe attese, ecc.) a parte il fatto che i filtri richiedono molta cura e che talvolta non dànno la certezza dell'avvenuta depurazione. Certamente piLI largo impiego avranno i proceclimcnti di depurJzione chimica delle acque col cloro, che hanno il vantaggio di una grande :.emplicità e di assoluta praticità in campagna. Le truppe in marcia porteranno con sè il materiale necessario (in fiale, in compresse, in polvere); v'è solo l'inconveniente che taluni rnicrorganismi patogeni (ad es. cisti amebiche) resistono al trattamento con i preparati di cloro. La propaganda igienica, iniziatasi in patria, deve intensificarsi in questo settore: evitare ogni possibile inquinamento di acque, non servirsi di acque sospette. Ma, pochè si sa che la propaganda non è sempre sufficiente ad impedire infrazioni, occorre predisporre e mettere in opera con assoluto rigore norme tassative in materia. Quando non vi fmsc possibili tà .tlcuna per le truppe di rifornirsi di acqua (il che potrebbe accadere spesso) bisogna tempestivamente provvedere a far giungere loro il quantitativo indispensabile mediante carri botti, in serbatoi di vario genere su carri o a dorso di quadrupedi da soma. In queste circost:mze si vigilerà perchè l'acqua giunga pura e si farà il possibile perchè mezzi di trasporto c recipienti siano adeguati allo ~capo. Qualunque esercito moderno, in campagna, possiede uno speciale servizio idrico, affìd:tto al genio; dalla stretta collaborazione tra questo servizio e l'opera dei medici si dovrà ottenere il risultato de~ iderato, uno dei più validi sussidi igienici per il benessere e la salute delle truppe.

b) Profilassi specifica contro le malattie infettive. Si è già detto come una buona conos_cenza delle malattie infettive principali debba ritenersi acquisita per gli ufficiali medici della spedizione, c si sono pure ricord:ne le ,·accinazioni che le truppe subiscono all'atto della mobi litazione. In colonia, la lotta per prevenire le malattie infettive e le eventuali epidemie non dovrà subire soste; la risoluzione del problema dell'acgua, di cui si è trattato, rappre~enta già una valida misura contro le infezioni cosidette di natura idrica. Ma è necessario fare una revisione nei ri guardi della vaccinazione mista anti_tifica -parati fica -colerica e provvedere, quando il direttore sanitario lo gi udichi opportuno, alle rivaccinazioni.

..


ORGANIZZAZIONE E Flil"ZIO!' AMENTO OEL SERV IZIO SAN ITAR IO F.CC.

1 003

Un accurato controllo richiede dd pari la vaccinazione antivaiolosa; saranno rivaccinate le truppe indigene, e, nella larga misura possibile, le popolazioni delle zone in cui dovranno vivere le truppe. Disposizioni severe saranno pure date per la vaccinazione della gente di colore che atliuisce eventualmente da altre regioni, di quella dei territori che man mano si occuperanno, degli eventuali prigionieri di guerra. Il pericolo del vaiuolo deve praticamente scomparire. Per la buona profilassi chininica si terrà conto della maggiore o minore intensità dell'endemia, della stagione più o meno favorevole per lo sviluppo di epidemie malariche, della necessità di far passare le truppe attraverso regioni malsane o di farvele sostare qualche tempo, e si sceglierà il metodo ritenuto più efficace. Nei casi di contratta malattia, che talvolta non riesce possibile -evitare, si dovrà provvedere ad una cura energica e alla bonifica, anche ai fini profilattici. Utile è stabilire dci conval escenziari per malarici in località adatte, che valgono anche a far ricuperare pii) rapidamente individui, che altrimenti dovrebbero essere rimpatriati. Il personale specializzato in malariologia sarà impiegato in modo che dia il massimo rendimento, sia nel periodo di preparazione (studi, ricerche, proposte) sia nel periodo di operazioni. Si daranno le direttive per i lavori di piccola bonifica c si provvederà perchè le scorte di chinino non abbiano mai a mancare. oltre a ciò, la direzione del servizio sanitario dovrà curare che

Ma

si3no sempre migliorate e perfezionate le conmcenzc epidemiologiche, profilattiche, cliniche, di tutti i medici militari affìnchè i multiformi aspetti dell 'jnfezione malarica non vengano misconosciuti. Per la profilassi anticeltica si seguiranno di massima le misure stabilite dalle autorità centrali, adattandole alle condizioni ambientali. Se si affaccia il sospetto che altre malattie infettive [JOSsano penetrare nella compagine delle truppe, o per eventuali contatti con le popolazioni di colore o con i prigionieri di guerra, o per p:trticolari condizioni locali (peHe, colera, tifo petccchiale, febbre ricorrente, frambocsia, lebbra, dissenteria bacillare o amebica, ecc.) la direzione sanitaria dovrà essere prepar:lta ad intervenire tempestivamente e con la massima energia. Il personale e i mezzi che il direttore del servizio avrà a sua disposizione sono: gli ufficiali igienisti, i batteriologi, quelli addetti agli ospedali per malattie infettive, ai lazzaretti, ai campi di isolamento, ai campi prigionieri di guerra, alle basi m arittime di sbarco e imbarco, con le relative formazi:oni sanitarie e col necessario materiale per espi icare il loro compito (.laboratori di ricerche, sezioni di disinfezioni, stazioni di bonifica, ospedali per infettivi, !azzaretti, ecc.). L 'esperienza della grande guerra ha insegnato anche in questo settore molte cose, di cui una sagace organ izzazione deve tener conto, pur uniformandosi alle particolari es1genze del territorio coloniale e del corpo d i spedizione.


IC.04

ORGANIUAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO FCC.

Una volta tutti queHi sussidi sanitari specializzati, che oggi appaiono indispensabili anche se si trattasse di una piccola spedizione coloniale, non esistevano solo in parte; ma l'abilità della direzione sanitaria consiste nel predisporli saggiamente ed impiegarli in modo che offrano il più efficace rendimento.

c) Acclimatazione delle truppe bia1zche. Su questo complesso lavorio fisio-patologico vi sono state particolarmente nel passato, molte esagerazioni. Qualcuno, in epoca moderna, ha creduto di semplificare affermando che il cosidetto processo di acclimatazione è puramente una questione di igiene. Tenuto il debito conto degli argomenti di ordine dottrinale, su cui tanto si è scritto e discusso, la questione va risolta con molto senso pratico, senza incorrere nella esagerazione opposta. Sarebbe certamente un grave errore se dei contingenti di truppa bianca, provenienti da paesi temperati o freddi, dopo una navigazione più o meno lunga, una volta sbarcati, si sottoponessero a gravi fatiche e si portassero senz'altro al combattimento. Pur tenendo conto della grande adattabilità della razza bianca ai vari climi c della validità fisica dei singoli elementi ·del contingente, si affronterebbe un rischio non indifferente; a meno che urgenti e imprescindibili necess:tà belliche non richiedessero di affrontare tale rischio. Ma, a questo proposito talune esperienze coloniali (lei passato servono di lezione. Le truppe che giungeranno nel periodo preparatorio o anche in quello operativo, possibilmente nella stagione più propizia, saranno tenute saggia· mente nella zona costiera, se questa è più salubre, o saranno trasportate verso l'interno, in condizioni climatiche e ambientali migliori, se la zona mal si presta alla loro permanenza. Queste direttive di massima, già emanate dalle autorità centrali, dovranno essere giudiziosamente applicate e debbono essere ancora considerate come un valido elemento di una buona organizzazione igienica-sanitaria.

d) Alimentazione. E' stata già fissata dalle autorità centrali, sia dal punto di vista logi· stico sia da quello sanitario. In colonia potranno essere apportate delle pie· cole varianti, in base a eventuali risorse locali in alimenti, alle esigenze di carattere logistico e all'andamento delle operazioni belliche in condizioni varie di clima. L'organo direttivo sanitario non mancherà di far presente comunque la necessità che giungano sempre alle truppe, dislocate anche nelle linee avanzate e alle colonne staccate operanti in regioni impervie, sostanze di riconosciuto valore antiscorbutigeno. Norme precise sarann~ emanate sulla sorveglianza degli alimenti, delle cucine, dei militari addem al rancio, anche per evitare eventuali episodi di tossinfezione alimentare.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

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e) Igime personale. In colonia dovrà essere ancora più accurata che in patria. Bagni e lavanderie trasportabili saranno dislocati in base ai bisogni, impianti di bagni fissi dovranno sorgere in località adatte. Si cercherà sempre, compatibilmente con le esigenze militari, che la truppa sia posta in condizione da potere accudire alla pulizia personale. Le stazioni di bonifica, saggiamente sfruttate, renderanno dci notevoli servtzt. . f) Igiene degli accampamenti e dei baraccamenti. Le norme di igiene generale a questo riguardo sono conosciute da

ogni medico militare; ma si dovrà particolarmente insistere sulla scelta della località, evitando la vicinanza di focolai anofeligeni, di abitati indigeni, di posti di sosta di carovane indigene, fomite di insetti, e comunque di luoghi di gran traffico stradale. Le norme per la pulizia e l'igiene degli eventuali baraccamenti e degli accampamenti e per il risanamento del suolo non dovranno restare scritte sulla carta degli ordini di servizio ma dovranno avere pratica applicazione sotto il controllo degli ufficiali medici e con la solerte cooperazione degli ufficiali tutti. g) Contatti con la popolazione indige11a. In linea teorica dovrebbero essere totalmente evitati; ma nella pratica talvolta risultano inevitabili. Bisogna tuttavia procurare di ridurli al minimo possibile e far di tutto perchè le truppe bianche non si mescolino alla vita stessa degli indigeni che, per taluni aspetti, può attirare la curiosità dei soldati. Oltre il pericolo di eventuali contagi, militano in favore delle misure proibitive, principi sociali, morali e di prestigio, il quale non deve mai abbassarsi.

h) Provvidenze per i rimpatriandi. I militari che rimpatriano per qualsiasi ragione dovranno essere concentrati in determinate località e sottoposti agli accertamenti sanitari (oltre:

quelli evenuali di carattere medico legale) e alle misure di honifica prima del loro imbarco in modo da impedire che eventuali portatori di germi si infiltrino tra le truppe. (Continua)

._, w


LEZIONI E CONfERENZE

OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

LE METEREOPATIE Riassunto dctla confert>nza del prof. Sebastiano La Franca, dirc:ttore delln Clinica mcòica Jella R. Uni,·ersità di Palermo.

L 'il/uJtre O. Ila iniziato la sua conferenza, ricordando come fin dm te m p i più remoti. molti malanni venissero meSSI in rapporto con i movimentt degli astri, d1e erano perciò considerati i n.tpremi regolatori della vita umana e delle sue vicissitudini. Da allora, /'argomento ha sempre interessato medio e profani, ma solo da pochi anni esso è stato affrontato con criteri stretta· mente scientifici. Oggi, lo studio delle malattie da clima, da vento e da altn agenti meteorici, sfrondato da quanto poteva esservi di superstizioso e dt non Jàentìjico, e completato invece da nozio·n i sperimentali e da accertamttltt biometereologici, ha asJ!.mto una grande importanza. L'O. ricorda così le malattie da venti, comuni in tutte le parti dd mondo, ed esistenti anche da noi, come ad es. la cosidetta si11drome del vento di let'ante in Puglia, la patologia da scirocco iu Sicilia, ecc. Ricorda pot quanto è stato ..·c1·itto circa il riacutizzarsi delle malattie croniche Ì1t deter· mmate giornate, l'aumentare in alcuni periodi particolari, rifere12tesi· a dat1 a_;tronomici, delle morti improt,vise e dei suicidi, ecc.. Ricorda infine lt· sindromi morbose da venti africani (ad es. i momom della Somalia ed il g!Jibli del deJerto libico), la cui conoscenza assume pet noi notevole importanza dopo la conquùta dell'Impero.


LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MlLIT ARE DI BOLOGNA Diretto re: colonnello medico prof. AtrK WO Gt:lt~IINo.

IL CONTRIBUTO DELL'INDAGINE RADIOLOGICA

NELLE OPERAZIONI DI RECLUTAMENTO CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA PROFILASSI ANTITUBERCOLARE NELL'ESERCITO lJott. Umberto Comelli, tenente colonne llo medico

Il Congresso nazionale di Radiologia tenutosi in Bari nel settembre dello scorso anno con l'intervento di Radiologi ester i, fra i quali una larg:1 rappresentanza tedesca, di Cl in ici e di M-:dico-lcgali ha portato all'ordine del giorno della discussione dcll 'assembka un argomento di capitale importanza: Radiologia e Medicina legale. Problema cruciale del Congresso p~ r il quale il prof. Frick, Presidente ddla Società Radiologica tedesca, ha avuto parole di compiacimento verso la Pres!denza ddla Socicrà di Radiologia italiana elogiando la novità e l'origi nalità del tema discusso che rappresenta un capitolo non ancora approfondito e per le questioni tratt:He in rapporto alb inforlunistica c medicina forense. La Radiologia militare - che può considerarsi in massi ma parte medicina legale - non poteva esse re assente d:~ questo argomen to e però, per ia prima volta neila sua storia, è stata chiamata a portare il suo contributo di esperienza e di studio. E' ~ne conoscere e ricordare che b nostra specialità neli 'Esercito iniziatasi nel 1896 col ten. col. medico Giuseppe Alvaro Direttore dell'Ospedale militare di Napoli e del primo Gabinetto Radiologico militare in Italia, che si completa col Perrero di Cavallerl~o ne ed il Bonomo e si afferma come specializzazione e culmina coli 'Infante e Mignacca, Frau, Valeria, per continuarsi con Mazzetti , Germino, Caccia, Terra Abrami , Molinari ed altri benemeriti pionieri e sp-:cializzati di oggi, è stata così riconosciuta dalla Radiologia universitaria in considerazione delle benemerenze di pace e di guerra. Ma un altro contributo di grande importanza è chiamata a portare la Radiologia militare, in rapporto alla Medicina fasc ista, per la sua applicazione nel campo della profilassi antitubercobre nell 'Esercito. Il concetto di utilizzare la Radiologia ai fini del reclutamento nell 'Esercito ed il modo di risolvere praticamente questo problema risale ad antica data.


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IL CùNTRIDUTO DELL'INDAC I!-iE RADIOLOGICA NELLE OPERAZIONI ECC.

Il dott. Stecckow - medico capo di prima classe dell'Esercito prussiano - in una comunicazione tenuta nel 1897 considerava l'opportunità di sottoporre all'esame radiologico i mi! itar i già incorporati e non gli iscritti di leva. In Francia il Rovillois, in collaborazione di Cristau e L iegeois, ricorda che fin dal 1902 fu fatto un esperimento di esame radioscopico in un battaglione di cacciatori e che dopo la guerra sono state riprese ricerche sistematiche, specie nella Svizzera, estendendole anche negli ambienti universitari, industriali e commerciali. Nel 1928 furono esaminati rad'ioscopicamente 1500 individui, nel 1933 furono sottoposti allo stesso esame 2300 reclute, ·e 88.ooo reclute furono esaminate nel settembre dello stesso anno. L'esame veniva eseguito in locali delle varie caserme, attrezzati con apparecchi autoportati, da personale specializzato e senza intralciare le operazioni dei Corpi. In Italia le ricerche precedenti, la proposta Crespellani della istituzione di una cartella radiografica nell'Esercito, hanno trovato pratica applicazione in un primo esperimento di controllo radioscopico da me compiuto nel reclu· tamento degli allievi ufficiali delle Accademie di Modena e di Torino (1932). Secondo i risultati d eU'esame i soggetti visitati venivano d istinti in: malati, sospetti, indenni da infermità a carico dell'apparato respiratorio. l casi di dubbia interpretazione venivano sottoposti al controllo radiografico. I reperti, seduta-stante, venivano presentati alla Commissione Medica nominata dal Ministero della Guerra, per il giudizio definitivo. Da allora l'indagine radioscopica del torace viene sistematicamente richiesta per il reclutamento degli ufficiali ed estesa anche al volontarismo, specie coloniale. Però l'esame radiologico viene attualmente praticato negli Ospedali di Corpo d'Armata ove sono fatti affluire i giovani aspiranti alle Accademie militari. Il problema tubercolare nell'Esercito ha assunto notevole importanza ed è regolato da norme particolari che riguardano la costituzione dei Reparti di accertamento diagnostico ed il loro funzionamento, inti mamente collegato con la profilassi, la cura e il ricupero, intesi in senso collettivo e sociale. Il concetto dominante di questo trinomio è rappresentato dalla diagnosi precoce. Sappiamo dalla clinica che nella quasi totalità della popolazione, specie nelle classi meno abbienti e nella età della chiamata alle armi, l 'infezione tubercolare è pressochè totalitaria. L'anatomia patologica conferma questo f:mo riscontrando focolai riferibili a forme tubercolari polmonari primarie nel 97 % dei casi (Aschoff e Phull), ed anche di forme cicatriziali post-primarie con valori fino al 90-98 % (Grafi, Loesche, Anders). Conosciamo, inoltre, che le autopsie di giovani tedeschi robusti e sani, morti combattendo nella guerra mondiale, hanno dimostrato la presenza di focolai tubercolari guariti in una proporzione superiore al 6o % -(Rolando). Le osservazioni di


IL CONTRIBUTO DELL'INDAGINE RADIOI~OG ICA NELLE OPERAZIONI ECC.

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Kattendit (citato dal Rolando) dimostrano la presenza di tubercolosi latenti compatibili con la vita normale ed, anche, con esercizi sportivi. Gli studi radiologici proposti dal Maragliano, Tandoia ed iniziati nella collettività da Busi e Paolucci, seguiti da Turano, Maragliano ed altri, portano delle cifre notevolmente inferiori ai dati sopracennati; in riguardo al riferimento di forme tubercolari latenti e ciò per le ben note ragioni di ordine anatomo patologico e tecnico-fisico per cui non tutti i focolai, in vivo, possono essere messi in evidenza dalla tecnica radiologica attuale. Così stando le cose, il problema di giudicare se un militare è o non è idoneo a prestare servizio militare va circoscritto in base alle concezioni clinic~radiologiche della tisiologia moderna. Il Micheli, nella definizione di diagnosi precoce delle forme tubercolari polmonari post~primarie che sono <luelle che, salvo rarissime eccezioni, ci interessano, sostiene il concetto del •< riconoscimento tempestivo, agli effetti della cura e della prevenzione, delle varie espressioni clinico-radiologiche attive ed evolutive della tubercolosi polmonare siano esse ancora chiuse od abbi::mo già condotto ad una incipiente ulcerazione del tessuto polmonare ». Non seguiremo l 'illustre Clinico nella acuta disamina e nelle importanti argomentazioni e confutazioni sul valore delle manifestazioni dell'allergia nel « test >> tubercolinico e delle sindromi legate al virus ed ultra - virus tubercolare (Besançon e Sergent), alla pretubercolosi, alla tossiemia tubercolare, alle lesioni pretisiche; forme tutte che non risultano sufficientemente documentate nè documentabili. Tuttavia riteniamo che il concetto diagnostico sopra esposto sia più aderente alle possibilità realizzabili nel campo della Medicina Legale militare e crediamo, quindi, che la nostra indagine debba prevalentemente essere impiegata nella ricerca delle forme post-primarie a tipo miliare, nella forma nodulare dell'apice e delI'infiltrato precoce nelle varie espressioni evolutive ed involutive, secondo la classificazione del Micheli. La Radiologia entra nella questione con un numero considerevole di fatti espressi da studi compiuti in Italia, specie in quest"ultimo decennio, di anatomia radiologica del polmone (Busi) ed ai controlli anatomo-patologici (Maragliano, Busi, Omodei- Zorini) che hanno orientato la ricerca su basi veramente scientifiche. Le tappe principali di questa mole poderosa di lavoro sono rappresentate dal riconoscimento ed interpretazione del dis~gno radiologico ilare e polmonare, dall'isolamento e dJIIa descrizione delle forme elementari e della loro corrispondenza anatomo- patologica e dalle conoscenze clinico- radiologiche sulla diffusione del processo tubercolare nell'organismo. Graff e Klipfer1e in base a confronti anatomo-patologici, volgarizzati in Italia specialmente dal Busi, hanno cercato di differenziare gli aspetti radiologici dei focolai produttivi e di quelli essudativi per utilizzarli ai fini della clinica, ma il concetto non va inteso in senso assoluto perchè le due forme rappresentano due fasi diverse nel decorso del processo morboso. A prescindere dall'origine della infezione è certo che l'i ntensità dell'ombra 3 -

Giomalr di m~didna militar~.


IOIO

IL CO:-JTRIBUTO DELL.INDAGI:-JE RADIOLOGICA NELLE OPERAZIONI ECC.

radiologica corrisponde al fatto anatomo- patologico sicchè possiamo riconoscere e seguire, in vivo, la trasformazione del processo essudativo nelle sue varie tappe verso la cavernizzazione o la risoluzione, secondo lo stato di allergia dell 'organismo ed, in questo smso, il contributo della nostra indagine sarà tanto più completo in quanto potrà unire al criterio di attività quello di sede, estensione e decorso. Noi vediamo con frequenza nelle radiografie toraciche dei militari alk armi come reperto occasionale la configurazione tipica radiologica del complesso plimario calcificato, oppure l'uno o l'altro bene distinti da altre figure elementari note dd disegno ilare o polmonare radiologico normale. Ma pos· siamo anche riscontrare nei giovani qualche caso, raro per verità, in cui, specialmente nella più immediata vicinanza deli 'ilo radiologico, intorno ad un centro più opaco, osserviamo il determinarsi di una reazione perifocalc che documenta la riviviscenza della adenopatia similare del Parrot della avvenuta infezione primaria. Le forme acute prevalentemente produttive del tipo della miliare od in prevalenza essudative del ri po dell'in filtrato precoce nella loro evoluzione costituiscono, dal punto di vista del reclutamento, una difficoltà puramente diagnostica; rappresentano, come è noto, latenze cliniche che entrano nel dominio radiologico. Più interessanti da considerare allo scopo di giudicare sulla idoncidt al servizio sono le stesse forme subacute o croniche e cioè le disseminazioni discrete oppure gli esiti di focolai miliarici e quelle varietà anatomo-clinicht note col nome di focolai apicali di Simon oppure i cosidetti reinfetti di Aschoff-Pkull ed inoltre gli esiti in guarigione dell'infìltrato tisiogeno o della lobite. Trattandosi di accertare degli esiti o di constatare un process~ di gmrigione può presentarsi in sede fi-scale la simulazione, sia che si tram di riferire la malattia a reali od immaginarie cause di servizio oppure si esageri o dissimuli la portata di questa fino alla provocazione o ali 'aggra· vamento. Difficile è il compito specialmente nella prima di queste contin· genzc alla cui soluzione medico legale, fra le varie risultanze degli altri metodi di indagine, il perito sanitario non potrà disconoscere il valore del documento radiologico in quanto è espressione di fatti anatomici e che p rin cip~tlmente consistono nella differenzazione, dallo stato di intensità e dall'aspetto delle ombre radiologiche, dei fondamentali caratteri del processo riparatore cicatriziale o fibrocalcificato nella sua intensità ed estensione con orientamento verso il concetto prognostico e funzionale. Si è molto discusso in passato sul valore della indagine radioscopica c di quella radiografica c della prevalenza di questa o di quella. Sul dibat· tito molto ha contribuito lo stato de Il 'ìstrumentario e della tecnica radiologi ca del tempo per cui sembrava preferibile, e per certo lo era, la visione evanc~ cente ma totalitar.ia, vivente, caratteristica del metodo radioscopico a quella più dettagliata, ma egualmente equivoca del radiogramma di un torace con immagini sfumate per eccesso di posa da difetto di carica. In


IL CON1 R!BUTO

DEI.L'l~I>.'\GINE

RAD!<.)l ('\. IC:\ :--!Fl.LE OPERAZI 0:--! 1 ECC .

IOII

questo ultimo decennio la tecnica radiologica è notevolmente progredita tanto d:1 permettere grafie rapide ed ultra rapide, perciò la questione può dirsi superata e contenuta nei giusti limiti nel senso di considerare le due prove come indagini di una stessa ricerca che si completano e si integrano. Chi conosce, e cioè la maggior parte fra i radiologi, l'affollamento dci nostri gabinetti, specie in periodo di presentazione del contigente di leva ai distretti ed ai corpi, e sa che la più alta percentuale degli esami richiesti è rappresentata da allegate o reali infermità dell'apparato respiratorio per cui la nostra indagine viene per così dire applicata alla massa, sa anche ,che Jobbiamo valorizzare al massimo una buona radioscopia. Questa indagine eseguita sotto alto carico, quale può essere fornita dagli attuali strumenti moderni in dotazione, con le cautele, gli artifici e le risorse tecniche che l'esperienza ci insegna può in un grande numero di casi fornire utili particolari, rilevare segni di ordine funzionale, precisare localizzazione di corpi estranei ad alto peso atomico che invano potremmo richiedere da radiogrammi o da esami più complicati e che possono essere sufficienti per orientare verso un provvedimento medico-legale. I vari organi, legati fra loro da quei rapporti che l'anatomia c'insegna a rÈconoscere, presentano una ben più vasta e delicata solidarietà funzionale - sintesi della vita - per cui non debbono essere studiati separatamente senza che ne venga infirmato il giudizio definitivo. Così nelle malattie dell'apparato respiratorio non è !JOssibilc sottrarsi, anche, ali 'esame del mediasti no e dei suoi organi, ùell'cspans.ibilità diaframmatica e, per conseguenza, dci visceri sottostanti che ne possono alterare le normali funzioni. Molteplici sono le cause d'errore, ma i l radiologo bene e~ ercitato può trovare nella radioscopia un mezzo d'indagine bastevole per alcune delle più comuni richieste e per liberare sopratutto i nostri laboratori dalla pletora dei non ammalati. Nel campo nostro queste considerazioni legate a necessità contingenti, soprattutto quelle di ordine economico, debbono e~sere tenute presenti, fermo restando l'assioma che il radiogramma, allo stato attuale della scienza, non può essere sostituito dalla radioscopia. Come documento obiettivo la radiografia è la sola qualificata per una diagnosi medico -legale cd a queHa si deve arrivare attraverso la visione radioscopica ogni qual voltJ si tratti di giudizi e. di valutazioni peritali importanti, delicate e dubbiose. Posta la questione in questi termini, la !Oiuzione del problema, del modo di applicare la radiologia alla massa, si presenta incerta e incompleta, perchè, se la radioscopia non è filtro sufficiente per il riconoscimento di forme polruonari iniziali attive ed evolutive, la radiografia resta praticamente pro!biùva. Ecco la ragione per cui, specialmente in Germania, è stata adottata da tempo la micrografia ossia la fotografia d eli 'immagine dello schermo fluorescente su pellicola di piccolo formato. In Italia il Palmieri ha portato all'ultimo Congresso di Radiologia Nazionale di Bari la micromirografia. Questo metodo, applicato in pratica


IOI2

IL CONT RIB UTO

DELL'lNDAGl~E

RADIOLOG ICA NELLE OPERAZIONI ECC.

con la collaborazione del tecnico Monari, consiste nella ripresa fotografica dell'immagine dello schermo mirata su pellicola e riassume certamente grandi vantaggi sulla radioscopia, ma sopratutto risolve il fattore economico, che, come afferma il Palmieri, dall 'ordine della lira passa a quello del centesimo, ciò che porta quindi un notevole e forse decisivo contributo alla soluzione integrale della questione dell'esame radiologico totalitario per riguardo alla profilassi antitubercolare nell 'Esercito. Questo fatto porterebbe alla eliminazione, in sede di reclutamento, di un numero certo ragguardevole di ca11didati e di colpiti di forme tubercolari polmonari che, nonostante il rigore della visita, ogni anno vengono eliminati dopo un servizio che impone allo Stato la revisione c l 'aggiornamento della causalità di servizio e quindi l 'onere di assegnazione di pensioni. L'esperimento, a mio giudizio, potrebbe essere incominciato ed eseguito in Ospedali Militari sede di Corpo d'Armata sopra il contingente distrettuale delle reclute e potrebbe essere seguito dopo l'arrivo al Corpo e durante il periodo di allenamento alle fatiche militari in collaborazione con l'attenta osservazione delle reclute da parte degli ufficiali medici reggimentali. Il micromirogramma, o una copia di esso, allegato ai documenti personali del militare o meglio al foglio matricolare Mod. ro6, potrebbe essere così consultato in occasione di provvedimenti medico-legali od anche, con grande vantaggio individuale e sociale, dopo il congedo del militare. La Direzione generale di Sanità Militare si è già occupata del problema e certo potrà riprender! o in esame considerando le nuove realizzazioni tecni . che destinate ad affermarsi nel campo radiologico della medicina fascista a cui è intimamente legata quella dell 'Esercito allo scopo di perseguire un criterio sempre più giusto ed elevato nella selezione dei giovani al servizio militare e di ottenere quella efficienza fi ~ica e morale che rappresenta il fine dei nostri sforzi e la condizione fondamentale della potenza necessaria pe r tutti i cimenti.

L 'A. dopo avere acce nnato al contributo dell' indag ine radiologica n el campo della Medicina Lcgole Militare. p:lSSa a considerare l'orient:1mcnto ddla ra diologia per lo studio di massa nell'Esercito. ri cordando i risultati pratici otten uti in lt:tlia, con esperimenti personalmente esc!l'uiti dall'A., e presso Eserciti di altre Nazioni. Si scfferma e precisa l'importanza della ricerca radiologica nel riconoscimento dc:lb diagnosi precoce <iella malattia tubercolare del polmone, discu te b q uestione delb rad ioscopia c rodiografia e conclude che b micromirografia del Palmieri può rapprcsent:~rc un no tc\'olc c forse dccisi,·o contributo alla soluz ione dd problema dell'esame r:-~dio! o­ gico di massa, per rigu:mlo alla profibssi a ntitu bercobre nell'Esercito. RrASSIJ NTO. -


LABORATORIO DI FISIOLOGIA DELLA R . UNIVERSIT À DI PAVIA DirettOre: prof. R.

MARCARIA

IL METABOLISMO ENERGETICO NELLA MARCIA SU TERRENO PIANO E SU TERRENO INCLINATO Don. Virginio Piacentinl, souoten~.:nte medico.

L a conoscenza del metabolismo energetico di ogni attività umana e ~pccìe della marcia, oltre avere importanza puramente scientifica, ha anche mteresse pratico dal punto di vista sociale, industriale, sportivo. Un intc::resse particolare acquista poi dal p unto di vista militare. Infatti la marcia a piedi costituisce sempre un esercizio abituale per b truppa sia considerandola solo sotto l'aspetto di addestramento fisico, sia sotto aspetti più squisitamente militari. E per quanto il trasporto su mezzi mec.canici, possa sostituire spesso la marcia a piedi, questo nel campo militare non perderà mai la sua importanza. Basta pensare che in montagna, per csc::mpio, il movimento dei reparti non può avvenire che per via ordinaria. Di conseguenza la conoscenza del consumo energetico della marcia e Jcl relativo fabbisogno alimentare, quando si tratti di grandi masse come nell'esercito, ha grande importanza per il conseguente approvvigionamento dei singoli ed ha anche importanza economica) pcrchè il calcolo esatto della razione alimentare in funzione del consumo energetico, impedisce che si incorra in sprechi o deficienze. Il problema che sto consid~rando, fin ora non aveva ancora avuto da parte d egli studiosi, una completa trattazione. Molti vi sì erano ded icati, ma nessuno finora aveva fornito una trattazione sistematica e quanto meno definitiva. R icordo tra gli altri Smith (1859), Gruber, K atzenstc::in (1891), Locwy, Z u ntz, Schumhurg, D urig, Muller, Caspari (t896-1906), Durig, K olmer, R ainer, Reichel e Caspari (1909), Brezina e Kolmer (1912), Douglas, H aldane, Henderson e Schneider (1913), Brezina e Reichel (1914), Benedict " Murschauser (1915), Wallcr (1919), Cathcart e Orr (1919), Lilyestrand e Stenstrom (1920), Smith (1922). Fra tutti questi ricercatori, è l'ultimo che ci aveva fornito lo studio più completo ed accurato, eppure ha il difetto di aver spaziato solo tra velocità da 2 a 6 km. all 'ora e d'aver csq,TJ.Iito la serie completa di determinazioni su un soggetto solo. Tutti questi AA. erano venuti, pressochè concordemente, alle conclusioni che si possono così riassumere : il costo energetico della marcia in piano per velocità da o a 4-5 km .fh., è costante e indipendente dalla velocità. A velocità superiori, il costo diventa maggiore. Come unità di misura p~r indicare il costo energetico, in questi casi si fissa il costo dello spostamento di un chilo di peso per u n chilometro di percorso, pcrchè il lavoro della marcia


1014

IL METABOLISMO E:-JERG ETICO l'ELLA MARCIA SU TERRENO PIANO ECC.

deve necessariamente essere proporzionale alla massa spostata ed allo spostamento. Il costo medio trovato era di circa 0,50 Cal. per kg. per km., per velocità da o a 5 km ./h. Sul rendimento con cui si effettua la marcia, esiste una netta discordanza fra i risultati ottenuti dai diversi AA. Così da un rendimento minimo del 19 % ottenuto da Brezina e Kolmer e da Brezina e Reichel, si arriva fino ad un rendimento del 58 %, trovato da Smith. Queste divergenze sono da attribuire, in parte al diverso metodo sperimentale e di più ancora al diverso procedimento di calcolare il rendimento muscolare. Come si è visto, nè il problema aveva ancora avuto una sufficiente trat· tazione, nè esisteva l 'accordo su quanto era stato fatto. Onde arrivare alla conoscenza del problema, nei suoi diversi aspetti e nel modo più completo possibile, recentemente nel Laboratorio di Fisiologia della R. Università di Pavia, diretto dal Prof. Margaria, sia personalmente dal Margaria stesso, come sotto la sua guida, è stata intrapresa una grande serie di ricerche sui risultati delle quali sono già state pubblicate alcune comunicazioni e recentemente è uscita la Memoria di R. Margaria: Sulla fisiologia e specialmente sul consumo energetico della marcia e della corsa a varie velocità ed inclinazioni del terreno. (R. Ace. dei Lincei, Serie VI, Vol. Vll, Fase. V). Quanto prima usciranno studi analoghi sulla marcia e sulla corsa nelle donne e nei bambini, sull'influenza del ritmo dei passi e possibilmente sul· l'influenza del carico. Avendo collaborato a molte di queste ricerche, esporrò q'u i quanto di più significativo è apparso finora di ciò che può aver importanza nel campo militare, riferendomi specialmente alla citata Memoria di Margaria. Premetto che queste determinazioni sono state eseguite col metodo calorimetrico indiretto, per i cui particolari di tecnica e per i protocolli sperimentali, rimando al sucitato lavoro di Margaria. Contrariamente alle conclusioni cui erano pervenuti i precedenti ricer· catori, non risulta che esista proporzionalità tra velocità e consumo per nessun limite di velocità. Ancora, considerando il costo netto per kg. e per km. come è rappresentato dalla fig. r si nota un costo elevato sia a basse che ad alte velocità ed un costo minimo a velocità medie. Per la marcia in piano questa velocità, che possiamo chiamare velocità ottimale, è di circa 4 km./h. cd il suo relativo costo energetico netto, è di poco inferiore a 0,5 Cal. per kg. e per km. Che i precedenti ricercatori non abbiano notato questa velocità ottimale, si può spiegare considerando che essi non avevano eseguito esperimenti a velocità molto basse. Il valore della velocità otrimale è differente per ogni grado di inclinazione e più precisamente va linearmente aumentando dai valori più alti di inclinazione fino ad inclinazione o ed a valori negativi di essa (fig. 2). Così mentre è uguale a 4 km./h. nella marcia in piano, è appena superiore a


IL METABOLI!'MO EN!:.RG ETICO !"ELLA MARCIA SU T ERRF.NO PIANO ECC.

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Fig. ' Consumo calorico p<'r kg. di peso e p<'r km. di percor so in funzione della vclocit:ì c :1lle v:1ric incli11nioni (da R. Margari ,1, 193S).


1016

IL METABOllSMO ENERGETICO NELLA MARCIA SU TERRENO PIANO ECC.

km./h. ali' inclinazione 40 ','o e raggiunge quasi i 7 km.lh. all'inclinaz1one - 40 0/ 10 . L 'esistenza di un determinato valore di velocità più economica per i vari valori d'inclinazione, d'altra parte è in accordo con quanto si conosce dalla fisiologia muscolare sull'influenza del carico e della frequenza di contrazione sul rendimento del muscolo. 1

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Fig. 2. Velocità di m~rci:1 :olb quale si ha il mas~i mo rendimento, in funzione della inclir.nionc del terreno (da R. Margaria, 1938).

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Dai dati ricavati da queste determinazioni, si è potuto anche calcolare il rendimento meccanico della marcia. Sul valore di questo esisteva grande disparità fra gli AA. dovuta oltre che al diverso metodo di ricerca, al diverso concetto di rendimento, perchè il rendimento può essere considerato come rend. lordo, come rend. netto e come rend. differenz. E' naturale che chi aveva considerato il rend. differenziale abbia trovato valori superiori a chi aveva invece considerato il rend. netto o il rend. lordo. Infatti il rend. lordo è dato semplicemente dal rapporto fra lavoro meccanico eseguito e consumo calorico totale. Per esempio nella marcia ad inclinazione di terreno + ro % e alla velocità più economica, il consumo è di 1,45 Ca!. per kg./km.; poichè il lavoro meccanico compiuto in r kg. / km. alla inclinazione più IO 'Yu è di 100 kgm., corrispondente cioè al sollevamento in senso verticale di r kg. per roo m. e poichè roo kgm. corrispondono a 0,23 Cal., (la Caloria equivale come è noto a 427 kgm.) .il rendimento

o 23

sarà di: - ' - e cioè· del r 6 ~~ . Il suo valore è certamente inferiore al vero I,45 rendimento della marcia perchè computa l carico della marcia anche la quota di metabolismo che il soggetto avrebbe avuto anche a riposo.

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LL METABOUSMO ENERGETICO NELLA MARCIA SU TERRENO PIANO ECC.

1017

Il rendimento netto invece è dato dal rapporto fra lavoro meccanico eseguito e consumo calorico totale, detratto dal consumo di riposo. Per ciò che si riferisce all'esempio precedente, il rendimento netto viene ad essere 0,23 e cioè de l 20 %. Met. di n poso

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1,45 -

Molto verosimilmente questo corrisponde più dat v1ctno al vero rendimento della marcia, tanto è vero che per alti valori d 'i nel inazione, è risultato uguale al 25 %, che coincide al rendimento della contrazione muscolare. Qualcuno invece (Smith p. e.) aveva calcolato il rendimento supponendo che nella marcia in salita, una parte del consumo calorico sia dovuta al dislivello e un'altra parte alla componente orizzontale; quindi ad es~mpio nella marcia ad inclinazione + I O % alla velocità più economica in cui, dai nostri dati, si consuma Cal. 1,45 per kg. e per km. sottraendo il consumo dovuto per la marcia in piano alla stessa velocità (Cal. o,85 per kg. per km.), il consumo dovuto al solo dislivello sarebbe: Cal. I ,45 - o,85 = Cal. o,6o

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ed 1l rendimento sara:

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Questo sarebbe il rendimento differenziale. Quest'ultimo metodo di calcolare il rendimento però, parte dal presupposto che durante la marcia in salita, ci sia una frazione di consumo energetico per la componente orizzontale uguale al consumo che si ha per la marcia in piano. Ma bisogna considerare che durante la marcia in piano od in salita a lieve inclinazione, il corpo ad ogni passo si solleva e ricade successivamente e che l'energia prodotta dal sollevamento viene persa durante la ricaduta; nella marcia in salita a forte inclinazione invece, il corpo non subisce che dei successivi sollcvamenti e non ricade mai come nella marcia in piano ; cessa dunque questa ragione di spreco ai fini energetici. Anzi sviluppando ulteriormente questo concetto, il Margaria h a concluso che il consumo dovuto alla componente orizzontale è tendenzialmente nullo percl1è, a forti inclinazioni in salita, non si ha piLI la ricaduta del corpo ad ogni passo e ogni sollevamento sarebbe sfruttato integralmente per compiere lavoro meccanico. Questa conclusione è avvalorata dal f:atto che il rendimento meccanico nella maròa in salita calcolato come Rend. netto, risulta essere molto sensibilmente costante, e cioè dd 25 %, entro valori d 'inclinazione che vanno dal + 15 al + 40. Analogamente nella discesa a forte inclinazione, nella quale il corpo è sottoposto a successive cadute non precedute da altrettanti sollevarnenti, si riscontra una costanza del rendimento che è del - I 18 %; in altre parole, nella discesa in queste condizioni, il consumo è proporzionale esclusivamente alla componente verticale del percorso e del tutto indipendente dal percorso effettivo e dalla sua componente orizzontale.


1018

Il M ~TABOLISM O ENERGETICO NELLA MARC IA SU TERRENO PlANO ECC.

E' proporzionale cioè al « lavoro negativo )) eseguito e cioè alla perdita di energia potenziale avvenuta per effetto della discesa. Noi parlando di Rend. ci riferiamo a quello che ho indicato come Rendimento Netto, che, come ho detto, risulta uguale al 25 % circa.

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Fig. 3· Il m~ssirnCJ rcnd!mcnto mccc~nico " nello " in fun7.innc dcll ' inclinnionc dd tnrcno (da R. M ~rgaria, H).~il).

Il Rend. del 25 'X. pur essendo il valore a cui tende la marcia in salita. non è però costante, ma va proporzionalmente salendo da un valore o "., all'inclinazione o, fino al 25 ~6 per inclinazioni intorno a + 20, oltre cui si mantiene costante (fig. 3). Come si è visto il basso rendimento a basse indi· nazioni è dovuto alla non utilizzazione dci sollevamenti che il corpo compie ad ogni passo. A pendenze molto forti + 40 ed oltre, il rendimento tende


IL METABOLISMO ENERGETICO NELLA MARC IA SU TERRENO PlA~O EC:C.

1019

a diminuire, presumibilmente per la mancanza di un allenamento adeguato perchè vengono ad essere alterati gli att~ggiamenti degli arti inferiori, durante la marcia, il che comporta la contrazione di una serie di muscoli che normalmente non entrano in azione. Nella marcia in discesa il consumo calorico per kg. e per km. va progressivamente diminuendo dall'inclinazione o fino a - 10 oltre cui aumenta

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Fig, 4·1\. Costo netto per kg. di peso per un km. d i dislivello in fun zione delle inclinazioni.

n uovamente. A- 20 raggiunge il consumo della marcia in piano ed a - 40 Io supera del 50 %. In altre parole la marcia ad inclinazione - 10 è quella che costa energeticamente meno di qualsiasi altra, sia in discesa che in piano od in salita. In essa il costo per kg. e per km. è appena di 0,25 Cal. Qualche volta può presentarsi praticamente il problema se per salire e scendere un dato dislivello, sia più economico, dal lato consumo d '·energia, servirsi di una strada ad inclinazione maggiore oppure di una ad inclinazione minore. Da quanto è detto sopra, il problema può risolversi facil~ mente (v. fig. 4).


1020

IL METABOLISMO ENERGETICO NELLA MARCIA SU TERRENO PIANO F.CC.

Infatti supponiamo il caso che si debba superare il dislivello di 1 km. e vi siano due strade, l'una a pendenza 5 % e l'altra a pendenza 25_%. Se noi prendiamo la strada a pendenza 5 % per superare un km. di dislivello dovremo percorrere 20 km. circa (a basse inclinazioni il percorso effettivo coincide quasi con la componente orizzontale) che richiedendo alla velocità di

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Fig. 4-8. Costo netto per k~. di peso per un km . di dislivello in fun zione delle incl inazioni.

marcia più economica Cal. o,83 per kg. e per km., dà un consumo totale di Caloria 16,6 per kg. Se invece si sale con la pendenza 25 % si percorreranno km. 4,no che a Cal. 2,22 per kg. c per km. daranno un consumo totale di Calorit Q, I) per kg. Come si :vede, salendo con una pendenza del 25 % si ha un risparmio di energia fortissimo (9,15 Cal. invece di 16,6). Inoltre, ammesso di marciare in entrambi i casi alla velocità più economica, si avrebbe nel secondo caso anche un notevolt> risparmio di tempo, perchè con la strada al 5 ~:. si impiegherebbero circa 5 h., mentre si impieghertbbero solo


IL METABOLISMO ENERGETICO NELLA MARCIA SU T ERRENO PIAI\;0 ECC.

1021

h . circa, per la strada al 25 'X,. Per salire 1 km. ad altre inclinazioni. si spenderebbe rispettivamente: Ca!. 12 al IO %; Ca!. Io al 15 'X) ; Cal. 9,6 al 20 %; Ca!. 9,90 al 30 'Yo ; Cal. 9,63 al 35 ",, ; Cal. 10,1 al 40 %. Si può q u indi affermare che oltre l'inclinazione del 15 '}G , sotto l'asp-;:tto del consumo di energia, è pressochè indifferente sia l' una che l'altra pendenza. Se viceversa si dovesse scendere un k m. di dislivello, si consumerebbe rispettivamente: Cal. 7 per kg. alla pendenza - 5'}C ; Cal. 2,5 a - ro·•:. ;

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Fig. 5· Tempo imp•cg:uo per superar~ un krn. di di slivello in funzione ckll ' ,nclinaz••»•c cscgu H~. La velocità di nurcw è quella più economica per ogni ,·~lorc tl'•ndinnionc.

Ca!. 2,2 a - 15%; Cal. 2,01 a - 2o';i, ; Ca!. 2 a - 25';~ ; Ca!. 2,02 a - 30 '~;, ; Cal. 1,9 a - 35 % ; Ca!. 2,00 a - 40 Anche per la discesa cioè le basse inclinazioni sono poco economiche mentre le inclinazioni oltre il - 2 0 ·;{, sono energeticamente indifferenti. In questo caso a far preferire le inclinazioni pitl elevate sarà il criterio del risparmio di tempo, perchè in discesa il tempo impiegato per scendere un d.ato dislivello, è tanto minore quanto maggiore è l 'inclinazione seguita. Rispetto al risparmio di tempo che si può ottenere seguendo piuttosto l' una che l'altra pendenza, abbiamo visto (fig. 5) che in salita quando si tratta di valori d'inclinazione inferiori al 15- 20 ','{, , ammesso di marciare sempre alle velocità più economiche, si ha un notevole risparmio di tempo marciando alle pendenze più forti.

·:u.


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IL MI· TADOLI~MO ENERGETICO NEL! A MARCIA SU TERRENO PIANO ECC.

Per inclinazioni superiori invece si nota che entro valori d 'inclinazione dal 20 al 30 1Yu il tempo impit:gato per superare un dato dislivello è costante, mentre va progressivamente aumentando per valori d 'inclinazione maggiori (35 - 40 % ed oltre). Ne risulta come corollario pratico che per salire una data quota sarebbe ideale una strada a ~n d enza intorno al 25 %, mentre per scendere è preferibile la strada di maggior pendenza. Queste norme si potranno tenere sempre presenti, quando si presentasse l'occasione, per spostamt:nti di reparti in montagna. Le pendenze che ho indicate come maggiormente economiche, provocando una minor spesa di energia, implicitamente permettono un risparmio di alimenti. Consideriamo ora le modalità con le quali avvengono i movimenti dei reparti di truppa per via ordinaria per vedere di quanto si avvicinano alle condizioni ideali trovate esperimentalmente. Per ciò c.he si riferisce alla velocità di marcia in pianura, la velocità di 4 km./h. alla quale normalmente si spostano i reparti a piedi, corrisponde perfettamente alla velocità che esperimentalmente è stata riscontrata come più economica. Le velocità di marcia superiori, non sono economiche. Per esempio la velocità di 5,5 km./h. cui marciano i bersaglieri, comporta già un sovra consumo del 15 % (Cal. 0,54 per kg. per km . invece di 0,46). In questo caso una marcia di 20 km. supposto un soldato di 70 kg. senza carico esterno, richiede un consumo di Cal. 755 invece che di 644· E' evidente }Y'JÒ che questo spreco di energia può venire trascurato, quando la celerità dello spostamento assuma un 'importanza speciale. In montagna, invece d'indicare il percorso effettivamente fatto, si indica il dislivello superato. Questo metodo di valutare la marcia corrisponde molto bene perchè il rendimento in salita è costante oltre una certa inclinazione; quindi indicando il dislivello superato, si indica il lavoro meccanico compiuto, che è proporzionale alla spesa di energia. La velocità media di marcia per le .truppe bene allenate (400 m. di dislivello all'ora per gli alpini) corrisponde alla velocità più economica che è stata trovata nei nostri esperimenti pe1 le varie pendenze. Anzi per meglio precisare la velocità da noi trovata più economica, comporterebbe un dislivello orario da percorrere leggermente superiore. Siccome però questi esperimenti sono stati fatti sull'uomo senza carico alcuno, è logico supporre che per il soldato normalmente carico, la velocità ottimale sia leggermente inferiore. Inoltre c'è da consi· derare che sul nostro ergometro la pendenza per ogni esperimento era costa nte, mentre sul terreno naturale si sa che non è così perchè, a tratti di pendenza piLJ forte, si alternano tratti di pendenza più debole ed anche tratti di pianura, che vengono ad incidere sensibilmente sul tempo impiegato per superare un dislivello. Riguardo all'influenza che esercita il carico esterno, Brezina e Kolmer (1914), avrebbero trovato che un carico da 3 a 56 kg. viene trasportato


JL METAllOLISMO ENERGETICO NELLA MARCIA S U TERR.E:-.10 PJA'NO ECC.

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con lo stesso rendimento col quale si trasporta il corpo. Quest'affermazione però non mi pare troppo attendibile. Infatti sembra poco probabile che un carico che arriva fino a 56 kg., non debba provocare un sovra consumo dovuto allo spostamento del centro di gravità del corpo e di conseguenza all'entrata in azione di altr~ masse muscolari che normalmente non entrano in gioco; un peso notevole che grava sulle spalle, per quanto sia ben distribuito, comporta sempre un 'andatura diversa e meno economica di quella cui normalmente si è allenati. E l'importanza di un tipo di andatura più ~cono­ mica, che in fondo è quella che comunemente tutti seguono, l 'ho notato anche in una serie di esperimenti del genere sui bambini (Piac~ntini e Bollettino, 1938). In questi esperimenti infatti si è visto che al disotto degli 8-9 anni d'età, la m arcia comporta un consumo super1ore, evid~ntcmente pcrchè a quell'età, il bambino non ha ancora acquistato quella perizia nel camminare che invece possiede ad un'età superiore. Quindi la marcia con carico esterno non consentendo più l'andatura di marcia più economica, deve necessariamente comportare un consumo energetico maggiore. Esperimenti a questo proposito saranno intrapresi presto nel nostro L1borator.io di Fisiologia. Per ora però, in mancanza di dati al riguardo meglio attendibili, ci atterremo ai dati di Brezina e Kolmer. Si può ora vedere se in base ai dati trovati, l'alimentazione normale del soldato si possa ritenere sufficiente anche in occasione di lunghe marcie, specialm~nte in montagna, oppure sia opportuno somministrare qualche supplemento nella razione giornaliera per compensare il maggior dispendio di energia che si ha in tali circostanze. Si sa che la razione giornaliera ordinaria ha un valore calorico lordo di 3100 Calorie. Poichè il nostro organismo non utilizza integralmente tt1tto l'alimento che ingerisce, ma ne elimina circa il IO %, alla razione ordinaria possiamo attribuire un valore calorico netto di circa 28oo Calorie. Le marce ordinarie per la fanteria dur"ano circa 5 ore (velocità 4 km. ora, percorso 20 km.). Calcolando per una marcia che si svoige su terreno piano od a bassa inclinazione cd alla velocità più economica, un consumo di o,5o Cal., per kg. e per km. e supponendo un peso totale medio di 85 kg. (peso corporeo kg. 65, carico esterno kg. 20), la marcia di 20 km. viene a costare 850 Cal. Poichè durante la giornata si consumano già 1700 Cal. per il metabolismo basale, tra metabolismo energetico dovuto alla marcia e metabolismo basale si spenderanno Cal. 1700 + 850 = C:tl. 2)50Quindi dell'energja totale che fornisce l'intera razione, non rimangono che Cal. 250 che certamente vengono consumate durante il resto della giornata, perchè non restando evidentemente il soldato in riposo assoluto per tutto il tempo lasciato libero dalla marcia, il suo metabolismo supererà la soglia del metabolismo di base. Come si ved.e la razione ordinaria è appena sufficiente per i bisogni energetici in occasione di marcie in pianura di circa 20 km. QuaJora le marcie dovessero comportare un percorso maggiore, oppure se


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IL METABOLISMO ENERGETICO NELLA MARCIA SU TERRENO PIANO ECC.

dopo di esse i soldati dovessero essere impiegati in lavori muscolari di una certa entità, è necessario fornire un supplemento di razione. Per i reparti in montagna il metabolismo energetico raggiunge valori superiori. Prendiamo ad esempio gli alpini; le marcie ordinarie per questi durano anche 8 ore e qualche volta di più e comportano un dislivello orario di circa 400 m. in salita e circa 500 m . in discesa. Supponendo un percorso misto, metà in salita c metà in discesa, poichè la velocità in discesa è dd 25 ~6 ca., superiore a quella in salita, nelle 8 ore marceranno ca. 4 ore e Yz in salita e 3 e Yz in discesa e il dislivello percorso sarà di 18oo m . :Attribuendo al soldato equipaggiato un peso totale dì 90 kg. ( 65 kg. di peso corporeo, 25 kg. di carico esterno) il lavoro meccanico eseguito per salire a 1.800 m. sarà: 18oo x 90 = 162000 kgm., equivalenti a 380 Cal. Se il lavoro si svolge nelle migliori condizioni, possiamo calcolare un rendimento del 25 % quindi il consumo energetico per superare il dislivello sarà di: 380 Cal. = Cal. 1520 0,25 Per discendere (energia potenziale persa = 380 Cal., rend. - .s penderanno ancora :

- 380 -1,1 8

u8 %) si

= Cal. 325

dì modo che la marcia costa complessivamente Cal. 1520 + 325 = Cal.1845· Dell'energia che può fornire l'intera razione alimentare non rimangono che 1000 Cal. ca. che non possono nemmeno bastare per il metabolismo di base che è di Ca. 1700 Cal. Inoltre si sa che quando i soldati arrivano dalle marcie non hanno ancor finito il loro lavoro della giornata, ma devono ancora provvedere a diverse mansioni e spesso quando sono fuori sede, come capita sovente, devono ancora sistemare l'accampamento o l'accantonamento, il che vuoi dire che consumeranno ancora una certa quota di energia in più del metabolismo basale. Pur ammettendo che queste occupazioni non richiedano una· grande attività muscolare, si può calcolare per esse ancora un consumo di ca. 300 Cal. Quindi rimane ancora scoperto un fabbisogno energetico di rooo Ca!. ca. corrispondente a più di un terzo della razione nor· male. Poichè il nostro organismo per poter rendere 1000 Cal. deve introdurne I 100 ca., tutto sommato in occasione di lunghe marcie in monta· gna per essere sufficienti ai bisogni energetici della truppa, la razione gior· naliera dovrebbe complessivamente avere un valore calorico di 4200 Ca!. ca. Normalmen te per i reparti in escursioni è previsto un supplemento di razione che, oltre ad aggiunte come cioccolato, zucchero, vino e piccoli aumenti dc:lla pasta, del riso e della carne, consiste essenzialmente nel portare la razione di pane a 1000 gr. Con questi supplementi il valore calorico della razione viene elevato circa alla quota richiesta di 4200 Cal.


IL Ml:.TAROLISMO ENERGETICO 1'\ELLA MARCIA SL' T ERRENO P!Al'\0 ECC.

1025

Da quanto si è detto risulta quindi che la razione ordinaria con l'aggiunta dei supplementi normalme_ntc previsti, è genericamente sufficiente ::ti bisogni energetici della truppa durante le esercitazioni in montagna. Ma su questo argomento mi pare opportuno fare qualche considerazione. Come tipo medio di marcia in montagna, ho preso una marcia della durata di 8 ore e col percorso metà in salita c metà in discesa. Ora in pratica non è sempre cosl. Anzitutto la durata può essere sia più lunga (ro-r2 ore), come anche più breve e poi può essere prevalente il percorso in salita su quello in discesa o viceversa. Ne nasce da questo che il fabbisogno energetico può superare le 4200 Cal. sopradette, come anche non raggiungcrle e se si tiene costante il supplemento da aggiungere, qualche volta la razione alimentare non sarà sufficiente ai bisogni mentre qualche altra si produrranno invece inutili sprechi. Per rimediare a questo inconveniente e utilizzare il meglio possibile le sostanze alimentari, tanto preziose per il nostro Paese, invece di assegnare un tipo di supplemento fisso e costante, sarebbe più opportuno e razionale rendere questo supplemento variabile nelle mani del comandante di ogni singolo reparto, a seconda delle diverse esigenze energetiche della truppa in relazione alle occupazioni di esse, diverse da una giornata all'altra. Cioè, pur calcolando un supplemento medio, per il periodo di escursioni, nella misura di un terzo di razione, il comandante di ogni reparto potrebbe a suo giudizio aumentarlo o diminuirlo di volta in volta, tenendo conto delle diverse occupazioni in cui venne impiegato il reparto durante la giornata. La valutazione dell'entità del metabolismo energetico dovuto alla marcia può essere fatta sui dati riferiti precedentemente. Agli effetti di maggior bisogno alimentare si dovranno tener presente anche i gior·ni di particolare inclemenza del clima. Circa le sostanze con cui aumentare l'apporto calorico, sarà meglio insistere su quelle sostanze ad azione energetica pronta, quali i glucidi. Così si aumenterà il pane, la pasta, il riso e possibilmente anche in notevole misura lo zucchero. Si può lasciare invariata la quantità di carne perchè il suo uso elevato, oltre a non · essere consigliabile da criteri economici per il suo alto costo e per il suo difficile approvvigionamento quando si è lontani dalle città, non risponde nemmeno a requisiti fisiologici. Infatti anche durante i massimi valori di metabolismo, l'energia proviene essenzialmente dai glucidi e dai lipidi mentre rimane pressochè invariata la quota di sostanze proteiche che vengono metabolizzate. Anzi, recentissime ricerche dell'Istituto di Fisiologia di Pavia (Margaria e Porri, 1938); (Margaria e Foà, 1938) aumenterebbero ancor più l'importanza dei glucidi nella contrazione muscolare. Secondo queste ricerche l'organismo non sarebbe più capace di compiere alcun lavoro muscolare se non ha a propr-ia disposizione almeno una piccola frazione di glucidi. Ottima precauzione sarebbe a questo proposito, fornire anche lungo il corso delle marcie stesse, una certa quantità di glucidi sotto forma di zucchero, cioccolato, ecc. che l'individuo potrebbe 4 -

Giorna/~ di m~àicina

milìrau


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IL MET:\BOLIS:-10 EKERGETICO NELLA MARCIA SU TERRF.NO PlANO ECC.

immediatamente utilizzare e con essi permanere nelle condizioni migliori per compiere lavoro muscolare. Quando il lavoro richiesto alla truppa nella giornata, raggiungesse intensità molto elevata e non si potesse fornire una razione adeguata, una buona misura da prendere in simile occasione, sarebbe queUa di aumentare il più possibile le ore di riposo giornaliero, a spese naturalmente del tempo impiegato nella libera uscita, lavori accessori, ecc. Così facendo, oltre che rimediare al naturale senso di stanchezza muscolare, si provocherebbe un notevole risparmio negli scambi metabolici che durante le ore di riposo verrebbero ridotti solo al livello del metabolismo basale. Quando fosse pos-

sibile poi si potrebbe anche ridurre al minimo il carico esterno e per quegli uomini a cui per esigenze s.pcciali non fosse possibile ridurre il carico, sarà bene fornire un supplemento di razione maggiore. Riassumendo le considerazioni fatte sulle norme che vigono nell'esercito per il movimento dei reparti, in relazione ai risultati ottenuti sperimentalmente, risulta che le velocità ordinarie di marcia, sia in pianura che in montagna, sono tali che la marcia può svolgersi nelle condizioni fisiol ogicamente ideali, e quindi col massimo rendimento. Sulla rispondenza energetica o meno della razione alimentare e dei relatiyi supplementi, si" può ritenere che essa corrispondi genericamente bene alle esigenze. Solo quando la marcia raggiungesse dur<!te eccezionali (oltre 8 ore), la razione ancht> con l'aggiunta di supplementi previsti, è da considerarsi insufficiente. A t3k proposito per ottenere una più razionale _utilizzazione qelle sostanze alimentari, invece che fissare un tipo fisso di supplemento giornaliero, sarebbe meglio rendere questo supplemento variabile giornalmente per opera dei comandanti di reparto a seconda del diverso lavoro disimpegnato dal reparto nella giornata. Queste misure acquisterebbero valore essenzialmente in montagna, dove l 'elevato costo energetico della marcia, fa fqrtemente variare il metabolismo in ragione della durata del lavoro. Infatti un soldato di 65 kg. di pcw corporeo e con un carico esterno di 25 kg. tra vestiti e il rimanente de li 'equipaggiamento, solamente in un'ora di marcia in montagna (salita) consuma circa 337 Cal. Quindi sarà ben differe~te il fabbi· sogno alimentare se una marcia dura 8 ore, invece che 6 o 10. Con questi criteri, sarà sempre possibile dare alla truppa una alimentazione adeguata alle esigenze lavorative senza ricorrere in sprechi e sarà possibile, in ogni occasione, avere i repar6 in piena efficienza.

AuTORIASSUNTO . -

Sono fatte .:tlcune considernioni dal punto di vista militare sopra

i risul tati di una serie di analisi di calorimetria indiretta wl metabolismo e nergetico nella marcia, eseg-uite nel Laboratorio di Fisiologia della Regia Università di P:l\'ia. Si è visto che le ,·clocità alle quali a,·,·cngono normalmente i movimenti dei -reparti sia in pianura che in mo ntagna, corrispondono a quelle che sperimentalmente wno state rro,·atc come più economiche.


IL MET ABOUSMO ENERGETICO NELLA MARCI:\ SU TERREt\0 Pl:\:-.10 ECC.

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La razione alimentare prevista in occasione di marce e campi i! da ritenersi ener-

geticamente suffici-e nte. Solo in ocçasionc di marce in montagna di oltre oùo ore, è -::onsigliabiJe un ulteriore supplemento. Sotto questo aspetto sarebbe desiderabile ai fin i di una più razionale utilizzazione degli alimenti, che il comand:~ntc di ogni singolo r eparto potesse variare di volta in ,·olta, in relazione all'impiego della truppa nella giornata, la quantità e possibilmente anche la qualità dci supplementi di razione.

BIBLIOGRAFI A.

Un amplia bibliogratìa suii';Jrgomento si può trO\'MC in: l\1.~RCARIA R.: R. Ace. Naz. d. Lincei, serie V I, \'Ol. VIr, fa se. V.

Si wnsulti inoltre: MARCARIA c PIACENTI:-<1 : Boli. S. I. B. S., XII, 1937. MARCARIA c PIACENTINI: Boli. S. I. B. S .. XII, 1937. MARc ARIA e FoÀ: Boli. S. I. B. S., XIII, 1920, 193!:!. MARCARIA e PoRRI : Boli. S. I. B. S., XIII, 1920, 1938. PJACENTINJ e BoLLETTINO : Boli. S. I. B. S., XIII, 646; 1938. PIACENTJNI c GuERCIO: Boli. S. l. B. $., x m, 682, 1938. P it\CENTI NJ e B oLLETTINO; Geno,·a, Aui d. XVI Congr. d. Soç, }tal, di P::ùiatria; 1938.


LABORATORIO DI IGIENE E BATTERIOLOGIA DELLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE

Direttore: colonnello medico prof. N 1cow. BRUNI

PROVE CULTURALI ESEGillTE SU 35 STIPITI DI STAFILOCOCCHI ISOLATI DA ELEMENTI NORMALI E PATOLOGICI Dott. Evaslo De Al~sl, capitano medico.

Per un germe che goda di una grande ubiquità e che sia frequentemente reperibile tanto in lesioni patologiche delle quali è giudicato l'agente etiologico, quanto in condizioni normali, ha un notevole interesse una prova che riesca ad indicare la sua patogenecità o meno. Si può dire che ogni germe patogcno abbia il suo « sosia >> che viene denominato con i prefissi di << simil- >>, « para- » « pseudo- ll , di morfologia identica, talvolta molto affine a quello anche nei caratteri tintoriali e culturali tanto che l'elemento differenziale riposa, in talune circostanze, unicamente sulla prova biologica di virulenza e di tossicità. Lo studio delle variazioni e mutazioni batteriche potrà chiarire mag· giorm ente le reali relazioni che intercorrono fra i ceppi veramente patogeni e le forme simili a questi ma scarsamente patogene o saprofitiche, e benchè anche con alcune tecniche colturali e tintoriali si riesca a distinguere un un simil- patogeno da un patogeno autentico, tale differenziazione costituisce pur sempre una delle pratiche di diagnostica differenziale batteriologica di grande delicatezza e che richiede del tempo. In realtà, nella quasi totalità dei casi, l'isolamento di un germe consta di due moment.i essenziali: la diagnosi presuntiva o di orientamento e la diagnosi di certezza o di identificazione. Nel campo degli stafilococchi, uno dei caratteri più evidenti e che fu utilizzato inizialmente come criterio di classificazione, fu il potere cromogcno. Come ricordano C. H. Champan e Coli., i primi studi sugli stafilococchi non riuscirono a mettere ·in esatta conne~sione la presenza di questi con i vari processi morbosi dei quali possono essere la causa, eccettuati i c.1si Ji ascessi e di alcuni processi infettivi della pelle. La denominazione di << skin- cocci » per indicare la varietà alba reperita sulla cute, è per gli AA. inglesi, di uso corrente ed ancor oggi persiste la denominazione di stapllilo•occus epidermidis albus. Inoltre, essendo stati dai foci piogeni abitualmente isolate varietà pigmentate, si considerò, in base a queste prime osservazioni, che i ceppi di varietà alba fossero apatogeni, mentre quelli pigmentati, specialmente gli ~mrei (St. pyogenes aureus ·Rosenbach) ed i citrei (pyogenes citreus Passct) fossero patogeni.


PROVE CULTURALI ESEGUITE SU 35 STIPITI DI STAFILOCOCCHJ ECC.

1029

Secondo Noguchi, citato da Mirolli, si possono distinguere quattro varietà di stafilococchi: l'aureo, il citreo, l'albo ed il cereo, e la pigmentazione costituirebbe un indice del valore patogeno) risultando all'A. precitato che tutti gli aurei sarebbero patogeni, i citrei nel 30 'Y.) ed i ceppi delle altre due varietà privi di proprietà patogena. Seguendo la denominazione di Neisser, alle prime due varietà appartengono i piococchi; i saprococchi alle ultime due. Sotto l'impulso dello studio dei fenomeni delle variazioni c mutazioni batteriche, la classificazione degli stafilococchi fondata sul potere cromogeno, facoltà notoriamente assai labile perchè variamente influenzabile da numerosissimi stimoli e condizioni che rappresentano appunto degli incitamenti alle variazioni e dissociazioni batteriche stesse, çhe di per sè. già male si reggeva, presentò maggiori critiche quando a questa facoltà cromogena si volle continuare a legare un indizio della rivelazione dell'attributo di patogenicità. Bigger, Boland e O'Meàra (I92ì) ottennero con selezione di colonie germinate dalla semina di vecchie brodoculture di st. aureo, delle varietà albe che permasero tali anche nelle subculture. Confermano questi risultati le esperienze di Pinner e Voldrich (1932). Veronese, citato da Pavan, afferma che gli stafilococchi possono variare in modo duraturo la loro pigmentazione sia spontaneamente nei terreni comuni di cultura, sia in seguito a trattamento con il calore, per azione del batteriofago antistafilococcico, per passaggi in cavie; e, conclude che tutti gli stafilococchi sono riportabili ad una unica specie e che le tre varietà sono trasformabili l'una nell'altra. Chiatellino e Ravasini inoltre, studiando la fase nella quale si reperivano vari ceppi di stafilococchi isolati da diversi focolai piogeni, trovarono cocchi prevalenterriente in fase << S >> nelle affezioni suppurative in forma acuta ed in fase << R >l in quelle subacute o croniche. Non maggiore consenso ottennero i tentativi di classificazione fondati su alcune altre proprietà biologiche quali, la fluidificazione della gelatina, la coagulazione del latte, la fermentazione degli zuccheri; ed ancora divergenze sono sorte allorquando si cercarono di connettere i risultati di questi diversi saggi con il carattere di patogenicità o di saprofitismo (Gordon, Andrews, Lung, Burnet, Weissenbach, ecc.). Alcune discordanze sembrano doversi attribuire anche alle modalità di allestimento delle prove e particolarmente per il saggio sulla scissione dei saccaridi ali 'indicatore usato. Comunque, sembra che alcune osservazioni stiano a dimostrare che i ceppi più patogeni attaccherebbero un numero maggiore di saccaridi con azione fermentativa più intensa e precoce. E, neppure sono concordi i pareri nell'attribuire un indice di patogenicità al potere emolitico sperimentato sia nei terreni liquidi sia solidi, con sangue di varia provenienza ed addizionato ai terreni solidi in diversa quantità (R<>senbach, Neisscr, Roch, Nogucchi; Axenfeld, Dreier, Not-


1030

PROVE CULTURALI ESEGGITE SU 35 STIPITI DI STAFILOCOCCI-11 ECC.

mann). Mirolli, a quest'ultimo saggio assegna un valore assoluto per indiziare i saprococchi. Se non più per una finalità precipua di classificazione, ma bensì per stabilire il carattere di patogenicità o di virulenza dei vari ceppi, si è ricorso ad altre prove delle quali le più sperimentate sono quelle della plasmocoagulasi e l'inoculazione nel cavo articolare del ginocchio del coniglio (prova di Dreier). La prova della plasmocoagulasi, che consiste nel mettere in evidenza uno speciale potere fermentativo dello stafilococco in esame dovuto al fermento scoperto da Much (1908) e denominato stafilokinasi, si esegue comunemente secondo la tecnica consigliata da Daranyi unendo sterilmente a parti eguali soluzione fisiologica citratata al 2 % e sangue d1 coniglio. Si distribuisce la miscela in provettine sterili nella quantità di I cc. e si stempera in ciascuna una ansata di agar-cultura del ceppo in esame. Indi si pone in termostato a 3tC e si osserva la reazione di coagulazione a vari intervalli di

tempo (3, 6, 12, 24 ore). Secondo l'A. precitato, gli stipiti patogeni coagulerebbero il sangue citratato dalla 3a alla 6" ora di termostato. Al sangue di coniglio alcuni sperimentatori sostituirono il sangue umano e secondo altri la prova riuscirebbe maggiormente probariva usando il sangue del paziente stesso dal quale fu isolato il cocco da determinare. E' interessante, a proposito di questa proprietà coagulante, ricordare l'osservazione di Gross che richiama l'attenzione sul fatto che nelle opera· zioni per malattie stafilococciche, quali vespai, osteomieliti, la coagulazione de! sangue dell'operato si dimostra accelerata. Ma, anche sulla validità di questa prova, quale indice di patogenecità di uno stipite di stafilococco, le ricerche dei vari AA. non sono concordi; tutta· via Daranyi attribuisce a questa prova grande valore specie se si eseguono parallelamente la prova dell'emolisi e quella della coagulazione del latte. In conclusione, egli traccia il seguente schema che divide gli stafilococcbi in tre gruppi. Coagulaziont Gru ppo

11angue

Emoli si

Ino culazione sottocutanca nel coni~rl io

l

l Determinazione

latte

dtratato

I

-

-

-

non pus

saprofita

Il

+ +

-

...L

pus in 6-10 giorni

saprofita

+

+++

pus in 2-3 giorni e forma· zione di un focolaio neerotico

patogeno

III

l

l


PRO\"E CULTURALI ESEGUITE SU 35 STIPITI DI STAFILOCOCCHI ECC.

1031

Disponendo di alcuni ceppi di stafìlococchì isolati da materiale patologico gentilmente fornitomi dal collega Dr. Salsano c di alcuni altri isolati da elementi normali ho eseguito dei saggi su talune proprietà biologiche manifes tate dai cocchi per constatare se risultasse qualche relazione fra gli esiti di questi e la provenienza dei ceppi stessi. In complesso esaminai 35 ceppi di recente isolamento, dei quali 21 furono isolati da elementi patologici e 14 da clementi normali, ed ancora 3 ceppi: due aurei cd 1 albo trani dalla collezione del Laboratorio della Scuola di Sanità Militare. Di questi tre stipiti non era nota la provenienza - ma comunque, poichè isolati da alcuni anni, fornivano un esemplare di germi che avendo subìto frequenti passaggi nei terreni di cultura, si potevano considerare stabilizzati o normalizzati. Tutti gli altri ceppi furono saggiati nelle varie prove dopo tre trapianti comecutivi eseguiti a brevissimo intervallo di tempo dall'isolamento (1-2 giorni), mentre la determinazione del colore fu eseguita per tutti i ceppi su patine sviluppatesi su agar comune di uguale composizione, dopo 24 ore di permanenza in termostato a 3tC e tre giorni a temperatura ambiente al riparo dalla luce. Ai terreni zuccherati era addizionata come indicatore la laccamuffa e l'osservazione fu compiuta come per le prove delle semine in latte alla 48' ora di termostato. Le piastre di agar sangue si allestirono con sangue di montone nella dose del 5 % e stratifi.cato in piastre in strato sottile e ben trasparente. La prova della coagulazione del sangue citrato, fu praticata seguendo la tecnica consigliata da Daranyi ed eseguendo l'osservazione alla 3•, 6" 12', 24" ora. Nei quadri n. 2 e 3 (v. pagg. 1033 e 1034) ho riportato il risultato, non frazìonatamente, secondo l'ora dì osservazione, ma limitando la positìvità al segno + . E' però n ecessario che l'os~ervazionc sia eseguita al menÒ agli intervalli di tempo su riferiti perchè all'avvenuta coagulazione, specie se precoce, può seguire nel termine di 12-24 ore la fluidificazione del coagulo con intensa riduzione .dell'emoglobina. Per quanto risulta dal quadro n. r (v. pag. seg.) appare lecito poter dedurre che le prime osservazioni sulla frequenza del! 'jsolam ento delle varietà cromogene di stafilococchi dai focolai piogeni conservi immutata la sua evidenza ed appare in parte anche logico che a queste varietà uomogene, perchè isolate dai focolai piogeni stessi, si attribuisce un potere patogeno. Se ndla deduzione i pareri dci vari AA. non sono concordi, vi è però il massimo consenso nel riconoscere la grande frequenza di reperire le varietà cromogene nei focolai di suppurazione (Mirolli, Pinner e Voldrich, Chiatellino e Ravasini). Dumas e Collaboratori esprimono il parere che la varietà alba sia costituita da stafi.lococchi nei quali la scomparsa della proprietà ero-


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PROVE CULTURALI ESEGUITE SU 35 STIPITI DI STAFILOCOCCHI ECC.

QUADRO N. I. Is o lamento materiale patoJor(ico

V.a rielà çromogcn a

elementi normali

-..~c u o

o

"-· c

e

u

2 da patereccio

6 da tonsilla normale

12

» adenite

13

,. capelli

25

» mastite

15

:. pelle avambraccio

26

:t

16

:t

20

:t

31

:t

saliva soggetto sano

34

:t

aria esterna di giardino

35

»

:t

))

»

»

36

» »

»

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~

38

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»

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»

Stafilococco albo 1 27

ascesso reg. pettorale

» foruncolo

t'

aria esterna di cortile »

>)

»

>>

'---

3 da mastite ~~

14

» ascesso da iniezione

5

» ascesso gamba

11

» giradito

li

))

21

• ascesso collo

23

» foruncolo

24

,. osteomielite

l

33

l 37

ascesso braccio

da cute del condotto uditi· vo esterno J' ;l

19 da tonsilla normale

l

Sta.filococco citreo

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l

Il

» aria esterna di giardino >)

>)

»

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1

,.

l

1- -

l l IO

>>

foruncolo

18

~

foruncolo

28

» ematoma suppurato

29

» ascesso avambraccio

30

))

ascesso mano

32

))

adenoflcmmone

l

lStafilococco aureo \

Totali Ceppi N.

da mastite

!

22 , foruncolo

,, l l

N. N.

'

l l

l

l

:...__

~

21

Ceppi N. 1 14 l

l

/l


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PROVF. CULTURALI ESEGUITE SU 35 STIPITI DI STAFILOCOCCHI ECC.

QuADRO N. 2. C e p p i

ioolati

d •

eh:menti nor-mali

lesioni pAtologiche

l

--

--

...., .. .. z z :; c ..: • o o :; " ·- .. .. o o o .2 !! o o o o .2 ··- .E 8 = · : o. '8 ·c .. ... 'ii '8 ·a .. 8 g .. " .. .. .. s ] " .. .. l} a .. ~ .. l!.. j ~ w .."• l~ 5 "...!l ;; - ':!.. ~ v ?... u.. , :; r::: o IZ ~

V .o.RJET À

..!!

CII.OMOGEJ':A

o

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1034

PROVE CULTURALI ESEGUITE <;U JS STIPITI DI STAFILOCOCCI-11 ECC. QUADRO N.

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mogena sia sovente, ma non necessariamente, concomitante ad una attenuazione della virulenza o della tossicità. Riferiscono in ol tre le ricerche inedite di M.lle Raphael dalle quali risulta che comparando il potere patogeno di ceppi di stafilococchi aurei ed albi isolati contemporaneamente da un m edesimo pus, si notò sempre una minore virulenza della varietà alba. L'opportunità di eseguire le prove di virulenza, biochimiche, ed anche l'osservazione della pigmentazione ai primi trapianti che seguono l'isolam ento del germe, ritengo sia anche in parte giustificata dalle considerazioni di Cucco che ricordando le ricerche di Trenti sui pneumococchi circa la virulenza, stima che questa sia subordinata al m omento di isolamento dci vari ceppi rispetto ad un determinato stadio del ciclo infettivo. Ora, n on è certo se le eventuali mutazioni avvenute nel germe per il passaggio in un organismo siano di carattere duraturo e si trasmettano ereditariamente nei passaggi successivi, oppure se le influenze esercitate dalla coltivazione in vitro sopprimano tanto quelle caratteristiche acquistate dal germe per il passaggio in vivo quanto alcune altre che vengono comunemente per frequenza di manifestazione considerate come proprie del germe stesso. Comunque, se per una finalità di classificazione appare opportuno in alcune circostanze normalizzare il germe con una serie di passaggi nel terreno di cultura più idoneo al suo germinare, per la valutazione dei caratteri cromogeni ritengo più utile l'osservazione eseguita ai primi trapianti. Riassumendo quanto risulta dai vari saggi segnati nel quadro n. 2 (v. pagina prec.), appare che i ceppi provenient1 da materiale patologico diedero una positività maggiore nelle prove della coagulazione del sangue citratato, fermentazione del lattosio, coagulazione del latte. In tre ceppi solamente, di questa provenienza, le tre prove risultarono concordemente positive. La notevole divergenza fra il numero delle prove positive della fermentazione del lattosio e quelle della coagulazione del latte, avvalorerebbe l 'i potcsi di Gorrini che stima la coagulazione del latte dovuta più all'azione di speciali fermenti che non alla produzione di acido lattico.


PROVE CULTURALI ESEGUITE SU 35 ST IPITI DI STAFILOCOCCHI ECC.

1035

Complessivamente, riguardo alla prova di fermentazione degli zuccheri non mi pare di poter trarre delle conclusioni degne di nota che permettano di istituire su questo saggio una base di classificazione od un indizio di patogenicità, posso però confermare l'osservazione che i ceppi isolati da focolai piogeni manifestarono nell'insieme una più vasta attività fermentativa.

AuTORIASSUNTO. - L"A. ha eseguito alcune pro,·e culturali su 35 ceppi di stafilococchi isolati da materiale patologico .c da elementi normali. Da queste risulta che le prove della coagul,rzione del sangue citratato diede una grande positività di risultati {16 su 21) per i ceppi provenienti da materiale patologico e fu quasi totalmente negativa (1 + su 14) per i ceppi provenienti da elementi normali. Deduce quindi che tale prova sia un indice utile di presuntiva patogenecitj per gli stafilococchi.

BI BLlOGRAFIA. CHAMPAK G. H., BERE:-Is C., PETERs A., CuRCIO L.: Journ. of Bact., vol. 28, p. 343, 1937 MIROLLI: Giorn. Batt. Imm., vol. VII, p. 113, 1931. PIN~ER, VoLORICH: Journ. Inf. Dis., vol. so, p. 185, 1932. VERO:-<ES'E: T esi di laurea, R. Univer~ità Paclo,·a, 1934. P ... VAN: Boli. Ist. Sier. Mi!., \'Ol. XV, p. 692, 1936. CHIATELLINO, RAVASJNI: Boli. Ist. Sier. Mi l.. vol. XIII , p. 815, 1934. Cucco: Giorn. Batt. Imm., vol. IX, p. 40, 1932. DARANYI: Zbl. f. Bakt., vol. XCIX, p. 74, 1926. GRoss: Klin. Woch., vt~l. 12. p. 304, '933DtNAs, NICOLLE. CÉsARI: Ann. Inst. Pasteur, 1934.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

SANITÀ MIUT ARE

J. C ouRAD. - Il sudore umano. (« Gaz. de Combat. ll, n. 3, mai 1939). La esposizione dell'A. è preceduta da una IlOta del djrettore del g iornale che illu ~ tra la importanza dell'argomento nei riguardi delb rufesa collettiv:~ antigas. E' infatti ben noto quale imeresse assume, nei ri fugi, la questione dell'umidità atmosferica, cd è utile conoscere quanta parte dell'acqua che si produce in un ricovero occupato è da attribuirsi alla respirazione e quanta alla traspirazione cutanea, cioè al sudore degli occupanti. Se per ciò che ri gmrda la fun z ion e respiratoria si ~ oggi perfettamente documen t ati, l'orientamento n on è ancora definitivo per ciò che si r iferisce al sudore, malgrado che la quamità d'acqua eliminata dal corpo umano sotto forma di sudore sorpassi di molto quella prodotta nello stesso period o di tempo dalla respirazione, e nelle 24 ore sia anche più alta di quella eliminata mediante i reni, da un uomo in stato fisiologico. Intrattenendosi sulla importanza della tempera tura e della umidi tà nei ricoveri, il redattore della premessa ricorda eh<! il freddo ~a rà poco da temersi in un rifugio occupato, perchè ogni persona ricovera ta emetterà, in media, una caloria per kg. di pesP. e per ora, cioè circa 10 - So calorie - ora. Una parte di que~ to calore \'errà assorbito dalle pareti, ma è quasi inevitabile una eievazione di temperatura. Per compensarla sarà suf· ficiente introdurre nel circuito dell'aria un radiatore percorso da una corrente d"aria fredda . Ma la sensazione di calore dipende in gran parte dal g rado igrometrico d e ll 'aria. in modo che si può provare una sen~azione uguale per temperature assai diverse, come è risultato da numerose esperienze compiute in questi uitimi tempi, specialmente in America. Ora, mentre una parte delle calorie emesse dall'organismo umano viene dispersa per irrad iazione, un'altra parte si trJsforma per evaporazione, mediante la respirazione c la traspirazione. Perciò il grado ig rometrico dell'aria aumenta rapidamente fino a raggiungere la saturazione, e l'atmosfera di venta insop portabile. A peggior are la situazione contribuiscono anche le reazioni dovute alle sostanze chimiche impiegate n ei locali chiusi per captare l'anidride carbonica emessa dag li occupanti. Il lavoro del dott. Courad è d iviso in quattro parti in cui sono esposti rispetti vamente: un riassunto cronologico degli studt sul sudore; i metodi utilizzati per produrre una sudorazionc abbondante c per conservare il sudore: la composizione del sudore dell'uomo in ~tato fisiologico; dati sul sudore dell'uomo in stato patologico e sulla fi siologia della sudar-azione. I primi studi sul sudore rimontano al 1614, epoca delle esperienze di Sanctorius: fr no al 1834• in cui vennero scoperte le ghiandole sudoripare, molti studiosi credevano nella esistenza di due lit]uidi ~li fferenti , quello della perspirazione continua c quello della sudorazione. In un secondo tempo vennero identificati, mediante analisi, i di versi dementi del sudore. Segue un periodo di studio scientifico, che si può dire un periodo francese e tedesco c g iunge lino al 1918. Dal 1918 in poi è i'epoca dei la microchimica, fase essenzialmente americana c don1inat:J dai laYori di T albert, che da 15 a nni si occupa incess;::ntemente di questo argomento. Il primo probiema che si present3 a chi si accinge a studiare il sudore è quello di ottenere ta le prodotto in quantità sufficiente pe• compierne un 'analisi completa . Lo sperimcnta tore è obbligato a ricorrere ad un artifizio, come il la vo ro mu~col a re o il calore.


RJVISTA DELLA STAMPA MEDICI\ ITI\LI<\NA E !>TRANIERA

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e questo metodo non è esente da critiche, perchè in effetti si utilizza il sudore provocato e non quello spontaneo. Altra difficoltà è rappresentata dalla raccolta ùel sudore, che può essere totale o parziale, utilizzando vari procedimenti. Per evitare la rapida alterazione del wdore, l'A. ricorreva o alla conservazione sotto roluene o alla defecazione con acido tungstico o con l'acido tricloroacetico. I n base ai resultati ottenuti nelle sue ricerche sperimentali, il dott. Courad ritiene che il ruolo principale della secrezione sudorale sia orientato verso il mantenimento dell'equilibrio acido-base dell'organismo e ciò a causa dell'eliminazione attiva, attraverso il sudore, degli acidi grasst volatili e prima di tutti dell'acido lattico. Ciò senza negare completamente il valore del cosidetto " emuntorio sudorale » , antico concetto recentemente rimesso in onore da AA. americani e tedeschi, secondo il quale l'insieme delle g h iandole sudoripare e della pelle rappresenta una specie di rene accessorio, ed il sudore è u n liquido di escrezione, come l'orina. Courad ri tiene che l'importanza dell'emuntorio sudorale non de\·e essere sopravalutata, eccetto che nel caso dell'uomo in stato patologico. I noltre un ruolo essenziale del sudore umano è quello fisico di regolatore della temperatura corporea. FERRI.

IGIENE MoNTESTRuc. - Lcptospirosi ittcrigcnc c non ittcrigcnc alla Martinica. ('< Bullet. Off. intero. Hygiène pubi. 11 , n. 8, pag. 1465, 1939). Nelle Antille è di imporwnza capitale l'accertamemo eziologico di qualunque affezione febbrile, che potrebbe !imubre la febbre gialla. Quantunque questa malattia oggi sia scomparsa dalle Antille, grazie alle energiche misure prolìlattiche adottate, tuttavia la sua persistenza in talune regioni dell'America del Sud, collegate per via aerea con le Antille, induce sempre a vigilare su ogni affezione itterigena. A questo riguardo le lcptospirosi meritano una considerazione particolare, poichl: alla sindrome itterica si può sovrapporrc una sindrome emorragica, che può dar luogo a delle ematemesi, avvalorando ancor di più il sospetto di un'infezione amarillica. Alla Martinica fino allo scorw anno non era stato segnalato alcun caso dt !cpt•>spirosi. Dal mese di settembre 1938, l'A. ha avuto occasio ne di constJt:Jre cinque casi di leptospirosi, di cui tre itterigcne e due anitteriche. Segue l:.1 descrizione clinica dci cinque casi, dei quali due vennero a morte; negli stri~ci di frg:no di questi due casi fu notata la presenza di leptospirc, da riportare morfologicamentc a quelle di Inada-Ito. Negli altri tre casi le leptospirc furono trov:Jte nel centrifugato delle urine dei pp.; tali leptospire non mostrarono un'azione patogcna marcata sulle cavie. E' probabile che la sieroreazione di Martin e Pettit, pr:nicata sistematicamente in tutti i malati a sindrome febbrile infettiva, itterica o anitterica, possa fornire dei risultati positivi. La frequenza della leptospirosi alla M:trtinica si può spiegare col gran numero di ratti esistenti e con l'abitudine dci bagni nel fiume, invalsa in quel paese. Sopratutto è della più grande importanza sapere che in una regione in cui non si può escludere la riapparizione della febbre gialla, esistono delle affezioni, che si avvicinano ad essa nei riguardi della sintomatologia clinica. La ~coperta della leptospira d'Inada-Ito negli ~trisci di fegato dei pp. venuti a morte ha permesso all'A. di affermare con sicurezza la natura dell'infezione e di allontanare l'incipiente panico che minacciava di diffondersi a Fort- de- France.


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Oa segnalare ancora una volta che la !ept. ict. haem., altamente patogena per l'uomo, può dimostrarsi apatcgena per le cavie. E' dimostrato ancora una volta che la prova bioiogica sulla cavia non è sempre elemento sicuro di giudizio. REITANO.

Fatto questo che conoscono bene quanti si occupano di ricerche sperimentali :;uf/e leptospire. Dì massima, se si inoculano quantità uguali di cultura, appena ùolaùl dall'uomo di un ceppo di /ept. che si presume debba essere t~irulento. a delle cavie d el medesimo peso e del medesimo allevamento, soltanto u'1 certo numero di animali muore t·oi sintomi clinici e col quadro anatomo - patologico tipico della !ept. ittero - emorragica. Talvolta può accadere che nessuno degli animali venga a morte. (Nota del Recensore). ANDERsoN e EooJE. - Epidemiologia delle leptospirosi. (« American Journal of Pubi. H ealth », vol. 29", pag. 347, 1939).

MEYER,

Tra i numerosi casi Ji ittero osservati negli Stati Uniti d'America, un piccolo numero è stato riportato lÌnora alla leptospirosi ittercremorragira; ma è da pensare che i casi diagnosticati non rappresentano che una minima frazione di quelli effettivamente verificatisi. Dopo essersi intrattenuto sui metodi di laboratorio, adoperati per l'accertamento della malattia, l'A. riferisce che in Ca.lifornia, dal 1927 sono stati accertati l i casi di morbo di Weii, di cui 9 in individui che avevano avuto contatto, in una maniera c, nell'altra; con le acque di fogna e con dei :atti, e 2, in un veterinario e in un assistente che accudiva ai cani. T ra le leptospire isolate dai malati, e che appartenevano in gran parte alla varietà !ept. ict. haem., sono state osservate due stipiti, appartenenti alla varicr:l !ept. canicola, scoperta da Khrcnbcck e Schuffener in Olanda nel 1934, e agente eziolog~co di una malattia dei cani, che andava sotto il nome di malattia gialla di Stuttg:~rt. Un'inchiesta portata sui ratti ha <!:mostrato che fino al 5:2 % degli animali catturati nelle diverse provincie erano portatori di !ept. ict. haem. Nessun ceppo di !ept. canicola è strato isolato dai ratti. Numerosi cani in California wno affetti ogni anno dalla malartia di Stuttgart, con una letalità che raggiunge l'So- 90 o/o. Degli esami sierologici, praticati a S. Francisco sui sieri di 4 7 cani, han dimostrato un'alta percentuale di positivitn nei riguardi della !ept. canicola (titolo da 1 : 100 a 1 : 300.000) e in piccola proporzione nei riguardi della !ept. ict. haem. Da ciò si deduce l'importanza dell'endemia leptospirosica nei cani Je!Ja California, particolarmente nei riguardi della malattia di Weil; poichè è noto che la !ept. canicola può provocare nell'uomo un'affezione analoga a quella osservata nei cani, ma che si manifesta raramente con l'ittero, e che si può c:o11fondere con l'influenza, la febbre ondulante, la meningite. REITANO.

Lo letteratura più recente su questo argommto annovera dei casi sicuri di iept.o.<pirosi umana, dovuta a contagi canù1i, :: perfino qualche epiuodio epidemico, che aveva per 01-igi·ne un cane infetto. (V. Velcker in « Zbl. Bakt. l. Orig. >', 1938. B. 142). In Italia le uniche ricerche finora apparse .'U questo tema sono quelle di V. Reitano r G. Morse/li ((( Giorn. di Batter. e Immunologia », vol. XV, 1935) compiute sui cani randagi di Roma e suburbio. Su 112 casi e.<aminati si è ottenut.a una proporzione di 1·eazioni sierologiche positive v!·1·so la !ept. ict. haem . del 3>57 %. La proporzrone sarebbe stata jo1:se superiore se si fosse adoperato anche il ceppo di /ept . canicola, che però allora gli AA. non po.csedevano. (Nota del Recensore).


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MEDICINA INTERNA G.

MAcAuD. -

Falsi cardiaci d'origine digestiva. ((( Gazette des

hopitaux 11 , n . 23,

22 marzo 1939).

E' d'osservazione comune che la malattia di un organo si può su un altro organo ripercuotere deter minando in esso disturbi, talora di tale entità da dominare il quadro mor boso e costituire la sola malattia oggetto di preoccupazioni per il malato e talvolta di terapia per il medico. Gli esempi sono numerosi: i disturbi gastrici dei colecistopatici, l'angina di petto dei litiasici, l'emicranie degli epatici, ecc. In tali casi, se alcune volte la esatta definizione della malattia può essere agevole per segni diretti o collaterali, altre volte essa si presenta particolarmente difficile. Tale ultima evenienza è frequente in individui affetti da gastro- enteropatia con ripercussione sull'app:1rato cardiO\·ascolarc, onde wli malati si presentano al medico come cardiopatici. Sono definiti « cardiaci falsi )), che bisogna discriminare dai veri per la terapia ed il provvedimento medico - legale. Il compito è spesso difficile. I disturbi cardiaci piu frequentemente accusati ed osservati, secondo l'A. sono: l'oppressione e le algie precordiali, le palpitazioni ed ancora, secondo noi, l'extrasistolia, la tachicardia parossistica, il blocco del cuore. A base di tali disturbi si possono constatare da parte del tubo gastroenterico aerogastria, aerocolia e talora anche altre affezioni organiche o funzionali . Compito dell'indagine clinica e radiologica è quello di precisare l'affezione prin· cipale e guidare la terapia, il cui risultato buono porta conferma al giudizio diagnostico. Ma questo risultato non sempre è raggi unto, non ostante la esatta definizione diagnostica e l'adeguata condotta terapeutica deila malattia dell'apparato digerente. Definire questi mala ti « falsi cardiaci n non è esatto, poichè, se b soffl'ren7.a !f<!~trica o intestinale è causa prima di quella cardiaca, il cuore di questi soggetti, anche non presentando lesione organica, non è un cuore normale, ma, come felicemente lo ha definito Lian, è un « cuore irritabile >>, in condizioni d'instabilità neurovegctativa. Pertanto nella terapia e nel provvedimento medico-legale, oltre la malattia gastro-intesti_nale, anche questo stato nevrosico del cuore è da considerare. Tale concezione da noi è già stata avanzata guando, allo scopo di precisare il concetto d i organevrosi cd organopatia ai fini ddla medicina legale militare, affermavano c.:he la parola nevrosi non sempre indica assenza di lesione nell'organo malato, solo pcrchè questa non dimostrabile nel senso comune della parola. Abbiamo allora precisato che la nevrosi è << sindrome legata a perturbamenti del sistema neurovegetativo ed a fattori costituzional i per abiotrofia e distrofia di organi con i fattori vegetativi concor,·enti ed interferenti>>. Questi elementi nei cosidetti falsi cardiaci sono presenti e sempre si debbono da noi ricercare e valutare, in quanto possono assumere tale entità da indirizzare, anche in rapporto alla malattia fondamentale, dive rsamente la terapia ed il giudizio medico-legale.

R. o' ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE L. SANTA e G. MARcAcci. - · Tentativi di produzione di ossificazioni dcrotopichc mediante inclusioni di mucosa di vescica c di cistifellea. (« Archivio Italiano di Chirurgia », ottobre 1938). Gli AA., dopo una breve c chiara sintesi delle precedenti ricerche sperimentali sulla questione delle ossificazioni eterotopiche, espongono e commentano i risultati dei loro


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

tentativi di produrre ossificazioni creroropiche mediante inclusioni di mucosa di vescica c di cistifellea in muscoli di cani e di conigli. Per la riuscita degli esperimenti è neces!ario evitare tutto ciò che può disturbare l'innesto. Bisognerà quindi operare in rigorosa asepsi, dissociare le fibre muscolari per via smussa per impedire l'emorragia ed evitare la sutura della nicchia. l risultati delle 15 esperienze portate a termine sono molto istruttivi. I n un primo periodo si osservano ammassi cellulari circoscritti da tessuto connettivo di reazione. In secondo tempo in seno agli ammassi cellulari della inclusione si forma una cavità cistica delimitata da uno c, due strati di cellule. La presenza di noduli cellulari non è da mettersi in rapporto con processi attivi proliferativi, giacchè in nessun preparato si sono osservate cellule in cario.. cinesi, essa è dovuta pi_uttosto al tessuto connettivo reattivo che tende a circoscrivere nettamente le inclusioni. La formazione delle cavità cistiche è dovuta, invece, a processi degenerativi delle cellule dell'innesto ben visibili nei preparati istologici. Il tessuto connettivo di reazione che circonda le cavità cistiche da principio si presenta lasso, edematoso e ricco di cellule; successivamente, con maggior frequenza nell'innesto di mucosa vescicale, diviene denso e povero di cellule sino ad assumere l'aspetto di tessuto fibroso. Solo in tre casi d'innesto di mucosa vescicale in conigli, gli AA. hanno potuto osservare nel tessuto connettivo reattivo pericistico, in due la formazione di tessuto osreosimile in procinto di calcificarsi cd in uno l'aspetto macro e microscopico di tessuto osseo. Per quanto concerne la patogenesi di queste formazioni eterotopiche, simili a quelle r.onsecutive a traumi, a cause flogistiche o ad alterazioni circolatorie, i pareri sono tut· tora alquanto discordi. Secondo la teoria cellulare di Ollier in qualsiasi evenienza fi ~iologica o patologio i processi di ossificazione sono dovuti agli osteoblasti che si differenziano dagli elementi istiocitari e mesenchimali. Gli osteoblasti per parziale trasformazione dell'ectoplasma darebbero luogo ad una sostanza sulla quale si depositano poi i sali di calcio. Le ossifi· cazioni eterotopiche sarebbero dovute ad uno stato irritativo del tessuto connettivo di reazione che porterebbe ad una differenziazione in senso osteoblastico. Secondo la teoria umorale di Leriche si ~vrebbero prima dei fenomeni necrotico degenerativi da cause diverse, quindi una pr~cipitazione di sali di calcio nei tessuti degenerati sia per la riduzione o cestazione del loro metabolismo che per la loro reazione alcalina, per la presenza di sostanza di scomposizione albuminoidea e per l'assenza di aminoacidi che impediscono la precipitazione del ralcio. Successivamente i tessuti de~enerati e calcificati stimolerebbero la prolifcrazione del tessuto connettivo circostante in seno al quale avverrebbe l'o~sitìcazione. Solo in seguito gli clementi cellulari rim3sti mglobati nel tessuto reatti,·o assumerebbero l'aspetto di osteoblasti. Secondo la teoria vascolarc di Giuliani i fattori etiologici delle ossificazioni eterotopiche provocherebbero modilìcazioni circolatorie che a loro volta sarebbero la causa delle alterazioni nccrobiotiche dei tessuti , della deposizione di sali di calcio e della prolifera· zione del tessuto connettivo. Questa teoria è confortata dalle ricerche sulle ossificazioni del rene dopo allaccia· tura del peduncolo arterioso c Yenoso ed è confermata da osservazioni di patologia e di clinica. E' nota, infatti. la facili là con la quale i sali calcarei si depositano sui tessuti dege· nerati cd è d imostrato che modilìcazioni circolatorie, quali l'iperemia venosa, inducono spesso dege nerazioni parenchimali e proliferazioni connettivali e nella cura delle fratture possono accelerare la formazione del callo osseo (metodo di Helferich).


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-.: A E STRANIERA

Secondo gli AA. i risultati delle loro esperienze confermerebbero la teoria umorale. Difatti la constatazione che le inclusioni di mucosa vescicale sarebbero il mezzo più costante per ottenere ossificazioni eterotopiche è da mettersi in rapporto al contenuto in sal i di calcio dd le cellule della mucos:t dovuto al lo ro contatto con l'urina. T ali sa li di calcio, essendo già fissati ad un supporto vrganico, secondo le idee di Leriche, ~a rebbero nelle condizioni migliori per fissarsi nel connettivo neoformato. La minore frequenza di ossi ficazioni eterotopiche che si osservano nei coni g li e la loro assenza nelle esperi·e nze con inclusioni di mucosa di cistifellea seno dovute probabilmente alla di\·ersa costitu· zione chimico- ~trutturale della mucosa vescica le Je·i cani e dci conigli ed alla po,·enà in sali di calcio della mucosa delle vie biliari. Gli AA. concludono quindi che sembra che la mucosa \'Cscic:tle eserciti una specifica influenza nel determinismo delle ossificazioni eteretopiche. ZAFF IRO.

Un c01/tributo alla conoscenza della !'atogenesi delle ossifìcazioni eterotopiche è stato portato dal ten. col. medico pro/. A. Magliulo co11 un cqmpleto lavoro pubblicato nel n 5 dello << Sperimentale H del 1930 sulle ossificazioni muscolari posi-traumatiche. In questo lavoro l'A. , sulla scorta dello studio istopatologico personale di un'ostificazùme post- trauma.tica del bmchiale anteri&re mette in c~,idenza la possibilità di LW processo di ossificazione diretta da clementi mcsenchimali giovani indifferen ziati preesi.ctenti nel reticolo ccmnettivale dei muscoli (Nota del Recensore).

TRAUMATOLOGIA C. FRANz. -

Sulla definizione della commoziont e della contusiòQt ctrtbralt. ((( Zen-

tralblatt flir Chir urgie >> 1 n. 25, r938). Spesso nella prarica la diagnosi differenziale tra commozione e contusione cerebrale (: assai difficile e qualche volta addirittura impossibile. Gli anatomo-patologi, inoltre, si sono fermati anch'essi al concetto che un limite netto tra l'una e l'altra non si poss:t tirare. Ora, pensa Franz, poichè il più espressivo e regol:tre deficit funzionale dell:t commozione è l'immediata perdita della coscienza oJ almeno il suo turbamento, volendo tentare di stabilire una differenza tra le due entità morbose ci si deve trovare necessariamente di fronte alla questione della sede della coscienza. E riferendosi alle numerose osscrv:t· zioni e ricerche al proposito Franz mette in luce il f:ttto che, attual mente, no n \·iene più

considerata l'oblongata quale punto !1rcfercnziale di interruzione della coscienza ma bensì il territorio dei mesencefalo e dd diencefalo. Ciò premesso e partendo d:t qlleste nuove concezioni Franz si domanda come ci dobbi:1mo allora r:tppresent:m: la parogcncsi d ella commozione cerebrale. Secondo lui ia no·rmale circolazione del ,·angue e del liquor

giuocherebbero il ru.olo principale nel mantenimento della coscienza e la sostanza cerebrale, il sangue ed il liquor dovrebbero essere considerati come un tutto unico anche quando gli effetti di una forza agente sulle sue singole parti com ponenti .•iano differenti. ( fattori principali nella patogencsi della commozione cerebrale sarebbero dunque rispettivamente lo spostamento e le alterazioni lo,·ali del cervello. Tutt:t\'ia, osserva ancora Franz, non è sufficientemente chiaro il modo col quale detto spostamento si fa sentire sulle singole sue parti: egli crede che ciò avvenga in conseguenza di uno squilibrio nel sistema liquor-sangue e poichè il ter~o ventricolo e l'acquedotto di Silvio sono i punti più ristretti nello spazio di cui dispone in complesso il liquor (oltre ai fori di M:tgenùie, Monroc e Luschka) ne deduce che è qui che si fa spcci:tlmente sentire l'effetto dei traumi sul cranio; egli personalmente ha inoltre potuto dimostrare che nelle ferite d'arma da fuoco della base del cervello (di bue ed umano) gli t'misferi cerebrali volano addirittura

5 -

Giornal~

di m~dicina militart:


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lontano qualche metro. Gli spostamenti locali del cen·ello, come si sa, sono poi oggidì dimostrahili per mezzo della arteriografia e della ventricologralìa: a questo proposito .è degna di rilievo l'osservazione che l'epifisi, essendo situata nella linea mediana al di sopra dell'acquedotto di Silvio, è un attimo indicatore degli spostamenti cerebrali. Quanto alla classificazione Franz propone sia .:onservata quella vecchia di commozione l' contusione cerebrale con quelle mod1ficazioni che si sono rese necessarie date le suesposte nuove vedute al riguardo. r•- Commozione cerebrale : per la diagnosi è decisiva la transitorietà e la completa scomparsa delle manifestazioni morbose. T uttavia bisogna tener presente anche la comparsa di un'amnesia retrograda così nei casi più gravi come anche in quelli più lievi: Knoflach e Scholl l'hanno trovata su 789 casi di commozione soltanto 439 volte (55,6 %)Importante è la distinzione tra amnesia retrograda e le lacune della memoria limitate al solo ricordo dell'incidente. Così Borchardt e Bali su 8o casi di commozione hanno trovato 4 7 volte (58 %) delle lacune della memoria fra le quali soltanto 14 ( 17,5 ~.. ) erano vere e proprie amnesie retrograde pure. Per Fuchs le lacune della memoria sarebbero dovute ad uno stato irritativo del centro del sonno mentre l'amnesia retrograda propriamente detta riposerebbe su di una lesione del cervello, cosicchè pare a Franz giustificato di separare i ca~i con amnesia retrograda dalla commozione cerebrale pura inserendoli invece nella contusione cerebrale. In conclusione Franz ritiene si possano con-

siderare per commo-..:ione cerebrale pura soltanto quei casi nei quali la perdita della coscienza dura un :mimo o pochi minuti e nei quali non compare, nè subito nè più tardi. una qualsiasi manifestazione deficitaria. 2°- Contusione cerebrale : una perdita di coscienza che non si ristabilisce entro pochi minuti parla sempre per una contusione cerebrale. Inoltre nella contusione cerebrale si hanno sempre 'delle alterazioni organiche prodotte dall'azione immediata del trauma 'sui singoli territori cerebrali o su tutto il cervello, accompagnate a spostamento delJa massa cerebrale in toto, di fronte alle quali debbonsi fare i conti con conseguenze quanto mai serie e di prognosi dubbia. Fra le conseguenze temibili è da annoverarsi la compressi011e cerebrale la quale, secondo Franz, può dunque fare la sua comparsa solo come una conseguenza della contusione cerebrale e non della commozione, così come egli la concepisce. Il concetto di commozione, conclude Franz, ne risulta dunque alquanto ristretto, con note\'Ole vantaggio del medico pratico, il quale sa così che, oltre un bre,·issimo periodo immediatamente successivo al trauma, tutti i fenomeni di perdita di coscienza persistenti più a lungo non lo debbono trarre in inganno facendolo pensare ad una commozione cerebrale, ma lo debbono invece mettere in guardia perchè la tonrusionc cerebrale è:: già in atto. GALLETTO. CuRTILLEr, SALAc e Dt:zEK. L'utilizzazione dell'acetilcolina in traumatici. (1< Revue de Chirurgie>>, febbraio 1939).

certi stati posi-

Gli AA. hanno usato iniezioni di acetilcolina in alcuni casi di sindrome fìsiopatica ed in altri di stati dolorosi post-traumatici con risultati generalmente soddisfacenti. Il miglior metodo si è dimostrato in un'iniezione quotidiana di gr. o,2o per 8 giorni. li modo di agire dell'acetilcolina nei citati stati post-traumatici è ancora molto discusso. Potrebbe trattarsi di un'azione vasodilatatrice sui capillari che facendo scomparire lo spasmo di questi eliminerebbe la causa sia di alcune sindromi fìsiopatiche che del dolore post-traumatico. E' da notare peraltro che l'acetilcolina provocherebbe un aumento del P\ della riserva alcalina c del calcio totale del sangue. Secondo gli AA. l'azione dell'acetilcolina può paragonarsi a quella delle infiltrazioni della catena ganglionarc simpatica negli stati fisiopatici e a quella delle infiltra-


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zioni locali nei dolori post-traumatici. E' stato tuttavia osserYato che mentre per gli stati fìsiopatici l'efficacia dei due metodi si equi\·ale, invece nei dolori post-traumatici l'azione delle infiltrazioni locali è più pronta e più sicura. Gli AA. concludono che l'acetilcolina, pur potendo renJcre buoni servizi in traumatologia, merita di occupare solo il secondo posto dopo le infiltrazion i g:1nglionari e locali delle quali ha le stesse indicazioni. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA P. PERONA. -

La ipertensione dal punto di vista radiologico. (•· Qu:1Jcrni di Radiolo-

gia », vol. III, fase. IV, 1939). L'argomento non è nuovo nel campo radiologico quantunque abbia avuto scarsi risultati, per cui l'A. ritien.e che il metodo chimografìco possa portare un contributo notevole nello studio di un fenomeno la cui genesi non è dd rutro chiara. Dal punto di vista radiologico è sufficiente rilevare che la iperte nsione è favorita dalla sclerosi aortica (o meglio coesiste frequentemente alla sclerosi) ma l'aorta norma le non nega la possibilità di una ipertensione. Un elemento a carico del cuore è dato in ~cnere c.Ia una accentuazione di sviluppo del ventricolo sinistro per quanto anche il destro non d i rado partecipi al processo ipertrofico. Il Pezzi sostiene che i radiologi possono parlare se nz ':~ ltro di dilatazi011e cardiaca (e quindi di maggiore gravità della ipertensione) quando il cuore assume l'aspetto di un ovoide e quando, portato ripetutamcnte alla indagine fluoroscopica, rivela nel corso di pochi giorni, un netto ed uileriore aumento dci suoi diametri. Tuttavia non è sempre agevole distinguere una forma ovoide da ipertensione maligna da un aumento di volume di natura ipertrofica, tenendo anche pre5entc che 1l cuore nel no rmale non ha quasi mai ia stessa forma. Altro elemento prezioso ai fini dello studio radiologico della ipertensione si trova nei caratteri morfologici c funzionali dcll':wrta: densità, forma , sviluppo c direzione. Recentemente però è stata richiamata l'attenzione dei radiologi sopra un'altro caratteristico aspetto funzionale dell'aorta che sarebbe un indice dell'alto grado di ipertensione. L'aorta, cioè, già in sclerosi, presenta durante b fase sisrolica un netto movimento verso sinistra che venne chiamato mo\·imento a leva, da Wcltz. che per primo lo descrisse. Tale movimento che si può apprezzare radioscopicamentc sarebbe dovuto ad una notevole resistenza in circolo da parte della spiuta sistolica, c si ricollega ad altro fenomeno cardiaco, dimostrabile solo chimograficamcnte. Infatti in parecchi ipertcsi l'A . dimostra un quadro chimografico singobre dei tracciati ventricolari di sinistra, in cui preci~amente le due com ponenti elementari (branca diastolica e sistolica) non sono più riunite in modo da formare un uncino più o meno slanciato all'esterno, appaiono im·ece divise da un sottile spa1.io rientrante, così da assumere nel loro insieme l'aspetto di uncino bifido. Detto quadro induce a ritenere che i :noYimenti pendobri cardiaci, subiscono una inversione per un brevissimo periodo della fase sistolica e, che tale fenomeno sia giustificato dalla difficoltà di vincen.: inizialmente le resistenze in circolo da parte del \·enrricolo S. Lo stesso quadro è pure evidente in qualche p. miocarditico con pressione pressochè normale, ciò che costituirebbe un segno prognostico sfavorevole, in quanto dimostrerebbe un primo segno della incapac ità cardiaca a supplire alle esigenze circolatorie (fenomeno comprovato dalla esperienza fatta su alcuni casi).

DE ANDREIS.


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NEURO- PSICHIATRIA

La diagnosi clinica dd tumori tndocranici.- Contributo cUnico. anatomocd isto-patologico. (''Giornale di Psichiatria e di Neuropatologia "• fase. l - III,

L. BINI. -

1938- XVI).

E' un lavoro molto originale ed accurato che si propone di risolvere questo quesito· assillo costante del neurologo: sino a quale punto è oggi possibile l'esatta diagnosi clinica dei tumori endocranici? L'A., in questa sua pubblicazione di tipo monografico (166 pagine di testo, 74 fotografie c 150 citazioni bibliografiche) comincia col chiederri se veramente b diagnosi di natura c di sede dci tumori cerebr;.~li sia divenuta oggi cosi facile e sicura come taluno

vorrebbe -

sulla scorta, soprattutto, delle brillanti statistiche dei neurochirurghi - ,

ovvero se valga tuttora il giudizio dei vecchi clinici : essere, cioè, spesso, un:l tale di3· gnosi fra le pi ù ardue della neurologia. Per risolvere la questione l'A. parte dall'accurata disamina di 42 osservazioni cliniche, tutte controllate al tavolo operatorio o con autopsie. Ciascuna di esse comprende un riassunto della storia clinica, i risultati dci vari esami praticati ed i reperti chirurgici od anatomo- ed isto-patologici. All'esposizione della casistica segue una ras~egna criticosintetica dci vari metodi d'indagine usati, con particolare messa in evidenza degli errori diagnostici commessi: errori di cui vengono indagati i motivi al fine di inquadrare lr possibilità pratiche e l'effetti\·o valore dei metodi clinici e par:tclinici oggi in uso. Le diagnosi riconosciute e~atte, che si erano basate sugli usuali metodi semiologici. furono solt:tnto 8; g li errori successivamente corretti - sempre in base a soli criteri clinici - furono 13; pochi altri c:Jsi vennero rettificati coll'ausilio di indagini paracliniche (reperto liquorale, encefalografia, ecc.). Si noti, però, che questa poco confortante statistica appare tale pere h è l'A. ha tenuto conto, a bella posta, solo delle diagnosi assolutamente preci~e anche nella sede e nell'estensione; altrimenti la percentuale di diagnosi corrette (o approssimativamente corrette) sarebbe risultata assai maggiore: c questo spiega in gran parte i cospicui percenro d i altri clinici. E' impossibile r iferire qui, sia pure in sunto, tutte le importanti discussion i che l'A. elabora nella parte finale del suo lavoro. Sorvolerò, necessariamente, del pari su quanto ii Bini dice in merito alla diagnosi istologica dei tumori repertati. Concludendo l'A. scrive che, pur rappresentando i moderni metodi d'indagine un nr>tevole progresso ai fini di una corretta diagnosi dei tumori endocranici, tuttavia nes· wnv di essi n~ette al riparo da inesattczze e d:1 errori. <<Vogliamo terminare - così fini sce il bel lavoro ùel Bini - allo stesso modo con cui il nostro maestro prof. Ccrletti rhiudeva il wo recente serino su!lc insufficienze e sulle fallacie dei metodi dei qu3li dobhi:uno servirei per la diagnosi di tumore cerebrale: che cioè le varie e notevoli Llif· licoltà di di:1gnosi che abbiamo analizzato nel corso di questo la,·oro, !ungi dall'indurci in considerazioni pessimistiche, tlebbono spingerei maggiormente nella difficile f:ttica del perfe7-Ìon:tmento diagnostico. per giungere più presto all'ideale r isultato delb dia· gnosi completa c, sopra tutto. dclb diagnosi precoce u. R I Z7.0.

