Skip to main content

GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1938

Page 1

..

~;(A Il L('•

/JL JJtJ

{;,

Spedizione In abbonamento postale

'l"· "("....)

•

A uno LXXX VI • ...asc. l GENNAIO 1938 ·XVI

GIORNALE DI

AAIJ

-,··

~

,·

l

/

,- -

/

l

• /

/

"

·Ì

$h&,

l

l

'

l

....,,,{

~x'~'\t\.

C~..:·~tr~~

C':''...<

w·~

~~!-.~~~~

DIREZIONE ED AMMIN !STRAZIO NE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

·;,. ,•·/

,.ç;, '


TENDE COLONIALI• MATEDIALE PER ATTENDAMENTO


ANNO LXXXVI - fASC. l

GENNAIO 1938-XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cam sanitate virfus in armis.

MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CO NDI ZIONI DI ABBONAMENTO. L'~bbonamcnto è annuo c decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per ~li uf ticiali delle Forze Armate, in scrv i ;~io çd in congç<lo, il prczzu dcll':tbbonamcntn è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abhonamçmo cumulativo al Gionwlc di Mcdit'ina Militare cd agli Annali di Mt·diàna Navale e Coloniale al prezzo di L . •p annue. Il prezzo del supplcmemo comenente i Rttoli di at1zianità dd Corpo sar1itario militare è di L. 8.

NORME fER I COLLABORATORI. Le: 'opm1oni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità dd periodico. Agli autori sono offerti graruitamente 50 estratti con copertina stampata, frontespizio, impagina tura e numerazione speciale. G li estratti richiesti in numero maggiore sono :~ddcbitati a prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassumo (non piì1 di 10 righe). Le: spcsc per clichés c tavole fuori testo sono a carico degli autori. I manoscritti non si restituiscono.


SOMMARIO LAVORI ORIOINALI HUCCIAN'I E. -

l traum i ocul:.ri ncll:i guerra mondiale. C1cchi <li g uerra

l'ag.

ZAFFIRO. - Aneurisma artero-vcnoso della femorale destra . F ROSINJ. - Saggi eli ~gglu tin azionc <hl coagulo ~a nguigno MENNONNA e GUIDI. - Tentativi di un conttollo to~sicolng ico ddlc acque di un fì umc somalo CATALA NO. Un metodo semplice per a\•valurarc la diagnosi Ji Slmulaziunc delle malattie mentali

•l

..

'

s6

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ADIPOS I (Sull') PRIMARIA DELLA CORNEA. Rosso AGRANULOCITOSI Comributo all' - spcrÌ111<'Jilalc. KRAI'EI. BATTERI DISSENTERICI Aziom· bnto('1'omìc·a di 111/twi sui u:rr~111 culwra/i putridi. Zoot>A B. PESTJS Qua/elle CIIJo di tmsforma:;ione del in B . pscudo-whrr· n tlosis rodeutium tfi P/t•iOer. - R EZSOXQ\ 'A, LEXSK AIA, MocOI>TZOVA C M ossocovA EI.JEMf\ ACUTO BILATERALE DELL'ORB ITA Su di "" c11.<o di - con consct·utivo orro/ia dci nt:nti onici, in .rt:e,uito a so m n1 inùtraz ione

d i i oduro d i porossio.

-

SESSO

8o

"

i3

..

67

•·

So

•

DEL G INOCLESIONI (Lt') IN TERNE DELL ' ARTICO LAZI ONE CHIO. W ALTER . MALARIA SPONTANEA E S IFILIDE. fu,·clit PARALIS I (Srtllt·) DIFTERICHE DEL VELO PALATINO. e Dos R Ets PARALISI FACCI:\1.1 PERif'ERICHE Tentativo di .cpit:gllziout· dd/c ~ im· propriaTllt'JJ/t• dt'IIC « fJ frigort: ». PANNETON . RAFFAELE PAOLUCCI CHIRURGO IN A. O. Loun . REU MAT ISMO ARTICOLARE ACLJT (). L'antipirina nel/n runpi11 del BoucHuT e

P11g.

i5 8', )

,, h

L EVRAT

72

SEZ ION I DI OISI"iFEZIONE L'op~m dc·//,· - dumntr: la guam '9' s· dJ. T •:sn . SINDROMI (Le) J>ARt\TIROJDEE (i n parLicob1c. ricerche sulla liti~si renaie c la sclcrodt·nnw c di~cu•sionc dcll ' ipcrparatiroid ismo iptrncuto . acuto c cro ni.cu). - ) u:<c .

66 i-l

TACHICARDIA SINUSALE COM E EQU IVALENTE EPILETTICO. Un t ' (}.CO

dÌ -

TOMOGRAFIA

$AN l

NEL

CAM PO

DELL'OTORINOLARINGOLOGIA.

81

LJ\' ERIERO

TR IPANOSOMIAS l /thot't}alia congr11ira da cn:ditnrÙl . Dimostràzionc DAKR > • • della pos,ihil it à <Id pa~'-J)!)!Ìn tramplaccnrarc ncll'uumo. M ott.ARF.1', T.-Ncv \- c

M u~llR

"

iO 68

l'<lg.

1\4

•

\'ACCii":O T. A. B. C. /.-11 srcriliz:t~zione dd -

K\INS•o Ro

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE COLLANA MEDICO-MILITARE

92 ))

..

105

I O') 127


LAVORI ORIGINALI COMANDO DEL CORPO DI STAT O MAGGIORE - UFFICIO ST ORICO

I TRAUMI OCULARI NELLA GUERRA MONDIALE CIECHI DI GUERRA Prof. Alfredo Bucclante, tenente generale medico.

Le ferite degli occhi hanno raggiunto, ndla guerra mondiale, proporzioni incomparabilmente superiori a quelle delle guerre precedenti e, per la molteplicità delle lesioni e la gravità delle complicanze, hanno elevato il numero dei ciech i ad una cifra impressionante. La frequenza delle ferite oculari aveva infatti conservato sempre un rapporto molto basso rispetto alle ferite in generale: nella guerra di Crimea del o,65';., (arm. ingl.) e dell'I,75% (arm. francese); nella guerra 1870-71 del o,8I "{, (arm. frane.) e del o,86 ',X; (arm. ted.). Nella ultima grande guerra lo stesso rapporto è salito all '8-ro';., (Uhthoft, Lowenstein, Grignolo, ecc.). Più evidente ancora si appaksa tale divario se si considera la frequenz:l delle ferite oculari rispetto a que1le della testa. Man mano che i moderni mezzi bellici entrano in giuoco, le ferit~ degli occhi aumentano, raggiungendo il 5,5% delle ferite della testa, nell.t guerra di secessione d'America; 1'8,7 % nella guerra 1870-71; il 21 % nella guerra russo - giapponese (Oguchi l I l) e il 70% nella guerra mondiak (Hoffmann). Ma più di ogni altro dato, è dimostrativo dell'enorme sviluppo assunto dalla traumatologia oculare di guerra, il numero assoluto delle ferite oculari. Così, mentre nella guerra r87o-71 (2) furono constatate nell 'Esercito tedesco complessivamente 86o lesioni dell 'organo della vista e appena 672 nell'armata francese, nella grande guerra i feriti degli occhi si. sono contati a diecine di migliaia ed anche a centinaia di migliaia, secondo i fronti (3). . A caratterizzare però la gravità imponente dell' argomento basta la ctfra complessiva dei ciechi di g uerra che dolorosamente ogni Esercito bdligerante ha dovuto registrare a migliaia e che dànno la misura della nostra ( r! O• n :::111 I:I3J;:C

.·lngnt v('r/t"tzung<'Jt im ;apanisclu·n Hcac tVrlhrend dcs lct; tf'll Kt·iegn . -

Bei·

z.ur Auagcnh . 1913•

C.) Saniti'Jtshrridu iiht"r dic dcul!dten Hure im Krirgt 1870·71 . Bd. 3 Spc7.. Tcil. Dit" Vatvtrn · d."~il~' dt;r Augrn bt"i dr·r dmtsdtert Het:rc im Kricgc grge11 Fmnkrcirh tR7ò·"jl . 1\.iinigl. prcuss.

J, TlCt!., lllJ ntstt:r•um . . ·(.~\ Scçoo~o Hoffmann il 73-:'o di tutte le ferite di f(Ucrra furono ferite della testa e il /00.,', d1 ,qun tc ~ente ~la arm1 o!,t fuoco della nn~cdl:l c <ldla factia (l'ischcr e L:ih:) . La frequen za d clk fcrttc d q :lt occht non si allontan:• di m(llt<l da questa ultima cifra (Axcnfeld ).


l TR ;\L,;MI OCUL.\RI !':ELLA

4

<~L:J:RRA

MO:'\DI:\I.E

tre.: mc nda responsabi lità nella organizzazione de Il 'assistenza sa m tana specializzata. Come abbiamo già ricordato (r) l'Esercito Italiano ha avuto 15 mila ciechi di g uerra di cui più di 2000 bilaterali. La cifra comple.rsiva dei ciechi di guerra dell'Esercito tedesco con perdita totale della funzione visiva, secondo una statistica fatta nel dicembre 1920, è di 3222, pari al IO % dei ciechi viventi in quel tempo in Germauia (2).

L'aumento progressivo delle ferite oculari si era già annunciato nella precedente guerra balcanica .c russo-giapponese, ma si disl1iegò completamente con lo svolgersi della guerra di posizione man mano che entrarono in uso le armi esplosive dell'artiglieria, le mine, le bombe d 'aeroplano, le granate a m:mo, per cui la scheggia prendeva il posto del proiettile pieno. Frammenti più o meno grandi, schegge e s-cheggctte minutissime, materiali di ogni genere proiettati di rimbalzo, investivano a preferenza ìa testa - meno coperta del resto del corpo - come una raffica di grandine. Sono state, adunque, le schegge dei proiettili esplodenti e i corpi estranei da proiettili secondari a produrre la maggior parte delle lesioni oculari di guerra, sia in combattimento che accidentali. Le schegge sono state, pertanto, della più diversa natura e in proporzioni differenti, a seconda dci proiettili esplosivi e dei materiali proiettati (3), ma la maggior parte di esse era data da schegge di granata e dì bombe a mano. Nel ricco materiale raccolto da H ertel (4) nel fronte occidentale e negii ospedali oftalmici dì Strasburgo, le schegge di ferro rappresentano il 6o •;( . Gli altri osservatori hanno data all'incirca la stessa cifra : Weigelin (5) 55 ?/,; Wissmann (6) 63 %; Engclbrecht (7) 50 %; Guglianetti 62 n,. ; Grignolo 6o ~:.,: Angelucci s8,I '}{) . Possiamo pertanto ritenere che nell'ultima grande g uerra, più della metà delle lesioni traumatiche ocula11i sono state causate da schegge mag netiche.

Dopo i frammenti di ferro e di acciaio, vengono per numero quelli di rame o di leghe contenenti rame (ottone). I vari osservatori ne hanno registrato percentuali diverse, oscillanti dal ').8 ·.~-, (Rumbauer) (8), al 12'Y., (Wismann (6), e Weigelin Il. c. l), al t6,5ct" (Pìchlcr), al 25 ~~ (Hertel), fino al 30 % (Engelbrecht) (7). Ma talj diver( t ) Bl c::tASTL t\. : ~le< L

Mi l.

Il st:rvhio Oculisrico r~clt Esercii o Italiano .u·({11 gurrrr. mondilllc. -

Gio~.

VII, H;J7 (l) Futs< 11t.R H.: /.Jic . A~os_NII'rrulfrndungeu durd1 Esplosirr,<·.tdiOssC. re<". B. V. Augcnhilku nde ( :\ x<·nfcld). l3) Prr>JK>no:ioni mcJie fornite obi vari osservatori: w:• nate 3~· 4<> '•;, ; shrapncll ~-5 %; bomi-c a tn.lllo) 13· l O'\:.: ~CU)lJlÌO (!i mine 50{1; bC>mbardC 3·5".'. ; tuhi C'pJosivi 1,50%; petardi t · 2"., ; pa l· ]t,unlc csp~o<iiJVC 2 ·).)0'-'n; proiettili M:cond:ut tl-1 ) . )0·);, . (4) ll tRHL E.: Frt·mdkorpt·rt•nmllllt!ungcu dN .4ugu in T. , [xf'jdd. B. V. pog. 362. ()l WH<:H l'l: Uehcr Frcmdkorp . rl.·s .-lugo in K>ùgc· - Kl. Mcnot. f. Au~ ' 9 '7· Bd. 49).84. (li) \V"s~'"'' Dif" Kri~Jlmcrlf"tz. dcs Augurfcls et c". Hahtlit.uimu . upt . <;l Ew. H . hkt •:tn: Zm· r:ntfr:rn""i! l 'Oli nic hllll cJgnr:tisc l~t·n Fnmdkorpr:rn 11/IJ dr m lmurn .!rs Aug . - (;r. r\rdt. f. Opht. 1\d. '-14· (X) R t ·~, ·~• t R: Ubrr intmokulurc· Frcmdkurpa i m Kri~gr:. - Klin. Mon:l>thl. f. Au!(cnb. H) t Q. Rd . 6j s. I !J6. o

f.tSC.

o


l TRAUMI OCULARI NELLA GUERRA MONDIALE

sità sono dipendenti dal diffc:rente settore del fronte e dalla varietà delìe azioni di guerra, nonchè dalla diversa composizione dd materiale bellico. E' anche da porre in rilievo il fatto che moltissime lesioni da frammenti di rame erano dovute ad accidentalità e ad imprudenza, sopratutto nc:::i tentativi di scaricare spolette inesplose. I corpi estranei di piombo sono registrati dalla maggior parte degli AA. in proporzioni molto più basse. Pichler (1. c.) nella sua raccolta di corpi estranei, che comprendcv:t anche le schegge perforanti, trovò le schegge di piombo nel 12,25'':.. Le cifre date dagli altri AA. erano molto oscillançi, dal 2 'X, (Wismann) al 10 % (Weigelin), al 28 ·l{, (Rumbauer). Le schegge metalliche hanno avuta una grande varietà di dimensioni e di forma. Hertel (l. c.) riferisce di avere estratta da un occhio, mediante (f~ calamita, una scheggia di ferro del peso di gr. 15, presso a poco come ..~~ o:J quella estratta col magnete gigante dal Contino ( 1) , in un soldato della ~-:.•;i 3" Armata, con conseguente necessità di enucleazione, per ulteriori com- ,-; ;~ ·. , ..\ ~ v,. é· . , . . . . . p l 1canze 1rntat1ve. G :'.( ·· ,[, -.;_ La scheggia più grossa, d opo la cui estrazione fu ancora possibile ~.S;~.. ~ ~·: la conservazione dell'occhio, quantunque spento, pesava 6,6 gr. ~'<f/ Una notevole percentuale è rappresentata da piccoli frammenti (54 '1~ ). ~ E' stato segnalato da tutti gli AA. il numero sovrabbondante delle schegge minutissime : nel 32 'X, d ei casi si trovarono schegge di 1-5 mgr., nel 2,5 •;;, da I a 02 millig. (Hertel, Fleischer) e perfino limatura di ferro. Anche fra le schegge di rame prevalevano notevolmente le piccole e le minutissime e non di rado è accaduto di trovarne 3- 4 insieme n eli 'interno dell'occhio (Engelbrecht) (l. c.). Ma i più piccoli corpi estranei intraoculari sono stati forniti sopratutto dagli schizzi di piombo di cui minutissime particelle furon o rinvenute anche ne lla parte posteriore del fondo (Bohn, Szily) in prossimità della papilb . n ella tunica vascolare d ella coroide e sulla retina (Hertel). Con frequenza molto maggiore, però, le schegge di piombo sono state trovate nelle sezioni anteriori del bulbo, sull'iride, nel cristallino e nel corpo vitreo. Proiettate contro l'occhio come goccioline, penetravano attraverso finissi m ~ ferite corneali o sclcrali, nell'interno, ove venivano polverizzate in piccolissime parti. Esse rimasero sopra l'iride adagiate come sguarnette fini (· con splendore m etallico, quasi sempre in gran numero c talvolta di piccolezza microscopica, cosicchè erano constatabili clinicamente soltanto con b lampada a fessura e col microscopio corneale. Non raramente ne furono constatate anche nel cristallino rimasto chiaro. Nel corpo vitreo davano (' J Co~ n~o.

-

Ufficio Stor ico. Alli incdi1i.


6

T RAU MI OCUI. ARI NELLA GU F.RR A MONDI A L E

•

l

'

F og. 1. · Corpo cs1ranci c nd uçtol.lfl c cudMhHaro. tbll.o r~ccoha dd c. m. prol. t À•IIIIII " ((hp. l'.olon:lllO\".•)


l TRAUMI OCULARI NELLA GUERRA MONDIALE

7

!"aspetto proprio della sinchisi scintillante. Torneremo in prosieguo sulla particolare tolleranza endoculare dei corpi estranei di piombo. Fra i corpi estranei non metallici sono da porre al primo posto le schegge di pietra che, specialmente ai fronti alpini, hanno causato la maggior parte di tutte le ferite bulbari, prevalentemente del settore anteriore. Anche schegge di vetro sono state trovate in occhi feriti, ma molto più raramente, in seguito a scoppio di granate a bottiglia o per vetri di occhiali frantumati. E' sorprendente però che, dato il gran numero di persone chel portavano gli occhiali correttivi fra le truppe combattenti, le lesioni da vetrf)

siano registrate in scarso numero, tanto nel nostro Esercito che negli altri. Le vie di pe·netrazione endoculare delle schegge sono state le più sv:triate, in dipendenza non solo della direzione del colpo, ma anche della rotazione degli occhi al momento dello scoppio dd proiettile. N ella maggior parte dei casi fu riscontrata la via corneale o sclero-cornealc, ma, in una elevatissima percentuale dei casi (40- so ']{,), il punto di perforazione fu ncttamtntc sclerale e molto spesso perciò non fu agevole individuare la via di ingrL.sso della scheggia, specialmente se nel viso coesistevano molte ferite o se era trascorso molto tempo dal ferimento. Non raramente le ferite dell.1 sclerorica si trovavano nella parte posteriore, nella regione equatoriale e an· che retroequatoriale. Che se poi a percorrere tale via erano piccoli corpi estranei, animati da grande forza viva, mancando ogni traccia visibile di penetrazione, si cadeva nell'errore di ritenere trattarsi di semplice contusione bulbare, con conseguenze, a volte, funeste. i.e difficoltà di precisazione del tragitto erano, naturalmente, m~ggiori nei casi di doppie perforazioni bulbari in cui le particolarità di taluni strani cvtnti concorrevano ad avvalorare una falsa diagnosi. H ertel riferisce, a titolo di esemplificazione, il caso di una perforazione doppia prodotta da una scheggia di granata di 25 milligrammi, in cui il punto di ingresso sulla cornea era chiuso dall'essudato, mentre, al lato sinistro di esso, il marg1ne esterno dd l 'iride appariva diviso dal corpo ciliare per mezzo di un fuscellino di paglia. L'emorragia interna celava il coesistente percorso della scheggia metallica che aveva trasportato con sè il frammento di paglia. Più facile c più g rave ancora è _stato l'errore nel caso di due schegge metalli che delle quali un.1 arrestata fra i tessuti del segmento anteriore e l'altra indovata nella parete postenore. Questo fugace accenno alle innumerevoli possibilità di lesioni oculari determinate dai proiettili esplosivi e la svariatissima ed estesissima gamma dei corpi estranei che colpirono l 'occhio con effetti contusivi, penetranti, laceranti delle sue membrane profonde; la ordinaria coesistenza di molteplici ferite del cranio e di altre regioni del corpo, rendono ragione della insuffic ienza del solo esame clinico per diagnosticare la presenza di un corpo estraneo endobulbare.


8

l TR.\LJMl OCuLARI :-:ELLA GUERRA ~~O~DI ALE

Il più delle volte, infatti - ri feriscono i vari oculisti - , la indagine basata sulla ispezione non er::t possibile, indipendentemente dalle coesistenti lesioni dci mezzi diottrici, anche pcrchè le schegge venivano coperte dall 'cSSLIdato formatosi rapidamente. Questo essudato non aveva, come non ha, di per sè nulla di caratteristico, ma per il fatto ili trovarsi circoscritto, mentre la zona circostante appariva poco o nulla alterata, con lieve tendenza ad estendersi~ deponeva per la probabile presenza di un corpo estraneo rimasto ivi indovato, anzichè per un processo settico. In conclusione, nella maggioranza dci casi, tanto le schegge che l'essudato circostante non erano visibili (cataratta, emorragia, processi infiammatori). Sono anche registrate numerose osservazioni nelle quali la presenza di un corpo estraneo nell'interno del bulbo non ha potuto essere rilevata, ad anta della visibilità endoculare e molte altre in cui corpi estranei sono passati addirittura ignorati o insospettati. Dor, per esempio, ne ha descritto otto casi rimasti tali, per quanto i feriti fossero stati più volte visitati (1). Da tutto ciò emerge la necessità che ogni occhio traumatizzato deve essere sempre .rottoposto a procedimenti speciali di ricerca i quali, per ordine d'importanza, sono : la radiografia, al sideroscopia, la prova dell'elettrocalamita. Radiografia. - La radiografia dei corpi estranei intraoculari ha fornito in genere indicazioni utilissime, permettendo una localizzazione esatta :tnchc di frammenti di piccolo volume. E' stato il mezzo classico diagnostico adoperato durante la grande guerra con l'incomparabile vantaggio di fornire indicazioni. precise per corpi estranei di ogni natura. Non mi trattengo nel descrivere i numerosi procedimenti per la localizzazione esatta dei piccoli corpi estranei endoculari, facendo essi parte della comune tc.cnica radiologica che, con tutti i molteplici ingegnosi miglioramenti proposti e anche provati nelle svariatissime contingenze della guerra, si trovano descritti nei trattati speciali (2). Il servizio radiologico ha funzionato al nostro fronte ottimamente, e, anche per tale riguardo, è stata utilissima la collaborazione del radiologo con

(l) IloR: H ui r uf,u·rt'tiiÌIJIIJ t: c curps é-t r.111gas t /ltraoc. ·'Y"III pouc' Ìllllf'I.'I"(W . La Cllll Ì<IliC ophr.. d ic. 1<11(>). (2~ Per 1=- lucahz7~1>.Ì onc !!comc troca dd corpo c'lr:HlCO t·ndoc.. o tlirno metodo è quel lo di \Vcs<~lv : radiuwnlia dopo U\'frC apph•.uo sull'occh io u n gmCio di vell o ~~~ cu1 è dt><'gna to, a p10m bo, il cerchio com calc. 1\:d la rad 1ograli:1 . ,ja d• f.1cc ia che .l n tcro-po•tcriorc . l"urln cor neale cn< li lui.,çc un pun w li rifnin •cnt<l p rc>.ln>l>. E pn ichi: anche lo s1n<o vet ro l"'i" una lt·nuc ombra, si ha ch ia ra b p<~>l­ zione de ll" occh io c r isu lt a f:t.:i lc st:.hilirc ~~· il corpo c'Il a neo è cnd,ICu la rc o non. C1~' si o n u..- nc, :mchc ancglu_) con la r:ld io.:.:.ra h ~l ~u:rco~cop1ca o t:1cc.·ndo ,uJb ~ u:~sn b~t r:a <t ue " tre J><·~C . u na CC)fl lo •go~ n lo av:m u c le nllrc '" nlto c 111 !:-asso. come i Jwstn r:~dinl ogi h.mno pr.ltical<J sem pre ù ur.m tc h gucrr:t . .S•·rcJ.ILC ·PJ cclc ll i hn rc:thzz:nn la J"l"illlluil th o llcncrc il r:l<liogrnmm.l curnplcto dell 'occh io , in icll:\nd o il l ipinpol nclln <pnzto tcn11n tn1o. (r\n n . .,flal m . c Clin. ocul .. I(J~7).


l TRAUMI OCULARI

"ELLA GUERRA MOt'DI:\LE

9

l'octùista, fin dal primo inizio della guerra, come abbiamo ricordato a proposito della organizzazione del servizio oculistico nelle varie Armate. Mezzo diagnostico sensibilissimo per scoprire la presenza di un corpo estraneo di ferro, di acciaio o di nikel, tranne nei casi Ji alcune leghe, quale per esempio, di acciaio cromato con nikel al 25 1!{, . Utile anche per stabilire in quale parte sia precisamente ubicata la scheggia. Per il nostro Esercito questo mezzo di indagint: è stato usato solo in qualche Clinica Universitaria, mentre in altri Eserciti, specialmente in quello tedesco, il sidcroscopio ba fatto parte della ordinaria dotazione presso ogni grande unità. Per potere, anzi, impiegare la sideroscopia in guerra, il più ampiamente possibile, sono stati costruiti apparecchi di grande sensibilità, trasportabili e rapidamente smontabili (modello Hartmann e Brann). Particolarmente uti le è riuscito il sideroscopio, non solo per riconoscere la natura dei corpi estranei, ma per svelare la presenza di piccolissime schegge di metallo. La radiografia, infatti, non di rado falliva completamente, mentre col sideroscopio potevano essere constatate perfino schegge magnetiche da o,I mgr. anche situate nella sezione posteriore del bulbo. Anche schegge più grandi, fino a 3 mgr., ubicate nel fondo, non sempre si potevano riconoscere in modo inequivocabile sulla lastra radiografica, mentre ogni dubbio veniva spesso eliminato mediante il risultato positivo del sideroscopio (H erte!). Sideroscopia. -

L'elettromagnete, usato ordinariamente per la t•strazione di schegge ferruginose, è stato utilizzato anche a scopo diagnostico, ma con risultati poco soddisfacenti. La così detta reazione dolorosa e cioè la sensazione dolorosa che l 'elettromagnete suscita nell'occhio per i movimenti che imprime alla scheggia, è un indizio incerto, come molto infido e di scarsissimo rendimento si è dimostrato il criterio del Rauber e cioè di potere indurre, dalla prova risu]tata negativa, la non esistenza della scheggia di ferro nell'occhio esaminato .. Bisogna anche considerare che, applicato al solo scopo della diagnosi, il w:Jgnete non è mezzo d'esame inoffensivo, in guanto può mobilitare il corpo estraneo e finire così per infliggere all'ccchio un traumatismo supplementare i nutile e dannoso. Per questi motivi la maggior parte degli oculisti ha rinunciato all'elettrocalamita come mezzo diagnostico, facendo invece largo c costante uso di raggi X e del sideroscopio. Elettrocalamituzione. -

La messa in opera dei su ricordati procedimenti speciali, ha reso possibile non solo di rilevare la presenza di corpi estranei endobulbari nella grandissima maggioranza dei casi, ma di individuare la loro natura.


• IO

TRAl::VIJ OClJLARI

~ELLA

CiUERRi\

MO~IJIAI.E

E ' questo il punto preliminare:: di oricntamemo, poichè alcuni corpi estranei endobulbari, come era noto e come è stato ampiamente documentato dalla vasta esperienza di guerra, possono essere tollerati rimanendo in uno stato di quasi assoluta innocuità, mentre altri - e sono i più - sono capaci di produrre per la loro diffusa azione deleteria, la insorgenza di gravi processi patologici nelle membrane oculari interne con perdita della funzione visiva e frequentemente anche del globo. L 'esperienza di guerra, per il ricchi ssi mo materiale di osservazione in tutti i fronti, ha reso possibile di sceverare e individuare, in quadri ben distinti, manifestazioni prima incerte e indifferenziate. Di tal che, dalla idcntificnione della natura del corpo estraneo, è derivata la possibilità di presumere, nella maggior parte dei casi, l'insorgenz:1 delle varie complicanze e di giudicare tempestivamente sui limiti della cur.l aspettante c sulla necessità degli interventi demolitivi immediati e precoci. Si è potuto così stabilire che i frammenti di pietra, di vetro, di piombo possono lungamen te soggiornare nel corpo vitreo o nelle membrane oculari, senza indurre complicanze, onde sono concordemente ritenuti corpi e.1tranei indiffermti. La grande tolleranza delle schegge di pietra, già acclarata con osservazioni cliniche cd esperienze nel! 'anteguerra (I), è stata generalmente confermata. Spesso nella g uerra d'alt:.~ montagna, minimi granuli di pietra cospar-

gevano Ja camera anteriore dcll 'occhio, talvolta come polvere sull'iride. In questi casi può essere avvenuto che un frammento più grande, penetrato attraverso la cornea, siasi poi ridotto in tenuissima polvere sotto l'azione dell'umore acqueo (Pichler), ovvero che pietruzze fi nissime, polverulente, abbiano traversato direttamente la cornea, spinte dall'ondata del proiettile e si sicno raccolte sull'iride ccme su di uno schermo (Schnaudigd) (2). Si è altresì accertato che non di rado le schegge di pietra sono state riassvrbi tc senza residui. Così, per esempio, Bcykowsky (3) e Grignolo (4) riferiscono casi di frammenti di pietra che si andavano man mano impicciolendo, fino a scomparire del tutto. M a anche su l valore di questa toll eran za bisogna bene intendersi, nel

senso che non rara mente possono csplocine complicanze tali da imporre l 'enuclea7.ione (Duverger et Veltcr) (5). Non bisogna, dunque, fare soverchio affidamen to su una il limitata tollcra n%a e perciò, quando si esamina un occhio con ferita cicatrizzat<l, molte settimane o mesi dopo l'accidente traumatico che l'ha dctcrrn;mta, pru de nza vuo~e che si faccia tutto il possibile (IJ

St•lclltt·CtRi'C'tn'L. -

::t Srtt:-. .• nuc.u: nul(w;. llc>cldbcrg IJcr. ither cltc 40

' 3)

BHK<>WSKl' :

L :, Clinica Cculi,tic.1

Ud>rr .\lil/l:n

(.j) (~" "· '' " (). -

l. c. l'·

!5) l>niR'd" et

\'t ut R.

' '~' , n.

' ' '4'1·

lkm~··k. :11111 l'ortr.rg H t-nrl ubrr Frrmlll{orrf'rt'CIIN~IIIIgcn. \' er~:ttn. der O pht.olm. Ct,. lt) t(o. S. 130 . 22.

-

l'crldt~llll[<t'll.

-

Cctllr:tH. f. Au~. gcn. ft-bb.

Tù . :>. clm . npht .llnt. "'~r.. p . 43~.

1 9 1 Cl-~8.


l TRAUMI OC ULARI NELLA GUERRA MONDIALE

II

per estrarre il corpo estraneo petroso, senza attendere il manifestarsi di quei possibili accidenti che rendono pericoloso e di dubbio effetto l'intervento tardi,·o imposto dalle sopraggiunte complicanze. I frammenti di rame hanno dato luogo a precisazioni molto più estese Jell"::mteguerra e che meritano di essere particolarmente riferite e discuss(. E' stato, in primo luogo, accertato che schegge di rame e delle sue !cghc, quando sono asettiche, possono essere alquanto tollerate ne li 'interno dd bulbo oculare, nel senso che consentono un certo periodo di attesa sotto .osservazione e, a volte, per un tempo alquanto protratto. Il Weigelin (1) ha constatato che, in 10 casi del suo materiale, le schegge di rame sembravano essersi incistatc fra i tessuti oculari rimasti indifferenti e Rumbaucr (2) le ha osservate nel cristallino per più di un anno e mezzo, con assenza di fenomeni flogistici neanche neli 'immediata vicinanza. Eccettuati però i casi di localizzazione nel cristallino, solo rarissimamente si può parbre di un loro incistarsi durevole e senza reazioni. Per lo più, dopo un certo tempo, più o meno lungo, le schegge di rame dànno luogo ad una reazione infiammatoria asettica circoscritta, che si esaurisce solo con la loro eliminazione. Caratteristica è, dunque, una tale forma di infiammazione asettica, che spie-ga come a volte avvenga il distacco delle schegge di rame e, in qualche caso. particoJarmente fortunato, perfino la loro eliminazione spontanea. Sono molto dimostrativi a tal proposito i due casi riferiti da Schmidt (3): 1 ° - una scheggetta di rame, rimasta indifferente nel corpo vitreo, dopo tre mesi fuoriusciva sotto la congiuntiva, neli 'ambito del punto ferito. Il ,·isus si comervò pari ad 1/2; 2 • - una scheggia di rame, che aveva perforata la sclerotica, si staccò dopo 25 giorni e la vista rimase normale. Queste, ripetiamo, sono evenrualità eccezionali. Di norma le schegge di rame dànno luogo non solo alle complicanze infiammatorie sopra indicate, ma ad altre di natura chimica sempre infauste, se non vengano tempestivamente rimosse. Molto sovente, infatti, ~ono stat::- constatate alterazioni dovute allo sciogliersi e diffondersi dei sali di rame, con effetti a distanza, a carico speciaimentc dd cristallino e senza alcun precedente indizio di reazione infiammatoria circoscritta. Merita , a tale ri~uardo, di ::ssere ricordato il caso riferito da Hcrtel di una cataratta apparente compars:I quattro an11i e mezzo dopo, quale complicanza di una scheggia di rame rimasta indovata nei te:suti della buccia .rch:rale, lontana dal cristalli1lo rimasto illeso nel ferime11to. ''J Wrrr. F.I I'<; l. c.~ - 24 .

1 ~\ Ro IIB\t.IIR ; Ucber Ìlllmokul Fr~mtlkorp im Kri.~<' K/. -

1

')

Mun~tshl. f. :\u~. "" '~· Rd r.~-~- Hfi.

Sn l'11llT: Vrl·cr i('(/:J:anuuu.·ouung roJf Gc.rr/JQ\'f'/t',•uru tllf.': dc· m augt'

O tiSC r:

-

Berla'!. 1\I l -; .


IZ

l TR:\liMI OCULARI NELLA GUERRA MONDIALE

E così il Rumbauer riferisce la lenta formazione della cataratta. apparente di Ertl-Purtscher (1) e (2) in un caso di ferimento binoculare, con cristallino illeso: in ambo gli occhi gli strati anteriori del cristallino apparvero intorbidati sotto la capsula, come dischi raggiati debolmente rosso-brunastri, simili a girasoli. Alla luce trasmessa non si vedeva nulla negli intorbidamenti. Un caso analogo era stato osservato dal Grignolo (3) nel 1916 ma egli l'aveva interpretato per cataratta traumatica, mentre evidentemente trattavasi, come egli stesso poi ha riconosciuto, dì una opacità lenticolare della stessa natura descritta dal Purtscher. Anche Esser, Rauber, Wirtlis, Blaisch (4) e Jess, poterono rilevare, in feriti di guerra, simili reperti, apparsi alla distanza dì un anno e più, dopo il ferimento e perciò da mettersi in sicuro rapporto con la lenta azione chimica del rame. Più dì ogni altro dimostrativo e istruttivo ci sembra la seguente nostra osservazione personale: Tenente di fanteria Vito L. C., colpito al viso, il 17 luglio 1924, nel campo di esercitazioni di Civitavecchia, dallo scoppio della camera del moschetto caricato con cartucce a salve tipo « Magistri >> . Trasportato ali 'Ospedale militare del Celio, nel Reparto oculistìco da me diretto, presentava, oltre parecchie ferite lacero-contuse nelle regioni delle palpebre e dell'orbita di destra, una ferita corneale penetrante dell'O. D. con ernia dell'iride, che venne da me immediatamente e~cissa. Versamento ematico endoculare. Cristallino intatto. L'esame radiografico rivelò la esistenza di una piccola scheggia nell 'interno dell'occhio, dietro l'equatore. Le prove negative coll'elettromagnete e col sideroscopio, eseguite nella Clinica oculistica dal prof. Cirincione, confermarono trattarsi di un piccolo frammento di rame. Decorso senza alcun segno di irritazione nè Ji complicanze. Dopo 3 mesi il tenente venne dimesso con occhio in perfetta quiete e visus = 6/10. Mezzi diottrici msparentì. Il prof. Cirìncione mi ~criveva in proposito: « Poichè non è possibile l 'estrazione della scheggia col magnete ed il tentativo di estrarla in altro modo esporrebbe l'occhio a sicura gravissima complicanza, con nessuna garanzia di successo, prudenza consiglia giustamente quanto ella ha proposto e cioè curare l'occhio e sorvegliare l'avvenire. La ferita, di sua natura. essendo il corpo estraneo cndocularc di rame, quasi inevitabilmente darà luogo pre~to o tardi a fenomeni simpatici. (l)

En1: Prrnulkii.rpt·r Kttppaplirtt"r im Glwk•JYf't'l"· l.ingn/•ildt•r

f. :\uge . (l)

J CJOì

1111

l?}"t"llho~t:nfuh~:n . -

Zhl.

fld. 3' S. 322.

P t RT~<:IIER: fkmcrkunKt"ll : ur Fl{/g<· tit"r Linsmtml>iingt•f! rmd Rydbogt:n/. del Liruc11hiitl~r.

Zhl. fur t\11~. nn\'.··ilr. S. 1 ;1. (3) GRtv-:or.o F.: LNioiiÌ !raltmtlttdtt" di gucrrn .1!'1/'appamto t•isivo. ·- Un . Tip. Tor. r •;I•J,

rn. pog.

~4 ·

C4) 1\r.u>H: Ul>a Unsrmriibungcn b<"i K 11p/a .<pliltt'rll im .'l11g. -

lkrlin. Klin. \V.

Hll -, .


l TRAUMI OCUL:\.RI NELLA (;UERRA M O"DIALE

tòig. 1.. - T t.-.:. L. V. O <:CHIO n. (R II>IO<:R,\FI., A:<T. • I'OST.). Spia fornice cong. in f.: 1 = l'"sizionc i ni :~;i:tlc. 2 po<iziunc finale. S.c h cS!gin endoc:ul:trc : 3 =- pw;izionc tnizi:tlc. 4 = pv~iz.tunc.· l)nnlt:.

=

Fig. 3· T F.:<. L. v. - OcCHIO o. ( R.\I. IOC R\fl\ L\l'LR\ LE). Spia fornice cong . in f.: 1 ::: posizione lflizi:tl c. 2 =posizione tln:tlc. Schc_g~ia cndocubrc: 3 = posizio ne inizi:tlc. 4 posizwnc lÌ naie .

=

!3


l TRAUMI OCULARI ~ELLA GUERRA MONDIALE

« Alle prime avvisaglie occorrerà la enucleazione senza di cui -

è bene potrebbe arrivarsi tardi per salvare l'altro·

avvertire anche la famiglia occhio ». Le perfette condizioni anatomiche e funzionali dell'occhio, il v.isus. abbastanza ben conservato, persuasero sempre più l'individuo e i familiari che la piccola scheggia si fosse incapsulata entro i tessuti dell'occhio e vi permanesse indifferente. Dopo quattro anni cominciò a manifestarsi intorbidamento del cristallino e man mano si ebbe una opacità lenticolare tipo Purtscher, evidentemente dovuta all'azione chimica della scheggia di rame. Per i corpi estranei di piombo le conoscenze del tempo di pace si riducevano a quelle fornite dallo scoppio di pallini da schioppo (Wagenmann, l. c.) .. Ma era già di comune e indiscussa conoscenza che i pallini da cacci.1 di piombo, a parte le lesioni meccaniche, possono permanere nell'interno dd bulbo senza dare alcun disturbo (1) e nè indurre alcuna infiammazione di natura chimica (2). Parimenti rara si era dimostrata la infiammazione di natura settica, perchè come ha dimostrato sperimentalmente Ovio, i pallini raggiungono l'occhio in condizioni di sterilità da soprariscaldamento (3). Si spiegano così che casi imponenti di ferite plurine di ambedue gli occhi, della faccia ed endocraniche, quali si verificano per scariche di pallini da sparo o da scoppio di fucile da caccia, siano compatibili con la conservazione anatomica del globo oculare e anche della funzione visiva quando non siano avvenute gravi lesioni endoculari. Molto dimostrativo a tale riguardo è il caso dell'operaio (v. fig. 4 e 5) investito in pieno viso da una scarica di pallini di piombo, durante la recente campagna abissina e che ha potuto conservare il bulbo oculare destro anatomicamente integro e la completa funzione visiva dell'O. S. La grande guerra ci ha fornito però, oltre la percentuale del 12-15 ~:., di schegge penetranti di piombo, anche innumerevoli casi di penetrazionc nell'interno del bulbo oculare di minutissime particelle di piombo quasi per insufflazione, come abbiamo ricordato a pag. 3· Ebbene, anche in questi casi, tutti gli osservatori sono d'accordo nell'affermare che le scheggioline di piombo, in tutte le varie parti dell'occhio, possono rimanere a lungo inalterat<.:. Esse conservano il loro splendore, mentre i tessuti appaiono compie-· tamt'nte privi di irritazione. ( 1) w ,,<;F'.; \IA'<:-.' : r ,.,.h·to ii ngrn d<'S Augrs mit /JO'iit·k.<idlli'SIIIIJ; tln- U11/allvc•r,idl. zurriilkbl. dcs verlc tzcn . Frcmùki;rp . Gr:Jfc-S:imi.c h. H anduch dcrgcsam . AUf!cnh .. l

!iù .. s. llh) .

\'cr\\'llllO. lll Ìt 3 t\u fl ..

19 21.

(Zì ; \ '1\STASI : Sulle fait c della regione cil111rr da pallini di piom l>o. - L~ Cl in . Ocul. , 11102 . Lo rHTO: Sulla prognosi dci traumi ot·ulari prr tm ni 1in juoro. Arch. di oft~lm. , mao .'>aprik. 1891. C Ht \ 'I'A :nE : Comrib. allo rono.<rr nzn dri traumi oculari per armi da m rria. Annnli , !, Au nlmol. c Cli n ica oculi, uca . "P+ -· P<:< ICO : Pt1llini da raràa nd bulbo ocuh11·r. Hnlku . d 'Ocul i<tica . 11)28 . (~) Ono G.: Sul/,, p~netr11zione dri ptd/Ìiu da maia nd /m /bo omlarr. Aui ~I ci Congr. Oft.tl m . di Vcnczw. llilJS· Ici. : Tmul/:tllinni oodari. R" ·· V<·n . d i Scicnz<· mctlichc . HJOO. -


l

TRAl~fl

OCULARI :-.:ELL\ Gt;ERRA MO:-.=ùi:\LE

J

F1g. 4· -

Operaio Guffnnti C . • Genio militare. Somalia. Impallinamento faccia. Radiografia fronto-occipitak.

.... Fig. ;. Operaio Guffanti C. - Genio militare. Somalia. Impallinamento faccia. Radiografia laterale.


l TRAUMI OCULARI

~ ELLA

GUERRA MONDI1\L E

Specialmente utili sono al riguardo le comunicazioni del Winkler su sei casi in cui, trascorsi tre anni c più dal ferimento, non si è potuto constatare, neanche con la lampada a fessura e col microscopio corneale, alcun fenomeno di irritazione o di influenza chimica del piombo. E pertanto, è stato pienamente confermato l'acccrt;unento clinico che schegge di piombo t'e1lgono sopportate per anni ed anui senza reazioni dei tessuti oculari (Hertel).

l frammenti di ferro e di acciaio sono invece causa abituale, qualunque sia la loro sede intraoculare, di complicazioni secondarie di una gravità e pericolosità tutta particolare. E' apparsa a tutti evidente, nelle lesioni dovute a schegge di granata - ferro e acciaio - , la tendenza al rapido formarsi, intorno al corpo estraneo, di essudati fibrinosi, sotto forma di fitti inviluppi che dànno luogo alla formazione, intorno al corpo estraneo, di un alveo connettivale solido e spesso (H ertel, Szily) (r), anche quando la scheggia sia rimasta poco tempo nell'occhio. . Di gran lunga più importante è il rapido comparire di quella lenta intossicazione dei tessuti oculari, da parte dei sali solubili del ferro, che va sotto il nome di siderosi. Hertel ha potuto accertare in un caso, 24 giorni dopo il ferimento, una marcata siderosi non soltanto nell'alveo del corpo estraneo e nella sua vicinanza, ma anche nella retina. Analogamente von Szily riscontrò in un occhio, quattro settimane dopo il ferimento , una forte siderosi della retina, oltre che nell'alveo della scheggia di granata. Sono descritti numerosi casi di siderosi della coroidea per schegge indO\·ate nelle ferite della sclerotica, con diffusione dei sali di ferro lungo i tratti connettivali della cicatrice della sclerotica, in tutto lo stroma coroideale, sotto forma di zolle e di granelli turchinicci o brunastri (Hertel, Szily, Rumbauer). Scheggioline di ferro, penetrate nel cristallino, sono passate completamente inavvertite all'esame oftalmoscopico nè sono state messe in evidenza dalla radiografia e dalla sideroscopia, mentre l 'intorbidamento catarattqso della lente veniva interpretato come una comune lesione traumatica capsulare. Ma da una a tre settimane dopo, il cristallino catarattoso rivelava la presenza dd corpo estraneo inglobato, con una tinta dapprima bianco-grigiastra e indi, ma n mano verso il giallo rossastro. Se si rjrardava n eLI 'intervento, J'impre. gnazione ferrica si estendeva all'iride (Morax). Il rapido sviluppo degli alvei connettivali densi e spessi e il sollecito costituirsi della siderosi sono dagli AA. messi in relazione con la facile dccomponibilità delle schegge di granata, le quali, per il maggior con tenuto

-----Ct ) In GR1r.:-;ow (L c.).


l TR1\U:.il OCULARI :-IELU. GCE:.RI{t\ MONDlt\l.E

17

Ji fosforo, di manganese ccc., subiscono, da parte degli umori cndocul :ui, Hna azione dissolvente più rapida delle scheggt: di arnesi c strumenti d i pac.:, che non ne contengono quasi affatto. Ddle complicanze, di natura settico-infettiva, sopravvenute più frequt:ntcmcnre nelle ferite penetranti del globo oculare tratteremo, in prosicguo, in apposito capitolo. Fissiamo, frattanto, gl'insegnamenti derivati. dalla larga e intensa esperienza della guerra relativamente al trattamento dei corpi estrauei endo(u/ari. E ' emerso da essa il precetto fondamentale che le schegge di proiettili intrabulbari, pres.cindendo dalla loro m aggiore o mÙJOre tol!erabilità, debbano e.rsere rimoHe dal bulbo oculare il più che possibile c il più solleCJtcim ente possibile. · Gli osservatori, su tutti i fron ti della grande guerra , si sono andati man mano persuadendo che le ferite penetranti oculari, con ritenzione di corpi estranei, hanno avuto, nella quasi totalità dei casi, un decorso infausto Lluando non venivano liberate dalle schegge vulneranti. Casi a decorso nettamente favorevole hanno costituito soltanto ecceziom. Nel secondo periodo della guerra, ha, pertanto, dominato il precetto òclla rimozione delle schegge, tranne casi eccezionali. Tra questi rientrano le ferite oculari, con ritenzione di corpi estranei, le quali decorrevano sem,a irritazione e senza disturbi funzionali, mentre, d' altra parte, appariva molto discutibile il vantaggio di un intervento, date le g randi difficoltà tecniche. L 'esperienza personale dell'osservatore, la sua abilità operatoria, i van taggi di una stazione di cura bene attrezzata, potevano avere una influenza d~:ci ­ siva, caso per caso, sulla convenienza di attendere o intervenire. I metodi usati nella rimozione dall'occhio dei corpi estranei, furono essenzialmente gli stessi che nelle ferite del tempo di pace e ai quali si sono attenuti i nostri oculisti operatori e che ritengo opportuno riassumere schematicamente. Per i corpi estranei della cornea che si trovavano così profondi da sporgere fino dentro nella camera anteriore, si è rinunciato per lo più a tentativi d i rimozione dall'esterno per evitare di spingerli in camera anteriore. In tali casi, se si trattava di schegge amagnetiche, si è provveduto con un taglio d elb cornea a lembo che veniva rovesciato risospingendo la scheggia dalla superficie interna della cornea verso l'esterno, oppure estraendola dali 'interno. Se si trattava invece di schegge di granata, l'impiego di una potente

calamita; con polo corto e appuntùo, poteva condurre allo scopo, per lo più soltanto dopo un cauto divaricamento delle lamelle corneali circostanti b scheggia. Se le schegge penetrate nella cornea consistevano in pietre o in granelli di piombo e di polvere - e cioè in corpi estranei dei quali, secondo l'espe2

-

Giornal~ di mtdicina milirwrt-.


18

l

TRAL:~ II

OCLiL.\R I :"\EI.Lt\ CUERRt\ MOND ii\I.E

ricnza, era possibile l'incist:.11nento senza provocare irritazione - si è provveduto a rimuovere soltanto k particelle più grossolane e anche le più piccole se provocavano fenomeni d[ irritazione.

Se però si tr:Jtrava di schegge di rame si procedeva sempre alla loro rimozione sollecita, anche se erano numerose e piccolissime, abbandonando compktamente il criterio seguito nel primo periodo della guerra di attendere nella speranza che si i ncistassero fra le bm<:lk corneali (H crtel) (1 ). Per l'estrazione di schegge dalla camera anteriore, si è fatto, per lo più, un taglio a lcmho ddla cornea di ampiezza tale da consentire il libero passaggio della scheggia (Wagcnmann) (2) c, attraverso il varco così aperto, si provvedeva alla rimozione dd corpo estraneo col magnete, se si trattava di schegge magnetiche e con la pinzetta, se di schegge amagnetiche, evitando così lo strascicare di esso sull'iride. Corpi estranei a superficie liscia e a forma più rotondcggiante potevano essere estratti talvolta meglio con un unci no ottuso, riuscendo difficoltoso afferrarli con la pinza. Nei casi di schegge indovare nd profondo dell 'occhio, il m ezzo più importante di estrazione è stato fornito da una buona calamita, tanto p1U che, come abbiamo sopra documentato, almeno il 50 •;,-. di tutte le lesioni oculari da corpi estranei nell'ultima grande guerra, è stata causata da schegge di granata c cioè magnetiche. Purtroppo - dobbiamo ripcterlo aJ1cora una volta - le nostre unità sani tarie Ji guerra non erano dorate di magnete di nessun tipo e di nessun:. potenza, come non lo erano i nostri ospedali mil itari. E pertanto le insistenti richi c~tc dci nostri ocu listi operatori c consulenti, neanche a guerra inoltrata c ad esperienza conclamata su tutti i front i, sono stati giammai assecondate, come abbiamo rilevato parlando della organizzazione sanitari::t nelle varie armate (3). Nell'Esercito tnlcsco, invece, si è fatto largo e sistematico impiego, anche nelle unità sanitarie avanzate, di tutti i tipi di magnete (H aab, Slòsser, ( t ) l h .R1'rt. . In t\ xcnleld l. c. (;) \\' \<.t•"I.I:-N (l. ç.). (3) Nd r~pann ult:~lmico i~ titu i lo> prc>'ò I'O,pc.l.llc d t ri~ct va eli Palmanova, venne ~ttivat.l d .tl c.rJ'Ìt:uw mcd'"' pr< •l. Contino un:t pnt<·ntc dc·u rocal:unita d o n ata da l Cornit:tto ddlc Dame fiun· nunc. lin dal m :uzo 1<1 tb. con gra nde l· cnd•cu • et. tutti i feri ti d "tx:c.hi , cnn compt.canzc eli corpi ntr:tn<"l cndocub n. che. d .tl corn'jKJil<kntc "'"'" '~lime dtlb JIJ i\ron:11:1, vcni,·a no av\lali in que l rc:p.tr!•>. ('; ç :rhhiamn gtJ riconi.Ha b C>cmpbrc: urganti.Z.lZionc e l' :~l ti'-"tmo rc nduncntn pn la pronl.l '"'tr.IY:n n<.· c.lci CoJIH c~uane1 (". t-1~. 1) c lll ~<:nere per la c.ll~rurg1:1 ncul.1 rc <h ur~t·nz:t.

Dt Ull :tltro m.tgnclc gtg.>ntc fu pron-i<t,t l.t 3~ Arm.u.1 (dono dd Comu~to ddb Crt>çc RossJ di Udin.:). 'l> ll a fine di apnle dd 19 t ;, ma cs<n :u tdò pnduto n cll.• rlltr:lla dcll'ouo brc. lin mc>c dnpo pt•n'> ti com!"·"ll" pmf. l'.l'clti. ha pntuH> lame cn~ t rU ICc un altro, IIIK> l-b ah , piì• ri'I""Hkn tc :ti J·iso>:ni p rchc tale cl:t C<$Crc :HIIH:s<o a l c:1r1u r.tdiolugtc<i. E" s t.llo i'''"ibilc portare il ~<><"C<>rSt> :r m o lti le nii ncul:tri che. pn nx:'"lctHI .tltrc gr.t\1 f~n lt:. gwcn.mo "'"·"IK•rtJbtlt prc~>e> "'~wd.1k111 da campo ,lclln 7nn.1 cl 1 gut·rr.l. Il P.,,,.ll, h.t poturo c~cguuc c()n b clcuro-cabmita circa ' enw c< trnioni d i schc;;gc Ctltlobu lh ari.


l TRAUMI OCULAR I NELLA c;UJ·. RR.\

~IO~DIALE

Volkmann, Mellinger, Schi.imann), senza dire cldla estesa varietà di app..t recchi d i fortuna, costruiti, per lo più, per l'applicazione extraoculare. Ormai sulla necessità e indispensabilità di un tale m ezzo prezioso, non permane alcun dubbio, ma può essere ancora utile intrattenerci sulla discussione se può riuscire più vantaggioso l'elettromagnete tipo Haab rispetto a quello tipo Hirschberg, in quanto esso ci riporta a considerare se e fino a che punto l'esperienza della grande guerra abbia d imostrato consigliabile l'uso intraoculare del magnete secondo H irschberg, c ci riprospetta anche la dibattuta questione se, per la estrazione di un corpo estraneo magnetico dal bulbo, sia da preferirsi la via anteriore (corneale) o la posteriore (scleralc). Senza dilungarci sulle particolarità di una tecnica minutamente descritta c illustrata nei più recenti tratta6, ci limitiamo a ricordare che gli oculisti oper:Hori presso i vari Eserciti, in base alla larga esperienza personale, hanno ritenuto di dover seguire la via intraoculare solo quando si trattava di ferite recentissime in cui la porta d'ingresso della scheggia si trovava sulla sclerotica e la ferita era ancora aperta c in certo modo accessibile. H ertcl riferisce che, nella seconda metà della guerra, ha cercato molto spesso di ottenere l 'estrazione del corpo estraneo attraverso la ferita scltrale ~ia col magnete a mano di Hirschberg, sia col magnete gigante, a mezzo del solito polo appuntito o con un sottile dispositivo aggiunto. Rumbauer assicura che nel 12.5 '}., dei casi ha introdotto il magnete gigante di Haab attraverso la ferita della sclera ed Engclbrecht si è normalmente servito di un magnete a mano, anche a capsula del bulbo chiusa, praticando una incisione clùrurgica lungo il meridiano rispondente aHa scheggia, localizzata coi raggi X, soggiun gendo che i suoi risultati sono stati così soddisfacenti che egli non ha avuto motivo di staccarsi da questo metodo di estrazione. Parimenti il Krusius (1) raccomandò di praticare un taglio sulla sckrotica. in prossimità della scheggia e di intraprendere, attraverso di esso, la t:straziOne. Dalla maggioranza degli operatori è stata data però la preferenza al metodo <:xtraoculare quando la ferita della sclerotica era chiusa o quando la scht:ggia era penetrata attraverso la cornea, anche perchè, come osserv.1 il Grig nolo (2), d'accordo col Parson (3), il metodo di estrazione dei corpi estranei magnetici attraverso un'incisione perforante la sclera, coroide e retin,t, favorisce lo sviluppo della retinite proliferante. Queste considerazioni valgono sopratutto per convincerci della necessità che si proceda alla estrazione dei corpi estranei magnetici endobulbari lasciando trascorrere il minor tempo possibile dalla ferita e che perciò la ( 1)

KRt:Ml'S : Vu~u;simsbcmrrk . ""m Vortro1g H erte/ iil>a

Frt·mtl ki;rpt"tr't'rk r:: . -

1-lciddl.>. Rcr.

iihcr thc ,lo Vt•rsam . d er Opht. Go. 1 ~> 1 6. (2) GkJCXOI o F. : Lt·!loni Jrntmulliche di gt~t•n·a dc/l't1fparalo 11isit•o . l. c .. p. 20 . \3) PARSON : N ou 011 r~Jino·chorouhal rupmru. - T hc Brit. jo urn. o( ophtal. ~gosto 19 17.


.l()

l TR:\UM t OCULt\1{ 1 NF.l.l.i\ CUF.RRA MON f)!AI.F.

form azione sanitaria oculistica avanzata, destinata ad accogliere i feriti oculari. sia fornita di mag nete g igante e di mag nete H irschberg. nonchè di personale capace di servirsi, secondo i casi, dell'uno o dell 'altro mezzo, che, an zilhè escludersi, devono integ rarsi a vicenda. II rital'do attraverso lo sgombero del ferito oculare nelle forma zioni sanitarie delle retrovie, o in una Clinica, o in un ~spedale territoriale. ci dà ragione del notevole numero di insuccessi lamentati nella g rande g uerrll e cioè di minorati oculari e di ciechi che in gran parte si sarebbero potuti evitare.

Nel 1916 alla sessione di guerra d ella Società oftalmologica di Heidelberg, H crtel comunicava che nel materiale di Strasburgo aveva potuto estrarre col magnete il 70 o;, delle schegge di granata, sicuramente intraoculari, mentre nelle ferite di pace, aveva avuto soltanto 1'8 % di casi negativi. Nell'ultimo periodo della guerra, quando all'i mpiego esclusivamente extraoculare del magnete gigante, Hertel aggiunse spesso anche il magnete intraoculare, secondo i casi, il numero dci risultati negativi è di scc~o dal 30 ~{, al 24 °(,. Nel nostro Esercìto i casi negati vt ha nno superato il 50 ·~ . c ciò specialmente pcrchè il magnete non ha potuto essere generalmente impiegato in zona di guerra. Alcuni operatori tedeschi pubblicano risultati molto migliori, ottenuti al fronte, in stazioni sanitarie oculistiche bene attrezzate. Così il Krusius ha avuto nell 'ospedale da campo di Jarus il 6 •;:, di casi negativi <.: Engelhrecht nell'ospedale da campo di Valenciennes 1'8,5 •Y, (1). L 'intervento tardivo - superfluo il rilevarlo - trova la ferita già chiusa, una maggiore immobilità delle schegge, e la formazione già avvenuta di spessi essudati e della loro organizzazione con forti aderenze, specialmente nei casi di doppia perforazione. l corpi estranei endobulbari non magnetici, hanno dato luogo alla maggioranza degli insuccessi nella estrazi one. Ed è evidente, perchè nei loro confronti, veniva, naturalmente, a mancare il potente ausilio del magnete, e perchè il loro numero, già di per sè elevato, era accresciuto da quello delle schegge di acciaio e di ferro non più magnctizzabili (2). La indicazione dc! sollecito interYento, da tutti univocamente riconosciuto nei casi di corpi estranei magnetici, è ritenuto ancora più necessario per i corpi estranei endobulbari amagnetici. In fatti in questi casi, a lesione ( t) TI Krusius ha impiq;a to il m agnete Volkm .tnn in p~rte cstraocu brc c in parte intr.tocul,tre. (1. c.). (2l A 1al proposito ><:ri\'e 1l Grignolo (l. c.): " anche l'acciaio c il ferro padono la loro proprietà di C>Sct c :t !tirati dali' dcltromagncte quaJ'Ido sono 111 colllblllaztonc con ti tungstcno. col cromo e cr.l ntchel (Rtllcl) o in miscda in cui entrino fo<fnro, azoto, mangan<'<<', come ndle schci!ge di gran.ttt ; c se si ammetle con Whuchead (ci lato d3 ShocmachC'r) e come risuha anche ct:.ll~ mia stalistica, che lali corpi estranei, in ragione dd ì'i %. sono nd vmc•>. si compr<'tl<lc quale parte prcpondcr an tc e•~• abbiamo f r:t le cause di cecità in s<'guitn a lr., umi di guerra » .


l TRAUMI OCULAIU

~ELLA

GUERRA

~10:-./DJ.\I.E

;1ncora recente e con porta d'ingresso sclerale, il tentativo per la rimozione dd corpo estra neo dalla ferita stessa, convenientemente allargata, è stato molto spesso coronato da successo. Ma se la fcrit:1 della sclcrotica er.t già chiusa e consolidata in cicatrice aderente, era giuoco forza praticare una nuo'va incisione lungo il meridiano prossimiore alla sede dd corpo estraneo, in modo che la scheggia potesse essere rimossa senza ~rave scomiLtasso del corpo vitreo. L'intervento veniva naturalmente facilitato se il corpo estraneo era visibile, con illuminazione sia diapupillare che Jiasclerale. Ma se questi mezzi erano impossibili, bisognava tentare di eseguire l'operazione con l'aiuto d:.:i raggi X, sotto lo schermo fluorescente. A parte la difficoltà di poter disporr:! di tali apprestamenti, l'estrazione dal vitreo con la pinza a cucchiaio, anche col sussidio dello sch<.:rmo radioscopico secondo il Cords ( r), era più question..: di fortuna che di abilità. " In yuesti casi - si domanda il Grignolo - si deve lasciare il corpo estranw nel bulbo o si deve procedere all'enucleazione Jell'occhio ferito ?•> l n "crità noi troviamo che un po · prematuramente il Grignolu si sia po~ to un tale yuesito. Forse egli lo poneva in rif-:1 imento alla organizz.tzione c alla attrezzatura del ~ervizio oculisti<.:o nd nostro Esercito anzichè allimitc della sua capacità di espertissimo tecnico negli inrerventi endohulba1 i. Certo è che quando il corpo estraneo è troppo piccolo, i m·ccc di pLscarc inuti lmente alla cieca nd mez:Go del vitreo, è prderibik aSlLn<:rsi c contare su unJ possibile tolleranza. Ma, se il corpo estraneo amagnet ico è piunosto voluminoso c k possibilità di tolleranza c Ji conservazione dc.:lla vista son.> nulk, prima o dopo bisognerà fatalmente ricorrere alla enucleazione, e allor.1 tanto \alc estrarre la scheggia ad ogni costo. L'estrazione immediata è la sola possibilità di evitare l'enuckazione secondaria (Duvcrger) (2). La relazione sanitaria tedesca, che noi abbiamo sott'occhio, dimostra che gli oculisti di quell 'Esercito si sono cimentati in tentativi sempre piu ;Hditi, in cerca di qualche possibilità di riuscita, avvalendosi di una organizzazione spccia li zz~lta molto bene attrezzata, sia per la parte diagnostica che operatoria. La organizzazione era disciplinata in modo che, nei casi di tentativi di estrazione riusciti infruttuosi presso un Reparto, i feriti venivano trasll)cati in altra Stazione sanitaria oculistica della stessa zona di guerra, per essere immediatamente trattati da altro op~·ratore. (1 ) Il Cc•f•h h:1 dc~Cfll!U hcnc quc~tll pro(<·.linw nto ~ lo ~~ ~ .111Ch c 1llm 11 .110 ' "" 11gurl', rifcrc ntln su Ire c ..,, 'JI><.r:cti in tal modo con sucC<'""· l.a m4ggtn n· difliçol!à sta nel fano cltc ai raggo X SI \nlunn 5nh.llll1J il c"rpo <'" r:c n<·ct c la P""·a mtr<xk u a attra,crso l' incisione. Si deve qutndi lasciare la pinzctt.l qu.on1o p tÌt i.>O'soh lc ndla >U3 p<o>~ ·

:zrone c controlbre questa spc1:ço ~iut:andosi co lb ilhuni n:t/H int:

(2) Ou"'"'·' R et Vu.nR. -

(l. c.), pag. 412.

Cttn .. HC'f. l.


l TRA UM I OCUL.\RI :-\ELLA GUERR.\ MOI':I>I.\LE.

22

E' sta to così possibile, attraverso il perfezionamento gradu:~lc della tecn1ca c con la collabora7.ionc sempre più stretta della radiologia, rcalizz:~rc successi notevolissimi. Engdbrccht (r) kt potuto estr:\m..: le schegge amagnetiche nel 50 ' 'ò ciei casi . Hcrtcl (1. c.) nel 53·7 •·:, . Nd 4r '.'.. l'operazione è stata tentata ùa lui inutilmente, in prevalenza per schegge di rame, di piombo e eli pietra. Nel 5·3 "., l'operazione fu omessa Ji proposito. Speciale importanz:t pratica hanno i dati pubblicati sulla nrnoz10ne delle schegge di rame:. W ci gel in comunica che nd suo materiale fu tentata soltanto 3 volte c riuscì due volte (n ·;:,). Dalla pubblicazione del RcschPp relativa alla estrazione eli scht:ggc di rame prima della guerra, risulta che su ~h casi, l'operazione riusd con successo 6 r volte e cioè nel 75 "•• · Risultat i tanto di\'trsi fra i successi ncll'cstrnionc del k schegge di guerra e quelle dd tempo di pace, dipende specialmente dal fatto che le prime, in complessi), erano più piccole e spesso penetravano in parecchie simultaneamente nell 'interno dell'occhio producendo piLI ferite interne, con emorragie che impcdiv:~no la visibili tà del campo operatorio. Merita di essere illustrata la diversa modalità della incisione sclcrale nei casi in cui si sia ritenuto necessario tentare la estrazione del corpo estraneo attraverso la sckra. Come norma ordinaria si cercava di cade1 e col taglio sclcrale quanto più possibi le su l meridiano della scheggia precedentemente localizzata. Tale metodo rispondeva lx:ne nei casi di schegge del corpo vitreo ancora mobili, poichè queste si presentavano molto spesso spontaneamente tra le labbra della ferita operatoria, in seguito a fuoriuscita del vitreo liquefatto o anche di essudato c non di rado potevano essere estratte con l'essudato stesso. Ma, nei casi di corpi cstr:mci fissi nel forìdo, con l'incisione prossimale della ~clcrotica, malgrado la migliore localizzazione della scheggia e perfino nei casi di perfetta visibilità, non si riusciva allo scopo, a causa dell'inarcamento della parete oculare che rendeva difficilissim o, se non impossibile, pinzare la scheggia giacente da un lato della incisione, senza parlare del non lieve pericolo per l'occhio sottoposto ai reiterati tentativi (Hertcl). In bas<: a queste constatazioni e dopo lunghe osservazioni, Hertcl abhandonò la comune tecnica de l taglio prossimale c si decise a seguire un metodo opposto, praticando cioè l'incisione lontana dalla linea della local.izzazione della scheggia, con risulrati, a volta, sorprendenti. R icorJo a t:tl proposito un caso, pubblicato da H ertcl, particolarmcnre

grave c delicato poichè si riferisce ad un ferito, già divenuto cieco in un occhiù c che pres<.:nta,·a una scheggia di rame nell'occhio superstite, ancora veg~entc (2). (•) E"'" Bkt< ' " 'cri'<' che q;h ha tn S!stito nella ricerca per delle nrc. (2)

l h k 111 : FJ( md/.;orf>t'rt·t·• u •wtclugru d t'.< . fugrs im .111f;t'llhrd/.;undt:. -

(l c.),


l TRAUMI OCULARI ~ELLA GL:ERR.\ MO~Dit\I.E

23

11 caso - scrive H crtcl - mi era stato indirizzato da un allro osp<:. . dale oftalmico, dove era stato fatto, ma senza successo, un pnmo tcntattvo di estrazione. '' La cicatrice della incisione operatoria della sclcra passava rasente il da,·anti della scheggia che era riconoscibile da uno spesso essudato gialliccio. Dalla cartella clinica risultava che non era stato possibile, data la sede della scheggia, al di fuori e in alto, di intraprcndcrnc la estrazione coli' incisione fatta, tenendo contemporaneamente puntata la scheggia collo specchio. Dopo parecchi tentativi infruttuosi l'operazione era stata sospesa. <( Ora, poichè la suppurazione intorno alla scheggia già aumcntav.1 sempre più, ma il potere visivo dell'occhio era ancora buono, si impone\'a ri pctere il tentativo di estrazione. H Feci l'incisione in direzione verticale, un poco verso il basso c :1! di fL.uri della linea mediana e perciò molto lontano dalla scheggia; introdussi 1.10a pinzetta a branche molto lunghe c sottili c potei afferrare l 'essudato gialli cc io che era costantemente visibile nello specchio ed estrarre insieme con esso anche la scheggia. << La guarigio11e avvenne senza incidenti e il potere visivo rimase no•·· male >•. Attenendosi alla stessa norma, H ertel ha operato, con ottimo successo, numerosi altri feriti. Un altro caso, che mi sembra particolarmente istruttivo, prelevo dalla . . . . sua ncca casJSttca operatona. u Si trattava di un ufficiale dimesso dall'ospedale con pi.ccola ctcatrice della cornea e con cataratta. c, L 'esame con raggi X ri velò una piccola scheggia al polo posteriore; sidcroscopio negativo. < Fu subito estratta la cataratta e I 5 giorni dopo, sfruttando il vantaggio della ottenuta visibilità, si poteva riconoscere un esteso essudato alla cui sommità era fissato il corpo estraneo. L'essudato si prolungava aderendo tenacemente alla papilla con due fil amenti allungati. Fatto un taglio mendiano- orizzontale, afferrai colla guida dello specchio i due cordoni di essudato, li strappai e potei così estrarre tutta la massa dell'essudato insieme con la scheggia. Il potere visivo era di 5/ Io che p otetti constatare con.iervatò a tre anni di distanza >l . Numerosi altri casi sono riferiti da H ertel con cataratta traumatica 1; sideroscopio positivo. Impiego del magnete gigante cxtraoculare senza risultato. Venne tolta la cataratta e poi, attraverso un taglio sclerale :1nteriorc, !'essudato fu strappato con le pinze e la scheggia rimossa con magnete a mano (intraoculare). Guarigione con visus conservato. . I dettami dell'esperienza suggeriscono, ~d.unque, nei ca~i di corpi cstra: nc:1 e~~obulbari, sia magnetici che ~magnettct, d.t mette~e tn oper~ tutt1 .~ tentatrvr di rstrazione, prima della IOSorgenza dt compltcanze settiche e 1l l<


l TR:\ U:VII OC{.;L:\Rl

~ELLA

\.U ERR :\ MONDl ACE

più sollecitamente possibile: realizzare la visibilità della scheggia, adoperare opportunamente raggi X c sideroscopio, giovarsi della stessa breccia traumatica o praticare l'incisione sclerale secondo i casi; far uso di magnete gigante o a mano per i corpi magnetici e di pinze in caso di corpi estranei amagnetici. Dal i' esame della ricca casistica degli autori tcùeschi risulta che, solo qu~tndo i corpi estranei non poteYa no in akun modo essere allontanati, gli occhi furono enucleati sempre quando presentavano pcrsisten~ note di reazioni infiammatorie, non osta ntc la solita terapia conservativa, comprese le InJCZlOnJ endovenose di argento col.loidale. Per potere valutare la efficacia pratica della organizzazione oftalmologica in zona di guerra, durante la guerra mond iale, bisogna considerare. i risultati funztona /i raggiun ti col trattamento delle ferite da corpi estranei. Nei casi di corpi estranei magnetici, nei quali fu effettuata la estrazione, Weigc.:lin ottenne nel 50 ";. una buona vista, Hertel nel 54,1 'JI., . Grignolo conseguì una buona vista nel 66,65 ;G (considerando, però, i soli casi interessanti il segmento anteriore del bulbo) e nel 33.35 "G la sola percezione luminosa. Nei casi, invece, interessanti il segmento posteriore ebbe il 62,34 •g, di enucleazioni ed exenteratio. Nei casi rimanenti il visus risultò da 1/ 10 ad 1/ 2 nel 16,67 '!.', , sola percezione luminosa nel 66,67 cy,, , assenza di percezione lum inosa nel r6,66 %. La percentuale aumenta notevolmente in riferimento ad una vista discreta o alla funzione visiva ancora capace di miglioramento. Il Klauber accertò tale risultato nel 63 '~ . c Hertel nel 92 ';{, . In conseguenza Hertcl registrò la perd ita della vist<J soltanto ne11'8 '}.', dei casi estratti, Schmidt nel 6,1 ·.'{, _ Per le schegge amagnetiche i dati riguardanti gli esiti funzional i sono stati più incerti poichè. non fu rono rare ulteriori complicazioni anche dopo fortunati interventi . E' anche da tener presente che le schegge amagnetiche, molto più spesso delle magnetiche, erano plurime, donde il maggior numero di esiti infuusti anche se l'operazione dci corpi estranei si era svoJta bene. H crtcl ri(eriscc che ali 'atto del licenziamento dei feriti, da lui trattlti felicemente con esrra7.ionc di corpi esrranc.:i amagnetici, il numero dei ciechi o degli enucleati raggiunse il Grignolo, nei casi di ferite perforanti con permanenza di corpi estranei amagncrici nel segmento anter. del bulbo, ebbe il 25 'X• di en ucl e<~ti e il so ·,·~ con b sola percezione luminosa, il 12,50 "·· con visus fra Io/ro e r:2 e il 12.50 ·•;, con visus fra I ' 2 c r/ ro. Nei casi analoghi del segmento posteriore ebbe, tra enucleazioni ed excntcrntio il 50 '}. .. Nei rimanenti casi con visus di 10jro - 1/2 il 25 'X> ; di

so·::..


l TR:\U~II OCULARI :-IELLA G UERRA .\10:-.JDIALE

1/Io - 1}2 il 16,68 'iu; inferiore a 1 1 Io il 33,33 "~, ; con la sola pcrcczwne luminosa il 16,66 'J~ ; assenza di percezione luminosa 1'8,33 '.}~ . Importanti sono i dati statistici relativi agli occhi feriti con schegge di rJme: Rumbauer riferisce che, nel materiale di Breslavia, gli occhi con schegge di rame dovettero essere enucleati dopo l'estrazione nella proporzione del 55'io , mentre il Weigelin denuncia la enucleazione solo nel 30"{, nel suo materiale di Friburgo. Se si considera però che nei casi in cui le schegge amagnetiche, specie le schegge di rame, non vennero rimosse e gli occhi poterono essere salvati solo in via del tutto eccezionale, l'estrazione dei corpi estranei recò anche per questi feriti vantaggi notevolissimi.

Le complicanze settiche sopravvenute alle ferite penetranti oculari sono state le stesse delle analoghe ferite del tempo di pace, ma di gran lunga più r.umerose e gravi. Ci li mitiamo a ricordare quelle che hanno richiesto un sollecito trattamento chirurgico e che perciò interessano la organizzazione oculistica delb zona di guerra. Sono principalmente importanti: a) la infezione diffusa del globo suppur:tztone acuta o panofta\mia - ; b) la infezione subacuta o iridociclite traumatica. La ragione della maggiore frequenza e gravità delle complicanze v..t ricercata nel fatto che, ordinariamente, le schegge del proiettile esplosivo raggiungevano l'occhio di rimbalzo dal terreno, per cui, venivano con esse pro.iertati anche terriccio, sabbia, frantumi eli paglia, di legno, di erbe, di materiale organico. Oltre la infezione primaria, dovuta cioè alla sctticità dell e schegge stesse, dobbiamo ricordare le varie possibilità di una infezione sccondan·cl per germi precsistenti nei tessuti perioculari e nel sacco congiu.ntivale e per germi provenienti dal sacco lagrima/e, ovvero pullulanti nella mucosa per le condizioni dovute a cause irritanti proprie della vita bellica nonchè alla ma ncanza degli ordinari mezzi di pulizia. I germi patogeni della congiuntiva trovano, come è ovvio, tra i margini delle ferite contuse o lacere delle membrane oculari, terreno propizio di attecchimento e di sviluppo. Altra provenienza di infezione era rappresentata dalla comunicazione a perta dalla ferita con le cavità accessorie del naso. A questo compbso di motivi di infezione primaria e secondaria, dobbiamo aggiungere quelli deri vanti dall' incongruo o ritardato trattamento delle ferite penetranti . L e necessità di . sgom bero, il frequente passaggio attraverso diverse formazioni. sanitarie, la trascuranza della lesione oculare in reparti non spc · cia lizzati, nei casi di molteplicità delle ferite, hanno molto spesso creato le condizio ni più favorevoli all 'incontrastato sviluppo del processo suppurati vo.


l

TRAL"~II

OClJI..\RI KEI.LA CL"ERR.\

~10:"()1.\LI:

Trovo qua c là registrati dci casi molto dolorosi, occorsi nel primo pcriod.> della guerra, fra cui, a titolo di esemplificazione c di ammonimento il Contino riporta quello di un soldato, inviatogli dopo 18 giorni di degenza in un ospedaletto avanzato, il quale ol tre una lussazione non ridotta del mascellare inferiore, presentava un occ hio atrofico in seguito a ferita sclerak e l'altro, in pr eda a p:woftalmitc per una ferita corneale, naturalmente dovuta ad una infezione postuma. L'occhio, purtroppo si è dovuto excnterare. Abbiamo dovuto inoltre rilevare? dalle relazioni c dalle cartelle clin iche degli oct~listi, che spesso feriti oculari ricoverati in primo tempo nei loro rep:mi avanzati c già avviati a buon esito, trasferi ti per necessità di sgombero in formazioni sanitarie rctrostanti, sfornite di apprestamenti specializzati, \cnivano, dopo un certo t...mpo, ad essi nuovamente rinviati con processi settici irreparabi li (Cavara). Il qu::~dro era ordinariament<: quello di una uveite purulenra (panoftalmite) o, caso più frequente, di un 'irido-ciclire plastica a forma maligna o anche di una infezione a sintomatologia poco chiara. Alcuni osservatori hanno giustamente insistito sulle difficoltà di differenziare inizialmente una ù1fezione in atto da uno stato irritativo semplice (Schirmer) (1) perchè gli stessi sintomi che si hanno in un 'infiammazioltc batterica incipiente (iniezione pericherati.ca, iper<:mia c decolorizzazionc dell'i ride, reazione pupillare pigra ed anche formazione di sinechie), possono pure essere prodotti, nei tessuti lacerati, dal versamento emorragico e, prcvalcntcnH:ntc, dalle masse lcnticol:tri che esercitano una azione analoga a yuella dci prodotti di ricambio dei microrganismi. La panoftalmia di origine traumatica è, come si sa, un accidente a rapido cammino, che segue da presso lln traumatismo accidentale con ferita penetrante. La esperienza, in questo capitolo dolorosamente notevolissima nella grande guerra, su tutti i fronti, ci dimostra però che la suppurazionc acuta del bulGo oculare è stata una complicanza eccezionale allorchè l'ablazione dci corpi <::stranei è stata praticata prontamente e quando il feri to oculare ~ stato sollecitamente sottoposto a razionale a.•sisten:::a chirurgica preventiva, mentre ha segnato una percentuale molto alta se si è perduto tempo attraverso soste in ospedaletti non specializzati e sgomberi ripetuti e trattamento improprio o insufficiente (2).

l

\

l l

Le statistiche del Grignolo e del Contino sono eloquentemen te dimo-

strative e istruttive: '< Quando la ferita era tale - scrive il Grignolo - che attraverso di essa procidcvano la membrana uvcale o il vitreo, ho sempre ricorso :d più ( •.l In Gkii·'<OI o . (l. c.). (2)

c..;,,,,_ ,,,,n,. -

l 1\rm:ol.<.

f


l TRA lJ~II OC ULARI :-.: ELLA Gl'ERRA M0 !\:1)1.\I.E

presto possibil e all'innesto di un largo lembo congiuntivalc sopra la [crira, prev1a sua sutura, se beante. ,, I risuhati furono addirittura inspcrati: ottenni la formazione di una cicatrice solida e i fenomeni infiammatori si ridussero rapidamente )) ( 1). Il Krusius (2) ha ottenuto gli stessi benefìcii nel fronte tedesco, ma mentre ne aveva divulgata la conoscenza nel 19r6, attraverso la Sezione di guerra della Società d'oftalmologia di Hcidclbt·rg, il Contino che già multo tempo prima seguiva analoghi proctdimenti, sempr<.: meglio perkzionanJoli, ne custodiva i risultati c relative sagge co111sidcraz.ioni nei suoi Jppunti personali che trovavano onorata sepoltura nel l'Archivio dcll 'l 1fhcio Storico donde ora io li traggo a solo scopo - naturalmente - retrospettivo (3). •( I casi di ferite sclerali - .annotava il Contino nel suo diario - tutti con perforazione delle membrane, impegno della coroide e prolasso dd ritreo sono sta ti tali che, non trattati prontamente e adeguatamente, sarebbero stati altrettanti occhi perduti, mentre, mediante l'escissione ddk parti impegnate, la ca usticazione dei margini della ferita con tcrmo-canterio, la sulllra della breccia con an~e episclerali c punti su per liciali c con lo scorrimento delta congiuntiva, ho ottenuto risultati splendidi per la const:r· vaziune del globo e, in una percentuale insperata, per il rccupero parziale ddla funzione visiva». Le stattstichc dd Contino dimostrano che, nel I 0 pcriodo della guerra - no,·embre 1915 -luglio 1916 - quando cioè non era disciplinato il trasporto di tutti i feriti oculari direttamente nel Repano Oftalmico di Paln1Jnvva, la panoftalmite segnava il 7,5 ~;, dci casi; dal luglio in poi , quanJo cio~, per ordine tassativo della Direzione di Sanità, tutti i feriti oculari giunge' ano nel Reparto oftalmico poche ore dopo il trauma, la percentuale del h: irreparabili complicanze suppurati ve è discesa all'r ,r]' ·· per le ferite limho~cle ro-corneali e ai 0,30% nelle ferite penetranti della sclera (4). Nella statistica del Guglianctti, come abbiamo già rilevato nella prim=1 ~arte di questa pubblicazione (5) si_ ha il 13,_8% d!, panoftalmite nelle ~c­ mc p~rforanti del globo in co·mbattrmento e li 6,r 1., nelle analoghe fente da infortunio. li Guglianetti come abbiamo messo in evidenza, attribui va giustamente il migliorar~ relativo risultato, al fatto che i feriti oculari, anzichè sgombrati nelle retrovie, venivano ricoverati e curati solleci tamente negli ospedali specializzati del fronte. 1

( IJ (;"''·'<llo . -

~l } 1\.do~SIIS: J...-1 ,.;u~ituts dN 511111res ornlt~Ìrt:s t"/ du r C'Courrt"lllt"/11 d,; ns le_; p l.>iN m·ul. r Ùt"ll f<"' · -

.->1111 . _

ocul1",,_ marzo 19 17.

. (3! eo~ 11 ~" . - Atti Ufticio Storico . l' l 16 . • IJ, C""rt~n n . " R p p~lm :~ n <'v .l: u fcnt< lunho->ckro-cornc~lt con 5 panotral. . · - 3 tnm . I <J "'· c · · .~ mm. n. fcrnc ('Cnc1r~nti tlclla sclcr:. co n :z p:.~<;>fwlmlt~ . l)) li"""Tf ("" • 11 •1 JV!Iilt..r<·. ~ :~se . VII, lugho " •3i· p. 1o c .H · 1... 1 r10 rna lc u·l M ('<1·r .. . h

-


l TRAU:-11 OCL' L.\RI :'\EU.:\ Gl' ERR .\

~1 0!'/D I :\I.E

In conclusione: la panoftalmite traumatica complicante le ferite oculari penetranti di guerra può essere ridotta a minime proporzioni; anche rispetto ad essa possiamo affermare che il sollecito ricovero nel reparto specializzato del fro11/e - uaturalmenle bene attrezzato - è decisit'O per !u .corte degli occhi cou ferite penetranti. Allorchè i segni della pano(talmia non lasciano più du;)bio, l'indicaziPnc dd la demo]izionc del bulbo è categorica. lriJo-cid,te traumatica. - E' ritenuta la complicazione per eccellenza delle ferite pent tranci dcii 'occhio pnchè è capace, in certi casi, di determinare un a oftalmite s impatica nel lato opposto. Nelrultima grande guerra si sono avuti numcrosissi mi casi di iridociclir.· traumatica a lento e insidioso decorso, ma, poche volte ne è. seguito lo scoppio del la fu nesta complicanza nell'altro occhio. Tutti gl i scrittori sono concordi nel riconoscere che l'oft::dmite simpat ica è stata molto rara. Per <.Juanto riguarJa il nostro Eserci to, non solo non ne ho trovato nelle relazioni ~a nitari c della zona di guerra, ma i consulenti oculisti delle Armare, dichiarano espressamente di non averne mai osservato al fronte. Il Guglianettj - che ha pubblicata per la r• Armata la statistica più completa e precisa di quasi l 'intero periodo della gu e rr:~ , scrive: c< in nessun caso si è constatata oftalmite simpa ti ca>>, mettendo in giusto rilievo b brevità dd tempo durante il quale fu possibile seguire, in zona di guerr:t, l'andamento delle fe rite perforanti dell'occhio con o_senza permanenza di un corpo <.:Stranco entro iJ globo. Se però l'oftalmite simpatica non figura nelle relazion i e nelle statistiche delle unità sanitarie del fronte, per i moti vi che più sotto discuteremo, ess:t appare qua c là, nelle Cartelle Cliniche degli Ospedali di Riserva e delle R. Cliniche Oculistichc militarizzate c in numero non trascurabile, sia nella bse di piena esplosione, sia c più ancora, nel periodo irritativo. Così, nella statistica Jcl Grignolo (1), riguardante 16II lesioni dd bulbo, la ofta lmite:: simpatica figura nel 0,27 ~:. delle lesioni traumatich•:: dirertc. Di quattro casi pubblicati dal Grignolo ritengo utile riporta re integralmente la storia clinica, per gl'insegnamenti pratici che possiamo denvarne: o~~J; RVAZ IO:--IE N . 1511. -

Sold;llo c. Luigi, 3" gt:n io. ferito il 3 lugli o 19 1ì a

~!onte Sci Busi da scoppio di gra n:H:t. Il 24 novemhrf' 191 7 entra nd la Clinica oc ulistica

di P ado\·a prest:ntando l'occhio dutro, in \·ia d i at rofia, con intensa iniezio ne pericher:otic:t. corne:t lucida e trasp:~rent ~ co n r iccol:J cicatrice nel settore su pero-esterno. C:tmcra


l T R.\ UM! OCU l .A RI :"ELLA <:L' ERK A M O:"Ol:\ 1.1"

:.~ mcriorc ridotta di profo nJità, pu pil b ristn:HJ occupata da e~s udJ ti orgJn izz::tti; iride congcsta. Assenza d i pacezionc luminosa. Tensione bassissima. Bulbo dolente :w chc ~ ponta nc~lmente . L 'occhio sinistro presenta intensa lagrim :~?.i one e fotofobia , accentuata iniezio ne ciliare, precipitati sulla Descemet, iride torbida, pu pilla ristrctt:J, non in fl uenzata dalle freq uenti instilbzioni di atropina. Il visus è ridotto a lla nu meraziom: delk dita a circa ur. metro. L'occhio ferito \•enne ~ u bito c nuek·ato. Dopo circa due mesi J i cura, nd f occhio sinistro era scomparsa ogni traccia di infia mmazione, ma permaneva no eslt:sc si; .echic posteriori ed essudati nel cam po pupilbrc che lim itava no notnolmcntc la ft:n· . .. 710ne \ · 1 ~ 1 \· a. Oss E Rv.~z l o:-;E ~. 16 23. Sottotcn..:nte F. Giova nni, 246" r..:ggimcnto f:H1 teria, fent o il 5 setrembrc 19 17 a Castag nevizza d :.~ scheggia d1 gra naw all 'occhiO de.;tro. Restò prig io niero fi no a l gen11aio 1918 c, il 24 ddlo stesso mcs..:, cntrò ndl::l Clinica oculistica d i T o rino. Bulbo destro in tisi, dolente; occhio sinistro pcrfcn:une nte sano, anatomkamen tc c fun ziona lmente. S i oppone alla enucleazione dc! monconc bulbare <:ti esce dalla C li11ica il 17 marw 19 18, edotto dd perico lo a cui è esposto. 11 23 ma rzo viene nuo\·:.mem e ricover:llo d 'urge nza : presenta all'occhio ;inù tro, pr ima perte namente sano, fotofobia e lagrimaz.ione intense, fi ni precipitati sulla Oescc· mct, umor acqueo alquanto torbido, iride congest:J, pu pilla ristretta con sinechie posteriori. I segni infiammatori pare si ~iano iniziati tre giorni dopo l' uscita dd ferito dall'ospeda le. Lo stesso giorno viene wucleato il buibo d;;stro : vi si riscontra una grossa scheggia m ~ral/ica che ha perforata ia .>clc:ra anche al polo posteriore. Si praticano intense cure sudorifichc e mercurialì. A poco a pocc i precipitalJ sul la Oescemet scompaiono, i fatti infiammatori decrescono, pure avendo ancora dì tanto in tanto qualche ri presa, e 11cU'onobre la pupilla si dilata abbastanza regolarm..:nte con l'atro pina ; rimane solo q ualche rara aderenza posteriore dell'iride. n visus è di 4•5 decimi.

o~SERV AZION E N. 1484. -

Soldato C. Giuseppe. ) 0 reggimento cavalleggeri, ferito J/ 2 febbllliO 1918 da scheggia di bomba a mano. Entra nell 'ospedale oftalmico Muratori d i T orino il 25 marzo 1918. Presenta all'occhio sinistro un:1 piccola ferita al limbus inferiore con lieve infiltrazione corneale; camera anteriore assai ridotta, occup:lta in basso da essuda ti ; iride torbida ; pupilla fi!<Sa per essudati orga nizzati. Iniezione ciliare intensa ; tensione bassissima; bulbo dolentissimo alla pressio ne. qu~1lchc volta dolente anche spo ntane:unente. Assenza di percezione luminosa. Si oppone alla enucleazione. Il 3 aprile compare nell'occhio destro fotofobia e lagrimazione; i riflessi pupilla ri sono però integri, il fondo normale, l'estensione dell'accomodazione ed il visus normali. Si e nuclea l'occhio sinistro. Il giorno appresso la pupilla si presenta strettissima, l'iride torbida, la fotofobia c la lag rimazione molto aumentate, l'iniezione ciliare a ppena evidente. N ei giorni seguenti la pupilla si lascia diia tare abbastanza regolarmente con l'atropina; ma compaiono rari e n ni ~s imi precipitati sulla D escemet. La cura intensa intra· presa ha ragione· di questi fatti infiammatori, m-t solo dopo un periodo di circa due mesi e mcZ7.o. Rcsidu:mo però piccole e rare sinechi'c posterio ri cd una lieve vclatura del cam po pupillare. Oss EJWAZIO:>~E N. t915. -

Solda to V. Cesare, 51 ° reggimento fa nt<.:ria, ferito il 1916 al Col di Lana da schegg ia di granata all'occhio sinistro. Hico\'erato all'ospedale di Belluno, dove subì l'exentcrario del bulbo ferito, in parte S\'uotato. V enne q uind i riformato ed inviato in congedo. Si presenta il 5 ottobre alla Clinica oculistica di :r~ri~o per f~tti in~am~atori comparsi da. una quindicin~ di ~orni all_'<><:chio superstite.: tnJezto ne pencherattca, 1ride torbida, pupilla fissa per smechte postcn on , ness un preCI· 2) mar::o


30

l TRAC:0.11 UClJL.ARI l'ELLA c;L' ERR.-\ MO:"'DI :\I.E

pitaw ~ulla Desctn1\:t. l'dia C:l\'Ìt:Ì orhitalc dc.:~tra si palpa un piccolo monconc duknte nlla pressione: si procede senz'altru alla sua abl:1zione. Dopo circa tjuindici giorn i di cura l'occhio sinistro si prcscnt:J privo di irritazione;: la pupilla ~ rcgolarc c si dil:lt:l bene con l'atropina.

Nei n:gistri d<:lb Clinica Universitaria di Roma (Reparto Militare), ne troviamo descritti otto casi, fra i ljUali scelgo i due seguenti, pill sign ificativi : t " (png. 1h72) :' sc,ld:no R. T.: (criw da ~chcggia d i granata all'()_ D. O . D.: globo ipownico, ntrohco. dolente si;1 spontancamemc che :1lla pn:sfionc. Fortc inic:r.ione pcrichcratica supcrticialc c profonda. Cornea opacata diffusamente. lnlpossibilc l'e~amt: oftalmoscopico. V. = o. O. S.: dopo una CJUarantina di giorni çominda :~d a,·,·cnire lievi dolo ri non continui c spesso leggeri abb:~ssamenti tli ,·ista. \'it'nc effettuata in Clin ica la rnudcn iont: dell'O. D. 73 giorni dopo il tr:JUma.

(pag. t6So): sold:no S. P.: ft:rit:l da ~coppio di bomha a m:mo all'O. D. O. D.: tisi incipiente del bulbo. con cicli re consecuti va a ferita perforante dt:l globo nçularc. Ess•;ndofi maniic.:st:ni sincomi di irritnicne simpatica all'O. S.. si procede d'urgcnz:t ;lll'cnuclcazionc dell'O. D. quattro mesi c 16 giorni dopo il trauma. 2"

La percentu:llc del Cirincione è del O,.:?J ~~ Concordano con queste indicazioni anche i dati statistici della Cii~ nica Universitaria di Parma - 15 aprile 1915-15 marzo 1919 (Reparto Mil i· tare) - in cui, su 422 ricoverati pt r lesioni traumatiche di guerra, si osservano 12 casi di irritazione simpatica (14 u~ ) ma nessun caso di oftalmia simpatica. Anche tjuc:sti dati confermano la considerazione già farta che, in conseguenza dello sgombero dei feriti oculari nei reparti militarizz~lti delle Cliniche universitarie o nei grandi ospedali oftalmici tcrritori ;Ì}i i feriti oculari poteva no essere tenuti lungamente sotto competente osservazione, per procedere alla demolizione dei bulbi oculari spenti o atrofici , al riacutizzar"i di processi iridcrciclitici e al comparire di una sintomatologia d'irritazione simp:Hica nell 'occ hio superstite. Sulla base di tali criteri, nella Clinica del prof. Galknga b più precoce enucleazione fu esegu ita dopo 14 giorni dal trauma. L'occhio conscr· vava ancora un visus di 118 ma in preda a grave processo irido-ciclitico e con numerosi corpi estranei nel segmento posteriore c molto dolente. La causa determinante della en ucleazione fu sempre l'irido-cicl. traumatica infttti\'a più o meno dolorosa c che ave\'a causato atrofia avanzata e dolente del hulbo. L 'intervento mirò a liberare il ferito o dalle sofferenze a volte atroci dell'occhio leso o dal sopraggitJngcrc di complicanze simpatiche. Nella gr:.1nde maggioranza dci casi l'enucleazione fu praticata l'!l tro i 6o giorni dopo il trauma, quelle più tanliYe Ja 10 0 a 120 ( r). ( t ì ll tll O loto G.: 1<t·ndit . diniro · .<I<IIÌ<tiro tiri t'rui di trnumnti.<mi di gu~ri'IJ curati Clinic.1 dal 15 11pni~ t f 115 al 15 111<1r:o "• ' ~ · G10rn~lc M~d . Mi l., n>M7n 1933.

ncl' z

l l

l

l l

l r


I TR:\UI'.H OCULARI :"F.I.LA GUERR A MONDIAI. E

3I

Spingendo la nostra indagine tra i documenti sanitari degli organi medico-legali (Commissioni Mediche per le pensioni di Guerra e Collegio Medico Legale Superiore) dobbiamo constatare che sono tutt'altro cbe rari i casi di feriti in un occhio da schegge penetranti che, sfuggiti al primo accertamento competente della zona specializzata territoriale (Cliniche Ocuiistiche militarizzate, Ospedali oftalmici di Riserva), andarono incontro, vatl • anni dopo il congedo militare, alla fatale complicanza simpatica. Mi limito a riferire i due seguenti casi per gli clementi clinici molto istruttivi che vi si contengono: Soldato C. Gino di Nazzarcno, classe r!l99. Riporrò il 26 giugno 19L8 feriLa pc·rforante occhio destro; operato eli c nucleazio n ~ •5 g iorni dopo.

Due mesi dopo il ferimento, la pratica di pensione era già compiuta. O . D. enucleato; O. S.: V. = 2! 3· A quindici anni di distanza, sottoposto a visita per aggrav:uncnto, l'O. S. ,·c:ni\;1 trovato affetto da oftalmite simpatica.

L'altro caso è dell 'Esercito austriaco: Soldato B. Vittorio (Gorizia), classe 1893- Ferito a ll'occhio sinistro con scheggia rneta llica il 15 gennaio •9 •5 in Galizia al fronte russo.

Cinque mesi dopo il ferimento, venne dimesso dall' ospedale riformato. Nel 1922: O. S. bulbo atrofico, "isus abolito; O. D . normale, visus ro1 ro. ~d 1936 (n:-ntun'anni d opo il f<ri rn cnto) : O. S. come sopra ; O . D. riconosciuto affctro da oftalm ite simpatica.

Negli altri Eserciti la situazione è analoga. •• Non ostante la frequenza dj questa temutissima complicazione nelle lesioni da corpi estranei - scrive H crtcl - nel mio ricchissimo materiale ho osservato soltanto in un unico caso lo scoppio di una infiammazione simpatica. L'autopsia dell'occhio enucleato mise in evidenza una spiccata forma di irido-ciclite plastica con le note caratteristiche anatomopatologiche indicate da Fuchs-Meller >> . Nella statistica del Morax sulle lesioni traumatiche bulbari dell'esercito francese nel 1917, risultano 39 casi accertati di oftalmite si mpatica. La relazione del Nettleship ne registra 200 casi. Un caso solo ne ha osservato Uthof e uno Clcynik. Nessun caso fu constatato da V. Grass nel primo anno di guerra, nè alla Clinica oculistica di Vienna dal 1916 al la fine del conflitto, nè da Lapersor. ne su 1 ooo feriti oculari. Otto casi sono stati riferiti da Schiack al congresso di H cidclberg dd 19 r6; un caso da Birch- H irschfeld , uno da Sachs, uno da Stagardt. In conclusione: l'oftalmite simpatica è stata, nella guerra .mondiale, una complicanza eccezionale delle ferite penetranti dell'occhio. Alcuni ocu· listi l'hanno perfino negata, ma le statistiche di guerra dimo~trano la s?a esistenza, reale e terribile e che ogni ferita penetrante, per bem gna che sta. può esserne la causa,


32

l TKi\ UMI OCULA RI NELLA I.L'FRR.\. MO t'\DI.\ I.E

probabile - scrive il Grignolo l. c. - che l'oftalmia simpatica sia stata riscontrata con tanta rarità, durante questa guerra, sia perchè gh oculisti, preoccupati in qualche caso, forse, eccessivamente di prevenirb, hanno praticata l'enucleazione poco tempo dopo il trauma, sia perchè furono migliorati e ampliati costantemente i metodi di cura asettica e antisettica nelle ferite del bu lbo ,, , Ma la ragione principale va ricercata nella organizzazione del servizio specializzato per cui i soldati feriti agli occhi venivano affidati il più sollecitamente possibile alle mani di oculisti che potevano giovarsi di moderni metodi di esame e di trattamento. Nei casi di sgomberi affrettati o forzati, i feriti oculari finivano per essere traslocati in una Clinica oculistica o in grande ospedale territoriale, che costituivano la grande zona di controllo e di difesa. Si consideri anche che i m alati, ai quali era autorevolmente chiarito il pericolo che minacciava l'altro occhio, quasi sempre si decidevano per l'e nucleazione, come ci è dato di rilevare anche nella pratica civile, nel campo assicurativo della infortumstJca. La seconda importantissima constatazione riguarda il tempo intercorso tra la data del traumatismo e i primi sintomi della irritazione simpatica. Questione, ripeto, importantissima, per l' utilizzazione dei relativi dati. La larga esperienza ha dimostrato che nei casi più rapidi l'intervallo ha r;.;ggiunto i 14 giorni. Tutti gli osservatori sono concordi nel .fissare questo periodo m inimo e nessuno ha m ai riscontrato un intervallo m inore, mentre in molti casi l 'infezione simpatica si è prodotta anche dopo parecchi mesi e perfino dopo anru. Cosl, nei casi descritti da Grignolo, il periodo intervallare ha oscillato da 2 a 6 mesi, in quelli di Cirincione 40 giorni a 4 mesi e dei 200 0 casi di Nettlcship, sopra ricordati, 18 apparvero prima della fine del J mese, 170 del 1° anno e 12 dopo il r • anno. Dai grafici stabiliti dal Morax sui casi osservati nelle armate dmante la guerra J914-1918 risulta che l'oftalmite simpatica è insorta più abitualmente: nel 2 " mese. Due postulati di carattere eminentemente pratico derivano dalle acquisizioni della univoca esperienza e che riflettono la chirurgia conservativa e demolitiva nonchè le norme:: assistenziali e di sgombero pei feriti oculari in guerra e cioè: 1< E'

1 " - L'of1almite simpatica

non costituisce mai una minaccia imme. diata e pertanto non g iustifica l'enucleazione di urgenza. Il periodo diviene reale nel momento in cui appaiono n eli 'occhi o ferito i sintomi dell'irido-ciclite traumatica. Si hanno da questo momento 15


l TRAUMI OCULARI NELLA GUERRA MONDIALE

33

giorn i per riflettere e prendere una determinazione, praticando nel frartcmpo il trattamento conservatore (I). 2 ° - L'oftalmite simpatica non si verifica nel 2° occhio se il l o è stato enucleato nei 15 giorni che seguono la comparsa dei sintomi di irido. cicJite traumatica. Dalla prima proposizione potrebbesi derivare la conseguenza pratica • che; ll temuta complicanza di irido-ciclite plastica non riguardi la zona di guerra, in quanto è da ritenersi che, nel periodo dei 15 giorni tra la ferit:t e la sua possibile insorgenza, si effettui lo sgombero del ferito oculare in una formazione sanitaria oculistica territoriale bene attrezzat:.t per ogni tratta mento c per ogni evenienza. Ma l 'esperienza ha dimostrato che non si può confidare su tale presunzione, sia perchè ragioni generali, di carattere logistico, possono impedire o ritardare lo sgombero, specialmente se le truppe operano oltre mare, sia p erc!Jè la coesisten;ca di ferite multo gravi in altre regioni dd corpo com e ordinariamente avviene nella guerra moderna - può rendere il ferito stesso intrasportabile. La recentissima campagna itala-abissina ci dà la opportunità di insistere sulb assoluta necessità di fornire i Corpi di Spedizione di un servizio ocuìisticù completo sia nella parte diagnostica che pel trattamento curativo delle ferite oculari. La precostituita disponibilità di tali apprestamenti eviterebbe il ripercr~i di gravi episodi come quello incresciosissimo di un ufficiale generale r.he, colpito in A. O. 1., da schegge metalliche in un occhio non trovò presso la uPità san,.itaria mobilitata le prime appropriate indagini e cure, essendo per giunta intrasportabiJe per coesistenti lesioni in altre parti del corpo. Soltanto dopo il rimpatrio si è pottito, in ambiente attrezzato e competente, precisare la natura della lesione ma non rest~ che procedere ali 'atto radicak demolitivo dell'occhio ferito per preservare l'altro occhio dalla funesta complicanza simpatica (2). Riferirò, in appendice, su parecchi altri casi che, dall 'A. O. l. son'J stati sgombrati sull'Osp. Mil. di Napoli per l'acc<:rtamento diagnostico delle lesioni c i provvedimenti medico-legali. Ne consegue che la oftalmite simpatica è questione da prospettarsi innanzi tutto in zona di guerra e che il servizio oculistieo deve essere preordin:~to in modo da tener conto della sua eventualità sia per la pronta di,lg nosi che per il trattamento di urgenza che impone.

Dal secondo dato dell'esperienza si potrebbe essere indotti, da speciali circostanze della guerra, a procedere, nei primi quindici giorni dalla feThérap. chirurg. ophtal., p. .p 6. eseguita all'estero, non certo perchè g li oculisti italia ni non sicno n!cnuu c.lpJci di enucleare un occh io morto ! ( 11 DtvERr.ER

et VEt TER. -

(l ) La enuclcnionc è stata

J -

(horno(~ di

nmlicina mi/ilare


34

l TR:\LiMI OCUL:\R I NELLA GGERRt\ MONDI:\LE

rita, al trattamento demolitivo di ogni occhio perforato al solo scopo prccauzion;Ùe, per mettere cioè. l'altro occhio al sicuro dalla gravissima complicanza. Tale è stato il criterio di massima seguito nell'anteguerra e, purtroppo, esso ha segnata la direttiva a chirurgi e ofralmologi durante il primo periodo della grande guerra. Ad informare il trattamento di urgenza delle feri te dell'occhio a srffatto criterio aveva, in verità, influito l 'altissima percentuale di oftalmia simpatÙù contenuta nelle statistiche anteriori alla guerra mondiale. Infatti Otis ne riporta 41 casi su 254 feriti oculari nella guerra <.i'Amcrica e cioè il 17 ~:.. N ella relazione san itaria militare dell'Esercito tedesco, sulla guerra, del '70, sono registrati 99 casi (56,6'X, ), percentuale che saliva all'So ':~ ;·ispetto alle ferite oculari con permanenza di corpi estranei endoculari. Vero è che il Dimmcr, procedendo al riesame ddl e singole storie cliniche, non ba riscontrato in nessuno dei 99 casi suddetti i caratteri tipici di una uvcitc si m patica cd ha concluso perciò che per nessuno di essi poteva parlarsi, senza riserva, di oftalmitc simpatica. Ma dobbiamo aggiungere che la revisione del Dimmer è dd settembre 1916, quando cioè il dato dell'Bo% della statistica tedesca era già acquisito al convincimento generale dci medici pratici, ingenerando in essi uno stato di immanente preoccupazione per la facile insorgenza della tcmibile complicanza oculare. E' derivato da tale eccessiva preoccupazione, l'abuso che della enucleazione dei bulbi oculari perforati si è fatto in tutti gli Ese-rciti, nel primo periodo della guerra. Eminenti oculisti nostri richiamarono l'attenzione dei superiori organi sanitari militari su tali eccessi, condannando la norma sbrigativa della enucleazione (1). L'abuso degli interventi radicali precoci cedette man mano ai sani criteri del razionale trattamento, quando anche il campo della chirurgia demolitiva rientrò nella esclusiva competenza degli oculisti. Nell 'Esercito francese, in cui l'animo del pratico era rimasto più degli altri legato alle statistiche dd 1870, il deplorato eccesso raggiunse proporzioni impressionanti al punto da provocare clamorose proteste anche nel campo politico. < Dal principio della guerra scriveva Dianoux ·-· assistiamo ad tma vera orgia (sic) di enucleazioni. Ogni occhio colpito con fe17·ta penett·ante~ con -:; senza ciclite conJecutÌt;a, per poco che la visione vieue abolita, è tolto sen za pietà; l'enucleazione è un'operazioue di riposo ». Il 2 marzo vennero enucl eati m·ll o stesso ~oggetto i due occhi feriti da poche ore, il 5 marzo ( 1) ClRl'<<'JO'~' f'rotrgginmo gli oalti dd sold11ti !.:1 Clin. Oçul., H) l), p. 3'4· · - J\W.II.t<t:J: Sullo nmd. dc-gli O«hi /t•rili in guara t·rr. - Gu>rn. mc• l. m1l., f~<c. \'11. ' 9 ' ì·

L


l TRAUM I OCULARI NF..LLA GUERR.\ MONDIALE

35

1n un ospedale ove nano 17 chirurgi e nessun oculista, fu ripetuto lo stcs~o scempw. Il prof. Dc La Pcrsonne, indignato, ricorse al Ministero della Salute PubLlica. Proteste rumorose, che:: erano dirette specialmente contro la disordinata e insufficiente organizzazione del servizio oculistico nella zona di guerra, ma che finirono per sortire il benefico effetto voluto ( 1). Certo è che la percentuale degli occhi enucleati è stata, nell'Esercito francese, molto elevata nel primo periodo della guerra. De S. Martin (in un anno: agosto 1914 -luglio 1915) dà la percentuale del 4r,o9 '~o . Le cose, nel nostro Esercito, sono andate, in verità sc:n~ibi lm cnte meglio, anch e se non possiamo convenire col prof. Angclucci che l'enucleazione si.l stata usata nel nostro fronte C01l parca mano. La percentuale del Grignolo segna il 25,90", di tutte le lesioni oculari e il 23,12".. delle ferite perforanti del bulbo. Essa si eleva ancora (3s,rs", ) se si tiene conto. delle sole ferite pcrfor:mti con permanenza di corpo estraneo nel bulbo. Nell e relazioni del Pasetti (3' Armata), troviamo il 59'.\, (06 atti dc molirivi rispetto a tutti i traumi oculari in combatimento n. 414) nel 2" trim. 1918 e il 45,5 % rispetto alle lesioni gravi del bulbo (n. r 45) dovute o.\la maggior frequenza eli feriti da pallottole di fucil e e di mitragli:-~trice. Angelucci, su poco più di 6oo feriti oculari concentrati nella Clinica oculistica di Napoli (nel I 0 anno di guerra), ne ha trovati 77 con un occhio già enucleato (12,7 '}{,) e altri 38 ne ha dovuti successivamente sottoporre egli stesso acl enucleazione. In totale, adunque, ns enucleazioni su 6oo ferite oculari e cioè il 19,II '}~ . Nella Clinica di Parm:J. (prof. Gallenga) (2) il rapporto numerico delle enucleazioni con quello dei feriti oculari è stato del 20>40 ' %'). Dei bulbi enucleati 53 contenevano un corpo estraneo metallico già constatato coll'esame radiografico e coll'elettromagnete, 19 ne erano sicuramente privi c IJ non avevano dato, coi vari metodi d'indagine, nessun reperto sicuro in prop<.>SJto. Dalla ricchjssima esperienza della guerra in tutti gli Eserciti, sceverata, durante il successivo ventennio attraverso il riesame dei singoli casi, presso le Cliniche universitarie, i reparti oftalmici ospedalieri, gli organi medie::>· lega li d elle pensioni, possiamo derivare precetti norma t ivi di grande utilità pratica, anche per quanto riguarda gli interventi demolitivi oculari. E' confermato innanzi tutto il criterio che non vi è alcuna circostanz:t che im ponga la demolizione immediata del bulbo oculare, tranne negli occhi flagellati dalla ferita o colpiti da processi infettivi conclamati ( Angc(J) A:-cnt·c::cJ. t:') D t. LLO loro. -

Archivi di oftalmologia 1917. l. c.


l TR :\L:Ml (X:UJ.:\RI :-.=FLI.A (;I.Jl'.HRJ\ M0!'-!01.\LF.

lucci), come non è giustificata la demolizione pn:cocc, preventiva dell'oftalmite simpatica, pcrchè questa non imorgc di norma - come abbiamo visto - prima di 15 giorni, mentre, tcmporcggiando, è possibi le salvare occhi che, a primo aspetto, sembravano votJti all'enucleazione (Angducci). Deve essere enucleato l'occhio, senza esitanza: a) quando contiene corpi estranei che non sia stato possibile rimuovere c i sintomi irritativi si sieno addimostrati rcsi!'tenti alla ordinaria rcr.apia conservativa (prorcin ica e colloid:1k); b) quando, :tnche in assmza di co1 pi estranei endoculari, si sia determinata una ciclire o ll\'Cit<.' che duri da settimane (con ipotonia, fotofobia, aholit:ione della percezione luminosa) c che non dimostri di cedere alla t,·rapia conservativa.

Enucleazione o Exenteratio ? L'enucleazione è stata l'operazione demolitiva u~ata di preferenza durante la guerra, su tutti i fronti, ma anche l'eviscerazione del bulbo (excnteratio) ha avuto il suo largo impiego (in mtdia Ex. I su En. s). In <]Ualche settore l 'excnteratio è stata nettamente preferita (Ex . 3; E n. I) anche per il noto vantaggio di offrire all'occhio artificiale un monconc mobile .li appogg1o. In qualche reparto l'excnteratio rappresentava la norma. Così, dali t statistica dell'ospedale oro rileviamo che su 428 feriti ocubri si sono pr:tticatc 4H cxenter:ttio e 1 r enucleazioni (Ex. 4,4; En. r). Senza entrare nelle ragioni che hanno suggerito di accordare una co~ì larga preferenza all'exenteratio, ricordiamo che essa non è atta nè ad impedire, nè a prevenire il pericolo della funesta complicanza iridociclitica. Di questa verità l'esperienza della guerra ha fornito in rutti i fronti la più esauriente riprova. Sono infatti registrati casi di oflalmite simpatica insorta tre anni dopo l'exenteratio (1) (Grignolo), mentre l'osservazione di Kalt dimostra che l'excnteratio, fatta quattro giorni dopo il traumatismo, non ha impedito la successiva comparsa dcl l'oftalmite simpatica. Ancora più dimostrativo è il seguente caso registrato da Ci ri ncionc (2): (P:1g. 176) : soldato N. T.: ferito da sciH:gge di bomhJ :1 m:wo all'O. D.: opcr:ltl) di enucleazione sette gi(.rni dvpo il trauma. l n cliflic:t 4 rnc$i c 10 giorni dopo, prcscnt:t sintomi chiari di irriwzionc simp:nicJ :1ii'O S.. i qu:1li si <.lilcgu:1no dopo che ,·enne ::tsport:llo un r::siduo della buccia sc kr:~k ddi'O. D. nel quale er:1 rimasta r :1rchius:1 porzione della coroide. (1) Ochlcckcr. llan"cn. Fra nl..r, Sou rdilk: ci tatt d:t ( ;rignolo in I.C'.< irmi tr.mm.uid~e· di gurrr.1.

-

l. c. , p. 'lì· (z) C'"'"'"l<•'-r. -

Rt·11<iico n tu suni~ t1cn Clmic~ Oculist. <l i Ro ma (no n puhhl ic:Hn).


l TRAUMI OCULARI NELLt\ GUERRA MONDIALE

Fi~r. 6. _

37

« Maschera protettiva Cirincione ».

Criterio fondamentale è, d unque, che l'enucleazione deve essere l'operazione di elezione. L'eviscerazione trova la sua indicazione negli occhi flagellati dalla ferita - come si esprime Angelucci - e ctoè con svuotamcnto quasi totale del


3~

l 1'RALiMl OCULAR I :-\ELLA GUERRA :--1 0NDL\I.E

contenuto, sclerotica in parte conservata è membrane profonde lacerate 0 distrutte. Anche in caso di panoftalmia l'operazione di scelta resta l'cnuclazione (contrariamente a quanto molti ritengono e praticano), finchè. non esista alcuna propagazione del processo infiammatorio all'orbita. Si dà . la preferenza .all'exenteratio se il flemmone ha determinato la cellulite orbitaria, il globo è più o meno ìmmobilizz:1to, bloccato nell'orbita, vi è edema palpebrale e chemosi (Duverger). Dai criteri sopra esposti che valgono a segnare i limiti della cura conservativa e delle necessità demolitive, scaturiscono altresì indicazioni di carattere logistico-sanitario che tratteremo nel capitolo sugli sgomberi.

Difesa degli occhi contro le schegge. La protezione degli occhi contro i traumi di guerra e da infortuni, ri:;ponde ad una necessità di intuitiva evidenza ma che non incontrò mai il favore dei soldatì c tanto meno degli operai. Fin dall'inizio della guerra eminenti oftalmologi d i tutti i paesi (Cirincione, Angelucci, Grceff, Axenfeld, Terricn, ecc.) ne reclamarono e sollecitarono l'attuazione. Il Cirincionc (1) studiò il modo più efficace di proteggere nd contempo l'occhio c la regione pcriocubre del soldatO, con una mascherina di alluminio che fece costruire e distribuire in prova nelle trincee (v. fig. 6). A seguito dd primo felice esperimento la Direzione d 'Artiglieria del Laboratorio di Precisione eli Roma provvide alla costruzione e ali 'invio al fronte di occhiali metallici protettivi, a fessure stenopeiche - modello Cirincione - , e p:1recchie migliaia ne risultano, dagli atti, distribuite dall 'Intendenza Generale nel r• semestre 1916 alle truppe di ra linea. Altre distribuzioni sono state poi fatte ai soldati della 3~ Armata, ma si è sempre trattato di forniture limitate e saltuarie che n:on addussero mai ad una disposi zione regolamentare di carattere generale obbligatorio. Un tale provvedimento è stato insistentemente richiesto dai medici militari che più direttamente dovev<lno constatare gli effetti disastrosi della mancata difesa degli occhi dei combattenti e dei minatori delle schegge di proiettili esplosivi e rli minl' (2). ( 11 CIRI, Cio'll . - L.o (;lulo( a Oculistic~. :\nno XV. st:lt.·fJIL 11)1'). p. 3'4 "3' '>· (2: Fra i t:tmi documcn oi cht' <lirno~1r.u1o le premurose richieste <!egli ufficiali mc<iici. cito 1.1 rcl.ni~onc tld lV tnm . 19 17 tld IJircuorc ddl'osp<~lnlc <b çampo 0102 m:~gg-. onctl. dfcuiw> Sclvi -· " in qul''IO trimc,lr<'. snpra un to1.1le eli 7ii 1r:1umi ocubri (d i cui 64 <1:1 infortun i c '4 in

çnmlMiim,lllo) M ~ono avuti 10 c.t~t di Cl'i:ità, dci quali sCltc bmocttlari, 5 da scoppio cii mina c 2 da sd t<'J!)!C di nro1cl11 1i. Le lcwmi oculari sono moll<'pliri e <JU:os• sempre prodotlc da :~genti vu lnc· r:ln ti che producono t·Aeui grav1 solo per la dclic~tczza dell'or!!""" colpito. mrnlrc non hanno dctcr· mtnatu 'ull.t f.lrCI:t che c·scoria:..inni o feri re delle p.trti mollt. Conm!cJtmt!Q quindi il numero nott'r i a hi f'I'<UfOIIÌ tfrtffo .« Of'f'ÌO tfj fiiÙJ('. 1<'1111/0 Cf>ll/(1 < ltc /'agoJ/1' jrriforc Sf't'HO è tfotn/Q :Jj

r oh· d:


l TRAUMI OCULARI >'iELLA GL:ERR:\ MO:"DI.\I. E

3<)

Ma nè i comandi nè gli ordini ministeriali ne compresero la i mmens.t portata benefica. Riluttanza c incomprensione analogct fu rilevata negli altri Eserciti. Greeft (r) scrive : <<occhiali a rete d!i ferro o altri occhiali di protezione cE vario modello furono esperimentati nell'armata tedesca, ma non sono riusciti a generalizzarsi >>. Per l'Esercito francese Terrien e Cousin (2) hanno più di tutti insistito sullo stesso argomento, ma gli occhiali a guscio m etallico, da essi proposti, hanno avuta la stessa sorte degli altri. L 'esperienza della grande guerra ha chiarito in pieno il valore della profi lassi delle ferite del globo oculare ed ha fNnito dati ed elementi che non è consentito di trascurare ulteriormente c che avrebbero dovuto imporre provvidenze adeguate di governo. Pn'ma constatazione: la maggior parte delle lesioni oculari furono dovute prevalentemente a ferite da corpi estranei.

Seconda constatazione : le ferite del bulbo oculare vennero prodotte nelb maggioranza dei casi, da schegge di piccole c di minime dimensioni. Terza co11statazio1Je : i piccoli corpi estranei endobulbari furono riscontrati nel segmento anteriore del bulbo nel 30- 40 'V., e, in netta prevalenza , n..:i bulbi con ferite perforanti che conservavano un certo grado di vist.L Quarta comtata:zione: le lesioni non perforanti della cornea per piccoli corpi estranei infissi negli strati della m embrana ragg iunsero, nei traumi da infortunio, il 46- 48'ì(, (con rilevante percentuale di cherato-ipopion), rispetto a quelle perforanti, senza perdita della vista (33 ·~{. ) c alle contusioni del bulbo e lesioni indirette (15 ~{, ). Quinta constatazione: fra i portatori di occiJiaLi correttivi, per difetti visiv: . il numero dei feriti degli occhi da corpi estranei fu notc volm ent~: inferiore. Il valore protettivo degli occhiali correttivi si è dimostrato molto p i ÌJ grand e del pericolo derivante dalla rottura dei vetri. Sesta constatazione: i casi di panoftalmitc più fn:qucntcmcntc erano consecutivi alle ferite per scoppio di mina o per scoppi accidentali. Settima constatazione: più della metà dei ciechi risultarono colpiti d.t piccole schegge.

tw potrrl! t•ttlllrl'tJillt: gt•nrrtco rido/lo t' di " "" for:rl t!i f't!llt'lru~tOIIt: Jacilmcnu urrl'stuhilc du occ hiaii ,.,n t•t tro di mù·u di conucniollc spt'ssort' o di 1111 on·hùdc mctalltco t 'Oli /t·;surt: 1/t' IIUf'àl'hr. ii rirte r:c tr.diipnuabdt' quale norma profi/allica l'obbligo dt <ldtltti t)('chmfi pm trttort al prrs01111fc ttddcu o ,:{

W:·oro di mine » . • ~t, 3UJ!Uro che il maggiore SC'l\'i. divcnuw Prckuo del

Regno. non dimentichi l'opnic•r~a

th ~UCI r :t. ll) G ~I II· F R. : Schut:brilfcn

ltlld

.·lugo u chutz r or>·id uungnt im Fddc. im .-lug~nhc·ilkund~

:\ ~<nkld B. • V. p. 255 (~) T t KRII :> t i Cotsl:<: l'rop!t>lctxtc d es bluurc; du g fob~ oatlair.: nm . ..t!:c. '9' 5· p. !l4.

-

-

r.

:\rch. d'oph1halm . T. 3~·


l TRAUMI OCULARI NELLA GUERRA MON()(ALE

Se a questi dati aggiungiamo la massa rilevantissima delJc altre lesioni t1aumatiche con esiti di riduzione della funzione visiva (opacità corneali, aderenze iridee e pupillari, cataratte traumatiche primarie c secondarie::) c che.: non ci è possibile indicare neanche con lontana approssimazione (r), ci convinciamo subito che la presunzione formulata dal Tcrricn (2) all 'inizio della grande guerra, e cioè che gli occhiali protettivi atJYebbet·o potuto evitare i 4.'5 delle ferite oculari, ha trovato nella c.:speric::nza successiva della guerra b piLl ampia e valida conferma in tutti gli Eserciti. Se poi dal campo dei traumi oculari di guerra, passiamo a quello infortunistico del lavoro, il problema si dilata smisuratamente, assumendo carattere di impellente c immanente necessità sociale. Fin dal 1897, nelle statistiche tedesche risultava documentato che:: negìi operai dell 'industria - poco disposti anch'essi, come si sa, a portare occhiali protettivi - i 2/3 di tutti gli infortuni erano costituiti da occhi feriti (Greeff l. c.). A quaranta anni di distanza non saprei dire quanto tcrrc.:no abbia conquistato la difesa meccanica preventiva degli occhi negli ambienti del lavoro industriale e agricolo. Certo, non è aff:mo progredita, dalla guerra mondiale ad oggi, nd campo militare, se dobbiamo rilevare che nella recentissima campagna italaetiopica, sono registrati danni e inconvenienti dello stesso genere. Rl:sta pertanto di piena attualità quel che Axenfeld scriveva a conclu-

sione della sua rassegna sul servizio ocul istico tedesco della guerra mondiale: « pel futuro ci sono due compiti da raggiun gere e che debbono essere messi in testa a tutti i compiti bellico-oftalmologici e cioè : 1° - protez ione contro le ferite da schegge; 2' - tratt:lmento immediato e specializzato dei feriti ag li occhi l).

( 1) l.c :~ lkt.i nrH ocul:tri $0110 c<•lll<' , ; '·' · olis>clll111.1l: ndk d1~(i ptcg<•rit· ddlc pensioni di gut-rra in prnm •,cuuà con ']U<"IIc cldlc ~hrc p:oru dd cnr!'" rncnutc C<jlii\':Okn ll, Di tal che. m<·n trt· è po«i. br lc conuscc-rc il num<·ro elci pcn>l<>ll.lll di ci:l,çun.• tldlc 10 c.llq,:Mw. non rurscircmo m.1i 3 snpcr.: CJU3nt i sono i j><:llw>n:ttr <11\tÌnli per fonn;~ rnorho;a, ( 1 ) THRI~-.; Cl c. l. c.


COLLEGIO MEDICO-LEGALE Presidente: tenente generale medico prof.

ALBt: RTO SANTAMARIA

ANEURISMA ARTERO-V.ENOSO DELLA FEMORALE DESTRA Rilievi clinici, considerazioni diagnostiche e deduzioni medico-legali. Dott. Antonino Zaffiro, colonnello meJico, rel:aore chirurgo.

Nelle visite dirette che si praticano presso il Collt:gio Medico- Legale a militari ai quali, in accertamenti preliminari presso le Commissioni Mediche delle Pensioni eli Guerra e di controllo presso la Commissione Medica Superiore, vennero assegnate pensioni vitalizie od assegni rinnovabili per reliquati di ferite, o per infermità contratte od aggravate in zona di guerra, vien fatto di osservare lesioni o sindromi morbose che, per singolarità ed importanza di rilievi si allontanano dalla comune, ed il cui interesse, tanto dal punto di vista clinico che medico -legale, richiama l'~lttenzionc dello studioso, che in esse ritrova sovente, con gli esiti definitivi delle lesioni anatomiche, argomenti decisivi per confermare o modificare i precedenti giudizi diagnostici e le conseguenti deduzioni medico- legali. Da qui, la notevole importanza delle visite dirette presso il Collegio Medico Legale a scadenza costantemente remota dall'avvenuto traumatismo a dalla contratta infermità, visite dirette richieste quasi sempre da discrepanza di giudizi anteriori, e che in questi ultimi anni, per volontà concorde dei Presidenti del Collegio, vengono eseguite in numero sempre più cospicuo, col solo scopo di raccogliere elementi sempre più fondati per un 'esatta diagnosi, fattore indispensabile per un 'equa valutazione medico- legale che tuteli al tempo istesso, gli interessi del militare leso c quelli dello Stato. Ed allo scopo che osservazioni riflettenti casi di notevole interesse e speciale importanza per le indagini cli niche eseguite, per le chiarite controversie diagnostiche e per le conclusioni medico- legali, non vadano confuse où inus~nvatc, il Presjdente del Collegio ha progettato che fossero riunite ed ordinate in un volume di prossima pubblicazione quelle redatte in passato, e pubblicate in avvenire, sotto una rubrica speciale e con carattere di continuità, in questo nostro Giornale di Medicina Militare, quelle altre che, oltre a far testimonianza di metodi d'indagine progrediti ed aggiornati, di appassionati dibattiù in controversie diagnostiche e patogcnetiche, potranno efficacemente concorrere al comune ammaestramento di quanti siano Medici Militari chiamati al disimpegno di mansioni medico- legali. Un caso di singolare importanza a mc è parso quello enunciato in epigrafe, riflettente un ferito della g rande guerra, del quale senz'altro riporto la Storia Clinica:


ANEURISMA ARTERO- Vf.N0$0 DELLA FEMORALE DESTRA

Ex militare A. U. di anni 43, nato a Mezzocorona (Distretto Miliwre di Trento). Non ha precedenti eredo - familiari Jegni di ri lie\·o. Coniugato con donna sana, ~ padre di tre figli viventi in buona salute. Assicura di non aver mai sofferto di malattie d'importanza, di non aver contratto sifilide, di non essersi comagiato di affezioni veneree. ~ fcxlico bevitore e fumatore. Idoneo alla visita di leva, venne chiamato alle .trmi il 26 ottobre dd '9'4 c subito dopo inviato al fronte galiziano do\'{:, nel febbraio del 1915, venne ferito da proiettile di fucile alb rad ice dell'arto inferiore destro. Dopo le cure fruite presso formazioni sanitarie nemiche, \·enne rimp:nriato quale grande invalido e nel marzo del 1916. sotroposto ad accertamenti sanitari, rinviato al Comune di nascita con assegni. Ammesso a trattame nto privilegiato di guerra, dall'agosto del 1931 era in godimento della pensione di 2" categoria, assegnata per i rcliquati della pregressa frattura intertrocanterica del femore destro e per aneurisma artero-venoso della femorale omol:lteralc con alterazioni circolatorie dell'arto (edema c sv iluppo di cctasie venose e varici alla coscia c alla gamba). In un successivo procedimento medico -leg;,~l e per denunciato aggravamento, sebbene, nel nove mbre 1936, fos~c constatata con una sindrome cospicua d:t stasi una doppia intumesccnza alla radice de lla coscia c all:l fossa iliaca, della grandLzza, rispettivamente, di una arancia e di una gross:~ mela, si ritenne che tali fatti potessero ancorJ essere considerati come es ponenti onJinari d i un aneurisma, agli effetti della valutazio ne prevista dal n. 13 della 2'' categoria, onde si escluse un:1 ulteriore riva lutazio ne della lesione. Stato prc.<ente. Sviluppo scheletrico regolare, nutrizione ben conservata; cute di colorito bruno; mucose rosee. Negativi gli esmni Jcgli apparati respiratorio, cardiovascolare, digerente ed uropoietico. Addome: alla regione inguino-addominale destra, all'unione Jcl 3" medio con l'interno della plica, piccola cicatrice rotondeggiantc, scorrevole, hen consolidata, indolente, residuata a penetrazione di un proiettile di fuci le che, con percorso obliquo medio - laterale. fuoriuscì dalla regione retro · trocanterica dello stesso lato dopo aver fr:murato l'epifisi femorale all'altezza della linea intertr<x::anterica. L 'esame radiografico odierno dimostra, infani, pregressa frattura della base del collo anatomico, consolidata con callo a tr:Jm,1 irregolare, con penctrazione del frammento distale nel prossimale, ed inclusione di minute schegge nella compagine del gran 1rocantere. Al di sopra della plica inguino-femorak di destra appare una inrumescenza irregol:umente sferoid:tle occupante più della mct~1 della fossa ili:1ca destra, sorpassante la omhelico-pubica sino a l terzo mediate della fo!·sa iliaca sinistra. Osservat:J a luce incidente, tutt:l la intumescenza appare pulsante, pulsazione che nella delimitazione dclb intumcscenza stessa, f:ma con la palpnione, si appalesa decisamente espansiva e sollevante. La dd imi wzionc della tumefnione ne conferma i ronlini percepiti all'ispezione, che decorrono secondo una linea che, partendo da circa la metà della plica inguino-addomiuale, raggiunge ed oltrepassa, d i poco, l'ombelico; si spinge oltre la linea mediana, per ridiscendere verso la branca orizzontale del pube d i sinistra. Le mani, applicate a piatto sull'intumescenza, permettonc di percepire insieme alla pulsazione espansiva, un fremito continuo, con rinforzo sistolico, in tutto simile al classico rumore del gatto che fa le (usa. La percussione conferma i limiti <.lell'inturnesccnza const:ttati con la palpazione ; dà sull'intumcsccnz:J stessa, ottusità IOt:tl ~ (suono di coscia) che trapassa in suono nettamente timpanico ai limiti della circonferenza del tumore, ad eccezione dell'ultimo tratto corrispondente ali:~ fossa iliaca sinistra dove il suono, fortemente smorzato, ritorna ottuso in vicinanza del pube.


ANEURISMA ARTERO-VENOSO DELLA

FEMOf~ALE

DESTR:\

43

L'ascoltazione percepisce, su tutta l'estensione della tumefazione, un netto soflio continuo con rinforzo sistolico che acquista maggiore intensità avvicinando lo stetoscopio \'Crso la base della tumefazione, tangente alla plica inguinalc, per raggiungere il massimo d'intensità subito al di sotto della plica inguino-femorale (lacuna vasorum) da dove degrada verso la faccia anteriore della coscia sino al termine del terzo ~uperiore del segmento. La cute w tutta l'estensione della intumescenza, appare di colorito normale c solo si può constat.1.rc un modico sviluppo del reticolo \'cnl>5o sottocutaneo. Arto inferiore destro: accorciato di poco meno quattro centimetri, si presenta vistosamente aumentato di volume nei tre segmenti (coscia, g amba e piede) per un edema che, modico al dorso e collo del piede c della gamba, diventa e norme alla coscia, segnata mente alla radice: perimetro al terzo superiore cm. 72; al terzo medio cm. 64 1{ "; al terzo inferiore cm. 52. Alla gamba : al terzo su periorc 47 cm.; al terzo medio cm. 42; al tcr1..0 inferiore cm. 31. Arto inferiore .<inistro: al terzo $Uperiorc della coscia cm. 46 '/, ;al terzo medio cm. 42 'fz; :ù terzo inferiore cm. 33 'f"' Sulla cute della coscia appare evidente uno sviluppo accentuato del reticolo venoso sulla cui trama affiorano dilatazioni sacciformi varicose di ,-olume variabile da un cece ad un 'avellana, c su quella della gamba, in quasi tutta la sua circonferenza, a partire dal terzo medio sino aiJa linea sopramalleolarc, si nota una vasta chiaZ7.a i percromica rosso bluastra, con una propagine estesa a tutta 13 regione mallec ~ ::tre mcdiale, sino al margine piantare. Tra il terzo medio cd inferiore della gamba c sulla regione malleolare, la cute, oltre all' intensa pigmcntazione, si presenta desquamante c sulla regione anteriore della gamba, esattamente all'unione del terzo medio con l'inferiore, notasi un'ulcerazione serpiginosa, a fondo lardaceo, sccernente, con margini callosi c tagliati a filo. Caratteristico, infine, è l'aumento di temperatura della cute per tutta l'estensione

dei tre segmenti, con massimo d'intensità alla _radice della coscia, degradante progressivamente verso l'estremo periferico dell'arto, senza per altrp tornare uguale o quello della cute delle regioni dell'arto inferiore di sinistra, neanche al piede (dorso e pianta). Movimenti passiYi coxo-fcmorali limitari, segnatamentc quelli di :tdduzione, d'1 abduzione c rotazione esterna, mentre la flessione e l'estensione, sempre passivamente, sono limitate ad 1j •. Attivamente, per lo stato dell'arto, i movimenti stessi, sono appena accennati c la deambulazione leggermente marcata, elicopode e strisciante a destra, si effettua mcrcè l'aiuto di un bastone.


.\NEURISM:\

:\ln' E RO-\·E~0:-.0

I>EI.L.\ FEM OR.-\LE Df-.$TRA

Considerazioni diagnostiche. Che nd p., in conseguenza della ferita da proiettile di fucik alla radio; dell'arto inferiore titstro si~\SÌ determinato un aneurisma ancro-venoso a carico d eli 'arteria e vena femorale o dell'iliaca esterna nel punto di trapasso sotto il legamento di Poupart, non cade dubbio. La sintomatologia, quale risulta dall'esame obbiettivo sopra ricordato, lo dimostra, e sopratutto, in maniera inconfondibik, il fremito vibratorio (thrill) - che si percepisce con la mano appl icata a piatto sulla faccia anteriore della regione femor:dc - dove con lo stetoscopio si percepisce altresì un soffio che, come il fremito vibratorio, è continuo, ma con rinforzo sistolico. Se a guesti segni di fondamentale importanza si aggiunge il particolare percorso del proiettile desunto dalle cicatrici (inguino-trocanterica), e l'imponente edema che determina un vero e proprio stato elefantiasico dei vari ~cgmen ti del l'arto, con la caratteristica ipertermia cutanea che fa testimonianza della penetrazione continua di ~angue arterioso nel l 'albero venoso, noi abbiamo il quadro completo dell 'aneurisma artero-venoso post-traumatico che non di rado si ebbe a registrare durante l'osservazione di feriti ddb grande guerra. Ma nel caso in esame due fatti sopratutto colpiscono e meri tano speciale disamina: in primo luogo la cospicua intumescenza che occupa buona parte della fossa iliaca destra e che sconfina superiormente sin quasi all 'ombelicale trasversa, medialmcntc oltre l'ombeiico-pubica, ed inferiormente raggiunge quasi la branca orizzontale di quest'osso; e poi, l'estensione veramente cospicua e l'entità assolutamente eccezionale dell'edema, segn<~tamente alla coscia, dove esiste uno stato varicoso pulsante e, fina lmente, i disturbi distrofici cutanei cul minanti nell'ulcera scrpiginosa alla faccia antcro-laterale della gamba, sede di una vasta placca infiltraùva desquamante. Questi ultimi fatti sono conseguenza dell 'anormale pressione esistente nell'albero venoso per l'immissicne diretta in esso del sangue arterioso, ma non di questa sola, giacchè. vi deve contribuire in maniera pÌtl o meno cospicua anche la compressione che verosimjlmente esercita sui vasi femorali c forse iliaci, la tumefazione sopradescritta, occupante la fossa iliaca interna destra che, per k notevoli dimensioni raggiunte, viene a comprimere i vasi stessi, scgnatamente la vena, situata ancora medialmcnte all'arteria. Solo con questo duplice meccanismo ci si può rendere ragione dell 'imponente sindrome da stasi estesa a tutto l'arto inferiore, con edema, cianosi, distrofie, ulcera serpiginosa, ipertermia cutanea, mescolanza di segni che fanno testimonianza della loro doppia origine, da una compressione diretta esercitata dalla tumefazione iliaca. E qui cade acconcio chiedersi: donde proviene questa tumefazione che per volume raggiunge quello dj una testa di bambino e clinicJmente si ap-


:\KEURISMA ,\ RTERO- \'E:--:OSO DFI.L.\ I'EMOR.\LF. l >F.'>TR \

45

prezza immediatamente adesa alla parete del quadrante inferiore destro dell'addome, provvista di una evidente pulsazione insieme sollevante ed espansiva t: nel cui ambito fa percepire un fremito vibratorio alla palpazione e un soffio dolce e continuo, con rinforzo sistol ico ? I caratteri clinici sopradescritti indicano con esattezza la natura vascolare Jell'intumescenza; ed i rapporti di continuità col fascio vascolare della radice dell'arto, . rivelati dalla presenza del fremito vibratorio e dal soffio ascoltatorio, continui, con rinforzo sistolico, permettono di diagnosticare la natura dell 'intumescenza stessa, quale sacco aneurismatico in stretto rapporto di continuità col primitivo aneurisma arterovenoso. E senza indugiarsi a descrivere le varie forme tipiche cd insolite degli aneurismi artero-venosi, quali descrisse a suo tempo il Broca, e più di rccemc ill ustrò il Delbet, possiamo affermare con sufficiente approssimazione che, nd caso in esame, trattasi di un aneurisma artero-venoso con sacco falso intermedio c varice contro laterale della vena, in cui la lesione, unic::t per l'arteria, dovette essere duplice per la vena. Presentemente lo stato c:lefantiasico della coscia, esteso sino alla radice, non consente di percepire quell'intumescenza che pure venne riscontrata negli accertamenti del novembre del 1936 della grossezza di un'arancia, insieme a quella della fossa iliaca destra che allora venne descritta del volume di una grossa mela. Oggi, quest'ultima ha quasi triplicato il suo volume cd è quello che rende singolare il caso che reputammo degno di essere descritto. Si dice infatti dai comuni trattatisti, che l'aneurisma artero-venoso ordinariamente, pur quando presenta un sacco, non raggiunge mai le dimensioni dell 'aneurisma arterioso. Nel caso in esame, in cui per una duplice lesione parietale si ebbero due sacchi invece di uno, la varice della parete esterna della vena ha assunto uno sviluppo non solo superiore a quello che la clinica dimostra consentito per gli aneurismi veri o spuri dell'arteria femorale, ma nei confronti dell'originario sacco intermedio, che nel novembre del 1936 aveva raggiunto il vol ume di un'arancia, ha oggi più che triplicato il suo volume determinando o meglio aggravando in misura veramente cospicua la sindrome d:1 stasi dell'intero arto inferiore. Ricordiamo da ultimo che l'aneurisma artcro-vcnoso, in genere, ha poca tendenza a rompersi, ma pure tale evenienza è tra quelle possibili, come possibi le è lo stabilirsi di fatti gangrenosi segnatamente se la compressione viene eserci tata da un sacco di esagerate dimensioni. In conclusione, nel caso in esame, trattasi di una forma insolira di aneurisma artero-venoso, comprendente un sacco falso (en.cistico) intermedio ed una \·arice aneurismatica deila parete mediale della vena, per lesione in un punto dell'arteria e in due punti della vena stessa. L'eccezionalità del caso riflette lo sviluppo en orme della varice aneurismatica, il cui sacco occupa, oltrepassandola, quasi tutta la fossa iliaca destra.


,\1'\f'.URISMA :\ RTERO· VE:\ OSO DELLA FEMORALE DESTRA

v

A

T ~a.cco

f:llso -

2

Le particolarità anatomiche dell'aneurisma c le conseguenze a distanza, indotte ndl'arto inferiore destro sono rappresentate nella presente figura scbcmatica nella fotografia sopra riprodotta. Ciò premesso, possiamo enunciare 1l giudizio diagnostico complessivo:

\ 'aricc .tnCUI 1'1nau c-.1.

«Aneurisma artero-venoso, con sacco falso e varice aneurismatica di enormi dimemioni, dell'arteria e vena femorale dz deJtra. Frattura inte1·trocanterica del femore omolaterale co11 penetrazione dei frammenti; conseguente coxartrite e se· miancltilosi coxofemorale in estensione (reliquati di ferita perfora7Jte da p1·oiettile d1: fucile della radice della cosctct de.( tra) ».

Parere medico-legale. Le lesioni, quali oggi vengono descritte dal Collegio Medico scrivente, si presumono identiche a quelle esistenti nel novembre del 1936, limitatamente, beninteso, ai rcliquati della lesione osteo-articolare dell'anca destra, in quanto, da lunghi anni stabilizzati sono, per la loro stessa natura, invariabili. Ben differentemente vanno le cose nei riguardi dell'aneurisma arterovenoso, la cui prima constatazione fu fatta negli accertamenti dd 1931. Nei successivi accertamenti del novembre 1936, come sopra si è detto, per quanto l'aneurisma si estrinsecasse con due intumesccnze all'inguine e <\Ila fossa iliaca destra e per quanto palese fosse il dissesto circolatorio dell'arto, anche con disturbi trofìci iniziali della cute, venne confermata la 2~ categoria, non perchè non esistesse un effetivo aggravamento, ma perchè la sindrome circolatoria era una pura conseguenza dell'aneurisma, che rimaneva sempre inquadrato tra le lesioni previste nella 2" categoria, n. 13, del R. D. n. 149 r del 12 luglio 1923. Negli accertamenti odierni, l'aggravamento dei disturbi circoJatorì deve Jirsi imponente, non solo, ma mentre invariata, o se anche dissimulata appare la intumescenza inguino-addominale, quella della fossa iliaca esterna, ~tn:ttamcntc collegata alla precedente per il meccanismo patogenetico, appare vistosamente :mmentata di volume, quale si può vedere dall'unita fotografia. c.: rende perplessi per il suo divenire, in un futuro più o meno prossimo, per la possibilità di una rottura.


ANEURISMA ARTERO-VENOSO DELI.:\ FEMOR:\LE DESTRA

47

L'aggravamento pert<\nto che oggi il Collegio viene a constatare e che comprende un imponente aumento di sintomi di stasi dell'arto inferiore destro insieme al volume eccezionale della varice aneurismatica che occup:-~ quasi per intero la fossa iliaca destra e la sorpassa, spin gendosi in alto sin yuasi alrombelico, ed in basso sin quasi al pube, a gi ud izio concorde del Collegio Medico Legale dà diritto al p. : I alla I " categoria, Tabella A, R. D. 1491 del 12 luglio 1923; 2 ° - ad un assegno di superinvalidità nella misura prevista dalla kttera F della Tabella E del R. D. stesso; 3• - ad un assegno di cumulo di 6a categoria, quale previsto dall'articolo 17, 2 " comma del R. D. 1491 del 12 lugl io 1923. Ed il tutto, in forma vitalizia, essendo le lesioni pervenute ad esiti definitivi. 0

-

A uTOR IA ~~ t' ='TO. -

L'A. illustm un ca::u di fer ita d'arma da fuoco alla rad ice Jelb cuscia destra che oltre alla frattura del c<1llo anatomico del femore, produsse un aneurisma artcro-venoso dei ,·asi femoral i :!Ila b:~sc del triangolo di Sc:upa. Dalla presenza di due inrum uscenzc, di cui un:~ in corrispondcnz:1 della cicatri<··~ rcsiduata al foro d'entrara dd pro iettile, e l'altr:J, pi ù cospicua, nella fossa ili:1ca destra. si deduce che l'aneurisma app:mienc :~Ila c:Hcgoria di que lli rari, con sacco fal~o intermedio ~ "arice a neurismatica control:~tcralc di t:tle \'Oiume, d:~ rendere. per essa il caso \'eramente singolare e merite\'ole di essere descritto. Per. la gra\'e e prowcssivn k:s ionc vasaJc, vimc ad esser e modificato il criterio medico-legale agli effetti (kll' indcnnÌz;<,o, che 1·ien pt·rciò proposto in misura più adeguata all'entità delle lesioni .

- --"; -

1/1- ·.- -


ISTITUTO D' IGIENE E BATTERIQLOGIA DELLA R. UNIVERSITÀ DI BARI Direnore : Prof. G. SA NGIORGI

SAGGI DI AGGLUTINAZIONE DAL COAGULO SANGillGNO Doti. Dino F rosini, maggiore medico, nssistcnte m il itare .

L'esperienza <.li laboratorio i nscgna eh t: il coagulo sanguigno può servire come agevole piattaforma per ricerche scrologichc, microscopiche cd a titolo diagnostico. Così è. noto come del coagulo sanguigno i Medici legali si valgano per la pratica della R. W. dal cadavere e con risultati attendibili , consentiti fino ad un certo limite, dallo stato di conservazione del cadavere stesso (Dold, Pfanner, Palevici, Palmiui). Nel nostro Istituto Armenise ha dimostrato come dal coagulo si possa benissimo procedere alla chiara dimostrazione dei parassiti malarici. Le ricerche di Negro sono wnutc ad estenderne ancora il campo di utilizzazione, in quanto questo A. preconizza (nei casi in cui non si disponga del siero) l'uso del coagu lo per la pratica dell'agglutinazione. Convinti dei resultati pratici a cui potrebbe condurci questo metodo di fortuna, abbiamo voluto ripetere le esperienze di Negro, semplificandone la tecnica. · Così, sbarazzato dal siero, mediante energ ica centrifugazione, il coagulo, viene infranto addirittura con una bacchetta di vetro per modo da poterlo aspirare in una pipctta graduata c quindi misurarlo più agevolmente. Dopo di ciò viene aggiunto della soluzione fisiologica nel rapporto di 1 :2 e a lungo centrifugato. Il mestruo, chiaro, non emolizzato che così si ottiene, è pronto per il saggio. Ecco i risultati ottenuti da 42 saggi praticati da campioni di sangue il cut s1ero in via preliminare aveva data positiva la prova dell 'agglutinazione: t. -

Tifo

2. . Mel itensc

~·

- Mditcnsc

. 4· Md itcnse

5· . Tifo

o. . Par:1tifo A.

7· . ~~fd itcnse H. · Tifo 9· . :--klite nsc IO. . Md itensc l t. • 1\felitense 12. . ~ lelitcn se l j . . Mcl itc nse 14. - Me litcnse

A].!glut in n ione dal SI CrO

,

\)

))

,,

)l

l)

n

l>

lo

'l 1\

)\

"

..

\1

,, ,.

,. " l>

"

l :200

1: Roo 1 :8oo 1 :4qo l : 41)() 1 :8oo 1:

,:;6oo

l : 10/J

)o

Il

>•

))

l : .l)<X>

Il

l : 1000

,,

)\

,,

ll

>l

h

Il

l)

1 : Hoo r: 1400 l :2400 1:1 800

d :~ l coag ulo

" )l

,.

l :20

I : roo (a gglutinazion ~·

pa r:r Jossa) l :400 1: roo

)l

l :)O

)\

l : 150

, "

:400 ncgati\·o

l

=300

lo

l

1\

l : 400

l\

l :500

\)

l :400

))

1 :Goo

))

J :soo


SAGGI D I AGGI.UTINAZIONE DAL COAGULO SANG UJG:-10 15. -

Mclitensc

16. - T ifo

.. . . .

Agglutinazione dal siero

1 : 18oo dal coagulo

l :300

)l

l :8oo

))

l :300

)l

••

l :200

))

))

))

l :8oo

)l

l :200

))

))

))

l :8oo

)l

l :300

J)

\l

))

1 :8oo

Il

l :250

))

))

))

l: 1400

)l

Il

l l :200

"

l :400

)}

/l: 100

Il

..

' i· - Paratifo A. 18. - Melitense

..

))

..

negativo

19 . - Tifo .... :w. - Tifo ... . . 21 . - Mclitcnsc .. 22. - Pararifo B. Tifo . . . .

,,

))

23 . - ~feliten se

"

))

))

))

l : 2400

))

l :500

..

" ••

))

l :400

))

r : •so

))

l

)l

l :200

"

))

)l

))

l :200

" ••

))

))

1 :200

))

)J

))

l: 1000

))

l)

))

l : 1200

"

l :so l :200

))

))

))

l :1200

))

))

)l

))

)l

)l

l : 1400 l :200

))

H

l)

))

l :200

))

))

))

))

l :200

)l

))

)l

))

l :400

))

))

))

))

l :8oo

)l

l :200

))

))

))

I :400

)l

l: 100

))

))

))

)l

I :so

))

)l

))

I : 4 00 l :200

))

l)

))

))

l : 4 00

))

negativo I :so

))

24· - Mclitensc 25. - Mclitcnsc 26. - Melitcnse ?- J · - Melitcnsc 2~. - Mclitense 29. - Melitcnsc 30. - Mclitcnse 31. - Melitcnse 3 2. - Melitcnse 33· - Melitense 34· - Mclitense 35· - Melitensc 36. · Mditcnse 37· · Tifo .. . . . 3 · - Melitcnsc .. 39· - Tifo . . . . . 40. - T ifo .. . . .

,

! Parati fo A. .

))

))

))

))

Mclitcnse

))

))

i\

))

))

4L - T; (o

.....

f2. - Paratifo A.

..

))

)l

:8oo l :8oo

l

1:400 I :400 1 :Soo

l :400

49

negatjvo

.." 1 negati,·o

))

l :400

))

l : 300

"

[ :300

))

" ))

))

l :so

negativo l :so l : 100

l'

so vo negau l : 100

l: 100

Comt: si vede dall'esame comparativo dei due valori, siero c coagulo, on~nuti per ciascun saggio, j) rapporto dall'uno all'altro per la br. melitense, v~na da un minimo di 1 : 1 , ad un massimo di I :9 c con una media di 4,2.

75 C1oè se iJ potere agglutinante del siero è, supponiamo, di 1 :8oo, quello del mestruo estratto dal coagu~o, con la tecnica suddetta, è di I :200. Per il gruppo delle tifacee iJ rapporto è. di I :6 in media. Il che vorrebbe dire, come del resto ha ottenuto lo stesso N egro, che l'agglutinazione ~al coagulo, per, il gruppo delle tifacee è più s:nsibile di quella per la br. me~ltense. Scnonche questo apparente vantaggio e annullato dal fatto che spesso 1l c.o~gulo dà risultato negativo, di fronte al siero rispettivo che lo ha dato posmvo. . Non è cosl per la br. melitensc. Eccezionale è. infatti il caso che il coagulo nmanga inerte di fronte alla positività del siero. Noi lo abbiamo segnalato solo una volta e per altro di fronte ad un siero ipoagglutinante ed al limite di specificità, all' I : 200, quale è ammesso dalla nostra scuola (Sangiorgi). 4 -

Giorno/~ di mcdirina militare.


~o

J

SAGGI DI AGGLCT!:--1:\ZIO:-lE DAL COAGULO SANGUIGNO

Praticamente quindi ci troviamo in condizioni molto più favorevo li colla brucella rispetto alle tifaccc, in quanto la negatività del coagulo corrisponde prcttamente a quello del siero. Soltanto, m inore com'è il r:1pporto dei valori, ossia di 1 :4 dobbiamo ritenere probativa l'agglutinazione dal coagulo per la brucella q uando :1lmeno sia ottenuta all'r :so. A titolo di curiosità riferiamo come in un caso dal coagulo abbiamo avuto un 'agglutinazione paradossa (v. saggio n. 2) che invece mancava nel siero rcbtivo; e come in un altro caso (v. n. 4r) di fronte ad una parallela pluriagglutinazione per il tifo, paratifo A c brucel la, l'agglutin;.zione del coagulo sia mancata solo per il P. T . A. Sarebbe interessante pertanto in consimili casi vedere come siero e coagulo si comportano dopo la pratica della loro rispettiva saturazione alla Castelbni. fn conclusione, ten<.:nJo presente la diluizione alla quale è stato assoggettato il coagulo secondo i termini ricordati, riteniamo probativa per la brucella l'agglutinazione dal coagulo quando abbiamo toccato almeno il titolo limite di I :so. Questo titolo ci dice che se l'agglutinazione fosse stata fatta dal siero saremmo caduti certamente entro il limite m in imo ammesso per la specificità della reazione Wright. Per le tifa cee, se l'agglutinazione del coagulo è positi,·a, anche al titolo di r : 20 è probativa, pcrchè tenendo conto del rapporto medio d i 1 :6 per i valori del siero c del coagulo, pur così basso, ci garantisce che il limite di specificità (che come è noto è al disotto d i quello per le brucelle ossia I: 100) è stato raggiunto. ln\'ece la negativjtà dell'agglutinazione dal coagulo non coincidendo prettamente col la negatività dal siero, (in quanto in un buon terzo dci casi avviene che ad un siero positivo corrisponJe un coagulo negativo), fa sì che il valore di questo mezzo di fortuna. nel caso delle tifacee, viene ad esser pregiudicato. AuTORLAS~UI\TO. Conforme i resultaci onenuti da Negro, il coagulo sanguigno si presta per la pratica ddl'agglutinazione sia nel campo delle brucelle che in quello delle tifacee. Più attctH.lihilmente però per le prime che per le sccondt:, in guanto per le tifacce può occorrere nel 3° dci casi che a siero positi\"o corrisponda un coa!{ulo negativo. La nostra tecnica, assai più semplice, rihadi ~ce la utilizzazione di questo mezzo di fortuna per la pratica dell'agglutinazione qu:tndo non si disponga del siero.

AUTORT CITATI.

Dow, PFAKl'ER, P.u.Evtct: cit:ni da Negro. NECRO: Giornalt: di B:m. c Immunologia, n. 4, anno 1937. PALMI ERI: Giornale di Bau. e Immunologi::t , n. 4· anno 1927. AR.\IE:"J St: : Pathologica, n. 528. anno ' 935·


DELEGAZlONE INTENDENZA A. O. - DlREZIONE DI SANlT À DELLA SOMALlA Direttore di Sanità: tenente colonnello medico N. PITRELLI

TENTATIVI E LIMITI DI UN CONTROLLO TOSSICOLOGICO DELLE ACQUE DI UN FIUME SOMALO Prof. G. Meonoooa, capitano medico, igicnisla del Corpo Indigeni. Dott. V. Guidi, sottotencnte chimico farmacista · Din:nore dd Labo ratorio per la son·eglianza dell'acqua dcli'Uebi Sccbcli.

L 'intossicazione delle acque di un fiume, come l'Ucbi Scebcli, da parte dd nemico, poteva giudicarsi pcco possibile, o, almeno, ai fini pratici con scarsa probabilità di efficacia, sopratutto a causa della ingente quantità di \ t leno occorrente, pcrcbè l'azione tossica potesse essere risentita nella voluta intensità all 'altezza dei nostri presidi, nonostante la diluizione di essi nelle acque correnti e la loro parziale neutralizzazione da parte delle sostanze organiche nelle acque stesse contenute. Tuttavia il nemico non avrebbe incontrato serie difficoltà a provvedersi e ad usare le occorrenti ingenti quantità dcgii adatti vdeni: a conoscenza Ji quest 'arma avrebbe potuto volersene servire. Dice giustamente Bruni nel suo Trattato di Igie11e Militare, a proposito dell'avvelenamento artificiale delle acque: « Non bisogna illudersi . .. se anche questo mezzo è capace di apportare qualche vantaggio militare, è da aspettarsi che vi si ricorra .. . ». Nel quadro della grande organizzazione sanitaria della Somalia, in occasione delle operazioni dell'A. 0., fu merito delle superiori gerarchie quello di promuovere tentativi di ricerche sistematiche per il controllo tossicologico delle acque del fiume Uebi Scebel i, con le sorgenti e un tratto del corso in territorio abissino. Non occorre che accennare aìla stragrande importanza ed al necessario largo uso delle acque di questo fiume, enormemente facilitante il grave problema dell'approvvigionamento idrico di grandi contingenti di truppe nazionali ed indigene: lungo questo fiume furono infatti, per tutta la durata delle operazioni, scaglionati importanti presidi. L'Uebi Scebeli doveva inoltre rappresentare una importante direttrice per le truppe del Benadir, destinate alla conquista dell'Ogaden e dell'H arrarghié: giustamente si volle perciò che quelle acque fossero costantementt: sorvegliate. Si costituì così un centro di ricerche chimiche e biologiche, alle quali fummo rispettivamente addetti. T ale centro funzionò regolarmente dapprima a m onte di Belet Uen dal giugno 1935 al gennaio 1936 e successivamente,


52

TENTATIVI E LIY!lTI IJl UN CONTROLLO TOSSICOLOGICO ECC.

dopo le vittorie dd Dani erci, di Buslei ecc., all 'altezza dd presidio più avanzato di Callafo, fino alla ce-ssazione delle operazioni. Riferiamo brevemente sulla attività di guesto centro di ricerche. Le sostanze velenose che erano maggiormente da temersi per la loro grande tossicità, per il loro basso costo, per la loro resistenza agli elementi neutralizzanti naturali, erano alcuni dci veleni così detti metallici, e cioè quei veleni che analiticamente si possono rintracciare dopo aver eliminato con una energica ossidazionc le eventuali sostanze organiche che li accompagnano. Primo tra questi, l'arsenico: i suoi composti solubili sono abbastanza stabili e fortemente tossici già a dosi molto basse (dose letale grm. o,rs- 0,25.) In misura minore erano da temersi: l'antimonio, il cui tartrato di antimonile e potassio esplica azionè tos~ica alla dose di grm. 0,5; il mercurio, il cui cloruro mercurico esplica azione tossica pure alla dose di grm. 0,5. Altri veleni metallici dovevano considerarsi di uso meno probabile, sia per la loro scarsa to$sicità, sia per la loro scarsa resistenza agli elementi neutralizzanti naturali disciolti n eli'acqua, sia per gli altri mconvenien ti ai quali il loro uso dà luogo: i sali di rame ad es., oltre ad essere poco tossici dànno soluzioni colorate in azzurro e quindi praticamente svelabili, senz:1 bisogno di analisi chimica; i sali di piombo e di bano reagiscono facilmente con i sali disciolti nell'acqua formando composti praticamente insolubili e guindi poco tossici (Ba So., Ra C.o,, Ph So,, Pb Co3); i sali di zinco sono tossici solo a dosi molto alte. Gli altri veleni metallici presentano inconvenienti anche maggiori, da renderne quasi impossibile l'uso. Per il pr.riodo indicato, vennero due vol te al giorno prelevati dal fiume campioni di acqua che, subito filtrata, veniva fatta svaporare a secchezza. Il residuo veniva calcinato, onde decomporre le sostanze organiche che avrebbero reso difficile la ricerca dci veleni metallici c specialmente di alcuni (Pb, Zn) che tendono a formare con esse combinazioni insolubili e stabili. Dopo la calcinazione il residuo veniva disciolto in acqua acidulata con HCl, riportato ad 1/20 del volume primitivo e sottoposto alla corrente di H "S prima a freddo e poi a caldo. Come è noto le soluzioni leggermente acide per acido cloridrico di sali di As, Sb, trattate con H~S precipitano detti elementi allo stato di solfuri insolubili (As~ S,., Ase S.,, gialli; Sb~ S3, Sb~ Ss giallo ;1 ranciato). Data la volatilità di H g CL non era consigliabile procedere alla stessa manier:1, calcinando il r:esiduo secco, e si è preferito concentrare l'acqua in esame cd eliminare poi le sostanze organiche per ossidazione con HCl c KCio 3 , eliminando l'eccesso di Cl con una corrente di So2. Trattando con H ~S, il precipitato ottenuto avrebbe rivelato la presenza d i Hg (HgS nero). Dato che il limite di sensibilità di dette reazioni è, per analisi pratiche e rapide, come si richiedevano nel caso nostro, di circa 1 l so.ooo per mezzo


TE:-.TT.\ TI VI E LIMITI DI UN CONTROLLO TOSSICOl.<X.ICO ECC.

53

della preventiva concentrazione dei sali disciolti nell'acqua ad 1 / 20 avrebbero potuto accertarsi dosi di tossico praticamente innocua all 'organismo umano (grm. o,oot per litro di acqua). Anche ammettendo infatti che il consumo di acqua giornaliero ed individuale fosse molto alto (4-5 litri) non sarebbe stato possibile che i nostri soldati ingerissero quantità di sali di arsenico (questi, per es., perchè più temi bili) superiore ai 4-5 milligrammi nel giorno, senza che la presenza di questo elemento estraneo ndle acque del fiume, verussc svelato dal laboratorio chimico per la sorv<:'glianza delle acque. L'eventuale allarme per il reperto di sostanze tossiche nelle acque del fiume, avrebbe dovuto essere dato tempc!>tivamente, perchè le trup)1t: non 3vcsscro tempo di ingerire neanche yuantità piccole di tossico, cbe pur non mettendo in pericolo la vita, avrebbero dovuto causare disturbi di varia indole ed abbassarne il morale. Rapidissima sarebbe stata la ric<:'rca delle variazioni della conducibilità eknrica per svelare l'eventuale aggiunta di sostanze tossiche; ma· tale metodo per le acgue dell'Ucbi Sccbeli non avrebbe potuto utilizzarsi, data la grande variabilità del tenore dei sah e in genere nella composizione chim ica. di tali acque. Si è invece potuto ridurre al minimo il tempo occorrente dal prcle\:lmcnto del campione di acqua alla fine dell'analisi, tempo che non è mai stato superiore alle due ore, rendendo così le ricerche utilmente te mpesti ve. l veleni organici non erano da temersi nella stessa misura d::i. veleni

cit.ttì. Dal punto di vista chimico la ricerca di essi è lunga e richiede una notevole attrezzatura di apparecchi e di reattivi. Il laboratorio per la sorveglianza delle acque doveva invece essere in grado di dare l '.tllarme in tempo breve c con i. pochi mez:ti a disposiLione. l ,cJcni di questa categoria, tra i quali specialmente importante la stricnina, esercì t ano sicuramente la loro azione su animali di varia specie: sia yuin di per completamento alle ricerche chimiche delle quali abbiamo fatto cenno, sia per s\·elarc la presenza nelle acc1ue del fiume di eventuali veleni organici, fin dal principio fu organizzato un sistema pratico e semplice di controllo biologico. Accanto al laboratorio fu impiantato, allo scopo, uno stabulario, nel guak furono raccolti dci cani, delle capre, delle scimmie, dei polli. Ognuna Ji queste specie animali fu divisa in lotti e ciascun lotto venne sistematicamente abbeverato con acqua prelc:vata dal fiume in una data ora del giorno. E precisamente uno dei !orti ricevette l'acqua alle ore 6 a. m. gli altri lotti rispettivamente alle ro, alle 14, a1le 18, al~e. 24. P?ich~ l'a~q~a veni:a ?ata una volta sola ogni 24 ore e non era. po~stbtle agli annnall d1sseta~st di:ersam~nte, appena l'acqua veniva distnbul.ta, ~ra a.bbondantemente mgcnta: se l acqua avesse contenuto dei veleni, gh ammah non avrebbero tardato a presentare segni di sofferenza, di diversa qualità ed intensità a seconda del


54

TE::-JTJ\ Tl\' 1. E LI\11Tl D l L:)'; CONTKOLLO TOSSICOLOGlCO ECC.

veleno e a seconda delle specie animali e dell'età di essi, essendosi cercato di comporre ogni lotto di ciasuna specie con individui di diversa età. Non tutti questi an imali hanno potuto facilmente adattarsi alla vita di cattività: le scimmie avrebbero richiesto un maggior spazio di quello che fu ad esse potuto ri~ervarc::: hanno specialmente soflerto per il caldo e qualcuna ha presentato una sintomatologia da ricordare il colpo di calore. In un gruppo di cani si manifc~tò una epidemia di cimurro, che causò diverse morti. Meglio hanno sopportato la cattività le capn.: e i polli. Ma in tutt~ le specie, qualche inJividuo è morto per cause non sempre faci lmente accntabi li , :mchc:: praticando l'autopsia. Questo fatto renderebbe perplessi sulla ['Ossibilità di utili zzare nelle condizioni proprie dei tropici, la sofferenza c la morte degli animali in csperimt·nto come spia di llfl:l avvenuta intossicazione delle acque controllate, se il numero degli animali in osservaziQne non fosse alto, tanto da 110n f::lr neanche sospettare l'acqua, nei casi nei quali solo qualcuno degli animali dei vari lotti abbeverati con l'acqua prelevata in una ckterminata ora, presenta disturbi e muore: mentre tutti gli altri continuano a star bene : un avvelenamento di origine idrica dovrebbe infatti colpire in maniera più o meno intensa tutti gli animali dei lotti abbeverati con la stessa acqua. Oltre agli animali tenuti in cattività nello stabulario, si è data la massima importanza alla osxrva~ione dei pesci che si sono potuti sempre pescare nel fiume: essi per la estrema sensibilità a tracce di tossico eventualmente disciolte nell'acqua, avrebbero potuto infatti costituire una eccellente spia. Per rendere l'osservazione più agevole furono costruiti speciali cassoni bucherellati, che furono tenuti immersi nelle acque del fiume: . in questi cassoni si potettero sempre sorvegliare dci pesci già abituati a vivere in quelle acque. Questa modalità di sorveglianza si palesò a sua volta insicura, perchè i pesci costretti alla cattività sopravvivevano solo pochi giorni. Miglior controllo delle acque fu dato dalla esistenza nel fiume di numerosi _pesci nelle condi· zioni naturali di vita e che tutti i giorni e pressocchè in tutte le ore si riusciva a pescare con facilità: essendo questa pesca costantemente positiva, il giorno in cui non si fosse riusciti a pescare, avrebbe potuto sorg·cre un dubbio - .ìa ..:ontrollare - di una eventuale modificazione nociva delle acque del lìume. Comunque, pur con le limitazioni accenn~ltc, il controJlo biologico, praticato abbeverando con !':~equa sorvegliata diverse specie animali, si ritiene possibile e tanto più probativo quanto più vario è i'J numero delle specie a~imali in c~pc::rimento e quanto pitt alto è il numero degli individui di c1ascuna spec1e. Le ricerche chimiche biquotidianamente pratic:ne e l 'osservazione con· tinua delle condizioni di salute degli animali, hanno costantemente dato esito negativo, dal punto di vista della capacità tossica clelle acque del fiume.


TENTAT!VI E LIMITI DI UN CONTROLl,O TOSS ICO LOGICO ECC.

55

Questi tentativi, con mezzi chimici e biologici, di sorveglianza (.kll e acque di un fiu me, anche con i limiti imposti dalle particolari condizioni di vita e di ambiente, sono certamente valsi a tranquiJiizzare le vigili autorità superiori sulla potabilità, dal punto di vista tossicologico, delle acque dell'importante fiume. La preparazione sanitaria di questa Colonia n eli ' ultima campagna è stata coronata dal completo successo: le brevi notizie dare su questi tentativi nuovi di continua sorveglianza ddle acque di un fiume assai importante per l'approvvigionamento idrico, dimostrano come tale preparazione sia stata accurata in ogni dettaglio. . Esprimiamo la nostra gratitudine alla Sezione Ispettiva di Ig iene e profilassi del Governo della Somalia, presieduta dal gen. mcd. Maurizi v Bedei, per i suggerimenti e gli aiuti continuamente forniti al centro di sorveglianza delle acque dello Scebtli. RtAsst>:-;To. Gli AA. espongono brevemente i te ntativi di ricerche chimiche sistematiche c di controllo biologico, usati per la sorveglian za mssicologica ddlc acque del humc Cebi Scebcli, a nord degli importan ti presidi di Belet Uc n pri rm. di Callafo dopo, in occ:lsionc della recente Camp:rgna.

Mogadiscio, settembre I9J6-XIV .

---= · ;:<-ili

·; - - - -


OSPEDALE PSICHIATRICO DI PALERMO

Direttore: Prof. G. SANTA::-<CELO

UN METODO SEMPLICE PER AVVALORARE LA DIAGNOSI DI SIMULAZIONE DELLE MALATTIE MENTALI Dott. E. Catalano, medico assistente straordinario.

In occasione del recente conflitto ltalo-Etiopico, le sale del reparto di Osservazione Uomini di questo Ospedale, sono state insolitamente affollate, perchè, oltre al consueto numero di borghesi nuovi entrati, abbiamo dovuro procedere all'accettazione di un certo numero di militari richiamati, provenienti in gran parte dall'Ospedale Militare di Palermo, per essere sottoposti alla nostra osservazione. Complessivamente abbiamo ricevuto dal 18 marzo 1935 al 31 luglio 1936 n. 108 militari , di cui 71 sono stati dimessi per non constatata pazz1 a c 37 riconosciuti e quindi ammessi definitivamente. Non deve certamente destare meraviglia se fra tanto entusiasmo di volontari, vi sia stato questo esiguo numero di ekrnenri passivi, privi di quella sensibi lità morale, che ne ha messo in evidenza, se non gli estremi per giu, stifìcarne il ricovero manicomial e, certamente una invalidità costituzionale etica, rimasta precedentemente ignorata. Difatti è noto che, raggiunta la maturità psicbica, l 'individuo è sottoposto alk massime prove di adattabilità sociale ed è costretto a dare la maggior misura di sè. Di fronte alle traversie della vita, agli attriti della vita sociale, nello esercizio della propria attività profcssionak, nelle gare della concorn:nza per il guadagno e per il poter::, si svelano nei vari' individui le tendenze che in gioventù era no rimaste mascherate cd occulte. Ma una prova molto importante è, per i maschi , appunto quell a del servizio militare. La vita mili.tare, specialmente in periodo bellico, con la sua rigidezza e le sue esigenze di servizio, mette in evidenza ed esa spera i caratteri deboli o ribelli, svela i difetti della volontà e della capaci1<\ morale. Dicono Tanzi e Lugaro che essa è (( un reattivo che mette capo alla disr.rzione, a condanne, alla compagnia di disciplina » e, diremo noi, alla si mulazione. In genere si preferisce di simulare la paz7.ia, in quanto volgarmente si suppone di essere facile trarre in inganno il giudizio dei Sanitari, i quali sono . . preposti a questo compito. Però i si mulatori sono quasi sempre grossolanamente inesperti ed inscenano dei quadri morbosi fantastici, senza continuità nè armonia di sintomi. Anche quando per imitazione o per suggerimenti ricevuti, alcuni sin· tomi possono essere bene riprodotti, è impossibile la contraffazione completa


UN METODO SEMPLICE PER AVVALORARE LA DIAGNOSI ECC.

57

e non saltuaria di un quadro psicopatico, per cui vi è sempre una mancata corrispondenza con quadri definiti di malattie mentali . Tra le varie forme di psicopatie simulate da noi osservate, quella che dippiù si è prestata è stata la sindrome di arresto psicomotorio, con atteggi.lmenti catatoniformi o ncgativistici, mutacismo, sitofobia, verbigerazione, ecc:. Ma, sebbene quasi nella maggior parte dei casi noi fossimo stati privi di adeguate notizie anamnestiche familiari e personali, tuttavia un esame somatico e psichico accurato ci ha permesso di poter esprimere i nostri giudizi con tlltta serenità, per la coscienza della loro esattezza. Lo scopo di questa not::J è quello di far conoscere un nuovo mezzo d'in· dagine da noi utilizzato, atto a poter fornire degli utili elementi discriminati\ i, nello studio dei ricoverati sospetti di simulazione. Si tratta di un esperimento che abbiamo praticato in tutti i casi sospetti, consistente nella utilizzazione della proprietà eccitomotr ice che possiede l'Evip::m se somministrato a piccole dosi, per via endovenos;1. L 'Evipan è il nome commerciale di un prodotto, che chimicamente risulta una N- metil- cicloesenil- metil - malonilurea, ed è ordinariamente utilizzato dai Chirurgi per le sue proprietà ipnotiche, allo scopo di ottenere una narcosi profonda di breve durata. Questo prodotto trovasi in commercio sotto forma di poi vere da sciogliere al momento dell'uso con acqua bidistillata. Quasi tutti gli AA. che hanno adoperato il prodotto come narcotico, hanno rilevato che dopo l'iniezione di 1-2 cc. della soluzione al ro ·~ i pazienti provano un certo senso di benessere e di euforia, tanto che non è stato raro il caso di osservare esclamazioni di gioia e di godimenro in qucsw primo stadio della narcosi. La perdita della coscienza comincia ordinariamente solo dopo aver~ iniettato 4-5 eme. della predetta soluzione di Evipan in acqua bidistillata. Il nostro Direttore Prof. Santangelo >i è molto occupato delle applicazioni psichiatriche di questo prodotto, ed oltre ad utilizzarne, per primo, la sua proprietà ipnotica per il trattamento curativo degli stati di male epilettico, con brillanti risultati, nel corso delle sue ricerche ha intravisto anche la possibilità di poter utilizzare detto prodotto a scopo diagnostico, sfruttando la lieve azione di eccitamento psicomotorio, che viene provocata dalle piccole dosi di Evipan sodico, somministrato per via endovenosa ad ammalati in stato di arresto. L'intuizione del Prof. Santangelo ha trovato vasto campo di esperimento e di pratica attuazione in tutto il materiale di osservazione del pcriod•) sopradetto, perchè appunto .si era notato che, mentre gli ammalati inibiti, in seguito alla inoculazione dell'Evipan, acquistavano un rilasciamento muscolare ed una scioltezza insolita del linguaggio, oppure manifestavano delle crisi vegeto-emotive (crisi di pianto, crisi vasomotorie, ecc.), gesticoiazione incomposta fino ad arrivare a stati di agitazione psicomotoria vera e propria;


L'!'\ MI~TODO S J·.~IPLICE PER :\ \TALOR:\RE LA DJ AG!':USI ECC.

SR

gli individui sani invece risentivano un effetto poco apprezzabile della sostanza introdotta, e comunque in proporzioni assai limitate. l nostri risu ltJti sono stati talmente soddisfacenti e ci sembrano tanto inten .:ss:1nti dal punto di vista mcdico-kgale, da indurci alla compilazione di lluesta nota. Come sopra riferito, la maggioranza dci simubtori preferiva inscenare una sindrome di arresto psicomotorio, con manifestazioni catatoniche e n egativistic he. Sin dall'atto del loro ingn:sso nel Reparto, tali soggetti si presentavano confusi, storditi, disorientati, ostinatamente muracici., per cui era spesso imposs ibile ricavare le loro esatte generalità; ogni tentativo di interrogatorio falli,·a. Pertanto erano praticamente uti li zzabili per il quesito diagnostico soltan to i dati ricavati dallo esame somatico c..: dallo studio del contegno di tali soggetti. Certo le deduzioni diagnostiche scaturivano principalmente dallo studio psicologico del ricoverato, ma alcune volte ci è stata di grande ausili.o anche la prova del! 'E vipan, che ci ha rischiarato qualche transitorio dubbio. Riportiamo gui appresso, in succinto, alcuni estratti di storie cliniche di ricoverati trattati: P. T. , (h nnni .24, Ja Amaseno, effettivo :ti 145u rcggimenw fanteria Ji Messina, entrato il 26 febbraio 1935, proveniente dall'Ospedale Militare di Palermo. Al suo ingresso l'infermo si presenta depresso, piutto~to tranquillo, poco orientato, ri~pondc a stento alle varie domanJc, dimostr~lllJo un notevole r::dlentamento ideomotorio. Dur:.mte la sua degenza in RcJ'arto si mantiene appartato, inerte a letto, con 1!l i occhi sempre chiusi, senza mostrare il minimo interesse per l'ambiente circostante. lnterrogandolo non risponde c bisogna scuoterlo t.:d insistere per otrcncn: che ripeta il suo nome c.:d il suo luogo di n;tscita. Il 5 marzo 1 ~1.)5, persistendo sempre nelle rm:Jcsime condi zioni, l'infermo ha avuta praticat:.l una inic7.ione cntlovcnosa di 2 eme. <.li Evipan soJico diluito al 10 •;,., in seguito alla quale ha riaperto le palpebre cd ha ri spo~to alle varit: domande in moJo coerente, dimostrando di avere parzialmente riacquistata la lucidità psichiGt. Ln ch iara sintomatolcgio presentata dall'infermo, :.tv\·rdorata anche dalla prova delJ'E,·ipan, ci ha fatto riconoscere il soggetto affetto da demenza precoce catatonica, per CIIi guesti n:nne ammcs~o ddinitiv;;mcntt. Durante il resto dd la sua degenza nell'Istituto, il ~c•ggc tto è stato sottoposto per ben tre ,·oltc alla pro,·a dell"Fs ip:ln sodico, in seguitO alla yuale ha sempre dimostrato acceleramento Jel pobo c dd respiro, cd ha riacquistato per breve tempo parzialmente h coscienza, risponde ndo al!lc varie.: domande ri voltegli. Anche lo stato di ipertonia muscolare si è sempre ri~olto, per cui l'infermo ha potuto compiere dci movimenti. 1° -

2" - S. F .. di anni 24, da Carini, entrato il 2r giugno H)35· proveniente Jall'Ospc· dale Militare di Pah:rmo. Non si conoscono notizie an:.tmnestichc famil iari e pcrson:tli. Al suo ingresso il soggetto si presenta apatico, gira sc nz:~ interesse lo sguardo attorno, non risponde alle domande, so.l o di tanto in tan w pronunzia la frase: " Mi vogliono ammnzza re >>. Dal giorno del suo ingrcfso in Rep:~no il soggetto si è mantenuto piuttosto tr:mquillo, ma ha g ir:.no ininterr<>tt:Jmcnte per le stanze. pronun:r.iando spesso


UK METODO SEMPLICE PF.R AVV ,\LOR t\RE L.\ 0!.-\G:\OS! ECC.

59

la fr:lse sopra scritta. Non ha fornito le sue generalità c non ha risposto ad alcuna Jo. manda. Si è alimentato spontaneamente e molto bene, di notte ha dormito tranquillamente. Il giorno 28 ha avuto praticata una iniezione endovenosa di 2 crn. di Evip:~n sodico, in seguito alla quale il soggetto è rimasto indiHcrcnte e non ha pronunziato alcuna parola diversa dalla frase consueta. Solo a distanza di circa 15 minuti dopo l'iniezione, !"infermo ha presentata una crisi di eccitazione che però ci si è rivelata volgarmente simulata per b incongruenza degli atteggiamenti c <.!egli impulsi, per cui si è chiesto il prd ungamcnto del periodo di osservazione. Dur.-mte de tto pcriotlo il ricoverato è rimasto ~t·mprc nell'atteggiamento sopra descritto, insistendo ostinatamente a rimanere mutacico e :1 rispondere :1 ogni domanda: " Mi 1•ogliono ammazzare ». Però, all'in fuori di questo solito ritornello, ripetuto con perfetta indifferenza, senza a lcun:~ ripercussione emotiva, il soggeno non ha manifestato :~Itri ~intomi fisio-psichici tali che potessero completare od almeno abbozzare un quadro sintomatologico psicopatico ben definitO. Difatti il soggetto si è comportato rwrm:~lmente in tutto il resto del suo contegno, ha dormito sempre tranquillamente, si è sempre alimentato spont:Ineamcnte cd abbondantemente; è stato tranquillo e sempre vigile c presente a se stesso. Pertanto non è st:Ho riconosciuto e-d è stato dimesso per non constatata pazz i :~. All'ano della sua dimissione si è rivelato poi con gli infermieri, rammaricnndosi di quanto a\·cv:I scioccamente commesso.

3" - V. G., di anni 21, da Terrasini, effettivo :~ll '85'' fanteria di Trapani, entrato il 21 giugno 1935. proveniente dall'Ospedale Militare di Palermo. L'anamnesi fam iliare e personale è negativa per le malattie nervose e mentali.

r.'infermo nega la lue e le altre malattie ve neree. Al suo ingresso egli si presenta ordinato, ragion:Inte, orientato. Non sa comprendere la ragione per cui è stato condotto in questo Ospedale e pertanto è molto seccato. Durante il periodo di os~ervazione l'infermo si è mantt:nuw irrectuieto, loquacissimo, •manioso cd ha manifestato chiare idee deliranti di persecu:r.ione contro i Fascisti, che lo •·ogliono sopprimere. Manifesta una spicc:Ita iperemotivit3 e facile agitabilità, per cui, q u:tlche volta, è stato necessa rio assicurarlo. Si è dimostrato molto deficiente di logica e di critjca, per cui in complesso ci app:1re un debole di mente originario, che, per futili motivi, faci lmente \:l in collera od addirittura in agita7ionc. Anche in questo c:~so abbi:Jmo \·oluto tentare la prova con l'Evipan, c difatti il scggctto è !tato inoculato nelle ven;: con 2 eme. di Evipan sodico e dopo alcuni ista nti è dive ntato congcsto in viso, ha perduto completamente il controllo di sè ed ha esploso in una crisi di intensa agitnzione.

al punto da dover ricorrere a.i mezzi coercitivi . Durante l'agitazione provocata il paziente ha manifestato sempre le solite idee ostili :ti Fascisti. Pertanto è stato riconosciuto ed ammesso per: « Stato ipomaniaco " · Durante la sua degenza nell'Istituto, il soggetto ha continu:~to a m:~nifestarc il suo delirio caotico e paradossale ed un giorno presentò degli attacch i convulsivi, a cosc:ienza integra, di natura schiettamente isterica. Il 5 novembre 1935 è stato dimesso in prova. 4° - F. P., di anni 24, da Resuttana, effettivo al I 0° bersaglieri di Palermo, entra to il 5 giugno 1935, proveniente dall'Ospedale Militare di Palermo. Al suo ingresso si presenta attonito, gira intorno lo sguardo senza curiosità. Non è possibile cavargli dallo interrogatorio alcuna parola. Durante il periodo di osservazione rr:~scorre il tempo disteso immobile a letto, con gli occhi sbarrati, con espressione fisionomica triste. Al.l'esa~e fisi~o non presenta aicunchè di pa.tolo~ico da segnalare. Le funzion! vcgetaUI·e st comptono regolarmente. Jl soggetto si ahmcnta spontaneamente, è fra 1


6o

UN M ETODO SEMPLICE PER AVVALORARE LA DIAGNOSI ECC.

primi a sedersi a tavola. di notte dorme serenamente. ln asst.:nza d ei Sanitari perde la sua fisionomia triste e si fa sereno, tranquillo. Tutto il contegno depone per un volgan: tentativo di simulazione. 11 g io rn o 17 viene sottoposto ad una iniezione endovenosa di 2 eme. di E \·ipan sodico, del la qu ale non risente alcun effetto, difatti rcrta immobile, inJiHeremc, ed anzi si controlla pcrfettament.:, g irando timoroso lo sguardo attorno. Il giorno 18 viene Jimt.sso per non con~ratata pazz i:~. 5° L P. C., di ann i 24, da Giardinclli, milite nìobilitato Jclb 171 " Legione '' Vespri >>, entr:no il 9 aprile H)35· A l suo ing resso si è prcsenr:no in istato J i agitazione psicom otoria; un milite che l'accompagnava h;l ri ferito cht.: il w~geno do\·c\·a partire lo stesso giorno con il suo Battagl ione. Nei primi giorni dd peri odo di osser vazione si è mantenuw apparta to, mutac iro, disteso inerte sul letto, dove trascorrc\·a le intierre g iornate. Interrogato, non rispon deva ad alc un a do manda, ma spal;!ncava g li occhi ed :llteggial'a il \'iso acl una fision omia stuporosa. Però, m entre i trani mimici vc nil'ano tenuti rigicli e contr:mi, g li occhi rimanevano vigili , anzi l'in fer mo roteava spesso i bulbi oculari come p<.:r scherm irsi da persone che lo ~on·eglia\·a no. Spesso ha ricusato g li alimt.nti ed ha esploso improvvisamente in crisi di clamorosità con impulsi, bccranJo la biancheria ed im·eendo Cùntro il person:-de. Il 16 aprile 1935, l'infermo è stato sottoposto alia inocukJzione nd k \' cnc di 3 eme. di E\'ipan sodic,~, in seguito :1Jia qu:lle ebbe un lie\·e tremito diffuso c rim:~se com e stordito; in tcrrog:no, non ha risposto ec.l ha persistito n el suo mutismo. Immcdint:nncnte dopo g li si sono inoc u la ti altri 2 eme. di Evip<1n, eJ a llora l'infermo si è assopito tranqu illamcnt~. Appena S\'cglialosi c riacqu istato il pieno controllo della coscienza, egli si m ostra adir:no per le in iezioni subìtc. m:tnifcsta con l'espres$ion e mimica il suo cruccio c la su:1 collcrn c ri\·olge il ~uo sguardo minaccioso \'Crso il D irettore, presente all'c$ p<:rimemo. Il :zo apri le 1935, m:lntcnendosi il soggetto s~ m pre d epresso, ostinatamente sitofobo e ncgati\·isra co n attepgiamenti cata tonici. viene inocubro con 2 eme. d i Amital sodico, ma anc he in seg uite) a qucs tt> esp(' riml nto rim;lne ne!: ·:meggi:Jmcmo catatonico precede ntc, completamente i ndiiTcrcnte all'azione della so· stanZ:l. Persiste nel suo mutismo c nel negati \·ismo. In conseguenza d i tlues to suo ahnorm•: comport:·l mcnto di fronte all 'E.1·ipan ed ali'A mital. eu in segui to al la dimostrazione di tu tto il suo contegno strano. incong ruo e, negli ultimi gio rni. mutel'ok c va riahilc, il ~oggetto in esame non è stato rico n0~·ciuto ed è stato <Juindi d imesso per no n constatat:l pazzi:~ . Pochi istant i prima del suo allontana m cnro dall'lstituto. il soggetto ebbe un collot~ u io con un Sanitario, a l qu:~lc $i rn<lnifcstò lucido di m ente c ronkssò di essere :~ma ra­ m ente pcnti to d i quanto :1\·c\'a commesso. implorando compassione. 6" - D. C.. di ann i 24, Ja R iesi, effettivo al 146" rcggimt.:nto fanteria d i Catan ia, entrato il 3 g iugno 1935. prol'enicntc dal l'Ospedale Militare <.li Palermo. Non si conoscono noti7ic a n :~ mn esti c h ~ fam ilia ri ~: personali. All'arto del wo ingresso, il soggetto si prcseMa mutacico, negativista. Durante il peri odo di os~-en· azione egli tenta di inscenare una sindrome a tipo depressivo, con aneggiamenti cat:.noni formi c n eg:~tivisti ci . Però, anche ad un esame supcrhciale, si mctt<;: wbito in e\·iden7.a b incongrucnza dci sintomi prescmati, la lc ro variabilità ed instab ilità, per cui sorge subito il sospetto <h un tentativo di simulazione. Gli s'i niettano allor:l nelle l'enc 2 em e. di Evipan sodico alla w lit:l dilui z ione, ed il soggetto ri mane completa men te indifferente, ca lmo. tranguillo. anzi d imostra un certo risentimento ed una certa p:1ur::~ per la esecuzione d ella prova. Insiste sempre nel suo mutismo. In seguito a qyesto comportamento e confortati a nche dal completo esame neurolog ico e psichico c h e ci ha ri 1·clato un o stolto qua nto \·olgarissimo tentati\·o di simulazione, abbiamo dimesso il soggetto. in primo periodo. per non constatata pnzia.


UN METODO SEMPLICE PER AVVALORARE LA DIAGNOSI ECC.

61

7• C. P., da Cavazzo, effettivo al 20" reggimento fanteria di Reggio Cabbria, entrato il 26 giugno 1935, proveniente dall'Ospedale Militare di Palermo. Si sconoscono i precedenti. All'atto del suo ingresso il paziente è tranquillo, ma appare stralunato e non ri;ponde ad alcuna domanda. E' un soggetto di costituzione gracile, oligoemico, con stato di nutrizione generale scadente. Sin dal giorno del suo ingresso in Reparto l'infermo si è mantenuto piuttosto tranquillo, ma mutacico, appartato, depresso. Non ha fornito alcuna risposta atta a delucidare la sua anamneri, non ha reagito mai ai vari stimoli sentimentali o comunque emotivi, mantenendosi attonito, inerte, quasi stuporoso. Si nutri\·a scarsamente, presentava lingua arida, patinosa e funzioni corporali torpidc c disordi nate. E' stato sottoposto alla prova deli'Evipan mediante inoculazione di 2 eme. di soluzione al 10 %, nelle vene. Il paziente, dopo un breve periodo di stordimento, è scoppiato in una crisi di pianto angosciosa, invocando il nome della madre. Si è prolungato il periodo di osservazione. Durante questo periodo il paziente si è mantenuto coHantemente mutacico, apatico, inerte, confuso e disorientato. Frequentemente è stato· sirofobo, per cui è stato necessario alimentarlo con la sonda. Nei tentativi di alimentazione artificiale l'infermo non parlava, non reagiva, rimane\'a immoto come statua, solt:Jnto gli apparivano gli occhi pieni di lacrime, che scorrevano sul suo volw amimico. Venne in seguito inoculatO nelle vene con gr. 0,25 di Amital sodico sciolto in 2>5 eme. di acqua distillata. Anche questa volta, immediatamente dopo la iniezione, il soggetto scoppiò in una crisi di pianto dirotto, dopo di che si addormentò profondamente c dormì per circa 5 ore. Svegliatosi, si alzò dal letto e mangiò spontaneamente, conversò a bassa ••oce con il Sanitario, dicendo di sentirsi male allo stomaco. Ebbe subiw praticato un es:1me delle feci, in cui si riscontrarono abbondantissime forme di Tricomonas intestinalis, glohuli rossi, leucocìti e detriti alimentari vari. Fu pertanto riconosciuto e ammesso per s t:llo confusionale. Sottoposto ad una cura a base di Stovarsolo, l'infermo è andato lentamente e progressivamente riordinandosi in tutte le funzioni psichichc, al punto da n:nire dimesso dopo 5 mesi di degenza, per guarigione.

8" - P. F., di anni 22, da Godrano, effettivo al xo• bersaglieri ai Palermo, provenien te dall'Ospedale Militare il 15 maggio 1935· All'atto della sua entrata nel nostro Ospedale si presentava disordinato, depresso, muta:ico. La Stazione dci RR. CC. di Godrano ci comunica che il soggetto in osservazione nella vita civile aHebbe dato segni di alienazione mentale, allontanandosi spesse \'Oite senza motivo dal suo paese e conducendo una vita piuttosto disordinata. Durante i primi giorni del periodo di osservazione è stato degente a letto, mantenendosi mutacico, con gli occhi sbarrati, in atteggiamento stuporooo, rannicchiato sotto le coperte, ed allorqt an do veni\·a interrogato, girava attorno lo sguardo come se fosse allucinato. In complesso appariva confuso e disorientato, in preda a idee deliranti di persecuzione cd ipocondriache, sostenute da disturbi allucinatorii (soleva ripetere: « mi vogliono ammaz?are l> j « dammi il coltello l> j « debbo tagliare la carne morta >l). Il 29 maggio 1935 l'infermo, persistendo nel suo atteggiamento stuporoso, rnutacico, con tendenze negativiste, viene inoculato nelle vene con 2 eme. di Evipan sodko al 10 %; immedi:ltamcnre dopo l' infermo si è risvegliato, rispondendo sollecitamente alle varie domande, ma dalle sue risposte si arguiva che egli era confuso, disorientato e delirante. Dopo akuni minuti il soggetto è ricaduto nel suo mutacismo precedente. Per il complesso dci sintomi psichici presentati e per il modo di reazione alla iniezione di Evipan, siamo stati indotti a pro'ungare il suo periodo di osservazione. Durante tale periodo l'infermo, a scopo di esperimento, venne temporaneamente trasferito in un'altra Sezione, per studiare il suo contegno nel nuovo ambiente e dopo aver tentato di fargli comprendere di essere stato riconosciuto. Ma anche nella nuova Sezione l'infermo ha dimostrato un contegno analogo, mnntenendosi confuso, diwrdinato, allucin:~to, negativista. Interrogato, ha sempre fornito


62

U:-.1 METOOO

SE~1Pf.ICE

PER r\ \"\' ALORARE LA DIAGNOSI

ECC.

le solite stereotipate rispo~te . Sottopo$to aù una seconùa prova con l'inoculazione endovenos:t di f,·ipan, ha dimostr::tto una reazione amloga all:1 preceJente, cio<: si è vcrific:Ho come un ris,·cgl io dal rorpore ideomowrio predominante; però, anche qucst:t volta, di du rat:l effimera. Pertanto t: sulto riconcsciuto ed ammesso ddìnitivameme per stato contusiouak. 9" - S. P., ùi ;~nni 24, da Orroli, detcntno nel C..rcere Militare Prcn·nli,·o di Pabmo, emr:no il 3 ouohre 1Y.)5, prO\·eniente dall'Ospedale Milit<Jre di Palermo. Si sconosce,·ano i preceden ti familiari e personali, anche quelli recenti. All'atto del ~uo ingresso, il soggetto si presentava disoròinato, disorientato, llli:OCrcntt: n~:i discor~i. Durante il primo perioùo di ossen·azione SJ c.: mamenuto apparmto, inerte, rannicchi::lto nel suo letto. Interrogato. no n ha fornito alcun:1 risposta, nt: si è riusciti in :1lcun. mO<Io a rica,·are qu:1lchc noti zia anamnestica. Mentr.: fi~ic::uncnte non prcsenm segni di intossicazione, nè di interessamento a c:~rico di alcun organo od apparato, psichicamentc: si dimostra stordito. J..:presso, confuso, ostin ~ttamcntc sitofobo cd insonne. A tutto ciò fa contrasto l'espressione fisionomica che è ~oco corrispondente a llo stato p~ichico dimostrato; clif:mi, allorchl: si rro ,·a solo, rotea gli ocdli ,·igili attorno e a \01tc guarda i Sanitari con un certo intcrc.:ss:tmento. Pu guestc ra1;ioni ci sorge il dubbio di una manifestazione (JJ simulazione c quindi gli si iniettano 2 eme. di Evipan sodico nelle vene. Alla prova il soggetto non reagisce alfano, rimane completamente indifferente e anzi gira sempre circospetto lo sguardo attorno. Viene prolungata !a ~ua osservazione di altri 15 giorni . dur:Jntc i quali l'infermo, a,·endo intuito la sua probabil~ dimissione. manifesta in maniera molto più ac<:cntuata i suoi precedenti simulati Jisturbi. Difatti diviene più torpido, depresso, insonne cd ostinatamente sitofobo. Ciò nonostante il corteo sintomatologico ci appa1·e poco convincente c per av,·alcrarc i nostri dubbì ricorri:11no anche stavolta ad una secon<.Ja p·o,·a con I'Evipan, la quale ci fornisce lo ste~so esito delb prima. Per il complesso della condotta dimostrata dall'infermo, il quale ebbe a tmdirsi pi ù di un a volta, specie in presenza del personale Ji custO<lia e per l'esito delle due prove con I'Evipan, abbiamo giudicato il soggetto un tenace e pericoloso simulatorc e, come tale, lo abbi<lmo dimesso per non constatata pazzia. Da notizie ::~pprese in seguito da altri militari è stato confermato pienamente il nostro gi utlizio. 10" -

N . F., di :mni 22, da Sinopoli, effctti,·o al 20 reggimento fanteria di .R cggin c~lahria. Entr:no il r2 aprile llJ35· proveniente dall'Ospedale Militare di Palermo. Un fratello, afTctto da demenza precoce, (; morto nell'Ospedale Psichiatrico eli Messina. All'atto dell'ammissione. il soggc.:tto s1 presentava confuso. attonito, c non rispond eva aJ alcuna dom:Jnda. Nei primi giorni del periodo di ossen·azione egli si dimostra,·a prcoccup:llo, ansioso, poco orienmto, piuttosto confuso, e manifestava vaghe idee osti li contro la propria famiglia. Ha preferito starscne sdraiato sul letto. manifestando una spiccata ahulìa e disatfcttivitù . Dopo pochi giorni le sue condizioni psichichc peggiorarono rapidamente, l'infermo di,·enne mutacico, ncg:Jtivista, sirofoho, c presentò :mc.:ggiamenti catatonici e catalessia . Il g iorno 20 aprile 1935 ha a,·uta praticata una iniezione endovenosa di 2 eme. di una soluzione di Amital sodico. mentre trovavasi in istato di arresto psicomotorio. lmmedi:1t:1 ment ~ dopo l'infermo ha com inciato a muo,·ersi c :1 parlare. dicendo d1 sentirsi risorgere le forze e di riacquistare l'intelligenza; è di,·enuto ilare cd ha dcscritto, con rcbti,·n precisione, le sensazioni che a\·e,·a pro,·ato nella fase di :-~rrcsto psichico, durante 1:~ quale ha affermato di percepire gli stimol i esterni, ma di non poter p:lrlare « per uno strano impedimento alla lingua >> . Ha ringraziato i medici per il bene-


UN METODO SEMPLlCE PER AVVALORARE LA DIAGNOSI ECC.

63

fìcio che gli avevano arrecato per mezzo Jell'iniezione, in seguito alb quale egli st e ra sentito come risuscitare. L'infermo, dopo circa otto ore Ji completa luciJitiì mentale, è ridh·enuto mutacico, ncgativista, attonito, con tendenza a riprendere gli atteggiamenti catatonici preceden ti. Allora, più per curiosità scientifica, che a scopo diagnostico perchè non vi era ormai alcun dubbio sull'essenza della malattia di cui era affetto il soggetto, abhi:~mo \·oluto tcnt:~re la p·o\·a con I'Evipan, per cui abbiamo inoculato l'infermo con 2 eme. di E\·ipan sodico. In seguito a questo trauamento il pazì:-nte sì è subito addormentato. Dopo pochi minuti sì è risvegliato, appariva commosso e lacrimava, però non poteva parlare e si dimostrava ancora rallentato nei movimenti; tuttavia si è alza to dal letto per recarsi a passeggiare in gi:mlino. Il soggetto è stato riconosciuto ed ammesso per demcnl'.a precoce c:H:ltonica.

Le nostre ricerche cliniche hanno pienamente confermato il prtsupposto teorico del Prof. Santangelo, che aveva intravisto nel potere eccitomotorio iniziale del! 'attività psichi ca, determinata dall'iniezione di piccole dosi di Evipan, un mezzo idoneo a saggiare la reattività morbosa cerebrale e differenziarla da quella normale. Naturalmente la prova non può affatto assurgere a significato di scatatonizzazione quale è dato invece di ottenere con l'Amital sodico e per una durata ben maggiore, tuttavia essa può fornire un utile orientamento per la diagnostica di simulazione, in quanto i simulatori reagiscono tutti negativamente alla prova e per la circospezione con cui si cautelano non rivelano neanche quella transitoria euforia rilevata dai chi rurgi nei soggetti normali. Gli ammalati di mente invece reagiscono spesso in modo così eccessivo alla iniezione endovenosa di r-2 eme. di soluzione al 10% di Evipan, da consentirci di potere escludere la simulazione fin dai primi momenti della osservazione se la prova riesce positiva. Concludendo riteniamo di avere indicato un mezzo assai semplice che ci permette di confermare il sospetto di simulazione derivante dall'osservazione clinica, e inversamente di confermare il sospetto di reale alterazione psichica per la cui precisazione è naturale occorrono ulteriori ricerche, non avendo la prova suddetta altro significato che di mettere in rilievo una morbosa reattività psichica all'iniezione di Evipan, in effetto de1la incipiente malattia mentale.

L'A., utilizzando la lieve azione di eccitamento psicomotorio che ,·iene provocata dalle piccole dosi di Evipan sodico, se somministrato per via endovenosa in soggetti normali, ha saggiato la reattività cerebrale di militari sospetti di simulazione, allo scopo di studiarne il comportamento. In base ai risultati ottenuti l'A. ritiene di potere indicare un mezzo assai semplice cd idoneo, che ci permette di confermare od escludere il sospetto di simulazione, deriqmtc dall'osservazione clinica. RIASSUNTO. -

---=::" . t//.~"= - .-

-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA t: STRANIERA SANITÀ MILITARE MARIO LoREn. -

Raffaele Paolucci chirurgo in A. O. (Nicola Zanichelli editore, Bolo-

gna 1937-XV). L'Eroe di Pola è qui il grande chirurgo, <lurante il conflitto italo-etiopico. La rievocazio ne dd prof. Mario Lorcti, scritta non secondo le impressioni Jel momento o sotto la concitazione di entusi:~smi, come le pagine di un diorio, ma elaborate attraverso i ricordi più vivi e salienti da chi avendo preso parte agli avvenimenti, ne è fedele testimone, desta il più grande interesse, perchè, attra,·crso la descrizione ed il funzionamento di una delle più importanti unità chirurgiche in terra d'Africa, traspare l'opera grandio~a ùclb Sanità Militare, in cui è inquadrata la figura del Comandante. Di lui il generale medico Martoglio, nella prefazione, sintetizza con sentimento vivo e sincero l'opera, offrendo con la sua autorità di diretrore di sanità dell'Intendenza A. 0., dei fulg1Ji accenni sulla ,·asta e complessa crganizzazione sanitaria durante il pitl tra\'olgentc c duro conflitto coloniale. Il ten. colonnello medico prof. P:10lucci, ùirettorc della Clinica chirurgica delb R. Uni\'ersità di Bologna, parte volontario per l'Africa, dopo aver realizzato un suo concetto di riforma del Servizio sanitario in guerra col costituire un'Unità chirurgica da campo con medici cd infermieri, già affiatati dal la\'oro comune della vita civile. Si trapianta così in Africa il personale della Clinica chirurgica di Bologna con materiale concesso dalla Direzione generale di Sanità milit:lre. La millcnaria Bandiera dell'Ateneo Bolognese vien:: portata t n terra d'Africa. affidata a Chi, dopo aver votato con l'impresa ùi Pola se stesso alla Patria, offriva :1desso la sua attività di Chirurgo al seguito di truppe operanti . L'Ambulanza chirurgica di Armata, che durante la gr::nde guerra fu diretta dal prof. Bartolo Nigrisoli, fu rimessa in servizio dal deposito di Bertalia dell'ospedale militare di Bologna. Riccamente dotata di materiale e riadattata alle nuove esigenze, riuscì un autentico modello di osp~::dak chirurgico da campo. tanto da destare l':unmi!':17.Ìonc dei visitatori. La parte centrale era costituita dalla baracca operatoria (m. t.} x 4 x 3), composta di tre teli distinti, 3 perfetta tenuta di acqua c polvere, su intelaiatura di legno, con p:wimento scomponibilc, coperto di ìinolcum. L'interno era diviso in camer a operatoria, camera di preparazione e di sterilizzazione, g:~binctto radiologico, camer a oscura. La camera operatoria, rivestita da un telo bi:wco era arrcùata di due letti operatori, di illumina7.Ìone elettrica, bisturi diatermico, trap:tno dettrico, radiatore calorifero. Gruppi dcttrogeni fornivano l'energia occorrente per gli impianti elettrici, compreso l'apparecchio r<~diologico. Perfetto l'impianto per la sterilizzazione, ottenibilc sia mediante una grossa stcrili7.zatrice, collcg:Ha alla cald:tia centrale del termosifone, che mediante due autocl:wi sussidiarii. Molto curata fu la scelta dello strurncnt:trìo, arricchito di quello speciale per chiru rgia cranica, toracica c di traum:nologia. Intorno :~Ila baracca operatoria si potev:~no disporre le tende rico"ero, illuminabili elettricamente c proVYiste di agitatori di aria. Non mancava la produzione di ghiaccio, ottenuto da apposito impianto frigorifero. L'ambulanza disponc\'a di un'ambulanz<:tta chirurgica. trasportabile su un unico furgone, unit:.tmente aù un piccolo gruppo eleurogcno e ad un apparecchio radiologico someggiahile cd inoltre di un'ambulanzina, costituita d:-t una baracchetta operatoria, del


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

ti po in dotazione agli ospedali da campo. L'ambulanzetta pote,·a dislocarsi fin nel!~: minanze della linea di combattimento, appog!,>ianJosi ad un g ruppo ospeJaliero di,·i~icn:tle e vi prestavano ~ervizio un direttore- chirurgo, du e assistenti ed un radiolo)!O. L':unbulanzina avrebbe dovuto servire per potere operare, se richiesta, in posti ancor:~ pi ù a,·:Jnzati. Il K irsche ner. nel ricordare l'attività d ell'ambulanza chirurgica « E " a proposito dalla orga nizzaziOne sanitaria in guerra, la rappresenta come un esperimemo pratico ed eificace della tesi sostenuta da l Paolucci e d:-~ lui condivisa: la mobilitazio ne completa tki sen ·izi sanitari ci,·ili. l'cl limitare la recensione a quanto ha stretta attinenza con il disimpegno del ser,j zio chirurgico. no n si può omettere quanto l'A. ricorda a grandi linee sul lavo ro es~:­ ~ u ito tbll'ambulanza « E ''· " Tenendo presenti il numero degli uomini operanti sul frome eritreo e quello delle perdite fortunatamente lievi che si sono a\·ute n~:i vari fatti d'::~ rm e . il la,·oro eseguito dall'ambulanza chirurg ica speciale "E" è stato ve ramente consiJ e rc ,·o lc. Si può affermare che quasi b m età dei feriti del settore nord siano stati 'isitati. cu rati o smistati nell'ambulanza Paolucci, poi ch è più di 1200 feriti nazional i e indigeni sono passati o nell'ambulanzetta o nell'ambulanza o comunque sono stati ,·isitati e curati dal Comandante o dai moi collaboratori neg li ospedali viciniori o in quelli dove il Comandante era chia~r.ato o dove si tro\·avano in temporaneo servizio t.:ificiali dell'ambulanza. In tutti i modi, quasi tutti i feriti c tutti i gravi d elle azioni ùi Azbì. J i Abbi Addì. quelli del settor.:: orientale dd Tcmbièn, quelli ddle azioni di Amba Aradam, data la dis locazione d ell'ambulanza e dell'ambu lanzctta, furono soccorsi e rico\'cr:ni da queste due unità '' . :--ta il lavoro del Comand:~me, per la sua alta carica di consulente chirurgo, si esttmb·a oltre i limiti delle unità c.Ia lui comandate c non solo alla chirurgia bellica ma anche a quella di urgenza c di dczionc, estesa agli opcr:~i infortun :-~ti durante i la,·or·l strJdali ed ai numerosi indigeni, che dopo i primi fortunati interventi ad Adigrat gritla· rono :~l mi r:Jcolo, con l'effetto che l'ambulanza di,·ennc anche la mèta di t:mta pon·ra gente. che chiedeva di essere liberata dai suoi mali . La ragione di t:Jnti successi fu certo dovuta alla profonda competen za del chirurgo, all'affiara m cf!tO coi suoi collaboratori ed alla particolare attrezzatura dcii 'ambulan za . .\la un più alto merito va all'Eroe di Pola: « un medico in guerra può molte vo lte co lla sua opera risparmiare il dolore di una mutilazione e le lagrime del lutto: Raffaele Paolucci ha fatto ciò moltissime volte ! ''· A d ogni p:lg1na l'A. s:1 dcst:Ire l' inte resse della lettura Jcl suo volume . Il lavoro immenso della Sanità militare vi appare in grandi cifre. ,, P iù non si potev:J, più non si può fare " · Il Corpo di spedizione in Africa era costituito tb 6oo.ooo uomini, di cui 500.000 dell'Esercito e della Milizia e roo.ooo operai. Erano stati mobilitati 2484 medici, dei quali 1889 d ell'Esercito, 117 della Marina, 42 della R. Aeronautica, 316 della Milizia, 120 medici delle colonie, divisi nei 135 ospedali c.Ia campo. ne i 55 ospedaletti someggiati, nelle 13 unità chirurg-iche, nelle '5 ambulanze radiologic hc, nelle n ambulanze odontoiatriche, nei 20 ospedali cd infermerie e nelle na,·i . ospedali d ella R. Marina, nelle 22 infermerie della R. Aeronautica, nei 30 ospedali, mfc rmeric c laboratorii del servizio coloniale medico cd infine nelle va ri e unità comb:lt· ten ti. l medici erano coadiuvati da 284 sorcile della Croce Rossa, da 200 suore di vam Ordini e da 15.000 infermier i. " Nel conflitto italo-ctiopico (~ ottobre 1935 - 10 maggio 1936) vi sono stati 1099 mcrti per lesioni di guerra, di cui 119 ufficiali e g8o uomini di truppa, m entre i mo rti per mala ttia sono stati 599, di cui 22 ufficiali e 577 uomini di truppa. 1< Altre cifre rappresentano un altro elogio per la Sanità militare: il numero dci decorati, dei feriti e dci caduti sul campo di battaglia o nell'adempimento del do vere.

5 -- Cinmal~ di mrtliona militarr.


66

RI\.ISTA DELLA STAMPA M EDICA

ITALI :\~A

E STRANJERA

« Nel conflitto italo-ctiopico (a differenz a del la gr:mJe guerra durante la quale la Sanità fu seconda dopo la Fantetia per il numero d ei caduti) la percentuale delle perdite subìte dalla Sanità è superiore a quella complessiva delle truppe di tuue le Armi e Ji tutti i Corpi : · ' o,64 oio; l Sanna Complcssi,·amcnte tutte le Armi c tutti i Corpi <>,J6 'lo >> . La dovizie di ricordi e di aneddoti legati alla persona di Raffaele Paolucci, n:mati con brio giovanile e vibrante d i patriottismo, dà n no il ma!!giorc pregio al volume, che arricchito d i numerosissime fotografie e particolarmente curato ncll'elt:gante edil'.ione del Zanichclli, fa rivivere alcuni episodi meno noti, ma non meno pri,·i di s:lcrifici, JciJ"imprcsa grandiosa, che ha dat o ::all'Italia l'Impero. PANDOLFI.

G. T EsTr. - L'opera delle Sezioni di disinfezione durante la guerra dd J9J5-J8. ((r La C himica " • Hivista mensile; Roma, fase. 7, 19.37-XV). Ci sembra utile segnalare - oltre a tutto per poter seguire lo sviluppo delle pron-idenze istituite dalla Sanità militare durante la g uerra mondiale b comunicazione reccnte memc fatta d'1ll'egrcgio e anivi$simo dott. Gino T esti all'" Accademia d i. Storia dell'Arte ~a nitaria », sullo stesso argomento. La memoria originale - che, fra bre,·e, sarà integ ralmente pubblicata n egli Atti del la sullodata Accademia ''iene per ora sunteggiata m:lb Ri,·ista sopradcscritta. L'A. premette che - al l'atto d ella nostr:l cntr:lta in guerra, il 24 m:1gg io 19 15 !"Esercito italiano non era dotato di formazioni specializza te per 1..1 lotta contro le malattie epidemiche : le necessarie disinfezioni, tendenti alla prolìlassi contro ogni causa di epidemie, erano di competenza ddle :1 Sezioni di Sanità )) ; il risanamento <.!cl campo di battaglia o del le trincee veniva effettuato dal le truppe di prima linea. Nel gennaio del 1916 il Comando Supremo impressionato delle conseguenze sanitarie dipendenti dalla guerra di posizione - richie~e d'urge nza , ai Centri di m obilirazione, che si costituissero questi nuovi rcp:;rti specializzati, destin andone uno per ogn i Grande unità mobilitata . Le (( Sezioni di disinfezione l> assegnate a lle Divisioni del la Terza Armata (IsonzoCarso) furo no cl:lssi fìc:ne - con d1sposizione n. 307 14, dell'8 nonmhre 1916 - con"1c reparti d i prima linea e vennero formate con ufficiali medici o ch·imici-farmacisti e con ufficiali d el genio, nonchè un centinaio circa di soldati del genio e d ella sanità militare . Quelle di"isionali ebbero, come compito principale, durante le azioni, il risaname nto del campo di battaglia e dclie trincee, facendo spesso uscire da i ripari i propri" soldati nella zona compresa fra In prima linea italia na c quella ::tustriaca, talora distanti solo pochissimi metri. Esse erano dotate di abbondanti mezzi militari, meccanici, chimici c automobilistici; e, n ei periodi di riposo, continuavano la proficua optra contro le epid emie negli accantonamenti. Il loro !:J,·oro fu quanto mai rischioso cd efficacissimo: ne::l settore carsico - o,·e, nel 1916-17, opcra\·a la << Trediccsima Sezione d i disinfezione 1> , costituitasi a Roma c nella q uale l'A. esplica'"a la duplice fun z io ne di subalterno del genio e di chimico !"attività della Sezione fu massimame nte volta a dare il suo notevole cd efficace contributo per soffocare la gra,·c epidemia eli colera sviluppatasi e contro la minaccia d i altre C\"cntuali, speci:Jlmente del tifo pctccchiale. 1 disinfettanti adoperati furono principalmente !o zolfo, la calce, i fenoli nelle \"aritpreparazioni comm ercial i, il sublimato corrosivo e altri analoghi; vennero altr<:.sl utilizza t e pompe ad:~tte c stufe di disinfezionL. D alle superi ori Autorità sanitarie della fntcndcnza generale dcli"Esercito, la Sczion ~ ebbe anche incarico d i altre particolari incomhcnze; tali, ad cse m pio: ricerche e prcle-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA lTALI:\NA E STRANIERA

,·amento di terreni tetanigeni; impianto di bagni, di campi di isolamento, di la,·anJerie; esecu zione di canali di ~colo e d i numerose installazioni di pompe idrauliche, nella pianura deU'Isonzo. Giova far rilevare che alla Sezione stessa - la quale ebbe va rì caduti sul campo di battaglia - fu tributato un !usinghiero e meritato encomio, mentre ai componenti \'COnero concesse di\'ersc medaglie: al « Valor militare » e ai '' Benemeriti della salute pubblica ». Ciò dimostra come anche questi Repani misti abbiano saputo compiere opera altame nte apprezzata, che è doveroso ricordare nei brillanti fasti del la Sanità militare italiana. A. PAGN!ELLO .

IGIENE A. Zooo.~ . -

Azione batocromica di taluni Batteri dissenterici sui terreni culturali putridi. (« Diagnostica e Tecnica di Laboratorio ~> , Rivista mensile; Napoli, fase . 3,

I937 -XV). Nel Laboratorio di Microbiologia del Ministero della Guerra magistralmente di retto dal maggiore medico prof. U. Re itano - il capitano chimico-farmacista dott. Aldo Zodda, g ià noto per altri precedenti c tnteressanti lavori scientifici, ha condotto a termine la prima parte dello studio di cui ci occupiamo e di cui dà conto in questa memoria. L'egregio A. - riferendosi alle ricerche eseguite in antecedenza, nello stesso Laboratorio, dal capitano veterinario dott. Gius.:ppe Morselli (t) riassume i risultat"t pi ll e!:senziali da questi ottenuti e cioè che i Batterì dissenterici di Flexner, di Schmitz e di Sonn e, messi a sviluppo nei terreni colturali putridi oppure nei filtrati di B. putri{icus Ze1.;sler (R. sporogen es), nello spazio di 6-8 g iorni, producono in questi terreni un viraggio del colore, che va ma n mano facendosi più cupo: dal giallo- chiaro iniz iale, al mogano e infine al bruno; propagandosi lentamente, dalla superficie a contatto d ell'ari2, a tutto il mezzo di coltura. Il fenomeno rilevato dal Morselli - e risultante come caratteristico per i tre stipiti anzidetti messo in dipendenza della presenza dell'ossigeno atmosferico, indusse a ritenere che l'origine fosse da ricercarsi nel chimismo della respirazione dei B. dissenterici, aerobi facoltativi, e riguardasse direttamente il complesso problema della respirazione cellulare. L e modalità di comparsJ del fenomeno richiamarono l'attenz ione dell'A. sui d ue seguenti ques iti fondamentali, che potevano essere risolti per via chimica: 1 ° - chimismo dei U. dissenterici nei terreni putrid i; 2 ° - pcrchè l'azione batocromica non è esplicata da altri stipiti, specialmente dal B. d i Shiga che è così strettamente affine ai t re stipiti sunnominati; e, trattandosi di processi d i ossidazione, egli si è ~ervito nelle sue indag ini - d ci metodi proposti da Mc Leod per lo studio dei sistem i ossido-riduttori dei suddetti batteri. N umerose ricerche qualitative, eseguite su filtrati di B. putri{ims verrucosu.; Zeù· sler e su questi stessi imbruniti dai tre t;tipiti in questione, gli a\·evano fatto supporre un'ossidazione di compos ti polifenolici. :È noto, infatti, che il passagf:,>io di questi dalla forma ben zolica alla forma chinoid:: si manifesta sempre con una colorazione, la quale può essere approfondita (spostamento delle bande di assorbimento verso il rosso) da una successi,·a azione - su questi chinoni - dell'ammoniaca c delle ammine, sempre presenti nei terreni pu tridi. La supposizione si dimostrò esJtta: in vari tubi da esperimento, il brodo peptonato sterile, addizionato di tracce di idrochinone, imbru.niva forte( l ; Cì. MoPsF I.LI: Comportamento dci substrati putridi usati come terreno cultu r3lc per alcuno R. <ÌJ\•tntcrici. (•• Diagnostica c Teçnica di Laborat<>rio ''· Napoli, fase. 4• H).)6-XIV).


68

RIVISTA DELLA STAMPA MI'.DIC:A ITr\LIA~A E STRANI ERA

mente nello spazio di 48 ere per r azione dei B. di Flcxner, di Schmitz e di Sonne c assai debolme nte pcl B. di Shiga. Ma, nel tubo di controllo (brodo peptonato con idrochinom:), non si notò varia. zionc d i colore come, del resto, tale variazione non si verifica nel brodo putrido o nel filtrato di H. put,.ifìcus. Era quindi da supporre che, affinchè l'ossigeno atmosferico agisse, fosse necessaria l'azione di uno o più agenti attivan ti , prodctti abbondantemente doi tre stipiti in oggetto e debolmente o affatto dal B. di Shiga.. L'A. è passato, :1llora, :1llc imbgini sulle attivitJ enzimatiche e s1,1i sistemi di ossido. riduzione: c - coi reattivi di Rothenfusser c di Wilkinson - ha messo in evic.lcnza la presenza c.Ji enzimi ossigenasici c pcrossidasici nei B. di F lexncr , di Schmitz e di Sonnc: in pari tempo, con le stesse reazioni, g li ì: stato possibile dedurre il valore fenolico dèl substrato, sul quale i ferm enti :~giscono.

Ricerche con alcune p:~rafcnilendi:llnm inc hanno confermato il risultato. Il rcJttiro a nadi )> di Schultze ha reagito marc:ttamcnte nelle stesse colture c debolmente in quelle di B. di Shiga, mettendo in evidenza intlofeno l ossid:~si. Il reattivo di Schardinger è stato rapidamente decolorato da l B. d i Shiga e assai lentame nte dagli a ltri ; la positivit?t di dena reazione è l'espressione di un sistema ossido.riduncre, ne l quale agisce un'aldeitl:~si. La catai asi gli è risultat:t assente nel B. di Shiga. pres~nte negli altri; l'acqua ossigenata, assente in tutte le colture in esame. J saggi con il 2, 6 - diclorofenuloi nd ofenolo, con il violetto di Louth, con il bleu di metilcnc, con il verde di Janus - indicatori comu nemente u sati per la determinazione colorirnetrica delrrH (potenziale di ossitlo.riduzionc) - ai quali l'A. ha aggiunto ;111che altri con molibdato ammonico, gli hanno indicato che il valo re dell'rH nelle col ture d i B. di Shiga è più negativo che in quel le degli alt ri B. dissenterici . Ciò corrisponJe, p-.:r il B. di Shig:1, a una più intensa mobilizzazicne d i idrogenioni, i quali impediscono l'cssid:1zione che è stata oggetto dello studio Questa piÌl intensa attività riduttrice a parere dd l"A. - può essere utilizzata a scopo di:1gnoslico. sem inando i B. dissenterici in brodo pcptonato contenente un polifcnolo, come idrochinone, oppure addizionato Ji parafenilendiammine o di qualcuno degli indicatori da lui adoperati. L'A. si propone d i compl et:~re il suo studio con una serie di misure elettrometri che:, in qu:1nto le renion i cromntiche da lui eseguite non gli hanno fornito che il fattor e n:locit?l di reazione. cioè uno solo tlei fattori dai quali il v:1lore del l'rH dipende. E' di questo ,·alore che. di recente, è stata riconosciuta l'importanza per lo studio dei fenomeni biochimici e già esistono numero~e applicazioni di tali nuovi metodi dj ricerca, specialmente nel c:unpo della respirazione cellulare. Per le indagi n i. in questo campo tanto complesso, il materiale più atln tto che la natura ci fornisce - sotto form~ d i cellu le isolate e di agevole manipolazione in coltura - è costituito ::tppunto c.Jai hattc rì.

A. PACNIELLO. S. G. RAINsFoRn. - La sterilizzazione del vaccino T. Hygiene l> , ,·ol. 37, n. 4, 1937).

A. B. C.

(•• Thc Journal of

TI ,·::~cci no T. A. B. C . per la marina ingbe è preparato dalla Scuob di medièina n:wale a Grcenwich; è adoperato un ceppo ti fico « V >~, la sterili zzazione è compiuta medi::tnte il riscaldamento per un'ora c mezzo ::t 58" e con susseguente ::tggiunt::t dì fenolo al 0.5 •·;.. Ogni c. c. di vaccino contiene un milì::trdo d i b. ti fico e 500 milioni rispettivame nte di paratifo A. B. C. Il suo alto potere immunizzante sarebbe d imostrnto dal f;nto c: h e su 83.000 uomini di forz:1 si sono ::tvuti solo 5 casi di febbre ti foide e 5 d i paratifoidc, tutti venuti a guarigione. Ma, a s:guito delle note ricerche di Fcli.x, questo ,·accino sarebbe pressochè privo di antigene << Vi 1> pcrchè il fenolo lo distrugge: poichè g li AA. inglesi. in particolar motlo, att ribuiscono una g r::tndc importanz:J, ai fini del-


RIVISTA DELLA STA MPA MEDICA ITALIA NA E ST RAN IERA

l'dfeuo immunizzante, ::~Ila pres~::nza dd l'antigene " Vi ll nel 'accino, bisog na,·a studi.Hc la maniera di steriliz za re il vaccino senza distrugge re questo antigene. Così si sarebbe accresciuta ancora di più l'efficacia del vaccino stesso. Gli obbienivi che s'c:ra proposti l'A. (.r:<no di preparare un vaccino da adoperarsi ad una dose non su periore a 1 c. c .. che mantenesse la sua efficacia per almeno sci mesi, che avesse proprietà anti~cttic he tali da impedire un eventua le sviluppo di germ i, e che non fo~se infine dannoso ai tes~uti um ani inoculato per via sottocutanea. Le ricerche di controllo, fatte sul m etodo di H o rga n , il quale asser iva che il risca ld:Jml·nto per l ora a 55° Sttrilizza un \':lCCÌno ti fico conte ne nte l miliardo di baci ili per c. c. se nza tuttavia danneggiare il cosidetto antige ne « Vi )), non hanno conferm ato la bo ntà dd metodo, in quanto che i batteri tifici c paratifici no n vengo no tuni uccis i. L'A. allora ha ri,·olto le sue ind :~gini al K atadyn c comi.' agente sterilizzante. Le ricerche fau~ dal punto di vista sicrologico e da quello immunologico, adoperando conigli e to pini , secondo la tecnica nota in questo genere di studi (per i pan ico· I:J ri si rima nda al lavoro originale), porterebbero a queste conclusioni: L'argento, in forma di Ka t;~d y n e o di Electrokatadyne, si dimostra un ottimo agente stcrili7.za ntc delle sospensioni battcri ch<.: di B. tifico. Il K:n ady n:: e I'Eicctro katadync non distruggono il potere agglutinogcno " Vi H , (1

o ,,, H )) . H

L 'Ekctro katadyne, anche se usate in J osi eccessive, non ha effetto dannoso sull'atth·id immuniZ7~'1nte del l'antigene " Vi 11 . Le sospen sioni dei ceppi tilici, sttrilizza te con I'Eicctrokatadym:, presentano un rctcrc immunizzante superiore di quelle sterilizzate col calore e feno lo. L e propr i ct~ b:mcricidc dcii'Eiectrobtad ync presen·ano il ,·accino nella sua sterilità. Le sospensioni <.Ici ceppi •• Vi )) sterilizzate con I'Eiectrokatadyne possono ave re utile impiego anche per saggiare la presenza di agglutinine <t Vi >> nei sieri umani , dato che esse sono molto sensibili all' anticorpo 11 V i )) mentre trattengono moi[O della loro resistenza all'a nticorpo " O )). 11 procedimento d cii' Eicctrokatadync pctrebbe. es~ere adoperato anche per l'allestimento d i qu: i ,·accini che finora non h an dato buona pro,·a. L 'A. si propone di continuare gli studi per con statare la durata delle proprietà immunizza nti di questo nuovo vaccino. REITANO. :\. BF.zso:-;ovA. G. L E:-.-s KAIA, P. Mot.onTzov,, , O. MossoLovA. -

Qualche caso di trasformazione del B. pestis in B. pseudo-tuberculosis rodentium di Pfeiffer. (" Of-

ficc Intern:nicnal d'Hygiène Publique, n. 10, ottobn: 1937). Le AA. riportano la letteratura d egli ultimi dieci anni concerne nte la parentela e la diagnos i differenziale tra i due germi venendo alla conclusi one . che il mezzo migliore per d iffere n ziarl i consiste nel coltivarli in acqua peptonata ~ddizionata di ram nosio c tc rnasolata. Il bacillo della pseudotubercolosi dis~ocia il ramnosio cd arrossa il terreno, che no n viene affatto a ttaccato dal bacil lo della peste. Ricordano poi le ipotesi di qualche ricercatore su lla possi bilità di trasforma zione del B. pcstis in 13. ps(:udo- tubercul osis r<x.knti um e vicc"ersa e confutano i risultati di Ro wland, che sarcbl::e riuscito ad ottenere una tale trasfo rmazione, perchè t:-~ l e A. si basa per la d iagnosi d ifferenziale su tltffcr::nze di virulenza, cosa che non basta, secondo la letteratura recrnte, a dist inguere i due ge rmi. Nello stesso modo rigettano l' ipotesi di Zlatogorov e Mo hilcvskaia ch e . a,·cndo ottenuto una variante S del B. pseudo-tubcrculosis, ritt'nnero esistere tra ta !t· \ariante c il B. pcstis solo una d ifferenza qualitativa. Le A A. espongono infine le loro o~ervazio ni: hanno notato la trasformaziome spontanea di cinque ceppj di B. pestis in B. pseudo-tubcrculosis. Il primo ceppo era


RIVISTA DELLA STA~! l'.\ MEl >ICA ITALIANA E STRANIERA

stato isol:~to nel 1925 da uno spcrmofìlo morto <.li peste spontanea e s1 trasformò nel 1929; il scwndo isolato dal s~ngue di un cadavere umano nel 1925 c trasformatosi ne\ 193 1; il quarto isolato durante !"epidemia di Odessa nel 1910 c tr:~sformatosi nei 1934, ed infine il quinto isolato da un uomo affetto da peste bubbonica in Mongolia nel 1928 e trosformatosi nel '935· Di tutti questi ceppi le AA. conservano anche dei tubi in cui la trasformazione non è av,·enuta e che consen·ano pertanto i caratteri del bacillo pestoso; mentre i c inque ceppi di B. pseudo-tubcrculosis formatisi da ceppi di B. pestis conser,·ano finora, c cioè, per alcuni, :1 distanza di sctrc :tnni dalla loro trasform:J.zione, il c:lrattere pseuJo-tubcrcolare. FI.OIHO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

ldtoafàlia. congenita da tripanosomias.i ereditaria. Dimostrazione della possibilità del passaggio tra.nsplacentare nell'uomo. ((< Bulletins de la Societé dc Pathologie exotique », n. 2, 1937).

H. n.~RRÉ, P. MouARET, Y. T....NcuY, P. M ERc t ER. -

Gli AA. descrivono un c:J.so d'iclrocef:J.Iia congenita da tripanosomiasi, da ess1 osservato in un bambino di 13 mesi, ricoverato nel marzo 1935 all'ospcJale Pasteur, che presentava un perimetro cranico di 52 centimetri. Il liquor mo~trò aspetto chia ro, aumento di albumina, presenza dì abbondanti linfociti, con qualche cellui:J. muriforme; le reazioni d i Panc.ly e Wcichbrodt positive, la R. W. negativa, q uella del benzoino colloidale fo·rtemenre positiva nella zona sifi litica. La ricerca dci tripanosomi nel liquor si impone,·a ed infatti l'esame microscopico dd centrifugato mostrò tripanosomi del tipo gambiense. Contemporaneamente il liquido cefalo-rachidiano ,·enne inoculato in animali da esperimento c, precisamente, per via intraccrebralc, in due scimmie (Macacus cynomologus). che contrassero l'i nfezione e morirono dopo due mesi;. e, sempre per via intraccrebralc, in ~ei topi COtl esito positivo; nessun esito invece dettero due conigli, che furono inoculati con scarificazioni corneali. Il bambino, intanto, riconosciuto affetto da tripanoson1iasi, venne sottoposto alla cura con triparsamide per via intramuscolare, con la quale quasi irnmediawmente scomparve la febbre, rapidame nte s'iniziò un miglioramento, che gli AA. affe rmano dc-finiti,·o, in quanto il bambino, rivisto da essi nel ge nnaio di quest'anno, si pre!cntava del rutto normale. sia dal punto d i vista fisico che psichico: la testa misura va sempre 52 cm. di perimetro, il che ci dice che l'idrocefalia si è arrestata nel suo sviluppo e che si attenua d'altr:l parte in r:lppo rto alla crescita generale de l fanciullo.

Nella seconda parte del lavoro, gli AA. studiano l'origine ddla tripanosomiasi in questo bambino, nato a Marsiglia e mai allontanatosi dalla F rancia. l ge nitori pro\·eni\·ano da Bokoro, nella regione dello T chad, dove si era iniziata la gra,·idanza che indusse la madre, al 5° mese di gestazione, a rientrare in Francia. Già prima cl"imbarcarsi, la madr:! stessa presentò un attacco febbrile, ripetutosi a bordo durante il ,._iaggio, questa volta accompagn:lto da una eru zione cut:J.nea sul dorso e sugli arti, rappresentata da m:J.cchie eritematose e circinnate; gli acc~si febbrili furono presi per molarici c curati quindi col chinino, l'eruzione per una forma banale c ricollegata ai contatti avuti con un gatto. Due mesi dopo il parto, avvenuto normalmente, si \'Criticò un nuovo accesso ft:bbrilc accompagnato do un'eruzione, simile alla pr:-:ccdcnte. Nuove c numerose poussées febbrili imen'enncro ancora in seguito a distanz:J. di due, tre mesi. Fu sospen:Jra ,·olta a volta la m:.dari a, la sfil idc (guesta in rapporto alrcredoluc da cu i si crede,·:~. :-~ffctto il bambino), al kala-azar, ecc.; ma le terapie specifiche attuate non portarono mai alcun gio,·:~.men to; finchè, nel febbraio 1935. dopo numerose e pazienti tmbgini di bl:oratorio, si riu.:cì a 111cttere in evitlenza nel sangue la presenza dei tripa-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA~I F.R:\

71

nosc.mi. Il trattamento col triparsamide per via endovenosa indusse un miglior:lmemo r::tpido e definitivo, tanto che la donna sopportò quasi subito, c benissimo, un:l seconda ~ra,· i danza del tutto normale, dalla quale nacque un bambino in ottimo st:Ho di salute. La Jonna aveva vissuto circa 32 mesi in perfetta salute a Bokoro. località (jUCsta sicurJ mc nte indenne da tripanosomiasi, ~tando anche ai risultati dell'ultima inchiesta della Società delle Nazioni. 1'-:ell'ottobre 1933, al 5° mese di gravid:~nza, la donna lasciò Buko ro per rientrare in Francia, seguendo l'itinerario Bokoro - Fort wmy - Fort Archam· b.wlt - Batangafo- Bangui - Doula, dove s'imbarcò per Marsiglia. Gli AA. studiano accur:namentc:: yuesto itinerario cd ammettono che molto probabilmente la donna abb ta contra tta !"infezione nel tratto Fort wmy - Bangui: considerano, come particolarmente Sùspette le tre settimane di navigazione sullo Chary, avendo essa alloggiato a Batang:1fo in casa d i persona, più tardi riconosciuta :~ffctta Ja tripanowmiasi, ed essendo il primo :1cc~sso febbrile, diagnosticato per malaria, intervenuto a Bangui. Per quanto riguarda la gra ,· idanz:~, è interessante notare che detto periodo corrisponde al 6° mese di gestazione. Gli AA. ammettono quindi che l'infezione nel bambino, essendo egli n:~to in Fra ncia e non essendosene mai allontanato, sia di origine materna, e che la trasmissione da lla madre al figlio sia 3vvenuta durante la vita intrauterina per via placcntare. Ed infaui. e~se ndosi constatata idrocefalia il giorno stesso della nascita, è ùa escludere la possibilità che la trasmissione sia avvenuta sia durante il parto, attra\·crso lesioni od aosion i cutJnee, sia dopo il parto, a mezzo dell'allattamento: meccanismo di contamin:Jzionc gucst'ultimo. già provato sperimentalmente (Nattan- Larrier, Lanfranchi). :-\ume rosi casi di tripanosomiasi umana, in cui la trasmissione transplaccntare è da considerarsi assai probabile, sono stati descritti da numerosi AA.: così Chambon, che risco nt rò tripanosomi in un lattante di cinque giorni. Trattandosi però di osservazioni in pnesi infetti, queste, secondo gli AA. non sono probati,·c. in quanto non può essere esclusa la possibilità di punture di :~genti vettori, il giorno stesso della nascita; e <fJItronde a queste fanno contrasto altrettante osservazioni di madri, sicuramente trip:mo.somiasichc.:, che dettero alla luce bambini, nei quali non fu possibile constatare infezione. !'el campo dci tripanosomi in genere, non mancano inoltre osservazioni sperim~nta li , che confortano l'ipotesi di una trasmissione dalla madre al figlio per via pia · cenr:1re (Sergent e Lheritier, Pig neur, Basset - Smith, ecc.); osservazioni queste, in contr:lsto però con <juelle di altri, che negano la possibilità del contagio attraverso la placenta ( w ,·e ran c Ylesnil, Ziemann, Massaglia). Bruni nel 1926 ha potuto osservare l'assenza ù i tripanoso mi nel sangue di tre topolini, nati in cattività da una madre infetta, il cui sangue si era dimostrato ricco di T rypanosoma lewisi; nello stesso la,·oro riporta il caso ùi d ue ca' ie gra\·ide che inoculate con Schizotrypanum cruzi, abortirono dopo 16 giorni; n ei feti non potè riscontrare la presenza di tripanosomi. Cii AA. ritengono che dopo il caso da essi osservato, non debba esistere più alcun dubbio sulla possibilità del contagio transplacentare. Per quanto riguarda la diagnosi della malattia gli AA. insistono sull'importanza <.Ici l:~ reazione del benzoino ::olloidalc: la coesistenza di una curva paralitica e di una \\·assermann negati,·a, donebbc ~empre indirizzare, cosa che già altri AA. avevano \'ÌSto, o ,·erso la diagnosi di una cisticercosi meningca o verso quella di una tripanosomiasi; nel caso descritto, infatti, si giunse alla diagnosi attraverso la reazione del benzoino colloidale ed il reperto nel liquor di cellule muriforrni. La reazione inoltre a\fehb<: secondo gli AA. importanza quale indice scn~ ibilmssimo dcll 'e,·oluzionc dc.:lla malatti:l d urante la cura. Gl i AA. ritengono che nelle zone in cui la malattia esiste allo stato endemico do,r~hbe essere sempre praticata la ricerca dell'idrocefalia, quale sintoma, presso i neonati, <finfezion::. Essa sarebbe in rapporto con una tripanosomiasi materna iniziatasi negli ufumi tre mesi di gravidanza, momento questo che l'embriologia del sistema nervoso


72

RI V IST A D ELLA STAM PA M ED ICA ITALI A~A E STR :\ :-IIF. RA

dc:sig n:t elettivo per la forma7.ione dell 'idrocefalo nel feto. Un'infezione invece stabilitasi durante i primi mesi di gr:1,·idanza, porterebbe fatalmente :1ll'aborro. La trasmissione inoltre dalla madre al fe to sarebbe anche in ra pporto all'intensità ddl'infczione. F ERRAJOLI.

MEDICINA INTERNA L. BoucHuT e M. L EvRAT. - L' antipirina nella terapia del reumatismo articolare acuto. ( « L:~ Presse m~di ca l c » , n. 84, 2 0 ottobre 1937).

Senza prerendt: rc di diminuire l'importanza del dicilato di sotlio quale rimed io nella terapia dell'infezivnc n.. umatica, gli AA. riferiscono sui risultati ottenuti n ella stessa affe:7.ione mediante l'impiego dell'antipirina. La qu.1le nel!:. seconda met:l dei secolo ~corso era considerata, come oggi il salicilato, il rimedio specifico nella malatt.ia di Bouilb ud ; G. Sée ne fa addirittura l'elogio c ne precisa le indicazioni, Ch;w ffard la somministra alla d<>sc di 4-8 grammi pro dic c la prde ri sce al salicilato, Widal, ancora pochi anni fa. ne mette in e\'idcnza J'dlìcacia terape utica . Dcpo, specie pc.:r opera dì Barth, si comincia a diffidare dd l'a nti pirina in quanto essa, se fa scomparire i dolori e tah·olta anche le tumefazioni articolari , non domina la m;llattia reumatica, la quale ~ubdo l.unt nte rcntinua il suo corso e può da re le localizzazioni visceralì più gravi. Gli AA. in base a precisa casistica ri t~ngo no che l'antipirina, dopo il salicilato, abbia diritto ad essere considerata come rncdica:rione ~pcci lìca nella poliartrite acuta reumatica. Anzi in alcuni casi, in cui la terapia salicilica non è possibile rx:r disturbi gastrici o quando si dimostra incflìcace (~ i tratt:l di casi salicilato-resistenti), l'antipirina si dimostr::t ~pccifico

il medicamento antireuma tico p iù sicuro e che il med ico può usare con grande lid u c i::~.

Sono con precisi dettagli riferiti alcuni c:Jsi di malattia di Bouilh1Ud, ossen ·:1ri negl i ospcJali di Lione, nei quali mentre inefficace è risultata b tera pia con salìcilato di sodio anche alla dose quotidiana di 15 grammi, l'antipirina invece ha dominato rapidamente le localizzazioni articolari e cardiache, bcendo regredire le prime cd arrestando nel loro progresso le seconde. E' precisata quindi la posolcgia dd medicamento, che va da 4 ad 8 grammi pro dù: per via orale : in cartine o meglio in solu ;~.ione, ed è messo in ri lievo come incli\'idui , che per non tolleranza gastrica erano stati costretti a sospendere la terapia salir ilica, hann o senza alc un disturbo sopportata la sornmin istrazione quotidiana e prolungata di 4 gra m mi di anti pirina. La q uale anche in alhuminurici nel corso della malattia reumatica non solo non ha :urccato alcun da nno, ma ha fatto regredire l'albuminuria. La diminuzic n e della diuresi. pavcntata da tanti AA., non è nata mai osservata. l risultati ottenuti sia per quanto riguanb le lcd cni articolari che viscerali e ch e si sono mantenuti dopo la sospensione del medicamento, port:J.no gli AA. :~d affe rmar e che q ui non sì tra tta di una terapia sintomatica ad azione analgesica ed antitermica, m a di ,·era azione curativa specifica del farmaco. come quel la che si ottiene con la terapia s:~l i cil ica. Lo studio diligente e dettagl iato da Bouchut c LcHat su numerosa casistica condotto è per noi parLicolarmente importante sia per la frequenza dell:infez ione reumatica ne ll'amhiente militare, sia perchè talora la terapia salicilica, anche ben condotta, risulta ìne ffic:tce, sia pcrchè non rari sono i casi in cui persistenti disturbi gastrici ci obbligano a desistere cblla som ministrazione del medicamento per via orale e ricorrere alla via rt·ttale o c.:nclovcnosa, entrambe poco efficaci. Dispc:rre in wli e\'enicnze di un rimedio, l'anù pirina , che permette conseguire risultati pari a quell i che si possono ottenere con la terapia s:~li ­ cilica, costituisce per il medico una grande risorsa di cui può Ya!ersi per dominare h


RIVISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALIANi\ E STRANIERA

73

m:~l:mi a,

che sì frequentemente mena ad esiti inabilitanti e persistenti. D 'altra parte, come anche dalla casistica degli AA. risulta, vi è la sicurezza che nessun danno, anche con dosi al te e prolungate, si può arrecare al malato (primum lion nocere), c que~to (; attributo indispensabi le di cgni mezzo terapeutico, perchè <·sso ve nga im piegato non solo con fitl ucia, ma anche con animo sereno.

R. o"ALESSA;o.lr>RO . G. KRA UEL. - Contributo all' agranulodtosi n. 36, 4 settembre 1937).

sperimentale. (« Klinische Wochenschrift ••,

L 'A. rife risce su un caso di agranulocitcsi consecuti va a ingestione di pir;lmi tlon~ . Il fc n om~no è già noto nella letteratura ma l'importa nza tlcl caso sta ncll'intt:rprctazionc pawge netic::~ dell'alterazone ematologica e nelle complicanze gravi, pri ma mai osservate, che seguirono c che misero in pericolo la vita del soggetto. Il caso, studiato nella Il Clinica medica di Amburgo, ri guarda un ind ivid uo di 26 ann i, cui nel 1930 furono in 8 settimane somministrati circa gra mmi so di piramidone per poliartrite reumatica acuta, che g uarì completament: . Nel 1931\ per neH::~Igi a dentaria ptc~e una ta,·oletta di piramidon:: (gr. 0,30). Dopo poche ore: febbre alta, bri\'idi, dolori al collo cd al dorso. E ' ri coverato in Clinica con diagnosi di angina sospetta d ihcrica. Stato generale grave, tonsille tumefatte ed ulccrate. Si esclude la difterite. Esame del s:1ng-ue: eritroci ti 4·900-000, lcucociti 6oo (granulociti o, linfociti 94• monociti 6) : quindi lcucopenia note ,·ole con agranulocitosi assoluta. L'esame del midollo osseo conferma l'agranulocitosi. Dopo qualche g iorno tosse con. espettorato muco-purulento c do lore punrorio a sinistra. L 'esame obiettivo d ell'emitorace ~i ni stro ri leva : respiro fie,·olc, \'escicolobronchiale, ipofonesi, f. t.,.. indebolito <tlla base. Con adatta terapia (emotrasfusione, cardioci netici, ecc.) lo stato genera le ed i ft.nomtni pkuro-polmonari miglio ra no e dopo sei giorni la crasi sanguigna si normalizza, sia per il numero dci leucociti, che com:: q ua· dro ematologico differenziale. La p untu ra esplorativa dà esito a liquido pleurico, che risulta sterile. Dopo circa sei ~ettimane i fenomeni generali e pleuro-polmonari rcgrediscono comrle tame nte, l'esame radiologico riwlta negat ivo, il reperto ematologico è nella norma. A tal punto l'A. ridene importante stabilire se tutto il qu ad ro morboso fosse d a a ttribuire alla dose di piramidone (gr. 0,30) dal paziente ingerita per la nevralgia dentaria. Ha somministrato allora centigrammi 2 di piramidone puro per via orale. La purezza del pre parato è stata ritenuta indispensabile, in quanto d iversi AA., che si sono della q uestio ne occupati, ha nno ritenuto responsabile dell'agranulocitosi dopo somministrazionc di piramidone l' impurità di tsso da inquinamenti tos~ici (von Neergard). D o po c irca due ore compare malessere ge nerale, nausea, cianosi, brividi, fehbre (38.6); i le ucociti da 12.000 cadono a 7.200, quadro ematologico differenziale no n sostanzialmcn te <li tc rato. Due giorni dopo temperatura .39'' . tosse con abbondante espettorato, fenomeni che lenta mente regrcdiscono. Ma dopo quaJchc mese lo stato generale peggiora, febbre alta, Jl lobo inferiore d el polmone sinistro si rileva clinicamente e radi ologicarnente un ascesso ml umino~o, che è curato chirurgicamente. Dopo 9 mesi l'indi vid uo è dimesso gu:~ri ro . Sulla base di ta li osservazioni l'A. cerca di pervenire ad un:~ concezione patogcnetìca d::ll'agranulocitosi dopo somministrazionc di pir:tmidone e di indicar e i pericoli che questa p uò presentare. La natu ra allergica e precisamente anafila ttica di questa agranulccitosi, già ammessa cb Schilling, Bock e von Baeycr, qui risulta evidente. D ibni, mentre il soggetto durante la malattia reumatica ha ingerito senza danno alcuno dosi elevate del mcdica.ncnto, è ri masto però sensibilizznto vers•> di erso, onde è baHata dopo 6 anni la sorn-


74

RIVISTt\ DELLA STAMPA MEl>ICA ITALIA NA E STRANIERA

mm1strazione di 30 Cl:ntigrammi per far scatenare un quadro morboso, che per il sua modo d'insorgere e per le sue manifestazioni, è quello delle malattie da anafilassi. Si ha una riprova nella ricerca ~pe~imcntalc fatta in s.:condo tempo, in cui una piccolissima dose di piramidone (centigrammi 2) h:~ provocato un quadro clinico, che dal punto di vista ematologico non ha raggiunto quello os~er\'ato in primo tempo, c ciò forse pcrchè la dose era •r.olto b:~ssa, la quale però è stata sufficiente a provocare, nel disquilibrio umoralc ed ematico dello stato 2nafilattico, fenomeni gravi a carico del polmone. Difatti la lesione pleuro-polmonare dd primo tempo, la quale, come l'esame clinico e radiologico avevano dimostrato, era in avanzata regressione, è stata disturbata nel suo processo di rip:~razionc c sì è scatenato il quadro clinico impone nte di un voluminoso ascesso polmonare, che ha messo in pericolo la vita del paziente e solo dopo adeguata terapia chirurgica c lunga degenza (9 mesi) è giunto a guarigione. Conclude pertanto l'A. in b:Jsc alla sua interessante osservazione che l'agranulocitosi post-mcd icamcnto~a è da considerare come sindrome da ipersc nsibilità c precisamente :Jnatìlattica e che ancora la pro,·ocazione sperimenwle di essa in certe condizioni può determinare complic:~zìoni molto gr:wi. R. o' ALESSMWRO.

CHIRURGIA GENERALE A. Jt,; Ne. -

Le sindromi paratiroidee (in particolare, ricerche sulla litiasi renate e la sclerodermia e discussione dell' iperparatiroidismo, iperacuto, acuto e cronico).

(cc Revue de Chirurgie », aprile 1937). L'A. premette che ncll'iperparatiroidismo le malattie ossee rappresentano una p:!rte prcponderantc; m:~ non sono le uniche lesioni tissurali da prendere in considerazione. L a lisi ossea, che al massimo grado sì pn::senta sotto forma di osteite fibro-cisrica generalizzata, può intendersi come l'inizio della ripercussione tissurale dell'iperfunzìone paratiroidea. Ma a causa della mobi lizzazione del calcio del tesruto osseo e in genere dell'al· tcrato ricambio del calcio, altri tessuti vengono lesi per il depositarsi in essi dci fosfati di calcio liberi c principalmente i reni c la cute. 1 reni possono essere lesi per un deposito diretto del calcio nei loro tessuti o per la formazione di calcoli nelle vie escretrici. per cui sì potrebbero a,·ere nefriti, pielonefrìti e litia!Ì renalc. L'A. insiste sui possibili rapporti tra ipcrparatiroidismo e litiasì renale, basandosi sulla frequenza delb calcolosi ren:Jie ncll'osteite fìbrocìstìca di Recklinghauscn, c sul fatto che si è riusciti a pro,·ocare ia litìasi renale con l'ormone paratiroideo. Tuttavia negli ammalati di calcolosi renal.: sono poco frequenti i sintomi di ipcrfunzione paratiroidea, inbtti su 30 ammalati dì litìasi renale osservati dall'A., solo 3 presentavano ipercalcemia, ipofosforcmia c ipercalcìuria notevoli, ed in due di essi la paratiroìdcctomia ha dato ottimi risultati. E' bene però pensare in caso dì litiasi rcnale, alla possibilir.ì di trovarsi dinanzi ad un a disfunzione della pamtiroìdc. La scleroderrnia è uno st:Jto tissurale dovuto al metabolismo alterato del calcio, e rappresenta la manifestazione cutanea di un iperparatìroìdismo cronico. Infatti: in pbcche cut:mce sclcrodcrmichc escissc il tasso del calcio è superiore a quello della cute norm:Jie; nella sclcrodcrmia sì ha una rarefazione scheletrica; e le lesioni vasalì (endoartcriti. mcsoartcriti, pcri:Jrtcriti e flehosclerosì) sono a nalog he a quelle che possono aversi nell'ipcrfunzione paratiroiòea; sperimentalmente la rclc rodermìa può essere provocata con iniezioni ripetute di p:~ratormone; b par:HiroìdectomÌ:J ha dato buoni risultati in rr casi di sclcrodcrmia curati dall'A. L'ìperc:Jicem ia moderata ed inconstante, che si osserva nella sclcrodcrmia. può cs~c rc spicg:~ta , come per b litiasi renale, r:ol fatto che nell'ìperparati-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANI ERA

75

roiJismo cronico l'organismo tende a coreggere in certo modo il d isturbo e cerca quindi <.li ristabilire l'equilibrio umorale. L 'A. aggiunge che nell'iperparatiroidismo si ha un sovraccarico di éalcio nel miocarJio e nelle pareti arteriose e che è da domandarsi se un'iperfunzione paratiroi<.lea inappareme non sia in parte od interamente la base di malattie arteriose con calcificazioni niJenti e di malattie del miocardio da cause ignote. E' probabile che anche l'apparato digerente si ammali ncll'ipcrparatiroidismo, infatti in esso sono stare osservate calcificazioni mctast:niche, c l'azione favorevole dd para-

wrmone sull'ulcera gastrica e l'ipercloridria potrebbe spiegarsi con l'apporto locale del calcio mobilitato. Passando a parlare dell'iperparatiroidismo, ne distingue tre forme: una iperacuta, una acuta ed una cronica. Le prime due forme non hanno bisogno di essere descritte a lungo perchè note e di facile diagnosi. La forma cronica può essere ottenuta con iniezioni ripetute e bene tollerate di pnratormone ed in essa i segni fond:tmenta li e caratteristici dcll'iperparatiroidismo sono imperfetti. Ciò è dovuto al fatto che mentre nelle forme acute ed iperacute l'organismo non è in grado di reagire c la disfunzione p:trati roidea ha il soprav~ento e si presenta quindi in maniera caratteristica; nèlla forma cro nica, invece, l'organismo in genere ed i tessuti in particolare, reagiscono cercando di ristabilire l'equilibrio umoralc c tale reazione modifica il quadro c:~ratteristico de! la malattia. Ncll'iperparatiroidismo cronico: la c:~lcemia è poco elevata, la calciuria si mJntiene bassa ed il calcio nelle feci è normale; la fosforemia può Jumentare, il fosforo urinario è basso, il fosforo nelle feci è poco modificato cd il bilancio del fosforo può di,·cni re positivo; le lesioni scheletriche e le metastasi calcari nei tessuti sono meno accentuate che nelle forme acute ed ipcracute. Clinicamente l'iperparatiroidismo cronico si osserva in alcune litiasi renali, nella sclerodermia, in alcune arteriti e forse in alcune poliartriti anchilosanti. Queste localizzazioni si spiegherebbero con un abbassamento della soj!lia dei tessuti c degli organi interessati dinnanzi all'intossicazione paratiroidea, per cui yuesta in dc:finiti\·a si manifesta sotto forma renate, cutanea, arteriosa, ecc..

E. ZAFFIRO.

TRAUMATOLOGIA G. \V ALTER. - Le lesioni interne dell'articolazione dd ginocchio. (Relazione ufficiale alla 90.. seduta dell'Associazione dci Chirurghi del Basso Reno e della Westfalia). (« Zentralblatt fiir Chirurgie )), n. 25, 1937). Sotto la denominazione di « lesioni interne dell'articolazione del ginocchio » debbono essere oggi comprese, in senso stretto: a) le lesioni o le malattie (meniscopatie) delle cartilagini intcrarticolari e specialmente quelle della cartilagine interarticolarc interna; b) le lesioni dci legamenti crociati; c) gli ~trozzamenti del corpo adiposo di Hoffa. Questa denominazione generica rispondeva, in passato, piuttosto alla insufficiente ed inesatta conoscenza delle lesioni interne del ginocchio ed esprimeva, più che altro, l'impossibilità di una indicazione più precisa. Ma, a poco a poco, il primitivo concetto generico di lesione interna del ginocchio (corrispondente al 11 derangement interne >> dei francesi) ha subito un ·e\·oluzione discriminativa la quale, appunto, ha portato alla specificazione dei singoli gruppi, ben definiti, di lesioni interne dell'articolazione del ginocchio. Hanno decisivamen te contribuito al miglioramento ed alla maggior sicurezza delle nostre conoscenze ~ulle ~csion i i_n parola, sopratutto i p:ogre~si _d ~IIa te~ni.ca ra~iologica , _ l~ _conoscenza di reperti oper:w vi sempre più numerOSI ed Il nhevo d1 s1ntom1 ~aratte~astJcJ ~e~ c•asc_uno tki gruppi di lesione interna del ginocchio. Naturalmente non tn tutti 1 cas1 e possibile una esatta diagnosi, e non tutte le difficoltà diagnostiche sono ~tat_c ancora superate; l"encrme intcress(' che, ai n cstri giorni, hanno susritato queste lesJom ed li sempre ere-


RIVISTA DELL,\ ST:\MI>A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

scente numero di c<.,nterenze e di Ja,·ori intorno ad esse, consentono, però, di sperare c di credere in una nc:n lontana ~ol u z io n e teorica e pratica della que~tione. Al centro dd la rei:Jzione sta n no le " lc.<Joni del me n iseo " le quali possono essere, o no, di origine traumatica. Quelle <.li origine palesemente traurnaùca sono più comunemente e più precisamente denominate "slmppamenti delle cartillagini interarricolari » ; le altre vengono compres:: sotto la denominazione d i " meniscopatJe '' sebbene consistano anch'esse, pratic:~me nte, in ur;o ~trappamuno ddla C:Jrtibgine articobre. Querto termine \'len loro conferito in quanto si tr:Hta qui , piuttosto, <.li una sofferenza, cioè Ji una malania Jd tcssuw meniscalt:. di fronte alla qu:rle l'incidente traumatico giuoca s<mpli ccmente il ruolo di fattore occasionalc. E' merito incontrastato Jdia medicina infortunistica ed assicurativa la distinzione tr:l la lesione traumatica pur:l del mcni~co e la :nt.niscopmia. Le c pinioni. al riguaruo. tr:J i med ici dci ~ ind aca ti prdessionali e delle assicurnioni contro le mabttie s<,no univoche e, secondo un(J d'essi, Andreesen, oggi si può ritenere : 0 - che lesioni delle cartilagini intc::r:-~rticola ri. accompagnate dalle caratteristiche I manifest:lzioni cliniche (blocco ckll'articolazione, \'Crsamento, impedimento doloroso nt.i mo\'imcnti) possono verificarsi tanto ncgii inciden ti gra\'i, \'iolenti, tali cioè d:1 poter essere considerati come ,·eri e propri infortuni, quanto anche in quei cosidetti " tm um, d'ogni giorno ,, i quali :~ppari,·ano, in pas~:r to, come delle usuali C\'enienze del rno,·imento deambulatorio. incapaci quindi di provocare delle ,·ere lesioni; 2" - che le lesioni <.Id mcnisco, per azione esterna diretta, sono dci tutto r:.~r.: ; 3° - che, invece, i mo,·imenti bruschi cd improv"is! del corpo (come ad es. un salto laterale repentino) debbono essere ritenuti tali da pro"ocare genuine lesioni del mcnisco c sono <lcsignati come " traumi propri del corpo"· Quanto alla « meniscopatia n è stabilito che, specialmente la cartilagine intcra rù-

c.olare interna, va soggetta , già normalmente e prccocemt:nte. ad alterazioni regrcssi,·e r he si possono mettere in evidenza nei preparati microscopici e che ,·anno dalla degenerazione grassa, mucosa o jalina, allo spezzettamento fibrillare della sostanza fondamentale. SeconJo ricerche, al proposito, di Bircher, H cnschen, Schmidt, Andrecsen cd al tri non mancano qu:1si mai segni degenerativi delle cartilagini interarticolari :l partire dai 26 anni d 'età. Speciale tendenza alla << meniscopatìa » è stata risccntrata nei minatori a causa del lungo. eccessi,·o Ja,·oro che sono costretti a fare stando in ginocchio, wlchè·, nel cnso specifico, qu ~sta malattia può essere considerata fra quelle profe~sionali. AJ ogni modo va :1nche tc::nuro conto di una disposizione costituzion:llc per la " m emscoparia >> perchè non tutti coloro che lavorano, abitualmente e prevalcntemenre, in ginocchio ne sono colpiti in eguale misura. Arni ,.i è stato persino (Niessen) chi ha p:~rl ato di una vera e propria malattia sistematica di tutte le cartilagini interarticolari, a\'endo riscontrato segni di " meniscopatia , nelle cartibgini interartico1ari mandibdari e ~ terno- cla,·icolari . Ma in molti casi può occorrere inolrre di dover stabili re: 1" se la degenerazione del tessuto meniscale, preesistente allo strappamento di quest'ultimo, ne sia stat;t la causa vera e propri n; 2 " oppure se essa ahhia tenuto dietro ad esso, cioè ne sia stata una con segue nza (degenerazione secondaria); 3" oppure, infine, ~e dcbbasi ammettere l'una c l'::rl tra cosa insieme, nel senso che b degenerazione primaria, considerata come fisiologica, del tessuto del mt: n iseo. pr~sistesse veramente ma che non fosse :1ncora progredit:l oltre una certa misura, cosicchè l'azione eventuale di un agente esterno possa essere stata ancora indipendente da essa cd ahhia dato luogo, per conto suo, ad una degenerazione del menisco. second:uia. Qui assume, allora. molta importanza, ai fini diagnostici differen?.ial i, l'interpretazione dci prcpuari i ~tcl ogici dai quali si può ricavare: a) che k alcerazioni secondarie, tardi ve. dci mcnischi compaiono a forma di focol:~io; b) che. nelle rottu re traumatiche, sponta ne-e, della cartilagine interarticolare si osserv:l, im·ecc. una completa zona necrotica in corrispondenza dello strappamento e nulla altrove; c) che J i,·ersi sono i rapp<.rti fra zonn di strapp:tm:>nto e distretti degenerati , pcichè es~i \':l-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALI:\:-JA E STRA~ I ERA

77

riano a seconda che si tratta, appunto, di degenerazione primaria o secondaria del tessuto meniscale. Tuni i casi, adunque, di strappamento del menisco, nei quali !"origine traumatica pura possa essere esclusa, sono scm~'altro da ritenere quale un:1 conseguenza di un i:mo degenerativo ? A questa domanda sì può rispondere mediante l'osservazione che, come sempre an·ìene in natura, non esiste un distacco netto tra i Jue eventi (degenerazio ne e strappamenro, senza causa esterna, da una parte; cartilagine interartìcolare, perfettame nte integra, e grossolana azione esterna, dall'altra parte), ma che esiste tutta una gradazione di termini dì pass:~ggìo. Per cui si potrà dire che, quanto più prog redito è il processo dcgenerati,·o, tanto minore è il pretesto necessnrio per lo strappamento del rnenìsco, e, qunnto più esigua è la << screpolabilitù >> di quest'ultimo, tanto più grande de,·'essere la forza attiva che agisce su di esso. Fin qui si è parlato soltanto di ,, .arappamenti dei meni.<ehi '' : occorre adesso dire quali sono le condizioni ma teriali che ne rendono possibile la realizzazione. E' questo un altro punto della relazione molto sviluppato e, precisamente, tra i fattori che vengono ricordati e sui quali è richiamata maggiormente l'attenzione sono: 1 • • le cosi dette « varianti anatomie/re» cui vanno soggette le ossa del ginocchio. da individuo ad individuo, e che si manifestJno principalmente a carico della form:l dei condili femorali; 2 ° - la peculiarità dell'articolaziono.: del ginocchio, nella quale il contatto fra i capi ossei, contrapposti, avviene sempre e soltanto in un punto e non per tutta la loro c~tensionc (a questa limitazione di contatto debbono provvedere le cartilagini intcrarticclari il cui còmpito essenziale è, appunto, quello di spostarsi a scconJa dei movimenti dclr:1rticolazionc [flessione, estensione, rotazione esterna ed interna l, cosl da aumentare il più possibile le superfici di attrito); 3" • la deformaz.ione elastica delle cartilagini interarticolari (d:-t non confondcrs·• colla spostabilità delle medesime) e la quantità del liquido sinoviale. Quanto alla spost:l· bdit:ì tlclle cartilagini, essa è assai considerevole (ed è minore per quel la interna) cosicchè Bruns h::. potuto persino parlare di « articolazù>ne trasportabile >> a proposito Jcll'nr· ticolazione del ginocchio. Fra i vari tipi di movimento è stato studiato soltanto quello proprio del minatore, il quale Ja,·ora solitamente stando in ginocchio; altrettanto studiati donebbero essere, e io s:Jran no. i movimenti coi quali, nei vari sport od esercizi ginnastici, ~i producono le lesioni dei menischi. Il mcnisco strappato dev'essere asportato; i risultati dell'asportazione sono generai· mente fa\'ore,·oli e nella stragrande maggioranza dei casi (circa 8o-90 %), viene nuovamente ragl!iunta la completa capacità lavorativa ed, in gra n parte, anche quella sportivn. Lo strozz::~memo del corpo adiposo di Hoffa è, veramente, piuttosto raro: anche qu i è indicata r asportazione della parte (( attanagliata >) nell'articolazione e destinata, perciò. ad andare incontro a processi distruttivi. Più importanti sono le lesioni dei legamenti croci:lti, le quali non ricorrono quasi ma i isolate ma si accompagnano, di regola, con altre lesioni a carico specialmente de·• legamenti collaterali, delle cartilagini e delle ossa (particolarmente dell'eminenza intcrcondik.iJca). Di notevole importanza per la diagnosi di lesione dei legamenti crociati è il cosidetto '' sintoma del cassetto » che può, però, ricorrere anche in casi di atrofia muscolare c nel super allenamento, cioè anche senza l'esistenza di una lesione dei legamenti crociati . Kremm, su r2li9 sportivi esaminati, lo ha riscontrato 288 volte ed insiste sul fattr.> che questo sintoma, a volte, compare soltanto dopo lo svuotamento del ver:<amento i ntranicolare. Giunto cosl al termine della sua esposizione il rc latore crede opportuno insistere, a ncora una volta, sul fatto che le lesioni interne del ginocchio non si presentano mai


RI\'ISTA DELLA STAMPA li·IEDICA ITALIANA E STRANIE RA

isolate le une dalle aloe, come potrebbe, forse, fa r credere la sua stessa espos1z1o ne. necessariamente e volu tamentc analitica.

G. R. GALLETIO.

NEURO-PSICHIATRIA C. SANt. -

Un caso di tachicardia sinusale come equivalente epilettico. (<<Rassegna

di stuùi psichiatrici >•, fase. 3, maggio-giugno 1937-XV). Interessante osservaz.ione in persona d'un giovane operaio, precedentemente sano, il quale, per effetto di un gra vissi mo trauma (investimento da un camion, seguito - fra l'altro- da sta to coma toso che si protrasse per alcuni giorni) presentò, quasi immed iat;unente, manifestazioni accessuali cpileuiche, precedute spesso da senso di malessere, ''ertigini, d ispnea, cardiopalmo, pallore, midriasi c tachicardia. Tali accessi sopraggiung-ono, in media, una o Jue volte la settimana; inoltre, quasi giorn:llmente, e tah·olta anc he più volte al giorno, il paziente impallidisce, accusa senso di storJimen to, vertigini, dispnea, e presenta tachicardia (JOo-150 pulsazioni al minuto) la cui durata oscilla da qualche m inuto ad oltre mezz'ora. All'esame obietti vo, in fase extra - accessualc cd a gu::m ro anni di distanza d:.~l tra um:.~, non si pongono in t·vidcnza fatti degni d i nota, ad eccezione di un'amaurosi destra che da ta tbll'epoca del trnuma. Un esnme elcttrocarùiografico, eseg uito dur:~ntc una delle crisi tachicardichc, ha p~ rmcsso di diag nosticare (( tachicardia sinusale c pre· ,·alenza ventricolare sinistra >>. L' A., dopo l'illustra zio ne a n3mnestico-clinica del suo caso, passa a discutere la patogenesi della complessa sintomatologia. Per quel che concerne le crisi di tachicarJia si nusa lc il Sani pensn che esse sia no dov ute a transitori episodi di paresi v:.galc, reliquati del gra,·e traumJ cranico che po tè, verosimilmente, interessare il decimo paio. Le crisi stesse, poi, visto anche che si tratta di un soggetto cardiologicamcnte sano, non possono interpretarsi se non come aur:1 quando precedono J'::~cc::sso epilettico, mentre esse aswmono il valore di un egui,·ale nte epilettico allorchè compaiono isolatamente. In definiti va - e l'A. conforta questa concl usione con buoni richiami bibliografici - tr:masi, nel caso in esame. di u na epilessia con concomitanti ma nifestazioni vag::di di tipo e pisodico, la cui eziologia è sicuramente_ traumatica. Giunto a questo punto, il Sani si pone il problema della sede della lesione produ ttrice dclb sindrome Osferva ta, e - dopo aver passato in ri,·ista la letteratura concernen te le local izzazio ni vegetati ve centrali - prospetta due i potcsi. Potrebbe t ratt:.rsi di un processo di meningo-ence b lite t raumatica determinante uno st:lto d'ipereccitabilità corticale produttrice dell'epilessia; cd in queMo caso si dov rebbe ammettere l'esistenza di centri vegetativi cardio-rcgolatori nella corteccia cerebrale, g iusta le dottrine del lk chterew c di altri studiosi. Ovvero si tra tta d'un 'epilessia sottocorticale, nel qual caso lo stimolo si eserciterebbe abitualmente a livello del nucleo motore del vago (bulho), :1 c:.~rico Jel quale si verificherebbe un processo inibitorio ; allorchè lo stimolo è più intenso. l'accesso si inizicrchbc sempre dal bulbo. m:1 poi ri u ~ci rcbbe a raggiungere la corteccia. Con questa sccond::~ ipot~si - verw la quale ~e mbra propendere l' A. - si spiegherebbero anche ::Issai bene le due rnoJalità di ;.ccesso osscrv:.~te ne l paziente. Infine il S:mì tra tta della p::~togcn \'Si dcll'epilcssìn del ~uo infermo e, dopo a,·er criticato l 'ipotesi di una crisi angiospastica in certo qual modo primitiva, ritie ne più verosimile che lo spasmo vasale (che condizionerebbe, ~econdo la m:.~ggioranza degli AA. , b ccmp:m:.~ dell'accesso epilettico) sia qui proJ otto dall 'episodico prevalere della sirnpnticctcnia per cffeno della tcmpo r:.~n ca inibizione l'agale.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

79

Come si vede, il caso osservato ed accuratamente analizzato dal Sani, pur non essendo di eccezionale rarità, è molto interessante sotto parecchi punti di vista, non escluso quello medico-legale per ciò che concerne la possibi le eziologia traumatica di talunc crisi tachicardiche. CARLO RIZZO.

Tentativo di spiegazione delle paralisi facciali periferiche, impropriamente dette o a frigore ». (cc La Presse Médicale 11, n. 77, 25 settembre 1937.

F. PAI'l'EToN. -

Dall'osservazione di due casi di paralisi periferica del facciale, consecuti,·a ad estrazio ni dentarie (premolare superiore e premolare inferiore), di cui uno è rimasto stazionario, l'altro è solo migliorato, nel cercare la spiegazione del meccanismo per cui l'avulsione di un dente, previa anestesia novocainica, può determinare la poralisi, esamina il problema delle paralisi del facciale cc a frigore 11 per stabilire una ipotesi più accettabile di quella del freddo. Discriminati i rapporti anatomici tra iJl facciale nel suo tragitto attra,·erso l'acquedono di Falloppio e le regioni prernolari superiore cd inferiore dello stesso lato, esclude il rnt>ccanismo di propagazione tossica, infettiva ed edematosa sia per mancanza di continuità che per il fatto che con tale meccanismo si spiegherebbe più facilmente la paraLisi limitata a quakuna delle branche del facciale; eh;:: non ha mai riscontrato. Esclude parimenti le relazioni vascolari e linfatiche e si ferma ad esaminare i rapporti ncn·osi, arrivando alle seguenti conclusioni : I. - ~ci casi di paralisi del facciale di origine dentaria il punto di trasmissione si troYa a livello dei due nervi petrosi superficiali, grande c piccolo, i quali arrivano al ganglio genicolato, a contatto dci facciale. IL - Un gran numero delle paralisi facciali del tipo periferico, denominate generalmente c< a frigorc " sono di origine simpatica. III. - Tali paralisi sa1cbbcro in dipendenza di lesioni profonde del massiccio facciale. I V. - Le paralisi facciali periferiche :sono generalmente, se non sempre, la consc· guenza di un disturbo circolatorio dei << va:sa nervorum >> del VII paio, particolarmente nella regione del ganglio genicolato; e ciò in seguito ad una lesione funzionale del simpa· tico cefalico, trasmessa al ganglio sia per i filetti scnsitivi della conca (paralisi di H unt), sia per i due nervi petrosi superficiali che lo &llacciano al massiccio facciale (paralisi dentaria, 10nsillare, da e rpete del velopendolo). A sostegno che le paralisi periferiche del facciale non siano da attribuirsi al freddo, dopo aver citato Neumann, che nel 1895 rigettò l'ipotesi tlel frcdtlo; Hunt, che nel 1907 provava l'esistenza di paralisi del facciale da malattia t'rpetica del ganglio genicolato (sindrom..: di Hunt); Waterman, che nel 1909, analiz. za ndo una statistica di 350 casi d i p. f. tipicamente <<a frigorc >> trovava la stessa frequenza in e! tatc cd in inverno; Racoveano, Findley, ccc., cd infine Audibcrt, P:.tganelli e Ma ttei, che ritene,·ano la p. f. c<a frigore 11 dovuta ad alterazione dci va.sa r1ervo-rurn (trombosi, bloccaggio repentino della circolazione arteriosa), aggiunge molte altre considerazioni personali. Discute la teoria di Audibert e dopo aver ricordato come già dal 193 1 W orms e Chams avevano segnalato gli angiospasmi nelle p. f. « a frigore >l porta i seguenti fatti a favore della sua tesi: questa pe.rmette di far rientrare nel quadro generale delle paralisi periferiche del f. le paralisi di Hunt; concorda con le autopsie finora pubblicate : modifica c completa l'ipotesi di Audibert; spiega le constatazioni di Worms e Chams; si appcggia ai lavori di Claudio Bernard (l'irritazione del simpatico produce vasocostrizionc, la sezione vasodilatazione); è basata su rapporti anatomo-fisiologici; permette di interpctrare le paralisi ad ogni età, a nche nel lattante ; il meccanismo è analogo a quello delle atrofie ottiche, a seguito di spasmi, ovc certamente intervie~e il simpatico; spiega le paralisi f. dopo gastrectomia; ci rende conto del dolore ~asto1deo profondo, ccd frequente all'apparizione Jclla paralisi del f. ad eziologia non ch1ara.


8o

'

RIVISTA !)IeLLA STAMPA MEOI CA ITALIANA E STRANIERA

L'nione Jcl simpatico sui disturbi del tronco nervoso si può spiegare sia con una ,·asoJ ilatazione, edema consecutivo e prolung:Ho da inibizio ne delle fibre simpatiche, sia con una v:Jso-costrizione con soppressione della nutrizione delle fibre nervose per irritazione delle fibre simpatiche, analog:~m eme a quanto si \'C rifìca nello spasmo Jdla ar teria centrale della reti n a. PAKL>OLfl.

OFTALMOLOGIA A. Russo. - Sull'adiposi primaria della n. 7-8, 1937-XV).

cornea. (<< Rassegna Italiana d'otralrnologia l>,

L'A. premette che questa interessante sindrome fu chiamat:J nei modi pi ù d i,·crsi d:~ ,·ari AA., ma recememente Cm•ara sottO il nome d i cc adiposi primaria della cornea ,, inquadrò nella w:1 fisionomia anatomo-clinica l'affezione Jella cornea determinata da un accumulo patologico Ji grasso ncl ln cornen. L 'ar;:o sen ile o gerontoxon è il più frequente oltre che il meglio studiato dei quadri clinici Jell 'adjposi della cc.rnea. Ben nota è anche la compartecipazione de lla cornea nel la << Xantomatosis bulbi » . Anche la d istrofia m:~rginale del la cornea pare debba riteners i un processo di adiposi affine a quello del gerontoxon. In ultimo abbiamo la cosiddtua degenerazione grassa dell:! cornea che può essere di natura primaria o secondaria . L'adiposi primaria si prcsent:l con due quadri clinici fondamentali e cio~ una forma anulare periferica ed una forma discoide centrale. L'A. descrive un caso di adiposi primaria della cornea unilaterale, Jd tipo anulare, in una gio,·ane d onna di 21 :Jnni, corredandolo di interess:~n ti particolari clinici, biomicroscopici. istolo~ici cd istochimici. In base ai dati ddla f.Ua os~erqzione. discute l'eziologia e la patogenesi della malania concludendo che allo stato attuale, pur ammettendo u n alterato ricambio Jei grassi, mal sì comprende l'insorgenza J-::1 processo morboso senza ammettere una causa determ inante loc:~ le. Inoltre l'A. richiama l'attenzione sulla grande efficacia della Rontgcn terapia loc:J ie, che ritiene l'demento curatÌ\'O di elezione. TESTA.

Su di un caso di edema acuto bilaterale dell'orbita con consecutiva atrofia dd nervi ottici, in seguito a somministrazione di ioduro di potassio.

M. G. REsso. -

(c<Rassegna Italiana d'ott:J l mologi:~ "• n. 7-8, 1937-XV). L'A. premesse tutte le conoscenze che si hanno fino ad oggi sulla idiosincrasia e sulle imossicazioni da iodio, desc rive un caso in cui, in seguito a somministrazione di ioduro di pot::> ssio in una donna luctica con osteoperiostite delle arcate orbitarie superiori, furono :~cccrtati oltre a i comuni sintomi di iodismo un edema acuto bi l ater:-~ le delle orbite, esofmlmo c successi\':t atrofi:~ dci nervi ottici. E' intercssnntc ril c1·are che l'ammalata presentava un ipcrtiroidismo parziale o forrn::1 fru sta di lhsedow. Secondo l'A. quest:l costi tu:~.i one ipertiroidea deve aver favorito lo scatenarsi ddl'edcma J !:ll'orbita. perchè si conosce henc l'influenza dello iodio sulla secrezione della tiroide c 1:1 sensibilità esagerata di questi ammalati per i prep:~rati iodici. Inoltre, sicwme l':~mm;~bt:J prcsenta\'a una ostcoperio~tite delle arcate orbit:.~rie superiori. l'A. ammette :~nchc che lo iodio. antiluetico per eccellenza e che viene elettiv:J. mente fisr:Jto n~i tessuti m:tlati. pos~a dare un:1 reazione di Herxheimer e che :~nche nel


8r

RE\'ISTA DELLA STAMPA MEO!CA !TALif\Nr\ E STR.\:-iiER.\

c:tso dcscriuo sia stato proprio il manifestarsi di questa tipica re:tzionc a facilitare lo scatenarsi Jella ma nifestazion;? :: acl aggravar~.:: le condizioni patologiche cldb rcgi<mc or hi 101 ria. TesTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA E. Ltvi-.RIEa\o. -

Tomografia nel campo ddl'otorinolaringologia. (« Il Valsah-a "• n. 7,

luglio 1937-X V).