STORIA DELLA MEDICINA G . SAN.~RELLJ. - L'igiene nella vita pubblica t P:tnetto e Petrelli, Spoleto, 1939- XVII).

privata dttt•anuca Roma. (Arti Grafiche

Sebbe ne non sia possibile precisare l'epoca in cui la malaria fu importata nel Lazio l- certo che essa vi apparve in epoca anteriore alb fondnione di Roma. Moltissimi cbs-


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sici latini ricordano il clima insalubre, il (< letifer autumnus » romano, il « pestilens atque aridus circa Urbem locus >> le febbri, ecc. Ciò nonostante la forza di Roma fu nei campi; gli agricoltori per le loro virtù di semplicità, di temperanza, di disdegno per le cose superflue, furono il nerbo della potenza repubblicana. Non solo per l'orgoglioso sentimento ch'essi sempre ebbero del destino imperiale di Roma, ma anche per la vHa sana ch'essi vivevano, per il rispetto che sempre dimostrarono per le norme d'igiene che erano insegnate e diffuse sotto forma di sentenze, di proverbi e di parabole. Per sei secoli Roma non conobbe medici. All'assoluto difetto delle conoscenze mediche essa provvide alla tutela della salute individuale e collettiva con l' igiene, con le leggi sanitarie. Non sapendo curare le m:~lattie i Romani cercarono di prevenirlc e per quesw l'igiene n on solo ebbe propugnatori entusi:~sti ma anche apostoli ferventi (un tempio alla Dea Salute era stato cretto sul colle del Quirinalc che per questo fu anche detto Salutare). Il chiarissimo prof. Sanarclli, in una rapida e completa visione della \'ita pubblica -.: privata dei Romani, documenta quanto abbiamo detto, attingendo con mano sicura alle fonti dell'arte classica le più certe testimonianze. Tutti i problemi dell'igiene sono passati in rassegna: l'alimentazione, l'educnzione fisica , i bagni, l'approvvig ionnmento idrico, l'igiene urbana, le fognature, la nettezza urbana, l'inumazione e l'incinerazionc. Da tutti scaturisce l'importanza che sempre l'antica Roma diede ai problemi igienici e la saggezza con b qu:tle essa seppe sah· aguard:~re la fc r z:t fisica e morale dei suoi abitanti, ch'erano de~tinati a conquistare il mondo per diHondervi la più luminosa civiltà. GIA>INAJ-;TONI.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal nrball pervenuti alla Direzione generale di Sani tà militare nel settembre 1939·XVII)

ADDIS ABEBA maschio.

+ Maggiore medico fRAN<:Esco AcNELLO: Amaurosi tosszca da felce

L'O. riferisce sopra un caso di amaurosi fi licica constatato personalmente in un militare. Il p., che egli ha potuto esaminare a pochi giorni di distanza da! coma e che ha ~eguito per un periodo di tre mesi, presentava nel quadro oftalmoscopico solo lieve vaso-costrizione arteriosa, seguita a di~tanza di tempo, da pallore della papilla evolvente verso l'atrofia. I rilievi principali tratti da questa osservazione si possono così riassumere: la somministrazione di estratto etereo di felce maschio usato in d~i terapeutiche (10 gr.) raramente si associa a complicazioni dell'organo visivo; nei rari casi dove compare ambliopia è lecito pensare o a fa1ttori allergici o ad assorbimento del vclenc per la sua permanenza nell'intesùno; il quadro oftalmoscopico offerto in primissimo tempo dai pp. non mostra nella maggior parte dei casi, alterazioni macroscopicamentc apprezzabili, se si toglie un'impercettibile spasmo arterioso ed una conseguente anemizzazione del tappeto retinico su cui spicca, per contrasto, il color rosso ciliegia della macula; i processi degenerativi a carico delle fibre ottiche compaiono assai tardivamente e cioè parecchie settimane dopc lo stabilirsi dell'ambliopia; esiste un certo parallelismo fra l'amaurosi filicic.a e quella del chinino; l'amaurosi da felce maschio però, in contrasto con quella da chinino, non subisce regressioni nella sua evoluzione; una cecità, rilevatasi totale sin da principio, raramente fa sperare in un riprisùno anche parziale delEa visione; circa la patogenesi, non apparendo verosimil::: legare la cecità allo spasmo arteriow ed alla poca marcata afllemizzazione retinica, sembra più logico pensare ad una azione elettiva dell'acido filicico sulle fibre ottiche.

+ Maggiore medico prof. fRANCEsco DE FRANCEsco: OsservaziO'IJe anatomo-chirurgica sull'addome acuto in A. O. l. L'O., in base alla sua esperienza quadriennale e su circa duemila interventi esegutu, espone i criteri conclusivi che emergono dalle ricerche di isto-patologia c di laboratorio esperite con particolare riguardo nei casi di addome acuto perforati vo e che possono sintetizzarsi come appresso: 1° - la maggior parte delle peritoniti perforaùve di origine appendicolare sono da mew:re in stretto rapporto patogenetico con fenomeni di vera e propria- allergi-a tissulare nel senso voluto da Sanarelli ed in cui il terreno più allergizzante è rappresentato Jal B. Coli del tipo istaminogeno, e come momento anatomico a vere e proprie vascoliti mcscnteriolari a tipo trombo-angioitico che determinano la necrosi del territorio corrispondente appendicol:lre;


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

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2° - che in tutti gli addominali acuti e per la forma patologica che richiede l'intervento e per lo schoc post-operatorio si stabilisce una alterazione nell'equilibrio elettrolitico siero-plasmatico consistente in: a) iperazotemia; b) ipcrglicemia; c) ipocloruremia; mentre rimane inalterato l'equilibrio osmotico; 3° - che per le prove di carico eseguite e per quelle della funzionalità cpato-renale, l'ipcrazotemia non deve considerarsi come esponente di una cattiva funzione di questi parenchimi, ma è assai inverosimile che c~sa rappresenti un motivo efficace di compenso alla caduta dci cloruri per impedire eventuali ripercussioni sul metabolismo basale; 4• - che sotto questo prisma intellettivo, vcri_ficandosi clinicamente casi di alta azotemia senza sindrome corrispondente, e rimanendo nei limiti normali le prove di funzionalità della componente epato-renaie, la terapia iperclorurante endovenosa a dosi e.ncrgiche, nel periodo pre-operatorio, inter. o post-operatorio, deve ~sscre considerata come sostitutiva ad uno stato carenziale dei cloruri, limit:mdosi a ~egnare gli ottimi effetti clinici anche se non si conosca ancor oggi perfettamente il suo· ,·ero meccanismo d'azione; s· - che tranne casi eccczionali~simi di allagamento pcritoneale, quasi tutte le perforazioni possono essere trattate col metodo chiuso, senza ricorrere a drenaggi di sorta poichè il pcritoneo si dif.ende meglio chiuso eh:! zaffato, a pa tto che la tecnica sia delle più corrette nel rispetto più assoluto del campo operatorio.

ANZIO

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+ (Campo san. eli m. militare). Maggiore medico Lu1c1 BoLLA: Guarigi011e

delle caverne tubercolari col nuovo metodo « Mo11aldi >> di aspirazione endoca-

vitaria. L'O. premette che il metodo di aspirazione endocavitaria va praticato solo nel polmone in cui vi sia pleura impervia, anche ~e questo sia stato prima trattato chirurgicamente. Espone e commenta le concezioni teoriche (Morelli) che hanno portato ad attuare tale procedimento terapeutico basato sulla distinzione delle caverne nel loro determinismo prevalentemente biologiche e prevalentemente meccaniche nelle quali il fattore meccanico è dato da azioni traenti inspiratorie estracavitarie e da azioni propulsive espiratorie intracavitarie, azioni quest'ultime dominanti nel meccanismo di pcrsistenza c progressione delle caverne. Logico quindi ne è conseguito il nuovo metodo Mo11aldi che con l'aspirazione forzata endocavitaria el imi na l'azione propulsiva intracavitaria, deterge le pareti della caverna e progressivamente riduce l'azione traente extracavitaria riportando alla riespansione cd alla funzionalità normale il tessuto atelettasico pericavitario. Dopo avere descritto il metodo già applicato ed in studlo da un anno circa presso la Clinica Forlanini, espone le sue osservazioni su vari casi seguiti in questa clinica tutti ad esito favorevole.

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CHIETI • Sottotenente medico EDOARDO MASTROPASQUA: Anestesia della dentina.

L'O. dopo aver passato in rassegna i vari mezzi adoperati per l'anestesia della dentina ha illustrato un nuovo metodo costituito dall'uso del bicarbonato di sodio, come anestetico dentinale. L'O. ha ottenuto dei risultati assai soddisfacenti, adoperando il mr:tudo consigliato dal Sarmoff, il quale si è servito della soluzione satura a caldo di bicarbonato di sodio in g licerina: ha anche sperimentato una pasta di analoga composizione proposta dal Prinz di Philadelphia, ed ha ottenuto anche ottimi risultati. L'O. è perciò sicuro che tale metodo è destinato ad avere più vasta applicazione nella pratica odontoiatrica.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITAR!

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Sottotenente medico Ln10 N ASSI: Sopra una nuova reazìoue della vrtamina A e dei caroteni (nota preventiva).

FIRENZE •

L'O., partendo da considerazioni sulle ben note reazioni chimiche della vitamina A e dei ( :woteni (renioni di Carr- Price e di Paci n i e Taras), ha constatato che la vitamina A, con soluzione di percloruro di Fe, acido cloridrico e cloroformio, determina una colorazione intensa bleu-verde del cloroformio stesso: colorazione che tende a virare al viola e, successivamente, al color porpora. L'optirnum delia reazione si otterrebbe facendo reagire 1 cc. di soluzione cloroforrnica di vitamina A con o,oso cc. di soluzione acquosa di percloruro di Fe al 10 ~;., e 0 , 20 di HCl concentrato (oppure con s-6 gocce di percloruro di Fe al to ~~ disciolto in H Cl). Il limite di sensibilità finora accertato arriverebbe a 10 U. di vitamina A in I cc. di estratto cloroformico. Tale reazione sembrerebbe presentare il vantaggio di maggiore stabilit.~ del colore, sia pure attraverso il viraggio, rispetto alla 1eazione di Carr- Price e potrebbe, eventualmente, essere applicata scpra estratti cloroformici (purificati e concentrati) ottenuti da liquidi organici o da tessuti.

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SAVIGLIANO • M:1ggiore medico CARLO BRuNo: Meningite cerebro spinale epidemica.

L'O. prende l'occasione di un caso di meni n gite cerebro- spinale guarito che presenta, per parlare della sua frequenza nell'ambiente militare, delle nozioni più importanti circa l'eziologia e la patogenesi, per accennare ai sintomi patognomonici per la diagnosi e scffermarsi in modo speciale sulla cura. Nello spazio di pochi anni ha avuto in cura presso il locale Ospedale: 6 casi nel 1934, tutti guariti: t nel 1935, deceduto; 2 nel 1938, guariti; 5 nel 1939 di cui 3 morti e 2 guariti. La terapia che ha dato i migliori riwltati è stata quella delle punture lombari con est razione del liquor e iniezioni intrarachidea di altrettanto siero antimeningococco, iniezioni ripetute fino alla scomparS<J della febbre e del meningococco dal liquor. Dei preparati sulfanil-amidici, di cui si vanta l'efficacia anche contro il meningococco, egli non ha riscontrato alcuna azione beneficJ.

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UDINE • Maggiore medico prof. SAVERIO VIRGILIO: Endocarditi.

L'O., in sede di autopsia del cadavere di un militare di anni 23 (Yenuto a morte, in ottava giornata da un intervento di appendicectomia, senza cause apprezzabili) repcrtò una endocardite ' 'errucosa mitro - aortica. Disse della parte che questa aveva giocato nella morte del p., e prese lo spunto, mostrando le lesioni sui pezzi repertati, per parlare dei caratteri anatomici ed evoluti,·i .:Ielle endocarditi, accennando specialmente alla endocardite plr:stica o benigna, alla vegetante o subacuta, alla ulcero-Yegetante, form.'l maligna e forma lenta.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

- --- Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare Marittima, Ministero della Marina, Roma, Anno VII-VIII, luglio-agosto 1939-XVII.

Guzzi: La scheda individuale per i militari sifìlilici. Clemente: Proposta di una scheda per i nuo,•i casi di tubercolosi tra i militari . di Marina. Spezia/e e Berger: Leishmaniosi viscerale in adulto pro,·eniente dall'Eritrea. Bo,·mioli: Su di un caso di osteomit:'lit~.: metastatica acuta purulenta del manubrio stcrnale, da piocianeo. Muner: Su di un caso di glioblastoma eteromorfo. Cocchi : Osservazioni cliniche su cinque casi di ascesso epatico da ameba. Della Monica: Gli ultrasuoni in biologia. ·

FRANCIA.

Revuc du Servicc dc Sa.nté Milita.ire. -

Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 2, agosto, tomo CXI, '939·

Beyne: Rivista di medicina aeronautica. Grand pierre: Le turbe respira torte alle grandi altezze. Bergeret e Gougerot: Le forze centrifughe. Effetti circolatori, respiratori e vestiboiari.

Bergeret: L'ipocapnia nell'aviatore. Labarthe, Giordan e Curveillé: Insegnamenti medico-fisiologici delle crociere aeree coloniali. Bergeret c Giordan: Il primato mondiale del salto in caduta libera. Osservazione medico- fisiologica. Peytraud, Rouchonnat e Morgaut: Nota su un esperimento pratico di selczidne psico-tecnica di specialisti militari. GERMANIA. Rivi~ta mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica. Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 9, settembre 1939.

Dtr Dcutschc Militara.rzt. -

Stahl: Il 75° anniversario della Convenzione di Ginevra. Schmidt : L 'opera di soccorso in Giappone c la Croce rossa giapponese. Schulz: Le indagini radiologiche reriali presso le forze armate. Binhold : Su un caso di commotio cordis. Heublein: Un caso singolare di frattura del collo del femore in un soldato e il suo :;ignificato per il medico di reggimento. Diihlmann : Contributo alle forme della gangrena gassosa e al suo trattamento. Poh/e: Poliomielite an teriore acuta nelle forze armate. Considerazioni epidemiologiche. Korth : La chemioterapia della gonorrea con l'Uiiron e I'Albucid.


RIV1STE MEDICHE MILITARI

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Fascicolo ro, ottobre 1939·

Wachsmuth : Prima visione e smistamento dei feriti ~econdo il punto di vista dei chirurgi. Tonnis: Ferite cerebrali recenti e loro trattamento. Gutschmidt: La situazione epidemiologica in Polonia c negli Stati baltici. Lubbert : Una stecca per il primo trasporto dei feriti agli arti inferiori. Krmz: Apparecchio dj este m ione per il trasporto di fratturati degli arti inferiori. Zechlin: Il nuovo dispositivo per il trasporto dei feriti. Ritter v. Baeyer: Le fughe dei soldati psic0patici. PORTOGALLO.

Bolctim da Direccao do Scrvico de SaUdt Militar. -

Ministero della Guerra, Lisbona.

N. I, 1939· Pinto da Fomeca: Compiti del serviZIO farmaceutico militare in pace e in guerm. Pinto da Rocha: Alcune considerazioni sopra il servizio sanitario in Spagna negli ultimi otto mesi di guerra. Pcreira Machado: Il problema di sgombero in guerra. Funzionamento dell' « Ospedale di sgombero». STATI UNITI.

The Mllitary Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library, Washington, Volume LXXXV. N. 1, luglio 1939.

Il nostro nuovo Presidente. Atti del 47° Congresm annuale dell'Associazione medici militari degli S. U. Siler: Discussione su tal uni elementi di immunità con particolare riferimento at risultati ottenuti negli studi sperimentali di filtrati di <<tifosa E. ». Shimkin: Neoplasma maligno dei testicoli. Verdù:r: Antisettici. Allen : Ipertensione. Clinton : Colecistografia. Harvey: Pulizia visibile dei denti. Coze11: Un nuovo tipo di stetca per correggere le contratture metacarpofalangcc, consecutive a fratture. Volume LXXXV, N. 2, agosto 1939.

· Curdy : Età ed efficienza organica. Mousei: L'anestesia allo stato attuale c la sua pratica applicazione in zona di guerra. Schreuder: Il diabete mellito con particolare riferimento all'uso dell'insulina con ag· giunta di zinco. Messina: La malattia di Addison: considerazioni sui recenti progressi di cura. R elazione su di un caso. Charlton: Sbrigliamento. Fox: Osteomielite dclh mandibola. Knox: Basi di gomma per dentiere. R othsclu'id : Protesi nasale in un caso di rinosclcroma. Wi/so11: Esperienze nel trattamento di infezioni da bacilli gangrenosi. Priti kin: Il Sant'uomo dell'Olanda.


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NOTIZIE Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Corpo Sanitario. MEDAGLIA o'ORO AL VALOR MILITARE. BossONEITo Antonio di Giacomo e di Genotti Margherita, da Aosta, capomanipolo medico 2° reggimento fanteria « Frecce Azzurre'' · - Capo manipolo dirigente il servizio sanitario dt un reggimento di fanteria, già decorato di due medaglie d'a,·gento al va/or militare, animato e JOI'i'éttò dalla fede più calda e da entusiastico ardore combattivo, abbinava sulle primissime line(. del mmpo tfj batt:~glta l'azione del medico con quella dì combattente, destando in tutti ammirazione e rispttto per la sua figura leggendaria e mistica. In un aspro sanguinoso combattimento, visti passare dal posto di medicazione molti ufficiali feriti, si portava in primi.fsima linea con i fanti dove riteneva di poter svolgere anche opera di combattente. Coinvolto in un contrattacco nemico td in una lotta a corpo a corpo, si pose alla testa di due plotoni rimasti p1·ivi d'i ufficiali, animò e trascinò con l'esempio ed il suo at·dore i soldati fino a ricacciare il nemico e raggiungere la posizione stabilita. Ferito al petto da una raffica di mitragliatrice e rimasto privo di parola, faceva .~cgno con la mano (f'Ì soldati che lo reggcv«tiO di non occu· pqrsi di lui ed indicava col dito e con /o sguardo il u·inca·o11e da raggiunga·e , che costituiva il loro obiettivo. - Strada Pauls · Cherta- T ortosa. 16 nprile 1938 . XVI. MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE. BERTINI Mario, capomanipolo medico 2° gruppo bander:Js. - Ufficiale medico di battaglione, essendo già tutti impegnati i pot·taferiti, dopo aver esdamar.o cc laggiù c'è u n altro ferito., ed io cosa sto a fm·e qui? ''• volle portarsi pers01wlmente in suo .ioccorJo pur dovendo art1'aversare urw zona violentemente bat.tuta da mitragliat1ir:i e da canno11i di carri armati. Mentre stava per raggiungere il suo intento cadeva colpito a mot·te da un.a raffica di mitragliatrice. Magnifico esempio d; altissimo senso del dovere militare e professionale. - Bosco di Brihuega, r4 marzo 1937- XV. (Alla memoria). BossONEITO Antonio di Giacomo e di Genoni Margherita, da Aosta, capomanipolo .nedico 2° reggimento fanteria << Frecce Azzurre ''· - Capo manipolo medico dirigente il servizio sanitario reggimtmtale, in tre successivi combattimenti, oltre a disimpegnare, in prima linea, con grande passione e competenza, il suo compito di medico, con sa·euo sprezzo dd pericolo ed ardimento si portava spesso fra i reparti maggi01met1fe impegnati trasfondendo con la parola e l'esempio, nei combattenti, la fiducia della vittoria. Monte Grana- Cerro di Navalcarnazò, 14- 15 aprile 1937 ·XV. FORLANI Rocco di Domenico e di Maria Berghella, da S. Apollinare (Chieti), capo manipolo medico 530" bandera. - Ufficiale medico di bandera, rimasto ferito all'inizio dell'azione. medicatosi alla meglio rimaneva in linea fino ad azi011e ultimata. Fattosi quindi medicare più accuratamente, rientrava nuovamente al reparto in linea rifiutando _ il ricovero..in ospedale. - Azimiri, 5 maggio 1937-XV. MALOSSINI Emilio di Luigi e di Canaelpergher Pia, da Rovereto, sottotenente divi· sione volontari del Littorio. - Sottotenente medico volontario al nucleo celere divisionale, distintosi per bravura nel corso della battaglia di Santanda, per calma ,e serenità


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in un episodio guerresco a S. Calindo ( Guadalaiara). Durante la battaglia di Arago11a con generoso semo di altruismo, incurante dell'offesa nemica, pe~· oltre trmta giorni portava ed auolveva la propria miSsione di medico e di soldato a immediato contatto con gli elementi più avanzati dei celeri che operavano in tt:sta alla divisione. Con generoso slancio., sotto un tiro intenso di artiglieria e mitragliatrici accorreva in aittto di un collega e si univa a lui nel soccorrere i feriti di una unità carrista. In altra circo· stanza, ferito leggermente da pallottola teneva contegno esemplarmente sermo e con· tinuava con rinnovato ardore e fede nella propria missione fino a battaglia finita. Alcoriza, 14-15 marzo - La Codonera, 19-23 marzo - Horta · Prat de Compte • Monte Rey . Ebro 2-1 r aprile r938-XVI.

MARA Luigi di Enrico e di Piga T eresa, da H ammanaro, sottotenente medico rag· gruppamento carristi. - Dirigente il servizio sanitaria del raggruppamento carriJti, in quaranta giomi di combattimenti co11tinui sul fronte Aragonese, ripetendo l'ammiret•ch comportamento delle azioni su Santande1·, dava l'opem sua fin sulla linea di fuoco . .<erena, atJÌmatrice, soccorritrice senza limite di 1-ischio e fatica. Esempio di pura, silcn· ziosa instancabile dedizione al dovere e di spontar1ea profonda sensibilità professionale. Fronte di Aragona, 9 marzo· r8 aprile r938-XVI. T oNETTI TocNOLI Lantlo adottivo di Tognoli Ennio, da Bologna, sottotenente me· dico ospedale da campo 5· - Sottotenente medico sotto violento e micidiale bombardamento aereo si prodigava aLlo scoperto per incoraggiare: ed incitare i saldati e civili a non farsi prmdere dal/Q smarrimento, noucurante di riparar.(i, con calma e sert•no sprezzQ del pericolo. Colpito mortalment:: da spezzone aereo, conservava fino alla fine ltt sua bella serenità e si dichiarava orgoglioso di mori1·e per l'ideale che lo aveva portfJIO a combattere in ten·a di Spagna. E.;empio mag11ifico di alte virtù militari. - Colaccite, 1 ° aprile 1938- XVI.

Onorificenze concesse ad ufficiali dd Corpo Sanitario. ORDINE DEl SS. MAURIZIO E LAZZARO. CQmmcndatore: tenente generale medico Lu1c1 FRANCHI. Ufficiale: maggiore generale medico CARLO G.~IOTIINO.

ORDINE DELLA CORONA o'hALIA. Ufficiale : tenente colonnello medico E.\IILIO GAGGIA, primo capitano medico Gw· SEPPE D'ETTORRES.

Francobolli in onore di grandi Medici. Poco prima dell'annessione il servizio postale austriaco (Minerva Medica, 22 settembre 1939 · XVII) ave\" a avuto l'idea di celebrare i grandi nomi della medicina in Austria con una speciale emissione di francobolli. Questi sono ora in circolazione. Gli scienziati celebrati sono: Gerhard va n Swieten ( 1700 • 1772), allievo di Boerhaave, olandese di noscita, fondatore della medicina clinica a Vienna dove fu chiamato dall'Imperatrice "!~ilaria Teresa per riordinare l'insegnamento medico in quell'antica Università e per dare una nuova sistemazione alla Sanità pubblica; Leopoldc van Auenbrugger (r722·I80<)),


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cui la medicina deve la scoperta <.Iella percuS!:ione come meto<.lo di:~gnostico; Carlo von Rokita nsky (1804- 1878), anatomo-patologo dei più illustri cht: in numerosi volumi raccolse la dottrina e l'esperienza che gli proveni va dall"aver, nel 1866, sezionato non meno di trentamila c:1daveri; Carlo Skoda (r8os- 1879), inve ntore del plessimetro, il di cui trattato sulla percussione e sull'ascolt:.lz ionc può considerarsi come il fond:~mento scientifico di tutta la clinica moùerna nel campo della di:~gnostica differenziale; il riformatore della dermatologia, Ferdinando von H ebra (1816- 188o), che con una serie di osservazioni e di esperimenti fu il primo a stabilire l'ori g ine parassitaria di molte m:~lattie cutanee; Giuseppe Hyrtl (1810- 1894), autore di un trattato di a na tomia che ebbe vcntiàue edizioni e fu per quaranta anni il testo migliore per gli studenti; il fonda tore della moderna chir urgia. Teodo ro Billroth ( 1829- 18<]4), mente geniale pioniere d ell'ablazione della laringe e dello stomaco; T eodoro Meyncrt (1833· 1892), psichiatra ed a natomico de l ..:ervello che fondò a Vienna un istituto moderno divenuto una scuola rapid:Hncn te ed uni ve rsalmente conosciuta.

Interessante perizia in tema di indagini sulla paternità. Con sentenza emanata d:1lla prima sezione ci1·ile del Tribunale d i Mila no fu :llnmessa una perizia, secondo quanto rife risce la Rifo·rma Medica (9 ~cttembre 1939-X\"II ), sui gruppi sanguigni di GicvJnna R., della figlia Albarosa c di tale Guido M., :11lo scopo di accertare se, per le leggi c.lell 'ereditariet3, la piccola Albarosa potesse ritenersi figlia di Guido M. o se invece >i dovesse escludere tale paternità. Il perito, prof. Antc nio Cazzaniga, ordinario di Medicina Lcg:~ l e nella R. U nivcrsit3 di Milano, ha testè presentato la suJ relazione, che è interessante dato il numero tuttora scarso di perizie ammesse in tema di '' indag ini sulla paterni tà'' medianre l'a pplicazione delle moderne cogni z io ni sulle leggi d'ereditaricti\ dc i gr uppi sanguigni. L'applicazione di tali h:ggi non può giu ngere alla indicazione intlil-idualc dci genitori, be nsì alla e1·entuale esclusione d i un p:1dre o d i una madre p resunti. l n fatti nel sangue del fig lio non possono apparire degl i agglutinogeni che non si trovino anche nel sangue dci genitori e perciò se la perizia giunge a individuare tali gruppi incompatibi li, il rapporto di filiazione è scnz'altro escluso. Il rapporto d i fi li n io ne è. i1wece possibi le se t:Jli gruppi incomp:1tibili non appaiono nel presunto figlio; ma non è certO, data l'eventual ità che sia fi glio di altro g<'nitorr, il cui sangue contengJ g li stessi agglutinogeni del ge nitore supposto. Nel caso in esame il perito è )!i unto a questa conclusione : dd la possibilità d i fi liaz ione tra Guido M. e la piccob Alharosa ; Ji modo che l'indagine sulb p:nernità sarà continuata con gli nltri mezzi legali di prova.

La difesa contro il tifo petecchiale in A. O. I. Il tifo petecchiale ha f:1tto anche negli ultimi ann i un certo numero d i ntt1me in Etiopia. La malattia è del resto presenrc con focolai non molti estesi anche in Europ:1, e la Polonia e la Russia e i p:1esi balca ni ci di mostrano ancora oggi la esistenza d i non dubbii focolai della triste e pericolosa infezione. Ess:t, con lievi modificazioni d i 3spetto, si riscontra a nche in America. Tutte le forme di tifo petecchiale appartengo no ad uno stesso gruppo di infezione, $ebbene nei va rii paesi mutino i nomi dati alla ma lattia c varino anche gli agenti trasmettitori. Nel tifo petecchiale europeo l'agente di tr:tsmissione è sempre il pidocchio dci vestimenti, mentre nella forma propria dell'America, ad esempio (tale form:t è nota col nome


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di :1 febbre delle montagne rocciose >>) l'agente trasmettitore è una spec•e di zecca (il Dermalcentor nndersonii). Da qualche anno l'uomo è armato per la difesa immunitaria contro il tifo petec· chiale. Anzitutto ha definito l'agente eziologico che è costituito da un piccolo vivente microscopico di dimensioni Inferiori a quelle che comunemente presentano i batterii e che per la sua piccolezza possiede la proprietà di filtrare attraverso le candele di porcellana porosa. Questo vivente ( Rickettsia prowazeki) non si coltiva sui terreni artificiali impiegati per le abituali culture dei banerii, ma si mohiplica abbondantemente negli intestini degli agenti trasmettitori (pidocchi per la Rickettsia africana ed europea; zecche per l'americana). Mediante la infestazione sperimentale dei pidocchi si può avere un materiale molto ricco di Rickettsie: e se questo materiale molto ricco di parassiti si addiziona con acido fenico (ed eventualmente con altri agenti di sterilizzazione si può avere un vaccino capace di conferire una più che discreta immunità verso il tifo esan· tematico, sia agli animali da esperimento che all'uomo. Questo metodo di vaccinazione è ormai impiegato in vari paesi con successo: ed esistono metodi vari per ottenere una quantità di vaccino sufficiente per affrontare il problema pratico di estese vaccinazioni nelle zone colpite dalla grave infezione. 11 governo italiano ha provv.eduto, come già fu data notizia nel numero di maggio, alla preparazione di questo vaccino, e le Yaccinazioni si sono già iniziate.

X Congresso Internazionale di Dermatologia c Sifilologia. Il X Congresso internazionale di Dermatologia e Sifilologia verrà tenuto a New York dall' 8 al 15 settembre 1940. sotto la presidenza del prof. Oliver S. Ormsby. Segretario generale del Congresso sarà il dott. Pau] A. O . Leary, della Mayo Clinic (Rochester, Minnesota). Segretario per l'Europa: il dott. H. Székely (Fo-utca 19, Budapest). Inoltre sono stati nominati un presidente e un segretario per ogni nazione; per l'Italia sono il prof. Martinotti, direttore della R. Clinica Dermosifilopatica di Bologna e il prof. Casazza, direttore della R. Clinica Dermosifilopatica di Siena. All'ordine del giorno figurano i seguenti temi: r") Allet·gia batteriologica. - z•) Foto.<rnsibilità . • 3") Avitaminosi. - 4") Dùturbi endOC1ÙJÌCÌ in relazione alle dermatosi. · s•) Disturbi metabolici e dermatosi (xantomatosi, lipoidosi, ecc.). . 6") Malattie profe.rsionali della pelle. - 7") Studi isto-patologici in modo speciale quelli riferentisi all'origine dì nevi pigmentati ed alle condizioni esercenti Utl'inf!uenza suJ sistema reticolo-endoteliale. - 8") Sifilide. - 9") Dermatosclerosi e precisamente dermatomiosite, scleroderma. · ro•) Malattie emormgiche della pelle . . n•) Influenze psichiche nella dermatologia.

Tali temi saranno affidati ad oratori di fama internazionale e di larga esperienza nei rispetti vi campi scientifici. Vi raranno anche riunioni destinate a relazioni straordi· naric. Ogni congressista non potrà presentare più di una relazione. T lavori scientifici s:~ ranno completati da visite nelle principali città degli U. S. A. e del Canadà; l'organizzazione di tali viaggi è affidata alla American Express Company. Per ulteriori informazioni ri\'olgersi al Segretario Nazionale prof. Casazza o al dott. Székely.

Federazione internazionale per le piante offidnali. Dal 26 al 28 luglio hanno avuto luogo all' Aja le sedute del Comitato esecutivo pe~­ manente della Federazione interna z ion:~le per le piante medicinali aromatiche ed affint. Er:tno presenti quasi al completo i deleg:1ti delle varie nazioni facenti parte del Comitato direttivo.


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L 'Italia è stata rappresentata dal proprio delegato prof. G. Sabatini, direttore della R. Clinica Medica dell'Università di Genova, il quale da varii anni rappresenta il Governo Fascista in seno alla Federazione internazionale ed al Comitato esecutivo. Fra gli argomenti messi all'ordine del giorno erano: la riforma dello Statuto della Federazione internazionale che in gran parte è stata elaborata dal Sabatini; la ~tandar· dizzazione internazionale delle droghe; b pubblicazione del Codice internazionale erbo cistico; la pubblicazione di un bollettino internazionale di informazioni scientifiche; le nuove forme di quotizzazione dei Governi aventi delegazioni ufficiali. Il prof. Sabatini ha attivamente partecip:no alla risoluzione di tutti gli argomenti discussi cd è stato alla fine vivamente elogiato. Le sue proposte sono s.tate accolte e fra esse quella di tenere a Roma nel 1942 il VII Congresso della Federazione che dovrà rendere esecutivo lo statuto. Il presidente è stato incaricato di fare presso il Governo Fascista i passi necessarii designando per conto della Federazione internazionale il prof. $abatini quale presidente del Congresso.

La nuova sede della Scuola convitto per le Infermiere in Milano. Presso gli Istituti Ospedalieri di Milano già fin dal 1931 funziona la '' Scuola Convitto Professionale per Infermiere » che ha dato, come è noto, ottimi risultati, così da potersi considerare << Scuola - modello», anche pel fatto che è stata la prima sorta in Italia in seguito al Decreto 15 agosto 1925 c Regolamento successivo. Una nuova sede, più ampia ed anche più completa della precedente è ora ultimata secondo criteri molto razionali ed è stata visitata da un forte gruppo di giornalisti c di tecnici per invito del Presidente degli Istituti Ospedalicri Avv. Massimo Della Porta c del Segretario Generale Giuseppe Castelli, che è anche un valoroso storico della medicina. Con la loro guida e con quella del Prof. Ronzani, Direttore della Scuola, nonchè del Prof. G. Sollazzo, Direttore dell'Ospedale Maggiore, è stata visitata ogni parte del nuovo grandioso edificio della Scuola Convitto per le Infermiere. Esso sorge in mezzo alle moli imponenti dei Padiglioni del nuovo Ospedale Maggiore (del Perdono) ed è modernissimo in ogni sua parte, con grande aula per le lezioni, sale di lettura e biblioteca, crunerc da letto bene arredate e con bagno, palestre, cappella per le pratiche religiose, ampi refettori; il tutto pieno di aria e di luce. Della favorevolissima impressione suscitata nei visitatori, e dopo un chiaro ed efficace discorso illustrativo del Presidente Gr. Uff. Della Porta, si è fatto interprete il Prof. Piccinini, che era stato pure cortesemente invitato.

Premio ~ Carlo Forlanini •. La Fondazione « Carlo For/anini >• bandisce un Concorso per un premio non divisibile di L . 30.000 (trentamila), da conferire <~l miglior la,·oro inedito sul tema: '' Le rea- · zioni immunitarie al vi·rus tubercolare ». I lavori presentati verranno giudicati con decisione inappellabile dal Consiglio Direttivo della Fondazione « Carlo Fodanini >). Le domande d i partecipazione al Concorso, nella quale i concorrenti dovranno dichiarare di essere autori del lavoro e dare anche assicurazione che questo non venne mai presentato ad altro Concorso, nè sussidiato, nè pubblicato, ed il lavoro, in sette copie dattiloscritte, dovranno essere recapitati alla Fondazione " Carlo Forlanini )) (Clinica Medica della R. Università di Milano - Via F. Sforza, 35) entro le ore 12 del 31 dicembre 1940. Le domande ed i lavori, sia pure inviati a titolo di sostitu~.ione od aggiunta, che pervenissero dopo la chiusura del Concorso, per qualunque motivo, compresi i casi


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fortuiti o di forza maggiore, non saranno prest 10 considerazione e pertanto ai fini del Concorso figureranno come non presentati. Potranno partecipare al Concorso soltanto i laureati in Medicina, che siano cittadini italiani, di razza ariana; su richiesta del Consiglio Direttivo della FondazÌ()fle « Carlo Forianini » ogni concorrente sarà tenuto a dare prova di tali condizioni con documenti e certificati da presentare nel tempo assegnato. Al vincitore del Concorso verrà corrisposto, a un mese dalla conoscenza dell'esito del Concorso, la metà del premio in denaro; l'altra metà verrà corrisposta soltanto dopo la consegna alla Fondazi()fle " Carlo Forlanini », da parte del vincitore, di N. 25 copie a >tampa dell'opera premiata, entro un termine massimo da fissare dal Consiglio Direttivo della FondazÌO'ne « Carlo Forlanini » c comunque non inferiore a sei mesi dalla comunicazione dell'esito del Concorso. Il Consiglio Direttivo della Fondazio11e cc Cado For/anini >> • si riserva ·la facoltà di erogare sussidi ai lavori non premiati, a -titolo rifusione di spese. I lavori dei concorrenti esclusi dal Concorso e quelli non premiati dovranno essere ritirati, a cura e a spese dei concorrenti, entro due mesi dalla comunicazione dell'esito del Concorso; trascorso tale termine diverranno di proprietà della Fondazione: ad ogni mo<lo non incomberà aJla Fondazione alcuna responsabilità di custodia.

Pubblicazioni pervenute. PlcCJNJNI PRAsSITELE: Per la storia della Medicina. Italiana, '939·- XVII).

Milano, Ufficio Stampa Medica

Sa/s{)fiJaggiore : /° Centenario delle cure. In occasione del 1° Centenario delle cure (1839- 1939) dalle R. Terme di Sal~omag· giore è stato pubblicato- per i tipi dell'Istituto d'Arti Grafiche di Bergamo (L. 40) un magnifico volume celebrativo, che è stato preordinato e realizzato dal prof. M. Vara· nini. Non è solo .la mirabile storia dell'ascesa sempre più rapida che questa stazione ter· male ha saputo compiere nel giro d'un secolo, dalla prima cura, applicata dal dott. Ù>renzo Berzieri, ideatore geniale dcii 'efficacia terapeutica d i quelle acque saline, alle 40 mila bagnanti di quest'ultimo anno; ma anche un interessante ed attraente panorama di tuttO il mondo scientifico, artistico c politico del vecchio Ducato Parmense. LENZI GASPARE: Le ùtruzÌ()fli per le costruziO'ni ospedaliere. - Ne << L'Ospedale Iraliano ••, Organo Ufficiale dell'Associazione Nazionale degli Ospedali I taliani. CAsALINI GIULIO: Diz ionario di Medicina per medici e famiglie. vol. II, 1939. L. 150.

T orino, U. T. E. T.,

Dicemmo del 1° volume nel numero di g.:nnaio c. a. I pregi di quest'opera divul· gativa, che allora mettemmo in rilievo, sono pienamente confermati da questo secondo ed ultimo volume. La scelta delle voci, la loro trattazione, i ricordi artistici e storici, la chiarezza nell'csposizior~e, la veste tipografica, le illustrazioni, le tavole costituiscono un tutto armonico col 1° volume. L'opera completa merita il più favorevole successo da parte del pubblico. ~

Direttare responsabile: Prof. Dott. ROMA_, OTTOBRE

I939·XVII

tenente generale medico.

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Spedizione in abbonamento postale

NOVEMBRE 1939 ·X

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


TENDE DA CAMPO M~TERIALE PER CAMPEiiliiD

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ANNO LXXXVII - fASC. Xl

NOVEMBRE 1939-XVIII

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <virfus in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annu o e dà d iri tto n n. 12 fascicoli. EMo decone dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (estero L. 44); ptr gli abbonnmenti fatti durante l' anno verranno inviati i numeri arretrati detl'anno in corso. L'abbonamento si paacn anticipnto. Non disdetto un mese prjma della scadenza . s ~intende ricon(ermato. Alle librerie nazionnti ed es tere è concesso lo sconto del IO % · Per i aoli ufficiali de l Corpo Sanitario delle varie Ftorze Armate, in servizio ed in congedo. il prè:tzo dell 'abbonamento è ridotto a L. 30 compres o d s upplemento (Annuario s p eci olc del Corpo Sanit>rio). Per gli uffic iali in congedo del Corpo Sanitari o delle varie Forze Armate l 'abbonamento potr;\ essere ridotto a L . 24, ove es~i nc. . n d chiecJano l'annua do Sp(·c ialè . Il prc?.zo del supp le mento al Jtiorn:tlc rtsr ' fissat o in L. 8 per g li e nti sanita r i militari. P er ali uffici:.l i del Cor-pO Sa nlta.rio re E. è 3mme-s111o un abbonamento cumulati\'O al • Gior· nale di M edici nn Militare • (con l'Annuario) e •8 11 • .\nnoli di Mcdocino !\:avale e C oloniale • al prezzo ridfltlO di L. 46 annue. Un fascicolo c~.ra L. 4, se arretrato L . S (Es tero L . 6, se a rret rato L. 8). Per le annate arretrate il pre1.zo è di L . 48 ne l Rel(n O, L. 72 p<r l'Estao. Non ai concedono abbonamC!nti in ornagJ(ÌO . Gli abbonati potranno richiedere - non oltre due mesi dalla pubblicazione - i numeri eventualmente smarriti pe.r disguido postale. Tra~corto tale tennine non si darà corso alla richiesta. Si accettano ùut-n:ioni a pagam~nto di carAttere pubblicitario compatibili con la natura e col decoro del giornale (Chiedere condizioni c tariffa nll'omministrozione).

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SOMMARIO

l~ REITANO. ndlc t!i

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Org:•nizznUJnc c funzion:uncnro del servizio sanitario

~pcdizioni

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Wa~hingwn,

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Congresso

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LAVORI ORIOINALI

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nel d.:tcrmini,mo di alcun; vizi di rcf, azione

R1licvi clinici c co n>Jdc-

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MINISTERO DELLA GUERRA - DIREZlONE GENERALE DI SANITÀ MlLlT ARE

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NELLE SPEDIZIONI COLONIALI Relazione al Congresso Internazionale di medicina militare. Washington, maggio 1939. Prof. Ugo Reitano, tenente ::olonncllo medico. (ContìnucJZIOn~

CAPO III. -

e fine).

IMPIEGO DEL PERSONALE SANITARIO.

E' compito preciso del direttore sanitario della spedizione di valorizzare al massimo gli ufficiali medici, che eventualmente erano già in colonia <: quelli che man mano giungono dal territorio nazionale, secondo le loro ::~ttitudini e la loro esperienza. Va ancora ripetuto che gli ufficiali medici addetti ai reparti indigeni debbono avere buona pratica della vita, delle abitudini, dei bisogni delle truppe di colore, debbono possedere speciali doti di carattere e spiccate qualità militari, oltre che tecnico-professionali. Saranno scelti quindi con cura quei medici che hanno vissuto precedentemente in colonia la vita dei reparti indigeni e che non sono nuovi alla loro lingua. Il capo del serviZIO sanitario, per il tramite dci suoi principali collaboratori, per il tramite dei vari comandi, o direttamente quando è possibile darà le norme direttive, emanerà particolari disposizioni di servizio, non disdegnerà di avere frequenti scambi di vedute con i colleghi, di cui ascolterà e vaglierà le proposte; dovendosi considerare il capo di una grande famiglia di colleghi, dai giovanissimi agl i anziani, sarà largo di consigli ai meno esperti. Gli ufficiali medici tutti, ovunque dislocati, a qualsivoglia s~rvizio addetti, inqliadrati nei reparti o facienti parte di formazioni sanitarie varie, dovrebbero sentire sempre presente l'azione del loro direttore tecnico e dovrebbero essere sempre sostenuti nei loro bisogni e nelle loro giuste richieste. Un valente organizzatore non può non e(sere anche un animatore, un tecnico non può valutare appieno il lavoro di altri tecnici da lui dipendenti e i sacrifici che il lavoro, compiuto talvolta in speciali e difficilissime condizioni, impone. Così si viene a creare quell'atmosfera di perfetta comprensione che, nell'ambito della disciplina mjlitare, è quanto mai utile per il migliore rendimento del servizio. I compiti, le attribuzioni, le responsabilità dei singoli debbono essere ben definiti; del resto, il senso di responsabilità, e la coscienza della missione che ognuno, nella sfera della sua azione è chiamato a compiere, sfron-


l 060

ORG:\"'IZZAZJO;-.<E E F U~ZIO!'AMENTO DEL SERVIZIO SA"IT:\RIO ECC.

d:"tta cb ogni retorica, non dovrebbe mai abbandonare l'ufficiale medico, anche nelle circo~tanzc p iti avverse. Lo spirito di iniziati\'a, sana e utile, non solo non deve essere spento da una non troppo rigida concezione organizzatLva, ma deve essere sempre alimentato e incoraggiato entro i limiti che la realtà militare impone. Il direttore sanitario dovrà richiedere tempestivamente alle autonta centrali le aliquote di ufficiaLi medici, specialisti e generici, e del personale tecnico di servizio, necessarie per i cresciuti bisogni e per sostituire quelli eventualmente malati o feriti o comunque indisponibili. E' bene tener presente il principio che in una campagna coloniale un cospicuo numero di medici, anche se taluni nel periodo preparatorio non abbiano impiego attivissimo, non debba essere giudicato superfluo; poichè presto potrebbe venire il momento in cui a tutti si richiede la massima attività. Sarà sviluppata l'istruzione del personale di assistenza indigeno per k truppe di colore, dal quale si potrà trarre degli ottimi infermieri e dei bravi aiutanti di sanità. Bisognerà considerare che medici, infermieri ed aiutanti di sanità saranno anche chiamati a portare la loro opera di soccorso alla popolazione indigena, che presto ne apprezzerà il valore e che sempre più numerosa quindi accorrerà a ricavare i benefici dell'arte medica. La stpria delle colonizzazioni. insegna che i medici militari, nelle spedizioni coloniali, hanno avuto un compito altissimo, che la più gran parte delle moderne acquisizioni nel çampo dell'igiene, dell'epidemiologia e della patologia dei paesi tropicali, si deve a loro, e che la loro opera e il loro prestigio presso le genti di colore sono <li sostanziale aiuto per la realizzazione dei piani politico-militari dei comandanti. E quando degli insuccessi di ordine smitario si sono verificati non bisogna senz'altro attribuirli a deficienza tecnica dei singoli medici , ma bisogna piuttosto ricercarne la responsabilità a gravi difetti di organizzazione non solo del servizio sanitario, ma di tutto il complesso dd servizio, a errori molteplici nella condotta direttiva della campagna, contro i quali hanno dovuto lottare il valore e lo spirito di sacrificio degli ufficiali medici. CAPO IV. -

M ATERIALE SANITARIO E MEDICINALI.

Sarà cura del direttore sanitario della spedizione che il materiale sanitario, inviato dalle autorità m etropolitane, abbia il migliore impiego, che se ne eviti lo sciupio, che si provveda alla sua sostituzione e alle richieste supplctive. Le unità organiche giungeranno con tutto il materiale sanitario al completo e con una scorta di medicinali bastevole per qualche tempo; se talune unità o reparti staccati giungessero in colonia sprovvisti di materiale sanitario bisognerà provvedere subito al loro rifornimento. Nello stabilire le scorte per i magazzini, che man mano si vanno impiantando, si avranno criteri di larghezza, anche nella considerazione del tempo che


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occorrerà perchè i materiali vari richiesti gi un gano in colonia, siano smistati e pervengano a destinazione. Dovrà essere curata la buona manutenZIOne del matcri:.t!c sanitario e dci medicinali facilmente soggetti ad avarie nei climi tropicali. Oltre il materiale san itario di mobilitazione si renderà necessaria tutta una serie di materiale vario per l'impianto e l'ampl iamento di formazio ni a carattere stabile c per accrescere la potenzial ità degli ospedali da c:-tmpo. ,. _...:r· Sarebhe ·wperfluo aggiun gere che b ciistribuzione del materiale sani- \~-~~:.) tario e dei medicinali dovrà essere perfettamente disciplinata onde evitare ~:-;.,~ c!isguidi e sperperi che disturbano il buon andamento del servizio e che /;:7.-._\ incidono non indifferentemente su lle spese g-enerali . E~,:_::-;..~-;.;<~ L'

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ASPE1-n

DEL FU:--JZ IONAMENTO u Et. sERVIZIO nt:RANTE LE OPERA-

ZIONI BELLICHE .

Un primo collaudo l'organizzazione sanitaria lo riceve già nel periodo stesso di preparazione, che può essere lungo o breve; ma la prova decisiva tldl 'cffi cienza raggiunta si ha du rante il ciclo oper:nivo, che pone a diretto contatto con la dura realtà delle vicende belliche gli organi direttivi cd esecutivi del servi zio sani tario. In base ai piani di azione militare, alle direttive di marcia, al computo delle presumibi li perdite, deve essere già stata stabilita l'ubicazione delle sezioni sanitarie, degli ospedali e l'efficienza dei posti letto. Secondo lo sviluppo che le operazioni prenderanno c la profondità dell 'avanzata in territorio nemico, si rinforzano i nuclei ospedalieri, si spi ngono innanzi :tltre formazioni san itarie, si intensificano le modalità di ~gambero . Questo può essere gravemente ostacolato dalla natura stessa del ter reno, dallo stato primitivo in cui si trovano le strade c talvolta anche dalla loro asso luta assenza . La questione del pron to soccorso ai feriti e dello sgombero degli infermi c dei feriti dalle prime linee alle formazioni sanitarie più avanzate, e poi man mano a quelle stabili, ove la cu ra sarà proseguita e portata a compimento, è sempre il punto focale del servizio di tutte le campagne di guerra, specialmente di quelle coloniali. I mezzi di sgombero, dalla barella a braccia, ai sistemi di barellamcnto su cammelli e muli o ad altri eventuali che le circostanze consigliano, alle autoambulanze, :~ gli autocarri vuoti di ritorno (talvolta anche gl i aeroplani) saran no mess i in fu nzione tenendo conto dei posti di sosta, delle stazioni di smista mento, dell 'entità delle ferite e delle infermità e della presumibile durata del trasporto. Scmprechè sia possibile è opportuno Ji spingere molto innanzi k sc~i on i sanitarie e gli ospedali da campo, p1Ù di quanto non si pratichi ndlc guerre europee, considerando sopratutto le difficoltà che potrebbero incontrare le autoambulanze su strade primitive, inaJatte ai lunghi trasporti e in gombre

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1062

ORGANIZZAZIOt"E 1:. FUt"ZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

dì intenso traffico. Si viene così a stabilire un sistema di sgombero a catena molto utile nelle regioni montuose. Ma se l'avanzata delle truppe si compie in pianura, in cui esistono quasi sempre nella buona stagione delle piste a fondo naturale, facilmente

percorribili dalle autoambulanze, allora sarà anche possibile fare compiere dci lunghi percorsi in uno spazio relativamente breve di tempo con vantaggio degli infermi e di tutto il servizio di sgombero. Se si rende nece~aria una sosta nelle operazioni belliche si procederà a un più stabile as~cstamento di talune unità sanitarie ed a una intensificazione del servizio igicnico-pronlattico, mediante tempestive disposizioni. Nelle spedizioni in cui le vere e proprie azioni di guerra sono scarse o praticamente nulle, il compito degli ufficiali medici sarà polarizzato su detto servizio. Si ripeteranno le disposizioni dì massima, se ne daranno delle nuove, si cercherà di portare quanto più vicino sarà possibile alle truppe i mezzi predisposti per b pulizia personale, per le disinfezioni e le disintestazìonì, per il risanamento del suolo; si stabiliranno nuovi depositi di materiale sanitario, si installeran no nuovi laboratori da campo. L a conquista di nuovi territori qualunque sia l'entità delle azioni belliche, impune infatti una maggiore vigilanza sanitaria sulle truppe, che, per le fatiche e i disagi sopportati, avranno di regola, una maggiore morbilità generale, c una pronta opera profìlattica J>ulle popolazioni indigene. Così ~ i andrà compiendo il primo risanamento delle nuove popolazioni e si acquisterà maggior pratica di talune malattie, che erano insospettate. Il beneficio della opera di soccorso portata agli abitanti delle zone occupate si ripercuoterà anche sulle truppe bianche e determinerà un migliore assestamento generale per le ulteriori avanzate. l criteri di ospcdalizzazione, quando le truppe avanzano in territori con punte o scarse risorse, in condizioni climatiche avverse e sotto il peso di gravi fatiche, dovranno essere necessariamente meno restrittivi di quelli che si giudicano equi ed opportuni quando la truppa è a riposo. E così si rende necessario ospedalìzzare degli individui per affezioni di non grave entità, ma che potrebbero aggravarsi faci lmente se non si provvedesse al loro pronto ricovero (angine, disturbi intestinali imprecisati, affezioni febbril i reumatoidi, piccole lesioni traumatiche, ecc.). Si intende che dovrà essere evitato qualunque abuso e che gli uomini saranno restituiti ai reparti non appena le loro migliorate condizioni di salute lo consentiranno. Se, nonostante tutte le misure precauzionali, si verificasse un qualche episodio epidemico, gli organi direttivi non si limiteranno certamente a emanare disposizioni seri tte, per quanto preci~e e tassative, ma interverranno con ispezioni sul posto c vigileranno, possibilmente di persona. La sicurezza di poter dominare gli eventi cnn ferrea volontà dovrà e~sere neìla coscienza di tutti.


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ORGANIZZAZIONE E Fll.Jl'\ ZIONAM ENTO OEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

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Parte IV. - La nostra esperienza nella campagna diopi.ca. Cenni sull'organizzazione e sul funzionamento del servizio sanitario e sui risultati conseguiti. LE PREMESSE.

La nostra recente spedizione coloniale in Africa Orientale segna un distacco netto da tutte le precedenti spedizioni coloniali. Per l'ingente numero di uomini inviato, per la grandiosità dei mezzi impiegati, per la genialità con cui è stata concepita ed attuata, l'impresa non ha riscontro nella storia. Si trattava di trasportare a distanza di 4 e 7.000 km. cin::.t dalla madre patria un vero esercito, munito di tutti i mezzi bellici che la tecnica della guerra moderna impone e di tutti i servizi necessari, e un altro esercito di lavoratori che si doveva :.tffiancare ai militari per facilitarne c renderne più spedito il compito. Si trattava di affrontare un nemico numeroso, agguerrito per la lunga tradizione e non affatto sprovvisto di mezzi bellici moderni, in territori immensi, a clima quanto mai vario, da quello equatoriale a quello mite di talune zone, dai bassopiani infocati alle vette dell'altopiano etiopico, con una nosologia imperfettamente conosciuta nei dettagli, ma comunque non esenti dalle malattie più comuni dei paesi tropicali; e tenendo conto inoltre dello stato rudimentale delle nostre basi di sbarco in Eritrea e in Somalia, della scarsezza e primitività delle strade e della mancanza di risorse locali. Si trattava di debellare il nemico, affermare il dominio del territorio nel minor tempo possibile e col maggior risparmio possibile di vite umane. Questi erano i grandiosi obbiettivi che si dovevano raggiungere, fra le note difficoltà di ordine internazionale, dell'interesse supremo della Patria, sotto l'alto comando di un grande Capo che regge i destini dell'Italia. In oltre due anni dalla fine della campagna di guerra, terminata, come è noto, il 5 maggio 1936 con l'ingresso delle truppe vittoriose con alla testa il Maresciallo d'Italia P. Badoglio in Addis Abeba, capitale dell' Impero, e col congiungimento delle truppe del fronte Sud, al comando del Maresciallo d'Italia R. Graziani, con quelle provenienti dal fronte Nord, e con la successiva proclamazione dell'Impero in Roma, il 9 maggio 1936 molto è stato scritto e detto. Giornali, riviste, libri, conferenze, fìims, hanno illustrato la grandiosa impresa, portata a compimento in maniera straordi-

n:u1arnente rapida, nonostante i più ·gravi ostacoli di ogni genere, ed hanno fissato quelli che furono gli elementi determinanti del successo. Le notizie ormai son penetrate ovunque nel vasto mondo, e la verità si è imposta nella co:cienza di tutti. P er quanto riguarda il servizio sanitario, da più parti è stata messa in evidenza la poderosa opera di organizzazione, facendone rilevare i risultati


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URGANJZZ:\Zl Ol'\E E fUNZIO:-JAME~TO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

raggi unti (sen. prof. Castellani, generale Franchi, prof. Giardina, prof. Ilvento, generale Martoglio, Bassi, De Bernard inis, Mennonna, Confaloni, eù altro valorosi colleghi ancora che hanno contribuito con pregevoli lavori). Le fonti alle quali ho in tinto principalmente sono: la Relazione ufficiale del direttore generale della Sanità Militare, L. Franchi; le Relazioni dei generai i medici Martoglio e Bedei, rispettivamente direttori del servizio sanitario nel fronte Nord e nel fronte Sud ; la Relazione del prof. Castellani; il libro del generale Dall'Ora, intendente della spedizione; il lavoro riassunti\·o del generale medico Martoglio, le Relazioni quindicinali inviate :1l Ministero Jclla Guerra dali' A. O.; notizie assunte presso altri Ministeri. All'inizio del 1935 l'organi zzazione dell'Eritrea c della Somalia era tale che bastava appena ai comuni bisogni deJle due Colonie. All'Asmara esisteva l'ospedale coloniale Regina Elena, che disponeva di soli 2 0 0 posti letto; a Massaua l'o~peda le Umberto I, capac"" di 50 posti letto per nazion<Ùi e di 70 per indigeni, mancante di adeguati servizi generali e privo della necessaria attrezzatura di laboratorio, in rapporto specialmente alle esigenze del servizio del porto; una rudimentale S>ituazione di sanità marittima; le infermerie regionali e residenziali erano costituite sommariamente da locali di ambulatorio e di degenza, più che altro per gli indigeni. In Somalia esisteva l'ospedale coloniale G. De Martino di Mogadiscio, capace di 120 letoi, e che accoglieva militari e civili, l'infermeria Di Giorgio a Ornar Ger Geb, per l'esclusivo ricovero delle truppe di colore, con una disponibilità di soli 40 letti, il lazzaretto a circa 2 km. dal centro di Mogadiscio. Nell 'interno e in altre cittadine costiere, infermerie in muratura di scarsa capacità, per nazionali, e piccole infermerie per indigeni. Il materiale sanitario e le disponibilità dei medicinali erano adeguati ai bisogni delle colonie. Esistevano due Istituti siero-vaccinogeni, uno ali' Asmara, e uno a Merca, funzionanti, più che altro, per il servizio veterinario. Il servizio sanitario era espletato da un cet:ltinaio di ufficiali medici e da poche diec ine di medici civili. Il complesso lavoro di organizzazione sanitaria in Patria, insieme agli studi preparatori, fu opera precipua della Direzione Generale di Sanità Militare (Ministero della Guerra) con i suoi organi dipendenti; studi e lavori orgJnizzativi, per la parte rii loro speciale competenza, furono compiuti dalla Direzione Centrale del servizio sanitario marittimo (Ministero della Marina), dall'Ufficio Centrale di sanità (Ministero dell'Aeronautica) dalla Direzione Generale di Sanità presso il Comando della M. V. S. N., dal]"(jffì cio sanitario presso il Ministero delle Colonie, dalla Direzione General e di Sanità pubblica e dall 'Isti tuto di Sanità pubblica (Ministero dell'Interno). Per volontà del Duce, fu 1stttutta, poco prima dell 'inizio delle ostilità la carica di Alto Consulente e Ispettore superiiore generale di tutti i servizi


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAME:>:TO DEL SER\'IZIO SA:-IITARIO ECC.

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sanitari, mil itari, navali, coloniali, civili, per l'Africa Orientale, onde avere un indirizzo tecnico unico e una coordinazione di tutti i servizi. A tale carica fu chiamato l'eminente tropicalista scn. prof. A. Castellani, tenente generale medico della R. N. Il corpo di spedizione, inviato in successivi periodi di tempo, a cominciare dal gennaio 1935, in Africa Orientale, era costitui to da divisioni organiche del R. E. e della M. V. S. N. da truppe indivisionate da contingenti della R. Aeronautica e della R. Marina. Nel periodo di massima efficienza si ebbero: nazionali delle varie forze armate circa 36o.ooo (di cui 58.ooo nd fronte Sud); truppe di colore (eritrei, arabi , libici, somali) . circa I OO.ouo (di cui 39.ooo nel fronte Sud). Totale delle.: fotze: circa 46o.ooo (di cu1 I5.ooo ufficiali). Gli operai, in gran parte mil itarizzati e costitUiti in centurie, ammontaroc1rca roo.ooo nel periodo di ma:sima mno a -- tensità di lavoro. Totale generale dci militari e degli operai : circa s6o .ooo Partendo da queste premesse, esamineremo l]uale sia stata l'opera poderosa, prestata dal Corpo Sanitario in patria e in colonia, per contribuire al successo della mirabile impresa. Cwo I. -

P RovviDENZE ADOTTATE IN PATRIA PER IL CORPO DI sPElHZIONE E 1

PER L 0RGANIZZ:\ZIONE

DEL SERVIZIO SANITARIO

IN AFRICA ORIENTALE.

P ROVVIDENZE I N TERRITOR IO IMPOSTE DALLA NUOVA SITUt\ZIONE .

In obbedienza alle superiol"i direttive, negli accertamenti di idoneità furono tenuti presenti anche i fattori. spirituali e la passione con cui innumerevoli ex mi litari accorrevano all'appclìo delia Patria. E pertanto furono emanate norme diverse, da segùire nelle visite, a st:condo che si fosse trattato di militari in servizio, di volontari, di mutilati della grande guerra. Questi criteri, meno restrittivi di quelli che abituaimente si tengono per le truppe da mandare in colonia, se pur dettero luogo a qualche inconveniente di ordine sanitario e medico-legale, in complesso SI dimostrarono buoni. La selezione degli uomini. -

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l provvedimenti di carattere igienico - profìiattico. -Tutti gli uom111 1 da destinare in colonia furono rivaccinati contro il vaiuolo c contro le in-


1061)

ORGANIZZ ,\ZJONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

fczioni tifiche-paratifiche (a meno che non avessero submto quest'ultima vaccinnione in tempo recente, inferiore ai 9 mesi). Successivamente si giudicò opportuno associare al vaccino antitifico-paratifico il vaccino anticolerico, che fu l'unico adoperato per le rivaccinazioni successive in colonia. Gli Ist\ruti vaccinogeni del Regno e anche l 'Istituto di Sanità pubblica allestirono notevoli scorte di vaccini~ furono istituiti sistematici controlli di questi vacri n i e furono unificate le modalità di preparazione. Onde provvedere alla potabilizzazione delle acque- in colonia, furono inviati un gran numero di potabilizzatori Hartmann Mangini, capaci di un rendimento di oltre soo litri orari, filtri Berkfeld, e larghe provviste di steridrolo Molteni ( dicloramina). Si eseguirono nuove ricerche di laboratorio sull'azione dello steridrolo in compresse. Al seguito delle divisioni in partenza si fecero portare, per ognuna di e~se, un milione di tabloidi di chinino (bic.loridrato- bisolfato) per i primi urgenti bisogni di profilassi antimalarica, e adeguate quantità di chinino furono assegnate ai magazzini di materiale sanitario in A. O. Questi furono anche largamente provvisti di verde di Parigi, di petrolio, di pompe irroratrici. Si provvide inoltre alla particolare istruzione per i lavori di piccola bonifica di un primo nucleo di ufficiali medici mbalterni, presso la scuola di malariologia di Nettuno. Si inviò tutto il materiale necessario per l 'impianto di stazioni di bonifica in A. O. per le disinfezioni e i lavori di risanamento c di profilassi generale. Non fu trascurata la propaganda igienica; sin dal febbraio 1936, la Direzione generale di sanità militare compilò e fece stampare un opuscolo, sotto il titolo « Norme igieniche per le truppe dell'Eritrea e della Somalia 11, a larga diffusione, e un foglio volante dal titolo « Per l'igiene dei militari a bordo durante la traversata >> . Nel mese di luglio poi si provvide a compilare e a stampare un altro opuscolo intitolato « Suggerimenti igienici per le truppe destinate in A. O. " contenente norme più succinte di quelle del primo c più adatte alla mentalità e alla cultura dei soldati. Anche questo opuscolo fu br gamente distribuito. Per quanto riguarda l 'alimentazione, erano stati consigliati due tipi di razione, una per le truppe dislocate in altipiano e una per quello dei b;lSSopiani, diverse particolarmente per la quantità del pane e della carne; 1'A l to comando credette opportuno unificare i due tipi sotto questo aspetto, pur lasciando qualche piccola differenza in alcuni dettagli. Si insistette sulla necessità perchè, nei limiti del possibile, alle truppe giungessero agrumi freschi . Furono compiute numerose: ricerche sui succhi di agrumi dd commercio e sulla verdura in scatola. Nel seguente specchio sono esposti 1 dettagli della razione v1ven per l:-- truppe nazionali in Africa Orientale:

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Carne bovina (in caso di ncccs~i tà) oppure Riso (2) ( t o 2 volte per sc:ttim:111:1) oppure Legumi .

Verdura (4) (quando possibile, :~ Ime no 1 volta per settimana)

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Banane oppure datteri, oppure mele (3 ,·olte per settimana, in quantità da fissare secondo le disponibilità)

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Marmellata (2 volte per ~ettiman a)

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Anice (2 volte per settimana)

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Cogn:~c (x volta per settimana)

Tabncco (assegno settimanale)

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(r) Dentice all 'olio, ;almonc. tnnnn: d.> <mtiiUif(.' - yu:mdo J'""''l"lc - 1nn llC>CC frc'CO, tn <Juanmà cb gr. 200. (l) E'cntualmcntc minc.tr3 -cawlata ):r. 4o<> ('""' p•Ù di l \'nltc per -ctum.m~). In t.tl caso i seguenti generi della razione suno cn,ì ndutll: ,,,le J.!L ' " · ton,cn .o ):f. i. 'Ilo: L te gr. <.•.2, ctpollc gr. 5• ~glt gr. 5, patate c l~:~:um1 ~eccit o ntcltlc. forma~!!"' mcncc. (j) Nella ginrn:ua in cuo " tlà ti 11<'\CC ~:r. 140 . (4) ~ro<tituih1lc cor. ZUj'llJ clt \'Cr<Ìur:o ptcp.tr.h.t tb)!lo stabi limenti rmluari . (5) Nei giorni nei qu.tlt si clo<tnhou>ec d latte condclhato l.t ra7ounc tld c:tfT\- ''"1310 'ocnc rid otta c così pure quella dello zucchero .


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O RGANIZZAZIONE E FU~Zl0:-1AME>ITO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

In mt.:dia il rendimento globale in calorie si aggira intorno alle 3.6oo, con un contenuto medio di: proteine gr. 150, grassi gr. 45, idrati di C. gr. 625. Razione in ca.ro di estrema necessità. Galktta Carne bovina -

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L 'alimentazione per le truppe indigene fu prevista in base alle loro abiwJini. Il tipo di vestJano cd equipaggiamento non era sens.ibilmente diverso da quel lo consacrato ormai dali 'uso nelle zone tropicali. Furono eseguiti studi e forniti pareri di natura igienica sui vari tipi di elmetti. Fu proposta e poi attuata l'istituzione di una sezione ispettiva mista di igiene e profilassi, rispettivamente presso l'Alto Commissario in Asmara e presso il Governatore della Somalia in Mogadiscio; e composta dal dilcttore di sanità militare locale, da un ufficiale superiore medico igienista c da un funzionario della sanità pubblica, allo scopo di vigilare e controllare l'attuazione di tutte le misure di prevenzione contro le malattie infettive c di swdiarne e promuovcrne altre, ritenute di volta in volta necessarie.

Il numero massimo raggiunto dagli ufficiali med ici chimici farmacisti delle forze armate che prestarono la loro opera in A. O. fu il seguente: Il personale .ranitario. -

Ufficiali medici del R. E. Ufficiali medici della M. V. S. N . Ufficiali medici della Marina lJfficiali medici dell'Aeronautica .

117

42 Totale

2409

Ai quali bisogna aggiungere un centinaio circa di medici civili. Per la selezione del personale specializzato fu curato l'aggiornamento degli schedari degli ufficiali delle categorie in congedo e si potè sempre corrispondere alle richieste; qualche inconveniente, inevitabile all 'inizio, fu rapidamente eliminato. In conformità agli ordini superiori, fu costituito in data 1° ottobre 1935, presso la scuola di sanità militare in Firenze, un nucleo di ufficiali richiamati dal congedo, da restare a disposizione del Ministero dd la Guerra, per sopperire con sollecitudine alle richieste del personale dall'A. O. La direzione di detta scuola e la clinica delle malattie tropical i e subtropicali di Roma provvidero a completare la preparazione militare e tec nica clegli ufficiali. Questi man mano che venivano mandati in colonia, erano sostituiti da :~Itri, in modo da avere costantemente a dispo~izionc

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ORGA:--:IZZAZIO:--:E E FUl"'ZIO:-.:.\:-IEl"TO DEL SER\"IZIO SA:--:IT.\RIO FCC:.

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il numero di ufficiali fissato. Il personale in soldati di sanità infermieri, aiutanti, aumentò a circa 12.000 uomini per le truppe di terra, oltre quello delle truppe di colore.

Forma'Zio11i sanitarie e ma·teriali occorsi pet l'Africa Orientale. TI corpo di spedizione ha fatto capo uniGlmente alla Madre patria per il fabbisogno di medicinali, di dotazioni c di unità sanitarie, d'impi:lnto di :-tabilimcnti sanitari, e di tutto il materiale sanitario in genere. Oltre che all'intero corpo di spedizione, la Direzione Generale di Sanità Militare ha dovuto provvedere, in larga m1sura, i materiali sanitari ~nche per gli operai delle due colonie e dei territori occupati, e per la popolazione indigena. Le grandi unità comprese quelle della M.V.S.N., son partite con le prescritte dotazioni ed unità sanitarie c con tutti i reparti organici; hanno portato inoltre al seguito una scorta di medicinali e di materiale di m edicazione sufficienti per un mese. All'approvvigionamento e spedizione dci materiali sanitari e veterinari, in quantità ingente, la suddetta Direzione Generale ha provveduto a mezzo dell'Istituto chimico farmaceutico militare e degli stabilimenti sanitari militari. All'enorrne aumento di lavoro gli stabi limenti hanno corrisposto aumentantlo la loro attività, accrescendo il personale e perfezionando e integrando l'attrezzatura di lavorazione. I materiali sanitari, appresso elencati, spediti in Africa Orientale, serVIranno a dare un 'idea sommaria dello sforzo compiuto anche in questo ~ettore :

Ospedo li da campo . Reparti carreggiati di sezione di sanid Reparti somcggiati ùi sezio ne ùi sanità Nuclei chirurgici

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Ambulanze chirurgiche

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Ambulanze radiologi che Ambulanze odontoiatrichc

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Sezioni di disinfezioni Stazioni di bonifica .

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Magazzini di s:~nit3 d':m11:1ta

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Magazzini speciali di sanit?t e \'Ctcrinaria Laboratori batteriologici e tossicologici d'arrn::tta Laboratori di corpo d'::trmata .

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2

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5

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Infermerie qu:HJrupedi da campo . Stufe ed autostufe da disinfezione (non comprese quelle delle unità sanitarie c da campo) .

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Potabilizzatori c::trregg iati

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1:22

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2l

Autopotabilizzatori (oltre quelli ddl::t sez1one di disinfezione) .


1 070

ORGA:--: IZZ:\ZlONE E FU NZIONA MENTO DEL SERVI710 5ANITAR10 !!:CC.

E ancora, alcune cifre riguardanti medicature, medicinali , prodotti ch imici c scatole di steridrolo per la potabilizzazione chimica dell'acqua:

1~

:n ::t~:

Cotone idrofilo Falde di cotone mussola Cotone on.li nario . Disinfettanti vari .

kg.

350-000

. tH

l)

400.000

..(J.

l)

175-000

~:r: a

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300-000

Scatole di steridrolo (da 50 compresse l'una).

n.

Tabloide di chinino Chinino in fia le da gr. o,s e da gr. 1 • Chinino in polvere

2.000.000 11

100.000.000

11

1.200.000

kg.

1.200

Oltre un ingente quantitativo di mater iale sanitario e veterinario. Troppo lungo sarebbe di dare le cifre di tutti gli altri medicinali: complessivamente i medici nali e gli oggetti di medicazione .spediti in A. O. ammontarono a 8ooo tonnellate; e ad oltre 8ooo tonnellattc circa ammontarono i materiali vari per il servizio medico- chirurgico. All 'ambulanza chirurgica che l'on. prof. Paolucci, allora direttore della clinica chirurgica di Bologna, si offrì volontariamente di dirigere, fu asse· gnato, per espresso desiderio del direttore, tutto il personale della clinica stessa.

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Provvedimenti per il ricovero e la cura dei militari rimpatriati. -

Gli ospedali militari del territorio, pur elevando al massimo la loro possibilità di ricovero, non potevano mettere a disposizione, oltre quelli necessari per I'accres.ciuto numero di militari mobilitati, un numero sufficiente di letti per affrontare tutte le eventualià; d'altra parte non si doveva turbare il ritmo di attività della Nazione requisendo edifici pubblici e pri· vati. Poichè le navi ospedale avrebbero fatto scalo tutte alla base di Napoli, l 'apprestamento ospitaliero si limitò essenzialmente a quella città e a località viciniori. Mediante l'ampliam ento dell 'ospedale di Caserta con la costruzione di nuovi padiglioni, la costituzione di una sezione staccata dell'ospedale mi litare di Napoli, la costruzione di ospedali baraccati nei dintorni ridentissimi di Napoli , la collaborazione degli ospedali civili di N apoli e proYin· eia, furono allestiti circa Io.ooo posti letto; numero che poi si dimostrò più che sufficiente per l'ospedalizzazione e la cura dei militari rimpatriati per malattia o per ferite. Tutti. gli stabilimenti sanitari, compresi i reparti stac· cati, gli ospedali baraccati e i reparti aggiunti, furono modernamente attrez· zat1 e provvisti di ogni conforto. Fu istitui to anche un convalescenziario. All'arrivo di ogni nave ospedale :1 Napoli il direttore di sanità militare del Corpo d'armata di N apoi i, al quale erJ affidato l'incarico di sovraintendere a tutto i l servizio, si recava a bordo per procedere alla ri partizione degli infermi

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Operazio11i di sbarco e smistamento degli i11fermi. -

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I>RC,A~IZZAZIONE

E FUI'\l.IONAMENH' T)EL SE RVIZIO S:\NITARIO ECC.

IOJI

nei vari ospedali dipendenti, secondo opportuni criteri tecnici. Era disposto che gli eventuali infermi di forme infettive diffusibili vcnisse10 trasportati all'Ospedale Cotugno e nei padiglioni di isolamento dell'Ospedale di Caserta. Prima di essere dimcs~ i gucsti malati erano sistematicamente assoggettati a un periodo di osservazione sani taria e a ripetuti esami di laboratorio. Espletamento di provvedimenti medico-legali. - Fu informato a questi due punti essenziali: 1 " - rendere più spediti i procedimenti per la compilazione delle dichiarazioni di dipendenza da causa di servizio per malattie, ferite o lesioni contratte dai militari rimpatriati dall'A. 0.; 2 • - adottare criteri meno restrittivi di guclli voluti dalle disposizioni in vigore nei giudizi di dipendenza da causa di servizio delle infermità contratte da militari, durante la loro permanenza in A. O. CAPO Il. -

J PREPARATIVI E IL F UNZIONAMENTO DEL SERV IZIO NELLE ZONE DI

OPERAZIONI. RISULTATI OTTENUTI.

Due erano principalmente i problemi urgen ti da risolvere sul fronte Nord (Eritrea) c sul fronte Sud (Soma!i:.~): x• - installazione e allestimento di stabilimenti sanitari con un numero adeguato di posti letto; 2 ° - istituzione di un servizio igicnico-profìlattico, adeguato alla crescente massa di uomini che arrivava in territorio coloniale. I Mentre si pro,·vcdeva d 'urgenza all'ampliamento degli ospedali esis~enti nei centri di Massaua, Asmara, Mog:.~di sc io, c si costruiv~mo stabilimenti a carattr.re permanente o semipcrmancnte, si impiantarono i primi cspcdali da campo, che rendono sempre ottimi servizi. Poi , la dislocazione degli ospedal i da campo è stata determinata dalla stessa dislocazione delle tt uppe, onde poter soddisfare al compito del ricovero immediato. Taluni di guesti ospedali, nella zona di intendenza, hanno r:.~ggi unto la forza di soo-6oo letti , cd in qualche zona di speciale interesse anche di IOOO- l 200, rinforzandoli di tende c di materiale lcttercccio. Sul fronte Nord furono creati tre serie di gruppi ospedalieri, dislocati lungo le tre vie di comunicazione principali da Nord a Sud; inoltre furono impiantati ospedali di intendenza ai porti di arrivo, Massaua e Assa~, c lungo la direttiva di marcia all'altipiano. All 'Asmara in breve fu creato un grande centro Ol>pit~tliero con circa 4000 posti letto. Fu curata la spccializzazione di alcuni stabilimenti, dando loro la funzione di convalescenziari c di ospedali contumaciali. Nell'organizzazione 'c,spcdaliera fu curata molto in tutti i settori l'assistenza chirurgica; in avan ti il servizio fu assicurato dai nuclei chirurgici e dall'ambulanza speciale chirurgica. Quattro nudei chirurgici furono resi someggi:1bi li in m<Jdo dJ poter seguire le truppe anche in zone impervie. Numerose ambulanze ra0

-


107 2

OKGr\~1/.Z.\ZIOì'\E.

E fUNZIO:-.Ji\Ml: NT0 DEI. 'iERVIZIO SANITI\RIO ECC.

diologiche, dislocate in avanti, anche a disposizione delle unità, completavano il servizio per i bisogni diagnostici. A tergo poi, tutti i grandi ospedali di i n tendenza avevano un reparto chirurgico completamente attrezzato. I n un ospedale fu organizzata la base di tutto il servizio odontoiatrico per Ja grande chirurgia della bocca, per le cure dentarie e per la protesi . Questa org:mizzazione fu affidata alla spiccata competenza del prof. Palazzi e diede sempre ottimi risultati . Il numero dci posti letto raggiunse in primo tempo il numero di ro .ooo; a sistemazione ultimata ammontò a circa 20.000. Su f1 onte Sud, dalla base ospitaliera di Mogadiscio, che presto raggiunse un'efficienza di oltre 2.ooo posti letto per nazionali e di 700 per gli indigen i, gli stabilimenti sanitari da campo furono impiantati essenzialmente lungo due direttrici : la strada Mogadiscio, Baidoa, Lugh, Dolo, Ncghelli c la strada di Mogadiscio, Bclct-Ucn, MustahiJ, Danane, Gorrahei, Gabred:ure, Dagabur, con una zona più orientale, Vardere, Roc~a Littorio, Obbia. Nel complesso furono apprestate alcune migliaia di posti letto e si raggiunse un 'ottima organizzazione ospitaliera con tutte le specialità. Durante i cicli operativi era sempre pronto un certo numero di ospedali da campo, tenuti ripiegati e pronti a proiettarsi in avanti per · sostituire e disimpegnare quelli assegnati alle divisioni e costituire poi n uovi anelli nella catena dei deflussi e sgomberi. Nei territori, man mano conquistati, furono impiantati ambulatori e infermerie per indigeni, che poi, assunsero un carattere stabile e passarono in mano dei medici civili coloniali. Infermerie e ambulatori furono creati per gli operai nazionali, pei quali in primo tempo il servizio sanitaro fu disimpegnato dagli ufficiali medici, che man mano furono sostituiti da medici civili. Gli ospedali militari accoglievano anche gli operai nazionali. F urono anche apprestati ospedali per il ricovero e cura dei militari indigeni, che ricevettero sempre le più amorevoli cure. Il servizio di sgombero presentò particolari difficoltà a causa delle notevoli distanze, che man mano allontanavano le truppe avanzanti dalle basi e per la scarsità di buone strade rotabili. Nelle zone montagnose del fronte Nord si provvide mediante il sistema di sgombero a catena, con soste e tappe prestabilitc. I portaferiti dei corpi e dei reparti di sezione di sanità trasportavano i barellati fino al punto in cui poteva giungere l 'autoambulanza; talvolta furono impiegate le sezioni portaferiti cammellate. Un complesso di ~40 autoambulanze portava i feriti e gli infermi ne1 vari ospedali, dai quali man mano venivano ~gombcrati verso la zona centrale. Coloro che dovevano cssc:re rimpatriati erano poi convogliati dall'Asmara a Massaua mediante treni attrezzati o littorine sanitarie: da Massaua si iniziava 1l servizio delle navi ospedale, di cui una a turno funzionava da ospedale galleggiante nel porto di Massaua.


l

ORGA:-JIZZAZIONE E riJNZIONAMEt-.TO DEl

~ fKVIZIO

SA!':ITARlO EC<";.

1073

Sul fronte Sud tutto il servizio di sgombero, che presentò anche delle difficoltà, faceva capo a Mogadiscio, dove giungevano le navi ospedale. Qualche volta i trasporti furono effettuati per via aerea a mezzo di appositi apparecchi (circa 250 tra malati e feriti). 2 ° - L 'altro grande caposaldo del servizio fu rappresentato dall'organizzazione igienica-profilattica. Essa è stata estesa con perfetto e razionale collegamento di opere di previdenza, che hanno costituito una barriera insormontabile; la truppa è stata circombta di tutte le cure e cautele igieniche per metterla nelle condi?-ioni migliori fin dal suo sbarco. Quelia sbarcata a Massaua, era rapidamente trasportata in varie località dell'altipiano, a clima più salubre; quella sbarcata in Somalia era trattenuta invece per un certo periodo di tempo, prima di essere avviata verso l'interno, in località lungo l'oceano Ind iano, ove più agevolmente si poteva compiere il periodo di acclimatazione. Comunque, la gente italica ha dimostr;ìto, anche in questa occasione, una pronta capacità di adattamento al clima c al terreno, riconfcrmando le particolari virtù della stirpe. Fu fatta la revisione di tutti i vaccinati contro tl vaiuolo e le infezioni tifiche paratifiche, provvedendo immediatamente per quei casi in cui occorreva fare o ripetere dette vaccinazioni. Le medesime cautele furono adottate per le tmppe indigene durante gli arruolamenti. La vaccinazione antivaiuoIosa fu anche largamente estesa al la popolazione civile indigena; l'Istituto sicr~vaccinogeno di Asmara provvide attivamente ad allestire un ingente numero di dosi di vaccino efficacissimo. Gli impianti e i mezzi profilattici ebbero il maggiore sviluppo e il più razionale impiego. Le sezioni di disinfezione corrisposero ottimamente ai loro compiti specifici; gli autobagni e le lavanderie trasportabili, le stazioni di bonifica, opportunamente dislocati in siti ove m aggiore era il bisogno, tornirono un alto rendimento ai fini della profilassi generale delle malattie infettive e dell'igiene individuale. Furono istituiti ospedali per malattie infettive diffusibili, lazzaretti, campi per prigionieri, furono attrezzate con criteri moderni le due stazioni di sanità di Massaua e di Mogadiscio. Si installarono laboratori di armate e di corpo d'armata; a tutti gli ospedali fu data la possibilità di compiere gli es~mi più urgenti di laboratorio. La profilassi antimalarica fu oggetto di particolare vigilanza; tranne m casi di assoluta necessità, si cercò sempre di evitare le soste e il soggiorno delle truppe in zone fortemente malariche, avvalendosi dci precedenti studi e delle conoscenze acquisite in Eritrea e in Somalia. La profilassi chininica individuale, mediante la somministrazione di 6o ctgr. di chinino al giorno, fu rigorosamente eseguita. Fu dato notevole impulso ai lavori di piccola bonifica; fu eseguito sistematicamente il censimento dei malarici cronici e si provvide alla loro cura razionale. 2 -

Giornale di medici11a militar~


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ORGANIZZAZIONE E FUt-:7 IONAMENTO DEL SERVIZIO SANIT:\RIO ECC.

Sorsero convalescenziari per malarici, ove fu proseguita la cura e ridonata completa efficienza fisica ad individui che, nel passato, erano da considerare come da rimpatriare. Il probkma dell'acqua, che si presentava veramente assillante, fu risolto in maniera soddisfacente in collaborazione con l'attivissimo servizio idrico del genio. Tutti i mezzi furono messi in opera: dai grandi distillatori agli utilissimi potabilizzatori Hartmann che purificavano l'acqua dei fiumi e della falda freatica, dalla costruzione di pozzi, serbatoi, acquedotti 1n varie località, alla potabilizzazione per via chimica mediante lo steridrolo, <.ìlla rete dei trasporti e della distribuzione. I servizi di laboratorio controllavano la purezza dell 'acqua da bere. Un'intensa propaganda fu spiegata per mettere in evidenza i pericoli dell'uso di acque inquinate o comunque sospette. Nel complesso si può affermare che il quantitativo di acqua da bere indispensabile fu ass·icurato, anche in condizioni particolarmente difficili. E se, eccezionalmente, per particolari circostanze belliche, si potè verificare qualche inconveniente di ordine contingente, ciò non infirma l'alto valore dell'opera perseguita, con tenacia e grande abilità tecnica in territori vastissimi e in condizioni particolarmente difficili. L'alimentazione fu sempre molto curata nei riguardi della sua integrazione con alimenti freschi, della scelta e conservazione delle derrate e della buona confezione del rancio. Grande v1gilanza, fu portata al razionale uso del vestiario e dell'equi· paggiamento, all'igiene degli accampamenti e · dei baraccamenti. Fu stabilita la vigilanza sui centri abitati e sui mercati mediante agenti di polizia c squadre di vigili sanitari indigeni, anche per cogliere eventuali notizie su malattie o deces.si sospetti di natura infettiva. Fu stabilita la vigilanza sul meretricio e furono disciplinate le case dì tolleranza. Quando l'incalzare vittorioso delle nostre truppe determinò una grande affluenza nelle nostre linee di prigionieri, deperiti, ammalati, pieni di cetoparassiti, che potevano costituire una grave minaccia dal punto di vista sanitario, le misure difensive, già previste, furono rigidamente adottate; l'isolamento dci prigionieri nei (ampi e dmant<:: il transito funzionò bene, e in nessun caso, 5i ebbe a verificare di.flusione di malattie contagiose. Le condizioni sanitarie delle truppe nel periodo di preparazione c durante l 'ampio sviluppo delle operazioni belliche si mantennero dd tutto soddi sfacenti. La morbilità comune media, calcolata pei" quindicina, si mantenne intorno al 2 'ì{, , con un minimo, all'inizio, dell'r,7o % ed un massimo, verso la fine, del 3 'X>· In Somalia fu un po' più alta. I feriti ammont:mmo a circa 4ooo. La mortalità fu straordinariamente bassa. Secondo una statistica del sen. prof. Castellani, che si rifcrjsce al periodo delk vere c proprie azioni belliche, dal 3 ottobre 1915 al 5 maggio 1936, si ebbero fra


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTC !)EL SEF \ 'IZIO S:\K!T.\RIO ECC.

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k truppe metropolitane: morti sul campo o deceduti per ferite. ufficiali II9; truppa 980. Totale 1099. Morti per malattie e per cause accidentali: uffìci:1li 22; truppe 577· Totale 599· Togliendo i morti per cause accidentali (83) si ha la cifra di 516 deceduti per malattie, vale a dire circ:1 la metà di quelli morti per ferite. Interessanti sono alcuni dati riguardanti le mabttie infettive epidemiche: non vi fu nessun caso di colera, di peste, di tifo pctccchiale, fra le truppe nazionali e indigene. E ' da notare che il tifo petccchialc in Abissinia non è infrequente e che talora dà luogo a vampate epidemiche. Il vaiuolo, endemico in Abissinia, non diede luogo che ad un solo caso, ed in forma molto attenuata, fra le truppe metropolitane; fra le truppe di colore, 43 casi di forma mite ; se si considera un periodo più lungo, dall'aprile 1935 al luglio 1936, i casi assommano a un 'ottantina, sempre benigni (la mortalità è stata prc~sochè nulla). La febbre ricorrente, diffusissima tra le truppe abissine, diede luogo a pochi casi sporadici fra i militari nazionali (17 in sette mesi) mercè le sagge misure profilattiche dirette contro gli agenti vettori (pidocchi, zecche); fra le truppe di colore al nostro servizio si manifes-tarono 215 casi. Le infezioni tifoidi-p:-.ratifoidi, praticamente inesistenti sul &onte Sud e fra le truppe di colore, sul fronte Nord portarono a qualche episodio epi dcmico nella primavera del 1936, fra le giandi unità dislocate nelle zone Adigrat- Makallè- Quoram- Dcssiè. In sette mesi di guerra si ebbero 458 c:1si, con mortalità eievata (Castellani): una stati5tica p; ti ampia, relativa ai 12 mesi - agosto 1935 luglio 1936 - dà la cifra di 644 casi accertati (Martoglio). Numero questo veramente esiguo, messo in rapporto con la forza <:: con la percentuale di individui che non risentono gli effetti immunizzanti della vaccinazione. Il 2,1 Q/oo di morbi lità per tifo si è avuto non infr~quen­ tcmente nel passato fra le truppe in territorio nazionale, non sottoposte ai disagi e alle fatiche di una guerra di movimento; e va considerato quindi come un risultato veramente lusinghiero. Qualche focolaio di amebiasi si manifestò, particolarmente in Somalia; in 7 mesi fra le truppe metropolitane i casi accertati furono 453· Non è improbabile che taluni casi, per la mitezza dci sintomi, siano passati inos-servati; comunque il numero risulta sempre assai esiguo, tanto più se sì considera che tale malattia ha larghe zone di endemicità in A. O. L'infezione malarica, che è stata sempre la malattia dominante nelle spedizioni coloniali, si mantenne in limiti molto modesti; dal r• ottobre 1935 al 31 ·maggio 1936 furono denunciati, fra le truppe nazionali, 1173 casi di forme primitive e 1 210 casi di recidive; fra le truppe di colore, rispettivamente 356 e 1759 casi. Totale di forme primitive e recid ive, su circa 450.000 uomini tra nnionali e indigeni, 449R c:tsi. Pur ammettendo 4


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ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

eventuali omissioni di denuncie o errori diagnostici, le cifre suddette provano che le misure profilattiche ebbero una reale pratica efficacia. I colpi di calore furono saggiamente evitati nei limiti del possibile: non vi furono infatti che una trentina di casi con 7 decessi. La razionale alimentazione evitò qualsiasi forma di avitaminosi, mentre sembra che fra le truppe abissine i casi di scorbuto furono numerosissirni. Tralasciamo di accennare alle altre malattie comuni a tutti i paesi. Un fatto degno di rilievo è che la morbilità e la mortalità per le malattie infettive e per tutte le malattie in genere fu superiore fra le truppe di colore anzichè fra le truppe nazionali, venendo:si così a capovolgere l'asserita m aggiort: vulnerabilità dei bianchi, ai tropici, nei confronti degli indigeni, che pur si trovano nel loro ambiente di vita e di azione. La buona ospedalizzazione e le sollecite cure permisero un largo r ecupero dei militari nazionali, che per una qualsiasi ragione pasw.rono per gli stabilimenti sanitari. l militari di tutte le forze armate rimpatriati, per infermità, dall'ottobre 1935 a tutto il maggio 1936, ammontarono a 8828. Il numero crebbe dopo finita la guerra; dal giugno all'ottobre infatti furono rimpatriati altri 13727 militari. Secondo i dati forniti dal prof. Giardina , le cause più frequenti di rimpatrio furono: le nefriti acute e croniche, il deperimento organico, le ernie, le m alattie dell'apparato respiratorio, le neurosi cardiache, le otiti, la malaria, le affezioni varie dell'apparato digerente. La suddetta statistica comprende un periodo molto ampio dal luglio 1935 a tutto il dicembre 1936. Il controllo e la elaborazione precisa dei dati statistici non è ancora stata completata in tutti i dettagli, dato il lungo tempo che richiedono tali lavori (r.); ma i risultati, già acquisiti, sono veramente eccellenti; essi han -rovesciato rutte le fosche previsioni ed hanno coronato di un successo superiore alle più rosee speranze, l'opera attiva, intelligente, animatrice, e taiYol ta anche eroica, del servizio sanitario.

Conclusioni generali. L 'organizzazione e il funzionamento del servizio sanitario nelle spedizioni coloniali, come in rutte le campagne di guerra più recenti, offre a considerare due aspetti, quello tecnico - scientifico e quello logistico7 che debbono essere armonicamente legati nella loro concezione e nei loro sviluppi. I principi che debbono guidare l'azione dell'organismo centrale in territorio nazionale, al quale è devoluta la responsabilità della preparazione, ( 1) Nd r~~c. IV ciel Giornalt: di ,\.[,:tfi< i uo Militt~rr , ~ prilc ' 939• è :tpp3rso un accu raro stud•o statistico per opcr:1 del tcn . colonnello med ico A. Cursi « Dall a :clazionc mcdiC(, . st:n istic3 sulle conthzioni sa nitarie delle forze o\rm atc ndlc colonie negli anni 193~ · 1 936 "·


fJRGA:"JIZZAZIO~E

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~.\~I TARlO

ECC.

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sono quelli fondamentali del servizio sanitario in campagna; anche gli obbiettivi che si vogliono raggiungere sono sostanzialmente uguali. E' nelle modalità di applicazione e di sviluppo di questi principi che sussiste una differenza sostanziale; differenza che caratterizza il complesso del servizio sanitario nelle spedizioni coloniali. Si richiede anzitutto una preparazione culturale c scientifica, e una prontezza di concezione logistica che aderisca alle esigenze della vita e del servizio in colonia e che non lasci nulla affidato al caso. L'organizzazione, concepita e accuratamente studiata in Patria, si proietta nel territorio coloniale, sede della spedizione; quivi è distesa, come una mirabile rete, con prontezza e con quella elasticità che le circostanze belliche impongono. Ma non dovrà mai verificarsi un netto di stacco, qualunque sia la distanza che separi la Madre patria dalla colonia, tra il compksso delle provvidenze sanitarie istituite nel territorio nazionale c quelle del territorio coloniale. E' da tener presente infatti che, come una saggia e vasta organizzazione attuata in Patria si riflette subito con i suoi benefici effetti sull'andamento delle operazioni in colonia, così le misure, le provvidenze, la razionale applicazione di buone norme sanitarie, informate ai più moderni concetti dell'igiene c della patologia tropicale, fanno sentire il loro risultato non soltanto nel corso della campagna ma oltre, fino al territorio nazionale. La restituzione in Patria del più gran numero di uomini, giunti sani e validi in colonia con i vari contingenti della spedizione, in buone condizioni di salute dopo un periodo variabile di tempo, in cui sono stati sottoposti a fatiche, a disagi, a rischi di vario genere, rappresenta il maggior successo che il servizio sanitario in colonia possa ottenere e l'ideale cui dovrà ispirare tutta la sua opera dall'inizio alla fine della campagna. Non si può schematizzare, neanche a scopo di semplificazione, se non ci si vuole distaccare dalle realtà, l 'organizzazione c il funzionamento del servizio sanitario, secondo le moderne vedute, nelle spediz10ni coloniali. Vi sono, è vero, degli as.pctti comuni a tutte le spedizioni ma vi sono molti altri aspetti che costituiscono la caratteristica propria di ogni spedizione, che le nazioni colonizzatrici han compiuto attraverso gli an ni. Si tratta sempre di inviare dci contingenti di uomini oltre il mare in terre tropicali e subtropicali, sotto climi diversi da quelli in cui wno abituati a vivere, si tratta sempre di predisporre personale c mezzi sanitari perchè si possano affrontare le insidie del clima, del terreno e delle malattie proprie dei paesi caldi, oltre quelle cosmopolite; si tratta di organizzare i mezzi di ricovero, di cure, di sgombero per malati e feriti. Ma quanti diversi aspetti possono presentare qu~tc sempl ici enunciazioni. Lim itiamoci a tener conto dei fattori principali che possono distaccare una spedizione dall'altra, sempre nel campo del servizio sanitario:


1078

ORGAI'IZZ:\Zl0~c E Fl 'NZIONAME:\TO DEL. SERVIZIO SANITARIO ECC.

La massa degli uomini del corpo di spedizione e i criteri con cui è stata selezionata. L'efficienza fisica e i criteri di arruolamento delle truppe di colore che prendono parte eventualmente alla campagna. 2 ° - La distanza della Madre patria dal territorio, sede della spediziOne. !/ - La natura del terreno e del clima in cui si svolgeranno le operaziOni. 4o - La presenza o l'assenza di basi di sbarco e imbarco, l'efficienza o la primitività di esse; la possibilità o meno di risorse locali, l'esistenza o meno di un primo nucleo di organizzazione sanitaria. s'• - La nosologia e l'epidemiologia locale, in rapporto specialmente coi traffici marinari e con le mutabili correnti mi,gratorie nell'interno del ter· n torto. 6° - Le abitudini di vita, gli usi, i costumi della popolazione indigena, che possono incidere sulle condizioni sanitarie. 7Q- L'efficjenza numerica e bellica del numero da combattere. E inoltre a ciò, bisogna tener conto delle modalità con cui è stato organizzato il servizio e della sua effici.enza, e sopratutto dei valori spirituali che animano tutti, capi e gregari, nell'esplicazione del loro compito. Tutti questi punti sono stati trattati nel corso della nostra relazione c di ognuno di essi se ne è fatto rilevare il significato. Sono stati esposti i criteri che informano l'organizzazione del servizio nella Madre patria. Essi riguardano le provvidenze per il corpo di spedizione e le misure da attuare in territorio nazionale, per accogliere gli infenui e i feriti rimpatriati. Tra le prime ricordiamo : la selezione degli uomini del corpo di spedizione; la predisposizione e l'attuazione di mi sure profìlattiche nei loro ri· guardi, per mctterli in condizioni di difesa contro le malattie infettive più gravi e frequenti, tenendo presenti quelJi dominanti in un dato territorio coloniale; 1° -

la mobilitazione di ufficiali del corpo sanitario, tenendo conto delle loro capacità tecnico-professionali e delle loro attitudini organizzative, in rapporto ai bisogni del servizio; la messa a punto delle unità sanitarie, la provvista di tutto il m 3· terial e sanitario e di medici nali, ritenuto necessario per le esigenze, non ~olo delle truppe, ma anche della popolazione indigena. Tra le seconde : l'allestimento di un numero adeguato di posti letto, possibilmente tutti riuniti in una zona che rappresenta la base di imbarco e sbarco delle truppe; l'accoglimento, n(:l porto di approdo, dei militari rimpatriati per malattie o ferite; loro smistamento e trasporto ne1 luoghi di cura, tenendo


ORGANIZZAZIONE E F UNZIONAM E;-.iTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

1079

conto delle necessità profilattiche, intese a risparmi::tre eventuaìi pericoli di contagi e di diffusione di morbi infettivi in territorio metropolitano; l 'espletamento di provvedimenti medico- legali nei loro riguardi. In colonia iJ direttore del servizio sanitario dovrà avere la pronta visione delle necessità più urgenti, e a queste uniformare subito la prima opera di organizzazione e di funzionamento del servizio, in modo da tutelare la salute delle truppe sin dall'inizio. I capisaldi su cui si has,t essenzialmente il servizio sono: 1" - L'apprestamento di una rete di stabilimenti sanitari, di vario ordine, serviti da ::tdeguato personale e di mezzi sufficienti, che, dal punto di sbarco delle truppe -s.i estenderà via via verso l'interno; in modo da poter offrir sempre possibilità di ricovero e di cura alle truppe, qualunque sia la zona in cui queste vengano dislocate. L 'istallazione di magazzini di materiale sanitario vario e di medicinali in modo da poter funzionare ottimamente per lo smistamento e la loro distribuzione. L'organizzazione del servizio degli sgomberi con modalità adeguate alle possibilità logistiche, alle circostanze belliche e alla natura del terreno; questo servizio di grande importanza in tutte le guerre moderne, incontra spesso notevoli difficoltà nella campagna coloniale. 2 ° - L'attuazione di misure igicnico-profilattiche che, informate a criteri scienti~ci e pratici, debbono perfettamente rispondere a tutte le particolari esigenze della campagna. Il servizio deve essere organizzato ed esplic::tto in modo che le truppe siano ~empre, nei limiti dd possibile, protette contro le avversità del clima e del terreno, difese contro le malattie infettive, assistite, consigliate per tutto il periodo di loro permanenza in territorio coloniale. Scolta vigilante accompagnerà i militari dal loro sbarco in avanti, per le varie vicende dell'impresa, e li ricondurrà poi sulle navi di ritorno \erso la Patria. Ma, ancora, l'opera igienico-profilattica si deve estendere alle popolazioni indigene civili e militari e agli eventuali prigionieri, sempre pronta, benefica, umana, sicchè il suo valore sia inteso ed apprczz:lto da tutti. V Jsto campo di attività, primo inizio del lavoro di civile colonizzazione, mentre ancora si sviluppano le vicende belliche. Le unità e tutti i mezzi moderni per il servizio igienico-profilattico, di cui la spedizione è dotala, debbono essere sfruttate con :tccortezza, in modo dv: diano il massimo r~ndimento sotto la guida di personale specializzato. Si dovranno stabilire delle valide barriere difensive contro eventuali malattie epidemiche, importate dall'interno o clalla via del mare. Il problema idrico va ricordato sopratutto per 1e sue reali difficoìtà: esso potrebbe divenire, in determin:.tte circostanze, preoccupante. Alla sua risoluzione san chiamati gli organi del servizio sanitario e del servizio idrico del genio in stretta collaborazione. Rappresenta un punto fondamentale che ha notevole ripercussione su tutta l'opera di prevenzione, di profìbssi


I 080

ORGANIZZ:\ZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

gcn~.-ralc

c specifica di tal une malattie infettive, e pe1 tanto sul benessere Jdlc truppe. Un altro punto di particolar importanza va ricordato: quello della lotta contro la malaria, la malattia più diffusa dei paesi caldi, quella che, più di tutte le altre, può incidere sulla salute e sull'efficienza fisica delle truppe. Non può essere affatto ammesso oggi il pernicioso fatalismo di tahmi sulla vanità delle misure di profilassi antimalarica durante le campagne

di guerra; anzi, è assolutamente indis-pensabile che queste siano messe in opera con fede, con disciplina, con rigore, in modo da ridurre al minimo il pericolo. E ciò si può e si deve ottenere. L'importanza di una valida organizzazione c di un effi<:.tce funzionamento del 'Servizio sanitario nelle spedizioni coloniali ormai è riconosciuta da tutti. Senza tema di esagerare si può ben dire che rappre~en~a uno cl(.'i fattori principali del successo. Non è possibile concepire, al giorno d'oggi, una vasta impresa coloniale senza tutte le garanzie di ordine igienico-s:~ni ­ tario. L'espcrit'nza del passato ha insegnato come, in difetto <ii organizzazione, eli personale, eli mezzi, nel campo della previdenza e dell'assistenza sanitaria, molte imprese coloniali sono failite e sono state compiute con enorme dispendio di vite umane. L'opera, razionalmente condotta in questo settore con larghezza di vedute e con mezzi tecnici moderni, non riuscirà mai vana; anzi va considerata come la prima base sulla quale fondare la futura colonizzazione. Nel quadro che abbiamo tracciato con la nostra relazione abbiamo ere· duto di dover far cenno della nostra esperienza nella recente campagna etiopica, che ha fornito all'osservazione di tutti glt -s-pettatori spassion;Jti un esempio veramente brillante di sapiente e moderna organizzazione dci servizi sanitari per una grande spedizior.e e della loro efficienza. 11 contributo che il corpo sanitario porta alla buona riuscita di ùn 'i m· presa coloniale è fruttto di una lunga preparazione, d'intenso lavoro, di sacrifici spess-o oscuri, c talvolta anche di veri eroismi che illuminano di una luce ideale la vittoria. CENNI BlBLJOGRAFICI. Relazione sui malati e feriti provenienti dai presidi di Africa curati neii'Ospr· dale lvfilirare di Napoli. - Giornalt: meù. del H. Esercito, dicembre 1ll96. B•ur: Igiene coloniale, nel <( Trattato italiano d'igiene sotto la direzione di Casa· gr:~nù i » (13), 1928. · Br.rcu et Bon-ET: Le corps de santé militaire en France. - Paris, 1907. l.lROSMER : L'Ile de la Rhmion et /es malades du corps expéditio11nairc de Madagasmr. Are. de mfù. n:t,::dc, T. 66. RRt':-;:-:rR : Tl1c morbidy and mortaliry in the spanùh Army stationcd in Cuba during thc cafendar year 1897· CASAR I:-;t: La medicina militare nella leggenda c 11elfa storia. Roma, 1929. ALVARO:

~


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL

~ERVIZIO

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ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO ECC.

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SEmLLOT:

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LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MlLlT ARE TERRIT ORIALE VITTORIO EMANUELE Ili - ADDIS ABEBA Reparto Oftalmico

Direttore: tenente colonnello medico GIUSEPI'E Dt STEFANO.

L'IMPORTANZA DEI TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI NEL DETERMINISMO DI ALCUNI VIZI DI REFRAZIONE RILIEVI CLINICI E CONSIDERAZIONI MEDICO-LEGALI. Dott. Francesco Agnello, maggiore mcJico, capo reparto.

Nella pratica infortunistica capita non raramente di osservare in seguito a traumi contusivi che abbiano colpito direttamente o indirettamente il globo, una diminuzione più o meno accentuata della visione senza che l'esame obbiettivo diretto od oftalmoscopico rivelino la benchè minima alterazione a carico dei mezzi trasparenti e delle membrane profonde oculari. Di contro la schiascopia mostra in questi stessi occhi dei difetti di refrazione non identificabili nel secondo occhio. Si tratta, ordinariamente, di miopia lieve o di astigmatismo miopico, più raramente d 'ipermetropia. Più spesso però le turbe della refrazione si associano ad alterazioni collaterali che riflettono in prevalenza il segmento anteriore del globo, meno frequentemente quello posteriore e che sono identificabili ora in lesioni corneali, ora in alterazioni di forma e di posi zione dell 'iride c del cristallino, ora in variazioni del tono oculare caratterizzate da ipotonia o da ipertonia. L 'esistenza di questi difetti di refrazione, da me rilevata saltuariamente in vari traumatisrni del globo con l'associazione di lesioni a carico dei due segmenti, aveva già fermato altra volta la mia attenzione, tanto da farne oggetto di un breve capitolo nel lavoro sui « traum1 contusivi e lesioni del globo nella pratica infortunistica >> comunicato al Congresso oftalmologico di Roma del 1934· NeUo stesso anno sul « Bollettino d'Oculistica » appariva il magistrale lavoro di Sgrosso sulla Miopia traumatica e la si1ldrome tr(I;J,I;'fnatica del segmento anteriore di Frenkel dove la questione patogenetica del vizio di refrazione è stata trattata con grande acume critico e con l'apporto di un ricco contributo personale che risolve molti lati oscuri del problema. Da allora io sono rimasto particolarmente legato a questo tema di traumatologia ed ho cercato volta a volta di spiegare il meccanismo di produzione


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L'IMPQRTANZA DEI TR!\UMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEAI.I ECC.

dci vizi rcfrattivi conseguiti ai traumi contusivi, rilevando come la loro esistenza sia assai più frequente di quanto non è Jecito sospettare, sol che questa ricerca sia condotta con metodo rigoroso e con perseveranza. La riprova è data dalla raccolta ch'io presento in questa nota e che rappresenta iJ frutto di un anno di osservazione nel reparto oftalmico d ell'Ospedale militare V. E. III da me diretto. A nessuno, pertanto, sfuggirà l'importanza del rilievo, soprattutto ai fini infor:tunistici e medico-legali, giacchè esso impone ai medici degli Istituti di Assicurazione una valutazione adeguata delle turbe refrattive posttraumatiche, anche quando non si accompagnino a lesioni apprezzabili del globo. L'opera del m edico infortunista ha, proprio in questo campo, una speciale importanza, non solo perchè l'occhio è un organo piccolo, mobile, Don del tutto accessibile all 'osservazione diretta, ma anche perchè, come dice Ricchi, un esame affrettato, una improprietà di linguaggio n ella descrizione della lesione o un:1 dimenticanza, altrove trascurabile, possono aver qui altissimo valore. MECCAN ISMO LESI VO DEI TRAUMI.

Come agisce il trauma nel determinismo dei vizi ùi refrazione ? E' nectss:~rio premettere che quando noi parliamo di contusione dd bulbo intendiamo riferirei ali 'azione di quei traumi diretti od indiretti che non apportano soluzioni di continuo nel guscio sclero-<:orneale. Tuttavia questo termine, inteso a significare la reazione immediata dei tessuti ali 'azione traumatica, appare oggi poco adatto per l'organo visivo, giacchè m ezzi moderni d'indagine ci consentono d'individuare sin dal primo momento lesioni imponderabili dei mezzi trasparenti e delle membrane profonde. Gli effetti disgreganti di una contusione non sono però sempre costanti, ma variano in ragione diretta della intensità, della durata, della direzione e della forza viva che si esplica sull'occhio. Il meccanismo d'azione dei traumi operanti sui tessuti viventi tro\'a riferimento nei tre noti principi della fisica: 1" - principio di Pasca!; 2 " - principio dell a pressione idrodinamica; 3~ - principio della trasmissione vibratoria del movimento. Ma nei riguardi dell'occhio questi principi non possono avere una rigorosa applicazione, per la sua particolare struttura esterna ed interna ed ancora per la posizione ed i rapporti eh 'esso contrae con lo scheletro orbitario che gli forma, per circa due terzi della superficie, il rivestimento e la difesa prnncipale. Non è qui il caso di elencare e dimostrare quali e quanti poteri di difesa può opporre l'occhio a tutti gli agenti traumatici in genere. Diciamo


L'IMPORT.'\ NZA DEI TRAUMI CONTL:SIVl E DELLE LESIONI COR:'oi EAl.I ECC.

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solo che quando un agente contundente colpisce il bulbo, si determina una compressione nel punto di contatto sul guscio sclerale. La pressione, per b costitu~ion<.: liquida dd contenuto oculare, si propaga subi to in tutte le direzioni. Per tale aumento di pressione si produce tosto una distensione della capsula bulbare, l'occhio diviene più sfeIico ed inoltre lo spostamento dell'umore act}UCO e del corpo vitreo prodotto dalla compressione nel punto su cui ha agito la forza viva deve colpire punti più lontani e contribuire alla loro distensione. Così avviene che per questa tra~ missionc d'impulso i tessuti oculari possono ~ubire delle lesioni nella zona del contraccolpo che sono, di norma, assai più rilevanti di quelle riscontrate nella zona della compressione diretta. Ma la sola propagazione della forza diretta non basta a spiegare tutti i danni derivati ai tessuti oculari: occorre ancora considerare che in tutti i casi di contusione l'occhio subisce degli spostamcnti che variano a seconda dd la direzione dell'urto. Nei casi in cui la spinta ha direzione saggittale, il globo verrà compresso all'indietro contro il cuscinetto adiposo orbitario. l danni riportati dal globo saranno, in questo caso, meno sensibili di quelli derivanti da spinte oblique che schiacciano il bulbo contro le pareti ossee della piramide orbitaria. Per queste ragioni il quadro dei sintomi clinici secondari a contusione del bulbo è quanto mai vario e può interessare tante· il segmento anteriore che quello posteriore del gloho. Nella mia trattazione citata sui traumi contusivi dd globo ho studiato in modo abbastanza compendioso le varie lesioni interessanti le diverse membrane: perciò non mi ripeto. Il richiamo a queste leggi fondamentali della traumatologia è piuttosto giustificato dalla necessità di spiegare il meccanismo patogenetico dei vizi di refrazione che non raramente conseguono ai violenti scuotimenti del globo. Frcn kel, in una sua comunicazione sul valore medico-legale della sindrome traumatica del segmento anteriore, ha inquadrate in unico gruppo tutte le varie lesioni che riguardano il foglietto irideo e l 'apparato zonulo lenticolare con le alterazioni della refrazione. E' perciò merito incontestabile del clinico francese l'aver saputo dare unità nosologica a tutto il gruppo di lesioni post-traumatiche dell'occhio che prima venivano descritte ed enumerate sconnessamente. L'A. in parola, nell'illustrazione di questa sintomatologia, mette in rilievo come le lesioni zonulo-lenticolari siano altrettanto frequenti e giudica che le piccole sublussazioni, caratterizzate da ineguaglianza di profondità della camera anteriore, ectopia pupillare, dentellatura del bordo pupillare, spesseggino più delle grandi sublussazioni dove prevale l'iridodenesis e la visibilità del margine della lente. Altro sintomo da lui messo in valore come indice di sublussazione della lente è la formazione di una plica semilunare dell'iride in corrispondenza del suo grande circolo arterioso ed indipendente da esso.


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L'I,\.IPORTA:"'JZA DEl TRAUMI CONTUSIVI F. DELLF. LESIONI CORNEALI ECC.

ETIOLOGIA DELLA MIOPIA TRAUMATICA.

Tra gli AA. che per primi si sono interessati alle turbe miopiche posttraumatiche alcuni (Gemusseus, Gromar, Fromaget, Schiess) legano la comparsa dd vizio di refrazione alla distruzione della zonula con spostamento più o meno apprezzabile del cristallmo: altri (Lows), al versamento emorragico dei mezzi diottrici, allo spostamento della lente ed all'allungamento ddl'occhio provocato dall'azione dei muscoli esterni. Banchart fa d eli'ecclelismo nella patogenesi della miopi a traum:1tica transitoria affermando che nelle forme associate ad alterazioni del segmento posteriore dd globo (rottura della coroide) il fenomeno si verifichi per l'allungamento transitorio dell 'asse sclerale secondario alla distensione del guscio, mentre in quelle dove mancano questi elementi la causa sarebbe da ricercarsi in una lacerazione della zonula con eventuali spostamentt deJia lente o in uno spasmo del muscolo ciliare. L'indagine più precisa e più completa è stata però portata dal Frenkel il quale, nella disamina accurata dei suoi casi e di quelli riportati dalla lett.cratura (oltre 40) riconosce quattro elementi patogenetici e quindi quattro vari età di miopia traumatica così ripartiti in ordine d'importanza e di .' gravita: 1" - Miopia

per spasmo accomodativo. 2" - Miopia per rilasciamento della zonula. 3" - Miopia per sublussazione della lente. 4o - Miopi a per allungamento dell'asse antera-posteriore del globo. MIOPI:\ DEI. I E li TIPO.

Le due prime variet3 so11o quelle che rivestt>nO il maggior interesse infortunistico e medico-lega le in quanto il rlisturbo refrattivo compare senza si ntomi collaterali, rivestendo il carattere di miopi1 pura post-traumatica. Queste due varietà sol'lo contrassegnate dalla transitorietà del disturbo la tui durata si conta sempre a settim:me. Una differenziazione fra questo: Jue forme , in assenza di sintomi macroscopicamente apprezzabili , non è f'l cile e noi utilizziamo per la diagnosi differenziale la coesistenza di una paresi o paral isi accomodativa che pari~ sempre in favore del rilasciamento della zonula, per l'inevitabile alteraziOne apportata nel dinamismo della rdrnione. Ma questo elemento, osserva Sgrosso, non è perfettamente valutabilc L]nando ci si trov~ di fronte a soggetti giovani, giacchè spesso esistono spasmi del muscolo ciliare che non cedono all'atropina. Comunque, nella genesi, le due forme si equivalgono riallacciandosi entrambe all 'azione accomodativa della lente.


L ' IMPORTANZA DEl TR:\UM! CONTUSIVI E DELL!: LES IONI CORNEALI ECC.

MIOPIA PER SUBLUSSAZIONE DELLA LENTE (111

r087

tipo).

Quella del III tipo, invece, è contrassegnata da due segm patognomonici: l'iridodonesis ed il ballottamento della lente. In un gruppo di casi il cristallino non appare spostato, pur esistendo l'iridodonesis e le modifìcazioni pupillari. La miopia che vi si accompagna è quasi sempre assodata ad un grado leggero di astigmatismo ad assi obliqui che non può giustificarsi senza amm ettere l'esistenza di un rilasciamento della zonula, con parziale laceraziont', così da permettere una certa rotazione del cnstallino attorno ld uno dei suoi diametri equatoriali. E· propno in questi casi che Sgrosso giiJsti fica la miopia con un cambiamento di posizione della lente e per un rcsidualc stato dinamico della stessa, cosicchè queste forme non possono trovarsi presenti se non nei soggetti giovani, con meccanimo accomodativo in buona efficienza. In un altro gruppo di casi la miopia si avvera per una trasposizione frontale della lente associata a modifìcazioni della forma e del meccanismo pupillare. Per Sgrosso riesce poco intelligibile il meccanismo di traslazione in avanti della lente giacchè, se da un canto le oscillazioni della lente e dcii 'iride son o meno appari scenti per la compressione esercitata dalla lente stessa .::antro il bordo pupillare, daWaltro mal si spiegherebbe con una vasta lacerazione della zonula, in quanto tale lacerazione deve apportare un decentramento della lente che viene attratta dal lato opposto alla rottura. Dal punto di vista anatomico gli spostJmenti della lente possono verificarsi secondo tre modalità che Frenkel così enumera: << I " - Sublussazione con

rotazione intorno al suo diametro equatoriale. Questa rotazione corrisponde al tipo classico in quanto la rotazione attorno all'asse dà luogo all'aumento della camera anteriore in un segmento ed a riduzione nell'altro con iridodonesis ed altri sintomi che servono a suffragare la diagnosi. « 2° - Sublussazione con spostamento del cristallino indietro. Questi

casi sono facili a riconoscersi a causa dell'iridodonesis specie quando lo spostamento è assai pronunziato. << 3o - Sublussazione

con spostamento del cristallino in piano frontale. Questa varietà è per lo più sconosciuta. Ad essa si riporta la maggior parte dei segni enumerati a proposito delle forme frustre ed in particolare i segni pupillari ( corectopia, disturbi dei riflessi, modifiche della forma) e la distensione del tessuto irideo. << A

questa forma si riferiscono i casi d'ipermetropia unilaterale che devono essere considerati come ipermetropie traumatiche.


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L' !MFORTANZA DEI TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

'<In effetti il cristallino spostato in piano frontale offre per la porzione che corrisponde alla linea visiva uno spessore più debole con una refrazione minore. '' Questa varietà consente di osservare qualche volta direttamente il bordo equatoriale del cristallino e di confermare così una diagnosi incerta ». Secondo questa concezione lo spostamento all'indietro della lente dovrebbe determinare in alcuni casi un aumento della refrazione totale dell'occhio e quindi una miopia traumatica. Sgrosso nega però questa possibilità in base alle considerazioni del Fromaget secondo cui, se per lo spostamento in avanti della lente di 1-2-3 mm. tenendo presente il fuoco dell'occhio a 22,8 mm. si ha una miopia di 4-4,6-5,50 D. ne viene di conseguenza una riduzione della re&azione dello stesso ordine di grandezza per u no spostamento indietro della lente di 1-2-3 mm. dal suo posto naturale. Sempre, secondo Sgrosso, una miopia per spostamento indietro della lente potrebbe aversi solo in quei casi in cui la lente conservi ancora la sua normale elasticità e quindi sia possibile un aumento della cun•atura. In via ordinaria è difficile che possano svilupparsi delle miopie traumatiche con le modalità di una sublussazione indietro della lente in soggetti nei quali la lente ha perduto la sua elasticità. Per la stessa ragione è da escludere che una lussazione con sposta-

mento nel piano frontale della lente possa determinare uno stato ipermetropico salvo che per il caso specifico ammesso dallo stesso Frenkel dove ne\ cristallino, oltre lo spostamento in avanti, si sia determinato ancora un notevole decentramento del suo asse in modo che in corrispondenza alla linea visiva non si trovi più la parte centrale, ma la sua porzione periferica meno refrangente. MIOPI A PER ALLUNGAMENTO DELL'ASSE ANTERQ-POSTERIORE

(IV TIPO).

Questa forma particolare è la più difficile a spiegarsi e l'esigua cas1suca ~i riattacca quasi tutta allo sviluppo di flogosi lente delle membrane profonàe che, alterando la resistenza della sclera al polo posteriore provocano, per effetto della pressione endobulbare, l'allungamento dell'asse antera-posteriore. Sulzer ammette ancora la possibilità di complicanze collaterali del fondo dovute a lacerazioni per lo più considerevoli della coroide, così come fu già <\ccennato da Laws. A questa categoria sono da ascrivere le osservazioni XXXI della mia raccolta (1. c.) relativa ad un globo colpito da violento trauma in cui, oltre ad una doppia rottura della coroide, si ebbe miopia di 4 D. ; e quella a n cora più dimostrativa della Oss. XV della presente raccolta, nella quale è stato riscontrato insieme ad una grave lesione corio-retinica con rottura della coroide ancora una miopia di 15 D.


L'IMPORTANZA DEI TRAUMI CONTUS IVI E DELLE LESIONI CORN EALI ECC.

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Una certa analogia con questi miei casi si può trovare nelle osservazioni di Knies relative a soggetti emmetropi i quali, in seguito a trauma, videro abbassare lentamente la visione nell'occhio colpito, mentre l'esame clinico constatava una miopia elevata con lesioni varie (stafiloma anulare, disturbi del vitreo, scollamento della retina). Normale il secondo occhio. Degno di menzione è ancora il secondo caso di Sulzer riguardante un giovinetto ferito all '0. D. da una forbice che dopo alcuni mesi dalla lesione cominciò a notare abbassamento della visione in distanza. Alla schiascopia: mio pia di 3 D. I due casi di Kugel si possono far rientrare in questo stesso gruppo perchè il meccanismo di produzione della miopia è identico, sebbene il trauma abbia operato in modo affatto indiretto. Nell 'un caso e nell'altro, infatti, la flogosi delle membrane profonde dell'occhio sopraggiunse per metastasi di un processo settico delle memng1 e di una esostosi del contorno orbitario. MIOPIA n'oRIGI NE CORNEALE.

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Oltre ai quattro tipi di Frenkel è ancora da ricordare la miopia (quasi sempre astigmatica) in dipendenza di lesioni corneali. In tutta la somma di elementi raccolta dal Frenkel sull'etiologia della miopia traumatica, manca quanto si riferisce al ruolo esercitato dalle lesioni corneali che pur hanno un grande valore nella pratica medico-legale. Eguale silenzio si trova ancora nella bella e pur completa trattazione dello Sgrosso. Ritengo pertanto, di fare opera non inutile mettendo in giusto valore quanto compete alle lesioni corneali nel determinismo dei vizi di refrazione. E' noto che ogni alterazione traumatica della cornea è seguita dalla produzione di cicatrice che apporta alterazioni più o meno gravi della visione, a seconda della densità, della ubicazione e del quadrante della cornea occupato. In genere questi postumi cicatriziali di lesione arrecano maggior danno se sono centrali o paracentrali, minore se periferici; deformano maggiormente l'acutezza visiva se la loro superficie è sfaccettata od ectasica che non quando è pianeggiante o lievemente retratta. Il disturbo più frequente e più grave apportato alla refrazione oculare è la produzione di astigmatismo irregolare, in quanto non si presta ad alcuna correzione. Ma tali opacità corneali possono ancora provocare della miopia vera, senza il concorso di altri fattori. Questa miopia, sempre di grado leggero, è legata esclusivamente ad un aumento di curvatura della cornea ed è devoluta a proliferazione o a sfiancamento del tessuto cicatriziale. Quando la distensione della cicatrice riesce a determinare una diminuzione del raggio di curvatura della cornea, in genere, si verifica il fenomeno 3-

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L.IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI .E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

opposto: cioè la produzione di una ipormetropia o di un astigmatismo ipermetropiCo. Nel mio lavoro già citato sui traumi contusivi io avevo messo in valore l'importanza delle lesioni corneali nell'esplicazione di un caso di miopia traumatica ove non erano rintracciabili altri elementi oltre quelli dati dalla cornea. Nella seguente raccolta i cinque casi (1, Il, VII, IX , XVI) sono quanto mai dimostrativi e dànno l'esatta misura del n10lo esercitato daìle lesioni corneali nella produzione dei vizi di refrazione. D uRATA DELLA MI OPIA TRAUMATICA.

H o già ricordato come la miopia traumatica legata a spasmo accom odativo o a distensione della zonula sia contradistinta dalla variabilita nel grado della rcfrazione c dalla transitorictà del disturbo. E' ;'!SS:JÌ dimostrativo al riguardo .il caso eia me riferito nella relazione al Congresso oftalmologico del 1934 ed ancor più· evidenti i casi relativi alle osservazioni V, VIII, XVII della presente raccolta. La durata media osci lla fra pochi giorni a qualche settimana. Sono del tutto eccezionali i casi di Schiess e Gemusseus, Grolmar e Bourgeois dove la miopia fu presente sino a nove mesi. Sgrosso mette in ri lievo come tutti i casi di miopia transitoria non accompagnati da alterazioni macroscopicamente apprezzabili dell 'apparato zonulo-lcnticolare si riferiscano costantemente a giovani soggetti . Ciò costituisce la prova migliore per suffragare l'ipotesi dell'alterato meccanismo accomodati vo nella genesi della miopi a traumatica. Qmnto più breve è la durata del disturbo refrattivo, tanto meno gravi ~aranno le turbe intervenute a carico della zonula e del muscolo ciliare. Non così, invece, è per le forme legate a sublussazione della lente dove il disturbo rdrattivo si accompagna ad irridodonesis. Qui la durata acquista, d'or d in ario, carattere permanente. In questi casi è logico pensare ad una vasta lacerazione dell'apparato zonu lo-lcnticolarc non facilmente riparabilc e che avrà apportato un dur:tturo spostamento della lente e quindi un permanente stato miopico. CASISTICA.

OssERVA7.IO:-iE l. - C. l . 1\!icolia Carlo, a. 29. Il 29 m:~rw 1938, mentre spacca\'a della leg na, ,·enne colpito all'O. D. da una scheggi:t. Entra al reparto oftalmico del V. E . il 2 gi ugno accusando dolore, lacrimnzionc eJ :~bb:~ssamento della ,·isione. Emme obbie11ivo: O. D. bulbo fo rtemente iniett:lto. Ulcera corneale paralimbare ad h. Ifl con inrorbidamento diffuso del segmento interno della cornea. Corectopia pupillare con decentramento verso l'interno. Camera anteriore irregolare, più ridotta in a lto


L'IMPORTANZA DEl TR.\UMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

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e più profonda in basso. Il crisrailino ~ubl assato appare reclinato in avanti col bordo superiore. Manife~t:a iridodonesis. Fondo esplorabile, senza apprezzabili alterazioni dei mezzi trasparenti e delle mcbrane profonde. Alla schiascopia: lpennetrope t,;o D. Visus = s / to = 'rl/ 10 con + I,)O. O. S.: Emmetrope. Visus 10/10. 11 giugno. O. D. Riparazione completa della perdita di sostanza corneale con rischiaramento totale del segmento interno. Residua sottile leucoma eccentrico al campo pupillare (h. III). Pupilla centrata in midriasi media con rigidità rifle~sa. Presenza di mieroreazioni fotomotrici. Camera anteriore meno deformata. Alla schiascopia : miopia -1.50 D. Visus = 2/ 10 = 6ft o con + 2 sf. 21 giugno. Condizioni invariate. 7 luglio. Id. Rientra al corpo in attesa di prOv\·edimenti. 20 febbraio 1939. Si ripresenta al reparto accus:tndo ulteriore abbassamento della visione all'O. D. Obbietti\·amente si riscontr:t presenza di pseudopterigio in corrispo ndenza del !eucoma corneale (h. Ill). Il cristallino appare ancora suhlussato ed a luce laterale è possibile scorgere intorbidamento lie\'e sottocapsulare Jd cristailino più <tccentuato nel guadranre superiore. Nessuna soluzione di continuo nella capsula anteriore. Midriasi lieve con torpore del riflesso pupillare alla luce. Alla schiascopia: micpia di 2 D. Visus = t/ IO = circa 5/10 con - 2 sf.

=

Rilievi clinici. - Per effetto del trauma si è determinato nell'O. D. una ulcerazione corneale marginale con sublussazione della lente, deformazione della camera anteriore, iridoplcgia e coroectopia pupillare. Ipermetropia di 1,50 D. A dieci giorni dal trauma, con la ripara7-Ìone della perdita di sostanza, è avvenuto ancora un movimento di rotazione della lente con modificazione della camera anteriore, ritorno della pupilla in posizione centrale cd inversione della rcfrazione con produzione di miopia. Nell'esame recente di fine febbraio gli elementi nuovi repertati sono la presenza dì pseudo-ptcrÌf,TÌO in sede di leucoma e guclla di una incipiente cataratta sottocapsularc da contusione, senza rottura della cristalloide. Invariato lo stato della rcfrazione. Il caso si presta a delle i ntcressanti considerazioni relative soprattutto all'inversione della rcfrazionc. A parte il ruolo gui esercitato della parziale rottura del legamento sospensore della lente, è fuor di dubbio che nelle modifiche della rcfrazione abbia avuto molta importanza la lesione corneale con le variazioni apportate nel raggio di curvatura della cornea. Altro elemento da mettere in rilievo è la comparsa secondaria di una cataratta sottocapsulare da contusione senza apparente rottura della cristalloide anteriore. Questo particolare, insieme al rilievo che ci darà occasione di fare J'oss. XUI, della raccolta, mette in primo piano la questione dell'esistenza della cataratta traumatica senza soluzione di continuo della capsula.


1092

L'!MPO RTAN7.A DEI TRA UMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEAI.I ECC.

Giudizio diagnostico. - Contusùme del bulbo - Cheratite traumatica Sublussazione della lente - Midriasi - Miopia e catarratta traumatica da contustone. C. N. Tafuro Angelo, a. 29. In A. O. I. da '5 mesi. Dice di aver goduto sempre ottima visione in O. O. Nell'ottobre 1937, lavorando col piccone, fu colpito all' O. D . da un getto di terriccio che portò alla produzione di una cheratite ulcerativa marginale curata al corpo e che gli procurò rossore, lacri mazione c senso fastid ioso di corpo estraneo. Il rossore ec.l il senso di fastidio si sono mantenuti, sebbene attenuati, fino ad ora, mentre la visione è andata gradualmente riducendosi nello stesso occhio. Esame obbiettivo (27 settembre 1938): O. D. Leucoma marginale falciforme occupante il limbo interno della cornea dalle h. l alle h. IV. Iniezione pericheratica circoscritta alla zona leuccmatosa con l'aspetto di cheratite a tipo sclerosanre. Nessuna alterazione della restante superficie corneale. Camera anteriore di profondità normale. Pupilla isocorica a quella dell'O. S. con perfetta conservazione dei riflessi. Mezzi trasparenti. Membrane profonde integre. Visus = xfw. Schiascopia: astigmati~mo miopico semplice di 9 D. sul meridiano verticale. Visus = 8/10 con l. cil. -9 D . asse 180°. O. S.: Emmetrope. Visus = wfw. OssERVAZIONE II. -

Rilievi clinici. - Questo caso si presta, meglio di ogni altro, a m ettere in valore il ruolo delle lesioni corneali nelle modifiche della refrazione oculare. Il soggetto sicuramente emmetrope prima della lesione traumatica, ha visto gradualmente ridurre la visione all'O. D. nel primo ~emestre del 1938. La presenza del leucoma falciforme marginale è sufficiente a spiegare le modifiche apportate nel raggio di curvatura della cornea che, per la forma e la ubicazione della cicatrice ha subìto un aumento nel solo m eridiano verticale con la produzione di un astigmati smo miopico semplice di 9 D. perfettamente corregibile con lente cilindrica relativa di 9 D. Giudizio diagnostico. - Leucoma marginale falciforme ed astigmatismo miopico semplice post-trauatico. lll. - Sold. wbrchctti Giusepp~. a. 28. Il 20 maggio 1938 mentre lavorava alb costruzione di un sentiero nella boscaglia oattè con l'O. S. contro il ramo di un albero. Viene tr:1sfcrito al reparto oft::tlmico il 25 magg•o 1938. Esamt• obbiettivo : O. S. fortemente iniettato. Cornea trasparente. Camera an teriore di profondità normale. Pupilla in midriasi massima con perdita del riflesso alla luce. Paralisi ::~ccomodat i \'a, Non iridodonesis. R cfr::~z ione : r-. !iope I.)O . D . V isus dichiarato = 4/ro. 0SSJ::I\V.~ZIONE

O. D.: Emmctropc. Visus -

1.

Medicazione hicotidiana con piloc:~rpina-escri na.


L'IMPORTANZA DE l TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LE$10:-.JI CORNEALI ECC .

1093

Riduzione g raduale della midriasi c ricomparsa, a dieci giorni dal trauma, di microreazioni fotomotrici. 1 t giugno. Scomparsa totale dcll'iniaione pcri cheratica. Midriasi di grado medio. Persiste paresi accomod:uiva. Rcfrazione: Miopia 1, 50 D. Visus = ~ = 1 con l. sf. - 1, 50. 21 giugno. Condizioni invariate. A questa data rientra al corpo perchè non bisognc\'ole di ulteriori cure ospedaliere.

Rilievi clinici. - In questo caso l'azione contusiva ha fatto sentire i suo1 effetti esclm ivamente nel segmento anteriore del globo determinando una iridoplcgia traumatica, persistente ad un mese dall'infortunio ed una alterazione della rcfrazione con produzione di miopja di lieve grado. In assenza di lesioni macroscopicamcnte apprezzabili a carico dell'apparato zonulo-lenticolare è tuttavia da supporre un rilasciamento post-traumatico del legamento sospensore che, aumentando l'indice di refrazione della lente, ha determinato la refrazione miopica. G1udizio diagnostico. -

lridociclopegia traumatiCa e miopia.

OssERVAZIONE IV. - Sold. Lamacchia Raffaele, a. 28. Il 3 giugno 1938 mentre g irava la m:mo\'ella di una Ford, in segu ito al contraccolpo, riportò una violenta contusione all'O. S. Subl le prime cure al corpo. Avendo successi\'amente notJ to fo rte diminuzio ne d i vista all'O. S. viene, d al medico del corpo, inviato

al reparto oftalmico per accertamenti. E<omt' obbiettivo (2R giugno 1938): Nulla di ri levante a carico tlell':sppa r:no protettore e degli annessi all'O. S. Cornea specchiante. Camera :1ntcrio rc a!qu:1nto ritlotta di profondità. Ad esame btcrale il diaframma iridco appare, infatti, alqu:mto bombè e r31·vicinato alla superficie posterio re dc1la cornea, mentre que1Ja d ell ' O. D. è in piano verticale con camera anterio re più profonda. Pupille imcorichc, ben reagenti :slla luce. ì\on iridodonesis. N egativo l'esame oftalrnoscopico. Alla refrazio nc: O.D.: Emmctn.:pc. Visus = 1. O.S.: mic pia 4 D. Visus = 10( 10 = 9{10 con l. sf. ~4 D.

Rilievi clinici. - L'unica nota rilcvabile nell'O. S. come postumo del trauma contusivo è lo spostamento in avanti del diaframma irideo con riduzione manjfesta della camera anteriore. Tratta~i, evidentemente, di un rilasciamento della zonula con spostamento frontale del cristallino che poggia in toto contro l'iride spingendola in avanti ed impedendo per naturale gravitazione, il movimento d'iridodonesis. La miopia concomitante va quindi riguardata come forma traumatica per l'aumento della refrazione ed ascrivibile al 3o tipo di Frenkel. Giudizio diagttostico. - Contusione del bulbo con sublussazione frontale della lente e miopia traumatica.


1094 L'IMPORTANZA DEl TRAUM I CONTUS IVI E DELLE LESIOi'/1 CORNEALI F.\.C.

OssERVAZIONE V.- Solcl. Majo Domenico, a. 30. Il ro giugno 1938 mentre ritornava dall'attingere acqua ad un pozzo, udì una scarica di fucikria nemica . Nel cor:rere con il bidone inciampò contro una pietra e cadde bocconi ferendosi al l' O. D. E' stato trasportato al repa rto oftalmico del V. E. it 12 giugno.

•,

Esame obbiettivo : f erita !:~cero cc ntus:1 pericrbitaria se;nilunare lunga 5 cm. ed abbracciante, con la sua concavità, l'angolo esterno palpcbrale. 2 ° - Ferita lacero contusa sopraciliarc lunga 3 cm. a senso orizzontale estesa <hl 3" medio al 3• esterno dell'arcata orbitaria superiore. 3• - Edema note\'ole ed ecchimosi palpebra!e. 4° • Contusione dc:l bulbo con ecchimosi sottocongiuntivale. Midriasi media cd ipoema. Camera anteriore di profondità regolare. Non iridodonesis. 5• - Fondo scarsamente esplorabile. Visus = le dita a 40 cm. Medicazione c su· 1• -

·.

tura delle ferite. 2

15 giugno. Scomparsa dell'edema e dell'ecchimosi. Persiste lie\'C midriasi. Miopia D. Visus = 9/ 10 con - 2 sf. 3 luglio. O. D. Miopia 1 D. Visus = 8/10 = wfw .:on l. sf. - 1. 7 luglio. O. D. Refrazione emmetrope. Visus = 1 = 12/ 10 con -0,50. In questa data rientra al corpo &ruaritc.

.

..,

....

Rilievi clinici. -

N el caso in es.ame gli effetti della contusione sì sono tradotti in una paralisi pupillare con midriasi media e con produzione d'ipoema e miopia di 2 D. L 'esame più accurato non ha permesso di rilevare alcuno spostamento dd cristallino. La miopia ha avuto carattere traMitorio, con durata di c1rca tre set· timane. Con la riduzione della midr1asi ed il riorno alla norma del gioco pu· pillare è scomparso il difetto della refrazione. Molto verosimilmente ci troviamo qui di fronte ad un rilasciamento della zonula che ha portato ad un transitorio aumento della refrazione con produzione di miopia. Tale miopia è così ascrivibile al 2° tipo di Frenkel. Con il ripristino funzionale dell'apparato sospensore il cristallino ha ripreso la sua prjmi· tiva forma e posizione facendo sparire la miopia che da 2 D . è scesa gra· datamente ad 1 poi a 1/2 fino alla completa scomparsa.

Giudizio diagnoJ·tico. -

~l

Contusione del bulbo - MidriaJi - Miopia trau-

matica transitO'ria. OssERVAZIO:O.:f. VI. - Solcl. S:mti Livio, a. 26. Il 15 no\'emb re 1937 sp;lccando dd la legna, ,·enne colpito alla faccia cd all'O. S. cb una scheggia. Fu rico,-er::~to per t6 g iorni in questo stesso reparto c quindi indato al corpo. Torna ora (28 giugno 1938) in osser\'azione per diminuzione di v1sus e per pra·

tiche mcdico-leg;il i. Esame obbit'ltirto: 1'\ulla a carico clell'appar:~to p rotettivo all'O. S. Cornea spcc· chiante. Midriasi media con ~cornp:.1rs:1 del ri flesso fotomotore. Pupilla leggermente dc-

.'


L'IMPORTAN ZA DEI TR.\UMI CO:--ITUSI\' I E DELLE L ESIONI CORNE:\LI ECC.

1095

f o rmata e decentrata verso l' esterno. C amera anterio re irregolare, più profonda in alto ed all'interno. Iridodo nesis. Il cristallino sublltS$~1lo po~gia co n il suo equatore estemo ;; Ila base dell'iride che form::1 una p!ica od h. IV-V dell'an golo irido-cornc::~lc. Refrazione: Ipermetrope 2 D. Vi~ us = t/ to = 4/ •o con + 1,50. Accomodazione : legge il N. 2 di )ag('r con l. sf. + 3· O. D.: EmmctroFe. Visus = r.

Rilievi clinici. -

L 'osservazione di questo malato, da me fatta a sette mesi dal trauma, mostra gli esiti permanenti conseguiti all'azione contusiva e consistenti in sublussazione del cri stallino che appare reclinato all'indietro con il suo equatore supero-interno, mentre con quello infero-estcrno pogg1a , ·erso l'angolo irido-corneale formando ad h. V una plica caratterist1ca con la base d'iride. Si .1ccompagna midriasi media con perdita del riflesso fotomotorc e deformazione della camera anteriore. Iridodoncsis. Alla rcfrazione: Iperm ctropia di 2 D. L 'elemento che merita di esser preso in particolare considerazione è la presenza d'ipermetropia al posto della miopia, corollario quasi costante delle sublussazioni del cristallino. Come spiegare il fenomeno ? Il cristallino, s'è già visto, ha subito uno spostamento nel piano frontale offrendo così alla linea visiva la porzione equatoriale, quindi con uno spessore più debole c con rifrazione minore.

Giudizio diagnostico. Ipermetropia traumatica.

Contusione del bulbo. Mitfriasi- Sublussaziom:-

O ssERVAZIONE VII. - C. N. F errara Rinaldo, a. 27. Il 18 gennaio 1937 m entre anraversa,·a la boscag lia nei pre~si di Galletà, si feci ::.11' O. D. con uno spino di acaci::1. Venne ri coverato al reparto oftalmico del V. E. il 22 gennaio ed ivi trattenuto sino al 7 marzo 1937 con diag nosi di ferita perforante sdero-corneale e pro/asso irideo. Fu successi\'amcnte operato di escissio ne di prolasso. Si ripresenta a nuovo esame il 10 luglio 1938 per :>rovvcdim enti medico-legali , Esame obbiettivo: O. D. cornea tra!: pa rente e srccchia nte . Pupilla a pe ra decentrata c on cicatrice da impegno sul limbo infcro-interno aù h. V. Riflesso fotornotore presente e pron to. N on iridod oncsis. Nulla a corico dc i mezzi e delle membrane profo nde. 2

Rcfrazi one: Astig matismo miopico composto (

-

)

_

ad asst obliqui. V i-

4 s us = 2/ to = s Jro con l. sf. -- 2 ass. a l. cii.- r,so a 150°. O. S.: Emmetrope. Visus = 1.

Considerazioni cliniche. -

L'esame di questo soggetto, praticato a circa un anno e mezzo dal trauma, non mi consente di precisare le alterazioni presenti al momento dell'infortunio anche perchè dal registro ricoveri non


1096

L' IMPO RTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DELLE ·-ES IONI CORNEALI ECC.

ho rilevato che la sola diagnosi di << ferita perforante sdero-corneale con prolasso » . Tuttavia i dati obbiettivi ricavati nella presente osservazione permettono di escludere un 'alterazione dell'apparato zonulo-lenticolare per l'assenza dell 'iridodonesis e per la perfetta conservazione dei riflessi pupillari, malgrado la sinech ia anteriore parziale. Come spiegare l'astigmatismo miopico ? Evidentemente qui il difetto di refraz10ne non può essere legato ad alcuno degli elementi della sindrome di Frenkel: ma invece è imputabile alla cicatrice sclero- corneale che con la sua retraz ione ha portato delle modifiche evidenti nella curvatura corneale.

Giudizio diagnostico. - O. D.: Postumi ferita perforarnte sclera-comeale con sinechia parziale anteriore ed astigmatismo miopico composto di origine corneale. OssERVAZIONE VIII. -

Sold. Are~u Vittorio, a. 26.

Il 9 m:1ggio 1938 ::.Ile ore 9 in località Bubba, mentre ms1eme ad altri compagni faceva esplodere dcUe bombe avari:lte, rimase ferito in più parti del corpo dalle schegge di un ordig no esploso in ritardo. Ricoverato all'Osped:tk 450 di Vondo, veniva lrasferito a mezzo aereo in questo repa rto il r6 maggio 1938. E,·ame obbiettivo: O. D . ferita perforante dd globo con prob~so d'iride. Bulbo dolente all:~ pressione, ipotonico. Che:-nosi congiuntivale. Abolizione completa del senl(l luminoso. (Enucleato il 14 mag~io). O. S.: scheggia metallica alla regione palpcbralc inferiore apprezz::tbilc in pro tcn· dità ~ul piano osseo in corrispondenza del bordo orbitario. Congiunti\·a bulb::tre i percmica con qualche soffusionc emorragica sottocongiunti valc. Nessuna alterazio ne a pp· rcntc a carico dci mezzi. Lic,·c ipcrcmia dci vasi vcnosi rctinici. 6 gi ug no. Si procede all'asportazione della scheggia metallica all'O. S. Duran te la degenza nel reparto il p. si lagna di abhass.mtento graduale della visione all'O. S. mentre b pupilla si porta faci lmente in midriasi.

L.1 schiascopia praticata ilr4 giug no mostr:t: astigmatismo miopico semplice(:-

4

E)

Visus = rj w = 9/ 10 con l. cii. -3 a 180°. 20 giug no. Visus = 3ho = 8jto con cii. 2 t8o•. 4 luglio. V isus = 6 / 10 = 9!10 con cii. - 1,75 18o•. 9 luglio. Visus = circa r senza correzione. Alla schiascopia : astigmatismo semplice di una diottria asse 90"·

R ilievi clinici. - Il caso in oggetto appare degno di studio sotto diversi punti di vista. Prescindendo dalla grave ferita dell'O. D. che h a portato alla enucleazione dello stesso occhio, soffermiamoci sulle manifestazioni presentate dall'O. S. nel periodo immediato e mediato dal trauma. La mia attenzione è stata richiamata in primo tempo dalla presenza di una scheggia metallica nello spessore della palpebra inferiore allogata q uasi ~ul contorno orbitario inferiore. Il p. non ha accusato una lesione di-


L'IMPORTANZA Df.l TR t\UMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CO RNEALI ECC.

1097

retta all'O. S. ma i segni della conn1sione sono obbiettivamente rilevabili attraverso la soffusione emorragica della congiuntiva bulbare inferiore. N elle prime settimane di degenza il paziente non lamenta alcuna diminuzione visiva: poi si accorge di una esagerata dilatazione pupillare in alcune ore del giorno seguita da ambliopia. All'esame obbiettivo non si riscontra alcuna alterazione a carico del dia framma, all'infuori di un torpore nel riflesso pupillare alla luce. Negativo ancora l'esame dei mezzi e delle membrane profonde. L a schiascopia mostra in questo periodo un astigmatismo miopico semplice che corregge perfettamente con lente adeguata. G li esam i successivi segnalano una riduzione nel grado della refrazione che arriva quasi a scomparire nell 'ultimo periodo della degenza, con ripristino completo della visione. La negatività del reperto obbiettivo, il torpore pupillare, gli accessionali periodi di midrias.i, l'astigmatismo miopico rapidamente decrescente ed infine la scomparsa della miopia nel giro di poche settimane, autorizzano a pensare ad un disturbo del muscolo ciliare che ha portato alla insorgenza di una miopia da ascrivere al primo od al secondo tipo della classifica di Frenckel. La riprova è nella transitorictà del vizio di refrazione.

Gudizio diagnostico. dativo.

O. S.: miopia traumatica da spasmo accomo-

OssERVAZIONE IX. - C . N. Pende nza Angelo, :1. 27. Il 5 giug no 1937 :mraversando la bos('~glia nei pressi di Dagabur venne colpito all'O. S. da un ramo spinoso. Fu trattenuto in primo tempo al corpo ed av,·i:no successivamente al rcp3rto oftalmico del V. E. (22 agosto 37) per o paci tà cor ne:~l r . Si ri presenta ora, a distanza d i un :1nno (9 lugl io 1938) accusando note\'ole diminuzio ne di visus all'O. S. Esame obbiettivo: O . S. l'c~:m1e ad illuminazione focale permette di rikvare una sottiksi.ma albugine del campo pupillare perfettamente 1rasparcnte all'osservazione oftalm oscoplca. Fundus = normale. Iride normale, pupille isocoriche. ben reagenti alla luce. Camera anteriore di profondità normale. A l cheratoscopio : assenza di astigmatismo irregolare.

+ I,)O )

Alla schiascopia: astigmatismo misto ( 1

-

1,50

Visus = 4/lo = 9/10 con L cii. - 1 a 90° ass. a l. ciL + o.so a 180°. O. D.: Emmetrope. Visus = 1.

I n questo caso i postumi del trauma riguardano esclusivamen te la cornc:a, per· la presenza di una nubecola del campo pupillare, m entre r iesce negativa l'esplorazione di tutti gli altri segmenti del globo.

Rilievi clinici. -


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L'IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DELLF LESIONI COR:-JE:\LI ECC.

Il disturbo di refrazione, con la caratteristica dissociazione degli assi (astigmatismo misto) ci porta nel quadro dei difetti imputabili a modifìcazioni della curva tura corneale.

Giudizio diagnostico. post-traumatico.

O. S.: Leucoma corneale. Astigmatismo misto

OssERVAZIONE X. - C. N. Pardo Michele, a. 32. Nel settembre 1926, mentre assisteva quale aviere nel campo di aviazione di Capua ad una partita di golf, fu colpito con violenza ::~11' O. S. dal bastone di uno dei giocatori. Richiamato in A. O . l. nel 1937 c rico,·erato al reparto otorino del V. E. per otite media bilaterale. viene al reparto oftalmico in visita ambulatoria accusando diminuzione di \'isus all'O. S. Esame obbiettivo ( r agosto 1938) O. S. nessuna :tlterazione a carico dell'apparato protettore e degli annessi. Corne:t integra, col ~uo normale riflesso speculare. La pupilla si presenta in midriasi media, irregolarmente circolare ed ectopica all'interno. Camera anteriore profonda. Marcata iridodonesis. Esame ofralmoscopico: cristallino sublussato posteriormente, poggiante con l'equatore superiore contro la base alta dell'iride. Equatore inferiore spostato indietro e visibile nel centro del campo pupillare sorto for:na di semiluna nera a concavità superiore. Più in basso, in questa zona equatori.1le, si scorge una seconda linea nastriforme assai mobile nei vari movimenti del globo (capsula del cristallino). La schiascopia, attraverso la metà wperiore del c<~mpo pupillare, dà una miopia 20

elev:nissima (astigmatismo miopico composto) ( -

- -) -

Il

nella metà inferiore,

abchica, ipermetropia di IO D. Visus = lnf. 1/25 = 3/10 con l. sf. -11 D. as. a l. cii. -7 a 180°.

Rilievi cli·nici. - Il caso in esame riproduce in forma scolastica il quadro della grande sublussazione del cristallino. Tale sublus.sazione si è verificata indietro cd in alto. Ora avviene che i raggi passanti per la parte superiore saranno, per l'effetto prismatico del bordo del cristallino, deviati in basso. Al contrario quelli passanti per la parte afachica, formeranno una seconda immagine. Nessuna delle immagini è percepita in modo distinto dall'occhio giacchè, dopo la rottura della zonula ed il conseguente rigonfiamento del cristallino, la porzione superiore della pupilla presenta una refrazione miopica con produzione della immagine focale al davanti della retina: mentre i raggi pa~santi per la parte inferiore (afachica) riunendosi dietro la retina, formano dei semplici circoli di diffusione. Per la stessa ragione che si provoca in queste lesioni la diplopia monocularc, si osservano all'esame oftalmoscopico ad immagine rovesciata due immagini della papi lb . Giudizio diagnostico. -- Cuntusio11e del bulbo. - Midriasi pupillare Lussazioue posteriore del cristallino - Miopìa traumatica.


L'IMPORTANZA DEl TR.\liMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

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OssERVAZIONE Xl. - C . N. Panzetta G iuseppe, a. 29. Il 21 novembre 1938 mentre !avoravJ a preparar c::tlcc per b costruziOne di un alloggio militare in Ambò, è inciamp<lto conti".) un sasso andnndo a hatterc con l'O. S. contro un pezzo di legno. E.<ame obbiettivo (25 no,·embre 1938): Ferita lacero contusa del ~cg mcnto interno della congiuntiva bulbare con ecchimosi ~ottocon giunti,·ak in O. S. Contusione Jcl bulbo con iridociclopegia e deformnione dcii:.~ pupilla J cccntr:Ha verso l'esterno. Sublussazione del cristallino con rotazione laterale dello stesso poggiante, con l'equatore esterno, contro l'angolo irido-corncale esr..:rno. Iridcdoncsis ben ''isibilc nel segmento interno dell 'iride. Fundu~ : Nessuna al te razic ne a carico dei mezzi trasparenti e delle mcmbr:mc interne. All::t schiascopi::t: Miopi:t di 5 D. Visus = 0 = 7/ 10 con l. sf. - 5· O. D.: Emrnetrope. Visus = 1. 5 dicembre. Ridu zione gradu::lc della midri:,si sotto l'azione ri petuta dci miorici. Miopia _),)O D. Visus = 7/ 10 ccn - yjo D. :w dicembre. Midriasi mcdio-ov:tlare. Miopi:t 5 D. Visus = 7/10 con - 5 D. 5 ge nnaio 1939. Condizioni ohbieni,·e c stJtO della rcfrazio ne im·~riati.

Rilievi clinici. - In questo caso, per la contusione diretta del globo si è prodotta, oltre alla iriùociclopegia con deformazione del forarne pupillare, una lacerazione parziale dell'apparato zonulo-lenticolare con sublu~ sazione del cristallino. L 'aumento di spessore raggiunto dal cristallino ha creato una modifica della refrazione con produzione di rniopia di 5 D. Tale m iopia oscillante nel primo mese di osservazione, si è poi mantenuta costante facendo rientrare il caso nel tipo 3" della sindrome di Frenkel. Giudizio diagnostico. - Contusi011e del bulbo - lridociclopegia - Sublussazione del cristallino - Miopia traumatica. OssERVAZIONE XII. - Indigena Dcccic~à Soretti, l' . 28. Ab. Circa tre mesi fa, attraversando una pubblica vi:t, è stata colpita all'O. S. da un sasso lanciato da mano ignota. E' seguito immediato abbassamento della visione e succcsst"amentc, cefalea fastidiosa che continua :~d affliggerla tuttora. Esame obbiettivo (w febbraio 1939): La p. tien~ l'O. S. in continuo ammiccamento per senso molesto di fotofobia. o~servando il globo ad illumin:tzio ne laterale non si rivebno tracce di lesioni corneali . La pupilla appare in midriasi media, rigida e decentrata ::tll'imerno. Camera anterior<> d 'irregolare profondità. Impercettibile iridodonesis. Mezzi trasparenti. Lieve pallore della papilla. Ali:- refrazione: Miopia di 3 D. O. D.: Emmctrope. Visus = r. Facendo chiudere l' O. D. l'O. S. monca di fissazione e la p. lo gira tn tutti sens1 incoordinatamente. Visus = inf. r/25. Visus = 1jro con l. sf. - 3 D .

Rilievi clinici. - L 'osservazione di questa malata, a tre mesi dal traum a, mostra gli esiti permanenti della lesione consistenti in sublussazione del cristallino, rniopia traumatica ed incipiente atrofia del nen·o ottico.


I 100

L.IMPORTANZA DEI TRAUMI C:ONTU~IVI F. DEt.l E LESI~)NI CORNEALI ECC.

La sublmsazione della lente, rilevabile attraverso la irregolarità della carnera anteriore ed il movimento dell'iride (iridodonesis) spiega la forma della miopia, ascrivibile, anche in questo caso, al terzo tipo di Frenkel. Da ~egnalare ancora in questo caso la partecipazione del segmento posteriore del globo con la lesione del nervo ottico: lesione questa che spiega l'insufficiente miglioramento apportato alla correzione dell'ametropia.

Giudizio diagnostico. - Contusione del bulbo - Sublussazione della lente - Miopia traumatica - Incipiente atrofia del nervo ottico. OssERVAZJO)';E :Xlli. - Cap. magg. Catalano Gaetano, a. 25. Il 23 novembre 1938, menLre era intento alla mietitura del fieno, scivolava e cadeva battendo con l'O. D. su una zolla di terra. Esame obbiettivo: O. D. Contusione del bulbo ~enza lesioni apparenti delle mem· bra ne esterne. I poema in via di riassorbimento. Midriasi traumatica ovaia re nel senso verticale con perdita dei riflessi. Fundus: esplorabile, senza apprezzabili alterazioni delle membrane profonde. Mezzi trasparenti. Iniez•onc pericheratica alquanto accentuata. Refrazionc: Emmetrope. Visus = circa 8/xo. 2 dicembre. Persiste midriasi ~e mpre a forma ovalare, non modificabile co1 miotici. 21 dicembre. Condizicni invariate. Sinechie parziali posteriori. Refrazione: Astigmatismo miopico composto

(l-

1 _

Camera anteriore poco

) 2

modificata. Non iridodonesis. A que~ta data si comincia ad apprezzare intorbidamento lieve lattescente del quadrante supero-interno del cristallino. L'intorbidarnento riguarda lo strato affatto super· ficiale dclb lente (sottccapsubre). Neswna soluzione di continuo della cristalloide ameriore anche riguarcbta a fo rte ingrandimento. Refrazione: astigmatismo :n iopi co composto

(l-

r

_

) 2

Visus = 9/ xo. Non

sente ccrrez•one. 24 febbraio 1939. Condizioni invariate. Visus = r scn7.a correzione e malgrado la presenza del lieYe intorbidarncnto della lente. Alla !cttura: accomoda e legge il N. t di Jagcr con + 2. O. S.: Emmetrope. Visus = t.

Il leggero astigmatismo m1op1co rilevato in qu~sto caso ad oltre un mese dal trauma ed incidente con l'intorbidamento sottocapsulare della lente, scmbr a doversi riattaccare allo stato di lieve inturnesccnza del cristallino, per l 'inci pie nte cataratta anzichè ali'eventuale rilasciamento della zonula: nel qual caso l'astigmatismo avrebbe dovuto manifestarsi immediatamente dopo il trauma. Gli esiti permanenti della lesione riflettono essenzialment~ la midriasi traumatica, non modificabile coi miotici, la cataratta traumatica da contu~ione con nessuna tendenza alla progressione e la paralisi accomodativa.

Rilievi clinici. -

Giudizio diagnostico. - lridociclopegia traumatica - Cataratta da contusione ed astigmatismo miopico composto.


L'IMPORTANZA DEl TR .\UMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI F.(.;C.

I I OI

OssERVAZIONE XlV. - T en. Sini Vittono, a. 35Il 15 marzo 1939, abbassandosi per sollevare una ca~sa, battè con l'O. D. provvistO di occhiali da sole, contro 1::1 canna di un fucile. Con la \·iolenza del trauma il cristallo S I fratturò in più pezzi ferendo il globo. Trasferitosi il giorno dopo in questo ospedale fu redatto il seguente referto: 1" - Ferita perforante della cornea ad h. IX, cccentric:l al campo pupillnre, con impegno d'iride. 2 ° - Ferita lacero-contusa ddla congiunti\·a bulbare ad 1 mm. del limbo interno con parzi::~le interess~mento del gmcio sclerale. 3° - Rottuia sottoepiteliale della cornea nel suo quadrante interno apprezzaoile a luce latera!e sotto forma di strie opache disposte in senso \'Crticale. Pupilla deformata a pera. Bulbo ipotonico con forte reazione ciliare pericheratica. Intervento: Escissione di prolasso. L 'occhio, per più giorni, ha subìto perdita continua di acgueo fino alla completa cicatrizzazione de!la ferita. Gradatamente sono andate scomp:1renclo le strie di rottura della Deschemct. L 'esame oftalmoscopico al 10 aprile ha permesso di rilevare la perfetta integrità dei mezzi trasparenti e delle membrane profonde. Visus = 2/10. Alla schiascopia: Anigmatismo miopico semplice ad asse obliquo. Visus = 7/10 con l. cii. -4 D. a 150•. O. S.: Emmetrope. Visus = 10/10.

Considerazioni cliniche. - In ordine di tempo questo è il 5• caso della raccolta in cui si è determinato un astigmatismo miopico secondario a lesione corneale. Il leucoma aderente ad h. IX con la sua retrazione ha determinato nel caso particolare uno stiramento periferico della cornea con aumento del raggio di curvatura in un solo meridiano. D a ciò la produzione di astigmatismo miopico semplice ad asse obliquo. L'integrità del cristallino e del suo legamento sospen.sore, confermano la natura periferica del vizio di refrazione. Giudizio diagnostico. - Leucoma parzialmente aderente - Astigmatismo miopico semplice di origine corneale. OssERVAZIONE XV. - C. N. Maletti Giuseppe, a. 28. Viene inviato in osservazione al reparto oft~imico il 6 aprile 1939 per alligata diminuzione di visus all'O. D. L'anamnesi remota, dal punto di vista oculare, è muta; il p. dice di aver sempre goduta ottima visione in O. O. sino al gennaio 1939. Venne una prima Yolta in A. O. I. qua le operaio nel 1935 : ri mpatriò l'anno successi\"O per sciatica nevritica. Nell'aprile 1938 è rientrato in Africa con un hatt:tglionc di CC. NN. Riferisce che il 15 gennaio 1939 mentre lavora\'a con la terza compagnia ad un riattamento stradale, fu colpito con violenz:1 all'O. D. da un ramo d'albero. Accusò immediato dolore e lacrimazione che si protrassero per oltre una settimana. In asse nza di lesioni esterne fu trattenuto al corpo e curato ambulatoriamente fino alla scompaiSa dei sintomi flogistici.


I l02

L'IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DE.l.I E I.ESIONI CORNEALI ECC.

Da quell'epoca ha notato un continuo c progressivo abbassamento di virta all'O. D. E.<ame obbiettivo : O. S.: Emmetrope. Visus = 1. O. D.: Nulla a carico clell'~tpparato protettore. Integra l'oculomozione con perfetto sincrgismo muscolare. Negativo, ancora, l'cs;unc Jel segmento anteriore del globo che si presenta con cor· nea specchtante, camera anteriore di ampiezza normale, iride con pupilla centrata, tsororica e reagente ali:! luce. Cristallino trasparente in situ. All'oftalmo~copio: vitreo trasp:trente con assenza di essudati e di corpi mobili. Ciò che richi:~ma l'attenzione è la presenza di un largo alone bianco peripapillare simulnnte a prima vista un csrcso stafìloma posticum. Osservando, però, con attenzione ques ta al terazione del fondo, è facile ravvisare in essa un'area di corioretinite traumatica, a caratter<" proliferante, con presenza di essudati biancastri in mezzo a cui è sommersa la p:tpilla ottica. Il di ~co, in effetti, non è r:unto perccpihilc in mezzo nlla tinta bianco uniforme dell'alteraz.ion-: peripapilbre e la sua sede è solo idcntilìcabile per il punto di emergcnz:J dci vasi. Ma anche i rnmi princip:lli dcll'ancria c Jclla vena centrale sono imbriglia;:i nek1 massa cssud:1ti\·a. ,giacchè scomp:~iono appena nati per ricomparire al limite con la zona sana. Al polo postcrion: cJ in continuazione con l'area bi:wca pcripapillare è poi visibile un focol:~io circobrc di rottura corion:tinica della grandezza di 1 c )h diametri papillari caratterizzata da residui emorr:1gici marginali e dalla presenza di una larga stria di pigme nto. Sottili vasi passnno a ponte su questo focolaio. Alla schiascopia: lvliopia di '5 D. \ ' isus: scotoma centr:tk.

Rilievi clinici. - Sotto un certo profilo questo caso sembra rivestire ~ m:tggior interesse àclla raccolta per il carattere peculiare della lesione e per il meccanismo patogenetico del vizio di rcfrazione. . . Sul carattere della lesione devo candidamente confessare che m pnmo momento, per la presenza della miopia d'alto grado, io ho ritenuto l'alterazione del fondo come espressione di corioretinite miopica. Succcssiv:tmente, però, sui dati positivi del sofferto trauma acclarato da un:t dichiarazione del comando di compagnia ed in seguito ad una migliore precisazione dei caratteri clinici, ho ritenuto di dover intcrpetr:ue la lesione come postumo della violenta contusione del bulbo che ha portato i suoi effetti nella zona del contraccolpo, provocando il focolaio di rottura della coroide e la corioretinite pcripapillare a caratt-;:re proliferante. • Questa doppia lesione, interessante il polo posteriore del globo, h:.~ finito col detcrmin;lre un indebolimento della parete sclerale ed uno stafiloma posticum con allungamento dcii 'asse antera-posteriore. Stando così le cose cd in assenza di lesioni a carico del cristallino e dell'apparato zomdo lenticolare, l'alta miopia riscontrata deve es-sere riguardata come miopia assile. Pertanto il difetto di refrazione va inquadrato nel 4o tipo della classifica di Frcnkcl.


L'IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUS IVI E DEI.I.E U '.SIONI CORNEALI F.CC.

Il O.)

Giudizio diagttostico. - Forte CO"ntusione dd globo co12 rottura della coroide - Corioretinite trawmatica - Miopia d'alto grado. OssERVAZIONE XVI. - C. N. Bonocore N icob, a. 28.

Il 20 febbraio 1939 mentre via!!giava in camion per recarsi ndla zona di Motà, riportò all'O. D. un colpo di cinghia che g li produsse intenso do lore e bcrimazione all'O. D. La lesione, gi udicata come « cheratite traumatica ,, fu curata al corpo e fu redatto regolare rapporto d'infortunio. Il p. ricoverato ora nella sezione meJic:l del V. E. per malaria è stato inviato :1 questo reparto per esame il 16 maggio 19.39 l:lgnandosi Ji diminuzione di visus all'O. D. Esame obbiettivo: Nulla a carico dell'app:~rato protettore e degli annessi. Sulb cornea: doppio leucoma lineare semitrasp:~rente che non impedisce l'esplorazione Jcl fondo dell'occhio. Iride d'aspeuo no rmale con pupilb centr~lt:l , hen re:~gentc alla luce. Camer:1 anteriore di profondità norm:llc. 1\:on iridodonesis. Membrane profonde integre. l{efrazione: Miope di 4 D. Visus = t / IO= 6/ ro con l. sf. -4 D. O. S. : Emmetropc. Visus = tOf to

Rilievi cli11ici. - Questo caso, come gli altri della raccolta, non presenta altri postumi del sofferto trauma :11l 'in fu or :i di un doppio lcucoma l ineare del campo pupillare. Essendo l'O. S. emmetropc il difetto riscontrato (mi.opia di 4 D.) in assenza di alterazioni <.kll'apparato zonu lo-lenticolarc, è solo da adckbit:mi all:t cicatrice corneale che per l'assottigliamento apportato sul segmento eli cornea interessato ha determinato una lieve actasia con aum ento della rcfrazione. Giudizio diagnostico. - Leucoma doppio lineare del campo pupillare M iopia semplice d'origi11e corneale. OssERVAZ IO:-<E XVII. - C. N . Cigncralc 1\lichclc, :I. 25. In A. O . 1. dal 3 febbraio 1938. 13 maggio '939· sche rz:111do con un comp:~gno, fu colpito all'O. S. d:.J! ptzzo di un asciugamano f:.mo schioccare :1 mo' di frusta. Accusò immediato dolore ed annebbiamenro dell:1 VISione. Entm in reparto il 18 maggio. Esame obbiettivo ( 19 mag~io): Nulla di obbiettivo n e ll'es:~ mc del segmento a nteriore c posteriore del globo D. Cornea specchiante. Camera :mtcriorc di profondità normale con pupilla centrata, isocorica e ben reagente alb luce ed all'accomodazione. Non iridodonesis. Perfettamente traspnrcnti i mezzi refrangenti. Mcmbr:~ne profonde integre.

n

Refrazionc: Astigm::~tismo miopico composto lie,·e g r:ldo

(1 -

2

- l)

Visus = 2 / 10 Visus = 7/ 10 con l. sf. -0,75 a t8o•. O. D.: Emmctropc. Visus = toJIO. 20 maggio. O. D. : Rcfrnio ne: Miope 0,75 D. Visus = 7/ 10 = 1o/ro con l. sf.-0,75· 22 maggio. O. D.: Rcfrazione Emmetropc. Visus = 10 / 10 senza correzione.


I 104

L'IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

Rilievi clinici. - La forma di rniopia transitoria rilevata nel soggetto in esame in seguito a contusione del bulbo senza alterazioni macroscopicamente apprezzabili a carico delle diverse membrane oculari, va annoverata senz'altro nella prima o seconda forma della sindrome di Frenkel per probabile rilasciamento della zonula sotto la violenta azione contusiva del globo. La ripresa del tono del muscolo ciliare ed il ripristino funzionale dell'apparato sospensore della lente hanno riportato automaticamente la refrazione al suo grado normale. La durata complessiva del disturbo refrattivo è compresa nel limite esatto di una settimana durante la quale il grado e la natura del difetto hanno subito delle progressive modificazioni fino alla completa scomparsa. Giudizt'o diagnostico. - O. D.: crmtusione del bulbo - Miopia traumatica transitoria per rilasciamento della zonula. V ALORF. SEMIOLOGICO E CLINICO DELLE LESIONI CHE SI ACCOMPAGNANO AL VIZIO DI REFRAZIONE .

Uno sguardo d'insieme alla casistica su riferita ci porta alla facile constatazione che delle XVII osservazioni formanti la materia di questo studio, cinque (Oss. I, II VII, IX, XVI) sono in dipendenza di lesioni corneali per modificazioni intervenute nel raggio di curvatura, quattro (III, V, VIII, XVII) sono ascrivibili al I e II tipo della sindrome traumatica del segmento anteriore, sei (I, IV, VI, X, XI, XIII) appartengono al terzo tipo di Frenkel, una (XV) al IV tipo ed una (I) con inversione della refrazione, appare infine

legata a lesione della cornea e dell'apparato zonulo-knùcolare insieme. Da segnalare, ancora, come tutte queste turbe della refrazione in nessun caso sono apparse allo stato isolato, bensì associate a sintomi e lesioni relative alla cornea, al diaframma irideo, al contorno pupillare, al muscolo ciliare, alla posizione della lente, allo stato di trasparenza del cri!.tallino, ad atrofia del nervo ottico ed a lesione della coroide. Eguale constatazione era stata già fatta in precedenza da altri osservatori. Nella statistica del Frenkel, formata da osservazioni personali e da casi spigolati nella letteratura (Schiess, Gemusseus, Knapp, Nadoleczny, Bauchart), figurano 20 casi di alterazioni del segmento anteriore, 6 del tratto posteriore, 3 del tratto anteriore e posteriore insieme. Le alterazioni del segmento anteriore interessano ora la cornea, ora l'iride ed il cristallino o l'apparato zonulare: quelle del segmento posteriore si riferiscono ordinariamente a lacerazioni della coroide, ad emorragie del vitreo, ad ipcremia della papilla e ad atrofia ottica (Oss. XIII).


L'IMPORTANZA OEI TR.\ UM I CONTUSIVI E DELLE LESION I CORNEALI ECC:.

II05

MIDRI AS l.

In ordine di frequenza la midriasi è l 'associazione più frequente dei traumi contusivi. Tale accidente può esser parziale, se limitato ad un solo ~gmento pupillare o totale. Con la dilatazione pupillare qualche volta ~compare il solo riflesso alla luce con conservazione di quello ali 'accomodazione, alla convergenza e di quello consensuale. La midriasi parziale è, a volte, l'effetto di b ccrazioni multiple del bordo pupillare; talvolta però esiste anche senza queste lacerazioni , per cui bisogna invocare l'esistenza di lesioni nervose terminali di nervi ciliari nel tessuto sfinterico. Per molto tempo (Chavallerau, Vagemann) si è ritenuto che i disn1rbi della midriasi traumatica fossero permanenti. Successivamente si è però constatato (Lac.1uer, Basso, Hirschbcrg, Rhomcr, Geisler, Tessicr, Sgrosso) anche Ja transitorictà del disturbo. Nella mia raccolta dd 1934 (1. c.) stante il numero delle osservazioni riportate ed il periodo di sorveglianza protrattosi, in taluni casi, per un tempo lunghissimo, sono venuto a conclusioni eclettiche che tengono il giusto mezzo tra le opinioni contrastanti sulla durata. Ho così diviso in tre gruppi tutte le osservazioni riportate, tenendo particolare conto della durata e delle modalità di azione dci miotici. Entrano nel primo gruppo i casi di paralisi a durata brevissima, circoscritti m un periodo minimo di tre giorni ad un massimo di tre mesi. Nel secondo quegli altri in cui la paralisi, pur presente dopo tre mesi, si mostra sensibile ai miotici, con graduale riduzione del diametro pupillare e con ripristino dei movimenti riflessi. Nel terzo, infine, tutti quelli che dopo i tre mesi, oltre a non mostrare riduzione apprezzabile della paralisi, accusano sempre perdita totale dei riflessi ed insensibilità quasi assoluta ai miotici. In linea di massima si può affermare che una midriasi che conservi sm dal primo momento il riflesso luminoso <:: che non presenti alterazioni nel contorno pupillare è sempre un indice sicuro per la ripresa funzionale del diaframma irideo, mentre le midriasi irregolari as.sociate a iridociclopegia totale o parziale indicano sempre un carattere permanente della lesione.

MIOSI.

In nessuna delle mte 17 ossevazioni ho trovato mat associato il fenomeno miotico. La miosi, in effetti, è sempre un episodio raro nei traumi contusivi dell'occhio umano, contrariamente a quanto io stesso ho potuto constatare nelle 4

~

Giornale di medicina militare .


II06

L'IMPORTANZA DEI TRAUMl CONTUS!VI E DELLE LESIONI CORNEA!LI ECC.

prove sperimentali sui conigli dove il restringimento pupillarc è il fenomeno costante post-traumatico. T ale restringimento s.'inizia immediatamente o dopo qualche minuto dal trauma, raggiungendo il minimo diametrc entro il primo quarto d'ora, per scomparire entro le stesse prime 24 ore. Esso è devoluto alla forte congestione iridea con replezione dei vasi, rappresentando cos.ì un fenomeno meccanico più che un effetto dell'ecci· tazione dello sfintere. Nei rari casi registrati nella letteratura dove la miopia si associava alla miosi è da ritenere, come opportunamente commenta Sgrosso, che alla distensione brusca del muscolo costrittore verificatosi per l'azione contusiva, sia immediatamente sopraggiunta una condizione contrattiva con uno spasmo evidente del muscolo che determina la miosi. Questa condizione non resiste per lo più all'azione dell'atropina e si risolve in breve tempo. PARALISI ACCOMODATJVA.

Il solo esame clinico, in vivo, non ci consente sempre di diagnosticare lesioni del corpo ciliare giacchè anatomicamente esso è posto in sede non accessibile ai comuni metodi di ricerca. Ordinariamente noi diagnostichiamo queste lesioni attraverso i disturbi di funzione. La diagnosi di paralisi dell'accomodazione sarà posta senza tema di errore quando l'ampiezza accomodativa non va più oltre di 0,5- 1 D. La paralisi accomodativa è conseguenza della paralisi del muscolo ciliare e rispettivamente dell'oculomotore che innerva questo muscolo. Essa può manifestarsi isolata o insieme a midriasi come oftalmoplegia interna od infine come fenomeno parziale di una paralisi totale dell'oculomotore comune. I criteri esplicativi di tale lesione sono fondati essenzialmente ora sullo -:hoc (De Weckcr, Vennemann), provocato dal trauma stesso nel parenchi· ma del tessuto irido-<:iliare, ora su alterazioni anatomiche prodotte dal trau· ma nel muscolo ciliare (Cooper, Yvert, Franke). L 'episod io più frequente è la presenza di versamenti sanguigni in seno al tessuto. Essi, difatti, sono la causa principale di alcuni disturbi accomoda· tivi che si manifestano talora in forma di paralisi, talora in forma di crampi. Il disturbo conseguente alla paralisi accomodativa si presenta diverso a seconda dello stato della refrazione oculare. Nell'occhio cmmetropc è ostacolata la lettura a distanza come quella da vicino. Nel miope, invece, la paralisi accomodativa causa poco o nessun disturbo.


L"IMPORTANZA DEl TR.\ UM! CONTUSIVI E D ELLE LESIO!'ìl CORNE.\LI ECC.

11 07

Ora riguardando quei casi della pratica infortunistica dove si manifesta miopia traumatica senza ~posta mento di posizione della lente con contemporanea paralisi accomodativa, come conviene spiegare la rag10ne della coesistenza dei due fenomeni in apparenza antitetici ? Per questi casi Sgrosso pema che sotto l'azione traumatica si sia contemporaneamente sviluppata da una parte paralisi del muscolo ciliare, dali"altra una distensione con rilasciamento della zonula. Quando questa seconda evenienza prende il sopravvento sulla prima permette al cristallino di entrare in accomodazione, dando così luogo ad aumento della refrazione nell'occhio traumatizzato che in questi casi non supera I - 2 diottrie. Nel caso opposto, essendo lo spasmo del muscolo ciliare ed il rilasciamento della zonula due fenomeni sinergici rispetto al meccanismo accomodativo, portano come effetto una rniopia alquanto più alta. LESIONI ZONULARI.

Nelia presente raçcolta le osservazioni con spostamento macroscopicamente apprezzabile del cristallino assommano a 7· Il grado di spostamento non è eguale in tutti, ma va dalla piccola sublussazione alla lussazione quasi completa. Nelle sublu.ssazioni si tratta ordinariamente di una diminuita fissazione della lente al corpo ciliare per stiramento di parte delle fibre zonulari, senza che il cristallino abbia tuttavia abbandonato il suo posto nella fossa pateUare. Alla diagnosi noi perveniamo attraverso i movimenti tremuli del cristallino e dcii 'iride. Negli spostamenti più pronunziati il cristallino devia con o senza inclinazione del suo asse. Quando il cristallino s'inclina, la came~:a anteriore cambia la sua configurazione, l'iride perde la sua posizione normale avvici nandosi alla faccia posteriore della cornea nel punto ove il cristallino preme con il suo bordo, mentre se ne allontana nel punto opposto. In questi casi l'osservazione oftalmoscopica, attraverso la pupilla dilatata, permette di vedere il bordo della lente inclinato indietro. Dal lato ove le fibre zonulari sono tese e lacerate il margine della lente è più arrotondato, aumentando la curvatura della superficie del cristallino. Ciò porta, in conseguenza, ad un aumento della sua refrangenza. Si ccome, però, 1a curvatura è aumentata in una sola direzione, entra ;n campo anche l'astigmansmo. Nella vera lussazione il cristallino, per larga lacerazione della zonula, subisce spostamenti o lateralmente o indietro o in avanti (camera ~nteriore).


I I03

L' IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DE! LE LESIONI CORNEALI ECC.

Il tremore del diaframma irideo nella lussazione posteriore o laterale è molto più pronunziato che nella sublussazione, mentre la stessa lente esegue nei vari movimenti del globo degli estesi movimenti pendolari. Nella lussazione lateralizzata (ms. IX) il fenomeno più caratteristico è la visibilità del bordo del cristallino in campo pupillare. Ad mscrvazione Iatc:rale e con illuminazione focale è possibile apprezzare due campi di vario colore nella pupilla: una porzione falciforme, in nero assoluto, corrispondente alla parte afachica: l'altra, di aspetto grigiastro, mostra ia caratteristica opaicscenza della lente. Ad illuminazione oftalmoscopica abbiamo già visto che nel campo rosso chiaro della pupilla appare un arco intensamente nero, nettamente limitato dal lato convesso. Quest'arco non è l'espressione di una opacità, ma è dovuto alla deviazione prismatica della luce per il margine della knte. Delle due porzioni pupil bri quella con lente è spiccatamente miope ed ipermetrope la seconda. C.HARt\TTA DA CONTU~·IONE.

La presente raccolta ci ha permesso di rilevare nelle Oss. l, XII oltre al difetto rcfrattivo e alle alterazioni del segmento anteriore, anche la presenza di una cataratta traumatica da contusione senza apprezzabili soluzioni di continuo della cri~.talloide anteriore. La questione della cataratta traumatica da contusione è stata da me ampiamente illustrata nel mio lavoro sui traumi contusivi (l.c.). Non sarà tuttavia inopportuno riassumere lo stato delle nostre conoscenze attuali sull'argomento.

Fino a poco tempo fa nella genesi della cataratta traumatica era ritenuta indispensabile la lacerazione della capsula che permettesse la penetrazione del! 'umor acqueo fra le masse cristallinicht:, intorbidandole. Ma dopo le nozioni dateci dal Makenzie sulla esistenza della cataratta senza rottura della capsula, le osservazioni si sono venute moltiplicando fino ad arrivare alla nota pubblicazione del Cattaneo con la raccolta personale di 27 osservazioni. Fa duopo tuttavia rilevare come malgrado l'assenza di rotture macroscopiche la capsula, osservata biomicroscopicamente, presenta in <]Ualche caso delle sottili pieghe dell'epitelio sottocapsulare orientate in senso diverso che ac{;ompagnano l'intorbidamento più o meno diffuso del cristallino. In parecchi altri, però, la cristalloide appare o resta integra, mentre l'intorbidamento interessa gli strati superficiali della corteccia anteriore o posteriore, assumendo forma stellare o raggiata. Ora qual'è il ruolo esercitato da questo tipo di lesione nella produzione dei vizi di refrazione?


L'IMPORTA NZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI F.CC:. · I l 09

E ' nozione elementare che il cristallino, duran.te la formazione della cataratta, va incontro a modificazioni del suo volume. In complesso si pos-sono fissare due periodi: uno di rigonfiamento, per assunzione di liquido cd uno di diminuzione, per riassorbimento dei prodotti degenerativi (raggrinzamento). La capsula lenticolare, molto elastica ma poco estensibile, si adatta male a queste variazioni di volume di guisa che quando la lente rigonfia, si avvicina alla forma sferica con aumento della refrazione della lente e di ttmo il sistema ottico. L'occhio si fa miope (miopia della lente). Ciò spiega benissimo quanto avviene in alcune persone costrette dapprima a portare lenti positive per presbiopia e che, ad un dato momento, ne smettono l'uso vedendo egualmente bene (seconda vista) malgrado esse abbiano perduto sens·ibilmente nella visione a distanza. Meccanismo pressocchè identico si verifica nella cataratta da contusione, come dimostra in modo chiarissimo la mia osservazione XIII. Pertanto la miopia concomitante a questa lesione va riguardata come miopia di refrangenza per aumento del potere refrattivo della sostanza lenticolare. R ILIEVI MEDICO- LEGALI.

La disamina dei casi testè riferiti e l'alto valore .infortunistico delle lesioni riscontrate, mi portano logicamente ad alcune deduzioni medico- legali che ritengo opportuno aggiornare con i concetti espressi dagli AA. che mi hanno preceduto in questa trattazione. La prima di queste deduzioni riflette il concetto della indennizzabili tà del vizio di refrazione conseguito al trauma. Al quesito se in infortunistica l'acutezza visiva debba misurarsi ad occhio nudo o con il sussidio di lenti oggi dai più si risponde che la misura del visus va fatta dopo correzione dell'ametropia, per poter valutare con la necessara precisione il quantum della funzione perduta e ciò per non cadere in errori grossolani. Q uesto modo di vedere entra perfettamente nel mio ordine di idee in quanto l'acutezza vis.iva, cioè la facoltà isolatrice d ella retina, deve riguardarsi integra e completa anche quando essa raggiunge il suo optimum con l 'aiuto di mezzi ord~nari e straordinari. In proposito Ricci fa risaltare tutta l'enormità dell'affermazione ch'! u n miope di 4 diottrie ha visus: I/ IO solo perchè, senza correzione, non vede che la prima riga dell'ottotipo, mentre con lenti può raggiungere i IO/IO. La sfocatura dell'occruo per i raggi paralleli non annulla la facoltà isolatrice della retina per i raggi divergenti, cosi<:chè affermare senz'altro che


II I O L 'IMPORTANZA DEl TRAUM! CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

l'acutezza visiva è ridotta alla decima parte èella norma, potrebbe far credere all 'esistenza di un processo morboso che effettivamente non c'è. Per tale motivo egli nega all'ametropia il valore di concausa, alla stessa stregua di un leucoma o di un intorbidamento della lente in quanto il concorso d'invalidità presuppone una diminuzione di capacità al lavoro che non può essere rimossa, mentre l 'ametropia è corretta ed annullata dagli occhiali. Alcuni infortunisti considerano l'occhiaie come un apparecchio di protesi e come tale esso non può essere imposto. Ma per quanto tale concetto trovi la sua sanzione in una nota sentenza della Suprema Corte di Cassazione (Gentiloni contro Sindacato Nazionale 22 aprile 1927) non v'ha tuttavia chi non veda tutto l'errore di tale interpretazione in quanto il concetto di protesi (Radaelli) presuppone un apparecchio meccanico che si sostituisce ad un apparecchio fisiologico leso e distrutto (per es. l'occhio artificiale in oftalmologia). Le lenti correttrici, invece, per un vizio di refrazione anteriore all'infortunio, esulano dal campo infortunistico perchè rappresentano solo un mezzo lasciato alla libera scelta di chi vuol servirsene. Secondo lo stesso Redaelli le lenti possono rappresentare un vero e proprio apparecchio eli prot~si sol0 quando servono a riparare un danno arrecato dall'infortunio all'apparato diottrico come nell'astigmatismo sccon· dario a macchie corneali, nell'afachia post- traumatica, specie unilaterale ed in certe paresi muscolari in cui è talvolta possibile, per mezzo di prismi, rimuovere la diplopia e ristabilire la visione binolare. A questa categoria di lesioni noi potremo aggiungere tutte le turbe della refrazione trovate nei nostri soggetti siano esse conseguenti a variazioni della curvatura corneale o a rotture della zonula ed a sublussazione della lente. E' ben logico che in questi casi la riduzione monoculare della visione dovrà essere riguardata ad occhio nudo senza l'ausilio di lenti correttrici e quindi l'invalidità dovrà essere proporzionata ai gradi mancanti della visione. Tenendo poi conto che la funzione stereoscopica in questi cas-i è sempre alterata sia nella visione da lontano che da vicino conveniamo col Pardo nel dover valutare non solo l'acutezza visiva vera e propria ma anche le funzioni collaterali non meno importanti della prima nei riguardi del debilitamento della capacità lavorativa. Sgrosso in vista della genesi di questi difetti di refrazione, molto oppor· tunamcnte r-accomanda di tener presente anche la possibilità di ulteriori aggravamenti per eventuali complicazioni glaucomatose e irido- ciclitiche secon· darie alla sub-lussazione della lente. La seconda di queste deduzioni riflette il criterio di valutazione della parziale perdita di funzione legata alla midriasi ed alla paralisi accomodativa. Su questo argomento non trovo nulla di nuovo da aggiungere ai rilievi fatti cd alle opinioni espresse nd mio lavoro sui traumi contusivi.

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L'IMPORTANZA DEI TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

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Riporterò dunque integralmente quanto ebbi a scrivere nel 1934 per poter dare unità di esposizione al presente lavoro. c< I disturbi inerenti a questa paralisi sono di due ordini. I primi, relativi alla mancata funzione del diaframma iridomobilc c che si traducono con fenomeni di fotofobia e di abbagliamento ed i secondi, relativi alla paralisi del muscolo ciliare con disturbi dell'accomodazione per cui riesce impossibile il lavoro da vicino, mentre è pressochè invariata la visione in lontananza. c< Secondo Ricchi il danno prodotto dalla paralisi semplice deve e~ere proporzionale alla diminuzione del v.isus. Siccome però la diminuzione del vi.~us è lieve ed il danno non si riduce ad altro che all'abbagliamento, l'indennizzo difficilmente va oltre la misura del 5-10 %. « Menestrina che si è occupato delle variazioni dell'acutezza visiva per azione dell 'atropina, con speciale riguardo alla loro importanza in medicina legale, ha riscontrata una diminuzione dell'acutezza visiva di 2-3 decimi anche in occhi emmetropi. <c Più dibattuta è la questione della paresi e della paralisi accomodativa. Alcuni, come Grocnouw e Magnus, negano il concetto della indennizzabilità per il fatto che la paralisi accomodativa è correggibile con lenti positive. t<Ma i più osservano che la perdita della visione binoculare in vicinanza non si elimina del tutto con l'uso delle lenti le q_uali, come accade negli operati di cataratta, non sono sempre ben tollerate. « Inoltre è da rilevare che trattandosi di un disturbo di vicinanza, gli effetti sono relativi allo stato della refrazione. « Così se la paralisi accomodativa colpisce un emmetr-ope, questi non potrà leggere o adattarsi ad un qualsiasi lavoro da vicino se non applicando delle lenti positive di 3-4 D. Un ipermetrope, al contrario, dovrà usare una lente tanto più forte quanto più elevato sarà il grado della sua refrazione; m entre un miope di medio grado può fare a meno della correzione e leggere addirittura senza lenti. « La determi~azione della percentuale d'mvalidità permanente subisce, perciò, delle oscillazioni notevoli. << Ma prendendo a norma, come fa Ricchi, l' emmetrope, la lesione monoculare può valutarsi sulla media del ro-rs % e dd 20-25 %, se bilaterale. c< L 'unicità di questa formula è sostenuta da Backer e dallo Chavallerau; però molti oggi trovano più logico subordinare il giudizio valutativo alla professione d eli 'infortunato. Esistono, difatto, delle occupazioni ben retribuite il cui esercizio non richiede la perfetta funzionalità visiva, come esistono dei mestieri non bene retribuiti ma che r·ichiedono l'uso perfetto dell'organo della vista. Ciò dimostra che nel giudizio valutativo non si può fa re astrazione dell'occupazione abituale dell 'infortunato. Secondo la nostra legge (art. 95 Reg.) la piena attitudine al lavoro esige piena ed assoluta integrità anatomica dell'organo visivo, di guisa che ad una riduzione e ad una


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L'IMPORTANZA DEI TRAUMI CONTUSIVI E DE!LLE LESIONI COR:-.IEALI ECC.

perdita di quest'organo, deve corrispondere una proporzionale perdita di attitudine al lavoro. « La legge, così, non distingue il lavoro generico da quello specifico. « Ma gli oculisti, da un pezzo, si sono. schierati contro questa interpetrazione della legge ed anche i tribunali riconoscono ormai che il criterio fondamentale della legge sugli infortuni non consiste tanto nel danno fisico ed anatomico derivato all'operaio (danno fisiologico) quanto nella menomazione della sua attività e capacità lavorativa (danno professionale). « Menestrina, ribadendo questo concetto, conclude le sue considerazioni sulla iridociclopegia traumatica con l'affermare che l'entità dei disturbi, la consecutiva diminuzione della capacità lavorativa e l'inerente congrua retribuzione debbono essere valutate singolarmente, volta per volta, con un profondo senso di responsabilità, tenendo particolarmente conto dell'actl· tezza visiva residua senza correzione ottica sia mella visione in lontananza che in quella da vicino, considerando la refrazione statica dell'occhio leso, la sua capacità visiva e sopratutto la profess.ione ed il mestiere dell'infortunato. « Circa la indennità nei casi di paralisi accomodativa bilaterale trovo assai sennata l'osservazione di Sgrosso che giudica eccessiva la valutazione del 20-25 % in quanto la bilateralità della lesione reca all'infortunato minore disturbo di quella monolaterale, in rapporto alla vi·sione binoculare. « Infatti la lente correttiva per il disturbo di accomodazione è assai ben tollerata nella paralisi bilaterale, mentre rende fastidioso ed inadatto il lavoro da vicino nelle forme monolaterali. « Nei casi da me riferiti la paralisi totale e parziale dello sfintere è andata sempre di pari passo con quella qel muscolo ciliare. In due soli casi (II-IV) la paralisi del muscolo ciliare appare indipendente ed isolata da quella dello sfintere, per quanto anche questa sia stata presente in primo tempo come conseguenza immediata del trauma. « E' d'uopo riconoscere che in casi del genere il giudizio medico legale presenta non poche difficoltà (s-pecie quando ci si trova di fronte a soggetti di una certa età dove l'allontanamento del punto prossimo per presbiopia può simulare una paresi ed tma paralisi accomodativa }) . CoNCLUSIONl PRI NCIPAJ.I. 0

I traumi contusivi operanti sul globo possono apportare, insieme ad alterazioni varie dei tessuti e delle tuniche oculari, anche delle modifiche della refrazione con comparsa prevalente di miopia, più raramente d 'iper· metropia e d'astigmatismo. 2 ° - Questi difetti di refrazione raramente esistono allo stato isolato ma si accompagnano, quasi sempre, a sintomi collaterali caratterizzati da modi.ficazioni del diametro pupillare, da lesioni zonulari e da spostamento del I

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L'IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEAI.I ECC.

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cristallino. Assai di 1ado si ha miopia assile per alterazioni del segmento posteriore e per allungamento dell'asse. 3° - La produzione dei vizi di refrazione post-traumatica è legata, in modo prevalente, ai cambiamenti eli posizione del cristallino per rilasciamento e rottura della zonula con conseguente awnento della refrazione. Non infrequentementc questa pr ocluzione è di origine corneale per aumento o diminuzione del raggio di curvatura operatosi in seguito agli esiti cicatriziali di lesioni ulcerative. In qualche caso è da invocare la incipiente cataratta traumatica da contusione per intumescenza del b sostanza della lente. 4° - Circa la durata vanno considerati come permanenti i difetti refrattivi dipendenti da spostamenti della lente per lac;razione più o meno estesa della zonula. Conservano carattere di transitorietà quelli legati a spasmo del muscolo ciliare o a semplice rilasciamento dell'apparato sospensore. 5° - I rilievi infortunistici riflettono essenzialmente la valutazione dei viZi di refrazione, della midriasi e della paralisi accomodativa. La valutazione dell'ametropia va fatta ad occhio nudo senza tener conto, cioè, dell'eventuale benefizio apportato dalle lenti correttrici.

AuTORIASSUNTo. - L'A. dopo aver p:~rlaro dei traumi contusivi e del loro meccanismo d'azione nella produzione di :~lcune ametropie, espone una casistica personale di 17 pazienti da lui osservati neii'OsFedalc Militare Principale di Addis Abeba e nella quale figurano 4 casi di miopia traumatica tr<'lnsitoria per spasmo del muscolo ciliare o per rilasciamento dd la zonula ( r 0 c 2 ° tipo della sindrome di Frenkcl), sci di mjopia stazionaria per sublussazione della lente (~o tipo di Frenkel), x di miopia assile per allungamento dell'arse antcro-posteriorc (4° tipo di Frenkel) cd infine 5 di miopia di origine corneale per modilìcazioni inten·enute nel suo raggio di curv:ltura. · Per la parte infortunistica e medico-leg::~lc l'A. esprime l'opinione che le ametropie post-traumatiche debbono essere valutate ad occhio nudo senza, cioè, tener conto dell'eventuale miglioramento apportato dalla correzione.

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L'IMPORTANZA DEl TRAUMI CONTUSIVI E DELLE LESIONI CORNEALI ECC.

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OSPEDALE MILlTARE DI MILANO Direttore: ten. colonnello meuico dott. SAVERIO SAVARINO.

PARESI DEL FACCIALE DA FRATTURA DELLA VOLTA CRANICA IRRADIATA ALLA BASE Dott. Alessandro Malice, ten. colonnello medico, capo reparto di chirurgia

Difficilmente le fratture della base .cranica si producono ed evolvono senza complicanze, il più delle volte sono aggravate da lesioni delle meningi e dc Il ' encefalo, da lesioni dci vasi c dei nervi che attraversano i fori in essa esistenti. Di qui la diversa fi sionomia clinica e la diversa gravità di queste fratture, il cui studio riesce sempre interessante dal punto di vista dottrinale e pratico. Degna di rilievo è la partecipazione dei nervi. Tutti i nervi cranici possono essere interessati nelle fratture della base: alcuni più facilmente, meno facilmente altri, in rapporto alla maggiore o minore frequenza di fratture del tratto osseo vicino ed al più esteso ed intimo rapporto di essi con lo 5chcletr,o. Detti nervi possono essere lesi in primo tempo dallo stesso agente vulnerante che ha causato la frattura, da :schegge ossee o da ematomi, in seconc!o tempo dal callo osseo riparatore. Per la facile irradiazione delle linee di frattura da una fossa cranica all 'altra, un nervo può essere leso non soltanto nelle fratture localizzate alla fossa nella quale decorre, ma anche in quelle irrad iate da punti lontani. Ed è così che il primo ed il seçondo paio possono essere interessati in lesioni aventi il punto di partenza nella regione occipitale, gli ultimi nervi cranici in quelle origi nantisi dalla bozza frontale ed irradiantisi attraverso la fossa cranica anteriore e la media a quella posteriore. Il più delle volte il nervo è leso a livello del suo foro di emergenza dal cranio, in altri casi fra questo e la sua origi ne apparente. Si tratta talvolta di sezione completa del tronco nervoso, in altri casi di sezione incompleta, di contusione, di compressione, di commozione manifestantisi con le classiche sindromi da paralisi, da paresi, da irritazione a secondo del la natura e della gr-avità della lesione. Di tutti i nervi cranici il settimo paio è quello che più facilmente viene compromesso nelle fratture della base. Ce ne dànno ragione i traumi particolarmente frequenti della rocca petrosa, il lungo decorso e l'intimo rapporto del nervo con detta parte dello scheletro.


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PA RESI DCL F ACCJALE DA FRA Tfl5RA DELLA VOLTA CRANlCA ECC.

La rocc:t petrosa, posta ;.d limite tra la fossa cranica media e la posteriore ed unita con il suo apice allo sfenoide ed all'occipitale per mezzo del robusto legamento petro - s.feno- basilare, fa parte del pilastro di rinforzo postero -laterale del cranio, ma per le numerose cavità in essa scavate costituisce un tratto assai debole del pilastro stesso. Da ciò la relativa facilità delle r.ue lesioni specie dopo traumi della volta irradiati alla base. Per la sua )1articolarc posizione poi la piramide è facilmente compromessa nelle fratture che da una fossa cranica si irradiano alle fosse vicine. Le esperienze di Patel, citato da Testut e Jacob, dimostrano che quando un agente vulnerante colpisce la base della roc.:a si può avere lesione di essa quasi sempre accompagnata da strappamento dell'apice. In seguito ad un urto sulla regione temporale si può avere frattura della squama irradiata alla base cranica; la linea di frattura può interessare la piramide parallelamente al suo asse (frattura parallela della piramide), ma se la linea devia verso la fossa cranica posteriore I'interessa perpendicolarmente ad esso (frattura perpendicolare della piramide). In seguito ad un traumatismo della regione frontale, ma ancor più in seguito ad un urto sulla regione occipitale, si può avere frattura della volta irradiata alla base con interessamento della rocca. Quando la linea di frattura dalla fossa cranica posteriore si propaga alla media può interessare la piramide a livello della base ed obliquamente al suo asse (frattura obliqua della piramide). La rocca petrosa dunque per la sua situazione e la particolare struttura costituisce uno dei tratti della base cranica più particolarmente esposto alle fratture. Di essa poi la zona più debole corrisponde alla cassa del timpano. Per quanto riguarda il decorso del facciale è noto che gran parte di esso si svolge attraverso la rocca. Nato apparentemente dalla fossetta sopra-olivare del bulbo con due radici, di cui la laterale corrisponde all'intermediario dlel Wrisberg, il settimo si porta in avanti, in alto ed all'esterno e dopo -aver decorso per un tratto in corrispondenza dell'apofisi basilare dell'occipitale, dd seno temporale inferiore e della parete posteriore della rocca, raggiunge insieme con l'inter· mediario e l'ottavo il condotto uditivo interno nel quale penetra per poi entrare - attraverso la fossetta anterior-superiore esistente nel fondo del condotto ·-· nell'acquedottc di Falloppio che percorre fino al foro stilo· mastoideo. Nel suo dewrso in tra~ petroso il nervo facciale presenta tre porzioni. La prima, lunga in media 3-5 mm. c diretta orizzontalmente in av:mri ed all'esterno, decorre perpendicolarmente all'asse della rocca fino al primo angolo del condotto, dove trovasi il ganglio genicolato. La ~cco nda , lunga in media una diecina di millimetri e diretta in basso cd ali' esterno, decorre parallelamente all'asse della piramide lungo la parte


PARESJ DEL FACCI ALE J)A FRATIURA DELLA VOLTA CRANICA ECC.

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alta della parete profonda della cassa del timpano verso il pavimento dell'aditus ad antrum. La terza porzione, lunga in genere quanto la precedente e diretta verticalmente in basso, va dal pavimento dell'aditus al foro stilo-mastoideo. La prima porzione del facciale è in rapporto con l'orecchio interno, la seconda con l'orecchio medio e con l'aditus ad antrum, la terza con l'antro mastoideo e con la parete posteriore del <:ondotto uditivo esterno. ln corrispondenza del ganglio genicolato l'intermediario del Wrìsbcrg si. continua con l'angolo interno di questo, dall'angolo estcm o del ganglio nasce la corda del timpano. Il nervo facciale dà dicci rami collaterali e termina con due grosse branche. D ei rami collaterali cinque sono intra- petrosi e cinque extra - petrosi. Dei primi cinque sono da ricordare il g rande petroso superficiale, il piccolo petroso superficiale, il nervo per i l muscolo della staffa c la corda dd timpano . Il grande nervo pctroso superficiale esce dalla rocca attraverso l'hiatus di Falloppio c, dopo essersi unito con il grande petroso profondo de! glosso- faringeo, va al ganglio sfcno- pabtino per poi innervare, a mezzo del palatino posteriore, i muscoli peristafilino interno e palatostafilino. Il piccolo petroso superficiale esce dalla rocca attraverso il canaliculus innomi natus di Arnold e, dopo essersi unito con il piccolo petroso profondo del glosso- farin geo, va al ganglio otico di cui costituisce una delle radici motrici, l'altra essendo data da un ramo del quinto paio. La corda del timpano nasce dal facciale pochi millimetri al d isopra del foro stilo- mastoideo, si porta in alto ed in avanti, penetra nella parte alta della cassa del timpano che percorre d a dietro in avanti, attraversa un canalino che si apre in vicinanza della scissur:a di Glascr e si unisce poi con il nervo linguale del quinto paio per distribuirsi insieme con esso alle glandole sottomascellari e sotto linguali e con fibre sensitivc e gustative alla mucosa dei due terzi anteriori della lingua. Dei rami .extra-petros-i sono da ricordare il nervo auricolare posteriore, il ramo per il ventre posteriore del digastrico, quello per lo stilo-ioideo ed il ramo linguale. L 'auricolare posteriore 1nnerva i muscoli auricolare posteriore, auricolare superiore ed occipitale. Il linguale termina alla base della lingua con filamenti sensitivi per la mucosa e rami per il glosso-stafilino e lo stilo-glosso. Le due branche terminali dd facciale, distinte in superiore o temporofacciale ed inferiore o cervico -facciale, liberatesi dalla parotide, si distribuiscono ai muscoli mimici della faccia ed al pellicciaio del collo. N el suo lungo decorso intrapetroso il facciale aderisce intimamente alle pareti dell'acquedotto di Falloppio, ciò che, come ho accennato sopra, costituisce un elemento importante per spiegare la facile partecipazione del nervo alle fratture della rocca.


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f>:\RF.$1 DEL FACCIALE DA FRATIURA DELLA VOLTA CR<\MCA ECC.

Come ogni altro nervo cranico il facciale nelle fratture della base può essere le:so in primo tempo dagli agenti ricordati o successivamente dal callo osseo riparatore. Può essere interessato in una qualunque delle sue tre porzioni (nel considerare le lesioni traumatiche del facciale mi riferisco so-

pratutto a quelle intrapetrose, perchè la apofisi basilare dell'occipitale sulla quale per un tratto il nervo decorre è molto resistente e - meno nei grandi traumatismi - difficilmente va soggetta a frattura) e la lesione può consistere nella sezione completa del nervo, nella sezione incompleta, in alterazioni da contusione, da compressione o da commozione: lesioni anatomiche diverse e di diversa gravità che si manifestano con sindromi altrettanto diverse in rapporto :~lla natura ed alla gravità della lesione. A seconda dei tratto del nervo leso si avrà l'alterazione funzionale di tutti o di parte dei muscoli da esso innervati; la partecipazione dell'intcrmed ia rio del W risberg, che di fronte al ganglio genicolato rappresenta la radice posteriore di un nervo di senso, quella del ganglio o della corda del timp:~no, che rappresenta il tratto distale del nervo stesso, si manifestano sopratutto con disturbi della funzione gustativa della lingua. ..

..

Un caso molto dimostrativo di paresi del facciale destro consecutivo a frattura della volta (regione temporale) irradiata alla base (rocca petrosa) è stato quest'anno da me osservato e curato nell'Ospedale Militare di Milano. Trovo interessante descriverlo.

Soldato C. F. dei 9° regg. bersaglieri. Anamnesi. L'8 luglio nei pressi di S. Pellegrino Parmense, mentre con una squ3dra di bersaglieri motociclisti si recava all'istruzione, nell'evitare di investire un compagno che per un brusco arresto della macchina si er.1 improv\'isamentc fermato dinanzi a lui, cadeva con l::t sua mowcicletta in un fossato vicino, battendo violentemente a terra con la regione- temporale sinistra. Raccolto privo di sensi dai compagni è stato trasportato all'infermeria reggimentale e poi a quella di Parma , dalla quale dopo qualche giorno è 5tato trasferito all'Ospedale Militare di Milano. Dal racconto dci compagni è risultato che il p. subito dopo la caduta aveva avuto perdita di sang ue dall'orecchio dt:stro e che aveva riacquistato la coscienza dopo qualche ora dal trauma. Al momento del rico1·ero nell'Ospedale di Milano il C., completamente cosciente. avverti va ,cefalea localizzata alla regione temporo-patrictale destra. Esame obbie11ivo. N egativo l'esame generale e quello dei vari apparati ed organi interni. Il p. present:ll'a el'idcnti sintomi a carico del nervo facciale destro. Allo stato d~

riposo le pliche frontali e naso-geniene apparivano leggermente spianate a destra; SI apprczzaq lagoftal mo destro con modico grado di epifora; l'angolo orale di destra tr~ deviato verso la linea media na. l n virando il C. a corrugare la fronte, a chiudere gli occh•: a mostrJrc i de nti , a fischiare si rilcl'ava note\'ole deficit dinamico a carico dei muscoh inncrvati -dal faccia le superiore ed inferiore di destra. Il p. non riusciva a chiudere l'oc·


PARESI DEL FACCIALE DA FRAlTURA DELLA VOLTA CRANICA ECC.

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chio destro e negli sforzi che faceva per effettuare detto movimento si aveva lieve accenno a l fenomeno di Beli. Non si apprezzavano disturbi a carico del velo palatino nè della sensibilità gustativa nei due terzi anteriori della lingua. (Fig. t). Esame elettro- diagnostico. A) Eccitabilità galvanica: a) nervo facciale: a sinistra C. CH. K. = M. A. 2, a destra C. CH. K. = M. A. 6 (lieve accenno ad uguaglianza polare);

Fig. t. P3rcsi del bcc1alc destro dopo tnchi j,rioroi dal nauma.

b) muscolo frontale: a sinistra C. CH. K. = M. A. 3, a destra C. CH. K. = M.A.7; c) muscolo orbicolare delle palpebre: a sinistra C. CH. K. = M. A. 3,5, a destra C. CH. K. = M. A. 7,5; d) muscolo quadrato del mento: a sinistra C. CH. K. = M. A. 4, a destra C. CH. K. = M. A. 9·

B) Eccitabilità faradica: a) nervo facciale: a sinistra m m. 120, a destra m m. 90· Esame radiolr>gico. Linea di frattura verticale interessante la squama del temporale destro irradiata alla rocca. Sulla parte postero-superiore del condotto uditivo esterno si nota una piccola di~continuità dello scheletro che potrebbe riferirsi al tratto terminale della citata frattura. (Fig. 2). Esame otologico. Ecchimosi alla regione mastoidea c nel fondo del solco aurico] omastoideo di destra, dove 1:.! pressione provoca vivo dolore. Au. D. La parete postero-superiore del condotto uditivo è lievemente abbassata ed ecchimotica; membrana timpanica opacata con piccola perforazione nel quadrante postero- superiore in parte occlusa da coagulo sanguigno; voce afona percepita a meno di d ue metri; Rione positivo ma accorciato; Weber lateralizzato a destra; riduzione presso-


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PARESI DEL FACCIALE DA FRATIURA DELLA VOLTA CRANICA ECC.

chè uniforme della percezione dei toni bassi e medi trasmessi col diapason per via aerea, suoni acuti ben percepiti. Non segni di alterazione labirintica alle prove statiche, djnamiche, rotatoria e termica. Au. S. Normale.

Fìg. 2. R~cliogra mma del cranto m proiezione latcr:rlc. - t .iuca Jt fr l t tura (a) .

L'anamnesi e l'esame clinico sarebbero bastati a farmi fare la diagnosi. Si trattava evidentemente di una paresi del nervo facciale di destra da lesion e del suo secondo tratto intrapetroso consewtiva a frattura della parte alta della cassa del timpano. Data la sintomatologia la lesione doveva consistere in alterazioni stabilitesi nella compagine del nervo per fatti commozionali, contusivi e compressivi provocati dali 'urto del capo contro il suolo, dalla frattura della rocca e dal versamento ematico nella cassa. C'era stata infatti una violenta caduta sulla regione temporale destra

seguita immediatamente da otorragia e da perdita della coscienza; si era poi manifestata una netta ecchimosi tardiva alla regione mastoidea ed al vicino solco, l'una e l'altro dole nti alla pressione; alla commozione cerebrale era seguita persincnte cefalea localizzata alla regione temporo- parietale ed a breve distanza dal trauma erano subentrati fenomeni chiaramente riferibili


PARESI DEL FACCIALE DA FRATfURA DELLA VOLTA CRANICA ECC.

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ad un deficit funzionale del facciale destro senza partecipazione dei muscoli ciel velo palatino innervati dal facciale; esisteva ìpoacusia a destra. Non pertanto ho voluto praticare gli esami sussidiari più indicati per documentare la diagnosi. L 'esame elettro-diagnostico infatti ha dimostrato l 'esistenza di una ipoeccitabilità del nervo facciale di destra e dei muscoli da esso innervati ed ha messo in rilievo un lieve accenno ad eguaglianza polare: il tutto perfettamente corrispondente al deficit funzionale notato all'esame cliniw. L'esame radiologico ha documentato la frattura della squama del temporale irradiata alla cassa del timpano, zona della rocca petrosa che, come sopra ho accennato, è particolarmente esposta alla irradiazione di fratture delia volta ed in particolar modo di quelle della regione parieto-temporale corrispondente all'interpilastro medio dello schema del Felizet. La frattura della parte alta della cassa ha colpito il nervo facciale nel suo secondo tratto intrapetroso, dopo cioè l 'origine dci nervi petrosi su per~ ficiali, da cui l'assenza di disturbi funzionali del palato molle. L'esame otologico poi ha fatto rilevare la perforazione della membrana timpanica parzialmente occlusa dal coagulo sanguigno, residuo del~ l'otorragia avutasi subito dopo il trauma. L'es:.~mc funzionale dell'udito ha dato altri preziosi, elementi in appoggio alla diagnosi; la riduzione della percezione dci soli toni bassi c medi, il Rione dccorciato, il Weber lateralizzato a destra sono infatti sintomi che indicano la compromissione dell'orecchio medio. II risultato dei vari esami giustificava poi una prognosi relativamente buona. Dopo una diecina di giorni dal trauma ho iniziato il trattamento mediante applicazioni galvano-terapiche giornaliere della durata di dieci minuti primi .sulle sedi di elezioni. Dopo un mese di cura le condizioni del p. erano molto migliorate. Infatti allo stato di riposo era sensibilmente ridotto il lagoftalmo, era scomparsa l'epifora, le pliche frontali di destra erano uguali alle omologhe di sinistra, la plica naso~geniena di destra era appena più spianata di quella di sinistra, l'angolo orale di destra lievemente riavvicinato alla linea medjana rispetto a quello del lato opposto. Il p. poteva chiudere quasi del tutto l'occhio destro, per quanto meno prontamente del sinistro, erano positivi a destra i segni orbicolo-palpebrale e l'orbicolo-labiale del Min~ gazzini e così pure il segno bulbo-palpebrale ipercinetico del Negro, segno del pellicciaio positivo. Il miglioramento notato ali 'esame clinico ha trovato la sua conferma nel risultato del l 'esame elettrodiagnostico. Difatti alla c.orrente galvanica si è avuto: nervo facciale di sitristra C. CH. K. = M. A. 2, nervo facciale di destra C. CH. K. = M. A. 4 (nessuna modificazione :tpprezzabile della 5 -

Giorn,1l.· di mrdidna mifiltlrc.


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PARESI DEL f'ACCIALE DA FRATTURA DELLA VOLTA CRANICA ECC.

formola); alla corrente faradica: nervo facciale di sinistra mm. 120 tzervo facciale di destra mm. 11 0. Continuando le applicazioni elettro- terapiche il p. è andato giornalmente migliorando; hanno alquanto persistito i segni orbico- palpebrale

F•g. 3· Ri~ult3to

ottenuto alla fine del trattamento.

e l 'orbicolo-labicale del Mingazzini e quello del Revillod, ma m ultimo anche questi sono scomparsi. Dopo due mesi e mezzo di cura il bersagliere lasciava completamente guarito l'ospedale. (Fig. 3).

AuTORIASSUNTO. L'A. ricorda come difficilmente le fratture della base del cranio si producano ed evolvano senza complicanze. 11 più delle volte esse sono aggTavate da lesioni delle meningi c dell'encefalo, da lesioni dei vasi c dci nervi che attraversano i fori della base. Si ferma a considerare la partecipazione dci nervi a dette fratture e ricorda come il facciale sia quello mnggiormenre esposto ad essere interessato. Spiega la cosa con la grande frequenza delle fratture della piramide - crocevia della base in cui possono c-onvergere le lince di frattura della volta e di tutte le fosse craniche - con la lunghezza del tratto nervoso decorrente nello spessore della rocca e l'intimo rapporto del nervo con le pareti del canale di Falloppio. Ricorda le lesioni traumatiche più frequenti del tronco nervoso e le relative sindromi cliniche ed in ultimo illustra un caso di paresi del facciale destro da lui osservato e curato quest'anno nell'Ospedale Militare di Milano.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

1. R ,w:-:AL c J. FouRN i t.R. -

Il tifo esantematico di Shangai. (u flulh:t. Je la Soc. dc

Path. cxotiquc "• T. 32, n. 6, · ~.>SJ).

Lo studio c.ld tifo cs:mtem:uiro .1 Sh:tn gai induce ac.l :lllllllellere, nelle condizioni normali, l'esistenza di un tifo t·sa nt. di orig111c murina cn7.ootico nei ratti c slxJr:Jdico nell'uomo. A seguito di circost:m:t.c ~traord in ari ~lmc:nte fa\'IJrn·oli, i casi prima,·eri li han d.tto o rigine nd 1938 a una \':Hnpata epidemica (un migliaio J i c:rsi su una popolaziont• d r circa 3 milioni d'ahit:mti). Il pidocchio ha f:tllO u:r :lgcntc di tr:tsmissionc in questo tifo di origine murina che ha as~ unto b forrn:r epidem ica. I ,·irus tifici, sperimentalmente assai vicini :r l virus murino, possono tutt:rvia, almeno uno di essi, esser ccmsic.lerati come '' Tipi intamcdi " tr:l il "irus murino e il virus Jotorico. E ciò potrebbe chi::trire il problema, spesso oscuro, dcll'in surgc:n~::t di talu ne epidemie di tifo t santem:ttico; ini:tlli, in ente determinate condizioni, il ,·irus murino, !>fuggendo all'abituale ciclo " ratto - pulce- ratto », potrebbe adanarsi al ciclo « uomo - pidocchio - uomo >> e real izz:Jre dci termini di 11assnggio, che l'a\ \'i:tno verso il virus storico. La presenZ:J in Cin:~ tli ti pi cosidc:tti intermediari d i "irus tifìci, con caratteri biologici che stanno a c:wallo tra il \'irus murino e il ,·irus cosidcrto storico, è st:rta già constatata da c.liversi AA. ci nesi c gi:rpponesi negli anni scorsi. li f:ttto trascende dai limiti delle ricerche di bhor:norio, per assumere un'import:Jn za epidemiologica che nessu no può disconoscere, come ho ampiamente discusso in un::t mia ri vista critica d i tre anni fa (U. REITA NO: Lo queSlione dr! tifo t·salltt'mtuico murino. - G iorn. it::tl. di mal::ttùe esotiche: e tropicnli. n. 1- 2, 1930). in cui ponevo :~m pie riserve sul .Jo~:,rma della costante fissità dei virus, che ha imperato per tami anni nel campo della microbiologia, sotto l'egid:J della scuola pasteuriana.

MEDICINA INTERNA H. P. MARvrN e E. P. CAMPBELL. - La cura della polmonite Iobare col siero e con la suHanilamide. (u The Militar Surgcon n, \'OI. 8)0 , n. 3, 1939). Sono ri feriti i risultati del trJl!:liTI<'lllO dell::t pol monite lobare nel Lriennio 1936-1939 al Wa lter Reed Gener:1l Hospit:ll di Washington (il m:tgg iorc ospedale milit:Jre Jc:gl i U. S. A.). Si trann Ji 2n casi. Ji cui 123 di tipo cbssi fi cato c 88 nei quali il tipo del pneumococco non fu identi ficato. Il tipo [ h:1 rapprcsent:no il 18.7 <;.,: seguono subito dopo i casi Jcl tipo III, del tipo VJI e dd tipo Il. Dci 123 c:1si classilic::tti solt::tnto 52 furono trattati col siero (so con siero di c:l\·:dlo c 2 con siero di coniglio) con una mortalit.1 del 5,7 "o· Più di una mct:Ì dci pp. :1\'C\'3 un 'età da i 12 ::ti 30 nnni. Il siero antipneumococcico usato si ri feriva ai tipi 1, 2, 3, 4• 5, 6, 7, 8 e veniva immediatamente somm in istrato dopo f:ma I:J giust::t d iagnosi et! espletare le pro"e Ji sensibilità: ciò avveniv::t in genere dopo 2- -1 ore d:ti i'Jmmissione del p. Le unità di sino somministrate di massima crescono col pass:u dci giorni, d:d primo inizio ddl:r m:JI:Htia; c cosl al primo g iorno di mal:rttia si dà una clo~e mcdi:J di 6o.ooo unità, :1! secondo giorno 70.000 unità, aumentando quindi di ro.ooo unit:l per ogni giorno di m:1l:mia in più. Se il p. ha più lobi interessati e se esiste bnttcriemia, è consigli:Jhile di accrc-


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RI\'ISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

~cere b dose del 50 o del 100 ' .. . Sono state osservate reazioni scriche di tre tipi: brividi, rapida urticaria, malattia da siero. La sulfanilamide è stata adoperata in 33 casi, compresi 5 individui che:: furono trattati con siero e sulfanilamide associati; la mortalità è stata del 6 %. l 5 casi che avevano avuto la cura mista non presentarono alcuna complicazione. Il metodo di somministrazione e il dosaggio non è stato diverso da quello usato per altre infezioni; g li AA. hanno cercato di mantenere b concentrazione di sulfanilamide nel sangue in proporzione di m gr. 3-6 ~;, , Le reazioni osservate non sono state serie: cefalea, vertigi ne, cianosi, gastrite, lieve delirio, urticaria. Non è stata saggiata l'azione del derivato della sulfanilamidc, la ~ulfapiridina, quantunque siano stati pubblicati da diverse parti i favorevol i risultati ottenuti. Negli ultimj tre annj gli AA. hanno praticato il trattamento ordinario dc::lla poi· monite lobare, senza siero nè sulfanilamide, a 131 pp. cd hanno osservato una mortalità del 16 %, vale a dire oltre due volte e mezza più alt.-1 che nei polmonìtici curati col $iero o con la sulfanilamide. Le rag ioni per cui non è stato usato il moderno trattamento sono state: l'impossibilità in tal uni casi di classificare il tipo di pneumococco, la classificazione in altri casi ai ripi più alti della scala, pei quali ancora non esistono sieri immuni, e infine perchè la sulfanilamide non veniva adoperata fino all'estate del 1937· Interessante è l' indice delle complicazioni: nei pp., curaù con siero antcipneu mococcico, la percentuale è del 15,4 cy.,, in quelli curati con la sulfanilamide la percentuale è stata del 6, r 0/,, e infine nel gruppo dei malati trattati senza siero e senza sulfanilamide la percentuale è stata del 34,3 '}~ . Dai risultati, ottenuti nel loro ospedale, gli AA. traggono le conclusioni che il trattamento della polmonite lobare col siero antipneurnococcico o con la sulfanilamide, o con entrambi i sistemi riduce non solo la mortalità ma fa anche diminuire le compiicaz10n1. REITANO.

CHIRURGIA GENERALE

Le algie degli arti da ipotonia venosa. Loro trattamento con. anestesia dd simpatico lombare. (<<Revue de Chirurgie », febbraio 1939).

R. DEMAREz e M. LxNQUE1,.E. -

G li AA. riportano 6 casi di algie degli arti inferiori nei quali la sindrome dolorosa e ra da mettere in rapporto con uno stato di ipotonia venosa. In questi casi si aveva in corrispondenza delle parti molli una sensazione di pesan· tezza che si accentuava con la deambulazione -: la stazione eretta prolungata e contemporaneamente si rilevano varici, ipotermia, edema duro e cianosi nelle pani declivi. Dci ,·ari trattamenti gli AA. hanno preferito l'infiltrazione del simpatico lombare con il seguente metodo: Vengono praticate iniezioni di 1 0 eme. di scurocaina all' 1 % senza adrenalina in corrispondenza del 2° ganglio simpatico lombare in numero di 9, delle quali 3 con l'intervallo d i 3 giorni . Questo 1·rattamento non offre alcuna diffìcolt.à e sopratu tto presenta il notevole vantaggio di poter essere eseguito senza alcun inconveniente amhulatoriamente. Alla fine della serie delle 9 iniezioni si sono osservati la scomparsa del dolore, una sensazione obietti,·a c subiettiva di calore c corrispondentemente un aumento dell'indice oscillometrico cd un abbass~mento della tensione minima, mentre b deambubz ione ritorna,·a indolore. Solo in un caso con gravi lesioni varicose il trattamento non riusciva ad eliminare le algie cd in un altro i dolori dopo un breve periodo di tempo riapparivano. Per quanto ri guarda l'azione dell'anestesia del si mpatico lombare sulle algie da ipotonia venosa,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR.\NIERA

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gli AA. credono che essa non agisca direttamente sull'ipotonia renosa, ma piuttosto elimini l'azione vasocostrittrice delle lesioni venosc sulle arteriole e sui capillari in maniera da riparare la deficienza del circolo di ritorno con un m iglioramento di quello di andata. Questa anestesia, però, ~ efficace solo nei dolori da ip~tonia venosa semplice rimanendo quindi senza effetto nelle ahernzioni profonde de lle paret i <.Ielle vene. Inoltre i risultati del trattamento saranno pi ù rapidi nei Glsi recenti , nei quali è sufficiente una sola serie di iniezioni; in quelli tardivi occorreranno invece a lmeno due serie di iniezioni per ottenere effetti definitivi. Gli AA. infine ricordano chr ta le cura, oltre ad essere semplice, presenta il va ntaggio agli ammalati di conservare la loro attività e\·itando lunghi riposi c medicazioni r ipeture e costose. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA SANTACATr . -

t• indagine radiologica ndlt fratture della volta del cranio. (« La Radio-

logia Medica », 1939, pag. 5o6). L 'A. ha condotto delle ricerche su circ:1 un centinaio di crani del Museo d i Mcdicina legale della R. Università di Milano e su numerosi raùiogrammi di traumatizzati cranici dell'Archivio radiologico dt'II'Ospcdale milit:~re di Mibno, allo swpo di stabilire il grado di dimostrabilità ùcllc frauure della ,-olta del cranio c di studiare i loro caratte ri, onde potcrle differenziare dag li clementi anatomici normali, che possono in dati casi simularne l'esistt:nza. Dopo aver dato un cenno sulla frcqucnz:J Jclle soluzioni di con tinuo delln volta cran ica, sulla loro sede di predilezione, sul loro mecca nismo patogcnetico, l'A. illustra i loro caratteri radiologici, softcrmando~i a descrivere un segno abbast:.mza costante che, quando è presente, può permettere di fare con una certa sicurezza la d iagnosi di frattura. Esso è rapprcsentnto da uno sdoppiamento della linea fissurnle; infatti si osserva spesso ch e, in un dato pun to, dopo un tratto lineare, la frssura si divide in due rami capillari, che più avanti si riuniscono, circoscrivendo un 'isola di tessuto osseo. T ak aspetto è dovuto all'inclinazione ddla superficie di frattura rispetto al piano di proiezione. L'A. prende quindi in considcrnzionc le varie cause di errore che possono inter\'enire nella interpretazione delle fratt ure del cranio e la loro diagnosi differenziale. Infine discute le condizioni tecniche che de,·ono essere soddisfatte pcrchl: una linea d i frattura possa renùersi ,·isibi lc sul fi lm e conclude, in b:~sc alle esperienze condotte, che rimane sempre una percentuale, sia pur piccola, d i fessure della \'Olta cranica che vengono misconosciute radiologicamente, anche quando l'esame ~ condotto nelle migliori cond izioni di tecnicn, e che naturnlrncnte il numero di quelle non messe in evidenza sarà sempre minore quanto meglio sarà stata eseguita l'indagine rontgen. (A utoriassunto).

NEURO- PSICHIATRIA

Variazioni del quadro emocitomdrico durante la shock-insulino-terapia negli schizofrenici. (u Rivista sperimentale d i Frcniatria ))' fase. 1, 1939-XVJI).

A. GwRDANI. -

I nostri lettori sono già al corrente - anche attran:rso ad una nota informativa del recensore («La shock-terapia della schizofrenia ,, : questo G iornale, fase. II, 19.38) - Ji questi modernissimi metodi di cura.


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RIVIST:\ DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

Il la\'oro del G iordani \'Ìe ne ad aggiunge rsi ad altri mo lti che, in materia di insulinoshock-tcrapia, sono usciti nell'ultimo triennio dalla R. Clinica neuropsichi:mica rom:ma, sotto la guida del prof. Cedetti. L 'A. dur:JOte lo svolgersi del trattamento insulinico, ha e~eguito - sopra 11 schizofrenici il con teggio d ei torpuscoli rossi e dei leucociti, ha esaminato la fo rmula leucocitaria, ha val utato l'emoglobina ed il valore globulare. In ciascun ammalato le ricerche ~ono state effettuate sia prima dell'iniezicne d'insulina sia dopo - di mezz'ora in mezz'ora - per tutta la durata dello shock, nonchè al momento dell'interruzione dello shock medesimo e, infine, varie ore più tardi. Le valutazioni in discorso \'cnncro sempre fatte, contempora neamente, w l sangue capillare, sul sangue venoso c sul sangue artcnoso. Risultati. I leucociti ,·anno prog ressivamente aumentando di numero, in tutti t tre i tipi di sangue, col progredire delb crisi insulinica, per raggiungere l'acme a ll 'acme d el coma, allorchè questo viene interro tto colla somministrazione di zucchero; da q uesto momento la leucocitosi d iminuisce gradatamente. Le emazie tengono un identico comportamento. In ogni momento mancano segni di spostamento a sinistra della formu b di Arneth od altri segni di aument:lta mielogenesi. Quest'ultima r:1gione consente di escludere l'ipotesi di un ·aumentata atti vità ematopoietic:~ a spiegazione della leucocitosi e della eritrocitosi osservate. Esclusa, poi, una differente distribuzione in circolo degli elementi morfologici del sangue (e ciò per il perfetto p:~rallelismo fra sangue venoso, arterioso e capillare); ed esclusa, infine, l'ipotesi che si tratti di un aumento app:1rente dei corpuscoli sang uigni (dati i risulati dell'esan~e del rapporto plasma-globuli esef,ruito con l'ematocrito), l'A. prospetta 1:1 possibilitù che durante lo shock si abbia una contrazione di organi normalmente funzionanti co me.: serbatoi ematici : soprattutto, forse, dell:l :nilz:1. L'interess:lnte ipotesi del ' Giordani p:1rrebbe :l\'valorata da taluni reperti indic:Jmi - per altra via - che dur:lnte il coma insulinico si avrebbe un tr:lnsitorio stato d i iFer· tonia d ell'ortosimpatico: argomento anche questo molto importante e che è attu::d mcn rc oggetto di ricerche da parte della Scuob nevrologica rom:1na. CARLO RI ZZO.

BROMATOLOGIA D RAFI'~ELLI. -

Determinazione volumetrica del alcio e dd magnesio nel latte.