Il tomogr:1fo è uno speciale :tpparecchio, che permette di ritrarrt: sulla lastra la

sezione del corpo che interessa esaminare, senza la sovrapposizione dci piani antistanti c rcrrostanti. Il radiogramma molte volte si presenta vdato, inn;ce la tomografia consente un'immagine netta e precisa della parte in esame, a qualunque profondità essa si trovi, risul· tando le parti circoOStanti imprecise e sfocate, a tutto vantaggio ddla regione che è stata messa a fuoco. Questi risultati si ottengono con un apparecchio detto tomografo, il quale consta ùi un rubo Roentgen e di una cassetta di Potter · Bucki, collegati in guisa da poter rotare attorno :tÒ un asse. L'l rotazione del tubo Roentgen e della cassetta si compie in modo tale che i raggi X colpiscano la lastra sempre alla stessa dista nza durante il movimento rotatorio. Quando si eseguisce la radiografia si fa scattare l'apparecchio, così che la lastra 1·cnga impressionata appunto d urante tutto il periodo in cui avviene la rotazione dcll'apparec.:hao medesim o. Lo spunto per tale sistema è nato dal fatto che, mentre si pratica una fotogralìa, se passa rapida mente dinanzi all'obbiettivo un corpo opaco, quale potrebbe essere ad escmpao il corpo umano, questo non si sovrapponc all'imagine che si desidera fotograf:trc c che impressiona ugualmente la lastra. Così avvie ne per la radiografia col metodo tomografìco; il piano foca le impressionerà la lastra dura.nte tutto il tempo di posa e verrà quindi ritratm nei precisi particobri; i pia ni antistanti e sottostanti, invece, per il movimento di rotazione dell'apparecchio cad ranno su Ji,·ersi punti, ma per una frazione di tempo così breve da non poter essere n tratti. 11 metodo tomografico è stato applicato con note1oie vantaggio nella radiografia to· racica per opera di Chaul e Greineder di Berlino. Anche nel campo medico i tomogrammi si dimostrarono utilissimi; in Italia si occupò largamente dell'argome nto il Vallebona di Genova. Ultimamente Janker portò il contributo della tomografia nel campo neurologico c: per tal modo potè facilitare la diagnosi di masse neoplastiche, localizzando la sede, c, c:on una serie di sezioni radiologiche del cranio. seguire le variazioni dd lume dei venuicoli laterali dopo ventricologra.fia. L'A. ha studiato il sistema tomografico applicato all'esame dci seni paranasali e <.Iella mastoiJ e. Egli, che ha eseguito le sue ricerche uella Clinica chirurgica di Friburgo in Br., iiJu. stra le fi gure di sei nitidissimi radiogrammi che hanno dato un risultato veramente eccellente per quanto ri guarda la lettura delle regioni prese in esame. I tnmogrammi presentati però si riferiscono esclusivamente ad esami d i soggetti sani, ma l'A. ha promesso d i estendere le indagini anche su casi patologici ed allora il ~i udizi o ~ulla tomografìa potrà essere più delìniti\'0.

s. V I TALE. 6 -

Gsorwlc di mrtiic ma milit11rC' .


Sz

RJ\'JSTA DELLA STAMPA ~EDI C;\ ITALIANA E STRANIERA

M u1.r.ER c Dos R~; 1 s. Sulle paralisi d'Ow-L:~ryngol. ))' n. 8, 1937).

difteriche del velo palatino. (c• Les Annnles

La complicanza più comune della diftcria è In paralisi del n:Jo, tanto che verificandosi dopo angine ritenute banali, autori7.za una diagnosi retrospetti va Ji Jiftc:ria (Carrière). Poichl: essa si n.nJe m:mifcstJ rardivamcnrc c alla p:1raiisi motrice si accompagna quella scnsitiva, è ali:~ wssina difterica che devesi addebitare (Ramon, Dabrè, Uhry) la quale mostra affinità per i lipoidi fosforati del tessuto nervoso e perciò eminentemente neurotropa, potendosi con essa produrre sperimentalmente paralisi dello sciatico del cane (Ferè e B:1honneix). Si sono ammesse due tossine pro\·cn ienti Jal hacillo di LOffler: una esotossina cd una cnJotossina (Rist); solubile e agence a distanza la prima e responsabile delle complicam.e nen·os<:; siero-resistente la seconda e responsabile delle false mLmbrane. L 'idea di Ehrlich che si tralta~se di varie sosranzc; la tossina composta di prototossina e clcutcrotossina a noci vitiì d ifferenti; la tossina ad azione edemizzante c paralizzante e i tossoidi, è giud icata dal Marfan troppo ipotetica. Ramon ha dimostrato esser una sola la tossina, c paraiisi, edema, morte sono in funzione dcii:~ dose. Per Dejerine la paralisi è attribuita ad una neurite; per Babinsky basta la imbibizione delle ramificazioni terminali nervose nei tessuti ammalati a produrre paralisi. Altri AA. specificano ancora che la tossina non arriva ai c~:ntri per via circolatoria, ma per via ascendente, diffondendosi nel tessuto nervoso (Luizada, Pacchioni, Mya). E' dunque più logico pensare che la paralisi locale iniziale è dovuta a impregnazion~: tossica e la paralisi tard iva, elettiva iimitata o ge neralizzata traduce la localizzazione fJarticolare della tossina nei centri di hen definite regioni del sistema nervoso. Grigant avrebbe trovato che la tossina dift~:rica ha un'affinità elettiva per i lipoidi fosforati del sistema nervoso specie per i centri bulbari. Questo fatto non ha ricevuto conferma, non essendosi rinvenuta tossina nei centri e nel cervello, nei nuclei del X paio e neanche nel lt>ssutn muscnl::!re di :~nim;~li pnrt;~tori òi paralisi difrerichl". L'arresto della paralisi con somministrazione d i siero, non è condivisa da alcuni AA. che dicono che le par:1lisi a pronostico btnigno, guariscono senza alcuna medicazione e quelle: gravi non sono influenzate dal siero. La rcnione di Schik negativa in casi di par:1lisi mostra un tasso elevato di antitossina in circolo (Lan:rgnc, Zocller e Laisnè) che fu calcolato da 2 a 20 unità per eme. di sangue (G renct, Guillemont): quando l'antitcssina appare nell'organismo si è già prodott:J l<~ 1ìssnione della tos~ina sul sist<!ma nervoso. Non avrebbe alcuno scopo l'introdurre antitossina in un o rg anismo che ne possiede d 'avanzo, c nel quale la sostanza nervosa già impregnata di rossine non può esser influenzata dal siero. Ma questo a'Tebbc una capacità tcrapeutica a far regredire i fatti paralitici ? Fra le tante opinioni pro c contro, una p:! re generalmente ammessa: il siero deve essere somministrato sempre (Comby). Il fatto che JY.lr:llisi si manifestano in malati a Schik negativa, cioè imrnunizZ:Jti, fa ragionare Mangabeira · Alhernaz: si è in diritto di supporre che la tossi n a difterica non determina fatti di paralisi per sè stessa e tale quale la si riscontra nel sangue on:: si tro,·a antitossina in quantità sufficiente a ncutralizzarla ? O la antitossina non neutralizza la tossin:t o la paralisi non dipende esclusivamente da questa. E allora alla proteinotc rapia ricorre il M:mgaheira e avanza l'ipotesi che la tossina già fissata è stata neutraiizzata dalla propria :mtitossina presente in circolo sotto )';nione catalizzante della pro... teina a traverso il sistema reticolo-endoteliale. Si avrebbero nell'organismo ammalato due componenti di una reazione che si produrrd>he solo sotto l'influenza d i un agente catalizzatort·. l casi d escritti dal 1\.langa hcira, ic 5 osservazioni ddi'A. della presente ri vista, i 3 casi isobti di Hmbosa- Guerra provano la possibil ità di neutralizzare la tossina fissata, a m ezzo dell'antitossina in presenza di una proteina quale cataliu .atrice. RAFI'ONE.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-!IERi\

DERMO-SIFILOGRAFIA F. FRA:-~c.:HI. -

Malaria spontanea e sifilide. ((( Giornale Italiano di Malattie Esotiche c

Tropicali ed Igiene Coloniale », n. 7, !uglio. 1937-XV). L'A. premette brevi note sulla questione del trattamento della neuro-lue con la malaria sperimentale, la quale mentre esplica un'azione curativa particolarmente sulle alte· razioni del sistema nervoso, oltrechè su qulle umorali, ha viceversa provocato in taluni cJ.si di metalue la comparsa Ji manifestazioni terziarie gomm1.1se, sensibili ai soliti medic:une nti, ed ha registrato veri e propri insuccessi nc·llc forme primarie e secondarie. Questa discordanza eli reperti rende sempre più oscuro l'intimo meccanismo di t1zione del plasmoclium \·ivax sul trepom:rna pallidum, P:1ssa guinJi a descrivere alcuni casi Jj lesioni sililitiche secondarie e terzi:uic fio. ride in pa7icnti :1ffctti da malaria, osservati durante b sua permanenza in A. O. 1., nei q uali il processo infettivo ~pontaneo, causa 01 forti, conùnui ..: più lunghi rialzi termici, aHebbe dovuto mostrarsi più atti vo al confronto di quello provocato sperimentalmente. l n vece nei casi oss<:rvati la malaria spontanea in atto non solo non ha ostacolato la ptnetrazione c l'attecchimento del treponema nell'organismo, ma ha qua~i esplicato una ;uione riatti\'ante, provocando la precoce comparsa di lesioni secondarie con caraneri d i particolare gravità, essendo ancora in atto la lesione iniziale. In uno dci casi descritti l'infezione malarica spontanea, sopraggiunta in inJi viJuo già affetto da sifilide, sembra abbia favorito, con il cessare Jclla piressia, la comparsa di manifestazioni con caratteri di malignità, analogamente a quanto aveva già osservato il Pasini nella malaria sperimentale. L'A. fa rilevare che in tutti i casi riferiti l'infezione malarica aHcbbe avuto campo di esplicare attivamente la sua azione, in quanto che si trattava di pazienti, che, o non si erano sotwposti ad alcun trattamento antimalarico, o lo avevano fatto solo tn m isura insufficiente e non al tempo giusto per interrompere al loro inizio gli accessi febbrili. Dalle osservazioni praticate l'A. conclude che << non solo è da escludere qualsial>i azione benefica della malaria spontanea sia precsistente che mpravvenuta, sul decorso della infezione sifilirica, ma in un certo numero di casi si deve ammettere che l'infezione malarica aggravi q uella sifilitica )). E' difficile però chiarire se trattasi di un vero e proprio aumento della virulenza del treponema, oppure di una debilitazione dcll'organisrno, in misura tale da favorire l';mccchimt>nto della fifilide. CARLUCCI.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nel dirembre 1917·X VI)

ALESSANDRIA + Prof. LEUPOLDO M .\RAC~·L~N J , direttore dell'ospt·dale psichiatrico di Alessa ndria, consulcme neuro-psichiatri co tk ll'osptdalc militare : La simu!a-:;ione degli QCC'l'JJÌ ronvulsÌVÌ epilettici e /e modcmc• vedute su/fa t!fÌle.<sta.

L'O. ha messo in rilievo i sin tom i principali che caratterizzano l'accesso convulsi,·o epi lettico, sia du rante la fase con\'ulsiva che nel periodo post-acccssuale, nonchè il m etodo per raccogliere cd interpretare detti sintomi con&ontandoli con le manifestazioni che si hanno gene ralmente nell'accesso simubto ed in forme convulsi\'e di altra natura. l n rcbzionc a quanto prescri,·e I'Eicnco del le infcrmit3, h:1 posto in evitlcnza la n ecessit~l dello studio somatcrpsichico dell'epilettico, esponendo le a nomalie somatiche più fn> CJUcnti a risconrrarsi c le particobrid più salienti della persordit:\ psichica dell'epilettico. 1-b ricord;no le cause più probabili Jella epilessia. I n lì ne ha fatto una r:tpida r:Jssegna delle moderne ricerche sulla etiopa~gcnes i dd la epilessia in rapporto specialmente alle modificazioni um orali, al ricambio idro-sali no, alle variazioni del potenziale elettrico, alle moditic:.1zioni idro-dinamiche del li<.juor, a probabili partecipazioni del sistema ncuro-vegctat,·o e a disfunzione delle gh iandole endocrine.

+ Cilpitanu medico ARMANUO T i\GLJ ,\FII' RRO: Valutazioue ddle ,·o;titu;;;ioni secondo le attuali vedute .<ctentifichc.

*

ANCONA • Sottotcncntc medico GwsEI•Pt: SA viNi\: Dell'ctiiNteJin rach tdea 111 g''11cra!e e in particolare 11elfa prtttica chirurgim militare.

L'O., dopo :J\'er accennato ai vari anestetici impiegati per la rnchianestesia, al loro meccanismo d'azione. e ricordati i vantaggi nonchè gl'inconn:nienti attribuiti a questo metodo di anestesia, comunica che 1':111estcsia spin:dc stovainica è yuclla di elezione nella statistica chirurgica <kll'Ospcdale militare di Ancona, poichè il 1)8· 99 ''(, degli opernndi l'hanno subìta . Descrive le moclalit:Ì di tecnica eseguite per la puntura lombare e tutti gli accorgimenti che bisogna avere per prc\'cnire ogni incide nte . Ricorda che 'iene impieg:Jta alla dose d i 1/2 cc. (sol. 5 •:.. ) ndlc operazio ni di ernie. varicoccli, emorroid i, fimosi, ecc.; alla dose di 1,2 cc. per lc append icectom ie, s:~ft·nectomie rd altre operazioni sugli ani, fìno anche alla loro demolizione. Il coL medico prof. C:1scll:t si è vnlso anche della rachiancstesia in tutti gli IIHcrvcnti sullo stomaco e duodeno (gas trocnterostomic, ablazioni di ulcere gastriche, ccc.), intcr\'cnti sul fegato (colecistotomic, colecistectomic e per cisti da echinococco) senza aver do\'uto mai lamentare inco1wcnicnti degni di rilic,·o nè durante il d<.corso operatorio nè dopo di esso. I risultati otlcnuLi con la R. sto\ ainica sono stati sempre ottimi. La Stovaina (I. C. F. ~1.) ha nsposto sempre con azione pronta c di lun~a durata senza dare alcun incon,·cn iente.


CO\'r:ERE:-IZE E DIMOSTRAZI0:-11 CLINICllE !'\EGLI OSPF.l>.\Ll MILI1'.\RI

8S

Il magg. medico Mastrantonio l'adoperò con risultati sempn: soddisfacenti in ccnunaia di intc;rventi di varia natura ed ancht: ginecologici da lui eseguiti m:gli :mn i di missione ndlo Jemen. L'O. ccrc::l di spiegare tale differenz::l di risultati avuti <.li fronte a <1uelli di altri AA., <n·versi alla R. Verosimilmente, egli crede che ciò sia dovuto al fatto che gl'inten·enti operativi qwsi sempre in quell'Ospedale si fanno in individui giovani, esenti da disturbi del circolo c da tare ereditarie, che presentano cioè tutte le indicazioni per essere sottoposti ad un tale metodo di anestesia. C onclude dicendo che la R . sto,·ainica risponde bene quando sia csq_,rtlita con metodo accurato ed esatto, quando prima ùi operare vengano prc,·cntivamcnte fatte :tlcunc indagini indispensabili (esa m e d i urine, misuraz.1one dcll:l pressiont:) e quando - sopratutto - ~ia praticata in soggetti piuttosto giovani.

+ Sottotcnente medico FLOitENzo VAtLE: Sifilide da tra.•fusium:. L'O. ha iniziato il suo dire accennando alla possihilit?t, ormai più volte dimostrata, òdla trasmissione di molteplici intczioni per mc;.:7.o de lla trasfu ~ione sangui gna. Si t; intr.menuto poi più a lungo sul problema de lla trasmi~siunc dcll'infe:.:ione luetica mediante la trasfusione, e di questa inusitata modali tà di contagio sitilitico ha ricordato i ca~i più dimostrativi, vniticatisi per la maggior parte all \:stero. 1:--l:l poi cercato di definire ques ta rara form::l d'infezione luetica che si presenta, di solito, sotto l'aspetto clinico ùi sifilide seconda ria non preceduta da sifìloma iniziale. EJ in fine ha concluso, adJit:mdo cd elencando i rne:.:zi, a suo parere, più acconci per evitare questa form:J di conta.t:io luctico, od :1lmt:no diminuirne il più possibile la frcqucnz:~ .

ANZIO (Campo san . clim. mi liwre) •

*

Primo c:1p it:~n o med ico Guc 1.1HMO St:-:IBAl. l)l:

Rapporti fra tubercolo.•i extrapolmo1Jarc e polmonare.

L'O.. premesse alcune generalit:\ sull'associazione fra tbc. extrapolmonarc e tbc. polmonare, riporta le statistiche dci nri AA. che si sono occupati dell'argomento. Dall'esame di cento ammalati di tbc. cxtrapolmonare in cura nel Sanatorio, ha riscontrato l'elevata percentuale, del 70 'X" d i casi con lesioni polmonari con la percentu ale più alta nelle spondiliti (75 ~Y. ) e nelle localizzazioni multiple (H7 •;;>). l{ifcrisce sull'influc.nza che sul tlcterminismo della assoc iazione hanno l'età, il sesso c l'Lreditnriwì e tratta Jclla dibattuta q uestione tlella priorità ùdlc lt:sioni in qvcste forme associate. P arla infine dell'influenza che l'un:~ forma c~crcita sull'altr:t nel decorso c neiJ'c,·o!u?.ionc ddla malattia.

*

CIDETI • Primo capitano medico PJ E'IRO MAGCIO : Contributo allo studio dci tumori gtgantoccllulari delle ossa, am particolare riguardo al relativo procesro istogenetlco.

l'el gruppo dci tumori ùcllc ossa un posto speciale sperta :1 certe ncoforrnazioni caranerizzatc istologicamente dalla presenza di cellule giganti c cellu le fusate riunite imicme in n1odo sinciziale e che vanno sotto .il nome tli rumori a cellule giganti , tumori a miclo plassi, sarcorni mielogeni capsulari di cellule giganti ecc. In una disamina sistematica, riprendendo questo studio con ricerche istologichc ~u ll'cpulidc, che di questi tumori è il prototipo e passando a quelle sui tumori delle epifisi delle ossa lunghe, uno dei quali recentemente operato, l'O. viene alla conc:lu-


8()

CON I· F.RE1'\ZE E DIMOSTRA/.101'\1 <.; LI:"ICHE NEG LI OSPEDALI MILITARI

sìone ch e se ì ùivcrsi car:lltcri d ì tali ncop lasm i ~ta nno in parte a fa,·ore della. n:1tura ncoplastica, in parte a favore ùd la n:ltura rc:miva , rimane come fano esscnzialt.: 1:1 peculiare struttura isrologica che si assom iglia a quelb propria ùcl mc~e nch ima embrio nario reticola re. a forma d ì sp ugna vascob re. D 'altra pa rte, tenendo conto dcii.: sedi di insorgenza di tal i produzioni, corrispondenti ai punti che sono ùotati dì specifiche :mività prolifcrati vc neilo svilu ppo organi co, l'O. è indotto a considerarli come processi neoformati vi disontegcnctici, che si originano uni resti in utì liz:.wti del primitivo mescnchima embri onario, seco ndo la teoria di Albrecht rdativa ag li amarroni ed ai corristomi. Accettando una tale concezione, riesce facile spiega rsi come tutti g li stimol i irri t.:J· ri vi, compresi yuclli in tiammatori , po~son o assumere il valore di veri f:atori etiologici d i così fatte neoplasic, che, perciò, do,·ran no partecipare, ta nto dci procc~si ncoplastici, che di quel li reatti vi, con presenza di speciali elementi giga ntocdlulari u gualmente di di 1·ersa n a tura c provenienza. L 'O. illustr:t il suo stud io con u na n cca dcx:umcnt;ll:ionc di prep:mni istologiei e d i radiograhe, ri(acnùo, in ti ne . le acq uifi z ioni più importanti nel campo clinico e ter:l· pcutico d i ta li neoprodu zioni.

FIRENZE

*

+ ?vbggiore m edico G roVANN r BrAc r:-:r.

L'O. presenur un CfljO clinico di pamparesi jpajtica dovuta a fulgom zione. J\l!cttc in c,·iden7.a b cl:rssica sinwrnatologi:r p iram idalc con risparmio :r~sol uto delle scnsib ilit~, sia sem plici che complesf.e, e procede alla discussi one diagno,tica. Passn in rapida ri,·ista, tr:r le molteplici cau se ddla paraparesi, quelle ch e più si possono aVI·icinare al caso in esame c conclude spiegando come possa verosim ilmen te c.sscrsi sta bilita quc~ta lesione midolla rc . • T cnc:nte medico

G~:r-;:-;,\1{() C.o~ u E:-:no

c SOltotcncntc ol1t:dico

L U I ( :I

F o:-:T\:"'tLLI.

G li 00. prc.:sentano un mso di linfogran!lloma/oji inguina!e, quarta m tllawa t•eneretl, e dopo aver accennato alla oosogratìa dd!:J m:Jiattia cd alla sua patogen esi, csp() ngono i benefici eifctti ottenuti wn l'antigcnotcrapia dd Frei, consistenti in ar resto de lla colliq uazionc, chiusura r:1pida dci seni fistolosi c rcgrcssione note\'olissima del volume de lle mmse g hiandolari. Effe tti che non si erano potuti ottenere in precedenza cura ndo il pazient<" con preparati a hasc tl i a ntimo nio di jodio. La durata della malattia si è aggirata in torno ai 6o giorn i.

+ T enente colonnello medico prof. :\Ll'UK~O .\I AGJ.. IULO. L 'O. prL~Lnta quattro ca.ci di liùfogmn uloma in milita r i ricoverati nd reparto c..li chir urgia. di cui uno a sede Ì:ltcroC{l'l·icalc sinistra, uno lcx:al izzato alla regione ascell:trc cicHra e s()pracJa,·icobre sinistra, u n rcrzo a ~ctlc sopr:rcl:n·icolarc destra e rned iastinica td un quarto. a forma più estesa, localizzato a tutte le sta zioni gbndolari su perlìciali. Dopo ui :l\·erne illustrati g li aspetti r linici ed i caratteri ohhieni vamentc J iffen: nti n ei 'ari casi. mette in ril iel'o le (orme atipiche, sia in b:tse ai reperti ematologici c he in cu nfron to ai repert i uegli esami iswlogici praticati in biopsie del h: ghia ndole prdn .Ile nei qu:mro ~nggeu i, dai quali le vari età at ipiche risu ltano CYiJcn ti sotto formn. in un prim o caso. d i linfogran ulom;J in fa~e proliferat iva, in un secondo caso, sotto forma Ji l in fogr~rnuloma in fase p roliferati,·a e cicatriziale, in un ter zo caso sotto forma d i granuloma at ipi.:o co n attcggi:J menti snrcomatosi cd in un <Juarto < . d ultimo caso ~o uo forma gra,·issima Ji un s:1rcmna rnagni-cdlularc. Per qu.rnto rigtJarda i! tr:mamento cunsi)!lia la rocntgcn tcrapia.


CO:"FF.RF.l'ZE E DIMOSTRAZIO:'-i l CLINIC H E NEGU OSPFJ) ,\LI MIUT:\Rl

LIVORN O

87

*

+ Maggiore medico GwsEPPt: RIGHI: T eone antidtc c moderne sulla puto-

gcncsi del cancro.

MESSINA

*

+ Tenente medico Ros11R1u CAITANW: Relazione stattsttcu c considt-ra z tOnt

climchc rigmudanti l'attività del reparto dcrmoc·eltico ncl!'tm no 1936.

MILANO

*

+ Tenente colo nnello mtdico EPIFA?-:IO CASTELLI e tenente colonndlo medico

ALESSANDRO Mt.t.ICE :

Sopra di un caso di uronefrosi bilat<:-~·a/c da calcolo.'i urt-tcrale

con grave insufficienza renate secondaria. Gli 00., ognuno per la parte Ji propna competenza, han no illustrato un ca so non comune di ndropatia azotcmica. Tranavasi di militare che molti anni prima, al suo paese natio, aveva contratto :·infezione malarica (guarita dopo un anno di cure) c che da qualche anno aveva prcsemato crisi inte-rcorrenti ùi ematurie che si accompagna\·ano a senso di ,·ago dolore al fianco destro. Era entrato nel reparto di medicina colla diagnosi di «glomerulo nef.rite " c presentava edema facciale, ematuria, oliguria, con peso specifico basso, ipertonia arteriosa cd azotemia di grado clevat~. Aveva avuto a l Corpo qualche dolore al fianco destro, <he era gi:1 scomparso dopo il suo ingresso in ospedale. L:t diagnosi differenziale del caso prest:ntava qualche difficoltà e, poicht: le cond izwni delr:~m malato andavano rapidamente ~ggravandosi per il graduale stabilirsi ddf :muria e per la minaccia del coma uremico, venne richiesta una radiograf-ia della reg-ione rcnalc; essendos i prcspettata anche l'eventualità d i una calcolosi. Tale presupposto diJ~nostico venne confermato dalla indagine radiologica, che mise in evidenza quattro ombre ùi opacità calcarea, esistenti una nell'ureterc di destra c le altre rre nell'urctcrt: di sinistra. Fu affidare il paziente al chirurgo e questi, medi:mte la cromocistoscopia, il cateterismo ureterale e la pielografia ascendente, dopo avere indi\·idualizzato il rene meno comprome&so, riuscì col pronto intervento operatorio a sbloccare il rene destro, asport.uulo tbll'urctere sottostante un calcolo della grossezza di una mandorla. Col rito rno però della diuresi abbonda nte, le condizioni fun zionali del rene non migliorarono, come pote\·asi sperare c, persistendo la grave azotemia, il paziente ve nne a mancare, dopo alcuni giorni dall'atto operatorio. Il reperto anaromo-patologico chiarì ancora mc.:glio il caso, avendo messo in e\·idc.:nza una uroncfrosi bilaterale, ~econdaria a calcolosi uretcrale, che aveva notc,·olmente ritlotto il parcnchima renale in condizioni tali da non essere più compatibili colla vita del soggetto.

PADOVA

*

+ Maggiore medico GIACOMO .MAzZENGA:

Comportamento del d'ostacolo., del Donaggio sull'urina degli epilettici.

<< fenom cnc-

L·o. riferisce di a1·cr prati cara la ricerca del '' fe nomeno d 'o.~racol o " del Donaggio sull' urina di 23 individui, aUo scopo di studiare il valore clinico della rcaziont· in rapporto alla diagnosi. dell'epilessia. D~i 23 esa~ni .pratic_ati, 10 riguardarono militari rico~erall per ncu ropallc sospetre e 13 1 seguenti controf!J:


88

(;ONFERENZE E DIMOSTRAZI<>:-:1 CU~ICHE 1'<EG!Ll OSPEDALI MILITARI

indiviùuo sn no a ri posu; lo stesso indi\·iduo dopo modica fatica; 3" - lo stesso individuo dopo inten~o affaticame nto; 4" - epilettico accertato (ricoveratO per cura nell'Ospedale psichiatrico di Padova); 5 11 - donna isterica accertata (idem); (/ - malato d i forma febbrile reumatica, • 7° - ncfritico cronico apircttico: g• - diabetico con aceto n una; 9" - tubercolotico con Pnx. terapeutico in auo: 10" - ncurastenico in fase <.l i eccitamento; 11~ - encefalitico cronico durante cura bulgara; 12° - indivic.luo sano inie ttato con :;tropina; 13" - indi\·iùuo sano iniettato con pi lcxarpina. Dopo a\'cr proceduto alla dis;1mina dci risultati uttcnuti nei vari casi (sospetti e controlli), l'O. giunge alle seguenti conclusioni che per altro dichiara basate su una casistica, certo molto modesta, che egli però si propone di arricchire: 1° - Il fenomeno d'ostacolo non è specifìw per l'uri n a degli epilettici dopo l'accesso e ciò a conferma di quanto il Donaggio stesso ha :Immesso. :2'1 - Esso fcnorrit.no h:1 sicuro valore, se negativo, per escl udere la natura epilettica od istcro-epilcttica di un accesso convulsi\'O. 3" - Il suo risl!.tltato positivo va preso in considerazione nei casi di epilessia gen uin a e di istero-cpilessin, nelle qua li forme più che sull'altezza dei \·alori g lobali bisogna bas<lrsi sulla persistenza della positività d i reazione per \'arie ore dopo l'accesso (12-24 on.:). 4" - Negli equi valenti epilettici la reazione non semhrcrebbe dare risultati positi\·i (l'O. ne ha potuto esaminare, però. un solo caso). 5" - Per le fol!'me fruste di epilessia non ha elementi di giudizio. 1• -

2

11

-

*

PERUGIA + Sottotent.nte medico FRANCO l{ut:JNI: Sulle precoci alterazioni del rene m

schoC'k anafiltrlfico. Ricerche sperimmtali m/l'annfilas.•i d'organo. L'O. riferisce che nel 1927 il prof. Luigi Riccitdli realizzò per primo la vera anafilassi d'organo nel rene di coniglio. Egli e il Riccitclli hanno ripreso tali esperienze cd hanno scatenato attraverso l'a rteria renale le primissime fasi dei fenomeni analìlattici ren ~1l i. Hanno constatato che sono più freq uenti fatti di vasospasmo glom erulare, piuttosto che di congestione. Hanno rilevato inoltre rare emorragie parenchimali, rari fenomeni degenerativi a carico dci tubuli.

*

ROMA + T enentL' colonnello medico SIRO FAnnA: Acclimatttzione degli italiani nelle

terre dell'l m pero. Il prohlerna biologico dell':~cclima tazione è legato a l problema della colonizzazione e si può a[(ermarc che da un 'organizzazione completa del l'attività colonizz:1tricc dei popoli europei dipende l'a\'\'cnire ste~so d,·lla civiltà. Una t:1le attività acquista però \'alore e senso pratico solo a patte> che i popoli chiam:tti a svolgerla sian fisicamente idone i. P osto in ta l modo, il prohlcma dell'acclimatazione :1cquista quel posto di primo pi:1no che gli compete, e di cui 1:1 forrnulnione più semplice è questa: possiede il nostro organismo tale :1dattabilità da rcndernc possibile l'esistenza e lo sviluppo in quelle rq .,rioni \'erso le quali ci spinge un'indutt:.1bile nccessit3 storica ed economica ?


CONFE.RE~lE E DIMOSTRAZIONI C LI NICH E ~E<; u OSI'f.DAI.l MII.IT:\RI

89

La vera causa della difficoltà e degl'insuccessi di tutti i tentativi della razza bianca per trapia ntarsi nei paesi caldi è l'esistenza nei climi tropicali di malattie endemiche mortali per la nostra razza cd in minor misura di avversi fattori meteorologici. Di questo binomio ostile, il primo termine è di gran lunga il più imporwntc. L'O. definisce e mette in rapporto il clima col temperamento indi viduale e fissa 1 termini d'equilibrio, che intercorrono &a quest'ultimo ed il primo e la capacit~ di adattamento dell'organismo alle condizioni ambientali esteriori. D escrive la crisi d'acclimatazione c le manifestazioni patologiche assai va riate a seconda della costituzione indi\•idu:Jle, d el· sesso, dei periodi stagio nali, c sopratutto del ceppo r:1zziale da cui prO\·icne l'im migrato. Afferma ch e i mediterranei cd in modo particolare g li italiani sono, fra le razze europee, quelli ch e presentano in larga misura un alto potere di adattamento ai climi caldi. P:1ssa in rassegna le vie attraverso le quali il mondo fisico dei tropoci agi!·cc su ll'europeo e gli effetti biologici prodotti sull'europeo dalle radi azioni luminose e chimiche, d:tlla temperatura, dalla pressione, dallo stato igrometrico, enumerando ne le influenze sulla circolazione, respirazione, traspirazione, secrezione renale, funzioni digesti ve. Cita in particolare le sindromi legate al ghibli, ai m onsoni, :li periodi di tangabili, da lui personalmente osservate nella sua permanenza nelle v:tric colonie. Fa infi ne un a spc.:ci:~lc trattazione delle alterazioni del ~istema neur<rpsichico, del qua le la colonia è un se,·cro collauùarorc e sostiene che esse si verificano sobmcntc negli inadatti psichicamcntc e :noralmc:nre. In sostanza nessuno degli argomenti portati contro l'acclimatazione resiste a lla tritica e se incom·enienti si verifica no, le ra gioni va nno ricercate non nel campo ddl:'l mo::t.licina ma nel cam po dell'organizzazione igienica. li problema dell'acclimatazione, solo in apparenza un problema di fisiologia, è in r ealtà un problema di organizzazione igienica, civile e di discipljna morale. Di ciò la più splendida prova è stata data dalla campagna etiopica, duran te la quale quasi mezzo milione ùi italiani sono stati trasportari di colpo dalla penisola m p1ena Africa, esposti ad insidie climatiche e morbose di ogni genere. D all'inizio alla fine delle operazioni i morti per m:~lattia fra i militari nnionali sono stati 1<>09> fra gli operai 391. La morbilità generale ha raramente toccato il 5 ",., i rimpatriati per 11na m eteorobbilici rappresentano una cifra irrisoria non enunciabile che da una ci(ra preceduta da ra rccchi zeri per cento. I l merito di questo primato senza precedenti nella storia delle gu er re e delle immigrazioni coloniali spetta innanzi tutto, per la maggior parte, all'alto valore costituzionale della razza, ed in secondo luogo alla perfetta orga nizzazione sanitaria . E conclude che poten7.a di armi, vigore della razza, organizzazione sanitaria, completa di uomini e di mezzi, sono stati i coefficienti essenz iali del divenire imperiale della Patria.

+ Maggiore medico prof. CoAAADINO G tACOBBE : Dimostmzioni cliniche. C"so t " - Lipomatosi simmetrica diffusa non dolorosa. \'iene presentato un aviere ve ntiducnne. in cui cb pochi mesi sono compar$C 52 piccole formazioni lipomatosc, non doloro~e, disposte simmetricam ente al tronco c particolarmente agli arti. che fatto interessante - sono assai mag ri. Sono accennate le indagini eseg uite (calccmia, glicemia, chetonemia. metabolismo basale, radiografia dd la sella turcica, prova della diluizione e concentrnione ccc.) e b revemente.: discusse ie varie ipotesi patogcntiche. CAso 2" - Echinococco del polmone sinistro. Il p., pre1·ia frenico-exercsi, è stato sottoposto ad a tto operativo col metodo Valtloni.


90

CONFERENZE E DIMOSTR:\ZIONI CUt-:ICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Echinococco del fegato. Il p. è stato opt·rato in un w l tempo ed è guarno rapidamente. CA~O

-t" - Perinefriu: fibro.ra dolorosa. Dopo decapsulazione del rene 1<: crisi dolorose sono completamente cessate.

CAsO

s· - Tumore della mammella ma.<chile.

Trattasi di mammella fibrosa - di cui sono mostrate le microfotogralie piccole di latazioni dci tuboli g landol:lri. E' stata praticata l:l sola mammcctomia.

con

CASO 6" - Rottura traumatica della milza. Splencctomia d'urgenza : decorso postoperatorio regolare. Viene accennato anche ad un altro recente caso di rottura della milza (in seguito ad un pugno). per cui :1 causa del cospicuo emoperitoneo ~i rese necessaria l'nblazione dclrorgano. C:Aso 7" - .1.sce.;so amebico del fegato. La cu ra chirurgica (epatotomia) è stata completata c(m successo da quella medica (emctinic:l).

+ Sottotencnte medico EnoAROO P LA KCER: Cure delle id10H1deniti ascellari con iniezÌ011Ì di sangue autogeno intamo al foculaio d'infiummu"?:ione. L'O., dopo aver accennato brevemente :~i conn:tti etiologici c p:ltogcnctici d ell'affezione, ha illustrato i risu ltati favore,·oli ottenuti ndla cura del le idros:tdeniti ascellari con iniezione di sangue autogeno intorno al focobio infiammatorio, seguendo il metodo di alcuni autori tedeschi. Questi partono dal concetto che è possibile imped ire l'assorbimento delle tossinc e la progressione dell'ioliammaz.ione, isolando mecc:micamente l':~scesso dai tessuti sani e provocando con l'iniezione di sangue, una occlusion~ dci vasi linfatici c degli intcrstÌLi dei tessuti stessi aumentando, contempor:lneamente, i pottri locali di d i fes:~ con l'azione a nù w~sica e b:~ttcricida del sangue inietta LO. Con tale metodo si ottiene non solo una più rap ida guarigione ma si evitano le recidi,·c. A confc::rma di ciò l'O. ha pn:sent<tto gu:Jttro, dei \Tnti casi trattati e guariti completamcnrc entro 15 g 1o rn1.

*

UDINE + CaJ?itano medico NICOLÒ CoLQMBA: Le forme di congiuntivite più comuni in A. O. l. L'O. tratta delle forme d! congiunllnte pm comu n1 m A. O. I., soffermandosi particolnrmcnte sulla congiuntivite da bacillo di Kock - ~ecks. Ne descrive il quadro sinwmatologico, l'entità, la durata c fa rilevare che essa si manifcst:l in A. O. I. in forma endemica, e con maggiore frequenza nei periodi successivi allt: piccole e grandi pioggie. Accenna inlinc alle vie di tm~missionc cd :1llc norme prcli lattiche da adottarsi per circoscrivere detta affezione.

*

VERONA + Sottotcnentc medico (;IA:>:FiuNco G,,Sl'ERI!\: 1: Su di un ctuo di monoplcgia dell'arto superiore sinùtro , di probabile natura ùwica. Soldato V. Carlo, classe 1916, 2'' art. alpin:t, Merano. Il 16 ottobre u. se., subito dopo una ~3 1ita alla pertica, il p. av\·erte vivo dolore al braccio sinistro per la durata di 10 minuti: il giorno successivo, avendo ripetuto lo stesso esercizio. il dolore ricompare


CO:-!FERE.:·.JZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI Mll.rf.\RI

91

per da re luogo, dopo pochi minuti, ad una parali~i totale di moto t.: di st.:nso di tutto l'arto superiore sinistro. Quando il 21 ottobre il p. ,·ime ricoverato in ospt.:dalc, il braccio sinistro ~ pcndulo, int.:rte. notevolmente ipotcrmico, privo di sensibilità di qualsiasi tipo; alla gamba sinistra zon::1 di anestesia cc a calza )), Rifk·ssi tendi nei vivaci, normale il pupillare, assente il faringw. Ricerche radiografiche sulla colonna cervicale, cranio ed articolazione scapolo<:mcrale S., subito esperite per escludere una eventu:.~le causa compressiva, dànno risul tati nc~:-nivi . 1\:.:gativc pure le ricrche sit:rologiche. Heaz.ioni elettriche tronculari e mu. ~ol:Jri normali. Normale il fondo ddl'occhio; camp<.' ,·isivo ristn:uo per il rosso, acrt.m;Hopsia per il verde. Polso ,·alido, con frequenza tl4. Il 27 ottobre il pa:>.ientc ri:.~cquista improvvi~amente e quasi totalmente le funzioni dd braccio sinistro. Quando ecco cht.: il 6 novem bre si assiste ad un attacco della durata di zo minuti circa, caraucrizz:no Ja con,·ulsioni doniche generalizzate, coscienza conservata, riflessi assenti; in seguito a tale ~pisodic, riwmpa rsa della mc noplcgi:1 m Ila stessa sede. Esdu~e le paralisi di tipo periferico, vengono rapidamente passate in rasst.:gna le possibili cause di origine centrale: neoplasma, gomma, t: mi plegia, emboli:r, an<.:u risma, ecc. cause che con i dati forniti dalla abbietti\ ità c dagli esami speciali, vengono 1:\cilmente eliminate. Ci si orienta quindi, basandoci unicamente su criteri intrinseci, verso un.r paralisi funzionale c, più prccisamwte, paralisi di natura isterica; ::t t:lle dia~nosi soce~rrono anche car:meri estrinseci quali i d:Hi amamnestici famigliJri cd individuali (ccf;.~lec notturne, parestcsie ecc.), caratteri sui quali però s:1ppiamo di non dover far molto :~sscgnamento. Num<"rosi sono i casi descritti di •• isterismo traumatico " su t<.:rre no predisposto, in !4.'_guito a ksioni locali anche minime; in questi casi i sintomi ist<.:rici compaiono anzi lUtto cd anche spesso si limitano alla regione interessata dal trauma; buona ne è gcncr ;:~ lrn<nte !:t prognosi con ripresa immediata od a dist:ln7a di tempo più o meno lun~a .

• l.in Cll/0 di tCtrap/cgia ifllitÌca di angine /l'flllmci/ÌG'ù C011 segni di. amÌolro(ia. Soldaw P. Dino, classe 1915, 19" cavalleggeri ,, Guide l>. fl 16 no,·<.:mbre 1936, durante:- una cs.:rcitazione io campagna, in seguito a caduta « di quarto ,, rimase sd1iacciato st>tto il corpo del suo cavallo; il moschetto, portato a tracolla, ,·iene a battere con il mauubrio dell'otturatore alla nuca, provocando frattura, radiografìcamente accertata, della tcr7.a \·ertcbra cen·icalc c dell'epistrofeo. Dopo una fa se immediata di tetr:rplcgia fl:rccida con pcrdita di feci e di urine, il p. attr:l\'Cr~o una lunga serie di ri coveri, presenta Ma. alla distanza di circa un anno da! trauma, la seguente sinwmatclogia: lnced::r<.: spastico, quasi saltellante, riflessi patcllari nl achillei ,·iv:lrissimi. cloneggi:mti, Babinsky, Oppcnhein presenti c marcati, evidentissimi cloni del piede c della rotula. Arti su periori: i rifl essi tendinei di flessiont:, estensione e pronaziooe sono <::saltati, carattere che parrebbe a prima impressione, essere in contrasto con gli altri dati della obbiettività; spiccata ipotrofia muscolare, pnrticolarmcnte a carico dt·gli intcrossei con nidcnte (( mano di scimmia >.: normali i riflessi pupillari. Agli esami elettrici: lieve rea7Ìonc degenerativa nel territorio innervato dal mediano c dal cubitale. Il caso in esame presenta quindi associati due gruppi di sintomi: si ntomi cio~ di lesione del neurone periferico e sintomi a carico del ncurone centrale. Si ha così riprodotto pcr gli arti superiori con eziologia traumatica quello che è, a grandi linee, il quadro della sclerosi laterale amiotrofica. Il caso è interessante ;;nche pcrchè ci porta a precisare. le localizzazioni della lesione con il semplice esame neurologico. • ~iaggiore medico FILIPPO GRJFI: Lesioni traumatiche rect'!IIÌ m reiiquati di prcgr(sst: lesioni. L'O. presenta casi clinici, illustrandoli anamn<:sticamcntc c scmiolog icamcntc c ponendo in rilievo la importanza della valutazione medico-legale.


BIBLIOGRAfiA MEDICA MILITARE ITALIANA ABATE Alessnndro, tenente colonnello medico. L'arma chimica. « Bollettino dell'Associazione Medica Trilstina u , an n:~ta XXVIII , b~c. V, XV Seduta scientifica, 14 maggio 1937·XV. Riassunto. - L'A. parla dell'arma chimica. Nc enumera i principaii aggressiVI e di ciascuno espone minutamemc le (jUalità fisiche e chimichc, l'azione fisiopatologica, la sintomatologia, decorso, diagnosi e postumi. nonch(: i mezzi preventi\·i e protettivi, 1l pronto soccorso, la terapia successi\·a, la boni fica dei colpiti c degli ambienti. Tratta quindi dettagliatamente della difc:sa chimica etl in motlo particolare; del s<..n·izio sanitario antiga~ c ddla sua organizz:J;r.ione, dupo avere affermato che la cura e la bonifica dei colpiti da aggrcssi\·i ch imici deve cssc:re còmpito esclusi\·o della S:lllit:ì.

BALLA Alberto, colonnello medico c lhviGLIO prof. Giuseppe Maurizio, capit:1no medico. Postumi di frattura dd/a laringt e di jratt11rtl della terza vertebm arvica/e 111 pilota in attivlfà di volo. t< Raccolta di Pubblicazioni Scicnùfichc del !\!inistcro deii'AerCJ.. nautica >• , Yol. VI, 1937-XV. Ria.•.-unto. - Gli AA., dcscrimno minutamente un caso di esiti tli frattur:J tldla laringe e tlclla 111 \·crtcbra ccnicale, raro perchè non seguito da esito infausto, riscontrato in un pilota in attività di volo. Seguono consi<krazioni cliniche c radiologiche sull'argomento, dalle quali risultnno la rarit;\ dt:lle fratture ùdla laringe e l'imercsse dcll.imbginc roentgcnologica in laringologia. 13oasl0 Antonio. sottotcnt:nte medico. Su di un ca.•o di voluminoJo aues.ro amebico del fegato. " 1::\olletrino e Memorie ddlrt Socict:l piemontese di chirurgi;! »,· vol. VII,

fase. ro". Seduta del 10 l u~l io 1937-XV. BRACALONI Lorenzo. maf,giorc chimico fannaci~ra. Metodo di preparazione delle fiale di estratto d'uovo (leritmn e lutetna) per uso intrat•enoso. « }ournal dc Pharmacic et de Chimic l>, tomo XX\'1, f;:sc. t, 16 agosto I93i· CALA!l.RÒ Salvatore Emilio, capitano medico. Ulteriori ricerche m/ t'O.<ideffo antigcno <<Vi » di Fdix. « Giorn:Jie Ji Hatterivlogia e Immunologia >•, fase. V, no\·embrc 1937-XVJ. Riasnmto. - Le presenti ricerche ampli:~no e confermano i risultati comunicati in una precedente nota: 1) la presenza dd cosidctto antigcno v, si mostra indipcntlentc dalla in:~ggl uti­ nabiljt(• som:nica; 2) il suddetto antigu10 resiste p<JChissimo agli agenti fisici c :1 quelli chimici anche; a dcho! c conccntrnione ed appare strettamente legato alla Yita $tessa del germe; 3) il poH:re patogrno di uno stipite ti fico non è dipendente dall"antigeno Vi; 4) non risulta dimostrato che il potere immunizzante di un ceppo di tifo risieda particolarmente in (1uesta panicolare frazione antigcna; 5) stipiti tifici sforniti ddl'antigeno Vi possono esplicare un'attività immuniz· zante nei topini più salda di quell:1 fornita d~i ceppi Vi; 6) l'immunità così ottenuta non t: così labile come vorrebbero dimostrare Orskov c Kauffmann, che hanno creduto di dover coniare il termine nUO\'O di << promunitar » per indicare l'immunità aspecifica conferit;J ai topi n i tlai ceppi tifici pri\·i tli anrigeno Vi;


BIBLIOGRAFIA M EDICA MILIT.\R E rf.-\UA:--:A

93

7) per spiegare la diversità di risultati, di interpretaz ioni c di opinio ni sarà necessario impostare tutta la questione dell'immunità amitifìca su nuovi concetti che sgombrino i l cammino dalla cosidctta « dassica immunità 11. prof. Pietro, tenente colonnello medico. A neste,-ia in traumatologl(l d t guerra. Relazione al III Congresso naziona le ddb Società italiana di Anestesia e Analgesia (T orino, ottobre 1937-XV) . << G iorn:de it:Jliano di Anestesia e Ana lgesia ''• n. 3· 1937-X V.

C.u iORI:\NO

prof. Henedetto, maggiore m edico. Prove di orientamento acu>·ttco. <• lbccoha di Puhhlicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica H, 1·ol. VI, 1937-XV.

C.\ SELLA

R iauunto. - Allo scopo di osserv:m: quali ~uoni siano meglio percepiti cd ubicati da un orecchio normale, e se tale orientamcn'to acustico subisca evemuali modificazioni in st g uito ad eccitamento bbirinùco, l'A. ha eseguito una seri e d i espe ri enze su oltre 200 piloti io sen·iz io c su 11 aspiranti piloti eliminati per !abilità labirimica. Le esperi e nze furono fatte servendosi di un dispositi vo speciale consistente in una S<.rie di suoni << cicale" di 1·aria tonali tà c lo stimo lo vestibo lare fu praticato a mezzo della rotazione. Dai risu lta ti ottenuti l' A. creJe poter trarre le seguenti conclusi~ni: r• - l'orie ntamento acustico deve ritenersi in diretta dipendenza ddl'integrità ve~tihola re, in quanto se questa risulr.1 alter~ta, anche l'orienta mento stesS() appare menomato; 2'' - gli errori di orientamento acu stico si sono mostrati con lieve prevalenza a carico dell'orecchio destro, in maggior numero per i suo ni prove nienti dall'indietro dcl-

l'es:uninando, ed in misura crescente dai suoni bassi a quelli acuti; 3• - nelle prove di orientamento acustico il suono meglio percepito cJ ubi cato è risultato il fa grande ottava, e però si riterrebbe opportuno che nelle segnalazioni acusti· che 1·cn isse pn"Scelta tale tonalità, come quella sull a lluale l'orecchio norm:tle si orienta megl io . primo capitano m edico. Conoibuto teorico e sperimentale allo studio della schiascopia. 1< Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero del· l'Aero nautica», vol. VI, 1937-XV.

CoLAJAI'NJ prof. Giuseppe,

Riassunto. - Riferite le teorie più im,portanti emesse fi no ad oggt p er .spteg:lre fenomeni d ella schiascopia 1 l'A. esamina il problema dal punto di vtsta lteon co, dimostrando con fi_gure schcmatichc come si origina l'ombr a pupill are nei di1·er si stati refrattivi d ell'occhio. Infine ri porta i ri sultati di alcuni controlli spcriment:tli eseguiti sull'occhio artificiale. Os.-en,a:io11i e ricerche preliminari mi .a:gnali lun11nosi co11 lua intermille!lli. " !becolta di Pu bblicazioni Scientifiche del M inistero , leii'Auon:wtica u, vol. VI, 1937-XV . Esse ndo allo st udio la proposta uclla Comrnis~ione San ita ria del Comitato In ternazionale Navigazione Aerea di sostituire all'attunle si<tem a d i segnala'lÌoni luminose i segnali con luci intermittenti. l'A. h a eseguito presso I'Istiwto Medico Legale della R. Aeronautica di Roma alcuni esperiment i preliminari, allo scopo d i stabi· lire quale sia Pintcr vallo minimo occorrente tra un 'accensione e l' altra di una sorgeme Iumjnosa Ji data intensità per ottenere la prima impressione di luce intermi ttente o luce pulsante.

.4utoriassunto. -


1\IHUCX;R.'\FIA MEDICA MII.ITARE ITALIAI"A

94 P~:r

unJ sorgente luminosa circolare di 4 mm. di diametro, costituita da un vetro smerigliato, illuminato per trasp:Jrcnza da una bmpada elettrica a incandescenza di cinquanta candele. situ:lt:J alla distanza di 15 cm., tale inten·allo è risultato p:~ri ad x/5 di secondo. Sperimentando anche con luci colorate, ha trovato che: per ottenere la prima impressione di luce intermittentc allo stesso intervallo di 1/5 di secondo, occorre per la luce rossa c violetta un'intensità luminosa superiore rispettivamente di 1/4 e di 2j5, per la n•rdc un 'inrcnsit3 inferiore di eire:~ 1/3 c per la gialla presso a poco la stessa intensità della luce bianca.

Studio fì.iiologiro sulla vwone stereoscopica. " Raccolw Ji Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica >l, vol. VI, 1937-XV. Autoriauunto. - L'A. dimostra con dati sperimentali che, farra astrazione del fattore psichico c cb a Itri fattori secondari. la visione stcrcoscopica deriva dalla sovrappo~izione nello spazio d'immagini simili proiettare dalle due retine e dalla differente localizzazione di queste immagini a seconda dclln posizione occupata, relativamente ai due centri fo,·eali, dai punti ritinici che le proictt:Jno. Lo spostamento parall:mico influisce sc:~rsamente sulla visione binoculare del rilievo mt:ntre assume un'importanza prcpondcrame in quella monocularc. Raffaele. magg10rc medico. Mil :::a e rc.mtenza lcucocitaria. " 11 P oliclinico >l (Sezione medica), anno 193~-X VI.

n'ALESSAl"DRO

Riassunto. - L'A. ctm ricerche ~perimcntali sui conigli si è proposto di precisare rapporti tra la milza e la resistenza Jcucocitaria. A tnle scopo ha studiato il comportamento di guesta in conigli splenectomizzati ed 10 altri, anche splenectomizzati,. ma tmttati con endospknina. 1 risult:ni delle ricen:he hanno dimostrato che la milza abbassa la resistenza leucoci taria. Ciò porta l'A. a deduzioni nel campo nosograflco, dimostrando l'importanza della milza come mezzo di difesa nelle malattie da infezione, in quanto abbassando la resistenza lcucocitaria f:woriscc la lcucolisi, onJc l'immissione in circolo di a nticorpi e fermenti, che esplicano funzione :Hti,·a nella difc~a dell'organismo contro le malattie infetti,·e.

DE BEiil"ARml"t s prof. Virginio, tenente colonnello medico. La Sanità militare per la lotftl contro la tubercclm i. Comunicazione al VI Congresso nazionale per la lotta contro la tubercolosi (Tri poli, dicembre 1937-XVJj. Federazione itali:~na nazionale fascist:.1 per la lottn contro b tubercolosi - Roma. via Nazionale, 200. DE L uci A Raff:.u:le, capitano mc:dico. Dut· casi d1 destromrd1a con trasportazionc vi..:cerale·

completa. << Rinasccnza Med ica)), n. 17, 1937-XV. Riassunto. - L'A. descri,·e :,mpianwnte due casi di d estrnca rdia con inversione \'iscerale completa, uno dci quali illustra con hc11 riusc ita raJi ografl:~. Dà quindi una rapida scorsa alle principali teorie ctiopawgenetichc segn:~lando l 'i rnpo.rt:~nza che nella genesi dcll.invnsionc può a\·erc la consanguineit?t dei genitori. In ultimo conclude con intcrcss:mti considt:rnioni sulle conseguenze d clranomalia.


BlllLlOGRAFIA MEDICA MILIT ARE ITALIANA

95

DE PAOLI prof. Paolo, maggiore medico e CIOTOLA prof. Alberto. Storia c sviluppo dei/t~ tubercolosi in Tripolitania. Relazione al VI Congresso nazionale per la lotta contro la tubercolosi (Tripoli, dicembre 1937-XVI). Federazione italiana nazionale fa scisto per la lotta contro la tubercolosi - Roma, via Nazionale, 200. FROSINI Dino, maggiore medico. Osservazioni sulla microfauna della boaa. (Va un'iu· chiesta in ren·a di Btm). « Pathologica >,, vol. 29", fase. 553, 15 novembre l93i·XVI.

Riassunto. - L'A. in un "inchiesta condotta in terra di Bari, oltre J"Ent. buccalis cd il Tricomooas buccalis, ha segnalato, nella bocca umana, una forma proro:war:a saprofitaiia molto probabilmente risalente al Trachelomonas hispida Srein. Pasquale, primo capitano medico e GiANon·r p.rof. Mario, sottotcncnte mcJico. Sui traumatismi d'aviazio7J{: . (( Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica », vol. VI, 1937-XV.

GACLIARm

Riassunto. - Gli AA. passano in rassegna le cause più frequen ti dd traumatismi d'aviazione sia in rapporto all'ambiente, che quelle inerenti alla capacità Jcl pilota di dirigersi nello spazio. Dall'esame delle cartelle di visita medica (dell'Istituto <(Angelo Mosso») possono studiare i traumatismi verificatisi in 248 incidenti d'aviazione. La d isamina di questi casi porta gli AA. alle seguenti conclusioni: x• - le lesioni craniche presentano come complicanza una percentuale molto dc· \·ara di commozioni cerebrali ( 1/3); 2 ° - nei traumatismi d'aviazione, la frattura più frequente è quella delle ossa nasali; 3° - le fratture dell'arto inferiore, nel loro complesso, superano quelle delle altre parti del corpo con una preponderanza delle b ioni della regione tibio-astragalica (frat· ture bimalleolari e fratture dell'astragalo) e del ginocchio (fratture della rorula, fratture delle tubcrosità tibiali); 4 ° - tra le fratture dell'arto superiore prevalgono quelle dell'avambraccio; 5~ - non è eccezionale la molteplicità delle fratture degli arti e tra queste, in alcuni casi, la bilateralità delle lesioni in segmenti omologhi dei due arti (ulna e radio, epifisi superiore della tibia). GALF;O:-~E C ., tenente colonnello medico R.

Marina. La stimo/azione del labirinto durtJnte le aet·obazic aeree c la ma influenza sul tono e sul senso muscolare. cc Raccoha di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica l>, vol. VI, 1937-XV.

Riussu11to. - Dopo rotazioni nei vari piani dello spazio mediante il letto vestibolare dj G rahc modificato dall'A., sono state registrate le va rie sensazioni cenestetiche c di movimento c presi tracciati del senso muscolare degli arti superiori c inferiori in a\"Ìatori \O!ontariamente offertisi. Dai risultati delle prove sono state confermate voriazioo i sensibili del tono muscolare. L'asimmetrica stimolazione dei labirinti nella rotazione del piano frontale è quella che causa maggiori modificazioni del tono e, indi rettamente anche del senso muscolare. GtRM I ~o prof. Alfredo, tenente colonnello medico. ll problema della dife.•a igienica dcl-

l'oercito in guerra sotto l'aspetto logistico. « Le Forze Sanitarie ,,, n. 18, 30 sct· tcmbre 1937-XV. GIORG I prof. Giorgio, maggiore medico. Lesioni da aggressivi clzimici. Etiologia, fi.'iopatologia, sintomatologia. cc Le Forze Sanitarie >l, n. n, 15 gi ugno 1937-XV.


g6

liiBLIO<;Rr\FIA .\I EDICi\ MII.IT ,\RE IT ,\1.11\:--; .\

Les1oni da aggrt'>"!l//1 dlimià. V ù1gnoà e ten1pia.

10 Le

Forze Sanit:1ric ,,, n. 16,

3' agosto 1937-XV. Cwou.;E Ft:rdinanJv, capitano m ed ico. Trom bo/leblft: ,·etrira del U'no laterale da colestea-

toma suppurato, risolta in guarigione. " Ann:tli <.Iella Socic:t3 Medici Coloniah: d ella Libia , , 19_)7-XV.

-

Meningite otogena ri.wlttl in guarigrone. l• Annali <klb Societ3 Me<.lica Col<lnialt• ddl:-~ Libia », 193ì-XV. Guer riero, c:tpit:~no medico R. Marin:1. Due casi di insujfiden za muscolare ùolata ed unilaterale del piccolo obliquo di destm, da trauma orbit.ario. « Racco.!ta

G uERRIERI

di Pubhlicnioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica >>, vol. VI, 1937-XV.

!?.iasmnto. - L'A., dopo una rapida r:megn:~ bibliow:~fìca, descrive due ca~i di insufficienza funzionale iwlata unilaterale del piccolo ohliquo di destra da trauma orbitario diretto c ne trae occasione per f:1rc :1icuni rilievi di car;Htere clinico c medico-legale. IMt'ALLO~H.N I Rosario, capitano medico.

Le possibilitcì del!'elettropireJSia (01/ onde' G·orte 11clla cura della bilharziasi uro-vescicalt. « Bollettino di M:~rco niterapia ~>, ,·ol. !II , fase. 3• 1936-XIV.

Fistole co/ecisto - duodenali. « La r:1diologia :neJica , , ,·ol. XXIV, bse. 11, 1937-XV I. Lo MoNACO CROCE Tommaso, c:1pitano medico. Errtrocilosi da aire quote e ,·ijlessi cotJdizionali. <<Raccolta di Pubblicnio ni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica >>, Yol. V I, 1937-XV.

Riassunto. - L'A. ha potuto instituire su 6 conig li un riflesso condizionato in cui stimoli luminosi erano capaci di scatenare alla quota del livello d el mare una eritrocitosi da aria rarefatta delle alte quote. L'eritrocitometria negli organismi sottopo>·ti ad aria rarefatta. << 1bccolta di Pubblicaz ioni Scientifiche <.lei Ministero dell'Aeronautica "· vol. VI, 1937-XV.

Ria.rsunto. -

L'A. ha studiato la formub eritrocitometri ca di Gamna in organismi sottoposti ad aria rarefatta delle alte quote c ne ha const:Hato lo spostamento a destra c l'allargamento. Pietro, primo capitano medico. Sulla ùtogcnesi delle produzioni ncviche e de1 tumon nu·lanotici. •< Archivio haiiano eli Chirurgia », bse. IV, 1937-XV.

MA CGto

Riassunto. - Le ri cerche eseg uite dimostrano la possibilità di dislocarnemi cellulari circoscritti c limitati dalla epidermide nel derrn;'l in molteplici circost:mze e condizion i fisiologiche e patolog iche. Nella istogenesi dci n~i pigmcntari questi dislocamenti ccllubri del!' epidermide h:lllno luogo attr:l\'erso una serie di complesse modifica:zioni che arrivano fino alla completa anapbsi:1 di un elem ento epiteliale in connetti,·:tlc. Esscnzialmtme diverse p~.:r


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

97

nat ura w no le cellule dei nèi bleu e delle macchie mongoliche che, pur prov\'iste di anh·ità pigme ntigena, sono elementi prettamente connettivali e ùa disting uersi ùalle cellule epiteliali nevogene e dai comuni cromatori. L'indagine istologica di tipici tumori melanotici ci dimostra :a seconda ùei casi la natura epiteliale o connetti,•ale degli elementi blastomatosi, corr·ispondentem ente alla natu ra delle due diverse forme di nèi cutanei, distinti fondamentalmente per origine in

con nmi vale ed epiteliale. A proposito di nuove vedute sulle cause c sul muca111smo delta trombosi post-opt:r4· toria. « Clinica Chirurgica ll, fase. 9• 1937-XV. .-lutoriassunto. -L'A. ha portato un contributo sperimentale alla nuova concezione di Hadicek sulla etiopatogenesi della trombosi, confermando il potere coagulante del sangue portale sul sangue periferico. Questo potere è molto spiccato durante il periodo d igestivo. il che dimostra che esso è dovuto a particolari sostanze assorbite dall'intestino. Cisti da echinococco non infetta de/ polmone ed ascesso polmouare pericistico concomitante. « Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche u , bse. 16, 1937-XV. Ria~·sunto. L'A., traendo motivo dal caso di una cisti da echinococco del polmone non infetta e di un ascesso pericistico concomitante, occorso alla propria ossen·azione, m~tte in rilievo l'importanza del complesso quadro morboso ai fini ùel concetto diag nostico e del trattamento chirurgico.

\hcLII..'LO prof. Alfonso, tenente colonnello medico. Criteri generali sulle ferite di guerra

e loro trattamento. << Le Forze Sanitarie )) ' n. 20, 31 ottobre 1937-XVI. Armando, tenente medico. Modificazioni emotive del pH urinario t/ell'uomo in volo. << Rivista di Neurologia >•, fase. I, febbraio 1937-XV e <' Raccolta Ji

.\1.\:SG TAC. . PRA

Pubblicazioni Scientiliche del Ministero dell'Aeronautica », vol. Vl, 1937-XV.

R ia.-sunto. -

In cento soggetti opportunamente selezionati, l'A. ha studiato le modificazioni emoti,·e del pH urinario prodotte dal volo. Dai risult ati ottenuti l'A. conclude che la determinazione del pH rappresenta una prova biologica assai utile di controllo de ll 'emoti,·ità nei piloti aviatori e negli ~llievi piloti.

Leucocitoji da aria rarefatta. <' La Riforma Medica n, n. 8, 1937-XV. Conclusioni. -

1) Nell' uomo in volo ad alte quote si determina un a lcucocitOsi

•· da aria rarefatta >>. 2) Questa leucocitosi è soltanto '< relativa '' c proviene da immissione nel torrente circolatorio delle riserve di leucociti esistenti negli organi emopoietici. 3) Essa è dì grado non alto (per quote di m. 6ooo-7ooo, aumento di 15oo-2soo leucociti). ed è di durata breve. 4 ) E ' causata dalla rarefazione dell'aria, e, in molto minor mrsura, dal freddo e JJib fatica ad essa connesse. 5) I n campana pneumatica il fenomeno si verifica in mrsura mmore. 6) Oltre che questa leucocitosi, nell'uomo in volo :1d alte quote si è. riscontrata, an un nume ro limitato di casi, una eosinofilia, la quale merita ulteriore conferma. 7) Non si sono constatate alterazioni morfologiche leucocitarie. 8) Non si sono constatate modificazioni chimico-fisiche. i -

Giomalt: di mt:didna militarr.


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

Il « fenomeno d'ostacolo >> di Donaggio negli aviatori. « Archivio per le Scienze Mediche >>, fase. IV, apri le 1937-XV e <• Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche dd Ministero dell' Aeronautica », vol. VI, 1937-XV. .

Conclusioni. -

x) Nei piloti aviatori, io seguito all'affaticamento fisico da ,·olo, si riscontra positivo il << fenomeno d'ostacolo >> nelle orine. 2) L'intensità del fenomeno - di per sè non troppo alta - è proporzionale, im·ersamente all'allenamento del soggetto, e direttamente alla entità della fatica. 3) La ricerca del << fenomeno d'ostacolo '' si presenta come utile mezzo pratico per controlla re la fatica e l'alknamento dei piloti aviatori.

-

Il «fenomeno d'ostacolo» quale «test>> della fatica fisica negli aviatori. Suo comp01·· tamento nell'aria rarefatta. « Archivio per le Scienze Mediche >>, fase. V, maggto I937· XV.

Conclusioni. - 1) Durante la respirazione m ana rarefatta si riscontra positi,·o il " fenomeno d'ostacolo » nei piloti aviatori. 2) Questa positività, più che al fattore atmosferico in sè, è da ascriversi alla '' falica >>, che rapi damente si stabilisce alle alte quote, già per lieve lavoro, a causa del diminuito apporto di ossigeno ai muscoli. 3) Detta positività è sensibilmente oiù intensa che per la fatica degli aviatori a pressione atmosferica normale. Però mantiene le stesse caratteristiche, dimostrandosi proporzionale inversamente ali 'allenamento. 4) Il «fenomeno d'ostacolo >> si presta come un buon << test » della fatica fisica dJ ,·olo dei piloti aviatori, purchè si tenga conto del suo scarto d'intensità per i voli compiuti r1 quote molto aire. -

Il pH urinario in funzione de/1,1 fatica negli aviatori. « Il Policlinico » (Sezione pratica), vol. XLIV, 1937-XV.

Riassunto. - L'A. ha determinato in 50 piloti aviatori, con le opportune preYidcnzc, il pH urinario dopo mli di lunga durata; ed ha riscontrato che la fatica fisica da volo, per l'acido lattico che genera, provoca uno spostamento del pH verso l'acidità, il quale è tanto maggiore quanto più dura il volo c quanto meno allenato è il soggetto. Conclude per l'utilità di tale prova per controllare la resistenza fisica e l'allenamento dcgli aviatori. Contributo allo studio del labirinto vestibolare nell'uomo in volo. Comportamento a distanza di animali l<~birintectomizzati. <l Il Valsalva l> , an no 1937-XV. Riassunto. -

L'A. ha studiato il comportamento, di fronte a stimoli rotatori , di otto piccioni labirintectomizzati, a distanza di 6o giorni dall'intervento, e dopo altri 30 giorni di alle namento alla pedana girevole, ed h::~ constatato che perdurano, solo con lic,·i miglioramenti, i fe nomeni di mancanza di equilibrio. L'A. conclude, perciò, che senso muscolare e vista non sono in grado di vicariare utilmente il labirinto vestibolare. i l quale quindi riveste importanza capitale negli aviatori. -

[A funzione nasale nel volo ad alte quo/e. u Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del

Ministero dell'Aerona utica>', vol. VI, 1937-XV.

Autoriauunto. - Durante voli ad alte quote, cd escursioni in campana pneumatic ~ ( m. sooo-7000), l'A. in 13 esperienze, ha e$aminato la funzionalità nasale, sotto tutti i


BIBLIOGRAFIA MEOJCA MILITARE ITALIA NA

99

suo1 aspetti, servendosi principalmente dell'esame rinoscopico e della maschera òi Pech. Egli ha riscontrato che, mentre fino a m. 4000 non si hanno :tlterazioni, invece da m. 4000 a 7cxx' la funzionalità nasale si esplica con un ceno cfisagio. disagio che diviene grave e progressivamente si accentua al di là dei m. 7000. l disturbi cessano dopo il volo; e possono essere ovviati mediante medicazione adrenalino-cocainica.

Sui/e neuropatie da malaria. Un caso dj lesione CJrganica da malaria ue/ sistema nervoso. <• Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica », Yol. VI, 1937-XV. Autoriassunto. - L'A., dopo una breve disamina delle manifestazioni cliniche che la malaria provoca sul sistema nervoso centrale e periferico, espone e discute un raro caso di nevrite del peroneo da malaria terzana benigna. Ne infcrisce l'ipotesi di un neurotropismo della malaria. L'opoterapia spienica nella malaria. « Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche òel Ministero dell'Aeronautica ''• vol. VI, 1937-XV. Auto-riassunto. - Si è studiata l'azione degli estratti splenici in 610 mai:Jrici, nel corso di sei anni. Si conclude che hanno efficacia terapeutica notevole nello stato malarico cronico in virtù di molteplici azioni, mentre sono inefficaci nella malaria acuta c nella mal:Jria sub-acuta, perchè inattivi contro i parassiti e contro la febbre. E' emerso, inoltre, che gli estratti splenici sono blandi riattivatori biologici della malaria latente. ~fo~ACO

Arturo, colonnello medico, CITo Vincenzo, maggiore medico c MANGIACAPRA Armando, tenente medico. Cura antimalm·ica col metodo d1 Maurizio Ascoli. « La Riforma Medica )), n. 43, 1937-XV.

Conclusi011Ì. Gli AA. da esperimenti condoni nel Convalescenziario tlella R. Aeronautica in Nisida òeducono : l) Che il trattamento terapcutico della malaria con l'aòre nalina secondo il metodo .'vL Asco! i provoc:J : a) riduzione stabile del rumore di milz:1, - che costituisce quasi sempre reintegrazione completa se si tratta di milze congestizie, ed è soltanto annullamento della quota congestizia se si tratta di milze parzialmente iperplastiche; b) miglioramento della crasi sanguigna, - consistente in aumento di emazie, a umento di tasso emoglobinico, normalizzazione numerica dei leucociti c in particolare dci inonociti ; c) miglioramento della nutrizione generale c dello stato subbiettivo; d) snidamento di parassiti; e) svisamento ed attenuazione delle recidive febbrili. II) Che dal complesso di detti fatti sintomatici promana una azione causale indiretta antimalarica. III) Che il trattamento quindi è efficace sia contro lo stato maJarico croniéo sia contro la malaria febbrile; contro la quale, nei casi in cui da solo non basti, abbisogna, come concomitante, solo di dosi molto esigue di chinino. l V) Che non provoca effetti secondari spiacevoli, tali da controi ndicarlo. V) Che è :1gevolmente attuabile anche in ambienti militari. NAs"TASI Antonino, capitano medico. Intorno alla terapia dj alcuni ~asi di febbre tifoide. " Annali della Società Medica Coloniale della Libia >>, 1937-XV ·


BIBL!O(;RAFI.\ MI'.[)ICA MILITARE ITALIA~ .-\

100

Sopra alcuni casi di lebbra. « Annali dello Società Medic::a Colon i :~ l c della Libia "•

1937-XV. l':ICASTRO Arturo, primo capitano mcdicc. Sulla malattia di Nicolas c Favrc (Quadro emcuologico). '' Ri vista s:~nitaria sicili:~n2 n, n. 20, 1937-XV. Riassunto. - Descrizione <.li un c:~so di m:alatti:~ di Nicolas e Favre, con particolJrc riguardo al qu:adro ematologico che ritiene dipendente da una compromissione degli crgani emopoietici per azione gencr:alc dd virus. Richiama l'auenzione $Ulla prescnz:1 di questa mabttia a P:alcrmo.

ì'\ICASTRO Arturo, pr1mo capitano medico c dott. Bosco Isidoro. Sulla questione del/,, colomzione di uoduli !t·pro.•i trattati con bleu di metdene. " Bollettino delle Sez. Rcg. della Soc. l wl. di Jc:rmat. e si f.>~, n. 1, ::tpri lc: r937-XV. -

Su alcune proprietà tintoria/i e cromope.c.<iche dei bao'lli di Hansen i11 vivo c in vllro. •• Archivio italiarno di dermatologia, sifìlogr:afìa e vcncrcologia » , fase. V, 1937-XV.

Ria.1sunto; - l\:essuna colorazione col bleu di mctilcne sopravitalc ed in vivo dci bacilli di Hansen è stata possibile ossen·are in lcprosi tratt:ni intensamente con bleu di metilene per via endo,·enosa. rirercnndo sin nel muco nas;Jie che nel succo di lcpromi. PARJSI Ennio, pnmo capitano medico. Sull'emoglobin uria nei mala~·ici c il suo trattamento terapeutico c011 Atebrin. '' Giorna le Italiano di Clinica tropicale ))1 fase. 9, settembre r937-XV. PERA

Gennaro, tenente colonnello medico R. Marina. Retmzionc timpanica e permeabilità tu barica. << Raccolta di Pubblicozioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica,,, vol. VI, r937-XV.

Ria.csunto. - L'A., ;Jvendo sottoposto nlb pro\'a li~i ologica della ,·ar iazione della pressione in camera pneumatica 825 sommergibi listi e 27 pi loti aerei che presentavano i sintomi otoscopici ddla stcnosi tubarica, ha con!'t:llato che, malgrado i detti sintomi, gli individui esaminati resistevano nlln pro\'a, segno evidente che la tuba era perrneabile all'nrin. Ne conclude che la retmzione timpanic-a Ji per sè sob, per gu:anto anche molto marcata. non è un ~c;gno sicuro di stcnosi tub:-~rica.

PoRKU Pietro, colonnello medico. Nota sul daltonismo c le segna/azioni con luci col01·ate in Aeronautica. " Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell"Aeron:wtica ,,, vol. V I. 19)7-XV. Autoria..-sunto. - L'A .. dopo aver enumerato nlcune delle teorie sulb genesi dcll:t percezione dei colori. ne ricorcb i metodi di esa me e la percentuale dei discromatosici riscontrata negli indh·idui sottoposti n visita psicolisiologica presso l'Istituto << Gino Galeotti n di Firenze. in un decenn io. Sostiene l'importanza dell'integrità del senso cromatico per gli acrona,·iganti e non ritiene di pratic.a utilità proporre del le modlìcnioni :.~Ile scgnalazioni con luci colorntc attualmente in uso presso l'Aeronautica.


BIHLICXiRt\.I'IA Mi:OICA MILITr\RE

ITALir\~A

101

R.u FO~E Alfonso. maggiore medico. Puf) l'apparato vestibolare influire su quello cocleare? 11 Raccolta

di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica ~>,

YOI.

VI,

1 937-XV.

Riassu11to. - L'A., constatata una certa diminuzione della funzionalità cocleare post-rotatoria, cerca, su basi anaromiche e fisiologiche, con osservazioni su circa 350 esaminati , a \'valorare l'ipotesi che il labirinto vestibolare, eccitato con la rotazione, influisca su quello cocleare, inibendolo. Timpano e volo. Rilievi statistici su 10.535 soggetti. « Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell 'Aeronautica )>, vol. VI, 1937-XV . Ria.;su11to. - Da considerazioni su numerosi reperti di otorinoscopia c audi metria d i pilo ti aeronaviganti in attività di volo continuativa o periodica e di soggetti senza precedenti aeronautici, l'A. cerca di av\'alorare l'opinione, con dati statistici, che l'atti,·ità. di volo concorre nel determinismo di alterazioni timpaniche che son causa, in proSleg uo, di deficienze funzionali. R.w .... RA Andrea, tenente medico. Sindrome di fackson incompleta da emorragia bulbare. " Annali della Società Medica Coloniale della Libia », 1937-XV. R E ITA~O prof.

Ugo, maggiore medico. Ricerche sulla vitalità, sulla virulenza e sull'eventuale potere immunizzante del B. pestis disseccato (Not,l 1"). " Bollettino della Sezione Italiana della Società Internazionale di Microbiologia "• fase. III, marzo 1937-XV.

A proposito del valore di rm vacci110 pestoso vivente nelle pt·ove di immunizzazio11e sugli animali. (Nota 2•). (( Bollettino della Sezione Italiana della Società Internazionale di Microbiologia », fase. III, marzo 1937-XV. S.\KTORSOLA Domenico, primo capitano medico. Ul ginr:comasria dal punto di vista clinico e patogenetico. " Rivista di Chirurgia >>, n. 12, 1937-XV.

Riassunto. - L'A., riporta alcuni casi di ginecomastia di v::~ria forma e grado di S\'iluppo. Discutendone la patogenesi mette in rilievo le particolari condizioni locali consistenti nella speciale predisposizionc del tessuto mammario c perimammario nlla ipertrofia e iperplasia c le varie condizioni di sviluppo della ghiandola. Eve ntuali disturbi flogistico-circolatori di quel distretto, in rapporto con alter:~zioni

epatiche e clisturbi endocrini, che alle alterazioni epatiche possono conseguire, agendo come stimolo rrofico su propizio terreno in speciale condizione di sviluppo, possono essere la causa dell'anormale sviluppo organico della mammdla nell'uomo. Antonio, primo capitano medico. Sul trattamento con glicol/a delle miopatie dette primitive. '' Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Min istero dell'Aeronautica )>, vol. VI, 1937-XV.

SARI>OI' E

Autoria;sunto. - Su tre casi di miopatie dette primitive (distrofia muscolare prog ressiva tjpo pseudo-ipertr6fica, miastenia. distrofia miotonica) solo in quello .di mi.astenia l' uso della glicocolla ha dato un lieve miglioramento. L'A. non esclude che m cast meno a,·a nzati non si pos_~ano ottenere migliori risultati.


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

102

prof. Tommaso, maggiore medico. Considerazioni cliniche e anatomo-patologiche su dei caJi di Leucoderma osservati in Arabia. « Giornale Italiano di Clinica Tropicale », fase. 8, agosto 1937-XV.

SARNELLI

Riassunto. - L'A. discute del Ltucoderma osservato anche da lui frequentemente nei tropici, e fa delle considerazioni cliniche e anatomcrpatologichc su due casi da lui studi:.1ti nello Yemen, di cui uno migiiorò sensibilmente con le sole cure generali. ScAou1·o Pasquale, capitano medico. Considerazio-ni sopra alcuni casi di bilharziosi vescica/e. «Annali della Società Medica Coloniale della Libia», 1937-XV. ScAFFIOJ Vittorio, sottotenente medico. Febbri ,·icorrenti atipiche. «Polia Medic:t ''• n. x6, 30 agosto 1937-XV.

Riassunto. - Sono ri portati alcuni casi osservati nel Nord Etiopia nei quali la infezione da spirocheta ricorrente decorse in modo atipico e sotto forma di febbre effimera della durata di poche ore o di febbre settica abnormemente prolungata con assenza totale del fenomeno della ricorrenza. Si formulano, sulla base dell'osservazione, alcune ipotesi dirette alla interpretazione di tali abnormi comportamenti. ScALA Enrico, maggiore medico. Sindt·ome neuro-psica.-tenica negli aviatori. << Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell' Aeronautica )), vol. VI, 1937- XV.

Autoriassunto. - L' A. tratta rapidamente del male dell'altezza, del male della discesa ed in ultimo diffusamente della << sindrome ncuro - psicastenica negli aviatori >> . Esposte le varie teorie, che tendono a spiegare i'origine di detta sindrome, egli distingue di versi guadri di o ici, soffermandosi particolarmente sulle forme di fobia di volo, sostenute da causa intima e su quelle derivanti dai!'azione dannosa del volo. Conclude ammettendo che dette forme hanno sempre una latenza morbosa, non rilevabilc con i mezzi attuali d'indagine. -

Studio riassuntivo sull'aviazione sanitaria. << Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica », vol. VI, 1937-XV.

Riassunto. - L 'A. dopo aver esposto la storia dell'aviazione sanitaria ed accennato ai principali apparecchi finora usati per tale finalità, parla dei rcguisiti che occorrono sia nella costruzione di un apparecchio sanitario, sia nella scelta dei piloti. Esamina i benefici che si ricavano dall'impiego delraeroplano sanitario nelle colonie, tratta del compito da assegnare ad un aeroplano sanitario in una futura guerra al nostro fronte , c al servizio della Regia Marina, nonchè del compito dell'aviazione sanitaria in tempo di pace, soffermandosi pure sui pericoli a cui si espongono i feriti od ammalati durante il volo. Conclude con i pareri autore\'oli di molti altri scrittori che l'impiego dell'aeroplano sanitario in una guerra moderna, s'imporrà sicuramente, assicurando esso il trasporto comodo e spedito dci feriti nelle formazioni chirurgiche sanitarie arretrate. ScoTTI Giuseppe, capitano chimico farmacista. Osservazioni sulla determinazione della cellulosa nelle farine e pa.<te alimentari. << Annali di Chimica applicata », fase. VI. 1937-XV.

.

Riassunto. - Si è constatato che nel dosamento della cellulosa col metodo di K. Kursner cd A. Hanak modificato dal Bellucci si hanno note\·oli errori in più nel C:.l$0


BIBLIOGRAFIA MEDI C :\ MILI TARE ITALIANA

10 3

d i proJoni a debole contenuto di cellulosa a causa di una ineguale idratazione del crc>giuolo di alundum impiegato. Si dà la misura dell'entità di questo errore. Si propone un accorgimento tecnjco per ovviare a questa causa di errore che potrebbe infirmare, specie per i prodotti più pregiati, l'esattezza del metodo. medico. Tentativi di modificare sperimenta/me11te nel sa11gue periferico di ammalati di febbt·e rirorrente, i reperti spirocheriçj negativi. « 11 Poi iclinico » (Sezione medica), n. 10, ottobre 1937-XV.

S I BI L LA Daniele. sottotencme

Riassunto. - L 'A. introducendo nell'org~nismo alcune sostan.ze (adr. per via venosa e tu bcrc. per \'ia ipodermica) non ha visto modificare la negatività dci reperti spir. nel s..1ng ue periferico in alcuni periodi della malattia. Ciò fa pensare alla possibilità di un ciclo e\·olutivo delle spirochete piuttosto che ad una loro migrazione in organi profondi. STOPPA~J

Francesco, tenente medico. L'importanza delf'indagÌr;e radiologìca nelle lesioni traumatiche dd/a laringe. (( Raccolta di Pubblicazioni Scientifiche del Ministero dell'Aeronautica », vol. VI, 1937-XV.

Riassunto. - L 'A. dopo aver illustrato le varie tecniche adottate nell'indagine radic>logica della laringe, si sofferma a considerare l'importanza di questo metodo nell'indagine delle lesioni traumatiche di questo organo. Passa quindi ad illustrare un caso specialmente interessante dal punto di vista medico-legale, di lussazione cricc>-Ùroidca. Considera infine la frequenza di queste lesioni nella traumatologia aviatoria. Te.~EFF Stefano, sottotenente medico. Le fratture isolate della spina interçondiloidea della

tibia. « Infortunistica e Traumatologia del lavoro n, fase. I - Il, 1937-XV. -

S ull'ernia (ncistica, (( Archivio Italiano di Chirurgia )), fase. x•, 1937-XV.

Riassunto. - Esiste una notevole confusione nella descrizione c nell'interpretazione ddle ernie encistiche, e molti casi dati come tali non sono che ernie acquisite incistate in cisti sacculari. Secondo l'A. devono essere separate le ernie encistiche della vagina le o di Cooper dalle ernie encistiche della cisti congenita del funicolo. Nella maggioranza dei casi l'ernia encistica o le condizioni, che sono aala base della sua formazione, sono d i origine congenita, mentre solamente in casi eccezionali un'ernia acquisiaa, che si :~ffonda in un idrocele od in una cisti saccularc, può essere considerata come cisti del fu nicolo. Dopo aver diffusamente discusso sulb frequenza, sul meccanismo di formazione , sull'anatomia patologica c sul quadro clinico tlellc er:nie encistiche, l'A. descrive un caso <!i ernia encistica congenita della cisti del fun icolo. Vittorio, capitano medico. Contributo anatomo- clinico allo studio dei tumori subtentoriali. ((Rassegna di Studi psichiatrici ))' f:l sc. 4, luglic>-agosto 1937-XV.

\:E:-·iTt;RA

Riassunto. - Nella p rima parte di questo lavoro l'A. riassume i concetti generali sulle d ifficoltà che ancora si presentano, sopratutto nella diagnosi di na tura, nei casi di tumore della fossa cranica posteriore; diagnosi importante anche dal punto di vista pratico per la condotta della terapia e per la prognosi; ricorda quindi le varietà istologichc dei tumori t hc si possono incon trare in questa regione e ne riassume le caratteristiche seguendo la classificazione degli AA. americani Bayley e Cushing.


104

Jlii1UOCRAHA MEOICA MILITARE IT:\LIA:--.IA

Nella seconda parte riporta le storie cliniche di sette casi così distinti per la sede Jd tumore: due della linea mediana, uno dell'emisfero destro, tre ddl'angolo ponto-cercbcllarc ed uno paracerebcllarc; riguan.lo la natura si tratta di due medulloblastomi, di un tubcrcoloma, di due neurinomi, Ji un mcningioma c di un tumore istologicamente non perfettamente classi fìcabi le. Dopo questa dettagliata esposizione, sia dal punto di vista clinico che anatomo- istologico, corredata da reperti umorali, radio e ventricolografici, l' A. viene alla esposizione

epicritica delle sue osservazioni che discute seguendo le norme consigliate cbl Prof. Ayala. Tr:-~e

quindi profitto Jei particobri semeiologici rilevati nei suoi casi per tracciare una descrizione dei sintomi praticamente più utili per una diagnosi di sede. Dalla sua esposizione ri~ulta confermata la capitale importanza dell'esame m·urologico accu rato, che rimane sempre 1:1 fonte più importante di criterì d iagnostici, che vanno per alt ro completati da tutti i dati ricavabili dai vari mezzi moderni di indagine.


RIVISTf MfOICHf MILITARI Bulldin Intemational des Serviccs de Santé des Armées de terre, de mer d

de l'air.

- Pubblicato dall'u Office fnternational de Documenuation de Médecine Militairc.:: 1>. Liegi (Belgio). N. 11, novembre 1937. Sauter: La psichiatria negli eserciti. Rivùt-a internazù:male. Poricr: Le Giornate internazionali della Sanità pubbnica e le Giornate d'igiene, di

medicina c farmacia militare (Parigi, 1-10 luglio 1937). Ufficio internazio-nale di Documentazione di medicina militare: Schede bibliograiìche. Ri,·iste mediche militari Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Revis1a de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, an no XXXVI,

otwbre 1937· Galli: Relazione della Direzione generale della Sanità militare al Ministro della guerr:1, per l':~nno 1936 (continuazione). Squirru: Tumori degli angoli del colon. Considernzioni medico-chirurgiche. Bacig.1 /upo: Trattamento della gi:1rdiasi. lAgomarsino: Osteocondroma solitario del caYo popliteo e trombosi dell' nrtcria poplitea. Mazza : Malattie endemiche nella nostra frontiera settentrionale (cont111uazior~e e fine). Alcazar: L'anchilostomiasi in reparti di truppe della provincia di Corrientes. Reyes: G ravi accidenti per puntura di ragno (Latro<.lectus Mactans). CasalirH Molinari: Un caso di protesi dentari:~ fissa immedinta. CECOSLOVACCHIA.

Vojenské Zdravotnické Listy. - Organo scientifico dei medici, veterinari e farmacisti mili lari cecoslovacchi. (Redazione: Praga, Bubcnes, MNO. - Zdrav. oddoleni). Fascico lo 5, 1937.

N emec: Lesioni da correnti el emiche nei riguardi della chirurgia di guerra. Halacka: Su un caso di serninorna.

Rebenwurzel: Trattamento della gonorrea con Gonorapid di HechL Chladck: Che cos:1 esige la difesa nazionale dalla polizia veterinaria ? FRANCIA.

Rtvue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serv1z1o di sanità. Ministero della Guerra, Parigi. F ase. 3, settembre, tomo CVII, 1937.

Placidi: L'aviazione di guerra. Il problema medìco-fisiologico nell'attuale stalo delle nostre conoscenze. Bergeret: Effetti fisiologici della velocità e degli acce! era menti in aeroplano. Bergeret: Effetti fisiologici dell'altituòine in aeroplano.


106

RIVISTE MEDICHE MILIT:\RI

Giordan: L'inalazione ùì os~ìgcno durante il volo a grande altitudine.

Flam nu:: Considerazioni mediche sul paracadutismo. Goett: Le principali intossicazioni cui può essere esposto il personale navigante dcii<> forze aeree di ter.ra e di mare.

Archives de Médecine d Pharmacie Navales. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Parigi. Fase. 2, aprile-giugno, tomo CXXVII, 1937.

Boudet: Il Corpo sanitario marittimo e coloniale cento anni or sono. ,\tJ oJ/!1ret: Nota sulle acque per uso alimentare nella città di Salgon. Qùerangal d es Essm·ts: Una epidemia di influenza a bordo di un incrociatore m n:tvigazione. Qùerangal des Essarts: Risultato della vaccinazione antitifo-paratifica nei contingenti della Marina al porto di Brest.

Vcrré: Il servikio elettro-r:~diologico nell 'ospetlale marittimo di Lorient. GERMANIA.

Der Deutsche Militaritzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della San ità militare del-

l' esercito, ddla marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantcnbliitter, Berlino w 9· Linkstr. 23•24. Fase. xr, novembre I937· Katl1e: L'immunità vaccina le delle reclute. Lehmann: Risultati della rivaccinazione nelle reclute. Schoen e Wunsche: Sull'improvviso insorgere di aritmie cardiache nei giovani. Schoneberg : La questione dell'agranulocit·osi sintomatica da piramidone.

Otto: Contributo al trattamento clelia sifìl·ide epatica col neosalvarsan. v . Mauntz: Pericoli e malattie nel servizio dei palomb:lrÌ.

Goede: Dist:lcco di retina e idoneità :1! servizio militare. Rauke: Collasso da iperpressic ne (durante il volo curvo).

GRAN BRETAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps. -

Edito da john Baie, Sons and Daniellsson.

Ltd. Londra. Fase. giugno '937· Gal!: I potesi imerpretativa dì anomalie in stati ansiosi. Wood: Un rapporto sui tipi, le cause, le localizzazioni e la terapi~ di 76 casi recen ti di frattura del mascellare. Sto/t: Esaurimento d.1 calore e da disidratazione nel deserto arabico. Williamson : Manila e una miniera d'oro. · Hood: La profilassi delle malattie veneree con particolare riguardo aUe abluzion·t preventive. Editoriale: Lo stato della pubblica salute. O' Gmdy: Uo caso dì fibrillazione auricolare seguito da guarigione. Lybum: Un caso dì febbre ghiandolare o mononucleosì infettiva. Wil/: U n molare superiore sinistro soprannumerario ritenuto. Sir Richard Luce: Esperienze d i g uerra di un ufficiale territoriale (crmtinuazione) .

Fascicolo luglio 1937. Burke: Relazione sulla difesa antimalarica in un accantonamento a Kau Lung T sa i. Marsha/1: Aneurisma cirsoide, con specia le riguardo a un nuo\'O metodo di cur::t.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

107

;..:empthome: Note storiche sulle caserme della Scozia. Carr: La goletta << Isabella 1>. Trasformazione da nave mercantile m yacht. Fletcht:t·- Barrett: Dolore alla fossa iliaca destra. Editoriale: L'npproHigionamento idrico di Londra. Wilson: Un caso di probabile ulcera luetica recidiva. Curran: Le cause delle piaghe ai piedi tra le truppe e proposta ~Ji un rimedio. Lrburn: Sepsi puerpcralc curata col << Prontosil l>. Sir Richard Luce: Esperienze di guerra di un ufficiale territoriale (continuazione). PARAGUAY.

Revista de Sa.nida.d Militar. - Giraduria de la Sanidad Militar, calle sargento Duré, 339, .-\ suncion. Fase. 9.3-94, settembre-ottobre 1937.

EditQt·iale : Il nostro decimo anniversario. D e Felice e Gagliardonc: Osteoma della mandibola. Gonzalez c Rivarola: Colorazione vitale in protoz.oologia intestinnle. Gt~gliardone: La diswciazione termica retto-ascellare nell'appendicite acuta. Boettner: Esperienza di guerra nella regione del Chaco. .\ f . O. S. : Il reclutamento, la preparazione e il perfezionamento dei medici e dei farmacisti militari . .\/arquez: Il diritto sanitario nelle repubbliche americane prima delle convenzioni sanit:~rie internazionali. POLONIA.

lekary Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 6, rs settembre 1937.

Schilling- Siengalewicz e Kolaczyn,.ki: Osservazioni sulle modificazioni del metabo· lismo basale per effetto dei bagni d'acqua s:~lata . .\1,,/inow.cki: Le peri zie giudiziarie psichiatriche nell'esercito. Gorzkowski: Anomalie congenite dei muscoli pettorali. 1\ilinski: Conservazione della carne. N . 7, r0 ottobre 1937 . .\l iuiuro : Fisiologia degli esercizi fisici. Reich~: Reumatismo e artritismo . .\lalinowski: Le perizie gi udiziarie psichiatriche nell'esercito (continuazione e fine). 1\rru vczyk: Collegamento dei servizi sanitari nell:l guerra di movimento.

RUSSIA.

Voenno Sa.nitamoc Ddo. - Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 7 luglio ' 93i· C n ordine del giorno del Maresciallo Voroscilov agli eserciti wvietici. Faimkrg: L'allenamento per i voli ad alta quota. 1/iin: Il comportamento della funzione visiva in condizioni di scarsa illuminazione. Kahan : Circa la misurazione del visus. Popov e Borscevsky: L'influem:a della pressione atmosferica sull'apparato vestibolar<:. /3fJrsct'vsky : La cura del mal di mare e del mal di montngna.


108

RIVISTE MEDICHE MILITARI

Kalmikov: La protezione contro il freddo nei ,·oli ad alta quota.

Hnman: Le reazioni fisiolog iche negli equipaggi dei sottomarini durante le immer~ioni

molto prolungate. Kotov: L'allenamento alle lunghe marce.

STATI UNITI.

Thc MiUtary Surgcon. -

Army Medicai Museum and Libr.1ry. Wa~hington, vol. LXXXI, N. 5, novembre 1937.

Rouiter: Discorso del presidente dell'Associazione dei medici militari . Dama/l: Un caso di carcinoma con metastasi cardiaca. Cupp: Gomma sifilitica del tessuto muscolare. Ryan: Identificazione di cadaveri a mezzo di particolari caratteristiche della dentatura. Schneider: M:daria dura nte le manovre in Francia, nel 1936. Hansen: Un caso ùi encefalite emorragica dopo trattamento arsenicale. Bloom fidd: Igiene mentale. Fax e Fisher: Trattamento della ~carlattina col siero dei convalescenti. Wagoner: Immunizzazione attiva contro il tetano, in guerra. Rryan: La medicina preventiva nella profilassi del colera.


NOTIZIE Avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario. Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 920, Gio1'11ale militare 24 dicembre u. s., disp. 67", a norma dell'articolo 20 della legge di avanzamento, i seguenti ufficiali m s. p. e. del Corpo sanitario debbono essere presi in esame per l'iscrizione sui quadri di a\'anzamento ad anzianità od a scelta ordinaria per l'anno 1938. In :1pplicazionc dell'articolo 83, lettera e), del R. decreto-legge 16 giugno 1937-XV, :aon dovranno essere rinnovati i documenti di avanzamento per gli ufficiali (contrassegnati da asterisco) che, compresi nei limiti per l'iscrizione sui quadri dell'anno 1937·:~8, siano gi3 stati classificati e, ove prescritto, siano stati sottoposti ad esami o valutazione dei titoli. Però, per gli ufficiali superiori già classificati per il detto anno 1937-38 ma non iscriui sui quadri di avanzamento dell'anno 1937, dovranno essere inviati al Ministero soltanto i libreni personali (esemplare del corpo). G li ufficiali in aspettativa per infermità debbono essere presi in esame al compimento del dodicesimo mese dall'inizio dell 'aspettativa o appena giudicati idonei a sef\·izio incondizionato. UFFICIALI MEDICI.

Colonnelli: 11 MOLISANI Alfredo, f!MONACO Arturo, •MoDESTI!'<! Paolo, GRosso Vittorio, SIMULA Ubaldo, LAPPONI Guido. T enenti colonnelli: 11 I.~POCE Antonio, •CIACCIO' Vito, •FoRTI Igino, *M.~NCANARO Car· melo. •CARBONE Vincenzo, PANAGIA Antonino, D'AccARno Salvatore, C IARLo Silvio. RAMPI Pietro. ABATE Alessandro, PnRELLI Nicola . .\faggiori: ANCELII.LO Alfonso, LA RoccA Paolo, C.~TAI'ANO Eduardo, PASSALACQUA Gioacchino, D'AMBROSIO Giuseppe, RlACINI Giovanni, MASTRANTONIO Vincenzo, CoRSI Alfredo, Bo~ACCORSO Letterio, BucLIARELLO Federico. PoMo Felice, BRuNo Carlo. CAM· BAZZll .Mario, Fusco Angelo, DE CASTRO Ignazio, PEscE Nicolò, GuRco Picrino, SciLLIERI \'incenzo, T RANI Paolo, TEI.ESE Vincenzo, BuoNo Demetrio, RAco Giovanni, MISITANO Gio' anni. MEINF.RI Luigi, CAs~ITTO Francesco Paolo. Capitani: "DE HnRONYMIS Ruggcro, "TF.nESCHI Nicola, T uFANO Raffaele, •FERRI Antonio. "BREZZI Giovanni, •pA'iSALACQUA Raffaello, •DoNsANTO Amedeo, •cuuROKE Sall atore, *SINIBALDI Guglielmo, •PATTAVIi'òA Domenico, •ALON'l.O Ruggiero, •MusuMARRA !'icclò. "Fw~tE Guglielmo, • GoFFREDI Luigi, •BuniGl.IOi'òE Michele, "PATTI Giuseppe, "PERRICOSE Giuseppe, "DIANA Eugenio, "DEl. FA1IORE Guglielmo, •Gwut~I'O Celestino, ~GASPA RR INI Nicola, PoTENZA Luigi, PARANINFO Angelo, CAsTRor-:ovo Gaetano, LISTA Domenico, RINALDr Orazio, FoTI Alfio, CASSA!'O Lorenzo, Avouo C.~Ro Guido, Fucc1o l.i01·anni. PAsOOLFI Edoardo, GEti\!'iZÈ: Celestino, Si\l'TORSOI.A Domenico, BELLELLI Carlo, P\OLILLO Stanislao, MANIF.RI Alberto, Lo:-~co Domenico, LA Rocc.~ Roberto, MATARAZZO Lucio. T enoui: CRESCIMANNO B::rnardo, CEBRELLI Giuseppe, •Ruocco Alessandro, "NAroLEOSE Andrea, "RAGNI Guido, •NusoEo Vincenzo, ARCARI Gaetano, D1 MARCO Antonino, PucoPo Vincenzo, MALTESE France~co, SABATJNO Riccardo, MENDICI:-11 Giuseppe, CAR· orc:cr Artemisio Adolfo, Luro Amodeo, SALVATORE Francesco, PoNTÈ Domenico, FuRINO RJiiJele. PITTARI Ernesto, PASCER! Domenico, FERRIGNO Giuseppe, Rus!"o Sebastiano, MoL~Iosr Vincenzo, D1 ToRIO Alfredo, MANCINI Giovanni Battista, TAURO Fran~esco, MoRELLI l.actano, MoNCILLO Michele, FEDELI Carlo, BAMONTE Enzo, B·AMONTE Ntcola, SPARANO \ "incenzo. Grusr rz rERI Armando, Lo1oorcE Cataldo, CATALANO Nicodemo, CAt.IENDO Gen-


110

NOTIZ IE

n:tro, DE LAURENZt Vincenzo, TERAMO Fi lomena Napoleone, PtETRONI Gino, T.\TO:"F: Antonio, Acci NNI Mario, DE GIORGI Mario, RI NALDI Antonio, PATERNOSTRO Vincenzo, (; Au..Erro Giacomo, M.~NGANIELLO Luigi, CmRtNCIONE Marco. UFFICIALI CH IMICI FARM.~CISTI.

Ten ente colonnello : "LOMBARDI Manlio. Maggiore: • GRIGI'A:-<t Eugenio. Capimni: •FERR.~RI S Sah·atore, NocENTINI Dino, Scorn Giuseppe. Ten enti : MELCHIONNA Ettore, •GA~tBARI N I Giuseppe, . "LoNGO Fulvio.

Ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario ammessi agli esami per l'avanzamento a scelta speciale deii'anno 1938• . Co~ne da circolare n. 922 Giornale militare, 24 dicembre u. s., disp. 67", a norma Jcgli articoli 59· 97 e 1 n della legge di avanzamento, per i maggiori in s. p. e. non esiste alcun limite di anzianità p::r l'ammissione agli esami di a,·anzamento a scelta ~pecia l e.

Per i capitani e per i tenenti in s. p. e. del Corpo sanitario, sono stati stabiliti i seguenti limiti di anzianità per !'am missione agli esami per l'avanzamento a scelta speciale per l'anno 1938.

Capitani: fino a CAMPANELLA Arrigo compreso. Tenenti: fino a s.~LVI Vincem:o compreso. UFFICIALI CHIMICI f,\RM.\CISTJ.

Capitani: fi no a SEGRE F ernando compreso. Tenenti: fino a SALTINI Pietro compreso.

*

Con disposizioni di cui alla circolare n. 932 Giornale militare, 30 dicembre u. s., disp. 68•, i seguenti maggiori, capitani c tenenti del Corpo sanitario sono stati ammessi agli esami per l'avanzamento a scC'lta speciale dell'anno 1938. UFFICIALI MEDICI.

Maggiori: FAILLA Giovanni, se. mil. Roma, F ERRARI Ugo, osp. Roma, G roRct Giorgio, osp. Roma, MuRA Salvatore Angelo, osp. Cagliari, REITA NO Ugo, ministero guerra. Capitani: BoLLA Luigi, campo san. m il. Anzio, BoRZELLJ Giovanni, 84'' fan t .• DRAGO Calogero, 27" fant., FJLJBEK Giuseppe, osp. Roma, FLORIDIA F rancesco, se. appl. san. mil., LoNco Domenico, osp. Roma, PANARA Carlo, o~: p. Roma, PAPAGNO ~lich el e, osp. Roma, SANTORO Nicolino, leg. CC. RR. Firenze, SANTUCCI Giuseppe, dircz. s<t n. c. d'a. Napoli. Tenenti : ALLocc~uo Achille, R0 fan t., ALVISI Elmo, R. C. T. C. Libia orientale, AMOROSI Giuseppe, ars. · R. E. Napoli, ARCARI Gaetano, I1° bers., B.utONTE :!\icola, osp. Bolzano, CAIAZZO Alfonso, 74" tant., C.~LJENDO Gennaro, 7" genio, CIRRI~CIO:"E


NOTIZIE

III

~!arco, 37" fam., D1 MARCO Antonino, tr. Harar, D1 MoDICA Pietro, 3" fant., FuRI:-;O Raffaele, R. C. T. C. Libia orientale, GwsnziERt Armando, ministero aeronautic:~, GALLETTO Giacomo, 19° art. div. fant., IAsCONE MAGLIERI Giuseppe, lane. V. E. II, ~I.ALTESE Francesco, gov. Harrar, MARESCA Corrado, R. C. T. C. L ibia, MAXIA Cosimo, osp. Cagliari, MAzzou Fernando, genio ferr., MENNA Luigi, 14" an. div. fant. , MoLAio:-:r Vincenzo, 52" fan t., MoNGILLO Michele, 7" al p., N usoEO Vincenzo, 24 • art. div. fan t. , PIETRONI Gino, 65° motorizzato, RAGNI Guido, 20" are corpo arm., Rr NAL.or Antonio, 3I0 fam., Ruocco Alessandro, 42" art. div. fant., Russo Sebastiano, 5" an. contr., SAVINO Giovanni, 36" fant., ScARPITTI Mario, campo san. mi!. Anzio, SEssA Vincenzo, R. C. T. C. Libia, SIRECI Giuseppe, lane. Firenze, SIRIAl'tNI C;;~rmel o, R. C. T. C. Libia, Sr.~RANO \"incenzo, osp. Bolzano, TERAMO Filomeno Napoleone, R. C. T. C. Libia orient:~le, \"IcARro Cesare, 4" fant. carrista, V1cENTINI Antonio, dep. centr. col. Mogadiscio.

UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI.

Capitano CuRATOLO Lorenzo, ist. chim. farm. mil. Tenenti: BoccHINI Francesco, osp. Bologna, PoRTELLJ Giuseppe, campo san. mil. Anzio, SALTlNI Pietro, ist. chim. farm. mil., VEcou Norberto, osp. Genova, VICARI C:~ r­ melo, ist. chirn. farm. mil.

Commissioni esaminatrici per lt avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario. Con circolare n. 863 Giomale militare, 6 dicembre u. s., disp. 62", sono state nominate le seguenti commissioni esaminatrici per l'avanzamento degli ufficiali del Corpo sanitario, da iscri versi sui quadri di avanzamento dell'anno 1938. C~mmissione esaminatrice per gli esami di avan zamento a scelta 01·dinaria al grado

di maggiore medico e a scelta speciale al grado di capitano o maggio1·e medico : Tenente generale medico MAZZETTt Loreto, presidente. Colonnelli medici MousANI Alfredo, DELOGU Gino, StMULA Ubaldo; tenenti colonndli medici D.:: BERNARDINIS Virginio, CosTA Fausto, BASSI Giuseppe, Cl'lssiNIS Ugo; maggiori medici GRIFI Filippo, Gmoo Giovanni, membrt. Maggiore medico MANFREDI Alfredo, segretario (senza diritto a voto).

Com missiqn( e>aminatrice per gli esami di avan zamento a scelta speciale al grado dr tenente colonnello medico: T enente generale medico MAZZETTI Loreto, presidente. Colonnelli medici MoLISANt Alfredo, DELocu Gino, MooESTINt Paolo, Cba!Jo, MoNGUZZI Umberto, CA~tORIANO Pietro, membri. T en. colonnello medico BAsst Giuseppe, segretario (senza diritto a voto).

St~ll"Lo\

Commissione esaminatrice per gli esami di avanzamento a scelta ordinaria al grado èi maggiore chimico farmacista e a scelta speciale al grado di capitano o maggiore chi,r.:iro farmacista : Maggior generale medico ZAl'tVITINI Primo, presidente. Colonnello chimico farmacista CoRRADI Remo, ten. colonnello chimico farrnncista LoMBARDI ManliÒ, membri. Maggiore chimico farmacista ADILARDt Giulio, segretario (senza diritto n voto).


112

NOTIZIE

Com missione esaminatrice per gli esami di avanzamento a scelta speciale al grado di tenente colonnello chimico farmacista :

Maggior gener:J le mcJico ZAl'Un'INI Primo, preside11te. Colonnelli chimici farmacisti CortRADI Remo, MozzANA Carlo, membri. Maggiore chimico farmacista AOILARDI G iulio. segretario (senza diritto a \'Oto).

Esami per l'avanzamento degli ufficiali in s. p. e. dd Corpo sanitario. Dalla ci rcolare n. 863, Giornale militare, 6 dicembre u. s., riportiamo i giorni e lt località stabiliti per gli esami per 1':1\·anzamento Jcgli ufficiali del Corpo s:Jnitario, compresi nei limiti per l'iscrizione sui quadri di ;1\·:mzamcnto per l'anno 1938. Avanzamento a scelta speciale. U t'FICIALI MEDICI. Maggiori: 2o :~prilc.: 1938. - Prcl\·e orali e pratiche (ospedale militare di Roma). Capila ni: 10 gc:nnaio 1938. - Prova scritta (ospedale militare di Homa). - 1° aprile 1938. - Prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma). Tenenti: 10 genn:~io 1938. - Pro,·a scritta (presso i rispettivi comandi di corpo d'armata; i comandi delle truppe della Tripolitania, della Cirenaica, i Governi dell'A. O. l. e delle Isole italiane J ell'Egeo). - 15 marzo 1938. - Prove orali e pratiche (ospedale mi litare di Roma). UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI. Maggion: 10 gcnn;1io 1 93~. - Prova scri tta (presso i rispettivi comandi di corpo i comantli delle truppe della Tripolitania, della Cirenaica, i Governi dell'A. O. l. e delle Isole italiane dell'Egeo).- 6 aprile 1938. - Prove orali (ospedale militare di Roma). Capitani : 10 ~ennaio 19.38. - ProYa scritta (pre~so i rispettivi comandi di corpo d'armata, i comandi delle truppe della Tripolitania, della Cirenaica, i Governi dell'A. O . J. c Jcllc Isole italiane dell 'Egeo). - 31 marzo 1938. - Prove orali e pratiche (ospedale mi litare di Roma) . Tenenti: 25 m:lrzo 1938. - Pro,·e pratiche (ospedale mili tare di Roma). d 'a rmar:~,

Avanzamento a scelta ordinm·ia. UFFICIALI MED ICI. Capitani: d i J{ oma).

10

maggw 1938. - Inizio prove scritta, orale e pratica (ospedale! militare UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI.

Capitani : 4 rn:1gg•o 1938. - Inizio pro,·e scritta, orale e pratica (ospedale mi li tare di Roma).

Avanzamento degli ufficiali fuori quadro e fuori organico dd Corpo sanitario. • Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 923, Giornale militare, 24 dicembre u. s., tlisp. 67". a norma del l'articolo 1 ro· della legge di a,·anzamento i seguenti ufficia li fuori quadro c fuori organico debbono essere presi in esame per la iscrizione Hii quadri di avanz:.~me rHo ad anzianità od a scelta ordinaria per l'anno 1938.


NOTIZIE

113

In applicazione dell'art. 83 lettera e) del R. Jccreto-leggc 16 gtugno 1937-XV, non dov ranno essere ri nnovati i documenti dì avanzamento per gli ufficiali compresi nei limiti per l'iscrizione sui quadri dell'anno 1937-38. Però, per gli ufficiali superiori già classificati per il detto anno 1937-38 ma non iscritti sui quadri di avan zamento dell'anno 1937, dovranno essere inviati soltanto i libretti personali (esemplare del corpo). UFFlCI.~Ll

MEDICI FUORI QUADRO.

Colonnelli: B.'\RILE Felice, SuRDt Domenico, BALLA Alberto, DELOGU Gino, SECCHI r 'ranccsco, GIORDANO Giuseppe. GA!OTTINO Carlo, FI ERRO Michele, CURClO Saverio. UFFICIALI MEDICI FUORI ORGA NICO.

Tenente colon11eilo: RoMBY Paolo. U FF1CI.~LJ CH1MICI fARMACIS1'1 Ft:ORI QU.~ORO.

T enente colonnello: AccossATO Ermenegildo.

Avanzammto degli ufficiali in a. r. q. dd Corpo sanitario. &condo disposizioni contenute nelb circolare n. 924, Giornale militare, 24 dicembre u. s., disp. 67•, a nor ma degli articoli 174, 175, 177 e 178 della legge di avanza. mento, sono stabiliti i seguenti limiti di anzianità entro i quali dovranno essere compresi gli uffic iali del Co.rpo sanitario in a. r. q. per essere presi in esame per l'iscrizione sui yuadri di avanzamento dell'anno 1938. ln applicazione dell'an. 83 del R. Jccreto-legge 16 giugno 1937-:h'V, n. 944, non dovranno essere rinnovati i documenti di avanzamento compilati anteriormente al r" lugho r937 pu- l'iscrizione sui quadri dell'anno 1937-38. Però, per gli ufficiali superiori ~à classificati, per il detto anno 1937-38, ma non iscritti sui quadri di avanzamento del· !'anno 1937, dovranno essere inviati soltanto i libretti personali (esemplare del cor po). UFFICIALI MEDICI.

Colon nel/i: fino a GANe t Salvatore compreso. Ttmenti colonnelli: fino a CALIA Gaetano compreso.

Corsi allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario. A parziale modificazione della circolare o. 66o, Giomale miliUlre 1937 (v. fase. IX, r937 di questo Giornale), i corsi per allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario t medici e chimici farmacisti), da effettuarsi presso la Scuola d i applicazione di sanità militare in Firenze, avranno inizio il 1° aprile, anzichè il 1 ° febbrano 1938 e terminer3nno il 14 agosto, invece che il 30 giugno 1938. ( Giorn, mi!., 23 dicembre 1937-XVI, disp. 66a).

Libere docenze. I seguenti ufficiali medici in s. p. e . hanno conseguito l'abilitazione alla_ liber~ c!ocenz.a : il tenente colonnello Guido FEI\RI e il maggiore Giuseppe F ERRALORO m Chrmica di gu~·a; il capitano Carlo P ANARA in Clinica del/e malattie '1'/Crvose e me11tali. Congratulazioni ~

-

GiornJ/~

d1

m~dicina militar~.


NOTIZIE

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. MAGGIORI. CASSANESE Giuscpp<:, 77" ospedale da campo (Eritrea). Eritrea, dal 1° luglio 1937-XV.

R. corpo truppe coloniali

PRIMI CAPITANi. GuGUELMINO Lucio, ospedale militare Trieste. - In Jata 20 giugno 19J6-XlV, comandato presso il ministero dell'Africa Italiana , perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea . In data 18 luglio 1937-X V, cc~ a di essae comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, pcrchè rientra dal predetto H. corpo. MANFREDI Oreste, R. corpo trupp<: coloniali E ritrea. - Scuola centrale militare di aipinismo. Cessando come sopra dal 17 dicembre 1937-XVI. MANFREDI Oreste, 309• sczionc sanità in A. O. I. (Eritrea). - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 16 aprile 1937·XV. CAPITANi. FLORIO Ugo, infermeria pres1diaria Anzio. -

Scuola applicazione sanità militare. Scuola allievi ufficiali com-

D1 RAGO Prospero. 9° art. corpo arm. gruppo scuola. -

plemento Potenza. LA PENTA Innocenzo, 309a sezione sanità in A. O. I. (Eritrea). - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 16 aprile 1937-XV. MAIRA Cesare, 1< Nizza ll . R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 2 settembre 1937-XV, d'autorità. SANTOBONI Umberto, ospedale militare Bolzano. - R. corpo truppe coloniali Eritrea , dal 30 settembre 1937-XV, e messo a disposizione del ministero esteri. T ENENTI INCARICATI DEL GRAJ)O DI C.\PJ1'ANO. SALSANO Pietro, 35" fant. - In data 1 ° agosto 1937-XV, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro c.Ia! R. corpo truppe coloniali Eritrea. GARGIA Giovanni, 25° art. djv. fant. - In data 25 senembre 1937-XV, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. ZAGAMI Antonino, R. corpo truppe coloniali Somalia. - <c Nizza >, cessando come contro dal 3 ottobre 1937-XV. T ENENTI. P ERCOPO Vincenzo, pirotccmco R. esercito Capua. - In data 5 luglio 1937·XV, cessa di essere comanda to presso il ministero dell'Africa Italiana per rientro dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. PARENTI Ugo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 15° fant. cessando come contro dal 5 novembre 1937·XYI. B.'\MO~Tf. Enzo. 1° fa nt . R. corpo truppe coloniali Eri trca dal 2 settembre 1937-XV, ttautorità. LINO Francesco, 9° art. arm. - R. corpo tru ppe coloniali Eritrea dal 2 settembre 1937-XV, d'autorit1J.


NOTIZIE

115

MAR.E~CA

Corrado, << Piemonte Reale >>. - R. corpo truppe coloniali Libia (1'ripulira nia) dal 6 ottobre 1937-XV, d'autoritJ. FERRIG NO Giuseppe, 4" genio. - R. corpo truppe coloniali Eritrea dal 30 agoslO 1937-X V. d'autoritù.

Ufficiali chim1ci farmacisti. CAPITANI. CuRATOLO Lorenzo, istituto chimico farmaceutico militare. -

Ospt'dale militare Bari.

TE NENTI. 2

C uRe ! Raffaele, ospedale militare Udine. - R. corpo truppe colo niali Eritrea, dal settembre 1937-XV, d'autorità. Dal Bollettino ufficiale, tlisp. 70'', 2 dicembre 1937-XVI.

*

Ufficiali medio·. CAPITANI. FA.E NZI Aldo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Ospedale militare Roma. C<:s~a odo come sopra dal 25 novembre ' 937·XVI. WENTA lnnocenzo. id. id. id. id. Eritrea. - Id. id. Torino. Cessando come contro dal 17 gennaio 1938- XVI. AcCARDI Antonino, ospedale militare Firenze. - &uola applicazione sanità militare. Dal Bollettino ufficiale, disp. 72", 9 dicembre 1937-XVI.

*

Ufficiali medici. T ENENTI COLONNELLI. seguenti teDenti colonnelli cessano di essere comandati presso il mmJstero dell'Africa Italiana, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali dell'Eritrea, dalla data a fianco di ciascuno segnata: RArrAZZI Tullio. - Dal 23 febbraio 1936-XIV. FADDA Siro. - Dal 2 1 maggio 1937-XV. DE DoMENICO Francesco,- In data t " giugno 1936-XJV, comandato presso ii manlstero dell'Africa It.aliana, perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. MAGGIORI. MAs rRANTONIO Vincenzo. - In data 27 giugno 1937-XV, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. MAsSA Filippo. - In Jata 8 luglio 1937-XV cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Somalia. BARONE Giovanni. - In data 2 agosto 19Js-XIIl comandato presso il ministero deli'Afric:l italiana, perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. PRIM l

CAPITANI.

I seguenù pnm1 capitani cessano di essere comandati presso il ministero dell Africa Italiana. dalla data a fianco di ciascuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: CoLOMBRJTA Filippo. - Dal 6 luglio 1937-XV, Eritrea. V mERCATI Luigi. - Dal 24 maggio 1937-XV. Somalia.


II6

NOTIZIE

SANTOilONI Umberto. - Oal 7 giugno 1937·XV, Somalia. FERRI Antonio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ministero guerra. Cessando come sopra dal 29 novembre 1937-XVI. MocAFIGHE Cado, A. O. I. Eritrea. - 1° art. alp. c.~Pil"AS I .

ANS,\RUMMA Ermanno. - In dara 13 dicembre 1936-XV comandato presso il mlnt stero dell'Africa Italiana, perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il ministero del l'Africa Italiana, dalla data a fianco di <:iascuno segn:Jta, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: MoRF..'ITI Giovanni. - Dal 2 1 !Igosto 1937-XV, Libia. INGRIA Lorenzo. - Dall'u luglio 1937-XV, Eritre:l. MA!'.'DÒ Alfredo. - Dal 1° agosto 1937-XV, Eritrea. CASTANA Vincenzo. - Dal '7 agosto 1937-XV, Eritrea. GRECORINI Pietro. - Dai 2 agosto 1937-XV, Eritrea. MASALA Mario. - Dall'u maggio 1937-XV, Eritrea. MANCIONE Giuseppe. - Dal 4 agosto 1937-XV, Eritrea. IADEVAIA Francesco. - Dal 1° agosto 1937-XV, Eritrea. MAZZOLA Vincenzo. - In data r" giugno 1937-XV comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Somalia. CALABRÒ Salvatore, ministero guerra. - Sezione sanità XX cor·po armata (Tripoli). cessando come sopra dal 6 novembre 1937-XVT.

T ENENTI INCARICATI DEL GRADO 01 CAI'ITt\NO. I seguenti tenenti incaricati del grado di capitano cessano di essere comandati presso il ministero dell'Africa Italiana dalla data a fianco di ciascuno segnata, per rientro dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: BuRLA Tito. - Dal 16 maggio 1937-XV, Somakì. CAPORALE G iuseppe. - Dall'n agosto 1937-XV, Eritn:a. Rossi Bonifacio. - Dal 2 luglio 1937-XV, Libia. FARINA Antonino. - D:tl 14 aprile 1937-XV, Eritrea. NAPOLITANI Enrico. - Dal 12 giugno 1937-XV, Somalia. GoRI Giovanni. - Oal 2-t aprile 1937-XV, Eritrea. DE ANDREIS Giuseppe. - Dal 19 maggio 1937-XV, Somalia. T ENENTI. BELLIA F rancesco (ora capitano). - In data 18 aprile 1937-XV comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè trasferito nei R. corpo truppe coloniali Eritrea. I seguenti tenenti cessano di essere com:;ndati presso il ministero dell'Africa Italiana. dalla data a fianco di ciascuno segnata, perchè rie ntrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indjcato. CI\ESCIMANNO Bernardo. - Dal 17 giugno 1937-XV, Eritrea. Lo~tBARDL Mario. Dal 24 giugno 1937-XV, Somalia. SESSA Vincenzo. - Dal 3 febbraio 1937-XV, Libi:~. NAPOLEONE Andrea. - Dal 20 aprile 1937-XV, Somalia. ANTENUCCI Elpidio. - Dal 1° giugno 1937-XV, Somalia. Dt TRAPANI Salvatore. - In data 7 giugno r937-XV comandato presso il ministero tieli'Africa Italiana, perchc?: trasferite nel R. corpo truppe coloniali Libia.


II7

NOTIZIE

Ufficiali fuori quadro. CoLoNNELLI. CuRcto Saverio. - In data 27 no,·embre 1937-XVI, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 9 febbraio 1935-XIIl.

Ufficiali fuori organico. TENF.l'T1 COLONNELLI. C.>\ND1DORI Enrico, richiamato in temporaneo sen·izio. lYJi · XVI cessa dal richiamo stesso. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 7.f, 16 dicembre 1937-XVI.

In data 1° non:mbre

*

Ufficiali medici. TENENTI

COLON!'El.LI.

PJTRELLt Nicola, R. corpo truppe coloniali Somalia. Ctssando come sopra, dal 4 gennaio 1938-XVI.

Ospctlalc militare Chieti.

T E:-.:ENTI INCAIUCATl DEL GRAOO DI CAPITANO. Go\SPARRO Umberto. Al pr ovvedimento che lo riguarda pubblicato nel Bollettino ufficiale 18 novembre 1937-XVI (v. fase. XI, 1937-XV di questo Giornale, pag. 1267) lrggtui : Ospedale militare Torino, R. clinica oculistica Tor ino, anzichè: Ospedale mi lirare Ro ma, R. clinica oculistica Roma. TENENTI.

SABELLI Carlo, 7" bers. d'ùutorirù.

R. corpo truppe coloniali Libia, dal 6 novembre 1937-XVI

Dal Bol/euino ufficùJ/e, disp. 74". 23 dicembre 1937-XVI.

*

Ufficiali medici. MAGGIORI. MASTROJANNI Antonino, distretto Roma l, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. ~ In daLa x" ottobre 1937-XV è richiamato in servtzto eifeuivo e destinato distretto Roma li. C.~LCAGNI Amato, ospedale militare Brescia. Ospedale militare Milano. Go~zuEs Alfredo, ospedale militare Perugia. Legione territoriale CC. RR. Lazio. PRIMI CAI'ITANI. RootNÒ Nicola. - E' autorizzata la rettifica del nome in Nicolantonio. CAsTRONovo Gaetano, 75° fant. trattenuto in ser vizio limitato. In data 23 agosro 1937-XV cessa da tale posizione perchè idonee al servizio militare incondizionato. .AoA~r Felice, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da causa di servizio. I n data 26 agosto 1937-XV è richiamato in servizio perchè idoneo al servizio militare incondizionato. e destinato legione CC. RR. Padova.


II8

NOTIZIE

FENGA Edgardo. ospedale militare Firenze. - Ospedale militare Genova. Cessando col .'F dicembre 1937-XVI di essere comandato quale assistente militare presso la clinica ncuropschi;ltrica della R. università Firenze. PAOULLO St:wislao, ospedal~ milit:~re Milano. - Ospedale militare Brescia. CAPITANI.

Stefano, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Scuola allievi ufficiali complemento Bra'. Cessando come sopra dal 28 dicembre 1937·XYI. MERCURIO Rocco, A. O. I. Eritrea. Ospedale militare ilari. CALIA

Izzo Arduino, 41 ° fant. -R. accademia f::tnteria e cavalieri::~. TENE?'TI.

FISICJIELLA Pietro. - In data 21 agosto 1937-XV è trattenuto in servtz•o limitato per mesi quattro e comandato temporaneamente disu·etto Ivrea. Uffià.di collocati fuori quad1·o (Art. 35 legge a,·anzamcnto).

CoLo:-;NELLI. Dal 18 ottobre 1937-XV. Con anzianiuì 21 maggio 1935·Xlll:

FIERRO tvlichele. - Continua nella carica di direttore di sanità militare dd comando corpo armata Aless::~ndria.

Avrebbe seguito nel ruolo del s. p. e. il p:~ri grado Lapponi Guido. Dc~l 12 settembre

1937-XV.

Con anzianità 20 febbmio 1934·Xll:

SEccm Francesco. - Continua ndla carica di direttore di sanità militare comando corpo armata Bolzano. • A Hebhc seguito nel ruolo del s. p. e. il pari grado Modenini Paolo. Dal 15 ottobre 1937- ~\·. Con anz ianitcì 19 JCttembre •9.H·XII:

GrolU>AKO Giuseppe. - Continua nella carica di direttore JdJa scuola Ji :1pplicazione di san ità militare Firenze. Avrebbe seguito nel ruolo del s. p. e. il pari grado GroJ·so Vittoriu. Dal Boltet.rino ufficial~, disp. 75", 30 dicembre 1937·XVI.

Onorificenze. Su proposta del Duce, nella forma del Moto Proprio Sovrano è stata conferita !::t commenda nell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia al ten. gc.:nerale medico gr. uff. Luigi MAURI, per le sue distinte benemerenze coloniali che hanno questi significativi esponenti : due volte ,-olontario in Eritrea, un anno di dura prigionia dopo la prima battaglia di Adua, volontario per 18 mesi ncll:l guerra di Libia.


NOTIZIE

II9

*

Il maggiore medico in s. p. e. Alfredo CoRsi è stato nominato ufficiale nell'Ordine della Corona d'Italia nella forma del Moto Proprio Sovr:mo.

*

I capitani medici in s. p. e. Arturo MoNTONE c Giuseppe AsstNI sono stati nomin:Jti t·avalieri nello stesso suddetto Ordine, ad iniziativa del Ministero delle Finanze.

Lutti della Sanità militare. Abbiamo il dolore di partecipare la morte del nostro caro camerata, maggiore medico in s. p. e. cav. dott. Ettore Alberti, spentosi a Novara, dopo brc\·e malattia, iJ giorno 7 gennaio. Era nato il 20 ottobre 1885 a Monterchi, in provincia di Arezzo, e si era laureato a f:oma nel giugno del 1913. Sottotenente medico di complemento il 10 agosto 1916, il 1~ luglio 1917 fu nominato tenente in s. p. c. Promosso capitano il 10 febbraio 1924, con yualifìca di primo capitano dal 26 febbraio 1933, Jal 25 settembre 1937 aveva raggiunto il grado di maggiore ed era stato assegnato all'ospedale militare di Novara. Partecipò alla grande guerra nelle campagne 1916-19t8, guadagnando una medaglia di bronzo e una croce di guerra al valor militare, una croce al merito di guerra c due encomi solenni. Era decorato della medaglia di bronzo dt:i benemeriti ddb saluH· pub· blica e deila croce di cavaliere della Corona d'Italia. Il maggiore medico Albeni, oltre che soldato valoroso, fu professionista assai Ji. stinto. come ebbe a dimostrare negli apprezzatissimi servizi prestati presso i Corpi di truppa, negli ospedali militari ed anche in importanti incarichi civili, assolti nel 1918 e 1919 nelle provincie di Avellino, di Benevento, di Napoli e di Venezia, per campagne contro l'influenza, il vaiolo e la tubercolosi. La sua immatura dipartita suscita vivo cordoglio nel Corpo sanitario, per l'affetto e per la grande stima che gli conciliavano le sue belle doti di cuore e di intelletto. S. E. il generale Pariani, Sotto~egretario di Stato per la guerra, ha telegrafato per. l>t.•n:~li condoglianze alla famiglia. Alle solenni esequie hanno partecipato larghe rappresentanze e molti ufficiali dci Corpi di sede in Novara, tutti gli ufficiali dell'ospedale militare e gli ufficiali medici del Presidio, col Direttore di Sanità del Corpo d'armata di Torino che, da parte del Direttore ~enerale della Sanità milit:~re c del Corpo Sanitario, ha presentato alla consone e alla hgliuola dell'amato scomparso profonde condoglianze, accolte con animo commosso e grato per tante manifestazioni d1 sincero compianto.

*

E' mancaw ai vivi, in Udine, il ten. colonnello medico in a. r. q. dott. ca,·. uH. Igloo Gasparioi. Aveva con molto onore appartenuto :d servi zio attivo distinguendosi in vari i~carichi durante la grande guerra, e, nell'imm~diato dor_o guerra, specialmc?te . per l opera esperta e intelligente prestata quale uffìcrale !>upenore addetto alla Drrez10nc di Sanità di Armata nella Venezia Giulia. Lasciato il servizio col grado di maggiore, si ùedicò alla. specialità odont?iatri~a, ~ta bilendosi in Udine ed acquistando ivi buona fama e b~ona clrentela. Do~ato dt no?1le animo, di innata grande bontà e gentilezza, ha ceduto rn ancor verde eta ad un fato inesorabile, lasciando di sè ·vivo rimpianto.


120

NOTIZIE

*

In età avanzata moriva, a Rieti, il dott. cav. ltalo Salvetti, ten. colonnello medico nella riserva. Fu per molti lusui medico condotto a Mortegliano, in provincia di Udine, amato e stimato per capacità, bontà d'animo e abnegazione nell'esercizio professionale. Durante 1:~ grande guerra venne richiamato in servizio ed ebbe la direzione di ospedali di riserva e di g ru ppo ospcd:~liero, distinguendosi per atth·ità e competenza tecnica, come pure per buone attitudini organiz.zative.

*

Si è pure spento, a Napoii, all'età di circa 63 anni, il maggiore medico della riserva dott. cav. Pasquale Fiorentino. Durante il conflitto mondiale f u direttore di un ospedale da campo ed ebbe poi altri incarichi. Dopo la guerra rim:~se quasi ininterrottamente in servizio, come ufficiale richiam:~to, e per molti anni, fino allo scorcio del 1936, fu addetto alla Commissione Medica per le pensioni di guerra di Udine. Figlio dell'illustre filosofo Francesco, ebbe il culto delle memorie paterne; fu di alto sentire e di grande rettitudine, portando nel disimpegno delle delicate mansioni cui doveva attendere un senso di scrupolosa probità e correttezza. Pur minato dal male, volle rimanere fino all'ultimo al suo posto di lavoro, finchè le esueme forze glielo consentirono. Abbiamo appreso in rit:Jido queste dolorose perdite fra i colleghi in congedo. Ai congiunti vadano le condoglianze più sentite della famiglia meJica-militare.

Corso informativo sul Servizio sanitario in guerra. Su disposizioni del Comando dd Corpo di Stato Maggiore e secondo istruzioni i m partite dalla Direzione generale di Sanità militare, nel prossimo febbraio avrà luogo un corso informativo, della durata di ue giorni, sul Servizio Sanitario in guerra, per gli ufficiali medici in congedo e per i medici civili, a cura delle Direzioni di sanità di Corpo d'a rmata. Nell'organizzazione e prepara~ionc dd corso ha validamente cooperato il Sindacato Nazionale Fascista dei medici, con E'adesione della Direzione generale della Sanità puhblica, della Croce Rossa Italiana, c..ld Sovr:1no Militare Ordine di Malta e del Comando della M. V. S. N. L'onorevole Segretario del Sindacato ha emanato :~1 riguardo una circolare ai medici d'Italia, pubbl ic<na nel n. 8 dc Le Forze Sanitarie del 30 aprile: u. s. Il corso si svolgerà nei giorni 14, 15 e 16 nellt: seJi di Geno,·a, Milano, Verona, Bologna, Roma; nei giorni 20, 21, 22 nelle sedi di Torino, Trieste, Firenze, Napoli, Palermo, Cagliari.

L'istruzione, impartita c.Ia ufficiali medici specializzati, designati dalla Direziont: generale di Sanità militare, sarà fatta nel seguente ordine: il 1 " giorno si tratterà degli :~ggressivi chimici di guerra; il 2 ° giorno di traumarologia c chirurgia di guerra; i\ 3" giorno di igiene militare. l diversi argomenti, attinenti a queste spcci:~lità mediche militari, saranno sviluppati in sei conferenze: a) azione biologica degli aggressivi chimici e sintomatologia dei colpiù; b) mezzi di difesa individuale e collettiva contro gli aggressivi chimici di g uerra e pronto soccorso ai colpiti;

1


121

NOTIZIE

c) cenni generali di traumatologia di guerra - azione vulnerantc ddle moderne arm1 da fuoco; ti) il servizio chirurgico di guerra presso le diverse formazioni sanitarie - necessità dì carattere tecnico e logistico cui deve ubbidire; t>) compiti del servizio igienico-profìlattic:o in guerra; f) mezzi dì attuazione presso la colletùvità militare. S. E. il generale di Corpo d'armata gr. uff. Aurelio Ricchctti, Direttore del Servizio chimico militare, ha gendlmente aderito all'invito di tenere a Roma la prima conferenza sugli aggressivi chimici di guerra. Le conferenze saranno completate con la dimostrazione pratica del materiale di difesa antigas c del materiale sanitario di mobilitazione. Non si fa luogo a richiamo in servizio e quindi la parteèipazione al corso ha carat· tere dì volontarietà. Tale partecipazione verrà considerata come titolo di benemerenza ai fini del giudizio di idoneità all'avanzamento per gli ufficiali medici in congedo. Di conseguenza a cura degli enti interessati, sulle carte personali degli ufficiali sarà apposta la seguente annotazione: « Ha frequentato il corso informaùvo sul Servizio sanitario in guerra di cui alla circolare 1216 - Ministero Guerra. Direzione generale di Sanità militare in data I dicembre 1937-XVI ». Ai medici frequentatori sarà rilasciato un attestato Ji frequenza da parte del Sindacato Fascista dei medici. L'annotazione sulle carte personali e il rilascio dell'attestato di frequenza saranno concessi solo a coloro che abbiano partecipato all'intero ciclo delh: conferenze considerate •n programma. Ai frequentatori del corso, siano ufficiali in congedo o medici civili, dimoranti in loc:llid di\'crsc da quella ove esso sarà svolto, verranno rimhors:~re le spese Ji viaggio di andata c ritorno a tariffa militare, a cura delle direzioni degli ospedali militari, le quali rilasceranno dietro ordine delle Direzioni di s:mità i fogli di viaggio c gli appositi scontrini. Ai meJici civili saranno rilasciati gli scontrini ferroviari di l a classe. I medici civili, per la durata dd corso, saranno autorizzati a convivere alle mense di presidio. l comandi competenti rilasceranno apposita tessera. Ai frequentatori del corso sarà fatto omaggio di un opuscolo contenente la rac.:olta Jcgli articoli tecnici, recentemente apparsi su Le Forze Sanitarie, sugli stessi argomenti che saranno oggetto delle conferenze e delle dimostrazioni pratiche. Alle istrUzioni dovranno partecipare anche gli ufficiali medici in servizio nei diversi presidi, compatibilmente con le esigenze delle loro ordinarie mansioni.

Corso di logistica.

.

Allo scopo di perfezionare nel campo logistico le conoscenze degli uffìci;~li dt:i

Servizi, specie in relazione alla guerra di mo,·imento, nello scorso novembre si è svelto a Torino, presso l'Istituto superiore di guerra, un corso di logistica della durata di 20 giorni, per tenenti colonnelli medici, commissari e veterinari. Il corso è consistito in riunioni informati\'C, esercitazioni sulla carta, visite a stabilimenti e mat~riali dei servizi di sanità, di commissariato, di veterinaria, dei trasporti c tappe. Le esercitazioni hanno avuto carattere di manovra coi quadri. E' stata anche promossa la collaborazione J ::gli uffic.iali d<:l .corso m.edia~te es~o: sizioni intorno ad argomenti Ji particolare interesse tecmco-logtsuco relauvJ a1 servtu di rispctti\'a competenza.


122

NOTJZIE

Il VI Congresso nazionale contro la tubercolosi. (Tripoli, l7-20 dicembre l937-XV1). Vi hanno partecipato circa ottocento tisiologi e rappresentanti degli enti cd istituti maggiormente impegnati nella lotta contro la tubercolosi, c una numerosa rappresentanza di tisiologi stranieri (fra cui particolarmente notevole quella tedesca), che si sono vivnmcmc inrercssati non soltanto dci lavori del Congresso, ma anche di tutto ciò che l'ambiente presentava a documento dell'azione di civiltà del Regime Fascista nei territori della nostra Colonia mediterranea. La riunione d i questa imponente massa di studiosi ha costituito una delle ragioni dello schietto successo del Congresso, di cui è agc\'ole comprendere l'alta significazione scientifico-sociale e politica determinata sopranmo dal luogo stesso in cui la manifestazione aveva la sua piena attuazione. Ch~ essa, infatti, non soltanto ha mostrato quanto il Regime ha già fatto per la rinascita· c la trasformazione della L ibia, e le grandiose opere in via di compimento per la difesa ddla integrità fisica della popolazione metropolitana c delle popolazioni indig::ne, ma ha in complesso e suggestivamente additato i segni caratteristici di un'azione di bonifica, di educazione, di civiltà, realmente esemplare c incomparabile. Questo significato idt :Jic doveva necessariamente accrescere il prestigio del Con· gresso antitubercobre di Tripoli, ;,;Ila cui organizzazione hanno dato il loro decisivo appoggio morale tanto la Direzione generale della Sanità pubblica, del Ministero dell'Interno, quanto S. E. il Maresciallo !taio Balbo, Go,·ernatore generale della Libia, che ne ha assunto l'alto patronato, facilitando con ogni mezzo la piena realizzazione dell'iniziativa. Riassumiamo bre\'emente i lavori del Congresso, l'inizio dci quali è stato preceduto, la mattina del 17 dicembre, subito dopo l'arrivo della motona vc Vu/cania, da una visi ta di tutti i congressisti al Ca~tcllo c al Monumento (.ki Caduti, ove è stata deposta una corona di allo ro. · La cerimonia inaug urale del Congresso è a\'vt·nuta, nel pomeriggio dello stesso giorno, al teatro Miramare, presenti tutte le autorità della Colonia c molte centurie della Gioventù Italiana del ·Littorio che hanno accolto i congressisti con il canto degli inni d ella Patria. S. E. Balbo ha dato il ben"enuto augurale ai partecipanti alla grande adunata; ha esaltato la missione del medico, che sopratutto nei tenitoò coloniali è realmente vero c proprio apostolato; ha posto in rilie,·o i nuovi ordinamenti coloniali italiani che hanno soppiantato gli antichi, indegni di una civi ltà mediterranea ed h a terminato rilevando come l'azione fas<:ista proceda ovunque attivissima, agli ordini del Duce, per potenziare la gloria del Re Imperatore e la missione civilizzatrice di Roma. Hanno poi parlato S. E. Paolucci, Presidente della Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, il Direttore gener:Jie della Sanità pubblica, S. E. Petragnani, il prof. An1cuillc, delegato della Unione Internazionale contro la tubercolosi, <' il capo della .delcgazjonc tedesca, mettendo in rilievo la importanza scientifica e sociale, e il profondo significato politico dei 1<1\'0ri d el Congresso. Terminata la cerimonia inaugurale, i congressisti si sono adunati al teatro Uadd:~n, cjove è stata subito iniziata la discussione del primo tema all'ordine dei lavori : La collaborazione dei vari emi nt'lla a.;siJtenza e nt'lla profilassi antitubercolare. Su questo argomento, di vitale interesse ai fini degli s\'iluppi c del perfezionamento della lotta contro la tubercolosi, hanno successivamente preso la parola, S. E. Petragnani, il prof. Cramarossa per l 'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, S. E. Mutinelli per l'Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell'Infanzia, il prof. Bocchetti per l a Federazione Fascista contro la tubercolosi, i rappresentanti d ella Sanità militare, della Croce Rossa Ttaliana, del l'Opera Nazionale DopoJa,·oro, di \'arie Confederazioni c Fede-


NOTIZIE

123

r:~zioni nazionali, di tutti gli enti insomma che, direttamente o indirettamente, svolgono un'azione che è comunque sempre di grande importan7..a ai fini della lot ta antitubercolare. ella seconda seduta è stato t·saminato il tema riguardJntc: La baàllt:mia tubercolare. Alb relazione generale del prof. Daddi e :~ Ile correlazioni dci proff. Barchi, Besta c ~[azzetti è seguita una nutrita discussione, a cui hanno preso p:lrtc il senatore prof. Maragliano c i proff. Liebermeister, U rizio, Lubich c Paucr:Jzio. Di notevole valore scientifico e pratico è st:lta b discussione del te ma successivo n guardante: La profilassi antitubercolare prenatale e postTJatale. Oltre i rclatori prof. Vercesi e prof. }emma, e i correlatori proff. Bompi:mi, Gaifami, Lurà, Salvioli. hanno partecipato alla interessante discussione di questo argomento S. E. Petragnani c i proff. Zarnorani, D e T oni, Sabatini, Acqua, Laurinsich, Cramarossa ed altri. A conclusione di essa è stata approvata alla unanimità una dichiarazione in cui, fra l':.~ltro, si riconosce la opportunità di realizzare nel modo più largo il ricovero precoce c prolungato delle grJviùe tubcrcolosc e che si predispongano dovunque provvidenze atte a s:.~lvaguar­ d.l rc i nati da esse. Il tema: Storia t: rviluppo della tubercolosi in Tripolitania, è stato ampiamente.: analizzato nella vasta ed esauriente relazione generale del magg. mcd. prof. Dc Paoli, per la parte epidemiologica, clinica c sociale, c del prof. Ciotola, direttore dell'Ospedale coloniale principale di Tripoli, per la parte storica c statistica . Sull'argomento hanno preso la parola il prof. Burnand, il cap. mcd. dott. Nastasi, i proff. Onorato e T ripodi. Infine i rclatori hanno proposto che nel prossimo Congresso na zionale antitubercolare sia discusso il tema: La tubercolosi nelle IJostt·e Colonie. La seduta si è conclusa con l'approvazione di una dichiarazione di omaggio a S. E. il Governatore generale della Libia per l'illuminata opera svolt;l a favore della salute delle razze metropolitane c indigene, c di un telegramma al Ministero della Guerra, il quale, a traverso la Direzione generale ddla Sanità Militare, tanto decisivo incremento c fattivo contributo ha dato per 1:> realizzazione degli studi sul probkma rubercolare nella Tripolitania. l lavor i dd Congresso sono stati completati d:~ una serie di conferenze, del prof. Adelchi Salotti su: Il quadro radiologico del torace normale; del sen. prof. Edoardo Mara· gliano su: La terapia rpccifica nelle malattie da infezione tubercolare; del prof. Filippo Ercdia su: Il clima della Libia in rda:::ione al clima delle regioni meridionali dell'Italia. :"cll'ultima sedut:t, infine, S. E. Paolucci ha commemorato Arcangcl() !!ve nto e il proiessor Gasbarrini il sen. Ferdinando Michcli. Si è quindi tenuta l'assemblea generale drlla Federazione I taliana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, durante la quale hanno parlato i rdatori dei conti e il segretario generale prof. Bocchetti, che ha tiacciato in breve sintesi !o S\'iluppo dell'attività dell'ente, il quale. sulle direttive delle ~upttiori gerarchie, accentua sempre più in estensione c in profondità la sua n ione d i carattere scientifico sociale. Il Congresso ha concluso i suoi lavori elevando un entusiastico saluto di omaggio al Duce, a nimatore della posscnte azione sociale del Regime FascistOI .;hc in pochi anni, w n un'azione vittoriosa in tutti i settori, ha posto l'lt:tlia Fascista e Imperiale alla testa eli tutte le Nazio ni civili del mondo.

Congresso ioternationale di oftalmologia. Nello scorso dicembre s'è tenuto a l Cairo il Congresso internazionale di oftaJmologia, con pieno successo per iJ grande numero dei congressisti, con,·enuti ?a qu:ts.i tut~c. ]{ nazioni, e per l'importanza dei lavori compiuti. Circa quarant~ erano t pa~t~Cip~ntl 1ta· liani, fra i più noti esponenti della nostra Scuola di oftalmologJa, b quale SI c affermata nel Congresso con notevoli cd apprezz:1ti contributi .


NOTIZIE

Il maggiore medico prof. T ommaso Sarnclli ha S\'olta una interessante comunicazione sul tracoma nell'Africa italiana e nello Yemen, con originali deduzioni sulla influenza delle radiazioni lumin os~ nella controversa etiologia della diffusirsima oftalmia. Lo stesso maggiore Sarnelli. il 20 dicembre, nd la sala della Reale Società di Medici na dell'Egitto, dinanzi ad uno scdtissimo uditorio internazionale, ha tenuto una applaudita conferenza sul tema : RicO'rdi medici dello Yemen. Il prossimo Congresso internazionale di oftamologia auà luogo a \ 'ienna nel 1941.

Il X Congresso int(mazionale di chimica. Dal 15 al 21 maggio prossimo. avrà luogo a Roma il X Congresso internazionale di Chimica. Il Comitato Ordinatore (; presieduto da S. E. N icola Parravano, Accademico d'Italia. Gli argomenti che saranno discussi sono stati raggruppati in m~niera del ruuo originale e differente da quella tradizion~tle; il Congresso, cioè, comprenderà 11 Sezioni, ognuna delle quali metterà in rilievo i rapporti della chimica nei riguardi delle varie forme dell'attività umana. Gli uomini più noù nel campo degli studi c della tecnica in tuttO il mondo, hanuo ~ià inviato la loro adesione e le richieste sinora pervenute al Comitato Ordinatore fanno prevedere che il numero dei congressisti sarà superion: a ogni prel"isione. In questa occasione l'Italia sarà lieta di mostrare ad essi i passi giganteschi compiuti negli ultimi tempi e di documentare la propria attrezzatura industriale creata dal valore dei suoi tecnici c dalla tenace volontà dei suoi industriali, dimostrando come essa dia l'assoluta certezza che il programma autarchico Yoluto dal Duce sarà nel più breve tempo realizzato. Le iscrizioni debbono essere inviate alla Segreteria del Congresso (Via Panisperna, n. 89-A) fino a tutto il mese di ma rzo c l'invio di comunicazioni al Congresso è stato prorogato, per assicurare un:~ più larga pJrtecipazione ai Jayori, al 15 aprile, purchè esse. siano preannunciare entro il 15 marzo. La Segreteria è a disposizione per l'invio di programmi, notizie e quanto potrà essere richiesto.

Medicina .Augustea. li giorno 8 gennaio, a Roma, ndla Sala Borromini, il tcn. generale medico prof. Filippo Caccia ha tenuto una attraente conferenza su: La Medicina nell'epoca di Augusto. La conferenza si è inserita nel Corso degli Studi Romani, tenuto nella stessa sede a celebrazione dd bimillenario di A ugusto, da insigoi storici, letterati c artisti i quali han no rievocato tutte le grandezze del Secolo d'oro, mentre appunto ancora mancava una adeguata rassegna dell'alto grado raggiunto a quell'epoca dalle arti sanitarie e dall'igiene. A tanto ha provl"eduto il gen. Caccia, con una dotta esposizione del pensiero medico tornano attrn,·erso una minuta analisi dci classici c degli enciclopedisti del tempo di Augusto, con cit:~zioni e sagaci commenti di numerosi passi di Virgilio, di Orazio, di Ovidio c d'altri sommi poeti c scrittori, con estese notizie sulla storia e sulle leggende Jclla Medicina e con efficaci profili dei grandi medici di allora, a cominciare da Musa c da Celso. Il conferenziere s'è poi intrattenuto sulle grandiose opere di pubblica igiene: acquedotti, bonifiche, terme, stadì, palestre, che segnarono i supremi fastigi della civiltà di Roma, ora nuovamente attin ti dalla civiltà fascista, sulle ritrovate \'ie dell'Impero. 1

l

l l


NOTIZIE

125

L'O., attentamcnt(; ascoltato, è stato alla fine felicitato c applaudito dall' elctùssimo pubblico, fra cui si notavano S. Em. il Cardinale T edeschini, il Segretario di Propaganda Fide S. E. Costantini, il direttore generale della Sanità militare e altre perso-

nalit3.

Nella stampa periodica militare. Per meglio assicurare unità di indirizzo alle pubblicazioni periodiche militari, il Minislero della G uerra ha disposto che dal 1° gennaio c. a. la Rivista di Fanteria e la Rivista di Artiglieria e Genio siano contratte in una Rivista unica mensile che si intitola: Rau('gna di Cultura Militare. Tale Ri vista è composta di una prima parte generica (organica, storia militare, lctteratur::r militare, arte militare, difesa dello Stato, eserciti esteri ecc.) e di una seconda parte specifica (scientifica, tecnica), riguardante le singole Armi. Questa seconda parte specifica porta, nella Rassegna, distinti sottotitoli che ricordano le rispetti,·c riviste origmanc. L'l direzione della Rassegna di Cultura Militare è assunta da S. E. il generale d'• Corpo d'arma ta cav. di gran croce Rodolfo Corselli . Il giornale Le FQrzt: Armate torna ad tssere bisettimanale. Continuano gli altri periodjci militari: La Nazione Militare, la Rivista dei Carabinieri Reali, il nostro Giornale, )3 Rivista di Commissm·iato e dei Servhi amministrativi militari, la Rivi.<ta giuridtca delle Foru Armate.

« Rassegna Sanitaria dell' Impero ». Alla data dell'ultimo annuale della Marcia s u Roma ha visto la luce la Rauegna Sanitaria dell'Impero, diretta dal prof. Enzo Romanelli, Ispettore superiore della Sanità pubblica in A. O. 1., con un eletto corpo redazionale e con la collaborazione di insignì tropicalisti italiaru e stranieri. La direzione onoraria è stata assunta da S. E . il Senatore Conte Castellani di ChisJmaJo. La Rassegna è stampata presso il Servizio tipografico del Governo Generale dell' A. O. l. - Direzione e amministrazione: casella postale 401, Addis Abeba. L'abbonamento annuo è di L. 50 per l'Impero; L. 70 per il Regno, la Libia e l'Egeo; L. 90 per l'Unione Postale I nternazionale. Il primo fascicolo, nitido ed elegante, contiene :1rticoli di presentazione e programmatici della direzione e della redazione, con una lucida relazione dello stesso prof. Romandli su L' organizzaziQ/le sanitaria in A. O. /., notevoli memorie scientifiche e altil interessanti scritti su q uestioni varie di attualità, inerenti alla vita sanitaria dell'Impero. La Rassegna è infatti destinata ad accogliere studi sui vari problemi sanitari del vastissimo territorio, stabilendo i migliori collegamenti con la Madre Patria e con l'estcm in materia di medicina coloniale. Alla ben venuta consorella porgiamo il camcrate~co augurio dd nostro vecchio Giornale. « L'Attualità

medica » .

Jl più vivo, il pi ù Yario, il più aggiornato dei periodici italiani di medicina; è un utile complemento d i tutte le altre riviste mediche. Direttore: se n. prof. G. Sanarelli. Abbonamento annuo per il 1938: Italia L. 22,50; E stero L. 40. Per i nostri abbonati: rispettivamente L. rs e L . 25.


126

NOTIZIE

Corso complementare d' Igiene pratica. Dal 1 ° marzo al 30 aprile 1938-XVI sarà svolto, nell'Istituto d'Igiene della R- Università di Siena, un corso complementare di Igiene, con particolare riguardo alla preparazione ai posti di ufficiale sanitarie e di assistente di laboratorio batteriologico in conformità delle vigenti disposizioni dì legge Sono ammessi i laureati in medicina e chirurgia, in chimica e farmacia, in farmacia, in zooiatria, che abbiano super:Jto, durante la loro carriera scoìastica, l'esame d'Igiene. Per essere ammessi al detto corso occorre present:lre quanto segue alla Segreteria dell'Università, non oltre il 20 febbraio 1938-XVJ: a) domanda in carta legale da L. 4 diretta al Magnifico Rettore; b) certificato di nascita debitamente legalizzato; c) certificato di laure:1 comprovante il superato esame d'Igiene; d) quietanza di L. 350 rilasciata dall'Economo della R. Università. Agli iscritti al corso che avranno superato gli esami finali sarà rilasciato apposito attestato a firma del Magnifico Rettore, del Direttore dell'Istituto d'Igiene, nonchè del Direttore Amministrativo.

N. B. - l laureati in Medicina della R. Università di Siena non sono tenuti allcr presentazi011e dei suddetti documt'nti, bensl delltl sola domanda e della quietanza dt L. 35o.


COLLANA MEDICO- MILITARE <*>

Pubblicata dal Ministero della Guerra - Direzione Generale di Sanità Militare

l.

F. Tf.sTI: Storia rctrospt:llll'll ddtlgit:m: t.r/l"Esernto italumo. -

Il.

Ri..:rdlc lnologicht· dt:gli Uffici psico-fisiologlci di au1auo11t: mifiw·r. 2_~6 con 46

Ili. -

E.

Pagine

4<l0

\'Il. -

\' 111.

"

12

Pagine 32 con

•

7

"

6

"

10

Pagmc 28 çon 5 figure

"

5

Pagine 92 con 16 fig.

•

10

•

6

..

lO

gas dur,mtc

figure

21

F. CAcct,,: Tra/lamt:llto e Sf(ombcro dci fra/turati degli ani 111 guura zumc tic! Prof. R. t>u.~• VwovA. P:ogine IOI.i • S.

Prcb

l wrgna1JU11ti dell'llltima guerra sul lrallllmt:IIIO dd/c fuitc os/t:o· arlicolari ;, 1° e 2° tempo. - Prefazione del Prof. Auss•NDRI. - Pagine 190

SALINAR I:

La medici11a militare ndl'antica Roma. -

X.

N.

R ot>I NÒ:

La profilassi del/~ - Pagine 44

m,d(ltl/~

iufcllirr dominanti n~/1~

WJJ'Ir~

colonie

african~.

Xl.

A. c\$\RI>:I: La sedia dci piloti p~r la nauigaziom· aN"C'U -

Xli.

G. CAPPE~LLI: La ,·himictl mililart' c le W<' rt·lazio11i c·u11 l'ortlimwu:mo tft·II'Escr· cilo e kz guC'rra . - Pagine 36

Pagine 232 con 97 fig.

Xlii.

S. S.u.INAIU: L'awolcsionismo 11~1/e me uarie forme e n<'i suoi esiti. -

\1\',

F. C'c~n c S. J\1n: 1: Le oalusioni inll:stinali (uclusc le c•rmc stro~ztlt('). ginc 21l (j,

Gl'O~rafia

GRIX0!\1:

medica cd igiC'nc: dci

II<JSIT/

Pagine 250

XVI.

S. SALIN.•Rt : La r<1zio11c alimentare dt:l soldato m paet: ed 111 guerra -

XVJI.

, \. CAS\RI" t:

Pagine 240

»

20

,,

5

•

lO

,,

~o

"

7

»

7

Pcr l :· !IO;:;zr di diamanlc del • 6ionwlc tii mt·di<ina 11:il:!•trc "·

Pagine 6o con 9 figure (esaurito) B. P.•t.mfat: L'ospedale mi/ilare di Napo/1 t· le c•Ìto1dc· dd srrt•i:io litart: napolc1a11o - Pagine ;2 .

mnitario 1111·

XL\:.

G. MEM~IO: L'a/inumazione del soldato italia11o 111 tempo di pace.

P~ginc

XX.

A

C.\SARIJ<I :

5

pussrdimwti ,·oluuiali.

Pagine 240 con 3 cane geografiche

La mrdie~ntl militare nc·lla lc·ggc11da c llt'll<l stona. -

so

7

1'·•~inc ì '>"

con 155 ligure

u

6o

"

8

Upm•aaini e t•acd11a:ioni antitifo·por,uifidu: nrii'Escrctto - Swdi t' ritcrd1r ( r<J.ll1929)·

( 0)

15

GtA.'<NET-

Pagine 104 con 3 tavo le micrografiçhc 3 colori (C.<.turito) .

A. CAS.<RINI: La cdcbrazionc dci mdici cud1111 in guerra. -

XXI. -

·•

JO

IX.

X\'111. -

7

con 38 figure (esaurito) .

A. Lt' >TIG: Brcui ccn11i storic'i sulla tvoluzionc della mascht:ra cotllro

A.CAS,RINI:

X\' , -

L.

Pagine

tavole (c,;our iw) .

la gu~a mondiale 1915· 18. \ '1. -

112.

;\, L~n1c e A. lkst!<CO: " l gas di guerra • · Impiego ed t:d<'lli · /'rort•rtlimt:nti

c cura . \'. -

2

1-".-ritc addomi11ali di gucrrtl • Prcfa.z.ionc dd Prof. N.

SA?<TORO:

T\StO,

i\'. -

figure c

PJgnu:

-

Pagine

126

Pubblicazioni m vendita presso I'Amminislrazionc di questo Giorn:tlc.


128 XXII. -- C. Prccor r: L.:sioni dd mùlollo spinale pe1 trlntmatismi m guerra. con 19 figure

L.

s

XXIII.

A.

C.,S.\KI:O.I:

Profili di cllirur({lli militari italùmi.

Pagine !lo wn ~.) h)(urc

n

8

XXlV.

A.

C .ISARJ!'<I:

l pionieri italiani della Croce Ro;sa.

P3ginc .100 con 27 figure

''

1o

xxv.

U. C\SSINIS: Il S<"rt•i:io militllrt" e l'indù·izzo costitu;;ionulisrico m biologia e pa·

tologia. XXVI. -

Rdazioni ufficùrli e comunicazioni da Corpo Sctnitario Militare ltalictno al VI ConL"Aia. giugno gresso lnll•mazionalc di Medicina t: Farmari,1 militare. 1

XXV II. -

8

Pagint i6

!)3 '. -

Pagin~

135 con

!O

Cinquant<·nario ddl.r Scuola di ''Pf'lit·aziont: di

Sanit~

militare. -

7

»

7

Pagine: 6o

con 54 tigurc

XXVIII. -

"

figure .

Cclcbrctzionc dd Cmquautcnario dt:lla Scuola di applicaziotlc di Sanitci militare Pagine 24 con 10 figure

3

XXIX.

Gli .<tabiltlnenti stmit,m militari in ltulia. -

7

xxx.

F. I'F.u.F.r.RI:<J: p,.,. il Centenario del Corpo Sanitm·io militare italiano (tS.B- 1933).

XXXI. -

P~ginc

Pagine 75 con 27 figure

47

7

G. ROLAl'no: l.a .-ostituziom:, ucoudo le tlftuali vrdurc, nei suoi rapporti con la

putogcm:si della tubercolosi e col giudizio di dipendenza dn ra/lsll di sen·izio. - P~gin c 5i.

Din:ttore respo-nsabile: Prof. Dott. LoREl"O MAZZErn, tenente generale medico. Redatt01·e: Prof. Dott. VtRGtNIO DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico. ROMA, GENNAIO

1938·XVI • III'. REGIONALE · CARI..O CATTANEO, 20

"

7


!~· %- !/

Spedhlooelo abbo,.meolo ...

Anno LXXXVI· Fase. Il FEBBRAIO 1938 ·XVI

GIORNALE DI

;MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virlus in armi.s.

,

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


TENDE COLONIALI• MATEDIALE PER ATTENDAMENTO

'


fEBBRAIO 1938-XVI

ANNO LXXXVI • fASC. Il

GIORNALE DI

M.t: Dl Cl NA M l Ll TAR E Cam san/fate 'Oirtus in armls

MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e decor re dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali delle Forze Armate, in scrvi :.:io cd in congedo, il prezzo dell'abbonametlto è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cu mulativo al Giornalt: di 1\-hdicina Militare cd agli Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo del ~upplemento contenente i Ruoli di anzianità dd Corpo sanitario militare

è di L. 8.

NORME PER l COLLABORA TORI. Le opm10n1 manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità dd periodico. Agli autori sono offerti gr:nuitamcnte 50 estrani con copertina stampata, frontespizio, impaginatura e numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. Per djsposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non pit'1 di 10 righe). Le spese per dichés e tavole fuori testo sono a ca.rico degli autori. l manoscritti non si restituiscono.


\

SOMMARIO

l

LAVORI ORIOINALI t; JARD INA. - Gno ~guardo alla guerra di Airica. Da lb pr~paraztone militare c s.HH taria "Ila vittoria dt·llc atmi c ddl'tgi~nc. Note e con,Jdc:r:~zioni

n:.,~untive

:0.1ANGi\NARO. Organtzzazinnc c funztnn:nncnro d~l scn·tzto chirurgico presso le Divisioni molOnzzatc. Rdazionc al IX Congresso internazionale di mc<licina c farm~cia militare - Bucarest, giugno 193i· (Continua). REITANO. - Sulla diagnosi sicrologica della spirochctosi ittcro-cmorragica I'IZZO. - Le shock-terapie della schizofrenia. (In nurginc al Conv..:gno di Milano: 14 novcmhrc- 1<)37)

Png.

13 1

,, )l

))

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ACUSTICA DI,\GNOSTICA l prob/('mi prinripnli di - gt:ncral~, norma/t: t: IÌJiologit·a . Mts~RBt C. e Mtl<F.RBt G. ATROF IA (l.') CIRCOSCRI1TA DF.L CERVE LLO (Malatt ia di Pick) CIIAl.LIOL " DEPOSITI DI SANGUE • L'importan ~n drt - m dtintrgia. - N \EGLll FEUHRE GIALLA Eziologia ed ,.pùlc-miologtfl della - : Conccztoni anuchc. Acqui>tzioni recenti. - 11.\B~F.l' . FRAMIIOESIA E SIF ILIDE. Rapporti tra - TrR'<ER . FR1\ lTURE ESPOSTE. Critt:ri di trallat>wtto ddlt: Do:>~ATt GRANULOMA DEL LIMIIUS DA SPORUTRICU.\1. - CAVAt.t.Acct INCHIODAMENTO DEL COI.LO DF.L FEMORE. Sulla tu11it:a dd/ ' f ()CIISIC

IPERAZOTEMIE ED U RE,\ JJ E. - Scm;rna . MANUALE DI CLINICA TROPICALE. - CASTEl~--~~ E )ACONO MED ICINA LFGt\LE MII.J'l' ,\RE. l /allori ;ciottificì t: lt: fimllitù dt:l/<1 o' J\1.10.$, ,\-' URO

NISTAGMO l~tfluen za della t•isionr mila dur111a del - post-rotatorto. MowRER OFT:\I.MOLOUIA (L') ~El SUOI RAPPORTI CON LE ALTRE DISCIPLINE MEDICU-CIIJR URGICHE. - AtAJMO I'LESJORADIOGJ{AFIA (l.a). - TURANO c AL}I\Sst . POLIOMIELITE ANTER IORE ,\CUTA Lo stato attrwlr della profilassi c tlt:!kr tn·.rpia tlclltt - negli Stati Uniti d'Amrrù·a . SPOt.VERJ:S I PROPORZIONI DELL'INUJVJUUO Una quutio11t: importante p('r la Jt'Ìrn:tt d t'Ilc costituzio11i <' prr· la mcdtcÌtta legale: come giudicare se le - JOIIO 110r mali ? - Gt'lt . ~CHIZOFREN J A. Sul sig~tijìcato dell'accaso cpilt·ttico ,·ome fallO.'<' tr:rapctr/Ìt'o nt'lla shock ,ternpùt mcrlì<'ll dclla SAKEt. . STENOSI (Lr) DEL PTLORO E LE GASTRITI ECTASIZZANTI. GuntA'iN c jMIIEL. SUPPUR.AZIONI ESOCRANICHE DI OR IGINE OTI'fiCA. - MASPETIOI. VACCit-.:0 T. A . R. P. Su di u11 ca1o di t•at'ci11aeio11c massit•a col 1-'tOCH. VALUTAZIONE (La) COSTITUZ IONALE MILITARE. l miei due quozicmi biomctri!:i di v~lurnionc. - PHmE .

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

P~tg .

202

•,,

2 10

)l )l

,.

203 198

t98 205

"

2 13

"

200

"

200

»

197

»

19(5

)!

215

)l

212

))

207

•

208

..

195

"

2 11

"..

214

»

197

))

207

194

Pag.

216

•

220

"

223


LAVORI ORIGINALI

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

\'4tp

Dalla preparazione militare e sanitaria alla vittoria delle armi e dell~igiene. (~?R! .. . Note e considerazioni riassuntive. , ' , /' > ,.,.)

,,

o :·;'.if '(.o.,.;-r .. '- l '1)\,.~ 'r·,_"" • ' ~,..

Prof. Giuseppe Giardina.

;s;.~' ,,v~

...........,

.'

'/

t;,

u CO!Icliz!onc dd.lc nosltt Colonie dell'Africa Orientale prima della guerra - La preparazione militare - Le • "' 1pcdWonl c la partecipazione dd volontari - La preparazione sanitaria - L' atlonc bellica e la vittoria delle armi - La gloria delle varie Forze armate - La feconda e appassionata opera dd.la Sanità militare e la Tittoria dell'Igiene - Le lnflucou patogcoiche locall e le malattie più frequenti fra l combattenti - La morlaliti fra l combattenti - La questione climatica e la colonizzazione - Concluslool.

Queste note raccolte nel vasto campo di osservazione che si è presentato all'Ufficio Centrale Nottzie, istituito dal Duce per favorire i rapporti d i affetto, così sentiti presso di noi, tra le famiglie ed i militari chiamati alle armi, sono tratte dali' esame obbiettivo dei fatti quali risultano dalle diverse fonti della cronaca giornaliera di questa gloriosa campagna di Africa; unica nella storia per la larga e sollecita preparazione, per l'entità delle Forze operanti, per )e avverse condizioni del lontanissimo teatro di operazione, per le masse avversarie, guerriere e selvagge, affrontate e soggiogate, per la fulgida vittoria rapidamente raggiunta, quasi a data fissa, secondo gli ordini del Duce.

Siamo lieti di presentare ai lettori questo attraente articolo dell' 011. projl*ssore cav. di gran croce Giuseppe Giardina, benemerito presidente dell'UfficiO' Centrale Notizie alle famiglie dei militari chiamati alle armi per la guerra etiopica. L 'A. è ben noto negli ambienti della Sanità militare, la quale durante la grande guerra ebbe con lui, quale ispettore generale della Sanità pubblica, addetto al Comando Supremo, i più proficui rapporti di lavoro nel vasto e fortunato campo delle istituzioni igietJÌco-profilattiche, stabilite in stretta colJabO'razione con la Sanità civile, sulle fronti di combattimento e nel territorio, ad l*/ficacissima salpaguardia dei cO'mbattenti e della popolazione. Questo lucido sguardo panoramico che ora egli ci offre, sugli aspetti molteplici della gloriosa impresa africana, ci dà la sensazione orgogliosa dello .sforzo compiuto dal popolo italiano per la conquista del suo posto al solf, agli ordini del grande Capo, e ci conferma ne.l legittimo compiacimento per il difficile dovere devotamente adempiuto nell'importante settore sanitario. (N. d. D.).


132

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

Ed è per dare vita alle cifre statistiche nel loro laconico stile che noi abbiamo seguito la via radiosa degli avvenimenti, a parte l'attrattiva che presentano per la gloria che ne deriva all'Italia nostra. Le considerazioni, che si appoggiano sulle indagini statistiche, possono così acquistare un significato umano più espressivo non solo nei riguardi militari ma anche in quelli sanitari e sociali ed anche perchè sono avvalorate dal confronto, che abbiamo sempre curato di fare fra le nostre osservazioni e quelle risultanti dalle numerose pubblicazioni di ordine politico, militare e sanitario, che vanno formando la storia de!Ja grande impresa coloniale della nuova Italia. Nei vari capitoli, che costituiscono la nostra relazione ufficiale, rassegnata al Duce, trattiamo largamente dei singoli fenomeni sanitari dipendenti dalla guerra e ne diamo pure la espressione grafica, assai dimostrativa. Intanto, per le considerazioni suesposte, può riuscire opportuno uno sguardo sommario sul decorso degli avvenimenti, dalla preparazione militare e sanitaria alla vittoria delle armi e deli 'igiene.

• •• La guerra di Africa è già stata oggetto di diverse relazioni ufficiali, che, insieme con i bollettini giornalieri pubblicati ~al Ministero della Stampa e della Propaganda, costituiscono fin da ora altrettante fonti storiche di esperienza e di insegnamento. La relazione del Maresciallo De Bono, che diresse la preparazione locale con larghezza di vedute e con sentim ento fascista e riscattò la gloria della

prima Campagna di Africa dall'onta, così triste, in cui l'aveva affondata il Governo rinunciatario del tempo. La relazione del Maresciallo Badoglio, che nella semplicità dello stile rivela la sapienza del Grande Condottiero, maestro di organizzazione e di strategia militare. La relazione dd generale Dall'Ora, Intendente del Comando Generale, la cui fatica logistica, illuminata da uno spirito provvido e lungimirante, riuscì a superare glj enormi ostacoli dell'ambiente e dell'avanzata, assicurando a tutte le Legioni in armi quanto era necessario per animarne le energie e fornirle tempestivamente di tutte le dotazioni, si no alla vittoria. La relazione del luogotenente generale Starace, Segretario del Partito, che, pur riferendosi ad una azione particolare - la Marcia su Gondar e la conquista del Tana e del Goggiam - assume una notevole importanza per le speciali caratteristiche dell'audace spedizione e dimostra quanto possa valere l'ardimento del Comandante a vincere impedimenti che parevano insu perabili ed a soggiogare subito ogni senso di ribellione nel campo avversario , determinandone la resa a discrezione.


UNO SGUARDO ALLA GUER RA DI AFRICA

133

Da queste relazioni abbiamo attinto le note più salienti ai fini del nostro studio, senza tralasciare le non poche altre che combattenti e medici hanno dato alla stampa avvalendosi dei dati della loro osservazione diretta e che ci sono sembrate più meritevoli di considerazione.

La condizione delle nostre Colonie dell'Africa Orientale prima della guerra. La Colonia Eritrea, piccola e povera Colonia, di scarse risorse e di limitate possibilità - scrive il Maresciallo Badoglio - aveva vissuto dopo il 1896, anche militarmente, una povera e grama vita. Dotata di un insufficiente bilancio, disponeva di poche forze e di un apprestamento difensivo scadente, era priva di magazzini e di dotazioni di mobilitazione ed aveva .un 'attrezzatura portuale assai limitata ed una rete stradale meschina, inadatta a sostenere anche un modesto traffico automobjlistico. Nè in migliore e diversa situazione era la Colonia della Somalia Italiana, dove erano pure assai scarse le forze armate ed insufficienti la sistema;:JOne e la organizzazione militare.

•••

~ C2R:

/;~\~" ,/:;0 1-_.

0:~'·· ~1---<~ \.:~~" ~ .~

D 'altra parte, fino quasi al 1935, anche i servizi igiemc1 e l'assistenza medica erano limitati ai bisogni della popolazione indigena, di circa mezzo milione in Eritrea e di un milione circa in Somalia, ed a quelli della scarsa mano di opera bianca, che, alla dipendenza dei dirigenti e dei funzionari dei governi locali, collaborava, come possibile, alla va.lorizzazione dei rispettivi territori. I centri maggiori di Asmara e Massaua nella Colonia Eritrea e di Mogadiscio in Somalia, avevano una dotazione di acqua di conduttura e di acqua distillata che non superava complessivamente i metri cubi roo giornalieri; modeste produzioni di ghiaccio; due ospedali coloniali principali - Asmara e Mogadiscio - di circa 400 letti ed alcune infermerie distribuite nei punti più importanti di traffico; un Istituto per la produzione dei sierovaccini contro la peste bovina ad Asmara ed uno a Merka, al primo dei quali era anche annessa una Sezione per vaccino antivaioloso; medici coloniali per i centri di popolazione e medici militari per le poche truppe di colore (Ilvento, il compianto Vice Direttore Generale della Sanità pubblica, addetto al servizio sanitario presso il Ministero delle Colonie). Tuttavia l'opera medica era riuscita ad accogliere nella sua proficua azione la popolazione indigena, bisognosa delle più elementari cure igieniche irradiandosi anche oltre i confini delle due Colonie per portarvi, come possibile, assistenza ed orientarsi ai fini della difesa dei nostri possediment1

/. <> .~"- ---

·+.r.

·:>.0 /

/


134

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

sulle condizioni di insalubri tà dei territori confinanti e sulle malattie, che vi erano diffuse senza alcun freno profilattico. Peraltro l'opera del medico italiano è stata sempre feconda di bene anche per aprire la via alla penetrazione pacifica della nostra civiltà .

••• Le condizioni suesposte rimasero quasi immutate, per non breve tempo, nei riguardi militari e sanitari, salvo i miglioramenti, non molto importanti, che poterono apportarvi i Governi coloniali, secondo le risorse dei bi lanci di cui disponevano.

Segno anche questo che l'Italia non preparava alcun addensamento di uomini e alcuna impresa militare nelle due Colonie, facendo invece affidamento sugli accordi che avrebbero dovuto avviare le relazioni con l'Etiopia sopra una base pacifica, ai soli fini della collaborazione economica; accordi che erano stati ribaditi e migliorati col trattato di amicizia e di collaborazione, stipulato dal Duce nel 1928 e per la durata di 20 anni ! Alle condizioni convenute l'Italia difatti ha sempre adempiuto, sorpassando magari su incidenti che, nella loro successione, costituivano altrettanti indizi del malvolere e della malafede del Governo negussita. Il Negus non si è mai ricordato delle accoglienze regali e del riconoscimento della qualità di erede al trono che l 'Italia gli aveva dato nel I 92•f, in pegno di amicizia. All'incontro ci ha sempre opposto una resistenza sabotatrice cercando di favorire altre collaborazioni almeno per quel tempo che dovevano servire a respingere quella italiana; infido, come egli era, e impotente di fronte al regime feudale e schiavista, che pure sorreggeva, egli stesso, anche con l'esempio, per tenere il potere violento, crudele e spogliatorc a danno delle popolazioni sottomesse. Così sorsero le aggressioni di Gondar, Af Dub e Ual- Ual, che l'aereopago ginevrino non volle prendere in considerazione, decretando, all'incontro, la qualifica di aggressore all'Italia, Maestra delle Genti, che pure ha generato nei mondi, con feconda sofferenza, come diceva il compian.to Forges Davanzati, tanta forza e tanta fed e per mantenere in vita la fiaccola radiosa della civiltà latina e del diritto. Così le malcelate insidie e le tergiversazioni del sinedrio ginevrino avevano deviato la questione dal campo politico - diplomatico a quello militare. E, per merito di Ginevra, si rese inevitabile la guerra e per essa l'ordine del Duce per la più intensa preparazione militare.

La preparazione militare. Alla gloriosa Campagna di Africa, a giudizio dei competenti, è stata data anche la caratteristica di campagna logistica in considerazione delle


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

135

eccezionali difficoltà superate per assicurare i servizi logistici nella p[eparazione e nello sviluppo delle azioni belliche, pure cos\ radiose di scienza c di strategia militare. « Date, date, date (aveva ordinato il Duce); che nulla manchi a coloro che combattono, perchè più si dà in mezzi, meno si spende in vite umane >L E difatti, a parte il doveroso e sentito omaggio di plauso e di riconoscenza che tutta la Nazione ha reso meritamente al valore dei Comandanti, guidati da un Maresciallo di alta statura (Mussolini), la prodigiosa vittoria non avrebbe potuto essere raggiunta, così in pieno e cosl presto, senza l'adeguata preparazione logistica, militare e sanitaria, esplicata con larghezza di mezzi c di vedute, secondo l 'ordine del Duce; titolo questo di grandissimo merito che, per il primo periodo preparatorio e la prima fase delle operazioni militarj, compete al Maresciallo De Bono ed ai suoi coadiutori (Badoglio). I complessi apprestamenti di ogni genere, militari e sanitari, tempest-ivamente allestiti senza alcuna limitazione di spese, formarono difatti l'ammirazione di quanti, amici e nemici, sinceri o gelosi, ebbero agio di constatarne, de visu, la idonea applicazione. Chi ricorda i contrasti e gli impedimenti che, nella prima impresa africana ostacolarono Io sviluppo del programma lungimirante del Grande Statista Siciliano, Francesco Crispi, non può che restarne ammirato. II rimpianto di allora è largamente compensato dalla piena soddisfa-

zione di oggi. L 'opera di preparazione logistica, vasta e complessa, riuscì di fatti a trasformare il nostro ambiente coloniale in un poderoso centro di agevole rifornimento militare, con adeguati congegni e apprestamenti di ogni genere, logistici e sanitari, bene rispondenti all'ordine del Duce, così da poter clan: sollecito inizio all'attività bellica, mostrando alla congrega del Lemano che l'Italia Fascista è sempre pronta ad ogni cimento per la sua dignità ed il suo prest1g10.

• •• A tal fine la preparazione logistica fu avvalorata sin da princ1p1o da quella militare per provve-dere alla difesa delle due Colonie di fronte alle minacce ed alle insidie del Negus. E così vennero le prime spedizioni militari: il 18 febbraio 1935 ebbe inizio la partenza, da Messina, Catania e Siracusa, della divisione « Pelori-

tana )) per la Somalia; il 16 marzo partirono da Napoli per l'Eritrea i primi reparti della « Gavinana l>. Seguirono poi il 9 giugno, da Cagliari e Livorno, i reparti della « Sabauda )) ed jl 16 agosto, pure da Napoli, quelli delle due divisioni CC. NN. « 23 Marzo >> e « 28 Ottobre >,, con i battaglioni di Camicie Nere di Palermo, di Livorno, Ravenna e Forlì; quei reparti, cioè, che anche dalla più lunga ed attiva permanenza in Africa, trassero speciali ragioni di merito fra le insidie morbigene locali.


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

Ma il contegno del Ncgus non cambiava, nè ir sinedrio di Ginevra si discostava dal preconcetto di invidia interessata e di avversione politica, sul quale appunto confidava il Negus per moltiplicare gli armamenti sino alla mobilitazione totale del suo esercito. Alle provocazioni boriose e tracotanti di Addis Abeba, sorrette, anzi infervorate da Ginevra, l'Italia perciò rispose, a buon diritto, accelerando le sue spedizioni e la sua preparazione, ma sempre alla luce del sole, con alta dignità e ferma decisione, come è costume fascista, secondo le crescenti necessità che si andavano presentando. La situazione di fatti, andava mostrandosi man mano con aspetti assai diversi dalle previsioni e sempre più minacciosi. Nessun precedente coloniale, nessuna teoria valse come guida ad illuminare la preparazione bellica. Tutti i piani predisposti si dimostrarono subito inadeguati. E furono superati senza ritardo, secondo gli ordini precisi e categorici del Duce, al cui sollecito adempimento attesero sempre con fervore e passione fasc ista tutti gli Organi del Regime, militari e civili .

Dai 40 ai 50 mila uomini, previsti nel piano iniziale per la difesa delle due Colonie, si dovette arrivare, presto e rapidamente, alla mobilitazione di una forza assai ingente per le misure di prudente e vigile attesa armata che la situazione internazionale, sempre più torbida e avversa, imponeva anche in Libia, nell'Egeo e nello stesso territorio n:tzionale. Così, successivamente, si giunse a mobilitare, in totale, oltre cinquecentomila uomini, comprese le milizie indigene, che in Africa Orientale arrivarono a costituire una massa di più di novantacinquemila uomini ed in Libia di circa ventiquattromila uomini, secondo le notizie che gentilmente ci h a fornito il Ministero della Guerra. Tutto questo senza m enomare l 'efficienza militare in Patria, anzi prendendo le necessarie misure per la integrità e la difesa dei nostri confini, delJe nostre coste e delle nostre isole. Così, da un complesso di mezzi che, a primo tempo, risultarono di modesta entità, si arrivò ad una imponente organizzazione. La quale richiese !a collaborazione, concorde ed integrale, di tutte le energie del Paese, anche allo scopo di non alterare il programma triennale rli necessario potenziamento tracciato dal Duce, sulle proposte della Commissione Suprema d_i difesa e già in pieno sviluppo per tutti gli apprestamenti di difesa e per l~ dotazione delle nuove armi e dei mezzi più moderni di meccanica militare e di sanità. E la preparazione continuò sempre con lo stesso ritmo, in tutti i campi, in onta all'iniquo sanzionismo che fu decretato per la prima volta e non astanti i contrari precedenti di supino adattamento, contro l'Italia, da ben


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

137

52 Nazioni, consociate, volenti o nolenti, sul lago Lemano, nella illusione di poter stroncare la resistenza dell'Italia fascista, assetando le sue fonti di vita fino a determinarne la resa a discrezione.

Le spedizioni e la partedpazione dd volontari. Il carattere sanitario prevalente del nostro studio mi vieta di fermarmi $U questa pag1na gloriosa della storia dell'Italia fascista, come sarebbe mio vivo desiderio; ma sento pure il dovere di darne almeno un cenno sommario per illustrare il magnifico quadro militare sul quale si è innestata l'attività sanitaria, che alla vittoria ha dato il forte contributo della sua scienza e della . ' sua umaruta. L'appello lanciato dal Duce nella solenne adw1ata del 2 ottobre aveva già trovato l'eco corrispondente in tutti i settori della vita nazionale. Principi di Casa Savoia, Uomini di Governo e Parlamentari reduci della Grande Guerra si iscrissero subito tra i volontari ed in buon numero, seguendo l'ordine di mobilitazione, partirono per l'Africa Orientale, col grado che avevano quali ufficiali in congedo. Domande di arruolamento affluirono pure da ogni parte al Ministero della Guerra e al Comando Generale della Milizia Nazionale. Oltre 4 mila ufficiali in servizio attivo si offrirono per l'inquadramento delle unità mobilitate; r7 mila ufficiali in congedo presentarono domanda di richiamo; 50 mila uomini di truppa delle classi riservate all'esercito e 8o mila volontari per le formazioni di Camicie Nere si dichiararono pronti a partire e varie migliaia di domande affluirono al Min istero della Guerra per revoca di riforma (Ministero della Guerra). E le varie Associazioni combattentistiche presero parte con entusiasmo e con fede alle spedizioni rispecchiando il sentimento unanime di tutta la Nazione. Così l'Unione dei Volontari della Grande Guerra diede 24.820, fra volontari ed azzurri, alle formazioni di Camicie N ere, perpetuando lo slancio vdontaristico tradizionale dell'Italia nostra, cui il Duce faceva omaggio nell'Adunata del Foro Romano (2 giugno 1934). Un paese che dispone di milioni di uomini non poteva avere alcuna necessità di richiamare gli anziani, minorati della Grande Guerra, in una campagna che avrebbe impegnato una minima parte delle sue forze. Ma non appena gli eventi delinearono la necessità dell'azione, anche gl'invalidi sollecitarono l'onore di essere impiegati incondizionatamente nelle operazioni militari. E nel giro di pochi giorni 17.553 domande risposero all 'appello dd Degno Capo dei Mutilati di Guerra. Ma sui 2.883 dichiarati idonei, solv 1.553 furono mobilitati derogando non di rado, come diremo parlando dei rimpatri, alle norme restrittive del reclutamento.


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

E partirono per la Somalia, dove passarono cinque mesi di campo nella boscaglia sabbiosa, durante la stagione del caldo e dei venti, sottoposti ad un · duro allenamento, diuturnamente impiegati in opere e servizi spesso ingrati, senza mai dar segno di stanchezza o di rammarico, aspettando pazientemente il loro turno di azione. E il loro turno venne, quando la fulminea vittoria aveva già sgominato il nemico, ma rimanevano ancora in attività orde abissine, forse più temibili allora, che tornavano in veste di banditi alla tattica preferita della guerrig lia e dell'imboscata (Delcroix). Il combattimento per la conquista di Mega e quelli di Moggio e Addos lungo la ferrovia Gibuti- Addis Abeba h anno segnato una pagina di alto merito nella storia gloriosa dei mutilati d'Italia: magnifico esempio ai combattenti delk nuove generazioni, donde il meritato omaggio del valoroso generale Geloso, che li sperimentò sotto il suo comando. Lo stesso è a dirsi dei bravi Volontari Garibaldini, il cui valore rifulge nella eroica fi gura del capitano Baranj, decorato, anche in questa guerra, di medaglia di oro con magnifica, meritata motivazione. Non meno degni si m ostrarono gli Arditi della Grande Guerra, che vollero partecipare con fede ed entusiasmo a questa gloriosa campagna di Africa per comprovare al mondo con il loro valore che l 'arditismo italiano non fu un semplice, transitorio fenomeno di quella guerra, ma ha seguito valorosamente l'orientamento fascista della nuova coscienza italiana. Presero parte a questa campagna oltre 4.000 arditi, quali volontari presso le varie Forze Armate, fra i 14.300 che avevano fatto domanda di arruolamento. E ne fu pure costituito un battaglione speciale, aggregato alla divisione « T evere ». Accorsero anche da ogni parte del mondo, per dare mano all 'impresa con la stessa fede e lo stesso ardore, gli italiani residenti all'estero, che furono subito inquadrati nella Legione speciale ed in altri reparti combattenti, le cui orme gloriose andiamo segnando nell 'Al bo d 'Oro dei Caduti per la fondazione dell'Impero. Prove di ardimento e di valore, non meno meritevoli, diedero gli studenti italiani, i quali, fedeli alla nobile tradizione di Curtatone e Montanara,

rappresentarono degnamente fra i combattenti la dedizione entusiastica della gioventù colta del Littorio alla Patria fascista. La divisione « Tevere )> destinata in Somalia, riunì pertanto in unico fascio gli anziani della Grande Guerra ed i giovani del Littorio, dando così espressione ben degna al sincronismo di sentimento patriottico e di ardim ento che animava i vari reparti. In questo concorde affluire di volontari, è pure assai commendevole il volontariato medico il quale, spontaneamente,. volle arruolarsi per cooperare col Corpo Sanitario Militare all'azione di tutela e di assistenza sanitaria, che si mostrò sempre vigile e attiva anche sulle prime linee, grazie alle sue competenti e sollecite prestazioni.


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

139

La Croce Rossa Italiana, tanto benemerita in guerra ed in pace e l'Ordinariato Militare Ecclesiastico, sempre pronto per la sua alta Missione Religiosa, assicurarono pure subito e dapertutto, con i loro volontari , l'opera benefica di conforto, di fede e di assistenza, che da noi ha così belle tradiz ioni. Sono anche da ricordare con compiacimento i non pochi Ospedali civili del Regno, le Cliniche ufficiali e private e gli Istituti religiosi che offrirono in nobile gara. letti e personale di cura c di assistenza (Franchi).

• *. C on la benedizione augurale degli Alti Prelati della Chiesa, le diverse spedizioni si succedevano intanto giornalmente fra il plauso festante della folla , cittadina e rurale, per affermare la strenua volontà del popolo italiano a « tirare diritto » agli ordini del suo Duce. E l'inizio delle sanzioni, decretato dal sinedrio di Ginevra, veniva salutato da un capo all'altro d 'Italia con lo sventolio del Tricolore, simbolo sacro della Patria, concorde e unita, per opporre ali 'iniquo assedio economico la disciplina fascista e lo spirito di sacrificio votato a tutti i cimenti. Il plebiscito dell'oro, sull'esempio della Prima Signora d'Italia, fu la degna, unanime risposta, che resterà fra i gesti più alti cd espressivi di un momento in cui il popolo italiano, in tutti i suoi strati, in tutti i suoi ordini, diede a gara spettacolo luminoso di concorde e dignitosa fierezza, dì fronte all'acida e sterile pronunzia della congrega ginevrina. Spettacolo magnifico straripante di sentimento patriottico, che diede al mondo la palese, inaspettata visione d eli 'Italia nuova.

La preparazione sanitaria. La preparazione sanitaria di profilassi, di cura e di assistenza non fu meno larga e meno sollecita di quella militare. L'Italia possedeva bensì una magnifica esperienza di igiene militare, tratta dalla guerra mondiale, nella quale essa, meglio forse di altre nazioni civili, era riuscita a dominare il grave pericolo delle epidemie ed a mantenere in efficienza militare la salute delle truppe contro le insidie morbigene che scaturivano dai fronti avversari di battaglia (Giardina). Ma quella fu essenzialml!nte una guerra di posizione, combattuta a contatto immediato del territorio e delle risorse nazionali. Questa, che si è svolta in Africa, a distanza di migliaia di chilometri, con una Armata di circa mezzo milione di uomini, divisa su due fronti di centinaia di chilometri, è stata invece una guerra tipicamente manovrata; guerra di movimento, fra impedimenti gravissimi e innumeri pericoli epidemici, che sempre si rinnovavano. · Distanze immense percorse con un ritmo estremamente accelerato superando difficoltà che parevano insormontabili; baluardi di altissima mon-


140

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

tagna; bassopiani che una pioggia temporanea trasformava in paludi melmose ed insalubri; mancanza assoluta di strade, di acqua potabile e di un qualsiasi ricovero; un clima, ora torrido, ora di alta montagna, con vicende giornaliere stagionali e sbalzi di temperatura assai e.levati tra la notte e il giorno, che tutti ritenevano insopportabili; genti selvagge in uno stato primitivo di lurida convivenza e quindi contagi di ogni genere, ad ogni passo. La Sanità militare, fermamente retta da S. E. il ten. generale medico Franchi, aveva perciò un compito gravissimo da assolvere per tutelare la salute delle Forze Armate e di quelle operaie che le accompagnavano e Je sorreggevano nelle aspre avanzate c per mantenere in efficienza militare tutto l'organismo di guerra. E lo assolse bene, di concerto, per quanto di competenza, con la Sanità pubblica e con quella Coloniale, la cui funzione era avvalorata dall 'Alta consulenza del prof. Castellani. Così fu predisposto bene ed applicato attivamente un adeguato ordinamento di provvidenze, di servizi e di formazioni sanitarie, che è doveroso ricordare, sia pure sommariamente, a titolo meritato di giusto riconoscimento. Poichè, pari all'altezza del bisogno si è dimostrato ogni apprestamento di difesa, di assistenza e di ~ura, che l'Intendenza da una parte e la Sanità dall'altra hanno posto in opera fin da principio, integrandone la funzione con adeguate e pronte disposizioni. l medici civili, volontari o richiamati cooperarono anch'essi ai diversi servizi con attività, solerte e competente, assai feconda di bene.

••• Delle disposizioni profilattiche, applicate prima, durante e dopo le operazioni militari, la nostra relazione ufficiale si occupa largamente, trattando delle singole malattie comunicate all'Ufficio notizie. Qui basta darne un cenno sommario per dimostrarne la organicità e l'efficienza : - selezione preventiva degli uomini destinati a partire per l'Africa allo scopo di eliminare quelli, che a giudizio medico, non avrebbero potuto acclimatarsi agevolmente in quelle Regioni, nè sopportare i disagi e le fatiche di guerra; - diffusione, tra le truppe e gli operai, di opuscoli e fogli volanti contenenti norme e suggerimenti di igiene a carattere popolare circa la climatolog.ia e la patologia di quelle Regioni; - vaccinazione e rivaccinazione contro il vaiuolo in base alle risuJtanze di un'accurata revisione dei partenti (militari e civili), estesa in Colonia anche alla milizia indigena e a tutta la popolazione locale; vaccinazione polivalente (metodo Castellani), contro il tifo, il colera e i para tifi; - profilassi chininica contro la malaria estesa, al bisogno, fra le truppe in avanzata ;


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

- iniezione antitetanica sistematica per tutti i feriti, anche se lievi; istruzioni profilattiche contro le malattie infettive e parassitarie dominanti in quelle Regioni; - istruzioni per la sistemazione igienica delle acque potabili locali dove convenisse usarle e per la sterilizzazione delle acque di trasporto, che seguivano le truppe in movimento; - norme per la razione alimentare, adeguata alla vita di guerra in Colonia con i successivi adattamenti; - norme per l 'idoneo equipaggiamento ed il vestiario del soldato m rapporto alle diverse condizioni climatiche locali .

...... Si riferiscono ai servizi di profilassi e di cura i seguenti provvedimenti. Accenniamo soltanto a quelli di maggiore rilievo: - corso istruttivo accelerato presso la Clinica delle Malattie tropicali in Roma, diretto dal Prof. Castellani, per tutti i medici mobilitati per l'Africa Orientale; - assegnazione dei medici ai singoli servizi secondo la competenza tecnica individuale; - allestimento sollecito e spedizione in Colonia delle seguenti formazioni sanitarie : 144 ospedali da campo, 6o reparti someggiati di sezioni di sanità, 15 nuclei chirurgici ed una autoambulanza chirurgica speciale diretta dal prof. Paolucci, 17 ambulanze radiologiche, 13 ambulanze odontoiatri<:he, 14 sezioni di disinfezione, 122 potabilizzatori carreggiati, 27 autopotabilizzatori oltre quelli delle Sezioni di Sanità, r8 autobagni oltre quelli delle stazioni di bonifica; - larga fornitura d!i medicinali e di materiali di medicazione non mai superata dal bisogno e di ben due milioni di :scatole di steridrolo per la sterilizzazione delle acque potabili nelle zone di operazione e nelle successive avanzate ai fini della profilassi del tifo e del colera; - impianto dei servizi di profilassi, di cura e di assistenza, sia fissi che spostabili e del servizio di sgombero dei malati e dei feriti dalle zone di operazione alle unità sanitarie delle retrovie; - impianti analoghi per l'assistenza ai prigionieri di guerra, alle numerose centuri.e operaie ed alla popolazione civile. La R. Marina aveva intanto allestito 20 ospedali ed infermerie lungo la costa ed otto navi-ospedale, sei delle quali ad aria refrigerata e condizionata; tutte assai ben dotate e ben assistite per il trasporto in Patria di ammalati, feriti e convalescenti (Ministero della Marina). Sono pure da ricordare le due ambulanze aeree e le 22 infermerie impiantate dalla R. Aeronautica, ugualmente ben dotate e ben servite (Ministero dell'Aeronautica).


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

••• Questi congegni di profilassi, di cura e di assistenza ed i servizi relativi furono messi in efficienza ed in attiva funzione in breve tempo per corrispondere al ritmo accelerato della preparazione militare e poi all'attività bellica nella vittoriosa avanzata e al vivo interessamento dell'Alto Comando. Ben presto si ebbero disponibili nelle due zone di guerra oltre trentamila posti letto con tutte le specializzazioni medico-chirurgiche, convalescenziari, ospedali e reparti per malattie infettive comuni, lazzaretti, stazioni di bonifica, laboratori chimici e batteriologici, autobagni e quant'altro abbiamo già indicato parlando della preparazione sanitaria. E secondo le esigenze delle truppe in movimento funzionarono anche i diversi congegni di servizio fin nelle prime linee. Nel contempo furono allestiti nel Regno oltre 10.000 letti per il ricovero ~ la cura dei militari rimpatriati; ampliando opportunamente gli Ospedali militari di Caserta e di Napoli e richiedendo la collaborazione, assai proficua, delle Cliniche universitarie e degli Ospedali civili di Napoli e Provincia, mentre la Clinica delle malattie tropicali in Roma, fu incoraggiata a spiegare tutta la sua competente attività come palestra di studio e di insegnamento specializzato. E nelle ridenti colline di Pozzuoli, Aversa, Maddaloni, Pagani e Nocera Inferiore, furono impiantati 5. Ospedali baraccati di oltre 3.ooo posti- letto, compiutamente attrezzati, che però non furono impiegati, grazie alla rapida conclusione della campagna e al numero relativamente limitato dei malati e feriti rimpatriati, che ebbero bisogno di sollecito ricovero in luoghi di cura.

L'azione bellica e la vittoria delle armi. In tanto fervore di preparazione militare e sanitaria e di entusiasmo n azionale venne il momento dell'azione. cc Con l'Etiopia abbiamo pazientato quarant'anni ! ed ora basta ! » gridò

il Duce da palazzo Venezia. E l'Italia proletaria e fascista, l'Italia di Vittorio Veneto e della Rivoluzione sorse tutta in piedi ai suoi ordini, per tutte le battaglie, per tutte le vittorie. Con questo alto sentimento e con spirito ardito tutte le Forze Armate s1 m1sero m marcia. Seguiamo a tale riguardo i bollettini e le relazioni ufficiali. Ed è bene farlo anche per valutare adeguatamente la dura prova superata dalla organizzazione sanitaria. N ella notte dal 2 al 3 ottobre 1935 le nostre truppe, varcato il confine, marciavano verso la fronte Adua- Enticciò- Adigrat; il 5 Adigrat è occupata; il 6 il nostro tricolore sventola su Adua rivendicata; il 15 ottobre anch e o

o


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

Axum cade in nostro possesso; e 1'8 novembre, preceduta di due giorni da quella di Gorrahei nella Somalia, la presa d i Macallè conclude vittoriosamente il primo periodo della campagna, cancellando l'onta immeritata della campagna del IB96. Segue la sosta necessaria per la preparazione delle azioni decisive. Tre mesi. Molti per l'ansiosa attesa della Nazione. In realtà appena sufficienti per integrare l'organizzazione logistica e preparare adeguatamente il grandioso piano di battaglia che doveva condurre all'annientamento totale delle agguerrite e numerose armate avversarie. Ma l'Alto comando conosce la virtù di sapere aspettare. Aspetta. Poi, quando è fatto sicuro di poter osare, non esita un solo istante a lanciare le sue truppe alle nuove vittorie, di cui le sa degne ! '' Con q uesti soldati si va in capo al mondo » telegrafava un giorno il Maresciallo al Duce. E con questo profondo stntimento diede l'ordine dell'avanzata. Ed ecco iJ 15 febbraio, cinque giorni soltanto dall'inizio della battaglia deU 'Endertà, i Corpi d 'armata I e III chiudere nella loro morsa di ferro e di fuoco l'Armata di ras Mulughietà e la divisione CC. NN. « 23 Marzo », che un Principe di Casa Savoia guida e comanda, piantare il Tricolore sul formidabile baluardo dell 'Amba Aradam. Ed ecco, già in atto, quando ancora per le rupestri alture dell'Amba non è spenta l'eco delle ultime fucilate, l'arditissima manovra che dovrà condurre all'occupazione dell 'Amba Alagi e alle battaglie del Tembien e dello Scirè. Il 28 febbraio il I Corpo inalbera sull'Amba Alagi il vessillo della Patria. Fra il 26 e il 29 le Armate di ras Sejum e di ras Cassa sono accerchiate e battute per virtù del III Corpo e del Corpo d 'armata eritreo. Fra il 29 febbraio e il 3 marzo uguale sorte tocca, nello Scirè, all'Armata di ras Immerù per opera del II e IV Corpo. Delle potenti Armate abissine, destinate a spazzare gli Italiani dal suolo di Etiopia, n on restano ormai che quella del degiac Nasibù operante nell'Ogaden e quella in via di concentramento fra Cobbò e Quoram, di cui il Negus stesso deve assumere il comando. Ma la prima è già stretta da ogìli lato dalle colonne del Maresciallo Graziani c contro la seconda il Maresciallo Badoglio sta concentrando la massa delle sue truppe. ll nostro attacco è predisposto per il 6 aprile. Il Negus lo previene. All'alba del 31 marzo l'Armata imperiale sferra la sua offensiva dapprima contro il I Corpo, poi, con maggior violenza, contro il Corpo d 'armata eritreo. L'attacco s'infrange di fronte ali 'eroica resistenza dei nostri. Il giorno dopo, ancor prima che la battaglia sia decisa, l'imperatore albbandona vilmente il campo dell 'azione. Il 2 aprile la sua armata è in lliga. E' la fine. Il 30 aprile anche l'A rmata del degiac Nasibù, battuta a Dagabur, è m rotta.


144

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

Il 5 maggio, mentre il Maresciallo Badoglio entra trionfalmente in Addis Abeba, anche il Maresciallo Graziani conclude la sua rude fatica occupando Giggiga, e poco dopo, 1'8 maggio, raggiunge Harrar. Così la guerra, dopo soli 7 mesi, aveva termine. La coronava una smagliante, decisiva vittoria. E il Duce, lo stesso giorno 5 di maggio, diede l'atteso annunzio della presa di Addis Abeba tra le frenetiche manifestazioni di entusiasmo di tutto il popolo italiano, al grido di « Viva l'Italia ! >> •

••• Non rimaneva che l'imboscata e la guerriglia delle orde disperse nelle terre inospìti non ancora occupate, sulle quali si appoggiava, nella sua triste umiliazione, la caparbia avversione di Ginevra, illusa di poter ancora ravvivare l'ombra del Negus, che, in fuga, aveva abbandonato la sua patria; preoccupandosi solo di sfogare la sua collera e la sua vergogna nella rapina, da lui stesso compiuta e nel saccheggio, da lui vilmente predisposto e ordinato. Ma le forze vittoriose d'Italia, sempre in armi ed in vigile attesa, seppero ben presto sgominare quelle soldatesche, che, annidate sui dirupi dei monti e nelle aspre boscaglie, vivevano di rapina, nell'odio delle popolazioni non ancora liberate. Le quali poi salutarono con gioia il nostro bel tricolore, simbolo radioso della civiltà di Roma. Sia onore al Magnifico Condottiero coloniale, il Maresciallo Graziani, il quale superò la nuova e difficile prova con l 'ardimento, il valore e la sapiente tattica, militare e politica, che già tante volte aveva mostrato in Libia e in Somalia. Le imboscate e la guerriglia potranno continuare e continueranno certa· mente ancora, ma troveranno sempre i baluardi invincibili della fede e della forza dell 'Italia Fascista e dei suoi degni figli, che nel Nuovo Impero di Roma ne rappresentano la gloriosa tradizione guerriera e la feconda civiltà.

La gloria delle varie Forze armate. I bollettini dell'Alto Comando, che giornalmente pubblicava il Ministero della Stampa e Propaganda, mettono in meritata evidenza le glorie dell 'Esercito, della Milizia Volontaria e dell 'Aeronautica nei dUJri cimenti affrontati con cosciente ardimento da tutti i reparti, indistintamente e mostrano le crescenti difficoltà superate dai servizi logistici nei giorni di battaglia e nelle successive, audaci avanzate. Onde le differenti percentuali delle perdite, che noi segnaliamo per le varie armi, non hanno e non possono avere altro riscontro se non nella differenza numerica delle singole formazioni e più specialmente nelle diverse vicende belliche attraversate, poichè il valore dei vari


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

145

reparti di tutte le Forze, concordemente impegnate nelle aspre battaglie, le affratella insieme nel plauso e nella riconoscenza del Paese. L 'Esercito, in questa terra di Africa, ha aggiunto nuove, splendide pagine:: di strategia sapiente, di logistica lungimirante e di altissimo valore alla sua m agnifica se<:olare tradizione di gloria. Lo ha solennemente proclamato la Maestà del Re Imperatore nel Motu proprio, che concede l'Ordine Militare di Savoia a tutte le Armi deli 'Esercito: Carabinieri, Fanteria, Cavalleria, Genio e Guardie di Finanza, associando pure nello stesso premio e nelle calde espressioni del Suo alto riconoscimento la · Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. La Milizia di fatti ha superato brillantemente il suo ful gido collaudo di guerra, culminato nell'ardita e sanguinosa scalata dell'Amba Aradam, neli'accanito e glorioso combattimento di Passo Uarieu e in tanti altri che per doverosa brevità omettiamo di ricordare. Ed ha dato prova sempre di concorde sentimento, di fede, di passione, e di azione con tutte le altre Forze Armate, unite sempre con essa, in fraterna comunanza nella battaglia e nella Vlttona. Concordia disciplinata, che si rivelava anche quando si doveva lasciare il moschetto per impugnare, insieme con gli infaticabili, . arditi operai, il piccone e il badile nel lavoro umile, ma non meno prezioso, destinato ad aprire h strada alla marcia del Littorio. Parlando della Milizia intendiamo riferirei pure:: alle Milizie speciali, anch'C;Sse meritevoli di alto encomio per l'attività spiegata, per le difficili e perigliose prove superate, per l'appassionata fede che le animava. Dalla Milizia Universitaria che, anche in momenti assai difficili, seppe mantenere la nobile tradizione italiana della gioventù studiosa; alla Milizia Forestale, il cui valore premiato con medaglia d 'argento al suo Labaro e al suo Com andante, è segnato nella bella cronaca del settore più tormentato del fronte m eridionale; alla Milizia Portuaria che sorreggeva senza stancarsi la disciplina dell'intenso lavoro negli scali di Assab, di Mogadiscio e specialmente di Massaua sotto quelle micidiali caldure; alla Milizia Postelegrafonica che assicurava la corrispondenza ai più lontani reparti, portando sollievo e conforto ai valorosi combattenti; a quella Str~dale, che curava l'ordine anche nel tumulto delle impreviste avanzate. Tutte sono state al loro posto con sentimento fascista e fede sicura nella vittoria del Duce. E tutte hanno meritato l'Alto riconoscimento del Re Imperatore, che nel Suo Motu proprio proclamava: la Milizia « sempre magnifica nelle più aspre battaglie, seppe credere, obbedire, combattere, dando il più generoso contributo di valore e di sangue per la gloria delle insegne di Roma ».

z - Gwrnalt! di m~dicina militare.


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

Che dire d eli' Aeronautica, in questo cenno sommano della gloriosa impresa ? A volere tracciare le gesta dcii' Aeronautica ci allontaneremmo ancora di più dall' obbiettivo sanitario, che avrebbe dovuto segnare i limiti della nostra rapida rassegna. Per altro, è già ben noto quanto l'Aeronautica abbia contribuito alla vittoria. E' stato detto che l'Aviazione it:.tliana ha fatto di tutto nella guerra di Africa; ed ha fatto davvero da fanteria, da cavalleria ed anche da porta feriti e da ponte di comando, grazie alla perizia di avieri di cui sono dotati i Marescialli Badoglio e Graziani, i quali si servivano spesso dcii 'aereo per spostarsi da una regione all'altrJ e riconoscere i terreni delle operazioni ed anche per dirigere le azioni durante lo svolgimento delle grandi battaglie. Ali ' Aviazione il Duce, esperto e costante pilota, volle dare il contributo operante, meritamente apprezzato e premiato, di quattro arditi della Sua Famiglia. Ed il gesto esemplare valse ad animare sempre più l'Arma Alata nella conquista di nuovi allori. . Le azioni decisive condotte su zone molto lontane dalle linee di frontiera e dai campi di aviazione; la distruzione da parte di masse da bombardamento dei poderosi apprestamenti di Gorrahei, di Dessiè, di Neghelli, dell' Amba A rada m, di Sessabaneck, e di Giggiga, per dire soltanto delle più importanti; le lunghe ricognizioni offensive, che hanno sconvolto così spesso le colonne avversarie che si avvicinavano alle linee di combattimento; il frequente, diretto intervento nelle battaglie terrestri; i voli effettuati per rifornire di viveri e di munizioni reparti in combattimento e in avanzata e talvolta anche per trasportare feriti e malati ai posti di cura delle retrovie; tutte queste azioni sono segnate nel libro d'oro della grande guerra, ora riaperto dalle gesta gloriose d eli' Aeronautica Fascista, la quale con la sua perizia, col suo ardimento e col suo valore, ha impresso un nuovo orientamento all'arte della guerra. Gloria nostra genuina, che illumina un valore militare rispondente alla più pura concezione fascista di questa sttprema virtù della vita al cospetto di una Europa imbarbarita, che proteggeva un paese fulcro di barbarie contro la madre della civiltà. La medaglia d'oro concessa alla sua bandiera dalla Maestà del Re Imperatore, rappresenta l'unanime consenso del Paese. L 'alta percentuale delle perdite ne segna lo sprezzo del pericolo, l'ardimento ed il valore.

In una campagna, della quale si palesò ben presto l'ampio sviluppo e la necessità d'ingenti mezzi logistici, a tanta distanza dalla Madre Patria, attra· verso mari, in cui prevcdibili insidie e intralci ostili potevano acquistare


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

147

una grave entità, anche la R. Marina assolse in pieno, come il Paese si aspettava, tre compiti di capitale importanza: il sollecito impianto e l'adeguata attrezzatura bellica di nuove basi costiere in Eritrea e in Somalia; la sicurezza dci trasporti delle grandi masse di armati e dell 'ingente materiaJe di ogni genere che si dovette spedire, senza sosta e sen'z a misura, dal Regno alle Colonie; la vigilanza in armi éontro le subdole e malcelate minacce di Ginevra. E vi provvide, secondo le direttive dd Duce, con larghezza di m ezzi, giusta visione e sapiente tecnic~ mettendo ben presto in efficienza le nuove basi costiere, predisponendo ordinatamente e vigilando i trasporti, adattando nei suoi cantieri piroscafi ed anche transatlantici a trasporto di truppe e navi ospedali, con tutte le garanzie di comodità, di igiene e di cura. E sempre mantenendo attiva e vigile la difesa del Paese e la sorveglianza sui mari che sono la fonte della nostra vita e sul Mar Rosso che rappresentava la linea costiera della fronte di guerra. La R. Marina, fedele al ricordo esemplare delle gesta compiute sulle rive dd Piave e d eli 'Isonzo, volle pure essere rappresentata nella guerra di Africa col suo bel battaglione << S. Marco >1, il quale, al comando di un Principe Sabaudo, si fece anche onore partecipando con gli ascari fedeli alla difesa di AdJis Abeba contro la minacciosa irruzione dei ribelli , miseri avanzi dell'esercito di ras Mulughietà, che dopo perdite ingentissime, si diedero a fuga disordinata attraverso le boscaglie. La R. Marina può ben dirsi soddisfatta perciò di avere cooperato degnamente a questa grande impresa coloniale. Il numero limitato dei decessi accaduti fra gli equipaggi della R. Marina segna dunque a suo titolo di onore la vittoria incruenta che essa ha raggiunto con la sua potenza e con il riflesso dello sperimentato suo ardimento. E d 'altra parte dimostra come il nostro marinaio possa resistere ad ogni cimento di clima, di vigile attesa in armi, di eccezionale attività, sempre pronto ad affrontare ogni periglioso evento, conscio del suo dovere e della sua m1sstone.

In questo immane lavoro di organizzazione, di costruzione e di trasporti la R. Marina trovò la valida e concorde collaborazione della Marina mercantile. Armamento cd equipaggi si prodigarono incessantemente per le urgenti e gravi n ecessità del momento, mostrandosi ben degni della bella tradizione m:1rinara, guadagnata nella grande guerra. Nessuna nave italiana è rimasta inoperosa durante la guerra di Africa, d alla vecchia e malsicura << carretta >l al transatlantico lussuoso, spogliato degli ori e dei velluti ; tutti hanno avuto la loro parte di eccezionale lavoro c di m ento.


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

E la nostra brava Gente di mare, i Radiotelegrafisti compresi, hanno offe1 to senza distinzione alla Patria Fascista nuove e belle prove di sacrifizi ignorati e di patriottismo sincero, dedicandosi senza posa e senza rammarico a&li straordinari e duri lavori di bordo, ancihe nelle lunghe soste nell'estenuante clima delle coste africane. Intanto i servizi normali non ebbero remora, nè riduzione grazie a lle cure provvide che il Regime, da anni, vi aveva prodigato e ali 'interessamento vivissimo e continuo, col quale la Marina mercantile coordinò sempre le eccezionali esigenze di guerra con quelle del traffico, non meno difficili allora per le inique sanzioni.

• ••

La vittoria delle armi c la conquista dell 'Impero segnano adunque le attività feconde e concordi di tutte le energie militari, operanti agli ordini del Duce. Ed ora le unisce nello stesso sentimento, la gratitudine della Nazione.

La feconda e appassionata opera della Sanità militare e la vittoria dell'igiene. La funzione di igiene, di profilassi e di cura si mantenne sempre attiva, in continuo rapporto con gli Alti Comandi, con l'Intendenza e con i Comandi e le Truppe oper.anti, per seguire ed assistere da vicino le direttive superiori e le norme di applicazione, secondo le esigenze dei reparti in sosta, in ope1 azione e in avanzata. Le cariche sanitarie direttive furono affidate, di regola, ad ufficiali medici del servizio attivo, ·che, per la esperienza della grande guerra, od il servizio coloniale già prestato, davano più sollecito affidamento di buon governo. E di fatti diedero prova di molta perizia nell'organizzazione e per il funzionamento di tutto il complesso ordinamento sanitario, che sulle due fronti di combattimento faceva capo ai benemeriti generali medici Martoglio e Bedei . Gli organi esecutivi, costituiti da oltre 1200 ufficiali medici e da più di 200 chimici- farmacisti, in massima parte volontari, o richiamati dal congedo, gareggiarono per lo spirito di sacrificio e lo sprezzo del pericolo, rendendo così meglio accetta e più proficua la capacità tecnica (Franchi). Il Corpo Sanitario è difatti giustamente fiero del valore di cui ha saputo dar prova in tutta quella fervida gara di ardimento ed è orgoglioso del sublime sacrificio dei suoi ufficiali caduti sul campo - in combattimento o in difesa dei loro feriti - guadagnando nuova gloria alla nobilissima secolare tradizione della Sanità militare, fin con la più alta ricompensa al valore, decretata alla memoria dell'eroico sottotenente medico Muricchio, fulgidissimo esempio di superbe virtù militari.


UNO SGUARDO ALL:\ t;UERRA DI AFRICA

149

Ben degna fu la cooperazione spiegata dai Servizi sanitari dell'Aeronautica e della Marina nelle attività di loro competenza. Meritevoli di alto encomio sono pure le Sorelle della C. R. - fulgido es!IDpio la Principessa Maria di Piemonte - e Je Suore Ospitaliere di var1 01 dini, le quali, senza distinzione, diedero anch'esse continue prove di abnegazione e di amore nell'assistenza dei malati e dei feriti, a bordo delle navi ospedali e nelle diverse formazioni sanitarie di guerra, secondo la rispettiva assegnazione di servizio. Ed è doveroso il ricordo dei buoni e bravi soldati di sanità e degli infermieri, sempre premurosi nell'assistenza e pronti ad andare volontari per costruire strade, ponti e trincee, quando gli ammalati erano scarsi negli ospedali (Castellani). Sia pure lode e riconoscenza ai Cappellani Militari, tutti volontari, i quali, seguendo le patriottiche direttive dell'Ordinario Militare, reduce valoroso della grande guerra, si prodigarono senza posa, all'assistenza morale dei malati e dei feriti, anche nelle linee più avanzate, animati sempre dalla Fede Cristiana, di supremo conforto per la Gente nostra c sprone nell 'adempimento del dovere. Riassume lo zelo e l'abnegazione di tutti la nobile figura di Padre Reginaldo Giuliani, così bene disegnata nella motivazione della medaglia d 'oro concessa alla sua memoria. Il decreto di concessione lo proclama meritamente « Apostolo e Martire della Fede Cristiana, alla quale diede gloriosamente in olocausto la sua vita, mentre, chinato su di un caduto, ne assicurava l'anima a Dio )) . Con questa Milizia di Sanità, di Carità e di Fede, il successo non poteva mancare anche nel campo sanitario. Lo abbiamo constatato anche noi tracciando le note e le considerazioni raccolte al traguardo dell'Ufficio Notizie. E ne rifulge il merito del Corpo Sanitario in tutte le sue formazioni c in tutti i suoi gradi. Lo dichiarava l'Augusta parola di S. M. nell 'atto di concessione della medaglia al valore al Corpo Sanitario Militare dicendo: « Con grande perizia e fraterno amore si è ovunque e in ogni tempo prodigato per svolgere la sua alta missione. Sul campo di battaglia non ha posto limiti al suo valore, versando sangue generoso, pur di recare le cure fin sulle primissime linee, o impugnando la vanga per concorrere al duro lavoro del fante. (Guerra Italo- Etiopica 3 ottobre 1935-5 maggio 1936-XIV) )) .

Le influenze patogcniche locali t le malattie più frequenti fra i combattenti. Le influenze contrarie alla salute umana nelle regioni africane, tropicali e sub-tropicali, dipendono, come è noto, dall 'azione del clima, aggravata non di rado dalla deficiente resistenza organica degli immigrati e dalle speciali


UNO !>GUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

endemie locali, che sono anche favorite dalla vita primitiva di quelle popola:~ion i, all'oscuro di ogni norma di civiltà e d'igiene. Da qui la giusta distinzione di una patologia tropicale di origine prettamente climatica ed una patologia speciale collegata alle cause morbigene proprie di quelle regioni, nella quale il clima entra solo indirettamente, cioè nel senso di favorire altri fattori di malattia, sia esacerbandone la virulenza, sia agevolando i contagi con la sudicia convivenza locale ed attraverso ·i numerosi parassiti vettori che vi trovano condizioni di vita più rigogliosa. Trattandosi di una nosografia di guerra, bisogna pure tener conto delle cause di malattia. che sono strettamente connesse alla vita ed alle fatiche di guerra, nonchè agli impedimenti, più o meno gravi e spesso inevitabili, che v'incontrano l'igiene, la profilassi e l'assistenza sanitaria, anche e non raramente, nelle più elementari loro esigenze. Il compito sanitario nella nostra guerra Ji Africa era _perciò oltremodo difficile e complesso, ma fu bene assolto in tutti i settori di questo servizio. L'alto riconoscimento del Maresciallo Badoglio ne dà la attestazione; l'indagine statistica ne rivela i proficui risultati.

Concordano in questa lieta constatazione i dati tratti dalle comunicazioni ufficiali che l'Ufficio Centrale riceveva man mano dai Comandi e dai Ministeri competenti sui rimpatri dei combattenti e sulle denunzie delle malattie infettive e dei decessi. I prospetti statistici allegati ne offrono la chiara dimostrazione e quindi mi limito a darne un cenno sommario, quale mi è consentito dalla necessaria brevità della esposizione. Sino al 31 dicembre 1936 l'Ufficio centrJle ha avuto nottz1a di 18.196 rimpatriati per malattie, postumi di lesioni traumatiche od imperfezioni incompatibili col servizio di guerra. Fra i rimpatriati 11.070 appartenevano al R. Esercito, 6.825 alla M.V.S.N., 144 alla R. Aeronautica e r37 alla R. Marina (v. prospetti A e B). Di fronte alla ingente Forza Militare Nazionale, che prese parte alla guerra e che per non breve periodo di tempo raggiunse all'incirca 400.000 uomini, la cifra complessiva di tali rimpatri non può dirsi rilevante. Può concorrere invece a dimostrare, anche per questa via, se pure di nuove prove vi fosse bisogno, l'ottima or~anizzazione 'cd il proficuo rendimento dei servizi sanitari di profilassi e di assistenza, nonchè la valida resistenza fisica e morale e la salda disciplina delle Forze Armate educate dall'Italia Fascista. Tuttavia può riusèire utile, ai fini del servizio sanitario coloniale, una indagine analitica sulle cause del rimpatrio per valutare l'applicazione pratica delle norme di reclutamento e trarne regola per l'avveni re, anche a riguardo della colonizzazione.


ISI

UNO SGUARDO ALLA GUERR A DI AFRICA

Le cause di rimpatrio sono raggruppate nel prospetto A secondo l'affinità nosologica per rendere più dimostrativa l'espressione statistica. Nel prospetto B sono specificate quelle che si palesano più frequenti nei singoli gruppi. Indagine guesta che può meglio essere utilizzata per la disciplina dei nuovi reclutamenti coloniali, che in avvenire sarà certo più agevole. I'ROSI'ETTO i\ .

LE CAUSE 01 RIMPATRIO NELLE VARIE FoRZE ARMATE.

Classificazione in XII gruppi di malattie e imperfezio11i. (Luglio 1935 · 31 Dicembre 1936). Percentuale sul totale dci rimpatriati per malattie o impcrfczioou

1: Cl.1sso6cnzinnc per gruppi el i mabttie e imperfe-zion i

l!--------------------------- ----l·----·l----1-----l-----l---------~l l

l Il 111 l

l\'

.l \' l .,,

l \'Il

VIli IX

x Xl Xli

Grupp<): ma lattie in{ettivc malattie generali c del sangue malattie apparato respir.ttOri'l • mabttic apparato circolatori') m:tb ttic app. digerente c add. • malattie apparato orinar. ,. malattie sistema nervoso m:olauie orga ni dci sensi .. malattie apparato locomotore malattie !lhiand . emlocr. • ma buie rum-.:ri ,, ma lauic cu tanee c del ccllubrc

..

l..tlìH 1 .200 0 12

7()(; 2.;15 1.448 ;83 41 i' 40: 25

703 656 66;

l" J

37

.)-!~<

27

12

1.894

9

21

l .(J')')

731

2

12

: ·547

47

-t-6-Jl 2.054

2),4

5

25 ')

18

IO

1.071

5·8

3

5

942

).1

-!

IJ91'

J.R

34

O. IX

49

0.27

2.055 591 46o

s•!< 28R 9

33

1)

2~<'

'4')

5

Il f 2

2,2 1 401 --~-1---~1-----·l-----1---~1--------~1

6.!145

'H

Ip 18 .1 96

Ma le deduzioni, che potrebbero trarsi dalla nuda espressione statistica, devono essere interpretate con la guida delle radiose caratteristiche di questa gloriosa Campagna. L o spirito volontaristico dei partenti è stato sempre la nota dominante delle spedizioni. E l'entusiasmo spontaneo e sincero di tutto il popolo le ha animate sempre, anche durante le più aspre vicende belliche. I militari di ogni Forza e di ogni Arma non solo accettavano volentieri la designazione per l'Africa Orientale, ma non di rado la sollecitavano lasciando da parte interessi di professione, di lavoro e di famiglia pur di servire il Regim e, sotto la guida geniale e sicura del Duce. E per riuscire nella generosa aspirazione non sempre valutavano, essi stessi, le loro possibilità fisiche, fino a nascondere le tare di non idoneità, di cui pur sentivano il peso. l mutilati della grande guerra ne diedero l'esempio. Ben si comprende perciò come il Medico, conscio dello spirito patriottico generale, abbia potuto cedere di fronte allo slancio volontaristico che domi-


UNO SGUARI)O AtLA GUERRA DJ AFRICA

PROSPETTO Il.

LE CAUSE DI RIMPATRIO PIÙ FREQUENTI NEI VARI GRUPPI DI MALATTIE E IMPERFEZIONI.

Cifre as!olute e percentuali sul totale dei singoli gruppi. (Luglio 1935- 31 Dicembre 1936).

=

.,o ~

Cla;,ilicazionc <.lei singoli gruppi

v

~ ~

D

r.

2

c

... ::>..

D

- "

3· App~ndicne

16, ; 34 ·~

Gruppo 1/: ( lll94) r. Vcpcrimen t() organico 2. Ol igocmi3 clorosi

1.199 57 1

63·3 30,6

j2. f

45· 1

7 15

44 · 4

750

23,0

530

16,1

Gruppo IV : ( 1 54 7) l. Neurosi cardiache 2. Vizi valvolari c cardiaci 3· Varici

710 337 283

Gruppo V: (4642) l. Carie c mancanza di denti 2. Enterocoliti cron. e dispcps•c

970 7 19

4· Ernie . 5· Emorroidi, fistole, ragatli Gruppo VI: (2054) r. Ndriti acute c croniche Gmppo V1/l: (107r) l. Ncurastcnia l . Psicosi v:~n e 3· Epilessia 4· Nevralgie c ncvriti

Gruppo VII/: (942) Vizi di rcfrazione cd accom. 2. Otiti med. purul. çron. l.

45·8 21.7

u

l. l jll

u

Q..

15

428

24 , =; .),2

r.ns

86,)

1

59

20)

14,8 t8,6

179

16,7

2!)9

7.1,')

l 13

I l .9

39&

42·2

Gmppo IX:

t8, l l.

Rcumat. art. acu to

=16

~0,9

l.

Grttppo Xl/: Flemmoni c ~sccssi

1Ss

46,1

20 .8

r'i· 4

.

c

~

6qQ

.

3"' v

~ ~

539

2.

~

u

~

l. t 14

Gruppo 1/f: ( t 6o9) Bro n chjti ~ub:~c. e cron. Pleuriti cd esiti

~

Classi ficazionc dci singoli gruppi

'-'

Gruppo l: (3 255) Tubercolosi in ruuc le localiu.. l. 2. Sola tubercolosi polmonarc 3· Disscntcri3 4· Malaria

1.

o= "'

nava il reclutamento, considerando che in una guerra così sentita da tutto un popolo, valga, più della forza fisica, il sentimento dei combattenti. I rimpatri collegati a malattie od imperfezioni pregresse trovano ragione e scusante in questa attraente situazione. Possono comprendersi con probabilità in questa categoria non pochi dei casi di tubercolosi e di malaria che figurano fra i rimpatriati ed in maggior numero quelli che sono stati segnalati per il rimp:1trio come affetti da vizi cardiaci (1.047), varici (283), ecc., nonchè quelli dipendenti da ernie (1. 138), da carie e mancanza di denti (970), vizi di rcfrazione (n3) e simili. Queste osservazioni, ]ungi dal rappresentare una revisione critica che non è nel nostro pensiero, hanno il solo scopo di segnalare agli Organi compet~nti il risultato di una indagine obiettiva, forse non trascurabile per l'avvemre.

Le notificazioni di rimpatrio forniscono pure utili dementi di orientamento sulla nosografia dei territori di guerra e del!.: Forze Armate che vi


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

153

operavano. Sono più espressive a tale riguardo le denunzie delle malattie e dei decessi. Non potendo, per amore di brevità, fermarci su questa analisi, ci limitiamo a ricordare che, giusta le risultanze di questa indagine statistica, le malattie, sul cui determinismo può incidere più direttamente l'influenza del clima, segnano cifre basse anche nel quadro esplicativo della mortalità fra i nostri Combattenti. Intendiamo riferirei più specialmente alle malattie che possono mettersi in relazione con la intolleranza dell'ambiente a regime nettamente tropicale, quali i colpi di calore e di sole e alle altre che, per comodità di segnalazione, sogliono riferirsi complessivamente ad influenze reumatiche, anche in relazione alle vicissitudini climatiche della guerra di movimento in un ambiente così var io e così vasto ed alle condizioni speciali del sistema montuoso, che per più lungo tempo fu teatro delle operazioni militari.

Devesi pure constatare a questo proposito che nella morbilità del nostro Corpo di spedizione non figurano le malattie da carenza vitaminica, il berib~ri e lo scorbuto più· specialmente, così frequenti fra la popolazione indi gena e le milizie abissine. La razione alimentare, giustamente calcolata per i nostri soldati secondo le norme della igiene e della fisiologia ed integrata opportunamente con somministrazione di limoni ed aranci, quando e non di rado fu giocoforza ricorrere ai viveri di riserva, è stata una valida difesa contro queste malattie. Le sanzioni ci giovarono assicurandoci più agevolmente la provvista larga c a buon mercato di questo frutto riparatore.

....

Le indagini sulle malattie comuni segnano pure la regolare applicazione del regime igienico generale che vi ha più diretto rapporto (disciplina di guerra, norme sull'abbigliamento, sull'alimentazione ecc.), considerate specialmente le gravi limitazioni che spesso si imponevano, nel tumulto delle azioni belliche e delle rapide, audaci avanzate, nonchè le difficoltà gravissime del teatro di operazione e dei territori di nuova conquista. Limitazioni e impedimenti che risultano ben palesi dalla stessa nitida relazione del generale Intendente Dall'Ora, espositore sincero dell'effettivo rendimento dell'organizzazione logistica. Ma ne hanno pure il merito - è doveroso riconoscerlo - la resistenza organica, la disciplina e la sobrietà della nostra Gente, che seppe sempre adattarsi, senza rammarico, alle restrizioni non lievi e non rare imposte dalle esigenze della guerra.


154

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

Per le malattie trasmissibili possiamo trarre elementi di giudizio non tanto dalle notificazioni di rimpatrio, quanto dalle fonti più dirette: il bollettino mensile delle denunzie dei casi, che gentilmente ci invia l'Ufficio Sanitario del Ministero delle Colonie e le notificazioni dei decessi che ci partecipa l 'Ufficio militare dello stesso Ministero, man mano che le riceve dai Comandi locali. La relativa concordanza dei dati, così raccolti, rende più sicura la espres. . . s10ne stat1st1ca. Abbiamo già Hmo cenno delle misure profilattiche adottate, di ordine generale e speciale e delle diverse vaccinazioni preventive, disposte ed applicate largamente e tempestivamente. Ben poco ci resta quindi da segnalare in questo riassunto sommario, che mira soltanto a rappresentare il successo profilattico. Le malattie infettive e parassitarie, che sogliano trovare più facile attecchimento e diffusione nell'Africa Orientale quali il vaiuolo, la lebbra, il dermotifo, la febbre ricorrente, la spirochetosi, la tripanosomiasi, o malattia del Castellani, la framboesia, le ulceri tropicali ecc. furono sempre seguite con attente e appropriate misure igieniche quando venivano constatate fra la popolazione dei territori occupati, ovvero fra i prigionieri e le milizie indigene, onde evitare possibili propagazioni fra le nostre truppe e i nostri operai. Generalmente però non diedero luogo a gravi preoccupazioni sanitarie perchè le truppe nazionali e gli operai osservavano ogni possibile norma igienica sotto la vigile guida degli organi competenti e curavano l'igiene personale avvalendosi degli adeguati impianti di bagni e di bonifica quando non lo impedivano le operazioni militari.

* •• Fra le denunzie di malattie infettive, partecipate al nostro Ufficio nel periodo di tempo preso in esame, sino al 31 dicembre 1936, sono segnati, di febbre ricorrente, per i nostri militari 7 casi di vaiuolo, 2 di lebbra, 7 di tifo petecchiale, 6 di ittero infettivo. Non vi figurano le altre malattie su indicate. Fra le nostre truppe indigene, queste infezioni diedero luogo a denunzie . .' assat ptu numerose. Il confronto dimostra palesemente la maggiore efficacia delle misure profilattiche nella nostra collettività, meglio educata alle norme igieniche. La dengue così comune a Massaua anche fra la popolazione civile in varie stagioni dell'anno, non ebbe notevole diffusione fra le nostre truppe> specie da quando i reparti in arrivo venivano inoltrati nell'altipiano subito dopo lo sbarco, per le esigenze militari che, in questo caso, coincidevano con quelle profilattiche.

ns


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

155

... ... ... Per le altre malattie, che in patologia coloniale sogliano essere indicate con la qualifica di minori, quali il lichene tropicale, la pulce penetrante, l'epidermofitosi inguinale e la chetite crostosa l'Ufficio Centrale non ha ricevuto denunzie. Il prof. Castellani ebbe però a costatarne la diffusione, anche fra i reparti metropolitani nei territori più bassi delle zone di operazione, a clima più caldo, che evidentemente vi ha diretta influenza. Ed ha riferito che, generalmente, i militari ivi distaccati ne soffersero pazientemente le non lievi molestie senza notevoli conseguenze, curandosi il più spesso senza lasciare il serviZIO. Ma, a parte la valutazione delle circostanze speciali che talvolta possono avere alimentato limitati centri di diffusione fra le truppe indigene, nelle azioni di u presa di contatto», è da rilevare che, anche da questa specifica rnorbilità, così limitata in rapporto alla forza militare presente, risulta provata l'efficienza del servizio sanitario. La stessa considerazione vale per i pochi decessi per dissenteria da ameba e da bacillo Schigakruse, che si ebbero nel periodo di tempo considerato. Alla dissenteria, difatti, fu sempre contrastato il passo con la larga ospita lizzazione dei colpiti e con accurate misure preventive, volte anche alla difesa igienica delle acque e degli alimenti; difesa che, purtroppo, non sempre era consentita dalle operazioni militari così movimentate e che non potè trovare ausilio nell'uso, molto diffuso, dello steridrolo, inefficace contro questa infezione.

.....

Le malattie così dette cosmopolite, come la malaria, le febbri tifoidi e f aratifoidi, la febbre ondulante, il vaiuolo, il morbillo e la scarlattina, la tubercolosi, il tracoma ecc.; assumono spesso, in quelle regioni, caratteristiche di straordinaria virulenza, a causa dello stato di abbandono, di inciviltà e spesso di assoluta barbarie, in cui vivono, da secoli, quelle popolazioni. Ad aggravare la situazione, già tanto deplorevole, concorre il fattore biologico, quello cioè, dei cosidetti vettori animali (insetti trasmettitori) che lasciati in vita libera si sviluppano in modo straordinario in quelle regioni c irttervengono largamente, senza alcun impedimento profilattico, quali agenti intermediari di propagazione, tra i virus e l'organismo umano. Feno111eno questo che nella epidemiologia locale assume una funzione addirittura preponderante, sia da parte di quelle miriadi di parassiti -- puki, cimici c pidocchi, mosche sopratutto - , i quali non fanno che moltiplicare all'infinito le possibilità di contagio per molte malattie trasmissibili, sia da parte degli insetti riconosci uti come intermediari specifici per talune infezioni, quali. ad esempio, l'anofele per la malaria, la glossina palpalis per la tripanosomiasi


rs6

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

umana, il pidocchio per il tifo esanteJWltico e per la febbre ricorrente, l'aedcs aegypti per la dengue. Ne derivano difficoltà, il più spesso insormontabili per l 'azione profìlattica, la quale, come è noto, può riuscire bene efficace soltanto con la lotta ad oltranza ·contro l'insetto propagatore e con la bonifica delle condizioni locali e sociali, che ne alimentano la vita. La civiltà, con l'andare del tempo, potrà modificare questa penosa situazione; io ne ho fatto cenno solo per mettere in giusta evidenza il merito dei servizi profilattici, che sono riusciti a contenere il decorso delle malattie infettive e parassitarie, nei modesti limiti segnati dalle nostre note statistiche .

••• Fra le denunzie pervenute al nostro Ufficio per i militari italiani figurano anche, sino al 31 dicembre 1936, 2.675 infermi di malaria, dei quali 1.114 rimpatriati e 81 deceduti, 37 casi di tubercolosi polmonare trattenuti negli ospedali locali per la loro gravità con 16 decessi e 510 rimpatriati, 613 casi di febbre tifoide e 35 di paratifo A e B con 382 decessi complessivamente, 5 di febbre ondulante senza decessi e 854 casi di dissenteria, dei quali 821 amebica e 33 bacillare con 16 decessi complessivamente; sono stati anche denunziati 532 casi di dissenteria tra i rimpatriati. Trattandosi di un breve riassunto, non posso fermarmi sulle note e considerazioni che Ja relazione generale dell 'Ufficio segna su questo argomento. Ricordiamo soltanto che, per la malaria deve ammettersi, anche in base alle notificazioni ricevute, che non pochi casi sono da comprendere fra le recidive della infezione contratta in Patria, e per la tubercolosi la preesistenza del male, in molti casi, non pare dubbia potendosi ritenere che la vita di guerra abbia sottratto alla latenza la malattia rendendola palese, come si è verificato nella Grande Guerra. Ad ogni modo la bassa quota delle manifestazioni di fronte alla imponente Forza Militare andata in guerra, dimostra, per se stessa, come queste due infezioni siano state dominate dalle misure profilattiche. La stessa lieta constatazione vale anche per le altre malattie largamente diffuse nelle condizioni speciali di quelle regioni; l'amebiasi più specialmente, che può dirsi endemica fra le popolazioni e le truppe indigene, massime in Somalia. I casi denunziati non sono pochi, ma l'infezione fu combattuta con cur<! costante ospitalizzando largamente i colpiti dal male. Gli è che si tratta di una malattia a lungo decorso e a carattere insidioso, che nella vita del1a guerra coloniale trova faci le espansione; ma alla attività profilattica non può negarsi il successo di fronte alle cause di infezione largamente disseminate, alla entità delle Forze operanti ed alle esigenze della guerra. Peraltro, anche nei paesi civili, coclcste infezioni trovano spesso agevole asilo e talvolta dànno ondate di diffusione.


UNO SGUARDO ALLA GL: F.RR A DI AF RI CA

157

Ne risulta la necessità di continuare efficacemente nel Regno l'azione di profilassi, sia guardando ai rimpatri, sia, e più specialmente, per i rapporti progressivi che si vanno stabilendo sempre più largamente con i territori d eli 'Impero.

Sono pure da considerare i pericoli del contagio che erano portati nelle r.ostre linee dai prigionieri di guerra, privi essi stessi di ogni cautela igienica, pmvenienti sempre da territori esposti ad ogni sorta d'infezione, nei quali la potestà sovrana, ignara di ogni norma salutare, si manifestava soltanto con la prepotenza e la razzìa. Il servizio speciale ben predisposto, di raccolta e di smistamento dei prigionieri verso i reparti sanitari di bonifica e di contumacia e gli accertamenti medici e batteriologici, sempre applicati con cura spiegano i buoni risultati raggiunti. Lo stesso è a dirsi dell'attività profilattica che accompagnava le truppe in avanzata ed era sempre vigile di fronte ai pericoli d'infezione, cui andava incontro. Le provvidenze d 'igiene, di assistenza e di cura coronavano sempre i successi bellici e insieme coordinate rappresentarono anche i mezzi più graditi c più efficaci di penetrazione politica fra quelle popolazioni, alle quali il feudalismo etiopico non aveva lasciato che miseria e malattie.

La mortalità fra i combattmti. Le buone condizioni sanitarie della nostra spedizione, emergono anche meglio dal confronto delle perdite gravissime delle spedizioni coloniali straniere, accennate poc'anzi, con quelle tanto limitate, risultanti dalle note sanitarie raccolte al traguardo dell'Ufficio notizie. Si soffermava su questa comparazione in rapporto, più specialmente , alla guerra anglo-boera, il prof. Castellani per rendere il dovuto omaggio alla nostra organizzazione sanitaria di guerra. << E' la prima volta, egli scrive, che nella storia del mondo una così imponente massa di truppe bianche è stata portata ed ha combattuto in zone 1·ropicali, gran parte delle quali a clima torrido ». · Nella guerra anglo-boera, la sola paragonabile alla nostra, le forze bianche si aggirarono al massimo sui 2oo.ooo uomini, ma le operazioni militari si svolsero in territori sub-tropicali, non tropicali, del continente nero. Eppure le perdite per malattie della guerra sud-africana furono ingentissime (numero 5.219 nel periodo 1° marzo- 30 settembre 1900, cioè a dire 26,09 su mille combattenti), mentre la nostra .spedizione ne segna un numero assai


UNO SGUARIJO ALLA GUERRA DI AfRICA

limitato (1.784 sino al 31 dicembre 1936 con una media di 6,33 decessi su mille combattenti); cifre queste che possono sembrare perfino inverosimili. Anche le perdite di guerra, più dirette, come sogliano classificarsi quelle vcrificatesi in combattimento, o per ferite di combattimento, o per traumi accidentali connessi alla attività bellica, sono assai limitate : 2.805 in totale. Questa lieta constatazione risulta meglio evidente dalle notizie che ci venivano date dagli uffici competenti, durante lo svolgimento delle operazioni militari e dopo. Sono esposte nel prospetto riassuntivo C, il quale segna i dati statistici della mortai ità di tutte le Forze Armate dal luglio 1935 al 31 dicembre 1936 nelle varie zone di guerra e nel Regno tra i rimpatriati. Comprende pure i decessi segnalati dalla Marina Mercantile adibita nei servizi di guerra e quelli accad uti fra gli addetti al Cantiere della Ditta Gondrand, che furono vittime della triste, ben nota imboscata ncgussita. Gli elementi individuali sono tratti dallo schedario che l'Ufficio Centrale tiene sempre al corrente con tutte le indicazioni personali e militari e le cause di morte, sin dalla sua istituzione (3 ottobre 1935); in base al quale ha pure compilato, per ordine del Duce, l'Albo d'oro di tutti i Caduti per la fondazione dell'Impero. Rappresenta adunque la espressione genuina di questo accurato controllo, che nella nostra relazione ufficiale trova larga esplicazione.

Nel complesso sono segnati, nel periodo di tempo considerato, sino al 31 dicembre 1936, 1.458 deceduti in combattimento, 158 da ferite in combattimento, 409 per cause accidentali, 1.784 per malattia: in totale 3.809 decessi che dànno rispettivamente le cifre proporzionali di 53 su mille decessi per traumi di guerra, compresi quelli da cause accidentali e 43 per mal attia. Per la giusta valutazione comparativa delle cause di morte è da ricordare però che la cifra totale dei decessi per malattia e quella delle cause accidentali si riferiscono a tutto il periodo di tempo preso in esame, mentre le cifre dei morti sul campo o per ferite riportate in combattimento si limitano, in massima parte, al periodo di guerra vero e proprio e solo parzialmente alle operazioni di polizia successive, intercorrenti. Nel periodo bellico vero e proprio, il prof. Castellani ha registrato in totale r.4r 8 decessi per traumi diretti di guerra e 555 per malattie e cause accidentali. Le nostre cifre nello stesso periodo bellico sono alquanto superiori perchè il nostro campo statistico, come sopra si è accennato, ha una più larga estenswne. Ad ogni modo la espressione statistica risultante da queste indagini costituisce la più vera e maggiore documentazione della vittoria delle armi e


159

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

dell'igiene conseguita dalle Forze Armate inliane, bene assistite dal serv1z1o samtano. Poichè, se la magnifica strategia dei Comandanti è riuscita a ridurre al minimo le perdite di guerra (considerazione guesta che può bene esten· dersi alle nostre milizie indigene) l'organizzazione sanitaria è valsa di valida protezione contro le gravi insidie morbigene locali, fino a limitare le perdite per malattia, anche durante il periodo bellico, al disotto di Cjuelle che hanno più diretto rapporto con le azioni militari. (Vedi prospetto C). Il coraggio ed il valore delle Forze Armate è stato guindi bene appoggiato dalla resistenza fisica e morale dei nostri bravi soldati, pur così impegnati nella campagna, ma indubbiamente la feconda e appassionata attività del Corpo Sanitario ha pure la sua buona parte di mento 10 guesto successo .

• •• La indagine sulla età dei Caduti assume pure un alto significato morale e politico perchè rileva, col prospetto D, come a guesta nostra guerra di Africa parteciparono con ardimento e valore i combattenti di tutte le età e I'ROSPETT() C. P ROSPETTO RIASSUNTIVO DE I DECESSI.

(Luglio 1935-31 Dicembre 1936).

z vi

g

Cau sa del decesso

"

:;;;

~=~

..# · -

"'c

5

"'

~

zion~li su 100':

""

~o~

· ;::

~

-,;:

~

L:.:

~ t ~

"' g u <

>

...

v

Cifre prop<n·

;u"''

"'

, \,!

:.:;

dc:cc:>si sccond., le cause di mo ne

5:l" L

-

l

In cumballl mcnto

6;-6

.:. In seguito a ferite

120

3· P<:r cause accidentali

l .

: .j.

"5

24~

94

42

2()

l2"' "'

4)1

?l)

27

2317

r .165

..

Per ma buia

li

-

ss" 31

7

"}3'

-

s<'

-

78

-

l

·4~"

38

1)8

4

4°9

Il

41

l. ]8•1

78

l

3.llo9

PROSPETTO D. CLASSIFICAZIONE DE I DECESSI IN RAPPORTO ALL'ETÀ.

(Luglio 1935 - 31 Dicembre 1936). Et~

l. Dai 1 8 :11 20 anm Il. D:ti 21 ai 15 anni III. 031 26 :ti 30 anni I V. D ai 31 ai 35 armi V. D:~ i 36 ai 40 anni . VI. D:1i 41 :ti 45 anni . VI!. Da1 46 ai ;o anni . \lll . O:ti 51 ai 55 anni IX. Oltre i 55 anni

Percc:JHU:Ilc c>gni rooo n·wni

6 per 570 per 206 per x~ per 62 per 45 per r8 per 6 per 2 per

mille mille mille mille mille mille mille mille mi lk


r6o

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

mette pure in evidenza lo slancio patriottico che gli ex Combattenti della Grande Guerra, appartenenti alle diverse Associazioni, diedero in gara con la gioventù del Littorio per la fondazione dell'Impero.

Da altra parte il prospetto statistico sulla Ripartizione Regionale dei Caduti dimostra, con la sua palese espressione, il contributo di sangue e di valore che le varie Regioni d'Italia diedero a questa guerra Fascista, di così alto significato per la difesa della Civiltà Latina. PROSPETTO E.

PROSPETTO DIMOSTRATIVO DJ::LLA RIPARTIZIONE REGIONALE DEI DECESSI.

(Luglio 1935 · 31 Dicembre 1936). Popolazione residente censita il

Compartimento

2J·4·19J(\

Popolazione maschile soggeu:~ alle armi (età fra 20 e 55 anni)

Dccc.<si

(ra

Cifre assolute

o

77!.651 543·262 2.974·439 3·33'.1·058 l.

4·~s7.8o6

o

Liguria Campania Marche Vcnf!'.t.ia Tridentina . Puglic Lazio Venezia Giulia c Zara Sicilia Colon te c Italiani all'Estero Regno

.

3·500-134 1.6oo.63 J 5·836·342 1.034·200 7 2 5·9 18 q66. 915 3·698·695 1.278.071

331.0 17 109.639 733·014 812.857 95 6.263 907-282 :3 16·535 '·496·716 226.003 166.475

390.sss

5·77 4·92 4·i2 4·65 .j,o8

353

3·90 3.85 3>77 3·76 3.54 3.45 3•.P

122

576 8s 59 IJ)

-

-

42·993·002

9·947·079

3·8o9

~.029

2.637·022 2.647·088 977·257 4·000-07~

--

191 54 346 378 391

257 91 49 t6.j t84 68 223 83

762.695 282.347 161.896 550.103 63•·692 248.46o 863.200

Cifre proporz. a 10.000 uommt in ct:Jt militare

-

f------Calabrie . Lucania Toscana . Emilia Veneto Piemonte Abruzzi c Molise Lombardia Sardegna Umbria

i combattenti

j,22

3,02 2,~

2.91 2 ·73

2,57

3·83

La nostra relazione ufficiale chiarisce la ragione dei singoli quozienti di mortalità tra i Combattenti delle varie Regioni, mettendo in evidenza come vi abbia particolarmente influito, non solo il coefficiente della popolazione, ma anche il diverso ordine di reclutamento, che è stato generalmente Regionale per la Milizia e Nazionale per l'Esercito. Ma sopratutto vi hanno influito le diverse vicende belliche sostenute dalle varie Unità e le


UNO SGUARDO ALLA G UERRA DI AFRICA

161

condizioni morbigene dei diversi ambienti coloniali di guerra, nei quali, più o meno a lungo, hanno operato i vari reparti. A nostro giudizio (avvalorato da questa speciale indagine), le differenze r egionali e provinciali nei riguardi della mortalità non ammettono altre spiegazioni, poichè la guerra di Africa ha pienamente dimostrato che, fra la Gente nostra in armi, nel clima fascista, non è possibile stabilire una graduazione gerarchica di coraggio e di valore. La relazione ufficiale ne offre la documentazione.

La questione climatica e la colonizzazione. Lo studio della patologia locale, come abbiamo visto, implica direttamente il problema della colonizzazione. Vi è perciò intimamente connessa la questione climatica, che in ogni tempo, ha destato gravi preoccupazioni. Già Vitruvio, tanti secoli addietro scriveva a questo proposito « quae a frigidis rcgionibus corpora traducuntur in calida non possunt durare » . Lind, in epoca non lontana, disse che « ogni colpo di piccone dato dagli europei nei paesi torridi è un colpo di piccone pen la loro fossa>>. E il generale Duvivien, in occasione dell'occupazione dell'Algeria da parte della ~ra~ci~, riferiva che « le sole Colonie in accrescimento in Algeria erano i CJmttcn >> . Certo, nei tempi andati, non conoscendosi le cause delle malattie infettive e tanto meno i mezzi per combatterle, anche k infezioni endemiche ed epidemiche di larga diffusione, erano in gran parte poste a carico del clima, che allora era considerato più specialmente nelle zone torride litoranee, più accessibili aUe immigrazioni. Ma anche oggi, benchè i grandi progressi della medicina abbiano reso possibile il discernimento critico fra l'influenza delle cause parassitarie e quella del clima, le preoccupazioni sanitarie nei riguardi della acclimatazione non hanno abbandonato il terreno. Si è però riusciti, con osservazioni dirette ben condotte a valutarie m eglio e a determinarne l'azione morbigena più da vicino, fino ad affermare, che sia possibile il progressivo adattamento alla vita in quelle regioni anche dopo aver superato disturbi, talvolta non lievi e non rari. E' necessa.rio però a questo fine, osserva giustamente il Castellani, che l'individuo immigrato da paesi temperati vi contribuisca seguendo una buona regola di vita, adatta alle nuove esigenze climatiche.

E' da considerare a tale riguardo che la nostra guerra d'Africa, nelle sue \arie attività di difesa e di combattimento, si è estesa dalle Colonie dell'Eritrea e della Somalia a tutta l'Abissinia. La quale comprende nel suo vasto tcrri~ ·'

-- Giorno!~ di m~dicina militar<".


!62

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

torio, dalla riva del Mar Rosso ai laghi equa t m iali ed oltre, climi molto dil'ersi, che sono indicati generalmente con la denominazione complessiva, un po' vaga, di climi tropicali e sub-tropicali, ma influiscono in modo diverso sulla resistenza organica e meritano perciò una diversa valutazione ai .fini della acclimatazione. Dalle bassure della co~ta, in cui domina il clima equatoriale propriamente detto, alle vaste distese a regime nettamente desertico e poi alle regioni dell'interno con clima tropico-continentale c infine agli altipiani si su~se­ guono condizioni ambientali tutt'affatto differenti, perchè soggette in grado diverso, nelle varie stagioni, alle influenze solari ed a quelle dei venti dominanti e delle piogge. Gli altipiani più specialmente sarebbero molto affini nei riguardi climatici alle zone temperate se non vi si sovrapponesse l'effetto della depressione barometrica come negli ultimi casolari delle nostre Alpi , nonchè quello della latitudine, dcii 'irradiazione solare e della umidità dcii 'aria, che varia secondo il caratteristico regime delle piogge. Vi sono adunque regioni in cui il fattore climatico preponderante, così diverso dal nostro, può non consentire la dimora e l'attività di lavoro se non a coloro che, per robustezza fisica e particolari attitudini di resistenza organica, possano far valere facoltà di acclimatazione non comuni tra la generalità della nostra Gente. Come vi sono casi frequenti di individui privi affatto del potere di adattamento ai climi tropicali per tare organiche, o particolare abito fisiologico, od anche perchè non sanno imporsi la regola di vita che è richiesta nel nuovo soggiorno. E questi ca ~ i sono tutt'altro che rari. Ecco come dallo ~tudio geofisico locale, associato a quello nowlogico ed igienico dell'Impero, possono sorgere discipline normative per la selezione degli immigranti e per la più idonea regola di vita ai fini della acclimatazione. Norme di reclutamento e di soggiorno che per le nostre Forze Armate sono state man mano adattate all'ambiente locale di nuova conquista coordinandone le possibili applicazioni pratiche alla vita della guerra in movimento. Senza soffcrmarci sui dettagli di questa disciplina che ci condurrebbero troppo oltre anche per i riferimenti ai diversi capitoli della nosografia di quelle regioni, ci basta e siamo lieti di constatarne il successo, nonostanti le inevitabili limitazioni imposte dalle vicende belliche. Il basso quoziente dei rimpatri per inidoneità al servizio di guerra e per malattia e la mortalità non meno limitata fra le truppe nazionali ne costituiscono la prova i.rrcfutabile.

La testimonianza di tutti coloro che videro alla prova le truppe e gli operai dell'Africa italiana e li seguirono nelle loro vittorie e nel loro lavoro intenso e fecondo dimostrano che la Gente nostra bene selezionata e guidata

\


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

sarà perfettamente adattabile al clima africano. Ma la questione deli 'acciimatazione non è risolta compiutamente da questo esperimento, benchè sia senza precedenti, per le grandi masse cui si riferisce e per gli ottimi risultati rag-

giunti. Le norme della vita di guerra difatti, non sempre potrebbero trovare adeguata applicazione nella colonizzazione. La selezione sanitaria delle spedizioni e la disciplina igienica così vicina alle truppe operanti ed agli operai militarizzati, non astanti le limitazioni spesso gravi della guerra, costituiscono un complesso organico, ben coordinato di elementi favorevoli alla salute del soldato, che ne avvalora la resistenza organica, ma ben difficilmente può avere riscontro nella convivenza dei coloni immigrati con le loro famiglie, i cui elementi non hanno, di regola, <:guaii attitudini fisiologiche. Nè è da trascurare a tale riguardo il fattore psicologico del momento storico in cui tutta la Nazione è stata animata dalla forza morale che scaturisce dal Fascismo, mentre le sue Forze Armate hanno centuplicato le loro energie verso la più alta mèta segnata dal Duce. Fattore psicologico di costante ardimento che Ginevra non valutò mai, confidando invece nella esperienz.l tristissima delle guerre coloniali dei Paesi di oltre Alpe e illudendosi così di poter stroncare, con le sanzioni, la resistenza e la disciplina dell'Italia fascista .

Per la colonizzazione permanente si pre~entano adunque nuovi e non meno gravi problemi collegati al rendimento del lavoro, al consolidamento dell'acclimatazione ed alla efficienza demografica della popolazione immigrata. E' da considerare è vero, che gli Italiani, razza etnicamente sana, vigorosa, sobria, tempt ata da secoli alla dura disciplina del lavoro, hanno una tradizione atavica di forza colonizzatrice in tutte le regioni e in tutti i climi dd mondo. E il Duce, avviandoli a trovare in Africa il nostro posto al sole, sapeva di poter fare affidamento, non solo sulle energie e swla disciplina alimentata

del fascismo, ma anche su questa mirabile facoltà della nostra stirpe. Ma ogni preconcetto deve esser bandito dall'esame di un argomento così importante per la vita coloniale della Gente Nostra. L'esperienza militare, così bene riuscita, potrà servire di guida e di ammaestramento nella indagine e per le successive discipline norma ti ve. E forse più utile r endimento potrà dare una apposita indagine fra i nostri lavoratori che hanno trascorso in Africa un più lun.~o periodo di lavoro. E' pure certo che la vastità deli 'Impero consentirà una opportuna selezione fra gli emigranti secondo le condizioni climatiche delle diverse regioni. Nelle basse regioni a clima tropicale potranno difatti opportunamente essere adibiti g li uomini fisicamente e psichicamente più validi, atti alle funzioni di organizzazione, di sorveglianza e di governo delle varie attività economiche.


UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AFRICA

utilizzando più largamente la mano d'opera indigena. Per la massa dei forti lavoratori italiani invece ci sarà sempre posto negli altipiani più feraci, nei quali condizioni climatiche più adatte agevoleranno meglio la fondazione di nuovi centri di attività e di irradiazione della civiltà fecondatrice di Roma. Gli eventuali parziali insuccessi non devono scoraggiare le utili iniziative. Peraltro che sia possibile l'acclimatazione di grandi gruppi di popolazione europea nei climi tropicali, senza che ne venga danno alla loro salute ed alla loro fecondità, è dimostrato dali 'esperienza. La Colonia tedesca dello Espirito Santo nel Brasile, ad esempio, si è adattata bene a quel clima senza danno demografico. Conta 30.000 abitanti ed è in continuo sviluppo presentando la mortalità di appena 8,7 per mille e la natalità di 46,1 per mille. Uno studio profondo ed accurato, quale è stato proposto recentemente dalla R. Accademia dei Lincei, che valga, cioè, ad illuminare una così grave questione di fisiologia, di igiene del lavoro e di demografia per indirizzare bene la colonizzazione del nuovo Impero, si appalesa ad ogni modo necessario ed urgente. Ne trattava recentemente, con la sua alta competenza, il fisiologo dell 'Università di Torino, prof. Amedeo H erlitzka. E non è dubbio che tale studio sarà fatto presto e largamente sotto l'impulso del Regime, il quale può bene assumere la responsabilità del successo, che non è mai mancato alle sue iniziative, ora specialmente che nell'Impero va costituendosi un organismo sanitario permanente bene adeguato.

Conclusioni. La mortalità per malattie infettive e parassitarie rappresenta, è vero, la quota maggiore della mortalità generale per tutte le infermità, come si rileva ben palesemente dal prospetto statistico e dal diagramma alligati alla nostra relazione ufficiale, nei quali sono segnati i quozienti di mortalità delle diverse malattie secondo l'affinità nosologica. Ma si tratta sempre di cifre proporzionali assai modeste. I decessi per malatti,e infettive e parassitarie segnano difatti, nel complesso, dal luglio 1935 al 31 dicembre r936, la cifra di 700, la quale dà la quota di 2,76 su Io.ooo uomini presenti in media in Africa Orientale. Le infezioni tifo paratifiche, le febbri segnalate col titolo generico di febbri gastro reumatiche o tossi infezioni varie, la malaria, la dissenteria, la tubercolosi; le malattie trasmissibili, cioè, che dànno le quote più elevate d i mortalità, appartengono appunto alle categorie che risentono maggiormente delle deplorevoli condizioni :~mbientali suindicate, contro le quali l 'azione profilattica non sempre ha mezzi adeguati per una lotta integrale, massime in periodo di guerra. Ma anche questi quozienti specifici di mortalità sono


UNO SG UARDO ALLA GU ERRA DI AFRICA

notevolmente bassi, specit: in rapporto a quelli che risultano dalle relazioni delle guerre coloniali di altri Paesi. Le quali, come già abbiamo rilevato, non sono da paragonare alla nostra per la entità delle Forze Militari bianche im~g~ate. ~a mortalità per malattie comuni non desta nemmeno preoccupaztom grav1.

• •• Adunque da qualsiasi punto di vista si guardi la questione sanitaria della guerra dì Africa, dai rimpatri, come dalle denunzie delle malattie e dei decessi, il successo raggiunto si appalesa veramente eccezionale, forse più unico che raro, dal quale può ben trarre incoraggiamento e guida il progressivo sviluppo della colonizzazione. La opportuna selezione adottata come massima per il reclutamento nelle varie spedizioni; l 'apprestamento dei mezzi di difesa; l 'attività proficua di tutti i congegni di assistenza, di cura e di profilassi; le basi convenientemente allestite e dotate per ogni possibile sviluppo delle operazioni belliche; la bonifica igienica e l'assistenza medica, largamente fornite; tutte queste provvidenze si associarono concordi alla conquista militare del territorio favorendo nel contempo la conquista morale, pacifica della popolazione indigena. E quindi possono ben considerarsi come validi coefficenti del successo militare e politico. I servizi logistici, sotto la direzione e coordinazione dell'Intendenza, hanno funzionato perfettamente con prontezza, elasticità e aderenza ad ogni situazione, scrive il Maresciallo Badoglio. La parola del Comandante non ha bisogno di testimpnianza, ispirata come è sempre alla verità reale senza restrizioni, nè esagerazioni. Ma noi reputiamo doveroso rendergli l'omaggio della conferma, che risulta dai dati ricavati dal nostro studio. Così l'Etiopia è diventata italiana, non come preda di guerra, ma con la forza civilizzatrice del Littorio. E in quest'opera di redenzione fisica e morale che il Littorio va esplicando con lena crescente fra un popolo abbrutito dalla cieca tirannia del passato, rifulge oggi, come per l'addietro, come in ogni Colonia, la figura del Medico Italiano, che in tutti i settori del servizio sanitario si prodigò con coraggio, abnegazione e umanità, seguendo la nostra nobile tradizione, ispirata sempre dalle virtù congenite della stirpe, ora ritemprata al saldo clima del Fascismo. u La guerra è stata vinta da tutte le armi e specialità di ogni singola Forza Armata coordinatamente impiegate in terra e nel cielo, strette in unico fascio da potenti c sentiti vincoli di cameratismo, purissima emanazione dello spirito della Nazione fascista. u Ma a tutta la guerra ha partecipato l'intero Paese, sorretto sempre dall'alta parola animatrice del Re e Imperatore, guidato in ogni azione dal Duce. E tutti i Combattenti sentiva no sempre vicina l'ardente anima della Nazione.


r66

UNO SGUARDO ALLA GUERRA DI AfRICA

(( E' questo fascio di spiriti, il quale si chiama la Nazione fascista, che i· a con noi combattutto e unitamente a noi ha vinto integralmente e rapidamente la guerra ». Così scrive, esultante nella sua modestia, il Maresciallo. E noi ci inch iniamo riverenti dinanzi a Lui, lieti di constatare che alla vittoria delle armi si è accompagnata la vittoria dell'igiene.

I tristi ed auspicati prono:>tici dei competenti di oltre alpe ed oltre mare sulla durata e sull'esito della campagna sono stati smentiti dalla fulgida e rapida vittoria delle Armi e della Sanità. Cum sanitate virtus in armis. Il Veni, vidi, vici si è avverato in ogni campo, ancora una volta, agli ordini del Duce. (( L'Impero è stato conquistato col sangue del popolo italiano, sarà fecondato col suo lavoro e difeso con le sue armi ))' ha proclamato Mussolini. E già il Littorio procede trionfalmente su quelle terre inospiti, tra il favore delle popolazioni liberate, portandovi il tesoro della civiltà di Roma per la race feconda del lavoro. All'ordine del Duce è seguita immediatamente l'azione, anche su questa marcia, che procederà incessante con la stessa lena e la stessa fecondità. L'Italia fascista ha sbaragliato tutte le insidie, tutte le gelosie, tutte le .' avverstta. Ormai da mesi cc sugli spalti del sanzionismo mondiale è stata pure innalzata la bandiera bianca » . Ed ora: Hic manebimus optime con la forza e la giustizia che emana da Roma. Si inizia così l'era delle fortune imperiali dell'Italia fascista.

Roma, gennaio 1937-XV.

N. B. -

Ringrazio il Vice Presidente di questo Ufficio Centrale Dott. Edoardo Ligorio della affettuosa collaborazione e quanti dei Fasci femminili e degli Uffici Notizie Provinci~li, Comunali e Coloniali hanno de{/icato assidue e amorevoli cu1·e al Servizio Notizie, secondo le direttive dd Duce .


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO PRESSO LE DIVISIONI MOTORIZZATE Relazione al IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bucarest. giugno J937) Dorr. Carmdo MangaJJaro. tenenre colonnello medico, rclatore per l'Italia.

Premesse generali. La grande guerra 1914-18 fu definita, come è noto, una guerra di posizione, a causa della prolungata stabilizzazione del fronte di combattimento degli Eserciti contrapposti. La conseguenza di questa tattica fu il logoramento dei popoli che la sostennero ed una crisi economica, della quale si sono potute già apprezzare la gravità e la estensione, ma non si può ancora prevedere la durata. Tuttavia, una comtatazione è rimasta indubbia: anche la guerra rnonJiale ebbe inizio e finì come guerra di movimento, dimostrando che la guerra di posizione può scuotere gravemente la ricchezza e la resistenza morale dei popoli, ma non risolve un conflitto. Soltanto la guerra di movimento, assicurando in tempo relativamente breve la vittoria ad uno degli Eserciti, permette di dettare la pace, unico scopo per il quale tutte le guerre sono state sempre combattute. Questi principi sono stati il canone fondamentale dell'arte della guerr.t in ogni tempo, ma l'ordinamento e la particolare efficienza bellica degli Eserciti al principio del conflitto mondiale imposero una tattica che paralizzò le armate combattenti. E' perciò che da allora un'evoluzione ininterrotta si sta compiendo per dare alla tattica delle operazioni militari, in una guerra futura, una condotta diversa da quella seguita precedentemente. Orbene: il Servizio sanitario è strettamente legato, per il suo funzionamento, alla tattica; perciò la sua organizzazione deve essere, ad ogni momento, adeguata alle diverse forme della guerra. Questa premessa ci conduce a dover conoscere sommariamente quale è ii perfezionamento raggiunto dalla tecnica militare. La vita moderna è dominata dalla velocità ed è naturale pertanto che il significato pratico del motto del Maresciallo De Saxe: « Il segreto della guerra è nelle gambe dei soldati », sia ormai sorpassato del tutto e si cerchi di dare agli Eserciti mezzi che consentano di far compiere, a grandi masse di uomini, movimenti rapidi ed estesi. Tutte le Nazioni mirano ad aumentare la potenza del movimento di grandi unità tattiche, per intraprendere, :d l 'i ni zio delle ostilità, operazioni militari, rese possibili dalla loro facile


168

(}R(; ANIZZ:\ZlONE E FUNZIONAME:-1TO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

manovra. Pertanto la trazione automobile è applicata non solo al trasporto degli uomini, ma ai mezzi di ogni natura, armi, munizionamenti e servizi immediatamente necessari all'impiego di una determinata unità di combattimento. Fra questi mezzi di trasporto, alcuni sono particolarmente costruiti per il combattimento e sono dotati di armi, altri sono impiegati per i trasporti ordinari. I primi possono marciare su qualunque terreno: i secondi soltanto attraverso a vie o piste rotabili Quando la grande unità ha un certo numero di elementi motorizzati, mentre una parte degli uomini e dei servizi non ha mezzi meccanici di traslazione, si ha la unità celere. La Divisione motorizzata, invece, costituisce una grande unità a trasporto meccanico totale. Appare evidente il vantaggio stxategico, in quanto la grande unità, marciando su rotabile, può compiere tappe giornaliere fino a 150 chilometri e può consentire ai Comandi l'impiego in combattimento di riserve capaci di entrare subito in linea e di sostenere la battaglia: o di riparare celermente alle conseguenze di una crisi in un punto determinato: o di sfruttare rapidamente il successo ottenuto, magari facendo compiere una marcia profonda alle spalle del nemico con una massa di armati e di armi capace di sviluppare un considerevole volume di fuoco. Con questi mezzi i Comandi potranno essere messi in grado di compiere operazioni di sorpresa, le quali si svolgeranno con una brevissima preparazione e con una grande celerità. E ' facile rappresentarsi le difficoltà per il Servizio sanitario. Un altro fattore è d'uopo prendere in considerazione, ed è il continuo progresso tecnico dell'armamento, inteso come accresciuta azione vulnerante delle armi da fuoco, per la rapidità e la portata del tiro. L'automatismo delle armi tende a diffondersi, tanto da far pensare che si potrà giungere presto all'armamento individuale automatico. Inoltre, la meccanizzazione di talune armi da fuoco su carri blindati, capaci di percorrere qualsiasi terreno, consente di fare giungere sulla linea di battaglia strumenti di una straordinaria efficacia offensiva, i quali, costituendo quasi una barriera di ferro e di fuoco, favoriscono l'avanzata delle truppe combattenti. Le grandi unità motorizzate annullano quindi nelle varie contingenze di impiego l'ostacolo della distanza, per la possibilità di compiere spostamenti rapidi e profondi e possiedono, nello stesso tempo, una considerevole potenza offensiva. Però se le armi motorizzate e blindate possono muoversi su qualunque terreno, i mezzi di trasporto per le truppe e per taluni servizi indispensabili ad alimentare la battaglia non hanno eguale possibilità. Inoltre, è da considerare in quali circostanze e sino a quale limite, rispetto alla natura del terreno e specialmente alla condotta di fuoco dell'avversario, è possibile alle truppe di seguire i movimenti delle Jrmi a trazione meccanica; perciò i cultori di arte militare ritengono che la motorizzazione dà effettivamente alle armate una mobilità mag~iore del passato, la quale favorisce ]o svolgimento della manovra, ma non influisce molto nella tattica della bat-


ORGA:-.11ZZAZIONE E FUNZIO:'-IA MEN TO DEl. SERVIZIO CHIRURC ICO ECC.

169

taglia. Il fuoco è sempre l'elemento decisivo, così come l'occupaz:one effettiva del terreno, fatta dalle truppe, è il segno tangibile della vittoria. Queste elementari nozioni devono essere fermamente tenute di mir:~ nella organizzazione del Servizio sanitario delle Divisioni motorizzate, al fine di non essere fuorviati da concezioni poco realistichc nella esposizione delle norme che devono guidarci alla pratica applicazione di compiti così delicati e di altissimo valore umanitario e wciale, quali sono i nostri. Al progresso tecnico dell'armamento sembra logico che debba conseguire una maggiore capacità vulnerante delle armi stesse. Due quesiti, pertanto, si affacciano subito alla nostra mente: 1o - l'indice medio delle perdite per ferite sarà, in una guerra futura , maggiore di quello che è stato raggiunto nella guerra 1914-18 ? 2° - la gravità delle ferite sarà maggiore e sarà pure maggiore il numero proporzionale dei feriti gravi rispetto al totale dei colpiti ?

L'it1dice delle perdite per ferite sarà in una guerra futura maggiore di quello eh ~ è stato raggiunto nella guerra 1914-18? 1 dati statistici hanno una importanza notevole per il Servizio Sanitario, perchè servono come punto di partenza per la preparazione dei mezzi da impiegare nel futuro. E ' tuttavia difficile valutarli con esattezza e perciò le cifre devono essere eomiderate sempre approssimative. E ' bene dire subito che, parlando di perdite, noi intendiamo riferirei soltanto ai morti e feriti a causa di mezzi di offesa bellica. Se confrontiamo le medie delle peròite di alcune guerre antiche, possiamo, a ·tutta prima, essere indotti a ritenere che esse siano diminuite col progressivo perfezionamento dei mezzi di offesa bellica. Ad esempio: nella battaglia di Canne i Romani perdettero il 92 n;, dei combattenti. N ello scontro fra 103.ooo Polacchi e 83.000 Templari a Tannenberg, nel 1400, soltanto gli uccisi raggiunsero l'indice 42 %. A Zorndorf, nel 1758, nella battaglia fra Prussiani e Russi, su un totale, fra i due Eserciti, di 8s.ooo uomini, vi fu il 32 % fra morti e feriti (r3 ~;. morti, 19 °~ feriti). Nell e guerre Napoleoniche le perdite (uccisi e feriti) furono, in m eOl ( lIJ, 24,4 .,. G li Inglesi, nella guerra di Spagna (18xo-I8r3), con un Esercito di circa 5o.ooo uomini, ebbero il 16 % di perdite per fuoco. Nella guerra di Crimea ( 1854-55), le perdite per ferite si ridussero al 13 °;,. Rispetto agli effettivi di ciascuna armata, i Francesi raggiunsero il 13 '?{,,gli Inglesi 1'8 %, i Russi il 10 %. N ella campagna d 'Italia, del 1859, la media fu del 12,3 ?{,.


170

ORGAN IZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DF.L SERVIZIO CH IRURGICO El"C.

A Sadowa, nel 1866, vi fu il 14,6 'X> di perdite e nella guerra Francohussiana 1870-71 il 13,3 %. Però le perdite così calcolate rappresentano la sintesi di una intera campagna, senza tener conto del numero variabile e della durata delle battaglie, delle posizioni occupate in ciascuna ba"ttaglia dagli Eserciti contrapposti, dell'esito del combattimento, della condotta delle operazioni militari, ecc. Nella guerra dei 30 anni vi fu, in media, una battaglia ogni tre anni: in quella dei 7 anni una battaglia ogni biennio. Per contro, nella guerra Franco - Prussiana (r87o-7r), dal 4 agosto al 1° settembre 1870 vi furono dieci combattimenti e in questo breve tempo i morti e i feriti rappresentarono, per entrambi gli Eserciti, quasi la metà del totale delle perdite dell'intera campagna. Alla battaglia di Rezonville i Prussiani in 12 ore ebbero il 21 % fra uccisi e feriti, della forza presente al combattimento e a Gra.velotte il 19,57 %. Ma se si osservano le perdite di una determinata Divisione o della sola fanteria, in un particolare episodio, si constata invece che l'indice delle perdite fu maggiore a Gravelotte anzichè a Renzoville. Infatti, la seconda Divisione della Guardia Prussiana in sole sei ore di combattimento perdette il 28,7 % della forza impegnata nell'azione e la sola fanteria nell'attacco di St. Privat ebbe il 35 % di perdite. Lo stesso fatto si era già constatato nella campagna del 1859, nella quale in ciascuna battaglia (Montebello, Palestro, Magenta, Melegnano, Solferino) l'indice delle perdite fu alternativamente maggiore o minore di quello riassuntivo della intera campagna, con differenze notevoli fra gli Eserciti contrapposti, talora in rapporto evidente con le posizioni occupate e con l'esito della battaglia. Per la guerra Russo- Giapponese, 1904-05, il Matignon ha scritto, riguardo a quest'ultimo Esercito, che le perdite probabili sul campo di battaglia erano state previste, basandosi sui risultati della guerra Franco-Prussiana, intorno al 25-30 %, ed ha aggiunto che l'esperienza aveva fatto ritenere esagerati questi calcoli. Infatti, nella battaglia di Moukden vi furono in cifra tonda 16.ooo morti e 53.000 feriti. L'indice medio delle perdite, per i soli feriti, è stato 16.o8 %. Però, mentre la 4" Divisione ha avuto il 5,8 'X, di feriti, la 5" e 1'8a hanno raggiunto circa il 26 o/., . Questa sensibile differenza nelle perdite fra le grandi unità impegnate in uno stesso combattimento si era già verificata nella battaglia di Liao- Yang e in quella di Pékao- T ai, nella qu::~le da un minimo di 8 % della 5' Divisione si giunse ::1 un massimo di 30,9 ~~. della brigata Kobis. Questi rilievi confermano ancora la osservazione fatta più innanzi: il calcolo delle perdite è molto approssimativo non solo quando la media è riferita a una intera campagna di guerra, ma anche quando è riferita a unità piccole o grandi, le quali hanno partecipato ad una stessa battaglia e per l'intera durata di <..JUCsta.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

I7I

Previsioni delle perdite prima della guerra 1914-18 e considerazioni sui dati statistici riguardanti alcuni Eserciti.

Le previsiorù delle perdite, morti e feriti, prima della guerra 1914-18, erano del 25-30 % della forza effettiva per l 'Esercito francese. Questi dati erano già stati discussi e messi in rapporto con l'adozione del fucile a tiro rapido, fino dal x8~p, da Heuyer. Per gli Eserciti tedesco e austriaco Fischer, Habart e Grossheim, intorno alla stessa epoca, ritenevano di fare ascendere fino al 37 '}{) le perdite per una Divisione di fanteria, mentre davano, come media totale, dal 22 al 30 %. In Italia Tosi e Imbriaco avevano ritenuto probabile una media fra il 20 e il 25 ?~ : successivamente le previsioni erano state ridotte al 15-20 % in terreno pianeggiante, al 12-15 % in terreno montuoso. Non è ancora facile, dopo quasi venti anni dalla fine della guerra, esporre dati che non siano soggetti a variaziorù e critiche, perchè anche le perdite comunicate da documenti ufficiali hanno dovuto essere spesso rimaneggiate. Talvolta, le indagini statistiche eseguite da studiosi hanno dato risultati che differiscono sensibilmente dai dati raccolti dali' Autorità militare. La eccezionale durata della guerra ha intanto consentito il ricupero degli invalidati per ferite e per malattie, talchè una percentuale non trascurabile di individui è stata più volte ferita. Invero, dal nostro punto di vista, interessa soprattutto conoscere il numero totale dei feriti, perchè questo indica la efficienza delle offese nemiche; ma è indubbio che, dal punto di vista demo· grafico, si giunge così ad una valutazione complessiva delle perdite, effettivamen ;:c subìte da un Esercito, superiore a quella reale. Nelle guerre passate, se il ferito e il malato avessero dovuto tornare nelle file dell ' Esercito operante, gli indici totali delle perdite, riferiti come ora ad una cifra costante, quale è. il numero dei mobilitati, sarebbero anche allora risultati molto più alti. Comunque, il ricupero degli uomini e il loro nuovo impiego in combattimento non diminuisce il significato dello sforzo sostenuto dai popoli in guerra, chè anzi esalta il sacrificio personale dei combattenti. Osservando la media delle perdite in ciascun anno della grande guerra si nota, inoltre, una progressiva diminuzione, mano a mano che si va verso la fine delle operazioni militari. Poichè non si può affermare che negli ultimi mesi fosse diminuita la intensità dei mezzi di offesa, mentre vi è stata una diminuzione assoluta nel numero dei feriti e dci morti, può essere lecito pensare che tale fatto non dipendesse del tutto dalla mutata condotta delle operazioni militari (guerra di movimento) ma vi concorresse una maggiore conoscenza dell'arte della r uerra, specialmente da parte di coloro che erano stati in precedenza feriti una o più volte, perchè potevano mettere in pratica, con sano criterio, accor~ menti i q uali. senza diminuire il loro spirito combattivo e la capacità of-


172

ORGANJZZAliONE E FUNZION:\MENTO IJEL SERVIZIO CHIRURG ICO ECC.

fensìva delle armi, permettevano dì sfruttare, in modo migliore, le risorse èclla difesa; in altri termini, la lunga durata della guerra diminuisce l'aggressività degli Eserciti, intesa nel senso che diventa meno inconsapevole da parte dei singoli lo sprezzo del pericolo. Gini e Livi, che hanno fatto un pregevole studio per stabilire la media dei pluries- feriti nell 'Esercito italiano, hanno scritto che durante la offensiva austriaca del 1918, sul nostro fronte, e l'offensiva italiana de1l 'ottobrenovembre dello stesso anno, che condusse alla vittoria, il 20 % dei combattenti portava i segni di lesioni già sofferte. Nè si deve trascurare un altro fattore per spiegare la dimi nuzione delle perdite verso la fine di una lunga guerra: i Comandi sono fatalmente indotti, per ovviare alla costante diminuzione degli uomini , a tutelare di più la vita dei combattenti nello svolgimento delle azioni belliche: tutela che deriva da una migliore preparazione tecnica delle truppe, da un accorto avvicendamento dei reparti in linea, d a una migliore conoscenza della tattica del nemico e dei suoi mezzi, al fine di predisporre, con metodo rigoroso, la offensiva e la difesa. E ' opportuno ripetere, quindi, che la determinazione del numero dei morti e dei feriti nella guerra mondiale è stata una impresa assai ardua e che i risultati ottenuti devono essere giudicati approssimativi.

Perdite dd maggiori eserciti durant~ la guerra 1914-18. I dati che citeremo sono quelli ormai ritenuti P.ìù attendibili. Poichè, per il quesito del quale ci stiamo ora occupando, interessa p iù di tutto conoscere l'indice medio dei feriti, citeremo soltanto questo, essendo naturale che l'indice degli uccisi possa specialmente essere messo in rapporto con la maggiore frequenza della gravità delle ferite. EsERCITO FRANCESE.

Il numero dei feriti, dall'agosto del 1914 all'II novembre 1918, è stato calcolato a circa 3.ooo.ooo, dal Toubert, il quale ha ritenuto questa cifra relativamente scevra di errori, rappresentando il totale ricavato dalla somma dei feriti sgomberati, durante la guerra, sugli ospedali della zona delle armate e sugli ospedali territoriali. Lo stesso Toubert afferma però che per registrazioni ripetute nelle formazioni sanitarie e per altre inevitabili cause di errore, la cifra, da alcuni, è ridotta a poco più di due milioni. Se mettiamo in rapporto la cifra massima e la minima dei ferit i con quella complessiva dei mobilitati, 8.410.000, otteniamo, ri spettivamente, una media di 35,67 e 23.80 feriti per ogni 100 mobilitati . D 'altra parre, si sa che la forza effettiva presunta sul fronte francesf: non ha mai superato i tre m ilioni di uomini, d ei quali il J O o:. si calcolava


ORGANIZZAZIONE E FUNZIO:--Ji\ME!'\TO DEL SERVIZIO CIIIRURG ICO ECC.