(« An nali di Chi m. App. >), 29 - l, pag. 32, gennaio 1939). Fra le sostanze inorganiche contenute nel l:me hanno g rande importanza il C:1 c: il Mg la cui d eterminazione quantìtativ:l è dì notevole interesse sia per i clinici che per i biologi. Vari sono i merodi proposti, la m:~ggior parte dci quali si basa sull'incenerimento d i un:1 d;Ha qua ntità di !:mc e successiv:1 d t terminazione, sulle ceneri portate in solu z io ne con l-ICI, del Ca c del Mg. Altri metodi, c sono i p:ù intere~santi, cercano d i eseguire la titobzione sul siero del latte opportunamente preparato, rendendo così l'analisi più rapida e più semplice. La dirfico lt:l, in questi pr<.cedimcnti , consiste sopratutto nel preparare un siero che co nteng:l tutto il Ca ed il Mg del I:Jttc. Una volt:l ottenuto un siero rispondente a quesro ~copo b ti tolazione dci due <·lcmcnti può essere fatta ponderalmente, volumetric:1me m c od a•K hc per ,·ia colorimctrica. L'A. d ella presente no ta propone appunto un metodo per la determinazione diretta elci Ca e d t·l ~ l g nel l:1ttc e il metodo indicato è abbast:1nza semplice e rapiJo e pe rmette di dcte rmin :~ re \'olum c tric::~ m e ntc :1mbeduc g li elementi. Il metodo è il seguente :


RIVI STA DELLA STAMPA MEDICA ITAUA:--tA F. STRA:-! It R.\

II27

A 20 eme. di I::Jne posti in palloncino tarato dn 100 si aggiu ngo no eme. 30 di acqua distillata e 20 di acido tricloroacetiw :ti 25"". Si agita h:nt:uncnte e si porta all'c:bollizionc: s i raffredda, si porta :1 ,·olumc e si filtra. Si otti::nt: un òiquido perfettamente limpiJo che contie ne tutto il Ca e il Mg del \:m c. Si diluiscono col doppio di :~equa 50 eme. del s iero così ottenuto ( = 10 eme. di latte) e si por tano all'd wllizio nc: si aggiungono quindi goccia a goccia 15 eme. di reatti,·o (gr. 4 di ossabto d'ammonio e 2'5 eme. di acido acetico gbc. in 100 eme. di acqua: si filtra e si aggiungo no gr. w di fosfato sodico e acido acetico al 5 "G sino a 250 eme.). Precipita così solo il Ca come oss:tlato perchè il Mg è tenuto in soluzione dal l'acido acetico del rcatti vo. Si tiene il bccker su b. m. bollente fino a completa precipitazione : si ag1.,riungo no poi, quando il liquido si Ì; separato dal precipitato, due gocce di fenolft::tlcina ed N H 3 (IJ = 0.94) sino a colorazione rossa persistente, e poi anco ra una quantit?ì della stessa NH 3 corrisponden te ad un terzo del volume della soluzione. Si ticne un'or;:; su b. m. bollente e si lascia in riposo per una notte. Precipita così il Mg come fosf:~to ammonico m agncsi:~co . Raccolto. per fi ltra'!Ìone, il precipitato ottenuto e seccatolo in stub si porta in bevuta e vi si determina il Mg titolando l'eccesso di H ~SO , N/10 :~gg iunto con NaOH in presenza di fe nolftaleina e il Ca con KMn0 4 N/10 col noto metodo. I valori che l'A. ottiene sono scdd isfacenti c si può ritenere il metodo proposto assai buono pur non sembrandoci molto rapido. SALTINI.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGL l OSPEDALI MILITARI. E:LENCQ E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervtalltl a lla Dlrulo11e geftcrale di SuiU militare fttll' ottobre 1939-XVII)

ADDIS ABEBA + Maggiore medico FRANCEsco AGNELLO: Esiste il tracoma acuto? l m ·

portanza delle congiuntiviti eptdemiche nello :sviluppo e nella diftusior.e del tru ··oma in A. O. l .

L'O., segnalando l'importanza delle infezioni m iste nello sviluppo e nella diffusione del tracoma, espone una statistica di 24 pp., in maggioranza militari, con congiuntive indenni e nei quali il sopragg iungere di una infezione acuta e subacuta a carattert> epidemico, ha determinato lo sviluppo di iperplasic nodulo-papmari, con i caratteri del del tra..:oma florido. Passando aJla i nter pretazione del fenomeno, l'O. nega che i germi determinanti l'infezione congiuntivale acuta pessano rappresentare la causa specifica della malattia, e si djcc propenso a ritenere che tali germi, per l'aumentata virulenza stagionale, possano aver agito dn veicolatori aspecifici, fa ,·orendo l'attecchimento del virus tracomatooso. Conclude facendo alcu ne considerazioni sull'int eresse che il problema del tracoma acuto presenta nei riguardi dell 'ambiente militare eu anche sotto l'aspetto medico-legale.

+ Maggiore medico VINCENZO CASTELLANETA: /1 problema della contagio.cità reumatùmo a1·tico/are acuto , con .cpeciale riguardo all'ambiente militare.

dd

L'O., dopo avere ampiamente discusso e ricordate le nttuali conoscenze sulla interessante e ancora molto dibattuta questione della contagiosità del reumatismo articolare acuto, illustra un episoJio a tipo epidemico da lui osservato e studiato in un reggimen to alpino, mettendonc in rilievo la grande importanza pratica cd i rapporti col probLema igienico-profilattico del r. a. a., che speciale interesse riveste nell'ambiente m ili tarc. Espone poi i dati statistici pi ù interessanti, riguardanti la morbili tà per tale mal:ttria nel nostro EsercitO, e, ccndudendo. sostiene che, pUir dandosi la dovu ta importanza nella ctiopatogenesi ed epidemiologia delle malattie ai fattori concausali estrinseci (frt::ddo, umidità, fatica, ccc.) cd intrinseci (costituzione, età, razza, ecc.), non si devono trascurare quelli c~wsali, determinanti, legati alla natura infettiva della malattia e quindi anche al fattore «contagio " ·

*

ANZIO (C:1mpo san. eli m. militnre) + Tenente medico CARMELO ARAGONA: Aggre.rsit•i

chimici.

*

FIRENZE+ Tenente medico MARIO BE.RARDI: Astigmatismo corneale ed eredità.

L'O. riporta. <.lopo alcuni cenni solla eredità, i dati desunti dalle ossen·azioni accur:Jte Jcll'astigrnati~rno corn eale prcs~:ntato dai componenti di circa so famiglie , capitati all'o~scrv;l'lione nc ll'i\mhul:norio della Clinica Oculistica di Firenze. D:tlle famiglie ossen ·:tte. in cui 11.1no od e ntrambi i genitori erano astigmatici, sono nati i fi g li tutti :mi~m:ltici, ~:1h-o un solo cao;o in cui, su tre figli, uno è risultato sano.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINI CHE NEGU OSPEDALI MILITARI

1129

Può quindi considerarsi l'astigmatism o corneale (escluJcndo a prif>ri l'astig matismo irregolare c l'acquisito) una anomalia di refrazione ereditaria, la cui trasmissione sì effettua sia per via paterna, che materna, cd indipendentemente dal sesso della prole. La scarsita delle generazioni che si son potute osservare non ha permesso di concludere per un carattere Ji dominanza dell'affezione ereditaria.

*

PERUGIA • Maggiore medico ANGELO PARANINFO: L'asma brf>nchiale secondo le modn-ne vedu~.

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TRIESTE • Maggiore medico SANTE Sol' IO: Unità sanitarie dr campagna 111 guerra di

movimento.

L'O. fa un 'esposizione dell'attuale n ostra organizzazione del serviZIO sanitario presso le unità di campagna in guerra. Egli, traendo profitto anche della personale esperienza fatta in A. O. l. e in !spag na, illustra le speciali caraucristiche che il servizio sanitario assume nelle guerre coloniali eJ in quelle europee.

*

TRIPOLI • Capitano medico ANTONI NO N.~STASI: A proposìto dd Planorbis rinvenuto a Ghat.

L 'O., ricordato il rinvenimento da lui fa tto a G hat di Pltmm·bis, di cui era rimasta in dubbio la diagnosi esatta di spçcie, espone le considerazioni che lo inducono a pensare che si tratti di Pianorbis Pfeifferi, confermando il giudiz io diagnostico emesso da malacologi italiani ed inglesi che hanno esaminato il m ollusco. Presenta numerosi ram· pioni dì P/anm·bis rinvenuti c ricorda che il P/. Pfeifferi è universalmente ritenuto ospite intermedio di St·histosoma Monsoni: sicchè sì rìaffaccia alla n ostra attenzione la possibilità dell'esistenza a Ghat della sehistosomiasì intestinale.

• Gli elementi diagnostici differenzi,lli tra il tifo esantematico e la febbre esatltematica mediterranea.

L'O., prendendo lo spunto dalla episodica presenza in Libia delle due malattie e della importanza, ai fini della proiìlassì, dì una diagnosi diffe ren ziale pronta ed esatta, ricorda che in Tripoli le prime denuncie dì tifo esa ntematico si ebbero nel 1912 in numero dì 48 nel periodo dì sci mesi; nel 1918 si ebbe un g rave episodio epidemico con 394 denuncie di cui 04 in metropolitani e 330 in libici con 24 morti tra i primi e 133 tra i secondi. Il primo caso sicuro di febbre esantematica med iterra nea venne dcscritto nel!'pSpedale coloniale di T ripoli nel 193 1; a questo fecero seguito altri casi tutti isolati e sporadici, verificatìsì in loc:•lìtà distanti le une dalle a ltre. Gli elementi diagnostici differenziali più importanti riguardano l'agente trasmettitore, la sintomatologia clinica, ì reperti di laboratorio e sperimentali; essi son tali, da far propendere fino ati oggi ì medici tripolitani per una netta differenza tra le tluc malattie.

_ __,.~

111 ~'::. --


RIVISTE MEDICHE MILITARI

- - -- Rivista di Medicina Aeronautica. -- Ufficio centrale di Sanità. Ministero dell'Aeronautica, Roma. Anno Il, n. 3, settembre 1939-XVI I.

Talenti: Variazioni della respirazione a bassa pressione barometrica ed m ambie nte a b<1sso contenuto di ossigeno. Colajanni: Visione binoculare e percezione della profondità. M(maco: Resistenza alle intossicazioni microbiche di animali sottoposti a variazioni di pressione barica. Nota H : V:1riazioni <.Iella resistenz:l delle cavie alla intossicazione difterica o tetanic;l per effetto di brevi ascensioni a quote di 6soo, 4500 e <.li 3000 metri.

BuUetin International des Services de Santé des Armées de terre, de mer et de l'air. - Pubblicato dall' <c Offìce International <.le Documentation de Médecine Militai re ''· Liegi. N. 9, settembre 1939. M eier-Mii/ler: aviatori militari.

L'impon:~nza

del bttore psicologico nell'esame per la scelta degli

Rivist.a intemazionale. Ufficio internazionale di documeruazione di Medicina e Farmacia militare: Schede b1bliografìchc. Riviste mediche. Biblicgrafìa medica militare. Varie. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -Ministero della guerra, Buenos Ayres, anno XXX\'lll , luglio 1939.

Ruzo: Relazione della Direzione Gener::~le di Sanità per l'anno 1938 (continuazione). 0/guìn e Celaya : Concetto attuale delle polmoniti croniche. Andrada e dc Pena/va: Risultato delle visite mediche delle classi l9J7 e 1918 dd la 5' Divisione. Conclusioni di interesse militare e c1vile. Pa/aào e Noguera: I nfarto bianco con ò\Utolisi nel corso di una polmonite. t\tlazza: A proposito di infezione tubercolare. Agosto 1939. Ruzo: Relazione della Direzione Generale di Sanità per l'anno 1938 (continuazione ). Boca/an dro e Criscuolo : Il quadro d inico della sindrome di LOffler e la sua etiopatvgcnesi. Ve/ago: Mammella secernente per papilloma intracanalicolare. Esteves: Il valore della '' isione stercoscopica. Il calcolo e la nozione della tlist:tnza nell'istruzione degli allievi piloti. Mutìoz: Organizzazione di una sala irrigatoria oer i blenorragici. Herrcra: Il contributo dei farmacisti militari :1lla difesa nazionale.

BEL G IO .

Archives Belges du Service de Santt de 1'Armée. Licgi. N. 9· settembre 1939.

Mo/: Il fosfo ro in biolog ia e il suo òos:•ggio.

Rednione: Ospedale militare.


RIVISTE MEOICllf. MILITAIU

Il3I

STATI UNITI.

The Milit.ary Surgeon. -

Army McdicJl Museum and Library, W:1shingron, Volu me LXXXV. N. 3, settembre r939.

Lorenz è Hleckumm: Sifi lide e mobilit:l7.ione. Bai nbridge: Le atti,·ità dei medici rnilit:tri nd Congresso internazionale di mcdicina e farmacia. Dierdorfl: Il dolore dd ca,·o orale quale elern~::nto Ji:~gnostico. Marvin e Camphdl: Trattamento del!J polmonite lobarc.: con s1cro e sulfanil:.~mide. French: Collaborazione fra medico e dentist:J nell'ese rcito. Segai: La nevrosi d':mgoscia. Ellison: La terapia col freddo e col caldo in odontoi:ltria. TURCHIA.

Askeri Sihhye Mecmuasi. -

Rivista trirnestralc di S:1nit~ militare dell'esercito turco. edita daiJ'Ispettorato ,Ji Sanità. Stamperia dcii:! Sanid militare, Costa ntinopoli. N, 28, settembre 1939·

Ozan e Oguz: Un caso di trombosi del seno cavernoso d'origine sino-mascellare (guarigione).

Batmaz: A proposito di due casi di echinococcosi orbitari:1.

Alpsoy: Osservazioni sull'alluce va lgo. Balahan: Il tracoma sociale .

-----" ".~c:-.- -


NOTIZIE Nel nostro Giornale. !l maggiore medico in s. p. e. prof. Tommaso Sarnelli, venuti li cessare motivi speciali che lo avevano temporaneamente chiamato alla dipendenza di altro Dicastero, e tenuto perciò lontano dalla Redazione del nostro Giornale, ne riassume, a riprendere da questo numero, l'ufficio. Al maggiore medico dott. Mario Giannantoni, della nostra Direzione Generale, il quale ha nella maniua più brillante assolto il còmpito di reggere interinalmente la Redazione per lo spazio di più di un anno, vad0110 i nostri vivi e sentiti ring,·aziamenti. LA DrREZIONE.

La Medaglia Mauriziana al ten. gen. medico Mauetti. Il ten. generale medico gr. uff. prof. Loreto Mazzetti, di rettore generale della Sanità militare, è stato decorato della Medaglia Mauriziana al Merito militare di dieci lustri. La Redazione del Giornale, all'unisono con i sentimenti di tutta la famiglia sam· taria militare, esprime il suo profondo gaudio per l'altissima onorificenza che è stata conferita al beneamato Capo, che tutte le sue ognor fresche energie prodiga' per le mag· giori fortune del Corpo Sanitario militare.

Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Corpo Sanitario. MEDACI.IA DI BRONZO AL VALOR MILITARE .

CF.r Isidoro fu Stefano e fu Cervio Maria, da Mezzana Brige (Pavia), tenente colonucllo medico delegazione intendenza C. T. V. - In giro di ispezione alle unilù sani· tarie di prima linea , mentre numerosi aeroplani nemici bombardavano efficaccmenu Calaceite producmdo danni e perdite gravi, senza mettersi al riparo , quando gicì l'automobile, .mila quale .si trovava, era stata colpita da una scheggia, accon·eva di .<lancio ed argonizzava c dirigeva il servizio e lo .<gambero di numerosi feriti. Esempio di alto semo del dovere, di coraggio e di sprezzo del pericolo. - Calaceite, 1° aprile 1938-XVI. ABR,VZZI!'H Pasquale di Luig1, çapilano mediço nvdoo çhirurgiço C. R. I. Ufficiale medico-chtrurgo presso una divisione volontari in terra straniera, nell'adempimento d el suo dovere, non conobbe limiti di lavoro e di personale saa-ificio. Sotto violenti bo-nibardamenti aerei, durante interventi chirurgici, continuò calmo e sereno l'opera sua, dando nobile esempio di altissimo senso del dovere . di cosciente freddo coraggio pe.,.sonale. - Brihuega, S;mtandcr. marzo-agosto 1937- XV.

ALHMURA Mani io di Roberto c di lasiello Maria, da Foggia, tenente medico 1" artiglieria Volontari Liuorio. - Ufficiale medico addetto ad un gruppo d'artigliet·ia sotro intenso tiro di controbatteria e durante i successivi contrattacchi affrontando co11 coraggio. abnegazione e sereno sprezzo del pericolo zone fortemente battute dal fuoco di fucileria e mitragliatrici nemiche, si prodigatJJ per il completo assolvimento della sua delicata mi.cs·1o11t:. Esempio di alto spn·ito di sacrificio e di valore. - Alcoriza, 15-17 marzo 1938 - XVI.


1I33

NOTIZIE

Lo.vnoLA Giuseppe di Gennaro c fu Andrcotti Maria, da Noepoli, capomanipolo medico 3° gruppo bandcras «Freccia'' · -- Ufficiale medico di battaglione, pur essendo ammalato, partecipava col suo repat·to ad un'az ione durata più giomi. Non solo si distingueva nell'esercizio del/a sua missio-ne, per comggio, ma anche perchè vane volte, in occasione di combattimenti, si recava presso reparti avanzati ad incoraggiare, co-nfortare e co-mbattere. Già distintosi in una precedente aziom:. - Settore di Brihuega, 15-18 marzo 1937-XV. LAVITOLA Giuseppe di Gennaro e fu Andr~:otti M:~ria, da Noepoli (Potenza), capomanipolo medico 2 ° battaglione mitraglieri u Fiamme Nere >> . - Ufficiale medico di un battaglione mitraglieri, impegnato in successivi combattimenti, si prodigava per tutta la durata delle operazioni, con ammirevole slancio. abnegazi011e e noncuranza del perico-lo nell'opera di soccorso dei feriti. non solo del reparto, ma di tutta la divisi011e. Rimasto lesiotJato al timpano destro dallo scoppio di una granatll nemim caduta a breve distanza, non abbandonava 11 proprio posto e attendeva la fine delle opCJ·azioni per sottoporsi a visita medica. In successiva a.ziot1e, informato che un legi011ario di un reparto celere antistante era stato gmvementt: ferito, non esitava ad accarrere ÙJ suo soc· corso, percorrendo ur1 lungo tratto di strada interamt•nte battuto dalle armi automatiche nemiche.~ Stazione Soncillo, 16 agosto 1937-XV - Km. 13 della rotabile di Villarcarriedo S. M:.1ria de Cajon, 21 agosto 1937-XV - Fronte di Santander, 14-26 agosto 1937-XV. URso Antonio di Giovan ni e di Bice Tcssiore, da Minervino di Lecce (Lecce), capomanipolo medico comando 1° gruppo misto obici da 100/ 17. - Con sn·enità e perizia disimpegnava la sua opera di sa111tario durante un bo-mbardamento e un mitragfiamerltO aereo dell'avversario. Notato un certo smarrimento Ì11 alcuni legionari, li riuniva e, rianimatili con la parola e con l'esempio, li riportava ai loro posti di co-mbattimento, incurante del pericolo, cui si esponeva. - Strada di Francia (Guadalajara), 12 marzo 1937-XV. DE BLAs1o Renato di Abele, da Napoli, sottoteneme medico comando CC. RR. del Ufficiale medico., durante un'azione per fa conquista di mur.ite posiziotli avversarie, si p01·tava di iniziativa presso i reparti avanzati, dove, raccolti alcuni legionari, rimasti privi di co-mandante, li p01·tava arditamente alla occupazio-ne di una trincea nemica. Successivamente, nonostante il fuoco e la presen~a di alcuni carri-cannone, usciva dalle linee, pCJ·so-nalmente provvedeva a soccorrere e a far portare ÌT1 luogo sicuro due legi01UJri feriti. - Fronte di Guadalajara, 8-12 marzo 1937-XV.

C. T. V. -

CROCE DI GuERRA AL VALOR MILI1"ARE.

w

$ABATINI Angelo fu Vincenzo e fu Cinotti Rosa, da Spezia, tenente colonnello medico, intendenza C. T. V. Direzione sanità. - In tutte le opemzioni belliche, cui hanno preso parte le truppe legionarie in O. M. S. per meglio assolvere al suo compito di direttore dd servizi sanitari, si p01·tava più volte in prima linea esponendosi., wn co· raggio e sprezzo del pericolo. alle offese nemiche. In occasione di due bo-mbat·damenti aerei con ammirevole serenità si prodigava per ristabilir!' la calma e dava tutte le disptr sizioni necessarie per il pronto soccono dci feriti. - Santandcr, 14-:26 agosto 1937 - Battaglia dell'Ebro, 9 marzo 18 aprile 1938-XVI. ANTUZZI Carlo fu Pasquale e fu Rocco Maria Giuseppa, da S. Elia a Pianisi (Campobasso), maggiore medico ospedale 71 C. R. I. - Direttore di unità sanitaria av<mzata, luminoso esempio di abnegazione e di zcìo, ha dimostrato calma e serenità nei momenti


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NOTIZIE

d1 pericolo continuando la ma opera umanitaria e distinguendosi per Sfllrtto di sacrificio ed alto senso del dovere. - Guadalajara - Sanrander - battaglia dell'Ebro, marzo 1937 · aprile 1938-XVJ. Ho:-:oJ.J Federico fu Ettore e di De Arcan'gclis Maria, maggiore medico ospedale 031 C. R. I. - Dirmore di ospedale da mmpo, in .<edici mesi di permaneza in O. M. S., partecipò atte operazioni di guerra alle dipendenze di grandi unità, se-mpre esposti' atle offese nemiche. Ottimo organizzatore, infaticabile nelta sua missi&ne, sereno e sprezzaute del pericolo. infondeva calma e tranquillitù ui propri dipeudenti nei numerosi bombardamenti c mitragliamenti aerei nem1ci. Fulgido esempio di belle virtù militari. - Malaga Sigucnza - Snntc.:liccs- Vcga de Pas - Calamocha - Muniesa - Alcaniz - Gandesa, 193i· 1938-XVJ.

N.-\Nl"I Carlo fu Filippo e di Vecchiardli Maria, da Gunldo Tadino, maggiore medico comando divisione volontari del Littorio. - Maggiore medico di spiccata capacità tecnùoprojes.<ionale. Ufficiale serio, di fede e di entusiasmo. Capo ufficio di sanità, .>i è diJtinto per attit•ità organi.zzativa, per spirito di sacrificio, per valore personale nelle dure laboriose giomate di Guadalainra. Durante la battaglia di Santander, cotl spirito altamrlltf umanitario. con esemplare ammirevole t·oraggio, pot·tava il consiglio e l'opera sua neca· saria e prez iosa nei posti di medicazione più avanzati, incurante dell'offesa deiie mitr~­ glintrici e dell'artiglieria nemica. Figum caratteristica di ufficiale che seppe realiz:arr nel modo più completo la mJHionr del mt:dico e del soldato. - Guadalajara- Santander. marzo - agosto 1937- XV. AcomNELLI Carlo fu Roberto e di Adegonda Angelini Paroli, da Murano (Vcnczi3). ~cniore mcùico comando 3~ divisione cc Fiamme Nere >1 . - Direttore di un mtcleo chr· rurgico divisionale, impiantato in pos;zione molto avanzata e soggetto, quindi, alle con· tinue offese avversarie, durante qual/ro gior·n i di azione.. in condizioni particolarmrntt difficili. seppe con singolare coraggio e serenità adempiere la ma missione. - Strada di Francia (Guadalajara), 10-13 marzo 19.)7-XV. RAROISAN Arturo fu Diran e fu Veronica Iacoban, da Venezia. seniore medico comando 1" divisione volontari. - Ufficiale medico superiore di complemento. comanduntt della .<ezione di sanità divisionale, svolgeva la sua opera tecnica ed umanitaria con intrllrgenza e comggio. Impiantava il reparto, presso il quale &perava, in zona molto auan;dtll t' battuta dal fuoco nemico, alleviando col suo pronto intervento le sofferenze ai feriti e facilitandone lo sgombero. - Mabgn, s-8 febbraio 1937 - XV.

CAsAvou Ezio fu Lec nardo c fu Basile Rosa, da M:Htina Franca (Taranto). 1° capi· tano medico X gruppo banclera~. - Dirigente del serv1zio .mnitario di gruppo, henchr rinquantatreenne, seguif,a sempre alla testa del grosso il gmppo, allo scopo di tena.<~ cà<tantem'Cnfe in mi.rura di sorreggere con la sua p1·esenza e con la sua compett'I/Zu,' posti di medicazione delle handere. Durante 1111 combattime111o. con sprezzo del pericolo f ;·erenittÌ ammirevole, si portava spontaneamente nel posto di medicazione di una Bandera presso il quale affluivano numerosiuimi morti e feriti e. a.<.<umcndo la dirr· zio ne del servi·do. disim pcgnava l'ufficiale medico subalterno, la cui presenza era m-lJmat.a altrove. - S:intander, 14-26 agosto 1937-XV.

F.w" Giuseppe fu Camillo e fu Defranco Scrafina, da Scilla (Reggio Cabbr~a), ccnwrionc ospedale da campo 031 della C. R. I. ~ Durante un'incursione aerea nemurz, col mo calmo energico contegno e con le rapide disposizioni adottate, evitava da111zrg·


NOTIZIE

I1 35

giame111i ad ru1a colonna di lltltome-;;;.i di un ospedale da campo. N ella ste.<.<a circoe mentre ancora perdurava l'offesa aaetr nemim. si prodigava nelia m1·colra e nella cura dei fetiti, dimostrando sereno sprc:::~o dd pericolo e grande abm·gazione. \ 'ega dc Pas, 2 1 agosto 1937-XV.

JUWM

ALLOATTI Benedetto di Giov:~nn i e ru Del Vecchio ~hrghe rit:t, d~ Fenestrelle. te. nentc medico 751 • bandcr:J. - Ufficiale mediw di bauuglivne, Ì11 una azione dura ta tredici giorni, disimpegnò la sua missione con nn·o >-pre-;;-:o del pericolo c abnegnzione. - Fronte di G uadalajara. 11 -24 marw 1937-XV.

Onorificenze concesse ad ufficiali del Corpo sanitario. ORDINE DEl SS. lVIAt:RI Zto E L.~zz \RO. Uffìcinle : m:~ggiore generale medico DoM E:-<tco Su1mr. Cavaliere: colonnello medico ENRICO C.\NI>IDORt. 0RntNE DliLI.A CnRO:-<A D' l nuA. Commendatore : colonnelli medici c.~KLO CRE~I·ELLANt , VrRCINIO DE HERNARt>I NJs, Ar.FREOO GERMINo, Ar>TONtO jAPOcE, C ESARE O ccERO. Ufficiale: colonnelli medici SALVATORE D'AccARDO, G tusEPI'E !NnELICATO, AMt::Rrco Lucct, ANTONIO PANAGtA, G uALTIERO SAVINI. G umo StNI$1, tenenti colonnelli medici Uco CASSINIS, ARourr-;o DE ANGEIAS, Lu1c1 MA:SCTNI, maggiore medico E:·-!RICO LoMBARDI, tenente colonnello chimico farmacisw CARLO CoRRf.TA. Caualiere : capit:~ni medici Gn.n.1o D E V1vo, CENERo~o IANI"ARO:-<E, V rTTORIO EMA· l'UELE VENTURA.

Nomine a Senatore. Sono stati nomin:~ti Senatori il prof. Giovanni Percz, ordinario di P:Jtologia chirurgica e Preside della facoltà medica di Roma, e il tenente generale medico nella riscn ·a prof. Amedeo Perna, ordinario di Odontojatria nella stessa uni\"ersitù e direttore dell'Istituto Superiore di Odontojatria «G. Eastman >>. Ai due illustri maestri giungano le nostre Cervide felicitazioni.

Il nuovo Rettore Magnifico della R. Università di Firenze. Il prof. Francesco Spirito, dircttç,re della R. Clinic:~ Ostetrica c Ginecologica di Firenze, è stato nominato Rettore .Ma~nifi co di quella Università . Il nostro Giornale esprime all 'egregio ~c i e n 7.Ì:lto e cl inico, valoroso comb:1ttente nclb g rande guerra, il suo profondo compiacimento per l'alt:~ carie:~ alla q uale è stato chiamato.

Aristide Busi. Con b scompars:1 del scn. Aristide Busi, avvenuta improvvisamente il 30 ottobre scorso, la scienza radiologica itali:Jna e l'Uni,·crsità di Roma segnano un:~ delle loro più gravi perdite. Il prof. Busi fu, oltre che un precursore e un iniziatore degli studi e dell'applicazione clinica della r::~diologi a in ltJl i::~, un t-. !::t estro ne\1:1 più alta e nobile espressione della parola. Per questo. soprattutto, il vuoto che Egli lasci:J non sa rà facilmente colmabile.


1136

NOTIZIE

Noto a tutti gli studiosi italiani ed agli specialisti stranieri per la sua vasta produzione scientifica e per il suo trattato di diagnostica radiologica, giustamente definito «classico», Egli fu caro in particolar modo alla Sanità militare, la quale ne custodirà orgogliosa la memoria, per averlo avuto durante la grande guerra, come maggiore medico, consulente di Armata e organizzatore e ispettore di numerosi servizi racliologici, nonchè come insegnante di radiologia per i medici militari.

Corso di perfezionamento in lgime t Batteriologia nella R. Università di Bologna. Nella R. Università dì Bologna, presso l'Istituto dì Igiene si terrà dal 1° dicembre 1939 al 31 gennaio 1940 il Corso bimestrale di perfezionamento in Igiene e Microbiologia per Aspiranti ufficiali sanitari, Direttor i di laboratorio micrografico e batteriologico ecc. Possono iscriversi i laureati in medicina, in farmacia, in chimica e farmacia ed in zoojatria. Alla fine del corso verrà rilasciato apposito diploma. Per programmi e schiarimenti rivolgersi alla Direzione ddl'lstituto di Igiene (Via S. Giacomo, 12) o alla Segreteria dell'Università, Via Zamboni, 33·

Pubblicazioni pervenute. BoccHETit FEDERICO: Gli oscu1-i e gli eroi. - Estr. da « Le Forze Sanitarie », n. 20. 31 ottobre 1939-XVIII. CALANDRA EDUAROO: Trattamento definitivo delle fratture esposte nella pratica mililllrf di guerra. - Estr. da « La Settimana Medica n , vol. XXVII, Nuova Serie, n . 1S, 1939 - XVII. DE NtEDERHAUSERN ARNOLDO: La termoregolazione alle basse tempet·ature. - Estr. da << Il Policlinico )) (Sezione Medica), A. XLVI (1939). AcosTtNEJ.u CARLO: Perforazioni acute delle ulceri duodenali. Loro trattamento chirurgico. - Spoleto, Prem. Tip. deli'Umbria, 1939-XVJI . Id.: Notme direttive per il diagnostico e trattamento precoce dd cana·o gastrico e intestinale. - lbid., id. Id.: Le fratture del et·anio nei bambini. - lbid., id. Id.: Del p,.ognostico nella prostatectomia ipogastrica. lbid., id. Id. : Trattamento dell'ileo. - Ibid., id. PICCININt PRASSI TELE: Nuovi ot-izzon ti per la .<toria ddla medicina nell'Italia l m perialr - Estr. della « Riv. di Terapia moderna e di Medicina pratica))' A. XXXII, n. u , 1939-XVIL DE A LEsSI EvAsto: Prove culturali eseguite su 35 stipiti di stafilococchi isolati tÙl elementi tJormali e patologici. - Bolog na, Soc. T ip. Mareggiani, 1939--XVII. Id.: La prova di agglutinazione ne/In diagtJosi di - Ibid., id. MtNlsTERO DELL'INTERNO: Notiziario dell'A · · · del Regno. ( Pubblicazione periodica della Direzione Generale Pubblica), n. 1, 2 e 3· Roma, 1st. Poligrafico dello Stato, l93Q-XVII.

Direttore responsabile: Prof. Dott. RedattQt'e: Prof. Dott. ToMYAo;Q ROMA, NOVF.MRRE IQ39'XVlll - TIP.

medico.


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PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno LXXX VII • a•·a~c. Xl DIOfiJ:\1BRE 1039 ·XVIII

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis

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DIREZIONE ED AMM1N JSTRAZIONE MIN ISTERO DELLA CUER RA

ROMA

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TENDE COLONIALI NATEIIAll PEI ATTEIIDAWENTO

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MILA NO-FORO BUONAPARTE, 12.


ANNO LXXXVII • fASC. Xli

DICEMBRE 1939-XVIII

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sani/ate <fJirtus in arm{s

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

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NORME I'ER I COLLABO RA TORI. La collaborazione è libera~ ma la direzione si riservn il giudizio n.:lla scelta dei lavori senza etaere tenuta 1 rendere conto delle e~enlua l i non nccettazioni. Le opinioni manireMate dagli aut ori non impegnano le responsabilità de l periodico. Tutti i lavori inviati per la pubblicazione dtvono essere ined itj e de,,ono p erve nire alla reda· zjone nel testo definitivo. co rrett o, firmati dall ' autore; devono inoltre essere daniloarafati, o scritti con carattere facilmente leggibile. Ad ogni lavoro è conce$SO un mns~imo di 16 pogine di stampa: per la pubblicazione dei l:wori che superin o le J6 pagine, gli autori sono tenuti al pagamt."nto della Spesa p er Je f'Ogine in più a pre7.ZO di COStO. Per ogni lavoro (escluse recensioni, no t i zie e sommari) sono offerti gratuitamente SO esrratt i con cOpertina, frontespizio, impaginatura e numerazione spt!cialc:. Per atamoa 2.nticipata degli estratti e per un maggior numero d l essi la spesa re lativa viene addebitata agli autori a prezl'o di costo. Lt spese per clich~s e uvole fuori testo sono a car ico degH autori. Lè bibHografie annes se ai lavori origina li, perchè siano pubblicate. de,·ono ess.ere brevi e redatte correttamente. Per dispOsizione del Consiglio Nuionale delle Rictrche a ciaacun lavoro deve seguire un breve rioaaunto ( non più di dieci riahe). I manoscritti non vengono restituiti, anche se non pubblicati.


SOMMARIO

LAVORI ORIOINALI

ZAFFIRO. -

Pag.

L'ostcomic:litc cmatOg<n~ del pube

SCARD:\CCIONE. -

Sulla OU'I\'~ cura ciel Lr~çoma p<:r mezzo della

pan ·a m i O<J-h:n ils~ lfnm id c l.ANERI. -

11 39

ss

))

Il

•

1168

Pag.

l l t\J

Metodi radiochimogn.iìci

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ACIDO N ITRICO Sopra u11a ""0''" n•a:wnt ;pedfìc·,, dt'i/' -

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ANALISI CH IMICA Q!j t\N'f ITATIVA. ANESTESIA L' -

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PRùTI.liOJ\:E A:'\iTICAS L.tt -dà hllm 1Ji,ti 11t:ila prmw Ì11jan:ùz. REFH ,\l.IONE OCUL\11.!'. Ln dNt:l'11?11!/ ~mnt: dd/., -

Cnr

l 177

1179

col metodo dd/a 1/9

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I l 75

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI

Pag.

11 83

RIVISTE MEDICHE MILITARI

..

11 S7

NOTIZIE

..

1190

INDICE GENERALE DELLE MATERIE E DEOLI AUTORI PER L'ANNO 1939 .

•

11<17

l RASFUSIONE DI SANGUE !..n

nrllu gru:rra mod~rna .

TR :\UMI DEL POLLlCE. Gli esiti dei piw,/i ripctmi -

M \ C I. Il:LO

Gl' ARD.IBI>St


LAVORI

ORIGINALI

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Direttore: maggiore generale medico prof. G 1usEI'PE G H>RD~No. ISTITUTO DI TRAUMATOLOGIA .E CHIRURGIA DI GUERRA

Direttore: tenente colonnello medico prof. ALFONSO M~cLI ULO.

L'OSTEOMIELITE EMATOGENA DEL PUBE Dott. Edoardo Zaffiro, capitano medico, insegnante aggiu nto

Per osteomielite ematogena del pube viene considerata la localizzazione di un agente infettivo, presente nel circolo sanguigno, in detta regione, sia d urante il suo periodo di accrescimento primitivo che quello secondario. Tale localizzazione costi tui~cc, per molti AA., una delle sedi più rare dell'infezionj ossee, anche perchè, come è noto, già di per sè s.tessa l'osteomielite ematogena del bacino rappresenta una lesione infettiva poco frequente in pratica clinica rispetto alle altre regioni dello scheletro. N e consegue che, data per l'appunto la rarità della sede e lo scarso numero dei casi finora pubblicati, anche la conoscenza dell 'osteomielite ematogena del pube è nelle sue linee generali anatomo-cliniche, fino ad un certo punto, la m eno conosciuta, perchè la meno studiata. Infatti, dando uno sguardo alle più estese pubblicazioni sull'osteom ielite in genere, essa è appena accennata e solo attraverso i pochi casi finora pubblicati di osteomielite del pube specie di questi ultimi anni, è possibile <t1lo stato attuale definire meglio la nosologia di questa affezione che effettivamente presenta caratteristiche del tutto particolari, degne di rilievo sia dal punto di vista etio-patogenetico che clin!co. Però, se ciò è vero nelle sue linee generali dal punto di vista nosologico, in realtà la localizzazione dell'osteomielite del pube appare meno rara di quanto si crede. Nè d'altra parte è difficile convenirne quando si pensi che, m entre le forme acute, almeno in secondo tempo, non sfuggono all'osser\·azione, non avviene Io stesso sia per le forme iperacute, a carattere prevalentemente setticemico, sia per quelle subacutc, a decorso oscuro, ed infine anche per quelle forme cosidette crotJiche, che hanno un decorso subdolo ed un'evoluzione molto lenta con una sintomatologia non sempre manifesta. Difatti, nelle osteomieliti iperacute, pur trattandosi di forme primitive, prevale la sintomatologia generale grave sui sintomi locali . Egualmente nelle osteomieliti subacute ed in quelle che a volte assumono un carattere di •


L'OSTEOMLELITE EMATOGENA DEL PUBE

Quadro riassuntivo dei casi clinici di osteomieli

..

-o

.o

Autori

Sesso

Et:ì

. . . . .

donna

2)

pube sinistro

uomo

l (}-12

pube sinistro

uomo

20

pube sinistro

uomo

22

pube sinistro

donna

32

pube destro

donna

22

pube destro

7 Landercr ( x85)6)

. .

donna

32

pube sinistro

8 Kirchner (t899)

.

uomo

21

ambedue i pubi

9 Karewski (1905) IO Bergmann ( 1 903) Il Bergmann (1905) 12 Berg mann ( 19<J(})

.

uomo

pube sinistro

.

uomo

.

uomo

9 23 22

.

uomo

25

pube sinistro

13 Scheel (19o6) .

.

donna

l l

pube ~inistro

14 Esau (1907)

.

donna

IO

pube destro

15 Thomschke (r909) 16 T homschke (1909)

.

uomo

pube destro

.

uomo

'7 Thomschke (1910) 18 Klemm (1912)

.

uomo

20·30 2(}- 30 2(}-.)0

.

uomo

lO

pube sinistro

19 Hontan (1922)

.

donna

'4

pube destro

uomo

6

pube sinistro

donna

24

spma pube destro

donna

l)

pube sinistro

23 Richter ( 1924)

donna

2]

pube sinistro

24 Ciaccia ( 1924)

uomo

6

pube destro

25 Levi (1925) 26 Riischke (1926)

uomo

l .,

.:>

pube d estro

Uell110

7

pube sinistro

'"O

Sede

z l

Grenser ( 1857)

2 Lannclongue (1888)

3 Gouillioud (1883) 4 Secheyron ( t888)

5 Calzi (1892) 6 Barbry (xll92)

-~·

20 Hans Plaut (1921) 21

Keyes A.

B. ( 1923)

22 Richter ( 1922)

.

pube sinistro pube destro

pube sinistro pube destro

27 Zaffag nini ( 1929) 28 Z affag nini (1929)

uomo

9

pube destro

donna

.)0

spina pube sinistro

29 ' Soderl ung ( 1928)

uo mo

IO

pube destro


L 'OSTEOMIELITE EMATOGENA DEL PUBE

ematogena del pube finora pubblicati. Etiologi3

.- =(;=cr=n~1·~~tr=(>=v:=ll=i==~~ ==========,=_r=a=tt=n=m=c,=1t=o==========ri======E=.<=it=o======~

ignota

N. N.

con ser va n vo

decesso

ignota

N. N.

conservativo

decesso

ignota

N. N.

conservativo

decesso

ignota

N. N.

conservativo

decesso

puerperio

N. N.

resczione branca orizzontale e discendente

buarigione

ignota

N. N.

sequestrectomia

g uangwne

N. N.

apertura e ascesso

drenaggio

di

un

guarigione

trauma

stafìloc. e pneumoc. resezwne

guarigione

angi na

N. N.

resezione del pube

guarigione

ignota

stafilococch i

resezione del tubcrcolo del pube

fistola

tg nota

stafi lococch i

resezwne d el pube

fistola

tgnota

st.1filococch i aurei

resezwne del pube

decesso

igno ta

N . N.

apertura di un ascesso

guangwne

tr:JUrna

streptococchl

apertura di un ascesso

decesso

cause perfrigeranti

stafilococchi

reseztone del pube

decesso

cause per frigeranti

stafìlococchi

reseztone parziale dd pube

guari gio ne

sforz i muscolari

stafìlococchi

reseztone parziale del pube

g uangtone

ignota

streptococchi

apertura di un ascesso perineale

guarigione

trauma

N . N.

trattamento chirurgico imprecisato

guarigione

trauma

N. N.

scquestrectomia

guarigione

angina-po lmonite

N. N .

raschiamento spina d el pube

g uarigione

tg nota

stafìlococchi aurei

scucchiaiamcnto dell'osso

guarigione

l!!OOta

stafilococchi

apertura di un ascesso

guarigione

trauma

streptococchi

apertu ra di un ascesso

guarigione

trauma

stafìlococchi

morbillo

stafiloc. saproiÌti

resezwne parziale

guang1one

trauma

stafilococchi albi

sequestrectomia

guarigione

tgnota

stafilococchi a lbi

apertura di u n ascesso e del {acolaio osseo • scucchiaiamento dell'osso

guangwne

?

gu.mgiOne

?

?

decesso


L'OSTEOMIELJTE EMATOGENA DEL PUBE

Segue: Quadro riassuntiva dei ca.si clinici di osteomielù -:l ~

c

Aull)ri

-:l

Sesso

Et il

z

l l

l

Sn le

l

30 Ricgel ( 1929) .

uomo

8

l pube sinistro

31 Boe hm ( 192o-30)

uomo

12

pube si nistro

32 Boe hm ( 192o-3o)

donna

12

puhe destro

33 Boe hm (192o-3o) 34 Ingelrans ( 193 1 )

uomo

IO

pube destro

uomo

15

pube destro

35 Ingelrans ( 19J 1) 36 Salarich - T orrents ( 193<>)

uomo

43

pube sinistro

donna

5

pube sinistro

37 Lo Cascio ( •93 1)

uomo

16

pube destro

uomo

pube sinistro

38

~teinsleger - Sl ullitel (1933)

t

39 T orraca

uomo

13' 20

40 lesu ( 1934)

donna

6

pube sinistro

lcsu ( 1934)

donna

so

spina pube destro

Mo!fino ( 1935) 43 Tomassini (1927 - 34)

donna

12

pube destro e sinfìsi pubic

uomo

7

pube ~inistro

44 T omassini (1927. 34)

uomo

8

pube destro

45 Tomassini (1927 - 34)

uomo

9

pube destro

46 T omassini ( 1927 . 34)

donna

3

pube destro

47 Tomassini ( 1927 . 34)

uomo

7

pube destro

48 Tomassini ( 1927 . 34)

·l uomo

8

pube sinistro

49 Tomassini (1927- 34)

uomo

22

spina pube sinistro

so Tomassini ( 1927. 34)

uomo

6

pube sinistro

T omassini (1927-34)

uomo

pube sinistro

uomo

7 6

uomo

Il

pube sinistro

54 Trappe ( 193 2 • 34) 55 Chies:J (1937)

uomo

2 !h

pube sinistro

uomo

pube sinistro

s6

uomo

? 18

41 42

l 51

52 Trappe ( 1932 • 34) 53 Trappe ( 1932. 34)

Borsotti ( 1938)

pube destro

pube destro

pube destro


l

1!43

L' OST EOMIELITE EMATOGENA DEL PL'RE

em atogena del pube finora pubblicati. Etiolog1a

Trattaon('nto

Germi tfO\'~ ti

.

l

Esito

l

l

stafi lococch i aurei

:1 perru ra

tr:1uma

stafìlococchi

apertura e drenaggio Jd focobio osseo

difterite

~tafìlococch i

:1 pcrtura

di un ascesso

guarigione

r<>nota t'

N. N.

:tpcrrura Ji un :lSCCSSO

guarigione

r ignota

l l

ignota

?

?

tra uma

?

'

decesso

&uarigionc guarigione l

N .. N .

r~pcrtura di

abrasione cutanea

stafilococthi

apertura di un ascesso c scucchiaiamento del l'osso

gu::>rigione

ignota

streptoc. e st::~fi loc .

~cucchiaia mento

guarigione

~tafìl ococchi

incisione di un ascesso e seuc.l guarigione chiaiamento dell'osso

l

a!bi

un ascesso

dell'osso

l

guarigione

guarigione

rr:lUma

aafilococchi albi

incisione di un ascesso e SCUC· chiaiarncnto del l'osso

foruncolosi

~mfilococchi :~!bi

InCISIOne di un ascesso e SCUC· eh i::~i::~mento <klrosso

guarigione

stafì lococch i aurer

?

guan g10ne

.. ignota •gnota l

gua n g rone

ignota

l rgnota

l

di un ascesso

foruncolosi

N. N.

ape rtura di un ascesso

streptococco

apertura di un ascesso rcsezronc parzial-e del pube.

affezione intestinale N. N.

guarigione l l

guarigione guarrgwnc

ie-nota

N. N.

resezwnc della bra ne:. ireh io -~ decesso pubica

ignota

N. N.

ape rtura di un ascesso

•gnora

N. N.

conservativo

l

ignota

N. N.

:tperrura di un ase esso

l guarigione

ignota

N. N.

apertura di un :lseeSSO

guan gwnc

tra uma

stafilococchi aurei

sequcstrectomia

guarigione

apertura di un ascesso

guarrg•one

N. N.

apert ur:J di un ascesso

decesso

N. N.

scucchiaiamento del focolaio osseo

guarigione

?

guarrg10ne

~

foruncolo natica d. stafiloc. emolitici ignota ignota

? tonsillite

? sta fì lococch i

apertura di un ascesso

b"Uarrgwnc

l

guarigione '

l

guang•one l


II44

L 'OSTEOMlELITE EMATOGENA DEL PUBE

cronicità si può avere un decorso silenzioso fino al punto da sfuggire all 'osservazione e potersi verificare in alcuni casi anche la guarigione spontanea. Così pure mentre parrebbe che lo sviluppo dell'indagine radiologica possa avere giovato a facilitare la diagnosi precoce dell'osteomielite ematogena del pube, in realtà questo mezzo d'indagine non è veramente utile che nel periodo avanzato del processo infettivo, quando, cioè, esistono i fatti distruttivi e una avanzata reazione tissurale, entrambi elementi anatomici maggiormente rilevabili all'esame radiologico. E' facile, quindi, pensare che tra i mezzi precoci atti a stabilire la diagnosi, resta ancora oggi l'esame clinico, confortato dalle ricerche collaterali di laboratorio, che nel l 'insieme rappresentano elementi utili per poter intervenire tempestivamente con una cura appropriata prima che l'evoluzione del processo osseo, in un periodo più avanzato, abbia prodotto lesioni più gravi e complicazioni di ordine generale. E' opportm1o ricordare che l'evoluzione storica di questa forma morbosa, a localizzazione non comune, è quasi recente. Il primo ad occuparsi dell'argomento fu Grenser nel 1857. Successivamente furono pubblicati singoli casi da Gouillioud (1883), Lannelongue (1888), Colzi (1892), e da Landcrer (1896). In questi ultimi anni vi hanno portato un notevole contributo non solo alcuni AA. esteri, ma anche parecchi italiani. Sono degni di mensione quelli più recenti dello Zaffagnini (1929), del Lo Cascio (1931), dell'Inghelrans (1931), di Jesu (1934), del Trappe (1934), e del Tomassini (1935). Il primo lavoro d'insieme è quello dello Zaffagnini, il quale potè riunire trenta casi noti fino al 1929. Da allora altri casi sono stati pubblicati e, per quanto ci risulta essi ascendono a circa 56 secondo la tabella che abbiamo ritenuto utile riportare in sintes>i nei suoi dati più importanti sia cronologici <.:he etiopatogenetici e clinici (v. pagg. II40 e II42). Oocorre qui rilevare che non tutti i casi sopra descritti entrano indiscutibiimente nel quadro nosologico delle vere osteomieliti ematogene del pube, e quindi, in sostanza il loro numero, se vogliamo, è ancora più esiguo di quanto può apparire. Data pertanto la minore frequenza dell'osteomielite ematogena del pube, sia nei riguardi delle osteomieliti in genere che di quelle del bacino in specie, e, data la sua importanza per le facili complicanze locali e generali, a volte gravissime, con esito letale in alcuni casi, ci è sembrato utile portare il contributo di un caso di osteomidite subacuta del pube, curato nel Reparto di Chirurgia dd l 'Ospedale Militare di Firenze, diretto dal ten. col. prof. A. Magliulo, allo scopo di fissare non solo alcuni punti etiopatogenctici, ma anche alcune particolarità riguardanti i metodi di cura di tale infezione ossea.


L"OSTEOMJELITE EMATOGENA DEL PUBE

II45

CAso CLI NICO. - Soldato B. R., del 7° autocentro, dì anni 22, celibe, meccamco. Viene ricoverato nel Reparto Chirurgia per adenite inguinale sinistra. Anamnesi familiare: Padre morto per affezione gastrica che non sa prectsare, madre e un fratello viventi e sani. Anamnesi pers(»]a/c: Nato a termine da parto eutocico, ha avuto sviluppo normale. Non ha sofferto i comuni esantemi dell'infanzia e non ricorda di avere avuto mai malattie degne di nota. Nega la malaria e le m2lattie veneree.

Fig. r.

Riferisce che circa tre mesi fa, in seguito ad uno sforzo muscolare, nel sollevare un peso, avvertì alla parte mediana dell'inguine sinistro un vago dolore locale e circo.. M:ritto, che scomparve dopo circa tre giorni, senza essere accompagnato da febbre e da altri disturbi generali, locali e nelle regioni viciniori. Alla distanza di un mese, m

Fig.

2.

seguito ad un nuovo sforzo, avvertì ancora una volta alla stessa regione un dolore al ::tualc seguì dopo alcuni giorni una dolenzia al pube: anche questa volta la febbre non comparve ed il dolore cessò dopo circa quattro giorni senza complicazioni.. Cinque giorni prima del suo ingresso in ospedale, dopo una lunga passeggiata, senza alcuna causa apparente, avvertì nuovamente dolore all'inguine sinistro irradiantesi al pube ed accompagnato questa volta da febbre alta preceduta dal brivido. Minzione regolare, alvò molto stitico. Esame obbiettivo: Di robusta costituzione in buone condizioni di nutrtz.tone e sanguinificazione. Colorito della cute e delle mucose visibili roseo, ·pannicolo adiposo discreto. Masse muscolari ben ~viluppate, troliche e toniche. L"ipogastrio è in lieve contrattura, però all'esame della regione pubica si rileva che essa è modicamente tumefatta. Tale tumefazione presenta Ja cute integra e non arrossata, di consistenza pastosa c lievemente dolente. Alla palpaziooe profonda si


L"OSTEOMIELITE EMATOGENA DEL PUBE

provoca dolore in corrispondenza dei corpi di ambedue i pubi, principalmente sugli angoli formati dal corpo con la branca orizzontale, specie a sinistra. Alle regioni inguinali si palpano numerose linfoghiandole aumentate di volume, poco spostabili e lievemente dolenti. Nulla a carico delle articolazioni coxo-femorali anche nei riguardi della funzione giacchè i movimenti sono completi ed indolenti.

Fig. 3·

All'esplorazione rettale si provoca modico dolore in corrispondenza dei corpi e delle branche orizzontali dei pubi, mentre non è dolorosa la pressione sul cotile. L'esame degli apparati respiratorio, cardiovascolare, digerente, urogenitale e nervoso è negativo. Esami radiog,.afici : Ad un primo esame radiografi.co del pube (fig. 1), praticato il 24 maggio 1937, viene riscontrata una irregolarità dei margini mediani del corpo di ambedue i pubi, specie a sinistra, con lieve osteoporosi di essi. Un secondo esame radiografico (fig. 2) praticato il 25 giugno 1937, fa osservare una diastasi delle ossa pubiche, un'accentuazione delle irregolarità del margine mediano del corpo del pube sinistro e la formazione di un piccolo sequestro all'angolo pubico sinistro. Con un terzo esame radiologico, eseguito il 2 ottobre 1937, 78 giorni dopo la dimissione dall'ospedale (fig. 3), si osserva che le irregolarità del corpo di ambedue i pubi sono poco visibili; inoltre la diastasi delle ossa pubiche è molta diminuita ed il piccolo sequestro non è più apprezzabile. ESA.\11 DI LA BORATORIO :

Cutireazione tubercolinica: Negativa. Reazi011e Wasermann: Negativa. Sierodiagnosi per il tifo, r pa1·arifi e la melttense: Negativa. Emocultura: Negativa. Puntura esp/o,.tttiva: Negativa.


1147

L"OSTEOMIELITE EM.- \TOGE!'A DEL PUIIE

Ricerche ematologiche: Globu!i rossi 4600000; Globuli bianchi 8770. _ Formula leucocitaria : polinucleati neutrofili 81 "., ; polinucleari cosinohli

t " .. ;

poli-

nucleati basofili o; linfociti t6 %; monociti 2 °{,. Emoglobina (em ometro <.li Sahli) 82 •;...

Resistenza globulare: Norm:Jic. Nei successivi esami <.li sangue si è ~empre notar::a un'ipcrlcucocitosi con neutrofilia. E,-ame delle urine: Nulla <.li patologico. Fin dai primi giorni viene inizi;.ta un a cura di v:1ccino an tipiogeno polivalente. La febbre Jopo tale trattamento andò gradatamente d iminue ndo fino a scomparire dopo otto g iorni. Localmente dopo alc uni g iorni la wmefa7.ione della reg ione pubica t-ra meno evide nte. Incoraggiati da queno successo ini zi;tlc, pur essendosi d elineato, come abbiamo detto, un processo òistrutti vo dell'osso con òdimitazionc di un seq uestro, insistemmo nelb cura vacci nica anche pcrchè il soggetto non c.:r:l incline a sot. toporsi ad un inten·ento chirurgico. In 35' g iornata la tumefazione e l'edema d dla regione pubica no n cr:~no più opprezzabili e pcrmanev:l solo un lieve dolore alla palpazionc dell'angolo pubico Sin i stro cd a lla esplorazione renale del pube òcllo stc!"so I:Ho. Contemporaneamente al progrcssi 1·o migl ior:Jmento, sino alb scompars:J dci fatti cl inici locali, la formula leucocit:lri:l si modificava mostrando una notevole diminuzione della leucocitosi sino a ragg iungere quasi la nor!llalità. Dopo 50 giorni d i degenza, il 16 luglio 19_37, il p. })()lCV:J essere òimesso cd in viato in licenza d i convale~cenza . In seguito ad una visita ddl'ammab to, òopo 7fl giorni dalb òimissione dal R eparto, si nota va che i sintomi loc<tli erano complct:Jrnente scomr~•rsi. Un nuovo esam e rad iografico (fig. 3) faceva, inoltre, osservare che l'immagine dei pubi era meno irregolare c che non erano visibili sequestri.

Prima di passare ad alcune considerazioni del caso, ci sembra utile ripetere in succinto alcuni dati e6opatogenetici cd anatomo-clinici di ques.ta non comune entità nosologica per paterne fissare i punti più importanti. L'osteomielite ematogena del pube, come in genere tutte le osteomieliti, si osserva con maggior frequenza nel sesso maschile, perchè questo nella valutazione patogenetica è più ~s posto ai traumi, agli sforzi muscolari ed alle cause perfrigeranti. Nei riguardi dell 'età, . si ritiene che sia più facilmente colpita quella pre-pubere, cioè a'epoca nella quale i punti principali eli ossificazione sono 10 pieno sviluppo e quindi il pube presenta un'irrorazione sanguigna più abbondante ed una maggiore quantità di tessuto linfoide. Da una statistica di Jesu sembra, però, che la malattia colpisca egualmente l'età pre-pubere e post-pubere; lo stesso risulta dal lavoro di Trappe, il quale anzi fa rilevare che l'ostt omielitc ematogena del pube si presenta con maggior frequenza tra i venti cd i trenta anni. A parte tali dati, sta il fatto che l'età influisce sulla localizzazione della osteomielite nei vari segmenti del pube e quindi sulla sua diffusione e gravità.


L "OSTEOMtaJTE EMATOGENA DEL PL'BE

Nell'età pre-pubere vengono colpite la ~ranca orizzontale e la branca ischiopubica e l'affezione, per la ricchezza dei vasi e del tessuto linfoide, si diffonde rapidamente sino alla cartilagine ad Y ed alla cartilagine che unisce il pube all'ischia, cartilagini che in genere rappresentano una valida barriera al progredire del processo infettivo. Nell'età post-pubere vengono colpite invece più facilmente l'angolo e la spina del pube (Heies, Zaffagnini), punti secondari di ossificazione, ed il focolaio osteomielitico è più circoscritto e quindi meno grave. Questa diversa localizzazione del processo nelle varie età è dovuto verosimilmente alle condizioni di vita del pube nelle diverse epoche di accrescimento ed in particolare alla presenza dei punti primitivi di ossificazione nell 'età pre-pubere e di quelli complementari nell'età post-puberc. Infatti, com'è noto, i periodi di accrescimento dell'osso rappresentano una condizione favorevole all'attecchimento dei germi i quali per la vasta rete di linfatici e per il maggior numero di vasi sanguigni vi sostano a lungo e nella presenza di scorie, dovute all'intenso lavorio fisiologico di rapida riproduzione cellulare, trovano un ottimo pabulum al loro sviluppo. Molto difficile è stabilire quale sia la via di penetrazione dell'infezione. La porta d'entrata dell'agente infettivo talora sfugge, perchè non è sempre possibile metterla in evidenza con i dati anamnestici e tanto meno, a volte, con l'esame obiettivo. Si ammette, però, dalla maggior parte degli AA., che essa può essere rappresentata da una tonsillite, da una carie dentaria, da un 'affezione intestinale (Colzi), da una malattia dell'apparato genitale nella donna ed alcune volte anche dalla cute oppure dall':tpparato respiratorio (Liicke, Kraske). In ogni caso qualunque sia la porta d'entrata, il germe raggiunge il pube per via ematica. Per quanto riguarda l'agente batterico, come nelle altre localizzazioni della osteomielite, teoricamente è possibile trovare un gran numero di germi tra i quali vanno ricordati come i più frequenti : lo stafilococco aureo ed albo, lo streptococco, il bacillo di Eberth, il bacterium coli e lo pneumococco. Stando però alla casistica, finora nota, riguardante l'etiologia dell'osteomielite del pube, si rileva invece che dal pus di origine pubica è stato isolato più frequentemente e prevalentemente lo stafilococco aureo solo od in associazione con lo stafilococco albo o con lo str~ptococco. Generalmente i casi dovu6 allo streptococco sono i più gravi avendo la tendenza a diffondersi rapidame11te e a condurre a setticemie letali. Cause coadiuvanti possono essere tutte quelle che favoriscono l'attecchimento dei germi nel pube creandovi un locus minoris resistc11tiae. A queste cause appartengono le azioni perfrigeranti intense (Thomschkc) nel 3,56% dei casi, i traumi anche di lieve entità (Novaro) nel 23,23 ',':, dci casi c le violente contrazioni muscolari (Kirchner T, 77 '%) che talora possono provocare distacchi ossei parcellari (es. violenta contrazione dei mu-


L'OSTI::OMIELITE EMATOGENA DEL PuBE

1149

scoli retti addominali). Tra le cause coadiuvanti sono da ricordare ancora le infezioni (17,87 ·~~> dei casi). Per quanto riguarda i caratte-ri atratomo{latologici, l'osteomielite del pube, nel maggior numero dei casi è unilaterale senza alcuna preferenza per il lato destro o per quello sinistro. E' possibile però il propagarsi d i un focolaio da un pube all'altro attra· verso la sinfisi, la quale quindi non rappresenta un ostacolo alla diffusione della malattia. Casi di osteomicliti bilaterali sono stati descritti dal Kirchner e dal Tomassini. Talora il processo può superare la barriera della cartilagine ad Y e quindi propagarsi all'articolazione coxofemorale rendendo così più difficile la giasta diagnosi (caso n. 2 del T omassi ni). l caratteri anatomo-patologici dell'ostcomielite del pube sono essen· zialmente gli stessi di quelli di tutte le osteomieliti ematogene acute. Il processo si inizia generalmente nel tessuto spongioso, ma può cominciare nel periostio e dà luogo a necrosi ossea, e reazione del tessuto circostante al focolaio ed alla formazione di sequestri e di ascessi . E' possibile anche osservare una carie semplice (Lo Cascio), nella quale viene a mancare la formazione dell'ascesso. Ques.r'ultimo modo di evolvere è dovuto sia alla scarsa virulenza dei germi, sia al particolare modo di reagire dell'osso nel quale si avrebbe una r apida obliterazione dei vasi, e quindi la necrosi ossea prima che vi siano le condi zioni necessarie alla formazione dcii 'ascesso. I focolai di necrosi ossea sono per lo più circoscritti e conseguentemente i sequestri ossei si presentano piccoli a causa della già accennata scarsa irrorazione e della poca quantità di tessuto linfoide del pube. Il modo di diffondersi e di esltrinsecarsi degli ascessi è legato intima· mente alla porzione del pube colpita, ma, trattandosi di ascessi caldi, non è possibile dare per essi una regola fissa, giacchè la barriera dell'elevatore dell'ano può essere da loro facilmente superata (T omassini). ln linea di massima, però, può dirsi che gli ascessi che si originano dalla branca orizzontale e dal corpo si estrinsecano nello spazio di Retzius, \erso l'ombelico, nella fossa iliaca int erna e verso la regione inguinale, mentre gli ascessi che si originano dalla branca ischiopubica si estrinsecano verso il perineo, la regione atturatoria, la faccia interna della radice della coscia e la regione crurale. L 'apertura di questi ascessi all'esterno può dare luogo a fistole che però si chiudono dopo poco tempo per l'eliminazione di sequestri. E' possibile anche l'apertura eli ascessi in organi cavi (Soderlung ne ha osservati due casi: in uno l 'ascesso si è aperto nella vescica, in un altro si è aperto in un uretere). Riguardo a ciò, Soderlung riporta un caso di Key nel quale esisteva una fistola vescicale da osteomielite del pube, la quale,


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L'OSTEOMIELITE EMATOGENA DEL PUBE

per un errore diagnostico, indusse alla nefrectomia di un rene sano, mentre la vera diagnosi fu fatta 4 anni dopo. Nei riguardi della sua evoluzione clinica, secondo Ingelrans, l 'osteomielite del pube può presentarsi sotto una forma iperacuta} una f()rma acuta} una forma subacuta ed una forma cronica. La prima forma si presenta come una setticemia, in essa i fenomeni generali sono di estrema gravità e non permettono l'osservazione di segni locali e solo l'autopsia permette di fare la giusta diagn~i. L a seconda forma, più frequente, si manifesta con segni generali e locali gravi. Nella terza forma si ha la prevalenza della sindrome locale, la quale permette una più facile diagnosi di sede. La forma cronica fin dall'inizio, ammessa da Ingelrans, da Tomassini· e da Trappe, non è accettata da tutti gli AA. senza riserve (Lo Cascio), perchè è molto difficile distinguerla da un'osteomielite cronica di natura tubercolare. Essa è benigna e se qualche volta può guarire spontaneamente (Demoulin) non è però raro che si fistolizzi in secondo tempo per l'eliminazione di qualche sequestro. La sintomatologia dell 'osteomielite acuta del pube, in linea di massima, non è ben definita, m a multiforme a causa della diversa localizzazione nei vari segmenti che hanno rapporti anatomici differenti e, soprattutto, a causa della diversa via di estrinsecazione degli ascessi. Interessante è infatti il loro modo di estrinsecarsi, giacchè sono essi che per lo più richiamano l'attenzione sulla malattia e che non raramente la distolgono dal pube per la loro sintomatologia legata alla sede ne lla quale si trovano dopo essersi aperti una via attraverso gli spazi connetti vacellulari verso l'interno o l'esterno. I sintomi sono gli stessi di tutte le osteomieliti acute. E' da rilevare, però, che dal punto di vista evolutivo la sindrome dell'osteomielite del pube per ragioni etiologiche e concomitanti spesso insorge improvvisamente senza alcuna causa appariscente. Il dolore, a seconda della sede e del modo di diffusione del processo ostcom iclitico, si localizza alla regione pubica o sottopubica e, a volte, alla radice della coscia, ali 'inguine o al perineo. In alcuni casi, peraltro la sintomatologia è così vaga che non si riesce a localizzare il punto doloroso in modo preciso. La stessa intensità del dolore è anch'essa variabile, e non è raro che esista solo una dolenzia, alla quale si annette poca importanza mentre esiste il processo più o meno avanzato. Circa il decubito è preferito dal p. quello dorsale. Ma più di tutto è interessante l 'atteggi::tmento d eli 'arto corrispondente al lato del pube


l

L'OSTEOMIEL!Tf. EM ATOGENA lJEL. PUBE

ammalato, che è generalmente in flessione e adduzione per la contrattura degli adduttori t·he s'inseriscono al pube. Talora, però, l'arto si presenta in fl essione e abduzione per l 'estrinsecarsi del processo lungo lo psoas ed in rotazione esterna per la contrattura dei muscoli pclvi-trocanterici. Alla palpazionc del pube, sia dall 'esterno che dal retto, nell'uomo, e d alla vagina, nella donna, o meglio, con un esame bimanuale si provoca un dolore più o meno intcmo in corrispondenza del focolaio osteomielitico e si percepisce talora una irregolarità della superficie ossea. All 'inguine del lato ammalato compaiono, in genere, numerose tintoghiandole ingrossate le quali possono in qualche caso rappresentare- la localizzazione primitiva dei germi pri ma che si abbia la batteriemia che conduce all'osteomielite, ma che in genere SCgllono al processo osteomielitico. A volte possono aversi sintomi urinari , quali pollachiuria e disuria, quando il processo tende ad estrinsecarsi nello spazio di Retzius, ma in genere non si hanno alterazioni delle urine tranne nel c;tso in cui un ascesso non si sia aperto nella vescica dell'uretere o non ~ i abbia una concomitante cistite o pericistite insorta per v1a linfatica. Infine è possibile palpare un ascesso nella sede ndla quale si è sviluppato, e questo, come vedremo, sarà causa di possibili errori diagnostici. Da quanto abbiamo esposto si comprende agevolmente che la diagnosi d ell 'osteomielite acuta del pube non sempre è facile, specie perchè, essendo poco conosciuta, ci si pensa poco ed anche perchè generalmente l'attenzione viene attratta su altri organ i per il suggestivo corteo di s.intomi che ad essi si ·possono imputare. La difficoltà diagnostica si :-~ccrcsc<: quando il processo osteomieliti co per contiguità o per continuità si è diffuso ad altre formazioni anatomiche, in modo che la sua sindrome viene completamente mascherata dalla nuova sintomatologia insorta. Nella diagnosi differenziale due esami hanno grande importanza e dovrebbero essere eseguiti in tutti i casi nei quali è possibile sospettare un'affezione del pube, cioè l'es:une rettale o vagi nale, cui abbiamo già accennato, e l'esame radiologico. Difatti l'esame rettale ci permette di locali zzare molto meglio nei vari segmenti del pube, il processo ost<:omicl itico sia per il dolore localizzato che per le eventuali irregolarità della superficie ossea. L'esame radiologico è un im portante sussidio che aiuta alcune volte a scoprire un 'osteomiel ite del pube quando gli altri sintomi sono assenti o fanno pensare ad altre malattie. Certo questi esami non hanno un valore assoluto cd in alcuni casi possono mancare del tutto (Lo Cascio). Ciò peraltro è spiegabile, giacchè il dolore è obbiettivabile solo quando il processo ha guadagnato già iJ periostio e l'esame radiologico è positivo quando già sono in atto la necrosi e la reazione dei tessuti, la formazione c la demarcazione dei sequestri.


L'OSTEOMIELITE EMATOGENA ~EL PUBE

Ne consegue che una diagnosi precoce radiologicamente non è possibile e che purtroppo nelle forme acute è necessario intervenire prima che avvengano gravi distruzioni locali e gravi alterazioni generali. Per fortuna l'esplorazione rettale o vaginale raramente dà esito negativo, anche nelle forme iniziali. Per la concomitanza di alcuni sintomi si è indotti più frequentemente a fare la diagnosi differenziale con un'artrite coxo-femorale, con un'affezione vescico-renale, con una miosite dei retti addominali, con una psoite, con una peritonite. Tra le varie diagnosi differenziali, però, capita più frequentemente quella con un 'artrite coxo-femorale. Infatti il dolore e l'eventuale pastosJtà in corrispondenza della radice dell'arto, la claudicazione e perfino l'atteggiamento dell'arto sono sintomi comuni all'osteomielite acuta del pube e alla coxite, che fanno pensare con preferenza a quest'ultima che, senza dubbio, ricorre con maggiore frequenza, anzichè alla prima. Tuttavia nell'osteomielite acuta del pube: 1 ° lo arrossamento della cute e la pastosità dei tessuti molli sono nettamente prevalenti nella regione pubo-vescicale, 2° i movimenti passivi dell 'articolazione coxo-femorale, fatti eseguire con dolcezza, sono possibili, 3o il dolore provocato all'esame rettale viene localizzato nella porzione del pube ammalato e non sul cotile. La discriminazione diviene clinicamente impossibile nel caso che sia insorta un 'osteoartrite coxo-femorale per il propagarsi del processo osteomielitico all'articolazione dell'anca. Anche in tal caso, però, l'esame radiologico permette ancora di indirizzarci verso la giusta diagnosi, giacchè le lesioni a carico del pube sono molto evidenti. Altresì spesso si presenta la necessità di una diagnosi differenziale con la peritonite acuta, la cui distinzione dalla forma iperacuta di osteomielite del pube è molto difficile proprio all'inizio, quando la sintomatologia impone un tempestivo intervento chirurgico. Per quanto riguarda la forma cronica, essa va distinta principalmente dalla osteomielite tubercolare. Ma l'anamnesi familiare, i precedenti personali, la formula leucocitaria, la reazione di V. Pircquet, lo stato generale, il decorso clinico, insieme ai reperti radiologici del torace e del pube, sono di buona guida nel giudizio diagnostico. In particolare nell'osteomielite tubercolare, a parte il fatto che la formazione dell'ascesso ossifluente è in genere precoce, all'esame del sangue si ha li nfoci tosi e ali 'esame radjologico si osserva un osteite rari facente senza alcuna rc:~7.ione dd tessuto osseo circo,stante al focolaio, per cui la porzione di osso colpito è più trasparente e no n presenta un alone periferico m eno trasparente. Inoltre nella tubercolosi i sequestri ossei sono piccolissimi, cioè parccll ari, ed anch'essi colpiti da un osteite rarifacente . assumendo così lo stesso aspetto del rimanente osso ammalato.


L'OSTEOMI ELITE EMATOG ENA D EL PUnE

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Egualmente occorre differenziare l'ostcomielite cronica del pube dalJ'osteomielite fibrosa, da!l 'osteocondrjte ischio-pubica descritta dal Del i tal a, Valtancoli e Manfredi, e da tumori ossei, dci quali in particolare l'osteosarcoma si riesce a differenziare poco per la quasi identità di sintomi_ Sulla prognosi gli AA. non sono d'accordo. Certo la mortalità del 33,33% riportata dal Trappe, quella del 27,6 ··.. segnalata dallo Zaffagnini, quella del 20 % che risulta in media dalla statistica degli altri AA. e quella recente di poco più dell'n % del Tomassini fa pensare che l'osteomielite del pube non sia tanto benigna come sostiene Soderlung. Nell'osteomielite del pube in realtà si osserva una mortalità relativamente alta e ciò indubbiamente è dovuto al fatto che spesso la diagnosi viene fatta a malattia inoltrata, quando l 'ammalato si trova in condizioni generali molto gravi e con lesioni anatomiche non facilmente dominabili.

Considerazioni. Il caso da noi riportato per al<une particolarità si presta ad interessanti considerazioni specie d'ordine etiopatogenetico e terapeutico. La malattia è insorta in pieno benessere senza alcuna causa immediata appariscente. Nell'anamnesi personale risulta solo uno sforzo muscolare fatto n el sollev:ue un grosso peso tre mesi prima e ripetutosi una se-conda volta un mese dopo. Unica conseguenza immediata di tali sforzi è stato un dolore localizzato prevalentemente all'inguine. Viene quindi da domandarsi se gli sforzi muscolari riferiti dal p. possono essere stati la causa che abbia determinato l'insorgenza dell'ostcomielite del pube. Secondo Kirchner gli sforzi muscolari sarebbero sufficienti a causare tale localizzazione ed uno dei casi riportati da Thomschke confermerebbe questa asserztone. Possiamo quindi ritenere che anche nel nostro caso gli sforzi muscolari ripetuti abbiano creato un locus minoris resisteutiae in corrispondenza del pube, dove germi, penetrati in circolo da una porta d'entrata, che non è evidente sia nell'anamnesi che all'esame obbiettivo, si sono localizzati ed hanno trovato l'ambiente adatto al loro sviluppo cd alla loro azione patogena. Queste condizioni favorevoli all'azione microbica possono essere rappresentate da un distacco parcellare del pube da parte dei retti addominali che ad esso s'inseriscono e da conseguente stravaso sanguigno, ottimo pabulum per i germi. Nel nostro caso gli sforzi muscolari piuttosto che svelare un processo già in atto, possono considerarsi la causa scatenante, giacchè tra gli sforzi e l'esplosione acuta della malattia sono intercorsi più di tre mesi. T ale periodo di latcnza potrebbe sembrare a prima vista molto lungo perchè si ritiene da parte di alcuni AA. che un 'osteomielite possa insorgere dopo alcuni giorni o al massimo dopo un mese dall'azione della causa ad2

-

Giom'llt: di mrdicir.a militarr


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L'OSTEOMIEUTE EMATOGENA DEL PUBF

ciotta. Si può, però, osservare p1 ima di tutto che dal secondo sforzo muscolare ali ' inizio apparente della malattia è trascorso poco pitJ di un mese e che in secondo luogo nelle forme di osteomielite a decorso lento, queste possono passare inosservate per un po' di tempo finchè l'episodio febbrile insieme ai sintomi locali non ne rende possibile il sospetto. Infatti nel caso di ostcomielite del pube da noi riportato, alla lettura del primo radiogram-

ma, appariva evidente che il processo si era già iniziato prima del ricovero del p. Nel nostro caso la diagnosi, benchè in un primo momento l 'attenzione fosse attirata aJJ'jnguine per la localizzazione del dolore riferito dall'ammalato, non offri\'a serie difficoltà tenuto conto dell'esame obbiettivo e particolarmente di quello radiografico. La forma tubercolare che a prima vista, dato il decorso clinico, poteva venire in questione, era facilmente esclusa: I 0 per la negatività della reazione di V. Pircquct, per quanto questa può avere valore assoluto, 2 ° per i ri sultati degli esami di laboratorio compreso quello ematologico nei riguardi della formula leucocitaria, 3'' per i reperti radiologici. La rnabuia si è presentata sono una forma molto attenuata con una. sintomatologia locale così lieve che il p. non :si è deciso a sottoporsi ad un trattamento chirurgico.

Anatomopatologicamcnte il nostro caso può considerarsi come una carie secca, infatti non si è avuta b formazione Ji una raccolta purulenta, m a solo la delimitazione di un sequestro superficiale che ha poi subito un processo di riassoJ bi mento spontaneo come risulta dalla lettura del 3o radiogramma. Molto utile ai fini pr:njci è certamente il trattamento che, sebbene m olte volte d 'ordine sintomatico, ritrova in sè stesso valore atiopatogcn etico. In linea generale, non è po:sibile dare un indirizzo unico. Esso d ovrà variare a seconda della sede iniziale del focolaio osseo e di quella nella quale si sono estrinsecati eventuali ascessi. Il metodo di scelta resta di massima l'intervento chirurgico, giacchè la guarigione spontanea, o~ervata in un caso d a D emoulin, è molto rara, come ancora d 'incerto beneficio si dimostrano le cure generali. Ma se da una parte quasi tutti gli AA. sono d'accordo sulla necessità dell'intervento chirurgico, molto discordi sono i criteri tecnici circa il tipo d'intervento che maggiormente dovrebbe essere seguito. Il tra ttJ mento chirurgico più comune consiste nell'apertura degli ascessi seguita da drenaggi oppure nello scucchiaiamento del focolaio osteomie litico oppure, in caso di delimitazione di uno o più sequestri, nella sequestrecto mi::t seguita da messa a piatto del focolaio. In caso di particolare diffusione dell 'ostcomiclite, si può praticare una resezione più o meno estesa del pube lasciando o no un ponte osseo atto ad agevolare in un secondo tempo b ncoformazione ossea che tende a colmare la perdita di tessuto osseo conse-


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L'OSTEOM IELITE EMATOGENA DEL PUHE

cutiva all 'atto operatorio. La maggioranza degli AA., però, non sono, come i l Bergmann, fautori del l ' uso sistematico di quest'ultimo metodo di cura. Molto interessante è una recente statistica di Trappe (1937) circa gli esiù dei diversi trattamenti che per comodità di esposizione vengono ragg ruppati in quattro categor ie :

-

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Esi1o tld 1r.:uamcmo

Con <cr v~ li vo

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T ra t1 a m(·rH i

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Guarigione senza disturbi fu nzionali

l Guarigione con disturbi fu nl zionali

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Esito cronico

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E' ovvio, in base a tali dati statistici, che i migliori wccessi si banno con la semplice apertura degli ascessi. La resezione costituisce un trattamento più lrdito c fino ad un certo punto non senza complicazion i. Bergmann, infatti, su tre casi di osteomieli te acuta del pube tr attati con la resczione ebbe un esito letale. I n realtà il chirurgo dovrà misurare la portat3. dell'atto operatorio caso per caso attenendosi alla diffusione del processo osteomielitico e consid erando che quasi nell a totalità cki casi clcsc~itti l'incisione degli ascessi, lo scucchiaiam ento del focolaio o al più la sequestrectomia sono stati sufficienti a dominare osteomieliti del pube anche poco circoscritte. Circa la sede d'incisioni tipiche per aggredire il focolaio ostcomielitico, r icorderemo che esse vengono praticate in corrispondenza della branca orizzontale, della branca ischio-pubica o del corpo a seconda della localizzazione del processo. Incisioni in altre sed i saranno subordinate alla presenza di ascesst Jn reg-ioni più o meno lontane dal primitivo focolaio osteomielitico del pube. M a, oltre la cura chirurgica, è da prendere in considerazione anche la vaccin oterapia con vaccini monovalenti e polivalenti o con autovaccini i quali, agendo specificamente sui germi della malattia, attuerebbero una terapia causale. Secondo Lo Cascio la vaccinoterapia, pur rendendo ottimi servigi per un più rapido svolgimento dcll'osteomielite del pube verso la guarigione, deve essere in linea di massima non disgiunta alla cura chirurgica.


ns6

L'OSTEOMJEI.JTF EMA Tif.ENA 'DEL PUBE

I risultati del nqstro caso stanno a dimostrare che la vaccinoterapia può t:tlora condurre da sola ad una guarigione completa del processo osteomielitico. Infatti l 'uso di un vaccino antipiogeno polivalente non solo ha agito rapidamente sui sintomi generali, ma ha anche arrestato il processo locale e lo ha avviato verso la guarigione senza l'ausilio di un intervento chirurgico, che sembrava indicato per il delimitarsi di un sequestro, per quanto questo fosse supcrficìale. Il succe.~so di tale cura un singolo caso non permette evidentemente di trarre conclusioni generali, ma lascia pensare, senza dubbio, alla possibilità che processi osteomielitici non gravi possano essere influenzati da una cura vaccinica ed avviarsi verso la guarigione senza intervento chirurgico.

in

AuTORIASSUNTo. - L'A. descrive un caso di osteomielite ematogena del pube c riassume le caratteristiche della malattia con speciale riguardo alle conoscenze che concernono l'etiopatogencsi ed il trattamento. E' particolarmente messa in rilievo la benefica azione della vacci!_loterapia sulle forme lievi dell'affezione.

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CLINICA OCULISTI CA DELLA R. UNIVERSIT À DI ROMA Direttore: prof. V. CA VARA.

SULLA NUOVA CURA DEL TRACOMA PER MEZZO DELLA PARA-AMINO-FENILSULFAMIDE Dott. Mario Seardacclooe, tenente medico, assistente.

La chemioterapia antibatterica, che, a differenza di quella antiprotozoaria, aveva dato in passato così scarsi risultati, ha ricevuto in questi ultimi anni nuovo impulso per merito principalmente di Domagk. Dopo la dimo~trazione data da questo A. della possibilità di una chemioterapia antistreptococcica per mezzo di un preparato sulfamidato, la su!famidocrisoidina, gli studi su questo interessante argomento si sono succeduti rapidi e n umerosi da parte di biologi e di clinici di tutti i paesi. Assodato che l'elemento attivo del preparato era costituito dal gruppo sulfamidico e cioè dalla para-aminofenilsulfamide, si è venuta studiando l'azione terapcutica di quest'ultirm sostanza c dci suoi derivati in quasi tutte le malattie infettive di origin e batterica con risultati talora notevoli e talora veramente brillanti. Anche in oculistica naturalmente questo richiamo ad un probl ema così importante di terapia non poteva non trovare la sua risonanza. Sono incominciati così, insieme con le prime ricerche sperimentali, i primi tentativi ter-apeutici, i quali, corona6 da risultati incoraggianti, hanno invogliato :-~d estendere il campo di applicazione dei sulfamidici a nttti i processi oculari di natura infettiva. Se però la chemioterapia coi nuovi preparati solforganici trovava giustificata applicazione nelle infezioni oculari da streptococco, da stafilococco. da gonococco, da pneumococco, ecc., dove effettivamente si sono realizzati notevolissimi s ucces~i, non v'era alcuna presunzione che essa dovesse agire anche sul tracoma. La constatazione anzi che allo stato attuale della scienza non esiste alcun fondamento per pensare alla possibi lià di una chemioterapia contro i virus filtrabili avrebbe dovuto piuttosto fare supporre che nel tracoma, malattia da virus nella convinzione della maggior parte degli AA., l 'applicazione dei nuovi preparati chemioterapici antibatterici sarebbe rimast:t senza successo. I tentativi con la nuova terapia vennero quindi fatti n el tracorna più che altro nella speranza di poter influenzare le infezioni catarr:~Ji sovrapposte, che intercorrono con tanta frequenza nel lungo decorso della malattia. L'esperienza fatta finora ha dimostrato che gli effetti c urativi sono andati al di là di questa speranza. Come risulta infatti dalla letteratura, che comincia ad arricchirsi d i interessanti pubblicazioni, c dalle nostre ricerche, sulle q uali riferirò, l 'uso


SULLA 1\:UO\"A CURA DEL TRACO~IA PER MEZZO D r LLA PAR:\·1\MI:-;() ECC.

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dei preparati sulfamidici nel tracoma ha dato dei risultati degni della oussima attenzione. Lian somministranJo Pronrosil per via orale c parenterale in .30 casi di tracoma antico ha potuto notare un 'azione favorevole dd nuovo preparato sulla secrezione congiuntivale, sulb ipcrtrofia congiuntivalc diffusa e sulle complicanze corneali. Non ha notato .Però alcuna influenza sulla ipertrofia papillare della congiuntiva e sui granuli, che debbono es5ere trattati con i comuni metodi. Dik usando il Prontosi l in tracomi antichi, ha ottenuto ottimi risult:lti sulla fotofobia, sulla secrezione congiuntivalc, sugli infiltrati e sul panno corneale. In due casi durante il trattamento ha notato l'insorgenza di un eczema diffuso, che è ~comparso dopo la sospensione del trattamento. Kirk riferisce su 25 casi di tracoma trattati con Prontosil per via orale. L 'azione del preparato si è dimostrata favorevole sopratutto nelle complicanze corneali. Loe ha sperimentato l'azione della sulfanilamide in r4o casi di trac orna. L'A. ha ottenuto buoni risultati non solo sulle lesioni corneali, rna anche su quelle congiuntivali. I disturbi di carattere generale intercorsi durante il trattamento sono stati lievi: si sono avuti dolori di testa e dermatiti, che sono scomparsi sempre rapidamente dopo la sospensione del farmaco. Victoria riferisce su 50 casi di tracoma complicato, in cui dopo vani tentativi con i comuni mezzi terapcutici, l'uso del Prontosil, somministrato per via orale, si è dimostrato di grande efficacia. Si è ottenuto in pochi giorni di cura scompar~ a della fotofobia e della lacrimazione; ma l'azione è stata marcata specialmente sul panno c su lle ulcere corneali. Busacca non ha constatato gr ande utilità dali" uso nel tracoma della pa raa m inofenil~u l famidc. Egli però ha sommin istrato il preparato non per via orale, ma in pomata al 5 ':(, e in soluzione al IO " {, per via endovenosa o sottocongiuntivale. Burnier in individui tracomatosi 1trattati con sommm1strazione per via orale di 6-8 comprc~se da egr. 30 di sulfa nilami de (Stopton) al giorno ha potuto osservare al s• giorno scomparsa della fotofobia, della lacrimazione, della secrezione e dello spasmo palpebralc, all'8• giorno rcgressione del panno, dcll'ipcrtrofia papillarc e dei follicoli. I pazienti, compresi i bambini, hanno dimostrato elevata tolleranza verso il medicamento. Hirschfelder, somministrando a 25 p. tracomatosi gr. 0,045 di sulfanilamide per kg. di peso nella prima settimana. e gr . 0,033 nella seconda settimana ha ottenuto i seguenti risultati. Bambini affetti da tracoma follicolare non hanno tratto alcun giovamento da questa terapia. Pure alcun giovamento non hanno tratto 3 p. affetti da tracoma cicatriziale maligno. Negli altri p. con forme varie di tracorna l'azione favorevole del preparato si è dimostrata sui sintomi infiamm atori e suila vascolarizzazione del panno. Alcuni p. durante la cura sono


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SULLA NUOVA C:URA DEL TRACOMA PER MEZZO DELLA PARA-AMINO ECC.

andati incontro a mal di testa, a vomito, a dermatite e a disturbi circolatori; pertanto l'A. raccomanda sorveglianza medica continua. Burnet, Cuénod e Nataf hanno eseguito saggi di chemioterapia del tracoma per mezzo di un derivato glucosato 4:4' - diaminodifenilsuJfone. Nei 9 casi trattati l'azione del preparato è stata notevole sul panno corneale, scarsa invece sulle alterazioni della congiuntiva. Il medicameno è stato somministrato per via orale e per via sottocongiuntivale, ma soltanto per questa via si sarebbe dimostrato efficace. Dejean e Roux, somministrando Septazine per via sottocongiuntivale in 15 casi di tracoma, hanno osservato marcato miglioramento in 12 casi, miglioramento lieve in 2 casi e risultato dubbio in un caso. Gli AA. hanno concluso che questa terapia si è dimostrata molto superiore a tutte quelle da essi precedentemente adoperate. Jasseron e Morard, in oltre 100 casi di tracoma trattati con peraarninofenilsulfamide, per .via orale, hanno notato azione favorevole del preparato sui sintomi subbicttivi e sulie le!>ioni congiuntivali e corneali. Durante la terapia si sono avuti a lamentare lievi ·di-'> turbi a carico ddla pelle (orticaria, eritema) e qualche caso di cefalea. Nella maggior parte dei cas1 però gli AA. hanno associato alla somministrazione sulfamidica causticazioni con nitrato d'argento ed applicazioni biquotidiane di pomata alla sulfamidc all ' I '?{,. Gli AA. hanno potuto concludere · che la chemioterapia del tracoma con la paraaminofenilsulfamide, somministrata per via orale, è atwa lmenrc il mezzo che ha dato loro i risultati più rapidi e più costanti. Buoni risultati hanno ottenuto Wilson W. e Keller dall' uso della sulfamide nel tracoma. Il primo ha notato azione favorevole anche sui follicoli dopo 3-4 settimane di trattamento. Effetti non evidenti ha ottenuto invece Wilson R. in 10 casi di tracoma con panno tenue, trattati con Prontosil rosso. Bisogna infine ricordare i risultati, citati da Mawas nella discussione sulla comunicazione fatta da Dejean e Roux e da me sopra riportata, di Richards, Forster c Thygeson, i quali in 12 ragazzi, affetti da tracoma florido con panno, hanno ottenuto alla fine di 4 mesi e mezzo di trattamento la scomparsa dci follicoli. Nel seguente quadro sono riassunti i risultati della terapia sulfamidica del tracoma, riportati nella citata letteratura.


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Quadro bibliografico 1-iaJsuntivo dei risultati della terapia sulfamidica del tracoma (fino al I 6 agosto 1939). N u :n. dei casi trattati

AUTORI

L ian

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nisult>ti sui SJnt?mi subbiettivi

Forma di ttrnpia

Prontosil per vta orale e parenter;lle

positivi

Prontosil per VIa orale

positivi

Risultati sulle Risu ltati 1nanifestazioni tracomatosc sulle manifesta doni traconl &· della coo"iunto tose dello va (papille • cornea (lranuli)

negati,·i

positivi .. postttvt

-Kirk

25

Prontosil per \"la orale

positivi

Loe

140

--

Sulfanilamide per vta orale -

positi,·i

so

Prontosil per vta orale

Vietoria

l imita ti

positivi

positivi

positivi

positivi

limitati

positivi

Sulfanilamide tn poma· ta al s'Yo e per JntC· Z!Ont endovenose e sottocongiuntivali limitati

limitati

limitati

Stopton per via orale

positivi

positivi

positivi

Sulfanilamide per orale

positivi

negativi

positivi

positivi

negativi

positivi

15 Septazine per vta SOl· tocongiuntivale

positivi

positivi

positivi

Sulfanilamide per VIa orale

positivi

positivi

positivi

positivi

positivi

positivi

Sulfanilamide per -via orale

positivi

positivi

positivi

Prontosil rosso

negativi

negativi

negativi

positivi

positivi

positivi

Busacca

Burnier Hirschfclder

25

VIa

9 Sulfanilamide per lniC·

B urne t, Cuè. nod, Nataf

ZIOnt vali

Dejean, Roux J asseron,

-

--

Mo -

100

rard

sottocongiunti-

-

Wilson w.

Sulfanilamide per orale

Keller l

Wilson R.

IO

Richards, F oster, T h ygeson

12

VIa


J 162

SULLA !'LiOVA CURA DEI. TRACOMA PER MEZZO DELLA PARA-AMII\0 ECC:.

In complesso, se ~i eccettuano le conclusioni di R. Wilson e quelle di Busacca, da quanto è stato in breve riferito sulla letteratura della chemioterapia del tracoma con i sulfami.dici appare chiaro che tutti gli altri ricercatori sono concordi nel riconoscere una grande efficacia a questi nuovi preparati nella cura di questa temibile malattia. Le opinioni dei divers-i AA. sono invece in disaccordo circa la valutazione dell 'azione esplicata da detti preparati sulle varie manifestazioni oculari del tracoma. Infatti, come si può dedurre dalla letteratura, mentre alcuni AA. hanno osservato che detta azione si esercita w ltanto in rapporto alle lesioni corneali, altri invece l'hanno potuta osservare anche in rapporto a quelle congiuntivali. E per ciò che concerne la stessa congiuntiva, mentre alcuni AA. hanno notato soltanto la scomparsa della ~ecrez ione, della ipcremia e della ipcrtrofia diffusa, mentre persistevano la ipertrofia papillare ed i granuli, che hanno richiesto il trattamento con i comuni metodi di cura, altri AA. invece hanno osservato una graduale scomparsa di tutti questi sintomi. In conclmione questa nuova terapia del tracoma, così felicemente iniziata con risultati veramente sorprendenti quanto inaspettati, ha ancora bisogno di altri contributi, perchè si possa pervenire ad un giudizio definitivo sulla intensità e sulla estensione della sua efficacia. Credo pertanto Ltile riferire sui risultati da noi ottenuti in 150 casi di tracoma trattati nel 1938 e

I<J39 con la paraaminofenilsulfamide nella R. Clinica oculistica di Roma. Le nostre ricerche sono s.tate fatte con la paraaminofenilsulfamide fornita dalla casa De Angclis e messa in commercio sotto il nome di Streptosil. Questo è preparato in compresse da centigrammi 30 per uso orale, in soluzione al 5 e al IO % per uso parenterale ed endovenoso ed in pomata al s":, per applicazioni locali. La posologia del farmaco è stata tipicamente la seguente: Ai p. di 3 a 10 anni di età sono state somministrate 4 compresse al giorno per IO giorni c, dopo 3 giorni di sospensione, 1 compressa al giorno per altri 15 giorni. Ai p. al disopra di 10 anni sono state somministrate 6 compresse al giorno per ro giorni e, dopo 3 giorni di sospensione, 3 compresse al giorno per altri 15 giorni. Detto schema terapeutico però ha subito modifiche relativamente al decorso clinico della malattia, dipendente dalla forma del tracoma. Talvolta infatti è stato necessa!!"io ripetere dopo una breve sospensione il primo periodo di cura di TO giorni, tal'altra il secondo di 15 giorni, e talvolta il primo e il secondo. Raramente abbiamo avuto fin qui occasione, sia perchè i malati si trovavano in buone condizioni oppure erano s.tati sottoposti dopo la cura sulb.midica ad altre cure, sia perchè si erano sottratti all 'osservazione una volta ritornati in condizioni soddisfacenti, di praticare nuovamente la cura sulfam idica a lunga di sta nza ·di .tempo dalla prima.


SULLA /':li()\':\ CU R.~ DEL TR:\ COM:\ PER MEZZO OE!.I.A P,\RA-At-11!':() FCC.

II (lJ

La somministrazionc delle compresse è stata fatta in p.arte ambulatoriamente, in parte in Clinica, quando gli ammalati si trovavano ricoverati. Localmente la cura è stata limitata in genere alla istillazione di tannino o di atropina nei casi di complicanze corneali. Ho distinto in due gruppi i p. così tratt:Iti. Nel primo gruppo, corrispondente all'annessa tabella n. r, ho riunito tutti i casi di tracoma in fase cicatrizia le riacutizzato con panno, ulcerato o no. Nel secondo gruppo, cor-

rispondente all 'annessa tabella n. 2, ho riunito tutte le altre forme di tracoma; in esso ho comprew anche <llcuni casi di eruzione follicolare delb congiuntiva intervenuti in forma epidemica, per i c1uali non si potè formulare che la diagnosi di sospetto traconu. TABELLA N. Forme cliniche

Tcr~pt.t

r. Rtsu ltati

N. 76 casi di tracom:J I Strcptosil per via orale. Fa\'Orcvol i e pronti per ciò che cicotrizialc riacutiz. ro giorni: 4 -6 compresse :~l rig-uard:1 il panno. Utili modificnioni dello stato conzato con panno non g•orno. giunti,·alc. R:~pid:~ scomparsa ulcerato. 3 g iorni di sospensiOne. della secrezione. 15 gwrm : I - 3 com pn.:sse a l gwrno. Atropina per vi;1 locale.

N. 24 casi di tracoma l cicatriziale riacutiz-' zato con panno ul· cerato

Idem

Fa,·orevoli anche in rapporto al. le ulcere cornea li. Modificazioni Jclla congiunti,·a come sopra.

Da questa tabella n. I risulta come in tuttt 1 cento casi di tracoma cicatriziale riacutizzato con panno, non ulcerato o ulcerato, si sono avuti eccellenti riwltati con l'uso dello Streptosil per via orale. I sintomi subbicttivi, dolori, fotofobia e bcrimazione, sono scomparsi nei primi 5 giorni eli trattamento, qualunque sia stata la gravità della forma clinica. Anche la secrezione, che in questa forma non è mai molto abb()nclantc, è pure scomparsa dì regola nei primi 5 giorni. Le lesioni corneali, ulcere c panno, hanno in generale risentito prontamente l'effetto benefico della terapia ed hanno avuto esito in guarigione in un tempo sollecito, variabile a seconda della loro gravità. Quanto alla congiuntiva si è notato, in un tempo pure variabile a seconda della gravità delle lesioni, impallidimento di essa, riduzione o scomparsa della ipertrofia diffusa, appianamento della superficie della mucosa. I granuli, nei pochi casi in cui erano ben evidenti, non hanno subìto durante la cura che scarse modificazioni ed hanno in seguito richiesto l'ausilio dei comuni metodi di cura.


II64

SULLA NUOVA CURA DEL TRACOMA PER MEZZO DELLA PARA-AMINO ECC.

Nella maggior parte dei casi un solo ciclo curativo, secondo lo schema indicato nella tabella, è stato sufficiente per ottenere la guarigione del panno. In alcuni casi questa è stata raggiunta dopo soli 7 giorni di trattamento. In pochi casi, panni spessi in individui spiccatamente linfatici, è stato necessario ripetere dopo una breve sospensione il primo periodo di cura dì 10 giorni e qualche volta anche quello di 15 giorni. Alla f:ine di yuesra terapia gli ammalati, completamente guariti dalle complicazioni corneali, sono stati dimessi dalla Clinica o dall'Ambulatorio con prescrizione di tannino o di collirio astringente a seconda dello stadio del tracoma; soltanto quelli, assai poco numerosi, in cui esistevano importanti lesioni congiutivali in atto w no stati sollecitati a ricorrere alle cure T ABELLA N. 2.

Forme cliniche

Risultati

T eu pia

Persistenza dei noduli, di poco modificati dur:Jnte i l periodo !O gwrn1: 4-6 compresse al della cura. Guarigione delle g1orno. complicanze corneali. 3 giorni di sospensione. 15 giorni : I- 3 compresse al giorno. Atropina nei casi con complican. ze corneali.

N. 6 casi di tracoma Streptosil per via orale. nodulare.

N. 5 casi di tracom<l papillarc.

N . 21 casi di tracoma m i sto (nodulare e papillare), di CUI 16 cast con complican7..C corneali

N. 4 casi di tracoma gelati noso, di CUI 2 cas1 con complicanze corne:ùi

Idem

Riduzione della ipertrofia papi ll are, diminuizione della sueculenza della mucosa, rapida scomparsa della secreztone.

Idem

Pe.rsistenza dei noduli, scarsa riduzione della ipertrofia papillarc, per lo più rapida guarigione delle complicanze corneali.

Idem

N. 6 casi di tracoma con xcrosis della congiunti va e della cor. nea.

Idem

N. 8 casi di congiun. ti vi te follicolare (so· spetto tracoma)

Idem

Lieve riduzione della ipertrotìa diffusa della congiuntiva. guang10ne delle complicanze corneali. Lieve azwne rise hia rame sulla cornea.

Persistenza dci follicoli, riduzio. ne dell'iperemia congiuntivale.


SULLA NUOVA CURA DEL TRACOMA PER MEZZO DELLA PARA-AMINO ECC.

1165

classiche. Molti di questi sono ritornati per visite di controllo, ripetute ad intervalli diversi di tempo; si è avuto a lamentare finora soltanto qualche rara recidiva del panno, dominata rapidamente da una nuova somministrazione di sulfamide. Una diecina di p., tenuti sotto osservazione, che hanno subìto un unico ciclo di trattamento sulfamidico circa un anno fa, non hanno presentato finora alcun accenno a recidiva del panno; ciò farebbe pensare ad una guarigione definitiva.

.

.. .. Nella tabella n. 2 si nota che mentre le lesioni a carico della cornea sono guarite più o meno rapidamente (fatta eccezione s'intende dei casi di xerosis) con l'uso dello Streptosi l per via orale, come è avvenuto per i malati compresi nella tabella n. 1, le manifestazioni tracomatose della congiuntiva wno state invece poco influenzate dall'azione di detto preparato. I sintomi subbiettivi (dolore, lacrimazione) e la secrezione sono scomparsi in genere, come nei casi del primo gruppo, dopo i primissimi giorni di trattamento; invece i granuli, i follicoli c l'ipertrofia papillare hanno per lo più mostrato una notevole resistenza al trattamento sulfamidico ed hanno subìto scarse modificazioni durante il periodo della cura. Lo schema della terapia riportato nella tabella è stato modificato anche qui nel senso che talvolta si è ripetuto il primo periodo curativo di 10 giorni, e talvolta anche il secondo periodo di 15 giorni. Salvo qualche rara volta, non abbiamo finora ripetuta la cura sulfamidica a distanza di tempo: sarebbe interessante potere estendere le ricerche in questo senso per stabilire quanto possa influire sull'andamento delle lesioni congiuntivali il trattamento sulfamidico protratto. E neppure abbiamo potuto seguire in genere molto a lungo il decorso delle manifestazioni tracomatose della congiuntiva, una volta sospesa la cura sulfamidica con le modalità soprariferite, giacchè i malati il più spesso si sono sottratti all'ulteriore osservazione o sono stati sottoposti al trattamento classico per migliorare la congiuntiva scarsamente modificata. Non sarebbe esclusa, secondo qualche AA., un'azione d ella sulfamide anche dopo la sua sospensione. La somministrazione dello Streptosil ai nostri p. sia del primo gruppo, sia del secondo, è stata fatta, come si è detto, per via orale. Dopo i pasti principali sono state date 1-2 compresse, che sono state ingerite insieme con un mezzo bicchiere d'acqua: non abbiamo mai ricorso ad acque alcaline, consigliate da vari AA. per evitare un'eventuale acidosi provocata dal medicamento. E' stata preferita la via orale a quella parenterale o endovenosa, perchè queste ultime si sono mostrate insufficienti in alcuni saggi terapeutici preliminari. Per via endovenosa o parenterale infatti, data la scarsa solubilità del preparato, si riesce a somministrare soltanto piccole quantità di sostanza, per quanto numerose possano essere le iniezioni praticate. In questi


n66

SULLA NL:O\'A CUR:\ DEL TRACOMA PER MEZZO DELLA PARA-AMINO ECC.

ultimi tempi inoltre abbiamo sperimentato l'uso del medicamento in pomata oftalmica al 5 '}~ . Sebbene questi saggi siano ancora in corso, dai primi risultati ottenuti siamo indotti ad un giudizio poco favorevole per questo uso. La tolleranza verso lo Strcptosil dimostrata dai nos.tri p. si è mostrata ottima nella quasi totalità dei casi. Su 150 casi infatti si sono avuti a lamentare pochi casi di orticaria e di eritema cutaneo; qualche caso di febbre con cefalea, scompana dopo alcune ore, e talora disturbi gastrici consistenti in disappetenza, senso di peso allo stomaco e qualche volta vomito. l disturbi gastrici in genere sono stati di lieve entità, tali da non richiedere che eccezionalmente la somminimazione di bicarbonato o la sospensione del farmaco. Anche per gli altri disturbi l 'interruzione dd trattamento è stata eccezionale.

Riassumendo quanto è risultato dalle nostre ricerche, possiamo dire che la paraaminofenilsulfamide, somministrata per via orale con le modalità sopra indicate, ha esplicato nei casi di tracoma da noi trattati una marcata ed incontestabile azione curativa. Però, mentre le complicanze corneali si wno straordinariamente avvantaggiate di questa terapia fino a raggiungere una guarigione completa e, a quanto pare, generalmente duratura, le manifc~tni oni tr:h:omatose a carico <:!ella congiuntiva non hanno risentite in modo molto evidente della azione del preparato. l granuli infatti non sono scomparsi e si sono poco modificati durante il periodo della cura e l'ipertrofìa papìllare si è ridotta in genere soltanto di poco; ma la scomparsa della secrezione, la riduzione della ipertrofia diffusa, il costante impallidimento della mucosa e la scomparsa della sintomatologia subbiettiva sono fatti incontestabili e di grande importanza non solo dal punto di vista tenpcutico, ma anche da quello della profilassi del tracoma. I risultati delle nostre ricerche quindi ci mdt;cono a concluùere che la sulf::tmidc ci ha fatto realizzare un notevole e indiscutibile progresso nella terapia del tracoma, dove si ottengono effetti migliori che con qualunque altro metodo curativo finora in uso. La sua pronta e brillante azione sulle complicazioni corneali fa sperare che diminuiranno notevolmente i grandi danni a carico della funzione visiva, che colpivano tanti infelici tracomatosi; la rapida scomparsa della secrezione, che ess.a provoca, permette di intravedere degli effetti di notevole importanza nella profilassi della malattia. Questi nostri risultati, come abbiamo già potuto- cominciare a constatare, potranno verosimilmente essere anche migliorati, prolungando la durata della terapia sulfamidica ed associando a questa la cura locale e generale con i metodi comuni. Essi comunque sono già tali per incoraggiare ulteriori e più estese esperienze in questo campo da parte dei colleghi.


r

SULLA NCOVA CURA DEL TRACOM:\ PER MEZZO DEtLA P:\ RA- 1\~Il:"O ECC.

I167

l

AuToRIASSUNTO. - L'A. ha trattato 150 casi di tracoma con sommi nistrazione per via or::~lc di p::~ranminofcnilwlfamide (Strcptosil). Le lesioni corncnli sono st:lle sempre influenzate tlall'azione del prcp:tr:Ho fino alla gu:.1rigione clinic:l completa; qudlc congiun. tivali invece hanno risentito solt:lnto in p:1rte l'dfctto benefico tli quest':lzione. L 'A. conclude che dai ris ulr:~ti perso• •:tli e d:~ quell i ottt.nuti dagli :~Itri ricercatori si può dctlurre che b terapia dc! tracoma con i prcp:uati sulfamidici si è arricchita di un potente mezzo di lotta, il cui u~o v:l r::~ccomand:no in tutte le forme di qucst:l affezione.

BIIJLIO<;RAFIA. BuRNE1", CuÉ!\"OD c NAni': Essai dc chimiothhnpte du trt~ch ome par un dérivt glucosé "4 :4' diam inodiphénylsulfone •• ; efficacité sur le pannus tradzomatcux. Bui l. Ac. M~d. , Paris, III, 121, pag. 3•7· 1<))9· BuR:-IlER: Das T mchom und .<eme /JeharuJiung durch Suifanilamide. - Rcv. Ophthalm., S:lo Paulo, 6, pag. 214, 1 9~8 . (Zbl. f. Ophth. 43, p:1g. 30 1, 1939). BusACCA: Risultati o!lenuti con l'impiego di preparau sol/amidici e di diidrojoi/Jcoliua Ì11 alcune forme congiuntit1ali ed 111 alirt· a/fer:.ioni oculari. - Fol. Clin . t:t hiol., Suo Paulo, 1 0, p:tg. 1<)8, 1938. (Zcntralbl., 43, ?ag. 198. 1939). D EJEAN e Roux : Trattemcnt d u trac·home pur certains composés sulfamid~s en tllft'Cllons sous-cor.,onctivahs. - Bull. Soc. cfOphtalm., P:~ris, 1939, p:~g. 202 . l)IK: Mitteilung iiber die Verwcndung von Prontosil und Uliron in da Augenheilkunde. - Gencesk. Tijdschr., 1cùcrl. Indie. 1938. p:tg. 1614. HIRSC:HFE!.DER : Treatmt'nt of truch onw wuh sulfani/anude. - Amer. ). Ophth:~lm. , 22, p:~g. 299. 1939· J :\ SSERON

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ISTITUTO DI RADIOLOGIA M.EDICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PALERMO Direttore: G. EPJFANIO.

METODI RADIOCHIMOGRAFICI Dott. Gioacchino Laneri, capitano medico, assistente volontario.

Lo studio dei movimenti degli organi interni è molto importante per un esatto giudizio diagnostico. L'esame radioscopico con la diretta vi.~ione degli organi, mostra insieme alla forma anatomica l'organo nella sua funzione fisiologica o nelle sue alterazioni di ritmo e di frequenza. La radioscopia però è un metodo di indagine fugace che non mostra i più fini caratteri dei movimenti. l tentativi quindi dei tecnici e degli studiosi si sono rivolti alla ricerca di un metodo grafico per la registrazione dei movimenti degli organi interni. Le prime ricerche sono state eseguite con la cinematografia Roentgen, ma questo metodo, oggi molto perfezionato, può essere utile per scopi didattici, mentre per l'alto suo costo non è applicabile a scopi pratici e sperimentali. l metodi chirnografici sono stati ideati specialmente per lo studio dei movimenti del cuore e dci grossi vasi. Questi metodi, se pur differiscono l'uno dall'altro sono basati sullo stes-so principio, cioè sulla registrazione n ella stessa pellicola delle modificazioni dei contorni del cuore, nelle due fasi sistoliche e diastoliche. Ogni metodo però rappresenta un perfezionamento sui precedenti, per modo che oggi questa tecnica nell'esecuzione e nell'interpretazione, è ormai molto progredita. In un primo momento si sono fatti dei tentativi di seriografìa del cuore, cioè si eseguivano s·ulla stessa lastra 3 o 4 radiogrammi mol~..~ ravvicinati nel tempo, di tutto o di parte dd cuore, in modo da poter registrare le successive dimensioni del cuore nei vari movimenti e poi sovrapponendo queste immagini si cercava di conoscere il grado di espansione o di retrazione, ma questo metodo si è dimostrato assolutamente inadeguato per una esatta definizione dei movimenti. Il primo metodo radiochimografico è quello ideato da Gott e Rosenthal nel 1912; l'apparecchio è costituito da una lastra di piombo con una fessura orizzontale la quale si interpone fra il cuore e la pellicola. Facendo scorrere con moto uniforme la lastra, durante l'esposizione ai raggi saranno impressionati sulla pellicola soltanto i punti del contorno cardiaco che si trovano vicino la fessura e poichè il margine del cuore durante la sistole si avvicina alla linea mediana, e durante la distale se ne allontana, così risulterà nella pellicola una curva sinuosa : questa curva è stata chiamat.:'l dagli AA. cc cardiochimogramma }>.


M ET ODI RADIOCHIM<X.;R:\FICI

Il metodo di Gott e Rosenthal rappresenta il primo tentativo di radiochimografia, però aveva l'inconveniente che la sua indagine veniva ne-

çessariamente ad essere limitata a due punti diametralmente opposti del cuore. Per ovviare a questo inconveniente, Scherf e Zdansky hanno diviso la fessura orizzontale in due metà, che potevano situare in due punti diversi del margine cardiaco. Nonostante però questo perfezionamento, la radiochimografia restò per lunghi anni un tentativo sperimentale e una curiosità scientifica, sconosciuta alla maggior parte dei radiologi. E' solo da un decennio che sono stati intrapresi dei veri e propri studi radiochimografici, grazie al perfezionamento della tecnica per merito in Germania dello Stumpf e in Italia del Cignolini, i quali hanno ideato due nuovi metodi radiochimografici. Il metodo italiano del Cignolinii consiste in una griglia a fessure orizzontali, divisa in tanti piccoli segmenti, sufficientemente larghi per contenere in lateralità le oscillazioni del cuore e dei vasi : questi segmenti di fessura si adattano in corrispondenza dei punti cardiaci, vasali e diaframmatici che interessano, compatibilmente con le necessità di non sovrapporrc:: nè in tutto nè in parte i segmenti: di solito si adoperano 5 segmenti di fessura che si adattano nei margini del V. S., dell'A. S., del V. D., dell'A. D. e dell'aorta. L'apparecchio consta di una larga parete blindata e fenestrata nel centro, dove viene disposto lo schermo fluorescente: con una radioscopia l'osservatore individua i punti più idonei per segnare le grafiche e li detta a un assistente il quale con un mezzo ingegnoso, compone rapidamente lo schermo di piombo che deve sostituire quello fluorescente che contiene le fessure corrispondenti ai punti presenti e disposti in tante colonne della targhezza di mm. 25. Il chimogramma che si ottiene facendo cadere la cassetta radiografica, è rappresentato da tante grafiche dispos,te verticalmente l'una accanto all 'altra e corrispondenti ai settori cardio-vascolari prescelti con ]a disposizione delle fessure. Il metodo Cignolini permette l'analisi dei movimenti cardiovascolari: a) al centesimo di secondo, b) per molte pulsazioni, c) su pareochi punti. Il metodo di Stumpf ha avuto larga applicazione clinica e sperimentale. Lo Stumpf ha costruito una griglia opaca ai raggi X; con una serie di fessure orizzontali parallele equidistanti l'una dall'altra 12 mm., larghe 2 mm., attraverso le quali possono pa~sare le radiazioni. Questa griglia viene messa in movimento da un motorino a velocità regolabile; il movimento può avvenire verticale o laterale. Lo spostamento di questa lastra è necessariamente limitato e non può superare la distanza intercorrente fra una fessura e l'altra per evitare soprapposizioni di immagini. 3 -

Giornale di m t!didna militari! .


1170

METODI RADIOCHIMOCRAFICI

Il soggetto da esaminare viene posto fra la sorgente dei raggi e la griglia; addos,<;ata a questa, dal lato esterno è la pellicola sensibile. un comando unico assicura il sincronismo perfetto tra la messa in movimento della gri glia e l'emissione dei raggi e tra l'arresto della griglia e l'apertura del circuito. Con questo apparecchio due sono i movimenti che si possono ottenere: a) la caduta delle fessure, res.tando ferma la cassetta radiografica; b) la caduta della cassetta radiografica restando ferma la griglia. Con il primo sistema si ottiene la registrazione del movimento di rutto quanto l'organo, con il secondo invece si ha l'analisi dei vari movimenti successivi, dci ~j ngoli punti che all'inizio sono capitati in corrispondenza delle fessure. I radiochimogrammi ottenuti con il metodo di Stumpf, riproducono in generale la forma del cuore ed è facile riconoscere la posizioné dei suoi contorni in sistole e in diastole. In corrispondenza dei margini cardiaci sì notano degli unciru caratteristici che variano di forma e di ampiezza a seconda dei segmenti del cuore e della rapidità di spostamento sisto-diastolico. Così se lo spostamento è brusco la grafica sarà rappresentata da una linea pressochè orizzontale, se avviene con enorme lentezza, il movimento sarà rappresentato da una linea quasi verticale, se il movimento ha una velocità media si avrà una linea più o meno obliqua. Si distinguono (Sturnpf) 5 tipi di uncini: 1° - uncini con apice arrotondato e branche eguali, indice della eguaglianza dei due movimenti cardiaci; 2° - uncini con curve apicali asimmetriche, in cui le due branche di diversa lunghezza e con inclinazione diversa, dimostrano che i due movimenti si compiono con velocità varia; 3" - uncini con apice acuto, di cui una branca è orizzontale e l'altra più lunga. con direzione obliqua, dimostrano l 'inversione brusca del movimento; 4° - uncini con movimenti invertiti, propri dell'aorta e della polmonare; 5o - uncini doppi atriali, equivalenti a un solo periodo dei movtmenti ventricolari. Al metodo di Stumpt applicato allo studio del cuore sono state mosse delle critiche. Infatti esso sarebbe un metodo ideale se il profilo cardiaco fosse perpendicolare alle fessure e se i suoi movimenti avessero per ogni punto una direzione orizzontale; invece solo qualche segmento del cuore si trova 1n tali condizioni, mentre l'andamento generale della marginale è obliquo e curvo; per cui anche volendo ridurre i movimenti cardiaci alla distensione diastolica e alla contrazione sistolica, la direzione di questi m ovimenti è data da linee aventi grossolanamente la direzione dei raggi rispetto a una sfera (Cignolini Perona).


METODI RAOIOCHIMOGRAFICI.