173

fossero impiegati nei servizi e il 90 'X, erano combattenti. Di questi, però, si contava che, per ogni tre soldati che prendevano veramente parte alla battaglia, uno era impiegato al servizio dei tre combattenti. Queste considerazioni dimostrano subito quanto sarebbe erroneo ritenere esatta la percentuale dei feriti, ottenuta riferendo il totale di questi alla forza mobilitata e si potrebbe essere facilmente indotti a ritenerla inferiore alla media dei feriti avuta in ciascuna battaglia, calcolata in base alla forza che vi ha preso parte. Così, però, non è, perchè nel totale pitt alto dei feriti, preso in esame, sono computati due o più volte anche coloro che avevano riportate lesioni in precedenti battaglie, il numero dei quali non è stato trascurabile, essendo salito, secondo Toubert, ad un massimo di 21,03 ib nel 1917, valutazione che ci sembra più attendibile di quella raccolta in un documento della Camera dei Deputati dall'on. Marin, che fa giungere tale indice al 33 '}{, . E' impossibile affermare se il coefficiente dei militari già feriti che partecipavano ad una battaglia basti a compensare quelle cause di errore che, a tutta prima, sono apparse così notevoli fra l'apprezzamento assoluto e relativo della media 35,67 %, tanto più che tale coefficiente non può essere ritenuto costante per tutta la durata della guerra. Ma vi è ancora un 'altra osservazione da fare. Il numero dei feriti dato dal Toubert è ricavato dal totale dei ricoverati negli ospedali; non vi sono perciò compresi i feriti rimasti in prigionia e i feriti curati dai Corpi. Se si può ritenere che il numero dci primi non muti, in modo considerevole, la media ottenuta non è così per i secondi. Gini e Livi hanno calcolato che nell'Esercito italiano il rapporto dei feriti curati ai Corpi, rispetto ai feriti inviati agli ospedali, sarebbe stato per il biennio 1915- 16, del 20 cy., . Questo coefficiente, per la personale lunga esperienza di servizio prestato presso reggimenti di fanteria, ci sembra molto elevato. Ci appare più verosimile anche per il nostro Esercito la media II %, oata per l 'Esercito tedesco, alla fine deli 'ottobre 1917, da << Statistics of the Military effort of the British Empire>). · Questi ultimi dati hanno pure essi particolare importanta per il funzionamento del servizio chirurgico del posto di medicazione, perchè più è grande la densità dei feriti e più diminuisce la possibilità dj talune pratiche chirurgiche, come avremo occasione di vedere in seguito. Il valore approssimativo da attribuire alle medie, appare ancora evidente se esaminiamo le perdite per ferite di una grande battaglia offensiva sul fronte francese, durante la guerra di posizione del 1917, ad esempio, l'offensiva dell'Aisne. Vi furono impegnate due Armate, 5.. e 6\ della forza complessiva di circa mezzo milione di uominj. Ciascuna Armata era composta di quattro Corpi d'armata. Orbene: la 5" Armata ebbe in cinque giorni 26.145 feriti, cioè il 10,50 % della forza totale. Però, mentre il V Corpo d'armata ebbe 3-955 feriti, il XXXII ne ebbe 9·934; poichè era uguale iJ numero delle Divisioni che formavano i singoli Corpi d'armata, è da presumere che fosse uguale la forza effettiva totale di circa 6o.ooo uomini. Pertanto, mentre il V Corpo


174

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

ha avuto 65,9 feriti per ogni 1000 uomini , il XXXII ne ha avuti 165, con un rapporto relativo fra i due Corpi d'armata da 1 a 2,5. La 6' Armata ebbe nello stesso limite di tempo 13.997 feriti. Il Corpo d'armata che ne ebbe di meno fu il I coloniale, con 1.959, cioè 32,69 •...o della forza effettiva; il massimo delle perdite toccò al II Corpo d'armata metropolitano, con 5..8oo feriti, cioè 96,76 °/oo. Il rapporto di relatività fra questi due ultimi Corpi d'armata, è di 1 a 2,96, pur essendo minore rispetto ai precedenti, la cifra assoluta delle perdite. Poichè. la mobilità e l'armamento delle Divisioni motorizzate hanno lo scopo precipuo di fare prevalere n eli 'impiego tattico la guerra di movimento, è interessante esaminare per lo stesso Esercito francese quale è stata la media dci feriti nelle battaglie offensive di movimento, alla fine della guerra, per le deduzioni che potremo essere indotti a fare intorno al quesito proposto. La 1' Armata, 240.000 uomini in cifra tonda, costituita da quattro Cor·pi d'armata, che fu impegnata nella battaglia di Montdidier (8-12 agosto 1918) ebbe 8.410 feriti, cioè 35,04 •f~· della forza totale; la stessa Armata, nella battaglia di Saint Quentin, allorchè spezzò la linea di Hindenburg, ebbe in un mese, dal IO settembre al IO ottobre 1918, n. 5.838 feriti, cioè il 24,32 °1.... della forza totale. Esaminando le medie dei feriti in entrambe le battaglie, distintamente.,. per il Corpo d'armata che ebbe le perdite maggiori, queste ascendono, rispettivamente, al 48,3 °{uo e al 38,4 • ,,n, calcolando a 6o.ooo uomini gli effettivi di un Corpo d'armata. Mignon ha scritto che, durante tutta la sua marcia gloriosa fino alla vittoria, le perdite più elevate che la 1" Armata subì, furono registrate al paSsaggio dell'Oise, con 9.809 feriti . Poichè però, furono cinque i Corpi d'armata che parteciparono all 'azione, la media è del 32,66 "loo della forza complessiva dell'Armata. Le perdite del Corpo d'armata che ebbe il numero ma.?'giore di feriti, raggiunsero il 39,64 "1nn , considerando sempre di 6o.ooo uomin i la forza effettiva. EsERCITO INGLESE.

Secondo cc Statistics of the Military effort 11 gli effettivi mobilitati, finoall'n novembre 1918, sono stati i seguenti : per le Isole Britanniche 5·704.416 e per i possedimenti di oltre mare 2.88r.786, con un totale di 8.586.202. Il numero degli ospedalizzati per ferite fu 2.090.212, che, m esso in rapporto. con il totale dei mobilitati, rapprese!1ta 24,30 feriti su 100 mobilitati. Per brevità, riteniamo opportuno non ripetere le osservazioni già fatte a proposito dell'Esercito francese sulle cause di errori nella val utazione d ell'indice medio assoluto. Esamineremo soltanto le perdite per ferite, di due battaglie simultanee, Arras e Vimy Ridge, che furono combattute nell'aprik T9T7, rispettivamente dalla 3. c dalla Armata inglese.

s.·


O RGANIZZAZIONE E f UNZIONAM ENTO DEL SERVIZIO C I-IIRU RGI CO ECC.

175

La 3• Armata era costituita da quattro Corpi d'armata e dal 9 al 13 aprile ebbe 19.370 feriti, con un massimo raggiunto nelle prime ventiquattro ore di 10.162. Rispetto alle Divisioni impegnate nel combattimento, il maggior numero di feriti nel primo giorno toccò alla so• con 948. Attribuendo alla Armata una forza effettiva di circa 240.000 uomini, l 'indice medio dei feriti è stato ddl'o,7o ' "" della forza totale, e di questi oltre la metà nel primo grorno. La s• Armata ebbe, dal 9 al 13 aprile, 8.488 feriti, con un massimo, nel secondo giorno della battaglia, di 3·95I. Unità dell'Esercito inglese combatterono anche :sul fronte italiano. Alla battaglia della Vittoria, sul Piave (1918), parteciparono due Divisioni britanniche. Durante le operazioni che condussero le truppe al di là del fiume, spezzando la linea nemica, dal 26 ottobre al I " novembre 1918 le Divisioni britanniche ebbero I .269 feriti. Calcolando a 3o.ooo gli effettivi, la media delle perdite per ferite fu del 42,30 °foo· E s ERCITO ITALIANO.

l dati che riferiremo, sono presi dal volume La forza dell' Esercito, compilato dall ' Ufficio statistico del Ministero della Guerra (anno 1927) il quale contiene una premessa che è utile riportare: (( n volume esce in bozze di stampa, perchè sia ribadito il concetto che solo a pubblicazione avvenuta di tutti gli altri volumi della statistica dello sforzo militare itali ano nella guerra mondiale, sarà possibile, dall 'opera critica e di comparazione dei vari dati, addivenire ali 'ultima epurazione di eventuali mende che possono essere sfuggite nella compilazione di questo lavoro n. Gli effettivi totali mobilitati per l'Esercito furono 5_.728.277. Di essi, 4·199·542 passarono per l'Esercito Oferante nei var1 anni di guerra. Dal luglio al novembre 1918, sui principali fronti di guerra, italiano, francese, albanese e rn~cedone , gli effettivi furono 2.180.573, dei quali 1.987.078 (91,1 %) sul fronte italiano. Di questi, il 50,1 '}{, apparteneva ali ' Arma di fanteria. I feriti denunziati dallo Stato Maggiore sono stati 95o.ooo, i quali in rapporto con il totale dei mobilitati rappresentano il r6,57 'l(,. N on sono compresi nel computo generale i feritj rimasti in prigionia, calcolati approssimati\'amente a circa 40.000 e i feriti curati ai Corpi. N on fu certo meno aspra la lotta nè meno agguerrito che altrove il nemico; ma una gran parte del fronte italiano si estendeva in zona montana e l'esperienza di tutte le guerre ha dimostrato che la media totale delle perdite è risultata sempre più bassa di quelle combattute in pianura. Durante il periodo di sosta invernale di operazioni militari, un'Armata italiana, che era dislocata in alta montagna, ebbe un minimo di 0,09 % feriti, rispetto alla forza totale (Santucci).


176

ORG:\ N IZZAZIO NE E f-UNZION AMEN TO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

Per contro, nella 3.. battaglia dell'Isonzo, combattuta dal 31 ottobre al 10 novembre 1915, la 2 .. e 3" Armata italiane ebbero, rispettivamente, le seguenti perdite: Perdite .,.., for7;a effettiva 2" Armata. 24.800 3" Armata . 42.200 Totale Totale perdite di soli : ferì ti morti . png1on1en. dispersi

44·290

% forza effettiva 14.59

10·736 2-351 9·613

Il Santucoi nella relazione presentata al Il Congresso internazionale di medicina e farmacia militare comunicò i seguenti dati di perdite, riferiti ad alcune importanti battaglie dell'Esercito italiano: nel 1915: presa del S. Michele: feriti 20,73% della forza totale; nel 1916: operazioni del Trentino: da un minimo di 8 % a un massimo di 20 '}t della forza totale: media 14 'Yv ; nel 1917: operazioni offensive per la conquista del Monte Santo, V odice, Kuch: indice medio massimo di 50 % feriti sulla forza totale, in tal une giornate di cruentissimi combattimenti. La 3" Armata, durante il 1917, raggiunse un massimo di 56,43 % di feriti della forza totale deli 'Armata. Questi ultimi coefficcnti altissimi di perdite, se riferiti a unità battaglione e reggimento, si ebbero con frequenza presso tutti gli Eserciti. Messi in rapporto con la forza effettiva di grandi unità, furono sempre l'esponente di particolari situazioni critiche offensive o difensive e soltanto per limiti di tempo assai brevi; non possono perciò essere considerati come medie approssimative per l'intero ciclo operativo di grandi battaglie che con alternative di azioni belliche, più o meno intense, durarono talvolta uno o più mesi e raramente rimasero circoscritte ad un particolare settore. Inoltre CJUando le operazioni si protrassero a lungo fu così ingente e continuo l'affluire di complementi, accompagnato spesso dali 'avvicendamento in linea di grandi unità, che l'apprezzamento delle perdite gravi subite dagli eserciti contrapposti può soltanto essere valutato dal computo totale. E s ERCITO AMERICANO.

Gli uomini sbarcati in Francia, registrati dal Quartiere generale del Corpo di spedizione, furono 2.039.329. Di CJUesti, negli anni 1917-r8, passarono per l'Esercito operante in linea 1.046·533· I feriti, secondo Gilchrist, furono 234.300; messi in rapporto con il totale generale della forza del Corpo di spedizione rappresentano l'n°/oo.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DF.L SER VlZI O CH IRURG ICO ECC.

177

Secondo << Medicai and casualty statistics ))' part 2, table 109, i feriti furono, compresi i gassati, 224.089. Sottratti questi ultimi, come per gli altri Eserciti, si riducono a 174.2~ (table I 15) e la media complessiva delle perdire discende a 8,15 %. L'Esercito americano prese parte alle operazioni militari della grande guerra per un periodo di tempo che equivale a meno della metà dell'intera durata di essa. E' stato perciò assai minore j} coefficiente di ripetizione nella registrazione dei feriti più volte. Inoltre necessità di addestramento non consentirono, in principio, un impiego incondizionato deJle sue unità. N el 1918, allorchè prese pienamente parte alle operazioni militari, ebbe inizio e sviluppo la tattica di movimento che, come si sa, ridusse la media delle perdite. Per questo complesso di circostanze risulta poco elevata, rispetto agli altri eserciti alleati, la media dei feriti. EsERCITO 1 EDEsco.

Sul numero totale dei mobilitati dell'Esercito tedesco vi sono discordanze, anche di carattere ufficiale, piuttosto notevoli. L'Ufficio Storico del Ministero della Guerra fa ascendere i mobilitati a r3-387 .ooo. Statistisches Jahrbuch fiir das Deutsche Reich (1921-1922) ne ha denunziati 13·250.000. Gilchrist ne ha dato I I milioni. Sanitatsbericht iibc:r das Deutsche H eer in Weltkriege, 1914-18 III Band, Berlin 1934, conferma la cifra dell 'Ufficio Storico: perciò esporremo i dati di quest'ultima pubblicazione. · All'inizio della guerra poco più di due milioni e mezzo di uomtm si trovavano nell'Esercito operante su tutti i fronti; il numero si elevò a 5.028.6oo nel 1917-18. I feriti sono stati 4.814·557, compresi 8o.ooo gassati. Sottraendo i gassati e riferendo il resto al numero dei mobilitati, vi sono stati 35,96 feriti su ogni 100 mobilitati. Affinchè si possano apprezzare le solite cause di errore in rapporto con la ripetuta registrazione dei feriti più volte, è opportuno tener conto che, fra i ricoverati in ospedali per ferite, furono ricuperati 530 "/oo. Le perdite più considerevoli per l'Esercito tedesco si ebbero nella battaglia della Marna e poi sull'Iser, a Miinster, ad Arras. l morti, i dispersi e i prigionieri furono 174,6"/oo e i feriti e i malati 457,8° /oo. Poichè nei giorni di battaglia i malati raramente superarono la proporzione di 1/3 rispetto a 2/3 di feriti, se ne deduce che in quelle battaglie le perdite per ferite raggiunsero circa il 30% della forza impegnata. ' Nell'ultimo anno di guerra le perdite assolute furono maggiori che nel primo, ma rispetto agli effettivi, assai inferiori, non avendo superato 101,2'/oo. 4 -

Giorno/~

di medicina militare.


178

ORC:ANIZZAZIONE E FU>JZIO>JAME~TO I>EL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

EsERCITO AUSTRO-UNGARICO.

Gilchrist dà le seguenti cifre per l'Esercito austro-ungarico: mobilitati 7.8oo.ooo; feriti 3.62o.ooo. Statistisches jahrbuch ecc., citato precedentemente, fa ascendere a 9 milioni i mobilitati e vi è da presumere che sia più attendibile questa seconda ciira, essendo conforme a quella denunziata da Die Totenverluste der ost-ung - Monarchie, nach Nationalitatcn, del reparto statist1co deli 'Ufficio di Stato dell'Austria tedesca. Vi è inoltre da notare che fra i feriti sono stati compresi i gassati, i l numero dei quali non si può precisare. Non deve tuttavia essere stato elevato, specialmente per le armate sul nostro fronte, non avendo mat fatto, l'Esercito italiano, attacchi con nubi d] gas, emanate da bombole, ed essendo stata, <:ome si sa, poco efficiente t'azione offensiva dei proietti caricati a gas. Il rapporto fra il totale dei mobilitati e i feriti è stato 40,22%. In quella stessa battaglia deli'Isonzo (31 ottobre, 10 novembre 191')) della quale abbiamo riportato le perdite avute dall'Esercito italiano, la s• Armata austro-ungarica e una Divisione schiitzen ebbero 42.ooo morti, feriti e dispersi; i soli feriti furono 27.000 (16,8% della forza effettiva). Nella offensiva della primavera 1916, denominata la « spedizione punitiva" contro gli italiani, dal 15 maggio al 1° giugno, su una forza effettiv.1 di 220.000 uomini, gli austriaci ebbero 2}000 feriti, cioè 10 4,54°/oo·

Conclusioni riguardanti le perdite della guerra 1914-18. L'esame dei dati esposti ci conduce alle seguenti conclusioni: a) le perdite per ferite nella guerra 1914-18, messe in rapporto con le ingenti masse di uomini mobilitati e per tutta la durata della campagna, non sono state inferiori alle previsioni fatte molto tempo prima dagli studiosi; b) le perdite per ferite, nel primo giorno di una battaglia hanno spesso superato la metà del totale avuto entro i quattro giorni, nei guaii, di solito, il primo urto si è esaurito; c) le perdite per ferite, in rapporto con la forza media totale dell e armate, in ciascuna battaglia, sono state inferiori alle medie previste, se riferite alla intera durata della battaglia; d) le perdite per ferite delle minori unità di combattimento hanno raggiunto le previsioni massime, ammesse in precedenza e sono state, con frequenza, superate nella unità battaglione; e) le perdite per ferite, in guerra di posizione, sono state più elevate,

in modo assoluto e relativo, rispetto alle perdite avute in guerra di movimento.

( Cotztinua).


LABORATORJO DI MICROBIOLOGIA DELLA SANIT A MILlTARE - ROMA

SULLA DIAGNOSI SIEROLOGICA DELLA SPIROCHETOSI ITTERO-EMORRAGICA Prof. Ugo Reitano, maggiore medico, direttore.

Nello scorso mese di dicembre il prof. Mino, medico primario dell'ospedale di Vercelli, mi accennò ad alcune sue ricerche clinico-epidemiologiche su una particolare forma morbosa, che aveva colpito un gran numero di lavoratori delle risaie del Vercellese, e per la quale egli aveva fondati sospetti che si trattasse di spirochetosi ittero-emorragica. Poichè le indagini per mettere in evidenza o isolare in cultura dai malati l'agente eziologico non sembra che fossero riuscite del tutto soddisfacenti, indagini sulle quali tuttavia non ho avuto notizie precise (I), il prof. Mino m 'interessò perchè volessi compiere delle prove di accertamento su un certo numero di sieri di sangue, tratti dagli individui in questione, già degenti nel suo ospedale. I 20 sieri, ricevuti da Vercelli, erano accompagnati rispettivamente da un breve riassunto clini'co. Un gruppo di sieri (6) proveniva da individui che avevano presentato ittero manifesto, un altro gruppo (3) era stato ricavato da lP· in cui era stata notata solo una lieve tinta itterica delle sclere, e un terzo gruppo infine (I I) apparteneva a malati senza ittero. Dai pochi dati clinici che ho ricevuto si rileva che la malattia, a carattere epidemico, si manifestò nel! 'autunno dello scorso anno, e che vi fu un gruppo di sintomi pressochè comuni a tutti i casi, con piccole variazioni, ed un altro gruppo diverso da caso a caso. All 'inizio, malessere improvviso, brividi, cefalea, mialgie diffuse, astenia, anorressia, temperatma febbrile; la milza palpabile in un gran numero di casi, pelle urine presenza di albumina, da un velo a quantità discrete. Decorso benigno. In una serie di casi l'ittero apparve in 2'- 5" giornata ed ebbe durata varia, in altri fu osservata una lieve rinta itterica alle sclere, ed in altri ancora la malattia decorse senza ittero. In parecchi casi nell'urina vi erano cilindri ialini e granulosi; frequente l 'urobilinuria; pressochè in tutti vi era bilirubinemia, ma in quantità diversa da caso a caso. Il decorso e la durata della febbre non fu uniforme; in genere però si mantenne modica, raggiungendo i 4o<' in pochi casi. Solo in tre casi si verificò un brusco rialzo termico dopo un periodo afebbrile o subfebbrile. Non v'è notizia di emorragie e di particolari esantemi; in nessuno si manifestarono ( r) Durante b correzione delle bozze mi è pervenuta b comunicazione faua dal prof. Mino .rll"Acc.acicmia Medica di Torino: da essa risulta che in qualche c:.so si ehbero risultati cu lturali posith·i c che p<~i la Spirocheta nei trapianti SUJ:Cc~si v i fu perduta. Ri sulta altresì che il san!(Uc c rurina di mala t i ittcrici cd anincrici inoculati a cavie ne provocò la morte in un periodo di tempo a>~ai vario, senz.a però il qu:rdro tipico della >pirochctosi i. c. c senza rcp<·n o po~itivo di lcptospire.


r8o SULLA DIAGNOSI SIEROLOGICA DELLA SPIROCI-IETOS! ITTERO-EMORRAGICA sintomi gravi ed allarmanti; dai brevi riassunti clinici l 'indice azotemico non risulta. La degenza in ospedale variò da un minimo di II giorni ad un massimo di 58 giorni. Come appare da questi brevissimi cenni, la sintomatologia clinica, anche uei casi con ittero manifesto, non fu quella della tipica spirochetosi itteroemorragica. Comunque, se era giustificabile dal punto di vista clinico la diagnosi di detta infezione nei malati itterici, negli individui anitterici il quadro morboso era quello di una malattia infettiva acuta che, per qualche aspetto, si sarebbe potuta ricollegare alla grippe (1). E' noto già, fin dai numerosi studi compiuti durante la grande guerra, che l'infezione da leptospira di Inada-Ido può decorrere in forma del tutto atipica e che l'ittcro, il quale dovrebbe essere un sintoma clinico capitale, può mancare. Sono state descritte epidemie in cui l'ittero era presente solo n el 30% dei casi (Koerner); in Sumatra, secondo Baermann e Zuelzer, l'infezione decorre spessissimo senza ittero. Questa nozione si è andata sempre più affermando, man mano che si sono sviluppate ed estese le indagini di laboratorio, le quali hanno potuto accertare la vera natura eziologica di talune forme morbose che per il passato restavano indiagnosticate. In una recente relazione di Schuffner sui casi di spirochetosi ittero·emorragica, osservati in questi ultimi anni nel Reale Istituto Coloniale di Amsterdam, si legge che l'ittero era presente in 173 casi su 279; ma è da ritenere che in realtà il numero dei casi a sintomatologia atipica anitterica e a decorso mite abbia una percentuale assai più alta. E' stato notato a tal proposito da taluni AA. che, negli anni del dopo guerra, la malattia tende ad assumere un andamento c.linico molto diverso da quello considerato come classico, e che i casi gravi e mortali rappresentano una minima proporzione di fronte ai casi a decorso benigno. Sembrerebbe come se l'agente eziologico andasse incontro ad una fase di quiescenza nel suo potere patogeno, durante i periodi interbellici. Comunque la questione della v~rulenza della Leptospira tipo Inada-Ido è sempre oggetto di studi, di ricerche, di discussioni, che non hanno soltanto valore scientifico. Il clinico esperto, in base ad alcuni sintomi clinici ed ai dati epidemiologici (provenienza dd malato, mestiere, eventuale presenza di ratti) potrà, anche per le forme atipiche, formulare il sospetto di infezione spirochetica; ma la certezza non può darla che la ricerca di laboratorio. Diverse modalità tecniche sono usate, come è noto, per l'accertamento: Inoculazione del sangue del malato sospetto, nei primissimi giorni di malattia, alla cavia. Emocultura negli adatti terreni. (•) Sempre dalla suddetta comu nicazione del prof. Mino si rileva che l'iucro in taluni malati assunse un colorito g iallo-rosso fiamma, che si notò iniezione con~iuntivalc e sclcrak, talvolta esantema con di,·crsa localizzazione e a diverso tipo. lieve ingr~nclimcnto elci fegato, aumento cospicuo del N!. Vi furono anche due casi ad esito letale per coma epatico. N otizie piò ampie c dcuagliate si possono avere nel lavoro completo che :tpparirà presto ~u « ~ l incrva medica» .


SULLA DIAGNOSI SIEROLOGICA DELL!\

SPIROCH ETOSI ITTERO- EMORRAGICA 181

Ricerca diretta della spirocheta nel sedimento minario, tra la seconda e la terza settimana di malattia. lnoculazione di detto sedimento alla cavia. Ricerca degli anticorpi immunizzanti. Sieroreazione di Martin e Pettit, a cominciare dalla settima giornata. L'inoculazione del sangue del malato alla cavia, se non è praticato agli inizi dell 'infezione, dà risultato negativo; bisogna inoculare, in peritoneo, non meno di 5 c.c. di sangue citratato o defibrinato. Adoperare 3-4 cavie giovani. Nel caso positivo la cavia si ammala e viene a morte in 1- 10" giornata con un quadro così tipico che se ne può fare la diagnosi a distanza; dalla cavia poi si può isolare la leptospira in cultura pura. Ma può accadere, spesse volte, o per scarsa virulenza della spirocheta o per un particolare comportamento dell'animale, che l'infezione decorra in forma mite, anitterica, con qualche rialzo termico passeggero, o che l'infezione stessa assuma un decorso protratto per cui si rende necessaria una lunga osservazione dell'animale, o che l'animale venga a morte senza alcun segno caratteristico di infezione da leptospira. In quest'ultimo caso, facendo dei passaggi da cavia a cavia si riesce facilmente a riprodurre il quadro tipico della malattia, come r •ù volte io stesso ho potuto osservare. Una inoculazione ad esito negativo non deve fare escludere la diagnosi di spirochetosi ittero-emorragica. Nella pratica poi accade facilmente che detta prova biologica sia eseguita in nn periodo avanzato della malattia, per cui gli insuccessi sono frequenti. E' da aggiungere che i laboratori di piccoli, e talvolt:l anche di grandi ospedali, non sempre sono attrezzati per questo genere di ricerche biologiche, facili invece ad eseguirsi in una clinica o in un Istituto scientifico. Anche l'emocultura è un procedimento precoce; taluni AA. vantano buoni risultati insemenzando 1-2 c.c. di sangue ddìbrinato o citratato, tolto dal malato nei primissimi giorni di malattia, nel comune terreno di Reiter. In media bisogna attendere 10- 15 giorni prima di giudicare negativa una cultura. Questa ricerca però è lungi dall'essere considerata soddisfacente, tanto che A. Pettit non ne fa neanche cenno nella descrizione dei metodi di accertamento di laboratorio. L'esame diretto del sed imento urinario, nei periodi in cui si presume cbe esista spirocheturia, al paraboloide, o previa adatta colorazione, al comune microscopio, sembrerebbe un metodo semplicissimo e pratico; bisogna avvertire subito che spesso è indaginoso e fallace e che non si può mai avere Ja certezza, che si tratti di leptospira ict. haem. Circa l 'inoculazione alle cavie del sedimento urinario, si possono fare talune considerazioni già esposte accennando alla prova biologica col sangue. E ' da aggiungere che la prova può riuscire solo in periodo avanzato della malattia, che la spirocheturia talvolta è fugace, talvolta ha dei periodi ciclici, per cui è necessario ripeterla .diverse volte.


182 St.:LLA LJI.<\GNOSI SIE:ROLOCICA OEI.LA SPIROCHETOSI ITTERO-EMORRAGICA

Accenno appena alla prova della deviazione dd complemento perchè 11clla pratica è quasi del tutto abbandonata, non giudicandosi specifica. La ricerca del potere immunizzante del siero di sangue si pratica, come è noto, mescolando in diverse proporzioni siero in esame con dosi sicuramente mortali di cultura di Leptospira ict. haem. e inoculando il tutto alla cavia; se il siero è dotato di proprietà protettive le cavie sopravvivono, mentre i controlli vengono a morte. Questa prova non si può applicare prima della seconda settimana di malattia e può riuscire altamente dimostrativa, ma il risultato si può dare solo dopo aver tenuto in osservazione per due, tre settimane gli animali inoculati. Accenno anche alla prova di Pfeiffer per esprimere il parere che questa ricerca, come la precedente, non può entrare nella pratica corrente dì accertamento diagnostico. La sieroreazione agglutinante di Martin e Pettit è invece alla portata del più gran numero di laboratori per la sua praticità e per la sua relativa semplicità. La tecnica non è difficile, ma va praticata con molto scrupolo e rigore; quando si è acquistata la pratica necessaria può diventare di uso corrente. E' necessario possedere almeno un ceppo di Lept. ict. haem. (meglio se si dispone di parecchi ceppi di provenienza m urina c umana); la cultura deve essere giovane - di s-8 giorni - e rigogliosamente sviluppata, tale che all'esame preliminare al paraboloide si osservino per ogni campo microscopico numerosissime lcptospire libere e mobili. Il terreno che si presta meglio per questi saggi è quello di Reiter (soluz. fisiol. con siero di coniglio in proporzione di r :5, 1:6, con un pH intorno a 7,2; incubazione a 28"- 30°. Se il terreno di cultura non è ben riuscito le leptospire si sviluppano scarsamente con tendenza a fatti degenerativi, se la cultura è vecchia spesso si o:.servano agglomeramenti spontanei di Leptospire e ammassi di granuli . Nell'un caso e nell'altro tali culture non servono allo scopo. E ' certamente una cosa facilissima mantenere in cultura le leptospire, e talvolta gli insemenzamenti sono fertili a distanza di molti mesi e anche di qualche anno, come io stesso ho potuto osservare; ma può accadere, e per ragioni non ben thiarite, che le spirochete scompaiono improvvisamente per un fenomeno di a11tolisi. Per questa ragione taluni laboratori perdono le culture, già altra volta rigogliose. Talvolta all'inizio di una nuova serie di terreno culturale le Leptospire stentano ad adattarsi, ma una volta abituate si sviluppano n e i trapianti successivi rigogliosamente. Questo fatto è messo in evidenza dal Petti t cd è osservato del resto da (juanti si occupano a lun~o di Lept. ict. haem . e sembra in contrasto con la cognizione che la Lcpt. ict. haem . non ha grandi esigenze, tanto che può vivere e serbarsi virulenta nelle acque dei fiumi, dei canali, delle pozze, nel fango, scmprcchè non vi sia acidità. Le Leptospire, mantenute da lungo tempo in cultura, han perduto, di massima, il primitivo potere patogeno, pertanto si possono maneggiare con tebtiva tranquillità; ma è misura di


SULLA DIAGNOSI SIEROLOGICA DELLA SPIROCHETOSI ITfERO-EMORRAUICA

183

prudenza adoperare òelle precauzioni perchè la sicurezza assoluta della perfetta innocuità non si può avere. Per la sieroreazione agglutinante io ho seguìto il metodo di Pettit, anche in ricerche· praticate qualche anno fa sui cani insieme a Morsellì, aggiornato dalla sua allieva B. Erber, la quale ha fatto una vastissima esperienza su questo argomento in questi ultimi anni nel laboratorio di Pettit dell'Istituto Pasteur di Parigi. Si pratica un primo saggio di orientamento con tre provette, in modo che si abbiano delle diluizioni del siero in esame I: ro, I : 100, I: rooo; si pongono le provettine per 1 ora in termostato a 37", e si osserva q uindii al paraboloide. Se la reazione è positiva, in un'altra serie di provettine s1 fanno delle diluizioni superiori, fino a I : xooooo ed oltre; va1iando le modalità delle diluizioni si ottengono tutti i titoli intermedi. Talvolta si possono raggiungere dei titoli elevatissimi; in un caso di spirochetosi meningea pura, Mollaret e Erber osservarono un'agglutinazione positiva fino a I :soooooo. E ' necessario che tutte le operazioni si facciano, per quanto è possibile, adoperando materiale sterile ed evitando ogni inquinamento. La reazione avviene anche a temperatura di 18''- 20", ma impiega parecchie ore a compiersi; per accelerarla basta la permanenza a 37" per I 01 a. Si ha così anche il vantaggio di evitare che l'azione litica, che in ta~uni sieri è rapida ed intensa, riduca tutte le leptospire in granuli rendendo poco o nulla evidente l'agglutinazione. Gli ammassi delle spirochete agglutinate si distinguono nettamente ali 'esame al parabolide per un particolare aspetto; meglio di qualsiasi descrizione giova l'osservazione diretta di qualche vetrino. 1 cumuli di spirochete agglutinate possono essere grandi o piccoli, in numero maggiore o minore secondo i casi; talvolta si ha l 'impressione di un poli paio, da cui fuoriesce qualche tentacolo che si muove lentamente. Anche le lepto5pire libere hanno movimenti meno vivaci. Si aggiunga l'azione della lisi che rende un gran numero di spirochete come granulose, meno rifrangenti; sembra che di talune spirochete ~;a rimasto solo l'involucro esterno. Spesso si vedono mucchi di granuli. Il giudizio va dato dopo aver fatto il confronto col controllo, che non deve mai mancare. La lisi Ì!l genere si osserva nelle diluizioni più alte, a cominciare da I :10o, r :2oo; non vi è sempre un netto parallelismo fra potere agglutinante e potere litico del siero, ma, in genere, un siero che agglutina le leptospire, ad una determinata diluizione manifesta anche la sua azione litica, come già hanno osservato Uhlenhuth e Fromme, 7.uelzer, Schiiffner, Pettit e molti altri. Freqùentissimo, pressochè costante, secondo gli AA. francesi, è il cosidetto fenomeno di zona, per cui nelle più basse diluizioni non si osserva nè agglutinazione nè lisi, che invece è manifesta a cominciare da I : roo e talvolta da I: Iooo. Nei 20 sieri da me esaminati la lisi non è mai stata osservata nelle diluizioni I: ro, 1 :so; per l'agglutinazione il fenomeno di zona si è verificato 9 volte su 16 sieri positivi. La frequentissima contemporanea presenza delragglurinazione e della lisi è un dato al quale bisogna dare grande valore.


184 SULLA DIAGNOSI S!EROLOGICA DELLA SPlROCHETOSI ITTERO-EMORRAGICA

I sieri dei malati, di cui trattasi, non sono stati prelevati ad una giornata determinata di malattia, ma tutti comunque dopo la prima settimana, dalla II" alla 51". Pettit, che ha una vastissima esperienza in materia, non ha mai osservato presenza di agglutinine prima del sesto giorno di malattia; il tasso generalmente si eleva nelle settimane successive, può giungere a valori elevatissimi in 3a- ga settimana, per poi decrescere. Dopo parecchi mesi, ed anche dopo qualche anno, è possibile svelare la presenza di anticorpi agglutinanti nel siero di sangue di individui che superarono un'infezione da leptospira ict. haem. Questo dato permette quindi di fare anche una diagnosi retrospettiva. Non sembra che vi sia un rapporto diretto tra l'intensità della reazione c la gravità della malattia. Ed infatti io ho ottenuto titoli molto elevati anch e in casi, che dal riassunto clinico apparivano molto lievi. Può accadere talvolta che la reazione sia negativa in casi sicuramente accertati per altra via, a prescindere dalla forma lieve o grave dell'infezione. I 4 risultati negativi che io ho avuto su 20 sieri non escludono che non si sia trattato anche in quei pazienti di spirochetosi ittero-emorragica, considerando che la sintomatologia clinica era pressochè uguale a quella degli altri con agglutinazione positiva, e che anche loro provenivano dal medesimo focolaio epidemico. Sarebbe necessario in questi casi saggiare i sieri con parecchi ceppi di spirochete, di provenienza diversa, umana e murina; si troverebbe probabilmente lo stipite adatto. Come afferma il Reiter, se è vero che la più gran parte dei sieri positivi agisce sui differenti stipiti di spirocheta ittero-emorragica, capita talvolta che certi sieri in esame danno risultato positivo solo con taluni ceppi, e talvolta anche con uno solo. Anche Vaucel ha fatto le m ede~ime constatazioni studiando la spirochetasi ittero-emorragica nel Tonchino. Riassumo brevemente i risultati da me ottenuti: siero prdev. in 43a gior.; positiva fino a I: 10000 - Lisi. Baucero A. (ittero) . )) )l )) )) )) 49a positiva fino a r: rooo - Lisi. Bertossi E. )) )) )) )) )) positiva fino a 1 : 1000 - Li si. Prati A. 41 " )) )l )) )) so• )) ~sitiva fino a I : 1000 - Lisi. Bes tetti L. )) l) )) )l I6" ) l Arze nton A. i>ositiva fino a I : IOOO )) )l )) )) positiva fino a 1 : roo Marasco M. SI" )) )) )) )) Ferrari E. (lieve itr. sclere) . l) negativa 23" )) )l )) )) )) )) )) Tessarolo A. 4 3 ft negativa )) l) )) \) )) )) \l positiva fino a 1 : 100000 Mori in A. 23" )) ) ) l) >) negativa Tibaldi I. (non ittcro) . 38" )) )) )l \l Il 2 0" positiva fino a I:soo Fonsato l. " )) )) )) l\ l l I3a Bianchi L. positiva fino a 1: IOOOOO - Lisi. T,& )) )l )) )l )) )) Marzo t ti T. positiva fino a 1: 10000 - Lisi. .:> )l )) \l ll l) )l 18" Bussarclli N. positiva fino a J: 10000 - Lisi. )) )) )) )l )) )l negativa Rochestcr C. 47" )) )) l) )) )l )l positiva fino a r: IOOo - Lisi. T aglairi I. 3 2" )) )) IlA )) )) )l )l positiva fino a l : 1000 Ce ntri L. ))


SULLA DIAGNOSI SIEROLOGICA DELLA SPIROCHETOSI JTTERO-EMORRAGJCA 185

Lisi M. Bucellini C. Coronin E.

))

,

))

)\

))

))

. siero prelev. in 16" gior.; positiva fino a 1 : 100000 - Lisi . • )) )) )) 21& l) positiva fino a 1 : Jooooo - Lisi. » >> » 19s )J positiva fino a 1 :soooo - Lisi.

Secondo le recenti ricerche del Reiter bisogna pensare che le Leptospire non si prestano ad una classificazione ben netta, ma che piuttosto la struttura antigena dei singoli stipiti di Spir. ict. haem. è composta di diversi antigeni parziali 1 la cui ripartizione presenta delle differenze da un ceppo all 'altro. Anche la cosidetta Spir. typho-gripposa, agente eziologico della Schlammfieber dell'Europa orientale, avrebbe in comune un certo numero di ricettori con taluni stipiti di Spir. ict. haem. e che quindi anche in questo . caro non si tratti di una particolare specie di Spiroch.; ma di una variante di Spir. ict. haem. che presenta delle particolarità immunologiche. Quantunque il problema della cosidetta Schlammfieber non sia ancora del tutto chiarito, generalmente oggi si tende a credere che detta infezione non sia che una leptospirosi con caratteri clinici e sierologici diversi dalla tipica Spirochetosi ittero-emorragica. Ma i casi di Vercelli io penso che non si possano riportare alla Schlammfiebe:r, oltre che per il dato clin!co osservato 9 volte su 20, l'ittero (mentre che nella Schlammfieber si osserva solo eccezionalmente) per il dato sierologico dell'alto potere agglutinante di parecchi sieri verso il ceppo di Lept. da me adoperato. Questo ceppo fu isolato a Roma dal ratto nel 1933: produ-

ceva la sindrome clinica ed anatomopatologica ùpica nella c.avia, ed era agglutinato da un siero, proveniente da un malato affetto da Spir. itt. emorr. sicuramente accertata. I sieri dei malati della cosidetto Schlammfieber non :.gglutinano o agglutinano a un titolo molto basso gli autentici stipiti di Lept. ict. haem., come anche recentemente ha confermato il Rimpau al 17' Congresso tedesco di Microbiologia. Qualche anno fa A. Forleo fece uno studio epidemiologico su certi casi di febbre di origine oscura, che si verificavano in lavoratori del palude nella provincia di Pistoia (Fucecchio); il Cantieri, in base all'osservazione clinica di alcuni casi (le ricerche di laboratorio furono insufficienti) esprime il pare1 e che si sia trattato di spirochetosi ittero.emorragica. Ed infatti la descrizione clinica non lascia dubbi di sorta ; se si fosse praticata la sieroreazione di Martin e Pettilt credo che si sarebbe ottenuta la conferma, anche per i casi meno tipici. Ora, l'epidemia di Vercelli mi sembra che somigli a quella di Fucecchio. Sono noti i casi di Cappellini e Berzi, sicuramentè accertati, in Firenze ; ma è inte-

ressante che, dalle indagini fatte da detti AA. presso i colleghi della provincia di Firenze, si è avuta notizia di altri casi simili osservati nel periodo estivo autunnale del 1933 e negli anni precedenti, potendo sicuramente risalire fino al 1928. lo penso come sarebbe relativamente facile, anche per dei colleghi medici condotti che praticano la loro missione spesso in condizioni poco agevoli, di prelevare in casi consimili del sangue e inviarlo negli appositi Istituti per l 'accertamento sierologico.


186 SULLA Olt\GNOSI SIEROLOC ICA DELLA SPIROCHETOSI ITTERO-EMORRAGICA

Quasi tutti gli AA. sono d 'accordo sulla stretta specificità della reazione agglutinante nella Spirochetosi ittero-emorragica. Ancora recentemente A. Pettit, Erbcr, Mollaret, Stcphanopoulo e Goez, in un rapporto, comunicato al 3Q Congresso di patologia comparata ad Atene (aprile 1936) hanno imistito su li 'alto valore dd la sicrodiagnosì, che nella più gran parte delle forme atipiche e anìtteriche della Spir. itt. emorragica, può, da sola, guidare il clinico. Il siero degli individui sani, come an ch 'io ho più volte constatato, non agglutina la Lept. ict. haem. ; anche i sieri dei sifilitici o di altre forme mor· bose dànno reazione negativa. Il metodo può servire anche per la djagnosi differenziale tra Spirochetosi ittero-ernorragica e febbre gialla nei paesi in cui le due malattie coesistano; i sieri degli individui, affetti da febbre amarillica, dànno reazione negativa . CoNCLUSIONI. - La sicrodiagnos.i di Martin e Pettit nella spirochetosi ittero-emorragica, e particolarmente nelle forme in cui la sintomatologia clinica non è ben manifesta, assume un notevole valore pratico. Per la sua relativa semplicità si può considerare alla portata di tutti i laboratori; di fronte agli altri metodi di accertamento di laboratorio, che ho brevemente esposti, offre dci sensibili vantaggi. Inviando i sieri dei malati sospetti a laboratori , anche molto distanti, in pochi giorni si può avere il responso. Solo con questo metodo inoltre è possibile fare una diagnosi retrospettiva dell'infezione sofferta. Il pro· (.edimento, se applicato su larga scala in tutti i c:~.si che dànno qualche sospetto, può servir e dì sicuro indice della reale diffusione della spirochetosi ittero-emor-

I~ ik

.. .:~

'.,.1

.... 'c ...

.!.

r:lj..>1Ca.

E' da augurarsi che il metodo sia largamente praticato anche in Italia.· E' st:tta eseguita la sìeroreazione dì Martin e Pettit, di cui è ·descritta b tecnica, su 20 sieri di malati itterici ed anìtterici, sospetti di spìrochetosi ittero- cmor· ragìca, inviati da Vercelli. Si sono a\' Uti 16 risultati po~itivi, di cui 15 ad un titolo variante da 1 :500 a 1:100000. Sì fa rilevare, anche in base alla recente letteratura, il ,-alo rc pratico dì questo metodo di :lccertamenro d iagnostico, in specie nei casi atipici o anìuerici, c 1 vantaggi che presenta di fronte agli altri procedimenti, e si esprime l 'augurio thc anche in Italia la sieroreazìone di Martin e Pcttit sia ampiamente praticata. RtASSUr>To. -

:·l

·.

..·-·

..i•


CLINICA DELLE MALATTIE NERVOSE E MENTALI DELLA R. UNlVERSlTÀ DI ROMA Direttore: Prof. U. CERLETTJ

LE SHOCK - TERAPIE DELLA SCHIZOFRENIA (In margine al Convegno di Milano: l(-XI-1937) Dott. Carlo Rlzzo, maggiore medico, aiuto volontario e libero docente.

-------D a pochissimi anni - e per merito di due studiosi stranieri, il Meduna di Budapest e il Sakel di Vienna - la cura della schizofrenia è entrata in una nuova fase che sembra fin d'ora assai promettente, benchè non possa ancor dirsi raggiunto, al riguardo, quel sicuro vaglio dell 'esperienza senza del quale è impossibile parlare di sicurezza scientifica. Pure, tanto in base ali 'osservazione clinica delle reazioni che si determinano nei singoli infermi per effetto delle shock-terapie, quanto considerando statisticamente le parecchie mig liaia di casi finora trattati alla Meduna o alla Sakel in tutto il mondo, si devono accogliere con grande favore le notizie dei successi terapeutici, massime quarido vengono date da autorevoli uomini di scienza che han no ottenuto i loro ~isultati, spesso veramente brillanti, in Istituti di riconoso uta seneta. Reputo superfluo elencare i singoli AA. che si sono occupati dell 'argomento, anche perchè iJ loro numero supera ormai il centinaio. Mi limiterò a ricordare quanto è stato riferito lo scorso novembre a Milano ove - sotto gli <:uspici della Società Lombarda di Medicina - si è svolta la più recente riunione concernente la terapia moderna della schizofrenia. I convenuti si sono occupati quasi esclusivamente di due differenti tecniche curative, ideate - rispettivamente - dal Meduna e dal Sakel, e che possono entrambe comprendersi sotto l'unico termine di shock-terapia. Il meto::!o· proposto da L, von Meduna nel 1934 consiste nel produrre, negli schizofrenici, una serie di accessi convulsivi di tipo epilettico mediante iniezioni endovenose di 4-5 cc. di cardiazol in soluzione al IO '}(,. Se la dose è insu fficiente .a scatenare l'accesso, la si aumenta di I cc. per volta, fino ad effetto. Gli attacchi si determinano ogni quattro giorni; in tutto se ne producono To-15 e talvolta anche di più. L'anno successivo Manfredo Sakel rendeva noti i primi risultati di una differen te shock-terapia, a base d'insulina. La tecnica - modificata, poi, nei suoi particolari per effetto della successiva esperienza - consiste, essenzialmente, nell'iniezione endomuscolare di dosi differenti e diversamente progressive d i insulina, fino a raggiungere e superare anche le 200 l. giorn_a~ liere : col che si produce nello schizofrenico una serie di episodi tpoglicemtct

.

.

\

l!·


r88

LE SJ-IOCK-TERAPlE DELLA

SCHIZO FRE~IA

più o meno intensi e protratti, i quali sogliono ottenere 'un miglioramento più o meno cospicuo della sintomatologia mentale. I due metodi di shock-terapia testè ricordati non sono antitetici, potendo ciascuno di essi venire adottato come terapia d'elezione a seconda del soggetto da trattare, e - soprattutto - potendo vicendevolmente integrarsi, con buon vantaggio, in una cura mista. Se la terapia cardiazolica è abbastanza semplice e agevole, trattandosi di sorvegliare lo svolgersi giornaliero di un accesso epilettico, evitando, coi provvedimenti d'uso, che l'infermo si produca lesioni durante il breve tempo dell'attacco (la cui imponenza è, per altro, veramente impressionante), non dltrettanto può dirsi per la terapia insulinica. Difatti la crisi insulinica provocata si svolge nello spazio di 4-5 ore con una imponente progressione di sintomi che, attraverso ad una prima fase di sudorazione, scialorrea, irrequietezza, e ad una seconda caratterizzata dal graduale obnubilamento completo della coscienza, passa alla fase ipertonica con irrigidimento muscolare, spasmi tonici, scosse tonico-cloniche, ecc., e sbocca finalmente nella fase ipotonica in cui si produce il rilasciamento di tutta la muscolatura. Così l'infermo entra in un profondo coma, caratterizzato dalla scomparsa dei riflessi, colorito cadaverico, respiro agonico, polso filiforme, ecc. A questo punto occorre interrompere la crisi con somm inistrazione di glucosio per sonda endonasale (o, in caso di particolare urgenza, con un'iniezione endovenosa d'adrenalina), perchè il paziente si trova realmente alle soglie della morte. E ' facile ora comprendere come la shock-terapia della schizofrenia - specialmente quella da insulina - esiga un complesso e prolungato controllo degli infermi da parte di medici specializzati. Ogni soggetto curato alla Sakel richiede un trattamento che dura 3-4 mesi; inoltre (e per ciascuna delle due shock-terapie) è indispensabile, prima, durante e dopo la cura, tutta una serie di ricerche parallele sulla funzionalità dei vari organi ed apparati, sul comportamento del metabolismo, ecc., allo scopo di garantire nel modo più efficace la vita dei soggetti e di spingere - al tempo stesso - il trattamento più avanti che sia possibile, per assicurarci di aver fatto tutto quello che si poteva nella lotta contro la psicosi. E', quìndi, chiaro come la shock-terapia non possa essere eseguita se non in Istituti clinici ampiamente attrezzati e forniti di medici c infermieri particolarmente educati al difficile compito.

Ciascuno dei due metodi terapeutJct riassunti nelle pagine precedenti è stato più o meno largamente sperimentato anche in Italia, e con r isultati quasi sempre molto lusinghieri. La cardiazol-shock-terapia, tentata nel 1936 da Gullotta (Reggio Emilia) che presto l'abbandonò dichiarandosene del tutto scontento, fu poi utilizzata


LE SHOCK-TERAPIE DELLA SCHIZOFRENIA

~ u un

esteso numero d 'infermi dal Santangelo (Direttore dell 'Ospedale psichiatrico di Palermo) che al XXI Congresso della Società italiana di Psichiatria (Napoli, maggio 1937) comunicò le alte percentuali delle guarigioni ottenute. Di altri ricercatori italiani dirò in seguito. I primi risultati favorevoli della terapia insulinica della schizofrenia renivano resi noti, in Italia, il 6 aprile 1937 dal "prof. Cerletti (Direttore della R. Clinica neuro-psichiatrica di Roma) e dal suo assistente dott. Accornero Questi, che fin dali 'estate precedente avevano soggiornato a Vi enna per rendersi conto della tecnica escogitata dal Sakel e della sua pratica attuabilità, comunicarono i loro reperti in una Riunione della R. Accademia medica di Roma. Da allora si sono moltiplicate le ricerche tanto in altre Cliniche quanto in Ospedali psichiatrici, ed anche questo m ezzo di cura è ormai largamente applicato in numerosi Istituti. La prova del vasto interessamento dei neuro- psichiatri italiani per le shock-terapie della schizofrenia la si è avuta nel recente Convegno milanese del 14 novembre 1937, al quale prese parte un folto gruppo di studiosi che, wn relazioni, comunicazioni o discussioni, trattarono a fondo i numerosi problemi d'ordine sociale, psicologico, clinico, biologico, ecc. concernenti quei modernissimi metodi di cura sul cui alto valore terapeutico il consenso è stato quasi generale. Le relazioni erano state affidate ai proff. Corberi, Lugiato e Medea (Milano), Cerletti (Roma) e Riquìer (Pavia). Il prof. Corberi, ispiratore e organizzatore del Convegno, riassunse la storia della cura della schizofrenia ed espose poi i favorevoli risultati ottenuti nell'Ospedale psichiatrico di Mombello (Milano) con l'insulino-shock-terapia applicata ad una quarantina di infermi. Il relatore tratteggiò anche i nuovi aspetti del problema medico-legale della psicosi quali oggi si prospettano per effetto di queste cure moderne. Il prof. Cerletti accennò ai tentativi terapeutici eseguiti per il passato ton vari mezzi piretogeni, col somnifen, ecc.; tentativi poco fruttuosi in sè, ma che indubbiamente hanno preparato l'avvento della moderna shockterapia alla Meduna e alla Sakel. L'O. passò, quindi, ad esporre i risultati fin qui ottenuti nella sua Clinica con la cura insulinica: su di un materiale misto, costituita da una tr·e ntina di casi recenti e cronici, si riscontrò il 42 % di remissioni complete (guarigioni cliniche), il 37 % di buoni miglioramenti con ritorno in famiglia e il 6 % di miglioramenti parziali. Ricordata, poi, la necessità di adattare la cura alla peculiare forma clinica ed al particolare andamento dei singoli casi, l'O. prese ad esaminare il meccanismo d'azione della shock-terapia. Principalmente per la chiarificazione di questo problema fervono nel suo Istituto ricerche cliniche ed anatomo-sperimentali con lo shock insulinico (dott. Accornero), sperimentali con lo shock cardiazolico (dott. Longhi) e biochimiche (dott. Bini), ecc., ed è già lecito formulare, in proposito, qualche ipotesi.


190

LE SHOCK -T E RAPIE DELL:\ SCHIZOF RENIA

Lo studio delle modificazioni umorali nello shock insulinico in schizofrenici (sul che il Bini aveva riferito al Congresso psichiatrico di Napoli nel maggio precedente) lascia supporre che lo shock si determini per effetto di alterazioni degli scambi idrici tissurali (alterazione d eli 'isotonia). Le ricerche sperimentali, alla loro volta, hanno dimostrato che i coma insulinici ripetuti e profondi producono, nel cervello dci cani, gravi alterazioni: in parte a carattere tossico (sia di tipo acuto, reversibile, interessante un gran numero di cellule nervose, sia irreversibili, in cellule nervose disseminate qua e là nella corteccia), in parte poi più direttamente in rapporto con disturbi circolatori. L'O. richiamò particolarmente l 'attenzione sulle alterazioni del primo gruppo, assai più costanti, le quali dimostrano che nel coma insulinico si distrugge un certo numero di neuroni. E poichè è noto che i neuroni più ]abili di fronte a qualsiasi nocumento che agisca diffusamente sono gli ultimi formatisi nello sviluppo cerebrale, ed è noto altresì che nel cervello umano, fino ai 40 anni, màturano nuovi ncuroni o, per lo meno, si costituiscono sempre nuove strutture associative, non è assurdo supporre che nella schizofrenia gran parte dei disturbi psichici corrispondano ali 'alterazione dei complessi funzionali associativi più recenti (taluno dei quali può anche essersi costituito appunto nel corso della psicosi) e che la shock-terapia agisca distruggendo precipuamente siP:atti complessi. Risulterebbe da ciò, in definitiva, il ritorno dell'infermo verso la condizione mentale che esisteva prima della malattia, per un processo di « sem plificazione n strutturale e funzionale, senza che ne derivi alcun apprezzabile deficit psichico, dato il relativamente scarsissimo n umero dei neuromi distrutti. E questa buona reintegrazione psichica si verifica appunto in moltissimi casi trattati con le moderne shock-terapie, le q uali, per questa delicatissima selettività del fattore « tossico 11 che dà luogo alle distruzioni suddette, sembrano assai preferibili agli interventi massivj c alla cieca proposti dal Moniz (<1 leucotomia operativa ))). Il prof. R iquier rifed sui risultati della cura insulinica eseguiti nella R. Clinica neuro- psichiatrica di Pavia, dicendosi ancora incerto sulla reale efficacia del metodo Sakd. Non va dimenticato il fatto che è spesso diffici le la diagnosi precoce della schizofrenia, e che si osservano frequentemente casi iniz iali di sindrome schizofrenica i quali guariscono senza alcun trattamento: (iò rende alquanto perplessi nel giudicare una terapia della quale beneficiano specialmente le forme acute, recenti. L'O. ricordò altresì come nella sua Clinica si facciano sistematiche ricerche su li 'equilibrio vegetativo, elettrolitico c acido-basico d ei malati nel corso d eli 'insulino-terapia, sulla loro crasi sanguigna, ecc., ma non è ancora possibile fornire dati sicuri e univoci che permettano di chiarire il meccanismo delb cura. Il prof. Lugiato, Direttore dell'Osp~dale psichiatrico di Mombello (Mibno), si associò al Corheri nel dirsi contento dei favorevoli risultati ottenuti colla terapia ins.ulinica, ed espresse il proposito di estendere notevolmente le


LE SHOCK -TERAPIE ()ELLA SCHIZOFREN IA

I9I

ricerche nel suo Istituto. Aggiunse che; il piccolo aumento delle spese necessarie per una sistematica applicazione del metodo Sakel (aumento del personale medico, anzitutto) ven·ebbe di gran lunga compensato dai risparmi che arrecherebbe la dimissione degli ammalati guariti, sicchè a conti fatti - l 'Ospedale potrebbe risparmiare sulle 250.000 lire annue. Anche il prof. Medea si disse favor-evole alla insulino-shock-terapia. Alle rdazioni seguirono numerose comunicazioni concernenti sia la terapia insulinica, sia altri modernissimi trattamenti della schizofrenia; e vari altri studiosi presero poi la parola in tema di discussione. Il prof. Gozzano riferì sui risultati della cura insulinica nella R. Clinica neuro-psichiatrica di Cagliari ove la terapia alla Sakel viene praticata sistematicamente da un anno. Su 9 casi recenti (in cui l'inizio della psicosi datava da meno di un anno e mezzo) vennero registrate 7 remissioni complete che si mantengono tuttora, 1 miglioramento ed I esito negativo ; mentre in tutti. i casi in cui la schizofrenia durava da un tempo più lungo i risultati furono costantem ente negativi. L 'O. - che è stato fra i primissimi ad impiegare, in Italia, l'insulino-terapia- trovò anch'egli vantaggiosa l'utilizzazione della cosiddetta cura mista, associando all'insulina le iniezioni convulsivanti/ di cardiazol. Il Gozzano rilevò, poi, che il metodo Sakel è interessante e vantaggioso non solamente per i favorevoli risultati terapeutici che ne conseguono, ma anche perchè - fra l'altro - l'interrogatorio dei malati, a guarigione avvenuta, permette di studiare alcuni aspetti della psicologia schizofrenica. F errio (Torino) espose un 'elaborata statistica degli schizofrenici ricoverati negl i Ospedali psichiatrici delle diverse province italiane. Il prof. Donaggio (Bologna), soprattutto in base a dati istologici, espresse l'avviso che l'insulina-terapia agisca determinando specialmente alterazioni istochimiche della mielina. Levi Bianchini (Nocera Inferiore) chiese se, data la diversità degli effetti terapeutici dell 'insulina a seconda delle diverse forme di schizofrenia, questo criterio ab juvantibus non potesse venire utilizzato ai fini diagnostici. Il prof. De Lisi (Genova) consigliò di studiare la << costituzione motoria » degli infermi prima e dopo la shock-terapia. Alberri e Daneo riferirono i risultati della cura insulinica nell 'Ospedale psichiatrico di Genova. Si tratta di ben 150 casi, di cui 100 tuttavia in cura ; i risultati sono ottimi, soprattutto nelle forme paranoidi recenti. Il prof. Buscai no e il dott. Longo esposero i risultati del! 'insulinaterapia praticata nella R. Clinica neuro-psichiatrica di Catania. Fatto il bilancio fra i casi curati alla Sakel e quelli trattati con altri metodi (specialmente coo le cure febbrili), il Buscaino rilevò che le percentuali si corrispondono, raggiun gendo il 20 'X, circa di remissioni nell'un caso e nell 'altro. Ciò spiega la perplessità dell'O. al quale non sembra ancora che la terapia insulinica rappresenti un reale vantaggio sulle altre cure. G li ottimi frutti della cura insulinica praticata nella R. Clinica ncuropsichiatrica di Roma (già sintetizzati nella relazione Cerletti) venn·ero esposti


192

LE SHOCK-TERAPIE DELLA SCHIZOFRENIA

particolareggiatamente dall'Accornero, il quale comunicò pure che nei casi che non reagiscono ipertonicamente all 'insuhna è molto vantaggioso istituire una cura mista, sostituendo due volt~ la settimana lo shock insulinico con l'accesso convulsivo da cardiazol. L'O. riferì inoltre, fra l'altro, interessanti osservazioni sulle modifìcazioni del polso, del respiro, della temperatura e della pressione arteriosa nel corso della cura, e formulò l'ipotesi che durante lo shock si determini una temporanea prevalenza del simpatico sul para. . SlmpatJCO. Sempre sulla cura insulinica - e dichiarandosi complessivamente contenti dei risultati ottenuti - riferirono anche la Ravis e Ferri (Trieste), Boschi, Barison, Campailla e Telatin (di Ferrara), Loewald e Tanfani (Padova). Anche il trattamento cardiazolico alla Meduna venne largamente illustrato e discusso. Ricordo, fra molti, Aschieri e Sogliani (Sondrio) i quali studiarono le modificazioni del sangue, delle urine, dell'apparato circolatorio c del sistema nervoso vegetativo durante la cura; Broggi, Neri e Vergani (di Milano); Bari son (Ferrara), Bellavitis (Gorizia), Cortesi (Venezia). La magpior parte degli oratori si dichiarò favorevole aJla terapia cardiazolica da lorq_ sperimentata. Bertolani (Reggio Emilia) ricordò, poi, le proprie esperienze di convulsioni provocate mediante iniezioni di sali d'ammonio, colle quali ha ottenuto qualche buon risultato curativo. Fiamberti (Sondrio) illustrò un proprio metodo - consistente in iniezioni endovenose di acetilcolina - per provocare accessi convulsivi a scopo terapeutico. Rizzatti (Racconigi) presentò due schizofrenici guariti in seguito alla cura chirurgica ideata dal Moniz. Nel corso dell'importante Convegno milanese Max Miiller (Direttore dell'Ospedale psichiatrico di Miinsingen - Berna, ed una delle massime autorità in tema d'insulino-shock-terapia della schizofrenia) tenne un'applaudi6ssima conferenza, nella quale espo~e particolarmente i risultati finora ottenuti in Svizzera con tale cura. Si tratta di 495 casi, curati con unità d'indirizzo diagnostico e terapeutico in 22 Istituti psichiatrici diversi. L 'O., distinguendo i casi in cui la psicosi durava da meno di sei mesi da quelli in cui durava da maggior tempo, riferì che nei casi recenti le remissioni complete avevano quasi raggiunto il 6o mentre negli altri la percentuale dei guariti era stata assai minore. Considerando in blocco i casi recenti, acuti, e quelli a lungo decorso la percentuale delle remissioni complete si aggira sul 40, per salire ad oltre 52 se si escludono i casi insufficientemente curati. E poichè le guarigioni spontanee non superano; anche nelle statistiche più favorevoli, il 20-25 '){,, l'azione terapeutica della cura insuJinica è innegabile. Il Miillcr discusse, poi, intorno a due problemi della massima importanza, concernenti la pericolosità del trattamento e la durata delle guarigioni. La cura insulinica ha certamente i suoi rischi, ma i casi mortali non hanno superato l'r o/.. : percentuale minima, inferiore a quella di qualsiasi intervento chirurgico di qualche importanza. Quanto alla durata delle gua-

ex.'


LE

SHOCK TERAPIE [IELLA SCH.IZOFRENJA

193

rigioni, è ancor troppo presto per potersi pronunziare definitivamente; si deve, tuttavia, segnalare che fino ad ora i casi di ricadute raggiungono appena i\ 6,5 1Ì~ . L'O. osservò ancora che tra le varie forme di schizofrenia quella che ha dato le più alte percentuali di guarigione è stata la paranoide. nei casi rccenù, e \a forma di eccitamento catatonico nei casi in cui la malattia datava da oltre un anno. Egli concluse insistendo sulla necessità di curare gli schizofrenici il più p•ecocemente possibile, di usare una tecnica scrupolosamente corretta, e di persistere nel trattamento per almeno tre mesi, essendo ormai provato che occorre un periodo di cura non inferiore ai 6o giorni di insuJinizzazioni per decidere sull'efficacia della cura. Mo,lti degli insuccessi registrati da qualche A. dipendono, in primo luogo, dal trattamento che è stato insufficiente.

Il bilancio del Convegno milanese è stato, in complesso, largamente favorevole per entrambi i metodi di shock-terapia. Tranne qualche dissenziente, tutti i convenuti hanno riconosciuto i favorevoli risultati di queste cure, indubbiamente superiori a quelli forniti da altri indirizzi terapeutici, per lo meno come essi veruvano seguiti fin qui. Anche la pericolosità delle shock-terapie è risultata assai minore di quel che parrebbe considerando l'entità delle dosi usate e dei fenomeni che per esse si verificano nei malati. Se adesso consideriamo, riassuntivamente, i risultati davvero brillanti eli queste cure - ormai largamente sperimentate in parecchie migliaia di casi, in tutto il mondo- e se, d'altra parte, poruamo mente alla grande frequenza della schizofrenia (sii pensi che oltre la metà degli ammessi negli Istituti di cura per malati mentali è affetta da questa psicosi), è ovvio concludere per l'opportunità di estendere le ricerche e di perseverare in questi moderni in-

dirizzi terapeutici, cercando di migliorarne la tecnica metodologica e di aumentarne il rendimento. · La mèta è ancor, forse, lontana, ma la via intrapresa sembra quella giusta. Le moderne cure della schizofrerua promettono già, infatti, di essere fruttuose non solamente per il sollievo di un vasto numero d'infermi - e, di riflesso, per l'economia sociale - , ma altres1 per il progresso, in genere, degl i studi psichiatrici, come ho accennato toccando dei vari problemi clinici, psicologici, fisiopatologici, ecc. che sono stati posti dalle shock-terapie ed alla cui soluzione attendono i principali Istituti neuro-psichiatrici del mondo.

Roma, 19 dicembre 1937- XVI. RIA.~SUNTO. L'A. prende lo spunto dal recentissimo Convegno di Milano - di c-ui riassume i lavori - per passare rapidamente in rassegna i moderni metodi curativi della schizofrenia mediante shock, accennando alle varie tecniche proposte ed ai risultati finora raggiunti.

5 -

Giornale di medicina militare.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE N. PE:-~oE. -

La valutazione costituzionale militare - I mid due quozienti biometrici di valutazione. (~<Conferenze cliniche e di $cienze mediche », vol. XII, edito a cura

della Scuola di applicazione di Sanità militare, Firenze, 1937-XV). L. 10.

La << biotipologia individuale '' o scienza dell'individualità umana trova il miglior campo di applicazione nella :11cdicina legale militare, O\'e devesi adottare il criterio costituzionalistico a l reclutamento dci giovani che vengono chiamati alle armi. Tale criterio, fondato in pratica essen zialmente sulla valutazione morfologica comparati,·a del perimetro toracico e della statura, a cui aggiu ngesi talvolta anche il peso, va suffragare d a altri co~Hicienti . Essi sono: il rapporto statura-peso, considerato a solo ed in aggiunta al riJie,·o della statura; il rapporto statura-perimetro toracico; l'apprezzamento del tono generale, del tipo neuro-endocrino, della varietà razziale. Il ,-~tlorc della statura, espresso in centimetri, va diviso per il peso, espresso in chi-

logrammi, e si ottiene un quoziente (peso relativo) che, nell'uomo medio; dai

20

ai

25 ann i, è' di 2,54· Uno scarto di 2o-3o centesimi in più di tale quoziente indica che l 'individuo tende alla magrezza, uno scarto idc.ntico in meno indica che tende alla grassezza . Una differenza di 6o cen tesimi in più od in meno interessa già i limiti del patologico. Ri!:,>uardo poi alla massa totale del corpo. g li individui vanno dist inti in iperso mici (pe r statura e peso relativo eccedenti), normosomici (statura media e peso rclati,·o normali), iposomici (statura e peso relativo deficienti). Il rapporto statura - perimetro toracico (perimetro roracico respiratorio medio fra il massimo dell'inspirazione ed il massimo dell'espirazione) si ottiene dividendo per la sta· tura il perimetro toracico (espressi in centimetri). T ale quoziente, nell'uomo gio,·ine di 2o-25 anni, è di 1 195·•,90; una differenza di 20-25 centesimi in più di tale quoziente :in dica che l'individuo tende al longilineo, una differenza identica in meno indica ch e tende al hrevilineo, entrambi più o meno gravi a secondo del valore dello scarto. Perciò un individuo di m. r.8o di statura e cm. 84 di perimetro toracico, che per i rlgolamenti militnri è idoneo, poichè invece ha un quoz.icntc statura·perim<:>tro toracico di 2,r4, sarebbe da scartare, qùale grave longilineo. Lo stesso dicasi per i gravi brevilinc: guaii p. es. coloro che, con m. 1,68 di statura e cm. 99 di perimetro toraci co, prese ntano un quoziente statura-perimetro toracico di 1,70. L 'apprezzamento del tono generale va fatto con l'esame obbiettivo generale che ci farà distinguere i normostenici, gli ipostenici e g li iperstenici. Il criterio del tipo neuro-endocrino deriverà dal sapere che gli ipersomici hanno un temperamento ipcrtimico, iperpituitar~:o, ipcrsurrcnalico; che neg li iposomici gravi si ritrovano i segni del l'insufficienza tiroidea o pituitaric:~; mentre gli iposomici lievi possono essere ipcrtiroidei o iper.c-enitalici o iposurrenalici. L 'apprezzamento di una delle t re varietà razziali, di cui si compone la nostra popo-lazione (adriatica. mediterranea, alpina), deriva t o dalle misure craniometrichc, dal colore degli occhi c dci capelli, dovrebbe indirizzare, date le marcate differenze psichiche delle tre stirpi. ne ll'assegna7.ionc degli individui ai vari compit i, per ottenere da essi il massimo 1 endimento nel scr\'izio mi litare.

Nell'impo.rsibilità di riasmmere estesame1J/e la dotta conferenza del Pro/. Pende, sono stato costretto a schematizzm·e i concetti esposti dal Maestro, riportando in .sintesi quei dati fondamentali di cui potrà giovarsi il medico perito quando v01-rà trarre, nella


I95

RIVISTA DELLA STA MI' A MEDICA ITALI A!'!\ E STRAN IERA

pratica, elenunti dì giudizio dalle norme dettate e suffragare dall'esperier1 Za dell'illu stre Clinico ìtalia110, che al progresso della scienza della costituzitJne ha portato cospicui contributi per.rffnali (N. d. ree.). AccAROI.

C. G1:-~1.- Una questione importante per la scienza delle costituzioni e per la medicina

legale: come giudicare se le proporzioni dell'individuo sono normali? (•<Revue de l'Institut lnternational de SLatistique », 5" annata, 3• edizione, l'Aia 1937). Il Gini facendo seguito alle considerazionj pubblicate nel fascicolo 2 della Revue de /'Jnstite.t l nternati()fla/ de Staiisti.q ue, e riassunte nel fascicolo di questo Giornale dell'ottobre u .. s., pubblica la continuazione ddb nota circa i criteri da impiegare nel giudicare -se un individuo è normale nelle sue proporzioni o se al contrario è longilineo o bre,·ilinco. Fa osservare che quando due criteri simmetrici - come i due metodi A) e B) - , entrambi giustificati, portano a risultati contraddittori, si adotta spesso, in altri campi èdla statistica, una media dei risultati dei due criteri simmetrici: essendo indifferente consider are come indice toracico il rapporto T /S o quello S/T , occorrerà scegliere la media in mcdo che i risultati concordino, sia che si scelga il primo, sia che si scelg:1 il secondo come indice tcracico. Tale media è la media geometrica. E ' normale un individuo il cui indice toracico è uguale alla media geometrica degli indici normali determinati coi metodi B c C. Questo metoclo, che l'A. indica come metodo D) porta a risultati diversi da quelli ottenuti coi metooi A, B e C. Espone quindi il metodo E) che considera non i singoli valori dei caratteri ma gli scarti dalla media e che è basato sulla media geometrica tra: a) il rapporto, allo scarto ddla statura, dello scarto medio, dei perimetri toraòci corrispondenti e b) il rapporto, a lo scarto del perimetro toracico, dello scarto medio delle ~ tature corrispondenti. Nel metoclo F) egli considera la relazione statistica tra il perimetro toracico e la statura, come la manifestazione di una relazione funzionale biunivoca, influenzata da fattori pcnurbatori; che esisterebbe tra i valori dei due caratteri. Infine, passa ad illustrare il metodo G) il quale è fondato sulla cograduazione de1 ,·alori d ella statura e del perimetro toracico, considerando come indici toracici normali tjuelli che sono stabiliti riferendo il perimetro toracico alla statura cograduata cosicchè, 11n individuo sarà giudicato normale, per quanto riguarda l'indice toracico, se esso occupa lo stesso posto nelle due successioni: invece è giudicato brevilineo se esso occupa un posto superiore nella successione dei perimetri toracici, ed infine, longilineo se esso occupa un posto superiore nella successione delle stature. In una tabella egli riporta gli indici normali secondo la statura e secondo i sette r!letodi :sopra descritti e, in un'altra tabella, le divergenze tra i risultati ottenuti con i diversi metodi. Fa osservare che, nell'applicazione del metodo G), non è necessario calcolare gli indici normali corrispondenù a tutti i valori cograduaù, ma basta calcolarli per un ceno numero di essi e in gen erale basta prendere in considerazione da 20 a so valori, semplificando così le operazioni. Di particolare rilievo, tra le molte osservazioni di grande interesse che egli fa nella comparazione dci metodi. sono quelle che riguardano il confronto fra i risultati del metodo G) e q u elli del metodo B), perchè in quasi tutti gli eserciti il giudizio sulla idoneità al serviz.io militare, è basato su i ndici toracici ottenuti con il metodo B); cd egli osserva che, per quanto riguarda i coscritti del Belgio, il metodo· B) porterebbe a considerare, come aventi un indice toracico infr.riore al normale, individui, in generale, di bassa statura ch e rappresentano circa l' 11 [!. del totale e a considerare, come aventi un in dice toracico supenore al normale, individui, in generale, di alta statura che rappresentano circa il 7 o;., del totale.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Le applicazioni di tali metodi, fatte dal Gini :~gli studenti dell'Università di Harward, ai coscritti piemontesi Jt:lle classi dal 1865 al 188o ed ai soldati italiani dal 1859 al 1863, conducono agli stessi risultati. Le conclusioni cui l'A. giunge, e che hanno una note· \'Oic importanza per gli studi sui criteri di reclutamento, sono che il criterio generalmente :~donato nel reclutamento militar.: porta alla accetwzione di un numero considerevole di individui longilinci di alta statura che avrebbero dovuto essere dispensati dal servizio, ed al contrario, all'esenzione dal servizio di un numero considerevole di individui brevilinei, di bassa statura che avrebbero dovuto essere accettati. L'A. ricorda, opportunamente, a questo proposito, la constatazione fatta spesso dai n1edici militari che, in generale, i soldati di statura più elevata si dimostrano meno resistenti e più e~posti alle rnal:mie, che i soldati di statura meno elevata. Sarebbe perciò importante stabilire una serie di ricerche sui riformati c sui rivedibili in relazione agli indici calcolati coi metodi suesposti, onde esaminare la opportunità di modificare i criteri sui quali è smto talvolta basato nell'Esercito italiano il giudizio di idoneità al servizio militare, adottando regole conformi alle conclusioni stabilite dal Gini.

I fattori scientifici e le finalità dtlla Medicina legale militare. («Conferenze cliniche e di scienze mediche>>, vol. XII, edito a cura

R. o' ALEssANDRo, maggiore medico. -

della Scuola di appl icazione di Sanità militare in Firenze, 1937-XV). L. ro. L'O., insegnante di medicina legale militare alla Scuola di applicazione di Sanità militare, in questa sua lezione inaugurale dell'anno accademico 1937-XV, premette :he ha preferito trattare un argomenro d'indole generale proponendosi di prospettare per sommi capi, anche se sotto un particolare angolo visuale, i problemi più salienti che costituiscono la forma e la sostanza della materia d'insegnamento e di affermare e precisare i cardini della medicina legale militare, onde raggiungere le finalità che le sono assegnate, le quali ad essa conferiscono essenza propria e personalità degna nella cultura medica nostra. L'O. tratteggia, nei limiti di tempo concessigli, gli scopi della medicina legale militare, i quali hanno grande importanza militare, etica e sociale, c consistono, a prescindere dallo studio della simulazione, nell'ammettere e mantenere nelle file dell'esercito solo individui in perfetto stato di efficie nza fisica e psichica e nella valutazione e precisazione di rapporti di causazione tra eventi di servizio e danni dal militare riportati. Per r:1ggiungl:'re t:~li fìnalit~ che import;~no soluzione di questioni t>sscnzialmente e

squisitamente mediche, la Medicina legale mi litare ha come basi fondamentali la d iagnostica e la etiopatogencsi delle forme morbose. 11 progresso conseguito dalle mediche discipline nell'una e nell'altra hanno pertanto avuto benefiche ed importanti ripercussioni anche in Medicina legale militare. Nella quale di continuo opinioni, idee e tecnica sono state revisionate e rinnovate, onde ai risultati dubbi ed empirici di una volta, altri a ttualmente sono subentrati, prodotto di conoscenze mediche precise e di metodi d'indagine perfezionati. Da quanto si t: detto, afferma l'O., ne consegue che la Medicina legale militare, in quanto disciplina attuatrice di concezioni scientifiche a finalità pratiche, positive, deve disporre per il suo insegnamento della clinica, ove nell'ambiente casistica costruisce n ell'allievo e perfeziona nel docente l'attitudine indagatricc, lo spirito unificatore, argomentativo, deduttivo, caratteristiche della « forma mcntis >> del medico perito. La ricerca sperimentale non basta. Essa non permettendo la riproduzione delle molteplici e complesse circostanze, che determinano il fenomeno patologico in natura, impone dei limiti alle nostre argomentazioni e deduzioni, fondate sul solo risultato dell'esperimento.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E s:rRANJERA

197

La ricerca <.li laboratorio integra l'esame dell'ammalato, ma non può menomare la classica metodica semeiologica, e ciò è tanto più sentito dall'O. per quanto egli, da molti anni, è un appassionato cultore diel laboratorio. La Medicina legale militare quindi, come il suo insegnamento, non può solo procedere ricamando sulla trama delle cognizioni specifiche, che di essa sono il particolare patrimonio, ma deve fondarsi su una saggia e vasta esperienza clinica, il cui riverbero guida il perito nell'applicazione del patrimonio concettuale, onde scaturisce l'arg()mentazione deduttiva. Difatti è lo studjo etiopatogenetico della forma morbosa, è la sua precisazione diagnostica, che prospettano nitidamente la posizione scientifica e pratica della questione medico-legale, della quale illuminano le premesse, dando nella fattispecie rilievo al necessario ed all'opportuno, eliminando l'ingombrante ed il superfluo, onde addivenire alla giusta soluzione. Così insegnata ed applicata la Medicina legale militare, ne consegue esattamente che l'Esercito ben selezionato e salvaguardato risponde pienamente alle finalità ad esso assegnate e costituisce quella vigorosa giovinezza, quak è plasmata Jall'artefice dell'Italia fascista ed Imperiale, il cui inno rappresentativo porta il nome di << Giovinezza )> e le cui mete segnate, sempre e dovunque raggi unte, sono la Vittoria e la Gloria. La bella ed interessante prolusionc, seguita con molta attenzione da tutto il numeroso udi torio, alla fine fu ~::.:l utata da vivissimi applausi. S. VITALE.

IGIENE H . FwcH. Su di un caso di vaccinazione massiva col vaccino T. A. B. P. (co Bui!. Société Path. Exot. », n. 8, 1937). A un soldato senegalese, ricoverato all'ospedale M. Lévy per polmonite lobare sinistra, vengono inoculati per errore. in luogo di siero antipneumococcico, ben 40 cc. (quaranta 1) di vaccino misto T. A. B. P. dell'Istituto Pasteur ! Il ria~sorbimento del vaccino è rapido e non si nota alcuna reazione locale; com!! reazione generale si osserva: brividi, rausee, rialzo termico. Ma, subito dopo un giorno tutto ritorna normale, e la polmonite fa il suo corso favorevole; tanto che dopo circa un mese il p. può essere dimesso in eccellenti condizioni di salute. Due sicroagglutinazioni, praticate dopo 12 e dopo 24 giorni dall'inizio dello sfebbramento, verso i bacilli tifici-paratifici, risultarono del tutto nega!ive anche a diluizioni minime. L'evoluzione della malattia, nonostante l'iniezione di una dos~ di vaccino venti ,·olte superiore a quella normale, che si pratica ad indiviuui sani, non ha subìto nessun cambiamento n ei confronti con altri casi di polmonite ricoverati nel medesimo tempo in quell.ospedale. Ma un secondo fatto paradossale è rappresentato dall'assenza delle agglU!inine in un momento in cui uno stato di anergia non si poteva invocare per spiegare la stranez7..a del risultato. REITANO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE A. CAsTELLANI e I. }AcONO. Torino, 1937). L. 100.

Manuale di clinica tropicale. (Ediz. Roscmberg e Scllier,

Come è detto nella prefazione, qu~to elegante manuale, compilato dal famoso tropicalista e dal suo valente collaboratore prof. Jacono, oggi direttore della cattedra di clinica delle malattie tropicali di Napoli, vuole essere essenzialmente una guida pratica per


198

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA

E STRANIERA

il giovane medico che si reca in Colonia e per lo studio delle malanie esotiche. TI libro · pertanro è spoglio di questioni dottrinali e di dis-cussioni scientifiche ed anche la parte eziologica. data l'indole dd ,·olume, vi ha scarso sviluppo. Il volume è diviso in tre parti, di cui l'ultima tratta con notevole ampiezza le ma lattie da miceti, argomento di grande importanza specialmente nelle regioni tropicali. Un particohlre pregio del volume è rappresentato dalle belle fotografie, in buona parte originali, c dall 'adamantina semplicità dell'es posizione. REITANO.

T H. TURNER. - Rapporti tra fra.mboesia e sifilide. ((< America n Journal of H ygiene n, ,·ol. 25, n. 3• pag. 477• 1 937)L'A., membro del la commjssione per lo studio della fmmboesia in Giamaica, ha una vasta esperienza sull'argomento in base alle osservnioni fatte in Giamaica, alle ricerche eseguite nei laboratori dell'Istituto Rockfdler per :-icerche scientifiche e agli studi clinici ed epidemiologici sulla sifilide fra i negri nella clinica di Baltimora. Esistono differenze facilmente dimostrabili tra la ~indrome clinico-epidemiologica per la quale si applica la denominazione di frambocsia c quella attribuita alla rifi lide ? E ancora, se questa differenza esiste è dovuta essa a fattori inerenti all'ospite ed all'ambiente in cui esso vive o a fattori biologici propri dell'agente eziologico? A questi due quesiti, che riassumono in gran parte tutta la questione relativa alla frarnboesia-sifilide c che è tuttora all'ordine del giorno, l'A. risponde affermando che nel loro naturale ambiente la framboesia e la sifilide mostrano quadri clinici ed epidemiologici che ne rendono in genere possibile la differenziazic ne. Prendendo in accurato esame i diversi fattori che potrebbero d eterminare le differenze, l'A. non crede mol to · probabile che il quadro deila malattia sia influc:nzato dalla razza, dall'età degli individui infetti, dalla porta di ingresso dell'agente infettivo, e dalle modalità di vita degli individui i.n esame. Appare invece molto probabile, secondo l'A.• che l'epidemiologia della framboesia subisca !:influenza di taluni fattori climatici e geologici, i quali pur non essendo responsabili del decorso clinico dell'infezione, acquistereb!bero notevole importanza nei riguard i dell'insetto vettore del virus, probabilmente del genere Hippelates. La sifilide d'altra parte non risulta che subisca l'azione di nessun altro fattore, oltre l'ospite umano. In esperimenti sugli animali, l'A. ha osservato che le spirochete della framboesia e della sifilide, sebbene indistinguibili morfologicam.ente l'una dall'altra, po~seggono proprietà biologiche diverse che ne permettono agevolmente la differenziazione, e conclude qui ndi che la diversità tra la sindrome della framboesia e quella della sifilide è dovuta, almeno in parte, alle differenze biologiche fra il Treponcma pertcnue ed il Trcponcma ral lidum. REITANO.

Eziologia ed epidemiologia della febbre gialla: Concezioni antiche. Acquisizioni recenti. (« Rcvue d'Hygiène et de médccine préventive )), T. 59· n. 6-7, 1937).

). BABL.ET.-

L'A. espone sinteticamente il progresso delk nostre conoscenze nei riguardi dell'eziologia e d ell'epide miologia della febbre gialla e indica le pratiche applicazioni prolìlattiche derivanti dalle più recenti acquisizioni. Fino al 1881 la malattia fu ritenuta d i origine miasmatica e la profilassi consistette nell'evitare o neutralizzare i focolai di putrefazione conosciuti. D:ll 1881 al 1899 numerosi microrganismi furono isolati dal sangue, dalle urine e dagli organi de i malati e incriminati come agenti specifici, ma tutti questi germi furono poi dimenticati, in seguito ad ulteriori ricerche.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

1

99

E' soltanto ai primi anni del 1900 che la lotta contro la febbre gialla si organizza w basi epidemiologiche precise. Risultati importanti sul virus e sul modo di propagazione

della malattia furono ottenuti dalle Missioni Americana e Francese all'Avana e al Brasile fra il 1900 e il r9<X). Tali risultati permisero di riconoscere la stegomyia fasciata (aedes argypr1) come agente trasmettitore della malattia, c di stabilire l'esistenza di un viru~ fil trabile nel sangue dci malati. La nozione del virus filtrabile venne per un momento ( 1918) ecci issata dalla teoria ~pirocetica di Noguchi, ma nel 1927 ricevette la consacrazione scientifica che ancora mancava, riuscendosi a riprodurre la malattia nel macacus rhesus. Spetta alla commissiohe della febbre gialla dell'Africa Occidentale il merito di avere realizzato tale progresso considere,·ole : il virus di laboratorio risultò, purtroppo, dannoso a maneggiarsi, tanto che parecchi sperimentatori contrassero la malattia, e, tra i medici, ne morirono Stokes e 1\oguchi. Sulla base di tali conoscenze venne organizzata la profilassi basata: sulla lotta meuxlica nelle zone endemiche contro le larve e gli insetti adulti della specie di zanzara incriminata; sul rigoroso isolamento dei malati; w Ila protezione meccanica degli individui, malati c sani, contro le punture, a mezzo di zanzariere o di gabbie metalliche; sulla wrveglianza sanitaria tendente ad impedire che stegomyie, eventualmente presenti su navi provenienti da porti infetti, potessero giungere in zone indenni, e così pure tendente a sorvegliare attentamente i passeggeri provenienti da zone infette, per il periodo d'incubazione della malattia. Tali misure profilattiche sono fondamentalmente rimaste anche dopo le nuove acquiSIZIOni.

Nel 1930 Theiler riusd ad adattare al topo il virus della scimmia per inoculazionc intracerebrale cd il nuovo virus, neurotropo, dopo più passaggi si rivelò inoffensivo per iniezioni sottocutane, sia nella scimmia che nell'uomo. l tentativi di vaccinazione con 9uesto virus furono attuati, ma per alcune complicazioni nervose, furono poi abbandonati. E' tuttavia, dopo il virus neurotropo del topo, che si potè disporre di un virus coltivato ~u tessmi embrionali. Il virus di Theiler fece fare nel Brasile un grande pa!so alla profilassi della febbre gialla, fornendo al laboratorio un mezzo per svelare nel siero la presenza di anticorpi, arrivandosi in tal modo al così detto 11 testo di protezione '' : un siero immune inoculato w l \·irus della febbre gialla nel cervello del ~opo, impedisce, in effetti, la morte dell'animai::. Servendosi di questo mezzo, si è potuto conoscere il dominio geografìl:o passato, r~le ed eventuale della febbre gialla. A queste ricerche nel Brasile è stato aggiunto il servizio di viscerotomia, per l'esame 1stologico del fegato di persone morte di sospetta febbre gialla. Si sono così potute met· tere in evidenza anche le zone silenziose di endemicità. Altre recenti osservazioni epidemiologiche hanno sconvolto in parte le vecchie concezioni, portando fortunatamente a nuove acquisizioni. Tali osservazioni riguardano specialmente epidemie verificatesi in alcune località, dopo parecchi anni di lotta contro le stegomyie. o di epidemie verifìcatesi dove non sono reperibili stegomyie, nelle campagne e nei boschi. Ed oggi si distinguono una febbre gialla trasmessa da aedes aegypti, che si csser\'a soprattutto nelle città, ma che si può osservare anche nelle camp:~gne, ed una febbre gialla senza aedes aegypti, che può essere trasmessa da altre specie di aedes (scapularis), e forse anche da altre specie di insetti (hoemagogus equinus, che appare sempre l•,ntano dalle città, nei boschi e nelle campagne). Ricerche fatte in Brasile sul virus isolato nelle epidemie rurali non permettono di differenziare questo virus dai ceppi urbani. Le scimmie che abbondano nelle campagne e nei boschi costituiscono verosimilmente la riserva del virus.


200

RIVISTA UELLr\ STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Ricerche in corso riguardano lo studio sistematico degli animali suscettibili di rap-presentare sorgenti di virus, o sensibili a questo virus. Queste ricerche, assai sviiuppate per merito dei laboratori governativi e specialmente della fondazione Rockfcller nel Brasile, dovrebbero ugualmente effettuarsi anche in Africa. Recenti regolamentazioni tendono ad impedire che, con il progresso della aerecrnavi-gazione, la febbre gialla possa estendersi d:tlle zone infette alle zone indenni. PULTRONE.

MEDICINA INTERNA F. ScHUPFF.R. - IJ)(razotemie ed uremie. («Conferenze cliniche e di scienze mediche >>, volume XII, edito a cura della Scuola di applicazione di Sanità militare, Firenze,

1937-XV). L. IO. Iperazotcmia non significa urcmia e la loro identificazione, come si fa in Francia ed in paesi scandinavi, anche di recente, costituisce non solo un errore diagnostico, ma anche di prognosi e terapia. Sono questi i concetti fondamentali che ispirano la conferenza dell'illustre Clinico di Firenze, prof. Schupfer, conferenza densa di dottrina e di pratiche applicazioni. L'azotomia è il valore dell 'azoto non coagulabile, che si trova nel sangue, che è rappresentato dall'azoto dell'urea (azoto ureico) e dall'azoto non ureico, cioè quello dovuro agli aminoacidi, all'acido urico, alla creatina, alla creatinina, all'ammoniaca e ad altre sostanze azotate. L'azoto ureico rappresenta il 52,55 % dell'azoto incoagulabile. L'azotemia normale oscilla fra g. 0,36 - 0,50 "/00 • Il suo amento costituisce l'iperazotemia, la quale, se è caratteristica di malattie renali, può osservarsi anche in malattia extrarenalì. Le quali sono dall'A. ricordate, illustrando per ognuna, per quanto lo consentivano i limiti di una conferenza, il meccanismo per cui l'azotemia aumenta e che jn generale consiste o in deficiente eliminazione delle scorie azotate o in aumentata produzione di etse o nell'una e l'altra insieme. Così ncll'oliguria non ncfritica di cc. 2-300 (es. cardiopatie scompensate) l'iperazotcmia è dovuta a deficiente eliminazione, e lo stesso si osserva in seguito a scarsa introduzione di acqua o a forte sudorazione. In patologia umana: nelle gravi stenosi dell'esofago, nei vomiti ostina ti e ripetuù, nelle diarree gravi, nelle forti restrizioni di c1bi c di bevande per stati soponxi c comatosi postapoplettici si ha iperazotemia fino a gr. 3,12 °f 00 • La quale però non dipende solo da ritenzionc, ma anche da aumentata distruzione delle proteine dell'organismo, onde aumentata produzione di urca, e da lla doropenia, che contemporaneamente si può stabilire. In quest'ultimo caso l'iperazotemia rappresenterebbe, secondo alcuni, una rea zione di difesa dell'organismo diretta a mantenere normale la concentrazione molecolare dd sangue, abbassata per la perdita di cloruro di sodìo, secondo altri il fenomeno avrebbe diversa origine (rapida scomposizione proteica, perturbazione tossica dei meccanismi regolatori degli elementi minerali del plasma). Importante è che, pur essendo difficile precisare il meccanismo, tali iperazotemic:: 1egrediscono con ipodermoclisi clorurate. Abbiamo ancora ipcrazotemia in emorragie, specie del tubo gastroenterico, in malattie da infezione (scpsi, tifo, malaria, polmonite), in malattie da nutrizione, nel diabete, in malattie del fegato, in mabttie del sistema nervoso, dopo traumi estesi c gravi, e di ognuna è discusso il meccanismo patogcnetico, che si fa sempre più complesso, in quanto non si tr:ma più di semplice ritcnzionc azota ta, ma anche di aumen tata produzione di urea. che si ha sotto fattori diversi nelle singole affezioni. Dalla discussione patogenetica l'O. deri\'a clementi di pratica importanza, cioè la prognosi e la condotta terapeutica. Il prof. Schupfcr passa quindi a considerare l'iperazotemia nelle malattie degli organi o rinari ed anche qui fa delle precisazioni importanti sia dal punto di vista dottrinale,


RIVISTA DELLA STA MPA MED ICA ITALI ANA E STRANIERA

201

che pratico. Ed anzitutto se il termine uremia va riservato al capitolo delle nefropatie, non tuno ciò che di grave può wccedere ad un malato degli organi orinari dev'essere addebitato all'uremia. Se all'anuria segue iperazotemia, non sempre si ha il quadro dell' uremia, in quanto l'anuria si può avere nei prostatici, nei quali lo svuotamento della vescica può far regredire azotemie, che avevano raggiunto gr. 2- 3 •/ .. 0 • Analogamente non si può parlare di vera uremia nell'ipera:wtemia per ostacoli meccanici di qualsiasi natura, che determinano anuria, in quanto in tali casi la funzione renale è stata fino a quel momento buona e tale può ritornare se l'ostacolo è amovibile. Mentre l'anuria e l'iperazotemia nel nefritico indicano che l'organo, già malato, ha esaurite tutte le forze compensatrici, onde la sua funzione è aggravata in modo minaccioso e si ha la ''era uremia, della quale l'O., dopo aver ricordata l'essenza e la patogenesi della pscudouremia angiogena ed eclamptica, viene particolarmente a parlare. L'uremia vera, detta anche uremia da ritenzione o iperazotemica o cachessia uremica dell'uomo nefriùco cronico, secondo Volhard, ha come base l'insufficienza assoluta del rene, onde, se questa manca, non vi è urcmia. Indica in conseguenza come molro importante per la diagnosi di essa le ricerche sulla funzionalità renale, specialmente l'azotemia, la prova di diluizione c quella di concentrazione. Le ricerschc praticate nella clinica del prof. Schupfcr scuotono alquanto la decisa affermazione del patologo tedesco, in quanto mostrano che l'uremia è una sindrome molto più complessa e non dipende solo dall'insuffìcienza assoluta del rene. Se la ritenzione 'azotata, specie dell'azoto non ureico, rende grave la prognosi del nefritico, è da rilevare che tale iperazotemia si ha anche in contingenze morbose non ncfritichc. Grande importanza nella genesi deU'urcmia si dà oggi all'accumolo nel sangue di fenoli e loro derivati c di sostanze aromatiche dimostrabili con la reazione xantoproteica, la quale, se è intensa nel sangue, dimostra che l'individuo è uremico, o è prossimo a divenirlo, c se è presente nel liquor, la morte è a breve scadenza. Dette sostanze si accumulano nel sangue del ne&itico per iperproduzione (origine intestinale o lisi tossica delle albumine), per insufficienza epatica nel trattenerle e trasformarle o per difetto di eliminazione. Pertanto il concetto, che nell'uremia si tratti solo di deficiente eliminazione dei fenoli e delle altre mstanze aromatiche attraverso il rene, va revisionato. Sono ancora ndl 'uremia da considerare i rapporti che essa può avere con altri organi deputati a neutralizzare, al"'eno in parte, le conseguenze di un'insufficiente fun zione renale. E qui sono da ricordare il fegato, la cui deficienza funzionale, come se ne ha l'esempio nell'epatargia, dà sintomi, che si osservano anche nell'uremia, l'intestino. la cui fun zione vicariante ncll'uremia era nota da tempo e stimolata per aumentare !"eliminazione dell'urea e di altri veleni attraverso di esso, il cuore, la cui deficiente energia dà oliguria, che, essendo il rene isostenurico, porta all'ipcrazotemia cd alla minaccia di uremia. Oltre a questi fattori di uremia sono anche da ricordare tutte le alterazioni organiche, che pos~ono provocare un nuovo stato tossico, che si aggiunge a quello renalc e lo agF:Tava. L 'eliminazione dcll'urea attraverso l'intestino può portare a vomito ed a diarrea non solo, ma anche a produzione esagerata di sostanze della serie aromatica, per cui, se il fegato è insufficiente, lo stato tossico si aggrava. D'altra parte il vomito e la diarrea portano all'ipcrazotemia, che aggraverà quella prcesi~tente. Lo stesso vale per gli altri organi ricordati. Ciò va precis:~ to per la prognosi e la terapia. In attesa che si possa in avvenire trovare una causa unica, che spieghi il grave statO tossico, allo stato attuale complessa è l'etiopatogenesi dell'uremia vera o iperazotemica. che l'O. definisce: << una intossicazione che si manifesta clinicamente con turbe o intestinali, o respiratorie, o nervose, e che è dovuta ad una gravissima insufficien za fu nzionale non solo del rene, ma anche degli organi deputati a supplirne la funzione, per modo che l'organismo non riesce più a liberarsi in modo sufficiente, non solo d_ell'accumulo delle scor1e azotate e minerali del ricambio :nateriale normale, ma anche de1 velcm che.


202

RIVISTA DE I.I.A STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

in conseguenza di tale ritenzione si producono nell'organismo, e di quelli che, ad un dato momento, prendono in esso origine ~pecia l menctc da una patologica disinte~:,rrazione parcntcrale proreica » . D eJuccsi pertanto l'erroneità Ji certi schemarismi così cari alla scuola francese e nel caso nostro della « legge di Wid:~l "• che per le nefriti azotemichc fissa rapporti numerici precisi tra azotemia c gravità della m:tlattia, onde un valore azotemico di gr. 2-3 "/ oo comporta la sopravvivenza d i qualche mese e al disopra del 3 ",, la sopravvivenza è di qualche ora o qualche giorno. L'a,·er insegnato ciò ha portato ad errori gravi, per cui i soggetti, già condannati in base alla loro azotemia, dopo mesi ed anni si sono meravigliati non solo di essere vivi, ma di godere buona, anzi ottima salute. Conclude pertanto ]"illustre Clinico dell'Ateneo fiorentino la sua belb conferenza, ove concezion i dottrinali e pratiche applicazioni sono chiaramente prospettate c giustamente valutate, con l'affermazione, che desidera resti bene impressa nella mente di ogni medico, che iperazotemia non significa uremia iperazotcmiat, la quale sì che è sindrome ad esito letale, ed :1 breve scaJenza. R. o' ALESSANDRO.

c. MtNERst e G. Mti"'ERBJ. - I problemi principaU di acustica diagnostica generalt. normale e tisiologica. (Roma, Edit. L. Pozzi, 1937-XV). Se nell'esame del malato l'empirismo semeiologico, di generazione in generazione tramandato, insegna aJ attribuire ai fenomeni un determinato significato in rapporto a nuon~ condizioni determinatesi nell'organo che si esplora, esso non consente però di conoscere il determinismo del fenomeno stesso in dipendenza delle alterazioni anatomiche t fisiologiche nell'organo createsi. In base ai principi teorici di acustica fisica, gE AA. con sistematiche ed originali ri. cerche ed esperimenti hanno cercato di riprodurre le condizioni del polmone normale e malato ed i diversi fenomeni ascoltatori e percussori che in semeiologia clinica indicano quelle condizioni allo scopo di precisare ..: rendere meglio comprensibile il determinismo dei fenomeni stessi. Rir.ulta pertanto la grande importanza dottrinale e pratica della pregevole opera degli AA., in quanto dei fenomeni, che prima erano empiricamente ammessi o compresi in modo non aJeguato, essi cercano di scrutare in base a leggi fisiche la essenza ed il meccanismo di produzione, onde più chiaro ne risulti il significato semeiologko. I risult:~ti così consc~:,rui ti, anche se non sempre definitivi, sono importanti c lusinghieri. In modo particolare, anzi costituisce il fond:~mento ed il pregio dell'opera, è precisata, nell'esame del polmone mediante la percussione, l'influenza della parete e dci tessuti superficiali della regione percossa, l'influenza del tono proprio in ogni singola formazione anatomica esplorata e rispettivamente dello strumento percmsore ed infine quella della d irezione dell'urto plessico. Ciò essi mettono in rilievo mediante indagini con dispositi"i originali per cui, possiamo dire, sotto l'occhio dell'osservatore sono riprodotte le più s,·ariate condizioni in cui l'esame clinico si svolge e sono tlimostrati i fattori che concorrono alla produzione dei fenomeni, quali la semeiologia clinica c'insegna a rilevare. Così è totalmente rinnov:tto il determinismo ed il significato fisico di alcuni feno· meni, esempio: il processo di formazione della vibrazione primitiva d'urto e della prima onda fondamenta le Jd suono plessico, la genesi dei fenomeni metallici, di quelli d i risonanza orale, il determinismo fisico del triangolo paravertebrale opposto di Croceo, del timpanismo alternante vertebrale di Frugoni, ecc. L'indagini in wle senso condotte, prima frammentarie cd isolate, attualmente si sono sempre più estese allo scopo Ji recare luce su numerosi fenomeni di semciologia fisic:~, anzi gli AA., che cospicui ed originali contributi hanno portato in tale campo,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICt\ ITALIANA E STRANIERA

203

fanno voti, e con ragione, che i risultati ùi tali progressi dottrinali possano assumere il posto, che loro compete, nella dottrina acustica generale della percussione clinica. Con la l'olgarizzazione dei principi fondamentali, spesso mal noti, di acustica fisica, che ogni giorno :sempre più afferma la sua importanza nell'esercizio pratico professionale, il mcdico co!to ed illuminato può meglio comprendere gli elementi diagnostici, che sicuri e preziosi gli fornisce la semeiologia clinica. La quale, non astante i progressi segnati dalla batterio~ogia, dalla chimica biologica, dalla radiologia, nulla ha pcrùuto della sua importanza, che anzi ne è stata accresciuta. Nessun reperto di laborr.torio infatti ci potrà mai segnalare quelle peculiarità di forme e di aspetti, che solo ci può indicare la classica metodica semeiologica di Laennec, di Skoda e di Andrai, alla quale nessun meùico coltò <.ie,·e mai esitare di ricorrere con entusi a~mo e con fede. Di tanto è significativo il fatto che il libro è presentato da una prefazione di un semeiologo finissimo e di un clinico nel senso più completo ed attuale della parola, dal prof. Frugoni, il quale in geniale sintesi ha messo in evidenza i contri buti, che gli AA. hanno portato '' nel difficile terreno interpretativo di svariati fenomeni di acustica scmeiologica ''· L 'opera è edita dalla Casa editrice L. Pozzi, benemerita di tante importanti pubblitazioni nel campo delle scienze mediche e che, anche negli attuali difficili momenti, h:t presentato, come è sua tradizione, il libro in veste nitida e decoro~a e riccamente illustrato. R. o' ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE TH. N A ECELL -

L'importanza dd «depositi di sangue» in chirurgia. Relazione

ufficiale al Congresso dei Chirurghi del Sud-Est della Germania. << Zcntr. f. Chirurgie 1>, n. 2 , 1937). • La distrib uzione ùel sangue nell'organismo ha una grande importanza pratica e sono state sopratutto le ricerche di Barcroft a rivelare che la quantità del sangue circolante, in ogni uomo, non rappresenta un 'entità assolutamente determinata e che, piuttosto, uomo ed animale ùispongono dei cosidetti «depositi >> nei quali · possono essere immagazzinate delle quantità va rie di sangue, costituenti una riserva pronta in caso di bisogno _ Barcroft distingue d ue sorta di sangue, una attiva o circolante, e·d una depo~itata o qua ntità di sangue di riserva. Le possibilità colle quali il ~a nguc può essere Immagazzinato sono tre, secondo Rein ed altri. In prima linea stanno i cc sùtemi cavi>>, provl"isti di parete attivamente contrattile, come quelli nei quali il sangue può raccogliersi sen za danneggiare la circolazione propria dell'organo cavo e senza che il sangue

subisca delle alterazioni (ad esempio la milza). Una seconda possibilità di immagazzinamento sussiste laddove, ad un più g rande sistema circolatorio ne è annesso, come una d i pendenza, uno secondario. I n questo caso, per mezzo di congestioni temporanee, si ott1ene un accumulo di sangue che, mediante successive decongestioni, può essere ceduto, p iù o meno ra pidamente, al sistema circolatorio principale, in caso di neces~ ità. Tale sarebbe il giuoco fra sistema epatico e si~tema splancnico, secondo Rein. U na terza possibilità sarebbe <.lata dalla capacità dei g randi vasi venosi di modificare il proprio calibro ( in ispecic q uelli più vici ni al cuore) e di accogliere, così, una maggiore quantità di sangue, il cui spostamento si otterrebbe colla massima celerità in conseguenza appunto della loro prossimità, all'organo cardiaco. Fra i sistemi cavi, che hanno la ·capacità di immagazzinare sangue, sta la milza: da una milza sana si possono spremere circa 200 cc. di sangue. cioè 1, 120 della quantità totale dd sangue. In condizioni abnormi quest:~ c~pa­ <.ità a umenta grandemente; cosl Steindl ha potuto osservare una milza contenente c1rca 1000 g r. d i sangue in un ammalato morto per emorragia ~p lenica in seguito all'allaccia-


RI\.!STA DELLA STAM PA MEL>ICA ITALIANA E STRANIERA

tura involontaria delle Ycne spleniche, durante una rcsezione gastrica. Anche l'A. ha potuto osservare, speriment::~lmente, una transitoria diminuzione del sangue circolante, dopo l'allacciatura dt llc vene spleniche, corrispondente all'incirca al 19 - 20 ~~ e dovuta appunto al diminuito o difficoltato cfAusso di sangue dalla milza. Rein ha compiuto invece ricerche molto interessanti sul fegato e, per me--.tzo del c< termoemodromometro >> ~.pplicato rispettivamente alla vena porta ed alle arterie epatiche da una parte, ed alla vena ca,·a inferiore addominale ed a quella cava inferiore toracica dall'altra parte, ha constatato che, normalmente, afflusso ed efflu~so dd sangue sono egualmente grandi e che l'iniezione di adrenalina o di istamina induce una differenza &a i due valori. A tale proposito Grob, Jansen e Rein hanno dimostrato, in 44 casi, che per mezzo di un'iniezione di adrenalina può essere versato, dal feg:~to, nel torreme circolatorio sino al 59 ·•., del peso dell'organo dissang\Jato e ciò per mezzo di sfinteri (dimostrati da Arey <.: Simons, Elias, Feller, ecc.), situati allo sbocco delle vene epatiche, capaci, ~econdo Poppcr cd altri, di effettuare la completa chiusura dei vasi in determinate condizioni. Così pure giuocherebbero un ruolo importante, nell'immagazzinamento del san1,rue, i vasi venosi intestinali c cutanei (sebbene per essi abbia sempre la precedenza la funzione più importante per l'organismo, e cioè, rispettivamente, la digestione e la regolazione del calore). Anche i polmoni eserciterebbero una funzione di deposito rispetto al sangue e, secondo Kuno, essi potrebbero immagazzinare dall'8,8 al 19 ?{, del sangue totale sì da provocare talvolta persino delle minacciose anemie cerebrali e di altri organi. E' ancora indeciso invece, oggidì, quale capacità di immagazzinamento di sangue possano avere altri organ·l o sistemi, come ad esempio i muscoli. Quali fattori atti a provocare modificazioni nella quantità del sangue circolante starebbero, in primo luogo, il lavoro ed il calore, così ad es. basterebbe, secondo Rein, il lavoro di un solo muscolo e, secondo Barcroft, l'oscillazione della temperatura esterna per provocare un aumento del sangue circolante. Di conseguenza, in condizioni morbose, i depositi· di sangue (principalmente per mezzo della dimi nuzion~ che essi inducono nella massa del sangue circolante) assumono una notevolissima importanza pratica, deila quale la miglior prova si avrebbe, secondo Eppinger, nello shock che, come si sa, può essere provocato sperimentalmente medi:mte somministrazione di peptone o di istamina. Orbene lo stesso Eppinger ha provocato. ccl peptone, uno stato di shock durante il quale ha potuto osservare una netta diminuzione; del sangue circolante mentre, con una successiva iniezione di pituitrina, lo ha riportato alla norma. Tale diminuzione era appunto in rapporto con una r itenzione di sangue nei depositi ed un cosiffatto rapporto tra diminuzione del sangue circolante e shock, non può mancare di avere un particolare interesse pel chirurgo sopratutto per q uanto riguarda lo shock post-operatorio. Lo stesso avviene per la narcosi e per gli interventi sull'addome. Infatti, secondo alcuni AA., quasi tutti i narcotici provocano un abbassamento della quantità del sangue circolante la quale va dal 10 al 25 o,, e, negli interventi sul cavo addominale di maggiore importanza, si ha sempre una caduta della pr~sione sanguigna ed un contemporanea riduzione della massa sanguigna circolante. Che la distribuzione del sangue nell'organismo abbia un valore notevolissimo pel chirurgo è. dunque, fuor di dubbio. Resta a vedere come si può influire su di essa per adattarla ai fini pratici ed alle varie esigenze morbose od operatorie. E qui deve essere ricordata la proposta di Sauerbruch e Nissen, per trattenere nei polmoni notevoli quantità di sangue, sottoponendo il torace ad una ipopressione. negli interventi sul cervello e sul midollo spinale, ::~Ilo scopo di renderli il più possibile esangui. Inoltre una diminuzione della quan tità dd sangue circolante può. ati es., permettere di ottenere più rapidamente la concentrazione di narcotico, mluta. nel sangue: di qui la possibilità di somministrare dosi minori di sostanze anestetiche. D'altra parte si può ottenere un più rapido risveglio ed una più bcile cl iminnione degli incidenti, che possono te ner dietro alla narcosi. mediante b liberazione di sangue puro tenuto, appu nto, artificialmente in disparte nei depositi durante !::t narcosi stessa. Secondo Eppingcr quattro sarebbero le possibilità di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERt\

'·

205

iotluenzare terapeuticamente le condizioni circobtorie e, più precisamente, di modificare b massa del sangue circolante, e cioè: a) mezzi che agiscono sul centro vasomotorio (stricnina, cardino!, canfora); b) mezzi che agiscono sui depositi periferici (adrenalina, Sympathol, Efetonina, ecc.); c) mezzi che agiscono aumentando la quantità del sangue in circolo (trasfusione sanguigna, ecc.); d) procedimenti che mettono le pareti addominali al servizio della circolazione periferica (bendaggi costrittivi all'addome cd applicazioni di cuscinetti di sabbia). Giunto al termine della sua relazione l'A. afferma che il problema degli sposta menti del sangue nell'organismo e dell'influenzamcnto della quantità del sangue circolante non è, attualmente, ancora ben chiarito e risolto. Tuttavia egli ritiene che quanto oggi si sa, a questo proposito, sia sufficiente per rendersi conto che, così la narcosi come gli interventi operativi, costituiscono già di per st!, anche sotto questo nuovo punto di vista, due fattori essenziali nel determinare il Jestino dell'ammalato. Il che vale quanto dire, in conclusione, che la scelta e l'esecuzione della narcosi da un lato, ed il modo di oper:tre dall'altro, avendo la massima cura pei tessuti (principi già noti, empiricamente, ai vecchi maestri della chirurgia) sono capaci di determinare, più di quanto generalmente ancor oggi non si creda, il successo operatorio. G. R. GALLETTO.

TRAUMATOLOGIA ~r. DoNATI. -

Criteri di trattamento delle fratture esposte. (<<Conferenze cliniche e di scienze mediche ll, vol. XII, eclite a cura della Scuola di applicazione di Sanità militare, Firenze, 1937-XV). L. IO.

L'illustre Maestro, in questa conferenza tenuta alla Scuola di applicazione di Sanità militare il giorno 8 aprile dello scorso anno, dopo il saluto di rito, inizia il suo dire ;;ffermando che fra la chirurgia civile c militare vi è stato sempre un intimo rapporto con perfetta unità di intento e di opere e che l'argomento prescclto è di somma importanza e in pace e in guerra. Infatti la cura delle fratture esposte costituisce un problema dei più difficili e delicati non solo della pratica quotidiana, ma in guerra assume aspetti di grande tragicità per l'imponenza del numero e per la gravità delle lesioni, nonchè per le difficoltà dei soccorsi. L'O. mette quindi essenzialmente in rilievo l'importanza che tale argomento viene :td assumere oggi nel campo della traumatologia, dato lo sviluppo della meccanica e quindi dell'infortunistica, c, con competenza di Maestro, traccia le linee generali del trattamento delle fratture esposte. In particolar modo, facendo tesoro dell'esperienza delrultima grande guerra alla quale Egli prese attiva e fattiva parte, conferma che i criter·t di trattamento delle fratture esposte, sia nella pratica civile che di guerra, consistono nell'inter vento precoce e completo non solo nei riguardi della frattura, ma anche della faita. Insomma trattamento immediato e totalitario sì da provvedere entro il più breve termine al trattamento razionale della feri ta onde evitarne l'infezione, nonchè alla immediata riduzione della frattura, trattamento che va fatto con criterio anatomico e funzionale, con la massima accuratezza e da mani esperte. Concetti e criteri che l'O. si compiace, parlando dinanzi :td un pubblico in prevalenza militare, siano oggi seguiti nell'indirizzo didattico c pratico della chirurgia militare. Che se talvolta non furono potuti praticare, ciò fu dovuto non a difetto di organizzazione o di previdenza, ma a contingenze di tempo, di luogo c a fattori bellici. Occorre però, secondo l'O., che tali criteri, perchè riescano efficaci, trovino una più <'rganica e pratica applicazione in tutte le sale di pronto soccorso. dove viene eseguito il


206

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

c osiJetto trattamento provvisorio, solo ed unico r esponsabile dell'evoluzione delle ferite-

fratture, che, se bene e razionalmente fatto, pone il fratturato nelle magliori condizioni per ricevere il trattamento definitivo chirurgico ed ortopedico, di cui traccia anche le linee fondamentali. Nella sua chiara e completa esposizione, i! prof. Donati è stato seguito con vivissima attenzione ed interesse e, terminando, ha au spicato ad una sempre più larga diffusione e :tppassionata conoscenza di questi concetti nei giovani medici affinchè giungano preparati alle prove che li attendono se gli eventuali bisogni della Patria lo rich iederanno. FLORIDIA.

P. FucHs tc. Sulla tecnic. Chir. », 3 luglio 1937).

dell' inchiodamento dd collo dd femore. (« Zentr. L

Dacchè si è introdotta nella cura delle fratture del collo del femore l'osteosintesi cxtrarticolare, con l'aiuto dcll;1 conduzione di un filo metallico, si sono proposti numerosi apparecchi che guidano l'introduzione del filo stesso. E' necessario infatti per il buon !'UCcesso del metodo che il chiodo ed il fi lo metallico si collochino perfettamente nel mezzo del collo del femore. L'A. ricorcb che W:tlls è r icorso all'inchiodamento, tralasci:tndo la trazione del filo metallico servendosi per la guida del chiedo di uno strumento ideato da lui. Questo strumento ha la forma di un parallelcpipedo, di cui un lato piccolo manca, l'altro lato piccolo può essere allungato ed accorciato e porta una scala centimetrale, un lato lungo porta l'artiglio per l'intelaiamento del chiodo e: l'altro lato lungo è costituito da un pu ngiglione. Con questo strumento, ponendo la punta del chiodo intelaiato in corrispondenza del gran trocantcre cd il pungiglione in corrispondenza della testa, è possibile conoscere la lunghezza Jel chiodo leggendo nella scala centimetrale, e introdurlo secondo r asse del collo del femore. Bohler per la trazione col filo metallico si è servito di un apparecchio simile; ma di forma rettangolare, il quale ha lo svantaggio che, dovendosi infiggere il pungiglione verticalmente alla testa del femore, si corre il pericolo di caderemolto vici no ai vasi femorali. L'A. dice che con l'apparecchio di Walls possono aversi buoni risultati: ma fa presente che senza la guida di un filo metallico introdotto precedentemente, il chiodo può storcersi e deviare dalla linea centrale del collo del femore e che è bene controllare radiologicamente se il filo metallico si trova in posizione centrale nel collo del femore, prima di infiggere il chiodo intelaiato. I n tal maniera al vantaggio della traziòne col 111o si unisce quello di avere un:l guida del chiodo. L'A.. nelle fratture del collo del femore con spostamento consiglia il seguente metodo : 1 ~ applicare una trazione con filo metallico alla tuberosità della tibia e mettere l'arto in abduzione e rotazione interna. Si ottiene così in pochi giorni una completa riduzione; 2 ° ottenuta la riduzione della frattura, si pone l'infortunato sul tavolo di estensione di Lorenz con ambedue gli arti inferiori i n forte abduzione e l'arto lesionato in rotazione interna, e si procede ali:I narcosi con gas esilarante, preceduta da iniezioni· di o,o1 di morfina e o,oor di atropina; 3~ sulla pelle si mettono due segui, uno sul mezzo del collo del femore ed uno sul punto nel quale verrà infisso il chiodo, e con proiezione radiogr::~fica ortogonale se ne controlla la posizione rispetto :1! collo dd femore e ai monconi di frattura. Se i due segni si trovano sull'::~s~e del collo del femore, si uniscono con u na linea disegnata coll! inchiostro c nel punto medio di tale linea si infigge il pungiglione verticalmente sino al collo d el femore e lungo questo viene spostato sino a toccare la testa, dove viene fissato nel ri\·estimento cartilagineo. La posizione del pungiglione viene controllata radioscopica-


~ti\1\Sit\ DELLA

s T A M PA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

207

mente in pr~ic1.ionc anteroposterio r c, e, se tale posizione è soddisfacente, si fa un 'incisione in cornspondenla de\ p unto dove si vuole infiggere il chio<.lo c si applica l'artiglio ~ulla superficie ossea de\la diansi femorale; 4' si .legge sulla scal a centimetralc la lunghezza dd chiodo da impiegare, si intdaia il ch10do scelto e con esso viene infisso un filo metallico di Kirschncr del Jiametro di due mil\i.mttri. Si con t r o lla r aclioscopicamente la posizione del chiodo, si a llontana il tilo mctalhco, c l monconi d i frattura dopo l'allontanamento dell 'estensione, rimangono coartataci. L'A. dice di avere applicato qu esto metodo in dieci casi con risultati onimi; mentre m quattro inchiodamenti del collo del femore, eseguiti col metodo originale di Walls, J-.a osservato che solo una volta il c h iodo era situato in buona condizione. E. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA L. T uR.ANo c A. ALMANSI. La plcsioradiografia. (« Nuntius Radiologicus », anno V, n. 4, luglio - agosto 1937).

Gli AA. dd R. Istituto di Radiologia Medica della R. UniYersità di Roma, trattano della radiografia a contatto o plcsioradiografia (in analogia al termine di plcsioromgenterapia introdotto dal Perussia) che viene eseguita avvicinando l'ampolla alla parte cor· porea opposta allo strato da ritrarre fino a farla aderire ad essa. T ale metodo è stato reso possibile dalla introduzione delle ampolle a protezione integrale, le quali consentono l'uso di questa tecnica con piena tranquillità e sicurezza. Dopo averne esposto i principi fisici ed indicato i dati relativi alla tecnica, gli AA. ~tud iano le po~sibilità, i vantaggi e le limitazioni del metodo. Si occupano quindi di alcune ricerche eseguite in varie regioni del corpo c traggono infine le seguenti conclusionj : 1" - La rad iografia a contatto o plcsioradiogafia rappresenta un metodo stratigrafico applicato agli organi che si trovano a contatto (o quasi) della pellicola sensibile e, usando un'ampolla a fuoco fine (ad es. ad anodo rotante), anche alle parti che si trovano lungo il raggio normale fino ad una certa distanza dalla pellicola. Mediante l' uso di un'ampolla a fuoco grosso, invece, il metodo rappresenta solo una vera monostratig ralìa. 2" - La plesioradiografia trova le sue migliori applicazioni nello studio del sistema scheletrico cd, in particolare, in certe ossa, specialmente di quelle piatte e dci denti. 1'\on ancora definitive sono le indagini sulle possibilità della sua applicazione nel campo d eli' apparato respiratorio. 3" - Il metodo deve considerarsi sempre come complementare delle tecniche di uso comune. 4 • - Afferma no infine che le ricerche eseguite permettono di consiglmare un più largo impiego del metodo, che ha il pregio di e!sere semplice c poco costoso. quando già si disponga di un impianto a protezione integr:~le: condizione indispensabile per la su;\ pranca. Fi\LCONE.

R. A . GuntANN e R. J.u iiEL. -

Lt. sttnosi del piloro e le gastriti ectasizzanti. (•<La

Presse Médicale », n. 8, 25 gennaio 1936). Gli AA. (Clinica chirurgica de la Salpetrière) hanno studiato a lcuni ammalati che presenta no una for ma di ste nosi pilorica a tipo infiammatorio, che defìni~cono "gastr it~ cctasizzantc con pilorite >>. Dopo avere accennato alle due forme classJCh,c di stenon


zoR

RIVISTA OELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

piloriche: 1" la stcnosi organica, quale esito Ji processi diversi, in generale ulcera, ma anche rumori. aderenze, ipcrtrofia del piloro, ecc.; 2° la stenosi spasmodica, accidente momentaneo in genere, talvolt:t prolungato, dovuto ad una irritazione di origine vicina o lontana; e descritto la sintomatologia eJ il quadro radiologico, si soffcrmano nella descrizione di un'altra stenosi: la nenosi infiammatoria, ammettendo che la causa dei sintomi e degli accidenti non è una sempl ice motlificazione locale del piloro, ma una malattia di tutto lo stomaco, una gastrite cctasizzante. Ci trovi:~mo in presenza di soggetti vecchi ulcerosi, i quali non avendo mai, o solo raramente, vomitato, presentano, dura nte una crisi improvvisa, vomiti abbondanti e completa intolleranza alimentare. Il loro stato generale è molto scatluto; hanno un po' di febbre, talvolta polinucleosi. R<Jdiologicamente si ha il quadro della grande stenosi: lo stomaco è di latato, più o meno ripieno di liquido da stasi; il bario in posizione orizzontale sedimenta con grande rapidità facendo assumere al viscere la caratte ristica forma a navicella. Le contrazioni peristaltiche sono spesso deboli o addirittura mancanti. I contorni gastrici sono flot4 S, segno questo che può essere messo in rapporto con la presenza di residui alimentari, più frequentemente però con l'edema infiammatorio della mucosa. Tale aspetto sarebbe normale, se fosse l'esito di una lunga e progressiva evoluzione verso la stenosi; ma qui, aggiungono gli AA. qualche giorno innanzi non vi era nulla. Questo pass:1ggio brusco da uno stato di permeabilità pilorica o di tonicità gastrica normale ad un aspetto di grande stenosi con dilatazione, caratterizza preci ~amente il processo, che gli AA. chiamano gastro-pi lorite ectasizzante. Questo concetto, che cioè molti casi che sembrano unicamente delle ~tenosi piloriche .sono in realtà anche delle gastriti ha un gr:mde interesse pratico. Questi stomaci dilatati non sono stenosi 1<: cui pareti si siano sfiancate nello sforzo per vincere un ostacolo, ma degli organi che sono divemati parctici a causa di una pormée infiammatoria. Ne consegue, affermano gli AA., che, malgrado la imponente sintomatologia clinica e radiologica, questi pp. non debbono essere operati d'urgenza. Occorre invece istituire una cura medic1 a bas:: di belladonna, bismuto, collargolo, ghiaccio sull'addome, proteineterapia, ccc. Così facendo si vedrà scomparire rapidamente, in uno o due giorni, la ·sudescritta grave fintomatologia clinica ed il ritorno alla norma del quadro radiologico. Se eventualmente esiste una lesione ulcerativa che si voglia trattare chirurgicamente, lo si farà più tardi, coll'evidente \·antaggio di operare su uno stomaco non più infiammato cd in condizioni locali e generali molto migliorate. Ft.LCONE.

NEURO- PSICHIATRIA

Lo stato attuale della profilassi e della terapia ddla poliomielite anteriore acuta negli Stati Uniti d'America. - Lezi011i su argomenti scicntìfiet

L. SPoLvERtNr. -

di attualità. - Ministero del l'Interno - Istituto di Sanità Pubblica. (Roma, Tipografia editrice <<Italia n, 1937-XVI). L' Istituto di Sa.nità Pubblica - sotto la guida zelante del suo operoso Direttore: l'illustre prof. Domenico Marotta, che ne ha curato la moderna e perfetta organizzazione - ha prew anche la lodevole iniziativa di svolgere, nel suo austero «Salone delle Conferenze)), una serie di Lezioni di alra cultura, affidandone volta a volta l'incarico a eminenti personalità scientifiche, italiane e stranit:re. E non basta, in quanto, con la rubhlicazionc integrale delle lezioni ~tesse - oltrechè fornire un tangibile e prezioso ricordo all'eletto uditorio che ebbe la ventura di ascoltare, dalla viva voce dei conferenzieri, l'esposizione delle materie - ra ggiun_ge la finalità di facilitare la diffusione degli argomenti trattati.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAE..IANA E STRANIERA

209

Nel riassumere brevemente tali argomenti, non possiamo esimerci dal rilevare che lo svolgimento dalla prima Lezione - forse non a caso fis~ata dal tema: « La profilassi e la terapia della poliomielite" - fu onorato dall'Augusta presenza di S. M. la Regina Imperatrice, della quale è notorio il particolare interessamento per gli infelici colpiti da questo grave morbo, nonchè dall'intervento di S. E. il Sottosegretario all'Interno, l'on. Buffarini-Guidi e delle più alte Personalità scientifiche e politiche della Capitale. Il primo ciclo annuale di Conferenze - iniziatosi il 3 marzo 1937-XV sotto così alto c degno Patronato - ebbe sempre un folto e sccltis:simo stuolo di ascoltatori, dato il notevole interesse scientifico e sociale dei terni svolti, la viva attualità di essi e l'autorità d.ei vari oratori, come facilmente emerge dagli articoli bibliografici che abbiamo. prcpa· rato per i lettori del nostro Giornale. Dopo il seguente riassunto della prima Lezione, nel fascicolo successivo riporteremo le recensioni delle altre conferenze, suddivise nelle singole rubriche, a seconda dci temi trattati: G. BERTRAND: « L'importanza d~g/i ~/em~nti oligojin~rgici in biologia )) ; L. Ruz.rcu : « Gli ormoni s~ssuali con particolar~ riguardo ai maschili Ili C. ScHtLUNG: << Le ~pizoozi~ dell'Africa ed i loro rapporti con le ma/atti~ dell'uomo "·

11 chiarissimo prof. Luigi Spolverini, Direttore della Clinica Pediatrica della R. Uni\·ersità di Roma, richiama l'attenzione sull'importanza sociale che, anche per l'Italia, ha il problema della paralisi infantile, ove si consideri che i bambini colpiti rimangono minorati fisicamente, con paralisi più o men~ estese c in conseguenza - · se non opportunamente c sapientemente curati - riescono di permanente aggravio per la società. Fu questo il motivo basilare che indusse il Capo del Governo - dietrò interessamento altresì di S. M. la Regina Imperatrice - a dare l'ordine che l'amico « Istituto Orto~ oedico dell'Ariccia >>, chiuso da 4 anni per ragioni statiche inerenti all'edificio, fosse coml-'letamentc restaurato e messo in piena efficienza, per la cura dei soggetti colpiti da paralisi infantile. Giova accennare, nella circostanza, che S. M. il Re Imperatore - sempre sensibile in tali contingenze - vi concorreva con una prima elargizione di L. so.ooo. Per raggiungere il nobile intento, si rendeva necessario prendere esatta visione e conoscenza del modo di funzionamento e della tecnica adoperata nei var1 Istituti del genere, già esistenti tanto in Europa quanto, più specialmente, in America dove- com'è notosi riscontrano quelli meglio attrezzati e più perfezionati, non solamente per la terapia, quanto anche per le ricerche scientifiche intorno a questa malattia; ricerche di cui quelle più recenti si riferiscono al problema importantissimo della profilassi. A tale uopo, l'A. h a esaminato scrupol~amentc gli istituti di New - York, Boston, New - Haven, Princeton. 1-'hyladelphia, Baltimora, W ashi ngton, W est - Haverstrow e discusso, coi più apprezzati c ultori della materia, i vari problemi di ordine profilattico e terapeutico, alla luce delle pi ù recen ti ricerche, talune delle quali ancora inedite. Per quanto riguarda iti problema della profilassi, esso risulta tuttora insoluto, poichè ancora non sono state identificate o ricono~iute con precisione le vie e i mezzi per i quali la malattia si diffonde e si trasmette, nè si conosce se, effettivamente, il bambino colpito da paralisi sia facilmente infettante e per quanto tempo. Allo scopo di preservare i soggetti dall'affezione, è stata tentata - in un primo t-em po- l'immunizzazione passiva, cioè con siero umano o di scimmia convalescenti; ma, a parte le gravi difficoltà di ordine pratico e la breve durata di azione di questo metodo, l'esperienza ha dimostrato che esso non offre reali garanzie di successo. Per tali ragioni - durante quest'ultimo biennio - in America si è tenacemente lavorato intorno al problema ddla immunizzazione attiva, a mezzo della vaccinazione c si sono effetti vamente ~' acci nati alcune migliaia di bambini a New- York, Phyladelphia e altri centri. Peraltro, a causa di taluni dolorosi episodi verificatisi, si è venuti alla conclusione che - almeno al presente stato delle conoscenze - non è nè utile nè consigliabile ricorrere alla vaccinazione. 6 -

Giorno/~ di mrdicina mifitpr~.


ZIO

RIVISTA OELLt\

STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAI'IERA

Tuttavia, vi è da ascri\·ere a vera fortuna se esiste un ceno grado di immunità naturale o meglio costituzionale - sia pure relati va - giacchè le statistiche dimostrano che appena uno, su diecimila individui, va incontro a paralisi infantile. Tale rilievo ha indotto gli studiosi americani a cercare, come attualmente fanno, di investigare la natura di questa rilevata immunità naturale. Passando al capitolo della terapia, l'A. la suddivide in due stadi: qud la relati va alla infezione in atto (fase acuta) c la terapia dei postumi dell'affezio ne. In quanto alla prima, ri leva che, quella a base di siero di sangu e di convalescenti o di scimmia immunizzata - prcconizzota a nni addietro appunto in America e largamente adoperata - all'esame sereno e accurato delle osser vazioni cliniche si è dimostrata praticamente inefficace e ne illustra le ragioni. Il siero, anche se iniettato nel periodo preparalitico, non manifesta un'azione concreta te ndente a g uarire o ad arrestare la paralisi; ragione per cui , a ~copo terapeutico, non è in America più adoperato. Di guisa che, attualmente, tale cura rimane w lo com e una terapia prevalcnttmente psicologica e senza alcun apporto specifico; oè esiste, in pratica, unn terapia aspecifica; ma soltanto una terapia sintomatica contro la fchhn: e i dolori. In pnri tempo, però, l'A. mette in mostra la grande utilità offerta dallo speciale :~ppa recchi o denominato " }{espiratore )) nei suoi vari modelli adatti alle differenti età Jegli nmmalati - col guale si riesce 01 s:~ktrc dalla morte i soggetti colpiti da paralisi det muscoli re~piratorì. , T ale apparecchio è largamente usato negli istituti americani. Per ciò che ha tratto a lla t~rapia dei postumi, i risultati si presentano, invece, più vantaggiosi e molto c assai utilmente si lavora in questo campo, per cura re le conseguenze dch:1 p:1ra'lisi. Le basi fond:unentali riposano, massimam ente, sul concetto razio nale di ottenere con l'aiuto d ella lisio - kinesiterapia precocemente, sapiwtemente, pazie-ntemente e te11aG·em eute :~pplicata - che il muscolo recuperi in g rado massimo la norm a le funzione, evitando peraltro Ji affaticarlo c di stimolar lo più di quanto esso pos~a sopportare senza danno, continuando a tenerlo sempre protetto per evitare le deform ità e ri correndo all'intervento chirurg ico dopo qunlche anno, soltnnto come complemento della cura. L'esperienzn di questi ultimi tempi ha dimostrato che con tale sistema di cure, esef.Uite da personale specializzato e senza !"abituale uso, ritenuto poco razionale, delle :tppliGlZioni elettriche e dc-Ila m ecc:lnotcrapia, si ottiene il risultato mig liore insieme col massimo recupero funzionale. APE.

V. CH.~LLIOL. L'atrofia circoscritta dd cervello (Malattia di Pick). (u Ri vista sperimentale di fren intria li , fnsc. 3, 1937). Tratta~i di un a relazione fatta ndl'apri lc 1937 al XXI Congresso della Società itaJ:ana di psichiatria, d i cui si sono già date succi nte notizie in questo stesso Giornale (giu. g no 1937). L 'A. <:sa mina da un duplice punto d i vista - storico e critico - i contri buti clinici ttl anatomici che sono stati recati da più parti a llo studio dell'atrofia circoscritta del cervello: mala ttia non rarissima del la pn:s::nilità, d i cui, però, finora sono stati piuttosto ~cal"si i relativi contributi ~ nn tomo-clinici; c ci(> per il fatto che ancor troppo spesso la malattia di Pick è confusa con altre in ferm ità presenili e senili che più o meno g rossoianamcnte le somigliano. Il quadro clinico della malattia Ji Pick ed il suo substrato anatomo-isto-patologìco ::ono così riassum ibili, usando le stesse parole ch e l'A. scrive prima d i entrare nel v1vo del la sua tratt:~zionc : " La malattia di Pick è un a forma morbosa chr. compare con g rande prevale n z a nella prescnilità e che presenta come principali !intomi un deficit psichico di partico lare tipo, terminante progressivamente in demenza, e segni n eurologici che possono riportarsi a


R\V\STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

2II

quelli che dipenù~no da lesioni cerebrali a focolaio. Fra questi, il più importante e carat· teristico è un'afasia progressiva, senza ictus, a sintomatologia atipica, molto diff~ rentc da quella c<~usata dalla malacia cerebrale. « Il substrato anatomico cleHa malattia di Pick consiste nella presenza di atrofie circo$Crirte, localizzate con grande prevalenza nei lobi frontali e temporali, talvolta ~mche nei corpi striati .. . lsto\ogicamente la lesione più comune è un'atrofia delle cellule della corteccia cerebrale, spesso accompagnata da un particolare tipo di tumefazione tlelle cellule dd la corteccia cerebrale, spesso accompagnata da un particola~re tipo di tumefazione delle cellule stesse, e dalla comparsa nel citoplasma cellulare di speciali corpuscoli impregnantisi intemamente coi metodi all'argento. Le fibre nervose, in gran maggioranz:~ le tangenz·i:~lì, appaiono rarefatte; esistono zone di demiclinizzazionc delle fibre nervose e di 1aref.azione dei cilindrassili Il. Successivamente lo Challiol traccia un profilo delle principali opinioni che sono state sostenute dai differenti AA. sopra la natura e la p<ltogenesi - principalmente - dell'atrofia circoscritta del cervello, a partire dalla tesi prospettata nel 1892 dallo stesso Pick. Questi ritenne che si trattasse non di un ·entità morbosa nuova, ma della localizzazione prevalentemente tronto-temporale dtl processo atrofico peculiare nlla demenza senile, e che tale localizzazione dipendesse dalla minore resistenza di quelle regioni logorate da un eccessivo lavoro. Altri pensò - di volta in volta - che la malattia fosse d'origine tsclusivamente vasale, oppure dj natura credo-degenerativa; venne invocata la patoclisi; si ce.rcò di dimostrare la sistematicità della forma morllO~a; si suppose trattarsi degli esiti di qualche processo tossinfettivo ecc. Poi l'A. passa a descrivere i vari sintomi della malattia cJi Pick, discutendone la frequenza e il \'alore, soffermandosi particobrmente ~ullo speciale tipo dei disturbi psichici e de Ir:~fasi:~ che caratterizzano questa forma morbosa. Segue la trattazione- in altrettanti capitoli distinti - dell'anatomia patologica, della diag nosi differenziale (massime da altre demenze dell'età involutiva e preinvolutiva e dai tumori frontali e parictali) e, infine, della patogenesi e della nosogralìa di quest'infermità. Da ultimo lo Challiol, nella considerazione che l'eziopatogenesi tlclla forma morbosa in discorso t: ancora in parte oscura c controversa - sì che « la ragione e il significato particolare della distribuzione del processo atrofico nella malattia di Pick ci sfuggono anco ra ,, - insiste opportunamente sulla necessità di studiare in modo sistematico e com· pleto ogni nuovo caso di atrofia circoscritta del cervello. CARLo Rtzzo .

Sul significato dell'accesso epilettico come fattore terapeutico nella shock-terapia medica della schizofrenia. (« Klinische Wochenschrift "' n. 37, II set-

.\<i.AxFR.ED SAKEL. -

tembre 1937). In questo scritto il Sakcl polemizza apertamente con von Meduna non tanto per la priorità del metodo insulino-tcrapjco della schizofrenia già istituito fìn dal 192~-29 nella cura dei mornnisti e da lui reso pubblico, come trattamento della demenza precoce, in una seduta dcll"Accademia medica di Vienna del 3 novembre 1933, quanto sulla reale efficacia tcrapcutica di un importante componente di quel metodo (comparsa di grave accesso epilcn:ico nell'ipogliccmia, spontaneo o aiutato con iniezione endovenosa di canfora o Cardiazol), componente che, utilizzato ed essenzialmente adoperato in seguito da von Mec.Juna, fu oggetto di una pubblic<~zione di quest'ultimo nel gennaio del 1935· Sakel indica col nome di shock o reazione ipoglicemica lo stato provocato da iniezioni di alte dosi d'insulina e distingue nel trattamento una fase di preparazione (tmnq uillizzazione dell'ammalato e Sl,lil val1,1tazione in rappQrto alla dose da impiegare che \'aria da caso a caso) ed una fase di provocazione che consiste o in un coma con profusa sudorazione o in un vero e grave accesso epilettico.


212

RLVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

I sintomi clinici della schizofrenia regrediscono dopo lo shock, talvolta subito, talvolta con ritardo e con più difficoltà quanto più gli ammalati sono in fase dì avanzata malattia; non solo, ma mentre questi ultimi migliorano dopo l'accesso epilettico, i casi re· centi risentono il beneficio da uno shock che si accompagna solo a coma sudorale e, talvolta, come nel sesso femminile è stato dato di osservar<!, neanche dopo questo, ma solo in seguito al semplice stato ipoglicemico senza sintomi sudorali o convulsivi. Il Cardiazol per via endovenosa fu usato come coadiuvante nei casi antichi ed insulino-resistenti. Deduce il Sakel, dal complesso delle sue esperienze, che l'efficacia terapeutica del trattamento insulinico è da attribuirsi essenzialmente allo shock ipoglicemico in cui all'accesso epilettico spetti bensì un 'importanza rivelatrice e potenziatrice come alla febbre <!L•ale esponente di reazione difensiva organica di fronte alle infezioni. Non solo, ma dice ancora che l'accesso e pilettico sta al complesso dei fattori componenti dell'ipoglicemia come l'iperpiressia alla malaria-terapia ndla paralisi grogressiva ed ancora, per usare le suc stesse parole, u nella guerra contro la psicosi schizofrenica, l'ipoglicemia è da paragonare ai soldati, l'attacco epilettico alle armi meccaniche. E con così ottimi armamenti si vorrebbe conquistare il campo nemico, facendo a meno dei soldati >>. L'accesso epilettico è quindi un sintoma dell'insulino-terapia e, se può venire provocato, anche indipendentemente da questa, con l'uso della canfora o del Cardiazol, rappresenta lo stesso rirultato di due diversi procedimenti terapeutici che sono somiglianti nel meccanismo e nello scopo che si prefiggono, contrariamente a quanto asserisce von ~'le­ duna che vuoi creare fra essi una fondamentale differenza solo perchè vennero usaù indipendentemente l'uno dall'altro e seguendo due linee direttrici diverse. Per von Meduna l'accesso epilettico è tutto, per Sakel è una componente, anche la pi•Ì importante, del trattamento insulinico, tanto che egli termina augu randosi che questo fattore singolo non venga considerato il solo ed in concorrenza con gli altri componen ti dei mezzi terapeutici tentati nella promettente lotta contro la demenza precoce, bensì come il più efficace di tali mezzi nel complesso sintomatologico dell'ipoglicemia insulinica. AccARDt.

OFTALMOLOGIA B. A t.AJMO. -

L'ofta.Imologia nei suoi rapporti con le altre discipline medico-chirurgiche.

(<<Conferenze cliniche e di scienze mediche », vol. XII, edite a cura della Scuola di applicazione di Sanità militare. Firenze, 1937-XV). L. 10. Argomento ricco di dottrina c di piena attualità per J'oftalmologia, la medicina interna c rami affini, che conferma attra,·erso lo $tudio delle !ipoidosi gene,·alizzatc e della s;ndromc opto·t·hiasmatica quante nuove correlazioni si vanno sempre più stabilendo tra le scienze medico-biologiche e l'oftalmologia. L'O. tratta le malattie del metabolismo lipoideo, il cui carattere comune è il depositc in va rii tessuti (milza, fegato, linfoglandole, ecc.) di ce//u/e .<ehiumose derivate dal sistema reticolo istiocitario c ricche di va ri lipoidi, dividendole in lipoidosi cerebrosidica, lecitinica o fosfatidica, colesre rinica. La lipoidosi cerebrosidic.?, in cui si ha deposito nella milza e nel fegato di cerasina, come alterazione ddl' apparato Yisivo presenta un ispessimento giallo bruno cuneiforme della congiuntiva bulbare, per lo più dal lato nasale. Nel morbo di Gaucher, contempora neamente alla comparsa dell'idiozia e del catatonismo agli arti, al tronco ed al collo, si manifl7stano anche disturbi oculo-mororii, sotto forma di strabismo convergente e sursum-vergens, che sono patognomonici del M. di Gauchcr e lo differenziano dal M. di N icmann-Pick.


RIVISTA DELLA STAMPA Ml'.OICA ITALIANA E STRANIERA

213

La lipoidon fosfatidica, in cui rientra il M. di Niemann-Pick, è caratterizzata da deposito di fosfatidi (lecitina) nella m1lza e nel fegato ed è interessante dal lato oftalmologico per i rapporti istochhnici-patologici che presenta con l'idiozia am:JUrotica familiare, sia del tipo infantiJe o M. di Tay - Sachs, che di quello giovanile o M. di Spielmeyer - Vogt. I nfatti tanto nel M. di T ay- Sachs, che si manifesta nei lattanti con grave involuziooe psichica, progressiva debolezza generale, cianosi delle estremità, rigidità pupillare e midriasi, talvolta nistagmo ed, oftalmo~copicamcnte, con pallore della papilla e piccola chiazza rossiccia sulla fovea, contrastante con una zona ovalare bianco-torbida, estesa alla macula, quanto nel M. di Spielmeyer- Vogt, che si appalcsa nel fXriodo della seconda ckntizione con offuscamento della visione, deficienze psichiche fino all.idiozia, disartria cd in cui i l quadro oftalmoscopico è molto simile a quello della retinite pigmt n tosa, l'idiozia amaurotica ha a base istopatologica una degenerazione delle cellule gangliari del sistema nervoso con infiltrazioni lipoidce. Tali alterazioni interessano anche la retina e le fibrt ottiche, con la differenza che nella forma giovanile sono primitivamente colpiti gli strati rsterni della retina e successivamente si ha la degenerazione delle cellule ganglionari e delle fibre ottiche. La lipoidosi colestermica, consistente in deposito di colesterina in vari tessuti e specie nelle ossa, daJ punto di vista oculare è interessante per la xantomatosi essenziale, la cui localizzazione più frequente delle placche giallastre cutanee e mucose, che ne costituiscono la car:meristica è sulle palpebre (xantomi o xantelasmi) c per la sindrome di Hand-SchullerChristian, che si può riassumere nella triade: rammollimento a chiazze delle ossa del cranio (radiograficamente cranio a carta geografica), esoftalmo e diabete insipido. In taJe sindrome, a carico dell'organo visivo, oltre l'esoftaJmo che può essere rilevantissimo, sebbene di d ifferente grado nei due occhi, e che è dovuto a rammollimento e distruzione delle ossa dell'orbita ed invasione nella cavità orbitaria di tessuto xantomatoso, può aversi ~tas i papillare o neuro-rctinite edematosa, conseguenza dell'aumentata pressione intracranka o compressione dd nervo ottico da sviluppo di tessuto xantomatoso. Passando a parlare della sindrome chiasmatica, comprensiva delle lesioni che colp•scono gli organi e le strutture della regione diencefalo-chiasmatico-ipofìsaria e che raggruppa con cri terio anatomo-clinico in: affezioni proprie del chiasma, affezioni della sella rurcica c zone limitrofe, affezioni dell'ipofisi, affezioni parasellari, affezioni delle meniogi, affezioni dci vasi regionali, lesioni dirette ed indirette del chiasma nei traumatismi era· nici, l'O. precisa i principali sintomi obbiettivi e funzionali, necessari per la diagnosi, soffcrmanclosi con lucida esposizione ~ulla sintomatologia a carico dei nervi, io particolar modo per quanto riguarda l'aracnoidite opto-chiasmatica (adesiva, cistica, atrofica), data rimporwnza che vi assume la sintomatologia, quasi escJusivamente oculare.

E. PANOOLFI. G. CAvALLACCI. - Granuloma dd limbus da sporotricum. (u Archivio di ottalmologia ))' n. 7-8 del 1937-XVI). Prem<.-sso che la sporotricosi, benchè tra le varie micosi oculari sia forse una delle meglio conosciute e delle più studiate, ma che non pertanto rappresenta una affezione .usai rara, l'A. descrive un interessante caso di granuloma dd limbus osservato nell'occhio di un giovane di 25 anni che due mesi prima era stato colpito da un ramo di salice. Il granuloma si presentava rotondeggiante, assai rilevato, della grandezza di un chicco di miglio, dj colore bianco grigiastro. di aspetto ceroso; preso tra le branche di una piccola pinz<~ appari va consistente, indolente, non spostabile; nella parte più centrale la superficie appariva irregolarmente erosa, per cui vi si osservava un piccolo infossament~. ~ con gi unti va bulbare adiacente si prc~entava diffusamente e lievemente :trr()!:sat:t, e p•ccoh


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STKA N IERt\

vasel lini con ve rgcv:mo radia lmente d alla periferia verso la base di impianto del granuloma, cd il tessuto corneale contig uo presentava, per breve tratto, un tenue intorbidamento. I dati a namnestici, il decorso particolarmente torpido dell'affezione, l'aspetto stesso della lesione fecero subito sospettare una forma micotica_ Praticati i necessari esami cul turali riuscirono infatti positivi e fu isolato lo sporotrichum Bcurm:~nni. Le prove biologiche eseguite su ''ari an imali da esperimento dimostrarono un evidente potere p:uogeno dd micete isolato. Il p. gua rì rapidamen te con una cura iodica istituita ~en za indug io prima pçr os con ioduro di potassio, che fu portato progressivamente fino a tre grammi pro die, poi, perchè questo non era troppo hen tollerato, si continuò la cura con iniezioni endomu~colari di Endoiodo, mentre a nche localmente si ricors::: ad istillazioni di qualche goccia di solu7.Ìone di iod uro di potassio all' t ~;•. Dopo una dic:cina di g iorni di cura si apprezzavano già delle evidenti modificazioni nell'aspetto del granuloma; dopo un mese no n si notava più alcun accenno di g ranuloma, c solo, nella zona corrisponclt.:nte, pcrsiste,·a un a ten ue vascolorizzazione e l'intorbida· m ento corneale era com pletamente scomparso, mentre 45 giorni dopo l'inizio della cura, ogni tr:Jccia dclb pregressa lesione appariva del tutto dileguata. L'A. conclude il suo interesfante ìavoro affermando c he il caso descritto ri\'este particolare interesse, non tanto per la localizzazione perilimbare molto raramente ossen·ata, yuanto percht: esso rappresenta un o dei pochissimi casi di sporotricosi oculare fino ad oggi osser\'ati in Italia. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA MAst' Enot.. Suppurazioni esocraniche Laryngologie )>, n. 9; 1937).

di origine otitica. (" Les Annalcs d'Oto-

Se le suppura7.ioni csocr:michc d'origint: otitica-mastoidca, le ptu frequenti, son molto ben conosciute c da lungo tempo, quelle secondarie ad un'osteite profonda dell:t rocca. non sono fi n ora oggetto di studio preciso. L 'A. ha compiuto un la vo ro degno di rilievo, avendo trauato d ell 'argomento in modo completo dal punto di vista anatomo-patologico, clinico, terapeutico. Una pctrositc può dar origine a tre tipi di raccolta purulenta esocranica, corr ispondenti a tre varierà di pctrosite : t " - L'ostt.ite sottolabi rintica si esteriorizza a livello della corticale inferiore cd è punto di p:~rte nz:~ di un ascesw che si estrinseca nella doccia carotidea, nello spazio rr-trostilieno o nella guaina vas;Jie stessa. Si manifesta non tanto con segni cervicali. tumefazione latero-cen·icale, quanto per ~egni faringei: disturbo di deglutizione. tu me· f:,zione del pilas tro posteriore. Malgrado questa estrinsecazione nel canale faringeo, l'inter ve nto Jeve essere esterno con incisione su la guaina vasa le, poichè un'incisione quasi cieca dal faringe sarebbe peri colosa per lo spostamento in dentro dal fascio ,·ascolare. L 'osteite punto di partcn7.-a deve essere raggiunta a traverso rnastoidotomia. 2 ° - L 'apcxitc fìs tolizzandosi a livello dclb corticale infe ri ore del la punta ddb rocca, esteriori zzn anch'essa una raccolta purulenta che si fa strada nella parete laterale del faringe dando luogo a tre tipici ascessi a netta individualità anatomo-clinica: suppurazione pcristalìlina che sbocca nel velo palatino; quella che segue la tromba d'Eustachio fistolizza presso lo sbocco tubarico; l'osteite dd punto estremo dell'apice raccoglie pus in un ascesso del tetto del cavo.


R\V\ST A

DELL A STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

2I5

Senll dubbio sono a_scessi meno freqUtnti· questi. ma la loro po~sibilità va tenuta presente, la \oro const~taz.tone accerta l'apexite. 3' · La pet~osne ~ u periore, scpralabirintica può 'dar luogo a raccolte estradurali che si possono _estnn_secar~ f u ori del cranio sia per un orifìcio <matomico preformato sia per processo d1 ostelte d tstrut tiva. La raccolta può farsi strada a livello del temporale, dell'occipitalc. sotto stern omastoideo. Lo studio di queste esteriorizzazioni di raccolte:: purulente da pctrosite dà campo atl'operatore di sccg\ic:. rc la via di accesso per aggredire il profondo focolaio d'origine c dirigere in modo raz ionale il proprio intervento. R.uFONE.

MowRER. Influenza della vrs1one sulla durata dd nistagmo post-rotatorio. (<• Ac ta Oto-Laryngologica >1, fase. 4, 1937).

In precedente studio l'A. ha notato come in animali rhc pn:sentano nistagmo ccfalogiro post-rotatorio (piccioni) tre distinti fattori sono da prendere in considerazione: 0 I azione inibt ntt: sul nistagmo post-rotatorio da parte della visione; 2" _ riduzio ne ddla ~nsibilità dci recettori vcstibolari da parte del movimento stesw del capo; 3" tendenza alla persistenza di nistagmo o ptocinetico post-stimulus in direzione opposta. l n animali che presentano nistagmo cefalogiro è relativamente facile differenziare quamitaùva mente fra influe nza inibitoria della visione dopo rotazione e influenza durante essa. L'A. dopo esperimenti su cavie a collo fissato da apperecchio rigido ha portato la sua a ttenzione sull'uomo, sottoponendo w studenti a stimoli rotatori in differenti condizioni: completa oscurit.1. o alla luce. Le cifre riportate nelle tabelle di ciascuna delle 12 stimolazioni a cui ogni soggetto fu sottoposto, mostrano una netta sensibilissima Jirrùnuzione di durata del nistagmo optocinetico post-rotatorio in .oscurità in confronto a cifre o ttenute con la medesima stimolazione vestibolare a luce diffusa. Al tri 5 soggetti \enivano osservati dopo rotazione a vidone libera, ma con un pseudoscopio prismatico davanti gli occhi, nei q uaii per la deformazione del parallelismo fra asse di visione e quello di rotazione si producevano false sensazioni prospettiche che dovevano influc·nzare ii nistag mo: queste prove avrebbero avuto resultati a carattere negati vo. Secondo l'A. i risult.1ti ottenuti si spiegherebbero col fatto che lasciato libero l'uso <lella \'isione d urante lo stimolo rotatorio, il ninagmo vestibolare post-rotatorio è inibito a un g rado più o meno elevato, per la tendenza del nistagmo optocinetico da rotazione, a persistere dopo l'eccitazione, poichè questi due nistagmi hanno direzione opposta. T ale effetto inibitorio è da credere si verifichi nei nuclei vc:stibolari, che hanno in sè un meccanismo di scarico che, sembra, può esser messo in azione dalle eccitazioni sia vestibolari che visi\'e. Facendo variare la natura dell'eccit:mte v i ~ualt: durante la rotazione, l'A . è: riuscito a influenzare il nistagmo vestibolare e si domanda se i recettori vestibolari sono egualnente capaci di produrre scariche consecutive, similmente a quanto avviene per il mec· canismo nervoso dei nuclei vestibolari. R AFFON.E.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione r enerale di Sanlll militare nel (tnnalo 1938-XVI)

ALESSANDRIA + Maggiore medico DARlO BARONI O: L'intervemo chirurgico sull'appendicite nel periodo intermedio. L 'O. dopo aver fatti alcuni cenni sull'etiopatogencsi cd anatomia patologica dell'appendicite è venuto a parlare dell'intervento chirurgico nel periodo intermedio, iotcn· dc:ndo con tale denominazione il tempo che intercorre da oltre le 48 ore sino a circa un m ese dall'attacco. Data la entità morbosa eminentemente proteiforme non è possibile sottostare a delle regole precise ed inderogabili; purtuttavia l'esperienza personale, che guida ogni chirurgo gli ha confermato il concetto, già da altri sostenuto, sull'opportunità dell'intervento chirurgico nel periodo intermedio in quasi la totalità dei casi di appendicite, specie poi in quelli a localizzazione ben defi nita. E ciò senza dover aspettare il classico raffreddamento, causa non infrequente di spiacevoli conseguenze, talvolte irreparabili.

*

ANZIO (campo san. clim. milit.) + Tenente medico MARIO ScARPJJTJ: La tubercolosi inustinale ed il p11eumopetùoneo. L 'O. dopo un rapido cenno etiologico ed anatomo-patologico deiJa tbc. intestinaJe tratta della sintomatologia clinico-funzionale. Espone quindi la tecnica del pncumoperitoneo. L'attuazione di esso determi na notevoli miglioramenti nella sintomatologia intestinale. I dolori addominali e la diarrea si attenuano fin dalle prime applicazioni, l'alvo si regolarizza, la temperatura diminuisce e ritorna ai valori primitivi. I sintomi subbiettivi migliorano : l'appetito ritorna, le digestioni gastrica e intestinale sono facilitate, il peso torna ad aumentare. l'astenia, il malessere generale, le sudorazioni si attenuano note· voi mente. Viene quindi esposto il meccanismo d'azione del pneumoperitoneo.

*

BOLOGNA • Primo capitano medico prof. F RANcEsco BoNOLA: La ma/a~·ioterapia nella neurolue. Fatte precedere alcune nozioni sommarie sulla storia dell'applicazione del m etodo, l'O. si diffonde sopra la tecnica attualmente ritenuta la meno pericolosa e la più efficace. Passa poi in rassegna i risultati fino ad ora ottenuti e le indicazioni giudicate le più opportune. In ultimo si intrattiene sul meccanismo della malarioterapia specialmente in rapporto alle altre terapie piretiche. Illustra infine l'influenza della malarioterapia sulle alterazioni anatomo-fisiologiche cd umorali delle va rie forme di sifilide nervosa.


CONFf.RE.NZE E

D I MOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

217

• Primo capita~o medico ANTONIO CAMPANA: lmp01·tanza prognostica, terapeutica, medico-legale dtlla dzagnosi precoce dd/e alfezÌO'TIÌ metaluetiche (sifilide quaternaria).

L'O. fa un~ rapida _rassegna della sintomatologia iniziale, mpratutto psichica, della paralisi progresswa; stab1lisce le differenze anatomo-patologiche, cliniche, biologiche e terapcutiche con la sifilide cerebrale: demenza luetica e demenza paralitica. Tratta poi de\\a diagnosi differenziale con la sintomatologia psich.ica di altre affezioni centrali del nevrasse (arteriosclerosi cerebrale, tumori cerebrali, alcoolismo cronico, parkinsonismo). lodi parla della tabe dorsale; delle forme fruste, mono!intomatiche; della scoperta accidentale della malattia; della tabo-paralisi. Infine tratta del rapporto fra diagnosi precoce delle sindromi metaluetiche e risultati t('J'apeutici (malarioterapia), del ricupero sociale del paralitico e del problema medico- legale nell'ambiente militare.

+ Sindrome cerebellare bilaterale simmetrica. Atrofia parenchimatosa a localiz zazione corticale? Presentazione di un soggetto quarantatreenne, ex militare, con sindrome cerebellare pura. bilaterale simmetrica, senza sintomi di ipertensione endocranica, nè disturbi a carico dell'apparato vestibolare. Esclusa facilmente l'ipotesi di una ~clerosi in piastre, di una atassia tabctica, di un Parkinson, scartata in base all'anamnesi e all'esame clinico l'eventualità di fatti vasali locali (emorragie, rammollimenti), di ascesso cerebellare, di neopla~mi intra- od extra-cerebellari e, infine, di un'atassia frontale, l'O. crede di potersi indirizzare, nel giudizio diagnostico, verso una di quelle forme di atrofia cerebellare acquisite e, precisamente, data la bilateralità e simmetria della sintomatologia, l'insorgenza dopo 40 anni, il predominio dei disturbi dell'eq uilibrio e la prevalenza di quelli della coordinazione negli arti inferiori, verso l'atrofia cerebellare parenchimatosa a sede corticale (tipo Murri - Thomas). Riferendosi all'etiologia della malattia, etiologia ancora oggi oscura c discussa, anche per la rarità dei casi potuti seguire al tavolo anatomico, l'O. accenna al lato medicolegale della quistione in quanto il p. risulta un cranio-leso della guerra mondiale e in uno dei casi riferiti da P . Marie, Foix e Alajoanine i sintomi iniziatisi a 40 anni furono interpretati, sia pure con riserva, come conseguenza di un trauma grave.

*

FIRENZE + Sottotenente medico ErroRE GABRIEt.t,l: Presentazione e discuw·o11e di un caso di insuffìci~nza aortica in mitralico

*

LIVORNO + Maggiore medico GIOVANNI RAco: Sul/'injlllenza.

L'O., dopo un cenno sulle epidemie influenzali più recenti e sugli ammaestramenti avutine, passa ad esporre le vedute antiche e moderne sull'etiologia dell'influenza, dividendole in 4 fasi : 1" - La identificazione del bacillo di Pfeiffer nella pandemia del 18~90. 2~ • Un virus filtrabile viene riconosciuto come causa dell'influenza durante la pandemia del dopoguerra. . . 3• - Si ritiene necessario l'intervento del bacillo di Pfeiffer nell'organtsmo mfctt? dal virus influenzale filtrabile per avere la classica sindrome influenzale e le sue comph•anze nel maiale, nel quale si presenta assolutamente simile all'influenza umana.


218

CONFERENZE E DIM OSTRAZIONI CLINICH E NEGLI OSPEDALI MILITARI

4" - Studi sull'uomo del comportamento del virus filtrabile e del bacillo d i P feifft:r .

La gravi tà dell'infl uenza epidemica è determinala dalla com plicità del bacillo di Pfeiffer associato a l virus influenzale. L'O. pass:t poi a parlare degli altri fattori costituz ionali, climatici c tossici che favoriscono l'attecchimento del germe. Si sofferma su :tlcuni casi gravi c con complicazioni, verilicatisi nel reparto m edico Jcll'ospedale, e prentle in considerazione le bronco-polmoni ti influenzali, trattando dclla diagnosi e del Jccorso. Parl:t, inline, della terapia e Jella lusingh iera ca~i~tica.

*

PERUGIA + Maggiore medico RAFFAELLO PEPE: Illustrazione di un caso clinìco di ascesso polmonarc simulante una ci.rti da echìnococco; considertnio ni di diagnostica differenziale.

L"O., uopo n~·er illustrato un caso d i asct:sso polmonarc nella persona di un Gtrabinicre rico,·cr:tto nel reparto medicina, che per le sue modalità cliniche presentate in un primo momento. aveva fatto pensare potersi trattare di un a ci~ti da echinococco, s'in trat-

tiene sui vari criteri c sui ,·ari mezzi d'indagine sperimentati per poter giungere alla diagnosi esatta. Ino ltre parla delle difficoltà diag nostiche e dci vari caratte ri ùiffcre nziali che presentano alcune affez ioni polmonari, in particolar modo gli ascessi, le cisti da echinococco e i sarcom i. Nella disc ussione il direttore dell'ospedale ten. colonnello mctlico CRESPt::LLANJ interIC'quisce intrattenen dosi sui caratteri radiologici delle varie affez io ni su m enzionate cJ illustrando i dettagli del la tecnica radiologica più adatta caso per caso e particobrmentc della broncogr:tfìa.

*

TRIESTE + Maf!giore medico FmF.RICO BucuARt::LLO.

L'O. riassumendo un capitolo del volu me del Lerichc: Lo Chirurgie de la doult'ur. tratta del problema del dolore dava nti all'analisi chirurgica, venendo a considerazioni cntiche e a Jeduz.ioni d'import:~n7,l pr:~tica :~i fini tcrapeutici.

+ Prof. Gwuo GkAr-;m, prim:Jrio dell'ospedale civile " Regina Ekna ''• T rieste: Sull'infezione focale stomatogena. Riferiti alcuni dati storici, nei quali viene fatta allusione al problema focale, 1"0. rileva che wtta la letteratura attu~1lc mondiale è ricchissima di lavori sull'argomento ed :mchc il nostro Paese vi ha contribu ito nella clinica e nella pratica. Quindi passa a trattare della malattia in particobrc, osservando ch e i più frequenti focolai (fon) sono d:Hi dJlle tonsille, da i JenLi, dai seni masccllari, dall'apparato uro-gcnitalc c da quello digerente. Ricordato poi il m eccanismo dell'infezion:: per il qu;de il Rosenow ideò la teoria del la localizzazione eletti,·.~ dci germi, entra in merito a tutte le possibili ripercussion i sugli org:tn i a distanza c si sofferma più !pecialmente sulla infezione focale stomatogena, rilevando come alle tonsille cd ai denti sia stata :tttribui ta grande importanza nella genesi ùclla infezione f<Kak. Pone quind i alcuni quesiti circa l'opportunità dell'intervento prc,·entivo sulle tonsi lle: e sui denti c conclude affermando che spesso occorre intima collaborazione tra lo Momawlogo, l'in tcrn ista, il radiologo ed altri specialisti a seconda del luogo e delle possibili ripercussioni che l'infezione focale può :tvere.


CONFERENZE E DIMOSTRA'-lt>St Ct.t~tCt tE ~E<;U OSPEDALI Mtr.IT:\Rt

2 I9

+ Capitano medico P.\SQUALE PALMt NtELLO. L 'O. parla della necc~sità Ji un:1 diagnosi sicura prima di iniziare una cwa antilu~tica e discute della opportunità o meno di iniziare la cura dopo la comparsa di manifestazioni cutanee. Fatto quindi un accenno a quanto si pratica tlalla scuola tedesca c francese, espone il sistema tcrapeutico che si segue in Italia. Fa infine una rapida rassegna tlci prodotti :wtiluctici, loro indicazio ni, controindir:~zioni , vie di somministrazionc, ritmi delle cure ed inciclenti terapcutici.

+ Prof. CARLO RAVASINI, primario dell'ospedale civile u Regina Elcll:l " · Trieste: La tub~rcalosi r~nale. L 'O .. dopo aver portato alcuni dati statistici personali riguardanti una lunga casistica di inten·enti operativi di nefrectomia per tubercolosi renale, tratta della sintomatologia di questa malattia, intrattenendosi particolarmente sui sintomi iniziali e sulle indagi ni c he possono indirizzare verso una diagnosi precoce, per procedere tempestivamente ad un intervento chirurgico di nefrectomia, unico mezzo terapeutico che salva, il più delle \Oitc. la vita del p.

*·

VERONA + Tenente colonnello medico Muz10 FERRUCCIO FtORINI: Sulla cura delle malattie m~ntali ~ sulla sterili~zazion~ d~ psicopatici ~ d ei delinquenti. L 'O. si intrattiene sulla prevenzione c curJ delle malauie mentali, soffcrmanJosi in ispecie sullo shock insulinico c cardiazolico di recente introdotti nel campo ncuropsichia. Lrico nella cura della schizofrenia. Fa ri saltare la necessità delle cure costritti\'c degli alienati e infine passa a parlare della legge sulla sterilizzazione coattiva dei psicopatici e dci delinquenti, introdotta in &rmania. a scopo eugenetico.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e ColonWc. -

Direzione centrale della Sanità militare: marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIII, Vol. I, fase. XI-XII, novembre- dicembre 1937-XVI.

Dorella e Rorvinski: Le alterazioni circolatorie e respiratorie in seguito a differenze di pressione intra- ed extra-toracica. l.Atus c Salvi Del Pero: Risultati di alcune indagini sulle condizioni atmosferiche nell'interno di una nave ospedale stazionante nel Mar Rosso. Cebre/li: Cenni sulla malaria in Aussa. Cossio: Simpatectomia pariartcriosa nelle ukcri tropicali.

Bulldin International des Suvices de Santé dts Armécs de terre, de mu d dc l'air. - Pubblicato dall'« OHicc lnternational de Documentation de M~decine Militaire ''· Liegi (Belgio). N. 12, dicembre 1937.

ga Sessione di Conferenze del Comitato imernazionale di Medicina militare. Edgar Erskine H ume : Centenario della più grande biblioteca medica del mondo (la biblioteca medica deU'esercito degli Stati Uniti). Commissione medico-giurzdica. - Dcmker Curtius: Statuto giuridico dell'assistenza umanitaria neutrale. Rivisto itzu:rnazionaic. Ufficio intemazicmale di Documentazione di medicina mi/itm·e: Schede bibliografiche. Riiviste mediche militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Rcvista de la Sa.nidad Militar. -

Ministero deUa guerra, Buenos Ayres, anno XXXVI ,

novembre 1937.

Galli: Relazione della Direzione generale della Sanità militare al Ministro della guerra, per l'anno 1936 (continua~ione). Lagomarsino: Ricostruzione dei legamenti laterali della rotula. Errecart : Il nostro comportamento nelle mastoiditi acute. Goldhahn: I lavaggi in chirurgia. Alamiz: L'anchilostomiasi in reparti di truppe della provincia di Corrientes. Schiavone: Studi sulla costituzione chimica del diplococcus pneumcmiae. D. G. S.: Sulla febbre gialla. Machicoue: Sulla alveolite den taria. FRANCIA.

Rcvue du Service de Santé Milltaire. -

Direzione del serv1z1o di sanità, M inister,o dciEa Guerra, Pnrigi. Fase. 4, ottobre, tomo CVII, 1937.

Liégeois: Le affezioni ù foidi nel Marocco. Belion e Kemy: Gli antimalarici sintetici nella cura della malaria. H U'gonot: La selezione c la specializzazionc: dei contingenti. Saggio su li 'adattamento all'esercito dei metodi psicotecnici e biotipologici.


RIVISTE MEDICH E MILITARI

221

Mantds: Studi sulle sorgenti termali -di Plombières-les-Bains. Des Cill~ls: Il IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bucarest, giugno 1937). GERMANIA. ·-~

Du Deutscht Mllita.rirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der 'Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-i4. Fase. XII, dicembre 1937.

Binhold: Brevi osservazioni critiche sulla diagnosi e sulla terapia dell'appendicite. Straub: Il trana mento delle vesciche ai piedi. Ullmann: Sulle infiammazioni dell'orecchio e loro esiti con particolare riguardo al giudizio sulJa idoneità al servizio militare. Lang: Azione dell'aggressivo chimico « Lost '' sulle albumine::. fo jtef1 c Schultze-Gebhardt: L'utilizzazione agricola delle acque di rifiuto degli allog:giamemi militari. Baar: Sopra un'epidemia da B. enteritis Gartner e sul fenomeno dell'agglutinazione di gruppo durante le ricerche sierologichc. Kertzendorlf: La cosidetta «Trombosi traumatica ''· Kanzler : Adenite gonococcica senza infezione dcii 'urctra. Kramer: Ricerche sulla ipoavitaminosi C nei paradentopazienti secondo il metodo di Tillmann, modificato da Jezler e Niederberger .

............,.

GRAN BRETAGNA.

Joumal of tht Royal Army Mtdical Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Daniellsson.

Ltd. Londra. Fase. agosto 1937·

Biggam : I principii di una adeguata illuminazione artificiale. Burke: Relazione sulla difesa antimalarica in una località di accantonamento proposta a Kau Lung Tsai. Thompson: Ancora un altro apparecchio di disinfezione T. O. T. Editoriale: Il rapporto del Consiglio di ricerche mediche (1935-1936). Flt:tcher-Barrett : Un caso di coledoco-duodenostomia. Chukerbuti: Una trappola rispondente ai fini sanitari. Ecc/es : Pochi fatti storici su l'antisepsi in ostetricia e ginecologia durante l'ultimo secolo. Sir Richard Luce: Esperienza di guerra di un ufficiale territoriale (cominuazioru: e fine). Fase. settembre 1937.

:P

Biggam: I principii di una adeguata illuminazione artificiale (contùuwzione e fine). Huston: Difficoltà nella diagnosi di amebiasi subacuta e valore dell'emerina come elemento diagnostico. O' Grady : Organizzazione e impieghi di un convoglio di autoambulanze. Mackenz ie: Il libro di bordo del veliero '' Osprey >•. Editoriale: Relazione dell'Istituto Lister di medicina preventiva. Fletcher- Barret: Un caso di carcinoma del colon. Perkins: Un caso di guarigione spontanea di perforazione tifosa dell'ileo.


222

RIVISTE MEOICIIE MILITARI

POLONIA.

Ltkary Wojskowy. -

Organo Jegli ufficiali Jcl Servizio sanitario. Centrum Wyszkolcnia; Sanit: Gornoslaska 4), Varsavia. N. M, 15 ottobre 1937·

Bronczyk: Sulla tubercolosi dd laringe. Missiuro: Fisiologia degli esercizi fisici (coTJJÌnuazione). Reicher: Reumatismo e artritismo (continuazione c fir1c). Tchorznicki: Il lavaggio uretrale col metodo Janet. Mogielnicki: Le opinioni di Wilhclm Malcz sul colera.

N. 9, t 0 novembre 1937· Gt~linowski c Zahors ki:

Quadro morfologico del sangue nelle malatt ie dd feg<~tO. Hronczyk: Sulla tubercolosi del laringe (continuazione e fine).

Missiuro: Fisiologia tlegli esercizi fisici (continuaziot~c). KiersiJOtvski: Trasporro dei feriti dalla prima linea, per mezzo dci porta feriti della fanteria . .\1ogidnicki: L e opinioni di Wilhdm r-.hlcz sul colera (continuazione).

RUSSIA.

Votnno Sanitamot Delo. -

Gosudarslwennoc, isd-wo. Mosca, n. ì:!, agosto 19.37·

Torkan: Un apparecchio di immobilizzazione per il trasporto dci fratturati agli arti i ufcriori. Vasiltimk: Come si può procedere alla disinfezione negli interventi chirurgici presso gli ospedali da campo nel caso di assoluta mancanza di iodio. Krivorotov: La cura delle lesioni da ipritc. Sakarov: 11 trattamento degli avvelenamenti da acido solforico. lssalskJ: Il salassa nella cura dei gassati. Doroscenko: La difefa antigas degli operati di trach cotomia. Mosckovsky: Considernioni sulla respirazione durante l':~pplicazione delle maschere am tgas. Srenghel c Usciaev: Cii apparecchi per il preb·amcnto di campioni di cibi e di acqua, a scopo Ji an<Jiisi. /3mtenka e Gonciarov: La Jisinfe:~ionc dci loc::1li con il cianuro di idrogeno. Efimmko: Apparecc hi per la rapid:1 c,·aporazione dei gas tosstct, a b:tse di acid o ptCTJCO. lcrekov: Sulla prolibssi dell'influenza.

STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Muscum and Libr,try. Washington, vol. LXXX I ,

N. 6, dicembre 1937.

1: nuovo presidente dell'Associazione dci medici militari degli S. U., colonnello meelica Anuro E. Lord. Il 45" Congresso, a Los Angeles, dci medici militari degli S. U. ]ones: Il 9° Congresso internazionale di medicina militare e farmacia militare (BuC:lrcst, giugno '937)· Rc111er: Tratt•'mento odontoiatrico di urgenza, nella pratica militare. Phill1p.<: Riunione medica militare alla clinica Mayo di Rochestcr (Minncsota). Corhart: Uno strumento molto semplice per tenere distesi gli elettrocardiogramrn i.


NOTIZIE ---- ---

I nostri Caduti per Ylmpcro. Il sottotenente medico LoretUo Sberoa è caduto il 7 dicembre scorso in Africa. F.' caduto combattendo, contro un insidioso nemico, al lato del Suo Comandante. Egli, figlio di un valente medico fiorentino e di Gentildonna Pisana, era medico ili preclaro ingegno e, se pur giovanissimo, di eccezionale cultura professionale: era uscito dall'Università di Firenze ove avea conseguito la laurea con pieni voti. Ma era anche e l>Opratutto un soldato, per singolare tempra del corpo acquistata come:: valente sportivo della montagna - cui la paterna passione l'avea iniziato sin da bambino t per altissimo sentimento di Patria.

Egli era veramente un innamorato della Patria: a dodici anni, falsificando la data di nascita, nel 1921 si iscrisse al Fascio, poi sempre tra i migliori in tutte le competenze agonali; chiamato aiJe armi, prima nella Scuola di Sanità, poi nell'ospedale militare di Firenze, infine con i valorosissimi battaglioni coloniali in Africa Orientale, diede esempio continuo e fulgido del come si possa essere, ad un tempo, militi fedelissimi alla duplice consegna del « Libro e moschetto». Nelle terre del nostro Impero, Lorenzo Sberna svolgeva la Sua missione di medico, ma <Juando si trattò di essere anche soldato imbracciò i! fucile e neiJ'aspra lotta eroicamente cadde. Una medaglia d'argento al valore militare sul campo eternerà il Suo nome nell' Albo degli Eroi della Patria.


224

NOTIZIE

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE. C.utiS Mario fu Vittorio e fu Elisa Rava, da Venezia, maggiore medico direzione sanità delegazione intendenza A. O. - Scienziato di alto valore. dava, durante l'intera campagna, volontario efficacissimo contributo ai servizi sanitari di gut'rra. In numerose ricognizioni, in tern.torio ancora infestato da bande nemiche, effettuate senza scorta, dimostrava di possedere il massimo sprezzo del pericolo. Nell'azione di Uadarà, unitosi volo-ntario alla co/orma di soccono, affrontava gravissimi pen·coli per portare l'aiuto della scienza ai pochi feriti superstiti. Esempio a tutti di coraggio e di altissimo spirito militare e umanitario. - Uadarà, 8 aprile 1936-XIV. P EPEMONTE P.asquale di Giovanni e di Chiodi Caterina, da Varzi (Pavia), soldato )O</'" sezione sanità (alla memoria). - Durante a;·pro combattimt ttto, incaricato di recarSI in linea per trasportare alcuni militari gravemente feriti, saputo che dalla propria celerità poteva dipendere la salvezza di alcune vite , anzichè seguire un sentiero più sicuro ma più lungo, si slanciava di corsa sul terreno scoperto, più breve ma fortemente battuto dal fuoco nemico. Rimaneva colpito a morte nel suo gennoso Untativo. Fulgido esempio dt altruismo. -Passo Mecan, 3r marzo 1936-XJV.

MEDAGLIA DI BRONZO Al. V.\LOR MILITARE. CRISTALLINI Francesco fu Giuseppe e fu Bianni Carlotta, da Montefano (Maceraw), tenente medico ospedale da campo 6os· - Durante un bombardamento nemico de/;·ospedale cui t:t·a addetto, che aveva cagionato mort1 e feriti fra i ricoverati e nel per.<ona/e dell'ospedale, con calma e sprezzo del pericolo si prodigava nel prestare la sua opera ai colpiti, nell'incitare la calma fra i dipmdenti e nel tra;porto dello stabilimento ÌT1 località meno esposta. Ordinaume lo sgombero, anzichè seguir/o, spontaneamente si recava a medicare i feriti al reparto atmnzato di sanità ove prestava la sua opera fino al termine dell'azione. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. DAVOJ..r Renzo di Alcibiade e di Giulia Dionigi, da Milano, sottotenente medico 19° reggimento artigl ieria Divisione Gavinana. - Ufficiale medico di un gruppo di • urtiglieria somegg;ata, in 1111 aspro combattimorto COtl sprez;;? del pericolo, calma ed abm:gazione, penorreva continuamente lunghi tratti efficacemente battuti dalla fucileria 1Jemica per !SOCCOrrt:re sul posto 1 feriti più gravi. Vista la impossibilità di fare affluire i numerosi feriti al posto di medicazione si portava sul/;1 li11ea dei pezzi e, calmo, ;otto il fuoro nemico, continuava la suo opera. - Sclaclacà, 2~ febbraio 1936-XIV.

CROCE 01 GUERI\A AL V:\LOR MILITARE. CALCAGNI Amato, primo capitano medico (ora maggiore), dirigente del servizio sanitario della colonna « Agostini >>. - Dirigente il serviz io sanitario di una colonna d'attacco si spingeva per l'assolvimento del .<uo dovere, sulle lmee più avanzate, nonmrante del pericolo e dimostrando grande coraggio e val01·e rersonale. - Gunu-GaduDire Daua, 28 aprile - 5 maggio 1936-XI V. MEGARO Michele fu Oreste e di Filomena del Guercio, da Calabritto (Avellino), c:tpita no medico 309• sezione sanità. - Comandante di reparto someggiato di sanità di


NOTLZIE

225

truppe alpine, svolu la sua mirabile ed entusiastica attività per tutta la durata della battaglia anche sotto iJ tiro dell'artiglieria nemica. Nobile esempio di sprezzo dci pericolo e di preclare virtù militari. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. PoRCHIA Giovanni di Raffaele e di Giudice Carmela, da Confluenti (Catanzaro), capitano medico 6o8° ospedale da campo. - Durante aspra battaglia, direttore di ospe· dale da campo, nonostante che la zona ove l'ospedale t:ra impiantato fou t: battuta da cntiglieria avversaria, continuava, c011 sprezzo del pericolo, la sua opera di mt:dico, dando esempio di serenità, ripor·tando la calma nei ricoverati e nei dipendt:nti. M ai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. Acosmm.u C'...arlo fu Roberto e di Aldcgonda Angelini Paroli, da Tolentino (Macerata), centurione medico 135" legione CC. NN. - Dirigente del servizio sanitario di tsna legione, si portava fino sulle prime linee, sotto il fuoco nemico. Si prodigava incessantemente nel soccorrere i feriti, dimostrando sprezzo del pen·colo ed alto spirito di abnegazione. - Amba Manué, 28 febbraio 1936-XIV. BurrrNl Umberto di Ulrico e di Porrini Adele, da Pontremoli (Massa Carrara), centu rione medico 1923 legione CC. NN. - Dirigente il servizio sanitario di una lt:gione CC. NN., si prodigava attraver·sando zone battute dai fuoco nemico, per assicurarsi dd fun z ionamento del servizio. Benchè sofferente per una lesione chirurgica, prendeva pam a faticose marce e combattimenti. - H otzà, 5 gennaio - Amba Aradam, 11-16 febbraio - Amba Tzdlerè, 28·29 febbraio 1936-XIV. · CALì Gaspare di Antonino c di Piraino Santa, da Casteldaccia (Palermo), tenente medico 6o8° ospedale da campo. - Sotto fuoco nemico, noncurante del pericolo, con calma e tranquillità, con la parola e con l'esempio, prodigava la sua opera professionale e rincuorava i feriti ricoverati, allarmati per lo scoppio sempre più vicino dei proiettili, c01ltribuendo validamente al funzionammto de/J'ospedale. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. ZoNCHELLO Salvatore Angelo, tenente medico comando aviazione della Somalia. Ufficiale medico addetto ad un aeroporto, ha dato prova di non comune coraggio e sprezzo del pericolo in occajione di tre inundi scoppiati nell'aeroporto. - Lugh (Somalia), 1936-XlV. CuPs Andrea di Leonardo e di Negri lole, da Teramo, sottotenente medico roa sezione di sanità. - Ufficiale medico di un reparto di seztone di sanità, spontaneamente si offriva di recarsi al posto di medicazione di un reggimento impegnato, che raggitmgeva, attraversando con sprezzo del pericolo e coraggio zona battuta intensamente dalla f ucileria nemica, aiutava i colleghi fino ai . termine del combattimento, dando prova di coraggio e di alto sentimento del dovere. - Battaglia deli'Endertà, 15 febbraio 1936-XIV. DoNECANI Giacomo fu Vincenzo e fu Bassini Faustina, da Brescia, sottotenentc medico 5• reggimento artiglieria alpina. - Ufficia/( medico dt un reparto artiglit'ria alpina, impiegato sotto il ftlOCO di ,'uczleria avversaria, fece volorttariamente parte di una pattuglia inviata durante il combattimentc oltre la nostra linea avanzata. In ogni circostanza prestò entusiasticamente la propna opera, dimostrando alto setuo del dot·ere, d cvatc spirito di abnegazione, sprezzo del pericolo. - Passo Mt can - Passo Ezbà, 3 ap rile 1936-XIV.

F."RACI Luigi fu Vincenzo e fu Ierna Santa, da Floridia (Siracusa), sottotenente med ico 6o8° ospedale da campo. - Sotto violento fuoco di artiglieria e fu cileria nemica, 7 -

Giornal~ di

nudici11a militar~.


226

NOTIZIE.

sprezzante del pericolo, con abnegazio11e, alacrità e non c01nune senso di serenità, volontariamente si offriva di provvedere affinchè, nel tumultuoso accorrere dei feriti, i servizi ospedalie1·i n011 subissero alcun intralcio, prodigandosi anclle con la parola e coll'esempio a rincuor·a,·li, ir1citando ed infondendo nei dipendemi calma e tranquillità - Passo Mecan, 31 marzo 1936-X I V. GAltELLI Franco di Mario e di Danzano Maria, da Diano di Alba (Cuneo), sonotenente medico 5° reggimento artiglieria alpina cc Pusteria ». - Con calma e sprezzo del

pericolo, prestava la sua valida ope1·a di sanitario durante una rntera giornata di aspro combattimento sui/a stessa linea dei pezzi, sottoposta ad intenso fuoco avversario ed ave, per ristrettezza di spazio, aveva dovuto euere sistemato il posto di medicazione. Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV.

G... RNERO Giuseppe fu Giuseppe e di Ebrardo Anna, da Melle (Cuneo), sottotenente

s• reggimento artiglieria alpina « Pusteria». -

Al posto di medicazior1e, in z011a battuta dal tiro nemico, con calma esemplare c sprezzo del pericolo, prestava la sua valida opera dumnte una intt:7n giomma di combattimento. - Mai Ceu, 31 marzo

medico

1936-XIV. MARI Alberto fu Alessandro e fu Vissani Maria, da T olentino (Macerata), sotto. tenente medico XIV battaglione mitrag lieri autocarrato. - Sanitar·io di battaglione, di

dette qualità, in aspro combattimento durato sei ore si portava di sua iniziativa nei posti più battuti pe1· dare immediato .<occor·so ai feriti , contribuendo cor1 la sua calma e col suo sprezzo per ogni r-ischio ad incuorare ed incitare tutti al combattimento ed al successo. Esempio di completa dedizione al dovere. - G iahassirè, 14 ottobre 1936-XIV. MICHE'n"J Mario fu Ulisse e di Margherita Gilberti da Viareggio (Lucca) sotto. tt:ncnte medico 3" reggimento bersaglieri mobilitato. - Di notte, in condizioni partico-

larmente difficili per la violenza delle acque, dovuta ad improvvisa piena, insieme ca11 altri ardimentosi, si slanciava nel fiume nell'intento di porlilrt: soccorso ad altri militari che trovavansi su di un autocarro trascinato alla det·iva dalla impetuosità della corrente. Nonostante il grave pericolo~ ripeteva più volte il tentativo, quantunque venisse .<empre ributtato sugli scogli, riportando anche contusioni. Bell'esempio di calma, di ardimento e di spirito di cameratismo. - Fiume Angarcb (Etiopia), 7 luglio 1936-XIV _ RtNALDl Renzo di Giuseppe e d1 Noemi Bandroco, da Pisa, sottotenente medico 83° reggimento fanteria. - Dirigente, per l'assenza del titolare, del servizio sanitario del

r·eggimento, svolgeva la propria azione, durame lungo e cruento combatt.i mento, con grande perizia, calma e abnegazione., non esitando a portarsi egli ste.<so più volte a medicare feriti sulla linea dd fuoco. - Selaclacà, 29 febbraio - I 0 marzo 1936-XIV. RuscHENA Aldo fu Abele e fu Majana Antonietta, <.la Torino, sottotenente medico 6o8" ospedale da campo. - Con calma e coraggio, sotto il tiro nemico, p1·odigò la sua-

opera di medico ai feriti ricoverati in ospedale, dando esempio di abnegazione ed alto senso del dovere. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV.

II

0

S1LBERMANN Raffaele di Carlo e di Jetti Wcismann, da Trieste, sottotenente medico reggimento alpini. Battaglione Intra. Dirigente dd ;ervizio sar1itario di batta-

glione, durat1te il corso di un'azione contro bande ribelli, .•i prodigava a porwre il suo aiuto ai feriti delle varie compagnie, non e<itando a recarsi sulla linea di fuoco f'CI" soccorrere gl'imro.<portabili, dando prova di esemplare cameratismo e spr·ezzo del pericolo. - Torrente Minu3, 18 ottobre 19~6-XIV.


NOTIZIE

227

UNCANIA Clemente di Mario e di Maria Sabbatani, da Casola Valsemio (Ravenna), sottotenente medico battaglione carri d'assalto. - M edico di un battaglione carri d'assalto, durante un combattimento con forze ribelli, incurante del vivo fuoco accot-reva dove più necessaria era l'opera sua prodigand(Jsi tiel soccorrere i feriti anche fra i reparti non affidati a lui, con infaticabile attività e alto senso del dovere. - Giabassirè, 14 ottobre 1936-XIV. CoRRADINI Corrado di Urbano e di De L'la Ernesta, da Trieste, sottotcnente fannacista 6o8° cspedale da campo. - Addetto ad un ospedale da campo impiantato in posizione avanzatissima, scoperta ed esposta al tiro dell'artiglieria e della fucileria 11emica, i cui proiettili battevano le immediate adiacenze dello stabilimmto, calmo e sereno accorreva co-n prontenza e celer-ità in diversi reparti, coadiuvando validamt·nte l'opera dei medici, incuorava i feriti, ed incitava co-n la parola e con /'esempio i propt·i dipendenti. Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. GRANDIS Alfieri di Giuseppe e di Rossini Filomena, da Sanbonifacio di Verona, YTgente w• sezione di sanità. - Comandante di plotone portaferiti, durante un combattimento si recava nei po.<ti più avanzati attraversando Z0'1Je battute da fucileria avversaria e provvedeva con sollecitudine alla raccolta e sgombero dei feriti. - Belesat, 15 febbraio 1936-XIV. C1s1N Michele fu Anna Cisin, da Lussin Grande (Pola), caporale 6o;" ospedale da campo. - Nonostante che la tenda medicina dell'ospedale f'resso cui prestava servizio iosse colpita dall'artiglieria nemica, con calma e serenità, noncurante del pericolo, proseguiva a soccot-rere ed assistere i feriti. In seguito li accompagnava in luogo sicuro, uvendo per essi cure paterne. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. GHEZZI Arturo di Pietro e di T ardiri Teresa, da Torino, caporale 309" sezione ~anità. Capo-rale infermiere di reparto someggiato di sezione di sanità, impiantato in località battuta dal tiro nemico, diede prova di grande coragg1o e sprezzo del pe•·icolo coadiuvando con calma per tutta la dur-ata dell'azione l'uffiàaie medico nella cura dei feriti. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. AQUINO Ciro fu Salvatore e di Carmela Camerniti, da Bo!cotrecase (Napoli), soldato,

309" sezione di sanità. - Porta ordini di reparto someggiato di sezione di sanità pet· teggimento alpino, percorrendo arditamente zona battuta da fucileria nemica per stabiiire il collegamento co-n un reparto avanzato, rimaneva ferito. Po-rtava ugualmente a tt:rmine con contegno ammirevole l'O'I·dine ricevuto. - Mai Ceu, 31 marzo - 3 aprile •936-XI V. Dante di Giulio e di Pigazzani Anna, da Novellara (Reggio Emilia), soldato, 10a sezione di sanit.1. - Portafetùi, inviato ripetutamente sulla linea di combattimento, si distinse per abnegazio-ne e coraggio, prodigandosi co-n zelo nella raccolta. ad m aggio-r numero di feriti. - Bclcsat, 15 febbraio 1936-XIV. C.o\NTA!t.ELLI

FERRART Giuseppe fu Paolo, da Monticelli (Pavia), soldato w• sezione sanlta. Comandato per il traspo-rto dei fet-iti dalla iinea del fuoco al posto di medicazione del 1eparto, attraversava ripetutamcnte una zona battuta dal fuoco nemico, dando prova dt re~·istenza. e cosciente sprezzo del pericolo. - Bclesat, 15 febbraio 1936-XIV. MICLIORINt Vincenzo di Ar.gelo e di Migliorini Angelina, da Sampierdarena, soldato portaferiti, 309a sezione sanità. - - Soldato p0'1·taferiti di .rezione di sanità per


228

NOTIZIE

divisione alpina, mentre assolveva con slancio ed entusiumo il suo Sei'VIZIO sotto 11 fuoco avversario, rima·neva ferito. Mantenct'a fiero contegno, esempio ai compagni di virtù militari. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. (Boll. uff. del 27 gennaio e del 3 febbraio '938-XVI, disp. 7a e s~).

Croci al merito di guerra. DE LILLO Arturo di Giovanni, capitano medico. AuRICCHIO Luigi fu Luigi, tenente medico 37" ospedale da campo. Borri Luigi di Andrea, soldato 57° ospedale da campo. CALTAGIRONE Vito di Francesco, soldato 6~ compagnia sanità. FtoENZI L uigi di Giovanni, soldato &;• sezione sanità.

(Boli. ulf., 20 gennaio 1938-XVI, di.sp. 5").

Libere docenze. Con decreto del Ministero dell'Educazione Nazionale in data 21 dicembre 1937-XVI al maggiore medico in s. p. e. prof. Domenico VIOLA è stata confermata definitivamente la libera docenza in medicina legale.

Promozione straordinaria per meriti eccezionali. Il primo capitano medico di complemento prof. Galeno CECCARELLI, direttore della Clinica chirurgica della R. Università di Perugia, è stato promosso maggiore per meriti eccezionali, ai sensi dell'art. ll5 della legge 7 giugno 1934·XII, n. 899, con la seguente motivazione: «Ufficiale medico nella grande guerra, sa11itario di non comune valore. Ha ricoperto e ricopre importanti cariche dimostrando el!!lle doti organizzative e direttive». (Bo/l. ulf., 13 gennaio 1938-XVI, disp. 3~).

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. P RIMI CAPITANI. MATARAzzo Lucio, A. O. f. Somalia. -

Ospedale militare Roma.

TENENTI.

Vincenzo, 1° art. alp. - 2° art. alp. LACCHÈ Fernando, 225° fan t. - 41 • fant. PoLJDORI Valerio, 157° fant. - 89° fant. BARBERO Angelo, scuola militare alpinismo. RIZZI

29° fant.


229

NOTIZIE

Ufficiali chimici farmacisti.

TENENTI. GRAVINO Michele, ospedale militare Padova. -

Infermeria presidiaria Ravenna.

Ufficiali fuori quadro. Ufficiali medici.

CoLONNELLI. ZAFFIRO Antonino. - In data 26 dicembre 1937-XVI, è rollocato in ausiliaria, pe1 età, con anzianità 5 gennaio 1932-X. Dal Bollettino ufficiale, disp. 1", 6 gennaio 1938-XVI.

*

Ufficiali medici.

MAGGIORI. CAssANESE Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. cessando come sopra, dal 17 gennaio 1938-XVI.

Ospedale militare Napoli,

CAPITANI. DRAco Calogero, 27° fant. ~ 4° fant. GtuLI .. Nt Aleandro, A. O. l. Somalia. - 2° art. corpo armata. T ARSI A Giuseppantonio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Ospedale militare \'erona, cessando come sopra, dal 21 gennaio 1938-XVI. TENENTI lNCARIC.>.TI DEL GRADO DI CAPITANO. RuccERI Tullio, R. corpo truppe coloniali Libia. dal 17 gennaio 1938-XVI.

5° bers., cessando come contro,

TENENTI. STELO Gregorio, so• fant. -

Infermeria presidiaria Anzio.

Ufficiali chimici farmacisti.

CAPITANI. SPADAVECCHIA Domenico, infermeria presidjaria Ravenna. Padova. Dal Bollettino ufficiale, disp. 3", 13 gennaio 1938-XVI.

Ospedale militare

*

Ufficiali medici.

TENENTI GENERALI. BucCIANTE Alfredo (f. q.). - In data 1 gennaio 1938-XVI cessa di essere destinato al ministero della guerra per incarichi speciali ed è nominato presidente del collegio meilico-legale.


NOTIZIE

230

s.~NTA- MARIA Alberto (p. a.). Richiamato in servizio da! 2 ottobre al 3I dicernlue I937-XVI, con decreto ministeriale 15 settembre 1937-XV, continua nel richiamo stesso dal 1° gennaio I938-XVI.

T eNENTI COLONNELLI. VALENTE Gioacchino, ospedale.: militare :\le~sandria. -

Infermeria presidiaria Trento.

MAGGIORI. MoNTELEONE Vincenzo, infermeria presidiaria Trento. -

Osped. rnilit. Alessandria.

CAPITANI. GRELLA Ernesto, R. corpo truppe coloniali Libia. - 3• bers., cessando come contro, dal 21 gennaio 1938-XVI. CAMMARANO Vito, A. O. l. Eritrea. - 94° fant. ALEA:-IDRL Giacomo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - '52° fant., cessando come sopra, dal 5 febbraio 1938-XVI. S1sTO Eugenio. cav. « Alessandria».- 73<• ospedale campo in A. O. I. Somalia, dal l) aprile 1937-XV. ZoPPI Zclio, R. corpo truppe coloniali Libia. - R. corpo truppe coloniali Somalia, dal 18 novembre 1937-XVI. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. FEDELI Alberto, officina automobilistica R. esercito Bologna. coloniali Somalia, dal 2 gennaio I937-XV.

R. corpo truppe

TENENTI. MoLAJONI Vincenzo, 52° fant. -

Sezione sanità mjlitare XX corpo armata.

Ufficiali invalidi rias.cunti in servizio sedentario.

MAGGIORI MEDICI. MoNTINI Giovanni, ospedale militare TrieHe. - In data 11 ottobre 1937-XV è collocato in aspettati,·a per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi dodid.

Dal Bollettino ufficiale, disp. 5". 20 gennaio 1938-XVI.

*

U/ ficiali medici.

MAGGIORI.

De BERNARDO Francesco Antonio, ospedale militare Bolzano. - Comando di\'. fant. « Sabrata ». GuAR>IACCIA Girolamo, ospedale militare Palermo. - Comando div. fant. « Sabrata >>. CEtLINI Luigi, ospedale militare Brescia. Comando div. fant. « Sirte » per ufficio sanità.


NOTIZIE

231

SCARPA Angiolino, comando div. fant. << Sirte 11 . - Comando XX corpo d'armata (T ripoli). T oscA:-<O Vincenzo, ospedale militare Alessandria. - Ospedale militare Messina. CAPITANI. CtAMPOLILLO Pasquale, 4° bers. -

Comando div. fant. <~ Sirte ».

Ufficiali chimici farmacisti.

TENENTI. GoRlA Angelo. - In data x6 giugno I937-XV ces~a di essere comand:uo presso il ministero dcii' Africa Italiana, perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali del! 'Eritrea. Dal Boll~ttino ufficial~, disp. 6•, 27 gennaio 1938-XVI.

*

Ufficiali medici.

MAGGIORI. MASSIMO Francesco, ospedale militare Udine. - Ospedale militare Caserta. GARB.-\GNI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Udine, cessando come sopra, dal 31 gennaio 1938-XVI. PRIMI CAPITANI. CARRARA Nicolò Adelmo, A. O. I. Somalia. -

9" gemo.

CAPITANI. DE VIvo Giulio. - In data 17 settembre 1937-XV, cessa di essere comandato al r.1inistero dell'Africa Italiana perchè rientrato dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. FRANCIA Adolfo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 4" bers., cessando come sopra, dal 6 febbraio 1938-XVI. TENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI C.-\PITANI. Anzianità 15 dic~mbre 1937-XVI:

RuGCERI Tullio, 5° bers. - Come contro. ARAGONA Filippo, ospedale militare Chieti. - Come contro. LINO Francesco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. CRISTIANI Michelangelo, 6° art. corpo armata. - Come contro. A:-:DREOTII Oscar, 23° art. div. fant. - Come contro. CIRILLO Giovanni, 40" fant. - Lane. Aosta. FEDELI Alberto, R. corpo truppe coloniali (Somalia). Come contro. BERARDINONE Enrico, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). - Come contro. GRIFONI Oscar, Nizza cav. - A. O. I. SA!'-IAGATI Francesco, ospedale militare Milano. - Come contro. R1cc1 Emanuele, ospedale militare Trieste. - Come contro. LAuRI Giulio, 12° art. div. fant. - Come contro. CHrNÈ Mario, 6° genio. - Come contro.


232

NOTIZIE

CASSANDRA Luigi, 18° fant. Come contro. PARRELLA Tullio, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). .-- Come contro. REGGIO Michele, R. corpo truppe coloniali Libia (T ripolitania). - Come contro. DE LIPSIS Fortunato, Legione CC. RR. Lazio. - Come contro. GAsPARRO Umberto, ospedale militare Torino. - Come contro. PALLERONI Dino, 7° fant. - Come contro. NAPOLITANI Enrico, 8° bers. - Come contro. Dal Bollettino ufficiale, disp. sa, 3 febbraio 1938·XVI.

Onorificenze. ORDINE nF.t SS. MAURIZIO E LAzzARO. Onorificenze concesse per la ricorrenza della festa di S. Maurizio (15 gennaio I938-XVI) su proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della Guerra, in consiJerazione di particolari benemerenze. Ufficialt: : tenente generale medico ALFREDO BucciANTE. Cavaliere : colonnello medico CARLO GAIOTTINO, tenente colonnello medico ADOLFo BACCHIALONI. (Bo/l. ulf., 27 gennaio I938-XVI, disp. 6~).

*

ORDINE DELLA CoRONA D'ITALIA. Onorificenze concesse, in via straordinaria, ~u proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della guerra, in considerazione di particolari benemerenze. Commendatore: colonnelli medici DANTE CASELLA, VINCENZO AccoRINTI, GEsuALDO GIARRusso, CARLO DE PoRCELLINIS, NICOLA FABRIZI, GIULIO MASSERANO, colonnelli chimici farmacisti REMO CoRRADI, CARLO MozzANA. Ufficiale: colonnello medico PIETRO CAMORIANO, tenenti colonnelli medici ALFREDO GERMINO, Rocco LovAcu o, CESARE OcGERO. (Boli. uff., 20 gennaio 1938-XVI, disp. 5A).

lutti della Sanità militare. Il tenente generale medico a riposo dott. comm. Alfredo Giuffredl è morto a Bologna il 26 gennaio. Nato a Noceto Parmense il 20 gennaio 1855, apparteneva al Corpo Sanitario dal 21 ottobre I878. Dopo aver prestato lungo servizio reggimentale e presso la Scuola Centrale di Tiro, il 9 febbraio 1898, promosso maggiore, fu assegnato all'ospedale militare di Piacenza. Il 20 aprile IC)07 passò alla direzione dello stesso ospedale col grado di tenente colonnello. Successivamente, da colonnello, diresse l'ospedale .militare di T orino dal 2 aprile 1911 al 3 aprile 1913 e quindi fu nominato direttore di sanit~ del 2° Corpo d'armata. Mobilitato il 13 gennaio 1917, tenne col grado di colonnello brigadiere la direzione di sanità della IV Armata fino all'n novembre 1917, quando venne collocato in ausiliaria. Subito richiamato in ~c rvizio e promosso maggiore generale il 30 dicembre 1917,


NOTIZIE

233

:mese ad incarichi nel territorio, specialmente d 'indole medico-legale. Ricollocato in congedo dal x" marzo 1919 e messo a riposo il 10 aprile 1924, il 21 diambre dello stesso anno aveva raggiunto il grado di tenente generale. In tutta questa sua lunga onorata carriera, il generale Giuffredi s'era sempre prodigato con infinita abnegazione, con grande capacità tecnica e alto spirito militare nell'adempimento delle mansioni, vieppiù notevoli, inerenti ai di versi gradi e ai compiti rrofessìonali, direttivi e organizzativi che egli ~eppe egregiamente assolvere in ogni circostanza e condizione. Fu chirurgo assai distinto, specialmente versato in urologìa. Molto apprezzati furono i servizi resi nel 1917 a capo della direzione di sanit;'t ddla IV Armata, specialmente nei giorni del ripiegamento che potè effettuarsi col ricupero integrale di tutte le formazioni sanitarie, tanto per il personale e per i ricoverati come per il materiale. In quell'occasione riportò gravi lesioni in un incidente automo1:-ilistico, con consecutiva sensibile minorazione della facoltà visiva. Era decorato della commenda della Corona d'Italia, della croce di ufficiale dei' Santi Maurizio e Lazzaro, della medaglia al merito della Sanità pubblica e della croce di ufficiale della Legione d'onore di Fra'flcia.

*

Il 3 corrente è deceduto, a Torino, il tenente generale medico della nserva comm. dott. Ernesto TorchJo. Era nato a Torino 64 anni fa. Sottotenente medico di complemento a 23 anni, venne assegnato al 14° reggimento fanteria; 2 anni dopo fu nominato in servizio attivo permanente presso il 42° fanteria~ e poi presso il s· reggimento genio minatori. Capitano nel 19QS; nel 1913 fu inviato con questo grado in 'tripolitania, ove rimase soltanto pochi mesi, perehè rimpatriato in seguito a malattia insorta durante la sua permanenza in colonia. Dal 24 maggio 1915 al 22 febbraio 1919 fu in zona di guerra, 0\·e raggiunse il grado di maggiore, e poi di tenente colonnello. Nel luglio 1920 fu collocato io ausiliaria speciale, a sua domanda. Tanto come direttore di ,ospedale da campo, quanto come capo gruppo di ospedali della 4a Armata, e negli altri incarichi ricevuti presso la direzione di sanità della 1" e della 6• Armata, si distinse sempre per la sua attività, per il· suo buon senso pratico, e per il suo spirito di iniziativa. Era decorato della medaglia di bronzo di benemerenza per soccorsi portati alle popolazioni funestate dal terremoto del dicembre t9QS, della medaglia a ricordo della guerra iralo-rurca, della medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca, della croce al merito di guerra, della croce di cavaliere dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, della commenda dell'Ordine della Corona d'Italia.

*

Il 18 gennaio è morto a Torino il magg. generale medico a riposo dott. comm. Bene· detto Sulpi.do Pronotto. Nato il 22 gennaio 1857 a Piscina (Pinerolo), si laureò a Torino il 30 giugno 1881 r il 15 dicembre ddlo stesso anno fu nominato sottotenente medico. Rimasto in sen·izio permanente effettivo nel Corpo sanitario, conseguì la promozione a tenente il IO fcb· braio 1884, a capitano 1'8 aprile 1888, a maggiore - a scelta - il 17 dicembre 1go6, a tenente colonnello il 30 giugno 1911 , a colonnello 1'8 aprile 1915. Collocato in posizione ausiliaria il 1° luglio 1917, fu contemporaneamente richiamato, restando ancora in servizio fino al 5 maggio 1919.


NOTIZIE

'234

Durante la sua lunga carriera alternò dapprima il serviZIO alJe truppe con quello presso gli stabilimenti sanitari militari di Napoli, Sassari, Milano, Novara e Chieti, quindi dirc~se gli ospedali milit:lri di Caserta e di Aless:mdria e i~fin e tenne la direzione di sanità .del Corpo d'armata di Alessandria. li 28 dicembre 1924 consegui b promozione a maggiore geucrale nella riserva. Avc"a preso parte alle prime campagne d'Africa dal 17 gennaio 1885 all'n novembre 1886. Durante la grande guerra dal 27 maggio all '8 agosto 1915 fu direttore di sanità .Jell'8° Corpo d'armata mobilitato. Era commendatore della Corona d'Italia c ufficiale nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Gli erano state conferite la medaglia di bronzo dei benemeriti della salute pubblica, per essersi distinto nelJ'epiàemia di colera a Napoli ne! r884, e la speciale medaglia d'argento per essersi segnalato nel prestar soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto .Jel 28 dicembre 19QS. Il generale Pronotto fu ufficiale di grandi meriti militari e professionali. Di versatile Ingegno e di vasta coltura, come anche d'innata bontà d'animo e di adamantino carattere, seppe acquistarsi ovunque !a più lusinghiera stima e l'affetto di quanti lo conobbero.

Ordinamento del R. Esercito. Con R. decreto-legge 3 luglio 1937-XV, n. 2280 (Gazzett.a ufficiale, n. 16 del 21 gen.naio 1938-XVI) è stata autorizzata la costituzione permanente delle seguenti Unità e Comandi del R. Esercito metropolitano, m aggiunta a quelJe previste dalle vigenti disposizioni sulJ'ordinamento del Regio Esercito stesso: un Comando di corpo d'armata;

tre Comandi di divisione di fanteria; ~ci

Reggimenti di fanteria divisionale; un Comando di artiglieria di corpo d'armata; tre R.eggimenti di artiglieria divisionale; un Reggimento di artiglieria di corpo d'armata; una Direzione di artiglieria; un Comando del genio di corpo d'armata; un Reggimento genio di corpo d'armata; una Direzione di sanità militare; una Compagnia di sanità; una Direzione di commissariato; una Compagnia di sussistenza; un Centro automobilistico. (Giomale militm·e, 27 gennaio 1938-XVI mc. n. 39).

*

Con R. decreto-legge 21 ottobre 1937-XV, n. 2288 (Gazzetta ufficiale, n. 17 del 22 genaio 1938-XVI) è stata autorizzata la costituzione permanente delle seguenti Unità e Comandi del Regio Esercito metropolitano, in aggiunta a quelle previste dalle vigenti .disposizioni sull'ordinamento del Regio Esercito stcs~o e dal R. decreto-legge 8 luglio 1937-XV, n. 2280: un Comando di corpo d'armata; un Comando di divisione di fanteria; due Reggimenti di fanteria divisionale; un Comando di artiglieria di corpo d'armata;


NOTIZIE

235

un Reggimento di artiglieria divisionale; un Reggimento di artiglieria di corpo d'armata; un Comando del genio di corpo d'armata; un Reggimento genio di corpo d'armata; (Giornale militare, 27 gennaio 1938-XVI - eire. n. 42).

Avanzamento degli ufficiali. Sono state pubblicate le Norme per L'assegnazione dei punti per la clauifìca dei capitemi, maggiori e tenenti colonneili, prescritta dall'art. 47 della legge 7 giugno 1934· XII, n. 899, e succe>·sive modifìcazioni (Ufficio pubblicazioni militari del Ministero della (~uerra - numero categorico 3202, edizione 1937, prezzo L. 1 ). (Giornale militare, 6 gennaio 1938-XVI, disp. t\ eire. n. 5).

Commissioni esaminatrici per l'avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario. Seconùo ùispo~izioni contenute nella circolare n. 49 Giomale militare 27 gennaio c. a., in riferimento e a seguito della circolare n. 863 Giornale militare 6 dicembre 1937-XV, sotto la data del 16 gennaio 1938, nella commissione per gli esami di avanzamenco a scelta ordinaria al graùo di maggiore medico o a scelta speciale ai gradi di capi· tano e maggiore medico, il colonneUo medico MousANJ Alfredo è sostituito dal colonnello medico CAMORIANO Pietro. Sotto la data del 16 gennaio 1938, nella commissione per gli esami di avanzamento a scelta speciale al grado di tenente colonnello medico, il colonod io medico MoLJSANt Alfredo è sostituito dal colonnello medico FABRJZJ Nicola. Sotto la stessa data del 16 gennaio 1938-XVI, è stata nominata la seguente commissione esaminatrice per la valutazione dei titoli per l'avanzamento a scelta ordinaria al grado di maggiore generale medico: Tenente generale medico MAZZE1'Tt Loreto, presidenu; maggiore generale medico ZAl'UrTINt Primo e colonnello medico MonEHINt Paolo, membri; tenente colonnello medico 8Assx Giuseppe, segretario, senza diritto a voto.

Avanzamento degli ufficiali della ausiliaria, della riserva e del ruolo speciale del Corpo sanitario. Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 2 del Giornale militare del 6 genr.aio c. a., i li miti di anzianità entro i quali sono compresi i maggiori generali medici in congedo da prendere in esame per la iscrizione nei quadri d':lVanzamento a scelta ordina ria per l'anno 1938, a norma della legge 7 giugno t934-XII, sono fissati come segue: maggiori generali medici in ausiliaria : fino a CAsAGRANt>t Glauco, incluso; maggio r i generali medici nella riserva: fino a FEnRARJ Pietro, incluso.

*

Con circolare n. 88 Giornale milita,-e 10 febbraio c. a., a norma degli articoli 20 c 1 14 della legge 7 giugno 1934, n. 899, per l'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito.


NOTIZIE

sono stati stabiliti i limiti di anzianità entro i quali sono compresi gli ufficiali della ausiliaria, della riserva e del ruolo speciale che debbono essere pr:!si in esame per l'avanzamento ad anzianità ed a scelta ordinaria per l'iscrizione sui rdativi quadri di avanza-

mento 1938. T ali limiti per gli ufficiali del Corpo sanitario sono i seguenti: MEDICI .

Colo-nnelli: 20 febbraio 1934. T menti colo-nnelli: 18 novembre 1928. Maggiori: 5 dicembre 1926. Primi capitani e capitani: 31 dicembre 1924. Primi tenenti c tenenti: 15 ottobre 1931. Sottotenenti: 31 dicembre 1934. CHIMICI FARMACISTI .

Tenenti colonnelli: 26 maggio 1932. Maggiori: 31 dicembre 1926. Primi capitani c capitani: 4 aprile 1929. Primi tenenti e tenenti: 27 marzo 1931. Sottotencnti: 31 dicembre 1934.

Avanzamento degli ufficiali di complemento del Corpo sanitario. Con circolare n. 89, Giornale militare Io febbraio c. a., a fiòn'na degli articoli 20 e 114 della legge 7 giugno 1934, n. 899 e successive modificazioni, sono stati stabiliti i limiti di anzianità entro i quali sono compresi gli ufficiali di complemento delle varie armi, corpi e servizi, che debbono essere presi in esame per l'avanzamento ad anzianità ed a scelta per l'iscrizione sui relativi quadri di avanzamento per l'anno 1938. T ali limiti per gli ufficiali del Corpo sanitario sono i seguenti: MEDICI.

Maggiori: 14 giugno 1928. Capitani: 30 settembre i924. Tenenti: 31 dicembre 1930. Sottotenenti: 31 dicembre 1934. CHIMICI FARMACISTI.

Sottotenenti: 31 dicembre 1934. Tenenti : 31 dicembre 1930.

Corso informativo sul servizio sanitario di guerra. Nei modi e secondo il programma già annunziati nel precedente fascicolo di questo Giornale, nel corrente mese di febbraio si sta svolgendo il Corso informativo sul Servizio sanitario di guerra, disposto da! Ministero della Guerra per gli ufficiali medici in congedo e per i medici civili.


NOTIZIE

237

Il Corso che doveva tenersi a Roma dal 14 al 16 febbraio, per riconosciuta opportunità, è stato differito ai giorni 5, 6, 7 marzo. In luogo di S. E. il Generale Ricchetti, temporaneamente assente per ragioni di servizio dalla Capitale, la lezione inaugurale sugli aggressivi chimici sarà tenuta dall'Accademico d'Italia S. E. Parravano. Per le altre sedi sono rimaste invariate le date già notificate. Gli ufficiali medici istruttori designati per le diverse materie del Corso sono i se,L'\lC:Oti:

Aggressivi chimici: Ten. colonnelli medici: Alessandro ABATE (Udine e Trieste) e Guido FERRI (Torino r Roma); maggiori medici: Giorgio GIORGI (Genova e Napoli) e Giuseppe FERRALORO (Bologna e Firenze); primo capitano medico: Alberto MANI ERI (Milano e Bari); capitani med ici: Filiberto Cr.1 (Palermo) e Giuseppe SERRA (Verona e Cagliari).

Servizio igierJico · pro filattico di guerra: Colonnello medico: Nicola BRUNI (Firenze); tenenti colonnelli medici: Alfredo GERMINO (Bologna), Paolo RoMBY (Cagliari), Federico VJGLIANI (Torino), Francesco PtvEnt (Palermo); maggiori medici: Umberto FoLENA (Trieste), Ignazio DE CASTRO (Udine), Filippo MAssA (Roma), Nicolantonio RomNÒ (Verona); primi capitani medici: Guglielmo FnrME (Genova), Riccardo ZANFAGNA (Napoli), Domenico Lr.oNARDt (Milano), Gaetano C1cCIMARRA (Bari).

Servizio chirurgico di guerra: Colonnello medico: Pietro CAMORIANO (Udine); tenenti colonnelli medici : Antonio IAP<>CE (Bari), Cesare IMPERIALE (Genova), Alessandro MALICE (Milano), Alfonso MAGLIULO (Firenze); maggiori medici: Federico BucuARELLO (Trieste), Filippo GRIFI (Verona), Salvatore MURA (Cagliari), Raffaele SQUILLACIOTI (Napoli), Giovanni SoLERI (Bologna), Corradino GIACOBBE (Roma), Cairoli TARQUiìNI (Torino), primo capitano medico: Carmelo P.,LERMO (Palermo).

Cmtro di studi di criopatologia. Si è costituito presso la R. Clinica Medica Generale di Genova c presso la Società Medico Chirurgica di Brescia un centro di studi sulla patologia e terapia delle lesioni da basse temperature di montagna. La sua attività riguarda : a) lo sviluppo degli studi fisiopatologici e clinici concernenti la termorcgolazione animale ed umana a basse temperature e le ipotermie endogene; b) la patologia delle lesioni da freddo; · c) la terapia delle lesioni da freddo con speciale riguardo alla Marconiterapia; t!) le esperienze e il coordinamento dei mezzi diretti alla prevenzione e alla terapia delle sopradette lesioni, in rapporto alla vita militare in tempo di pace e di guerra e agli sports invernali; L") la prova di qualunque metodo appaia utilizzabile per la indagine, la prevenzione e il trattamento delle malattie da freddo. Il prof. Sabatini, direttore ddla suddetta R. Clinica, ha domandato l'adesione e la collaborazione della Sanità militare, che il Ministero della Guerra ha dato volentieri, in considerazione dell'interesse grandissimo che gli studi in parola hanno per l'Esercito.


NOTIZIE

Ed infatti così scrive\·a :~ l Clinico di Genova, il Direttore della Sanità Militare, tenente gener:~le medico prof. Mazzetù : « ... la Sanità militare è lieta di dare la ma adesio-ne al costituer1do "Centro di Criopatologia", di partecipat·e alle sue ,~unioni, di collaborare alla sua attività scienrificar nella C(ftJsiderazione che lo studio della patologia e terapia delle lesioni da bassa tempe?atura di montagna riveste un'importa11<::a grandissima per il noJtro Eseràto. (( ... date le caratteristiche dei nostri confini ren·estri, ogni nostra guerra futura sarà guerra di montagna, poichè il C(ftJflitto mo-ndiale ha largamente dimostrato che i sistemr montani, come il nostro, non co.aituiscor1o più sem p/ici vie di passaggio per le armate, ma che su di essi, come in qualsiasi altro terreno, possor10 sostt.re, operare e com battet·e a tutte le altezze.. ir1 qualsiasi stagione per qualsiasi durata di tempo, eserciti intieri. Ne consegt.Je che la Saàtà militare deve attendere alla sua migliore organizzazione e preparazione per fa guerra in montagna - prepamzione sricntifica e logistica - per mettersi in grado di superare le grandi difficoltà legate al ten·eno e soprattutto al clima t. per assolvere i suoi còmpit1; spesso estremamente ardui, difficili e complessi, nei riguardt delia tutela della salute delle truppe ». Queste considerazioni del ten. generale medico Mazz~ tti, furono apprezzate in tutto il loro giusto valore nell'Assemblea costitutiva del Centro, nella quale la Sanità militare era rappresentata dal colonnello medico prof. Giarrusso. In conseguenza degli accordi intervenuti tra la Direzione generale di Sanità militare e il prof. Sabatini, le mod:~lità e le forme in cui la collaborazione deve attuarsi sono le seguenù: 1° - fin d'ora è stato designato il maggiore medico C.\STELUNETA Vincenzo dell'ospedale militare di Genova a prendere parte alle esperienze cliniche e di laboratori<> oel Centro; 2 " - i milimri affetti da lesioni da congelamento, aventi bisogno di cure ospitalicrc, saranno avviati all'ospedale m ilitare di Genova, ove sarà costituito un piccolo reparto per accoglierli; 3" - il dirigente l'infermeria dtlla scuola di alpinismo di Aosta prenderà contatto wl Centro affinchè nulla vada perduto dell'esperienza terapeutica negli infortuna ù da; treddo, a partire dal momento delle prime cure. In tal senso i! personale medico dell'infermeria potrà recarfi a Genova per accordi, a richiesta del prof. Sab:~ùni, come pure al personale di detto Centro è concesso di recarsi ~d Aosta per osservazioni; 4" - anche gli altri ufficiali medici delle truppe alpine e della R. Guardia di. Finanza e specialmente quello della Scuola di Predazzo, potranno mettersi in contatto, ovc lo ri tengano necessario, o ne siano richiesti, col prof. Sabatini, direttore del Centro~ e potranno cooperare eventualmente 11gli studi e alle esperienze.

Per gli orfani dei medici morti in guerra•. Si è riunito a Rom:~ il Comitato· di assistenza per gli Orfani dei Medici mortz m guerra, attualmente presieduto dal tenente generale medico proL Loreto Mazzetti, sueceduto al compianto tenente generale medico Francesco della Valle; è segretario generale il benemerito prof. Federico Bocchetù. Oltre il presidente e il segretario erano presenti i tenenti generali medici Adami e Sant:~maria, l'on. E . Morelh, il prof. P. Piccinini, il prof. Silvagni. Aprendo la sedu ta il generale Mazzetti ha pronunciato commosse parole commemorative del suo predecessore nella presidenza, cd ha rilevato la nobiltà di intenti che i\ Comitato si propone, con l'assistenza fino al compimento degli studi, di orfani che dcb-


NOTIZIE

239

bono esserci particolarmente cari, c cioè di medici caduti in guerra o morti in consc· guenza ddla guerra. Poi il prof. Bocchctti espone la relazione morale e finanziaria dalla quale risulta il notevolissimo sforzo compiuto dal Comitato, che, dal 1924 ad oggi, ha assistito fino alla fine degli studi universitari varie diecine di orfani, con la spesa di circa un milione di lire, raccolte tutte dalle oblazioni della classe medica. Illustra poi la situazione attuale, in rapporto ai cinquantadue orfani che tuttora debbono essere assistiti (di alcuni dei quali i rispettivi padri caddero nella guerra etiopica), e dimostra la necessità che si faccia vivis· simo appello alla clas~e medica, invocando anche un contributo dalla Cassa di Previdenza del Sindacato dei Medici presieduta da\l'on. Morelli, il quale assicura che appoggerà per quanto possibile la lodevole attività del Comitato. Prendono larga parte alla discussione tutti i presenti, prospettando quanto è fattibi le per richiamare sempre più vivamente l'attenzione dci medici su questa opera di solidarietà e fraternità collegiale. Quale ricavato dalia vendita di libri di affermazione ~cientifìca italiana il prof. Piccinini versa al Comitato L . 5.000, assicurando che da parte sua non brà mai mancare questo contributo. L'importante seduta, durata circa 3 ore, ha impresso nuovo fervore di vita al Comitato di Assistenza per gli Orfani, consacrati alla protezione dei medici italiani dal sublime olocausto dei camerati che più non tornarono dai campi dell'onore e della Vittoria.

Nuovi prodotti dell' Istituto chimico farmaceutico militare. E' stato disposto che l'Istituto chimico farmaceutico militare provveda alla preparazione dei seguenti prodotti, che dovranno pertanto essere iscritti nell:t Tariffa dei medicinali del iMini! tero della guerra. Calcio canfosulfonato, soluzione acquosa IO % in fi:tle di IO cc., in scatole di 5 fiale, per iniezioni intramuscolari ed endovenose (L. 3). Lecitina ex ()t!O (sospensione al 5 % in siero fisiologico), in fiale cla 5 cc., in scatole di 5 fiale, per iniezioni endovenose (L. 7). Sodio.canfosulfonato, egr. 10 ogni 2 cc. di soluzione acquosa, in scatole eli 5 fiale, per iniezioni intramuseolari (L . 2). (Giornale militare, 3 febbraio 1938-XVI, eire. n. 75).

Nel Sindacato Nazionale Fascista dei Medici. L 'on. prof. Eugenio Morelli essendo scaduto dalla carica a r.orma di statuto, ha chicsto di essere dispensato dalle funzioni di Segretario del Sindacato Nazionale Fascista dei Medici. E' stato nominato Commissario del Sindacato stesso il prof. Raffaele Bastianelli, senatore dci Regno.

ID Congresso nazionale di Medicina dello sport. Nella prima metà di novembre si svolgerà a Genova il 3" Congrcsw nazionale di Medicina dello sport, indetto dalla Federazione Italiana Medici degli Sporti vi, presieduta dal te n. colonnello medico prof. U go Cassinis. I temi di relazione saranno:


, ·~

NOTIZIE

Riduzione della capacità lavorativa professionale pe.- lesioni degli organi interni in seguito ad attività sportiv:a; 2° - Riduzione della capacità lavorativa professionale per traumi dell'apparato locomotore nella attività sportiva. Non vi è tassa d'iscrizione. Per qualsiasi schiarimento rivolgersi aUa Segreteria della F. l. M. S. (Stadio del P. N . F., Roma). 1" -

l

IV Congresso internazionale di Patologia Comparata. Il IV Congresso internazionale di Patologia Comparata ~i terrà a Roma, dal 15 al 20 maggio 1939'"XVII, ~otto gli auspici de: Governo.

Il Comitato Organizzatore è cosl composto: Presidente: S. E. Rondoni prof. Pietro. Membri: Ciaccio prof. Carmelo; Frascherelli dott. Ugo; Guerrini prof. Guido, Lanfranchi prof. Alessandro; Marotta prof. Domenico; Pende sen. prof. Nicola; S. E. Petragnani prof. Giovanni; Petri prof. Lionello; Strampelli sen. prof. Nazzareno; Vernoni prof. Guido. Segretario: Zavagli prof. Vittorio. I lavori del Congresso saranno ripartiti in tre .sezioni: di medicina umana, di medicina veterinaria e di fitopatologia. I temi di relazione sono i seguenti: malattie da ultravirus; eredità in patologia; funzione di antigeni associati; processi regressivi nelle piante. Per informazioni rivolgersi ai singoli Comitati nazionali, oppure al Segretario generale, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Piazzale delle Scienze, Roma.

« Archivio di .Antropologia Criminale, Psichiatria e Medicina Legale •· Dal corrente anno 1938 il prof. Leone Lattes, ordinario di Medicina legale nella R. Università di Pavia, assume la Direzione dell'Archivio di Antropologia criminale, psichiatria e medicina legale, fondato nel 188o da Cesare Lombroso. Questo periodico, diffondendo e discutendo dottrine prettamente italiane, d'importanza considerevole, non solo per la biologia, ma anche per la sociologia ed il diritto, ha ·onorato per tanti anni nel mondo intero il nome d'Italia sotto la direzione di Lombroso e di Carrara. Con la collaborazione della benemerita Casa Editrice Fratelli Bocca, la nuova Dire-

zione si accinge a continuare degnamente l'illustre tradizione, facendo fin d'ora appello alla cooperazione di tutti coloro, medici e giuristi, cui interessino le quistioni criminologiche. La Direzione c l'Amministrazione del periodico hanno sede presso: Fratelli Bocca, editori, via Durini, 31. Milano.

medico. medico.

l

..'·

"'

'·~


::ç. "\

~ ·" -

q~,_

Spedizione In abbonamento postale

PUBBLICAZIONE MENSILE

A nn o LXXX VI· Fase. Ili MAR 7JO 1938 · XVI

GIORNALE DI

•

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate 'Virlus in annis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

.


~

~-· M l L. A N 0 -

"~~~~ '·~::.··

F OR O BO N A P A R T E, l 2

l


MA~lO

ANNO LXXXVI • fASC. 111

1938-XVI

01 ORN·ALt: DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate 'Virfus in armis

MINISTERO

DELLA

OUE~~A

~OMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L"~bbonamento è annuo e decorre da l 1° gcnnato al prezzo di L. 32 (E$tcro L. 44>"· Per gli ufficiali del le Forze Armate, in scn ·i.:io cd in wngedo, il prezzo dcll"abbon.tmenro è ridotto a L. 24 a nticipate. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornale di ,\kJicimr Militari:' ed agli Annali di Medicina Navale t Coloniali:' al prezzo di L. 42 annue. Il prcno òcl ~uppl cmc nto contenente i Ruoli di anzianità del Corpo ranitario militare è do L. 8.

NORME fER I COLLABORA TORI. Le opontoni mani(cstate dagli autori non impeg nano la responsabilità dd periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so cstr:uti con copcnin.1 stampata, frontc~I,.L'o, impaginatura e numerazione speciale. Gli estratt i richiesti in numero maggiore sono addebi ta ti 2 prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionak delle ricerche 3 ciascun lavoro clevc essere uniro un breve autoriassunto (non più di 10 righe). l.e spese per clich~s e tavole fuori testo sono a carico degli autori. l man.)scr ini non si restituiscono.


SOMMARIO Glhridc

Pag.

d'Annunzio

LEZIONI E CONfERENZE PIOLTI. -

Epilessia cd istt·rismo

Pag.

249

LAVORI ORIGINALI LANDRIA0JI. Lo jodomcrcurato di manganese t'<l estratto di milza (M 31 ndl.t profilas>~ c tcrapi:~ nntimal:trica. Ricerche sui militMi dd Corpo d· Annata della Sardegna MAN(~:\NARO. Or)!:tllizza~. im,,· c funzior.:lmcnto <kl servizio chirurgi;;o presso le Divi"oni nH>torizz:uc. Relazione al IX Congresso imer· Bucarest. giu!!no HJ37· nazion:tlc di mcdicona c farrnac~:1 m1litarc. -

Pag.

(C0 111 Ìrltm~ionc)

..•

VENTURA. - Depressione altimetrica c crisi convulsive cpilcuichc . BORi i\N I. Un anno di funzionamento del repa rto radiolngico del · l 'Ospedale militare <iella Somalia ( 1" ottol-re "l35· - 30 scucmbrc "136)

••

295

Pag.

320

.. ,.

317

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ANESTESIA LOCALE IN ODONTOIATRIA. Et,oluziont' dt'll' - T1u"o ASSIDERAMENTI E CO:-JGEI.AMENTI. La marmniterapia degli - Ca·

.

GNOLtSJ

HILHARZIAS I URO.VESC ICALE Rilirvi radiodiag11ostici itt alami casi

di -

...·.

osscr:lllti in Cirt'nnÙ'Il . - hu•ALI. miF.NI • dopo prot'll di carico con acqua i11 mrdioparici 11011 swmpcmari. STA:-<OJEvlc c ARA"IlA if.LOvk • CICI.OPROPANO. L'anntcsÙI con ti - L. G. DEfECAZIONE DEI VIN I. Modifirazionc al nutod" di PL11CIW" ELEMENTI OLIGOSJNERGICI IN BIOLOGIA. L'importanza d~gli HILIRUU INEMIA Sulla -

BERTI\AI'D

ENTEROCOCCO L'irulivùlua/irà ballcriologica dl'l/' t' la sua impor''"'~" in p.uologia 1111/tlrlll. D'A"tOSA . EPIZOOZ IE DELL'AFRICA Lt: - ed i loro rapporti <"oli /t' ma/,urù· dd-

l'uomo. -

Scnii.Ll~G

delle -

31 2 314

••

32 1

..

309

»

,. »

KRiiMER

MASCHERE ANTIGAS. "· """ duinf•uont· delle P UN1'0KI NARCOSI (L<~ ) PER VIA ENDOVENOSA IN ODONT O IATRIA. - Row., ORMONI SESSUALI (;li - ,·or: pt~rtico/arc rir;uartlo ai TrJa.<Chili. - RuzJCKA. S INECI-IIOTOMIA (Sulla). Dn: TEK\-!OMETF I,\ O C ULARL Riurdu· dr - . L.t tcmpcratur~ <'nchcul:trc in rapporto alla tcmpcr:nur:J :1mbienac. lkc:At.Oss t TirO ESANTEMATICO /..<1 ,,a,·d na ;iom: <ont•o ti - ,-o/ l'liCCÌno incorpornro de/1'/stitmo l'11stmr di Tunisi (vardno Nicotlc-Laigrct). L'l· <.K E'r.

.. ..

)l

INDAGINE COLECISTOGRAriCA. Ouut,az.ioni t' riarche pt:r un per/t:· b ll• \J.I.OMESI , zionantffl/0 de//' IPERTROFIA PROSTATICA. Sull'origine dt'll' L ECUEU . LES ION I DEr. LEGAMENTO COLLATERALE MEDIALE DELL'ARTICOLAZIONE DEL G INOCCHIO. /..,, di:1g11osi ,. il tra/lamento

Dt.:RANll 1

BELFOR.T

e L a..t-.n c JnR

l'ermg11ani ncllll rm·ll di alumt: jo,.,, ,. di -

".. n

,, .. ))

TORAC E SANO (//). - "'"" ' Rc:R "~ c Hrm~s T UBERCOLOMA DELL'ORBITA (Od). M"· '" T U BERCOLOSI CUTANEA. S<tggt dt:ll'illtidtà tt:raprww' drll'anafrnilllll

G"R"'"o

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NfGLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

316

l) l)

323

310 316 313 315 308 320 322 319 318 3" 318

318

..

319

Pag

..')~2'"':'1

))

n

.330 335

~

.l l


GABRIELE D'ANNUNZIO


PER l MEDICI CADUTI IN GUERRA

~n·~ ~e_

tr•tc ~· Q~ t~>r'h'~ ~.t)

~ ~ ~~ lf4 f\tl. ~ ~·/;, l e-ht· dldR.. ~ ~~~---- /~/1~

i~ tf.olh... ~ -/1(q [_ ~Ci. c~ J t1Ut / ~· rv{

di?t" ~ iv,v,·#i), ~

~

l1Bi

i Uvh~ ,.),(

ptMJ- 1 au:~ ?ytJ1L /q ~ e-rJ Mf{_ Li.

Co

r-e ..,t;; Ci~

h._ UuL 1<1-l

r·~

J/)41[

t4.' ~ '>1'~ ~

l


,~1w· ~ ~ (rHr4 ~· nWJiu_ J e~ tta4- ~ ~· tWlto LI.. ~q Il , ,Vbtf})fV4'~ ~

rr· li; ~ùlfi;. ~ I7J ~ , r~ ~ ~~~ , ~q_ · r~r~·~ ~

tfiiJa-

tnl).

(Da u

For:;e Sonit.uì~, 24 maggio '93J·XII).


G abric::le d'Annunzio è morto ! La notizia, che come folgore attraversò l'Italia e il mondo nella notte del 1• marzo, desta ancor oggi un profondo stupore. La mente quasi rifiuta di credere che la morte abbia potuto fermare nel suo rigore l'Uomo che alla vita diede il suo più alto canto e la sua azione più potente e più ardita; rifiuta di credere che quel grandissimo cuore d'Italiano, pur affaticato da tante sorti, abbia cessato di battere.

• *. Gabriele d'Annunzio, fra i grandi figli d'Italia, occupa, e più grande l'occuperà nell'avvenire quando meglio sarà conosciuto e compreso, un posto d'eccezionale rilievo. Altissimo poeta, f01giatore delle odi immortali dell'Alcione, cesellatore mirabile di versi portentosi, a volta leggeri e vanenti come una musica di spiriti, a volta enormi e coerenti come massi di granito, compositore di armonie aeree non mai prima udite, autore di prosa plastica c sinfonica, signore assoluto della lingua italiana, ricercatore instancabile della pura forma perchè pensa che tutto vive e perisce per essa, Gabriele d'Annunzio è l'esaltatore fervidi ssimo delle glorie d 'Italia, della civiltà di Roma, proclamando che quando un popolo sente clhe il passato esiste sente anche vivo e certo nel suo pugno l'avvenire, è il divinatore infallibile delle fortun e dell a patria. Per Lui pensiero ed azione, poesia e civismo militante si confondono in un unico valore, in un 'unica visione. In ogni sua opera, piena di tumulto lirico che tutto esalta c trasfigura, la realtà eroica domina sovrana. Fin d:lgli anni della sua più fresca infanzia, fin dagli anni della sua giovinezza gaudiosa ed operosa balenano nel suo spirito presagi eroici che i tempi diranno giusti, prorompono invocazioni c he Il Giornale di medicina militare, profo11damente partecipe dell'univerrale lutto per la morte di Gabriele d'Annunzio, ha voluto che di Lui scrive.(s,e, su queste pagine, uno dei nostri che fu molto vicino al gra1: cuore del magnanimo Eroe nazionale e /ebbe il tesoro della Sua schietta amicizia : il maggio1·e medico Mario Gia11nantoni, tanto noto e benemerito 11el campo degli studi dannunzùwi, per i suoi Libri clze furono segnati dall'aLto plauso del Poeta Soldato. (N. d. D.).


GABRIELE o· i\Nt"L:NZIO

247

gli eventi dimostreranno veraci. Il grido che lanciò con l 'Armata d'Italia, le profezie delle Odi Navali e dell'Elettra, il canto di Maia sulla grandiosità e wlla intensità con cui deve esser vissuta la vita, le annunciazioni della Gloria e della Nave, l'ardore e la passione con cui dali 'esilio in Francia scagliò alla Patria in armi le Canzoni della gesta d'oltremare, tutte le aspirazioni, tutti gli anellti, tutti i lampeggiamenti della sua grande anima sparsa in mille e mille pagine, sono espressioni della più alta poesia nel senso preciso della parola, sono cioè azioni. << Le figure della mia poesia insegnano la necessità dell'eroismo >> gridò il poeta delle Laudi nella piena maturità del suo pensiero quando la fiaccola de!J 'eroismo strideva nel fango della vita nazionale. Egli solo il veggente, il profeta, la sollevava, l 'agitava, la teneva alta nel pugno, la squassava nel vento. E la fia<:cola, per opera sua, ardendo con veemenza, illuminava il cammino, mostrava la via. Qual meraviglia che il Poeta, che cantò a gara coi venti c coi flutti, con le fonti e con le selve e con tutte le creature e con tutti gli spiriti della terra, sia d ' un tratto divenuto in guerra l'Eroe irrcprensibile ? Da un pensiero tanto acceso non poteva certo derivare che un 'azione altrettanto fervida. L'uomo che aveva intitolato al cielo, al mare, alla terra, la sua massima opera poetica combattè la sua guerra nel triplice elemento. I luoghi più sacri ddla g uerra lo videro combattente intrepido, fiamma purissima di amore e di dedizione alla Patria: Alto Adriatico, Cielo di Trento, di Trieste, Veliki, Faiti, Hermada, Bocche di Cattaro, Buccari, Cielo di Pola, Cielo di Vienna, Piave, Grappa. Gabriele d'Annunzio fu fra i pochi a considerare la guerra con la tragica serietà necessaria nel suo immenso significato e sopratutto nelle sue superiori finalità. Nel 1919, nell'anno in cui la vittoria d'Italia era mutilata per viltà non di cittadini ma di governo, ecco !a Marcia di Ronchi che moralmente costituisce, come ben disse Antonio Brucrs, il più alto fatto della guerra mondiale. E per opera di Gabriele d'Annunzio l 'Italia ebbe Fiume e il confine Giulio. Il suo altissimo spirito, prima di salire nei regni dell'immortalità, doveva finalmente inebriarsi ed esaltarsi nella gran luce d eli 'Italia nuova. L'atmosfera eroica in cui respira la Patria, la potenza militare in mare, in cielo, in terra, l'affermazione della più grande Italia, la necessità di vivere non per vegetare nella rinunzia e nella mediocrità ma per accrescere la virtù e la nobiltà umana, tutto il contenuto etico, sociale, poi itico del Fascismo, oggi viva ed attiva


GABRIELE D'ANNUNZIO

realtà, fu l 'aspirazione più ardente e più costante della sua poesia e della su:1 azione. E per questa nuova Italia il Poeta, già chinato verso il sepolcro, ha rivolto in questi ultimi anni parole che non saranno dimenticate, d'orgoglio e d'esaltazione, d'ammirazione e di gratitudine, al Duce, fondatore delrimpero, creatore di una coscienza pol~tica, d'una fierezza e d'un orgoglio nazionale che non permettono più il sarcasmo e l 'ironia dinanzi ai grandi ideali sognati e cantati dal Poeta - Eroe per la nostra Italia « fiore di tutte le stirpi, aroma di tutta la terra l' .

Per Gabriele d'Annunzio ia morte non è una fine ma un cominciamento, non un triste trapasso ma un 'assunzione vittoriosa . Egli non patisce il fato comune. Il culto di un altro eroe si è aggiunto or mai alla rei igiene della Patria. Come sulle tombe degli eroi caduti in guerra, il Poeta non versò lacrime vane, ma dalle morti gloriose trasse propositi maschi ed alti incitamenti, così l'Italia dinanzi alla salma di Gabriele d 'Annunzio s'accresce nel dolore, poichè sente iJ grande spirito presente ed operante più che nel pienissimo giorno della sua grande lotta e del ~uo grande lavoro. MARIO GIANNANTONI

maggiore medico

--~--


LEZIONI E CONfERENZE REPARTO NEUROPATOLOGICO DELL'OSPEDALE MILITARE DI TORINO

Direttore dell'ospedale: colonnello medico S. F o RINO

EPILESSIA ED ISTERISMO Conferenza del Prof. Mario P iolti, dirige nte il reparto, agli Ufficiali medici dell'Ospedale militare e del Presidio militare di Torino.

L 'opportunità di trattare brevemente di questo argomento mi è stafa sug~:erita dalla considerazione che non sempre i concetti generali che valgono a differenziare queste due categorie morbose fra loro divr:rsissime sono esattamente valutati ed esattamente applicati nella pratica clinica e medico-legale, militare e non, cosicchè non sono rari gli equivoci più o meno ricchi di conJeguenze. Nella fattispecie, io che sono quotidianamente alle pre!e con referti e giudizii diagnostici di natura su accessi convulsivi, posso affermare che, accanto ad osservazioni compiute con perizia c clziarezza di intenti, altre ne: vengono eseguite e com pilate dalle quali è impossibile a chi legge e.rtrat:re un qualsiasi orientamento per la diagnosi di natura dell'accesso convulsivo. Mi pare che la poca chiarezza del referto in questi casi sia meno dovuta ad una certa inesperienza semeiologica nell'e. ame neurologico, perfettamente iegittima, del resto, in chi non fa professione di specialista, che non ad una certa nebulosità delle idee correnti siJ sull'epilessia, sia sull'isterismo, per cui i'attenzione dell'osservatore non si fissa su alcuni particolan che, pur insignificanti in apparenza, da !Oli possono chiarire la diagnosi di natura, concerge invece su altri, magari classici nelle antiche descrizioni, che valgono mvece ben poco al lume delle moderne conoscenze. Mi preme quindi richiamare per sommi capì i caratteri essenziali dell' U1la e dell'altra affezione, iUu.<trare le profonde differenze che la moderna nosografia vi distingue dal punto di vista dell'origine, della patogene!i, del significato biologico, così da rendere evidente che esse appartengono a due categorie morbose f:ra loro be11 aistinte che hanno in comune, vorrei dire ptr caso, una manifestazione motoria che è certo la più clamorosa di tutta la sintomatologia in entrambi i casi, ma che è /ungi dal costituire tutta la malattia. Superata questa difficoltà, i corollari pratici che ne seguono sono d'un' evidenza ovvia, e quanto importi 1 icercau od occorra tra!curare al letto del convul.1ionario per l'orientamento diagnostico scaturisce con tutta facilità dai concetti generali.


EPILI:.SSIA ED ISTERIS~O

Che cosa è d.unque l'epilessia ? Preciserò anzitutto che L'epilessia non è una malattia, bensì un complesso di sintomi legati fra loro da una relatù;a fissità di rapporti; l'epilessia è, in altre parole, una sindrome. Ncm ti tratta già d'un semplice scambio di parole, ma di un nuovo importantissimo conc:etto in completa antitesi con la tradizione popolare e scientifica di secoli. Nella tradizione era infatti l'epilessia una malattia di esse11za misteriosa e quasi mistica (m orbus sacer, m orbus divinus, morbus daemoniacus), ma di contorni perfettamente definiti: individui di apparente ottima salute fiJica e psichica durante l'adolescenza vengono colpiti da un accesso convulsivo che si abbatte su di loro come un fulmine, senza che nulla di visibile sia inte1·ven.uto a determinarlo, od in seguito ad avvenimenti emozionali di minima importanza: ecco che, come un'inesorabile fatalità, l'accesso si ripete di tanto in tanto sempre nelle stesse condizioni e sempre con le stesse modalità. Il paziente è classificato fra gli ammalati di quell'imponderabile malattia che si chiama epile~·sia, è un segnato da t.m marchio paruroso, le cui origini si perdono nell'oscurità di una mal definita degenerazione che, per i rami di una più o meno tarlata discendenza, giunge a!l'individuo e vi esplode clamorosamente. Ecco dunque concepita l'epilessia come una malattia unitaria, smza qualificazioni, poichè non occorrono aggettivi per meglio definirla, e d'indole ereditaria e degenerativa: concezione romantica e ricca di possibilitrt drammatiche e moralistiche, che imputa alle colpe dei padri le sciagurate? condizioni dell'individuo; ma non per questo meno erronea. Infatti l'osservazione condotta con maggior spirito critico permise di rilevare che, accanto allz forma descritta, altre ve n'erano, simili a quella, ma non così limpide e pure. In primo luogo si deJinea la figura dell'individuo che presenta convulsioni fin dall' infanzr:a e che porta nello stesso tempo evidenti segni di lesioni cerebrali : paralisi o paresi di arti, gravi difetti di sviluppo somatico, il tutto ac(:ompagnato talvolta da normale intelligenza, più spesso da insufficienza mentale più o meno grave, fino alla completa idiozia, ossia quel livello di ideazione così basso da non permettere lo sviluppo dei linguaggio. Poi si concreta la figura dell'individuo che, essendo giunto all'età adulta, od anche matura, in piena salute, è colpito da una malattia che ne altera lo ptic'lzùm o (e 11.0i oggi faremmo diagnosi di paralisi progressiva o di tumo-re cerebrale) o che denuucia comunque la sua sede cerebrale o meningea con paralisi di moto o di senso, e contemporaneamente l'ammalato è colpito da convulsioni epilettiche che accompagnano tutto il decorso della ma{attia, o persistono a malattia tpenta con esiti più o meno evidenti. Infine prende forma la figura del paziente che, ad un certo momento della sua vita, è colpito da convulsioni parziali che in·vestono soltanto un braccio od una gamba, o una metà del corpo, non sono accompagnate da caduta a da perdita di coscienza, ma presentano tutti gli altri canrtteri della convulsione ep-ilettica, e sono talvolta intercalate dalle classiche conpulsio11i generalizzate: nel co-ntempo si fa1111o


EPILESSIA ED ISTERISMO

2 51

manifesti i !egni d'un processo cerebropatico in atto o degli esiti di esso, o la ricerca anamnestica mette in luce che un processo di quella specie è stato

mperato in epoca non troppo remota, senza lasciare altra traccia che le convulsioni parziali. A questo punto si volle distinguere, salvando i primitivi concetti, un'epilessia es-senziale, idiopatica, primitiva, di origine degenerativa, una nevrosi, 1111 morbus sine materia, quella che si realizz:~ negli individui validi ed intelÌigenti, ed un'epilessia spuria, meglio delle cònvulsioni epilettiformi, o epilettoidi, quando il fenomeno conpulsivo sia evidentemente legato a lesioni cerebrali grossolane, ben manifeste per altri aspetti neurologici e psiclzici. Negli ultimi cinquallt'anni, tuttavia, questa ingegnosa distinzione venne progressiv;a mmte risolvendosi in nulla. Da u1z lato l'affinarsi dei mezzi d'mdagine neurologica rivelò i.n numerosi ammalati di epilessia così detta essenziale, dunque in <• veri )> epilettici, in presunti nevrosici, l'esistenza di alterazioni ohbiettive nient'affatto funzionali, ma schiettamente organiche, sebbene talvolta delicate e sottili, dall'altro l'esame anatomo-patologico macra e microscopico mise in e~·idenza che moltissimi dì quei tali nevro!ici presentat'ano cicatrici cerebrali di pregressi focolai encefalitici, o emorragici, o traum'ltici, o aderenze meningee più o meno estese da pregresse meni11giti. Sottratti quindi i cerebropatici diagnosticati in vita e quelli diagnosticati in morte dalla categ()Yia dei veri epilettici, quest'ultima rimase così sparuta da legittimare il sospetto che i pochi casi rimasti indiagnosticati fossero tali soltanto per l'insufficienza dei mezzi d'indagine neurologici ed anatomici. Ed infatti oggi questi concetti, propugnati un tempo audacemente dal Pierre Mane, .•ono diventati correnti : l'epilessia non è una nevrosi, ma utz morbus anatomicus, non è ne1nche una malattia, ma una sindrome, ossia. un particolare rompless<> di si1ttomi che si avvera soltanto quando esista un processo distrutzivo del tessuto cerebrale, qualunque nt: sia la natura e l'origine; non esi:·tono mnvulsio-ni ePilettiformi ed epilettoidi (terminologia che dev'essere bandita dal littf{UOf{f(io medico) ma soltanto convulsioni epilettiche accompagnate o meno da altri segni di cerebropatia; non esiste un'epilessia essenziale o idio-

patica, ma cerebropatie che si manifestano con sole convulàoni epilettiche. o con convulsioni epilettiche ed altri segni clinici; l'epileJsia, infine, non è una malattia degenerativa ed ereditaria, ma zm'affezione acquisita daLl'indiIIÌduo per incidenti morbosi sopravv.e nuti nel corso della sua vita. Qualunque individuo, per cristallina che sia la !Ua ascendenza, può diventare epilettico, esattamente come ciascuno può es(ere colto da una polmonite, da una nevrite, o spezzarsi una gamba : il processo encefalopatico che determina la sindrome epilettica può appartenere di volta in volta alle più disparate categorie di processi morbosi, e può avere un carattere schiettamente accidentale cosicchè, teoricamente, nessuno non è al riparo. D'altra parte, qualunque sia il processo morboso, ciò che ha valore determinante è il risultato finale di esso: in genere l'alterazione anatomica, stabile, cicatriziale, o addirittura la distruzione più


252

EPILESSIA ED JSTERISM()

o meno ampia di tessuto cerebrale, risultato comune a tuttt t processi patologici organici di una certa entità che si svolgono ne/t'encefalo. Nella realtà clinica accade che la maggior parte delle lesioni cerebralz epilettogene si avverano nell'età infantile, e si tratta quasi semp-re di processi infiammatori encefalitici, complicazione più o mwo palese di una qualunque malattia infettiva acuta : occorre 1~on dimenticare che tutte, senza eccezione, le malattie infettive possono provocare encefaliti, daL morbillo, alla pertosse, alle gastro-enteriti, dalla parotùe, all'angma follicolare, al tifo, e tutte possono quindi essere causa di epilessia. L 'encefalo infami/e, infatti, è particolarmente ricettivo: a causa certo in primo luogo della sua ricca vascolarizzazione; forse anche poi perc/Jè il tessuto vasco/are giovane tzon ha ancora ben esaurito la sua opera di invasione nel tessuto più nobile, destiuata a spargervi la microglia, che ha funzioni difensive, e non vi esistono ancora quelle validissime barriere che si interporranno nell'adulto fra il tessuto vasco/are, cui giungono i germi, da un lato, e il tessuto m:rVO'o dall'altro, per cui quest'ultimo sarà più tardi squisitamente protetto. Comunque, ecco il processo infiammatorio .ltabili~osi nell'encefalo infantile operare vaste dùtruzio11i di aree corticali psichiche e scmomotorie, di interi lobi; a processo spento residueranno gravissimi àeficit più mentali o più neurologici a seconda delle regioni prevalentemente colpite e compariranno convulsioni epilettiche che bm spesso si sono già manifestate durante l'acme del processo acuto: compare dunque la sindrome epilessia quale componente di un complesso quadro di cerebropatia. Ma non sempre la sintomatologia cerebropatica è c<JsÌ ricca : accade che il processo patologico sia limitato nello spazio e di scarsa entità, occluda un'arteriola e produca un rammollimento di minima estensione, trombiz-zi qualche ven uzza, provochi una piccola infiltrazione celluLare, dia !uogo alla formazione di una ricco/a placca di meningite. Può avvenire allora che, non esse11do colpito affatto, o in misura insufficiente, alcun centro di importanza esset1ziale per lo svolgersi di funzioni ben individuabili, la lesione resti clinicamente muta : donondimeno la lesione anatomita esùte e con la concomitanza di particolari circostanze, col sopravvenire ad un dato momeuto della vita di particolari modificazioni dell' organùmo, può rivelarsi con l'acceuo epilettico. Ed ecco c.llora l'epiles.(ia cosidetta essenziale, che colpisce l'individuo apparentememe sano fino ad un dato momento dell'esistenza, epilettico da quel momento Ì11 poi. In fine, in individui giunti in salute all'età adulta o senile, l'insorget·e di un tumore cerebrale, d'un processo meningeo, il Jopravvenire d'un trauma aanico, di u11 processo demenz iale senile può provocare, accanto ai sintomi neuropsichici proprii a ciascuna malattia, l'insorgere della sindrome epilettica. Ed ora veniamo a considerare un grosso problema che ha affaticato per decenni gli studio:i, che ha dato luogo a infinite ricerche e discussioni e che richiederebbe un lunghissimo discorso ch'io 11aturalmente non farò : perchè una lesione cerebrale dà luogo alle cotlvulsioni epilettiche e con quale meccanismo il fenomeno si verifica? E' ovvia l'osservazione de vi sono dei


EPILESSIA El> ISTERISMO

253

gravi cerebropatici che non sono affatto epilettici, è facile l'indurre in via di probabilità che molti presunti normali :ono portatori di piccole lesioni cerebrali e tuttavia non sono epilettici, che malattie cerebrali sopravvengono spesso nell'età adulta serzza dar luogo ad epiles..-ia, e che gli stessi epilettici non sono continuamente in preda alle convulsioni, ma soltanto in determinati momenti, distanziati magari da anni di benessere. E' evidente dunque che l'esistenza d'una lesione cerebrale, della spina organica, è utl fattore necessario, ma non suffiàente allo scatenarsi della ~·indrome, e che qualche altro fenomeno saltuario deve intervenire estempo·raneamente. Questo fattore determinante deve certo consistere in uno stato molto complesso dell'organismo, risultato a sua volta della somma di svariatissimi fattori positivi e negativi, e che, di volta in volta, non è, forse, sempre uguale a sè stesso. Noi ignoriamo l'esatta individualità di questo elemento scatenante, ma intravediamo la sicura importanza di singoli fattori. Le modificazioni dell'attività endocrina gioca11o certo una parte di primo pimzo, come dimostra la frequen za dello scoppio della sin.drome con la pubertà, l'aggravarsi di essa con la mestruazione, la Korrtparsa delle convulsioni o, al contrario, l'intensificarsi della loro frequenza con la gravidanza, l'aggravarsi della sindrome co11 la menopausa artificiale o spo11tanea. Le condizioni fisico-chimiche del sangue costituirebbero, recondo alcuni autori, un momento patogenetico esswziale: l'accesso sopravverrebbe soltanto in condizioni di alcalosi sanguigna (che provoca, a sua volta, .una caduta di concentrazione deg,li i011Ì calcio) ed è un• fatto che la prova dell'iperventilazione polmonare provoca uno stato alcalosico del sangue e può provocare lo scoppio di un accesso in un epilettico; d'altra parte l'as;unzione di alte dosi di idrati di carbonio favorisce l'accesso da u11 lato e dall'altro l'alcalosi attraverso un complesso meccanismo di risparmio dei grassi. Diremo infine che si ritiene da alcuni che l'ultimo anello della cate11a patogenetica di cause ed effetti, per cui si pa:sa dalla lesio11e cerebrale all'accesso convulsivo, consista in uno spa)·mo vasale in un distretto cerebrale più o meno esteso, con conseguente ischemia e stimo/azione patologica degli rlementi nervosi. Sta di fatto che durante operazioni chirurgiche a corteccia rcoperta si è visto precedere immediatamente ad u12 accesso epilettico un ÙIte1lso spasmo arterioso, ed all' oftalmoscopio ri è visto precedere ad un acces.ro lo spasmo delle arterie retiniche; è indubbio poi che medicamenti ad azione vasodilatatrice elettiva .rui vasi cerebrali dànno tlOtevoli risultati terapeutici anticonvulsivanti. M a in ultima analisi bisogna considerare la possibilità, e forse la probaoilità, che il meccanismo dell'accesso sia prevalentemente nervoso : dalla le;ione anatomica partono con contùzuità stimoli irritativi che, singolarmente, sono per Ì12tensità al disotto della soglia d' eccitame11to degli elementi nervosi dei centri circostanti: ad un certo momento, o perchè la soglia di eccitabilità si è abbassata (e qui può rientrare in gioco il meccanismo umorale della crasi sanguigna) o perchè uno stimolo è più forte, o infine per effetto della som-


EPILF.SSJA EO ISTERISMO

mazione di que_;ti stimoli accumulatisi negli elementi, questt st scaricano con violet~za. Sulla superficie corticale dilaga allora utt' onda di eccitazione improvvisa che lw per centro geometrico la les.ione in causa : avvengono allora fenomeni di eccitamento ed inibizione ad un tempo, non già perchè la stimolaziotle produca fenomeni attivi e passivi insieme, ma perchè l'eccitamento di alcuni centri superiori ad azione inibitoria su centri ptù bassi si estrinseca, in ultrma analisi, con un risultato negativo di inibizione. Per un meccanùmo analogo si ha l'abolizione della coscienza. Il fenomeno della coscienza è una serie ininterrotta di atti psichici che consistono fondamentalmente in u11 processo di distittzione : ù~ termini obbiettivi, la distinzione cosciente risponde ad un eccitamento elettivo di pleiadi, vale a dire di complessi di neuroni a funzione sinergica, depositari di rappresentazioni p.;ichiche, esattamente come un'armonia musicale è suscitata sulla tastiera di un pianoforte da eccitamenti contemporanei e successivi, secondo un determinato ritmo, di determinati tasti. Se, per azi011e dello stimolo epilettogeno, un'onda cieca di eccitamento investe in massa tutti i neuroni della corteccia, ecco che il delù:atissrmo processo della distinzione viene sommerso e sopravviene l 'incoscienza, così come la percussione contemporanea di tutti z tasti della tastiera non dà luogo ad un'armonia, ma ad un rumore informe ,. sgradito. E veniamo alla clinica del! accesso epilettico. La cla:sica convulsione è spe.cso preceduta immediatttmente da fenome-ni premonitori: l'aura epilettica. Deriva il s.uo nome da un suo modo di essere 11bbastanza frequente: l'ammalato ha la sensazione di un vento che lo investa tutto o in parte e subito dopo cade i11 convulsione. In realtà vi sono infiniti modi di aura : formicolii, sensazioni termiche, dolori, senso di peso o di leggerezza (aure sensitrve) localizzate ad un arto, ad una parte a11che limttatissima ael corpo; improvviJi movimenti o paralisi di una matw, di una metà della faccia, parabsi della parola, o movimenti automatici, come la corsa o la pronuncia ai frasi stereotipe (aure motorie ); improvvisa cecità o sordità, visioni colorate, scintille, visioni d'ingrandimento e d'impiccolimento degli oggetti, allucinazioni visive, uditive, semazioni o/fattive e gustative diverse (aure semoriali), tosse, sin ghio.zzi, stamu.ti (aure piscerali); improvvisa paura, ira, disperazione, senso di felicità, improvviso disorientame11to e perdita di ogni memoria, impulsi viole11ti, atti inconsulti (aure psichiche). L'aura può anche mancare del tutto. L 'aura è la prima scurica che parte dalla lesione ed investe i centri più prossimi, non ancora così energica da sommergere la coscienza e da provocare un ecatamento generale motorio : la sua locafizzaziotle periferica è un indice squisito di localizzazione centrale della lesione nei centri rispettivamente semitivi, motori, sensoriali, viscerali, psichici. Se investe le aree psichiche corticali dà una rappresentazione psichica bensì patologica, ma che è

l


EPJLF.SSIA ED lSTERISMO

255

ancora una distinzione, poi, fattasi più violenta ed ampta, provoca la convulsione generale e l'itzcoscienza. Colpito dall'accesso, l'ammalato cade a terra, sia perclzè privo di cojcimza, sia perchè in preda ad un irrigidimento generale dei muscoli, e s1 inizia cosl la fase tonica. Poichè la contrazione tonica non è assolutamente contemporatzea in tutti i muscoli, ed alcuni gruppi muscolari si contraggono prima, a seconda delle modalità dd dilagare dell'onda d'eccitrtmetJto, avviene la caduta in una determinata direzione che è poi sempre la stessa pel singolo 11ei successivi accessi, cosicchè il malato si ferisce, cadendo, sempre sulla stessa parte. La fa.se tonic_a può accompagnarsi talvolta ad un grido, ii troppo celebre grido epilettico, che non risponde ad alcuna emozione, essendo già l'am maiato incosciente, ma soltanto alla cotztrazione dei muscoli espzratorii a corde vocali comratte. Il paziente cade, dunque, con i quattro arti irrigiditi in estensione, La testa estesa, talvolta deviata da un lato, nel qual caso anche gli occhi sono ruota ti dallo stesso lato (deviazione coniugata oculo-cefalica); i denti, chiusi in trisma, possono ferire la lingua; la respirazione è sospesa, quindi le vene del capo congeste, il volto cianotico. Superata, in poco più di trenta secondi, la fase tonica, si apre la fase clonica : il respiro si fa profondo e stertoroso, con emissione di bava talvolta sanguigna, il viso diventa pallidissimo, alla contrazione tonica succedono violente contrazioni cloniche degli arti, del capo, del tronco con grave pericolo per l'ammalato. Intanto le pupille sono midriatiche, e non reagenti alla luce, i riflessi cutanei e tendinei aboliti; può verificarsi perdita di uriua e di feci o di sperma. l n poco più di due-tre mÙJuti l'accesso si esaurisce gradualmente e l'ammalato si copre di Judore. Segue, di solito, se l'accesso è grave, uno stato semicomatoso che si cotllinua in un sonno profondo, o disturbi psichici transitorii, come cotzfusione, afasia, crisi di agitazione più o meno cosciente, impulsi motori; la temperatura è febbrile o subfebbrile. Altre volte, se l'accesso è stato lieve, può seguire soltanto un breue sonno, od anche la ripre.ca immediata di una lucida coscienza. Assolutamwte costante è l'amnesia dell'accesso, che può comprendere anche un certo tempo anteriore (amnesia anterograda ) . Un accesso di eccezionale violenza può uccidere. Sempre pericolosis! itni ptr la vita sono gli accessi subentranti, separati da breui intervalli di lucidità, e lo stato di male, caratterizzato da accessi che si continuano senza interru:i_one: l'ammalato entra allora in coma, C01l temperatura elevatissima, e gumge a morte. Ma non sempre gli epilettici vanno soggetti a crisi classiche. Può mancare la fase tonica, o la fase clonica, vi sono accessi simili ad una semplice lipotimta con qualche leggera scossa clonica, vi sono accessi di piccolo male che consistono in assenze, ossia una sospensione momeutatJea della coscienza, o in vertigini brevi che possotzo costituire tutta la sindrome : delle prime l'ammalato non ha con.rapevolezza e non serba ricordo, delle sec01zde ha tma coscienza più o meno lucida.


EPILESSIA ED ISTfRISMG

L~ convulsroni parziali o jacksoniane hanno una particolare importanza

perclzè, quanto e più dell'a.ura, costitJ~iscono uno squisito segno di localizza:àone: movimwti clonici di una metà del viso e di un braccio, la sola deviazione coniugata ocu/0-cefalica indicano con probabilità la sede della lesione cerebrale nti centri motori corrisp01zdenti. In questi accessi la coscienza di regola non è abolita, od è solta11to obnubilata, e la fase clonica non è preceduta dalla fase tonica : non di rado l'accesso jacksoniano si continua però con un classico accesso generalizzato e, d'altra parte, 1lella prima fase di un acce.<so gemralizzato si possono distinguere in un lampo fenomeni motori p(lrziali il cui valore di localizz azione non è meno significativo. In questa fenomenologia complessa, non è facile il drre quanto debba considerarsi come aura motoria e quanto come accesso jacksoniano che precede l'accesso geuerale. Anche l'accesso jacluoniano in sè può eHere considerato come un'aura motoria non seguita da accesso grnerale, il che accade anche per altre forme di aura. E' evidente d'altra parte l'artificiosità della distinzione: si tratta, in sostanza, sempre degli stessi fatti, vale a dire del dilagare dal punto leso, che può dar segni pirì o me11o manife.cti di eccitamento, verso parti via via più lontane della corteccia di un'onda di stimo/azione : oppure dell'esaurirsi delt eccitamento nella regione lesa o poco più l ungi. Infine, si dànno feuomeni equivalenti dell'accesso epilettico : in primo luogo le stesse assenze e vertigini epilettiche, poi crisi di epilessia sensitiva che altro non sono se non aure seusitive non seguite da accesso, crisi di narco/(.;sia che, se sono notturne, vengono riconosciute dal fatto che son precedute da u11 risveglio impropviso che interrompe il sonno normale, crisi di pavor nocturnus e di e1zuresi notturna. Gli equivalenti psichici sono multiformi : qualunque atto è possibile, dalla crìsi di impulsività omicida, dall'atte11tato .cessuale, alla fuga automatica che dura anche più giorni consecutivi, alla crisi esibizionistica, o di masturbazione, alla crisi di dipsomania o di eccitamento maniaco, all'episodio di wnnambulismo. Ciascuno di questi episodii può chiudersi con un accesso convulsivo, t·ivelando o confermando così la sua schietta natura epilettica. Poiclzè sto trattando un problema diagllostico pratico, mi asterrò daltil-

lustrare le rare (!arietà cliuiche e le particolarùà del decorso della sÌ11drome epilettica, che richiederebbe troppo lungo discorso. Dirò in seguito, dopo d'aver tratteggiato sommariame11te il quadro dell'isterismo, della diagnosi differe11 ziale dell'accesso convulsivo, quando i singoli elementi diagnostici possano venire spontaneamente in luce quale conseguenza conclu.civa di qua11to è stato esposto. . Che cosa è dunque l'isttrùmo? Come categoria morbosa, essa sta al polo opposto di u11a sindrome e quindi, in u11 certo senso, al polo opposto dell'epilessia. Infatti, mentre una sitJdrome è una risposta pressochè stereotipa di certi meccanismi a cause molteplici e svariate, l'alterazione patologica che sta a fondametzto de!l'isterÌ!:mo

J


Er-'ll.E<;$1A ED ISTERISMO

237

:· qualcosa di strettamer~>te unitario, una risposta di meccanismi molteplici· :· .(variati ad una disposizione unica, e questa così profondamente connaturata 1!1' organismo che ne è affetto, da dover essere considerata meno come una •nalattia, che presuppone utt'evoluzione dinamica, che non come un'anomalia ;fatica impressa originariamente in ogni struttura nervosa dell'individuo. Gli ~rronei concetti tradizionali sull'epilessia essen·z iale divengono rigorosamente !·eri se portati tal quali sul terreno dell'isterismo. E' una cosa nota che nel termine di isterismo è implicito il concetto palogenetico di malattia di origine uterina, quindi femminile e di natura prevalencemente sessuale; oggi è nozione corrente che l'isterismo, sebbene più frequente nelle donne e ricco talvolta dì manifestazioni sessuali, non è legato nè .di'una nè all'altra condizione: vi è una quantità inimmaginabile di uomini 1.rterici e spesso la sessualità vi ha poco o ttulla a che fare. Lasciate dunque da parte le fantasticherie ippocratiche sulle tumultuose fleregrinazioni dell'utero nelle cavità del corpo dell'isterica, e quelle medio~t,ali sulla possessione diabolzca, veniamo alle conceziotzi moderne. Ed anzitutto dobbiamo precisare un pmzto importantissimo. E' l'isterismo una malattia nervosa od una malattia psichica? Sì deve affermare categoricamente che l'isterismo è una malattia psichica, w:::i, come si è detto, un particolare atteggiamento anomalo della psiche che ~ t! nucleo ed il primum movens dell'affezione, dal quale scaturiscono come :wueguenza tutti i fenomeni che compongono il quadro enormemente coma/esso dell'isterismo. Con ciò non si esclude che anche sistemi neurologici •;on propriamente deputati all'attività psichica partecipino alla fenomenologia, ·d il siste·ma nervoso vegetativo in1primo luogo, ma soltanto in quanto anche ''attività psichica normale non risiede tutta nelle aree psichiche corticali, ma '. /'armonico prodotto anche dell'attività di sistemi di proiezione semitivi e onr;tori e della funzionalità del sistema nervoso vegetativo, in ispecie per 7uel/a cospicua parte costituita dall'attività affettiva. Il meccanismo psicoi?gico è du1tque quello che dobbiamo penetrare per renderei conto dell'es·én::a dell'alteraziotze, pur n·conoscendo ch'esso non è se non la risultante dì dteraz ioni funzionali corticali, cerebrali extracorticalì e del sistema nervoso ?erifcrico, ma non meno, per questo, di categoria psichica. D 'altra parte westa affermazione non deve condurci ad tmo psicologismo ad oltranza, rmdato su ipotesi sprovviste della minima documentazione sul piano della ealtà clinica. E ' anche troppo nota la teoria che ha eleborato il Freud sul meccanismo nwtogenetico delle psicopatie in genere, che nell'isterismo trova il suo terreno lat•orito : desidero illustrarne il significato in brevi tratti, af finchè la critica ti ognuno di loro, a.tltlezza ai rigori del processo logico scientifico, faccia gevolmente giustizia d'una costruzione pseudoscimtifica, fecon1a di fossi·dità letterarie e quindi gradita agli intellettualoidi di ogni spec1e e mJSura, Ci or n <1ft: di m edicina militar(.


258

El'li.E'SIA 1:.0 lSTElllSMO

ma che dev'essere risolutame1Jte respinta da chiunque abbia l'abito metztale del pensare in termini biologici e medici. Secondo il Freud, dunque, ii grande, fondamentale movente di tutte le azioni umane, l'astro intorno al quale rotatzo tutti gli istinti, tutti i desideri, le voglie, le passioni che agitano la psiche umana è la sessualità: così l'equivoco termine di libido, ch'egli adopera a designare questa grande spinta intet·iore che ciascuno alberga nell'intimo del proprio io, rappreserzta un qualcosa di smisuratamente esteso in cui sono comprese le più svariate attività dello spirito che in gran parte, com'è ovvio, o non hanno nulla a che vedere, o hanno soltanto dei legami quanto mai indiretti con la sessualità. Certo, l'identificazio11e di alcuni elevatissimi ideali umani, e valga per tutti l'esempio della disinteressata spinta alla ricerca del vero scientifico, co11 un istinto, del resto alquanto torbido nella concezione del Freud, come l'istinto sessuale, è cosa logicametzte assurda e discretamente ripugnante. Comunque, posta la libido alla radice del pivere, che cosa sarà mai l'isterismo? Nuli'altro, dice il Freud, che l'effetto della repressione 11el subcosciente dell'istinto sessuale pervertito. Ciascuno di noi, afferma, ha in sè fin dall' Ì1zfanzia germi di pervertimento sessuale, la tende11za ali'incesto, agli accoppramenti più mostruosi cui si dirigono le più segrete voglie : nel normale questi (< complessi,, dell'infanzia evolvono verso la corretta sessualità, in altri permangono nell'età adulta, ma dalla « censura », vale a dire dalla legge morale jatta legge Ìtztima della coscienza individuale, dalla luce della coscienza vetJgono 11 rimossi " ed affondati nella penombra di un'ipotetica subcosàe11za, entità inafferrabile ed indefinibile. Queste larve informi (e qui non si può fare a me11o di sottolineare ironicamente l'evidente analogia con gli spiriti maligni di ogni religione) vegetano e pullulano in questo strato sotterraneo fino a che la loro pressione non divenga tale da cost.ringerle ad affi01·are in superficie al lume della conoscenza: ma urtando allora il solito ostacolo della legge morale, .ri scaricano, per COJÌ dire, per vie traverse dando luogo alla convulsione isterica. Nello stato di sonno poi, essendo la censura men vigile, ecco che i mostri si affacciano in forma di sogni oscuri e torbidi, talvolta apertamente significativi, tal'altra velati di simboli più o metZo ermetici. Nel groviglio dei sogni l'ermeneutica freudiana, attraverso un esasperato simbolismo notl lontano dalla cabala popolare, scopre tesori di ineffabili poglie represse e vi diagno:tica là più indma personalità del soggetto. Un'analisi critica della teana ci porterebbe troppo lotJtauo: basti, a dimostrare l'a.rsurdità della concezioue nella sua struttura generale, in cui pur tuttavia trovano posto osservazioni particolari acute ed esatte, il cotzsiderare ulcuni punti: data la legittimità fisiologica, secondo il Freud, dei pervertimenti dell'istinto sessuale nei primordi della vita individuale ( a11che il feto avrebb1 delle tendenze incestuose verso la madre ) ed utla certa aleatorietà del suo avviani a tempo debito m! retto cammitto, il pervertimento sessuale, al-


EPILES<;IA ED ISTERISMO

259

meno in potenza, doprebbe essere assai frequente, e una cospicua parte dell' umanità dovrebbe dividersi in due categorie: da un la t:; la schiera dei pervèrtiti che 'h anno dato libero corso ai loro istinti, dall' altro la schiera degli Ì! tcrici che questi istinti hanno affonliflto nel subcosciente, divenendo poi vittime della nevrosi. Non dovrebbero poi esistere gli isterici con pervertimenti sessuali, essendo i due stati antitetici; e noi sappiamo invece che esistono in buon numero. Il <i complesso» poi, che spesso ha origine, secondo ii Freud, da un 1rauma psichico infantile di natura sessuale, e che ha valore scatenante delt'accesso convulsivo, àovrebbe essere sepolto nel subcosciente perchè eserciti la sua funzione: ma infiniti isterici ricordano perfettamente la scena emozionante e traumatizzante che è all'origine della prima convulsione (spesso a c01ztenu1o nient'affatto sess.uale) e proprio il ricordo di essa, quindi un atto cosciente, è capace di determinarne delle altre. Infine, quando, per via delle circostanze, il ricordo traumatizzante si perde, ecco il malato riacquistare la calma e scomparire le manifestazioni isteriche. Queste poche, insttperabili contraddizioni non sono clze la rappresentanza delle molte che minano il fragile edificio, costruzione semplicùtica ed arbitraria, cui meglio si conviene la defi1zizione di sudicio romanzo~ che ne ha dato un illustre psichiatra italiano, che non la dignità di corpo di dottrina. Veniamo dunque sul solido terreno della psichiatria. Le manifestazioni isteriche, ed in primo luogo l'accesso convul.civo, precuppon gono una mentalità isterica. N el corso del tempo le diverse opinioni circa i caratteri proprii a tale mentalità patologica sono venute componendoJi ed armonizzandosi, cosicchè oggi possiamo disegnare il quadro psicologico in queste linee: l'isterico è anzitutto un individuo fornito di un'esuberante emotività, mal contenuta dalla critica e dai processi ideativi superiori; gli istinti, che soggettipttmente sono in primo luogo emozioni primordiali e brute che spingono a determinate azioni ed altre ne inibiscono, pesano oltre il dovuto sulla condotta dell'isterico che è trascinato dalla loro prepotenza a soggiacervi: qualcuno ha parlaço di questo fetJomeno come di un ritorno alle condizioni animalesche ancestrali, sorpassate nel corso dell' evoluzi01ze della specie. L'isterico è poi utz individuo mggestionabile ùz grado estremo, appunto a causa della sua estrema emotività: una qualsiasi idea, una qualsiasi rappresentazione pressochè indifferm·te ad un normale, può assumere per lui un valore emotivo grat~dissimo, una carica affettiva smisurata sia nel setzso del piacere, sia nel senso del dolore. Ed ecco che la rappresentazione della cosa intensamente desiderata, più .cpesso intensamente temuta, acquista una tal f01'za dominante da retJdere la cosa stessa vera 11el mondo soggettivo del paziente, ed ecco quindi lo sdoppiamento della personalità, la forma zione di CfJmplessi psichici dissociati, gli stati crepuscolari o deliranti, la comparsa di paralùi, di paresi, di movimenti coatti. Questi ultimi fenomeni d~indole appar~ntemente neurologica ripetano poi ancora un altro carattere della costitu-


260

EPILESSIA F. O !STERJSMO

zione isterica : la facile permeabilità delLe vie nervose periferiche alle rappresentazioni mentali patologiche indotte dalla suggestione, che è quasi sempre un'autosuggestione, per cui la 1·appresentazione si trasforma in fatto obbiettivo Si comprende come questi tre elementi, L'intensa emotività, la suggestibilità, che è in ultima analisi un'autosuggestione anche quando apparentemetJte di otigine esterna come tlelL'ipnosi, e la capacità, infine, di realizzare rappre.rentazioni sia nel mondo interiore che esteriore, possano dar luogo, variamente combinati, ad una ricchissima sintomatologia. D'altra parte, è facilmente riconoscibile che le particolarità psichiche in parola sono attributi squisitamente femminili, direi della tJormale femminilità, per cui non fa meraviglia che l'affezione sia di gran lunga prevalente in questo sesso. Non voglio certo passare in rivista tutte le manifestazioni isteriche: vi impiegherei qualche ora. Giungo diritto quindi all'accesso convulsivo isterico che ci interessa ai fini pratici. Quali elementi della mentalità isterica si possono invocare nel determinismo dell'accesso ? l11 primo. luogo, certo, L'emotività patologica. Occorre ricordare, ai fini diagnostici, che esiste molto spesso un'emozione violenta alla radice dell'accesso isterico, almeno del primo in ordi11e di tempo. Oppure, se il trauma psichico non è individuabile, si potrà mettere Ìtz evidenza, con un paziente tnterrogatorio, l'azione ùuistente e sgretolante di un fattore emotivo mrno clamoroso, ma continuo, che mantiene il soggetto in u11o stato di tensione angosciosa, spesso sproporzio1zata all'entità dei fattori in causa ed artificialmente accresciuta da una certa compiacetzza non ben cosciente dell'individuo ad abbandonarsi a stati d'animo ricchi di clementi drammatici. Comunque, il paziente, in preda all'emozione, sia essa improvvisa o protratta, entra ad un certo momento itz utz parossismo di agitazione e di interna tensione che preme fino a sfociare nel clamoro.ro accesso convulsipo. Ecco qui una prima e fondamentale differenza dall'accesso epilettico, cui so1zo estranei, nella massima parte dei casi, elementi d'ordine psicologico che non abbiano un valore puramente fortuito ed occasionate. Ma il fattore autosuggestione giuoca pure. la sua parte nel determinare l'accesso e precisame-nte quando l'ammalato, conscio della propria capacità di reagire alle emozioni con l'acceJSo, lo attende con spavento al prossimo, sia pur minimo, avvenimento spiacevole. Quest'ultimo, t pesso irriconoscibile all' osservatore, è allora nulla di più che un p-retesto che l'ammalato stesso offre alla propria tensione emotiva. Se poi il paziente, come così spesso accade in Ospedale Militare, assiste ad accessi convulsivi di altri, il contagio suggestivo è dì un' evidmza che non ha bisogno di illustrazioni. infine, il terz o elem ento, la capacità di realizzare le prop1·ie rappresenta zioni ad intensa carica emotiva, è implicito nel meccanismo descritto.


EPILES~Ii\

ED ISTE!liSMO

L'ammalato dunque cade Ì1z. c01wuisioni per u11 avvenimento emozionante nell'attualità o nel ricordo, o per imitazione di sè stesso o di altri ma, a differenza dell' epilettico, non cade di schianto e non si ferisce mai. Si potranno osservare epilettici orrendamente scottati o feriti, o largctmente contusi, ma non si vedrà mai rm isterico in tali condizioni. Ne dà ragione il fatto che l'isterico non perde mai completamente la coscienza, ma bada a cadere in modo da non farsi male. Invano si cercherebbe poi nella convulsione isterica la fase tonica e la fau clonica proprie dell'epilessia. L'isterico assume gli atteggiamenti più varii già dall'inizio, che rispondono fino ad un certo punto al particolare stato emotivo che determina l'accesso: è rigido in estensiotze come marmo, ma non presenta l'intema cianosi della fase tonica, o addirittura è in opistotono fino a raggiungere il celeberrimo arco di cerchio di Charcot, oppure fin dall'itzizio si dibatte: e qui interviene un elemento di giudizio importantissimo: il dibattersi dell'ammalato consta di una serie di atti che hanno tutto l'aspetto di atti intenzionali ed in un certo senso lo sono, in quanto lo stimolo nervoso segue a un dipresso le stesse vie seguite normalme1zte dall' azione volontaria, con la sola differenza che tale stimolo non è propriamente un atto Ji volizione che si elabora attraver!o processi coscienti, ma la risultante del convergere sui centri motori di stimoli che, procedendo per più corti circuiti, scavalcano in gran parte, sfiorando/a appena, l'attività della coscienza, e restano privi dell'impronta di valutazione superiore ch'essa normalmente vi imprime. Quando si osserva che il paziente, dibattendosi, digrigna i dmti, si torce, si afferra il capo fra le mani con atto di disperazione, piange o grida o 'prommcia parole e frasi a contenuto drammatico, invoca, si batte con i pugni, arca di mordere sè stesso o gli altri, si può asserire con tutta sicurezza che non si tratta di una convulsione epilettica. La convulsione epilettica è qualcosa di brutale, di cieco, di extrapsichico, è, in altre parole, u1J fenomeno neurologico; la convulsione isterica è un fenomeno in un certo senso preordinato, ricco di drammaticità soggettiva, uno scatenamento bensì patologico, ma di meccanitmi normali, gli stessi che servono ad esprimere ·le normali passioni, è, in altre parole, un fenomeno psichico. 9uesto è il vero nucleo di fenomeni sul quale deve poggiare la diag11osi ed è in qu~sto giudizio che l'intuito clinico dell'osservatore si deve palesare in tutta la sua capacità di penetrazione. Altri particolari non pos.wno fornire che elemetzti di soccorso, ai quali tuttavia, comé' è ovvio, sarebbe imprudente rinunciare. Diremo ancora, dunque, dell-z non completa incoscienza dell'isterico e quindi della non completa ane;tesia, della mancatzza nell'isterico dell'intensa cianosi, della Jospensione del respiro propria della fase tonica dell'epilettico, della mancanza del respiro stertoroso proprio della fase clonica. L' ùterico non perde l'urina nè lo sperma, non è privo dei reflessi pupillari e dei reflessi proprii dei muscoli, 110n pre.renta il segno di Babinski, non si morde la lingua. l11{Ì1ze è di notevole importa?Jza la durata dell'accesso: un episodio convul!ivo clze si protragga oltre i cinqu:?


262

EPILES.;JA EO !~TfHISMO

minuti primi non è sicuramente un episodio di epilessia, saLvo il caso raro e gravissimo dello << status epilepticus » che allora non dà luogo a dubbi. Soltanto l'isterico, quasi esaltandosi del proprio incidente drammatico, si divincola talvolta per delle ore, e soltanto l'isterico esce bruscamente dallo stato convulsivo quando si eserciti su di lui un'energica stimolaziotze mediante un ceffone od un getto di acqua fredda. Mi si domanderà ora come si può distinguere, date le premesse, un isterico da un simulatore dell'accesso. RispotJderò umilmmte che non si può distinguere con criterii di certezza: chi voglia simulare un accesso e possegga le attitudini istrioniche all'uopo notz riuscirà mai a simulare un accesso epilettico, ma può riuscire perfettamente a simulare un accesso isterico (non per nulla l'isterismo è stato definito un'involontaria simulazione). Ma questa confessÌOtJe è ·meno umiliante di quanto non sembri: fuori dell'accesso, infatti, una analisi psicologica anche sommaria rivela da Utl lato la mentalità puerile. ingenuamente metztitrice, magari, ma elementare, istintiva ed influenzabile dell'isterico vero, dall'altro lo scaltro cinismo ed il pieno dominio di sè l/el simulatore. Va bene così se poi questo è così acuto ed imperturbabile da simulare anche la strut~ura psichica dell'isterico, non ci resta che rendere anore alla sua cultura ed alla sua capacità a damù1are gli eventi. Prima di concludere il mio dire, vorrei formulare ancora un!affermazione che scaturisce da tutto quanto precede e può rappresentare il succo dì tutto il discorso: dev'essere energicchnente respinto il concetto di istetoepiltssia. Tale dmominazim1e, com'è ovvio, 1wn significa n.ulla ed il suo impiego non attesta che dell'in:ufficienza dell'osservatore. E' vero che, nonostante il detto, è talvolta difficile la diagnosi differenziale anche per il clinico di provata espert.enza, ma la difficoltà non giustifica il ricorso a mezzi di fortuna. E' còmpito dell'uomo di scienza il distiuguere e 1:on il confondere : io spero che taluno dei concetti differenziali oggi enunciati possa costituire un modesto ma ·non mutile contributo ad una migliore conosce?tza dell'argomento ed alla soluzione di numerosi problemi pratici.

L'O. mette in rilievo l'importanza medico-legale del differen:tiare l'accesso convulsivo epilettico da qucUo isterico, illustra per sommi capi il carattere sindrom ico dcll'epile~sia , negando la legittimità della distinzione fra epilessia essenziale c.. si ntom:nica, affermando la natura organica cd acquisita della sindrome epilettica. Dell'isterismo rileva, in opposizione con la sindrome epilettica, il carattere di malattia, di AuTuiUASSUI'TO. -

ano1mlia congenita e degenerati va che si compendia in una caratteristica mentalità isterica, fondamento di tutta la sintomatologia. Affermata la natura strettamente psichica dell'affezione, individua i caratteri fondamentali dell'anomalia, illustra la sintomatologia dell'accesso differenziandola cb quclb epilettica. Conclude col negare il concetto di i nero-epilessia.

1


LAVORI ORIGINALI DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DELLA SARDEGNA

LO JOOOMERCURATO DI MANGANESE ED ESTRATTO DI Mll.ZA (M 3) NELLA PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALARICA Ricerche sui militari del Corpo d~Armata della Sardegna. Dott. Roberto Lancfrianf, colonnello medico, direttore.

Durante la stagione epidemica malarica del 1937 ho eseguito per disposizione della Direzione Generale di Sanità militare un esperimento di profilassi e cura con l'antimalarico M 3, a base di iodomercurato di manganese e di estrattÒ di milza; nei militari sotto le arrrii e nelle reclute nuove arrivate di alcuni reparti di truppa e precisamente del battaglione Genio dislocato a Calamosca; del 16° Reggimento Artiglieria e 13" Autocentro, accasermati a S. Bartolomeo; 46° Reggimento Fanteria a Buoncammino, e gruppo

di Artiglieria contraerei di Is Mirrionis, e depositi dislocati in zone particolarmente malariche di Cuccuru Angius e di Siliqua. Sui risultati ottenuti in queste prove, che confermano e in parte migliorano i dati già da me riferiti in un lavoro precedente sulle esperienze compiute al Penitenziario di Castiadas, intendo riferire brevemente nella presente nota. Dalla quale escludo a bella posta qualsiasi riferimento storico o dottrinale per }imitarmi all'esposizione puramente statistica dei dati raccolti, che rivestono particolare importanza perchè frutto di esperienze condotte in condizioni di disciplina e di vigilanza, quali si possono ottenere esclusivamente nell'ambiente militare. Fattore questo di primaria imjportanza e che in genere fa quasi sempre difetto nelle_prove istituite su gruppi di popolazione civile, operai, ecc., soggetti a facili spostamenti di regione e ben difficil mente sottoposti ad una vigilanza severa e continuativa, sia nei riguardi della somministrazione del farmaco sia nei riguardi delle manifestazioni di malattia. Le esperienze sulle quali riferisco hanno avuto inizio verso la seconda metà di aprile, e alla prima metà di maggio 1937 la somministrazione dell"antimalarico M 3 alla truppa era stata ultimata regolarmente. Sembra invece, a quanto affermano le istruzioni dell'Istituto preparatore, che il periodo più propizio della somministrazione, per il conseguimento di- uno stato di refrattarietà già efficace ali 'inizio della stagione epidemica, sia, nelle nostre regioni, il mese di marzo e prima metà di aprile.


264

tO JODOMERCUR.'\ TO DI MANGANESE ED ESTRATTO DI MlLZA (M 3) ECC.

Il trattamento, tanto per la profilassi, quanto per la cura, è stato eseguito con la somministrazione del farmaco al mattino a digiuno, a giorni alterni, con dosi scalari da una ad otto compresse pro die, nello spazio di un mese. La somministrazione è stata fatta in una sola volta al mattino nonostante le istruzioni dell'Istituto preparatore che consiglia di suddividere la somrninistrazione delle dosi più alte in due volte tra mattino e sera; ciò al fine di semplificare la necessaria vigilanza. Non sono state sottoposte al trattamento le reclute giunte a stagione malarica iniziata (seconda metà di maggio), che avrebbero dovuto essere prima vaccinate, sia contro il vaiolo sia contro le infezioni tifiche, e per le quali quindi la profilassi antimalarica avrebbe dovuto essere iniziata duran le i campi d'arma, in pieno periodo malarico, nelle zone infestate dalle zanzare. In tali condizioni è assolutamente sconsigliato dali 'Istituto produttor~ l'uso dell'antimalarico M 3, il quale sembra agire non durante la sommin istrazione, come avviene per il chinino, ma soltanto a distanza di oltre un mese a due dalla fine della cura e pertanto non può servire come profilassi immediata in pieno periodo eyidemico e in zona malarica. Inizialmente sono stati sottoposti alla somministrazione del preparato per la profilassi o per la cura 1050 militari. Però circa 300 di questi soggetti non sono compresi nei dati statistici che mi accingo a,d esporre perchè perduti di forza per cause varie, sia durante la somministrazione del farmaco sia a trattamento ultimato (licenze, congedi, trasferimenti). Le prime osservazioni riguardano la tollerabilità del medicamento, che è stata perfetta sia in individui indenni sia in malarici cronici, sino alla somministrazione delle dosi più alte (6 compresse, quindi fino al 20° giorno di cura circa). A questo punto ho dovuto riscontrare in una percentuale limitata di casi l'insorgenza di qualche fenomeno di intolleranza (eccezionalmente cefalea, in un modico numero di soggetti nausea senza vomito e dolori addominali); in tali soggetti si è ricorso alla suddivisione della dose quotidiana fra mattina e sera, come è raccomandato dali 'Istituto preparatore e in tal maniera la tolleranza è ritornata completa. A cura ultimata si_è manifestato qualche rarissimo caso di stomatite, in soggetti dalla dentatura fortemente cariata o completamente negligenti in tema di pulizia orale, disturbo rapidamente scomparso con le consuete cure igieniche della bocca. Riassumendo, la somministrazione dell'antimalarico M 3 non ha dato alcun caso di assoluta intolleranza con sintomi o danni ai vari organi tali da rendere controindicata la continuazione della cura. I disturbi accusati da una percentuale piccola di soggetti sono stati di natura banale e di car'attere così lieve da non costituire alcuna controindicazione al medicamento. Oltre a ciò, sono apparsi completamente evitabili con la somministrazione del


LO JODOMERCURATO DI MANGANESE ED ESTRA lTO DI MILZI\ (M 3) ECC.

265

farmaco in due volte tra mattina e sera, secondo le indicazioni precisate dall 'Istituto produttore. Tutti i militari sottoposti al trattamento profilattico o curativo sono stati oggetto delle seguenti ricerche collaterali per la raccolta di utili dati complementari. NEI MILITAJll INDENNI:

Esame del! 'urina all'inizio e alla fine della profilassi. 2° - Volume della milza prima e dopo la profilassi. 3° - Volume del fegato prima e dopo la profilassi. 4 o - Percentuale emoglobinica ali 'inizio, alla m età e alla fine della profilassi. 0 ) - Peso corporeo all'inizio e alla fine della profilassi. L 'esam e den'urina all'inizio della profilassi è stato negativo per componenti patologici in tutti i militari. Praticato alla fine della profilassi si sono riscontrate in tre casi traccie di albumina, non dosabili con l'Esbach. Il volume della milza ·e del fegato, nei limiti normali all'inizio della profilassi, non ha dato segno di sofferenza espressa attraverso un aumento di volume od altre manifestazioni, al contr.ollo eseguito alla fine della profilassi. La percentuale emoglobinica, eseguita all'inizio della profilassi con lo emoglobimetro dell'Hellighe ha fornito valori nella quasi totalità normali (Hb. wo/wo) e in alcuni casi notevolmente superiori alla media, poichè i militari profilassati erano individui fisicamente scelti e in ottime condizioni Ji salute. Tale ricerca eseguita nuovamente alla metà della profilassi non ha fornito dati probativi per concludere su un aumento o una diminuzione delb Hb.; in complesso il tenore Hb. rimase invariato. · I valori Hb. controllati a fine profilassi hanno dato i seguenti risultati : 1o -

su 603 profilassati

l

hanno sonseguito un aumento sono rimasti stazionari hanno segnato una diminuzione

I 78

342 83

Gli aumenti del tasso emoglobinico sono stati lievi come pure furono lievi le diminuzioni. Bisogna tener presente che nei mesi di marzo, aprile, maggio, si sono verificati fra la truppa numerosi casi di febbre reumatica che ha determinato tra i colpiti, oltre alla normale astenia ed anoressia propria della malattia, anche un lieve stato di anemia. Il peso corporeo è stato controllato ali 'inizio e alla fine della profilassi c i risultati avuti sono stati i seguenti:


266

LO )ODOM ERCUR.\ TO DI M A0iGAl':ESE ELJ fSTRATTO DI MlLZA \M ,i) I.::CC.

\ hanno conseguito un aumento su 603 profilassati ) sono rimasti stazionari ~hanno segnato una diminuzione

218 268 II7

E ' interessante notare come la quasi totalità dei militari dei reggimenti di fanteria e di artiglieria df: abbiano segnalato una diminuzione di peso corporeo, mentre quelli del 13• autocentro e del Battaglione Genio hanno segnato un aumento quasi generale del peso stesso. Conviene tener presente che la somministrazione del! 'M 3 coincise col periodo più intenso e faticoso di istruzione, che per i militari di fanteria e di artiglieria df. è certamente il più gravoso.

NEI MALARICI CRONICI (N. 106): Esame dell 'urina prima e dopo la cura. 2'' - Indice splenico prima e dopo la cura. 3" - Indice epatico prima e dopo la cura. 4• - Indice emoglobinico prima e dopo là· cura. s• - Conteggio dei globuli rossi prima e dopo la cura. 6" - Peso corporeo prima e dopo la cura . L'esame delle urine non ha rivelato nessun componente patologico sia ali 'i ni zio che alla fine della cura. L'indice splenico ali 'inizio della cura risultava aumentato in 62 casi e in 44 normale. Alla fine della cura risultava in 57 ancora aumentato ed in ·49 normale. L'indice epatico all'inizio della cura risultava aumentato in 56 cas1 e normale in 50. Alla fine. della cura risultava ancora aumentato in 32 cas1 e normale in 74· L'indice emoglobinico stabilito all 'inizio della cura ha dato in 78 casi valori normali ed in 28 valori al di sotto del tasso normale. Alla fine della cura risultarono 76 casi con valori aumentati, 17 normali e 13 ancora al di sotto del normale. Il conteggio dei globuli rossi prima della cura ha fornito valori dai 4-soo.ooo in più in 82 casi e valori dai 4-500.000 in meno in 24 casi. li controllo effettuato a fine cura ha dato i seguenti risultati: 1" -

Valori al di sopra di 4-soo.ooo Valori al di sotto di 4·5oo.ooo

87

19

Il controllo del peso corporeo alla fine della cura ha dimostrato che 111 ·tS casi esso aveva presentato un aumento, in 58 era rimasto stazionario cd in 3 era diminuito. Le truppe si sono recate al campo nella seconda decade di luglio e sono rientrate nella terza decade di agosto.


LO JODOMERCURATO DI MANGANESE ED ESTRATTO DI MILZA ,M~) I.CC.

267

Durante tale periodo si è provveduto al prelevamento sistematico di strisci di sangue in tutti i militari colpiti da febbri di qualunque causa, per accertamento microscopico delle diagnosi di malaria o sofferta malaria, cd all'invio immediato al gabinetto analisi della Direzione di Sanità, a mezzo della Milizia Ferroviaria. Il campo d'armi e le esercitazioni divisionali si sono svolte in vare località del l 'interno della Sardegna più o meno infestate dalla malaria, e durante tale perodo pochissime e brevi sono state le precipitazioni atmosferiche. A stagione malarica virtualmente chiusa sono stati ancora controllati i militari sottoposti alla profilass.i ed alla cura e verificati lo stato si sanguificazione, il peso corporeo, l'indice splenico ed epatico di essi. La determinazione dell'indice emoglobinico ha dato: ( superano i valori iniziali fra i profilassati (n. s84) ( segnano ~na r:grcssione sonq stazwnan

n. 171 )) 97 )) 316

~ superano i valori ini~iali

n. 49

fra i cronici (n. 105)

segnano una regress10nc sono stazionari

))

42

))

14

Le variazioni del tasso emoglobinico, sia in aumento che in diminuzione, raggiungono cifre nella quasi totalità minime; in alcuni cronici, però, si è potuto rilevare un aumento anche cospicuo. Poichè la profilassi ed anche la cura" sono state eseguite su individui scelti fisicamente e nel pieno vigore delle forze, o superiori al normale, si deve certamente riferire a ciò il fatto che solo gli anemici hanno dato segno di ripresa ematica. Il controllo attuale del peso corporeo fa rilevare:

fra

( t.n 225 il peso è aumentato rispetto al ' valore iniziale; profilassati (n. 584) 1 tn ~8 il peso è diminuito rispetto al vaJ !ore iniziale; l in 27 I il peso è stazionario.

fra

in 36 il peso è aumetHato rispetto al valore iniziale; in 41 il peso è diminuito rispetto al valore iniziale .m 27 il peso è stazionario.

1

crontCI (n. 105)

Anche per il peso corporeo è utile rilevare che gli aumenti e le diminuizioni sono di piccola entità; in soggetti fisicamente robusti, che vivono


268

LO JODOMERCURATO DI .MANGANESE EO ESTRATTO DI MILZA (M 3) ECC' .

un periodo di vita attiva igienica sotto tutti i rapporti, anche il peso non poteva che permanere pressochè normale. L 'indice splenico controllato attualmente fa rilevare: fra i cronici (n. 105) e quello epatico: fra i cronici (n. 105)

in 4 5 l 'indice è diminuito rispetto al va~ lore iniziale; in 6o è rimasto stazionario.

! !

i.n 9 l 'indice è diminuito rispetto al valore iniziale; in 96 l 'indice è stazjonario.

In nessun caso si è constatato aumento dell'indice splenico ed epatico. Non è stato praticato un ulteriore conteggio sistematico delle emazie. Da quelli eseguiti, si è notato aumento degli eritrociti sui valori iniziali. Rxst:LTATJ DELLA PROFILASSI :

I casi di malaria verificatisi tra le truppe sottoposte a trattamento profilattico portato a termine e diagnosticati clinicamente e microscopicamente, sono stati alla chiusura della stagione malarica i seguenti: Batt.ne genio della Sardegna 130 Autocentro !6° Art. d f. 46° Reggimento fanteria Gruppo Art. Contr. Totale

:--.1. profilassi

Prim itive

66 2 54

3

131

2

102

31

n.n. n.n.

s84

6

--

I

Si sono dunque avute n. 6 primitive su 584 indenni, pan all'I ,021 o'"· RISULTATI DELLA CURA :

Nei malarici cronici sottoposti alla cura con l'M 3 SI sono ossen·ati i seguenti casi di malaria: N. cronici

Batt.ne genio della Sardegna 13° Autocentro 16° Art. df. 46° Reggimento fanteria

Recidive

4 16 67

n.n. n .n.

18

I

Totale 105

2

I

Si sono dunque avute due recidive su 1 05 malarici cronici, pari all' ' l •9) ~ "/i•' .


LO JODOM ERCURA'I'O DI Mi\ 'GANF.SE ED ESTRATTO DI MIL7.:\ (M 3) ECC.

269

Al personale addetto ai magazzini di Cuccuru Angius e di Siliqua loca lità eminentemente malariche, venne pure somministrato il preparato M 3· Nei 4 r soggetti trattati non si ebbe a verificare alcun caso di pnm1tì1·a; solamente in tre anziani ma larici cronici si osservarono degli accesst febbrili, che però, essendo comparsi entro i due mesi dalla fine della cura, rientrano probabilmente nelle reazioni febbrili immunizzanti segnalate dalla letteratura. Per valutare appieno l'efficacia del trattamento preventivo con l'M 3 manca un dato importante, cioè il confronto con un gruppo di militari tenuti nelle stesse condizioni e assoggettati alla profilassi chininica. Non è stato possibile nella stagione trascorsa attuare questo confronto poichè il seguire un numero cos1 cospicuo di soggetti con esami clinici, ematologici, delle urine, ecc. ha richiesto un dispendio di tempo e un impiego dì personale tale da rendere difficile estendere gli stessi controlli ad un gruppo di chininizzati. Però un dato molto più probativo perchè si riferisce alla stessa campagna antimalarica è fornito dagli esperimenti compiuti nella stessa stagione epidemica 1937 all'Aeroporto di Elmas dal Capitano Medico dr. Putiolu. Dalla cortesia del chiarissimo Capo ufficio Centrale di Sanità del Ministero dell' Aeronautica colonnello medico Monaco ho potuto avere in 1isione la relazione riguardante gli esperimenti compiuti all'Aeroporto di Elmas comparativamente con l'antimalarico M 3 e col chinino. Approfitto volentieri dell'autorizzazione che mi è concessa di valermi per questo lavoro dei suddetti dati, per citarli a conferma e controllo di quelli già esposti relativi alle nostre ricerche. Come è noto, l'Aeroporto di Elmas, nonostante le imponenti opere di bonifica realizzate nel suo « hinterland» nonostante la perfetta difesa meccanica degli edifici, la lotta antilarvale e la profilassi individuale chininica, offre una morbilità per malaria relativamente alta. Nell 'estate del 1936 la proporzione dei colpiti da malaria all'Aeroporto di Elmas e fra il personale della Caserma S. Avendrace ha raggiunto ia cifra de 6%. Orbene, nella stagione epidemica 1937, con l'autorizzazione dell' ufficio Centrale di Sanità del Ministero dell'Aeronautica, in tale zom ~ stato istituito un esperimento profilattico con l 'M .3 esteso a 516 soldati e parallelamente è stato seguito un gruppo 368 individui sottoposti alla profilassi chininica secondo le norme consuete. I due gruppi sono stati scelti in condizioni, per quanto possibile, identiche, fra gli uomini che per la natura dei servizi; ad esempio quello di guardia, erano notevolmente più esposti · all'infezione. P e r quanto riguarda la tollerabilità del medicamento, le osservazioni q uivi c ompiute confermano pienamente i rilievi esposti più sopra, vale a


270

LO }ODOM ERCURATO DI MANGANESE E D ESTRATTO D I MILZA (M)) ECC.

dire si è osservato al termine della cura una limitatissima percentuale di soggetti con una blanda sintomatologia di malessere, cefalea, nausea e dolori colici, scomparsi senza dover interrompere la cura, e in 5 casi una stomatite nella settimana successiva al termine della cura in soggetti <:on carie d entaria diffusa. Ugualmente concordanti coi nostri sono i dati relativi all'effetto sulle condizioni generali e di sanguificazione, sebbene, per le circostanze in cui Je osservazioni sono state compiute, si siano dovute limitare le ricerche ai lato epidemiologico e clinico senza regolari esami del sangue. Ma a noi interessano qui specialmente i dati epidemiologici comparJtivi relativi ai soggetti profilassati con l'M 3 e rispettivamente col chinino. Orbene, su 5.16 casi di militari indenni profilassati con l'M 3 si sono avuti 7 casi di primitive, pari all '1,3%; su 368 soggetti nelle stesse condizioni di vita e di ambiente profilassati col chinino, si sono avuti 12 casi di primitive pari al 3,5 'X, . Tale distacco tra gli effetti delle due cure è realmente notevole, cd è. d a escludere che esso sia dovuto ad una coincidenza, poichè la cifra dei colpiti nel gruppo trattato con l' M 3 coincide perfettamente con quella ottenuta da noi e riferita più sopra, il che dimostra che l 'efficacia profila tti ca dell'M 3 si aggira realmente entro questi limiti. Risulta quindi confermata l'affermazione dell'Istituto produttore che l'effetto profilattico dell'M 3 e del chinino può essere valutato nel rapporto da 3 a I. · Anche aWAeroporto di Elmas sono state eseguite esperienze curative con l 'M 3 in 45 soldati, dei quali solo 40 hanno potuto essere considerati per la statistica poichè in 5 le osservazioni furono interrotte per trasferimento. Dei 40 soggetti malarici cronici trattati, 12 presentavano reperto parassitario positivo nel febbraio e marzo precedente la cura. Tutti poi avevano recidivato nell'autunno nonostante un'intensa cura chininica, chini no-arsenica le e per tal uni plasmochinica; tutti presentavano più o meno accentuate le note cliniche della malaria ; lieve anemia c milz:~. palpabile o ingrandita alla percussione. Sui 40 soggetti così trattati si sono avute nella stagione d ecorsa soltanto due recid ive- facilmente domate e con buone condizioni generali . Sicchè L proporzione delle guarigioni in questi malarici cronici, che si possono considerare tutti chininoresistenti, ha raggiunto l'altissima percentuale del 95 %; cifra che è ancora superiore a quelle denunciate come medie dell'lstj~ uto produttore, e probabilmente è riferibile alla sana costituzione e alla gjovane età dei soggetti, i quali hanno potuto reagire nel modo più faror.evole al trattamento curativo. Resta però sempre il fatto che gli stessi soggetti non avevano potuto lottare vittoriosamente contro l'infezione con la semplice cura chininica. Particolarmente interessanti sono i 12 casi con repérto positivo, dci 'iuali nessuno è recidivato, circostanza che conferma l 'asserita azione gameticida, sia in modo diretto, sia attraverso le modificazioni del terreo:>

•


LO JODOMERCURATO DI MANGANESE ED ESTRATIO DI MILZA (l\1 3) I:.<:C .

271

o rganico. Anche ,in questi malarici è stato notato u benefico effetto sullo stato generale, sulla riduzione della splenomegalia. Questi dati confermano i rilievi fatti precedentemenute nel campo della malaria cronica dal magg. Medico Cito, che ha sperimentato l 'M 3 al convalescenziario di Nisida della R. Aeronautica. La relazione del maggiore Cito, che è corredata da esaurienti dati <>ull 'indice parassitario, sull'indice splenico ed epatico, sul peso corporeo, sull'indice del Pignet, sull'emometria, sulla formula leucocitaria, afferma oltre l'ottima tolleranza per l'antimalarico M 3, la sua efficacia terapeutica nella malaria cronica. L 'A. ha saggiato il farmaco ndla malaria cronica recente (infezione .contratta da due mesi), e nella malaria cronica d'antica data in periodo di recidive recenti. Egli ha constatato che, m entre nella malaria recente l 'azione d eli 'M 3 è quasi nulla, come del resto afferma la Casa produttrice, nella malaria cronica di antica data, anche se in periodo di rectdivc febbrili , esso è invece efficacissimo e per molti aspetti superiore a tutti gli altri farmaci antimalarici sicchè, l'M 3 costituisce un medicamento di elezione P<:r il secondo periodo della malaria cronica. Seondo il maggiore medico Cito, l'M 3 oltre tutti gli altri !benefici effetti terapeutici apporta azione uniforme contro tutti i tipi di malaria, spiccatamente contro l 'estivo-autunnale, che è la più difficilmente dominata da altri farmaci. C oNCLUSIONI.

In base ai dati riferiti ritengo di potermi pienamente associare alle conclusioni della relazione inviata dal Dirigente il servizio sanitario di Elmas all'Ufficio Centrale di Sanità del Ministero dell 'Aeronautica affermando che : r• - il medicamento M 3 ha dimostrato un'efficacia evidentissima per b profilassi contro la malaria; su 1 100 soggetti sani sottoposti alla pro.filass; con l'M 3 si sono avuti 13 casi di primitiva, pari all'1,3%, ladàove su 368 profilassati col chinino si sono avuti 12 casi di primitiva pari al 3,5%; 2 " - il medicamento M 3 è risultato molto attivo nella cura delle forme croniche di malaria, poichè su 145 malarici croni<:i complessivamente curati con questo farmaco si sono avute solo 4 recidive pari al 2, 7%, <ifra veramente irrisoria, massime se si considera che si è trattato di casi in grande maggioranza inutilmente sottoposti alla cura chininica; 3" - la cura ha esplicato in tutti i casi un'influenza molto benefica sullo stato generale, sulla sanguificazione, sul peso e sulle condizioni della milza e del fegato; 4" - la cura è stata in genere ben tollerata, sicchè la completa assenza d i azioni dannose collaterali sui vari apparati permette di considerare con


272

LO JODOMERCURATO DI MANGANESE ED ESTRATTO Dl MILZA (M 3) ECC.

assoluta tranquillità l 'impiego di questo medicamento, il quale, naturalmente richiede una somministrazione ben sorvegliata e seguita con scrupolo e metodica precisione secondo le norme, possibilmente suddividendo le dosi più a lte tra mattina e sera; 5° - poichè l'immunità conferita dal trattamento si estende a tutta la stagione malarica, questo trattamento presenta il vantaggio di poter essere eseguito in un periodo dell'anno, marzo-aprile, megtio anzi marzo nel quale in genere tutti i militari sono nelle loro sedi e possono contemporaneamente attendere senza limitazione alcuna al normale servizio. Queste le conclusioni a cui è lecito giungere con assoluta obbiettività in base agli esperimenti compiuti. Se poi si considerano da un lato i fattori negativi che si accompagnano all'uso del chinino, quali l'alto costo e la provenienza estera del farmaco, la necessaria continuazione della cura per tutta la stagione epidemica, le difficoltà legate alla necessità di seguire b pratica profilattica con precisa esattezza e regolarità specie durante i campi, le manovre, in zone molto malariche, con reparti sparsi) i disturbi. sensoriali che ad esempio in una categoria di specializzati dell'arma aeronautica riescono particolarmente fastidiosi, e dall'altro la praticità, l'innocuità e l'efficacia, non solo pari, ma superiore dell'antimalarico M 3, il quale ha anche il vantaggio di essere un medicamento prettamente nazionale sembra assolutamente giustificata l'affermazione che quest'ultimo farmaco merita di essere oggi preso in considerazione fra i mezzi da preferire per la profilassi della malaria e per la cura delle forme .croniche nelle truppe.

RIASSUNTO. - L'A. espone altri notevoli risultati conseguiti nel 1937 col nuovo preparato antimalarico M 3 come profilattico e curatjvo su circa 700 militari di reparti Jdla Sardegna, con determinazione del Ministero della Guerra. Riporta i dati delle esperienze condotte dal capitano medico Putzolu su circa 500 avieri dell'Aeroporto di Elmas paragonati ai risultati otte.nuti su circa 400 avieri trattati col chinino, con determinazione del Ministero dell'Aeronautica. I dati delle risultanzc pressochè concordano: l'1,3 % profilassati con l'M 3, colpiti da malaria; il 3,5 'X, i colpitj profilassati col chinino; il 2,7 % i malarici cronici curati con l'M 3, recidivati. L'A. riporta inoltn.: i rilievi fatti, della grande efficacia terapcutica dell' M 3 nella malaria cronica, dal magg iore medico Cito al Convalescenziario di Nisida della R. Aeronautica. Viene confermata inoltre l'influenza benefica sullo stato generale dci trattati; la riduz io ne della milza; l'assenza dei disturbi nervosi sensoriali lamentati col chinino particolarme nte fastidiosi ai piloti; l:t f:tci lc c breve cura; il contributo vistoso autarchico.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO PRESSO LE DIVISIONI MOTORIZZATE Rdazione al IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bucarest, giugno 1937) Dott. Carmelo Manganaro, tenente colonnello medico, relatorc per l'Italia.

(Continuazione).

Frequenza delle ferite rispetto ali'agente vulnerante e densità di esse nel tempo e nello spazio. Un fatto importante si è però verificato. Gli studiosi, precedentement,e ricordati, nello stabilire la valutazione delle perdite per ferite, si erano basati sulla rapidità del tiro eseguito col fucile a ripetizione, sulla cresciuta precisione di esso, sulla più lunga gittata e sul maggior potere vulnerante dei proiettili incamiciati. Essi pemavano che la tattica del combattimento in ordine sparso non avrebbe potuto compensare il maggior volume di fuoco consentito, in una determinata unità di tempo, dalle armi portatili individuali, perfezionate. Il Tosi, nel 1894, aveva scritto: « Il numero delle perdite per ferite, nelle: guerre future, si eleverà così alto rispetto al tempo, da produrre, come regola, in ogni combattimento, un affollamento di traumi ». La guerra russogiappon ese aveva confermato coteste previsioni e aveva mantenuto costante il r-apporto di frequenza dell'agente vulnerante, stabilito, grosso modo, su cento feriti in 1/4 per armi di artiglieria e 3/ 4 per armi portatili. La guerra 1914-18, confermando ancora la previsione di un affollamento di traumi in breve tempo, specie nel primo giorno della battaglia, ha invertito invece la formula generale della proporzione delle ferite per proiettili di fucile e di armi dii artiglieria. A vremo occasione di tornare su questo argomento, ma è bene fare subito una osservazione: la accresciuta frequenza dei feriti per armi di artiglieria fu maggiore in guerra di posizione che in guerra di movimento, nella quale si abbassò fino a raggiungere quasi la metà del totale dei feriti. Che il fatto si debba esclusivamente attribuire alla tattica è provato dalla esperienza anteriore, evidentemente dimenticata prima della grande guerra. La sola guerra di posizione combattuta nella seconda metà del secolo scorso fu quella di Crimea: sebbene l'armamento degli eserciti, per ciò che riguarda artiglieria, fosse stato di gran lunga inferiore a quello raggiunto nella guerra I9JA·I8, e l'impiego dell'artiglieria fosse stato pure più limitato, nella campagna di Crimea il 43% dei feriti fu colpito da proietti di artiglieria. Gli studiosi avevano pure preveduto, prima del 1914, che un aumento con3 -

Giornale di medicina militare.


274

ORGAN IZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

sidercvole delle perdite per ferite ci sarebbe stato nelle guerre future, non solo nel senso assoluto ma anche rispetto ad una ben definita unità di tempo e ad una determinata estensione della battaglia. Alcune battaglie della guerra franco-prussìana, prese ad esempio, potevano, in realtà, condurre alla ipotesi che, perfezionatesi le armi, le perdite relative al tempo e allo spazio sarebbero state, nel futuro, ingenti.

A Rezonville - Mars la Tour, l'Esercito prussiano aveva perduto, in dodici ore, 1.129 uomini in media, per ogni ora. Il 16• fanteria (3° di Vestfalia) aveva perduto in due ore 1.361 uomini. Questi calcoli possono apparire quasi una sublimazione aritmetica dell~ statistiche; ma così non è, in quanto indicano i bisogni proporzionali del Servizio sanitario, al fine di adeguare ad essi i mezzi di sgombero e dì ricovero. La guerra 1914-18 non ha però confermato coteste ultime previsioni. Fra le pubblicazioni ufficiali o quelle edite da studiosi è, a tale uopo. la più dimostrativa « Official H istory of the. War » che per quasi tutte le battaglie ha riportato le perdite dalle ore nove di un giorno alle ore nove del giorno successivo. Orbene, le perdite maggiori, riferite magari soltanto alle ore di luce solare, non sono state superiori agli esempi dianzi citati. S·.: poi si mettono in rapporto con la estensione del territorio sul quale si è svolta la battaglia e le unità-divisione impiegate sono state sempre minori.

Previsioni per una guerra futura. Durante la grande guerra la tattica ha subìto mutamenti non solo nella condotta generale delle operazioni, ma pure nella maggiore valutazione, successivamente data, al fuoco e al movimento. Alla fine della guerra entrambi questi fattori avevano già uguale importanza e si può affermare che i progressi dell'armamento e la motorizzazione abbiano avuto origine d:t tale concetto e mirino a tradurlo in pratica quanto più è possibile. L'automatismo delle armi di fanteria (mitragliatrici, pistole e fucili mitragliatori) consentirà di aumentare in modo assai considerevole il fuoco de1la fanteria, con contemporaneo aumento del suo potere offensivo. L e armi blindate (carri armati leggeri e pesanti) potranno spingere l'offesa arditamente sul terreno della battaglia, mentre anche l'artiglieria di piccolo calibro, affiancata alla fanteria, ne aumenterà ancora la potenza di fuoco. Ebbene, malgrado tutte le risorse offerte: dalla preparazione tecnica del soldato, dalla scarsa densità della formazione di combattimento e dalla natura del terreno, ci sarà sempre il momento nel quale egli .rimarrà esposto alla accresciuta capacità vulnerante delle armi e ddla massa combattente. Ne consegue che dovrà presumersi un aumento dei feriti in senso assoluto e relativo nelle battaglie del futuro, un maggiore affollamento di traum1, per usare l'espressione del Tosi. Poichè dovrà prevalere la tattica d~ movi-

•


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

275

mento, la quale anche nella guerra mondiale condusse quasi ad equilibra:-e il rapporto di frequenza dell 'agente vulnerante (armi di fanteria c altri mezzi di offesa e armi di artiglieria, comprendendo fra queste ultime tutti i diYcrsi tipi di bombe): poichè la adozione e lo sviluppo delle armi automatiche accresce sopratutto la massa del fuoco delle armi della fanteria (mitragliatrice, pistola e fucile mitragliatore, carro armato leggero), ci sarebbe pure da presumere che, nel rapporto di frequenza dell 'agente vulncran te, la prevalenza dovrebbe, entro limiti che sarebbe azzardato stabilire, nuovamente appartenere ai piccoli proiettili di mitragliatrice, fuci.le, ecc. Però anche la fanteria ha mezzi di offesa che producono lesioni del tipo di quelle inferte dall 'artiglieria: granate a mano o da lanciare con fucile c bombe di ogni tipo. Vi è, inoltre, un fattore impor tante da considerare fra i mezzi di offesa bellicc1 ed è l'aviazione. Nella guerra mondiale il contributo dell'a~iazione come mezzo di offesa degli uomini, nello svolgimento della battaglia , è stato insignificante. Ma lo sviluppo che oggi ha raggiunto presso tutte k nazioni e il parere dei tecnici ci conducono ad affermare che nella everttualità Jì una guerra futura, la capacità vulnerante dell'aviazione, ml campo di battaglia, non dovrà essere trascurata. La recente guerra italo-etiopica ne ha già dato un esempio mirabile. V ero è che è. mancata, dalla parte avve rsari::~, un'aviazione altrettanto agguerrita ed ardita, la quale avrebbe, senza dubbio, ostacolato le operazioni offensive dell'aviazione italiana. Come si sa, l'aviazione può agire sul campo di battaglia col fuoco delle mitragliatrici e con il lancio di spezzoni e bombe, che offendono, per lo SLoppio, come proiettili di artiglieria. Ma l'impiego delle mitragliatrici richiede un volo a bassa quota, il quale aumenta la vulnerabilità dell'aereo; invece il lancio di bombe può esser fatto da alte quote, le quali, facilitando le manovre di volo, diminuiscono la vulnerabilità dell'aereo. Inoltre, le bombe hanno, oltre all'azione vulnerante sugli uomini, con le scheggie c con i proiettili secondari, proiettati dallo scoppio avvenuto contro ostacoli òuri, anche un potere distruttivo sulle difese improvvisate, con un raggio di azione, che è in rapporto con la potenza della bomba. E ' d!a presumere che sarà perciò più frequente e più esteso cotesto secondo sistema ·offensivo dell 'aviazione sul campo di battaglia, e dovrà, in modo considerevole, contribuire a donare, nel rapporto di frequenza degli agenti vulneranti, ancora una prevalenza ai colpiti da scoppio di proietti d'artiglieria. Di un altro elemento offensivo, i gas di guerra, noi non dobbiamo occuparci, perchè esula dai compiti della organizzazione del servizio chirurgico. Vi potranno essere feriti e gassati contemporaneamente; però, questa eventualità crea indubbi ostacoli al servizio di sgombero, m a non può modificare i concetti informativi generali della organizzazione del servizto chirurgico: prevarrà, caso per caso, la necessità del soccorso chirurgico c della assistenza terapeurica del gassato in rapporto con il prevalere imme-


276

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

diato della gravità della ferita o della gravità delle lesioni prodotte dalla natura del gas, essendo ovvio che le lesioni gravi ed estese da aggressivi chimici costituiscono già una remora a importanti interventi chirurgici.

LA gravità delle ferite sarà in una guerra futura maggiore e sarà pure mag· giare il numero proporzionale dei feriti gravi rispetto al totale dci colpiti?

Esame dd dati statistici della guerra l 9J4-l8. L'azione vulnerante di un proiettile sul corpo umano non dipende solo dalla forza viva. Indipendentemente dal calibro e dalla forma del proiettile, concorrono in misura diversa la struttura e la resistenza dei vari tessuti e, in modo notevole, la superficie regolare del proiettile stesso. Il battesimo di proiettile umanitario, dato, in primo tempo, a quello dei fucili, ora in uso presso tutti gli Eserciti, era stato presto negato dalle esperienze del Demosthen e di Von Coler e successivamente da quelk di lmbriaco e Bonomo. Sarebbe ora superfluo esporre cotesti risultat~ a noi tutti ben noti. Ci limitiamo perciò a ripetere solo le conclusioni: il proiettile incamiciato di piccolo calibro del fucile a tiro rapido avrebbe aumentato nelle guerre future tanto il numero dci feriti, quanto la gravità

di esse. Taluno pensava tuttavia che sarebbe stato minore il numero dei feriti sul campo di battaglia e a questa ipotesi era condotto sopratutto dalla constatazione di una continua successiva diminuzione degli uccisi, verificatasi nelle guerre dell'ultimo secolo. D'altra parte, questa ipotesi era gi;\ in antitesi con quella dell'aumento della gravità delle ferite. Il rapporto fra morti e feriti sul campo era stato il seguente, nelle ruag· giori guerre dell'ottocento: morti.

Wagram, Moscova Lipsia e Waterloo Crimea

Campagna d'Italia 1859 Guerra di Secessione 1861-64 Guerra franco - prussiana

I8J0·7I

2

I

3 4,6

!: I

I

Guerra russo - giapponese

1904-05

a feriti

I I

.

riSIX'llO

I

4,9 Eseròto piemontese » francese 6,3 ;> austriaco 4,9 5>57


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CI-IIRURGICO ECC.

277

E ' opportuno però osservare che quando si dice che vi è stato 1 morto sui due o tre feriti nelle campagne Napoleoniche non significa che si sia, in seguito, accertata la sorte dei feriti, tanto da poter affermare che sui colpiti da arma nemica il 33 % o il 25 % rispettivamente morisse e il 67 o 75 '.~:, sopravvivesse. Il significato è ben diverso: il rapporto ufficiale delle battaglie dava un numero di feriti che era due o tre volte maggiore del numero dei morti, senza tener conto della evoluzione successiva e dell'esito delle ferite, dei feriti morti in prigionia, dei dispersi, una parte dei quali doveva essere considerata come uccisi. Ad esempio, l'esercito francese, che nella rampagna del 1859 aveva avuto la media più bassa di morti sul campo, ebbe poi il 15,1 % di morti in seguito alle ferite riportate ed è stato questo l'indice più alto registrato in tutte le guerre del l '8oo, escluse quelle napoleoniche. Le previsioni fatte dallo Stato Maggiore Italiano, prima della guerra 1914-18, erano, per i morti rispetto ai feriti, nel rapporto di 1 a 5 (20 a IOo). Se dovessimo tener conto delle registrazioni che si riferiscono soltanto a coloro che furono, alla fine dei combattimenti, denunziati come uccisi, potremmo concludere che il rapporto di relatività, previsto fra uccisi e feriti, non è stato raggiunto e che pertanto il numero dei morti per ferite è diminuito. E se, come è logico, dovessimo pensare che le morti immediate sono in dipendenza diretta della gravità delle ferite, potremmo concludere che la gravità di queste è stata, se non minore, nella guerra 1914-18, certo non superiore a quella delle ultime guerre precedenti. La realtà è ben diversa. Il numero dei morti sul campo è stato il seguente per maggwn eseTCJtJ del fronte occidentale: Esercito francese Esercì to inglese Esercito italiano Esercito americano Esercito tedesco

177"/ùo colpiti 159"/ uo col piti I5I "/M• colpiti 1 30,30"/oo colpiti I 38,6"/o .. colpiti .

1 - 5,8

6,2 l - 6,2 I - 7,6 I - 7,2 l

-

Non vi sono compresi però i prigionieri morti in seguito a ferite e i morti, in primo tempo considerati come dispersi, ii numero dei quali è stato, nella grande guerra, più elevato che nelle altre guerre precedenti. Di essi il so% deve esser considerato come morti sul campo. T morti negli ospedali, in seguito alle ferite riportate in combattimento, hanno avuto medie più rilevanti al principio della guerra. Per brevità consideriamo l'indice medio generale dell'intera durata della campagna: Esercito francese Esercito inglese ·

71"/oo feriti ospedalìzzati 65° l.,., >'

Esercito italiano

70°/oo

>>

(Direz. gen .le della statistica)


278

ORG ANIZZAZION E E FUN ZIONAMENTO DEL SERVIZIO C:HIRURGICO ECC.

Esercito americano 52 "/oo feriti ospedalizzati 52°/.,o » Esercito tedesco

t

Se ora aggiungiamo questi indici a quelli della media degli uccisi, denunziati immediatamente dopo le battaglie e computiamo anche quei dali, dei quali solo alla fine della guerra si potè aver notizia (morti per ferite in prigionia, morti, in primo tempo considerati come dispersi), constatiamo che il rapporto dei morti per ferite, rispetto ai feriti sopravvissuti è diventato più sfavorevole di quanto era stato previsto. I dati più attendibili ci sembrano i seguenti : Esercito francese Esercito inglese Esercito italiano Esercito americano Esercì to tedesco

morti per ferite 29,5 su 100 feri ti sopravvissuti )) )) ))

»

27,5 30,6 19,6 25, I

I -

"l :~· u

3,39

))

))

I -3,63

))

))

I -3,26

))

))

I

»

»

I -

-4

5,15

Il q uoziente così rilevante per l 'Esercito italiano deve essere attribuito all'ingente numero di coloro i quali, dati in primo tempo come dispersi, ri· sultarono successivamente morti. Questo numero è superiore a quello valutato per l'Esercito tedesco, che mobilitò il doppio di uomini ed ebbe un numero di feriti più di quattro volte superiore a quello dell'Esercito italiano. Orbene: se si vuole stabilire un rapporto fra il numero dei morti per ferite e la gravità di queste si deve concludere che nell'ultima guerra la gravità delle ferite è stata superiore alle previsioni e maggiore è pure stato il numero proporzionale dei feriti gravi rispetto al totale dei colpiti. Dobbiamo difatti considerare che i progressi compiuti nella organizzazione del Servizio sanitario degli Eserciti e nel trattamento chirurgico delle ferite hanno molto contribuito a non rendere ancora più sfavorevole il rapporto dei morti p~r ferito;: ai sopravvissuti, essendo ovvio che ne è derivata una diminuzione della letalità dei feriti ospedalizzati. Ed è proprio al progressivo perfezionarsi del Servizio sanitario e della tecnica chirurgica che si deve pure attribuire una mortalità dei feriti ospedalìzzati minore negli ultimi due anni di guerra, in confronto degli anni precedenti La importanza dei risultati apparirà più evidente dalla comparazione dei dati statistici (letalità degli ospedalizzati per ferite) riportati per la guerra 1914-18 con i seguenti : Campagna di Crimea Campagna del r859 . Guerra di secessione (1861-65) Campagna del 1859 Guerra franco-prussiana ( 1870-7 r)

• · ·'

. ·il

.. J ...

'l c

Moni in secondo tempo per fe rit.:

.,,,

124°/nro (Esercito inglese) I 5 I , I ol oo (Esercito francese) ro6"1..o (Esercito americano) 151, 1°/no (Esercito francese) 94%o (Esercito prussiano)

...

Ma il mirabile contributo dei progressi della tecnica chirurgica sarà meglio apprezzato quando avremo messo in rapporto la diminuita percentuale


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAM ENTO DEL SER\'IZIO CHIRURGICO ECC.

279

dei morti in secondo tempo per ferite con la cifra proporzionale di questi rispetto agli agenti vulneranti.

Fra gli studiosi precedentemente citati, soltanto Heuyer aveva ritenuto possibile un aumento progressivo di perdite (uccisi e feriti) per armi d'artigl ieria nelle battaglie del futuro e l'esperienza della grande guerra gli ha dato ragione. G iova ripetere ~he la media non fu costante in tutti gli anni dal 1914 al 1918 e che è stata generalmente ammessa una diminuzione in rapporto con la tattica di movimento rispetto ai massimi raggiunti durante i periodi precede nti. Toubert ba dato le seguenti medie per l 'Esercito francese: hrui per proiçttila d · "n i):licria

Feriti per prnictllli d'armi di bntcri"

75% 56,u % 54· 1 5""

23 ~~ (>/

33 '"

v%

Egli così ha commentato questi rilievi ~tatJ.sUcl: << Confrontando fra di loro le azioni e le diverse fasi delle grandi battlglie si constata che da una parte la proporzione delle ferite prodotte dall 'artiglieri<t d ecresce con la mobilità delle truppe, ma non discende mai al disotto della m e tà circa delle ferite e che dali 'altra la proporzione delle ferite prodotte

dai proiettili della fanteria cresce con la mobilità delle truppe, ma noh sorpassa il terzo all'incirca del totale delle ferite n. Balestra e Memmo hanno pubblicato gli indici medi che seguono per l'Esercito italiano: Feriti per ~rmi d 'artiglieria

Dal maggio 1915 al dicembre 1915 (Memmo). 46,9".. Dal gennaio 1916 al giugno 1916 ( Balestra) . 54,74":, Su 12.830 invalidi (Memmo) . 66,3 %

Ferite per proiettili d 'armi di bn tcroa

52,6o{, 39, 1 6 ~...

23,5";,

Questa ultima media è di particolare rilievo perchè., essendo stata ricavata dagli esami degli esiti definitivi delle ferite riportate da invalidi sopravvissuti e pensionati, dimostra la maggior gravità delle ferite da armi d 'artiglieria anche in base alla maggior frequenza di alterazioni funzionali pe;mancnti residuate, di intensità tale da aver richiesto il risarcimento del danno da p;;.rte dello Stato. Ferite per proimili d ·ani~licna

Esercito americano Esercito inglese Esercito tedesco (dal 191 4 élll 1917)

70,4% 6o,Jol 45·8"·· /0

Fcritt per proietti li d'armi di fanteria

2 8·4 "'..

,.,. 39 •" 54·2 %

La guerra di trincea consente un avv1cmamento tanto considerevole delle linee dei ~ombattenti che il proiettile di fucile, colpendo a breve di-


280

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

stanza, produce, per la elevata forza viva, gravi lesioni distruttive dei tessuti molli e quando incontra parti dello scheletro provoca fenomeni di scoppio, proiettando numerose scheggie che diventano altrettanti proiettili. Spesso, per lo schermo offerto dalle difese naturali o costruite, colpisce di rimbalzo dopo essersi deformato, producendo sul corpo umano lesioni più estese. Ma sono soprattutto le scheggie di granata e di bombe che determinano sui tessuti fenomeni distruttivi più considerevoli, a causa della loro massa, della irregolarità della superficie e della loro forza viva. Inoltre i proiettili che colpiscono di rimbalzo e le scheggie di proiettili d'artiglieria e di bomba trascinano nel tragitto della ferita terriccio, lembi di indumenti e frammenti di oggetti di equipaggiamento del soldato, aggiungendo perciò alla maggioré distruzione dei tessuti, che sono capaci di produrre, maggiori coefficienti di infezione microbica delle ferite. Queste sfavorevoli condizioni ebbero il sopravvento nella guerra 191.11918 appunto per il predominio delle ferite da proiettile di artiglieria e da ~cheggie di bombe, talchè non soltanto erano più gravi le lesioni immediatamente prodotte dall'azione dell'agente vulnerante, ma le ferite erano accompagnate da inquinamento considerevole, il quale concorreva, in determinate contingenze di tempo, all'ulteriore sfavorevole decorso. D'altra parte nelle ferite da proiettile di fucile o di mitragliatrice erano evidenti i segni di lesioni prodotte dal tiro eseguito a breve distanza. Orbene: la tecnica chirurgica potè modificare potentemente gli effetti della aumentata gravità delle ferite, riuscendo a fare diminuire, rispetto alle guerre precedenti l 'indice di mortalità degli ospedalizzati per ferite.

Previsioni per una guerra futura. Le conclusioni, alle quali siamo giunti nel capitolo precedente devono pure costituire la premessa necessaria per rispondere al quesito del quale ci stiamo occupando, esistendo, come si è visto, una interdipendenza, con rapporto di" causa ad effetto, fra specie dello agente vulnerante e gravità flell e ferite. Ammesso il predominio dei colpiti da armi di artiglieria, comprendendo fra queste, per la identità delle lesioni che producono sul corpo umano, anche le bombe di qualsiasi natura, vi è da presumere che la gravità delle ferite in una guerra futura non sarà minore che nella grande guerra. V ero è che la tattica di movimento nelle battaglie della passata guerra, nelle quali fu messa in pratica, ha notevolmente abbassato la prevalenza dei colpiti da armi di artiglieria elevando contemporaneamente la media dei feriti da proiettili di piccolo calibro, ma non si giunse mai ali' equilibrio dei rapporti.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

281

Se ammettiamo : a) che la tattica di movimento potrà essere spinta smo al limite massimo consentito dalla motorizzazione; b) che l'armamento automatico accresce la massa di fuoco dei proiettili d : piccolo calibro; c) che questi due fattori potranno rendere eguali i rapporti di frequenza delle ferite fra armi di artiglieria e proiettili di piccolo calibro; possiamo sempre presumere che non diminuirà la gravità delle ferite e !a proporzione delle ferite gravi sul totale dei colpiti, perchè, consentendo ~e armi blindate a trasporto meccanico di portare la offesa a contatto con le linee nemiche, l'azione vulnerante dei proiettili di piccolo calibro si estrinsecherà a breve distanza e le ferite avranno la gravità che a tale contingenza s1 ace o m pagna.

Valutazione della densità delle ptrdite in una guerra futura. A noi interessa anche la valutazione della intensità delle perdite, come densità nello spazio e ripartizione nel tempo, dovendo costituire la ba~e per le previsioni dei mezzi di sgombero e la preparazione delle formazioni ospedaliere avanzate, per il trattamento chirurgico. Se è l'azione del fuoco nemico che determina la natura delle ferite, la sua tattica e le sue manovre modificano senza dubbio la densità nello spazio e la ripartizione di esse nel tempo; sembra perciò quasi impossibile fare deduzioni esatte. L 'esperienza del passato insegna, come norma generale, che le perdite più gravi, in guerra di posizione, si accompagnano alle azioni offensive contro un nemico egualmente forte; perdite meno gravi si hanno nelle battaglie di movimento o difensive, ma la loro continuità può fare raggiungere cifre totali elevate; tuttavia è anche prolungata la loro ripartizione nel tempo e sono pertanto facilitati i compiti del Servizio sanitario. Per ciò '=he riguarda la densità nello spazio, questa dipende sopratutto dagli effetti·;i impiegati, dalla localizzazione del combattimento, dalla durata della battaglia. Se l'unità combattente è relativamente piccola: se la battaglia è condotta con risolutezza ed è localizzata, la densità delle perdite è considerevoì::: anche in guerra di movimento e può avere una durata di poche ore o rli uno o due giorni; poi la densità decresce e può continuare a lungo. Noi riteniamo che questa ipotesi particolarmente convenga alle divisioni motorizzate, le quali, specialmente al principio della guerra, saranno impiegate ad agire in profondità, in zone poco estese, per spezzare con la massa di fuoco, con la sorpresa, con la manovra, la linea difensiva del nem1co.


282

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

Vi è perciò da presumere che in queste azioni la densità delle perdite per ferite sarà notevole e di durata piuttosto breve e il Servizio sanitario si troverà nella condizione di dovere provvedere al primo soccorso, allo sgombero c alla osptdalizzazione di un forte numero di feriti, formatosi in poco tempo e in uno spazio limitato.

Organiz~ione

dd Servizio chirurgico presso le Divisioni motorizzate.

La preparazione degli eserciti alla guerra di movimento ha condotto qualcuno ad affermare che l'obbiettivo principale, se non unico, di una conveniente organizzazione del Servizio sanitario deve essere rappresentato dallo sgombero dei feriti verso l'interno del paese. Se questo concetto è contenuto entro i limiti imposti dalle esigenze tecniche della chirurgia di guerrJ è senza dubbio esatto; ma se deve avere una applicazione illimitata, totalitaria, è un grave errore, perchè la clinica deve sempre avere il predominio anche nella organizzazione sanitaria di guerra. l feriti, in guerra di movimento, si devono allontanare quanto più è possibile dalla zona delle operazioni militari attive, ma in base ad una rigorosa--selezione che non può essere trascurata senza nuocere all'ulteriore decorso della lesione e alla vita del ferito stesso. E ' perciò che se lo sgombero deve pure interessarci come problema logistico, esso rimane per noi, anche in guerra di movimento, sopratutto ed essenzialmente un problema tecnico. La clinica e il laboratorio, nella passata. guerra, ci hanno consentito di stabilire la durata della resistenza dei tessuti alla invasione microbica delle ferite. Vi sono limiti di tempo, a partire dal momento nel quale l'individuo è colpito, che non si devono oltrepassare per l'intervento chirurgico, se non si vuole comprometterne cd addirittura frustarne il fine. E' evidente allora che non possiamo solo preoccuparci dr sgomberare ad oltranz.t un ferito, senza tenere conto che egli dovrà essere ospedalizzato <: curato entro un tempo massimo ben definito in rapporto con i tessuti e g li

organi che l'agente vulnerante ha leso e con la estensione e la gravità della lesione, se non vogliamo che si ripeta l'ironia di quel chirurgo francese, il quale> nel periodo dello sgombero incondizionato dei feriti del settembre 191 4> disse che si praticava il trattamento ferroviario delle ferite di guern. E' necessario pertanto che una razionale organizzazione del Servizio chirurgico sia basata sulla applicazione contemporanea dello sgombero e della ospedalizzazione avanzata, contenuta, questa ultima, entro quei confini che sono imposti, dal punto di vista tattico, dalla continua fluttuazion e del fronte di battaglia, derivante dalla manovra delle unità della Divisione motorizzata e, dal punto di vista clinico, dallo stato delle singole ferite in rapporto con il tempo trascorso dal momento nel quale è avvenuto il trau-


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

283

ma, con la durata del trasporto, con la possibilità che il trasporto sia fatto senza aggravare le condizioni del ferito, con la urgenza dell'intervento chirurgico e talvolta anche con la densità nel tempo e nello spazio, della massa dei feriti. Questi criteri generali devo.no trovare una predisposizione di mezzi che risponda alle esigenze del loro impiego ·e non soltanto come quantità". Nella Divisione motorizzata armamento e mezzi di trasporto hanno una interdipendenza assoluta nel campo strategico e tattico. Riteniamo che pure per il Servizio sanitario l'impiego dei mezzi tecnici è legato ai mezzi ,di trasporto e pertanto devono essere motorizzate le unità e le formazioni sanit""rie assegnate alla Divisione. Quando le truppe sono messe in grado di compiere notevoli movimenti per estensione e profondità, il Servizio sao.itario ha bisogno di seguire, con le temporanee remore che sono imposte dalle sue delicate mansioni, gli spostamenti delle unità combattenti, se non vuole mancare alla sua funzione resa già tanto più difficile dalla manovra. Poichè un ritardo inevitabile sarà già frapposto ai movimenti delk unità sanitarie dalla necessità di provvedere alla sorte dei feriti, già raccolti, è anche opportuna una completa autonomia dei mezzi meccanici di trasporto destinati al Servizio sanitario, perchè la assegnazione occasionale di essi, da parte dei Comandi, sarà inevitabilmente subordinata alle richieste molteplici del momento e ad un apprezzamento subiettivo della precedenza, che non assicura al Servizio sanitario la certezza di giungere in tempo utile per sviluppare ordinatamente la sua opera. Non si deve dimenticare che a mantenere elevato quello che si è convenuto di chiamare il morale delle truppe combattenti, rappresentato nell'individuo e nclla collettività dal prevalere del sentimento del dovere di fronte al tormento instintivo della morte che lo insidia, concorrono infiniti fattori, fr.1 i quali oltre allo spirito bellico nazionale, alla disciplina, all'esempio vi è ~sai giustamente compresa la certezza del soccorso immediato quando si cade feriti. Pertanto vogliamo ripeterlo, tutti i mezzi predisposti per il Servizio sanitario, dalla raccolta sul campo dei colpiti alle successive operazwm nell'ambito della Divisione motorizzata, devono essere messi in grado di seguire in ogni circostanza le truppe, senza che i movimenti siano subordinati alla tutela di elementi non competenti o magari soltanto non tecnici. La organizzazione del servizio chirurgico deve essere esaminata per evidenti ragioni di chiarezza, distintamente per i Corpi c Reparti e per !a unità Divisione. D'altra parte questo criterio, per l'Italia, risponde anche .alle norme per la organizzazione dei servizi in guerra, in quanto i Corpi possiedono già all'atto di entrare in campagna le dotazioni sanitarie di mobilitazione, mentre l'unità Divisione li riceve da uno dei centri di mobi· I itazione del Servizio sanitario. Con questi mezzi la organizzazione deve prefiggersi i seguenti scopi:


2~4

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

a) raccolta e primo soccorso del ferito; b) smistamento e sgombero dei feriti; ,c) ospedalizzazione e trattamento chirurgico, con 1 limiti e le modalità che esamineremo. Il primo compito è assolto dal personale dei Corpi e dei reparti (medici e portaferiti) con i materiali sanitari in dotazione al reggimento, al battaglione, al gruppo a seconda di quanto è prestabilito in rapporto con il normale impiego tattico delle unità di fanteria, artiglieria. Il secondo è disimpegnato dalla Sezione di sanità della Divisione col personale proprio e mezzi, per ciò che riguarda lo sgombero, in parte da essa posseduti, in partt: a disposizione del Comando e per conseguenza dell'organo direttivo del Servizio sanitario della Divisione. Il ricovero e il trattamento chirurgico sono di competenza degli ospedali da campo. Il concetto di massima della organizzazione, pure se esammato separatamente, tende a formare un tutto inscindibile e SI mtegra con norme che costituiscono poi il cardine del funzionamento coordinato della assi•sten:ta ai feriti, la quale può essere rappresentata, sinteticamente, come la proiezione verso il ferito, con movimento dali 'indietro in avanti, dei mezzi per soccorrerlo. Perciò vi sono mezzi che affluiscono verso la sezione di sanità: da questa verso i posti di medicazione: dai posti di medicazione al campo di battaglia, talchè il ferito abbia, nelle soste obbligate verso il luogo di ricovero e di cura, quei sussidi di terapia e di altra natura che esammercmo, e trovi i mezzi per raggiungere, nel più breve tempo, L1 formazione sanitaria, nella quale gli saranno praticate le cure che il caso richiede. Questo ultimo fatto deve essere considerato in tutta la sua importanza specialmente in guerra di movimento e nella organizzazione del servizio chirurgico di una Divisione motorizzata, a causa della limitata efficienza dei mezzi di ricovero dei quali può disporre e della evidente necessità di non saturare le formazioni avanzate con feriti che avrebbero trovato, senza loro danno, adeguate cure altrove, invece di nuocere a coloro che non sono in grado di oltrepassare un dato limite di distanza e di tempo. Nella esposizione tecnica di questa organizzazione ci riferiamo alle norme in vigore per l'Esercito italiano; tuttavia questi tre scaglioni del Servizio corrispondono, con lievi variazioni di dettaglio, alla organizzazione esistente presso gli Eserciti di quasi tutte le nazioni. E' tuttavia ovvio che pur volendo illustrare la organizzazione dd Servizio sanitario di una Divisione motorizzata dobbiamo sempre inquadrarla nella organizzazione generale del servizio di Corpo d'armata e di arn1:1ta, perchè anche dotando 1a Divisione di mezzi sanitari che consentano una certa autonomia è inconcepibile che possano essere sufficienti a tutti i bisogni del Servizio chirurgico. Intanto anche la Divisione motorizzata farà sempre parte di una unità bellica maggiore, pure se il suo impiego verrà ad assumere in molti casi


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

285

caratteristiche particolari. Riteniamo perciò che, sia per la organizzazione sia per il funzionamento, la Divisione dovrà provvedere con i suoi mezz1 al servizio chirurgico di urgenza; interverrà la organizzazione di Corpo d'armata e di armata a completare, in profondità, lo sgombero e la cura dei feriti. E' bene intenderei sul significato delle parole: servizio chirurgico d'urgenza, perchè tutta la chirurgia di guerra è chirurgia d'urgenza c. questo criterio ha trovato la sua più esatta applicazione durante la campagna 1914- 18 allorchè, stabilizzatesi le posizioni degli Eserciti contrapposti, prevalse il principio che nessun ferito doveva essere allontanato dalla zona dell'Esercito operante senza essere prima stato sottoposto al trattamento chirurgico che il caso richiedeva. Pertanto la ospedalizzazione raggiunse uno sviluppo addirittura pletorico, specialmente nella seconda zona o zona delle Armate, talchè, ad esempio, sul fronte italiano vi fu, dopo la presa di Gorizia, la II Armata che aveva novemila letti nella 1" zona di sgombero (zona di Corpo d'armata) 37.000 nella seconda zona di sgombero (di Armata), mentre gliene erano stati assegnati 36.ooo nell'interno del paese (zona territoriale). Cos} ~i era creata per codesta armata una situazione ospedaliera, la quale disponeva nella zona delle operazioni militari di undicimila letti in più di quanti ne impiegava nell'interno del paese . .In guerra di movimento un altro concetto informativo deve necessariamente prevalere per ciò che si riferisce al trattamento chirurgico dei feriti e per conseguenza al loro ricovero. Gli . ospedali da campo della 1" zona, siano essi assegnati per il loro impiego alla Divisione o ai Corpi d'armata, dovranno limitare la loro funzione chirurgica ai soli feriti gravi, cavitari o di altra natura. Abbiamo detto: siano essi assegnati alle Divisioni o ai Corpi d'armata, perchè sarebbe un grave errore ritenere che gli ospedali messi a disposizione dei Comandi di Divisione possano avvicinarsi di più al campo di battaglia e rendere più sollecito l'intervento chirurgico. Le formazioni avanzate di ricovero e di cura devono essere lontane dalla linea di combattim ento dai 15 ai 20 km., affinchè siano garantite dagli attacchi con gas, non ~i truvino nella zona del tiro di interdizione delle artiglierie nemiche, non risentano le conseguenze dei piccoli inevitabili temporanei ripiegamenti delle truppe combattenti, possano fruire di locali preesistenti, dovendo ricoverare feriti gravi, e assicurare una elementare tranquillità di spirito indispensabile ai feriti non meno che ai chirurghi. Il concetto di ridurre al minimo la distanza tra il luogo nel quale il ferito è stato colpito ed il luogo nel quale riceve le cure chirurgiche, affinchè queste siano praticate entro i limiti di tempo che precedono la invasione microbica dei tessuti, non deve essere inteso nel senso che le formazioni sanitarie debbano avanzare sino ad una vicinanza alla linea di com-


z 8()

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAM ENTO D EL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

battimento tale che ne comprometta o paralizzi il continuo funzionamento: è la ricchezza dei mezzi di sgombero che deve fare raggiungere il fine. Contenere il trattamento chirurgico dei feriti negli ospedali da campo avanzati, entro i confini anzidetti è una condizione imposta dalla gtierra manovrata: ma nel caso della Divisione motorizzata diventa quasi una norma inderogabile, pcrchè i tecnici militari ritengono che, soprattutto all'inizio delle ostilità, le Divisioni motorizzate non avranno soste di durata superiore a cinque o sei giorni. E' ovvio che la disponibilità dei posti letto degli ospedali, assegnati a queste Divisioni, dovrà essere molto limitata, per non togliere ad essi quel carattere di mobilità, che, subordinatamente alle immediate esigenze del loro compito, debbono poter assumere ad un dato

·-·...U.

momtnto. Ne consegue che il loro impiego chirurgico sarà poco più esteso

~ !J:i::

di quello delle ambulanze chirurgiche, cioè di quelle piccole formazioni specializzate che presso tutti gli eserciti sono state create durante la guerra mondiale (e presso taluni conservate) con lo scopo di provvedere alle necessità dell'intervento tempestivo nei feriti cavitari e in quegli altri gravi per i quali si presume che debba concorrere, insieme con adeguati mezzi tecnici, la capacità professionale di chirurghi provetti. Tutti gli altri feriti trasportabili dovranno essere sgomberati verso la seconda zona (Armata) e verso il territorio nazionale prossimo alla zona delle operazioni militari, possibilmente con un solo sbalzo dalla Sezione di sanità divisionale. Ritieniamo che, in guerra manovrata, neanche nella zona delle Armate potrà esservi uno sviluppo ospedaliero considerevole; comunque dovranno esservi di preferenza destinati i feriti ricuperabili in breve tempo e quelli per i quali, pur non ritenendosi necessario il ricovero temporaneo e la cura .Presso le formazioni più avanzate, è indicato tuttavia il trattamento chirurgico prima dell'invio in zone più arretrate. Sviluppo considerevole potrà e dovrà avere la ospedalizzazione nel territorio vicino alla zona del l 'Esercito operante, per una profondità di centocinquanta, duecento chilometri. In questi ospedali saranno curati i feriti ricuperabili per i quali si presume che ci sarà bisogno di una degenza piuttosto lunga, mentre i feriti più gravi, i quali avranno esiti che richiederanno rieducazione e lunghe licenze e coloro che inevitabilmente rimarranno con alterazioni funzionali permanenti dovranno essere sgomberati dagli ospedali di primo ricovero nei centri di ospedalizzazione del territorio. La specializzaz ione sarà utile e necessaria anche negli ospedali di questa zona, della quale stiamo determinando i compiti assistenziali, percbè essa non dà soltanto garanzie di un trattamento chirurgico più consono alle \arie esigenze, ma concorre in modo considerevole a diminuire la durata della degenza dei feriti. (Continua).

::r.il!

.

•• ... '"?

·;:Kh•. •

.;:...~ ·~~è l -~;:::u: ·~~.· '( -··~

··~:d ll

•••,..l

... .fJ~'ff

···.;c u

·.. t l

..

~11~

. '

. ,,. ·~·· ~o.:·

r:.

. .,. 'J ·- j

..

·1.• ., • l

··...,


OSPEDALE D'INTENDENZA A. O. I.- N. 78

Direttore: ten. colonnello medico E. CASTELLI

·.

DEPRESSIONE ALTIMETRICA E CRISI CONVULSIVE EPILETTICHE Dott. Vittorio E. Ventura, capitano medico, capo del reparto neurologico.

.. .-

--

L 'influenza delle varìazionì della pressione barometrica, in rapporto a fenomeni metereologici, sull'insorgenza delle crisi convulsive nei soggetti epilettici era stata già da vario tempo notata e più recentemente oggetto di indagini e ricerche, però con risultati spesso contradittori. Già Lombroso aveva notato un aumento di frequenza degli accessi convulsivi sia nello stesso giorno in cui si verificavano dei forti abbassamenti barometrici, sia tre giorni dopo i grandi rialzi della colonna barometrica. T anzi e Lugaro affermano di avere osservato che le forti variazioni di pressione favoriscono l'insorgenza degli accessi. Della stessa opinione si mostrano Vidoni, Mohamed ed altri; Kraepelin, invece, giudica la periodicità delle crisi epiletùche indipendente da influenze esterne e Verrienti non ritiene di dover concludere, in base alle ricerche eseguite, che esista una netta relazione fra variazioni m etereologiche ed accessi convulsivi, pur ammettendo di aver constatato negli epilettici una esacerbazione della loro alterata personalità psichica manifestantesi con irrequietezza, litigiosità, petulanza, malumore ecc.. Bellavitis, infine, da indaginì praticate per un quinquennio sugli epilettici dell'Ospedale psichiatrico di Udine, ha dedotto che, ·dei fattori metereologici, solo la pressione ·s embra esercitare una influenza, sebbene non costante, sulla insorgenza delle crisi. Egli ha constatato inoltre che certi ammalati sono più degli altri sensibili alle profonde escursioni barometriche. Anche Buscaino annovera le Yariazioni deiJa pressione atmosferica fra le cause facilitanti l'insorgenza delle crisi di tipo epilettico. Più recentemente ancora M. Meyer comunicava al Congresso internazionale di Neurologia, svoltosi a Londra nel 1935, i risultati delle sue ricerche statistiche sui rapporti fra accessi epilettici ed influenze atmosferiche stagionali. Considerando che l'accesso convulsivo epilettico, come processo mentale essenzialm ente indipendente da rappresentazioni e da influenze di volontà è particolarmente utile per lo studio di determinanti cosmico- fisi che, ma che le statistiche in genere usate erano difettose, egli ha istituito delle schede per ogni singolo caso con indicazione dei giorni e delle ore degli accessi ed ha elaborato deUe curve secondo gli anni, i mesi e le ore tenendo conto degli epilettici presenti, del numero degli epilettici che avevano avuti accessi e del numero to(?le degli accessi dei diversi epilettici; egli confrontava poi le punte


28S

DEPRESSIONE ALTI METRICA E CR ISI CONVULSIVE EPIL.ETTICHF..

di maggior frequenza degli accessi col comportamento di determinati fenomeni metereologici secondo i dati trasmessi da due osservatori metereologici. In seguito alle sue ricerche egli riteneva di dover concludere che i rapporti fra ritmo stagionale, variazioni barometriche e crisi convulsive non erano costanti e sicuri se si praticavano le ricerche su un grande materiale. Da quanto abbiamo accennato appare come numerose, sebbene contradittorie, siano le osservazioni sui rapporti intercorrenti fra· variazioni metereologiche e crisi convulsive. Assai rare, per non dire eccezionali, sono invece le osservazioni sui rapporti fra depressione altimetrica ed accessi convulsivi nei soggetti epilettici; ciò è del resto facilmente spiegabile se si considera che raramente si presenta l'occasione di seguire ed osservare gli stessi soggetti a varie altitudini. Dalla letteratura rilevo in proposito solo una comunicazione di Marie e Marchion i quali notarono la scomparsa degli accessi convulsivi in un soggetto, epilettico fin dall'infanzia, durante un viaggio da questi compiuto da Parigi nell'Engadina, in coincidenza con l'aumentare dell'altitudine e la conseguente diminuizione della pressione atmosferica. Questa scarsità di notizie in proposito giustifica la presente comunicazione, basata sulle osservazioni che ho potuto fare ad Asmara, ove ho diretto per 19 mesi il reparto di accertamento neuro-psichiatrico durante la campagna italo- etiopica del 1935- 1936. Fra i numerosi individui giunti alla mia osservazione per sospetta o presunta epilessia, 29 hanno un particolare interesse per la questione in esame. Alcuni di questi soggetti erano già in servizio continuativo da circa un paio di anni, durante i quali non avevano mai manifestato o accusato disturbi nervosi di alcun genere; altri invece erano richiamati o volontari, che avevano già precedentemente ed in epoche differenti, prestato servizio per vario tempo. Questo dato di fatto, unitamente alle dichiarazioni dei malati stessi, dava una quasi assoluta garanzia che essi fossero immuni da accessi almeno da molti anni. Oltre a esser passati infatti attraverso numerosi vagli ed accertamenti sanitari militari, essi erano stati - per così dire - collaudati da un più o meno lungo periodo di vita militare, sottoposti a fatiche, a prolungata esposizione ai raggi solari, senza andare incontro ad alcuna manifestazione convulsiva o ad equivalenti di essa, poichè altrimenti essi sarebbero stati, senz'altro, eliminati dalla vita militare. Venticinque di essi riferivano che nella loro infanzia avevano già sofforto di crisi convulsive (eclampsia ?), che poi spontaneamente o in seguito a cure di varia intensità e durata, non si erano più presentate. Essi avevano potuto infatti seguire gli studi e esercitare un mestiere e prestare in seguito regolare servizio sotto le armi. L'anamnesi degli altri 4 invece era completamente negativa anche riguardo a processi infettivi, traumi cranici, ad intossicazioni alcooliche o di altro genere; praticamente quindi non si aveva alcun


DEPRESSIONE AL TI METRICA E CRISI. CONVULSIVE EPILETTICHE

289

motivo per poter considerare questi quattro individui come epilettici pnma che giungessero sull'altipiano. In tutti i 29 soggetti le manifestazioni convulsive insorsero nei pnmt giorni del loro arrivo sull'altipiano ed in genere alle prime fatiche fisiche. Anche durante il periodo di osservazione nel reparto specializzato essi hanno presentato delle crisi epilettiche, sulla autenticità delle quali deponeva la presenza durante le crisi stesse di qualcuno fra i più caratteristici segni obbiettivi della sindrome: rigidità pupillare, perdita della coscienza, morsicatura della lingua, brusca caduta, positività del Babinski ecc .. E' utile ricordare che le truppe, appena sbarcate a Massaua, venivano prontamente e rapidamente avviate sull'altipiano con mezzi celeri e che talvolta solo in poche ore esse compivano il tragitto di appena 100 chilometri, che dal livello del mare le trasportava ad una altitudine che spesso superava i 2.000 m etri. La condizione più importante quindi che veniva a modificarsi nell'ambiente esterno dei soggetti da me presi in esame era evidentemente la depressione altimetrica; ciò che mi ha fatto supporre che essa potesse influire sullo ~catenarsi delle crisi convulsive. Questa supposizione appariva verosimile tenendo presente che nel meccanismo patogenetico della epilessia si ammette in genere, oltre ad un substrato di lesione del sistema nervoso, l'esistenza di elementi circolatori, neurovegetativi ed umorali, indipendenti da questo. L'antica teoria di Nothnagel c jakson, riguardante l'origine a:ngiospastica delle crisi epilettiche, è stata confermata dalle ricerche istopatologiche di Spielmayer e da quelle sperimentali di Penfield. La costrizione dei vasi della pia madre, che si verifica durante le crisi, e che costituisce secondo Penfield la manifestazione vascolare più caratteristica d eli'accesso epilettico, sarebbe dovuta a riflessi abnormi che si verificherebbero a livello dei plessi nervosi locali dei vasi. Pertanto la concezione della sede della eccitabilità epilettogena, secondo Orzechowski, andrebbe modificata nel senso che la zona epilettogena non è più limitata alla zona corticale, ma si estenderebbe alle fibre ed ai plessi nervosi dei vasi della pia madre e cerebrali. Occasionalmente inoltre durante atti operativi è stata da vari AA. (Orsley, Kennedy, Leriche, Foerster) constatata una vaso-costrizione durante gli accessi, mentre da altri fu notata una vaso-dilatazione, tanto che ~ stata avanzata l'ipotesi che la vaso-costrizione fosse sempre seguita da vasodilatazione e che a questa alternazione fosse dovuto il momento epilettogeno (Pagniez). Sono state descritte infine delle epilessie circolatorie, come ad esempio nella sindrome di bradicardia per dissociazione, in cui la crisi epilettica è dovuta all'ischemia cerebrale creata da una lunga pausa cardiaca; anche nelle crisi convulsive, insorgenti a volta nell'insufficienza cardiaca, il movente etiologico risiederebbe secondo Oddo e Mattei nella congestione edematosa passiva del l 'encefalo. 4 -

Giorno/t: di mt'dicina militart:.


290

I>EPRESSIONE ALTIMETRICA E CRISI CONVULSIVE EPILETTICI-lE

Esiste forse un parallelismo patogenetico fra l'insorgenza delle crisi convulsive negli epilettici ed! i disturbi causati dalla depressione atmosferica nei soggetti sani ? E' noto che le vertigini, la stanchezza, la cefalea, il senso di oppressione, i disturbi respiratori e la tachicardia, .che constituiscono il quadro sintomatologico che viene comunemente definito mal di montagna, sono attribuiti sia ad una diretta azione della depressione barica sul sistema neuro-vegetativo sia ad una insufficiente ematosi, cioè ad una anossiemia. La fissazione dell'ossigeno nel sangue infatti è la conseguenza di una combinazione chimica e questa fissazione è direttamente legata alla tensione dell'ossigeno che viene a contatto del sangue; poichè alla rarefazione dell'ossigeno dell'aria esistente in montagna si associa una diminuita tensione di esso, la combinazione dell'ossigeno con l'emoglobina è resa più scarsa e difficile. La decompressione provocata sperimentalmente infatti dà fenomeni (dispnea, aumento degli atti pulsatori e respiratori, nausee, movimenti di trepidazione e convulsioni terminali) identici a quelli dell'asfissia lenta o per meglio dire della respirazione di aria povera di ossigeno. L'altopiano etiopico su cui in buona parte venivano trasportate ed operavano le nostre truppe, presenta un'altitudine che si aggira in media sui 2.000 metri, superandoli spesso, e la pressione atmosferica quindi è di circa 170 mm. inferiore a quella esistente sul livello del mare (1); sull'altipiano etiopico inoltre, data la vicinanza dell'equatore che dà temperature più alte di quelle esistenti ad uguali altezze in zone più temperate, la rarefazione è ancora più forte e la tensione dell'ossigeno ancora inferiore, essendo la densità dell'aria proporzionale direttamente alla pressione ed inversamente alla temperatura. Ammessa quindi l'esistenza di indubbi fattori circolatori e neuro-vegetativi nell'insorgenza del1e crisi epilettiche, è legittimo dedurre che la depr essione atmosferica, che oltre ad esplicare la sua azione sul sistema vagosimpatico dà luogo ad una ipossiemia, capace di produrre fenomeni vari anche negli organismi sani, possa provocare in soggetti neurolabili come gli epilettici specie se essi sono sottoposti a fatiche - delle reazioni più violente, scatenando gli accessi convulsivi. A conforto di questa ipotesi stanno le ricerche sperimentali eseguite da R~chet, Garsaux e Belague i quali, abbassando nei cassoni a vuoto la pressione a 650 mm. di mercurio, hanno constatato nei conigli delle crisi convuRsive epilettiformi; le crisi più violente furono presentate da un animale che era stato sottoposto a fatiche mediante un tamburo girevole. Molto interessanti in proposito sono anche le ricerche di Lennox, il guale ha notato che la saturazione di ossigeno nel sangue arterioso misurato in 90 epilettici era più basso della norma (fra 94 e 86 %) in una metà dei soggetti (1) Pcrchè l:t colnnna baromt:trica diminui,~a di un mm . occorre c lcv:Jr$i di m. pressione di if.o mm. c <l i m. 12,3 a 6;o mm .

to,s alb


DEPRESSIONE ALTIMETRICA E CRISI CONVULSIVE EPILETTICHE

29 I

in esame; la deficienza, secondo il suddetto A., sarebbe dovuta ad insufficienza della ventilazione polmonare. Il sangue preso da una vena del braccio presentava in 100 esami una media di saturazione di ossigeno del 6o o<;., cioè una saturazione minore del 7 i . rispetto a quelle delle persone sane; questo dato dimostrava un rallentamento della circolazione del sangue nelle estremità. Il Lennox ha inoltre eseguito delle ricerche sugli effetti della modificazione del quantitativo di ossigeno dell'aria sugli epilettici. Egli determinava una anossiemia cerebrale acuta in due m aniere : sia facendo respirare azoto puro, sia producendo una sincope ortostatica coll'ingestione di nitrito di sodio. Nei malati che soffrivano crisi di grande male, i risultati furono differenti da quelli osservati in soggetti che avevano attacchi di piccolo male: in più di zo pazienti dd primo gruppo solamente: in un caso si determinò uno dci soliti grandi attacchi, mentre in 13 malati, che soffri vano di crisi frequenti di piccolo male con o senza movimenti convulsivi localizzati, si produceva immediatamente l' attacco abituale appena si produceva la anossiemia. Lo stesso grado di anossiemia in generale non era sufficiente a produrre la perdita della coscienza in soggetti normali. Se al contrario i pazienti èhe presentavano frequenti attacchi di piccolo male, allo scopo di aumentare il contenuto di ossigeno nel sangue e nei tessuti, venivano tenuti in una camera ad una pressione di 2 a 4 atmosfere, egli notava che il numero degli attacchi spontanei veniva alquanto ridotto. Quando infine i malati respiravano ossigeno puro, in modo da ottenere un aumento di venti volte il normale della tensione dell'ossigeno dd loro sangue, era necessario un aumento proporzionale della ipc:rvc:ntilazione per produrre gli attacchi. Anche Murphy ha osservato che presso alcuni epilettici la somministrazione di ossigeno riduce la durata degli accessi. Analoghe ricerche sono state praticate in Italia da Bertolani, il quale ha sperimentato negli epilettici gli effetti della respirazione in ambiente circoscritto. Egli otteneva una limitazione della respirazione facendo respirare i malati in un tubo del diametro interno di 14 mm. e della lunghezza di 6 m.: il tubo era applicato ad una maschera, simile a quella che si usa per il metabolismo basale. Egli osservava che durante o subito dopo la respirazione di aria nel tubo comparivano gravi attacchi convulsivi nella maggior parte dei soggetti in esame, mentre alcuni si limitavano a presentare contrazioni o tremori muscolari o semplici vertigini. E' necessario inoltre ammettere la possibilità di una influenza esercitata dalle variazioni di potenziale elettrico e dalla ionizzazione dell'atmosfera sull'insorgenza delle crisi convulsive nei soggetti da me osservati. E' noto che la superficie della terra, come quella di un corpo conduttore, porta una carica negativa e che esiste normalmente al disopra di questa superficie un campo magnetico le cui linee di forza sono dirette verso di essa. La differenza di pot enziale fra un punto dell'atmosfera ed il suolo aumenta con l'altezza di questo punto; il potenziale di questi varf punti inoltre subisce delle variazioni


292

DEI'RESSIO~E

ALTIMETRICA E CRISI CONVULSIVE Ef>ILElTICl lE

incessanti, sia durante il giorno in dipendenza delle irradiazioni solari, sia durante le perturbazioni atmosferiche. La carica negativa della superficie terrestre subisce nel! 'atmosfera una dispersione continua che costituisce la corrente di conducibilità atmosferica e che è dovuta alla ionizzazione de Il 'aria. La ionizzazione è secondo alcuni AA. dovuta alla rottura della molecola gassosa sotto l'influenza dei raggi ultravioletti o forse alla radioattività dell'atmosfera. Come fa osservare Annes Dias, il corpo umano che, oltre ad essere un buon conduttore elettrico, è anche sede di fenomeni elettrici, non può non essere sensibile alle variazioni del campo elettrico. Se in genere negli orga· nismi sani questa elettro-sensibilità non viene percepita, essa dà luogo in determinati individui ed in presenza di accentuate variazioni di potenziale, specie se accompagnate da alterazioni del rapporto fra ionizzazione positiva e negativa, a fenomeni vari: cefalea, disturbi circolatori, astenia ecc. (Schorer). Anche G. Mohamed ha osservato in una colonia di epilettici una esatta corrispondenza tra elettricità atmosferica ed accessi convulsivi, essendo questi più fre· quenti nel le stagioni con elevato potenziale, come la primavera e l'autunno. Sul! 'altipiano etiopico, per le particolari condizioni orografiche, per ia forte irradiazione solare, per le notevoli oscillazioni igrometriche fra giorno e notte durante la stagione asciutta e le brusche precipitazioni atmosferiche durante la stagione delle piogge, esistono certamente brusche variazioni del potenziale elettrico e della ionizzazione dell'atmosfera, che accentuano l'azione della depressione barometrica sugli organismi !abili. Concordano con questa i!)otesi le osservazioni di Steffens, il quale ha osservato che durante il tempo secco e con forti irradiazioni solari vi è notevole variazione del numero totale degli ioni positivi e negativi liberi dell'aria e variazione del rapporto fra questi ioni; con le variazioni igrometriche dell'aria egli ha rilevato anche alterazione del rapporto suddetto con aumento degli ioni negativi. Anche la variazione del rapporto con predominanza persistente degli ioni positivi, che si ha durante il Fohn (paragonabile al nostro scirocco), ba, secondo Steffens, influenza sull'insorgenza di turbe v.arie del sistema nervoso nei soggetti neurolabili. Come la depressione barometrica agisce sul sistema circolatorio e sul neuro-vegetativo, anche l'elettricità atmosferica agirebbe, sia eccitando i filetti nervosi del sistema vagosimpatico, si:t determinando degli scambi elettrolitici che hanno una notevole importanza sui processi colloidali; secondo Zondek anzi questi due modi di azione sarebbero dipendenti l 'uno dall'altro. L'influenza della depressione altimetrica sull'insorgenza delle crisi apparirà ancora più ammissibile se si tiene presente la facilità con cui essa specie se aggravata da fattori igrometrici o da alto potenziale di elettricità o da variazioni della ionizzazione dell'aria - può agire sul sistema autonomo degli epilettici, soggetti stigmatizzati, con forte !abilità neurovegetativa e

quindi spiccatamente meteorolabili.


DEPRESSIONE ALTIMETRICA E CRISI CONVULSIVE EPILETTICHE

AuTORIASSUNTO. -

293

L'A., dopo avere brevemente accennato alle opinioni dei va n

AA. sull'influenza della depressione barica, in rapporto alle variazioni metereologiche, sull'insorgenza delle crisi convulsive negli epilettici, espone quanto egli ha osservato in proposito sulle truppe operan,ti sull'altipiano Etiopico durante la campagna ! taio-Etiopica del 1935-1936. Fra i numerosi individui giunti alla sua osservazione per sospetta epi lessia, egli ha costatato delle crisi convulsive di sicura natura comiziale in venticinque soggetti, i quali non avevano presentato manifestazioni convulsive da va rio tempo, ed in quattro individui, che non avevano mai presentato delle crisi prima di allora. L'A. prospetta la possibilità di un parallelismo patogenetico fra i disturbi imorgenti in alta montagna nei soggetti sani e le crisi , convulsive negli epilettici ed ammette che l'insorgenza delle crisi suddette sull'altipiano Etiopico possa essere attribuita alla ,depressione altimetrica; questa, oltre ad agire sul sistema m::uroYegetativo, particolarmente labile, dei soggetti epilettici, provocherebbe un:1 ipossiemia scatenando le crisi. L 'A. ritiene infine che l'influenza della depressione altimetrica possa essere aggravata da fattori igrometrici o da alto potenziale di elettricità o da variazioni della ionizzazione dell'atmosfera. CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE. ANNES ThAs: lntroducrion à l'étude de la ml:réorologie e/inique. - Rcvue Sud-am::ricaine de medicine et chirurgie, déccmbre 1931. A oRIANAKOs T .: Zur frage der Einfltus des Klimats in der etc. - La Grècc médicalc, octobre 1932. AYALA G . e PISANI D.: Quistioni ncut·ologichc di attualitù. II Conwesso imcrria:z.ionale di Neurologia, 1935, Sansoni Edit., Firenze. BtANCANO E. et H.: L'elcctricité atmosphérique; son role en biologie et en phisiologie humaine. - Paris Médical, 1933. BERTOLAN I A.: Respirazione in ambiente circoscritto c matufestazioni convulsive in epilettici. - Il Conwesso internazionale di neurologia, Londra, 1935. B ~LW\VITIS: I fe-n, met. in rappQr/Q alle malauic mentali con partico/,Jrc riguardo all'epilessia. - Not. e riv. di psichiatria, n. 1, 1930. BusCAINO V. M.: In tema di epilessia biopatica. - Rass. C li nico · scientifica, 1928. CRouzoN O .: Le syndrome épilepsie. - Doin, Paris, 1929. F tLIPPINI A.: Sensibilità meteorica. - Policlinico, Sez. prat., 1924. GIBBS ERNA: Saturation er1 oxygène du sang arterie/ dans l'épilepsic. - Revue neurologiquc, 1936. GoNIONDSKY s.: Le role du facteur météorologique dans l'épilepsie. - Thèsc dc Génè\·c,

1924. H ECKEL: LA névrose d'angoisse. - Masson, Paris, 1917. LENNOX W. G.! La fisiopatogetuJi dc/J'epiles>Ùi. II Conwcsso intcrnaziona le di Neurologia, Londra, 1935. MARIE A. et NACHMANN L.: /nfluences atmosphériques, etc., sur les crises d'un épilcpti· que. - Comptes rendus de la Soc. de Bio!., 1913. MARIE A. et MARCHION : Rcvuc Neurologique, 1932. MEYER M.: Der Epileptische Krampanfali und seine Beziehungen z ur atmosphaerischcn Einflusse. - Ncrvenarzt, 1928. MtcJ-JALEX: Der Einfluss metereoiogischer Schwankungcn auf epileptische An falle. Rev. Allg. Zeitsch. f. Psych., 1910. MouRlQUAND: Clinique et mhéorologie. - Presse medica le, sept., 1932. ORZEKOWSKY: Le système nerveux végétati/; scs rapp01·ts avec la narogénie de l'tpilepsie. Revue ncurolog1que, 1935, II.


294

DEPRESSlONE ALTIMETRICA E CRISI CONVULSIVE EPILETTICHE

Ueber Saisonepilepsie. - Zeitsch. f. d. ges. Neur. u. Psych., 1927. A. et LEvv LANG: La métheoropathologie. - /nfluence de l'état atmosphb-rque sur /es maladies. - Presse Medicalc, 1933, II. RICHET, GARSAUX et BELAGUE: Crise d'epilepsie chez le lapin etc. Rev. Neurol., 1927, I. RtcHET CH. FILS: Phénomènes post-asphyxiques. Arch. de med. expérimentale et d'arra· tor.nie, mai 1910. Sn:.FFENS : Ueber die physiologischen Wirkungen der Luft Electrizitiit. Biologische Heilkunst, oct., 1932. VERRIENTI G.: l fenomeni metereologici in rapporto alle malattie mentali ed agli accesst convulsivi epilettici. - Rassegna St. Psich., 1932. VmONI G.: Contributi allo studio dei dati metereologici etc. Il Manicomio, 1925. RATNER: RtCINA


OSPEDALE MILITARE DELLA SOMALIA ITALIANA - MOGADISCIO

UN ANNO DI FUNZIONAMENTO DEL REPARTO RADIOLOGICO DELL'OSPEDALE MILITARE DELLA SOMALIA (1° OITOBRE 1935 - 30 SETTEMBRE 1936) Dott. Giuseppe Borlani,. tenente medico di complemento, capo reparto.

Considerazioni clinico-radiologiche e medico-legali. E' sempre buona norma riesaminare il lavoro compiuto per trame deduzioni ed insegnamento per il futuro; a maggior ragione penso che ciò possa riuscire utile quando il lavoro si sia svolto in tempi o luoghi insoliti od eccezionali. Questa premessa è necessaria per spiegare le ragioni che mi hanno indotto a scegliere il periodo dal I 0 ottobre 1935 al 30 settembre 1936, le quali si riassumono essenzialmente nella constatazione che tale lasso di tempo comprende sia il periodo di preparazione alla guèrra vittoriosa di Etiopia, che quello di guerra propriamente detto e quello, impor tante pur esso, di adattamento alle nuove condizioni createsi con la istituzione dell'Impero. In altre parole, questo periodo corrisponde adeguatamente ai fini che si propone una indagine come la presente che si svolge tutta sulla casistica, la quale deve fornire dati possibilmente desunti dali 'insieme delle svariate condizioni in cui venga a trovarsi l'oggetto in esame e nel caso nostro il soldato mobilitato per una guerra coloniale. Infatti negli ultimi mesi del 1935, il soldato in realtà (io mi riferisco, beninteso, alla Somalia), non è stato sottoposto che alle difficoltà dell'acclimatamento; in seguito è subentrato il combattimento; poi ha avuto inizio il periodo del graduale rimpatrio (truppe non più fresche). Dunque sono tre condizioni o stadi (mi si permetta la parola) che influiscono sull'é::ndamento della casistica e che perciò debbono essere complessivamente presi in esame: scegliendo i dodici mesi che vanno dal I 0 ottobre al 30 settembre 1936 io credo appunto di aver raccolto materiale corrispondente ai req uisiti suaccennati. Il numero globale di esami praticati è stato di 24 78.; cifra in senso asso.luto assai alta come ognuno vede, specie per un Ospedale militare coloniale (naturalmente è bene tenere presente la notevole quantità di truppe). Date le funzioni, oltre che curative, anche fiscali, di un Ospedale militare non deve recare sorpresa il numero relativamente alto di esam i risultati negativi: 1484; numero, del resto, che è sensibilmente uguale a quello degli esami negativi che si registrano nei Gabinetti radiologici degli Ospedali civili, e che principalmente proviene dalla voluta completezza delle indagini praticate ad ogni degente (esami urine, sputo, ecc., esame radiologico,


296

UN ANNO DI FUNZIONA~IENTO DEL REPARTO RADJOLOGICO ECC.

specie del torace) per addivenire ad una cartella clinica esauriente sotto tutti i rapporti. Come ho già detto infatti la massima parte: degli esami negativi sono di torace (762) e di addome (254) diretti più che ad accertare, ad escludere una aUegata malattia. Per le indagini invece in cui l'obiettività non può essere negata o dissimulata (ad es.: lesioni degli arti) il numero degli esami positivi per lesioni (361) supera naturalmente quello degli esami negativi (308).

Tabella n. 1 . • EsAMI PRAT ICATI DAL 1° OTTOBRE 1935 AL 30 SETTEMBRE 1936.

Positivi Negativi

Ferite arma da fuoco Torace . . . . . . . Addome Apparato urinario . T esta . . . Colonna . . . Arti . . . . .

. . . . . . . . . . . . .

.

26 315 188 12 54 38 361 Totale.

-

Totale

762 254 52 52 s6 308

26 1077 442 64 106 94 669

.

2478

Quello che attira l'attenzione nella tab. n. 1 è l'esiguità del numero delle ferite d 'arma da fuoco: 26. A questo riguardo bisogna notare che la ferita in combattimento, solo se sia d'arma da fuoco e dia ritenzione di proiettili o scheggie, capita come tale al radiologo; altrimenti, se non dia ritenzione di proiettili o se sia da taglio, non arriva fino al reparto di radiologia; se· per caso poi si accompagni per es:. a fratture ossee, allora viene inviata generalmente come frattura e raccolta nella casistica come tale. Tuttavia il numero è sempre da ritenersi èsiguo e direi che, almeno in parte, è in ragione delle particolari c·ondizioni in cui si sono svolti i combattimenti del fronte somalo nella campagna etiopica. Un 'altra osservazione è da far,e ed è che, specie nei primi tempi, molti dei feriti indigeni non poterono essere inviati al radiologo. Proseguendo l'esame della 1tab. n. 1 vediamo che il massimo è raggiunto dagli esami del torace con 1077 casi. Ciò è più che naturale; come già dissi, di questi più che il doppio sono negativi per le ragioni suaccennate. Qui voglio aggiungere che tale alta cifra dimostra la cura con cui venivano seguiti i degenti sia per accertare l'entità di malattie bronco-polmonari . in atto, che per escludere complicazioni polmonari di malattie di altri organi, sia infine per negare ogni valore alla sintomatologia subiettiva delle malattie allegate.


UN ANNO DI FUNZIONA:\IENTO DEL REPARTO RADIOLOGICO ECC.

297

Qui apro una breve parentesi per far notare la grande importanza dell'indagine radiologica in ogni campo ma specialmente in quello della patologia polmonare. Quante bronchiti da .... fumo ( !), quanti allegati postumi di pleurite sono stati giustiziati coll'aiuto di questa branca di specialità ! E, nel contempo, quante volte si è potuto con cure tempestive ed adeguate salvare il soldato colpito da malattie incipienti i cui sintomi erano solamente rilevabili coll'indagine radiologica, e conservarlo all'esercito e alla Patria ! Frutto di questa esperienza è infatti il grande impulso dato oggi nell'esercito alla radiologia, essendosi create le nuove magnifiche auto-ambulanze radiologiche e disponendosi per corsi pratici sia per ufficiali che per tecnici. Dopo le indagini sul torace il numero più alto è rappresentato dalle indagini sugli arti : ~- La cifra è piuttosto alta, e, come ho detto, vi sono compresi anche i pochi casi di frattura per ferite d'arma da fuoco; d'altra parte si sa che gli arti sono le parti più soggette a traumi e questo numero è per la massima parte dovuto a fratture. Il numero degli esami negativi è press'a poco (un po' meno) uguale a quello dei positivi ed è dovuto soprattutto all 'esigenza fiscale di corredare la cartella clinica dell'indagine radiologica negativa che valga come decisivo documento probativo per eventuali rivendicazioni dal punto di vista infortunistico - traumatologico. l casi po~i­ tivi sono tutti di controllo per una adeguata terapia sia di riduzione e contenzione che di, eventualmente, amputazione. ll numero delle indagini sull'addome non è alto: 442; di queste 254 sono negative e dovute alla necessità già segnalata per i traumi sugli arti, di carattere fiscale. Analogamente infatti, nel campo delle malattie dell'addome, specialmente in considerazione del l 'ambiente coloniale e dell 'infezione amebiasica occorreva corredare di una indagine radiologica negativa per lesioni del tubo digerente (specie per colite) le cartelle cliniche di pazienti di cui anche altri esami si dimostravano negativi; e ciò appunto, come si è detto, nei riguardi di eventuali ulteriori rivendicazioni. E' bene notare tuttavia, per quanto ciò esuli dagli scopi della presente nota, che talvolta all'indagine radiologica negativa per colite corrispondeva invece la positività del reperto di amebe nelle feci e viceversa. D elJe altre indagini di: apparato urinario : 64; testa: 106; colonna: 94, c'è da osservare che, per gli ultimi due gruppi il massimo numero è rappresentato da indagini in occasione di traumi e perciò per essi valgono le osservazioni fatte per il gruppo delle indagini degli arti; per il gruppo dell'apparato urinario con 12 esami positivi e ben 52 negativi bisogna tenere presente la qualità dei soggetti in esame. E mi spiego. In un reparto di radiologia di un Ospedale militare non càpitano, in massima parte, che giovani soggetti già accuratamente esaminati e vagliati e dichiarati idonei . Ora, se uno di questi viene colto, ad es., da una colica renale, evidentem ente la sua malattia data da poco tempo, e se data da poco tempo l'evenruale calcolo renale ben difficilmente è calcificato e perciò visibile radiolo-


298

UN ANNO I)! f'U NZIONA.\I ENTO DEL REPARTO RADIOLOGICO ECC.

gicamcnte: di qui viene l'alto .numero di esami negativi che però, date le particolari condizioni d'esame, non corrispondono ad una equivalente negatività clinica anche perchè il calcolo può benissimo (soggetti malati da poco tempo) essere unico ed essere stato eliminato durante la colica. E' bene insistere su ciò, perchè in fatto di calcolosi renale l'indagine radiologica negativa, al contrario di quello che avviene negli altri campi, non ha un gran valore e non deve portare senz'altro a negare i disturbi allegati. Queste osservazioni valgono, a mio parere, anche come regola generale, sempre, beninteso, nel campo un po' ristretto di un reparto radiologico di un Ospedale militare; tanto più poi in Somalia dove anche le indagini con mezzi di contrasto endovenosi davano scarsi risultati dovuti alle particolari condizioni d'ambiente che influivano sfavorevolmente sui mezzi di contrasto stesst.

• •• Esporrò ora, con qualche breve commento, le tabelle d ei casi osservati.

T abel/a n. 2. RITENZIONE DI PROIETTILI O SCHEGGIE PER FERITE

o' ARMA DA FUOCO.

Testa. Torace. Addome . Arto superiore destro . Arto superiore sinistro. Arto inferiore · destro . Arto inferiore sinistro .

n.

6

))

5

))

2

))

3

))

4 4

)) ))

Totale

2

n. 26

Queste indagini furono svolte esclusivamente per localizzare i proiettili o le scheggie. Voglio aggiungere che, a mio parere, i migliori risultati si ottengono colla localizzazione radioscopica che permette di dirigere de visu l'opera del chirurgo.

T abella n. 3· MALATTIE DEL TORACE.

a) Coste, sterno: tubercolosi frattura . Totale

n.

1

))

Il

n.

12


U!' ANNO DI I'UNZIONA~IENTO DEL REPA RTO RADIO LOG ICO ECC.

299

b) Polmoni, pleure, media-stino: n. 127

pleurite bronchite tubercolosi ascesso polmonare . enfisema . . atelettasia id ropneumotorace Totale

))

20

)•

1 27

))

1

))

4

))

2.

))

4

n. 286

c) Cuore, vasz : aortite vizio valvolare

n. ))

9

8

--

..

Totale

n .. 17

Totale del gruppo

n. 315

Come si vede, trascurando le fratture costali, vi è una preponderanza per casi che riguardano le malattie dei polmoni e delle pleure rispetto alle malattie cardiache; la ragione di ciò si comprende facilmente ove si tenga sempre presente il fatto che il soldato, specie se inviato in colonia, passa attraverso accuratissimi vagli e perciò è assai difficile che sfuggano malattie che sono croniche od hanno tendenza alla cronicità come le malattie del cuore; mentre le malattie polmonari suelencate sono tutte o quasi malattie acute. Dico quasi tutte, perchè anche i 127 casi di tubercolosi sono in grande maggioranza casi di episodi acuti di tubercolosi sopita o comunque clinicamente poco o punto rilevabile, di guisa che anche questi possono in gran parte essere compresi nel novero delle malattie acute. Aggiungo ancora che i 20 casi di bronchite non stanno a rappresentare casi radiologici, ma casi clinici di bronchite in cui il q uadro radiologico polmonare era in qualche modo abnorme. Tabella n. 4· MALATTIE DELL'ADDOME.

a) Esofago: cancro Totale

n.

2

n.

2


30 0

U:-.1 ANNO DI

FUNZIONA~J ENTO

IJEL REPARTO RADIOLOGICO ECC.

b) Stomaco: n. IO )) 23 )) 8

ipotonia, ectasia, ptosi ipertonia. . ulcera Totale

n.

41

c) Duodeno, digiuno, ileo:

n. 23

ulcera duodenale periduodenite

»

Totale

IO

n. 33

d) Colon, appendice: appendicite · colite . .

n. 55 » 40 Totale

e) Fegato, pancreas, milza: ascesso epatico calcoli epatici colecistografie Totale Totale del gruppo

n. 95

n.

l

))

I

))

15

n.

I7

n. 188

Non si sono osservati che due casi di cancro dell'esofago, nessun cancro di stomaco; e ciò è abbastanza naturale trattandosi di soggetti in grande maggioranza sotto i trenta anni. La scarsità di casi di ulcera gastrica (8) collima coi dati comuni ai gabinetti radiologici italiani; questa opinione, per quanto possa non essere condivisa da tutti, è frutto della pratica quotidiana di ogni radiologo; voglio anche aggiungere che non può trattarsi solo di difficoltà di tecnica per il rilievo dell'ulcera gastrica nei confronti dell'ulcera duodenale perchè, per es., solo che si voglia por mente alle anamnesi dei gastro-pazienti si nota subito una netta preponderanza delle storie da ulcera duodenale nei confronti delle storie da ulcera gastrica. E mi si permetta un'altra breve parentesi a questo ·proposito: per il radiologo non vi è alcun dubbio sulla differenza che esiste fra la sintomatologia duodenale e quella gastrica, per quanto oggi, ritornando all'antico, si tenda a non volcrla più riconoscere.


UN ANNO DI FUNZJONMIENTO DEL REPARTO RADIOLOGICO ECC.

301

Tre volte più frequenti (24) sono i casi di ulcera duodenale; in lHaggioranza sono casi vecchi di ulcera in cui non fu fatta la diagnosi spesso per dissimulazione del paziente interessato ad andare ·i n colonia. Tenuto conto di ciò sono assai pochi, poichè inoltre è da notare che il clima coloniale ha una influenza nettamente sfavorevole sulle malattie ulcerose ga!ìtro-duodenali. Si notavano inoltre alquanti casi di periduodenite che debbono essere posti ad laterem all'ulcera duodenale, colla quale hanno stretta parentela; nella periduodenite entra però in gioco anche la colecisti. Nella tabella figurano 23 casi di ipertonia gastrica: in realtà essi sono assai di più, perchè come ho esposto in altra mia nota, (v. fase. 8, 1937-XV di questo Giornale), l'ipertonia gastrica, nell 'ambiente coloniale è da ritenersi come l'espressione radiologica dell'acclimatamento, per così dire, delle funzioni gastriche al nuovo ambiente. Io infatti ho tras<:urato dopo un po' di tempo di segnalare nei referti questo dato che, essendo ritenuto un segno indin:tto di ulcera duodenale, poteva ingenerare dubbi diagnostici dannosi specialmente ai fini fiscali. Il massimo numero di indagini del tubo digerente, come si vede, (: stato dedicato al colon : 95· Di queste, parte rilevante (ss) sono appendiciti. Questa delle appendiciti è una questione di una certa importanza sia nella medicina generale che, ed a maggior ragione, nella medicina militare. In realtà si è notato talvolta, nell 'ambiente coloniale, un caso o due di appendicite conclamata, seguiti poi da una vera piccola epidemia di appendiciti o di allegate tali. Che l'ambiente abbia un influsso nocivo sul tubo digerente, come ho detto, è cosa nota ed è noto che alcuni casi di appendicite in tali periodi o in dati luoghi lasciavano veramente sospettare tale influsso nocivo; però io credo che questa frequenza di appendiciti, escludendo quelle simulate che non entrano naturalmente nel novero di questi 55 casi, sia si reale, ma come conseguenza indiretta dello stato colitico del grosso intestino così frequente nelle colonie, c debbo dire, senza importanza. Ciò ha un gran valore nei riguardi dei provvedimenti fiscali di rimpatrio o d'altro, che debbono perciò essere presi con un certo rigore e colla stretta collaborazione del clinico e del radiologo. I casi di colite, abbastanza numerosi (40), sono casi di una certa gra\-ità controllati clinicamente. Per i casi di calcolosi epatica, di cui uno solo è segnalato nella casistica, valgono le osservazioni già fatte a proposito della calcolosi renale; il solo caso di ascesso epatico, che si dimostrò amebico all'esame di laboratorio, sta a dimostrare che, anche con una certa frequenza di coliti amebiche, qualora vengano effettuate cure appropriate, tale complicanza è piutt~sto rara nel periodo prossimo al contagio. Ed ora qualche parola sulle colecistografie ( rs). Rarissime volte, sia con colecistografie per os che endovenose, si è ottenuta la visualizzazione della colecisti : questo starebbe a dimostrare uno stato di sofferenza o di


302

UN ANNO DI FUNZIONA:\I ENTO DEL REPA RTO RA DIOLOCICO ECC.

malattia della colecisti. Voglio a questo proposito che risulti ben chiaro un concetto di cui ho già fatto cenno nelle pagine precedenti basato sull'osservazioni comune di vari radiologi : lo scarsissimo valore che si può attribuire, fino ad oggi, alle indagini con mezzi di contrasto nei climi tropicali. Si possono invocare varie cause di questo fatto; la principale però, secondo me, è il cattivo stato dei mezzi stessi inviati in colonia con imballaggi adatti solo a brevi periodi di conservazione e nei climi temperati. Con ciò non si vuole negare la frequenza di sofferenze epatiche nelle colonie; credo però che più che casi di colecistite siano in realtà casi di meiopragia epatic:l senza fenomeni infettivo-infiammatori veri e propri.

Tabella n. 5· MALATTI E DELL'APPARATO URINARIO.

a) Reni: pielectasia pielite . calcolosi .

n.

l

))

l

))

6

n. 8

Totale b) Ureteri, uescica:

n. 4

calcolosi ureterale Totale

n. 4

Totale del gruppo

n. 1 2

Vi sono dieci casi di calcolosi dell'apparato urinario in tutto; ben pochi c.omc: si vede. A questo riguardo rimando a quello che ho già detto circa le difficoltà d'esame in queste affezioni.

Tabella n. 6. MALA.ITIE DELLA TESTA (cRANIO, FACCIA).

a) Volta: fratture tumori .

· n. 6 Totale

»

1

n.

7


t.::-< ANNO DI FU!'/ZIONA:\IENTO DEL REPARTO RADIOLOGICO ECC.

b) Base: mastoidite.

303

n. 1 I Totale

n. 1 I

c) Faccia:

fratture

n. 9

lesioni dentarie (carie, periostiti) .

»

16

sinusite .

»

1I

Totale

n. 36

Totale del gruppo

n. 54

Le fratture, in questa tabella, come del resto in quelle che seguiranno (spec. arti), rappresentano una buona parte: sono 6 casi di frattura dellJ. volta cranica e 9 casi di frattura .delle ossa della faccia (specie della mandibola). Debbo far osservare tuttavia che l'assenza di casi di frattura della base cramca è dovuta senza dubbio alla difficoltà di rilievo di tale frattura coll'indagine radiologica, perchè la frattura della base cranica è assai frequente in occasione di traumi sul capo. Ne segue che il quadro clinico deve avere la preponderanza nel giudizio diagnostico che può affermare l 'esistenza di frattura del cranio anche quando, eventualmente, l'indagine radiologica non la dimostri. Da segnalare vi sono inoltre 11 casi di mastoidite ed 11 casi di sinu· site: per questi vale ciò che si è detto a proposito delle lesioni ulcerative gastro-duodenali, e cioè che alcuni sono casi ;:cuti ma molti sono casi cronici dissimulati accuratamente dai pazienti. Sedici indagini sui denti, pur nella loro esiguità, stanno a dimostrare che anche l'odontoiatra può servirsi a ragion veduta e con ottimi risultati de!l 'indagine radiologica.

Tabella n. 7· MALATTIE DELLA COLONNA.

a) Cervicale: fratture . Totale

b) Dorsale: fratture . artrosi deformante Totale

n.

I

n.

1

n.

I

>>

I

n. .z


304

l:~ A:--INO DI FU NZlONA~If:.NTO IJEL REPARTO RADIOLOGICO ECC.

c) Lombare: n.

fratture . tubercolosi (m. di Pott) artrosi deformante lombartrite sacralizzazione schisi

)) )) ))

Total e

5

5 7 6

))

5

))

3

n. 31

d) Sacra/e : tubercolosi. schisi . Totale Totale del gruppo

n.

r

))

3

n.

4

n. 38

Sette casi di frattura di cui 5 della colonna lombare: questo corrisponde a quanto è noto, cioè che la colonna lombare è la più soggetta, per la sua mobilità, all'influenza dei traumi. Del resto, non solo ai traumi ma anche a malattie a focolaio (5 casi di tubercolosi su 6 in totale) ed a malattie tipo artrite. A questo . proposito voglio aprire una parentesi; la parola artrite oggi troppo comprensiva, qualora la si riferisca a tutte le lesioni della colonna, specie lombare, sia che colpiscano il corpo vertebrale ed i menischi (pseudo-articolazioni), sia che colpiscano le articolazioni vere e proprie che, come ognuno sa, sono formate dalla riunione delle apofisi articolari inferiori di una vertebra, superiori della sottostante; trascuro qui le malattie dell'apparato lcgamentoso. Come si vede io ho voluto invece tenere distinte, nella tabella, le lesioni dei corpi e menischi che non potendo, alla luce delle moderne vedute, essere chiamate artriti si indicano col nome di artrosi deformante (7 casi), dalle vere artriti lombari che si chiamano lombartriti od anche artriti tJere o, dalla sede della lesione, artriti posteriori; queste ultime sono un po' meno frequenti (6 casi). Questa distinzione ha una grande importanza dal punto di vista medico-legale perchè se la lomboartrite può benissimo essere acuta (e talvolta è acutissima) e se si può per essa concedere la causa di servizio, per l'artrosi deformante invece bisogna andare assai più cauti perchè, prima l'artrosi deformante non è, molto probabilmente, una artrite (perciò si chiama artrosi) ma è una malattia discrasica affine alla gotta, alla uricemia, ecc., e poi perchè le lesioni rilevabili radiologicamente (vertebre a diabolo, becchi di pappagallo, ecc.), impiegano verosimilmente un lasso di tempo alquanto lungo a formarsi. Vi è inoltre da notare che mentre la lombartrite può essere assai lieve radiolo-


UN ANl':O 01

FU!'\ZIONA~IENTO

DEL REPARTO Rr\D'IOLOGICO ECC.

305

gìcamente ed invece clinicamente essere acutissima e grave e causare intollerabili dolori, l'artrosi deformante anche gravissima spesso non dà nessuna noia ed è un reperto radiologìco casuale. Naturalmente assai sovente l'una e l'altra sono presenti nello stesso individuo. Qualche parola ancora sulle malformazioni: 5 casi di sacralizzazione della V. v. L. e 6 casi di schisi (3 lombari e 3 sacrali). Mentre la schisi è di nessuna importanza clinica e quindi medico-legale, la sacralizzazione invece va tenuta nel debito conto. Infatti, specie se la V. lombare è affondata nel bacino in modo che una linea orizzontale tirata dall'una all 'altra ala dello ileo lasci al disotto il corpo di detta vertebra, può essere causa di gravi lesion i di tipo neuritico (ischialgia). Insisto su questa particolare malformazione (affondamento delle ultime vertebre lombari nel bacino) perchè studi recenti hanno dimostrato la sua grandissima importanza come causa di artriti lombari e neuriti dolentissime.

T abel/a n. 8. M ALATIIE DEGLI ARTI. ( j,.

a) Arto superiore destro: n. 76

fratture esostosi condromr . osteomiel ite periostite (omero) artrite deformante (gomito)

))

l

))

l

))

6

)l

})

4

-Totale

n. 89

fratture lussazioni (gomito) osteomielite artrite deformante (gomito 3, polso 2)

n. 88

Totale

n. 9'5

b) Arto superiore sitJistro: ))

l

)l

l

))

5

c) Arto inferìore destro: fratture esostosi (tibia 3, femore r) . periostite ossificante . osteomielite periosti te o; -· Giorno/t: di mt:dicina miliUirt:.

n. 58 ))

4

>>

I

))

3

))

2


306

UN ANNO DI FUNZIONA~IENTO DEL REPARTO R:\DIOLOGICO ECC.

tubercolosi sifilide (tibia) . artrite deformante (ginocchio ·6, tibio-tarsica 2) .

n.

2

»

1

»

8

Totale

n . 79

fratture esostosi tibia osteomielite periostite . ascesso di Brodie (tibia) tubercolosi sifilide . tumori ( sarcoma del femore) . artrite deformante (ginocchio 2, tibio-tarsica · 4) .

n. 68

Totale

n. g8

d) Arto inferiore sinistro: ~)

I

))

R

))

3

))

l

))

8

))

l

))

l

))

l)

--

T otale del gruppo n.361 Si nota una netta preponderanza delle fratture a carico degli arti di sinistra (156) in confronto di quelli di destra (134); ciò potrebbe forse esser dovuto a che gli arti di destra sono più pronti a reagire ai traumi degli arti di sinistra. Gli arti inferiori sembrano essere più colpiti da malattie infiammatorie (i vi comprese t. b. c. e lues) che gli arti superiori: 30 casi contro 8; è forse da attribuirsi al trauma da carico maggiore ? E' difficile il dirlo. Si osservano 23 casi di artrite deformante, così distribuiti: ff a cariw del ginocchio, 7 a carico del gomito, 6 a carico dell'articolazione tibio-tarsica, 2 a carico del polso. Sembrano dunque essere maggior mente col p ite le grand i articolazioni, come del resto è noto; strano che non vi sia nessun caso d'artrite d'anca che pure, di solito, è il più frequente: forse ciò è dovuto al fatto che l'artrite d'anca cagiona disturbi. precocemente e quindi nel nostro caso i militari potrebbero essere stati ritenuti non idonei e quindi eliminati. E' bene aggiungere qualche parola a proposito di questa artrite defor . ma11te. Essa infatti, in certi casi, è da ritenersi assai affine all'artrosi deformante lombare (taluni anzi chiamano entrambe artrost), però ne differisc12 alquanto. Intanto qui sono colpite articolazioni vere, poi, per cause anatomiche, il quadro radiologico di artrite deformante può essere prodotto non solo da malattie discrasiche (gotta), ma anche per esempio, da traumi di cu 1 l'artrite rappresenta l'esito. Da quanto si è detto ne segue che bisogna an-


307

U:-.1 A'\ NO DI FUNZIONA)IE:-ITO DEL RE PARTO RADIOLOG ICO ECC.

dare cauti nel giudicare una artrite deformante dal punto di vista medicolegale perchè è provato che può essere postuma ad un trauma, quindi si rientra nell'ambito del giudizio da causa di servizio. Per l'artrosi della colonna lombare invece, già da tempo, come ho detto, si tende a non attribuire più importanza al fattore trauma che ne ha ancora per la lombartrite la quale in realtà è una artrite deformante delle articolazioni vere della colonna lombare. Diverso quindi deve essere il criterio giudicante nell'uno e nell'altro caso. A questo punto posso considerare finito il compito che mi ero proposto: gioverà tuttavia ancora osservare la distribuzione delle malattie secondo la frequenza con cui si sono presentate:

Tabella n. 9 (in ordine alfabetico). 1° . 2oru tc

n.

r6

31" • pickcwsl~

n.

·• 55

16° . denti (carie ccc.) l i 0 • CCtasia g:JStrica

n.

2° • appendicite

n

IO

32• • pidi tc

3° . ~ruitc.: dd.

•

•• 13

1!1° . enfisema pol m.

"

4

33° · pleurite

Il

12 7

.;• · artrosi dcf. col. ascc~so polm. .

u

88

6

34° · S3Cr~lizz.

,.

2

l)

5 6

esofago

"

2

4J • n ossei 42° • ulçcra duod. . 43" • " gastr. . 44 vizio cardiaco .

"

~

,. .. •

~-~

q

s• .

..

6° • ascesso ep~r . ì" . • di Brodic 8° . :uekttasia polm . 9° • bronchi te

•• • ,,

1

•

20

10° • calcoli c p.

"

n•. u• .

,,

ren.

• urct. 13° . colcci stogr.

,,

1.; 0 ·coli te

~

15° · cond ro mi dita

•

1~/ • csostosi 10° .

ferite

21° • (ratturc

" 323

~lu • idropncumotoracc u

6 6

23• · ipcrronia gastr . 24° • lombamitc

••

25• · lussnio nc z6° . mastoiditc

"

27" • ostcomiclitc .

l)

28° . pcriduodcnitc

40

29° • periosti te 30° · pcriostitc oss.

..

-t :3 6

40° . tumori l l

"

1lì

"

IO

"

35° • schisi Iomb. 36° • si filide ossea 3 " 37° · sinusitc 11 ~8° - tubercolosi os>ea • 17 39" · » polm. » 127

6

0

°·

!l 8

Tota le n. 99-t

Il massimo numero di casi è rappresentato dalle fratture: 323 che sono i.l 32,49 %; seguono nell'ordine la tubercolosi (127 = 12,8 %); la pleurite (127 = 12,8 %); poi l'appendicite (ss =s,6 ':i,,) e la colite (40 = 4,2'}:, ). Le altre malattie sono rappresentate da un numero esiguo di casi. Concludendo si può constatare che l'indagine radiologica in un Ospedale militare coloniale non differisce sostanzialmente da quella che si può svolgere in un Ospedale m ilitare territoriale, sia pure tenendo presenti quelle lievi differenze che sono andato enumerando le quali debbono essere valutate ai fini m edico - legali. L 'A. riferisce l'attività svolta dal reparto radiologico dell'Ospedale militare della Somalia nei dodici mesi che intercorrono dal , • ottobre 1935 al 3 o settembre 1936, traendone considerazioni clinico- radiologiche specialme nte dal punw di vista medico - legale. AuTORIASSUNTO. -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE Pu;.;TONI. -

Sulla disinfedcne delle maschere antigas. (lsti.tuto di Microbiologia della

R. Università di Roma, •937).

Le maschere contro gli aggressivi chimici Ji guerra (mezzi di protezione individuale) facilmente si caricano, con la espirazione, di microbi emessi sia da ammalati, come da portatori di affezioni morbose clinicamente latenti. A ciò bisogna aggiungere anche il caso di maschere antigas, per uso strettamente individuale, che si caricano di una patina mucosa, che si accumula sulla loro superficie interna in seguito a prolungato uso e che porta, come conseguenza, ad odori ripugnanti dovuti alla decomposizione putrdattiva delle sostanze organiche. Tutte ragioni, queste, che giusttficano una periodica disinfezione di questo delicato mezzo di protezione antigas e che presenti il triplice requisito : della efficacia, della semplicità e della innocuità rispetto al materiale. Certamente, quando non si potesse disporre di altro, la pulizia meccanica con acqua e sapone, con alcool o con altre sostanze detersive, può essere utile, ma non sufficiente. La disinfezione fisica (a mezzo del calore fluente) è da scartarsi perchè comporta l'alterazione delle valvole (accartocciamento) e la fusione del mastice che tiene aderenti i vetri degli occhiali (triplex). Efficace e pienamente corrispondente a!Jo scopo, ed attualmente prevista dalla nostra <lrganizzazione sanitaria militare, è la disinfezione con i vapori di formaldeide (disinfe zione gassosa), ma essa non sempre e dovunque si può praticare, sia perchè richiede impianti speciali ed una speciale organizzazione, sia perchè, le maschere così trattate, hanno bisogno di una lunga aereazione (24 ore almeno) senza di che la loro applicazione produce intollerabile irritazione delle muco~e respiratorie e-congiunti vali. P iù facile, alla portata di tutti e realizzabile in qualunque circostanza, è la disio· fezione chimko-liquida. Esclusi, fra i disinfettanti liquidi pcrchè dannosi alle varie parti costituenti la maschera, il sublimato, gli ipocloriti e gli alogeni, furono largamente usati i fenolici ed i formolici: l isolo, cresolo, creoline, i sapoformoli, ecc. Ma l'odore assunto dalle maschere, talvolta assai molesto e ripugnante e la durata di immersione asrai lunga (6- 12 ore nel caso dei sapoformoli) ha portato rattenzione dell'A. sopra un prodotto di ~ssenze vegetali nazionali, il et Cirrosi!)), che consiste in un complesso di essenze specialmente ogrumarie, razionalmente e sinergicamente preparate, il cui potere battericida è atti\'ato da uno speciale processo chimico-fisico. ILe esperienze sono state eseguite con <c Saprocitrosil puro B >> in soluzione acquosa al 3 '1., ; tempo efficace di immersione un'ora. [ risultati ottenuti, e tutti scrupolosamente controllati, sono veramente incoraggianti: le traccie di disinfettante che residuano non sono affatto irritanti nè sgradevoli, che anzi imbevono le maschere di un profumo accetto a chiunque ed utile in quanto che fornisce la garanzia del l 'avvenuta operazione disinfettante; efficacia disinfettante assoluta (uccide lo stafilococco in 4-8 minuti p_rimi, il b. difterico in 4 minuti ed il b. tubercolare in 3o-6o minuti). Nella pratica il metodo consiste : t 0 w1ccare il filtro dalla maschera; 2 ° immergere la maschera per un'ora in soluzione di cc Saprocitrosil puro I3 " · al .) O/ / () ,

.

1


RIVISTA DELLA STAMPA MEDIC A ITt\LIAl'A E STR:\0:1 F.Rt\

3" lavare con acqu::t, facendo in modo che essa scorra attraverso le \·ah·ok; questo tempo è molto importante per dctLTgcre le \'alvo:.: dal disinfettante; senza di che, nel successivo cssicamelllto, potrebbe avvenire il salda mento dei labbri \·alvolari; 4 ° lasciare sgocciolare ed essicare all'aria; 5" riconnettere la maschera al filtro.

ln caw di urgente necessità di dovere riadoperarc la maschera, la disinfezione potrebbe attenersi col << Citrosil A >> alcoolico. Con un batuffolo di cotone imbe,·uto di esso si soffregano ripe tutamente e per vari minuti le superlici interne della maschera e le vah-ole e quindi si ri lava abbondantemente. Abbiamo creduto di riportare un largo riassunto dell'imporrante la\(lro Jcl professar Puntoni perchè ci è sembrato di una grandissima utilità pratica ai lini della nos tra organizzazione sanitaria in guerra chimica ed anche perchè il problema, così affrontato e risolto, ci mette su di una via veramente della indipendenza autarchica. MANI ERI.

IGIENE L. lYAsTos....

L'individualità batteriologica deU'entcrococco e la sua importanza

in patologia umana. (" Minerva Medica ,,, n. 37, 1937). N onostante i numerosi studi in proposito, l'enterococco appartiene ancor oggi a quel gr uppo numeroso di germi, per i quali non è definita una netta indi,·idualità. Descritto pt-r primo dali'Escherich ed in seguito meglio illustrato Ja T hiercelin al quale deve il nome, l'enrerococco è consider:no dn molti come un comune streptococco, da pochi come un germe avente una netta inJi,·idualità propria, mentre alcuni (Gundcl) assegnano ad esso una posizione intermedia per la quale farebbe parte con lo streptococco buccale e quello del latte di un gruppo, della grande clnsse degli streptococchi, formato Ja stipiti a caratte ri !abili. L 'A. in que!to lavoro rivendica all'cnterococco una sua netta fisio· nomia individuale, per la quale, pur presentando una certa parentela con gli strepto e gli pneumococchi , esso deve rite nersi da questi del tutto differente. Ciò non tanto per i suo i caratteri morfologici e tintoriali, che nulla hanno di specifico, quanto per quelli b10logici c culturali: infatti se è vero che la fermentazi one deJrcsculina, da molti rite· nuta specifica, e con essa le prove sierologiche e la resistenza ;;gli antisettici, si sono

dimostrati tutti caratteri di dubbia importanza nella diagnosi batteriologica del germe, pur a rsumendo spesso ruolo di criteri sussidiari di notevole entità, nc n è men vero che la termo resistenza e alcune proprietà culturali, tr:l le quali principalmente lo svilupp<> rigoglioso in terreni alla bile oltre quello in gelatina a 16Q C., nel terreno di Hiss e in latte al tornasole, costituiscono caratteri non discutibili, che permettono Ji assegnare a ll'cnterococco una individualità ben netta, inconfondibile. Molti ccrc:tno di rianicinare q uesto germe allo streptococco di Schottmiiller, tanto che alcuni hanno proposto per c.•so la denominazione di viridans B; è certo che questo riavviciname nto può essere ~iu~tificato da alcuni aspetti dell'attività patogena dcll'enterococco nell'uomo, capace di dar luogo a forme di endocardite lenta del tutto simili a quella provocata dal viridans: ma ad un esame batteriologico accurato i due germi appaiono ben distinti , e per la facilità di sviluppo e la resistenza dell'enterococco di fronte alle esigenze culturali e alla fragilità del viridans, c per il loro diverso comportamento dinalllzi al potere battericida ùcl sangue cd alle prove di sieroagglutinazione. Lo stesso A. è inoltre riuscito a provocare in uo cavallo, iperimmune contro lo strept<XòècO, una sepsi mortale da enterococco. a ltro fatto questo che starebbe a dimo!trare l'individualità del germe in questione ci i n anzi allo streptococco. L 'importanza del problema della individualità bat teriologica dcll'entcrococco viene oggi giustificata dal ruolo sempre più interessante che il germe, g razie a studi recenti.


3IO

RIVISTA DELLA STAMf>A MEDICA !TAUANA E STRANIERA

va assumendo in patologia umana. Esso viene infatti oggi considerato come agente di endocardite importante quanto il vir idans: tra le due forme di endocardite esisterebbe ;.nche una stretta somiglianza, in quanto come il viridans l'enterococco ama impiantarsi w pregre$se lesioni endocardiche, dando una forma morbosa nella quale non fa difetto neppure la tendenza alla comparsa delle dita a bacchetta di tamburo. Oltre quella cndo-

cardica, di gran lunga la più importante, nella sepsi enterococcica altre localizzazioni ~ono

state abbondantemente descritte ed ampiamente illustrate da numerosi AA. : così, nelrambito del sistema nervoso, si ricordi la possibilità di focolai di rammollimento c·mbolici, di ascessi cerebrali e quella non infrequente di meningiti enterococciche, a decorso generalmente benigno, differenziantisi da quelle tla viridans per un carattere più nettamente purulento del liquor. Così non raramente all'enterococco possono essere riportate pleuriti (a caratteri clinici intermedi tra quelle streptococciche e quelle pneumorocciche), ascessi polmonari e forme croniche polmonari, le quali ultime facilmente pos· sono essere scambiate con forme specifiche tbc., quantunque a questo proposito bisogna ricordare che gli AA. francesi considerano l'enterococco come il germe più importante ~ssociato al b. di Koch. All'enterococco sarebbero inoltre riportabi li, in molti casi, alcune affezioni delle vie genito-urinarie, essendo infatti stato riscontrato in casi di pieliti, paranefriti, cistiti e uretriti. Per quanto riguarda l'apparato digerente, l'A. ritiene che l'enterococco debba esser tenuto presente nella ctiopatogenesi delle forme epatobiliari,

;;vendo egli trovato con grande frequenza questo germe nell'esame batteriologico di r,ran numero di vescichette biliari, chirurgicamente asportate, mentre non pare ancora nettamente stabilito, data !"abbondante flora intestinale, il ruolo che !:petta al germe nelle forme catarrali acute e croniche dell'intestino: per contro, esso è stato spesso riconosciuto causa di appendiciti ~ia acute che croniche c di peritoniti. Dal punto di vista chirurgico inoltre è stata dimostrata la frequenza dell'enterococco quale causa di adenoflemmoni del collo. Non è ben certa l'importanza del reperto dell'enterococco nel ~angue durante il decorso di alcuni casi di febbre tifoide, dovuto probabilmente al passaggio nel circolo del germe dalle le~ioni intestina!i provocate dal b. di Eberth; quantunque in questi casi si sia notata una maggior durata del periodo febbrile e secondo alcuni un aumento della percentuale di casi ad andamento letale. Una certa importanza infine si deve riconoscere all'enterococco, nella genesi di alcune forme di f•oliartrite cronica, nelle quali talvolta esso è stato riscontrato nel sangue. L'A. conclude che non può essere negata all'enterococco una notevole importanza

in patologia umana, con la tendenza a generare sindromi :Jd andamento torpido e nello stesso tempo tenaci: carattere questo dovuto in parte anche alle condizioni dell'orgaHismo infetto. nel senso di offrire al germe un terreno ad esso più o meno adatto. Solo in alcuni casi di particolare eccezionale virulenza dello stipite infettante, l'enterococco sarebbe capace di determinare infezioni a carattere grave e acl andamento rapido. F. FERRAJOI.l.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

c. Sc HILLr~c . - Le epizoozie dell'Africa ed i loro rapporti con le malattie dell'uomo. - Lez ioni su argomenti scientifici di attualità. - Ministero dell'Interno Istituto tli Sanità Pubblic:t ( 1). (Roma, Tipografia editrice '' Italia >>, 1937-XVI)_ L'illustre prof. Claus Schilling - dell'Istituto '' Robert Koch )> di Berlino - che ha studi:Jto in molte regioni dell'Africa tanto le m:tlattie dell'uomo, quanto quelle del ( t)

Vcd1: Giornale di .\fcdici11a Miltltii'C -

CCJ.)!(- XVI ; bSJ:. Il. P"!!· ~o!l.


3II

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

bestiame, spiega - in questa sua pregevole lezione - come i problemi di medicina umana, che si incontrano nei paesi tropicali, coincidano con quelli della patologia animale. Per ogni malattia dell'uomo che si riscontra in quelle zone esiste un caso analogo nel campo delle epizoozie; lo studio, quindi, delle epidemie rra il bestiame può fornire molte e preziose indicazioni sul modo come il medico si deve comportare di fronte a una malattia simile che colpisca l'uomo. Così, ad eset\lpio, nell'Africa del Sud esiste una epidemia per le pecore nella quale, come nella pellagra, ha molta importanza l'irradiazione wlare. Contro la malattia da tsè-ts~ degli animali utili, che preclude vasti territori dcii' Ahica equatoriale all'allevamento del bestiame, l'A. nel '9.U-I935 ha daborato, nell'Africa occidentale, una vaccin:~zione protettiva che offre la possibilità che questa malattia dei cavalli, degli asini e ùei bovini - malattia predominante anche nel sud-ovesl dell'Abissinia - sia efficacem ente co mbattuta. Il prof. Schilling ha lucidamcnte dimostrato come la patologia moderna non possa far differenza fra le malattie dell'uomo c quelle degli altri animali, ma che la scienza ùe,·e occuparsi dci fattori comuni a tutti e due i campi. APE.

J. L~lcRET, R. DuRANo, J. BELFORT, J. LEFAucHER. - La. vaccinazione contro il tifo esantematico col vaccino incorn>rato dell•Istituto Pastcur di Tunisi (vaccino NicolleLaigret). (<• Archives Inst. Pasteur Tunis », T. 26, n. 3, '937)· Il problema della vacci nazione contro il tifo esantematico oggi interessa il mondo intero. Già d!a diversi anni l'Istituto Pasteur di Tunisi ha svolto numerose ricerche sull'orgomento, dapprima sotto l'egida di Ch. Nicolle e poi sotto l'indirizzo di J. Laigret. La tecnica della preparazione del vaccino vivente e incorporato nel giallo d'uovo essicato c le esperienze preliminari han fatto oggetto di ampie memorie, pubblicate in questa medesima rivista nel 1936; si ricorda soltanto che si tratta di virus tifico murino . .!\."ella presente memoria, completa in ogni dettaglio., e divisa in tre capitoli, sono esposti i risultati della vaccinazione praticata su 32.48r persone. .1\."cssun serio incidente è stato osservato; il virus vivente, trattenuto al punto d'inoculazione in virtù del $UO duplice incorporamento nel gi:allo d'uovo e nell'olio, non ha determinato, nella grande maggioranza dei vaccinati, che una infezione inapparente, nella quale cQnsistc essenzialmente la vaccinazione. La reazione di Weil- Felix è risultata negativa nella più gran parte dei c::tsi, mentre si è Jimostr::tta positiva nei vaccinati che avevano avuto la febbre, anche quando questa febbre era dovuta a cause estranee alb vaccinazione. Cinque vaccinati hanno presentato, dopo un'incubazione da 10 a r6 giorni, i sintomi del tifo murino (brusca elevazione di temperatura, forte iniezione congiuntivalc, esantema intenso) a decorw benigno; queste forme di tifo vaccinate si sono osservate tra gli europei, pei quali quindi la vaccinazione comporta un lieve rischio, insignificante tut· tavia di fronte a quello assai grave di un tifo esantematico da pidocchio. La questione è particolarmente interessante dal punto di vista militare; le truppe, anche se europee, espo· src al pericoEo di un'infezione, debbono essere vaccinate, pur tenendo presente !"eventualità di un'infezione da virus murino a carattere benigno. In tutti i focolai, in cui è stata applicat:l la v:tccinazione, l'epidemia è stata arrestata in capo a tre settimane; i casi di tifo esant. epidemico che si sono verificati nei vaccin:tti, hanno avuto luogo infatti nei primi quindici giorni dopo la vaccinazione. L'arresto dell'epidemia è stato più rapido quat.lÙO si era :.ssociato a ll:l vaccinazione lo spidocchia· mento, anche se incompleto.


312

RIVISTA l>ELLA STAMPA MEDICA lTALIA~A E STRAN IERA

Se la vaccinazione ha bisogno ancora delle misure di spidocchiamento, essa tuttavia può fin d'ora alleggerire le spese della Sanità pubblica, abbreviando il periodo della quarantena nei lazzareni, e permette inoltre libertà di circolazione agli individui vaccinati. Perchè queste conclusioni siano complete bisognerà precisare la durata dell'immunità conferita dal vaccino in paro! ;l; gli AA. possono però affermare che in Tunisia, sci gruppi di popolazione, vaccinati nel 1935 - 36, sono rimasti completamente indenni di tifo esantematico durante la grande epidemia del 1937, mentre che ahri gruppi vicini, non vaccinati, hanno pag:no un largo tributo alla malattia. Vi è stato qualche raro in~uccesso: degli individui da tempo vaccinati ha nno avuto il tifo (tre casi in tutta la Tunisia, guariti). Sembra che per un anno almeno la vaccinazione sia sicuramente efficace. REI TANO.

MEDICINA INTERNA

Sulla bilirubinemia dopo prova di carico con acqua in cardiopatici non scompensati. ((' Klinische Wochenschrift ll , n. 40, 2 otto-

L. STANOJEvic e R. R. ARANDAJELovfc. bre 1937).

Le ricerche portate dagli AA. nella clinica medica propedeuùca di Belgrado, mentre ad un esame superficiale può apparire che rivestano importanza puramente dottrinale, ben valutate im·ece tendono a chiarire questioni essenzialmnte praùche, in quanto si ricollegano alla tormentata ed intrigata questione dell'efficienza funzionale del miocardio nei cardiopatici in stato di compenso. E noi sappiamo come tale questione sia stata diversamente considerata e risoluta, onde l'acquisizion,e di ogni nuovo elemento per giudicare la capacità funzionale del miocardio in vizio cardiaco, anche se ben compen~ato, dev'essere oggetto di seria considerazione da parte del medico. Uno dei segni di scompenso circolatorio è l'aumento della bilirubinemia in rapporto ~ia ad aumentata emolisi, che a lesione della cellula epatica, fenomeno che non si osserva in cardiopatici compensati. Tale sicura acquisizione ha indotto gli AA. a praticare ricerche in questi ultimi, onde stabilire se in essi in particolari condizioni funzionali ,.; sia tendenza all'iperbilirubinemia, in modo analogo a quanto si osserva in epatopatici latenti. in cui essa indica una lesione al fegato clinicamente non rilevabile. Si è così constatalO che in itterici una prova di carico con ingestione di un litro e mezzo di acqua po rta ad un aumento della bilirubina nel sangue su un valore variabile dal 50 al 300 'X, di guello di partenza. I n base a tale premessa gli AA. hanno somministrato un litro e mezzo di acgua a soggetti normali per quanto rigmorda cuore e fegato, ad epatopazienti ed a cardiopazienti in stato di perfetto compenso. La bilirubinemia è stata de terminata s::ccndo il metcdo eli H. va n de n Bergh prima del carico di acqua, indi dopo 1 - 2- 3 'f 2 e 24 ore, ottenendo delle curve caratteristiche per ogni singolo gruppo di soggetti. Nel primo gruppo (soggetti normali) si è r.otato dopo il carico di acqua un leggero :tumento ( 12 %) della bilirubinemia, che ha raggiunto il suo valore più alto dopo 3 o re ~ mezzo, ritornando al valore normale iniziale dopo 24 ore. Gli esami ripetuti il giorno successivo hanno confermato i risultati ottenuti. Nel secondo gruppo (malati di fegato o della cistifellea, con o senza ittcro) la ricerca ha dimostrato un aumento della bi lirubinemia oscillante dal 14 al 262 % rispetto al ,·alore di partenza; le cifre più elevate riguardavano ammalati con ittcro. mentre in quelli scnzn ittero l'aumento non superava il I18 ';{, . Ancora, gli aumenti percentuali maggiori si o~­ servavano in quei casi a bilirubinemia iniziale più bassa. Nel terzo gruppo di soggetti (cardiopatici compensati), cui il carico di acqua non ha arrecato alcun apprezzabile disturbo, le curve della bilirubinemia si aYvicinaYano a


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-JIERA

CJUelle degli epatopatici Jie,·i, e l'aumento deiJa bilirubinemia oscillava dal 10 al 183 % rispetto al valore iniziale; si avevano cioè curve più alte che nei normali, ma più basse che negli epatici, ed il punto più alto corrispondeva a ore 3 1f 2 dopo l'ingcstionc di acqua. Il ritorno alla norma, come negli epatopatici, era ritardato rispetto ai normali. Per l'aumento della diuresi, conseguente all'ingc~tione dell'acqua, nei soggetti normali non si è notata nessuna alterazione, che invece si è ·manifestata costante negli epawparici, e solo in 2 cardiopatici, mentre gii altri si sono comportati come soggetti normali. Non è agevole l'interpretazione del fenomeno osservato nei cardiopatici. L'aumento nel sangue della bilirubina non dimostrabile mediante la H. van dcn Bergh diretta, ma con quella indiretta, allo stato attuale delle nostre conoscenze, escluderebbe un'origine epatica di essa e quindi nella ricerca praticata la esistenza di una lesione del fegato. Non esclude però che sotto l'ingestione di acqua in quella determinata quantità si possa provocare una derivazione della bilirubina dalla milza e dal fegato per aumentata emolisi da alterare condizioni circolatorie, per cui nel cimento sperimentale si avrebbero in questi cardiopatici fenomeni di scompenso di circolo, clinicamente latenti c non rile vabili, ma dimostrabili con l'aumento della bilirubina nel sangue a reazione indiretta e quindi di erigine anepatica da aumentata emolisi . I n ciò ci conforta la constatazione fatta da diversi AA. (Routier, Cottet, Molinghen), i quali nei cardiopatici scompensati hanno con; srataro iperbilirubinernia da iperemoli~i. Dalle ricerche quindi degli AA. risulta che i cardiopazienti, anche compensati. posw no sotto l'azione di fattori diversi, che comportano un aumento di lavoro da parte del miocardio o comunque modifìcazioni nel circolo, presentare note di scompenso, non se•,. pre clinicamente rilevabili, e che indicano, contrariamente all'affermazione di cardiologi insigni (Mackenzic, Ki.ilbs, ccc.), che il miocardio, anche in stato di compenso clinicameme perfetto, tale realmente non è, quindi comporta le più grandi riserve sulla sua efficienza funzionale. Lo studio del compcrt<li)1ento delle bilirubinemia può costituire pertanto un altro mezzo per l'indagine della capacità e dello ~raro funzionale del cuore e concorrere con gli ;;hri alla ,·alutazione di essi.

R. n'ALF.ssA~nRo.

CHIRURGIA GENERALE \L LEcuw. - Sull'origine ddl'ipertrofia prostatica. («La Presse Médicalc ''• n. 18; 3 marzo 1937). L'A. non crede possibile di potere attribuire l'iperrrofia prostatica alle glandole peri· utricolari. Egli invece sostiene e rimane fedele alla teoria di Albarran che localizza l'adenoma nelle glandole del collo. T ale adenoma si sviluppa sempre all'interno dello sfìntere \·escicale dal quale provengono gli elementi necessari che lo coprono e rimane sempre a monte di esso, in modo che l'urricolo resta intatte nell'operazione di prostatectomia quando questa è fatta con metodo corretto. I noltre bisogna pensare che l'adenoma non è che un aspetto della malattia. Esso spesso si limita al secondo piano dei tessuti ed il suo stato potenziale è caratterizzato da una certa iperplasia glandolare nel mezzo della ipertrofia degli elementi fibrosi c muswlari ùcl collo vetcicale, che a sua volta è la sede ed il punto di partenza della malattia. L 'adenoma prostatico è un tumore di una speciale natura. Il suo estratto, sperimentalmente, ha fatto rilevare una particolare tossicità che non hanno nè i fibromi uterini, nè g li adenomi del seno. I malati che sono affetti da tale adenoma presentano un 'cosi nofilia che scompare subito dopo la sua asportazione.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

l rapporti della ipcrtrofia prostatica con la funzione tcsticolare sono stati da lungo tempo intuiti c fin dal 1 ll95 l'A. praticava nei prostatici legatura del canale deferente c castraziOllJ. La legatura non gli ha dato alcun riwltato certo e tutte le altre modificazioni tecmche, apportate successivamente, sono risultate di nessuna importanza, poichè dopo molti anni non hano aumentata l'efficacia di tale pratica. La castrazione, a volte, provocava una diminuzione di volume della prostata con miglioramento dei sintOmi, ma anche questa pratica è stata abbandonata dopo i progress·J dei risultati ottenuti con la prostatectomia. L'A. inoltre non crede che i tentativi di riprodurre per via sperimentale la malattia siano senza valore come si è detto. E pertanto egli ritiene che, in base ai risultati ottenuti, si potrebbe applicare nell'uomo il principio terapeutico scaturito da essi, e cioè fare un trattamento con crmoni maschili che darebbero un efficace risultato, fondato a sua volta sulla seguente teoria già ;:~mmcs~a: è la diminuzione involutiva della funzione testicol are che provoca l'ipertrofia prosratica. I risultati ottenuti dall'A. gli permettono di considerare che tale trattamento costituisce una terapia favorevole della malattia; e che e~so è specialmente efficace quando viene usato preventivamente e prima che siano comparsi i grandi sintomi della manifestazione morbosa. S. VITALE.

L. G. -

L'anestesia con il dclopropano. (c1 La Presse Médicalc >l, n. 8o, 6 ottobre 1937).

Il ciclopropano (C, H .) isolato dal pr.opilene da Lucas e H enderson è un gas che si trova allo stato naturale col petrolio e che si può preparare trattando il propano. Di tOrti i gas usati in anestesia, questo è uno dei più potentemente attivo. La narcosi si ottiene rapidamente; essa è effettuata con una miscela contenente da 85 a 93 'X, d'ossigeno per 15 a 7 'Y,, di ciclopropano. • L'ammalato durante l'uso di questa anestesia conserva il normale colorito roseo, c non vi è da temere l'anossiemia, fatto que~to che costituisct: un vantaggio di capitale importanza. L'eliminazione del ciclopropano è q uasi rapida come quella del protossido d'azoto; i loro punti d'ebollizione sono molto vicini. Il ciclopropano non lede nè il rene, nè l'apparato respiratorio (niente mucosità), o.umcnta leggermente prima e poi abbassa debolmente la pressione arteriosa (ciò permette d'impiegarlo senza danno negl'ipertesi); rallenta leggermente il polso e, a foni dosi, provoca delle extrasistoli. Il rilasciamento ottenuto è wddisfacente. Generalmente si constata nausea al risveglio oppure, a volte, nelle ore che seguono. Il ciclopropano è specialmente indicato per la chirurgia dei diabetici, per le operazioni sui polmoni e sulle vie biliari e per l'intervento ùi parto cesareo. Esso dà ancora buoni risultati nella chirurgia infantile e negl'interventi sul corpo della tiroide. Non esistono per il suo impiego controindicazioni in semo assoluto; ma è prefcribilc di non usarlo nei cardiopatici e nei deficienti dell'apparato cardio-,·ascolare. Il prezzo di vendita del cic.lopropano è elevato, ma esso. non viene impiegato che in minima quantità c g li apparecchi moderni, a circuito chiuso, permettono di farne rconom1a. T ale gas forma con l'aria c oiù ancora con l'ossigeno delle miscele esplosive, ma grazie a semplici precauzioni si può rimediare anche a questo inconveniente. In conclusione, dice l'A., ciò che costituisce l'interesse di questo gas anestetico potente è il fatto che presentando gli stessi vantaggi del protossido d'azoto, esso provoca un migliore rilasci:unenro muscolare dcll'::tltro, ed anche perchè somministrandolo con una forre proporzione d'ossigeno esso non provoca affatto anossiemia. S V •

!TALE.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANI ERA

TRAUMATOLOGIA

La diagnosi e il trattamento dtUc lesioni. dd legamento coUatcrale mediate deU•articolazione del ginocchio. (<< Zentrablatt fi.ir Chirurgie n, n. 15; 1937).

K. KRoMER. -

I n un la,·oro assai lungo; ma molto interessante, l'A. prende in particolare considerazione le lesioni del legamento collaterale interno del ginocchio perchè, secondo lui, sarebbe sentita la mancanza di lavori particolareggiati intorno :1i sintomi dci singoli gradi di questo tipo di lesione. La quale, per altro, sarebbe molto frequente C'd anzi, secondo Regele, sarebbe addirirtura la lesione traumatica dd ginocchio che ricorre, specie al giorno d'oggi, colla mag· giore frequenza. La suddivisione dei diversi gradi della lesione viene fatta, dall'A., tenendo conto delle alterazioni anatomo · patologiche che si verificano :1 carico del legamento collaterale mediale per mezzo dei traumi e wno : tensione elastica del legamento, corrispondente alla comune distorsione. Nella maggior parte dei casi non si arriva al versamento intra-articolare perchè non c'è strappa mento di vasi. Caratteristici di questo grado sono: il dolore alla pressione, ese.r citata io corrispondenza dell'e.stremid prossimale del legamento collaterale mediale (cosidctto: punto dello skj); il dolore alla abduzione, in corrispondenza sempre della regione n,eJiale del ginocchio, ed il dolore all'estensione della gamba sulla coscia. Manca il « rila.rsamento laterale >>. (Per <<rilassamento latel"ale >> si intende la possibilità di allontanare più o meno tra di loro, dalla pane della lesione, le superfici :lrticolari mediante la abduzione passiva della gamba, e di tale rilassamento se ne distinguono uno in flessione::, uno io estensione ed uno in iper-estensione). 1° CRAOO:

i per-estensione del legamento con strappamcnto di alcune sue fibre. Ai sintomi propri del grado precedente qui si aggiunge un versamente ematico spesso considerevole ed un lieve <c rilassamento laterale,, m fles~ione, mentre il dolore all'estensione è assai più marcato. 2 ° GRADO:

3• CRAOO: strappamento vero c proprio del legamento. Sorprendente è qui la discrepanza fra il reperto obbiettivo ed i disturbi soggettivi, in confronto specialmente coi due gradi precedenti. I nfatti, malgrado l'esistenza di un nm:evolissimo t< rilassamento fate ,,;le '' non esiste quasi alcun dolore all'abduzione e l'estensione non è dolorosa. Così pure diffi61me.nte compare versamento intra-articolare e tumefazione del ginocchio. Orbene un tale stato di cose è spiegabilc se si pensa allo strappamento del legamento collaterale mcdiale . il quale, sia con l'abduzione che coll'estensione, esse ndo interrotto nella sua continuità, non può più risentire di alcun movimento e perciò non duole. 4 • C RADO: strappa mento del legamento collaterale mediale c di uno dei legamenti croci ati. Caratteristica di questo grado è l'esistenza di un accentuatissimo << rilassamento I.w:rale l> i\on solo in flessione ma anche in estensione cd in iper-estensione (si noti che il " rilassamento laterale Il , in estensione è patognomonico per lo strappamento di un legarncnro crociato). A differenza del grado precedente qui c'è quasi sempre un cospicuo ,·ersamento ematico dovuto alla frequentissima compartecipazione di porzioni capsulari ricc he di vasi. Rilevabile, in modo netto, è pure il cosidetto cc sintomo del cassetto >> o " ,ilassamento a cassetto » (Schubladelocke,.ung) il quale consiste nella possibilità di tirare il " plateau ,, tibiale in avanti (così come si fa per aprir·e un cassetto) colla mano che

impa lma il cavo dd poplitc mentre l'altra mano tien ferma la porzione articolare fe-morale. a gamba flessa ad angolo retto sulla coscia.


316

RI\' IST:\ DELLA STAMPA MEDICA IT:\LIAS ,\ E STR:\NI ERA

Scopo di una cosiff::nta suddivisione in grJÙi ùd la lesione del legamento colla terale mediate del ginocchio è quello di ricavarne delle indicazioni precise per le misure terapcutiche da auuare per ogni si ngolo caso. Cosl, mentre per i primi due g radj della lesione t: sufficiente una rel:niva immobi lizz:~7.ione dell'articolazione del gi nocchio, ottenuta mediante un comune e semplice bendaggio cui se ne aggiunge uno elastico, proprio in corri spondenz:~ del ginocchio, per il terzo graùo occorre:: una immobilizzazione, mediante apparecchio gessato. della durata di dodici settimane e, per il quarto grado, della durat:l di sedici scttima ne, in posi;-.ione di flessione Ji 170". Natu r:~lmente la prc~enza Ji versamenti em:nici ne impone lo svuoramento mediante artrocentesi. A questo punto sono minut:nnente descritti d ue casi tipici di lesione traumatica del legamento coll:ueralc mediate, confortati da interessanti reperti radiogra fici e portaù a guarigione senza alcun rdiquato funzionale. A conclusione l'A. dice d i avere tratt<lto cento altri c:~si del genere seguenùo, di volta in volta, criteri terapeutici relativi al grado d : lla lesione in cura, e sor tendo sempre e~ito felicissimo sia anatomico che funzionale.

G. R. G ALLETTO.

RADIOLOGIA R. IMPALLOMENt. -

grafica.

Osservazioni e ricerche per un perfezionamento dell'indagine colecisto-

(Comunicazione presentata alla R. Accademia Medica di Roma, nella seduta del 29 gennaio 1938-XVI). L'O. riferisce le risultam.c di ricerche conùotte allo scopo di stuùiare l'inizio della visualizzazione dell'ombra vescicobre nel metodo di Graham. Ha r ilevaro che no n sempre con questo metodo è possibile una visualizzazione precoce della vescicola biliare. Nei ra$i nei quali ciò avviene la v. b. comincia a visualizzarsi verso la seconda ora, mostrandosi dapprima piccola e tenue, aumentando di ora in ora gradatamente di ampiezza c di opacità. Questa osservazione dimostra che all'inizio di una colccistogralìa, cioè a Jigi uno, la v. b. conticne poca bile. Quindi nei metodi di colecistografia rapida, fondat i sul principio di vuotare la colecisti con sostanze colecistocinetiche, è ùa credere che sia diYerso il meccanismo di rapida visualizzazione della v. b .. L'O. ritiene che essa sia dovuta all'aumento an c h 'esso rapido della secrezione biliare provocato dalle sosta nze adoperate come ~t imolo. A sostegno di questa interpretazione riferisce le risuhanzc di due metodi di colecistografia. nei quali, Iniettando contemporaneamente la tetraioùo ed una soluzione di sali biliari, sosta nze colagoghe c non colccistocinetiche, oppure la tetraiodo ed aminoacidi epatici, si ottiene una rapiùa visualizzazio ne della v. b. ed un complesso di rilievi i quali rendono più nccessibili ad una valu tazione obiwiva la funzione biligenetica del fegato c la capacità Ji conccntrazicne della parete vcscicolare, oltre a tutti gli altri segni obiettiY't che un 'i ntl:!gine colecisrografiea può raccogliere.

R. ht P.\LLOMF.~L - Rilievi radiodiagnostici in alcuni casi di Bilharziasi uro-vesdcale osservati in Cirenaica. (" La raùiologia medica >l, fase. 6, 1937-XV). Dopo alcune premesse sull'im portanza dell'infestionc hilharziasica non solo per gli abitanti delle nostre Colcnie, ma anche per il territorio nazionale ove i reduci dall'Africa potrebbero creare focolai di diffusione dd la malattia, l'A. rinssume i principali d:ni bionosologici concernenti la bilharziasi uro- \·escicale (prodotta dallo Schistosoma hacmatobium). L'Impallomcni tratta poi dell'importanza diagnostica assunta dall'indaginr. ratliolohica. con mezzi di contr:Jsto, ùell'app:~rato urinario in tale infermità, la q uale intcress:l


RIVISTA DELLA STAMPA ME.l>ICA ITALIA NA E S'l RANIERA

<> ppunto precipuamente il detto apparato. Egl i riassume, in proposito, i dati ottenuti con !"esplorazione radiologica di 13 dei 23 casi da lum recentemente osservati in Cirenaica. In ness un caso esisteva no calcificazioni nell'apparecchio urinario nè segni di calcolosi (si tratta,·a di forme non inveterate); sempre presenti, im·ece, e numerosi e talora cospicui i segni di lesioni della vescica. T ali reperti avvalorano l'importanza dell'esplorazione Roentgen nella bilharziasi uroYescicale : e ciò sia ai fini diagnostici (allorchè l'infermità è clinicamente latente), sia allo scopo di precisare le condizioni anatomiche degli organi interessati dall 'infestionc. Il lavoro è illustrato da ~ette nitidi radiogr:unmi. CARLO RIZZO.

l'. CrcNoLINI. - La marconiterapia degli assideramenti e congelamenti. (<c Quaderni di radiologia "• A. VIII, Vol. II, fase. l, 1937-XV).

L 'A., appassionato cultore della marconi terapia, nella relazione " La terapia fis ica Jellc lesioni da sci e sport di alta montagna » presentata al III Raduno medico sportivo in,·ernale, con l'intervento di vari ufficiali medicÈ, si è estesamente occupato dell'applicazione delle onde corte alle lesioni da freddo. Dopo avere esposto la frequen za e l'etiologia dei congelame nti ed assideramenti, la loro classificazione e patogenesi; e Jopo avere accennato alle cure fisiche fino ad oggi praticate: massaggi ed idroterapia, raggi infrarossi ed ultravioletti, corrente galvanica, rontgenterapia, diatermia; l'A. si è soffermato sulle possibilità terapeutiche della marconiterapia, basandosi sui preceJenti sperimentali e clinici da lui stesso ottenuti . Co ndusse a tale uopo delle interessanti esperienze w animali perfrigerati: le cavie, ani mali che si sono m05trati adatti a questa prova. Cita anche successive esperienze su organi isolati e su gangrene da congelamento, nonehè esperienze in vitro sui fenom~ni emolitici. Propone di eseguire esperienze dirette sull'uomo ed accenna quindi alla tecnica che dovrebbe essere adoperata in tali casi. L'essenziale contributo delle esperienze istituite dal prof. Cignolini è di avere dimostrato, mediante la marconiterapia, che nei congelamenti ed assideramenti non esistono alterazioni strutturali e funzionali, locali e generali, fatalmente irreversibili. Sono stati riportati alla normalità nello spazio di tempo di due ore, cavie la cui temperatura interna tra stata :~bhassata di ben 25 gradi; si sono visti scomparire, afferma l'A., congelamenti estesi a tu tto un arte., che !asciati a se, avrebbero i mmancabilmente determinato la necrosi di tutto il segmento e quindi la morte dell'animale per gangrena. Condude pertanto che il campo è aper to alle più ardite speranze per l'applicazione clinica della marconiterapia nelle gangrene da freddo, allo scopo di potere salvare decine di vite ogni anno durante la pace, migliaia d1 combattenti in caso di guerra, con parti.:olare riguardo al così detto c< piede di trincea>), Propugna a tale riguardo la creazione di un centro fisso di studi e cura, dei congeiamenti, che abbia a nche i mezzi di potere eventualmente inviare una sezione mobile laddove necessita. Chiude la pregevoEe pubblicaz_ione con l'augurio che la sua relazione ri porti allo studio un argomento così importantante per l'Esercito. (Vedasi a tale riguardo la tlotizia

che abbiamo data nel precedente fascicolo di questo Giornale circa la costituzione del Centro di studi di criopatologia - n. d. red.). FALCONE.


318

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-IIERA

E. P. PDmERCRAss e P. S. HooEs. -

Il torace sano. (« Amer. Jcurn. of Roer.tgen . a. rad.

Th~r. > •, 38, n. t , luglio 1937).

E' uno studio d'insieme dell'aspetto radiologico del torace normale nei wggetti sani. l n esso gli AA. esaminano successivamente: le parti molli, lo scheletro, la pleura, il m~:­ diastino, il diaframma, le ombre ilari, le immagini bronco-vascolari e i campi polmonari c descrivono quindi l'influenza dci movimcntj respiratori sull'aspetto radiologico ed insistono con particolare riguardo sull'importanza della tecnica dell'esame sia radio~copico che radiografico. FALCONE.

OFTALMOLOGIA A. MALA N. Del tubercoloma dell'orbita. (,, Rassegna Italiana d'Ottalmologia », ottobre •937-XV). La tubercolosi colpisce assai raramente l'orbita e di solito il processo deriva da una lesione della medesima natura che abbia colpito in precedenza l'osso o il periostio di una delle pareti della cavità orbitaria. E' importante rilevare che per questa form a è stata rilevata l'importanza del fattcre trauma come determinante la localizzazione specifica. Va segnalata la particolare importanza della forma pscudo-tumorale che si può manifestare come granulo-tubercoloma e come fibro-tubcrcoloma. Nella maggioranza dei casi la patcgenesi delJa lesione orbitaria è in rapporto ii trasmissione per via sanguigna, con punto di partenza in un focolaio primitivo c ndotoracico, il che spiega la bilateralità òellc lesioni che non potrebbe essere chiarita altrimenti. L'A. ha avuto occasione di osservare due casi clinici con caratteri particolari. Nel primo la lesione orbitaria, manifestatasi a destra e sottoposta a cura chirurgica, ~i ripresentò a distanza di 3 anni a livello dell'orbita dell'altro lato. Nel passato remoto del soggetto era da segnalare un trau ma di lieve importanza nella regione frontale che però aveva dato luogo a scarsa fenomenologia : esso fu forse il fattore determinante la localizzazione orbitaria dell'infezione tubercolare· e punto Jj partenza polmonare. Il secondo c1so si riferisce ad un ragazzo di I 4 onni, per il quale si dubitava si trattasse di un tumore maligno endoorbitario con origine o partecipazione del seno mascellare, per la presenza di una massa durissima aderente alla parete ossea orbitaria inferiore e sYiluppatasi a spese del periostio. L'esposizione dei due casi clinici è corredata da reperto anatomo-patologico che stabilisce in modo netto la natura tubercola re della tumefazione. L'A. fa un chiaro quadro clinico della malattia, ne discute la patogenesi concl u den<.lo che la prognosi dell"affezione si è di mostrata fi nora particolarmente fausla e l'intervento operativo è stato seguito da guarigione anche quando l'exeresi non è stata completa . E' probabile che il trauma èhirurgico acceleri i fatti di reazione locale e affretti il processo di circoscrizione e di scomparsa di quel tanto che si è dovuto rispettare durante l'operazione per tema di cag ionare danni profondi al globo oculare od ai suo1 annessi. TESTA.

Ricerche di termometria oculare. La temperatura endoculare in rapporto alla temperatura ambiente. ("Annali di Ottalmologia e C linica oculistica ,, a. LXL, pagg. 507·524).

A. BucALoss•. -

L'A. ha studiato sui conigli coll'ago termoelettrico la temperatura endocularc a rima palpebrale aperta ed a rima palpebrah: chiusa in rapporto alle variazioni di tt'm-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR:\NIERA

peratura ambiente. Ha potuto così stabilire cht:, a rima palpebrale chiusa, la modificaz ione delle condizioni termiche dell'ambiente esterno non esplica alcuna influenza nella temperatura dell'interno dell'occhio, mentre a rima palpebralc aperta si verifica una notevole modificazione della temperatura cndoculare ed in special modo nella camera ;;nteriore, nel cristallino c nel corpo vitreo. TESTA.

C.\MILLO

Due. -

Sulla sinechiotomia. (cc Rassegna Italiana d'Ottalmologia "• n. J-4·

1937-XVI). L"u so dei comuni sinechiotomi consente, in talune circostanze, di raggiungere lo scopo solo attraverso manovre indaginose e traumatizzanti che possono d'altra parte compromettere in vario modo la funzione del bulbo. Questi strumenti non sempre si prestano bene in caso di aderenze tenaci ed ampie, specie se queste sono situate verso i! Lato temporale della cornea. In tale evenienza, la possibilità di imprimere allo strumento dei movimenti sufficienti a raggiungere lo scopo che si prefigge l'operatore ob· bliga ad introdurre lo strumento in camera anteriore dalla periferia corneale opposta, cioè tlal lato nasale, ciò che può riuscire difficoltoso coi comuni sinechiotomi. Invece risponde bene allo scopo il sinechiotomo ideato e fatto costruire dal prof. L u igi Guglianerti. a lama bitagliente, con superficie Ji taglio molto estesa, che conscme di recidere anche tessuti resistenti. Secondo l'A. l'uso di questo sinechiotomo è particolarmente indicato quando si tratta di aggredire quelle aderenze tenaci, consecutive a traumi che hanno provocato contemporaneamente una cataratta traumatica, costituita non solo da tessuto irideo ma anche da residui capsulo-lenticolari che esercitano una dannosa trazione sul vitreo e che pertanto devono essére recise per prevenire le Jannose conseguenze che ne possano derivare e cioè distacco retinico o fatti glaucomatosi. Inoltre col sinechiotomo di Guglianetti si opera a camera anteriore integra e poichè ti fusto è piegato ad angolo ottuso sul manico, si può penetrare nella camera anteriore •hl lato nasale come da quello temporale. TEsn.

DERMO-SIFILOGRAFIA

Saggi dell'attività terapeutica dell'anafenbatt Pdragnani nella cura di alcune forme di tubercolosi cutanea. (Atti della XXX Riunione della Società

G. GtARotNo. -

Italiana di dermatologia e sifilografia, 12- 14 ottobre 1936-XIV). L'A. premette alcuni dati sugli studi dei processi immu.nitari della tubercolosi dopo la scoperta del bacillo di Koch, a cominciare dai primi esperimenti fatti in Italia pe.r arrivare alle ricerche del Petragnani, che pare sia riuscito a riassumere nell'anafenbatt !e caratteristiche principali finora inconciliabili e cioè la conservazione inalterata del potere antigeno del bacillo, privato della capacità di riprodursi e del potere tossico, poichè la pratica ha dimostrato che sé è vero che i bacilli uccisi al calore conser vano il potere a n tigeno, conservano pure buona parte delle sostanze tossiche. Nella sua relazione al V Congresso nazionale per la lotta contro la tubercolosi il Petragnani ha messo in evidenza le specifiche qualità antigene dcll'anafenbatt, che viene prepa rato i n fiale da un cc in due concentrazioni al o ,5 % e 1 '){, , sospese in soluzione hsiologica al o,85 %., . Tale preparato è stato già provato con risultati incoraggi:mti in tubercolosi estracuta nee. L ' A., che ha voluto prova rio nel trattamento terapeutico di alcune forme di tu ber· colosi cutanea (tuberculide papulo-necrotica c lupus volgare exedens), ' 'iene alle ~eguenti conclusioni :


RIVISTt\ DELLA STAMPA M.EUICA ITALIANA E STRANIERA

320

La cura consta di alcuni cicli di 15-20 iniezioni ciascuno, intercalati da un mese circa di riposo. [ cicli possono ripetersi diverse volte senza timore di fatti tossici o rcattivi locali e generali importanti. 2" - Il lento miglioramento ne.l decorso della .:ura si manifesta sul lupus volgare exedens col ra~ciugamento delle croste, che da gialle diventano biancastre, si staccano ~ Ila periferia, mentre i margini dell'ulc:erazione tendono a ran-icinarsi. In ulcerazioni non molt(} estese ha ottenuto la cicatrizzazione delle lesioni dopo la caduta delle croste. L 'A. fa noto che seguirà gli ammalati, per sorvegliare la stabilità o meno della guarigione e conchiude che, Jati i risultati incoraggianti, conviene continuare a studiare l'attività terapeutica dell'anafcnbatt nelle varie forme di tubercolosi cutane:t. 1° -

CARLUCCI.

STOMATOLOGIA KoccrA. -

La narcosi per via endovenosa in Odontoiatria. (<• La Stomatologia >•, n. ro,

1937-XVI). Precisata l'indicazione dell'anestesia generale in Odontoiatria nei cast tn cui è controindicata quella locale, l'A. riferisce su 300 casi di narcod per via endovenosa rseguitc con preparati della serie barbiturica, di cui 8o con Evipan sodico e 220 con I'Eunarcon messo in commercio dalla casa Riedel. Allo scopo di rilevare se questo tipo di narcosi possa venirç praticato per i comuni interventi di ambulatorio in cui ci sia controindicazione per l'anestesia locale, ha studiato, oltre il tempo di anestesia, il tempo di risveglio e il tempo di deambulazion~ calcolato dal momento dell'iniezione endovenosa, ~·er quantità di narcotico variabile d:t 2 a 6 u:. in 286 casi, superiori a 6 cc. in 14 casi, quantità dimostratesi sufficienti a compiere in anestesia generale completa i va ri interventi eseguiti. Ha così rilevato che su 300 casi, in 267 si è avuto risveglio nei primi 15 minuti, mentre la deambulazione è stata possibile in 154 casi entro i pri mi 15 minuti e in 272 casi comples~ivamente entro la mezz'ora. Non si ebbe alcun serio incidente all'infuori di 5 casi di passeggera cianosi per breve arresto di respiro, dovuti in genere a troppo rapida iniezione del narcotico. Conclude che, attraverso alla casistica presentata, la narcosi per via endovenosa coi preparati della serie barbiturica si è dimostrata un ottimo mezzo per anestesia generale nella pratica ambulatoria odontoiatrica, da preferirs1 ai vari tipi di narcosi per inalazione, quella al protossido d'azoto compresa. Sono da escludersi da questo tipo di narcosi individui affetti da malattie dell'emuntorio epatorenale, del sistema cardiovascolare e cardiorenale, da setticemia e da intossicazioni gra,·i. Di grande import:lnza nelb pratica ambulatoria è l'iniezione lenta del narcotico. PlcC.-\RRETA. A. T!ERNO. Evoluzione dell'anestesia locale in Odontoiatria. (•< La Stomatologia n, n. 10, 1937-XVI).

L 'adrenalina, come è noto, si associa abitualmente alla novecaina nella pratica dell'anestesia locale pcrchè essa aumenta la profondità c la durata dell'anestesia medesima. Tale fenomeno in un primo tempo si ritenne di potere · ~piegare soltanto con l'azione rasocostrittrice dell'adrenalina, per cui l'anestetico verrebbe assorbito più lentamente e quindi più a lungo trattenuto nella sede dell'iniezione. Codesta spiegazione però appare oggi alquanto semplicistica e, comunque, non sufficiente, essendo il meccanismo probabilmente più complesso. Non è da escludere


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIE.RA

321

(secondo l'ipotesi di Rentz), che l'adrenalina sensibilizzi maggiormente verso l'anestetico le terminazioni nervose con cui viene a contatto. M.a accanto a questi vantaggi dell'adrenalina non mancano taluni svantaggi veramente notevoli, tali, anzi, da far prendere in esame il problema della sostituzione di tale farmaco. L ' adrenalina ha tendenza ad ossidarsi facilmente, compromettendo così l'azione farmacologica del composto chimico di cui esso fa parte; tale alterazione è di evidente rilievo per il mutamento di colore che subisce la soluzione deteriorata. Maggiore considerazione meritano i fenomeni dovuti ad alterazione dell'equilibrio circolatorio (sudori, palpitazioni, senso di oppre~sione, tremori, pallore, cefalea, qualche rara volta addirittura. collasso). Tali fenomeni sono spiegabili allorchè si tratti di soggetti ipertiroidei, e quindi in uno stato di idiosincrasia costituzionale per- le sostanze ad azione intensamente simpaticotonica o di soggetti con )abilità cardiovascolare o addirittura con vere e proprie insufficienze di circolo. l suddetti inconvenienti wno quindi piuttosto facili a verificarsi in seguito all'uso dell'adrenalina nella pratica odontoiatrica, Lddove i pp., non venendo preventivamente sottoposti u visita generale, possono benissimo trovarsi in una qualunque delle su elencate condizioni. Il bisogno di trovar-e un'associazione anestetica ideale, dove al posto dell'adrenalina \'Ì fosse una sostanza come quella sufficientemente attiva ma a differenza di quella man· onte di effetti secondari dannosi, fu quindi maggiormente sentita in Qdontoiatria. Per sostituire l'adrenalina, dunque, si pensò da molto tempo all'efedrina che ha con l'adrenalina molte affinità farmacologiche, ma il suo uso in a.ssociazione con l'anestetico per l'anestesia locale non ha tlato quei risultati che si speravano e anzi agli effetti ddl'in tensificazio-ne e del prolungamento dell'anestesia locale, la prova dell'efedrina ri~ultò un vero e proprio insuccesso. Successive ricerche ed esperienze hanno portato a identificare nella diossinor-efedrina (Corbasil) un pr-odotto affine all'adrenalina ma con potere tossico minore. Esso non provoca mai le brusche turbe circòlatorie (caduta rapida della pressione) di cui si rende spesso responsabile l'adrenalina e quindi non determina mai quei fenomeni dovuti a disquilibrio circolatorio che con l'altro farmaco sogliono lamentarsi. I suoi risultati sono rapidi e sicuri e assolutamente scevri da effetti secondari spiacevoli. In seguito a larga esperienza l'A. ritiene di poter affermare che anche nei soggetti segnati da stigmate endocrinologiche sospette (ipertiroidismo, basedowismo frusto, ipersurrenalismo, ipovarismo) o sofferenti di disturbi circolatori, tanto d'ordine funzionale (angjonevrosi) quanto di natura organica (insufficienze miocardiche da vere e proprie lesioni cardiovascolari), l'uso del Corbasil non ha mai provocato disturbi di sorte. Tra i casi riportati dall'A. meritano rilievo un caso di p. affetto da spiccato basedowismo con esoftalmo e rachicardia, un caso di aortite specifica con insufficienza aortica, uno di stenosi mitralica congenita. In tutti il Corbasil è risultato di effetto sicuro c: dssolutamente innocuo, per cui egli ritiene che questo prodotto deve sostituire gli anestetici classici, nei quali l'associazione di adrenalina o soprarenina espone frequentemente a rischi non del tutto trascurabili. PtcCARRETA .

BIOLOGIA

t• importanza degli dementi oligosinergid in biol()gia. - tezioni su argomenti scienttfici di attualità. - Ministero dell'Interno - Istituto di Sanità Pubblica (t). (Roma, T ipogralia editrice << Italia Il, 19.37-XVI).

G. BERTRAND.

L 'esimio prof. Gabriel Bertrand - Accademico dell'Istituto di Francia e docen te all'Università di Parigi - ricorda come la conoscenza chimica del corpo dell'uomo, (1) Vedi: Giorno/~ di Mcdicina MiliJarc -

6 -

Gìomal~ di

nudicina militare.

1938-XVI; fas~. 11, pag. 208.


322

RIVISTA DELLA STAMPA MEDIC A ITALIANA E STRANIERA

degli animali e delle piante abbia fatto, da qualche diecina di anni a questa parte, dei notevoli progressi. E pertanto, a fianco al carbonio, all'azoto, al fosforo, al calcio, al magnesio, al sodio, ecc. - cioè accanto a una dozzina circa di elementi di cui, al principio del secolo, lo si credeva esclusivamente costituito - i mezzi perfezionati di analisi, di cui dispongono oggi i laboratorì, hanno permesso di scoprirvi un numero r.1aggiore di metalloidi e di metalli, la presenza dei quali era spesso insospettata. E' questo il caso dell'arsenico, del manganese, dello zinco e del nichel, pur essendo vero che essi esistono soltanto in proporzioni molto piccole, talvolta inferiori al milligramma per chilogramma di sostanza. Senza dimenticare i meriti di illustri scienziati italiani Mengl)ini di Bolog na, che trovò il ferro nel sangue; Morichini di Roma, che scopri il fluoro fra i costituenti dello smalto dentario - l'A. espone i risultati dei lavori che furono condotti sull 'argomento mostrando, sulla base di esperienze molto accurate, che la magt,rior parte almeno dei metalloidi e metalli, di recente scoperta, spiegano una funzione essenziale nel ciclo dei fenomeni vitali. Essi agiscono in modo indispensabile, in concorso con quelli più abbondanti. conosciuti già da tempo. Per tal ragione il prof. Bcrtrand li ha qualificati come « elementi oligosinergià » the, in definitiva, sono da considerarsi dci veri e proprì reatti vi .catalitici nell:~" fun zionalità del.la materia vivent<:. APE.

L. RuztcKA. Gli ormoni sessuali con particolare riguardo ai maschili. - Lezioni su argomenti scientifici di attualità. - Ministero dell'Interno - Istituto di Sanità Pubblica (t). (Roma, T ipografia editrice « Italia », 1937-XVI). Lcopold Ruzicka - rinomato professore di Chimica organica del Politecnico di Zurigo - afferma innanzi tutto che, per l'isolamento degli ormoni sessuali, fu di massima importanza la scoperta dei metodi biologici idonei per il loro dosaggio. Per la determinazione quantitativa dell'ormone sessuale maschile, servì il metodo denominato della << cresta di gallo >> e il saggio sulle ghiandole sessuali di ratti castrati. Butenandt, per primo, riuscl a isolare - dall'orina di uomo- un ormone sessuale maschile: l'androsterone. Poichè quest'ormone fu ottenuto solo in quantità piccolissime, che non consentirono ricerche approfonçlite, la sua ~ostituzione non potè essere chiarita mediante degradazione. Per questo motivo, nel 1933, nel Laboratorio del Politecnico Federale di Zurigo, il Ruzicka' - in collaborazione con Goldberg, Meyer e Briingger intraprendeva una serie di ricerche tendrnti alla preparazione sintetica dell'androsterone. Fu così, per la prima volta, preparato artificialmente un ormone sessuale e, conseguentemente, ne fu stabilita la costituzione chimica in tutti i particolari. L'androsterone, ottenuto per sintesi, di ventò allor:~ facilmente accessibile, ciò che offrì la possibilità di consentire rigorose e più approfondite indagini fisiologiche. Così, ad esempio, si potè a imostrarc che, somministrato a grandi dosi, provoca una crescenza eccessiva della cresta dd cappone. Poichè nel confronto fra l'azione fisiolcgica dell'ormone isolato dall'orina e quell a rlell'cstratto delle g hiandole sessuali maschili furono rilevate differenze caratteristiche. si dovette ammettere che, nelle ghiandole sessuali maschili, doveva esserci un a ltro ormone, differente dall'androsterone. In base all'osservazione che l'azione ormonica del~· cstr:mo dclk g hiandole sessuali maschili viene distrutta dagli alcali, si rese possibile all' A. di predire. nel ' 935 - prim :.~ cicè dell 'isolamento di esso - la costituzio ne del( l)

Vedi: Giornale di Mt:diàna ,\ !ililllre -

HJ.)l:I- XVI; f:o,;c. Il. pag. 20~.


323

RIVlSTA DELLA STAMPA MEIJlCA ITALIANA E STRANIERA

!·ormone steS!o. Quasi contemporaneamente, intanto, seguivano in Olanda gli studi

analitici intrapresi da Lagueur, David e collaboratori, ai quali fu possibile estrarre dai testicoli un ormone cristallino, allo stato puro: il testostuone, il quale presentava le proprietà fisiologiche caratteristiche sulla cresta di gallo e sulle ghiandole accessorie, come l'estratto testicolare originale. Anche per quest'ormone - in collaborazione con Wettstein e Kaegi - fu dal Ruzicka felicemente tentata la sintesi, partendo dalla colesterina, e ne fu chiarita la costituzione; per cui, poco tempo dopo, fu trovata la maniera pratica per la preparazione di te::stosterone su larga $Cala. Importante fu altresì la constatazione - risultante ùalJe indagini dell'A., io unione a Miescher, Wettstein e Tschopp - che alcuni esteri del testostcrone sono più attivi dell'ormone originale. Il propionato del tcstostcronc - dimostratosi particolarmente attivo - è stato perciò introdotto nella pratica, wtto il nome di <c Perandrcn ·Ciba >>, avendo dato risultati probativi anche per l'uomo, massimamente perchè indicato a diminuire l'ipertrofia senile della prostata e anche nei casi di insufficienza sessuale. Fu inoltre preparata una larga serie c..li composti analoghi all'androsterone e al tcstosterone e ne venne provata l'azione fisiologica. Il Ruzicka mette in rilievo la relazione esistente fra la costituzione chimica c l'azione fisiologica di questi composti e accenna infine alla sorprendente constatazione della esistenza di composti che presentano tanto azione armonica maschile, quanto femminile. Concludendo e nel riferirsi, per analogia, agli studi per la preparazione sintetica deUe vitamine - Reichstein, per la vitamina C; Windaus, per la vitamina D - sembra ••ll'A. che il corpo animale, nel corso della sua progressiva evoluzione, abbia fatto tale assuefazione agli ormoni e aJle vitamine da far giudicare queste sostanze come essenziali ai bisogni vitali. Era quindi da prevedere che si sarebbero potuti trovare altri compooti c-himici atti a sostituirle e l'esperienza degli ultimi anni ha dato di ciò un'effettiva conferma. Il brillante lavoro del prof. Ruzicka è dotato di molteplici e nitide tavole illumative, fotografie, diagrammi, schemi della struttura chimica dei composti trattati, che chiariscono meglio la materia e rendono più facile e accessibile l'esposizione di essa. APE.

BROMATOLOGIA }. P. PLucHoN. Modificazione al mdodo di falsifications >>, n. 9, luglio - agosto 1937).

ddccazionc dd vini. (·c Annales cles

La convenzione internazionale stipulata a Roma il 15 giugno 1936 per l'unifica· zione Jei metodi d'analisi dd vini prescrive che nel dosamento Jcgli ~uccheri riùuttori,

come Jefecante dei vini, venga impiegato il reattivo al solfato acido di mercurio secondo il metodo propooto da Sémichon e Flanzy. Tale metodo prevede l'applicazione di accorgimenti tecnici particolari nel caso i vini contengano saccarosio. · L 'applicazione di questo metodo, secondo l'A., pur presentando innegabili vantaggi su quello ormai tradizionale all'acetato basico di piombo, non conduce a risultati soddisfacenti; in pratica si ,·trificano alcuni inconvenienti, che l'A. enumera, e che i.nflrmano la bontà del metodo. Tali inconvenienti possono venire in parte eliminati secondo una modifica al metodo propoota dall'A. Una delle principali cause di errore del metodo Sémichon e Flanzy è rlppre~en­ tato dall'impiego dell'idrogeno solforato per eliminare l'eccesso del composto mercunco.


RlVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Non è possibile giudicare a vista della completa precipitazione del solfuro mercurico per arrestare la corrente del gas solfidt:ico: occorre, come l'A. ha riscontrato praticamente, far gorgogliare del gas solfidrico in qualche c.c. del filtrato. Nel liquido defecato la presenza di un eccesso di idrogeno solforato è dannosa poichè venendo a contatto della soluzione cupr(}-potassica determinerebbe la precipitazione di parte del rame come solfuro; il titolo della soluzione rimarrebbe così alterato td inoltre il viraggio del KMnO, (per la determinazione degli zuccheri riducenti l'A. impiega il metodo Bertrand) risulterebbe poco netto. E' vero che l'eccesso di gas solfidrico può essere agevolmente eliminato per riscaldamento, come del resto è indicato nel metodo originale, ma essendo il mezzo decisamente acido, si rischierebbe d'altra parte di aumentare l'idroli~i delle sostanze non precipitate, se sono presenti. Anzi l'inconveniente più grave è rappresentato per l'A. dalla presenza di queste sostanze facilmente idrolizzabili (saccarosio, pectine) e dall'azione che l'acidità minerale forte del mezzo esercita su di esse per un tempo indeterminato, ed in ogni caso, non inferiore a mezz'ora. E' quindi '\ecessario eliminare completamente queste SO$tanze c ridurre il più possibile, se non annullare del tutto, l'acidità minerale de.! mezzo onde rendere l'idrolisi del tutto insignificante. L'A. perciò propone di neutralizzare, dopo defecazione, l'acidità del reattivo con una soluzione di NaOH ed assicurare un'acidità organica del mezzo mediante l'aggiunta di qualche goccia di acido acetico (tale acidità ha potere idrolitico praticamente nullo), filtrare e nel filtrato eliminare il mercurio per aggiunta di polvere di zinco. Dopo 2 ore - tempo sufficiente perchè la precipitazione del mercurio sia completa - si filtra e sul filtrato limpido ed incolore si dosano gli zuccheri riduttori. La presenza di piccole quantità di zinco nel filtrato non ostacola il dos;-:mento. Un altro vantaggio della tecnica proposta dall'A. è rappresentato dall'ottenere un filtrato completamente incolore, mentre ottenuto col metodo originale ha sempre un colore ambrato più o meno intenso: l'intensità colorante è funzione dell'acidità del mezzo. Di alcune tavole ove sono riassunti i risultati sperimentali delle sue ricerche l'A. ha corredato il lavoro; ha inoltre applicato il metodo proposto al caso dei vini con aggiunta di saccarosio ottenendo dei risultati che possono, entro certi limiti, ritenersi soddisfacenti. La maggiore precisione c semplicità realizzata, la po~sibilità di una più generale applicazione (per es.: al caso dci vini contenenti saccarosio) rendono il metodo proposto più vantaggioso. L'unica deficienza, come del resto l'A. riconosce, è rappresentata dalla impossibilità di eliminare completamente le sostanze pectiche.

G. Scont.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMÀRI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali perveautl alla Direzione generate di Sanità militare nel febbraio 1938-XVI)

A N ZIO (Campo san. eli m. militare) + Sottotenente medico CESARE CoRuzzt : Il pneumomediastino artificiale: applicazioni diagno.rtichc c u:rapeutiche.

L 'O., dopo aver passato in rassc:gna gli studi anatomici del CondoreUi sul mediastino, studi che hanno dimostrato come esso sia formato da due cavità nettamente distinte e non intercomunicanti, e dopo avere illustrato la tecnica del pneum<rmediastino artificiale (introduzione con appa recchio di Forlanini di aria filtrata usando ago lungo dieci cm. circa ed introdotto nella fossetta sopraclavicolarc, diretto poi fino alla faccia posteriore dello sterno per la cavità anteriore ed introdotto a due dita al disotto dd giugulo sulla mediana, indi fatto scivolare lungo la faccia anteriore della trachea fino a due dita trasverse al disotto del giugulo per cavità posteriore) passa ad esaminare le possibilità diagnostiche offerte da questo mezzo di indagine, possibi lità rese evidenti dall'esame radiologico ma non dall'esame semeiologico (sindromi c sinfisi pericardiche t: pleuro-perìcardiche). Le applicazioni terapeutiche particolarmente indicate sono nelle aderenz~: pcricar· diche recenti, ma il pneum<rmediastino fu anche usato nei malati in corso di pneumotorace terapeutico con ernia mediastinica. Una applicazione terapeutica della massima importanza è nel caso della collassoterapìa extrapleurica nei casi dove il pneumotorace è inseguibile.

*

CASERTA + Colonnello medico CARLO DE PoRcELLI Nts.

L'O. presenta un caso di situs viscerum ùwersus completo, con una uptca insuffiCienza aortica di origine reumatica (soggetto giovane, immune da lue, con sicuri precedenti di reumatismo articolare acuto). Oltre la . evidente sintomatologia clinica, il caso offre spunti interessanti per la diagnosi differenziale con eventuali morbi congeniti 10 rdazione alla destrocardia. Particolarità notevole, ben rilevata dall'esame radiografico, è la netta divisione m due sezioni del tubo intestinale: tenue tutto raccolto a sinistra e colon dal cieco fino al retto tutto a destra (forma piuttosto rara del cosidetto mesentere comune).

*

CATANZARO + Maggiore medico GIOVANNI ScAMBIA: Su di un caso di ascesso polmonare.

L'O. presenta un caso di ascesso polmonare guarito con atto· chirurgico. Egli dopo aver descritto l'eti<rpatogenesi, il quadro anatomo-patologico, clinico e radiologico ddl'ascesso semplice, fetido c cancrenoso, illustra i vari procedimenti curativi mettendo in particolare rilievo la nuova terapia con le onde corte.


326

CONFERENZE E DI.MOSTRAZIONI CLIN!CIIE NEGLI OSPEDALI ~lLITr\Rl

*

FIRENZE • Maggiore medico prof. EDOARDO L AM PIS: Allergia. L 'O. premette un breve cenno storico sull'origine del termine « allergia >> coniato da von Pirquet per indiwre un cangiamento sia in più - iperergia - sia in meno ipoergia - della reattività organica nei confromi di batteri, tossine, proteim:, ecc.; termine eccessivamente usato con significato talmente vario da creare un confusionismo dannoso nel campo di detta reattività biologica. Allo scopo dj inquadrare il fenomeno <' allergia>> nci limiti che più si convengono, l'O. passa in ras~egna la complessa congerie delle reazioni così dette anafilattiche, ana· fl lassimili o anafilattoidi; illustra l'odierno indirizzo di interpretazione di molti capitoli d ella patologia umana - specie per opera della Scuola di F rugoni - alla luce delle nuove vedute sulle ipersensibilità specifiche dell'organismo umano, e, infine, raffronta b sintomatologia clinico-ematologica tra il cbssico shock anafilattico da siero e le forme :J llergiche. Conclude che, pur doYendosi fare una distinzione tra la classica anafil a~si e l'allergia in genere, sarebbe irrazionale non ammettere che l'una e l'altra manifestazione rientrino nell'unico vasto quadro della particolare reattività generale, regionale o tissurale che l'organismo umano estrinseca allorchè possegga una congenita o acquisita iperscnsibilità rispettivamente generale, regionale o tissurale di fronte a determinate specifiche wstanze proteichc o non proteiche.

*

GORIZIA + Primo capitano medico DoME!"ICo LISTA: Alcuni caSI di congelamento di 2 " c ?Qgrado ai piedi.

+ Primo capitano medico prof. PIETRO MARI N: Un caso di rmorragra tn:•1wgea.

LIVORNO

*

+ Sottotenente medico RoDOLFO PELLEGRINI: Vaainazionc anlltubcrcolau:.

L'O., dopo avere esposto i metodi seguiti da a lcuni AA. che si sono particolar111::ntc- interessati delle vaccinnzioru antitubercolari, riferisce su alcune sue espcnenze personali. Egli è riuscito a determinare uno stato di maggiore resistenza verso l'infezion e tubercolare in cavie precedentemente trattate con bacilli morti diversi ( stafilococco, batterium coli, ecc.) e in un secondo tempo iniettate con bacilli tubercolari vi,·i. Lo stesso risult:Ho ha ottenuto mediante trattamento con siero di cavallo. L"O. ha concluso ele ncando i vantaggi e gli attuali pericoli della ,·accinnio ne a n titubcrcolare.

*

PERUGIA + T enente mc<lico T no B u RL.~:: Spunti di nosologia soma/a durante il conflitto ira/o-etiopico. L 'O. ha ri ferito 1!-." sue osservazioni e statistiche sulla nosologia Somala negli anni

1935-1936, sia presso i rcp:lrti indigeni come nazionali, con speciale riguardo .!Ile form e c.ndemiche ed alle epidemie manifestatesi nel periodo del conflitto italo-ctiopico. Di ogni

entit?• morbosa, dopo brevi cenni di etiologia e patologia, ha descritte le manifcstnioni ca ra ttcri ~ti c h e osscn ·atc

nelle truppe e tra la popolazione civile e ne ha illustrata la cura


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NECU OSPEDALI MILITARI

327

~offcrmandosi su particolari trattamenti terapcutici da lui sperimentati. Ha concluso con il ricordo del grande valore a cui è assurto il servizio igienico-sanitario nelle oper:.lz ioni in A. O. L, abbassando notevolmente la percentuale della morbilità e b mortalit3 , ·erificatasi nelle precedenti spedizioni coloniali.

*

ROMA • Maggiore medico prof. UGo REITANO: Considerazioni sull'accertamento diagnostico della spirochetosi ittero-emo1ragica.

L'O., che ha già pubblicato in argomento una memoria nel precedente fascicolo di questo Giornale, riferisce intorno ai risult::tti della sierorcazione di M arti n e Petti t praticati su venti sieri di individui sospetti di spirochetosi ittero-emorragica. l sieri erano stati inviati dal prof. Mino che ha studiato un'epidemia di spirochetosi tra i risaioli del Vercellese. Sono stati ottenuti t6 risultati positivi, di cui t:Jiuni ad un titolo molto ek· va to. L'O. fa rilevare l'interesse di questo metodo di accertamento ;mch ~ per l'cpidemio logia militare, c ne mette in evidenza il valore, in specie nei casi atipici di spirochetosi ittero-emorragica cd il vantaggio che presenta di fronte agli altri procedimenti. Esprime infine l'augurio che il metodo, il quale non offre difficoltà, sia diffuso anche in Italia. • Maggiore medico prof. EMANUEl-E TREPICCIONt: L'asces;o polmonare (patogenesi, JÌntomatologia, diagnosi e Ctlra). Presentazione dì casi clinici, Rassegna aggiornata delle attuali cognizioni etiopatogenesiche, clinico-diagnostiche e tcrapcutiche. Presentazione di casi clinici, c:on documentazione radiografica; considerazioni particolari di ordine diagnostico e curativo desunte dalla osservazione dei pazienti · in esame.

*

SAVl GLIANO • Maggiore medico CARLO 8RUKO: Eziologia ddl'influenza. L'O. dopo aver rilevato che l'influenza è fra le malattie più importanti nell'ambiente militare per il numero dci soggetti annualmente: colpiti e per la varietà e gravità talora mortale delle sue complicazioni (che oltre il medico interessano anche il chirurgo: otiti, maswiditi., empiemi pleurici, appendiciti), accennato alle epidemie annuali e alle panJ~m ie dci secoli scorsi, si soffcrma sull'ultima pandcmia, dtscrivcndone la e~tcnsione c la diversa fisionomia assunta nell'ondata primaverile e in quella autunnale e mettendo in rilievo la conseguente concezione eziologica moderna della malattia che ne identifica ì'agc nre· non più nel bacillo di Pfeiffer, ma in un virus filtrabile sola causa della forma benigna a cui si aggiungono in via secondaria, p::r l'anergia indotta dai germi di sortita: b. di Pfeiffcr, pneumococco, streptococco, micrococco, che sono responsabili delle forme più gravi e di quelle complicate. Concezione, che, intuita ma non provata dopo le osservazioni dell'ultima pandemia, ha ricevuto in questi ultimi anni una splendida conferma sperimentale e nelle ricerche degli inglesi Smith, Andrewer, Laidlaw sull'influcr!za del furetto c dell'americana Shopo sull'influenza del maiale. L'O. riassume queste ricerche per la loro importanza che appare ormai d: cisiva dopo le numerose osservazioni di controllo, specialmente eseguite in America, che le hanno sostanzialmente confermate. • Maggiore medico OsvAwo 0ELF1l\O : Ccrpi e.<trut:ei nelle articolazioni. L'O. anzitutto ha parlato brevemente suJla definizio11e di corpi estranei. Ricorda le tre specie ben definite: corpi non organizzati; corpi organizzati di natura patologica; corpi estranei di origine traumatica.


328

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

P:arla delle più moderne concezioni sulle formazioni dei primi due. Si soffcrma sul modo di produzione dei corpi estranei di origjn:: traumatica, sul metodo !perimentale per la loro produzione. Fa notare la differenza di aspetto e di struttura anatomica tra i corpi organizzati di natura traumatica. Ricorda i disturbi funzionali degli uni e degli altri. Parla del blocco articolare da corpi estranei di origjne traumatica e come si può differenziare dal blocco per lesione traumatica dci menischi. Parla ancora brevemente dei corpi estranei solitari delle articolazioni, ricorda il loro aspetto e il loro comportamento. In ultimo presenta un ricoverato del Reparto chirurgia in cui, in seguito a lesione: traumatica del ginocchio destro, si è constatata la presenza di un corpo estraneo ostl:o-c.artilagineo nell'articolazione, che produce al paziente delle cri~i dolorose tipiche a ripetizione durante il camm~no, e fa ·una· br-eve dissertazione clinica su~. caso presentato.

+ Sottotenente medico UussE PINI: Qualche radiogramma. L'O. accenna all'importanza dell'esame radiologico nei casi di lesioni traumatiche.

per la cura migliore da seguire e per i possibili postumi, e presenta i più recen ti c dimostrativi radiogrammi eseguiti nel Gabinetto radiologico. Presenta una frattura della clavicola e una della tibia, da accidenti sciatori, due fratture dell'ulna da calcio da cavallo, due franure di metacarpi da cadute accidentali, tre fratture del perone da calcio di mulo e da caduta, una sospetta frattura della tibia riconosciuta poi com:: la non ancora avvenuta saldatura della linea diafisi-cpifisaria (con

confronto dell'arto sano·..

*

TORINO + Primo capitano medico PASQUALE GAGLIARDI: Un caso di malattia di Leo- Butrger.

L'O. descrive un caso di malattia di Leo - Buergcr (tromboangioite obliterante giOvanile) verificatosi in persona di un militare di truppa della classe 1915. L'O. trae argomento per compiere una rapida rassegna delle ipotesi formulate sulla etiopatogenesi e sull'interpretazione del quadro istopatologico della malattia. Passa quindi a discutere la probabile patogene:si del caso ih e~ame e le particolarità del quadro istopatologico, ammettendo sulla base dei dati anamnestici e sulle particolar ità del decorso clinico la tesi del riconoscimento della malattia da causa di servizio. Accenna infine alla cura e ai vari metodi curativi escogitati e sostiene che la simpatectomia periarteriosa ha sopratutto il valore di un intervento preliminare, che deve precedere la demolizione dell'arto, quando il decorso della malattia porta alla gangrena limitata di un segmento di un arto. Tale condotta terapeutica è stata usata nel caso dc~critto, nel quale dopo la simpatectomia periarteriosa della femorale sinistra al triangolo di Sc.arpa è stata eseguita l'amputazione dell'arto al 3" medio della coscia con esito i n gunrigiònc, per prima, dci due interventi.

TRIESTE • Capitano medico EM.~NUJ::U: sui Tebu dd/' Africa Settentrio,Jalt:.

*

R1cc1:

Gruppi sangu1gnt:

alcun~

ricerche

L'O. inizia il suo dire accennando all'importanza che riveste oggj la determinazione dci gruppi sanguigni nella trasfusione del sangue, nella patologia costituzionale, nella medici na legale c ncll"antropologia. Ricorda i concetti fondamentali sulle caratteristiche

del fenomeno dcll'iso-agglutinnzionc c sulla classificazione usuale in quattro gruppi secondo la tabdla del lansky.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

329

Parla della tecnica della dnerminazicne dei gruppi sanguigni consigliando l'uso, per la semplicità e praticità, di vetrino a doppia celletta sul tipo di quello propostd da Cuboni. L'O. asserisce che queste elementari cognizioni devono fare parte della cultura di qualsiasi medico perchè le ricerche dei gruppi sanguigni po~sono essere richieste da necessità urgenti e d'altra parte la loro esecuzione non ha bisogno dell'attrezzatura di un laboratorio e della tecnica di uno specialista. Riassume brevemente le proprietà di compatibilità che devono intercorrere tra il gruppo sanguigno del donatore e quello del ricevente in occasione dell'effettuazione di trasfusioni e mette in evidenza l'importanza dell'ereditarietà dei gruppi sanguigni nel campo del_la medicina legale per la ricerca della paternità. L'O. passa quindi ad esporre alcune ricerche personali compiute durante la sua permanenza nelle oa~i di Cufra, so i Tebu dell'Africa Settentrionale allo scopo utile di una classificazione razziale. I Tebu, popolazione primitiva sahariana, vivono ai margini meridionali della Libia ed hanno rapporti con le nostre oasi di Cufra e del Fezzan. Dall'esame dei dati ottenuti sui gruppi sanguigni di 140 T ebu e sull'indice biochimico che esprime il rapporto dei valori delle qualità del sangue nei vari popoli, dal confronto dei risultati ottenuti dai vari AA. nelle diverse popolazioni della terra ed infine dalla correlazione esistente tra gruppi sanguigni e dati craniofacciali, l'O. viene alle seguenti conclusioni: l Tebu sono gli esponenti di una razza antica, che si avvicina molto alle popola· zioni mediterranee, come del re~to lo confermano anche i caratteri morfologici.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Bulldin International dcs Strvices de Sa.nté dts Armées de terre, de mer et dc l'air. - Pubblicato dall'« Office l nternational de Documentation de Médecine Militaire ». Liegi (Belgio). N . 1, gennaio 1938. 8" Sessione di Conferenze del Comitato internazionale di Medicina militare (Lussemburgo, 1-4 luglio 1938). Annuario internazionale dei direttori dei Servizi s.mitari delle Forze armate (gennaio 1938). V ceneklaas: L 'ambulanza della Croce Rossa olandese in , Etiopia. Rivista i11 terna:zi01:ale. Ufficio internazionale di Documentauon:: di medicina militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. - Ministero della guerra, Buenos Ayres, A n no XXXVI, dicembre 1937.

Galli: Relazione della Direzione generale c.lella Sanità militare al Ministro della guerra, per l'anno 1936 (continuazione e fine). Errecart e Prini: Paracentesi del timpano. Delucchi: Aeroplano sanitario. Olguin: Glomerulo-nefrite cronica e paralisi facciale . Mazza: Sul trattamento del reumatismo articolare acuto. BELGIO.

Archives Belges de Médecine Militaire. -

Redazione: Ospedale militare, L iegi. N.

1,

gennaio 1938.

Toussaint: Saggio di tomografìa. Schoonbrood: Studio delle lesioni spontanee e traumatiche delle ossa spongrose, m margine ad una descrizione delle fratture dello scafoide. BRASILE.

Revista de Medicina Militar. -

Pubblicazione trimestrale. Direzione e amministra.zionc : Directoria de Saùde do Esercito. Rio dc J:mciro. Fase. IV, ottobre-c.licembre 1~37.

Salema: L'operazione del varicoccle secondo il metodo di lvanissevich. Ferreira Chave:s: Su un caso di bchizofrenia collegata a probabile neurolue. Nicholson Taves: La reazione di Frei in proctologia; proprietà amigene del siero. Furtado Rodrigues: La vaccinazione mista anti-tetanica e anù-tifica nell'esercito.

dos Santo.c Barboza: Sul dosaggio delle albumose nei sieri di sangue. Marques Porto: A proposito della organizzazione del servizio sanitario division:llc.


RIVISTE MEDICI-lE MILITARI

33I

CUBA .

Rcvista dc la Sanidad Militar. -

Pubblicazione trimestrale. Redazione e amministrazione: Sécion dc Sanidad. Cuartel Generai - Avana (Cuba). N. 1, gennaio-febbraio-marzo 1938.

Anton y Nrez: Cheratoplastica. Arias Avelldn: Un caso di enfisema giganto-vescicolarc bilaterale. Muxo y Gonzdlez: Necessità di una legislazione adeguata sulla profilassi venerea. Machado CJrdenas: Malattie della vecchiaia. Hemtindez Froment: Pa ras~itismo intestinale e sua importanza clinica. ,\1uiiiz A ngulo: La S:~nit?t militare e !c malattie infettivo-contagiose c veneree. FRANCIA.

Rcvuc du Scrvice dc Santé Mllitairc. -

D irezione del serviZIO ui sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 5, novembre, tomo CVII , 1937·

Raymond: L':~granulocitosi c le sindromi :~granulocitarie. Blanc: Cellule eosinofile. Loro origine e loro significato m condizioni normali e patologiche. d'Arsonva/ e Anfos- Martin: Il m:~ggior~ medico dell'esercito napolconico Gabricl Lavcrinc e le prime applicazioni dell'elettricità m terapia.

Arcbivcs ck Médccinc d Pharmacie Navales. -

Pubblicazione trimestra le. Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Parigi, Fase. 3, luglio- settembre, tomo CXXVII, '937·

Boudet: Il Corpo sanitario marittimo e coloniale cento anni or sono. Beauchesne: Rivista generale sulla fisiologia dcll'ipofìsi. Brette-, Carre e Loumaigne: Su otto casi di gravid:mza extr:l-uterina. de la Bemardie e de Tanouam: Lc~;;l izzazioni suppurative bucco-faringce consecutive ad angina. Breuil: A proposito della epidemiologia del dengue. GERMANIA.

Der Deutsche Militararzt. -

Rivista per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Refcrantenblattcr. Berlin W 9, Linkstr. 23-124. Fase. l , gennaio 1938.

Strauch: Ricambio e malattie articolari. Nadler: Sulle operazioni chirurgiche :t bordo delle navi da guerra. Brekenfeld: Ricerche sulla sterilizzazione degli strumenti col << Zefirolo " · Negenborn: Casi di dissenteria a bordo di una nave da guerra in crociera all"cs[cro. Lang: Azione dell'aggressivo chimico « Lost » sui ferm enti dei preti di, dei lipidi t dei carboidrati. Hawickhorst: Doveri e compiti del medico militare al tempo della guerra dci trent'anni.


332

RIVISTE MEDICHE MILITARI

GRAN BRETAGNA.

Journal of the Royal Army Mtdic.al Corps. - Edito da John Baie, Sons and D aniellson. Ltd. Londra. Fase. ottobre 1937. Stm an Marshall: Respirazione ad alta quota. D~ CarJdole : Ossaluria ai tropici. Mackenzie : Il libro di bordo del veliero « Osprey )) (cO'Titinuazione). Baber: Disinfezione a vapore con apparecchio improvvisato. Kimear: Dimostrazione di un 'ambulanza da campo. H o/m es: Cura radicale del Bottone d'Oriente. Editoriale: Profilassi della febbre tifoide. Editoriale: Il IX congresso internazionale di medicina e farmacia militare.

Prrkim: Terapia della tonsillite acuta col Prontosil. JUGOSLAVIA.

Vojno- Sanitdski Glasnik. -

Rivista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria dell'esercito jugoslavo. (Redazione ed amministrazione: Ospedale militare di Belgrado). N. 4, tomo VIII, J937·

Morkovitch e Pantic·h: Il favo nell'esercito. Novogrodski: La scarlattina. Malojcic: Contributo allo snudio della questione dell'infezione da bacillo di Koch negli adulti. Butchitch: La diagnosi della paralisi generale all'autopsia. 1/itch : Classificazione sierologica dei bacilli di~senterici. Chlanger: Determinazione refrattometrica del cloridrato di tropocaina.

POLONIA.

Ltkarz Wojskowy. -

Organo d egli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 10, 15 novembre 1937.

Miuiuro: Fisiologia degli esercizi fisici (continuaziO'Tie). Galinowski e Zahorski: Quadro morfologico del sangue nelle malattie del fegato (continuazione). Kiersnowski: Trasporto dei feriti dalla prima linea, per mezzo dei portaferiti della fanteria (continuazione c fine). Weincr: Setticernia determinata probabilmente da una coltura divenuta aerobica di bac. pcrfringens. Mogielnicki: Le opinioni di Wilhelm Malcz sul colera (continuazione e fine).

N. rr, 1° dicembre •937· Zwierz: l topi nell'epidemiologia del tifo esantematico. Malinowski: Contributo al problema del tifo esantematico e della relativa profilassi. Mi.rsiuro: Fisiologia degli esercizi fisici (continuaziO'Tie). Zoledziowski c Wacek: Il visus in rapporto alle t·sigenze delle diverse armi. Poi: Il visus in aviazione.

l'. 12, 15 dicembre 1937. Kuchurski: Ricerche istologichc su polmoni di conigli cui era stato iniettato n ei bronrhi carbone attivato in sospensione al 2 'f.> in siero fisiologico.


RIVISTE MEDICHE MILIT ARI

333

Miss-iuro: Fisiologia degli esercizi fisici (continuazione c fine). Relazione sul Centro di istruzione per il Servizio sanitario ( 1936-37 ).

Polski Przcglad Mcdycyny Lotniczej. -

Bollettino trimestrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Varsavia. Tomo VI, n. 3, 1937· Fegler : Variazioni di eccitabilità del centro respiratorio nell'atmosfera rarefatta.

Knappe: Sulla selezione degli aspiranti piloti. Janas: Sui voli da caccia. Szlazak: Impressioni di un pracadutista e modificazioni sopraggiunte nell'organismo durante un salto in paracadute dall'alto di un pallone frenato. ROMANIA.

Revista Sanitara Militara. -

Redazione e .amministrazione: Ospedale Militare « Regina Elisabetta JJ, Bucarest. Fase. X, ottobre 1937.

Gruescu c Calisciuc: Considerazioni generali sui gozzi endo-toracici in rapporto ad un caso personale. Oprescu e Vasilescu: Un caso di malattia di Raynaud con sclerodcrmia a placche. Zamfir e /oncscu: Considerazioni cliniche e radiologiche sulla linfogranulomatosi maligna del torace (con un caso clinico). Ursu: L'organizzazione del servizio sanitario dc! Corpo di spedizione italiano nella guerra d'Etiopia. Paraschivescu: Considerazioni a proposito di un caso di eritema polimorfo idiopatico. Vasilescu: Angor coronario febbrile c angor pectoris riflesso. A ndretscu : Studio sui riEicssi tendi nei e oculari normali e patologici e loro relazione con l'idoneità degli aviatori. Zamfirescu: Studio sulle ghiandole a secrezione interna e loro relazione col sistema neur~vegetativo; deduzioni sul modo di esaminare .il personale navigante aereo. T e01jescu: Il gluconato di calcio. Popucu e Riga: Considerazioni sull'inversione viscerale totale. Turai: L 'anestesia del plesso brachiale col metodo di Kulenkampf. RUSSIA.

Vocnno Sanitamoe Ddo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 9, settembre 1937.

Petrov: La rapidità dello sgombero dei feriti dalla linea di combattimento e la rdari \·a importanza sul morale delle truppe. Grigoriev: Circa l'organizzazione del servizio sanitario militare durante il combattimento, con speciale riguardo alla dislocaz.ione delle unità sanitarie, allo sgombero dei feriti e alla provvista di acqua. Tcerkovsky: Il funzionamento dell'ospedale da campo durante il combattimento. TimofceskJ: Il servizio sanitario d.urante il passaggio di fi umi con mezzi improvvtSau. Alereiv: Il servizio sanitario presso i reparti di carri armati, durarlte il combat· timento. Abramov: Circa la necessità del coordinamento del servizio sanitario coi piani di battaglia. A nche/ievic: Sistemi di trasporto dei feriti gravi dalla linea di fuoco. Bogolan()V: Lo sgombero dei feriti per via aerea.


334

RIVISTE MEDICHE MILITARI

Grudou e Scntiurin: L 'azione dell'arsenico sull'organismo umano; la cura net cast di avvelenamento da arsenico.

STATI UNITI.

Tbc Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXXII,

. 195·8. N . t, genna1o

foslin: Diabete c •< Protamine l nsulin ». Jones: Carlo llell e i suoi disegni delle arterie. J\ilam1: La m:wc:tn:r.:t della luce solare quale fattore morbigeno nei penitenziari Ji Haiti. fackson: La poliomielite in Manitoba nel 1936. No/an: Un nuo\'O metodo per la cura della scabbia.

T URCHIA.

Askeri Sihhiye Mecmuasi. -

Rivista trimcstrale di sanità milit:tre dell'esercito turco, edita dall' Ispettorato di sanità (Stamperia della sanità militare, Costantinopoli). N. 21, 1938 e supplemento.

Saim Saglik: Differenze istologiche fra le ovaia di diverse scimmie antropomorfe. Sadik Goren: La gono-reazione nei blenorragici. Nejat Kulakci: Le sin usi ti sfenoicl:lli acute. Siireyya Atama/: Su due casi di litiasi vescica le. Sureyya Atamal e Irfan Sen: Un caso di sifilide della vescica. Nedim A kgiin: Il trattamento della malaria e del Kala-azar cc n le iniezioni endovenose di adrenalina (metodo Ascoli).

Miislim Hiùeyin Giir: Un caso di acromegalia dovuto a un tumore dcll'ipofìsi. Hulusi Ozverim: Melioidosi. Esad Egilmez: Il trattamento del morbo di Addison. Muhiddin Olker: L'elettro-chirurgia (conunuazionc). Nurettin O. Savci : Apparecchi radiologici portatili nell'esercito. Osman Ugurel: Le più recenti vedute w ll'ascesso del polmone. Hulusi Ozverim: Tularemia. Asaf Koryak: Il servizio sanitario nell'Aeronautica italiana e l'esame sanitario dci piloti italiani. Hulusi Ozve1·im: Le statistiche degli eserciti stranieri. Hiimi.i Basarir: Sulla paradontosi. Naci Taner: Origini cd effetti degli alcaloidi. Sadik Goren : La gono-reazione nei blenorragici. Abdiilkadir No·y a n: l risu ltati acquisiti dall'esplorazione del chimismo gastrico con bevande c pasti di prova nella diagnosi precoce del cancro dello stomaco. UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest, IX Gya1i 17. Fase. novembre-dicembre ' 937·

Discorso del presidente OrJòdy all'assemblea generale dell'Associazione dei medici militari ungheresi (9 novembre 1937). · V én: Mancanza e carie dci denti nei riguardi della idoneità al scn·izio militare. Czaykow.;ki: Urctriti non blenorragiche. lmrcch: Su un caso di stenosi pilorica completa da antica ulcera, operato in difficili condizioni, con esit,) in guarigione.


N O T. ~ Z l f - -- - -

I nostri Caduti per l'Impero. Oltre il sottotenente medico Lorenzo Sberna, della cui eroica morte m combatti· mento abbiamo dato notizia nel precedente fascicolo di questo Giornale, è caduto in A. O. durante il recente svolgimento di ricognizioni e di operazioni di polizia nella re· gione montagnosa degli Amhara, il capitano medico Domenico Di Francia fu Nicola, da Vibo Valentia. Per cause di servizio sono morti nell'Impero, nel dicembre 1937, il sottotcnente medico Salvatore Natale fu Giuseppe, da Grazzanise e il sottotenente chimico farmacista Carlo Anziano fu Domenico, da Sarno; nel gennaio u. s. è morto il capomanipolo mc· dico Fulvio Guida di Gaetano, da Napoli.

*

Il I 2 dicembre u. s. è deceduto a Napoli il capitano' medico in s. p. c. dott. GiUKppe Croc:.co, a circa un mese dal suo rimpatrio su nave ospedale dall'Impero, ove aveva con· trano la malattia mortale. Era nato in provincia di Salerno il 14 gennaio 1900. Laurea tosi a Napoli l' 11 luglio '924• fu nominato sottotenente di complemento il 16 luglio 1925; il 9 luglio 1926 pa~sò tenente in servizio permanente c il 30 agosto 1929 fu promosso t:apitano. Aveva prestato servizio in Libia dal febbraio 1927 al maggio 1929. Dal 4 novembre 1934 al 18 ottobre 1936 fu assistente militare alla cattedra di Clinica medica del prof. Doeri nella R. Uni· versità di Napoli. • Il capitano Croceo era una bella ligura di soldato c di studioso. Lavoratore instar1· cabile, sagace organizzatore, pieno di iniziative, era stimatissimo per le sue doti militari e professionali. Di lui rimangono pregevoli pubblicazioni di Medicina interna. Il Direttore generale della Sanità militare telegrafò nei seguenti termini alla Dire· zione di Sanità del Corpo d'Armata di Napoli: c< Vivamente rattristato immatura perdita capitano medico Croceo prego porgere familiari estinto profonde condoglianze Corpo sanitario e mie pet·sonaii - Generale

medico Mazzetti ».

*

La Sanità militare rende onore alla memoria dei valorosi camerati che hanno fatto dooo della loro vita per la grandezza della Patrh e ne iscrive i nomi gloriosi nel suo Libro d'Oro che affida alla riconoscenza nazionale e alla secolare tradizione guerriera dd nostro Corpo l'eroico sacrificio dei rmso-crociati, periti nell'adempimento del loro umanissimo dovere.

Corso informativo sul Servizio sanitario di guerra. Nelio scorso febbraio si è tenuto con pieno successo a Genova, Milano, Bologn;l, Torino, Trieste, Firenze, Napoli, Palermo, Cagliar\ il Corso informativo sul Servizio sanitario di guerra, organizzato dai Ministero della guerra e dal Sindacato N~z.ional~ Fascista dei Medici, nei modi e secondo i programmi di cui abbiamo dato nottz1a nc1


NOTIZIE

precedenti fascicoli di gennaio e febbraio di questo Giornale. Ovunque è stato assai rilevante il numero dci partecipanti al Corso, inaugurato in 6ascuna sede con sobrie signific.ative cerimonie, alla presenza delle più alte autorità militari, politiche e sanitarie, e svolto nel più cordiale cameratismo fra gli ufficiali in servizio permaneme effettivo e in c.ongedo ed i medici civili. A Napoli particolare solennità è stata conferita dali' Augusto intervento di S. A. R. il Principe di Piemonte alla seduta inaugurale, che ha avuto luogo il 20 febbraio nell'artistica e storica sala << Maria Cristina di Savoia » nel Chioctro di Santa Chiara, dinanzi ad oltre 1300 partecipanti al Corso. Il direttore di Sanità del Corpo d'Armata, colonnello medico Monguzzi, dopo un saluto devoto e augurale al ·Principe.. ha spiegato brevemente come sia importante per tutti i medici, che vivono e operano sotto il segnb

A 1\:apoli, S. A. R. ti Princtpe dt Pìemomc 3ssiste alla seduta inaugurale dc:l Cor>o.

del Fascismo, conoscere la organizzazione sanitaria n~ilitarc di guerra nonchè tutti i problemi tecnici c logistici che tale organizzazione comporta. Il prof. Sorrentino, Segretario del Sindacato Medico di Napoli, a sua volta ha ribadita la opportunità del Corso, saggiamente predisposto dalla Sanità militare, che tante benemerenze si è conquistata anche nel rinnovare il proprio materiale e nell'affrontare tutti i problemi sanitari di guerra, secondo le più moderne conquiste della scienza, i! che ha portato ai brillantissimi risultati conseguiti nella recente campagna coloniale che ci ha dato l'Impero. Quindi i] maggiore medico prof. Giorgi ha tenuta la prima conferenza sugli aggressivi chimici, :.Ila quale si è degnato assistere l'Augusto Principe che, alla fine, congedandosi, si è congratulato con gli oratori e col conferenziere. L'inaugurazione del Corso a Roma ha avuto luogo il .mattino del 5 marzo, nell' Aula Magna dello Studium Urbis. Presenti le LL. EE. il generale Pariani, Sottosegretario di Stato per la guerra, il Rettore Magnifico prof. De Francisci, l'Accademico d'Italia prof. De Blasi, il Direttore generale della Sanità pubblica prof. Petragnani, il generale Ricchetti, Direttore del Servizio chimico militare, Monsignor- Yescovo Barto-


NCJTIZif.

337

lomasi •. Ordinario militare, i Direttori generali Ji Sanità delle Forze Armate, i Rappre~ S<'ntanu della ~roce R~a ltali:ma e deii:O~dine di Malta, il prof. Cramarossa per il GoH~r~atore d1 Roma, Il. prof. Alessandn, Il prof. dalla Vedova e tanti altri insignì Maestn della ~cu?la. med1c~ :oma~a, altre emmenti pcrsonaliti, ufficiali d'ogni grado del Corpo samtano m serviZIO r 10 congedo, un eletto nucleo di Dame della Croce Rossa, numerose Signore e la strabocehevole folla degli i~critti al Corso che letteralmente gremi,·ano la vastissima sala. Per primo ha preso la parola il Direttore generale della Sanità militare, tenente generale medico prof. Loreto Mazzetti. In un breve discorso ha me~so in evidenza tutta l'imponanza e l'alto significato del Corso, che convocava i medici italiani per rivedere

Alla l>Cduta inaugurale del Corso nell'Aula Magna dello Swdmm UrbiS.

;n un rapido sguardo le posizioni raggiunte <.lalle sc•enze mediche nelle dirette applicazioni di guerra. " !d~aimente ha soggiunto l'Oratore - è tutta /a e/asse medica che, sempre pot~nzialmente al servizio delia Patria, per qualche giomo sopraui~de ai normali compiti del tempo di pace, per tt:n~rsi meglio pl'ontu ad ogni evenienza nel caso che ancora una volta dovesse esser~ chiamata sotto le Bandiere . ., Nd concetto unitario de/la Nazione milttare del tempo fascista, può dirsi che la distin zione fra medici civili ~ militari sia del tutto conting~nt~ ~ fittizia. Attraverso le organizzazioni del Regime e del!~ Foru Armat~ tutto il grand~ patrimonio umano nazionale, che costituùu la nostra massima potenza, è confidato alla vigile tutela delle Forze Sanitarie dd Paese, i cui compiti si intr~cciano e si integrano nell'adempim~ntò di un cosi ,alto dov~re. E' pu questo che il saldo nucleo permanente 4el Corpo sanitario, con uomini e materiali, necessariamente si considt'ra s~mpr~ in funzione dell'insieme 7 -

Gioma!c di m~dicina mililart'.


NOTIZIE

delle risorse nazionali, da porre in ogni circostanza, col masstmo rendimento, al/'ìncon· dizionato servizio della Patria in armi. << Ma perchè nulla, nel settore sanitario, sia perduto o male impiegato nelle emi d1 guerra, occorre una continua preparazione metodica non soltanto dei complessi appresta· menti campali e dei piani di utilizzazione delle disponibilità del territorio, bensì anche delle competenze tecniche professionali, che attualmente richiedono preventrvi addt's!ra· menti capaci di adeguarle alle funzioni belliche, ~>empre più ardue e complesse, in rapporto ai nuovi mezzi di offesa ed ai molteplici aspetti ed alle immani proporzioni de/h guerre moderne, eh~ dalle fronti di combattimento tendono a dilagare fin nel/t' più remote contt·ade dei paesi beligeranti.

Parla il Senatore Bastianelli.

« La luminosa esperienza della grande gr4crra e delle vittoriose spedizioni d'oltre mare ha messo nella più chiara evidenza come si possa fat·e incondizionato assegnamt'TII(; sulle superiori virtù militari e civiche, sullo spirito di sacrificio, sul coraggio e sulla abnt'· gazione dell'intera classe sanitaria italiana. Può dirsi che ugualmente soccat'1'ano l'adatta· bilità, la ingegnosa iniziativa, l'ardente operosit?i e le altre fattive doti di cui hanno dato continue prove i medici italiani in guerra, ma tutto ciò non può dispensare dalla necessità impre.<cindibile di tenersi informati degli avvtmimenti tecnico-scientifici che segnano i pià 110tevoli sviluppi della Medicina militare. Di qui la pratica utilità di questo C01·so, che 7'ealizza anche nel campo addestrativo quella armonica fusione di opere e di intenti che deve essere alla base della nostra azione di guerra. « E' pertanto per me motivo di grande compiacimento vedere volatltariamentt: riuniti tanti camerati, la cui stessa pre.<enza fa fede del loro fet·vido patriottismo se, pur fra le gravi occupazio11i e i diuturni doveri professionali, hanno voluto rispat1dC'1't di.rintet·essatamente al no.<tro appello )),


).10TIZ11~

339

Il generale Mazzetù, dopo aver presentato l'omaggic della Sanità militare a S. E. il Sottosegretario per la guerra, alle altre autorità intervenute e agli Enti rappresentati, ha porto un cordialissimo cameratesco saluto ai medici partecipanti e un caloroso ringraziamento a S. E. il prof. Parravano, per avere accolto il suo invito conferendo al Corso il decoro del suo diretto autorevole insegn:.mento. Infine, innalzando il pensiero alla Maestà del Re Imperatore ed al magnifico nostro Duce ha dichiarato aperti i lavori. Si è quindi levato a parlare il Senatore Bastianelli, che ha LSQrdito dichiarandosi lieto dj prendere, in quella solenne occasione, Jnr la prima ,·olta la parola quale Commissario del Sindacato Fascista dei Medici. Ha sottolineato l'impcrtanza del Corso, rilevando la necessità collaboraùva dei medici miìitari e civili. Ha ricordato avvenimenti della guerra chimica nel grande conflitto delle nazioni e gli insegnamenti che si son tratti nel campo chirurgico, profilando gli aspetti di una eventuale guerra futura, per cui i medici, servi della Scienza e della Patria, devono tenersi addestrati, dando ai governanti, · ai combattenù e alle famiglie la sensazione confortevole della loro adeguata preparazione. I discorsi del generale Mazzetti e d:.-1 Senatore Bastianelli sono stnti vivamente applaudi ti. Poi S. E. il prof. Parravano ha tenuta la prima lezione del Corso: '' Aggressi,·i chimici e mezzi di difesa contro di esd )1 , che non sarebbe possibile riassumere nemmeno a grandi linee, tanto è stata densa di dati e di dottrina, sì da offrire la più aggiornata .e competente trattazione riassuntiva dell'arduo tema. Successivamente il ten. colonnello medico prof. Guido Ferri c i maggiori medici prof. Giacobbe c prof. Massa hanno svolto egregiamente la rimanente parte dd programma del Corso con applaudite conferenze nell'aula dcll'lstituto Regina Elena per lo swdio dei tumori, diretto dallo stesro- Sen. Bastiandli. Infine nell'ospedale militare ha avuto luogo una interessantissima dimostrazione pratica del materiale di difesa antigas c del materiale sanitario di mobilitazione. Q uesti accenni ;tlle riunioni di Napoli e di Roma ci dispensano dal riferire particolari su I'}Uelle svoltesi nelle altre Eedi r.on uguali consensi e successi e di cui si sono resi benemeriti i direttori di Sanità dei Corpi d'Armata e i Segretari dei Sindacati con lo scelto corpo degli ufficiali istruttori, dei qu:tli :.1bbiamo pubhlicato i nomi nel precedente fascicolo di questo Giornale. A tutù i partecipanti al Corso è stato distribuito, come omaggio dell:.1 Sanità milita re, u n opuscolo tascabile contenente articoli sulle materie del Corso, già pubblicati su Le Forze Sanitarie dai tenenti colonnelli medici proff. Germino e Magliulo e dal maggiore medico prof. Giorgi. Questo volumetto, di 126 pagine, è stato presentato con efficaci scritti introduttivi del gen. Mazzetti, del Sen. Bastianelli, dcll'on. prof. Morelli, già Segretario del Sindacato Nazionale Fascista dei Medici, che con tanto fervore aveYa atteso alla preparazione del Corso e dell'infaticabile prof. Becchetti il quale, insieme col tenente colonnello medico Bassi, è stato fra i più operosi cd entusiastici rcalizzatOri di questa riuscitissima manifestazione della ci<Jsse medica italiana.

Cure anticeltiche. Il Ministero della guerra (Direzione generale di Sanit;Ì militare) in data 23 fcbbràio c. a. ha diramato ai Comandi di Corpo d'Armata la seguente circolare n. 124 Tg. avente per oggetto «Provvedimenti circa la cura dci militari affetti da sifilid<> e J i q uel l i affetti da blenorragia».

Questo Ministero ravvisa la necessità che sia rivolta speciale attenzione nffincbè t militari contagiatisi di sifilide siano sottopoai ~rd un trattamento curativo inte11so e prolungato.


340

NOTIZIE

Allo scopo di poter seguire attentamente detti militari, in modo che essi 11011 pos.'allo sfuggire ai periodi curativi indispensabili nella malattia di cui trattasi, si ( ora provveduto ad istituire tma speciale scheda individuale per sifìlitici, la quale, come è detto 11elle avvertenze in essa apposte, deve essere impiantata da chi pratica le prime cure (ospedale od infermeria di cwpo )., per militari di truppa e graduati, allievi ufficiali e allievi delle scuole militari, sergenti, e sergenti maggion·, vice-brigadieri e brigadieri. Se impiantata dal capo n:parto ospedaliero, deve essere trasmessa d'ufficio al co· mando del corpo, cui il militare appartiene, quando questi vime dimesso da/l'o;pedale; c c:onservata presso l'infermeria. In caso di tra.rferimento o ricovero ospedaliero, la scheda deve seguire St:mpre per t·it:r d'ufficio il militare e sarà a lui consegnata solamente all'atto del congedo o alla fine dei corsi per gli allievi ufficiali e allievi delle scuole militari, con gli avvertimenti cura· tivi e profilattici opportuni. Pre.rso le infermerie dei corpi dovrà essere impiantato zw registro.. sul quale, a cura dei rispettivi dirigenti il set·vizio sanit(l1·io, saranno riportati tutti i dati contt:-nuti nelle >Chede di cui trattasi. Per ovvie ragioni, le schede individuali hanno carattere st1·ettamente segreto e debbono esser·e conservate personalmente (insieme al registro di cui ( sopra cenno) dal dirigeme il ser·vi·<:io sanitario del Corpo. Gli stabilimenti militari di pena di Gaeta stanno provveden.do alla stampa di questa scheda e pertanto i corpi e reparti dipendenti dovranno inoltrare le relative richieste a detti stabilimenti. L.a questione della cura adeguata dei mt!itari sifilitici rivesu: importanza particolare nei riguardi dell'individuo, dell'igiene pubblica e della difesa della razza e perciò ( necessario che i direttori di sanità sorveglino rigorosamente l'applicazione e.catta delle norme che si riferiscono allo scheda in parola, rivolgendovi speciale attenzione nelle loro ispezioni agli ospedali militari ed alle infermerie dei corpi. Con l'occa.riofl(: si richiama l'attenzione sulla cura dei militari affetti da blenorragiu, io cui importan za è tutt'altro che trascurabile anche nei riguardi sociali. All'uopo .<i raccomanda che le forme complicate siano sempre curate in ospedale r che qtJe!le acute non complicate siano trattate ricoverando sempre il militare ammalato nell'infermeria del corpo o in ospedale, affinchè possa avere una cura adegumamente prolratta, associata al riposo e ad un trattamento dietetico opp01·tuno. Si raccomanda inoltre che gli affetti di j01me bleno,..,·agiche croniche, la cui cura viene eseguita al corpo ambulatoriamente, .ciano in essa ininterrottamente seguiti e sorvegliati da parte drli'ufficiale medico. l Comandi in indirizzo sono pregati di voler dìspo,..,·e in conseguenza. Per il Ministro F.to MAÙ.ETTJ.

Ufficiali fuori quadro e fuori organico.

sa,

Dalla circolare n. r" Giomale militare 24 febbraio c. a., disp. riportiamo le indicazioni degli ufficiali del Corpo fanitario in s. p. e. e riassunti in servizio quali invalidi di guerra, che hanno facoltà d'inoltrare domanda di collocamento fuori quadro (se colonnelli) o fuori organico (se renenri colonnelli e maggiori) per l'anno 1938, a norma delle disposizioni contenute nell'art. 1 ro della legge di avanzamento 7 giugno I934·XII, n. 899 e successive modilicazioni. Medici (s. p. e.): Tt.:n. colonnelli - Maggiori . Medici (riass.): Maggiori. Chimici· Farmacisti (s. p. e.): Colonnelli - Ten. colonnelli • Maggiori.


NOTIZIE

341

Le domande di cui sopra, senza specchi di classifica e libretti personali, dovranno pervenire al Ministero (direzione generale perwnale ufficiali), non oltre il 31 magg io corrente anno. Quelle che, per qualsiasi motivo, pervenis~ero dopo ta le data non saranno prese in considerazione. Si rammenta che, per le disposizioni contenute nel terzo comma dell'art. 1 ro deii;I lt:gge per l'avanz:Jmento sopra citata, le domande inoltrate anteriormente al 2 ge nnaio corrente anno, c non accolte, sono decadute.

*

Secondo disposizioni di cui alb circolare n. 113 Gior·nale militare 24 febbraio c. a., d isp. 8", gli ufficiali che nell'anno 1938, ai termini dell'a rt. 35 della legge di a\·anzame nto, raggiungeranno i limiti di comando, sono in vitati a presentare domanda per il collocamento fuori quadro, facendo riferimento, nella domanda stessa, alla circolare ~uddetta .

Le domande dovranno perve nire al Ministero (direzione generale personale ufficiali) non oltre il 31 maggio 1938, senza specchi di classifica c libretti personali.

Norme di tratto ndla gerarchia del R. Esercito. In attesa di introdurre le varianti in proposito nel regolamento di disciplina, S. E. il Sottosegretario di Stato per la guerra, generale Pariani, con circolare n. 166oo del 12 mar zo c. a. ha stabilito: 1 ° - nelle relazioni individuali tra gli appartenenti al Regio Esercito è abolito il " lei " ; 2 ° - tra uguali (in questo i subalterni costituiscono una sola rategoria) è obbliga tc rio l ' uso del ,, tu n; 3'' - tra ufficiali di grado diverso si usa il << voi ,, ; 4 ° - gli ufficiali usano il << tu » coi sottufficiali, graduati di truppa e soldati: questi r ispondono col << voi ». 5° - tra SGttufficiaJi, graduati di truppa e sold:Hi, iJ superiore usa iJ C< tu >> COO l'i nferiore; questi risponde col " voi n; però fra sergenti maggiori c sergenti, come pure fra graduati di truppa e soldati, si usa reciprocamente il « tu ».

Cure balneo-termali. Il 28 maggio prossimo venturo si riapriranno gli stabilimenti balneo-termali di Acqui ~ di Ischia, che funzioneranno per ufficiali e militari di truppa con turni di cura di '5 gior ni ciascuno, ir. numero di sette presso lo stabilimento di Acqui e di otto presso quello di Ischia, secondo norme stabilite con circolare n. 101 Giornale militare 17 febbraio c. a., disp. 7•.

Corso per allievi sottuffidaU di Sanità. Il '5 maggio p. v. -

secondo norme e modalità stabilite con circolare n. 1.p avranno inizio i corsi allic,·l sottu fficiali per le varie armi c ~pecialità, della durata di dieci mesi. P er la Sanità il corso, di n. 6o nllicvi sottufficiali infermieri , si ~,·olgcrà presso l'ospedale militare di F irenze.

Giornale militare 3 marzo c. a. ed annesso manifesto -


342

NOTIZIE

Arruolamento volontario nelle compagnie di sanità. Con circolare n. 122 Giornale militm·e 24 febbraio c. a. ed annesso manifestO è stato aperto un :~rruolamc:nto volontario ordinario per 5000 giovani nei corpi e reparti del R. Esercito. All'arruolamento nelle compargnie di sanità possono essere ammessi: coloro che :~bbiano buona conoscenza dell'impiego o delle riparazioni di caldaie a ''aporc; coloro che abbiano esercitato funzioni di infermiere o che possono dimostrare di averne particolare attitudine; coloro che abbiano prestato la loro opera presso gabinetti medici, presso farmacie o presso lavanderie.

Ricompense al valor militare. MEOACLIA DI BRONZO AL VAI..OR MILITARE. INCRIA Lorenzo fu Vittorio c di Maria Di Pietra, nato il 6 gennaio 1902 a Palermo, capitano medico in s. p. e. della sezione sanità 2• divisiont: eritrea. - Comandante di reparto someggiato di una sezione di sanità, dirigeva, durante u11 combattimento, la base della sezione, prodigandosi con competenza, fervore e sprezzo della vita, in trenta ore di continuo lav01·o, nella cura di centinaia di feriti, incurante che la località fosse esposta al tiro di lontane mitragliatrici nemiche che ferivano un suo ascari ed uccidroano un ferito appena medicato. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. SoRRENT1NO Giovanni di Orazio e di Mazzeo Maria, nato il 17 giugno 1910 a Porto Ceresio (Varese), sergente della sezione sanità 2• divisione eritrea. - Comandante di plotone portafer.iti, durante un aspro combattimento dava ripetute prove di valore e di abnegazi011e, prodigandosi sotto il fuoco nemico, nella raccolta e nello sgombro di tlumerosi feriti. - Passo Mccan, 31 marzo 1936 - Anno XIV. CROCE 111 CUERRA AL VALOR MILITARE. BoTTONI Federico fu Cesare e di Cattani Giulia, da Bologna, capomanipolo medico Legione CC. NN. - Capomanipolo m ~dico, s~bben~ il suo posto di m~dicazion~ fosse soggetto al fuoco avversario, continuava con calma ~ s~nso del dovere nell'assistenz a dei feriti. Si spostava in località più riparata, solo dopo due ore ~ dietro ordine dei superi01·i. - Taga-Taga, 12 febbraio 1936-XIV. 2l5~

GJUco Vincenzo di Aristide e di D'Amato Romilda, da Amantea (Cosenza), capomanipolo medico rota Legione Libica M. V. S. N . - Capomanipolo medico., nonoJ·tante che il fuoco avversario battesse il posto di medicazione, svolgeva con calma e sereTJità il proprio mandato. Sprezzante del pericolo si recava sulle linee avanzate per assistere w1 ferito gra.ve. T::~ga-Taga, 12 febbraio 1936-XIV. P1:-~1

Alvaro di Amerigo c di Bianca Benvenuti, nato il 31 ottobre 1913, a Fiesole (Firenze), solJ:no della sezione di sanità 2• divisione eritrea, 3° reparto someggiato. Si prodigat'tl in com battime11t0 con infaticabile attività e con ardimento t/ella cura


NOTIZIE

343

~ nello sg(ffllbro dei feriti sotto il fuoco awersario, riuscendo d'esempio ai dipendenti. -

Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. (Boli. uff. 24 febbraio c. a.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. TENENTI COLONNELLI MEDICI. DE DoMENICO F rancesco. - In data 2 ~ettembre 1937-XV, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. MAGGIORI MEDICI. I seguenti magg•on cessano di essere comandati presso il ministero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno indicata perchè rientrano dal R. Corpo truppe coloniali, rispettivamente indicato: BARONE Giovanni. - Dall'n settembre 1937-XV Eritrea. CALIGARIS Carlo. - Dal 9 settembre x937-XV Eritrea. MoRI Annibale. - Dal 6 ottobre 1937-XV Somalia. Tosc"No Vincenzo. - Dall'xx ottobre 1937-XV Somalia. FROGGIO Francesco. - In data 29 luglio 1937-XV, è comandato presso il ministero dell' Affic.1 Italiana, perchè trasferito nel R. Corpo truppe coloniali Eritrea. CAPIT.I.NI MEDICI. I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il m1mstero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno indicata perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: FR"NICH Emilio. - Dal 25 settembre 1937-XV Somalia. P"RAGON" Pietro. - Dal 6 ottobre 1936-XIV Eritrea. C"MPANELLA Arrigo. - Dal 5 settembre 1937-XV Eritrea . . DEL PERCIO Silvio. - Dal 4 ottobre 1937-XV Libia. A~NARUMMA Ermanno. Dal 3 settembre 1937-XV Eritrea. OuvERIO Alvise, R. corpo truppe coloniali Libia. - 46" fant. Cessando come contro, dal 18 marzo 1938-XVI. P.ANSERA Ottavio, 46" fant. - Ospedale militare Ancona. ME~NILLO Francesco, lane .. « Aosta ''· 1° bers. T ENENTI INCARIC,\TI DEL GRADO DI CAI'ITANO MEDICO.

I seguenti tenenti cessano di essere comandati presso il mtn1stero dell'Africa ltal:ana dalla data per ciascuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: DAsTou Domenico. - Dal 25 settembre 1937-XV. GIUSTI Aldo. - Dal 25 senembre 1937-XV Somalia. TENENTI MEDICI. I seguenti tenenti cessano di essere comandati presso il mm1stero dell'Africa ha· liana dalla data per ciascuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloni:~li ri· spettivamente indicato: SALERNO Alfonso. - Dall'II agosto 1937-XV Eritrea. GRANDE Pasquale. - Dal 5 luglio 1937-XV Libia.


344

NOTIZIE

CAPITANI CHIMICI FARMACISTI. ORLANDO T eoùoro. - In ùata 8 settembre 1937-XV, cessa tli es!ere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. T ENENTI CH IMICI FAR.\IACISl"l. I seguenti tenenti cessano di essere comandnti presso il ministero dell 'Africa Italiana dalla data per ciascuno segnata, percht· rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: CAMBINO Antonino. - Dal 9 luglio 1937-XV Eritrea. Auotslo Giulio. - Dal 19 agosto 1937-XV Eritrea. S.\UtNJ Pietro. - Dal 24 giugno I937-XV Libia. Dal Bollettino ufficiale, disp. 9". IO febbraio 1938-XVI.

*

PRIMI CAPIHNI MEJ)ICI. PAPA Gennaro, 5" art. corpo ann. - In data 20 settembre 1937-XV è collocato m aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mt-si sei. T ENENTI MEDICI. PoLH>ORI Valerio di Umberto, sottotenente complemento, 8g0 fant. - E' llnnullato e considerato come non avvenuto il R. decreto 29 maggio 1937-XV, pubblicato nel Bollettino ufficiale 1937, dispensa 35•, pa!,rina 2809, nella parte riguardante la nomina in S. P. E. nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici) del predetto ufficiale vincitore del concorso indetto con decreto ministeriale 2 dicembre 1935-X IV. Dal Bollettino ufficiale, disp n\ 17 febbraio 1938-XVT.

*

T EKENTI COLONNELLI MEDICI. LovAGLIO Rocco. - In data 14 gennaio 1938-XVT, è collocato tn ausiliaria, per età, con anzianità 6 novembre 1927-VI. T EN"ENTI CHIMICI FARMACISTI. L 'ordine di anzianità relativa dei ~eguenti tenenti chimici farmacisti in s. p. e., nominati a tale grado con R. decreto 19 aprile 1937-XV, rimane quello pubblicato sul Bollettino ufficiale 1937, dispensa 32", pagina 2545; GRAVINO Michele. MoNTANARI Angelo. ALLEGRETTI Guido. Dal Bollettino ufficiale, disp. 14\ 24 febbraio 1938-XVI.

*

CoLONNELLI MEDICI. I seguenti colonnelli- sono trasferiti, sotto la data de! 10 dicembre 1937-XVI all'ente a fianco di ciascuno indicato: GtARRusso Gesualdo, direttore ospedale militare Milano. - Direttore sanità militare corpo armata Palermo.


NOTIZIE

345

AccORtNTt Vincenzo, direttore ospedale militare Verona. - Direttore sanità militare corpo armata Mjlano. FtoRENZA Ignazio, direttore ospedale militare Napoli. - Direttore sanità militare corpo armata T orino. MoNcuzzl Umberto, direttore ospedale militare Genova. - Direttore sanità militare corpo armata Napoli. LA~DRIANI Roberto, direttore sanità corpo armata Cagliari. Direttore· sanità militare corpo armata Roma. BRICI.lCLIO Santi, direttore ospedale militare Messina. - Direttore sanità militare corpo armata Cagliari. CASELLA Dante. - In data 10 dicembre t937-XVI cessa dalla carica Ji direttore ospedale militare di Ancona. T ENENTI COLONNELLI MEDICI.

l seguenti tenenti colonnelli sono nominati, dal 10 dicembre 1937-XVI, Jirettori dcii' ospedale militare a fianco di cia~cuno indicato: FADDA Siro, Milano. GALLOTTI Giovanni, Napoli. MAucERJ Nicolò, Verona. SAVINI Gualtiero, Udine. FELICIANGELI Guido, Ancona. CosTA Fausto, Padova. INDEUCATO Giuseppe, GcnO\·a. MAGGIORI MEf)JCI, FROGGIO Francesco. R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Cessa di br parte della commtsswne medica per le pensioni di guerra di Catanzaro. TARCHI Virgilio, ospedale: militare Genova. - Infermeria presidiaria Icici. PRIMI C.\PITAN! MEDICI. LEONARDt Domenico, ospedale militare Milano. - E' nominato membro supplente della commjssione medica per le pensioni di guerra di Milano. VIRGILLO Saverio (ora maggiore), ospedale militare Bari. - Cessa d i far parte della commi~sione medica per le pensioni di guerra di Milano. CAPITANI MEDICI. MAssARA Gaetano, 1 ° art. arm. - t" gran. ARONJCA Ferdinando, R. corpo .truppe coloniali Eritrea. Udine. Cessando come sopra dal 5 marzo 1938-XVI.

Ospedale militare

TENENTI MEDICI. L'ordine di anzianit.ì relativa dei seguenti tenenti, nominati a tale grado con an?ianità assoluta 16 agosto 1935·XIII, è stabilita come appresso: MoNAco Bruno. GJUGNI Francesco. NAPOLITANO Felice. DE ANGELIS Icaro. CoRDERO Adriano. ScRÒ Nicola. SAVINO Giovanni. ANTONACI Giuseppe. D1 MomcA Pietro. DE CILLA Francesco. ALTAMURA Manlio. D1 G1oRc1o Girolamo. ScARPITTI Mario. ANnNuCcl Elpidio. ARCANGELI Gerardo. MENNA Luigi.


NOTIZIE

AMoROso Giuseppe Mazzini. SANTANGELO Ren~. D1 FERDINANDO Renato. VANACORE Antonio. LEoNE Tacito. PETRUCCIANI Nicola. SEDIARI Demo. BoccHINI Ettore. STRAZZULLI Sergio. Son·ILE Leonardo.

ZAIRI Sacellario. ARDITO Vincenzo. NADDEO Vincenzo. TRIGLIA Sebastiano. DI TRAPANI Salvatore. LucENTE Vittorino. SALVI Vincenzo. SoPRANI Antonio. LICATA Alfio.

Ufficiali fuori quadro. CoLONNELLI MEDICI. I seguenti colonnelli sono trasferiti, sotto la data del 10 dicembre 1937-XVI all'ente a fianco di ciascuno indicato: BARILE Felice, direttore sanità militare corpo armata Palermo. - Ministero g uerra. SuRDI Domenico, direttore sanità militare corpo armata Milano. - Comando corpo armata Milano. TEN,EI'TI COLONNELLI MEDICI.

DE DoMENICO Francesco. - )n data IO dicembre 1937-XVI è nominato direttore ospedale militare Messina. C.~MPISI Baldassare, R. corp<> truppe coloniali Somalia. Ospedale militare Milano, cessando come sopra, dal 17 aprile 1938-XVI. Ufficiali fuori organico. MAGGIORI MEDICI. CIVITA Raffaele (ora tenente colonnello), zona militare Bari. - Cessa di far parte della commissione medica per le pensioni di guerra di Bari. DI PALMA Vincenzo, zona militare Bari. - E' nominato membro supplente della commissione medica per le pensioni di guerra di Bari. Dal Bollettino ufficiale, disp. I5", 3 marzo 1938-XVI.

Onorificenze. Ordine dei SS. Maurizio e LAzzaro. Commendatore: tenente generale medico p. a. LoRENZO M.~ENGO. Ufficiale: colonnelli medici p. a. ATTILIO MoNTANARI, PAoLO FRISONI, A NTONINO ZAFI'IRO. Cavaliet·e: tenente colonnello medico p. a. GIOVANNI GATTI. 01·dine della Corona d'Italia. Com me ndatore: maggiore generale medico a riposo FEDERICO SANTINI. Ufficiale: primo capitano medico p. a. GuGLIELMO LuccA Cu1'HBER1'. Cavaliere: maggiore medico a riposo PAOLO FERRARO.

(Boli. uff., 10, 17 febbraio e 3 marzo c. a.).

l


NOTiZIE

347

Lutti della Sanità militare. Il 12 febbraio è deceduto in Torino il maggiore generale medico della riserva comm. dott. Mario Tommaslna. Nato il 22 marzo 1857 a Dorno, presso Mortara, si laureò a Torino il 30 giugno :881 c nell'ottobre dello stesso anno venne a far parte del Corpo sanitario, come sottotenente medico al 53" reggimento fanteria. Tenente medico dopo tre anni, fu nominato capitano nel 1888, e con tale grado freq uentò per due anni, dal 1902 al 1903, quale assistente onorario, la Clinica chirurgica della R. Università di Torino. Assegnato come chirurgo presso l'ospedale militare di Torino, ebbe modo di dimostrare la sua alta competenza in chirurgia. Maggiore medico nel giugno x9<J6 e destinato all'ospedale militare di Novara, assunse poi, promosso ten. colonnello medico nel 191I, la direzione dell'ospedale militare di Genova, e poi quella dell'ospedale militare di Novara. Nel 1915 fu promosso colonnello e partì per il fronte il 25 luglio 1915 come direttore d'ospedale, ma dopo pochi mesi dovette lasciare la zona di guerra per malattia. Riassunta la direzione dell'ospedale militare di Novara il 27 febbraio 1916, la tenne fino al 4 marzo 1919, epoca in cui fu collocato a riposo. Brigadiere generale medico nel giugno 19.19, conseguì l2 promozione a maggiore ~enerale medico della riserva nel marzo 1926. Durante la sua lunga carriera il generale Tommasina si distinse sempre per le sue Ntime qualità militari e per la sua -vasta cultura professionale che aveva, .come .s'è detto, specialmente arricchita nel campo chirurgico. Uomo di grande attività, organizzatore \'alente, ricco di iniziativa, fu distinti~simo direttore di ospedale. La sua dipartita lascia unanime rimpianto nel Corpo sanitario al quale egli aveva consacrata tutta la sua esistenza, e nell'ambiente medico civile, ove era molto conosciuto e sùmato. Era decorato della croce di cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e della commenda dell'Ordine della Corona d'Italia.

In memoria dd Generale di Corpo d'Armata Medaglia d'oro Conte Giuseppe Vaccari. Il 7 marzo, a Roma, è stato commemorato nel teatro Argentina il generale Giuseppe Vaccari per iniziativa della Sezione romana dell'Associazione nazionale del Fante. (Jratore S. E. il generale Corselli che, amico ed ammiratore dell'Estinto, ha saputo con parola alata e commovente rilevare la grande figura del valoroso generale, rievocandone le elette virtù di condottiero, di soldato, di cittadino esemplarmente preclaro. A me, sia permesso quale vecchio medico militare ed affezionato suo Direttore di ~nità per parecchi anni nel Corpo d'Armata dell'Urbe, ricordare l'attaccamento che in ogni oc~asione l'eroico generale sempre dimostrò per il Corpo sanitario militare. Egli infatti fu sempre presente entusiasticamente alle diverse manifestazioni sanitarie del Corpo d'Armata e costantemente, nelle riunioni, con la sua parola forbita ed eloquente prendeva occasione per esaltare l'azione del Corpo sanitario militare, del quale si professava un profondo conoscitore ed un convinto ammiratore per ave.rlo potuto ,·aiutare nc:lle più svariate contingenze di pace e di guerra, in Colonia ed in ~atria. ., E la prova più significativa della stima sincera che Egli. nutriva p~~ ~a Samta militare ebbe a confermarla nell'occasione di un grave infortumo a~~omoblltsuc.o,. acca~ dutogli qualche giorno dopo che aveva dovuto lasciare il servizio mthtare per hmtte dt


:-:<YllZIE

età. L'illustre generale, sebbene l'infortunio fosse avvenuto nei pres~i Ji un grande ospedale dell'Urbe ed i volcnterosi subito accorsi lo volessero ivi trasportare, anche in quel momento tragico, tra gli spasimi del dolore, non esitò sulla scelta ed insistette per e-sere ricoverato all'ospedale militare del Celio perchè così "poteva essere curato d:ti suoi fedeli medici militari, che a,·eva sempre stimato». E la sua fiducia che commosse cd inorgoglì tutti i suoi vecchi dipendenti, ammiratori entusiasti dell'incomparabile Superiore che avevano perduto, fu bene affidata, pachè, non ostante che il traumatismo fosse molto grave (frattura comminutiva dei capi articolari del ginocchio destro), si ottenne guarigione anatomica e funzionale completa. senza intervento cruento, con mezzi ortopeàici opportunamente applicati e volentcrosamcnte segui ti. E' doveroso adunque che anche la Sanità militare elevi il suo pensiero riverente e commosso alle sacre memorie di questo benemerito amico nostro che, come fu ,, il Baiardo del Montello >> ed il u Nino Bixio della Sernaglia », fu anche un ammiratore sereno del Corpo sanitario militare italiano. Egli, grande condottiero di truppe, figura purissima di cavaliere senza macchia e senza paura che seppe penetrare nel cuore dci singoli e delle moltitudini, seppe anche valutare nella giusta misura il fattore potente di vittoria del modesto medico militare (inglorius) nell 'esercizio della sua missione silenziosa (mutae artej), fattore che tanto efficacemente ha sempre contribuito ai successi brillanti ed eroici delle nostre Armi vittoriose. Cum sanitate virtus in armis. Generale medico F. CACCIA.

Istituto Italiano di Storia della Chimica. Il compianto insigne prof. Raffaello NASINI, Senatore del· Regno, nel I9JO, fonùava l''' Istituto Italiano di Storia della Chimica », col precipuo scopo di coordinare gli stuùi storici relativi alla chimica pura e applicata che in Italia dal medio-evo ai tempi nostri - ha sempre avuto culrori distinti e valorosi . analogamente . Con la costituzione di questo nuovo Sodalizio di alta cultura a quanto si era fatto assai prima, sia in Italia che all'estero, per la «Storia della Medicina» - si intendeva promuovere un vasto programma di studi, fra i quali primeggiasse la rivendicazione delle priorità- talora dimenticate o misconosciutc - degli scienziati italiani, in confronto degli stranieri troppO' .spesso favoriti- dalla fortuna, dalla sramp.a scientifica e dagli ~torici delle varie epoche. La morte del prof. NASINI (1931) arrestava la geniale proficua iniziaùva che, solo recentemente, veniva ripresa da un nucleo di emeriti studiosi, intorno ai quali si sono riuniti con Ja loro lusinghiera adesione numerosissimi scienziati e industriali italiani. S. E. Nicola PARRAVANO, Accademico d'Italia, Direttore dell'Istituto Chimico <.Iella R. Università di Roma, è stato acclamato Presidente Onorario dell'Associazione e i l nome di così alto Maestro è indice luminoso dell'indirizzo e dell'attività dei lavori che essa si prefigge. 11 Ciomale di Medicina Militare - nel dare importante rilievo a questa nobile Istituzione che, specie allo stato attuale del fervore di opere per l'integrale indipendenza industriale ed economica Jclla Nazione, viene a colmare una grave lacuna delle nostre è lieto di segnalare che, alla Vice-Presidenza effettiva deldiscipline sciemifiche l'lstituno stesso, è stato assunto il nostro colonnello chimico-farmacista, pro f. Alfredo PACNIELLO, in distinto riconoscimento degli apprezzati suoi meriti scientifici.

J


t"OTJZJf.

349

Conferenze mediche. A Firenze nello scorso febbraio il colonneilo medico prof. Nicola BRU:-<1 c il tenente colonnello medico Carmelo MANGANARO del la Scuola di applicazione di Sanità mi liwre, su invito del Presidente dell 'Istituto .di Cultura Fascista, hann.o tenuto nd F:1lazzo di Parte Guelfa, due conferenze dai seguenti ris~tti v i titoli: Vaccinazione .:ntivaiolosa - L'Emblema crociato di rosso in una guerra futura. Entrambe le conferenze sono riuscite molto gradite e sono state applaudite dal folto pubblico intervenuto, t r:l cui nota vasi anche S. E. il generale N icolosi, Comandante d el Corpo d'Armata. A Mantova, il 29 gennaio, il tenente medico Nicola PETRUCCJA:-<1 del 49• rcg~:,ri­ rr.ento fanteria ha tenuto una conferenza di presidio, per g li ufficiali in senizio e in con~edo, trattando il tema: Arma chimica e arma batterica.

Le manifestazioni nUionali antitubercolari dell'anno XVI. La celebrazione della •• Ciorna/a delle due croci "• ch e è stata fissata al 10 aprik p. ,.., domenica delie Palme, r iu nisce anche quest'anno in un ' unica manifestazione la " Giornata de/ fiore e dd/a doppia et·oce " e la 11 Giornata della Croce Rossa Italiana"· Essa sarà preceduta dalla 11 Qum·ta settimana nazionale per la diagnosi precoce ~> c sc_!rUÌta dalle cc VIII campagna naz ionale per il francobollo antitubercolare chiudilettera>> che si inizierà lo stesso giorno 10 aprile c continuerà fino .all'8 maggio successivo. Le manifestazioni. saranno, anche qu est 'anno, organiz zate dalla benemerita F edern ione Naz ionnle Fascista per la lotta contro la tubercolosi con l'efficace colbbo r:~zione ddb Croce Rossa Italiana c dei Consorzi provinciali an ti tubercolari .

«I problemi della Maternità e dell'Infanzia ». E' stata disposta la pubblicazione degli <c Atti » dei Congressi organizzati dal ParIJto !\:azionale Fascista in occasione della Mostra delle Colonie esti,·e e dell'Assistenza aii' Jnbnzia. La collana sarà interamente pubblicata entro il prossimo aprile e realizza ta con la concreta collaborazione di tutti gli enti che hanno coadiuvato alla preparazione ed al successo di questO notevole ciclo di manifestazioni scientifiche: la Direzione generale del la Sanità Pubblica del Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Educazione Nazior.Jic, la Direzione generale per gli Istituti di prevenz ione e d i pena del Ministero d i Grazia e Giustizia, l'Opera Nazionale per la protezione della M aternità e dell'Infanzia, la Croce Rossa Italiana, la Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, il Sindacato Nazionale Fascista dei Medici, il Sindacato Nazionale Fascista ddle Ostetriche, la Federazione Italiana Nazionale Fascista degli Istituti di cura privati, b Federa zione fascista degli esercenti delle industrie idrominerali, l'Istituto superiore J i odontoiatria <c George Eastman » : tutti gli enti insomma, che h anno diretto inten.:ssè Jl!a più ampia ed utile diffusione di questa raccolta documentaria di studi di alto valore ~ ic ntifico c pratico ai fini degli sviluppi dell'azione sociale del Reg ime Fascista. Solo così, infatti, i molti c~ssenzia li problemi concernenti la difesa ed il miglioramento della m aternità e dell'infanzia, problemi che nei v:1ri congressi son o stati sottoPOsti ad ampie, dili genti disamine, potranno essere av,·iati alle necessarie e volute sol u z ionj.


350

NOTIZIE

L'esame calmo ed approfondito delle qu~stioni dibattute in queste riunioni. le conclusioni a cui esse sono giunte, potranno, in tal modo, costituire effettivamente la base sicura di ulteriori studi e perfezionamenti, ciò che costituiva, appunto, la precisa e concreta finalità dell'iniziativa promossa ed attuata nel quadro suggestivo della Mostra delle Colonie estive c dell' At;sistenza all'Infanzia. La collana, che si intitolerà : << I problemi della Maternità e dell' Infanzia », comprenderà i seguenti volumi :

I - " Propaganda igienica, prcfìlassi e cura stomato-odontoiatrica ai bambini nelle scuole JJ .

n . (( L'importanza delle suppellettili scolastiche razionali cd il valore educatii'O della propaganda murale e cinematogr afica nella scuola >>. III - <( Possibilità e li m iti di collaborazione dei medici condotti nella profilassi ed assistenza soci a le ». IV - « Le stazioni climatiche ed idrominerali italiane a servizio della ortogencsi e della profilassi infantile >>. V - « La vigilanza e la propaganda igienica nelle colonie esti1·e "· VI - << Le levatrici in funzione d i visitatrici ai fini della prevenzione dell'aborto, della nati -mort:~lità , della neonati-mortalità, della morbi lità c mortalità puerperalc "· VII - << I fattori dell'ambiente fisico e sociale d ella mortalità infantile» . VIII - << Assistenza sanitaria nei Fasci giovanili : traumatismi, letta co ntro le maI.-mie veneree e contro la tubercolosi ». IX - « T doveri del medico nella politica demografica del Regime Fascista '' · X - << La Yalutazione delle delici<:nu psichiche del fanciullo e l'igiene me ntale m r.1ppono alla formazione della personalità ». XI - << L'alimentazione del bambino». XII - << La denuncia obbligatoria della gravidanza ll. XIII - <<Problemi assistenziali della maternità e del l'infanzia " · X IV . • « La cartella bio..clinico-radiologic<rortogenctica individuale quale m ezzo di accertamento e di medicina preYentiva dell'infanzia >> . I volumi saranno posti in vendita, anche separatamente, a prezzi van m rapporto allo sviluppo di ciascun d'essi. L'intera collana sarà ceduta al prezzo speciale di L. 150 (comprese le spese di posta per l'invio raccomandato) a chi ne prenoterà l'acquisto entro i! 30 aprile 1938-XVI. Per informazioni ri volgersi al la Federazione fascista per la lotta contro la tu bercolosi (via Nazionale, 200, Roma), alla quale è stata affidata la pubblicazione e la diiiusione degli << A t ti ».

X Congresso internazionale di Chimica. Al X Congrcsw internazionale di Chimica che - come abb1amo annunziato nd J:ascicolo I c. a. di questo Giornale - si terrà a Roma dal 15 al 21 del pro ssimo maggio. la Sanità militare sarà rappresentata dai colonnelli chimici farmacisti prof. Alfredo Pagniello e Remo C orradi. Il Comitato organizzatore del Congresso ha diramata in questi giorni una denagliata circolare sulla organizzazione e sul programma dei lavori nonchè sui festeggiamen ti c viaggi e sulle facil itazioni d'ogni sorta per i congressisti c per gli aderenti. La circolare pllÒ essere richiesta alla Segreteria del Congresso (Roma. \·ia P anisperna. 89 A).


NOTIZIE

351

XXXI Congresso italiano di dmno-sifilografia. La XXXI riunione della Società italiana di dermatologia e si1ilografia s1 terrà in Roma, nei giorni 22, 23 e 24 del prossimo aprile. Temi delle relazioni ufficiali sono: t- a)<< Foci e dermatosi », relatore prof. E. Ciamlx:llotti (Modena); 1- b) cc Frxi e apparato mogenitale >>, relatore prof. G. Sannicandro (Sassari); 2) « Uretriti non gonococciche )), relatore dott. M. Ballarini (Bologna). Presidente della Società è il prof. L. Martinetti, Bologna; segretario il prof. V. Mo nt~sano, via Campo Marzio, ()ç), Roma.

« Diagnostica

c semdotica medica » .

Con questo titolo prossimament.: sarà pubblic;tto dalla S. A. Edizioni MiJI(:rva ;\fcdica (Torino, via Martiri Fascisti, 15) un nuovo Manuale pratico per medici e studenti, in due volumi, diretto da Pietro Sisto e redatto con la coll:tborazionc di P. l::lcnc-

Jetù, Bologna; U. Carpi, Milano; L. Condorelli, Bari; P. Crovcri, Torino; R. D'Alessandro, Firenze; G . Di Guglielmo, Catania; G . Dominici, Cagliari; F. Galdi, Pisa; L. Gedda, Roma; A. L unedei, Siena; M. Lupo, T orino; G. Mciii, Parma; F. Pe nati, Torino; F. $chiassi, Bologna; P. Sisto, T orino; G. Usseglio, Torino; M. Zalla, Firenze. Questo manuale SI annunzia sotto i migliori auspici per la rinomanza degli illustri autori fra i cui nomi rileviamo con particolare compiacimento quello del nostro maggiore medico Raffaele d'Alessandro, della Scuola di applicazione di Sanità militare · per Ja bella tradizione della Casa editrice, che ha già contribuito in tanta larga misura alla formazione del nuovo ricco patrimo nio medico librario italiano. Sono aperte le prenotazioni in due rate da L. 90 ciascuna, da inviarsi una :.Jil'atto del la prcnotaz;ione c l'altr:-t :.11la consegna del primo volume.

« Chirurgia ». Esce in questi gtorni, pubblicata dalla Casa editrice Valentino J:3ompiani e C. via Serbelloni, 14), un'opera in due volumi del Senatore prof. Davide Giordano, intitolata Chirurgia (L . 6o). Un primo c<~pitolo illustra i ·momenti capitali della Chirurgia in Italia nel secolo XIX e le condizioni che ne favorirono e ne contrastarono lo sviluppo. E' poi rias~un to il mo\·imento di essa nel secolo XX, che fu di ascesa e di affermazione di italianità. Nei capitoli successivi è trattata la parte generale: terapia fisica, infezioni, medicazioni, innesti , chirurgia bellica; e di qui si procede, alla maniera classica, all'esposizione della chirurgia regionale, dal capo ai piedi; inclusi perciò larghi cenni w le specialità: oculistica, stomato-odontoiatria, otorinolaringologia, ecc. In un ultimo capitolo si cerca J e. durre previsioni circa gli sviluppi in un prossimo futuro. Oltre duemila indicazioni bibliografiche segnalano agli studiosi e ai curiosi le fonti alle quali potranno attingere i documenti che dif!10Strano la grande e profìcua attività di co loro che tengono alte le tradizioni della chirurgia italiana, non seconda ad altra nel mondo. . Quest'opera del Giordano fa parte deli'Etlciclopedia monografica scimtificn iwliana dd XX secolo, edita dalla stessa suddetta Casa e divis:.1 in cinque parti. (~lilano,


352

NOTIZIE

La pane riservata al le Scienze mediche, comprende anche: Medicina a cura del prof.. A. Castiglion i (2 volumi); Anatomia e fiJiofogia a cura del prof. Luigi Castaldi; Igiene e batteriologia a cura Jcl prof. A. Alessandrini.

« Il

Notiziario di Terapia 1938 ».

Uscirà nei prossimi giorni una nuova pubblicazione medica, il «Notiziario di Terapia )), edito dalla stessa società editrice del!'« Indice Terapeutico)) di Trieste. Si tratta di una accurata rassegna internazionale delle novità terapèutiche dell'annata e comprende vasto materiale di studi, esperienze c riccttario. Il '' Noriz.iario di Terapia >> s:~rà in vendita a L. 25.- (rilegato L. 30.-) presso le principali Librerie e direttamente, per prenotazioni, presso la Società editrice (Trieste, via S. Caterina, 5).

Viaggio medico turMico. Pel guano viaggio medico-turistico della Rassegna Internazionale di Clinica c Terapia che avrà luogo dal 4 al 10 gi ugno p. v., è stato scelto un itinerario seducentissimo attraverso l'Appennino Tosco-Emiliano. Città e centri termali di gran fama, come Montecatini e Porretta, una magnifica stazione balneare quale Viareggio, una zona di gloriose tradizioni industriali ed artigiane quale l'Apuania, un paesaggio montano grandioso offerto dall'Appennino dell'Italia Centrale con il valico di tre bellissimi passi, quello delle Radici, dell'Abetone e della Porretta, visita a città sedi di antiche e rinomate scuole mediche, quali Modena e Pistoia, e città e borgate ricche di opere artistiche e ricordi storici (Lucca. Modena, Pistoia, Gavinana, ccc.) sono le attrattive che offre questo viaggio che sarà fano in un elegante e comodo autobus. Ri volgersi all'Amministrazione del suddetto periodico: Napoli, S. Felice :.1 pinza Dante, r8.

Direttore respon.<abife: Prof. Dott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. V JRGINIO DE BERNAR.DINIS, tenente colonnello medico. ROMA,

;\1/11\7.0

I938· XVI - Tll', REG IONALE - CARLO CATTANEO, 20


l" ' - -

Spedizione in abbonamento postale

Anno 1.-~XXXVI·Fasc. IV APRILE 1938 · XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate virtus in armis

• DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


l

l

1

11MDI (0\.0

, l


APRILE 1938-XVI

ANNO LXXXVI • fASC. IV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cam sanitate <'Q{rfas in armis

~ \

MINISTERO DELLA GUERRA RO.MA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'~bbonamento è annuo c decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 31 (Estero L. 44). Per gl i ufficiali delle Forze Armate, in servi:..:io cd in congedo, il prezzo dell'nbbon amcnto è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficia li è ammesso un nbbonamcn to eumul:uivo al Giornale di Mcdio·ina .\1ililarc cd agli Am1ali di Medicrna N atlillc c Coloniale nl prezzo di L. 42 annue . Il prezzo del supplemento contenente i Ru-oli dì a11zianirà dt'i Corpo sani111rio militare è di L. 8.

NORME PER I COLLABORATORI. Le optntoni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità dd period ico. Agli autori sono offerti graruitamcntc 50 estratti con copcrti n~ stampata, frontespizio, impaginarura c numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono ~ddtbitati a prezzo di cosio. Per di~posizionc del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non piìt di 10 rjghc). Lt spese per clichés c tavole fuori testo sono a carico degli autori, l man:>scritti non si restituiscono.

'l


SOMMARIO LAVORI ORIGINALI SA VARINO. - Sul l:\ ,·isionc degli str:~htci in r:~pporw all':cttitudinc fisica al scrvizir, rnilit.trc r\ R< i ENTI l'\ A. L:. cnzcmo->infurcazione pa la diagnosi prcsintnmatic:l cicli:~ tubercolosi i n medicina lc~:a l e militM~ . Mi\NGANARO. - Org:mizzazionc c funzionamento ciel se• vizio chirurgico prc,so le Oivi,inni mntoriz<.:ttc. Rclni<•nc al l X Cc>ngrc>><l cntcrnazi(>n:llc d i medicina c flrm:~r.ia militare. - llucarcst, gtugno "J3i

Pt~g.

,,

( ColltÌIIIIII;;ÌQIIt:)

SANTI LLO. PURPURA. -

della cellulosa nelle brine c p3stc

375

,,

L'acido picrico nella medicina :11Hica c nella chirurgia . L'ed ema polmnnarc açuto ,,di:! stcnnsi mitrahca . L~ dctcrminnzion~

SCOTTI. -

355

3)j.

mcntari

4 11

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ANALISI CHI MI CA QUANTITATJ VA. Gmda all' - Cti\RRIER . ANESTESIA IN TRAUMATOLO<~IA DI GUERRA. - C.,~tnRtM<O. t\RMA (L') BATTERICA IN UNA GUERRA FUTUR:'1. A>t·t•,·o CISTIFELLEA Dcjormazio11i collgcnitt' ed '" ljlltJÌtt: della - , ribui colcàuogl'lljià. Po.-rA c PtLOTTt COMPRESSIONE CEREBRALE. Er•olt~:io11e e Jtato della dottrina dr/la SAUERHRIJCII CORDEAU XIA EDU.LIS. kic·rrd1c sul frutto della - CARLISI . CORRELAZIONI ENDOCRI!'\E. Jo•Es DIAGNOST ICA E TERAP IA ENDOSCOPICA ndlc affc-'-"'"i delle vie 3Crcc inferiori. M \L'" FRA ITURE (Lt') DEL CRANIO. L3 radioln~ti3 dd pratico. Br.t.oT c N AliA:< LI ~FOGRANULOMA

MALIGNO Il q11atlro mdiologù·o dr/

.

TUBERCOLOSI Radioscopill .<isumati(a nèllo rollettitnttÌ e )t;tl.l. n". Sttt:R c DuT~fY . TUBERC:Ot..OSI Sto•ù (' st•il11ppo tldla -

polmo·

nnrt'. -

in Tripoliuwia -

J)

4 29 441 426

)l

437

.,

l

l l

dt:l pol-

mom:. R.,rrt LUPUS NASALE. Sull11 pawgnu·si dd - Vm~Kt.CK. MILZA E RESISTENZA LEUCOC:ITAR IA. n'Aus.A>:nRu MISSIONE DELL'ISTITUTO 01 MALARIOLOCIA I N A . O. l. LECA, R.• I'HEI.F. c CA!'AU~ NF.URO-DISCR IN•E (Sulle) l il ENCEFA 1.0- TIROI[)EE. (Sindrome ipo· tiroidca cun Ac1nthmi, nigric:111>. Sclcredtma di flu>chkc c ipcrlipcmia, a dip<:ndcnw dicnct·blit:1, d3 tr:• um3 p~ichico). l'An,sst . OFTALMOL<X;IA DEl PAF.'\1 CALDI. - Ro·.,TA . P t\STE AI.IMENTi\ RI. Il pH ndl'appr,·z:amt·mo tic/le DLTQI!É:<ots PERCEZ IONE DELLA PROFONDITA'. N~tot•v apparecchio per l'esame (Id/a - Cot. l)\l<l<l PIDOCCHI La lotta con/ro i - negli Eserciti in campagna. - TIIOM •\l<ll' REAZIONI (l.r) VASCOLO-TISSURALI •\L<.;OGENE. - Au.lt •~• . TERAPIA CON ONDE CORTE Ouc·rt,ac:io ni s111/a - in ma/atti<' mtanec l' vcnarl'. s,:ouR o c c .......E TRArfAMENTO ORMONALF. IN CH IR URGIA. Nuot'<' ida 11d j\M FSSK r

430

DE P\ou

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

>l

.,

" Il

434

435 441

,, >•

436 4 20

434

"

439

))

428

,,

,, Pag.

•

t

t 1


LAVORI ORIGINALI ..

__ ___ ,

OSPEDALE MlLIT ARE DI PALERMO l \ (~·J··, .,_

.Direttore: tenente colonnello medico S. D'AccARùO

lo-;':'; :ç:. ~

c,.,

\;i' .._· '7'

.-.

SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPORTO ;.'~· /. . ALL'ATTITUDINE FISICA AL SERVIZIO MILITARE r:~~~,'Yt e'l<".>' :· <._

.- ,\)). ...........

~

Dott. Saverlo Savarino, ten

colonnello mc<.lico, C<lpo reparto oftalmici.