II7I

E' logico quindi che le grafiche ottenute non siano del tutto corrispondenti alla realtà. Nonostante però queste critiche il metodo di Stumpf si è diffuso e si è dimostrato utile nello studio delle malattie cardiache per rilevare fra l'altro i disturbi di conduzione c di eccitabilità scgmentari, alterazioni o assenze regionali di pulsazioni come nella mediastino-pericarditc e per differenziare masse mediast1niche pulsanti o no. Nel nostro Istituto Serio ha portato un contributo clinico su questo ultimo argomento e Cola ha descritto un segno speciale della periechia. Il metodo di Stumpf sorto per lo studio del cuore, è stato successivamente applicato allo studio dei movimenti dei vari organi. Nel nostro Istituto è stato largamente applicato nello studio del torace e della fisiopatologia del pnx. per opera di Epifanio, Lo Monaco, Cola. Il radiochimogramma del torace si pratica disponendo la griglia con le fessure verticali: l'aspetto del radiochimogramma del torace è quello di un comune radiogramma attraversato da tante bande verticali e in cui le costole, i polmoni, il diaframma appaiono ondulati c variamente angolati. Queste immagini ondulate rappresentano il movimento respiratorio di determinate parti dell'apparato respiratorio, e sono diverse e opposte nelle costole e rispettivamente nel diaframma. I movimenti del parenchima polmonare si rilevano dalle ondulazioni della trama e da eventuali opacità patologiche. Il confronto fra le curve costali e polmonari di varie parti dello stesso emitorace o di parti simmetriche dei due emitoraci e rispettivamente di quelle diaframmatiche dà nell'insieme la vis.ione della cinematica delle v'arie parti del torace, facendo rilevare le differenze e le alterazioni che sfuggono invece ai comuni metodi scmeiotici e alla radioscopìa. Altre applicazioni del metodo di Stumpf si sono avute per lo studio dei movimenti delle pliche della mucosa gastrica nelle gastriti, della peristalsi gastro-intestinale, della peristalsi dell'apparato urinario durante la pielografia, dei movimenti d eli 'utero nel parto, etc., studi eseguiti da alcuni AA. che no~ hanno avuto però seguito. All'apparecchio di Stumpf sono state apportate delle modifiche da Delherm e da Torelli. Delherm allo scopo di poter avere delle curve cardiache di maggior .-:mpiezza, ha diminuito la brghezza delle fessure a ~ mm. e ha costruito 3 diverse griglie nelle qualj la distanza da una fessura all'altra è in una di 15 mm., nell'altra di 30, nella terza di 45· Lo spostamento della griglia viene effettuato con una velocità varia.Jile da 1' a 12'. Le curve radiochimogr afiche ottenute da Delherm c collaboratori sono m tutto simili ai tracciati della pressione endocardiaca e al tracciato car~ diografico in decubito lateraJe sinistro.


II72

METODI RADIOCHIMOGRAFICI

Torelli ha costruito un modello di chimografo esclusivamente per lo studio della meccanica polmonare: si differenzia dagli altri perchè la griglia è fissa mentre la pellicola che è mobile adopera diverse griglie che pur avendo tutte I mm. di fessura, variano nella larghezza delle lamine di

Fig. Radiochimogr~mma

1.

di cuore ottenuto col metodo di Stumpf.

piombo tra mm. 6, 15, 30, 6o: le più piccole servono per una viSione di insieme, le grandi per ottenere dei dettagli. I metodi di radiochimografìa descritti sono costituiti da griglie con fessure orizzontali. Abbiamo accennato alle critiche mosse al metodo di Stumpf, cioè all'inconveniente che la grigl ia orizzontale registra in modo fedele solo i movimenti paralleli alle fessure, mentre gli altri movimenti vengono falsati nella registrazione dato cile il cuore ha dei movimenti espanSJVl in tutti i sensi.


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METODI RADIOCHIMOGRAFICI

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Allo scopo di poter registrare questi movimenti espansiVJ sono stati ideati nuovi metodi di chimografia. Già lo stesso Stumpf nel 1931 aveva fatto il tentativo di costruire una griglia a fessure radiate, che non diede però i risultati desiderati. Solo recentemente da AA. americani è stato risolto il problema di una radinchimografia eccentrica. Morelh e Trouillier hanno descritto un metodo di radiochimografia concentrica.

Fig. 2. R:ul iochimogr~mn•a dell"app•rato rc,;Hratorio {pnx. ~-) ottenuto col metodo Stumpf.

Sarmento Barata ha costruito un chimografo diverso da quelli finora conosciuti: consta di un disco di alluminio di 18 cm. di raggio nel quale si trovano impiantati dei triangoli di piombo con il vertice al centro e la base alla periferia: ogni triangolo di piombo è separato dal vicino da una fessura di ~ mm. : in altri termini è una griglia circolare con una serie di fessure che divergono dal centro come i raggi di una ruota. Questa griglia circolare è sospesa nel centro a un asse, collegato con un motorino a movimento uniforme. Il movimento della griglia avviene contemporaneamente all'emissione dei raggi X. Come negli altri sistemi si può tenere fissa la griglia e far ruotare invece la cassetta radiografica. Lo spostamento della griglia o delia cassetta è necessariamente limitato e non· può superare la


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METODI RADIOCH IMOGRAFICI

distanza intercorrente fra una fessura e l'altra. L'A. chiama questo metodo « radiochimografia eccentrica ». In particolari condizioni dì studio è utile poter avere degli uncini allungati. Barata eseguendo una radioscopia allo scopo di accertare l'orientamento del movimento della regione che si vuole studiare pone la griglia in modo che le fessure prendano una direzione parallela al detto movimento. In questo modo gli uncini riproducono fedelmente il movimento e risultano ben lunghj: a questo sistema il Barata dà il nome di « radiochimografia di settore >> . Il m etodo Barata si è dimostrato molto utile in cliillca per studiare i vizi valvolari, l'ipertensione e specialmente l'infarto del miocardio; in questo caso si possono avere due eventualità: la parete cardiaca del territorio dell 'infarto, subisce una trasformazione scierosa e si ha quindi immobilità radiochimografica: la parete cardiaca molto debole costituita da un tessuto fibroso poco denso, cede all'impulso dell'onda sanguigna, in modo che al momento della retrazione sistolica della parete viene proiettato in fuori. Questo fenomeno nel radiochimogramma si traduce con l'inversione d egl i uncm1. Il metodo della radiochimografia eccentrica rappresenta un notevol e progresso nella tecnica della registrazione grafica dei complessi movimenti del cuore. Dalla descrizione dei metodi radiochimografici è facile comprendere l'importanza di questo nuovo metodo di indagine in clinica. Ne fanno fede i numerosi contributi apportati dalla radiochimografla per la conoscenza e la risoluzione di vari problemi di fisiopatologia d egli apparati cardiovascolare e respiratorio. RtASSIIJNTO. L 'A. passa in rasseg-na i va ri metodi di radiochimografia e ne descrive la tecnica di applicazione, le indicazioni cliniche e i risultati ottenuti.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CHIRURGIA GENERALE A. M ...cuuw. -

La trasfusione di sangue nella guerra moderna. (Dal Volume del

Decennale dell'A. V. I. S., 1939· XVII). ·Uno dei più importanti problemi di attualità nel campo dell'assistenz.a ai feriù in guerra è, senza dubbio, oggi, quello della tr:Jsfusione di sangue. La guerra, rappresent:l inf:mi quel camro d'impiego, in cui la trasfusione di sangue può rendere i più utili eù immediati bendìci, non solo dal punto di vista d'ordine militare, cioè del recupero degli efkttivi, quanto da quello d'ordine tecnico e per esso umanitario. Con l'aumento delle aniglierie e con il perfezionamento di queste armi, dato il loro largo impiego, specie nelle guerre di quest'ultimo trcntcnnio, le f<:rite vasali sono andate sempre più aumentando. La cifra più alta dei morti sul campo è r:1ppresentata d:1 ferite vasali con emorragia immediata e consecutiva anemia ac ut:J. E, per quanto non si possa essere precisi nello srahilire il numero (kgli emorragici morti su l campo di battaglia, tuttavia la maggior parte degli AA. concordano nell'amme ttere che la percentuale nella ultima guerra europea è stata del 40 % al 50 '}:.,, Nelle guerre passa te la trasfusione di sangue non ha avuto quel largo impiego che certamente avrà nelle guerre future, daù i progressi fatti in questo campo. Tuttavia ncllt' due più recenti guerre itaio- abissina ed antibolscevica di Spagna è srato fatto un notevole progresso e specialmente sui fronti di Spngna, dove se ne è fano lnrghissimo impiego. sia da pnrte dei rossi che dei naz.io.. nali. Si è potuto però riJc,·are che il ,·alore della trasfusione d i sangue in guerra risiede essenzialmente nella possibilità di potcrla praticare utilmente e tempestivamente nelle formazioni sanitarie chirurgiche le più avanz:Jtc, 13 dove effettivamente i feriti anemizzati di prima urgenza possono trovare molte volte la salvezza della loro vita. Per quanto riguarda le sue principali ir.Jicazioni la trasfusione di sangue trova in guerra il suo più largo impiego cd in misura di gran lunga superiore a quello della pratica civile. Difatti essa non è riservata ai soli casi di anemia acuta pose-traumatica, per lesioni dei vasi o di organi a grande contenuto sanguigno, ma anche :1 quei feriti, numcrosissimi, che sono colpiti da shock traumatico sia immediato, di origine nervosa, che di quello dipendente da!Va tossiemia traumatica che si manifesta dopo un breve tempo dal trauma e che produce nd ferito stesso una forte caduta della pressione arteriosa, insieme con tutti gli altri disturbi consecutivi a squilibri vasomotori. Inolrrc, nessun altro mezzo può avere maggiore efficacia quanto la trasfusione di sangue, sia come mezzo di soccorso immediato, sia come risorsa preoperatoria e postoperatoria per aumentare la resistenza organica in un operando, già in preda ad uno shock traumatico, e cioè con perturbamenti vasomotori che divent:lno più accentuati e più gravi dopo il trauma operativo dell'intervento chirurgico, il quale porta conseguentemente ad un nuovo abbassamento della pressione sanguigna. A questa categoria di feriti gravi, e come tali considerati, dal punto di vista dell 'assistenza chirurgica, feriti di primissima urgenza, a parte g li emorragici puri, cui è già stato ::ccennato, appartengono i cavitari tra i quali in prima linea figurano gli addominali ed i toracici 1 specie quando, oltre alle lesioni degli organi cavitari, si accompagna una emorragia interna. In alcuni feriti toraco-polmonari, allorquando il proiettile ferisce il polmone ve.rso l'ilo, l'emotorace è cospicuo. Lo stesso vale per le ferite addominali con lesioni dei vasi dell'intestino. A parte tali indicazioni, eh.:: si possono chiamare di prima urgenza, la trasfusione di sangue è anche indicata,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

i n guerra, in quei feriti affetti da affezioni chirurgiche acute generali, specie nelle infezioni gangrenoso- gassose od edemo- gassose prodotte da anaerobi, nonchè nelle affezioni ad andamento subacuto o cronico (osteomieliti). Ma in guerra, oltre ai feriti d'arma da fuoco, possono giovarsi della trasfusione di sangue i colpiti da scottature per l'azione dei lanciafiamme ed il gran numero di ammalati di forme mediche, non escluse quelle infettive, in cui la trasfusione di sangue rappresenta un mezzo indispensabile per correggere sopratutto gli stati anemici secondari a forme morbose sia acute che cron.iche_ Da quanto precede l'A. ritiene che risulti abbastanza chiaramente dimostrata la necessità di un più vasto impiego della trasfusione di sangue in guerra. Tutti gli eserciti se ne sono preoccupati, in questi ultimi tempi: nel nostro, fin dal 1934, il servizio tra~fusionale in guerra è stato organizzato in tutti i suoi particolari d'impiego nelle varie contingenze belliche, in ·modo che, a seconda del bisogno, gruppi di donatori, costituì ti presso le Sezioni di Sanità, possano essere messi a disposizione delle formazioni sanitarie. In linea di massima però in tutti gli eserciti, fino a poco tempo fa, l'orientamento circa il metodo di trasfusione è stato per quello diretto, con sangue puro fresco. Il punto. se mai, in discussione, è stato quello della possibilità o meno di fare la trasfusione, oltre che nelle formazioni chirurgiche avanzate, anche nei posti di medicazione reggi menta l i o di battaglione per soccorrere gli emorragici ed i gassati. La trasfusione con sangue conservato era ritenuta poco adatta per le difficoltà della stabilizzazione del sangue co n sostanze che non recassero disturbi al ricettore e che nello stesso tempo non modificassero od alterassero la composizione del sangue da trasfondere. Ma a risolvere in buona parte anche questo problema è oggi in marcia tutto il materiale nuovo di osservazioni e di studi fatti sulla trasfusione di sangue conservato. Nella grande guerra europea fu usato principalmente il sangue c.itratato, benchè, come si è detto, il numero delle tra. sfusioni sia stato molto limitato. Nella recente guerra di Spagna, invece, si è fatto largo uso di sangue conservato e con risultati molto buoni. Tra le sostanze anticoagulanti è stata data la preferenza al citrato di sodio con o senza glucosio (Jorda), al liquido L.H.T. degli AA. russi (De Blasio) ed al T ransfusol di Pieroni e Forti che si è dimostrato, fra gli altri, un ottimo anticoagulante e, dal punto di vista pratico, un metodo d i facile impiego in guerra (Sokolowski). Nei vari settori della Spagna nazionale sono stati trasfusi, secondo De Blasio, lino all'ottobre r937, più di 1500 litri di sangue conservato. Ultimamente il Corelli ha trovato un nuovo anticoagulante a base di iposolfiti (Novo. trans) che rende ancora più facile e più pratica la trasfusione con sangue conservato. Senza voler entrare dettagliatamente in merito all'organizzazione della trasfusione di sangue in guerra ci limitiamo solamente a far rilevare che, con l'uso del sangue conservato, il probleJ?a dei datori viene così ad essere in gran parte facilitato, perchè n on è necessario ricorrere solo ai militari dell'esercito operante in prima linea, ma anche a quelli delle retrovie e della zona territoriale nonchè alle stesse donne le quali possono offrire il loro sangue per i combattenti. D 'altra parte il lavoro di selezione dei datori esclusivamente del gruppo O viene ad essere molto più facilitato nelle retrovie e n elle 7one territoriali che nella prima linea. Da un punto di vista tattico-logistico all'entrata in guerra dell'esercito operante è sul metodo diretto con sangue puro che bisogna fare, pensa l'A., in un pdmo momento ~icuro affidamento, poichè già esiste un'organizzazione, prestabilita in tempo di pace. di datori scelti. Ma a guerra già in pieno sviluppo e dopo i primi giorni di assestamento dci rcpnrti, di fro nte al gran numero di feriti colpiti da emorragie, da shock, da ~as tOssici, che hanno bisogno di un soccorso immediato; e di fronte a tutti gli altri feriti con in fezio ni chirurgiche insieme con le varie forme mediche che possono giovarsi dell a trasfusione sanguigna, non è più solamente questione di qualità, ma anche di quantità di sangue da tr:Jsfondere. E' perciò n:lturale che, con l'impiego della trasfusione di sangue conservato. si potrà sopperire in larg:~ misura al grande fabbisogno di sangue facendo


RIVISTA L>F.LLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRANII:.RA

ric\)rS() non solo ai datori delle formazioni s.1nitarie, ma anche alle grandi riserve di sangue che si possono costituire nei centri della zona di operazione in collegamento con quelli già esistenti nel territorio nazionale. GALLETTO.

LIOTIER. -

L'anestesia detta degli splancnid in alcune affezioni addominali. (•• Revue

de Chirurgie ))' giugno 1939). L'A. ha dedicato il lavoro all'azione dell'anestesia detta degli splancnici su alcuni sintomi acuti addominali, per trarne induzioni diagnostiche differenziali, utili per l'indirizzo terapeutico da seguire. E ' noto come cclialgie acute funzionali talora si sovrappongono alle affezioni addominali con un corteo drammatico di sintomi çhc possono condurre a diagnosi errate e portare persino a laparatomie binnchc inutili. Ne consegue che il blocco anestetico della regione celiaca dovrebbe eliminare le reazioni ingannevoli dei centri ncrvos.i nddominah e ricondurre alla primitiva purezza di sintomatologia l'affezione che realmente è in causa. Si distinguerebbero così i sintomi da imputare alla reazione celiaca e quelli da attribuire all'affezione organica. Tra questi il più importante è la contrattura muscol:lre. L'anestesia detta degli splancnici è ottenuta con l'infiltrazione della regione celiaca, sia per via anteriore mediana, dopo laparatomia, che per via transcutanea posteriore laterovertebrale. Si agisce con essa sullo stomaco, il tratto duodeno- digiunale, e l'intestino tenue ed iJ colon destro per inibizione del plesso mesenterico superiore, sul colon sinistro per la diffusione del liquido al plesso mesenterico inferiore, le vie biliari, il p ancreas e le ghiandole surrenali per inibizione del plesso surrenale, sul rene e sulle vie urinarie alte per inibizione dei nervi del peduncolo renale. L'A. preferisce la via posteriore latero-vertcbrale con la seguente tecnica. Un ago lungo 12 cm. s'infigge a tre dita all'esterno deiJe apofisi spinose ;_; livello del bordo inferiore della 12" costola in direzione obliqua verso il corpo della 12• vertebra dorsale o della t• lombare che s'incontra a 7 od 8 cm. di profondità. Si fa allora proseguire l'ago in avanti senza perdere il contatto colla superficie ossea fìnch è si ha l'impressione che la vertebra si allontani. Si è così nello spazio cellu!are celiaco c si può procedere lentamente all'iniezione del liquido anestetico (l'A. adopern 20-40 eme. di sincaina). In 6o iniezioni eseguite dall'A., solo una volta per errore l'ago è penetrato in un foro di coniugazione ed un'altra volta è insorto un forte delirio sincainico. Questo tipo di anestesia, secondo le osservazioni dciJ'A., diminuisce la tensione arteriosa, ripristina od aumenta la secrezione urinaria nelle urine o nelle oligurie riflesse da calcolosi renale o da sindromi addominali acute, sopprime il dolore, arresta i vomiti di origine riflessa, ristabilisce la circola:zione fecale nelle occlusioni intestinali funzionali, risolve le contratture addominali di origine riflessa. L'abbassamento della tensione arteriosa aYviene dopo pochi minuti a indicare la riuscita del blocco anestetico. Esso mentre è considerevole negli ipertesi e nelle coliche saturnine, è leggero negli ipotesi e nei normali. Per quanto riguarda il dolore, l'anestesia agisce maggiormente sui dolori riflessi e su quellj spasmodici da coliche nefritichc, epatiche, intestinali e saturnine; meno su quelli di origine infiammatoria. Nelle coliche da calcoli, oltre alla cessazione del dolore, si può anche osservare la progressione e persino la eliminazione dei calcoli. E' da notare che l'infiltrazione celiaca va adoperata solo dopo avere escluso i casi d'urgenza chirurgica, giacchè altrimenti s'incorrerebbe nel pericolo di ingannarsi sul reale bisogno di intervento, per l'assenza della sindrome dolorosa. In quanto all'azione sull'arresto della circolazione intestinale, essa conduce senz'altro ad una diagnosi differenziale tra ocdusione meccanica ed occlusione funzionale, giacchè solo nel caso di un ileo funzionale si ottiene- il ripristino della circolazione intestinale.


RJVJ~TA

UI·.LLA STAMPA MEDICA ITAUA)';A E STRANIERA

Non meno importami sono i risultati che si ottengono nei riguardi della contrat:tura muscolare. Questa scompare solo quando è dì origine riflessa, mc::nrre a livello dell'affezione organica iniziale persiste invariata, sìcchè in tal maniera è possibile non ~olo definire la natura della contrattura, ma localizzare persino il focolaio dell'.aHezione organica iniziale. La modificazione della contrattura avviene dopo 15' dall'~nic::zione, tempo di attesa minimo per prendere una decisione per quanto riguarda anche un inten·ento di urgenza. L'A. conclude che nell'interpretazione dell'nione dell'anestesia detta degli splan cnici bisogna sempre essere guic.bti dal buon senso e dalle conoscenze cliniche e che questa anestesia potrà in avvenire essere un mezzo di diagnostica e di cura molto importante. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA CuAROABAsst L. - Gli esiti dei piccoli ripetuti traumi dd pollice. (cc Rassegua di raòiologin pratica », png. 291, fase. 5, uscito nel luglio 1939- XVII). Partendo dnJ concetto che molte delle così dett•e piccole malformazioni a carico delle mani sono l'effetto di lesioni prodotte da traumi lie,·i, ma ripetuti, l'A, prende in con· siderazione l'aspetto radiografico della base della prima f~1lange del pollice, sia perch~ più esposto ai traumi, sia perchè ha un'importanza preponderante nella esecuzione di qunlsiasi lavoro manuale. Nell'esame di mille radiogrammi di pollici, eseguiti nell'Istituto Radiologico JcJ. I'Osped::tll'! <<A . Mussolini » di Bologna, per l'I. N. F. A. l. L., l'A. ha osservato in 52 di essi, cioè nel 5,2 "(, dei casi considerati, una modificazione dell'aspetto della base ddb prima falange del pollice. T:~lc modifìc::tzione è caratterizzata o dalla presenza dì una piccola p:1rticelb ossea in ,·ìcinanza di uno degli angoli smussi della base dclb prima bbnge, al suo lato dorsale, o dalla sostitu7.Ìone della smussntura con una protu· heran7.:1 ad un lato della base. abbracciante quasi la testa del corrispondente metacarpo. o d:~lb presenza di piccoli difetti di sostanza ossea a carico degli angoli smussi <.Iella h:1se della falange det~a. Queste tre dismorfosi si trovano spesso :~ssociate, e stanno a rappresentare come 1:1nte forme di passaf!glO tra l' una c l':1ltra; si rono riscontrate solo in lavoratori che si presenta,·ano al radiologo, denunziando dci traumi al pollice. Di ciascuno di questi tre tipi di alterazione viene discuss.1 la possibile interpretazione morfologic:J p:nogenet ica. Le particelle a struttura ossea \'engono interpretate come distacchi p:~rccllari post·traumatici, nel ~e nso non di un rapporto immediato con l'ultimo tr:mma, ma di un loro r:tpporro con i numerosi piccoli traumi precedenti passati ioosscn·ati. p<.:rchè <<insignificanti cd abituali». Lo sperone che sostituisce l'ordinaria smus~;Jtura :JIIa bnse della prima bbnge del pollice, così da darle l'aspetto di « ttst:t di fungo », viene pure considerato di origine traumatica, come dovuto cioè alla proliferazionc, in seguito a stimoli incontrolbbili, di distacchi ossei parcellari rimasti inclusi in uno dci legamenti bterali, quindi plasmatisi in modo da assumere la forma e la diro.ionc di s,·iluppo della capsula articolare, ed infine sald:ltisi con la base falangea. l piccol i difetti di sostanza ossea in corrispondenza degli angoli della base della falange. sono riportati a dist;~cchi parccllari da traumi aprarentemcnte insignificanti e ripetuù, ('On successivo riassorbimento del contenuto c~1lc:m:o del pczzetto d'osso distaccatosi. L'A. termina l'intcn:ssantc notJ accennando ai così detti pollici rudimentali soprannumcran, cioè a particolari speroni ossei in corrispondenza del primo metacarpo, che


RI VISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAN A E STRANIERA

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,·::~nno interpret::~ti.

non come malform:Jzionc.: conge nita. ma come l'effetto di un:~ frat· tura parcellare del metacarpo. con distacco di piccola sc hcggi;~ ossea. che poi, in vece di riassorbirsi, è aumentata di volume, e si è s:~ld:Jta con la mctnfisi mctaorpalc. Conclude affermando che spesso la sig la «deformità congenita )), è etichetta di m alformazione di origine tr;~umarica. Intercalate nel testo, sono nume rose, nitide e imcrcss:mti figure. SALSA NO .

OFTALMOLOGIA

La determinazione della refrazione oculare col metodo della schiascopia. ( Editori:lle Aeron:Jutic:~, Roma, ' 939 -XVII).

G. CouJANNI, maggiore medico. -

Gli uffìci:Jii medici iraliuni hanno :lVuto sempre un pJrticobre vivo culto per lo s tudio della diottrica oculare; tra essi vi sono ~t:~ti in ogni tempo v:Jienri diotrristi (Bo.. nalumi, Quinzuo, Trombctta, ccc.), anche quando in Ital ia questa branca dcll'oculistica era piuttosto trascurata. Branca pertanto im1~ort:mte. anzi nece ssaria per i medici milit ari, ai quali incomhe di saper rilevare b misura di un vizio di refrnionc. per l'equa soluzione di molteplici quesiti di medicina leg:tle militare. Essi perciò devono essere g1 ati ::ti rn:~p-gicre prof. Cc l:lj:mni per questo opusc-olo che li mette in grado di :~dde­ strarsi agevolmente a tale misura. Del contributo da me apportato alla schiascopia il Colajanni fa cenno in un:l lung::~ nota di questo suo l::n·oro. Mi permetto ri cord:1 re in proposito che fium i d'inchiostro vennero versati per risoh-erc due importanti quesiti per la pratica della schiascopia: la d istanza più adatt:J da mantrncre tr:J il medico cd il soggcuo in esame; il modo più conveniente per 1:~ notnzione della refrazione ossia del numero di diottrie per ciascun <:!>ame. Quesiti che rimasero insoluti, continu:~ndo ciascun A. a mantenere la sua posi7.ione. lo mi sono studiato di mettere a punto i due quesiti c ne ho dedotto una variante a l metodo, che lo rende il più possibile preciso, essendo basata sopra principi dell'esattezza Jei quali ho dato una dimostrnione che può dirsi matem:~tica. l giovani ufficiali medici specialmente potranno rr:~r pmfìtto di questo opuscolo, scritto per essi, che oltre ad esporre il metodo nei suoi particolari in modo chiaro e semplice, pone loro souocchio in m aniera schtmatica i vnrì casi che si possono presentare a chi lo mette in atto e che offre insommn una g uidn utiie e pra tica. CALE:-<I)()LI.

TOSSICOLOGIA DI GUERRA CoT., generale medico. La protezione antigas dei bambini nella prima infanzia (dal volume « La protection contre Ics g:~s de combat >> di Tanon et Cot, Paris, 1939). L'A. si propone di bre il punto su t:lle questione, la cu i im portanz:~ è messa in rilievo dalle continue ed ansiose richieste provenienti da capi di famiglia e da giovani m adri. Il problema si presenta a priori :~ssai delicato e di soluzione difficile, come risulta anche dal fatt(} significativo che la lettcratur:t, che ogni giorno si fa più :1bbondante in materia di protezione contro il pericolo rtero ·chimico, è muta su questo argomento s1a i n Francia che all'estero. Altra prova è costituita dalla penuria delle realizzazioni finora effettuate in tale campo. Le difficoltà di rc:~lizzazione provengono:


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

1 ° - dalla necessità di ricorrere ad apparecchi basati :su principi diversi da quelli della m:-aschera; 2° • d:-alla necessita di ottenere le condizioni minime di confortevolezz.a indispensabili per il bambino, in un app:-arecchio facilmente trasportabile e di prezzo non eccessivo. Tutti i competenti sono concordi nell'ammettere che l'età più bassa in cui è pos~ibilc che un bambino sopporti la maschera per un tempo sufficiente lungo (: di 4-3 ann·i, e ciò sempre, beninteso, solo in seguito ad un allenamento progressivo e ben condotto. Nei fanciulli di età inferiore, l'uso corretto e prolungato della maschera urta contro difficoltà insormontabili; se si vuole insistere nell'imporre questo mezzo di protezione si rischia di provocare da p:-arte del bambino reazioni violente di collera e di lacrime, accompagnate da cianosi, scialorrea e talora vomito. Perciò la maschera è asso-

lutamente controindicata. Nè migliori risultati ha dato l'impiego di speciali cappucci provvisti di finestra visi\'a, che si sono dimostrati capaci di produrre fenomeni di asfissia, o per occlusione accidentale delle valvole, in seguito a scialorrea e vomito, o per l'eccessivo spazio morto di cui sono provvisti. Secondo l'A., la soluzione del problema si deve trovare nella applicazione dei principi attualmente adottati in materia di difesa collettiva; bisogna cioè ricorrere ad una specie di ricovero in miniatura, trasportabile e stagno. Il generale Cot esclude la possibilità di utilizzare questo tipo di ricovero come un ambiente confinato e ciò per la difficoltà di ottenere e di mantenere l'ermeticità delle pareti, a causa della depressione che si forma nell'interno e che clovrebbe esser compensata da un eccesso di ossigeno. Ànche la depurazione e il condizionamento dell'aria sono difficili ad ottenere in queste condizioni. L'ambiente in soprap~ressione è quello che offre il massimo di sicurezza. Esso può essere ottenuto mediante alimentazione con aria. compressa, o con aspirazione e riflusso d'aria filtrata, ovvero combinando fra loro questi due metodi. L'alimentazione con aria compressa sembra difficile da :applicare al caso del ricovero portatile, per le caratteristiche di ingombro e di peso che dovrebbe possedere la bombola, le quali unite a quelle del bambino e dell'involucro renderebbero questo intrasportabile, oltrechè di costo proibitivo. La soprapressione ottenuta mediante alimentazione con aria filtrata è la più fatiie cd economica a realizzare. A questo scopo conviene fare uso di dispo$itivi molto semplici, come ventilatori, soffietti o pompe a mano. Molto interessante è l'applicazione a questi dispositivi del principio degli iniettori a fluido compresso (aria, ossigeno, azoto). che richiamano una grande quantità di aria ambiente c.he, previa filtrazione, 1·icnc immessa sotto pressione nel piccoEo ricovero portabile. L'A. non è, invece, favorevole al sistema di inserire il ricO\·ero- culla nel circlilito respiratorio di un adulto, percbè un simile apparecchio non funziona in compressione ma in depressione, ciò che costituisce un pericolo di fronte alle note difficoltà di otte· nere un ricovero a pareti assolutamente ermetiche. Per garantire all'aria a disposizione del bambino le condizioni indispens.1bili di confortabili d , l'A. fissa, in seguito a calcoli e ad esperienze personali, un flusso cost:~nte, da immettere nel ricovero portati le, di 20 litri al minuto. Secondo i capitolati tecnici pubblicnti in Francia nel marzo 1938 per tali apparecchi di protezione, dopo un'ora di funziooJmento l'aria in essi contenuta deve possedere un tasso di ossigeno non inferiore al 19 °{, e uno di CO: non superiore ad 1,5 o/... Sulla base di questi valori è stato indttto un concorso fra Ditte costruttrici, e sembra che siano stati realizzati alcuni m~ ddli ùi appnrccchio ben rispondenti allo scopo. e che risultano approvati dall'apposita Commissione ministeri nle.


RIVISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALIANA F. STRANIERA

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FARMACOLOGIA M. Pmz. -

Sopra una nuova reazione specifica dell'acido nitrico e dd suoi sali.

(Jour. Pharm. Chim., XXIX, p:.~g. 460, 1939).

Molte sono le reazioni di identificazione dell'acido nitrico e dei suoi sali: la maggior parte di esse sono reazioni colorate ma in generale. anche se di grande sensibilità, esse sono disgraziatamente poco specifiche, in quanto che altri ossidanti, come i nitriti, i clorati, gli ipocloriti, gli stessi sali ferrici c l'acqua ossigenata, dànno reazioni analoghe. Basandosi su una reazione di J;~nowski (formazione di una intensa colorazione violetta per condensazione del m-dinitrobenzene con acetone in :nezzo alcalino) l'A. indica d u e reazioni, che possono considerarsi come una sola e che, a primi, devono essere specifiche dell'ione nitrico perchè basate sopra la formazione d'un derivato nitrico e non sopra un'azione ossidante: tanto più che gli altri composti ossidanti non hanno alcuna azione sui reattivi usati. La prima reazione è la seguente: in mezzo solforico concentrato l'acido nitrico trasforma, a caldo, il benzene in meta- dinitro - benzene. Questo, condensato con acetone i n presenza di un eccesso di soda dà una colorazione violetta, intensissima. Il modo d i operare è molto semplice e rapido e la reazione si eseguisce sulla sostanza solida, evaporando' a secco su bagno maria se la sostanza da analizzare è in soluzione. La reaz ione è assai sensibile e specifica per l'acido nitrico ed i suoi saJi poichè con altri reattivi o non si ottiene colorazione o la colorazione è nettamente diversa. La seconda reazione indicata dall'A. non è che una leggera modificazione della prima: in questa si usa infatti il nitrobenzene invece del benzene ottenendo una maggior semplicità di procedimento, una più netta specificità ed una sensibilità più rilevante. In m ezzo solforico concentrato l'acido nitrico trasforma, a freddo, il nitrobenzene in metad initrobenzene. Q uesto, per condensazione con acetone in presenza di eccesso di soda, dà una colorazione violetta molto intensa. La tecnica della reazione è più semplice e r apida della precedente poichè si opera a freddo e si può eseguire direttamenre sulla sostanza da analizzare anche se questa è in soluzione; 1::~ colorazione ottenuta in questo <·aso è intensa e bellissima ugualmente: viene soltanto leggermente diminuita la sensibilità della prova. La reazione è specifica dell'acido nitrico e dei suoi sali poichè tutti gli altri compo~ti saggiati dall' A. lasciano l'acetone, dopo il trattamento con soda, incoloro o appena tinto in giallo. L1. sensibilità della reazione è molto grande : si può infatti riconoscere, per formazione di una colorazione rosa molto netta, la presenza di I/ IOo di milligrammo d i nitrato di potassio. La reazione indicata, che è stata :>pplicata con successo alla ricerca dell'anione N0 3 in varie soluzioni contenenti acido nitrico e nitrati. nelle acque, in ricerche bromatologiche ecc. si presenta come una reazione da preferire a tutte le altre attualmente in uso, ed è facilmente prevedibile che troverà ben presto larghissima appl icazione in tutti laboratori.

CHIMICA AuTENRIETH RoJAHN. -

Quantitative Chcmische .Analyse (.Analisi chimica quantitativa·)

VI edizione. Teodoro Steinkopff. Dresda, 1939 (per cura del prof. dott. O. Kellcr dell'Università di Iena). Un volume rilegato in tela di pagg. 256 con 14 figure. In questo manuale di analisi in modo succinto, ma chiaro cd esatto, sono trattati i principali metod i di determinazioni quantitative.


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Rl\' l$TA Of.LLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

E' diviso in dicci capitoli. Il primo tratta le generalità dell'analisi quantitativa, porta un elenco dei principali attrezzi d1 laboratorio e descrive brevemente talune manipolazioni. li secondo capitolo si occupa delle determinazioni quantitative dei metalli ed è diviso 10 gruppi analoghi a quelli dell'analisi qualitativa. n terzo capitolo riguarda le determinazioni dei principali acidi (anioni) ed è diviso in 4 gruppi; il primo comprende gli acidi degli alogeni e l'acido cianidrico, il secondo gli acidi deri,·ati dallo zolfo, il terzo gli acidi nitrico, fosforico, arsenico, arsenioso e borico ed il quarto l'acido carbonico ed il silicico. li quarto capitolo riguarda molte separazioni analitiche di metalli e quelle deg li alogeni. Il quinto capitolo tratta dell'analisi dei minerali e porta in appendice taluni reagenti organici ed il loro uso come mezzi di precipitazione. Il sesto capitolo verte sull'analisi volumetrica. Si fa cenno degli indicatori, ddb preparazione delle soluzioni titolare ed è diviso in 4 gruppi : alcalimetria ed acidimetria, ossidimetria, iodometria, metodi di precipitazione. Sono altresì trattate le applicazioni dell'analisi volumetrica a molti prodotti farmaceutici ed all'analisi dei balsami e dei grassi. Per gli olii sono riportate anche varie reazioni qualitative. Il settimo c:1pitolo si occupa dell'analisi chimica dell'acqua e l'ottavo di numerose determinazioni colorimetriche. Il nono capitolo accenna appena alle determinazioni refrattometriche, mentre il decimo un po' più estesamente s'intrattiene su quelle elettrolitiche. Rispetto all'edizione precedente il testo è accresciuto di diversi recenti procedimenti e presenta il merito di trattare, sebbene brevemente, tutti i metodi che rientrano ndb comune prarica di laboratorio. Costituisce quindi una buona guida per i chimici e per i farmacisti, che si occupano di determinazioni quantitative. R. CORRI\1)1 •

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGL l OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanitl milita r e nel novembre 1939-lCVII I)

ANZIO .(Ca_mpo san. cii m. militare) • Maggiore medico MARIO PusTINA: Servizio chi-

rurgrco 111 guerra. • Capitano chimico farmacista GwsEJ>PE PoRTELLI: Man11a e mannite. • Tenenrc medico MARIO ScARPIT'It: Il pneumotorace extrapleurico. • Tenente medico ine. grado capitano GREGORIO STELO: Le forme ematogene della tubercolosi e itrfluenza su di esse del clima marino. L'O., dopo aver classificaw, secondo le più recenti vedure, le varie forme ematogene della t. b. c. polmonare, illustra clinic:lmentL e radiologicamente numerosi casi curati in Sanatorio, riferentisi a forme miliariche poimonari wb-acurc, fredde, micronodulari, nodulari, macronodulari diffuse, attive od inatti\'e, complic:lte, o non, da lesioni cavitarie. Esse furono curate principalmente con terapia sar.atoriale integrale, eccettuate le forme cavitarie, in cui si rese spesso necessario il pneumotorace od altri interventi attivi. I risultati sono stati generalmente buoni cd alle volte ottimi, avendo essi fatto constatare la scomparsa rad iog rafica dci noduli polmonari. Pertanto l'O. ritiene che l'influen7.a del clima marino, salvo controindicazioni da distonie neuro- vegetati ve dell'apparato digerente, o di complicanze laringee, sia particolarmente:: favorevole: in tali furrnt:.

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BARI • Maggiore medico OtNo FROSJNI : Tularemia e melioidosi. L'O. fa ùn cenno sulla specificità delle due entità morhose estremamente mortali, sim ile-pestosa l'una e simile-mor\'OSa l'altra, che, da poco conosciute, sembra incomincino a far capolino in Europa dalle loro pmrie di origine che sono l'America e l'Oriente. Di ciascuna malattia descri ve l'agente eziologico, ormai bene conosciuto c definito; fa cenno alla storia, alla distribuzione geografica, alla epidemiologia, rilevando la necessità della lona contro i ratti e contro alcuni insetti ematofagi ,·ettori. Ne precisa la diagnosi batteriologica, il modo di tras~issione dall'animale all'uomo e ne descrive le varie forme cliniche con cenno alla prognosi, alia cura ed alla profilassi.

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LIVORNO • Sottotcnente medico ANCELO LuciANI: Le aritmie del cuore con particofa,·e riguardo ai segni elettrocardiografici.

+ Sottotenente medico V INCENzo R1cc1: Osso tibia/e estemo o- frattura dello scafoide? L 'O. parla dell'anatomia delle ossa soprannumerarie del tarso c del contributo che l a radiologia ha portato in questo campo.


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COI"FERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Riferisce un caso clinico in cui esisteva associazione di os tibia/e externum con frattura dell'apofisi posteriore dell'astragalo. Discute la diagnosi differenziale fra os tibiale externum e frattura dello scafoìde, fra os trigorJUm e frattura di Shepherd. Mette in evidenza l'importanza di questa diagnosi differenziale dal punto d i vista medico -legale. Infine parla delle algìe e delle malattie proprie dell'os tibia/e externum e delle alterazioni patologiche che si possono avere per la sola presenza di quest'osso. Termina il suo dire facendo un accenno alla terapia da seguirsi in questi casi.

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NOVARA + Tenente medico CESARE CHIAROTTI: Importanza dd diversi corpi di Corynebacterium dyphteriae nella diffusione della difterite. Riferendosi ad un caso di difterite verificatosi in un soldato del 68" Reggimento Fanteria l'O. espone i provvedimenti profìlattici adottati. Trattandosi della ricerca dei portatori, descrive brevemente le caratteristiche morfologiche, tintoriali, culturali e biologiche del Coryncbacterium dyphteriae e delle su e modificazioni più frequenti ad osservarsi. Espone poi i provvedimenti profilattici da adottarsi nei riguardi di ciascun por-tatOf"e, m rapporto alle caratteristiche del ceppo isolato.

+ T enente colonnello medico (colonnello) ANTONINO PANAG I A: Il fenomeno di ostacolo del Donaggio c la reazio-ne Zambrini nellfl pratica medica. L'O. riferisce i risultati delle esperienze da lui praticate in diversi gruppi di soggetti allo scopo di accertar~ il valore (principalmente comparativo, dati i molti pun t i di affinità esistenti tra le due prove) del fenomeno di ostacolo di Donaggio e della reazione Zambrini nella pratica medica. Egli tralascia quanto può avere attinen za con l'importanza del F. d. O. nella diagnosi di epilessia, rimandando ad altra trattazione tale argomento. Dopo avere diviso in cinque gruppi le esperienze praticate, a seconda dello scopo specifico parziale che esse hanno, e dopo aver discusso i risultati singoli e più importanti, trae dalle esperienze stesse le seguenti conclusioni: 1° - Tanto quello del F. d. O., quanto quello della R. Z., sono due metodi di indagine i quali, in linea di massima, rispondono bene allo scopo per cui vengono consigliati, a prescindere, per il F . d. 0 ., dal suo valore nella diagnosi di epilessia. S' intende che, dal punto di vista pratico, a tutte e due le reazioni altro valore non si può dare che q_uello di tutti gli esami di laboratorio in genere, i quali possono essere di aiuto all'esame clinico, ma non possono e non debbono mai sostituirle. 2° - Nei casi tutti in cui venne ricercato il F . d. O . contemporaneamente alla R. z. si riscontrò quasi sempre un parallelismo nei valori delle due reazioni, le quali con le loro curve colorimetriche seguirono in genere fedelmente il decorso clinico delle malattie: fatto, questo, più specialmente evidente in caso di malattie tossi-infettive. Da notare, però, che mentre la segnalazione dello stato morboso (ornita dal F . d. O. avvenne in genere:: contemporaneamente alle manifestazioni indubbie della malattia ed in pieno sviluppo di essa, la segnalazione fornita dalla R. Z. si ebbe invece con almeno 2-3 giorni di anticipo: circostanza, questa, che nel corso della malattia si verificò anche per le complicanze e ricadute. Se da un lato a ciò si aggiunge il fatto che il F. d. O. può in un infermo inJ icare solo lo stato febbrile, mentre la R. Z. con la comparsa dd ··· colletto tossico>> ci indica senz.'altro che lo stato febbrile deriva da una malattia t~s ì _


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

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infetùva in atto o da una ricaduta di questa m..lattia; e dall'altro, che la R. Z. è di gran lunga più agevole del F. d. 0., potendo praticarsi in pochi minuti anche al letto di un ammalato in condotta, mentre il F. d. O. richiede necessariamente di esser praticato in laboratorio, si comprende facilmente che, anche a parità di valore di segnalaz-ione, come metodo di indagine la R. Z. è da preferirsi al F. d. O. in tutta la pratica, compresa quella inerente all'affaticamento ed ai!'allcnamento.

3° . Per quanto rigua~da particobrmente il F. d. 0., l'O. ha potuto not:.re, facendo simulare degli accessi ::onvulsivi, che in ge nere la fatica muscolare in detti accessi non apporta che variazioni minime e più spesso nulle nei valori del F. d. O. fisiologico di un individuo; però in qualche caso (nelle sue esperienze una volta su sedici) si può :.vere, dopo la simulazione di un accesso convu lsivo, una cun·a di reazione identica a quella di un accesso epilettico vero, senza potcrla attribuire ad altro che alla fatica muscolare dell'accesso simubto. 4° - Con relativa frequenza (ndlc sue esperienze in quattro casi su diciannove) si riscon tra, senza poterla attribuire ad alcuna apprezzabile causa, la presenza del F. d. O. <:on valori superiori anche a 15 (17- 20 - 26 - J2 - 50).

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5° - Per quanto riguarda l'affaticamento, nelle sue esperienze il F. d. O., come del resto anche la R. Z., diede la segnalazione più spicc:lta nell'esame pratico dopo quattonlici ore dallo affaticamento stesso. I n un caso su diciannove il F. d. O. non diedr poi segnalazione alcuna, mentre guesta fu data dalla R. Z. T utti e due i metodi, ad ogni modo, risultarono buoni ri,·clatori dell'affaticamento, con parallelismo nelle c urve colorimetriche di reazione.

6°- Non sempre negli ~ta ri febbrili provocati d:~lla iniezione tli sostanze piretogcne si ha comparsa del F. d . 0., anche .1 distanz::t Ji $Ctt::tnt::tdue ore d::tll'iniezionc. L 'O. non può dire con quale frequenza ciò avvenga, da to il numero molto ristretto delle sue esperienze in proposito.

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+ Tenente medico EDOAROO Sco1.ARI: La diagno.•i c/tnico -rad:'ologica de/h, lesioni delle cartilagini semilu11ari del ginocchio. L'O., dopo avere accennato all'importanza medicv-legale, dal punto di vista militare, <ielle alterazioni traumatiche delle cartilagini semilunari del ginocchio, ne traccia la .sintomatologia clinica e radiologica. Si sofferma indi a mettere in evidenza l'importanza del segno del Lupo (riduzione dell'ampiezza dell' interlinea articolare dal lato della lesione e deviazione dell'asse femorale da questo lato), dandone la spiegazione anatomica c fisio-patologica. Presenta quindi le radiogr:~Jìe del ginocchio di un soldato, rico,·eraro nel reparto chirurgia, in cui esiste c,·idente il segno sopra descritto.

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PERUGIA + Sottotenenrc mctlico Ucu Ros1: Modeme• vedute sull'ufc·era ga.-troduodenale.

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L 'O. dopo aver f:~tto un brne cenno an:uc:mo - p:nologico della lesione, SI 111rrat· tiene sulle varie teorie patogenetich.; Jell 'ulcera gasrro-duodcnalc, mctrendo speci:ll mente in r;:videnza l'importanza del fattore costituzionale, che, :ccondo il prof. Alessandrini , sta· rebbe J base di questo proccsro mvrbuso, e cit:~ndo la teoria ncn·osa Jel prof. Schiassi. Infine ha rias~umo i princip:.li mcz7.i di rerapi:~ mcdic:t dell'ulcera proposti in quest• ultimi anni . -1 -

Giornal~ di

mrtlicina militat•r.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILIT!\Rl

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TRIESTE + Capitano medico PAsQUALE PALli!INIELLO: l cancri cuwnei. L'O. passa in rassegna i vari tipi di cancri cutanei, illustrandone la classificazione secondo Daricr : 1° - cancri dell'epidermide di rivestimento e suoi annessi; 2° - cancri delle scmimucose; 3° - cancri pigmentari; 4v - cancri delle dermatosi precancerose. Discute la diagnosi ed accenna alla terapia delle varie speCJe di cancro.

UDINE

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+ Maggiore medico prof. SAvERIO VIRGJLLO : Le miocarditi.


RIVISTI:: Mf:DICHf: MILITARI - -- - -

Bulldin International des Serviccs de Santé des Armées de terre, de mer d de l'air. - Pubblicato dall' <t Office Internatìonal de Documentatìon de Médecìne Milìtaire ». Liegì, n. IO, ottobre 1939.

Brrmot-atchkì : Impiego tattico delle unit~l chirurgiche sul campo dì battaglia. De Beco: Condizioni d'applicazione dell'art. 29 della Convenzione di Ginevra. Coutinho: Contributo allo studio dell'epurazione delle acque. Chìurco: Priorità organizzati va e lerapeutica dell 'ospedale chirurgico da campo n e lle guerre di Africa Orientale e di Spagna. RÙ•Ìsta in ternazìonalc.

Ufficio imernazicnale di documentazione dì Medicina e Farmacia militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bi hl iografia medica militare. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, anno XXXVIII,

settembre 1939.

Ruzo: Relazione della Direzione Generale di Sanità per l'anno 1938 (continuazione). Bejarano : Rosolia comune e rosolia !Ìero-attenuata. Palacio., Schajman n e Va/asco: Staffa per rrazìone scheletrica con filo d'acciaio. Lagleyze e Ten·izano: Tumore della vescica curato e guarito con radìoterapia p rofonda. Franzani : Stato attuale del problema della trasfusione del sangue negli eserciti in campagna. Cowe/J : Prevenzione e cura dello shock. Vega Herrera: La guerra chimica (continuazione).

BELGIO.

Archives Bdgcs du Service de Santé de l'Armée. Liegi. N.

IO,

Redazione: Ospedale militare,

ottobre 1939.

Hemelurs: Il controllo medico nella educazione fisica. Willems: La lecitina c• ' 0 9 H ~ 0NP.

BRASILE.

Rcvista dc Medicina Militar. -

Pubblicazione trimestrale. Direzione e amm1mstrnione: Directoria de Saùde òo Esercito. Rio de Janeiro. Fase. 3, luglio-settembre 1939.

de Oliveira: Le laparotomie. Ve/oso : Alcuni aspetti della patogenesi della cataratta. Muul: Stati glucosici negli anìrn;;lì. Muniz Barreto: Il tartrato di sodio e pota~sìo. Damasio: La mobilitazione e l 'industria farmaceutica brasiliana. L una Freire do Pilar e Ma gela Bijos: Note sulla preparazione delle ampolle nel servizio farmaceutico dell'Esercito.


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RIVISTI MEDICHE MILITARI

CUBA.

Revista. de Sanida.d Militar. -

Pubblicazione trimestrale. Redazione e ammmtstrazione: Sécion de Sanidad. Cuartel Generai . Avana (Cuba). N. 4, ottobre-dicembre 1939.

Carde/le: Considerazioni cliniche sulla infezione tubercolare dell'infanzia. Cuevas Miranda: La malattia di Hirschprung. Id.: L'ascesso polmonare. Castanedo : Tecnica dell'ovariectomia nelle scrofe. Nat·es: Le periton.iti post-operatorie negli addominali. M edina: La mosca domestica. Machado: Stato attuale delle conoscenze sulla febbre tifoidea. FRANCIA.

Revue du Service de Sa.nté Militaire. -

Direzione del sen·tzto di sanità. Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 3· settembre, tomo CXI; •939· Sohie~· :

La chemioterapia nelle infezioni da cocchi. Monte/: Sulla variabilità microbica. Deduzioni biologiche riguardo soprattutto aUJ febbre tifoidea. Rey: Il metabolismo dello zolfo. Adam: L1 chimica delle vitamine.

GBRMA.NIA.

Der Deutsche Militirarzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità mililllrt òe\. l'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referanten· blatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 11, novembre 1939.

Wemer: Metodi moderni di vaccinazione contro il tifo petecchiale. Ronnefddt: Epidemie di guerra nella Cina occupata e lotta contro le malatùe epidemiche nell'esercito g1apponese di occupazione. Niehues: Una singolare ferita del naso da arma da fuoco. Spnm k: Sulle lesioni da corpi estram·i delle mani e dei piedi e il loro trattamento da parte del medico di corpo. Holjdder: L 'istituzione dell'ufficio centrale radiologico delle S. S. per un c(n!l· mento radiologico della popolazione e la possibilità di impiegare il medesimo personJk per i servizi raJiolog1ci da campo. Carmitz c H einsius: Brc,·i considerazioni sui risultati delle ricerche con i nuol'1 campioni c rom:~tici di Stilling-Hertcl per la prova del senso dei colori. Crwer: Nuovi aspetti delle indagini sull'accelerazione in medicina aeronautica. lJin gler: Il reparto di sanità d i montagna n. 4 T ai ca m rionati sciistici militari in Kit7.huhcl 1939.

STATI UNITI. Army Medie:~! Museum nnd Library, Washington . \'vlume L.\.\XV. :'-\. 4· uttohre 1939.

The Military Surgeon. -

Fairbank: L'unilicnione delrinsq.;n:uncnto dclb medici na e dell'odontoialiÌ:l anche nei rigu:~rdi delle materie fondame ntali.


RIVISTE MEDICIIE MILlTARI

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Tuttfc e A rmstrong: La funzione della met.licina aeronautica negli sviluppi dell'aviazione. Fricnd: Gli aspetti sanitari della preparazione inglese alla difesa antiarea. Thomas: Trisilicato di magnesio: Un agente insolubile antiacido ed assorbente per. la cura dei disordini gastro-intestinali nei soldati ed altri. Bull: Disegno e costruzione di protesi dentarie parziali. Knauer: Morte del brig. gen. Brown. Lotury: Sommario di una rdazione fatta all'aeronautica su1 cas1 di perdita della distanza intermascellare. Barkcr: Malattie delle Yenc periferiche. Cascy: « Il metodo americano ». Waugh: Trattamento dei casi acuti addominali (non traumatici). UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest. lX Gyali • 17. Fase. luglio-agosto 1939.

Lichteneckert: Caso di peritonite acuta durata 30 ore e causata da una Jesione coperta dell'intestino, guarito in seguito ad operazione chirurgica. Laborczy: Cinque casi di t.leglutizione di corpi estranei, seguì ti da gtrangwne.

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NOTIZIE Ricompense al valor militare concesse ad ufficiali del Corpo sanitario. CROCE 01 GUERRA AL VALOR MILITARE. A~BDOR.I Luigi, di Olindo e di Li\'ia Falcioni, da Savignano (Forlì), tenente medico, sezione di sanità della divisione volontari del Littorio. - Incaricato di provvedere alte pnme cure ed allo sgombero dei numerosi feriti che affluivano ad un posto dì raccolta , impiantato in una zona avanzata ed intensamente battuta dal tiro di artiglieria e di mitragliatrici, assolveva ii proprio compito con ammirevole calma e sereno sprezzo dd pericolo, dando prova di perfetta comprensione dei propri doveri di medico e di soldato. - Entrambasmestas, 2o-2r agosto 1937-XV.

MELANDRJ Ignazio di Menotti e di Grilli Maria, da Ravenna, tenente medico sezione sanità I 3 brigata mista. ~ Uf{iàtlle medico di spiccate qualità militari e professionali, si prodigò instancabilmente nella cura dei feriti dut·ante le operazioni, dimostrando coraggio e sprezzo del pericolo. - O. M. S., 27 dicer.1bre 1937 - 29 maggio 1938-XVI. PuGLISI Carmelo di Ernesto e di Maugeri Maria da Catania, tenente medico 6384 bandera « Audace ». - Al seguito della bandera impegnata in duri combattimenti sttolgeva la sua opem umanitaria po·rtandosi là dove più viva ferveva la lotta, sotto il trro delle armi nemiche, pu1· di portare il suo aiuto ai fratelli caduti. - Brihuega, 18 m a rzo

1937·XY. STRAZZULLI Sergio di Pasguale e di Angela Maria Cozzolini, da Cosenza, tenente medico 3° reggimento << Frecce Nere)), - Dirigente del servizio sanitario di tm t·eggimento, chiedeva ed otteneva di portarsi pressQ un battaglione avanzato che stava pt"T !:Ss~re accerchiato, e, incurante dei pericoli, improvvisava un ospedale in cui raccoglieva c curava numerosi feriti. Suues.;ivamcnte, non esitava a mettersi alla testa dei portaferiti e feriti leggeri contribuendo con successo alla difesa dell'ospedal~ minacciato d.r/ nemico. - Bermeo, 1-3 maggio 1937-XV.

Concorsi per tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario militare. Con decreto ministeriale del v ottohre 1939·XVIII pubblicato nella Ga zzetta uffit·iale n. 284 del 7 dicembre e riport:1to nel Giornale militare del 21 dicembre, eire. 904· sono stati indetti nei ruoli del sen·izio permanente effettivo del Regio Esercito, co ncorsi, per titoli ed esami, per 81 posti Ji tenente medico e per 7 posti di tenente chimico farmacista. A tali concorsi potranno partecipare gli ufficiali in s. p. e. e di complemento. i sottuffìciali e militari di truppa in servizio o in congedo, di qualsiasi arma o corpo. nonchè gli altri cittadini del Regno, i quali tutti siano in possesso del diploma di abilitazione all'esercizio professionale· e non oltrepassino il 32" anno di età alla data dd presente decreto. Sono esclusi dal partecipare ai concorsi suddetti gli appartenenti alla razza ebraica. Il termine per la presentnio ne delle domande scade il 5 febbraio p. v. Seguono, nel dec reto, le :~!.tre norme per i concorsi ed i programmi di esame.


NOTIZIE

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Assistenti militari alle RR. Università dd Regno. l seguenti ufficiali medici in s. p. e. sono riusciti vincitori nel concorso per titoli

ad assistenti alle Cliniche cd agli Istituti scientifici delle RR. Università del Regno. Clinica chirurgica: Cap. mcd. Santi Ilo Tommaso; cap. med. Mazzoli Fernando; ten. mcd. i.g.s. Accinni Mario. Clinica medica: Cap. mcd. D'Attilio Evandro; cap. mcd. Scaduto Pasquale; cap. mcd. Bartonc Luigi. Igiene: Cap. mcd. Lio Giuseppe; cap. mcd . Aragona Fi lippo. Clinica oculistica: Cap. mcd. Santoro Nicolino; cap. me~ico Ragni Guido; ten. mcd. i.g.s. Di Ferdin:l!ldo Renato. Clinica otorinolaringoiatrim: Cap. rnetl. Chi:1ra Giuseppe; cap. mcd. Curiale Vito; te n. mcd. i.g.s. Catalano Nicoùemo. Radiologia: Cap. med. La neri Giov.1cchinv. Clinica delle malattie nervose e mu tali: Cap. mcd. Accardi Antonio. Gli ufficiali vincitori del concorso saranno comandati alle R. Università m epoca da determinarsi.

Libere docenze. Il capitano medico Nicolò Colomba, autore di interessanti studi sulla fisiologia e patologia oculistica coloniale, ha consq,r uito l'abi litazione :.1lla libera docenza in Clinica oculistica.

Lutti della Sanità militare. A Firenze SI e spento lo scorso mese il tenente generale medico nella riserva Luigi Mauri, splendida figura di soldato e squisito signore di tratto c di sentimenti. Era nato a Porto d'Arcisate, in Provincia di V3rese, nel 1862. Laureatosi nell'Università di Napoli nel 1887 entrò nella carriera, da tenente, nel 1890 c in essa portò sempre da allora la sua personale nota di distinzione. Conseguì due volte la promozione a scelta, da tenente a capitano c da capitano a maggiore, e nel 1918 fu promosso col. med. per meriti eccezionali. Nel 1920 riuscl idoneo per concorso a ricoprire .b carica di direttore titolare della Scuola d'Applicazione di Sanità militare. Fu direttore di Sanità dell'n• C. d'A. al fronte, poi direttore dell'Ospedale militare di Firenze, poi direttore di Sanità di quel C. d'A. fino al 1924, cp<x:a in cui passò in ausiliaria per età, pur continuando a prestar servizio con importanti incarichi, fino al 1930, anno della sua promozione a magg. gencr::ale. A questa seguì, nel 1934, quella a ten. generale n ella riserva. Aveva partecipato alle campagne d'Africa del 1895 c 18!/), a quella italo-turca del 1912 e 1913 e alla grande guerra, dal 1915 al 1918. Fu decorato della Medaglia Maur iziana al merito di dieci lustri, di una medaglia d'argento al valor militare, di una med. d'argen to al merito della Sanità pubblica e di d ue Ji bronzo per i benemeriti della Salute pubblica, ed era commendatore dci SS. Maurizio e Lazzaro, gr. uff. della Corona d' Italia e comm. della Stella d'Italia.


NOTIZIE

Il generale Mauri, che era un superstite d ella g iornata di Adua, appartenne con onore alla schiera di ufficiali medici dell'Esercite che furono, e sono, irresistibilmente attratti dalla vita africana. Nella trama non breve della sua esistenza rifulse d i

particolarr. luce quella sua passione coloniale che più volte lo sospinse verso il continente fatidico ad operare e a soffrire. Non una volta so!a, difatti, tgli vi si ammalò gravemente, e nella battaglia di Adua del 189<), mentre, secondo la nostra tradi zione, <l imperturbabilmente soccorreva e confortava feriti e morenti sotto l'imperversare del fuoco nemico », - così la motivazione della sua m. d'a. - fu abbattuto anch'ec;li al ~uol o da un colpo d'arma contundente, catturato e condono in Addis Abeba, ~ do\·e rimase prigioniero di Menelik. Egli deve perciò aver terminata la sua vita terrena certamente pago del suo destino, che gli ha permesso di partecipare tn ispirito, negli ultimi anni, al trionfo delle armi e della civiltà italiana in Africa.

Paolo Croveri. La scomparsa avvenuta il 12 dicembre a Torino del prof. Paolo Croveri, or·dinario di Clinica delle malattie tropicali a . Modena e incaricato della stessa materia :t Torino, rappresenta una perdita gravissima per la Medicina coloniale italiana, e non facilmente ri parabale. Egli aveva raggiunto da pochi mesi soltanto, dopo trent'anni di indefesso lavoro. ma nel pieno vigore della maturità, la suprema aspirazione della sua vita: la cattedra di una disciplina della quale era dive ntato indiscutibilmente padrone, per aver consumata la sua intera gioventù nello ~tudio c nella pratica della Medicina tropicale nei tropici. In questo maestro sì degnamente succeduto a Giuseppe Franchini, di cui era stato allievo c andava - come Egli si esprime\'a recentissimamentc - di giorno in giorno miswando sempre più la grandezza, non si sapeva se più ammirare la vastità della dottrina in ogni branca della Medicina o il raffi nato intuito clinico, l'esperienza profonda dci paesi caldi, derivatagli dai lunghi soggiorni africani c americani, o il fervore che metteva nell'insegnamento, la tenacia ferrigna dei propositi o il temperamento caloroso ed espansivo che lo faceva rassomigliare, lui piemontese, ad un meridionale tipico, e se l'onestà del sentire o la generosità dell'animo. Ma dove E g li si imponeva all'ammirazione c al rispetto degli studiosi italiani e stranieri che lo avvicinavano o ne conoscevano gli scritti, numerosissimi, e le opere, era nel campo della Parassitologia. Parassitologo che giustamente si vantava di aver avuti a maestri uomini come Edoa rdo Pcrroncito, Angelo Cciii, Giulio Alessandrini e Dante de Blasi, per i quali Egli professava un vero culto e dci quali godeva tutta la stima, era assertore fermissimo dell'importanza fondamentale d1 quella materia per la Medicina coloniale. E la morte lo ha sorpreso mentre Egli, pur tra le cure e le fntiche dell'insegnamento in due uni\'ersità, e gli sforzi per portar presto le due Scuole al più alto livello, sta\'a edificando quella << patologia parassitaria 11 eminentemente arnatomica e biologica insieme, che in una con r espcricnza diretta della vita dei tropici d oveva, e dovrà, formare le basi dclb vera Clinica tropicale. Nel cordoglio per la sua immatura fine noi medici dclrEsercito, ricordando che E gli in altri ra nghi era stato nostro commilitone i n Africa c "in guerra, c che di quc\ comeratismo della sua gioventù si sentiva non poco orgoglioso, e ci fu largo sempre della sua calda particolare simpatia, ci proponiamo di custodire col nostro affetto );; sua· c::tra me moria .


NOTIZIE

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Nell'Accademia di Storia deWArte Sanitaria. Il 26 dello ·scorso novembre nell'Accademi:t di Storia dell'Arte Sanitaria, in Roma. ha avuto luogo, preceduta dallo scoprimento di una targa di bronzo in memoria di tutti i sanitari caduti nell'adempimento del loro dovere, la solenne inaugurazione dell'Anno Accatlemico. Dopo brevi e ispirate parole del Presidente, prof. C:tpparoni, il prof. Alberigo Benedicenti, Emerito della R. Università di Genova, ha pro nunziato il discorso inaugurale sul tema << Leonardo da Vinci e la Medicina )) , Del folto e scelto udito rio facevano parte molti ufficiali del Corpo sanitario. Il gcn. mcd. Modestini rappresentava la Direzione Generale di Sanità militare.

Concorso per farmadsti in A. O. I. Con decreto del Governatore dell'Asmara, n. 165452 de l 23 ottobre I9J5)-XVII, è stato bandito un concorso per titoli per l'apertura e la gestione di due farmacie in Gondar c di una farmacia in Dessiè. . I concorrenti dovranno presentare o far rervenire al Governo dell'Amara (Dire7.Ìone Affari Civili) non oltre il 31 gennaio 194o-XVlll la domanda insieme con gli altri titoli prescritti. Per informazioni e chiarimenti <'SSÌ potranno rivolgersi sia alla predetta Direzione, che a quella del Ministero dell'A. I.

Corso complementare d' Igiene pratica nella R. Università di Siena. Dal

febbraio al 30 marzo 194o-XV1ll sarà svolto, nell'Istituto d'Igiene della R. Universit.~ di Siena, un concorso .:omplcmentare di Igiene, con particolare riguardo alla preparazione ai posti di ufficiale sanitario e di assistente di laboratorio batteriologico in conformità delle vige nti disposiziOni di legge. Sono ammessi i laureati in medicina e chirurgia, in chimica e farmacia, in farma cia, in zooiatria che abbiano superate, durante la loro carriera scolastica, l'esame d'Igiene. Per chiarimenti e informazioni rivolgersi alla Segreteria deii'Uni\•ersità. 1°

Corso complementare teorico-pratico d' Igiene nella R. Università di Bari. Dail'u marzo all'u maggio 194o-XVIII nell'Istituto d' Igiene della R. Università di Bari, si terrà il Corso complementare d' Igiene pratica, in conformità del R. decreto :29 maggio 18~, n. 219. Al corso possono iscriversi i laureati in medicina e chirurgia, in chimica e farmacia, in medicina veterinaria e coloro i quali siano forniti contemporaneamente della laurea in chimica pura e del diploma in farmacia, o di laurea in farmacia. Per informazioni rivolgersi alla . Segreteria dell'Università.


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NOTIZIE

Segnalazioni bibliografiche. Prof. Gumo RovEsTI. - Prima inchiesta mila produzioru: italiana delle prante officina/i indigene di maggiore importanza per /'erboristeria e p~ le industrie derivate. . Roma, Libreria dell'Istituto Poligrafico dello Stato, 1939· Questo libro di un chimico che è anche uno dei più amorevoli esperti dell'Erboristica italiana, libro non di Medicina, · ma, perchè interessante da vicino i medici, presentato al pubblico da un clinico illuminato e moderno come il prof. $abatini di Geno\·a, è ~>tato compilato, per iniziativa della Commissione consultiva per le Piante officinali del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, con uno scopo eminentemente pratico. Ma l'A., da buon cultore di studi umanistici e storico-medici, ha voluto adornarlo in sul principio con una pagina di Plinio $-:condo - Reliqua gen~a herbarum, et medicinae - e con una citazione del Mattioli su « quest.1 faculcl dei semplici la più antica, h più nobile, la più utile, la più prctiosa, la più divina e la piu gloriosa d'ogni altra facultà e scienza mondan::~ » . Il che non male si addice alla materia del libro, dotata per sè stessa di uno straordinario potere di evocazione. Sarà stato per ciò che scorrendo queste pagine ci è affiomta alla memoria la bella leggenda indiana di Jivaka. Costui era figlio di re, ma per amore alla scienza e all'umanità rinunziò al suo destino regale e divenne medico, chirurgo ed erborista tanto famoso, che tutte le piante, quando egli ebbe chiusa la sua lunga e prodigiosa esistenza, lo piansero, perchè esse temettero che da allora sarebbero state usatt: senza discernimento, e così gli uomini le avrebbero accusate di non provenire da Dio. La stessa leggenda indù racconta che avendo egli giovane chiesto al suo venerato maestro Pingala quando la sua istruzione presso di lui si sarebbe compiuta, quegli di rimando gli chiese che gli enumerasse tutte le piante jnutili per la terapia esistenti in una certa regione. Jivaka rispose che non poteva indicare una sola di quelle piante che fosse sprovvista di virtù curativa. Allora Pingala gli disse: ''Va, tu possiedi ormai tutta la scienza medica>>. Anche presso di noi Erofìlo lasciò detto su per giù la stessa cosa : " Tutte ìe erbe, comprese quelle che ogni giorno schiacciamo con i nostri piedi, sono dotate di preziose virtù » . Ma molto prima del tempo suo erano stati sicuri padroni della scienza delle erbe i prischi Italiani: gli Etruschi, i Marsi, i Sabini, gli Aurunci, i Sanniti, i Siculi e tanti altri, i quali erano sapienti quando i G reci, secondo Omero, er::~no nnza e ferina gente. Di tanta ,·etusta s::~pienza delle erbe gran parte è tuttora viva fra gli abitanti dci monti, delle valli e delle campagne di ogni parte del nostro solatio Paese, ed è proprio essa, viva com 'è sempre nelle tradizioni orali, a spingere ancora oggi l'uomo a coltivarle o :1 raccoglierle. Il prof. Rovesti si è prefisso, giovandosi di una larghissima rete di esperti erboristi ~tesa sull'Italia, e viaggiando lungamente per ogni do\'e, dalle valli alpine ai monti cabbri e alle conche siciliane. di darci un primo quadro - un primo cc censimenro •• rc.•me usa nel lingua)!gio ufficiale ~ di tutta la produzione di circa 250 pi::~nte offirinali fra le più importanti, coltivate e spontanee. E ne t venuto fuori un libro che è un tesoro di informazioni c di notazioni di ogni genere. Sono tutte piante dai nomi familiari a noi Italiani che ne sappiamo la Patria nostra doviziosamente dotata dal i ::~ Provvidenza cd a noi medici che le studiammo, ed usavamo prescri\'erle, poi che i nostri maestri ci ave\·ano appresa l'arte del ricettare; o ne sentimmo decantare le virtù dalle nostre nonne, o che ne vediamo le cortecce, le foglie e i rizomi fa r capolino dalle scansie dci scmp!icisti Jelle nostre grandi città, o entrare in quantità sempre più ingenti nelle moderne officine delle industrie estrattive. D i ognuna di esse il Ro,•esti. con mirahile parsimonia di parole, ci dice il nome comune, italiano, c qut'llo botanico; se essa · era cd t: us:lta in terapia, o nelb medicina popolare, o in


NOTIZIE

1195

Iiquoreria, o nell'alimentazione; le parti impiegate; il tempo balsamico o epoca più favorevole alla raccolta; i principi attivi :: le proprietà ter:tpeutiche; l'habitat e con esso immediatamente la quantità rispettiva di produzione; l'esportazione presente e quella che presumibiJmcnte si potrebbe effettuare, c la possibilità commerciale annua (tutte cose accuratamente indicate regione per regione) cd infine i nomi che ogni pianta assume nei vari nostri dialett i. Seguono poi una raccolta di rilcvazioni statistiche sul commercio italiano delle piante officinali, sulla loro esportazione ed importazione per c da ogni parte dd mondo; indicazioni sul fabbisogno straniero di esse e di guello nostro delle piante esotiche; elenchi dei commercianti erboristi italiani e degli esperti in carica in ogni provincia; testi di leggi e di provvedimenti sull 'Erboristica, ccc., ecc. L'A. non esita, senza falsa modestia, a definire « certosina " la fatica che gli è costata, per lo spazio di ben sei anni, questa sua opera, che è nuova, non mai cioè tcn· tata da altri. E certosina piace anche a noi chiamarla, anche perchè come di una \'Crdc e fiorita certosa dei tempi antichi, centro di sapienza e di arte farmaceutica, ci è sembrato che essa facesse pervenire fino a noi gli efflll\·i ristoratori. Opera utilitaria per eccellenza, che ci svela in un unico quadro, minutamente curato in ogni dettaglio, le possibili risorse attuali, e ci fa intravedere quelle future, del nostro patrio suolo : ma che ci procura anche la gioia di vedere in questa reviviscenza ufficialmente incorag· f.,"Ì:lta e stimolata dell'Erboristica, il ritorno !:leneauspicato dell'Officina al suo nobi le magistero, e di sperare in quello della nostra Terapia alla semplicità delle piante. Il libro del Rovesti, che egli ha condotto a termine .in mezzo alle gravi cure delle sue cariche sociali, e che da solo basterebbe ad assorbire per molti anni tutta l':tttività di un singolo e a soddisfarne le ambizioni, era ben degno del patrocinio del Governo fascista. E al Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste sapranno di ciò esser grati gli studiosi italiani, che già gli sono debitori, se grazie al suo saggio complesso di leggi, di orciinamenti, d i istituzioni e di studi e ricerche, la rifiorente industria delle piante offì. cinali, strettamente connessa :td importantissime questioni di indole agricola, botanica, chimica, ecc., si sta affermanòo come un fattore di primo piano della nostra indipendenza economica, non solo, ma come un segno sicuro di una non lontana liberazione integrale della nostra Medicina dalla strapotenza della chemioterapia a base di prodotti sintetici. Strapotenza ancora minacciosa: nonostante che la pretesa di ridurre la vita vegetale, e i suoi rapporti con quell:t umana, ad un chimismo e ad uno scambio di simboli e di formule, si sia già dimostr::lta vacua e inane.

+ A. PAZZINI.' Il pensiero medico net secoli (<bile Scuole italiche al Secolo XIX). Firenze, G. C. Sansoni, '939· Sul frontespizio della cc Storia della Medicina Italiana» di Salvatore De Renzi piacque al celebre « medico napolit:Jno ,, porre ad epit,rrafe le parole del Plater: Jdearum notùmumque vicissitudines potius quam hominum vitas exigit historia medica. E tutti sanno con quale insuperata maestria c dottrina egli si accingesse e portasse a termine quella monu mentale opera destinata a sfidare i secoli. Cinque volumi egli riempì, per tratteggiare e documentare il fluire e l'avvicendarsi del solo pensiero medico italiano attraverso i tempi, e la vita e il lavoro degli uomini che lo avevano alimentato. Un'esposizione della storia di tutto il pensiero medico occidentale, invece, diffì. cilmente sarebbe concepibile senza la più ampia disponibilid di spazio per il suo autore. Epperò tanto più encomiabile appare il tentativo del Pazzini di concentrare in poco più di 300 paginette una sequela enorme di fatti , di fenomeni, di scoperte e di moti Ji idee, di oscuramenti e di bagliori trionfali, di obbliviscenze c di ritorni, e di regressi e pur di progressione sull'aspra via del vero in Medicina.


NOTIZIE

Il proposito di un conciso compendio, ma che, do\'endo servire anzitutto ai g iovani, n o n rinunziasse alla cura della forma e non recasse scapito a quella fluida, cristallina chiarezza che è un a delle caratteristiche più pregevoli di tutti i numerosi scriui dell'A., il proposito, dicevamo, di una rassegna dci fatti rapida, ma che si illuminasse c colc:r risse, pur nella brevi tà forzata delle soste, della luce che dai fatti stessi si spr igiona, è ~tato felicemente e pienamente realizzato, e bene ha fatto la nostra stampa medica a ricunoscerlo unanime. Il che non poteva mancare, essendo il libro uscito dalla m ente inra ticabilmcnte fresca di un g iova ne, ma già espertissimo dell'arte difficile di ammaestr:m! e Ji quelb più difficile ancor:1 di :tppassionare i giov:~ ni per lo studio. Del prof. Adalberto Pazzini, e del suo merito di aver creato dal nulla, n cirUnil-er~iià romana, l' Istituto di Storia del la Medicina, avemmo già occasione lo scorso anno di far cenno su queste stesse pagine. Ora siamo lieti qui di registrare il successo di questo suo libro, sia perchè di quel la Scuola c del fervore d i studi e di opere che ,.j regna esso è una innegabile derivazione, sia perchè siamo convinti che esso sarà gustato e :~pprezzato non solo dai gio,·ani, per i quali è stato concepito, ma anche da quanti di no i cerchiamo e prediligiamo, fra tutti i piaceri dell'intelletto, q uello che appunto le si ntesi storiche degne di questo nome sono cap:tci di proc urarc i.

T. S.

Pubblicazioni pervenute. L'aspirazione endocaviraria nella cura delle cavemc polmonari. E str. dalla "Lotta contro la tuocrcolosi » , A . X, N . 9, 1939--XVJI. L 'illustre B occH ETTI

FEDERI CO:

tisiologo, col suo abituale acume critico e con la maestria che g li viene dalla sua larg:1 dottrina e da una formidabile esperienza clinica, prende in esame i lavori recentemente appa rsi sull'aspiraz ione endocavitar ia delle caverne polmonari: m etodo che egli ritiene ancora nella fase sperimentale e comunque pericoloso se applicato in qualsiasi ti po di caverne a pareti infìltrate. Il prof. Bocchetti ammette che con questo metodo meccanico si possa no deforma re ed elidere alcuni tipi di caverne, ma che la guarigione reale di esse è da ricercare in altri meccanismi, di natur:t biolog ica.

c ..PI'ARON I PIETRO : Domenico Miuichdli t: la sua " decus.catio pyramidum '' · Estr. da " Ani e Memorie dell'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria " • app. alla « Rassegna d i C linica, T erapia e Scienze :tffìni " • A. XXXV JII, fase. VI, nov.-dic. 1939 : c o n 6 figg. G rusEPPii: Contributo teot·ico e sperimentale allo studio tic/la sc·htn· scopia. Estr. dal Vol. V J dell:t Raccolta di Pubblicazioni scientifiche del Ministero ddI'Acron:JUtica, s. d.; con 7 fìgg. COLAJANN I

Id .: Visione binoculare e percezione della profondità. Es tr. dalla ,, Riv. di M eJi. cina Aeronautica >> , N. 3· settembre ' 939·

Rettifica. 1'\el n umero scorso ahbiamo an nun ziata la nomina del prof. Spirito a R cttcre Ma· gnifico dell a R. U ni,·ersità d i Firenze, invece di quella di Siena. Nel re ttifica re, chiedi nmo n~ nia dcll' involo ntnrio erro re nel quale siamo incorsi.


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INDICE GENERALE DELLE MATERIE E DEGLI AUTORI PER L'ANNO 1939


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INDICE DELLE MATERIE. J:)IBLIOGRAJ'IA MEDICA MILITARE ITALIANA .

Pag.

X CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MIWICINA MILITARE (Washington - New York, 7-20 maggio 1939). - Reitano . 0RCANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NELLE SI'EPI· ZIONI COLONIALI (Relazione al Congresso lnternazicn:tle di Medicina militare. Washington, maggio 1939). - Reitano .

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LEZIONI E CONFERENZE. BtzzozERO E. - Dimostrazioni cliniche CATTERINA A. - Concetti fondamentali c tecnica dell'operazione di Bassi n i L\ FRANCA S. - Le metereopatie . LEOTTA N. - Trattamento definitivo delle ferite cavitarie di guerra MACLIULO A. - Aspetti e compiti della chirurgia di guerra PAVONE M. - Note di pratica urologica PuRPURA F. - Chiruqpa dei vasi con particolare riguardo all'aneurisma traumatico SANCIORCI G. - Guerra chimica e guerra b:mcrica . SoLARINO G. - Quadro ematologico dell'amebiasi intestinale

Pag.

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LAVORI ORIGINALI. .\cNELLO FRAl'CEsco, maggiore medico. - L'importanza dei tr:lumi contusivi e delle lesioni corneali nel determinismo di alcuni vizi di refra· zione. Rilievi clinici e considerazioni medico-legali Pag. Ascou prof. RucGERO, sottotenente medico. - Alcune considerazioni sui feriti di guerra all'addome . l> BATTAGLIA MICHELE, capitano medico. - Un caso di sifilide spinale . >> BRACALONI LoRENzo, maggiore chimico farmacista. - Metodo aggiornato per la preparazione delle fiale di estratto d'uovo (lecitina e luteina) per uso endovenoso . ,, BRESAOOLA dott. VtTTORIO. - Occlusione intestinale acuta da diverticolo di Meckel >> BuA GIUSEPPE, primo capitano medico. - Sulla riattivazione delle reazioni sierologiche nella sifilide con particolare riguardo al metodo » di Rajka . CAMPANIA ANTONIO, maggiore medico. - Sindrome cerebellare bilaterale simmetrica asinergica a tipo atrofia primaria del cervelletto. » CAsTELLANETA VINCENZO, maggiore medico. - Gli accidenti da freddo negli eserciti con speciale riguardo all'ultima grande guerra. Ricordi storici. Dati statistici. Etio-patogenesi e profi lassi » CERNIGLIA DoMENICO, tenente colonnello medico e PIZZILLO GIUSEPPE, sottotenente medico. - Risult:lti ottenuti nei malarici acuti e cronici

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INDICE OELLE MATERIE

sottoposti al trattamento adrcnalinico durante l'anno 1938. Revisione Pag. dei trattati in precedenza ClcNOLINI pro f. p, ETRO. - I m piego della marconi terapia negli assidera· menti c nelle ipotermic traumatiche nell'Esercito in guerra.

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C1cNOLINI prof. PIETRO e CAsTELLANET.o\ VINCENZO, maggiore medico. Rendiconto clinico del Centro di studi di C riopatologia (inverno

1937. 38) . CoMELI.I UMBERTO, tenente colonnello medico. - Il contributo dell'indagine radiologica nelle operazioni di reclutamento con particolare riguardo alla profilassi antitubercolare nell'Esercito . CoRSI ALFREDO, tenente colonnello medico. - Dalla relazione medico · statistica sulle condizioni sanitarie delle Forze Armate nelle Colonie negli anni 1935 e 1936 . . CRISTIANI MICIIEI.ANCELO, capitano medico. - Infezioni per v1a aunco. !are da b. paratyphi B. e C. streptococcus pneumoniae mycobacte· rium tuberculosis DAsTOLI DOMENICO, tenente medico inc. grado capitano. - Su un caso di partizione della rotula . DE ALESSI EvAslo, capitano medico. - Saggi dj virulenza di alcuni ceppi di tifo DE ALESSI EvASIO, capitano medico. - La prova di agglutinazione nella diagnosi di colera . DE ALESSI EvAsiO, capitano medico. - Prove culturali eseguite su 35 sti. piti di stafilococchi isolati da elementi normali e patologici . FADDA SIRO, tenente colonnello medico. - Rassegna sintetica di talune forme endemo- epidemiche più frequenti' nelle terre dell'Impero FAlllNA ANTONINO, capitano medico. Su un ca~ di osteomielite gom· mosa nel periodo precoce della lue FARINA ANTONINO, capitano medico. - Comportamento della carotina c della vitamina A nelle dermatosi . FERRAJOl.l FRANcEsco, capitano medico. - La reazione di Idc per la sifilide FILIBECK GIUSEPPE, capitano medico. - Sul pneumotoracc spontaneo. Contributo casistica . GERMANO GIUSEPPE, maggiore medico. - Un caso di tumore a mieloplassi della epifisi superiore del peronc . lAoEVAIA FRANCEsco, capitano medico. - Ricerche sul metabolismo basale e sulla funzionalità c:~ rdiaca nei gozzi prima c dopo l'intervento chirurgico JA NNARONF. GF.:-~ r.Roso , capitano medico. - Sulla identità etiologica del. l'juiosi e del cher:ltoma palmarc e piantare . J.\NNARONE G ENERoso. capitano medico. - Alcune osservazioni sulla poroadenite inguinale subacuta. (Malattia di J\icolas c Favrc) . LA NF.RI GIOACCiii NO, c:tpitano medico. - Sulla distrofia scafoidea-tarsica o t 0 morbo di K ohlcr . LANERI GIO.\CCHI:-<o, capit:Jno medico. - Su di un caso di lucs polmonarc LAl'l'.R I G lò,\CCHI NO, capit:mo medico. - Metodi radiochimografici LAviTOI,A G ll ·~~o. r PJ;, c1po mani polo medico. - Contributo allo studio de. gli incri emotivi i\l.~ucF. ALF.S~A>:r>Ro. H:ncntc colunndlo medico. - La mcningea media. la mnrnmaria interna c l'cpig:tstrica inferiore. Rilic,·i anaromo-topo· gr:1tici c considerazioni eli n ichc

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INDICE DELLE MATERIE wi.~LI CE

ALESSANORO, tenente colonnello medico. - Paresi tld facciale da Pag. fra ttura della volta cranica irradiata alla base . MARUCCt dott. Lu1c r. -Gli aggressivi chimici di guerra in oftalmologia . )) M ll.ANA GAETANO, capitano medico. - Su un nuovo metodo b:meriologico )) da campo per · ]a ricerca del 13. coli nell'acqua . MrLANA GAETANO, capitano medico. - La sopravvivenza dei germi sulla ,, cute umana PALADINO PAOLO, c:1pirano medico. - La sintomatologia dell'ulcera pcptica posr-operatoria. (Rilievi su 50 casi) » PAs.~CIA ANTONINO, tenente colonnello medico. La valutazione dì )) dipendenza da causa d i scn ·izio della tubercolosi nell 'Esercito . P ERRIER prof. SnFASQ, colonnello medico. - Sulla inabilit:t psichic:r. al )) scn·izio militare e responsabilità penale PI,\CENTINJ V!RCJNIO, sottotencntc medico. - Il metabolismo cncrgetiw )) nella marcia su terreno piano c su terreno inclinato . PtzztLLO GIUsEPPE, sottotenente medico. - Recuperabilità militare dci )) malarici e terapia splenocontrattile PoRRI dott.. G., ALLEGRI dott. A. e BoNl dott. l. - Il consumo energetico )> nella marcia a passo romano . R1ccr ALFREDO, maggiore medico. - Un sintomo ri velatore di versa· )} mento pleurico nel seno cost<rdiaframmatico s..LSANO PIETRO, tenente medico inc. grado capitano. - Aspetto radio)) grafico di un arto congelato. lnterpret:rzione patogenetica . SANTILLO T oMMAso, capitano medico. - Il fenomeno d'ostacolo de] Do. )) naggto SANTILLO ToMMAso, capitano medico. - Su di un caso di peritonite biliare senza perforazione . >• SAt-:TUcct GIUSEPPE, primo capitano medico. - Le perturbazioni umorali )) post·operatorie . ScARDACCIONE MARJO, tenente medico. - Sulla nuova cura del tracoma per mezzo della para-amino-fenilsulfamide SrNtSI GuiDO, tenente colonnello medico. - Stato sanitario delle tr uppe )) coloniali nella Libia Orientale nel l 'anno 19.37 SPACNOLEm GALILEO, primo capitano medico. - Comportamento del)l l'emopoiesi nei cani dopo lesione nei nuclei diecenfalici TADDIA prof. LEO, capitano medico. - Problemi attuali dell'amebiasi )) intestinale nelle pratiche medico-legali . TEDESCHI NtcoLA, primo capitano medico. - A proposito della ter:1pia )) antisifilitica negli ospedali militari ToMASELU ANTONI NO, capitano medico. - Considerazioni sul funziona· mento delle sezioni di disinfezione e della stazione mobile di bonifica )l durante la campagna etiopica V IOLA prof. DoMENICO, maggiore m ed ico. - Considerazioni sulla va)u. tazione biologica del delinquente . VITALE SALVATORE, primo capitano medico. - Tromboflebite cd ascesso intrasinusalc del seno laterale di destra e periflebite a sinistra a dc· corso rapidissimo da oto-mastoidite purulenta acuta bilaterale a scarsa sintomatologia . ,, )l

,,

ZAFFIRO ANTONINO;

colonnello medico. -

Voluminosa cisti sanguigna

della regione sopraclavicolare sinistra da pregresso trauma contusi\'o 5 -

Giornale di ml'dicina mi/ilare.

1115 281, J83 271 7'0 687 231 293 1013 6r'.)

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INDICE DELLE MATERIE

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indiretto, per emorragia da rottura di piccoli vasi regionali, in sede di un preesistente angioma cavernoso, oggi ancora in fase evolutil•a . Pag. ZAfFIRo EnoARDO, capitano medico. - L'osteomielite ematogena del pube >>

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. SANITÀ MILllARE.

Anestesia di guerra (E.iperienze sull' • durante la campagna italo- abissina). - SovENA Pa g. Carbossigeno e d'aria carbonica. (Le inalazioni di - nelle pneumopatie )) acute d'origine microbica o chimica). - HÉDERER e ANDRÉ . Clinica chiurgica autotrasportabile. (Reparto radiologico, operatorio e per

feriti gravi). -

KIRSCHN"ER

Guerra aero- chimica. (Proteziom:: contro la) Sanità militare tedesca. (Pubblicazioni co-ncernenti la). Sezione di sanità. (Ricordi ed esperienze sul funzionamento di un'unità sanitaria divisionale - durante la campagna italo-abissina). - SovENA. Sudore. (Il · umano). - CouRAD

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IGIE.NE.

Anaerobi. (L'acido 1-ascorbico e gl1). - PATOCKA e ! LAVSKY Batterio paratifico «C>>. (// - come causa di febbre enterica in Egitto). NABIH

Campi. (Alcune osservazioni into-mo ai - dei rifugiati spagnuoli dei P1· renei orù:ntalJ). - LÉPINE Difterite. (Quindici anni di applicazione alla profilassi della . delia vaccinazione con l'anatossina specifica). - RA!IION . Leptospirosi itterigenc e non itterÈgene alla Martinica. - MoNTESTRUC Leptospirosi. (Epidemiologia delle). - MEYER, ANDERSON e EomE . Malattia da virus. (Su una - trasmessa all'uomo dalle procellarie e suo1 t·appo-rti con la psir.tacos;). - H~ACEN . Malattia di Weil. (Imm unizzazione contro la - per mezzo di uptospire vive avirulente). - VAN THIEL Malattia polmonarc. (Su una - tmsmes>a dalle proççllari~ nel!~ irolc Fiiroer). - RASMUSsJ;N- EJDE . ~blattie infettive. (/ pet·turbamenti funzionali nella patogenesi delle). ZIRONI Peste. (Studio critico sull'importanza dei diversi artropodi nella trasmis· sione della). - SAUTE1 Rabbia. (Le nostre attuali c01/0Scenze sulla - nei paesi tropicali e subtropicali e sua profilassi). Vaccinazione preventiva dei cani. - BALOZET. Tetano. (La narcosi coli'avcrtina a:ssociata alla sieroterapia nel). - NAGER Tetano (Sulla presenza di bacilli del - nel terreno del Kaiserstuhl). ScHMIDT T ifo es:1n1ematico nel Kenia. - Ros ERTS Tripanosomiasi. (E11-ori diagnostici in tema dt). - FouRNIALS Virus esantematico murino. (Esperienze sul). Sensibilità del ratto alle urine virulente d'origine umana e :nurina. - VJOLLE

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INDICE DELLE MATERIE

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE.

Ofìdi. (Gli - velenosi dell'Africa italiana). - ScoRTECCI Tifo esantematico. (// - a Shangat). - R.wNAL e FouRNIER

P ag. ))

lllEDICINA LEGALE.

Malattie simulate: loro provocazwne, si ntomatologia e diagnostica. o' ALESSAl'DRO Medicina legale militare. - CARVACLIO

Pag. ))

~ 77

llEDICINA INTERNA.

P ag. Cardiaci. (Falsi - d'origine digestiva). - MAcAUO Cardiopatie. (La terapta delle - valvolari croniche nou luctiche). CONDORELLI Il Dissociazione auricolo- ventricolarc per difetto di subordinazione. )) FROMENT Igiene e patologia dei palombari. - ALoNzo " I nfiammazione. (Rilievi alla dottrina del/"). - H uEBSCHMANN " \i l ttero iotermittentc giovanile. - MEVLENCRACHT )) Midollo sternale. (Sul valore dell'esame batteriologico del). - BocK )> Morbo di Addison. (Un caso di - su ba.ce traumatiar). - StCHLER . Polmonite lobare. (La cura della - col siero e con la sulfanilamide). MARVIN e C.~MPBELL Il Semejologia. (Manuale di - medica fisica e ju11 zionaie. Vl edizione). ), FERRANNINI T ermoregolazione. (La - alle basse temperature). - DE NtEDERHAUSERN )) Tifo e dei paratifi. (Sull'im pm·umza delia medu//ocultura per la dimo)) strazione dei bacilli del). - OTT

1039 1

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CHIRURGIA GENERALE.

Algie. (Le - degli arti da ipotonia). Loro tr::ltlamento con anestesia del simpatico lombare. - DBtAREZ e Lr NQUETrE Pag. Anestesia. (L" - detta degli splancnid in alcune affezioni addominali. )) LroTIER . Cancro. (Il problema del . con speciale riguardo all'eredità). - SEAMAN )) BAIN BRIDGE )) Colccistotomia. (Tecnica della - estema). - CAZi'.AMALLI e PEcco . )) Collasso. (Il - in chirurgia). - K1RSCHNER . Curve glicemiche ed inter\'ento chirurgico. - BuCNARD, CoLOMBIEs e Cos-rEs h Ossificazioni eterotopiche. (Tentativi di produzione di - media nte inclu)) sioni dì mucosa di vescica e di cistifellea). - SANTA e MARCACCt. Sieroterapia antitetanica. (La via epidurale sacra/e nella). - TANCARI . )) Simpatico. (Nozioni anatomiche riferentisi alla chirurgia del - dell'arto inferùn·e). - Guv LAZORTHES )) T etano. (Comiderazìoni sul - tropicale). - DEJOU )) Tetano. (Profilassi e cura del). - OnLADEN, H iiBNER, EHALT, FRANZ, FRoBOESE e SAECESER )) T iroidectomia. (La - totale nello scompenso cronico di circolo e nella angina di petto). - BASTAI ))

1124 11 77

419

644 759 418 1039 31 4 869 533 870 196


!204

INDICE OELLE MATERIE

Tr:~sfu sionc (La - di sangr.te nella guerra modana). -

\ 'enti mesi di atri\'irà chirurgie:~ in A. O. I. -

MAGLIUl..O HoroLo .

Pag. ))

TRAUMATOLOGIA.

Acetilcolin3. (L' utilizzm:ione dell' - in certi stati post- tmumatic1). CuRnLLET, SALAC e DuzER Pag. Articolazioni. (Le ferite d'arma da fuoco delle - e delle ossa delle estre· )) mità). - F RANZ )) Cirugia de guerra. - GoMEZ D uRAN . Colpo di calore. (Il - e le ricerche sul collasso). - ScHURMANN " Commozione. (Sulla dffinizione della - e della cor1tusione cerebrale). )) FRANZ Cuore. (Ferita d'arma da fuoco del). Ritenzione del proiettile. - BETTO )l Cuore. (Proiettili nel - e 11el mediastino). Risultati a distanza di 55 casi dopo più di 2 anni. - LE FoRT e OEcouLx )) Epilessia traumatica. - BAsTIANELLI Ferite. (Trattamento provvisorio e definitivo dellr). - SEEMEN )) Fratture del collo del femore. (lndù·izzo e metodica nella cura delle). )) Purr1 )) Fratture patologiche. - RAPACCINI Lesioni da sport. (Chirurgia delle). GIANOTTJ Liquido cerebro-spinale. (L'ipotensione del - in seguito a traumi chiusi )) de/ cranio). - 0ELANNOY e 0EMAREZ

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1 0 42

646 76 1

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422 8j2

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RADIOLOGIA.

Addominale. (Medicamenti e accorgimenti sussidi01·i nella diagnostica). - SMERCHINICH Pa g. Caverne polmonari. (Studio radiologico sulla iruorgenza delle). - VITALE )l Cranio. (Anatomia radiografica de; solchi e dà canali vasco/ari del). SANTAGATJ Disrnodìsmi e disformosi. (In tema di - dello schclnro). - PALMtERI Fratture. (L'indagine radiologica 11elle - della volta de/ crar~io). SANTAGATI )> IJentifìcnzione personale. - Bus1NCO . •• ,, Ipertensione. (La - dal p~mto di vista radiologico). - PERONA Micetomi. (Contributo radiologico alla conoscer~za delle lcsiot1i ossee r~à . ,, del piede e della gamba tJei paesi tropicali). - GRILLI Morbo di Pott. (La diagnosi radiologica del - col metodo della str·atigt·a· )) fia). Rad iografia a piccoli strati. - WMJ, BouRGEOIS e T HIEL . Osteo-periostosi. (Aspetti radiologici di una - quasi generalizzata, associata ad ipertrofia dei tarsi palpebra/i, dei tegumenti della faccia e delle estremità degli ar·tJ). - RoY e JuTRAS . HaJioJermiti. (A proposito di - ulcet'ose ribelli; UTI nuovo trattame1110: l'applicazione di ·vitamina A). - SOHI ER e GINEYs . )J Hatliofotogr:dia. (La). Saggi di applicazione al riconoscimento tlclla tuber)) colosi polmonare nella collettività militare. - FouRNÉ e FRÉzouLS )) Radiologia. (La - nell'Esercito in pace ed in guerra). - CoMELLI Rcgmografìa. (La). - CIGNOI.INI . Ri)entgcntcrapia. (Dosaggio della - antiflogistica). - H ucuF.T Solchi cerebrali. (Il reperto encefalogrnfico der). - BALLI c PoNZONI o

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]62 200


LNI>ICE DELLE MATEI{Ib

1205

Srrarigrafia. - VALLEBONA Pag. Trauma renak. (Esiti a distanza di 1111 grave). - ANztLLOTn )) >) Traumi del pollice. (Gli esiti dri piccoli ripetut1). - G uARI>ABASSI Vie biliari. (Scopet'le radiologiche nella eJplorazione delle). - SARALEGI'il ))

535 649 It78

535

NEURO-l'SICHlATRIA.

l:k ri- bcri. (Reperti elettroencefalografici nel - .fptrimc·nwle). - CozzANO e V ERCELLA?'A P:lg. Cefa lee e sindromi dolorose cJclla facci.-.. (A zione antalgica espl1cata dalL'anestesia nasale di superficie SII alcune - 110n dipendenti da affezioni nasali o sinusa/1). - PERO >> Discromie. (Contributo alla conoscenza delle - di orig111e nervosa). - MARI >> Emi:lnopsici. (La deviazione della marcia negli). Contributo allo studio delle reazioni ottico-motorie. - LoNGHI >> F o lgorazione. (Sindrome neurologiche 11011 comuni da). Emiplegia tarJiva; paraplegia da radiculo-polineurite; spiccato riscntimeto mcningco. BERGONZI . " ~!alattia di Thomsen. (Un m so atipico di). VENTURA )l Paralisi progressiva. (Traumi craJJici c'). - VENTURA P sicosi deprcssi,·e endogene. (La Photodyn nella cura delle - e delle " )) depressio11i malinconiche in genere). - CAstt.LO . )) Psicosi traumatica. (Considl'razioni sopra un caso d1). - MoNACI Pupilla. (Osservazioni neurologiche sulla). - CHALI.IOL )) Schizofrenici. (Varia zioni del quadro emocitometrico durante la shock insulino- tempia). - GioRn.~:-11 "') Sclerosi (Lo) .-. placche <Jcuta. - Rm:R, GÉRAUD e LAVITRY Shok insulinico. (L'istopatolo!(ia del sistema nervoso centrale nello). Contributo speriment:llc alla conoscenza del meccanismo Ji azione dcl1:1 insulino- shok - terapia. - AccORNERO . ~ Sindrome ciclotimica in f:mtile consecutiva a tonsillectomia. - VnmtA . ,, Sindrome di Guillain- Barrl:. (Anato mia patologica della « Polyradiculitis acuta curabilis >> con dt.;sociaz ione albumi no-citologica :). - 8AL· DUZZI l> Suicidio. (Considemzioni statis/lche e medico-legali sul - a Genova). FRANCHfNl )) T ics. (Tentativi terapeutid di - a mezz o delle iniez ioni locali di novocaina). - REALE » T umori endocranici. (La di.tgnosi clinim de1). Contri buto cli nico, anatomico ed isto- patologico. - BlNI >>

427

318 8;8 877

540 538 426 ()so 764

538 Ir25 82 964 650 81 Q63

877

1044

OFT ALMOLOGIA.

Ambliopia alcoolica - n.icotinic.-.. (La pressione arteriOsa rctinica nell'). 0RZALES! Colliri. (Storia de1). - A:-~TONIBO:-< Cornea. (Sulle. alterazioni corneali da produzione di emetina r.dla). CtoTou Occhio. (Comportamento dci tessuti dell' - in presenza di schegge metalliche endobulban). - Fo='TANA Oculari. (Complicazio-ni - della spirochetosi iuero-emorragica). - GuiLLAUMAT

P:lg. ))

764 765

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3 19


1206

INOJ CE DELLE MATERIE

He&azionc oculare (La determinazione della - col metodo della schia. scopin). - CoLAJANNt Senso luminoso. (Ricerche nel - centrale e periferico in epato-pazientl con o senza ittero). - NAPOLEONI Tracoma. (Cura del - coli'autosierotcrapia locale). - JovNTAN Tracoma. (L'auroterapia nel). - CAVALLACCI l!vciti. (Tubercolosi, sililidc cd - croniche antcrion). - FARINA

Pag. )) ))

11 i9

428 8)

))

54 1

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201

OTO·RINO-LARINGOLOGIA.

Adenopatic del g:~nglio di Poiricr. -

COLLET .

. Pag.

STOJIATOLOGIA.

F<,ccia. (Ferite di guura della). - PoNROY e PsAUME Pag. Mascellare. (Sarcoma di Etving del). - PtERANGELI >> Mascellarc inferiore. (Lattante di sette mesi colpito da una tumefazione isolata del - guarito con n·anamcnto merwriale). - RuPPE e SÉE . »

765 32Q 42R

ANATOMIA UIIIANA.

Neonato. (Anatomia del). -

BELLELLI

. Pag.

7(:j,

STORIA DF.LLA MEDICINA.

Igiene. (L' - nella vita pubblica c privata dell'antica Roma). -

SA:-<ARELLI

Pag.

1044

Pag.

20 1

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43°

Pag.

11!!1

Pag.

1110

Pag.

!!;•

FlSIOL'= GIA.

Vitamine. (La carta delle). Vitamine. (Metodi di determinazione delle). FARMACOLOGIA.

Acido nitrico. (Sopra una nuova reauone specifica dell' - e dei suo1 .<alt). - PEsEz BROliATOLOGIA,

Latte. (Determinazione volumetrica del calcio e del magnesiO nel). RAFFAELLI BIOLOGIA.

Psicologia. (Le applica:;inni dt'lla - a1 fini della vita autarchica della N azione). - G EMELLI . CHIMICA.

Analisi. (Fùico-chimiche). - Buoco Pag. Analisi chimica qu:Jntitativa. - AuTEl'RIETH RoJAHl' , Chimica (La) e il problema della riduzione dell'energia dissipata negli isol:lnti elettrici. - CAVALLARO >>

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11 1

54'


INDICE DELLE MATERIE

1207

Estratto d'uovo (lccitina e luteina). (Sopra l'imbianchimento della sospensione d' - per azione della luce so/a,·e e dei calore). - BR.~CHONI Pag. Pirctrine. (lA determtmtuOtze delle). - CA:-~:-.oRI c BICALLI »

321 85

TOSSICOLOGIA DI GUERRA.

Protezione antigas. (lA - dei bambini nella pmna infanzia). -

CoT

. Pag.

1179

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CliNICHE NEGLI OSPEDALI MiliTARI. Addis Abeba Albenga. Ancona Anzio

Pag. )) ))

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1046, r r28 767 87, .206, 322,431, 88t 8], 200, .~22, 431, 543·767,88 • .~5·

1128, l 183 432,768 323· 652, 7(18, &!12, u8'.) 323,965 6s2 87,200, 653 87·768 J24, 65J,882, 1047 88, 206. 324, 4J2, 1048, 1128 88,433.966 JO.f7 1

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Savigliano T orino T rento Trieste T ripoli Udine

Verona

1183 207,654.884 433 88,325 967, 1184 207, 433· 543·768 89,208, 434·544> 769, 96], 1129, n 8s 89,6ss 208, 434·769 1048

Pag.

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u86 no, 11 29 2o8, no, 1048, u 86 90,209

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RIVISTE MEDICHE MiliTARI. Annali di Medicina Navale e Coloniale ( Roma)

.

Pag.

210

436,6s6,8s5, 1o49 >> 98 210,437• 54S·6S6·771, 886, 9~· 11 30, II87 Arcnivcs dc Médecinc et Pharm:1cic Nav:~les (Parigi) » 2II 546,657 Archives Belges d u Scrvice de Samé dc I'Arrnéc (Liegi)

Arch.ivos Médicos del Servicio Sanitario del Ejèr~ito (Santiago del Cile) A skeri Sihhyc Mecmuasi (Costantinopoli) Boletim da Direccao do Servico de Saùde Militar (Lishona)

))

32 7

437·969 )) 213 548, 971, Il31 )) 212 329,658, 1o5o

Bulletin International des Services de Santé des A rmées dc terre, de rncr et dc l'air (Liegi) . D er Dcutsche Militararzt (Berlino)

))

~

210, 4.36, 545,656,771,885• 969, 113o.n87 )) 98 2t1, 327, 437, 546,6s 7, 772,886, 97o, 1o49, 1188


1208

INDICE DELLE MATERIE

Horw~dorvos (Budapest)

. Pag.

1 00

2r3, 548, 659'> 97 1 ' n 89 Journ:tl of the Royal Army Medicai Corps (Londra) . Lekarz Wojskowy (Varsavia)

))

99,212

)) 99 2I2,328,4J8,S47•6S8,772,8S7

Polski Przeglad Medycyny Lotnicz.cj (Varsavia) .

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Revista de la S:micbd Militar (Buenos Ayres) .

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438•547,G5!! 98

210,327·436·s45·6s6,77I,88s, 969· 1130, 1187

Rcvista de la Sanidad Militar (Avana - Cuba)

))

Rc1·ista dc Medicina Militar (Rio de Janciro) Revista de Sanidad Militar (Asuncion)

)) 210 546, 886, 1187 212

Hevista dc Sanidad Militar (Lima) Revista Espanola dc Medicina y Cirucia de Guerra (Valladolid) Rcvue du Scrvice de Sant~ Militaire (Parigi)

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657· 970· 1188

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547·887

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329 911

2Il,J27,437•546,657•77I,886,g70, 1049, tr 88 , Ri\'ista de la Sanidad Militar (La Paz) 545 Ri1·ista di Medicina Aeronautica (Roma) ,, 327 88 5, ~. 11 3o

The Military Surgeon (Washington)

j) 99 xoso, I I 31, n 88

Vojcnské Zdravotnické Listy (Praga) Vojno-Sanitctski Glasnik (Belgrado)

))

21 l

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438 772 • 970

NOTIZIE. Accademia (Nell') di Storia dell'Arte Saniwria Acquedotti (Per gli) dell'A. O. l. Albanesi (Gli) Antiche medicine orientali . Aristide Busi . Assistenti militari alle RR. Università Attività clcl 11 Centro Radio - medico fntrrnazionalc >> nel 1938 . Autarchia del chinino A 1·anzamento str:10rdinario per periti eccezionali 1• Hibliografìa medico- biologica >> (L1) Bollettino del Corpo sanitario militare Celebraz ione di Giuse p pe Fbiani Cinquantenario (Il) d ell'Istituto Pasteur 90" co mpleanno (Nel) del prof. sen. Edo:udo Maragliano Concorsi Concorsi attine nti alla Medicina banditi d ::tl Reale Istituto Veneto di scienze, lettere cd arti (Venez ia) . C'.oncorsi per te nl'ntc in s. p. e. nel Corpo sa ni1t:1rio militare Concorso Erba per l'autarchia del mcdic:nncnto . Concorso c1 Massimo Piccinini 1939 ,, Concorso per fa rmacisti in A. O. I.

Pag.

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INDICE DELLE MATERIE

1 209

Concorso per la nomina del Capo servizio di Hivlogia sperimentale c deL l'assistente m ed ico ana lista dcll'Iscituto Regina Elena per lo studio e la cura d ei tumori nonchè di d ue assistenti dcrmosililografi dell'Istituto Ospitaliero dermosifilopatico di S. Maria e S. Gallicanv Pag. · Rorn:t )) XI Conferenza dell'Unione intunazicnale contro la tubercolosi )> Conferenza dd prof. Rondo ni l) Conferenza di S. E. il prof. Petragn:1ni su "Come si difende la razz:t ,, l) Xl Conferenza internazionale contro In tubercolosi a Berlino !) Conferma d i libera docen7.a . )) Congressi Congressi di Medicina interna e d i Chirurgi:1 )) Congresso della Società britannica per 1:! lotta conrrc> la lebbra VIII Congresso dci i 'A s~oc inione italiana eli Medicina leg:~lc e ddle As)l sicur:n ioni C ongresso ( Il p rossimo) di Cosmubiologia . ")l III Congresso interna zion:dc dci Sannori e delle Case d i Cura pri,·ate ,. V Congresso internaziona le dd pronto soccorso . I Congresso intc rn:1Zionalc di Biologia applicata all'educnionc fisica e )l agli sport X Congresso in ternnionalc di D~.:rmatol ogia c Sifilografia. l• Congresso internazionale d'Idrologia medica )l IV Cong resso internazionale d i Patologia compar:lta . )) XXV Cong resso nazion:tic di ld roclimawlogia e T alassologia l\" Congresso nazionale d i Radiologia

894 783 670 222

334 445· 550 78:: 973 778 8$)6

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I Congresso nazionale per b valorinazione dd patrimonio idrominc:rale i tal i:111o Consiglio (TI) Nazionale delle Ri rcr..-he per le applicazion i della psicologia Convegn i medici di Rimini . Ili Convegno di studi e ricerche sul p:trki nsonismo postcnccfalico Convegno di Studi sulla Santa Sindo ne Corsi di aggiornamento per medici wanieri Corsi internaz ionali di perfezionamento a lkrlinC) Corso complementare- d'Igiene pratic:t presso la R. U ni versità di Siena Corso complementare teorico - pratico d'I giene nella R. Università d i Bari. Corso di malariologia a Roma Corso di perfezion amento in Ig iene c Batteriologia nella R. U ni,·ersid di Bologna C o rso informativo del servizio f~tn i t~1ri o i n gucrr:1 Corso internazio n ale di perfezionamento in balneoterapia Difesa (La) contro il tifo pctccchialc in A. O. L . Dono (U n) di S. M. la Regina Tm reratrice :~I l a C . R. l. E brei (Gli) tedeschi nelle stnioni climatiche . . Es:~mi medici prcnu z ia li negli Stati Un iti . Esonero dci medici dall'im posta di soggiorno F ederazione interna7.ionale per le piante offìcinal i F ederigo Bocchetti nominato Consigliere !\'az.ionalc Festa (La) del Corpo sanitario militare . Francobolli in onore di gra ndi M ed ici . Giuramento degl i ~dlicv i ufficiali medici e chimici-farmaci sti alla Scuola di Applicazione di Sanit~ m ilit:tre Gloriosa (Una) pag ina nella storia del Ccrpo sani tario militare .

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1 210

INDICE DELLE MATERIE

Grad uatoria dci dichiarati idonei nel concorso per la nomma a tenente P a g. chimico farm:Jcista in s. p. e. 217 )) Guerra cd ospedali 9ì 2 Infaticabile ( La) opera di S. M. i:J Regina ed Im peratrice per polio· )) mclitici ~2 Iniziati va (Un') d'alto valore culturale del Sindacato Nazionale Fascista )) dei medici 444 )) I nteressante peri zia in tema di indagini sulla paternità 10)3 67o, 1191 Libere docenze )) Lott.1 (La) contro la tubercolosi in Italia 7i9 )) Lotta (La) contro il tracoma a Trìpoli ~2 Lutti della S:~nità militare : )l Arpino Pietro, m:1ggìorc chimico farmacista in ausiliaria 555 ); Cutuli Francesco, capitano medico in s. p. e. :>.P )> D' Angelantonio Ettore, tenente generale medico in congedo assoluto. 332 Ferrabino Ottavio, maggiore generale mcd1co della riserva ~09 )) Fiore Geremia, magg iore medico in s. p. e. 8<)0 )) Mauri Luigi, tenente generale medico nella riserva 119 1 )l Perassi Giovanni Antonio, maggiore generale medico in ausiliaria ')32 )l Malato curato in pieno Oceano per mezzo della radio 559 )) lvblattìa (La) che portò alla tomba Vincenzo Bellini . ì77 )) Mario Vallaurì e Aug usto Carelli vincitori del « Premio Piccinini >> ss8 )) Medagl ia (La) d 'argento al valor civile al prof. Vittorio Maragliano 44) /vlcdaglia (La) Mau riziana al ten . gen. medico Mazzetti . l 1.):! )) Medici interpreti per i Congressi scie ntifici internazionali dell' E. 42 ~l ))

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Mrù ici paracadutisti Missione scientifica in A. O. L Morte (La) del prof. Andrea Ferrannini Morte del prof. Christian Gram . ?-.·forte ( La) del prof. Serafìno Bdfanti . Morte (La) di Charles H or:~ce Mayo Morte di Robert Philip . Morte dì Vìctor Pachon Nel nostro Giornale . Nomina del Segretario G enerale dell'Unione internazionale per la lotta contro il cancro N om ine . Nomine a Senatore . Nuova ( La) sede della Scuola convitto per le Infermiere in Milano Nuovo (Il) Rettore Magnifico della R. Università di Firenze Obbligatorietà (L') della \'accinazione antidifterica Onoranze a Laz7.aro Spa ll anz:~ni . Onorificenze concesse ad ufficiali del Corpo sanitario . ( Opera Omnia >• (L ') di Luigi Pasteur Orfani (Per gli) dei Medici caJutì in guerra Ospedale ( L') fr:tncese di H a ra r . Ospedale san:Jtoriale a T ripoli Paolo Croveri . Parto gemellare P~t:llogia (Per b) Jelle coronarie Pit·trificazionc (La) anatomica

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INI)ICF. DEl .LF MATERIE

Premio annuo (Il) « Massimo Piccinini ~> per la Idrologia itoli:~na Premio (Un) biennale di L. 200.000 per la scienza mcJica . Premio « Carlo Forlanini " . Premio (Il) « Prof. Massimo Piccinini >> Prestigio (Per il) dclb scienz:~ meJica . Principessa (La) di Piemonte nominata Jspcttricc Nazionale delle lnfer· miere della Croce Rossa ltalian:t . Primo (Il) corso rapido d i cultura per medici d i fahhric:t org:tnizzato dall'E.N.P. I. . Prof. (Il) Frugoni socio dell' Acc:1demia di Mcdici nJ di New York Prof. ( Il) Weigl ad Addis Abeba Fubblicazioni pervenute .

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784, 8<)6, 976, 1o:r,, n 36, 11!)6 '· Razze c ra zzismo>> in una conferenza de l colonm:llo medico Manganaro 1\.esponsabilità profcssion::tle . Hettifica . Riap parizione di Rohert Koch sullo schermo Ricompense a l valo~ militare concesse aJ ufficiali dd Corpo sanitario

» >>

110

B93 11 9(}

>>

889

» 439 66o, 774· 888, IO) l. .r32, 1190 XXXII Riunione della Societ3 italiana di Dermatologia e Sifilografi:l. » 895 Riunione per i problemi sanitari in A. O. I. » 671 Scrittori e poeti italiani d 'o ltre confine . Scgnalazioni bibliogr:~fiche 21

s-s~ione

>>

782

>>

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7· 330· 440, 549·663. 11 94 » 78r )) 556 )) 559·78!

di libera docenza Sessione (La) per l'abilirnione alla libera docenza T alassologia (Per la) italiana . Tenente (Il) gener:~lc medico Mazzetti prvf. Loreto nominato Socio Onorario dell'Acc:~dcmiJ Ji Scienze di Ferrara . Ufficiali in s. p. e. del Corpo s<1nitario ammessi :~gli esami per J'a,·anzamento a scelta speciale Jdl':tnno 1939 . Valorizzazione de l p:nrimonio idrominerale irali:mo .