'''<~

'-··1':·> Ilo'! /~"'; ~· -"\ ~~ ...,-~'. "' " ~~~·/

t~§

La questione dei rapporti fra strabismo concomitante e funzione visiva, che per la sua suggestività ha da tempo appassionato non pochi studiosi di oftalmologia, ben può dirsi rappresenti tuttora un problema non del tutto risolto, malgrado i notevoli contributi apportativi in questi ultimi anni specie in Italia, onde per l'importanza che essa riveste sotto il duplice aspetto scienùfìco e pratico m erita tuttavia di essere ricsaminata. T ale riesame si rende poi, a mio avviso, particolarmente necessario ne1 riguardi della medicina legale militare stantechè non si è ancora pervenuti ad una soddisfacente soluzione dell'annosa quistione, come è forse nel desiderio di tutti, malgrado anche di recente di essa si siano occupati due distinti colleghi: Aracri e Colomba, mettendo la quistione stessa come suoi dirsi a pun to e richiamando su di essa l'attenzione dell'autorità competente. Il vigente elenco infermità Ed. r930 infatti non fa tuttavia alcun cenno del lo strabismo funzionale, giacchè nell'unico articolo che si riferisce alle alterazion i mot·orie del globo oculare, il 39, sono contemplati soltanto i disturbi motori di carattere permanente di uno o di evtrambi gli océhi quando generano diplopia. In tal modo nel concetto dei legislatore, mentre il provvedimento di inabilità al servizio viene pronunziato per le forme di strabismo paralitico, ne sono esclusi invece tutti i casi di strabismo concomitante, qualunque ne sia la specie ed il grado, compreso lo strabismo mostruoso. Se si risale alle disposizioni su tale malattia contenute nei precedenti elenchi vediamo che in guello del 1923, all'art. 40, era prevista la riforma in tutti i casi di strabismo funziorJale, sintomo di ametropia, quando le imperfezioni che lo producevano erano al grado voluto dal precedente art. 3 S (visus inferiore ad 11. in O. O. o ad 'l,z in un occhio, corretto l'eventuale vizio di refrazione) o sintoma di ambliopia qualora persisteva oltre il periodo della rivedibilità. Era parimenti causa di esclusione dal servizio lo strabismo paralitico quando dava luogo a diplopia. Nell'elenco del 1917 non si faceva alcuna menzione dello strabismo funzionale in quanto l'art. 30 contemplava soltanto lo strabismo paralitico


356

SUL LA VISIO!\iE DEGLI STR A BI CI IN RAP PORTO A LL'A1T ITUDINE FISICA ECC.

sopratutto se sintomatico (tabe dOJ'sale, tumori cerebrali iniziali ecc.) a grado tale da recare gra(!e disturbo alla f.un zione visiva. E finalm ente nell'elenco del 1892, il più antico nei nostri ricordi, l'articolo 36 indicava quale causa di riforma lo strabismo perma11ente di tal grado che mentre uno dei due occhi guarda diritto all'intJat~zi, il margine comeale dell'alt1'0 devia al punto da toccare l'angolo interno od estemo della commessura palpebra/e. Ove tale strabismo fosse sintoma di ambliopia o di ametropia, il giudizio era fondato su queste ultime imperfezioni. Nel successivo art. 37 venivano aggiunte quali causa di inabilità le paralisi dei muscoli del globo oculare tali da recare grafie disturbo alla funzione t/lS/lla.

Dall'esame dei rispettivi articoli degli elenchi infermità che si sono sueceduti dal r892 ad oggi appare evidente come l'idea del legislatore in tema di strabismo sia andata via via modificandosi passando per tre fasi distinte. In un primo tempo infatti era prevalso principalmente il concetto estetico onde il provvedimento di riforma veniva pronunziato solo nei casi di strabismo mostruoso, quando cioè l'occhio era talmente deviato da toccare col :suo margine corneale l'angolo interno od esterno della commessura palpebrale. Ove ciò non si verificava era però prevista la valutazione dei disturb1 della funzione visiva, nei casi di strabismo paralitico, o l'ametropia e l'ambliopia nei casi di strabismo funzionale. Ed il Trombetta nel suo manuale di medicina legale militare così commentava tale indirizzo: « Per quanto riguarda lo strabismo funzionale (art. 36) si può dire che il com pito del perito si riduca all'accertamento del grado di deviazione del bulbo ossia all'applicazione di un semplice criterio estetico che non ha alcuna importanza ottica. « Secondo me tutti i casi di strabismo dovrebbero essere oggetto di osser ~ vazione nell'ospedale, indipendentemente dal grado di deviazione oculare, per la buona ragione che lo strabismo funzional e è sempre il risultato di un 'a me~

tropia o di una ambliopia e che per conseguenza il giudizio medico legale va sempre fondato sul vero disturbo di funziona lità dell'occhio e non sulla manifestazione di uno solo dei suoi sintomi il quale del resto non è in tutti i casi proporzionale all'entità della causa ». Nell'elenco del 1917, come s'è detto, non fu fatto alcun cenno dello strabismo funzionale; in quello del 1923 invece la malattia venne ripresa in con siderazione ma riguardata solo quando era sintoma di ametropia tale che ia diminuzione del visus raggiungesse il grado vol uto dall'art. 35· Qui il legislatore non si preoccupava più del lato estetico ma solo d: <JUd lo ottico della malattia. In una terza fase, la più recente, non è stato contemplato affatto lo strabtsnno concomitante ma solo lo strabismo paralitico in quanto nel v1gente


St:LLA VISIO~E OEGLI STRABICI 1:-; R:\ 'PORTO ALL' ,\TTITvl)I~ E FISICA ECC.

357

elenco, come si è detto, si fa menzione soltanto dei disturbi motori di caratter~ permanente di uno o di entrambi gli occhi quando generino diplopia. E poichè lo strabismo concomitante, qualunque ne sia la specie ed il grado, non genera mai diplopia, è evidente che lo strabismo funzionale non viene più considerato come causa di esclusione dal servizio militare in sè e per sè.

La mancanza di un 'opportuna disposizione di legge che regoli l'idoneiù o meno al servizio nelle forme di strabismo concomitante non può a mio parere soddisfare le esigenze attuali della medicina legale militare che si adeguino alla più recente concezione che abbiamo di tale malattia giacchè, se è l>t::r vero che anche adesso noi possiamo pronunziare la riforma nei casi dt strabismo funzionale sostenuti da alterazioni anatomiche d eli 'occhio deviato o da notevole ametropia bilaterale o da anisometropia, applicando le disposizioni dei relativi articoli dell'elenco, vi sono nondimeno non pochi casi di strabismo concomitante in cui l'occhio deviato è ambliopico ma senza alcuna causa anatomica od ottica e nei quali assai ardua ed incerta è sovente la deterf"""::• minazione del grado visivo anche ricorrendo a mezzi di sorpresa, altri a!'lcora ~-~;!} in cui l'occhio deviato non è ambliopico ma affetto da un vizio di refrazione <_:.~7 non grave . ~n de è J:1?Ssibile far raggiunger~ ad ess? un suffi~ie~te gr~do d~ l·~) a,cute~za vtst~a ~ed1ante opportuna correz10~e ottica ed al·tn· mfine 10 ~u~ .~·~~>0'1r.k.'> . · l occh10 strab1co e normalmente conformato sta dal punto dt vtsta anatomi~~\<. ~... "'1 1:'> che ottico e possiede anche una funzionalità visiva abbastanza buona o addì: ,·~,:{:~·_.~~... . ·::-::: / nttura norma le. ;-,·:.\ 1 In queste due ultime ipotesi a noi in atto non rimane che concludere per •; .. la idoneità al servizio dell 'individuo che presenta tale deviazione in quanto, essendo prescritto l'accertamento dell'acutezza visiva partitamente in ciascun occhio, ci veniamo a trovare di fronte al fatto che, conducendo l'occhio strabico in prima posizione dinanzi all'ottotipo mediante escl usione del sano, riusciamo in effetti ad accertare in esso un visus che sta entro i limiti consentiti per l'idoneità al servizio. Ma in realtà tale occhio conserva lo stesso rendimento durante la visione binoculare cioè quando l'individuo fissa con l'occhio diritto e nell'altro Sl viene a stabilire il massimo della deviazione strabica ? In altri termini l 'occhio strabico partecipa in una misura più o meno utile alla visione binoculare o tale visione binoculare nello strabismo è del tutto mancante ? Su tale punto invero più non dovrebbe esistere dubbio di sorta dappoichè tutti gli AA. sono concordi ne li 'ammettere che nello strabismo in genere la funzione visiva binoculare è realmente del tutto abolita. Ed allora, stando così le cose, non può non risaltare la grave lacuna che permane nel vigente elenco in rapporto allo strabismo funzional e e ciò per due motivi essenziali: o


358

SULLA VISIONE DEGLI 5TRAB[CI IN RAPPORTO ALL'ATTITUDINE FISICA ECC

Lo strabismo è indubbiamente in molti casi da per sè causa di rilevante alterazione estetica del volto. Ora se il legislatore ha considerato tra le cause di inabilità al servizio quelle che alterano la fisionomia, non si capisce perchè non vi si debbano comprendere anche le forme di strabismo, almeno quelle dì grado notevole. 2 " - Lo strabismo concomitante nella maggior parte dei casi è legato ad una notevole riduzione del visus dell'occhio deviato, ma anche quando la visione dell'occhio strabico, obbligato a rientrare in attività durante l'esclusione di quello diritto, risulti entro i limiti stabiliti dalla legge, l'aiuto funzionale che esso può apportare all'occhio sano nella visione binoculare è talmente piccolo e così trascurabile da potersi l 'individuo che ne è affetto, considerare un monocolo vero e proprio. Così essendo non si comprende perchè, mentre il monocolo dal punto di vista anatomico è escluso dal servizio militare, non lo debba essere del pari anche il monocolo dal punto di vista funzionale cioè lo strabico. Scopo della presente nota è appunto quello di far rilevare la mancanza nell' attuale elenco in(ermità di un' adeguata disposizione legislativa in riguardo allo strabismo funzionale e di dimostrare in base alle mie osservazioni ed a quelle ricavate dalla letteratura la necessità di provvedere in conseguenza. 1 '' -

E' noto che il globo oculare è situato nella cavità orbitaria tra il pannicolo adiposo che lo sostiene ed il velamento palpebro-congiuntivale che lo protegge verso l'esterno, e che esso è mantenuto in una posizione di equilibrio instabile dalla contrazione dei suoi muscoli estrinseci e da quello speciale organo di sostegno muscolo-tendineo che è la capsula del Tenone. Questa, per effetto della contrazione delle fibre muscolari liscie (muscolo di Miiller) e dei due muscoli obliqui, costituisce il sistema propulsore dell 'occhio, mentre i quattro muscoli retti ne rappresentano il sistema retrattore. N ei movimenti del globo oculare attorno al proprio asse di rotazione e quindi nelle varie direzioni , il sistema propulsore è destinato a mantenere non soltanto la stabilità e la simmetria dei centri di rotazione dei bulbi ma anche a correggere la direzione dello sguardo, supplendo alla deficienza d ei retti esterni la cui azione sarebbe insufficiente a causa della asimmetria delle loro inserzioni tendinee. E' noto altresì cbe questo sistema di muscoli è animato da nervi cranici e dal simpatico e che i nuclei di origine dei nervi cranici sono connessi tra di loro e coi centri cerebrali per mezzo dì un sistema di fibre nervose tuttora po:o note ma jmportantissime per assicurare l'azione sinerg1ca dei vari muscoli nella convergenza, nei movimenti consociati di lateralità, eèc. Scopo di questa sinergia muscolare è quello di garentire la visione binoculare in qualsiasi direzione dello sguardo.


SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPORTO ALL'ATTITUDINE FISICA ECC.

359

Tale sinergia può mancare in due casi: o perchè manca (od è deficiente) l'impulso nervoso o perchè l'individuo sacrifica istintivamente la visione binoculare. Nel primo caso si verifica Io strabismo paralitico (o paralisi dei muscoli oculari), nel secondo lo strabismo concomitante e l'alternan·te. Lo strabismo concomitante e l'alternante si dicono anche strabismi funzionali, in quanto essi rappresentano una anomalia della funzione del globo oculare i cui movimenti sono sempre possibili in tutti i sensi a differenza di ciò che accade nello strabismo paralitico. Quale sia la causa dello strabismo funzionale non è facile precisare c numerose sono le opinioni degli AA. al riguardo, ma in linea generale tre sono le ipotesi prevalenti sulla sua etiologia. Per alcuni si tratterebbe di mancanza di coordinamento fra i centri visivi cerebrali, per altri di ineguaglianza della forza visiva dei due occhi, per altri ancora di vizi di refrazione e quindi di incoordinamento fra convergen?.a ed accomodazione. Ciascuna di queste ipotesi, come è noto, ha di volta in volta tenuto il campo nella interpetrazione del problema genetico dello strabismo concomitante e vi è stato perfino chi ha ritenuto probabile che tutte e tre le cause insieme avessero la loro influenza nel meccanismo della deviazione strabica. Abbandonata definitivamente però l'ultima di tali ipotesi, principalmente per merito del Parinaud il quale, negando che lo strabismo potesse consistere in un disturbo della convergenza, aveva già pensato, con una concezione più larga, trattarsi invece di un vizio di sviluppo dell 'apparato della visione binoculare ripercuotentesi sulla parte motrice e sulla parte sensoriale dell'apparato stesso, si propende ora piuttosto ad ammettere l'opinione particolarmente sostenuta in Italia dalla scuola del Cirincione secondo la quale lo strabismo non è primitivamente dovuto ad un disturbo di morili tà muscolare ma è legato ad un difetto congenito di natura eminentemente nervosa e cioè ad una malformazione del centro associativo dei movimenti oculari, per cui manca lo stimolo necessario al sinergismo dei muscoli motori dell'occhio. Vi sarebbe in altri termini una tendenza allo strabismo per una condizione congenita la quale spesso si manifesterebbe in tutta la sua entità, altre volte in modo incompleto o transitorio ed altre volte infine rimarrebbe per tutta la vita allo ~tato latente. Tale condizione sarebbe appuno dovuta essenzialmente ad un complesso disordine formativo degli organi centrali dcll 'apparato della visione binoculare, cioè centro di coordinazione motoria e centro d1 percezione cerebrale o di comando psichico e la mancata integrità anatomica o fisica dell 'occhio, guaii le lesioni anatomiche o le ametropie, non avrebbero altra influenza nel determinismo della deviazione strabica se non quello di rendere manifesta tale tendenza preesistente. Prova ne sia che ove essa non esiste le medesime


360

SULLA VISJO:-<E D EGLI STRABICI lN RAPFORTO ALL'ATTITUDINE F ISICA ECC

condizioni anatomiche ed ottiche possono trovarsi in individui non presentanti deviazione strabica di sorta. E' certo comunque che, nella massima parte dei casi, l'occhio deviato presenta quasi sempre una riduzione del visus. Tale riduzione varia però entro limiti amplissimi e cioè dalla conta delle dita a qualche metro di distanza (1/50) fino quasi all'unità e qualche volta addirittura all'unità. Ma anche in questi casi, invero eccezionali, anche quando cioè il visus deli 'occhio deviato raggiunge il maximum all'atto del suo raddrizzamento, a me pare che non per questo l'individuo possa considerarsi normale ed in particolare idoneo al servizio militare e ciò a causa della mancanza della visione binoculare e di altre alterazioni delle funzioni retiniche che numerosi ricercatori hanno riscontrato negli occhi strabici e che anch'io ho potuto controllare in una serie di ricerche eseguite nell'ospedale militare di Palermo in occasione della revisione di alcune classi di riformati e fra individui di privata osservazione. Le questioni più importanti che si connettono all'argomento sono due: 0 I - La partecip:1zione (o meno) ed in egual misura dell'occhio strabico alla visione. 2 ° - Le modificazioni delle funzioni retiniche (campo visivo, senso cromatico e senso luminoso) dell'occhio strabico ambliopico. Fra le più antiche ricerche sull 'argomento il Lo Cascio, che ha pubblicato nel 1925 un it1teressante contributo clinico a!la conosce1l'Ga della vùione degli occhi strabici, ricorda quelle di Schweigger (x88x) secondo cui l'ambliopia da strabismo sarebbe congenita e verrebbe caratterizzata da una diminuzione più o meno considerevole della acutezza visiva, mentre il campo visivo, il senso cromatico ed il fondo oculare resterebbero normali. In quanto alla partecipazione dell'occhio strabico alla funzione binoculare, Schweigger aveva osservato che, proiettando con un piccolo specchio l'immagine di un oggetto luminoso sulla macula dell'occhio deviato, l'immagjne veniva percepita da tale occhio nello stesso tempo di quella percepita dall'occhio diritto nel mom.::nto in cui esso fissava un altro oggetto, onde l'A. ne arguiva che le due macule, pur guardando oggetti differenti, potessero funzionare contemporaneamente. Per Sclhweigger lo strabico non farebbe astrazione completa delle immagini visive dell'occhio deviato cosicchè questo occhio non sarebbe in istato di completa inattività funzionale. Landolt ed Eperon, avendo constatato l 'insorgenza della diplopia dopo l'applicazione di un vetro rosso (o di un prisma) davanti all'occhio strabico, pensarono che fra i casi di strabismo concomitante con soppressione deli 'i mmagi ne dell'occhio deviato ed i casi di strabismo paralitico nei quali l'occhio strabico partecipo alla visione, esistessero delle categorie intermedie nelle quali

l


SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPrORTO ALL'ATTITUDINE FISICA ECC.

361

si ha quella che Landolt chiama da esclusio11e regionale. In tali casi, munendo l'occhio strabico di un prisma, si osserva che .l a soppressione della immagine dell'occhio deviato è limitata ad una r egione della retina situata fra la fovea centralis e la zona di retina con la quale coincide il punto di fissazione dell'occhio sano. Tale zona di esclusione suole essere più estesa nel senso orizzontale che nel senso verticale. Hirschberger (188o) che si occupò sopratutto dello studio del campo visivo negli strabici, avendo riscontrato grossi scotomi periferici, ne dedusse la esistenza di zone periferiche ambliopiche nella retina degli occhi strabici. Tali scotomi si avrebbero anche negli occhi diritti cosicchè, secondo l' A., il campo binoculare sarebbe costituito, nello strabismo divergente, da due campi visivi monoculari, distinti, opposti ma non sovrapposti in un campo comune, mentre ndlo strabismo convergente mancherebbe di funzione nell'occhio strabico quella parte di retina che corrisponde al punto di fissazione deli 'altro occhio e ad una zona di 30 gradi circa situata intorno ad esso. Tale assenza di visibilità si verificherebbe solo durante la visione con i due occhi mentre, chiudendo l'occhio fissatore, il difetto scomparirebbe. Per Hirschberger in sostanza in entrambe le forme di strabismo vi sarebbero degli scotomi nelle zone periferiche della retina e ciò tanto nell'occhio strabico che nel diritto. La macula verrebbe esclusa dalla visione solo in una parte d egli occhi con strabismo divergente ed in qualche raro caso di strabismo convergente. Guillery (r896) criticò vivacemente il lavoro di H ischberger e, avendo fatto delle ricerche sugli occhi strabici, trovò che nell'ambliopia da strabismo tanto la visione periferica che la centrale possono essere ridotte, ma l' A. non riscontrò differenze tra una metà e l'altra del campo visivo. Con l'uso del cilindro di Maddox il Guillery riuscì a provocare diplopia ciò che dimostrerebbe che l'occhio strabico non sarebbe escluso dalla visione. Sachs, che riprese l'importante studio, concluse che nella visione binoculare l'occhio strabico vede solo con la regione maculare e nello stesso modo conclusero il Graefe ed il Gonin. Weiss ritiene che i reperti perimetrici da lui riscontrati negli strabici non sarebbero a favore della teoria dell'ambliopia ex non usu. Blagowjestschenski, ricercando su 35 casi di strabism,o convergente, trovò su .1 I casi notevole restringimentc mentre su 2r casi di strabismo divergente il restringimento concentrico fu trovato 5 volte. Parina.ud nei casi di ambliopia da strabismo mostruoso constatò uno !:cotoma centrale che stava in rapporto con una notevole diminuzione dell'acutezza visi va centrale. Polack ed Amman che hanno studiato il senso cromatico ed il senso luminoso negli occhi strabici ritengono che la causa dell'ambliopia no n abbia sede nei coni foveali, nè nei neuroni ma che si tratti di un impedimento centrale che si manifesterebbe in particolari condizion i.


362

SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPORTO ALL'ATTITUDINE FISICA ECC.

Lo Cascio che ha studiato il campo visivo monoculare e binoculare, il senso cromatico ed il senso luminoso degli . strabici, giunge alla conclusione: che, tanto nello strabismo convergente quanto nello strabismo divergente, l'occhio strabico partecipa alla visione binoculare nel senso che nel campo visivo binoculare degli strabici esiste una zona più o meno estesa nella quale la visione viene esercitata dall'occhio deviato. Tale zona, nello strabismo convergente, ha forma semilunare e si estende di solito fra i 15 e i 35 gradi lungo il meridiano orizzontale ed i 45 e gli 8o gradi lungo il meridiano verticale. Nello strabismo divergente la zona dj visione suole essere più estesa di quella che si osserva nello strabismo convergente ed è situata nella metà del campo visivo binoculare corrispondente all'occhio. Il campo visivo monoculare degli occhi con strabismo convergente è normale nella metà circa dei casi, nello strabismo divergente si osserva nel 25 'X) dei casi solo un lieve restringimento dei limiti nasali per i colori ed uno scotoma centrale relativo. Il senso cromatico risulta normale in 2/3 dei casi mentre il senso luminoso centrale è normale. Nel complesso il Lo Cascio ritiene che i suoi risultati escludono che l'amSliopia degli occhi strabici dipenda da alterazioni della retina, del nervo ottico e delle vie ottiche e si accordano invece con il concetto dell'ambliopia da mancato uso. Recentemente il Bra un ( 1934), studiando il campo visivo degli strabici, trovò che nello strabismo alternante tutti e due i campi visivi sono normali. N ello strabismo unilaterale invece, mentre il campo visivo dell 'occhio diritto è integro, quello dell'occhio strabico mostra un restringimento dei limiti laterali ed uno scotoma assoluto temporale dal punto di fissazione per gli oggetti di I mm. Come lo dimostra la perimetria del punto cieco e la constatazione della deviazione dell'occhio fissante dall'asse ottico, l'occhio fissa non colla fovea ma con un punto eccentrico della retina. La grandezza d ello scotoma dipende dali 'acutezza visiva.

Le mie ricerche sono state eseguite su venti soggetti di cui dieci VJSJtati nell 'Ospedale militare di Palermo in sede di osservazione e dieci tratti dall'ambiente civile. Sui soggetti sottoposti a visita militare mi sono limitato alla ricerca del 1 visus e del campo visivo monoculare mentre sugli altri dieci ho potuto stuclian! il comportamento del campo visivo monoculare, quello binoculare ed i1 visus centrale, tralasciando di estendere lo studio aJ senso cromatico ed a 1 senso luminoso, ritenendo in proposito più che esaurien ti le conclusioni di Lo Cascio.


SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPORTO ALL'ATTITUDI NI: FISICA ECC

363

Dei dieci individui visitati in sede di osservazione presso l'Ospedale militare, quattro presentavano strabismo divergente e sei strabismo convergente. Ma poichè la determinazione del campo visivo si basa su dati puramente subiettivi e <J.Uindi è lecito supporre che alcuni degli esaminandi abbiano potuto fornire dati non molto esatti relativamente alla funzione visiva periferica dell'occhio deviato, tralascio di riportare integralmente i risultati di tali osservazioni. Daile quali peraltro, pur non potendole per ovvie ragioni ritenere rigorosamente attendibili e quindi scientificamente dimostrative, è stato possibile rilevare un dato assai importante che, già constatato da precedenti osservatori, è stato confermato dallo sesso Lo Cascio e cioè che, mentre tanto nelle forme di strabismo convergente che in quelle di strabismo divergente non vi è alcuna modificazione del C. V. dell'occhio diritto, in quello dell'occhio deviato invece, in una notevole percentuale di casi, si hanno delle rilevanti modifìcazioni e precisamente un restringimento concentrico dei limiti sia per il bianco che per i colori, assai più spesso un forte restringimento per i colori. · Contrariamente alle conclusioni di Weiss e di Lo Cascio ho trovato il C. V. ristretto con maggiore frequenza nello strabismo divergente che nel convergente dapoichè, mentre per quest'ultima forma su sei casi osserv;Hi in due il C. V. era quasi normale, in tre casi esso presentava restringimento sia per il bianco che per i colori ed in uno soltanto restringimento per il bianco ed acromatopsia per i colori con scotorna relativo, laddove nei quattro casi di strabismo divergente ho trovato in tutti restringimento notevole del C. V. per il bianco ed acromatopsia per i colori con scotoma relativo in un solo caso. Più importanti sono invece i dati che ci permettono di trarre i dieci cas1 visitati nel l 'ambiente civile. Per tali ricerche procedevo nel modo seguente: Anzitutto cominciavo col determinare l'acutezza ViSIVa naturale, eseguivo poi la schiascopia e correggevo l'eventuale vizio di refrazione allo scopo di determinare esattamente il grado dell'ambliopia deli 'occhio strabico. Successivamente passavo all'esame del campo visivo monoculare e quindi alla determinazione del campo visivo dell'occhio strabico nella esplorazione binoculare. Per questo esame mi servivo del metodo proposto dal Lo Cascio che riassumo togliendolo dal suo pregevole lavoro. Allorquando si pone un vetro colorato, ad es. rosso, davanti all'occhio, ad es. il destro, di un individuo normale, il soggetto vedrà dd colore naturale tutti gli oggetti compresi nel campo visivo comune ai due occhi e nel rimJnente campo visivo dell'occhio sinistro, mentre invece vedrà colorati in rosso tutti gli oggetti situati nel rimanente campo visivo dell'occhio destro. Supponiamo ora di avere un soggetto strabico, ad es. con strabismo convergente concomitante dell'O. S., e di collocarlo davanti ad un comune perimetro. Poniamo un vetro rosso davanti all'O. S. e facciamo passare un dischetto bianco lungo l'asse perimetrico disposto orizzontalmente.


364

SULLA VISIO:"E DEGLI STRABICI lN RAPPORTO ALL'ATTITUDINE FISICA ECC.

Se, quando il dischetto bianco si trova in una zona del campo visivo comune ai due occhi, il soggetto asserisce di veder colorato in rosso il dischetto bianco, ciò significa che : o si ha prevalenza della visione dell'O. S. o l'occhio destro è completamente escl uso dalla visione. Analogamente, allorquando nelle stesse condizioni il soggetto dice di vedere il dischetto del suo colore naturale, ciò significa che: o si ha, in quella zona, visione eguale dei due occhi oppure che la visione dell'occhio destro è preponderante o ancora che non si ha visione dell'occhio sinistro. Lo stesso. ragionamento vale allorquando il vetro rosso si pone davanti all'occhio destro. Con tale sistema è facile determinare l'ampiezza del campo visivo binoculare degli strabici. Infatti basta porre il vetro rosso prima davanti all'occhio

sinistro e poi davanti all'occhio destro, segnare il limite perimetrico nel quale avviene la percezione del dischetto e riunire i vari punti tracciati per ottenere la misura del C. V. binoculare. Ecco i risultati dell'esame dei dieci casi di osservazione privata: OssERVAZIONE I. in O. D.

A. N., di anni s6. Strabismo divergente concomitante di

+ r,so In O. D. astigmatismo 1permetropico composto s. + 1 con Visus natu· rale = s / ro e Visus con + 1 associato a cii. + o,so asse 90 = 6/ IO. In O. S. astigmatismo ipermetropico semplice s. r. di 2 D. con Visus naturale = 3/10 e Visus con cii. + 2 asse r8o = 10/ro. Campo visivo monoculare normale in O. O. Campo visivo dell'O. D. nell'esplorazione binoculare, vedi fig. 1. Non v.i è diplopia.

r.l

Oss ERVAZIONE IL -

In

o. s.

R. D., di anni 33· Strabismo divergente concomi tante di 35''

O. D. Emmerropc con Visus = 10/ 10. In O. S. Hm. di 2 D. con V = s / ro. Non migliora con lenti. Ambliopi::~ ex non usu. Campo visivo mo noculan: normale. Campo visivo dell'O. S. nell'esplorazione binoculare, vedi fig. 2. Non esiste diplopia. OssERVAZIONE III. IO

L. C . V., di anni

21.

Strabismo divergente concomitante

O. S.

In O. D. Emmetrop~:. v D = IO/ IO. I n O. S. sottile albugine del disco prepupillare della cornea. Ambl iopia ex non usu. Non migliora con lenti. Campo visivo monoculare normale. Campo visi,·o dell'O. S. nd l 'e~pl orazione binoculare, vedi lìg. 3·

o

Os~ERVAZ I O]';E

IV. -

B. M., di ann i 23. Strabismo d ivergente concomitante

in O. D. ]n O. D. astig matismo miopico semplice c. r. di 2 D. Visus naturale = 2 / 10.


SL'L LA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPO RTO .\LL ' ;\ TTITL' DI :-\E FISIC.\ EC:C.

s

fi)l. '·

D

N

..

Fig. 2.

365


366

SULLA VISIONE DEGLI STRABICI JN RAPPORTO ALL"ATI!TUDINE FISICA ECC.

D

, T

N

,.,

Fig. 3·

D

T

N

Ili

no

Fig. 4·


SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPI·ORTO ALL'ATTITUDINE FISICA ECC.

367

Visus co n cii. - 2 asse 90 = 6/ 10. In O. S. astigmatismo miopico semplice c. r. di 1 D. Visus naturale = 6/ JO. Visus con cii.- 0,75 asse 90 = IO/ Io. Campo visivo monoculare normale per il bianco, il rosso e l'azzurro, ridotto per il verde. Campo visivo dell'O. D. nell'esplorazione binoculare, vedi fig. 4· O ssERVAZIONE V. -

tn

o. s.

.

B. L., di anni 34· Strabismo convergente concomitante di 30"

O. D. Emmetrope con V = 10/10. O. S. Hm. di 4 D. con Visus n:n. = 2 / 10. Non migliora con lenti. Campo visivo monoculare normale. Lie\•C scotoma centrale relativo. Campo visivo dell'O. D. nell'esplorazione binoculare, \'cdi fig. 5· OssERVAZIONE VI. - D. M., di anni 13. Strabismo convergente concomitante di 25" in O. D. O. S. Emmctropc con V = 10 / 10. O. D. Hm. di 3 D. Visus nat. = 3/10. Non migliora con lenti. Ambliopia ex non usu. Campo visivo monoculare : Grosso scotoma centrale rebtiYO. Campo visivo dell'O. D. ncll'-:~ plorazione binoculare, vedi fig. é. OssERVAZIONE VII. tn O. D.

P. M., di anni 44· Strabismo com·crgcntc concomitante

.

In O. S. Hm. di 1 D. con Visus naturale = 4/ 10. Vis. con + I D. = w / w.

+2

l__

In O. D. astigmatismo ipermetropico composto c. r. t- 4 Visus naturale = 1/ 20. Non m1gliora con ienti. Campo visivo monoculare normale. Campo ,·isivo dell'O. D. nell'esplorazione binoculare, vedi fig. 7· O ssERVAZIONE VIII. D. O., di anni t8. Strabismo convergente concomitante d i 35° io O. S. In O. D. Hm. di 1.50 D. Visus naturale = 8/10. Visus con + 1.50 D. = IO/ IO.

l

+2 +5

In O. S. astigmatismo ipermetropico composto c. r. Visus naturale = 1/15. Non migliora con lenti. Ambli,opia ex non usu. Campo visivo monocuJare: piccolo scotoma assoluto. Campo visivo dell'O. S. nell'esplorazione binoculare, vedi fig. 8. O ssERVAZIONE IX. m

L E., di anni 21. Strabismo convergente concomitante di 25°

O. S. O. D. Emmetrope con V = 10/10. 1

In O. S. Astigmatismo miopico composto c. r. l - Visus naturale = 1j r2. Non migliora con lenti.

3


368

SULLA VISIONE DEGLI STRAP.ICI IN RAPPORTO ALL 'ATTITUDINE FISICA F.CC.

s

Fig. 5·

s

Fig. 6.


SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPORTO ALL'A"rflTt:I>l:->E FISICA ECC.

D

no

Fig. 7·

s

2

-

Giorm* di m~Jicina militar~.

369


370

SULLA \'JSJO~E DEGLI STRABICI L'J RAPPORTO Al.L'An"JTUDINE FISICA ECC.

s

Fig. 9·

s

u

M

T

Fig

10.


SULLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RAPPORTO ALL'ATTITUDINE FISIC:\ ECC.

371

Ambliopia ex non usu. Campo visivo monocuJare normale. Campo \'isivo dtll' O. S. nell'esplorazione binoculare, ,·cdi fig. 9· OssERVAZIONE

X. -

D. R. F., di anni 50. Strabismo convergente concomitante

di 45° in O. S. In O. S. nubccola corneale extrapupillare in corrispondenza delle ore 3· Astigmatismo ipermetropico semplice di 2 D. :lSSe 70. Ambliopia ex non usu, con visus = IO/ IO a r. c. ln O. D. Ipcrmctropia di 1 D. con Visus n:Jtur:~ le = 7/10 ed = 10/ 10 con lente sferoconvessa di r D. Campo visivo monoculare normale. Campo visi,·o dell'O. S. nell'esplorazione binoculare, \'cdi fig. 10.

Considerazioni. Dal risultato delle mie ricerche che confermano in linea di massima quelle di Lo Cascio, che sono le sole della letteratura oftalmologica, appare che la partecipazione dell'occhio strabico alla visione è assai più ridotta di quella dell'occhio normale in quanto la zona di visione esercitata dall'occhio strabico nel campo visivo binoculare è molto meno estesa che nel normale. Nei casi di strabismo convergente esaminati da me e da Lo Cascio la zona di visione dell'occhio strabico, nel campo visivo binoculare, suoi presentarsi a forma di rene, talvolta di semiluna con la convessità rivolta verso l'esterno e Ja concavità verso il centro di fissazione dell'occhio diritto. Come può agevolmente comprendersi dall'esame dei campi visivi, il campo di visione dell'occhio strabico varia da individuo a individuo, ma in ogni caso comprende sempre l'asse visivo dell'occhio strabico ed è sempre . più esteso nel senso verticale che in quello orizzontale. Nelle ricerche di Lo Cascio la massima estensione in senso orizzontale suole riscontrarsi quasi sempre a livello del meridiano orizzontale, lungo il quale detta zona presenta una estensione compresa fra un minimo di r5• ed un massimo di 35°. L'estensione in senso verticale varia da un minimo di 4'5° aù un massimo di Bo". Il meridiano orizzontale divide questa zona in due parti: superiore ed infer iore, quasi sempre disuguali , in alcuni casi la metà superiore è più estesa dell'inferiore, mentre in altri casi la metà inferiore presenta dei limiti più estesi. Nelle mie ricerche la massima estensione suoi presentarsi, nel meridiano orizzontale, fra un minimo di 15° ed un massimo di 6o0, mentre quella in senso verticale varia da un minimo di 30" ad un massimo di 70°. Non mi pare che nei miei casi si possa confermare la regola che il meridiano orizzontale divida sempre la zona di visione in due parti perchè 11ella mia VIII osservazione H campo visivo era esteso tutto al di sopra di esso.

.


372

SULLA VISIO:-.:E DEGLI STR ·\RICI IN RAPf-ORTO ALL'ATTITUDI!'E FISICA ECC.

Per quanto riguarda il comportamento delle due estremità superiore ed inferiore della zona visiva, essa suole essere arrotondata e non raggiunge quasi mai il meridiano verticale tranne in tre casi (VII1, IX e X osservazione) nei quali lo supera. Nello strabiSI\'lO divergente l'esplorazione binoculare rivela una zona di visione per l'occhio strabico assai più estesa di quella che si osserva nello strabismo convergente. Tale zona ha anch'essa un aspetto semilunare o di un rene con la concavità rivolta verso il centro e la convessità all 'esterno. Anche qui la zona è più estesa nel senso verticale che in quello orizzontale ed anche qui il comportamento delle due estremità superiore ed inferiore varia da caso a caso. Il campo visivo monoculare, sia nei casi di strabismo convergente che nei casi di strabismo divergente, ha mostrato una spiccata tendenza al restringimento per i colori. Nel complesso_ tanto le ricerche mie quanto quelle degli AA. che mi hanno preceduto dimostrano che l'occhio strabico (convergente e divergente) partecipa alla visione binoculare solo in parte assai limitata e sempre mediante ia periferia retinica mai, in nessun caso, con la visione maculare che è quella che veramente importa. L'occhio strabico deve sempre considerarsi come un occhio ambliopico anche quando il suo visus raggiunga 1 ro/10 ed il suo campo visivo monoculare sia normale, in quanto la sua visione centrale 1l01l si fonde mai co11 quella dell'occhio diritto e manca perciò quel senso stereoscopico per il quale il soldato può calcolare con una certa esattezza la profondità degli oggetti che . gli stanno dinanzi. D alle ricerche di Lo Cascio, di Polack e di Amman risulta poi che il 1.enso cromatico ed il senso luminoso sono in molti casi alterati ciò che dimostra che l 'occhio strabico è un occhio anatomicamente alterato o per lesioni 'della retina o per lesioni del nervo ottico o delle vie ottiche intracerebrali. L'individuo strabico deve essere quindi considerato alla stessa stregua eli un monocolo. Anche quando la visione dell 'occhio strabico sia normale quest'occhio dev'essere riguardato come un occhio di riserva mai come occhio di ai uto reale ed effettivo. Onde, a differenza di quanto sostiene il Colomba, sarei in proposito più assolutista cd estremista proponendo che tutti gli strabici siano, anzichè assegnati a servizi sedentari, esclusi addirittura dal servizio militare. Senza contare poi che lo strabico, a parte la mancanza della visione binoculare, è il più delle volte un soggetto anormale, rappresentando lo strabismo, per la sua stessa natura etiopatogenetica, una manifestazione quasi certa di un deviamento non soltanto fisico ma anche psichico, onde non a torto il Lom-


SU LLA VISIONE DEGLI STRABICI IN RJ\I'PORTO ALL.ATTITUDI~ E FISICA ECC.

373

broso ad esso attribuiva tanta importanza come una vera stigma rimontante alla prima vita od alla vita fetale e quindi come una vera e propria anomalia

somatica di prima formazione. Sostiene d'altra parte l'Ottolenghi che lo strabismo si trova con una certa frequenza fr:a i delinquenti, nella proporzione dell'r.8o %, mentre negli individui normali si nota solo nel 2 "/oo, ed altri fra cui Marra avrebbero trovato 1<, strabismo nei criminali nel 3·5 'X> e lo sguardo falso nel 23 'X,. Ma se pure tali percentuali notevoli non hanno trovato conferma in ulteriori controlli eseguiti nelle case di pena e negli ospedali psichiatrici (vedi il lavoro del prof. Loddoni su il Temperamento dello strabico - Rassegna Clinico- Scientifica 1935, fase. X), sta di fatto che gli strabici assai spesso, a causa di notevoli squilibri somatici costituenti veri caratteri ereditari degenerativi in istretta parentela collo strabismo stesso, sono individui psichicamente minorati, torpidi, con scarsa attitudine intellettiva e comunque incapaci di livellarsi alla comune media intelligenza. Ond'è che nella valutazione dell'idoneità al servizio militar·e dello strabico, oltre che del difetto estetico e del disturbo funzionale, occorre tener conto di non infrequenti altre anomalie psichiche, più o m eno appariscenti, più o meno spiccate, che concorrono senza dubbio a fare di esso un individuo tu.tt'altro che adatto allo speciale ambiente dell'Esercito.

AuTORtASSUNTO. L'A., riesaminando la quesuone dello strabismo concomitante dal punto di vista scientifico c medico-legale, porta il contributo tlelle proprrie vsscrv;~­ zioni basate principalmente sulla determinazion~ del campo visivo nell'esplorazio ne binoculare, dimostrando come lo strabico sia da considerare funzionalmente come un monoculo. Propone pertanto che l'atntale E. I. venga integrato da una disposizione atta ad eliminare gli strabici a prescindere dall'acutezza visiva dell'occhio deviato. Palermo, aprile 1937 - XV.

BIBLIOGRAFIA. :\R~cl\1:

Sull'etiologia e l'ambliopia dello strahùmo concomitante. - Giornale di Medi· cina Militare, dicembre 1928. BRAt::-1: Gesichtsfeluntet·suchungen bei Scieiende11. Monasblatter, 92, '93 4· CAtLLAUD: Contributi()n à l'étude de la pathogbu:se des amblyopies ex anopsia et du strabisme. - Ann. d'ocul., CXLIV, 1910. CoLOMBA: La strabismo concomitante dal punto di vista medico legale. - G iornale di Medicina Militare, marzo 1935· DELORD: Ambliopie par strabisme. - Arch. d 'ophtalmologie, 38, 1922. DE W EEKER et LANDOLT: Traité complet d'ophtalmologie, 111, r887.


374

SULLA VISIONE DEGLI STRABICI l!'\ RAPPORTO ALL'i\TI IT UD!NE FISICA ECC.

Mémuire sur la pathogénée du strabisme. ~ Ann. d'ocul., 1909. Lo CASCIO : Contributo clinico alla ,·onoscenza della visione negli occhi strabici. di ottalmologia e clio. ocul., 1925, fase. I.

D ' ONDERS :

MAGG IORE:

Annali

Il dosaggio nella wra chirurg1ca dello strabismo. ~ An n:~ li di ott:tlmologia

e clin. ocul., 1926, fase. III. Sulla 11atura dell'ambliopia c suoi t'apporti con la deviazione oculare nello strabismo concomitante. Atti del Congresso d i Oftalmologia, Roma, novembre 1927. PARINA UD : Le strabùme et son traìtement. Pa ri s, Octa,·e Doin Ed., 1899. TIGERSTEDT : Tratta lo di fisiologia umana. Vol. Il. - U. T. E. T.. 1926. MAGGIORE:

•


LA ENZIMO-SINFOREAZIONE PER LA DIAGNOSI PRESINTOMATICA DELLA TUBERCOLOSI IN MEDIQNA LEGALE MILITARE <'l Prof. Giov. Battista Argentina, tcn. colc nne llo medico.

In una serie di lavori comparsi su riviste della specialità o comunicati in Congressi medici chi scrive fin dal 1924 si è occupato della enzimo-sinforeazione o reazione di Sivori e Rebaudi per la diagnosi biologica della tubercolosi. Cronologicamente fu tra i primi che mise alla riprova della ricerca scientifica questa indagine biologica e il primo che estese tale ricerca in altri liquidi organici oltrechè nei sieri di sangue. Sistematicamente presso i C<:ntri Diagnostici Militari della Tubercolosi di Padova, Udine e Venezia in sede di accertamento diagnostico comprese la prova della enzimo-sinforeazione quale indispensabile e utile reperto per la diagnosi di precocità e di attività. Le ragioni per le quali si crede insistere perchè tale reperto :lSSurga ad una vera necessità pratica deriva, a parere di chi scrive, dai principi informatori della teoria considerati dagli AA. proponenti. Lo studio del metabolismo organico ha dimostrato, come è noto, che fisiologicamente tutti i tessuti hanno un proprio ricambio materiale, che si estrinseca mediante i noti fenomeni di anabolismo c di catabolismo di ogni

si ngola cellula. Ogni cellula vivente, sotto l' influenza dei più vari stimoli, reagisce da una parte abbandonando le scorie del suo invecchiamento, dall"altra assimilando le sostanze che occorrono alla sua integrazione cellulare; lutto ciò mediante processi di scissione indispensabili per le sue funzioni di nutrizione, di sviluppo e di difesa. Lo stimolo più frequente e maggiore, atto a provocare questi fatti, è rappresentato dalla molecola albuminoidea, dalle sostanze proteiche .in genere, sia animali, sia vegetali. Nei fenomeni di assimilazione si avrebbe la scomposizione progressiva della molecola albuminoidea dalla sua maggiore dignità di sostanza proteica a prodotto urico. Ctò avviene tanto se questo albuminoide derato viene introdotto per via gastrica, quanto se viene immesso n eli 'organismo per via parenterale. Per via gastrica l'alimento trova già pronte le sostanze fermentative atte alla sua digestione; per via parenter aie la molecola ..dbuminoidea agisce da stimolo svegliando la produzione di fermenti, i qual i la attaccano, iniziando il processo di scissione. Ciò che avviene per le proteine animali e vegetali si osserva per le proteine batteriche. La identità del meccanismo di azione e cioè il processo similare di produzione degli anticorpi c dei ( 1) Comunicazione al Convegno d i Medici n ~ Acronauti.ca (l'vlilano, 9· 10 ottobre

1937-XV) .


376

LA E, ' ZIM O-SI NJ.'ORE.\ZIO~E PER LA DIAG!' OSI

PRESINTOMATICA

ECC.

fermenti, è il cardine delle moderne o, per meglio dire, delle odierne vedute sulla immunità.

Lo studio di questa ha messo in rilievo il contegno assolutamente identico sia delle sostanze che presiedono alla digestione, e che rendono assimilabili le molecole alimentari, sia dei principi immessi capaci di svolgere una azione dissolvi trice delle sostanze batteriche. Anche l'Abderhalden, proponendo i suoi noti metodi d'analisi (quello ottico basato sull'impiego del poralìmetro che venne usato dall'A. per misurare le modificazioni d\ rotazione che subiscono speciali polipeptidì sintetici, guando si scindono in composti minori di potere rotatorio conosciuto c il metodo della dialisi che raggiunse impiego pratico per l'applicazione fattane per la diagnosi di gravidanza) si prefisse la finalità di rendere visibili i risultati dell'attività fermentativa che il siero svolge allorchè è messo in contatto con una sostanza proteica, riuscendo a rendere evidente in vitro i prodotti della digestione, cioè gli aminoacidi, che si vanno formando nel mestre costituito dal siero in esame e dalla proteina usata come antigene. Ma Sivori e Rebaudi, partendo dal concetto che non si possono far digerire dei fermenti o inesi~tenti o relativamente scarsi e deboli contenuti nel siero nel loro integro stato biochimico, hanno voluto individuare ed attivare le proprietà enzimatiche contenute in un siero verso una data proteina mettendo a contatto nel siero stesso non la proteina integra o quasi, bensì in istato di avanzata scissione e precisa-

mente trovantesi, dopo aver superato lo stato peptonico, in una situazione assai prossima ai polipeptidi ossia a quel1o che viene chiamato ultra-peptone. Gli AA. si proposero di dare una chiara dimostrazione del modo con cui Gvvengono questi fenomeni e cioè cercando di interpretare l'intimo ricambio della cellula. Partendo dal seguente presupposto essi hanno, con una serie di esperienze, e con metodi speciali, dimostrato l'esistenza di sostanze fermentative che fisiologicamente presiedono all'azione catabolica di ogni elemento cellulare che si disfà, nonchè quella di sostanze fermentative che si producono, in condizioni patologiche per le enormi condizioni createsi con le alterazioni metaboliche cellulari in ogni tessuto ed organo per cause diverse comprese le nioni tossiche dipendenti da germi. Fisiologicamente l'organismo per diminare e sostituire le proprie scorie della necrobiosi cellulare produce dei pr-incipi fermentativi atti a distruggere le albumine introdotte in esso, a disintegrarle, per rendcrle assimilabili (assimilazione- disintegrazione). Ne viene di conseguenza che ogni albumina introdotta subisce questa disintegrazione, e rispettivamente introducendo nell'organismo un prodotto già disintegrato di un organo, si potranno svelare i ferm enti difensivi che l'organismo ha prodotta di fronte ad una eventuale alterazione della cellula (epatica, renale, ecc.) corrispondente. Ciò che avviene di fronte alle albumine animali, avviene per le proteine batteriche. L'entrata in circolo di una proteina batterica provoca lo stesso fenomeno. Anche qui avviene la distruzione della sostanza ?roteica, ma qui la disintegrazione del-


LA E~ZIMO-SI NFOREAZIONE PER LA

01:\G:"OSI PRF.SINTOMATIC:\

ECC.

377

l'albumina batterica equivale ad assimilazione per difesa di tutti gli elementi cellulari, protezione della cellula vivente contro l'invasione patogena. Il fenomeno è unico: nel primo caso la cellula organica dtstrugge per assimilare, nel secondo distrugge per difendersi; i principi fermentativi sono sempre presenti ~ia n ell' un.o che nell'altro caso. Praticamente, per la dimostrazione della proprietà dissolvitr ice della cellula organica, gli A. sono partiti dalla geniale concezione del Maragliano e cioè quella di ritenere l'organismo suscettibile di disintegrare il baci Ilo della tubercolosi. Mediante operazioni .e metodi delicati di laboratorio essi sono riusciti ad ottenere un veleno tubercolare solubile, completo in tutti i suoi elementi, il quale dà luogo alla formazione di un fermento totalmente corrispondente al germe. Usando lo stesso procedimento hanno ottenuto una serie di reattivi orgaoici rappresentati dai principali organi sciolti come il bacillo di Koch. Questi diversi disintegrati si sono dimostrati reattivi utili sia per la produzione di sieri specifici, sia per la proprietà di dare reazioni biolog1chc. messi a contatto con i siet:i organici. La sintesi di questi compiessi studi culmina con la probabilità di un . nuovo mezzo di diagnostica che consente di poter giungere, mediante i detti reattivi, alla diagnosi oltrechè etiologica, anche di sede. Le sostanze ad azione digestiva, atte a svelare il fenomeno biologico che si produce nella compagine organica sono state rilevate dagli AA. e si possono mettere in evidenza, mediante una doppia reazione, la sinfo- enzi mo- reazione. Con la sinio- reazione, mettendo a contatto il siero di un ::mmalato con uno dei reattivi biologici (disintegrato dell'organo o del disintegrato del bacillo tubercolare - veleno tubercolo-sol ubile) si osserva al punto di contatto dei due liquidi una zonula più o meno intensa. La intensità di questo anello di precipitazi one e di intorbidamento è in rapporto colla lesione dell'organo corrispondente, ciò che vale la dimostrazione dell'attività necrobiotica cellulare dell'organo in esame, indicando essa la quantità di scorie provenienti da quel tessuto, esistenti nel plasma sanguigno. Con la enzima- reazione mescolando il siero dell 'ammalato con il disintegrato di un organo o con il veleno tubercolo- solubile, si rileva, praticando su di essa mescolanza la reazione con la ninidrina (soluzione all' x ~!,, di idrato di tricetoidrindene, che <l caldo costituisce un reattivo sensibilissimo delle proteine vere e di quelle · derivate), la quantità di amino- acidi che si svolgono durante il contatto. Questi amino- acidi, per via indiretta indicano la quantità di fermenti specifici di cui dispone il siero dell'ammalato. Le due reazioni abbinate dimomano, in caso di lesione, i due processi di necrobiosi cellulare e di reattività f~rmentativa speci fica e rispettivàmente a sinforeazione intensa ed cnzimo reazione debole corrisponde debole facoltà dell'organismo verso ìl processo morboso e conseguentemente accumulo di scorie non definitivamente disintegrate; a sinfo-reazione debole ed enzima - reazione intensa corrisponde notevole esistenza di fermenti specifici. Nel primo caso debole potere di reazione organica, nel secondo elevata azione di difesa.


378

LA ENZIMC.l-SJ NFOR Et\ZION E PER LA 01:\GNC.lSI PRESINTOMATICA ECC.

La tecnica che, per la reazione a caldo, è di facile esecuzione e alla porlata di qualunque modesto laboratorio, non occorrendo che una ghiacciaia ed un termostato, si può rendere ancora più semplice usando il metodo a freddo, che rende l'indagine alla portata di qualunque ufficiale medico anche presso i Corpi semprechè egli sia animato da quella sufficiente dote di pazienza che occorre in simili indagini sierologiche. Per la enzimo - reazione a caldo questa si divide in due periodi, preceduti dal prelievo de! sangue, che si raccoglie "in un tubo da saggio sterile, servendosi di un ago pure sterile, da una vena ddla piega del gomito. Il prelcvamento è preferibile che sia eseguito a digiumo o lontano dai pasti. Il sangue si lascia in ghiacciaia per 24 ore, per la separazione del siero. Questo deve essere fresco, perfettamente limpido, non emolizzato, non chiloso, non deve contenere pigmenti biliari, questi potendo.inibire in parte la reazione. Prove preliminari (il veleno integrale solubile, che viene mantenuto acido per la conservazione, dovrà essere alcalinizzato, con soluzione decinormale di soda, prima dell'uso) : r" provetta : cc. 0,2 siero + cc. o,8 veleno tuberc. integr. sol. - cc. 3 acqua distillata; 2' provetta: cc. 0,2 siero + cc. 3,8 acqua distillata; 3" provetta: cc. o,8 veleno tuberc. integr. sol. + 3,2 distillata. Le tre provette si mettono in termostato per 24 ore; trascorso tale periodo si procede alla esecuzione, prelevando da ciascuna provetta (preliminare) il mestruo già preparato ed immettendolo in ciascuna provetta (definitiva). Prove definitive: 1" provetta: cc. I mestruo + cc. 0,2 di ninidrina + cc. 9 di acqua distillata; 3 2 provetta : cc. I mestruo + cc. 0,2 di ninidrina + cc. 9 di acqua disti !lata; 3" provetta: cc. I mestruo + cc. 0,2 di ninidrina + cc. 9 di acqua distillata. Il contenuto di queste ultime 3 provette si porta alla ebollizione che viene mantenuta per non più e non meno di un minuto primo: al raffreddamento si procede per lettura. La reazione è positiva per la t. quando la prima provetta assume un colarito nettamente viola, la seconda (controllo del siero) è leggermente tinta in viola, la terza (controllo dell'antigeno) rimane incolore. In caso di assenza di L , la prima e la seconda provetta debbono avere lo stesso colore. La colorazione viola è l'esponente degli amino-acidi esistenti nel siero in esame e per essi dei fermenti difensivi in esso contenuti: se qu~sti fermenti non esistono la tinta della provetta di reazione (1a provetta) e del controllo del siero è ug uale.


LA ENZ IMO-SINFOREAZIONE PER

LA

DIAGi\'OSl

PRESlNTO~fATICA

ECC_

379

Per sinfo - reazione: si mettono, in un tubetto di 5 mm. di diametro~ 5 goccie di siero in esame e sopra di questo (facendole scorrere lungo le pareti) 5 goccie di veleno t. integrale solubile. La osservazione deve essere btta al punto di contatto dei due liquidi: si prende nota della formazione dell'anello zonale e della sua intensità. La lettura viene eseguita dopo IO m., dopo I ora, dopo 4 ore. Quanto più l'anello zonale è intenso tanto più sì notano scorie di dismtegrazione organica in condizioni da non poter essere eliminate.

Enzimo reazione a freddo. Materiale occorrente: a) pipette graduate li centesimo di cc.; b) provette da agglutinazione. Tali provette debbono essere del diametro d i mm. 8 e mezzo; l':1ltezza può invece variare dai 3 e 1 / 2 ai 4 e r/-2 c più, non avendo essa speciale importanza. Ciò che invece necessita per l'esattezza della reazione è che tutte le provette siano di ugual calibro (mm. 8 e mezzo); c) soluzione normale di sodla; d) cartine reattive al tornasole; e) soluzione all' r 'X, di ni nidrina ; f) siero di sangue; g) antigene diagnostico. Questo ultimo è mantenuto acido per la conservazione. Per la enzi- rea-

zione è necessario renderlo alcalino. Si àggiunge goccia a goccia soluzione di soda, saggiando volta a volta con le cartine, sino ad ottenere una alcalinità di modico grado. Tecnica: 1 o - In tutte le provette, sia in quella dei controlli che in quella di rea7.ione, si mettono 2' ro di cc. della soluzione al centesimo di ninidrina_ 2• - Nella provetta di reazion e ed in quella del controiJo siero si aggiunge mezzo decimo di cc. del siero in esame. 3° - In tutte indistintamente sì aggiunge infine un cc. di acqua distillata, avendo l'avvertenza di farla scivolare lungo le pareti per raccogliere t)uelle particelle di materiale che eventualmente vi fossero rimaste aderentiFatto ciò si lasc.ìano le provette a temperatura ambiente, possibilmente lontane da sorgenti da calore e dopo 24 ore si eseguisce la lettura_ Per meglio apprezzare la diversa intensità di colorazione viola (indice della maggiore o minore quantità dì amino-acidi svoltisì dal processo digestivo per opera dci principi fermentativi contenuti nel siero) si può diluire jl contenuto dì ci3scuna provetta con 9 cc. d'acqua distillata. I n laboratorio occorrendo misure esattissime si può ricorrere al colorimetro di Kruss che ci consente di rilevare anche differenze sottilissime dì tinta. Praticamente invece ci si può riportare ad una scala colorimetrica fissa. Vantaggi dell'enzimoreazione a freddo . - Oltre al fatto di poter compiere l ~ prova in un unì:o tempo, d i poter fare a meno del termostato, di cvi-


380

LA E:-iZIMO-SINFOREAZ IONE PER I.A DIAGNOSI

PRES I):TOMATICA

ECC .

tare la ebollizione, questo metodo ha un pregio non indifferente: quello della minor quantità di siero occorrente, ciò che ha notevole importanza specie in quei casi in cui non sempre è possibile prelevare campioni di sangue in quan · tità sufficiente per vari esami.

PER LA TUIEICOLOSI. ftROV.

CONTROLLO

DI

RI.~IONr

S l E" R o .

COMTROLLO

S+VTtS .

'IJTI~·

.. •

•

~

~

.. l

~

,-...

Per tale ricerca occorrono 3 provette: r per controllo siero; 1 per il controllo del VTIS (disintegrato totale dd bacillo di Koch); 1 per la prova di reazione. Dopo aver reso modicamente alcalino il· VTIS (Veleno Tubercolare Integrale Solubile) metteremo: - in quella del controllo- siero: ·:?./ ro + ninidr. + 2 / 10 + r cc. acqua distillata; - in quella del control lo VTJS: 2 '10 + ninidr. + 2 / 10 VTIS + 1 cc. acqua distillata; - in quella della prova di reazione: 2 l ro + ninidr. + 2 ' 10 siero + 2 / 10 VTIS + 1 cc. acqua distillata.

Ad eccezione di qualche dato discorde la grandissima maggioranza degli A A. che si sono occupati della prova biologica della q~ale trattiamo, sono con-


LA ENZIMO-SINFOREAZIONE PER !..A DIAG:--!OSI PRESlt"T OMATIC:\

ECC.

381

cordi nella affermazione che la enzimoreazione si può considerare una real'ione specifica, poichè essa rimane muta allorquando l'antigene usato viene messo in contatto con un siero appartenente ad individuo indenne da tubercolosi. E' bene però tenere presente che la positività del suo reperto può significare tanto un processo in fase attiva quanto un ricordo dell 'infezione, ed è allora che l'intensità della reazione, può farci una luce più chiara. Il controllo clinico di tale positività venne studiato n eU 'infezione tubercolare da Argentina che sottopose alla prova oltre il siero di sangue per il primo anche l'urina, i liquidi pleurici e per1toneali. In seguito tali ricerche c:on eguale risultato, vennero eseguite nei liquidi pericardici e nel cefalorachiòiano (Dardani e Pestalozza). In seguito Biasotti e Mars. Malcangi, Lombardo, Rabbino, Loffreda, Secco, Angelini, Fagiuoli e Castelli videro in questo m etodo d'indagine anche una maggiore utilità dal lato px:ognostico. Belloni condusse l 'enzimo-reazione nella diagnosi della tubercolosi parallelamente alla cuti -reazione ed ottenne una perfetta concordanza nelle due prove e la successiva conferma autoptica. A Salvioli, nella sua pratica pediatrica, risultò che tra cuti ed enzimo- reazione, positive entrambe, si può dare la preferenza alla enzimo- reazione quando è necessario saggiare ripetutamente lo stato di difesa organica verso la tubercolosi evitando di influire sull'organismo, sensibiliz7andolo come avviene con la cuti -reazione. Argentina in caso di reumatismo tubercolare ottenne positività enzimoreattive eseguendo la enzimo- reazione nel sangue con disintegrato tubercolare::. Lo stesso A. in forme sospette di disfunzione epatica, nelle quali aveva provocato la crisi emoclasica con iniezione di tubercolina, venne alla seguente conclusione; che nelle forme sospette di tubercolosi la crisi emoclasica si dimomò reazione tale in un buon numero di casi da poter essere utilizzata dato che il sospetto, oltre che dalla sintomatologia clinica, con disturbi specialmente a carico della nutrizione e digestivi, venne suffragato dalla presenza nel siero di sangue da accumulo di scorie della necrobiosi epatica di fronte a rilevanti quantità di fermenti specifici. Lo stesso A. studiando il rapporto eventuale tra percentuale di bacilli a sede intracellulare nell'espettorato e forma clinica in esame e specie tra questa e stato immunitario generale, dimostrò che mentre nei casi con lesioni circoscritte ed ottimo stato generale, venne notata notevole esistenza di fermenti specifici e scarsa quantità di scorie di disintegrazione, rilevabili sia nel siero di sangue sia nel livello della cute, e perciò elevata azione di difesa, compresa in questo gruppo i casi in corso di cura pneumotoracica, nelle form e estensive t distruttive, il potere di reazione e di difesa era debolissimo, con scarsissima produzione di fermenti specifici e conseguentemente accumulo notevolissimo di scorie di disintegrazione. Capuani che ha studiato la enzimo- reazione in confronto con la deviazione del complemento ha concluso affermanclo che la enzimo -reazione specialmente nei periodi iniziali è più precoce che non la presenza degli anti-


382

LA E;-.iZIMO-SINFOREAZ IOt':E PER LA DIAGNOSI PRESINTOMATICA ECC.

corpi, che la cnzimo · reazione è proporzionata alla diffusione delle lesioni e che a parità di diffusione essa è intensa quanto maggiore sono le risorse dì difesa organica, mentre che la diminuzione del complemento non offrirebbe alClm criterio prognostico. Recentemente Cocuzza (1937) dalle sue ricerche si sente autorizzato a concludere: z" - L'enzima- reazione è specifica e che l'intensità è direttamente proporzionale alla quantità di fermenti specifici esistenti nel plasma del soggetto in esame esprimendo perciò lo stato di difesa dell'organismo. 2 " - La sua negatività si riscontra negli individui realmente indenni dall'infezione tubercolare ed in quelli specificatamente ammalati in cui l'organismo ha perduto ogni mezzo di lotta. 3" - L'enzima-reazione ha indubbio valore prognostico per quanto tale rilievo non possa essere fatto nella proporzione del zoo per zoo. Subisce delle modificazioni di intensità in rapporto alla cura del pnt. purchè eseguita periodicamente e per lungo tempo. 4• - Non si manifesta in altre condizioni morbose perchè fu solo riscontrata in un caso di poliartrite reumatica. Come ho ripemto in una mia recente prolusìone il g1udizio di attività di un processo tubercolare, apparentemente muto, è quanto mai delicato e spesse volte dìfficì le. L'analisi quindi di un solo criterio o di un solo gruppo di criterio sia clinico, sia radiolog1co, sia biologico, non costituisce elemento di per sè sufficiente per tale giudi:t.io, se esso non sia in chiave ed in armonia con tutti gli altri elementi di ricerca clinica, perciò solo la valutazione clinica dì tutti gli elementi diagnostici, considerati nel loro insieme, può essere di guida sufficiente per poter giudicare sull'attività o meno di un processo tubercolare. Tenendo ben presente quanto sopra detto la prova enzimatica, può essere di notevole utilità c, anche nel campo medico -legale militare, può servire ai finì di decidere sulla fisionomia clinica di militari presentanti un processo clinicamente silente : e dovrebbe ritenersi indispensabile la sua esecuzione verso tutti coloro che aspi rano alla carriera in servizio permanente effettivo. L'A. dopn nvcr enunziato i principi informatcri dcll'indngine biologica enzimo-sinfo-reazione per il diagnostico precoce e di attività nella tuberco!osi. e dimostr:,to la specificità di wle reperro. ne descrive h tecnica (che può render~i ancora più semplice a mezzo di dispositivo per la ricerca a freddo) auspica che essa possa essere utilizzata in medicina legale- militare, e segnatamente anche d<lgli ufficiali medici presso i Corpi. All'esposizione è annessa una tabella dimostrativa. RIASSUNTO. -


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO PRESSO LE DMSIONI MOTORIZZATE Relazione al IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bucarest, giugno 1937) Dott. Carmelo Manganaro, tenente colonnello medico, relatore per l'Italia.

( C011tinuazione).

L 'esposizione di queste norme generali di organizzazione del servizio chrrurgico delle Divisioni motorizzate conferma quanto avevamo precedentemente sostenuto e cioè che esso deve essere inteso come parte dei piano di organizzazione sanitaria delle maggiori unità tattiche. Una autonomia assoluta comporterebbe l'impiego di una somma di mezzi tecnici r.he, o l tre ad essere sproporzionata alla unità Divisione, sarebbe in con traHo con il normale funzionamento di tutti gli altri servizi della Divisione motorizzata, anche essi integrati e riforniti dal concorso dei rispettivi serrizi di Corpo d'armata e di Armata. Vogliamo ora considerare alcuni dettagli della organizzazione, per 1.1 Importanza che assumono sul funzionamento del Servizio sanitario della Divisione motorizzata. Si è già detto che le unità del Servizio sanitario de· vano pure esse fruire del trasporto meccanico. Per ciò che riguarda le dotazio ni sanitarie dei Corpi, riteniamo che trasporto meccanico non debba signifìcan:: soltanto adibire un camion al carico dei materiali sanitari. Poichè la Divisione motorizzata, oltre alle vetture blindate e particolarmente adatte al trasporto di talune armi, possiede tipi speciali di autovetture per il trasporto degli uomini, di taluni materiali e di quadrupedi, riteniamo che l'autovettura sanitaria per i battaglioni, gruppi ecc., dovrebbe avere le caratteristiche di Wl furgone, a pareti metalliche, ribaltabili all'esterno, con finestre protette da vetri retinati per la illuminazione diurna. Nell'interno dovrebbero esserci dispositivi semplici per sostenere il materiale sanitario. Il pavimento do\'febbe essere coperto di linoleum e l'imperiale e i lati esterni dovrebbero r.sscre segnati col distintivo di neutralità della convenzione di Ginevra. La venura. dovrebbe poter divenire un posto di medicazione mobile, in talune contingenze che esamineremo, quando ci intratterremo sul funzionamento del servizi o. Vi è un 'altra questione di alto valore morale e pratico da risolvere nella organizzazione del Servizio san itario dei Corpi e riguarda la raccolta dei feriti sul campo di bat~aglia. E ' da presumere che questa sa{à ostacolata durante il giorno e spesso resa impossibile per alcune ore dal fuoco nemico.


384

ORGANIZZAZIONE E FUNZIO:-<AME"iTO DEL SERVIZIO CH IR URG ICO ECC.

Pretendere che i portaferiti percorrano la linea di combattimento significherebbe sottoporli al sicuro sacrificio della loro vita senza risolvere, nello stesso tempo, la questione. il ferito che può camminare è spinto a fare appello ad un supremo sforzo delle sue energie e, approfittando delle asperità del terreno, metterà in pratica le risorse che gli sono state insegnate per coprirsi dalle offese n emiche e raggiungerà il posto di medicazione; ma chi ha riportato un:1 trattura degli arti inferiori o un'altra grave lesione rimarrà immobile, fatalmente esposto ad essere ancora ferito, mentre il suo stato potrà deprimere lo spirito dei compagni. Si dovranno attendere relative soste della intensità della battaglia per allontanarlo dal luogo nel quale è caduto, ma due uomini che trasportano in barella, allo scoperto, un ferito non sempre troveranno la possibilità di evitare, durante il tragitto, compiuto di giorno, di essere colpiti. Intanto alcune ore dal momento del trauma potranno essere trascorse e il tempo che passa, come si sa, è un fattore important~ per il decorso postoperatorio. Queste serie difficoltà per il buon fu nzionamento del Servizio sanitario sul campo sj sono già rilevate durante le battaglie di movimento del 1918, tanto che gli Inglesi hanno adoperato grandi tanlks di combattimento, convenientemente adattate nell'interno, per sgomberare dal campo di battaglia centinaia di feriti. Al secondo Congresso di medicina e farmacia militare del 1923, 31 ten. col. medico Cervelli, deWEsercito italiano, presentò una breve relazione sull 'argomento: egli proponeva l'adozione di grandi vetture blindate, le quali avrebbero avuto la funzione di posti di soccorso mobili, sul campo di battaglia. Noi riteniamo che così non sarebbe risolta la questione, perchè ci vorrebbero altre vetture blindate per lo sgombero dei feriti, mentre il rendimento di codesto posto di medicazione sarebbe scarso e riuscirebbe ingombrante sulla linea. Nello stesso anno 1923 i Francesi, al Marocco, adoperarono l'autochcnille, per raccogliere i feriti gravi sino sulla linea di fuoco. Nella « Rivista di. fanteria >l dell'Esercito francese (n. 525 del giugno 1936) il ten. medico Lemai re ha studiato l'impiego S\11 campo, per la raccoltà dei feriti, delle (( chenillcttes de ravitaillement » . Sono auto-vetture, composte da un tratto re e da un rimorchio blindato e prendono questo nome dal fatto che si muovono su chenilles. Egli descrive che .sono vetture piccole, silenziose, dì facile manovra e rapide; sono state create per consentire il trasporto fino alla linea di fuoco della grande quantità di munizioni, della quale hanno bisogno le armi automatiche e i carri di assalto che accompagnano la fanteria. Esse percorrono, dali 'indietro ali' avanti, lo spazio fra la colonna d i muniziona~ento, arretrata, e il campo di battaglia e, compiuto i1 rifornimento, tornano indietro a vuoto. Il Lemaire consiglia di utilizzare questo


ORGAN IZZAZIONE E FUN~IOKAME.YfO DEL SJ::RVIZIO C liiiHJ RCICO ECC.

385

viaggio a vuoto per lo sgombero dei feriti e ha ideato e descritto un dispositivo, poco ingombrante e mobile, per ottenere che la vetturetta-rimorchio trasporti, solidamente fissate e con una sospensione che smorza le scosse, due barelle. Tale sistema, utilizzando materiale già esistente e costruito per altro scopo, consente di trasportare due feriti, coricati, assicurando sgombero rapido, protezione dei feriti da nuove offese nemiche ed economia di personale. L 'A. ammette che non si può contare su questo metodo per l'intero servizio di sgombero dei feriti dal campo di battaglia a causa della scarsa capacità delle vetture e dello scarso numero che ne sarà dato alla fanteria: perciò deve essere ritenuto come un completamento dei mezzi normali di sgombero da impiegare nelle zone più pericolose, preferibilmente per il trasporto di feriti gravi çhe se ne avvantaggerebbero anche per la maggiore: possibilità d!i un intervento chirurgico più sollecito. La conclusione è che non esistono sino ad oggi, presso tutti gli eserciti, mezzi che consentano di provvedere alla raccolta e allo sgombero dci feriti gravi dal campo di battaglia in ogni contingenza ed è questa una· grave lacuna, che noi segnaliamo, perchè nuoce, più di CJUanto non si crede, alla organizzazione e allo svolgimento del Servizio sanitario. Qualche osservazione dobbiamo fare anche sulla organizzazione degli ospedali da campo che saranno destinati, presso le Divisioni motorizzate, al ~ervizio chirurgico avanzato, con i limiti precedentemente segnati. La dota~ione dei malteriali deve essere costituita in modo che si possa fare qualunque intervento chirurgico. P er il servizio radiologico, indispensabile ndla chirurgia di guerra, dovrà intervenire una ambulanza radiologica di corpo di armata se gli ospedali da campo non sono dotati di apparecchi facilmente trasportabili e di buon rendimento. Il personale medico da assegnare a questi ospedali da campo deve essere sçelto tenendo nel. dovuto conto la competenza e ia pratica chirurgica di ciascuno. Ma studjando la organizzazione non bisogna dimenticare che il servizio chirurgico di guerra è gravoso e mentre vi so~o contingenze nelle quali un lavoro continuato e prolungato è possibile, ce ne sono altre, nelle quali, per ore ed ore, si dovrebbero operare lesioni che richiedono la applicazione di una tecnica difficile e laboriosa. Anche la -resistenza dei chirurghi ha cn limite e l'eccesso di lavoro compiuto in un giorno si traduce in un rendimento minore nel giorno successivo. Vi è inoltre da considerare che il numero dei feriti, i quali devono essere operati entro il periodo preinfettivo, può diventare considerevole in breve tempo. Per eliminare questi inconvenienti vi sono due metodi che riteniamo debbano essere messi in pratica contemporaneamente. Uno è quello di accentrare in una stessa Eocalità (villaggio, case coloniche ecc.) gli ospedali da campo della Divisione, per ottenere una più facile ripartizione del lavoro, magari con carattere di specializza· zione, e per sfruttare più facilmente il sussidio radiologico della ambulanza 3 -

Giornale di m~did11a militllrc.


386

ORGi\NIZZAZIOC\'E E FU:-<ZIONAMENTO DEL SERVIZ IO CHIR URGICO F.CC.

spcci:1le : 1l secondo è quello di fare alternare, al tavolo operatorio, più ch irurghi, in modo che il lavoro non sia interrotto e vi siano congrui turnt di riposo per gli operatori. E' noto che già durante la guerra 1914-18 l'Esercito francese istituì le equipes chirurgica/es (I chirurgo, 1 assistente, 3 porta feriti) con turni regolari di otto ore (tavolo operatorio, riposo, smistamento) e ha conser-vato questa organizzazione perchè ha dato ottimi ·ri · sultati. Anche l'Esercito italiano istituì gruppi. chirurgici con lo stesso intento. da impiegare dove se ne manifestava il bisogno, caso per caso. Un gruppo, dotato contemporaneamente di materiale per tutto il servizio chirurgico, escluso il ricovero dei feriti, può essere considerato il nucleo chirto·gico dell'Esercito italiano; è evidente però che non risolve l'intento di stabilire un turno nel servizio operatorio presso ciascun ospedale. Nell'Esercito tedesco la questione è stata studiata ampiamente e si è concluso che tanto le ambulanze chirurgiche leggere quanto i nuclei diventano in pratica ospedali da campo, particolarmente destinati alla chirurgia, ma con nome diverso e perciò non si è ritenuto opportuno di adottarli. lnvece è stata curata la costituzione dell'armamentario chirurgico degli ospedali da campo della prima linea e sono stati istituiti i gruppi operatori p~t· ospedale da campo formati da: I chirurgo, I assistente, I narcotizzatorc, istrumentario chirurgico sussidiario, I apparecchio per gessature, I sterilizzatrice da campo, I tavolo operatorio pieghevole. Il gruppo operatorio tedesco somiglia alla equipe chirurgica/e francese ed è impiegato con gli stessi criteri; però la dotazione dei materiali sopraelencata, pur senza appesantirlo, assicura la continuità del lavoro, perchè agevola la preparazione ininterrotta dei mezzi indispensabili alla sala operatoria. Noi riteniamo che questo sia il metodo più pratico. E' ovvio che tale Scrvizio chirurgico completamente non potrà appartener<:', organicamente, alla Divisione motorizzata. I suoi elementi faranno parte della organizzazione del Servizio sanitario del Corpo d 'armata e saranno impiegati presso gli ospedali della Divisione, quando, dagli organi competenti, ne sarà stimato indispensabile l'ausilio tecnico. Esponendo i criteri per la ospedalizzazione e il trattamento chirurgico dei feri6 abbiamo detto che tutti coloro, i qual i non hanno lesioni così gra vi eia duver essere operati con urgenza ovvero che li rendano intrasportabili, dovranno possibilmente, con unica tappa, essere trasportati dalla Sezione di sanità divisionale nella zona di Armata e nella zona territoriale vicina all'Esercito operante. Questa norma rimane subordinata ad una larga disponibilità di m ezzi di sgombero, certamente superiore a quella assegnata alla Divisione motorizzata. Può accadere che situazioni favor evoli consentano di far giungere un treno ospedale in una stazione di carico relativamente vicina alla Sezione di sanità e in tale caso lo sgombero a tergo è assai facilitato. Ma negli altri casi dovranno affluire dal Corpo d'armata e dall'Armata i mezzi automobili per lo sgombero dei feriti da inviare a gra nde distanza.


ORGA:-11ZZAZIONE E FUXZIONAMENTO DEL SER\.JZ IO C II IRL' RCi lCO ECC.

387

E ' questa un'altra delle contingenze, nelle quali la organizzazione del Servizio chirurgico deila Divisione motorizzata ha bisogno di essere integrata dalla organizzazione del servizio delle maggiori unità tattiche pii! arretrate.

Funzionamento del Servizio chirurgico presso le Divisioni motorizzate. Il funzion amento del Servizio chirurgico della Di visione motorizzata può avere il suo inizio prima che sia raggiunto il campo di battaglia. LI motorizzazione permette spostamenti rapidi e a lungo percorso, i quali non sempre potranno essere compiuti d i notte. Può accadere che movimenti così vasti, fatti di giorno, da una colonna profonda alcuni chilometri, su strad~ rotabili, le quali non sono sempre coperte, non poss::mo svolgersi senza sfuggire alle offese aeree nemiche. Poichè le vetture che trasportano uomim, quadrupedi e materiali non proteggono dali 'azione vulnerante dei proiettili di qua lunque natura, possono essere inflitte a queste g randi unità, in marcia, perdite considerevoli ed è possibile che la Divisione sia costretta ad interrompere temporaneamente il suo rapido movimento per evitare le perdite e per difendersi . Allora il Servizio sanitario dei Corpi dovrà esplicare una· attività considerevole, la quale esige quella completa autonomia di trasporto del personale e dei materiali cui abbiamo accennato nel capitolo precedente, ::tffinchè la sua opera sia pronta e sia portata, quando la Divisione si arrest:1 per difendersi, verso il punto della colonna di ciascun battaglione, nel quale può assolvere efficacemente e con minor pericolo il suo compito. E ' evidente la utilità pratica del furgone automobile, costruito con le caratteristiche da noi suggerite, perchè esso diventa immediatamente un ottimo posto di medicazione. Ma il soccorso dei feriti è più difficile se la marcia non si interrompe. In tal caso non è sempre possibile che i feriti rimangano sugli autocarri fino al termine della marcia, specialmente se il percorso ancora da compiersi è molto lungo e la situazione militare non consente soste. Oltre alla possibilità di aggravare la sorte dei feriti non si può trascurare la necessità di sottrarli alla vista dei compagni, per non deprimere il loro spirito. Devono perciò essere scaricati e lasciati sui margini delle strade, assistiti da portaferiti dci reparti, se la loro gravità lo esige. Anche in tale contingenza l 'autovettura speciale, che trasporta il personale medico, gli aiutanti d i sanità e il materiale sanitario, è di grande utilità pratica, perchè diventa un posto llt medicazione mobile per soccorrere i feriti lasciati dal reparto in marcia. Quando poi le condizioni di viabilità lo consentono l'autovettura riprende fac ilmente il proprio posto nella colonna di marcia.


388

ORGi\N!ZZAZ!O!':E E FlJ:'\Z!O >:AM ENTO DEL SE RV!:f.IO CHIRURGICO ECC.

l feriti, che hanno avuto il primo soccorso, saranno raccolti dalle autoambulanze assegnate alla Sezione di sanità per il servizio durante la marcia, secondo le direttive emanate, in precedenza, dal Capo ufficio di sanità della Di visione.

Posto di medicazione. Durante il combattimento, il retto funzionamento del Servizio chirurgico comincia sul campo di battaglia. Abbiamo accennato alle difficoltà che la condotta di fuoco del nemico può opporre alla raccolta dei feriti e alle conseguenze che il tempo trascorso può produrre sul trattamento curativo delle lesioni. Fra i feriti sono i fratturati degli arti inferiori coloro per i qu~ li è necessaria una particolare tecnica per il carico sulle barelle e per il trasporto al posto di medicaz ione e sono troppo note a noi le gravi complicazioni che possono derivare da un carico mal fatto e da un cattivo trasporto perchè sia necessario descriverle. Se in guerra di posizione si può facilmente riuscire a sistemare un po!)tu di medicazione al riparo di un terrapieno, o in una trincea rimasta arretrata, o in un ricovero abbandonato dalle truppe, o nei sotterranei di un edifizio smantellato, per ottenere un minimo di incolumità dei feri ti da soccorrere e una relativa protezione dalla pioggia e dalla inclemenza della stagione, il compito diviene molto arduo in guerra di movimento, specialmente nel caso in cui una Divisione motorizzata è impiegata in una battaglia già impegnata, allo scopo di sostenere e risolvere crisi momentanee dell' nione bellica. Il rapido spostamento dei reparti e quello della linea di combattimento possono impedire ai medici di mettersi alla ricerca di una località che permetta di svolgere, con ordine e senza soste, la loro delicata missione c talvolt::t si troveranno in condizioni di non potersi valere razionalmente delle dotazioni sanitarie. La grande utilità della vettura speciale da noi descritta, si rivela pur~ nelle circostanze ora accennate. Avendo le pareti ribaltabil.i all'esterno è facile, impiegando teli da tenda dei portaferiti, o meglio due teloni ch e potrebbero completare i dettagli di costruzione dell'auto-furgone, costituire un posto di m edicazione sufficientemente ampio per soccorrere i feriti, al riparo delle intemperie e fruire dei m ateriali sanitari che sono già collocati nell'interno della vettura; e sarà, nello stesso tempo, possibile, staccando i tduni e abbattendo le pareti del furgone, trasferirsi rapidamente in altra località. Certo, se la battaglia si svolge in un terreno aspro e montuoso, l'auto-furgone è inutilizzabile e il materiale sanitario dovrà essere trasport:lto dai porta-feriti. Però, in questo caso, diventano inutilizzabili tanti altri mezzi ddla Di visione motorizzata e sono anche più limitati gli spostament i sul campo di batt:-tglia. Di fatti soltanto i carri armati possono per-


ORGA:-.:IZZ.-\ZIONE E FU~ZIO~:\ME:-JTO DEL SERVIZIO CHIRURC.ICO ECC.

389

correre qualunque terreno, purchè le asperità che esso presenta siano superabili; ma devono sempre procedere entro limiti di spazio c con una velocità che consenta alle truppe di seguirli. L'opera degli ufficiali medici nel posto di medicazione deve limitarsi: a scoprire le ferite dagli indumenti, ad asportare il terriccio ed i corpi estranei che si trovano alla superficie, a detergere il campo intorno alla ferita con ::dcool o benzina, a proteggere la ferita con medicatura occlusiva, a provvedere alla profilassi antitetanica. In caso di emorragia si applicherà il laccio emostatico, se la regione anatomica lo consente, o si metteranno pinze emostatiche da lasciare in sito e bene in vista e se ne farà menzione nella tabellina diagnostica che sarà compilata per ciascun ferito. Se una mano, un piede o un intero arto è ciondolante e rimane solo attaccato da un lembo dei tessuti di rivestimento è ovvio che sia asportato; ma bisogna astenersi da qualunque trattamento della superficie lesa che non sia contenuto nella forma sopra es posta. Un cenno particolare merita il trattamento dei fratturati e quello dei feriti osteo-articolari degli arti inferiori, affinchè siano messi in grado di pot<::r essere sgomberati. Messa in rapporto con la cura delle fratture esposte nella pratica di guerra, la questione è stata ampiamente studiata e discussa, non soltanto dai chirurghi militari di tutti gli Eserciti ma dai chirurghi più rinomati di ogni nazione. Nel secondo congresso internazionale di medicina e fannaeia militare fu oggetto di una relazione presentata da Caccia, nome ben noto ai chirurghi militari e agli studiosi che hanno seguito l 'attività scientifica di questi congressi, per il contributo ininterrotto di dottrina e di esperienza che il Caccia vi ha sempre portato. In Italia, la organizzazione della cura dei fratturati in guerra è stata nuovamente presa in esame da Putti in una seduta delle due società regionali chirurgiche, la Lombarda e la Emiliana Romagnola, nell'aprile 1935, a Milano. Vi intervenne, per l'Esercito, Camoriano. Nel gennaio 1936 Putti ha t~nuto ancora, a Firenze, una conferenza sui « Principi e metodi di cura delle fratture in guerra )) per invito della Società Tosco-Umbra di chirurgi2.. L'interesse suscitato dal nome e dalla competenza del conferenziere do\'cva necessariamente avere molta eco e in una seduta della stessa società, avvenuta nel febbraio 1936, Cavioa G. si intrattenne ancora sulla immobilizzazione provvisoria delle fratture di guerra degli arti. Alla discussione prendemmo parte noi, Magliulo e Taddei. Poichè ci stiamo ora occupando dei compiti assegnati al posto di medicazione ci limiteremo a riferire quanto ha affermato in proposito Putti: •< qui comincia la cura della frattura e se ne delinea il destino . . ... Perchè non ottenere che già in questo settore il medico abbia sottomano una staffa di Thomas od un apparecchio equivalente per arto superiore? ... E' imperativo che il ferito non parta dalle prime formazioni se l'immobilizzazione


390

ORG ,\~IZZAZIO:-;E

E Ft.;:,wo:-;.\tvi ENTO DEL SERVIZIO CHIRURG ICO ECC.

provvisoria non è stata attuata nel modo più completo. Dicendo immobi.li zzazione intendiamo riferirei a quell'insieme razionale e conseguente di manuali tà che ha per fine stabilizzazione della figura anatomica dcii 'osso e dell'articolazione. « L'immobilizzazione prevede quindi ed include 1iduzione, atto manual ~ che varia di importanza e difficoltà a seconda della modalità, regione, età della frattura e che mira sovratutto a vincere l'azione dislocante c deformante che il sistema muscolare svolge in virtù dei suoi specifici attribuiti biologici ..... L'esperienza che ne abbiamo fatto in fratture di guerra e di pace ci ha convinti che come apparecchio d'urgenza ad azione temporanea la staffa di Thomas ha vantaggi di praticità difficilmente superabili ». Cavina si è espresso nel modo seguente: c< Ecco come io compirei l'orgar~izzazione dei primi soccorsi ai fratturaù degli arti ... Ai posti avanzuti eli medicazione, sono di regola assegnati giovani colleghi forniti di non soverchie cognizioni chirurgiche e dai quali non si può pertanto pretendere troppo, anche se le difficili circostanze di luogo e di tempo lo permette ~­ sero >> . Dopo alcune indicazioni pratiche sul trattamento delle ferite, in guerra, egli ha aggiunto: « Più arduo s::~rà il compito di fronte a due delle complicazioni più temibili delle ferite degli arti: l'emorragia e la frattura. « Se vi è in atto un'emorragia cospicua, specie di sorgente arterios,l, sarà indispensabile applicare immediatamente iJ laccio emostatico alla radice della coscia o del braccio, secondo le norme abituali. Checchè si sia detto e scritto in proposito, il laccio di gomma è l'unico espediente atto ad arrestare, almeno provvisoriamente, l'emorragia. A torto si sono accusati i medici di reggimento di averne abusato, applicandolo talora senza netta indicazione. Ma credete voi che quando una ferita sanguina copiosamente, si..t possibile senz'altro stabilire se l'emorragia derivi da una grossa arteria o da una vena di calibro trascurabile ? ... . . c1 Consideriamo ora il caso di una frattura esposta diafìsaria o di una lesione aperta delle grandi articolazioni. In tali evenienze, alla medicazione asetttca occl usiva fa mestieri aggiungere un apparecchio immobilizzante provvisorio o di trasporto. Per l'arto superiore l'impresa è abbastanza sem plice : una sottile stecca di legno (o una striscia di cartone) per l'avambraccio e per la. mano - una stecca angolata o articolata o una gomitiera di rete mr..:tall ica per le fratture del gomito o ddl'omero - e soprattutto un ampio bzzoletto di tela robusta (così detto triangolo) per ::~ppendere l'arto flesso al collo del ferito. Una fasciatura tipo Desault completerà la provvisoria irnmohilizzazionc, che nel ma!!gior numero dei c.1si consentirà al ferito di ra~vv o giungere, a piedi o seduto in autoambulanza, la prossima Sezione di sanità. « Per gli arti inferiori - i più colpiti in ordine di frequenza - le di fficoltà saranno maggiori. Anche qui il mezzo più pratico sarà pure sempre rappresentato, a mio modesto avviso, dalle comuni stecche di legno di faggio opportunamente imbottite con ovatta e fissate strettamente alla facci::t


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DE.L SERVIZ IO C HIRURG ICO ECC .

391

esterna del! 'arto offeso mediante giri di bscie di cambric. Non è superfluo raccomandare che queste stecche siano sufficientemente lunghe, in modo da immobilizzare altresì le articolazioni vicine: ginocchio, nelle fratture di gamba, anca, nelle fratture di femore, giungendo in alto fin sotto l'ascella. « Riguardo alla ferula di Thomas, di cui il Putti, con tanto calore, ha ili ustrato gli irtnegabili pregi nella precedente adunanza ritengo che sia \'ano sperare possa essere adottata con vera utilità nei posti avanzati di medicazione. Vi si oppongono troppe considerazioni di ordine pratico. Tutto al più si potrebbero forse consigliare le vecchie ferule metalliche di Cramer >>. Nel settembre 1936 l 'argomento è stato ancora trattato al 27" Congresso Itali:! no di ortopedia (Roma) e il Magliulo, dell'Esercito italiano, ha presentato una relazione sul trattamento delle fratture esposte nella pratica di guerra. La relazione, pregevole in ogni sua parte, elaborata con passione e con competenza, è la sintesi di tutta la evoluzione degli studi e della pratica sulla questione, con il contributo della personale esperienza. Riferiamo ciò che egli ha scritto sulle funzioni del posto di medicazione: (( E' al posto di medicazione del battaglione dove, quando è possibile, deve incominciare l'immobilizzazione razionale con apparecchi gi?t prc pc~rati, che fanno parte del materiale di mobilitazione. Abbiamo detto, quando è. possibile, perchè non sempre il terreno, specie in montagna, permette la scelta di un posto adatto per riunire tutto il materiale occorrente per la cura dei feriti e specialmente quello più ingombrante delle frattur<:. Per l 'immobilizzazione delle fratture deli 'arto superiore, senza grandi spostamtnti, può essere impiegata la rete metallica, aggiungendo all'esterno qualche stecca di legno. Nelle fratture del terzo superiore e medio de Il 'omero, con spostamento, l'apparecchio regolamentare tipo Ferrier-Rouvilloi5, attualmente in dotazione al battaglione, (Esercito italiano) è un mezzo eh estensione che risponde molto bene. In mancanza di questo possono usarsi, per l'arto superiore, in genere, le ferule di Cramer, che possono anche adattarsi in modo da dare un'abduzione all'arto, oltre che un sostegno. L'apparecchio di Alquier o quello di Putti, che è più leggero, possono essere impic· gati utilmente per la prima immobilizzazione per le fratture dell'arto superiore. I palmari possono servire per le piccole fratture della mano o delle dita. Per l'arto inferiore la cosa è. più complessa e più importante. Il compito principale è quello di togliere l'apparecchio di fortuna, messo sul campo di battaglia, e applicare un apparecchio possibilmente ad estensione, specialmente per le fratture del femore. Le staffe di Tomas-Lardennois con la nostra modificazione, che le rende pieghevoli ed articolate, già assegnate in numer·) di 6 per battaglione, data la loro minore ingombrabilità, debbono costituire il mezzo di immobilizzazione ad estensione di scelta, quando è possibile poterle impiegare. <c Nelle fratture complesse della coscia l'immobilizzazione fatta al post~ di medicazione con rete metallica o stuoia, con la aggiunta delle staffe del


392

ORGAO'\IZZ AZIO;-.; E E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CH IRURGICO ECC.

Thomas, rappresenta il migliore mezzo riposante per l'arto, con cui vtenè conservato il sostegno e l 'estensione. c< Al posto di medicazione, è inutile ricordare che non va fatto dal lato chirurgico altro che l'emostasi provvisoria, la protezione della ferita con rnedicatura sterile, previa disinfezione della pelle circostante, e l'inezione . . ant1tetamca ..... « La Thomas può esser messa al disopra dei pantaloni e se è stata hene applicata, permette di trasportare il ferito a grande distanza. In mancanza di apparecchi Thomas la rete o la stuoia possono essere rinforzate con stecche di legno tipo Dcsault e con estensione>>. Abbiamo voluto integralmente riportare pareri così autorevoli, perchè il soccorso dei fratturati degli arti inferiori, nei posti di medicazione, ha una importanza considerevole. Volendoli riassumere, possiamo dire che Putti e Magliulo sostengono che al posto di medicazione si debba provvedere a quella razionale immobilizzazione che mette il ferito in grado di raggiungere senza altro ausilio tecnico successivo il luogo di ricovero e di cura; Magliulo, assai opportunamente, subordina questo metodo alla possibilità di metterlo in pratica. Cavina consiglia una immobilizzazione con stecche di legno o di altra natura , senza riduzioni o manovre che comportano tecnica e pratica chirurgica, !e quali difficilmente sono possedute da giovani medici e ancora più difficilmentè possono essere esplicate al posto di medicazione. Per conto nostro condividiamo senza restrizione questo parere, anche per la lunga personale esperienza di servizio in guerra presso le truppe e aggiungiamo che, quando esistono tecnica e pratica chirurgica sufficienti per provvedere alla irnmobil izzazione razionale, questa, nel posto di medicazione, può essere tentata soltanto nei periodi di sosta delle operazioni militari, _allorchè sporadicamente giunge qualche ferito. Ma durante le battaglie, la immobilizzazione razionale dei fratturati degli arti inferiori, se le condizioni di luogo la consentissero riuscirebbe dannosa al normale fun~iona mcnro del posto di medicazione. Ci piace riferire, quello che abbiamo detto nel febbraio 1936, intervenendo alla discussione, che è seguita alla conferenza del Cavina: <c Devo subito dire, senza voler mancare di riguardo alla competenza del prof. Putti, che il prof. Cavina si è. mantenuto assai più vicino alla realtà, per ciò che si riferisce allo svolgimento del servizio sanitario nei posti Ji medicazione. cc Con franchezza devo aggiungere che vi sono stati errori fondamentali nelle critiche che sono state rivolte alla organizzazione sanitaria militar~ . <l 1 '' . - Parlando di fratture di guerra non si è tenuto alcun conto dd tcnomeno guerra.


ORG:\:-IlZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SE RVIZIO CHIRURGICO ECC.

393

La indiscussa competenza e l'amore per la propria specialirù hanno indotto a dover ritenere un particolare metodo di immobilizzazion:: come unico e insostituibile : staffe Thomas. l< 3°. - La immobilizzazione con stecche Thomas deve essere applicat.l sul campo di battaglia. << Orbene, se non vi è dubbio che la tecnica e la clinica devono aver:: tutta l 'importanza che meritano anche in tempo di guerra è meno indubbio che esse non possono sottrarsi a tutte le remore che sono imposte dalla condotta delle operazioni militari; c se si può consentire a chi è soltanto tecnico di trascurare il secondo fattore, sarebbe una grave colpa da parte dei medici militari non considerarlo in tutta la sua imperiosa e categorica estensione. Sta il fatto che tutto il Servizio sanitario, dai posti di medicazione, ai concetti di impiego delle formazioni sanitarie più avanzate, ai criteri di ospedalizzazione, di sgombero ecc., deve essere adeguato alla condotta delle opcrnioni militari e al terreno nel quale si svolgono, per citare soltanto i due elementi predominanti. E' perciò che esporre un principio chirurg(co, contortato dalla dottrin1 e sostenuto dali;. competenza tecnica, non è ~uffì­ ciente: occorre riferirlo al momento particolare della guerra e voglio aggiungen: che occorre riferirvelo con consapevolezza dell e contingenze che 1l combattimento crea, per rendersi conto della possibilità della pratica applicazione di quel principio ..... c< Che cosa è un posto di medicazione ? Un punto obbligato nello spazio del campo di battaglia, vicino alla linea di fuoco, sul quale gli ufficiali medici si arrestano per prestare, con i mezzi dei quali dispongono, il primo eleme n tar e soccorso ai feriti. « Talvolta può esservi un cocuzzolo, un terrapieno, che lo riparano dai fuoco di fucileria: nulla vi è che ripari i medici e i feriti dalle intemperie, se la fortuna non ha fatto trovare un mezzo qualsiasi da sfruttare a tale scopo. Si può davvero fare della chirurgia, piccola o grande, in queste condizioni ? E non bisogna dimenticare che spesso gli ufficiali medici sono obbligati alla inattività, magari per ore, a causa della intensità della offesa nemica o ad affrontare il volontario, sicuro sacrificio di essere colpiti. Intanto i feriti si accumulano intorno al posto di medicazione e ci sono azioni cruente, nelle quali quelli di un solo battaglione st possono contare a centinaia e in brevissimo tempo ..... ». (Continua). <c 2''. -


OSPEDALE MILITARE DI ROMA

Dircnorc: colonnello medico G. MASSERANO 1 ° rep~rto chirurgi~

(Capo - reparto: magg. mcd. G. Guwo)

L'ACIDO PICRICO NELLA MEDICINA ANTICA E NELLA CIDRURGIA Dott. Tommaso Santillo, capitano medico.

L'acido ptcnco deriva il suo nome dal vocabolo greco 1tbtF6~ che gli venne assegnato dal Thenard per la sua particolare amarezza. Anticamente (r788) venne anche chiamato <<amaro di Welter >> per ricordare il nome di uno dci suoi primi scopritori e studiosi. Pare però che questa sostanza sia stata conosciuta ed usata anche in epoca anteriore e con fondamento si ritiene che il vero scopritore sia stato il W oulfc che, nel 1771, l'ottenne trattando l'indaco con acido nitrico. Invece molti sostengono che la conoscenza

di quest'acido risalga al XV secolo nella quale epoca si trovano cenni che ad alcuni alchimisti non era sfuggita l'azione dell'acido azotico su alcune sostanze organiche ottenendo, come risultato, un composto deflagrante. In principio, infatti, l'acido pi.crico era appunto ottenuto facendo agire l'acido azoico su vari composti organici, quali l'indaco, l'aloe e, soprattutto, su alcune resine, delle quali talune ricchissime di acido picrico. Dal r866 però l'acido picrico si ottiene unicamente per l'azione dell'acido nitrico sul fenolo ed è per questo che il composto è comunemente conosciuto col nome di << trinitrofenolo l> che ne ricorda la composizione chimica . Tale acido, detto anche piero-nitrico, si presenta sotto forma di aghi finissimi, splendenti, di colorito giallo-chiari, . di sapore acre cd assai amaro, poco solubili nell'acqua, solubili invece in :1lcool ed i n etere. I primi usi che di questa sostanza si fecero ri guardavano soprattutto il lato industriale, e cosi venne largamente utilizzata in tintoreria: per colorare le sete e le lane, ed in seguito venne adoperata allo scopo di colorare alcuni generi alimentari, specie paste c dolciumi; per dare colore alla birra, in sostituzione del luppolo, ecc.;· ma, essendo fin d'allora nota la sua azione venefica, nel r865 la Germania 11e proibì l'uso, mentre otto anni prima, in Italia, la polizia sanitaria si era interessata della questione e ritenendo le colorazioni delle sostanze alimentari con tale acido dannose alla salute aveva fatto divieto d'adoperarlo; appunto in seguito a tale divieto comparve nel 1858 un lavoro di E. Cavezzali dal titolo: <c Sul metodo di scoprire l'acido picrico nella birra >> . L'uso della sostanza si diffuse ben presto e, sotto forma di picrato, fu , nei prirni tempi, maggiormente adoperato nella pirotecnica come sostanza


L'ACIDO PICRICO NELLA MEDICINA ANTI CA E NELLA CIIIRURlì l.\

395

defbgrante: nel 1885 E. Turpin, miscellando del collodio con tale acido, ottenne la melinite. l primi usi terapeutici invece dell 'acido picrico e dei suoi composti risullerebbero avvenuti in Spagna e nelle colonie spagnole dove fu adoperato specialmente con antitcrmico, tanto che in proposito esiste anche un lavoro edito dal Parisel nel 1868 che ne propugna l'uso, sotto la forma di picrato di chinino, come potente febbrifugo. Il Beli <ii Manchestcr, forse per l'analogia del sapore, credendo d'in traredere una certa somiglianza tra questa sostanza e la chinina, la propose come succedaneo di tale medicamento nelle febbri intermittenti; fu adoperato a tale scopo allo stato di acido picrico puro, o sotto forma di picrato d'ammonio, od in combinazione con gli alcaloidi isomeri della chinina. Altra utilizzazione abbastanza frequente ottenne in terapia l'acido picrico, usato come tale o sotto forma di alcuni dei suoi sali, quali, oltre quel lo d'ammonio, il picrato di sodio e di potassio, come astringente nelle diarree croniche, come tonico prezioso e come sedativo e ricostituente nella cefalea e nella clorosi, anzi, per curare tale forma morbosa la letteratura ricorda un vino picrato, preparato dal Parisel, al quale vino si attribuiva un favorevole successo. In seguito, osservando con quanta rapidità si diffondesse, specie nei tessuti muscolari, Friedreih pensò d'impiegarlo contro la trichinosi, ma i successi non furono affatto incoraggianti; venne allora usato come antielmintico impiegandolo specie contro la tenia e gli oxiuri, ma, anche in t:1k applicazione, l'azione efficace mancò. Il medicinale era stato sistematicamente studiato ed erano noti gli effetti che esso produceva nell'organismo nelle dosi terapeutiche generalmente t:J.ccornanc.late di 5 a 10 centigrammi ripetute due o tre volte nella giornata: si sapeva altresì che in dosi maggiori era capace di provocare diarree per irritazione della mucosa gastro-intestinale ed era stata osservata anche la rima gialla che assumevano la cute c le mucose visibili, nonchè la tinta rossomogano ch'era conferita alle urine. L'acido picrico a dosi elevate produce bruciori allo stomaco, profusi sudori, anuria e stranguria, crampi, collasso. La dose letale è, per l'uomo, di circa gr. 3,8. L 'ingestione di acido picrico determina nel sangue forte leucocitosi, ma non diminuzione dei globuli rossi. Questo fatto indusse a considerare l'acido picrico come ottimo medicamento per uso interno, pcrchè esalta, con la forte l::ucocitosi che provoca, i poteri di difesa dell'organismo mentre non agisce sulle emazie: perciò è stato usato, come si è detto, contro la malaria dal Beli, dal Bouchardat e dal Henry.. Inoltre ha un potere antisettico fortissimo, dovuto alla sua composizione chimica di fenolo e di nitroderivato aromatico, che forse si esplica in maniera elettiva verso certi microrganismi (che arriva a colorare) e perciò presenta un notevole interesse anché dal punto di vista chemioterapico.


396

L'ACIDO PICRICO NELLA MEDICil\' A ANTICA E NELLA CHIRURGIA

La proprietà dell'acido picrico di agire sul protoplasma (Marfori), c di colorare le hbre di origine animale, come la lana e la seta senza preventiv.l mordenzatura (per cui in tintoreria è detto colorante sostantivo) ha fatto comprendere che esso agisce come antisettico in virtù di una vera e propria combinazione chimica che attua col mezzo su cui agisce, combinazione nuova che, nel caso dei batteri, è incompatibile con la loro vita. Questi fatti ed il ravvicinamento di essi con altri composti, da molti anni impiegati in istologia, che arrivano a colorare alcune cellule, hanno fatto sorgere quella branca c.lella chimica farmaceutica che assegna ad alcune sostanze coloranti derivate dai fenoli (antracene, tionina, indolo, trifeni lmetano, azoici, ecc.) potere antisettico e chemioterapico assieme. Di queste ~coperte che ravvicinano la chimica tintoria alla farmaceutica e di cui questa si serve, non ultimo merito spetta agli studi eseguiti sulle proprietà del l 'acido picrico prima che sulle altre sostanze organiche coloranti, che sono posteriori tutte alla sua scoperta. Più tardi, e molto più razionalmente, l'acido picrico venne assai meno adoperato per uso interno che per quello esterno, tanto che mentre decadde completamente il primo uso se n<.: intensificò il secondo sempre più, a mano a mano eh 'esso si diffuse in dermatologia specie contro alcune manifestazioni infiammatorie della cute. Nei primi anni di questo secolo, dopo un lungo periodo di dimenticanza, tornò nuovamente ad essere usato in terapia per il trattamento delle lesioni cutanee, soprattutto per la sua triplice azione antisettica, analgesica e cheratoplastica; per queste sue proprietà trovò speciali indicazioni e venne dal Merk consigliato nelle scottature di ogni grado ed in seguito anche in oculistica contro le ustioni fisico-chimiche delle palpebre. Nel 1909, ndl'ospcdalt> militare di Odessa, il Pievnitzky segnalò per primo un ittero dovuto ali 'i n gestione di acido picrico allo scopo appunto di ~imu lare un tale forma morbosa . Durante il conflitto mondiale I9I5-1918, negli eserciti combattenti la ~imulazion e di questa forma d'ittero si diffuse, favorita soprattutto, da un lato, dalla coincidenza d'una forma d 'ittero vero c, dall'altra parte, dalla difficoltà che nei primi tempi incontrarono i ricercatori per svelare una tale simulazione. E' vero che i caratteri clinici dell'ittero sono notevolmen te diversi da quelli che presenta l'ittero picrico e che il clinico, purchè non osservi troppo superficialmen te l'ammalato, potrà difficilmente ingannarsi. A pre~cindere dal colore del h cute: g1allo canarino negli itterici, color rameico nei simulatori; dai caratteri delle feci e delle urine nelle quali, quasi se m p re non si riscontrano pigmenti biliari ma che presentano solo una tinta color rosso mogano, altri caratteri importanti. sui quali non è il caso di soffermarci, di ffercnziano i due quadri morbosi; la febbre, per esempio, che, a~sen te nell'ittero picrico, non manca mai in quello infettivo. Parlando dei pigmenti hili:lri ho detto ch'essi quasi sempre mancano nelle urine d ei simu-


L'ACIDO PICRICO NELLA MEDICINA ANTICA E NELLA CH IR URG IA

397

latori benchè, qualche volta, quando· questi ingeriscono dosi eccessive di acido picrico o, pur prendendone in quantità tenui (S a 10 centigr.), persistono per vari giorni nell'uso di tale sostanza, possono provocarsi risentimenti epatici e può insorgere un ittero che maschera in parte il morbo simulato e determina, naturalmente, la comparsa nelle urine di pigmenti biliari. Come abbiamo visto il trinotrofenolo deriva dal fenolo CH'OH, sostituendo tre atomi d'idrogeno del gruppo del benzene, con tre gruppi del nitrile N02, ora tali gruppi possono, per riduzioni successive, trasformarsi in gruppi amminici (NH2) e di conseguenza, dall'acido picrico, possono formarsi degli aminofenoli e precisamente: l'acido picramico od aminodinitrofenolo, il diaminonitrofenolo ed il triaminofenolo. Tutti questi prodotti di riduzione ~ono alla !or volta capaci di combinarsi ad acidi od a basi dando luogo alla formazione di altri prodotti secondari ed è questa la ragione per la quale, pur sospettandolo, anzi pur avendo la certezza della simulazione, non si riuscì a dimostrarla nei primj tempi. Infatti non conoscendosi allora che le trasformazioni cui abbiamo fatto cenno avvenissero nell'organismo, si ricercava nelle urine dei simulatori l'acido picrico senza riuscire a trovarlo perchè questa sostanza non si elimina dall'organismo come tale se non in quantità minima e nei primissimi momenti dopo averne ingerito dosi cospicue. La totalità della sostanza si elimina invece sotto forma di acido picramico ed è appunto quest'acido che occorre ricercare nelle urine dei simulatori. Il Giorgi, nell'Istituto di Chimica Fisiologica dell'Università di Roma, procedette ad una serie di ricerche allo scopo di accertare quale organo maggiormente concorresse alla riduzione dell'acido picrico in acido picramico. Dagli esperimenti da lui condotti risultò che nell'organismo il principale riduttore del trinitrofenolo è il fegato a cui segue il rene e la milza. Quest'acido picramico, conferendo alle urine una forte reazione acida che impedisce la formazione dei processi putrefattivi, vale a conservarle per vari giorni ed impartisce loro un colorito rosso-mogano dovuto appunto al colore caratteristico di t<~le sostanza, la quale, essendo un indicatore che vira al giallo in soluzione fortemente acida, darà una prima prova della sua presenza poichè, con l'aggiunta di poche gocce di acido cloridrico, l'urina che ne contiene trasformerà il suo colore, in un bel giallo pagliarino. Sui metodi di ricerca dell'acido picramico torneremo in seguito, ma pri ma d'abbandonare l'argomento dell'itterizia picrica, sulla quale simulazione scrisse un pregiato lavoro il Mazzetti sullo cc Sperimentale >l nel 1917 e sette anni dopo il Salinari nella sua pubblicazione <c L'Autolesionismo », voglio ricordare una delle complicazioni dovute all'ingcstione dell'acido micrico, complicazione che. tra gli altri, il Mazzetti osservò e descrisse e che è costituita da macchie iperemiche, di colorito roseo, di grandezza media, di forma irregolare che appaiono appena leggermente sopraelevate, scompaiono sotto la pressione digitale e producono, nel loro insieme, un'eruzione che


398

L '. \ CIOO Pil:RICQ :\ELL:\ MEI>ICI:-IA A:-ITIC:\ E NELLA CHIRURGIA

rassomiglia ali'esantt"tna morbilloso, per'Ò questa auzione non è diffusa e rimane limitata al petto, alla regione interna delle coscic: ed agli inguini senza mai diffondersi alla faccia. Qualche volta una tale complicazione cutanea che in zona cli guerra fu frequentemente osservata, pur presentando la stessa ubicazione, ha caratteri che l'avvicinano di più all'esantema scarlattinaso; qualche volta in vece le macchie iperemiche diventano emorragiche e si notano allora su!IJ cute punti emorragici sparsi od a gruppi sotto forma di piccole pctecchie. Tornando ali 'argomento che a noi maggiormente interessa cioè ali 'uso dell 'acido picrico nella pratica medica, daremo un rapido cenno alle applicazioni che di recente furono consigliate, a quelle che ancor oggi sono in uso ed infine alla utilizzazione in chirurgia di quest'acido per ciò che riflette la disinfezione della cute del campo operatorio. Sull'impiego dell'acido picrico nel trattamento delle piaghe e degli eczemi, specialmente impetiginosi, basta ricordare che questo metodo, scgnatamcnte dal 188o al 1890, ha avuto un numeroso gruppo di ferventi sostenitori i quali trovarono che le applicazioni di soluzioni alcooliche dj quest'acido, per la sua proprietà di penetrare facilmente per capillarità in tutti gli mati, disimpegnava un 'azione costrittiva dei capillari del derma c dell'apparato sudorale tale da produrre la completa ischemia della pelle e la diminuzione o la scomparsa del sudore. Ma fu per la sua azione battericida che questo · med icamento venne ripreso in terapia e raccomandato nelle ustioni. nelle ulceri, nella blenorragia, nelle otiti purulente ed in gran numero di affezioni oculari, specialmente nel tracoma. Lo Scellingo anzi, che fu uno strenuo propugnatore di questo sistema di cura, era convinto che in un POtevolc numero di malattie oculari questo farmaco dovesse assurgere a wande importanza. Questa predilezione trovò una conferma negli studi del prof. Guaita, compiuti presso la clinica oculistica di Firenze. Questo A. studiò l'azione antisettica e battericida di un centimetro cubico di soluzi one acq uosa all'I "{, di acido pic1 ico su un centimetro cubico di cultura in brodo di vari germi e riuscì a dimostrare che questa soluzione era capace di uccidere, in tempi vari abili, tutti i germi sui quali aveva sperimentato. Così : culture di stalìlococco albo, di diplococco, di bacillo difterico sono uccise in uno spazio variabile da 4 a 8 minÙti, culture di gonococco, di streptococco di .Friecl bnder sono rese sterili da 17 a 30 minuti, quelle del coli, del piocianco e dello stalì lococco d::1 40' a 6o'. Oltre però all 'azione disinfettante, due proprietà colpirono ~li osservatori c fecero prediligere questo farmaco per la disinfezione della cute, soprattutto del c;1m po operatorio: la sua rapida diffusione ed il suo urande potere di pcnetrazione. ò Il Giacobbe ed il Pazzaglia, in un loro lavoro, hanno dimostrato che dcllt> semplici spcnncllature di una soluzione d'acido picrico producono un a infiltrazione del farmaco che dagli strati superficiali arriva ad approfondirsi


L'ACIDO PICRICO NELLA M EDICIN:\ ANTICA E NELLA CI IIR URC:I:\

399

nel derma. Per questa sua proprietà e tenuto conto delle difficoltà non piccole che s'incontrano nella disinfezione della cute, perchè non agevole riesce distruggere i germi che si annidano nei solchi epidermici, negli spazi linfatici e soprattutto nei dotti escretori delle ghiandole sebacee e sudorifere, si pensò di ricorrere a questa sostanza per la sterilizzazione del campo operatorio. Gli AA. sopradetti hanno condotto una serie d 'esperienze presso l'Ospedale militare di Firenze e presso l'Istituto d 'Igiene della Scuola di Sanità militare su dei soldati che avevano scelto tra reduci da Gtmpi, marce o manovre e che per non essersi potuti cambiare o che per aver dovuto trascurare le comuni norme igieniche personali, dovevano pn:sumibiimcnte prese ntare sulla cute una flora batterica assai ricca; su questa cute particolarmente sudicia e che il sudore aveva macerato, attivandone le fermentazioni e moltiplicandone i recessi, adoperando una soluzione di acido picrico al 5 '}(, in alcool al 70 %, riuscirono a dimostrare che questo disinfettante era capace di distruggere i germi sia che si trovassero sulla cute o si annidassero nei recessi cutanei e nei dotti ghiandolari. La preparazione del campo operatorio degli operandi fu sempre preceduta dal solito bagno di pulizia e da un 'accurata tricotomia estesa alle regioni lim itrofe, anche se in queste i peli non apparivano manifesti, t; compiuta con una pennellazione eseguita a mezzo di una falda di garza imbevuta nella soluzione picrica-alcoolica, alla quale pennellazione, dopo prosciugamento. se ne faceva seguire, in modo analogo, una seconda. Si otteneva così, nella totalità dei casi, la distruzione dei germi dimostrabile non solo dall'andamento del! 'atto operativo, ma dalle varie prove di laboratorio che erano all'uopo state istituite. Tali prove: quali la ricerca dei germi sui raschiamenti di cute, su pezzetti di cute prelevati durante l'atto operativo, sui fili di sutura, che, sterili al momento dell'uso, potevano inquinarsi e trascinare in profonrìi tà i germi che eventualmente fossero rimasti annidati su gli strati attraver~ati, tutte queste prove, ripeto, hanno sempre dimostrato l'efficacia del metodo. Com'è noto la cute intatta oppone un ostacolo assai grande a lasciarsi attraversare da soluzioni acquose e la funzione protettiva, ch'è una delle tante a cui presiede il mantello cutaneo, risiede soprattutto nello strato corneo che per la gran quantità di cheratina che contiene lo rende impermeabile al passaggio della maggior parte delle sostanze. La secrezione sudorale contribnisce a tale difesa mantenendo, colla propria acidità, compatto lo strato cheratinico che invece, in ambiente alcalino si rigonfierebbe lasciandosi facilmente attraversare. Le vecchie asserzioni che i linfatici della cute, a mezzo delle loro cc boccuccie 11 potevano fare assorbire all'organismo ogni sorta di medicamenti si volessero per tale via introdurre furono trovate fallaci dalle t'Sperienze di Claudio Bernard che con Magendie negò che la pelle integra potesse lasciar passare medicamenti o veleni . Oggi, mentre è accertato che la cute intatta non assorbe acqua o sali in essa disciolti, è universalmente ammesso un assorbimento cti principi chimici sciolti in solventi diversi dali 'ac-


400

L ' ACIDO PICRICO ì'ELLA MEDICINA ANTICA E NELLA CHIRURGIA

qua, per esempio nclracool, etere, cloroformio, od incorporati con sostanze grasse o con idroc~1rburi. Per queste ragioni e perchè l'alcool scioglie il sebo cuta neo, la soluzione picr.ica penetra a notevole profondità nei tessuti, fin nello strato malpighiano. Il Giacobbe cd il Pazzaglia dimostrarono questo potere di penctrazione ricorrendo sia ali 'esame a fresco di piccoli lembi di cute asportati dmante !"atto operativo e sezionati mediante il microtromo congelatore, sia coi mezzi ordì nari mediante inclusione dci piccoli pezzi asportati. Per far ciò dovettero ricorrere ad artifici che impedissero ai liquidi, adoperati per la fissazione e ì'indurimento del pezzo, di sciogliere l 'acido picrico e diffondere il colore a tutto il tessuto da osservare. Per evitare un tale inconveniente utilizzarono l'azione di alcune sostanze capaci di trasformare l'acido picrico in acido picramico, per esempio: soluzioni diluite di .-:mmoniaca, di solfato di rame o di acetato di piombo che formando rispettivamente con l 'acido picrico dei pier ati d'ammonio, di rame o di piombo, insolubili in acqua ed anche, in gran parte, in alcool, erano facilmente riconoscibili all'osservazione microscopica. Con tale sistema, ch'era poi controllato con gli esami a fresco, hanno potuto constatare, chè oltre allo strato corneo, era intens:~mente colorato lo strato malpighiano e che la colorazione gialla caratteristica era diffusa alle pliche, ai recessi cutanei ed' a tutti gli elementi cellulari e spazi intercellulari. Gli AA. concludono che per la spiccata azione battericida della soluzione alcoolica picrica e pel suo forte potere di penetrazione s'ottiene una buona sterilizzazione del campo operatorio e che per il tenue prezzo e per non determinare sulle lastre radiografiche quella velatura che a cagione della sua natura provoca lo iodo, è raccomandabile e preferibile ad ogni altra sostanza proposta per la disinfezione del campo operatorio. Il Giacobbe ed il Pazzaglia asserirono di non aver mai riscontrato nei r:umerosi loro operati fenomeni tossici nè i segni d'ittero che li precedono e giustamente osservano << che anche ammettendo la possibilità d'assorbimento >) la quantità d'acido picrico usata per la sterilizzazione di un campo operatorio lanche se molto esteso) è minima e non si possono certo verificare negli operati fenomeni d'intossicazione. L 'asserzione è, nelle linee generali, esatta ma vi sono ammalati che reagiscono violentemente, forse per speciale idiosincrasia, in seguito ::tll'applicazione esterna anche di piccole quantità della sostanza, con sintomi viscerali e con alterazioni cutanee, sotto forma di vere dermatiti picriche. E che ciò sia vero lo dimostra il fatto che Dennie, Mac Bride e Davis, che furono i primi a mettere in evidenza tali inconvenienti, giunsero a sconsigliare l'impiego dell'acido picrico anche per la sterilizzazione del campo operatorio. Certo che adoperando soluzioni alcooliche tln certo assorbimento è sempre possibile e la letteratura registra qualche raro c:~so d'ittero medicamentoso, specie in seguito all'uso del farmaco nelle ustioni cutanee. Io stesso ho avuto l'opportunità di osservare un operato con tracce


L'ACIDO PICRICO NELLA MEDICINA ANTICA E NELLA CHIRURGIA

401

visibili d'acido picramico nelle urine comparse dopo la sterilizzazione della cute del campo operatorio con la soluzione alcoolica-picrica; queste tracce anzi, rilevate con la reazione del Le Mitouard, sono rimaste presenti nelle urine per cinque giorni consecutivi. E ' vero che l'operato, allo scopo di detergere la cute, in luogo di adoperare una soluzione satura di bicarbonato di ~odio che, formando con l'acido picrico, picrato sodico ed acido carbonico, fa rapidamente scomparire il colorito giallo caratteristico del farmaco, aveva, per un paio di giorni consecutivi, strofinata la superficie cutanea colorata dal farmaco, con delle falde di garza imbevute in alcool favorendo in tale modo un ulteriore assorbimento dell'acido. Comunque sia è certo che i fenom eni d'intolleranza idiosincrasici sono fatti di eccezionale rarità e la presenza di tracce d'acido picramico nelle urine determinata dall'assorbimento di piccole quantità d'acido picrico è anche esso un fatto raro che non rappresenta per giunta danno alcuno per l'organismo. Non vi sono quindi controindicazioni di sorta nell'enorme maggioranza dei casi per l'adozione della soluzione picrica per la sterilizzazione del campo operatorio. ' Quando, in questi ultimi tempi, la crisi cominciò a travagliare l'industria del bergamotto, s'iniziarono studi tendenti a sfruttare l'azione battericida di questa essenza, ma varie considerazioni: facilità d'irr.ancidimento, necessità d'adoperarla in notevole concentrazione e di conseguenza l'elevato costo che veniva a risultarne, ne fecero ben presto abbandonare l'uso. Recentemente però in seguito a ricerche promosse dall'Istituto di studi sui derivati vegetali, si separarono le parti attive di varie essenze vegetali, soprattutto agrumarie, la di cui azione battericida fu notevolm ente aumentata in seguito a processi special i di attivazione in modo da ottenere un disinfettante composto di miscele ad azioni sinergiche che dagli studi del Benedicenti, del Puntoni e del Carosi, risultò di elevato potere microbicida, di gradevole odore e privo di qualsiasi azione lesiva sulle cellule dei tessuti. Stiamo sperimentando nel nostro reparto questo nuovo prodotto, però per la preparazione del campo operatorio la soluzione alcoolica d'acido picrico, pur possedendo un'azione microbicida cinque volte inferiore a questo derivato di essenze agrumarie, c't ha dato sempre buoni risultati ed in campagna od in caso di necessità si farà bene a non dimenticare questo metodo così semplice, di così facile preparazione, sempre a portata di mano e di prezzo così limitato. Reputo ora opportuno riepilogare qualcuno dei metodi più sicuri e più semplici atti a svelare la presenza di acido picrico e di acido picramico nelle urine, mi limiterò ad accennare alla reazione di Rosier per l'acido picrico, alla reazione del Le Mitouard ed alla diazo-reazione del Derrien per l'acido p1cramJCo. R eazione di Rosier: un miscuglio di 3-4 cc. di urina contenente acido picrico e due o tre gocce di soluzione di blu di metilene al o,s ~{) viene agi4 -

Giornale di nutlirina militare.


402

L'ACIDO PICRICO ::-IELLA MEDICJN,\ ANTICA E NELLA CHIRURGIA

tato con 1 cc. di cloroformio che si colorerà verde se nelle urine vi è traccia di acido picrico. Il reattivo del Le Mitouard è fatto sciogliendo due grammi di solfato ferroso e dicci d 'acido tartarico in cento d'acqua distillata. La prova si esegue acidificando l'urina con acido solforico, estraendo la sostanza colorante da ricercare a mezzo di un quantitativo di cloroformio pari alla quantità d'urina trattata e, dopo aver fatto evaporare il cloroformio, riprendendo l'acido picramico con cinque o sei centimetri cubici d'acqua distillata. Se a mezzo di una pipetta ad estremità affilata si fa giungere a contatto con la soluzione acquosa d'acido picramico 1/ 2 centimetro cubico del reattivo del L e Mitouard, agendo con circospezione in modo che i due liCJuidi non si uniscano, si vedrà, nella zona di contatto formarsi un bell'anello di un rosso intenso di diamidonitrofcnolo. La diazo-reazione del Derrien è più sensilbile della precedente ed assolutamente specifica e svela tracce d'acido picramico alla diluizione di 1 SUl un milione. La prova si esegue raccogliendo il cloroformio che; previa acidificazione dell'urina, era servito per l'estrazione dell'acido picramico, in una capsulina di porcellana e facendolo evaporare a bagno-maria. Ripreso a freddo il residuo con 2 o 3 cc. di acqua distillata si aggiunge, in un tubetto da saggio, una goccia d'acido fosforico oflìcinale e due gocce di nitrito di soda all'I: 10.000. Si tiene il tubo per un minuto preciso a bagno-maria bollente e dopo raffreddamento, vi si aggiungono da 3 a 6 gocce di ammoniaca satura di B-naftolo; fatto ciò si aggiunge dell'etere che, previa agitazione energica, si separa colorato in rosso violacco se il liquido conteneva anche minime tracce di acido picraruico. Per chiarificare l'etere eventualmente intorbidato, basta aggiungere qualche goccia di akool a 95· Prima di finire voglio brevemente accennare ad un metodo molto semplice adoperato sempre in zona di guerra dal Mazzetti e che gli ha sempre corrisposto perfettamente. Si riempie un provettone da 50 cc. con urina sospetta, si acidifica con 7 ad 8 gocce di acido solforico concentrato e vi si aggiunge un fiocco di lana sgrassata che vi si mantiene dentro per qualche ora (bastano pochi minuti se l'acido picramico è abbondante, occorrono 8 o 10 ore se molto scarso). In rresenza di acido picramico la lana si colora in giallo arancio e rimane colorata anche se lungamente lavata in acqua corrente. Sulle lane colorate si possono praticare le reazioni dell'acido picramico trattandole a caldo con :2 o 3 cc. di ammoniaca che, estraendo la sostanza colorante, si tinge in giallo: su questa soluzione ammoniacale si possono praticare le reazioni specifiche dell'acido picrarnico, comprese quelle del Le Mitouard e la diazo-reazione del D errien, D el rel'to, come il Ma.zzetti fa osservare, la colorazione car::meristica del la lana non si ha con altri cromogeni fisiologici, patologici o di sostanze ingerite.


L'ACmO PICRICO :-:ELLA M EDICIN:\

A~TIC.\

l~

:-:ELLA C IIIR URCòiA

403

R1.~ssu:-<TO. -

L'A. fa una rapida ma accurata r;JSSegna dei vari usi dell'acido picnco nella medicina c nella chirurgia; p:trla Jell'ittero picrico descritto nei simulatori du rante la gu::rra e negli ammalati per l'ingestione di questa sostanza a scopo tcrapeutico; enumera alcune complicanze osservate p:r il suo uw ed accenna ai metodi di più faciJe c sicuro impiego consigliati per la ricerca dell'acido picramico nelle urine. Tratta infine dell'allo valore della soluzione alcoolico-picriCl per la sterilizzazione del campo operatorio cd asserisce che il metodo p::r la sua sicurezza, la sua semplicit:\, il suo tenue prezzo e la mancanza, quasi assoluta di complicazioni o contro-indicazioni. deve essere classificato tra i migliori esistenti e d<.gno d'essere generalizzato.

BIBLIOGRAFIA. bRuc:-.:oLI: Biblioteca !tal. di scienze mediche, vol. 2, 1858. CwEzZ:\LI : Sul metodo di scoprire l'aàdo picrico nella birm. - 1858. SELMI: Enciclopedia di chimica, vol. 6, i!l73. CuRtE e CHERON: Sur t'cmploi de l'acide pinique dans /es traitemcnts dcs plaies. - Accademie de Scicnces, ott. 1876. Bt:FALIN I: Sull'uso terapeutico dell'acido picrico. - Giornale internazionale delle scienze mediche, 1879· DovRVAULT: L'officine, Parigi, J88o. kADAELI: Sull'uso dell'aCido picncc nella cura dcll'ec·zcma. - Settimana mcJica, 1889. BERKATZICH e VocL: Manual~ di materia meJica, Vallardi, •893ScELI.lKGO : Bollettino società medica di Roma, IC)08. MoRTOLE.SE: L'acido picrico nella /era pia owlare. - Istituto di studi supcnon di Firenze, '909· PoLLACl E.: Corso di chimica medico-farmaceutica, Milano, '909· DERRJE:-<: Presse médicalc, n. 35, 1917. LA S.wssE: Società Biologica, n. 12, 1917. LE MITOUARD : Paris Médical, n. 27, 1917. MAZZETTI: Sulla simulazione dell'itterizia medt!lnte l'ingcstione d'acido picrico. - Lo Sperimentale, fase. IV, 1917. ZAKELLI: Policlinico, Sezione pratica, fase XXII, 1918. GIORGI: Ricerche sperimemali sulla riduzione dell'acido picrico nel fegato, nella milza e nel rene. - Policlinico, Sezio:ne medica, fase. Xlii, 1924. S}I!OT E.: Farmazeutische Chemie, voi. 2, 1925. S.\LINARI: L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suot esiti. -· Collana Medicomilitare (Giorn. mcd. mil.) Ministero Jclla guerra. Gt.~cossE e PAZZAGLtA: Disinfezione della cute con soluzione alcooli<·a di acido picrico. - Mincrva medica, 1929. Lo1ntAN: Applicazio,u: in medicina dell'acido pt'ct-ico. - Farmazcutischc Zcitung, 1934· LtTTRÈ: Dizionario di medicina c chirurgia, '935· HEJLSTEIN: Acido picrico e picmmico. Volume XII, '935· GADAMER - LEP.HBRUK: Des Chemiches Tossicologies., 1935. BEKEDICENTI A.: L'Istituto di studi sui derivati vegetali c il « Cirrosi/ >>. - Atti della Società di Scienze e Lettcr~ di Genova, Vol. II, Fase. I, 1937· Pu:-.oo:-:r V.: « Il Citrosil >> disinfettante a base di esst:wu nazionali. - Annali d'Igiene. Anno XLVII, n. 1, ' 937·

.

. ,p=


CLINICA MEDICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PISA Direttore: Prof. F. GALDI

L'EDEMA. POLMONARE ACUTO NELLA STENOSI MITRALICA Dott. Giovanni Purpura. capitano medico, assistente militare.

L'edema polmonare acuto viene considerato abitualmente come una non rara complicanza di quelle affezioni che portano a sofferenze del ventricolo sinistro, e si ritiene ancora oggi dalla grande maggiqranza dei trattatisti la sua dipendenza da fenomeni di insufficienza di cuore, della cavità

ventricolare sinistra. Come complicanza dei vizi della mitrale, della stenosi sopratutto, l'edema polmonare acuto non viene abitualmente ricordato nei trattati anche molto moderni. In realtà non può ritenersi che esso si presenti con la frequenza con la quale appare quello della cosidetta insufficienza ventricolare sinistra. Però in questi ultimi anni ne sono stati comunicati casi sempre più numerosi, da parte di varii AA. fra cui ricordo: Gallavardin~ Saloz e Frommel, Ribierre, Hess, Giraud - Costa, Pezzi, ecc. Essendo così ancora rela~vamente scarsi i casi resi noti e presentando l'argomento ancora degli spunti interessanti per la patogenesi dello squilibrio circolatorio, non ho creduto inutile rendere noti due casi dell'affezione, uno dei quali specialmente interessante perchè si è visto instaurarsi sotto i nostri occhi un accesso di edema polmonare acuto che è stato rapidamente mortale. CAso 1°. - A. G. giovane donna di 19 anni da Vecchiano (Pisa) entrata in Clinica il 27 dicembre I934· L'anamnesi ereditaria e fisiolog ica è assolutamente negativa. Per guanto riguarda l'anamnesi personale remota la p. non ebbe mai a soffrire di reumatismo articolare, ma andava soggetta a frequenti mal di gola e tosse. A 14 anni ebbe otite media cronica e tre anni prima del suo ingresso in Clinica si :.mmalò di bronchite che durò per circa 6 mesi con lievissima ipertermia. Durante questo periodo la p. avvertì una leggera dispnea che andava accentuandosi in seguito a strapazzi. Anamnesi patologica prossima. Da circa un anno la p. si è lamentata di cardiopalmo, specialmente dopo gli sforzi e di anoressia. Per questi disturbi venne ricoverata all'Istituto di Patologia Medica e sottoposta a cure di strofanto, valeriana, e cardiocinetici. Dimessa dopo qualche tempo, e persistendo la suddetta sintomatologia venne ncovcrata in Clinica. E. O. Tipo morfologico orientato verso una 2 3 combinazione del De Giovanni. Stato generale della nutrizione d iscretamente conservato. Impalcatura scheletrica regolare. Cute di colorito piuttosto pallido. Al volto, io corrispondenza dei pomelli, evidenti arrossamenti rendenti al cianotico, anche le labbra hanno un c.olorito ci::notico.


L'EDEMA POLMONARE ACUTO NELLA STF.NOSI MITRALICi\

L'inferma è apirettica. Pulsaz. 75· Resp. 20. L 'esame dell'apparato respiratorio è assolutamente negativo. A pparato cardiovascolare. Il precordio appare di aspetto normale; non si avvenono fremi ti, nè sfregamenti. L'urto della punta non si palpa in maniera evidente; si delinea con la percussione al V spazio sull'emiclaveare. Il limite destro oltrepassa di circa I cm. la marginale destra dello sterno. Il limite superiore sinistro arriva alla 3• costa dove il tratto orizzontale dcll'oreççhietta è quasi raddoppiato di ampiezza (3 cm. 1/ 2). All'ascoltazione il 1 " tono sul focolaio mitralico risulta un po' impuro ma non soffian te. Procedendo verso la base si giunge sul centro del cuore, all'altezza del focolaio ana tomico della mitrale, dove, insieme alla impurità del I" si avverte un nettissimo sdoP' piamcnto del 2° tono. Inoltre si avverte, e limitatamente a questo punto, un rumore di soffio molto intenso che copre tutto il periodo diastolico e g iunge fino alla presistole; alla punta si avverte un netto rumore di soffio presistolico. Sul focolaio della polmonare è p resente lo sdoppiamento del 2° tono. L'esame del giugulo e dci vasi del collo è negativo. Il polso è frequente, ritmico, piccolo, ipoteso. All'addome non si rileva nulla di anormale. Organi ipocondriaci nei limiti fisiologici. I reni non si palpano. Diario. Il 1 ° gennaio la dispnea era quasi scomparsa; il reperto cardiaco presso che i,nvariato, il fegato un po' aumentato di volume. 20 gennaio. Le condizioni della p. si mantengono discrete; è comparso vomito e si è a\·uta una ripresa di modica dispnea. 12 febbraio. Improvvisamente, mentre le condizioni della p. non si presentavano di'>'Crse dal solito, dopo una emozione, causata da un'altra inferma cardiaca in scompenso, la p. ebbe una <:risi di pianto, ed in tale stato giunse fin verso le ore 16, intensamente cianotica e con le estremità fredde . La cianosi andò sempre aumentando e comparvero fini rantoli crepitanti al torace con intensa dispnea. Si procedette alla somministrazione di preparati parenterali di canfora, di uabaina, morfina ecc. Dopo un'abbondante coppettazione semplice, ed una scarificata, l'edema polmonare, diffuso fino agli apici, si ridusse prontamente, ma, dopo pochi minuti riprese con maggiore gravità e durò invariato, nonostante i nuovi provvedimenti terapeutici fino alle 5,30 del mattino in cui si ebbe l'obitus. Il reperto anatomo-patologìco ha dimostrato una insuftìcienza e stenosi della mitrale (l'orificio della mitrale era talmente ristretto da non lasciar passare neppure il mignolo) t'd aplasia dell'aorta con lieve stenosi dell'aorta. l polmoni erano aumentati di consistenza, con chiazzature di aspetto rugginoso continuantisi in profondità dell'organo. Alla superficie di taglio: fuoriesce liquido schiumoso, misto a sangue. Reni e milza da stasi. Fegato da stasi senza aumento di volume con infiltrazione adiposa. Calcificazione delle ghiandole mesenteriche. CASo 2°.- R. A. di 24 anni, studente, da Bari. Anamnesi familiare e fisiologica negativa. Anamnesi patologica remota: a 12 anni reumatismo articolare acuto onde residuò un vizio mitralico. Anamnesi patologica prossima. Il p. ieri, verso le ore 23, incominciò ad avere tosse stizzosa accompagnata da un escreato che dapprima era schiumo5o e bianchiccio e poi divenne emorragico.


406

L"EDEMA POLMONARE ACUTO NELLA STENOSI MITRALICA

Egli afferma che qu cstn emottisi si ripetè per due ,·olte con emissione di circa un litro di sn ng ue rosso sc:trl:mo. A ll 'cs;~ m c obiettivo: il suono p lessico dd torace è legge rmente i pofonetico alle b:.~si; :Jlrascoltnione numerosi ran toli crepitnnti, sparsi, più abbondanti verso le bsi. Cuore. Con la palpazione si apprezza alb punta un fremito presisro-sisto!ico. Alb p~·rcusisone, il cuore dcborda a destra di circa 1 cm. dalla m01rg inale sterna lc. /Jscoltuztone. Il 1" tono alla punta è 01ccompngnato da un rumore sistolico cd è preceduto da un bre,·e netto rumore d! soffio presistolico. Questi rumori seno chiaramente apprezzabili anche sul focolaio anatomico della mitr:1lc c si propagano con intensità minor<: sui focolai e su ll 'asccll:l. TI polso è piccolo, frcq uentc, dcprcssibih:, ritmico. Pressione arteriosa: prima del salassa: Mx . 115, Mn. 6o; dopo il sabsso: Mx. 120, ~In. 50.

I casi che ho riportato dimostrano intanto che dal punto di vista clinico la sintomatologia non si discosta da quella del! 'edema polmonare acuto che compare negli aortici o negli ipertcsi. Anche qui insorgenza brusca di dispnea, pallore cianotico, tosse con

espettorato schiumoso roseo, rantoli fini, crepitanti, diffusi a tutto il torace con prevalenza alle parti declivi. Il reperto anatomo-patologico è anche qui caratterizzato dal trasudamento di siero dai capillari negli alveoli, donde limitazione rapida della superficie respiratoria e manifestazioni cliniche quali sono state ricordate. Solo può farsi la differenza che se l'c. p. a. insorge in un ~ogge tto già da lungo tempo manifestante chiari segni di sofferenza da vizio mitralico, non ~arà raro potere riscontrare il fenomeno <'edema )> impiantato su di un polmone di colorito rugginoso o rosso scuro, presentante insomma già qualcuna delle note dcll'indurarnento polmonarc cui corrispondono le note cliniche del polmone da stasi. E' questo, infatti, che il reperto anatomico ha dimostrato nella mia osservazione 1 di stcnosi della mitrale datante da lungo tempo. L'interesse maggiore dell'argomento, oltre che nella relativa rarità dd fenomeno risiede sopratutto nella patogenesi del l'improvviso st1uilibrio circolatorio. L'edema pol monarc acuto che insorge negl'ipertesi, negli aortici ccc., viene sempre classicamente interpretato come una conseguenza di una improvvisa insufficienza del vcntricolo sinistro per cui il sangue, non trovando più la forza necessaria ad essere spinto nella voluta quantità nell 'aorta ingorga tumultuosamente il territorio situato a monte del ventricolo e cioè il circolo polmonare. Molte ricerche più moderne, fra cui ricordiamo quelle del Frugoni e della sua Scuola, quelle di Wassermann, di Hcss, ecc. pure non negando completa mente ogni valore al fattore meccanico, mettono in risalto anche l'influenza che può spetta re a fattori morali e nervosi riflessi nel condizionare ;;maverso llna aurnentata permeabilità capillare, la filtrazione di liquido negli 3

<~lveoli.


L'EDEMA POLMONARE ACUTO N ELLA STENOSI MITR:\LICA

407

E' fuor di dubbio che, se anche non si possa negare l'intervento di fattori meccanici stante il sopravenire dell'e. p. a., proprio in quei casi che dimostrano innegabili sofferenze del ventricolo sinistro, devono sicuramente intervenire anche altri fattori come è dimostrato, fra l'altro, dali'effetto innegabilmente favorevole esplicato dalle sostanze calmanti del sistema nervoso, dalla morfina sopratutto. Nella stenosi della mitrale si è cercato di spiegare l'edema polmonare :<cuto in maniere diverse. Dopo i primi casi resi noti imperfettamente da Riesman (1907), da Mercklen (1908) Vaquez ammise l'esistenza di possibili accessi di e. p. a. nella stenosi mitralica e cercò di inquadrarli nei fenomeni di insufficienza del ventricolo destro per la deficiente c1 vis a tergo >) . Gallavardin nei suoi 4 casi invoca parzialmente una insufficienza del vcntricolo sinistro od anche de li 'atrio sinistro; e fu seguito in questa tesi da Ribierre, Sean, ecc. Secondo questi AA. l'atrio sinistro insufficiente a lanciare sangue nel ventricolo, determinerebbe un ostacolo allo svuotamento delle vene polmonari. Ora, a parte il fatto che la dilatazione e la mancanza di un'efficace :;zione contrattile auricolare è un fenomeno dei più comuni nella stenosi della mitrale quando compaiono dei disturbi del ritmo mentre l'e. p. a. è una evenienza non frequente, rimane sempre come chiaro concetto di fìsiopatologi:t del circolo che una dilatazione auricolare, in quanto capace di funzionare Òà serbatoio di sangue, è un elemento sfavorevole all'insorgenza di una ipertensione polmonare, condizione necessaria per la produzione dell'edema. E' se mai, proprio la condizione opposta, di buon funzionamento dell'atrio che, nel momento della contrazion.e, potrà produrre ristagno di sangue nei polmoni. Saloz e Frommel, Laubry e Routier si orientano piuttosto verso una insufficienza ventricolare sinistra come conseguenza di una endomiocardite evolutiva o di una insufficienza del circolo coronario. Pezzi ritiene dall'esame di 4 casi che si debba dare importanza alle lesioni vascolari del polmone causate dalla ipertenzione polmonare, e che l'ipertenzione polmonare stessa possa favorire l'insorgenza dell'attacco di <'dema specie quando questo si presenta nelle malattie del circolo arterioso. Doumer in una monografia sull'argomento si limita ad esporre i vari motivi enunciati dai diversi AA. Una delle teorie che nella maniera più convincente, sia dal punto di vista meccanico che nervoso, cercano di -spiegare l'e. p. a. nella stenosi della mitrale, è quella che porta a considerare il lavoro dei due ventricoli in maniera uniforme, ed a valutare l'influenza che può essere esplicata dall'effetto meccanico del restringimento dell'ostia rnitralico. Si pensi allora che i due ventricoli in condizioni di compenso circolatorio hanno una gittata sistolica acyaloga e che il carico del ventricolo destro è determinato dall'apporto venosa.


408

L' E DEMA POLMO~AR E AC UTO NELLA STENOSl MlTRALIC A

Se noi potessimo sperimentalmente sovraccaricare il ventricolo destro - che per il fatto di essere in compenso è bene funzionante - si avrebbe LJna massa di sangue maggiore convogliata nel polmone. Ma poichè il restringimento della mitrale non consente il passaggio di una quantità di sangue superiore alle sue possibilità anatomiche, allora nel giro di poche contrazioni sistoliche si avrà un sovraccarico ematico del polmone donde la possibilità di trasudamento di siero e dell'edema. Questo modo di spiegare l'e. p. a. nella stenosi della mitrale come una dipendenza di una momentaneamente accresciuta attività del ventricolo destro è stato accettato in questi ultimi anni anche nella clinica ed ha trovato dei sostenitori in Wenckebach, Scellong, Laubry e Tzank, Lannegrace, Giraud -Costa, Michelazzi, ecc. Su tali fondamenti patogenetici si deve ritenere che qualora intervenga una va~ocostrizione venosa od epatica o un'accelerazione degli atti cardiaci, si possono verificare le condizioni capaci di sovraccaricare il circolo polmonare. Ora questi elementi scatenanti possono facilmente prendere origine per condizioni nervose, riflesse ed in tale ordine di idee ricordo infatti che la mia 1"' oss. presentò l'accesso di edema subito dopo una crisi emotiva. A me pare che questo modo di vedere che, attraverso condizioni meccaniche provocate da fenomeni nervosi riflessi cerca di spiegare l'e. p. a. nei vizii della mitrale, risponda in maniera assai convincente alle nostre attuali moderne conoscenze di emodinamica. n fondamento patogenetico di questa teoria è basato sui seguenti elementi: 1° - Durante l'accesso di e. p. a. Lauber ha constatato un aumento del volume minuto che non è diversamente interpretabile da un aumentato apporto. 2 ° - Dopo somministrazione di digitale in casi di vizii stenotici della mitrale, con l'evidente miglioramento dell'attività cardiaca Schellong e Wankebach hanno constatato l'insorgenza di e. p. a. In questi casi è evidente l'aumento della massa del sangue e l'azione sul cuore destro. 3° - L 'ipertensione venosa accessionale constatata da Giraud- Costa in due casi del genere. 4• - La constatazione fatta da Michelazzi di una costantemente elevatissima pressione venosa anche antecedentemente all'accesso per un probabile stato di ipertono del sistema ve~so. s• - Ad analogo meccanismo si può riportare l'e. p. a. che si m anifesta nelle cardiopatie mitraliche in gravidanza, nel senso che per l 'aumentato volume dell'utero viene a stabilirsi una compressione del letto venoso n el tratto addominale, che potrebbe maggiormente favorire la circolazione di ritorno. Inoltre il possibile riassorbimcnto degli edemi così frequenti in gravidanza.


L'EDEMA POLMONARE ACUTO NELLA STENOSI MITRALICA

409

La pressione venosa, infatti, nel corso della gravidanza, risulta costantemente aumentata: a ciò va aggiunta l'azione protettiva che il fegato può c:sercitare sul cuore. Negli stati premortali degli ammalati di fegato Hess ha visto insorgere un edema polmonare acuto che egli spiega come una perdita da parte del fegato del meccanismo protettivo delle vene sovra epatiche. Fino a che la funzione di queste si mant1ene discreta il circolo viene aUeggerito dal sovraccarico idrico contenuto nel fegato e nelle diramazioni portali; quando in stati molto gravi viene a mancare il meccanismo protettivo, si avrebbe una invasione in circolo di una massa di liquido che, sovracGlricando il cuore destro ancora valido, porterebbe a sovraccarico polmonare ed al1a insorgenza di edema. Le esperienze di Lanson e Roca e di Hess che sono state di recente riprese dal Ferrannini sul comportamento della massa del sangue dopo iniezioni di grandi quantità di liquido in animali con fegato integro o in animali con fistola di Eck , hanno dimostrato, che mentre nei primi non si hanno disturbi notevoli, nell'animale fistolizzato si avvera una idremia di notevole durata. Si è potuto così vedere che il fegato rappresenta una barriera sufficiente per proteggere il polmone da imponenti sovraccarichi idrici fino al doppio circa della loro massa di sangue; oltre tale limite il fegato perde queste capacità protettive che non appaiono in alcun modo modificate da un tratta · mento preventivo con uno dei tanti farmaci ad azione sul circolo sopraepatico. Come si . è visto da questa rapida rassegna esistono dei motivi d'ordine clinico e sperimentale che appoggiano un tale modo di vedere sulla possibile insorgenza di un edema polmonare acuto nella stenosi della mitrale. Sostenendosi un improvviso maggiore apporto sanguigno al cuore destro per effetto di condizioni periferiche, scatenate verosimilmente in via riflessa, è da tener presente che anche la terapia deve essere orientata in tal senso e che non tanto ci si vorrà affidare ai cosidetti cardiocinetici dai quali potrà derivare anche un effetto dannoso, quanto ai sedativi del sistema nervoso, al salassa, alle coppettazioni; a quei mezzi insomma capaci di dominare la massa sanguigna rapidamente circolante, o in via meccanica o attraverso mezzi capaci di deprimere il tono dei centri vasomotori. AuTORtASSUNTO. L'A. ha descritto due casi di edema polmonare acuto in wggetti affetti da stenosi mitralica, mettendo in rilievo l'importanza del circolo di ritorno come uno dei principali fattori patogenetici dell'edema acuto del polmone.

PER LA BIBLIOGRAFIA CONSULTARE: E.: L'o~dèm~ aigu du pottmon. - Paris. Doin Ed., 1932. A.: La Clinica medica italiana, vol. 66, p. 1061, 1935. FRUGONt e CoLLABORATORI: L'~d~ma acuto d~l po/mQne.- Roma, Pozzi Ed., 193'· DouMER

FEilRA!'NtNt


410

L' EDEMA f>OLMOl'ARE ACUTO NELLA ST El'-:051 MITR ALIC:\

Arch. MaiJ. du Coeur ecc., 1921. mcJ., p. 619, 1932. H~;ss L.: Wien. Arch. inn. meJ., vol. .), p. 263, 192 1. Hess L.: Wicn. Klin. \Vschr.. P· so8, I9.F· Hess L.: Klin. Wschr. , YOI. 10, p. 1ll5o, 1931. H ESS L.: Drsch. Are h. f. Kl in. Mcd., vol. 174. p. 649, 1933. L At.rBR\' c Tz.~NK: Presse med. 1932 MIC HF.LAZZI A. M.: Fisiopatologia e Clit;ica della circolazio11e venosa. Torino, Rosenhcrg Ed., 1938. P EZZ I C. : Ann:tl. dc t-led., vol. 90, p. 249, 19.)1. ScHF.LI.ONC F.: Verh:tncll. d. dcutsch. Gesell. f. Krcislauff., vm T:Jg.. 86, 1935· TH U:-INs: Klin. Wschr., vol. 11 , p. r664, 1933GALLAVARI>IN:

G I RAuo-Cosn: Prcs~c


SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE - FIRENZE Laboratorio chimico direuu dal tcn. col. chim. brm. \V. PARRI

LA DETERMINAZIONE DELLA CELLULOSA NELLE FARINE E PASTE ALIMENTARI Dott. Giuseppe Scotti, c:~pit:ll)o chimico farmacistJ.

L'importanza del dosamento della cellulosa come elemento di giudizio per classificare il tipo ed il valore bromatologico di una farina c dei prodotti che da essa derivano è generalmente riconosciuta; così pure si ritiene che, al momento attuale, il metodo di K. Kursner ed A. Hanak, modificato dal Bellucci, presenti per questo dosamento innegabili vantaggi sopra i metodi precedentemente impiegati. Tuttavia nella esecuzione del dosamcnto, seguendo le indicazioni delle norme ufficiali d'analisi, si riscontrano difficoltà di tecnica, e possibil ità di errori analitici che, se non legittimano una diffidenza verso il pregevole metodo sopra indicato, spiegano perchè il così importante dosamento della cellulosa non sia sempre eseguito nell 'esame corrente di farine e di paste <di mcntari. A mio parere le cause di questo stato di fatto dipendono non dal principio su cui si fonda il metodo Hanak - Bellucci, ma da cause accessorie alle quali si può porre riparo. Questi fattori sfavorevoli li raggrupperò in due categorie: I & - Quantitativo di materiale da sottoporre al dosamento. 2 " - Attrezzamento tecnico necessario per l'analisi. A proposito del punto I si osserva che prendendo come campione analitico i 3 gr. previsti dalle norme per le farine, e gr. 0,3 per i prodotti di bassa macinazione, e tenendo presente i contenuti massimi di cellulosa consentiti dalb lefge per i 4 tipi ufficiali di farina, si vengono ad avere dci pesi reali di cellulosa da dosare assolutamente infimi, come risulta dallo specchio !eguente: Tipo dì f:trìna

Contenuto 1n n~~imo

dì ccllu!,,sa

0,

Peso rc;~lc dì cd lulos;~ gr. dì prodotto al 14 % eli umìdìt:t

<"SÌs tcntc in 3

00

o I

gr. 0,0038 )) 0,0077

2

))

0,0129

E' ovvio che con pesi così esigui un minimo errore analitico incide fortemente sull'esattezza del metodo. Ad es.: con farina tipo « o>> l'errore di


412

L A DETE RMINAZION E DELLA CELL ULOSA NELLE FARJNE ECC.

un mgr. in peso rappresenta un errore percentuale del 20 %. Eppure in una determinazione bromatologica un errore ponderale di un mgr. non può essere considerato un errore grossolano. Ad aggravare le possibilità di errore occorre osservare che la cellulosa è effettivamente pesata in recipienti (crogiuoli di alundum o tubi speciali da centrifuga) che possono arrivare ai 30- 40 gr., ossia 2.000- 1o.ooo volte superiore a quello della cellulosa in essi contenuta. Sembrerebbe dunque che le maggiori difficoltà sarebbero risolte partendo da un campione analitico superiore a quello previsto. Ma l'attrezzamento, costituzione del liquido d'attacco, tempo di esecuzione, difficoltà di filtrazione, raccolta e lavaggio della cellulosa sono concatenati tra loro e rispondenti ad un determinato peso di sostanza da analizzare: modificando questa è necessario modificare l 'attrezzamento e le condizioni nelle quali st opera.

Attrezzamento. Il metodo Hanak modificato dal Bellucci presuppone un proprio attrezzamento speciale. La filtrazione viene eseguita attraverso crogiuoli di alundum di elevata porosità. Sono noti gl'inconvenienti d'ordine pratico dato dall'att1cco della gomma da parte del liquido nitro-acetico, inconvenienti che ogni laboratorio supera secondo l'attrezzamento disponibile e la propria esperienza, ma sulle quali il testo ufficiale sorvola. In un precedente lavoro (r) ebbi anche a ~egnalare gl'inconvenienti dovuti all'uso del crogiuolo di alundum. Cause contingenti poi rendono ora difficilmente reperibili buoni crogiuoli di alundum. Questo fatto che potrebbe essere di carattere transitorio induce però a considerare la necessità di prevedere per i dosamenti di carattere fondamentale la massima semplicità di tecnica e l'impiego di materiale ;:dia portata di ogni laboratorio. Il metodo che presento è fondato sulle seguenti direttive: 1" - Impiegare quantità relativamente alte di farina (o pasta). Si è visto che si può senza inconvenienti prendere come campione 1 0 gr. di prodotto. Tn questo caso i pesi reali di cellulosa ottenibili sarebbero i seguenti : T ipo eli f~rin a

Percen tuale massi ma di cellu losa ~onsenti ta

Peso della cellulosa contenuta in 10 gr. di proootto al 14 % di um idità

00

o

gr. 0,0129

I

)) 0,0258 )) 0,0430

2 ( 1) A nn~ li di clinica applicata, 27, 301 ( 1937).


LA DETERMINAZIONE DELLA CELLULOSA NELLE FA Ril' E ECC.

413

In rapporto a questa più elevata quantità di prodotto in esame si è controllata l'efficacia della miscela nitro-acctica in rapporto al tempo di <tZÌone. Si è constatato che senza variare le proporzioni relative di acido acetico ed acido nitrico (9/1) siano sufficienti, in ogni caso, roo c.c. di miscela portando la durata di ebullizione ad r ora. 2° -

Apparecchi. Gli speciali palloni Bellucci da roo c.c. con tubo a riflusso congiunto a smeriglio non sono più applicabili perchè di capacità insufficiente. Non sono anzi consigliabili nè palloni, nè refrigeranti; meglio impiegare un comune bicchiere da 250 c.c. che permette l'immediato controllo dell'ebullizione ed una buona agitazione del liquido. In questo modo si evitano carbonizzazioni di grumi di farina che sarebbero più facili invece in pallone. Regolamlo opportunamente l'ebullizione non si hanno in pratica perdite molto sensibili di liquido per evaporazione, nè modifiche nella sua costituzione percentuale.

Sistema filtrante. Date le difficoltà pratiche rappresentate dal crogiuolo di alundum si è pensato di ricorrere alla semplice filtrazione sotto aspirazione per filtro di carta a cenere dosata. Il sistema non è nuovo; sembra anzi che questo metodo di filtrazione \enga ripreso in esame per il dosamento della cellulosa. Data però la possibilità che la miscela aceto-nitrica bollente possa asportare sostanze dal filtro, sembra si voglia consigliare l'impiego di dischi di carta da filtro in precedenza trattati con miscela aceto-nitrica bollente, lavati con acqua bollente ed essiccati per I ora in stufa a I05°- II0°. Si avrebbero così filtri il cui peso non varierebbe più in seguito ad un nuovo trattamento con miscela aceto-nitrica. Si può però evitare questo trattamento preliminare dei filtri rendendo meno corrosiva la miscela aceto-nitrica per diluizione. L'aggiunta di alcool serve bene a diluire l'acido pur impedendo la precipitazione del materiale in esso disciolto. Si consiglia per la filtrazione ad aspirazione l'impiego di un imbuto Bi.ichner di vetro pressato di 45 mm. di diametro (es.: 45S Schott- Iena) che per la particolare disposizione dei fori a fessura permettono l'impiego di una forte aspirazione senza pericolo per l'jntegrità del filtro. Si è sperimentalmente constatato che la perdita di peso di un filtro di c:uta, in prove in bianco, è trascurabile, limitata a qualche decimo di mgr.


414

LA OETERMI;..lAZIONE OELLA CELLULOSA NELLE FARINE ECC.

Tecnica del metodo proposto. Gr. Io Ji farina o farinetta, gr. 2 di sottoprodotto della macinazione, sono posti in bicchiere da 250 c.c. Vi si versano sopra roo c.c. di miscela aceto-nitrica (9o c.c. di acido acetico all 'So •;.'. in peso e c.c. 9 di acido nitrico Dt:.o 1,4) cd agitando la massa con una bacchetta di vetro si porta rapidamente a11 'cbu 11 izionc. Si tiene per r ora il liquido a lievissima ebullizione; vi si aggiungono poi 100 c.c. di miscela a volumi uguali di alcool a 95° ed acqua; si lascia in riposo il liquido fino a che si vedono i fiocchi di cellulosa raccolti al fondo del bicchiere. Si adatta su filtro Biichner di vetro da 45 -50 mm. un filtro di carta a cenere dosata precedentemente essicato a 105" per un 'ora in crogiuolo di porcellana con coperchio e poi pesato. Si filtra per aspirazione decantando con precauzione la miscela acetonitrica. Raccolta la cellulosa sul filtro si lava prima con alcool a caldo (10 c.c.), poi con etere (ro c.c.) ed infine con acqua calda. Si essicca l'imbuto a 105"-uo" per un'ora. Il filtro di carta con la cellulosa costituisce un unico foglio rigido che si stacca facilmente, si ripone nel nogiuolo di porcellana c si ripesa. Da questo peso si ricava il valore della cellulosa greggia che potrebbe essere utilizzato con la correzione che s'indicherà in seguito. Il crogiuolo si calcina, si lascia raffreddare, si ripesa. Dal nuovo peso si ricava il valore delle ceneri, che debbono essere dedotte dalla cellulosa greggia per avere il peso della cellulosa pura. I risultati ottenuti dall'applicazione del metodo ai vari prodotti sono raggruppati nella seguente tabella: C,encri

·~

(sulb ,!,(JSta.nz:\ secca)

Farina c( o » id. « I » id. « 2>) Semolino (< Ma11itoba » Semolino << o » Fari netta Cruschello . Crusca . Pasta alimentare per truppa

Celi ulusa % (esente da ceneri SU il a :IO>WlZa

o,64

0,16

o,62 0·99 0,46

0,20

0 ·77

2>35 5·38 7·44 o,83

SL'CC:o )

0,52 O, II

0,18 1,42 6,19 8,83 0,30

Ma dalle numerose prove istituite per verificare la piena concordanza dci valori ottenuti col metodo proposto è risultato un particolare che può aver valore notevole per la ulteriore semplificazione del metodo nel caso


415

LA DETERMINAZIONE DELLA CELLULOSA NELLE FARI:-\E. ECC.

di un esame rapido di farine. Le ceneri contenute nella cellulosa hanno un valore pressochè costante. Nella tabella sotto riportata sono raggruppati i risultati di molte determinazioni. Sostanza

Farina cc o »

Farina « 1 >l Farina « 2 >>

Cdlulo>a greggia in mgr.

Ceneri cdlulo;,~ in 1ngr .

0,16 0,15 o, r6

18,2 16,5

2,9 2,2

1 7•3

2,3

0,20 0,20

1

9•7 18,5

2,4 2,4

0,52 0,51

2,5

II

48,7 47·5 10,8 IO I I ,6

o, I5 0,15

13 I3

I ,2 I

1,42 1,42 1,40 1,40

131,2 130,5 129 128,3

3·7

6,19 6, r8

II2,2 113

1,5 1,6

8,83 8,8o 8,81

161,1 1)8,7 157·3

3·1 3·4 3>3

Cdlulo.a %

~ ~

O, II ~ Semolino << Manitoba ;> • . O, IO

l o,

Semolino (( o ))

~

Fari netta

Cruschello .

Crusca

~

2,5 1,2

1,4 I,8

3·4 3·2

3·7

P artendo perciò da Io gr. di prodotto togliere dalla cellulosa greggia per tener conto delle ceneri : m gr. 2,5 per le farine << o >l , « I >>, « 2 >> ; » 1,4 per i semolini; » 3,4 per le farinette. Per la crusca ed il cruschello partendo da 2 gr. di prodotto togliere: mgr. 1,5 per il cruschello; >> 3,3 per la crusca. RIASSUNTO. Si presenta una variante al metodo di K. Kursncr ed A. Hanak consis tente nella diluizione del liquido di attacco della cellulosa con alcool diluito.


416

LA DETERMINAZIONE DELLA CELLULOSA NELLE FART:-.;'E ECC.

Questa modilìcazione permette: r" - Praticare il Josamento $U quantità di prodotti di macinazione assai più elev:ne di guellc permesse dal metodo originario con notevole vantaggio nella esattezza del <.los.1mcnto. 1 2' - Praticare la filtrazione ed il peso della cellulosa su dischi di carta da fi ltro tarati, eliminando così attrezzature particolari ed i vari inconvenienti riscontrati in q ucsta fase del dosa mento della cellulosa. 3° - Si indica anche una ulteriore semplificazione del dosamento mediante sottra7.ione d i un valore convenzion:tle di ceneri dalla cellulosa greggia. Firenze, 27 ottobre 1937 ·XV.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE P. C..uWRJANo, coionnello medico. - Anestesia in traum•tologia di guerra. Relazione al III Congresso nazionale della Società 1taliana di Anestesia ed Analgesia, T orino, 22 ottobre 1937 (« Giorn. ital. di Anest. ed Analg. 11 , n. 3· A. lll, 1937·XVI). Dopo una succinta rassegna storica circa lo sviluppo c l"impi<.:.go della narcosi in guerra, a cominciare dall'epoca immediatamente succe~siva alla ~coperta del metodo at· traverso le guerre della seconda metà del secolo scorso lino a quella mondiale 1914-191 8 c ìtalo-abissina, nonchè degli altri mewdi di anestesia più moderni , l'A. esamina con

una critica misurata le varie forme di anestesia, anunlmcnte in uso, rispetto alln loro applicabilità in traumatologia di guerra. Per quanto riguarda la narcosi per inalflzione pone subito il quesito in merito specialmente alla dibattuta questione del conservare o meno l'uso del cloroformio in chiru rgia di guerra, data la scissione che esiste tra i vari chirurghi delle varie nazioni su r.ale argomento, la cui discussione effettivamente è ancora aperta. Con una disamina par· ricolareggiata e dopo aver messo in rapporto i vantaggi cd i danni rispetto agli altri narcotici, egli ritiene che il « cloroformio debb:1 essere considerato superfluo fra i mezzi a disposizione per conseguire l'anestesia gener:1le in traumatologia n, sia per la sua pericolosità c sia perchè esige, rispetto agli altri narcotici, particolare competenza ed una grande praticità da parte del narcotizzatore, ciò che non sempre è ottenibilc da tutti i medici se non abituati o rcsisi familiari con tale tipo di narcotico. L'A. ritiene invece un mezzo veramente prezioso e molto più pratico l'etere per inal::lzione, in guerra, considerando questo mezzo più sicuro e meno dannoso del cloro· formio, alla portata di tutti, perchè non richiede personale specializzato e perchè può essere impiegato sia con una semplice maschera che con àpp:1recchi non complicati e di facile uso specie presso le unità chirurgiche avanzate di guerra. Ritiene inoltre l'etere più ,·antaggioso anche del cloruro d'etile che, se da una parte anch'esso non richiede apparecchi speciali, non è, d'altra pane, scevro di pericoli per la ~ua azione sul cuore produ.. cendo facilmente unà sincope con meccanismo riflesso simile a quello del cloroformio. Il cloruro di etile potrebbe, se mai, essere impiegato per interventi òi breve durata. T ra i narcotici moderni segnala i[ « Novane~t ,, che, richiedendo quantità minima per la narcosi rispetto all'etere c al cloruro d'eule, riduce il carico del 50 % presso b

formazione sanitaria. Un demente sfavorevole rispeuo all'etere sarebbe una minore :~mpiczza dei limiti di sicurezza.

Per quanto riguarda i gas narcot,:a l'A. mette in rilievo i vantaggi del p1·otossido d'azoto con o senza ossigeno, con o senza ipnotici prenarcotici. con :1nestetici basali o con l'aiuto dell'anestesia iocale, specie per la sua proprietà di non abbassare In pressione arteriosa. elemento di grande importanza nei feriti di guerra, che sono colpiti da shock traumatico e sono in preda ad anemia acuta consecutiva ;~d emorragi:1 post·traumatica. Però tale metodo di narcosi potrebbe essere preso in considerazione solo per gl i ospcd:lli molto arretrati ma non per essere impiegato nelle form:1zioni avanzate dove, almeno allo stato attuale, è irrealizzabile perchè non tutti sono provetti anestesisti con t:1le metodo e sia pcrchè la narcosi con i gas richiede, per l'uso, degli apparecchi ingombranti. Circa la narcosi per via endovenosa l'A .. nell'esaminare, tra le varie sostanze in uso, l'eYipan sodico, come quello che ha avuto maggiore diffusione in questi ultimi tempi. mette in rilievo il contrasto di pareri esistente attualmente fra i v:~ri AA. nei rigu:~rdi del suo impiego nella chirurgia di guerra, specie in Germania, in cui esistono due

5 -

Giornale di nu:dicina militare.


, RI\"IST.\ OELL:\ STA:Vfi'A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

sc hiere oppos te costituite tla ambo le parti da Jutorevoli personalità chirurgiche. E' una n:Jrcof i di breve tlurata, ma, comi<.lcr:111do i v:Jnt<~ggi leg:1ri a t]UCSto tipo di n:~rcosi, egli pensa che all'impiego dcll'evipan sadico si possa rispondere aHennativame nte, sempre rispettando le contro indicazioni: cioè i gravi stati di depressione respiratoria e circolatori:~, l'anemia postcmorragica, la setticemia. Per I:J narcosi per via retta/e si mostr:l poco favorevole per un impiego in g uerra e riserva quella avertinica per i colpiti da gas fosgene. P:Jrticolormente intercss:J nte e molto esteso è il capitolo delle auestesie periferiché' (anestesia loc:Jle e regionale, per infiltrazione, per conduzione, dei plcssi, rachiancstesia ccc.), in cui vengono riportati i vari giudizi di moltissimi chirurghi italiani c d'altri paesi. Di fronte :1d una generalizzazione del metodo stanno le particolari condizioni locali . c generali dd ferito di g uerra . Per tali mgioni molto g iustanwntc c con opportuno ~pi­ rito critico I"A. è del parere che, per quanto riguarda !"anestesia periferica, questa possa avere in guerra un largo impkgc: anche nelle forma~ ioni sanitarie avanzate. ma la relativa indicazio ne non può essere fissata da norme schcm:niche. Il senso pratico del ch irurgo donà tener presente, nei vari casi. la sede e la natura della ferita non chè lUtto il complesso dello stato generale del ferito. L'A. esamina inline il delicato problema dcll'rwe.;tesia nei co/riti da ga.; di g uerr a . per i qu~li esistono pareri controversi, essendo alcuni favorevoli al protossido d'noto con ossigeno (inglesi c :unericani), altri all'anestc:si.1 locale e regionale (italiani, tedeschi e francesi). Viene segnalato il bendicio della nvrcosi rettale averùnica che, sperimentalmente, si è dimostrata utile per scongiurare il pericolo delrcdema polmonare acuto da fosgcne. Manca attualmente una larga csperienz:: d ioica per confortare le varie tentlenze. In complt:sso il lavoro sulla anestesia in guerra, che l'A. ha trattato nella forma c nella sostanza nel modo più completo, rappresenta quanto oggi di meglio si conosce su tale argomento, che, se nella pratica civile si dibatte fra tendenze molto disparate, le diffi. coltiì J'orJine pr:nico a ument:mo ancor più in guerr:,, in cui vari fattori, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello tattico-logistico, impongono una restrizio ne d'impiego di alcuni mezzi anestetici.

A. MACLIULO .

••• Sulla relnione del Colonnello Camoriano, in sede di discussione, hanno preso la parola i proff. R. Alcssandri, O. Uffreduzzi ed altri. TI prof. A lessandri si compiace per la bella e completa relazione del Colonnello C amoriano e fa le seguenti osservazioni: o) per qu anto riguarda !"anestesia generale è d'accordo col Relatore nel prefe rire l'etere :11 cloroformio, escludendo questo o quasi dalle Unità Sanitarie avanzate. L'ete re è invc>re cin conserv:~rc per le ragioni che il Rdatore ha già esposto e non vale l'obiezione che si tr:Jtta di liquido infiammabile perchè questa possibilità, con facili precauzioni, si può eliminare: mentre i gas appunto per questo sono da ritiutarc cioè per la necessità di apparecchi spcciaJi per ruso, in genere ingombranti. Negli ospedali arretrati queste restrizioni non valgono c possono adoperarsi tanto il cloroformio quanto e specialmente i gas; b) la narcosi coll'c\·ipan o con altre sostanze simili per via endovenosa deve essere incoraggiata sempre che venga us:aa per interveJ:ti b revi per i quali si ha il vantaggio che l'operatore stesso può fare: l' iniezione e operare con anestesia completa c senza incon venienti; c) la rachianestesia quantlo è possibile e specialmente l'anestesia locale e regionale sono certamente preferibili e queste ultime devono trovare largo impiego n ella cura delle ferite di g uerra come d el resto anche nelle fratture o lussaziooi oon esposte

l


RIVlSTr\ DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR:\:-.:IER:\

per la riduzione più facile e per l'applicazione di appr.recchi di contenzione in primo tempo ma anche nelle fratture esposte purchè siano curate precocemente. L'anestesia locale e regionale sarà usata con grande vantagg•o nelle lesioni craniche, tor;~ciche <.: addominali associata preferibilmente con sostanze preparatorie fra cui ricorda il dibudid di cui ha maggiore esperienza e che risponde perfettamente c che permette talora di compiere operazioni anche con pochissimo anestetico locale e talora perfino senza. Se nel corso dell'intervento si dovesse aggiungere la somministr:nione di un narcotico generale, preferibilmente l'etere, l'uso del dilaudiù giova moltissimo a ]imitarne la quantità; d) ritiene molto interessante anche quello che ha riportato il Rrlmore sull'utilit:t de ll'anestesia con l'averttna, specialmente nei casi di feriti colpiti anche da gas di guerra: le osservazioni sono quasi conclusivamenre sperimentali, ma è evidente che, se confermate da ulteriori esperienze, eventualmente anche in qualche caso sull'uomo, aHebhero grande vaJore. Il prof. O. Uffreduzzi ritiene che il cloroformio, abbandonato complt:tamente nella pratica privata ed ospedaliera po~sa nella chirurgia di guerra trovare ancora utile impiego per le seguenti r::.gion i: x• \: estremanu:nte potente c l'anestesia si ottiene prontamente; 2° pur ammettendo che per la sua tossicità possa esscre pericoloso se somrninistraro ad individui tarati, questo pericolo scompare in chirurgia milit:~re poichè tutti i soggetti sono fisicamente sani; 3° trattandosi di uomini gio~·ani, spe5so be,·itori molte mite non è possibile ottenere con l'etere una buona anestesia con conseguente perdita di tempo e spreco di materiale. Riguardo all'anestesia locale non crede consigliabile l'impiego delle tavolette di anestetici da sciogliere al momento dell'uso, oerchè nelle particolari condizioni in cui i medici militari ùi guerra sono chiamati ati agire, mettono a repentaglio l'asepsi . L'anestesia locale è indubbiamente preziosissima ma ha degli incon\'enienti che ne limitano l'applicazione, primo, fra cui, il tempc che richiede non solo per effettuarla ma perchè cominci ad agire. Inoltre esiste una essenzwle limitazione poichè non può venire effettuata in terreni infetti o in potenza di infezione. Cosl l'anestesia alla Bohler per b riduzione delle fra tture, tanto utile in chirurgia di pace, difficilmente potrà tro~are indicazione in chirurgia di guerra. Riguarùo all'anestesia con i gas narcoti~i egli ammette che questa è l'unica anestesia veramente indicata nei soggetti anemizzati ed in shock come è il caso frequente nei feriti di guerra e comiglia di costruire apparecchi leggeri e portatili da impiegare nelle prime linee e per certi gas di ottenere la loro proùuzione diretta nel campo di tmptego.

G. Asn;To, primo capitano medico. ( << L'Igiene Moderna», 1937-XV).

L'arma batterica in una guerra futura.

L'A ., assistente militare presso l'Istituto d'Igiene della R. Università di Geno,·a, dopo aver accennato alle varie opinioni espresse da batteriologi cd igienisti sull'argomento, ricorda i numerosi fattori che contribuiscono aJlo sviluppo delle infezioni e ddle epidemie. Analizza le varie malattie infettive che potrebbero anre una probabilità di utilizzazione a scopo bellico, facendo notare le difficoltà d'impiego e di riuscita. Ritiene pertanto molto difficile provocare epidemie artificiali, però è di avviso che l'arma batterica può essere adoperata. Conclude che in tutti i casi l'uso di quest'arma, qualunque possa essere il suo risultato intrinseco, determinerebbe nell'avversario un forte dispendio di energie, sciupio di materiali, irrequietudini nella popolazione che potrebbero culminare nel panico generatore di catastrofi, per cui propone, fra l'altro, un'attiva propaganda fra la popo-


4 20

RIVIST.\

DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

!azione civile circa i giusti pericoli dell'offesa b<~tterica; l'istituzione, in periodo bellico, di laboratori batteriologici mobili riccamente dotati; continui studi attinenti la diiesa e l'offesa batterica. ].

T HOMANN. -

La lotta contro i pidocchi negli Eserciti in campagna. Ruppo,-to

finale sullo spidoccliia mento delle truppe t1ella zona ava11zata. - (« Rcvue internationale de la Croix - Rougc »; XX annata, n. 229, gennaio 1938).

Riteniamo intercssame segnalare all'attenzione dei lettori - quale utile contribu to agli studi d'igiene in genere e, più particolarmente, alla perfetta preparnione della difesa sanitaria in gu::rra - questo accurato lavoro del colonnello dott. }. T homann, capo del servizio chimico-farmaceutico dell'Esercito federale svizzero, presentato alla «Commissione internazionale permanente di studt del m<lteriale sanitario », nella sua XII sessione (ottobre 1937). Esso costituisce la relazione definitiva sul tema: << La lotta

contro i pidocchi negli Eserciti in campagna»; tema il di cui s,·olgimenro era staw in antecedenza affidato alla Svizzera e, per essa, al chi:Iro A. L'argomento fu già dc.libato, per quanto di sfuggita, $Ìa du rante la X sessione (1935) e sia nella successiva Xl '(1936) della Comm is~•one stessa; e il T homann - av\'alendosi di q uesti spun ti preliminari; delle risposte offerte da diverse Nazioni a u n questionario loro rivolto sul medesimo quesito; sopratutto, dell'abbondante letteratura in materia d'igiene milita re, nonchè delle personali ricerche condotte nel dominio della disinfezione e della disinsettizzazione ha daborato il rapporto finale. che è stato ora pubblicato. La densità e l'ampiezza d('lla materia, magistralrnente trattata, non ci consentono di riassumere - in un breve articolo hibl iogr:~fico - i dettagli dell'intera relazione la quale, come appare evidcntr. e non può certo sfuggire ad alcuno, risulta della massima importanza, ove si pensi alle gravi conseguenze dcll'azion ~ noci\'a che i pidocchi possono esplicare sull"uomo, oitre agli insopportabili fastidi che essi procurano con le loro punture. Q uesti insetti immondi hanno, com'è noto, un ruolo patogeno di prim'ordine: all'i nfuori delle note ;J!terazioni locaLi dovute all'i rritazione che suscitano, essi possono inoculare all'uomo t re temibili malattie contagiose: il tifo esantem atico, la febbre ricorrente, la febbre delle t ri ncee; per non dire, probabilmente, di altre. Prima di affrontare i metodi di spidocchiamento negli Eserciti in campagna, l'A. ravvisa l'opportunità di soffermarsi, in brevi note, sulla biologia dci pidocchi, nelle loro tre specie: Pediculus capitis; Pediculus vestime11ti (P. corporis); Pediculus pubis (Phthirius ÌTiguinalis). Accenniamo per incidenza che, dopo ht guerra mondiale, numerosi AA. s'indussero a far riferimento - col nome di Pediculus humanus, L. - ai due primi tipi , considerandoli come due varied della stessa specie. Senonchè, dal punto di vista pratico, sembra più oppo rtuno mantenere la d istinzione a causa delle misure prolìlattic h c diverse, necessarie per l'una o per l'ahra varietà. Nel ca~o contingente. poi, l'A. giust::tmentc porta b sua m:lggiorc atte nzione al Pediculus vestimenti, pcrchè il più temibilc. Passa guindi a tr:Jttare diffusamente c in linea generale, dci sistemi da adott::~rsi nella lotta contro i pidocchi: mezzi profila triei: m isure di spidocch iamento da prendersi per i portatori degli insetti c :1nchc per i sospetti; spidocchiamento della biancheria e del vestiario; disinscttizzazione dci locali; sutfragando largamente le induzioni teoriche con considerazioni c.: speriment:~zioni di indole pr:ttica. Con ~cguc ntemente c com'egli stesso a,·verte all'infuori di superflue considerazioni sulla disinfezion e e sulla disinsettizzazione in genere circoscrÌ\'c il suo compito com'era n elle direttin: ddla Commissione - a elaborare il quesito specifico dell'ad:mamento delle prov\·idenzc neccss:Jrie agli Eserciti in c:unpagna.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA NA E STRANI ERA

421

A tal fine, tenendo conto dei metoJi e dei mezzi occorrenti, l'A. li abborda ~otto d duplice punto di vista: a) spidocchiamento da effettuarsi direttamente nelle posizioni e negli acc:lntonamenti delle truppe in campagna; b) installazioni che si prevede possano farsi :1lle dipendenze di un ospedale da cam po o di stabilimenti sanitart di prima linea. Non contempla perciò gli impianti anaJogh1 da istituirsi nelle retrovie. Un interessante capitolo il Thomann destina poi al personale inc:Jricato dello spidocchiamento e alla sua ~s:ruzione, ba~ata sull'inscgn:1memo teorico integrato con adatte esercìtazioni pratiche. 1\elb circostanza, rilevando che i sistemi e i mezzi di disinfenzione sono, in una certa misur:l, assai simili a quelli impiegati per b neutralizzazicne di taluni aggressivi chimici di guerr::l, egli consiglia di profittare dci corsi d' istruzi<-ne per richiamare l'attenzione del oersonale su queste ,malogie. Così, per citare un esempio, le stufe a vapor d'acqua, come quelle a aria calda, si prestano ugualmente a essere impiegate per !a neutralizz:1zione dd vestiario irritr.to. E' questa, dunque, una buona ragione perchè il servizio di sanità di un Esercito fìn d:tl tempo di p:tce - sia dot:ltO di tali stufe e dispong:t altresì di un personale specializzato. L'A. infine - ispirandosi al giudizioso '.oncetto espresso dal prof. Ricux, medico militare c insegnante alla Scuola di San id milit:trc di Val-de-Grace (Parigi) e cioè: <t che, nelle circostan ze di una guerra, l'igtene applicata de,·'csscre swhilita sopra da ti precisi e pratici, affidata a un personale tecnico istruito dci suoi compiti e,·cntuali, realizzata con l'aiuto di un matcriaJc preparato in anticipo, semplice, uniforme e di grnndc rendimento » passa alle seguenti co!1clusioni schematiche le qunli, in termini chiari ed esatti, riassumono l'indirizzo pratico di tutto il ~uo studio. t " - Nelb lotta contro i pidocchi, l'igiene persom1le deve avere il predominio.

Essa comprende le doccie ad :Jcqua calda e il camhio della biancheria del rorpo a intervalli regolari. 2 " - Dato che le circostanze presso le truppe in c;1mpagna rendono spesso impossibi le la realizzazione delle misure minime d'igi:.-r.c individunlc, la lotta contro i pidocchi richiede delle provvidenze più energiche. 3• - I mezzi di prescrvazionc personale, destinati ad a llontanare i pidocchi o, quanro meno, a impedire la loro pullulazione, non :t\·cnclo che un valore esiguo, occorre prc\'t:dere dei procedimenti più efficaci di spidocchiamcnto. 4" - Di questi procedimenti, bisogna far distinzione fra : lo sp1docchiamento dei pidocchiosi e dei sospetti; lo .cpidocchiamenro della biamhma e degli oggetti di equipaggiamento; lo spidocchiamento dei locali. 5" - Spidocchiamento dei pidocchiosi c de1 sospetti : Il sistema classico resta la docci:1 o il b~1gno :tÒ acqua calda saponara. Contro i pidocchi del ~apo si impiega - dopo la tosatura dei capelli una fri zione con la tintura acetica di sabadiglia. Contro le piattole, la doccia de\''ess:rc preccdut~ da una unzione con pomata allo xilolo o da lavaggi col liquore di nu1 Swieten acet:lto o, ancora, con l'unzio nc di pomata mcrcuriale (unguento <:inereo). 6" - Spidocchiamento ddla biancheria, dei vestiti c degli oggetti di equipaggiamento: I metodi fisici rendono i migliori servizi e, primo fra tutti, il calore secco a una temperatura ~i circa 8o"; questo procedimento è ar.che utilizzabiie per gli oggetti di cuoio, di gomma elastica e per le pelliccic; può altresì servire per la neutr:di uazione del vestiario ipritato. Anche il vapore d'acqua può riuscire utile nll::t ncutralizzazione degli indumenti ipritati; ma questo metodo non è consigliabile per gli oggetti di cuoio, di gomma clastica c per le pelliccic.


422

RJVJST.\ DELLA STAMPA MEDI.CA ITALIANA E STRANIERA

Nell'impossibilità eh auottarc i metodi fisici sopraspecificati, bisognerà riCOrrere :ll procedimenti chimici. Per ~li oggetti lavabili è in.Jica ta la lisciviattlra. 7" - Spidocchiamento dei locaii: Nel caso che si ,giudichi necessario, è raccom:1ndabile l'impiego sotto torma di vapori - di agenti chimici, quali la nitro-solforazione, l'ossido di etilene e simili; nonchè, attenendosi alle necessarie precauzioni, l'acido cianidrico ndla preparnione nota col nome di cc cyclon >> (1) o altri prodotti di acido cianiurico stabilizzato e associato con un gas rivdatore; la cloropicrina. I pavimenti saranno lav:l'ti con soluzione saponosa di cresolo. Seguendo l'indirizzo tattico, si darà la preferenza all"uno o :tll'altro di questi procedimenti. La paglia degli acc.ulto namenti sarà bruciata. 8° - Persoo::de incaricato di assicurare lo spidocchiamento: In linea generale, si costituiranno delle squadre speciali con personale del serv1z1o di sanità; in difetto. servirà il personale san it:trio della truppa. Le squadre speciali (squadre o distaccamt:nti d'igiene, squadre di disinfezione c dello spidocchiamento) debbono essere, di preferenza, costituite di un effettivo ristretto, avere una facile mobilità ed <:ssere dotate del materiale adeguato. Il personale di queste squadre speciali sarà formato -- fin dal tempo di pace con dci corsi appropriati e vt:rrà istruito d:~ insegn:111ti scelti c qualificati. A. PAG!'IELI.O.

L. )uLLIEN, M. S1EUR, DuTREY. -

colosi polmonare. ((( Rcvue

Radioscopia sistematica nella collettività e tuberd' Hygi~nc et de Médecine prévenrive "• T.

59,

n. 8-9, 1937). Gli AA. riferisco no i risultati del!'csame radioscopico sistematico, praticato nell'Esercito francese dal 1926 al 1937. T ale pratic'l sistematica ha avuto le, scopo principale di scoprire i casi di tubercolosi polmonare, ma è anche scrYita a mettere in eviden;;.a pochi casi di lesioni c:udiache cd ossee. Il \aYoro è corrccl:lto da numerose tabelle analitìche, che permettono di seguire le ricerche compiute non solo :mno per anno, ma anche a seconda del momento nel quale le ricerche stesse sono swte praticate nei rigu~rdi dell'anzianità degli uomini alle r.rmi. nonchè di alcune particolari spcc:ialirà delle forze armate. Il lavoro è stato facilitato da un apparecc hio radioscopico mobile, da mezzi di trasporto comodi c 1apidi, dall'organizzazione rninuziosa delle sedute di esami, in modo da rendere minimo il tempo necessario per sottoporre ad inua~:,rine folti gruppi di uomini. Non possiamo che riferire i risultati complessivi : su 145-211 reclute, sottoposte ad indagine radioscopica, sono stati riscontrati affetti da lesioni tubercobri 5.F i11d iviclui, dei qual i ben 265 con espettorato positivo per il bacillo di Koch; su 46·558 militari con più Ji 6 mesi e •:on meno di 2 anni di s ervizio, 54 individui, Jei quali 39 con espettorato pesi ti vo; su 8. ro4 militari inrligc ni an zia n i. 1n (o)" C)clun B " è un protluno di f~bbricnionc tctk~c:o co<ti uoitn di acido ciJnidrit:a li<.juidi ticato · al tito)(' cio circa ti t,)()~o di un !!"' ri\'d:owr•: c di una sostanza stabi lizzatricc -che ha io scopo •li impedire la dccompo~izionc progrcssi1·a dcll':tcido cianidrico. Di questo miscuglio ,i imllC\'C una ni.HC': t:. gr.tnul• s:o c poro~•. come ad c>onpio la di:nomiw. che in seguito si imroduce in scatole m ct,tl ltchc :1 chiunora trm~tic:o . nelle qu:oli il "cyclon " è poi mt·s~o in vco1dit:o. Esposto nll'aria libera , il .. cycl<m ,, svilu)'p:o l'acido ci:o nidricn i cui "npori riempiono lo 'p:ozin dci lnc:oli . uniwmcntc al g:ts rivel:uorc (irritamc-lagrimogcnu). lbggiunta l:o conccntrazionc- nt·ccss:oria alb disinseuizz:ozionc_. il n1·cbtorc irrita le mucmc degli occhi c delle \'tC rcspor:\lonc, pcrn1CIItndo così di prevenire. co n m :oggiore >Ìcuroza, i c:osi di :on·cknamcnto.


RIVIST.\ DELLA ST:\MPA MEDICA ITAUAt-:A E

STRA~IER:\

serviZIO in Francia, 14: queste ricerche sui militari da molti mesi in servizio dimostrano l'opportunità della ripetizione dell'esame radioscopico, anche a qualche distanz:J dal!'incorporarnento delle reclute, potendosi così mettere in eùdenza casi Ji tubercolosi, non palcsatisi ad un:J prima indagine; su 12.948 militari dt carriera, 24, dei 'luali 23 con espettorazione posltl\'a; su 5·238 gendarmi ~ guardie mobili, rs; su 26.172 uomini ddl:t riserva, 109: anche questi dati dimostrano come la tubercolosi possa rimanere insospenata :lllche tra i m ilitari di carriera ed anzian i. Gli AA. hanno raggruppato i malati a seconda della professione di ongine, tro,·ando che il contributo viene daro, in ordine decrescente, dagli stu<knti, dagli im pie~ati, dal personale dei bastimenti, dJi coltivatori, tbgli operai delle industrie alimentari, dagli operai delle officine. H an no poi messo in evidenza che le regioni di pro1·cnienza hanno anche esse importanza nella ripartizione dei ma:ati, cercando di analizzare i motivi per i quali alcune regioni dà n no un contributo più :'li W : fra questi moti vi ricordiamo specialmente l'eredità alcoolica ed anche condizioni di clima. Gli AA. dilnno accenni su analoghe mdagini già praticate in altri ambienti collet· ti\·i e, partendo dalla palese utilità di queste ricerche nel l 'Esercito, auspicano che esse dive ntino sistematiche in tutte le collettività, da quelle infantili a quelle industriali, perchè solo dalla pratica sistematica della 1 :~dioscopia pctd consolidarsi un'azione efficace di lotta antitubercolare.

R. PuLTRONF..

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE P. DE PAOLI, maggiore medico, e A. C IOTOLA. - Storia e sviluppo della tubercolosi in Tripolitania. - Relazione al VI Congresso nazio rtale <:antro la tubercolosi. (Federazione naz. fascista contro la tubercolosi, Roma, '937-XVI). Come abbiamo già riferito nel fascicolo l dell'anno corrente, al VI Congresso n aziona le contro la tubercolosi, svol tosi a Tri poli nello te orso dicembre, gli AA. trattarono il tema in epigrafe m una elaborata relazione della quale qui riportiamo le conclusioni. Le ricerche storiche ed i rilievi statistici, t:lnto k une che g li altri diffici li per la scarsità d i documentazione sufficiente nei riguardi del periodo che ha pn::ceduto la nostra occupazione, dimostrano che, in analo,!,ria a quanto si è v.:rificato negli altri territori costieri del Nord Africa, la tubercolosi ha avuto negli ultimi cinquant'anni un incremento considerevole. T ale ::IUmcnto di morbilità e mortalità per tubercolosi, che sarebbe stato in parte reale ed in parte a~1parente e dovuto alle migliorate possibilità diagnostiche ed al rigorosu accutamcnto delle canse di morte, non ha ra).!giu nto mai, a Tripoli, le alte percentuali che ~ono state rilevate in Algeria, in Tunisia, al ~brocco ed in Egitto, tanto per ciò che si riferisce all'elemento indigeno che metropolitano. Le statistiche recenti dimostrano eh<; negli ultimi anni, salvo fluttuazioni di poco conto, la mortalità per tubercolosi è in diminuzi0ne nella ci ttà di Tri poli . Ciò rispecchia certamente anche una migliorata situazione delle regioni vicine che gravitano sulla città per le speciali possibilità di 2ssisteoza sanitana. Tale miglioramento della situazione igienica ri pete, in parte, un fenomeno gene· rale che si constata nel dopo guer ra in quasi tutto il mondo ci\·ile, m:l deve certamente esser e attribuito anche, in parte non piccola, al notel'ole miglioramento delle condi-


424

RIVISTA DELLA ST,\~P:\ MEDICA ITALIANA E STRANIERA

zioni di \'ita verificatosi dopo la nostra conquista e dopo la complc:ta pacificazione, m tutte le categorie sociali ed in tutte le popolazioni della Colonia. Le ricerche dell'indice tubercolinico, mtegmte da rilievi clinici e, dove è stat~ possibile da indagini batteriologiche, e radiologiche hanno dimostrato che andando dalla Costa alle località del Gcbel ed a quelle dell'.interno (oasi del Fezzan e del Sah~ra italiano) la diffusione della tubercolosi si riduce assai sensibilmente non solo, ma assume, particolarmente nel Fczzan, aspetti degni di rilievo per benignità di decorso. L'indice tubercolinico dimostra che, a nche per le rcgìoni dell'interno, la diffusione dell'infezione tubercolare è alquanto inferiore nel nostro territorio rispetto ai paesi confinanti dove esercita influenza specialmente nociva ·l'immigrazione di elementi indigeni nel T erritorio Metropolitano. · Fattori geografici, climatici, sociali, razziali, interferiscono nel determinare la situazione epidemiologica descritta, ma è sopratuttv l'inurbamento che inHuisce in modo prevalente per quanto riguarda l'elemento musulmano, sulla diffusione ddla tubercolosi. La politica già perseguita dal Governo per favorire il ripopolarnento delle località dell'interno ed impedire un caotico esodo di popolazioni verso le città, avrà senza dubbio i risultati più fa\'ore\·oli anche sull'endemia tubercolare. Delle altre previdenze (ricovero in Ospedale, cure san2toriali, dispensariali, diagnosi precoce favorita dall'opera di visitatrici, assistenza all'infanzia, vaccinazione antitubercolare, risanamenro edilizio) quelle attuate, hanno già dato buoni frutti, ed altri e migliori, si presume possano trarscne in sq,ruito. L'e~tensione alla Libia della Legislazione Autitubercolare della Madre Patria, sia per quanto riguarda l'assicurazione obbligatoria, che i Consorzi, coordinando tutti i mezzi di lotta contro la tubercolosi, completerà guanto la saggezza del Regime e dd Governo Coloniale hanno già fatto per il :niglioramento delle condizioni sanitarie in Libia. Con questo programma <.li difesa igienica, in gran parte già in attuazione, si potrà certamente mettere freno ali;~ diffusione, proporzionalmente elevata, che finora la tubercolosi ha avuto fra la popolazione musulmana, che, per fattori razziali oltre che sociali, come lo dimostrano anche i rilievi clinici, possiede un minore grado di resistenza verso le malattie tubercolari in confronto degli altri gruppi etnici esistenti in L ibia. In tal modo, senza akun pericolo per il decadimento della razza, la Libia assurncd la posizione privilegiata che le è stata assegnata, e le compete, nel piano Imperiale di .Roma. CAN,\Lls. Missione dell'Istituto di Ma.lariologia in A. O. I. - Dicembre 1936 - marzo 1937-XV. (« Rivjsra di Malariologia ))' sez. I , n. 5, 1937-XVl).

L EGA, RAFFAELE c

Per disposizione dd Governo Fas::ista l'Istituto di Malariologia u Ettore Marchiafa\·a » in Roma, diretto dal prof. Giuseppe Bastianelli, inviò gli AA. in missione nelle terre dell'Impero per una complessa inchiesta malariologica. Le ricerche furono condotte: nell'Eritrea e nell'Arnara, face;~Jo capo ad Asmara; nc:II 'Harar c lungo l~ ferrovia e la v:~lle dell' Auasc; nel tratto Diredaua-Ad<.lis Abeba, facen<.lo capo a qutste città; nella Somnlia, facendo capo a Mogadiscio. L'infezione malarica risulta diffusa nell 'A. O. I. Sugli altipiani la malaria raggiunge altitudini anche sino a circa 2000 m. s. l. m. : la località più eb·ata fu Hl!rar ( 1936 m . s. l. m .). Sotto tali quote sino a circa 1500 m.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

compare qua e là, rivelandosi cou indici bassi e con netta prevalenza della terz:ma benigna. Nelle così dette pe11dici, ad altitudini cioè tra i 900 e i 1400 m . s. l. m., esistono condizioni più che altrove favorevoli allo sviluppo della malaria. In molte aree la stagione epidemica si protrae per gran parte dell'anno io forma estesa c con indici elevati . Nei bassipiani l'endemia malarica è notevoie: nel complesso però meno che nelle pendici. Predomina spesso la terzana benigna (P. vivax) sulla maligna (P. falciparum ). Il periodo epidemico corrisponde, quasi dappertutto, al periodo delle piogge ed a quello che segue immediatamente; in alcune località è br<eve. In genere furono riscontrate la terzana benigna e la terzana maligna; rara la quartana; sino ad ora non sono stati osservati casi di infezione da P. ovale. In alcuni malati di terzana maligna il parassita ha caratteri morfologici e biologlCl t ali, da far considerare l'esistenza di una varied di P. falciparum. L'anofelismo è assai esteso in A. O. I. In Eritrea non si sono riscontrati anofelini ad altitudini superiori ai 2000 m.; ma in alt.re regioni, più a sud, si rinvennero al di sopra di t:tle quota (Addis Abeba 2641 m. s. l. m.). Tuttavia nelle zone sopra i 2000 m. J'anofelismo è meno frequente c di densità poco rilevante. Furono riscontrate tredici specie di anofelini. Nelle regioni più elevate si rinvenne A. cinereus, poco al di sotro anche A. demeil/cmi, A. mauritianus e A. squamosus. A. prctcJJ iensis è spesso il 1 esponsabile dd la malaria dei luoghi endemici più elevati. Nei bassipiani e nelle pendici domina, quale venore di malaria, A. gambiae. Altro vettore, specialmente frequente fl eli'Harar e nella Somalia, è A. funestus. A. d'thali fu riscontrato a Mas~a ua e nei dintorni a Ghinda, a Mai Habar, ad Adua; A. turkhundi fu rinvenuto a Ghinda. Queste due specie erano sino ora ritenute esclusive del Mediterraneo orientale: la vicinanza della costa dell'Asia, le condizioni climatiche e ambientali molto simili spiegano c.omc questi anofelini trovino condizioni adatte anche lungo il litorale e su le pendici dell'Eritrea. l dati sovrac>posti vanno presi come risuitati di uno studio preliminare, che ha valCffc per il momento in cui furono fatte le osservazioni. Rice~·che ulteriori, dettagliate. potranno modificare le conclusioni pr!.fiminari presentate dalla Missione. Certamente le amplie·ranno particolarmente per la conosanza delle specie degli Anofelini della loro biolO"gia e della loro importanza come t't't!ori della malaria : CC/noscenze la cui i m por· ùmza pratica n011 è minore delf'impQt·tanza scientifica. Sarà lavoro che rendertÌ più diretta e più economica la lotta antimalarica. La Direzione dell'Istituto ha più volte conferito coi Ministero dell'Africa Italiana: d'accordo con Esso c col Governo Generale è ir: preparazione il prograrr..ma per stabilire alcune Stazioni di studio. Tre al principio, cioè una i n Addis Abeba, una in Eritrea, una in Somalia.

MEDICINA INTERNA R. o' AI,ESSANDRo, maggiore medico. Milza e resistenza nico », sezione medica, n. 2, 1° febbraio 1938-XVI).

Ieucocitaria. (•<li Polidi-

Le attivit.ì della milza sono tuttora oscure e le vedute su di esse tanto contrastanti che, fino dall'antichità, fu ora sminuito (Democrito, Erasistrato), ora esagerato il valore funzionale di quest'organo, di cui, la difficoltà di esplorazione clinica e sperimentale, giustifica le divergenti opinioni formulate dai vari ricercatori. Generalmente è però ammesso, salvo poche eccezioni (Lauda), che la milza, ndla vita embrionale, esplichi un'intensa attività emocitopoietica che si limita poi, nella vita


RI\"IST.\ D ELLA ST AMPA MEDICA ITALIA NA E STRANI!ERA

adulta, alla produzione dci soli linfociti, da (Xtrte dei corpuscoli di Malpighi, c dei mo· nociti istioidi da parte dd r:oticolo-cndotd io della polpa rossa. Nella milza. inoltre, ven· gono distrutti i globuli rossi, s ia perchè si abbassa la loro resistenza o:smotica, sia pcrchè vengono attaccati <.bi m:tcrofagi ddia polpa. L1 tr.ilza, intì'"• influenza il midollo osseo nel duplice senso e di rc::golarne e stabilizzarne !':tttivìtà, e d i fornire il m:u eriale OC· corrente alla fcmnazionc dd nuovi globuli rossi (Pontic:tccia). Anche per(, sui globuli bianchi m:tturi deve avere un'azione la milza. se le ricerche istologichc di Hirschfeld h:ITinO dimostrato numerosi <.li essi inglobati dai m:1Crofat,ri splenici. Appunto per mettere in luce quel>ta atti\'it~ leuwlitica dclb milza, l'A. ha con· dono c:sperimenti su conigli in cui. dopo splcnectornia, venivano notate le differenze numeriche e qualitmive dci globuli bi:mchi, os~er va ndon c la vitalità che era dedotta dali:. presenza o meno dci movimenti protoplasm:ttici. A t:tl uopo, i leucociti vennero suddi,·isi (seguendo Schilling ed Ul hmann) in mobili . poco mdJili, immobil i : nei primi era visibile un mo,·imcnto amcbcidc, nei secondi solo uno stato vorticoso dci granuli plasmatici, gli ultimi erano immobili e di forma stabilmente rotondeggiantc. Fu notato che nei conigli si an:va, subiro dopo la splcncctomi:t. da un lato un notnole aumento dci globuli bi:tnchi, dall':~ltro un :mmento della loro resistc::nza. perchè il numero dei rnohila cresceva a disc.1pito dei poco mobili c Jegli immobi li.

Dopo circa 3 mesi si riwrnaYa pressappoco alle stesst: condizioni di partenza. Inoltre, in altri conigli, ugualmente splcnectom izzati. fu inieu:n:t l'endosplenina dell'L S. M. e fu visto che corrispondentemente l'anim:t!e poco risente dell'ablazione dcll:t mil za per quanto ri&ruard:J numcro e vitalità dci leucociti ; menue invece, ad ogni sospensione dcll'cstratto, si notò un aumento numerico e della re~ isr:ònza dci leucociti, tanto più intensamente quanto più breve fu Jl tempo intercorso fra l'atto operativo e la sospensione dell'endospknina. Le sospension: tardive non dànno risultati notevoli: evidentemente nel frattempo 1:! funzione spleni..:a è stata vicariata d:t altri elementi organ1ct. Tali ricerche concludono da un lato per una manifesta influenz:1 della milza n:.:ll'abbassare la resistenza vitale dei globuli bianchi per azione diretta degli clementi splc:nici, c dall'altro confcrrnano l'influenza (orrmmica) che l'organo csercit:t sul midollo osseo, sia pcrchè alla sua ablazione corrisponde un aumento numerico dei lcucociti con compar$a di forme imm:nurc ed irritati vc (come si notò in qujfchc striscio colorato). sia puchè l:t somministrazionc di cndosplcnina :1gli anim:tli !:plenectomizzati, e corrispondentemente la sua soppressione, produssero u a diminuzione, ora aumento del nu· mero Jcgli elementi della ser ie bianca di origine midol!are. L' i mport~wza poi, dcll ':nionc leucol itica del la miìz:t, risulta specie nelle malattie infc.:ttivc, nd le qu:1li il tumore di milza ~a rcbbc attivamente prOI'OCato Ja un 'iperattività dell'organo che, distruggendo un più gr:1n numero di leucociti, facilita l'immissione 111 circolo di quelle sostanze immunitarie di cui cssi sono i formatori od i vettori. AccARDl. A. joREs. -

Correlazioni endocrine. (« Klinische Wochcnschrift )>, n. 51, t8 dicembre

1 937)·

L'A., che :JJI'cndocrinologia ha portato importanti contributi sperimcnt:tli e clinici, affronta c cerca risolvere l 'import:~ntc questione delle correlazioni endocrine, cioè ddle modalità secondo cui le ghiandole endocrine sono fra loro collegate e come le al tera· zioni dell'una sulle altre si ripercuotono. In proposito per lungo tempo ha dominato l::t teoria del sinergismo e dell'antag~ nismo, fondata in ,·ero su argomenti non precisati e spesso contr:tddi ttori.


RIVIST.\ DELLA STAMPA MED ICi\

ITALI:\KA F. STRi\ì\:IERA

Poi su fatti clinici e sperimentali poco dimostrati\'i da Falta, Eppingcr ed H ess fu messo su il cosidctto schema triangolare, ~econdo cui, con idea dirctti,-a unica, si ce rcò di chiarire l'intrigata questione. Esso attualmente si può considerare sorpassato. Anzituuo nello studio ddle correlazioni endocrine quelle che sono le azioni armoniche specifiche vanno discriminate da quelle non specifiche ddlc ghiandole, azioni queste paraormoniche. Ancora, nelle malattie e"nclocrinc ~~ ossrrv;mo fenomeni , talora );'1"3\·i, a carico di tutto l'orgJnismo, onde in concomit::mza anche alt ri organi ammalano. l'on per q ursro però tutti i fenomeni morbosi osscr\'ati debbono ritene rsi conseguenza. al meno immediata, dell'alterata secrezione interna della ghiandola mal:-tta. Le ghiandolt: embrionarie, per esempio, reagiscono con alterata produzione armonica nel morbo di B;)sedow, nel morbo di Acldison, nel diabete insuliniw, ciò non indica che vi siano correlazioni tra queste endocrinopatie e le ghiandole cmhri<Jnarie, ma che l'alterat:l fun zio ne di queste è conseguenza della grave affezione di lUtto l'organ ismo, come si osse rva in altre gravi malattie, anche non endocrint:. Infine nuove e più precise acquisizio ni cliniche e sperimentali il principio, prima ritcnuto fondamentale, dc.:ll'antagonismo e sinergismo delle correlazioni endocrine, hanno profondamente scosso e dir)10strato che si può solo parlare di rcgolazione. Nell'enorme massa dci molteplici fenomeni r.ormnli c patologici in rapporto alle ghiandole a secrezione interna le conoscenze sull'attivid dcll'ipc,fisi hanno proiettata luce nuo,·a ed hanno permesso una concezione unit:uia sulle correlazioni endocrine, più aderente ai fatti clinici c sperimentali. Fondamento di tale nuova concezione sono gli armoni glandotropi del lobo antcteriore dell'ipofisi, i quali specificamente influenzano l'attività Jclle altre ghiandole endocrine, dalle quali wno poi a loro vol ta regolati. Così l 'aumentata formazione dell'ormone ipofisario tircotropo detcrmin:; un aumen to di produzione di tiroxina, che, a sua ,·olta deprime la formazio11e cleli'ormone tir::otropo. Viceversa agisce la deficiente produzione di tiroxine. Si viene così a stabilir!: il princtpio di sti molazione c freno nelle correlazio ni endocrine, di cui l'organo ccntrnle è l'ipolìsi. Ciò l'A. deduce in base a ricerche l-perimentali e cliniche dimostranti che in ogni mala ttia endocrina il lobo anteriore dcll'ipofisi presenta sempre lesioni rilevabili, in base al numero notevole di ormoni ipofisari finora conosciuti. e chc ascende ?.ià a 10, cd infine in base all'osservazione clinica, la guale dimostra che nessuna malattia dcll'ipofisi può essere messa in rapporto con l'alterata formazione di un solo ormone, ma di g ru ppi di C!.Si, per cui quadri morbosi straordinariamente multiformi vengono all'osservazione. In base a tale concc:t.ione l'A. stabilisce un piano di c.orrelazionc a mezzo deg rt ormoni g landotropi tra l'ipofisi e le altre ghiando le endocrine, cd a sostegno di esse. porta elementi di osservazione clinica molto dimostrativi. La rcgressione dell'attività delle ghi:J ndole embrionarie nel climaterio porta ad un'aumwtata formazione dell'ormone gonadotropo, però, data la comples~ità funzionale del l'ipofisi, aumenta anche la formazione di quello tireotropo, onde riesce meglio comprensibile la maggiore frcguenza del morbo di Bascdow nel climaterio. La correlazione gonadi- tiroide avviene pertanto attraverso gli ormoni glandotropi dell'ipofisi . Analogamente la somministra zio ne di ormone conico-surrenalc determina sindromi d'ipertiroidismo per aumento dell'ormone ipofisario tireotropo, quindi anche la correlazione tiroide- surreni avviene attraverso ormoni glandotropi dell' i pofisi. Tanto è stato anche confermato da ricerc he ~peri n1entali sul Jiabetc, ove l'asportazione dell'ipofìsi o l'iniezione di c.-stratti di essa ha rispettivamente attenuata o aggr:tvata la malattia. Ma la funzione delle ghiandole endocrine, oltre che :u.l una regolazione umornle, ~ sottoposta ad una nervosa, che è fun zione del diencefalo. Se noi ora consideriamo i rapporti tra diencefalo cd ipofisi, l'importanza di qut"sta risulta centralt: come stazione di ricevimento e distribuzione di stimoli nelle correlazioni del sistema endocrino.


~J VJST:\

D ELLA STAMPA MEDICA ITi\ LJ :\:-.i A E STRANIERA

Dal lavoro di Jon:s come conclusione pratica e teorica molto importante rilcvasi ch e nelle g hiand<Jic e ndocrin e no n " i è indi pende nza funz ionale : l'ani,·ità Ji ognuna di esse è regolata da l sistem a dienceblo · ipo fisario ed og ni d~via zione funz ion ale in più o in meno è arresta ta ed eq u ilibrata d al ~istem a stesso, i: qua le, secondo I:J suggcsti,·a conct·z ione dell'A .. viene pertanto ad essere fattore importante nell'etio-p:n ogenesi d elle mo lte plici sindromi e ndoc rine .

R. L)' A L ESSA!' DRO .

CHIRURGIA GENERALE G. j Asi E!'SKL - Nuove idee nel trattamento ormonale in chirurgia. (•<Re\'Uc dc chirurgie », o ttobre 1937). L'A. , p remesso che l'or mono tcr;lpia non h a a ncora ragg iunto le me te ch e a d essa sono riser\'a te, fa rile,·arc: r '' - che la w m m inistraz ionc d i orm oni sessuali agisce fa,·ore,·olmcnte in d istu rbi sessuali d o\'uti a dclicil'nte fun z ionalità de lle g hia ndole ~essu ali o alla castra z io ne; 2 • • che nella tbc. osreoarticolare l'uso di estra tti di g hiandole endocrine per os ia sparire i dolori e le tu mefazioni , fa diminuire la secrezio ne dc:llc tìstoie c fa m iglior:1re la ri calcilìcazione dell'osso; 3" - che g li estra tti di g hia ndole endocnnc accelerano i p rocc:ssi d i cicatri zzazione e che, regolando la quantità dci glob uli d el sang ue c la fun7.ionalità d ei vasi, pre~en· ano dJ lk com p lica zioni pose-o peratorie \':tscolari e cioè d:t lla trombo fl cbite, d a ll 'em bol i:~ c dall'infa rto; 4° • che g li ormoni a ument:J no la resistenza umoralc e cellul:lre dell'organ ismo cont ro le in fezio ni bac illari c che le alterazioni d el sistem a endocrino climinuiswno i poteri d ife nsi ,·i umorali e bgocitan. al terano l'equili bri c· :1cido - basico dd siero dd san gu e. il metabolismo m inera!e ed il m l'tabolismo in genere. Soprattutto, il sis tem :~ e r.dt.crino regola insie me al sistema ncn ·ow il lavoro d e i ,·ar i orga ni ed in questa fun z io ne le g hiandole endocrine si trova no in correlaz ione l' u na coll'a ltra in m aniera che la somm inistr:1z ione d i un ormone agisce su tutto il sistem a e b lesione d i una g hia ndola endocrina si ripercuote sulla fun zionalità di tutte le altre. L ' A., basando~i sul prin cipio del l'azio ne rcgol:mice degli o rmoni e sul fatto che l'orgJnismo durante l'operaz ione e nd periodo postopcratorio è sottoposto ad uno sfo r zo considerevole, ha pensato che nei vecchi c n ei debilitati sia opportuna una cura preventi va d i orm one sessuale m aschil e;; (a ndrostero n) per aumentare la loro resistenza vita le e permette re il b uon esito de ll 'interve nto operatorio. L 'ormone sessuale ma~chilc, per la sopracce nnata correlazione fra le ghiandole.: endoc~ine, cccitaehbe tutto il sistem a endocrino e ma nterrebbe il to no normale del sistema ner voso in mod o da evitare i g r avi d isturbi card i:~ci c circolatori dov uti all'cccita7.ione del simpatico che agisce per via ri flessa . Egli, incoraggiatù da i b uo ni risultati o nenuti in alcunr prostatectomie, nelle quali l'androstcron agisce più pcr le migliorate con d iz io ni dd le forze vitnli che per un 'azio ne atrofizza me dirtlta sulla pro~tat:J, ha esteso l'ormonotera pia con ormone sessua le corrispondente al sesso degli o pe ra ti ~ ia prevcntiva mente che d urante la com•alcscenza, a turri gl i ammalati nei qu:~ li per l"c:t;; e per le cond i<:ioni gcncn1li scad enti l'atto oper atorio prcscnta,·a sc:ri perico li. In ta l man iera è stato possihilc all' A. di inten e nirc princip:1lme nte in ade no mi d ella prostata di indi"id ui vecchi c Jchihtati, nei q u~1li una volta si a n: \'a poca spera n za di huc ni rcsultati . A tal pro posito l'A . riporta alcuni casi nei quali m ediante l'ormonoter:~ pi a ha potuto o ttcncn: su çce~si t:llor:l ,·c r;--m cnte insperati, inten ·cncndo là do\'C in passa to no n si sarebbe


R!VlST.-\ DELLA STAMPA MEDICA ITALIA NA E STRANIERA

nemmeno tentato, evitando cioè le complicazioni post-operatoric ed accelerando il npnstino della salute. . L'A. conclude con l'affermare che l'ormoooterapia dovrà avere sempre più amp1a applicazione nella chirurgia giacchè il suo impiego ha il merito di diminuire b cifra rilev~nte della mortalità di individui vecchi e defeùati sottoposti acl interventi operatori, preparandoli convenientemente a sopportare le opernioni più gravi e accelerandone la guarigione durante la convalescenza.

E. ZAFFIRO. F. SAUERalwcH. - Evoluzione e stato della dottrina della compressione cerebrale. Relazione Ufficiale alla Società di Medicina e Chirurgia Ji Berlino, in occasione del centenario di Ernst von Bergmann. (« Zentralhlatt f. Chir. Il , n . 12; 1 ~137). <' La compressione cerrbrale è l'espressione clinica di una sproporzione patologica tr:l la cavità cranica e le formazioni, liquide o solide, in essa contenute >> . Ernst v. Ber· gmann ha,, così, sintetizzato la sua dottrina della compressione cerebrale. Per Lui la cavità cranica è immodificabile c la sostanza nervosa è incompressibile, cosicchè, di fronte ad un aumento della pressione endocranica. il liquor accede, in maggior copia, nello speco vcrtebrale, quasi volesse tentare di scaricare la cavità cranica stessa. Ma, dentro il can:IIe midollare, la pressione conosce dei limiti, seperati i quali ess:~ si ripercuote, principalmente e necessariamente, sulla massa cerebrale e, segnatamente, sui suoi vasi venosi , dappri ma, e capi!Jari di poi. In sost:wza, dunque, si tratta, nella compressione cerebrale, essenzialmente di un'anemia nel territorio capillare del cervello, del ponte e della midolla allunga ta. La conseguenza di questa anemia è la stimolazione dei centri vagati e vasomotori che dà luogo, da una parte, ad un rallcntamenro del polso e, dall'altra parte, acl un aumento della pressione sanguigna. QuanJo l'anemia ha superato un certo limite, allora la stimolazione cede il posto alla paralisi, dei sudJetri centri, cosicchè al rallentamento del polso subentra un acceleramento ed all'aumento della pressione sanguigna s ubentra un abbassamento sino al di sotto della norma. In prosieguo di tempo parecchi AA. hanno contestato le vedute di E. v. Bergmann e, fra gli oppositori, va segnalato in primo luogo Adamkiewicz, secondo il quale la compressione cerebrale consisterebbe sopratutto in un'azione immediata a carico Jella sostanza cerebrale, la quale sarebbe, perciò, compressibih:, contrariamente cioè alle vedute di E. v. Bergmann. Alla risoluzione dell'importante questione ha contribuito anche l'A. per mezzo della camera dì compressione entro la quale egli ha potuto, con opportune sistemazioni, sottoporre il cervello d'un animale da esperimento (previa trapanazione) ad aumenti di pressione vol uti, sino a raggiungere i I IO m m. di mercurio, constatando: a) che il cervello si modifica, nel suo colore; b) che compare abbastanza precocemente la stasi venosa e c) che, raggiunto un certo livello di pressione, compare il classico quadro sintomatologico della compressione cerebrale. Sino a questo punto si può ben dire che la dottrina di E. v. Bergmann sia stata pienamente confermata anche sperimentalmente. Una sola diffcren7.a esiste ed essa consist~ nel fatto che il cervello, sotto l'azione compressiva, è stato \'isto farsi sempre più piccolo ed incresparsi « come un'arancia disseccat::l l', mentre si è del pari visto che i sintomi cmaneristici. della compressic:nc cerebrale possono comparire anche malgrado l'esistenza di una correìazionc cerebrale ancora buona. Da queste ultime due constatazioni se ne è, pertanto, ricavato che le :llterazioni circolatorie sono indubbiamente importanti ma che non sono il fattore unico dc!IJ comparsa dei sintomi propri della compressione cerebrale. Ulteriori ricerche, anche d:t parte di alrri AA., hanno confermato queste precedenti, importanti ed interessanti, del relatore. A g iudizio del quale si deve, praticamente, perciò pensare ad una cooperazione di en-


430

Rl \'lSTA DELLA

ST:\~IPA

\IEDIC:\ lTALIAN:\ E STR:\:-=tERA

tramhi i fattori (turhc circolatorie c ccmpres~ione diretta sulla sostanza cerebrale) anche pcrchè difficilmente si potrebbe spiegare che dci tumori enormi, endocranici, possono non promcare sintomi, sia locah che g(.·nerali, men{rc una piccolissima ncoformazione può promcare i sintom i della compressione cerebrale. Per la $piegazione Ji quest'ultima c,·e. nienza tutt'aiLro che rara, occorre, ad ogni modo, prendere in considerazione anche il punto dove si cserçita l:a compressione oltre alle dimensioni della cavità cranica c del rervello nonchè b qu:mtit~ del liquido, all'interno del cranio. Così Reichert ha potuto dimostrare: 1'' - che la normalt: difft.rc:nza 1r.edia tr.a la cavità cranica ed il suo contenuto (cendlo). nell'uomo adulto. si aggi ra attorno dl 10 ';:1 : 2 ° - che. nel bambino, cotesta differenza è es1gua perchè il cen dio è proporzionat:unente più gramle (e perciò nel bambino la cornpre~sione cerebrale compare con m:1ggiore f:Jcilità che ncll 'aJulto); 3• - che nell'adulto, ;wanz:no negli anni (più specialmente nella vecchiaia), diminuendo il turgore cerebrale per la tendenza gencr:1le dei tessuti dcil'crganismo ::tlla ridu zione del loro contenuto acyuoso, la compn:~sionc cerebrale compare più di rado o, comunque, con manifestazioni sintomatiche m eno marcate. OILracciò Rcich crt so~ticnc che le dimensioni Jet cen·clll, in ~~. giUoca no una pane importantiss ima nd meccanismo di produzione .Jc:lla compressione cerebr::~le, ddla gu:·ale fa,•oriscono la comparsa e che bisogna tener conto anche, da una parre, Jdla capacità re:Jttiva indi\'iduale del cervello di fronte :.~i proce~si che tendono alla riduz ione ddJo spazio endocranico e, dall'altra parte, dell'aumento del liguor. Questo aumento non dev'essere però messo in rapporto calia stasi venosa perchè esso compare molto precoce· mcnt::, ncll:1 compressio ne rcreh r:Jic, in un momento cioè nel quale non si può :.Jncora, affatto, p:~rlarc di una stasi ' 'cnosa vera e propria ma piuttosto di una sbvraproduzione, per stimolazione, del liquor stl'sso. Allo stato attu"ale delle ilostre conoscenze il Relatore crede dunque si possa ritenere che si è raggiunto bensì un ampliamento della vecchia dottrina meccanica della compressione cerebrale di E. v. Rergmann, ma niente d: più che un :.llnpìiamento. Perciò il concetto patogenetico fonciamentak della compr<'ssionc cerebrale stessa è sempre quello, già empiricamente formulato da E. v. Bergmann e, sperimentalmente controllate c con· fermato nnchc oggi, nonosta nte tutte le obiezioni c le critiche che gli sono state mo~se.

G. R. G... LLETI'O. RADIOLOGIA R. PoRTA e G. P1ton·1. -

Deformazioni congenite ed acquisite della cistifellea, ri-

lievi colecistografid. (e< La Radiologia Medica >>, novembre 1937-XVI).

Gli AA. prima di trattare del le deformazioni della cistifellea, studiat.a media nte la colecisrografia, prendono in consich:razione la for ma della cistifellea normale, che può presentarsi ovoidalc, rotondcggi:mte, piritorme, a banana, a cilindro, a mignolo. Va considerata la forma della ci~tifcllea anche in rapporto al tipo costituzionale ed. al tono delle pareti cistiche. Deviazioni dal tipo normale per semplice compressione sulla cistifellea dai visceri vicini, per lo più dal colon sovra-distcso, e dal bulbo del duodeno, p<)ssono essere alcuni aspetti « a clessidra >1 . Ben più importanti sono im·ece altre dcfor· mazioni congenite ed acquisite della cistifellea nelle quali la forma del la colecisti è spiccatamente alterata. Il Sigmund (t931) ha inqu:Jdrato rali deformazioni congenite, raffrontandole con le deformazioni acquisite, n ei seguenti gruppi fondamentali:


RIVIST.\ DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR:\="I ERA

431

r" - Cistifellea a clessidra o binocubta. 2° - Cistifellea ad :uno o a

bcrreno fr igio.

3" - Deformazioni ,·arie: a camp;.nula rovesciata, a casc:tta, a cornamusa e<.l alrri tipi a conformazio ne più o meno irregolare. 4 " - Diverticol i. 1" Gruppo - Cistifellea a clessidra o binoculata. In questa deformazione congenita b cisti fd lra opacizzata mediante la colcocistografi;I. si presenta suddivis:J in due pani più 0 meno .llll]>iarnente comunicanti per mezzo di una linea orizzontale molto chiara, sottile, interessante tuua la cistifellea o solta ntO il m:~rgine interno o quello cstLrno. l contorni ddb cistifellea sono regol:~ ri . Controlli operatori ed a natO mici hanno fornitv la spiegazione di detta m::Jiformaz.ionc, rappresentata da una duplicatura della parete interna ddla cistifellea, tesa come uno sperone o una sottil:: lamina. In un c:t~o dcscriuo da Z:~nctti e 13ori:mi la colecisti er:l divisa in due da un solco longitud inale per un lohetto d i tessuto epatico posto sulla facci~ a nteriore dell'organo. Gl i AA. pc,i riferiscono alc uni casi di bi locu ln ione della cisti fell ea dedotti dalle lo ro osscrvnzioni, c consit..krano la diagnosi diffat nzi::de <.Ielle bilocu lazioni congenite da quelle 5ccanda ri" a proce~sr infi:unmatori. Le biloculnioni della cistifellea acquisite scrt0 atrprche, .nolto irrego ia ri ; lo ~trozz.amc:nto è per lo più mol to ampio e le pareti Jc:lla cistifellea sor~o piìr o meno deformate. Detti caraueri si accentua no durante il periodo t:li sv•lotJ menLo VC"scicobre. 2° Gruppo - Cisti'felka ad a mo. E' la deformazione più frequente della crstifellea ed è caratterizz:na da una np•cgatura del corpo del fondo verso l 'interno o l'estern o per mo{.lo che la sua forma VIene a ricordare un amo o un berretto fri gio capo1·o lto. Secondo Sigmund possono distinguersi tre varietà: x" cistifellea aù amo scmpiice; 2" ::istift-llea ad amo per sinfisi cistocistica pura o per cau~a infi<lmmatoria o calcolosa; 3° cistifellea ad amo libero. La prima varie tà come la terza è da ritenersi di origi ne congenita, cd è più rara. Anzi non è stata mai riscontrat:J d:1i nostri AA. in parecchie migliaia di colccistogralìc. Nella seconda varietà l'incurvamento della cistifellea può avvenire per causa congenita. Radio logicamente è possibile fare una <.erta diHercnz ra zione fra questi tre tipi di deformazione, in q uanto le deformazioni congenite sono regolari, mentre quelle acquisite sono più atipiche. I n queste ultime poi lo svuotamento vescicolore studiato con la prova di Bronncr è per lo più ritardato c durante lo svuotamcnto la deformazione si accentua. 3" Gruppo - Deformazioni colecistichc varie. Fra queste si possono avere forme congenite e forme sccond:1rie. Fra le deformazioni congenite gli AA. ricordano alcuni tipi di cistifellea a cornamusa, a ghirlanda, a saxofono, a disco, a racchetta, dai cui nomi si può immaginare la forma. Le deformazioni secondarie della cistifellea sono frequentissime c per lo più sono causate da pericolccistite, tanto primùiva quanto ~econdaria a lesioni della cistifellea sressa (colcci~tite, litiasi biliare) o di altri visceri (ulcera gastro-duo<.lenalc, appe ndicite). Secondo Perone le dette deformazioni della cistifellea si associano a spostamcnti medialì o laterali della cistifellea stessa, seguendo tre varietà: a) cistifellea obliqua; b) cistifelh~ ad angolo: c) dstifellea arcuata. 4 • Gruppo - Diverticoli. Si distinguono in congeniti o veri, e in falsi. I primi ;ono rarissimi e loc::rl izzati o sulla faccia esterna del fondo, oppure sul fondo stesso della cistifellea. I diverticoli falsi sono abitualmente ddorm~zioni acquisite per colt-cistite c per adere nze pericolecistichc. Concludendo gli AA. confermano l'importa nza della colecisrografia nello studio delle deformazioni colecistiche e in particola re di quelle conge nite. li valore clinico di queste ultime deformazioni è a ncora controverso e, mentre alc uni AA. ritengono che esse abbiano un significato patoiogico, altri sono d'avviso che


432

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

queste deformazioni possano essere causa di turbe dinich'! talora molto manifeste (colecistiti meccaniche). L'esperienza dei nostri AA. illustrata da diversi casi c da chiarissimi radiogrammi li porta ad affermare che l'importanza clinica delle deformazioni congenite debba essere valutata da caso a caso, downdo d<~re molta tmportanza ai dati forniti dalla colecistografia; cioè al tempo d'inizio della visibiìità della cistifellea, all'intensità del contrasto e sopratutto ai dati ottenuti studiando lo svuotamento vescicolan: con la prova di Bronoer c Boyden. In presenza di deformazione congenita della cistifellea è opportuno sempre approfondire le nostre indagini con la ricerca di concomitanti altre alterazioni del tu bo digerente. Deve essere tenuta presente anche la possibilità che una alterazione congenita della cistifellea possa complicarsi con processi infiammatori.

G. DE ANDREIS. A. RAn-J. -

Il quadro radiologico del Unfogranuloma maligno del polmone. («La

Radiologia Medica», vol. XXIV, novembre 1937-XVI). Prima di esaminare e discutere i reperti radiologici polmonari del linfogranuloma. l'A. ha voluto fare qualche cenno ad alcune questioni d'ordine anatomo-patologico e patogenetico ed anche alla sintomatologia clinica che accompagna quasi sempre l'invasione linfogranulomatosa del polmone. Si intrattiene quindi sulle varie classificazioni fatte dai vari AA., basate in genere sulle conoscenze anatomo-patologiche dell':tffezione. Lenk ad esempio distingue: 1° - pacchetti ghiandolari dell'ilo con o senz::. diffusione attraverso la capsula; 2° - disseminazione mili:tre o submiliare nel polmone; 3• - grossi nodi intrapolmonari; 4° - infiltrati ddla mucosa bronchiale con broncostenosi e !oro conseguenze. H el d fa la seguente cla ~sificazion:- : r• - semplici gangli mediastinici; 2° - tumori mediastioici con propogazione diretta ai polmoni; 3° - localizzazioni polmonari indipendenti, ma associate a tumori mediastinici; 4° - forme disseminate. Il Ratti invece raggruppa le diverse forme- in due tipi fondamentali c cioè: 1° - forme infiltrative mediastino-polmonari; 2° - forme a focolai isolati del polmone, associati o · no a tumore del mediastino o dell'ilo. Pa~sa quindi alla descrizione dei reperti che si incontrano in ciascuno dei due suddetti tipi, valenùosi del materiale personalmente raccolto e che comprende complessivamente 12 casi osservati nell'Istituto di Radiologia della R. Università di Milano ùurantc: gli ultimi sette anni. Le prime - forme infiltrative mediastioo-polmonari - sono per l'A. le più frequenti ad incomrarsi: schem:HicaHlente il reperto radiologico ì; quello di una opacità polmonare, più o meno estesa, che si continua con l'ombra del mediastino, alterata dalla presenza di tumefazioni linfoglandulari . più o meno nettamente distinguibili. Simil i reperti possono presentarsi in stadi diversi della malattia. Accanto alla descrizione clinico-radiologica dettagliata di 3 ..:asi, nei quali le localizzazioni intratoraciche costituiscono la manifestazione essenziale dd la malattia, l'A. espone altri 3 casi, nei guaii le localizzazioni pohnouari wno più tardive: si tratta di ammalati di linfogranuloma maligno già da tempo in osservazione ed in cura, sottoposti periodkamente al-


RIVIST:\ DELLA STAMPA MEIJ ICA !TALI:\:-\ ,\ .E STR:\:-.:IER.-\

433

l'esame radiologico del torace e nei quali, aggiunge l'A., si può, per così dire, assistere ali 'in\'asionc del polmone, Ri porta infine un setti mo caso di inv:1~ionc pclmon:~rc:: bil:neralc; e,·enien:za abbastanza rara, poichè in genere, come nei casi pria descritti, è sempre interessato un solo lato, ri manendo rispett:ao quello opposto. . Nel secondo gruppo forme a (ocobi isobti del polmone nella maggior p:1rte dei casi a ll'esame radiologico si osser\'ano dci noduli polmonari d i varia granJezz:~, più o meno numerosi; più raro è il reperto di un focolaio p0lmona re isobto unico. che si ma ntenga tale- anche quando raggiu nga dimensioni rile\'anti. Abbastanza raro è :lnche un alt ro reperto, quello di forme a minutissimi focola i dissem in ~ ti su tuno l'ambito polmonare, a tipo miliariforme o submiliare, b cui diagnosi è possibile solt nnto in determinate circostanze (scomparsa dei noduli dopo la ro ntge nterapia, conferma a u roptic:l, ccc.). Nella letteratura radiologica, afferma il Ratti, sono stati anche descritti, sebbene molco raramente, imagini di focolai cavitari e di bronchicctasie, che manca no nei casi da iui ossen ·ati. Con una frequenza consiJere,·ole invece l'A. ha osscn·ato la coesistenza ui alte razioni plcuriche: piccoli o medi vers:uneolti, ispessimento o atkrenze, sempre dal la to ove esistevano le alterazioni polmonan. L 'A. prende in esame e raffronta i risult:Hi cicll'cs;;me r:tdiografico con il subscr:no anatomo-patologico e discute in seguito l' interpretazione dei reperti radiogr:1fici, richiamando l'amnzionc sull'importanza che assumono i fenomeni ùi atelettasia nella inte rpretazione di molte opacità polmonari. Passa quindi a discutere dettagliatamente la diagnos i differenziale d ella Ei nfogranulom:ttosi del polmone dal punte> di vista radiologico, attrib ucnclo serio valore alla irradiazione terapeutica di prova (rèintge nterapi ~•) esegui ta con criterio c dopo a\'ere esci u:.a la eventualità che si tra tti d i una forma tubercolan.:. Per quanto rig uarda la prognosi, l'A. è del parere che sono le forme a foco lai isolati quelle che hanno un significato più gra,·e; le forme cioì: che compaio no negli stadi ava nza ti della malattia quando lo stato generale è decad uto, quando la scnsibi li t~ al trattamento radiologico diYiene minore e ciò specialmentt: se si tratti di forme nodubri muhiple, per le quali il problema della raJioterapia si presenta circondato da serie di ifirol tà. FALCO::-< E.

l. BELOT e L. NAHAN. - La radiologia del Presse Médicale », n. 79, 2 ottobre 1937).

pratico. Le fratture del cranio. ((C La

L'indagi ne radiologica deve essere eseguita con va ne proiezioni e non bisogna mat

condudere sopra un solo radiogmmma. Av,·iene spesso che, mentre la tadiografi<i :nostra l'integrità delle ossa, la s intom:l· to logia clinica e l'es:lme ciel liquido cefalo-rachidi:.Jno invece indirizza no la d iagnosi ,·crso la frattura del cranio. Vi sono al contrario dei radiogrammi nei quali la frattu ra appa re con molta chiarezza. Gli AA. ne riportano tre casi con relati vi radiogrammi: nel primo si ha una frat tura stdlata del pariet~de; nel secondo una frattura dello stesso tipo interessante il frontale; nel terzo la proiezione late rale mostra una frattura triangolare, senza spostamento, della regione fronto-parietale. G li AA. aggiungono che tal volta è preferibile eseguire i radiogrammi a g rande distanza: m. r,5o o m. 2; l'ingrandimento è nullo c si ha una maggiore chiarezza d't particolari. FALCONE.

6 -

Giornale di medicina militart:.


434

RIVIST:\ DELLA STAMPA MEL>IC.A ITALIANA E STRANIERA

NEURO-PSICHIATRIA

Sulle neuro-discrinie diencefalo-tiroidee. (Sindrome ipotiroidea con Acanthosis nigricans, Scleredema di Buschke e iperlipemia, a dipendenza diencefalica. da trauma psichico). (« Rivista di patologia nervosa e mentale >>, vol. L , fase. r, luglio-

G. PATRAsst. -

agosto 1937). Un contadino di 32 anni, sano e robusto, due mesi c mezzo dopo un violento trauma psichico (per effetto della caduta di un fulmine a breve distanza) cominciò a presentare uno stato di intorpidimento muscolare e psichico, una certa tendenza a1l'ingrassamento. ed un duplice ordine di alterazioni cutanee ai polsi, ai malleoli ed agli avambracci, rife· ribili all'acanthosis nigricans ed allo scleredcma adul torum. Dopo un accuratissimo esame clinico e paraclinico - nel corso del quale venne anche posta in evidenza una forte iperlipcmia ed una cospicua diminuzione del metabolismo basale - l'A. sottolinea la grande efficacia del trattamento tiroxinico adottato nei due anni in cui fu possibile seguire l'infermo: scomparsa definitiva delle alterazioni cutanee, temporanea remissione dcl l'iperlipemia c temporaneo ritorno alla norma del metabolismo basale, sensibile miglioramento nelle condizioni generali c nella capacità lavorati,·a del

soggetto. Poscia il Patrassi analizza !Jarritamente e con grande diligenza le principali manifestazioni osservate nel suo caso - l'acantosi, lo scleredema, l'iperlipernia - ricordando lt: osservazioni similari esistenti nella letteratura e studiandone l'eziopatogenesi. Infine l'A. passa a dare un'interpretazione complessiva del rarissimo quadro morboso da lui osservato, c giunge alla giustificata conclusione che esso sia stato prodotto dal trauma psichico (e fors'anche da minime lesioni tissuJari causate dalla folgorazione a distanza). Jl trauma dovette produrre un primitivo patimento diencefalico :ti quale seguì la compromissione della tiroide nel senso di un ipotiroidismo. E' anche degno di riliem il fatto che lo scleredema di Buschke osservato dall'A. sarebbe il primo caso di quest'affezione riportato nella letteratura italiana. CARLO Rtzzo.

ALQUJER. -

Le reazioni vascolo-tissurali afgogene. (((La Presse Médicale >•, n. 25,

27 marzo 1937). Vanno denominate simpatalgie, non che si attribuisca al simpatico funzione sensiti ni, ma per indicare che la sua irritazione rende in certe circostanze dolorqse le reazion·l va scolo-rissu raJ i. I tessuti si lasciano distendere dall'edema da stasi, l'anasarca epato-renale, la congestione essudativa serica, senza dolore; ma se la distensione congesùzia o edematosa t: brusca. risveglia dolore come nei tessuti meno elastici (cuoio capelluto, nuca, palme. piante). La retrazione neurotonica, indolore, diviene algogcna se brusca e intensa; così un \'er~a mento di s:1ngue o sinovia o un tofo gottoso agiscono da corpo estraneo: il dolore è prodotto da irritazione di fibre sensitive regionali . La retrazione cellulitica strozza il peduncolo vascolo-nervoso di un muscolo, crampi7.zandolo. Alcuni essud:~ti non sono algogeni, mentre minuscoli grani di liquido in certe inserzioni muscolari. nei quali è st:~to trovato acido sarcolattico, son causa di dolore. Nei traumi la suffusione siero-ematica suddivisa nella ma~sa cellulitica causa ipertonia retrattile algogena come una peri,·ascola rite. una retrazionc tipo Volkmann, una periartrite reumatoide (reumatismo dei feriti) con risveglio di dol.ori accessionali. Nelle infezioni, du rante la scarica tossica, l'inibizione nervosa sopprime il dolore della crisi congcstizia; l'efflorescenz:t di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

435

piccoli grani cellulitici neil'infiamma:zione focale spiega i punti dolorosi di Valk:ix, le

fi tte dolorose nell'induramcnto flemmoso. L'ingorgo senza periadenite per l'induramento ccllulitico cau~a dolori che cedono allo sgomb~ro dci linfatici ingorgati. Nelle affezioni viscerali, reazioni vasomotrici e ncurotoniche tissurali producono spasmi di fibre lisce viscerali analoghi al crampo cellulitico dei muscoli striati. Irritazione neurovegetativa cama crisi vasomotorie e ipertonia nei punti c)j cellulite algogena, come le reazioni vascolo-tissurali da choc colloido-clasico ripetono loro origine nella congestione essudativa e retrazione cellulitica da turbe umorali. In breve il dolore tissurale è dovuto al conflitto sufficientemente acuto fra inestensibilità o rctrazione da una parte e rigonfiamento da congestione essudativa o azione da corpo estraneo dall'altra. Il dolore tissurale varia con le modalità rcazionali: senso di pesantezza, di mortificazione, di pressione, a volte fibrillazione, calore sino alla cusalgia, prurito se entra in gioco il derma. Le varie regioni influenzano le reazioni algogene tissurali: così è d ifferente il dolore nel .:nsco occipit<roucale, nella placca congestizia temporale e perfino

il dolore ncuralgiforme adeno-cellulitico della faccia e del collo si differenzia da quello parossistico della neuralgia del trigcmino. Nel torace la retrazione cellulitica alla gola o all'epigastrio è angosciante; se a livello delle costole, dipneizzante; la cellulite dei vas1 ma mmari a sinistra causa dolore precordiale irradiato all'ascella; reazioni tissurali mediastiniche risvegliano spasmi esofagei e aerofagia; quelle di:lframmatiche crisi di Singhiozzo, quelle naso-oculari crisi di starnutazione o tbadiglio. La rctrazione (crispation tissulaire) è il test del dolore tissurale e permette di ri\·ei:lre con la palpazione i punti dolorosi; essa nella regione scalcnica rassomma algie cefalo-cervicali e dell'arto superiore, come nei lombi ogni dolore dell'arto inferiore, piede compreso. Lo spostamento, deambulazione del dolore, ~embra dovuto ad attivazione di circolo sanguigno o linfatico come a recrudescenze di retrazione ccllulitica. La diagnosi di simpataJgia si fonda su la concomitanza del caratteristico dolore con

altre violenti reazioni sccrctoric, pilomotoric, scnsitiv<rscosoriali c psichichc che

accompagnano le crisi vasomotorie e le retrazioni tissurali. L'iperreflettività di tutte ques te reazioni nervose è propria della irritazione neuro-vegetativa da cui dipendono le reazioni vascolo-tissurali algogene. I pazienti sanno con minuscole eccitazioni manuali distendere k: retrazioni algogene. La rifl~ssoterapia attiva la circolazione bruscamente e sposta il dolore. I malati tastano il loro dolore, con pressione o stiramento o scosse della regione dolente c possono esacerbarlo, come alleviarlo. La riflessoterapia riesce a volte a sedare dolori incoercibili, ncvrassici. ostcogeni, mentre il trattamento della affezione causale più spesso attu tisce le reazioni algogene. Se la retrazione neurotonica dei tessuti interstiziali diviene algogcna, irrita l'insieme delle reazioni neurovegetative e nevrassiche, le quali a lor volta aumentano la reazione vascolo-tissurale cd esacerbano il dolore: si crea un ci reo lo \'izioso in cui la reA essoterapia di distensione agisce efficacemente. RAFFO!'E.

OFTALMOLOGIA V. RuATA. -

Oftalmologia dei paesi caldi. (Milano, Editore Ulrico Hocpli, 193B-XVI).

E' questo un libro che possiamo definire atteso sia perchè tutti quanti i medici che sono stati in Africa ne hanno sentito SO\'Cntc ii bisogno, c sia perchè corrisponde di fatto ad una necessità tanto più impellente per noi che abbiamo ora un impero coloniale.


RI\'IST.\

l>EI.l.A STAMPA MEDICt\

ITALIA~':.-\

E STRAf"IER:\

Opportunamente l'A. esclude (bi suo libro la trattazione di tutte quelle malarcie ocul.tri che anche r.c i p:1r:si c:Jidi si manifestano collo stesso quadro conosciuto ne1

nostri climi temperati c freddi. Perciò l'O'..:uli,ta, lo studioso, il medico prntico trovano ndb lettura del lihro dc) Ru ata non la solita ~ipt:tizionc ma bensì mal;tùc nuove o nuovi :~spetti d i malattie !!Ìà conosciute. Anzitutto l'A. fa l'esame dci '":Jri Lttturi climatici cd atmosferici nei rapporti che ess1 pcssono avere, e ~ono tanti, coLl'insorgere, colìo svilupparsi e colla definitiva fisionomi:• delle malawe oculari; tegut' poi la trattazione delle lesioni oculari d i origine anim:-tle. suddi,·ise in menanichc, ch imiche ed inft'ttivc. Un capitolo assai inreressante è quello in cui l'A. tr:ttta delle numerose parassitosi animali dell 'occhio che si possono verificare nelle regioni coloni:~ l i. Le infezioni batteriche del l'occhio, le nulattic della congiunti,·:J, il tracom:J, le malattie della cornea e le m:~lattie generali COl • manifestazioni oculari sono trattare da un punto di vista tutt'aH:mo tropic~tle, cioè c0mc esse sCJgliono m :1nifcstarsi ai tropici, e come ,·anno specialmente trattate in quelle zone dc>"c fattori vari e molteplici n e alterano la fisionomia e ne determinano un decorso del tutto tipico. Un ultimo capitolo è dedicato dall'A. alla speciale chirurgia oculare nei paesi caldi . Il libro è corredato da chi:tre ed interessanti figure. Mo lto accurata anche la vcstt: TF ST.<\. ti pogra fic:t. G. CoL.AJANNt, primo capitano medico. - Nuovo apparecchio per t• esame della percezione della profondità. (lt Anna li d i Ott:dmologia c Clinica Oculistica ))' settembre

19_)7-XV). Allo ~cop<;> di determinare nei candidati al pilotaggio aereo il senso stereognostico e più precisamente u i limiti della capacità nel giudizio della distanza c nell'apprezzamento del ril ievo ,,, l'A., ufficiale medico oculista dell'Istituto medico-legale per l'Areo· nautica u Benito Mussoli ni » in Ro ma, ha ideato un nuovo apparecchio, che present:J notevoli ,·antaggi rispetto a quelli congeneri, in uso prcs~o i vart centri d i accertamento psico-fisiolog ici dd l'Aviazione. L'apparecchio consiste in una cassetta di kgno annerita intcrn;~mentt:. lunga cm. Cio, larga cm. 47· alta cm. 45, :tttraverso una cui apertura anteriore sono \·isihili tre :Jsti cellc grigie, del diametro di 4 r.1m., disposte verticalmente, d elle quali b centrale è fissa, mentre le laterali sono mobili in senso antere-posteriore m t<J iante un carrello com:md:~bile 0ll:l distanza di 8-10 m. con una manovella a dispositivo elettrico. L'interno Jclb cassetta è illuminato (bila luce riflessa di due lampadine. Su una scala millimetrata esterna sono segnati da un indice, innestato :.1 carrello, gli spostamenti delle aste laterali. L'indice a zero indica che le tre aste si trovano sullo stesso piano front:.lc. L'csnmin:nore può regolare la posizione del le aste mtdiante un bottone a vite. L'esaminando ~icde :11la dinanza di 6-10 metri, con ia testa immobiliz.zata su un appo,.;gi:nest:l con me nronicr:.., ed ì: inv it:Jro, spostando la manovella nel doppio senso. a portal-e le due aste laterali sul piano di quella centrale. I vanr:~ggi indiscutihil i di ques to apparecchio si possono così riassumere: illumin:Jzionc cosr:.me ed indipendente daUa luce ambiente, mancanza di punti di riferimento sccondarii, che falserebbero i risultati. Aggiungendo la facilità di manovra, resa dolce d:~lla precisione d ella meccanica, e l'eleg:.nza di costruzione, curata nei dettagli da lla ditta costruttrice P. Sbisà. Fi-

ren7.:: - , si può con si<.:urcz7.a aftcnmrc che l'apf'arccchio del prof. Colaj::mni riunisce tutti i requisiti scientifici per v:tlut:tre la capacità del senso di profondit3, il ch e ha notc\·ole importanza nel giuJizio di attitud ine psico-fisiologica al pilot:tggio aereo . PANDOI...Ft.


RIVISTA DELLA

STA ~I I'A

MEDICA IT:\LIA:-JA E ST RANI ERA

437

OTO-RINO-LARINGOLOGIA A. MALAN. - Diagnostica e terapia endoscopica nelle affezioni delle vie atree inferiori. (n Il Valsal va n, n. 9, 1937-XV). Il prof. Malan comincia con una verità scultorea ed a mio giudizio nc.:ct•ssaria specie ai giovanissimi colleghi : « l'interpretazione esatta delle visioni endoscopiche di casi patologici ha per natur:Jle premessa la conoscenza dell'aspetto normale dell'albero tracheobronchiale all'esame visivo >>. N on c'è dubbio che questa ispezione diretta del sistema acrifero ha permesso di raccogliere una notevole messe di elcmemi nuovi sul meccanismo Ji funzionamento dell'apparato respiratorio. L' A. no n ritiene necessario illustrare tutta quella serie di mirabili quadri che si sl'olgono sotto i nostri occhi man mano che il nostro tubo dopo aver oltrepassato lo stretto della glottide, scende rapidamente lungo tutta !a trachea, raggi unge lo sperone imerbronchialc e poi si insinua nell'uno o nell'altro bronco: re puta tuttavia utile ricordare qualche Olto d i funzionalità bronchiale, indispensablle per idc ntific:~ rc certi aspetti patologici, o per spiegare le modalità d i posizione o di progressione di certi corpi estranei. L'albero bronchiale non è un sistemn tubulare cilindrico composto, a funzione unicamente passiva: esso presenta invece una serie di modificazioni tlella direzione dei suoi deme nti e del suo lume che debbono essere messe in relazio ne con fenomeni attivi. E' risaputo che il sistema bronchiale subisce cambiamenti di posizione conuemporaneamente alle modifi.cazioni della gabbia toracica per opera del complesso musco lare respi ratorio principale ed accessorio: nell'ispirazione si osser va così un'escursione antcro · inferiore, nell'espirazione un movimento contrario, postero-supcriorc, connesso ad un lieve moto di latcralità.

Questi movimenti sono estrinseci o di trasmissione, legati alla meccanica pleuropolmonare m cdiastinica e toracica. Allo scopo di misurare questi movimenti bronchiali sono stati proposti diversi tipi di strumenti, dci quali il più recente è quello di Soul:!s. A questi studi di broncoscopornetria si allacciano quelli di << broncoscopospiromctria ll . r risultati più interessanti di tale metodo sono quelli forni'ti scparatarnentc dai Juc polmoni, il che permette il confronto della funzionalità dei due organi~ normalmente il polmone destro presenta una funzionalità che varia dal 54,4 al 56-3 ·•:, della totalità, il sinistro dal 43•7 al 45,6 'i{, . Alcuni AA. hanno eseguito le med esime misurazioni in 6o casi patologici con lesioni uni- o bilatera li, in casi d i toraco-plastica, di pnt:umotorace. Con questo metodo si ottengono dati molto interessanti e di gran valore non solamente come mezzo secondario di diagnosi, ma anche per le indicazioni operative. E' stato comtatato che contro l'opinione corrente tanto la ventilazione quanto il consumo di ossigeno sono maggiori di circa il xo '){. nel polmone sul quale il soggeno dccom be. N ei tbc. si sono avuti sovente dati importanti per l'indicazione oper:~ti\·a : infatti è stato notato che in parecchi casi, in cui i reperti radiografici dimostravano un'abolizione quasi completa della funzione respiratoria di un polmone, poteva no esistere valori broncospirometrici abbastanza alti con buono assorbimento di 0 2 e quasi normale eliminazione di C0 2 , capacità vitale relati vamente alta, sì da consentire eventuale pncumotorace dal lato opposto. Nel pneumotorace subtotale sovente è dato constatare la permanenza discre ta di scambi gassosi; all'opposto si può a\•ere soppressione di fun zione respiratoria in polmoni che la rad iografia aveva dato come sufficien teme nte aerati. Nella toraco-plastica totale o subtotale si osser va immediata me nte una rid uzione fortissima della funzione respiratoria, cui fa compenso un lieve aumento dei valori del lato opposto; dopo qualche tempo si nota una ripresa di tutti i valori broncospirometrici,

•


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

alcuni dci quali come lo scambio gassoso e la ventilazione possono raggiungere valori superiori a quelli riscontrati prima dell'intervento. Infine è stato osservato che nella tosse il polmone ammalato partecipa spesso a~sai poco al meccanismo espulsivo. Accessoriamente l'A. accenna all'importanza di queste ricerche per quanto concerne gl'interventi sul polmone, permettendo l'apparcchio avanti ricordato di eseguire la respiraz ione e la narcosi sotto pressione o di eventualmente !imitarle ad un solo polmone. L 'introdu zione del tubo in laringe provoca: irregolarità di respiro e della pressione, polso piccolo c frequente; quando il tubo raggiunge il bronco destro il respiro ritorna più ba~o c regolare, l'inspirazione è più lunga che l'espirazione e meno brusca. La pressione massima aumenta ancora di 10 · 15 punti, il polso si accelera maggiormente. L ' introduzione del tubo nel bronco destro detcrmin:l un rallentamento del polso c del respiro e si ha cospicuo aumento della pressione. Le stimolazioni prolungate sulla regione aortica accentuano considerevolmente questi fenomeni. Cessata la stimolazione bronchiale, la tachicardia ( 12<r130) riprende; il respiro va lentamente riportandosi alla norma, la pressione ritorna normalmente molto più adagio. Di tali fatti il più rmpo rtanre è quello della reazione vasomotoria, provocata dalle manovre anestetiche e strumentali. Orbene queste modificazioni wno certamente di grande significato per la funzionalità polmonare, la quale vi trova una stimolazione talvolta molto efficace nelle bronchiectasie, negli ascessi polmonari; per esempio l'aspirazione dei secrcti non è mai sufficiente ad e\·acuare il contenuto della « fossa settica ». Si resta colpito invece dal fatto che nelle ore ed anche nelle giornate seguenti l'intervento broncoscopico l'espenorazione si fa molto più abbondante. l risultati conseguiti dalla broncoscopoterapia nelle forme suppurate devono essere certamente in relazione con questo giuoco di riflessi e di reazioni messi in opera dall'intervento endobronchiak.

S. VtTALE.

H.

V10EBECK .

-

Sulla patogenesi del lupus nasale.

(« Acta Oto-Laryngologica ,,,

fase. 5, 1937). In grandissima prevalenza il lupus ,·olgare attacca la fJccia; su 1200 casi di lupm Forchhamrner ha trovato I'Rr 0 {, di localizzazioni al viso e in queste localizzazioni il naso occupa indiscutibìlmcntc il primo posto: C roe n l'ha trovato nel 74 ·;~ eli c:a~i di lupus del ,·olto. Ebskow nella sua statistica del 19.34 trova il 44 '.'o della localizzazione del lupus sulle mucose e di queste il 92 '}{, su la mucosa nasale. Quando dopo la scoperta del bacillo di Koch, si ritenne il lupus una inoculazione <uta neo-mucosa di esso nelle minime soluzioni di continuo, la frequenza eccessiva dd la localizzazione f:Jccialc si spiegava con lo stato scoperto ed esposto di essa, e quella su l:t mucosa nasale con l'ahiwdìnc della pulizia col dito (dit munuelle Ausriiumung de1 Nase tli Lewandowski). Tn seguito l'm scrva7ione di innesti !uposi nei bambini dopo eruzioni esantcmatkhc, f•:ce parlare di lu pus po~tc<antcmatico. ~l::t la const:Hnionc che tali ammalati presenta\·ano nella quasi toralit.ì anchi! icsioni tubercolari polmonari, g:mgliari od ossee fece pensare alla disseminazione em3togcna e di tale opinione erano i dermatologi. Secondo Haxthausen luce e ,·ariazioni di temperatura cronicamt·ntc a!!cnti su la cute del volto. determinano dilatazioni di capill:ari. inducendo condizioni fa,·orevol i allo sviluppo di affezioni cutanee per via ematogena.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICr\ !Tt\Ll.\NA E STRA:-.:tERA

439

La inoculazione su lla mucosa nasale per via :~ erogena (Gcrbcr) è stata molto discussa e ormai scartata. Rimane la vi:1 ematogena ora indiscussa: ne! caso del l:! locali7.zazione enclonasale si è constatato che è io grandissima preponderanza sul setto e propriamente su la zona di 1\.iesselbach (focus Valsalvt). Le flebectasie di quella regione, a medesima orii,.rine di quelle della guancia e del naso, cioè il freddo, per il rallentamento circolatorio favoriscono le fermate di cariche batte riche e l'attecchimento ed evoluzione in sito. L'A. conclude dicendo che non vede ~!cuna difficoltà ad ammettere come la localizzazione endonasale deve aver lo stesso meccanismo p:Hogenetico di quello per ,·ia emaùa esonasale in contrasto cc>'l qu:mto ,·orre bbero i dermatologi che propendono per la inocubzione <hll'estc:rno. RAFFOl'E.

DERMO-SIFILOGRAFIA

Osservazioni suUa terapia con onde corte in malattie cutanee e veneree. (Atti ddla XXX Riunione della Società Italiana di der-

B. ScoLARI e G. F. CHtALE. -

matologia e sifilografia - Roma, 12, 13, 14 ottobre 1936-XV). La rapida fortuna incontrata da quesro nuon> metodo <.li cura è dovuto non solo ai brillanti r isultati raggiunti in alcuni campi dcii :~ mcdicin:<. ma anche al grande interesse dottrinale che presentano i presupposti teorici che ne propugn:mo l'impiego e che lo co nsiderano come atto a permettere azioni ter::peutiche esattamente dosabili ed es:~t­ tarne nte circoscrivibili ai tessuti e agli agenti patogcni sui ~1uali si vuole agire. Secondo lzar nell'azione delle- onde corte si deve distinguere la componente termica c quella vihratoria, alla quak ultima spetterebbe un'azione strettamente cellulare eJ um o rale, in rapporto con la lunghezza d'ond:~ e con b costituzione chimico-lìsica delle diverse cellule e dci diversi umori. Caratteristiche delle onde corte sarebbero secondo alcurn AA. !a proprietà selettiva e l'a ttitudine alla penetrazionc profouda, integrantisi vicendevolmente, così che le più minute particelle verrebbero int1uenzatc: senza ::zioni mediate ed una specie di ess(: s:1 rebbe influenzat:l in modo del tutto diverso da un':tltra :~ttigu:t. P o ichè caratteristica dclb terapia con le onde corte si vuole sia essenzialmente 1::1 specificità di :tzionc, per ammettere tale specificità occorrev:t 13 prova sperimentale di una loro :nri,·ità biologica indipendentem<.:nte dall'effetto tt:rmico, in qu:tnto quest'ultimo può onmcrsi con l'applicazion<.: di forme di energia diversa dalle onde corte. Tale possibi lità sembrerebbe provata dalle esperienze fatte con l'impiego di deboli campi elettrici, nelle quali circostanze sarebhc:ro stati ottenuti notevoli effetti biologici sulla maturazionc delle uon c sullo ~viluppo di piccoli an imali, su alcuni microrganismi c su determ inate sezioni d ell'economia, ad es. sul ~istema nervoso centrale. A questi concetti però si oppongono le vedute di coloro che tendono a porre a base di ogni attività biologica e terapcutica delle onde corte l'effetto più app:~riscente •he ,-iene suscitate, nei tessuti c cioè l'effetto termico. Premesse queste consiòcrazioni generali, gli AA. riferiscono di aver usato per g li cs pe riment1 di terapia con onde corte un apparecchio di costruzione italiana, munito di d u e ,a]vole termoioniche di 500 Watts ciascuna, con lunghezza d'onda variabile da a 10 metri, nel quale la potenza del circuito accoppiato è indic:na da un :tmpcrometro 4 in radiofrcquenza. Passano poi a descri vere dettagliatamente gli esperimenti eseguiti nelle :~Hezioni cutanee e nell'affezione gonococcica.


RJV!ST.\ DELLA STA MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Per quanto rig unrda le prime, sono stati presi in esame 40 casi di eczema, 10 di der matiti tossiche medicamentose, 4 di psoriasi, 2 di prurigo nodularis, 2 di Jichen ruber pbnus, 2 di lupus eritematoso, 1 d i lupus panio, :; di eritema nodoso, ro d i piaghe da va rici, 5 di acrocianosi, 10 di crpes zoster, 20 di piodermiti, r di lupus vo lgare, 1 di micosi fungoide. Nelle forme acute di eczema l'esito è st:~ro sfavorevole, mentre in quelle subacute e croniche il \·antaggio (; stato evidt nte nelia metà dei casi. Occorre usare una inte nsità sufficiente fin J al primo momento. perchè se questa è troppo scarsa non si verificano mo-dificazioni apprezzabili. La rliminuzione dell'edema, deli'eritema, dr.ll'infiltrato e del prurito si osserva sin dopo la prima seduta e nei casi favorevoli è c0mpleta dopo circa 6-8 sedute. Nessuno o scarso risultato favorevole si è ottenuto nei casi eli dermatite tossica medicamentosa (2 da sali aurei, 6 da arsenobenzoli), in quelli di psoriasi, di prurigo nodularis, di lupus pernio. di lupus volga re, di micosi fungoide e di piaghe da nrici, mentre nei casi di lichen ruber pla nus si ebbe un notevolissimo v::m taggio con riduzione quasi completa dell 'infiltroto con sole 7 sedute. Nei casi di lupus e rite rnatosc :si ebbe, dopo un trattamento piuttosto prolungato, un discreto succesw, che però non fu definitivo, perchè pochi giorni dopo la fin e della

cura si ebbe una rapida ripresa. Risultati favorevoli si sono avuti n<>ll'eritema nodoso, nell'acrocia nosi, ncll'er pes zoste• e in ma niera più spiccata nelle piodermiti, nelle quali sono state sufficie nti appena 2-4 sedute, tranne i n un caso ra.ro di folliculitis et perifolliculitis absce ndes ac suffodiens, nel quale occorsero 15 sedute. Per quanto riguarda l'infezio ne gonococcica sono stati presi in esame 124 ammalati con localizzazioni varie. In un g ruppo di ammalati di epididirnite acuta sono state usate onde di 9-ro m., ma con intensità variabile da 2 a 6 ampères. I risultati sc.no stati buoni nei casi nei quali sono state adoperate onde con intensità da 5-6 ampères, mentre con intensità in feriore si sono avuti risultati molto scarsi. Nei casi di epididimite subacuta e cronica si ebbe a notare un acceler:~mento del processo risolutivo, tranne io quei casi cronici in cui la presenza di un nodulo duro, indolente faceva rilevare uno stato di involuzione cicatriziale ormai molto inoltrato. Nelle prostatiti acute le onde corte hanno avuto un'azione molto favorevole sul riassorbimento dell'infiltrato. Però ne!le forme a carattere flcmmonoso, con notevole e calda tumefazione, molto dolenti aJia palpaziooe, le onde corte non hanno evitato, ma hanno facilitato la fusione purulenta. Nelle forme croniche, torpide, con rilievo palpatorio di un organo bozzoluto, tjuasi atrofico, nessun vantaggio può attendersi dalle onde corte. Nelle artriti ble norragiche i risultati sono stati buoni. Nelle uretriti, concomitanti i casi descritti, le onde corte non hanno esercitato alcuna in fl uenza e così nelle vulvo-vag initi delk bambine, mentre nelle littriti i -risultati sono stati un po' meno scoraggianti. Concludendo gii AA. riferiscono eh<': con la marconiterapia la cura delle derm:uosi si è arricch ita di un nuovo prezioso a usilio, con indica?.ioni e controindicazioni sufficientemente precise. Non è lo stesso nelle infezioni blenorragiche, nelle tluali la marconiterapia, certamente più efficace e profonda della diatermia, riesce ad influire efficacemente specialmente su alcune:: sedi e complicanze, ma non h;:; ::~!cuna diretta azione sterilizzante su1 gonococco. C.-.RJ.UCCI.


RJVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITt\Ll:\NA E STR A:-\ IERA

441

BROMATOLOGIA

- n

D uQUÉNOIS. pH ndl' apprezzamento delle cles Falsifications )), n . 10, seuembrt'-ottobrc 1937)-

PJER.RE

paste alimentari. (" Annales

L'esamc dei caratteri organolettici e la prova di conura per le paste a limentari rappresenta no il mezzo diagnostico più rapido per giu(]icare sulla loro qualità e sul loro stato di conservazione. Questo giudizio, che verrà poi con fermato dall'analisi chi mica, può da sè determinare l'accettazione o meno delle partite di pasta. E' necessario però, secondo l'A., che la prova d i cottura venga eseguita in determinate condizioni perchè pcssa dare dei ragguagli precisi; perciò propone che venga eseguita nel ~eguentc modo: Si riduce la pasta in piccoli pezzi (nel caso si tratti di pasta lunga) e s'introduce in un bicchiere con 100 c.c. di acqua dist. Si porta rapidamente all'ebulliz ionc denotando il t empo di cottura dal momento che l'ebullizione ha iniz io. Onde evitare l'adesione te nace d ella pasta sul fondo del bicchit-re e la formazione di schiuma, l'A. consiglia d i agitare il liquido m ediante un agitatore appena s'inizia l'cbullizione. La cottura è completa quando la pasta si lascia facilm ente schiacciare dall'agitatore contro le pareti del rec ipiente. Si decan ta l 'acgua d i cottura ancora bollt me su d i un filtro a pieghe del dia metro di t6-t8 cm. raccogliendo il filtrato in un cilindro graduato. Dopo 10 m inu ù si legge il volume dj liquido filtrato e si nota il wo gradc, d'i ntorbidamento. La novità proposta dall'A. è rapprestnt:lta più che dalla modi ficazione del proced imento usato per la prova di cottura, da una nuova dete rminazio ne : il pH dell'acqua d i cottura. L'A. consiglia di determinare il pH su 2-3 c.c. del liq uido fi ltrato col metodo calorimetrico avvalendosi dell'uso di 3 soli indicatori c cio~ : bleu d i bro motimolo, rosso d i merile, verde di bromocresolo. In genere però ci si può limitare all'uso dci primi due. P er determinare: il pH si aggi unge una goccia d'indicatore per ogni c.c. di filtrato. 1 ·aturalmen te questo valore è molto a pprossimativo; l'A. però non ritiene nemmeno necessario apportar vi la correzione salina e proteica giud icando che, per gli scopi vduti, i valori ottenuti sono del tutto soddisfacenti. L 'A. applica la tecnica proposta all'esame di numerosi campioni di pasta alimentar e; in una tabella ha raccolto i dati analitici relativi al le determinazioni del pH , del-

l'acidità totale, delle ceneri c dell'umidità. Da questi dati risulta evidente uno stretto parallelismo tra l'acidità ed il pH dell'acqua di cottura; infatti tutte le paste a pH inferiore a 5•4 dànno valori elevati per l'acidità totale (e~pressa in aciJo solforico), oltrepassanti in genere i limiti ammessi, mentre quelli a pH su periore a 5,9 presentano \·alori bassi del l'acidità. L 'A. ha constatato inoltre che il pH del l'estratto alwolico, sul quale si d etermina l'acidità totale, non è che d el 0,1 inferiore a quello dell'acqua di cottura. Eg li r:~cco­ manda l' uso del rosso d i metde come indicatore più adatto per i suoi vi raggi m olto netti. Una pasta dovrà ritenersi molto acida quando il pH dell'acqua d i cottura , inferiore a 5,2, faccia virare il verde di bromocresolo dall'azz urro ai verde, mentre d ovd ritenersi in ottimo stato di conservazione se fa rà virare il bl.t u di bromotimolo dal giallo al giallo-verde. G. ScoTTI.

F.

c.. . RLI SI , capitano chimi.::o farm acista. -

Ricerche sul frutto della Cordeauxia EduUs. (Ge-eb dei Somali). (« Ann. Chim. Appl. >>, "27, 5u4, l9.d ·

L ' A . in una n ota preliminare riferisce sui risultati ottenuti dall'a nalisi chimica qualitativa e quancitativa del frutto della Cordcauxia Edulis (Ce-cb), d icoltiledone appar-


442

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA I:. STRAI"IERA

tenente alla famiglia delle Leguminosc Cesalpinacce, che cresce spontaneamente m tutta 1:1 Somalia media, dallo Scebcli fin quasi al Kogal. TaH frutù, dopo sbucciati, vengono seccati al sole e mangiati crudi o les$ati assieme alle foglie dagli indigeni, i quali bevono anche il liquido Ji color rosso-sangue ottenuto dalla decozione. Tale frutto oltre che proprietà nutritive e tonificanti sembra che abbia anche azione ricostituente. Il sapore e l'odore sono gradevoli (ricordano la castagna) e bene accerti anche al nostro gusto. L'A. si propone Ji approfondire le sue ricerche onde stabilire il valore alimentare Ji tale frutto e possibilmente il suo presunto valore terapeutico. G. Scon1.

CHIMICA G. CHARRIER. -

Guida all'analisi chimica quantitativa. -

Ediztone Chiantore. (T o-

rino, T ip. Vincenzo Bona, 1938-XVI. Prezzo L. 20). La letteratura chimica non difetta di opere del genae, a partire dalle pubblicazioni originarie, rudimentali o incomplete, per sostare a qudle voluminose e classiche - sia italiane e sia straniere - che ci richiamano alLI mente le preoccupazioni inere nti ai nostri studi iniziali. Potremmo anche dire che ve ne siano troppe, in quanto og111i autore ha inteso di svolgere il ponderoso e complesso tema secondo l'indirizzo delle sue ,·edute e quella disciplina di metodo che t: in diretto rapporto della più o meno sostanziale propria competenza specifica. Ma, ciò che importa di mettere subito in evidenza, per il pregevole volume di cui ci occupiamo - il quale rrov::~si ormai alla terza edizione, riveduta e ampliata - si è che l'esimio A. - il prof. Gaetano Charrier, Direttore dell'Istituto di Chimica farmaceutica e tossicologica della R. Università di Bologna - ha inteso di offrire ai giovani studenti un manuale emjncntemente chiaro, dj indole pratica, nel quale sviluppa gradualmente la materia con perfetto ordine e disciplina, riuscendo a farlo in maniera da non affaticar.~ l'operatore o creargli ostacoli imprevisti. E' il sistema migliore, stimiamo, che possa prestarsi egrcgian~e nte a coordinare idee e conoscenze teoriche dei giovani chimici, affinchè siano tradotte in atto, con tutta la voluta esattezza, nelle ricerche sperimentali dell'analisi chimica quantitativa. Il compito dell 'arduo lavoro ~ stato largamente facilitato al prof. Charrier dal fatto che egli è un l\•faestro il quale, oltre alla perfetta padronanza tecnica del vastissimo argomento, dispone del profondo giudizio sulla mentalità dci giovani uni versitari - giudizio affinatosi nei lunghi decenni di insegnamento - ciò che gli ha consentito di stendere un piano di esposizione progressiva, completa, aderente alle finalità propostesi e come non si poteva meglio de~iderarc per la sua utilissima « guida >> nel lavoro applicati\·o. Esaminandone la tessitura generale, si rileva che - dopo un capitolo d'introdu-

zione, in cui spiega i sistemi dell'analisi chimica quantitativa, secondo i due metodi fondamental i: gravimetrico e volumetri<o l'A. passa alla « Parte prima >> e ctoè all'analisi chimic:l ponderale. Ne descrive dettagliatamente le operazioni necessarie: pesata, peso specifico, precipitazione, di ~sociazione elettrvlitica, idrolisi, filtrazione dei precipitati, lavaggio di essi, essiccamento dei filtri ::; loro incenerimento, calci nazione dei prodotti ottenuti, svapora mentO o concentrnionc delle soluzioni; nonchè gli strumenti, apparecchi e attrezzi abbisognevoli: bilancia an:1litica o di precisione. bilancia idrostatic:t, bi la ncia di Mohr- Westphal, picnometro. areometri, crogiuoli speciali, stufe, lampade di


RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALIA!'A E STRANIERA

443

modello vario, essiccatori, forni per muffola, bagno-maria etc.; e, nel parlare delle ricerche o determinazioni basilari c della manualità di e~rcuzionc di esse, richiama con meticolosa cura le attenzioni che non debbono mancare per raggiunsere l'esattezza dei risultati o la precisione nel maneggio degli strumenti e apparecchi. Segue lo svolgimento di numerosi esercizi pratici di :.nalisi gravimetrica, quale applicazione, integrazione o esemplific.tZione dell'argomento tratt:no, che si chiude con un lucido paragrafo sulla tecnica dcll'an:di~i elementare organica massimamente, determin:tzione del carbonio, dell'idrogeno, dell'azoto - mentre si fa :tnche cenno, per quanto gi ust:tmente fuggevole:, ai metodi di microan:tlisi, sorti in questi ultimi anni e ora in pieno sviluppo per la loro preziosa applicazione, tn spccial modo, alla chimica organica strutturistica dei principt attivi naturali. t"clla 11 Parte seconda >•, l'A si occupa diffusamente ddl"analisi volumetrica, a cominciare dalle generalità che ad essa si riferiscono e con la descrizione dci vari recipienti di misura occorrenti per l'esattezza delle ritol;:zioni: palloni e cilindri tarati; pro\·ertc, pipcuc c, particolarmente, burette graduate - che dehhono es>crc della massim:1 precisione - come pure delle soluzioni reattive titolate e degli indicatori, per trattare poi, J>:lrtitamcnte, dci dettagli delle operazioni, ossia dci metodi vvlurnetrici che, fondament:tlmente, possono distinguersi in: metodi per s:nurnione (:~lcnlimetria e acidimetria); metodi per ossidazionc c riduzione (ossidimetria, jodomctria etc.); metodi per precipitazione. Ognuno di tali capitoli è integrato dall'esposizione di molti esercizi pratici appropriati, taluni dei quali specifici per dctcrmmate sostanze o speciale sistema d'inda~inc: idrotimetria (determinazione alcalimetrica delle acque per uso potabile e industriale); titobziooe gas-volumetrica dell'acido nitrico, col nitromctro; determinazione dello zolfo nello zolfo nativo, per estrazione con solfuro di carbonio e conseguente esame della densità della -soluzione. Da ultimo, l'A. ha opportun:~mentc completato il suo m:tnuale, corredandolo di tutti i dati riferentisi ai calcoli delle operazioni; quindi: tabelle, prontuari, tavole di ridu7.ione, rapporti etc., che facilitano grandemente il conseguimento dci risultati del la\"oro sperimentale. Non esitiamo a dichiarare che il \>Olumc del prof. Charricr è sommamente utile, non solo agli studenti che debbono iniziare il corso delle analisi chimiche quantitative, ma anche a coloro i quali, dovendo completare una preparnione per esami o avendo biso;:no di esercitazioni per la pratica profcssion:~lc, sentano la necessità di avere a portata di mano un numero esuberante di esercizi pratici del genere, già s\·olti c, ciò che pilì monta, da potersi seguire con la pilì perfctt:l c assoluta fiducia. A. PAG:-o: IELLO.

--~ .""i;W ~ · --


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINI CHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Oirez.lone generale d.l Sanità militare nel marzo 1938·XVI)

A N Z IO (Campo san. eli m. milit:Jre) + Primo capitano medico MAklO PtASl'IKA: La cura chirurgica delle cùti da t'chinococco del polmone. L'O., d opo aver dimostrato un. caso di cisti Ja echinococco del poln·.cme suppurata ed aperta in un bronco, in posizione parailare, curata con !a freniccexeresi, passa ad illustrare i vari metodi operatori mettendo in eviòcnza i loro pregi ed i loro difetti. Si intrattiene quindi sui metodi della marsupializzazione in due tempi, sui metodi di Antonucci e di Valdoni e su quello del pneumotorace c della freni coexeresi.

+ T enente chimico farmacista GtusEPI'E PoRTELLI: Acque miuaali. L 'O. ha iniziato la conferenza mettendo in evidenza la ricchezza che il suolo italiano ha nelle sue centinaia di sorgenti utilizzate a scopi tcrapeutici; indi si è soffermato sulla formazione delle acque minerali, delle loro propriet?t fisiche, chimico-fisiche e radioattive. Nelle proprietà fisiche si è intrattenuto sulla temperatura e pressione, nelle chimicofisiche ha accennato alla conducibilità elettrica, e quindi alla dissociazione elettrolitica; per la radioattività ha ricordato come in g ran parte le azioni terapeutiche delle acque minerali siàno dovute agli clementi r:~dioattivi in esse contenute. Si è sdfermato più lungamente sulla cosutu7-Ìone chimica delle acque minerJEi cd ha accennato alla classificazione più comunemente accettata. in ragione degli elementi minerali predominanti. Conclude accennando brevemc:nte alle principali acgue minerali d'Italia e alla loro importanza sia dal lato terapeutico chr industriale.

FIRENZE

*

+ Maggiore medico pro f. EooARDO LAMriS: Cougiuntivite primavc1·ile.

Prendendo occasione di un tipico caso di grave congiuntivite primaverile a localizzazione congiuntivale palpcbrale e bulbare, riswntrato in una recluta della classe 1916, l'O., dopo avere svolta la dimostrazione clinica del caso ~tesso, passa in rassegna le \·ane teorie etiopatogenetiche del la forma morbosa c si sofferma su quella oggi quasi uni versal mente accettata e cioè sulla natura anafilattica di essa. Quindi passa ;;d esporre i caratteri differenziali di::tgnostici tra la con giu nti vite primaverile, il tracoma, la congiuntivite foll icolare e le forme flittenulari; mette in particolare rilievo le alterazioni anatomo-patologiche che sono a fondamento della mal:tttia

oculare in argomento e delle altre forme congiuntiva!J sopraccennate. Infine tratta della tenopia e in ispee1e delle ultime prove condotta con l'iniezione di sostanza P. di Oriel.

+ T enente colo nnello medico QutNTILIO VANt--occi. L'O. present::! un r:1ro c:1so di ictiosi diJ /usa totale, in cui solo la cute de lla faccia, dello scroto, del pene e delle superfici palmare e pbntare sono rispettate.


CO~FERE:\ZE E DIMOSTR<\ZIONI C l.IN ICIIE !"EGLI OSPED.\LI

MILIT.\Rl

445

Prospett:l il caso d:1l lato etiologico, anatomo-p:Hologico e tcrapeutico e ricortb le al tre varie forme di ictiosi. Espone inoltre il suo punto di ''istll mcdicv-legalc, a seco11da dci ,·:;ri casi c: dc:l le compli.:::~nze con altre dcrm:.wsi.

*

LIV ORNO • Sottotenente medico TFOBALno Dr SAI\110: Su di un cam di kala-azar 111 ;oggetto malt1rico Cl'onico.

• Tenente medico inc. grado c::~pitano GrusEI'PE P EI'~ : St< di un caso di epilessia Jak.;oniana.

L'O. riferisce e discute un caso di epilessia j:-~ksoniana inizi:tt:Jsi a carico della spalla sinistra c successivamente diffusa all 'arto inferiore con comparsa di att:Jcchi di epikssia generalizzata. Dopo essersi soHermato ~ui caratteri differenziali fra le diverse forme d i epilessia, ' e~mina i sintomi topodiagnostici, in rapporto al le loc:Jlizz.a.-.ioni cerebrali. sia nel campo motOre che ~ensi tivo . P oichè nel caso esposto i disturbi epilettici si erano aggravati con r::tpidità cd intensità e frequenza fu deciso l'intervento chirurgico. che ha fatto rib·:1re la presenza di un rumore cistico, di notevole volume, nella zona rolandica dcstr:J.

MESSINA • T cneme medico RosARIO CATTANEO: Servizio 1g1enl(o profìlattico 111 m m · pagna. Sez ione di disinfezione.

• C:1pitano medico G. BAITISTA F•stCH El..LA. Dimostrazione dettagli:~ta delle mcxlifi..::Jzioni sinura apportate Sl:t :11la costituzione che al materiale e funzionamenti) dclic varie V nità .<anitatie di mobilita-;;ione; creazione e radicale trasformazione di alcune di e~~e. organic:~

• T{;nente medico SEBASTIAI'O h1P1\LLOMI:.:-Il: Servizio sanitario presso i Corpi e le Un iltì ;anitarie di prima linea; Posti di meàicazione; Ambu/an:::a radioiogica . • Primo capitano medico GruSEl'l'E PERRh.:ONE: o.-ped.1le da cam(JO e Unità Sa/11rarie varie; Nucleo chirurgico; Ambulanza odontoiatrica (costituzione in personale e m:~teriale, e funzionamento). • Capitano chimico farmaci sta GwsEPl'~ RICCARD!: ,1gg1essivi chimici; prinàpali mez:::i di difesa e di applicazivue pratica. • Maggiore medico GIOVANNI ZAFFIRO: Sezione di Sanità con dimostrazione prallca del materiale ad eua arpartenente.

*

NAPOLI • Maggiore medico RAFFAELE $QutLLACIOTJ.

L'O. dopo aver descritto un caso di « 1Hasclw·a ecchimotica h capit:Jto alla sua os: scrvazione in persona di un soldato rimasto compresso sotto un carro \clocc :1lle grand1 manovre dell'Irpinia, ne illustra la etiologi:~ c la parogcnesi ancor:! molto discussa cd imprecisa.


446

CO~FERE:'\ZE E DIMOSTR:\ZIONI C l.lNJCHE NEGLI OSPED.\LJ MILITARI

*

PERUGIA • Sottoteneme medico ST.EFA~O M.uzoLA: Lo stato attuale della lotta tlllfl·

tubercolare. L'O. con la competenza che gli deriva dal fano di ricoprire, nella vita civile, il posto di direttore del Consorzio e Dispensario Provinciale Antitubercolare di Perugia ha passato in rapida rasseg ua i vari presidi di lotta antitubercolare, soffermandosi specialmente nell'azione che il Regime Fascista ha svolta e svolg.:: quotidianamente per una totalitaria profilassi antitubercolare attraverso le varie istituzioni all'uopo create, e tra queste in modo speciale. attraverso i Consorzi Antitubercobri ~ l'Istituto Nazionale Fascista della Previd.::nza sociale. Parlando inoltre dello stato attu:Jle delle \'arie formc di terapia antitubercolare, l'O. ha esposto i moderni metodi di cura della tuberC<llosi polmonare, specialmente nel campo chirurgico, mostrando quindi numerosi radiogrnmmi di individui curati e guariti con i vnri metodi.

*

Maggiore chimico farmacista GtoVANNI ZII' t: Definizione e detenninazioni pratiche del Ph.

SA VIGLIANO •

Dissociazione elettrolitica. Acidità totale o di titola7.ione e acidità a ttuale. Legge sull'azione di M<tssa di Guldberg e Waage. Misura della dissociazione dell'acqua. Predo· minio di ione H + e caratteristiche dell'acidità. Predominio degli ioni CH- e caratteristiche dell'alcalini tà. Retrocessione della dissociazione (effttto tampone). Rappresentazione della concentrazione idrogenionica a mezzo del simbolo Ph. (Sorensen). Neutralità Ph = 7; Acidità Ph da o a 7; Alcalini tà Ph da 7 a '4 · Metodi colorimetrici per la dete rminazione. del Ph. Metodi elettrometrici per la determinazione del Ph. Dimostrazioni prntiche: determinazione cl<.:ttrometrica del Ph di un'acqua, di un campione di urina, di un campione di latte, usando un elettrodo al chinidrone. • Maggiore med ico OsvAU)(} DnFtl'O: Morbo di Reynaud. L'O. presenta ed illustra brevemente un caso clinico eh<> riveste unn certa rmportanza sia dal lato etiopatogenetico, sia dal lato diagnostico. Il 26 gennaio u. s. fu ricoverato in ospedale un soldatv il quale riferiva che, trovandosi a Cuneo per un corso di dattilografi:~ il 15 dello stesso mese di buon mattino era sceso a lavarsi le mani alla fontana che si trovava nel cortile della caserma. Aggiungeva che mentre stava asciugandosi ave\·a avvertito senso di formicolio e di raffreddamento intenso e intorpidimento alle due ultllne fabngi delle dina di entrambe le mani, e notò che queste estremità erano divenute pallidissime. Del disturbo non fece gran caso e si recò al corso di dattilografia, ma si accorse che le dita avevano perso il senso del tatto c i dolori si erano accentuati. Nella notte le ultime due falangi delle dita divennero cianotiche, comparvero dolori a carattere accessuale e il p. notò delle chiazze ncrastre su Ila regione volare della f<llangetta. La sintomatologia dolorosa potrebbe far pensare trattarsi del Morbo del Buergcr, anche questa forma morbosa talvolt:J appare bruscamente accompagnata da dolori vivissimi e può avere come caus3 occasionale 3nche il freddo, ma generalmente in primo tempo colpisce una sola estremità e non ha nessuna tendenza alla regressione, mentre invece nel caso in esame si ebbe un notevole miglioramento durante la breve degenza in reparto. L'O. ritiene che si possa escludere il congelamento, perchè questo è dovuto in genere :.~ll'azione prolungata del freddo, mentre il p. si espose per breve tempo ad


CONFERE:>;ZE E DIMOSTRAZIONI CLINICI-lE :-JEGLI OSPED.\LI MIUT:\Rl

447

un'azione pcrfrigerante; i dolori poi da congdan:ento mancano in primo tempo e non compaiono con caratteri acccssual,i, Ritiene piuttosto trattarsi del morbo del Reynaud, s ia per la simmetricità ddla lesione sia per la sintomatoi<Jgia con cui si è presentata e che contrassegna appunto tale malattia : pallore, raffreddamento e poi cianosi delle dita, formicolio, intorpidimento ed infine dolori acuti e chiazze necrotiche sulle falangi terminaii. Illustra brevemente il meccanismo di azione eli quest:: forma morbosa, dovuta a spasmo vasale per irritazione dei nervi vaso-costrittori, dice come essa riconosca sempre come fattore fondamentale una speciale suscettibilità morbosa del simpatico c come fattore occasionalc il freddo intenso. Conclude indic:ando qu:1le ne è la cura e quale la prognosi.

VERONA •

Maggiore mc<!ico

r.NRICO

*

M o RINO :

Un

Ca1SO

di memngue purifonne

asettica.

L'O. riferisce su un caso di meningite puriforme asettica di origine otitica mani · fwatasi in un militare ricoverato al Reparto specializzato guarito in seguito ad antroatticotomia. Cogl ie l'occasione per riassumere la sintomatologia clinica <· sopratutto i uni di laboratorio sul liquor nelle reazioni meningee puriformi, sia di origine otitic:l che da 3hri fattori ctiologici. Insiste sul precoce intervento chirurgico ampio c completo al primo accenno di f~:nomeni n elle otiti medie suppurate, completato con aucguato trattamento post·opera· tivo e da cure mediche con iniezioni endoveno~e di urotropina. • Set·vizio sanit.ario militare presso i Corpi in rapporto alla ,·pecialità otorinolaringoiatrica dal lato medico-iegale e terapeutico con speciale riguardo alla chiamata dei milit<~ri idonei ai servizi sedentari.

L'O., riferendosi ai militari chiamati alle armi perchè assegnati ai servizi sedentari per infermità ed imperfezioni nell'ambito della specialità, espone i seguenti concetti direttivi per l'opera dell'ufficiale medico di Corpo: a) dal lato medico-legale : provvedere all'invio in osservazione dei casi di malattie specialistiche dei militari giunti alle armi, che non l'avessero ancora subìta, per accenare, anche per finalità giuridiche e medico-legali per eventuali future pratiche di causa di servizio, la loro incondizionata o limitata idoneità al servizio militare. Al riguardo passa in esame rapido i vari articoli dell'Elenco A concernenti le malattie in paro~ a; b) dal lato terapeutico: attuare accurata vigilanza sugli otorroici assegnati ai r~n·izi sedentari di cui, secondo le recentissime disposizioni come per quelli di altre

infermi tà, dev'essere tenuto al corrente un elenco nominativo. Consiglia che, a parte ogni altra occasione, tale opera l' ufficiale espl ichi nella medicazione quotidiana da farsi per tutti gli otorroici in ora determinata del pomeril(gio. Dà norme pratiche per tali medicazioni cd uno sguardo in genere alla pur modesta, ma utile e preventiva terapia delle forme specialistiche presso i Corpi. Insiste sul pronto ricovero delle forme otorroiche sospette di complicazioni, delle quali rias· sume i sintomi più facilmente ri[evabili da tenere sempre presenti.

+ Primo capitano medico SALVATORE SciORI NTC: Pu.<tola vacdnica de/ bordv pal· pebrale da autoinnesto.

L •o. presenta un caso eli pustola vaccrmca dci bordo palpebrale da automnesto accidentale, soffermandosi a nche sulle :1lterazioni oculari nel vaiolo.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -- Direzione cent;:~ l c ddla Sanità militare marittima. Ministero d.:lla Marina, Roma. Anno XLIV, fase. 1-IJ, gen naio-febbraio 1938-XVJ.

La Tet·za: A proposito di un episodio epidemico di disst:ntcria bacillare a Vari· gnano (luglio 1937). Pontrandolfi: L'infiammazione a..:uta della ghir.ndola tiroide. Di Giuseppe: Contributo allo studio della linfogranulomatosi maligna. Sorge: Diciotto mesi di servizio ne! reparto dermocdtico dc!l'osped<!lc militare marittimo di La Spezia.

Bulletin Intemational des Services de Santé des Armées de terre, de mer et de l'air. - Pubblicato dall'(<Offìce Intern:~tional de Documentation de Médecine Militaire ». Liegi (Belgio). N. 2 , febbraio 1938.

8.. Sessione di Ccnferenze del Comitato internazionale d i Medicina militare (Lussemburgo, 1·4 luglio 1938). De Cilleuls : I miglioramenti recentemente ::~pportati all'igiene delle caserme francesi. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di Documentazione di medicin;~ militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche militari. Bib!iografi:t medica militare. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Mi nistcro della guerra, Buenos Ayres, anno XXXVII,

gennaio 1938.

Lago'!'m·sino, l?.occa e Dal Lago : Un caso di osteosi: condensante monomielica scgmentarra. Bacigalupo : La eritro-sediment::zione nell"anthilostomìasi. De V edia: Considerazioni sulla diagnosi e sulla cura dd la ~i filide nell'esercito. Staudt: Sui compiti della disinfezione nelle malaujc contagiose. Maz-::a: Gruppi sanguig ni. La trasfusione del sangue c suoi accidenti. fensen: Aspetti ncurofisici dell'esame medico degli avi:nuri. SchiatiOne: Identificazione del b~cillo di Lofflcr presso le truppé. BELGIO.

Archives Belges de Médedne Militaire. -

Redazione: Ospedale militare, Licgi. N. 2.

ft·bbraio 1938.

Vanderveeren: I sali d'oro nella cura Jclla tubercolosi polmonarc. CECOSLOV ACCHlA.

Vojenské Zdravotnické Listy. -

Orga no scientifico dci medici, veterinari e farmacisti militari cecoslovacchi. (Redazione: Praga, Bubenes. MNO. . Zdrav. oddoleni). Fascicolo 6, 191 7·

H ora: Sulle maschere antig:1s per bambini. T omsik: Risultati della schiascopia duran te i! reclut:uncnto del 1936.


RIVISTE MEDICHE MlL!T:U U

449

FRANCIA.

Rtvut du Strvict de Santé Milltaire. -

Direzione del servizio di sanità, Minist<'ro della Guerra, Parigi. Fase. 6, dicembn:, tomo CVII, '937·

Bouissou: Sulle funzioni del medico addetto a l 4 r• ufficio Jdlo stato maggiore ( \·ettovagliamento, sgombri, trasporti) di un esercite· in campagna. Poirù:r: Il servizio sanitario di un corpo d' arm:ua in combattimento. Il X corpo d'armata a Charleroi (agosto 1914). Schickelé: L'aviazione sanitana ncll'Afric;J del Nord e nd Levante durante il 1936. d es Cilleuis: LI servizio sanitario nella battaglia di Fontenoy ( 11 maggio 1745)· Bouissou: Temi di esercitazioni pratiche sul funzionamenro del servizio sanitario in campagna. Sabrié: La 7" sessione dell'Ufficio internazionale di documentazione d i medicina militare. Poirier: Le Giornate internazionali della Salute pubblica e le Giornate di igiene, medicina e farmacia militare (Parigi, 1- 10 luglio 1937).

GERMANIA.

Der Deutsche Milltarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare ddl' esercito, della marina e dell' aeron<~utica, Bureau der Medizinischen Rcferantcnblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 2, febbraio 1938.

Franz: L 'Ispettore della Sanità militare. Kittd: La formazione dell'ufficiale medico. Sauerbruch : Essenza e trattamento delle ernie diaframmatiche traumatiche. Brekenfeld: Sull'azione dci mezzi di sostituzione del sangue:: nelle emorragie. Fiury: I problemi tossicologicì basilari degli aggressivi chimici. N issen: Sui disturbi gastrici nella tubercolosi polmonare e loro trattame nto. Schreiber : Il laboratorio batteriologico da ca:npo. Mauss : Gli edifici sanitari annessi nei nuovi ospedali militari. Schroder: La costruzione degli ospedali per le forze armate. Handloser : Il servizio sanitario militare nelle manovre dd 1937. Napp: Il servizio dì assistenza volontaria dei malati nelle forze armate.

GRAN BRETAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps. Ltd. Londra. Fase.

II,

Edito da John Baie. Sons nnd Danidlsson.

novembre 1937·

Lesiie: Il servizio sanitario in Palestina. H are: Requisiti otologici per l'idoneità nl scrv1z1o nell'esercito regolare 111 tempo di pace. Monù : Alterazioni intrinseche dell'articolazione del ginocchio. Wì/1: Rilievi su alcune condizioni organiche associate a malattì:.t mentak·. Mackenzie: Il libro di bordo dd veliero « Osprey 11 (<·ontinua::;ìone).

PARAGUAY. Revista de Sanidad Militar. - Giraduria de la Sanidad Militar, calle sargento Duré, 339· Asuncion. Fase. 95·9<i, novembre-dicembre '937· Gonzalez e Oliveira y Si/va: L1 leihsmaniosi nella guerra del Ch:Ko. Gagliardone e Miranda: Sulla craniectomia per lesioni cranio-cerebrali. Rivarola: Breve rassegna statistica delb lebbra nell'esercito del Paraguay. i -

Giorno/e di mcdici11a militar<".


RIVISTE MEDICI-IF. MILITi\ Rl

450

POLON IA.

Lekary Wojskowi. -

Organo degli ufficiali del Servizio ~anitario. Centrum Wyszko!t:nia ; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 1. 1 ° gennaio 19,5!l.

Paw/oski : Il soccorso chirurgico durante il combattimento delle unità motorizzate. Missiuro: Fisiologia degli esercizi fisici (continuazione). Bong: Gli esami radiologici nella lotta contro la tubercolosi nell'esercito. Krajewski: Affezioni degli organi interni e lesioni della colonna vertebrale. Szafran: La questione della profilassi stomatologica nell'esercito. S$ymczyk: Sulla ricerca del vetro negli alimenti e nelle visceri. Gozdzik: Il colera nel 1831 nel regno di Polonia. Markow;ki: Impressioni di ,·iaggio in Italia e nel Marocco.

Polski Przeglad Medycyny LotnicZeJ. -

Bollettino trimestrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Varsavia. Tomo VI. n. 4, 1937.

Ft·gler e .'vlodzeleruski: Sulla respirazione in aria rarefatta. Sikorski: Osservazioni sull'organo dell'udito e sua protezione nel personale navigante. Sawicz. Artropatie reumatiche nel personale navigante. Kolacinski: Paracadute per osservatori dai pallonj. Fiume/: Resoconto di un viaggio negli Stati Uniti. ROMANIA.

Rtvista Sanitara Milita.ra. -

Redazione e amministrazione: Ospedale Militare « Regina Elisabetta ))' Bucarest, F:uc. Xl, novembre 1 9~7 .

Ote/egu: Considerazioni sulla profilassi della difterite. La vaccinazione antidifterica. Dumitru Zamfir, Stefan t: Con st. lamfir : Considerazioni su un caso di tachicardia parossistica infra-nodale. Nicolescu Victor: Considerazioni sul plasmocitoma congiuntivalt>. N ichita: Le lesioni traumatiche d ti menischi del. ginocchio. Porumbaru: Stenosi post-traumatica dell'intestino tenue complicata con erma delle anse da una breccia mesentcrica. Fuiorescu Nicolae: Considerazioni sull'ematoma dtl setto nasale. Arama Ocrav. c Lupulcscu /oan: La prognosi della paralisi generale progrcssi-·a Jopo piretoterapia malarica e non malarica. Considerazioni medico-militari. Pascule.<cu Teofil: La miosite ossif.ficante traumatica. Vasilescu Aurelian: Un caso di nei pelosi a zone. Suciu Petre: Sull'industria delle materie coloranti e del pecrolio 10 rapporto alla g uerra chimica. RUSSIA.

Voenno Sa.nitarnoe Delo. -

Gosudarslwcnnoe, isd-wo. Mosca, n. 10, ottobre 1937.

Kravtcenko: Il servizio sanitario sulle navi da guerra. Scetov: Il servizio sanitario suJie navi tla guerra durante il combattimento. Krivosiein e Sandler: Circa il mal di mare. Siusin: Mezzi preventivi contro i disturbi (il cosidetto mal di montagna) cw possono andare soggetti gli aviatori durante i voli ad alta quota. Georghievsky : l lazzaretti militari c la preparazione del relativo personale. C hitler: l problemi dcll'organiz7nione moderna del servizio sanitario militare.


RIVISTE MEDICHl':. MI LIT:\ RJ

451

Pallak: L'uso d egli occhiali nel pcrson:tle di truppa per diminu ire il numero de i riformati d i )e,·a per difetù visi,i . Nicolaev: L 'uso dell'apparecchio << Clyton ,, per la disinfezione delle navi da guerra. Bersi n: Il trattamento dell'asfissia da traum:t.

STATI UNITI.

The Military Surgeon. ·- Army Medicai Muscum and Library. Washington, \·ol. LXXXJ, n. 2, febbraio 1930. Fairban k: Alcuni aspetti dd la moderna cdontoiatria. Cottie: Il servizio sanitario nella Marina. Bennie: Malattie cardiova~colari nei ncuropmici. Daven port: Il reggimento di sanità. Bowen : li 5" Congresso inrcroazionale di mal:~ri o log i a. French : Su alcuni casi di dermatosi tossica vcrificatisi nel 1<}37 al forte Washington. Milosh Kasich: Il programma di addestramento dcll'8" reggimento di s:tnità. Hoagland: Le nevriti da siero . Bainbridge: R elazione de l 9" Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare.

UNGHERIA.

Honvédorvos. - - Rivista sciemitica Jegli ufficiali medici ungheresi. Butl:~pest, JX Gyali 17. Fase. gennaio-febbrnio r938. Németh: La colorazione vi tale e ~ue applicazioni diagnostiche . .\tfolnar: 11 problema igienico-sociale della cura conservativa e prot<::tic:t dei denti.

--"'=" ~-'>-----


NOTIZIE

I nostri Caduti per l' Impero• . .fudn: Italia ! · ti offriam o SI."IIZtl pa11ro

.<~nzo

t:

ltr nostm vito

t'

rimpianto

lo nostm m ort~. M VSSOI. ISI.

Nel Bollettino n. 31 o cl glorioso Albo dei Caduti nell'Africa Onentale l t.1liana ~· segnato il nome del capitano medico Angelo Palmiotti fu Giuseppe, da Ravenna, pe· rito nello scorso marzo durante lo svolgimento di operazioni di poliz ia.

Un' altra nostra Medaglia d" Oro. Con R. Decreto in corso di pubblicazione è srara conferita alla memoria dd c::~po· manipolo medico Luigi Chiavellatl, del IV battaglione CC. NN. del 1° Gruppo battaglioni (Generale Dia manti), la medaglia d'oro al valor militare in commutazione di quella d 'argento già concessa. Eccone la motivazione: << Capomanipolo medico di un battaglione CC. NN,, si prodigava durante lo svol· gimento di lungo ed aspro combattimento nella cura dei feriti riuscendo a farli traspor· tare lutti al posto di medicazione ed alternando la sua opera pietosa di medico con l' azione di combattente. Nel momento più critico della battaglia, mentre sulla linea del fuoco medicava una Camicia Nera gravemente ferita , cadeva colpito a morte riconsaerando col sacrificio della vita la sua fede nei destini della Patria. « Fulgida figura di medico e di combattente Italiano. - Mal Beles·Paaso Uarieu, 21 gennaio 1936-XIV >>. Il capo mampolo med ico Luigi Chiavcllati nacque a Terni nel 1902; a 18 anni abbandonò la scuola per parteci pare all'impresa d i Fiume dove rimase ferito nelle giornate del <<Natale di ~a n gue >', guadagnandf)si i galloni di caporale. Iscritto al Partito sin dall'aprile 1920 fece parte delle squadre d'azione fascista, partecipando alla Ma rci:1 su Roma. Laun:Jtosi in mcdiò11a, orestò servizio militare nell'Esercito come sottotenente • medi co c congedatosi esercitò la professione in Foligno do,·:: ricoprì le cariche di Segret;;~r io poli tico ed altre varie, Anima ardc me di s<luadrista e di legionario fi umano, spirito profetico delle nostre riYendicazioni africane, partecipù vc iont:oriamente alla conquista dell' Impero, spinge n dosi sempre con le Camicie N e re sulla linea odia b:maglia. La bella morte sul campo lo colse d:~ prodc mentre ::~correva là dove più sanguinosa era la mischia, riconsacrando con l'offerta suprema d rllJ \'ita. b su:> fede purissima nei c!t:stini del la Patria e nell'alta missio ne dd medico italiano. E ' tlucsta la seconda Medaglia d'Oro al \'.1lor militar:: conces~a aè u(fìciali medici per la ca mpagnn J cll'l rnpero. La prima fu tiecretn ta a lla .11emoria del sottotenente med ico Enrico Muricchic per gcsua d i lcggeno:lrio :;rdimcnto c per l'eroica morte incon tr:Jt:l nel tom hattimento di Mon te Dunum del 19 m:1ggio 1936-XIV (v. fase. V, 1937-X \ · , di questo g iornale').


NOTIZIE

-l-53

S. E. il tenente generale medico capo Luigi Franchi. ~el Giornale milittm: ufficiale del 10 rr.;trzo c. a. (wc.

153) è riportata la legge n. 2400, in conversione del R. decreto-legge 28 aprile 1937-XV, n. 708, col quale fu conferita al tenente generale medico cav. di gran croce Luigi Franchi, all'atto del suo collocamento in ausiliaria, il grado onorifico di tenente generale tTtedico capo e il rango di Eccellenza, in riconoscimento delle benemerenz:: 3cquistate. quale Direttore generale della Sanità militare, 11ella preparazione c nell'amministraziOne centrale sanitaria della guerra di Etiopia. La stessa Eccellenza il 18 marzo c. a. è stat?. chiamata con brill.mtc votazione .a far parte. come Socio ordinario, della Reale A..:cademia di Medicina di Torino, in considerazione dell'opera svolta per oltre 4c' anni nella Sanità militare e particolarmente nell'ultimo periodo bellico. Siffatta distinzione torna ad onore del Corpo sanitario che: Yedc con particolare compiacimento l'assunzione del suo illu~tre Generale in quella stessa gloriosa Accademia che fu creata da Alessandro Riberi. il geniale innovatore della Sa11ità militare c fondatore del nostro periodico. In queste felici occasioni ci è grato porgere a S. E . il gen. Franchi le fdicitnioni ed il memore salmo augurale del Giornale di medicina militare, giù da lui diretto con i più fervidi e fattivi propositi.

Vacdnazioni dci militari col « vaccino misto formolato T. A. B. Te. ». In data 9 marzo c. a. il Ministero della guerra (Direzione generale Ji sanità militare) ha diramato ai Comandi di Corpo d'armata la seguente circolare n. 276 Ig.

Questo Minùuro l: vt:nuto nella determinazione di provvedere all'immunizzazione dei militari dell'Esercito oltre che co11tro il vamoio e Je infezioni :ifiche e paratifiche. anche contro l'infezione tetanica. Tale provvedimetJIO liiene a rù:otlre importanza profilottica che non si limita al periodo di tempo del servizio mi/um·e, ma si riper,·uotc dopo il congt:do 11t:lle contingenze della vita civile di quei cittadini più particolarmente esposti a ripot·tare ferite i11 occasione di lavoro, dato che la f!rcte'Zio•Je contro l'infezione tetaniw conferita con la ~·accinazione predett.J si protrae a lungo. Si è pertanto proweduto a far p1eparare un vacci!lo misto wmposto di anatoJSÙJa trtanica nello quale sotJO contenuti in so.<pensione germi uccisi del tifo, del parati/o A e dei parati/o B. Più precisamente, ogni centimetro cubico di anatouina tetanica contiene in sospensione : 500 milioni di bacilli deL tifo, 375 milioni di bacilli del paralljo A e 375 milioni di btJcil/i del parati/o B. Questo tipo di vacàno denominato: <<Vaccino misto formol:no T. A. B. Te. >l , so.uituisce d'ora innanzi, a cominciare dalle vaccinazioni da IJmtimre al/e redute della claHe 1917, l'tdrovaccmo formotato antitifico sinom rmpiegato ncllt: !lllccinazioni dei militari di tutti gli ,.·t:ti de/J'E.<emto, Norme tecniche pc~: l'esecuzione della vaccinazione con il \'accino misto formolato T. A. B. Te. - Le vat:cinazioni c~n il vaccino predetto dt:bbono <Wt:rt: e;eguzte mediante iniezioni da praticare nel sottocutaneo delle regioni pettomli, a distanza di I 5 g iorni l'una dall'altra, con le dosi appresso indicate. L1 stcriiizzazione delle siringhe c degli aghi per eseguif'e le iniezioni predette deve farsi c·on /'l'lolliz ione. Lo cute .<ariÌ


454

~OTIZ I F.

disinfettata con tÌnlllra di iodio. La fiala del wcCÌWJ dt:ve essere agitata energicamente prima di aspirarne il contenuto. Il vaccino d:·vc: e;serc miettato lentamente nel cellulare sottocutaneo, evitando di iniettado nd chnna I'J nei mugoli. Qualora, dopo l'infissione dell'ago nel ceiiHiarc <oltocutanco, defluis.;e sangue ndla <iringa, occo.,-e cambiare il punto d'infissiollt: dell'ago stC.iSv, per e-vitare di wiettar·e il vaccino in qualche ramo venoso. Non devesi prmtcare ma~·saggio nel puntO d, inù:zione. l militari vaccinati deb · bono essere tenuti a riposo per 48 ore dopo ctascuna inie-::10ne. Le dispense dalla vaccinazionc• in parola, per en:ntualt condizioni di 'naiattia, saranno conceue dietro parere ddl'ufficiolc medico dingente il .<ert11Zio .ranit01io del Corpo o reparto, .:eco,;do le t/Orme COIJ>'U(!IC.

A .reco11da f'OÌ dei militari da vaccinare, dovr,tnno esser:: OJ·servate le .rcguc•llfi altre norme: 1) Reclute. - Contemporaneamente alla va(·ctnazionl' antivaiuolo.ra l~ rcdute saranno sottoposte alta p1hna iniezione di cc. 1 di vacàno misto formo/aro T. A. B. T e. A dùtaw::a di 15 gio1 n i, umì loro prat1cntt1 la u·ronda iniezione di cc . 2 dello stei;o vaccino e dopo altri L 5 giorni la terza iniezione di ,·c. 2 . Nd ca.ro che. per ragioni spt'ciali, in qualche militare 110n si pctesse procedere nello ste.rso giorno all'esecuzione della uaccinazione antivaiuolosa e della prima iniezione di vaccino misto, quest 'ultima dovrà essere praura ta dopo almeno 1 0 giomi dalla vacri· nazione antivaiuolosa. 2) Mi litari della classe anziana. - l militari dd/a classe an::.iana (falla pe1ò eccezioi/C di quelli attualmente alle armi che, com'è noto, debbono essere rivaccinati con l'idrovaccino formolato an:itifico T. A. B.) .raram1o rivnccmati. ncli'epoca che .aabilirà d , anno in a.•mo questo Ministero, m f'diantt due iniczio11i di vaccino mi,·to formolato T. A. B. Te. a distanza di 15 g10rni /';ma dall'altra, delle qu Ai la prinw di cc. r e la seconda di cc. 2. 3) Miliwri con tcnm: p\:rm<Jncnti. -· l militari cou f.:rmr: permanenti (suttuffi· ciali, CC. RR ... musicaliti, ecc.), dopo essere Jlt'lti pc1 i pnmi due anni di serv1zio militare sottoposti alle v~tccmazio11i e riwc.i1103ioni presaitte pr:1 le reclute c per gli anziani, di cui ai 11n. 1 e 2 precedenti, debbono c.rscre in .<cgui:o rivaccinati ogni 2 anni, .;Ùzo a che abbiano compiuto il 45" anno di età, con due iniezioni di vaccino misto formolam T. A. B. T e. a distun-::a di 15 giorni l'una dall'altra , delle• quali la prima di cc. 1 t' la .<econda di cc. 2. Quelli tra quc·sti militm·t che hanno subito fu vaccÌ!rnziunc e rivaccinnzione con l'idrovacdno formo/aro T. A. B., .;m·anno ugu.;lmt:ntc d'om in avanti rivaccir;ari ogni 2 anni col nuovo wàcno mi.•to formoiatc T. A. 13. Te. ron le steJSe dosi tc.<tè indialle a riguardo degli altri militari con ferme permauenti. 4) Allievi uflici;~l i di complenwnto. - Gli alli~·vi ufficiali di compleme111o dr:i corsi normali, all'inizio dei cors1 st-~ssi saranno sottopo..-ti al mr:duimo tratlamento vaccinnle indicato ,t/ n . 1 per le re-clute. Gli allievi dà t·orsi .,/lievi ufficiali per .<tudcnti univa;itm i della M. V. S. N. ,amnno souoposti all'iniz1o del P'-'riodo r.rplù:ntit;o solamente alle 5 inie~ioni di vaccino mùto formolato T . A.. B. T t . a rlwuwza di 15 giomi l'una dall'altra (lr. 1 ~ di cc. 1 , la 2~ e la 3' di cc. 2 cia.'Cillltl), d tt/o che, secondo le duposi:::ioni vigt:nti. c.rsi vengono 11a<·· cmati contro il vaiuolo n ,·ura degli u/ficiafi medici della M. V. S. V. prima di essere inviati a frequent'lre il {Jt'"Ìodo .!ppiicativf.J. 5) Allie,·i delle acc~demic: mil itari . - CH allit:vi delle acc1;a'ernie militari, all'ini· zio d ci corsi del primo an11o, somnno sottopo.<ti al medaimo trottame•1to vaccina/e indicato al n. 1 per le rcdutc. All'inizio dei corsi del secondo annt• dov1anuo essere rivaccinati mediante 2 tlltezioni di vacci•10 mi:;to formolato 'f. A. B. T e. (la , ~ di u. 1 e la 2a di cc. 2 ) a distanza di 1 5 giomi 1'11na dall'altra. Gli tJlllevi che attualmente frequentano i coni del primo


NOTIZIE

455

anno e che quindi sono stati già vaccinati con l'idrovaccìno formolato antitifìco T. A. B., nl'i prossimo autunno alrinizio dei corsi dd 2" anno mbiranno la rivaccinazione con 3 iniezioni di vaccino misto formolato T. A. B. Te. (la 1• di cc. 1, la 2" e la 3' di cc. 2 ciascuna) a distanza di 15 giomi l'una dall'altra. 6) Allievi delle scuole militari. - <Jli allù:vi dd/e scuolt: m ilitari saranno vac· cinati con ie stesse norme e modalità indicate a! precedente 11. ·5 per gli allievi delle accademie militari, compresa la clausola riguardante gù allievi che frequentano attualmente i corsi del primo armo. Dovranno Jolamcnte e.rs.er,: modificate le dosi delle singole iniezioni di vaccino muto per gli alliev: di etlÌ inferiore ai 17 anni, nel modo seguente: Ì • 10 di cc. invece di cc. L, e cc. 1 e 1 1 2. invece di 2. Le direzioni di sanrt::t di corpo d'armata debbono vigilare attivamente sulla esecuzione delle vaccinazioni tli cui trattasi e curare cht: sia tenuto esatto conto, pa ciascun vaccinato, del grado dt reaziom: sia Jocaie ··Ile generale secondo i noti criteri in vigore. Il vaccino misto formolato T. A. B. Te. occorrente sarà fatto afliuire di volta. in volta da questo Ministero ai vari stabilrmenti !anitari .•econdo le ,·ichieste clu: inoltremimo le direzioni di sanÌJ'<Ì dipendenti. l comandi in i11dirizzo sono pregati di vola di;porre in cOtHeguenaa . Il Sottosegretario di Stato A. PARlANl

Bollettino del Corpo sanitario militare. Cor.CNNELLI MEOI CI. MousANl A lfredo, mi nistcro fìnanle. - In data 12 novembre 1937-X VI è nominato membro con l'incar ico di presidente della com missione medica superiore per le pensiorù di gue rra. MonESTINI Paolo. In data 5 marzo 193ll-XVJ ;:-essa di essere destinato presso il comando del corpo d'armata di Roma per incarichi speciali cd è incaricato delle funzioni eh ispettore di sanità militare per la zona di Roma. TF.NIONTI COLONl"ELLI MEDIC'l.

D' AccARDO Salvatore, direttore ospedale militare Palermo. -

Cessa d i far parte

della commissione medica per le pensio ni di g uerra Udine. MAGGIORI MEDICI. Gv.J'NOTTt Dino, ospedale ;nilitare Udine. - E' nominato membro supplente della commissione medica per le pensioni di guerra di Udine. VITALE Nicola, ospedale militare Torino. - In data 1" settembre 1937-XV, è nomi nato membro supplente della commissione m ed ie:~ per le pensioni d i gue rra Torino.

PRnll CAPITAì·lt MEDICI. FisCHETTI Giuseppe (ora maggiore), ospedale militare Bari. - In data 9 scltembre 1937 ·XV, cessa Ji far parte delh1 commissione medica per le pensioni di guerra Catanzaro. MANZELL.A Giuseppe.:, ospedale militare T rento. Cessa di far parte del la Commissione medica per le pensioni di guerra Trento. PERRIN1 A ngelo, ospedale milit~lre Trento. - [n data 2r settembre I9.u-XV, cessa di far parte della commissi.one medica per le pension i di guerra Trento. MAGGIO P ietro, ospedale militare Chieti - E' nommato membro supplente Jdla commissione medica per le pensioni di guerra Chie.ti.


~OTIZIE

CAPITA~!

MEDICI.

SCALZI Carmine, ospedale militare Catanzuo. - Cessa di far parte clelia commiS:,ione medica per le pensioni di &ruerr;; Catanzaro. MAIRA Cesare, R. corpo truppe coloni:Jii Eritrea. - In dat:J n m;")ggio 1937-X V, t: nomimto m embro suppìente della commissione medica per le pensioni di guerra Torino. MAIRA Cesare, R. corpo truppe coloni:Jli Eritrea. - In data 1° settembre 1937-XV, cessa di far p:1rtc ddla commissione medica per le pensioni di g uerra Torino. CAMPANELLA Arngo, 6r" fant. ··- In data 21 settem bre 1937-XV, è nominato m em· bro supplente della c:ommissione medica per le pensioni di guerra Trento. GARZIA Lorenzo, infermeria presidiaria Trento. - E' nominato membro supple nte della commissione medica per le pensioni di gurrra Trento. T ENENTI MEDICI. FISICHELLA Pietro, 53" fant. trattenuto in servizio limitato . In data 14 dicembre 1937-XVI, cessa da talt> posizione perchè idoneo al servizio milita re incondiziom~to.

Uf.fzciali fuori quadro.

T E:'-IE:-rl"l C(JLONNELLI MEDIC I. LovAGUO Rocco, dirctrore ospedale militare Brescia. - E' nominato membro effettivo della commissione medica per le pensioni d i guerra T orino.

Uf jiciali fuori orgmuco. !VUGClORI :\IEDICI. SoGNO Armando. - In da ta 29 ge nnaio I938-X VI, è collocato m ausiliaria, per età, con an z ianità 31 marzo 1923-l. PRIMI CAPIT:\;•11 :\IF.niCl PROMOSSI MAGGIORI.

Con anzianùcì 1° lt~glio 1937-XV : DE Nu~z10 Francrsco, comando distretto F oggia. CATTANEO Achille, id. id. Bergamo. PACILLI Alfredo, id. id. Foggia. Bucc1 P aolo, id. rd. Trieste. VEruscHr Pasquale, richiamato in ser v1z1o, ospedale Bologna . - Come contro. C ARIMATI Giuseppe, ::ornando distreao Milar10 I. SuRACI Bruno. comando distretto Milano I. MAGN INI Enea, richiamato in servizio ospedale Perugia (membro effett. comm. 1m·d . pens. guerra P<.rugia). - Come sopra. RoNCA Gaetano, comando distretto Udine. DATTILO G iuseppe, richiamato in servizio, ospedale Catanzaro. - Come contro. PRoPERZr CuRTI Benedetto, id. id. d istretto Roma I. - Come contro. L o VECCHIO Gioacchi no, comando distretto Palermo. SALOMONE Gi useppe, id. id. Palermo. C tPOLLI!'A U lisse, id. id . Milano I. DE BF.R~Mwo F rancesco, rich iama to in ~ervJZIO, 10° art. div. fant. - Ospedale nulitare Caserta. URTOLER Fernando, comando .:listrettfl Mantova. AHebbero preceduto nel ruolo del S. P. E . il pari grado T•·epiccio11i Emanuele.


NOTIZIE

457

Con a11zianità 1° .~ettcmbre 1937-XV:

DwcEN"IO Antonio, richiamato in servizio 4" art. arm. -Ospedale militare Piacenza.

Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il p:ui grado Lona Gio\·anni. Con anzianità J 0 Jertem bu: 19~ 7-XV:

LA l\1ARTINA Rosario, comando distretto Palermo. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Cola Frances..:o. PRIMI CAI'ITANI MEDICI. AvELLONE Gaetano, distretto Palermo. dica per le pensioni di gucrra Chieti.

Ces~a di

far parte della comm1ss1onc mc-

PRIMI CAPITANI CHIMI C! FI\RMA<.:!Sl"l PROMOSSI ~l.~C::::IUKI. Con anziamJa 1° luglio 1937-XV: DE MARCO Cesare, richiamato in servizio ospedale Roma. Dal Bollettino ufficiale, disp. 16\ 10 marzo 1938-XVI.

Come contro.

*

M.AcWORI MEDICI. Direzione sanità miJitare XX corpo

MusTO Pasquale, ospedale militare.: Caserta. armata (Tripoli). CAI'ITANI Mi:OICI. Lto Giuseppe, A. O. I. Eritrea -

7" be~s.

TENENTl MEDICI INCARICATI JJEL GRJ\00 01 CAPITANu.

PISTILLI Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. -

89" fant. Cessando come contro,

ool t6 aprile 1938-XVI. Ufficiali fuori org:mico. Tf.NENTI COLONN!oLLI

MEOil;I.

SINCLITICO Giuseppe, in aspett:triva per infermità provenienti dal ~ernzio. - ln data 29 novembre 1937-X VI, è collocato a riposo, per infermità e posto in congedo assoluto. Dal Bollettino r.fficia!e , disp. 17", 17 marzo 1938-XVJ.

*

C.~PlTANl CHIMICI Fi\RMACI~ll.

RoL.FO Federico, A. O. I. Eritrea. -

Ospcdal~ militare No"ara.

T,:NENTI cHnHcl

F.\R!IfACISTI.

AuniSIO Giulio, ospedale militare Roma. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 1° marzo 1938-X VI. Dal Bolletttno ufficiale. disp. 18", 24 marzo 1938-XVI.

*

MACGlORI MEDICI.

Ro01!'<Ò Nìcolantonìo, direzione sanntà mi!itare corpc armata Bolzano. ~anità militare corpo armata Milano.

Direzione


l'OTIZIE Tr.Nt.NTI

COLONNHU CHIMICI I'AkMA\1~11.

CAt'I'ELLT Giuseppe. islituto chimico L1r111Jccutico milit:.~re. - Scuola applicazione sanità militare. PAIU\1 Walter, ~c uoia :1pplica7ione sanità mi l it:~re. - Istituto chimi..:o farm:~ccutico milit:~rc. Tf.NF.r-:TI CH IMIC L. FARM,\CLHI.

AJELLO Dom<:nlco. R. corpo truppe coloniali Eritrea. Cessando come SOj1ra, dal 23 scttembrc l\)37-XV. D:-~1 Rolle11ino ~~fficinlr. disp. 19", .31 marz<, 1938-XVI.

Ospedale militare Udine.

Norme di tratto nella gerarchia del R. Esercito. Dal Gior110/c militare ufficiale Jd 31 mar7.0 c. a. riponiamo la st.guente circolart" n. 226. concernente le nuove « Norme di tratto nella gerarchia del R. Esercito>>: In fltlesa di introdun·c le' varianti in propo.>ito ne:/ regolamento di disciplina. resta .itabilito: r• 11elle relnziom individuuli tra gli appartenenti al Regio e.w·cito è abolito il u lei 11; 2° tra pari gmdo ufficiali (in questo tenemi e sottolenenti costituiscono una sola categoria) è obbligatorifJ l'uso del " tu '' ; tra ufficiali di gmdo diverso si usa il <<voi ~> ; 3" gli ufficiali usar•o il " tu >> con i sergenti, graduati di truppa e soldati, i quait rispondono col c< voi>>; nelle relaz,oni tra ufficiali e marescialli -.: tra ufficiali e sergenti maggiori deve essere adopaato reciprocamente il <c 110Ì,; 4 ° tra pari grad'.l .<ullufficiali (in queao i maresriàili costitui,~;eono una sola cale· goria) si tt.<a il cc tu » i tra sottufficiali d1 grado diverso deve euere usato t·eciprocamclltt: i! <<voi »i i sottuf/iàflli adnpemno il " tu » coi graduati d1 truppa e coi soldati, i quali ri.rpondono col « voi»; 5° tra graduati di trUf>pa (' soldati si usa reciprocamente il « tu » . Il Sottosc::gretario di Stato: P ARIANI.

Esami per I' avanzamento dei capitani del Corpo sanitario. Con disposizioni contcnutc nella circolare n. 233 Giomale militare ufficiale del 7 aprile. in riferimen1o <llb circolare n. 863 del 1937 (v. fase. I c. a. di questo Giornale) i seguenti c:~pitani Jcl Corpo san itario sono stati ammessi agli es:-~mi per l'avanzamento a scelta ordinaria. per l'iscrizion<.: w i quadri di a\'anzamento dell'anno 1938: MEDICI .

ARONICA Ferdinando, osp. Udine (con riserva). PoTÉNZA Luigi , truppe gov. Amara (con riserv:~). PARANINFO Angelo, s•" fan t. (con riserva). CAsTRONovo GJelano, 75'' bnt. LISTA Domenico, r.sp. Gorizia. 1\INALOI Orazio, 15" fant. Fon Alfio, se. appl. s:-~n. mil. A V OLIO CAcco Guido, osp. Palermo.


:-IOTIZit: PA:>~OOLFI Edoardo, se. appl. san. mii. GEl.ANzÈ Cdestino, R. C. T. C. Eritrea (con riserva; S.\!'TORSOLA Domenico, osp. Bari. BELLELLI Carlo, osp. Cagliari. PAOLILLO Stanislao, osp. Brescia. MANIERI Alberto, se. appl. san. mi!. L\ Rocc.-\ Roberto, leg. CC. RR. Livorno. MhThRhi:ZO Lucio, osp. Roma (con riserva).

CHI:Io11Cl ~ .-\RMACI Sl l. NocEl'TI:-.11 D ino, osp. Peru)!ia. ScoTTI Giuseppe, se. appl. san. mil.

Commissioni esaminatrici per l' avanzamento degli ufficiali medici. Con circolare n . 2 3 2 Ciomale militare ufficiale dd 7 :~prilc c. a. si i: disposlo eh;: dal 19 dd detto me~e il colonnello medic0 Gino D elog u si:1 wstituitO da l colonnello mt:· dico Dante CaseiJa nelk commissioni esaminatrici per l':w:ìllzame;:nlo a scdu spcci:~lc eJ a scelt:~ crdina ri:~ degli uftìr iali medici, di cui abbiamo dato no ti zia nel fascicolo di gcn· naio c. a. di questo Giorn:-.lc.

Medaglia commemorativa delle operazioni militari in A~ O. I. Nella dispensa 10~ Jcl

10

m-;r7..o c. a. dd Giomalc: militare ufficiale. c ircol:.~rc

n. 150, è riportato il R. Dccrctc 2._) d~<.:cmbrc HJ37·XYI. n. 2q3u (pubblicato nel la Gaz· tl'lta ufficiale del 14 febbraio u. s.), col quak: 1° - viene estesa ad alcune c:Jttgorie di pcrson:~k in servizio iu A. O. durante il periodo 3 o ttobre '93')-XII · 5 maggio 1936-XIV la concessione Jdb medaglia commc· mora ti va delle operaz•oni milit:ui in A. O.; 2° - ~ concess:; la medaglia stc~sa, ma con nastro privo dd g ladio romano, ad Jkune categorie di personale in servizio nelle Iso le italiane <kii'Egco e in Libi:1 ncil':ulZÌ· dt<tto periodo di tempo; 3" · è regolata per l'avvtn ire la concessione di tale mcd.1glia ~ostituendoia :1 quclb i<tituiu a ricordo dd le campagne d'Africa.

Cure nelle RR. terme di Salsomaggiore. Come negli armi p:~~sati, :~m·he pl:'r la prossima stag iont: estivo-::~utunn:dc sonu suv: concordate con la gestione delle RR. terme di S::Jisom:~ggiore facilit:JZioni per l'::tmmissione di persone appartenenti alle f'orze Armatc cieilo Stato negli :~lbcrghi termali <• Edoardo Porro >> c <<Giovanni \'ale.ntini >>, a turni fissi c.li quin<.lici piorni ciascuno, $(condo condizioni stabilite cor. circclare n. 210 dd Giornale militare ufficiale del

14 marzo c. :1.

Il centenario della Bibliot(ca medica militare di Washington. Il 16 nowmbre 1936 fu celebrato, a Washington. il centenario dcii:~ Bibliote~ me· dica militare, istituzione fondata dal Generale medico Lowdl. all'epoc2 dd Presidente Jackson, e che raggiunse !a sua vigorosa maturid 50 :~n ni or sono per l'•mpulw datole


:-lOTI ZIE

da Billings. Oggi qucs1a biblioteca è un:: delle più \·aste dd mondo avendo superato, nella sua raccolta, il milione di vol umi, fra libri ed opuscoli, e chi sa quale mezzo importante per la diffusione della cultura siano i musei e le biblioteche può Y;Jiutarne l'inestimabile \·alore per il progresso delle scienze mediche. Piccola in principio, perchè nd 1861 registrava solo 3 o 400 volumi, crebbe rapidamente, come è stato ricordato, per 1,pera di Billings, t:mtochè nel x864 essa contava già una raccolw di 1365 \·oìumi, nel 1R76 raggiu nse 40 mila \·olumi e nel 1895 salì fino a 3o8445. Oggi, si è gi3 detto, ha sorpassato il milione di pubblicazioni. Quello che poi interessa in modo particolare è che essa possiede pure eire:~ 6oo incunahula. O ltre a ciò, ogni anno, riceve più di 2000 periodici medici da tutte le panj del mondo. E' anche ammirevole, dal punto di vista della cultura mondiale, ricordare che, fin dal x88o, la direzione della Biblioteca jniziò la pubblicazione di un indice bibliografico (lndex Catn/ogue), che, nella prima edizione, risultò composto di 16 volumi, nella ~e­ conda, comparsa fra il 189f1 ed il 1916, di 21 volumi e, nella terza, terminata nel 1925, di IO Yolumi. Nel '937 è stata iniziata la quarta serie, della quale hanno già visto la luce i due primi \·olumi. \'irchow, in Germania, e Welch, in America, definirono questo lndex un altissimo contributo alb medicina. Dat:l l'importanza che la Biblioteca medica militare di Washington ha assunto nel mondo culturale scientifico è facilmente immaginabile quale sia stata l'accoglienza che ha avuto la celebr;lZJonc del cenrcnario della sua fondazione. Infatti, da tutto il mondo, furono inviate lettere di adesione e dj plauso, e l'Italia, anche in questo, 11on fu seconda, perchè, oltre la Direzione Generale di Sanità Militare c la Redazione del nostro Giornale di Medicina Militare, aderirono alla celebrazione: la Biblioteca Vaticana, la Biblioteca Pinacoteca di Milano, l'Accademia dei Lincei, la R. Accademia delle Scienze di Bologna, le Università di Milano e di Bologna ed altre Associazioni. E la cerimonia commemorativa, tenuta nei locali stessi della Biblioteca, costituì. oltrechè una celtbrazione anniversaria della istituzione, anche un meritato omaggio alla memoria di chi ebbe l'idea della sua fondazione ed a quelli che la diressero in passato ed un omaggio anche a chi oggi la dirige con passione ed entusiasmo.

N. BRUNI.

Attività culturali di nostri ufficiali. Il tenente colonnello mediw Carlo Crespellani, su proposta dei. radiologi francesi l3elot e Dariaux, è state. nominato membro a vita della Societr de Radiologie Médicale de France. Lo stesso tenente wlonuello Crespellani è stato c:lesignato a far parte del comitato d i redazione de La Rndioi:Jgia VI edica, organo ufficiale della Societ.Ì ltahana d i Radiologia Medica.

*

li maggiore medico prof. T ommaso Sarndli, com~ abbiamo annunciato nel fascicolo di gennaio c. a., ha preso parte al Congresso Internazionale di Oftalmologia a] quale era stato comandato dal Ministero deiiJ Gunra e (·he si è tenuto al Cairo dall'8 al 14 dicembre 193ì-XVI e vi ha esposto una sua i potesi sull'etiologia del tracoma. La comunicazione, fatta in it:!liano, fu da lw immediatamente ripetuta in arabo, essendo questa una delle lingue ufficiali del Congresso. Egli fu il solo partecipante, fra i convenuti di ogni nazione, a scn·irsi della lingua del paese: ciò che destò un vivo interesse n ell'uditorio ed ebbe larga eco nella srampa loc:~le.


NOTIZIE

Lo stesso maggiore Sarnelli - dopo un soggiorno al Cairo, ove ha tenuto una co nferenza in lingua francc~e, nella sede dell'/ nstitut d' E$.ypte, sull'opera dei medici italiani in Arabia - ha proseguitv per un viaggio di studio in lndta c nei giorni II e 12 febbraio ha visitato il Governement Ayut·vedic and Unani College di Mysore, fiorente capitale dcii 'India meridionale. In occasione di quest2 visita all' Istituto - nel qu:~l e viene insegnata, c pratic:Jta negli annessi osped:~lt, l'antica m edicina indian:1 nelle sue due branche, l'ayurvedica, o indù vera e propria, e quella unani, o greco-araba, che penetrò in fndia con le im·:~ ­ stom musulmane il maggiore Sarnelli ha tenuto un discorso in lingua ing lese ag li studenti, esprimendo, tra l'altro, hl ~ua ammiraz ione per qu ei classici stuò i, il cui risveglio attuale desta tanto più interesse, in quanto v:J dì pari passo con le mag nifiche affermazioni d ella scicnz:J medica occidentale nelle uni\·ersirà inJi :~ ne. N otiamo che è la prima volta che un italiano ha avuto oc.:asione di intrattenersi cd essere ascoltato su di una sì speciale matena, in uno dei centri più progrediti dell'India moderna, come è stato rilevato nei periodici !oc:.li e specialmente nel quotidiano The Hindu di Madras. in un articolo apparso nd numero del 16 fehbraio col titolo : u Un medico italiano sulla medicina indiana l> .

Lezioni e conferenze. N egli ospedali militari di Palermo e di Messina si stanno svolgendo· cicli di lezioni e conferffize mediche, tenute da professori delle rispettive RR. Uni,·ersità , secondo i seguenti programmi ; O si·EDALE MILITARt: 01 PALERMO.

8 aprile . - Prof. MAURIZIO Ascou, Direttore della Clinica Medica: La m alm·ia. 22 aprile. Prof. StBASTlt\NO LA FRAI'CA, Direttore dell' Istituto di Patologia M edica: L'apparato cardio-re11aic nell'allenamento fisico. 26 aprile. Prof. NICOLA LEOTIA, Direttore dcila Clinica Chirurg ica: Biologia

dd/e ferite di guerra e l01·o trattamento provvisoria e definitivo. 29 aprile. -- Prof. Luoovico T oMMASt, D irettore della Clinica D e rmosifi lopatica : Profilassi della rnetalue. 6 maggio. -· .Prof. LGtct Tocco, Direttore dell' Istituto Fannacoh g ico: L'omeopafla. 12 maggio. Prof. MICHELE PAVONE, lncaric:no di U rolog ia : N Me di pmtica uroiogica. 'l :.il 19 maggio. - Prof. FRANCEsco PuRPUR.~, Direttore dell ' Istituto di P:lto logia Chirur· gica : L'aneurisma traumatico. OsrJ:.DALE MIUTARE m 1r

marzo. -

M ESSt:\A.

Prof. ErroRE· CASTRONovo, Direttore dd l' Istiru tv di Radio logia :

Radiologia clinica dd/a colorma vettebrale. 15 marzo. -

Prof. LATIERI SAVERIO, Direttore dell'Istituto d i Patologia Chirurgica:

Ulcera gastrica. 22

marzo. -

Prof. l ZAR G u11>0, Direttore della C linica Medica : La maiaria con

spcciale rigt4ardo alle nostre colonie. 29 marzo. - Prof. D'Ac:\TA GllisEPPE, Direttore della Clinica C hirurg ic-a : T ratta· mento delle fratture degli !trii.


NOTIZIE 12 aprile. Prof. BATTAGLIA GIUSF.PPE. Direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica: Glomerulo nefrite diffuso. Presso lo stesso ospcdale militare di Messina i capitani m edici Giuseppe P ERRICONE t· Antonio CAs~o~E hanno tenuto conferen7.c, rispettivamente-, sulla Tubercolosi chirurgzca (5 oprilc) c sulla Fisiologza l' terapia dà ga.<snti (7 aprile).

Corso di Polizia scientifica. E' stato tenuto a Roma dal 27 m.trzo :-.1 15 aprile c. ::.., presso la Scuola di Polizia s-cientifica, un cor$0 di consulenz:; tecnica wll'antropologta c psicolo!'ia applicate alle fun zioni di polizia, con dimo~trnioni cd esperimenti sui detenuti ed esercitazioni di im·es tigazionì tecniche di polizia gi udi:ziaria, di segnala mento cd identificaziOne e di tecnica criminale. H anno completato il programr..a del corso le applicazioni di meto<li e" mezzi scientjfici (cartelle biografiche e <• rtitratto parlato 11 del sopraluogo ), che per opera del compianto prof. Ottolenghi c dci ~uoi valenti collaboratori (proff. Falco e Di Tullio c dott. Sorrencino, Giri e Bianconi) tendono, con le altre materie di consistenza scientifica, ad indicare un nuovo cd ampio campo d'ind::gini elevando la funzione della Pubblica Sicurezza a quella previdenza saggia ed a quei provvedimenti essenzialmente obbiettivi, ponùerati e dotti che trasformano, parallelamente alle applicazioni del nuovo Codice Penale, le modalità di repressione in un ·opera assistenziale rigorosa ma umana, modellata sulle Leggi dell'etica Fascista. A l corso hanno partccip;Jto dieci ufficiali medici del R. E. ed ufliciali in servizio presso le carceri militari.

Corso di Malariologia. L' Istituto di Malariologia «Ettore Marchiafava >l (Policlinico Umberto l , Roma), diretto dal prof. Giuseppe Bastianelli, dal 14 luglio al 31 agosto c. a. terrà un corso per medici c dottori in scienze naturali. L'insegnamento comprende lezioni, dimostrazioni pratiche ed esercitazioni, visite di lccalità malariche e di alcune bonifiche. Per essere ammessi gli aspiranti de\'ono presentare, 15 giorni prima dell'inizio del corso, domanda in carta Ja bollo da L. 4• indirizzata al Direttore dell'Istituto con la laurea o certificato equivalente. Il numero degli allievi da ammettere sarà stabilito dalla Direzione. La tas.sa di iscrizione è di L. 100, più una quota di L. 100 per le gite di istruzione, le cui spese d t viaggw, vitto e alloggio sono sostenute dall'Istituto. Alla fine del periodo di insegnamento gli allievi potranno ottenere il certificato dd corso seguito oppure il diploma di esame. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria dell'Istituto.

Onoranze al Prof. Ferruccio Schupfer. Alla fine del corrente anno acc:~demico il prof. Ferruccio Schupfer, direttore dcila Clinica Medica fiorentina, lascerà l'insr.gnamento per aver raggiunti i limiti di età. U n g ruppo di colleghi c.: allit>yi s'è \O$tiruito in Comit.1to, presieduto dal Rettore M:1gnifico della R. Universit~ di Firenze., ~'er onorare il Maestro che ha dato tanto lustro a quel!"Ateneo per oltre un trentc:nmo - prima dalla cattedra di patologia medica e poi da quella di clinica - col raccogli ere un volu me di scritti med-ici da offrirgli in omaggio


NOTIZl'E

nel prossimo mese di giugno. In questa form:t semplice. ccnsona al cnrattere dell'Uomo. colleghi e allievi intendono offrire un segno della !oro a lta t stimazionc c del loro af· feno. l lavori saranno pubblicati in un fascicolo speciale della Rivista di Clinica Mcdù·a che il prof. Schupfer dirige da ventitre anni c taranno part:: della collezione del giorna,Je. La Sanità militare, che sempre intrattenne ~roficui rapporti culturali con l'insigne clinico - tanto sensibile nel suo illuminato patriottismo alle qucslioni attinenti alla salute dell'E$ercito - aderisce cordialmente. alle ononmz:.: che gli sar:mno lrihutate e gJ"t porge da queste pagine l'omaggio grato c riverente dci medici milit:tri , fra i quali sono tanti suoi devoti allievi.

L' Vlli Campagna nazionale antitubercolare. Il 3 aprile, all'Augusta presenza della Regina Imperatrice, ha avuto luogo al T t:atro Reale dell'Opera la solenne cerimonia inaugurale dell'VIli ,:ampagna Nazionale antitubercolare. La sala del teatro era gremita in ogni ordine di posti da un pubblico assai distinto ed elegante fra cui ~i notavanv gerarchi, <o utorità ç personalità Jcl mondo politico, militare e cultur:~le dell'Urbe. Dopo brevi parole di S. E. Paolucci, Presidente della Federazione fascisLa contro la tubercolosi, il quale ha porto un indirizzo di ringraziamento e di o maggio alia Sovrana, l'on. Anwnello Caprino t.a pronunciato il discorso inaugurale, illu~trando effict.· cemenre le alte finalità sociali della lotta che l'Itali;, sostiene con strenua passione da sette anni, per debellare il rerribi!e mak. Al termine dell'avvincente crazione deH'on. Cap1ino, s'è ~volto uno scdtissimo programma musicale diretto da Tul11o Scrafin. La celehre soprano Gina Cigna ha cantato, applauditissima, pezzi delh Vally e della Lm·dey ed è stato esegutto a piena orchcstr<l dalle masse corali del Teatro Reale l'Inno della Dorpù; Croce di .RiccarJo Zandonai. Così hanno avuto solenne inizio le manifestazioni antituhercolar! dell'Anno XVI, le quali hanno segnato magnifici successi per la IV Settimana nazionale per la diagnosi precoce (3-10 aprile) e per la Giornata delle Due Croci (10 aprile), mentre è tuttora in favorevole svolgimento l'VIII Campagna nazionale per il francohollo antitubercolare chiudilettera (w aprile- 8 maggio).

m Congresso della Società radio-neuro-chirurgica italiana (Pisa 4-5-6 giugno 1938-XVI) La Società Radio-neuro-chirurgica Italiana terrà il suo lil Congresso a Pisa dal 4 al 6 giugno p. v. La seduta inaugu rale avrà luogo alle ore 10 del !lÌorno 4, nell'Aula Magna çlelb R. Università. Le relazioni sul tema Criteri diagnostici e cura/ÙJÌ nei traumi cmnici chiusi sar::mno ~volte dai proff. Lapidari, Porta. Mucchi c Carnevali, ris~tti Yamente per la parte chirurgica, neurologica, radiologica e otoi~otrica.. Per informazioni e schiarimenti rivolgersi al Presidenti! del Comitato Esecutivo, Prof. G. Ayala, Clinica N eurdogica della R. Università di Pisa.

Giornate mediche di Montecatini-Terme. (26-27 Giugno 1 938-~) In Montecatini Terme, sotto la presidenza del prof. C. Frugoni, direttore dcii~ Clinica medica di Roma e direttore sanitario delle Regie Terme, saranno. tenut~ nct giorni 26-27 giugno le cc Giornate Mediche di Montecatini » con il tema d t relaztone:


NOTIZIE « Lo stipsi cronica > ,. !Relatori: per la pane clinica prof. Francesco Schiassi e prof. Mar· ccllo Lusena; per la parte terapeutica prof. Giusto Coronedi e prof. Mariano Messini.

Tutti i medici sono invitati a partecipare ed a collaborare. I medici che invierànno la loro adesione alla « Segreteria Giornate Medich~ di Montecatini » in Montecati1ù Terme entro il 31 maggio p. v., saranno ospiti della Stazione T ermale dalla sera del 25 al mattino del 28. Si gradiranno comunicazioni sul tema di relazione, prenotandosi ed inviando relativo riassunto. « Rivista

di Biologia coloniale ».

E' apparso ii nuovo periodico bimestrale Rivista di Biologia coloniale, pubblkato da Edoardo Zavattari con la collaborazione di Aldo Castellani, Raffaeie Ciferri, Sergio Sergi. Questo Giornale - che già col primo elegante fascicolo suscita grande interesse per l'importanza e l'attualità dei suoi lavori - ha il programma di raccogliere studi e ricerche di biologia c perciò di botanica, zoologia, antropologia, patologia, riguardanti problemi c indagini relativi ai paesi intertropicaii in generale e alle colonie: italiane in particolare. Redazione e amministrazione : viale R::gina Margherita 326, Roma. ·Abbonamento annuo L. 8o.

Servizi ed attività del « Centro Radio-medico :. nel 1937. In un'ampia e dettagliata relazione presentata aJ Consiglio Direttivo e inviata ai Ministeri competenti il pro f. Guido Guida direttore del « Centro radio- medico internazionale » ha diffusamente illustrato la benefica attività svolta da tale istituzione durante il 1937 a beneficio della gente di mar<: in na vigazione su navi italiane ed estere. E' da mettere in rilievo l'opera valente e disinteressata dei clinici consulenti, Ea collaborazione dei comandanti dci piroscafi e la perfetta organizzazione dci servizi radio di bordo. · Per completare rorganizzaziooe il Centro radio- medico ha ottenuto dal Comando generale della R. Guardia di Finanza di poter usufruire di motoscafi e motovcdette provvisti di apparati radio- telegrafici, quando piroscafi raviganti non lontani dalle coste italiane avranno bisogno di soccorsi sanitari urgenti. Con lo stesso mezzo potrà essere inviato un medico .:he possa esplicare la sua opera a bordo stesso senza bisogno del trasporto del paziente. Così il Centro provvisto di mezzi aerei e di veloci motoscafi costieri rappresenta la più completa e perfetta organizzazione del genere del mondo. Per far conoscere sempre più la nuova opera assistenziale sorta in Italia sono state fatte delle conferenze per il Nord e Sud America e per l'Estremo Oriente. Infine ha avuto io izio la pubblicazione dì un « Bollettino>> dove saranno riportate regolarmente le assistenze radio-mediche prestate dal Centro. Il prof. Guida chiude la sua ampia rda1-ionc facendo notare che il desiderio del Centro sarebbe in futuro que!lo di poter dare aiuti e assistenza medica via radio agli abitanti delle piccole isole italiane nel Mediterraneo prive di sanitario, ma munite di stnzione telegrafica o semaforica.

Direttore responsabile : Prof. Dott. Lo7;-.jyiAZZETTI, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VJRGTNTo D~: ~~-~.~ DINIS, tenente colonnello medko. LO e ATIANEO,

20

f


SUPPLEMENTO AL FASCICOLO V DBL GIORNALE DI MEDICINA MlulTARE (ANxo Lxx.xvr-l~l:l8-XVn

--=-=

· """

MINISTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D~ ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE ed invalidi di guerra riassunti in servizio)

AL 30 APRILE 1938-XVI

ROMA TIPOGRAFIA REGIONALE 1938-XVI


SUPPLEMENTO AL FASCICOLO V DEL GIORNALE DI MEDICINA. MILITARE (ANNO LXXXVI-1938-XVI) MINISTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D' ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici Farmacisti in servizio permanente effettivo, fuori quadro., fuori organico, mutilati ed invalidi di guerra riassunti 1n

AL 30 APRILE 1938-XVI

AVVERTENZA Gli abbonati che risconuassero nei presenti ruoli qualche errore od omissione per le indicazioni che loro riguardano, sono pregati di darne sollecita comunicazione alla Direzione del Giornale ili Medicina militare - Ministero della Guerra - Roma, valendosi dell'apposito modulo che uovasi a pag. 3.

ROMA

TIPOGRAFIA REGIONALE 1938- XVI

\

'


• r_ ,~

l f

1' ·~.

,, • ...1


: l ; l

l

l l

AGGIUNTE E VARIANTI - - -- - - -

l

Il i

·'l l l

.

l l •

l

l• .l '

Pagina .................................................................................................................................................................................... Grado ................................................................................................................................................................................................ Clllì&to e nome .......... ..... . ................. ......... . .................. ... .. . . ... . ... .......................... ............................................ Data di nascita ............................................................................................................................................................ Luogo di nascita .....................................:.······ ..·············-- ·····························································································"······· Stato civ ilA ......................................................................................................................................................:................. Tiooli accademici ........... . . ... . ............ ... . ......... .. .. ..

(;~'!i:. t-':......... ... ,.· :. y . .,...,., {..

--

)o.

l ... )."";.\~) . ,. :\ - ~:' Y'.~ \ ·················· ·:·........ ·• ) '• ~ ,.,/!.2-.~ \... ,. ." ì ' ,.. __....._ ··········· ........ """"·"\.'~ ~ )--: ~- :t · ... -~~ \\ "'~- .......~

Decorazioni e ricompl:lnse ............................................................... ...........................................................................

.·

.

..

---. ....·. »:

... .

' ...\,' \/''' ••" .. 't"

o :,~

Onmpàgne

Anzianità ..... . .......

~-..

... ........ .. ... ...... ........ .. . ......... ... ···-········ .................................................

... .................................... Posizione

!

········ ..... ·········· addl

19

l

l l l

L' UFFICIALE

1

l l l l l l l l l l

l l l l

l '

~ - ··· · · ·· ·· ··············· · ····················· ·· ··· · ······· · ···· ······ ·· ·· ·· ·· · ··--

SI prega ritagliare e spedire d'umeio .lL Più PRESTO Il pre~ente modello, eolie ags-luate e urlanti, alla Dlrer.fone del GIORNALE DI MEDWINA MILITARE - Roma. 'N· B· Per le deeorazlool citare glf estremi delle rispetti ve concessioni.


SPIEGAZIONE DEI SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI E LE ABBREVIAZIONI MM M~daglin maurizinna. • Cavalittre dei SS. Maurizio e Lazzar o. rJF Id. della Corona d' Italia. Id. llOiouiale della Stlllla d'Italia. /t

G C G U

( Gran Croce.

davanti ai segni delle dellorazioni sopra '( Grande Ufficiale. Commendatore. c indillate Ufficial e. u 6 Medaglia d 'oro pei benemeriti della salute pubblica. • Id. pei bonemeriti do! terremoto del 1008. O Medaglia d 'argento al valor militare. O Id. al valor civile. .t Id. pei benemeriti dtllla enl uto pubblica. • Id. pei benemeriti del terrl'moto del 1908. O M~daglia di b ru uzo al valor militnre. O Id. al valor civile. ~ Id. al vnlor di marina. ~ Id. pei henemeri~i d ella snlutt· pubblicn. o Id. pei benemeriti dtll terremoto del 1908. E) Croce di guerra af valor militare. • Croce al merito di guerra. lfJ l\Iedaglia d' oro a l merito di lungo co1uantlo. (l) Id. d'argtmto id. id. i d. <D Id. di brouzu id. id. id. \) Medaglia commemorativa per le oampagne d'Africa (l). G Id. ptlr In. caru pllgna dfllla Cina (1 ). IIJ Id. pe i benemeriti del terremoto d el 1908. cD Id. per la campagna della Libia ( l ). ~~ Id. per la campagna itnlo-austriaca 1915·18 (1). @ Id. dell 'Unità d'Italia. I!'S Medaglia di benemorenza per i volontari di guerra 1915-18. (il ~iednglia commemorati va d ella )faroia su Homa. ID Croce d'oro oou corona per anzianità di servizio. + Td. per anzianità di servizio. / Distintivo di ferita in guerra. 1 D istintivo di ferita in servizio, {/J Distintivo d~i mutilati. ~ Promozione per merito di guerra. " P romozione per meri ti eccer.ionali.

(l) I numeri eaponenti indicano le cawpague.


6

Aspettativa per infermità. Aspettativa per motivi privati. Sospeso impiego. A disposizione del Ministero. Disp. Min. eom. comandato. Libero docente universitnrio. L. O. • nse. mil. assistente militare. Dir. geo. S.'\D. mil. Direzione genernlu di sanità militare. Dir. cnpo divis. iuc. Direttore capo divisione incaricnto. Cnpo sez. ine. . Capo sezione incnrieato. Cuueigl. ioc. Consigliere inearicnto. Coli. med. leg. Collegio medico legale. Dir. Snn .. Direzione di 1<:\ltità. Di rett. eao. Direttore di Mnità. Dir. oep.. Direttore dell'ospedale militare. Osp. . . . Ospedale militare. luf. pres.. Infermeria presidinria. A. M. . . Aintnnte maggiore. S~>z. dieinf .. Sezione di disinfezione di corpo d'Rrmata. Se. di appl. eao. mi!. Scuola di applicazione di sanità ruilitRre. ine. tit. insegnante titolare. ins. agg. insegnante aggiunto. lat. chim. fnrm. mil. Istituto chimico farmaceutico militare. Serv. ehim. mi!. Servizio chimico militare. 1\. ammogliato. c. celibe. vedovo. v.

Atpett. inferm. A8pett. mot. Friv. Sosp. imp.


CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE RUOLO DEGU UFFICIALI MEDICI Pri111n d el 1~3 1 non esis teva un vero Corpo sanitario noli'Esorcito: vi erano d ei sa nitari , degli ospedali reggi mentali, sen1.a unità di indirizzo. Re Carlo Albe rto, eon R. V. de l ?.4 ùict>mbre 1831, iniziò il riordinamento d ul sen•izio sanitario con la crenzione degli os pedali mili tari divisionali, in sotituziono di quell i r eggimentali. Con successivo R. V. 22 di cembre 1832, istituì il Consiglio snpo· riore di sanità ruil itnre, coi venne nffldat1t l'alta direzione d el SElrvizio, e con altro R. V. d el 4 giugno 183ll, Elruanò tutte le norme ordinntive e regolnmencnri re lati ve nl ptsrsoun.le e d al serv izio sanitario militnre, con assimilazione ai gradi militari. Con R. V. del 5 settembre 1843 fnrnno a pportati nuovi radicali innovnmenti, r on· dcndo obbligatori11. In doppi !~ laurea in medicina ed in chirurgia per l'ttmruissione n el Cor po, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero l~ due catego rie di medici e chirurglli io quelln. d i med ki militari, distinti in medici di divis!oM, di r ef'gimento e di battnglione. f , C~t~ Con R. D. 13 ot~obre 1851 furono soppres"e le infe rm erie regg imentali e di presidio e ".f;.:;~.~ sostituite dagli osped ali suceursnli, che fumdonnrono nIla dipende nza di q uolli divisionali. (:.. > 0 , Co u R. D. d el 10 ottobre 1855 fu stabilita una uno va gern~chirt, con l'nasimilnzione ):: ~\ a.i grndi mili tari e fu c rento il grado di medico aggiunto. ~ - .-:::-: .<~:., ~ Con logge del 28 gi ugno 1865 avvenne la fus ione dtJI Corpo sani tario dell'Eserci/&!(:~·1/;c ''" ; • ' .... ~~:J? ft/·~.<f Sard o con qu elli delle altre J>rovincie. Con le~ge d el 30 settembre 1&73 fu conferito il grndo eftettivo agli ufficiali d~: l '\.::·','k./ Corpo sanitMio 111ilitare, ed il Consiglio superiore di snnitil fn sosti tu it o dal ComitnLo (.:'~;;,) di s1~ni tà militare, c he col 1° novembre 1887 a~;suose In. d tmom inaziune di l npettomtu ~ ' di sa nità militare. Con la stessa legge furono istituite 16 Direzioni di Sanit1ì mili tnro od altrettante co mpngnie di san ità, non. per ogni Divisione. Con logge del 22 marzo 1877 le Direzioni di snnitilmilitaro e lo compagniu di sani tà furon o p ortate a 20, e con legge del 22 giugno 1882 ridotte n 12, una per Corpo d'armatn. Nel 1923, con l'abolizione di 3 Corpi d' annnta e In cre11zione di un nu ovo Cor p11 :t Trieste, le Direzioni di sanità e tli pend enti compagnie furono rido tto 11 10. Noi 1926, col nuovo ord in amento d e ll'Esercito, fn ripr istinata In D ir ezione di snnità di Alt-ssandria, con reh1tiva compagnia di sanità, e f u istituito un uftil;io di sanità n Cagliari con la 12" compag nia di sanità. Con R. D. del 20 aprile 1920 l'Ispettorato di snnitù fu soppres ~;o e sostituito d a lla Direzione centrale di sanità milita r e. Con R. D. n. 1203 del 6 luglio 1925, furono istituiti 3 Ispettorati di snnità di zona, con sede a Mila no, Firenze e Napoli, di retti d a mnggiori generali meclici. Con R. D . n. 1821 del 14 ottobre 1926, v ennero più partic(•ln.rmente dotermiun~o le attribuzioni dei maggiori ge ne rali medici ispettori e fissati i Corpi d'armata e i ComBndi militari di loro g iurisdizione. Con R. D. n . 1925 d el 4 novembre 1926, il numero degli stabilimenti snnitnri fu fìisato come segue: 11 ospedali milit ari principali, 16 os pedali 111ilitari secondari o 8 i o fermerit1 presidi arie. Con R. D. n. 1539 de l 5 agosto 1927 il numero delle direzioni di sanit:\ mili tare e fJllello delle compagnie di sanità venne rispettivamente stabilito io 12 e in 13. Fu per· t anto costituita in Udi ne l' n • compagnia di snnitù. e quella della Sicili!l e dolla Sar· deg na prestJr o la numerazione di 12" e 13". Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928 la D irezione cen trale di saui tà militnre ns· sunse la d enominazio ne di Direzione generale di sanitt\ militare.

..

.

-~


8 Con circolare n. 202 del 18 marzo 1928 fu s •ppressa l'infermeria presidiaria di Rodi. Con circolare n. 494 del 19 luglio 1928 fu soppresso l'ospedale militare secondnriu di Venezia. Con circolare n. 719 del 1° novembre 1928 l'infermeria presidiaria di Livorno fu tra~forma ta i o os pudale mi li care secondario. Con R. D. n. 2l95 del 23 dicembre 1929 furono aboliti gli hpettorn&i di sanità di tona, fu dostiunto un maggior generale medico alla direzione della scuola di nppliea7.ione di Snuità. militMe e due furono messi a disposi~ione per studi ed ispezioni. Con R. D. legge n. 2225 del 23 dicembre 1929 fu abolita In distinzione di ospedali militari principali e secondari. Con cir<.lolare n. 313 del 23 giugno 1932 l'infermeria presidiaria di Gorizia fu trnsformata iu ospedale militare. Con cireolare n. 653 del 29 dicembt•e 1932 fu sop)lressa l'infermeri1\ prtJsidiaria di Cava dei Tirreni e fu impiantata l' infermeria presidiaria di Albenga. Con circolnre n. 332 dd 10 maggio 1934-XII, il eawpo Mnatoriale climatico militare di Anzio fu trasformato in infermeria presidinria, consorvundo la denomioav;ioue, le incombenze e gli organici. Con circnlnre n. 18310 del 9 novembre 193~-XIIT, l' infermuria prtlsidinria di Sulzano fu trasformacn iu ospedale militare. Con la medesima circolare 1' ospedale militare dj Trento fu trasformato in infermeria presidinria. Con circolare n. 2220 de11'8 febbraio 1938 ·XVI, fu impinntnta. l' iofurmeria pres idiaria di Ieici. Con R. D. l ~:~gge n.l723 dtJll'll ottobrel93j,·Xll gli organici degli Ufflcia.li medici souo stnti s tnbiliLi comu segue e saranno raggiunti gradualmen te ntlll948, 1\econdo <Jnanto è s c11to disposto dalln. legge ptlr l'avanzamento degli ufficiali del R. esercito, 7 giugno 19:34 o. 899, modifioata. dal R. D. legge n. 94-l del 16 giugno 1937. TenenLe generale l, mn.ggiot·i generali 6, colonnelli 34, tenen •i colonnelli lll 1 maggiori 187, ('api cani 479, snbalterni 282. Per etfettf) dello stt.Jsso dtJcreto-legge (art. 24), quattro maggiori generali medici sono ispeLtori. Con R. D. u. 2t33 del17 lii cembre1934-XHI sono state stabilite le sedi (Torino, Veronn, Roma, N11poli), le attribuzioni e la dipendenza dei ma~giori generali medici ispettori,

RUOLO DEGLI UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI Lo origi ui dtllla istituzione degli Ufficiali chimici-farmacisti si possono fa.r risali r e al 22 dicembre 1832, data del « Regio Viglietto • col q un le Re Carlo Alberto fonda va il Consiglio Superiore di Sanità MilitMe dell'armata Sardn, che a.nnuvemva tra i suui componenti nn chimioo-farmacista, iu qm\lit1\ di memhro straordinario. Lo stes~v Rogio Viglietto conte m plava la necessità di «ordinare, appena possibile, lo sta bi l imento di un f.-rtbor11torio Centrale Chimico Farmaceutico>>. Con R. Decreto 26 giugno 1853, veniva istitttito iu Torino un Deposito di l<'arnuwia ~[ili tare, eon annesso c Lt\borntorio Centrale Chimico Farmnce utico Militare », avente l'iucarieo di pr11parare e distribuire tutti i medicinnli e materìali occorrenti per il servizio sanitario e veterinario militare. Con c R. V. 2-l dicembre 183a >> fu prevista l'istituzione dei farmacisti militari e con R Decreuo 28 novembre 18j,8 - relativo all'c ordinamento dt~l personale sanitario <lt~ll'nrmnm di te rra io campagna • - i farm tLCis&i aozidtJtti iniziarono il servtztn, in nunHi ro di 11, presso l'e!lercito opernnte, vestendo l'uniforme stabilita pel Corpo sttnitario, BILl v o lievi modifiche.


9

In tempo di pace però il servizio farmaceutico continuava. a essere affidato a farmacisti civili. La effettiva. costituzione di un Ruolo farmaceutico mil itare fu compiuta con R. D. del 26 gi11goo 1853, con cui si stabilivano le norme relative al Personale dei Farmacisti Militari, i quali vennero assimilati di rango ai gradi militari. r: organico com· prendeva 29 farmacisti, cosl distl"ibuiti : l Ispettore farmatliStl\ che faceva. parte d el Consiglio Superiore di Sanità Militnre i l Direttore e 2 Rssistenti, non militari, addetti r~l Labomtorio Cbimico Farmaceutico Centrale di Torino i un groppo di Farmacisti, assi milati ai gradi militari, destinati alle farmacie degli ospedali e distinti in: Far· maeisti di l" classe (capitani), di 2" elasRe (tenenti) o di 39 classe (sottotenenti). Ai detti farmacisti fu prescritta una divisa uguale a quella del corpo sanitario. I Farmacisti militari, appena istituiti, sopperirono al bisogno del servizio, sia presso gli OR pedali nello St.nto, sin pressn il Cnrpo di Spedizione in Orieote; e, per le benemerenze acquistate appunto nella !!peditione di Crimea (18"4-1855), constJguirono vantaggi nella gerarchia e negli 1\f!~egni, mentre an cile l'organico venne opportunamenteaceresciuw. Con la costituzione del Regno d'Italia, il numero dei farmaeiRti rnilitari fu pro~rossivnmente aumentato fino a raggiungere, nel. 1906, il numero di 96. Con D. Legge 8 luglio 1906 si tlrearooo poi i« Farmacisti militari di Com plemento,. assimilati ai gradi militari; ma, con R. Decreto 28 m1mr.o 1915, quaRta eat~Jgori a veniva abolita, per essere sostituita da quella degli Ufficiali Farmacisti di Complemento. Dopo In guerra 1915-18, il Personale farmaceutico militare ebbe un nasetto d efinitivo i con la Legge 7 aprile 1921, n. 367, l'istituzione dei Farmacisti Militari - im· piegati eivili - fo definitivamente abrogata e io pari r.empo sorgeva quella degli << Ufficial i Chimici-F1umacisti in S. P. E. :t, appartenenti al Corpo sanitario mi litare, ma costituiti in ruolo a parte. L'organico stabilito dalrOrdinamento del R. EstJrcito del 1926, contemplava il numero di 117 offieiali ehimici-farmneisti, così riparti ti: l colonnello, 4.ttJnenti colonnelli, 26 maggiori, 41 capitani, 45 subalterni. Con la Legge 23 aprile 1931, o. 539, l'organico fu riciotto al numero di 101 ufficiali. Con R. D. legge n. 1723 dell'Il ottobre 1934-XIT gli organici degli ufticiali chimiui farmacisti sono stati stabiliti come segue e saranno raggiunti grndualmenta uel1948, secondo quanto è stato disposto dalla legge per l'avanzamento degli ufficiali d tJI R. esercito, 7 giugno 1934, n. 899, modificata dal R. D. legge n. 944 dal 16 giug nu 1937. Colonnelli 2, tenenti colonnelli 12, maggiori 22, capitani 33, subalterni 33. Quanto al «Laboratorio Centrale Chimico Farmaceutico Mili~are », t~sso conservò tale d enominnzione tino al 1884, anno io cui fu sostituita con <tut~lla di ~ Fnrruacia Centrale Militare :t. Con R. Decreto 7 gennaio 1923, n. 12, il nome di (< Fnrmaoia Cen· trale Militare • fu definitivamente mutnto (ltrt. 20) in «Jllello di <i. Istituto Chimico Farmaceutico Militare,.. CQn «Ordine di Servizio del Ministero della Guerra», io data 15 settembre 1931, esso veniva infine trasferito da Torino alla nuova sede dello Stabilimeutv - espressamente costruito io Castello (Fireur.e) -dove iniziava il sno funzionamento il ~8 ottobre 1931-X. L'llltitoto Chimico Farmaceutico Militare è insignito di ditJci «alte onorificenze>> attribuitegli in altrettante Esposizioni genernli, nazionali ed estere.

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE Ln Scuola di ap;>licazione di sanità militare fu i!ltituitu in Firenze con R. D. 16 uo· vernbre 1!!82 per i militari di l a categoria laureati io medicina a chirurgia, aspiranti alla nomina a sottoteoente di complemento. Dal 1900 in poi furono aoeha svolti wrei integrativi e corsi speciali per ufficiali medici in S. P. E.


10 Dal 1912 gli allievi furono ammessi alla Scuola col grado di sottotenente medico di complemento, previo uu corso trimestralo presso lo direzioni di sanità militare. Durante la guerra mondi"le e dal 1920 al 1924, non si tenn ero corsi di ufficiali mediei di complemento. Nel 1922 si iniziarono co>rsi semestrali per ufficiali medici e chimici farmacisti di complemento, aspiranti nll:t nomma in S. P. E. Cvn circolare 73 del G. M. 1924 faron o ripristinati corsi trimestrali per gli aspiranti nlla nomina a sottotenente medico di complemento, previo un eoreo di istruzione militare di tre mesi, presso un reggimento di fanteria. D1\l 1925 furono accolti anche i laureati in cl1imica e farmacia, aspiranti alla uo· min~ a sottotenente di complemento nel ruolo degli ufficiali chimici farmacisti. Con cirrolare 319 del G. M. 1926 fu abolito il corso trimestrale presso i reggimenti e venne elevata a cinque mesi la durata d el corso presso la Scuola, frequent1\to da tutti i laureati in ruedicina e chirurgia e in chimica e farmacia, che hanno superato l'esame di !\bilitazione all'esercizio professionale e con obblighi di leva.

RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE MEDAGl.. IA D'ARGENTO AT, VALOR MILITARE «per gli impor~auçi serv1z1 r esi uella campagna di guerra in Libia 1911-12, ove l'estremo per icolo non fu limite nella. grande, umana opera pietosa,. - R . D. 19 gennaio 1913. Il. - MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE per In cn.m pngna di guerra 1915-18. « Insca.ncabile, modesto, sereno, confortando di cure o di amore i sanguinanti fratelli negli stessi cimenti della battaglia o sot to le implacabili lontane offese nemiche, d tltte costante, mimbile esempio di ardore e di valo r e, d i sprezzo del pericolo e di devozione al dovere (1915-18) "· R . .D. !5 giugno 1920. Ill. - MEDAGLIA D'ORO per l'opera datn. nell'oceasiont• del terremoto del 28 dicembre 1908 in Calabria e Sicilia. - R. D. 27 11lll·ggio 1911. IV. - MEDAGLIA D'ORO al merito della salute pubblica. R. D. 15 ma.rzo 1922. V. - MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE per In campngna. di guerra itaio-etiopica 1935-36 «Con grande perizia e fraterno amore si è ovunque e in ogni tempo p rodigato per svolgere la sua nltn ndssione. Sul campo di battaglia non ha posto limiti al suo valore, vert>ando snngne generoso, pur di r eoare le cure fin sulle primissime linee, o impugnnndo In vanga p er concorrere al duro lnvoro del fante». - Jloto Proprio Sovran<~ t fabbt·aio 1937.

I.

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI FARMACISTI IN S. P. E. DA RAGGIUNGERE AL 31 DICEMBRE 1938 I. -

UFFICIALI MEDICI

Tenente ge nerale l; Maggiori generali 6. TOTALE: 7. Cnlo unelli 34; Tenenti eolounelli 109; Maggiori 184 i Capitllni 465 i Subalterni 223. TOTALR: 1015. II. -

UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI

Colonnelli 2 i T e nen ti cnlonnelli 12; Maggiori 22; Capitani 33 i Subalterni 32. TOTALE: 101.


UFFICIALI MEDICI ANZIANITÀ

< >

LUOOO DI NASCITA

Data

CAS ATO X NOME I'OSIZION ~:

di naacita

DECORAZIONI E OAMI' AGNE

di

di

~rado

eervizio

TENENT.E GENERALE MEDICO

.....

DIRETTORE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

a \ Nola (Napoli)

~.12.77

<W> Mazzotti .1i01·eto, U •• GO '~• Minist. Gue rra

c -1.-,

~. ~) 1913· 14·1 9~ ·21, ®91$·1 6·17·

7yl0.:!6

22.8.03

1n, @ , lf9, +, e. L. D. in igitme

MAGGIORI GENERALr f,lEDICI

- ·····-···................... ···-..·-············· .......................................................................... .................................... ...................... ................. .

0

••••o-"Oooooooooou , , ,

•••••••• ' ' ' ' ' " ' ' ' "

• • ••••••••••••••••••••••• •• • ••••• • •••• •••••••••••• ••••

'"""'''"'''''''"'''''''' ''''' '''

••••••••••••••••nooo o ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' " "

•••-••••••-•••-••• oo ono- " '''''''''''''''''''' " ''' ' ''''''''''''''''' ' " " " ' ' ''' "' " "'•• •••••"""" ' ' ' ' " "' ' ' " ' ' ' " " ' ' " """"" " " ' " ' ' " " "'''' """"''''' " ' ' ' " " ' " ' " ' ' " ' ''"' '

......

.... ............. . ....... ............ ......... .. ............. ..... ...................... ..... ... .. . .. .. .. . .......................... ..... ".. ." ................... ' ................ . ~..

~·


12

COLOJ~;:"EI T.l

-

·u

..... o

.> "J1

-

ANZIANITÀ

.!! ;..

\! F.O Jc:J

LUOGO

Data

C ASATO E 1\0M~:

t•OSJ Zl ON ~;

tli O) NASCITA

nA~~Ì III

H~:CORA7.10Nl

~:

di

di

grado

servi?:io

16.12.81

1.9.900

TJisJ'· Minist.. Acronaut i ca

30. 7.88

18. 7 .04

C A)If'AGNK

COI. . ONNELLI MED ICI

d .tl u . l al 11 . 11 Cm!lllhorrli·

4. 2.76

bO (L!hihti)

:\lolisa oi A((rcdo, llt, C .;,, +, JJ i fl p. M ini~t.

o> 91 1-1~, ~ 31~ · IG, @,-B. L. D. in

Fi1!,(1,1t~IJ

otoriuolaringoiatria n

Napoli ..

30.11 .7~

x Monn.•:o Art1~n>, 111, C •lh, U !<,

0 , +,0 , 0 , <D 912·19, ~ 91~·16·11 ·Ju,

@,m,'

a

Cagliari

30.12.78

Porru Pietro, . , L! :Ji>, (\) ~12·13· Disp . .Minist. 141 ~ P I~·IO·l':-1 8 1 @ , +, + Aeronautica

l. 1.34

26. 7 _()j

l\

A11si11i ( Perugia)

27.10.77

7\fodtJStini Paow, • · C •l!•, .ft • lspettoro i ne. I!J, Q) 9 JH21 +,'l), ~~ ~91~·JG·J1·1 81 di San. mili t . @ ,f.tj Roma

l. 2.84

22. 8.04

Torino ..

24. 3.i9

Gro11so Vittorio 111, C ·~, O, 1!1, Di r·ott. sau itl\ cl) 91 1·1Z ® 91~·)(1-17-181 @ , +, Udine 1

l. 5.34

l)irett. snnit:\ Bari

1.11.34

22. 8.04

*• C ·~ ;~.911·12 Dirott SRnità

l. 1.85

19. 8.05

9. 2.35

l. 9 .06

ti;, ,f

Nola (Na-

16. 5.78

poli) n

!Snssnri .

6. 6.79

Simula lThaldo, ~ 91~·1G·I7-1 8,

@, • •

+· L. D.

Bologna

in medicinl\ operatoria Pull o nzn

31. 7.79

Lapponi Gnidc, • • C •Jf>, a;- 911· 12·)3 r .o, 915·)&•11 t '7.51

(Mncernta)

hl\

.a.Z

~ , ._..... ,

·'

Dirett. sanità Triesttl

u""

Palurmo . .

22.12.80

Di rett. sanità Torino

l. 8.85

21. 3.06

ROIIIR

17. 5.79

MOllj.!llZZi Umberto, !Il, c.;;., v9 11· Dirt1tt. BIWILil 12·!3 1 +z, i<• tli~·IG· !:·I6 @ , ~~ti; Nttpvli 1

l. 8.85

6. 4.06

8.10.79

Landri.nni Roberto. 111, C ·~·, /t

l. 1.36

5. -1.06

• •

811lò (Bre·

:sei n)

11

( .... ,

Q., 911-IZ'

•1-, /

v

'O

9 1~·1 G ·1i·JS

,

+ .o. l

~,

Dirett. sanità Roma


(segue) COLOl\' NELLI MEDICI

13 ANZIANITÀ,

LGOGO

CASATO E NOlln:

DI NASC1TA

DF.CORAZlONJ F. CUIPA GN~:

POSIZIONE

nascita

<li

di

grado

servizio

dal n . 12 al n. 24 n Nizza Sicilia 1 (Messina)

9.10.79

Briguglio Santi, •· U•b, ~.O, +, Dirett. snuità <tJ !Hl-121 ~ 9t5·ts·t7·1 a, @ , +, <D Snrtlogna

l. 1.36

IS.•.06

a Parma .. .

30. 6.79

Cnsella Da,nte, • · C•r,, /t , o, fil, Coli. med . leg.

l. 1.36

l. 9.06

Dirett. snn itìl Milano

81.7.36

19. 7.06

25. 3.80

Giarrusso Oesualdc, •• C :~,~. Dirett. sau itn v 911-12·131 ~ 9t5·1G·J~·•a, @ , ©, Sicilia +, +. L. D. in elinicn neuropsiehiatriea

l . 9.36

5. 3,07

a Gargnano (Brescia)

7. 1.81

Be rteli i Em-icc, •• U +, O, O, q:> Dir. ospeònle 31.12.36 1912-913, @ 9 15·16·17·1&, @ , • • ~. Livorno

20. 8.07

Napoli • . .

8. 9.84

~ 915·16·1~-•s,

<!) 91H,·I3·14 1 2 ,

@,

+ @,e, ./. L. D. in pntolo-

(Rost. pref'.)

gia ebirnrgica

a Pizzo ( Catnnzaro) a

a

lCatania

25. 7.79

Aecorinti Vitlclmzo, •• C ~.O,

+, '*• Q, [f), 1))911·1'1·13·H1 Iii'• 91~· JG-17·18 @ -_1.·, q, 1 1

ITJ,+

*

de Porcellinis Carlo, • , CcJ!:, Dir. ospedale lf, (9 1912·131 1 @UI5·16-17·18 @ , @ , Casertn

+z, m

o,

31.12.36

20. 8.07

a Cnprarola 15.11.80 (Viterbo)

Fnurizi Nicola, •, C ~.

Mi u. Guerra (Dirett. eapv di vi s. incar.)

l. 1.87

20. 8.07

a ' Monteforte (A veli in o)

" Forino Salvatore, U +, ~ . +, Dir. O!llledale <0911-12·131 ~ 915-IG·l<·J•, @ , + Toriuo

20. 2.37

22 12.07

Iugrn valle .Alfredo, • , C ci:, G u -&, o, o, o, il)91H2·13·U,

Dirett. sauitn Lihia

l. 7.37

7. 7.10

Masserano Giulio, •· C•ìl', -lt ,O, ,.y1 ~912·13·14 1 ®VIH6·17· J8 1 @ ,

Dir. ospedale Roma

1. 7.37

20. 8.07

11

27.12.81

Roma . • . 17.11.84

• • fb,91,,

~ 91~·16·17·18,

*• ~. e

~915·16·17·16,

8

Torino • . .

25. 8.82

@ , et, et,

*·+

@, • •

+,m

Verona . . .

4. 4.83

Pellegrini Fra11cesco, U + , !D t912· Dir. ospednle •a, ® 915-16·17-131 ~ . toZ @, et, +. Firenze L. D. in Storia della medici un

l. 7.37

10. 9.07

e Cortona (à· rezzo)

15. 3.81

Bruni Nicol-a, •• U <§>, o, 1i9ll·

Se. nppl. san. mi!. (ins. tit.)

1. 7.87

19. 7.06

e La Spezia

29. 6.81

" " Camo riano Pietro, • • ~. U ~'• Dir. osped:lle -"', . , ~ 9JH6·17·J S, @ , +. L. Gorizia D. in patologia speciale cl1i· rurgica.

l. 9.37

16. 8.08

a

12·13·!4 """ , '(K7'

~2

...-- '

.o. 91~·JG·I7·18

'l5l

e. L. D. in;)giene

r.>.

t 'W J


14

TENENTI COLONNflLLI MED!'::I

ANZIANITÀ

~

·ç

·a

... ."' m

J)ntB

CASATO E NOME

LUOGO

ùi

Q

Ol NASCITA

nascita

POSIZIONE

,

di

di

grado

servizio

Alj'rello, •, U '~• -&, Dir. ospedale 16. 3.27

7. 7.10

DECORAZIONI E CAMPAGNE

TENENTI COLONNELLI MEDICI

dal n. l nl n . 12 n

Moliterno (Potenza)

7.11.85

x Germino

o, 4)912-)3·1•, ~ !1!1 -18, @ , • •

+, *· L. D. in patol. spee.

Bologna

m~diea

v

Villafrnnen. 26. 8.82 (Alessandria)

0j!gero Oesm·e, U t§:, I!J, 1!)91Z- Dir. ospedale t3=141 ~ 915-16-171 +, @ , + Piacenza

IS.12.27

10. 8.08

a

Avezr.n.no (Aquila)

29. 3.84

De Rernardinis Virg<inio, •• Minist. Gue r ra U<J!', -A-,®915-Ia-17-JS-191 ~. ©, (red. Giorn. @ , !P, [!), 1!)912-131 9J3-H1 <t>, medie. mi!.) +21 o, '· L. D . in p.atologia speciale medica

1S.12.27

16. 8.08

a

Cngl inri . .

16. 7.84 Crespellani Oarlo, *• •lP, 0 1 *' Dir. ospedale <t>, <D 9141 ~ 9J$·JG-11-J81 @, +,+ Perugia

13.12.27

16. 8.08

a

M ontesarehi o (Benevento)

9 . 5.82

l a poce Antonio, •• U lf>1 Q, -8 l a, 1!1, ~ 915-1G-17-18, @ , • • +

Dir. ospedale Bari

l. 6.28

10. 8.09

a

Sa m buca

23. 7.81

Cinceio Vito, •• • • U +. -lt, ~ ~ Disp. iJlinist.

l . 6.28

16. 8.08

Zabut (A· grigouto)

*•

*•

!Il, 4) 911-12·13, ~ 9)~·16-17-18, @, @, + ,111, (1)

Fi·1umee

a

P a lombara Sabina (Roma)

21. 5.81

Forti Igino, .;-, o, ~. © 911-121 Osp. Romn 12. 6.28 O . 915·)6·17•1U Q ,n, • ..n (com.coll. m ed . '<SI • ' l!!<t .g., ' .., leg.)

16. 8.08

a

SnntMrOCI' Camerina (Si raeusa)

13. 4.83

Mnngnt1nro Va-rmeZo, U tJJ•, ~. Se. nppl. san. rr.n .a. 9J5·JG-17·J8 @ -.:-1 .., 913·14 1 ~ ID I'l • ('ID 8 • t'l t) • 1 1

26. 7.28

16. 8.08

C111rbouara Scri"9ia ( Alessandria)

24. 2.83

Cnr hone Vincenzo, •, •8 , +, ~·, 4ì 9131 ~ 9J7-IU1 @ , +, ./

Dir . osp~dale Alessan dria

15. 9.28

21. 6.08

Panngin Anto?tino, ,B>,-&, O, O, @, Dir. oepednle +, 4) 911·12-131 ~ 915-10·1~-1 81 @ , + Novara

5.10.28

16. 8.08

c

. z, +

a Vittoria (Si- 29. t83 racusa) a

Monreale (Palermo)

26. 7.81

D' Accnrdo Salva.tore, •Ilo, 15!, ~ . Dir. ospedale +, !fl, 4ì 912-13, ~ 91~-IG-17-Ju, @,!P P alermo

16.11.28

16, 8.08

a

Savona . .

17.12.81

Ciarlo Silv io, •, +, +, ~ . 4)911-IZ, ~ 915-16 @ 1

l. 1.29

16. 8.08

Dir. ospedale Bolzan o


( segue ) TENENTI COLONNELLI MEDICI

•

.. >

s

ANZIANITÀ

Dato.

LUOGO

16

CASATO •; NOM E POSIZIONE

di

eli

t! i

grado

servizio

a San

Remo 10. 2.84 Rampi Pietro, cJ!•, +, -;s , ~ 915· Inf. pros. PnrlG·J7•18·19·20 @ $ (Imperia) ma ' u' .

l. 2.29

16. 9.08

a Napol.i ••• 10.11.84 Abate A lessan<lro, ot, +, ~ 912·13, Dir. ospodnle ~ 915· 16·1?·18, @ , {• Trie!!te

l. 2.29

16. 8.08

7. 2.29

16. 8.08

19. 4.29

10. 8.09

5.10.29

7. 7.10

Gallotti Giovanni, . , u ,Jr-, Dir. ospedale <lJ 91l·IZ·131 <t, +, l!J, ~ 916·16·17, Napoli

17.11.29

10. !j_()-9

Sa vini Gualtiero, *• ~915·16·1~·181 Dir. ospedale • • @, t!!>, o, l!!, ~ 911·12·13, + Udine

2.12.29

10. 8.09

21.10.82 Costo Fausto, *•U .W, t: , ~. [), Dir. ospednle 17.12.29 ~. <P 912·13, E!ì, ~ 916-16, @, €àl,. Padova . 15. 2.83 Meren Rosolino, • • et, o, o. Disp. llfin. de- l . 1.30 il) 911-1Z·I3 ~ ~15·10·17-18 @, +, + ronautica 1 1

10. 8.09

*•o, o, M i n. Guer ra +, ITJ, <J;19U1 ~ 915·)6·17 @, + (Capo sez. inc.)

2. 1.30

10. 8.09

. . 25. 3.86 Mnngeri Nicolò, O •t:, -&,@O,, •o,• <ti+ Dir. ospednlc

2. 2.30

7. 7.1()

2. 5.30

10. 8.09

DI NASCITA

"'

nascita

DECORAZIONI E CA.MPACNE

dal n. 13 al n. 28

Cannn. (Cosenza)

8. 5.81

Pitrelli Nicola, • • U et, o, ID911· Dir. O!'l pedale JZ-13, ~ 9)5·16· 17·18, @, ~ •• •+ Chieti

a àndri n (Rnri)

l. 1.84

x Si ni si

:1

a Roma

~.

ID9141

+, ~

. . . 30. 8.84

12-13

25. 7.83

(Potenza)

*• t:, @, l!!, Libia

® 915·16·17·u ,

x Lucci A merif.o,

*• cJì,, <t, ~911· Dir. ospednlfl

+ ~ 91 ·16·17·18 @

J

a Lagonegro

Guido, • ,

~.

'

'

u

Catn nzaro

@, +

a

Pontrem oli {Massa C.)

n Saeaari . . .

a Sestu (Cagli ari) a Pian Castagnaio (Sie·

2. 6.84

7. 5.82

1

na)

c Catan in

Bassi Git'8epptJ, •, O

911· ·13·14, ~915·16·17-18,

a Marsala (Trapani)

8. 7.00

25. 6.81

Verona

Signorino Rosario, U c§o, ®, ~. Africa Orien· ~ 915·16·17·18, @, • • + tale

Il

~apoli

•..

21. 6.86 Mnrulli .l!lbe1·to, *• <l!·, ~ 911·12, Disp. ~{itlisi. 10. 5.30 @ 915·16·17, @ Aerotumtica

7. 7.10

:\

Ac ireale {Catania)

24. 5.83 Indelicato Git's~pe, +, 0 1 O, Dir. ospedale 11.10.30 o, ~ . ®, ~ 911· J ~ 915·16·11·18, Genova

7. 7.H>

@, +,+

a Salerno . . 18. 4.84

Buono~ane Carlo, • • C ,K,, -&,O,

n Bassano di

Pellegrini OresttJ, • • U+, ct; D11·12,

Sutri {R(}o ma)

7. 2.82

~. ~ ll·lZ, ••

~ 9

+, ~ 916·16·17, @

·16, @, • •

+

Minist. Guerra (Dirett. capo divis. inc.) Aspett. inftJJ'ln.

l. 2.31

7. 7.10

l. 4.31

7. 7.10


16

{segrre ) n :NilNT J <:OJ.ONNF J. I. J ~JJ· OJCJ

LUOGO D I NASC ITA

4NZIAN ITÀ

v.•ta

C4SATO E NO!If:

oli na ~oita

POS I7.10NE

<l~tl

Re c anati ( :.tneernta)

16.7.85

Foliciangoli Guido, ~. + , lb 913· H ·J~·J8 ~ 91~·18 @ , o§< 1 1

a

C1tn n zaro .

12. 4.83

Sorbara R milin, • • \'

Cagliari • .

17. 3.85

do

grado

aervizio

5.10.31

7. 7.10

.4.spett. in(er·m. 14.10.31

7. 7.10

n. 29 al n. 42

a

n

di

l>KCOilAl':ION I Il: CAldPAONK

& , ~ 9 IHt·ll, 'X 91~·16·17-1~, @

Dir. osr•edRl e Ancona

*•

Fnddl\ Siro, • • C /r, U O, 1 1 Dir. ospedale ~ 9J~·U, 'X ~~~·IG·Io·U Mil ano 1 @, . ,

16.12.31

7. 7.10

Fiumefreddo Vinccn:o, •· ·~' • /r,

16.12.31

7. 7.10

l. 2.32

7. 7.10

13. 3.32

7. 7.10

~. +

RtJgnlbnto (Enna)

n 8.8s

0, 0

~~

IG·J7·J',

+, q) 9ll·H·l31 @ 915·

(!J), +

Dir. ut~pednle BreRcia

1\

Ruvo di Pu· gli n ( Bnri)

22. 5.8 1 Cnldnrola l•0r'ancesco, •• ·~·, O, O~p Bari 0, 0 , l 1 'l< ~I!J·IG·Io·IB, @, . , o§o

a

AoY.aoo degli Irpini (A vt:llino)

24. 2.85

e

Tropt>n (Cn· tnnznro)

7. 6.85

Lojncono Antonio, o!!', Il; 911 ·1 2 •13, Osp. Cntnnznro •• ~. ~· 910·17·18, @ , +

16. 3.32

7. 7.10

n

Vn r a l l o

21.12.84

BacolJinloni Adolfo, • • ·~'• lr, O, Osp. G(jnovn

19. 3.32

7. 7.10

l. 4.32

8. 7.09

l. 6.32

7. 7.10

6§ ttJ6·J1·1B, (ù) ,

G n Ilo z z o ( l:" i ft'UZ6)

+

.~, Cb 9li·J2-J3·1., ~· 916·11·)8 @ , •}<

(No vara )

e

Rossi .4. utonio, <!:, ~ 911 ~ 1 ,, O, Osp. Cltieti

1

3, 2.83

Fusi Pietro, o!>, i!J, (!) 9li·J2·13·u , Dir. Snn. Bol')( 9t6·JG·J•·••, @ , . ,,

o Acerenza 22. 6.84 (Pot~uza)

Polo~n ~.

Vinc~m:o,

Cb 9Jl·13,

+

7.1\oo (segr~t.)

U o!>, O, O , :.linist. Gu6rrn <lb ' (Corpo S. M.)

">( 915·1,·1~·18,

• • o{• 1\

a

Sommntino (Caltnnis· setta)

1.11.86

Craco ( Po· oomm)

5. 1.82

Brn. (Cuoeo) 27 2.82

Carntunrnta Gio11atmi, ilt, o~·,

Coli. rut:d. leg. {llltllll bro)

16. 5.32

7. 7.10

Mindonul\ Antonio, ·~, O, q, 9ll·

Disp. .Mini~t. 1<0inan:e

16. 5.32

21. 6.08

Ptltiti PtiBIJUule, • • O o>·, .a.,(;;, Cnpo uft'.nuton. 25. 5.32 Cb '112·19·10, lr, ~ ' ~ 915·16·1~···. eao. Egeo

17. 6.09

1) !111·12·14, • • 9

li·l31

S. Ar•olliua- 17. ~.82 rt~ t..:hietino (Chieti)

+

+, ~ ~~~·IG·J7·J 81 @, +

. t, ~. @ , +,

a

!ll~-·~·17·l8, @ ,

,2

Ma.r.zoec·oo e Oamillo, '"'• @ , ~. l!J, Il) 912·13·141 ~ 915·1C·l7· 181 @,

••+

• O~p. Bttri

16. 6.82

8. 7 .09


(segui' ) TP.NP.NTI t 'OLI):'i:-IF.I .I l ~lr.OIC: I

17

=T====~F===~=-==============T=======-==~~==--

o

>

..

I.UO(lO

3 • i

111 SAS ("JTA

CASATO R NOM K

di m•~ cita

i

1

Oata

l'OSIZJON~: ~:

()KCOHAZJON I

C MII"AGXF.

- - - -;--- - -

1

l

.

ANZIANIT A

tli

di

grn!lo

~~ervido

26. ().32

8. 7.09

4. !.!.33

7. 7.10

l

llnl 11. 43 al n. 56

a l Pnlern Hì .

30.11.82

Rict·b Ji:ttM·e, ,;.1 o. 13·H1 '><' 9 1:'>·16·17·111

c Vnsto (Chieti )

1

~- 9 11·1t·

p,, +, +, / 1 1

011p. Bolo~na

Ri tnct:i Chi uui A!tfl81i11tl,$ , U • , Afri c:• Or·ien-

U-tr, So, + . \1 , , ~l i·U•JJ!·I ~I ~!117·

tnlo

l UI @ , +

e Gilcl c> n t• 14.12.84 ( Ca n i p o· hass o ) (

P\111Hif0

(A·

7. 9.X2

h·R~<au ò rin )

Dol Vastu <iiu11eppe, 111, ,;., >1- 1

0, Q, Q, Q, +, t , O. 9 1H t ,

IJiRi>· Minit~l. A<'I'Otmrttica

30. 7.33

7. 7.10

Viglinui F(•t1el'ico, 111, ,!!,, *• O,

Dir. ~1111. Tori-

J :t ~.3:~

il. 1 .o~

l;;, 8.:{3

15. 7 .l ]

1.10.33

7. 7.10

24.11 :33

7. 7.10

:H.l2.33

R 7.0\1

A IMRlHl-

l. 1.34

8. 7.09

In f. proli. Ra -

l. I.:H

4. 2.09

1. 1.34

7. 7. 10

f',

'><' 9 l~·IG·J7·J8,

+, 1 1 1, ~ 11-12 ~l l• l!l, 91 ,·1\ ~ H·I!t

~tJ5·J O, JG

a

J;~k~ouvill~:~ ~'luriò a (S.

1. 2 81i

U. A .)

a Collclong<l (Aquila)

2;;. 6.S3

a Gabb io u etn

28. ] .84

@ , ......

Sf :.fl: · lu, , 1' t ,..1•

Rizzo Got·t~efin. •l,, ~, ~ . C, C, 011p. L in1ruu Q, 0, ),911-1t·l 3·1< 1 @ , +, +

~ ~~~·lli · 1H U,

Dir. Snu .

Fiorini

illu::io FerruC'cio .

Q, Q, 4). 912 · 131

2. 8.82

1

Grnziola Gerardn, • . • . O, +, Coli. mcd. ltl).(. l', 1 J 9JS·I 3 · H

~wm)

~.

3. !J.83

Sar no (Snlerno)

24. 2.81

Trinità (Cn·

7. 2.8 ~

ueo)

a Partin i c o (Palermo)

~ ~~~· 16·17·1~.

•W·

Pnrente

Otori

( m u1n bro)

o~p.

ctrin

+. /

neveuto)

11

+

1

4)911·1,,

chio ( BuR

0>')1• V tli'OD :I

~ uJ:. ·I•;-Iu

+. +

r ~~ o n tesa r -

F'i -

rouw (segru· tnrio )

(Cre m o na )

,. Attllln CPu

Ilo ( i~i<•ui~ta )

Vi~Jce u::o.

-!•, ::ç, .). ~12·131

+, ~ 91~·u;·l7·1 ", \!1, +, 1

M 11 rnt ori Oa·rln /l'el ice, c.., <]!•, *, -;r.1 1,913·U·1!1 1 ~9 H•·Jn·l 7·1111 (oj) , +,-!-

Vt'nna

Dir. Sn u . T ••ri no (sogret.nr io)

s. 1.85 Snvnrino Sat•erio, '!!', +, 1, 9 ll·12, O~p. Pnh,rnw ~~

~915·1 G·I7· 1 U 1

7. 7.10

cWt o{•

e Coglie MoA· 18. 1.84sa pico

Osp . Holmn

1. 1.34-

7 . 7.10

lsvt·Hornto Hnn. m ilit. Torino

1. 1.34-

7. 7 10

(Lecce) 11

Saluzzo (C n · neo)

4. 7.84

Roccu Tito, '!!', y917-1 8,

~,

@ , • • -:-

1 1 1,'' 11-9 1! ,


, (segue) Tlè:-IP.NTI (;OLO:-INELLI

18

MI!IJII l

l

Onta l,UOUO

ti i 01 NASCITA

11116CÌ t.a

ANZI ANITA

l

i

CASATO F. NO~H:

l

POSIZIONE u~:COitAZION I

lo: C AMPAGN~:

•li

ùi

grado

~ervizio

dal n. 57 1\l n. 70

n

Montecntin i Vnl di Ce · cina (Pian)

H. 2.tl3

Vnnuoeci Qttintilio, <l!,, ;i ,O, ,r], Osp.FirenZ<I (flo· ~9H>·JG·I1·Js, ~t-911-12·13, @, +, •:• grotnrio)

l. l 34

8. 7.09

a

Cnrlentini (Sirncusn)

19.11.82

St'stu ll11toni11o, rf'. O , + , 1, •, 'l.9ll-l~, ~91~·1C·I ~·IS I!J), of• 1

lJisp. Min. Fi-

5. 1.34

8. 7.09

a

Torr i glia 2:.!.10.83 (Gen ova)

Crol.'iglin. Eca1·isto, ·~, • • ~ UI~·IO·I7-18 @ , o§o 1

fuf. pres. Al· l>eugn

l. 2.34

7 7.10

v

Nnpoli . • .

Do Augelis Anlui11o, ,~,,O, ~ . Osp. Nnpoli

l. 2.34

$. 7.09

Bologna

11. 4.34

7. 7.10

lo f. pt·ua. Trun· to

1. 5.3-.l

7. 7.10

Osp. Napoli (Stnb. ba lneo corro. Ischia)

1:.!. 6.34

8. 7.09

2. 9 3-l

7. 7.10

19. 9 3-l

7. i.lO

Muoeoui Jlichele, .;-, 'i',; 1 .~. Coll.med.loga- 20. 9.34 ~911·12·13 l t~ ( uacmùru) 1 ~915·16·J;·I81 w, +·L. D.1u ll&oriuolnriugoinLrin

15. 7.11

30.1 :.!.82

• • (!;) Ull-12·13·14

@, + Be t. e e tu r o

1. 2.83

v Torino . . .

12.1J.t(4

a

C nste li n cciodo'8nnri (Fuggin)

10. 2.81

n

Cll!!ale Mou· ferrnto

6. 1.84

a

+, +

Arn Achille, •t> O, O, +, ~91~- Osp. Brcs ciR 1

COLIZI\)

@,

Vnltsnto Uioacchin.o, e, ·~'• /Jr, 0, <9 , ~· 1 . , ~915·1G·I~·1 ij 1 \121 , +

IG·I7·J8

Asiagu (Vi - lG. 8.84

i:D: ~tllfo•IU·I~·I11 1 1

l sidoro, ~. (99 11-12 •13, O w.

~915·1G·I1·a8,

(lWggio C.)

r:

Porcnru

11

111111~'1

@,

(99\J·I%·13

1

+

l!'ermri Giovanni Aw·clio, '~'• O, rA·, (9 91H31 +, ~,9l:t· IG·I7· 18,

Disp. ,lfin. J<li -nanze

i!J), • Il

~T urol' (Sa<~ ·

12. 3.86

>"ari)

('

Har~l\lrnnto

'*•

Dir.Snn.Sicilin (st•grt~ta rio)

1.11.34

7. 7.10

&spett. i1~jerm.

10.12.:!4

15. 4.09

+, Osp. Bologon

l. 1.35

15. 7.11

9. 2.35

'2.7. ti.07

Hi.11.82

(Agri gtm tu!

a

Homn . .

18 9.8<!

Cogli ati-Dozza Giuseppe, Gl i·~ , /t, 0, ~ ~ . 21 fi'], 9 flii·U 1 ~UJ~· JC·J~·I8 @, + 1

1\

Fnuo (l'..l!:t· ru)

19. 7.~5

Piccoli Gio1•mmi, ,.,, ~.

11

Ca~a rta ( :-i n·

puli)

(9911 ·1't·IJ·14-I~,

<'>1'9!6•1\

~.

(!j),

+.

J,. D. i o patologia S[Jocialo medh:a


( seglll!) TI:'IPNTF C:Ot.O.XXP.Lt.l

19

\II 'IJ I!'I

A:-<7.1 AN IT ,\

Dnto

L UOGO

•li 01 NASCITA

oa~ci ta

di

DKCORAZIONI E CA)II'AGNR

~rado

servitio

21. 5.35

8. 7.09

O~p. Pnd(•va

1. 8.~;;

8. 7.09

5 2.83

Adinolfi Salt•atorc, · ,O, ;r, 1)9 12- Ù!IJI. Tril•ste 13·14-IS y91~·10·1:·J0 @ , •:• 1 1

17. ll.35

8. 7.09

13. 1.84

Bordone Oarmol~. •ih ~,O, Q:. 911 ' S c.

~:o u t r .

17. 8.!l5

7. 7.10

Perretti Cristofor·o, V-••, ~ . o. Spolt·1.r.. n. E. 0, +z, ~911-l!·JJ·u, '><"91~·16·1•· 181 Hurua

4.11.3;-l

15. 7.11

dal n. 71 al n. 85 a Pt·Al'ina (Aquila)

14. H.S3

I ppoli ti A maltlo·, (!t, C ·l!', *, :\fin. Gnt·•·ra \ "' -..\91~·10·17-IU ·u'\ ("nla mocl.) O1 O1 'T' >.!.li l '-'' > "!o~ > ~~

•• +

:1

S. Gregor io

26. l!.~j3

di Ca t;nuia

c

~larci~oi S(l

1

(l'i a poli)

n Si racusl\. .

+. .

~fignemi Prancuco, .••. !., 1.911·JZ·I3·1··19 .,. 9 1!>·1G·I1·J81 @ 1 .....

1H3-lt, ~~15·1G· I 7·1 8,

@,

+, +

cc. RH.

a Viu o V tt ltmtia (CuU\ozaro)

!l2.11.85

e Ilari

13. 7.!;4

O»p. Buri

n Torino .

3. 4 85

tlspolf. infcnn.

a :;nnt.nlunriun (Salerno)

3. 4.84

Caglial'i

7. 1.84

1\

@, o{•

Pellegrino Loren:::o, ~-, *•o. +, <0911·12, 912·13, 913-1 ', 1•·18 m. .~ l

w

4)912·13,

@ , ~. Il

~~~poli

•.

;.~ 1.1 2.:lu

Hl. tU O

1. 1.3(i

10 H.JO

914·1~, ~916·

•

Zuddas Silvio, ~~

15. 7.11

$,

913·1 1

1

+

.Ji. ,

+, O,

9 91~·1G·1o·JU,

5. 9.85

Disp . .lli11isf. A e rt11111 11 t i ca

l. l

:w

10. 3.12

Di•·· Sau. Tl'iu-

l. 1.36

10.11.10

31. 7.!{(j

15. 7.11

l 'L. 8.:lfi

lu. 3.11

1. !l.!~ll

15 7.11

l.li.Sii

IO. :U2

U.l:UW

15. 7.11

AW {<togror•.)

c Aie sandria

13. 1.86 Talenti Oeam·e, $, •!h o, &, +, D,i ap. .lfi uù1t. <1)911·12, ~91HG·J :, @, {•. L. A eru11cml ioo D. in fisiol. appl. all'a vinziuuo

a Palmi (Reg-

20 S 83

a

Vt~rcelli

Lopresti A.11foninn. ·~·, ·~ , +, ~911·12·13·14, ~UlS·IO·J?-IS,

gio C.) 27. 4.85

@ 1 {•

Culi. 11111d. 111~. (t;II)!I'Otn rio)

Bertinetti A(art'l'llino, •· ,;;,, -&, O;;p. 1:\ovnra O t • J •t:91l ·I2· 13·H·I~·IG·l<·JU·J9'!0'll , ~

+

t1

!;irncnAA •

8.11.86

Cnssinil' ®uiG·J7·1K,

Ugo, @,

, Q_,UI~·I3·1<·Js,

+, +. L. D. in

fisiologia apJliiÌI'ntn all' educazione fisi<·a u

T 11 rrig l i a (Genova)

2 1. 8.86

M i n . (j. n t• rr n (diHl~t.

lah liRiul. biol.ap· plicata )


:w

(SC!JIIC ) 'IF.~E:'<II I COLOXX I! lll MllOIC I

l

~

·;: ·c;

l Dilla

CASATU P. SOMF.

I .I'OilO

•li

... :)

•

l

111 SAS('I'rA

nnsoitn

~

l ~l o n d o v ì

Il

IH:('ORAZI O NI E

l'

l

l

l

CA~II'Aiò!O:

l

ANZIAN I rÀ I'OS IZIONF.

di

tll

grado

s etvir.iu

Osp Snviglinnn 31.12.36

15. 7.11

l

l di\ l Il . 86 n l n. 100

5. 7.8ii

J1HR8u

O io v. RalliRlrh

l 911·12·13

•• .

(C uneo) fl

l

'

-i

~ ~.lJ!• · J •Hi-UJ ,

' ~©

Cnpnuuoli 30.12.84 l ( Pisa)

Cio n i n i Ci11lio, <!=- ...

f.'ireiiZII

a1.12.36

l ii. 7.11

MR:r.:r.arn l 2fi. ti.81i (Tmpaui)

C:H\tclli Efi{lmio. <!'· il-, x, "' , 0Rp. Milano

+, ~ . QII·I2· 3 ,..~~~·l •l· J: ·J8 1 <il), o}

31.12.36

15. 7.11

2.10.84

Mnll'l•u !'J~tif!i. ·~. . • • ~. 9JG· Osp. Napoli li·Jij Q;I'II·I~·IJ·H· I :; {-; f , 1 • li O' L. O. in oturi nolari ugoiatrin

3 1.1 2.36

15. 7.11

l .n Spo:r.ia • 30. 3.85

Hnlu1r.iui AIIIJI!In. '~'• /t . 1 . ~ 11 -12· Oi! p. Turino

31.12.36

15. 'j .11

Pnòuvn

l. 1.37

15 7.11

Osp. Nn poli

20. ~.S7

2a. tu o

a l t; nstel Snn Lorenzo (Snlorno)

y

Q. Osp. •• -· ' + ' ©. . 1 IJ J· )2·JJ·)I

·tJ~·JG·J6·1 ~

1

l ()

~f··•luun l Iii Li v~ n zn

Il

J3· l -4·J~·i 9•!!U

! j Il

tltj· J"·l8 ~

••

"'<" t.ti:•-Hi·J7·18

rt ,

1

l :-)aus••v c ru ( f.'og~ia)

a

O:~p.

~~~~•·IG·

•}

Han. dalla 11. 6.37 15. 7.Jl *·O, i;? , Dir. Sieilin (igioui· stn)

l\Inlit•t- AleitllrttHÌro, •!!·, · , (',

l O><p. Milnnu

1. 7.37

Ili. 1.18

21.11.86 Ct·rniJ!Iin Dontenico, ·.r, if, +, 011p. Palflrmo

l . 7.37

1. ~. 12

l. 7.37

15. 7.11

l . 7.:17

15. li.ll

l 9.87

28. 12.18

l. !1.37

15 7.11

lA JH•ttOrl\tu 1 l. 9 :17 :-$un. mili tl\ra l Torino

Hi.l2.10

'i. 1.88

x

y , +: •}

"' 'W•·IG·I~·J 8·19·20.

l

:; • Stefnnu t; nmnstra

' ..

u•, ([) 91l-l21 $( ,

+, , >;J , •r 1

+"' t-• l

~t;9 1 Z·I\

l'i VIH.Li b'nm cePco, ~.

24. 7.~~

1 1 ~~10·11·1N·I9,

a

lJ '

l

l'l\ lttt Il l"' f:iu sepf>C. ·ii', ...- 1 c,

c t• l v o 1 7. S.82

CRtfiDÌII ..

1

liti!

' ••+

( :\a~IOli ) Il

'

:OÌIIt'I'Ullllllli OinrrJin. ~l~· Id •D, 1 .9 ll•li. 912· 13 l

17. !l.X-l

.(Tn• vi~u) 1\

•

( M .,ssina)

9916·1G·J?

(' , (Q91l ·J2·13·14·J 8·J9 1 1

+

la 2!l. 1.86 Argoutinn Oior·. Rattistn, rJ ••• l Oi~p. .llinist. " F(rnUriuCAvil udi!li) 9. •. r, Aeronataicn ~.

v c

1!1> , f)!•II·U, !>11·13, ~ • .f. - L .

l

l

~ !IJ 7 ·IU·J~,

l l

in ti~iulugin

o.

l

Gnllo A rlrtro. ·~·,'l' .o. lJ *• 99 15· Dir.Snn. Romn I~·IHN·I0 1 ù) , (() 91l ·H·J3-H 1 +, + (Fwgrotn rio)

NtJci (Bari) l l J. ~.84

l

l<' ri g o n u u 27. 7.88 l " MRgl iulo A/{11!~80, ~. •!>. 1.919· 10·11 n 9 1 ~ ·1 G·I7·18 ·" '- +2 .x. Magg ioru ' l 11!9 ~ \.!::!11 ' ~.... I. D. io pntolog1a chirnrf!icn (!\a poli) 1

o~p.

Firenze

l

1\

Il

Bari

..

25. 6.84

Dounòt•o Vittnrio, t!', '. g916· 10Rp. Bari IG-17·181 (l , 1;) 911·12· 141 ~~

~{lll!.l!.l llll Ili· l 27 .l 0.8!1 C'ui l11idorn. li' "" gl> ( l'avia )

l

J?·IUt

~t

l IIII +l l

~ ~

.J*·

·~·,

,

+, +

o, ~91HG·

" 912·13-H J

.~

,.

- -.· .

A

..-;,


21

•

o• =

! :t;

ANZIANI'l'.\

Data

Ll:()tH)

('ASAl'O

di J.>J NASCITA

l

nucitu

E NOMI! POSIZ ION~:

di

di

gratto

~erv ido

PnlorUJo

l. 9 37

15. 6.11

+, Osv. Gonu\'n

l . !).!:!7

IJ KCOH AZION I E CA lii'AGNI!:

l dal o . 101 111 u. 107

a S. Giuseppe

28. 8.85

{ Palermo) c CaliwLign· 12. 2.82 re(Genova)

S nu8tlri Giusl:'ppe. ~. +, 9,91516•17, @, 1)9 11-J~-13·11, + "" Zeffiri•~cJ, :ijt1 !t, (1:)912•13 Q 91L•I1•J8 @

Scnouvino 't '

w'

, .o,;

'

,

l!~p.

+

10.11.84

Carlul!ci RafMle, U ~ , o, +, Mi uist. Guorra ~811·U 91Z·I QJJ, ~916-11-18 + ({;np<J sez. iuc·.) 1 1 1

a Bibbienn ( Areuo)

12 9.90

l<'err1 Guiclo,

.

, •!!•, Q, ~. ~ • Minist. Gut~rrn

IJ:)814·U, ~817·1U, @, • •

+. L . D.

io obi mica di gu .. rra a Canale (Cu· ~fontnloino

1.11.11

9.~7

6. 6.a

l

(diroz. serv. oJ1im. ruil.)

Cnsottn Ccs(Jre, .;r., ~2 , +, ol. 911 - Se. a pvi. nrt. e J3·Hl ~U ib-J0-1~·18 1 @ , o{· geniO

l. 0.37

l. 6 .11

6. 1.87

Auguliui AnUmio, U ·~,!t 1 .:,o, Minist. Gnorrn 0, ~. ~~~~-16-17-la, @, +, -t-912· (Capo soziono 13·14, + in c.)

l. !1.37

IO. 3.12

2.12.85

Bi o i Do1nenico, ·~, !t , ~~16-17-18, Ace. ru il. fnnt. @ , +, A, ~~~2-13 1 + e cav.

l . 9.37

10. 3.12

(Siena)

e Trani (Bari)

l. 9.37

14.1:.!.83

neo)

a

so. 1.11

l

Cn labritto ( Avelliuu)

~

l

MAGGIORI MEDICI

dal n. 1 nl n. 8 Rocco, ··-, "<' UIHG-J~-1 8, @, ~. ~. cr.~ll -12·13-14, ~

a Trapani ..

25. 6.86

Gi~tl io

Osp. Pnlerruo

2P. S :.!fì

15. 6 .11

a

Ca l uso ('fu · rino) •

11. 3.86

Pn&Stlrl\ 'fa'lloredi, U ·~·, *• ' • &- Afri ca Orion 81G·17-18 @, ),DJJ -13 913-H-1 ~ , o{• t i\Jtl 1 1

29. :t:lti

]!). 6.11

a

Assiai ( Perugia)

21.12.87

29. 3.26

10. 3.12

e

Bllri . ...

2:1.10 85

19. 7.:.!6

16. 2.12

n

Nola (Napoli)

8. 8.86

28. f\.26

15. 6.1 J

A

C anicattini (Siracu&n)

26.10.86

LI\ Hoccn Paolo, U s·, O, Q,912-I3 Disp . Mi11ist. ·14, ~,91~·16·17-18 1 @, . 2 1 o{• Aeronautica

t. l.2i

J. 4.12

'

S. Gias..,ppll 21.10.1W Cntafaou Ed11{Jrd~, ;!:1 ~ot)·l 6 • DiBJ>- J/ ili ÌR( Vesuviano 11•1 ' @ , Cb 912-13-14, • • + .ft'ina 11 ze

13. 2.27

lO. 3 12

e

Pnr ti n ico 28. 8.87 (Palermo)

}'nesalncquu Gioa.ccltillo, • · •!', Osp. Palernw 0, ot-VU·JH~, ).(916-17·181 @ , +, +

16. 3.27

l. 1.13

*·

+,

Crisi-io i Alfredo, •l!:, 0 , •:f, ~uiO - Lug.aii.CC.H R. 11·1 9, @, +, cp912-13·1H5, 0, +

(Napoli )


22

~1 ·\CòGIOlll ) l eUir:J

(se yti C)

. Data l I.UOno

<li 1)1 NA SCITA

ua ~ uito.

l

·=====ANZIANITÀ J>uSJZlON ~; n~:C OI!AZ J ONI

~;

di

C AlllP A tiN~;

t

li

grado

dal u. 9 a l n. 25 Il

C aivano ( N a poi i) :5icua .

c

;{(). !] .lì8

C~t ll f' t.ono

(l.ll .27

l

Anct~nn

13.12.27

l 28.12.13

28.1 2.13

l l. :V<i'>

Corsi Al(rer1o, U ri!,, O , ~ 9 • ~-w-p1e. q~9JJ ·J2·J ~·H , @ , +, •h G>·

Minis t. Guerra 13.1 2.27 (Capo sez. iuc.)

10. 3.13

M c F~~iua

7 .10./q

Bouaccur so Lcttc·rio, <e:, J', ~1 2·13. Dir. San. Udin(• 13.1 2.27 +, @9J6· JG·Ji·l 81 @ , -{o (segretario )

111. R.12

Lnnti 11 i (Si·

:!3. 9.87

Bu)!l iarello Fetlcrico, •?.:, o. l ..9J3· Osp. Tricstu

13.12 27

16. 1.1 3

(; al"n <'a Il· u-

racusn)

a

Os p. Firtlnzc

~, +

da (CanJpobassu)

li

Biaf.:iDi Oiova11ni, B:, J_.~JI-l r> 1 ~,J6·1 7-JU·1!1 1 @ , ©-, +, +

rincen::o, U ·~· , O;,.p. U -1: , Q_,91 l· J1> 1 ~~~~·18 1 @ , + 2,

(Calllp un

l. 9.27 •• 10. 3. 12

Mas&r~tntuuio

ba;;!'lu)

l

D' Ambru!<in (;iuseppe, -~ ,O, O, Osp. Napol i +, -~~1 5· 1 C.·l7·1 8 1 @ . Q,.ul2· 13, o{•

14 ·15·JG·l7,

+, x91 S·I~·2o, @, , +

11. 6.86

Os p. Bologna (segrotnrio)

1 3.1~ 27

10. 3.12

Hvc<:adolml- 25. 4 ,g5

Bruuo Om·lo, •h ©-, Q,912, ~~~~- Osp. Saviglia.nu

13. 12.2i

10. 3.12

l. :.28

l. 4 12

Aurlria(l3nri)

16·1': J ~ '

di (CilJH•o )

+, •}

C;~g li:ui

17

H ipacandida

1::1. 1.R5

l!'n scv.dnyelo, , ~,, *•l1.~J2·13·H·IG· Os p. Torino l i·)R·l91 ~~15 1 @ , i:Qì' , +, -{o

l l. 4.28

10. 3.12

T orranova Mar!{horita (Trapani)

12 7.88

Do C<HJtro Ignazio, tlf, ~,;9 H·1 ~·1G, Dir. San. Uòiuè gYJ7·J 81 @ , +, o{• (ig ieu istn)

1. 6 2~

28. 12. 13

y

Canosa {Bit· ri )

l S. 1.84

Dit·. San. llali (segretario)

1. 6.28

}. 4.12

a

l'i att o (Nu· varn)

30. 7 .8 6 1.Gnrg o Pierino, •f., O, 4i91Z·JJ, ~91 !•·1 0·17·18 1 @1 +

OSJ!. Novara

12. 6.28

l. 4.12

n

Comiso ( Hn.

:!5. 8.86

Scilliori Vinceneo, tf', \1_,.9 ll·I Z·J1·H· Osp. Parloruo Jr•, ~9 JG·IHu, @, IX, ,.z, ~2 1 +

26. 7.28

l. 4.12

4. 6.84

Tr:1ni P>~.olo, •eo, Q.,912·IJ·H , ~ 9 ~~ - Osp. Cn.serta

20. 8.28

l. 4.12

Osp. Torino

7. 9.28

8.10.10

Osp. Ales san-

15. 9 .281 10. 3.12

l'

6 .~1i

(Potenza.)

gul!u)

a

S pt•rlun~n

Ltbin

1

n

Dn r;u.znu o

24. 8.R3

(llu n c vou t u )

un fnr- 10.10.85 " Ancl) iOMt ( ()usouza)

+ ~··

@J

16·)7·13·19

( Roma )

'

'

T t• le!te Yinccnzo, 16·1~ ·18, -0 ' ili '

•

*·.:(.'

+, +

913 ~91 :•· 1

dria


23

(segue) MAGGIORI MEOICI

ANZIANIT ,\

Data

'

"c

I.UOGO

nuoit.a

'( ,

CASATO E NOME

di

DECORAZIONI

~;

POSIZION~;

di

di

grado

servizio

Livorrw

l. 1.29

IO. 3.I2

CAMPAGNE

dal n. 26 al n. 39 Gi()vam~i,

•!!>, o, <U~ IZ·I3·

o~p.

a Canna (Cosenza)

19. 8.S7

a Ferruzzano

12. 2.85

Afri ca Orioutnle

l. 1.29

l. 4.1'2

27. 2.87

Disp. Jllinist.

l. 2.2!)

16. 1.13

I. 2.29

I . 4.1:!

Raao

l4-:'i5 ~91G·I1·18 @ , . 2 o§o 1 1 1

(Reggio C.) e Be rn tlZ zo

Ae1·onau.tùu~

(CUUtlO)

a Vieste(Fog- 12. 1.84 gia)

Cassitto nob. patrizio di Ra- Osp. Bari vello FranCUJsco, rt., ~ . ~. 4ì911· 12·13·H·I5·16·11·1 8·19-'l0'~1 ~~ o§o 1

,. Sperlonga (Romn)

24.12.83

Trani Natalino, t!!>, o, ~9 1 2 • 13, Osp. Perugia ~916-16·11-18 @, •lo 1

7. 2.29

l. 4.12

v Ca.ldarola 22. 1.88

Osp. Ve•·onn

20. 4.29

6. 6.14

+, Distr. ruilit.

29. 5.29

I. 4.12

.z

(Macerata) 11

Nicosia !Ca- 13.11.85

Mastrojanni Anto"ino, ~913·14,

~nia)

~918-17·18·19,

@,

~.

+

Roma II

a Castro villa· 22. l 0.85 ri (CostJnza)

Caesaneae GitUJeppe , <§,, +, @ , Oap. Napoli

+

26. 6.29

l. 4.12

a Firenza . .

20. 3.8S

Morelli j[m-io, <t, +, ~ 91 5-16· Osp. Firenzt' 17-IB, @ , +. L. D. in iatologia tl anatomia patologi<'a

5. 7.29

28.12.13

a Manfredo- 11. 6.85 nia (Fog· gia)

Guerra Vince•~zo, C '*'• +2 , ~ . I spettoratu ~9lz.JJ·14, ~!HH6·17-IU @ , ~~w San. mil. Roma 1

23. 7.29

29. ~.12

Q)912-15, ~916·17·111,

@,

Napoli . . .

31.10.87

De Martino Roberto, ~,, ~ 916 ' I spettorato 26. 7.29 17·181 @, 1[,913·14 ·1:>, +, + St\n,JUil. Napoli

l. 1.13

a Tiavo (Pia· eenr;a)

1.10.87

'l? Pedrazzi

.z

5. 10.29

l. 4.13

16.10.29

16. 1.13

31.10.2!!

I6. 1.13

11

a Castellnm- 10. 7.87 IDIU'e(Trapani)

a S. Paolo di Civitate (Fogbria)

22. 7.86

Ar·rigo; •h O, @ ,

.J;911·12·13, ~~15·!6·17·18, @ ,

Disp.

Minil•t.

Acroncmtica

Plaia Natale, ri-> 1 4ì9• 3· 11, ~91 5 • Osp. Pnlermo 16·11·18·19,

@,

+


~==-~====~====~====================~=======-===c~ --==~-~~-==

Ila t l\

l

I.UUI;()

1li () l NAS<' ITA

naedtn

l

l

ANZIA NITÀ

CASATO 1-: JSOMK

l

tli

l!IWUitAZ JON J 1-: CA311'.A(:NK

di

graùo

dal n. 40 al n. 53

a

l"<!lsnni (;inciulo, 11 t. · ll Lh

N apuli

0,

)JOJ:l· l<,

~ "l !•·lo:·J~·J U.

x, Osp. Napoli

13.11.2!1

16. 1.1 ~

16.11 .'2B

16. 1.1:3

(!b ,

+, +· L. D. iu cliu . nulll'u• psicl• ia tr icn

1:

Snv oen

7.1 U ì7

T"""llllll l'in<"CII=o, <ft;. 1t . (', +, Osp. ~~ csRi n a 1 .c•I 3 ·H·I~.

( Mef!!lina)

@,

@9JoH: · J3·1!\

~~

+

<:

Poll e?.7.a n o (Sa lorno )

18. 7 R7

l{ i patranso. n~ (AFlcoli

:!8. S.85

l s p otr.o r at u Snn. 111il. Verona

17.11.2fl

Cdliui J,ui!f ', ,§>, t. m·••, fi?1 91r,. XX C.A. ( Lihia ) 17.12.:W !_!.. , . ,

16·17·18,

•!•

1.1 0. 14

Piceno) Il

Ròl1-d rate

Osp. Udin•~

li. 1.:.10

2 1. 5.14

'! , O, O,

Dir. San. Na· poli (sogrutnrio )

:.! 2 30

JG. 1.13

l<'ailla Gio,•mu1i, 'Ìi': J. !•H, ~

Sl'. ulil. Homa

14. 8.30

:!8.J2J :1

1. 5.30

2R. 12.1 3

2. 5.:10

2~.12.1 :~

22. 4 31

28.12.13

22. -1 s~

( ~uva m ) Il

a

S. Gi usoppe Vosuv iano ( Napoli)

l. =•.87

S. Crut\o Ca·

~) 6.~!1

Lnu~o:.,Jia

f'\rn1tC.,Rco,

+, v 913·14, .'!P 9J[>·J•:·J7·J M· J ~. Cfj) .

{•

9J:•·IG·l7 · Jn

111eriua (Si·

rncue.a)

@,

1

~.._ ,

• . 1•1

. n Andrin ( Bari) 26. 9.H7

Il

Roma.

25.11 .87

Heonnati

13. l 86

( ~in corata)

a

n.

1\

Mf\1\l'Ì Emilio, tji:, s, +, J.·, ~~H:-

/)iRJ> . .llin. J•'i-

Giorgi r,_iorgio, rjl;, O, +, Oì ~ u , ~.,. 91~-~~ 7 ,lì' 'l9 .Wl .!. 4 ) K" • I •• IJ i u tollsieologia di gut~rt'll

01\ JI. Roma

•~·1 3-Jo, @ ,

•r

nallee

Sa m 11 ~h e o (Cagl iari)

19. 5.88

MurA Salmtorc rlnqoln, •M , +, Osp. Cngliari

22. 4.31

2FU2.13

Sauluri (Caglinri)

4. 2J:$!l

L ampis l~'doctrrlo, <lr., +. IJ: 191\

Osp. Fire nze

3. 6.3 1

1.10.14

CPn w (l!~ or· rar1t)

11. fl .87

Co m t-l l i fl ml>crto, t§<, O, O, +, ~. Osp. B11logun

l. 7.31

2~.

T t•rraci un

'27. 8 .88

x.. 9.:n

28 12.1 3

(({o ma)

~ 9H·JS, ~ 9!0·1 i-1 8, ',!JJ: $è 1 ~

~

9JG·J7·Ju, O I:U J il'l&illSI

~H-1\

U. iu

'* 9 1G-91 7· 16 @, +

lU2

1

Gouzr~le!\ 1). 91:;

@, {•. L.

1

.Hf,·edo 1 ·!·: O, +,

~· 9JG-!I IH8

@ , +, /

Le~. CC.

La zie>

RH.


' S1~911e ) ~l \GlliOIII ~II!I) ICI

Ila hl

J.UOI;()

3

IJI NASCn'A

l

CASATO J;; NOME

di

L

2il

I'VSIZIONE

ANZIAN I TÀ

~---;------

di

oaeci'-

grado

dal n. 54 Ili n. 67 a l s o l a del Gran Sasso (Teramo)

10. 8.8tl

~fontesca -

21. 3 90

Cnsolln. Hencdr:tlo, •li', /r 1 O, ~ t0·2J, ~ UJ:i·JG·J1·18, @ , • • L. D. oLorinolnringoiatrin

~.

n

~lontepul·

21. 5.16

f) i.$p. Jfin·ist. A.crona1ttica

26.11.31

1.1 0. 14

Chi menti Ferr1i,wrlo, •e , -k, +, Scuola A.U.C. ID oi4·1~·16·17·J8·19·!0·21, ! . •} Moncalieri

16.12.31

28. 1).14

GiannoUi Dino, e§. +, ~ oJ:•·lG·n. Osp. Udine

l. 1.32

1.10.14

l. 1.32

28. 5.14

l. 1.32

28.1>.14

16. 1.32

1.10.14

Africa Orien tale

l. 2.32

17. 6.14

14. 9.87

Maufrodi A~frcr1o,•M,, *• ~. +, Mi n. G uerra ~. 4) 914·1~, ~ 911, ©, + (Cnpo sez.inc.)

16.3.82

28. 5.1 4

15 l'>.89

Ferrar i flgo. 'to· O, ~ . +, ~

Osp. Roma

19. 3.32

1.10.14

Osp. Alossnn· dr in

16. 5.32

28. 6.14

:;cuoia appl.s11 n. 16. 5.32

110.14

Afri~ n Ori~ n·

26. 6.32

6. 6.14-

2.10.32

24. 1.1 5

10.89

ciano (Sitl· oa) ~

a

r

Osp. Alossan·

14.10.31

9l~·lr.·l1·18,

glioso(Ma· tera) r

Tnttoni fi'ileno, •it, '· ~u, x ,~

)lontepuJ. eiàllo ($iena)

l.J.. 1.89

Frattamng· giore (Napoli)

17. 1.88

Firenze. • .

14. 6.87

@,

@ l +, o{·

uri n

o{·

Per.zullo Lf~iyi, •ii , +, J, 9J H~·J~, Hocl. m i l. Gaeta ~ Olti-1H81

@ 1 >{•

Tnrchi Virgilio, U 't'· IJ. 9 1H~, .c.916·li·l8 \31

t

...,

.a.

'$• ..-:

l n f. preB. l cioi

o!. •

a Castiglion 8. 8. ll1 del Lago ( Perugia) m ola ~6. 1 0.87 " Mam ( Heggio C.) a

~aviano (N a ·

poli) n

Alessandria

'·

915·18·17-18,

Q., +

:t

Hari. . . . . 27. 10.87

~fonteleone Vince11:o, •§.;, .t. , ~, ~ OIG·J7-18 1 q; ~14· 1 ~·111 )?; @ 1 1 1

Il

Noeera I n 17. 4.89 feriore (Salerno)

d'AlessAndro Hnffat·lc

Vico Equeu- 30. 6 89 8e (Napolì )

Duhbio11i Emìlio, /r, c '*'•

Noto (Sira-

Reitano l'go, U<!:,O, + I et', t , 9 Min. r. n e rr u 915·16·171 @, +. L . D. iu !m~ ( dirott. lab.

Il

a

+

.

cusa)

5.12.90

~ 919·20,

~

~ 9J)·IG·I1·JQ,

,. ' + •• mil. (ins. ti t.). ~:

Ol4·1ti·l6-lo

ter io1ogin ed im munologia

'

t i\ le

d i microb.)


(se gue ) ~IAGG IOR I

~IEIHC I

ANZIANITÀ LUOUO DI N ASCI T A

CASATO E NOME

<li 118Scita

l:'OSIZlONE ~:

DECIIHAZIONI

CAMPAGNt:

di

cl i

grado

son·izio

28.11.3~

28. 5.14

dal n. 68 al n. 83 Bari. . . . .

H. 1.88

Pep1~

Jlaffacllo, 'Ì!"• o, .U m·zo· 2l, Osp. Perugia

+, o§o Sautnli Pasqtudino, +, +, •l ;• 914' XX C. A. (Libiat) 28.11.32 )5·16·11-18·19 + ® 9 1HG-fH B1

@,

Taurasi (A· vell i no)

18 6.87

Salerno

9.12.90

De CllSitre Luigi: f.·. +, ~ 915 ' 16·17-I S, @ , / . L. D. in rnrliologin ed elettrott·rnpia.

Disp. Mini8t.

a

Gallicchio (Pooonza)

1. 1.87

Fiore Jlarw <!>, ~ 914 ·Jfi·IG·I7-18· 19, .~. +,

n

Varzi (Pn · via)

a

Maiori (Sa· lenw)

n

1\

28.l:U3

l

30. 7.33

31. 1.15

Se. mil. Milano

15. 8 33

28.12.18

24. !l.85

Cnnepa Ronwlo, +, +, (D, tC 912 Se. a ppl. fnn t. ·13 ® 915-)6·17-18, @ , +

24.11.!l3

1. 9.13

16.11.90

x Coufalone Raffaele, + , l..~, ~.

*

<R uJHG·I7·18 1 @ , +, + L. D. in

Aeronautica

24. 6.15

Osp. Napoli

igieu11 n

i'' i renr.o . .

6. 4.89

" Carvaglio Ecloa1'flfJ, ~' (j, O, Osp. Trieste @ , ~. ITJ, ® 915·16·17·18, @, .~. Q.i9l3,

l. 1.34

l. 5.16

+

n

T errnci n n. ( Homa)

10. 3.88

Salvini Cesare, + , + , ® 1915' 10· Com. truppe 17·18, @ , o{• Znra

l. 1.34

l. 6 .16

a

Figline (l<'i-

11.10.87

"Righi GittJJcppe, Lf'• -k, o. ~~. ;\, Osp. Livorno

l. 1.34

l. 5.16

rt~n?.e)

~.... , . ..

,.:..915·16·17 ,r;, • ~-... l ~~

11.

Sala Cou· silina (Sa · lerno)

3. 4 84

Cappelli Alfredo , +, C, o, @ ,

O s p. Rom a (segretario)

l. 1.34

21. 1.12

n

.\l is~erbian· oo (Catn· uin)

14. 1.88

Scudori Gitt.lloppe, <Jio, OJ 919-2°, ~

Osp. Palermo (segretario)

l. 1.34

11.11.]5

Maddaloni (Napoli)

2. :J.8B

Rnffono

o#>, V 914·I5-IfJ- Dis p. blinist.

l. 1.34

28.12 13

T1·e u ti nam (::ialoruu)

17.l 1 .88

Osp. Veruna (segretar iu)

1. 1.34

28.12.13

Dir. San. Bologna (~egret.)

l. 1.34

28.12.13

Osp. Alessandrìa (segrot.)

l. 1.34

17. 9.14

De Cnr li Gustavo •t>, Q., 9 I ~·JI;-J 7 • 1 8 • .Aspett. infcrm .

l. 2.34

1.10.14

n

n

,. R

utr•·lr.-17·18 1 @,

+, +

Alj'ot~so 1i-18·J9·W, o§o •

l<'innle En1i 25. 1.88 li a ( Morlou a ,

Guaral tli Uarlo, ~.O, + , ~ , ~

Pn.glietn

Di Nt•lln Nicola, ·~·, o, + ,(f 1 ®

25. 5.87

(Cl oie~i)

a

+, 19 91~·16·17·18·19·20, @ ,o{~

.\I PRtr e (V o· UtlZi:\)

91~·)6-)7'

©' /

9JS-1ti·I7·1U @,

25. 2.88

19,

+

+

Ae1·onautica


( St'!JIIt' ) ~l \ Còi~ I OIU

•

ANZ IANIT À

Dala

,

,

• • x

27

\IEI•H l

di

I 'O~I Z i flN I-:

di

di

grati o

servizio

Se. A. ll. C.

l. 2.3-t

1.10. Ji1

Ca &criui l!'cikrico, 'l! . y, l~·lr.- 1 :· Ori p. P eru g ia n, ..!,P, • • + , .12

20. 2.34

] ii. l 0. 14

r :'an Biagio 21. 9.89 Gunrnaccia Girolamo, ·! , 1() 91 ~- X Xe.A.( Lih m, 20. 2.3-l

1.10.14

UY.CO HA Z IO N I ~: CA \\Il' A<.:N i,;

DI NA8('1'fA

dal n. 84 n\ n. 08

a M o.li ca. <~ i­ :.!3. 9.90 r acusa ) a Perug ia

14. 4 88

Pln ~ nui

Ba.rou& fiiM•rtuni, ! , ,\- . ~ .

:r. 91 ~··1r., ~ ~~~-~~ •w, +2 , +

1 6·1~·1 0·1!1, . ~,

r,ucc:a

/t, +

(Ag r i J.rOU.)

8. 2.88

Do Cntn Oomtmico, •!! ,o.• ,1.:w•, Os.p. Bro!lc·ia ~ 9 J~ ·J t)•1 7• J R 'iJiJ + 1

20. 2.34

1.10.14

26.11.87

Fonzoue Loron~:o, ·~·. q; :HHG-n

Il. 4.:-14

1.1 0.14

8. 2.89

Do Berunrrlo 1-'mnCCJ<co AIItonio, XX C. A.( I.1bia)

l. 5.34

1.10.14

12. 1;.34

13. 3.1 5

12. 6.:u

1.10.14

2. \-1.34

2-l. 1.1 5

l!). 9.34

24. 1.16

13. 7.87

1.11.34

14. 3.1fi

a (;nstr1111igoa· 13. 3.8!)

Spnguuolo Vijturìt.a Nicola., :l', Se. militnn· Na· 17.11.34 Q, ~ , .,Q,QI:•·I<J· I7 , ~ ,tu, @ , + \IOii

14. 3.15

Massimo Pranccsco, 'l!·, ~~~~S-J t1· Os p. Cusunn

l. 5.16

a

l ~c lliLolla

(Fuglo(ia) 11

~~o n tccn l v o

il'piuo ( A

~ 918, @,

+

O!!p. Gori r.in

v"ll i no) 1

Co Ile ~ o rlio (Cnmpob.)

t§:, l ' ~ ~~~·lli·l1·l~. \!l> ,

··l +

r Cnpaonori l Lucca)

n

Munte leootJ di OrvitJto ( Per ugia)

12.12 .8 ~

G iug l iauu

4. 2.90

18, @ ,

i o (;n m pa· o ia ( Napo· li) Cnen g iovo ( ~apoli )

n

Gl)ttn secon

Severi Pompeo 'h • • ~ ,IS·I r.-1:- 0 Rp. Pin1·uu i'. a

+

Snruelli Tommaso. '! , lJ *' +, L O!!. to rr. e e. ~, 1,!1'lo, ~ ~~~>·J•H•. 0,, +. L. RR. Rt11un D. in patologia t· d ig itJue t:o louinlo e io ofwlmol<~f(A t • clinica ncu li,.t ien

w. 6.88

Ceutoru AlliOililtO, •ii=, 4: 9JHti·l7· 18 (X 919·20 1

\!lo 1 1

+

U11 p. Ca 110 r Ln

(C liDtlU )

no (Cnmpo· basso) Il

Ca ~Pauo {r·

29. 6.91

pino (A.vel ·

11·18, @,Cl..,

+

lioo ) n

Puf;!; iO Sun 28. 2.86 Moanrn Aurelio oilia. (Cum· ~~15-16 1 @ , + pobaseo)

c

Genova . .

8. 6.87

·i , ,\-, r., • ·

.lspclt. itl f'um .

9.12.34

18. 3.1 5

•.9.

Dir. Hnn . Alt·!'

9.12.34

17. 6.15

Calignris Ca·rlo, •!•. 18, @,

+

1~•15·1•;·17·

~R 111I l'in


28

(segu e) M AGGIORI

MEDICI

l

l

IJatll LUOGO

C A SATO E NOME

ùi

J)J NA SCI T A

AN~IAN ITÀ

~ ---;----

I'OI'IZION Y.

ùl

IJKCIIUAZJnNl E C AlH'AGNt:

di

l!ervi&iu

d al o. 99 al n . 11 5

a

Fug~i:t •

a

l'iicna .

2il.1 191

Pt!eor ellu Giot·amri, -e·, 1, ~"lti· Osp . Horna(eom. 1o-~s, +, @ . +,; coli. wt~d. leg.)

9.12.34

5. 3.17

. .

25.10.86

G ramegon Giovmmi, :!o, +, J.~ 1 ~. Ace. ru il. ar t. ~w... o;-J;-Is. <ii, , •lo e genio

!U2.34

Ji. 6.1 5

o CaRni c l\1. (A-

!l. 4.!.10

Gacora J:omtutldo. <J'·, /t , 1, x

Se. RJJpl. ('l\ V,

9.12.34

24. 6.15

L.-~.

torr. CC. RH. Nnpoli

9.1<!.34

l. 5. 16

Osp. Bolugoa

10.1 2.34

l. 5.16

10.1<!.34

l. 5.16

10.12.34

l. ò.IO

10.12.S J

l. 5.16

*• 11- , O , 5< ~- Osp. Palermo 10.12.34

l. 5.16

l-'elice, ~- +, 1,

10.1:.!.~

1. 5.16

l cR~nudrin )

Il

0 16•1fl-17

'

D11 Pn~tq ua G-iuseppe. •JI:, <l,l, r, ) . , ~9l fo·I G·I ;· I H·20 @,l!!!, , . 2 >§o 1 1

~.

9. n.85

De Mnriui11 A1~relio, /t , ,,, 9 13·1;·1~·19 ~U\~·1 6 @ , ~ ~ + 2 , o} 1 1

Vnloutiuo (Salor-

Tc•r reorsn in 26. R.87 (:.:!nlc r oo)

Melegnano

19. 4.8!l

*•

Girardi Gill81lP1>e, '*'• 1. !H\ ~ ~~~~- 01'1p. 1\lilaoo 1r.-1 ;-1",

*• *· @ , +, +

Pocorario Ra{l'aefe, 4 , O, + , *· 'l !>1!1-'lO-'ll •

'

.a.\11~·16·17·18 ~

t

~,;,

2!U0.8!1 l lllonti Gaetano, .;., ~

, ,

O~ p.

Cagliari

-'• ~

9tH6· 17,

@. +, +

( MihtDO )

a

1

l+

10. 6.84

Tevernln r Nn poli) n

2

Lt\D UÌI\UU <Chit·ti)

no) 1\

,;<. ' Ù' 1 9 19 ·20·21 . 'IJIJ' ~ '\.':9 • ·~ , A

1J iBp. .lfittiBt. Pin11 nee

91

Gnngi (Pnlerm n )

28 . 3.00

Centioeo Rante, IG·I~·18, ©. +:•!•

V nzzn u o (Cntnoznru)

t

o. n 87

Lucin oo-J.<~ul'cÌ\

n

N nrdò ({_.t·c

11.12.!12

Filuf!rnnn Prugtmlc, •li'. +, ~. Ùill'· Tries t e ;( !1 11·t 81 @.,) -\.. ( sugretn rio)

l. 1.35

3. 8.19

a

Ho mn

15. i.&<

l D' Atuicu Giuseppe, •li', o, § , Mi nist. Guerra (!]:. , (Cn po sez. i no.)

9. l 35

l . 5.16

n

S. VitLoro del Lnziu ( ~·rosiuont~)

t:l.J:U{\1

*••ii<, U /r. ~. Afri et~ Orien· 22. 3.36

l. 5.16

a

Caaortn(I\npoli)

9.10.91

A

Ho~snnu Ca· 16. 7.95 lnbro ( H. G.)

019·20-21

w)

'< t•l~· lli·l:- la, @, +, ;

• • ~ !11 ~·1 !:·1\

Docinn ('ami/lo

.,...~1 :•-I •H;-ta . ~.

n

l'rioccn d' Al · h R(C uoco)

!l. t 2.!)0

a

:Il o o a~tl•rO· lo ( C UDIIO)

l. 2. li

~ofiu

Os1•- Torino

o}

@ , •lo

tn lo

Santi, •K,, U ,s. ,o, +, 1.un- Osp. Triesto 1 @ , ~t-

22. 3.35

l. 5.16

*• '*'• U t< ,+, Osp. Roma

21. 6.35

I. 8 .21

ÙI!Jl. Torino

16. x.as

5. 3.17

A fr icn Or icn·

16. 8.35

20, ~ ~tJ:t ·ltH i-J 0

Guido Giot:nm~i, l '

lf,

Cnrhou11 T ere8in, ~ 91 ~·1•:-1 ; · 18,

~. l, ~ 1 ,·!0·2 1 ,

,g. . • • +

Brunl.'tiÌ (;illseppe 'l", O, + 9 !•I:>-JG· I;·IU lÌ]) . ~ oo§1 1

tale


(segUe ) MAGGIORI MED ICI

29 ANZIANITÀ

Data L t;OGO

~: NO~IF:

C AS ATO <li

01 NA S<"!ITA

POS I?.lONF:

tli

ILU41ita

tli

grado

dal n. 116 al n. 131 ~

C n. i v a n o ( Napoli)

a eas te l p l a· 27. 11.90 n io ( Anconn) Il

S C( U i ) l n Ctl (Catanzaro)

16. 8.35

]. 5.16

16. 8.35

1. 5.1G

O~p. Napoli

17. ll.35

l. 8.21

*•+, ~ !•l~·rr.·n- Osp. \·eronn *· ·:·

17. 8.35

l. 5.1G

25.12.89

17. 5.96

Hil:ci Antonio, el!•, @. , ~ 9 1 5 • 11•·• ~· OsJ•· Livorno 18,

@, . , ~

Squiii Mioti H·~tJ'aole, •!!->, +, ~ 917·18,

a Salur.zo (C n· 15. 7.90

@

Morino Endco, 18, @ , ,,919·20.

neo) a

Bordighern 25. R.92 { PortoM:aur.)

Chiesn E11uwuel~ -!:, +, .l) ''19-2°· Osp. Bolznno 31, ~ 915·) 1;-1:·1 8, @, -t•

17. 8.35

1. o.lU

a

Genova . .

Solari Giom.nni, <i', ~. o.

*• ~ Osp. rlnlognn

2~.11.35

24. 6.15

*•O, ~ . + ~ luf. prt~s.Anziu 31.1~.35

l. 5.16

.Musto Pasquale. •~, O, + , Q;)~•~· XXC.A. (Lihia) 31.12.35

l. 5.16

16.10.90

@ • ••

915·16·1 ',

Bonito (A· velli no)

27. 3.90

H ipncandida (Poten 7.8)

4.12.89

a Cornto ( rln·

19. 3.90

Il

a

Miletti El'luslo, 915·16·1 :·1'1, •Ql, +

20

1

2

,

(campo clim. snnat. mi l.)

@ !>lb·IG·I1-IU 1 <Q) 1

+

Pic•mrrlltn b'ranceseo, +, O , +,

Osp. Rorun

l. 1.36

l. 5.16

Afri"'n Or ientnle

l. 1.36

l. 5.1G

L 1.36

l. 5.16

1. Ul6

I. 5.16

Osp. Humn.

l. 6.36

1. 4.2~

Osp. Go novn

31. 7.36

16.12.27

Sortino (Si - 25. 4.90 raeus n)

Cassone G-iuseppe, T, ~. ~ 91S· Osp. Uùiue

l. 9 36

1. 5.1 G

S iena . . . .

MnsRn 1J'ili7>110, +, *•O, +z, 4:>, Di r. Sn.n. Roma ~tl15·1G·I~·I M·l9·to, @ , +.L. D. (igienista) in igiene

7. 9.3G

16.12.27

ri)

a

+

V ihu Valentia {Cn· tanY.aro

11. 8.90

:inu Marco Arge ntano (CosonY.a)

15. 5.89

©, ~ ~~~-· q-)7·111, @ ' +

Manfredi rl nwltl.o,

'*'•(i) , + , Q) 0Rp. Firornll

919·20·21 , ~ !IJ 5·1G·l~·• u, (!J)

n :i.Stefanodi 27.11.89 Camastra (Messina) a

Pa ganic_a (Aquila)

SI. 8.95

x Gincobbo Corradi•~o, <B•, {:, ~ 9 16·t7·l8, <D, @, in

+,

+.L. D.

patologill chirurgica B

Turi (Bari)

4. <!.91 Castellaneta Vincenzo, ·~, +, l) 919-20

a

a

26. 2.92

l

o

·;;c;.•

916·)~·18

•

,.;-;.. • ~

16·11·181 @ . © 9l t,

+, +


30

(se oue) )fi\G GIORI MI' I•ICI

.! >

·:;

ANZlANl T ,\

Da t a I.UOGO DI NASCITA

tli oascitn

I'OS!UONF.

Ili

di

tu·atlo

servizio

1.11.36

l. 5.16

l. 11.36

l. !S 21

2-1.12.36

l. 5. 16

Anyioli1101 •i!•, ~ 91U, XX C.A.(Libin) 3 1.1 2.36

1. 4.22

DECOHAZ IONl E CA M t'AGN~:

dal u. 132 nl u. 14.6 n

c

O!<ilo (l:ìns· snri}

10.10.91

l;or tino (Si·

Il. 9.94

Dottori Ciov. Maria, ·~· ,<!) t•ltt·2o I u f. prcs. Sas· u 21 .n ~~ ~· 1 ~·1 :· 1 8 "'" ' VSI ' \!P t

+ "'· f

:&.

~<ari

Osp. Milauo

f!H\11!\11 )

:1

Monte ~nu 28 . 4 b7 Pietro (Bo· lognn )

Mignnni nttorio, ·!~, • • ~ !II~·J G· u~p. Bologun

Salento (Stt· lorno )

Scarpa

21. 1.97

l:·l <H9 t 'W ~ •'• t •

@, ~J. L. D. in Jlntologin e <:li ·

nit:a tl onnoaifìlopaticn Uit o uto ( Bari)

2.11.~7

a

Gioia Tnn· ro ( H. Cnlnbria)

13.12.86

a

Gualdo TI~· diuu (Porngia}

l!) 4.90

Cesinali

l. 1.87

Catania n

c

Ambros i Luiyi, <i·, o. L ~13-u , 'J'! 91G· I7-18 1 ,!l), + , ~

31.12.36

5. 3 .17

Ginn u ot ti Rernardo, ·~ . ~ 9JG· Com. s c uole ti·J6, @ , , , +, & ~13·1 G·W·2o, ~ eeutr. mil.

31.12.36

5. 3.17

Se. appl. S11u.

31.12 36

6. 3.17

Vitale Nico[(,, ,,.., +, (09 19, 9 91~- Osp. Torino 17·1g, @ , +

3 1.11.36

5. 3.17

20. 2.92

Lipnni Antonino, •!>, ~9 1 G·IH 8 1 @, 1•, ~ •• • +

3 1.12.36

5. 3.17

Pesciua (A· qnila)

6. 5.95

Tarquioi Oairoli, ,~, v , +2, < A, Osp. T orino :)), IS(o ~I S·IG·I ~·JU @ , ~ 1

31.1 2.36

l. 4 .22

c

S. Minintu ( Pisa )

12.7.90

Frosini /)ino, cj;, Q, + , ~. ~ m· Osp. Bari(as;~. 31.1~.36 l c ·I7·Jo, @ , / , f , + m il. ist.igieue)

o. 3.17

c

Bo R (' l i 1: (l <Bonovon-

:N. 8.92

Luporo l•'rancosco, •!>, ~. ~. ~

Disp. Minist. i l enmau ti e~t

3 1.12.36

16.12.1 7

l\f a~>.Y.IJill-(1\ Giacoma. '~'• +', 1,

Osp. Padova

31.12.36

5. 3. 17

l. 1.37

l . 1.23

20. 2.37

5. 3.17

·~

UJ:;·IU•I 7• 1U·I9, @ ,

+, +

to) Alvito (Fro· 23. <!.93

(9 ,

8iOOU ll)

a

Torino . . .

tale

mi l.

(Avellino)

n

A fr i oa Orien·

11. 6.95

Hi?.?.O

5è 91G·IG·I?1 @ , +

Min. Guerrn (Capo 8eZ. i 11 0.)

•!!>, O,~. x OI~· IG· Coli. mcd. lt'gl\+, +, L.D. Ili · CI1· le (membro)

(J(I rlO,

17· 18' 'OP r.~ I

nica non r op!\icltintrica n

N o l n ( Na·

poli)

... 4.91

/)'i 8 p.

.lfinist .

Aeronautica


( segue) MAG(ò1011 l

31

M eO JCI

ANZIANITÀ

LUOGO D I NASCITA

Data C ASATO F. NOME

.li

o astila

POSIZ ION~:

di

DECORAZI ONI F. CA MP A G N~:

<.li

guùo

dal n. 147 al n. 161

a Romnno

8. 9.90

Mori Am~ibate, +, -À-, +, ~ 9 JG-

n Paola (Co· s enza)

14. l .!H

a Min tu rno (Napoli)

12.1287

Piacenza

l 5.37

l. 4:!2

Ciudnru Raffaello, t!P, O,~. ~~ Osp. Napuli @2 <1)9 1 9 ·10·~1 "'}( 915 · 1 ~· 1: ·1 U @ , 1 1 1

11. 6.37

5. 3.17

Fedele Pasquale, :§:, o, o,~ 91G· Osp. Milano

12. 6.:'17

5. 3.17

Trepiccioni E1nanuel e, <!,, ©, Osp. Rumn et', ® 91 ' '18 @ , +. IJ. D. iu tisinlogia

l. 7.37

l. 4.22

17-18, @ ,

Lombardo ( Be rgn m o )

+

ÙF;p.

. , +, <D 17,

c Andria (Ba- 17. 8.98

ri)

@, +

a Gioiosa l on i ca (R. Cn· labria)

10. 6.89

Hodinò N icol' Autonio, ~·, ... ~w­ n, @, + , +· L. D. iu ig iouo

Dir. i;nn. Mila· uo (igienista)

1. 7.a7

5. 3 .17

F i ea r r n (Messina)

14. 2.9:l

Fermlur o Gi"seffe, :§>, ~ . +2, Min. Gue rra ,&919-'lO, ~ 916-17- u, @, + L . D. (d irmi, S6 rv . in chimica di g uerra c himico ruili r..)

l. 7.37

5. 3.17

a Settingiano

26. ! .96

Vi!~illo Saverio, tif•! +,v. ~9 ~a1'- o, @ , o{•. L. D. 1u a nn.tvm1a

Libia

l. 7 .iJ7

J. 4.22

Min. GuerrA (Corpn S. :\1.)

l.' 9.:~7

5. 3.17

1. !137

5. 8.17

n

(Cntan zaro)

ed istolog ia patologica a

S. Giovan ni 21.10.89 in Fiore (Cosenza)

a

~{ onop'oli

3.12.88

(Bari)

Ba rnaba Leona1·do, ·JF, ~ 916- 17 Os p. Bnri ·18,

t::l, • • ~~. @ , +

a

Arian o Irpi n o (Avellino)

31. 8.96

C1\lc11gni Amato, U '*'• -tr, ~. <V, Osp. Milano

1. o.:n

l. 7.23

a

Palermo .. 17. 6.91

P a vontl Gi11seppe, ~;-~ . ~ 91•;- Os p. Pnlermo

l. 9.37

5. 3.17

Pagnotta Umberto, •F., -& , <L!H9·~.

1. 9 :n

5. 3 17

Tor r e 8alvato1·e, U >!:, A 1 ® 9 1~- Os p. Nnpoli

l. !:1 37

5. 3. 17

@ , . , "i{• IU, @, +

17·16, @' (1;) ~19' • .

n

Nap<~li

• .

3. 8.89

~ 91S·IG-1;·18

1

@,

+

+, +

XX C.A.(Libia)

e

Portici (Napoli)

6:4.90

a

S . Giuseppe Vesuviano (Napoli)

18. 9.91

Col n Frlmcesco, olf>, o, 1. 919_ 20· 21 , 5<; 916·l7·J U-19 1 @, +, "{•

Osp. Udin e

l. 9 37

16.12.17

a

ChiAramonte Gulfi (Ragusa)

29. 1.93

lanniv.zotto Antmlio, rRJ, '<!'!, ~9IG -

ÙRp. Cn.trmznrn

l. !:1.37

16.12. 17

IU·I7·J81 @ ,

1~·1 8, @ ,

+

+, +


32

( SP!JIIC ) \L\G\liORI E PRIMI C:\PITANI

MEDI CI

ANZIANIT À

Onta I.UOGO

CASATO F. NOMI'.

t lì

Ili N AS<'lTA

I'OSIZION t.:

ùì

•li

1. !J,!J7

1. 9.:!0

Belisario Ginlio, <!o, ~- . ~ ~·• :, u, 0Rp. 1-~ironlw

l . !1.;$7

1. 9.20

IIF.CORAZIONI 1-: CAM l'AGNf.

dnl o. 162 nl n. 174

a

Torni. . . .

2M. 7.9~

Pnrisi fìnnio. '*'O, + , ', ~ •~·:· 011p. Humn I~·I Y

1\

Bari . . . .

~- 5.92

1

!;i, o§<

• • <l), +

a

Genova

9. 7.901

Do P noli P(wlo, ~. ':1\ +- L. D. Osp. Torinu iu tisiologin

l. !l.:l7

l. ti.24

a

Viel\ri (P nlerm o )

13. 10.!l2

Lamendola fi'ilippo, -K,, +, )(

1. 9.a7

l. 9.20

a

Tnrno to . .

8.12.!lR

l. !1.:!7

1. \.1.20

u

Navelli (A· quiln)

17. 5.98

Piceiuli 1-.'t·met&eyi/rla, r!->, -Q., ~

l. H ::n

l. 6.2-'

a

G i o i n do i

2:1. 2.93

Giannnutuui Mnrio, ·!•, !&· , +, 01111. PMugin D, S? 91~·1 :·18. @

l. !1.!$7

1 . 8.21

2 7. • !l•

l>ut~•·onu Utrffuele, •!!·, +, f,\ 1 ~

O~<p. Cntam:nro

1. !l.M

l. fl.21

18. 2.95

Canoiglin A{fretl11, ~. +, ~ , 18, Osp. N apuli (Ilo·

l. 9.37

l. 8.21

1. 9.:i7

1. 6.24

1. 9.37

l. 8.19

011p, ..'i ronzo

l . 9.37

1. !),:!l

+, l O!!p. Tori un

l. 9.37

l. 8.2 1

81. 3.2;j

5 . 3 17

UIB

M11r11i (A· qui In) e

Ila d u 1 n tu

(<.:nLan r.n-

1

@

~•u, ©

~17·18,

Q), +

Osp. !1ulznuo

Osp. Clli oti

ro)

a

~llpol i

.

IJI , 1. 913-1<

Pnl!•rmu ..

25. 3.!19

+

~;rt•tllrio)

]Jomel&ico, :!>, +, x 91u, O~<p. Milano +. L. D. in medicina lo· (st~gretnriu)

Viula ip ,

gale

c

a

a

Mnglinnn dei Marsi (Aquiln )

2. !).91

SaRI!I\ri

3. 8.94

Mes11iuu ..

1~. u.!IG

Di L oreur.o fJdoartlo, •K•,+ . '!''11:· 0Ril. Rmua 17,

@

Murru Giacomo, +, +~, -o ~~a-til ..... ~·~·10·1;'

•Yi

Mll:;trOj.(ÌfiC'.OIIlO Gu.itlo, •i', -&,

1.•, X• 9JO·I•·•H, @

(Regrotariu)

PRIMr CAPITAN I MEOlCI

11.

1\

Sun Hm n" (<.:ntnuzaro)

:-i ••I'TI\

10. UIO

l

'ft'tltl'll~loi

Nicola, Jl!:, ~ YI5·1U·J~· Aspett. iufnm.

••• \21, • • + , , , [il


(sP.gue)

P l\ l M l CAI'ITANI Ml!OICI

3S A:\ZJANITÀ

u ; o<;o

CASATO ·~ NOME

di DI ~ASCITA

nascita

t! i

t! i

g ratltt

servizio

311. 9.24

l. 8.21

Di11 p . .1/iuilll. 30. 9.24 Finnu:e

l. 8.21

A spett. i ufe rnl.

OF:CORAZION I P. (' AMPAGNV.

d nl o. 2 ul o. 17 u

Grot.ta f er· ratl\

l . 3.92

( Ho-

T app i

·~·,

Primo,

O,

~ 9Jn,

0Ap. Cngliari

.Q. ' o{•

DII\)

~

e. +, t. 919,

:-iapoli . . .

14. 8.94

Paltnicri Al(1·edo, ~ 91C·J;·t ~ @ , ~ 1

e N o l n (Na·

3.10.94-

Tofanu Uaffnele, •! , ~ . +, 1, 'i? 916·1~·1 u 1 @

30.9.24

1. 8.21

n Tori no . . .

26. 9.95

Rossi lltnrio, •l!>, +, a~, "• ~ 91~· AfricJn Ot·it·n· 30. 9.2<1 1G·»;·IU1 @, o}<, / taio

l. 8.21

Bo~comn·

11.11 90

Demielielil' fl01·raclo, ·~·, +, !1>,

a 1. 9.24

1. 8.21

Mi o. Go o r t• n (Corpo S. M.)

311. 9.2.!

l. 8.21

Di11p. Jlf iui11t.

30. 9.2-1-

l. 8.21

Le g. n 11. CC. RH. Rotull

:Jo. 9.24

1. 8.21

Doosnutu Amocleo, 'M·, 4;' , ~ 915· St:. A. S. Noco JG·t7·1 8·JO~ro, @ , +, ~ ra Tufttr.

30. 9.24

l. 8.21

poi i )

n

ruogo ( A·

1\S '

"><: 915·1fl·J;·)6, (lj)

lt:~snndr in)

igiuoe)

e C a v n d t" i Tirreni (:ialeroo)

30.10.95

Cuneo ..

~6. 4.00

a

O~<p. 'rorinu ( aSR. 111 i l. i~c.

Ferr i Autonio, il 1 t;·n, Q;, +

*, 1, ~ 91S·

16·

,Leronuutica a

P art i o i eo 26. 6.95 ( Pnl ~ rmo )

a Sa e o u di - 22. 6.91 gliano) Nn-

poli) a Vittorin <SiraeuM)

10. 5.94

Cultrooo Salt·ntore, ·~, ~· 9ts·I G· 10·18, • • <C 9:10-~2·23, @ , +, /

Di11p. Jliuisl. 30. 9.U Fina 1t:::o

l. 8.21

a

26. 9.92

Sioibaldi Guglielmo, :;-, ~ 916·

Tof.prcR. Anzio 30.9.24 (campo l'lim.

l. 8 .21

Rom a . . . .

u, l't . ~

!<1\0i\t, Il lÌ J. ) 3

c

Augo 8 tn (8iraeulla)

22. 5.93

V1\ oafro (C a m;p o 111\Sllo)

3.12.!15

3.10.92

a

24. 4.9!

l. 8.21

!30. 9.2-!

l. 8.21

30. 9.24

l . 8.21

Dir. ::.:no. Buio· 30. 9.24

l. 8.21

17·18, @

..

l

'

'

Mosumnrm RicoM. •!i•, ~~ +, ~. Os p. fiari ~ 91~·1 8,

19. 8.96

+ ~9 15·10· Savoia cnvn Il.

Alu10zo Ruqqiero ·~

Fiume 16·17, @

n ~- G r egorio Magno (!'::ìa\ orno)

30. 9.24

JlfiiiÌRI .

Pinau :::e

a Ca r.an in Napoli .

J>iap.

@

G~tglieliM, ·~', ~ 91 5 •

gna (igi u niR~a )

Gotfredi Luigi, i , ~' (i), • · tD. Osp Dolul-(111\ ~IG·I~ @ (asH. tnil. dio. 1 dormo~ i f.)

3U. 9.24

l. 8.21


34

(segue) I'IIIMI CAi>ITAN I MEDICI

LUOGO

3

0 1 NASU11' A

~,

ANZIA NITÀ

Dat n CAS ATO

~;

NOME

di

oasf ita

I'OSI ZION'F. llEUOltAZIONI k: CA)I PAGNE

dì

di

grado

servizio

d nl u. 18 al n . 34 Act~rra (Nn·

18.10.95

Buttigliontl Jl[icllele, •h +, <!),

® 9 1•!·1~·1 ~, @

Log. terr . CC. R H. Ba ri

30. 9.24

l. 8.21

15.3.901

xAmuica Ferdinamlo, 1, /t.

Ollp. Udine

30. 9.24

9. 7.26

23.11.94

Patti

,JI:, o, ® 915·16· Dir. Sftu. Bol · 30. 9.24

l. 8.21

poli)

S. Std. Qui· sq u ioa (A· grige oto)

Snlemi (Tra·

1~·1u

Jlfill i)

n

a

Giu~>eppe,

+ ,... ' 'WJ ""'u

J

Vi t a (Tra· pani)

17. 8.95

Cas~n uv al·

17. 4.90

'

~. ~

v.auo (capo scz. d i!linf.)

Perricono Gi1Meppe, <t>, ® 9 15 •16 '

Osp. Mc!!~i un

30. 9.24

l. 8.21

Di n oa E 1tgenio, •!,, +, ® 9 15 • 16 • 8 a r t. d iv. fa u t.

30. 9.24

l . 8.21

30. 9.24

l . 8.21

17·Ia, @, •

I' J ouio

~l

92~·2 5

)7·1:1, @ ,

•

+

+

(Gost~nza)

c

Scanno (A·

17. 6.94

Del Fattore G-ng/.ielnw, ,,.,, C -/t, OF!p. Romn

qnil•~)

+z, ® Glo:·J7·1 1l1 @

*' +,

c

l!'ormicol n (Napoli)

17. (),92

Giuli:'tno Oelcsti1w, ® 9 ) 5•1ç· ) ~·)U0 @

@,

Os p. Pinc&nzn

30. 9.24

l. 8.21

c

S. Apoll i n n ·

22. 5.91

Mallu:.:zi ilm ct'igo, •lì>, +, 4)1 ®

.dspett. inf~rm.

30. 9.24

l. 8.21

Gaspnrrini Nicola,~-, @ 1 +, 4),

Disp.

30. 9.24

l. 8.21

31. 3.25

5. 3.17

uJ a, @

re ( Napoli) n

Cn.stelgrnnde (Potan·

8. 2.96

® 91~,@

Minist.

.A tJro mmtica

ZII)

Ji' n s n n o ( Brindisi)

12. 1.89

Potenza Luigi, rR,, O, @ 1 ® 915· Libia 16·)~·18, @ ,

+

Bn.rra fra ll· 16. 3.90 ca (Calca· uissetta)

51 fnut.

31. 3.25

16.12.17

a

Naro (Agrigento)

5. 4.91

75 fMt.

31. 3.25

l. 9.20

1\

Cn!)nlv oliuo Marina (Salerno)

2. ol.96

31. 3 25

l. 8 .21

Porto l a n · dolfu ( Beneven to)

16. 7.91

Riunldi Orazio, .~,, +, ~, ® 917 15fnut. ' sc. A.S.) 31. 3.25

l. 9.20

c

Acir o11l e (Cutnn in)

21. 9.92

Foti Alfio, cf·, ~ !ol5·JG·l~·J s, @,

n

S. Seve ro (.Fog!-(iu)

2::!. 4.91

v

Xoto (Sira·

2 1. 8.91

~~

e u sa )

T.i11tn !Hu,

nomcnico, ,~, +, ® 9JG·l7· o~p. G orilzi n (A . ~1.)

@

@

.,

3 1. 3.25

l. 9.20

Cassano Lorenzo, Q9, ® 9JrHG ·I~, Os p. An cona @, @, . , -!(A. M.)

31. 3.25

l. 8.21

Avolio Caro Guid(), •lh •}o

30. 6.25

l. 4.22

..:..

•

appl. sn u . mi l. (A. M.)

S<j,

Osp. Pale rmo


31>

(segue} l'RIMI CAPITANI Ml.rDICl ANZIANl'rÀ

Data LGOGO

UJ NASCITA

CAS ATO g NOME

di

I'OSIZION~~

Df;CO RAZIONl F. CAMI' AGNf:

nascita

~5

dal n

di

di

gra•lo

servizio

nl n . 51

a

Cerv inara (Avellino)

5.6.!101

x

l<'uccio Gioram~i, <l!-•, U 11- , r~ , ltl

Afri<:n Orit·u tale

30. 6.25

9. 7.26

v

Mormanno (Cosouza)

so. 8.97

Pandolfi Edotlrdo1 <f.··, -A-, +, x , l)è

Se. nppl. ~>nn. mi!. (ius. 11.!-(l:(.)

30. 6.25

l. 4.22

n Pale rmo . .

18. 9.96

Lo Bin.nM Domenico, r!<, 1!., ~.

Aspett. itlje,·m. 30. 6.25

l. 4.2~

918@

+, ~· 91G·J7·18 @, + 1

a

Roma. . . .

22. 7.92

Gelanzè OeleBtitw, ~. -A-, <V, ~·

A fr i tH\. Ori t: n· tale

30. 6.25

l. 4.22

Sa.utoreoln Dome-nico, ·~·, ~ !•16•

Oilp. Bari

30. 6.25

l. 4.22

010p. Cnglinri

ao. 6.25

1 4.22

Osp. Bre<l!Cia

so. 6.25

L 4.2::!

Scuola. nppl. Ran. mil. (ius.

30. 6.25

l. 4.22

30. 6.25

l. 4.22

Log. torr. CC. 30. 6.25 RR. Livoruu

l. 4.22

@, . ,

915·1G·I',

n

a

Ostuni ( Brindisi )

22. 5.96

Bn c c i n o

12, 4.9tì

11·16,

(Salerno) a a

30. 5.93

l\ardò (Lec· W)

20.1(1.90

© l 4}, • • +

Bellelli Cm·lo, •!i•, -A- , ~ 8JB·J~· JU, ~&,

Vit&oria (Siracusa)

+

@, +

Paolitlo StawislM, i ·, Q. , ~ 915 • J6·1<·Ju

1

®, +, •}o

Manieri .Alberto, <J!o, 9

U I ~·J il, @

ti t.) Domet~ico, ~·, 9

91

~' 1 8 ,

a

Nicolosi (Catanin)

4. 4:96

Longo

a

Palermo ..

6.11.96

La. Roc.-a Roberto, •K:, -A-, +, (9 ,

@, +, 1!},+ 9917·18, @,

C a Rte li aba-

11. 2.96

Ma.tnrnzzo Ltteio, •K•, ©, ~' 916· Osp. Rumn

2. 1.95

Sa.ndretti Ert~esto, ·~, 4}, ~ ula,

te (Salerno) a

Aquila . . .

+, /

Osp. Roma

30. 6.~5

1. '-22

Ars. R. E. Torino

30. 6.25

l. 4.22

1'1·18, @

@

n

TE<ano (Nnpoli)

4. 7.96

Cipriano Sa~uatore, .Jr, 9 91 8, @

Min. Guerra

:lO. 6.25

l. 4.22

a

Cefnlìt ( P a· lerruo)

1. 1.94

Pernice Vit~cenzo, <!•, +, 4}, @

12 nrt. corpo

SO. 6.25

l. 4.22

Va i ra no (Nat•oli)

15. 7.97

30. 6.25

l. 4.22

Osp. nologn:~

30. 6.:!5

l. 4.22

12 ge nio

so. 6.25

l. 4.22

a

917·1~,

@

arm .

Zanf11gna Riccm·do, <E:, @> 9 18, ·-y, Dir.San.Napoli (igiou il!tn)

@

a

Vittoria (Si- 26.10.98 racusa)

n

Pale rmo . .

l. 5.96

81\lmè Rttore, oJ!t,(f;1 ~91a, © Munnstra Salvatore, IH8 1 @, . ,

+

~ 9 9IG·


(~rgue) I'BIJ\11 C.\l'ETAI"I MEDI(.J

ANZIANITÀ

1l111 n 01 ~A:$CITA

l

oli 1Ui8CI1 a

CASA1'0 K N0:\11•;

l

I'OS I ZI O !\K

tlelrin·

di

cunico

11ervizio

Osp. Nnpuli

30. 6.25

l. 4.22

Dir. ~an. Triosto ( igieni~ta)

30. 6.25

1. 4.22

SH fan t.

80. 6.25

l. 4.22

L>ECOUAZION I Jo; C.Uil'A.(;NE

dal n. 52 al n. 68

1\

c

o

Napoli

7.11.!•0

~a poli

11. ::un

~ Oli·l ij

1

@

Purcaro ( ;iu8eppe, ,E·, ~. q;, ~

A riauo eli Pul-(liol (A· v oi lino)

2. 1.97

P et rizzi (Cn·

15. 6.96

Ar:lt'ri A tdonio, ~. +, ~ ot5· 1G· O~p. Firour.e 11·11:1, @ , {•

30. 6.25

l. 4.22

1 ~.

9.!l3

Cnc·.t•intore Domenico, •.l!,, ~ otrt- A spett in(cr111.

30. 6.25

l. 4.22

30. 6.25

l. 4.22

30. 6.25

l. 4.22

011-16, @

tn n 1.11 ro) <~

De (;e~:u·o Pritumiuo . .f;, +- <D,

~.

S t,o fu u o

Quisq ui 1111

1G-l<·ta, @

(Agi'Ìj.(onto) n

Cn i\'Ì Hisortn ( Napoli)

8.12.95

Zona Demetrio, •i•, <!)1 ~ 91 6, fv . Dir.S11n.Napoli (en po suz. di sin f .)

l'l

{';t!'t·rtn ( :\n· poli )

s. 8.07

· U l ascIl -t •,J arw,

;t

Ho tua .

21. !i.86

A lessio Paolo, •!', ~ 91 -:- ts, o{•

Disp. Jfin. .Aerolumlica

9.11.25

9.11.25

a

('ntnnin

:!!i. lO.• 9

Miò n Ila Uantlelo, U ·, +, 1, 9t 4-

l>il1p • .lfin. A.erollautica

9.11.25

9.11.25

n

'l'nrnnt.o

17. 4.\17

Gincli•·e Camillo, <!i=, © , +, <L 76 fnn t.

31. 3.26

l. 4.22

t'

\'it. ulattu Cllottovatt t o )

!l.1~.97

!':lt·inl dom· !Jru·tolomen, •!·, + , ©,

:n. 3.26

1. 4.22

Taverun

13. 6.!Hi

Pasllnuw Uttnltine, =!•, o. t 2 , A fri ca Oriou- 31. 3.t6

l. 4.22

Mar.r.aroni Giacomo, •!\·, +. (9 ,

t'

\ ' i tt•rbo.

p

•

•

~

(A . M.)

•r•, x 91G-t>-J a, © , +

Osp. Novnrn

~lii7·1U, @, ~

• • ~ 91~-·~.

(Cnt:HIZnro)

n

w

*• '!'· ,...,<L,~ 91U. Osp. Homn

17. 397

tale

@

Mi n . Guerra.

l. 7.26

l. 7.23

l : 11. alp

l . 7.26

l. 7.23

Libin

l. 7.26

l . 7.23

l. 7.26

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.23

~ 9111, @

n

Ale~!lautlrin

27. 9.9;{

~localiglt l'l

Oa.rlo, ·~ ,

l •, ~ 9 1f>·IG· I7·1 81

a

B i t n n r. "

2:3. 5.HC1

(Bari) t•

l:t·t·n··•• ~1:1

<!.i) ,

+

*• +, ~

Purrini A11yrlo, ,~·, (9 92•-~~. +, ~ 916·111, (lÌ) .

14. :t!l5 (; iurh·u .lficl,rle, ·~·, +, ~ 9tS·tG- SoRp. ìmp.

ruta ( Ht·~­

1;-u',@

gio Cnl.) a

P a l '' n a (VIlil·ti)

~t :l.H!-

C:ttuf':ttta A nton in, :!•, J.., 1., ~ 91;··~. @

Q,. p, Bolognn


(:;e gue) 1'111 ~11 Co\ 1' 11-\N I MWI CI

- - - - - -=r

--

ANZJA!'\lT À

Data

Lcoc;o

CASATO E NOlH: I'OSIZIO:O.E

di Ol NASC ITA

nascita

--

O~:COitAZIO~l Y-

di

CMII'A<>NI=:

di

j!rntlo

dal n. 69 n l n. 84 n Aidonu (Enna)

25. 1.9!

a G io in del Ct~lltl ( Bari)

25. 6.95

e Ca ltngiruu e

30.4.900

•e·, +, ~ 9JG-I<,

Pim:11n _l nlonillo, @

l. 7.26

l . 7.23

Oil p. A ucoun

1. 7.26

l. 7.23 •

/).i><p.

.lli11 i11t l'i 111111 r:o

l. 7.26

l. 7.23

oR (l. C:t>'\ ! I"L:I

l. UH

l. 7.23

1. 7.26

l. 7.23

I.(HT. (;(;.

RH. Cn~linri

Nica!ltro .ti. l'/ 11 ro,

, +, ll) 92t-z:,

( (.;ntanin)

,. C11 miso ( Hngusn)

l.t•g.

12. 7.97

( A. M.)

6. 1.97

l•'tJiicc, <!!:, <P, ~ 9Ju, © ,

Aclurni • • J'

Ll·~- Llll"l'. ('(;.

HH. Pad ova

.

9. 5.97

Tritilctti l!JiltO, •!! ,+, %9 1;·18, @

Min . Gnorrn.

l. 7.26

l. 7.23

a Cltiu!la Scia-

7 2.97

Lu1111Jnrd i Salt•(,/ore, •: , >'918, g-

Di r. :--\:111 •• a r

l. 7 :!6

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.2!!

Sat·clu·tLi Nicola, •!! , !lì, ~ 91 8 @ , Q;;p. :\l i lauco

]. 7.26

1. 7.23

5. ~.97

De Lisio Giot:anni1 Jr, ~. 9 17 · 1 8 Q.

A frit·n Ori.·11 · taio

l. 7.26

l. 7.23

2. 1.96

Aiullo (;iuscpptJ,

·~-, 4_,919-20, ®

O:<J). Cngliari

l. 6.27

L 4.22

a l'i Il pul i .

fani ( Palor-

rlq.:uu ( Hc·~ru

mrio)

mo)

e

~l o n t n. n o

lJ. C. al p. Ba ~~anu

~Il, ,\,

26. 1.97

An t ilia (::i n.loruo) 11

;-iurtino (~i

22 3.99

raCU!;fl.}

A11tn t o (; ;,·ola mo, ,~,, 1 1 +, 'X'91u, @

O~> p.

( aA:l.

(·h·novn udl. ist

i1dou o)

a

A !\ CHI l i P i - 14. 6.97 ceno

a Cn11wlbottac cio CC nruv11 h >l t'!! O) n

Catauia

91G·I7·JB (~ 1

a

f'n n H snro)

( Pu·

:'I l o n te pul-

5.10.98

Ripnri F:urico,

~,, ~ on•, @i •

011p. Roma

l. (i.27

1 . 6.2-i

~5.

Mn.rocco Lrdyi,

a·, <!;) , i- 117-l a,

/)iii li. ,l{ i 11 . _,[ ('

]. 6.27

l. 6.24

9.98

uinnv (~ie­

©

na)

a

1'011(111/

ictt

B i" c c~ l i" ( Bnri)

28. 4 97

Barbiern .1/auranyelo, ! , ~91 8-19, :-'c. np pl. 11a 11 1.\l) mi l. (i u t~. a~g.

l. fì.27

L 6.24

•.

30. 4.98

Vitnlo St•l••rrlorc, ! , 0-, ~ 917-18. Se. appl. sn 11 li • • 2 lll Ì J. (Mfl. Ili i l clin.oturiu. H U. Firtlnze)

l. 6.27

l. 6.24

:'alern o


38

(segue ) PRIMI CAPITANI

~IEDICI

ANZIANITÀ

Data C ASATO E NO~II-:

[.I ' OGO DI NA l'CITA

uut:witn

IH:CO IUZION I E

I'OSIZION t:

C AMPALiN~;

di

di

grado

aervizio

l . 6.27

l . 6.24

dal u. 85 al n. 10:.! a

Teramo . .

2B. 1.\13

e

G i h oli i u a (Trapillli )

3. 3.96

Palermu Gann.elo, ~. @ 9 18 , @

Osp. Palonuo

l. 6.:l7

l. 6.24

n

Piom~a (S io·

::1.11.97

Santuboui Umberto, ~·, -tt,· @

Africa Ori entale

l. 6.27

l . 6.24

Corti colli Mau.ro, T , ~916·1 7 • 1 8·19, Osp. l<,irouze @ , +, ;2

l . 6.27

l. 6.24

Sdlirru (;iuseptlc, t§,, o, +, ®

-10 faut.

l. 6.27

l. 6.24

Barhien~ Giuseppe, U-tt. <!>,+, + ,

Africa Orientale

l. 6.27

l. 6.24

21.11.H5

Gatti A.rlnro, ~,, +, ~. ~ 9 1:HG· Afri c n Orit•n· 17·18, @ , + tale

l. 6.27

1. 6.24

5. 5.99

l\! aggio Pietro, 'Ìi', ~ 91 8, @

Ù!!p. Chieti

l. 6.27

l. 6.24

20. 4.96

Carpiutori H,,.,wsto, Ul~ ·l7 @ , + 1

Osr•. Genovn

l. 6.27

l. 6.U

l. 6.27

1. 6.24

Osp. T orino

l. 0.27

l. 6.24

Li bia.

l. 6.27

l. 6.24

l. 6.27

l . 6.24

l. 6.27

l. 6.24

l. 6.27

l. 6.24

917· 181 ©

ua ) a

Cètnun (S io- 23. 8.96 IHI )

n

Cagliari

8. 8.97

c

S<·iactm ( A·

\1. :UJ6

9 11· 18, @

gril{entu)

n

~Lriau(> ( Na ­

O)

pol i ) Acco r.tunt ( Puten r.a) Il

Notu (Sim· t:! IMI.)

·~, ~ . ~

(A. M.)

Com oR Sebastinno, c§.l, ~ 91 8, +, Osp. l\Hiano

Bel pn Rl' O (Ca t:IU i a)

30. 9.H8

a

Tri c arico ( Potouza)

11.7.900

Gngliardi

a

Put,enza .

30. 5.!)8

Salvati GitMeppe, <!:, ® 91 8, @

a

Pn,ltrmu .

l. 2.!!6

M1\uzella Giti.BB1'Pe, ti:, ~ uiG, @ In ferm. tlreahi.

c

@ Pa~qu<tle, •ii'

Pnrma

c a

a

13.12.98

Lica t a (A· grig tmtu)

12. ~.!16

'l' ruJH'n (()a-

9. 5.98

C ucoÌI~

15, 2.99

S paguuloLti Getlìleo, 'Ìf' •

n· An~olo EmantiCle, <il', ~ 9IU, 16 art. div. fnnt. Q),@ Gif~.Seppe,

,~,,

~ wH a,

20 fllut.

l. 6.27

Oep. Bari (118!'. mil.cli n. m ed.)

l. 6.27

l. 6.24

Tr:roi ( Bari ) l f>.IJ.!JOO S puzznfcrri A ·n tonio, <1!•, U-tt, 'D Dir. San. Rornn (capo ae:r.ion e disinf.)

l. 6.27

l. 6.24

~l o l f o t r; a

( Bari) c

9lH @ 1

tfl U7.!1 l'O Ì

c

G ng li ulmirw L1wio, 'h /.:, ' , ® Oap. Trieste

B o l Jl a !\ s o (Ca Gnuia)

@, +


(se gue) PRIM l CAP ITANI

l

>

LUOGO

.•• DI NASCJTA

39

MEDICI

ANZIANITÀ

Data C ASATO E NOM E

di

nas cita

I'OSJZIONE DECORAZION I

~;

C AMPAGNE

'IJ

di

do

grado

aervizio

dal n . 1 03 al n. 119 23.9.900

Zi ugale Salvatore, "*'• IO, +, ®

OR p . Trieste

l. 6.27

l. 6.2-l

a Bagb er i a (Palermo)

7.9.900

Sdortino Sal11Cttorc, >]!,, ~

Osp. Vuroua (A. M.)

l. 6.27

l. 6.24

n Catania

5. 9.98

.lt' enga Edgarclo, 4 , ® 9!5 · 13, @

Oe p. Gl>uova

l. 6.27

l. 6.24

c Cn.s tal In ba· >e (::if\l e ruo)

22. 5.97

Gammnr1\Uo Vi11cenzo, •!r, +, Libia

1. 6.27

l. 6.24

e Pulluli ( Re-

16. 7.98

1. 6.27

1. 6.24

c C es arò (.\lessinn)

® m·1 8

Dt>ve n to) a

~loladi Bnri

29. 1.94

Palermo ..

1

@

9.10.99

.~

.n

~· ··18

'

Leg. te rr. CC.

Gij:!ante ])o·llltlo, •io, ~,,(i), ~

Cav. di Saluzzo

1 . 1.2.8

l. 6.:l4

J)i ~ tr.

1. 1.28

l. 6.24

Africa Oric n· çn lt>

1. ].28

l. 6.24

Falbo Enrico,

@, +

91~·16·17, @ ,

(Bari ) n

~•a, @

t§o,

"' ~

+z, +

Pecurelln MlJria:rw, l •, rg, ~JU·l9,@

RH. Bolugua

mi l.

S iracusa Cnnuizr.o ·':lebastiano, .!f>, ~tt· , © ,

Partiu i co (Palermo)

22. 6.97

a Palermo . .

8. 9.98

Calvello Salvatore, <!l>, !;i), / 2 , + 6 fn.nt. (se. A. U.

1. 1.28

l. 6.24

n Palermo . •

15. 3.96

lufautino S inwne, tb, ® 9 18, @

Dir. S1~n. Bari

l. 1.28

l. 6.24

n

®9 L~·L8

1 @

C.)

(capo sez. dis iuf. ) a Ca!!er tn( N rt· poli)

21. 2.97

Cig aln

'*'• O, @ , +, 3 art. corpo

1. 1.28

l. 6.24

a Avellino .

28. 8.96

La bruna Vitt01·i·r1o, •li>, ~,, Il) ~w, O><p. Bresc ia

l. 1.28

1. 6.2-1

a J\ ftam nra {Bari)

28.10.96

Sardone Antonio, <!•, ® 9181 @

Disp. Mit~. Ae· roMt:ltticn

1 1.28

l. 6.24

c Gragnano

l. 1.98

Dello [oio G-iovmmi <i•

Osp. Genova

l. 1.28

l. 6.24

22.10.94

T urzi Ji'ede·l'Ìco, ,~,, 1.-, ~91~·16 ·17·

Africa Ori eu·

1. 1.28

l. 6.2!

l. 1 .28

l . 6.24

6. 5.28

26. 7.15

Mario,

19 917·lij· l9, ®, @

a rm.

® 916·17·1 8 1 @ , •

<A. M.)

(Napoli) :1

Trequanda (l:>ioua)

11

a

•s,o, +, @

tale

Bari

6. 8.96

Cn puti G-iova1mi, •i>, @ 9lr., @, Osp. ilal'i

Vos tignè ('l'orino)

30. 8.95

<di> Mnnfrtllli

rs

01'6iilc,

•i!', @ z, +, Se. ceutr. mi l.

9 Yt~·••·n·•a, @ , .13, +

alpinisnJO


(segue) PRIMI CAPITANI ~IEDICI

40

ANZIANITÀ

Data

l.UOGO

CASATO E NOM ~:

l'OSIZ!ONK

ùi DI NASCITA

nascita.

di

ùi

gratto

~ervizio

6. 5.28

22. 7. 12

6. 5.28

l. 5.16

6. 5.~

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

*•19 9HH6·17·1u·w, Osp. Cùieti

6. 5.28

6. 5.28

Gif1>8eppc, <Jì·, @ 915 - Afri c n. Oriun-

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.21;

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

Osp. Udine

6. 5.28

6. 5.28

ll ECOHAZIONI E CA)Il'A GN ~;

dal n. 120 al n. 135

c

ca~err.u (t\Il

4.12.87

IG-17· 13·19 •}<

!JOI i ) a

Papa Gennaro, t§;1 <O 912 ' 13 ' 1~·Jb- Aspett i·1 ~ferm. 1

1\lo~heruo

IS. 3.93

ForLuuati Piet·•·o, • · ® 9 1 ~·IG· Osp. Piaeenzn 17·1 8, @

(Pavia)

Vita Gnido, 'fl• • • ~ 91 '·Jti·l7 , @, Osp. Vt·roun

Calast•iht·tt:t (Eu na)

7. 9.89

:;,JWanPinuisi (Campohasso)

29.11.89

n

Traui(Bnri)

20. 6.88

Lnurora Ga.rlo, •!', ~ !lli5·IO·J7·18, • • O, •t , @ , +, /

a

Ortona a ~l are ((;Ilioti )

30. 3.88

Croeo (i uiflo,

n

Cn.st.t·ln uont 2(i. 3.86

fl

a

•lo Colainnni Giw:eppc, ~~-. ~ 91'· 16n-u, .j'j). J.... O. in elinicn u~;u ­

T>isp. Min. Ae· 1' O!U/OU.tiOO

li ~;tlca

· ·*· ©, +

D'~~tturrcs

( A. M.)

tale

w·t7·1s, • • @ , >{•

J)(>iJUÌUO

Dir. San. Milano (ca po soz. disiuf.)

(!<'oggi a) Mirn.ndn (Ca m poh.)

:{. 5.90

c

Eltun (Na· pul i)

~5. 6.89

a

, 'assari . .

7. 4.91

n

Conti GcrMilo, ;fl, ~ 9 15 ·l6·l 7 -1 8, 81 fnnt. @

LeecestJ A nlonio, JU, .~ 915·16 1 @

'*•o, -~, 4)

917

'

sari

Mottola ('l'a ra u to)

9. 8.88

l'u n i co S. Ben od etto

9.10.88

Bo nalli A rwelio, tJ!o, -&, . , @ , @

Dir. ~an. Firenze (capo sez. disinf.)

6. 5.28

6. 5.28

3 l. 5.88

Notarinnni Vincenzo, ~-, • · @,

Osp. Catanzaro

6. 5.28

6. 5.28

Osp. Firenze

25. 6.28

25. 6.28

Tnf. pres.Anzio (t·ampo clini. saoat. m i 1.)

25. 6.28

25. 6.25

011p. Roma

25. 6.28

25. 6.25

916· 17·18, @

(F()rlì) 1\

~l o t t!\

s.

@9 1~-1~·17·1H

Lu··ia (Cata nzn.ru)

a

tt!UZI~

Corda AnlOfl.io, •-ìh . , ~ 9 1 5 -! 6 - 17 , lnf. pres. Sas-

@ a

Se. A. U. C. Po-

1

@

Vnllat.n (Avolliuu)

l. 9.900

Rusn Guido, •il-, -&

Roma .

28.H.HOO

Pla11tinn Mario,

Capua (Kn- 1 23.1.!)00 Jlt>li) 1

'*•Q'l,-&

Sca fò A mcdco, •§<, '~ •


(segu.e ) !'!liMI CAI'IT.\NI MEDICI

ANZIANITÀ LUOGO

Data

CASATO

~:

NO~U( I'OSIZION~;

di IJI NASCITA

nascita

UF.CORAZlONt E CA!IPAGN"'

di

di

~:rado

~F.\r~izio

d al n. 136 al n. 152

a

O;. p. HO Ili l\ (1\8!1 . :!5. 6.28

Gela (Cnlta· nissetta)

e tiul opa. ca 16.ll.900 J.. uonn.nli.DomCI11ÌC<Id•, +, ·~, <D, Osp. Milano (Ben&vento)

~5. 6.28

25. 6.25

l Jis p. .lfin . .-Lc- 25. 6.28 1'0 lUI/l tica

25. 6.25

/

C orleone ( Pale r mo)

2.10.900

Lìpnl'i J)ontenico, :i•

a :\J utcn ti' A f-

24. 7.97

F iumara .-Lntonino, ·~·, O, ©, Min. Guerra ® 917·18, @ , +

a

l

25. 6 25

mil. ist. md.)

f~ rm o( l\l es·

25. 6.28

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.:15

si n a)

a tipiuazr. ola ( Barletl,l\)

l

29. 7.98 (;arrarn N icolù Adel,.o tJio, ® 9 1 ~ , !l gl'Ilio

@, +

l

n C ani catti (A gr ige nto)

4. 8.98

Contriuo Ferditmndo, •li>, ® 911· Min. Guerra 18, @, +

26. 6.28

25. 6.25

e Ag ira ( En-

23.3.900

T roina. Francesco, •!!:, +, 4>

O!<p. Fìnmze

25. 6.28

25. 6.25

27.11.98

Cnliendo N ichcle, 'ft'• <!), ~911·t a,

O !l p. Bolugu a 25 . 6.28 (A. :\L)

25. 6.25

8.1.900

Bua. Oi1tseppc , 'i'

l)i!'Lr. rnil. Pn via (aRa. 111il.

25. 6.28

25. 6.25

28 art. div . f, n t-

25. 6.28

25. 6.25

Dir. Sau. T ori-

25. 6.28

25. 6.25

25. 6 28

25. 6.25

Sautucci Giu.scppc, :.!f•, ~ 9t8, @, Os p. Na. poli (a~s. mi l. eli n . chi r. )

:.!5. 6.28

25. 6.25

DII )

c · Nn.poli

l Sassari . . .

n

@, +

_

cl in . dorm osif.) a l Bttri

• . . .

12. 3.98

e Pn npisi ( Be- 21. 7.99 n e ven t o)

Noto (Sira-

a

5. 6.99

cu sa.)

a l FtJriuu (A-

Vime rcati LuifJÌ1 ·!'. /r Bianco (;iot•. B<,llil;ta, ® 918, @ , +,

*

Cultrt~ra

,~,,

4),

F·l'(mce8('0, •l!-', ~. +, ®

li n

(ca p o RE>7.-

dis i o f.) Lihia

918, @

l. U19

+

volli u o) a Tortor e lla (Salerno)

3.1.900

Tant}r odi li rbmw, ·li', O, ~. +, :39 fa 11 t. (se. Q) 9t <·l 8 A. U. C.)

25. 6.28

25. 6.25

e Sa s s u ., lo j ( ~[vdenn)

24.10.99

Grill i .lfm·io, ·~

2 art. div. fan t.

25. 6.28

25. 6.25

n Ho ruu. . - . .

-!. 8.98

Bolla Luigi, ~~ .~m-rs, @

I n f. p rei!. Au~iO<

25. 6.28

25. 6.25

26. 6.:.!8

25. 6.25

l

(canrpo c litll-

!laont. mil.)

a

C a n t 1\ n o 25. 4.99

l (Benevento)

Matarazzo Semfilw, '*"•+, ®917· 181 @

Disp. lrlin. l!'i1HU~ll()


42

(segue ) rlllMI CAP IT,\NI

fl

CAr l'fAN l

~I F.D!Ct

ANZI ANITÀ

CASATO 1!: NOME

I.U()GO

POSlZlONK

di

di

di

grado

servizio

25. 6.28

25. 6.25

Yas l.a (;iuseppe1 ~. -&, cD ·

!Hsp. Jllin. l!i- 25. 6.28

25. 6.25

O~:C OHAZIONI

()l N A.SClT A

1!:

CA ~IPAGN~:

dul u. 153 al n. 163 a

Gru1110 Ap·

6. 4.98

n

l{ i po st o

C i<~<' im;J rrn. ~9r;-1s,

puln {Bari ) 8.10.900

(Cattwi:t)

Gaet<mo, +, +, Di r. San. Bari

@

{ igi~ni s ca)

nanze

a

Messin~t

..

11. 2.98

Cnlì D01nowico, i•, ® 9 18' 19,@

Africa Orieu· tale

25. 6.:!8

::!5. 6.25

a

F ar n ese

6. 3.97

Bri.! !anti Antonio, ·~·, +, 4l, ® 91 ò·l~·l8, @ , ltl

Aspett. iujcnn. :l5. 6.28

25. 6.25

23. 6.97

Bifano At~gus'o, t!f•, + .~un, @

Min. Guerra.

25. 6.28

25. 6.25

{Vi~urbo)

a

Paolisi (Bè·

(.;ala med.)

116Vt:lDto)

a

Napoli . .

24. 9.99

Bavn ..d rturo, •!•

51 fan t. (se. A.S. 25. 6.28 l{ieti}

25. 6.25

1\

Mulfotta

26.6.900

Fontll ua Nicolò, rlf, et\

80 fant.

5. 7.28

25. 6.25

l. 1.98

Di Car>oht Oiw;eppe, <ii•, -t., @ , . , <D, ~ 9tr•, @

8<·. A. U. C.

9. 7.28

25. 6.25

16. 7.28

25. 6.25

(Bari)

Napoli e

genio Pavia

Maglienti Francesco, :J!•, +, 41 A fricn Orie n-

ScinC\)1\ (A· grigeutu)

14. 1.98

a

Agira (Enna )

22.4.900

Colo w brita Filippo, <J.i•, -&, ·{.

Libia,

1. 1.29

25. 6.25

n

Napoli

7.2.900

D' Alessaudro Autin~o, :::·, D

l sputtoratu !!an. m il. Nn.pvli

l. 1.29

25. 6.25

tultl

VAPITANI MEDICI dal u. l al 11. 4

a

Molazzana

13.11.98

1\laguaui .AIJele, 1< •

Dir. San. Bolugua. (capo su~. ai si n f.)

9. 7.29

9. 7.26

3.3.901

Mastwj<Joni D ccio, Gll

Osp. Fireuzu

9. 7.29

9. 7.26

Se. nppl. mi!.

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9 7.26

( Massa)

c

Nicu~ia (Ca-

tnnia.)

n

Pnlermu .

15.9.901

Piazr.a Guido, ~ .

c

CII ZZllll \) cl i 'rra 1n ig un (Yeruoa )

5.5.901

Cn11t1·lli G-iamballi81n, -1., 1. L. D. Os p. Paòovn in patolvgia e igiene •mlu n ialo

S.'\11.


43

(segue ) CA PITi\!"! 1\JEDICI

• >

"c

~

ANZIANITÀ l.tJOGO

Data

CASATO K NOM ~: POSIZ IONI':

di 01 NASCITA

ID

nascita

DECOI{AZIONJ E CAMPAGNJ:':

<li

dì

grado

ser\'ir.io

dal n. 5 nl n. 19 P e tronà (CRtanznro)

5.3.901

Carpi nn llodolfo, ®

9 fnu t.

9. 7.29

9. 7.26

e Bagùerin. (Palermo)

1.1.901

Capoto Biagio, 16>, /: .

0;;1>· 'l'ui"Ìn<l (>t!IS m il. clio. chi r.)

9. 7.29

9. 7.26

e Bari . . . . 13.11.900 T agliafierro Annando, +,<P . 011p. Altlssau-

9. 7.29

R 7.26

Di11p. llfi1~. A.s· .,.o'l(mtica

9. 7.29

9. 7.26

Usp. Honm

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

a

dria :1

Ragusa

17.9 901

BI undv J,uigi .

•

a

Anzio ( Ro·

4.3.001

Filibeck (iiltReppe, ! ', /.

ma)

a

Arpino (Fro· 21.2.901 sinonu)

Pannrl\ Oarlo, ·~, L. D. in el i- OR p. Ho ma nicn dellu ma.lattiu nervose e muntali

a

Paler mo . .

12.2.901

Zurotti Salvatore, ~ ~ +, 4:).

Osp. Milano

a

Rizziconi ( Rt>ggio CA·

5.10.900

l:it>tg ni tti P1·m1r.esco, +, Q;i

A fric1~ Oriuntnlo

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.26

labrin) c

Livorno •.

29.1.901

Coi .Filiberto, ~ .

Miuist. Gutlrra (dire)'..servizio chim. milit.)

9. 7.29

9. 7.26

c

Pollica (Sa-

11. 2.95

Galdi l<'loriano, +, ~~W-t 7d 11 , @

011p. l!~ire uzo

9. 7.29

9. 7.26

7.12.901

Bella Vincenzo, ® .

Ot< p. P11dovn

9. 7,29

9. 7.26

A l ca mo (Trapani)

5.4.901

Gregorini Piet-ro, ~ . 1: •

30 nrt. di v.

9. 7.29

9. 7.26

a

Palermo . .

6.1.902

e

e

lerno) e

Gi u l i a u a

(Palermo) a

faut. Ingria Lorenzo, ® 1 o, -k

IO hers.

9. 7.29 ·

9. 7.26

Palermo • • U .4.901

Tomaselli Antonino, +, rp

Oir.Snn. Sidlia (capo SI!?. i uuu d i si n f.)

9. 7.29

9. 7.26

CastE~ IInma-

Colomba Nicolò, ~ . • .

U din e

9. 7.29

9. 7.26

redeiGoifo (Trapani )

19.9.901

, O!!p.

l


l segue) C.\ PIT\NI ~lfOIC I

I.UOGO

ANZIANITÀ

n ata CASATO F.

NO~n:

di Ul NA SCITA

un~(.·i t n

I'OSlZION E O~:CO itAZION I

ùi

E CMI PA GN"

Ili

v;rat.lo dal n. 20 nl n. 36 O~p.

a

Trani (Bnri)

9. 9.99

Papagno .1/ichele

c

Lercara Friddi ( Pn lenno )

7.10.901

11atLnglia Jllich elc, +, cp 2NA • Osp. M il n uo (ns~<. mil. olin. ueuropsioldn· trioa)

a

Palermo .

8.10.99

M a u~ittlll' Giuseppo, -~ , 1

1Q9IO·IH

1'C/

Ro rnn

-&, +, ;; fan t .

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9 . 7.26

9. 7.29

9. 7.26

' 'l"·

J \Y

a

Viggiano (Potenza)

8.11.98

l>i Hago J>ro8pt:ro, § , ~ 9 1 8,@ , \

Hc:. A. U. C. Pusaro

9. 7.29

9. 7.26

e

Gainzw(N!I· poli)

Il. 9.99

Aunnru urur a Eruutnno, @91B, @

1. centro u;tp. art.

9. 7.29

9. 7.26

a

Laurito(Sn· Jern o)

1.6.901

Pnur.nto l•'ilippo, ,~-, {. , + , Q) .

!13 fan t.

9. 7.29

9. 7.26

a

P ozz uo l i (Napoli)

7. 2.99

Mimbollu Cla~ttlio, ~ . + ,Q,.

Osp. P a d o v a

9. 1.:w

9. 7.26

e

A pi•·o ( ISouoveuto)

22. S.99

PHrfii(Cllll\

Osp. B>ll'i

9. 7.29

9. 7.26

c

Castiglione di Ga rf n·

20.12.97

:lfur~anri Pnolo, •! , -&, )_, ~ 917·

5 al p.

9. 7.29

9. 7.26

O"P· Bnri

l . 1.30

9. 7.26

~5

l. 1.30

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

1. 1.30

9. 7.26

Gimn/lattista, ...,, +, Osp. lll e~<siua

l. 1.30

9. 7.26

Milana <:acl ano, t! 1 +, ~ 917, Osp. Napoli (\!) , 4. 92'.1 (nss. mil. ist.

l. l .SO

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

l'ìd.1·o, ·~·, /t, a), '"'~'

m·rs, +, @ ", • • @

$!DUna()[IIS· 81\ 1

Spin nz1.olr\

7.6.900

C;clugoro

l'ilo, •§--, t;:., +, 1) . ,

1

( Bari)

a

Sns1111ri •

!>.2.901

Jdi U i J•'rt11H'C8C01 } •

a

Salv i telle (Salerno)

23. 2.95

lrohroncla .lfnlleo, •l! ' +,

Torino . . .

21.10.99

c a

a li

11·181 ,il)

S a v i n. u o (Napoli )

3.1.900

Ramaec n (Caw u ia)

7.7.900

Gela (Caltnuissottn )

19. 5.98

Montone i.l.1'11,r01 ~'·

) . ~l7·2W

910·

1)il'p. Jllir~. p;. fiGIIC6

ne A ll-t>si Ht•asio, + .

FiRidu~lln

e

fa D t.

Oi>p. Bologna ( ilSS mi l. ii!t, ig.)

Vi11p. Jli1~. ll'ina11ae

igiene) n

BucoirHI(~I\·

!orno)

2·tl.900

Do T....ncir~ 1t'"1T(u:le, ~

[uf. pres. Albenga


(se gue ) CAPITANI MEDICI

ANZ I I\NIT À

Ontr\

r.uovo

CASATO Y. NOM F.

tll Or :-iASCITA

3

7.

nasciln

45

I'OSIZJ ONJ<:

OECORAZI ON I lo~ CAM PA GN~:

tli

ùi

Jtrntlo

8ervizio

Drngo Ualoyero, ·~·, o, Or +, 4 fan r..

l. 1.30

9. 7.26

0Ap. Udiofl

l . 1.30

9. 7.26

Se. n p p l. ~>a n. uri l. (iua. n~g.)

l. 1.30

9. 7.26

dal n. 37 nl n. 5:! a Co u &Il ripe (E nun)

16. 2. \!7

e Vingrnnde

9.10 900

Ni c olosi Antonio. Clriarn Gin~tp]lC 1 ., ,

l

(Cn~n uia)

~ 9 1'H 8 @, y\ 1 ;f 1

e

Pn&ernò (C:r tn nia)

4.8.900

Il

~!t·s~iun

..

4.1.900

A fl'i ca Oricutnlo

l. 1.30

9. 7.26

a l H~trnn . • . .

22. 8.93

Perl1·oli Giuseppe, •K•, /t, O, +, Osp. Humn ,.. 916·16·17·!6, @, / {n~<s. uri!. eli u. orco v.)

l. 1.30

9. 7.26

e Surn ( Frosi-

11.11.99

Bruni Bruno, ·~ , ~ 918, @ ,

Diii]>. Mi11. A er·orlaut i ca

l. 1.30

9. 7.26

5.9.900

Cinmpolillo Prrst]rwle, •E:, <~; .

XX C. A. ( Libia)

l. 1.30

9. 7.26

J)iRp . ,l/ in. Ao-

l. 1.30

9. 7.26

1

•

1

uoul! )

a 1\npoli • . .

a , Bergamo . . 21.11.89

~ ~ Vittoria

.,·orutrtticf~

30.11.95

Cn rfì Antonio, •~ , O, + ,ct, g. 915 • Di~I>· Min. Ae· ra, @ TOIIIW/Ìca

l. l

so

9. 7.20

16. 2.9:1

Fncuzi Aldo, •M·, +, <f. , ~ 9 rs-t 6• A fri"u Orit-u17'18, ® tnlo

l. 1.30

9. 7.26

2.10.98

~lnnzo

ì nrL. con t r.

l. 1.30

9. 7.26

( Ragu!ln)

n

~1ou to S. Sa-

l

vino (Arezzo)

a '!'orru Au· u u u:>.ia ta. {N apoli )

Giovanni .

.

Cuccia Francesco, <! , C!9 9 ' 8, ®

a

Piaun d e i 25. 7.99 Greci (Pnlormo)

Oflic. aut. R. E.

l. 1.30

9. 6.27

t•

Muro Luca- 19.10.900 MenuonnnGcmr·do, •M•, O, /t, ~. Stl. nppl. anu. no ( PotenL. D. in bnm·riologia o immi l. (io s. ngg.) za) munologia

9. 6.30

9. 6.27

~i cast ro

a

9.12.901

Snntoro Nicoli1w, cl) •

Leg. torr. CC. RU. Firenze

9. 6.30

9. 6.27

(Catanzaro)

a

Spnccaforno (Hngnsa)

4. 9.99

Floridia Fran cesco, ~'• +, 4)1 Osp.lloma(uss. ~ 918, @ m il. c lio. otor.)

9. 6.30

9. 6.27

a

l pani)

t;a leud (Tra·

4.7.901

Cnlìn Stefcmo, ;\ 7 ~. +,Il)

. . Se. A.U.C. Brà

9. 6.30

9. 6.27


(segue) CAPITANI

~IED!CI

A.NZIAN ITÀ

r.uooo

Du t&

CAS ATO E NO MF. POSIZIONE

oli UI NASCI T A

Jlfti:.cita

U ECOR AZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servi zio

dal n. 58 al n. 67 e

San Cataldo (C nl t n n i esetta)

9.9.901

Mnim Oesare

Africn Orieotale

9. 6.80

9. 6.27

c

Cani cat ti (Agrigento)

14.1.901

Grnnata8alvato1·e.

19art.div. fnot.

9. 6.80

9. 6.27

c

Gr ie~( 'fren -

27. 3.99

' L'nuzor Francesco,

4geuio (Se. A.S.)

9. 6.30

9. 6.27

~fusto

Osp.

~ n poli

9. 6.80

9. 6.27

9. 6.30

9. 6.27

tu)

a

Ripncantli- 13. 10.900

.M ichele.

(A. ~L)

da (Pot t•n zn)

a Toila (Mes- 12.8.901 s in a)

Di Muggio Frmu·eseo, ~ ~ +

Osp. Palormo

c

Licata ( Agrigento)

21. 7.9!.!

Bonelli .Art1wo, • , <t,, U-&, ©, lJirp . ill&n. +, ~917, il;, @ .Africa ltaliatw

9. 6.30

9. 6.27

e

Nocera I n forio r e (~a

23.9.901

Borzelli Giovanni, Il:, +, ~

84 faut.

9. 6.30

9. 6.27

Ari n n o di 18.4.901 Puglia (A · vellino)

I an narone Generoro, ®

Osp. Milan <l

9. 6.:$0

9. 6.27

Piotramon- 27.9.900

Turelln GiolJa.nni,

9. 6 .80

9. 6.27

JtH'DO)

o.

n

(A. ~1.)

2 ceu tro es p.

@.

art.

te111nssimu

(l<'oggia) e

An g ri (Snlerno)

21.2.901

Do Vivo Giulio, -&, ~2, +, ©

19 fan t.

9. 6.80

9. 6.27

a

S. Bartolomeo iu Galdo ( Ben e vento)

7.4L900

Campandln .Arrigo, +,!lì

61 faut.

9. 6.80

9. 6.27

e

llfanfrodonin (FOJ;!-

27.6.901

Ganda Lorew::o, +-

Inf.pres. Trento 10. 6.SO

9. 6.27

8.:1.900

Custaua Vi11cenzo, Q;;!.

1G. 6.30

9. 6.27

22nrt.div. fnnt. 16. 9.SO

9. 6.27

Afri ca Orien· t n le

9. 7.26

92~"lU·2~ · 8(J

.

gia)

a

H~•g a, lhutu

88 fant.

(E n nn)

+.

a

L eonforte (Ennn)

8.7.900

Lnneri Giovacchino,

c

H i~acq ui no

G.J.900

Marino S al1·atote, ~ . +

( Pa lermo)

l . 4.31


(Seg uel Ct\I' IT.~NI

LUOGO

ANZJANI'TÀ

Data

CASATO E NOllt<: POS IZIONI<:

•li Dl NASCITA

47

MEIHCI

DECORAZIONI E CAll PAGNE

nascita

di

ùi

gruùo

ser\' izio

d al u. 68 al n. 84 :\

Cn i v a n o (Nn poli)

19.10.97

D' Ambrosio .Alessancl1·o, ~. <! 2 bur~.

16.12.31

9. 7.26

a

Cofalù (Paler1110)

2. 2.98

Privitera Bene(letto , <n .

16.12.31

9. 7.26

M ascia G-i11-8eppe, ~. 4), ~ 9 17 ' XX C A. (Lil.ia) 29.12.31

9. 7.26

u

Riccia (Ca m· 28. 8.98 ,

e

poba s~;o)

Bisncquin «l

Libia

IY, @

3. 1.99

Spataforn liiuseppe, +. <t>

( l'nlermo)

e Sn;;;>nri . . . 24. 6.88

Africa Orii'D· 29.12.31 tnle

9. 6.27

J)isp. Min. Ae· 26. 6.32

14. 8.23

rcmautica a L e o o f orte

10.7.903

V entura Vittorio Enwmtele, +, Osp. M i l n n o

16. 7.32

9. 6.27

16. 7.32

6. 5.28

12. 8.32

6. 5.28

Figi ioli Benedetto, !r,+ , Q) 2&•l9 •30 Afri ca Orien- 12. 8.32 tnlo.

9. 6.27

<Chit:ti)

Davuli (Ca· 22. 7.93

Pr<>Copio Bella1'1»i'llo, -tr, '~ ,o, 10 t'no t.

2.11.32

6. 5.28

l . 4.97

Mnrclu:Jse Ago11ti11o. <§:,n, O, + , Africa Orion·

3.1 1.32

6. 5.28

15. 2.92

iPnlndino Paolo, 'Ìi', t@ z, +, 4), ® Osp. Bologna 916·11·18, @ (aas. mi l. clio. ultir.)

28.11.32

6. 5.28

l'nrpura Giovam.ni, ,~, @ 1 +~, ~

Osp. Genova

7.12.32

G. 5.28

Aspett. infernt.

l. 1.33

9. 6.27

Pernice Vi11cen::o 1 •i,, +, 'S, ~917 Leg. terr. CC. ·18, @, + RR. Palermo

16. 2.33

6. 5.28

L io Gittsoppe, •J!:, +, ~, !!i?• 9 17

6. 3.33

6. 5.28

15. 4.33

6. 5.28

q}

( Enrn)

e Cheren(Eri-

20. 1.96

Nsstasi Antonino, U!r, •t-, if>

Libia

tre~~)

e

Pis a . . • . . 13. 2.93

Sot&ini Giovanni, O, tJ!·, /r, +, Africa Orion· 9

4)

e P e s c a r tL a

27.1.901

©!, Q) 928 1 +, 9 91HG·I7-18 1 @

tanznro)

a Pnninico Mntera . . .

a GAngi ( Pn- 30. 3.93

tale

4), ~ 917·1u, @

(Palermo) n

tn lo

915·16·17 ·18

915·10·17·18, 4), @

le rmo)

c Gangi ( Pn- 28.10.900 Balsamelli Filippo, + lormo) e

Palt"rmo . .

12. 9.97

e P N ral ia. S1i- 14. 8.98 prnna (Pa-

10

lor mo)

e

Boiano ( Cnm po· basso)

2. 3.91

1

@

Co lacci p,.lmccsco,

l

@ 915·1G·J7·18 @ 1

7 bt•r!l.

*' @ , • , ®, 3 llrt. n l p.


(se gue ) CA PITANI

~Jf;OICI

ANZI ANITÀ

l l ati!

C AS ATO E NO~n:

L UOI.O

POSIZION"E

•• i 0 1 NASCITA

nnRc it.a

DECOR AZIOS I K CAlJI' AGN E

di

di

gTndo

servizio

dal 11. 85 al n. 100

u Torre S. Sn-

Antonio, ~. C>, + .',~

4. 7.95

Pr(lto

Disp. Min. Ae- 15. 4.3:$ T011(Utfica

6. 5.28

l. 2.98

Zicclaieri Le011t' l

O~p.

LiVl'rno (A. M.)

7. 5.SS

6. 5.28

J!l 9.95

)lin. Gue rra (di rez. serv. t•him. mil. )

16. 5.33

6. 5.28

c Cllltn ui RRot t.a l . 7 96

Gentili Spio() la Alestmtuh·o, •!:1 Afri ca Orien· +, J , ~ ~ IU·17-I U, @ tl\Je

24. 5.33

6. 5.28

n

Vn~sulo

.Aspett. it1je1·m.. 10. 7.33

6. 5.28

snuna(Lee-

91S-IG-17·18, @

ce)

n S p or l ongn (Horn n)

a

Th it~si (Sa~-

.~. ~:.YI7·JB, ., , ~ _ · , ''X/

@

8111'Ì)

Piotrabbon · 19. 6.9!! dante(Cn m·

918, @

Antor•io, ~ , +, CV,~

pobns~to)

n S. Vnh·n t ino 11 . 4.93 Torio (Saleruo)

e Cnlnbritto

Va F:tula .llario, i', -&, ~. \, <R 10 gonio

10. 7.33

6 5.28

30. 7.33

6. 5.28

15. 8.33

6. 5 28

16. s.ss

6. 5.28

Leonirla, ,~,, O, + , ', ~ Afri t· n Orien- 24. 8.3a

6. 5.28

915·Jfi· I7·1S·JU•l0

1

7.4.900

@

Mcgaro Jllicltele, ~.<.!l

l

(Avelli no)

a

Hnudo A 111011io, lr 1 @ , + .

Le~. tt~rr. CC.

RR. T orino

M i si l meri (Pnlormo)

2.12.99

a

S. M i n i atto (l-'i renze)

29. &.97

v

C ivìtnv ec- 21.11.92 c hi n (Hom n)

Bor~hi

a

Ca rinola (l'\ n poli)

23. 6.96

Glmtilo Vitangel-o, •!!>, +, ~ 9JG· Sez. spolett. 11 R. E. Torre 1 @, / A. nnunzintn

Bollo!!~nn r-

8.1.!l00

Mllrmo Achille, ~ .

10.1.902

Lnrouzini Giuseppe, '~''• /: , ' ' • Afri cn Orion · +, V tale

26. 9.33

28. 3.29

Se. appl. San. mi l. ( i ne. ngg.)

4.11.33

28. 3.29

Diilp. Min. Ae· roncwticn.

8.11.33

28. 8.29

D isp. Min. Ae ron<wtica

24.11.83

28. 3.2D

a.

O!!p. P nlt>rmo ( A. M )

P ollicini /t'errante, <E , !, +, !%>, 83 fnn t.

-x 911-18, t}

.

tn lo

9JG·•~-• a, @ , /

24. 8.33

6. 5.28

.Aspett. injel'm. 16. 9.38

28. 3.29

do (Salarno ) e

Castione V eront~se

(Vorona) c

A m nn t ea (Cosenzt\)

21.2.903

Florio l'(JO, ~, +,Q) .

.

c

Homt~ .•.

20.9.902

Mariotti- Binnchi Gu.rJiielm.o, V, lr

e

Ca)!lìari • . 23.8.902

L eo Giuseppe, '!' 1 lr

.


(segue) CA!'ITA!'\1 Ml!DIC I

49

~-===~~====~-==~~--·==============~======~~=========

ANZIANIT ,\

D n tu

J. UQ( ;O

1-------;-----

CASATO E NOMF. 1'0.'\tZJON ~;

eli

di

D I NA SCITA

~ratto

~--------~------~--------------------~-------

1

log na)

c S:t~<!'ar i .

.

l

li

'l'artdia i.Jeo, +, ci; !.... V . i n ·~lini cn delle mnln ttie tJ·opicnli e suhtropiuali

.\ ! eli t o di 10.2.902 , Napoli(Napoli) ~.3 .H01

c Valgnnrnera (Ennn.)

l (Rngttsn)

12.7.U01

Catnni!\ . .

l.1.90 l

Gt·uova <·n. v.

:n .1 1.:~:{

28. :U9

O~p. T uriuu

l. :r.:H

28. :t29

Cozzolino Feclerico, Q.;

l. il ti a

l,

l . ~l~

21j. :1.29

Lc1 :\fomw o 0 I'OC6 'f'oiiCIIUif<0 1 •!! t

[ );,<Jl.

l.

1.:1·~

2X 3.2\l

l. l.:~·l

:.:!8. 3.~9

.:le- l l. 1.;,{4

2!!. a.2\l

Negri Pietro,

••

.l/ in. ;t c-

rollii ul i cct

'

. ' Aftnlt·ri

lAt Mugm1 G i wsep /IU

n l

Squillaci Ginsep pe, <1,1

Orion'

/Jisp . .l/iu. TU i lìtltl Ì Cit

Villnfrnoéit Sicu la (A· grigen to)

l 3.\:1.\JO 2

c 1 :\!onte llfn-

lU.5.!JQ3

l

Arcnhnf<~<o

Mariglia uo Uio t·<rmni, +, IV :u-lt

10.8.901

Ta-rducci !l/ario, J;

.. 18.11.903 Cerniglinro IUiclwle,

o.

Nocara (Co· senza)

!;.3.1102

Arcuri Nicola,

c

Ba r oni sA i

! ( Salerno)

9.1.901

Alenmgnn Nicol<~, ~.-t.

S. M ar co ò ei Cavc•ti(Be-

:l.1.90R

A ssini GittSeppe, v, ~' .

10.2.!102

Scal~i

Oarmitl6,

a

a

l

~~-

:\.:!!l

l.hwrra

l. 1.:14

• Miu.

t-i u urra

l. ).:~4

:l!;. 3.2\l

l . I.:H

2!:1. 3.29

8

il~(cl'!Il .

l

At'ri"a Ori(•utaio

],

1.:1 ~

28. 3.29

A f l'i c; n Ori<• n-

1. 2. :~ ~

2~. :~.:w

Af ri ca Oric utai o

211. 2.:H

28. 3.29

Afri ca Oril.' ll ta le.•

l l. .J- .:~4

28. ;.1.19

Afri <:a Ori<•n·

11. 4.!'1-t.

2~ .

Il. <!.14

28. a.:w

tale

n ovo nto) P e tr onn (Catanzaro)

l

Geraci Sicu· 14.10.901 Pnrutn Giovann-i

' IH ( Palermo)

n

l, 1.:1-J.

~!in.

*· ·l•' l A peli.

Il

1

l

/

a 1 Campi Bis enzio ( Fi l r e nze)

c

A t'ri •·n. Urio n -

(; ius~;p pc, <L•.

ttdll

r a u u (Av" llino)

>\ ; Trapani

l fi.l 2.:l:l

igionl•)

lt, <L·

a Vit r. o rin

t

ttt>r·,•izi"t

-----

Us p. P nflovn (a,:,s, mil. i,:t,

13.11.903 Mnsn.ln Pirn.s /J[(~rio , ®, -11-

. 2~.8.903

Parma .

u

'

clnl n . 101 a l n. 117

c· P i e v l' et i 14.7.\JOI 1 Cento (BCJ- ~

H

eli

l C lrie'i.

. 1 12.1.900

tnle Zambru Ettore, t.

;hpett . inferm.

l

3.29


(segue ) CAPinNI li!Uli CI

50

.."'

'<i

s :" tJ

-

ANZIANITÀ

Data

Lt' m;o

CASATO E NOlJE

POSIZIONE

tli DI NASCITA

II KCORAZIONI F. CA ~II'A GN~:

liMI· ili\

tli

di

grado

servizio

dal u. 1111 nl o. 134

n

Vizzini (Catnuia )

3.12 .~02

Curinle l'ilo, v .

78 fanc.

11. 4.34

28. 3.29

n

A l t a Oli\ l'n

17.5.901

Luct·nto Po 181Jt(,(l,lc •

4~

11. 4.34

28. 3.29

fnnt.

(BI\!' i) c

Punto Val· tolliun(8un· d ri o)

2.1.901

Giuliani Alermdro, Q;

~ at·t. corpo arna.

11. 4.34

28. 3.29

1\

(;a l a t i u a

22.3.901

La gua Donato, I.Y •

Africn Ori~n ·

12. 6.34

23. S.29

I XA.!)(l~

Col uzzn (J iOilatmi, Q; •

A fl'ica. Orientale

16.11.34

31. 1.30

Accardi ..thatouio, • • v .

. Se. appl. san.

9.12.34

:n. 1.30

Osp. Roma (nss.

9.12.34

:n. 1.30

l ().12.34

16.12.30

4 lwrs.

l. 7.35

31. 1 .30

( L t!CCO)

,.

l

S. Martino

in Pt}IIMili~< (C n m jHI· J.assu)

o·

~lant<>V:t •

(;I I.!lll5

a

~l i l 11 z z v

31.5.902

tal~

111il. (i ns. agg.)

Im1•allorucni /o'osario, • • Q).

urr l. eli n. méd.)

(Mt~!iAii.i;\)

,.

Cartlrj Leo11nriÙJ.

24.5.904

:-.!apuli .• .

ORI'·

Milano

(n~s. mil. elio.

ehi r.)

,.

(.; " v n (C n·

U.K90:i

l<'ra ucia Acw~(o, v, 1t

n eu)

v, ~t .

t:

S. Gr~guriu ti i [ () 1)11 DII (Cncnnznro)

J:j,!l.!lO:l

Buut~lli Alicltele,

.

3 gran.

l. 7.35

31. 1.30

c

V i~ gian t• ( P..h·nza )

14.1.904

Ot· Loronzo LtJOtlal'lW, ~. lf

66 t'aut.

l. 7.35

15.12.30

c

Tmui ( Bari ) 2ì.x.905

Lnrovuro (Jiuscppe •

l. 7.35

15.12.30

a

Btto·cldatth-o

D'Attilio

29.10.:!5

:.!!U 0.31

l!9.10.35

29.10.31

::!9.10.35

2~.10.31

~ gran.

29.10.35

:!9.10 .31

94 f an t. (se.

29.10.35

29.10.31

!l.!:l.!JOi;

l~t•amlrn, ù

•••

Barile Tonmlllso, Q;

Hl.I.!J07

N a poli

l 7.7.906 Ptlrraj••li l•'errt~cdo,liJ, 1 .

n

Cl t itlt i .

a

l S . )la ria C. l -I.~Ul07

o•

Sapri ( ~ n. l :W .~J.901ò

V. (Napoli ) l

! orno)

8

art. 1:orpo arnr.

(U IJi f,~i)

l

. l

:-iau t i llu Tommnso, 1) . C:unmarnnu

l'ito

LibiR

• Se. nppl.

SRD,

mil. (ins. ngg.)

A. U. C.)


(segue) CAPitAN I MRDICI

51

, >

I.UOGO

ANZIANIT ,\

Da ta CAS ATO E NOME

di Ili NASCITA

na8oita

POSIZIONE D&CORAZIONT R CAMPAGNE

di

di

J( rad(•

hervi zio

dnl n. 135 nl n. 151 e Calabritto (Avellino)

20.7.905

De Chinra Fedele

92 fnnt.

l l.3G

29.10.31

a )le!ll!ina . .

24 5.904

Pellegrino Fmncesco.

Min. Guerra.

l. 1.3t.i

~9.10.3 1

a 1\oln(Nnpo-

15.2.903

T el!ta Ugo, ~. ((;).

Osp. Napoli

~~ . S.3G

28. 3.29

11.~.902

Sisto JiJ.ugtmio, +, v

Africa Orieo- 2K 3.36 tale

2~. !'l.2U

JJiRp. Mi11. A e- :.!K 3.36 1' 011Cut tic a

2H. :1.29

43 fnnt.

~8. 8.36

:!8. 3.29

Osp. Palt<r mn (aRI!. mil. clio. c iti r.)

28. 3.3G

28. 3.29

li)

C n l! s n n o

a

Mnrge (Bn· ri) B

lBoooventu 25.3.900 Pnrrtolln .Achille, '*'• 1 l

l

" l. y 11 k o v o (War~a vi n)

1.'1.1.90<l

C,vtron Lrt::ectro, +, v .

c San V i t o 29.10.902 Loo Giac()mo, .V . Normanni <Brindisi) e Sassnri . . .

9.3.001

Figari Alberto, J , 1< •

Di$p. Mi11. A11rommtica

2~ . 3.3G

28. 3.29

s LeeM . • • •

4.7.901

Gemma Salvatore .

Di$p. Min. Fi- 28. !l.jll '11a11::e

:.!8. 3.29

a Cassino (Frosinone)

12.8.902

Vertechy Giovanni, CO •

Afrien Orien- 2K 3.:~6 tale

:!8. 3.29

Mondragone (Napoli )

8.1.900

Pnlminiello Pasqrwle, V .

Osp. Trieste

e Agira (Enna} 26.(;.902

Cieri Vi1.c:en:o, lP • • .

Se. A.U.C. Brà 28. 3.36

28. 3.29

a S. Giovanni Incarico

2.1.901

Pnnsern Ottavio, /t

Osp. Ancona

28. !!.:ili

28. 3.29

8.6.903

Foti Giovcnmi, Il;

30 fnn t.

28. 3.3ti

28. :{.:.!!!

a S e r d i n nn (Cagliari)

8.4..901

Mnsaln Mario .

Scuula contr. fan t.

28. :.t:'G

28. 3.29

a C n 11 s n n o

31.8.902

Llll!enro Alf,·eik, v

Libia

28. :$.3G :.!8. 3.29

a

(l!'rot~inooe)

c Bova (Reggio C.)

~{arge(Ba-

ri) e LnrM (Sns- 13.12.005 Paln Micheli110, ..:., S&ri)

*• ~ . ~ .. Afri c a Oricutale

l. 7.:Jli

15.12.30


52

(segue) CAPITANI MEDICI ---~--~~T~-=~~~~========================~~==~==~T==-~A~N=1.= .1=A=~=l'= r= À===l.l' (>flO

1Jotn

CASATO E NO~H:

I'()!' IZIONE

tli

Hl N ASI'ITA

HECORAZIONI E CMIPAGNE

tli

•••

31 7.36

1:u~ .so

--- ... - - - - '

l tlal n. 152 nl n. 170

l'

~a poli

IV.005

Inf. pres. RA·

Dtll Pereio Silvio, Q..

\' 6001\

c

Palor111o . .

15.3.905

Scaduto Paaqtta.le, Q..>

Li bi n

7. 9.36

29.10.31

c

Palormo . .

20.1.!105

Giudice J<'erdincmdo, Q.J

Li bi n

1.11 .36

29.10.31

u

G n Il i p o l i ( Louce)

1.1.905

Frani eh J.:milio .

lspottornto~nn.

31.12.36

29.10.31

~:

Tropea (Cn· tao:r.nro)

2~t4.!W6

Cntnli

l genio

31.12.36

22. 7.32

e

Chit1ti . . .

l ;).1.!>07

Maudò A lf'ret1.o

14 fnnt.

31.12.36

22. 7.3~

a

Ala t d (Fros inoue)

~:!.6.!!01

Tngliaforri /;'11rico

87 fan t. (a1·. A . U. C.)

:.H .l2.3G

:12. 7.a:~

c

Pit·t,rnvnirn- !J.ll.HOH no ( Nnpoli )

lntlovn in J.'rancetiCO, +

Osp. Roma

:l1.1~.36

22. 7.32

c

l'isn . . . . . :!7 .G.!JOli

Do ~leo I:.'t1::o •

Disp. Min. ile· 31. 1.87

:ll. 1.30

mil. Roma Fr1UW6RCO

..

•

rot~lwlica

n

S. T oro11n di Ri va (Mes· si nn)

8.~.!)()4

Zn fii ro l ù lnfl n lo, Q).

01<p. Firunzo

31. 1.37

31. 1.30

a

G ioi n d el (;olio (Bnri )

4.2.002

Lnbl'llnrto Om::i(J, ~ + .

26 nrt.div. fnot

31. L:H

:Il. 1.30

11

Romn . • . .

28.7.903

Hulllllllll

3 gonio

31. 1.~7

31: 1.30

P nstenn

ll.K903

Ba rr.ul uu1ut·1·i

+, 18art.div.fnnt. 31. 1.3i

SI. 1.30

a

( l·'ru~tÌ 110110)

c c

P iotrnportu

Uamil/{), Q.

Domenico,

•

l, >31·d2

4!5.11 !102

L n pou ta lm~OCC11::1J, Eil) , +

Osp. Torino

:ll. 1.37

Sl 1.30

l!ll.l.\JO:I

Olivorio Jllrise, +, O)~"•·:~•

f 6 fnnt.

:n. 1.:n

J 1. J.ao

M ( Pot1•0:r.n) Cn ~t. igl iuu

l•'ion•ll ti uu (A rozzo) c

Rn Liuo (SII· lt·ruo)

(i.!UI03

Luugn Giuseppt•, Q;

Africn Ori<>n · 31. 1.37 &n lo

31. 1.:30

c

Bari: ..

l .li.905

~ft,nuillo

l hera.

31. 1.37

31. l 30

a

Calvi Hi HIIr· tu ( t\npuli)

Hi.IU)03

R. nec. fcnt. o 31. 1.87

3 1. 1.30

,. C n 11 11 i t (llJ u ( H1•gl! w C.)

2\!.4.!)03

FraneesciJ, q>

lzw A nl!liuo, v, A-, + . CnR8UIIt

l

rl llltmio, ·!!'

cav. Le~.

Lorr. CC.

RR. Messina

31. 1.37

31. 1.80


(SC !Jiltl)

CA PI TAN I

~IFI)ICI

53

==-====~==~===="====================-~-

ANZIANITÀ

Datn

I.UOCO

CASATO E NOJIIE POSIZIONE

eli 1>1 N A !ICI T A

naacita

U~COIUZI ON I

E

CA ~I l'AtiNE

eli

eli

)!rado

servi zio

dal n. 171 a l n. 188

a Al&nluur:o (Bari)

10.7.902

Preite Mario, /t, <t, ~­

:n. 1.37

31. 1.30

c

l!etlllll. • •

11.2.900

31. 1.30

a litlrondi~liu·

3. 2 003

52 fno t. :'I l. 1.37 (se. A. U. C.) Gomez De Ay1Lin An(lusto, ~. 86 fant. {Liuiu ) 31. 1.!{7

31. 1.30

22.1.902

l\Ioretti Giovanni, !lì .

3 faot. carr.

AJeandri Giacomo, !(.;, -h .

DO {Napoli)

a Roma . . r.

.

Frattnmag- 19.1l.903 Ginrdnno Giuseppe, 4) • giore (~apoli)

a Rnwa .

l 6 901

c ~.

27 .2.90:! Zoccali Forttmai.Q, J~.

S~fnu o

26 fant.

31. 1.37

31. 1.30

0Rp. TritJste

31. 1.37

31. 1.30

Regi-(. Chim.mil

:n. 1.37

31. l.:.JO

~8 fnnt.

31. 1.37

31. LaO

Afri ca Orion · ta io

31. 1.37

31. 1.:30

31 . 1.37

31. 1.30

{A. M.)

Rosi Vittorio, cD .

d' À8J)fO IUOU· Lu{ ReggioC.)

e )l a r z a n " 13.10 902 De Quattro N i co f-a, 4:; . d ' Appiu {Napoli) o·

Canun ( Cu-

1. 3.!l8

aenz.'l.)

Tarsin \ l

Ri1MCJ1118 Antonio, 'ft' , O!lp. VtJrOtHI -&, ~. +, ~ !!17 ·1 8,@

c CnRtelbtwno 28.11.901 (Palurnw)

Mazzo la Vincenzo, +, Q) 928-Z'J • Afri ca. Orioutalo

31 1.37

31. 1.30

e S ~Js s n Auruoca (Napoli)

2.5.902

Grella E1-nestp, ~

31. 1.:37

31. 1.30

c

~l a sa a l u brouso { :\a· poli)

8.1 1.901

De Gr egorio Gaet(l.no. 1\! .

Africn Or ieutale

:n. 1.37

:31 . 1.80

e

Al~\ IDO {P a-

27 .6.1KH

Pasetti l'eràinando, il)

Africa Orieu- 31. 1.37 tnlo

31 . 1.30

Mcdas Mario, 4) •

3 art. 1:011 t r.

31. 1.37

31. 1.30

Stisi Jllatteo, o~ DJ<I ·n.

59 fau t.

31. 1.37

31. 1.30

L 1mb a d i 20 10.904

~'lnssara

l gran.

31. 1.37

:ll. !.:lO

ç

Ancoun . . . 18.3.902

Zoppi Zelio, 11)

A fl'ioa Oriental e

31. 1.37

31. 1.30

a

Torri li t o

Meronrio Rocco, n

Osp. B»ri

31 . 1.87

31. 1.30

lertno) a Snsaari . . . 28.2.904 a

a

Tufo {Avo!lino)

6.1.\102

({.;a~I\DZ!lfO )

(Bari)

20.7.904

Gaetano, 4) .

.


54

(Se !JIIe)

CAI'ITAN I MEO ICJ

ANZI A Nl1',\ J.UOGO

CASATO E NOMK •li

DI NASCIT A

nal!cita

POSIZION 1·:

UECORAZIONl K CJ\AJI'AGN~;

di

di

grado

servizio

dal n. 189 nl n. 206

n Cat:\ n irt. .

·l

24.4.905

c

Catania ..• l 16.10.95

c

Cofalù (Pn-

Ca lnhrò Salvatori'.

XX C. A. (LihiRJ

l. 7.37

29.10.31

Sellia Zi'1'<l'r~ccsco, •i!·, ~' ~ 9 IG·17·

A f ci e a Orien · tnl.e

1. 7.37

31. 1.30

79 fa.n t.

l. 7.37

31. 1.30

Di Giorgi Pietro

Li bia

l . 7.37

22. 7.32

•a, @ , +

5.1.903 ~Spinosa Giuseppe, ~

lt~rmo)

c

Partanna 25.3.907 (Tr apnui)

c

Casalnuovo (Napoli)

16.5.9G6

Iaccarino Giuseppe

Libia.

l. 9.37

22. 7.32

o Soriano Calabro (Catanzaro)

1.1.908

Bar tone Luigi

31 f an. t

l. 9 37

l. 7.83

Afr i ca Orion-

L 9.37

l. 7.33

c

Cannitollo 16.11.908 Cancer Lt~igi. (Reggio C.)

(', Serre ( S a- 26.5.906

tale

D'Alessio Giova.nhnttistiJ..

Afri on Orit• n· tale

l. 9.37

l . 7.33

lerno) e

Carbonara (Bari)

6.6.906

.Albergo Vito.

20 genio

l. 9.37

1. 7.33

a

Messina . ..

25.4.904

Ruggori Ttdlio, -bo •

5 bers.

15.12.37

15.12.30

a Villn S. Giov. (Roggio C.)

6.5.903

Aragona Fìl-ip1JO, ~

Osp. Chieti

15.12.37

15.12 so

Cari n o I a (Nn poli)

8.8.905

Lino F1·ancesco, '!.\) .

Africa Or ien- 15.12.37

15.1 2.30

c

RnJlOne (P o·· tenza)

6.3.903

Cristiani Alicllclangelo, Il)

6 ar t. c orpo 15.12.37 arm.

15.12.30

c

Napoli. . •

31.4.903

Andreotti Osca,·, ~

23 a.r t.div. fan t.

15.12.37

15.12.30

c

Cn.rdinule (Catanzaro)

14.7.904

Cirillo Gi0t1anni, ~ .

Lane. di Aosta

15.12.37

15.12.30

a

Osimo (An- 16.11.903 Fadeli Alberto. cona.)

Africa Orien-

15.12.37

15.12 ..30

Libia

15.12.37

15.12.30

.Afri ca Orien· tale

15.12.37

15.12.30

n

c :"\apnli n

Casti~ liu u l:<~ illruntino

( Arezzo)

tale

8.3.902

Berardinone Enrico, Il)

22.11.901 Grifoni Oscar .

tale


(segue) CAPITANI MEDICI E TEIXEIWI

~liW I C I

IN C,\RI G.\1'1

-

OEL GRADO DI CAP IT ,INO

5fl

- --

' ANZIA.NJTÀ

"

> Q

Data

L UOGO

CASATO E NOME POSI ZlOSF.

di

o

w

DI NA SCIT A

4 1J ~

na&clta

DKCORAZIONI E CA MPA GNE

di grado o dell' in carico

eli 8er vizio

dal n. 207 a l n. 217 n 1Ramnoon

l

5.9.006 Santngati Francesco, (!)

0Rp.l\Jilnuo (a~!!.

15.12.37

15.12.30

mil. ist. md.)

(Catania)

c Firenze . . . 11.6.904

Ricci Emamwlc, (1;1.

Osp. T riesto

15.12.37

15.12.30

t: Sora ( Frosi.

29.5.903

Lauri Gitdio, 4).

12art. div. fnut. 15.12.37

15.1 2.30

c Boval i no (Reggio C.)

1.6.903

Chinè Mario, (1;1 .

6 genio

15.12.37

15.12.30

Frignano {Caserta)

14.2.904

Cassandra Luigi

18 fant.

15.12.37

15.12.30

n UontoroSup. 18.4.903 {Avt>llino)

Parrella. 'l'ullio, (1;1 .

Libia

15.12.:'J7

15.12.30

r Castiglione (Catania)

3.6.903

Reggio !rlichele .

Libia

] 5.12.87

15. 12.30

r

Ap ieo ( Be· nevent.o)

25.7.904

De Lipsis Port tt?ut.to.

Lcg. terr . cc. 15.1 2.37 RR. Lazio

15.12.30

~

Messi na

Gasparro Umberto

'Osp. T orino luss. 15.12.37 mil. clio. ocul.)

15.12.30

7 faut.

15.1 2.37

15.12.30

8 berR.

15.12.37

15.12.30

none)

~

l

. . 14.1.903

n Palermo •

21.3.906

Pnllerooi DiM .

c Lascari {P n!ermo)

15.7.902

Napolitani Efl.rico.

.

.

TENENTI r>tEDICl I NCAR WATJ DE L G RADO DI CAPITANO

dal n. l al n. 5

e Roma.

16.2.904

Andolfato Mario, 4) .

Osp. Perugia

10.12.34

31. 1.30

Pesaro

16.9.903

Giusti ALdo, 1<

11 alp.

31.12.36

29.10.31

e Sturno ( A-

29.5.906

Piserch ia Natale, 4) •

6 a r t. G. n. F.

31.12.36

29.1 0.31

4.6.904

Bottn&&o Giulio.

Utf. aut. SII D. 31.12.36 E geo (cap o l rep. d iRiuf.) 1

29.10.31

27.3.904

Di MonAco Michele .

Libia

31.12.36

29.10.31

r.

velli no)

c Ce ntall o {Cuneo) c ~ S. Pri sco (Napoli)


( ~1'!)111')

1 l·.~ t·::\ l l

~IFlllrl

INCAII II:,\TI

IlEI

<a!Af)()

01

CAI'ITA:-;0

ANZIANIT ,\ l,l"OGO

Outn

('ASATO K NOMI·:

ùi

l'ctS I Zl O!S t:

de li" in-

•li

carico

ser vi~io

Liba1\

!U .12.36

29 10.31

l'rel'lLilco Viu ccn:n, f.

Libin

31 1:.!.36

2<J l 0.31

r\u~u><ti

Coru. C J' HJ•P~ 31.1:.!.36 7.1\.rn

29. 10.31

Il genio

31.12.36

29.1 0.31

1>1 l'i ASCI T .~ Da:-'Cil B

dal u. 6 al o. 23 T,. i \'Ì :; u u (Pilt\' liZa)

2 ' .6.906

a :'i. Fra H• Ili>

1.2.905

,.

p rc,.:,.:i ua )

,.

B01ua . . . . 8.12.!l05

,. hmr nia(Cnm- 2~ .4.904

l'ns~;aw lla

li'ctbl'icin, ()) 1 /.

.ll1trin, l!)

Bun:i~ro!'fli

Nir·ola, 1

pobns~o) 1:

D o~ o (!;a voua)

21.8.\105

Popo Uitt~<'J'710

7nrt.cnrp.arm.

:n 12.36

29.1 0.31

Il

!:)l.'.iolzo (To-

10.1.905

L upu Ouido J.

J... ib in

3 1.1 2.36

29.10.31

(i.~l.90G

fo'arin:1 A rtloniuo, 1.

(\!lp .

AleS!'I\Dtlr ia (A. ìll.)

al 12.36

~9. 1 0.31

19.8.90-1

fmpallum oui Selm..•lìaM .

O~< t•· MuP s i u n (A. l\1.)

31 .1 ~.36

29.10.31

1.1.90-t

IJo HogntiR At~lonio.

Hart.div.fauc. (Lihin)

31.12.36

29.10.31

:'lloutnin1t Guido

8 11rt.. G. n. F.

31.12.30

29. 10.3 1

ll.ecc·J\ ('()l<i1tVI .

Libia

31.12.Sf>

2!1.10.:{ l

Di Mnrtino Pcrtli11.u n rio .

Afri c a Orientnlo

l. 1.37

29.10!{1

ìlrirough i ffyo

13 fnut.

, 1.:37

29.1 o.:n

Caporale Oi111<11ppo

l l nrt. cur po nrru.

l. 1.37

29.1 O.:J l

23.4.!)0~

Ga rl-(il\ OioriMmi

25art. div .f:~ut.

I 1.37

29.10 3 1

1-!.5.!)03

Cauuilln ( 'atalrlo

.\ fr iea Oriuu-

l. 1.37

2!1.10.3 1

Lihia

l. 1.37

29.10.31

011p. Porngia

l. 1.37

29. 10.3 1

riuo) ,.

,.

l

~l a r l' a l a

('l'r3Jil1Ui)

PHter oò (Catania)

•·

Ca p u fl el o (A V{)ll in o)

c

Palermo . _ :20.!1.905

n Cn nqd ::in hm- 15.1::!.!10-1 ~iua (Lect·t!)

,.

Ca~Ll'l lam ar(! :W.t O.!lO-!

di !;tn.IJia ( N apuli) 6.8.!)0:~

a

Nnpoli

n

(-t uardin Pe t·· 12.].!)02 ~ÌI·,am

( Po-

t omm)

•·

~-

~lat· ti uo

d i Ag ri ( l'ut.onw )

c-

C~~ratu l Han)

~n1 o

c

:\apuli .. _ 12.Ll.!l05

11

To•rn_i rug1a)

(PP- 1 4.7.!l0I

Twtl~l

H11rioo

Caun·lloLti Enrit·o


• (.~e gu e) 1 E:"'ENTI )I EIJICJ JNC,\ UI C.\TI IJEL C: U \00 Ili C \PlTANO.

l.UOGO

ANZIANITÀ

Data CASATO E NOMF. POS IZIONE

di DI NASC ITA

5i

nascita

dell' in-

di

carico

servizio

]. 1.37

29.1 o.:n

51 fan t.

1. 1.37

29.10.31

:l5 fant.

l. 1.37

22. 7.32

Zoilo Gi11seppe

-! nrt. alp.

1. 1.37

22. 7.32

Cagna8IIO Giuseppe

Africa Oriun· tulo

l. 1.37

22. 7.32

l rovi~:~ri.

Ra~g. gonio for·

t. 1.37

~2. 7.32

2 art. dtv. ool.

t. 1.37

22. 7.32

DECO B.lZIONI E CAMPAGNF.

dal n. 24 al n. 41 Il

!;:U!sari . . . 25.3.904

Simoln Mario.

/)jiJ p. Jlin. .J.o-

ronar,tica Burln Tito

n Roeealveceo ( Viterbo)

l 6.9.905

c Avelli no . .

0.10.906 Snlanno Pietro

e S. A n gel o 21.7.906 Fasan e lla

(Salern o) ,.

Bosso In sco (Cunt!O)

1.7.906

e Ariccia (Ro- 18.4.906 ma)

c Napoli . . .

14.9.906

Mazzoli

FoJ'twmll~l . .

laseon~:~ Maglieri

(; ill116ppo.

<'

Caste lfoeo- :n.10.905 Tuoni Gi"lio gnano (A· rezzo)

31 t'an t. cnr r.

l. 1.37

22. 7.3~

r

Roma. • . . 17.1.905

O~tp. Milano (ass.

1. 1.37

22. 7.32

l. 1.37

22. 7. 3~

Augi Gr,glielnw .

tu il. elio. ehir.) ;~

Fi renze. . . 24.3.90~

Libori /f'cderico.

Africa Orion· tale

r

C or leo ne

25.7.905

Ottnviano l!aru;to.

232 fant.

l. 1.37

22. 7.32

,.

Bova (Reg· g io C.)

l7.3.906

Sirianni Carrrwlo

L ihin

l. 1.3/

22. 7.:12

e ) f addaloni ( Napoli)

6.4.906

Rosei Bonifacio,.,_

!:),;,con t r. geni n

20. 2.37

22. 7.32

( Palerm o)

c

Cori(Roma) lfi.ll 905

Pistilli Gitdio.

89 fnnt

~- 4.37

22. 7.32

e

Fi1a.d elt'i n 22.11.905 (Catanzaro)

D1U!toli Domenico.

Osp. Cagliari

l. 5.37

22. 7.32

r

A r g u e t o 30.1.906 (Catanzaro)

Gori (}ic vanni

22 fant.

11. 6.37

22. 7.32

e

Cittanova

Cnvali~re

A fri1·n Orien·

12. 6.37

22. 7.!32

l. 7.37

29.10.81

a

(Reggio C.)

Boeeotrt>caao

( Napoli)

21.~.905

Gino .

tale l. 1.98

Federico Vi?lccnzo, ·J!>, ®~1 7 ·1~, Centro riforu. @ IJIIII drup. P erBano


(se gue) TEN P,NTl

5i-\

MEDIC I I NC AR ICATI DEL G RADO !JI CA PITANO K

TENf.J~;TI MEDIC I

ANZIANITÀ

.. ·c;

J,UOGO

...«:

PJ NASCITA

~

nata

CAS ATO E NOME I'OSJZ JONE

di

c

llll8Cita

~

cn

l

l

DJ<:CORAZIONI E CAMPAGNV.

l dal D. 42 al D. 57

dell'inca· t:ico o di grado

di servizio

l

c

l

Messina ... 17 .4.!l0t

Zngnmi Antonino .

A fricn OrieDtttle

l. 7.37

22. 7.32

a

Gangi (Pal ermo)

Sal~rno

63 fant.

l. 9.37

22. 7.32

c:

Acuto (Fro- 2.10.906 siDoDe)

Anagni llla rio, O .

9 nrt. div. fant.

l . 9.37

22. 7.32

c

Roma . . . . 20.1.906

Eli sei Oa1·lo

Libia

l. 9.37

22. 7.32

~

Fere nti u o 14.1.905 ( FroRinone)

De AudrtJifl Gi·u.Boppe .

6 bers

l. 0.37

22. 7.32

c

C a n n e t to :w.9.!l05 (Bari)

Modugno l<'1·a.11C68CO.

Afri ca Orien tale

l. 9.37

22. 7.32

c

Palermo .. 21.6.906

Ribaudo A1~toni·110

2lart.div.mot.

l. 9.37

22. 7.32

c

Sparanise (Napoli)

6.1 906

Grande rasqtUiliJ .

5 nrt. a.lp.

l. 9.37

22. 7.32

..

l.l1.903

Moli Ilo ilfario.

43 art. div. fan t. (Libia)

l. 9.37

22. 7.32

Napoli . ..

3.7.906

Maresca Oo·rrad()

Libia

l. 9.37

22. 7.32

28.9.~05

Zambelli Anwni() .

9 bers.

l. 9.37

22. 7.32

e Napoli a

4.1.905

Alfonso, O

Il

Belveder e Ostrense (Ancona)

c

s. Basilio 27.Ll.904 Maxia Cosimo.

Oep. Cagliari

l. 9.37

5 8.32

a

Comitini (Agrigento)

Terrann .Salvat&re

6!1 fant. (Libiu)

1. u.:n

22. 7.32

e

Carini (Pa.- 23.11.908 ltlrmo)

Mauro Biagio.

Libia

l. 9.37

16. 7.34

<:

Napoli . . . 23.1.907

De Rensis Emilio .

4 alp.

l. 9.37

22. 7.32

c

Nap" li ... 28.ll.U07 l Rebufl'n t Giulio .

A fricn Orien·

l. 9.37

22. 7.32

(Cagliari)

4. \.905

tlll e

TENENTI MEDICI

n. l o

Calitri (A . 16 2.!)tl ] Vt)llluo)

Toglin Ganio . . . . . . . .

.d.S}Jett. infer n~. 22. 7.32

l

2~.

7.32


59

(S t f7u e) TENENT I Mf!lli CI

-o

'

~

. 1)1 3

ANZ IANITÀ

Dat a

..vot;o

CASATO E :-IO~n:

di

f'Oll i ZIO NV.

di

di

l( rado

eorvizio

22. 7.3:!

22. 7.32

2 nlp.

22. 7.32

22. 7.32

Corl o o n e 29.11 .004 Croscimanuo Bornun lo (Pnlurmo )

&~ fnn t. (pn·~id .

22. 7.32

5. 8.32

Gibo lli DO (Trapnnj)

Savino L "i[J i .

10 hor~<.

J. 7.33

l. 7.33

A l visi ElnlO

Libia

1. 7

.aa

l . 7.33

Cobrelli Giu-scppo .

Afri ca Orit,U· tale

l. 7.33

l . 7.33

23.3.904

Ruoeco A lessandro [f), •

42nn.di v. fnnt. (Li bin)

l. 'i.33

1. 7.as

8.1.909

N u poloono A 11àrot'

A fr ica Orion•

l. 7.33

1. 7.33

;3

N.\SC I'f A

~

IJt:CO RAZIONI E C,UJPA< ; N •:

nascita

dal n. 2 al n. 17 e Pa g nni c n (Atruilu )

20.2.!JOi

r T r il!~i n DO ( Ba n )

1.1.9<.'4

~

A

V Ìl!eD ti n i .A n toni o .

U O!! !!. OIÌ >I tO

art. E!!oo Lombardi MtlriO

1.1.008

a lesi (An co- 17 5.007

Purtof.-rraio)

na) c Cnsalnocow 15.6.90!l

(AI68Pnodr.) e Ce rig nula

fFoggin) c Barano d' I-

.

~al o

schia (Nn(>oli) c. T o rmoli ( Campo basso)

8.9.007

Hagoi Guido

20 n rt . corpo nrm. {Libi u)

l. 7.33

l. 7.33

r Vibo VnloD' in (Cat.ao-

9.5.906

Nusdeo Yinccm:o .

24 nn.div.fnnL .

l . 7.33

l. 7.33

31 .3.908

Arcuri Gnelfmo .

LXT b1g. 111i t r. (Libia)

l. 7.33

l. 7.33

A fri cn Orion· tulo

l. 7.33

l . 7.33

Piru Le c u i co R. E . (.;apun

l. 7.33

l. 7.33

1 taru ) e Pi ciDiaeo

{Pro&iDooo)

e Tortorici 24.8.905

Di l\h1uu AlllOnirlo .

(MO@Sinu) t

Nnpuli

. .. 23.10.9t.t7

l

Poreopo

Vill·COI~~<I .

.

c Al c amo (Trapani)

10.2.907

Mal oose li'·m nce8co . .

Afri e n Orioo talo

l. 7.33

L 7.3~

..

3.8.906

Sabati no W ccardo

Li h ia

l. 7.33

1. 7.33

R> t'au t. (Lthia )

l . 7.33

l . 7.33

e

Venezin

e Va cc n riY.ztt 14.2.908 l Mendicin i Gill8B[Jpe . A lllnuose (COIM!DU.) l

i


(segu e) TENENTI MEDICI

60

ANZI ANITÀ

~

"j;

·s o

+>

"' rh

l.UOGO

D ata

CASATO Y. NOMI:: POS IZI O NE

di D I NASCITA

di

ili

grado

servizio

46 art. div. mot.

1. 7.33

l. 7.33

116 fan t. (Libia)

1. 7 .sa

1. 7.33

J)J,:COHAZ IONI & CAMPAIJNE UU 8C.! itO

dal n. 18 al n. 36

o

Palermo .. 28.1.909

Carducci Artemisio .Ailo~{o

c

C omi t ini (Agrigento)

Lupo Atnodeo.

1.4.906

.

c Grumo Ap· 11.3.908 pula (Bari)

Sal vatorc Franecsoo .

3 art. div. fan t .

l. 7.33

l. 7.33

c S. Pier Nice· 10.8.908 to (Messina)

P a n tè Domm~ico

l art. alp.

l . 7.33

l. 7.33

Catanzaro . 11 .3.905

Furino Rnffaele.

Libia

l. 7.33

l. 7.33

o Catania .. . 20.3,907

Pittari ErllCBW .

13 art. di v. fant.

l . 7.33

1. 7.33

Pascer i Domenico.

13 art. di\•. fan t.

l. 7.33

l. 7.33

Africa Oricntale

l. 7.33

l . 7.33

c

c

Cn.pistrnno (Catanzaro)

c Napoli

20.7.907

. . . 15.6.907 Ferrigno Gins61lJl6

e

Misterbian- 26.3.904 eo (Catania)

Russo Sebastiano .

5 art. contr.

1. 7.33

l . 7.3S

a

O r v i eto (Terni)

Molaioni Vincenzo

XX C. A. (Li bia)

l. 7.33

1. 7.33

e

Barano d'l· 15.3.!107 sehia (N a· poli)

Di lorio .A~(reào

157 fan t. (Libia)

l . 7.33

l. 7.33

e

Viterbo .. . 12.7.907

Mancini Giov. BatUsta

Libia

l. 7.33

l . 7.33

r.

Mola (Bari) 20.6.907

Tanro Francesco

8 1111-'.

l. 7.33

l. 7.33

e

Alcara li Fu 15.8.903 si (Messina)

MortJJli Gaetano, +

f-'ibia

1. 7.33

l. 7.33

e

Cusano Mu- 10.4.905 tri (Bene· vento)

Moogillo ilficheZe .

7 a.Jp.

l. 7.33

l . 7.33

c

Coruogiovi· 19.8.907 ne (Milano)

i'' edeli Oclrlo

Africa. Orien tale

l . 7.33

l . 7.33

c

Ottati (Saleruo)

Ban1on te En::o

Africa Orieutale

l . 7.33

l. 7.33

231 fnnt.

l . 7.33

l. 7.33

2 a rt. alp.

l . 7.33

l. 7.33

12.2.906

13.3.90il

c Ottati (Sa- 29.11.!)05 Baowute Nicol-a

.

ltJrno)

c

Eboli (Sa· leruo)

13.8.907

~parano

Vinccneo.


(segue) TENENTI

~l(miCI

61 ANZIANIT,\

~

Onta

":

•

L lJOOO

CASATO E NOME I'OS IZJON~:

olì

lll SASCITA

uatwita

x

V~:C ORAZIONI

E

t! i

t! i

~:ratlo

8er\'i'tio

I. 7.33

1. 1.aa

2 alt•·

I. 7.33

l. 7.3:3

71 fan t.

lli. 7.:34

1U 7.34

7 genio

lG. 7 .:34

16. 7.:34

. 27 u r t. d i v. fu n t. 1 IJ. 7.34

JG. 7.3>1

. In f.

JHtlR. A nzi1• I li. 7.:l-l ( cn mpo eli m . Sl\DIIt. m il.)

Hl. 7.34

Libia

16. 7.34

lo. 7.34

6li fant.

l (i. 7.:i4

u;, 7.34

CA~IPA G NE

d nl o. 37 nl o . 56

e :)nn nicola

-I .G.007

lJit<p. M il~. A t·

G i ustiziori A rmmulo, O .

roufll~lirtJ

(Len:t:)

c Lecco. . . e

. 29.7.905 Lojodice Uatalclo . .

~lammula

1.1.9v9

Catalano Nicodemo

ITA.906

Cnlieudo Ue1uwro.

(.lieggi o C.)

c

~~n ss al n · llreuse (:\n· poli)

.

l

a Pentono 16.10.898 Do Lnnrouzi

Vi11C(Jn.<:'O

(Catanznro )

..

c

~apoli

t

Romn. .

<!3 .iJ.!J07

. . W.4.!:101l

e Cértnllo 25.1 1.9{)(i (r'irouzu)

13 .6.907

Sto lo (h·ef/O rio

.

PioLroui Oi no

. . . .

Tnt.oue .d.ulonio.

.

70 fant. ( Libin) l IJ. 7 .:i-1

16. 7.34

Aceiuni Mario

.

Il art. div. fnut. 16. 7.84

16. 7.34

Do Giurgi JUario .

.

47 fnnt.

16. 7.:34

w. 7.34

.

31 fau L.

lfJ. 7.Sl

16. 7.:l4

Aspelt. i r~fcrm.. 16. 7.34

16. 7.34

ARpett. ir~ferm. 16. 7.34

16. 7.34

19 nrt. div. fnnt. Hi. 7.3-l

16. 7.34

l nn. div. faut.

l G. 7.34

16, 7.:14

Tornmo /<'ilome no.

e

Mu s enfo (Pescara)

t

Napoli

c

Lecco . . . . 17.10.!107

t

Napuli

4.7.90!)

Riunldi Antonio.

c Napoli . . .

3.1.9 10

Savntunno Gir'8eppe.

Genovn

9.7.908

Patornostro Vincem:o .

e

Genova

11.5.!108

Galletto Uiacomo .

ç

Ariano

v.uo.oos Mnugauiullo Luiy1 .

. . . 19.2.907

di Puylia (A· vel ino)

a Suotn Fio-

.

.

U0.9U7

Cirrineioue .ilfarco

:37 fnu L.

l6. 7.34

l G. 7.34

8.!1.909

Sessa Vince r~zo .

Libia

16. 7.:H

16. 7.34

Anrout.a .luden=io. .

90 fnut.

Hi. 7.:3-1

16. 7.34

.

7-l fnn~.

lli, 7.:H

16. 7.31

vin (Pnlar· mo) l

Roma . . .

·l

PalermCI .• l <!4.3.910

a :\.Iercato ;:;. 10.11.907 Seve rino (:>ater no)

(;aiazr.o iJ ~{01180.


62

(seyue) TENENTI MEDI CI

.!!

... ·.: o

~

111

r.uooo

ANZIANITÀ

Dntn

CASA T O

~!

NOMF.

dì Ili N AliC IT A

~

:L;

POS I ZIONI\

di

di

grado

8ervizio

A fl·i c n Oriuutale

16. 7 .3~

16. 7.34

Afri c a Ori eutale

16. 7.34

16. 7.34

6 bers .

16. 7.34

16. 7.34

l:>tiCORAZI ONI E CAì\fi, M ;:'(f;

naAcita'

dal n . 57 nl n. 76 e

S. Mnrclo la CcHoln ( Fog·

Cicclu;~tti

2.lHl07

/t'rfmcesoo .

~in )

a

Napoli . . .

l4.7.!JU8

Açtn nn.sio .tlnwldQ

.

e

R<>rn n . • . .

9.2.908

D'Angelo Mario

..

c

à[ arzano Appio(Napoli)

2.5.906

Si mone RoiJt~rti Prancerco

Libia

16. 7.34

16. 7 .34

c

Milano .• .

] 5.4.908

AlloceiJio A cldlfe .

.

8 fant.

16. 7.34

16. 7.34

a

A volliuo . .

2.12.908

Snbelli Unrlo .

LiiJin

16. 7.34

16. 7 .3-l

e

F~·uustrelle

20.3.907

Allontti B erledello

62 fnnr..

16. 7.34

16. 7 .34

1.8.90'J

Caroten uto Pnsqr~alo

6 ar t. t! iv. ti\n &.

16. 7.34

16. 7.34

. Afri ca Orion· 16. 7.34

t G. 7.34

. 16nrt. d iv. fan t. 16. 7.34

16. 7 .34

('l'orino)

c

Napoli . . .

e Caltavu t uro 12.9.908

Sireci Oi.useppe .

(Palermo)

tale

a

Donori (Cn· glinri)

22.3.906

Palmas Oir~seppe, O .

e

Torre A nnunzi utn ( Napoli)

18.6.910

Bracco llfurio

115 fnnt. (Lihin.) 16. 7.34

l !$. 7 .34

e

rtf n1.r.n r in o (Cn.ltanis· e ottn)

6.1.908

Gemelli A11tonino .

12 fnnt.

16. 7.34

16. 7 .34

e

Nnpoli

. 16 fant.

16. 7.34

16. 7.34

c

Foggin • • .

11.8.!JOG

(;el e n cnn i N ioola

Libia

16. 7.34

16. 7 .34-

n

Ge s uni do (Avellino)

21.6.905

Vica ri o Uesare

4 fnot. cnrr.

16. 7.3l

16. 7 .34

n

Or istnuo (Cnglia ri )

20.9.900

Delogn Ivo.

Afri e n Orie n· Gale

16. 7.34

16. 7.34

c

Binnen,·illn (Ca w n in)

2·1.7.90i

Fisi<'.ltelln Pietro

Afri ca Orì untt•l e

16. 7.34

16. 7.34

c

~apuli

7.10.907

Mattoi Tt'eiù.•rico.

Ca v. Al uRtmn-

16. 7.34

16. 7.34

16. 7.:H

16. 7.34

... 11.11 .909

.. .

.

Pare nti llgo

.

.

.

.

dria l'

R(ll'('fll ti IIH'· l'l\ Ph•!isiun)

M:u•trOliiiÌ Giuseppe .

1 L2.90~~

l

23 fan t .


(segu e) 1' F.NENTI MEDI CI

ti3

=

=

-'

Q ~

• ii

ASZIANITÀ

Uato

t UOC. O

C AS ATO E NOli&

di

01 NASCITA

DI\SOita

J'(IS IZIO !H: U~:COR<\ZIONI &

di

di

grado

servi~io

l O art. curpu nrm.

16. 7.34

16. 7.84

16. 8.35

16. 8.:.15

CAliPAGN I::

l dal n. 76 al Il . 98

t

Nnpoli .

. . 5.10.905

Conti

3

Nn poli

. . 7.11.909

Monaco 8 1'"110

/)i!lp. Mi Il.

3

C emitili (Napuli )

24.5.905

Napolitnno Felice.

Cibi a

16. 8.35

16. 8.35

c Par10a .•. 7.11.909

Cordero ..dtlria110 .

2<1 fnut.

w. 8.35

16. 8.36

Snvino Uiommti

35 fan t.

!ti. 8.:.15

16. 8.35

a faut.

16. 8.35

16. 8.35

Il

Tnrnntn

. . 19.5.909

c Mirto P l llS-

10.5.909

Vit1Cil111:0 •

Di Moni<·n Pietro.

4Cl·

,.o, trulica

.

!!ÌUII )

r

Cl•inlln S ei n· 17.8.90i fa n i (Pah·rmo)

Di Giorgiu Clirolamo

2:larL. div. fau t.

16. 8.35

l ti. 8.:.15

(

C up~llo

15.4.91 l

Antonn cci Elpidio

Afri ca Orit·n wl o

16. 8.35

16. 8.35

8.7.907

.Arct\ngoli Uerardo

8 gou io

16. 8.35

16. 8.35

Prain n Ma- 11.11.903 re(Co;wnza)

Giugui PratiCORCO •

l grnu.

16. 8.!35

16. 8.35

1.8.910

De Augolis lm.ro .

A fri<':t Oricutulo

16. 8.35

16. 8.35

(Ghioti)

c .\ftu.:urntn ('

a Urbino (PeRaro)

a

IRen Ilall'Iooio(Catnnmro )

17.5.907

Sgro Nicola

2 g r nu .

16. 8.35

16. 8.35

~

Gnlnti na

5.5.906

Antonnei Oi1111eppe

21 fau ~.

16. 8.35

16. 8.:$!\

( L~ce(') 1:

8 apon arn (Poeenzn)

21.8.910

Do Cilln J•'t'a11c~sco l'ao/o .

ni8p. .lf i n . A cronau.l i l'a

l(i. 8.35

1G. s.a:.

r

Fo!'gin . •.

1.10.908

Altamnra Mtmlio .

33 fnut.

16. 8.35

16. !<.:1:,

e Roee nra s o

25.:.1.906

Scarpìtti MtH'iO.

l n f. p rllFI. A md u 16. 8.35 ( eampo eli 111. t<aun t. m il. )

!ti. 8.:J5

5 . 2.907

Menna Luigi .