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668 104 I IO, 222


INDICE DEGLI AUTORI.

c

A

Pag.

Pag.

F.

AccoRNERO

964

G.

ADI LARI)[

553

F.

AGNELLO

1046, ro83, n28

ALLEGRI A.

516

P.

31 4

.'\LONZO

ANDERSON

1038

95('

L.

ANDRÉ

765

ANTONlBON A. ANZILLOTT! A. ARAGONA C.

R.

AscoLI

AVTENRIETH

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BALLI C . .

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R. BATI'ACLIA M. BELL.F.LLI F . . BF.R:\1\DI M. BASTIA NELLI

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CAMI'ANA A . •

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CAMl'BELL

E. P. E. CANNORI G ..

1123

CANCELLOTTI

434

CAP\JTO

652

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M.

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INDICE DEGLJ AUTORI

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NAPOLEONJ NASSI

957 76

428 1048

L.

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A.

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PAGANO

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G. MARCHETTI L. MARI A. MARUCCI L. . MARVIN H. P. MARCACCI

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v. .

Pag.

PALADINO

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PALMINlELLO P.

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INDICE OEGLI AUTORI

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Pag.

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INDICE DEGLI AUTORI

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V~RCE LLANA

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H. V I RCtl.IO S. \"H.ILE S. VIOLI..!;

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65o 426,538 427 492,883 1 94 208, no, l 048, tt 86 734,876

z Pag. ZAFFIRO A.

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E. ZINGALE S. ZmoNI A.

1139

ZAFFIRO

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rale medico. D t rettore n::sp01HtJbJ/e : Prof. Dott. L o RETO MAzzETTt, tenente gene . Redatto1·e: Pro f. Dott. T OMMASO SARNELLl, maggiore rnedtco. ---= ~==~~~~==============~========================~~==~~~~~~-l'IE:O 2 0 . ROMA, DICEMBRE 19.W·XVIII • Tll•. REG ION ALE • CAJU.O C.~rfA

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~- :w--;c;

RISERVATO PER USO DEGLI UFFICIALI (~" è

vietati\ la dlvulf!azlo ue).

SUPPLEMENTO AL FASCICOLO VI DEL GIORNALE DI MEDIOIN.A MILITARE (ANNO LXXXVII-1939·XVll) MINISTERO DELLA GUERRA - ---· ==========---==-=~====·-- ---

'

UOLI D' ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici-Farmacisti in servizio permanente effe ttivo)

AL 30 GIUGNO

ROM .A. TIPOGRAFIA REGIONALE 1930-XVII •,

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RISERVATO PER USO DEGLI UFFICIALI (Ne è Tletata la clhulgazlone)

SUPPLEMENTO AL FASCI COLO VI DEL GIORNALE DI JfEDIOINA MILITARE (A NNO LX XXVU-193!1-XVII) MlNISTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D'ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici Farmacisti tn servizio permanente effettivo, fuori quadro, fuori organico, mutilati ed invalidi di guerra riassunti in servizio)

AL 30 GIUGNO 1939-XVII

AVVERTENZA Gli abbonati che riscontrassero nei presenti ru oli qualche errore od omaasaone per le indicazioni che turo riguardano, sono pregati d i darne sollecita comunicazione alla Direzione del Gio n wl6 eli Medici1111 militate - Ministero della Guerra - Roma, val endosi dell' apposito modulo che trovasi a pag. 3.

ROMA TIPOGRAFIA REGIO NALE 1939- XVll


'

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AGGIUNTE E VARIANTI - - -- - - -

Pagina ................................. . Grado ................................................................................................................................................................................................

Casato e nome ... . . .... .... .. Data di nascita .......... .... .. ....... Luogo di nascita ..................................................... . Stato ci vile 1'itoli accademici

Decorazioni e ricomp~nse

Campagne

Anzianità .......................................... .

Posizione A

addl

19 ...........

L'UFFICIALE

SI prega ritagliare e spedire d'umcio .!L PIÙ PRESTO il presente modello, colle aggiunte e varianti, alla Dlrer.lone del GIORNALE DI MEDH!INA .MILITARE- Roma. N. B. Per le decorazioni citare gli estremi delle rlspetth·e concessioni.


..


SPIEGAZIONE DEI SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI E LE ABBREVIAZIONI MM 'Medaglia wauriziaoa.

• Cavaliere dei SS. ~fa.nri zio e Lazzaro. •!;: Id. dell;\ Coroon d 'I talia. ?t Id. eolouinle d ella Stelln ~l'ltalin. ~

G<.:

G rnn Croce.

G U C

da vanti a i se:;u i òellll de•:omzioui ttopm , Grande Ufficiale. i ndi•;a.te j Com mondato re. u r l ' fficiale. 6 Medaglia d 'oro pei b..n umeriti della snlute pubblitm. Id. pei bonerneriti d ol terremoto del 1908. • O Metlag lia d 'argento al vnlor mili tare. O Id. al vnlor civile. Id. poi benemeri ti dtllla salute p11hbli<:n. Id. pei benorneriti d el terremoto del 1908. O Medaglia di bn•nzo al v1t.lor mili tare. O l d. al valor civile. al valor di marinn. I d. poi henemeriti dell11 salutt: pubblica. Id.

Jd. ~

pei benemeri~i del terremoto d t~l 1008.

Croce di gu.,rra al vnlor mili tare. + Croce al mt.~ri to di guorra. (i) Medaglia d' o ro al me ri to di lungo •·onrando. (fl ld. d 'argunto id. id. i d. <D ld. d i bronzo id. id. id. c.\ Med aglia. commemorativa per le campag ne d'Afri ca {1). O l d. per la c:Hnpngna dfllla Cina (l l. l d. poi benemeri ti del terrtmroto dt.~l 1908. per In campagna d ella Li bia (1). l d. per la campng na italo-ltustriaca 1915·18 (l ). Id. d ell'Unità d 'I talia. Id. ~ ~Ied ;~glia comme mora ti va de lle operazioni militari in Africa Orie n tale (l). ~ Me daglia di benemeren1-a per i volouçari di guerra 1915-18. li! M:ednglia. commemorativa d ella ~f arcia t!ll Roma. e Cwce d 'oro eo,n corona per anzianità di servizio. + Id. per anzianità di senizio. .l Distintivo di ferita in g nerra. 1 Distintivo di ferita in servi zio. ~ Distintivo d~i mutilati. w Promozione per ruerito di guerra. " Promozione per meriti ecce:'.ionali.


6 .Aspett. inferm.. Aspett. mct. p1·i·1J.

Sosp. intp. Disp. illin. eorn. L. D. ass. mil. Dir. geo. san. mil. Dir. capo divis. iuc. Capo sez. ine. Cousigl. inc. Coli. med. leg. Dir. Snn .. Dir·ett. san. Dir. osp.. Osp. . • • Inf. pres .. A. M . . St>z. disinf. Se. di nppl. san. mil. ioa. tit. ios. agg. lst. chim. farro. mil. Serv. chim. mil. n.

c.

v.

Aspettati va per infermità. Aspet&ntivn per motivi privati. Sospeso impiego. A disposizione del Ministero. comandato. Libero docente universitario. assistente militare. Direzione genemle di sanità militnre. Direttore cJ~po divisione iucaricnto. Capo sezione incaricato. Consigliere incaricato. Collegio medico legale. Direzione di sanità. Direttore di ~anit:\. Direttore dell'ospedale militare. · Ospedale militare. Infermeria presidiaria. Aiutante maggiore. Sezione di disinfezione di corpo d'armata.. Scuola di applicazione di sanità militnre. inseg:nnnte titolare. insegnante aggiunto. Istituto chimico farmaceutico milita re. Servizio chimico militare. ammogliato. celibe. vedovo.


CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE RUOLO DEGLI UFFICIALI MEDICI Prima del 1831 non osiste\'n un vero Corpo sanitario nell'Esercito: vi erano dei sanitari, degli ospednli roggiuumtali, senza uuità di indirizzo. Re Cnrlo Alberto, con R. V. del 24 lliceml>re 1831, iniziò il riordinamento del servizio sanitario con In creazione degli ospedali militari divisionali, in sostituzione di quelli reggio1entali. Con snt:cessivo R. V. 22 dicembre 1832, istituì il Consiglio superiore di sanim militare, cui venne affidata l'alta d i rezione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 183~, omauo tutte le norme ordinative e regolnmentnri relative al personale ed al servizio sanit1ario mili tnre, con assimilazione ai gradi militari. Con R. V. del 5 settembre 18~3 furono apportati nuovi radicali innovnmenti, rendendo obbligatoria In doppia laurea in mt~diciua ed in olairurgia per l'ammissione nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero lE~ due categorie di medici e chirurghi io quella di medici mili tl\ri, distinti io medici di divis!ooe, di reggimento e di bnttnglione. Con R. D. 13 ottobre 1851 furono aoppreso;e le infermerie reggiruentnli e di presidio e sosti&uite dngli ospedali succursali, che funzionarono n Ila dipendenzn di quelli divisionnli. Con R. D. dal 10 ottobre 1855 fu Stllbilita una nuova gerarchia, con l'assimilnzione ai g radi militari e fu creato il grado tli medict~ aggiunto. Con legge del 28 giugno 1865 1\Vvenne la fusione del Corpo sanitario tlell'Eaercito Sardo con quelli d e lle nltre proviocio. Con IE"~ge del 30 settembre 1&73 fu conferito il grado eftettivo ngli ut'6cinli d el Corpo !!ani1nrio militMe, ed il Consiglio superiore di sanità fu sostituito dnl Comitnto d i sanità militnre, che col 1° novembre 1887 a~;sunse la d eoomina1.ione di l'spettorl\to d i sanità militare. Con In steSSI\ legge furono istituite 16 Direzioni di Snniti\ militare ed altrettante uompngnie di snnitl'l, una per ogni Divisione. Con legge del 22 mnrzo 1877 le Direz~oni di san itn mili tnre e le com pagni"' di sanità furono portate a 20, e con legge del 22 giugno 1882 rido tte a 12, una per Corpo d 'armatn. Xel 1923, con l'abolizione di 3 Corpi d'nrmntn e In crenzione di un nuovo Corpo a. Trieste1 le Direzioni di sanità e dipendenti compagnie furono ridotte n 10. Nel 1926, col nuovo ordinnmeuto d e ll' Esercito, fu ripristinata In Direzione di sanità. di Alessandr ia, con relativa compaguia di snoità, e fu istituito un ufficio di aanit!\ a Cagliari con IR 12° compag nia di snni tà. Con R. D. del 20 aprile 1920 l' Tspettornto di snuitìo fu SOJlt>resso e sostituito dnlla Direzione centrale di sanità mili tare. Con R. D. n. 1203 del 6 luglio 19251 furono istituiti 3 Ispettornti di snnitn di zonn, con sede a Milano, Firenze e Na poli, diret ti dn ma ggiori genernli medici. Con R. D. n. 1821 dul 14 o ttob re 1926, vennero pil't pnrticolarmente deter miunte le attribuzioni dei maggiori geoernli medici ispetto:ri e tìssnti i Corpi d'armata e i Comandi militari di loro giluisdizioue. Con R. D. n. 1925 del :! novembre 1926, il nnmero degli lltahilimenti Mnitnri fu fissato come segue: 11 ospedllli militari principali, 16 ospedali militari secondari e 8 i nfermeri., presidiarie. Con R. D. n. 1539 del 5 agos to 1927 il numero d elle dir~>ziooi di sl\nità militare e quello delle compagnie di sanitÀ. ve une ris pettivamente stabilito in 12 e in 13. l<'u pertanto cosçitnita in Uùiue l' 11" comp11gnia di snuitn e q uella della Si\~ilia e d ella Sardegna presero Il\ numerazione di 12" e 13". Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928 In Dire2:iooe centrale di eauit~ rnilitnre as· sunse la denominnzione di Direr.ione genernle di sanità mili &are.


8 Con circolare n. 202 del 18 marzo 1928 fu soppressa l'infermeria presidiaria di Rod1. Con circolare n. 494 d el 19 luglio 1928 fu soppresso l'ospedale milit:tre secood:nio di Venezia. Con circolare n. 719 del 1° novembre 1928 l'infermerin presidiaria . di Livorno fu

trasformata in ospodale militare secondario. Con R. D. u. 2195 del 23 dicembre 1929 furono aboliti gli lipettorati di sanità di zon n, f11 destinato un maggior generale medico alla direzione della scuola di npplica?.ione di Sanità militare e due furono messi a disposizione per studi ed ispezioni. Con lt. D. legge n. 2225 del 23 dicembre 1929 fu abolita la distinzione di osped ali militari principali e secondari. Con circolare n. 313 del 23 giugno 1932 l'infermeria presidiall'ia. di Gorizia fu trasformata io ospedale militAre. Con circolare n. 653 del 29 dicembre 1932 fu soppressa l'iofe rmerin presidiaria di Cava dei Tirreni e fu impiantata l'infermeria presidiaria di Albenga. Con circolare n. 332 del 10 maggio 1934-Xll, il campo Sl.l uatoriale climatico mili lare di Anzio io trasformato in infermeria presidiaria, conservando la deoomina7.inne, le incombenze e gli organici. Con circolare n. 18310 del 9 novembre 1935- XIII, l'infermeria. presidinria di Bul"'ano fu trasformata in ospedale militare. Con la medesima circo.Jnre l'ospedale militare di Trento fu trasformato in infermeria presidiaria. Con circolare n. 2220 dell' 8 febbmio 1938- XVI, fu impiantata l' inft'rnH~ ria pres idiaria di Jeici. Con R. D. n. 2133 dell7 dicembre1934-Xlll souo state stabilite le sedi (Tori no. V ero n a, Rom:\, Napoli), le attribuzioni e la dipendenza dei ma~giori generali medici ispettori.

RUOLO DEGLI UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI Le origini d~lla istituzione degli Ufficiali cbimici-fa.rmaeisti si possono fu.r risnlire al 22 dicembre 1832, data, del « Regio Viglietto:. col quale Re Carlo Alberto fondava il Cons iglio Superiore di Sanità Militare dell'armata Sarda, che annoverava trn i s uoi componenti un chimico-farmacista, in qualità di membro Straordinario. Lu s&es:;o Regio Viglietto contemphtva la neet~ssitlì. di c-ordinare, appena possibile, lo scabili~ meotu di uu Laboratorio Centrale Chimico Farmaceutico >), Con R. Decreto 26 giugno 1853, veniva istituito in Torino un Deposit\1 di Farmacia :\filita.re, con anness u « Labor:ttorio Centrale Chi mico Farmaceutico Militare », avente l'incarico di prepi\ra.re e d istribuire tutti i medicinali e materiali occorrenti per il servizio sanitario e veterinario militare. Con c R. V. 24 dicembre 1833 >> fu pt·evista l'istituzione dei farmacisti militari e con R. Decreto 28 novembre 18'8 - relativo all'« ordinamento del personale BruJitario dell'armata di terra in campagna• - i farm acisti anzidetti iniziarono il servizin, in numero di 11, presso l'eserci to operante, vestendo l'uniforme stabilita pel Corpo Bftnitario, l'al v o lievi modifiche. Io tempo di pace pe rò il servizio furmaceutico continuava a essere 11ffidato a farma.·iRti civili. ' Ln otrtmiva. costituzione di un Ruolo farmaceutico miliLIHe fu compiuta. con R. D. del 26 gi ugno 1853, con cni si stabilivano le norme relati ve al Personale dei Fannacisti Militari, i quali veuu-èro asaimiLtti di rango ai gradi militari. L'organico eompreode va 29 farmacisti, <"OSÌ distribuiti: l Is pettore farma.cista che faceva parte del Cou~iglio Superi()te ùi Sanità )lilitllre; l Direttore e 2 a.ssistenti, non militari, addetti


al Laboratorio Cbiruit:o lo~armaceuti~:o C~Jntrale ùi Torino; un gruppo di Fnrmncisti, a ssimilati ai gradi militari, destinato alle farmade d egli o spt"dali e distinto iu: Farmacisti di l" classe (capitani), di 2" clas!le (tenenti) e di s• classe (sottoteoenti). Ai detti farmacisti fu prescritta una divisa uguale a. quella dt!l corpo sanitario. I Farmacisti m:Jitari, appena isticniti, sopperirono al bisogno del servizio, sin presso gli Ospedali nello Stnto, sia presso il Corpo di Spedizione in Oriente; e, per le benemerenze 1\cquist!lte appunto n ella s pedizione di Crimea (185-l-1855), eonAeguirono vantaggi nella gerarchi;\ e negli a ssogoi, m~Jotre nncbe l'organico venne opportunamente a ccresciuto. Con la eustituzione del Regno d ' ltalia, il numero dei farm1wi~ti mili tari fu progreSI!ivamente aumentato tino a raggiungere, nel 1906, il numero di 96. Con D. Legge 8 luglio 1906 si crearono pui i « 1.-~ armacisti militnri di Complemento~ assimilati ai gradi militari; ma, cnn R. Decruto 28 marzo 1915, questa catt~goria Yeniva abolita, per ussere sostituho. da qu~Jia. degli Ufficiali Farmacisti di Complemento. Dopo l a guerra 1915-18, il Persouale farmaceutico militare ebbe un assetto definitivo ; con la Legl-(e 7 aprile l!:llll, n. 367, l"istituzione d ei lo~armaeisti . Militari - impiegati civili - fu defini tivamente abrogr.ca e in pari t.empo sorgeva q nella degli << Uf_tìcinli Chimici-Farmacisti in ::;. P. E. », nppartt~nenti nl Corpo saoitario militnre, ma eostituiti in ruolo a parte. Quanto al «Laboratorio Centrale Chimico Farmaceutico Militare », esso conservò tale denominazione lino al 188! , anno in cui fu sostituita con quella di ~Farmacia Centrale Militare». Con R. Decr{\to 7 genu11.io 1923, n. 12, il nome di <<Farmacia Centrale Militare • fu definitivamente mutato (a rt. 20) in IJUellv di « Istituto Chimico Farmaceutico Militare». . · Con « Ordine di Sorvizio del Ministero della Guerra», in data15 setttlmbre 1931, esso veniva intioe trasferito d a Torino alla nuoyn sede d('llo Stabilimento - espressamentll costruito in Castello (Fireuztl) -dove ini'l.inva il suo funzionamento il 28 ottobre 1931-X. L'llltitnto Cltimico FarnHl.~:tmticu ~lili tnre è ins ignito di dieci «alte onorificenze>> a&tribuitugli in altrettan te Es pol'izioni generali, nazionali ed esttlre.

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE La Seuoln di applicazione di sanità milit:1re fu i!l tituita in Firt~u ze con R. D. 16 no· - vembre 1882 J>er i mili tar i di 1° categoria laureati in medicina e chirurgia, as~lirnnti alla nomina a sottotenente di complemento. Dal 1900 in poi furono anche svolti <:e>rsi integrativi e corsi sptlciali per ufficiali medici in S. P. E. Dal 1912 gli allitlvi furouo ammes~i alla Scuola col grado di llOttntene nte medico di complemento, pre vio un corso trimestrnle presso le dirt~zioni di !ll\nitn militare. Dorante hl guerra mondiale e dal 1920 nl 1924, non s i tunnero corsi di ufficiali medic:i di eomplement~. Nel 1922 si ioizinrouo corsi semest.rali per uffìciRii medici e cllimici farmacisti di eomplomento, aspiranti alla uonm:R. in S. P. E. Con circolare 7a del G. ~f. 1924 farono ripristinati corsi trimestrali ptlr gli aspiranti alla nomina a sottvtenente medico di complemento, preyio un corso di istruzione militare di tre rnesi, presso un reggimento di fanteria. D:\1 .1925 furono accolti anche i laureat i in chimica e farmacia, aspiranti alla no· mina a sottoteuenttl di oomplemento nel ruolo d egli nffioiali chimici farmacisti. Con cir<'olare 319 d el G. M. 1926 fu abolito il corso triruestrale presso i reggimenli e venne elevata a cinque mesi la durnta del corso pr11s~o la Scuola, frequentato da tmti i laureati in medicina e chirurgia e in chimica, e farmacia, che banno imperato !'esame di abilitazione all'estlrcizio professionale e con obblighi di ]e,•a.


lO

RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE I.

MEDAGLIA D'ARGENTO AL VA.LOR MILITARE « Pe r gli iruportauti sen •izi resi uella c11mpagna di guerra in Libia 1911-12, ove l'estremo pericolo non

fu limite nelln gmnde, nmnna opera pietosa,. - R. D. 19 yetmaio 1913. II. -MEDAGLIA D' ARGENTO AL VALOR MILITARE per laoampagna digue r rn 1915-18. «Instancabile, modesto, sereno, confortando di cure e di n.nwre i sanguinanti fratelli negli stessi cimeuti della battaglia o sotto le iruplaonbili lontane oll"ese nemiche, dotte costante, mimhile esempio di ardore e di vBiorll, di sprezzo del pericolo e di devozione nl dovere (1915-18) ». R. D . .5 ging1lo 1920. III. - MEDAGLIA D'ORO per l'opern dntn nell'occasiont- del terremoto del 28 dicembre 1908 in Calabria e Sicilia. - B. D. 27 maggio 1911. I V. - MEDAGLIA D'ORO nl merito nella salute pubblica. - R. D. 15 marzQ 1922. V. -MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE per la campagna di guerra itaio-etiopica 1935-36 .• Con grande perizia e fraterno amore ai è ovunque e in ogni tempo prodigato per avolgera In snn alta missione. Sul campo di battaglia non lta posto limiti nl sno valore, verl!ando Sllngne generoso, pur di recare le eut·e fin sulle primi1:1sime linee, o impugnando ta vn.ngn per ooneorrertl n.l duro lavoro del fante>J.- llloto Proprw Sovrano 1° febbmio 1937.

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICl E CHIMICI :FARMACISTI IN S. P. E. DA RAGGIUNGERE AL 31 DICEMBRE 1939 I. -

UFFICIALI MEDICI

Tenente generale l; Maggiori genernli 6. TOTALE: 7. Cnlonnelli 39; 'l'eneo ti colonnelli 124; Mnggiori 194; Capitllni 502; Su l>altern i 21 i. TOTALE: 1076. Il. -

UFFICIALI CffiMICI FARMACISTI

Colonuclli :.? ; Tenenti Mlonnelli 18; Maggiori 24; Capitani 36; Subalterni 2~ . TOTALK: 103.


UFFICIALI MEDICI ANZIANIT À

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LUOGO

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DI NASCITA

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CAS ATO E NOME POS IZIONE

di

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di

di

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l . 1.38

] . 9.06

l. 1.38

22. X.Ot

OECO ltAZlON I E CA MPAGNE

TENENTE GENERALE MEDICO DIRETTORE GENERALE DI SAN I TÀ MILITARE a

N ol a (Napoli}

4.12.77

<t;> Ma r.zetti Lo,-eto, C • • G U 'l'· (; J,, <t>, ~ 1913-U·JH0-21 5?>~1~· 16-17·

Minist. Guerra

1

1s, @ , ~. +,e. L. D. io igilme

MAGGIORI GENERALI MEDICI

d :ti u. 1 nl n. 4

a

Parma . ..

,0. 6.79

Da11te, • • ~,-a-, O, .:1:,

I~pettore di Sa-

q;9 ll·12·13· 11, ~ 915·1~-1~ ·18, !;), + 2,

n i t:\ militare Roma

x Casella

CD, @, q., /. L. D. in pntolog in chirurgica n.

Torino . . .

u. 3.79 Grosso Vittorio, • • C ~, O, [L, IspettVN! di Sn-

,

<9 9ll·H1 •i? 9L~·1C· ll·l81 @ , • •

ni tà militare Torino

Ispettore di Snuità militare \"erona

.;.,

n.

Sassari, ..

6. 6.79

Simula Ubttlclo, • • c~. © 9ll·Jz, ~ 9 1~·16·1 ~·181 © , +, {•. L . D. in medicina operatoria

R

Pollenza (Mncerntn)

31. 7.79

LAp poni Gttiào, e , C;f>, (!;)9ll· Ispettor e dì Sa12-13 ~ 91~·16-J;, @, . 2• .Jo nità militare ' l\npoli

l.

u s 19. 8.05

9. 2.:38

l. 9.05


12

COLO:'I~ ELll

~1EOI C J

ASZ1ASITÀ

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Data

u ·or.o

·c; o

........

1H N A!'CJT A

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CA S ATO E S OME

di

P OSIZIONF. DJo:C0 RAZ1 0 Nl E CAMPAGNt:

n ascita

l

di

ùi

grado

8er\"i z 1o

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COLONNELLl MEDICI

dal n. l a l n. 10

a

Palermo .

Dir ett. sanità Torino

Fioreo zn Ignazio, • · C <!', -/t . O, Cfl, (!) 011-12, 'i? 9 15·1 6·) 7-1 8, @: , ~ ,

22.12.80

. 2, tfo

a

Nizza ~icilin

2 1. 3.V6

9.10.79

Uriuualio Santi, • • C*, -.'t , O,+, J>i~<JI. C.:om. U. .J. " 'foJ1: 12, '<5 G 915·1 6·1~·1 8, nn 0 +, ([) ' 1 "' ~ i'l11rt egun.

l. 1.36 l

5. 4.06

:.!5. 3.80

Giarr usso 6 esualM, •• C :!.,~ . Dirett. l'unità Q., ~Il 12·J3, 6( 9)~·16·)~·18, <Y·. '\? , +, +. L. D. in el i ni~ neu- Siciiil\

l. 9 .36

5. 3.07

!lnnità 31.12.36

20. 8.07

( Me~.-ina )

C:nauia

l. • . :35

ropsichiatric~<

a

Il

Gnrg nanu ( Bretwia)

7. 1.81

N11pllli • ..

8. 9.~4

Bort~JIIi Enrico, • • C ·~, O, O , IL 1 Di r~Jtt. 19121113,

l'l(

!>1~·16·1':-t s,

@: , +,

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Firenze

do Porcellinis Carlo. • , C•!r, Dir~tt. snnhà i , Q., 19J2·1J, ~. ~~15·16·1~·18 @ , ~ . Bnri

31.12.36

20. 8 .07

l\l i n . Goe rra ( Dirett. eapu di vis. inear.)

l. 1.37

20. 8.07

Rombolà .Antor1io, U ~. o, IL)!' 11• Di rett. sani tà 13, ')t 91:•·JG, ~fj) , + Udine

20. 2.37

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l. 7.37

7. 7.10

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. z, Eli

Cn prarola

15.11 .80

(Vi~;erho)

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N icokl , • • C <h ~ 91~·)6·1<· 18 ,

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Il

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Monl.~forte l

Torinu .

!<'orino S nlvn.tore, C •E , 1 ')< fll~·1C·1 ~·1 u, @ , +

l l>irett. 'l'rieete

&~nità

27.12.81

M

17.11.84

logrnvttlle A~fredo, • • (' ·~. Diret t. sanità G li -~a-, , c, o, ~ . .t;fitl-12-13·1• , XX C. A. cTri· ~ ~1~·1E-17·1U (!; . , + pnli) 1 1

25. 3.82

Mnsst:rnno Oiulio. • • Coi·, ~.o,

( A vellino)

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Dirett. ~Utnitn

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ANZIASITÀ

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di 01 NASCITA

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I>Kt'OitAZIOSI E CAMPAGNE

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l. 9.37

16. 8.08

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DirutUil'.nppl. s an. mi l.

l. 1.38

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l. 1.38

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l. 1.38

16. 8.08

l. 1.38

16. 8.(~

l. 1.38

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TENENTI COLONNELLI lllEDICI

14

ANZIANITÀ

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LUOGO

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CASATO E NOME

POSIZIONE

di

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DJ NASCITA

DECORAZ10NI E C AMPAGNE

oaecita

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grado

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TENE~TI COLO~NE LLI MEDICI

dal n. l al n. 15

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a.l0.28

16. s.os

Cn.rbonnrn 24. 2. 3 l:lcrivia (A · lessandrin)

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Al~ssnndria

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16.11.28

16. 8.08

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17.12.81

Ciarlo Silvio .•, U•t-,+ ,<è,Q)9 l l·l 2 , Dir. ospedale ~ 9 16·10 @ Bolzano 1

l. 1.29

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10. 2.84

Dir. ospedale P iaceuza

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Abate A.lessanflro, U·~ , + . ~912·13, Dir. ospednl e ~ 915·16·1~·18, @, + Trieste

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Dirett. 11nnità in c. XXI C. A.

19. 4.29

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5.10.29

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Giovarmi, • , U ,;,, Dir. o!lpednle • "f' o 9 1~·1G·J7 Nnpoli , .... ' ' L!_' -.o l

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10. 8.09

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Sa vini Gualtiero, • • ,._915· 16-1'1·1&1 Dir. ospedale Udine . , @ , •è<, o, [fl, ~ 911-12·13, y

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911 ·12· 13·14 .o. !•I:'>·16·J7·18 • ' '.:::9 ' 1935·3G

•

•

7. 7.10

GEJnovn

~

Buouopane Carlo, • • C .;,, /t, O, M io. Guerra QS, .t, ~·11·12, • • +, ~ 915·16·1•, © ( Dirett. oopo divi~. i uc.)

l. 2.81

7. i.10


15

(SI'!JIIC ) TENENTI COLONNELLI M~lliC I

.•.SZJANlTÀ L UOGO

Data

CAS.lTO E SOliE

di

-

POSI ZIO:H;

di

di

grado

serl"izio

.d.itpe/1. iuferrn.

l. 4.31

7. 7.10

Dir. ullptldnle Aoconn

5.10.31

7. 7.10

Aspe/t. ifl(enn. 14.10.31

7. 7.10

O F.CORAZION I E CA31PAGNE

DI NA SCITA _ _ _ ___!,_ _ _ -

dal u. 16 a l n. 30

a

Bassano di Sutri (Ro-

7. 2.82

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a

Reoanati 16. 7.85 ( Macerata)

a

Catnnzaro .

12. 4.83

Pellt~grioi Oreste, • • U ·~, ~9 11·12,

Cagliari • . 17. 8.85

•!', cf; 911 · •2·11,

Sor bnrn. F.milin, • •

a

+, +

~ 9J~·IG 1 (W,

~l

~ 91~·16·17·18,

\W

Fnddn Siro, • • C -& , U ·~-, :\ ,O, Dir. ospedale Q.< 01~-1~, ~ fii~·JC·J7·1~ Milnno 1 @ , +t

16.12.31

7. 7.10

Fiumefreddo Vinceuzo, •· U•"'· Dir. u~ pednle • 0 t 0 J "'" +, ,-t.-. 911·1~·13 , n"lSS 91~Brescin "A'•

16.12.31

7. 7.10

Di r. ospedale

l. 2.32

7. 7.10

~. o{•

Re gnlbutu

'.!7. 8.83

( Enn~)

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16-l'l· u , I!Ì) l

Ruvodi Pu- 22. 5.8 l glin ( Bnri)

+

Cnldnrola l·hmcesco, • • U•!;, O,

0, 0, \ 1 ')! ~~~·IG·I:·I B, @ 1 +, +

Me~si on

24. 2.85

Dir. os pudnle Livorno

13. 3.32

7. 7.10

Va r a l l o (Novnrn)

21.12.84

Bnccltinluni Adolfo , •• ·~. -t., o, Dir. uspednlc:> +z, Q. UJI-I~·J3·14, ~ 916·~<·18, © , 4 Cnsertn

19. 3.32

7. 7.10

e G n Il u z z o

S. 2.83

Fusi Pietro, ri·, r!J, ~ 911 . 12•13-H ,

Di r. ospednlo Torino

l. 4.32

8. 7.09

e

Aeeren zn (Potenza)

22. 6.84

Polosa Vìr~ren:o, • · U '~. O, o. Miois&. Guerrn ~~ q, 914 ·13 X 9l~·IG·I ~ ·I8 1 1 ;jj; . (Corpo S. )l. )

l. 5.32

7. 7.10

Sommatino (C n l tanis-

1.11.85

Cammarnw. Giol'ltllfli, $, ~. Coli. 1ued. leg.

16. 5.32

7. 7.10

5. 1.82

:m a do nna A ntonio, ~-,O, ~ 911 ' Dir. ospedale

16. 5.32

21. 6.08

• , U <!o, -lr. O, Cn poull'.nutoo. ~ 91~·16·17·18 1 1 1 san. Egeo . z, ~. @ , ~. /2

25. 5.32

17. 6.09

Mnzzoccono Oomillo, ,!-, .~ , ~. J::, ~ 912·13·141 ~ 9JHG·J1·181 @ ,

Dir. ospednlc Saviglinn CI

16. 6.32

8. 7.09

Rictò Ettnrt, ,;;., o, ..r., l. 911-12· Dir. o;~ pcdale 13·14, ~ 91~·1G·I7·16 1 -!J), +, {•, / Perugia

26. 6.32

8. 7.09

a

Anzano degli lrpini (Avt~lli no)

a

(.lo, ironze)

a

@ , +,, +

~ 9J5·1C·J:·u•,

+, +

V 911·12·14, +, 9 91HG·I7·18, @ , +

(rnt~mbro)

set~a)

a

Craco (Potenzn)

a

11·131

Bra (Cuneo) 27. 2.82

+, ~ H5·1G·17·JM, @ , +

P ~:titi PostJUitlo, tf;l912· 19·20

a

S. Apollina· 17. :J.82 re Cllietino (Ch it~ti )

Pnlermo . .

+. +

80.11.82

G orizil~

-&- ,

1


16

(segue) TR:'\eN Cl COLON!\EI.LI

..

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:o.i i'.DICI

ANZIAN I TÀ

Data LUOGO

C A S ATO

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na.aoita

IJF.CORAZIOSI

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di

di

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dal u. 31 al n. 47

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Vnsto (Cl de· ti)

6. U4

Pomaro (A· lessandrin)

7. 9. 2

Juksonville l l-'lurida (S.

a

Collel()ugo

-1-. 3.33

7. 7.10

\ ' igli!IDi Petlerico, • · U·'k, *• Q, Dir. ospedale 911·12 911·13 913·14 911-lS • ' T , ) ... t • 1 Verona UJ~·IG 16 1 1 ~ 91:0181 @ , +

J 2. 8.33

. 7.09

Rizzo Cor11elin. ·~, ~,o. O, O, Dir. ospedale Q, Q, ,t911·ll·13·1t )5'91~·JG·Jò·I H Bologna 1 1

1a. 8.33

15. 7 .\ l

De Caris A fJtiRtÌIIO, u-~. ~ t l l~

1.10.33

7. 7.10

•!•, D ir. ospedale 2-1-.11.33

7. 7.10

9

1. 2.86

U.A.)

a

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su, l!J), -l'

l

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!{ituooi·Cùiuni .l fTOBfin o.• •, U ,~,,

@ , • • •}

25. 6.83

(Aquila)

911-12·H, ~OU·IG·I':·I8 1 @, ~ , +, +

Gaùbioneta (C remona)

28. 1.84

Atella (Po· tonza)

2. 8.82

Mr~:io- Perrnccio.

1-' iorini

Q, Q, ,!;' 91!·13 1

+, +

8J ~ ~~·IG·IS 1 .Q),

D ir.

OS(•t:tlale

~llieti

Fireo;r.e

Grnziola Gemrdo, <!!,, , o, +, Coli. med. leg. J:l, 1) 912·13·11 1 @ 915·1G·l1·1H 1 @ , (membro)

l. 1.34

~-

l. 1.34

8. 7.09

7.09

~. +

n

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Mon tcsa r ollio (Benuvunto)

s. \1.83

Paren tfl Ferdir1ar1do, ~. ~. \. 1!)911·1~ 1 ~91~·1G·Iò·J8 1 @, + 3,

L a Spezia

30. 3.85

"Snhntini AnrJclo, ,;,, -&, 1,911·12· Osp. Torino 13 ·14·1~·19·20 1 )(' Ul6·17·181@ , ~ . -§-

l. l. 34

15. 7. l l

T rini tà (Co·

7. 2.84

Murn to ri Oarlo- Pefice, • • U·i 1 *• Dir. Snu. Tori,(1 ();913·14·1!' ~91~·JG·to·J8, @,+ , + Do (segretn1 1

l. 1.34

7. 7.11)

l. 1.3-1-

7. 7.10

l. 1.34

7. 7 .10

l. l 34

7. 7.10

Vanoocci Qui11tilio. G ·!·, ~ , o, Os p. Fireoze (l!a· r;, ~ut5·JG·t~·IH 1 ~. 91 Ht·l3, @, +,•} g r tJtnrin)

l. 1.34

8. 7.1)9

IJisp. Jlin. Pin crn:'

5. 1.34

8. 7.M

Dir. ospt<dale Cagliari

l. 2.3-1-

i. 7 .10

Osp. Nnpoli

l. 2.3-t

8. 7.09

11. 4.34

i. i.Jù

+, /

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Dir. (18pt!daltl Bengasi

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a

Partinico (Pnlermo)

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Coglie Mel!· sa pico (Lecce)

a

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3. 1.85 !:!avarino 8rwerio, 'e•, +, 1 ,911-1~, Osp. Pnlermo ~' '><~15·1G·I7-IS 1 @ , o§J 8. 1.84 Su ma r:oRimo, • • ·~·. ~, t. 911 ·1t· Osp. Roma 13, "><91~·1G·IO·I H 1 1]) 1 + , -§-

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2.83

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19.11.82

Tnrriglin

12.10.83

Napoli . . .

Tito, U 3:, 1t 1 ' ' • ol)911 -9 1!, [spett,orato San.

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l. 2.83

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ANZI ANITA

Data L COGO

C ASATO E

di

17

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POS I ZIONE

di

di

grado

der vi zio

l. 5.3-1

7. 7.10

2. 9.34

7. 7.10

19. 93-!

7. 7.10

Coli. med.lega- 20. 9.3-l ltl ( 111em bru)

15. 7.11

Hn cal muto 16.11.82 (Ag rigen to )

Dir. San. S icilia (scgretnrio)

1.11.3-l

7. 7.10

18. 9.82

:hpett. iltferm.

10.12.:34

15. 4.09

+, Osp. Bolognn

l. l 35

15. 7.11

Cuso rtn

9. 2.35

27. 6.07

:Ilio . Guerra (~ala med.)

21. 5.35

8. 7.09

O~ p.

l. 8.35

8. 7.09

17. 8.35

8. 7.09

S e. cent r. 17. 8.35 CC. RR.

7. 7.10

DI NAt'CITA

nascita

D~:CO!UZIONI

E C A~~ PAG~ ~:

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Tor ino .

12.1 1.84

Casnle Mon· fer ra to

6. 1.84

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16. 8.8-!

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4.11.3fi

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13. 7.84

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31.12.35

15. 7.11

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31.12.35

10. 8.10

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CASATO E l\Ollt: O~.CORAZ1 0NI

Al\1.1 AS I TÀ

di

tli

grado

aeni:tio

1. 1.36

10. ~.lO

l. 1.36

10.11.10

12. 8.36

1.3. 3. Il

Q,o p. Xuvnra

l. 9 ..36

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31.12.36

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31.12.3li

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15. i .l l

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3. 4.8 ~

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0, . , (), 91J·I2·J3·l~·J~·IG ·J :·1~·1U·~0"! l 1

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Cyo, ':·, o. 912 ' 1 3 ·•~·1 ~ . ,t• , +, +. L. D. in

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Turri~lia

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26. 6.86 2.1 0.1)~

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v~•~·Jij·n. l', tç 911·J2<3·H·J•·I9, +

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(SC!JIIC ) TEXEXTI COLOXì'>I'I.LI ~I Eil i C I

19 ANZIANITÀ

Dntn

Lt.:OtiO

I'Oi'IZIONE

Hl :-1 AS! ' ITA

di

ùi

grado

sf'r\'izio

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15. 6. 11

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l. 9.3i

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15. 7.11

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l. 9.37

30. 1.11

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C:dnbrit~o l

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1.11.11

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OinRCJlJII!. ~. +, €)91f•· ùsp. Palermo S. Giu!lef•Jle 28. 8.85 SnnRt:ri )6· 17, (i;; , Q;J91l·J2·! 3·14, + ( Pnlt>nnv)

*•

10.lJ.84 l Carl11•·ci Raffaele. U ·•·, O, + , Miui!;t. Guerra Q..911·12 912-131 ,IJI, ~~JU·l~·•s, •:• (Cnp1, sez.in u.) (Avclliuo) • 1 l

*• [}. ,

12. 9.!l0

l ( Arezw)

J

l

l a 1 Cnnnle (C u1 neo) l

c 1 -:\!CJilt.alcioo

1. 9.37

..., ~ ·t, +, IX.9u- Se. nppl. art. e genio

1. 9.37

1. 6.11

Angeli o i .AnlMtio. U •'h ~ , C, O, 1\linist. Gnerra 0, ,S 1 ~,I:>·J G·I:·J 3 1 :!J), . , q,_912 - (Capo sezioue

l. 9.37

10. 3.12

l. 9.37

10. 3.12

l. 1.38

15. 6.11

Afri ca Orientale

l. 1.38

15. 6.11

Osp. Ro~;na

l. 1.38

lO. 3.12

L(·g.all.CC.RR. I l. 1.38

16. 2.12

iu chi111i~;a <li gth·rm

cn~etta Oe~<are ,

1U:l.83

,a-u, ~~l~ ·JG·J~·J a , -Q·, +

1

6. 1.87

(Sicua)

a l Trani ( BariJ

Ft-rri Gttido, • , ·~: , O, Se. nppl . sau. q-;914 · 15, ®917·1 U, @ , • • .y., L. D. mil. (ins. tiq

2.12.85

l

in c.)

J3-H 1 o{•

Biui Domenic<r>.·F·, -1.: , ~~J~·J7·tB 1 Aec. mil. faut. @ , • • l ' <L 912·1 3, {• e cav.

Trapani .. 1 25. 5.86 n

Cnluso (To-

11. 3.85

rino) a

Assilli ( Perugia)

21.12.87

Bari

2:U0.85

Mnimono DO!Jaliuo, ll·IU1

*•

@m·JG@ , ~~ 1 1·1 2·131 +, .y.

l


20

(segue) TENENTe COLON!'\ELLI MEDICI AN ?.IAI'(ITÀ

Data

LUOGO

CASATO E NOJU: PO!IJZIONE

ùl 01 NASCIT A

DECORAZION I E CAlH'AGSE

nascita

di

di

graùo

fterv izio

dal n. 93 nl n. 106 a

Nn poli • . .

25. 4.89

J.o'elsnni Ginciuto, U .z... U :!:, ~. Osp. Nn poli «,913·U 0 , ®~1~·16·17·181 @ , 1 +, -§-. L. D. an clin. neuro· p!licltintricn

l. 1.38

l li. 1.1 ;J

v

S. Giuseppe Vesuviano (Na poli)

21.10.84

Cntnpano Eifunrdo, •!·, ~9U ·l6· 17•1 8 @, Q,91t·I3·H . , y 1 1

Disp. Jl[inist. Finn11:e

l. 1.38

10. 3.12

Noto (Sira cusa)

5.12.90

x

Reitano rgo, U ,!:, O. + , } , ~. Minist. Gutlrra +. L. U. in llat· (dirett. labor. h:riolugin ed intmunologin di JUiCI'Ob.)

:w. 6.:38

24. 1.15

e

Pt\rtinicu (Palermo)

28. 8.8i

a

Siena. • • .

30.11.88

n

Cai vauo

30. 3.88

D'A m brusio Oi,seppo, ·!·,O, O, • • ~915·1 6·17·18, @ . 1,912·13, •Io

1991~·16·1:, ._Q, ,

C11l letorto

o, '9913-l.-ts1 "< 916·1:·18, ~. +, +

Oap. Palurmo

~0. 6.31'<

30. 6.38

28. 1 2.1~

Osp. Napoli

30. &.R8

l o. 3. 1:!

29. 3.88

Mn!ltrl\ntouio l"ince11:o, G •!o, Osp. Anc<)DI\ U -/t , lb 91~·1 \ @)9);·)81 @ 1 +\ ~ ~io

30. 6.38

Osp. V tlrona

30. 6.3S

6. 6.U

( Nnpoli) c

Pl\s~alncqua. Uioacchiuo, • · ·~·,

(CIIIli poua •&OI

"

C n l d arola (Macerata)

22. 1.88

n

Cnllncal&ndn (Cnm· 1•obnssu)

11. 2.85

Corsi .Hfret1o. U ~.o, ~&15·1C·J~· Mini!'t. Guerra 30. 6.3b l8, <!.911·12-13·141 @, +, +, ~ (Capo Stl1.. i ne. )

10. S. l:-1

a

.\f~8~ina

..

7.10.84

Bollii<'<'Hr!IO T,ettel'io, .;,. • • 9915·1G·1:·18, @ . •lo

r.912·13,

Dir. San. Udintl (S6!,'1't-tario)

30. 6.38

](). 3.1:!

a

8nu l uri (Ca· gli ari)

4. 2.89

L nmpis f:1lnru·do, ~ . • · !P 191~, y 91G·I:·I d, .!:• ' ·~. L. D. i u o cui iF~ticn

Se. n p pl. !'nn.

so. 6.38

1.10.14

L~:utini (Si·

23. 9.87

30. 6.3

16. l .t:l

30. 6.38

10. 3.1:!

a

BnJCiiarello Fh1rl'icn. '"'·O, (1':913· Osp. Trit>!;te 11·1 ~·16 ·1': .

rllcll!'n)

rnil. (ins. tit. )

. . .... 918·19·20, 1;, , o{·

n

Audria(Barl )

li. 6.86

Pomu Pelice. ·•·, ~9 1 ~·1G·l>1 8, @ , Osp. Cllieti <t. 912-ll·H 1 +, •I•

n

:'lf'a nfn•d11· nin ( Fog·

11. G. :>

2 , .ft, x GntH'fll 1'iuc<'ll:o, C;K , 1 .91~·13·14. ~~1:.-tG·I>Iu, @ , ~. •h !*.::,- 96 :,

J!lf\)

+

Ispettorato San.rnil. Homa

19.12.3~ l 29. :!.1:!


~1.\GGIORI

21

~I ED I C I

ANZlA.NlTA

~

...

Data

o

L UOGO

....

c ~

CASATO E NOlH;

di

0 1 NASCITA

na&clta

POSIZIONE DECOR AZTONI t: C Ali:IPAGNt~

di

òi

grado

str\•i zio

MAGGIORI MEDICI dal n. l nl u. 15

Roccndebal· 25. 4.85 di (Cuneo) Ì

Bruno Oa,rlo, •t>, ~ . 1!., 912 , ~91 5· Osp. Snvigliano 13.12.27

a

Ripacandida' 13. 1.85 l ( Potenza)

F m1co Angelo. ·~, /t, 41:. 912·13-I HG· Inf. pres. Al· !7·18·U ,c;.9 1~ -'"'· ,..., + .L uenga 1 ~ ' \!& J Q&l- 1 ' T

11. 4.28

10. 3.12

a

T e rran ova 12. 7.88 Marg ùerita (Trapani)

De Cnstro Tgnazio, .~,, ~9H·I~·Jc, Dir.Sao. Udiuo ®m-1a, @ , +, + (igienista)

1. 6 28

28.12.13

Canosa (Bari )

18. 1.84

Pesce Nicola, Lf;, 41:.~12·13, o, +, Dir. San. Bari (segretario) ~~1~·16· 17' ©, +

l. 6.28

l. 4.12

Piatto ( ~o­ varn)

Pierino, ~·, o, ct-9 12·13, Osp. ~ovara so. 7.86 Gur~o ®915·16·17·18 @ +

12. 6.28

l. 4.1:l

26. 7.28

]. 4.12

20. 8.28

l. 4.12

15. 9.28

IO. 3.12

l. 1.29

10. 3.12

Afri ca Orien'*•o,e~;912· @, tale

l. 1.29

l. 4.12

+, Se. mi l. Roma

29. 5.29

l. 4.12

26. 6.29

l. 4.12

5. 7.29

28.12.13

a

Il.

16·17'

©, •• +

1

1

a

Comiso(Rngusa)

~(). 8.86

Scillieri Vinctmzo, ~~ ct-911·12·11·14· Coli. med. leg.

n

Sperlonga <Rorua)

4. 6.84

Trani Pt~ olo, ~. 4:,-912-IJ·H , ®915· Osp. Caserta

A cq uafor-

10.10.85

a

a

mosa (Cosenza ) Cao na (Cosenza)

1~ ® 9 1G·IHU, @,fA,

1

16·17·18·191

to2, © 21 +

@ , +, o§o

Buon() Demetrio, <!', <t-912·13, +, Osp. Alessan®9Ib·IG·I7· 1B, @ , + dr i a

19. 8.87

F e rrnzznuo 12. 2.85 (R eggio C.)

Mi~<itlluo (;ioranni, U

a

NicosiA>(Cn- 13.11.85 tania)

Mn~<trojanni A 11tonino, •:E=, 4;913·H, @9lG-1:·18·19, @ ,

a

Castro villa· 22.10.85 ri (Cosenza)

a

Firenzt~

a

. .

20. 3.88

13-H -15·19·20·21,

~916·17·18

+,+

1

~.

+

Morelli ,lfario, ~-, +, ~m-w- Osp. Firenze 17·181

@,

10. 3.12

+- L. D. in i sto-

logia "' anatomia patologi<'a

a

Nnpoli . . .

31.10.87

Ot~ )fartino Rosaroll

Roberto, Ispettorato 26. 7.29 ,!-:, @DI6·10·JB1 @ , .!_,913·H· J5, +, + San. mil. Napoli

l. 1.13

a

Cns te llnmmare (Tra pani)

10. 7.87

Plnia N alale, ,F.,, ct-913·!-1, ®91~- Osp. P al ermo

16. 1.13

)6·17·18·)9, (ij) , ....

16.10.29


22

(segue ) ;\l.\GGI .JRI ~IEDIC.I

l

Da t .. LUOGO DI NASCITA

nnscitll

-

-----:----,

C ASATO E SOME

di

AlSZI A:SlT .\.

POSIZIONE

di

di

grado

sen·izio

llf:CO RAr.tONI E CA MI'AO:S ~:

dal u. 16 nl o. 29 o

Snvucn (Mes;;in••J

7.11 Si

To~<~>nno l'iuceu~o. ~,, :&- 1 O,

c

Ripa trno~o oe (Ascoli Pioonu)

:18. 8.85

Celliui Luigi, '~' • t

Belgir1ne

22. 4 88

a

!G·I~·I8 1

S. Giuseppe

~

1. ;,_87

Vesuviano (Na poli ) a

S. Crur.e Ca-

@1

1 @1 ~ 1

+

1

913-H, ~ 9! 5•

+, +

'

ù9 IS ·JG·I~·1 ~ ·..::,~

i7>

~~

,

.•. & '

XX C.A. ( Lihia) 17.12.2\1

·"' 93~·36

l

l 6. 1.13

l.lò.H

17. 1.30

21. 5.14

2. 2.30

16. 1.1 3

14. 3.30

28.12.13

l. 5.30

2 .12.13

2. 5.30

2~.12. l :l

22. 4.3 1

28.12.13

'6*

.l"'

Lnogelln [<',·anceBco, ,;,, O, O. Dir. San. Nn~ 13·H 1 ù~ 91 ~· 1G·I1·1U ·191 @ , poli (segretario) "-'

!}

6.89

Failla Oiot'(IIJtti, <if., 91~·1C·1;-1 ~,

~ 914 ,

@ , +, • . J:ì

9

racu~a)

a Aodrin(Bnri) 26. 9.87

Roma.

16.ll.29

+

merina (Si·

a

Osp. ~ esRi oa

Gnrbngni flius~ppe. D:!-, C;o, +~. Osp. Torinu ,, 19H

( ~uvarn)

c

'). 91J·I~·I5, ~~16·1 ~ -I B -19

+

Ciccn fHot•a1mi, •t, -&,O, Q) 9H·15·10 ~ 9 1~·16 @, o{• 1 1

Africa Orieo· talu

*• +· Os p. 'forino

25.11 .87

Disp . .l/in. Ji'itlan:e

a

R e cn n n ti

13. 1.86

( ~lncerntrl )

Gior~i f;iorqio, '!-' 1

= 9Jr•·Jc ' ~

,~; ·

to,.~• culo~otia

n

SaoJugh eo

Cento Fer-

Terrnrinn

I... D• ·, n Osp. Roma

di guerm

Murn Solratore A11yelo, :i! , +, Osp. Cngliari 1;• 914-1\ ~ 9Jfl·l : ·18, Q, - ~l +

241 4.31

28.1 :!.13

11. 9.8i

Cnnu·lli f"ml•erlo. :?. o. O, +,~ Osp. Bologun

1. 7.:n

2!!. 3.12

1 "< 91G•JI7·1d, .!!). ·~

914·1~

r~ra

a

o, +- J: 91 •,

" .Y •

19. 5.88

(Cn~linri)

a

J "'\.4J

~7. 8 88

( Runm)

a

1 R o In d el 10. 8.86 l :ran .'a !ORO ('ft·raltlll )

c

)lontopul· du 110 (.:ÌÌ~oa)

5. 10.89

)fon~ott pll l· d n no (:3h:-

1-t 1.89

oa )

T:ntuni fo'i((• uo, <~ , J, 913, ~. ~ ~~~· ····1 :-18, ""'' • • +

9.:n

Leg. CC. RR. Lazio

1).

lnferm. preAid.

14.10.31

21. 5.16

Iti.l:!.31

28. !i.H

l. 1.3:!

1.10.14

'l'rt~nto

~cuula A. U. C.

Moucaliuri G iflllllltt~i ])iuo.

~'

..:..

*·+, ~

91:i·ltì·J;.

o~P- Udine ( I!C ·

g retario)


( segue ) ~IAGG IORI ~fEDICI

, ·~

Luor.o

AN7.lA:-oiT À

D n tu di

o 01 l'A!'Cl TA

:r.

23

DABCita

P OSI ZIONF.

di

di

~t rado

servi1.io

Pez1.11llo T,uifJi, ; , +, 1. 9tHS·t9, Hecl.mii.Gneta

) . 1.32

28. 5.14

T:or•·hi VirfJilio, ll •L ~. ~ 1 1-1 5 ,

l o f. pres. l cici

l. 1.32

28.5.14

Afri on Ori e n rnlu

16. 1.32

110.1-l

! >~;l'OR \ZIOSI

E CA~ll'AG!'IE

dnl u. 30 al o. 4.:>

a

Frattnmng-

li. 1.88

('

Firenze. . .

H. 6.!)7

ilJ. +, •}

~t•HH:·•a,

v

Castiglion del Lngo (Perugia>

n

Saviano (Nn- 14. 9.87

. 8. 91

poli)

a

Alesl'lnnòrin

15. • .89

Mnuthdi .•qfretlfl, ~·· -~t, .i 1 il) 9H·I ~ 1 X !1 1~, 1i]j + 1

Gue rr n 16. 3.32 *• +, Mio. (CII po sez.iuc.)

Ferrnri T"go . t!•. O, ~. +, ~

2~.

5.14

Osp. Roma

19. 3.32

1.1o.a

Africa Orie o

16. 5.32

28. 5.14

d ' All'R~>notlro Rnff<tt•le •!:, +. Scuola appl.snu. 16• o. - 3'>v uag-zo, ~ 91~-•~·•:·Ju. 0, + mi!. (ius. ti c.).

110.14

w. +

91~·16·1:·18

Bari. . . . .

y, . o}

~ JJ~·J:· 13,

gio r ll (N'npoli )

27.10.87

tnlu 1\

~oeem

To

17. 4.89

feriore (Saler no)

a

Vico Equen- SO. 6.89 se (Z\npoli )

n .Bari.

14. 1.88

Duhbio~'<i

6. 6.14

28.11.3:!

28. 5.14

Santuli PaRqualino , ~ . +· t ~~~- XX C. A. (Libia} 28.11.32

2d.12.13

9 H·I5·1G·I:

Pep" l.'offodlo, , o, 1. 919 ·20·~•, O;;p. Perugia ~ 915·1~· l:·IS ,

a

Tnura11i (A·

18. 6.87

velliuo) n

U·W·I;·IU·I9

.z.·=··

1

l'

1

+, 0:•

•}

Fioro Jlctrio h 1) OII·JH;·I>JB·J9, Se. mil. ~1ilano

15. 8.33

28.12.13

N. 3.8.:>

Cnnt' J>a Tlnm11/o. ;., +, 'J). ~ 91 2 Sc.n ppl. fnnt. ·Il ~ 'ti5·HH":·J 3 l" t ef. 1

24.11.33

l. 9.13

16.11.90

"Confalone Hnj7ru:le, ·;-, ~, t , '• Ollp. ~n poli "' 9!~-~~- a:-•a, (fv , +, ·:•. L. D .io igieno

31.12.33

24. 6.15

l. 1.3-l

1. 5.16

Com. trnppc %:ara

l . 1.34

l. IU6

"Hi,llhi GiuRtppe, ,; , /t, o. 'b, ' , Osp. Livoruo

l. 1 .34

1. 5.16

G al l i<:cltiu (PuttlDM)

l. l.Si

a

V a rz i (Pavia)

n

ì\Taiori (Sn·

Jeruo)

a

Fi ren;~e • .

6. 4.89

n

T e rr nciu n ( Hotua)

10. 3.88

Figline (lo'irente)

11.10.87

a

-tr, li <!·, ç , Oi!p. Rom n

Emilio.

26. 6.32

~

~

Snlvini Cesm·e, 1. , +, ® 19 15' 10' 17·ta, @ ,

+

~P!ZHG·J; 1 ~' ., o}


(segue) )IAGGIOR I MEDICI

24

..,. .s

•

ANZIANITÀ

Data Lt:OGO DI SA SCI'r A

ii5

CASATO E NOME

di

uud u

POS IZIONE DECORAZIONI E C AMPAGKE

di

·l i

grado

aorvi ztn

dal n. 46 al n. 62 3. 4.84

Capptilli .Alfredo ,~ •

+, ~ 91~·16·1•·18·19·20, @; , +

. O, 12 ,

Osp. Roma (segretar io)

l. 1.34

21. 1.1!?

:\1 isterbia.n· co (CatRuia)

14. 1.88

Scud eri G i11~eppe, t!<, 4o, SIH o, ~

Osp. Palermo

l. 1.3-l

11.11.1 5

Troo t innrn

17.11.88

Cllva.llo Eugenù>, ~. +, 4;-, 9 1', ~

Os p. Verona

l. 1.34

28 12.13

Finale Erui· 25. 1.88 lin (Modena)

Guara.ldi Ua1·lo, ~. O, +, ~ , ~

Dir. San. Bologna (segret.)

l . 1.34

28.12.13

n P 11 g l i e t n 25. 5.87

Di Nolln N icola, tJF, 0 1 +,(}), ~

Osp. Aleasaudria (aegret.)

l. 1.3!

17. 9.1 4

De CM li Gustavo tft:, <t 916·16·1 7 ·1 8· .:18pett. i1~jerm.

1. 2.84

l. l O. H

© . Se. A. U. C.

l. 2.84

1.10.H

*• ~91H6·l :· Osp. Perugia

20. 2.3 4

l!'i.l o.u

21. 9. 9

GuRrnuccia Girolamo, :!:1 ();) 91~- XX C. A.(Lihin ) 20. 2.34 16· 1'; · 18·19, .~, /t, +

l.l O.H

8. 2.88

DeCata Domenico,t!<,O , + ,<t 919• Os p. Bre!!dn ~ 91~·1G·17·18 Q;L + 1 1

20. 2.8-l

l.IO.H

a

l:ia)r, C on·

s ilioa (8n· lt~rno)

n

n

(Salerno) n

(Chieti)

a

Mest.r o ( VeMOtlica (::ii-

25. 2.88

Perugia • •

9 16·16•li l

1

+

(segrotario)

+

91~·1 ç-17·18, @ ,

19

@, /

+

~,

tb. 91 ~·1 G1 ~ 9 1';·1 8 @ , + 2, +

H. 4.88

(segr tJta.rio)

+

23. 9.90 Barone Gioran11i, t!= ,

rHCIItlll)

n

@, • •

916·1 G·1H8 @ ,

U11ZIII)

n

91~·16·17 ·18,

Caterini l!eikrico,

•""-'•' +' j ..

Lucca

18 "" •

c

San Biagio Plntnni (Agr i~en.)

n

l!<chi t elln ( ~'uggia)

a

Colletono {Cam IJob.)

8. 2.89

De Ber01mlo Pra11ctsco .!n Ionio, X X C. A.( Libia)

l. 5.:i4

1.10.14

c

Capannori \ Lucca)

2. 6.90

Bertolncci GiiW, rt- 1 O, + z, $.: !•1 ~· Os p. Bari

12. U.S4

13. 8.1 5

Munteleooe

12.12.8~

12. 6.3-l

1.10.14

2. 9.34

2-l.l.l)

19. 9.34-

24. 1.16

a

Giuglinnu in Cllm pA· n in { ~upo ·

, ~ 91~·15· 1';·18, @ ,

1G·I7·18

1

di Orvit~to ( Perugia) 1\

·~

li)

@ , o§o

Severi Pompeo ~. +, ~ 91~·16·17· Osp. Pineonza 18, @,

4. 2.90

tot +

+

Snrm:lli Tnm.nutso, -~. U ..\, +, ·'• 4.920, 6.?J9 1 ~·1G·I7, @ , +. L. D. in patologia ad igiene celoniale e in oftalmologin e eli n i ca. o culi-

Afric1L Orientale

~ticn.

n

Ct:ntort~ ~ntoni11o,

*•4":

916· 16· 1: -

Cnt!lll-(iHVtl ( :\n pvli )

!IO. 6.88

!l

\~utti\RtlCCII (l' llllllU)

13. 7.87

1.11.8-l

14-. S.l!l

n

C'MI rupigua·

13. 3.89

Sp ng nuolo Vi_goritn Nicola,~,, Se. militare Na- 17.11.8-l poli 0 , " . • · 'L 91~·JG·I; 1 ~ 91a, 1:. , +

J.!. s.15

nv tCn nq•ohas~u )

1s, ~ !11!•·20 1

®, +

Osp. Cnsertn


(segue) MAGGIORI MEDICI

26

l- ANZIANITÀ

Lt:OGO

Dau.

CASATO ~:NOME

Ili

POSIZlONE OECORAZIO~I

DI NASCITA.

e'

di

di

grado

aen· izio

Osp. Cnsllrtn

9.1:l.S4

l. 5.16

+, Aspelt. in{erm. .

9.12.34

18. 3.15

9.12.3•

17. 6.15

E CA)IPAGNE

11&8Cila

dal n. 63 al n. 79

a

Cassano Irpino (Avei · lino)

29. 6.91

)lns~&ituo Francesco, <!·. ~, 1!15· 16·

a

Poggio San· oita (Campobasso)

28. 2.86

~luanro Aurelio ~ ~13·18, @,

e

Genova

8. 6.87

Cnligaris Carlo, 'f.-,+, ~ ~~IHG·l7·

•;-•a, @ , cL, +

,z-,

+

18, @,

:Q- 1 4;',

+

Dir. San. Alessnodrh~(segr.)

a

Foggin. .

28.11.91

Pecore Ila Gio~~atmi, •• ~. ~ , Osp. Roma (eom. ~' 1 1G· IHa, +, @, +, / coli. med.leg.)

9.12.34

5. 3.17

a

Siena . . .

25.10.86

Grnmegna Giovanni, -§o,+, 4;919, Ace. ntil. ar t. ~9·~·1tl·l1·t8, @ , + e genio

\1.12.34

17. 6.16

9.12.34

24. 6.15

c Casale M. (A-

.2l +

3. 4.90 Ganorn l?omualdo. tlr, -/t, '" 1 ~- Se. appl. cav. 91~· 16·11 "" """ 'Ù'

Iesl!llndria)

l

919·20·21

)"0/J~)\!:!I•t:."J

,

'

'

1\

La n eia n o (Chit-ti)

10. 6.84

De Pni!(JUa Giuseppe, ·~.(i), , Leg. terr. CC. Il.., lc.ui~·IG·I;·IN0 1 @, ~ . + z, + RH. ~a poli

9.12.31

l. 5.16

a

S.

Valeo~i ·

9. 5.85

Osp. Bologna (segretario)

10.12.34

l. 5.16

no (Salerno)

a

Terreorsnin (. altlrno)

26. 8 87

Girnrdi GitUJeppe, :;,-,'!,91• , ® 9 1 ~· Osp. Milano

10.12.34

l. 5.16

a

Teverola 1:\apoli)

19. 4.89

Pecornrio Raffaele, cl!, O, +,~. OE:p. Firenzll Q_,~I9~..ZI 1 ~~~1~·16·1~·18 1 (ij_, +

10.12.34

l. 5.10

.Melegnano (Milano)

29.10.89

Monti Gaetano, U+, ~ 91 ~'16 ' 1 ~,

10.12.34

l. 5.16

Gangi (PA· lermo)

28. 3.\JO

10.12.3-l

l. 5.16

a

V 1\ Z Z 1\ D O (CntauzMo)

15.11.87

Lueinoo-FuRcà Felice, ~. + ,q; Osp. Torino

10.14!.34

l. 5.16

a

Nardò (Lec· ce)

11.12.92

Filogrnua Pasqll.(lle, ~. +, ~.

Oap. Trieste (segretario)

l. 1.35

3. 8.19

a

Roma

15. 7.88

D'Amico Giuseppe,

,t, o, @ ,

l\linist. Guerra (Cnpo 11ez. i ne.)

9. 1.35

l. 5.16

a

S. Vittoru

13.12.8\l

Africa Orieo· tale

22. 3.35

l. 5.16

22. 3.35

l. !>.16

IG·IH81 ~~ ~~ @ ,

@1

+, +

+, +

Pinanze

Conti neo Sante, <!', ~,O,~ 9 1 ~· Osp. Palermo 16·11·18,

9 1~·20·21,

@, • •

+

©, +, /

~ 9 1~·111·1:·18 ,

~ ut7·tB1 @,

+

. , ~ ~~~·lti·IJ,

@,

+

del Lazio ( Frosinone)

a

Casertn(Napoli)

9.10.91

lJisp. .llinist .

'ofio Santi, •!!=, U ~.O, +, ~919· Osp. Trieste

zo, ~ !11~·16·1~·18, @, +


26

( s e gue j ~IAGGIORI MEDICI

ANZIANITÀ

Data I.liOGO

.. m

E

DI NASC ITA

C AS ATO E NOME

di nascita

POS IZION"E

DECO RAZI O"Sl ~; C AMPAGNF.

di

tl i

grado

dal n. 80 nl n. 95 a

Guido Giovanrli, ilt, ~. U -tr, +, Osp. Roma ~ , <D

21. 5.35

l. 8.21

9.12.90

Cnrbone Ter·esio, ~~ <t ~ 1 ~·20·2 t, Osp. Torino

16. 8.35

5. 3.17

BrunE>tri Giuseppe ;!·,O, +

e At fricn Oricn- 16. 8.::15 le

l. 5 .16

Rossnno Ca · 15. 7.95 labro (R. C.)

a Priocca d ' Al·

bn (Cuneo)

&J 915·J G ·l~ ·l81 @ , + ,o{-

a

Mo n nsteroJo (Cun~;o)

l. 2.86

c

Cni vano

25.12.89

Lo n un L eonida, ~. U ;., <t; 9 19-'10 , Osp. Bolznno

27. 6.90

Rit:ci L11~tonio ,

91H G·I ~-ls,

(Napoli)

a

Ca.s r.e l p l a.nio (AncOM )

@ . [E ,

+

n

+, +, x,, @ 91H6·17-181 @

13,

@, • •

+

*•~ , @

915

·l 6·l~-

Osp. Livorno

16. 8.35

l. 5.16

16. 8.35

1. 5 .16

a

S q u i l l n ce (Cntam:aro)

l 7. 5.96

Squillaoi~oti

Raj1'a.ele, ~. +, &> Os p. Napoli

17 . S.35

l. 8.21

n

Salnr.zo CCu-

15. 7.90

Mori no Er1rico, if, +, ~ 9J5·1G·l7· Osp. Ve rona.

17. 8.35

l. 5.J 6

Osp . Bolzano

17. 8 .35

]. 5.16

*' ® Osp. Bologon.

28.11.35

2~. 6.1 5

161

DtlU)

n

Bordi~h era

9J~ ·Ia

25. R.92

@ , 1~919•'lO,

*· ·~

Emanuele ~' +, q; ~ 1 9-20·

Chiesa 21,

( PortoMaur.)

1

@

&> 9 l ~·Jii·l~·l8, @ , +

S ul e ri Gio1·anni, tir-1 i:r , O ,

a

Gunova . .

16.10 90

a

Bonit o ( AYellino)

27. 3.90

Inf. prtl!\.Anzio 31.12.35 (enmpo clim. saun t . ruil.)

l. 5.\ 6

a

Ripncnndidn ( Poten·

4.12.89

Mnsto Pa·BIJIWle. O!,,O, +, © 919 ' XXC. A. (Lihia) 31.12.35

L 5. ' 6

9 1~·1 6·1:,

20

1

~ V l~H G·):·I 8

za)

n 1\

Cornto (Bnri)

19. 3.90

@•• •

+

1 { !) 1 +

Piccarrtlt.n Francesco, ·!', O , +, Osp. Roma (!;) ,

e

~) fi·)lj·) ; ·ta, @ ,

+

V i h o V n - 11. 8.90

Afrien Orient ale

l eutin (Cn· tnuznro n

::ìnu Mnrco A rgen tano

15. 5.89

(Coi< c n zn )

Ma nfre di :1 rualdo. 'Jr• (i) , +, ~) OR p. FireD?:e 9 1!J-ZO ·'l l ~ !11:.· 1 ~·1;· 1 8 iJP 1 1

a :' . Stefnnc• d i 27.11.89 Ca ln l\ iit l'll

l. 1.36

l. 5.16

l. 1.36

1. 5 .16

l. 1.36

l. 5.1 6

l. UJ6

]. 5.16

l. 6.36

]. .\.'2-2

p i (: f<Pi Ull)

:t

Pnga ui cn (Aquila)

3 L .!l5

x G ia•·ol>be Corrarli uo, è, ~~ ;. ,

&J91G·I~ - ~~, + , t:, @> , +. I.J.IJ. in

patul llgi n cl.irur;.:ictl

l

Osp. Roma


l

(~e gue ) ~l I GG IORI ~ll'I•I C I

27 AI\Zl A 1\IT,\

o

Data

> :;

I.UOGO DI NASCITA

C AS ATO E

di

naacita

NO ~IE

I'OSJ?.IOS f;

di

dì

graol o

servi'l.iO

Africa Ori ~n- 31. 7.36 tllltl

16.12.17

l. 9.36

l. 5.16

*•©*•, +. o. + <C, Dir. S no. Rorua L. D. (igienista)

7. 9.36

16.12.17

I u f. pres. Sas-

1.11.36

l. 5.16

Os p. 1\lilauo

1. 11.36

l . 8.21

O~p.

2,l. l 2.:36

l. 5. 16

XX C.A. ( Libin) 31.12.36

l. 4.22

Afri ca Orieu- 31.12.36

5. 3.17

DF;CO IIAZIONI E

CA ~f PAC !'n:

dal u. 96 nl u. 111

a

Turi (Bari)

4. 2.91

1\

Surtino (Si·

25. 4.90

raemm)

a

Siena.

Cns~ on e

Giu seppe. •!1. ~ -

+, +

lti· l~ -18, ~~ . 1) 92 1,

26. 2.92

e 2

Massn Pilippo,

e9 1 &·16·1~- ,ij·J9·to,

91&·

Osp. Ud ine

,

iu igiene

a

Osilo (Snasari)

10.10.91

: orti o o (Siracusa )

ll. 9.94

snri

~fun te

San 28. 4.87 Pietro (Bo· lognn)

e

Bologna

a

Salento (Sa lerno)

21. 1.97

c

Bitonto ( Bari)

2.11.87

Gioia Tnn· ro ( R. Cnlnbrin)

13.12.86

Gillillle r;ti BerJI(wdo , ,;; . ~ ~16· Coro. div. Tori· 31.12.36 I ~· Ja @ , (j), +, p UI3·111-1U·2ù + no ( sc.leceu t r .) 1 1

{~ualdo Ta-

19. 4.90

!\n un i Ca rlo, ~,,

..infJÌOliiiO, t!·, 918, @ .• 1,;. L. D. io patolog ia e eli· n i.:a d.; t·mot:~ i tì lopa~ica

Sc:trp;l

tale

y:1 16·1r.· J ~·J ij,

dino ( Pcragia)

@,

*• Il) 91~·zo·tl, Dir. !la o. Trie- 3 1.12.36

+, •:•. r , . D. in

5. 3.17

5. 3.17

ate (igienistn )

llJicrobiologin

a

C es inali (Avellino)

L 1.87

Vitnle Nicola, ~' +, ({) 919 • 9 9 1 ~· I~·IU .(j) , + 1

a

Catania

20. 2.92

Li

r•an i .Antonino, 'S', e 9 1ti· 1~·1 U

l

0 S fJ.

Min.

3 ).] 2.36

5. 3.17

G n e rrn 3 1.12.:36

5. 3.1 7

T oriuo

(Capo ~>ez. i ne.)

@, ' • ·~ · ·· +

a

Pescina (Aq n ila)

6. 5.95

Tarquini Oairoli, ~,, -l'c , + z, ~ ~ 0Rp. Ronea ·'!) ~ OI:.·IG· I: -1 8, w ,:;-. ,•..• ~ , ,;zo

c

S . Miniatu

12. 7.90

Frosi ni l >ino, ~.o,+, 1, :~? 9 1 5 1~-li·JO, @ , 1', f , +

Dir. sa n· Bari ( i,.ieuista' <;> l

a

Alvito (Fro- 23. 2.93 si none)

Mazzeugn (~iacomo. -! , +'t, A ,

Osp. P adova

3 1.12.36

5. :3.17

Torino . . .

Rizr.o Oa rlo,

c,,)). mod.l ega·

]. 1.37

l. 1.::'3

a

( Pisa)

11. 6.95

(9 , l1 91~· 16·1\

~~ - 1 ~, uJ.) .

w.+

,~,,

o , ~. y 91$· 16·

+, + . L. D. iu cli-

nica lll:llll'upl'ideiatri cn.

le (m embro )

31.1 2.36

l. 4.22

5. 3.17


( segu e) MA GGIORI ~IIWICI - AlSZI~'NJT À

u ;oGo DI NASCITA

Data CAS ATO E NO:\IE

di nascita

POSIZIONE DECOKAZlONI E CAMPAGNE

di

di

grado

a ervizio

I. 5.37

] . 4. 22

dal n . 112 nl n. 126

e 916- Osp. Piacenza

a

Romano Lombardo (l:lergnmo)

8. 9.90

Mori Annibale, ·~, 'l\- , +,

n

P ltola (Cosem.a)

14. 1.91

Ciodnro Raffaello, '*'·O, oò , oò, Osp. Napoli ~, z 1 (9 919·20·211 ~ 9l HG·l~· l N 1 @ ,

11. 6.37

5. S.17

Minturno (Napoli)

12.12.87

Fedele Pasquale, ;i', O, o,~ 9!6· Coli. med. leg.

12. 6.:n

5. 3.li

c

Andria (Ba· ri )

17. 8.98

Trepiccioni Emam,ele, t§•, ~ ~ Osp. Roma 'D, ® 91 ~·18 @ , +. L . D. iu tlsiologia ·

l. 7.37

l. 4.22

a

Gioiosa lo· n i ca (R. Ca· labria)

10. 6.89

Rodinò Nicol' Antonio, .;,, ~ 9!6· 17, @ , +, +· L. D . in igiene

Dir. San. Mila· no (igienista)

l. 7.~7

5. S. li

l\

Ficn.rra

14. 2.92

Ferra luro Giuseppe, ,~, ~ - +z, Min. Guerra

l. 7.37

5. 3.17

l. 7.::7

l. 4.22

l. 9.37

5 . 3.17

l. 9 .37

5. S.li

a

n·•u, @ , +

• • +, <D 17,

(~lessinn)

@, +

@, +

<!·919·zo, ,}._( 91G· r ;-18,

L. D.

in chimica di guerra a

Settingin.no

26. 1.96

(Cnt>~nzaro )

a

S. Giuvann i 21.10.89 in F' iore

(direz. s erv. c himico milit.)

.:.> • '!", " +, q.. , .o91G V 1. rg1'Il o ..,fwer10, '-!9 • Osp. Udine !Ho, @ , •r. L. D. in nnatomin ed itltologia patologica

L orill Giot•mmi, <§o, o, @,, © 91 Z, e~~~·lG·I~·l a, @ , ·~ .

+

Min. Guerra (Corpo S. M.)

(CoF~ DZfl )

a

e

Monopoli (Bari)

3.12.88

Barnaba Leo11ardo, •t:, ·Js, ~ . + , '<i , © , +

Ariano lr· pino ( A· vellinu)

31. 8.96

Calcngni .illult.o, U ci:, Jt, oò, 4), Os.p. ::\'lila.oo

l. 9.37

1. 7.23

916 ' 17

Afri e a. Oriental tJ

©, • • ~ ~ ~. @, +

a

Palermo . . 17. 6.91

Pa,·on.. Giuseppe, :t->, ~ , ~ 916· 1~·1 91 @ 1 (9 ~19 1 +: +

Dir. ::lan. Pn.. l ermo

l. 9.37

5. 3 . 17

a

Napoli ..

3. 8.89

Pag notta Um.bel'lo, ~' !, <!~919 '20 ,

XX C.A. (Libia)

l. 9.37

5. 3. 17

:t

Poni d (N Il· poi i )

6. 4.90

Torru $a.Zvato1·e, U •Eo, ~ , e m· Osp. l'o: a poi i

l. 9 .37

5 . 3.17

S. Gi useJipe

18. 9.91

Col n />'ra uce.sco. -~,O, V 919 .70 •21 ,

l. 9.37

1 6 .12 .1 7

l. 9.37

16.1 2.17

a

~ 915· 1 ~·17·1 8, @ , ••

IG- 17·181 @ ,

+, +

~ 91 ~· 1, ·) ·- · ~.

V U~ ll V i l\ l) 0

+

c_t; ••• +

Osp. Udine

<=' npoli) a

Chin rn1n •H1· tt'

G 11lfi

( Rngu;;n)

:!9. 1.93

Tn u nir.r.o tto .dntonio, :t, • , ~ 9lG· Osp. Catnnznro li ·l8, lQ,' +


l

(St!9lle ) MAG v iOill

u ; oco DI NASCITA

ANZIAN ITÀ

Dau.

CASATO E

di or.acita

29

MEDI CI

N O ~IK

l'O;SIZI ON ~; JH:COR AZIONI K CA:IH'A<~NE

di

di

crado

seni zio

dnl n. 127 nl n. 142

a

Terni .•.

2H. 7.93

Pnri11i r_·,wio, !,, O, + , ~, '& 196• Osp. Roma

1. 9.20

1:·•~. 1), •}

Bari . • . .

8. 5.92

llelisnriu f;inlio, '! , <t:, y9 1:, ,g, Osp. Fir.c nz e

l. 9.:$7

l. 9.20

De P noli Paolo, '*'• ~. • · L. D. Col l. m ed. lt!g.

l. 9.37

l. 6.24

Lnmondoln Filippo, -t, + , ~

l. 9.37

l. 9.20

l. 9.37

l. 9.20

l. 9 37

l. 6.24

l. 9.li7

1. 8.21

]. 9.37

l. 8.2 1

+ ,(ì). + a

GenoVJ\ . .

9. 7.901

i u ti!liologia

Vicari ( Pn·

13.10.92

le r mo )

ijJ ij,

Tarnn t o . •

8.12.9:3

~' i t~clo~o:l.ti UI>JU 1 ,_()),

a

c

Navelli ( A· q n ila)

17. 5.98

Gioi n dei Mnrsi (A· quiln )

~:1. 2.93

B n d u In t "

:l7. +.9+

(;itt86Pl>e, -H,, ?<, +, ~· O;;p. Bari

+

Piecio l i };'rll~e neyildo, <t>, ;!. , ~ 913,

Osp. Bolznuo

\!)

Osp. Cloieti

Q)

t:innn:IUtoui .lfario, ~. '©!, +, Min ist. Gtterrn 1., ~· 9 Jo:-l:·u. (!j) (redaz. Giorn. W t! d. 111 i]),

So. appl. Mn. mil. (A. M.)

(CI\t liDZil ·

ru)

a

~npoli

..

18. 2.95

CI\ Va n iJ.!Ii:t Alfredo, :i, ~, ~ 918 , Osp. ~apuli (t!e· grt-ti\TIO) 1•. 1 1, 9lJ·!• +

l. 9.37

l. 8.21

a

Palermo .

:l5. 3.!19

Vivla

/)nme11ico, ~·, +, '9 9181 Afri ca Ori e n· D. in medicina lt· tale

1. 9.:n

l. 6.24

l. 9.37

1. 8. 19

Osp. fi renr.u

1. 9.37

l. 8.:11

·e., ?< , +, Osp. Toriuu

l. 9.37

l. 8.21

l. 1.38

1. 8.21

l', ~. L.

gale

c

Magliano det - l\lnrs i (Aqnila)

2. 9.!) l

Di Lorenr.o Odoa l'tlo, .ji·, + , ~t>IC· Osp. Roma 17, I!Ò

3. 8.94

a

Messina ..

a

l}rottnfu r ·

18. 5.96

l . 3.9:l

Mastrnj.(innnuo Guido, IJ, ,~ UIG·l7•lij 1 I!J)

T:\ppi

Primo ,

(!!ugretnrio)

•io>, O, ~ 9 U,

0 11p. C:igliari

l f J ·~

r :\tl\ ( Ho· ma) ~apoli

n

. • .

Torino . .

a. 8.9+

Puludt> r i Alfnulo, •t·. +,l:; 9 19, Dir.San.Milnnu .,.. 91G·I:·ta, @ , ~ (Regre tnrio)

l. 1.38

l. ' 21

26. 9.95

Ru,;o!!i JJ, ,.io, i , + . J:., ~, ~ 9l5· Osp.Savigliauo

l. 1.38

l. ~.21

l o;·l:·tu

1

@ . +· /


(SC!JIIC) ~t.IGGIORI ~IEOICI

30

.,

..

u ·oco

..."c

lll X ASCI T A

ASZIANlTÀ

Data C ASATO E NOME

di

nascita

l

l>~:CORAZIOSJ

~:

POS IZIONE

oli

di

CAli PAGSE

grado

dnl o. l-13 al n. 158 Il

n

Tric:nrieo ( Potenza)

11.7.900

Bo10co marcngu ( A-

11.11.90

Gnglinrdi Pasl}uale, ·-~

C a' a dei 'rirre ni

l. 6.2!

Dir. San. Sardegna (igie n.)

l. 1.38

l.

~fio.

C. A.

( Libia) Demielu·li4 f'orrado. ·~, +, ~ . ~~

'Y 915·1 G·J:·I 8

It-!lSandria )

c

1. 1.38

XXI

@

1

.21

30.10.95

Feni ..:lnlouio, t , 1::, ~, ~ 9U·IG·

Guerra (Corpo S. M.)

l. 1.38

l. 8.21

26.6.95

Pnll!lalncquaRn.jfaello, ~-. -&, +, A fri ua Orien· (j), 0~ 1 ~ I~·JG·I7-ItJ, @ , o§o, / tlllll

l. 1.:38

l. ~.:!1

4. 4.96

Lougo Domenico, <!,, ~ ot ~· 1 ij, @, + ,<b, +

30. 6.38

l. 4.:22

22.6.91

Donsantu Amtcleo.• lt'. ®a t:.· A t't· i ca Oricn· l •ò·J:·J W·ID·2o 1 @. , • · •lo tale

30. 6.3

l. &.21

22. 5.93

Ptmnvinn Domeuic·o, -~, €?J +z.

O"P· :\lilnno

30. 6.38

1. 8.21

O~" p.

Bari

3(1. 6.38

l

Dir. Snn. Bolo·

SO. 6.38

l. 8 21

30. 6.3S

l. 8.21

1:·18. 1:;, • •

< Salt~roo)

Pa.rtinico ( Pnlt~rmo)

a

Nicolosi (Ca tanin}

Sec ondi-

n

l a

glinno) Xn· poli) August a

*•

~ 91: ·18·19·20, \!; '

(Si raCU!':I)

Osp. Homn

+

n

Catauin . .

:u0.112

:'tfn ~ umnrrn Nicolò, <!:, @, + , <L,

Il

Nupuli . . .

24. 4.94

l-'i111u o Grrglielnw, 16•17, @

19. 8 96

Gu6'1·edi Lttiyi, ~ , '{ii, 1, +, q:;,

XXI

"Arooicn Fenlinanclo,o,o. ~,.q.

Osv. Bologna

30. 6.38

9 . 7 .2ti

Dir. Snn. Bol· znno (segret).

30. 6.38

]. 8.:!1

30. 6.3~

l. 8.21

Dul 'F atture Gr~glielmo, ~. C-&. Disp. Ministoro 30. 6.38

l. " .:!1

a

S. Gr('gorio

)lagno (:Sa· terno) n

S. S~.t~f. Qui·

16.3.\lOl

;e 0) ; ·1 8, @

~IG·I7,

~,, ~ 916·

g na (igienisto}

Ql,

C . A.

(Libia)

\SI9.1~·..1G

squioa (A·

8.21

j!rigento) a

::inlemi (Trapan1)

23.1 1.94

PuGti Giuseppe, .-., o, ~ 9Ho·IG· 1~·10, I!Jì, +, <!, 924·?1> + 1

n

Vita ( Trnpani)

17. 8.95

Ptlrricurltl Gi1rsepJ1e, •i', ~ 916·16· Osp. .Messina

c·

::icnnnu (A·

li. 6.44

1 :·1~, @ , •

. 2, ~ Gliò·l'H8, @

quilu ) ~·

FnriiiÌI'Oin.

17. 6.9:l

\'allnta (A\ ' l· li l 00)

l. 9.900

Hllt~ ··i

Giulinuo f'elestioo, <!:, +, ~ , Osp. Piacenza

SO. 6.38

l.

Ro,n (irritlo, ~-. /t

so. 6.38

25. 8.2ò

~ 91~·1o;·J~·IU

( :\:IJIIoli)

a

•+

1 <t

•

•

Osp. Firenr:e

. :!l


l

31·

'

ANZIAKITÀ

Data L t;OGO DI N .\SCIT A

C AS ATO E NOME

eli

POSIZI ONE DECI) RAZIONI E

na.ritu

CA:UPA~ NE

di

di

gratlu

Rervizio

--~---- --~------~--------------------~----------~------------

dal n. 159 111 u. 171

a

Bn rr ;Jfrnu·

16. 3.!10

*• Q9, +z, Osp. Perngin.

30. 6 38

16.12.17

l.istfl Do11umico, 't", +, ~ OIG·t•· Dir. San . G e-

30 6.:.$8

]. 8.21

Plnstinn .l!cll'io, "!!:, V, -&, ~~llr•·JG Iof. pte!l.Aiizio ::iO. 6.38

25. 6.25

Parnuint'u A nydo, rio,

ca ( {;a.l~n · 11 i

a

n

l 1

:;setta)

Casnlvtlliuo ..\lariuu (Saleruu)

2. 4.96

Roina . . . .

28.6.900

® 9l~·IC·l<·J3, @ , +, (iJ

nova (segrat.)

@

91 81

(CIIIIl!)O cJim. snu~t. m i l.) 1:

n

Carviuat·n (A velli no)

5.6.901

Rullla. . . .

22. 7 92

x

Fucciu Oiormwi, ~. (A, ®9~~·:16, ffJ

9. 7.26

tn le

Gdnnr.è Gelelltillo, ~~ ;,., ;t, ~

+, +

Afri c n Orieu · tnlt:

30. 6.38

1. 4.22

Balltlll i Un rlo, 'Ì!', o/r , <:g Ul6·J:·I 8,

Oi'p. Cnglinri

24.12.38

l. 4.22

Mio_ Guat-ra

24.12.38

l. 4.22

24.12 38

2/\. 6.25

24.12.3!)

l. 4.22 l. 4.22

(Nn poli)

Zanfagua lliccanlo, ·~ , ~ 9 1», 3, Dir.Sao.Napoli 24.12.3S (igiouistn) @

Vittoria (Si· 26.10.98

Snlmè Ettore, <t=,4>, ~ 91s, @

24.12.38

l. 4.22

24.12.3o

l. 4.22

Purc:aro Giuseppe, 'f'' +z, <t•, ~ Se. ap()l. f11ut. :!4.12.38

l. 4.22

9 1HG·Iì 1

a

u ft, g)) , Afri CII Orio:m- ao. 6.38

@,

B nc ci n o (Snlllrno)

12. 4.96

Tt-rwo ( ~n­

4. 7.96

Ciprinuo Salvntol'e, •B , ~ 918,@

Forino (A· \'ellino)

l. 1.99

Saotlll·ci Giuseppe, •! , ~ 9 18 .:Q; , Afri Cil Orieu·

C~:fnlìJ

(Pa· l ermo)

l. 1.94

Vairano

15. i.97

t). , @, +

poli) n

n

a n

+

tal~

Pernietl

91: ·1» @

Vince nzo, ~. + . Q.., ®

Osp. Cagliari

1

Os p. Boh•gna

racusa)

n

Napoli . , .

7.11.90

Palme ra Ugo, ~' (1), 9Z..·U 1 @

a

Arinno di 2. 1.97 Puglia (Avt:lliuo) 1

. ,@91 b·lG·IHs , Osp. ~apuli

917-18, @

PRI M[ CAPITANI :\IEDICI d~l

Serra Snn Bruuu (Ca·

10. 1.90

e

N o l a (Nn· poli)

3.10.94

Tedes<:Li Nicoltt, l U,

tnoznro)

n. 1 nl n. 2 ·~ , ® 9J~·IG·J~·

@ , +, +, , , !IJ

Tu fano Ra_ffaele, t!-, @ , +, 1, ~ 916·11 ·1 3,

@

Osp Bul~>gna

31. 3.23

5. 317

Dir. San . Sar-

3J. 9.24

l. 8.21

ùeg:na


32

lSegue) PR I MI CAP ITANI MEDICI

....

·<;

J.UOGO

~

DI NA~ClTA

<n

A!\ZIANIT .Ò.

Data

CASATO E NO~n:

di na~eita

POSIZIONt: DECOR AZIONI E Cl.M l' AGNE

d11l n. 3 al n. 19

e

S.Apollina- 22 5.91 r e( Napoli)

~falluzzi 918,

@

Amerigo, ~. +, 4)1 ~

di

ùi

grado

dPr~izio

l

A.apett in(erm. 30. 9.!!-l

a

Palermo ..

13. 9.96

Lo Bianco Domenico, <f., ~~ ~~ Aapett. inje1·m. l 30. 6.25 +, ® 91G·l7·181 @, ofo

e

Cat~tellabn­

11. 2.96

:\1 atnr11zzo J.~ucio, t!<, Q>, ~ 916· Osp. Rom n 17·18,@

te (Salerno ) Cllllertn(Nn-

l.

.:?1

l 30. 6.25

1. 4.22

3. 8.97

l aselli Jllario, U-lr, ~. +,:t>, ~ 918 , Osp. Homn @ (A . M.)

30. 6.25

l. -1.:?:?

21. 5.86

Alessio Paolo, ~. ~ 917 ' 18, +

9.11.2~>

9.1 l .:?5

poli)

Dil1p . .llil1. Aeronau tic1l

a

Roma. • . .

a

Tnrnn to . . 17. 4.97

Gindi<!e (.'ami/lo, :!:, ~. +, q; 5 fant.

s1. 3.:w 1 1. +.:!2

e

V i tu l a n o (Benevento)

9.12.97

Scinldono Rnrtol01~eo, eli•, + ,ID, Osp. N ovnrn

31. 3.26

l. -L!:?

e

Ta ver na (Catanzaro)

13. 6.96

Pnssanr.e Oa.rminc, :!!:, o, ~ 2, Osp. Bologna

31. 3.:26

J. +.:!2

a

Viterbo . .

17. 3.97

Mazznroni (;iacOIIlfJ1 ~. +, (9 , <:! 918, <W

1. 7.26

l . 7.~3

a

Al cssn rulrin. 27. 9.93

1\Iocafigltt• C:<tl'lo, ~. -&, +, ~. Dir. Sn.n. Torino .~. ~ 91~·10·17·18, ©: + (cnpo sez. disio f.)

l. 7.26

1. 7 :!3

a

Bi t ont o (Bnri)

2~. 5.96

xxr c. A. (Li-

l. 7.26

c

(-:c rnce Mn· rinn (Reggio Gal.)

14. 3.95

Ginrlco ,lfichele, •f:, +, ~9 16 • 1 &· Osp. AlcAsan17·181 @ òrin.

l. 7 .2()

l. 7 .'23

a

PnlenA

3. 3.98

CllmJ18nn . lntonio_. c!- 1 -&, ot,, &

Osp. Bolognn

l. 7.26

l. 7.2J

Pi;ozY.n _, J li fOrtino, ·~, +, ~ 916·1',

Lt>~.

terr. CC. RR. Cnglinri

l. 7.26

l. 7 .!!3

Osp. Anconn

l. 7.26

l. 7 .~3

Disp. Mi11ist. Finau ::e

l. i .26

~917·18, @,

a

Aidorte Gioin dt-1

P errini J ugelo, ~. -p 92~·ts, +, ~

91~·1 8,

2;i. l 9,l

@

( E n un)

a

+, ~ s1~-1a, @

91G·1u,

(CIIie ti)

+

25. 6.9i>

©

.w

:mn. Guerra

bia)

CulldBa ri )

Ca lr :1,1.(i rone 30.-:1.()00

c

(CnLnni:l)

a

l

('urui;;u CH:li!ll":t)

l:t i.!Ji

Bertone (iiuReppe, ri_·, +, ~917·te, lOart.div.fnn&. , l. 7.26

©

l. i .'!3


l

33

(Se (]Ue ) l'RIMI CAPITA N I M E DI CI

A NZIAlSIT À

c

..

-" Q

Dar a

l . t.: ono

CASATO P. NO :M F. l'O I Z IO NF.

oli 01 S ASCITA OMo·ita

:i}

olell' in ·

l

car ioo

~ervi-tio

l. 7.26

l . 7.23

~[in . Guorrn

l . 7.26

l. 7.23

-:- ---__:_clnl n . :w nl n. 35

6. 1.97

•.

Adarui /

l•'elicr, .;:., !D,~ 9181 @ ,

Lcg. wr r . CC.

a

Mode nn

n

NRpoli .

9. 5.97

a

Clliusn Scla · f nui (Pah:r ruo)

7 2.97 Lo•nliRrrli .'in/r·,,tlll·r, ~-. ~gra, !ìJ

o~l•· · avigli nnn

l. 7.26

l. 7.23

e

~~ o n ~ 1\ n o

26. 1.97

Dol St•uuo Git•••n riiiÌ 1 §,, ~ 91 8-Q>

Se. A. U. C. nlp. Unssnuo

l. 7.26

l. 7.23

22. 3.!19

Astuto Oirolamo, -S'• .A , +, ~9 1 ij, Dir.!;n n. Bolzn· •w uo (igienista)

1. 7.2(1

l. 7.23

1-l. 6.97

San:lrotti .V it'oln, ~-. v, 9 9la -Q),

Osp . T orino

l. 7.26

l. 7.23

5. M 97

De Li:-~iu fiiomrwi, ;., ~ 91 ;-1 a ,g,

A fri r·n Orien-

1. 7.26

l. 7.23

0 :51>· Cngl inri

l. 6.27

l. 4.22

Os p.

l . 6.27

1. 6.24

Trifiletti / !/ÌIIo. ~·, +, ~9J;· 18, .W

An t illn (Snloruo)

n

~orti no (Si· rncu ~n)

u

A se o l i P i-

lUt P a dova

ceno

n Cnswlbottnc-

ta le

cio (Campo· biiR80)

n

Catania , .

2. 1.96

Fnno ( Po·

5.10.98

Hipnri /ùtricu, K, 'g) 9 r~, @ .

1110d.

n

B i ~> c og l i c

Roma

(c om. eo ll.

snro)

Jog.)

28. 4.97

Bnrbiern .lltwra11gelo, -~, ~9ra·l9, ~c. np pl. snu. fb mi l. (i us. ngg.)

l. 6.27

l. 6.24

\'itnle ~11/ru/ore, ; , q,,~ n•·la, O~p. Nn puli

1. 6.27

l. 6.24

Osp. Gorizia

l. 6.27

l. 6.24

( Bari)

a

Salerno

30. 4.98

a

Ternmo . •

23. 1.93

&. +' Duzin

1-'r<llli'CRCO .

~ ~16·1~·Jij,

@,

,11,. + ,O, L,

~~-·~·-lol

Sl

G i h ol i i o n (Trapani)

3. 3.96

Paleru ro Oarm clo, -§•, ~ 9l 8, @

O~}'· Pnlormo

1. 6.:a

l. 6.2-l

n

Pienzn (S ia-

3. 11.97

San tuhoui l'ml•e rlo. =!-, /r, ~

O;;p.

Lh·ornu

J. 6.:!7

l. 6.24

O;sp. F ircnzo

l. 6.27

l. 6.24

1. 6.27

1. 6.24

91'i·la,@

un)

a

Ceto nn (~ ill·

23. 8.96

o a)

Cagliari ..

S. 8.97 1

Corth·elli .lfar11·o, =i=, ~91G·I:·I8·19, @ , • • /2


(ugue) PllDII CAPITAN I MEDIC.l ASZlAN IT A

Data l.l'OGO

CASATO E NOli E

di

POOIZIONJ<: DECORAZIOI'J E C A)JPAG:SE

DI SA:!CITA

di

di

grado

l!cr.-ilio

dal u. 36 al n. 53

e

Sciaecn ( .-\ ·

9. 2.96

Bnrbit:ra Giuseppe, U-lt, ~,·!-, + , Af r ica Orien· +, ~ tnle

l. 6.27

l. 6.2-1

grigoutu ) a

:-;trinuo(Nn· poli)

21.11.95

Gatti .Arturo, ~. +, ~. ~ 91 5-IC· 1~·10 @_ + 1 1

Africa Orien· &n le

l. 6.27

1. 6.2*

n

Accettura

5. 5.99

Maggio Pietro, <!', ~ 918, @ •

Osp. Chieti

l. 6.27

l. 6. :!-l

l. 6.27

l. 6 ~-~

l. 6.27

l. 6.2-4

Libin

l . 6.27

l. 6.:!4

Inftmu. presid. Pnrrua

l. 6.27

l . 6.:!-l

l. 6.27

1. li.:u

l. 6.~7

L 6 :!-l

90 ~ IIIUt.

l. 6.27

l. 6.'.?-4

Osp. Trieste

l. 6.27

l. 6.:!-l

Dir. San. Rom n (e n po >~eziooe disio f.)

l . 6.27

l. 6.'.?-l

( Puteo:r.n) n

~uto (Si rn ·

20. 4.96

CIIF!I\}

c

J3olp11II IIO

30. 9.98

(Catn uin)

l

Osp. Firenze (a~~~. mil. iat. rnd.) Con1es St'lwslia rw, ·~ . ~ 91B, +, A t'r i Cl l\ Orion· @

tnlo

*• ~

918

n

PotOU7.11

30. 5.!'18

Snlvnti Gili$eppc,.

a

P:\l t!rruu .

l. 2.96

)lnuzelln Gi11seppe, '!:,®~w, @

,

@

e H el p n s" o 13.12.98 Guglielmino l.11<·io, ~. 1<, ·1 , ~ Osp. Triot~te 91~,@

(Cnt:tuin) n

Licata (A· grig~:ntu)

n Tropo·n (C n·

12. 2.!'16

D'Angt:lu Emanuele. ~. ~ 91 8, Osv. Mesl'inn

9. 5.98

Col:cia Giu8tJ>pe, :!-,

15. 2.99

SpaguoltJtti (;a/ileo, =!• . •

tno:wro, c

~l o l fo t t n

~.©

©. +

~ 91 ~' 18,

(Bari) e

'l'ra n i ( Uari ) 15.11.900 Sp~zzRferri .d nlonio, ~-, U -&, <t

r

Collarò

2:J.!l.900

~iugnlo Salmtore, ~.Q:, +, ~

0Sfl. Trieste

l. 6.27

Bagheria (Palormo)

7.9.9()0

Sclonino Salratore, t!!·, ~~

Oap. Veronn

l. 6.27

1. 6.24

Cntauia

5. 9.98

l!'ougn Edga.rdo, <t·, ~& m·18, @

Osp. GtJnovn

l. 6.27 l

l. 6.:!4

Ca>~Lolla hntt: (l:;nluruo)

22. 5 !.17

Gnmmnrano VincBnco, ~. +,

A fricn. Orien· tale

1. 6.27

l. 6.:!4

Pnduli ( lh•-

l 6. 7.!l~

Jc, ~ 91i·l8, I A.< g. torr. CC.

l. 6.27

l. 6.~-l

l. 1.2

I. 6:.4

(:.lo~Riun)

"

n Il

o

(A. M.)

~ 91:·1 8,

:O.Iuln•li Bari (Bari)

©

l"nlbo Enrico, i), • • ~ 9J~·31i

Ut'\' l'lllu} 1\

9101 \lll

29. 1.9-!

'~ 1

RH. Bolugnn CRv.di Snluzzu


l

(segue) PRIMI CAPITANI 1\IEOICJ

:l j l

31i ANZIANITÀ

Data I.COGO

Q

di DI NASCI TA

POSIZIONE

nasci li\ 1

I>ECORAZIONI

~;

CA)If'A GNE

l

di

d.

grado

@et·vizio

dal n. 54 nl n. 68 a

Palermo.

9.10.99

Pl!curellnMarim•o, •, ~9 1 8· 19, @ Africa Orien· tale

l. 1.28

l. 6.24

n

Parti n ieo (Palermo)

22. 6.97

Africa OrienGnlo

1. 1.28

l. 6.2-!

a

Palermo . .

S. 9.98

Calv~:~llo

Salrato re, c!!•, <3·, / z, + 6 fn-nt. (se. A. U. C.)

1. 1.28

n

Palermo ..

15. 3.96

Iufantino Simo ne, •f', &>918,@

Dir. Snu. Bari

l. 1.28

l. 6.2-!

40 fnut.

1. 1.28

l. 6.24

0 Rp. Brescia

l. 1.28

l. 6.24

(ca p o scz. di si o f.)

a

Cnilerta(Na- 21. 2.97 poli)

n

Avellino .

28. 8.96

Lahrnua V ill<1rÌ110, •li>, 0 , if, 9t9, ~ 9 1G· I:·J U

1

n

Gragnano

l!J, ! •

CA . M.)

l. 1.98

Dello lt>io (.;;,,.,,,.,ti ~

0f'p. Gcnovn

l. 1.28

l. 6.24

22.10.94

Terzi .fi'eile>·ico, •!', -&, ~ 9 1 ~' 16 ' 17 ' 31 fnut. cnr r.

l. 1.28

l. 6.24

l. 1.28

l. 6.24

6. 5.28

26. 7.15

6. 5.28

22. 7.12

6. 5.28

l. 5.16

.

(~apuli)

a

Tre q un n d n.

(:::iieua) a

Bnri . . . .

18,

6. 8.96

o, ~ . +, \Q)

Caputi Gioranni, ·~, &> 91 c, @,

Osp. Bari

Jj

a

V ost i g n è

30. 8.95

(Torino) c

Ca~ertn (Nn

w :IInnfr(•Òi Ore#e, <!:, © 2 , +, Se. t:entr. mi l. ~-, 015·16·17·1U "'' , .-3 -"• ' ' 1<9 a ) (IIUI SID O 1 1W 1 1 -.:

4.12.87

poli)

a. a

a

+. ~ 9 ' 5·tG·

tl.spctt. infenn.

18. 3.93

Calascibetta

7. 9.89

Vitn Uuiclo, -t , +, B 91:•·JG·n, @, Osp. Verona >I·

6. 5.28

6. 5.28

20. 6.88

Lnurom Ca rio, :§·, ~ 91~·J6·l7·Js, +, O, <t , @ , ·:•, l

Disp.

6. 5.28

6. 5.28

Croce G11idn, :l?, ~ 9J5·1G· t:-IS·2o,

o~p. Chieti

6. 5.28

6. 5.28

Trnni (Bnri)

Ortunn n Mnre (Chie-

ti )

Fortunnti 17-I B,

(E n nn)

a

Pietro,

Mogherno (Pavia)

30. 3.88

\!JI

+, ~. @, ·!·

Jlinist.

b'inmure

( A. M.)


36

(se gue) PRI MI C.'PITAN I MBOIO ANZ IANITÀ L UOGO

Data

C AS ATO E NO.ME

POSIZIONE

dì 1>1 N ASCITA

D&8CÌta

D ECORAZIO~ I

E CA MPAGNE

di

di

grado

serri zio

6. 5.2~

6. 5.2$

6. 5.28

ll 6. 5 28

6. 5.28

6. 5 .28

l dal n. 69 al n. 83 a c

3. ~.90

Eltmn (Nn·

25. 6.89

Leccese A uto11io, o§:, Q, x,, <f,9 1 ~· S::. A.U.C. PoIB, ~ 91G· I6 1 @ t tlDZI\

7. 4.91

Cord .. Antonio,

Sassari •.

Conti Gera rflo, :;:, 9 91~·16·17·18, 81 fan t. @

pulì) a

l

Mir an da (Campob.)

@

'*'•+, ~9·~·••· 1, In f . pre!l. Sas· 1

1!1\ri

n

Mo ttola (Tu ran to)

9. 8.88

F11r11one A11t<mio, ~. +, ~91S·IG, cP 917-18·19, @, +

Osp. Udin e

6. 5.28 1 6. 5.28

a

Portico S. Renodetto ( Forlì )

9.10.88

Bonelli Aurelio, <!io, -1., +, ®, ~

D i r. S an. Firenze (capo sez. disinf.)

6. 5.2~

6. 5.2/l

a

M o t t n S. Sl. 5.88 LueiiL (Ca-

6. 5.28

6. 6.'28

Osp. Napoli

25. 6 .28

25. 6.25

Osp. Voronn

:!5. 6.28

25. 6.25

916·17·18, @

tal11:nro) 11

a

Cn pna (Ka· poi i)

23.1.1)00 Seafò Amedeo, :!:, 'S •

Gola (Calta· 9. 7.900 nieeetta)

Falcon e Rnj!'aBle, ~'• -1., @ . .

l l c So l o p a c n 16.11.900 Leounrdi ])om•11ico, rt, +, 'tl, Oep. MilRuo 1 25. 6.28 25. 6.25 l

A,

(Rent>venro)

a

a

M<)tr.n d' Aff OI' IIIO ( M es sin li) ~p in :u:znla

/ :U.7.97

Fimnam ..:l.n/onino,

~·, O, ~ .

Mi n. Guerr a

ll

25. 6.28

25. 6.2j

25. 6.28

25. 6.:!;,

Min. Guerrt\

25. 6.!!8

25. 6 .:!5

T roina Fraucesco, •!', +, ~ . . Osp. Firenze

25. 6.2

~ 917·13, @ , •

l 29. 7.98 Carr:tra :Yicol•ì .:lt1elmo, io, @9'\ 9 g en io

l

Q>, +

( Uarlotta) n

4. 8.98 Contrino Fel'fliuanrlo, i·, l CCAgrigouto) nn i c l\ttl 1s, ©, +

c

A;.:i m ( F. n-

23.3.900

~m·

un)

.llichcle, ,!•. IJ), l Napoli • . • 2i.ll .98 Calioucto @. • l " Sa11~nri .. • l 8.1.!100 13ua. Giuseppe. . n

~

·~ 9l~ ·ta,

O s p . Bologun (A. M.)

.

Osp. Li\•oruu

l

:15. 6.28

23. 6.:!:\

25. 6 .28

25. 6.:!j


l

(se gue )

PRIJ\!1

.t..S2J.ANJTÀ.

Dat.a L UOGO

C AS ATO E NOMI':

di Ol NASCITA

37

CAPITANI liiEDI CI

POS I ZIONI-: DECORAZIONI E CAM PA G Nt:

on scita

di

di

grado

servi~io

dal n. 84 al n. 101 a

Bari . . . .

12. 3.98

Vime rMti LrtirJi. <?;, it

e

Paupisi (Be- 21. 7.99

Binnt!O Gio v. Br,llisla,

a

Noto (Sira-

Osp.Savigliauo 25. 6.28 (A. M .) ·~·,

25. ti.28

25. 6.25

Li h in

25. 6.28

25. 6.25

Tanaedi (Jrbano, :f.·, O, ~ , +,

15 fan t. (se. A.U. C.)

25. 6.28

25. 6.25

~9 1 a, @ , +, 0

n~veo to)

q;., Dir. San. Turino

Cultrem l<'umceaco, <)!·, q:>, +, 9

5. 6.99

25. 6.25

918, @

C\ISA)

a.

Tortorella (Salerno )

3.1.900

c

Snuuu l o (Modann )

24.10.99

Grilli ,l[m·io, ~

Osp. AneCina

25. 6.28

25. 6.'~5

a

'Homa. . . .

4. 8.98

Bolla Luigi, o!', ~91• ·• s, @

Inf.pras.Amdo (campo clim. sannt. mil.)

25. 6.28

25. 6.25

a

C a uta n u

25. 4.99

Matarnzzo Semfilw, •&>, +, ~m- Disp. Min. l?i-

26. 6.28

25. 6.25

Q,. g1;·J8

(Hen t~vento)

18, @

111uts:e

a

Grumo Ap· pula ( Bari)

6. 4.98

Cierim nrra Gaetauo, o!-, +, Dir. San. Bnri

25. 6.28

25. 6.25

a

R i posto (Cntania)

8.10.900

Vasta Uiusrppe, ot, it, Q) .

Disp. ,llin. Jt'i· mw:e

25. 6.28

25. 6.25

a

Messina . .

11. 2.98

Cnlì Domenico,

27 art. div. fan t.

25. 6.28

25. 6.25

a

F a r nes e

6. 3.97

Briga nti .Antouio, •t>, +, 4:', ~ J32nrt.div.cor. 25. 6.28

25. 6.25

~ 91 7· >•,

(Vit~rbo )

911;-1;·18,

@

~. ~ 9 18• 19, @

@ , [il

Bifnno .dugnslo, -!-1 +, ~ 917, ©

~!in.

Guerra. (sala. med.}

25 6.28

25. 6.26

Napoli . • . 2t 9.99

Ba vn ...:!. rtu.ro, et'

Osp. Genova

25. 6.28

25. 6.25

a

l.\1 o l fetta (Bari)

26.6.900

Foutnna .Nicolò, '~• Q)

49 fltUt.

5. 7.28

2.·,. 6.26

c

Napoli . .•

l. 1.98

Di Cnsola Giuseppe, cl!•, it, ti , Se. A. U. C. genio Pavia +, Il>, ~m, @

9. 7.28

25. 6.25

Sciacca lA· grigento)

14. 1.98

Mnglianti Francesco,

Orien- 16. 7.28 *• +, 4;!, Africa tale

25. 6.25

Agira (Enna )

22.4.900

Napoli .•

7.2.900

Paolisi (Be· nevento)

n

a

a

l

23. 6.97

~~!J35·36

.

Coloml>rita Pilippo, o,

'*'• -ù , ~ XXI C. A. ( Li-

l. 1.29

25. 6.25

Afri ca. Ori e o · tnle

l. 1.29

25. 6.25

l D'Ales@aodro ..dntimo, tf-, 4i l

bht)


38

CAPITANI 1\JF.DICI

.,

ANZIANITÀ.

Data

:. '(;

LUOGO

......

CASATO t: NOME POS IZIO NE

tli

o

DI NASCITA

uascita

(/)

O~:CORAZIONI

di

di

grado

ae r v tz.io

Africa Orientale

9. 7.29

9. 7.26

Osp. Fire 11ze

9. 7.29

9 . 7 .26

E CAMPAGNE

UAPIT ANI MEDICI

d al n. l nl n. 15 a

Molnzzaua 13.11.98 (Massa )

~~ aguao i

.A be le, ..\- .

e 1 Nico~;ia (Catania)

3.3.901

~fastrojau ni

a

Palernw .

15.9.901

9. 7 29

9. 7.26

e

Cazzano di Tram igoR. (Vet·ooa)

5.5.901

Piazza Gu.ido, :§'>. L. D. in ig iene Sc.appl.sa.n.mil. (ass. mil. ist. igiene R.U .Firenze) Cast~Jl li Giambattislt•, .\ ,~.L. D. Osp. Padova in patologia e igiene coloniale

9. 7.29

9. 7.26

x PnIl\ ]J.iclielillO, .§,, U ..\- , <&, @

2 gran.

9. 7.29

15.12.30

c Luras (Sas- 13.12.905

Decio, @

sari ) 8

Pe tro n à (Catanzaro)

5.3.901

Carpino UodQlfo, .g., ®

9 fnn t.

9. 7.29 rl 9. 7.26

o

Bng!Jerin. (Palermo)

1.1.901

Caputo Biagio, <O, /t .

Osp. Bolzano

9. 7.29 1 9. 7.26

c

Bari . . . . 13.11.900 Tagliafierro .tb·mando, +, cD • O s p. Alessandria

9. 7.29

9. 7.26

a

Anzio (Ro-

Osp. RomA.

9. 7.29

9. 7.26

4.3.901

Filibeck Girtseppe, :J), /.

ma) n

Arpino (Fro· 21.2.901 Si IIOD l')

Pannra Oarlo, ~'· L. D. in eli- Osp. Roma n ica dell e rualntt ie nervose e mentali

9. 7.29

9. 7.26

a

Ri zziconi 5.10.900 {Heggio Cn· Jn,\>rin.)

Stng nitti Ji''m11r.88C01 +, cD

A fri o a Orien· tale

9. 7.29

9 . 7.26

c

Livoruo . .

2!U.90l

Cui ll'iliberto, ~t. .

7 nrt. div. fnn t .

9. 7.29

9. 7 .26

n

Pollkn (l:'a·

11. 2.95

Guidi z.'loi'Ì!tno. :§.·, ~9tG·l1·l 8 , @ 1 Osp. Fir e nze

9. 7.29

9. 7.26

· 1O sp . Ud in e

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

l t> fili>) c

Giul iana 7.12.!101 (l'nloroau) 1

Bella Viu ce11~o, ~ .

n

A l <; a m o 1 5.4.9()1 (Tra pau i)

Gregvrini Pietro, x,-&, Ql93S·3(;

1

l 130 nrt. di v.

fnnt.