14 ar t. di v. faut.

lU. 8.35

Hi. 8.:15

AmoroRi Oiuseppe Ma ::iui

A ri<ou:t l t• R. E. Napoli

16. 8.35

Ili. 8.:15

(Aquila)

a Palom bn ro (Chieti) /l

Padula (Salorno)

28.1 2.906


64

(segue) TENENTI MED ICI

--

' ANZIANITÀ

I. UOf:O I'OSJZlotiE

oli 1>1 NA ~(' JTA

oli

dì

~:r·ndo

ser vizio

l òal o. 94 al n. 111 c

Rnenuf:: Ai-

8.2.909

Santnngl'l u Ren è Gm·/o

91 t'aut.

16. 8.35

16. K35

27.4.910

Di .!<'ordinando R et1nto

Libia

16. 8.35

16. 8.35

~us(Argou -

tiun ) c

Spiuotoli (Aseoli Piceno)

e

\'icu Equen· f!e (Napoli)

19.3.008

Vnnn.core ..tit1tonio.

151 fl\nt.

16. 8.35

l 6. 8.:35

c

S. Donato

:!5.2.909

Leone ~·acito.

7 art. div. l'aut. 16. 8.35

16. 8.:35

V n l Comino

(Frosinone) c

Be ooveo to

~ 9.10.!HO

PeLJ uccinui Nicolrt

Africa Oritmtale

16. 8.35

16. ~.35

c

Città di Cn· stello (Pe· rngia)

22.4.909

Sed iari JJemo .

S ber s.

16. 8.35

16. 8.35

n

:;. Giorgio In

12.3.908

Bocchini Hltore .

39 fnot.

16. ~.35

16. 8.35

Mon tngnn ( Benevento)

c

Cosemo:a . .

7.4.909

S tra:z?.nlli Sergio

46 fnnt.

16. 8.35

16. 8.35

n

Messina . .

9.11 .906

Sottile Leotmrllo

Se. cent r. art.

16. 8.35

Hi. 8.35

c

Calino (E· geo)

5.10.\JO()

Zniri Sacellari.o .

Afri ca Orientale

16. 8.35

l G. 8.:35

c~

C n p ur·A o

5.1 2.909

Ardito Vì11ctma:o Ouare .

12 bora. (se. A.

16. 8.35

H>. ~-=~5

(Bari)

U. C.)

c

Tnraoto . .

1!.5.908

Nnddoo Vincen:;o .

15nrt.div.fnut

16. 8.35

16. 8.:35

c

Bu s c e m i (Noto)

6.2.90-!

Trigiln .Sèbastian o.

Disp. llfi1l. A~ 16. ~.35

16. 8.~5

c

Parti n i co (Palonuo)

10.5.908

c

Cnstelt.::uido- W.6.90i no (C hieti)

1\

A v ('li n (A-

ronaut·i ca

Di Tra.pnui Salvatore.

Libia

16. ~.35

16. 8 .36

Lucon~

29ar•.div. fnnt

16. 8.35

16. ~:!.3:,

l'ittorino .

23.3.907

Salvi Vince11 zo

77 fant.

16. 8.35

111. ~L~ 5

vellinu) c

Pndovn. . .

7.7.907

So1nnni Antonio

58 fan t.

16. 8.35

16. 8.!i5

c

Arn~-:oun (A·

5.7.907

Licntn A lflo

54 funt.

16. 8.35

16. ~-~~5

g rigtJnLO)


65

(Se!JIIC) TEN ENTI MLDICI

LUOCO

ANZIANITÀ

u..ta

CAS ATO K NOME

I'OS I7.10lS ~;

Iii

:

DECORAZI ONI E CAMPAGNE

DI NASC ITA

•

Iii

di

l(rndo

eervizio

1G. 8.~5

16. 8.35

IJtujCita

x

dal n . 11 2 nl u, 130 r l Benetutti

20.4.907

Cuboddu Anioni~> .

A 8J>6tl. i nfenn.

r V il la u o v!\· li. 5.907

l!> Potzolu Giova nni

Gr. nrt. <'Ontr.

(Sns-ari )

l

tranea

(Cn·

R. D.

22 . .J :n

22. 4.37

Sard egna

gliari ) ~npoli

12.1:1.906

Como Ata,·iallo

1 20nrt. <li v. t'nn t.

l. 7.37

l . 7.37

c Xnpoli

22.10.910

Marçorann. AlflcJ

10 l\rt. ILa. F.

1. 7.37

l. 7.:37

r A g nouo (Campobosso)

11.3.!W4

Di Pri mio /<'rm~e.oscu

2 art. div. fant.

l . 7.::7

l. 7.!\7

e Rt~gg io t:.

26 4.912

CMertn lrincen:o

28 fa n t.

1. 7.37

l. 7.:H

c Roma

11.8.911

M nsilli U/e,ne11tc.

Libin

l. 7.:37

l. 7.37

c CMtellutto 7. 2.909 Tici no <N o· vnrn)

BRrberi Uc1uJlo .

68 t'aut.

]. i .37

l. 7.37

e Giffoni Sei

Vedovnto Silvio.

2 fnnt. oarr.

l. 7.37

1. 7.37

l. 7.37

1. 7 .37

l. 7.!{7

]. 7.37

4 nn. div. fan t.

l. 7.37

l . 7.37

• l arL. eli v. c•c,J.

l. 7.37

l. 7.37

e

l l

Cn~~a l i (:ja -

12.9.908

lorou)

c Rntua

5. 2.911 Gall i dolln

,. )lilano

17.6.907

e L o r c a r n 26.4.910

Rizzi

.

IA•~,;i" /louumico .15nrt. di v. t'au t.

Vi1~cen:o

Auzalone .Salmto-rc

Frilldi ( Pnlurmo )

Napoli

23.7.910

Guadagno Mario

" Nrcpoli

29.4.912

Tr11isi Micllolc

'1.7 fnnt.

l . 7.:)7

l. 7.37

Di Mauro N i cola

2 fnn t.

1. 7.:l7

l . 7.37

Voci ViMel~:o

5 t-!Onio

1. 7.:37

]. 7.37

26.4.905

Cnogelo!li Oncl(fllll

2 ~con ÌCJ min.

l. 7.37

l. 7.37

22.6.908

Nicolò Rocco

7 art. dh·. l'aut.

1. 7.:{7

l. 7.!"l7

87 fant.

1. 7.37

l. 7.37

t

~

Cn vn clui 15.11.911 Tirroni (Sa· lcrno)

c S . Andrea 7.12.908 11uIl ' J o n io

(Catanzaro)

e S.

~~a 11 r o

Castel verde (Palermo)

e Genova

c l i:)o unino (Roma)

13.3.909

Grengn L"igi . .

l

l

l


(segue) TENENT I MEDICI

66

ANZIANITÀ

w ono Ul NASCITA

Dott~

CAS ,\ TO E NOME POSI Z IONI<:

di uascita

DECOR AZIONI E

CA~1 PAGNK

•

eli

dì

gTado

servizio

dal n . 131 al n. 148 c

F..oecnrnino· la (Na poli)

2.12.906

Tal ionto A~~ullo

•

l art. eont r.

l. 7.37

l. 7.37

c

Yl ira bella I 111 l>acca r i (Catania)

12.4.911

Alberg hina Giuseppe

l fant. onrr.

l. 7.37

l. 7.37

c

Palermo

5.11.907

Capizzi I gnazio .

2 genio

1. 7.37

l. 7 .37

c

Bnri

22.12.910

P er rone-Cnpnno l!'ed.erico

225 fant.

] . 7.37

l. 7.37

·~

Vibo n n t i

15 ..7.908

Colimodio Pasqtu~l.e .

l genio pont.

l. 7.37

1. 7.37

57 fant.

l. 7.37

1. 7 .'37

1 gen. min.

l. 7.37

l. 7.87

.

(Sr~lerno)

c

Tropen (Cn- 13.2.911 tauznro)

Cutuli Antonio

•

c

S. Giovanui 19.4.908

Fuglin Felice

•

•

in l<'iort> (Cvsenza! e

Pnlermv

3. 1.911

Ortolani Antoni·no

9 nlp.

l. 7.37

I. 7 .!\7

c

Apico (Beno vento)

30.8.909

Zampolli Gemuu·o . •

3 n lp.

l. 7.37

1. 7 .'37

c

Calatab iano 26.4.908 (Catnnia)

Miealizzi Filippo

4 alp.

1. 7.:n

l. 7.87

e

NewJork (S. U. A.)

ll.7.908

I3ochicellio Vincon:o .

Afri c a Orien· t:\lEI

l. 7.37

l. 7.37

c Fvrmigine

16.10.90i)

De Niederhauscm Amolào

66 fnnt.

l . 7.37

l. 1.37

Giordano Gerarcl{) .

24 t'aut.

l. 7.37

l. 7 .:17

Spnni MoltJIJa Pietro

2 genio pont.

l. 7.37

l . 7 .37

l~{odona)

.

c

Fussnto Sor- 11.9.912 ratta (Cn· tnnza ro )

c

Ro111n

''

Crurnonn

13.1 1.90!.1

Nesler Luiai

6 al p.

l. 7.87

1. 7.37

c

Rng nsn

23.ù.904

Tumioo Giouann·i . .

9 bers.

l. 7.37

1. 7 .37

c

Potenza

1. 1.9]()

De Gonnaro Ci?mJppe .

15at·t. òiv.faut.

l. 7.87

l. 7.37

Fava Camillo .

16 fant.

l. 7.37

l , 7.37

l.H.907

c Clliaravall e 16.2.909 CtJutrnlo (Cutlluznro)

•


67

(segue) TENENTI MEDICI o

ANZIANITÀ

...> o

Datn

CASATO E NOME

LUOGO

o

S Ul NASCITA 'P.

POSIZIONE

<li

D ECOltAZIO NJ 1\: CAMPAGNE

nasoitl4

di

di

grado

servizio

l. 7.37

l. 7.37

dal n. 149 nl n. 167

l

Rogg. ca.v. Mun ferrnto

c Montecor- 14.11.909 vino Rovella (Salerno)

Denza Paolo

e SanuiCl\ndro 18.6.910 Garganico (Foggia)

Melchionda Evez.in<J •

62 ft\nt.

l. 7.S7

l. 7.37

e Oliena(Nno· 26.12.907

Pnliglteddu Sal·vatore

40art.div. fan t.

1. 7 .:n

l. 7.37

Severino A1~tonio

lAìnC. "Vittorio

1. 7.37

l. 7 .37

l. 7.37

l. 7.37

l. 7.37

l. 7.37

55 t'au t.

1. 7.37

l. 7.37

41 fnnt.

l. 7.37

l. 7.37

Ammeodoln Gaeta.t w

f>O faut.

l. 7.37

1. 7.37

Gori D68idBrio

33 fnnt.

l. 7.37

l. 7.37

•

ro)

ll l'Abate

e Frngneto

7. 5.911

Emanuele Ir,

(Beue• ~ n-

tn)

Dionmi

c

l j Afrìen Oritm·

3.12.909 1 GrecH PaBIJttale .

(CtLtl\llZnro)

tt\lc

l

c Converaano 5. 3.909

Afri~':\

Romito OtJillio

c Cele nza

Orien-

tale

( Bn.ri)

30.3.908

Rocco AlesBandro .

Valfortore (fo'oggin)

c Roma

21.3.908

c i Bari

13.4.911

e S. CttSciano 2.12.908

. . •

Bagni (Sie· nn)

c Lntuino (Sn· 23.8.911 leruo)

Gnudiani Pcugtutle

17 fant.

l. 7.37

). 7.37

e Campegine

31.UW8

lemmi Oarlo

Libia.

l. 7.37

l. 7.37

r, 1 Resioa(Nn·

27.8.908

Tacmnino Etto1·e.

l

nrt . corpo a.rru.

l. 7.37

l. 7.37

11.7.907

Snotorelli M<11rio.

60 faot.

l. 7.37

1. 7.37

c Quarto a l 2.11.909 Mare (Genova) c Luce m (A· 9.3.912: velli no) c Livorno 28.9.908 Ferraris (Vercelli) 1 · 1 N o l a (Na· 24.2.~!10 poli) c Carovigno 17.11.908 (Brindisi)

Gotolli ìtltusinw.

34 faut.

l. 7.37

l. 7.:i7

Di Siono Antonio .

l fan t.

l. 7.37

l. 7.37

Barbero Angelo ..

29 fn.nt.

l. 7.37

l. 7.37

Cannella Andl'ca

2 art. nrm.

l. 7.37

1. 7.37

Leo Sanwele

Hntt. genio Snrdegna

1. 7.37

l. 7.37

l (ReggioE.) 1

poli) c l Napoli

l


UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI

., ;; ·;;

.. o

~

ANZIANITÀ

r.uooo

Data

CASATO E NOME

POS IZIONI~

di Ul N A.SCITA

w '/)

uu scita

Dt•:CORAZIONI E CA MPAGNE

<li

t.! i

grat.lo

servizio

COLONNELLI CHIMLCI FARMACISTI

•

dal n. l a.l n. 2

e

P alermo

19. 9.79

Corradi Remo, iJ, C <il', !t!, +

Minist. Guorr•L tdirott.lnb . di cbim. c bromat. nppl.)

10.12.34

l 5. 9.02

n

Bulog na . .

25. 1.8·1

Mozza n a dott. Um-lo, C 'li', +

Dir. ist. elaim. fnrm. mil.

26. 5.37

2. 5.09

Rtotnn

1o.t2.S4

so. 4.os

lat. chi mi co fnrru. mi!.

10.1 2.34

2. 5.09

I st. chi m . far m. mil.

10.12.34

~7.

Micheli 'l'eo-lorico, rJ!o, 11-, !!J, Q)

Osp. Ancona

10.12.34

27. 2. 13

TENENTI CO I~ON NBLLI CHIMICI l<'ARMACISTI

dal n. l al n. 9 n

Horun . . • . 15. 6.~2

Lombard i dott. Jl[anlio, <!i<, v

o~ p.

911-121 ~ 915·1G·17 (!Ì) , o{• 1

a

a a

Nizza Mon- 1 5.11.83 ft~rrato (A· lt>ssandrin)

Gorreta dott. Uarl.o, rX.·, <!) 911-

Vizzini (Catania)

1.12.87

Vita dott. (;aeta'IIO, •!>, <!) 9 12·13,

Aueonn . .

2.10.82

1Z·J31 o§<

o{•

912 1 ~9 1!HG·17, @,

+, ·~

2.13

n

Merc:ntollo ( Posaro)

14. 3.86

Parri dott. TV alter, ,g., (!ì 9 12-13

l st. ohi m. far m. mil.

10.12.34

27. 2 .13

a

Mon t.ocntini Vnldi Cccina (Pisa)

11.11.8H

Cappelli dott. prof. Giuseppe,

Se. appl. sn.n. mil. (ins. tit.)

31.12.35

30. 11 .09

Osp. Bari

31.12.35

27. 2 .1s

1st. ohimioo fnrm. mi!.

14. 5.36

24.11.1 3

Osp. Udine

1.11.36

27. 2.18

+

..... cl!,

.f\ 91 l-12

r.r J

"-"

... '

915-Jo, @.

o;:, '

~1

• .2

... .._

.:::.

1 T ' ~,~.~, '51

L. D. in chimica

brom. a

BituntoCBa.· 20. 4.~5 ri )

a

P(\tliineugu (l\vvara)

Ja. H.85

n

Curnclinuo d'A l ba (C u·

17.11.~6

Dt'U)

Savino Vito, ~,, <!) 91Hz, +

Mus~o

Enrico, ,~,, •h Q)911-l 2·13·J4


(segue) TF.!'\F.N11 <"OLONNI-:UI F. MAGGIOill CHIMICI F\llMACISTI .! ~

o

ANZI ANITÀ

Data

LUOGO

CASATO 11: NOME I'OSIZI ON ~;

di

:>

DJ NASCITA

~

c

nascitn

':!>

6!)

eli

di

grado

servizio

2fl. 5.37

20. 9.14

l. 1Ul7

1. i».H

011p. Firon1.o

31. 3.26

'/:7. 2.1~

Aspetl. infenn.

l. 1.27

24.11.13

DECOHAZIONT E CA Mf'AGN~;

l dal n. 10 al n. 11 Carbngn a (Aiessau · drin)

Il

Nn poli

e

..

24.12.82

26. 4.00

A lvi§ini dutt. Giorgio, ·K·, O)

Ot~p.

91 H

dria

1

~ 915·1C ·I 7· 18

1

@, o{•

Cortnssa dott. Sil·v w, <f.·l 1•, IG 91HZ

AleRsnu-

I et. e h i m io o farm. mil.

l

MAGGIORI CHIMICI FAIHtiACISTI daJ n. l al n. 12

l

a S. E g i d i 11

17. 4.84

(Teramo)

Farina Policc, :i•, 4) DI HZ,~~~~16·17, @,

\' Giffoni Valle Piana (Salerno)

1. 1.84

Alla (Paler-

13. 1.8o

+

Fortunato Leonarilo, ;jf:1 -& , Qò 911'12·13, ~ 91~·16·17' @,

+

1

Grlgnnni Ettgcnio, <li•, .1 01 6·19-

+

Osp. Pl\lt~rmo

1. l .27

24.11.13

Marra Giuseppe 'a•, <r,.9JJ·IH<·J s ,

Osp. Brt'Scia

l. 1.27

24.11.13

a Casalburdi- 27. 8.88 no (Chieti)

Molisani dott. Ricciardo, -!!>,

lst. ellimico farm. mil.

l. 1.27

l . 6.15

n S. ltlariaCa- 11. 1.96

Palmieri dott• .Mario, <§o, +, ®

l at. chimico farm . mil.

1. 8.29

l. 8.22

31. 3.30

16. 2.23

c

mu) a Rovito (Co· 21. 5.88

senza)

pua Ve~ere

20-211 IG 911·12

~ 916-16, @ ,

1

+

IG 913·14-151 + 915·16·11-18

1

(Napoli)

@

1

~

a Sassari . . . 18. 1.99

Lay dott. Dino •K•, +, .X; 9181 @

Osp. Cagliari

e F o s11n (A-

Placidi dott. Ettore, o!•

Minist. Guerra (d irez. serv . chimico militare)

4.9.900

quila)

a

'*'·e

DI~·

lsl. :l.SO 16. 2.22

I st. e h i DI i co farm. m il.

25. 9.30

16. 2.23

~ Vacri(Chieti) 18. 5.93

D' Alessn.ndro dott. Luigi, :i•, Afri c n Orieu~. +, ® 9t~·16-17·tu, @ tale

15. 5.:n

16. 2.23

a Ra cconigi 12. 7.98

Re velli dott. Gioacchino, •K,, ~

Comi t. uwb. ci v. 26. 5.32 (us!lerv.industr.)

l 6. 2.23

Osp. Pt:rugia

16. 2.23

Stra d e lln 19.11.92 (Pavia)

(Cuneo)

a

Bergam Rsco

(A lessa o· dria)

Giorgi dott. Giorgio, lG· JHo, IG 919·20 ·21 1 @ ,

917·18, @,

+, +

+

10.12.900 Brnggio dott. Giovanni ~. !il .

10.12.34


(srgur) ~1.\(lC.IOIC! - l'UDII t:.\l'IT.\J"\1 B CAPITINI CHIMIC I I' ARMACISTI

70

ANZIAN ITÀ

CASATO E NOM ~:

I.U OGO t

1)1 NASCITA

li

nnt-cit.a

Ji

Ili

grado

servizio

Osp. Savigliano

10.1~.34

JG. 2.23

Gu~-:liulnlÌudti dott. Silvio, <§·,

Osp. Napoli

10.12.3-l

l 16.11.23

llJ,;I 'O HAZION I E CAlii'AvNt:

<ln.l u. 13 al n. 22 11

~usn

(Tori-

3. 3.93

no)

Zini dot.t. Giovanni, <!:1 <;;: 9JHC, 11J

l l

a

Torino . . . 26. U)!)

11

Alvito ( Frusiuooe)

6 .'~.901

Di Tullio dott. Oooriaio, "'•

Osp. Piacenza

10.12.34

16.11.2a

o

l<'ironze. . .

10.8.90 l

Bm\lalon i dott. Lorenzo, +

Ist. chim. farm. 3l.l2.35 mi l.

16.11.2:3

S. A rsen io (Salornu)

11. 5.!JS

Pm-1~oln.no dott. Angela, •!>, ,_.

081>· Genova

31.12.35

16.11.23

•rropun (Cn·

31.1 0.9-l

Adilnr<li pntrizio di T1·upea òutt. Giulio, ,!", ~ 91S·t7·1 R,

16.11.23

@, +

Minist. Guol"rll 31.12.35 (l ab. d i ciii 111. o bromat.np p l.)

Fan tnz:r.i dott. Luigi, ·~, +, ,_.

Osp. Caser&n

14. 5.36

16.11 .2..'\

Do Palma dott. b'ilippo, ..:;.•,iJ1 ~1 R, Osp. Livorno

27. 4.:17

6. 5.28

Ri?:rtO Gactcwo ,.!!,, +, x ~IS·Jc·n,

Osp. Houm

26. 5.37

6. 5.28

Millino dott. Domenico, •t, Y

0Rp. 6olza1w

1. 9.37

6. 5.2~

6. il.2S

6. (),28

(l

Alvi~o ( l<~ro ·

21.10.97

siuuuo) n n.

a

Q, +

91~· 1 0·17·18, @ , •

tnnzaro)

a

'J<' 91~·1A, < \1),

• 4)

917-18,@

G r a v i n a. ( Bnl'i)

2. 8.88

Piar.r.n. Armuriun.(Eoun.)

3. :3.88

~9W·17·la

1@

@, +

C a l l i a 11 o 25. 1.90 :\louforrato (Aiessnudr.)

~1 5·10·17,

·IJ

PRTM I CAPITANI CHH\UC l FARMACISTI

n.,t,ignaua

5. S.S!l

(Novar11)

l~t·rrariR s~ltmlorc, *·•.~Uifl 10 ·11,

@

08Jì. Turino

l

CAPITANI CHIMICI FARli1ACISTI dnl n. l n.l n. 2

a

Fir(•n:r.c. . .

7.7.911~

Nocoutiui dott. Dirw

011p. Perngin

9. 6.33

9. 6.27

c

~apuli

5.7.!J02

Scu~ti

Seno la appl.s11u. mil. ~ius. ngg.)

9. 6.3~

9. 6.27

. . .

dott. Giuseppe


(segue ) 1.;.\l'l"f.\N I

OII ~II C I

11

l'ARM .\CISTt

ANZIANITÀ l.UOGO

..• l

Data

CASATO F. NOME

di l>l NAtsCJT A

"'

nascita

POSI ZIO SE DECORAZIONI t-: CA MPAGN E

di

di

grado

servizio

dal n. 3 al n. 20 a

Sassari . . .

4. 7.99

San nn do tt. .d lossatldro, •l!•,

Os p. Milano

9. tì.33

9. 6.27

Zoddn dott. Aldo, J)

Min. Guerra (lab. microb.)

9. 6.33

9. 6.27

Oep. Drescin

6. 5.34

6. 6.28

Libia

6. 5.34

6. 5.28

~ 918

,. Messina . .

4.5.902

c Mongiassn- 15. 5.96 no ( Co11euza)

Dattilo Angiolino,

a Guardiagre-

2. 3.97

Pnlmt~rio

17-18, @

*• •· tS(,~tG·

Pietro, <§.·, .x 91 R, @

le (Chieti) n

Bari. . . . .

l. 1.96

Curatolo dott. L oremso, '~• E),

Osp. Bllri

6. 5.34

6. 5.28

11

Roma .

2. 8.00

Focbì dott. Rob6rto, +, ~ ~JO·

ÙI!I>- Napoli

6. 5.34

6. 6.28

• • ~916·17-18, @

17-18, • • @ , /

a Bari . . . .

8.11.99

De Benedictis do tt. Raffcule,

+, ~ 918, @

Osp. Bari

6. 5.34

6. 5.28

a Parma. • • .

21. 2.98

Zanelli dott. Alberto

Osp. Trieste

6. 5.34

6. 5.28

c Patti (Mes- 17.2.900

Orlando Teodoro, Q) .

Osp. Cntanr.nro

6. 5.34

6. 5.28

Friecia dott. Putro

Osp. Palurmo

6. 5.34

6. 5.28

c S. Gregorio 8.12.902 Magno (Snlerno)

Goffrcdi dott. Ettore !r, .

Oep. Livurno

28. 3.36

28. 3.29

n M o lf e t t 11 (Bari)

Spadnvecchin dott. Donumieo

Oep. Padova

28. 3.35

28. 3.29

Licata dott. Salvatore.

Osp. Bolzano

31.12.35

28. 3.29

lnf. pree. Snssari 28. 3.36

28. 3.29

Osp. Gorizia

28. 3.36

28. 3.29

Libia

28. 3.36

28. 3.29

Bernini dott. l•'osco .

Ist chim.farm. l. 11.36 mil.

14. 2.30

Pricolo do tt. Alfonso, ~ 9 18, • •

Osp. Bologna

1.11.36

28. 3.29

sina) c Ribera. (A-

10.6.900

grìgento)

4.7.904

c Aragona (A- 23.1.901 grigento)

a Siena • . . . 12.10.901 Segre do tt. Fer-nan.clo . a

V i tu l az i o ( Napoli)

5.9.901

Pozzuoli dott. Fr(mceseo

n Grotte (A· g rigento)

20.8. 898 Nascè dott. Francesco Paolo,

c

Monte varobì (Arezzo)

7.3.903

t>

Frosolone 17. 3.99 (Camp o biUlso)

<!•, ~ 917, @

©


7'/.

(llegue) <:\PIT\N l • rENENT I IN<:.\Ill!: \1·1 lmL GRAfi() IJI C:M'IT. lZ TEN. CII DI. FAIIM.

-

-

l

~

·ç ·c;

LUOGO

....

Q

Hl NASCITA

nata t li

CASATO 1•: NOltF: DECORAZIONI Y.

ANZI ANITÀ

POSIZION ~;

('AliPAGN~;

DR~t.:ita

cn

-

..

di grntit) u dell' incari eu

eli

servizio

dal n. 21 nl n. 26 n

Torino . .

17.10.901

Rolfo dotç. Pe(ùwico

Osp. Novarn

31.12.36

28. 3.29

a

Pi~a

..

2!i.10.903

Riparhelli dott. Roberto.

Ù!!I>- Firenze

13. 2.37

14. 2.30

a

Now Jur·k (S.U.A.)

*.8.904

Creste dott. Balclc

Osp. Cllioti

14. 2.37

14. 2.:30

a

Ales>':\ n dro RoC(:II (A· grigouto)

2-l.4.90 l

Cari isi dott. Ferdincmclc

Africn Ori eu· tale

14. 2.37

14. 2.RO

c

Casteli n neta ( Ionio)

12.7 .90!{

Mar,zarn.cchiod••tt. Bcntetrdino, Minist. Gnorrn @ (diroz. ser v. cbirnioo ID Ili · tar e)

14. 2.37

l·J... 2.30

a

C an ou i c n

1.2.!JOR

Riccardi dott. Uiuscppe .

14. 2.37

14. 2.30

Osp. !\{es~ i n a

(Messina)

TENBNTr CHIMICI I''AHMACISTI INCARICATI DEL G RADO DI CAPITANO di\l n. l al n. 4

Snn tousauio do tt. !Ifa·rin . .

In f. pros. Pn rma

13. 2.37

14. 7 .!~:?

Salo paca 27.6.903 (Beuev«uto)

'l'nncredi dott. Gabriele .

Libia

27. 4.37

14. 7.3:t

Adellìa (Rnri )

21.8.905

Colella dott. lrittoriano .

1st. chim. fnrru.

26. 5.37

14. 7.8~

Saf<suolo (Mode nn,)

27.2.905

l. !1.37

14. 7.32

Osp. Cast~rtn

14. 7.32

14. 7 ~'12

I nf. pr{"!!. Albenga

14. 7.32

14. 7.32

a

C re e<: lo i 11 (Chieti)

Il

<l

1\

24.9.!107

111 il.

Rotttl~lin dott.

Enzo

Ist . chio1. far111 . mi l.

TENENTI CHlMICI FARMACISTI

dn.l n. l al n. 3

,.

Horre (Cu-

15.fì.904

~lelcliiouna d1,tt.

Ettore . .

ueo)

n

SaiRoml\g· giore (l'ar·

6.5.901

Gn,mbarini dott. Git~eppo, IFI

Ull\.)

a

l{nmn . . .

, 22. 9.fl6

Lougo dott. F11l·vio . . . . . Inf.pros. Trento 14. 7.32 1 14. 7.32


(segue) Tt;NENTI CHIMICI FAR~I.~t:ISTI o

73 ANZIAN IT ;\

>

J.UOGO

o

:;

Dnta

CASA'l'O r,: NOME

ùi

POSlZlONE

ùi

di

grado

servizio

Porttslli dott. Giusep]l8

l uf. pr<Ji'. A n zio 14. 7.32 (campo eli w. sauat. wil.~

14. 7.32

c Ctssena (For· 14.5.906 lì)

Bocchini dott. F'1·anccsoo

Osp. Bologun

14. 7.32

14. 7.32

o Gt·rwva.. .. 20.6.906

Audisio dott. Ginlio

Africa Orien· tale

14. 7.32

14. 7.32

a ' Foggia\ . ..

Severini dott. GitUJeppe

Osp. Ancona

14. 7.8~

14. 7.32

Terranova dott. Snl·vatore.

Osp. Messina

14. 7.32

14. 7.32

e l<'errnra . . 1.10.900

Sani dott. (Jarlo

Osp. Padovn

14. 7.32

14. 7.32

c Cnrna iure l (Lucca)

Vecoli dott. Norherto .

Osp. Ganovn

14. 7.32

14. 7.a2

c Sutera (Cal· 26.1.903 tanissetta)

Saia dott. M<,rio

Osp. Prtlermo

14. 7.32

U. 7.32

e Torino . . . 19.7.908

Goria dott . .d "gelo

Osp. Alessandrin

16. 7.34

16. 7.84

a Lerca• ra (Pa- 29.1.909

Vicari dott. Ocu·melo

Ist. chim. farm. lll il.

16. 7.34

16. 7.34

DI NA-SCI T A.

-•

1l

nascita

DECORAZ10.!\J l<: CAliPAGNR

dal n. 4 al n. 23 a Saltsrno . . .

1.1.905

6.4.90-l

,. Pozzallu( Ha· 11.10.903 gnsa}

21.9.902

lermo) a l, Palerm o ..

.

8.9.904

Hnmbino dott. Antonino

ÙAp. Nn poli

16. 7.34

16. 7.34

e Napoli ...

6.6.1108

Aiello dott. Domenico.

Osp. Udine

16. 7.34

16. 7.34

a Firenze ..

20.3.909

Saltini dott. Pietto .

Ist. chi m. fnrm. mi l.

16. 7.34

16. 7,34

Battnglin dott. Giuseppe.

Osp. Roma

16. 7.34

16. 7.3 ~

Corbi dott. DotJW1~ico .

Osp. Firenze

16. 7.34

16. 7.34

e Piacenza .. lJ.ll.907

Brunamonti dott. Gior!JiO .

Osp. Milnno

16. 7.34

16. 7.34

c Aquila • . .

Curci dott. Raffaele.

A fricn. Oritm- 16. 7.34 tale

16. 7.84

Moro n i dott. GittSeppe.

Osp. Cagliari

16. 7.34

16. 7.34

16. 8.35 1 Osp. Ho ma l st. chim. farm. 16. 8.35 m il.

16. 8.35

l

a Campobasso 30.6.901 :1

Siena . ...

30.5.906

6.1.909

e 1 Voi ter·ra 13.7.90! (Pian) ·

. . . 21.7.907 Mininni dott. lgnMio . Ltscee. . . 14.10.910 De Pirro dott. Filippo e e

Bari

l

16. 8.35


( st'!j//1') T I·:NEN'f l c:111 \1 l t: l F.lf!~I .I C I ~TI

ANZI ANI TÀ

~

·ç ·;;

o

5

J.t;Or:O

111\t A

CASATO E NOMF. POSIZIONK

di u~;Q O RAZI ON I

1)1 NA SC I l'A llR6C'Ìt8

m

E CAMPAGNt;

d.i grado

di ~tervizio

dal n. 24 al n. 27 (',

P a r t i n i eu ( Palermo)

24.5.906

c S.l\larin C. V. 24.4.910

w Paì!salncqua do tt. E-u ycnio

Osp. Trieste

l. 7.36

l. 7.36

Gravino dott. Michele

In f . prua. Ha- 16. 5.37 v enna

16. 5.37

(Na poli)

('.

c

Urbino (Pe· saro)

16.1 909

Montanari dott. A11yelo

Osp. Bolzano

16. 5.37

16. 5.37

Te m Dio

1:3.2.909

Allegretti do tt. Guirin

O;a p. Vllrona

16. 5.37

16. 5.37


UFFICIALI

F UO RI

QUADRO

Ufficiali medici --

•

A.NZJA.NITÀ

t

LUOGO

:; o

Data

CASATO E NO MI': l'OS I ZIO N~;

di

..•

DI NA SCl'rA

1l

JH;CORAZI ONl K

IUIBt•ita

eli

di

grado

servi zio

l . 7.37

l. 9.05

1.1.36

18.9.99

l•iBJ). COli~. O. A. M ila·uo

l . 2.33

22. 8.03

C AMPAI ;N ~~

TENENTI GENERALI MIWTCJ l

l

~·~~~!la ce t; i a

a

(CIIieti )

27. 5.80 l ~ Buccino te ~ l(rerfo, l1 ~l!, C M·, 7'. u, 1'!.1' ) c..91~·tt;:l 1·] 8 'lì' ~ • 1 +· L. D. in o oulisticn ("i;J

,

~'

{.

,

Pre~. Culi. me -

di co legalt'

~~ ,

!Y!AGGIOlll GENERALI MEDICI l

Tr ices i mol 5. 6.75 ( Udine)

Zr~un t.ti ni p,.Ì11l<l, • · C,Ji,, a.91 H~ , @~~~-J~·n, @ , t<;,, ~. 4

l l ~> p ett nr e 1li

sa.n. rnil. Nn· poli

j COLONNELLI 1\'lEDICT dal n. l al n. 8

a Triggiano 20. 6.77 ( Bari)

S urdi Domenico •b, C •E•, O, O, l!l, 4)911·1~, •11, . @ , ®~1 &·16·17

a

Parigi

21.12.76

Dispos. M inisl. A ctoncmtica.

16. 4.33

22. 8.03

c

C on se lve

13. 2.77

& x DeiOJ.(U Ginc, u1!1, c~. o, Minist.. Gnerra h 4) 912·13, ® 9 15·1G·I7·18, @ , +, ( IL diS[.IOS. ))6f

15. 8.33

19. 8.0~

5. 1.34

26. 7.04

Dir t-t t. sun i tn Bolzano

20. 2.34

22. 8.04

Giordano Gittseppe, !lt, C•!!>, O,

Dirett. Sonollt 11 p p l. sa o. mi!.

19. 9.34

22. 8.04

Oarlo, •• c~. © Ut t -1 3 , +, @ , ~

Disp. Jllinìst.

20. 9.34

22. 8.0-!

Fierro Michele, e , C r.!!,, @ , +· Din·tt. ~nuitn 21. 5 35 ID ~JZ-13, ~ ,~~·10-l'l·J $, @ , ~ Alessandria

l. 9.05

(Padova)

l

e, .t

c CbiarnmonLe (Siracu 68) 1

18. 7.78

11 , Gottolengo

12. 9.77

l

ispez. )

D.i rt·tt. snuità Fireurr.l;l

( Brescia) a

Lerca ra

15.10.77

l<'ridd i (Palermo) a

1!1, • • oD 912·13, ~ 91~ · 16·)7, @ , tB. L. D. in clinica oenlistiea

a n i a 2•. 5 77 Gaiottino ® lBarb (Torino)

OlHC·l1·181

e Capua ( N1L· l poli)

18.10.77

]j'illll?tZ6


76

( ~1'(/II C) l FFIC IALI 1'-' liORI QUADRO

..

·;

·;;

..,o :h"'

AISZJANITÀ

Data

J.uor.o

C AS ATO E NOME T'OSJZIONK

di

DI NA SCIT A

di

di

gra.do

ae.rvizio

t. 1.37

20. 8.07

13.11.29

16. 8.08

l. 1$.:35

8. uo

Disp. M inist. 31.12.36

15. 7.11

O.:CORAZIONl E CAMPAGNE

nascita

l n. 9

!\

Susa (Tori

18. 3.8:3

Gutt.i Dionigi, t!t, Uz;., 4.: 9Jt·l2, ~ 9 1~·JG·J7-16,

no)

@, + 3, et>, tlj

Dir. os p. Sa vig li ano

TENE NTI COLO"XNELLl MEDICI

dal n. l nl n. 6 n

MoRsi n a

27. 5.80

De Dome nico Francesoo, <lp, -&, ([) ~III ·JZ, 0, ~~ +, ['t], ~O J~·JIJ·J7-J8 1

D i r. O sp.

Rinaldi Piet·I"O, •• rJ!>, o, (!)911·12·

Disp. llfinist.

Messina

@, +

c a

Roma Giove (P e-

3.11.80

5. 685

rugin)

13-14 , ~ 9Ja·1G-11-t8

{j

1

@ , + z, +

Ma rinucci Ma,rino, •• ''il',

OC, 911-12·J3·14, ® 915· 16, @ , • • .t, /

Aeronautica .tl.e,·onatie<t

a Procida ( Nn · 29. 1.83 Costagliola .Antonio, •!•1 o, © 1 Osp. Napoli + 1 ., a;.s u ·J~·J8·J9 J 19nJo·i7 J @ J + poli) '

l. 1.37

15. 7.11

a

Sa.mbn c - 11 .10.84 Zabu& (Gir· genti)

Cnmpisi Baldassan-e, ~9J5·JG·l7 @ , ib9J2·JJ, + 1

'*•o, O, Osp. Milano

20. 2.37

15. 7.11

n

Accndin <A· velli no)

Vn.R!Ia Ili GiOI!tmni, tJl,, +, ® 315· Osp. Napoli

20. 2.37

16. 2.1 2

21. 8.83

JG·l7·18

'

@

4::.911-U 913·14

' .

'

•

' .....


77

( si' !JIIe) UF F IC IALI FI IORI Qllt\ IIIW

- Ufficiali chimici farmacisti

ANZ I ANITÀ

~

> Q

L UOGO

•; ;-

Dl NASCITA

Data

CASATO E<: NO?.lE

I'OSIZION ~:

di

di

di

grado

servizio

26. 5.32

16. 9.03

10.12,34

l. 2.04

8. 4.89

Isoln Emilio. ~~ Q)9li·JZ·I3· 1•·1~· Africn Orien· 14. 5.36 18·171 ,li,, ~y tu, @ , + tale

3.12.09

15. 5.85

Valenti .t111loni1w,

nnsoita

"1.

l>ECORAZI ONI F. CAMJ>AGNF.

COLONNELLI CHIMICI FARMACISTI

n

Melfi (Po-

31. 8.77

tenzn)

L'ngniello dott. prof. Alfredo •• C •§<, +. L . D. in chìmicn

Min. Guerra

brom.

TENENTI COLONNELLI CH IMICL FARMACISTI

dal n. l al n. 3 a

~,e rrare (A·

11.12.83

lessandria)

e Bronte (Ca· tanio.) a

Mentì (Agri; gento)

l!:r»~enegi(rw,

Accossnto dott. •!!>, 10 12-13·1~, +

Cvmit. m o h. civ. (O!'tserv.

industr.)

*•~.9 3· • :., 1

14 1

14. 5.36

20. 9.14

Arpino Pietr() .~ .• lP 9 11 - 12 ' 13 ·14· 0Ap. Jliovara l9·:lO·ZI ~ ,..-, 9{7-I U 'iJ' , .. , "01

l. 1.27

l. 5.14

Vito, ci,, +, ~

~6. 5.37

+

Os p. Torino

MAGGlORI CHIMICI J.' ARMACISTI

dal n. l 1\1 n. 2 a a

Poirino (T o- 20. 2.83 rio o ) Bitonto(Bari )

l

10. 9.86

~~

Ga rofalo d ott. ~1 5 ·1G·I1 @ 1

O~p.

Vervna

l

6. 5.28


UFFI CI ALI F UO RI O R GAN I CO Ufficiali medici

.. >

ANZI ANITÀ

·a

l.UOGO

..

rH NA SCITA

o

;;;

Dal n

CASAT() E NOM E I'OSIZIO NE

t! i

:r.

di

di

grndo

servizio

l. 7.37

20 8.07

gucr·

1. 7.37

16. 8.08

Canrlidnri Em·ico, •!lo, ~ . o, !111·12, 7.onami l. Roma

l. 7.37

~8.11.07

Dir. ospedalo Cagliari

1. 9.27

H.i. 8.QI:j

o, ITJ, Zona m il. Mi-

2. 2 .:~0

10. 8.09

Bn si le A n tonio, (J.P.•, Q, O , © . +, Disp. Min. 31.12.33 :>l, •.lJ, I!J, (9 911·12·13·14 1 ,~ 9 l ~·IG·17· Africa Italiana

8. 7.09

Of:CORAZIONI E CAMI'AGNF. UII8CÌtll

COLONNELLI MEDICI d:~.l

}~

a

S. C;tlogern (Gn.tnnzaro)

, w,

r.>915·JG .n.

\5f

~

~

Hl.12.XI

l

......!115-lt -10-JU \C'-"

J

""

~,

Visp . .11lin. l<'i-

nanzc ·

i"

P orriur Stefano, ~. Cri.•, -&, <t>, .0.9 1~·JG·I>l 6 '(ì' O, , , 9 11-1 2·12· 13J \(5"1 ' \!;!/t +~, +- L. D. in neu r ologi.a

Tenda (Cu-

t\1ontal to Marclte (As coli P.)

Rombn l,à A.?tWnio, r)!>, o, I))!IIZ·JJ,

1(). 8.81

neo) a

n. l n.! n. 3

•

[ l'lt. l!ll p .

rn

"" "",w

...

....

TENENTI COLONNELLI MEDICI dal n. l al n. 7 Cagliari •.

11. 5.82

Rom by PllOlo, <b, 11,91~· 1 :1, ~9t r•­ IU· I7 · 1U1 r.Q) , . z, <t>, t , +- L. D. in igiene

Orsogna

4. 2.83

Tennglin. Gi11seppe1 •h

(Chieti)

Q) 91~-1\ @ 915·10·17·18, @ , El», • •

l ano

ofo, L . D. in otorioolaringointria

c

Ma r tina Franca (Taranto)

27.1 2.82

Gnllarato

14.11.8i>

J9,

(Milano)

Alberto, *• U•!!>, U !t, o, o. 4,9 11·12·13·14 +, ~9la·JG·17·

ninn~hi

Zon1lmi l. T r io- 16. 8.35 ste

7. 7.10

Zona. mil. P a-

17. 8.35

s. 7.09

Osp. Cn.serta.

l . 7.37

7. 7. 10

P eri 11 i Giot•a.nni, tj!·, ~. Q, Q. +, 7Joun mi!. Roma

l. 7.37

8. 7.09

18,

c

p,,)t ro (Dtll-

®, +

1

®, +

5. 6.83

dova

htno)

n.

Maddaloni

28. 7.lS5

n.

S . Pit,t.ro Avel l n nn. ( Cam p o · b a liSO)

Corcion i Gon·ruUno, ~,915-IC·I?,

( ~apoli )

7.1 l.R3

@, •}o

'*'• +, @ ,

'lÌ , (!) 912·13 1 @ 9lr•·IG·J'ò 1 @ , o1o


( Se!]rte )

UFFICIALI

79

F UORI ORGA:-IICO

o

ANZIANITÀ

;

LU(IGO

<i

Data

CASATO F. NOME

I'OSIZIONt;

t! i

~

UJ NASCITA

:

'f)

nascita

Ili

tli

gratlo

ser vizio

1. 7.:H

15. 7.11

l . 7 .37

15. 7.11

). 7.37

15. 7.11

Zonn mil. Bnri

t . 7.:37

L5. 7 .li

Dir. San. Nap ulì

1. 1.:n

15. 7.11

Ut:CORAZIONI F. CAMI'A G:SE

cl al n. 8 nl Il. 15 Lenola (Na· poli)

so. 8.8-l

Tntnralli Luigi, ~-. r.~·~-~~·1 3·14,

n Casal duni

so. 1.86

Romano Ge1maro 1 ·~·, 1:, o,

A

(Benevento)

~91)·11,

@, ~

J)illp. Min. b1len10

o... '+

1[,911·12·13· 11, [fl,

~9 )6·17

Zuna mil. Nn· poli

·Ju, @ ,

Dal Cullo A1,gt~o~~to, •H •, +, ~91G·I> Osp. Voronn

a Schio ( Vi· eenr..a)

Sl. 7.85

n Andrin (Ba· ri)

15. 1.84

n Cn11n1111tr· ciano (Nn.poli)

10.10.85

n

Palmn Mon· tech i aru (Agrigen.)

18.11.~

Vajola Na~::artmo, ·~ ,Q. o. O, O!! p. l'inoonr:n . , , \ ~~~W·J'i·IU •O 1 , 0 ,~11·J1·P 1 +

l. 7.:37

15. 7.11

t

Hoeeto Val· forte (Fog· gia)

6. 2.85

De Cei!IUe Vincenao, •ìi', /:, O, Zona mi l. Bo+, •\, (9~\t-13 1 ~91G·IO·IU 1 <!J) , + logua

1. 9.37

15. 6.11

v Te rmin i I me rese ( Palermo)

\J. ~.88

Ft~lonn Uml•erto, +, -k, <5), 0) 91Ht·

l. 9.37

10. 6.11

Zuna mil. Pn· c1ova

17.11.18

8. 7.0\J

niap. ilfin. Fi·

S l . 3.23

l , l! ,09

31. 3.23

l. 2.10

Aromnndo Angelo, ~ , +, © 9 11· A fr i c a Orion IHHH9~c, y~II)·Jt;·li·18 @ , + tnlu 1

31.1 2.25

10. 6.11 16. 7.11

@ ' '\ YIHH4

.

,+

Ci vita Raffaele, •!', o, +, '< 91G·

+ Grmdano Oarmine, ! >,+, (() ~11-12, @9I)·IG·li·l 8 @, + 11·18

@ , <[;>9ll ·l~·I3· H 1 1

1

l ~· l•·l t, · ) G ·I ':-16

1

+

~AGGIORI

Dir. San. Fi· renzo (igieo i· l! ti\)

MEDICI

dal n . l nl n. 6 Torracn(Saleruu)

2.10.84

n Serrn Snu Bruno (Cn· tnnzaro)

26. 6.82

A rrecife s

12.12.83

11

l

11

Buono~ A y·

, Q,

o, +, i[, :r, *· 1'1.,.1·1,·13, ®91~· 16·17-18, <!!) , + Gatti Giuseppe, ·~ , ~. +, 1.YJ1· 12·13 ~91$·lC·I7·1 8 @ , + 1 1

res )

v Sassari.

Tedeschi Giacomo. •t,

l S. 5.8-l

llliiiCC

Znnl\ ruil. To-

riuo

11

S."€1innPia· 25.10.85 niei (Cam· pobasso)

Di Palmn Vincon;o, li', (1.) ~12 • 1:1-14, ~9\G·I1·1 8 1 (Q), +, tf-, [!j

Osp. Bari

29. 3.<!6

u

Lonigo ( Vieenm)

4. 8.85

Scnrpleri Ucsare1 ·~·. ,.. . '() 911'12· 13·19·:10 ~9JS·IG·Io-1~ \!.lÌ, +, + 1 1

7.una mili. Yll· ronn

:w. 3.:!6,15. 6. 11


80

{SI'!JII•' )

t.uono

L' FFJr:tALl

F UOHI

OUC. ,\ N ICO

AN7.1AN1T À

Dat n

CASATO K NOMK

<li Ul NA S(" JTA

I'OSI ZI ONK

l c

di

t! i

grado

servizio

Zona mil. Cngliar i

J. 7.37

1.11 . 15

7.onn mil.ltoutll

l. 7.37

1 .10 .14

*• "' 6? ~J5-J6-1Hu 1 @, +, +·

o,

1J is1>. Jll in. bltlwno

l. 7.37

1.10.14

Do Nuuziu l•'rtmcesco <l!,, A··,

Zu nn. uli l. llt\l'i

l. 7.37

U. 1.1 5

Ollp. Ah•S81Hl·

1. 1.a1

u. 1. 15

Zona m ì l. Bru· sci n

l. 7.37

24 . 1.1 5

Zona mi l. UMi

l. 7.37

IH. 3.15

Zunn. sui l. 'frit·

l. 7.37

3ll. 5.15

Zona wil. Pn · dova

1. 7.37

24. 6.1 5

Os p. Mi ln.uu

l. 7.37

1. f).1 6

0Rp . I3ul ugun

]. 7.37

l. 5. l 6

nascita

l

d nl o. 7 al n. 21

lS.Rtellabntt' Maria Ca· 15. l.St> l HMiullo Luigi d>, +,

(9 91 ~ ·tr•·t~-

tH u·l9·~·21

(Salern o) n

a

G ro ttu di l Cnst,ro ( Roma)

2:>. 6.H9

Ciro (Cntnuznro)

4. 6.89

Spernpani Etpidio, .Z•. ~ - +, '!!<'916·1~-iu, @ ,

Q,916,

+

Snbatiu i Artm·o, U>!!·, 1<, L . D. i n antrop ologia

a

n

n

Hod i Gnrgnn i co ( Fuggi n)

3. 1.89

Mu utocnRtoll u (A· lossn ndrin)

IO. 3.!JO

~-~ ~91HG 1 @

P iccutt.i Eyidio, •§!, +, .)S•!•JHO· 17-tu,

@, ~ .

+

PontoS. Pie· 2K 10.7!J

tro (Borgn-

rl rit~

mo)

v Sannienn- 2ii. 5.88

P·Ju, @ ,

dro Gargan ico (Foggia) Il

G u nr d i al. fiora (Cnm·

Pat·illi Alfreilo, 'th O, + , ~ 9 15 "

2:!. 1.89

+

Bncd Pnolo, -!•, +, & 915·tG·l7·JU1

@, +

sto

pobns~o )

!:1 i rfi(\Uill\

l!).! o.!JO

Vnghern ( A · losaand rin :

6. 5.>)7

c

Toramo

12. 6.91

n

~-

l. 2.91

Il

n

Gi rtlinno

Bor utta Gillllllppc, :J!<, +, Q;9 1~· J5·1G-li· tu

1

@,

+

VotuF<clti Pasqun.l.e, =M•, +, ~~ , ~9)~·16

1 @, +

'l.nua 111 i l. Mila uo

M i lnnollo

l. 7.37 l l. !\.l (.i

(M ìlnuu)

"

HOJ!!!iu Cn- 13. 8.lH lnbrin l

n

Derntn (Porugi n)

c

Sport~ue

l (Avolliuo

20. 7.90

Suraci Bru,no, O , $0 1 <!!>, '~ , .,.., 91:•-IG·l; 0 @ ,

Zuna mì l. Milano

l. 7.37

l. 5 .16

])jsp. M in. f!lin(m:c

l. 7.37

l. 5. 16

\V), ·:·

l. 7.37

l. 5 .16

+, o{•, ,f :'tlngnini llm:a, :!f, +, .x9J~·IG·I K1


( SP.!JUe )

U FFI C I.ILI

FUOI11

81

011\o .INI CO

ANZI ANITÀ

1.\IOHO

CASATO E NOMI'. P OSI ZI ON ~:

DI NASCI T A

nascita

OKCORA?.IONI

~;

•li

<li

gJ•Jìdt)

8(\rvizio

o~p. CatiiiiZIII'O

l. 7.37

1. 5.16

7.onn 111il. Rom a

1. 7.37

l. 5.16

Com.dis Lr. mi l.

l. 7.37

l. 5.16

l. 7.37

l. 5.16

'*'•®1 ~ 916· Zonn mi l. Pa-

1. 7.37

l. 5 16

CAM l' AGN IO:

dal n. 22 al n. 35 ln•mrso (Cn·

r

2.12.90

t.nuzaru) n , Disu( Lecoo)

2. 7.90

Bncci Pasqrwle, •i!·, +, 1:1 916· IG·Jo·I B·I9·20

•l

1

Aqona . . •

7. 8.88

@, ~

Properzi-Curti Benerlelto. ,.., +, a.DI9·201 ~9J5·ltHo·l 3 1 ©

a Gnngi ( Pa- 11. 5.89

Znun mil. Palermo

l ermo) a Ni\·osia (Cn- 27. 6.88 Snloruouc Gius61)po 1 IG·IO·!B, @, +,~. CD tanin)

l

RonH\ l

lerrno

n Milano . ..

2.12.85

Cipollina misse, ~ ,O, +, ~ 91 5 • Zoun mi!. MiIG·l;-l s, ©, ~ Inno

l. 7.37

l . 5.16

n Sor11 ( Frosiuoue)

24. 2.85

Vcnditti Emilio, <lr 1 0 1 0 1 + ~ ~ Zonn mi l. Roma

l. 7.37

l. 5.16

,. Turricblla Bicura (Tb·

5. 3.8li

Zoun mil. Pescara

l. 7.37

l. 5.16

De Bernardo Ti'1·tmcewco, •3,, +, o~p Cuserta 0; , q,9111 ~~9~·1 G 1 @, •}o A lloccn Anttmio, •li•, 1)) 917·18·19 1 Zunll mil Nn · ~ !9~·1G1 @, +, ~ poli

l. 7 37

l. 5.16

1. 7.37

5. 3.17

9U·IG·Io·l8

1

@, ~

Merliui Uamillo, •§::., o. 919·201 ~ 915·16·10·18, @ ,

+, @ , ~

ramo)

a S. Gennnro

18. 6.89

c Snviaoo (Nn poli)

6. 3.90

Mnntuvn. .

6.10.88

Urtolbr Fema11tlo, ,~., +, ,~, l!J~- Zona mi l. V olG-17 1 @, +, <D rooa

l. 7.37

5. 3.17

a Casa lcer- 31. 5.90

Buidi Tm·esio, ·~, o,~ .~·.~ !11 5• Lt-g. tt~rr. CC. IC·I~·I S, @, +, @ , +, (i) RR. Milano

l. 7.37

5. 3.17

Osp. Piaceuz:\

l. 9.37

5. 8.17

wL:\ Mnrl;inn. Rosario, •ih ~ .O, 7.uun mil. Pa~. ®, q) 919, ~ 91~-16-17·18, @ , lermo +, +,I',<D

l. 9.37

f. 3.18

29. 4.17

1.10.14

A fl'i c n Orien- ~3. 8.17 tule 1

28.12.1 3

(~a pvli)

li

melli (Aies(snndria)

c Cerig no la

2. 2.90

(Foggia)

c

Ct~fnlù ( Pn-

D' En~tenio A11tonio, +,O, + , 915-16":17·1 8, @,

~.11.92

!ermo)

+

e

PRI MI CAPITANI MEDICI dal n. l al n. 2 n Pisticci (Pu-

25. 1.89

teoza) 11

M" c o n e 8 i (Gbnovu)

Siletti Alic11ele, ~. +, ~ 916-JG· @ 1

17-JH

12. 2.87

Distr. mil. l'o· t e nzn


82

(se gue )

•uo"l 7

m N AS CI'f A

nnsciltt

UFFICULI

FUOR I ORGA:>IICO

ANZIANITÀ CASATO K NOMI'. IH:COil A.ZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

&ervitio

dl\1 o . S al n. 12 e

6. 2.92

D' AgoRtioo .Agostino, <!·, <A•, © !IIU· I:1 ~ 9 1 ~·}6 @ , +, + 1 1

Distr, n1ilitare Siraeu81\

27.10.18

1. 5.1 (;

3. 2.90

J) u BI nRio Guide, ,~,,Q, ~ 915 '

DiRtr. m ilitn r e Roma I

27.10.18

l. 5.1ti

Cnstrofllip· 15. 3.87

Mos11ina Angelo, •!•, ~ , ~ 9IG·

Diet r . mi litare Agrigento

31. 3.23

5. S.l i

31. 3.28

5. S.Ji

Solnrioo (~irsu: u~n)

l:ì- un r d i n Sanfra-

n

1 fl·J~·I u·1 9·20, @,

+, +

mondi (Benevento)

c

11 ,

po (Agri-

~·, @ ,

+

gento) Bomguo Gi"Bt1ff..t1 E'varieto, .J!•, Oep. Gonovn.

n Muntovlcloo 2d.l0.89

0, ~~ 1 ~ ~ 91HG· ·181 @, +

(Urngnny) ;\f u l f o t t n

a

Mn~rone Ame(l~o, ri

31. 3.28

5. S.li

Petithon J,u.dwico, •§·, ~il$·lo- Distr milirarc 31. 3.28 • ~·181 @ , + Roma l

G. :U7

n

Roma . • .

8. 3.92

n

Pvrtioi CNapoli)

8. l .!l5

n

Partinico

9J ti·l 7-l~, @,

2. 2.95

( Palermo)

+

Distr. militare

Roma I

D i s t r . m i l. Homa\ 1

30. 9.2-l

l. H.21

Ave lione Gaetano, •h ~ . +', <O , ® 911-lu, @ , +

D i e t r. m i l.

SO. 9 24

1. 8 .21

Palermo D i s t r. m i l.

SO. 9.24

9t~·IG-17·t ij,

+, +, ·, ©, ~

l. 8 .21

(Sirncusn)

Bonorvn 23. 5.93

Nurrn.dnlonio1 ~,, .~ ,.ff,~9 1 8 ,@

R egg. genio

SO. 9.24

l . 8 .21

e CRr le n t ini n

,+, (C9l9, ~

13. 6.92

CBnri )

1-'nilln 8almtore,

2.2.94

( Saa~nri)

@,

+

Tor ioo

(erro v.

Ufficiali chimici farmacisti MAGGIOHI CHIMICI FARMACISTI c l r.n~zi (Co- , 29.12.851 Do MRrco dott. Uesarc, ri', +,, o~p. Romn son:ta) ,~9 16·16·17, @ ,

+

l l . 7.87 1 6. 5 .2~

PRIMI CAPITANI CHll\IICI FARMACISTI

n

l

Homa . . . 12M. 9.8:1

l

Cnrrndi dott. Pielt·o, •§·, ~ l 08p. Homn 91$·Jo·n·tu @ , 1

+

l

6, 6.28

l

6. 5.21


UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA

RIASSUNTI IN SERVIZIO Ufficiali medici t

>

-

l.UOGO

ANZIANITÀ

D sta

CASATO E NO:M F.

di

:

POSIZ IONE

DI SA SCITA

llECORAZION I F. CJ. li.PAGNE

JJI\6CÌtn

i

eli

eli

~~: rntlo

ser\'i1.io

MAGGIORI MEDICI

d nl n. l al n. 6

Nn !X'li

a

21. 1.87

Cusani Mm·iano, <!->, E) 1 q;9H 1 @, +

Disp. Min. l11te rno

16. 12.31

28. 9.13

e17·18Tonelli Ortmillo,•~, +, ~9·~-

Lt·g. terr. CC. RR. Gonova

l . 1.34

10. 6.15

Cirillo Oiuseppe, •!!>, +, ~ 915-

flisp. Mir1. I n.terno

9.12 34

30. 5.15

~ 015·16·17·18,

a :;a r 1.a n a (S~zia)

2:1. 4.88

' @ , +, /

a Bo s eorealtl 28.12.87 (Na poli) a Cairo (Egit-

IC·17

1. 1.90

{i;

Ct~fran o (Co-

@

Mo u t. i u i ti iot•(mni, <§>,

e slC-11-18 1

1.0)

a

1

9. 6.90

{/J

senza)

•• A11pett. ir1jer111. 31.12.36 16. 9.15

Laino Ro11ario, ~ +, ~91G·

17-18

l

a Cerch io (A· 17. i ,87

@ , +, /

fJJ Pecilli ~ntonio, •'E:, +, ~ m18, @ , / , +

qui la)

D istr. m i 1. Homn I (com. O. N. P. l. G.)

31.12.36

1. 5.16

Sez pirot.R. E. Bulogua

1. 9.37

18. 5.16

@, /

CAPITANI MEDIC I

l

e Al in (Paler- ~

3. 2.96 1 {lJ Mulè .Augusto, •M•, ~9ta,

mo)

+,l

@, /

Disp. illiri. In- l 24. 8.33 1 1. 1.21 terno '

Uffi ciali chimici farmacisti TENENTI COLON NELLI CHIMICI F ARMACISTI

l

a Villamagna

(Chieti)

25. 6.8S

l

x Battaglini Guido, 911·12·13. ~DJHG·I?-18

l

*• U ~. 4) Afr ica Orieu· , 31.12.35 tale

15. 6.11


UFFICIALI MEDICI E CHIMICI :FARMACISTI IN S. P. E. NEl DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE

C. M.

Tarducci Mario.

T. l;. ~1.

C.. M.

Pellegrino Fran cesco.

~Jazzclli

Lore/o (dircllorc gcn.).

Collegio Medico-legale.

C()l. C. F. Pagn iello Alfredo f. q. Cnl. 1\1.

Oelogu Gino (u ùisp. per i>-pèz. ) f. fJ·

C.nl. M.

Fabriz.i JYicola (capo div. inc.)

T. C. M.

Oc ilernardinis l'ir(linio (t·cdall. 0 iorn. med. m il i. ).

T. C. ~1.

Bassi Giuseppe (capo sez. inc.).

T. C. 1\L

IJuonopanc iuc. ).

T. C.M.

I ppol iti , lrnatdo (!,ala tued. ).

T. C. 1\J.

C;u·lucci

T. G. i\1.

B11.:ciante Alfredo (prc,.id.) f. CJ .

Col. M.

Casella Dante (sost. pres i d. ).

T. C. M.

F orli I gino (com.). C:ammar~la

Ruflacle

(capo

sez.

Giovanni (rnetuhr·o \. T . C. M. Graziolo Geranio (membro). T. C. 111. J\lanconi Michele (membro). T. C. ~1. Lopresli Antonino (scg•·elario). M. i\l. P ccorella Giovanni (com. ). M. 111. Hizzo Carlo (membr o).

tlnlonio

(ca po

scz.

laboratorio eli fisiologia e biologia applicata.

(eapo

Carlo

div

T . C. M.

inc. ).

T. C. M.

Angelini in c.).

T. C. M.

.\1. i\1.

Corsi Alfret/o (copo sez. inc. ).

.\J. ~ 1.

~lanfrcd i

,\ /frcdo

(capo

sez.

in c.). M. ~1.

O'A111ico Gi11seppe

Cas$inis Ugo (direllore).

laboratorio di chimica e bromatologia applicata. Col. C. F. CoiTadi /lcmo (direllot·c).

(capo sez.

i li C. ).

~1. C. F .

Lipani An/oninn (capo sez. inr. ).

Adilardi Giu lio.

Laboratorio di mlcrobiologia.

1° C. J\1.

Cipriano Salua/ore.

M. ~1.

Hcilano l.igo (di rcltot·o·,.

1• C:. ~1.

Mazznroni Giacomo.

C. C. F.

i'oùda A ldo.

l °C. M.

Trifìlr,lli l yino .

1° C. M.

Fiumora Antonino.

l" C. M.

Conlt·ino Ferrlillwlrlo.

T. C. M. Polosa Vincenzo.

1• C. 111.

Bifano .-III~JIISfr> (sa la IDl'cl. ).

M. M.

l.ol'ia Gio11nnni.

C. M.

.\l :n·igli:lllo GiM•a11ni.

l ° C. M.

Fcl'ri

COMANDO CORPO S. M.

\nlnnio.

tl bbl'f'llio:ioni. - T. r.. M.: lenl'nlù g~·ncrn l c medico; M. r. . i\1. : magginrc g-r nerH ie medico : C()l. :\l : l'olronnello mcd if'O; T. C. 1\1.: lcncn l c colonn cl l0 medir(1: i\1. !\1.: rna~!.!i•>re medio•; 1° C. :.1.: pt•irno c.np ilnuP mPdiro: C. i\L: rnpil:1110 ml'tlÌf'O: T. l\1.: lt'n!'tdc ID <.'olico; Co l. C. F. : rnlnll lii'IIO rhitnic'0-brmaf'istn: T. C. C. F.: IPH<'nlr cn lonnPIJo chitnico-farrn~nsl:l; ~1. c. r.: Jll<l!!i.!ÌOre d1imiro-fnrmaei>'la ; , . r.. C. F.: prÌIIll) f':tpila n o chimico-f:lrm:wt,Ja; C. C. F.: capi1::1no chimico.f:-J rma ci-;ln: T. C. F. : lenent e chimico-

farmacisla.


(se yu e) TWFICJ.\ll

85

MI'.O IC I E f. IIDIICJ F' lll~l \ C IST I ECC.

DIREZIONE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE (ROMA).

l " C.:. ~1.

~l:i u i c ri

1° c. ,\ ).

Barbiera M WII'OII(Jclo ( 1115. <JL:j:t.).

. 1111('1'/fl (ins. lrt. ).

T. C. ~1.

Fc r·ri Guido.

C. ~1 .

P iazza Guido.

~1. .\1.

Fc rraloro Giusrppe.

c. :\1.

Chiara Giuseppe

t:. ~1.

Cei Fili buio.

c. .\1.

~l cnnonna

c. ~1.

Scn a Giuse ppe.

C. ~1.

Florio U!Jfl ( ins. ul!~. ).

Il. C. F.

P lacidi El/ore.

C. :\1.

Accard i tl nfunio (ins. ag-g. ).

f.. C. F.

~ ~ UZZU l':lCC IJ io

<.. :\1.

FN r ajoli F••rruccio (ins. 3~~.).

fJ et'lltlrt/ i IlO .

T .C. C. F. Cnppclli

ISPETTORATI DI SANITÀ MILITARE Ispettorato San. ..u. (TORINO) li G. ~l.

. . . . . . . ( is pe ll . ).

l. C.. M.

Bocca Tit o (a u{lc llo).

C. C. f.

a~g.).

( ins.

(;er"rrl•> (in«.

Giu~c p pc

ot:r~.).

(ir,s. tit. ).

Scolli Giu~>(' l'fl~' (in!'.

:~p:g.).

Istituto chimico-farmaceuti co militare Castello (FIRENZE). Col. C. F . Mm.za n a Carlo (dircllorr).

T. C. M. Cri l sitloro (nd<lcl l o).

T.C. C. F. C orre la Carlo. Ispettorato San. mll. (VERONA). 11.1:. ~1. \1. ~1 .

.

.

.

.

.

.

.

( is p cll .}.

F iore Gere mia (adtlcllo}.

Ispettorato San. mll. (ROMA). C· >l. ~1.

~f otlr-,tini

Il ~1.

Guena Vince n:o (:~ddcll o) .

C ~l

F rauic h Emilio (adclt'llo).

l 'nolo (isp c ll. i1u·. ).

Ispettorato San. mil. (NAPOLI). 11. r;. ~1. Z:mullin i l'rimo (ispcll.) f . q. Il. :\1.

Dc ~1 arlin o R oberto (add e tt o).

l C. J-1.

O'Ak,sn ndro Antimo (addello).

T . C. C. F. Viln Gaetano. T.C.C. F. P a rri lV1tll cr.

T.e.e. F. Musso I::nriro. T. C. C. F. Corlassa Sih·io. :\l. C. F.

:\l o l i-<n 11 i nirci,r rlfl.

:\f. C. F.

P almieri Mario.

M. C. f .

Giorgi Gior(Jio.

:\1. C. F.

Brncalon i !.oren:o.

C. C. F.

Berni 11 i PQsCf>.

T . C. F.

Colt'lla J!ifloriarto ca pii. ).

T. C. F.

Rolle~l i a

p iL. ).

Vi c:~ ri

Scuola di appllca:rlonedlsanltà militare (FIRENZE).

T . C. F.

Salf in i Piclro.

r.ol. M.

G io rdano Giuse ppe (dir·ctlor c).

T. G. F .

De Pi•·ro

Col. M.

B1·uni N icola (ins. lil.).

T. C. M. :\la nga n a l'o Carmelo (in s. li t. ).

g radu

Eu :o (i ne. g rodo ca·

T . C. F.

r. q.

( inc.

Crwmc lo. Filip[i<~.

Istituto superiore di guerra (TOR l NO). Col. i\1 .

PcJTier S lr/•1110 r. o.

\1. ~1.

d 'Ai essundro R affae le (ins. lil. ).

\1. ~l.

:'\o n n i Carlo.

Accad. mll. di fanteria e cavAlleria (MODENA).

l'C. M.

Foti Al{ìfl (A. M.).

T . C. M.

Biui D omenicfl.

l'C. M.

Pand(Jifi Edoardo (i ul>. agg. ).

C. )J.

I zzo :\rduino.


(SI'!JIIC) UFF I CIALI

~IED I CI E C IIIMICI FARMACI STI ECC.

Scuola d' appl. di fanteria (PARMA). M. l\1.

Scuola di tlrD d'artiglieria (NETTUNO).

Canepa Jl omo lo.

Scuola d' appl. di cavalleria (PINEROLO). ) l. M.

Scuole aiHev i ufficiali di compleMento.

c;;,Hot·a Jl u,,u,JIIo.

Accad. mll. d'artiglieria e genio (TORINO).

FA~TJ::RIA.

St'lltlftt :1. U. C. Pn/l'rlllu (6 f'tnl.).

l " C. i\f.

Cahe llo Sa!ttalore.

r. t'a llt C'I..' tt:l Giot•a11ni.

) 1. ~1.

Scunlu . 1. l'. C. llquiln (13 fan/. ).

Scuola d' appl. d'artiglieria e genio (TORINO). T. C. M.

Ca~clla

Cesare. Sruola A.

SCUOLE MILITARI. Scuola militare ROMA. Fa i Il o Di<>tt<lll n i.

l\1. l\1.

Scuola militare NAPOLI. Sp~11.:nuo l o

M. M.

\'igo rila Nicola.

1° C. M.

Comando scuole centr. mllit. (CIVITAVECCHIA). (;i;lllnclli

/lt•t·norlio.

Scuola centrale di fanteria (CIVITA VECCHIA). Masa lu Mario.

Tancredi Urbono.

.Sr.un/a ;1. P. C. Spole/o (52 fnnl.).

c. i\1.

A len miri Giocomo.

Sr:uo/o A. fl. C. .lr c::n (R7 /fili/. ).

C. i\1.

Scuola militare MILANO. FiMr Mario.

U. C. Snlf'l'll() (39 /rlll/. ).

Tugliafc l'l'i Rnrho.

Smoln ..1. l '. C. t:•ll/11 194 fnnl .).

C. i\1.

C;un nrat·ano

~' i/o.

Srun/rr .l. l'. C. fl o lrt ( 12 l>crt<. ).

Ardito Vinr r n:o Cr::,rt._

T. i\1.

Sruola .1. l'. C. rtlpini tli /lrr ~s.w o. l • C. M.

Del Se uno GioNmni. A IlT l G 1.1 ER 1.\.

Scuola centrale delle truppe celeri (CIVITAVECCHIA).

Sntnf•r .1. U.

M. ~ 1.

(.'. ,1/ oncn/icri. Chimculi Ferdirwndo. Swoiu ti . U. C. 11ni.

Scuola centrale di artiglieria (CIVITAVECCHIA). T. i\J.

Sott i le Lt•oll(ll'do.

C. M. C. i\1.

Scuola centrale del genio (CIVITAVECCHIA). T . ~1 .

nns,., j /l ull ifucio (i ii C. g r. ca pil.).

S cuola A. V. C. /,nr:co.

M. l\l.

Scuola centrale mìl. di alpinismo (AOSTA).

t• C. )1.

~l a urn:di {)n:ste.

Calia Stefun o. Cie1·i Vince n zo.

B:li'OPIC

Gior•flllll i.

Scu!l/tl .·1. 1'. C. f>esarl).

c. ~1.

Di

R:u~o

Prospero.


(segue}

Scuola A. U. C. Potenza.

1• C. ~f.

87

ufFICIALI MEDIC I E CB n! ICI FARl\L\C:I STI ECC.

L eccese Antonio. GENIO.

T. C.. !\1.

Sabali11 i A n gelo.

~!. M.

Fusco

AIIIJ elo.

M. M.

Te lese

ViiiCCII ::'().

i\1. M.

Cieco G io~·rlflfli.

Scuo fa ;t. U. C. del genio Pav ia.

1\ l. i\l.

Germano GiuSl'ppe.

Di Caso l n Giuseppe.

M. M.

Luciano- F u scà Felice.

A U T OMOBI L ISTJ.

M. 1\f.

Ca•·bone T eresio.

i\f. i\'1.

Vitale Nicoln.

M. M.

T :t l'q 11 i 1t i CI/ÌI'O[i.

~l. i\f.

Dc Paoli Paolo.

M. M.

r. l as l l'c cgi :tCO II I() G11ido (scgt·cl. ).

l" C. !\1.

G:1g liardi flfl$t]Uafc.

C. M.

Negri Pietro.

C. M.

J.npcnla lnn o(:cn:o.

l' C. M.

Gruppo scuo fa uultJ/Ilnbilisli .'1. V. C. e Il. S. Torino.

Scuole allievi aottufflclaU. Scuo la A. S. Caserta ( 15 fant.}.

I• C. ~1.

Rinald~

Ora::io.

S crtn{tt .1. S. Rit'(i (5 1 [oli/. ).

1°C. M.

Bava Ar•turo.

T. C. C. r. Valenti Antonio f. q. l ~ C. C. F.

Sntnltt A. S. Nocer11 Inferiore (art. ).

l' C. M.

Don san lo Amedeo.

Scuola A. S. Bol::ono (4 genio).

C. ~1.

T ~tnzc 1·

Fram;esco.

Reggimento chimico militare (ROMA).

C. ~1.

llos i Ji iltorio.

Fena ris S(l[,.a/ore.

0 S PE!lALI;:

MILITARE DI

NOVARA.

An/l)nino (d irc tlorc ).

T. C. ~t.

Pann!{ia

T. C. M.

Be l'li nel l i Murc ellino.

M. M .

Gurgo Pierin o.

1° C. M.

Sc ia ld<m e /Jnrl oln,, eo.

~1. C. F.

At•pillo Pil•tro L q.

C. C. F.

Ho lfo Federico.

Stabllime.ntl militari di pena. Direzione di Sanità del Corpo d' Armata di ALESSANDRIA.

R eclusorio mili/(Jre GAETA. ~1. M.

P ezzu llo Luigi.

DIREZIONI DI SANITÀ DI CORPO D'ARMATA E STABILIMENTI SANITARI. Direzione di Sanità del Corpo d'Arm. di TORINO.

Cui. M.

FiCI'I'O Mie/te le (din·lltH'C}

~1. M.

Calig:His Curio.

O,;PJ:O.\t.P. )ttt.rr,III E 01

A LE SSAN DI'l l A

Col. M.

l'i or e n w

Ignazio (direttore}.

T. C. i\1.

Ca1·bone

T. C. M.

Yigliani Federico (igienista).

T . C. l\1.

Pan:nlc Fcrr/irwndtl.

T. C.M.

Muratori Carlo F elice

(segr. ).

.\1. ~l

BLwno {)emc ft·in.

l• C. l\1.

Bianco Giou. Ballista (capo sezione disinf. ).

i\l. M.

Tallo ni Fileno.

i\1. M.

~l o nl t• l eone

0SPEIHLE M l LITAllE DI

Col. M.

F orino Salvatore

TORI NO. (direllore}.

~1.

M.

M. ~1.

r. q.

Vin ccu.::o

(direl ture )

Vin ce n.::o.

Di Nella Ni~:oftl (segretario} .

Piccolli Egidio f. o.


88

(St•y ue)

U F FICI .\ LI

C. M.

T nglinricno Anwlltdu.

T . M.

Fa1·ina

l nlouino

('~lpi l. )

( int.

l'Il. ).

( A.

MEDICI 6

T. c. M. grado

T . C. C. F Alligin i r.iclf'gio.

T. C. F.

CHIMIC':I FARMACI S TI ECC.

C.oria .1uge/o.

OsPI:rllr.r: MILITIIlE or GE:'-10\'A.

Campisi !Jrtltf,,,,S(II'C r.- fJ.

T . C. 1\1 . Ma lice

Alcs.~nntlro.

~ I. .M.

Lombardi Erll'ir.o

!\1. fil .

Girardi Giuseppe.

~1. l\1.

Astuto Giu seppe.

~1. 1\1.

F edele Pasquale.

T. C. M.

lnòcli<'ato Giuseppr (direttore).

M. ~1.

Ca l cn~omi

T. C. ~1.

BtH'<' h ialon i 11 tfn/ffl.

~l. l:\ l .

Viola n omenù·o (scgrel. ).

T. C. !Il.

) mfì<' l'i:llf' r.e~nre.

i\1. ì\J.

Bc relta Giuseppe f. o.

T. C:.•\1.

Scan:wi no Zef!eri nn.

)O

c. l\J.

Sacchetli Nicola.

\1. )f.

Caslellaneta Vint·en:n.

J• C. M.

Comes Sebastia no.

J• C. ~1.

Bon1~no GiusPppe El'(lriM11

J•C. M.

l..eonardi Domenu:n.

l o c. l\ f.

C:~t·piii ii'I'Ì

C. i\1 .

Zur·e lli Sa luator e.

!• C. M.

r-'r n11n E•lgrtrtfo.

G. M.

lnnuaronc Ge n ero.~o (A. M.).

JOC. )f.

Dello To io r.iot•artui.

C. M.

Ventu ra

c. l\f.

P ur·pur·a Giovanni.

C. C. F.

Sanna Alessandro.

M. C. F.

P<"'"ol:lno .-l n gelo.

T. C. F.

Bnma m on li Giorgio.

T . C. F .

\'ccoli Nnrberto.

r. "·

Ernesto (A. M .).

Amato.

Vitt orio Emanuele.

01

PIA CENZA.

T. C. J\1. 011gero Cesare

(direllore).

OsPF.IHLE MILIHRr' OsPF.OA r.F. ~1n. rnnr.

n1

SAV I C. J.l ANO.

Col. M.

Gn ll i ni11uir1i (diret to r e) f. q.

T. C. M.

Rac;c;o Giot•. Ballista.

~1. M.

B runo Cn r/o.

1\1. C. f'.

Zini Giounnni.

1 :-~ Fflll~I Eil l\

l'Hl·:!- IDI AR IA

A LBE NI.A.

DI

Vajola Nnzznrcno f.

M. M.

Severi Pompeo.

~1. i\1.

Mori Annibale.

M. J\f.

D'Eugenio Antonio r. o.

1° C. l\1.

Giuliano Cc/l'stino.

T . C. l\i.

Cr:osiglia r;,.c,·istn.

) ° C. M.

F o rtunali /'ielrn.

r.. M

Dc

T.ucin Raffaele.

~1. C. F.

Di Tullio Odnrisio.

T . C. F .

Gambarini Giuseppe. O!>PIW .\LE

Direzione dJ Sanità del Corpo d' Arm. di MILANO.

o.

T. C. !\1.

~II LI TAilE

T . C. i\1.

Fiuruefn•tld" lore).

1)1

BRESCIA .

Vinccn ::o

(•111·<>1-

C:ol. l\1.

Accol'inli Vincen.ro (dirl'l lo •·e).

~1. )J.

Rodinò .Vicoi'Antonio (igicni<;l;•).

T. C. J\1.

Ar·a Achille.

l" C. ~1.

Lnurora Corto (capo scz. dis.).

M. M.

De Cala Domenico.

1•c. M.

Paolillo Stnni.~lao.

l o c. 1\1.

Labruna Vitt orino ( A. l\1 .).

OsrEJIIII·: ~11111 .\H" nJ

l\IJLAJI\0.

T. C. M.

Fadda Siro (d irettore).

M. C. F.

Marra Giuseppe.

T. C. i\1.

ca~lc lli

C. C. F.

Dallilo Angiolino.

r::pifnnio.


(stgUt) UFFICIAL I

hrr RMER I.\

MEDICI 8

PA RMA.

f'RESIOI lillA DI

Direzione 41 San. del Corpo d' Ar•ata di TRIESTE.

T. C. M.

Ra::npi Piett·o.

Gol. M.

l' C. M.

Manzella Giuseppe.

T . C. M. Muuci ui

T. C.. F.

Santeu <>anio Mario (inc. gt·ado

1° C. M.

capil.).

Secchi Fran cesco (d i re tlo rc ) r. q.

T. C. ~1.

Fusi l 1 ictrn (s<'g relario ).

l' c. \1.

Palli

Giu~eppc

(capo scz. di -

sinf. ). o~r·l:ll~ l e :\Il LIT.IRE Ili

BOLZANO.

T. C. M.

Ciarlo Silt•i() (di l'cUore).

\1. M.

Lanna Lconida.

Il. ~1.

Chiesa I:.'manut'le.

\(. \1.

L nnrcndola Pilipptl.

\f. C. F.

Millino Domenico.

r.. C. F.

Licata Saluatore.

T. t . F.

M onln nari Ang elo.

Ùf;PP.O IU: MILI1' AIII! Ili

VEfiONA .

T. C. ~1.

~l augeri Nicolò (direttore).

T. C. M.

Fiorini Mu=io Ferruccio.

T. C. ~1.

Dal Collo . t ugustn f. o.

,\f. M.

t~rifì

.Il. M.

Bianch in i . l crisio.

~1. M.

Ca \'allo l:.'ll[l'' llio

\f. M.

Morino Enrico.

l'C. M.

Scior tino Salvatore (A. M.).

l' C. M.

Vita Guido.

1.:. M.

Tarsia Giuseppe Antonio.

.Il. C. F.

(;arofalo Vito

T. C. F.

Alleg r·rlli Guido.

Filipp o.

Luigi (segretario).

Dc <.:esa re Giannin o (igienista). THI E STE.

T . C. M.

Alwlt· ,llessandro (dir·ellorc).

T. C. ~1.

AJinul fì Srduatore.

T. C. .1\1.

P r llrgl'ino Lorenzo.

~1. ~1.

Bugliarello Federico.

~1. M.

Canaglio Edoardo.

:11. M .

Filot:.:r:llltl Po~tJII•IIc ( sr~r·etn ri o)

M. ~1.

Sofio S11 nli.

1° C. \ 1.

(;u~li1'min o

1° C. M.

Ziugal e Salvatore.

C. ~f.

Palminicllo P•u.quale.

<.:. ~r.

Gint·dnno Gi11seppc (i\.

<:. M.

lt irci J:'m,nuc/t'.

C. C. F.

Znnelli Albet'lo.

T. C. F .

l'a • ~nlacqua

Lucio.

Euy rnto.

I N.-~II~ll :lll\ I'IIES tnl\Rl\ 111

~1.

M.

~1. ) .

I(.I C I.

'l'arc hi Virgilio.

Direzione di Sanlt8 del Corpo d'Arm. di BOLOGNA .

(segretariO).

Col. M.

Simula Uboldo

(dit·cllore).

~1. M.

<;uaralcli Crw/()

(~r~t·el:.nio} .

1° C. M.

Fiume Guglielmo (iQ'icnista).

C. M.

~larlll:rni

:I IH·/c

(rupu

l--C:r..

s inf. ).

r. q.

I NFERMI:IIt .\ Plll(!>IUI.IIliA ,,,

T. C. M.

l.appoui G11itlo (dil'cllore).

O s r•t:IJil.l : MILITII«P. tll

Direzione di Sanità del Corpo d'Ar1n. di BOLZANO.

Col. M.

89

CHI~IICI I'ARM~CISTI ECC.

TREl\T O.

V<l lenle GioCiccltino.

C. M. Garzia Lorenzo. T. C. F. Longo Fulvio.

Os i'ElHu-: ~lll.lf1 nr,

nt BOLOGNA.

T. C. ~1.

(;cnniuo . llfrctln (dirctlore)

T. C. M.

Ric-cò 1:.'1/orc.

T. C. M.

Pt•JT:tl'a

T. C. .1\1.

Piccoli (;iuca llni.

l\1. 1\1.

Pomo !·elice (scgt·clnrio). <.:omelli Urnbertu.

M . M.

l si!/nro.

di-


(segue) UFFI CIALI ~IEiliCI E CHIMICI FAR~IACJSTI ECC.

90 ;\l. M. ~1.

M.

Uc i\larinis

:1 111"1!110.

~o Ieri

;\r. ;\1

Giot•anni. i\li~IIUII i 1' i fiori o.

;\l. M.

\ 'Cl li '-C h i f'IIS<JIIII/t' r. o.

1° c. M.

Sulmè Et1·1re.

1° c. M.

Campana Antonio.

l" C. M.

C. C.. f.

Ca l irndo .\1 ielle/e (A. M.). P n colo il /fon so.

T. C. f.

Bocch ini Francesco.

Osreo.11F:

~III.ITAnE DJ

PADOVA.

M. M.

Morelli Mario

1\1. M.

Lampis Edoardo.

i\1. M.

M;lllfredi Aruat:Jo.

~1. ~1.

Bclisario Giulio.

M.M.

:\1urru Giacomo.

1° C. M.

Aracr·i Antonio.

1• C. M.

Corlicelli Mauro.

uc. M.

Rosa Guido.

l° C. M.

T roina Francesco.

C. l\1.

l\fas trojnnni Decio.

T. C. 111.

Co,..ta Prru.~tfl (diJ·cllorc).

C. M.

Galdi F/oriCITIO.

T . C. M.

Miguem i Francesco.

C. M.

Zaffiro Edoardo.

T. C. M.

Snc(;omnni Giorgio.

M. C. F.

Farina Felice.

M. M.

llln:t.7.Clli-(U CincrHno.

C. C. F.

ni pt11·bcll i llo/J·erto.

C. l\1.

Caslcll i Giam/i,,/li~fu.

T . C. F.

Corbi Domenico.

C. M.

Bcllu Vi n1·c n zo.

C. M.

Mirnùclla Clrruclio.

C.<.:. F.

Spadu,·ccchia Domenico.

T . C. F.

Sani Crrrlo.

INFEI1~1P.IliA l'llESIOIA!tiA Ili

HA \' E:\ l'\.\ .

~IIUTARE 1) 1

T.IVORNO.

C.ol. l\f.

Bcrl elli Enrico

(ùirellore).

T. C. M.

Rizzo Cornelio.

l\1. M.

R a~'l

M M.

Ri.!!hi Giu se ppe

Osr•rwALE

Ciol'nnni.

T. C. M.

Oteri Vinc en:o.

\1. , ..

Ricci Antoni:J.

C. ~1.

Del Pc•·cio Silt·io. li m' iuo .lfirhclr.

C. ~1 .

Zicchirri l.ronP (A .

~f. C. f .

Dc Pulma Filippo.

C. C. F.

(;o!Tredi /Jitorc.

T. C. r.

Direzione di Sanità del Corpo d' Arm. di FIRENZE. Col. M.

~1. ).

I a 11 n i7.7.0llo Carmelo (d i rellorc)

r. q.

0SI'Eil1LB

;\IILITAIIE

01

ANCONA.

T. C. l\l.

Dc Caris Agostino (segretario).

T. C. M.

Fl'licia ngcli Guido (dirc llOJ'l').

T . C. M.

Fnlrnn Umbcrlo (igicnisla) r. o.

M. M.

Maslranlonio Vincwzo.

t• C. M.

B P II I' IIi

1° C. l\L

Cassano Luren:o (A. M.).

1° C. M.

Pnvone Antonio.

C. M.

Pansera Otliwio.

0 SI'I·:IIIU·:

Col. M.

Aurelio (capo sez. di-

~ inf.).

M l l. I 'I'MIF.

Ili Fl RENZE.

Prllrl{rini Fran CI' Sco (d ircllore).

T. C. M. \ 'annocci Quintilio (scgrcla rio) T. <.:. ~1.

C:ionini (;iulio.

T. C.. ~1.

~lt• f!l inlo

~1 . M.

llingini Gionanni.

Alfonso.

T.C.C. F. Mi chcl i T eodorico. T . C. F.

SC\'CI'ini Giuse ppe.

Direzione di Sanità del Corpo d'Arm. di ROMA. Col. ~1.

Landriani Jloberto. (direttore).


(SC!JIII') UFFICIALI

~IEDJCJ

T. C. M.

Gallo Arturo (seg 1·elario).

~1. ~1.

~la>'sa

l'C. M.

SpcZ?.nfcrri Antonio (capo sez. disinL).

0:-.PEO.\LE

Filippo (igicnisla).

MIU1 \Ili::

01

ROMA.

Col. ~f. ;\l nssCI'nn) Giulio (di rellore). T. C. :\1. Forli Igin o (com. coli. med. leg.).

91

P. CH I MICI F.\RMACISTI ECC.

Osi'EIJALI-: ~IILITAII" nt PER IJG IA. T. C. ~f. Crespellan i Carlo (nircllore).

Natali no.

M. l\1.

Trani

M. M.

Pepe n anne/lo.

~1. :'11.

<..alcriui Federico.

:'11. :\f.

(;;annanlcmi M•tl'io.

T. ;\l.

Allllnlfalu .Il a r i a (i uc . grado capii.).

T. ~1.

Caurclloll i L:'111·iro ( iuc. gr:. do ~api l. ).

T. C. ;\l.

Su n Hl Cosi mo.

~1. ;\l.

Main1onc /Joyalino.

111. C. F.

H raj!g-i o

M. M.

Giorgi Giorgio.

c. c F.

Noccntini Dino.

M. M.

tCITQI'i U !JO.

\1. M .

Cappelli .4tfretfo (~'~'FP'I'la rio).

)1. :\1.

Pm'OI'CIIn Gint•rlfllli (com. col i. mcd. lr,z. ).

M. ;\l.

M il l'il i Ernesto.

~1. M.

1° C. M.

Sinibaldi Cuolielmo.

1• C. M.

Pla~t ina

M. M.

Cn id o Giovan ni Pir~rrf'la Francesco. Gi:1cobhe Cnrradino.

1° c. M.

Bolla Luigi.

~1. ;\1.

Trrpiccioni Emnnuelc.

T. :'11.

Stelo Gf't'f]Of'ifl.

)J. ~r.

Pari~i

Rnnin.

T . :\1.

Scarpitti Mnrin.

\l. ~1.

Oi J.orrn1.o ntlrorlf'tffl.

T. C. F.

Pol'lrlli GiuSCflpe.

1• C. :\L

Ori Fallo re r;,y/il'lmn.

Dlrezfo~te di Sanltl del corpe d' Ar•ata di BARI.

l'C. M.

Longo Dnmeniro.

Col. l\1.

Rinaldi Onofrio (nircllorc).

1• C. :\1.

~lalnrnzw

:\f . M.

Pe>'ce Nicoln

1 ~ C. M.

la1>clli Mario (A. M.).

1• C. :'11.

1° C. M.

Ripari Enrir.o.

!nfanlino Sint~>nl' (rapo :-.1'7.. di· sin f. ).

t• L. M.

Srarè tlmctlro.

t• C.. :\1.

Circimarn (;llrlnnn (igienista ).

C:. M.

Filibf'rk (iitw•ppr.

c. ~1. c. ~1.

Pannra Cado.

T. C. M.

lapocc Antonio (tliretlorc).

Papogno Miclle lc.

T . C. l\1.

Cn lda!Oin Pranrr$co .

C. :\1.

Tncl<'yn in Fr11nr.rsro.

T. C. M.

M a1.zocconc C11milln.

T.C.C.F. Lombardi A/an/io.

T. C. M.

Oe T.i>'O r:nT'/n.

M C. F

Ri7.7.C· Gnctnno.

T . C. M.

:\1. C. F.

Dc Marco Ct·srt~·c

I• C. C. F. Corrodi Pietro f. o.

l\1. M. M. ~f.

Vill nl'in. Di Paluw Vinl'en:o r. o. Cassillo Francesco.

T. C. F'.

Ballaglia Giuseppe.

~1. ;\l.

Ba1·naba l.eonnrcln.

T. C. F.

Mininni I gnazio.

M. :\1.

FiH' helli Gittsrppc.

M.M.

/.ucio.

li'ii'EI1MEI!IA PIWSIIìl 111 1 l 111 ANZIO (CHII'O t:LD IATII:O S,\NATOIIl.\1." ~IIUTA IH-:) .

o~I'EI>\tr.

o.

Gi~~t•nnni.

M l/l'ili.

(se~ rclario ).

~111. rr.\nr-:

n1 BART.

Oon:~dco


92

(segue) UFF IC IALI

MEDICI

E C HIMI C I FARMACISTI ECC.

Fclsan i Gincinto.

10 C. M .

~l usumarra

l ° C. 1\1.

Sanln 1·sola Domenico.

~1.

1° C. i\1.

Caput i Gint•ruuti.

1\1. M.

SCJu i llacioli l?fl{{aelc.

C. M.

P;nago na Pir•tro.

M. i\1.

Ciodam R affnel/o.

C. l\1.

Cal<,~rero

C. ~1.

7\lcrcurio R ot:cn.

1\1. 1\1.

Nicolò .

~ 1.

Vito.

T. C.C. F. Savino Vito . C. C. F.

C.11ralolo Lorenw.

C. C. F.

Dc Bcncù ic lis Ro{{a cle.

O;, P !'Il l!.[-; ~Il UTA !lE Ili c l l l ET l. T. C. ì\L

Piln·lli /Viro/n (ùircLion').

T. C. M.

n ossi Antonio.

l\1. l\1.

Pir.ciol i Ermcnryildo.

1° C:. i\1.

i\hq..:!!io Pietro.

1• C. M.

Croce G1zidò (A. M .).

C. i\1.

Arngoua Filip [iO.

C. G. F.

Cresi c Bnl,fo.

M.

Con f3 lonc llu{{aclc.

T orr·e Salvato re.

M. l\ l.

C:wuniglia Alfr edo (scgrc l ;rrio ).

l o C. 1\1 .

P;;r lmct·n Ugo.

c. 1\1.

i\lu,Jo Mir.ltl'/r (.\ . M. ).

C. 1\f. 1\J. C.. F. C. C. F.

T esta Ugo. F ochi R obert o.

T. C. F.

Cambino Antonino.

Gug-lil'lmiuclli Sill'i(l.

O S PEIM I..E

Ct~ l. M.

)IIL!TAI!l!

DI

CASERTA.

de Por·celli nis Carlo (dit·ellor•• ).

T. C. i\1 . Picnzio Antonio.

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di NAPOLI. Co l. i\l.

:\l Oll'-:ll7.Z Ì U1111Jerln (dircl l un:).

T. C. M.

G r·azi;1 rro Cll1'111ille f. o.

~1. l\1.

Laugcl la Fruncc~co (sc•grcl ;rri u).

l" C. M.

Zanf~t gnn Il i rcrmln

1•c. ~1.

Zonn Ot:lltclrio (capo scz. di s.).

( ):.; r•iill.I LI! ~lll..!T.IHI·: Ili

M.

T. C. M.

Corcioni Corrr~tlino f.

l\1. :\1.

Trani fJaolo.

~1. i\f.

Ccnlorc An/l)nino.

111. \\1.

~ l a;;~imo

1\1. M .

Dc llcnrardo J.'rancc:: c.n

1° C. M.

Bcrlonc GittSe flpe (A. M.).

1\J. C. F.

Fanlozzi Luigi.

T. C. F.

.111c lcllionna BI/ore.

o.

F rancesco.

r. ù.

(igicnisla).

l'iAPO LI .

0SPEit.\LE ~ IILI T.\I!E IJ(

CATANZARO.

T. C. M.

Lu~i

T. C. 1\1.

l.o.j:rrono :lnt nnil)

Amerigo (d ircllorc).

T. C. l\1.

(;al lot.Li Giot'llttni (d irc·Uurc).

;\l. 1\1.

launizzollo Antonio.

T . C. i\f .

Dc Angeli s Arduino.

M. M.

Pullrone R(l{{ae/c.

T. C. 1\1.

(;clururini J,ui!fi t sl;rbil. l.wl11<:o lemr. Isc hia ).

M. M.

Dattilo Giuseppe f.

l ° C. l\1.

Nolarianui Vin cenzo.

T. C. ~1.

l\l affco Luigi.

C. C. F.

Oriundo Tcodnro.

T. C. i\1.

Cosla!!liola !lnlotuo f. q.

T . C. ì\1.

Palnuii.JO

T. C. M .

\ 'w-.:,.al li GiOI'Illllli f. q.

Cui. 1\1.

Grosso

:\1. ~1.

lYAmbrusi o Gwscppc.

M. M.

Bonacc~)fSO

~1. :'11.

Ca»:-.aue,;c r.ìusf'Jipe.

~l. l\1.

Dc Caslro l gnazio ( igienista).

Giu~cppe .

<).

Direzione di Sanità del Corpo d'Armata di UDINE Vii/orio

(dircLLor e).

Lellerio (segretario)


(segue)

!13

UFPIC IAL I MEDICI Il: CHIMICI FARMACISTI ECC.

UDI NE.

OsPEDALE mUTARE 01

~1.

M.

Ceulinco Sante.

T. C. M.

S;l\·ini Gua/lw·o. (direllOI'e ).

t\1. M.

Pavone Gwse[-pe.

~1. ~1.

Garbagni Giuseppe.

1° C. ~1.

Avolio Caro Guido.

M. M.

Giannolli Dino.

l ° C. M.

PaLermo Canitelo.

~1. M.

Cassone Giuseppe.

C. M.

Di Mnggio Francesco.

.\1. ~1.

Cola Francesco.

C. M.

Baudo Antonio (A.

l' C..\1.

A1·onica Ferdinanl/n.

C. 1\1.

L Ar' OYCrc Giuseppe.

l'C. M.

Faraone A n ton io.

M. C. F.

Grignani Eug·~nio.

C. ~1.

C olomba Nicolò.

C. C. r.

f'l·iscia /'il•[rn.

C. ,\1.

Nicolosi Antonio.

T. C. r.

Saia Mario.

T. C.C. r. Siccardi Guido.

T. C. r.

0SI'EII.\LR )IILIT.IHE Tll

Aif'llo Dome nico.

T. C. ~L

~1. ) .

M ESSI NA.

Ot• Domo11ie<> Fru11cesco (di r etl ore) f. q.

Osrr.O.\LE !.\fiU TAnE DI

GORTZIA.

~1.

M.

Tosr-nno l'incenzo.

Col. 111.

Comoriano Pietro (dircllore).

M. M.

Zaffirn Giovanni.

M. 111.

ronzone Lorenzo.

1° C. 1\J.

Perricone Giuseppe.

t• C. M.

Lista

C. M.

Fis idaella r;;r,n/,ntlista.

C. C. F.

P ozz11oli Francesco.

T. :'11.

l nl(wllomcni

C. C. F.

Hirr:-anli GiiiSI' ppe.

T. C. F'.

Terranova Salt·otorr.

Domenico (A. M .).

Direzione di Sanità del Corpo d' Armata della Siellia (PALERMO). Col. ~1.

Giarrusso Gesualdo (d i r·ello re ).

T. C. M.

Grillo Girolamo (segretario).

r. C. M.

Pi ·J cHi Francesco (igienisln).

C. ~1.

Torn~1:;clli

Antonio

(eapo scz.

disinf.).

OSPEDALE MILITARE DI

Sr.hn!<li,no (in c. gT<lclu Cù)JÌL. ) - (A . ~1. ).

Direzione di Sanità del Corpo d' Armata della Sardegna (CAGLIARI). Col. M.

Briguglio Sante (uir·eltore).

1• C. M.

Lo mbardi Salvatore (seg rclarin).

PALERMO.

T. C. ~1.

D'Ac.c;lrdo Salva/ore (direllore).

T. C. M.

Sarnrino Sauerio.

T. C. ~1.

Cerniglia Domenico.

T. C. M.

Sunseri Giuseppe.

~l. 111.

Gigli o Rocco.

~1. ~1.

Passal::tcqua Gioacchino.

~1. ~t.

Sci lli.eri Vin cenzo.

~1. :\1.

Plain Natale.

M. M.

Scuderi Giuseppe (segretario).

OsPRlHLE MILITARE 01 CAGLIARI. T. C. M.

Romby Paolo (dir·ellore) f.

~l. M.

1\1 ura Salvatore Angelo.

M. M.

PccoraJ·io Raflaele.

1° C. M.

T nppi Primo.

1° C. M.

Uellc lli Carlo.

1° C. M.

Aiello Giuseppe.

T. ~L

Das loli /Jumenico ca)Jilano).

o.

(iuc. grado


(seg ue) UFFI CI ALI M.EDlCI t:: CH I MICI FARMACISTI ECC.

94 l\laJ.ìa

T. :\l.

Cc•.~imo

( iuc. grath>

Pircn:!c.

Gl·

ptl.ano). M. C. r.

l.ay Dino.

T . c. F .

Moroni Giuseppe.

l NFI ' JDIF.RI\

Genova.

rnes IIHARIA DI SA ~SA RI.

l\1 . M.

Or• llori (;ror•. ,l/rtria.

1o C. M.

Corda A n ionio.

C. C. F.

St•grc Pun rmrlo.

Suntor·o Nicolino.

C. M.

Tonelli Camillo (i n v. gue rra ].

M. M.

La:io (Roma). l\1 . M.

C;ouza lt•s ;tlfrPrlu.

C. M.

De Lipsis Fot·tunato.

Scuola centrale CC. RR. Rrenze. T. C. ~1.

Livorno.

Dol'llouc Crll'ml'io.

l" C:. ~l.

Legione Allievi CC. RR. (Roma). M. M.

Crislini Alfredo.

1• C. M.

PM:sn lucqua /luffacle.

l.a

Roc~a

Ru/lerto.

Messina. Cns!':one A nltJni().

C. M.

Milan o.

Legioni terrltortaH del Caralllnlerl Real.

~1. ~1.

r. o.

Br.idi Terrsio

A /essanrlria.

Napoli. M. ~1.

De Pnsquu Giuseppe.

An~o na.

Padova. 1° C. l\1.

Ilari. 1• C. ~1.

.\dami F l'/irr.

Palermo.

Bulliglione Michele.

c. l\1.

Pernice Vmcen:o.

Bologna. ) ° C. l\1 .

f';l) bo

Homa.

l :'nl'll'''·

M. M.

Sarn (\lli T ommuso.

IJolzano.

Torino.

C. 1\1. Cagliari. 1° C. ~1.

M it/1ele.

Trieste.

P h1 11.a 1\n/onino.

.............................. . l'cronn.

Calanzaro. ·-•••••••

~lrgaro

Oooo ooo •• oo••-•O•O ooo •• HO •oooo -•••- o~oooooooooo _O_ •-•o••••••••- - o-o

00000' 0 ' 000

........ ~...

-

-

··-····"-"''·-·-··----· ... ..................... __ ... ........... ,_.,


(se gue) UFFICI ALI

ReggiMenti granatieri • fanteria llhlaionale. 1• granatieri (RoMA).

t.. M.

Massara Gaetano.

T. M.

<>iugni Francesco.

U5

MEDICI l! CHIM ICI FARMACISTI ECC.

( L~:no).

10° jantt•rùr C. M.

Pro<'opio LJel/armino. 11° fanteria

(PORll').

......................................................................................................

2" !/f'Onaticri

( Ro~r .\).

CM

Sanlillo Tommaso.

T. ~1.

Sga·o Nicola.

12° fantrria (Tnmsnc).

T. ~1.

3' granatieri (V ITF.RBO).

c. ~1.

non eli i M ichete.

Genaelli A nlonino. 13° frrrtl eria ( AQUIL\ ).

T. :'11.

~l i r'<'nKIIi

pil.).

U yo (in c. grado <'3-

l 0 tanterirr (TOUII NO).

T. ~1 .

14° friiiiCI'Ìa

IJi Sicno ;lntonio.

C. M.

( C HIIIT I).

~l nn<lò A/free/o.

2° ja n/ erin ( UDINF.). T. ~1.

Di

~tauro

Nicola.

3• janleria ( ME!'òSIN \). T. M.

15• fart/erin ( Se. A. S.) (CASERTA).

l • C. M.

Ri na Idi Ora:io.

T. 111.

Par•cnli Uyo.

Di Modica flielro. l 6° fan/l'nn (Cosi::I"M).

4° fanteria

C. " ·

T M.

l i~ fonlrrùr (CoRMON!>) .

( AGRIGENTO).

Mangione Giuseppe.

T. M.

Calvello Sal,atore. 7° fa nteria

C:. l\1.

C:. M.

C. M.

8 1 fanteria ( ~f l LANO). T. ~1.

Allocchio Achille.

Carpino Rodolfo.

Or Vivo Giulio. '200 {flnlerin (RP.r.mo C.).

l" C. M.

9• fanteria (Roo1). C. M.

Cnssnndro l.rtiyi. [!)o jrmtcria (CATANZARO).

( Mn.ANO).

Pnlleroni Dino.

Goudian i flasq ua/1'. Jl{• fanteria ( BnF.-.s.\NO:-oE).

G• jnn/eria (Se. A. U. C. ) ( PAtF.RMO).

1• C. M.

Fo\'n Camillo.

Da·ngo Calogero. 5° fanteria

C. ~1.

(CATANIA).

Coccin Giusrppe.

21° f11nlerin (LA SPEZ IA ). T. M.

Antonoci Giuseppe.


(segue)

96

UFF ICIALI 1\IEDIC:I B CantiC I FARMACISTI ECC.

35° fant eria

:!2° {llnl rria {Pl!',\). T. M.

(;ol'i Giot''lllni (inc. g rado capit. ).

23° funteritr T. M.

T. i\1.

Sa lsano Pietro (inc. grado cap il.).

T. !\1 .

Sa vino Giovanni.

(GORI7.1A).

36° fanteria

Maslroeni Giu seppe.

l" C. M. ~.j o

(BOLOGNA).

fan terin ( PO'iTU~IIA). l ,/riano.

T. ;\J.

Cordero

T. ~l.

(;ior·dnno Gerr,.do.

( MoDEN.~ ).

Purcaro Giuseppe.

37° f11nteria

( Al-ESSA NDRIA)

Cir rincion& Marco.

T . M.

:JR• fct llt eria (T ORTONi\). 21ì" font rria (FJJrME).

c. !\1 .

Mo rc i li (;iounrwi. 27° follleria

T . M.

{CESP.NA).

Tro is i Mir.llele.

:~9o

fant l'riu (Se. A. U. C. ) (S.nJmNo).

1• C. M.

T ancrcdi Urbano.

T. M.

Bocehi ni El/ore. 400 fanteria

2~·

T . M.

frwtcrin ( f\.\\E~NA).

l" C. M.

Scbirru Giuseppe.

Cnscl'la Vin cen:o. 4) 0

29° fantn·ia (Asn ).

T. ;\1.

(NAPOLI ).

T. M.

fanti'I'ÙI

( VP.NTIM!Col ,l\),

L acchè Fernando.

llnrbct·o tl nyc/n.

42° fant crin ( S. R t-: MO). 30° fanteria (AUI\ ).

C. ~1 .

JOC. M.

Dazio Francesco.

F<•li Giovunni. 43° fant eria (GENOVA ).

31° fanteria

(NAJ>Ol.l ).

l.. M.

Darlonc Luigi

T . M.

11inalùi Antonio. 33• fnntet·in

C. M.

44° frllltCf'iO ( J MI'P.ft l A).

{f:UNP.O).

T. M.

A Il nmurn .1/nnlio.

T. ~l.

\.uri Dl'sidrrio.

Cylron l.azzaro.

45° fant eria C. M.

(S ASSARI) .

l d in i Fran cesco.

46° fanteria ( CAOUABI). 3 1° fttnlrria ( Fo~s \t'iO).

T. 1\l.

Gotclli Massimo.

C. M.

Oli ve l'io A /uise.

T. ~1.

S t mzzulli Sergt o.


(segue)

60° fanteria ( I GLES IA S) .

47° fanteria ( LECCE).

T. M.

De Ciio!'gi Mario

T . M.

48• fanteria ( BARI ).

C. M.

Luc-ente Pasquale.

49<> fa n/eria

C. M.

l' C. M.

Paraninfo Angelo

l' C. M.

Bava Arturo (se. Rieli ).

f. M.

Burla Tito (inc. gra.do capil. ).

T. M.

Alloalti Ben edet to.

T . fii.

Melchionda Enclin o. fì:l 0 fant uia (GOl\fO).

T. M.

Alcand1·i Giaco mo.

Salemo Alfonso (inc. grado ca-

pit. ).

65° fant eria ( P1 ACEN7.A) . T . M.

Pielroni Gin o.

66<> fa nter ia

52• fanteria (Se. A. U. C.) (SPot.ETo).

C. M.

Campa nella Arrig o.

62° fant eria (TRENTO).

A mmendola Gaelan o.

~~· fun/eria (Se. A. S.) ( PER UG IA).

Snntorelli Mario. 61° fant erin (TRENTO).

( MANTOvA ) .

50" fanleria (SI LANDRO). T. ~1 .

97

UFFICIALI MEDICI l! CHllltJCI FARMACISTI ECC.

( P A I\~1A).

C. M.

DP Lor·enzo L eo nar do .

T . M.

De N ir,dcrbausci'Jl Arno ldo .

53° fanteria (I vne,\). 67° fant eria (NOVARA) .

·······························-············· ·····················-·················-····

........................................................................................................

54° fanteria

l M.

( VERCELLI).

68• fant eria ( NovARA).

Licata Alfio. T. 1\'1.

55° fanteria

T. M.

69° fant eria (T MIH UNA) .

Rocco Alessandro.

T. M.

56° fanteria

57° frlll/eria

(VICRNZA ).

(PADOVA).

C. M.

Zoccali For·trmato.

T. M.

Soprani Antonio.

T . M.

1

Stisi Matteo .

T at0ne Antonio.

71° fant eria T. M.

( VENEZ IA)

Calalono NicodemJ.

73• fa nteria (FIU ME).

ò9• fanteria ( T RMPIO P:\ USANIA). C. M.

(ine. g rndo

70U funt erin (M ISU I1,\TA ) .

Cutuli Antonio.

58• fanteria

Terraa1a Saluator·p

capit.).

( CIVIDALE).

...................................................................................................

T. M.

Barberi R ena to.

( TREVISO).

;4• (rlflt cria ( PoLA).

T . M.

Caiazzo Alfonso.


(segue) UH ICI.H. I Mli!DICI l> CHDII CI FARMACISTI ECC. 7;) 0

l n C. ~1.

t!9° fanteria (SALUZZO).

fant eria (SIRACUSA).

CasL1·onovo Gaetano.

T. ~1.

76° fnnteria (TR.\PAN I).

t• C. ~1.

(;iuùicc Camillo. Ì Ì0

fanteria

T. l\1.

Cu riale Vit o.

T. ~1.

C. M.

Sp inosa Giuseppe. l\0° fnn lerirr (nrrcc to E MILIA).

t• C. ì\1.

Font nnn Nicolò

81° fanteria l • C.. M.

( no~!.\).

Saulangelo René Carlo. 92° fanteria (T OR INO).

79" /11nterin (VenoNA).

C. M.

Amcnla AudMzio. 91° fanteria ( R IVOLI T.).

7:-1° font eria ( BrrRGA~Io). C. M.

grad o ca-

90° fanteria (TORINO).

( BRESCIA).

Sah·i V111ccnzo.

T. l\1 .

Pisli ll i Giulio (i nc. pil. ).

De Chiar·a Fedele. 93° frw/eria (A NCONA).

C. M.

Pu11zuto Filippo.

94° f,mferia (Se. A. U. C.) ( F ANO).

C. M.

Cnmma1·ano Vit o.

115° fanteria ( OF.nJ'iA).

T. ~1.

Br·accu Mario.

Con li C erardo.

116° fanteria (T onRt' .K). • 3° fanteria C. M.

fa:lleria ( FrnEN7.P.).

fnntrrù,

T. ì\1.

15ì0 fnntcrifl (BHN(i\SI ).

Mrndici ui (;iuscpp1'.

(;omez dc Ayoln tlll(ln slo

,,,,,,.,.i,

(~r.

Di l Mio . \lfredo.

'2?5" frw/erin ( BAttr."). T. M.

Pe r·r·oJlC'-C.npa no Ft•t/ erit·u.

A. ll. C.) (AnEzzo).

c. àl .

Tat!liafl' I'I'Ì l:'rll'il'n.

T. 1\1 .

Gr<'n;.;n f.nigi. ~S 0

\'anacore Antonio.

(.II!Fm:N).

XG" fontt'I'Ìtl (Z,\\'1.1).

~7"

(TRIESTR).

152° fanteria (TRI ESTE).

T. M.

C. M.

Lu po .4modeo.

151° fanteria

llorzcll i Giouanni. ~;,•

T. 1\1.

T. M.

Pc:'llicini Ferrante. ~~ ·

C. M.

( PI STOIA ).

frllrtcria (LIVOili'iO).

C. \1

Cnsl ;111::1 Vin cen:o.

T. ~1.

Cr·,.-:cimarttln /lrrn,rtltl (pl'C!<idiu J>, o f'lo fl'IT;IÌ \1).

ZJJ 0 fnn/Pria (MERANO).

T. l\1.

Bamonlc

Nicola.

'l3'!" ftmteria ( Bot.Z ANO).

T. ì\1.

Olluliano Fuust o (inc. grado c::tpil. ).


(segue ) UfFICIALI ~'II~DICI !l CHIMICI FARMACISTI ECC. 6° bPrsny/icri

Reggimenti fanteria carrleta. l ' fanteria carrista ( VERCELLI ) .

T M.

T. M.

Albe,•ghinu Giuseppe.

ViCUI'ÌO

c. ~1.

ì'iapolil aui Ent·ico.

9• bt•rsr1ylicri ( Ttu;vt-"0). ( Ro~1 1 ),

'1. M.

Znmbclfi :In Ion io (i11c. g r aù u CU· p il.).

T . M.

Tto~Jlillo

Cesrwr.

JJO fant eria carrista

T. ~1 .

L io Gi11 ~rpp e.

s• ller::ay t~eri (\' EllOX.I ) .

Prc·•lc M ari o.

4. fanteria carrista T. ~1.

Dc Aud•·ci s Giuse ppe ( inc. gntdo

i 6 bersayfit•ri {Bou.,xu).

Vcdovalo Silt·io.

3' /•1111 eria carrista ( B OLOGN .I) .

c. ~1 .

( F AJ::N7.A).

capil.).

c. ~1. T. ~1 .

99

( SIENA ).

T eoni Giulio (inc. gmdo capil. ).

Giovanni.

lO" bcrsflytiui ( P .ILEIIMO).

Battaglioni mitraglieri (LIBIA)

C. M.

l ngyia Loren:o.

/.X ba/lagl. mitt·ag lieri.

T. M.

Savino Luigi. 11•

bersflg/ieri

{ Gno~or sr.A) .

LXI batlagl. milraylieri.

T. M.

Arcari Gaetano.

LX Il !lt~llnyf. mitraglieri.

bers't!Jticri (Se. A. U . C.) ( POI.A). T . M. Ardilo Vi11 ccn:o Cesare. 12•

Reggimenti alpini. 1° alpini

Reggimenti bereagMerl.

{MONDOVI ') .

1° ben;r,glit:ri (N A!'OLI ). C. ~1 .

C. ~1 .

Mcnnilfo Francesco.

2° bersaglieri

( Ro~ro~).

D 'Ambro~io

A lessnndra.

3° bersaglieri

(M ILANO}.

C. M.

Grclfa Ernesto.

T. ~1.

Srdia•·i

T. M. T. M.

T. ~ 1.

C. ~1.

Rugge1·i Tullio.

T. M.

D'Angelo Mario.

Lon1bardi Mario. Lojodice Cataldo.

Znmpcl li G<'llnaro. 4° alpini (AOST.I ).

T. M.

De n cnsi!'; h'milin (inc capi l. ).

T. M.

ì\1 irnfizr.i Filippo.

r.rancia Arlotfo.

5° bersnglieri ( S tRNA ).

( C UNEO).

3° alpini { PtNI:IIOLO).

Demo.

t • bersaglieri (TORINO). C. M.

2• afp111Ì

5• alpini ( Mim\NO).

C. ~1.

M o r gn nli

Paolo.

gt·ndo


ioo

(segue) UFFICIALI MEDICI 8 CH I M ICI FARMACISTI ECC. 6° alpini (VI PITENO).

ì\esler Luigi.

T . M.

S<woia Cavalleria l'C. M.

7° alpini ( BP.LLUNO). l\1 ougi Ilo Mielle/e.

T. M.

C. M.

f.ancieri di Novara (V ErtON A).

l.nncieri di .4osta (NAPOLI).

9° rdpini ( GOR IZIA ).

T. ~1.

Antonino.

Ortolani

C. M.

Cirillo Giovan ni.

l.ancicri eli Firenze ( FERRARA).

11 • alpini ( B RuNICO). (;iusli A/rio (inc. grado capil. ).

T. M.

Reggimenti di artiglieria alpina. l 0 art. alpi na (Ton 1NO).

l '' C. ~1.

~l ocaligh e

T. ~1.

Paul~

Cal'/o.

JJomt?niro.

Lancieri rii Vitt orio Emanurll' Il T. M.

Re\'cri11o Antonio.

C•Wl!lleggeri di Saluzzo ( PORDRNONE) . t• C. M.

Gi!la n le Donato.

2° art. alpina (.MenINO). Spar ano Vincenzo. Hizzi l'inr.cnzo.

T . l\1.

:3• otJ. alpina (Gon1z1 1).

Ciu•ll ll1'!7!J~'ri

C. ~1 .

C:olacci

Frrwccscn.

4° art. alpin11

T. ~ 1 .

Maso la Pirns Mario.

Tnuro Francesco.

T. M.

T. ~1 .

Ruggiero.

r.oto11a Cavalleria ( RoMA ).

S0 alpini (Uo1Nr.).

T. M.

Al onzo

( MILANo).

c,,.,lf/t•goeri di Monferrato (Voo II EIH ).

T. M.

Oc uzo Paolo.

di Alc~sa n clria ( PADI ANOV A).

Mnll ei Fed erico.

Cnt•nlleggui Guide

( Cu:..~:o) .

( PAR~H) .

Zoilo Giuseppe ( inc. grado cap i L ).

Centri rifornlmentt quallrupedl & fil'/. alpina ( 0 F.LLUNO). 0

T. ~1 .

G l' :1 11 d c f>118qunle (i t iC'. g rnd• > capi L ).

Reggimenti di cavalleria.

.\'i::a r:rtl'fillcrin

Centr·o rifornimento quadrupedi Persnno.

r. M.

Fcd o1·ico Vin cenzo capi t.}.

(.'f• n/ro rifnrninw nl o

(inc. gr·ado

quadrupedi /J n ll fll't'"·

................................... ············· ....... .

( ToniNO).

Regglatenti di artiglieria di dlviaiHe fanteria.

l't•'llltlltle lkrrle Ct.~t·•lileria l ' ot'\P.).

l' at·J. diu. fan!. ( FOLh.>No).

T . M.

Mnnganiello Luigi.


(segue) l ' FFICI.\LI ~II!IIICI " CH IMICI F.\RM~CI STI F.Cr:. ?• art. dit•. fnnl.

( P E!>ARO).

15°

(/1'/.

dtt•.

farti.

IO l (CONEGLIAi\"01.

l• C..\1.

Grilli Mano.

T . M.

ì\addeo Vinrw:o.

T. ~1.

Di Pl'imio Fran cesco

T. M.

De Gcrwuro Giuseppe.

16° ari. din. funi . (CAGLIARI).

3° ari. diu. fanr. (Bo1 OGNA) .

r. M.

Sn l valore Francesco. .J• flr/. c/il•. fan/.

T..\1.

1° C. M. T. M.

D'Angelo f:.'manucle. Palmas Giuseppe .

~ L,\URA:'IA ) .

17° flr/. div. {an/. (:"/OVAIIA).

A nznlone S1Jivatore.

J0 fil'/. div. fan/. ( \'ENARIA R. ).

T ~1.

fralli delln

Log~i;;~

6° art. dii'. fnnl. (GOIIIZIA).

T. M.

T. M.

Leone Tacito.

T. ~1.

i colò Rocco. ( VERtJN,\ ).

Diana Eugenio.

l'C. M. () 0

J!)• ari. dir•. farti.

G1·annla Snlu111ore.

T. M.

Galletto Giacomo.

T. M.

T. ) 1.

fl i houdn ;l n /uni IlO cnpi l.).

(i ne. grado

Anagni Mario (inc, grudu capii. i 'l'l" art. rliu. fan/. ( PALF.Il'MO).

Accinni Mario.

Lonel'i Gioacc /uno.

T. M.

Di Giorgio Girolamo.

13° art. div. fan/.

(~oL,\).

Andrcotli Oscar.

'24° art. rfit •. fon/. (MESS INA).

T . ~1.

Nusdeo Vincen ::o.

(ROMA).

25° ad. rliv. funi. (AsTI).

T. M.

Pittari Ernesto.

T. ~1 .

Pasccri Domenico. 14' nrt. dill. fant.

'23° ari. dir•. fan/. (TniEs·rn). C. M.

Lauri Giulio.

Menna Luigt

C. M.

( ALEl>SANORIA).

12° art. di11. {ant.

T. ~1 .

C:omo !tlarinno.

21° t~r/. d(u. motori: :ala ( PJACI::NZA}.

ari. dio. fan/. ( BOLz.\NO).

11• ari. rlil1. fant.

C. ~1.

( Ftn~;Nzc}.

C. M.

10• ari. div. fan/. (CASERTA ).

r. ~1.

Ba1·Lolomucci Dome11ico.

20° art. dit•. funi. ( PAnOVA}.

H• art. div. /lini.

T. ~1.

C. ~1.

Cur·oienuto Pasquale.

7• ari. dii•. font. (Pts.,).

( At,.!UIL~).

l l--0 m·l. t/h•. falli.

Domenico.

T. )!.

Gargia Giovanni (i nc. grado ca-

pil. ). '26° art. div. farti.

(B.~nl ).

C. M.

( RIMINI ) .

Label1orle Orazio,


(segue) UFFICIALI MEDICI E CHI\\IICI FARMACISTI ECC.

102

'2.7° art. dìu. fan/.

(MILANO).

De Laurenzi Vincenzo.

T. M.

2R0 ari. diu. font.

t• C.. M.

(FOSSANO).

Reggimenti di artiglieria di corpo d'armata. l 0 art. corpo armata (CA S.\ LE MONFERR \To). I acomino El/ore.

T. M.

Vimercati Luigi.

2• art. corpo armata (ACQUI).

29° rtrl. r/iu. {nn/. (AUJENGA) . T. M.

Lncenl.c Vi/IJrino.

30• art. rliv. fan/. C. 1\1 .

(BuESCIA).

3° art. corpo armata (CREMONA). i•C. l\1.

Gregorini Pietro.

40° art. div. fan/ . (SASSARI). T. M.

Giuliani Aleandro.

C. M.

4• art. corpo armata (Ro\·lmETo).

Puligheddn Salvatore.

5° art. corpo armata ( Pou).

42° art. div. fan/. (GARHN).

T. l\f.

Ruocco Alessandro.

6° r1rl. corpo armala (MODENA) .

430 art. di11. frrnl. (Hom;). T. M.

l\1clillo Mario (inc. g rado capi i. )

De Rogat is 11ntonio (i ne. grado capi L).

Cr-istiani Mielle/angelo.

C. M.

44° art. di11. fant. (Dr.nN,\). T. M.

7• art. corpo armata

D'Attilio Evandro.

9° rtrl. corpo armnla (TER AlllO).

C:1rducci Artemisia Adolfo.

1• artiutieria dit•ision e cclf'rC (UDINE).

10° art. corpo armala (NAPOLI). T. i\1.

Conti Vincenzo.

Guadag-no Mario.

2• arliylieria T.~.

grado

(TnENTO).

Reggimenti di artiglieria di divisione cele~:e.

T. M.

(inc.

8° at·t. corpo armata ( Ro~tA) .

C. M.

46• art. dit·. 11/0/0riz:aln

(LIVORNO).

P e p e Giuseppe capi t.).

T. M.

45° art. div. font. (EL AnrAR ).

T. l\1.

Cigala Mario.

diui.~io ne

celere {F..:HRAllA).

Iascone l\fnglicri Giuseppe (inc. gr::tclv éapi l. ).

3' rll'lig/irrirt di11isione a/ere

(1\'lllANO} .

li" art. corpo armata (TREviso ).

T. ~L

Caporale Giuseppe (inc. grado capit.).

12• nrt. corpo at·mata 1• C. M.

(P ,\1-ERMO).

Pernice Vincenzo.


(U !]tte) UFFICI ALI MCOIC:I E

2° •Jt'/. ,;ontr•oaeret (N II'OI. I).

:!Q• t/1'/. corpo urnw/u (l'RI POLI ). f. .\1.

c. ~1.

Ragni Guido.

10:1

CIII~IICI FATDIACISTI ECC.

l\lam:o Gtouun11i.

tt• ort. COT'pt> ( II'IIIUIO ~ BH~GAS I ).

3° •tr/. con/roaCI'ei ( FIIll! ~ll:!). C.. M

.\t etias M ario.

Reul•entl di artiglieria di ar11ata e di artiglieria G. a. F.

-t• art. con/roa('t'f'i ( ~l INT0\' 1 ).

l o art. arma/n ( Tons:~o).

5° al'/. 1'1111/l'flfiCI'Ci

'1' nr/ . 01'11/llltt ( AWSSANORIA) .

T. ~1.

( P ,IJ)OVA ).

T. M.

Cnnnclla Andrea.

3' art . r!l'mnln ( R P.cor. IO E~IILI A).

Gr11ppn nrt. t'nll (l'llrt'l'i Srrrrle!J IUI ( Cw i. IM11).

40 111'1. fll'l/la/n

T. M.

P111 7.0l ll GiOII/Ili/li

( PIAC:I·:N?.A).

XX gruppo co nfroacr ci (Tm rou).

5' art. nrmala 1 RI VA OP.L GARDA ). X XI gruppo contrurrPi ( DF.N G\S I) 6" ari. G. o. 1'. ( D ot7ANO).

T. ~1.

Pise1't'hia .\'ntule (inc. grado capit.).

7° tt rl. G. n. P.

StabiHmentl d'artiglieria. Arsenale R . E. Nap oli.

( Cl'~P.o).

T. M.

Amorosi Gj useppe Ma:tini.

H' uri. G. " F. (VEN.\111 1 R..:11.E).

T. ~1.

T. ~1.

l\fonlnina Guido capit. ).

( inc.

grado

Arsenale H. E. T orino. (O

c. l\1.

Sandrelli ern esto.

9° al'l. O. a. F. (Gomzt.1).

Arsenale R. E. Piacenza.

10° al'l. G. a. F. (Tn1w,;·m).

Sc:inne pirolecnico R . E. Bolo gna.

Marlornnn A /do.

~l

M.

P ecill i ;\ nlonio ( in v. guerra).

11 ° nrl. G. a. F. (SAVONA). F abbrica d'Arm i Il. li. T erni. Rlftil~tentl e Qruppl artlglerla contraerei.

1° art. COTI/r oacr·: i

T. ~1.

( VIlACilLU ),

T alienlo Aniello.

L11bnrurorio precisionr Il. c. Roma.

......................... --····· .


(seg ue) UFFICI ALI MEDICI E CH IMICI FARMACISTI !!CC.

104

l'r•lt•errJicio R. c. Fon tana Liri Inferiore.

9° regg. genio ( TRANI ). Cnrrara Nicolù Adelmo.

1° C. M.

Spoletlifìcio R. E. Roma. Pc r relli Cristoforo.

T . C. M.

IO• rcgg. genio (S. M-\RJA C. V .).

Vaslola Marin.

C. M.

II • ~···qg. genio (UotNB).

Pirotrcnico R. E. Capua. Pcr·rnpo l' incen:n.

T. M.

Burrìgrossi Nico la ( inc. grado capii.).

T. 1\f.

Se:ione .<potei/. R. E. Torre Annunziala C. M.

12° r·egg. genio

(;c n l ile Vi fan gelo.

1° C. M.

( PALERMO).

Monnslra Sa lvatore.

1° centro esp. ari. Ne l/uno. A nna rumma 1\nnanno.

C. M.

2• centro esp. art. Ciriè.

C. M.

20° l 'C{)[]. f]f.11iO (TRIPOJ.J ). Albc t·go Vito.

C. M.

T orelln GiONift tt i.

21° reg{l. {JC/I Ìn ( BP.NGA~l).

Officina automob. R. E. Bologna. Cuccia Francesco.

C. l\1

Bnttogfinnr aenio Snrrlrg na (C,\G LURI ).

Reggimenti del genio. 1° reu!J. !JCIIÌO (TORI NO) .

c. ~f.

Leo Sflm ue/e.

T. M.

Cutuli Francesco.

Retgl•nti gelllo ptt~tlerl.

·!• regg. yenio (C \'-ALB MoNFERRATO).

l o rrgg. ponlirl'i (VERON \ ).

Cnpizzi l gntt:io.

T. M.

T. M.

JO reyy. genio (PAVIA).

c. :\1.

fliJIII:tllO Crtlltiflo.

.t• re[lg .

fJI'nin

C. M.

Tan7.1' t" FrtlftCr:>.r.n.

2" rrgg. ponlirri ( P 1AC".EN7. \ ).

T. ~f .

!)O 1"1'(/!J.

T. M.

fJCIIÌ() (TtliER'rE).

Vori Vincenzo.

(..hinè .Ilario. i 0 f'C!Jfl. !JI'IIÌO ( fiRENZE).

T . ~1.

Spani Molcll:l Pietro

(Se. A. S.). ( BoLZANO).

Reggimenti genio Minatori. (

0

T . M.

r egg. minnfnf'i ( NOVI l.!GURF;). F oglia Felice.

'2° reg g. minatori (VmtONA).

G• l'l!J!J. oenio (BoLor.NA).

C. M.

Colimodio Pasquale.

T. M.

Cangelosi Gaelnno.

Regglnttnlo genio ferrovieri (TORINO)

Cnlìcndo Gennaro.

t• C.. M. Nurra .tnlonio f. (l . ~· rt"!J[].

T. ~f.

genio ( flo~IA). Arcangeli Gerardo.

T . M.

Mazzoli Ptrnando capi t.).

(inc.

grado


(segue) U~'FICI-'LI

MEDICI 8 CHDIICI FARMACISTI ECC.

StabiiiiDeall del Genio. Of(tl"ina di costruz. yenio mi/il.

105

Alessanrlria. ( P"VJ.~ ).

Anr.ona. Officina R. T. ed E. (ROMA ). Aquila.

XX Corpo Il' Armata (Libia) ~1. ~1.

Collini Luigi.

~1. M.

Sanloli Pasquali no.

~1. M.

c;u::~rnaccia Girolnmo.

.\1. ~1.

De Bernardo Frrlflcesco Anioni" .

~1. ~f.

M usi o Pasquale.

~1. M.

Sca•·pa :1ngiolin o

M. ~1.

Pagnolla Umberto.

C. M.

Ciampolillo Pasqunle.

C. M.

Mu<;cin Giuseppe.

C.. M.

Calabrò Salualore.

T. M.

Molaioni Vincenzo.

Arezzo.

A scoli l'i c e no.

Auellinò.

Aversa.

Han

Co11ando truppe Egeo. L'fii<' in autonomo S(IJii/d ( l1o111 ).

T. C.. !\J.

Pclili Pasquale (capo uH.). . . . . ( igicni ~ la ) .

R e pnrtn disinfezione ( Ron1 ).

T. M.

Bellur~o.

Giulio (inc. fV~rlo e:~. p1l. ) · (capo rep. d1~mf. ).

Bolla~~;o

RegaimPnto misto artiglier-ia (Rom). T. ~.

Heneuento.

Vieentini Antonio.

Bergamo.

CoMando truppe Zara. M. M.

Salvini Cesar·e.

T. M.

Augusti Jlf or i o capi l. ).

.................................................... ................................................. ~,

(i ne.

grado

Distretti Militari.

Agrigento. OOooo" ' ' ' '

Barletta.

' 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 . . 0 . . 000 o o o o o o o o oo o0 0000 . . M0 . . 0 0 0 0 0 0 . . o o o o o o o o o o o o o o o ,OO O o o 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 . 0 0 0 0 0 0 0

Bologna.

........................_........... ... Bolzano.

.................., ...... ·······-·


106

(s~gue) lJFI' IC IALI

MF:nlC:l P. CHIMICI FAIIMACISTI ECC.

Brescia.

Hnna.

Caaliari.

f1 errara.

Cali an iss eli t'l.

Firenze.

Campobasso.

Fogoia.

Casale.

Porti.

Caserta.

Frosinone.

Catania.

Genova.

Catanzaro.

Gorizia.

Chieti.

Grosseto.

Chivasso.

l v rea.

Como.

Lecce.

Cosenza.

Li tloria.

Cremona.

Lodi.

Cun eo.

Lucca.


(segue)

UFFICI.~LI MEDI CI E C HIMI CI FARMACISTI ECC.

107

Macerata.

Padova.

ManJova.

Plllermo.

Massa Carrara.

Parma.

Messina.

Pavia.

Milano (I e Il).

Perugia.

Mo dena.

Pesaro.

Mondovi.

Piacenza.

Mo11za.

Pinerolo.

Napoli.

f>i&a.

Nola.

l'isloia.

Novara.

Pola.

Oristano.

Potenza. ' ' ' " ' ' " 0 0 0 0 • • 0 . . <000000

Orvieto.

ooooooooooOOO

ooO~

OOOH0 . . 0 0 0 0 o 0 0

oooooOoo

O

00000 . . 00'

'''"''''

' '

''''''

oo

Ragusa.

.......................................................................................................


108

(segue)

U FFICIALI

!l\IEOICI fi CHIMICI FARMACI STI ECC.

Rat•enna.

Sulmona.

. ... .... .... ·-···· R eggio Calabria.

Taranto.

Reggio Emi/in.

Teramo.

Roma (l e II ).

T orino.

:\l asll·oj;lllui l11/ rmin ~t 111 ). Laino R osr,.io (l ) (im·. t-ruerra) Com. O. N. P. l. G. Properzi- Cur'li ll cnedcll o (l ). f. o.

~1. ~1 .

:\l. :\l. M. ~ 1.

...........................................................

Tor/onn.

R ovigo.

Trapani.

Sacile.

Trenio.

Salerno.

Trel'iglio.

Sassari.

Tre l!iso ,

....................................................... S (IUOIIO.

Trieste . ......

Siena.

··· ··-·································-·········-

Udine.

··················································· ··········· . Siracusa.

1° C. M.

Varese.

Peco1·cll:• Marian o.

············ ................................................ . .

Sondrio .

Spole/ o.

······-······· ...................................................................................

Vercelli. .

.................................................................................................. .


(segue) UFFIC IALI

liiiU>ICI 1:! CHIMICI FARliiACISTl ECC.

Verona.

Vicenza.

Viterbo.

UfFICIAU MEDICI E CHIMICI FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DEU' AFRICA ITALIANA.

T. C. M.

Ba si le 1l ntonin (nmrn. c-eni•·. ) r. o.

L. M.

Bcnclli Arturo (urr. mil.).

Afr lca Orentale ltaNana.

t• C. M. 1° C. M.

l.n lli .trltu·o.

1° C. M.

C:mnizzo Selmstinn o.

1° C. M.

Terzi Feduico.

1° C. i\f.

ll ' EII.OI'I't'~

1° C. M.

C:Jll Domwiro.

1• C. ~1.

Maglicnli Francesco.

C. M.

S lng-nilli Fran cesro.

C. M.

Cn rnpngnu Gaswrre.

C. M.

F:H''IIZi .l htn.

C. M. C. M.

~laira

C. M.

Spaln f01·a Gius eppe.

C. M.

Sottini Ginr•cwni.

C. M.

Figlioli Rcnedetto.

C. M.

Marchese Agostino.

C. M.

(;culi li Spinolu A 1 -~ssa ndro.

C. M.

Do•·g!li Leoni<la,

Ba•·biera Giuseppe.

{;itW'flfll'.

Ce.:.,·c.

~larino

Str/vntore.

T. C. M.

S i gnori no R osnrio.

C. M.

l.o rc n7.ini Giuseppe.

r. c. M.

C. M.

Lo Magna Giusepnr.

Il. M.

R ilucci Chinni ti gostino. Aa·omnndo Ang~ln r. o.

C. M.

A •·cabasso Giuseppe.

Il. ~1.

Passera Tancrecli.

C:. li.

A •·r.uri Nic•>la.

Il. M.

Misilano Gio11anni.

C. M.

Alcmngna N i co tu.

Il. ~1.

Agostino Vincenzo.

C. M.

Assini Giuseppe.

Il. M.

Dubbiosi Emilio.

C. M.

li. M.

S<·nlzi Carmin e.

Decina Camillo.

}1. M.

C:. M.

Parula Giovanni.

Brunetti Giuseppe.

Il ~1.

Froggio Francesco.

C. M.

Lagna Donato.

IL M.

Ambrosi Luigi.

C. M.

Colozza Gio , •a t~ni.

l'C. M.

Quei rolo Emilio l:'rnestn

C. M.

Sislo Eugenio.

l'C. M.

Hv!>Si Mario.

C. M.

Verlc-ehy Giovanni.

l' C M.

Fuccio Giovanni.

C.M.

Pala Miclrelino.

l'C. M.

Gelanzé Celestino.

C. M.

Longo Giuseppe.

l' C. ~1.

Passante Carmin e.

C. M.

Dc Quatlro Nicola.

l• c. ~l.

Dc- Lisio (;io{'(llllli.

C. l\J.

Mazzoln l'inc enzo.

l• c ~1.

Sanlobuni Umberto .

G. M.

De Gregorio Gaetano.

r. o.

109


tlò

(se gue) lFFICI.\LI ~IEOICI E CH IMI CI F:\RMACIS'tl !!CC.

C. M.

P ascii i Ferdinando.

T. ~1.

0 1' AnJ[clis Jcorn.

C. M.

Z<,ppi Zelin.

T. ~1.

Pcl •·ucciani .Yico/11.

c. ~r.

Bellia Fmn cesc11.

T . M.

Zai ri Sacel/ario.

C. M.

Canccr Luigi.

T. ~1.

lluc hi cc hi o l' iTt•·rn:,>.

T . ~1.

(;l'N'O J'IISQilfliC.

C. M.

O'A lcssio Uio '''"'/"'" is 111.

T . M.

1\nmilo 01'itlio.

c. J\1. c. ~1. c. ~1 .

Li no Franl'esco.

T . C. C. F. Ballag-lini Guido ( inv. gu<'rrn ).

Fedeli lll l.w·tn.

T. C. C. F. J!.,oJa /:'mi/io f. q.

T . ~1.

Di

T. li.

i\larl in o Prr·clinando grado capi t. ).

(i ne.

C11ta/tlo

grado

Cnnnillo

(inc.

capii.}.

'r. ~1.

Cagnas<;,) Giusr ppe (i ne. g•·ado

T . ~1.

Libe ri Frdcrico (inc. g mdo ca-

Ca,·ali,re r. ino (i ne. g raù o caZ :lg(ltlli

. 111/ fi i! ÌIIO

( ill(',

l!l'ndo

rapii. ).

T . M.

Modug no p,.,,11·esco (i ne. g1·ado

capi l. ). T. ~f.

C. C. F.

Carlis i F erdinon(/()

T. C. F.

Auùisio Giulio.

T. L. r. Curci Raffaele.

Libia.

pi t.).

T . M.

D'Aic!'sandro Luigi.

capi L. ). pit }.

T. M.

i\J C. F.

Hcb u rfnl Gittlin (i n c. g rndo ca-

pii.).

Col. M.

l ngra\nlle AJfredo (direl l. ~n n . }.

T. C. M.

Si nisi Guido.

M. M.

Cnmbazzu Mario.

M. ~1.

0 <'rlolucci Gino.

~t. l\1.

Viq~ illu

l o C. M.

Polenza Luigi.

l" C. M.

Pc rrini An[Jrln

1° C. ~1.

Sn lvali Giuseppe.

S(werio.

T M.

Cebrclli Giusep pe.

1° C. M.

Gammarano \lincwzo.

'J. ~1.

Napoleone A nrlrcn.

1° C. M.

Cull1·cra Francesco.

T . M.

Di Marco Antonino.

1• C. M.

Colombrita Filippo.

T. M.

~l allcsc

C. M.

Pri \'ilera B en edetto.

T . M.

r e rrigno Giuu ppe.

C. M.

Naslasi Antonino.

T. M.

Fedeli Cnr/o.

C. M.

C.ozzolino Federicn.

T. M.

Bamonlc l!.'nzo.

C. M.

Dal'il e T ommaso.

T. M.

Ci C<" h cl r i Fran rf'!:l'll.

C. M.

Lascuro il/fredo.

T . .\1.

A Il ann,.;io

C. ~1.

&adulo Pasquale

T . ~ 1.

Sireci Gllt ~•·ppr.

C. ~1.

Giudice Ferdinando.

T . .\1.

Oelop-u / l'o.

C. M.

Oi Giorgi Pietra.

T . .\1.

Fis idwlla l 'idm.

C. M.

l acca•·ino Giu seppe.

T. i\1.

Anlcnuc ci t-:Jpi!/io.

C. M.

lki'Unlinonc Enrico.

Fronase-o.

1rnflldu.

j


(segue ) I ' FFIC I.\LI )II::IJICI 1:: CH UJICI F\ltMACI::>TI E<:C.

Ili

C. i\1.

P a r'l'e lln Tullin .

Col. M.

C. ~1.

Heggio M ielle/e.

Col. l\1.

r. q. Hornbolà Ant11nio r. o.

T. M.

Di Monaco Michele (inc. grado copi t. ).

T. C. M.

Ciaccio Vit o.

T. ~1 .

T. C. M.

Pa!'>-!lr<!lla Fabt·i:io (inc.

Miadon na Antonio.

T. C. M.

Sc1s lo Anto nino.

T. C. l\1.

Ferrari Giol'nnni Aurelio.

;\l. :\1.

Tl·<ll''l'hi Gittt' llllln r. o.

.\1. M.

Ang1•1illo Alfonso.

~1. M.

Cnlopnno /:.'tlll al'(lo.

M. M.

~ l as~; i

J::milio.

M. M.

~l on t i

G~t clano.

M. M.

;\l:l g••ini l~lll'a

gra-

clo cap it. ).

r. M.

Pr·eslileo ~·in cen zo (iuc. gnrdo cn p il. ).

T. ~1.

Lupo Guido (inc. grado capil. ).

T. ~~

Zecca Cosimo (i ne. grado capii.. ).

'1. M.

Tro tta Enrico (inc. g rado capil.).

T. ~1.

Sirianni Cf!rntelo capi l. ).

(inc.

grado

(;a io l Li no Cariv

r. o.

T. ~1.

Elisei C11r/o (i ne. g r·ado capi t. ).

1° C. M.

Palmieri illfredo.

l ~1.

M a r·cscn Corrndo (inc. g•·ado cnpil. ).

t o C. l\1.

Cull •·one Sulr•ntore.

T. ~l

~l uur·o /Jiagio (inc. grado capil. )

Pallavina Domen ico.

T. M.

Al visi B/mo.

t• C. M. t• C. l\1.

T. M.

Sabnl in o Uiccartlo.

1• C. M.

Mnlnrano Sern(ino.

T. M.

Fu l'i no R affa ele.

1° C. l\1 .

Vas ta Giuseppe.

T. ~r .

Mnncini Gio u. Bul/isla.

C. llf.

l mbrrnda

r ~L r. ~r. r. ~t .

Morelli Gaetano.

C. M.

~l on t one

C. M.

\.emma Srrlt•al orc.

T. ~1.

Si m one Rober·li Fruncesco.

T. ~1.

Sab elli Carlo.

Col. ~1.

Jlalla .l/ berlo r. q.

T. ~1.

Celenlani !Vico /a.

Col. M.

Monaco Arluro.

r. ~r. r. ~1.

Nupolilano Felice. Di Fe r·dinando R e11nto.

Col. M.

Porru Pietro.

J. ~1.

T. C. l\1.

Mcreu Jlosolino.

Di Trapani Solr!lllllt'l'.

r. M.

T. C. M.

l\lar-ulli Alberto.

1\l ns ifli Clemente.

T. M.

T . C. M.

Oel Vasto Gwse ppe.

lemmi Cor to.

C. C. F'.

Palmerio Pietro .

T. C. l\1.

fiiualdi fli elm

C:. C.. F. T. C. F.

:Nascè Prnncesco Paolo.

T . C. M.

Zuddas Silvio.

T. C. M.

T alenti Cesflrl'.

T. c. l\1.

l\lat'ÌIIIIC~i

T. C. i\1.

:\ t'LfC'nlina Gio11. /Jnt/istn .

~1. M.

La Rocca Paolo.

~1. l\1.

Meiner i l.urgi.

Teromo Pi/omeno.

Sessa Vincenzo.

T:wcr·edi Gabriele (inc. gratlo ca pi t. ).

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE t (JI. M.

Moli:-ani tllfredo.

Nicaslro Arturo.

M''" eo. ,\rturo.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA

r. q.

Marin o

r. q.


112

(segue) UFtJCIAl.l MI;DJCI B CHIMICI FARMACIS'tl BCC.

~f. M.

P ed razzi Arrigo.

C. M.

Mariolli Bianchi Guglielmo

M. M.

Casella Bcnede/lo.

C. M.

Leo Giuseppe.

M. M.

De Cesare Luigi.

C. M.

Lo Monaeo Croce Tomma1o.

M. M.

Raffou e Alfonso.

C. M.

Squi Il aci Giuseppe.

M. M.

Lepore Francesco.

C. M.

Parrella Achilfe.

M. M.

Sraln Enrico.

C. M.

Figari Alberto.

1° C. M.

Breni Giovanni.

C. 1\1 .

De Meo Enzo.

I• C. ~1.

Gaspa~riui

T . M.

1° c. M.

Simola Mario ( inc. grado capil.).

Alessio Paolo.

1\litlillla Cttrme/o.

T. M.

Giustizieri Armando.

l °C. M.

1° c. M.

T. 1\1.

M ~naco

Marocco l_ui(]t.

r• c. M.

T . M.

Dc Cilla Pranasco Puol11.

Sardone A n Ionio.

••.c. M.

Colnionni Giuseppe.

T . M.

Trig-ila Sebastiano.

1° c. M.

Lipar·i Domenho.

C. M.

Blundo Luiai.

C. M.

Br nn i Bruno.

T . C. M.

Tnlar·elli T,uiyi f. o .

c. 1\1.

Rodl'iguez Feliciano.

1\'1. 1\l.

Cusani MaN<~no (inv. di guerra).

C. M.

Carlì Antonio.

M. M.

Ci ri llo Giuseppe (inv. di guerra)_

C. M.

Fr:mchi n i Giovan n i.

1\1. M.

Sab~•lini

c. 1\1.

Proto Antonio.

C. M.

Mu!é ,tuguslo (inv. di guerra).

Nicola.

.

Bruno.

UFFICIALI MEDICI l DISPOSIZIONE DEL MINISTERO OEU'INTERNO

J\rltlro r. o.


INDICE ALFABETICO A

\baie A IPssmulrn -\n:.11·d i A n fon i n ,\ rc inni Mflrio

.\C<'orinli

Vinccu::n

\ rc·,,~snlo

crmrtlt'!fÌ/t/n

\dami Feticc .\dil:nr!i Gi11/in .

.\diuolfi .C,'ulfllt/rii'C. ,\ f!'O"I i no l'i nel' n :o .\ ll'llo n nmcuico .\l C Jl O (;i IW' p(IC .\lbcrghina Gi11~ c(lf•c \ l bct·~o

Vi/o \lcantl ri (i inromn

19 Assini Giust•ppe . 25 t\'illiiO (;irnltiiiiO.

73 .\ slulo GiuseppP 37 i\ Il <IIIDSiO :11'11(1/t{O. 66 .\11rli ~io Giulio 54 .\ugi Gltgltclmo

53 \ugusli Mario 49 .\\'C lione Grtetnno 36 \ rol io Caro Guido

\!t'ma gna N irn/n \Ics~ i o fitto/o \ llegl·clli Guido

7-l

\ Jio(llli Brncde/lo

62

\ JI()('r:l rlnt nnio

1n

Allocrhio Achille -\lonz.o Ruggiero \llamurn M nnfio \ h il!ini Giorf}lo \hisi l'Imo \rnbrosi J,uigi ,\menta Audenzio :\mmcnrlola Grtctano. \rno1'0Si (;ius eppe /lfu :o

62

zini

Anagni ll/w·io Andolfal.o Mario .\nd reo t li O!;car :\ngelillo Alfonso .\ngclini Antonio \nna rumma f!'rmanuo \nlt'nncci Elpidio .\ulonaci Giuseppe \uzalone Saft•ator·e

Acl1ille \1~cri Antonio

.\r:t

o

l'ag.

Pog. l

\ r:ua111a Filippo \rrnbasso Ginsrppr l'n~:. ,\ I'(':IOI{Cii GPrar1n 15 \1·rari Gaetano. oO A r<'ll r·i ,\' icnla 61 \rdil o l'inccn::o cèsnre. );j i\r~nnlinn Gio11. llt~l/i.çtn 77 i\ roruando A n 9e In S7 A ronica Pl'l·tlinnndn 70 Ar·pino Piclro

59 Bclisario Giulio

49 Bt' lln Vin cenzo 64 llt'llclli Carlo. 20 Brllin Jl,.,,ll rr.~co 79 Il Bcrnrdinonc l:'nrit'O 34 Brrnini Post:o . . 77 1 flNC'IIO (;iu .~l' flp e 49 flt•r·lrlli Rnriro 37 1 flprJ in cii i Marr.c/linn so 1 Il<! l'l ol ncci C i 11 o

62 1 Bcrlonc r.iusrppv 73 Bingin i Giouunni 57 Rinnco Giot•.

09 Bnlsarnelli Filippo

so Barnonl c Enzo

B:~monte N i cola. Barberi R enato 67 Bo rbcro An gelo 6a Barbier:-t (;iuseppe 58 Barbier·n Maurangelo 55 Bar·ilc Tn111m•rso 54 Darnn ba L eonardo 21 l.huone GinNiflni 21 8:-trlolomucci Domenico .

61

44 Barlone Luigi 63 llosile Antonio 63 Bnssi Giuseppe 65 !lasso Giovo Ballista. 18 l'lnll :urlia (;itts rppP. Ball:~gli:-t M it'/tete

llt~l/istrt

56 Bì:111chini Acrisio 82 1 1lirnno Augusto 34 Binnghi A/ber/<1 o

Bini Domenico Bl undo Luigi Ror.<:a Tito Bocchini !W nre

B

33 63 Bac~bi:-tloni Adolfo 69 Balla A/berlo.

36

54 Bnll ngl in i r; uidn 49 Bnudo il n tonio IJ:J Bava Arturo

Bocehini Prancl'sco

16 llochirchio Vin cen:o 75 Ro idi Teresio 47 Bollo f.uigi 60 llonnccor·so / ,ri/I'T'in 60 Bonclli Arluro 65 Bonrlli 11urclio 67 Boncli Mirfte/e 31i

37 00 31 27

lloragno Gi11.~eppe f:'na o rislo Ro rd onc Carmelo Borghi Leonida Rcwulli Gio(lanni llollasso Gi11lio B1·acaloni Lorenzo

52 54 TS Ar:~cco Mario 15 Braggio G io~·anni 20 Brt'7.zi C int•nn n i 73 Rl'igan li Antonio 44 Rriguglio Snnti

83 4~

42 S2 43

:io 04

54 71

xo 13 19

'1.7 22 41

25 -12

78 21 -l3

17 64 73 66

81

'l22 46 40 :iO

x2 19

48 46 55

70 62 69 ~iS

42 13


(sey u e)

114

INDICI.l

ALFABETICO

Pag.

Uru na mon l i Ginryin Brunetti Giuseppe 13runi Brun o. Bruni Nicola Bruno Carlo • Bun Giuseppe B••<:ci fluo/o Bucci Pasqu11lt•. nucci::mlc ;.1/fredo

lluccigrossi Nicollt Bug l i a rei lo Federi w Buono Demetrio . Buonopanc Cnr/n Bu•·la 'l'ilo llull iglionc .1/ idtr/1'

c Carcialorc' Domenico C.agnasso Giuseppe Cuinno Alfonso C:dabrò Sttlt•ll/r) l'l' Calc:ngni .ttmu/o.

Cnld:nola Fratt rl'$('(1 Calì Dnmenièo Ca lia Slcfnno Cn l iendo Genn(lrn Cal icntlo Michele Cnlig:ll'iS Carlo C:dogèi'O l'i/() l.ah·e llo $11/va /01·e C:1 mbnzzu 111 aw· in C:1mmnrano l'ilo Ca m rmna t a Gi o l'Il nn i Cnmorinno P;e/r() CampatZnn Gaspnrr Campana Anlnnio Campnncllo ;lrrigo Cnmpis i Rnldl'tssarP C:n n re llntli Rn rir:o Cnncer Luigi Cnnùiclol'i Ent'ico Canepa Rnmo/o r:an~telosi

Gll e lano

CruuH>II:1 11nr/t·ea. Cnunillu Ctt/rtftlo. Cunni7.ZO Srb•tS/ittll f•

CapiZ?.i ly nn::in .

56 C.l1ie~n Emanuele Caporal e Gius eppe 26 Chimcnli Pet·rlinandn :!H Capp('lli A lfredn -!5 C:1ppelli Giuseppe 68 Chinè Mnrio 13 Capuli GinL'anni 39 Ciuccio l'i/o 43 Ciaropolillo Pasqua/P 2:.! Capulo Biagio 14 Ci:nlo Siluio 41 Carbone Vincen~o ~8 Cicchcll i Francesco 80 Ca •·hone Terc.~in 81 Carducci Artemi~in A 1/o/fo 60 Ciccim:ll'l <l Gaetano 50 Cieco Ginpanni 7f> Ca rNj Lc.onn.n/o 45 C.ieri \1 in cenzo 56 C:nfì Anlonio 80 Cigala Mario 22 C:ni r1•ali Giuseppe 72 Ciocl:no Hrrflaello 22 Carlisi Ferdin11t1rln :n Cionini Giulio H1 Ca rlucci R affaele 62 Cipollina U/isse 57 Ca rolcnoto Pasq ua,. 43 C.ip!'iano Salvalort! 34 Ca r·pi no Rndo/fn 38 Cirillo Gwuanni Carpinteri l;'rneslo 41 Cil·illo Giuseppe Cann•·a Nicolò Adt•/mo 26 Cirrincione Marco CarnHdio Ednorf/tl. 25 Liviln l?af{aele Cnsrl la Bcnerlelln 13 Coccia Giuseppe Ca~ella Dante : lì5 Coglia!i-Dezzn Giusr.ppc Ca~el'la Vincen::'b 21 Cola flrrrnr.rsco :Ju Case li a Cesare 55 Colacci Fran ce!:rn i'>7 Cassandra Luigi 2:3 Colaianni Giuseppe 1)1 f:aiisanese Gilt.~cppt• 34 Colella Villorian o ii4 CnssHnn V>ren:o 19 Colimoclio Pasquale al f.assinis ugo 23 Colomba Nicolò 16 C:tlSSi l Lo Prallrcsro 52 Colombrita Filipp o 4:.! Cassone Antonio 29 Colozza Ginnanni 45 Cassone Giuseppe 46 Comelli Umberto 61 Castana Vincen::o. 29 Com es S cbasi i a nn 4 1 Caslcl laneta Vincen:() 20 Como Marian o 27 Castel l i /~ pifani() 42 Go nfalone 1?11f{aelc 44 Cnslell i G iam b11ll is/11 34 Con ti Gerardo 3!l Ca stron0\'0 Gaclano 61 Conti Vin cen::o 22 C.alnluno Nicodemo 21 Gonlrino Perrlinant/n 50 Cnl~pano Eduar·dtl 27 Corbi Domenico t6 Caler·ini Federirn 80 Corcioni Cor,.,dino 13 Callaneo A.chille 57 Corda Antonio •Jii Curalicrc Gino 26 C.or·dcro Arlrian() 36 Cavallo Eugenio 46 C:nvnniglia Alfretln 32 Cormdi Pietrn 59 Corrndi Remo 76 C:ebrelli Giuseppe 20 Corsi A /frulo 56 Cci Jsidoro 54 Cei Fili!lerlo 48 Corlassa Si/uio 62 Cori ice! li M aura 78 Celentani ì\'icnln U Costa PauMo 211 Ce Il i n i Luigi 28 Cosl.:.gliolo Antonio 6fl Cenlineo Sante Z7 Cozzol ino Federico 67 CrnlorQ A nloninn 20 Crcsci mnnno llern rll'tlo hG Cerniglia Domenico 49 Crespcllani Cado :J9 Ccrnil!li:l r'n Mirlt rlr 66 Chi:'tra Gi11srppe 45 Creste /)aldo 73

P ag.

29 :l

n

55 l-l

45 14 62 4~

2ol i) l 39

:Jl

20 Sl :!5 54 S;}

Gl 'i !l

31:-i l~

:n 47 4ll

72 ti (i

43 42 50

24 :~1'

65 21i

·Hl

63 41

73 7R -lO H:~

l:i2 ().>;

(j9

à8 15 76 4!-l [)9

H

72


(segue) IND ICE ALFABETICO Pag. Cn~fiani

Midle/anyeln Crislini Alfretlo

l>c Cl•::.a 1-e Gimwi no

Cubctldu llu/onio

Cuccia Fran cesco Culln•,·a Francesco

45 Decina Camillo 41 De Domon i co Fruuccs cn

Cuiii'One Sa/ualo re

33 Dc Gennaro Giuseppe

Curatolo /,orenzo Curci /1affae/e

71 De (; iot•gi M11rio 73 Do G1'Cgorio Ouetano

Cu~1alc

50 Dc Laurenzi Vincen::n 83 Del Fnl Lo re Guglielmo 66 Dc Lipsis Fortunato

Vilo Cusani Mnriano Culnll lnlonio Cutuli Fra11cesco Cytrou Loz:aro

fJ'Acranlo Sa lvatore lt',\gusli rw ti yosli~m flal Collo :1uyuslo

D'Alessandro Anlinw 0':\le~:,andro Luigi d'.\ les,andt·o Ruffoele. D'Alessio Giovanballista. O'Ambr·osio Giuseppe O'Ambrosio i\lcssondrn . [l'Amico Giuseppe h'Angolo Emanuele D'Angelo Morio ll;t-loli Domenico O'AIIiho Euand1'o Oatfilù .l ngiofino hallilo Giuseppe flazio Pr•wcesco Or :\lessi Evosio De Andr·ci s Giuseppe Or Angolis Arduino . Ile Angelis l car·o De Bcncdiclis Raffaele flc Bcmurù ì n is V iryìnio IJe Bernordo Pr·ancesco Ile Bernardo PrancescoA11/Qnio ile Blasio Guido 0~> C. a ris A gosl in o De C.ar·li Gustatto De C:-astr·o I gnazio Ilo Cala Domenico

Dc Cesare Luigi Dc Cesare Vw oeu:o Dc Cbiara Fedele . Dc Cillu Fran cesco Paoln

52 Oo Lisio Giovanni 51 De Liso Carlo Dello loro Giovanni Dclogu Gino n olc)gu 1vo

D

Dc Lorenzo Leonardo Df!l Po,·cio Si lvio 14 Dt~l Scruto Giovanni 82 ùc Lucia Raffaele . 79 Del V:1~lo Giuseppe 42 Dc Mnrco Cesare .

69 Dc Marinis Aurelio 25 De Mal'lino Roberto . 54 De Mco liiiZo 22 Demichclis COt·rado 47 't) l) N ICÙill'h:lUSCI'O AI'IIOIdo 28 38 D(\ NtN17.iO Franceseo

Paolo 57 De Pnlma Fi/ipfJO . 50 Dc Paoli Paolo . 71 Dc Pasqun Giuseppe . 81 Do Pirl'o l'ilippo 38 de Pol'<:ollinis Carf,, 44 De Quallr·o Nicola 62 Donza

58 Dc Rensis emilio . 1-s Dc Rogatis 1lntonio 63 D'Eilor-res Giuseppe 71

Poi!

Pag.

54 21 40 18 65

Croce Gui,/o Cru,iulia t;'""·islo

115

Dellori Giou. Maria

14 D'Eugenio Antonio 81 De Vivo Gi11lio . Diana Eugenio 27 Di Casola Giuseppe 82 Di Ferdinando Renato 17 Di Giorgi Pietro

26 Di Giorgio Girolamo 22 Di lorio 11/fredo Z1 Di Lorenzo Odoardo

36 Di ~lu l{giu p,.,,llc;t:sco 26 Di :\l:u('o t\nftmino 79 Di ;\lal'li nu Ft!rdiuutulo 51 Di Manro J\'ic;ola

46 !i!l

63 Di Modica Pietro . 28 Di Mouaco Mie/tele

6:3

:>G f)fl

55

76 Di Nc·llu Nicola . 66 Di P :tlllHI 'liinceu.:o 61 Di Pt·i mio flrrwccs co . 53 Di Rngo Prospero 61 Di Sit·Ho :lntonio . S4 Di Trnp:1ni Saleatore

2fi 7!)

55 Di l'ullio Odorisio 37 Donnd('O l' il/orio

70

19 Donsanlo Amedrn 39 Drago Calnycrn 75 Dubbiosi /::mi/in

!!!{

65

44

67 6-1

20 4f•

25

62 50 62

E

87 44

5X

17 Ef,,ci C•,.ln 82

28 23 52

F

33 Fabl'i7.i Nicola Faùdn Siro Facnzi tlldo

66 80 67 70 32 28

Failla. (i-iovanni Fai Ila Salvatore falcone /tttffar.lc

Falbo l::nrico 73 Fanlozzi Luigi

Fnr:-aone t1nlonin Fari11n A nlnttin" Farinn Felice Fava Camillo

13 58 58 56 40 30

Fedele Pasquale Frdcli 11/bcl'/o

81 Fedeli Carlo 46 Fcdcl'ico Vin cenzo 34 Felicit~ Hgrl i Guido 42 F'elsani Gir1cinto 64 Fenga L:.'r/yardo 54 Fenajoli Ferruccio 63 Ferraloro (iwseppe 60 Fc r·rat·i G io1•. Aurelio 32 Ferrari Ugo .

l

13 16 45

2·1 8~

41

!l!l

70 40 5f> (i!)

lì6 31 5-I 6(1 67 l (i

24 39 511 31 l 25


116

(Se!J II C)

INDI CE ALF ABETI CO

Pal(. l'a g. Ferraris S•lll•ll/ rll't' 70 l ;a !Id lo Giacomo 6J Ferri A n Io nio ;j:l l ;;dli della Loggia On21 menico 65 Ferri Guidn 60 fia llo Arturo 20 Fcrri~no ( ;IIIS.f'/1/IC 75 c;:lltolli Gioi!Gnni 15 F ie l'l'ti .il ir !t l'le 5 1 (;ambarilli Giuseppr 72 F ig:a ri 11/111'1'/o 47 Gambino ..Intonino 73 l"i~li ·li nrnr•!/rl/o 43 vammai';)IIU Vin cen:n 39 Filibcrk Gill!trppe 28 Canora Romualdo 28 F ilograua f'n~•f lwlr 24 Garbngni Giusep pe 24 Fiore (Jrrrmid 26 Gargia Gio,an ni 56 F ioru Mal'tn 77 12 Garofalo Vito F ioa'(· aaz::~ I an,:1u 17 Gonia Lo1·enzo 46 Fio rini Jl/II :IO· Ferl'tU:r·i" 32 Gas pa1·r ini Nicula 34 Fisch!'lli G111seppe 44 (iasparro Um berto 55 l"i"i•·llr•ll:l (; 111111 /JII//ISI•t

Fiskhclla flielro Fi111na a·a Antonino Fiu1110 G ~t y lirlm o Fiumeh·eddo Virt cen:o Flnl'idia F1·an,;csco l"lo rio Ugo Fochi Rnluwlo Fo~l io Felice FoiPua V m berlo F(ln la ua Nico lò Fonzone Lorcn;;o Forino Sn/1•alore Fori i Igino Forluna li Pietro Fortuna! o Leonardo Foli Alfio Foli Giot•ntllli f rane h i n i Gio1•anni F r::~uria A•lnlfo Franich Emilio Frisda Pietro Frof.(~io fo'ran ce~co

/)ino Fuc.cio {;int•anni F'uri no fl nffnelr Fusco Ange lo Fusi Pietro F ro~iu i

(;:lJ.tl(in Emi/i() GAA"Iiardi l'rr.~'fll'tlc Ga ~< litiiiC Il nlnnio c;aiolliiiO Cflrlo Caldi rtoriano

6:.1 Gotti Arluro 41 Galli Dionigi ss' Galli Gwsc ppc 16 Goudiani Pasquale 45 (ielanzè Celestino 48 fi elormini l.uigi 71 Gemelli Anlonino

66 Gemma Sa /valore 79 l.enlile Vitangelo 42 Gentili Spinola .4/essftn-

dro . :?7 J 3 Germano Giuse ppe 14 Germino Alfredo 40 Giacobbe Corradino 69 Gianna ntoni Mario 34 l.iannelti Bernardo 51 Giannol li Di no 47 Giarrusso Gesualdo 50 Gigante Donato 52 r. iglio Rocco 71 Giordano Gerardo 29 Giordano Giuse ppl' SO f:. iordano Giuseppe 35 Giorgi Giorgio m. 60 G io r g i Giorgio f. 22 Girardi Giuseppe 16 Giudice Camillo Giudice Ferdinando Giugni Francesco (; iu.liani Alcandro Giuliuno Celestino 78 Giurlco Michele :l8 c; i usli Aldo R2 Giust izieri Armando 75 GofTredi Elfore 43 GoO'redi Luigi . _

P&l! . t;o llln. Do

Aya ln

t l llflll-

slo !roll7-<dcs A lfretlo tiori /Jesidcriu l~ori Gi(IL•atwi Gorio Angelo Gorrelo Cari< c;olclli Massit•w Gramcgna Giot'(llll/1 Gl'undc PnsrJuale Cirannta Salvatore Gra,·illo MiciJele Graziano Carmin e Graziola Gtrardo Greco Pasquale 38 Gregorini Pic/ro 7G GI·ella /Jr11 cslo 79 Grengo Luigi 6i Grifi flilippo 35 Grifoni Osca1· 18 Grigna11i L::u gc nio 62 Grilli Mario 61 Grillo Girolamo 4~ G1·osso l'il/orio Guadag-no M al'io 48 Guaraldi Caf'/o 27 Gunrnnre.ia Girotumn 14 Guerra Vincen:o 29 Gugliclminclti Si/l'iO 32 fi ugliclmino Lucio SO Guido Giot•(mni 25 Gu rgo Picrino 13

5:i 24

67 73 68 t-7 :!~

58 46

74 7!.1

17 67

43 53 (li)

2S M 6U 41 18 12 H5

26 27 2~

70 3~

28 22

39

21 66 53 I:Jcca riuo Giu ~eflpc

54

76 lacomi no !;flore 24 ladevaia Pranccsro 60 lannarone Generoso

1>7

"8 " IanniZ1.oUo Carm elo Sfi Iannizzollo Antonio 52 ln poco A11tonio 63 lnsco uc Magliori Gi u 50 seppe 84 J a~ll i Mario 36 l di ni Francesco 55 lemmi Curio 61 lmbrcnda Matfro . 71 lmpallomcn i Rosrrrio 38 l mpnllomcui Sel,aslw11 o

46 771 31 14

57

S6 4-l

67 44

:.o 5o


(segue)

PII!(.

PRI(.

frupcriafe Ce sare frrdPi ica lo Giuseppe lufarrl i no Simone lugra valle 11 lfredo lrrgria Lorenzo lpp~1li li 1l rna/dn r~o la

Emilio

Lojacono Anlt• TIÌO l.ojod ice Cataldo

19 15 39 13 43 19

Lo m ua l'd i /i n ri cn Lombardi M anlio Lombardi Mario

L omba1·di Saluo/ore 77 l .1) Monaco Crol'e '/'(!m.

maso

52

l zzo A T'Cl uino

Longo Ful11io

l.aLI'II:nll' ()rn:in LaLI"IIna l'ilforino l.acc ltè P ernando

Lal!n;r Donulo Laino Rosario

La :\l agrra Giuseppe l.n Ma rl ina Rosario Lamendola Filippo l.~ m p is Edonrdo Larrd ria ni Roberto Laneri Giovacchino l.anue , lla Francesco

Leonida l.apen t n l n nocenzo l.~ ppon i Guido La Rocca Paolo La Rocca R obert n La ro vere Giuseppe La!"CArO A/free/o

l.nnna

Lauri Giulio

Carlo Lay Dino Leccese .4 n ton io Leo Giacomo r~,rrrora

Leo Giuseppe LctJ Samuele

. Leonardi Domenico Leone Tacito Lepol'C Francesco Liberi Federico l.ir.afa Alfio

Lica La Salvatore Lino Francesco l.io Giuseppe l.ipani Antonino Lipari Domenico Lista Domenico Lo Bianco Dom enico

16

Longo Giuseppe Lopresli ,tnl onino Loreuzini Gi11seppe "? Loria Giovaflni v_

:m Lo

Vecchio GiouccltitH• 67 Lucci .4.merigo 50 Lucente Pu~;qua le 83 Lucenle Vii/ orino 49 Lnc iano-Fuscà /•'elice 81 Lupo Amodto 32 Lupo Guido

1'8J(.

M:IIIZO

(iillt'<llllli

61 Mal'chesc tlgnstinn 23 ~l :Hesca Cf) rratlo 68 :\farigliano Gior'lllllli 59 ' ~Jari~o Snlflatnre Si Mnrinucci M••rin o Mn ..iolli - Bianc hi Gu-l!l

Lungo Do111 enh:o

L

lli

I NDICE At.PABIUICO

glie/mo

/

45 47 58 49 4 li

76

48

35 llarmo !lcltille 72 M:Hocco Luigi

48 !37

62 Marra Giuse pp,, 19 :-.·rarlorana Aldo

69 65

·18 /llal'lllli Alberto 31 :\lai-ia ln Mario 81 M asn la P i ras Mrll'in 15 Mascia Gi1t.~ e pp e

15 51

00 Mns!';a Filippo 64 Mass<1rn Gae/ann

29 53

28 Mas~er:mo Gi11/in 60 Massi Emilio

13

56 'MaF>s imu Fran ccsw

49 47

24 27

24 12

Mastranlonio Vint:r. n :zu

22

~fasl roeni

411 l

, t\fas lrogia('Omo Guido Masi rojanni Anto nino

62 32 23

M

:!4 2H 52

12 MaiTco Luigi ~l a~tgio

21

Piett·n

35 :\faglienti Fra11 .;esl'o !iO Magliuolo Alfonso 61 Magnani A/Jclc

55 Magnini Efleu ·IO Magrone Amedeo 69 Mnimonc Dn f]Oiin o 40 Maira Cesare . . 51 l M alice .4/essandro 48 Mallo7.zi Amerigo 67 :\fa Ile se Frances co

l

41 Mancini Giou. Batlisln 6! Mancini Luigi 30 :\1anconi Micl1ele 57 , Mandò Alfredo 64 1Manfredi Alfredo 71 Manfredi Arnaldo

54 Manfredi Oresle 47 Manganaro Carme/n 30 Manganiello Luigi 41 ~fnnglone Giuseppe 34 Manieri Alberto 36 Manzella Gius-eppe

Giuseppe

MasiJ•ojann i De ci o . Malarazzo L111:io

20 11 ~lntnra7.7.0 Seru{ìrw 38 1\J a l lei Federi co 42 :\laugeri Nicolò

20 :\lauro Biagio 42 ~~alda Cosimo 80 J MazzanJcchio llcrllllrdillt• 82 .\fazzaroni Giaco mo . . 21 l M azzenga Giucomo 46 Mazzelli Loreto . 20 .\tnzzola Vifl ce n::o ~ 1 Mazzoli Pet·narulo 59 1Mazzocco nc C!lmillo 60 i\1 cdns Morio

Mie/tele Hl Meineri Luigi r>2 ~~e lchionda J:.'vcli11o 19 Mcga1'0

25 ~lcl chioHII a /i/tor e 29 Mclillo Murio

39 .\fcnd icirri Giusepp t· 14 Mcnna f.uigi 61 Mennillo Ft·w• ccsc" 44 ~f erm ona (;cral'(lo 35 ì\1 t'l'l'li t'io Rocco 38 1 ~l cre1.1 Rosolino

•l2

36 41

62 15

58 58 7'l ~6

30 Il

53 67

16 53 48

23 67 72

58 fi9

63 62 ~&

5!i

15


(seyue ) IND ICE ALFABETICO

118 Pa11. 1

Mcrliui Ca111illo

81

Anuclo

82

~le,;siua

~l iadon11a

An tonio

~~ inliiui

Filippo ~l ic hc[i 'J'corloricu ~l idulla

Carmelo ~l iguan i Yil/orio ~l iguemi Fmncescn

Gnclww ~ lil elli Erneslo :'ll il l ino Domenico ~ I ÌIIÌIIIIÌ Jgna::io . ~lit·nbPIIu Clauclio ~lit·c nghi Ugo M i1;i Luno Giovan n i i\1 oou ro ,•lu relio ~li l ann

~locafìgbc

Cado

Modeslini Paolo Modugno Frances co l\l olaioni Fiuc enzo Molisnui Alfredo

r.l ulisu ni Jlicciardn l\f onaco Arturo Mouaco Bruno ~lonaslro

Salvatore .\longi llo Mic!J ele ~ l ongu zzi Umùcrlo Monlaina Guido ~ l o 11 Lanari

.4.ngelo

MoH le leon c Vin cen::n ~l o n li Gaetano Mo11Lini Giol'anni Montone Al'iuro l\IOi'elli Gaetano Morelli Mario i\lurcl Li Giov,mni ~ l orga nli Paolo .\l uri :1nniba/e . Morino Enrico i\loJ·oni Giuseppe :'11 ozzaua Carlo . ~l ulè

Augusto

.\l ura Sa/,•atore t1ny. Mu ralori Carlo Fdice r. tu nu (; iucomo ~lu si lli

C!rnunle .\lu:;so Unrico ~lu :; to il/ iclte/c :\lu;;[o flou,rutl c ~IIIS IIIIIU 1T3

t\'i,·olò

16 66

N ì\addt~o

Vinccn::o ;'li an n i Corio 6& 'apoleonc Andrea 36 SO :\;1polil::mi /:.' nrico Hl ~apoliL;:mo l'cli re 44 :\a;.:rè Franc est;n · 1as1· ,lnlonino 2\J ,",a ~:. Negt·i Pietro

70

l'i<'~ l et·

Lui<yi n Nicastro Art l/t't> 44 Nicolò R occo 56

N icolosi ll nlonio Nocenlini Dino '1:i Nol:Hianni Viucen::n 36 i'/nna tlnt onio . . 23

12 5l:i

~usdeo

6\)

o

1!

611 12 1)3

35

60 1 ._.

56

Vincenzo

O~grro Crsare . Oli n~rio 11l1>isc Orlauclo T eodoro Or lulnni :lnlonino Olcri Viru·en:o Oll:niano Fausl o

74

p

25 28 Pacilli 83 44

Alfredo Pagnicllo Alfredr.

P<lgnolla Um ber/n 60 Pala Michelino 2:~ Palaùiuo Pnolo 53 Pal ermo Canne/o 44 Palleroni Dino 31 Pa lmas Giw;eppe 29 Palmcra Ur1o 73 Palmel·io Pietr·o. 68 Palmie1·i Alfredo 83 Pn Imi cri .lf11rio 24 Palm iniello l'IIS({llllle 17 Palumbo Giuseppe 32 Pan:1gia Anlonino 65 Panara Carlo . 68 Pnndnl fi Edoardo

4{i Pam.cr·a 01/ciPio 2!1 Pantè Domenico 38 rauwlo Filippo

lP :1olillu Sl11nislrro 1 Papa Gennw·o · Pag. Papaguo Mic;lu:/e 64 Pa1·aK01111 Pietro 30 Paraninfo Angelo 5 9 Paren te F~rdinantlo 55 P a1·enti V go · · 63 Pal'isi ennio . 71 Parrella Achille 4'7 Pa n elln Tullio . 49 Parri \Val/et· . 66 P a I'Uln Giouanni 37 Pa:>ceri Domenic;o 6fi P asetti Ferdinando -!5 Pussalacqua eugenio. '70 Passalacq ua Gioacc llirw. 40 Pnssalacqnn lta(faele. . . 8·l- Passan l e car'mllle 59 Passat·ella. Fabrizio . P assera Tan crcdi . Patern osl ro Vin cenzo Palla\'ina Domenico 14 Patti GirlSeppe . 52 Pavone A.ntonio 71 Pavone Giuseppe 66 Pecilli .4ntOTIIO . 17 Pecot·;~rio R affaele . 57 Pecorella Giovanni Pecore Ila 111 nriono. P ed razzi .4.rrigo .. P edroli Girrseppe 80 P ellegrin i Frances co . 77 l P<' llegrin i Oreste . 31 Pe llegrino Francesco 51 Pcllegl'ino Lorenzo 47 Pellkini Ferrante 38 Pepe f;iuseppe . 55 P epe Rn(fael/o . 62 Pcrca rn l sidoro :l6 Percopo Vincenzo 71 Perilli G iovanni :Hl P e m ice Vin ce n zo 60 Pernice Vincenzo 51 PerreLLi Cristofo r·o 20 Perricone Giuseppe 14 Penier Stefano 43 Pcrrini Angelo . 35 Perrone- Capan o F etlci)l

rico

60 Pesce

Pag.

35 4()

44 44

:H 17

62 32 51

55

68 40 60 53

74 21

sa 36

56 21 61

33 ~4

37

31 i<;~ 2~

28 39

23 45 13 15 51 l!)

48 56 2fì

18

59 78 35 -!7 19

34 78 1

36 (i(i

Ni<;o/a

44 PcssolanCJ Angelo

~2

70

l


(Segue)

IN DICF. .~LFAllRTI CO

P n ~t.

Pag.

Pelitbon Lodor•if:o Petili Pasquale l'elrucciaoi Nicola . Pczw llo Luigi l'inzza Antonino Piazza Guido l'irazio tlntonio Pirrarrela Francesco Picr.ioli Ermenegildo Piccoli Giot•arwi Piccolli Egidio Pietroni Gin • . l'tsrrrh ia Na tale Pistilli Giulio Pitrelli Nicola l'tli nri T:' r·n es t o Pi1·ctti Fi·ances co l'lacidi El t ore l'l~ia !VII/a fe i'lnstina M ario l'r·lo a Vincenzo. Pomo Felice ~'·•rru Pietro P..t·l~ lli Giuseppe l'utPnza l.uigi Pozzuoli Prance sco

Prcite Mario PrP<fi leo l'incen.zo. Prirr•l o A /fon so. Prililera llen ede /lo Procopio Bel/armino Properzi - C'urli 8 encritllo , Pmlu At?tonio Pulighrddu. Salva/or•e Pullrnne Raffaele Purraro Giuseppe

Purpura Giovanni l'u 17.~>l u Gio"'""'i

82

lrg-gio ''Michele .

1ti Hci fano U go . 64 11r·velli Gtnrrccltino 25 \ibaudo Antonino . 37 Ricca rdi Ciustp(IE . '2 Ricci Antonio

lìicci Emtlllllefe . Ri~ò Ettore. ;t ig hi Giuseppe . Rimtlrli . 1ntonio 80 Rinaldi Ollofrio 61 Ri nn lrlt Ora::io 55 Hi11aldi f'if'/ro 57 "l iparbrlli llni.Jcr· /o . 15 Hipnt·i 1:11riro 18 29 82 18

60 \10 69 23

Rilu cci-Chinn i 11yn.~lino Rizzi Vin cen:n 1\izzo Carlo

Rizzo Cornelio 40 Hizzo (;ur.lrlllo 16 Hoceo ;1/esswltfrn 22 l orli tuì .\'tt'll/'.lnt o"t" 12 Hodriguez Felirinno 73 Ho lro Federtco 3~ Romano Camillo 71 f\om::mo Gr•rtu•tr o 53 Romb y Paolo 56 Rombol:l Antonio 71 nomilo Ooidin 47 Honga Gaetano 47 Rosa Guido

11osi Vii/ orio . 81 Rosie llo f.uiyi 48 Rossi Antunio 67 fl ossi !Jonifacio.

Rossi Mario 86 i\olleglia En::o 47 nugge•·i 'f'u(/io

32

611

nnocco A le~santlro

Russo Sebastiano

Q 9nPirolo Emilio Ernesto

81

s

R HaiTone Alfonso lt!i~ni Guido . llaC!o Giol'rlflni

fi;J mpi Pietro Italiani 'f' u/1 i" R••bu fTat Giulio.

26 59 23 l5 19

119

Sabolini .li ngelo Sabn l in i Arluro . Snbntino Rt ccorrlo. Sa belli Carlo Snrrhclli Nicola

58 Saccowa n i Giorgio

PRg.

55 Snia Mario

73

25 Sa lcrno .'1 /fonso 6il S:dmè l:ttor·e 5X Sa lomone Giuseppe 7'l. Snl,;ano Pietro 29 Snlt ini Pietro 55 Sah·aJ.i Giuseppe l 7 Snl'nlore Fr·ant·esro 2ti Salvi lltn crn:o

5~

61 Sa h· i 11 i Cesnre l"" SttJHirclli

Enu•.< to 34 Sa ni Cado . 76 Sanna A lrssu 11drn 72 Sani ngali Prnnrcsrn 37 Sant angelo Rcnè Ctrr/o 17 Sn nlensan io M ari o 65 S:mli llo Tnmnrrr sn 30 S:mlob oni l ' mlll!t' /O 17 Sanloli Pnsltttrrfilln 70 Snn l orell i Mario 67 Sanlo ro Nicnlino 31 Sa ul ors oln Dnmcnit·v 46 Sonlucci Giuseppe 72 Sa •·done :1ntonio 5:l

Sarnclli '1'0111111 0~o .3anll'ino Srwerio 78 Savaslano Giuseppt· 78 Savini Gtwlliero 67 Sad n0 (;.ior•anni 80 SaYino J.uigi . 40 Savino Vit o 53 Scadnlo Pa.~quale 80 16 Sca fè Amedeo 57 Scala Enrico 33 Scalzi Carmine 72 Scanadno Zcflìrinn 54 Scarpa A ngifllino 7!)

5 9 Scarpict·i Cesnn~ 60 Scarpilli Mario

!35 81 57 73

3g (il)

ti-l

26 85 73 71

55 64 7~

50 38 \16

tl7 45

85 ~l

89 27 17

61 15 63

59

68 52 ,!()

30

49 21 30

79

68

Schll'l'll Giuseppe Scialdone Bartolomeo

38

Scillieri Vin cenzo Sciorlino Snlunlo r·e

22

Sco! li Gittsr ppe 20 Scuderi Giuseppe 80 '3ecc h i Frnnccsco 59 Scdiari Demo 62 Seg•·o Fernnnclo 37 Seml Giuseppe . 1 :.!0 '>essu Vin•:cnzo.

3ti

39 70 2U 75 64 71

48 GI


1110

(se gue )

JNUICB

Al.rAB!rriCO

P ag.

Seslo Antonino . Severi Pompeo . Severini Giuseppe

Severino ;t n Ionio. Sgro Nicola Siccardi Guido Signorina Rosario Silelli Micltcle Simola Mario. Simone Ilohl'rti Franre-

aco Simula U/Jaldo Sinibaldi Guglielmo Sinisi Guido , Si1·eci Giuseppe Si riaun i Carmelo Sisto fo:ugenio Sofio Santi Soleri Giovanni Soprani A n Ionio Sorbnra Emilio .

Sollite Leonardo Soltini Gio,•rtrwi S padave.::chia Domenico. Spagnolelli Gnlileo. Spagnnolo Vìgorila !\'i-

cola Spani Molclln Pietr·o. Sparano Vincenzo Spatafora Giuseppe

Spcrapani Efpidio . Spezzafel'l'i llntonio Spin osa Giuseppe . Squillaci Giuseppe S(Jl.lillacioti Raffaele Stagnilli Francesco SI el o Gregorio Slisi Matteo Slrazzu Ili Sf'l•yin Snma Cosimo Snnseri Giuseppe Su raci llruno . Sn rdi Domenico

6:3 Tnppi Pr·imo 68 Tnrchi Virgilio . 15 T:Hdncd Mnria . 81 Tnrquini Cairoli 57 T:n!'in Giuseppe Antonw Talarelli Luigi 62 Tatone Antonio. 12 Talloni Fileno Sa T an ro Fran cesco 15 Tedeschi Giacomo 62 Tedeschi Nicola 57 Telese Vincen :o 5I Tenaglia Giuseppe 28 Teoni Gi11/io . 29 Teramo Filomena 64 Terrana Salvatore • )(i T t" l'l"ano va Sa11atore 6-l Terzi Federico 47 Te!>la l ' go. 71 Toglia Conio 38 Tomasl'lli Antonino Tonelli Camillo 27 Torella Giovan n i 66 Torre Snlvatore 60 Toscano Vincenzo 47 Trani Nflla/ino 80 Trani Paolo 38 TrepirJCioni Emanuele 54 Trinlelti Igin o 49 Trigiln Selwstiano 29 Troina Francesco 43 T1·oisi Michele 61 53 Trombalore Vincenz-o Troll.a Enrico 64 Tnfano Raffaele 17 Tnmino Giovanni 21

80

T 4\l 52 Vajoln ~3

66 Vanacore Antonio 72 Vannooci Quinlilio 41 Vassalli Giovanni 46 Vassoio .4 n ton in 33 Vasta Giuseppe

Va l ~nlo

v Nnunreno Gioacchin o

19 \ ' rdenli Antonino

64 18

76 4g

42 48

25 Vaslola Mario 49 30 53 79 61 25 60 79 32 22

713 57 ll1 58 73

:!9 51 5!.!

Vecoli Norberto

73

Vedovalo Silvio.

65 81

Vt>nditli

Ventnra

Emilio Viflorio

nuele Verlechy Giovanni . Vetuschi Pnsqua/e Vicari Carmelo . Vicario Cesare Vicenlini Antonio Viggiano Alfredo Vigliani Federico Vimercati Luigi Viola Domenico Virgilio StJverio. Vita Gaetano Vita Guido

Vitale Nicola . •13 V i la le Sal11alor('. 8:j Vor.i Vincen:o 46 31 2J 23

F:mll47 51

80 73 62 5!l 7~

17 41

32

:n lO 30

37 65

z

22 Zaffiro Edoardo . 31 Zaffiro Giouanni. 37 Zagami .4ntonino

64 Zairi Sacetlario .

41 Zambelli Antonio 65 Zambra Ettore Zampelli Gennaro ~o 56 Zanelli A /berlo 33 Zanfagna Riccartlo 66 7.anullini Prim n

u

75

Urto ler Fernando

Tadrlia /,ro Tagliafcni 1-:111·iro. T n f! l i a fie r l'O .1\r·m M Ili u Talenl i Cesnre

Pa~t.

P"!!·

18 T alienlo ilniello 27 Tancredi Gabr'iele 73 Tancredi Urbano 67 Tanzer Francesco

81

49 66 71

sn 75

Zecca Cosimo . ZicchiCI'i Leone . Zi n gale Su/valore

56

Zini Giovanni.

70 53

Zoocali Fortunato Zodda Aldo Zoilo Giuseppe Zona Demetrio

79 Zoppi le/io 18 Znddas Silvio 77 Z1wel.li Saloatorc

4tl 3\l

71

57

36 58

19 43


..

1


~~1/- . 1} Spedtzlooe io abbonamento postale

Anno I ...XXX \ .l · •·asc. \ i MAGGIO 1938 XVI

GIORNALE DI

MEDICINA . MILITAR.E Cum sanitate virlus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


11MDI (010


ANNO LXXXVI • fASC. V

MAGGIO 1938-XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cttm sani/afe cvirtas in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAM ENTO. L'~bbonamento è annuo e decorre dal 1• gennaio al prezzo di L. 3: (Estero L. 44). Per g li ufficiali delle Forze Armate, in scrvi.:io ed in congedo, il prezzo dcll'abbon:lmcnto è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumulativo al Ciornal~ di M~dicina Militar~ ed agli Annali di M~dicina Naval~ ~: Colonia/~ al prezzo di L. 4: annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di anzianità d~/ Corpo mnitario militare è di L. Il .

NORME rER l COLLABORATORI. Le opunoni manifestate dagl i autori non impegnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so estratti con copcnina stampata, frontespizio, impaginatura c numerazione speciale. Gli estratti r ichiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. "" ·i Per disposi:~;ione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere 1 " unito un breve autoriassunto (non più di 10 righe). ,_:.~ l~ spese per clichés c tavole fuori testo sono a carico dc~:Ii autori . T manoscritti non si restituiscono.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE MA:'\NI. -

Sull'cztopalogcncs• dclrulccra gasuo-duodcn~lc

Pag .

LAVORI ORIOINALI RIZZO. - Jnfc.wmc lubcrcul.orc: c schizofrenia. Ri\'ISI:t cnuca. Comnbu11 chntct. Consl<kraztom mcdtco-lcj!aiJ (Cominua) MAN<ìA:'\ARO. Org.uuzza:r.tonc c funzttmamcmo dd scr,.izio clu rurj!teO presso le l)" 1>tont molonzzalc. Rdaztonc al IX Congrt)>O tlllcrnattctn.llc tlt m('thttna c farmacia milt1arc. Buc:trcsl, gtugno 1937. (Contmua: io11e ~ fint'). TADDIA. Rd aztonc sulrallmlà del Labor~lorio ricerche cliniche dal t 0 lu~:ho al 31 lhccmhrc 1936 . COLONNELLO. Constdcrazioni su scuc casi di cli<scnlcm bactlbrc Shtg:o 1\.nl\c

Pag.

479

" • •

503

Pag.

554

,,

545

521

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ALIMENTI. l coflf<'rVllllti chimici d~gli O'AMBROsto . ANlìiNA DI PJ;:TfO. Il nutodo dt ancst('sia indirnta (Daniclopol11 c Cltristide), i nutodi diretti (afl~stcsia stdlart: di Ltricht: t: (ITICSI<'sio pamuutebral~ di Kot~ig-Swetlotu) e i mnotli chirurgici propriamt:nu DANIELOI'Ot.t: . dt'tli 1/t'/ /r,l/lamclllo dd/' ARTERIOGRAFIE POLMONARI. Alcuni ca1i di AMtnt.t.E, Ro~<· SI. II 'X, llt""'t.T e Dt";"'· Z ASC ESSI CEREBRALI Aspira:iofle metodica degli - otogl'fli. - f•~R~Rt CAUSTICAZIONJ DA ALCALI. Contributo radiologico ç s~tÙIIt'fl/ale allo SNtdio di'ile lesioni rsofaga e gastriche ndle - TlsT.\ . DISSI:.NTI:.RIA. La JtrrwJ(glt~tma:ion~ tli11gnos1ica nrlltt Coi'I'OLA • EMETINA. l disturbi nut•oJÌ motori ~ srositi11i mamjeJtantisi dtmwte la cura con ti clondrato d' - H tLU.l.IA''D, PucttET e Ctt \Rt.OT • FEI'OMI:.NO DI ARTI IUS ~ (Il) DA CATGUT. - GtLSO:o> c GRHH GAS 01 GUERRA. Mrrodo g~nrrale e ra:ionale di rit•dJ::ion~ det KLII'IG

•

" ME:-.'S SANA IN CORPORE SANO ». VAYOLA OCULISTICA TROPICALE Gli studi di - in Italia . - S"Jt"fLLt . PA STE ALIMENTARI. Rit·~ro di colorami sintetici ndlt' Ot STn"<' e RoHI<O\A I'SICOPATOL(X;IA (/.a) FORENSE. Mòct.tE R01-rU RA RETJNICA S11/la patogNtrsi tit'lla e grnni dd dist11cco. St•t:O.II 1.1 SERIOSCOPIA POI.MONARE. Temù·a e ris11ltati dd/a - CoTTESOT . SPORT. Danni ~ trttlllllfltismi dd/o CHtuRCO . TRACOMi\ l'rolmbill' mfltu:n::a dd/t: radia::ioni l11minose na111rali 11t:l d~ttrminismo t l'ruolt~:ionc clinica del - , in base ad OJJt'ruazioni f•tttc m popolaztoni di tliOuenti ra:::c. - SAR>~ELt.t TUHERCOI.OSI polmonarc c comusioni toracicnc. Potx c VI\'AST . TUMORI SUIITE:-.ITORIALI. Contributo anatomo-c/inico allo swdio dd V!' I'ITl' RA

UROL<X:J A ( l Jt) ;, Italia V IR US AMAR ILLICO Studio d'un a{'po di - , isolato dir~ltamt:ntt: dal Jt111guc drll'1101110 , per inorllla::iofle imraarc/1ralr nel topoliflo l·tafl · ((),

-

M ATIII<

VIT.\MI:-.11\ C c numero dci lcucociti. -

»

Scusnz .

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

548 552

•

..

548 537

• •

543

~

INTOSSICAZIO~E DA CHJI'INO. Luioni fun:iom;/i e anatomo· pt1tologidt~ ddl'ap{'trato actlstico·t'ulibolare da Ptu.EGlltSt c N.-n"'

-

..

543 536

• •

•

553 537 552

•

556 549

"

.. • ••

552 549 546

..

..

551 539

"

550 547

•

538 541

Pag.

557 56o 563

••

•

• •


LEZIONI t: CONfERENZE OSPEDALE MILITARE DI TRIESTE

SULL'EZIOPATOGENESI DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE

r. {'tì-. ,,

•;· ..... f.:.J '"'f :- •••• ._, .,J

-:~~· ../

l

•

Conferenza del prof. Guido Mano!, capo sezione ùell'ospedale civile « Regina Elena 1> ).~~~ c docente di patologia medica, agli ufficiali medici del Presidio militare di Trieste. r.;..: <;'.,: -~'-.~\ , . ... ' --.. ' / t b;

\..." .

.t"'/) '1'• ~...,_.

:v-~~":IS l:.·:..;,._;. ~... ?J.. ~.?'.J ~..!

Sebbene il tema che sto per svolgere possa trovare meno larga corrispondenza con il materiale umano che cade sotto l'osservazione dei medici militari, tuttavia mi è sembrato che meriti ugualmente la loro attenzione, sia per il generale interesse delL'argomento, sia per la sua costante attualità. Piuttosto, milza reso perplesso il monito del Moynihan il quale ebbe a dire che « la letteratura sull'ulcera gastrica è formidabile ma sfortunatamente il suo valore non è proporzionato alla massa >>. Perciò ad un discutibile contributo strett~ mente personale ho rùenulo' preferibile una rassegna delle teorie eziopatogenetiche dell'ulcera gastro -duodenale, per vedere poi in chiusa della stessa, quale interpretazione possa, fino all'avvento di più esatte risultanze, essere considerata accettabile. E' noto che, accanto alle forme decmnnti se(;ondo le descrizioni classiche e con le consuete complicazioni, ce ne sono delle altre con decorso atipico (sebbene costante e caratteristico per il singolo malato), ed infine ne esirtono di quelle che, dopo un periodo più o meno lungo di completa latenza, si manifestano d'un tratto con qualche incidente dramma.tico (come p. e., l'emorragia o la perforazione). Ora, dal numero straordinariamente gratzde di malati colpiti da questa infermità e sulla base delle cognizioni ormai acquisite è lecito trarre la deduzione che l'ulcera non va considerata quale una lesio?Ze anatomica isolata e locale, ma rappresenta piuttosto l'espressione di una malattia generalizzata, alla quale anzi si è convenuto di dare il nome di « morbo ulceroso ». E, sebbene sull'eziologia di questa affezione i pareri siano ancora, come vedremo, molto discordi, tuttavia l'osservazione corrente che di frotlte ad uno stesso clima, ad uno stesso tenore di vita, ad uno stesso regime dietetico vi souo soltanto singoli soggetti che cadono crmmalati, autorizza sùz d' ora l'affermazione che i fattori esogeni non possono essere sufficienti a provocare la malattia, ma che vi deve coesistere insit~ nella persona colpita una predisposizione particolare, atta a mettere il cc morbo ulceroso » in nesso con una discrasia di tutto l'organismo.

:~~$' / ~ ~


468

SULL' EZIOPATOGENf.Sl DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE

In realtà, già dal punto di vùta anatomo- patologico, risaltano nell'ulcera gastro-duodenale due caratterùtiche - certamente oscure, ma altrettanto costanti - le quali non possono se non essere collegate a speciali condizioni individuali, e cioè in primo luogo il comportamento passivo del te.csuto colpito, che non presenta segno alcuno di reazione, in secondo luogo l'andamento spiccatamente cro11ico del processo. E si noti che questa inclinazione alla cronicità è una prerogativa limitata esclusivamente all'ulcera nell'uomo. perchè al contrario nella lunga serie di ulcere sperimentali, provocate ,in sva rtatissime forme artificialmente negli animali, l' ulcera ha sempre rivelato nett:~ tendenza a rapida cicatrizzazio1Je. L'importanza della predisposizio?Je individuale è poi confermata anche dalla frequenza di questa forma morbosa negli anemici- clorotici -litzfatici, negli astenici, nei vagotonici- spasmofilici, nei microsplancnici -longilùzei (66,6 % secoudo Saitta della scuola di Viola): in questi ultimi BoMrino trova un nesso fra la debolezza nella vita fisica e la debolezza nelle funzioni digestive, congiunta a deficiente mobilità ed a deviazione della formula cloridropeptica; e Stefano a sua volta vorrebbe che meglio si apprezzasse l'influenza esercitata dalla psiche nel controllo delle funzioni organiche, in quanto in trenta ulcerosi da lui studiati egli riuscì a constatare sintomi di conflitti emozionali (nel senso psicanalìti.co), che avrebbero non poca parte nella genesi della malattia. In istretto nesso coi fattori individuali è opportuno di mettere quelli ereditari: in generale gli AA. riconoscono senz'altro l'importauza delia predisposizione famigliare, ma nella maggioranza delle relative statistiche sottO posti in rilievo genericamente le « malattie gastriche famigliari >>, mentre molto più di rado si parla di vera e propria ereditarietà limitata all' ulcera. Trmavia non mancano nella letteratura casi tipici di questo genere. Cazzarolli osservò su 6 fratelli 4 casi di ulcera di cui 3 aperati; Peitek (Trieste) ebbe in cura il padre, 2 fratelli e 3 cugini, di cui 3 operati di ulcera perforata; Cabiglio (Trieste) C01Jtrollò all'atto operativo 4 fratelli affetti da ulcera; Notzel: 4 fratelli, tutti operati di ulcera perforata; Brèner: 2 gemelli (probabilmente monoovulart) affetti da ulcera; Appelmans e Clayesoons: 2 gemelli operati nello stesso giorno di

reseztone; V gel/i : su 334 casi operati dai Prof. Chiasserini 19 volte i genitori erano affetti da ulcera. Fatta una media delle varie statistiche, si può dùe che l'ereditarietà è presente nel 25 % dei casi. Il Bauer n'afferma anche a questo riguardo il suo concetto da'minante e precisa che l'ulcera sì sviluppa su ttn terreno squùitamente degenerativo,


469

SULL" EZIOPATOGEN ESI DELL' U LCERA GASTRO-DCODf.I'\ ALE

nel quale la costituzione neuropatica sarebbe da mettersi in rrimo piano, nel senso che lo stato di minorazione d ello stomaco è già delineato nel genotipo. In conclusione si può quindi dire che, se anche non è lecùo af}emzare l'eredità diretta dell'ulcera, si deve tuttavia ammettere la. trasmissione di un fattore predisponente ereditario, rappresentato d:z un disturbo dell'equilibrio uago simpatico. E' poi caratteristica comune delle forme ereditarie l' imorgenza in giovane età, la gravità del decorso, la frequen z a delle recidive. Va da sè che accanto ai fattori sin qui annoverati, auche tutte le malattie generali debilitanti sono in grado di favorire la disposiz ione, e ciò per il logico abbassamento della capacità di resistenza organica: nella tubercolosi, p. e., l'iperalimentazione a lungo protratta ha grande valore per individui, che siano predisposti allo instaurarsi dell'ulcera dalla loro coJtituz ione vago-tonica sia generale sia peculiare al tubo digerente: l' ipercloridria, lo spasmo pilonco, l'iperperistalsi gastrica stanno sotto la dipendenza dell'aumentato tono del vagv e, come af}erma1zo Castellino e Pende, quando all'ipervagotono (così frequente nei tubercolosi) si aggiunga il diuturno trauma arrecato dalla ipe('.,..,v_.• ralimentazione 1 è facile istituirsi della lesione gastrica o duodenale . a da 'J:> .- ~ sè che non rientrano nei criteri dell'eziogenesi dei/' ulcera quei focolai tu ber,>=;_'. -.-./ colari di rammollimento, che si riscontrano nello stomaco come in altri or)~·:\~ ga~i e che ne di!Jeris~ono solamente in qua~to vanno s?~gettf all'az ione cor-C!. ~(~j:~;~~-·\ :·oswa del succo gastnco. Comunque la coeststenza dell mfezzone tubercolar~~....,( ;· ' ,:_-,.; è più frequente nell'ulcera del duodeno e della pars pilorica (qui di solito ~~~~:0" congiunta ad achilia), ed egualmente più frequente nei bambini che negli t.{.~/ adulti (nei quaLi, p. e., Simmonds la riscontrò 8 volte su '2ooo sezioni). ""' Riguardo alla sifilide le opinioni sono alquanto disparate: Surman, su 363 casi d'ulcere, riscontrò la lue nel 5 •y;, dei casi; nel mio materiale essa è presente appena nei 3 ·x_, ; Hausmarm irwece la dichiara frequentissima. E' logicf} che la reazione di W assermann o Meinicke positiva irz un ulceroso non basta a concludere che l'ulcera debba essere di m·igine sifilitica. In parecchi casi la genesi della malattia - oltre che, logicamente dai risultati della cura antiluetica, è stata palesata dalla comtataz ione di un' endarterite dei vasi gastrici. Sempre a proposito dei criteri infettivi è doveroso ricordare che Rosenow, il noto scopritore della << ora! sepsis >1 , ha creduto di poter so.•tcnere la teoria infettiva dell'ulcera, soltanto perchè è riuscito a riprodut-re sperime-ntalmente delle ulcere mediante inoculazione di streptococclzi che egli aveva isolati sia direttamente dall'ulcere stesse, sia da focolai di infez ione esistenti nei denti, nell'antro di H yghmoro, ncll'appe1zdice dei portatori di ulcere. Con analogo procedimento Haden e Bohan hanno ottenuto risultati positivi nel 53 ?{, delle cavie iniettate. Christophe in 54 ulcere rcsecate, riscotJtrò 42 volte degli streptococchi, i quali pror;enipano da qualche focolaio recondito ed avevano - secondo lui - acquùtato una affinità elettiva per la mutXJsa gastro-duodenale. Giraud coltivò ugualmente streptococclzi da ulcere resecate e praticò l'intradermoreaz ione in 14 po-rtatori di ulcere, otte-

r

v

.0


470

SULL'EZIOPATOGE:-JESI DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE

nendo nove polte una reaz ione positiva. Nickd e Hufford, rimovendo focolaz di infezione nei denti, ne.lfe tonsille, nella prostata, conseguirono senza altre cure risultati favorevoli in ulcere peptìche recidivanti. Udaondo ha repertato su 28 casi di ulcera 23 volte iperleucocìtosi ed Escudero nel 33 'Yo rialzi febbrili. Moutier ascrive la perforazione ad un accesso infiammatorio dovuto al microbismo latente intracicatriziale. Felix Raimotzd istituì la categoria delle così dette « ulcere infettate >1, le quali sarebbero caratterizzate (oltre che da rialzi te1·mici) da dolori violenti, da disposi zioni all'ematemesi e da scarsa tendenza alla cicatrizzazione. Al tipo speciale di queste ulcere sarebbero da imputarsi le note complicanze postoperatm-ie (polmoniti, ascessi polmonari, infarti settici). E infine Hoffmann pretende addirittura di aver scoperto un germe specifico che può venire coltivato e che, iniettato nell'animale, riproduce l'ulcera. Di frotzte a questi fatti, che assegnerebbero un discreto palore alla teoria infettiva, ce 11e sono degli altri che la rendono molto problematica: sostiene , p. e., molto giustamente, il Palie che nelle ulcere gastro-duodeuali vessu110 ha mai riscontrato pus e che nello stomaco degli achilici con anemia pernicio.>a, stomaco che pullula di germi ( sopratutto di bacterium coli), non si osserva mai la formazione di ulcere. Io steSJo ho eseguito m~merosi controlli su pezzi di stomaci resecati, ed una sola volta sono riuscito a coltivare degli streptococchi. Comunque la teoria infettiva mi sembra poco convince11te sia perchè gli esperimenti sugli arzimali no11 sono dimostrativi, sia perchè l' « ora! sepsis » degli americani rappreJenta spesso un reperto accidentale in numerose altre forme mm·bose ed anche in soggetti del resto sa1zi, sia sopratutto perchè, di fronte allo stragrande numero di casi di ulcera, il criterio infettivo (febbre, iperleucocitosi, ecc.) si riscontra - anche secondo la mia esperienza - ùz una percentuale così esigua da dover essere considerata come del tutto trascurabile. Caso mai, si potrebbe piuttosto accettare l'ipotesi di Bo(ton e Miyagana, secondo t quali nella lisi delle cellule della mucosa gastrica si formerebbet·o autolisine e citolisine capaci di alterare la struttura biologica della mucosa e di diminuire la capacità di resistenza. Molto maggiori consensi ha avuto la teoria neurogena, inaugurata, si può dire, dagli studi del Pawlow sui rapporti tra uago e stomaco, e sostenuta poi sopratutto dalla scuola del Bergmann, il quale ammette una disarmonia - congenita od acquisita - del sistema neuro-vegetatiuo nel senso Ji u11a vagotonia: e cioè nei soggetti uagotonici i frequenti spasmi della muscolarÌJ mucosae i11durrebbero un'ischemia sotto l'azione di svariati stimoli (insig11i(ìca11ti, se si vuole, per individui Jani, ma malefici nei disergicl); dalla costrizione vasale deriverebbero alterazioni di circolo, alterazione di nutrizione . . . . . . . . ulcera . A loro volta Eppinger e H ess avrebbero rilevato c01uimili processi non soltanto nei vagotonioi, ma altrettanto spesso 11ei simpaticotonici. Il Pende colloca l'ulcera gastro-duode11ale tra le sindro·mi che

•

,

,l


SULL'EZIOPATOGENESI DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE

471

egli designa· col nome di « chemioneurosi », perchè ammette che essa sia dovuta a squilibri m:rvosi e chimici nello stesso tempo. Holler ritiene che alla base del processo ulcerativo stia una neurite localizzata nelle vie nervose viscerali; la debolezza nervosa predisponente potrebbe essere dovuta a vari fattori (piombo, alcool, nicotina, lue, processi infettivi mediastinici sopratutto di origine tubercolare, infezioni in genere, tireotossicosi); sotto la sua guida Marcovich potè dimostrare che processi infiammatori, anche modici, dei nervi gastrici, attraversa1Jti il mediastino (e causati da adeniti iltJri, ecc.) possono provocare ulceri gastriche. Il W ertheimer poi, che riconosce senz'altro l'indubbia importa?Jza della teoria neurogena, fa però dipendere in parte la genesi dell'ulcera dalla posizione abitualmente eretta dell'uomo : in tale posizione lo stomaco pendendo nell'addome, stirerebbe in basso il legamento epato-gastrico, lo stiramento porterebbe alla compressione dei vasi, alL'ischemia ed alle ulteriori conseguenze. L'ulcera sarebbe insomma, come l' ha definita recetztemente il Caroli, una « malattia >> ortostatica. Oltre alle accetmate lesioni orgatziche dd nervi, vi sono, secondo alcuni AA ., anche turbe soltanto funzionali capaci di favorire l'insorgenza dell'ulcera, così il temperamento nervoso (.recando V. Ascoli), l'isteria (secondo Gilles de la Tourette ), e a1zche persino trau.mi psichici, che possono esercitare azioni sfavorevoli, sul decorso del morbo (si sono osservate, p. e., emorragie addirittura mortali dopo violente emozioni). Per lo Schiassi B. negli ulcerosi, esiste, come ?lei Basedowiani, una neurosi generica, alla quale si aggiunge una neurosi specifica localizzata nell' ordig1J0 trofo-secretivo gastroduodenale; l'A. cura il malato « sottraendo/o alle influerJze di una innervazione squilibrata » mediatzte la resezione della coronaria gastrica e dei rami nervosi che la circondano. Lo squilibrio della imzervazione troverebbe conferma anche nei reperti del Kroll, che avrebbe osservato a volte iperriflessia cdn sintomi piramidali, a volte assenza del riflesso rotuleo ed achilleo, a volte veri e propri disturbi atassici. Ricordo a1Jeora che il celebre neuroc:hirurgo americ:cmo Cushing, avendo operato tre casi di ~umori cerebrali, nei quali - dopo l'itJtervmto - si svilupparono ulcere gastriche, eseguì degli studi sperimentali, dai quali si ritiene indotto ad ammettere che una eccitazione dd tuber cinereum e delle fibre che da esso si dipartono provochi ipercloridria, ipercinesi, ipertonia, indi spasmi muscolari, ischemia e malacia della mucosa gastrica, influenza digestiva del rucco gastrico __. ulcera. Fino ad un certo punto sulla teoria neurogena può penir innestata per quanto anteriore in ordine di tempo - la teoria vasale: Virclww per primo partì dal concetto che una z01~a della parete gastrica può essere attaccata dal potere digestivo del succo solamente quando in tale zona si abbia un disturbo circolatorio. Secondo Hauser poi tale disturbo si inizia con un infarto emorragico causato da processi endarteritici; a detta di alcuni studiosi si riscontrerebbe un netto reperto di arteriosclerosi nel 6o % dei casi, anche


472

SU LL 'EZIOPATOCE!" ES I DELL'U LCERA C ASTRO-DUODENA LE

in pasone giovani. Appena i1z seguito, e sopratutto essendo venuta a mancare la conferma di vere lesioni organiche delle arterie e dei capillari, ;i pemò che bastavano spasmi vasali di origine nervosa e crampi della muscularis mucosae per provocare la necrosi del tessuto e la forma zione dell'ulcera . Sono appunto questi gli at·gomenti che hanno ispirato al Bergmann la sua teoria neurogena e l'interpretazione dell'ulcera siccome una malattia ge?1erale de/t'organismo. In realtà lo spasmo dei capillari gastrici è stato confermato anche in seguito ad iniezioni di adrenalina. Acèanto alla teoria neurogena ha incontrato molto credito quella che conferisce importanza essenziale, nella genesi dell'ulcera, al succo gastrico, il quale sarebbe capace vuoi di corrodere le pa1·eti della mucosa per la sua acidità, vuoi di digerir/:t per il suo potere peptico. Difatti è noto che l'ulcera si localizza, di solito in punti, nei quali il succo gastrico agisce in maniera preponderante (piccola curvatura, piloro, digiuno dopo gastroenteroanastomosi) ed è abituale negli stomaci iperpeptici-ipercloridrici, poco frequwte nei normosecretivi, eccezi01zale nella ipopepsia. A coloro, i quali vorrebbero sostenere che l' ipercloridria sia consecutiva all'ulcera, si può facilmente obbiettare il fatto inequivocabile che l'ulcera peptica po.aoperatoria insorge soltanto dopo ulcere, mai dopo anastomosi per stenosi cancerigne. Certamente L'ipercloridria non è appannaggio indtrpensabile dell'ulcera (secondo Ewald nel 34,1 ~~ , secondo Robin nel 91,6 '):, , nel mio materiale - tenendo conto soltanto dei casi sottoposti al controllo operatorio-- nel 73,2 % ), e d'altro canto essa può sussistere senza che si sviluppi mai un processo ulcerativo; quindi è stato necessario anche qui far appello anche al concorso di altri elemeuti e precisamente dall' un canto a fattori che favoriscano l'azione del Jucco gastrico (quali: permanenza specialmente lunga dello stesso nello stomaco pa turbe statiche ratonza, ptosi ] aderenze, compressioni e deformazioni cagionate p. e . dal busto, ormai giù di moda) , dall'altro canto a fattori che influiscatJO sulla resistenza dello stomaco, sia per w1o squilibrio fra le difese dell' organism o e l'attivìtà del succo, sia per diminuita alcalinità del sa11gue, sia pe1· insufficienza dell'autifermento o dell'antipepsina, o per scarsez za protettiva del muco. A p.roposito di quest'ultimo si sa che un certo numero di cellule epiteliali e di ghiandole gastriche è deputato alla produzione del muco, che si estende sulla mucosa e la 1·ipara dall'azione nociva dell'acido cloridrico; così si spiegherebbe che, p. e., certi medicamenti o bibite troppo calde possano, distmggendo il muco, favorire l'ins01·genza dell'ulcera. Anche il Lériche precisa il suo concetto patogenetico dell'ulcera ammettendo che - sulla base di un processo flogistico- si abbia una regressio:ne dell'epitelio produttore di muco con l'effetto che la zona corrispondente subirebbe l'a zione corrosiva del succo acido-peptico. Quanto all'antipepsina, si tratta di una sostanza non ancora ben isolata, ma composta presumibilm ente di bile ed amino-acidi biliari, la quale di norma è appunto adibita alla protezione della mucosa gastrica; in ce1·ti indiJ


SULL'EZIOPATOGENESI DELL'ULCERA GASTRO-DUODE!'<ALE

473

vidui, per cat4se forse ereditarie, sussiste una diminuzione del potere antipeptico, che non solo predisporrebbe alla formazione dell'ulcera, ma spiegherebbe anche la difficile guaribilità e la tendenza alla cronicità. Con questo concetto si connette quello del Boldireff sul rigurgito duodenale fisiologico, che, mentre rappresenta un meccatJÙmo automatico di regolazione del grado di acidità, presiede altresì alla secrezione, al riassorbimento e alla motilità dello stomaco in condizioni tzormali, ed oltre a ciò - nei casi d'ulcera - è deputato ad esplicare vera e propria azione curativa. Difatti oggidì non si dà tatJto valore all'aumento assoluto della secrezione acida quanto al suo rapporto con la secrezione alcalitza àuodeno- pancreatico- biliare. L'importanza del rigurgito duodenale è 'stata confermata brillantemente anche in via sperimentale, in quanto, mediante la derivazione dei liquidi duode·nali, si è riusciti a pt·ovocare la formazione di tipiche ulcere. A questi esperimenti si sono 1spirati Weiss e Aron nell'imputare la genesi dell'ulcera a carenza di certi acidi amùzici (specialmente istidina) e nel somministrare a scopo sostitutivo e curativo triptofano e istidina ( Larostidine) per via ipodermica. La constatazion~ del benefico effetto del rigurgito duodenale ha avuto del resto una ripercussione anche sulla terapia chirurgica dell'ulcera e precisamente come è noto, fra le varie modificazioni dell'intervento operativo, il chirurgo vimnese Eiselsberg aveva a suo tempo proposto di abbinare alla gastro -digiunostomia la cosidetta << esclusione del p iloro », per assicurare il passaggio dei cibi indistintamente ed esclusivamente attraperso la bocca anastomotica e per lflJdare in assoluto riposo la zona ulcerosa, onde darle la possibilità di più rapida e cdmpleta cicatrizzazione; in prosieguo di tempo invece, e cioè da quando si è venuti ad apprezzare l'efficacia del rigurgito duodenale, l' esclusiom pilorica (che appunto impediva il riflusso) è stata abbandonata. Swza più oltt·e dilungarmi sui molto discussi rapporti tra secrezione gastrica e formazione dell'ulcera, mi limito a citare ancora l'ipotesi elegante del Dahl, il quale avrebbe scoperto che nello stomaco, specialmettte lungo la piccola curvatura ed all'altezza del piloro, ci sono delle isole aberranti di mucosa intestinale, la quale non è specializzata, come la gastrica, a resùtere all'acidità, con la conseguenza che 11ella zona menzionata, sarebbe più facile la iusorgenza delle ulcere. E infine ricordo che il Palmer, per convalidare l'importatJza dell'acido cloridrico non soltatJto sulla genesi, ma anche wlla sintomatologia dell'ulcera, reiniettò suLlo stomaco in un periodo intet·vallare di calma, succo gastrico che era stato prelevato nel momeuto della crisi dolorosa (ovvero acido cloridrico diluito allo stesso grado di concentrazione di quello del succo gastrico), e riuscì con ciò a provocare gli stessi tipici dolori, abitualmente accusati dagli infermi; la neutralizzazione della soluzione acida bastava a far cess(l're i dolori; nei soggetti sani di comrol!o non .ri ottcneva11o mai analoghi risultati. Un'altra sostanza alla quale .cecondo alcuni _çpetterebbe un posto speciale nell'eziogenesi del morbo c!Je stiamo studiando, è la colesterina : !amo


474

SULL'EZIOPATOGENESI DELL'ULCERA GASTRO·DIJODENALE

avrebbe cioè dimostrato c!Je in tutti i casi di ulcera, e di ipercloridria in ge?Jere, sussiste regolarmente ipocolesterinemia; a?Jzi, qzumto più grave il caso, tanto più basso il tasso colesterinico (dice l'A. che nel suo materiale il tasso minimo fu trovato in due casi di ulcera perforata). L'ipocolesteritJ-emia provoca uagotonia, e questa a sua volta, come abbiamo già visto, favorisce l'insorgenza dell'ulcera. Viceversa l'ipercolesterinemia è un importante fattore patogenetico della sub-e anacidità, tanto è pero che nella colelitiasi, nella quale sussi.rte, come si sa, notevole ipercolesterinemia, si riscontra nel 50 % dei casi anaciditù. lo ho fatto eseguire nel mio reparto dei co-ntrolli su 31 casi di affezioni epato-biliari e 47 di malattie di gastro-duodenali, ma, mentre nel primo gruppo i risultati hanno corrisposto alle affermazioni di !arno, nelle ulcere abbiamo invece trovato nel 21 'X) valori normali, nel 19 % valori inferiori alla norma, e invece addirittura tJel 6o o/.) ipercolesterinemia; per il che agli effetti del problema eziologico non siamo in grado di associarci alla interpretazione data a questa. indagine dallo studioso ungherese. Una spiegazione originale della genesi dell' ulcera è stata ttntata dal Cesaris-Demel con la così detta. teoria anafilattica, basata sulla applicazione in patologia umana del fenomeno di ArtiJUs, e mossa dall'ipotesi che nell'ull' uhera si abbia spesso la classica crisi anafilattica; questa provocherebbe da parte della mucosr.z certe modificazioni dipendentt da disturbi vasco/ari, cui farebbero seguito disordini nutritizi della mucosa, sufficienti a turbare la vitalità d'i determinati tratti della stessa, in guisa da permettere l'autodigestione e qt4Ìndi la forma zione dell'ulcera. Le stesse modi ficazioni potrebbero prodursi anche settza una netta crisi anafilattica, per semplice assorbimento locale di proteine mal digerite, le quali- agendo da antigeni - attdrebbero a sensibilizzare la sottomucosa, provocando identiche alterazioni e conseguenze. Indipendentemente dal Cesaris D emel due AA. amet'Ìcani, Shapiro e lvy, giunsero per via sperimentale alle stesse conclusioni: essi cioè sensibilizzarono i loro a1limali verso un dato antigeue (p. e. siero di cavallo, albume d'uovo o simiLi), iniettarono lo stesso atztigene nella sottomucosa dello stomaco ed ottennero in realtà dapprima iperemia, poi edema, indutÙ11enti della mucosa . .. ulcere; adoperando un antigene diverso da quello che era servito a sensibìlizzare l'animale, i fenomeni ulcerativi non si producevano. A sostegno della stta teoria il Cesaris Demel suggerì di ricercare nell'anamnesi dei malati ulcerosi eventuali precedenti turbe di natura anafilattica: e in realtà il Barbàra, raccogliendo l'invito ed esaminando le storie della clinic:~ medica di Genova, ebbe a riscontrare frequememente note di rachitismo, di spasmofilia, di bradicardia, di ipotemione, di eczemi. (Ricordo del t·esto in parentesi che anche il Pettde, il dr. Tullio, nonchè il Bauer e gli altri co.<tituàonalisti tedeschi hanno riscontrato la sintomatologia spasmofilica in molti casi di ulcera). Il Barhiìra ste:so ha poi richiamato l'attenzione sulle analogie intercorrenti fra la spasmofilia CMtituzionale e la diatesi colloidoclasica, analogie basc1te sulle identiche condizioni biochimiche, sopratutto sulla


SULL"EZIOPATOGENESJ DELL' ULCERA Gi\STRO-DUODE:-.:ALE

475

deficienza di calcio, ed ha prospettato la possibilità che - tetzendo conto di queste due anomalie co.rtituzionali nella conce.zione patogenetica dell'ulcera e cercando di modificare il terreno dell'infermo - si riesca a conseguire promettenti successi curativi. L' Alkan difatti sulla base dei concetti svolti dal Barbara, e partendo dal rilievo che la deficienza di calcio è da imputarsi ad insufficienza delle paratiroidi, ha trattato vari casi di ulcera mediante iniezioni di estratto paratiroideo, affermando di averne avuto favorevoli risultati. Recentemente poi, Kert e Stewart, in seguito all'osservazione di un infermo che era stato operato tre volte per ulcere duodenali perforate e nel quale l' ipersensibilùà alimentare poteva rappresentare il fattore eziologico, eseguirono in 32 malati cutireazioni con estratti di alimenti e trovarono allergia nel 40 •>'<', dei casi. A proposito del problema alimentare in nesso con la patogenesi deltulcera è doveroso di accennare anche alla eventuale carenza di vitamine. Mac Carrisotr notò per primo di non a(ler t·iscontrato un solo caso di ulcera su 36oo interventi addominali da lui compiuti in soggetti appartenenti a popolazioni montane (nella regione dell'Himalaya), abituati ad tm' alimentazione ricca di vitamine. Scale Harris a sua volta ritiene che l'aumento dei casi di ulcera sia parallelo alla sempre maggior di!fusio1ze di farinacei devitamùzizzati; siccome poi la vitamina B ha graude importanza nel mantenimento di un normale equilibrio nutritivo del sistema nervoso, e con riflesso alla teoria neurogena nella patogenesi dell'ulcera, egli è d'avviso che in q tecsto semo la carettza di vitamina B favorisca senz'altro Lo sviluppo dell'ulcera. Granchi invece il quale trova che diete carenzate producono bensì erosioni superficiali della mucosa, ma mai vere ulcere a tipo peptico, ammette che le ulcere 'non derivino direttamente da fatti di avitaminosi, ma trovino nelle deficienze alime-ntari condiziotzi che ne aggravano il decorso; ecco la ragione per cui fuicera sarebbe più frequente nei paesi civilizzati, nei quali apput1to i cibi vengono sottoposti a complicate manipolazioni. Pur riconoscendo t alta importanza delle pitamine anche in questo campo, è doveroso tuttavia tener presente il fatto che la dieta vegeteriana rappresenta già da per sè uno scarso stimolo a produzione di acido e quindi fornisce anche da questo punto di vista ut/arma di difesa contro l'insorgenza de/t ulcera: itz realtà il Fisch non ne riscontrò mai un caso nella Costa d'Oro in 25 amzi di esercizio medico, e co.d pure il Chartois in 14 anni di permanenza in Nigeria e Gambia; ed egualmente nella Cina e nel Giappone, ove le popolazioni sono dedite ad alimentazione vegetariana, il riscoutro delt ulcera rappresenta, secondo il Vortish, una rarità. Lz teoria più giovine in ordine di tempo_. ma insieme a1tche la -più rivoluzionaria, perchè ha tentato di scalzare tutte le precede11ti, è qu--ella della gastrite. Vera-mente già il Cruvelhier -che ancora nel 1830 aveva fatto la prima magistrale deset'Ìzione della malattia che ci st-a occupando - at1eva supposto che a base della formazione de/t ulcera esùtesse u11a infiammazio-ne


476

SULL'EZIOPATOGENESI DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE

della mucosa; però la sua enunciazione non ebbe seguiti sino ai recenti lavori del Konyetzny e della suo scttola. Gli studi iniziati da questo A. con esami istologià di preparati ottenuti da resezione lo hanno indotto ad affermare che tutto il processo morboso principia con infiltrazioni Leucocitarie infiammatorie; avviene poi che i leucociti migrano verso l'epitelio, lo sollevano, lo attraversano e provocano soluzioni di contÌtJuo, le cosidette erosioni, le quali aumentando in estensiow: ed in profondità dà11no origine alla fo•·mazione dell'ulcera. La scuola del Konyetzny nega ogni importanza all'azione del succo gastrico (sostenendo addirittura siccome non molto ra1·a la presenza dell' achiba) nega ogni valore allo squilibrio del sistema neurovegetativo, ai criteri infettivi e pia discorrendo e sostiene che nel 100 % dei casi di ulcera il substrato eziologico è dato dalla gastrite. Ma detta scuola va ancora più in là ed afferma che il carattere remittente e periodico, ,·iscontrato così frequentemente nel decorso delle ulcere, non è dovuto ad alternative fra cicatrizzazioni e riaccensioni del processo ulceratÙ.'O, bensì alla riacutizzazione dei fatti gastt·itici, ed auc:ora c:he persino le emorragie sono dovute nella maggior parte dei casi soltanto alla gastrite. In seguito, sempre in base agli stessi criteri, è stato istituito il qttadro clinico deìla (( malattia ulcerogena senza ulcera >> , intendendosi con questa espressione di qualificare quelle forme morbose, che i;z base ai sintomi presentati autorizzavauo ad ammettere la presenza di un'ulcera, mentre a/t"intervento operativo si rivelavano dovute unicamente alla gastrite. L'argomento è sembrato così convincente clze, uel r 0 congresso internazionale di gastroenterologia tenuto a Bruxelles nel 1935, alcuni illustri chirurgi si sono dichiarati fauto-ri, dell' ampia resezione gastrica nelle ga.rtriti croniche diffuse, così com'era già proposta dal Doberer nel 1932. La concezione originale ed ardita della gastrite quale fattore patogenetico dell'ulcera ha trovato indubbiamente molti sostenitori, ma ha nel contempo offerto il fianco a giustificate obbiezioni; intanto, mentre si conoscono le c_ause della gastrite banale, della toJSic_·a, della alcooliat, quelle della gastrite- ulcerosa rappresentano una assoluta incognita; e poi, il notevole impulso dato al problema della gastrite dalla introduzione del gastroscopio, pur avendo dimostrato la grandiJsima frequenza di questa alterazione della mucosa gastrica, ha tuttavia concesso ai più esperti gastroscopisti di sostenet·e che ulcera e flogosi non van11o per nulla costanteme11te appaiate e che anzi ben spesso il tessuto periulceroso non presenta la benclzè minima traccia di gastrite, fatto che posso senz'altro confermare in base alla modesta esperienza da m e raccolta personalmente cotz l'uso del gastmscopio. Uno dei più recisi oppositori della teoria gastritica dell'ulcera è il Leotta, il quale afferma (so·n o sue parole) che << la derivazio?te dell'ulcera dalla ga· .rtrite, se non da escludersi senz'altro, è certo da ritenersi tutt'affatto eccezionale, caso mai, è proprio la gastrite da considerarsi secondaria all'ulcera n Questo A. insiste sulla necessità di fare una netta distinzione fra (\ l' ul-

'J


SULL' EZIOPATOG El'\ ESI DELL 'U I.CEK.'\ GASTR<J. OUODENAI.E

477

cera rotonda >1 individuata dal Cruvelhicr e le •< lesioni ulcerose 1> da gastrite o duodenite. L'ulcera t'era è una perdita di sostanze della mucosa accompag1/ata da gravi alterazioni degli strati sottostanti a tipo neoproduttivo connettivale sclerotico con infiltrazione della muscolare ed invasione della sierosa (anzi il processo potrebbe iniziarsi addirittura da una localizzazione flogistica sulla sierosa e sottosierosa, per poi intaccare in un secondo tempo la muscolare e la sottomucosa ed appena da ultimo estendersi alla mucoJa, la quale, sminuita nella sua vitalità, non opporrebbe più la naturale resistenza all'azione digestiva dei succhi acidi). Le ulcerazioui della gastro-duodet1ite invece sono di solito limitate alla sola mucosa t' comuuque non vanno mai oltre la muscolaris mucosae. Dette ulcerazioni appartengono alle gastriti e duodeniti secondarie, che si osservano frequentemente ttnche nella colecistite, nell'appendicite cronica, nelle perivifceriti e rientrano nel quadro clinico che il Leotta ha individuato col nome di « sindrome addominale destra >> . L'equivoco creato dalla confusione tra ulcera vera e lesioni ulcerose da gastrite è una deLle cause più comuni degli insuc·cessi addebitati al trattamento chirurgico dell'ulcera gastro-duodenale, perchè nelLe forme della seconda categoria tanto la gastro-emerostomia che la resezione risultano del tutto inefficaci. Quindi l'intervento operatiuo sarebbe da riservarsi esclusivamente all'ulcera rotonda cronica la quale, secondo il Leotta, è sempre individuabile con la vista e col tatto in base alla caratteristica sclero-infiltrativa del tessuto. A proposito della infiammazione dello stomaco ricordo in parentesi pensando che possa destare qualche interesse proprio in questo ambiente - la con'detta « gastrite ipergenetica del soldato » 11elle sue due varietà la ipupeptica e la infiammatoria, descritta molto particolareggiatamente dal Loeper di Parigi. In chiusa, vorrei ancora accamare di sfuggita ad alcune altre teorie che ci C07Jtcndotl0 il campo, senza essere mat riuscit,· ad imporsi, in seguito alto scarso fondamento delle premesse e sopratutto per il fatto che le ulcerazioni - alle quali dette teorie si riferiscono - difficilmente si potrebbero identificare con la genuina ulcera pepttca di Cruvef!tier : ciò vale per la teoria tossica, uremia, saturnismo, per la teoria traumatica (contusioni, ustioni, causticazione di zone circoscritte della mucosa); qui potrebbe trovar posto quella predilezione che dovrebbe esistere in certe professiotti : cuoche (azione dei cibi bollenti), cucitrici, calzolai (posiz ione ricurva e piccoli traumi 1·ipetuti nella regione epigastrica), tornitori di metalli, lavoratori di porcellana, scalpellmi (azione del pulviscolo). La teoria meccanica si riferisce a sua volta alla continua irritazione provocata Jpecialmente lungo la cosidetta c< Magenstrasse n dei tedeschi. da parte dei cibi che la percorrono; in questa zona sussiste di fatti una relativa fissità della mucoj·a, che impedisce alle contrazioni peristaltiche di coprire e proteggere la perdita di sostanze. In realtà già Griffini e Vassale avevano dimostrtzto a proposito delle ulcere sperimen-


478

SULL'EZIOPATOGENESI DELL'ULCERA GASTRO-DUODENALE

tali che la cicatrizzazione avviene con ciò che gli orli della mucosa si uniscono sopra la ferita e in questo modo la riparano dall'azio1Je caustica del succo gastrico_ Una teoria ormonica non ancora controllata, è stata recentissimamente portata alla ribalta « ex iuvantibus >> daL Korbsch, il quale apendo constatato ii sorprendente effetto curativo di pic·cole dosi di sangue di donna, ha sottoposto 4 casi di ulcere g1striche ad iniezioni di follicolina con ottimo risultato e ne ha pmntamente dedotto, forse anche ispirandosi ai concetti svolti da poco sui complicato meccanismo armonico della ipertrofia prostatica, che la carenza .di questo ormone potrebbe non soltanto entrare in causa nella patogenesi delle sindromi ulcerative dello stomaco, ma sopratutto spiegame la maggiore frequenza nel sesso maschile_ Da questa forse troppo prolissa elencazione delle teon'e enunciate nel corso dei tempi scaturisce la sconfortante conclusione che nessuna- di esse è in grado di dare una spiégazione soddisfacente della eziopatogenesi di tutte le ulcere gastro-duodenali. Forse ci si avvicina con una certa verosimigiia11Za alla realtà, ammettendo che non esiste un unico fattore capace di provocare l'insorgenza e l'evoluzione di tutt~ le sindromi ulcerative, bensì ora l'uno ora l'altro o più d'uno contemporaneamente e con azione sinergica. Non v'è alcun dubbio che lo squilibrio constatato nel complesso sistema della secre:àone, della motilità, e della pascolarizzazione della mucosa gastrica rappresenti l' elemmto pcrturbatore più direttflmente e più palesemmte respon.rabile del quadro morboso; ma, poichè, come ho già detto ali'im::::io, di wlito non vengono colpiti che alcuni degli indit1idui esposti agli identici insulti morbigeni, mi sembra lecito di ribadire ancora utJa volta il concetto della essenziale importanza che a?Jche in questa malattia occorre riconoscere al terreno orgamico. In altre parole, se, di fronte a stimoli eguali per qualità ed intensità, i vari individui presentano una diversa capacità di reazione, ciò significa che essi rispondono in maniera elettiva a seconda delle dùponibilità del proprio organismo, in proporzione al rendimento dei rùpettivi mezzi di riserva e di difesa, in armonia, imomma, col maggiore o minore equilibrio di quelli apparati di sostegno, che rappre.re1ltano per ognuno il fondamento del benessere fisico. Quindi, come a suo tempo ho tentato di dimostrare che alla base dei multiformi e tanto frequenti casi di periviscerite è da ammettersi una speciale predisposizione, cui ho dato il nome di « diatesi aderenzùzle >', co.rì a maggior ragione ritengo che anche a proposito dell'ulcera gastro-duodenale - accanto alle svariate cause capaà bensì di esercitare azione nociva sull'integrità della mucoJa, ma insufficienti a darne una interpretazione integrale iÌ debbano prendet·e nella più seria considerazione le a,nomalie della costituzione i11dividuale ereditaria e le instabilità del sistema t~euro-vegetativo­ endocrino ..... argomenti, ai quali com'è noto ha offerto c<Fntributi preziosi di chiarificazione la genialità della scie11za medica italiana.


LAVORI

ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE Collegio medico legale

Presidente: ten. generale medico prof. A. SANTAMARIA

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCIDZOFRENIA Rivista critica. Contributi clinici. Considerazioni medico-legali. Dott. Carlo Rizzo, maggiore medico, libero docente in Clinica delle malattie nervose e mentali

Introduzione. 11 problema relativo ai rapporti fra la tubercolosi (tbc.) e la schizofrenia (sch.) è, per i medici militari, particolarmente importante dal punto di vista medico-legale. Di ciò è facile persuadersi considerando, p. es., il grande numero dei tubercolotici di guerra e la non rara evenienza dell'insorgere di una sindrome schizo&enica (1) in simili infermi: d'onde il quesito se- ammessa la dipendenza da causa di servizio della tbc. - non sia pure da ammettersi una ugu ale dipendenza per la successiva psicosi. Ma, anche all'infuori dd campo delle pensioni di guerra, il problema dell'eziologia tubercolare della sch. viene frequentemente dibattuto altresì nei riguardi del servizio ordinario, non essendo punto rari i casi nei quali esplode una scb. in giovani da poco tempo congedati, ovvero tuttavia in servizio, e che avevano presentato più o m eno recentemente qualche episodio tubercolare. Da vari anni ho avuto anch'io occasione dj studiare, particolarmente dal punto di vista medico-legale, numerosi ~si di sch., ed ho quindi seguito accuratamente la vasta letteratura relativa. Prima di riassumere qualcuno dei miei ca.si più interessanti non mi sembra fatica inutile esaminare a quali con(t) Emi lio Kuepclin, nel 1893, riuniva insieme tre categorie di rn:tbri di mente lino allora mantenute ..Jistinte (gli ehcfrenici ed i catatonici del Kalbaum , nonchè forme pa ranoidi) e crca\•a così il quadro clinico della dmun::a precoce (d. p.) - con i suoi tre sottoripi: ehrfrcnico. çar~­ tonico, paranoide intendendo significare, con tale denominazione. una panicolaJe p>icnsi ad inizio gc ncr~ lmcntc giovanile c ad csiw fatalmen te inbusto, il cui decorso era caratterizzato .\al progressivo indcmcntimento dell"infcrmo. Nel '9'' il Blculcr sostitul il rerrninc di schhofr~nin (etimologicamente: dissociazione psichica) a quello d i d. p. , perchè era >t:no ..Ja più pani c<>nstarato che in un grande numero di SO)!j!Ctti qucsra forma mentale non si svilu;lpa precocemente nè: sl:occa in una vera c propria tlcmenza, mentre il sintomo caratteristico della psicosi sarebbe un disturbo specifico dell'assnciazione delle idee: disturbo appunw intlicnto (bi nuo.•o rermi~c blculcriano. Ho creduto utile accennare fin da principio a queste questioni tcrminolo~:ìchc per un~ ,,;. gl iorc in tcll igcnza dd lavoro. Aggiungo che nonostame e~isr~no per molti differenze anche profonde sul sign ifica to da attribuirsi ai termini d. p. c sch. (fra l" altrn, quest'uhima è as;ai ;11it comprensiva della d. p. vera e propria) - io userò quasi sempre indifferentemente l"un .o o l'altra voce per restare fedele alla terminologia adotta ta da ci:tscuno degli studiosi che- andr(, >ucce«l\·:o· mente ricordando.


INFEZIONE TUBERCOLt\RE E SCHIZOFRENIA

--.. '

elusioni sono giunti gli altri AA. che si sono occupati dcii 'argomento. Troppo lungo sarebbe però il solo accenno a tutti gli studiosi della questione. Preferisco !imitarmi a riassumere per sommi capi le principali opinioni in materia, citando di preferenza gli AA. più recenti, raggruppati secondo la via (clinica, statistica, sperimentale, ecc.) da loro seguita nello studio del complesso problema.

.

,

.... .,..!.

:. JJ ( 7.:J., (

;tr ;(~

..:,i.~

l - Rassegna della letteratura.

CJ:I

RICERCHE CLINICHE. - A, Morselli fu tra i pnmt a riconoscere, specialmente in Italia, l'influenza della tbc. nel determinarsi della demenza precoce (d. p.). Egli, infatti, nella sua nota monografia del 1907 sulla tbc. nell'eziopatogenesi delle malattie nervose e mentali, ammise che l'origine tubercolare della d. p. potesse verificarsi col seguente meccanismo (che risente delle vedute kraepeliniane allora in voga); le tossine della tbc. agirebbero sulle gonadi - onde, poi, la ripercussione morbigena delle ghiandole genitali alterate sul cervello - . Tale azione patogena avverrebbe per il fatto che queste ghiandole sono più vulnerabili, data l'età puberale dei soggetti. In questo suo studio il Morselli riunì le non molte osservazioni cliniche preesistenti nella letteratura medica, mediante le quali taluni psichiatri avevano attirato l'attenzione sulla possibilità di una associazione fra l'infezione tubercolare e la d. p.; quindi egli riferì anche cinque osservazioni personali, e sostenne che qui non potesse trattarsi di un'associazione morbosa accidentale, ma che la tbc. avesse avuto l'importanza di un vero e proprio fattore eziologico nel determinarsi del! 'infermità mentale. Sempre con argomenti basati su osservazioni esclusivamente o prevalentemente d'ordine clinico si schierarono tra i fautori dell'eziologia tubercolare della d. p. Hahn e Gallois. Nel loro caso la malattia si era iniziata con peritonitc specifica; poi - scrivono gli AA. - <<sembra che l'infezione, respinta da questa sierosa, si sia diffusa ed abbia invaso la pleura e l'encefalo, fonc per affinità microbica da un lato e diminuita resistenza dall'altro )) , Il caso, presentato alla Soc. di Psichiatria di Parigi nella seduta del 17 aprile 1913, fu molto discusso. Il Roubinovitch, in tale circostanza, rivendicò le ricerche pub!Jiicate nove anni prima, in collaborazione col Phulpin, tendenti a dimostrare che, almeno in parecchi casi, la d. p. è d'origine tubercolare. Anche G. B:1llet espresse l'avviso che nel presente caso l'eziologia fosse tubercolare; invec~ il Bernheim si dichiarò contrario ad una tale concezione eziologica: e ciò per la considerazione che le psicosi sono eccezionali nei tubercolotici (r ), mentre, invece, la tbc. è molto diffusa, sicchè essa può benissimo coesistere

~il:~ f

1.

( 1) L'cccezion~llliì dclb comp~r.a di p$ÌCOsi in genere c di sch. in ispccic nei sog~ctti m.1· bti di thc. ,.,.n nc ,icur~mcntc tlomostr~ta, nello stcsw 1913, cl:~ v. Mur~h , il qu~ lc t.r:•ssc le prv pr ic co nclu<io no d ~l va<to m~tcri:olc dci 1uhcrcolos~ri d i Davos. Ricordo :~nelle le rice-rche deii'Hcu~cr che !1\f(·hhc trov~ to un solo c:1'o di d . p. su 2'i00 whcrcolotici.

-..amt :ncnrJn ;,; y,j ;c~:!

"' J:~~;o tr. lllch t'l~ :ali

:'tmenl ~n:t !(

l'o:1~ ~

((On a1

-Jle, ir ~loc01

.:rbt .

'.

··.-~r t

"llrct

•

·!:1v\\ t 1 .

•:d~ d ' )b sul :.r.:r"ll, i

··1 ·~J

::; :Ztc).Q

.,.

·" Sfll>r

r''

H"-

":> • •

. ,..·.. ·· ... ' . . ·~

'··· .. " ..,

·. •,

·.,


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

colla d. p. o con altre psicosi « senza che questa coesistenza implichi una relazione di causa ad effetto ». Più tardi L. Wolfer - basandosi su dati anamnestici (eredità fortemente tarata dal punto di vista della tbc., insorgenza giovanile della psicosi) e 5C· rniologici (abito tisico e stato linfa ti co, anisocoria frequentissima, asimmetrie craniche, ecc.), nonchè sulla constatazione dell'alta mortalità dei dem. precoci per forme tubercolari - sostenne che la d. p. era di natura tubercolare. Secondo le sue vedute, non suffragare, però, da alcuna dimostrazione, la d. p. costituiva una « meta-tubercolosi » : la tossinfezione specifica aveva modo di fissarsi più agevolmente nel cervello di taluni soggetti a motivo delle anomalie craniche da essi presentate, onde probabili turbe cerebrali circolatorie che menomavano la resistenza del parenchima nervoso. La tossinfezione tendeva poi a ledere anche l'apparato endocrino, e la disendocrinia aggravava di per sè il quadro somato-psichico. Il W olfer ammetteva, infine, che tal une delle distrofie rilevabili nei dem. precoci fossero d'origine credo-tubercolare, sì che anche per questa via la tossinfezione specifica veniva a ledere gravemente tali soggetti, e la d. p. rappresentava, così, la risultante di una serie di patimenti - congeniti ed acquisiti - dei quali era, comunque, massi-· mamente responsabile la tbc. L'origine tubercolare della sch. venne sostenuta poi anche dali' Hoffman con argomentazioni analoghe a quelle ora riferite, dal Duse, dal Ciarla (il quale, in numerose pubblicazioni anche recenti, confortò la propria tesi non solo con casistiche cliniche, ma altresì con ricerche anatomo-patologiche, statistich e, sierologiche, ecc., sulle quali ritornerò), dallo Charpentier, dal Bonhour e da molti altri. Invece D. Marguglio, M. Wahl, l'Albane, L. Couderc, il Caramazza, R. Targowla, G. Boschi, lo Stefan, ecc., ritennero che l'eziologia tubercolare della d. p. fosse sostenibile solo in un più o meno limitato numero di casi. Ma sull'aspetto clinico e, specialmente, sulla percentuale di questi casi le opinioni, come vedremo, sono molto discordanti. In una serie di lavori recenti H . Claude e allievi insistono sull'importanza eziologica della tbc. per il determinarsi di molti casi di d. p. (appa~­ tenenti specialmente alla varietà ebefreno-catatonica) (1 ), pensano che alla (1) Che l"eziologia rubercolarc concerna princip:•lmcntc le varietà cbcfrcnica c c~tatonica della cl. p. è sostenuto, come vedremo, da moltissimi altri AA., specialmente in bàsc: ai risultati delle ricerche sratistichc. Pro c contro tale tesi stanno i '"ari :;rgomcnri che esporrò in seguito circa ]"eziologia tubercolare dclb d. p. in generale. F1n d"ora ritengo opportuno premettere che b distinzione eziologica fra ,·arict:ì (cbcfrcno-catntonica) di d. p. più facilmente di narora tu l;crcolnre c varietà (p:1ranoidc) della stessa psicosi piì: raramente t:Ubercolare mal regge al lume della critica. Potrebbe, in fatti , agevulmcmc ribattersi eh< qui quella di5tinzione è solo appa rente c, qu incli , an iticiosa : dovu ta al fatto che l"cbdrcno-cata tonica - in confromo della forma paranoidc - colpisce gli individui in più )!iova nc cti1, predilige i lon· gilinci c riduce gli infermi in condizioni di vitn mnlto pi i• anti-igtcntchc. Pertanto (c questo n11 sembra soprauuuo utile precisare) non credo th<' b sob cnn•t~•tninnc dcll"appartcncnza di un dato c:~so all a varietà cbefrcno-catatonica o alla varietà paranoide possa indurre, d i per sè. ad ammettere o ,, respingere l"<"ziologia tubercolare ddla psieosi in quel determinato soggetto. Sinuk C?iologia don:ì essere vagliata in base a ben diverse considcrnioni, di cui sa r:ì detto a suo luni!"· 2 -

Giornale di m~dù·im: militare .


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

base della psicosi stia una particolare forma di encefalite tubercolare a virus molto attenuato, e (riprendendo in gran parte un'ipotesi già affacciata cb v. Trotsenburg e dal Wolfer) istituiscono un interessante parallelo fra la paralisi progressiva e questo particolare gruppo di d. p. Un certo numero di AA. - fra i quali ricordo M. Legrain, il Buscaino, il Rieti, M. Santonè - pensano che la tbc. non sia in grado di produrre delle vere e proprie d . p., ma soltanto forme psicopatiche schizofrcnosimili. Un tale concetto è condiviso anche dal Rizzatti, che riunisce queste form e nel gruppo della « schizofrenia tubercolare n . Altri, infine, come G. Bianchi e come l'Arnould (un tisiologo i cui argomenti, tratti dalle statistiche sulle percentuali di tubercolotici nei psicopatici e dalla differente morbilità dei semiti verso la tbc. e verso la d. p., non sono sufficienti a respingere l'eziologia tubercolare di tutti i d. p.), negano qualsiasi nesso eziopatogenetico sicuro fra la tbc. e la sch. Tale giudizio era già stato formulato parecchi anni addietro da K . Jasper e da altri trattatisti, fra cui ricordo I'Ewald il quale, a proposito dei rapporti fra le ciue infermità, scriveva: « Con la stragrande maggioranza degli psichiatri siamo dell'opinione che qui è annodato un falso nesso causale >>. Come si vede, le opinioni degli studiosi, da un punto di vista puramente clinico, sono notevolmente discordanti circa reziologia tubercolare della sch. In realtà gli argomenti clinici, se possono, caso per caso, indurre ad accettare o a respingere una tale eziologia, non sono di per sè soli sufficienti a risolvere il problema in generale. << Il rapporto eziologico fra tbc. e d. p. è sottoposto - come giustamente scriveva il Porot - alla relatività di tutte le diagnosi cliniche, partecipando contemporaneamente alla loro forza cd alla loro debolezza >> ( 1). (1) Dur:m tc la corra.ionc delle bozze leggo un rccemissimo lavoro rlci tisiologi M. cd A. Benvenuti ( Tuht'rcolosi l! dt:mt!ma prccol't' • Wllo contro la T ulx:rcolosi, nn 8 , ti e 12, ICI3i) che credo opportuno riassumere brevcmt>nte. Trauasi dello studio di roo mcnt~li, 50 schizofrenici e ~'' frcnastctliCo, scc:lti nel matcroalc dell'Oslx:dale psichiatrico S. Gorolamo di Volterra allo scopo dt avere due gru ppi fra di loro paragonobi li per l'età dci <l>ggcni . la durata della malattia menta le ( 1 ) . il tempo di degenza ospeda licr:J, le condizioni del d('Codimcnto psichico c dello s tato igienico, ccc. Su questo materiale sufficien temente omogeneo g li AA. h anno r icercato con indagini anamnc· s ti chc . cl in ochc, racl iologiche c di J~h()rntorio l'esistenza della tbc. trova ndo che questa è ptù frequente n egli schizofrcni.s:i (50%) che nei frenasten ici (36 Oj,.,). « Ma essi scrivono non v'è una clolfcrcnza numerica ta le c he possa bre ammcllerc una diversità sostanziale fra i rapporti tbc.-d. p. e t~c .. frcnastenia, nel senso che la malania specifica sia la causa del la d. p. mentre rappresenti per la (rcn:ostcnia una sem plice associnionc c:1usJic » . Gli AA., infine, ~·osì <"<>ncludono: •• La tiY;. nel!li ammabu mentali si >V oluppa là dove trova le condizioni più favoocvoh iudtp<'•Hknt.-nrntc dalla forma d1 psicopatia in si: c per sè. N on esiste alcun rapporto intimo c tanto meno causale lrJ tbc. c cl . p.: la prima r ispetto alla seconda pu(, essere solo uno dci fanor i c~iogcncti ci in quanr:o mabuia infcHiva. E' ''ero che J'associnionc di queste due malallie è frequente. ma la lrnjurn11 è <uflìcicmcmcntc spiegata dal fatto che l 'insiem<· d eglo attributi con<lizion:tli e costitu7.ionali p,:, ~tlani allo sviluppo della d. p. sono anche i più h\'ort·voli all'attecchimento del bacillo d1 Koch • . Le conclusioni dei due Ai\. appaiono p:u-zialmcntc in ,c ontr:tsto con i dati clinici da loro ottenuti e si a\\'icinano al giudizio nt·gativo dell' Arnould dianzi rkordato. Peraltro i due sntdiosi, .t m me: · rendo b p<o<>ibilc eziologia tubcrcobrc di alcuni casi ùi sch., possono accomunarsi ai r iccrcJwn J1 cui dirò m seguito .


I~PEZIONE

'

l

TllBERCOLARE E SCI IlZOFRENI.\

Neanche lo studio della casistica anaromo-clinica reca un sicuro contributo alla soluzione del problema eziopatogenetico di cui mi vado occupando. Se, infatti, alcuni casi - come quello assai noto di Claude e Rose ed i successivi dello Zingerle, di D'Hollander e collaboratori, del Pierson, dei Nordenson, ecc. - denunciano un evidente rapporto fra la sindrome schizofrenica studiata in vita e svariate alterazioni meningo-encefalitichc, anche di natura tubercolare, constatate all'autopsia, nella grande maggioranza delle:: osservazioni (Alzheimer, Joscphy, B. Hechst, M .Watanabe, H. Tanak..l, ecc.) il processo isto-patologico fa escludere qualsiasi componente infiammatoria di tipo tossinfettivo. Resta, poi, sempre aperta la questione se nei primi casi si trattasse o meno di vere e proprie d. p., ed anche se quel particola1:e reperto d 'autopsia non avesse costituito una semplice coincidenza. Ma, d'altro canto, non può neppure rcspingersi a priori la tesi che - trattandosi, poniamo, di una cosiddetta (( meta-tubercolosi » - questa non produca delle grossolane alterazioni flogistiche meningee od encefaliche, ma determini soltanto alterazioni regressivo-dcgenerative, quali appunto si riscontrano ~ carico degli elementi nervosi e gliali in tutti i tipici casi di d. p. Il Marchand, in una lunga serie di lavori sul! 'istopatologia cerebrale ridia d. p., precisò che in un gruppo maggiore di casi il processo appariva di natura esclusivamente degenerativa, mentre in un altro gruppo alle lesioni degenerative si trovavano associate lesioni schiettamente infiammatorie. s~ . .:ondl> l'A. al primo gruppo appartenevano, di preferenza, i casi con cospicue tare ereditarie, nei quali i pazienti avevano sempre mostrato un temperamento piuttosto anormale e in wi non era possibile stabilire quando fosse realmente cominciata la psicosi. Il secondo gruppo abbracciava quegli individui a gentilizio indenne, nei quali la psicosi era insorta improvvisamente, e qui si doveva trattare di d. p. d'origine tossinfettiva (tbc., lues, sepsi puerperale, ecc.) assumente l'aspetto clinico della sindrome ebefreno-catatonica e costituente la forma subacma di quelle affezioni cerebrali che l'A. (le cui vedute, in' verità, sono state molto discusse) ha denominato « encefaliti psicosich'! ,.,. Si è anche cercato di risolvere il problema concernente i rapporti causali fra tbc. e sch. in base agli studi costintzionalistici. Dopo le fondamentali ricerche del Kretschmer, tendenti a dimostrare": l'intimità delle relazioni fra le varie costituzioni e i diversi caratteri degli individui psichicamente normali, nonchè le loro differenti deviazioni patologiche, per cui - grosso modo - l 'abito longilineo o astenico e l'atletico corrisponderebbero ad una mentalità schizoide, la cui morbosa esaltazione darebbe il quadro della sch., mentre l'abito breviljneo o picnico corrisponderebbe ad una forma mentù cicloide e, in campo psicopatologico, alla frenasi maniaco-depressiva, parecchi studiosi cercarono di controllare e approfondire simili interess-anti indagini.


fNFEZlOl'\E T UBERCOLARE ~ 5CHIZOrRF.l'\l i\

Per quel che riguarda il mio argomento mi limiterò a ricordare l'Henckel, il quale, dall'esame di roo schizofrenici maschi, constatò che 86 di questi appartenevano al gruppo astenico-atletico e che molti presentavano stimmate somatiche displastiche, mentre solo 2 erano picnici. Pasca! e Doussinet, esaminando 67 ebefrenici, trovarono che 15 erano morfologicamente normali, 5 picnici e gli altri leptosomi, disarmonici, infantili, con note ip~ plastic~displastiche. Lo Smith, il quale studiò 200 d. p., trovò che i sog· getti con forma ebefreno-catatonica appartenevano essenzialmente al tipo longilineo-astenico, mentre quelli con forma paranoide erano in prevalenza picnici. Secondo le belle e recenti ricerche del Ventra, eseguite su 360 schizofrenici, l 'abito longilineo esisteva nel 62 '}{. dei casi; esso prevaleva nei catatonici (71 %) e negli ebcfrenici (quasi il 62 %); seguivano le forme miste (53 %) e la paranoide ( 4 7 %). Meritano anche di essere ricordate le indagini dell'Ohta sopra gli schizofrenici giapponesi: su 240 casi, più del1'85 ot. appartenevano alla costituzione leptosoma o atletica, il 7 % erano displé!stici e poco più del 7 % erano picnici o picnoidi. Tutte queste ricerche sono state utilizzate pro o contro la tesi dell'eziologia tubercolare della d. p.; ma dobbiamo riconoscere che la grande maggioranza degli studiosi ha trovato qui uno dei maggiori argomenti per respingere siffatta tesi e sostenere che fra le due malattie esiste solu un rapporto di coincidenza, determinato dallo speciale abito morfologico che caratterizza tanto gli schjzofrenici quanto i tubercoJotici. In altri termini, qud _particolare terreno longilineo, microsplancnico, leptosomo, astenico (avvicinantesi all' « abito ti.sico » del Rokitanski) favorirebbe semplicemente l 'impianto sia della tbc. sia della d. p. : così ragionano W estphal e W el ti, che parlano di un « accoppiamento di inclinazioni ))' Pasca} e Viè, il Fattovich . ' recentemente, ecc. ptu Che, poi, la tossinfezione tubercolare possa aggravare il quadro mentale, è cosa verosimjle e già accennata in precedenza; mentre è da am m ettersi - con la massima parte degli AA. - che la d. p., per le condizioni antigieniche nelle quali fa vivere molti di questi infermi (sitofobi, catatonici, sudici, coprofagi, ecc.), concorra potentemente a favorire l'impianto e lo sviluppo della tbc. A questo proposito non vanno taciute le osservazioni fatte sui d. p . da Mann, Mignot e Legrand, Paterson (citati dal San ton è) intorno al rallentamento degli atti respiratori e alla riduzione della ventilazione polmonare: cause molto importanti di aggravamento d'una tbc. polmonare. De Mennato e D 'Arrigo- più recentemente - hanno trovato, invece, che nei d. p. (catatonici) si ha un aumento degli atti respiratori; ma questo rappresenterebbe una tendenza com pensatrice alla sensibile diminuzione dell'ampiezza respiratoria osservata dai due AA. in simili infermi .

lt.

·-... ...

-

. ·' ('

J

..,.. .~

..

•

l

.,

l

.,

·i


INFEZIONE TUBERCOLARE E SC HIZOFRENI:\

La constatazione, fatta da Roubinovitch e Phulpin sin dal 1904, di una srenosi mitralica in 7 su 31 d. p. esaminati (i quali presentavano altresì, in buon numero, rumori extracardiaci e, specialmente, ipotensione arteriosa) indusse questi AA. a supporre che, nel determinarsi della d. p., esistesse oltre ad una particolare predisposizione ereditaria - anche una distrofia acquisita d'origine tubercolare condizionante quei disordìni cardio-vascolari, tanto più che in quei 7 soggetti esistevano anche piccoli segni di tbc. polmonare. Una particolare ipoplasia dell'apparato circolatorio dei d . p. venn~ poco dopo illustrata dal Lugiato, il quale, successivamente, in collaborazione col Lavizzari, mise altresì in evidenza in questi psicopatici una certa (( manchevolezza e torpidità funzionale )) di tale apparato. L'ipoplasia fu poi largamente confermata al tavolo anatomico dal Lewis c dallo Zalla. R. G. Reed - che esaminò al medesimo scopo, radiologicamente, il cuore in un paio di centinaia di schizofrenici ed in altrettanti controlli sani di mente - giunse alla conclusione che un modico impicciolimento del cuore esisteva negli schizofrenici maschi, mentre le femmine presentavano un quadro inverso. L inton, H amelink e H oskins, recentemente, hanno confermato col metodo Schneider la riduzione funzionale dell'apparato cardiovascolare già osservata da Lugiato e Lavizzari. Anche più recentemente D. Jahn, con accurate ricerche sul m etabolismo degli schizofrenici , ha trovato che questi infermi appartengano essi al tipo astenico od a quelk, atletico - presentano una spiccata astenia non solo muscolare, m:t generalizzata, totalitaria. Questo gruppo di indagini non depone assolutamente in favore della eziologia tubercolare della sch., ma sta a dimostrare quanto già si è detto sulla peculiare costituzione somatica di tali infermi, ripercuotentesi sia sulla particolare conformazione dei loro organi cavitari (sul che insiste i.l Ventra, aggiungendo che ciò spiega la spiccante tendenza di questi soggetti ad ammalarsi di svariate forme pol monari e addominali), sia sulla loro astenia generale e quindi anche neuro-psichica. Perchè, poi, esista una si ffatta costituzione abnorme è un altro lato oscuro del vasto problema biologico che andiamo esaminando. L'attribuirla - come si è soliti fare - a cause ereditarie non spiega nulla, ma (ammessa, come sembra ovvio, la trasmissione ereditaria delle costituzioni morfologiche) spost;·, l'oscurità dell'a questione dal soggetto in esame ai suoi genitori. Lo stesso dicasi per quel che si riferisce ad una generica predisposizione ereditaria della sch., invocata da moltissimi AA., e che, anche quando si riuscisse a metterla bene in chiaro, difficilmente ci direbbe la cagione prima Ji quest:! nebulosa «disposizione ad ammalarsi l' (Skalweit). J . Lhermitte, nel 1911, sostenne che la d. p. era contemporaneamente malattia (< costituzionale per l'eredità che crea la fragilità dei ncuroni corticali, accidentale in ragione delle influenze patogcne da cui dipendono le


INFEZION E TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

degenerazioni degli elementi nervosi, causa essenziale dd decadimento mentale '' : o ve l'A. precisò che il fattore ereditario era frequentemente dato da una credo-tubercolosi produttrice d'uno stato distrofico generale, mentre poi la tbc. stessa entrava ancora spesso in giuoco « determinando, colla diifusione delle sue tossine, le lesioni cerebrali essenziali della psicosi ». Questa teoria, appoggiantesi alle concezioni ed ai lavori di G. Ballet e di altri psi· chiatri francesi dell'epoca, venne anche in seguito ammessa abbastanza largamente. Poco tempo dopo l'Ostankoff, sulla scorta di una modesta casistica personale, sostenne che la d. p. poteva dipendere da parecchie eredo-intossicazioni (da alcool soprattutto) ed eredo-infezioni (da lues, tbc., cancro). Anche O. Bumke d~ una certa importanza alle credo-infezioni; anzi, quanto alla tbc., dà più peso a quella degli ascendenti che non alla infezione acquisita. L. Roncoroni, in un importante articolo sopra « la parafrenia » cot'1parso nel 1928 - ove con tale termine abbracciava tutte le cosiddette « psicosi endogene », sch. compresa - sostenne che l'eziologia di queste forme «riposa essenzialmente sull'eredità neuro- e psicopatica », aggiungendo che siffatta eredità « è sempre dovuta agli stessi fattori: la tbc., la sifilide, l'artritismo, l'alcoolismo ... ecc.». In modo anche più esclusivo il Rondoni, a proposito dell'abito tisico, sostenne la possibilità che già questo tipo morfologico fosse di per se stesso « non già manifestazione di una costituzione organica caratterizzata da minore resistenza al bacillo >> tubercolare, ma piuttosto espressione di una infezione tubercolare già verificatasi nel perioèo fetak o nell'età infantile. Ciò posto, la predisposizione alla tbc. verrebbe a coincidere con condizioni tubercolari già in atto, e le strutture acquisterebbero, di fronte al virus tubercolare, uno stato di fragilità (per dirla col Lhermitte) assai maggiore e più elettivo che ~on di fronte ad ~ltre cause acquisite tossinfettive o d 'altra natura. Qualche A. cercò di studiare i rapporti fra la tbc. e la sch. valendosi principalmente dell'indagine radiologica estesa ad un largo numero di psicopatici. Così G. Croce, in base all'esame di 82 schizofrenici internati d ::t poco tempo - al fine di escludere il sospetto di un'infezione tubercolare tardiva, dovuta alle peculiari condizioni di vita di questi infermi - trovò eh<. soltanto il 10 % circa dei suoi soggetti non presentava segni radiologict di tbc.: da ciò l'A. concluse che la sch. dipendeva in massima parte dalb tbc. o che, per lo meno, le due malattie stavano fra di loro in un circolo vizioso. Pascal c Doussinet ebbero reperti radiologici negativi in 12 (ossia nel r8 %) dci loro casi di ebefrenia, ma 8 di questi individui presentavano positive le reazioni di Besredka e di Vernes, e, degli altri 4 casi, due rivelarono - in secondo tempo - i segni di una tbc. latente. Ciononostante i due studiosi francesi esclusero che l'ebefrenia dipendesse e;ziologicamente dalla thc .. ma ritennero che entrambe le malattie si fossero sviluppate parallela-


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRE:-IIA

men te a motivo di un terreno costituzionale particolarmente proptzlO ::tlk due infermità. D. Casavola, in base alla positività dei reperti radiologici nel 7r ?<. dei suoi 98 soggetti, sostenne, invece, che l'eziologia tubercolare fosse innegabile nei 3/4 degli schizofrenici. Baruk, Lauzier, Bidermann e Blumenfeld esaminarono radiologicamente 204 dem. precoci e 203 infermi per psicopatie differenti, e trovarono l'esistenza della tbc. nel 44 % dei d. p. e soltanto nel 24 % degli altri alienati. Questi ultimi studiosi non si soffcrmano tanto sui rapporti eziologici fra le due malattie, quanto sul particolare aspetto evolutivo (torpido, lento, con prevalenza di forme abortive c cicatriziali) della tbc. nei dem. precoci. Questa singolare evoluzione - constatata anche da tutti gli altri ricercatori ed in contrasto con le note condizioni dì vita di siffatti infermi - viene da loro attribuita sia alle peculiari cond1zioni patogene del virus tubercolare, sia, principalmente, alle condizioni umorali dei d. p. ed allo stato d'allergia in cui essi si troverebbero. Le ricerche radiologiche del Santonè - il quale, come ho già ricordato, non ammette l'eziologia tubercolare della d . p. - riguardavano 8o donne cbefreniche o ebefreno-catatoniche iniziali. Qui la negatività dei reperti fu del 50 % circa; nel 47 'Yo dei casi si riscontrarono soltanto tracce più o meno sicure di processi tubercolari spenti o, per lo meno, inattivi, mentre l'indagine clinica era in essi completamente negativa agli effetti della tbc.; solo in poco m eno del 4 % poteva parlarsi di una tbc. in atto. Queste cifre, che non sono lontane da quelle riferite da Baruk e collaboratori (i quali, nei loro 82 d. p. tubercolotici, avevano trovato che la tbc. apparteneva in 17 casi alla forma fibrosa ed in ben 6o alla forma abortiva), e la nota constatazione che lievi reperti radiologici di tbc. pregressa si troverebbero - a seconda dei vari AA. - dal 50 al 90-100 % dei soggetti sani di mente, giustificano perfettamente lo scetticismo del Santonè circa l'importanza che si attribuiv3 precedentemente a quei reperti ai fini di un giudizio eziopatogenetico. Molta maggior luce, per la soluzione del problema sull'eziologia tubercolare della sch., dovremmo aspettarci dai risultati della terapia specifica; henchè sia risaputo che questa psicosi è stata particobrmcn te ribelle a qualsiasi trattamento, ad eccezione delle recenti cure del Sakcl (insulina) e del ~eduna (cardiazo1), le quali sembrano consentire realmente un buon numero di guarigioni cliniche. D. Marguglio esperimentò la cura antitubercolare (a base di calcio e di tubercolina) su 70 d. p. e trovò che essa era stata di giovamento in 35 casi . Sulla scorta, principalmente, di questi risultati l'A. ritenne dimostrata !a ripartizione degli schizofrenici in due categorie : quelli in cui la psicosi era di origine infettiva (verosimilmente tubercolare), e quelli nei quali la psicosi stessa era di origine tossica (molto probabilmente da intossicazione entero-epatica, giusta il noto concetto del Buscaino). Il Marguglio però aggiun-


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

gcva che ciascuna di quelle cause non era sufficiente di per sè a produrre la sch ., ma che doveva sempre intervenire un secondo fattore legato alle condizioni particolari di sviluppo psicologico proprio dell'adolescenza. X. Abély constatò l'inefficacia del trattamento tanto colla crisoterapia quanto col vaccino del Friedmann; ed anche la Pasca! - in una sua rivista critica - insistette sugli abituali insuccessi delle cure antitubercolari. Claude, Coste, Valtis e van Deinse - ispirandosi, verosimilmente, alla concezione, già ricordata, di un certo parallelismo fra d . p. e paralisi progressiva - proposero di curare i dem. precoci associando la piretoterapia ad un trattamento aurico (antibacilbre). Poco tempo dopo, Claude, Ey e Dublineau, nonchè Claude e Dublineau riferirono sui risultati molto incoraggianti ott\!nuti con quella terapia associata, che gli AA. ritennero addirittura specifica: su 1 i infermi ebbero 6 remissioni ed 1 miglioramento. Successivamente Dublineau e Dorémieux ottennero, in tre casi, un risultato ottimo, uno mediocre ed uno nullo. Ancora Claude e Dublineau, sopra 34 casi, riscontrarono (sempre col trattamento associato pireto-<:risoterapico) 13 remissiom complete, 7 remissioni incomplete e 14 insuccessi; le remissioni riguardavano prevalentemente soggetti giovani, ammalati da pochi mesi ed in cui !a psicosi aveva assunto un aspetto maniacale con leggera confusione. A. Vanelli adottò questa medesima tecnica curativa con 100 schizofrenici ed ottenne 71 miglioramenti, 46 dei quali consentirono la dimissione . Poichè la piretoterapia da lui usata era a base di zolfo, l'A. pensò che i risultati particolarmente lusinghieri ottenuti dovessero attribuirsi non tanto all'eHetto termico quanto all 'azione biochimica dello zolfo, perchè - a suù parere - gli schizofrenici sarebbero, fra l'altro, affetti da una speciale carenza di tale sostanza. Hyvert, Stoerr e G. ed M. Cohn giunsero ad avere, con crisoterapia a dosi progressivamente crescenti, ben I I remissioni complete su 13 dem. precoci in cui la psicosi si era iniziata recentemente. Nelle forme antiche (18 soggetti) i risultati furono invece del tutto trascurabili . V. Martinengo illustrò un proprio caso in cui alla sindrome demenziale si associava un chiaro quadro di tbc. polmonare: qui la cura antitubercolare portò alla guarigione tanto della psicopatia quanto della tbc. Anche per questo l'A. sembra propenso ad ammettere l'eziologia tubercolare p e!" un certo numero di schizofrenie. G. Bianchi, più recentemente, non ottenne risultati particolarmente favorevoli con la cura antitubercolare, ma notò un migl iore giova mento mercè preparati endocrinoterapici, sicchè egli ritiene che il fattore eziopatogenctico della d. p. sia da ricercarsi nella disfunzione delle ghiandole a secrezione interna, piuttosto che nella tbc. Anche sugli effetti delle terapie antitubercolari, dunque, le opinion i dci psichhtri non sono affatto concordi.


1:-IFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOF RENIA

2. RILIEVI sTATISTICI. -

Esamiruamo ora i risultati offerti - in tema di rapporti fra la tbc. e la sch. - dalle ricerche statistiche: campo largamente mietuto anche in Italia, specialmente pçr merito dello Zalla. Già nel 1902 l'Osswald comunicava che su 137 malati di mente decedull per tbc. nel suo manicomio, 64 (pari a quasi il 4 7 %) appartenevano al gruppo della d. p., mentre la cifra media della mortalità per tbc. dei psicopatici in genere era soltanto del 18 % circa. M. Dide, su 239 autopsie di mentali - di cui 37 erano ebefreno-catatonici - , constatò, per quest'ultimo gruppo, .che nel 57 % circa dei casi era presente la tbc. e che questa era stata la causa della morte in quasi il 45".t, dei malati. Per gli altri psicopatici (comprese le forme paranoidi che, a questo riguardo, si scostavano nettamente dalle ebefreno-catatoniche) il per cento dei casi tubercolotici e di quelli con tbc. letale raggiungeva, rispettivamente, il numero di 17 e di 19 (circa). L'A. ne deduceva che la tbc. avesse importanza eziopatogenetica nei riguardi della d. p.. R. Ganter giunse a risultati molto affini in base a 1017 autopsie di malati di mente, 233 dci quali erano dem. precoci. La mortalità per tbc., considerata per il totale dei casi e per i soli dem . precoci, fu - rispettivamente - del 20 e del 45 % circa. F . Plaseller, sopra un totale di 839 decessi di psjcopatici (di cui 383 corredati da reperto d'autopsia) constatò che la mortalità per tbc. aveva raggiunto quasi il 26 %, mentre per i soli dem. precoci (191 individui) si era constatata una tbc. letale in pressochè il ss%dei casi. Lo Schroeder, su 200 decessi concernenti esclusivamente donne schizofreniche, riscontrò che la morte per tbc. raggiungeva il 67% : si trattava per lo più di soggetti deceduti fra i quattro e i dodici anni di soggiorno in manicomio, e l'A. attribuì quella elevata percentuale - che riguardava in prevalenza la forma catatonica - alla difficoltà di esaminare e, quindi, curare tempestivamente un tal genere di infermi; col che egli veniva ad ammettere non già un'eziologia tubercolare della d. p., bensì che la tbc. dipendeva in certo qual modo dalla psicopatia. Qualche anno dopo, il Loew giungeva a conclusioni opposte in base aUa propria casistica comprendente 166 casi di tbc. letale, 84 dei quali concernevano la d. p. La tbc. era stata causa della morte nel 50°~ circa dei d. p. e solo nel 25% (in media) per le altre psicopatie. Inoltre - nello stesso campo delb d. p. - le percentuali di morte per tbc. erano, all'incirca, di 66 e di 34, a seconda che si era trattato, rispettivamente, della forma ebefrcno-catatonica o di quella paranoide. Nel 9% dei suoi dem. precoci l'autopsia aveva mostrato lesioni tubercolari non letali. Dati questi numeri, l'A. ritenne che il nesso eziologico fra tbc. e d. p. fosse intimo, tanto più che la cospicua mortalità specifica dei suoi dementi non poteva dipendere dal particolare conte-


490

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

gno e regime vitale di simili infermi, giacchè la tbc. ne aveva ucciso parecchi nonostante la loro vita igienicamente buona, mentre rimanevano lffimuni altri individui viventi in condizioni assolutamente antigieniche, ma infermi per psicopatie differenti. Southard e Canavan cercarono di precisare l'esistenza o meno dell'eziologia tubercolare della d. p., studiando i reperti d'autopsia di 403 dementi precoci e di 339 ciclotimici. Per il primo gruppo riscontrarono tbc. letale nel 30 'X> e non letale nel 45 % dei casi, onde un totale del 75 % circa di d. p. tubercolotici. Per la frcnosi maniaco-depressiva le percentuali furono rispettivamente, di 13 e di 53, con un totale (comprendente anche un 6"~ circa di tbc. dubbia) che raggiungeva quasi il 72% dei ciclotimici tubercolotici. I due AA., non dànno, quindi, all'infezione tubercolare l'importanza di un preciso fattore eziologico, ma ritengono, piuttosto, che siffatta infezione determini spesso una modificazione della sindrome demenziale, favorendo in essa la l"Omparsa di sintomi maniaco-depressivi (il che, per altro, è }ungi dall'es-sere dimostrato). H. J. Gosline trovò che la tbc. aveva prodotto la morte in più del 73 :~ dei suoi d. p.; ma occorre aggiungere che la sua casistica è troppo modesta, concernendo essa soltanto 30 autopsie. In base a questi dati, ed altresì nella considerazione che altri 70 dem. precoci mostrarono stretti rapporti clinici fra il decorso della tbc. e quello della psicosi, l'A. ammise che fosse possibile individuare uno speciale tipo di d. p. causata esclusivamente dalla tbc. Il Lempp - in base ad una statistica comprendente 723 dimessi per guarigione e 1139 deceduti - ritenne che circa il 50 % degli schizofrenici muoiano di tbc. F. d'Alessandro studiò accuratamente 204 dem. precoci, 27 dei quali seguiti fino al tavolo anatomico, e giunse alle conclusioni che la tbc. non supera nella d. p. la percentuale con cui la si ritrova in altre psicopatie; che la tossiemia tubercolare, analogamente a qualsiasi altra causa tossica, può favorire l 'insorgere delle psicosi costituzionali col meccanismo della riduzione delle difese organiche, ma che la tossina tubercolare non può essere ritenuta particolarmente responsabile delle alterazioni psichiche. Quasi contemporaneamente lo Zalla rendeva noto un suo accuratissimo studi() comprendente il numero veramente cospicuo di 2093 autopsie di infermi di mente. La mortalità per tbc. era stata di quasi il 21 %, ma considerando soltanto i dem. precoci questa percentuale saliva al 64%, cioè al 49't, circa per le sindromi paranoidi ed a più del 78 '){, per le ebefreno-catatoniche. Quest'ultima percentuale raggiungerebbe poi il numero 87, se, oltre i casi eli morte dovuti sicuramente alla tbc., si aggiungessero quegli altri casi in cui b morte per tbc. fu solamente dubbia. Per la parte che concerne i rapporti fra thc. e d . p., l'A., tenendo presenti le altissime percentuali di mortalità specifica surri ferite (c hc- sarebbero abbastanza indi pendenti dali' età degli infermi, dall a durata della malattia o della degenza manicomiale, ecc.),


INPEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFR EN IA

491

la non rara (17%) precedenza della tbc. sulla d. p., e l'esistenza in parecchi di tali infermi (22%) d'un'accentuata gracilità costituzionale e, in un numero anche maggiore di casi (27%), di quell 'infantilismo cardioaortico del quak già mi sono occupato, giungeva alla seguente conclusione: << Le sindromi ebefreno-catatoniche e le sindromi paranoidi rappresentano forme di reazione del sistema nervoso, in soggetti costituzionalmente predisposti, a fattori eziologici prcsumibilmcntc vari, tra i quali figura non di rado (e per le sindromi ebefreno-catatoniche probabilmente molto spesso) l'infezione tubercolare ». A questo studio - condotto sul materiale manicomiale di Firenze, raccolto dal 1908 al 1921 - lo stesso Zalla ne faceva seguire, otto anni dopo, un secondo, concernente I 16 autopsie di mentali fatte a Messina nel biennio 1929-1930. Qui il percento della tbc. sicuramente letale nella ebefreno-catatonia e nelle altre psicosi fu, rispettivamente, di 50 e di 7,6. Considerando mche i casi in cui la morte dipese dalla tbc. solo probabilmente, il percento per le altre psicosi resta invariato, ma per l'ebefreno-catatonia supera s8. E. Ciarla, nel 1923, in base allo studio di parecchie centinaia di psicopatici - 255 dei quali corredati da reperto d'autopsia - trovò nel 40 "~ dei casi l'esistenza della tbc., e sostenne che « quando il soggetto è un fragik cerebrale, in lui la malattia (tubercolare) lede fin dall 'inizio le funzioni psichiche, e perciò il malato appare subito un alienato, mentre l'infezione tubercolare è latente e passa spesso inosservata », e coniò il termine « protobacillo.;i », intendendo per protobacillo il b. di Koch che sarebbe il primo come importanza eziologica - nelle malattie mentali cosiddette criptoge· netiche (sch., paranoia, allucinosi, mania e melanconia, isteria, nevrastenia, ossessioni, psicodegenerazione). Il Lewis, nello stesso anno, dallo studio di un copiosissimo materiale comprendente 4800 autopsie di malati di mente, fra i quali si trovavano 6o1 dem. precoci, desunse che la mortalità per tbc. nella d. p. raggiungeva quasi il 78%; e constatò in questi ultimi soggetti la frequente coesistenza di ipoplasiç cardio-vascolari e di alterazioni delle ghiandole endocrine. E gli con.. eluse per l'esistenza, fra tbc. e d. p., non di un nesso di causalità, bensì dj ·un rapporto di semplice concomitanza prodotta da un terreno costituzionak particolarmente propizio all'attecchimento delle due infermità . Il Bonasera rilevò il 62% circa di mortalità per tbc. fra i dem. precoci, mentre questa percentuale non raggiungeva il valore di 18 per le altre psicosi. L'Ostmann constatò che il 50% dei decessi da tbc. nei 790 casi di psicopatie da lui esaminati era costituito. da schizofreoici. G. Tripi giunse alle stesse conclusioni del Lewis, in base allo studio statistico di 580 soggetti presentanti diverse forme mentali nonchè infezione tubercolare. Lo Chevens, in un suo studio condotto al fine di stabilire quale fosse la causa della morte per le varie specie di psicopatia, vide che per la sch. ( 121 casi)


492

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

era più frequente la tbc., mentre per i paranoici erano più frequenti i neoplasmi, per i melanconici le cardiopatie, ecc. L 'Oriani, _sul materiale dell'Ospedale Psichiatrico maschile di Venezia, consistente in r8oo osservazioni in parte cliniche ed in parte anatomo-cliniche, comprendenti anche 3:86 d. p., trovò che per l'ebefreno-catatonia la mortalità da tbc. raggiungeva quasi il 46%, mentre la percentuale si riduceva a 25 per la forma paranoide e a poco più di 15 per l'insieme dei psicopatici; egli trovò pure che solo nel 10% circa dei casi l:a tbc. era già in atto allo scoppio della psicosi. L'A. esclude un nesso causale diretto fra tbc. e sch., e ritiene che al riguardo debba trattarsi « di pura concomitanza, in soggetti costituzionalmente predisposti alle due malattie ». Z. Wechslcr ebbe agio di studiare le cartelle cliniche di oltre 2o.ooo alienati degenti a Rheinau (Svizzera) e trovò che l:a mortalità per tbc. fra gli schizofrenici fu soltanto dell'8,6%, ossia non superiore a quella constatata negli altri psicopatici e, in qualche periodo, addirittura inferiore alla mortalità riscontrata fra la popolazione libera nel medesimo periodo di tempo. Dai vari dati statistici de !l' A. si rileva, così, che la tbc. letale nei psicopatici in genere, oscillò fra un massimo del 15,2% (191 7) ed un minimo dell'r,2% (1931), mentre la stessa letale infermità variò, nei dem. precoci, dal 44 % (valore massimo, raggiunto nel 1916) a o (1923-1924). Sembrerebbe, quindi, evidente l'influenza delle condizioni generali (per effetto delle restrizioni di vario genere imposte dalla guerra) sulla tbc., mentre questa non avrebbe! alcuna speciale importanza per il determinarsi delle psicosi in genere e della d. p. in ispecie.