(St!!JUt! ) C\PIT.\t'\1 )IEOI CI

39

C>

:.

l.t: OGO

ANZIANITÀ

Da t ..

CAS ATO E SO)J E

tli OINAS<'ITA

UU8t'ÌI a

POSIZIONI-: IH;CO KAZI ON I E CAMI'AGNE

•l i

t1 i

Jlrti<lo

s~rvizio

tini u. 16 nl n. 32 Palurruo

1\

6.1.902

Ing r ia T,oren:o, -',Q,!..

12 geuio

9. 7.29

9. 7.26

a

l Pn.lermo • . 11.4.\101

Tornnselli . lutm1ino, • , +, v .

Dir.Sau. Sidlin kapo ~er.io ue clisi n f. )

9. 7.29

9. 7.26

e

Calltl'llamll• 19.9.!101 r lldcl Golfo (Trapani)

Culomhn. Xirolil,

XX C.A.(Libin)

9. 7.29

9. 7.26

n

Trnui (Bari)

9. 9.99

Papnguo .llichele

o~p.

9. 7.29

9. 7.26

Lercara Friddi ( PII· lernro)

7.10.901

Ba ttng lia ,ll ic!tcle, +, © r.·18 • Osp. Milano (n~<!<. mi l. cl i u. u euro )Il!i eh i a·

9. 7.29

· 9. 7.Hl

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

c

l

A

Rom!\

~rica)

n

Palermo . .

a c

8 10.99

Mnugiune (huseppc, ~ , !., +, 12 ar t. corpo 1, ~ 91 • ·JU,

!})

Di Rago Prospero, ·!·, ~91 8, @ , 1

armntn

Sr.. A. U. C.

Viggiano (l'otcnza)

8.11.98

Gniazzo(Na· poli)

l l. 9.99

Lnuri&o(Sa·

1.6.901

Panwto b'ilippo, ~. ~ . +, 4)

1)3 fnut.

9. 7.29

9. 7.26

a

Pesaro Aunnrnllltnll E.'rmanrlo1 ~ 918 . \il 1. centro OSI•· nr~.

lerno)

a

Pozzuoli (Napoli)

7.2.99

)firabella G'laudio, ~ , +,<V·

Osp.Padova

9. 7.29

9. 7.26

c

A piro ( Ue· u eve uw)

22. 3.99

PnraJtODI\ l'ielro, ,~·, oh, 'D, ~·

Osp. Bari

9. 7.29

9. 7.26

c

Cn&tiglion e di G arfn.-

211.12.97

~[orgao ti

Paolo, •t:, !., lj. -9 9l?· 5 al p.

9. 7.29

9. 7.26

l' ilo, oé·, ~ . +, v, :\

O:<p. Rari

l. 1.30

9. 7.26

60 fant.

1. 1.30

9. 7.26

lmhren(la M alleo, e1 +. ~ 916 •

nisp . .lli11. Fi-

l. 1.30

9. 7.26

l

91•·181 +, .W

w, • •

gnnnn(~hts·

.w

~<nJ

Spinazzola

a

7.6 900

Calogero

(Rari)

8.2.901 Idioi l •'raucesco, ~ .

a

::;n!l&nri. . .

a

Salvitelle 23. 2.95 (Salerno)

17·ta, @

fHtll ze

c

Torino . . .

21.10.99

ne Alt!>Si Ht'(lf!iO, • .

l. 1.30

9. 7.26

n.

l

Dir. San. Torino (igienista)

3.1.\JOO

Montone ti t'/"ro, 'E'·

Disp. Jli11. Fi-

1. 1.30

9. 7.26

Saviano (Napoli)

tl<l11e6


(segue) CAPITANI MEDICI ANZIAN ITÀ

Data.

CAS ATO E NOli E

L UOGO

POSIZIONE

di DI NASCITJ\

nascita.

di

ùi

fZra do

servizio

FisichPlla Giambattista, @ , +, Osp. Palermo o;., ~21-2u, <Jit~35·3G (ass. m il. i st. igiene)

l. 1.30

9. 7.26

:DECOH AZIONJ E CAMPAGNE

dal o. 33 al o. 48

a

R ama. ce n (Catno i a.)

c

Geln (Calta- 19. 5.98 DÌ886tt11)

Mjlana Gaetano, t§< , +, ~m,

Dir. San. Alesenndria(igien .)

l. 1.30

9. 7.26

a

Bueeioo(Sa lerno)

24.1.900

De Lucia Raffaele, ®

Osp. Ge n ova (ass. mi!. ist. rad.)

1. 1.30

9. 7.26

a

Ce o tu l'i p e

16. 2.97

Dra.l!;o Calogero, '!•, O, O, +, 4 faot.

l. U!O

9 . 7.26

9.10 900

Nicoiosi Antonio .

Osp. Genova.

l. 1.30

9. 7.16

] . 1 .30

9. 7.26

l . 1.30

9. 7.2tì

Pedroli Git~-sep]>C, <!:, -tt, O, +, Osp. Roma ~ ~15·1G·I1·l8, @,, / (ass. mil. el in. ono p.) Ciampolillo Pa11qttale1 ~-, q; . XX C.A. (Libi:tJ

l. 1.30

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

Faenzi Aldo, ,.;;, u, +, q;, ~m-tG· Africa Or ien1,. la, @ tale

1. 1.30

9. 7.26

Manzo Gio~·amti.

Africa O.rien tale

1. 1.30

9. 7.26

Coccia Francesco, +, ® 918, @

Offie. aut. R. E.

1. 1.30

9. 6.27

c

Muro Luca- 19.10.900 MeuuonnaUerardo, •lh ~. -tt, <;! . Se. appl. snn. L . D. in bntt(lriologia e im- mi l. (ins. tit.) no ( Potenmunologia. e in igiene za)

9. 6.30

9. 6.~;

n

:'\ i c a s t r o ((.;ataozaro)

9.12.901

-&-,+, C,9:1s-:>o L eg. terr. CC.

9. 6.30

9. 6.27

a • S1>:1 Ccii for -

4. 9.99

Minist. G11erra (d i re r.. servizio cltim. mil.)

9. 6.30

9. 6.2i

Se. A. U.C. Brà

9. 41.30

9. 6.27

7.7.900

(Enna) Viagrr~ode

c

@ , Q, 919

® 917·18, @, (J ' /

(Catania) c

Paternò (Catnoia)

4.8.900

Cbinrn Gi1UJeppe, :!·, ® •

Se. a p p l. ean.

n

Messina . .

4.1.900

Campagna Ga11pm·e, <f.>, ~ 2 ,

76 fan t.

a

Roma.

22. 8.93

a

Xapoli . . .

5.9.900

n Monte S. Sa- 16. 2.93 vino (Arezzo) a Torre Annuozinta (Napoli)

2.10.98

a Pi11nn d e i 25. 7.99 Greci (Palermo)

1

+, Q;J

S~tn,toro N icolino,Q;.J,

RH. Fireuze

no ( H:~ gusa )

a

Salemi (Trapnoi)

m i l. (ins. agg.)

4.7.901

Calì n Steja11o. 1., ~ , +, Q;l


41

(segue) CAPITAN I b.l.EDJC( ANZIANITÀ.

Data

LUOGO

CAS ATO E NO~IE POSIZIONE

di

di

di

grado

servizio

9. 6.80

9. 6.27

19 art. div. faut.

9. 6.80

9. 6.27

Osp. Bolzano

9. 6.30

9. 6.27

Osp. Nnpoli

9. 6.30

9. 6.27

9. 6.30

9. 6.27

DECORAZIONI E CAMPAGNK

IJI NA.SCIT .t. D88CÌta

dal n. +9 al n. 63 Mairn Cesare

e

San Catnldo (C al t a n issetta)

e

Ca n ieattì ' 14.1.901 (Agrigento) l

c

Grie$(Trento)

a

Ripacandi· 13.10.900 Musto Alicltclc, ~ eia (Poten-

9.9.901

l

g~nio

l

27. 3.99

Tanzor Fra.nceaco, <,i . .

(A. M.)

za) a

Tusa (Mtlssina)

12.8.901

Di Maggio l•'ran1•esco, ~~ +

c

Licnta (Agrigento)

21. 7.98

Bontllli .Arttu·o, *•tJ!:, U ~. ~ . lJ i B p. M i n. +, ®~'7, -t•, © AfricaltaHmut

9. 6.30

9. 6.27

Nocera In · 23.9.901 feriore (Sa lerno)

Borzelli Giovanni, 't·, ~. +:e, q>, 84 fant.

!l. 6.30

9. 6.27

Ari a n o di Puglia (A· ve! lino)

18 4.901

I auonrone Genet·oso, ®

9. 6.:i0

9. 6.27

Pietrnmon· temassimu (Foggia)

<!7.9.900

Torella (Tiovanni, ® . •

Osp.

Novara

9. 6.30

9. 6.27

Angri (Snlerno)

21.2.901

De Vivo Giulio, ~. E)\ +, ©

9. 6.30

9. 6.27

a

S. Bartolomeo in Galdo (Bene· vento)

7.4.900

Campanella .Arriyo, + , 4ì

Dir. Snn. Napoli (<:npo sez. disin fez.) 61 faot. .

9. 6.30

9. 6.27

e

Ma n fred o· nil\ (Fog· gia)

t7 .6.901

Gnrzia Lore11zo, +·

In f. pres. Trento 10. 6.30

9. 6.27

a

Re gal bu to (Eoon)

8.3.900

Castnnn Vt11cenzo, ~,, <fì, ~ 93!'1·86 88 fan t.

a

L e onforte

8.7.900 6.1.900

a

1\

e

Osp. Palermo

$~3!>·JG

Osp. ~filano (A. M.)

92:·26·29·80

.

16. 6.30

9. 6.27

Laneri Gioracclli11o, ,~, - •

22art.div. fnnt. 16. 9.30

9. 6.27

Marino Salvatore, @ , +

A friea Orien·

9. 7.26

(ED DR )

e

Bisacquino ( Palermo)

tal~

l. 4.31


42

(segue l CAPITANI

MEDICI

ANZIANITÀ

Dota

I.UOGO

CASATO E NO~n: POSIZIONf:

di 1>1 NASCITA

oa~ciLo

DECO itAZIONf E CAliPAONE

di

di

pndo

tte r \"'izio

dnl u. 64 al n. 79 1\

Ca iv a n o (Nn poli)

19.10.97

D' Ambrosio .Alessandrc>, tE·, ~ 2 bt~ril.

16.12.3 1

9. 7 .26

n

CefnlìL (Pa!ermo)

2. 2.98

Privi&era B enedetto, Il) .

16.12.31

9. 7.'.?6

a

Ricci n (Cnru· 28. 8.98 pobllSISII)

Mascin CYiusoppe, r§>, Il), ® 917· XX C A. (Libia) 29.12.31

9. 7.26

Bisn cq ui o o (Palermo)

S pataforn Giuseppe, +, 4)

n

3. 1.99

18,

Osp. Brescia

@

O s p. Bulogoa 2!1.12.31

9. 6 .27

(ass. mil. cliu. ot~uropsicll.l

a

l

Leonforte 10.7.90!1 (Eu n a)

Vt-nturn Vittorio Emanuele, +, Osp. M i l a n o Il). L. D. in elinien neuropsichiatl'icn

16. 7 32

9. 6 .27

c

Chereo(Eri- 20. 1.96 trea)

Nastasi .Jntoni11o, U -&-, +, cp

16. 7.32

6 . 5.2$

c

Pisa ..

13. 2.98

Sotciui Giovmmi, O, €i 1 ,H,, .,\, Osp. Roma (nss. 12. 8.32 +, ~. ®9 1 ~· 16·1 7· 18, @ mi l. diu .ooul.)

6. 5.28

n

Pe sc ar a (C hieti)

27.1.91)1

Figlioli BBnedetto, -&,+ 1 ();1HNo Osp. Gorizia

12. 8 .82 l 9 . G.2i

n

Davoli (Catnnznro)

22. 7.23

Procopiu Bel/arn~ino, -&- , ,E,, O, Osp. Cataoznro ~ . if.\9281 +, ~ 91~·16·17·18, © (A. M.)

2.11.82

6. 5.:!8

a

Partinico (l'nlermo)

l. 4.97

Marchese .-tqostino. =e,,-&, O, + , Afri ca Orien~. ~ 917·1~, ·-w tnle

8. 11 32

6. 5.:?8

a

l\fntcra . . . 15. 2.92

Paladino Paolo, ·'il', © 2 1 +,Il),~

Osp. Perugia

!!8.11.32

6. 5.28

Osp. Genova

7.12.32

6. 5.2S

.!.spett. inferm.

l. 1.33

9. 6.2i

916·11·1S

1

a

Gan~ti

ao. 3.93

( Pa-

!ermo) c

@

Purpura Giom11ni1 ~. ~ , +t, ~ 9\~· IG· I~·II,

ID, .w

Gnn.(.(i ( Pn- 28.10.900 Balsnm ~>lli Filippo, +

Libia

lenno)

Il

PHIPrmo . . 12. 9.97

Pernicu l"in ce11:o1 :!:, +, \, ~91'l ·18,

c

P;·rrn l in Sii·

14.

nrnna (l'a·

lt·r uro ) c

n o i Il n o lm:- ~11\

8.98 1Lio .IDGiiiiii' I'JII', ·H·, +, <t•,

2. 3.!11

( Campo· 1

!il·+

18

Le~t. tcrr. CC. 16. 2.38 RR. Pnlermo

<X 917

7 ber~.

l

6 5.23

6. 3.33

6. 5.~

15. 4.33

l 6. 5.:?S

,

l


(se gue ) CAP ITANI MEDICI

43 ANZIANITÀ

Data

LUOGO

CASATO E NO~n:

di DI NASCITA

POSiZIONE

di

di

grado

se r~izio

7. 5.33

6. 5.28

16. 5.33

6. 5.28

Geutili S pin r,]n. Alessa1ulro, <!-, 28art.div.faut. +, f.•, ~ ~IG-11 ·18 1 @

24. 5.33

6. 5.28

.A 11tonio, :)!.., -&, +2, lt', 31 fan t.

10. 7.33

6. 5.28

I>F.CO RA ZI O N I E CAMPAGNE

na ~citn

dnl n. 80 nl n. 95 a 1\

Ziccltie ri Leo11e, ~,, c;y, ~917 -1 8, Osi>·

l. 2.98

Speri ongn (Roma)

Livt•rno

(A. M.)

@

19. 9.95 l Surra Giw•eppc, <!,, @, ~ 9 16·17 - )!in. Gue rra (dir cr.. serv . 1 18, @ dii 111. Ili i l. )

Thiesi (SasStll'i)

c JCilltanis!\etta l ·, 7.96

c

Pietrabbon ·l 19. 6 .~8 dan te(Ca m· pobasso)

Va~<Rul o

n

S. Vnlontino 11. 4.93

Vn!'toln :l(ario, 'iÌ', ;,, ~ . 1!-1 ~ 9 1~ · 1C· I;-1 8 ·J9"!0 @ 1

O;;p. C n.s erta ( A. ~1.)

10. 7.33

6 5.28

o

Cnlabriç t o 1 7.4.900 (A velli no)

Mega ro .lliclwle, {), r!J}

L eg. terr. CC. R H. Torino

30. 7.33

6. 5.28

a

Mi a i l mer i ( Palermo)

Bnllllv .dnto11io, ;,, ~ . + .

Osp. Pnlt"rmo ( A. M.)

15. 8.33

6. 5 28

a

s. Minit\to 29. 5.97

Pellkiui Ferrante,

16. 8.33

6. 5.28

a

Civitavec- 21.11.92 c l1ia (Roma)

Borglli ]jeo llitia. ·i>, C>, +, -~, ~ ~16- 17-18 , @ ,l'

24. 8.33

6. 5.28

C ari n o 1 a 23. 6.96 (NRpoli) •

G eu t ile nta,ngelo, :K,, +, ~ 9ts- Afri ca Ori eu- 24. 8.33 17 1 @ , l' 1 tn le

6. 5.28

a

l

8.1.900

:M armo ..;Lchille, @ .

..ispett. infemt. 16. 9.33

28. 3.29

c

l

10.1.902

Lorenziui (iiiiBCppe, O, ·~, -~t, 1, +, v

Cav. Guido

26. 9.33

28. 3.29

· l Se.. n pp l. snu.

4.11.33

28. 3.29

c : Pieve di 14.7.901 Tarlrl ia Leo, +, 4) . L. D. i!1 :-3c. appl. san. 16.12.33

28. 3.29

~91ij, @'

(:J ~3:.-:~;

l

Torio (Sa- ~ lerno )

l

2.12.99

.

f?,9l1·1S,

(Firenze)

Bellosguardo {Snlerno )

l

Castione Veronese (Verona)

l

c ' Amante a (Cosenv.a)

l

@, ®93~-36

*•;,, +2, lt', S3 fnnt. 90 fant.

•

21.2.903 l 1-~l orio Cyo, €i}) , +,4.) •

l

m il. (ius. ngg.)

cl ini ca delle ma lattie crop1Ceuto(Boru i 1. 1 cal i e aubtropioali logna) l l 1 Genova cnv. c ! Sassari . . · 113.11.903 )!nsnla Piras Mario , @1 ; ,

a ; Parma. . .

·l

28.8.903

Negri Pietro, +2, ~. ®'J:l~·3G ,

1

Ot~p. Torino

3l.l 2.33 1 28. 3.29 1. 1.34 1 28. a.29


(segue) CAPITANI l\IEDIC: I ================~ - -============~======~~=========

ANZIANITÀ

Data

l.t:OGO

CAS ATO E NOME POSIZIONE

di DI NA SCITA

uaecita

DliCORA7.10Nl E CAMPAGNE

di

di

dal n. 96 al n. 111

l

a

Melito di 1 10.2.902 Napoli (N npoli)

Cozr.olino Fed,er·ico, ~

• • • Libia

l. l.34

28. 3.29

a

V i t~ or i a 1 12.7.901

La Mngua. Gi·useppe

• •

Dir. San. Ge· nova (capo sez. disiuf.)

l. 1.34

28. 3.:29

• Africa Orien-

l. 1.84

:.:!8 . 3.2\l

(Ragu sa)

l c

Villnfrnnca Siculn ( A·

13.9.902

Arcabasso Giuseppe, ({;•. •

tale

grigeotu) Marigliano Giomnni, ti>,+, ~al · }[in. Guerrn

32,,

l . 1.34

2~.

r n n o (!\velli no)

Campi Bi- 10.8.901

Tarducei M<trio, '*'• 4:1.

Min. Gnerrn

l. 1.34

28. 3.29

.Aspett. infenn.

l . 1,34

2lS. S.29 28. 3.29

:\!onte l\ln-

e

n

15.5.903

senzio (Firenze)

3.:!9

A

Trapani .. 18.11.903 Cerni gliaro Miclwle, lt, c1) 1 1

a

Noc.ara (Co· sunzn)

8.3.1102

Are uri iY icollt, Q)

Osp. 'forino

l. 1.34

c

Baronissi

9.1.901

Alemagna Nicola, ,~, r;~ , 1z.

Afri ca Orientale

1. 2.34

2.1.903

Assini Oill$eppe, •§.:, Il), 1., +, 1Jii1p ..Ui11i.sl el'o

20. 2.34

28. 3.29

XX I C. A. (Libi a )

11. 4.3-1

28. 3.29

H art. corpo

11. 4.34

2S. 3.29

(Salerno)

c S. Marco dei <.:a vuti ( Be·

r:;, 9~:.·3~

Finn n: e

1

2~. 3.29

n ~;v ento)

a

Petronà (Catanlaru)

n

l

10.2.902 Scalzi Oarmine1 tJ!,, ®

Gornd Sieu. 14.10.901 P11ruta GiOI'anni lu ( Pa.lerruo)

arnr.

n

Cloieti . . . . 12.1.900

Znmbrn Ettore, 4)

Il

Vizziui (Catnuin )

3.12.902

Curinle Yito, •l!·, 4)

A l r. n 11111 r a ( Bari )

17.5.901 l LUCI.'nta p,l8quale .

n

l

c

l P11n te \"ni-

l(

(~ a l 11 t 111 a

L uccll)

Osp. Trieste

11. 4.34

28. 3.29

Osp. Bari

11. 4.84

28. 3.:?9

2.1.901

Giuliani Aleandro, 4;1

2art.corpoarm. 11.4.84

28. 3.29

22.3.901

Lagua l>o11ato. <!o • •

• Osp. Bologna ' 12. 6.34

28. 3.~

Ltlll i un (:; und rio )

n

28. 3.29

l

(asa. mil. cliu. otorinolaring.)i


l

lSegue ) CA PIHNI MEDICI

45 ANZIANITÀ

..... .!

Data

CASATO

L UOGO

~;

NOli!': P OS IZI ONI::

di DI NASC ITA

di

di

grBdo

Mrvizio

Osp. Udine

15.11.34

31. 1.30

Se. appl. ean. mi!. (i ns. agg.)

9.12.34

31. 1.30

Se. nppl. san. mi!. (ius. agg.)

9.12.34

3J. 1.30

DECOR A7.10N l E CA~fi'AGNE

na~cita

dal o. 112 al n. 128 S. Martino in Pensilis ( Ca m p o · baeeu)

18.4.902 Colhr.za Gior•mmi, ~ .

l}

Mantova . .

6.11.905

Accardi .t! nlonio, 1'), +, ~

n

~~i l n z 1. o

31.5.902

Impallomeni

c

Hl>-~tJrio,

+, .1).

(M.,s11inn)

c

Napoli

24.5.904

Cnrerj J,eollarrlo.

Osp. Torino

15.12.3-!

16.12.30

c

C e v a (Cu-

9.8.903

Francin. Adolfo, ID, /r

4 hers.

l. 7.35

31. 1.30

c S. Gregorio 13.9.903

Boo ol li M icltele, ~. /t

S gran.

l. i.35

31. l 30

De Loruuzo Leo>IMM, -!), /r

66 fl\ot.

l. 7.35

15.12.30

neo ) rli Ippana (Catanzaro)

c

V i g g i" n o

14.1.904.

(Po~onr.a)

c

Trani (Bari ) 27.8.905

Lnl'overe Giuseppe

Osp. Bnrì

l. 7.35

15.12.30

n

BnccLianico (C hieti )

3.9.905

D' At tili o lù•nntlro, ID

8

nrt. a.rm.

29.10.35

29.10.31

n

~apoli

..

19.1.907

Barile Tomr1wso, :D •

Ispettorato ~nn. 29.10.35 ruìl. Napoli

29.10.31

a

Ch ieti. ..

7.7.906

l<"'errajoli Ferruccio, [il, .<; .

Se. nppl. snn. mi!. (ins. agg.)

29.10.35

29.10.31

a

S. Maria C. 14.3.907 ;;antillo T01nrnaso, v .

Osp. Homa

29.10.35

29.10.31

corpo

V.(Napoli '

26.9.906

C:uum:n nuo l'ilo

94 faur.. (se. A.U.C.)

29.10.35

29.10.31

c

Calabritto 20.7.905 (Avellino) l

Oe Chiara l"~dele

92 faut.

l

1.36

:.!9.10.31

n

Messina ..

~lin.

Gutu·m

l. 1.36

29.10.31

a

Noln(Napoli)

15.2.903

Osp. Napoli

28. 3.36

C n s s n. Il o Murge (811· ri)

11.2.902

c Sapri (Salerno)

n

1

l

2-l 5.90-l 1 Pellegrino Frn1H"csco, 'B' Tci'ta l ' [fO, /t, Q) . l;is ~>o

F:,yenio, +, ~

.

28. 3.29

l

1 28. lIspettorato t.rona l ~au.

m il. \'

1

l

3.!~6

28. 3.29


( segue) CAPlTAJiil MEDICI

4 1.)

ANZIANITÀ

Onta Ll:OGO Dl NASC ITA

C ASATO E NOME

di

POSIZlONF: DECOHAZIONI E CAllll' AGNE

nascita

di

di

grnòo

s ern zio

dal n. 129 al n. 145 c

Sa n V i t o 29.10.902 Normauui (Brindisi)

n

Lecce .

4.7.901

Cassino (Frosinone)

a

Leo Gia.como, Q>

Osp. l:Sresein

28. 3.36

28. 3.~'!!

Gemma Sa.lratm·e.

Disp. Ministero 28. 3.36

28. 3.29

J'i11a.11 .Z 6

Vertechy Giomnni; Q) .

12.8.902

Afri ca. Ori eu-

28. 3.36

28. 3.39

28. 3.36

2

tale a

lllondrn goue (Napoli)

8.1.900

c ( g irn (En na) 26.5.902

Pnlminiello Pasq1tale, Q)

Osp. Trieste

Ci eri Vin ceu.:-o, lt' .

8c.A. U.C.geuio 28. 3.36 Pavia.

S. Giovanni

a

2.1.901

Pansera Ottal'io, i.

Africo. Orieo · 28. a.36 tale

l uc.nri ·co

1

(Frosinone)

l

3 29

28. 3.29 28. S.!!ll

c

Bova ( Rt-g· gio C.)

8.6.903

1-"'oti Giovanni. !D .

38 funt.

n

Serdiao a (C11glial"i)

8.4 901

Mnsnla Jllario

82 fnnt. (scuola ! 28. 3.36 ,· 28. 3.~ centr. fant.)

n

C ns><aoo Mur!!e (Bari)

31.8 90:!

Las(·aro .J..lfreilo, Q) •

Osp. Bnri (A. ~I. ) 28. 3.36

Napuli

12.7.905

a

.

28. 3.36 1

l

:l8. 3.29

l Dt-1 Percio 8il~io, <t>

ll l

Dir. Sau. Bologna (capo sez.

31.7.36 l 15.12 30

di!<in f.)

ScnduLo Pasquale, 4)

~X C.A. (Libia)

7. 9.36

29.10.31

20.1.905

Giudice F'erdiuandn, 4)

Libia

1.11.36

29.10.31

Gn li i p o l i (L ecco)

1.1.905

Frauicll Emilio .

bpett. San. mi l. 31.12.36

29.10.31

Chieti

15.1.907

Mauòò ..t.Jlfreclo.

114 fant.

31.12.36

22. 7.3:!

a 1 Alatri (Fro-

::.2.5.901

Taglinferri Nnrico

87 fa.ot. (scuola 31.12.36 A. O. C.)

22. 7.32

c

Pa lermo.

1.'i.3.905

c

Palermo.

c

c

a

l

~iuuuu)

Piutrnvnlrfl.- 1 9.11.906 1 un {Napòli ) l

t:

Roma

l l

Hon1n .

)6.2.90-l

Oì"t>· Roma (ass. 31.12.36 mil. eli n. ehi r.)

Aut1olfn to .l{a l'io, <t .

Se tiro art.

l

31. 1.37

22. i .32

3 1. 1.30 l


47

( segue ) CAPITAN I J\IEOICI AN ZIANITÀ

..

CAS ATO E SOlH:

L UOGO

..

P Oi' 17.1 O :-1 E

tli

c

llECORA7.10:-II E

01 NA8("1TA

di

CA~ II:'A GSE

v.

grtulo

l a

a

c

ùn l n. 146 nl u. 16:!

S. Tt!resn Iii Rin1 Pi e~· si n a )

8.2 004

Znftiro Edoardo,~.

Se. npJ•I. san. 31. 1.37 mi l. (i nl'. ngg. l

St. 1.30

Gioi n dul Colle ( Unri )

4.2.!)02

Lahollnno Orazio, tJ +

2o nrt.div.fant

Sl. 1.37

Sl. 1.30

Rornn . . . .

28.7 903

Rnmnn11 Camillo, <D •

Ori~u­

31. 1.87

31. 1.30

+, 18 art. div. fnut.

Sl. J.37

31. 1.30

])omenico,

.

Africa tnlu

Pnstenn 11.!:t.903 (F r usinouo )

!In r tnl n nr111:ci

Pietmpurto· 25.9 !102

Ln pout:\ bwoc:en:<!, ~ . +

. Osp. Torino

:n. 1.87

:H. 1.30

28.1.90:3

Olivcrio .All'i~e, +.4: n l·Jl

46 fant.

31. 1.87

:n. 1 :.10

~. UJI-02

saCPotuuzn) c

Cnstiglioh Fio-~:n~ino

(Aretzo) c

RuLino (&a· lt!rno)

6.3.9()3

Lnnget Gi11BI.'pp1', ~

Africa Oril'n· SI. 1.37 6nlo

31. l.:!O

c

Bari. . . . •

1.6.90.>

Menu ilio Francesco, Cf)

l bere.

31. 1.37

31. 1.30

a

Cn.lvi Rieor-

16.8.903

!7.7.0 Jln711ino, et., lt, + .

XXI C. A. ( Li· bin )

31. J.37

31. 1.30

Cnt~Bunb Autonio, ~

Le~.

31. 1.37

31. 1.30

l i ù~rs.

!il. 1.37

31. 1.30

~~ (:-inpoli)

a

Caoni tello 22.4.903

terr. CC.

HH. llu11siua

(Reggio C.) a

A l t nm ur a ( Bari)

10.7.902

Pruite Jfar·io, -/r .~ 1 .p.

c

Roma. . . .

11.2.900

Alonndri Giacomo, ~!'-, lr, O, gs 52 fant. (P.c, A. U. C.)

31. 1.:37

81. 1.80

n

Seeondiglia· uo (t\a poli)

3.2.003

Gomez De Ayala AllfJIISio, ~- 86 faut. (Libia) ~H. 1.!{7

31. 1.30

a

Roma. . . . 22.1.902

c

Frattilmag- 19.11.903 Giurdnuo Gi11seppe, ID . giore (Nn· puli)

a.

Ronm.

e

:; . Stefano 27.2.902 d' Aspromon-

1.6.901

Africn. Oriun-

Morotti GiovMmi, (l).

31. 1.117

31. 1.30

3 l. 1.37

SJ. l.30

:n. U$7

31. I.:lO

31. 1.37

31. 1.30

Afri ca Orien· 31. 1.37 tale

31. 1.30

tale O!!p. Tril'Stu (A.~I.)

Rosi riltol'io Emauuele. O ,~- Regg.chim.mil ~8 fnnt.

Zocca li Fortmwto, 1t .

c;t~( R eg)!ioC.)

e

1\ln.rzano 13.10902 De Qn:mro Xicola, ~.

d 'Ap pi o (t\ avoli)

.


4R

(segur.} CAPITANI ME'OICI Al'ZlA.N l TÀ

D a ta

LUOCO

CASATO E NOME

PO S IZION~:

di DI NASCITA

uaseita

di

OECORAZIOMI E CAMPAGNE

di

grad o

dal o. 16-l al n. 180 c

l. 3.98

Caonn (Co-

a

Tarsia Gitueppe

Ant~nio,

A,-&, O, • • ~917-18,@

stmzn) Cns~elbuono 28.11.901

+, Osp. Veroun

31. 1.37

31. 1.80

Mazzola Vincenzo, + ,ID 9 ZlH'.I.

7 nrt. G. a F.

31. 1.37

31. 1.30

Grelln Ernesto, ((), E:)

Dir.Snn. &filano 31. 1.37 (capo sez. diaio feziono}

31. 1 30

( Pnlermo) e

c

2.5.902

Sessa Aurun ca (Napoli)

)1n es n l u - 8.11.901

•

De Gregorio Gaeta.•rw, ® .

Africa Orientale

~1. 1.37

31 . 1.30

Modus ll[ario, ID •

3 nrt. coutr.

31. 1.37

31. 1.:!0

Stisi Matteo, ~ 931 -:n.

59 fant.

31. 1.87

ureuse (l'npoli)

a Snsenri . . . 28.2.9046.1.~0~

a Tufo (Avellino)

l

31. 1.311

a

L i mb a d i 20.10.90-l (Cataoz:.ro)

Mnesa ra Gaet<I1W, ~. • • • •

1 gran.

31. 1.37

3 1. uo

c

Aoconn . . . 18.3.90'2

Zoppi Zelio, 9, (() .

Afri c n Oi'ientale

31. 1.37

31. 1.3tJ

11

Torri t t o (Bari)

20.7.90-l

Mercurio Rocco, ctl

48 fnnt.

31. 1.37

3\. \ .30

a Catnn in . •

24-.4-.905

Cnlaurò Sal1mt01·e.

• • • XX C. A. (Libill)

l. 7.37

29.1 .31

c Catr11oia ..

16.10.95

B~ll ia l.<'ra11cesco, .;,, 4), ~ 9 IC·l7 •

u , ®,.

Afri c n Orien tale

l. 7.37

Sl. 1.30

5.1.903

Spinosa Giulit!ppe, (() • •

79 fan t.

l. 7.37

3 1. 1.3(1

25.3.907

Di Giorgi Pietro

Osp. Bologna

l. 7.37

22. 7.3!!

Mnzwli l'e rrmrulo -

Ro~g.genio ft>r·

1. 9.37

1 22. 7.3:.!

c

C~falù (Pa-

lur mo ) e

Partanna (Tra pau i)

a

Ariccia (Ro- 18.4.!!06 m n}

11

ruvi e ri

16.5.9C6

I ac~:nriuo GiuRt'JlJIC

XXI C. A. (Libiaì

l. 9.37 l 22. 7.32

l .1.908

13artou e J,u iyi

XXI C. A. ( Li-

l . 9 37

Cn nu i~ollo 16.11.908

Cao1·er J.uiyi .

Cll!laluuovo ( :-; ll(IOi i)

c Sorht uo Calauro (Ca·

bill)

ta u Z:l rt•)

c

j ( H,·ggio C.)

1

•

2 nn. a lp.

l. 9.37

l. i.3S


(Se!JUC ) CA I'ITAI'\1 ~IEDI CI

49 ·-

~

>

·c;

LUOGO

..

m N.I.SCI T A

3 ù:

ASZUSITÀ

Duta C ASATO E

l"O ~IE

di

POSI ZIOSE

di

di

~eraùo

eervizio

l . 9.37

1. 7.33

l. 9.37

1. 7 .:!:l

Afri c n Orioo· 15.12.37 1nle

15.12.30

Osp. CllicLi

15.12.37

15.12.30

A f rica Orien· tale

15.12.37

15.1 2.30

6 art. corpo nrm.

15.12.37

15.12.30

IO fant.

l [1.12.37

15.12.30

Lane. d i Aos tn

15.12.37

15.12.30

Afri o n Orioo· tale

15.12.37

15.12.30

OF.COIIA1.10N I t! CA311'AGSE

uascita

d al n . 18 l ul o. 197

e

c

Serr e ( =' IL • leroo)

26.5.906

Cnr boonr n ( Ba ri )

6.6.906

D'Ale~l'iu

Giomnl•attista.

. . Afri eu Orit-U· tale

Albergo nto.

.. ...

2J geoio (Li bia)

" Me~sion . . 25.4 9().1 Ruggeri 'l'•t/li(), .t•• .

.

1\

VillnS.Giuv. ( Roggio C.)

tj.5.903

Arn)(onn Filippo, y

n

Carioo l n (Nnpnli)

13.8.!l06

L in u l•'raucl!RCO,

e

Rapone ( P o· tenta)

6.3.903

Crifltiaoi .1/icltelangelo, <D

e

Xnpuli ..

31.4.903

Andrentti Oscar, QJ .

o

Ca r di nn le (Cntanznru)

14.7 .9Q.l

Cirillu U iot'ulmi, 'l..

n

Osimo (An· 16.11.903 Feti el i A ll•crlo. cona)

c

Nap oli

n

Castiglion 22.11.901 Grifoni 01'Car • Fior"'otino (A r ezzo )

·" . . .

. ...

. . . 8.3.902 B"'rnròiuono lìnrico, iD . . 17 art. div. fao t. 15.1:1.37 15.12.30 Af ri ca Orieo· tnle

15.12.37

15.12.30

Snntugati Prnncesco, 4;

. . . Os p. Bol1.ano

15.12.37

15.12.30

.

. Osp. Fircuz"'

16.12.37

15.12.30

10 genio

15.12.37

15.12.:!0

. Osp. Bolo~ua 15.12.37

15.12.:!0

l

n

R l\mnoon (Cncnoia)

c

Firenze . . . 11.6.90-l

}{i cci

c

Sorn ( I''ro~<i- 29.5.903

Ln uri Giulio, ~.

5.9.906

. . •

l l~'mm111ele, CV.

llODjj)

Bovalino 1.6.903 (Reggio C.) '

Chinò Jlat·io, ~.

c

Frigo n no (Caserta)

14.2.90-l

CnPsnodra I.ui!fi .

. ..

n

~IoutoroSup.

18.4.903

Parre Ila Tu Ilio, CV .

.

CA ,·ellinu) 4

.

a

l

1

(nss. mil. o in. ocul.) 231 fnnt. l:io. A.B. Nocera In ferì ore

15.12.37

15.12.30

15.12 37

15.12.30


(segue ) CAPITAN I ~IEDitl

50

ANZI A. N l 'l' À

..."

·;:;

Data

LUOGO

-

ID tLJ

CASATO E NOli.,;

ùi

o

DI N &SCITA

lHl@C'tu

POSI ZIONE Llt:COitAZI()I'I E C AM PA\.lNE 1

l

di

di

pado

ser' i zio

dn l n . 198 nl n . 213 c

Cn l'tigli v n o

3.6.903

Ut.'ggiv Michele . .

XX C. A .(Libia) 15.12.87

15.1:?.30

(<.:ntauin) c

A picu ( Be· neveoto)

25.7.904

Ds L ip;ois Forl1mato.

Leg. terr. CC. R H. Roma

16.12.37

Ja.12.:!0

n

~lt•ssiua

14.1.903

(;nsparr o Umberto

Osp. Udine

15.12.8 ;

l :).12.i!Q

1\

Pn l l'rulli •

21.3.906

P:tllcroui DinQ .

.

7 t'a u t.

1 5.1.:.37

15.12.30

,.

Lascari (Pn!ermo)

15.7.902

Nnpolitnoi Enrico €» ,

8 bers.

15.12.37

l:;. l 2.30

c

C eri gnu la 23.3.90-l CFoggia)

Rwocco AlnM11dro !F, .

42 nrt.di v. fant. (L ibin)

30. 3.38

c

Bnrnuo d ' Ischia (~a ­ poli)

N~tpolt!on e

Afr i co Or ientale

30. 3 .:;::;

20 urt. corpo nrm. (L ibia)

30. 3.3t-

. .

c Tel'llluli

8.1.909

..chldrea

8.9.907 1 Ragni Grtirlo

••

CC alll )t o

l. ; 3:i

ba~so )

c

Cn.riui (Pa- 23.1 1.908

16 . 7 .S!l

16. i.3 1

Osp. Roru a(as;: 16. 7.3~ ntil. clio. utluropeich.) 70 fnn t . (Libia) 16. 7.~h

! S. 7.:rl

16. 7.3

l lì i .3-l

Jc i'IIIUI

n

P e n t o n e 26.10.898 1 Dtl LrHJrt•ol(i Yinccn::o

.

(Cn tnuznr o) e

~~~~ :1 u u fu

13.6.907

Ta ~oue

Antonio . .

( Pescara ) a

M ast>nl uh reo 86 ( :\n· puli)

17.4 .906

Cnlieud o Geruwro.

c

C~euovn

1J.5.!108

Ga lltJttu Giacouw .

Se. :l))pl. san. 16. 7.38 ntil. ( i us. agg. )

l G. 'i -~

c

i't"'-0 ro

1t>.H.903

Giusti ,-1/(lo, ..\, o.

Africn Or i('ntale

29.10. 3~

2!l.IO.:H

o

S~uruo

( An ·llino}

~9.5 .906

Pillt·r··ltin X alale, J;; •

6 nrt. G. n. F.

29.10.3

c

;.;.

P r•~n•

:?7.3.!104

I li ~lou•wu .1Licltele

( :\:1p11h}

. .

.

7 gen io

1 6. i .S-1

•

Libia

1 2U.l0.38

29.Hl.31


(U!JUe ) C AI'ITANl MEDI CI

u : OGO

Dota

ASZIASITÀ C'ASA1'0

~;

S O ME

<li 111)\A CITA

51

PùS I ZIOSE DECOitAZIOS I E CA ~JPA G SE

di

di

grado

tlervizio

---------------~----------L-----~------

dal u. 214 nl u. 230

,.

T rivi gu u

28.6.906

Pn sAart~lln

l<'abri::io, te) . 4), l •

66 fan t.

~9.10.38

29.10.31

e

::;. Fra ~l·llo

1.2.905

Pre~>til eo

l'iuccn:o, p .

Afri c n Oricn· 29.10.!l8 tale

29.10.31

A ugn"~i .l/(l rio, ~ 2 •

Com . Huppe 29.10.38 Zar a

29.10.31

e !l fltrn in (Cnm· 23.4.904 pohnsso)

Buccigro~si

Dir. Sa o. Udioe 29.10.38 (capo lll'7.. disiufev.ione)

29.1(1.31

a

Pepe Oiupeppe

7nrt.corp.nrm. 29.10.38

29.10.31

53 fnot.

29.10.38

29.10.31

(\sp. A lot~Pnn-

29.10.38

29.10.31

Osp. Napuli(fiSI' . 29.10.38 mil. i11t. rad .)

29.10.31

Iof. prai!. Rn·

29.10.38

29.10.31

8 nn. G. a. F.

29.10.38

29.10.31

XXI (;.A. ( Libi n)

29.10.88

29.10.31

.Africa OrieuGlllc

29.10.88

29.10 31

(Pot<•nzn)

( ~l ts~inn)

c

Romn .. • · 8.12.905

D ego (Sn-

21.8.!105

VOlli~)

c c

X i cola, \

Sriolze (Tor ino)

10.7.905 1 Lupu Uuirlo, 3• .

Mnr snl n

6.9.906

l (Trnpaui)

•

Fari un A ulouiun. H .

drin (A. M.) I mpnllomt·ui Seba111iano .

c

P nt er nò (Cntonin)

19.8.90+

c:

C n p c>11 e l e

1.1.904 1 fJe Hogntill .d nlonio.

(Avellinu)

VtlD on

l )Jontninn Guido

c

Paltlnuo . . :W.9.905

1\

Cnlllpi ~nltn- 15.12.90+ ti Ull ( LilCI:t' )

Zet:cn Co~timn.

c

Cn"tcllnmnr e 26.10.904 di ~tnbin (Napvli )

Di ~fartino FerdiutiiH1o.

a

Napoli . . .

Mirenghi Ugo

13 fon t. (~Clwln 29.10.38 A. U.C.)

29.10.31

Guardia Pe r· 12.1.902 tien.ra (Po· tenza)

Cnpor,11e Uirtseppe

2 art. div. fnnt.

29.10.38

29.10.:31

e

~.

Mnrtiuo 23.4.905 di Agri ( Potenm)

Gnrg in (;iora.nni, ~

25nr t.div.fant. 29.10.38

29.1031

e

Cornto i Bari) 14.5.903

Caooillo Cataldo

52 art. d h ·. t'aut. 29.10.38

2!:1.1 0.31

6.8.903

.

.

( e c.n!D ti'. art.)

c:

l Nnpoli . . . 12.11.905 Trottn E M·ico

Osp. L'dine

l

29.10.38

29.10.31


52

( .'f' !JIIC ) C.IPIT.\1"1 )ll:.OICI E TE!'IENTI MEDICI INCARI CATI DEl GRADO Ili C.IPIT IXll

..! ·;:

·;;

LUOGO

..

ANZI ANITÀ

u ..ta

C ASATO E NO)fE

DI r; ASGIT A.

DECORAZIOSI E

nascita

CA)IPAGN~:

Ttlrni (P erugia)

Cancellocti Enrico

4.7.901

di ser\·izio

l

dal n . 231 al o. 233

a

-

di grado o dell'inca· rico

POSI ZIONE

di

o j m

.

O sp . Perugh

29.IO.S8

:!9.10.31

29.10.38

29.10 31

(A. M.)

l

a

Roccalvecct! 16.9.905 (Viterbo)

n

Boscotrecase (Napoli)

l.

Burla Tito •

51 fant.

1.981 F@derico Vincenzo, <!!o,

~ 9 1 7 • 13,

12 art. div. fnnt. j 29.IO.;~g 1 29.10.31

l

TENENTI ~rEDICI INCAHICATl DEL GRADO DI CAPITA~O

dal n. l nl u. 11

i

n

A veli ino .• ~ 3(>.10.906

c

S. A n gelo : 21.7.906 Faaa.ne Ila (Saltlrno)

c

Bossolnseo (Cuneo)

c

Nnpuli . . .

e

Caste lfoco- 31.10.905 Teoni Ginlio, o. gnuno (A- ~ rozzo)

c

Roma . . .

17.1.905

a

Firenze .. .

24.3.90!

c

Corleone l 25.7.905 ( Palermo) l Bova (Heg- , 17.3.906 gio C.)

c

c

:>Inòrlal oui l

Sa lsn no Pietro

1. 1.37

Zoilo Giuseppe

O s p. Bolugna (n.ss. mi\. isc. rad.) 4 an. alp.

1.7.906

Cagnnsso Giuseppe . • •

43 fant.

l. 1.37

22. 7.32

14.9.906

I asco ne ~taglieri Giuseppe.

Lane. Fir.,nze

l. l .37

22. 7.32

31 fant. carr.

l. 1.37

2'2. 7.32

Augi G1tgliclmo.

Osp. Chieti

l . 1.37

22. 7 .3~

Liberi Fetle1·ico .

Os p. Roma

1. 1.37

22. 7.32

232 fn.nt.

l. 1.37 122. i.32

Si riano i Carmelo, ~

Lihia

l. 1.37

l 22. 7.32

Rossi Bonifacio, ~

Sc.centr. genio

20. 2.37

22. 7.32

4. 4.37

22. 7.32

Octn,vir~uo

6.4.90()

. . . . .

Fansto.

22. 7.32

l. l .37 1 2'2. 7.32

( :\a poi i)

c;Cori ( Ro mn) l i\.11.90:3 Pistilli Giulio . • . . . . . . 89 fan c l


=

53

(SI![) II C) 1ENENTI MEiliCI IN CARICATI DEL GRADO DI C.\PIT.~NO.

f

Al' ZI ANJT ,\

~ ;.

OtHa

LUOGO

o

-

CAS ATO E S OME

POSIZIONt:

di

o

Dl NASC ITA

~

nn,..cirn

<FJ

l

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dell'im·a·

di

rico

eerl'itio

l . 5.37

:.!2. 7.32

l!. 6.37

22. 7 .S:l

dal n. 12 al n. 29

..

e

Fil adelfia 22.11.905 (CatnnllarO)

Da~toli DomtiiÌCO •

a

Arguuo 30.1.906 (CI"nnzaro)

Gori Giomnni

c

Ci t t a n oYn 1 21.4.90() ( Htlggio C.)

CavaliHe Gino.

c

Messina . . . 17.4.904

Zn).!nmi Antonino .

a

Gangi ( Pa · lenno)

4.1 .!)05

c

Aeutlì ( Frlì· si none)

2.10.906

a

Roma •. • • 20.1.906

Eli ~tli

c

Fe re u t i u u (Frosiuoue)

Dc Andrti!l Giuseppe .

e

CanntJto 30.9.905 ( Bnri)

Muduguo

e

Palermo ..

21.6.906

Ribaudo ..~httonin~

6.1.906

Grande PaBquale . .

14.1.905

~alt>rtlo

Osp. C11glia ri

. . . . 22 fan t.

. 0Rp. Tori no 12. 6.37 22. 7.32

..

.

A tjottso, o, E:», @9:15 ·:1<•

Anagni Mal'io, O, ~

Oal'io

..

.

Pl'f111C68C{).

.

(1\!IB mil. <'lin. chi r.) A frioa Orien· tale

l. 7.37

22. 7.32

63 fnnt.

l. 9.37

22. 7.32

9 nrt. div. fan t.

l. 9.37

22. 7 32

6 bers

l. 9.87

22. 7.32

Diatr. mi!. Modenn (ass w il. ist. rad. ) A fr i e n Orit>n· tnle

1. D.a7

22. 7.32

l. 9.37

22. 7.32

21 tut. di v. mot.

l. 9.37

22. 7.32

l. 8.37

22. 7.32

l e

Spnraoi11e ( Napoli)

e

Napoli

a

Na poli

a

.. ].11.903

. . . 5 nrt. alp.

Melillo Mario .

..

85 fan t. (Libin )

l. 9.37

22. 7.32

Mart-sca Cm· raclo

..

Libia

}. 9.37

22. 7.32

Bulveder11 28.9.!W5 Ostrenl!tl (A ncona)

Zawbelli A11tonio .

. ..

55 fant.

l. 9.37

22. 7.32

c

S. Bnsilio 27.11.904 (Caglinri)

~Jaxi1l Cosin~o.

.

Oep. Cngliari

l. 9.~7

5. 8.32

a

Comitini (Agrig('nto)

4.1.905

Terrana Snlt·alo•·e

. .

69 fan t. ( Libi u)

1. 9.37

22. 7.32

c

Napoli .•.

23.1.907

De Rensis Emilio.

. . . 42 faot .

l. 9.37

:!2. 7.32

e

Nnp: li . . . 28.11.007

RebntTnt Giulio .

.

. A fr ka Orien- 1 l. 9.37 ~~l e l

22. 7.3:!

l

...

3.7.906


54

(seuue ) TENENT I MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPIT.\:'\0

ANZIANITÀ

Data.

l. t;OGO

CAcSATO E NOME

di

POSIZIONE

DI NASC ITA

Dt::CORAZIONI E C.U.IPAGNF.

Df"U! Cita

dell'inca ·

di

rico

aer"'z.io

dal n. 30 al n. 47 c

Paga n i c a (Aq uila)

20.2.90-l

Vicentini .tlnlonio.

50art. d.iv.faot.

l. 1.38

22. 7.32

c

Tri g9in nu

1.1.9' 4

Lv m bardi M a rio

Afri c R. Ori t~n · tale

l. 1.31:!

22. 7.32

152 fant.

l 1. 1.38

5. 8.32

(Bari)

a , C or l e o n e :!9.11.904 Crescima.nno. Ber11(1'1'do (PnltriUQ)

l

a

G i b e lli n o (Trapani)

1\

l1•Ri (Anc..na)

1.1.908

Savino L1~igi .

10 bers.

l. 1.38

l. i.33

17.5.907

Alvisi Elmo. O . •

Sr.. nppl. san.

l. 1.38

l. 7.33

l art. a lp.

l. 1.38

l. 7.33

24 art.div.fant.

l. 1.38

l. 7.33

45art. div. fan t (Libia)

l. 1.38

1. 7.33

mi!.

c Cnsalnocetn 15.6.909 Cebrelli Giuseppe . (A lessandr .)

Nuadeo Vi'llcenzo • • . •

c

Vibo Valentia (Cataatzarn)

9.5.906

c

Picini sc o (Frosioune)

31.3.908

c

Tortorici ( l\1 tlSSi D a)

2!.8.905

Di Mnrco Antonino . •

Africa Orientale

l. !..38

l. 7.33

c

Nnpuli .•. 23.10.9l•i

Percopo Vi1tce nzo, ~ .

Piro tec nicu R. E. C11.pun.

l. 1.38

l. 7.3:~

c

Alcnmo (Trapaui)

10.2.90i

M al tese J.i'rm~cesco.

Africa Orientale

l. 1.38

J. 7.33

e

Vent~~ia

• .

3.8.!!06

Saba~ino

Libia

l. 1.3>-t

l. 7.33

e

Vacca rizzo Albnn ese (Cosenza)

14.2.908

Meudic ini Giuseppe. • •

48art. div.fant. (Libia l

l. 1.38

l. i .33

l. 1.38

1. 7.SJ

116 fn.nt. (Libia)

l. 1.38

l l. 7.33

3 art. div. fan t.

l. 1.3X

l l. 7.33

Os p. PndoYn

l. 1.3S l

l Arear i Gaetan.o •

Comit ini (Agrigonto)

a

Gru m n A p- ' 11.3.908 pula ( Bari 1

1

c

Ricca·1·do

C:1rducci Artentisio conte Pala·' Libin t ino e Nohile di Taranto, P a · trizio Fioreutino .Aào{fo

" Piìlermo • . 28.1.909

1:

Lupo Anwdeo . • •

1.4.906

Salvatore Frattcesco .

S. Pier ;\ico 1 l 0$.908 l P no tè Domenico Catanzaro

·l

11.3.905

• .

l

Lo (l\le!lsina )

c

•

l Furi no Raffaele.

l. 7.33

(A . M .)

21 art.COl'!JO&l'Dl. 1 ( Lihin

l. 1.38

l l. 7.33


{SI!!JIIt ) TE:'IEI\'TI Mf:DI CI

1\'C\tl iCI\TI

DEL

GRAOO

DI

o

>

;;

-.. 3

Dnta

I.COGO

ANZIASITÀ CA~ AT O

F. NOME

eli 01 NASCITA

P081ZIONE OF:CORAZIONI E

dr.ll' ÌU('II•

di

ri ~o

eo>rçizio

1. 1.38

l. 7 .33

1. 1.38

l. 7 .33

Afri ca Orientulu

l. 1.38

l. 7.33

C AMI'At.lN~:

VJ

dnl n. 4

c

Cntnoin. . . 20.3.907

55

CAF IT.\:'10

nl o. 6-l ~[iniA~. Gne rm

Pitta ri Et'IICIJfO •

(lnb. mic.;rob.)

a

Capistrnno (Cntuuznro)

:.!0.7.907

c

l Nnpoh . . . 15.6.907 1-'erriguo

c

Miaterbia.u- 26.3.904 co (Cntnnin )

R usso Sehc,Rfiflti O

5 art. con t r.

l. 1.31'1

l. 7.33

e

Orvieto (Terni)

12.2.906

Mulaion i Viuce11 :o

XX C. A. (T"'ibin)

l . 1.38

1. 7 .3~

o

BarRno d'I- 15.3.!l07 schia (!.\a· poli)

Di Iorin Alfredo •

157 fnn t. (Libia)

l. 1.38

l. 7.33

a

Viterbo. • .

Disp. Jlfi11. Fi- 30. 6.38

]. 7.33

Giuseppe

12.7.907

na11~e

c

Mola (Bari)

c

20.6.907

Tauro Fra11cesco

Lihia

30. 6.38

]. 7.33

Alcara li Fu· 15.8.903 l'i ( Messina )

l'!Iorelli Gaeta11o, ,K,

21 geo in (Li bia1 30. 6.38

l. 7.33

c

Cusano Mncr i (Benevuoto)

10.4.905

~longillo Mich ele + · t;9:1~·JG •

7 alp.

30. 6.3

l. 7.33

e

Otta~i (Sa-

13.3.905

Ban•onte En::o

Africn Orien- 30. 6.38

1. 7.33

lerno)

tale Bamonte Nicola

Li bit\

30. 6.31>

l . 7.33

13.8.90i

Sparano Yittclm:o.

OR p. Pl\lermo (1\Fil!. mil. clio. ciii r. )

30. 6.38

]. 7 .33

Lecce. • . • 29.7.905

Lojodice ()(l talrlc .

2 alp.

l so. 6.38

l. 7.~~

~la m moln

Catalano Nicodww

158 fnut. (Libia) 30. 6.3!!

} (j

Iuf. preil. Aoziu 30. 6.38 ( cnm po clim. SI\DIIt. mil )

16. 7.34

XXI C. A. (Li·

16. 7.34

c•

Ottati (Sa· 29. 11.905 lerno)

c

Eboli ( Salernu)

c

(l~eggio

1.1 .909

C.)

c

~apoli • . .

c

Romn •. . . 16.4.908

23.5.907

Ttrnmo Filomrmo.

•

biu) 1

30. 6.38

7.34


56

(srgur ) TENI: XTI ~IBOICI IXCARICATI DEL GR .\1)0 Ili C.\f'ITAXO

o

ANZIA.NIT À

·;: ·c:;

Data

L UOGO

(;.U ATO E NOl1E POSIZIONE

·li

e

~

01 SASCITA

te

w

dell'inca

VECORAZIONl E CAliPAGSE

nat~cita

rieo

-

l

di

eervizi.-.

dnl n. 65 nl n. 82 c

Cartai lo 25.11.906 (Firenze)

Piotrnoi Gino

c

Napoli . . .

19.2.907

Acciooi .Vario

c

Ltcce . . . . 17.10.907

.

l

.

.

De Giorgi Jlario • .

. . 44 art. div. fnn t.

Napoli . . .

4.7.909

Rinnldi ..dntonio.

a

Ariano Irpi no cA ve llino) S11n ta Flavi n ( Paler-

9.10.908

Mnognniello Luigi

.

1.10.907

Cirrincioue ..1Im•co

..

s. 9.909

Sassa Vi•cen:o . .

.

so. 6.38

16. 7.34

so. 6.38 so. 6.S8

16. 7.31

(Libia) Africa Orien- 30. 6.38 t nle l nrt. div. fant.. 30. 6.38

... .

e

n

Uft'. a ut. san. Egeo (ca po r~:p. disinf.) " 11 art. div. fant.

.

37 fnnt.

16. 7 .3~

l

16. 7 .~ 16. 7 .3-l

30. 6.38

16. 7.34

XX C. A. (Libia) 30. ti.S~

l 6. 7.;).l

e 9JS·36 .

91 fant.

30. 6.ii8

16. 'i.~.J

....

74 fnnt.

30. 6.38

16. 7.:H

Ciccl10tti f<'nmccsco .

Afri ca Ori an- 30. 6.38 tale

16. 7 34

Africa Orien- 30. 6.38 tale Ot!p. Bolzano 30. 6.38

16. 7.34 16. 7.;:H

. ...

8 fant.

39. 6.38

16. 7 .3~

..

Libia

3fl. 6.38

16. 7 .34

62 fn n t .•

30. 6.88

16. 7 .3-1-

6 art. div. fnot. 30. 6.38

16. 7 .3-l

Afri ca Orien- 30. 6.38 tnle

16. 7 .3-1

16 nrt. div.fan,. 30. 6.38

16. 7 .3-l

m o)

a

Roma ..

e

Pulermo

a

~terento

. 24.3.910 Amenta .:J11denzio, s. 10.11.907

Caiazzo ..dljOitso.

Seve rino (Salerno)

2.8.907

S. Mnrco la Cotola (Fog·

c

~in)

n

Napoli •.. 14.7.908

Attanneio A maldo

o

Martano Appio(Napoli)

Si 11101111 RohcrLi Prn ncesco, Q.

c

Milano . . . 15.4.908

AIl occhio A chilie .

n

Avallino .. 2.12.908

Sa balli C:nrlo . .

c

i''N~t•strelle

20.3.907

Allontti Benedetto

C'

~n pvli

('

Cnl1n vutnro 12.9.908 ( Palermo)

2.5.906

(Torino) 1.8.909 l Caroteuuto PnBquale .

... l

a

Pouuri (Cn- , 22.3.906 gliari )

l

.

l Sircci Ui111Jeppe • . . Palruns Giu11eppc, O.

l

.

l

l


57

TENENTI :I!EDJCI

.,

ANZIASlTÀ

:.

Data

LUOGO

·~

CAS ATO E NOME PO~ IZION~;

di

o

DJ NASCITA

~

!!

<n

naeeita

ùi

di

grado

serrizio

Aepett. il~(erm.

16. 7.34

16. 7.34

Arseuale R. E. T(lrin o

16. 7.34

16. 7.34

DECORAZIONI E C AM PAGNE

TE~E~TI

MEDICI

dal n. l a l n. 16 Napoli ... 3. 1.910

Sa va stano

e

Roma . . . .

9.2.903

D'Augulo :J[a rio

e

Torre A nnun zinta (Napoli)

18.6.910

Bracco ìllario

..

115 fant. (Libi a) 16. 7.34

16. 7.34

6

Mazzarin o

6.1.908

Gemelli Antonino .

.

73 fan &.

16. 7.34

16. 7.34

39 fn n t. ( 8 c.

16. 7.34

16. 7.34

XXI C. A. (Li· bi a)

16. 7.34

16. 7.34

4 fant. cnrr.

16. 7.3 l

16. 7.34

Nizza cav.

16. 7.34

16. 7.34

A t'ri ca Ori t n-

16. 7.34

16. 7.34

16. 7.34

16. 7.34

16. 7.34

16. 7.34

c

l

Git~oBeppe.

(Calt.nnis· setta)

e

Napoli .

. . 11.11.909 Parenti Ugo

.A.

e

Foggia .• .

l 1.8.906

Celentani Nicola

n

Gesualdo (A \'el lino)

21.6.1105

Vicario ()esaro

a

Ori@ t a no (Cagliari)

2U.9.90G

Delogu Tt:o.

e

Binncavilla (Catania)

24.7.907

Fisidtelln Pietro

e

Napoli • ..

7.10.907

Mattei Federico.

e

Roccalnmera (Messi-

14.2.904

Mastroeni Giu11eppe .

. . ..

.

s.)

mie 3 fant. earr.

. 23 fant .

na)

e

~ apoli

...

5.10.905

Couti Vincenzo.

.

A f r i ca OritJntale

16. 7.34

16. 7.34

a

Cem i t ili (Napoli)

24.5.905

Napulitn.no Felice.

.

I n f. pres. AUbenga

16. !:!.35

16. 8.35

e

Pa rma .• .

7.11.909

Cordero Al1ri<t.nn .

24 fant.

](i. 8.35

16. 8.35

a

T nrauto ..

19.5.909

Savino Oiomnni

35 fnu t.

16. 8.:15

16. 8.35

e

Mirt(l (~Iessin a )

10.~.909

Di )loòiNI Piet-ro .

3 fnut.

16. 8.3o

16. 8.35


( SB!]U e) TE~ENTI MEDICI

.. ·;; ~

LUOGO

ANZIAN ITÀ

Dntn

C ASATO Y.

NO~I F.

di

... o

DI N ASCITA

"

POS I ZIONE DECOR4ZIONI Y. CAY I'A GN ~;

nnscita

""

di

di

grado

s e r viz.1o

dal n. 17 al n. 33 c

Chi n~>n Sc ia· fa o i (Palurmo)

17.il.907

. . 22nn. div. fan t. 16. 8.35

Di Giorgio Girolamo

c Cupello 15.4.911

Antenncci Elpiclio

l

2 alp.

16. 8.35

16. 8.:~5

(Chieti)

.

16. S.35

e

Mncel'lltn.

8.7.907

A rea ng eli Oerardo

.

8 genio

16. 8.35

16. 8.35

c

Praia a ì\l 11- 11.11 .903 re (Coseuza)

Giugui Francesco •

. . . . . 1 gran.

16. 8.35

16. 8.35

a

Urbiuo lP(l-

1.a.91o

Dll Augolil\ Icaro.

Afri!Ja Or ieu- 16. 8.35 tale

16. 8.35

..

2 gran.

16. 8 .35

16. 8.:35

. .

21 fant.

16. 8.35

l 16. 8.3~

33 fnot.

16. 8.35

16. .35

. .

aaro)

..

e

Iscn ~>ull' looio(Catnnznro )

17.5.907

Sgro Nicola

c

Ga l atina (Loccf')

5.5.906

Aotonaci fti~tseppe

c

Foggin • •.

1.10.908

Altamura Ma11lio .

...

c

Roo carl\ s o (A<Jniln)

25.3.906

Scarpitt i Mario.

.

Pnlomhnro (C hi eti )

5.2.907

a

Meooa L"igi .

. I nf. pres. Anzio 16. 8.35

. . . . . . Aspett. mot. 16. 8 .35

Amorol<i Giu1eppe ~Cazzini

c

But~uuf'. Ai· :-68(Argt~u· ti DI\)

8.2.909

Saotaugul11 Reoè Vario

c

Spine t o l i (ARcoli Pi· ceno)

27.4.910

Di Ferdinando Renato

c

\'i eu EtJU6n

19.3.908

VRnacore Antonio.

~5.2.909

Leone T acito .

.

so ( Napoli ) c

:-;. Duuntu

.35

16. <;.35

prit·.

Padula (Sn- 28.12.906 loruo)

1\

16.

( eampu oli rn. ,a a on t. mil.)

\' ;~lt;llllJi li O

...

Arseonle R. E. ~n poli

16. 8.!15

Afr ica Ori eutl\16

16. R.35

l 16. 8.35

3 art. div. cel.

16. 8.35

16. .,_35

151 fnut.

16. 8.35

16. S.S5

16. 8.35

16.

16. 8.:15 l

. 4 bt-r!l.

.35

( ~'rul'iu o ne)

B l'tu.: v •• ,, to 19.10.91

c

o Pet•·uccin 11 i Xicoltt

A frien Orit~n . 16. 8.35

16. 8.35

tn lu

,.

l

Cittn eli Cn· "tt- ll u ll'e Tll!.:lll)

St~d ia ri

2:!A.\109 l

IJemo.

. ...

16. 8.35

3 h er:1. l

16.

l

.35


59

(St!]u e) TEN!lNTl MEDI C I ANZIAI' ITÀ

o

>

Da.lu

·;;z

LU OGO

o di

Ul N A CIT A

-

CAS ATO E SOliE

J>OS I ZIOl!t:

t.! i

:r.

nascita

DECORAZION I F. C AMPA GNE

di

di

JtrRdO

l sor\~izio l

dal o. 3<l al o. 52

c

S. Giorgio In 12.3.908 l\1 OD tllj.':DI\ ( Beneven to)

Boccltiui Rlla~·e.

...

lo fnn t.

16. 8.35

16. 8.35

c

Co11en:r.a . .

S t razr.ulli 8eryìo

.

46 fao ç.

16. .35

16. ~.35

c

Messina

c

C al i o o (E- 5.10.906

H .909

.. 9.11.906 Sottile Leo11a rdo

. A fricn Orie n- 16. 8.35 16. 8 .35

. .

tale

.

-

Zairi 8acellario.

geo)

c

C apurso ( Bari)

5.12.909

Ardi to Vinceu:o Cesare .

~

TAranto • .

!!.5.908

Nnddeo Y inc611.:'0 .

o

Parti n i co ( Pa lermo)

10.5.908

c

Castel~uido-

a

Afri c a Orieo- 16. 8.35 tale

. . 12

b er~. (!le. A.

16. 8.35

16. 8.35

] 6. 8.35

U. C.)

...

30 faot.

16. 8.35

16. 8.:.15

Di T raJ.II\D i Snlt•atore .

..

Libia

16. 1).35

16. 8.35

15.6.907

L ucente nttorÌIIO.

.

Libia

16. 8.35

16. 8.35

Av ella (Ave llinu)

'.!3.3.907

Salvi Vincen:o

.... ..

77 fant.

16. 8.35

11>. 8.3!>

c

Padova •..

7.7.907

Soprani A 11l01tio

.

8 fan t.

16. 8.35

16. 8.35

e

Aragonn (A· grigento)

5.7.907

Licat a A ljio

. ..

54 faut.

16. 8.35

] 6. 8.:~5

c

Bene tu t ti (Sassari )

20.4.907

Cubt~d du

.!spett. inferm.

l6. 8.35

16. 8.:.15

c

Calitri l A\'ellioo)

12.11.97

-" Pulcstra Hocco.

Afri c ;t Orien· tale

l. 3.3ti

l . 3.36

.;

Napoli .

13.11.907

w Murolo Luigi .

36 fant.

16. 8.36

H>. s .:J6

c

Napol i

12.12.906 Como Jllal'imiO

20art.div. faut.

l. 7.37

l. 7.37

c

Napoli

22.10.91 0 Mn r tornna A l<lo

Inf. prllS. l uici

l. 7.37

l. 7.37

c

A~none

11. 3.904 Di Priwio Fra1t ceacn

27 fant .

l. 7.37

l. 7.::7

c

Reggio C.

26.4.912

Cl\ser&a l 'i11Ceu:o .

12 fant.

l. 7.37

l. 7.37

e

Rom n

11.8.911

MusiIli Clemente.

Libia

l. 7.37

l. 7.37

ne (C ieti)

.t.l ·nto11io.

..

. .

. .

( arupobasso)

.


60

...

·c;

( Stgue ) TENENTI MUJICI

Lt;OGO

ASZIA..'HT À

o ..~a

C ASATO E NOllE POSlZJONE

ùi

o

c

DI NA~CITA

00

nascita

OECOR AZIONI E CA MPAGN E

di

.li

grado

eervh:io

l

dnl u. 53 nl n. 70 c

Castello t t u 7. 2.!l09 Ticino CNn· vara)

Barberi Renato .

.

c

Giffoni Sl'i CaAAii (Snleron)

12.9.90~

Vedovat() Si/rio .

..

c

ROllii\

c c

68 fnot.

l. 7 37

1. 7.87

32 fao t. earr.

l. 7.37

1. 7.37

5. 2.911

Galli dlllln Lt•ggia Dom.e11ico . 5 art. div. fnnt.

l. 7.37

l . 7.37

Milnnv

17.6.907

Ri1.zi Viucenzo, ©

. . . 3 art. c. arm.

l. 7.~7

Lorenrn

26-!.!110

Anznlone Salmtorc

..

] • 7.37 l , l. 7 .37 l . 7.:i7 l

75 fnnt.

friddi (PI\· lurnw)

c

Napoli

23.7.910

Guadngno .llario

••

Nn poli

29.4.912

Troi~i

('

e

c

.

..

Di Mauro Nicola

s. Andrun 7.12.908

Voci Vi11C611C'O

s. :\f n ttr o 26.4.905

Cnugelo~i

nrt. òiv.ctol.

. 6 ~t:nio . - . 2 fn nt.

Michele

Ca v n dei I 5.11.911 Tirr11ni (l:'alt:rno)

l

.

l. 7.37

l . 7.37

I. 7.37 l

l

l. 7.37

l . 7.37

5 genio

l. 7.37

2 genio min.

I. 7.37 \ l. 7.31

f1l fnu r.. (~c. A. ~. Rit-ti )

l. 7.:17

l 1. 7.37

87 fnot.

l. 7.S7

l. 7.37

..

l nrt. cootr.

1. 7.37

l. 7.37

A l her~ld un Giuseppe

l fnot. cnrr.

l. 7.37

L 7.3i

sull ' Jnniv (CiltllllZBro)

Gaetano

Ca~<tul verde

c

Genova

22.6 908

:Sieolò Rocco .

.

t:

S onnino (ltoma)

13.3.909

Grtlogn L11igi .

. .

!;

P.occnraino· 2.12.906 In (Na poli)

Tal ientu A 11i~tllo

Iru b:'l<'cari

1. 7.37

l

l

(Pnlllrmo)

o :\l i r n be Il a 12.4.911

l. 7.:17

l

(CatllUÌR )

l

c

Pnh• rmo

5.11.907

Capi1.zi ly11a:io .

2 geuio

l. 7.37

c

l Bari

l . 7.37 l

22.12.9 IO

Perroue-Cnpnoo Fede1·ico

225 fnot.

l. 7.37

1. 7.37

r 1 \' i ho u n t i

15.7.90~

Culillloclio P tW)rtflle.

. l genio pont.

l . 7.37

l. 7.3ì

~

l :t:l.Ull J Cu tnli .Jnlo11ill . . . • . . . , 57 faot.

1. 7.:n

l. 7 .:H

( ~alt>ru u)

Trupt>a(('atnn7:1ru) 1


(segue) TENENTI MEDICI

61 ANZIANITÀ

~

.~

<.>

LUOGO

3

DI NASCITA

-.

Data.

CASATO 1<:. NO~f E

di

m

POSIZIONE

di

di

!(rado

aervizio

l gen. mio.

l . 7.37

1. 7.37

9 nlp.

l. 7.37

l. 7.~7

Znmp4>Jli Gem111 ro.

3 alp.

l. 7.37

l. 7.37

Micalizzi FilipptJ

4 alp.

l. 7.37

l. 7.37

Afri e a. OrientalE!

l. 7.37

l. 7.37

42 fnnt.

l. 7.37

l. 7.37

24 fant.

I. 7.37

l. 7.37

Spnni Mololla Piet•·o

Com. truppe Elba

l. 7.37

l. 7.!37

DECORAZION I E

uaecita

CUH'AGN~:

dnl n. 71 al u. 87 c

S . Giovanni in Fiore (Cosenza J

19.4.9U8

c

Pnlerruu

3. 1.911

c

Apice (Ben eveuto)

30J:!.909

,.

Fugl ia l!èlice .

l

Oalatabinuo 26.4.908 (Catnuin)

l

.

Ortolnui A.uloui no

e

NewJotk (8. U. A.)

11.7.908

l Bodaic('hiu Vincen:o.

c

Formigine

16.10.905

l D e Ni~derlaausbrn Anwlclo

.

(Hod~>na)

.

Giurda.no Gemrfl.o .

c

Fossa.toSer· 11.9.912 :rntta (Ca· tanzaro ) 1.9.907 Roma

c

Cremona

13.11.909

Nesler Luiyi .

6 nlp.

l. 7.37

l. 7.37

o

RagusA

23.6.90-l

'fumino Gio'l'fUHti .

9 bers.

l. 7.37

l. 7.37

o

Potenza

l. 1.910

De Gennaro Giuseppe.

l art. nrm.

I. 7.37

l. 7.37

c

Chinravallo 16.2.909 Centralo (Catanzaro)

Fava Camillo, ~

16 fnnt.

I. 7.37

l. 7.37

c

Mon tecor- 14.11.909 -vino Ro-velia (Snlerno)

Danza Paolo

Cav. .Monferrnto

l. 7.37

l. 7.37

c

.

. .

c Sannicandro 18.6.910 Garganico {Foggia)

Melcùionda l!.'llelino .

78 faut.

l. 7.37

]. 7.37

c

Oliena (Nuo· 26.12.907 ro)

Pulighcòdu .Sa.t uatore .

40art.div.fnnt.

l. 7.37

l. 7.37

c

Fragneto l'Abate (Benevt·nto)

7. 5.911

Se-verino Antonio .

LaM. «Vittorio Erunnnele li»

l . 7.37

l. 7 .:~7

c

Dinami (Catanzaro)

3.12.909

Gr~cu Pasq1~ale.

Africa Orieutale

l. 7.37

l. 7 .S7


62

(segue) TENENTI MEDICI

Cl

ANZlAXITÀ

Datn

;.

·s

L UOGO

...o

DI NASCITA

CASATO E NOM E

di

"' '"

POSIZIONI':

ùì

DF.COHAZION I E CA:\IPAGNE

na~cita

~

!(TRÙO

l

l

di

Fervi zio

dal n. ~8 al n. 105

c

Cunversano 5. 3.909 ( Bari)

Romi to OP idio

c

Celenza Valfortore (f'oggia )

30.3.908

Ru~o

c

Rom n

21.3.908

c

Bari

13.4.911

ll

.

Piemonte Rea lo cav.

l. i .37

l. 7.37

.AieRSfUlllro .

55 fan t.

1. 7 37

l. i .37

Lacchè Fern(J.ntlo .

41 fnnt.

l. 7.37

l. 7.37

Amruendula Gaet(tnO

. 17 fant.

l. 7.37

l. 7.37

l. 7.37

l. i .37

l . 7 37

.

l

l

c

S. Casciano 2.12.908 Bagni (Rio· nn)

Gor i D esidet'io

c

Laurino (Sa· 23.8.911 terno)

Gaudiani Pasyuale

50 fa.nt.

l. 7.37

Campegine 31.1.\!08 (Rogg ioE.)

IemllJi Carlo

XXI C. A. ( Li· bi a )

l. 7.37

c

R(!sinn(Napoli)

27.8.908

laeuminu Ettore.

l

nrt. corpo arm .

l. 7.37

e

Na.poli

11.7.907

Santorelli M MiO.

45 fant.

1. 7.37

c

Qun n 1•

n l ' 2.11 .909

l' Gutolli .Jl1Msimo. l

Afri•· n Orien· tale

l. 7.37 l

l. 7.37

l fnnt.

l. 7.37

l. 7 37

28.9.908 ' Barbero Angelo . . .

29 fant.

l. 7.37

1. 7.37

24.?.mo

2 art. nrm.

l. 7.37

l. 7 .ll7

Libia

l. 7.37

l. 7.37

3 bers.

26. 8.37

6

Mare (Geuova) Lucem (A· v ell inu 1

c

l

l

F e rrnri~

l l

9.3.912 l Di Siono Anto1~io . .

Livorno

e

33 fant.

l

l. i .37 l. 7.37

l 1. 7.37 l

!

(V ercoli i) ('

Nola ( :Sn· poli)

c j Carovig no ( Brindisi)

17.11.908 Leo Samuele

Rawn

c

C1\nntlla .A mlrea

w De Camillis Duciano

24.6.9! 2

26. 8.37 '

:.11.11 .912 · Capune Crislo_(m·o

:-ialcrnu

1:

. Ca- : 2i.3.9ll c l R t ')!:f.(lU labria l l c Cu«(Hl'l.il l 2.2.!J09

ll

l

!Siracnl!a Fran ceBco. l Araguun C<,rmelo l

81 fan t.

l. 8.38

l . 1!.3

8 art. div. fan t.

l. K.38

l . 8.3S

Tnf.pres.Anzio (campo eli tu. sanat. mil.)

l. 8.38

l. 8.38

l


(segue) TENENTI MEDICI -.-

..

63 ANZIANITÀ

..

(,{;Q(;O

-

DI NASC ITA

:..

Data

CAgATO

~; SO~IE

POSIZIONE

di

:F.

u~:CORAZIOSI

nascita

E CA ~Jf'AI;NE

di

di

l(tmlu

@Qrl""izio

-

l da l n. lOti al D . 123 l<'usco Rrrffnele

Ca p nn ( ~a· poli)

1.9.911

c

Barcellona (Messi nn)

1.1.912

D' Amicu A:nlo~aino

c

Nn poli.

21.7.912

Galli della, Luggia Giuseppe . 23 art. di v. ftttl t.

l. 8.:-l~

,.

Messina .

5.4.913

D'Amico Roberto .

Lane. Novara

l. 8.3~

c

Aversll (Na poli)

17.4.912

DtJ Angelis Luigi .

25 faot.

l. 8.:38

l. 8.38

l'

Roma

..

4.1.910

Dì (:ugliolmo Bruto, +

10 art. G. a . F.

l. 8.:38 l

l. 13.:-lS

,,

G~:~nov,

10.8 910

Roscio Buzo

11 fa.ot.

l. 8.38 l l. 8.3H

c

Pnl~::rlllo .

6.3.909

Anastnsi (;iol'lwni

2 nn. div. cci.

l. 8.38

l. 8.38

16.3.910

De Cristofnro Pietro

5 art. nrw.

l. 8.38

l. 8.:-38

31.7.910

Huarrcra Vince11:0

11 1\r&. G. n. F.

l. 8.3~

l. 13.38

Ca mpaìlla. Sc,/t·uto1·e.

13 nrt.div. fan t.

l. 8.38

l . 8.38

Cndoni .d.nlonio .

Afri ca Orit~n· tale

l. 8.:38

}. 8 38

Zollo ..11urio

Cav. Saluzzo

l. 8.38

l. 8.38

c

.. Nnpoli.

l. 8.38

l. 8.38

l

(;

Genova

c

Palazzolo A· 29.6.912 crt~Ì ÒtJ (:Siracusa) 30.7.912 Villacidro (Cagliari)

c

19art. div.fl\nt.. Savoia cnv.

l . 8.38

l. 8.38 '

l

l. 8.:-lS

' l. 8.38

c

Pozzuoli (Napoli)

c

Sapunnra di 13.6.908 V. T. (Mes· si n a)

Cnm pngna Lore11ei110

11 genio

l. 8.38

]. 8.38

c

s. .Marco la

3.2.911

Troru betti Antonio

67 f:tnt.

l 1. 8.38

l. 8.38

c

Cntl\nzaru

8.8.91 1

Bo n ciii l'inceuzo

A fd ca Ori eu· tal >!l

l. 8.38

1. 8.:-lS

c

S inopoli (Reggio C )

13.7.910

Re l'ace Costantino.

19 fllDt.

l. 8.3l>

l. 3.38

c

S. Pri·sco di lS. M. C. V. (Napoli)

21.9.915

De Luca Luigi

Afri ca Orit'ntale

l. 8.38

l. 8.38

11.1.910

l

Caw la (!:' oggia)


t;;eg ue ) TE:'(E!'\TI

LUOGO

Data

~IEOICI

AJIOZU.NITÀ

CASATO E NOME l'OSIZIONE

di DI NA SCITA

nascita

di

di

grado

ISf"rvizio

l>ECORAZlOSl Il: CAMPAGNE

dal o. 124 al o . 141 e

Nn.puli. •

80.10.911

De Vincenti ili Gi01:anni .

14art.div. fnot.

l. 8.38

1. l:I.:JS

c

S ala Consilioa (Saluruo)

21.7.913

Ctlppclli .lficliele

8 :ti p.

l . 8.31<

l. 8.3 .

e

Pompei (Nn· 22.12.909 Talamo Gionmni .

9 al p.

1. 8.38

l. 8.38

poli)

l

c

Hv ma . • •

7.6.909

c

~rootemi·

11.1.906 · De Pnsqunle Girtseppe.

letto (A v el·

Pollt:grino Fra11ct8CO

-! alp.

::sO faut.

e

lino) Cugnoli (Pe· 19.1.910 l'carn)

c

AlbanoY•\ (t\ a poli)

2u.2.912

Tnncredi .Se/,aslicmo.

Africa OrientaltJ

c

Napoli

20 1.909

Hapucciuolo Giuseppe .

c

h e rn ia

13.9 912

Cicone .Mal'io .

Africa Orientale . 9 art. c. arm.

e S. Giuliano 22.5.910 di Puglia

Astore Paolo .

(Cnmpo-

;

11 alp.

l. 8.38

l l. 8 38

s 38

l . 8.3X

l.

',

l. 8

38 1 l. K3M l. '.:1

1. 3.38

t. s ss l 1. K38 l. 8.3

biiSBO)

Ca ç. Alessandria

(C nmpo-

1. 1'.38

1. ~.as

bo.sso) c

M i lano.

19.1.911

c S. Potito Ul· 10.12.!HO t ra (A velli-

]. 8.38 Mntl'ei Alfonso

Afri ca Orien-

l. 8.3 ;

1. 8.38

l, 8.3 1. '.3S

tale

no)

1:1.1.912

M urolo Ganni11c

2.5.911

Nova Gla"dio .

Afri c a Orien- 1 l. 8.38 tnle 4 art div. fnnt. l. 8.38

26.1.909

Aug risnoi Uillileppe.

3 nrt. nrm.

1. 8.3R

l . 8.38

•

15art.div. fant.

l. 8.38

l.

)l a r t i n n l 9.8.912 l l'ir.r. igallo Guf!lielnw. 1 i-'ra U\'!l( Tn· ra uru)

Afrien Orien·

l . 8.38

c Napoli S. Agata di

c

l

Puglin(Fog· gin) C \lrvnso

c

( l-'ro!'i noue) Pul mi (Rcg· ] , .1.909 giuCalnhr .)

c 1:

(' c·,., •. rtn( ~a l 10.:?.!111 l

tmlt)

Livtta J,etterio

P eu uaccl•ia Teodoro.

tnle

9 art. G. n. F.

l l. 8.3

l

.:~

l. 8.:1~


( ~Cgu e )

..,.

A.S7.1A.IOT À

.3

LUOGO

3

m NASC ITA

..

65

TE:Xi;:'<TI l!ED1CI

--

Data

C ASATO.,; SQ)IJ,;

di

I'O~IZIOSt;

DF.CC\ltAZIOSI E CAlli'AI ;SE

oa~cita

'F.

di

di

grado

ser.-izio

l. 8.38

dnl u. 1~:.! al u. ).)X Tauiui Puir/e

Africa &nlu

Orien-

l. 8.38

Scontrone 8. 7.906 (Aquila) 1

Pa11q ualtl('ci ~1'1111'0.

Afri1'1\ Orien· tllltl

l. 8.38

Roccn r osa (Aquiln )

Di Pndova J"iii CI!II:O

Africa Orion&n le

l. 8.38

l. 8.38

Fla 111 i n i A 11/IIIIÌO

:')6 fl\Ut.

l. 8 .38

l. K3'3

Chierit·ltetti .llnusuelo .

Africa Orioutnle

l. 8.38

l. 8.38

:;uraci /)oll!euir·o

52 fau&.

l. 8 38

l. 8.38

l. 8.38

l. 8.38

('

Napoli.

c c

15.10.911

7. 10.911

c Molfe&tn (Hn- 12.3.913 ri)

v

c

j. ~~ o t La fiCO l1 ti (l\1 i·

c

R~>~gi u

10.2.912

l. 8.38

'

Inno) Cnl. ' 22.1.909

l

c

l

Vico Equuu- 1 13.5.909 se (Nupoli )

De :;ittwuu .l dol.fo

Afrit·a tnlu

c

Cunosn rli t\1.11.\Kli

De ~iddio Uu!f!/<'10.

4 genio (sc.A.!';.)

l. 8.38

l. 8.3~

l 1.! Jl •

l. 8.31'

l. 8.38

Pari;oj A.ljnt~sv

-! nrt. co utr.

l. 8.38

l. 8.38

De Ma ttill .<::n/rolore.

~4

l. 8.38

1. !S.38

I.eou~

Gentll tl'iO •

Alncn Onen· tnlo

l. 8.38

l. 8.38

Trnpnui ( 'a~·melo

Gruppo nrt. f~o u çr. ::)nrda-

l. 8.38

l. 8.38

l

o rllln.

1

~ugl in ( 13n· f l)

c

S. Givvnnni 13.12.910 l Gi n va .lfflt'Ìil Rotondo ( Fog~in)

c

Curiati (Co· 9. 3.911 SO OZI\)

l

c

S. Marco la 15.6.910

c

Nnpoh.

6.10.~12

o

Nn poli.

2I.K910

Cntoln

(~·oggi a)

.

l

fnn t.

..

gn a c

Ganznno

25.2.909

Mnnonso l:r•ouida .

28 fnu t.

l. ~.38

l. 8.38

14.7.!!05

De Vivo i llllouio .

-! art. c. nrm.

l. 8.38

l. 8.38

C eu tro rifor. <JIUHir. Bouor·

l. 8.38

l. 8.38

31. .38

31. 8.38

(Mnturn)

c

Cns;~ioo(Fro ·l

si none) c

A verAA ( l'i aJtOli)

30.1.909

c

Torre del

15.7.910

G•·eco (1'\n-

poli) 5

[

lw

Deli'Abnto ,q(l(mlore . . . 3 gaoio

l


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.,

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.,..

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a

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®

. , ,0• 1 1f.9t H 2, ~ • • 2, •}, ~. 915·16, @ . L. D. in chi mieli

m il. (ins. tit.)

broru.

n Bitonto <Ba · 20. 4.85

Sa Yiu<~

!Tito, U•!•, ~ 911·12, +

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P I'Lt<ÌIHllls;(Cl

J3. 9.85

~rua~o /~·rr.rico, <!·, ~. ~t;91l ·t?·r:H 4

17.11.:-6

Sicwnròi

(:\uva rn)

a

Curu.,.l in no n'Alba \C n· n t-o)

Grtit1o, •~, + ,t.!III-J2 · I3·

14·1:•· \G·Ii·I U-Ht, --!..


( .~egu e) T!::iXF:I'\11 iOI.O:'<I'\llLLI E \HGGJ(>RI C HI~IICI F.\RMACISTI

., ·s"' o

~

"

67 ANZIANITÀ

Da tu

LUOGO

NO~ E

C ASATO p;

P OSIZIONE

di DI N.>\SC ITA

di

ùi

grad o

sen·izio

Al e ssa n-

26. 5.37

20. 9.14

DECORAZIONI F. CA)I PAGNE llllSCÌ t a

i))

l dal n. 9 al n. 12 (; iorfJÌ01 tf'' <f.· l A911l vi·13~o: i n~i 91dutt. S·JG·I~·1 8 QD, o{•

o ~p.

Cor ta ~l'a ùo•t. Sildu, <!!', ~.

lt;t.

chimico fnrm. mi l.

l. 9.37

l. b.H

91s·

0Ap. Firen7.e

30. 6.38

27. 2. 13

Grignnni Eugenio , <i•, (~ 91 8· 19-

Osp. Palermo

30. 6.3l:!

24.11.13

Ca rbn gn a (Aiess n.n · dria )

24.12.82

e

Napoli

25. 4.90

l~

s. Egidio

17. 4.84

Farina Peli et, ,H·, ~ 91l· l2,

Al i a (P a le r-

13. U~5

a

(!) DIH2

(T er RlllO)

c

1

1

0111)

IG·l 7

20•21

, @, +

e

,v 91Hz, o{.

dria

MAGGIOR[ CHIMICI FARMACISTI dal n. l al n. 9 a

Rovito (Co· sonzn)

21. 5.88

;\{nrrn GinRcppe 'Ì!', <t 91H 2·11·18 1 ~ ~15·1G @ , •}t 1

Osp. Brescia

l. 1.27

24.11.18

a

Ca8albordieu 1Ch ieti)

27. 3.88

Mu ti ~lHl i dott. '1; 913· 14·15,

lliccim·do, :t:,

1st . chimico

l. 1.2i

l . 6.15

I st. c himico farm. mil.

1. 8.29

l. 8.22

a S. Ma.ria Ca- 11. 1.96 pU11 Vetere (Napoli )

+

farro. mil.

Pnlmiori do t~. Jl ario, '*, + , ~ 91S·Id· IHB,

@, @

n

Sas~ari . . .

J 8. 1.99

Lny do t t. Dino ob, +, ~ 918 , @

Osp. Cngtiari

31. 3.30

16. 2.23

c

F o 81H\ ( A· q uila)

4.9.900

Placidi dott. Ettm·e, 't'

Mi nist. Gnarra 31. 8.80 (d irez. serv. ebimico mili-

16. 2.22

.

t nro)

Giorg i dott.. Giorgio, =t, ~ 915· IG·I7·1 81 4: 919·10·21, @ , +, +

l st. e h i m i co farro. mi!.

25. 9.30

16. 2.23

n Vacri(Chiet i) 18. 5.93

D'Al essandro dott. Luigi, <Jlo, Africa Orien/t, +, ~· 915·lò·l7·1 8, @ tate

15. 5.31

16. 2.23

a

R evotli dott. Gioacchin(J1 'i>, ~

Comi&. mob.civ. 26. 5.32 (osserv .i n d nstr .)

16. 2.23

Osp. P erugia

16. 2.23

a

a

Stradel111 ( Pnvin)

Racconigi (Cuneo)

19.11.92

12. 7.98

Bergamnsco 10.12.900 (Alessandria)

917·18,

@, .

Braggio dott. Giommli <~ 1 ftJ .

10.12.34


6R (SC!JIIt' ) )IAGGIOR I ·CAPITA:-/ ! I NC.\R. DEL G llADO DI )!AGG JORE E C.\ P IT AN I CHDII CI FAR~I ACI ,..TI ANZ I AN ITÀ

Data. LUOGO

C ASATO E NOME

di

DI NASCITA

on~oit.a.

POSIZIONY.

di ~trado

DECO RAZION I E CAMPAGNE

Ji

o dell'io· carico

s e n· i ZIO

Osp. Savigl ia· no

10.12.34

16. 2.23

dal n. 10 al n. 20 a

Susa (Tori-

3. 3.93

Zi ni dott. Giovarmi, <§o,~ 9JHG, @

no)

a

Torino

26. 1.99

Guglielminett;i dott. Silvio, <§o, ~ 91 :·ts, @ , 0 , +

Osp. Napoli

10.12.3-1

16.11.23

a

A lvito (Fros inone)

6.'2.901

Di Tu Ilio dott. Odo1·isio, :E-,~

Osp. Piact>oza

10.12.34

16.11 .23

c

Firenze ..

10.8.90 l

Bracaloni dott. Lorenzo, :§.o

I st. chin1. far m. 3 I.I 2.35 111 i l.

16.11.23

c

S. A rsen io (Sale ruu)

ll. 6.93

Pessolano dott . .dugelo, :!<, ~ Osp. Genova

n

Tropea (Ca- 31.10.94 tam:a ro)

31.12.35

16.11.23

Adi 'ardi patriziv di Tropea dote. Gi.u./io, ~. li?! 916·17·1 8 1

Miniet. Gner·ra 31.12.35 (lab. di chim. e bromat. a p p l.)

16.1 1.:?3

Fno tvzr.i d11tt. Luigi, +, +, ~

Osp. Caserta

l 14. 5.36

16.1U3

27. 4.~n

6 . 5.2~

91HG ·I:·I 8 1 @ , .

,~

@, +

n.

Alvi to (Frosi nono)

21.10.97

Gravina (Bari)

2.

Piazza Armeriua(Eu-

3. 3.88

1\

a

91H8

Ca ll ia uo

@

s.ss

Oap. Livorno

1

l

Rizzo Gaeta110 'ii:, +, ~ ~I$ ·1H7,

Osp. Roma

26. 5.31 l

6. 5.28

Milliuo dott. D omenico, ,~, ~

Osp. Bologun

l. 9.37

l 6. :>.28

3.S91 Ferraris.{j) Salt•at01·e. c§<,+, ~ 91~ Osp. Rolzanv

30. 6.38

6 . 5.:!~

@, +

n a)

a

1

25. 1.90

t~u.-lc - r: ,

::lfou fcrr::~to

@

(Aiossa odr.) Lignana 5. (Novnrn ) 1

1\

16-1"',

CAPITANI CHIMICI FA RMACISTI INCARICATI DEL GRADO DI ~fAGGlOR E n

l

Firenze ..

·l

7.7.902 1 Noceutini dott. Dino . . . .

l

Osp. Trieste

jso. 6.3$

J

!l. 6.27

CAPITMil CHIMICI FARMACISTI rlal n. l al n. 2 c

~apuli

. . .

5.7.902

sc.. Lti dott. Gittseppe

n

S:t:<flnri. . .

-1. 7 .9~

San nn do tt. A/essau!lro , ,.. 913

Scuola appl.sau . wil. ~ins. agg.)

*• Osp. MilAno

9. 6.33

9 . 6.2i

9. 6.33

9. ti .:?i


(Segue ) C.IPIT.\NI CIIDII r. l

69

F.\R~I.If':I S11

Al\ZIL'iiTÀ 1.\JOGO

Data

CASA TO E NO~! E POSIZIONE

ùi I!E<:ORAZIOS l E

uasrit a

C A)IPA<~NE

di

di

grado

Kervizio

dal n. 3 al n. 19 Zuddn dott. A/Ilo, •!-, lì

~li u.

G ut>rrn (lnlJ. microb. )

9. 6.38

9. 6.27

Muuginssa- 15. 5.96 no (Cosuur.a)

Dattilo .dnyiolino, ,r., +, :i<~lG·

Osp. Bre~cin

6. 5.34

6. 0.28

a

Gnariliagrelt: (Ch ieti)

2. 3.97

Pulru urio Pietro, •h

XX C.A .(Libin)

6. 5.84

6. 5.28

a

Bari. . . . .

l. 1.96

Curatulu du tt. Lorenzo, i·, ~.

+, .y91G·l7·Ja, @

Osp. Bari

6. 5.84

6. 5.28

Il

Roma .

2. 8.96

Fodd dott. Hobt"rto, :l]-, i! ~JG·

O!' p. Na poli

6. 5.34

6. 5.28

Osp. Bari

6. 5.34

6. 5.28

c

Messina . .

e

4.5.90:2

li·l8

l

a

Ra ri . . . .

(!t 1

17·)H1

•

•

~ 91 K, @

\Q), /

De Buu~;d ictis do tt. RaJTttele,

8.11.99

*• ~

!IIH,@

a

Parma . . .

21. 2.98

Znuelli dott . .Alberto

Osp. Tri~:ste

6. 5.3-!

6. 5.28

e

Patti t ~'l t'S· si nn )

17.2.900

Orlnndo Teodoro, Q) .

Osp. C1uauzaro

6. 5.84

6. 5.28

c

Ribera (A· grigento)

10.6.900

i 1-' riscia dutt. Pietro

O!!p. Pnl~;r nw

6. 5.34

6. 5.28

c

S. Gregorio Magno (Saleruo)

8.12.902

Gutl'rcdi d ott. Ettore -lr, .

Osp. Liv"ruo

28. 8.86

28. 8.29

M o l f e t t 11 (Bari)

4.7.904

S p:uJnvecdJin dott. Domenico

Osp. Padovn

28. 3.35

28. 3.29

Licata dott. Sctll'atore .

Osp. llolzano

:n.l2.85

28. 3.29

a

1

c ArAgona (A- 2lU .901 grigento) a

Siena •. . . 12.10.901

Hegre dott. Fenul'llclo .

I&tituto cldm. fa r111. mil.

28. 3.36

21:!. 3.29

a

Vi t ulazi u (Napoli)

5.9.(101

Pozzuoli dott. Francesco

O;:p. Gorizia

28. 3.36

28. 3.29

a

Gro tte (A-

20.8.898

Nascè dott. f?raucesco Paolo,

XXI C.A.( Libia) 28. 3.36

28. 3.29

7.3.903

Bernini do tt. Fosco . .

Jst. cllitu.farm. I. ll.::S6 m i l.

14. 2.ao

gr i~reuto )

e

Mon te vnrchi (Arezzo)

e

Frosolone 17. 3.99 (Campo· bn11~n)

~. ~ 911, ©

Pricolo d ott. A Ifa uso, x 918, +, Osp. Bologua @

1.11 .36

28. 3.29


70

(:>1' !!111:) C IPIT.I:'<I

CII DII Cl F.lllllt\CISTI E TENE:'<Tl 1:-IC,\R l C.\ T I DEl. Glt.\00 01 C.\PIT \:-IO

ANZIAS ITÀ LU OG O Dl NA SCITA

Data di

CASATO E NOli E

POSIZIONE DF.COHAZIONI E <'Al!PAG!S'E

di grado

o

nascita

Ùl

dell'In· carico

86r\'11tÌO

Osp. Novara

31.12.36

:! •. 3.29

Osp. Firenze

13. 2.37

14. 2.30

dal u . 20 nl u. 30

n

'l'oriuu . . . 17.10.901

n

P i !'In

n

N o w J urk

Rolfo dot&. 1/eiferico

28.10.903 Riparhelli dott. Rol•erlo. 4.8.90-l

Creste dott. Baldo

Os~J.

Cùieti

H. 2.37

14. 2.30

24.4.901

Carlisi dott. Ferdinando

Oep. Roma

14. 2.37

14. 2 .!~0

Cnstolln netn (Toni o)

12.7 .90a

Ma?:zarncchio dntt. Berarlliti01 Minist. Guerra (dirllz. serv. t9 chimico uuli· tnre)

14. 2.37

14. 2.SO

Can onica

1.2.903

Ri ccMdi dot~. Ui1111eppe . • •

Osp. ll1est>i nn

14. 2.37

U . 2.30

24.9.907

SRntoutmnio do tt. Jlario .

Inf. prea. Pnr·

I , . 7.38

U. 7.:1:!

(!:$.r. A.) Aleer~nndro

a

Rocca ( Agrigento) c

a

(Messi un)

a

C r e c c Il i o (Cl1ie~i)

c

Salopa.ca

Il) l\

27.6.903

Tnncredi dott. Gabriele.

XX C. A. Libia

a. 7 .38

14. 7 .3-.!

27.2.905

Rottegli11 dott. Et~::o

Osp. Torino

14. 7.38

U. 7.32

(Benevento)

a S nu u o l o (Modt'un)

n

Salsomaggiore (Parma)

6.5.901

Gnmbarini dott. Ui11seppe, !il

Oep. Alessandr in

U:. 7.3

a . 7 .3:!

n

Snloroo

1.1 .9(}.3

Ponulli dott. Giuseppe

lof.pra.... Anzio 14. 7.38 (campo elim. aannt. mil.)

U. 7 .:32

.

TENENTI CH i r.HCI FAHMACISTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITAN O

l

ònl n. l al n. 2

C'

Arll'ltìa (B:t· 21.8.905 ri )

Colella do tt. l"ittoriano .

1st. ciJim. fnrm. mi l.

26. 5.37

14. i .S::

,.

S l ' r re (Co·

~l oh-Ili un nn dçtt. Etto1·e. . .

011p. Cnaertn

] . 1.38

14. -; .;\:?

Ili! H )

15.6.90-t


( Seyu e) TE!"ENTI CHIMI CI f ,\RMACIST I

~ >

Da ta

·a

LUOGO

3(!)

DI NASCI TA.

ANZIANITJÌ. CASATO E NOli E

di

...,

C/)

nascita

71

POSIZIONE

di

di

gr!Hlo

servizi o

Luugv dott. Fu/l'io .

In f. pros. Trento 14. 7.32

14. 7.32

Oto:CORAZIQrf l E CA~H'AGI'&

TJ..:NENTI C HIMICI FARMACISTr

l d n l n. 1 al 22. 9.96

Il.

17

a

Romn .•. .

c

Cesena tl'~or- 14.5.906 lì )

Boccia i n i dott. Francesco

Osp. Bologua

l+. 7.32

14. 7.32

e

Gt~novn . . .

20.6.906

Audisio dott. Giulio

A fricn Orientale

14. 7.32

14. 7.3~

a

Foggia . . .

6.4.90~

:)evtJri u i dott. Oinseppe

.

Oap. An cona

14. 7.3:.!

14. 7.32

n

Pozzallo( Hl\- 11.10.903 gusa)

T errauova dutt . •'!c,lt,atore.

Osp. Messina

14. 7.32

1-!. 7.32

c

1-'errnra

1.10.900

Sani dott. (farlo

Osp. Padova

H . 7.32

14. 7.32

a

Ca m n io re (Lucca)

21.9.902

Veco li dott. N Ol'lw·to .

Osp. Genova

14. 7.32

14. 7,32

c

Sutera (Cnl· tanissetta)

26. 1.903

Snin dott. jJ(a·rio

Osp. Pnlernw

14. 7.32

14. 7.32

e

Torino •..

19.7.908

Gvrin dott . .d ngelo

Osp. Alessandr ia

16. 7.34

16. 7.34

n

Lercnra (Pa- 29.1.909 )ermo )

Vicari dott. CannelQ

IRt. cldm. farw. mi l.

16. 'i.34

16. 7.3+

. .

a Palenuo • ,

8.9.90-1

Hnrubiuv d(ltt . ...h1tanino

O;;p. N!!poli

16. 7,34

16, 7,34

6.6.908

Aiello dott. Don~enico.

Osp. Udiue

16. 7.34

16. 7.34

lst. chi m. far w . m i l.

16. 7.34

16. 7.34

c

Napoli .

..

n

Firenze

.. 20.3.909 Saltini dott. Pietro .

a

Campobasso 30.6.901

Battllglin do tt. Gi1~eppe.

Osp. Rorun

16. 7.3-l

16. 7.34

n

Siena . . . •

30.5.906

Cot·bi dott. Do11tenico .

Osp. Firenze

16. 7.34

16. 7.34

e

Piacenza ..

Ll.11.907

BruU!\mou ti do tt. Giorgio .

Osp. Milano

16. 7.3+

16. 7.34

c

Aquila ...

6.1.909

Curci dott. Rafla.ele.

A fri e a Orien- 16. 7.34 , 16. 7.34 tnlu


( Se!]llf) TE:-òENTI CHDJI CI PAR~IAC I STI

72

.,

.. "e

..

~

ANZIANITÀ Lt:OGO

nata

CASATO E SOME POSIZIONE

di 01 !'USCI T A

tr.

oaseita

D~:CORAZ10NI

E C AliPAGNE

di grado

di ~en·izio

dal n. 18 al n. 32

.

16. 7.3~

16. 7.34

o~ ll. Rontll 16. 8.35 (eom.lab brom.)

16. 8.:!5

16. 8.35

lt'. 8.35

J. 7.36

l. 7.31i

In f. pros. Ra- 16. 5.37

16. 5.::17

c

Volterra ( Pis;t )

l:l.7.90l

:\loroni do tt. Giuseppe.

a

Bari

...

21.7.907

Miniuni dott. Jg,wdo .

e

Lt!CCO •• • •

14.10.910

Do Pirro dott. Filippo

e

Partinico ( Palermo)

24.5.906

JJ. Pn,a~nlncqua dott. EII{JelliO

O~<p.

Gravino dott. ~llich ele

c S. MnrinC. V. 24.4.910

.

Osp. Cnglinri

l st. citi m. farm. mi l. Trieste

vou na

(Napoli)

.

0&[1. Bolznno

16. 5.37

16. 5.37

Allegretti dott. Guido

Osp. Verona

16. 5.37

16. li.Si

c Cnltanie - 26.3.908

.M arrueco dott. Michele

Os p. Torino

l. 9.37

l . 9.3i

c S. Alfio (Ca- 1.11.\107

Spoto dott. Mario

I n f. pr~ll. l ei ci

l. 9.37

l. 9.37

I n f. p r ee. Snssari

l. 9.37

l. 9.3'i

e

Urbi no (Pe·

16.1909

Mou tnnnri dott. .Anyelo

13.~.909

l!llru)

n

Teramo

se Ha tauin)

,.

P n ttncla (Sne· 30.11.910 Cltiaroliui dott. Gavin~> sar i)

••

Op!Jido Mantt·rtion

6. 6.908

A odi loro dott . .1fatt eo.

Osp. Udine

l. 9.:H

l. 9.37

Maggior elli dott . E11:0

Juf pree. Al-

l. 3.39

l. 3.39

( Reg~i o C.)

c

Volterra ( Pisa)

30.3.911

c

J:o'i ren~e

5. 3.913

beoga Bo, ri ui dott. •Vario .

Ollp. Pincenr.a

l. 3.39

l. 3.39

c Cant iano 22.6.910 ( l'e1111 ro)

Uba Idio i dott. Nicola .

Ot~p. Cagliar i

l. 3.3!l

l. 3.39

Cn ltll\' Uturo 10.8.906 (::inlcrno )

Sireci dott. Leot~nrtlo .

Osp. Cllieti

l . 3.30

l. 3.:!9

c


UFFICIALI

FUORI

QUADRO

Ufficiali medici ~

ANZIAN ITÀ

~

...

·.:

..""'

llata

CASATO E NO)IE

I.OOGO

POSIZIONE

di I.1I ~U SCI T A

,;;

na~cita

ùi

ùi

grado

servizio

l. 7.37

l. 9.05

"Modesti o i Paolo, • • C•i>, u -lr, Mioif!t.. Guerra (n dispos. per [fl, ~ OJI-12 1 ., ti),~~ ~91H6·J7·t 8 1 isper..)

l . 1.38

22. 8.04

o~:C O itAZ l ONl

~;

CAMPAGNE

TE~ENTI GE~ERALI MEDICI

a

Fo11saeesia (C h ieti )

27. 5.80

*•

~ Bucciaute .:17 fredo, U C~, 0, Q; , ~ 91~· 1C·l~·IH 1 @ , ~ ~ ~~

Pree. Coli. m e~ dico legalo

• · L. D. io oculistica

~f AGGIOR I

GENERALI MEDICI

dal o. l al D, 7 a

Assisi ( Pe· ro gin)

27.10.77

@,Gl

a

Triggiano 20. 6.77 (Bari)

Studi Domenico, d', C •§:, Q, O, l lisp. co·tn. O. A . ITJ, q, 91 l-12 1 i:B, • @ , ~9l~·IC·I~ l ,llilmro

l . 1.38

22. 8.03

c

Cùiaramoo· te (Si rncu sa )

18. 7.78

lauuizzotto Car melo, ct', C•§<, Q; 911·~12 ®~J 5·1U·I< · J H @ , . , 'Ì' 1 1

Di~p.collt. G. A.

l. 1.38

26. 7.04

a

Gottolengo (Brescia)

12. 9.77

Secchi Francesco, • , O!r, <L 912·13, Di8p. COli~. ~ 91 ~>-! C·I7·18 @ , + .llilano 1

l. 1.38

22. 8.04-

a

Ler ca ra 15.10.77 Priddi (Pnlermo)

Giord1\oo G-it~aeppe, •• C•!:, O, Di11p. com. O. A. 1!), . , 4.. 9 12·1 3, ~ 915·1C·I 7 @, l •'irenze ' .p. L. D. in clinica oeulistica

l. 1.38

'l:l. 8.04

a

Nol a (N a-

16. 5.78

Riu nldi Onofrio, $, C ·~, Q. 911·13, Diap. co1n, O. A. 'i' 9 1 ~·1t.·l~·t 8, <!;. ' . , {o Napoli

16. 5.38

22. !!.04

18.10.77

Fierro J/ i chele, !!i, C•ii:, ~ ,

p. com. O. A. 21. 5.38 •• DiaBok1uw

l. 9.05

poli)

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Cnpua ( Napoli)

Q;; 012· 131 6\'9 lé•·lC·I~·I8, @ ,

+

Pa./e,·mo

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CA.MPAGN•;

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l. 1.34

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COLONNELLI MEDICI dal n. l al n 5

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Roma

17. 5.79

Monguzzi Untbet·to, •• C ,g,, Q)91l· Dirett. sanità 12·131 + 2, ~ 91S·IC·I1·181 @ , ~. t:b Napoli

l. 8.35

5. 4.06

a

Salò (Bre-

8.10.79 Landriani RoiJerlo, •• C +, -!t, Dirett. sanità I!J) ~ 911·12 ~ 915·16·1~-1 6 ~ ® Roma

l. 1.36

6 . 4-.0I:ì

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Pizzo ( CatanZI\rO)

25. 7.79

Accori n ti Vincenzo, • · C <!P, O, Dire t t. Ili\ u ità + , ~ .o, :!1, Q) 911·12·13-14, ~mMil.wo 16·17·18l @, IJ'I ~

31. 7.36

19. 7.06

a

Susa (Tori· no)

18. 3.83

G11tti Dionigi, •, Coe', Q:;9JJ·u, ® 915-JG-11-ls, @ , + 3, ~ . e

1. 1.37

20. 8.07

Disp. llfini8t. Fina7Jze

TENENTI COLONNELLI MEDICI dal n. l nl n. 2 a

Sambuca- 11.10.84 Znbm (Gir· genti)

Campi si Bai d<!.8Ba1'1'8, e. •!>, O, Osp. Milano o. O, «·9 1 ~·1G·I\ @, ~912·13, +

20. 2.37

15. 7 .li

a

Accndia (A· vellino)

Vns;.nlli Gioranni, ,;r., + , @ 9 15 10·1~·18 @ , ~&911-1~, 913·14 •} 1 1

'1 Osp. Napoli

20. 2.37

16. 2.1 2

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1. 2.29

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*• .2

7. 2.29

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21. 8.83

MAGGIORI MEDICI dal u. 1 nl u. i n

Vi oste ( Fog- 12. 1.84 gin)

Cassit.to nob. patrizio di Rn- Osp. Bari vtJilo Ti'rcmcef!rl> ,

12·)3·1< · l ~ - Jti·) ~·l U•l9•t0-2 l

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Spe r longa (Huma)

~-1.1 2 .83

Trl\ni Ka/(1./iiiO, @9 1~ ·1 6·1 ;· 13 ,

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0, Q)91'H31 Disp. Alinist. Finanze

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75

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Ufficiali chimici farmacisti

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26. 5.32

16. 9.03

Osp. Rorul\

30. 6.3»

!lO. 4.08

Di~p. com. C.A.

30. 6.38

l. 2.04

3.12.09

HECO KA?.J 0 :-<1 J:: C AliPAG NE

DIISoitn

COLO~NELL l

C HimC l FARMAC IST I

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Pn~uiello dut&.

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15. 6.82 1 "Lomhartli clott. .lfa11lio, U·~, <D 911-1~, ~ 91~·10·1 7, \Q) ,+

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Ferrere (A- 11.12.83 lesanndria)

Accossutn Ilo t t. 1!.' rme t~ey i ltlo, 9!', <!) l ~·13·U 1 +

Tori 11o

TENENTI COLONt\ ELLI CHIMICI 'fARMACISTI

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Menfi (Agri· 15. 5.85 gento)

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Emilio. -&, )_m · lt·l 3·14-l~­ lo·n, ~-, <X91s, @ , +

A f ricu Orientale

14. 5.36

\rn)enti Anloniuo, ,li,, :(,913 ' 14 · 1l,

Osp. T orino

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MAGGIORI CHIMICI FARUACISTf

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Bitonto(Bn· ri)

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Os p. Verona

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CASATO F. SOltl: I'OSJZION t:

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l . 7.:H

16. 8.08

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l. 7.37

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Zona m il. :\1 ilano

2. 2.30

10. 8 .09

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16. 3.32

l 7. 7.1 ()

Zona 01il. Trit~· 16. 8.35

7 . 7 .10

Ol:CORAZI ONI E CAMt'AG NE D&@CÌla

COLO~NELLI

MEDICI

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T~odn (Cu-

neo) ){oot.nl to

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15.10.

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Caglinri . .

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11. 5.82 l Rmu hy Paolo,

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+. L. D.

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TENENTI COLONNEf,LJ MEDICI dnl n. l al n. 5

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TeMglia Gill8eppe, rf . o, oc, 4) 912·13, ~ 911•·16·1<· 18, @ ,

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+- L. D. in otorinolnringoi :t Lr ia

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14-.11.85

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Lojacono A nlonio, ~. ~t; 911 ·12·13, ~.

l

S. Ph·t ro A·

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11

7.11.83

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Binnglti ..:llltl'l'lo, •, U•it, U /: ,

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~ 910·11· 16,

+

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~ 9J~·IC·l7,

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l. 7.87

l. 7.37

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l

7. 7 .10


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77

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di

di

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1. 7.37

15. 7.11

l. 7.37

15. 7.11

l. 7.37

15. 7.ll

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l. 7.37

15. 7.U

Dir. Snn. Nn-·

l. 7.37

15. 7.11

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1. 9.37

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10. 6.11

9. ~.88

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l. 9.37

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15. 7.11

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78

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4. 6.89

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1. 7.37

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l. 7.37

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l. 7.37

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l. 7.37

l. 5.16

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l. 7.37

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l. 7.37

l . 5.16

l. 7.37

l. 5.16

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l. 7.37

l. 5.16

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l. 7 .37

l. 5.16

l. 7.37

l. 5.16

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Milane se ()li Inno)

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l. 7.37

l. 5.16

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l. 7.37

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l. 7.37 l

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UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA RIASSUNTI IN SERVIZIO Ufficiali medici

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UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA RIASSUNTI IN SERVIZIO, FUORI QUADRO Ufficiali medici

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UFFICIALI MEDICI E CHIMICI FARMACISTI NE l DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE T . l;. :\1.

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T . C. i\1.

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M. C. F.

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T. C. F.

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Laboratorio di mlcrobiologia.

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Laboratorio di fisiologia e biologia applicata.

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T. C. :\1.

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C. G. F.

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(segue) IIFF IC[ALI ~IIWIC I Il CHil\I ICI FAR~I.\ClSTI ECC.

COMANDO CORPO S. M.

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C. M.

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C. C. F.

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T . C. C. F.

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C. C. F.

Scolli Giuseppe

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ISPETTORATI DI SANITÀ MILITARE Ispettor at o San. 11111. (TORINO) ~1. (;,M.

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Istituto chl mlco.farmaceutl co aiUtare Caatetlo (FIRENZE). Col. C. F. ~l ozzann C<11'/o (dirl'llul'l' .

Ispettorato San. mll. (VERONA). ~1. G. ~1.

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C. M.

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Ispettorato San. mll. (ROMA).

T. C. C. F.

G o rret a C(/rf o.

T. C. C.. F.

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T. C. C.. F.

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T. C. C. F.

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Ca!lC'IIa /Janl c (i'-p('ltore).

T. C M.

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\ 'itii'CII:O (;u ld CitO).

Ispettorato San. mil. (NAPOLI ). ~1. ( ;, ~ l .

Lnpponi Duitln (is pellore).

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M olisani il H'ciru·•lu.

M. C. F.

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M. C. F.

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C. C. F.

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C. C. F.

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T. C. F.

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T. C. F.

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Ila r iiC' Tt,lll 111''"'' (addt>l l u ).

Scuola di applicazionedi Sanitàmllltare( FIRENZE).

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~1. C. F.

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Istituto superi ore di guerra (TORINO).

lil. ).

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(segue ) UFF ICIALI

~ti!DICI E CIIDII CI FAR~I \C IST I ECC.

Accad. mll. di fanteria e canlleria (MODENA).

Scuola centrale del genio (CIVITAVECCHIA).

T . C. M.

T. ~l.

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Scuola d' appl. di fanteria (PARMA). ~1.

M.

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Dllt~Pflpe.

Scuola d'appl. di cavalleria (PINEROLO). r;anora R omrwldo.

!\f. M.

Scuola centrale mll. di alpinismo (AOSTA).

Accad. mll. d' artiglieria e genio (TORINO).

Scuola di tiro d' artiglieria (NETTUNO).

C. M.

A udolralo Mttrio.

Scuole aiHevl ufficiali di complemento. fanter ia.

t;t·umrgna Giot•<utlli.

:\l. ~1.

Scw)frl :1. U. C. Pafennn ( 6 frltlf. ).

Calrc llo Saft•atore.

Scuola d' appl. d'artiglieria e geni o (TORINO).

T. C. ~1.

Casella l.'csttre.

SCUOLE MILITARI. Scuola militare ROMA. l\1 . M.

:\l aslrojfllllli ,\ ufonino.

Scuola militare NAPOLI. Spaguttolo \ "ii!<Hila Ntrol•t.

Scuela ltllltare MILANO. l\1 . M.

Fiore Mario.

Scuola A. U. C. Aquila ( 13 funi.).

c. ~t.

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S cuo la .1. C. C. StJ/N'II<•

t• C. ~1. Sl'ltn{a

c.. ~1.

(I:J fanl. ).

T aucredi Urbano.

A. U. C. S poleto (52 fan/. ). A1<-:uatl ri Gittcomn.

Scuota A. C. C. Are::o (87 font.). Tng-liafrrri J:;nricfJ.

C. ~1.

Seno/a A. V. C. Fano \94 fan/. ).

Comando Div. « TorinO» (scuole centrali CIVITAVECCHIA). l\1 . ~r.

(. iaunelli /Jernl/1 d n.

Scuola centr. di fan t. (82 fant. CIVITA VECCHIA).

c. i\ l.

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M urio.

c. ~1.

C:an11narano Vito.

Setto/a A. V. C. Pota (12 bers. ).

A•·dilo \' inccn:o f:esrtre.

T. ~1.

Sruola :'\. C. C. alpini di 11assnno. l°C. ~l.

Scuola centrale delle truppe celeri (CIVITAVECCHIA).

OC'I Senno GiOttflll ll i. Artiglieria.

Scuola ,\. IJ'. C. .lloncatieri.

Scuola centrale di artiglieria (~2 art. div. fant. •

i\1. .\1.

CIVITAVECCHIA). C. M.

Cannillo Cataldo.

Chi111enl i F er•dinanrfo.

Scuola A. U. C. Brà.

C. ''·

(.alaa Stefano.


(segue) UFF ICIALI 0\IF.lli CI E CH DITCI FARMAC IS TI ECC.

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Scuo/n A. U. C. l'esrtl'o. Di Hagn flrMpr1 o.

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Swo /a A. V. C. Polcn :a. t• C.. ~l. Leccc:o;e . lnlo11in. Genio.

Scuola A. V. C. dd genio Paria. l ' C. ~1. C. ~1.

Di Cnsula (;IIISI!IJP"· Cirr·i l'i n cen:o.

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M. ~1 .

C.nr·bone T eresio

:\1. :\J.

\ 'ilalc J\"icola.

!\1. ~.1.

~ l uslrogiacoruo

Pietro (dil'CII OJ'e).

GuirltJ

(Sl'!jlt' ·

la ri o} . Scuole allievi so ttufflclall. ScuoJ,, J . S . C•1-~1!tlu (3\l funi. ).

l . ~1.

P:u·enli l"g o.

Scun/•t . l. S. ltie/1 1f> l fau/."1.

T. ~1.

:'i i coli) Jl o,·r·o.

Sc uola .-l . S . .Yncel'll / nfl!rirwe (u t·J.). C. ~l.

P :ll'l·e Iln Tu Ilio.

Swo/a A. S . B o l~o11 o (4 genio). T. ~1.

l tr :'iit'hilo RII~J!JO:I'I>.

.'luna Anlon io f. t>.

! •C.. ~I.

Sarche lli ,\'icola.

c. )t c. :\f.

:'i<'I~Ti

Pietro.

.\ t·curi Xico/a. C.::-~rcrj

C. M. C. :\f.

\.(lpc nla l nnvce n ::o.

'T. C. l.. F.

\' alcnli .-ln/ouin o

C. C. F.

Rolleg lia h'n:o.

T. C. F.

!\l nrrocco Mich ele.

0SPllll.\Ul

Leonnrtlo.

~llLlT.\RI!

Dl

f.

(1.

NO VARA.

Reggimento chimico militare (ROMA).

T. C. ~1.

Panagia A nto nin c> t d i I'Cilvr<' .

l ' u /·)rtr,

T. C. ~1.

Bel'liue l Li Mllrcellino.

!\1. ~1.

c;ur·go Plltrino.

l"C.. i\1 .

Sda ldon e /Jarl o /om co.

C. M.

Torella Giovanni.

C. C. F.

llulfo FeriPrico.

C. ~1.

I!•J:' I

/ ;mtllltl t:/1' ,

Stabilimenti militari di pena.

lleclusorio mililure G .\IITA.

Pczzullo

''"'!!'·

DIREZIONI DI SANITÀ DI CORPO D' ARMATA E STABILIMEINTI SANITARI. Direzione di Sani tà del Corpo d'Arm. di TORINO. ~1.

Frureuza l !l 1111 :w ( ti i rcllorl' ).

T. C. )1.

.'.lm·;llon Carlo Frltre {~egr. ). .\l oeali.,dlC C.ulc. (capu :-ezi,>th· dr-.u,f. ).

Lt>l.

M. :\1.

l• c. :\1.

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata dJ ALESSANDRIA.

Col. ~l .

Ca mori ano Pieu·o , d il·l.'llort:.

~ 1. ~1.

Calignris Carlo

C. ~1.

)(i lana G aetan o ( igi c n ì;,t a ).

\>'C!!'l't'l:r ri o}.


(St'gue)

O s P e DALe MILITARE 01

UFFIC ULI

89

MEDICI E CH I MICI F.~RMACISTI ECC.

ALES SA NDRIA

i\1. 1\1.

C.:1lcng ui .·l 11)•1/ 0 .

r. o.

T. C. J\1.

Cnrbone l'in a n:o (dirello re).

j\J . ~l.

Bc rc: ll :J Gius epp e

M. M.

811 0 00 Drm Ptrin.

M. M.

Pali<!\ in n /)ol/l (' tt i c(),

.\f. M.

Di

M. M.

A lunzo Hugyit't ·n

M. M.

Pi ccolli J:yitli" f. o .

l•C.:\1.

l.l'Onn rd i

I• C. M.

(;iurlc-o Mic hl'/e.

C. .\1 .

l <t l lll:ll'OII C G en ero so

C M.

Tag li:dierro . lrllt'IIIIIO.

L !Il.

\'enlnra

C. ~1.

F<nina . Inton ino (A. \1. ).

C. C. F.

S:tnll<l . lft'S Sfltl(/1'0.

T . C. C F.

Ah igi ni (;iorgio .

T. C. F.

B l'lliW mo nli Gio rgio.

l.. C. F.

(inllii.J<II'illi G i use pp e.

T. C. F.

Gori.- t ln yelo.

N PIIa

Niw /u (;.;eg relario).

o~ PEOAI.E M I LJTAnE DI

T. C. M.

0S PEO~LE

SAVIGLIANO.

i\1 a Z ZIIC(' UJl() lo n:!).

t dirc i-

C't m i/lo

r. o.

Dome n i c(). \'t/forio

MILil .\II E

DI

e

Rnmpi l'ictro (direllore).

l\'1. r.I.

Se\ cri /'nmpeo.

M. l\1.

Mo ri . lnn i l!nle.

i\1. :'1 1.

D'Eugenio Anlonio f. o.

l\l. :\l.

l~iuli:JII o

M M.

Bru11 o

Co l'io.

M. C. F.

Di Tullio ndorisio.

M l\1.

Ru~~ i

.Il rii'ÌO.

T. C. F.

Dulrini ,llttrio.

j v G. ~J.

Lo udJHrdi S ol l'ftttJrc.

!• C. M.

\" ime reali } .II Ìffi (A.

~l. C. F.

Zini Gint•ttt/1/ i.

O,:PWALE

T. C. l\1.

M. l\1.

C. M.

Acco rin l i I"Ìil CI! II: O ( ù i re llurc) r. q. Ro dinò N i co l':lnl v n io (i g-ie n i,.: la ). Pa 1111 ic l'i A lft' Cti O (segr c la l'i (•). l; •·e lla

/;'rnt•sto di,.:inf. J.

(capo

ÙSPJlD,\I.E MILITAR" Ul ~ l! LANO.

T. C. M.

Fadda Siro (dirt'll orc).

T. C. M.

Ca:;le lli /;'p ifttn io.

T. C.M.

Campi:;i

T . C. M.

l\lalice tlh- s.9ttult•l.

l\1. M.

M.

~1.

Ce lestin o.

~ll l.ITAnE

01

F inmef•·eddo

BRESCIA. (di-

l'in cc n.:o

l'l'ILOI'P) .

Direzione di Sanità del Corpo d' Arm. di MILANO.

:\1. M.

ue/e.

T . C. r.t.

Bas:;;o Gioi'. llul/i.~t•t.

Co l. M.

/1111/1

PIACENZA.

T. C. ~l.

~l. ) .

(A. M.).

/l a J,[us::;,u·e

r. q.

sez..

j\J. l\1.

De Cala DOIIi l! nico.

1° c. M.

.Lnul'll113

\'il/orino (A.

c. ;\l ,

Pri\·il e r a

l.J ei/ P,fello.

c. :\1.

Leo G iuconto.

;\1. C. F.

l\l nl"l"a Gin., e ppe.

C. C. F.

Dattil o An giolin o.

lN FEil~I"RL\

PllES ID I AiliA

DI

M.).

PARMA.

T. C. M.

Ara .1 t hille.

l • C. M.

l\ l anzc ll ~•

C. C. F.

Sanle n.-anio Jl rll'io.

Giuseppe.

Direzione di Sanità del Corpo d'Arm. di BOLZANO. Col. .\1.

Pc: II N! I'tni l ore ).

G-irardi (;iu srppc.

~l. M.

Palli Gius eppe (scg rclurio).

As lnlo Giu st'f!pe.

1• C. M.

A;;:tul o (;irn /amo (igienislu) .

Frun ccstn

(dirc i-·


90

(segu e) UFHCIALI MEDICI B CHIM I CI FARMACISTI ECC. Osr..:D.\1 r: Mti.ITAnE DI BOLZANO.

T. C. ~1 .

Ci:u·lo Silr·io (dil'l'ltore).

l\1. M.

0Sl'EO.\LE MILITARB DI

TR I EST E. ( ùirellor~ ) .

T . C.M.

Abale .lltssandro

T. C. M.

Adinolfì Salvatore.

~t. ~1.

Chiesa /:'m'""'d•'·

T. C. 1\l.

Pellegr·i 11 o Loren :o.

M. i\1.

Ln rn cndola Filippo.

T. C. M.

BugliaJ>cllo Federico.

C. M.

Capnlo lhfl!fio.

111 . M.

Carvaglio Edoardo.

C. M.

Tanzl.'r

M. l\l.

C. M.

Sa ntagal i Fr·ancest'tl,

l\1, ~ 1.

Filograna Pasquale rio). So fio San ti.

T. r.I.

Simone

I•C. M.

vugl ie l m ino Lucio.

( ti'(:

Frrmcr.~rn

Rnbel'l i Frnntesco tll'adr, r·upil. ).

M. C. F.

F errari:; Suluulorr..

l °C. M.

Spagnolclti Galileo.

C. C. F.

Licata Srtlnrlnrt•,

l• C. M.

Zingale Salva / o r~.

T. C.. F.

Montanat·i .lng t•/11.

C. M. C. l\1.

Cur·iale \' ilo.

C. M.

Giordano Giusepp e

C.. C. F.

~ocenlini

C. C. F. T. C. F.

Zauelli Alberto.

Osrrm.\l.E ~IILITAnE 01 VEnONA.

(scgr~la -

Palminiello Pasqwtle. :'11. ).

( A.

T. C.M. T. C.M. T . C.M.

\' i~liani

T . C. M.

(;rifì Filippo.

M. M.

Cavallo I:'LI!I enio (seg r eta ri o).

M. M.

Mot·ino 1-:nrico.

1° C. M.

Sciorlino SniL•a/nre (A. M.).

·1° C. M.

\'ila G1iitlo.

I° C. M.

Falcone ll•lflaP/e.

c. ~1.

Tarsia Giuseppe Antonio.

Direzione di Saniti del Corpo d'Arm. di BOLOGNA.

M. C. F.

t ;arofa lo l'ilo f. q.

Col. M.

Br·uni Ni,ola (Jircllore).

T.(.. F.

Allcgt·clti Guido.

~1. M.

(;u:.~r·alt.li

l\1. M.

Fiume Guglielmo ( igicni,;la '

C. l\f.

Dei Percio Sih•io (cap o ::-<:1. uisinr. ;.

Fetlerico (dit·ellorcl

0 :11 Collo Aug11stn r. o. Sr:upicri Cesnre f. n.

lNFEll~II:IIIA l'llllSIIll \lliA 01

TRENT O.

T. C. ~1.

\ 'alr·niC' (; m•t r1'11 i 1111 .

l\1. ~1.

Talloni File no.

c.. ~1.

(;:u·zia l.oren::u.

'1. C. F.

l .o n a-o F11fr· io.

Direzione di San. del Corpo d' Armata di TRIESTE. (. .. 1, ~1.

F o l'ino S•rlr·atorc (dircllot'C).

T . C. ~1.

~l an e ini

:.t. :\1.

'\anni Ctrdo ( if!i<•lli'-l:l ).

'·'"!J' (" P!!t'clal'io).

Dino

~tra do

( inc.

ruagg. ).

P o,salaC<Jllll Eugenio.

(NFERM ~RIA PRESIDI ARIA DI

1\f. M.

T archi \'irgilio.

T . M.

1\lai·Lorana rlldo.

T. C. F.

Spolo M rwio.

Carlo

0SPEI).\Lll MIUT.\R[l 01

I(. ICl.

( ::oc~r·etarr o

BOLOGNA .

T. C. ~1.

Hi7.7.o Corndio (dircll o r·l'

T. C. M

Pcrcara l suloro.

T. C. M.

Piccoli Giot•trflfli.

M.

Gomclli iJ'miJerto .

~1.

l\1. M.

0<'

Marinis

lario).

Aurelio

( ~l' t: rc­


(segue} UFFICIALI

MEDICI E CHIMICI FAR~IACISTI ECC.

!)l

M. M.

Sol(•ri Ginl'fiiiiiÌ.

C. M.

Dc Rt,galis . \nff'J II ÌIJ.

M. M.

i\1 i !!'Il <'l n i \'illnrio.

T. C. r .

C:l'<l' ino :lficltcfc

~1. 11'1.

Monli11i r; itJ'''"I n i 1 in,·alido di gue r·•·~

Dlre:rlone di Sanità del Corpo d' Arm. di FIRENZE.

M. M.

VelU!>L' h i PoSIJll'lie f. O.

C.ul. l\f.

Hc •·l clli J;nrico (direttore ).

M. M.

Aruni<:a F enl i 11•111 t/n.

T. C. M.

:\L M.

Sa l r11è h' /1111' 1! .

Folcna [J m berlo ( i g i e ui ~la ) f. o. B(llll' ll i .-iurello (capo sez. di-

l °C. M.

T ede;whi .\'ic11/•1.

!• C. M.

P:t.-':<:11 ti e

I• C. M.

Ca 111 pana :ln/IIIIÌ'ì.

I•C. M.

Cali e ndo .l/i1'/1 1'/!' (A . :\l. l.

G. M.

).

l" C.M.

~ inf. ) .

C•II'/1111/ P,

Osr EDALE

MILIT.IRE

or FIRENZE.

T. C. ~1.

Fiol'ini .1/u:io F erruccio (dil'Cllorc).

Di (;i(Jrgi Pielrn.

T. C. :\1.

Vunnocci Quinlilio (seg retario)

i\l. C. F.

.\Ili lino Oo,,,.,,,.o .

T. C. :\1.

Ciouini Giulio .

C. C. F.

l'ricolo :1/fonsn.

T . C. ~1.

,\lag liulo !1/fnnso.

T. C. F.

Bocc hi ni F ,., n c" .<ro.

T. C. M .

Uiag1ni GioH(IIIIti.

M. M .

Morei li :1/tu·itl.

M. ~1.

Pccorario Ruffode.

M. :\1.

Manfr·eùi :lrnahlo.

M. ~1.

13el isa rio Giulio.

M. ~L

Mnnu Giacomo.

M. M.

Hosa Guido.

l" C. M.

Col'licclli ti/auro.

Osreo.1LE

o• PA nov A.

~•u. aH!le

T. C. M.

Col'l::l Frut.~/r, (dirl'll()l't' ì.

T. C. M.

Migncmi Fntll tl"sco.

T. C. M.

S:H'CIIIll:llli

Giory io.

~1. M.

~lazzeuga

(;ir11·o 111 1>.

C. M.

Cnslelli Gi,tmlJ•tlti.<f'l.

C. M.

l\1 ira bella Clulllho.

l"C. M.

Troina FNtll cesco.

T. M.

Panli> Dnlltl'tticn (iuc. g rndo capil. ). A. t\1.

C. M.

l\Ia;;Lrojanni Dcc\o.

C. C. F.

Spada \'CCC h i a O n 111!' n i co

C. M.

Gald1 Floriano.

T. C. F.

S:11d (;,,.,,),

C. M.

Hicci limanue/e.

T. C. C. r.

Farina Felice.

c. c. r. T. c. r.

Ripai'IJelli R oi.Juto.

OSI'f:OALr.

T. C. i\1.

MlliTtlllE

DI

Fcliciangeli

ANCONA.

G11irio

(dir·cl-

l O l'C ).

T. C.. M.

Masl•·an ton io l'in cc n : o.

I" C. M.

Pa,·ouc : l nfo 11io.

J• C. l\1.

Grilli Mltl'io.

T. C.. C. F.

l\lichel i T eo,fon'Nl.

T. C. r .

Sen•rini Giusepp1·.

Cod>i Domenico.

OsPEDALE

I NFERMERIA PIIESIDI.\!'11.\

01

RAVE !\NA.

~IILITAHE 01 LI VORNO.

T . C. l\1.

Ros;;i Antonio (direllorc ).

M. l\1.

Hago Cio t rtnni.

M. M.

Riahi Giuseppe.

l\1. M.

f1i cri :lntonio.

I• C. M.

Snnt oboni C-'mbel'/o.

!• C. M.

13na Giuseppe.


112

(scg ut) UfFICI ALI MEDICI P. CHI MI CI F .\RMACI STI ECC.

c. ~1. ~ 1.

c. .\1.

Pau ara Cnr/o.

ne Palmo Filipp11.

C. M.

Papa,:tno .llicllcle.

( ;nrrr·t•di !:'flore.

c. ~1.

Saulillo

T . ~1.

Col. C. F.

Liberi Federico ( inc'. gradll capii .). Lo111 hardi ,l/nnlio f. q.

M. C. F.

Ri1.zo GaeltlltO.

C. C. F.

(.adi-.i Fertllltmtrln .

T . C. F.

Ballal!lia Gi11:; e pp c.

T. C. F.

.\liiiÌIIIIÌ

~J. ).

Zit•chieri Uone (:\.

c. r.

C. C. F.

Direzione di Sanità del Corpo d'Arm. di ROMA. Col. fil.

l.:wdri::mi /1nl1trln lorc•). f. q .

T. C. ~1.

\.allo . lrlurn (SC!?relario).

~!. ì\1.

~J a,;,a F ilippo

JnC ..M.

Sp<·zznrt>ni A nlnllt<J (cnpo sezrone disin f. ).

( ÙÌI'Cl·

(igif..'nisla).

Tomma~n.

lg/1(/::iti

OsPEDALE M r LrnRE rH ÙSPEDAl.F.

Co r. ì\1.

~IIUT.\I:E DI

PERUGIA.

ROMA.

Or llc•rnanlin is l'l'll o re ).

\"it ·r~in io

(di-

T. C. ~1.

Su ma Cnst m o.

T. C. ~1.

:.1a i nrorre Doyrtli11 n.

~L ~1.

Civrgi GtiJryio.

ì\1. ~r.

Fe rrari l"y n.

~r. ~1.

IJrrhbivsi !:'mi/in.

~1. ~1.

Capp!:llr A lf:·edo (,.cgrelario).

~1. ~1.

Pcc-or·c lln

Gint'•llllli coli. nr cd . leg.).

(com.

T. C. ~1.

Hirc\1 El/ore

M. l\1 .

P c·pt• 11nfTorllo.

~1. ~1.

Calnini F rtlerit·•1.

~1. ì\1.

Pn r-an i n fo A 11 y d n.

C. ~L

Paladino / ,•l'Ilo.

c. ì\1.

Cnnccllolli E111·ico ( .\ . :\1.).

~1. C. F.

dir·ell,,r·e).

Bra l!ciu G in''"""'·

I N FFIDI ERIA

Guido Ciol'll/1111.

~1. ~1.

~l i l e lli

~1. ~1.

P icc ar·rrl n F rwnt! s•·o.

M. l\1 .

Pla,ol ina .Ilario.

~l. ~l.

(; iac·uul>c Cnrrmlinfl.

) O C. ~1.

Bolla !.uiyi.

.\1. \ 1

T:u·quini Cttirnli .

T. :\1.

SIE>I•J Crryoriu

~1. ~1.

T rc·piccioni J::matw. lo:.

~1. ~1.

Brrl'ri I'IIS([IIII Ie f.

o.

~1. ~1.

~1. :\1.

Oi l. tii'<'IIZO ()r/tu/1 do.

\1. :\1.

Loru.ru lJn n,.•fli•·o.

l" c. ,\1

l'lllt•ll1:l

l '' C.. :\1.

) l n l :rr·azzo /.urio.

; •· c. ~1. 1° c. ~1 .

Jn ....(•lli .11•11'111 (.\.

~ 1.).

llrpari /:·,,,,., llll'd. '''!!. l.

\ <'11 111 .

c.. ~1.

:\ :'\ /.1 0

01

I'R ES IIli.IRI\

( CA)IPO CLDI\TI CO SA:-; .\TOIII.\LE

~L ~1 .

I.III!Ji

I:.Jh.

t CP IIl.

LI ro rr r. l.

:\IILIT\RI

/;'rt~«'sfo .

( ÌIIC'.

T . M.

rapii. ). Sra r-pi Il i M n rio.

T. l\1 .

Ar-:1gorra C•11·mt'/o.

C. C. F.

Por-lt•lli Gill:!t'PP•'.

f!T:Id"

Direzione di Sanità del corpo d' Armata di BARI.

r. IJ.

Cvi. M.

dl.'

Po rcellini-; Cflrlo

( llrrd -

l o r-c).

coli.

~UI.

Pr!'CO

Yic(l(u

(>-<'l! r'l'lano

~1. i\1.

Fro.. irri /Jino

(igienr:-la· .

I•C. M.

l ufanlino Simo11r ( tapo 5•'7 di .. iuf. ). Cirrrmar·a (ì•tt.'luno.


(seg ue ) U FFIC IALI o~ rE0\11 :

~IILIT.\Ill: Ili

OsPEIJ,\t.E ~~~ LIT '"" 111 !':A PO L l.

BARI.

Col. M.

JaporE' .l nlnnin (dit'ì'llol''' '·

T. C. ~1.

D<' L1 -c•

T. C.:. M.

nonnd ro l' i/lurin.

:\I. M.

Oi P:duta l'ina n:n

~1.

M.

93

MEDI C I E C HI MICI FARMACISTI ECC.

c,,,.,,,, r. o.

C:o-.;. illo Fntnn·.H·n f. 'l ·

Al. M .

T . C. ) J.

Gallulli (;iot·uuui

T . C. M.

De An t;;dls Attlllllln.

T. C. :\1.

M:11Tco Luiyt.

T. C. i\1.

Pnluuii)O (;fll;; cppc.

T . C. ~1.

\ ·a-:-;tll i CiiJtorwui

T. C. :\1.

Fl.·l~;11 1Ì

T. C. )J.

O'Arnbl·w-io

:\1. ~1.

Ca-,.:tlll''C

(;;,s,.ppe.

)1. :\1.

f.11n f:t l t •Il('

/tltflrtt'ie.

M. :\1.

StjtiÌII:wiul i

1-'i-l' li(·lli Cin s•'f'l"'· •

)1. M.

~ l lhlllll:liT:l

I°C. ) f.

C.t p ul i r; ( f ll'ol/lfli.

C. )f .

P aral!ona /'t•'/1 n.

C. ) f.

c:. il Ili:'l 'l'O l i l".

M. l\l.

Ciod;lf'll

C. M.

l.nc·r·nlc.> / '""'1"''/r.

)1. :\1.

T orre . '•tlt•alot'l'.

L. t\1 .

l.:ll't•H'n·

M. M.

(.. M.

l.aS!'ai'O . 1/fret/o (.\ .

{.;1\'atlil!: li:t lal'io ).

T. C. C.. F.

S:l\ i no l'i/•).

C. C. F.

Il ~

Gitt.~<'l'l"'·

)1. ).

Os1•r.o,t.E )IIUT.\nc 0 1 CH l ETI .

T. C. M. T. C. M. ~1. M.

fl ii'C'Ìo li /;'rntl'll <':jlitlu.

l" C. i\l.

i\ l alll!i(J

I"C. M.

Li'"l'e G uidl) (:\. ;\f. ).

L. i\1.

/I.J':tl!Ofla

T.i\1.

AII!!Ì

C. C. F .

f'c>~uo

I:J•~o</ inu

dir·c.>llm• ).

F cfr,.,:.

f>ielrn.

Filippn.

/ittflt~ele

/iofl•tdlo. .11/Ndo

(s<•gre-

~tr;ulll

uw.

s,,,,.,,,u c.

1° C. :\f.

\ l l alt·

) O C. )1.

Schinu Ctltsf'Pf•t:.

1° L. ,\l.

Stnri· . 1mctlt•o.

c. ,\l.

,\lu:-lu .1/wltdc (.\. ) 1. ).

C. :\1.

T r;.l a C yu.

M. C. f.

(;ui{IÌl'I IIIÌ IIClli

C. C. f.

forhi

T. C. F.

\.nn 1biuo . lu lnuinn.

Ù SI'ED.ILE

Gti!J~tdllw r;~pit. ).

C:l 'l'''"

Ciuseppc.

Pnl111 cra l'u o.

B r•u•tlil'fi ... linlf.,./o'.

De Cari-

r. q.

Gillr'ÌIIIO.

)1. i\1.

.Yin•/•'•·

1<.iircllorE').

T. C. ,\l.

'i/uio.

/iohrrlo.

lllliTAilE

DI

Ba('chialoni

CASE RTA.

.l ulanio

(ù irel-

lol'C ).

/Jt~ldo.

T . C. :\1.

Pir:1zio . luiCtuio.

T. C. M.

C<oi'I'Ìoni Corrtulin n L

Direzione tll Sanità ciel Corpo d'Armata di NAPOLI

M. ,\L

T rau i l'oo/n.

Col. i\l .

l\l llllg'II7.Zi ltol l')

M. :\1.

C1' 1ii UI'C

. l 1/louillo.

:\1. :\l.

)l a'-·<i m o

T. C. M .

( ; rnzia11o, (.tii'/1/Ì /Il'

,..,.,,t s··n.

:\i. M.

~1. M.

L:tlll!<'lln

Riualdi {Jr•t:io r. o.

c. ,\l .

\ 'a-.lola .ll twio (A. :\1. l

:\1. C. F.

F;11Jioni Luiyt.

T. C. F.

:\1 t'le h iuuua 1-: /l Ori! l i ne. grado t:lpil. t.

T. C. F.

( tl i rel-

Cml!t'rln

r. q

r.

F,.,,n,. c...:,.,,

Il.

( ht'!.{l'('-

lar iO ). ~1. :\l.

Za11 f:umn f( j,·,··o ""

c. :\1 .

l)(o \ 'in1 Giulio ;.in L).

l!! lt'\ll i ... l :1 .

rapu ....,, l

ùi·

O.

r'('


(segue) O !> l'lli>AL!i: ~lll.IT\nf: 01

UFFICIALI J\IEDICI E CH I MI.CI FARM ACISTI ECC.

CATANZARO.

Dlrezio11e di Sanità del Corpo d' Armata della Sicilia (PALERMO).

T. C. M.

Lucci . l m erig o

M. M.

Oallilo Gi ll:: t• ppc f. o.

)J. ~1.

lni1111 Z7.11I I O

. lnl onio.

T. C. 1\f.

G rill o Gll'll lt11n n

(:-cgrclariv'.

Jo C. ~1.

:\o tnri nnni

Vin ren:o.

T. C. )1.

P h cii i Fran cesco

( ig ie n,,l;t .

G. :\1.

Proco p io /Jcf/ttrm i fl o (A. )1. ).

~l. )f .

P:" o nt< GIIISI'ppc.

C.. C. F.

Orln uù o T eo doro.

C.. M.

(dircllot·e). Col. M.

R OIIlb OI:'t

T. C. M.

llonncco r .-o 1Ol'iO).

. 111 / 0 IIÌO

(dirCliOr!').

/.e l/ crio

( J ird-

t o re).

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di UDINE. Col. 111.

G c::ualdo

G1n1TII !<!<O

•

T o mn,t>lli .·lnl n tiiTlf• tfi,. inf. ).

OsP~DALE M ILITAnE Dt

~ c.t pv sez.

PALERM O.

T. C. ì\1.

D'Accardo Salt•nlut c l ore). SII\'OI'illO Srll'l' I' ÌO ,

T . C. ~1.

(segre-

{•ll rel ·

~1. i\1.

DC' Casi l'o l g no :io <i ~ticni s l <1 ) .

T . C. M.

C:er· ni~lin

C. i\1.

BurrigrOS!'i .\'icola (cnpo se7.ionc di ~ ili f. }.

T. C.M.

Suusc ri Gillst•ppc.

r . c. M.

l ; iglio R oero.

T . C. M.

Pussalacq ua G tntt cc 11111 t).

:\1. l\1.

Plnia .\'11/olt·.

:\1. M.

Scmle ri (;ws cppe (' cgr·rt;u io ;.

i\1. M.

(.en l i neo Sani e.

i\1. )J.

A\OiiO Curo Guido f. o.

)J. )1.

~l on as lra St~ lt•a/ ure

Ù S P EU.\l.E ~III.IT\IIIi: 01

UD INE.

T. C. M.

S:n in i Guai/i ero (dil·ellore).

i\1. :\1.

l:in nu o lli Dino (seg r e tari o).

i\l. i\1.

Cas~o n c

M. ~1.

\' il·~ Il lo S~t t· rrio.

~1.

Cul a

)1.

Giuseppe.

Frr~ u r.'~>co .

}O

c. ~f.

/J o m e iiH' n.

l " c. ;\f.

C.. ~1.

Ur lla l'inccn:o.

c.. i\1.

c. )J. c. ~1.

Colo1..zu Gioc•tllllti.

T. C.. C. F. l ;rigunui /;'11!/l'flt o .

C. M.

Gnsp:11·r> l 'm !Jer/ o.

C. ~1.

Trnlln l:'nriro.

T. C. C. F.

f'ir r a1·di (;uit/ 11.

r . C.. F.

.\il'llo

T. C.. F.

1\ udil o rù :lltl/lr o.

OS I'EihLL:: ~· ll.l"r.\Of: DI

T. C. ~1.

~l1 :ul n una

1°C. ~ 1.

l lazw

c. :\1.

l ll!ltoli

C. C.. F.

P ouuoli

GORIZIA .

.ln/•lflin (ùirl'llore ).

l·rtlll t't'~'·o.

fl t' /l ('t/C/Itl. Frt~ncrst o.

o.

l'n lc r mo Curmelo.

Fn1·nonr . ln/ ou in .

/) () 1//I:IIÌI'U .

f.

Di

~! agg i o

Frttfl cesro.

Bauùo . lnton i o (A . )l. ).

C.C. F.

Friscia J>ielro.

T. C.. F.

~nia

.llul'io.

OSPEDALE Mli..ITAilE 01

MES Sl NA .

Fr(tl/ c: r. sco

T. C. l\1.

Ca ldul'olu l ore).

M. M.

Toscano

M. l\l.

Zu rn l'O Gt nt•anni

M. i\1.

Pcniconc Gius epfW .

1• C. M.

D'Angelo é'm•tnu cl c.

T. M.

Pa$Ccri D om e11ico {in c. gr:Jolv capii. ).

(d i r.·t·

\'i/I CI' II :O .


(Segu e) UFFICI Al.l MEDI CI H CH IMICI FARMACI STI ECC.

95

C. C. F.

Ricc:.ll"(l i Gìuse ppe

r. c l\1.

Impel'ialc C t•s m ·c.

T. C. F.

Tt•t'l':lfi0\'3 Stdt•ll/orc.

T. C. l\1.

Sr;J naY illo 7.ef{P1'itl n.

M ~1.

Borngno r. o.

t• C. l\1.

Fcngn 1: •l ytwdo.

l°C. ~1.

Drllo l oio Gio11annì.

t•C. l\l.

ll;l\·a

C. M.

1'\ico l o ~ i

c. ~l

Pul'pura Giot,anni.

M. C. F.

Pes._t.ln tJ O :lng c!o .

T. C. F.

\ 'eco l i :\'or/.lcrlo .

INFER~IER I \

PllESIOIAll l ,\

M. M.

Fu:<co .-t nyclo.

T. l\1.

:\apuli l nn o Felice.

T. C. F.

J\la!.'!'gilli'Pili En:::o.

Direzione di Sanità del Corpo d' Armata della Sardegna (CAGLIARI). Col. M.

fiOt• tby Punto (dircllor·c) f. o.

~1. M.

De m i che lis

1• c. l\1.

Tu rauo Hfl{{,rfe.

Corrr~tlo

1i:.::it·u. ).

C.AG LI ARI.

O s PEDALE M ILITA n l!! DI

Giuseppe

ENtris to

.-lr /uro. . lntonìo.

T. C. l\1.

Cr o,;iglia J;r• ltri.~ t o (dit'('II(Jr<').

T. C. l\1.

Atolllando .'tn r;l'/o f. o.

~1. M.

J\lura Salt•tr/nre .-ln yclo.

)1. M .

Tappi !'ru11o.

~1. :\1.

Bel leIli Ca•·trt.

M. M.

Pe1·n i co

l" C. :\1.

Aiello Giust•ppe.

T. M.

Da:;l oli D om e 11 ir·o (i ne. gr;tdo capil:.ano).

Col. M.

ln fll'a \·;111 ~

.ì'\Jaxia Cosim•J ( iltt'. grado ca-

l\1. tl1.

Ccllini Luigi.

l\1. l\1.

c;uarna ce in Girolam o (segretario).

C. M.

~l a:<{'ia Gi11.~rppe

T. M.

ALBENGA.

01

Vinrrn :n.

pitano).

M. C. F.

L;1y Dino.

T. C.. F.

Xlu ro11i Giuseppe.

T. C.. F.

l. ba ldi n i .Yir nlo.

Direzione di Sanità del XX Corpo d'Armata (TRIPOLI).

Osrrm.\I.H

l NFEil~IERIA J'llE$ 10 1:\IliA DI

SASSA fli.

M. M.

0 1'1 1O l'i G i011. .1!tri'Ìfl .

1• C. ì\'1.

Corda Anlnnio.

T. C. F.

C!Ji arolini (.;w ·iuu.

Direzione di Sanlti del Corpo d'Armata di GENOVA

il/{redo (direttore) .

)IIUT.\II E DI

(igicnisla).

TRTPOLI

M. M.

Snnloli l'o.~qunlinn tore inc.).

111. l\1.

De Be ru:tl'do Fr•r11c escu .1nlonio.

M. l\ L

:\lu ~lo Pc;sq ~tale.

M . l\1.

Scm·pa .1\nyul!inv.

M. M.

Pag nolla Um/Jerto.

(diret-

Col. M.

l\l anc;-an:.1 r o

c. l\1. c. l\1.

Colomba r\'u:o/v.

:\1. i\1.

lot·e). L i;;l n /) nme nit·o ("c!}:tcl;ll'in).

C. M.

La 1\l:"t.cmu Diuseppe (capo scz.

C. M.

Scadulo Pm;r, ua/e.

C. M.

Cal:1br·ò Sa ll'alore.

C. l\1.

~cggio

r. M.

ì\l olaro11i l'inren:::o (inc.. grado cop it.).

Carm elo

(d irel-

disinL). ÙSPEOALR

r. C. M.

MILITARE

I ndel icato lore ).

DI

GENOVA.

Giuseppe

(dit·et-

Ciampolillo /'a-'"]ltrrle.

Michele.


(segu.e) UFJ' ICI Al.l

96

MEOICI f: CHI M I CI FARM AC I STI ECC.

Co•ando truppe Zara.

(inc. grado

T . l\1 .

Sessn Vint:e11:o capii. ).

C. C. F.

Pulmcri•) Pietro.

C. G. F .

T a nrreù i Gabriele.

l\l. M.

C. M.

Aug us ti Mario.

TNFERMI'.Ill.\ l'llESIOIARI ,\ DI M l SlJ RATA

............................ .. .... ............................ ..................................

Comando truppe Elba. Spani Molc lla P ie tro .

T. M .

........................................................................................................

Scuola centrale CC. RR. Firenze. Direzione di Sanità del XXI Corpo d'Armata (BENGASI). T . C. M.

S inis i Guido (dire ttore inc.).

C. M.

lucearino tari o).

C. M.

(; irr~eppe

T. C.M.

Bordo ne Carmelo.

legione Allievi CC. RR. (Roma ).

(segre -

T. C. M.

C1·ist in i Alfredo.

Zecca Cosimo ( ig ienista).

ÙSPEI>ALE MILIT.IIIE 0 1 BENGASI.

legioni territoriali del Carabinieri Reali . ,\/essandrrrr.

T. C. M.

Paren te to re ).

M. M.

Gagl i:uol i Pnsq uale.

M. M.

Go!T1-edi Luiyi.

l °C. M.

Colorob •·ila Filipp o.

C. M.

Scalzi Carmine.

C. M.

Izzo ilnlwno.

/Jari.

G. M.

Barione Luigi.

Bulliglio ne

T. M.

T e•·an to Fi/om t' uo (inc. g raòo C'l Jl il. ).

F erdinando

(diret-

t\ II CO IIQ.

T. r.t.

(.c len tani :\'iro la.

T . M.

l emmi Cro·/o.

G. C. F.

Na ~<'cè Fr,u ce ~co Pao lo.

l NFEIDil: IIIA PIIE!" IUI.\111.\ 01

l' C. M.

Mi c l~t:lr

B o logna.

Jo C. M.

F::l lbv E nrico. 8 o l::ano.

DERNA.

P et·riui tinge/o.

Cagliari.

Piazza r \11/0 IIÌII O .

Comando truppe Egeo. C11/rrn :rrro.

l 'f{icio au/01!01110 SWtÌ/à (RODI ).

T. C. ~1.

l'f' ltli I'M'J'tnle (c11po ufL).

R eparln disinfe::ione ( Roo1). T. M. Pi cl m11i Gino t iuc. grado C;tpil. ).

Firenze.

C. M.

Saul ot·o Xicolin o.

o.


(segue) UFFICIALI lllBOICI l!! CH I !II ICI FARMACIST I ECC.

GenOI'fl. ~l. M.

Tonf'lli C.uni/1•) (inv.

r. (j.

Reggimenti granatieri • fanteria dlviaienale.

C. M.

\la:'sa ra Cociano.

T . M.

r ~iugni Frnn cesco.

Gonzalcs Alfredo.

Livorno. M. M .

I• granatieri ( Ro~u ).

f{UI.'rT:t )

La:io (Romrt). M. M!.

La Rocca Roberto r. o.

2° ~,rana/ie ri { ROMA). C. M.

P ala Micltelino.

T. M.

Sgro 1\'icoln. 3°

Messintt.

C.M.

Ca;; one Antonio.

G. ~f.

Bo idi Teresio f. o.

T. M.

De Pasqua Giuseppe.

Bonelli Micltele.

Di Sicno Antonio.

2° fanterin ( UotNE).

Napnli. M.. M.

granatieri ( V ITBRBO) .

l • fant eria ( C t v ii) ALE) .

Milano. M. M.

97

T . M.

Di Mou1·o Nicolu. 3' fanteria ( M ESS I I'\A).

Padot·u. )0

c. M.

T. M.

Di Modica Pietro.

Adami Felice. 4° fant eria

Palermo. C. M.

C. M.

( CATANIA).

D rugo Calogero.

Pc mice i"inren:o.

5' f(l n/eria ( TRAPANI ). Giudice Camillo.

Roma. C. M.

De Lipsis Fortunato.

6• fanteria (Se. A. U. G. ) ( PALERMO) . )° C. M.

Gah·ello Salt•atore.

Torino. C. ~1.

Megaro Michele.

7° fanteria

C. M.

( l\frLANO).

T. l\l.

Allocchio Achille (inc. grado capit.).

T. M.

Soprani .4ntonio.

Verona.

9• fanteria ( Root).

C. M. 7

Palleroni Dino. 8° fanteria

Trieste.

( MILANO).

Carpino Rodo/fo.


98

(se gue)

UFFICIALI MEDICI E CH IMI CI F ARMACIST I ECC.

10• fnntcrin (Coo).

C. ~1.

24° fanteria ( PosTU~11 A).

A ud l'COlli Oscar 11 ° fanteria ( FORLI').

T. ~f.

Cortlero Adrian o.

T . ~1.

G io nl:lllo Gerardo.

floscio l~n:o.

25° fanl crin (FIUME). T. M.

l'l• fanteria ( b10u). T. M.

T . M.

Dc An~clis Luigi. ?6• fanteria (FIUME).

C.aserln \"incen: o.

!3• fanteria ( Se. A. U. C. ) AQU ILA ) .

C. M.

14° frmleria C. M.

2i• fanteria (Cr::s"NA).

;\lirenl!hi l"!JO.

T . :\1.

'2 • frwteria ( RA\E!'INA).

M:mùò .1/ft·nJo.

lf>" fanteria (Se. A. U. C. ) ( S.~LEilNO ). I "C. :\1.

Tancredi C t bano.

T. M.

Bocchini L::ttore.

J 6° fan/er·ta T. M.

Di Primio Fran crs cn.

( CHIETI ) .

T. M.

Mancuso Lconttlll.

29° fanteria (AsTI). T. M.

((.OSlll"ZA).

Barbero Angelo.

30• fan/aia ( fl1vou

Fa,·a C'""illo.

T. :\i.

l 'incen:o.

l'\add<'o

J i • font crirt ( SIL\:-;uno) . T. M.

A m1_uendolu

31° fanteria

Gaetano.

C. M.

11-• Fan/ et iu ( :\li::KANO)

\'a,..:-:nlo

T. ~l.

Hq.wce Cost11nl i n o.

Allnrnul'a .l/an/io.

T. 1\1.

(.;ol'i IJesiderio.

34° fanteria ( Foss.\:-:()),

Coccia (iius l'ppe.

35° frwlcria (BoLOGN,\ ).

21 • fanteria ( LA Sr~;zu). T . :\1.

Anl o nnr i ~·2•

T. 'L

(Cu:-~ Eo) .

T. :\1.

'lO" fanteria ( Rt-:liGIO C. ). l" C.. M.

(N.~t'O it ) .

.4nlonio.

33• fanteria

19• fanteria (CATAN:t.\110).

T OIII="I':-r,.

T. ;\l.

(,ws,·pp c.

36° funlerin

f(frt/fl 1<1 ( PI SA).

Go1·i

(;, ,,,anni

(i11 c.

S:n i no GiOI'fllllli.

graùo

T. 1\1.

( M ODE:->.\ ).

l\f Ili'<, lo Luigi.

C:i(IÌI. ).

-!3• {11 11/tt·t•l ( Gon17.1 \ ). T. ~1.

~J ;o,( l'Ili' Ili (Ì IIIl't' JIJlt!.

37• fanteria ( Al.'ESS,\NORIA I

T. )J.

Cil·r·md uue .l/ arco ( i ne. gr.tu' cnpit. ).


99

(seg ue ) UFFICIALI MEDICI E CHIM I CI FARMACISTI ECC. 51° fanteria {PmlUGLI ) .

31"'• f11ntrri•1 ( TOI!"IOi'>A) . C. M.

Fo l i r;i•JI"'"II1i. ( CA~;EnTA ) .

39• ftJntcn"q (Se. A. S. ). Pt~l"('ltli

T. M.

C. M.

Bul"l n Tito.

T. :\1.

l'\ i<:<.llò R occo ($<'. A. S. Rieli).

ligo. !)20

400 f(/n l eri a ( 1\ AI''OU ). Cil!ala Mflrio. 4( " /tlllt Cr/t/

T. M .

C. M.

Ale:Jnd ri Giacomo.

T. M.

Stll':aci

Dom enico.

( blf•J;Ill.l }. jJu /•111/t'l'ia

Lacchè Ft·r"'""lo

T. M.

funtn ·ia (Se. A. U. C.) (Srou.no).

(B IELLA).

C. M.

Lupo G111rlo.

T. t\'1.

Licala Alfio.

D<' Hcn:<is J:milio (inr. grado <::api l. ~ .

De 1'\iedcrlwuscm Arnoldo.

T. l\'1.

43• /tlll/•' rirl (AUH). Ca~tna !'>'O

T. M.

dv <:api l. ).

44° frwt eria

55° fun/ eriu (TREVI SO).

Giuseppe (inc. g ra( ~:LILuzzo ) .

T. M.

Zawbelli ;lnl onio (inc. grado capii. ).

T. M.

Rocco Alcssu/1(/ro.

T. M.

Fl:111tini Ant(lnio.

Dc :\la llia Sul,·uto re.

T. M.

4;,• frJ/1/I'rirJ

( J\;LESIA S) .

Salli <Jrell i .llat'io.

T. M.

46° fanteria

57° ft/Tllerin (ViCE:1>7..A).

(CAG LIARI ) .

C. M.

Olilc•·io , l/rise.

T. M.

S lrazzu Ili S.:ryio .

T. M.

Cululi Antonio.

58° fanteria 47• fanteria ( Lt-:ccr::).

c. t\1.

( P ADOVA ).

Zocrali Fortunato.

59" /11nteria ( TEMPIO P.1USAN IA ). 48° fanteria (BA RI).

49• f<wleri<J ( R EGG IO

SI i:<i .llal/en.

5() 0

fant eria

6()<> fallf>Jria (SASSAR I ) .

E~JILIA ).

F 01tl:a11a .Yicolo.

T. l\1.

c. ~1 .

Mercurio Jl occo.

C. M.

C. ~l .

F nri/CI'SCO .

61° / CIIlteritr

( COIDI ONS ) .

Gnuc.Jiani Pa.<rJliOie.

Jdiui

C. M.

( TRENTO) .

Ca 111pauclla /Irrigo.


100

(seg ue} UFF ICIALI MEDICI E CHI:IIICI FARMACISl"l ECC.

; 4• fanteria (Pou).

6"! 0 fanteria (TRENTO).

T. M.

Al loalli 8cnerlel/o (inc. g 1·oùo capi t. }.

63° fanteria T. M.

( i n c.

gr·ndr

75° fanleria (Sm.~c tJSA).

( V ERCt::LLI).

Salerno Alfonso ( inc. grado

Caiazzo Alfonso cnrit.).

T . M.

T. M.

Anzalone S11IL'ato r c.

capi l.).

76< fanleria ( AGR IGf:-ITO). &t• fanteria ( IvREA).

65° fanteria ( P IACENZA ).

Campagna Gusparl'.

C. M.

77• fanteria T. M.

( DRESCI.\ ).

Sa h i Vincen:o.

78° fanteria ( BeRGA:ItO) . 66° fanteria

( P IACE:-iZA).

C. M.

De Lorenzo L.eonardo.

C. M.

Pnssar·ella Fabri:w.

~lc l chiond a

T . M.

/:.'velino.

79° fa nteria (VeRONA). C. M.

Spinosa GiuseppP..

6ì• ;anteria ( COMO).

T . M.

T1·ombelt i :1ntolllO.

68° fanteria T. M.

T. ~1.

Tcn·ana Snlcatorc (inc. grado

capi l. ). 70° fanteria

C. ~1.

(T ARH UNA).

71" fttnferiu

81° fanteria ( Ro M,, ). J• C. M.

Conl1 Cerare/o.

T. M.

Cnpone Crislofaro.

8~ 0 fanteria

(se. ceni r. rant. Ctv1 r" I:Cdll , }.

c. l\1.

Mnsala Mario.

( M ISUR.\TA).

Talone Antonio.

83° fanteria

c. ~1 .

P c lliccini Ferran t e.

Borzelli Giol'anni. 85° fanteria

T. M. 73• /<UIIcria (TRtr::sn:). !.rt•mclli . Intonino

( PI STO IA).

~o fa ." lleria ( fiRE:"'ZE) .

( 5.\C.ILE ).

C. M.

T. ~1.

( l\f.\NTOVA }.

De Pa~qun l c Gw>eppe.

T. M.

(LEGNANO).

Barberi Renato. 69° fan t eria

:,00 /1111/CI'ia

l\t clillo Murio ca p il. ).

86° f anteria

c. i\1.

( J ~FREN ) .

( inc.

gr:. l•

(ZA\' B ).

Gomez De Ayala

l 11!]1uiu.


101

(SI!!JUC.) UFFICIA LI MEDICI E CIII MICI FARMACIST I ECC.

-o fullleriu ( Se. A. {1, C. ) (AnEZZO).

' l

c. ~1.

Tngliafcrri t'nrico.

T. M.

(; r·e ngu l .uiyi.

Or IMio Alfrctlo (irrr. grado

T. M.

cnpi L ). 1 5~<•

lib 0 /1111fel'ln (Ln'ORNO).

C. M.

Ca,.: lana l'in ce 11 :n. t-9<> jau/1!1'1(1

T. M.

fanteria

( B\ llt.~:) .

Ca l nlano .\'icoclcmo (inc. grado capii. ).

T. :\L

( \ ' ENTI)IIGLI.\) .

l'isl ili i Giulio (i ne. g r·ado <:api l. )

'225° funf eria (Asc:ou Prc:F.NO).

T. M.

Peaorone-Capano Fcdaico.

000 ftllll eri, ( ·. REMO). C. M.

Borghi Lc11111da.

91° jaull'l'ill {'fOlliNO). T . M.

?3 1° fan teria ( 8n ESS~NONE ) .

Anrerr l a Auclt•n:io t inc. gr·ado nrprl. ).

c.. i\1.

C:r--:-arrdnr Luiyi.

'l3'l 0 /mtleria {BOLZANO).

92° fflnt l! l'lll (TORI NO).

C. M.

93° fa n teria C. M.

Oli :J\'iano Fausto (i ne. grado

T. ~1.

De Chiara Fed ele.

r:rpit.).

(A~CONA).

Reggimenti fanteria carrl1ta.

Pan7.ulo Filippo.

t• ft~ nleria carrista (\'~::ncr::tu ). !)40 funleria ( Se. A. U. C. ) {F ANO).

C. M.

T. M.

A ll>crghina Gius1•ppe.

Canruw r·urro l'ilo.

3• frw lcri(t carrista (BOLOGNA). 11 ;)

T. M.

0

ft~nleria

(OEnN A).

T. i\1 .

Mall ci Federico.

Bracco Mario. 4" fant eria carrista ( RO)IA).

11 6° fanteria (T ODRU K).

T. M.

T. M.

\ ' ic:rr•io Cesare.

Lupo :l motlt·n (inc. grado ca· p il. ).

31o fanteria carrista (SIENA}.

T. M.

151° fanteria (TR IESTE).

}° C. M.

\' anacore Antonio.

T. :\f.

Ter·zi Fctferico. TC'oni Giulio ( inc. grado cap rt. ).

152° fantPria (TRIESTE).

32° f(ln/l'f•ia carrista (VERONA). T . M.

C rese i mnnno /J ernardo grado cnpil. ).

( in c.

T. M.

V cdo\'alo Silvio.


102

(Segue) UFFICIALI MEDICI 8 CHI MICI FAR~IACIST I ECC.

Reggimenti bersaglieri. 1• alpini

l" ber, aglieri ( NAPOLI ) .

Mennillo Fran cesco.

C. M.

T. l\1.

·::uva Mario.

T. l\1.

2° alpini {CUNEO). Lojodicc Cataldo (iuc. gmJo

2• bersaglieri (RoMA).

D'Ambrosio A /essandro.

C. M.

capii. ).

3• bersaglieri ( MILANO).

T . M.

Sediari Demo.

T. M.

De Camillis Luciano.

~ ~t oNoovt ').

T. M.

Anlenucci é'/pidio.

T. 1\1 .

3° alpini (PINEROLO). Zampelli Gennaro.

4• bersaglieri ( ToRINO).

C. M.

Francia Adolfo.

T. M.

4° alpini (Aosn ). Micalizzi Filippo.

T. 1\l.

Leone Tncito

T. M.

Pellegrino Fn;n cesco.

C. M.

5° alpini ( MeRANO). M o rgani i P11olo.

5° bersaglieri {SIENA). Semproni E:io.

T. M.

6' alpini ( V IPITENO).

6• bersnglieri ( B o LOGK\ ).

Elisei Cnr/o (inc. grado capi L).

T. M.

T. M.

Ncsl.:r· Luiu1. 7° alpini ( BeLLUNO).

7• bersaglieri ( BoLZANO).

T . M.

Lio Gius ,. ppe.

C. M.

8• alpini ( UDINE).

8° b_ersaglieri (VERONA). T. M.

Napolilani Hnrico.

C. M.

Mauro llingio.

T . M.

T um iuo GiM•an11i. J()o

T. 1\1.

Orlulaui .4 ntoni,.r,.

T. M.

Tal:11no Giot•11n11i. 11° alpini ( BR HI'\ICO).

bersaglieri ( PALEitMO). T. M.

T. M.

S:~vino

Luigi (inc.

gr~do

c. :'11.

Reggl11entl di artiglieria alpina. 1° art. alpina ( TOR II\'O).

( GRADISCA).

Prl'il c Jll wio.

T. :'lf.

Ar·dito l illt't'n:o Ccsrwe.

Cel>relli Giu st'ppe ( inc. g:raJ•J capii. ).

12' bPrsn(Jlit•ri ( Se. A. U. C. ) ( Pou ).

T. l\1.

Pac itli .-lngt'ln.

ca·

p i l. ).

JJ 0 /J ci'SII fJ/i eri

Cappelli .l/icltcle.

go alpini ( GORIZIA ).

go bersaglieri (TREVISO). C. l\1.

Mon!:!'illn .U ichl'le ( inc. graolo capi L ).

2• art. nfpina

C. M.

DI ER.\~0 ) .

Canec r Luigi.


(segue) U FFICIALI ~I EO ICI E CH I MICI FARMACISTI ECC. Cavalleggeri di Monferrato

3° nr:t. alpina (GORIZIA) .

T . M.

Colucci Francesco.

C. M .

Zoilo Giuseppe (inc. grado capil. ).

5° art. alpina

T . M.

Denza Pt1olo.

A:;tore Paolo.

Cavalleggeri Gllide

c. ~1.

( B ELLUNO).

G1·ande Pasquale (inc. grado capi l. ).

T. ~1 .

( VoGHERA ).

Cuuallegger·i di Alessandria ( PALMANOVA).

4° art. alpina {C uN EO) .

T. M.

103

(PARMA).

Lorenzini Giuseppe.

Squadrone Caualtegyeri della Sardegna (C:.\GLI"RI ).

Reggimenti di cavaUeria. Nizza Caua/ferin T. M.

( TORINO).

•

Deiogu / un.

Centri rlfornlmen to quadrupedi Centro rifornimento quadrupedi Persnno.

Piemonte lteflle Cavu lleria (UotNe).

Centro rifor·nimenlo quadrupedi B o nort~a.

Huruil o Ot•il/io.

T. M.

T. M.

Savoia Cavalleria

( M I LANO).

ReggiMenti di artiglieria di clivielone fanteria.

D'Amico Antonino.

T. M.

Genova Cavalleria (ROMA). C. ~I.

t• art. div. fan t. T. M.

Masala Piras Mario.

Lancieri di N ot~ara ( VERON A).

Lancieri di Aosta

( N .~Pou ) .

( FOLiliNO).

Manganieilo Luigi ( inc. grado capii. ).

2° art. div. fanf.

C. M.

D'Amico Roberto.

T. M.

Del Vecchio Antonio.

Capurale Giuseppe.

3° art. Jiu. fan t. T. ~L

( P ESARO).

( B oLOGNA).

Salmlore Frnncesc~J ( inc. g radu capil. ).

Cirillo Gio(l(wni.

C. M.

4° art. diu. fanJ.

Lancieri di Firew:e ( F ERRARA). T. M:.

T . l\l.

Jascone MaRli eri Gius eppe ( i ne. gl'ado capi L ).

T. M.

6° art. diu. fanf. T . M.

CauaJieqg cr·i di Sa/uz:o ( Ponor.NONE ). Gigunle Dont1/o.

T. M.

Zollo Mario.

Galli -della Loggia Domenico.

( BOLOG:'i ,\ ) .

Scn:-riu o ;1nlonio.

t• C. M.

Nova Claudio.

5° art. div. {ani. (VENARIA R. ). T. M.

Lan cieri di Vi/f. Bm. Il

~ L AURA~A) .

Ca rolenulo Pasquale ( inc. g1·ado capi L). 7° art. dit•. fant.

C. M.

(GORIZIA).

C1>i Filibert o.

(PISA).


lO~

(segue) 1-FFI CI-'ll MEDI CI E CHI MICI FARMACI STI ECC.

s• art. div. funi. (VERONA). T. ~1.

Siracusa

Fran cesco.

20• art. div . font. (P ADOVA).

go art. dili. fan t. (BOLZANO). Annuni .lJario (in c. grnùo ca· )Hl. ).

T. M.

JOO ari. div. font. 1• C. M. )) 1

T. M.

21• art. div. motorizzata (P BCENZA).

art. ditJ, forli. (ALESSANDRIA). Arrinni Maria (inc. g•·ado capi l. ).

C. M.

Lnncri

T. M.

Di Giorgio Girolamo.

ì·. M.

Gioacchino.

Galli <Iella Log~otia

Giu seppe.

24° art. div. fan t. (M ESSI NA).

Federico V ir1c:en :o.

Nusdeo Vin cen:o do capii. ).

T. M.

Campai Ila

gl'a-

23° art. div. fan t. ( T RIESTP.).

13° art. div. fan t. (ROMA). T. M.

(inc.

n• ari. div. fan t. ( PALEJIMO).

12° art. diu. fan t. (NOLA). C. M.

Ribnu<lo Antonino do capit.).

T . M.

(CASERTA).

Bcrlone Giuseppe.

Como .l/ariano.

T. M.

( i ne.

gro-

25• art. div. funi. (Asn).

Sail'rlfore.

C. M.

Glll'gia Giot'anni.

14° art. div. fan t. (BARI). T . M.

26' art. div. fan/, (RIMINI).

Do \'in cenliis Giovanni.

Lnbcllarlc Orazio.

C. M. 151 art. div. T. M.

fan l. (CONEGLHI'\0).

2i• qrt. div. fant.

Liolla Lelterio. )O

c. M.

16° art. div. fan t. (CAGLIARI). T. M.

G:use ppc (in c. g•·ado ca p i l. ).

Palma~

Pli LA:--~o ).

Cali Domenico.

28° art. div. fan/. (FosSANO). C. M.

Gentili Spinola Alessandro.

29° art. rfiv. fan/. (ALBENGA). l i• art. di v. fan l. ( NO\'ARA). C. M.

Bcrnrdinonc

Elll·ico.

JS• art. div. fan/. ( AtJUIU\.

c. ~1 .

.....................-................................. ..

c. :\1.

(; r:uwln Saft•trlore.

T . M.

Fu ~co

/lnffac/e.

.......

.

·~··

30° art. div. fa nf. (BilESCIA).

C. M.

Ba rl o Iom n cci Domcr~ico.

19° nrt. dit•. fan l. ( FlllENZ.E).

..

(; rcu-orioi Pietro. 40° art. diu. fanf. (SASS ARI ).

T . M.

P u1ighcddu

Salva/ore.

42° art. div. fant. (GAR I AN). C. M.

Huocco

Alessandro.

.......


(Segue) UFFI CIALI MEDICI E CH I MICI FAR~ACI STI ECC. 43° art. dit•. fant.

ReggiMenti 111 artfgllerla di corpo d'armata.

( H o~t ~) .

Mcndirini Giusl'f)PP. (inc. gr·ado rapil. ).

T. l\1.

1° ar/. corpo arma/a (CASALE l\loNFERR ITO). T. M.

44" art. div. fan/.

( D ERNA ) .

2• art. corpo armata

De Gior·gi Mario (inc. grado cn p i t. ).'

T. l\l.

Ja<: om ino /;;//or e.

c. i\1.

Giul i;:111 i Aleon!lro.

3° art. corpo armata (CREMONA).

45° art. diu. funi. (EL ADIAR ).

T. i\1. T. M.

Arcari G11e/(llzo (iuc. grado capi l. ). ( TR~:N-ro) .

46° art. diu. motori::ata

( AcQUI) .

ni zzi l'iuccn:n.

4° art. corpo armata ( RO\'BRETO) . T. M.

De Yi1o Antonio.

5° ari. corpo armata (PoLA). 50° arltylil!ria t/it•. [r111/. T. M

( fiOD J).

·

Vicenlini ,t nlnnio (( inc. grado C:! p i l. ).

6• rtr/. corpo armala (MODENA) . Crisliuni .\liclte/rlllgelo.

C. M.

52° artiglicrirt diu. funi. (;;.c. cenlr. al'l. 7° art. COI'pO armala (LIVORNO).

(.JVITAVECCIII.I ).

C. M.

C. M.

Ca 11 ui Ilo Cu/t;/t/u.

s• art. corpo armata (RoMA).

131• rll'/. dio. c ora: :ttla.

C. l\f .

D'A l li l io Ht•amlro.

····························-········································································· 13? 0 art. diu. cora::a/tt P C. M.

9° or/. corpo armala (TERAMO).

( THENTO).

T. M.

Bl'ignnl i Antonio.

Cicone Mflrio.

10° art corpo armata (NAPOLI).

Reggimenti di artlgHerla 111 divisione celere. 1° artiglieria divisione r.el~re (UD INE).

T . l\1.

G uadngno !t1 ari o.

2• artiglieria divisione celere

T. M.

11c art. corpo armala (ConMoNs).

( FilRRARA ) .

Anas!;1si Giot•<tllrti.

l'l• art. corpo armala (PALERMo). C. M.

14° ari. corpo armata (TREVISO).

3• artiglier·ia dit·isione celere ( MILANO). T. M.

Di Ferdinando Renato.

Mnng ione Giuseppe.

C. M.

Pnrula Giovonni.


(Segue) UFFICIALI MEDICI R CHI MICI FARMACISTI ECC.

106

20° ari. corpo armata (TR I POll). T. M.

Ragni Guido

C. M.

10° art. G. a. P. (TRIESTE) .

u• art. G. a. F. (SA\'ONA).

21° art. corpo ar·mala { B ENGASI) .

T. ~1.

Furino Raffaele e:tpil. ).

(inc. grado

Di Guglielmo Bruto.

T. M.

Guarrcra Vin cenzo.

12• art. G. a F. ( O soPPO) . Gruppo ari. corpo armala della Sardegna (Nuono).

Reggl•entl • Gruppi artlalerla contr..rti. Reul•entl di artiglieria 111 armata e di artiglieria Q, a. F. 1• art. armala

t• ari. conlroaer-1i ( Vsnc ttLLI ). T. M.

Talicnlo Aniello.

( ToniNO).

2° tJrl. conlroaerei (NAPOLI ). T. M.

De G(•nnuro Gius eppe

2° art. arma/a (ALESSANDRIA). T. M.

Cannella tln drea.

3' tJrl. controuerei ( F IRENZB) . C. M.

31 ari. armala ( R eGG IO EM ILIA).

T. )1.

Angri::ani Giuseppe.

Mcdas Mario.

4° art. con/roacrei ( M .INTOVA ) .

T. ~r.

4° art. armala ( P 1 ACE~7.A).

Pari si A lfou~o .

5° qr/ . conlroaerei ( PADOVA ) .

T. ~1.

R w:~o

Sebastiano ( inc. grado capi l. ).

5' ari. armala • RIVA DEL GARDA ). T. M.

Dc C1·islofaro Pietro.

6° art. G. a. P. ( DO L7 ANO). C. M.

( C .\ GLIAR I ).

T. M.

Piscrchia Nat,lfe. 7° art. G. a. P.

C.M.

Gruppo ari . cnnlrnerei d el/n Sard t·an•l

~t azzo l a

StabiMmentf d'artiglieria.

(CUNEO) .

Vincc.'n:o.

Arsenale R. E. Napo li. T. M.

~l o ttl ai tt:l

Guido

9° ari. G. a. F. ( G OniZLI ).

T. \!.

Pcttnareh ia T eodrwn.

Amoa·osi Giuse ppe Ma ::tni.

Arsenale H. E. Torino.

H0 art. O. u. F. ( V~::"'ARIA REALE) . C. ~1.

Trapani Carmelo.

T. M.

D'Angelo Marif'/.

Arsenale R. E. Piacen za. ·············-···--·- -


107

(segue) UFFICIALI MEDICI B CHUIICI F.\RMACISTI EC.C• Sezione pirotecnico R. E. Bologna. Pec1lli Antonio ( im·. guerro).

M . ~1.

.t• regg. genio (Se. A. S.). ( BoLZANO). De Nichilo Ruygcro.

T. M.

5° I'I!()!J. ge11i0 (TRIEST!!).

Fabbrica d'Armi R. E. Terni.

Voci Vincen:o .

T . M.

Laboratorio precisione R. E. Roma.

6• regg. genio

Troisi Micilele.

T. M.

Polueri{icio R. E. Fontana Liri Inferiore.

7° regg. genio ( FIRENZe).

c. l\1.

Ca li endo Gen nw· o.

Spolelli{icio R. E. Roma. T . C:. M.

Perrelti Cristoforo.

8' r egg. genio (RoltA). Arcangeli Gerardo.

T . l\1.

Pirotecnico n. E. Capua. T . M.

Percopl) Vinccn:o ( inc. grado capi l. }.

S e:ione spole/t. R. E. Torre Annunziata

9° regg. genio (TRANI ). 1° C. M.

T. M.

C. M.

Cuccia Fl'fln cesco.

C. M.

T. M.

l 0 regg. gwio (TORINO). Maira Ct>Mwe.

Campagna Loren :itw. ( P .\LP.RMO).

lngl'ia LoNn:o.

Albergo l 'i/o.

21° regg. gefiÌO ( B ENGASI).

Reggl•entl del genio.

C. M.

C. V.).

20° regy. genio (TRIPOLI).

Officina automou. R. E. Bologna.

c. l\1.

MARIA

Lauri Giulio.

12° regg. genio

2' ce11tro esp. art. Ciriè.

....... ....... ... -····················--···-···· -· ....................................

,\ tlelmo.

11° r.:qg. genio (UD INE).

1° centro esp. ar·t. Netluno. Ani Hl l'Il m ma Erman110.

Cnr·rnra Nicolo

10' regg. genio (S.

C. M.

C. M.

( BoLOGNA).

Morelli Gaefww (inc. grado capit. ).

IJntlayliont: genio della Surdegnn (C,\GLlARl ).

2° regg. genio ! CASA LE MotxFERRATO). T . M.

Capizzi

lgnt~:io.

Reggf•enti genio pontlerl. 10 reg g. pontieri (VERONA ).

3° regf}. genio (PAVIA ). T. M.

Deii'AI.mlc Soh•tl/ore.

T. M.

Colirnodio Pasquale.


108

(segue)

2• regg. pontieri

UFF ICI ALI

( PIA CENZA ).

Reggimenti genio minatori. 1° regg. minatori (Nov1

T . M.

MEDICI B CHIMICI FARMACISTI ECC.

Ba n

Bar/ella.

LIGURE).

F oglia Felice.

Belluno.

2• r egg. minatori (VERONA ).

T. M.

.Cangelosi Gaetan o.

Benevento.

Ref91~~ento genio ferrovieri (TORINO)

c. ~l.

Mazzoli Fernando.

Distretti militari.

B engasi.

Bergamo.

Agrigento. Bologna. A /essandria. Bolzano. Ancona. Brescia .

..... ........... . . .......................... ............ Aquila. Cagliari. Arezzo. Callanissella. Ascoli Piceno. Campobasso.

Auellinò.

Casale .

........ . .. .....- ........................................ A ueraa.

Caserta.


(segue) UFFICIALI &fBDICI Il CHIMICI FARMACISTI ECC. Catania.

Frosinone.

Catanzaro.

Genoua.

Chieti.

Gorizia.

Chivasso.

Grosseto.

Como.

/urea.

Cosenza.

Lecce.

Cremona.

Littoria.

Cuneo.

Lodi.

Derntt.

Lucca.

Enna.

Macerata.

Ferrara.

Mantoua.

Firenze.

Mas sa Carrara.

Foggia.

Messina.

Forli.

Milano (l e Il ).

109


110

(seg ue) UFFIC IA.Ll MEDICI B CHIMICI FARMACISTI ECC. Alisurala.

P .esaro.

Modena.

Piacenza.

Mon dovi.

Pinerolo.

Monza. Pi1a.

Napoli. Pistoia. Nola. P ota. Novara. Potenza. Oristano. Ragusa. Orvieto.

R avenna.

Padova.

Palermo.

Reggio Calabria.

Parm a.

R eggio Emilia.

Pavia.

R oma (l e Il). :\1. M.

Loino R osario (l ) ( inY. guér·

r·a) Com. O. :"l . P. I. L•.

Peru gia.

~I.

M.

Prope r-zi · Cur·li /Jen edetto \t:·. f. o.


(segue) UFFICIALI MEDICI Il CHnHCI FARMACI STI ECr.. Rovigo.

Trapani.

$Qcile.

Treni o.

Salerno. Treviglio. Sassari. Treviso. Savona. Trieste.

Siena. Tripoti. Siracusa . .M.M.

C:~ Sii'ùliOVt)

Gn::tQnO r. o. Udine.

S()ndrio. Varese. Spoleto.

Vene:ia

( MESTRE).

Sulmona. Vercelli. Taranto.

Teramo.

Torino.

Tortona.

Verona.

Vicenza.

Viterbo.

111


112

($egue) liFFICIALI MEDICI E CHIM ICI F .IRMACISTI ECr..

UFFICIALI MEDICI E CHIMICI FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL' AFRICA ITALIANA.

t• C. M.

Barbiera Giuseppe.

l" C. M.

Galli Arturo.

teC. M.

Comes Sebastiano.

C. M.

I• C. M.

Gammarano Vincenzo.

I•C. M.

Pecore Ila 111 aria n o.

I•C. M.

·Cannizzo Sebastia no.

l• C. M.

M aglienli Franc esco.

Bonelli Arturo ( ufT. mi l. }.

Africa Orientale .Italiana. Col. M.

Masserano Giulio (direlt. san.}

l o c. 1\f.

D'Alessa ndro .1ntimo.

Col. M.

Oggero Cesare.

C.M.

~l agnani

Col. M.

Signorino Ro:~ario.

C. M.

Slagnilli Fmn ccsco.

T. C. M.

Riluc.ci Chinni 1\(JOI!/ino.

c. 1\f.

Facnzi Aldo.

T. C. M.

Passera Tan credi.

C. M.

Ma nzo Giovanni.

1\f. ~l.

Misilano Gio11anni.

C. M.

Mn,.ino Salvatore.

l\1. M.

Failla Giot•anni.

C. M.

Ma•·chcse Agostino.

C. M.

Geulile Vitang elo.

M.M.

Bianchini :1crisio.

C. M.

Arcabasso Giusepp e.

M. M.

Monteleone Vin ccn:o.

C. M.

Alcmngna Nicola.

M. M.

Sarnelli TommuJ;O.

C. M.

Yertechy Giovanni.

M. M.

Jec1na Cflmillo.

C. M.

Pansera 01/avio.

M. M.

Brunclli Giuseppe.

Ro mnno Ca mi ilo.

M. M.

Froggio fir,w cesco.

C. M. C. M.

Lungo Giuseppe.

Castellaneta Vin cenzo.

C. M.

M. M.

Morelli Giovanni.

C. M.

De Quntt•·o f\'ico/a.

M. M.

Ambros i Luigi.

C. M.

Oc G regorio Gaeta11o.

M. ~1.

Barnaba Leonurd•1.

C. M.

Zoppi Zelio.

M. ~'1.

Quei rolo J::mtlio Ernesto r. o.

C. M.

Be llia Frnnres co.

M. M.

\'iola Domrnico.

C. M.

D'A ft'!ssio Giot•cmlwllista.

M.

<.iaglionc A ntunio f. o.

c. 1\f.

Ruggel'i T ullio.

M. M.

Passalacqua lluflatJ I/o.

c. i\1.

Lino Francesco.

Do nsanlo Amedeo.

C. M.

Fedeli Alberto.

~1. ~L

Fuccio Gioc11nni.

C. M.

Grironi Oscar.

:\1. ~L

(;cJanzè Celesltno.

C. M.

ì'oa poleo ne Andrea.

~!. -'L

Sarai ucci G1111;eppe.

C. M.

Giusti Aldo.

J•C.-'1.

Ca...::.:mo L o n'n :o

C. M.

P res lileo Vin cenzo.

l• C. M.

De Lisio Gtot•twni.

C. M.

Di

~1.

r. o.

Abele.

~lari in o

Ferdinando.


(segue) UF'FICI AU

~I EDICI

T. ~1.

Za,::uui . l n/or:ulo ( in c. gt·n d o t:q.i t ).

T. ~ 1.

Modttg'llfl Fronc c-~t·o )-'r:ld o) ('[tpil. }.

( inc.

R..ltttfT:d

T. ~1.

Hapacciuolo Giii.~''PfiC .

T. ~1.

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Onuwnle .\'icolo ( inc. grado r01pil. ).

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T. ì\1.

S:tbrlli CfiT·Io ( inr.. g r01do capi l. ).

T . M.

Di Trapani Sa/ (l(t / or e.


~II'IHC.:I l! CH!:.IIC:l F.\RM .ICI ST I EC.C..

114

(SC !JIIC)

T . M.

Lucente l 'ittorinn.

C. M.

l\loutone .'lrtur o.

1 . M.

l\lu;.illi Clemente.

C. M.

A~s iui Gius eppe.

T. ~1.

Leo Samuele.

C. M.

(;emma Salratore.

T. ~1.

~l:•ncini

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Giou. Bntllstn g•·aùo ca pi l. ).

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE

Col. M.

Galli Dionigi f. q.

Col. M.

Crespellani Carlu.

Col. M.

Ci:v::cio Vit i).

T. C. ~1.

Lojacono Antonio

T. C. ~1.

Sesto .4.ntonin o.

T. C.M.

F e rrari Gini'Orllli :1urelio.

T . C. M.

Calapauc.. Edllnt·c/n.

~r. ~1.

Augclillo Alfonso f. n.

M. M.

Trani Natnli110 f. q .

M. ~1.

Massi Em ilio.

( inc.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA

t• C. M.

Alessio Paolo.

r. o.

M. ~1.

Monti G•retr111n.

M. ~1.

~l agoini

M. ~1.

Cullrone Salr•fi/OI'C

1° C. M.

~icasli'O

1° C. M.

Lau rora Cal'/o.

1° c. M.

Mnlarazzo Sel'lljiuo.

1° C. M.

Vas ta Giu seppe.

C. M.

l nJbl·enda Mnllc: o.

l:.'nen f. o.

r. o.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO T. C. M.

Taln relli / ,uigi f. o.

l\1. M.

C:usnui Mariano ( in1·. di gtl\' 1'· 1':1 ).

Ci l'ilio

~ .. :'11.

Sabalini tlrturo f. o.

C. M.

7\lulè t111gusto ( in1·. d1 gucrrn)

Giusepp e

( itw.

da

t\1. M.

gucrrn).

.-1rturn. UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI.

:'11. M.

Del Fallo•·e Guglielmo.


INDICE ALFABETICO A A b 3le Alessandro Accardi Antonio Accinni Mario Accorinli Vincenzo A ccos salo ermenegildo A-dam i Petice Artila rdi Giulio . A d ino lfl Saluntore. Aiello Domenico Aiello Giuseppe Alberghina Giuseppe Albe rgo Vit o Aleandri r;iacomo Alemagna Nicola Alessio p,,,,f,l Allegretti Guido Allonlti Bcncdello Allocca rl n ton io Allocch io Acl?ille Alonzo Ruggiero Allamura Manlio Alvigini Giorgio A lvisi . l'Im o Ambrosi J.uigi Amenla Audenzio Amme ndol a Cnclano . Amoros i Giuseppe Ma:-

.ttni

Anag ni Mario A naslasi Git)t'•llllll Andi lo ro Ma/lt' tl Andolfalo Mario Andreolli Oscar Angel ill o Alfonso Angelini Antonio Ang1•isani Giuseppe Annarumma Ermanno Anlenucci Elpidio Anlonaci Giu seppe Anzalone Salt·atore Ara Achille 8"

Pag.

Pag.

Aracri Antonio Pag. A r:H~ona Carme/t> 14 Ar3gona Filippo 4.5 A•·cabasso Giuseppe 56 Arcangeli Gerar1o 74 A•·cari Gaetano. 76 Arcuri Nicola 33 Ardilo Vincenzo Cesare.' 68 At·omando Angelo 17 At·onica Ferdinando 71 Assini Giuseppe. 33 As tore Paolo . 60 Aslulo Girolamo. 49 .\ slut o Giuseppe 47 Allanasio :lrnaldo. 44 Audisio Giulio 82 Augi Guglielmo 72 August i Mario 56 Avellane Gru/ano 79 Avolio Caro Guido

81 ti2 49 44 58 64 44 59 77 SO 44 64 33

27 56 71 52

51

80 81

66 80

58

67 54

B

27 Bacchinloni Adolfo 56 Ba lsa m elli Filippo 62 B3mont e Enzo Bamonle Nicola. 58 Barberi Renato 53 Barbero Angelo 63 Barbiera Giu se ppe 72 Ba rbi era Maurangelo 46 Ba•·ile Tommaso 49 Bnrnaba Leonardo 78 Barone Giouflnni 19 Ba rlolomucci Domenico . 64 Barlo ne Luigi .. 39 Bassi GJ«.seppe . . ,, 58 Basso G.ibl!. !Jat!ista. .~' 68 Battagl ia G·iu~eppe 6ù Battaglia Michele 17 Baudo Antonio .

15 42

55 5a 60 62 84 38 45 28

24 47 48

14 18 71 89

•s

Ba \ ' a Arl uro Belisari o Giulio Bella Vin cenzo Bellelli Carlo. Bc lli a Frnncesco Berard i none Enrico Be rnini Fosco Bcretla Giuseppe Be rte lli Enrico Berlinelti Marcellino Berlolu<:ci Gino Berlone (;iu se ppe Biagi ni Giovanni Bianco Giov. Battista Bianchini .4 crisio Bifano .tlugustn . Binaghi A/ber·lo Bini Domenico Rocca Tit o Bocchini cl/ore Bocchini Francesco Boc hicch io Vinc enzo Boidi Teres io Bolla Luigi • Bo naccorso J,et/erio Bone lli Arturo Bonelli ;l.urelio . Bo n eli 111 i c hele Uonclli Viru:en:o Bo r agno Giuseppe Eva-

risto

Bordone Carmelo Bor·ghi Lconida Borzelli Giovanni Boll'ini Mario Bracalon i Lorenzo Bracco Mario Braggio GioL•anni Briganti Antonio Briguglio Santi Brunamonli Giorgio Brunetti Giuseppe Bruni Nicola

S7 29 88 31

48 49 69 78 12 18 24

32 20

37 23 37 76 19

16 59 71

61 80 37 20 41 36 45 63

80 17 43 41 72 68 57

67 87

12 71

26 13


(seg ue) I NDICE ALFABETICO

116

Bruno Carlo Dua Giuseppe B ucci J!ao lo Bucci Pas<;uule. Buccianle Alfredo . B ucci~!-rossi Nicola Buglia rei lo Feci erico Buono Demrtrio . Buouopane Catlo Burla filo Bulligliouc :1/icllele

c (.adoni :ln tur/1(1 Cagn asso Giuaeppe Ca iaz~o Alfonso C~tla i.Jrò Stdvatv r·c Cnk~1gni Amnio. Ca ltlaroln Pmnrcsc:o Cali Domenico Calia Stefano Caliendo (;ennw·f, Caliendo .1/icllelc Califraris Carlo Calogero l'Ilo l.ahcJII) Salt·lltOt·c Cumbazzu .llat io .Lamnwruno l'ilo Cammarata Ciot•anni C:unol'i:1no Pietro Camp~•L!na Gnsporc C:anqwgna /,,,r,·n:lltO . C:tnopai lla Su(,·,ture Cunqwna Antonio C:wlp:lnclln ;lr•rigo Carupi<;i /Ju(d,,<s(ll'e Canrc llolli l:'nrico . C:anccr f.niui C~orodidori /:'nr·iro C:111epa Ji11mr!/o C:11tl!f'l<•si r.nclan() Ca1111!'1la .-\IJtlrca. C:111ro 111., (.'ottll•lo. Cannino Sdwslìnno Capi11i l yno:in . C:1pvra le (iwsrr•fiC (..oJt"lll (.t tslr•/111 o .

P a~. 24 Chiesa

Eman uele 21 Cappelli Alfredo 66 Chin•cnti Ferdinando 86 Cappelli Giuse ppe 64 Chinè .l/orio 78 Cappelli Michele 79 Cnpul i Giova n n i 35 Ciuccio \'ilo 31S Cinmpolillo Pasquale 7~ Capulo lJiagio 14 Ciarlo Sih·io 61 Ca rboue Vinccn::o 26 Cicchetti Fra ncesco 20 Cnrhone Teresio 21 Carducci Arlcmi~io ..t dolfo 54 Ciccimarra Gaetano 45 Cieco Cio,.un ni 14 Carerj ~eonanlo 79 Ciccmc .\/ano 52 Cal'i111ali Giuseppe 70 C.ieri l'incen:o 82 Car·l1si FerdiiiFIIldo Cal'lucci Raffaele 19 Ci!lala Mario 56 Cioù:no Raffaello Carolenuto Pasquale C:npino Rodolfo 38 Cionini Giulio Carpinlel'i Ernes /o 34 Cipriano Salt-a/ore Ca rrara 1\'icolò ..tdclmo 36 1 Cir·illo Gwuanni (.a ,.,·ag-lio Edoardo. 23 Cirillo Giuseppe 63 Ca~c lln Dante ll Cirrincione Marco 62 Ca::;crta Vin cenzo 5lJ Li v ilo R (l(facle 56 Casella Ce:;are 19 Coccia Giuseppe 48 Cnssandra Luigi 49 Coglinli-DcZ1.n Ciu:;cppe 2~ Cassanese Giuseppe 21 Cola Frnut·t·sco 16 Cassa no Loren:o IS2 Colacci Fruuccsrn 37 Ca~ inis Ugo H! Colclla Vitloriuno 40 Cassillo Fran.ces..:o 74 Colimodio l'asquole 50 Ca!:-sOne Antonio 47 Colomba Nico/u Sti ca,..sone Giuseppe 27 Colombrita Filipp o 25 Castana Vin..:en:o 41 r~olozza GioNmni 39 Caslell:meta l'inccn: o 27 C:omclli U mi>I'I'IO 35 Castelli Epifania 18 Comes Scba~/itmo 78 Ca~lclli Giambnllista 38 Como .\lariano 45 Ca::.lr·ono,·o Gaetano !il r::onralone Raffaele 15 Calnlano tYicodemo 65 Coni i Gerardo 13 Callapnno Eduardo 20 Conti Vinccn:o 40 Cnlel'i ni Federico 24 Conlrino Ferdinando ~ CaLI a neo ,1ciii/le 78 Corbi Domenico 63 Ca,·aliere C ino 53 Corcioni Cori'Cirlin o 32 Ca,·allo Eugenio 24 Co1·ùa A nt()nio U C:l\'aniglia ,.tlfredo 29 C.or·de ro .·ldrirwo 74 C()brclli Giuseppe M Co nn d i Piel ro 5 2 Cei / sidoro 19 Corrnd i Remo 48 Cci Filiberto 38 Corsi Alfredo 76 Cclcnlani Nico la 57 C.ortassa Silvio 23 Celli ni L11igi 22 Co1·licelli Mnuro 60 r.enlin<'o Sante 25 Costa Fau slo 62 C.Pnlorl) l'In tonino 24 r:o1.zolino Federico 51 Cernil!lia Domenico 18 (resrimanno Bernar·do 35 Ccrnit::"li:-~ro Michele 44 Crcspclln ni Carlo 60 C: h i:1 ra Giu::e ppe 40 Creste Baldo 61 C'lua1·olini Glll'llln 72 Crislinni Michel,ngelo 6:! Cllll'IIC'ht'lt i .IIIIIISUI'tl) 65 Crislini Alfredo

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49 13 40 14 5fi

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(seaue ) INDICE ALFABETIC:O Png.

Croce Guirlo Cro~iglia

Et'lll'i~lo

Cubeddu Anlonio Cuccia Fran cesco Cultrera Fran cesco Cullrone Sa/11{1/ore Curatolo Lorenzo f.urci Raffaele

Vi/o Cus:mi Marirtno Cululi Antonio Cu~iale

D D'A ccardo Salvatore D'Agostino ;lgostinn Dal Co llo .1uyuslo D'Alessandro Antimn D'Alessandro Lui(Ji d'Aiessanoro RafTaele. D'Alessio Giovanbattista. D 'Ambros io ,1/c.~sandt·o . D 'Ambr·osio Giuseppe D'Arnicr :lnlntun" D 'Amico Giuseppe D'Amico Robcr/o D 'An~elo

Emanuele D'Angelo M ari o Dasi o l i Domenico D'Attilio Evandro Dattilo Angiolino Dallilo Giuseppe Dazio Fr11n cesco De Aless i Euasio De Andreis Giuseppe De Angelis Arduino De Angel is Icaro De Angelis Luigi De Bcnedictis Raffaele De Bernardinis Virginio De Bernardo Fra11cesco De Bernardo FrancescoAntonio De Blasio Guido De Camillis f.ucùm1> De Caris Agostino De Carli Gustavo De Castro l gna:io

35 16 59 40 37

so 69

71 44 8~

60

117

Pa~t·

Ue Cala Domenico De Cesare Giruwino Ue Cesare Vin cen:o n e Chiara Fedele . Decina Camillo Dc Crist orn ro f'idrr• De Geruwr·o Giuseppe De Gi orgi Mario De Gregorio Gaetnnn De Laurenzi Vincen:n Del Fattore Guglielmo n e Lipsis Fortunato De Lisio Giovanni De Liso Cttrlo De ll'Abate Srtlt•Hiorc Dello loio Giot•onni nclogu l oo ne Lorenzo Leo nGI'c/t) Del Percio Silvio DP-1 Senno Giovanni . Dc Luca l.uiyi t)e Lu cia Raffaele . Del Vr.>f'r.h ro ;lll(llltio . De Marinis Aurelio De M a l'l i no Ro~a roll /lo-

14 79 77 37 67 23 49 42 20 buto. 63 De Mnllia Sult•rtltH'c 25 Oemichelis Corrodo 63 De '\'ichilo Ruyg cro 34 '1)'l N1euerhause rn .4.rnoldo 57 53 De Nu•nzio Francesco 45 Oenza Paolo 69 De Pn lmn Filippo . 79 De Paoli Paolo . 33 Ue Pasqua Giuseppe . 39 De Pasquale Gi11seppt> 53 De Pirro Filippo 16 de Porcellinis Carlo 58 De Quallr·o Nicola 63 De Rensis Emilio . 69 De Rogalis .4ntonio 13 De Sim(lne t1 dolfo 79 Oellori Giov. Maria D'Eugenio Antonio 24 De Vinreuliis GiH•,:nni. 79 De Vivo Antonio G:! De Vivo Giulio . 16 Diana b'ugenio 24 Di Casola Giuseppe 21 Di Ferdinando Renato

Pog.

24 Di Giorgi l'ìetro 81 Di Giorgio Girolamo 77 Di Guglielmo Bru/o 45 Di for·io 11/[redo 25 Di Lorenzo Odoardo 1)3 Di .l\laggio Fran cesco 61 Di .l\lar·co Antonino 56 Di Marlino Ferdinando 48 Di 1\'laLrr'o Nico la 50 Di Modica Pietro . 30 Di Monaco Michele 50 Di Nr.>lla !Vico/a . 33 Di Pauova l1incen:o 17 Di Palma 'Vincenzo 65 Di Pt·imio Francesco . 35 Di Rago Prospero 57 Di Sieno Antonio . 45 Di Trapani Salvatore <16 Di Tu llio Odorisio 33 Donadeo Il ili orio 6 3 Oonsanlo A m ed co 40 Orago Calngero 65 Dubbios i limi/io 25 21 65 30 65 Elisei Carlo

61 78 61 68 29 25 64 72 12 47 53 51

65 27 80 6.!

65 41

80 37 58

48 58 63 55

29 41

54 :il 60 :>7 flO

24 65 77 59

39 62 59

68 19 30 -iO

23

E 53

F Fabrizi N ir.ola fadda Sit·o F'aenzi A /do Failla Giouanni Failla Salvatore Folbo Enrico Falcone RafTar.le F'anlozzi Luigi faraone Anlonio Farina Antonino Parina Felice Fava Camillo Fedele Pasquale Fedeli Alberto Federico Vincwzo Fe liciangeli Guido F'elsani Giacinto

12 15 40 22

so 34 36 68 36 51

67 61

28 49

52 15

20


(segue ) I NDICE ALFABETICO

118 Pag.

F enga Edgar<lo Fe rraj oli Ferruccio Ferraloro Gitrseppe F errari Gt OI'. Aurelio F errari Ugo Ferrar·is Sa/t'u/ore Ferri A n ton io F e rri Guido F er-rigno Giuseppe FteiTO Michele F iglinli Brnede/lo Filibeck Giuseppe F ilog rana Pr1squale Fiore Mario Fiorenza l gna:io Fiorini .l/ 11 :io. Ferruccio Fischelli G1useppe Fi ~ ichrlla

Gi(lmua/tistu

fi !;ic hella Pietro Fiumara A n tonino Fiume Guyliclmo Fiumefreddo l'tnccn:o F ln ruini rln/f•nto Flo ridia Fran cesco Florio Ugo F O<: hi Roberto F oulia Felice Folena U mb~rto Fon lana N i colò Forino Sa/oalor e F o rtunali Pietro F o rtunato l. eonardo f ot i .4/fìo Foli Gioeonnt f n-1nria !1 tlolfo Fr·a nich Emilio f •·iscia Pietro F ro!!g-io Francesco Frosmi DinQ Furcio GioNwni f urino Raffaele Fu sco A nuc/o l·u;.co li•l{{,wl!• Fus i Pietro

Cach:udi Pu.~'l"'''e ( o:l(:hOIIC

\nt<)nio

Pag.

34 Caldi Floriano 45 Ga lletto Giacomo 28 Gall i della Loggia Do17 meniro 23 Galli della Lo~l!ia Giu-

68 seppe. SO Gallo Arturo l9 Gal lolli Giollfrnni 55 Gambarin i Giuseppe 73 Cambino Antonino 42 Ga mm~u·:111o l'incen : o 88 Canora Ronwaldo 2 Garbagni Giusep pe 5 23 Ga r g ia Giooanni 18 Ga r o falo Vito 16 Gania l.oren:o 29 1 Gnsparro Umberto Gatti Arturo . 40 57 Gn lli Dionigi 36 Galli Gwseppc 30 Gaudiani Pasquale 15 r;etanzè Celestino 65 Gem elli ;intonino 40 Gemma Srlicatore 43 Genlile Vitangclo Gentil i Spinola Alessan69

dro

61 Germano Giuseppe 71 Ge1·mino .4 ifredo .

37 Giacobbe Corradino 12 Giannanlon i Ma,.io 35 Giannelli Bernardo 82 Giannolli Dino . 81 Giarrusso Gesualdo 46 Gigan t e Donato 45 Gigl io Rocco 4() Giord a n o Gerardo 69 Giordano Gi11seppc 26 Giordano Giuseppe 27 Giorgi Giorgio m. :n Giorgi Giorgio f. 54 Girardi Giuseppe 21 Giudice Camillo 63 Giudi ce Ferdinando 15 Giugni Frances co Giuliani A leanrlro Giuliunl) Celestino 1G iu rl co Mir.hc le Giusti Aldo . . 30 trii!\ a .l/w 10 SO Gofhedi El/ore

Pag.

38 G<,tT r-edi Luigi 56 Go mez De Aya la Augu-

sto

47

6ù Gonzales Alfredo Go ri Desiderio 03 Gori Gi(lvanni 19 Goria A n gelo 14 Gorrcla Cari< 70 Golelli Massi.:1o 71 Gramcgna Giocanni 34 Gr:mde Pas•Juale 25 f;rannla Sa lvatore 22 Gr n,·ino Michele 51 Graziano Carmine 75 Graziola Guardo 41 Greco Pasquale 50 Gregorini Pietro 34 Crella Hrneslo 74 Grenga Luigi 77 Grill f.'ifippu 62 Grifon i Oscar 31 Grignani Eugenio 57 Grilli Mario 46 Gr illo Gir·olamo 43 G1osso Vi/l oria Cuadngno Mario 4 1 Guaraldi Carlo . 24 Guarnnc.cia Girolamo 13 G. tH.'JTCl':l

so

l'inccn::o

26 Guerra Vin cenzo 29 Guglid minelli Si/l'io 27 Guglie lmino Lucio 22 Guido Giot•anni 12 Gurgo Picrino 34

22

62 53 71 66 6;!

25 :\3 41

72 77 16 61

3 48

60 . 21)

-!9

6i Si li 11

60 2-l 24 63

20 68

34 2tj

21

19 61 47

73 22 Iaccat·ino Giusep pe 67 l acomino Ettore 25 l a deva ia Fran cesco 32 lannorone Generoso 46 l an n izzollo Antonio 68 I a~n izzollo Carmelo 44 lapoce Antonio 30 lascone Maglie ri 32 seppe 50 Iase lli !Ilario 66 l dini Froncrsco 69 lemmi Carlo

4~

6'! 4tì 41

2...

;s Giu-


(Segue) Pag.

l mb renda

!Ila/l co .

39

l mpnllomeni R()sario

45

Imp:1llomeni Se/)(tsti<IIIO l mperiale Cesare Indelicato Giuseppe I nfanlino Simone Ingravalle ll/freilo Ingria Loren:o Ippoliti Arnaldo l !iola L::milio Jzz.o Arduirw

51 18 14 :J5 12 3H 17 75 47

L Lnbcllol'lc Ora:io Labruna 1/i//(lrino L:H:rhè Fernando La~tua Donuto Ln in o Rosario La ~lngna Giuseppe La Mnrlina R os11rio Lamf'ndola Filippo L'lmpis Edoardo Laudr·iani Roberto Laneri Giow:ccllino Lamrrlla Francesco L.:-ntna Lcont(lu L.apen t:1 lrwoan:o L:-tpponi Guitlo La Rocca Roberto Lar·overe Giuseppe Lascaro Mfredo Lauri Giu/10 Lauro r·a Carlo Lay Dino Lecces~ .4 n Ionio Leo Giacomo Leo Samuele . Leonardi Domenico Leone .Gcneru.~o . Leone 1'aàto Liberi Federico Lir.ala Al{to Li ca ta Salvatore Lino Francesco Lio Giusep pe Lioll a /,e/leno l.ipani Antonino Lis!a Domenico

47 35 62

Pag.

Lo Bianco Dom enico Lojacono A nl:•nio Lojodice Cnta:do Lombardi Munlio Lombardi Mario Lombar·di Su/valore Longo Domeruco Longo Fulvio Longo Giuseppe Loptcsli Antonino Lorenzini Giuseppe Loria Giot•anni Lo Vecchio Gioucclliuo Lucci .4 meriyo Luce n l e f'u~;q uale Lucente VII/ orino Luciano-Fuscà Felice Lupo Amodeo Lupo Gwrlo

44 83 44

M

80 29

20 ~: oll"ei . 1/fuJI.~ O 74 .Maffeo Luigi 41 ~Ja11gio Pietro :t2 i\l nggivrc Il i fin :u ~6

119

INDICE ALFADF.rtCO

~l aglirnli

Fran cesco

47 Magi i ufo :l/fon so 11 i\Iagnani Abele

81 1\:lagnini Enea 45 Magro ne A med e o 46 ~Jaimone UoyolitiO 49 1Mnira Cesare 35 Malice Alessandro

67 1Mallo>;zi Amerigo

36 Mall-ese Francesco 46 1 Mancini Giou. Ballista

62 Mancini

Luigi

36 ~1anconi Michele

65 1tllancuso Lcouida 68 l\lnndò Alfredo 52 Manfredi Alfredo 59 Manfredi Ar·naldo 69 Manfredi Oreste

49 Manganaro Carmelo 42 i\l:wgan iello Luigi 64 M:mgione Giuseppe 27 Manieri Alberto Sl Manzella Giuseppe

i\lnnzo Gin1:anni Mar·chcse Agostino ~lar·c•sc a Corrado :'11:-~r i g li ano Gior·rmni ~larino Salvatore ~a \lnrmo Achille ao Mnna Giu seppe 71 i\latTIJCCO .\Jic/11'/t• 47 :lfarlornna Aldo l~ i\ l a s~da M r1rio 4a :\1asa la Piras Mario ~ti Masria Giu·seppe 7ll :\Iassa Filippo 14 i\Iassara Gaetano 44 Masserano Gi11lin 59 Massi Emilio 25 •MassinJ (J Frances co 5! l\las lronlonio Vinrrn:o :Il nslt·oenr Giuseppe Maslt"O!liacomo Guido :llaslrojanni Antonino Maslt·ojonni Decio . ~r aLn razzo Lucio Mnt:nazzo Sera{ino 64 l\Ia.llei Fedaico 18 :\lau~eri Nicolò 34 1\luuro Biagio 72 ~laxia Cosimo 37 Muzzaracchio Hl'rwtliti O 19 J\Iazzaroni Giacomo 38 Mnzenga Giucomo 79 Jlf:JZzetli Lo,.eto 80 1\Iazzocconc C(Jmì/lo 19 Mazzola Vincen.:o 41 Mnzzoli Fernando JS l\IP.dns Mflrio 32 Megnro Miche le 54 l\Lclchionda l:.'uelino 55 ~'lclchionna Eltore 18 :'l'lclillo Mario 17 Mendicini Giu seppe 65 Mcnna Luigi 46 ~Icnnillo Francesctl 23 Mcnn<mna Gemnlo. 26 Mer·curio Rocco 35 Me~sina Angelo 13 Miadonna Antonio 56 l\ficaliZ7.i Filippo 39 M ichc li Teodorico 81 Mignani Vi/torio 34 :'lfignemi Pmncesco

32 76 56 75 54

Pag.

40 42 53

H 41 43 67 72 59 46 43 42

27 48 12 22 :!5 20 57

29 21

38 32

37 57 14

50 53 70 32

27 11 15 48 48 48 43

61 70 53 54 58 47

40 48 79 15

61 66

27 17


(segue) INDICE ALFABETICO

1:!0

P ag.

:\l i l:w a {; fi eUuzo Mi lc tli J:.' t•ncsl o Millino Domenico illininui Jgnà:io Mirabel la Claudio l\l i l'cnghi V go tl l isilano Gio t·anni l\loauro ,t ure/io 1\1 o carìgbe Cflrlo Mo deslini Paolo Modugno Fran cesco l\IC)Iaioni l'in cenzo i\loli ~an i

Riccinrdo Monaslra Salvatore Mongillo Michele i\ l ongu zzi U m bel'/o Monlaina Guido i\ l onlanari A nyeiD

Monteleone Vin cen::o l\lonli Gaetano Monlini Gio,.ar1ni Montone Arturo More ll i Gnetano i\lore lli Mario ti! orci li Giow:nni Mo1·ganli Paolo Mori Anniur1le Morino I::nrico M0roni Giuseppe Mozznna Carlo illn lè Augusto ;\lura Snll'fl/nre Ang. Muralo1·i Carlo Fc/il' e i\lul'oJio ( 11' 111111 1! Murolo Ltli!Ji. Muri'U Gir1como

l\lus illi Clenu·ntc l\!I ISSO :llu ~ l o

f:.'nrico Mic!tl'/e

lllu ~ l o flasrJUIIIC

.\lus u m n rra .\' i,·n f i)

N :'\addco l 'tn t·e ll:n i'i :u1 n i Cn do i'iapoleo nc An t/t·ert :'\ :1po li!nni f:.'nrit'tl

~npolilano

26

Na>:('è

Felice

Fr·rw1: e.~cn

Pao/n

i\nslosi A n tonino Negri Putro Nesle1· Luigi Nicaslro At'lllro Nicolò Rocco Nicolosi ;lrrt nnio s2 Nocenlini Dino 7S ~:o,·a C/mlllio . Nolal'ianni Vin cen:o 53 .. l i\urra tlnlonin ;);) l i\usdeo Vin cenzo 67 68 72 S9 51 21 25

81 55

o

74 51 72 Oggero Cesare 23 OJi ,·erio .tllvise

Teodoro 83 Ortolani !I ntonino 39 Oilal·itmo Fausto 25 Orl:llldo

55 21 47 39 28 26 72 66

p

Pac illi Alfredo Pac ill i :lnyl'/11 Pag nie ll o Alfredo Paq nolla Umberto 83 P ala Micllelino 22 Paladino Paolo Pa lermo Carm elo 16 P a lle roni Dino 64 Palmas Gius e ppe 59 Palmera Vao 29 Palmerio Pietro. 59 Palmie l'i ,j lfrcdo 66 Palm ieri Mario 41 Palminiello Pr,squr1le 26 P aluml>o Giuseppe 30 Panoll'ia Antonino Pannra Ca!'/o . Pand olrì Br/oardo Pam:cra Ot/at•io Panlè Domenico 59 Panzulo Filippo 27 1P aol illo Stnnislao 50 P npa Gennrll'o . r,o l Papngn o Mil:l1cle

57 Paragon:1 Pietro 69 P:naninfo Ang elo 42 Parente Fn·rlinanli o 43 P arenti Ugo 61 Pa1·is i :11/111/$() S2 Parisi t:nnio . 60 Panella Tal/io 40 Pani W aller . 68 P arula Giouanni 64 Pasceri Domwico 1 36 Pasqua lur c i Arturo 80 P assalocqua cu(Jettio. 54 Passalacq uo Ginacc ili rw. Passu la c qu a llr1jJu e Il o Pass an te Carmine Passar ella Fabrizio Passera Tan cr,·di Pullavina Uomenico 13 Patli Giuseppe 47 Pa1·one An/o111o 69 Pavon e Giuse ppe 61 Pec il l! t1 n rom o 52 Pecornrio RaJJaele . Peco1·ell a Giol'atw i PecoJ·ella Mm·iano. Pedroli Giu se ppe Pell egrin i Fr.uu;esco 78 P e llc!;r ini Oreste 64 P ellegrino Fran ces e() 75 Pe ll egrin o Fmn c..: ,-,·, 28 P e il egri no Lorenzo 38 Pellicini Ferrante 42 P-cnnacc h i a T .:()1/n t·n 33 P e pe fTiu.~ e ppe 50 P epe Raffaello 5G P e rca rn I si do ro 3 1 Percopo Vin cenzo 69 P~>rilli t1iouanni 29 Pernice Vin cen:o 67 P ern ice Vincenzo 46 Perretli Cristoforo 18 Penicone Giuseppe 14 Perricr St efano SS Pe1·rini Angelo 81 P errone- Capano F eri c46 rico 54 P esce Nicola 39 Pessolano A ngelo 81 Pelilbon Lodot•ico 35 Pelili Pasquale S9 Pe lrucciani Nicola .

P ag .

39 31 16 57 65 29 -l9 6ti

H

55 65 72

20 30 3:.! 51 ] !l

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32 2~

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I, Stgllo!)

P11g .

P11g.

Pézzullo Luigi P iazza Anlon111o Piazza Guido Pieni o ,\n ton io Pil'caJTcla Frnn crsco Picr.io li J::rm cnt'fJiltlo Pi cco l i Gitll'anni Piccolli Eaidio Piclroni r;,,(l . P•:;c •·chia .\"at11le Pisli ll i Giulio P illnri /;"rnl's/o . P i,ctli Frnn cesco P iai,wllo (;u!J llr'/n,., Plncicl i W/ore Plnio Nntale P In s i in a Mario p, tli'.., Jra /lt•r· ·n Polosa l' inccn:o. P omo Felice P o rru Pietro Porl e lli Gi•1scppe P otenza luigi Pozzuoli Fran cesco Preite Mario . Prcl'lilco Vwcen:o. Pricolo :llfnnso. Pri dle1'n fl enedello Proc(J!)ÌO Bel/armino . PrnpNzi - Clll'li IJcnedei/;"J.

Pulil'ilrddu Srllratore Pull rone Raffaele Pnrr:tro Giuseppe Pur·pura G1ot·anni .

Q Queir·olo Emilio t:rneslv

23 JirC"~io illicl1tle . 32 Hcitano U go . St! llt'fl:I('C Cu.<t•lllllllo . 17 nc\CIIi GtoucCIIino 26 f1ibnuòo Antonino . 29 f\iccar·di Giuscppl . 17 Ricc i Antonio . 78 1 f\icci Jimfl.lwele . 5(; Hiceò E//{)rt. 50 lli!!hi Giuseppe . 52 Rinaldi , \n Ionio 55 Rin:tldi Onofrio . 18 Hinnldr Ora:io 6l Hipa 1belli Roberto . 67 Hi pMi l:"n rico 21 f\ilucci·C·h inni A gost111o 81 Rizzi Vin cen:o 59 Rizzo Cnr/o 15 Ri zzo Conte/io 20 Rizzo (;ru~/ano 74 Rocco Alessandro 70 Flodinò ,\"~t· o/"A nt onio 82 Holfo Feclert co 69 Romano Camillo ·17 f\om ano Gen nuro • ol Romby Paolo 69 11ombo là Antonio 42 Homilo Ovidio 42 Honga Ga.elano Hos:t Guido 79 Ro;:c io E::n:o 61 Hosi \'il/orio Em•tnu ele 29 Ro:-:f'i .4 ntonio SI nossì Bo:tifacio. ~2 f\os~ i .1/.u ·io Rolleglia En:o Ruggcri Tullio . H IIOCCO r\ /essandro Russo Sebastia no 1

78

s R nnc-ni Guido . Raqo Ciiot•trtlni Rnmpi P1etro R:tpacciuolo Giuu ppe Raltaz-zi Tullio Rc bufr.at Giulio.

50 21 l~

64 17 53

121

INOICE ALFAJJI;'Tf<..O

Snb:t linì Angelo Sab:tlini Arturo . . nbnlu1o Rtccordo. Sabelli Carlo Sacchetti Nicola Saccomani Giorgio Saia Mario

50 Sa lcr no .1/fonso 20 Salmè El/ore 63 Salomone Giuseppe 6i Salsnno Pietro 53 Sullini Pietro 70 Sal\'ati Giuseppe 26 Savntorc Franvesco Hl Sal vi VitlcPn=o 15 Sn l\'illi Cesare 2:$ Sandi'Clli Ern esto Mì Sani Carlo . . 73 San n a A lessandr·o 81 Snnlagali Ft·ancesco 70 Sanlangelo Renè Curio :!8 Santcusanio Mario 16 Snnlillo Tommaso 60 Santoboni Umbato 27 Santoli Pasqualin•l 16 Snnlorelli Mario 68 Santoro Nicolino 62 Sanlorsola Domenico Sanluccì Giuseppe 70 aruclli Tom11wso 47 S:n·ar·ìno Saverio 77 Savaslano Giuseppe 76 Snvini Gualliero 12 Snvin') Giooanni G2 Snvino Luigi 7U Savino Vito 30 Scaduto Pasquale 63 -;rnFè . lm rt/ctJ 47 Sca lzi Carmine 15 Scanuvino Zelfirino 52 Scorpa ;lngiolino 29 Scarpierì Cesari! 70 Scarpilti Mario . 49 Sch1rru Giuseppe 5 0 Scialdone Bartolomeo o:; Scillicrì Vincenzo . Sciol'lino Salvatore Scol li Girrsr.ppe Scuderi Giuseppe Secchi Francesco Scdiari Demo 16 Scgre Fernando 78 cmpr·oni E:io

28 1

l'Ili(

53 SI 79 52 71 34 5-l 59 23 81 7l 68 ~9

5::S 70 45 33 :!3 62 o!O 81 31 24 16 57 14 57 54 66 46 86 4+ 19 27 77 58 33 32 21 84 68 24 78 58 69 64

54 Serra Giuseppe .

43

56 Sessa l'otccn=o. 83 Sesto Antonino . 18 1Severi Pompeo . . 71 Scverini Giuseppe

56 lG 24 71


122

(segue)

INOICB ALFABIITICO

Pag.

Pag.

Severino ;lr~tonio. S~ro Nicola Siccardi Guido . Signor:no R osario Silelli Mie /tele Simone Roherli Fran cesco . Simula Uboldo Sinibaldi Guglielmo Sinisi Guido S iracusa Fr(m cesco Sit·eci Giuseppe Sit·eci L eonardo ~i l'iauni (;(lrmelo Sisto Bugenio Sofi o Santi Soleri Giol'anni Soprani t1ntonio ~orbara Emilio . Sottile Leonar•do SoWni GiOI'IInni Spada vecchi a Domenico. S pagnolelli Galileo. Spagnuolo Vigorita Nicola Spani i\lolclla Pietro. Sparano Vir~cenzo Spatafora Giuseppe Spcmpani Etpidio . S pezzafeni ;lntonio S pinosa Giuseppe . S pol o ,l/ w t o . Squillacioli R affaele S tagnitti Francesco S telo Gregorio Slisi Ma/leo Slrazzu ll i Sergio Suma Cosimo Sunsel'i Giu seppe Su raci Bruno . Su raci Dt) m enico S urd i Domenico

61 Tancl'edi S ebastiano 58 Tancredi Urbano 66 l an in i l,ericle. 13 T anzer Franc esco

82 Tappi Primo l'archi Virgilio . 56 Tnrducci Mnrio . 11 Tar·quini Cairoli 84! Ta rsia Giuseppe Anton1o 14 Ta tarelli Luigi . 62 Talone Antonio. 56 Talloni Pileno 72 Tauro Francesco 52 T edeschi Ntcola 45 Telese Vin cen zo 25 Tenaglia Giuseppe 26 l'coni Giulio . 59 Teramo Filomena 15 Terrana Sulvatore • 59 fcr·r·anoV<t Sulun/t»re 42 Terzi Federico 69 Tes ta l/go. 34 l'omaselli Antonino T one lli Cami Ilo 24 Torella Giovanni 61 Torre Salvatore 55 Toscano Vin cen:o 42 T rani Nalalino 78 Troni Paolo 34 Tra pani Curmelo 48 Trepiccioni Emanuele 72 Trifìlelti Igino 26 Troina Francesco 38 Troisi Michele 55 Trombatore Vincen:o 48 T r·ombelti .l ntonio 59 T t·olln Enrico 16 Turano Raffaele 19 T umino Gio vanni

79 65

73

T Todùia /.l'o Ta!llin fcni /~' nrico. Tagli:llìerro Armando T alnmo (;i•ll'flfllli Talicnlo l niello T a ncredi Gab r·ie l c .

u Ubaldiui .Yicoi<J. Urtoler Fernando

43 46

v

38 64 60 \'nle nl e (;in'll'rltinn 70 \ 'nlcnli An tonino

Pac.

64 Vanacore Antonio :!7 Vannocci Quinlilio 65 Vass nlli Giovanni 41 \'assolo Antonio 29 Vasta Giuseppe 23 Vaslola Mario 44 \'ccoli N orberto 27 Vedovato Situio. 48 Ventum Vittorio Ema71 nude • 50 Verlcchy Giovanr~i . 22 Ve t uschi Pasquale 55 Vicari Curmelo . 31 Vicario Cesare 78 Vicentini Antonio 76 Viggiano Alfredo 52 Vigli:mi Fedutco 55 Vimercati Luigi 53 Viola Domenico 71 Vit·gi llo Saoerio. 35 Vita Gaetar~o ~ Vita Guido 39 Vitale Nicola . 84 Vitale Salvatore 41 Voci Vincenzo

28 22 74 21 65

58 16 74 43

37 43 71 60

42 46 78 71

57 M

77 16 37

29 28 66 3~

2i 83 60

z

2H ZaHì ro E cloardo . Znffìro Giovanni. Zngami Antoni no Zairi Sacelfario . Zambclli Antonio Zambra Ettore Zampell i Gennaro Zanclli Alberto Zanfagna R iccarc/ 0 Zecca Cosimo . Zi cchicri Leone . Zingaltl Salvator·e 72 Zini Giovanni. . so Zoccoli Fortunato Zodda Aldo Zoilo Giuseppe 7ollo .llarin Zona Demetrio 17 Zoppi Zelio 75

3:3 36 60 78 63 51 31 61

-H 26

53 59 53 44 ti l 6~

31 .'il

4S 34 ~

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52 6S 81 48


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TIPOGRAPIA REGIONA1.8 ROMA

1'139-XVIII


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