J. Buchmueller ritiene che in più del 59 % degli schizofrenici la causa della morte sia data dalla tbc., pensa che ciò debba attribuirsi tanto alle condizioni in cui vivono tali infermi (specialmente i catatonici), quanto alla loro costituzione leptosoma, e crede che non possa stabilirsi una sicura correlazone fra tbc. e sch. Anche il Courtois, in base allo studio clinico-anamnestico di 200 dementi precoci, dette scarsi:ssima importanza alla tbc., avendo constatato b sua preesistenza alla psicosi soltanto nel 10 % dei casi: numero superato da molti altri fattori infettivi, traumatici, ecc. Concludeva, pertanto, che c< la sindrome d. p. » può essere realizzata da agenti eziologici diversissimi, per effetto dei quali il cervello reagisce in un dato modo, a motivo sia dell'età dei soggetti, sia della sede e della maniera di evolversi delle lesioni. C. Roncati, spogliando la casistica dell 'Ospedale psichiatrico di T eramo fra il 1906 e il 1934, trovò che in quel lungo periodo la tbc. era stata sicura causa di morte per i dem. precoci in circa il 21% dei casi; aggiungendo anche le osservazioni in cui tale causa di morte era soltanto sospetta, si raggiungeva il valore del 32%; cosiccbè l'A. escludeva che la tbc. avesse molta importanza ne !l 'eziologia della d. p.


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

493

G. Fattovich, infine, basandosi sul materiale femminile del l 'Ospedale psichiatrico di Venezia (I 754 osservazioni raccolte ne Il 'ultimo trentennio, 781 delle quali corredate da autopsia) trovò che la tbc. era stata letale per circa il 17 % delle psicopatie in genere: numero non lontano da quello rilevabilc per le forme non mentali venute a morte negli Ospedali civili della ~tessa città. Per la demenza ebefreno-catatonica la mortalità da tbc. non raggiunse il 33%; solo nel 12 °~ dei casi l'infezione bacillare preesisteva al1.1 psicosi. Nella forma paranoide la tbc. produsse la morte nd 22"io dei casi; anche qui la percentuale dei malati con infezione preesistente alla psicopatia fu scarsa (15%). Quanto ai rapporti fra le due malattie l'A. sostiene - analogamente al Lewis, ecc. - che possa trattarsi di mera coincide.nza, per effetto di uno speciale terreno costituzionale favorevole all'attecchimento sia della d. p. sia della tbc. Come si vede, non solo i vari ricercatori discordano fra loro nelle conclusioni sull'eziologia tubercolare della sch. in base ai criteri statistici, ma vi è un palese disaccordo anche nelle percentuali trovate. Vero è che quelle percentuali furono desunte in base ai criteri più diversi : così alcuni AA. fanno il rapporto fra gli schizofrenici morti per tbc. rispetto al totale dei t:nalati di mente deceduti per la medesima infezione; altri considerano i soli dem. precoci e mettono a confronto i decessi per tbc. e i decessi per altre infermità; inoltre qualche A. considera la d. p. in blocco; qualche altro prende in considerazione soltanto la form a ebefreno-catatonica; poi qualcuno trae k proprie percentuali soltanto da materiale sottoposto ad autopsia, altri analizza anche la casistica non corredata dalla necroscopia. Infine vi è chi studia una casistica più limitata, ma recente; e chi utilizza un materiale assai più vasto, ma in parte anche più o meno antico, sì che non può escludersi una valutazione alquanto diversa a proposito dello stesso giudizio diagnostico. Tutti questi fattori non possono non concorrere a far variare i risultati statistici ; ma con· ciò non resta meno evidente la divergenza fra i dati rife-

riti dai singoli studiosi. Come è possibile conciliare, per esempio, i reperti del Lewis (77,7 % di morti per tbc. nei dem. precoci) con quelli del Wechsler (8,6 '.'~) ? Anche il Briau segnalava qualche anno addietro simili enormità, ricordando, tra l'altro, che il per cento dei casi di tbc. letale constatati nei vari manicomi francesi per le psicopatie in genere - confrontato col tot~!\e delle mortalità - oscillava tra o e roo ! Ma, a parte queste incongruenze e tenendo conto soltanto dei valori statistici medi, possiamo ritenere accertato che la mortalità per tbc. nei malati di mente in genere è del r7-2o% - ossia, almeno per l'Italia, del doppio rispetto alla medesima mortalità nella popolazione in genere (Niceforo) - ; che tale mortalità negli schizofrenici è del 40-60%; e che - per la sola torma ebefreno-catatonica, ove oscilla fra il 33'\, (Fattovich) e il 78% (Zalla) - sarebbe del 50-70%. Questi valori, di per sè, sono sufficienti a chiarire


494

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

il problema eziologico in discorso ? Mi sembra poco probabile: e ciò, s1a perchè - in fondo - rimarrebbe sempre aperta la questione se ed in quale misura la tbc. abbia preceduto o seguito l'insorgenza della psicopatia, e quanto abbi;.t contribuito la psicopatia stessa ad aggravare la tbc., se non addirittur.1 a ridestare uno di quei processi latenti o spenti, così facili a trovarsi ançhe nei soggetti apparentemente sani; sia - soprattutto - perchè taluni degli AA. di cui ho riassunto i rilievi statistici, rivelano attraverso alle loro cifre che vi sono delJe psicosi diverse dalla d. p. in cui le percentuali della mortalità per tbc. sono presso a poco uguali e talvolta anche superiori a quelle date per la d. p. stessa, senza che per lo meno la grande maggioranza degli studio~i diano alç:una speciale importanza all'eziologia tubercolare di siffatte malattie mentali. Alludo, pri.ncipalmente, all'imbecillità (Ganter, Fattowich), alle cerebropatie infantili (Fattowich), a talune psicosi presenili (Ganter, Zalla), ed a talune forme di frenasi maniaco-depressiva (Southard e Canavan, Zalla. Fattovich). Qualche altro ricercatore pensò di poter precisare i rapporti fra tbc. c sch. indagando la frequenza di tale infezione fra i parenti di questi psicopatici. Così il Luxenburger, in base ad una rigorosa inchiesta su 915 famiglie bavarçsi di schizofrenici (361), di ciclotimici (354) e d'individui sani dì mente (2oo), potè stabilire che i genitori degli schizofrenici muoiono di tbc. più frequentemente che non i genitori dei soggetti appartenenti alle altre due categorie, e che, considerando i fratelli e le .sorelle (in tutto s8oo individui} degli stessi soggetti, la loro mortalità per effetto della tbc. è sino a quattro volte maggiore nelle famiglie degli schizofrenici che non nelle altre. L'A. ne deduce che esiste una correlazione positiva fra la tendenza alla sch. e la debolezza ereditaria dell'organismo, determinante l'abbassarsi della capacità di resistenza contro l'infezione tubercolare. Anche lo Zoeller, Vallejo e Valdès, e Claude, Dublineau, Borel e Rouart riscontrarono una maggior frequenza della tbc. fra i parenti dei dem. pre-.:oci che non fra i parenti dei soggetti infermi per le altre psicosi; e gli stessi antecedenti personali dei malati di mente rivelerebbero, per la d. p., un'assai più alta percentuale di episodi tubercolari che non per le altre psicopatie. G. Bianchi, invece, basandosi sullo studio di 120 casi - di cui 8o d. p. - non trovò che in questi ultimi fossero particolarmente frequenti (rispetto alle altre psicosi) nè l'eredità tubercolare, nè la tbc. degli stessi infermi. Bleuler e Rapoport condussero le loro ri<:erche in un altro modo. Essi studiarono dal punto di vista psichiatrico i parenti di 100 tubercolotici d'un sanatorio, e trovarono che questi infermi erano eredobiologicamente - in rapporto alle psicopatie - altrettanto sani quanto la media della popolazione regionale non degente in sanatorio. N e conclusero, fra l'altro, la inesistenza di un chiaro legame della tbc. colla schizofrenia. Altri ricercatori, infine, tentarono di chiarire la questione dei rapporti fra thc. e d. p. esaminando l'andamento delle due infermità nei paesi nor-


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

495

dici, ove la lotta antitubercolare è molto progredita e l'infezione tubercolare in netta diminuzione. Ma anche qui variano profondamente i risultati da un autore all'altro. Difatti il Buscaino segnalava sin da cinque anni addietro che in Danimarca, nazione con tbc. ormai molto ri-dotta, la percentuale di mortalità per la tbc. nei dem. precoci è appena al disopra della media. Lo stesso abbiamo visto già per l'alta Svizzera in base alle statistiche del Wechsler. L'Arnould notava che la mortalità per tbc. fra i degenti in manicomio era 4-5 volte maggiore che nei sani di mente, ed aggiungeva che quanto più migliorano le condizioni igieniche generali dei singoli manicomi, tanto più diminuisce tale mortalità, la quale dipenderebbe, dunque, più dal modo con cui vengono tenuti i malati di mente che non dalla psicopatia in sè. Viceversa il Dretler, re<:entemente, veniva alla conclusione che la tbc. è frequente negli scfiizofrenici anche per i Paesi in cui le condizioni igienico-sanitarie si trovano ad un livello molto elevato - quali la Danimarca, l'Olanda, ecc. sia fra la popolazione libera sia negli ospedali psichiatrici.

3· INDAGINI DI LABORATORIO. - L'insufficienza delle prove offerte dalle ricerche cliniche ed anatomo-cliniche (compendi statistici compresi) di cui mi sono finora occupato, ha indotto moltissimi studiosi, specialmente in quest'ultimo decennio, ad approfondire l'argomento dei rapporti fra tbc. e sch. mediante accurate e molteplici indagini di laboratorio. Soutzo jun. e Dimitresco studiarono l'oftalmo-reazione alla tubercolina in 150 psicopatici, 63 dei quali erano dem. precoci, e trovarono che in questi ultimi la reazione era positiva nel 67 '};, dei casi e negativa nel 27 ·~ , m entre queste percentuali erano, rispettivamente, di 30 e di 46 per gli altri mentali: da ciò gli AA. dedussero l'esistenza di un rapporto causale fra tbc. e d. p. Non mi risulta che queste ricerche siano state controllate da altri. Moltissimi, invece, si occuparono della cutireazione alla Pirquet o dell'intradermoreazione tubercolinica alla Mantoux, ma con risultati assai discordanti. Così Lévy-Valensi e Barbé, Mira, Rodriguez Arias e Seix, A. Puca (che trovò positive le reazioni alla tubercolina solo in un terzo dei suoi dem. precoci), Claude, Coste, Valtis e van Deinse, F. Baldi, il Beca, ecc. non ebbero alcun risultato preciso nel senso di una particolare positività o negatività delle reazioni negli schizofrenici. Da Villa, nei suoi d. p., ebbe sempre reazioni negative, come era già stato riscontrato dal Neustadt, ed analoghi furono i. risultati del Casavola c, in parte, quelli di E. Goria. Anche G. Bianchi rilevò soltanto il 15 ~{, di cutireazioni positive alla tubercolina. Reperti fortemente positivi ebbero, invece, il Ciarla, Baruk, Bidermann e Albane (persino in dem. precoci cachettici), e P. Abély, il q ualc, però, ebbe reazioni a1trettanto vivaci usando la tossina difterica.


INFEZIONE TUilERCOLARE E SCHIZOFRENIA

Infine, G. Tripi, anche in base al modo di reagire dei suoi 200 schizofrenici di fronte alla cutireazione e all'intradermoreazione alla tubercolina, ritenne di poter distinguere tali infermi in quattro gruppi. Un primo gruppo - caratterizzato, dal punto di vista psichiatrico, da stati confusionali e da forme depressive cenestopatiche - avrebbe le reazioni di v. Pirquet e di Verr.es fortemente positive, ed in questi infermi la tbc. sarebbe particolarmente evidente. ·Un secondo gruppo - soggetti lievemente confusi, allu-cinati, senza demenza rapida - comprenderebbe casi con tbc. torpida o fibrosa e con reazioni alla tubercolina negative o solo debolmente positive. ln un terzo gruppo - costituito da infermi presentanti disordini tossiço-metabolici, con tendenza al rapido indementimento dopo uno stato confusionale iniziale, o con presenza di stati dissociativi gravi ed evidenti disendocrinie -manca qualsiasi segno clinico o paraclinico di tbc. Il quarto ed ultimo gruppo - comprendente forme ebefreniche ad insorgenza tumultuosa con il quadro, per lo più, dell'eccitamento - si avvicinerebbe al secondo gruppo per quel che concerne la tbc. : esistenza di focolai specifici dimostrabili con mez~i fisici e negatività delle reazioni alla tubercolina. E' chiaro, da quanto precede, che anche le reazioni cutanee o intradermiche alla tubercolina hanno dato risposte diversissime. Ciò spiega come per alcuni AA. (quali il Casavola, il Claude, ecc.) i dem. precoci si trovano in uno stato di anergia rispetto alla tbc., mentre per altri (l'Albane, il Baruk, ecc.) gli stessi soggetti presenterebbero una cospicua allergia verso la tbc.; per altri ancora (P. Abély, C. Pasca l) tale allergia non sarebbe specifica, ma i dem. precoci si troverebbero piuttosto in uno stato particolare di sensibilizzazione generica: d'onde la conclusione, alla quale è giunto recentemente il Fattovich, che: « nè l'allergia nè l'anergia rappresentano la regola nelle d. p. >>. La quadruplice distinzione degli schizofrenici proposta dal Tripi, e di cui si è or ora parlato, rappresenta, fra l'altro, un encomiabile tentativo di conciliare questi dispareri prodotti dalla discordanza dei risultati ottenuti dai singoli ricercatori; ma è per lo meno prematuro accettarla, trattandosi di una costruzione ancora insufficientemente suffragata dall'esperienza c neppure immune da critiche. Ci si può sempre chiedere, infatti, come avvenga che quel gruppo di schizofrenici in cui la psicosi sarebbe la natura amminotossica o disendocrina sia assolutamente immune dalla tbc., mentre è noto come questa malattia - od i suoi reliquati più o meno spenti ed innocui è diff_usissima fra i popoli civili, sì che tanto la cutireazione alla tubercolina quanto i reperti radiologici ed autopsici darebbero una positività dal 90 al TOO %, a seconda degli AA.

Non molto diverse sono le conclusioni che è lecito trarre dall'eSéi.me delle reazioni di deviazione del complemento applicate alla diagnosi della tbc


INF EZIONE TUBERCOLARE E SC!-llZOFRENIA

497

]. Vié, usando l'antigene di Besredka ed una tecnica simile a quella già sperimentata alcuni anni prima da Ameghino e Poiré, in numerosi infermi affetti da differenti psicopatie, applicò la sieroreazione a 100 dem. precoci, ed ebbe 26 risultati positivi: l' A. conclude per l'esistenza di una frequente anergia verso la tbc. nella d. p. Assai analoghi furono i reperti ottenuti da Hamel e Courtier e, più recentemente, da Dide, De Boissezon e Aujaleu, tanto sul sangue quanto sul liquor dei dem. precoci; mentre X. Abély aveva riscontrato una positività nel 6o ',Yo dei suoi casi. Anche Pasca! e Doussinet ed A. Puca (quest'ultimo usando l'antigene di Borquet e Nègre) ebbero nei loro dementi precoci positività abbastanza forti. Baruk, Bidermann e Albane registrarono circa il 38% di reperti positivi (in 65 dem. precoci prevalentemente ebefreno-catatonici); la percentuale fu alquanto minore nei casi stu· diari da Warstadt e Collier. Scarsissime furono le reazioni positive ottenute da Kindcrmann e Hoffmann (r3%) e, più recentemente, da Beck, Ogden e Whelen. Anche F. Baldi, coll'antigene di Bourquet e Nègre, ebbe la positività solo in un terzo dei suoi casi, e - quel che più conta - non notò speéiali differenze fra il comportamento dei dem. precoci e quello di altri psicopatici di fronte a questo mezzo d'indagine. Lo scorso anno P. Weiland istituì una numerosa serie di ricerche per saggiare queste reazioni sul liquido cefalo-rachidiano nelle più diverse malattie nervose non tubercolari. Egli trovò nel 25 ~{, dei casi una fissazione dd complemento positiva per la tbc. indipendentemente dalla provenienza del liquido, e giustamente sostenne che - almeno per ora - non è. lecito trarre conclusioni diagnostiche per l'esistenza di una tbc. del sistema nervoso centrale in base ad una positività della fissazione del complemento. La tesi mi sembra perfettamente applicabile anche in tema di schizofrenia. Ricorderò, infine, le estese ricerche del Sagel, il quale saggiò i sieri di 360 schizofrenici e di 186 soggetti non schizofrenici col metodo della deviazione del complemento per gli antigeni più diversi (b. coli, b. catarrale, b. di Bang, b. di Friedlander, proteus, b. dell'influenza, b. di Koch, stafilococchi, ecc.). Egli trovò, in generale, più dell '89 ~{, di reazioni positive negli schizofrenici di fronte al 6o ~. circa di positività negli altri soggetti. I reperti positivi furono particolarmente frequenti per gli stafilococchi (34 % negli schizofrenici e 21 % negli altri) e per il b. di Koch (rispettivamente, 32 e 20 ·~~ ). Da ciò potrebbe dedursi che gli schizofrenici siano portatori di numerosi germi morbigeni (il che è spiegabile data la loro vita antiigienica); comunque, in essi non vi è. una assoluta prevalenza della tbc. Anche l'enzimo-reazione per la tbc. (E. Ciarla) e la reazione di flocculazione di Vernes (Baruk, Bidcrmann e Albane, Capgras e Rondepierrc, Pascal e Doussinet) non dettero reperti particolarmente dimostrativi, nè, soprattutto, costanti. Lo stesso dicasi per altre ricerche sul comportamento delle sostanze proteiche nel siero di sangue dei dementi ·precoci (V. Marri3 - Giornale di m~dic"ina miliwr~ .

•


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

nengo, C. Caramazza, S. Platania - che recentissimamente esplorò un esteso numero di soggetti mediante la siero-reazione di W eltmann - , il Contini, ecc.). Non si deve, però, tacere - a questo proposito - che gli squilibrii colloidali spesso osservati sono di difficile interpretazione, agli effetti del problema dell'eziologia tubercolare della sch., data soprattutto la riconosciuta importanza delle disfunzioni epatiche nel determinarsi di quegli squilibrii. Parecchie sono state le ricerche eseguite sul sangue degli schizofrenici, sempre allo scopo di precisare gli eventuali rapporti fra sch. e tbc. Il Witte, nel 1921, trovò che nel sangue di molti dem. precoci vi è scarsità di lipoidi, e ne dedusse che - siccome tale scarsità favorisce lo sviluppo del1.1 tbc. - ciò poteva spiegare la frequenza di simile infezione in questi psicopatici; d'altro canto anche la tbc. riduce di per sè la quantità dei lipoidi del sangue, e ciò aggraverebbe la sindrome demenziale. Non mi risulta che queste interessanti ricerche siano state riprese da studiosi più recenti. Per vari ricercatori, citati dal Martinengo, la velocità di sedimentazione dei globuli rossi sarebbe aumentata sia nella sch. come nella tbc. : se ne è dedotto da alcuni l'esistenza di un ne~so fra le due infermità. Trattasi, però, di una tecnica delicata, ed il cui valore è apprezzato in modo differente, giacchè la positività della prova non è sicuramente specifica per la tbc. In proposito, sono ancor meno specifici i reperti concernenti il quadro ematologico dei dem. precoci (reperti che, stando al Carrière, al Sagel, a Rizzatti e Martinengo, ecc., depongono per l'esistenza di un processo infettivo). E. Rizzatti -che ha dedicato all'argomento un ampio studio, basato,. oltrechè sui proprii reperti, anche su quelli desumibili da 1287 casi tratti dalla letteratura - escluse, però, che - almeno per quanto concerne il quadro dei glohuli hianchi - i reperti deponessero per la thc. Più recentemente C. Modonesi trovò che per taluni aspetti il quadro ematico dei dementi precoci era analogo a quello riscontrabile nei tubercolotici, mentre per altri aspetti ne differiva nettamente. Il sistema reticolo-endoteliale degli schizofrenici è stato esplorato co:l particolare attenzione dal Meyer, il quale rilevò - con ricerche estese a 6o soggetti esaminati mediante la prova del rosso Congo e la prova di Kauffmann - che la capacità granulopessica del sistema era molto ridotta, sì che il suo potere d'assorbimento era quasi mùlo : verosimilmente esso era bloccato - massime nelle forme acute della psicosi - da una qualche sostanza molto tossica circolante nel sangue. Il Levi, il Canziani, Fanjul e De La Vega, D. Amico, ecc. confermarono più o meno completamente i ri sultati ckllo studioso tedesco. Però, mentre V. Padovani tende ad attribuire, almeno in parte, il blocco del sistema alla tbc., la maggioranza dei ricercatori escl ude l'intervento dj quest'infezione e pensa invece all 'influenza d 1 lesioni epatiche.


INFEZI ONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

499

Molti studiosi hanno atteso in questi ultimi anni alla ricerca dei bacilli tubercolari nei dem. precoci: ricerca eseguita da alcuni con metodi biologici, da altri con metodi batteriologici. Ricordo, fra i primi, E. T oulouse e collaboratori, che tentarono di mettere in evidenza il virus tubercolare, eventualmente presente nel liquido cefalo-rachidiano di un giovane demente precoce clinicamente non bacillare, in cui la psicosi decorreva da cinque anni in modo atipico, caratterizzato da episodiche vampate deliranti, ricorrendo all'inoculazione del liquor nel sortocutaneo di due cavie e alla reinoculazione di altre due cavie col triturato di gangli linfatici lombari di uno dci primi animali. Il risultato fu positivo e consistette nella rapida morte delle cavie reinoculate e nella constatazione, in una di queste, di un accumulo di caratteristici bacilli acido-resistenti presso il punto dell'iniezione. Gli stessi AA. continuarono le loro ricerche sul liquido cefalo-rachidiano dj altri 4 dem. precoci, ma poterono ancora riscontrare l'ultravirus tubercolare soltanto in un caso, affine - clinicamente al precedente. Concludevano esprimendo il parere che la d. p. è in realtà una sindrom e psicopatologica e che nei casi « classici » l'infermità non è d 'origine tubercolare: la psicosi rappresenterebbe, in definitiva, una particolare reazione cerebrale a cause morbose varie. D 'Hollander e Rouvroy, dopo avere inoculato sottocute o nel peritoneo di numerose cavie e piccioni il liquor di 12 dementi precoci clirucamente non tubercolotici, riuscirono a registrare ben 11 risultati positivi, nel senso che gli animali trattati con 11 di tali liquidi presentarono lesioni istologiche dì tipo tubercolare a carico dei loro organi cavitari; lesioni riproducibilì con reinoculazioni in serie e identificabili con quelle descritte da Besançon e Delarue nelle loro ricerche sulla granulia tubercolare. Per questi reperti in verità molto discussi ~ che i due studiosi ottennero pure inoculando negli stessi animali sostanza cerebrale di dem. precoci (il che escluderebbe trattarsi di (( microbi di uscita » di una tbc. epifenomeno), e per la frequente positività delle emocolture, D'Hollander e Rouvroy - forti anche delle loro precedenti constatazioni anatomo-patologiche relativamente ad una particolare meningo-encefalite cronica dimostrata a carico di taluni dem. precoci (vedi pag. 7) - conclusero che, almeno in un gruppo di tali infermi, la psicosi è d 'origine tubercolare. Essi, poi, invocavano ulteriori ricerche per stabilire con sicurezza « in quale proporzione si presentano i casi di d. p. e, con ciò, in quale misura la d. p. - questa malattia mentale dal nome fallace e dall'eziologia misteriosa - potrà essere chiamata la psico-bacillosi ». Quasi contemporaneamente A. Puca comunicò le proprie ricerche eseguite inoculando il liquido cefalo-rachidiano di 4 7 dementi precoci, esenti da tbc. cliruca, nei gangli linfatici cervicali (metodo Ninni) o nel peritoneo (metodo van Deinse) delle cavie. In 10 casi (21 %) le ricerche dettero risultato positivo, nel senso che gli strisci di gangli (7) o di peritoneo (3) mostnrono granuli acido-alcool-resistenti; in uno di questi casi i gangli mostra~


so o

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

rono anche tipici bacilli. Altri reperti analoghi vennero riferiti due anm più tardi dal medesimo autore. Baruk, Bidermann e Albane, usando il liquor di 8 ebefreno-catatonici, non ebbero alcun risultato dalla inoculazione in cavie normali, mentre, eseguita l'inoculazione in cavie rese preventivamente allergiche mercè iniezione di scarsissime quantità di materiale tubercolare, osservarono, con 5 di questi liquidi (37·5 ex.), talvolta reazioni ulcera ti ve nel punto d 'iniezione (fenomeno di Koch ?), talaltra la comparsa di una catatonia sperimentale tardiva e di disturbi epilettici. L 'anno seguente Baruk e Bertrand, usando la medesima tecnica col liquor di un altro dem. precoce, riprodussero nella cavia allergica un episodio catalettico ed una meningite tubercolare sperimentale. · X. e P. Abély e Couléon vollero ripetere questi esperimenti, ed ottennero cinque volte su dodici il riprodursi del fenomeno di Koch, usando inoculazioni di sangue di dem. precoci; ma nessun risultato inoculando il liquido cefalo-rachidiano, fors.e perchè la quantità di liquor usata fu troppo scarsa. L. Couderc, invece, riprodusse - col liquor di dem. precoci, nelle cavie allergiche - sintomi transitori affini a quelli visti dal Baruk. A. Mazza esperimentò alla maniera del Toulouse e dèl D'Hollander, cimentando 30 cavie con il liquido cefalo-rachidiano di 30 dementi precoci, ma non ottenne alcun risultato positivo e dichiarò il proprio scetticismo sul preteso nesso eziologico fra tbc. e d . p. Gli esperimenti vennero comunicati dall'A. al IX Congr. della Soc. ital. di Neurologia (Modena, ottobre 1932) e, in sede ùi discussione, il Dalma rifc:d che nc:ppurc: a lui era riuscito di confermare i risultati degli studiosi francesi. E. Ciarla, l'anno successivo, ebbe reperti positivi (non è detto in quale proporzione), seguendo la tecnica dei ricer·catori precedenti ed anche inoculando liquor di schizofrenici nel derma di uomini allergici verso la tbc. Lo ;tesso Ciarla riscontrò inoltre, in due casi, il b. di Koch nel liquor suddetto: questo reperto non è stato però confermato dal Beck, da Martinez Dalke e da altri. Claude, Coste, Valtis e van Deinse- inoculando le cavie con sangue c liquido cefalo-rachidiano di 19 dem. precoci, quasi tutti appartenenti alla forma ebefreno-catatonica, e di 8 controlli affetti da psicosi differenti - ebbero ìnoculazioni negative per i controlli, mentre su J2 dem. precoci (63 y.,) ottennero reperti positivi, nel senso che le cavie inoculate rivelarono granuli acido-resistenti e bacilli di Koch nei gangli linfatici. Nel 1934 Ballif, Ornstein e Lunevsky (inoculazioni di liquor di dem. precoci nei piccioni), F. Barahona (che iniettò anche, negli animali, sostanza cerebrale di dem. precoci e il liquor di dem. precoci in uomini tubercolotici) ed anche Snenz, Pascal, Costil e Chapoulad registrarono sempre risultati !lcgativi. Lo stesso possiamo dire per le ricerche di Dide e Aujaleu. Lo sp.oglio della letteratura mostra un esaurirsi delle ricerche sperimentali negli ::~noi seguenti e, contemporaneamente, l'accentuarsi della negatività dci reperti (Bcck e allievi, E. Goria, J. Beerens, Kraus e collaboratori,


INFEZIONE TUBERCOLAR E E SC IIIZOFR ENI:\

50 I

L. M. Martinez Dalke, ecc.); sicchè A. Beck concludeva che non esiste il minimo punto d'appoggio alla concezione della presenza di un rapporto causale fra tbc. e sch. Anche Claude e Coste riconoscevano la scarsità dei risultati del laboratorio, pur sostenendo - in base ai dati clinici e statistici l'importanza dell'eziologia tubercolare della dem. precoce. Come è possibile spiegarci tanta diversità di reperti nel giro di cos! pochi anm ? Parecchi studiosi (fra cui F. Coste e P. Delmas- Marsalet) opinano che i primi sperimcntatori operassero senza sufficienti cautele e controlli, e che poi la positività dei risultati si sia sensibilmente ridotta per il perfezionarsi delle tecniche. Altri, come il Saenz, ricordano che negli animali da esperimento non è difficile l'infezione tubercolare spontanea, specialmente là dove si manipolano in grande quantità le culture di b. di Koch: ciò che era risaputo fin dai tempi delle prime esperienze con tali bacilli. Certo st è che in questi ultimi anni la dimostrazione per via biologica dell'eziologia tubercolare della sch. è stata quasi sempre impossibile. In modo pressochè identico si è svolta la parabola dei reperti batteriologici. Dopo circa un triennio di numerose e fruttuose ricerche, dimostranti, per via colturale, la presenza del b. di Koch nel sangue e nel liquido cefalorachidiano degli schizofrenici, sono andate sempre più aumentando, negli ultimi due anni, le documentazioni negative, finchè anche in questo campo le indagini sono pressochè cessate. Dopo la dimostrazione data per la prima volta dal Loewenstein, nel 1931, che anche nella sch. (un caso) era possibile mettere in evidenza - col suo particolare metodo cmocolturalc - il b. della tbc., lo stesso Loewenstein moltiplicò le sue ricerche riuscendo, nel 1933, a dimostrare l'esistenza della bacillemia tubercolare nel 40 'j., circa dei 359 casi di d. p. da lui saggiati. Ciononostante l'A. non si pronunciava esplicitamente in favore dell'eziologia tubercolare di tale psicosi, ma - pur ritenendola probabile - si mostrava molto riservato, data la grande frequenza dell'infezione tubercolare nel l 'uomo. D 'Hollander e Rouvroy, N . Kopeloff, A. Puca ebbero anch'essi parecchi risultati positivi, e ugualmente positive furono le colture fatte, anzichè col sangue, col liquido cefalo-rachidiano dei dem. precoci dallo stesso Loewcnstein, da E. Toulouse e dal Puca. Ben più numerosi furono i reperti completamente negativi. Possiamo dire, infatti, che, con le emocolture la maggior parte degli AA. - da Mcyer e Schaede ad Ananiadés, Papanargyrou e Scouras, da Dide e Aujalcu ad A. Saenz e collaboratori, a C. Trabattoni, al Goria - non potè affatto conft:rmare i reperti del Loewenstein. Ancor più recentemente J. Giuffré su 25 dem. precoci gravemente tubercolotici ebbe soltanto 3 risultati positivi, mentre l'emocoltura fu costantemente negativa su altri 25 dementi, i quali non pr.esentavano segni clinici del! 'infezione. Reperti del pari negativi ebbero,


502

INFEZION E TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

con le colture di liquido cefalo-rachidiano, E. Ciarla, A. Beck, C. Trabattoni, il Beerens, ecc. Anche qui molti cercarono la cagione di una così profonda divergenza fra i reperti del Loewenstein e di pochi altri studiosi e i reperti dci rimanenti sperimentatori. L. Bianchi ritiene che i granuli acido-resistenti reperibili nelle colture, e che dal Loewenstein sono interpretati come stadio iniziale di sviluppo del b. di Koch, siano invece un prodotto artificiale della colorazione. Il Saenz dimostra che parecchie delle colonie sviluppantisi nelle emocolture sono bacilli paratubercolari non patogeni, ed insiste sopra la necessità di studiare sugli animali l'azione dei germi reperibili nelle colture stesse, prima di definirli tubercolari in base al fallace criterio tintoriale (tale studio, in realtà, era stato fatto, e con risultati positivi, da Kopeloff e Loewenstein e da qualche altro). Saenz e Costi! ed il Trabattoni (che ricordò precedenti ricerche fatte al riguardo da M. De Amicis) insistono sulla grande diffusione di quei germi paratubercolari nel mondo esterno - acqua distillata compresa - , e lo stesso Trabattoni si spiega l'assoluta negatività dei propri reperti di emoe liquor-colture colla precauzione da lui presa di filtrare per candela l'acqua usata nell'allestimento dei terreni di coltura. Troisier e de Sanctis Monaldi hanno dimostrato che, durante il decorso di malattie intercorrenti non specifiche, possono comparire bacilli tubercolari (i cosiddetti « bacilli di uscita » del Nicolle). Forse questo dato può concorrere a spiegarci la diversità dei !t~perti colturali, ed anche di quelli biologici; tanto più se pensiamo che i risultati positivi vennero più spesso ottenuti a cari·co di soggetti i quali presentavano le ricordate vampate episodiche di sch., che non è assurdo supporre connesse, almeno in qualche caso, con lievi e banali infezioni intercorrenti. Sta, comunque, il fatto (accennato anche dal Claude, dal Trabattoni, dal Giuffré, ecc.) che tanto le ricerche biologiche quanto quelle batteriologiche non possono avere una decisiva importanza ai fini di stabilire o di respingere l'eziologia tubercolare della sch. Difatti, anche con molti reperti positivi, potrebbe sempre negarsi una tale eziologia ed argomentarsi che la positività si spieghi con la frequente concomitanza della tbc. negli schizofrenici; e, viceversa, pur con reperti negativi, l'ezjologia tubercolare potrebbe ammettersi ponendo mente che, anche in un gran numero di tbc. sicure e gravi, i metodi colturali non sono stati affatto dimostrativi per una simile infezione.

(Continua).


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO ClfiRURGICO PRESSO LE DMSIONI MOTORIZZATE Relazione al IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bucarest. giugno 1931) Dott. Carmelo Mangaoaro,

tenente colonnello medico, relatore per l'Italia.

(C ontinuazio1le e fitze). (: E le fratture ? Dovranno essere immobilizzate. (< Ebbene : io sostengo che le stecche di legno sono, fra tuttt 1 mezzi, quelle di più facile ed utile impiego presso i posti di medicazione e quando parll) di immobilizzazione escludo la preventiva riduzione dei frammenti, perchè allora occorre quella tale competenza che deve evitare di produrre un danno maggiore di quello fatto dall'agente vulnerante. Non escludo che ci potranno essere circostanze e momenti che consentiranno di usare le staffe Thomas: ma l'arrivo dei feriti in un posto di medicazione è così tumultuario e la necessità di sgombero a tergo così impellente che nella maggior parte dei casi i sistemi più semplici, pur essendo meno perfezionati, mi sembrano da preferirsi. . . . « E ' presso la sezione di sanità che gli osteo-articolari possono e devono essere messi in grado di superare il disagio del trasporto verso le formazioni ospcdaliere » . Un'altra voce autorevole si è espressa, in forma non dissimile, al 27~ Congresso Italiano di ortopedia del 1936. Il Caccia ha così detto in quella occasione: « Ora mi sia permesso di esprimere la mia opinione di chirurgo militare che ha vissuto parecchie campagne di guerra, con oltre un lustro di atti,·ità chirurgie~ in ospedali da campo avanzati, su alcune questioni controverse che, anche durante l'anno in corso, hanno richiamato l'attenzione di chirurghi, di ortopedici di grande e indiscusso valore e di medici militari distinti, studiosi appassionati e competenti di chirurgia di guerra. « Premetto che spesso in queste alte discussioni si tiene molto conto della parte tecnica, che ha certamente una importanza somma, ma non si valuta forse sufficientemente la fisonomia del tutto particolare, di ordine militare che, sovente," per necessità bellica, subordina a speciali contingenze la parte di ordine tecnico. « E' necessario qui ripetere un':1ffermazionc pacifica non solo per gli ambienti militari, ma per tutti quelli che si occupano dell'argomento, che la fin alità militare della guerra è quella di vincere e che perciò tutto deve essere subordinato, per n ecessità di cose, a questo supremo ideale. « E spesso la finalità umanitaria, che è quella di soccorrere al più presto e nel miglior modo possibile i feriti contrasta con la tattica e la strategia di


504

ORGANIZZAZION E F. FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

guerra. Durante le azioni che, nella guerra dell'avvenire, diverranno sempre più violente e quindi con un numero di feriti superiore al passato anche per gravità, ostacoli insormontabili possono impedire l'applicazone di quei principi terapeutici ben noti, che sono più facili a formulare che a mettere ;n pratica ».

Sgombero del posto di medicazione e suo carattere tecnico. Un'altra funzione, che non è soltanto di ordine logistico, cioè collegata con la disponibilità dei mezzi di trasporto, è quella dello sgombero, a tergo, dei feriti, già soccorsi al posto di medicazione. Possiamo affermare addirittura che concetti precisi di tecnica chirurgica devono essere di guida per attuarlo e sono in dipendenza oltre che con la disponibilità e la qualità dei mezzi di sgombero con la possibilità del loro impiego, rispetto alle condizioni del terreno, allo svolgimento della battaglia e al tempo. Difatti se le condizioni di viabilità e la configurazione del terreno consentissero di far giungere, anche di giorno, sino al posto di medicazione le autoambulanze, riuscirebbe facile e rapido il trasporto alle Sezoni di sanità dei feriti che hanno bisogno di essere sgomberati coricati, mentre gli altri potrebbero fruire dei mezzi di trasporto, automobili o ippotrainati, che tornano a vuoto verso le retrovie dopo essere stati impiegati per il rifornimento dei vari servizi in linea; oppure potrebbero essere avviati a piedi. Ma la condotta di guerra esige che, oltre alle risorse del mimetismo, concorra, a mascherare la posizione delle truppe, anche la sospensione, se è possibile, assoluta, durante le ore di luce solare di qualunque movimento dei rotabili sulle strade. Durante le fasi più attive del combattimento vi è poi l'azione del fuoco nemico che può bloccare, per molte ore, qualunque movimento nel settore prossimo al campo di battaglia. E' faci le prevedere allora che il servizio di sgombero del posto di medicazione non potrà avere carattere di continuità e sarà più probabilmente fatto di notte. Quando poi la assenza di strade che possono essere percorse dalle autoambulanze e le asperità del terreno obbligano ad eseguire lo sgombero, di coloro che devono essere trasportati coricati, su barelle, a braccia, per mezzo dei portaferiti della Sezione di sanità, il compito è difficile e la vigilanza tecnica dei medici del posto di medicazione deve essere maggiore. Se si pensa al tempo che può essere trascorso dal momento nel quale il ferito è stato colpito sino a quello in cui è stato soccorso, per cause belliche che ne hanno ostacolato il trasporto: alla sosta lunga, per tutte le ragioni accennate, presso il posto di medicazione: alla durata del percorso, da compiere a piedi dai portaferìti per giungere a1b Sezione di sanità, è ovvio che devono essere bene valutati lo stato e la natura del le feri te di ogni individuo, per stabilire- un rigoroso ordine di precedenza,


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CH IRURG ICO ECC.

505

con l'intento di evitare che sia superato, prima dello intervento chirurgico neHa formazione sanitaria cui ciascun ferito sarà avviato, quel limite di tempo, entro il quale si presume che la lesione sia inquinata da germi ma non infetta, affinchè sia propizio, con le maggiori probabilità, il decorso post-operatorio. Ecco come si afferma, pure presso il posto di medicazione, il concetto da noi prima esposto: che lo sgombero dei feriti ha in ogni circostanza un carattere preminentemente tecnico.

Sezione di sanità t sua attività chirurgica. La Sezione di sanità, per ciò che riguarda il funzionamento del servizio chirurgico della divisione, deve essere considerata come un grande posto di soccorso divisionale, nel quale si completa l'opera dei posti di medicazione e si provvede allo smistamento e allo sgombero dei feriti. Sulla scarsa attività chirurgica, che può essere svolta presso la sezione di ~anità, l'ultima guerra ha dato una conferma all'esperienza che se ne era già avuta durante la guerra russo-giapponese e qualche voce discorde deriva dal fatto che taluna di queste formazioni è venuta a trovarsi, nella grande guerra, in condizioni privilegiate di dislocazione e di impiego, mentre in qualche altro caso l'amor propno del chirurgo ha preso il sopravvento sull'interesse della collettività dei feriti. Non vi è dubbio che in guerra di movimento l'attività chirurgica della sezione diventerà ancora più ridotta di quanto è stata in guerra di posizione, perchè sarà minore la sua stabilità, sarà maggiore b densità dei feriti nel tempo e nello spazio, sarà più difficile la sua ubicazione conveniente. In una pubblicazione precedente noi abbiamo sostenuto, in contrasto con il parere di tecnici autorevoli e con le norme regolamentari allora in vigore, che era anche irrazionale il criterio di ammettere che il nucleo chirurgico, destinato al trattamento urgente dei feriti più gravi, avesse potuto spingersi sino alla sezione di sanità. Abbiamo scritto allora: << La Sezione di sanità è una formazione di battaglia per eccellenza, che deve funzionare con rapidità r spostarsi con frequenza, assai esposta alle offese del nemico, mentre il nucleo chirurgico ha bisogno di una certa stabilità, di una relativa sicurezza e occorrono per il funzionamento mezzi di ricovero che la sezione non possiede. Bisogna difatti pensare che un ferito grave non potrà essere sgomberato subito dopo l'atto operatorio, affinchè non sia frustrato il vantaggio dell'intervento precoce e il chirurgo osservi il decorso post-operatorio l> . Perciò l'attività chirurgica della sezione deve essere limitata a quegli interventi che possono immediatamente decidere della vita del ferito e alla cura degli intrasportabili. Vi è inoltre da eseguire, come abbiamo scritto precedentemente, la immobilizzazione razionale dei fratturati.


506

O RGANIZZAZIONE E F UNZION AME!\TO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

Il Mignon nelle conclusioni che ha fatto seguire alla descrizione dd funzionamento del Servizio sanitario dopo la battaglia della Malmaison, così ha scritto: « l posti di soccorso e di sgombero divisionali, ai quali si è voluto dare un aspetto di posti chirurgici avanzati, hanno esercitato una funzione utile soltanto se hanno potuto essere installati in sotterranei. Tuttavia il servizio che hanno reso si è limitato alla rimozione di apparecchi e alla revisione di alcune ferite . .. « Quanto ai posti che hanno funzionato in terreno scoperto e non hanno potuto fruire del beneficio di un ricovero sotterraneo, non è il caso di esaminare il loro rendimento chirurgico; essi si sono limitati a gettare un colpo d'occhio sui feriti di passaggio e a fermare gli agonizzanti ». Lo stesso A., nei preliminari alla trattazione del Servizio sanitario durante la tattica di guerra di movimento, ha scritto: « Non si tratta più, per le Divisioni di attribuirsi, in guerra di movimento, un compito chirurgico. Il trattamento dei feriti deve essere sottratto alla loro attività e devono soltanto prepararli allo sgombero e procurare di farli allontanare dal settore al più presto. L'ambulanza chirurgica passerà al Corpo d'armata, avendo la esperienza dimostrato che la chirurgia era impraticabile nella linea avanzata e che bisognava riportarla più indietro. Appartiene al posto di soccorso divisionale il compito di perfezionare l 'applicazione della prima fasciatura e di immobilizzare solidamente le fratture degli arti. E tutto ciò che si può fare in un posto avanzato ... « II vero trattamento chirurgico, conveniente ad ogni ferita, sarà applicato assai più lontano». Il Franz del! 'Esercito tedesco, in un suo articolo recente dal titolo: « Relazioni fra chirurgia di guerra e formazioni sanitarie in rapporto con le statistiche » ha scritto che il criterio d1 Schmidt, secondo il quale la Sezione di sanità deve potere curare i feriti e le loro immediate complicazioni e poter essere in grado di seguire i movimenti della Divisione, si era già mostrato non aderente alla realtà nella guerra mondiale e l'Esercito tedesco lo aveva subito abbandonato, per adattare il funzionamento della Sezione al numero straordinariamente grande dei feriti che vi giungevano, dipendente dalla violenza degli attacchi, in rapporto con la potenza dei mezzi di offesa. Concorde è, come si vede, il parere degli studiosi e possiamo ripetere che le funzioni chirurgiche, precipue della sezione di sanità devono essere: smistamento dei feriti e loro sgombero verso le formazioni ospedalicrc.

Smistamento dd feriti. Lo smistamen to dei feriti è il compito più delicato e più difficile dal punto di vista tecnico e perciò deve essere affidato a chirurghi i quali d evono accoppiare a spiccate qualità professionali, resistenza al lavoro, alto


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

507

senso di responsabilità e sana energia. Devono essi difatti eseguire una selezione dei feriti che richiede una valutazione diagnostica pronta e scrupolosa delle lesioni, perchè su di essa è basato il successivo svolgimento di tutto il funzionamento chirurgico retrostante. Inoltre chi è preposto allo smistamento dei feriti deve conoscere quale è il piano di ospedalizzazione da seguire, perchè ricovero e terapia sono due fattori inseparabili e si deve .conseguire, non solo, il fine di assicurare al ricoverato il trattamento tecnico che il caso richiede, ma pure quello di fare in modo che esso abbia luogo nella misura del tempo, entro il quale si presume che un tessuto, un organo resista alla invasione microbica che accompagna l'azione dell'agente vulnerante, affinchè sia più favorevole il decorso post-operatorio. Ecco come si rivela anche l'importanza dello sgombero dei feriti, inteso come larga dotazione di mezzi e rapidità di essi. Intanto è bene definire, possibilmente, il concetto di gravità in rapporto con la necessità d eli 'intervento chirurgico presso la Sezione di sanità e le formazioni ospedaliere da campo più avanzate. Noi, seguendo una norma adottata dall'Esercito italiano nella guerra passata, abbiamo fatto, in un'altra pubblicazione, la seguente classificazione di feriti: gravi intrasportabili, cavitari, gravi trasportabili a breve distanza e gr:.:vi trasportabili a grande distanza. Sembra a noi che così la valutazione della gravità della ferita non è soltanto dominata dal criterio tecnico, ma è messa in rapporto costante con un elemento che non può essere trascurato in ·guerra, cioè: con la possibilità del trasporto del ferito per un percorso, la durata del quale è in relazione non soltanto con il fattore intervento nel periodo preinfettivo, ma con altre contingenze molteplici: a) stato generale del ferito, non sempre in perfetto parallelismo con la entità della lesione; b) convenienza logistica del trasporto a grande distanza (per non saturare la limitata capacità di ricovero degli ospedali avanzati), di tutti quei feriti gravi (e sono molti) che possono superare il disagio di un trasporto relativamente lungo (40 o 50 chilometri) mentre diventano intrasportabili per molto tempo dopo l'intervento chirurgico: ad esempio molti feriti del cranio, alcuni feriti del torace; c) stato delle strade da far percorrere ai feriti da ospedalizzare, elemento questo ultimo che può avere importanza decisiva nello smistamento, come accade nella guerra di montagna; d) specie dei mezzi impiegati per lo sgombero. Altri studiosi, fra i quali i francesi, hanno distinto i feriti in moribondi e feriti di prima, di seconda, di terza urgenza, riferendosi all'ordine di precedenza neli 'intervento chirurgico. « E ' una classificazione - dice il Toubert - basata sulla entità delb ferita e sulla durata del tempo ritenuto ancora utile per l'intervento chi rurgico, considerando come un massimo di 24 ore, dal momento del tr:nima, questo spazio di tempo.


508

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

,< Questa

durata, determinata, durante l'ultima guerra dalla osservazione clinica e dalle ricerche di laboratorio, è eguale a quella che avevano ammessa, con un concetto empirico, per le operazioni generalmente mutilanti, i grandi chirurghi delle armate della rivoluzione e dell'impero, istruiti da una pratica di più di venti anni di guerra ininterrotta ». Per i motivi prima esposti conserveremo la suddivisione già da noi accettata. D'altra parte non si tratta che di denominazione, quando lo smistarnen to dei feriti è fatto da chirurghi competenti e bene edotti del funzionamento del servizio.

Ferite da curare presso la Sezione di sanità. Gli intrasportabili dovranno essere operati presso la Sezione di sanità. Anche fra costoro però l'interesse che può presentare un caso speciale deve essere messo in relazione con l'interesse della collettività dei feriti, per i quali si presume indicato lo stesso provvedimento: in altri termini, un intervento chirurgico lungo e difficile, su un ferito che ha scarsa probabilità di sopravvivere non deve essere tentato in un momento di affluenza di feriti, perchè farebbe ritardare il trattamento di altri, pure essi intr:lsportabili ma che richiedono interventi più semplici, di minore durata e di più sicuro successo. Inoltre nella valutazione della intrasportabilità e quindi dell'intervento presso la Sezione di sanità bisogna tenere presente che, essendovi auto-ambulanze comode e buone strade, sono pochissimi i feriti, ai quali potrebbe riuscire di nocumento un percorso di 15 o 20 chilometri per raggiungere l'ospedale da campo della divisione, mentre gli stessi feriti, operati, dovrebbero permànere molti giorni presso la Sezion e prima di essere sgomberati, compromettendo la mobilità di questa form aziune sanitaria, la qual cosa non deve essere mai trascurata, quando si considera il Servizio sanitario di una Divisione motorizzata. Vi è una questione che merita di essere trattata in modo particolare ed è la cura delle lesioni vasali presso la sezione di sanità. La frequenza delle emorragie primitive nei feriti dei vasi non può essere determinata con precisione : però tutti i chirurghi sono concordi nel ritenere che essi costituiscono un coefficiente notevole nella percentuale delle morti sul campo. Salinari ha affermato che le ferite dei grossi vasi, con immediato esito letale, nell'ultima guerra hanno rappresentato il 40-50 ~"' d egli uccisi. Per queste ragioni sono soltanto le ferite dei tronchi periferici che possono richiedere l'intervento presso le formazioni sanitarie avanzate. Tuttavia sono frequenti i casi di emostasi spontanea, mentre in taluni la perdita di sangue è così scarsa da non condurre alla diagnosi di una lesione vasale e quindi alla applicazione di una emostasi provvisoria, al posto di soccorso del battaglione. Questi casi possono passare inosservati


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO OEL SERVIZIO CHIRURG ICO ECC.

509

anche attraverso la Sezione di sanità e soltanto nelle retrovie, al momento della escissione nel campo della ferita, sono rilevati e curati. Una indicazione d i massima per l'intervento presso la Sezione di sanità nelle lesioni vasali può essere basata sulle seguenti norme:

a) intervento su tutti i portatori di un laccio emostatico. Gli effetti meccanici del laccio sono stati spesso causa di gravi conset,rucnze; nè meno gravi si sono dimostrate quelle infettive, soprattutto rispetto alla cangrena gassosa: e i limiti massimi di tempo, segnati dai chirurghi, per determinare la urgenza o meno dell'intervento, non hanno avuto esatto riscontro nelJa pratica, a causa della estensione variabile della distruzione dei tessuti, del m aggiore o minore inquinamento della ferita, della soverchia costrizione talora adoperata nell 'applicare il laccio, della differente resistenza organica degli individui. In certi casi, sopratutto nei momenti di eccezionale affluenza di feriti, l'intervento può essere limitato alla rimozione del laccio e alla revisione della medicatura, come ad esempio, quando è stato impropriamente applicato per emorragia a nappo (fratture);

b) quando l 'emostasi è stata praticata ed ottenuta con l'applicazione di pinze lasciate in sito, l'intervento dovrà avere luogo se appare già compromessa la nutrizione d ei tessuti o vi sono segni manifesti di infezione per ritardato sgombero. In caso contrario è più opportuno lo sgombero immediato verso gli ospedali da campo della d ivisione;

c) quando la ferita, non sanguinando in primo tempo (ferite stag n ..:) è stata soltanto protetta con rned icatura occlusiva al posto di medicazione, e l'emorragia, con i caratteri della lesione di un vaso, si. è manifestata durante il trasporto alla Sezione di sanità;

d) emorragie interne gravi, quando d all'intervento può dipendere la vit::. del ferito. E' opportuno osservare che tali emorragie sono collegate con lesioni di organi cavitari e pertanto la indicazione dell'intervento sarà determinata dalla valutazione diagnostica dei fatti concomitanti e dallo stato del ferito. I dati statistici sulla frequenza delle legature dei vasi nel conflitto mondial~ non sono molti . Quelli che possono essere più interessanti per noi, che consideriamo tali interventi in una form azione avanzata, sono riferiti dal T oubert. N ell 'offensiva del settembre- ottobre 1918, su ro83 feriti operati nel centro ospedaliero di un corpo d'armata furono praticate 122 legature di vasi, cioè una legatura di vasi, approssimativamente, su ogni dieci operazioni di altra natura. Poichè i feriti durante tutta l'offensiva erano stati 5263, l'intervento per lesioni vasali era stato necessario una volta su ogm 44 feriti.


5IO

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

Feriti da curare negli ospedali assegnati alla Divisione motorizzata. Secondo il concetto generale di organizzazione del Servizio chirurgico quali feriti dovranno essere curati negli ospedali da campo assegnati alla Divisione motorizzata ? Questa funzione chirurgica esecutiva è evidentemente in rapporto con lo smistamento che ha luogo presso la Sezione di sani t~. Noi abbiamo affermato, con una dizione generica, che il compito di questi ospedali sarà più esteso di quello assegnato ai nuclei chirurgici e vi dovranno perciò essere avviati, dalla Sezione, per il ricovero e il trattamento chirurgico, i cavitari e i feriti gravi non trasportabili a maggiore distanza. E ' ora oppornmo un esame più minuto, perchè ci deve essere una limitazione, consigliata da considerazioni cliniche e imposta dalla scarsa capacità di ricovero di queste formazioni avanzate e mobili. Poichè la gravità di una ferita è determinata oltre che dalla forza viva e da!Ja specie dell'agente vulnerante anche dal tessuto e dall'organo del corpo umano a danno del quale si estrinsecano i due primi fattori, potremmo essere guidati, in questa scelta, dalla frequenza con la quale sono state colpite le varie regioni anatomiche nel conflitto mondiale. Rcgi()nc an~wmica

E'crci to italiano

E•crcito francese

E-<~rciw

Testa e collo Torace Addome Bacino Rachide Arti superiori Arti inferiori Altre parti del corpo .

J8.4o

15-50 9·36 4·5 1 -

J6.6

.

10·95

~

6.35

~ 27-52

3·24 31.60

36.20

37·79

-

-

in~tese

l

12-4

29·9 39·8 • ·4

Escrcno an•eriçanc·l

Esercito gc-rmanieò

11.27 4.08

15·9

t

l-99 0-34 35·7° 44·77 1.30

l

6.2

l

1.9 2-4

l

'>·9

l

34·6

29 4·1

l

l l

Il fatto più evidente, in queste statistiche comparative, è che i due terzi di tutti i feriti interessano gli arti; per ordine di frequenza vengono, subito dopo, quelli della testa e del collo. Però, come tutte le ferite degli arti non interessano sempre lo scheletro, così tutte le ferite della testa non sono penetranti in cavità cranica. La stessa cosa si può affermare per il torace el'addome e riteniamo che la sensibile differenza esistente nelle cifre indicanti le ferite dell'addome, fra gli Eserciti tedesco e americano e gli altri, deve presumibilmcnte essere attribuita al fatto che i primi hanno registrato, in queste voci, soltanto le ferite penetranti in cavità. Non vi è dubbio che tutte le ferite cavitarie sono gravi e dovrebbero, a priori, essere operate negli ospedali della Divisione motorizzata. Però ~e


ORGANJZZAZJONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO ECC.

SII

la affluenza dei feriti è eccezionale, alcune ferite interessanti organi cavi. tari possono essere trattate negli ospedali più arretrati (40-50 km.), al fine di non saturare i primi, essendo necessaria, dopo l'intervento una permanenza minima di s-8 giorni nell'ospedale di primo ricovero. Per precisare riteniamo: che le ferite penetranti ÙJ cavità addomt'nale devono essere trattate negli ospedali assegnati alla Divisione; mentre queLle toraciche se non vi è stata emorragia interna considerevole, o p.neumotorace che minaccia la soffocazione per eccessiva riduzione della capacità respiratoria, o enfisema mediastiniço, o enfisema sottoçutaneo diffuso: se le con· dizioni del ferito lo consentono e vi sono buoni mezzi di sgombero posson1l essere operate in ospedali retrostanti, quando vi sono motivi çontingenti di ordine militare che lo esigono. Nè si deve trascurare il fatto che i feriti del torace hanno bisogno di una prolungata degenza dopo l 'intervento operatorio, prima di essere sottoposti al disagio di un successivo sgombero. Tutti i chirurghi sono concordi nel ritenere che è indispensabile il trattamento nelle formazioni sanitarie avanzate delle ferite con perforazione totale dell'encefalo o di un segmento di esso, mentre nelle ferite tangenziali, anche con frattura della vitrea, se non vi sono sintomi che denunziano un ematoma sottodurale, l 'intervento può essere praticato in formazioni sa nitarie arretrate. Molta importanza hanno le ferite dci mascellari: secondo le statistiche di Fischer y Zilz il 70 % delle ferite della testa interessano i mascellari e richiedono intervento chirurgico precoce, oltre che per la asfissia che può essere provoçata dali' edema della glottide e dalla caduta della lingua, anche per il breve lasso di tempo entro il quale avviene l'infezione della ferita, con predominio assoluto da parte della cangrena. Sono certamente note ai chirurghi tutte le opere del Cavina C. intorno alla cura delle fratture mascellari. Un altro contributo pregevole è stato portato recentemente da un A. it..tliano, il Palazzi, il quale durante la guerra itala-etiopica è stato direttore del reparto stomatologico di un ospedale di Asmara e ispettore delle unità sanitarie stomatologiche dell'Armata del nord. La casistica clinica riportata e i risultati ottenuti sono stati davvero ottimi e stimiamo opportuno riferire un metodo di cura dall'A. praticato nella cangrena, consecutiva a gravi lesioni mascellari prodotte da proiettili esplosivi. Il Palazzi riferisce di essersi servito della naftalina polverizzata e aggiunge: « Che questo metodo sia stato già adoperato in tali lesioni non mi è dato affermare ... H o applicato questo medicinale nelle cangrene gravi, settiche, con fenomeni putrefattivi imponenti su vaste breccie maciullate dai proiettili esplosivi e ho ottenuto risultati veramente soddisfacenti ... J casi che poterono essere trasportati di urgenza, in volo, presentarono delle can gre n~ setti<:he di minore imponenza, ma i pazienti che venivano dalle linee del fronte fino alle zone retrostanti e che dovettero permanere lunghi giorni nelle ambulanze, presentarono sempre fenomeni settici di notevole tropo-


512

ORG.'\:-JIZZAZI ONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURG1('0 ECC.

nenza. Su di essi l'applicaz.ione della naftalina si è dimostrata dì un 'efficaci:1 veramente particolare c tale efficacia non si è dimostrata solo in loco lesionis, ma anche dal punto dì vista generale. . . I risultati osservati nelle parecchie diecine di casi, nei quali la naftalina fu applicata furono ottimi. Entro 24 ore il grande fetore che em anava da queste ferite era già profondamente diminuito e dopo 48 ore scomparso. 11 terzo giorno la superficie, già cangrenata, andava incontro alla tormazione di granulazioni ben costituite e in breve tempo, abolita l:a secrezione, si poteva provvedere alla ricostruzione delle parti della faccia, gravemente traumatizzate con plastiche ed innesti >) . Abbiamo voluto riferire queste notizi.e dioiche per l' interesse che può avere il metodo di terapia della cangrena che è s.tato indicato. Certamente, come lo stesso A. ammette, occorrono studi ed esperienze intorno ai limiti di tempo, in rapporto con fta estensione dei tessuti lesi e la quantità di naftalina da usare, per evitare fatti di intossicazione da assorbimento. Noi riteniamo però che le ferite della faccia, con lesione dei mascellari, d ebbano essere trattate in centri ospedalieri specializzati istituiti nella zona territoriale, più vicina alla zona del l 'Esercito operante, essendo indispensabile l' ausilio di stomatologi competenti e una d egenza ospedaliera piuttosto lunga. Non condividiamo perciò il parere d1 Gomez-Ulla, il quale~ nella relazione presentata al 7° Congresso di medicina e farmacia militare, ha sostenuto la opportunità delle cure chirurgiche degli stomatolesi nelle formazioni sanitarie avanzate. E' ovvio che potrà esserci qualche caso particolarmente grave per complicazioni emorragiche, fenomeni di asfissia, ecc., che richiederà soccorso immediato; ma queste contingenze saranno motivo di ricovero negli ospedali avanzati, per feriti di qualunque natura. Fra i feriti del collo? quando per la recisione di un grosso vaso la morte non è avvenuta sul campo o questa n on sia accaduta per asfissia nelle lesioni della trachea, è indispensabile il ricovero per l'intervento presso gli ospedali della Divisione, se è ferito l'esofago. E' nota la resistenza alle infezioni delle ferite articolari ed il fatto è già sufficiente per condurci ad indicare che questi traumatizzati di guerra d evono essere sgomberati negli ospedali delle retrovie. La cura delle fratture degli arti richiede particolare organizzazione. Andremmo al di là dei limiti del nostro tema se volessimo proporci di trattare diffusamente tale questione e ci limiteremo pertanto ad esporre i fatti che dovranno giustificare le conclusioni. La media dei fratturati di tutte le parti dello scheletro, da quando sono state adottate le armi da fuoco in guerra, è ritenuta in aumento proporzionale col progredire della balistica e del perfezionamento delle armi. Questo fatto, apparentemente logico, non trova sempre riscontro nei dati sta tJstJcJ. Nelle g uerre N :tpolconiche i fratturati rappresentarono il .w % d ei feriti ; nell a guerra di Crimea il 20,8 e in quella di Secessione soltanto il


ORÒANIZZ1\ZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO EC:::.

513

14 %. Salirono al 29 % nella guerra franco-prussiana, ma discesero 20,60 in quella russo- giapponese. Le medie registrate dai vari AA., nella grande guerra, variano a seconda che siano riferite a centri ospedalieri, ad una battaglia, o a un intero ciclo operativo, o ad un anno di campagna. Per l'Esercito italiano Salinc.ri ha dato una meda complessiva di 21 % feriti con lesioni dello scheletro e 4 % di feriti articolari. Caccia, Simula e Cavina G., basandosi su osservazioni compiute in gruppi ospedalieri scaglionati a diversa distanza dalle linee, hanno registrato rispettivamente il 23,90 il IO, il 21,08 %. Magliulo, nella relazione precedentemente citata, ha ritenuto· di stabilire una media del 18-20 %. Anche le statistiche degli AA. francesi (Mignon, Leaux, Couvelaire) rivelano differenze notevoli fra .un minimo di 7,63 e un massimo di 33,57 ~-;, , tanto che Magliulo, facendo una media delle diverse cifre, è stato indotto a ritenere che per la intera campagna il valore approssimativo più attendibile è stato 18-20 %, come per l'Esercito italiano. Lo stesso Magliulo ha rjportato una statistica della recente guerra italo-etiopica, limitata ai mesi dal 3 ottobre 1935 al 30 aprile 1936: su 2914 feriti, i fratturati di qualunque segmento dello scheletro costituirono il 18,56 % del totale; è da notare che l'Esercito abissino aveva poca artiglieria. Illazioni che non siano fallaci è impossibile trame, perchè le statistiche sono una premessa infida; ma volendo fare delle ipotesi, risultanti dai rilievi statistici, si potrebbe ritenere che il predominio delle lesioni da armi di artiglieria nel totale dei colpiti, verifica tosi nell'ultima guerra, non ha dato un aumento di lesioni scheletriche, la qual cosa sarebbe in contrasto con l 'aumento accertato della media dei feriti gravi. Allora è più probabile la ipotesi che molte lesioni dello scheletro, essendo state associate a ferite di grossi vasi o del cervello o del cuore, non sono state rilevate perchè i colpiti sono morti sul campo. Poichè alcune fratture (cranio, torace, bacino) le abbiamo implicitamente considerate, esaminando la opportunità delJa ospedalizzazione avanzata dei feriti cavitari, per noi è ora interessante notare la frequenza delle fratture degli arti e particolarmente degli arti inferiori, allo scopo di stabilire quale dovrà essere la loro sorte, quando si è provveduto alla immobilizzazione razionale presso la Sezione di sanità della Divisione motorizzata. Anche in questo campo i dati statistici non sono concordi, non solù per la sensibile differenza delle cifre che potrebbe essere giustificata dalle stesse cause esposte a proposito della media totale delle lesioni scheletriche, ma per il predominio talora delle fratture interessanti gli arti superiori e tal'altra quelli inferiori, in un determinato centro ospedaliero o per tutta una intera campagna. Ad esempio nella guerra russo-giapponese predominarono le fratture degli arti superiori rispetto a quelle degli arti inferiori nel rapporto di 2/3 a 1/3 (40,63- 29,37) e questo fatto si ripetè nella guerra 4 -

Giornale di nu:dicina militar~ .


5!4

C•RGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO C'HIRUHGIC'O H'C.

italo-turca, nel rapporto di 2 a 1 (49,39- 23,87), mentre fu contemporaneamente constatato un aumento globale dei fratturati degli arti. Per ciò che si riferisce alla grande guerra, vi sono stati chirurghi italiani che hanno notato un maggior numero di fratture degli arti superion (Simula, Aperlo): altri hanno comunicato risultati inversi (Caccia, Cavina G., Rossi). In realtà, ad eccezione del! 'Esercito tedesco, il predominio delle frattur e degli arti inferiori è stato denunziato anche dagli Eserciti francese, inglese, americano, tanto che Magliulo, dopo una rassegna diligente delle regi~trazioni comunicate dai vari AA., ha concluso che, nelle guerre pa!'-sate, prevalessero le ferite degli arti superiori e nell'ultima quelle degli arti inferiori. Questo fatto si è verificato per l 'Esercito italiano anche nel recente conflitto italo-etiopico e ci può condurre ad una importante considerazione: poichè gli abissini fecero uso assai limitato delle artiglierie, la prevalenza delle fratture degli arti inferiori non può essere attribuita a questo agente vulncrante, ma alla condotta delle operazioni, che hanno avuto spiccato caratter~ di guerra di movimento. Ne consegue che i rapporti di frequenza delle fratture degli arti conserveranno presumibilmente lo stesso carattere, indipendentemente dalla specie del] 'agente vulnerante, in una guerra futura, dovendo prevalere la tattica di movimento. Per concludere possiamo dire che su 20 ferite con lesione dello scheletro per ogni cento colpiti, da x/6 ad 1/5 hanno riportato fratture degli arti inferiori; da x/ 10 a 1/7 fratture degli arti superiori. In altri termini, c1 sarebbero su ogni cento feriti, da 3,30 a 4 individui con lesione dello scheletro degli arti inferiori; da 2 a 2,85 con lesione dello scheletro degli arti supenon. Vi sono altri fratturati non meno importanti, sia dal punto di vista dello sgombero, sia per il trattamento chirurgico e sono quelli del rachide, con una media di 3 su ogni cento feriti. Le ferite delle articolazioni hanno avuto indici medi di 2-4 su cento colpiti, la metà delle quali interessanti il ginocchio. Nella guerra mondiale si affermò, presso tutti gli Eserciti, in maniera più o meno completa, la necessità di istituire centri ospedalieri per fratturati, non solo per consentire che la cura fosse eseguita da traumatologi specializzati, ma anche per il fatto che occorre una larga disponibilità di mezzi e di apparecchi, talora ingombranti. Inoltre il fratturato non è un ferito che può essere ricuperato in breve tempo ed è perciò necessario che sia ricoverato in un 'ospedale, nel quale dovrà rimanere sino alla guarigione anatomica e, secondo Purti (conferenze citate), sino alla rieducazione funzionale, con l'intento di evitare trasferimenti successivi da un luogo di cura ad un altro più arretrato, sempre dannosi al ferito, anche per l'immanc'lbilc con seguente mutamento di indirizzo terapeutico. Queste considerazioni di ordine tecnico non solo permangono in guerra di movimento ma devono essere applicate con maggiore latitudine e fann•.>


ORGAN1ZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERV1ZIO CHIRl.'RC.lCO ECC.

515

perciò escludere la possibilità che i fratturati degli arti inferiori e del rachide siano ricoverati e curati negli ospedali da campo, assegnati alla Divisione motorizzata. Essi, immobilizzati razionalmente presso la Sezione di sanità, dovranno essere inviati, con m.ezzi di sgombero rapidi e adatti, ai centri ospedaJieri per fratturati. Questo concetto non può trovare, ben si intende, assuluta applicazione in ogni contingenza. Caccia così si è espresso, a tale proposito, nel Congresso di ortopedia del settembre 1936 : « Certo questo è l'ideale tecnico ed umanitario, al quale dobbiamo aspirare, ma, in tempo di azionj belliche, è difficile e spesso impossibile raggiungerlo nella misura desiderata. La gravità di alcune ferite-fratture della coscia, il ritardo spesso inevitabile di altri fratturati gravi rendono le condizioni di questi traumatizzati così preoccupanti da reclamare soccorso con la massima urgenza nelle formazioni sanitarie avanzate. Tutti ricordano come spesso questi gravi fratturati, con ritardo di evacuazione, fossero già in preda ali 'infezione gassosa massi va, nel quale caso anche il ritardo di qualche ora voleva significare esito letale immancabile ». Per i fratturati degli arti superiori, tutti i chirurghi militari sono concordi nel ritenere che devono essere sgomberati verso gli ospedali della seconda zona (Armata) e talora anche della zona territoriale, sempre compatibilmente con lo stato di ogni ferita, per le stesse ragioni prima esposte. Tutti gli altri feriti dovranno essere avviati direttamente dalla Sezione di sanità negli ospedali della zona di Armata e della zona territoriale, secondo i concetti di massima, già esposti a proposito della organizzazione generale del Servizio chirurgico. Per ciò che riguarda la dislocazione dei centri ospedalieri per fratturati riteniamo che, sopratuno all'inizio delle ostilità, essi debbono essere istituiti nella zona territoriale più vicina all'Esercito operante, perchè gli ospedali della zona d' Armata non potranno avere, in guerra manovrata, mentre si svolgono le prime battaglie, nè la stabilità, nè la capacità di posti-letto ind:spensabili ad impedire un successivo trasferimento dei fratturati, entro breve tempo dall'inizio del ricovero. Il trattamento chirurgico dei feriti negli ospedali da campo, assegnati alla Divisione motorizzata, se è contenuto nei limiti che abbiamo esposto, ci conduce a ritenere che la media sarà del 10-12 '}{, del totale dci feriti da ospedalizzare, mentre non supererà il 2-3 % la media di coloro che avranno bisogno di intervento immediato presso la Sezione di sanità. Se rifer iamo questi indici alla media presumibile delle perdite per sole ferite di una Divisione motorizzata, in battaglia manovrata (10-15 %), e teniamo conto che tali perdite si hanno entro quattro giorn1, con un massimo, nel primo giorn o, che può raggiungere la metà del totale, possiamo affermare che gli ospedali: assegnati alla Divisione, pure limitando la loro capacità di ricovero alla


516

ORGANIZZAZ IO!\:E E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO l-CC.

dotazione regolamentare dei mezzi, saranno sufficienti al funzionamen::o del Servizio chirurgico, come noi lo abbiamo inteso. Ci sono i feriti dell'esercito nemico, dei quali si deve tener conto e si potrebbe presumere che in guerra di movimento saranno più numerosi. Però se l'azione dell'esercito vittorioso è così travolgente da obbligare il nemico ad una ritirata sollecita di solito è assai considerevole il numero dei prigionieri cd è altrettanto scarso quello dei feriti. Ma se la battaglia ha la normale durata di 3-4 giorni, l'avanzata dell'esercito vittorioso, per occupare le posizioni del nemico, avviene gradualmente o può costituire l'episodio terminale e i feriti lasciati dall'esercito battuto sono soltanto quelli della fase conclusiva del combattimento. Se poi la Divisione motorizzata è destinata u sfruttare a fondo il risultato favorevole di una battaglia, inseguendo colonne nemiche in ritirata, sono di scarsa entità le perdite da ambo le parti, per !:t mobilità notevole e continuata delle truppe. Pertanto ci sembra che, salvo situazioni militari di eccezione, il numero dei colpiti dell'esercito nemico, che resterà sul campo, sarà di xo-15 su cento feriti dell'esercito vittorioso e perciò la aliquota di coloro che avranno bisogno di intervento chirurgico nelle formazioni ospedaliere avanzate della Divisione motorizzata sarà di scarso rilievo. Ritenendo sufficiente alle esigenz·~ del Servizio chirurgico urgente la capacità di ricovero di questi ospedali ci riferiamo alla organizzazione del Servizio sanitario delle Divisioni motorizzate italiane, e vogliamo aggiungere che resterà pure la possibilità di accogliere in cura, temporaneamente, quei gassati che devono essere ritenuti come intrasportabili, cioè i colpiti da aggressivi soffocanti, tipo fosgene. Sebbene il nostro compito fosse limitato allo studio del funzionamento del Servizio chirurgico, abbiamo tenuto conto anche della sorte di questi gassati e riteniamo che sarebbe stata una grave manchevolezza, da parte nostra, quella di impegnare l'intera disponibilità di ricovero degli ospedali della Divisione per il solo Servizio chirurgico. Una aliquota di letti rimarrà invece disponibile e potrà essere sufficiente allo scopo indicato, perchè la esperienza delle battaglie manovrate del 1918 ha dimostrato come si sia notevolmente ridotto il numero dei colpiti da aggressivi chimici rispetto a quello della guerra di posizione. Malgrado il largo impiego di proietti di artigl ierià, con carica di aggressivi chimici, fatto dall'Escreto tedesco, il numero dei gassati, nell'Esercito francese, è stato eli 3-8 rispetto a 97-92 feriti, nelle battaglie del 1918. L'esperienza della guerra mondiale ha pure provato che negli attacchi con proietti di artiglieria, i quali contengono aggressivi chimici, sono di preferenza impiegàte le cariche con sostanze ad azione persistente, tipo iprite; è da presumere perciò che sarà scarso il numero dei colpiti che avrà bisogno di ricovero nelle formazioni ospedaliere della Divisione, ad eccezione dell'evento non facile, nel quale la aggres-


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZ IO C HIR URGIC0 FCC.

517

sionc chimica possa essere sviluppata in modo intenso e non prevedibilc, con i mezzi attualmente conosciuti. I concetti che abbiamo illustrato nella organizzazione e nel funzionamento del Servizio chirurgico della Divisione motorizzata non devono, n aturalmente, essere intesi come formule rigide, perchè le concezioni teoriche più apparentemente logiche crollano se ci si dimentica del nemico e non si tiene conto degli sviluppi delle battaglie, sopratutto in guerra di movimento. Nè si deve ignorare che mentre gli altri servizi svolgono il loro còmpito adeguando i mezzi da impiegare ad un piano di azione, ben clefinito, il Servizio sanitario ha sempre come base un 'incognita (le perdite) e si trova constantemente in condizioni di funzionamento difficili e aleatorie, rispetto alla missione umanitaria da compiere. Vi è però un fattore inestimabile, il quale dà garanzie di un altissimo valore morale per la assistenza dei feriti ed è la passione che anima i medici militari nello studio e nella pratica del loro mandato. La funzione professionale del medico militare assurge, in guerra, alla dignità di un apostolato; egli in ogni battaglia è il solo combattente che combatta la morte e spesso un 'arteria è il limite della vittoria o della sconhtta.

Brevi premesse generali tendono a spiegare le particolari caratteristiche delle Divisioni motorizzate, in rapporto con il loro impiego tattico e strategico. Dopo avere preso in considerazione il progresso dell'armamento sono posti due quesiti: 1 ° L'indice medio delle perdite sarà, in una guerra futura, maggiore di quello che è stato raggiunto nella guerra 1914-18? 2° La gravità del le ferite sad maggiore c sarà pure maggiore il numero proporzionale dei feriti gravi rispetto al totale dci colpiti ? Una rassegna delle perdite per ferite, avute dagli eserciti del fronte occidentale durante la guerra 1914-18 e alcune considerazioni sulla loro maggiore gra,·ità, in rapporto con il predominio delle armi di artiglieria c..ome agenti vulncranti, conduce a concludere che, in una guerra futura, le perdite per ferite non saranno minori che nella guerra passata e che non diminuirà la gravità delle ferite, nè il numero dei feriti gravi. Inoltre si ammette che sarà considerevole la densità, nel tempo e nello spazio, delle perdite per ferite. Considerando la organizzazione del & rvizio chirurgico della Divisione motorizzata si dimostra la necessità che siano motorizzati anche i mezzi di trasporto dei materiali sanitari dei reparti di truppa e delle formazioni sanitarie, assegnate alla Divisione e si stabilisce che una razionale organizzazione deve essere basata sulla applicazione contemporanea· dello sgombero dei feriti e della ospedalizzazione avanzata, contenuta entro limiti ben determinati. La organizzazione è esaminata distintamente per i posti di medicazione, per le Sezioni di saoit.ì (o ambulanze divisionali) c per gli ospedali da campo avanzrni. ma ne è tuttavia dimostrata la immancabile dipendenza dalla organizzazione sanitaria di corpo d'armata e di armata. Anche il funzionamento del Servizio chirurgico della Divisione motorizzata è esaminato distintamente: RIASSUNTO. -


518

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERViZIO CHIRURGICO F.\.C.

I - Per il posto di mcdiicazione, mettendo in rilievo le difficoltà della raccolta dei feriti sul campo di battaglia e in modo speciale del soccorso ai fratturati degli arti inferiori e determinando i limiti del soccorso chirurgico presso il posto di medicazione. II - Per le Sezioni di sanità, valutando la attività chirurgica che può essere svolta :: mettendo in evidenza le precipue funzioni dello smistamento e dello sgombero dei fu-iti verso gli ospedali. III - Per gli ospedali da campo assegnati alla Divisione, determinando quali feriti, rispetto alla regione anatomica colpita e alla gravità, vi devono essere ricoverati per l'intervento chirurgico, allo scopo di ottenere che esso abbia luogo prima della invasione mkrobica del territorio della ferita e di evitare contemporaneamente la saturazione degli ospedali da campo avanzati. Sono inoltre esposte alcune norme sul funzionamento degli ospedali della zona d i

armata e di quelli del territorio più vicino alla zona dell'esercito operante. BIBLIOGRAFIA. Tosi F.: L'azione vulncrante delle armi da fuoco di nuovo mode/io e il serv1zio sJmit<1rio di Ia linea. - Giornale di medicina militare, 1894, pag. 770 e seg. IMBRIACO P.: La proporzione dei morti e dei feriti nelle guerre passate c nelle guerre future. - Giornale medico del R. Esercito, x8g6, pag. I e seg. BALESTRA: Note su alcuni dati smtistici sanitat·i dell'attuale guerra imlo- austri<lca, Giornale di medicina militare, 1917, pag. 2o6 e seg. CACCIA F.: Gli insegnamenti di guerra 11elle fratture degli arti. - Atti del x• congresso intero. di medicina e farmacia militare, pag. 63 e seg. CERVELLI A.: Posto di medicazione semovente fatto con carro di soccorso blindato. Atti del 2° congresso intero. di medicina e farmacia militare, vol. II, pag. 86. SAN11JCCJ S.: Sgombero dei feriti in guerra. - 1923 - Atti del 2° congresso intero. di medicina e farmacia militare, vol. I, pag. 1 e seg. CACCIA F.: Tt·attamento delle fet·itc toraco- polmonari in tn-imo tempo. - 19123 - Atti del 2° congresso intero. di medicina e farmacia militare, vol. I, pag. 298 e seg. G1N1 C. e Lrv1 L.: Alcuni aspetti delle perdite dell'esercito italiano illustrati in base ai dati degli « uffici notizie ll Mctron. - Rivista intero. di statistica, vol. IV, n. 2, 1924, Ferrara. MEMMO G.: Il servizio sat1itario militare nell'ultima guerra. - Considerazioni e deduzioni per una guerra avvenire. - Giornale di medicina militare, 1924, fase. r, pag. 3 e seg. CACCIA F.: Della specializzazione chirU1·gica in guen·a. Sua applicazione nelle formazioni sanitarie di divisione. di corpo di armata, di at·mnta. - Atti del 3° congresso intero. di medicina e farmacia militare, 1925, pag. 137 c seg. CAVJ NA G.: Le ferite d'armi da fuoco penetranti del gitiOccllio. - Bologna 1916. CAVI NA G.: Venti mesi di chirurgia di guerra in un ospedale di tappa. Breve rendiconto smtistico operativo. - Bologna 1917, edit. Cappelli. CAVINA G.: La mia attività chirurgica nella grande guerra. Breve ret1diconto statistico operativo. - Faenza 1920. SCHICKELÈ: Le service de m11té dans /es unités motorisées.- Arch. de méd. etc., II sem .. 1935, pag. 46r e seg.. CACCIA F. e CASEl-LA: Metodi di emostasia sul campo di battaglia. - Atti del 6° congresso intern. di medicina e farmacia militare, pag. 310 e seg. L'ULTIMA GUERRA DELL'AusTRIA- UNGHERIA. - Relazioni ufficiali compiJate dall'archivio di guerra di Vicnna. Traduzione del gen. A. BoLLATI. Ministero della guerra italiano. Ufficio storico.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURI}ICO ECC.

519

L'EsERCITO ITALIANO NELLA GRANDE GUERRA ( 1915- 1918). Ministero della guerra. Ufficio storico. SAUNARI: Tt·aumatologia di guet'Ta. - Istituto editoriale scientifico, Milano 1929. DE BERARDINIS L.: Statistiche militari. - Milano 1936, edit. A. Giuffrè. Purr1 V.: La cura delle fratture. Problema di orga·nizzazione. Principi e metodi di cura delle fratture in guerra. Due conferenze. - Bologna 1936, edìt. Cappelli. CAVINA G.: Sulla immobilizzazione provvisoria delle fratture di guerra degli arti. Bollettino e memorie della Soc. Tosco- Umbra di chirurgia, vol. II, n. 2, febbraio 1936. MAGLIULO A. : Trattamento delle fratture esposte nella pratica di guerra. - Atti dd 27" congresso italiano di ortopedia, Roma, settembre 1936. CACCIA F.: Trattamento delle fratture esposte nella pratica di guerra. - Giornale di medicina militare, 1936, fase. XI, pag. 1043 e seg. PALAZZI S.: l servizi stomatologici durante le operazioni militari in Africa Orientale Milano 1936, edit. Zappa. MANGANARO C. : Il servizio sanitario t1ella guerra di movimento. - Giornale di medicina militare, 1934, fase. VIII. MANGANARO C.: Il servizio sanitario militare in guerra. - Firenze 1935, Casa edit. poligrafica universitaria. MANGANARO C.: Il servizi() sanitario ÙJ guerra press() la divisione motori;.:zata. - Giornale di medicina militare, 1936, fase. Il. HEUYER V.: Le service de santi de première ligne. - Arch. de médicine et de pharmacie militaires, 1882, tome 20. F1sCHElt H.: Le service de sa11té sur le champ de bataille. - Arch. médicalcs belgcs, 1~4, tome V, pag. 347· MATIGNON S.: Enseignements médicaux de !a guerre Russo-Japonaise, 1907. - Parigi, Maloine edit. TousERT: Étude statistique des pertes rubies par /es franfais pendant la guerre 1914-18. - Archivcs de médicinc et de pharmacie militaircs, 1920, tomc 73, n. 1 a 12. TousERT : Le langage des ch1f!res et des graphiques. - Essai d'interpretation de quelques documents de la guerre 1914-18 c()flcernant le service de santé militaire. - Archives de médicioe etc., tome 8g, n. 7, agosto 1923. MIGNON A..: Le service de santé pendant la guerre 1914-18.- Parigi, Massoo edit., 1926· 1927· SCHICKELÈ M.: Le service de santé dans la guerre future. - Arch. de · médicine et de pharmacie militaires, 1923, II sem., pag. 7o6 e seg. ScHNEIDER: Le service de santé des armées dans la guerre de mouvement. - Arch. dc méd. etc., I scm., 1935, pag. 378. TouBERT: Le service de santé militaire au grand quarticr général franfais (1918-19) suivé de documents de statistique conccrmmt la guerre mondiale et l'après·guerre. - Paris, Edit. Charles Lavauzelle, 1934· CLAVELIN: Service de santi militaire en temp de guerre. III edition. - Paris, Charles Lavauzellc, 1934. ToUBERT: Les variations du service de santé en guerre, d'apt·ès /es variatiotls de l'armement et celles de la tactique. - Arch. de médicine et de pharmacic militaires, II sem .• 1935, pag. 411 e seg.. LutAIRE: Un mode d'evacuati()tls à l'extrème- ava nt: de l' utilization des chenillettes de ravitail/emeflt. - Revue d'infanterie, n. 525, giugno 1936. l LI ESCO: Le service de Janté dans la guerre de mouvement conduitc, par des unités motorisées. - Lifge 1934, 4a session de l'office international de documcntation de médicine militaire.


520

ORGANIZZAZIOJ'\F E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO CHIRURGICO !·.C'C.

FISCHER: Hanbuch der kriegschirurgie, I band. Stuttgart 1882 H.-.sART: Das Kleincaliber und die Behandlung der Schusswunder im Felde, Wien 1~4· HAHART: Der erste Verband auf de m Schlachtsfelde, Wien 1894· STATISTJCHEs Jarbuch fur das Deutschc Reich 1921-22. SANJTAT- bericht i.iber das Deutsche H cer (Deutches Feld und Besat"t.ungsheer) in Weltkriege 1914·18, III band Berlin 1934·

Die wech-selbezù:hungen Zwischen Kriegschirurgie und sanitiits Ql"ganisation bzvv. - Berlino, Sanitiit staktik Der Deutsche militiirarzt, aprile 1936.

FRANZ:

HisTORJ of the Great War based on official documents. Printed and pubbliched by His Majestys stationery oflice. STATISTJCS of the military effort of the Briùsh empire during tre great War. The War officie, March 1922. THE MEDICAL department of the United States Army in the World War. Volume XV medicai and casualty statistics. GILCHRIST H.: Studio comparativo sulle perdite causate dai gas e dagli altri mezzi bellict durante la guerra mondiale. Traduzione dall'originale inglese di A. L ustig. - Giornale di medicina militare, 1932, fase. VI e VII. G6MEZ- ULLA: Tratamiento en los puestos avanzados de /os casos quirurgicos urgentes, en la guerra de movimiento. - Atti del VII congresso internazionale di medicina e farmacia militare, 1933, III tema. ·

·. '*


OSPEDALE MILITARE DELLA SOMALIA Direttore: teo. colonnello medico G1uuo CJONINt

RELAZIONE SULL'ATTMTÀ DEL LABORATORIO RICERCHE CLINICHE DAL lo LUGLIO AL 31 DICEMBRE 1936 Prof. Leo Taddla. capitano medico.

Con la cessione dell'Ospedale « G. De Martino » in Mogadiscio, all'amministrazione militare, avvenuta all'inizio della campagna italo-etiopica, il Laboratorio di microbiologia della Sanità civile, per mancanza di locali, continuò a funzionare unitamente a quello militare nell'edificio sino allora occupato e con materiale dell'amministrazione civile. Solo nel secondo semestre 1936, quando il Governo della Somalia potè trasferire il Laboratorio di igiene e profilassi nei locali appositamente approntati, fu possibile sistemare il Laboratorio ricerche cliniche dell'ospedale militare con materiale proprio esistente nel magazzino sanitario della Delegazione Intendenza. Il nuovo Laboratorio venne così a completare la meravigliosa organizzazione dell'Ospedale militare della Somalia, diretta in un primo tempo dal generale medico Maurizio Bedei e successivamente dai ten. colonnelli medici Nicola Pitrelli e Giulio Cionini. L'Ospedale, capace di oltre xooo letti, ha risposto in ogni contingenza della campagna bellica per i bisogni della Somalia ed ha suscitato l'ammirazione di tutte le autorità militari e civili che ebbero a visitarlo. Intensa e febbrile fu l'attività dei vari reparti, e conseguentemente anche del Laboratorio ricerche cliniche, dal I" luglio al 31 dicembre 1936, sia per il numero rilevante dei ricoverati militari ed operai, sia per le visite eseguite ambulatoriamente a richiesta di reparti in procinto di rimpatriare, allo scopo di accertare malattie eventualmente latenti od eventuali portatori di parassiti patogeni che potevano rappresentare fonte di contagio al rientro in famiglia. I dati schematicamente qui riportati, riguardano gli esami eseguiti nel Laboratorio su nazionali, militari ed operai, e varranno a completare yuelli pubblicati da Mariani e Besta nel n . I I del I937 di questo Giornale ed a portare un contributo sia pure modesto alla nosografia delle truppe nazionali del Corpo di spedizione in Somalia durante un periodo particolarmente difficile per l'organizzazione dei Servizi sanitari ed altrettanto glorioso per i brillanti risultati ottenuti. Lascio il commento dei dati a chiunque è interessato nel l 'argomento, poichè molto si è scritto durante la campagna italo-ctiopica da medici di alta


52:<:

RELAZIONE SULL'A1TIVITA' DEL LABORATORIO RICERCHE ECC.

autorità scientifica ed i pareri non sempre sono concordi : verità inconfutabile è che le condizioni sanitarie delle nostre truppe sono sempre state ottime, il che deve ritenersi uno dei principali fattori per la rapida conquista dell'Impero.

Esami eseguiti dal 1° luglio al 31 dicembre 1936:

1282 68 981 40 6s

Feci Espettorati Emoparassiti Reazione Henry Sierodiagnosi Widal Secreti uretrali . Ricerche sierologiche per lues Urine Liquor Esami emocitologici Esami culturali .

31

942 1051 7 20 36 T otale

4523

FEci. - Gli esami nella quasi totalità venivano richiesti per la ricerca dei protozoi ed elminti; in alcuni casi, quando i caratteri macroscopici delle feci, facevano sospettare una natura bacillare dell'affezione intestinale, si procedette ad esami culturali prelevando il materiale direttamente dall'ammalato secondo le norme richieste dalla particolare indagine. In qualche caso difatti si è potuto isolare stipiti di bacilli metadissenterici, studiati dal tenente medico dott. Principe. In Somalia non sono state eseguite ricerche sistematiche sulle metadissenterie; in questo capitolo potrebbero presumibilmente includersi manifestazioni morbose iniziate con un breve periodo dj prostrazione di forze, dolori addominali, dissenteria, tenesmo; tali manifestazioni passano facilmente allo stato cronico con attacchi ricorrenti di diarrea simulanti l 'amebiasi od altre flagellosi intestinali. Spesso anzi si è portati in errore da reperti concomitanti di protozoi nelle feci. Alle prove culturali, nei pazienti in esame, si faceva seguire le prove sierologiche che quasi sempre hanno confermato il risultato delle culture. Le ricerche per i protozoi intestinali veniva eseguita a fresco secondo la comune tecnica di laboratorio; solo nei casi di dubbia interpretazione si procedeva alle colorazioni. Esami eseguiti 1282 di cui 663 positivi per i protozoi cioè il 51 <;lo . In questi dati sono esclusi i Blastocistis trovati in una percentuale elevata sia isolatamente che in associazione con altri parassiti. La patogenicità di questi non è sufficientemente dimostrata per cui non sono stati segnalati n ei vari reperti_ Sono pure esclusi i reperti positivi per elminti in quanto la diagnosi


RELAZIONE SULL'A'ITIVITA' DEL LABORATORIO RICERCH E ECC.

523

veniva es<::guita sull'esame diretto dei vermi. In un solo nazionale è stato riscontrato l'anchilostoma duodenalis; frequente invece la tenia saginata nei militari che rientravano dal Governatorato dei Galla Sidamo. I reperti positivi per protozoi risultarono così distribuiti: Ent. histolica >> nana » coli )) mcerte Larnblia T rich. hominis Enter. hominis C h il. mesnili Balantidium minutum

cas1 63, 9·5 % sui positivi, 5,1 'Yv sui totali » 125, I 8,8 % >> >> 9•7 % » » » 225, 33,9 % >> , 17,5 % >> >> )) 56, 8,4 % )) )) 4·3 % )) )) » 65, 9,8 % » >> 5,0 % » >> » 358, 53,9 % >> >> 27,8 % » >> » 61, 9,2 % >> >> 4,7 'Yv » >> >> 61, 9,2 % » >> 4•7 % >> >> » 3, 0,4 % >> >> 0,2 % » >>

I reperti positivi superano quelli degli esami perchè in uno stesso esame si ebbero più reperti. Non è qui compito di entrare in merito alla dibattuta questione della patogenicità dei protozoi intestinali, nè confrontare i dati con quelli raccolti da vari AA. in Somalia. Sono state al riguardo condotte ricerche nei somali senza disturbi intestinali ed i risultati hanno formate oggetto di una nota già pubblicata negli Annali di medicina napale. Per quanto riguarda la diagnosi microscopica di specie delle amebe sono state rilevate delle forme vegetative grandi con differenziazioni morfologiche talora lievi, qualche volta rilevanti, tanto da essere indotti a sospettare di trovarci di fronte a nuove specie; tali differenziazioni riguardavano la grandezza, la disposizione del nucleo, i movimenti e l'emissione dei pseudopodi. Sono state assegnate alla specie histolitica tutte le forme vegetati ve -ematofaghe mentre le forme minute e le cisti quadrinucleate sono state comprese nelle specie incerte. Dopo gli studi del Penso sulla individualità rnorfologica deli'Ent. dispar solo la prova biologica ci può autorizzare l'assegnazione delle forme minute e delle cisti che sono morfologicamente identiche nelle due specie. Ai fini profilattici e terapeutici tutti i portatori di amebe e di protozoi venivano sottoposti a trattamenti specifici prima della dimissione. Il Balantidium rninutum è stato trovato tre volte, mentre non è stato rilevato il B. coli del quale è stata segnalata la presenza in Somalia. La percentuale dei reperti negativi è stata molto elevata se si considera che gli esami sono stati richiesti per ricoverati presumibilmente affetti da alterazioni della funzione intestinale. Il fatto non desta meraviglia dopo le osservazioni di Mariani e Lopresti che hanno dimostrato non esistere una corrispondenza fra l'elevarsi dell 'indice parassitario e dei casi di enterocolite nei nazionali in Somalia.


524

RELAZIONE SULL'AITIVITA' DEL LABORATORIO RICERCHE ECC.

Per quanto riguarda l'indice di positività dei reperti di protozoi intestinali si è rilevato che questo varia notevolmente da mese a mese pcr ciascuna speca;. Per l'ent. histolitica si è raggiunto il massimo nel mese di dicembre. EsPETIORATO. - Esami eseguiti 68 di cui 3 positivi per il Bacillo di Koch, 1 per spirocheta bronchialis, r per cisti da echin"Ococco. Gli esami positivi per il B. di Koch riguardano nazionali con lesioni polmonari clinicamente e radiologicamente rilevabili, presumibilmente iniziate antecedentemente all'arrivo in colonia. In un operaio con dati clinici e radiologici tali da far sospettare un neoplasma del polmone, sono state ripetutamente rilevate all'esame dello sputo abbondanti spirochete. Le cure di arsenobenzoli praticate nel sospetto di una broncospirochetosi, non hanno modificato il reperto e l'ammalato morì dopo due mesi di degenza. In un soldato della 29" Sezione di Sanità si è rilevato una cisti da echinococco del polmone con rottura spontanea ed emissione ripetuta delle membrane. EMOPARASSITI. -

Esami eseguiti 981 di cui 330 positivi e così ripartiti:

Plas. vivax 94, 28>48 % dei positivi, )) )) malariae II, 3>33 % )) )) )l precox r8o, 54·54 x, )) Forme miste di Pl. 5> 1,5r y., )) Spirochcte 40, 12,12 % )) )) Pl. e spirochete 3> 0,90 % )) )) ))

32 >4 7-.' dei mal ari ci )) 3' 7 <V ,v )) )) 62,0 % )) )) 1,7 % )) <)

I reperti degli emoparass1t1 sono stati riuniti perchè nello stesso preparato si procedeva alla ricerca del plasmodio e della spirocheta. Le colorazioni dei preparati venivano eseguite con il metodo del Giemsa che ha risposto pienamente. Mariani e Besta hanno richiamato l'attenzione sulle difficoltà che si incontrano nella diagnosi differenziale dei parassiti malarici in Somalia ed hanno descritto forme avvicinabili al Plasmodio tenue descritto dallo Stephens nel 1914. Abbiamo riscontrato forme con caratteristiche del Pl. ovale descritto dallo Stephens nel 1922; tali forme sono state illustrate in collaborazione del 'Mariani. I n 40 reperti sono state rinvenute spirochete. Dall'esame microscopico non è possibile stabilire la specie di spirochete per quanto si sia voluto fissare caratteri differenziali fra quelle trasmesse da zecche e quelle da pidocchi. Poichè gli ammalati avevano contratta l'infezione quasi tutti nella stessa località e nelle identiche condizioni dove ripetutamente sono state riscontrate ornithodorus muobata è presumibile suppore trattarsi, nei casi in esame, della sp. Duttoni.


RELAZIONE SULL' t\TIIVITA' DEL LABORATORIO RICERCHE ECC .

525

In qualche caso non è stato possibile identificare la località di contagio trattandosi di automobilisti in continui trasferimenti per servizio di trasporti. In un militare proveniente dal Governo dell'Harar si sono rinvenute spirochete e poichè anche la sintomatologia clinica presentava alcune particolarità ben differenziabili dalle febbri ricorrenti del tipo africano, il caso è stato descritto come febbre esantematica da spirochete. • Un reperto positivo per spirochete è stato trovato in paziente con sierodiagnosi positiva all' 1/320 per il tifo; tre reperti positivi per spirochete si sono avuti in soggetti con reperti positivi per il pl. precox. Le febbri ricorrenti di cui agli esami suriferiti hanno avuto un decorso benigno; in pochissimi casi si ebbero complicanze oculari guarite senza reliquati con la guarigione clinica della malattiél.

REAZIONE DELL' HENRY. - E' stata richiesta 40 volte di cui 20 positive. Tale reazione è stata eseguita ai fini fiscali nei quali si doveva accertare una infermità da emoparassiti già superata e per la quale era in corso la pratica medico-legale istruita, in mancanza di dati di laboratorio, sul diario clinico della malattia. In questi casi la reazione dell'Henry è stata di utilità avendo chiarito dubbi sull'infermità motivo della pratica. La reazione è stata meno usata a scopo diagnostico poichè nelle affezioni acute ha solo valore probativo, mancando di specificità. SrERODIAGNosr W mAL. - Esami eseguiti 65 di cui positivi per: Tifo 9 parat. A I - parat. B 5 - melitense o - · dissenteria o. Poichè gli esami venivano richiesti per militari preventivamente vacci· nati contro le infezioni tifoidi si teneva conto solo delle positività superiori all' I/roo; si deve aggiungere però che le positività inferiori all' r/10o sono stati in numero esiguo. In Somalia i casi di tifo autoctoni sono rari poichè come hanno dimostrato Massa c Mariani esistono ivi cause naturali che si oppongono alla diffusione di tali infezioni. Difatti i casi in esame per la maggior parte erano soggetti appena sbarcati in colonia oppure provenienti dal Governatorato del l 'Harar. Nessuna positività per la melitense e per la dissenteria. SEcRETI URETRALI. -Esami eseguiti 35 di cui II positivi per il gonococco. A giustificare l 'esiguità del numero di tali esami si deve dire che essi riguardano solo gli ammalati dei vari reparti eccettuato il dermoceltico che eseguiva direttamente le ricerche sul secreto uretrale e sulle lesioni ulccrativc degli organi genitali. Molti sono in Somalia i contagi di uretriti blenorragiche da parte dei nazionali per rapporti sessuali con m eretrici clandestine, però frequenti sono


526

RELAZIONE SULL·An'I \TrA' DEL LABORATORIO RICERCHE ECC.

pure le uretriti non blenorragiche spesso complicate a cistiti ed orchi-epidiclimiti c le uretriti chimiche da profilassi antiluetiche mal praticate. SIERODIAGNOSI PER LUEs. - Esami estguiti 942 di cui 199 positivi. A chiarire la elevata positività d:::gli esami varrà il fatto che la sierodiagnosi veniva ripetutamentc richiesta per lo stesso soggetto onde saggiare i benefizi terapcutici. I sieri venivano esaminati con la M. K. R. II, con le tre letture : microscopica, di flocculazione, di rischiaramento. I controlli venivano eseguiti con la Kahnn. Queste due reazioni hanno risposto ottimamente nel clima tropicale mentre non è stato possibile adottare la R. W . resa difficile per deficcnza di tempo, di mezzi e di animali necessari per la preparazionedci reagenti. URINE. - Esami eseguiti 1051 di cui il 24 % patologici ritenendo normali per la Somalia le urine con abbondanza di fosfaii. Le analisi venivano eseguite secondo gli schemi più comuni di laboratorio; ricerche particolari venivano eseguite solo se specificatamente richieste. La maggior parte degli esami patologici riguarda affezioni della vescica quali complicanze di uretriti. Limitato {u il numero d i nefriti acute così pure le emoglobin urie da malaria; non elevato il numero di albuminurie nel de-corso di infezioni acute. Qualche caso di lieve glicosuria si è rilevata in soggetti, specialmente di età matura, con disturbi da insufficienza epatica di modico grado. Abbondante glicosuria si è rilevata in un giovane appen.t sbarcato in Somalia. Nel sedimento nulla di particolare import:mza da segnalare se si eccettua il reperto di spirochete in un caso di febbre esantematica con le stesse particolarità morfologiche di quelle riscontrate nel sangue dello stesso ammalato. LIQUOR. - Esami eseguiti 7 di cui uno per meningite tubercolare già in atto allo sbarco in colonia del militare, 3 per ricerche sierologiche, 3 in traumatizzati del cranio. Durante il secondo semestre 1936 non si sono avuti in nazionali casi di meningite cerebro spinale, malattia abbastanza frequente in ascari che con nazionali hanno continui contatti. EsAMI EMOCITOLOGICI. - Esami eseguiti 20 riguardanti anemte grav1 secondarie ad affezioni acute, principalmente malaria. Nel nazionale che si trasferisce in Somalia facilmente si determina un lieve grado di anemia, che secondo i vari AA. si deve mettere in rapporto ad una alterata funzione degli organi ematopoietici per fattori climatici senza per altro l 'esistenza di infermità. Anemia di modico grado è pertanto un reperto normale per cui le ricerche ernatologiche sono state riservate ai casi gr~l\- i di anemia per chiarire giudizi diagnostici e prognosrici.


RELAZ.IONE SULL 'ATIIVITI\' DEL LABOR,\TORIO RICERCHE ECC.

527

EsAMI CULTURALI. - Esami eseguiti 36 di cui 6 per acque, 12 per affezioni della vescica, 3 emocultun:, 2 spermocultme, I 1 per pus estratto da ra<..colte settico-piemiche, 2 per prodotto di raschiamento jn dermatosi. In tutti questi esami non si sono avuti reperti di speciale importanza. RIA SSUNTO. L'A. riporta i dati raccolti in esami di laboratorio eseguiti all'Ospedale militare deUa Somali:t dal 1° luglio al 31 dicembre 1936. Tali dati riguardano nazionali militari ed operai facenti parte del Corpo di Spedizione e confermano l'ottimo stato di salute dei nostri reparti impcgn:ni nella gloriosa ~erra coloniale che ha dato l'Impero all'Italia.

-- ----


• OSPEDALE MlLIT ARE N. 4Hi PER UFFICIALl - ASMARA Direttore: ten. col. medico G. RAPISARDI

CONSIDERAZIONI SU SETTE CASI DI DISSENTERIA BAffiLARE SlfiGA KRUSE Dott. F rancesco Colonnello, sottotenente medico.

Le statistiche sinora note sulle più comuni malattie infettive in A. O. I. hanno messo in rilievo che la morbilità per forme infettive è stata minima, forse al di sotto delle percentuali che in Italia siamo soliti osservare annualmente. Questi rilievi devono sembrare maggiormente soddisfacenti se si pen sa é!lla facilità di contagio cui si è trovata esposta la truppa operante, e per gli immediati e frequen ti rapporti con le popolazioni indigene, e per il problema dell'approvvigionamento idrico non sempre facile a risolversi, e per altre éontingenze ovvie e comprensibili. Comunque il contributo di volontà e di vigile oculata operosità portato ovunque dai sanitari ha valso a mantenere buona la salute del nostro soldato. I 7 casi di dissenteria bacillare Shiga Kruse venuti alla mia osservazione li espongo per le difficoltà diagnostiche presentate e per le considerazioni di ordine pratico che se ne devono trarre. '

Il primo sospetto di una forma intestinale gravissima di probabile natura infettiva, mi fu posto da un militare appartenente ad un battaglione mitraglieri il quale entrò in Ospedale con diagnosi: Enterocolite acuta. Da notizie anamnestiche che raccolsi dal p. stesso risultò che sia in Patria come dall'epoca in cui trovavasi in Colonia non aveva sofferto mai malattie degne di nota. Nella settimana precedente l'episodio acuto, crisi diarroiche (tre quattro scariche al giorno) senza avere peraltro notato alcuna particolarità delle feci (sangue, muco), tanto che continuò ad alimentarsi cd attendere alle sue normali occupazioni. Il giorno precedente il ricovero, dopo una violentissima colica alrdominale, la diarrea riprcnde\·a violenta insistente (bisogno di defecare ogni dieci minuti) a c:.l.rattere puramente ematico. Il p. avvertiva anche gra nde prostrazione, singhiozzo frequente. Visitato dal medico di battaglione fu prontamente inviato in Ospedale. E. O. P. p:ùlido, ansioso, ricoperto di sudore freddo alla fronte cd alla faccia, singhiozzo persistente, lingua patinosa umida; co~ciente risponde alle domande; polso 1-iccolo frequente (12o) molle, temperatura ascellare 36,8, respiro a tipo costale superiore, ~upcrfici<~lc (rcgucntc. Toni cardiaci cupi lontani frcgucnti ritrnci. Nulla eli particolare agli organi del respiro. Addome. Mcteorico dolente diffusamente lungo tutto il decorso del colon, maggiormente agli angoli, più trattabile nel le parti mediane. Fegato c milza palpabilc sotto grt archi costali, molli dolenti. 1'\ulla d i particolare agli organi genitali et! arti; sensibilità superficiale e profonda pre· sente normale. 1° CAso. - -


CONSIDERAZIONI SU SETTE CASI DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.

529

Per l'incontinenza stabilitasi il p. emetteva continuamente dall'ano sangue rossoscuro. L'esame di feci a fresco mise in evidenza una prevalenza di germi a bastoncino, corti, arrotondati alle estremità, dotaci di movimenti oscillatori; per il resto il campo mi- . croscopico era dominato da globuli rossi e detriti cellulari. L'esame di urina svelò tracce di albumina soltanto. Striscio di sangue: notevole aumento di piastrine, in alcuni punti disposte a tra,•ate e delimitanti larghe maglie tra le quali si rinvenivano gli elementi del sangue; nulla di particolare circa la morfologia dei globuli rossi; numerose cellule a protoplasma leggcrmtme basofilo, aq~pio, privo di speciali granulazioni, alcun::: con inclusioni di detriti pigmentari e di globuli rossi, a nucleo eccentrico disposto in fine reticolo, da inrerpretarsi tome cellule endoteliali; discreto numero di cellule irritative tipo Ricder, c qualche plasmocellula. Malgrado si facesse appello a tutto il sussidio terapcutico a nostra disposizione il p. venne a morte dopo dicci ore dal ricovero, con ipotermia cd adinamia progressiva. Le ipotesi diagnostiche che si potevano affacciare alla nostra mente erano molte; si poteva intanto escludere un avvelenamento acuto da metalli (arsenico, piombo, composti mercuriali) sia perchè il p. non aveva mai praticato cure del genere, sia perchè assicurava di non averne ingerito volontariamente. Ma anche escludendo tale eventualità, restava sempre una vasta gamma di fattori che potevano avere determinato la sindrome del nostro p. Sappiamo, per esempio, che lesioni gravi ed acute a carico dell'intestino si possono avere per avvelenamenti da carni guaste o pc~ alimentazioni incongrue le quali possono esaltare la normale flora intestinale c dare manifestazioni cliniche ed an::tomo patologiche gravissime. Ma non era da escludere che ci trovassimo di fronte ad un p. che avesse avuto in atto una colite infettiva contagiosa e pertanto di interesse più immediato per la continuità tra la quale si era verificata. E tra queste possibilità affacciai per prima il sospetto di una colite bacillare od amebica a decorso fulminante, in ipotesi più larga un tifo ecc. Presentando perciò il caso un interesse che poteva trascendere la pura curiosità scientifica procedetti alla autopsia. Reperto autoptico. L'esame esterno del cadavere non mette in evidenza particolarità degne di nota; lo stesso dicasi per l'asse cerebro-spinale. All'apertura della cavità toraci ca: l'aia pericardica si presenta normale per dimension't :d aspetto, cavi pleurici liberi; le pleure visccrali cospars: di numerose petecchie le quali si rinvengono numerose anche sul foglietto epicardico, lungo il wlco della coronaria. Nulla di particolare all'esame dei polmoni tranne fatti di edema e bronco-polmonite terminali. Degenerazione torbida delle carni del cuore, il quale non presenta lesioni particolari. All'esame delle cavità addominali; pcritonco parietale liscio lucente; la sicrosa che ricopre il colon si presenta a tratti opacata, specialmente quella del trasverso sigma; attraverso la sierosa il colon traspare di aspetto rosso vinoso intenso, diffuso, tranne che in corrispondenza del cieco il quale si presenta ectasico, pallido; appendice ricurva mediai· mente con mesenteriolo opacato a tratti sclerosato. Alla palpazione dd grosso intestino si ba la sensazione di un tubo rigido, duro in qualche tratto friabile. Gli angoli colici hanno l'aspetto di due grosse tumesccnzc, dure cd irregolari.· Le linfoghianJole regionali e le paraaortiche sono ingrandite, di consistenza dura-clastica, di aspetto rosso intenso. Questo colorito del colon contrasta stranamente con la massa del piccolo intestino il guale si presenta pallido con sierosa liscia e lucente. La sierosa che avvolge la cistifellea è opacata, il legamento colecisto-colico ispessito c rctratto. Un esame accurato dell'esofago, stomaco, intestino tenue non mette in rilievo lesioni particolari. 5 ·- Giomal~ di m~dirina militari'.


l

530

CONSIDERAZIONI SU SETTE CASI DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.

Fig. 1.

Fig. 2.


CONSIDERAZIONI SU SETTE CASI DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.

53 I

All'apertura del cieco colon sigma retto, il quadro anatomico appare molto interes-

sante; il cieco c l'appendice sono ricoperte.> da muco che facilmente si asporta; i tre stati della parete cecale sono straordinariamente assottigliati per un catarro cronico che li ha interessati uniformemente; l'appendice si può dire ridotta ad un sottile vclamento; sulla mucosa del cieco, cinque ulcerazioni irrt:golari, della g randezza di un grosso hgiolo, interessante la parete a tutto spessore, ricoperte da una poltiglia finissi ma giallastra che facilmente si asporta mettendo allo scoperto un fondo necrotico emorragico, margini non sollevati ne scollati. Partendo dal cieco tutta la mucosa del colon appare irregolare per l'edema e l'ispessimento non uniforme delle sue pliche c della parete stessa, per l'ipertrofia dei follicoli linfatici che nella por7.ione ascendente assumono la grandezza di una piccola noce. La mucosa ha un aspetto marmorizzato essendo ricoperta di finissimi granuli di colorito bianco giallastro, tra i quali si vedono tratti rosso-scuri. Questa « poh·ere di segatura » si asporta fncilmcnce e lascia meglio osservare la mucosa che è di uniforme aspetto rosso-scuro, con qua e là scarse ulcernioni irregolari, alcune confluenti, a fondo giallo rossastro, a margini irregolari non scollati, poco sollevati. Non un tratto di mucosa colica è risparmiato dal proce~so oecrotico emorragico. Tali lesioni \'ànno aumentando di intensità dal cieco al retto (v. lig. 1 e 2). Le linfonghiandole regio nali e paraortichc presentano al tag lio n ote d i necrosi

emorrag1ca. Milza aumentata di volume, molle, perisplenio liscio e lucente; al taglio si presenta di colorito rosso-scuro con polpa facilmente as portabile. Il fegato ed il rene pre~e ntano note d i degenerazione torbido grassa. Nulla alle vie di escrezione urinaria ed agli organi genitali. Diagnosi anatomica. Esiti di pericolecistite, tiflite ed appendicite cronica, colite necroùco-emorragica totale, emorragie sierose, bronco-polmonite, edema.

Di quale natura poteva essere l'esteso processo necrotico- emorragico a carico del colon e quali rapporti eventuali potevano esserci con la pregressa lesione tiflo-appendicolare? Queste due associazioni morbose portavano a valutare un eventuale rapporto di causalità tra esse. L 'antica flogosi tiflo- appendicolare non aveva alcuna particolarità anatomo -patologica che potesse farci interpretare la recente nccrosi- colica; era più probabile che sulla valutazione di quest'ultima si potesse risalire alla prcgressa lesione tiflo- appendicolare. T ra le forme tossiche o tossinfettive e le coliti specifiche, fui indotto a valutare come più possibili queste ultime, per l'estensione del processo (solo· interessamento del colon) e per il tipo di lesione. Per non dilungarmi troppo, per ragioni diagnostiche ovvie, bisognava escludere il tifo paratifo, colera, il carbonchio ematico nella sua varietà (rara) intestinale. Restavano da considerare la colite amebica e la dissenteria bacillare Shiga Kruse. La colite amebica è caratterizzata da un processo necrotico circoscritto, ch e iniziatosi nella sottomucosa affiora al lume intestinale, determinando delle ulceri della grandezza di una capocchia di spillo, con margini scollati e sollevati. Alle volte nella sottomucosa si formano delle escavazioni che possono determinare una cattiva nutrizione di tratti di mucosa che cadono in necrosi.


532

CONS IDERAZIONI SU SErrE CASI DI DISSENTERIA flACILLARE ECC.

Nella colite dissenterica da Shiga Kruse si ha uno sfaldamento ed una necrosi negli strati superficiale della mucosa, una infiltrazione siero- purulenta emorragica della mucosa e sottomucosa con formazione a volte di pseudomembrane; i follicoli linfatici si tumefanno. Con lo sfaldarsi dell'epitelio che conferisce alla mucosa un aspetto come se fosse cosparsa di polvere di segatura, si formano ulcerazioni che tendono a confluire. Indagini sperimentali con iniezioni di tossina dissenterica hanno messo in evidenza che questa si elimina per l'intestino determinando una flogosi necrotica emorragica. Necrosi si possano avere an che a carico del nevrasse. Più sotto discuterò la lesione tiflo- appendicolare in rapporto alla neerosi colica. 2 ° CASo. Circa una settimana dopo veniva ricoverato di urgenza un militare del 3S0 fanteria con diagnosi di <<enterite gravissima». Questo paziente presenta\"a la medesima simomatologia clinica del primo (ipotermia, ipotensione, singhiozzo, addome dolente luogo il colon, scariche diarroiche ematiche) c dopo t8 ore di degenza venne a morte per edema polmonare. Dalle notizie anamnestiche raccolte dal p. risultò che da circa un anno, sia pure con lunghi periodi di intermittenza, soffriva di disturbi gastro· intestinali, stipsi e diarree che peraltro non l'avevano mai costretto ad abbandonare le normali occupazion"1. Da tre giorni l'alvo si era fatto diarroico con feci ematiche, vomito e grave prostrazione. Dopo un giorno di degenza all'infermeria di corpo venne ricoverato in Ospedale. Il reperto autoptico fu straordinariamente somigliante al primo caso: lesioni totali necrotico emorragiche estendentisi dal cieco al retto, ulccri irregolari confluenti a fondo necrotico, margini non sottominati. Appendice ineguale di spessore, con tratti ispcssiti, ~derotici e tratti assottigliati ; sulla mucosa due ulcerazioni recenti dd lo stesso tipo di quelle descritte per il colon. Emorragie sierose diffuse. Le sierodiagnosi praticate mi dettero una positività per il solo Shiga Kruse (x /Soo). Richiamo anche l'attenzione sulle lesioni appendicolari di questo secondo caso, aoti· ~ he e recenti, rimandandone la discussione a più sotto.

3° c 4° CAso. - P. con nessun prcccdt:nt.; morboso degno di nota; in Colonia da I:! mesi; da circa 3 mesi ad intermittenza, lieve irregolarità dell'alvo, pur mantenendosi !"appetito e le condizioni di nutrizione buone. Caratteri delle feci giallo- giallovcrda· stre, non ebbero mai a notare sangue o muco pus. Da una settimana prostrazione, facili sudori da sforzo, vertigini, dolori reumatoidi diffusi, nausea, non febbre. Alvo diarroico (4-5 scariche al giorno) a volte con presenza di sangue e muco. Negli ultimi tre giorni precedenti il ricovero in Ospedale, vomito a ri peti zione, vertigini, in uno (3" caso) perdita della coscienza; apirettici. Sierodiagnosi positiva per Shiga Kruse (t/6oo 1/Soo). La ricerca del bacillo su terreno Drigalski Conradi confermò la eliminazione dello Shiga. Dopo una settimana di degenza in ospedale cessò ogni sintomatologia nel 3° caso, mentre si fece evid<:ntc una splenomegalia con epatomegalia di modico grado persistente ancora dopo tre mesi dal ricovero. Nel 4° caso ogni sintomatologia cessò dopo 15 giorni di dcgcn7a. però le feci (una scarica al l:,riorno) persistettero liquide in assenza di muco pus sangue per un mese circa. E liminnionc del bacillo ancora dopo tre mesi dalla cessa· zione di ogni si ntomatologia clinica.


CONSIDERAZIONI SU SETIE CASI DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.

533

5°, 6° c 7° CAso. - Pazienti in buone condizioni di nutrizione e 3anguificazionc nessun sintoma subiettivo, tranne lievi pregressi episodi diarroici ultimamente ripetutisi. Nulla si potè mettere in evidenza all'esame dei vari organi ed apparati. Feci liquide senza alcuna caratteristica speciale. Apirettici. Sierodiagnosi positiva per Shiga Kruse. La cultura delle feci confermò la eliminazione del bacillo.

CoNSIDERAZIONI EPICRITICHE. - · Nei primi due pazienti venuti a morte,

oltre la necrosi colica sulla cui natura abbiamo già discusso, trovai pregressi fatti a carico del tratto cieco appendicolare. Come andavano valutati essi rispetto al recente episodio acuto ? Si poteva stabilire un rapporto d'interdipendenza causale, oppure ritenere aspecifiche le antiche lesioni tiflo- appendicolari ? La classificazione delle appendicopatie è quanto mai difficoltosa, specie dal lato eziologico. Le cause che possono provocare l'infiammazione del vermio ~ono varie; tra i germi, oltre i comuni piogeni, sono stati ritrovati anche il pneumococco, il coli, gli anaerobi. Secondo alcuni la maggiore importanza spetterebbe agli streptococchi (Aschoff Lang), per altri gli anaerobi sarebbero maggiormente imputabili. Tale discordanza di opinioni indica quanto lontano sia l'accordo, mentre i più svariati germi sono stati ritrovati in appendici ammalate, senza che essi possano essere ritenuti fattori esclusivi o preponderanti. Così pure il tipo di lesione anatomo patologica è determinato oltre che dalla virulenza del germe, da associazioni batteriche, dalle condizioni anatomiche e strutturali dell'appendice stessa, dalle condizioni generali del p. ecc.. Comunque i varii germi incriminati non sono capaci di dare un'impronta speciale al processo anatomo patologico, che permetta di distinguere dei quadri tipici anatomici legati ad un particolare germe. Anche per lo Shiga Kruse è noto che i primi stadi della flogosi a carico del colon sono rappresentati da un semplice processo catarrale, con un aumento della secrezione di muco, che in alcuni casi può arrestarsi a tale stadio. Tali forme catarrali possono durare per lungo tempo, senza destare particolare sospetto sulla vera essenza del processo. Quindi anche lo Shiga può determinare un quadro anatomico del tutto aspecifico, che in mancanza di altri dati non desterebbe nel settore alcun sospetto. Il secondo p. ha nella sua anamnesi degli episodi protratti di stipsi e diarree, insorti da circa un anno, tuttavia di entità tali da consentirgli le abituali occupazioni. Di lesioni antiche a carico del tubo digerente non troviamo all'esame autoptico che una appendice in parte atrofica, a tratti sclerotica, esiti di una flogosi a carattere probabilmente subcronico; come fatti recenti due ulcerazioni dello stesso tipo di quelle coliche. E' quindi probabile che le turbe gastr(}-intestinali siano state sostenute da una appendicite insorta ed evoluta subdolamente anche dal lato clinico.


534

CO;-.iSIDERAZ IONI SU SETTE CAS I DI DISSENTERIA BACILLARE ECC.

Se raffrontiamo la sintomatologia prodromica degli ultimi cinque casi, essa ci appare in parte somigliante a quella del secondo p. (sripsi e diarree di lieve entità), nel quale per diminuzione delle normali difese organiche e prob::~bile esaltazione del germe, si giunse all'episodio acuto. Si tenga del resto presente che uguale andamento stava prendendo la forma nel 3" e 4~ caso, dopo un periodo premonitorio di tre quattro mesi. Gli ultimi cinque p. dunque ci offrono una tale gradualità di sintomatologia protratta ed attenuata, che mi inducono per considerazioni analogiche a valutare le pregresse lesioni tiflo appendicolari (1" caso) ed appendicolari (2" caso), come dovute allo Shiga Kruse, il quale, come più sopra ho detto, può determinare in un primo momento delle semplici lesioni di tipo catarrale nel tubo digerente. D 'altra parte credo che specie nel 5", 6" e 7° caso l'interessamento a carico del colon non può essere stato che di ipersecrezione mucosa, iperemia ed edema della parete colica, il che trova riscontro anche nel dato clinico di una sintomatologia scarsa locale e generale. Ritengo quindi che la tiflo appendicite (1" caso) e l'appendicite (2" caso) debbono essere giudicate di natura specifica, sostenuta cioè dallo Shiga Kruse. Ci trovavamo cioè di fronte a due portatori nei quali per lungo tempo si ebbe un parziale interessamento del tratto intestinale; la porzione cieco appendicolare stessa può essere stata il serbatoio dei germi che ad un dato momento hanno prodotto il quadro acuto. Non può sfuggire quanta importanza abbiano per la comunità queste forme attenuate subdole di coliti specifiche. Esse non si denunziano per nessuna particolarità nella fase catarrale che può durare moltissimo tempo; e questo è il pericolo maggiore. La mancanza di febbre, di sangue, pus nelle feci, induce il medico di corpo a valutare questi disturbi enterici come banali episodi tossici alimentari o dispeptici, facili peraltro a verificarsi nella truppa in determinati periodi e condizioni. Criterio più che mai giusto data la frequenza maggiore di queste ultime forme sulle prime. Però senza voler esagerare nella valutazione, credo che di fronte a turbe gastro- enterich e protratte recidivanti, bisogna porre il sospetto che esse siano sostenute da un germe specifico. Ricordo quattro diarroici con lievi punte febbrili serotine, curati ambulatoriamente per lungo tempo nei quali la sierodiagnosi dimostrò u attarsi di infezione tifosa che clinicamente decorreva in forma attenuata. L 'attenzione del medico militare deve essere maggiormente attratta guando tali episodi si verificassero in personale addetto alle cucine, dispense, confezione del pane, ecc. Dei miei pp. due avevano incarico di cucinieri, quindi è evidente quanto avrebbero potuto essere di danno ai compagni. I sette ammalati appartenevano ad una medesima Divisione, però assegnati a reparti notevolmente distanziati tra loro; l'esame batteriologico delle acque prelev:tte a tutte le fonti ove attingevano i reparti escluse una origine idrica della forma; inoltre dopo due mesi di oculate ricerche sui militari che


CONSIDERAZIONI SU SETTE CAS I DI DISSE:-.JTERIA BACILLARE ECC.

535

avessero avuto o presentassero in :Uto h1tti diarroici, si isolarono soltanto sette

casi di dissenteria bacillare. Tutti questi dati: distanziamento dei reparti, non inquinamento delle acque, percentuale bassissima di ammalati (sette casi su q.ooo uomini) ci convinsero maggiormente che i sette pp. fossero stati dei vecchi portatori nei quali ad intermittenza si avevano manifestazioni morbose lievi. L'averli prontamente isolati ed individuati valse a scongiurare un grave pericolo per la truppa al campo. AUTORIASSUNTO. L 'A. descrive 7 casi di dissenteria bacillare Shiga Kruse di cui due mortali, discutendo le lesioni appendicolari che questo germe può determinare e richiamando l'attenzione sulle forme attenuare di questa infezione che può passare per lungo tempo inosservata, rappresentando appunto per questo suo carattere un pericolo per la comunità.

Asmara, 8 marzo 1937-XV.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA t: STRANIERA SANITÀ MILITARE A. KuNc. -

Metodo generale c r.1zionale di rivelazione dd gas di gucrr.1. (« Bulletin

de l' Académie dc médecine >,, Parigi, 1938, T omo u9, n. 2). In una· precedente recensione (Giornale di Medicina Militare., n. 9, settembre 1937). nel campo della difesa passiva delle popolazioni civili contro gli aggressivi chimici, riportammo l'interessante lavoro del Panis sulle modalità di allestimento di un cc posto di pronto soccorso antigas ». L'argomento, tanto importante e di attualità, era stato però in precedenza, anche trattato in Italia, con la sua ben nota competenza, dal colonnello chimico farmacista Professore Pagniello (Rassegna di Clinica, Terapia e Sàenze affini, Anno XXXII, Fase. III. maggio-giugno 1933) che ne dette una brillante e particolareggiata descrizione, sia nella disposizione dei locali che nella illustrazione del materiale sanitario. Un campo ancora non ben chiaro e definito, per quanto riguarda la protezione contro gli aggressivi chimici, è quello della rivelazione della presenza di essi nell'atmosfera, allo scopo di prendere tempestivamente le misure adatte di difesa. Molti metodi di rivelazione sono stati studiati e proposti, ma i più rimangono incerti, non sono specifici per le singole sostanze, nè polivalenti. Ecco la ragione per la quale riportiamo il metodo semplice dell'A. del presente la· voro, che permette di rilevare la presenza. anche in deboli dosi, degl i aggressivi chimici nell'atmosfera, e quindi prima che essi diventino danno~i , dando così il tempo di allontanarsi dal luogo intossicato e di raggiungere i cc posti di pronto soccorso antigas >l di cui completano, in questo modo, la funzione. Passate, in rapida rassegna, le proprietà fisiche, chimiche e tossicologiche delle varie sostanze usate come aggressivi chimici di guerra l'A. ha elaborato un metodo che si fonda sul principio seguente: Se si fa passare dell'aria contenente solamente gli elementi normali gassosi dell'atmosfera (0, Az, C0 21 ecc.) in soluzione di bleu di Bromofenolo non si constata alcuna modificazione colorimetrica. Ma se l'aria contiene anche solo delle dosi estremamente deboli di una qualsiasi sostanza (aggressivi), si produce un viraggio del bromofenolo che passa dal bleu al giallo. La reazione è resa più pronta e più rapida agendo su di una soluzione idroalcolica di bleu di bromofenolo e facendo riscaldare, con un tubo di platino, l'aria in esame prima del suo passaggio nella soluzione. Con tale accorgimento anche le sostanze lentamente o difficilmente idrolizzabili (iprite) subiscono una decomposizione che mette in libertà una certa quantità di idracido che provoca il viraggio dell'indicatore. Il reattivo si prepara formando il sale monosodico, costituente l'indicatore, per addizione a g. o, 1 di bromofenolo di 3 cc. di soda N /20. Si mette quindi la miscela in un mortaio e si porta a 250 cc., con aggiunta di acqua, allo scopo di ottenere una soluzione di g. o,o4 %· Questa soluzione sarà, al momento dell'uso, diluita al 1/ 10 in alcool a 95° e si porterà il rcatti vo alle condizioni ottime di sensibilità con l'aggiunta di qualche goccia di acido solforico N /xoo, in modo che IV goccie di questo acido versato in 20 cc. di re:ltti\"o ,.i determini un viraggio dal bleu violetto primitivo al verde giallo.


RJVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

537

Il metodo è stato reso pratico con la costruzione industriale di un apparecchio molto semplice e che, nelle sue linee generali, risulta costituito: I 0 - un tubo a pirogenazionc col suo raffreddamento; :1." - il miscdlatorc (lt: barbott:ur); 3° - il sistema di aspirazione; 4° - la riserva del reattivo. Il metodo, così proposto, si è dimostrato sensibilissimo e l'A. riporta, a dimostraZIOne, i seguenti risultati ottenuti per alcuni degli aggressivi chimici di guerra : millii"fammi ~r m.3 0

Superpalite 2° - Iprite 3° - Bromuro di benzile 4° - Cloropicrina I

-

20 : 1' 13" 2 5: ,.

30 : 3' 20 : 15"

-

IO: 2'13" 1 5 : 1'40" 20 : 3'45" -

') : 3'30"

5: 3'10" IO : 4'

5 : 2'

T empo impiegato per il viragg1o. A. MANIERI.

IGIENE

vAYOLA NAz:t.A.RENO, maggiore medico. -

~ Mc.ns

sana in corpore sano ~. (Soc. ti p. edi-

toriale Porta, Piacenza, 1938). L 'A. intitola con il noto motto di Giovenale una raccolta di scritti, in parte già pubblicati su quotidiani politici locali, concernenti l'attività sanitaria da lui svolta durante gli anni 1928-35, in cui dalle alte gerarchie cittadine fu chiamato a reggere la direzione sanitaria provinciale dell'O. N . B. di Piacenza. Quantunque nell 'opuscolo siano trattati argomenti vari, risulta tuttavia dall'insieme un'esposizione organica riflettente le direttive cui si deve informare tutta l'assistenza sanitaria nell' organizzazione giovanile dc! Fascismo. L ' A. compendia nell' irrobustimento della razza e nella pt·evenzione antitubercolare le finaJità dell'assistenza sanitaria balillistica. A questi obiettivi, il maggiore medico Vayola, che in studi simili non è alle prime armi, coordina i molteplici presidi sanitari dell'O. N . B. (ricreatori estivi, colonie climatiche, irradiazioni ultraviolette, cure arsenicali, calciche, di olio di fegato di merluzzo) da lui istituiti e organizzati in Piacenza e ne analizza e documenta il singolo apporto nel quadro generale assistenziale. Nella pubblicazione infine sono anche illustrate sotto i vari rapporti sociali le altre attività che integrano l'assistenza sanitaria propriamente detta dd!' O. N. B. e riguardanti le istruzioni di pronto soccorso, d'igiene c di puericol.tura che annualmente vengono impartite ai giovani organizzati .

IGIENE E PATOLOGIA CÒLONIALE M. A. CoPPOLA. La slcroagglutinazione diagnostica nella dissenteria. ((( Diagnostica e tecnica di laboratorio l>, 1937, n. II). L'A. espone sinteticamente le caratteristiche delle agglutinazioni O ed H rilevando che, essendo i b. dissenterici privi di ciglia, occorre mettere in evidenza soltanto le O agglutinine. Segue una rapida classificazione dci b. dissenterici raggruppati in dissenterici Jt:nsu stricto, paradisseoterici e mctadisscnterici e poichè nella pratica occorrerà distinguere anche le diverse forme di dissenteria l'A. ritiene necessario impiantare la sierodiagnosi


R IVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANlERA

con almeno sette dissenterici e cioè: un dissenterico se n su stricto (Shiga-Kruse); tre paradissenterici (Flexner, Hiss-Russel e Strong); tre metadissenterici (Ceylonensis A, Ceylonensis B, Mad:tmpensis). Verificandosi agglutinazioni d i gruppo bisogna ricorrere alla pro,·a di satu razione delle agglutinine del Castellani. L'A. ha praticato la sicrocliagnosi su 657 sieri di individui con sintomatologia intesrin:~Je ed ha riscontrato che in 90 casi di dissenteria bac11lare la sierodiagnosi fu sempre positiva, mentre sempre negativa fu in casi di malaria, colite, elmintiasi, leishm:miosi, colite ulceros::~, hilh::~rziosi, linfog ranuloma e neoplasie. In 470 casi di amebiasi ottenne 13 risu ltati positivi che rivelarono un:~ associazione delle due forme di dissenteria. L'A. rileva che le agglutinine nei dissentenci compaiono in 10 giorni, magari prima che si riesca ad isolare il germe dalle feci, e che pertanto con la sierodiagnosi si può stabilire una diagnosi generica, di gruppo e di tipo, precocemente. FLORIO.

Studio d'un ceppo di virus amarillico, isolato direttamente dal sangue dell'uomo, per inoculazione intracerebrale nel topolino bianco. (« Bulletins de la

M. MATHis. -

Societé dc Pathologic Exorique », 1937, n. 7). In questa comunicazione, l'A. rende noto di esser riuscito ad isolare, mediante inoculazione intracerebrale nel topolino bianco, un ceppo di virus amarillico, dal sangue di una signora europea residente a T hies, nel secondo giorno di una affezione morbosa, in complesso non grave, completamente scomparsa dopo solo una settimana dal suo inizio. La donna, ammalatasi con febbre alta preceduta da forte brivido, non presentò mai alcun sintoma caratteristico della temibile infezione (non vomito, non tinta itterica, mai albuminuria): solo lo sguardo fisso e brillante (occhi di porcellana) ed un certo gonfiore della faccia del collo e della parte superiore del torace fecero pensare alla possibilità della febbre gialla, anche e principalmente perchè nella regione s'erano verificati numerosi casi, tra cui quello di un bianco morto alcun tempo prima, e nella cui casa la donna ::.Ye\'a abitato solo qu:1lche giorno avanti. Ed infatti l'inoculazione nel Macacus rhesus ri produsse in questa scimmia l'infezione amarillica, sicuramente accertata alla necroscopia. Contemporaneamente però l'A. inoculò un cc. del siero dell'ammalata sotto la dura madre di 6 topolini bianchi, i quali tutti presentarono tra il I0°- r7° giorno. fenomeni di paralisi caratteristici del tifo amarillico sperimentale ed, alla necroscopia, tipiche lesioni amarilliche nelle sezioni del cervello. L'A. ha attentamente studiato questo ceppo. identificandolo mediante prove di immunità crociata, e praticando da esso hen 40 passaggi in serie sempre per inoculazioni intracerebrali; accertando anche che un ceppo amirillico può esser conservato per settimane c mesi, ponendo i cervelli amarillici diretta· mente in g hiacci:tja oppure. meglio ancora, dopo averli disseccati e posti nel vuoto. Da queste interessanti osservazioni risulta dunque che il topolino bianco può sostituire van· taggios:~mente il Macacus rhesus, unico animale finora adoperato per l'accertamento della febbre gialla, e servire ottimamente alla conservazione del virus. M. C. Mathis. nella discussione che segue ::.ll'intercssante comunicazione dell'A., mette in evidenza l'importanza somma della comunicazione stessa: in base ad essa, il ropolino bianco, animale poco costoso, che gualuoque laboratorio può tenere a disposizione, che vive ottimamènte nei climi tropicali, può e deve diventare l'animale d'ele· zione per l'accert::unento della febbre gialla, in sostituzione del Macacus rhesus, animale di alto costo e difficile a procurarsi in quanto deve essere importato dall'Asia e col quale si può sperimentare solo prendendo le più grandi precauzioni ad evitare le pun· ture della Stcgomia e lo stabilirsi quindi di un nuovo e pericoloso focolaio d'i nfezione. D'altronde l'inoculnione sottoduralc da praticare nel topolino è pratica estremamente


RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALIANA E STRANlERA

539

facile, se si adoperano aghi speciali, prrsentanti un rigonfiame nto a 3 mm. dalla punta, col quale si evita di pungere oltre lo strato voluto. Ora, se l'accertamento diagnostico della malattia può non aver importanza dal punto di vist:t terapeutico, non possedendo ancora la scienza un'arma specifica verso questa inf(zione, grandissima ne ha dal punto di vista etiologico ed epidemiologico, in quanto, come nel c:~so descritto dall'A., mette in ev~denza la possibilità che i bianchi come gli individui di razza nera, vadano wggetti a forme attenuate. talora fino :t p:~ssare inosservate, di infezione amarillica, e, superatele, acquisiscano queli:J immunità, già const:uata in alcuni bianchi viventi in regioni infette, che era finora inspiegabile. L'accertamento inoltre di casi a decorso così breve e lieve, che finora passavano inosservati, può costituire spesso l'anello che riunisce in catena a casi già verificatisi, casi nuovi i quali altrimenti ~imulerebbero manifestazioni autoctone di origine inspieg::~bile. E' probabile che questo nuovo mezzo d'accertamento, classificando come infezioni amaril liche casi frusti e lievi finora altrimenti diag nosticati, ci dica esser la febbre gi:1lla assai più diffusa di quanto non diano le statistiche attuafi e che molte regioni, fino ad oggi ritenute indenni, siano riconosciute afflitte dalla pericolosa infezione; questi casi lie"i infine modificheranno le statistiche, nel senso che verrà abbas~;lta la mortalità. Il riconoscimento di queste forme fruste e benigne deve riflettersi anche sulb profilassi della malattia, in quanto nelle zone infette qualunque febbricitante deve esser sottoposto all'esame del s.1ngue e considerato un sospetto, finchè il laboratorio non avrà dato il suo responso, e, come tale, dowà esser protetto con zanzariere dalla puntura di Stegomie che potrebbero, altrimenti, diffondere il contagio. Resteranno però sempre esclusi dall'indagine di laboratorio e da questa protezione profilattica, quegli individui affetti da forme tanto lievi, da passare inosservate al malato stesso.

F. FERRAJOt.I.

MEDICINA INTERNA G. Pmx e E. VIvANT. Tubercolosi polmonare e contusioni toradchc. ( << La Presse Médicale >>, n. 1, 1° gennaio 1938). La questione dei rapporti tra tubercolosi polmonare e traumatismi toracici è molto antica ed è stata diversamente valutata in base a considerazioni di ordine scientifico e di ordine etico-sociale. In conseguenza la tubercolosi di origine traumatica; da alcuni decisamente negata, da altri è stata ammessa, senza che, bisog na riconoscerlo, dalla numero~a casistica riportata risultino elementi sicuramente dimostrativi pro o contro un eventuale rapporto causale. Una prima questione che prospettano gli AA. è quella dell"esistenza della tubercolosi polmonare traumatica. In proposito le numerose osservazioni, che antichi autori ci hanno trasmesse, hanno per noi scarso valore, sia perchè la diagnosi di tubercolosi non sempre appare precisa, sia perchè l'invocato traum::1 è spesso discutibile. Le ricerche sperimentali praticate inoculando materiale bacillare in anim::~li, cui si producevano traumatismi vari, se hanno dato risultati positivi a Max Schuller, a numerosi AA. invece hanno dato risultati negativi. Recentemente Bosvieux, sulla base rli sistematiche ricerche condotte con tecnica più rigorosa. ha dovuto concludere che. in seguito a. rottura vascolare possono i bacilli tubercolari circolanri fissarsi sull'oq;ano tr::~umatizzato, restarvi latenti o provocare lesioni evoluti,·e, qualora le circostanze divengano favorevoli. I risultati però delle ricerche sperimentali sono scarsamente utilizzabili per la soluzione della questione della tubercolosi traumatica non solo perchè contr:tditt.ori,


540

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

ma anche e sopratutto perchè sono realizzati in condizioni troppo diverse da quelle dell'osservazione clinica. Difatti nell'animale, su cui si è sperimentato, manca quello stato biologico, qual'è l'allergia, in cui l'uomo adulto si trova c che è fattore di primo piano per l'insorgenza e l'evoluzione della malattia tubercolare. ln ogni modo la tubercolosi polmonare traumatica in base a precise osservazioni non può negarsi. Un soggetto, in cui precedenti esami nulla di patologico hanno dimostrato a carico dei polmoni, il quale è colpito da un tra1,1ma al torace e che dopo qualche tempo presenta note non dubbie di tubercolosi polmonare, è un esempio di rapporto causale molto probabile tra il traumatismo c malattia tubercolare. Della quale gli AA. cercano definire la patogenesi. Secondo essi è necessario che il trauma provochi lacerazione del parenchima polmonare, la quale si produce qualora la fuoriuscita dell'aria dal polmone compresso non sia possibile o per la chiusura della glottide o per la grande violenza del trauma. In base a leggi fisiche si può anche preci· sare che la lacerazione dovrà avvenire a livello delle zone di parenchima polmonare, che hanno diversa densità, e propriamente nel polmone sede di processi tubercolari, anche guariti o apparentemente tali, la lacerazione avverrà alla periferia di questi focolai cicatriziali, ove, vivi e virulenti possono essere contenuti i bacilli di Koch: si com· prende quindi come in tali zone si possano creare focolai di tubercolosi evolutiva. Se il trauma interessa un polmone che non presenta processi tubercolari, si potrà avere la lacerazione con emottisi, ma non seguirà un processo tubercolare. Tale osservazione ci fa comprendere come in seguito a ferite toraciche, le quali determinano estesa distruzione del parenchima polmonare segua una tubercolosi polmonare molto più raramente che a contusioni toraciche, in quanto con quest'ultime la lesione si determina detrivamcnte in quelle determinate zone favorevoli alla disseminazione bacillare e che solo occasiona1mente possono essere interessate dal proiettile di fucile, che attraversa il polmone. Ndla disamina dei fattori che favoriscono l'evoluzione della lesione tubercolare sono ancora da mettere in rilievo il versamento ematico post-traumatico, che può costituire un mezzo propizio allo sviluppo dei bacilli, l'attrizione dei tessuti, che, paraliz· ·zando la difesa fagocitaria, favorisce l'insemenzamcnto bacillare, il perturbamento dd metabolismo locale e l'alterazione degli scambi biologici in conseguenza del trauma, per cui l'immunità locale è abbassata o annullata, onde è facilitata l'evoluzione del processo tubercolare. Per quanto riguarda la sintomatologia è fenomeno molto significativo l'emottisi, che può essere precoce o tardiva, e che in ogni modo però nessun rapporto può avere con l'ulteriore evoluzione della malattia, in quanto non raramente evolve una tubercolosi

aa

polmonare senza che espettorato sanguigno vi sia stato. Nei giorni successivi al traumatismo possono rilevarsi segni di addensamento poi· monare a livello della lesione traumatica, si ha ciò che impropriamente si chiama polmotlit~ traumatica, in quanto si tratta di un focolaio di congestione polmonare, che può regredire oppure, per quanto raramente, evolvere verso la tubercolosi polmonare. La diagnosi della quale è subordinata, oltre che ai segni clinici generali e locali propri di essa, anche alla conferma degli esami radiolo_gici e batteriologici, la cui positività com· pare fra due e sei mesi dopo il trauma. Ciò è importante in quanto non raramenre sintomi clinici possono simulare una lesione tubercolare (Scrgeot e Pruvost). La tubercolosi traumatica in ogni modo è rarissima: 1:1000 tubercolooi polmooari secondo Pilod; 2:1700 secondo le statistiche militari francesi; 23:85.62o secondo Zollinger.

Dalle statisùche di compagnie d'assicurazione risulta che su 2500 contusioni toraciC'he ~olo in 2

casi sarebbe evoluta una tubercolosi polmonare traumatica. Per la diagnosi di tubercolosi traumatica occorre anzitutto precisare che il trauma vi sia realmente stato, in guanto alcune volte l'esame ai fini medico-legali avviene dopo


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

541

molto tempo da esso e quindi possono mancare esiti apprezzabili, onde la sua ammissione (. conseguenza di un'indagine anamnestica ben codotta. In secondo luogo la diagnosi di tubercolosi polmonare deve essere esattament.: stabilita in base a sintomi non dubbi (esame racliologico, bacilloscopia praticata ricorrcnùo a tutti i metodi d'inve· stigazione di cui disponiamo). Ciò precisato è da risolvere ancora una terza questione, cioè quella dell'esistenza di un rapporto causale fra il trauma c !a tubercolosi. All'uopo è necessario disporre di dati sicuri dimostranti che lo stato del soggetto anteriormente al trauma era buono, poi precisare la violenza del trauma e ìa sede di esso, aJlo scopo di stabilire una coincidenza con la sede della lesione polmonare, infine occorre che fra trauma c manifestazione della malattia vi sia un periodo transitorio, caratterizzato da febbricola, tosse, espettorato, decadimento dello stato genernle, onde sia oossibile stabilir.:: un rapporto non interrotto di fenomeni fra il subìto traumatismo e la malattia. T ali elementi concordanti permct· teranno di affermare con sufficiente sicurezza la genesi traumatica della tubercolosi. Qualora il soggetto prima del trauma risulti già portatore di ksioni tubercolari, occorre con accu rato esame aoccrtare se il trauma abbia o meno ag.!,rravato il suo stato, e nel caso di aggravamento, è questo che va valutato ed adeguat.1mente ris:~rcito.

R. o' ALESSANDRO. H . ScHNETZ. Vitamina n. 8, 19 febbraio 1938).

c e numero dd leucodti. (<l Klinische Wochcnschrift ll,

L'impiego della vitamina C in terapia SI e 10 brc,·e lasso di tempo moltiplicato e la sua efficacia talora è stata così decisa da far ::;ssurgere il rimedio al rango di mezzo di cura causale, onde chiarificazioni ctiopatogenetiche di grande importanza. I risultati conseguiti in :~lcunr forme di anemia e di diatesi emorragica, ove, accanto alla regressione dei sintomi clinici, si è ottenuta la normalizzazione dell'eritropoiesi e dei trombo.:iri. sono quasi universalmente riconosciuti, e pertanto, con la terapia epatica e marziale, quella vitaminica trova in dette affezioni precis<'" indicazioni. Discussa è l'azione della Yitamina C sul quadro ematologico bianco, onde l'A. ha ritenuto opportuno praticare ~istematiche ricerche nella clinica medica di Graz. In soggetti sani ed in soggetti con alterazioni nel numero dei leucociti, si:~ nel senso di un aumento che di diminuzione, è stato per via endovenosa somministrata la vitamina C, in alcuni casi una volta sola, in altri la cura è stata per parecchi giorni prolungata. I n individui normali non si è constat:lta, anche dopo prolungat:~ somministrazione rlclla sostanza, azione .;pprezzabile sul numero dei leucociti, o~sen•:~ndosi soltanto tran· sitori e lie,·i abbassamenti di essi, che possono ricntr;1re nei limiti delle fisiologiche oscillazioni. Viceversa in affezioni con num•:ro dci lcucociti p:~tologicamente elevato la vitamina C ha determinato un abbassamento di essi, come in altre con leucopenia si è constatato un aumento, Importanti sono le ricerche portate su alcuni arnmalati di infezione grippale, che si accompagna a leucopeni:1, nei quali b terapia vitaminica ha costantemente dctcr· minato un aumento dci leucociti non solo, ma ha anche impresso alla malattia un decorso più blando e più breve, influenzando persinl) il periodo di convalescenza, il quale, oltre che accorciato, non ha presentato la caratteristica :~stenia postgrippale. Tale azione ha ricevuto conferma da casi, che. per controllo, sono stati trattati con chinina ed altri farmaci, che nell'influenza si sogliono somministrare. Dalle ricerche dell'A. risulta che l'azione della \'it:~mina C sui leucociti è diversa secondo il valore di p:ortenza di essi, e precisamente è abbassante negli stati leucoci·


542

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STF<\MERA

totici ed innal zante in quelli leucopcnici : breve essa esplica un'azione bilaterale, nor· malizzante. T ale azione è comune :mche ad altre vitamine. La vitamina A, per esempio, esplica, secondo Lorenz, un 'azione regolatrice nel le piastrine, innalza ndo i valori bassi d i esse ed abbassando quelli elevati; analogamente la vitamina B, secondo la posizione di partenza della glicemia, spiega sull'orpnismo debolmente sensibile all'insulina un'azione eccitante c>d in quello ipersensibile un'azione mibente, mentre non influ enz~ notevolmente il soggetto normogliccmico. Deducesi che quest'azione bilaterale regolarizzatrice è comune alle vitamine e pertanto rende comprensibile l'azione in apparenza opposta del la vitamina C sui leucociLi, la quale i:: sostanzialmente normalizzatrice, onde agi~ce diversamente secondo lo stato leucocitario del soggetto. Essa forse è da concepire come eccitante dei mezzi di difesa dell'organ ismo malato, per cui è da prevedere che ri cerche sperimentali c cliniche in processi infettivi potranno dimostrare che anche altre deviazioni sono dalla vitamina C influenzate nel senso della norm:tlizzazionc.

l risultati ottenuti dall'A., anche se di non facile interpretazione, .cono comunque concordanti nel definire l'azione della vitamina C o acido ascorbico e nell'indicare il suo i m piego iu t era pia. Ma proprio sullo stesso giomale W. Thiele ("L'azione della vitamina C sul quadro ematologico bianco e la leucemia mieloide )), Klinische Wochenschrift, n. 5 del 29 gen· r10io 1938), in seguito a ricèrc/1e condo!te nella clinica medica di Rostock, ririene, in concordanza con altri AA., molto inverosimile che per mcz::;o della vitamina C si pos;a esercitare un'efficace azione sul quadro ematologico biam·o, e comunque questa è modesta e transitoria ed è forse riportabile ad eccitazioni vegetative od altre ancora non precisabili. Sulla leucemia midoide poi, di cui l'A. riporta 2 casi, la terapia vitaminica è inefficace, per cui è necessario far ricorso alla mdiotcrapia profonda per ottenere cospicuo abba.<sa· mento del numero dei leucociti. · Coudusioni quindi opposte, tra le quali in verità non è agevole un orientamento. Si poj·sono però sollevare delle ipotesi. Anzitutto la vitamina C va impiegata allo stato puro per conseguire buoni risultati. pertanto scarsamente efficare in .<tati morbosi risulta quella ir1 alimenti con.tc-nuta. An· coro, perchè l'effetto terapmtico si ottenga. occorre rhe la causa della devi.f~zione leucocitaria r·ùieda in uno stato di ipo- o di avitaminosi, onde il suo apporto terapeutico pom modificare tale stato e la conseguente leucocitosì o leucopenia. Tale ipotesi può renderei conto della scan·a o nessuna azione della vitamina C nella mielosi lcucemica, emopatia ad etiologia tuttora discu.<;a e elle in base all'indagini finora espletate può non ritetlt'rsi legata ad avitaminosi; come pure in soggelli sani. ove tale sUllo manca. Infine nel giudicare l'efficacia di una terapia.. a pre.crindere dalle inevitabili emgerazioni in senso oppo.cto, che .<ono il portato di og11i nuova concezione, bi.rogna le modifica~ioni dello stato morboso globalmente zmlutare, tenendo conto delle dt>via-zio11i di eue 110n dipendenti dall'aziont terapcutica della sostanza impiegata. Tali considerazioni, senza autorizzarci a categoriche affcnnazioni, ci induco110 a ritenere che m.·llc infezioni acute l'im piego della vitamina C può risultare effettivamcnu utile, sia modifimndo il quadro ematologico bianco. comtwque deviato, la cui impor· tanza nelle infrzioni è co.cpirua, sia normali-:;-:.ando altre dt>viazioni 110n ancora praùatt. L'os.<er11azione clinim obbicttiva dimostra in ogni modo l'efficacia della te-rapia tOÙn· minira, in quanto essa faziOrct'olmcnte influenza decorso ed esito dello stato morbo.<o. Nota. -

R. n'ALESSANDRO.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAl'IERA

543

P. HtLLEMA.ND, A. PucHET c J. CHAI(Lor. -

I disturbi nervosi motori e sensitivi manifestantisi durante la cura con il cloridrato d'emetina. (((La Presse Médicale l>,

n. 27, 2 aprile 1938).

La letteratura medica registra solo una trentina di casi in cui si ebbero disturb·l nervosi durante la cura emetinica . Essi sono a tipo periferico ed a tipo centrale. Tra i primi si constatano delle polioevriti localizzate ::~gli arti inferiori o superiori o generalizzate, con ariflessia, mio-atrofia, diminuzione della forza muscolare, impossibilità della stazione eretta, paralisi e paresi più o meno diffuse, dolori più o meno vi\·::tci agli arti; talvolta predominano i fatti scnsitivi con crampi, parestesie, iperestesie, dolori violenti localizzati o diffusi. Tra i disturbi a tipo centrale si notano: incontinenz::t degli sfintcri, rurbe sensi rive, paralisi con ariflessi::t e ipoeccitabilità muscolare faradica c gah·anica, qualche sintoma cerebellare (adiadococinesia). I nostri AA. descrivono in tutto 6 casi, di cui 3 a tipo motorio (2 degli arti inferiori c I degli arti superiori), 2 a tipo sensitivo, I a tipo centrale. I disturbi comparvero durante il trattamento emetinico, prima ancora del raggiungirnento della dose massimale, abbastanza improvvisamente e senza apprezzabili prodromi; dileguarono in maniera sollecita e completa dopo la sospensione del brm::tco. Gcoeralmente è tale il decorso clinico, però accanto a questi casi favorevoli non ne manca no altri ad esito infausto, nei quali la comparsa di fenomeni bulbari condusse gli ammalati a morte. I disturbi nervzy,;i descritti sono più facili a verificarsi quando si usa la via di somministrazione endovenosa, che è bene quindi evitare: essi poi sono dovuti verosimilmente ad un'azione tossica dell'emetina, dato che la sua lenta elim inazione ne favorisce l'accumulo nell'organismo. Da parte di quest"ultimo non è poi neanche da escludersi una certa intolleranza, almeno in quei casi in cui i disturbi comparvero in seguito ad iniezioni sottocutanee di dosi minime di emetina. Comunque, è bene evitare la comparsa dei disturbi nervosi sopradescritti, facendo attenzione ai minimi segni dell'intossicazione emetinìca (nausea, dia rrea, insufficienza rcnale, ipotensione arteriosa, tachicardia), nonchè a qualche crampo doloroso, al senso di st:>nchezza durante il cammino o la stazione eretta. La sospensione del farmaco evita allora gli accidenti nervosi, come li fa cessare anche quando questi si siano già verificati. I n tal ca~o è consigliabile l'uso dei cardiocinetici associati a piccole dosi di stricnina; si ricorrerà inoltre alle cure elettriche per le paralisi e paresi , agli oppiacei, sedativi. alla diatermia pcr i disturbi algici. E' da preferire però il trattamento preventivo dei disturbi nervosi, che si otterrà con la sorveglianza dell'ammalato che è meglio tenere a letto, e con l'evitare l'accumulo del farmaco nell'org::tnismo con una somministrazione adcg~.wt:unente lenta e moderata di esso (gr. o,or- o,o6 al giorno nel bambino, gr. o,o6- o,o8 al giorno nell'adulto, a seconda del grado di tolleranza), fino a raggiunp:ere la dose totnle d i gr. o.or di cmetina per chilogrammo di peso dell'individuo nel periodo di tempo di un mese. ACCAROI.

CHIRURGIA GENERALE Il «fenomeno di Arthus » da catgut (Causa insospettata di aderenze post-operatorie). (cc Journal de Chirurgie», gennaio 1938).

O . Gn.soN e A. GRATIA. -

Questo importante lavoro è suddivim in due parti: " Ricerche sull'allergia al catgut n e <( Saggio di desensibilizzaz iotle e di tra/lamento delle aderenze post-operatarie ».


544

RIVISTA LJEI.LA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Ecco le conclusioni dd la prima parte dd lavoro: 1° - Il catgut, in quanto membrana muscolare di montone, è un antigene capace di provocare una reazione anafilattica locale (di Arthus) negli organismi sensibilizzati e di dar luogo alla form:~zione insospettata di aderenze pose-operatorie. 2° - Molti sono gli organismi sensibilizzati, cioè quei soggetti iperallergici, wi quali le ricerche cliniche hanno <:ttirato Ja qualche tempo !"attenzione, ed altrettanti sono i soggetti scnsibilizzati ad es. con iniezioni di siero (antitetanico-ant1difteric(}-proteinoterapia) senza poi trascurare l'esistenza di molti soggetti, ancora, che presentano $Cnsibilizzaziol)i allergiche ad uno o a più antigeni. 3° - Da quanto precede risulta evidente tanto l'importanza di un sistematico depistamento dei soggeJti iperallergici (a mezzo dell'interrogatorio sulla capacità allergica del soggetto ed a mezzo della intradermoreazione proteinica) fra i pazienti che si debbono operare, come quella di tentare un rimedio a questo stato di cose. A tale ultimo scopo due erano le strade che si offrivano agli AA.: sostituire il catgut con un materiale di sutura riassorbibile e non antigene (e di ciò si occuperanno gli AA. stessi in un ulteriore )a,·oro); oppure tentare la descnsibilizzazione del tcrreno allergico dei pazienti. LA st:conda parte del lavoro sviluppa appunto quest'ultimo quesito e, dopo aver accennato brevemente alle \"arie ricerche in proposito da parte di altri AA. (fra cui quelle dell'italiano Giordancngo sulla proprietà del liquido amniotico di prevenire la formazione di ~derenze post-operatorie), si soffermano sulle loro indagini nei riguardi della desensibilizzazione specifica per via sottocutanea. Ecco praticamente come hanno proceduto e come procedono gli AA. nei soggetti con intradermoreazione positiva: e!si iniettano, il giorno precedente l'operazione, al mattino e alla sera, per via sottocutanea 2 / 10 di cc. di siero invecchiato di cavallo diluito a metà con siero fisiologico. All'indomani ne iniettano 3/Io di cc., il mattino e la sera; il terzo giorno 4/ 10 ed il quarto giorno 5/10 di cc., sempre il mattino c la sera. L'opeuzione viene eseguita in quinta giornata, in anestesia generale cloretilica e, durante l'operazione, viene eseguita una quinta iniezione di 1 cc. di siero anticiifterico, diluito a metà, per via endovenosa. Due gorni dopo: saggio della reazione intradermica; se questa è negativa si ripete l'iniezione:: dopo due altre giornate e così via sino al dodicesimo giorno. Se invece è positiva se ne inietta 1/ 2 cc., il mattino e la sera, per via sottocutanea sino alla scomparsa della positività della reazione. I risultati di un tale trattamento sarebbero stati addiritrura soddisfacentissimi in 56 casi operati. di aderenze post-operatorie. Nota. - Sul n. 7 dell'anno 1937 del Bollettino delle Scienze mediche alle pagine 98 - 107 Tinoz zi ha pubblicato ur1 lavoro dal titolo << Catgut e fenomeni allergici » nel quale, in seguito a ricerche sperimentali, sono .<tate confermate appunto le f"'ecedcnti prime rice1·che degli attuali AA. Gilson e Gratia. Tinoz:::i concludeva, però, le sue rirerche esp,·imendo la com;inzione che si trattasse di una reazione anafilattica di tipo pre()alentemente specifico rapportabilt: al fenomttiO di Arthus, mt:ntrt: Gilsou e Gratia si erano espressi piuttosto in fattore di un fenomeno di sensibilizzazione in senso largo e non strettamente specifiro. l successivi cicli di ricerche (11·a cui quello attuale) dt:gli A A. belgi in parola a()rebbero, dunque. decisamente orientato anche essi nel senso indicato dal nostro Tinozzi. Il quale, sopratutto, ave()a già insistito mi fatto, praticam entt: m olto impm·tantc, che i fenomeni alle1·gici da lui osser()ati e sperimentalmente riprodotti coll'tuo del catgut e1·ano effcttit•amente c sicummente provocati da que..-t'ultimo e non da altro. G.

R. GALLEliO.


RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALIANA E STRANIERA

.545

D. DANIELoPow.- Il metodo di anestesia indiretta (Danielopolu e Christide), i metodi

diretti (anestesia stcllare di Lériche e anestesia paravcrtebrale di Konig-Swetlow) e i metodi chirurgici propriamente detti nel trattamento dell' angina di petto. (« Journal de Chirurgie l> , gennaio 1938). Di qutsti metodi di anestesia pel trattamento dell'angina pectoris quelli che veramente meritano un siHatto nome c, sopratutto, un tale impiego sono il metodo di anestesia vcgetativa indiretta di Daniclopolu e Christide da una parte ed i metodi chirurgici propriamente detti dall'altra parte, fra cui sopratutto il metodo della soppressione dd riflesso depressore. Il metodo di anestesia vegetatiua ìndire{ta, può essere ottenuto mercè la novococainizzazione del 2° e del 3" nervo intcrcostale a circa 0-8 cm. dalla linea mediana oppure colla sezione dei nervi intercostali o colla loro alcoolizzazionc (2° c 3° nell'angina di petto, 6"-1 1" nelle crisi gastriche tabetichc). Questo metodo si fonda sul fatto che il dolore vegetativo passa attraverso due neuroni sensitivi (vcgctativo e somatico) articolati, a livello del ganglio spinale: l'anestesia o l'interruzione chirurgica del prolungamento cellularipeto del neurone somatico (al di fuori dei rami comunicanti) senza toccare direttamente il neurone vegetativo viscerale fanno sì che ne risulti funziona lmente sospesa l'articolazione dei due ncuroni (nel ganglio spinale) epperciò soppresso il dolore viscerale. Ad ogni modo il valore terapeutico dell'anestesia indiretta vegetativa è solamente palliativo e non radicale: nella cura dell'angina di petto occorre ricorrere, invece, al metodo chirurgico ve ro e proprio della soppressione del riflesso depressore. La resezione e l'alcoolizzazione vegetative sono invece raccomandabilj nelle crisi gastriche tabetiche ed in altre malattie dolorose viscernii. Metodi di anestesia vegetati va diretta: essi comprendono l'anestesia stellare di Lérichc e l'anestesia paravertebrale dei rami comunicanti. L'anestesia stellare di Lérich;: non sopprime le crisi, ma il dolore. O ra, osserva l'A., il trattamento chirurgico dell'angina di petto non entra affatto nel capitolo della chirurgia del dolore: è piuttosto la vera e propria chirurgia dell'angina di petto quella alla quale devesi mirare. Infatti la gangliectomia toracica alla Lériche, che equivale fisiologicamente alla stellectomia ed all'anestesia stellare, sopprime il dolore ma non le crisi le quali si manifestano ugualmente e, quel ch'è peggio, non :~ccompagnandosi più al fenomeno dolore rischiano di condurre a morte gli ammabti nel pieno silenzio della sintomatologia anginosa. Oltreacciò causano dannosa confusione nel senso che queste morti finiscono per passare nella statistica come morti di natura sconosciuta ! A11estesia paravertebrale di Konìg-Swetlow (Nouocaù1izzazione od a/coolizzazio.,e paravertebrale). Senza dire che molte volte la soppressione del dolore :mginoso la si ottiene non· per l'anestesia diretta nel neurone vegetativo ma per un'anestesia indiretta applicando, senza ,·olerlo (data la difficoltà tecnica di raggiungere i rami comunicanti), il metodo di anestesia indiretta vegetativa di Danielopolu e Christide, è sufficiente tenere presente che !'intercettazione di rami comunicanti non è raccomandabile pcrchè questi ultimi contengono i filetti acceleratori del cuore e quelli coronarico-dilatatori, la cui soppressione può provocare (come del resto si può avere anche nella anestesia stellare) accessi anginosi, asistolia acuta con edema polmonare e morte. Metodo della soppressione del rifleuo depressore: è questo, sopratutto, oltrechè un metoùo curativo, anche un metodo preventivo dell'accesso anginoso, assolutamente innocuo e consiste nella simpatectomia cervicale, rispettando il ganglio cervicale inferiore, accompagnata alla resczione di tutte le branche del vago cervicale (nervo depressore compreso, quando esiste), dei rami comunicanti che uniscono il ganglio cervicale inferiore ed il primo ganglio toracico al 6°, 7", 8° paio cervicali cd alla prima branca del nervo vertebrale e, quando esiste. del filetto nervoso che unisce il laringco superiore al tronco del vago. L'operazione può essere eseguita in due tempi: 1° tempo: sezione del cordone cervicale, al disopra del ganglio cervicale inferiore, del nervo vcrtebrale, di tutti i filetti discendenti ::a lato del cordone simpatico (branche 6 -

Giornale tfi mctfidnu milimrr .


546 .

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

del vago cervicale, n. depressore, branche del simpatico cervicale e cioè nervo cardiaco superiore e medio) e dei rami comunicanti sopraricordati; 2° tempo: resezione dd cordone simpatico cervicale rimasto {senza asportare il ganglio cervicale inferiore) e sezione dei filetti del vago eventualmente non sezionati nel 1 ° tempo. In molti casi si è -dim~ strato già sufficiente il solo primo tempo dell'operazione: infarti non importa tanto la quantità dci filetti centripeti cardioaortici che si interrompono quanto piuttosto la loro importanza a seconda dei centri nervosi coi quali questi filetti si pongono in contatto nd nevrasse. Così i filetti ascendenti che passano per le branche verticali del vago o del simpatico cervicale, per lo stesso cordone simpatico cervicale, il nervo vertebrale ed i rami comunicanti, costituiscono nel loro insieme un gruppo denominato fascio ascendente il quale va a mettersi in rapporto, nel bulbo, coi centri vasomotori coordinatori della circolazione generale e col centro coronari~ostrirtore. Secondo importanti ricerche cliniche e sperimentali, dunque, Daniclopolu raccomanda il metodo chirurgico della soppresione del riflesso depressore per il trattamento dell'angina pectoris e sopratutto lo propugna a scopo preventivo riportando largamente i casi così trattati sia personalmente che da altri AA. G.

R. GALLETTO.

TRAUMATOLOGIA A. C.iluRco. - Danni e trauma.tisml dello sport. (Riassunto della relazione al 2° Congresso internazionale dello Sport. Berlino, 1936). Come già risulta dal suo trattato << Educnione Fisica nello Stato Fascista - Fisi~ logia e Patologia Chirurgica dello Sport)), (S. Bernardino, Siena, 1935·Xlll), l'A. si è occupato dell'argomento Patologia Chirurgica dello Sport: lesioni tipiche traumatiche e reazioni dei diversi tessuti dell'organismo umano.

l. - Esistono quindi - come del resto è noto - lesioni chirurgiche caratteristich~ della traumatologia $portiva, che sono particolari di quel dato tipo di esercizio sportivo e che si ripetono cogli stessi caratteri e con una certa frequenza. Da notare però che l'identico trauma non produce sempre la stessa lesione, che sarà differente e dipendente dagli elementi qui sotto riportati e che hanno valore prevalentemente per il secondo tipo delle lesioni. Il .. Possono verificarsi nell'organismo umano delle alterazioni dovute al politrau'matismo, cioè al traumatismo continuo, che dipenderanno: a) dall'età; b) dall'elemento individuo; c) dall'elemento sport non adatto; d) dafla diversa reazione dell'organismo al traumatismo continuo in rapporto agli elementi c:1rtilagine, tessuti osseo, muscolare, connettivo ccc. Ecco quindi il capitolo inesplorato delle lesioni dubbie e delle ossificazioni o speroni ossei che costituiscono quadri morbosi molto discussi e sulla cui ezi~patogcnesi n on si sa nulla di preciso in rapporto ai traumatismi. Tali problemi devono essere srudiati dal p:ttologo chirurgo in unione al radiologo ed al fisiologo, onde analizzare i m eccanismi etio-patogenetici che possono lasciare dei postumi reali, interpretati da certi come danni O' veri processi patolo)!ici e da altri come semplici reazioni di difesa dell'organismo. Per conto dell'A. non si può parbre di semplice processo fisiologico di reazione e di ripara zione. se le con!'C)2uenzc entrano in quadri morbosi con alterazioni osteo. articolari, pararticolari e muscolari.


RIVISTA DELL.'\ STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

547

UROLOGIA

La urologia in Italia. («Acta Medica ltalica ''• dicembre 1937-XVI). Nel fascicolo di dicembre 1937 degli Acta Medica ftalica il Prof. Prassitele Piccinini ha raccolte e coordinate alcune monografie, che, insieme a numerose cd intcressanu notizie storiche, illustrano lo sviluppo dell' urologia italiana dall'epoca più remota ai nostri ultimi tempi. Il lavoro è diviso in tre parti. Nella prima è riportata la parte storica, svolta nelle sue linee generali in forma <hiara e sintetica nelle interessanti e lucide monografie dei Proff. C. Ravasini ed A. Ferranini. Nella rassegna storica de!lo sviluppo della chirurgia delle vie urin:~rie sono illustrati alcuni cultori della chirurgia italiana, specialmente da ll'ascensione della Scuola Salernitana ai nostri tempi, che corrispondono nelle varie epoche e nelle grandi linee da Ruggero di Frugardo a Fabrizio d'Acquapendente, da Trojn a Vacca Berlinghieri, dal Bottini al D'An tona, al Ruggì , ai quali fa seguito nma una serie di chirurghi urologi contemporanei che sono vere illustrazioni nel campo dell'urologia. Dopo un cenno sullo sviluppo delle conoscenze dell'<~natomia dell'apparato urogenitale, che sono esaminate attraverso gli antichi studi di Galeno e quelli di Bartolomeo Eusrachi, Malpighi, Bellini, Santorini e Morgagni, viene ricordata l'opera di studiosi italiani per quanto riguarda l'evoluzione ed i benefici dcll'uroscopia. Molto interessante risulta dal lavor~ tutto ciò che ri,guarda lo sviluppo dell'urologia prima che es~a assurgesse alla dignità di branca a sè e gli studi fatti nel campo della patologia e della clinica delle vie urinarie dalla scuola italiana specie negli ultimi ann'1 con il concorso e l'attività di alcuni insignì urologi come Giorgio Nicolich, Michele Pavone, Taddei, Lasio, Bruni ed altri. Questa parte del lavoro si chiude con le biografie di alcuni urologi recentemente scomparsi e principalmente con quella di Giorgio Nicolich che viene definito il padre dell'urologia in Italia. La seconda parte del lavoro riporta alcuni cenni storici sulla Società Italiana di Urologia, la quale, fondata nel 1908 e risorta nel 1921, conta attualmente 200 soci ordinari. Segue un'esposizione sommaria degli argomenti trattati nei vari congressi cd un lungo resoconto del XVI Congresso ultimamente tenutosi a T orino nell'ottobre 1937, riassumendo la relazione di Pavone c di Ascoli sulla terapia medicamentosa ed igienico-diuretica delle calcolosi renali e della relazione di Lilla e Ravasini sulla resezione renale. · Questa seconda parte si chiude con un brve riassunto della relazione dci rapporti tra urologia e ginecologia, presentata da Cattaneo all'ultimo cong resso di ginecologia ed ostetricia. La terza parte della rivista si occupa delle cliniche e dei reparti urologici in Italia, della produzione scientifica di alcuni urologi italiani e dei contributi apportati dai vari AA. In es~a è esposta particolarmente l'attività, fi n dalla loro origine, di alcuni reparti urologici esistenti in Italia, tra cui sono menzionati per l'opera di specia lizzazione svolta ai fini deiJa clinica gli ospedali di S. Giovanni di Torino, di Trieste, di Milano, di Pa~ ]ermo, gli ospedali riuniti di Roma e gli ospedali eli Napoli e di Livorno. Molto bene illustrata è la produzione scientifica degli urologi italiani, nonchè di quei chirurgi che hanno contribuito al progresso dcll' urologia, tra i quali sono messi in piena luce ed a giusta ragione in un primo gruppo i direttori di cliniche chirurgiche italiane ed i loro allievi ed in un secondo gruppo i chirurgi che no n hanno inca-richi


RIVISTA DELLA

STA~u>A

MEDICA ITALIANA E STRANIERA

universitari, i quali, insieme coi primi, hanno arricchito la bibliografia di moltissimi ed interessanti monografie sulle malattie urinarie. L'esposizione si chiude con alcune notizie particolareggiate sull'attuale costituzione della Società Italiana di Urologia. Il lavoro, ampio, chiaro e particolareggiato nei suoi punti più salienti, è svolto esaurientemente in tutte le sue parti. Il lettore può trarre da esso utile materiale di studio nel campo dell'urologia italiana sia dal lato delle nostre conoscenze storiche che di quelle scientifiche di questa interessante specializzazione della chirurgia.

E. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA

Contributo radiologico e sperimentale allo studio delle lesioni esofagee e gastriche nelle causticazioni da alcali. (<<La radiologia medica l', n. x, 1938).

G. F. TEsTA. -

Nel suo studio l'A. tratta l'interessante argomento delle causticazioni da sostanze alcaline del tubo digerente. soffermandosi in modo del tutto particolare sulle lesioni che dette sostanze producono, se ingerite, ~uH'esofago e ~tornaco. Tllustra peraltro tutta una serie di ricerche sperimentali radiografiche che egli stesso, allo scopo di seguire da vicino il meccanismo di produzione delle lesioni, ha condotto su giovani cani, facendo osservare che, nella genesi delle localizzazioni da caustici dci vari punti dell'esofago, interviene un meccanismo abbastanza definito che ha la sua base fondamentale nella stessa fisiologia. Per quanto c<?ncerne il segmento distale dell'esofago, le localizzazioni caustiche sarebbero in parte legate alla normale fisiologia della deglutizione; per le lesioni più alte interverrebbe un secondo fattore assai importante, lo spasmo esofageo sostenuto dalla particolare reattività riflessa di alcune sezioni. Quanto allo stomaco, i fenomeni di spasmo e di ipercincsi sono responsabili della distribuzione delle lesioni. L 'A. fa ancora osservare che un esito pressochè costante delle lesioni da alcali del tubo digerente, è dato dalle ste;-nosi cicatriziali anulari o tubulari che si verificano a prefcrenza nell'esofago la cui conseguenza è quasi sempre una grave riduzione di volume dell'organo. In un caso di stenosi gastrica descritto da Weber la capacità dello stomaco era ridotta a soli 100 cc. di contenuto. La degenerazione maligna di cicatrici da caustici c la perforazione tardiva conseguente ad ulcerazioni postcaustiche sono, continua l'A., un'altra temibile conseguenza. Nel suo lavoro l'A. descrive ancora 5 casi di causticazione da idrato di sodio ingerito a caso da bambini, facendo intC'reSS<lnti rilievi circa i<l dose del C<lUStÌCO e la gTaviti\ delle lesioni per le quali la dose minima lesiva corrisponderebbe a gr. o,6o di alcali per lo stomaco e gr. 0,90 per l'esofago. Da ultimo afferma che in casi del genere molta import<lnza bisogna dare all'esame radiologico ai fini della diagnosi e sopratutto della prognosi.

R. DE LUCIA. AMEU''-'-E, G. RoNNEAux, HINAU'-T e H. DEscREz. -

Alcuni casi di arteriografie pol-

monari. (rr Journal de radioiogie er d'électrologie n, tome 22, n. 3, marzo 1938). Con l'arteriografia poimonare o angiopneumografia praticata dagli AA., su 75 ammalati, senza il benchè minimo incidente, mediante opacizzazione delle arterie polmonari con 8- 10 cc. d'una soluzione di ioduro di sodio al 120 o 140 %, direttamente portata ncll 'orecchictta destra, si sono ottenuti i risultati seguenti di maggiore importanza:


RIVISTA DEL LA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

549

Analizzazione delle ombre ilari, che vengono confermate di costituzione puramente arterialc::; e possibilità di dissociare i v::.si dalle ombre vicine parenchimali o glandulari. Si è potuto così constatare che l'accentuazione delle imagini ilari è spesso di natura esclusivamente vasco.larc e che le adenopatie che a tali irnagini vengono attribuite. sono pertanto inesistenti. 2° - Rinforzando l'opacità delle ombre rotonde dei vasi visti in sezione, l'arteriografia polmonare le diffcr~nzia dalle calcificazioni con le quali possono confondersi e vrceversa. 3" - Viene facilitata la lettura delle imagini del mediastino ed in certi casi può ottenersi l'opacizzazione delle cavità cardiache di destra e la visualizzazione dell'A. poi- monare dilatata. 4 ° - L'angiopneumogralia fa notare inoltre la rarefazione dei vasi nella zona di addensamento preformatrice degli ascessi, il rallentamento circolatorio nel polmone da pneumotorace e mostra delle profonde modificazioni circolatorie nelle dilatazioni bronchiali. Sono inseriti nel lavoro otto radiogrammi che illustrano qualcuno dei casi sudescritti. FALCONE. 1° -

P. CorrENOT. - Tecnica c risultati della strioscopi.l polmonarc. (« Paris Médical )), a. 28, n. 6, 5 febbraio 1938). L'esame radiologico dell'apparato respiratorio si è da recente arricchito di due nuovi metodi che permettono un'indagine più precisa e più completa del torace. Essi sono la stratigrafia praticata in Italia dal Vallebona e la serioscopia dovuta a Ziedses des Plantes. Quest'ultima, della quale si occupa l'A., consiste nella presa di quattro radiogrammi del torace, tenendo l'ampolla a m. 1,40 di distanza e spostandola di 14 centimetri successivamente a destra, a sinistm, in alto ed in basso; e nella lettura delle quattro pellicole sovrapposte sopra uno speci:lie negativoscopio, che, mediante opportuni accorgimenti, le fa scorrere sincronicamente le une sulle altre. Sr ottengono in tal modo imagini nette del piano costale anteriore, del piano che passa per l'ilo, del piano costale posteriore e di tutti i piani intermedi c si può conoscere anche la profondità delle lesioni accertate e la distanza ceotimetrica che le separa dalle pareti toraciche. Essendo però praticamente impossibile di prolungare l'apnea durante il tempo sufficiente alla ritrazione delle quattro lastre, l'A. ha ideato un apparecchio a scatto collegato con una cintura pneumatica, con i quali si ottiene la presa delle radiografie nelle medesime circostanze sia della respirazione, che della rivoluzione cardiaca. I risultati ottenuti dal Cottenot su ·un grande numero di ammalati sono veramente interessanti e si riferiscono principalmente alla diagnosi di talune lesioni tubercolari che erano invisibili sulla radiografia ordinaria, allo studio della· forma, delle dimensioni e della sede di una caverna prima dell'applicazione pncumotoracica ed al ccntrollo tcrapeutico delle lesioni tbc. F ALCONE.

NEURO- PSICHIATRIA G. MòcLIE. La Psicopatologia forense. - Volume di 500 pagrne con 37 figure. (Roma, Editore L. Pozzi, 1938. Prezzo L. 68). Per quanto la letteratura medica italiana già possegga opere pregiatc riguardanti la valutazione delle malattie mentali nei ra pporti della Giustizia, basti qui ricorda re l'opera classica di Tanzi, pure il trattato di Psicopatclogia forense, che il prof. G. Mòglic


550

RIVISTA DELLA S TAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

offre ai medici ed ai giuristi, per la particolarità e precisione con cui vengono le questioni prospettate, per l'aggiornamento dì queste in rapporto alle mutate disposizioni di legge, giunge opportune a colmare una lacuna nelle discipline mediche e giuridiche universalmente sentita. I progressi in quest'ultimi tempi realizzati dalla psichiatria avevano reso anche le opere più classiche non sempre adeguate ai bisogni della pratica forense, e di qui la necessità di un 'opera di sintesi equilibratrice, che, armonizzando le conoscenze s-cien. tifiche alle esigenze giuridiche, fosse di guida al perito nel gravoso e talora tormentoso lavoro di valutazione e di applicazione nell'ambito delle malattie mentali, importanti responsabilità gravi di fronte all'individuo ed alla società fra di loro in contrasto. Senza assolutismi, che sarebbero inopportuni, anzi perniciosi, l'A. in base alla sua vasta cultura e pratica psichiatrica e medico-legale prospetta le questioni, che più frequentemente al perito si presentano, additando per ognuna gli elementi, onde, tra opposte affermazioni, si possa giungere ad una conclusione rispondente allo stato attuale delle nostre conoscenze scientifiche ed alle esigenze delle leggi vigenti. Non manca a volte il tono polemico, che, per essere blando, non turba il lettore, anzi lo porta a meglio meditare e talora a modificare acquisite cognizioni. In una prima parte sono precisati concetti generali e fondamentali della perizia psichiatrica: l'infermità mentale, la responsabilità, la semiresponsabilità (stato questo psichico e giuridico che l'A. giustamente sostEene), le condizioni psicologiche concomitanti cd attenuanti il reato. Nella psicopatologia generale richiama in particolare la nostra attenzione lo studio della delinquenza, ove con giusta critica clelia teoria lombrosiana, in ba~e alla concezione di Patrizi ed alla dottrina costituzionale il Mòglie precisa l'essenza ed i caratteri di essa, onde discriminarla da stati psicopatici, che, per non precisa definizione e talora anche per inesatta o non compresa denominazione, sono stati con quella confusi. Segue una parte speciale, ove le psicopatie, gi~ dall'A. trattate magistralmente in altra sua opera, sono svolte in sintesi ed esaminate nei loro specifici rapporti con le perizie medico-leg:1li, cioè considerate sotto un particolare angolo visuale. Ciò costituisce per il perito una buona guida per un più esatto orientamento in tale campo irto di difticoltà e di agguati. Anche nell'esame clinico dd soggetto, pur essendo di esso fonJa mento la classica semeiotica psichiatrica, questa è opportunamente adeguata ai fini della perizia. Risulta p<-rtanto un'opera ricca di dottrina e di pratiche :1pplicazioni e pienamente raggiungente lo scopo di scansare da una parte il puro empirismo e dall'altra dì rispondere all'esigenze della quotidiana pratica giudiziaria. Di grande utilità quindi al medico ed al giurista risulta i! trattato del prof. Mògli<", che la benemerita Casa editrice L. Pozzi di Roma, come è ormai sua tradizione, ha pubblicato in veste tipografica degna e con belle illustrazioni. R. o' ALESSANDRO. V.

E. VENTURA, capitano medico. - Contributo anatomo-cUnico allo studio dci tumori subtentoriaH. (« Rassegna di stud1 psichiatrici >l, fase. 4, luglio- agosto 1937-XV).

In base all'accurato studio anatomo-clinico di sette casi raccolti nella Clinica del prof. Ayala di cui egli è st:Ho assistente militare, l'A. si sofferma precipuamente sulla complessa sintomatologia dci tumori della fossa cranica posteriore i quali, per la loro

situazione topografie:~ risp"ttto al tentorio dd cervcllrtto, prendono il nome di tu mori subtentoriali. La sintomatologia di questi tumori è caratterizzata dal precoce istituirsi di una cospicua sindrome d'ipertensione endocranica, per il fatto che lo sviluppo della neoplasia


551

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA (TALIANA E STRANIERA

in quella particolare sede a pareti rigide o semirigide ostacola, di necessità, e più o meno rapidamente, il corso del liquido cefalo-rachidiano c del sangue. I sintomi a focolaio, poi, sono numerosi e svariati, dato che il tumore lede ~ direttamente o indirettamente - un più o meno grande numero di quelle formazioni che costituiscono la

regione encefalica pontcrbulbcxerebdlare. l tumori subtentoriali (e con il termine di tumore si intende qualsiasi processo morboso a carattere espansivo: blastomi, parassiti, cisti, granulomi, aneurismi - con esclusione degli ascessi e delle meningiti sierose circoscritte) i rumori subtentoriali rappresentano, all'incirca, il 20 % dei. twnori endocranici. In ordine di rrequenza. sono più comuni quelli del cervelletto e dell'angolo ponto-cerebellare, più rari quelli del IV ventricolo, rarissimi i ponto-bulbari. Dopo aver classificato le varie specie di rumori subtentoriali, ed averne ricordate le principali caratteristiche, l'A. passa a descrivere con conveniente ampiezza i casi studiati, comprendenti due gliomi (medulloblastomi) della linea mediana, tre neurinomi dell'acustico, un meningioma della fossa cerebellare ed un rubercoloma dell'emisfero del cervelletto. Le sette osservazioni sono corredate da nitidi radiogrammi, microfotografie e riproduzioni di pezzi anatomopatologici. I soggetti - in due dei quali si era anche praticato l'intervento chirurgico vennero tutti a morte: il che mostra la gravità prognostica di questi rumori, in cui si ha, molto frequentemente, la morte improvvisa, prodotta verosimilmente dalla compressione dei centri bulbari per effetto dell'incuneamento delle amigdale cerebellari nel forarne occipitale. A questo punto l'A. passa ad occuparsi più particolareggiatamente della sintomatologia dei tumori subtentoriali e - al tempo stesso - della metodologia proposta dal prof. Ayala per giungere ad una precisa diagnosi di sede e di natura di siffatte neoformazioni. In una ventina di pagine - che è impossibile riassumere - vengono esposti e discussi accuratamente i sintomi da ricercarsi per la suddetta precisazione, e se ne vaglia il valore in base sia ai reperti delle sette osservazioni studiate, sia all'esperienza degli AA. precedenti. E' questa una serie di paragrafi molto interessanti e di utile consultazione nello studio dei tumori subtentoriali, al fine - principalmente - di una diagnosi precoce: elemento indis~nsabile per una terapia efficace. CARLO RIZZO.

OFTALMOLOGIA

Probabile influenu delle radiazioni luminose naturali nd determinismo e l'evoluzione clinica dd traco~ in base ad osservazioni fatte su popolazioni di differenti razze (Africa Italiana ed Arabia). (Arti del

T. SARNELLI, maggiore medico. -

III Congresso di Studi Coloniali, 1937). L'A. riferendosi all'osservazione che il tracoma è raro tra gli individui della razza nera o che qualora vi si trovi ha una rapida soluzione spontanea verso la totale cicatrizzazione, sostiene che sia il pigmento cutaneo a costituire una protezione delle congiu ntive palpebrali e dci fornici dall'azione delle intense radiazioni luminose cui si è esposti nelle zone africane. Per cui egli formula l'ipotesi che le radiazioni luminose siano capaci di agire con un potere sincretico, coordinatore e attivatore de:Ile molteplici cause morbose endogene ed esogene facendole così concorrere nel determinismo del tracoma. T ESTA.


552

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

T. SARNELLI, maggiore medico. - Gli studi di oculistica tropicale in Italia. (Atti del XXXIV Congresso della Società Oftalmologica Italiana, 1937-XV).

Lo scopo della pubblic:.zione è quello di dimostrare come i contributi italiani allo studio dell'oculistica tropicale costituiscono già un assieme non disprezzabile di o~ser­ vazioni, di dati e di esperienze da cui si deve trarre incitamento ad una ripresa di questi studi secondo un indirizzo più vasto e più rispondente all'ampliato orizzonte della nostra vita nazionale. Per noi italiani il termine tropicale si riferisce ai nostri possedimenti dell'Africa Orientale ed a quelli dell'Africa Settentrionale. L'A. mette nel giusto rilievo tutta l'opera appas~ionata svolta finora dai medici italiani residenti in Africa per affrontare le malattie oculari dei tropici, o che nei tropici assumono uno speciale quadro nosologico, e nella interessante rassegna trovano posto principale i numerosi lavori compiuti da ufficiali medici del R. E. TESTA.

F. SPtNELu. - Sulla patogenesi. della rottura ·rdinica e genesi dd distacco. (« Bollettino d'oculistica », mano 1937). Sulla eùopatogencsi del distacco di retina idiopatico esiste notevole discordanza di idee fra i vari AA. La teoria della distensione basata sullo stiramento antcro-posteriore della retina fu abbandonata da quasi tutti gli oftalmologi, mentre le teorie che si combattono il predominio sono quelle della essudazione o trasudazione e della trazione. Infine un limitato gruppo di studiosi ritiene che la patogenesi del distacco sia da ricercarsi in una affez.ione primitiva della retina stessa. L'A. ha osservato, oftalmoscopicamente, una lesione retinica che fu diagnosticata per atrofia delle retina e seguita per tale durante cinque mesi. Continuando l'osservazione egli ha potuto notare che al posto dove era l'atrofia retinica si era poi prodotta una rottura e conseguente distacco retinico secondario. L'A. passa in minuziosa rassegna tutte le principali teorie patogenetichc del distacco idiopatico di retina c mette in particolare c giusto rilievo tutti quei casi di lesioni retiniche, diagnosticate oftalmoscopicamente, che in un secondo momento subirono la trasformazione in rottura. Con queste premesse l'A. conclude dichiarandosi sostenitore della teoria secondo la quale vi deve essere prima una atrofia retinica perchè si abbia poi la rottura e quindi il distacco. TESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA G. FERRERI. Aspirazione mdodica degli ascessi ctrebrali otogeni. (« Il Valsalva )), n. 5, maggio 1937-XV). Dopo un breve accenno alla differenza intercorrente fra ascesso cerebrale cromco. ascesso cerebrale acuto ed encefalite otogena acuta, l'A. descrive due casi di ascesso cerebrale acuto, che dopo un periodo di edema cerebrale, ebbero decorso acuto con fusione purulenta della sostanza nervosa, accompagnata da scarsissima reazione della glia circostante ed insufficiente costituzione di una capsula d'incistamento. In tale evenienza il prof. Ferreri, giovandosi di un sotterfugio di tecnica, che merita di essere conosciuto,


RIV1STA DELLA STAMP.-\ MEDICA ITALIANA E STRANIERA

553

è riuscito a porre i due ammalati in stato Jj neutralità cerebrale tanto da poterne ottenere la guarigione. Praticando giorno per giorno, durante le medicazioni post-operatorie, metodiche aspirazioni del contenuto endo-ascessuale, l'A. ha ovviato all'inconveniente dovuto alla difficoltà che s'incontra di solito al drenaggio di queste cavità, per il quale il più delle volte non sono efficaci e tubi rigidi di vetro, o tubi molli, e strisce di garza o trecce di seta. Il vuotamento della cavità, praticato con un comune aspiratore pone il malato in uno stato di quiete, per la scomparsa, sia pur transitoria ma sempre di non breve durata, della cefalea e dello stato di agitazione, per detensione della massa encefalica (in precedenza sospinta dalla raccolta purulenta che conteneva) e per la diminuzione dell'edema dal quale è colpita la wstanza nervosa circostante alb1 cavità.

L'A. ricorda ancora come in uno dei due casi si ebbe ad un certo momento un vuotamento totale della raccolta durante una iniezione di lipiodol nella cavità ascessuale. Egli voleva durante l'esame radiologico, prendere esatta conoscenza dell'ampiezza della cavità ascessuale che andava aumentando sempre più nell'interno della massa cerebrale, con formazione di prolungamenti racemosi. Man mano che il lipiodol veniva iniettato nella cavità ascessuale, si vedeva fuoriuscire una grande quantità di pus giallo-verdastro fetido, per completa sostituzione del contenuto ascessuale da parte del lipiodol, che per il suo .alto peso specifico cadeva in basso sollevando e spingendo al di fuori il pus, molto più leggero e fluido.

S. VtTALE. e NATHAN. I.tsioni funzionali e anatomopatolo,giche dell'apparato acustico-vestibolate da intossicazione da chinino. (re L'Oto-rino-laringolog1a Italiana »,

PELLEGRIN I

dicembre 1937).

Le i ntossicazioni dell'orecchio interno sono esogene e endogene; le prime dovute ad agenti di natura organica o inorganica provenienti dal di fuori od operanti nel decorso di infezioni; le altre sono in rapporto a modificazioni umorali organiche nelle malattie del ricambio. l otossicazioni dovute a somministrazione di acido salicilico, alcool etilico, arsenico, chinino, sono già descritte (Biau, Zytowitsch) in ammalati, o studiati sperimentalmente {Kostenitzki). Gli AA. hanno intrapreso lo studio delle lesioni dell'apparato acustico-vestibolare da intossicazioni con sali di chinino dal punto di vista delle localizzazioni delle alterazionì anatomo-patologiche indotte in animali da esperimento. Clinicamente l'intossicazione chininica oltre a fatti generali dà luogo alla osservazione di fenomeni a carico dell'acustico, caratterizzati da ronzìo, ipoacusia fino a cofosi dolorosa, e a carico del vestibolare caratterizzati da vertigo: fatti transitori che scompaiono col cessare dell'azione dei sali di chinino. Se in via clinica le os:;ervazioni numerose e alla portata di ogni medico sono a conoscenza ormai generalizzata, non è così per la localizzazione anche clinica delle alterazioni e tanto meno delle alterazioni anatomo-patologiche. Ancor oggi ci si domanda se queste alterazioni son esclusivamente labirintiche o dei centri dell'VIII paio o d't tutt'e due insieme. Il Kirchner (t88t) potè dimostrare emorragia cocleare in animali uccisi con dosi _alte di chinino; il Ferreri (1902) notò emorragie nella guaina e intrafascicolari del ner vo acustico in gatti avvelenati con chinino: tali reperti sarebbero stati infirmati come dovuti a lesioni post-mortem. La fissazione di animali ancora in vivo, fece rilevare al Wittmaack


554

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

come in soggetti avveh:nati con sali di chinino non si avevano emorragie, bensì alterazioni prevalentemente a carico del protoplasma cellulare nei gangli, che potè d istinguere in leggere in animali avvelenati acutamente con dosi fortissime di chinino; alterazioni medie in casi di avvelenamento subacuto e alterazioni gravi nell'avvelenamento cronico: gueste graduazioni mno basate su la intensità ed estensione delle alterazioni cellulari, nel ganglio vestibolare e negli elementi dell'organo di Corti. Nel 1934 il Nicoletti oltre alle alterazioni ganglionari dell'orecchio interno, da intossicazione chininica ha osservato in preparati della corteccia cerebrale e di nuclei della base e del cervelletto alterazioni più o meno gravi : degenerazione varicosa dei prolungamenti, alterazioni della caratteristica configurazione della sostanza cromatica ad aspetto granuloso. Seiferth, non avendo trovato alterazioni istologiche nell'orecchio interno, interpreta la sintomatologia labirinto-tossica con fatti vasomotori centrali. Se non esiste ancora accordo su le alterazioni anatomo-patologiche, dopo numerose ricerche, non deve far meraviglia che nel campo funzionale, ove le ricerche son più rare, non vi sia unità di vedute. Infatti solo grossolanamente in animali da esperimento intossicati con sali chininici, si è ricercata la funzione oto-vestibolare e le osservazioni non sono in grado di distinguere una sordità nervosa periferica da una sordità centrale. Però essendo più facilmente sperimentabile, su gli animali di esperimento, il sistema vestibolare, le ricerche funzionali in animali intossicati con sali chininici si son limitate al sistema vcstibolarc, poichè è noto come a scopo terapeutico nella sindrome di Mèniere si somministrano sali di chinino a scopo di diminuire la eccitabilità del sistema vestibolare. Gli AA. si son serviti di r8 cavie distinte in tre gruppi. Di questi il r 0 comprende cavie intossicate acutamente e cronicamente e cavie di controllo; il 2° gruppo cavie slabirintate e intossicate acutamente; il 3° gruppo cavie talamiche. Le alterazioni istologiche nei gangli di Corti e di Scarpa sono a tipo degenerativo fino alla necrosi, mentre nel sistema nervoso centrale le alterazioni ricordano quelle da azione rossinfettiva. Le alterazioni funzionali del vestibolare mostrano diminuzione della durata del nistagmo da imputare a lesione labirintica periferica. Nelle cavie slabirintate si son avuti movimenti oculari spontanei, meno accentuati in quelle talamiche. Valutando cronologicamente la comparsa dei singoli fenomeni a carico del sistema vcstibolare durante l'avvelenamento, gli AA. concludono che il farmaco agisce prima su le terminazioni periferiche e solo successivamente investe altri centri responsabili dci movimenti del capo e degli occhi. R.~FFONE.

BROMATOLOGIA A. D'AMaRosJo. - I conservanti chimici degli alimenti. (« La Chimica e l'Industria ,,, n. 9, settembre 1937). L'A. enumera i composti finora proposti ed impiegati per la conservazione degli alimenti soffermandosi particolarmente su quelli entrati da pochi anni nell'uso corrente e cioè i derivati dell'acido p-clorobenzoico, p-ossibenzoico, alogeno-acetati e specialmente l'acido monobromoacetico. Di questi composti messi m commercio con i più svariati nomi l'A. ricorda: la « lvficrobina )) sale sodico dell'acido p-clorobenzoico; la (( Nipagina M )) etere metilico dell'acido p-ossibenzoico;


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

555

la (( Nipagina A >> etere etilico dell'acido p-ossibenzoico; il « Nipasol >> etere propilico dell'acido p-ossibenzoico; il << Nipabenzil >> etere fenilico dell'acido p-ossibenzoico; la « Nipacombina >> miscela di eùl- e propil-etcrc. L'A. descrive i caratteri chimici, fisici , le propri et~ organolettiche di questi composti e riferisce le ricerche effettuate da diversi sperimcntatori sulla loro tossicità, sul loro meccanismo d'azione cd indica le concentrazioni optimum alle quali in soluzione. acquosa essi esercitano la loro azione antisettica. Come novità interessantissima per i chimici riporta anche i metodi per ia loro ricerca analitica. L'azione inibente sulla fermentazione alcoolica degli alogeno- acetati, dell'acido monobromoacetico e monoiodoacctico in particolare, ed il meccanismo di questa azione viene riferita dall'A., il quale ritiene giustamente che l'uso prolungato di alimenti così conservati non sia scevro d'inconvenienti per l'organismo umano: è ben nota l'azione elettiva dei composti bromurati sul sistema nervoso centrale. N è l'A. ha voluto tralasciare un accenno ai mezzi chimico-fisici di conservazione <:!egli alimenti: specialmente s'intrattiene sui mezzi oligodinamici, che io questi ultimi tempi hanno acquistato larga notorietà. I processi (( Catadyne » per la sterilizzazione delle acque potabili hanno avuto larga applicazione specialmente in Germania in parti-colare alle acque destinate alla fabbricazione del ghiaccio: l'A. sottolinea l'importanza di questa applicazione poichè giustamente osserva che il ghiaccio è destinato ad essere messo in contatto con le sostanze alimentari oltre che essere consumato come tale. La preliminare catadiniz7.azione dell'acqua destinata alla fabbricazione del ghiaccio è garanzia sufficiente per una sterilità continuativa. Sarebbe augurabile che anche · in Italia tale preliminare trattamento delle acque <lestinate alla fabbricazione del ghiaccio venisse effettuato. Attualmente in Italia il processo <C Catadyn·e » oltre che per la sterilizzazione delle acque potabili viene impiegato per la sterilizzazione degli aceti con risultati soddisfacenti secondo riferisce l'A. Un altro campo di applicazione industriale dei proce~sì << Catadyne >> è quello della conservazione dei succhi di frutta: il processo Matzka ne è un esempio. L'A. ritiene però dubbia la conservazione dei succhi di frutta con questo sistema, che pure ha incontrato così largo favore anche in Italia (ad es.: negli stabilimenti della S.A.D.A. a Messina). E' inoltre da tener presente l'azione che i mezzi di conservazione esercitano sui fattori .accessori; l'A. infatti riporta dati da Bennet e Tarbet e da Cultrera, dai quali risulta che il fattore antiscorbutico nei succhi di arancio e di limone viene distrutto dagli agenti conservativi entro un periodo di 30 giorni. Tale azione sarebbe dovuta, secondo l'A., ad inattivazione delle muffe e dei fermenti contenuti nei succhi: è noto infatti che il succo di limone invaso da muffe conserva integralmente il suo contenuto in acido ascorbico. L'A. ritiene che l'agente principale, che assicura la stabilità dell'acido ascorbico sia un fermento: ia citrico-deidrasi di Thunberg. Questa degraderebbe l'acido citrico in acido acetondìcarbonìco svolgendo H attivo; per virtù di questo fermento l'acido citrico diventerebbe un datore dì idrogeno mentre l'acido ascorbico fungerebbe da accettore di idrogeno: sarebbero così assicurate per effetto di questa doppia attivazione simultanea gli scambi ossido-riduttivi atti a m:lDrenere integra la molecola dell'acido ascorbico. Il riscaldamento, ed anche la stabilinazione col processo Matzka, distrugge in parte il contenuto in acido ascorbico. Per conferma l'A. riporta i dati relativi ad alcune esperienze eseguite dal Cultrera. Con un breve cenno al problema della conservazione biologica degli alimenti l'A. conclude la sua monografia. Le ricerche intraprese nel campo delle vitamine hanno condotto agli studi sul gruppo del <( Bios)>, dell'acido pantotenico, fattore di crescenza


556

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUANA E STRANIERA

largamente diffuso in tutti gli organismi viventi che è stato estratto da numerosi tessuti di natura diversissima e che sembra essere in stretto rapporto col complesso vitaminico B 2 • Questi, come è noto, appartiene in parte al gruppo delle flavine e possiede caratteristiche proprietà ossidanti. La mancanza naturale o provocata di questi fattori determ~erebbe delle condizioni sfavorevoli per lo sviluppo dei microrganismi. A questo proposito l'A. riporta esperienze di Orla- Jensen relative all'influenza del complesso virominico 8 2 sul potere acidogeno dei diversj ceppi di fermenti lattici. Effettivamente e limitatamente al caso in esame, è stato riscontrato che impoverendo il latte del complesso vitaminico B, e B~ lo sviluppo dei fermenti lattici resta del tutto inibito. Queste ricerche getterebbero così le basi per lo studio della conservazione biologica di alcuni alimenti come per es. del latte. L'A. infatti ritiene non lontana la possibilità d'identificare un altro complesso chimico, una volta individuate chimicamente le sostanze attivanti, atto a }imitarne, attenuarne od inib~rne del tutto la loro attività. Ma l'aspetto del problema pe.r quanto suggestivo rimane a parer nostro ancora troppo lontano da pratiche realizzazioni; impoverire un aiimcnto in fattori di alta attività biologica per assicurarne la conser vazione non è certamente scevro d'inconvenienti: le conseguenze dal punto di vista igienico-al imentari sono facilmente intuibili. L'A. per ultimo si augura che per taluni dei conservanti chimici più attivi c meno tossici ne venga, nel nuovo regolamento generale sanitario, consentito l'impiego.

G. ScoTTI.

F. Dt STEFANo e G. RosANOVA. - Ricerca di coloranti sintetici nelle paste alimentari. (cc Ann. Chim. Appl. >>, 27, pag. 571, 1937). Gli AA. descrivono quattro nuovi coloranti che risulta vengano adoperati per colorare artifi.cialmente le paste alimentari . L'impiego di tali coloranti viene facilitato dal fatto che le paste alimentari, attualmente, sono quasi esclusivamente preparate con granito proveniente dalla macinazione di frumenti teneri o con miscele di semolini di frumento duro ,e granito di frumenti teneri. L'aggiunta in piccole quantità di questi coloranti alle paste alimentari permette di dar loro il colore giallognolo caratteristico dci semolini di grano duro. I noltre, secondo gli AA., ia loro identificazione analitica sarebbe difficile perchè i comuni metodi di ricerca non dànno risultati positivi. Gli AA. analizzando dei campioni di questi quattro coloranti hanno potuto stabilire la loro identità chimica e dc:scrivono per ciascuno di essi le caratteristiche fisiche e chimiche. I quattro coloranti sarebbero: Colorar1te A . Miscela di Auramina O, Rodamina B e solfato di alluminio.

l

Colorante B Miscela di Auramina O, Rodamina B e bicarbonato di sodio. Colorante C Colo-rante D. Miscela di Auramina O, Rodamina B c di un solfato d i una base non meglio identificata. Gli AA. propongono un nuovo metodo per la ricerca analitica di questi coloranti nelle paste alimentari, metodo basato sull'estrazione del colorante dalla pasta con alcool a so• a freddo e sulla fissazione del colore direttamente sulla lana in bagno neutro a 6o0 -7o• dopo avere e liminato dalla soluzione la maggior parte dell'alcool e delle sostanze protciche della pas,ta.

G. ScoTTI. _ __,....='l~


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione generale di San ità milita re nell'aprile 1938-XVI)

- - -··- - CATANZARO + Sottotenente medicn CosiMO CANCELLARA: Contributo clinico alla dia· gnosi della febbre di Malta. L'O., dopo aver descritto il quadro anatomo- patologico e clinico della febbre di Malta, espone un segno diagnostico da lui constantemente trovato in 200 casi circa di melitense. T ale segno consiste nell'aumento della temperatura dopo iniezione di chinino. L 'O. crede che detta elevaziOne termica sia dovuta alla formazione di un autovaccino derivante dalla distruzione da parte del chinino di numerosi germi Brucelle. Fa rilevare l'importanza di questo segno che servirebbe al medico pratico per l'orientamento nella diagnostica di questa infezione, !a quale spesso insorge con sintomi i più svariati e strani.

*

LIVORNO+ Aspirante ufficiale medico GIACOMO DE Fll.IPPIS: Osteiti ed osteo-artriti n<m tubercola1·i, della colomza vertebmle. L'O. rileva che a seguito di esami clinici, di reperti anatomo-patologici e, in questi ultimi tempi, specie per l'ausilio della radiografia, sono state individ ualizzate delle forme di artriti vertebrali, di cui alcune molto caratteristiche, diagnosticate, per lo più, in passato, come varietà di tubercolosi vertebrale. Nella prima parte dell'ampia trattazione, prende in considerazione le spondiliti e spondilo-artriti infettive (tifica, melitense, stafilococcica), mettendo in evidenza la loro fisionomia anatomo- patologica e clinica. Nella seconda parte descrive quelle forme cliniche, le quali, secondo alcuni AA., coe.tituiscono un gruppo di entità patologiche, tanto affini da potersi riguardare come un'unica entità morbosa e cioè: 1° - Osteoartrite vertebrale; 2 ° - Malattia di Bechterew; 3° - Spondilosi rizomclica.

*

NAPOLI + Tenente colonnello medico prof. GucuEL~IO MATTozzr - ScAFA: Patoge11esi della tubercolosi. L 'O., dopo avere brevemente accennato ai vari tipi di bacilli tubercolari ed avere dimostrato come l'umano sia quello che con maggiore frequenza provoca nell'uomo la tubercolosi, passa a trattare la patogenesi della detta malattia, prospettando le varie concezioni succedutesi man mano nel corso dell'ultimo cinquantennio. Dalla netta distinzione fra infezioni dell'infanzia e quelle dell'età adulta, l'O. dimostra come si sia pervenuti alla concezione odierna dell'infezione infantile c della reinf ezione in età più avanzata. Si sofferma sulle vie che batte il germe nel provocare la primitiva infezione e sopratutto sull'aerogena e sull'cnterogena, ponendo in evidenza le tendenze della scuola tedesca a sostegno della prima c della francese a sostegno della seconda.


558

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Si trattiene sul complesso primario di Ranke e sulla reinfezione endogena ed esogena. Infine passa a considerare l'impcnanza che ha assunto oggi nella patogenesi della tubercolosi la costituzione, quale fattore predisponente. Ricorda la dottrina morfologica del Dc Giovanni con i tre tipi da lui descritti e dimostra come su tale dottrina fondamentale si siano andate innestando con le successive acquisizioni riguardanti il sistema vegetativo le teorie endocrino-simpatiche del Castellino, del Pende, del Kraus e via dicendo. Termina asserendo che nella patogcnesi della tubercolosi il bacillo non è tutto, che l'infezione tubercolare per mutarsi in malattia tubercolare e cioè in tubercolosi propria· mente detta deve trovare un terreno labile, c che tale ]abilità è sopratutto legata al tipo longilineo dal temperamento simpaticotonico od avagìco.

*

PERUGIA • Tenente medico mc. del grado di capitano MARIO ANDOLFATo: La bilhar-

ziosi nel Fezzar1.

L'O., dopo avere ricordato alcune nouzte di parassitologia, di geografia medica c di storia, circa i vari tipi schistosomiasi, s'è fermato sulla forma rinvenuta nel ncrd A&ica. e precisamente su lo Schistosomum hacmatobium. H a rammentato la sintomatologia presentata; la pr.ognosi con le possibili complicazioni, che possono insorgere; la difficile profilassi locale, per la particolare irrigazione delle zone coltivate e la terapia praticata in trenta casi occorsi. •

Sottotencmc medico GIUSEPPE DF.ssY: L'agglutinazione senca qualitativa nelle

infezioni tifoidee; rua importanza diagnostica e prognostira.

L'O .. dopo avere brevemente esposto i dati dottrinari che si riferiscono alla formazione degli antigeni H, O, e Vi nel genere Salsomella e nel gruppo tipo- parati fico, e dopo avere ricordato le caratteristiche principali di questi antigeni in rapporto alla resi· srenza al calore, all'alcool assoluto ed al formolo nel gruppo tifico, comunica quanto sinora si conosce sul comportamento delle agglutinine H e O nel siero dei malati di infezione tifoidea. In base a ricerche cliniche per~onal i eseguite alcuni anni or sono c ripetute recentemente, esprime l 'opinione che le prove qualitati\'c non possano ancora oggi sostituire la reazione di Widal, eseguita con tutti i controlli ed accorgimenti necessari, ma si debbano considerare solo un utile complemento. D'altra parte non si riconosce a tali prove la possibilità - già prospettata - di un criterio prognostico.

*

ROMA • Maggiore medico prof. ConR.~DINO GIACOBBE: La cistifellea a fragola.

L'O., dopo aver accennnto ad alcuni casi occorsi alla propria osservazione e trattati chirurgicamente (colecistcctomi:~), ricorda brevemente il quadro anatomo-patologico della lipoidosi vcscicolare con le relati,·e, Yarie teorie patogcnctiche.

*

SAVIGLIANO + Maggiore medico CARLO BRUNO: L'influenza.

L'O., dopo aver esposto in una prima conferenza (v. fase. III c. a.) la epidemiol~ gta e la eziologia (~ccondo gli stutli moderni) dell'influenza, in questa seconda confc.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

559

renza espone la sintomatologia, la diagnosi differenziale, la prognosi e la cura della stessa malattia.

+ Maggiore medico GIUSEPPE GERMANO: Il contributo po-rtato dalla radiologia ti ella. diagnostica poimonare. L'O., premesse alcune considerazioni sui grandi progressi fatti nella diagnosi con

la odierna collaborazione clinico-radiologica, in tutti i campi meclic1H:hirurgici, espone sinteticamente i dati fondamentali su cui si basa la diagnostica radiologica polmonare; tratteggia su di un radiogramma tipo, che cosa si deve intendere per torace normale, presenta poi numerosi radiogrammi su cui iJlustra le singole lesioni che possono inten.-ssare la plcura cd il tessuto polmonare, facendo la djagnosi differenziale tra le forme in· fiammatorie acute e croniche; passa in rassegna le lesioni del parcnchima polmonare causate da sostanze estranee, dai tumori e dalle cisti da echinococco; parla brevemente illustrando specifici radiogrammi, della diagnosi precoce ~ella t. b. c. polmonare e conclude riaffermando, se ve ne fosse bisogno, la grande utilità che offre il metodo radiologico anche nelle indicazioru e nei controlli della terapia, specialmente per la pratica del pneumotorace arti1ìciale di cui presenta pure djversi nitidi radiogrammj.

+ Maggiore medico G. BATTISTA LUIIATTI: Dermatite pruriginosa. L'O., dopo aver accennato al fenomeno prurito e alle cause che possono provocarlo, passa in rassegna tutte ie manifestazioni che si producono sulla pelle in seguito al grat· tamcnto e descrive le malattie pruriginose essenziali cercando di chiarirne criologia c patogenesi e discutendone la diagnosi.

*

TRIESTE + Maggiore medico PASQUALE FxLOCRANA : L'epilessia gcnwna.

L'O., premesso che al lume delle attuali conoscenze scientifiche ha sempre valore la classica distinzione tra epilessia genuina ed epilessia sintomatica, nonostante il parere di di alcuni AA. moderni che vorrebbero sistemare l'epilessia genuina nel qu:~dro di quella sintomatica, rifcrendola in ogni caso aù una accert:\ta o il più delle volte ipotetica encefalite post-infettiva sofferta nell'infanzia, s'intratlienc sulle possibili cause etiopatogenetiche della epilessia genuina o essenziale, eiencando c discutendo tutte le più accredi tate teorie. Passa quindi a . trattare della sintomatologia, ~offermandosi spe-cialmente sul gr:wJe e piccolo accesso epilettico, sugli equivalenti e sulla diagnosi differenziale tra accesso epilettico, accesso isterico e accesso simulato. Coglie infine l'occasione per illustrare la reazione del prof. Donaggio, o fenomeno d'ostacolo, nelle urine degli epilettici, prelevate dopo l'accesso.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

- --- BuUdin Intema.tiona.l des Services de Sa.nté des Armées de terre, de mer et de t•a.ir. - Pubblicato dall'« Oflice lnternational de Documentation de Médecine Militaire». Lie5ri (Belgio). N. 3· marzo 1938.

8" Sessione di Conferenze del Comitato internazionale di Medicina militare (Lus· scmburgo, 1-4 lugl io 1938). M urat Cankat: l principi sui quali Je,·e basarsi il trattamento delle ferite nelle guerre future. secondo g li inseg namenti ddi:J guerra mondiale. Commissione medico-giuridica. - Badrihaye: Alcuni nuovi aspetti del diritto inter· nazio nale. Rivùta internazimwle. Uf fìcio intemazionale di Documentazione di medicina militare: Schede bibliog rafiche. Riviste medic.:he militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Revista de b Sanicbd Militar. - Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXVII , febbraio 1938.

Pasqualini e Quero!: La insuJ-inoterapia nella schizofrenia. Actuia: Compendio di geografia medico-militare argentina (continuazione). Vega HerTera: Allestimento del materiale sanitario in tempo di pace.

BELGIO .

Alchins Bdges dt Mtdecine Militaire. -

Redazione: Ospedale militare, Licgi. N. 3·

rn.arzo 1938.

Wodon: L 'anestesia nei feriti gassati . Lust: Su un caso di mixoma del seno frontale complicato da pansinusite destra.

BRA S ILE.

Revista de Medicina Militar. -

Pubblicazione trirnestrale. D irezione e amministrazione: Directoria de Saùùe do Esercito. Rio d e Janeiro. Fase. I, gennaio-"marzo, 1938.

Edit. : Il Corpo sanitario e la sua efficienza. Vilalonga: Sul concetto attuale della morfologia relativ:1 cardio-somatica radio-clinica. R;beiro: Su un caso di neuro-lue. Rodrigues : Studio del \'accino cc T e- TAB >> dell'Istituto Militare di Riologia bra· siliano. Wolffenbuttd: I \';tntaggi ddl'alcalini7.zazione artificiale nei militari e negli sportivi. Lobo: La tubercolosi polmonai'C nell'esercito brasiliano. Ccrqucira : Distribuzio ne del lt" funzioni del Servizio sanitario dell'esercito. San los : Prolìlassi della lebbra. du Roza: Questioni sanitarie locali.


IU \' IST E M EI JICI l E M II.ITt\RI

s6r

FRANCIA.

Revue du Service de Santi Militaire. -

Direzivnc del su- v•z•o di s:. nit:ì , Ministero della Gucrr:., Parigi. Fase. 1, genn:. io, tomo C \'111 , 19)X.

Delaye: Sulla diagnosi precoce del Gl ncro del testicolo. Perrigno-11 de Troyes e d'A /I{fiba t-C:aille du Hou rguct: Le perforazioni dcll'inte>tino tenue nelle :~ ffcziorù del gruppo tifo-par:.rilìco : a proposito di qu:.u ro osscn ·n ioni . Fribourg-Bia11c c La.•st~le: L' inte resse d i a g nc;~ ti co e tt:rapcutico dell' enccf:l lografia gassos:. per via lombare. Velltt z : Cronaca di eh imica. Yardin: L'ospeùale militare ùi Calais. HdlorJ: Il congn:s~o inrcrnazio n:1lc dd l' imu ffi cit n'l.:! cpati c:J (Vichy, J(,. , g sc n cm-

h rc '9.u). GERMANIA.

Der Deutsche Militararzt. -

Ri"ista mensile per gl i ufficiali del la Sanità mil it:tre cld1' esercito. della marina e dell' acrun:JUtica, Burc:1u der M cdi z ini ~chcn Rcfcr:wtcnhliittcr, Berlino W 9, Linkstr. 2.)· 2·1· F :t~c . 3• marzo 193fl.

Doemens: Le lesioni ÙJ esercizi spc. rtivi fr:t le truppe. Lieschke: I problemi sanit:1ri delle form:tzioni corazz:nc. Ruhe: Contributo casistico sul signi tìcato dd l':trteriogralia. Starfinger: La vi r:~ min:1 C n..:ll'alirncnra7.ion..: delle trupr>.::. Deisi: Tubercolosi intestinale asinto m:a ic:t a decorse s..:ttiw , constat:lta 111 un m ili· tare poco prima del congedo. Kubitz ki: Contributo al tra tt:~ me nto J clle in(e:~. ic ni generali e l oc:~li c del linfo. granuloma in guin;:~le col Prontosil. Stutz: Il materiale di controllo nclb prova d..:gli apparecchi di :.terilizza7 ione. Rein: L'inc.l:~gine fi siol0gica nella medicina m ilit:1 rc. particol:mnente per l':~rm:t aerea. GRAN BRIITAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps -

Edito d:t Joh n U:1lc, Sons anù Danicllson.

Ltd. Londra. Fase. dicembre 1937. Walker : Attribuzioni della 3n Oi1·i ~i onc Jel Corpo s:~ ni tJri o militare. Kempthorne: Il servizio s:111irario della Ili Armata u W ill iarn )), Mackt:n zù:: Il libro di bordo del ,·eli ero " Osprey )) (cu111inuazionc). Edit.: La profilassi della m:1laria in campagna con la chinina c con l'atehrina. Edit.: Sir Alfred Keogh. Roche: Estrazione di denti in fanciulli, in anestesia con etere etilico. POLONIA.

Lehrz Wojskowy. - Organo degli uffìc iali del Scn ·izio sa ni ta rio. Centrum W yzskolcnia; Sanit. Gornoslaska -15, Vars:l\'ia. N. 2 , fcbbr:Jio 1 93~. Malinowski: Malattie mentali nell'esercito. Sokolowski: Trasfusione del sangue al frc..ntc, nella guerra cil'ile di Spagn:~. MiHiuro: Fisiologia degli esercizi fis ici (con tinwr;;io/J(: c· {t ne). 7 -

Giornale di medic·i11a mililarr.


s6z

RI\'ISTJ. MEDICI lE M ILITARI

StulottJ.<ki: l.ontrihuH. :Il tr:llt:lmcntn dt"lla ~tipsi .

Zabicki: Quattro casi di b:~t terit:mia (da pcnumcccxco, b. pseudo-difterico e streprococco) in corso di febbre tifoidc. Rostk ou )ski: Sul progresso della iotta contro il tr:Jcoma. Kit·rsnOt/Jski : Temi di convcrsazicni mediche per soldati. Go zd-::ik : Il colera nel 18.31 nel Rc.gno ùi Poloni;: (continuazione). Wie,.u howiki: Alcuni rilievi a proposito dcll'immagazzinnmwto dci materiali sanitari. Zmbrzuiki: Istitu ti di storia della medici n;~ in Germ:tnia. Ejmont: Su li a Polonia e sulla camp.rgna 18o6-7 nelle memorie di Giovanni Dome· nico Larrcy. ROMANIA. Retlazicn~ e amministrazione: Ospcd~tle gina Elisabctt:J "• Bucarc.:st. Fa ~c . XII, dicembre ' 937·

Revista Sanitara Militata. -

Riuuio 11t; all'o~pedale militare Ji

llucarcst (prcscntnionc del

Milit:lre « Re-

generale

nu.:dicu

tlott. E. Christian, nuo,·a ispettore gener:Jlc dd Ser\'izio sanit.uio mi litare). Anghe/, Con.rtantinescu. Popow·Bu-:.eu e liintici: \'enticinquc anni d! scrYizio urologico ncll'ospnble milrt:1re ,, Regina Elis:rbeta )>, STATI UNITI.

The Military Surgeon. -Army McJical i'VIu ~r.:um .1nd Library. W:rshington. Vol. LXXX ll , N. 3, marzo I9J8. folwson : Navi-osped:1le della guerra mondiale. Arnm.1cstr;nnenti da ricordarsi. Huard: Il servizio sJnitario miiitarc italinnt> durnnt·: !:1 campog:1:r in Etiopia. Ser/lrtrd: La genesi dd canr::ro. B 1Ìnbndge: Rd nionr.: del 9" Congr::sso intcrn:1zion:1lc d i medicina e f:1rm::tcia mili t:J re ( contin uazionc). Ha/c: Epidemiologia dur:lntc la mobilitazione. Hart.<lwm: A\•:Jnzamt:nto degli ufhciali ddb nsen·a.

TURCHIA.

Ri,•Jsta t rimcstr:~le di ~anità miliwre de11'esercito turco, cdira d:-rll' Ispettorato d i •:Jn iril (Sramperi:J della sanità mditarc, Costantinopoli).

Askeri Sihhiye Mecmuasi. N. 22, I938.

Nevzat Cankar e Nuri Omer Ergene: Un caso di febbre csantem:-rtica di Tunisi.

ad e,·oluzionc compli:::-rta. Sadt'ttin Tosun e Fa«.lt Oran: Le ind icazioni operatorie nei casi di !itiasi rcnalc· lJil:nerale. Re.md Ali Ulug : L'm~c na d:-ri punti di ,·isra clinico, tcrapeutico e sociale. /lfuhidrlin Clke1: L'clcttro-chirurgi:r (mntinuazione).

--~·~ #1~ ·.-----


NOTIZIE Ricompense al valor militare. MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITA!!E. Già nel fascicolo di maggio dello scorso anno, demmo not1 Z1a della concessione della medaglia d'oro nl vnlor militare alla memoria del sottotenente medico Enrico Muricchio. Ora che tale detcrminazicnc ~- rancita nel Bo/. lettino ufficiale del 21 aprile c. a., ri portiamo, con rinnovato orgoglio, la superba motivazione con la q uale fu assegnato all'eroico camerata il più alto segno del valore. MuRJCCH IO Enrico, di Giuseppe e di Luisa Muric· chio, nato il :22 maggio 1910 a Porto Cannone (Campo basso), sottotenente medico di complemento del IX bat· taglione arabo-somalo (a/f.a memoria). -

' medico UHlciale

di un battaglione impegnato in aspro e sanguinoso com· battimento, rimaneva Intrepido sulla linea di fuoco pro· digandosi con abnegazione nella cura d.ei numerosi feriti. Resosi impossibile il funzionamento del posto di medi· cazione per Il' estrema violenza del fuoco avversario, partecipava animosamente all' azione col fucile e con la pistola. Esaurite l e munizioni persisteva nella lotta scagllan· do pietre sul! nemico, Incitando l vicini alla resistenza, inneggiando all'Italia. Contro l'avversa rlo che Incalzava sempre più da presso, irrompeva infine alla baionetta scomparendo da

eroe nella m' schia furiosa . -

Gondulb (M. Dunum),

19 maggio 1936-XIV. MEDAGLIA DI BRONZO AL VAl-OR MILITARE. GIUSTIZIERI Armando, di Eugenio e di Nobile Mansueta, da Sannicola (Lecce), tenente medico aviazione Somalia. - Tenente medico in servizio pre.<so l'aeroporto di Neghelli, in occasione di una razzia, che raggiunse le vicin,wze del campo, incurante delle pattt4glie nemiche, si portatla coraggiosamente tra le popolazirJIIi rau;iate, curando i feriti con appassionato senso di umallltà e con altissima comprensione del suo dovere di pioniere. - Somalia Italiana, marzo 1936-XIV.


:-lOTI ZIE SALERNO Alfonso, di Giuseppe e fu Duca Francesca, nato a Gangi il 4 gennaio 1905. tenente mcJico in s. p. c. dell'XI battaglione eritreo. - Ferito in combattimento, rifiutò di essere soccorso, per nott distogliere uomini dalla linea di fuoco, sino a quando non fu raggiunltl una posizione dominante che c•cco,rer:a occupare al più presto. - M. N'cvcrit, :25 dicembre 1935-XIV.

CROC:E Ili GUERRA AL VALOR MILITARE.

LAI'F.NTA Innocenzo, fu Teodoro e di ivlaria Luigia Cappucci, da Pietraperrosa (Potenza), tenente medico 309" Sezione sanità. - Coman dante di reparto someggiato di sanità per truppe alpine, durante lungo ed a.-pro combattimento. si prodigava, in 2011a battuta dalla fucileria rtemica, con sprezzo del pericolo e sereno entusiasmo per il mas;imo rendimento del .<ervizio. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XIV. NATOLI Miriam, tenente med1co R. E:·crcito di complemento. - Ufficiale medico , addetto ad un aeroporto durante un incendio di velivoli ca1ichi dr bombe, incut·ante del pericolo, si avventurava nella zona dove cadevano i rottami di aeroplano e di aviorimeua, lanciati dal susseguir;i delle esplo.<ioni, per coadiuvare tl proprio capo .<ervi::.io nell'opera di soccorso ai feriti. - Aeroporto di Gura, 25 dicembre '93s-XIV.

'

CossAR Bruno, fu Giovanni c fu Luigia Michelus, da Gorizia, capomanipo!o medico 1' coorte milizia na zionolc forestolc. Capomanipolo medico si offriva volontariamente di seguire un reparto in rù:ognizioue f', preso co11tatto col nemico. si portava sulla linea di fuoco, alternando la sua opera di medico a quella di combuttente dando eJempio di coraggio c di va/are. - 90" km. fra Dag;JlJUr e Giggica, 2 maggio 193(1-X IV,

(Ro/1. uff. , '7 marzo e 21 aprile c. a.).

Avanzamento straordinario per meriti eccezionali. [l maggiore medico in ausiliaria prof. Fcderigo Bocc~~~::rrt -

già tanto benemcrilO della Sanirà militare direttore del Sanatorio << Rnmazzini H in Rema e segretario generale della Fedcrnione Nnion:1le Fascista per la lotta contro la tubercolosi, è stato promosso tenente colonnello per meriti eccaionali con la seguente motivazione: VaiCFroso combattente della grande gueiTa, più volte decomto al va/()l·e. ha neopeno e ricopre importanti cariche rendendo segnalati .<ert1izi.

*

Al capitano in s. p. e. Ferdinando ARONICA è stato con ferito l'ava nzamento str:wr· dinario per meriti eccezionali:

Valente ufficiale medico e valoroso combattente, parte(·ipando alla campagna etiopica ed alle successive opaa:::ioni di puli::.ia coloniale ha, come capitano comandante di forma zioni sanitarie, come capo ufficio .< anùà di divisione coloniale, cOtrte addetto allo stato maggio1·e d'intendenza, dato prova costante di eminenti qualità {'rofessionali. dr organizzatore capace ed efficace tanto che il savizio sanitario si è largamente giovato della sua opt'ra attiva ed intelligente. A. O. I.. ottobre 1935-X III -giugno 1937-XV. (Holl. uff .. 21 aprile c. a.).


NOTIZIE

Trasferimenti in s. p. e. per merito di guerra. PAssAI,ACQUA Eugenio, sotto:encntc rhimico farm:Jcista complemento. rito in s. p. e. per merito di guerra.

E' trasfe-

Ufficiale chimico farmacista in servi::::io prcs.so le forze aerf'e della Somalia, dirigeva con competenza e dedizione in circostanze difficili un importante ufficio e>·plosivi. Per rendersi conto dell'effetto dci mez zi di offesa mi era preposto ed allo scopo di rcnderne più efficace l'impiego, partecipava in 1•olo ad alame azioni di bombardamento, dimostrando c01·aggio 11ctn comune e sprezzo del pe1ùolo. Lugh Neghdli, maggio 1936-XIV • Giggica Gorrahei, g iugno 1936-XIV.

(Bo/l. uff., 14 apr ile c. a.). PunoLU Giovanni. di Raffaele, sottotencntc m ed ico th complemento. -

Tr:~sfer ito

m s. p. e. per merno di guerra. Ufficiale medico di battaglione' , di v.1sta culturu scientifica e di spiccate qualiliÌ militari.. partecipava a rutt':l la. campagna itala-etiopica. dando sempre ed ovunque prot•a di capacità, fede ed entusiasmo. In combattimento fu soldato coraggioso e prod1go di cure e di assistenza ai faiu. Durante un'trzione contro i ribelli, ferito ad una ma110. con fennezza e spre<~zo del pericolo continuò 1.-r sua auistewla ai feriti, salvando con il .cuo intervento tre feriti gravi. A. 0., ottobre 1935-XIIl - 31 luglio 1936-XIV.

(Boli. uff. , 28 aprile c. a.).

Bollettino dd Corpo sanitario militare. CAPITANI :\IEDICl. TANZER Fr:~nccsco, R. corpo truppe coloniali ErittrLa. sopra dal 30 m :~ggio 1938-XVI. T ENENTI

4• genio. Cessando come

MEI)ICl.

TRIGILA Sebastiano, 4" fant. -- In <.lata q <.liccmbre 19.)7-X\'I è comand:~to presso il ministero dell'aeronautica. VtCENTINI Antonio, R. corpo truppe coloniali So malia. Rc!!gimcnto misto artiglieria Egeo. Cessando come sopra dal 2r maggio 1938-X VI.

Uff i c iali

fuori

gu::~dro.

COLONNELLI MEDICI. BARILE Felice. Il R. decreto 4 gennaio 1(}.)8.-XV I, è rettificato nel senso che l'lJfficiale dcre intendersi destinato OJI conundo corpo annma Palermo, an::::ichè mininero guerra. Courn Silvio. - In data 21 fcl~ bra io 1938-XVI, è collocato in ausili;tri :~ , per età, con anzianità 1° settembre 1936-XIV.


t'OTIZIE

Ufficiali fuori organ r co. t-.hGCIORI :'>I EDICI PROMOSSI TENENTI COLOI':l'ELLI. Con anzianità 1 ° luglio 1'937-XV:

PF.RILI.I Giovanni. 7,:ona mrliwre Roma. Precederà nel ruolo il pari gr;!do Corcioni Corradino. DAL CoLLO Augusto, richi:1 mato in servizio ospedale militare Verona. - SeguirJ. nel ruolo il p:~ri grado J<omut:o Gennaro. V AIOLA t-:azz<Jreno, richiamato in servizio cspcdale militare Piacenza. - D1 STEFA:-:u Giuseppe (ora in ausiliaria), zcn:1 militare Milano. - Seguiranno nel ruolo il pari grouo Graz ia no Carmine. Co t/ anzianità t 0 settembre 1937-XV:

FoLE:-IA Umberto, ri~:hiamato in servizio direzione sanità militare corpo armata Firenze (uff. igienista). - Seguirà nel ·ruolo il pari grado De Ce.<arc Vincenzo. PRI~!l CA PITA~ !

MEDICI I'ROMOSSI MAGGIORI.

Con anzianità 1° luglio 1937-XV:

RosiE!.LO Luigi, distreno Cngli:Hi. - SrF.RAPANI Elpidio. distreno Viterbo. - SABATINt Arturo, richiam:no in scrvi;:io min. interno, ispett. medico corpo agenti P. S. - Precederanno nel ruolo il pari grndo De Nunzio Francesco. P1cconr Egidio, richiamato in servizio ospedale militare Alessandria. - Seguirà nel ruolo il pnri gr:-tdo De Nunzio France~o. Trw~o\ATORE Vinccnzc;. distrttto Vcnezi:l. · RmETTA Giuseppe. richiam:-tto in ~er­ •:izio ospccble milit:~re Mil:uw. - Sc!!uiranno nel ruc-lo il pari gr:~do Bucci Paolo. Buccr Pasqu:~le, distretto Rom<~ l. - Seguirà nel ruolo il pari grado Dattilo Giuseppe. VF.:--rmrn Emilio, distretto Frcsinone. - MF.RLI"' Cnmillo, distretto T eramo. Seguiranno nel ruolo il pari w:1do Cipollina Ulisse. ALLOCCA Antonio, distretto Nola. - Seguirà nel ruolo il pari gmdo De Bernardo F rnncesco. Bomr Teresio. richi:lm:llo in serv. 3° art. div. cd . - Legione terri toriale CC. RR. Milano. Seguirà nel ruolo il pari grndo Urtole!· Fern:rndo. D:~l LJollcttino ufficiale, disp. 20', 7 aprile 1938-XVI.

*

MAGG IORI CENER.\LI ~mDICJ. BEOEr Maurizio. - l n data 22 •n:1rzo 19)8-XVI, è collocato rn au~ il i:1ria, per età. con anzi;rni tà 1 ~ gennaio 19_j7-XV. T ENENTI COLO:->:-:ELU MEDI CI. Fr t;~I EFRFnJ>o Vincenze. ospedale milit:>re Trieste. .- -

In dat.1 14 gennaro 1938-XVl,

è nominaro direuore osped:~ le militJ rc Brescia. BERTTNF.TTT lvbrccll.ino - Tn dar:~ 10 aprile 1937-X V, è comandato presso il minist...-ro deii'Afric:J lwli:-tna pcrchè tra>i<:ritu •wl R. corpo truppe coloniali Eritrea. - In d:1t:1 t8 no,·emhre •9)i-X\'I. cess:-~ di essere com:~ ndato presso il ministero dell'Afric:r ft:1linna perchè rientr:r dal predetto R. corpo.


NOTIZIE

PITRELLJ Nicola. - I n <l:! t:. 4 gennaio 19.)8-XVI, cessa di essere com:.mhto pres~o il ministero dell'Africa lta li:ma pcrchè rientra d,1l R. corpo truppe coloni;di Somakt. Riccò Ettore. trattenuto in servizio limitato, ospedale milit:~re Holcgna. - In data 6 novembre 1937-XVI, ces~a da tale posiziGne perchè idon::o :d scn·izio militare incondizionato. MAGGIORI MEf>ICI. GARBAGNI Giuseppe. - In data 25 marzo I 9.~7- XV, è comandato presso il ministerc dell'Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloni:~li Eritrea. l seguenti maggiori cessarlo di e~sere comandati presso il ministero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno segnata perchè rientr:lno dal H. corpo truppe coloni:1li Eritrea: TARQUINl Cairoli. - Dal 16 ottobre I937-XV. CoNFALONE Rilff:lele. - Dal 18 novembre 1937-XVI. PuLTRONE Raffaele. - Dal 3 dicembre '937-XVI. PRIMI CArrTANI MEDICI. o'AtEsSANDRO Antimo. - In data r2 novembre 1937-XVI, cessa di essere comandato presso il ministero ddl'Africa Itaiiana perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Libia. FERRI Antonio. - In data 29 novembre 1937-XVI, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Eritrea.

• CAPITANI MEDICI. NEGRI Pietro. - In data 7 marzo I937-XV, è comand:~lo presw il ministero dell' 1\frica Tt:tliana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrc:~. GRANATA S:~lvatore. - In data 23 luglio 1936-XIV. è comandato presso il ministero dell'Africa Italia nn puchè trasfcr.ito nel R. corpo truppe cdoni::tl i Eritrea. - I n d:.tta 25 ottobre I937-XV, cess:.t Ji essere comandato al ministero Jdi'A frica Itnliana pcrchè rientra dal predetto R. corpo. I seguenti capitani cessano di essere comandnti presso il mimstcro dell'Africa Italiana dalla data per ciascu no ~egnMa pcrchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rìspettivamente indicato: TAGLIAFERRI Enrico. ~- Dal 27 ottobre 1937-XV. Eritrea. Rosi Vittorio. - Dal IO genn:lio 1938-XVJ, Libia. ZuRETTI Salvatore. - Dall'I 1 settembre 1937-XV, Eritrea. CASTELLI Giambattista. - D~l 6 novembre 19)7-XVI, Eritrea. GARZIA Lorenzo - Dal 17 novembre I937-XVI, Eritrea. MACNANI Abele. - Dall'l 1 novembre 19)7-XVI, Eritrea. TARDUCCI Mario. - Dal 23 gennaio 193R-XVI, Libia. ZoccAu Fortunato. - Dal 1° dict>mbrc '937-XVI, Libia. CALIA Stefano. - In d:Jta 28 dicembre 19)7-XVJ, cessa di es~cre comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra d:~l R. corpo truppe coloniali Eritrea. PAJ.MINIELLO Pasquale. tnntcnuto in sen·izio limitato ospedale militare Trieste. In data 20 dicembre 1937-XVI, ccss:1 da tale posizione pcrrhè ickneo al ~cn· izio militare incondizionato.


568

NOTIZIE

TENE~TI \f EDICJ

INCARICATI OEL <;nAnO m CAPITANO.

1 srgu{;nti tcn{;nti inc::tricati del grado di capitano, ce~s:1no di essere comandati presso il ministero tkli'Africa It:tliana dalla datn per ciascuno segnat:J perchè rientr:Jno tl:tl R. corpo truppe coloniali rispclti\'amcnte indicato : TEONI Giulio. - D:dl'8 settembre 1937-XV, Eritrea. BL•cc;cttossl Nicola. - lhl 15 d icembre 1937-XVI, Sormlia ANO<lti';\TO Mario, c-spnble milit:Jre Perugia, in aspettati\'a per infermità temp~ ranee prov~n ienti da cause di scn·izio. - ln data 19 dicembre 1937-XVI, è richiamato in ser\'izio lim itato per mesi sei. TEN E:-iTI

MF.OICI.

Domcnico. - ln rlata 1° :tglJfto 1936-XIV, è comandato presso il m l 111 'tcro dell'Africa Ttali:w:t perchè tr:tsftrito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. In tbta 6 no"cmhre 19.)7-XVI, cessa di essere wmandato presso il ministero dcll'Afric:J Italian:1 pcrchì: rientra tbl predetto R. corpo. I seguenti tenenti sono comandati presso il ministero ddi'Afric:1 Italiana dalh data per ciascuno scgn:ota perchè trasferiti nel R. coqx1 truppe coloniali rispetti vamente indicato: PA RF.Nl'l U go. D:tl 17 settembre : 936-X l V, Eritrea. CELENTAKt Nicola. - Dal '5 agosto 1937-XV, Libia. SABATI NO Riccardo. - Dal 5 !ettcmbre 1937-XV, Libia. T EKAMO Fil(}me••o. - Oall'1 J luglio 1937-XV, Libia. FuRINO R:Jffaclc. - D::tl 29 agosto 1937-XV, Libi:-t. SABF.LI.I Carlo. - Tn ù:lta 6 no\·embre 1937-X\'I, è comandato presso il ministero dell 'Africa It::tli::tna perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Libi:J. ARC:\RI Gaetano, t r• bcrs. 61° battaglione mitragl ieri <( Sirte ,,, P ASCER !

CAJ·Il'AN I CH l MI C I 1' :\IIMAC IS'J'I.

GoFFnEI>l Ettore. - ln data 25 ottobre 1937-XV. cessa di essere cormncbto presso il ministero dell'Africa Italiana pcrchì: rientm d::1 l R. corpo truppe coloniali Eritrc:t. NAsd Francesco Paolo. - In dat:l •5 :1gosto •937-X V. è comandato presso il rnrntstero dell'Africa ltalinna pcrrhè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Libia. T E:-IE:'\·n

CHI MI CI FAR~!.~GISTI. I NCAR ICATI

Of-L GRADO DI CAPITANO.

T ANC.RE ill Gabridc. In ùat:1 •" settembre '9)7-XV, è com:mclato pre~so il ministero dell'Africa ltaliann. perchè tr:1sferito nel R. corpo truppe coloniali Libia.

T ESENTJ CHIMIC I FARMACISTI. PA~SA I.ACO lh\ F.ugcnio, osped:dc milit:tre Trieste. E' annullato e consider:-tto come non a\·,·cnuto il R. decreto 2CI agosto •9;7-XV, nella parte relativa alla nomina a tenente in s. p. c. del corpo ~anitar io (ruolo uffici:~li chimici farmacisti), qunle \'incitorc elci concor~o indetto con decreto ministerialo:: 2 dicembre 193s-XIV. L'uftìciale è trasferito, per merito di gu~:rr.1, nel ruolo degli ufficiali chimici fanna · ci,ti in s. p. c. del corpo stes~o. col ~:1do eli tenente, con am:ianità 1 " lu~l i o 1936-X IV c con dccorrcnz:t per gli as~cgni dal 16 maggio 1937-XV, continuando ncll':mualc desti nazione.


s6g

NOTIZIE

Ufficia l i fuori t]Uadro . TE NENTI

COLONNE! LI MJ:.J)ICI.

LOVACLIO Recco (ora in ausiliaria), zona militare Bn:scin. In data 14 gennaio 1938-XVI, cessa dalla carica di direttore ospcdale militare Brescia. Ufficiali fuori orga nic o . T ENENTI COLO!'NELLI MED ICI.

RoMBY Paolo, ospctbk militare Cagliari. chiJmato in temporaneo servizio.

In ò:aa

I

0

settembre 1937-XV, è n ·

M.-.cc l ORI MED ICI. seguenti maggiori sono richiamati in temporaneo s~rvizi o dal 1" settembrc 1937-XV: VAIOI.A Nazzareno. - Ospedale militare Piacenza. FoLENA Umberto. - Dirc-"ione s.1nità militare corpo armata J7irenze (uH. igienist:1). DAL CoLLO Augusto. - Ospedale militare Verona. SocNo Armando (ora in ausiliaria), richiamato in temporJnco servizio, zona militare Torino. - In data 30 giugno 1936-XI V, cessa dal richiamo stesso. PRIMI C:Ar'ITANl MEDICI.

NuRR.>. Antonio, genio fcrrov. - In data 1" settembre 1937-XV, richiamato m temporaneo servizio. BoRAGNO Giuseppe, genio ferrov. - In data 1° gcnn:uo 1937-XV, è richiamato 1n temporaneo servizio c destinato ospedale militare Gcno,·a. PRIMI CAPITANI CHIMICI !'AilMACISTI. CoRRADI Pietro, ospedale militare Romil. In d:na richiamato in temporaneo servizio. Dal Bollettino ufficiale, Jisp. 21", 14 aprile 1938-XV I.

1°

settembre 1937-XV, è

*

CoLONNELLI MEDICI. IAN:-<rzzono Carmelo, direttore sanità militnrc corpo armat:.t Fircnz~. - Collocate fuori quadro, dal 1° gennaio 193~-XVT, ai sensi dell":trt. 35 lcggt: avanzamento, con anzianità 5 gennaio 193-J·Xll, continuando come sopra. Avrebbe seguito nel ruolo del s. p. e. il p:tri grndo Porru Pietro. MAGGIORI

MEOICI.

RoDINÒ Nicolantonio. direzione sanità militare corpo armat:l i\'lil:lno. Nei precedenti decreti relativi al predetto ufficiale (; autcrizz:Ha la rettifica del nome in : N i col' Antonio.


570 PRIM l CAI'll'ANI MEDICI. BRICA:>~n

Antonio, ospt•tblc mi:litarc ilari. ~ In data 12 :1prile 1937-XV, è collocato in aspcttati,·a per infermità teri1porance non prO\'Cnicnti da cause di ~ervi zio, per mCSI SCI. CA1'11'ANI M l~IJICI. ARONICA Ft:rdin.mdo, ns pt:d:~lc militare Udine. - Gli è conferito l'avanzamento s1raordinario per meriti eccezionali. Per effetto di tale 3\':tnz:uncntc, l' :mzianità di grado dell'ufficiale, è portata dal 9 luglio 1929 al 30 settembre 1924 c gli è conferita la qualifica di primo capitano. Precederà nd ruolo il p:1ri grado Patti Giuseppe. 7.AMIIRA Ettore, q • bnt. - Jn data 30 gennaio 1938-X\'I è collocato in aspettati\'a per infermità te mpor:~ncc pro\'cnienti da cause di scn·izio per mesi dodici. T cNE1'-TI MFDI CI J;'ICAlUCA1'1

o..:L CitADO LH CAI'Il'ANO.

Auc1 Guglielmo, R. ccrpo truppe co!oniali Eritrea. - 89" fant. Cessando come sopra dall'11 dicembre HH?-XVJ (v . o.). 1.-.scOKE MACLIERJ Giuseppe. rcgg. cc Vittorio Emanuele II 1>. 2° art. div. ce!. TEKE:-11'1 MEDICI. P ERROKE CAJ>A~O Federico, 9" genio. - 225" fant. SEVEIUNO Antonio, 2 ° art. Jiv. cd. - Rcgg. cc Vittorio Emanude Il ''· Ufficiali fuori organ1co. T F.NE:-1'1'1 COLONNELLI MEI11CI. VITOLO Em:~nude. In d:na 11 gennaio 1938-XVI, è collocato 10 ' • • ' Q l ,. per eta, con anzi:Jnll:J 1 ug .1o 1937-.xv. Dal Rollcuino ufficiale, difp. 23', 21 aprile 1938-XVJ.

au s ili:~ria,

*

PKIM l CAI'ITANI MEDI CI.

DE H1 ERosn11s Ruggcro. ~ In dat:J ,• gennaio ' 938-XVI, è. colloc:~to a nposo , per in fermid, ed inscrino nclb riser\'a, con :~nzian i tà 31 marzo 1923-I. TENENTI MEDICI. PuTzoi.u Giovanni, cJi lbffaele, sottotcnente medico complemento. distretto Cagl iari. - Trasferito per merito di guerr:~, col gracJo di tenente, nel ruolo degl i ufficiali m s. p. e. c dcstin:~to al gruppo artiglieria contraerei Sardegna (C1gliari). T F.:>~ENTT

COILOK:-I.ELLI CHIMICI FAHMACISTl.

V1u Gact:mo, ospedale milit:1re MM;GiùRJ

•

:~ poli. -

Istituto chimic0 farmaceutico milit:Jrc.

CHIMI CJ Fi\RMACISTI.

GucuELMINElì 1 Si h·io. ce nn o ch imico milit:Jrc. -

Ospedale militare Napoli.


571

NOTIZIE

CAPITAN I CHIMICI FARMCISl:. MAzzARACCHIO Hernardinc. R. corpo truppe cckndi Libia. - Ministero guerra (direzione servizio chimico militare). Cessando come sopra dal 29 maggio 1938-XVI. Dal Bollettino ufficinlc:, dìsp. 24", 28 aprile 193ll-XVI.

*

MAGGIORI MEDICI. DE CARLI Gustavo, distretto Bengasi. - L'a~· pcttativ;J per infermità tcmporJn~e non provenienti da c:wsc di scn·izio d:1l 20 ft.:bbraio 1937-XV, concessa con i decreti ministeriali 22 marzo e 2 settembre 1937·XV, è commutata in aspettativa per infermità temporanee provenienti da C:IU$e di servizio. PRIMI CAPITANI MEniCl. LECCESE Antonio. R. corpo truppe coloniali Libia. Scuola allievi 1.1fliciali complemento Potenza. Ccss:~ndo come sopra d:~l 3 maggio 1938-XVJ.

MANZELLA Giuseppe, A. O. I. Eritrea. -

Infermeria prcsidiaria Parma.

CAI'ITt\l-'1 MEDICI. D1 RAGO Prospero, scuola allievi ufficiali complemento Potenza. ufficiali complemento Pesaro. T ENESTI MEDICI.

Scuola allievi

L'ordine di anzianità relativa dci ~eguc nti tenenti medici in s. p. c.• nominati a tale grado con anzianità assoluta 1 ~ luglio 1937-XV, è stabilito come appresso, a modificazione 9i altro pr:~vvcdimento giit pubblicato nelh dispensa 23" del Ho/lettino uffi· eia/e c. a.: CoMo Mariano - MARTORANA Aldo - DI PRIMio Francesco - CASERTA Vincenzo Musll..LI Clemente - BARBERI Renato - VmovATO Silvio - GALLI DELJ,.A LoGGIA Domenico · R1zzx Vincenzo - ANZALOI"E Salvatore - G uADACNo Mario - TROISI Michele - Dt MAuRo Nicola - Voci Vincenzo - CANGELOSI Gaetano - NICOLÒ Rocco - GRENGA Luigi - T ALIENTO Aniello - ALBERGHINA Giuseppe - CAT'IZZI Ignazio - PF.KRONF. CAI'ANO Federico CouMomo Pasquale - CuTuu Antonio - FoGLIA Felice Antonio - 0RTOLA>II Antonino z~\fl'ELLI Gennaro - MtC.\LIZZI Fili ppo - BocHtrCH IO Vincenzo - DE NIEnERHAUSERN Arnoldo - GIORDANO Gerardo - St'ANI MoLEt.LA Pietro - NESLER Luigi - TuMUlO Giovnnni DE GENNARO Giuseppe - FAVA Camillo - DENZA Pa0lo - MELCHIONrM Evdino - PuuCHEDDU Salvatore - SEVERINO Antonio - GRECO Pasquale - RmllTO Ovidio - Rocco Alessandro - LAccHÈ Fernando - A~rMENDOLA Gaetano - GoRI Desiderio - \.AUDIANI Pasqu31c · l EMMI Carlo • !.<\COMINO Ettore · SA:-iTORELt.l Mario - GoTFLLLT Ma~simo - D1 StENO Antonio - BARBERO Angiolo - CANNELI"\ Andrea - Lw Samuele. Ufficia li fuori organ rco . PRIMI CAPITANI MEDICI. SANSONt C:trlo. - In data 15 aprile 1936-XIV, è collocato a nposo, per infcrm it?t provenienti da cause di ~ervizio di guerra, ed inscritto nel ruolo speciale con anzianità t 0 gennaio 1928-VI, in seguito ad un :tsscg-no privilegiato dj guerra di 8" catc!!oria. Dal Bollettino ufficiale, disp. 263 , 5 maggio 1938-XVI.


572

NOTIZIE

Onorificenze. Onorificenze concesse nella ricorrenza del Natale di Roma su proposta dì S. E. 1! Capo de l Gon:rno, Ministro della Guerra, in considerazione di particolari benernert'tlze. Ordine della Corona d'italia.

Grand'ufficiale: tenente gcner:tle medico L0RETO MAZZETl'l. Ctwalicre: capiwni medici PAsQUALE CIAMI'OLILLO, Gt:RAimO ME:-JNONNA. (l?oll. uff. 28 aprile c. a.).

Concorsi per tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario militare. Con dcm:to ministcrialc del 10 fcbbr:tio c. a. pubblicato nella Gaz~etta uffiàalc n. 95 del 26 aprile c riportato nel Giornale mil1tare del 12 maggio, eire. 292, sono stati indetti nei ruoli del scr\'izio permanente rffeni,·o del Regio Esercito, concorsi, per titoli cd esami, per 50 posti di tenente medi ro e per 4 posti di tenente chimico fannaci rta. A tali concorsi potr:111no pnrtccip:1re gli ufficiaJi in s. p. c. c di complemento, i sottuHìciali c mili t;lri di truppa in scn·izio o in congedo, d i qua lsiasi arma o corpo, n o nchè gli altri citt:,d ini J c l J{cgno, i quali tutti non oltre passino il .F• ;mno di età alla ùata del prese n te decreto. Detto limite massimo di età è aumentato: a) di cinque anni per coloro che abbiano prestato serviZIO militare durante la guerra 1915-1918, per coloro che abbiano partecipato, nei reparti mobilitati delle Forze armate dello Stato, :.I le operazio ni militari s\·olrcsi nelle Colonie dell'Africa Orientale dal 3 ottobre 193s-XIII aJ 5 maggio 1936-XIV e per coloro che abbiano partecipato J operazioni militari in servizio non isol:lto all'estero posteriormente a quest'ultima data; b) di quatt ro anni per coloro che risultino iscritti ai Fasci di combnttimento, senza interruzione, da data :~ntcriorc ai 28 ottobre 1922; c) di due anni per coloro che si:~no coniugati :~Ila data in cui scade il termine di presentazione delle d omande di partccipnz ionc al concorso; d) di un anno per ogni figlio vivente alla data medesima. G li aumenti di cui a lle lettere a) e b) non si cumu lano. Quelli di cui alle lettere c) c d) si cumulano fra loro c con quelli previsti dalle lettere a) e b) purchè, complessivamente, non si superino i 45 anni. Il termine per la presentazione delle domande ~cade il 2'; glllgno p. v. Seguono, nel decreto, k altre norme per il co ncorso ed i programmi di esame.

Corpo sanitario aeronautico. l'-'cl f:~sci cok llf dello scorso :1 nn,, dunmo no tizia de l R. decreto-legge 22 fcbbr::Jin 1937-XV n. 220 sull'ordinamento d ella R. Aeronautica, per quante• concerneva il Se rviz io sanitario . Ora con R. d ecreto-legge r 7 m:~rzo 1938-X VI n. 300, pubblicato nella Gaztt·tta ufficìalt· d d q aprile c riportato nel Giornale militare del 12 maggio, eire. l tl), sono state sancite norme per la prima co pertur::t dci posri dell'organico del Corpo sani· tario aeron autico. nlC'dia nrt• trasferime nti nel C<>rpo stesso di ufficiali medici del R . Escr· cito e della R. ~larina c med iante eonccrsi per titcli <:' per esami.


NOTIZIE

573

Avanzamento degli ufficiali del R. Esercito. Nel G;omale militare dd 13 aprile c. a. (circolare n. 2-JI) è riport:lto il R. decreto 20 gennaio 1938-XVT, n. 226, col qu:-lc è approv:~to d rq.~o lamcntn per l"e ccuzione della legge 7 giugno '934·Xli, n. 899, sull'avanzamento degli ufficiali del lt Esercito, c ùelle successive modificazioni.

Esami per l'avanzamento dd capitani medici in s. p. e. Secondo disposiz!oni c con le norme cc nte nutc ndb circolare n. 327, Giornale milùare 26 maggio c. a., i seguenti capitani medici in s. p. e. dchb( :10 essere presi in esame per l'iscrizione sul quadro di Jvanzamcnto a scclt:~ ordinaria per l'anno 1938: SANDRETII Ernesto, CIPRIANO Salvatore, PEI(NICE Vincenzo di Cact:lno, ZANFAC~A Riccardo, SADfÉ Ettore, MONASTI<A Salvatore, PALMERA Ugo, DE CEsARE Gian nino, PuR· CARO Giuseppe, ARACRI Antonio, ZoNA Demetrio, IASF.I.Ll Mario.

Tariffa dei medicinali. Con circolare n. 282, c;omale nulitarc, 28 aprile c. a., <i dcwrrcre dal t 0 map:gio 1938, sono state apportate numerose varianti alla tariffa J ei medicina li, edizione 1 ° luglio 1937, nonchè le aggiunte dci nuovi prodotti di cu i abbiamo già dato notizia nel fascicolo dello scorso febbraio.

Premio della Fondazione «Ferrero di Cavallerleone ». Per il concorso a premio della « Fondazione Fcrrero di UHallerleone pro ufficiali medici del R. esercito in s. p. e. >> per il quadriennio 19J 2· 1936, sono pervenute alla direzione generale di sanità m ilitare, entro il termine prescritto cun la circolare n. 216 del Giornale militare 1936, i titoli di cinque uHici:1li mnlici. La commissione gi udica trice- nominat.l con I:J circclan; n. 8y8 del Gionurle militare 1936 e composta del tenente generale medico in s. p. c. Mazzctti prof. Loreto, presidente, del tenente generale medico in p. a. Santa Maria prof. Alberto, del colonnello medico f. q. Giordano prof. Giuseppe, del prof. cc mm. Bobb1o Llllgi della J{. acc:1demia me· dica di T orino, e del prof. Caccia Fi lippo, della R. accademia medica di Roma, tenente gcnerJie medico in p. a., membri ~ h.1 ritenuto muitcvolc del premio il maggiore medico i n s. p. c. d'Alessandro Raffaele. (Circolare n. 263, Giornale milùare, 21 aprile c. a.).

Onoranze al Prof. Mario Donati. Il 29 maggio nell'Auìa Magna della R. Uni\'ersit:ì di Milano è stato cclcbr:no con solenne austeritl1 il 25° anno di insegnamento dt'l prof. Mario Donat i, il gr:H1de Maestro che onora nel mondo la mo<lcrna chirurgia itali:ma.


574

NOTIZIE

A l prof. D onati sono stati consegnati cinque volumi giubilari contenenti trecentosessanta lavori scientifici - scritti da autori italiani c stranieri in suo onore e un dono offerto da tuui i suoi allievi. Il direttore generale della Sanità militare, gentilmente invitato, nella impossibilità di intervenire r:crson:llmente, si è fatto rappresentare alla cerimonia dal direttore di S::!nità del Corpo d 'armata di Milano, il qu:ile ha porto al sommo Clinico il cordiale omaggio del Ccr·po S:tnit:trio, che ri w rJa le sue benemerenze militari c si onora a verlo fra le sue file.

Conferenza di S. E. I'Accademico Fermi sulla radio-attività artificiale. Il 29 aprile u. s. S. E. l'Accademico d'Ita:ia prof. Fermi ha tenuto in Romn, ne~ l'Istituto della Sanità Pubblica in viale Regina Marg herita, una im portantissima confe· renza sulla radioattività artificiale e sue applicazioni, alla pr<:!cnza di accademici, senatori, deputati e alte pusonalità scientifiche. S. E. il .Ministro della guerra era rappre· ~entato dal d irettore generale della Sanità milita re, tenente generale medico prof. Loreto Manetti. Ecco, in conciso riassunto , quanto dctt1gliatamcnte l' illustre conferenziere ha spiegato nella brillante :Sua esposizione. Bombardand o con ncurroni (minutissime particelle materiali di massa atr incirca eguale a quella d el nucleo d'idrcgeno) la massima parte.: deg li dementi conosciuti com· presi quelli pesanti, il neutrone, che è elettricamente neutro e che quind i si comporta come se non possedesse alcuna carica elettrica, viene in genere catturato dal t1ucleo del l'elemento bombardato e si forma cosl un isotopo nuovo dell'elemento stesso. Questo isotopo. dopo un ~'eriodo variabile a seconda dei diversi elementi , si di!in· tcgra come il nucleo di uno degli clementi radioatti vi n:Hurali . Nello studio di questo feno meno, il Fermi ha ancora scoperto che i neutro~ i ani · mati da fo rte velocità vengono rallentati nella loro t raienori:J quando attra versano so stanze nella cui composizione, come per l'acqua e la pr.r:~fflna, l'idrcgeno entra in rilevanti proporzioni . I neutroni così rallentati. i ncutroni lenti, sono particobrmente efficaci per produrre quei bombardamenti, cui poco dian z i si accennava, nei quali il nucleo dell'elemento colpito, captando il neutrone, d?! luogo ad una sostanza radioattiva arrilìcialc. Fra i diversi m etodi di preparazione dei neutron i. bombardamento del berilli o con sostanze radioattive natu rn li, con idrogeno ionizzaro ed nccderato da campi elettrici continui o no ecc., il Fermi ha recito. per cercare di industrializzare un metodo di preparazione d i sostanze radi oatri,·c artiiìciali, il mctcdo che consiste nel bombardare il berillio in,·ece che con protoni con d cutrc ni. l nuclei di idrogeno pesante - deuterio sono ottenuti per ioni zza:zione di questo dnncno d erivato dall'elettrolisi dell'acqua pesante a sua volta ottcnibile per succcssi,·c d ettrclisi delracqua naturale. Accelerando con sistemi dd ti po Ccckcroft sotto tensio ni di milioni di volta è d eutroni, bombardando con qu esti il btrillio si o ttengono ucutroni che in ambienti d':acqua o di para ffi na colpendo a lcuni elementi come solfo, arsenico ecc. (.li\nno luogo a sostJnze radio:mivc artifici;tli. Queste sost~ nzc ch e po~scno avere un periodo di vita di molte o re, di g iorni, sono iden tiche nel loro effetto :1! radio. Ma m entre di questo elemen to ve ne sono in commercio pochi grammi, si possono preparare chili d i equi valenti artificiali . Con l'ausilio degl i Istituti della S;111ità Pubblica si stanno ccstruendo gli apparecchi che rcnlizzcr:ll1no queste colossal i bhbricazioni con vantaggio d ella scienza e della t ecnica t: tklla terapia in special modo.


NOTIZIT~

575

I Congresso internazionale di criminologia. Negli ultimi giorni ciel settembre c. a. sar:• tenute :t Hvma il ,• congresso interna· z ivnalc di criminologia , cr. n i seguenti tem i di relazicne : Etiologia e dragnostica della criminalità minori/e e influen zcl dei r:;ultati di t<tlt\ ricache sugli 01dinamenti giuridici. Studio della perionalùd dd delinquente. Ruolo del giudire nella lotta contro la criminalitcì e sua prcpam-:.ione criminologica. Organizzazione delia pro{ilas.ci aiminale uei vari paesi. Etnologia e e~-iminologia. L'esperimento delle 1111Wre di .<icure z:::a nei vari paesi. Per informazioni rivolgersi :.tlla Segreteria generale dt·lb Socied internazionale di criminnlogia (Roma, via Giulia ')2).

lli Congresso internazionale di medicina tropicale e della malaria. In Amsterdam, dal 24 scttemhre al , • ottobre c. a., sotto gli aus pici tli S. M. la Regina dei Paesi Hassi, si terrà il 3" Cc.ngrtsso internnionale di medicina tropicale e Jdla malaria. Presidenti del Congresso sono i Froff. Grijns c Swcllcngrebel. I temi principali di patologia e medici na tropicale. r:<;sti :JIIo studio, sono i seguenti: malattie da caren;.a; fila r i o~ i; leptospi rosi; febhre gi:·tlla; vaccinnione contro 1::. pc:-te; lotta contro la rabbia; richemiosi ; distruzione delle glos~i n.:. Per il congresso della malaria ~cno prc::111nunci:tte impcrt,lnti comunìcnioni, fra cui quLIIe del prof. Ascoli su la mra della mala rio.~, del prof. Missiroli su lo sviluppo de1 parassiti malarigeni c del prof. Haffacle su il àdo prim(/}io dc:/l'evolw~ic,lle monogonim dci pamssiti malarici. Per informazioni rivolgersi alla Scgretcri:t gener:Jic del Congres~o (lnnilllt d'h ygi~n c tropical<: - 57 Mauritskadc, Am~terclam ).

Convegno di Otorlnolaringoiatria a Salsomaggiore• . Dal 29 maggio al 2 g iugno <... a. si ~ tenuto presso le Rtgie T erme di Sa l sc.:m:~ ygi ore un Importante Convegno di Otorinolarìngoi:Hria . . , Al. Convegno, presieduto dai proff. Citdli c La~:~gna , hanno p:lnecipf•to molti dei r•u noti specialisti ital iani c stranieri. Il tema di relazione, svolto dai proff. Lasngna c T crrigi:111i, è st:llo il scgt:cntc : li problema degli effetti vicini e lontani della tonsiflectomia. Numerose ed interersanti le comunic:tzioni.

« Medicina dello sport e dell'educazione

fisica »•

. · Ha visto la luce il nuovo periodico him cstr:~ lc Mt·dicina dello sport c dell'edum::/~nc fì•,ca, fondato e diretto dal prof. Angelo \'i ziano, direttore dell'Istituto d i MediCi na

'ddlo Sport d1' T onno. ·


••

NOTIZIE

y

Il primo fascicolo di guesta bclb rivista, molto accurata nella sua veste tipografica, contiene notevoli scritti, dello stesso direttore, del tcn. col. medico prof. Ugo Cassinis, presidente J cll:t FeJcr;nione ltali:111a Med ici degli Sporti vi, del prof. Carlo Fo3 ed altri intcrcs~·anti articcli, note pratiche, rassegna della stampa e commentari. La direzione, redazione c amministrazione hanno sede a T orino, via Pinasca 6.

Corso di preparazione alla carriera di Medico di Bordo. Dal r• giugno c. a. nell'Istituto d'Igiene della R. Università di Padova ha avuto prin· c1p1o un breve Corso di preparazione alla carriera di Medico di Bordo, diretto dal professor Oddo Casagrandli. T ale Corso ha la durata di un mese ed è diviso in due parti, delle quali una si s\·olge in quella rede uni,·ersitaria c l'altra a Venezia per la necessaria pratica in un porto. Durante il Corso reno impartiti i seguenti insegnamenti:

Epidemidogia generale · Prof. Oddo Casagrandi; Profilassi generale e Legislazione sanitaria - Prof. Alessandro Seppilli ; Malattie esotiche - Prof. Leo Taddia, capitano medico; Igiene navale e portuale - D ott. Piero Alonzo; Batteriologia - D ott. Mario Franco; Microscopia e chimica bromlitologica · Dott. M:1ria Montalti ; Ispezione delle carni da macello e conservate - Dctt. Severo Galbusera. A ('hi avrà freq u ent:~ to il Corso verrà rilasciato un apposito certificato.

Di/'(:tfore responsabile : Prof. D ott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. Vti~G I :->Io DF. BERNARD I NIS, tenente colonnello medico. l'Il' . R~.G ION\LE - C.~RLO CAlì'ANHl, 20 - ROM A, MAGG I O 19.)8-XV I

)l l.


Spedlzloue io abbonamento postale

PUBBLICAZiONE MENSILE

hj \y / r~hl. ~ /fr • . r.

Anno LXXX VI • Fase. VI G IUGNO 1938 - XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus ~n armis

DIREZIONE ED AMMIN !STRAZIO NE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


ANNO LXXXVI - fASC. VI

OIU6 NO 1938-XVI

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanitate 'fJirfus in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CO NDIZIONI DI ABBONAM ENTO. L'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali delle Forze Armate, in scrvi;:io cd in wngedo, il prezzo dell'abbon.tmemo è ridotto a L. 24 anticip~tc. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumulativo al Giom al<" di Medicina Militar<" ed agli Annali di Mcdimuz Navale e Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prt::t.zo del supplemento contenente i Ruoli di an::ianirll del Corpo sanitario militare è di L. R.

NORM E PER I COLLABORATORI. Le optnaoni manifestate dag li auwri non impegnano b responsabilità del periodico. Agli autori sono ofTcrri gr~tuitarncnce so estrani con coperrin.t stampata. frontc•p•zio, tmpaginarura e numcrnionc speciale. Gli esrratti richtesti in numero maggiore sono ~cl<!cbita ti a prezzo eli costo. Per di~posi ..:ione elci Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro <leve essere unito un breve autoriassunto (non piìt di 10 righe). 1.c spese per clichés c tavole fuori testo sono a carico degli autori . 1 man.::>scrini non si restituiscono.


SOMMARIO PAGNIELLO. - X Con~rcsso intcrn:•zron~le di Chtmica PALADINO. Ili Riunione irllcrregiunale della Società italiana di anc«csia c eli analgesia (Bologna, 14-•5 rn >g);io "138-XVI)

J'ag.

579 s86

LEZIONI E CONfERENZE !ZAR. - Sulb prohbssi della malMia con speciale riguardo alle nostre colonie BATTAGLIA. - Sulla etiopatogcncsi della glomcruloncfrite diffusa LONGO. - La trasfusione .:li s:rnguc conscrvaw e stabilizzato (Metodo Corclli)

l'ag .

..

595

LAVORI ORIGINALI CACCIA . Orgamzznionc c funzionamento dd servizio di pronto soccorso di fratturali degli arti in guerra SERRA. - Mezzi improvvisati di protezione antigas RIZZO. - Infcz1onc tubercolare c SJ:hizofrcnia. Rivista critica. Contributi clinici. Considerazioni medico-legali (Continuazione e fin~) ZAFFIRO. Forma singolare di mycosi cutanea da monosporium :tp1ospcrmum a sviluppo clinic:uncnte setticcmico. Considerazioni diagnostiche e deduzioni mcdicu-lcg:tli L:t pseudodemenza p<>straumatic:t di Stertz (Pannoia FARAONE. traumatica)

Pag . ))

"

6oo 61t 6 t8

~

636

•

641

"

655 658

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ANEMIA PERNICIOSA

E CARCINOMA GASTRICO. -

MEYTHALER

c PE11UCII ,\PPF.NDICOPATIE. Lo studio funzionale nc/111 radiologia dr/le -- SALOTTI CALLO t'ELLE FRATTURE. L'influetJzJ dd timo m/la formazione dc-l

-

6ss

A'•·"l"

CEFALEE. RIFLESSI E DISfURBl SIMPATICI DI ORIGINE NASALE. - LAS~IEWIC1. CI.IM A E At:CI.IMATAZ IONt NEL L'A. O. l. - AsTno F,:'\TERITE DEL TECAZZl': . - LoMBIKill FRATTURA MEDIAI.E DEL COLLO DEL FEMORE Sulla ostrotomill nd/11 - nr/ punto dd/a frallurll. VIDAKOVITS . GLAUCOMA AUR ICOLA RE. Vrnigine ,. ipoacruia auociate a glaucoma ot•ttlarc. Sindrome dr - Tu.d MALArrt E TROPICALI L"llif'CIIO medico-lcg111e e mt:dico·soàalc dd/~ r~ri rig uardi drllr· gNIIt di mare, degli acroruwri, dri cdoniz::atori r dci lat•omron t' fun::ionnri altat~o. - S1R~E~Ll ;-.;EURITE (Su/fa) OTTICA DA MORBILLO. - Rnso Pt\RAPSORIASI GUTTATA. St• due casi di - Contributo clinico cd bto· logico :tllo S(l)diu delle parapsori:Jsi. - CIANI. C( PASSO ROMANO "· CASSI"IS PER STAR BENE NELLE COLONIE. - DE c,sno REUMATISMO ARTICOLARE ACUTO. l disturbi p;ic/tici dd - LHER· Mlrrt-DE AJllR., cnRM SERVIZIO SANJTARIO PRESSO LE UNITA' CORAZZATE. Prob/rmi di - LrESCHKE SIFILIDE Le siero-diagnosi di - in oculistica . - BALCET . TONSILLE. C/11ssifica e trattamer~to dd tumori maligni delle BETTY LEVIE VACCINAZIONE ANTITUBERCOLARE. - SAJ..vrot.l VIRus (l!) INFLUENZALE. FA" ILLI . VIRUS SlFlLITICO Nuove rìardu: wl polimorfismo dd - n~t gangli linfotià dd comglio. NYKA

662 653 054 "

657 661

••

652 659

"

664 644

"

654

6s6 »

E45

•

66o

• " "

66o 650

"

663

Pag .

666

RIVISTE MEDICHE MILITARI

•

66g

NOTIZIE

~

673

CON FERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MiliTARI

6s,


X CONGRESSO INTERNAZIONALE DI CHIMICA. Per la seconda volta, a distanza di uentaclue anru, Roma è stata la sede del << Congresso Internazionale di Chimica>> - il « Decimo,, - che si è svolto dal giorno rs al 21 maggio scorso, sotto la presidenza di S. E. il prof. Nicola PARRAVANO Accademico d'Italia; Presidente della <( Unùm Internationale de Chimie >>; Direttore <.lell'fstiruto di Chimica della R. U niversità di Roma - e con l'assistenza di un <<Comitato di Organizzazione >>, costituito da eminenti personalità scientifiche italiane.

S. E. Parravano pronuncia il d~orso inaugunlc in Campidoglio.

Alla grandiosa e imponente adunata di chimici e di tecnki hanno partecipato, in forma ufficiale, trentaquattro Delegazioni dei più diversi Stati del mondo e oltre tremilacinquecento convenuti.

Considerato lo sviluppo assunto dalla Chimica in questi ultimi anni e tenuto conto dell'interesse sempre crescente che essa prende in tutte le manifestazioni della vita moderna, era da prevedersi - come in realtà si è verificato - che l'attuale Congresso sarebbe riuscito una completa rassegna di questo vastissimo e notevole campo della Scienza. E, ove si pensi che - oltre i discorsi uffic!ali .e le conferenze generali - sono state presentate circa cinquecentocinquanta comunicazioni specifiche, le più disparate, si spiega la geniale idea avuta dalla Presidenza, di abbandonare la forma tradizionale puramente accademica di queste grandi assise, per adottare quetla ptù pratica e originale

'


s8o

X CONCRF.'>SO INTERNAZIONALE DI C HIMICA

consistente nel raggrupp:1re i lavori in tante Sezioni - undici - ognuna delle quali venne intitolata a u n ramo della Chimica nei suoi rapporti ron le varie forme dell'attività umana.

••• La seduta inaugurale ebbe luogo in Campidoglio -

nella vast1ss1ma «Sala di Giulio Cesare» - alle ore 10,30 del 15 maggio, all'Augusta presenza di S. M. il Re d'Italia e Imperatore d'Etiopia e con l'intervento della rappresentanza ufficiale del Governo, delle massime Autorità scientifiche, politiche, civili e delle Forze Armate dello Stato. nonchè di un imponente numero di congressisti. Prese per primo la parola S. E. il Governatore di Roma - Principe don Piero Colonna - per porgere il saluto ai convenuti: si dichiarò lieto di offrire loro l'ospitalità dell'Urbe e fece un cenno si ntetico sulle finahà della grande riunione. Segu~, poi, jl Presidente S. E. il prof. Parrava no - che pronunziò il discorso inaugurale. Dopo ave r espresso al Sovrano l'om::tggio devoto degli scienziati presenti e aver rivolto un reverente pensiero al Duce - che regge le sorti d'Italia con una super:ore visione de?li ideali di giustizia e dimostra al Mondo, col suo alacre e diuturno stimolo,

la formidabile potenza creatrice che hanno le forze dello sp:rito -

sviluppò, con dot·

trina profonda e con specifica magistrale competenza, l'elevatirsimo tema cc Le conquiste della Chimica », per mettere in chiara evidenza i notevoli progressi scientifici e tecnici finora conseguiti in ogni settore - e sono quasi tutti - della vita sociale, che cadono sotto il dom:nio della Chimica. Successe, quindi, il dott. prof. Einar Bijlmann, delegato per la Danimarca, che - in qualità di antico Presidente della cc U11ion lntcmati011ale de Chimie », iniziatr:ce di questi congressi - espresse, a nome dei deleg:lti stran ieri, un caloroso r:ngraziamento al \.><>vemo italiano, per l'invito loro rivolto, e al Governatore di Roma, per le amabili parole di benvenuto avanti pronunziate. l ndir:zzò, inoltre, un riconoscente pensiero ai due grandi chimici italiani: Amedeo Avogadro e Stanislao Cannizzaro e formulò i miglicri voti per la piena riuscita dei lavori del Congresso. Da ultimo, S. E. il Miniftro Guarneri dette a.i congressisti il deferente cordiale saluto del Governo Fascista. Egli accennò alla costante influenza delle direttve dd Duce e agli aiuti che ha dato e dà con fervore sempre crescente, per raggiungere la stretta unione fra la scienza e l'industria - val quanto dire, fra il pensiero e l'azione. fra la scuola e la vita - per convogliare tutte le forze vive al fine del potenz:amento delle attività produttive della Nazione e concluse col dichiarare aperto il << X Congresso Internazion::tle di Ch:mica ''• nel nome di S. M. il Re Imperatore e per ordine del Duce. T ermin:Jta l'austera cerimonia. i congressisti si recarono al Vittoriano, per d eporre una corona di alloro sui Sacello del Milite Ignoto, sostandovi per un minuto in devoto raccoglimento e col braccio tefo nel saluto romano: uguale rito di omaggio fu compiuto. subito dopo, all'Ara dei Caduti per la Rivoluzione Fasc:sta .

••• I la\·ori del Congresso si sono svolti nello c• Studium Urbis ''• nella più adatta e degna sede, cioè, che si potesse de~:derare, in quanto le aule scolastiche delle varie Facoh~ - messe a disposiz=onc - si rono dimostrate idonee !l ospitare le diverse Sezioni, qui di seguito indicate. Esse hanno funzionato simultaneamente e vi fecero capo - secondo la divisione prcstabilita - temi e lavori ragwuppa ti per affinità. Ogni sezione a\·eva un « Uffic=o di Presidenza '' • col compito di dirigere le comunicazioni dei vari congressisti e le eventuali discussioni, ed era costituito da un Pre~i-


X CONGRf:.SSO 1 :-.ITF.R:--.iAZICl~ALE DI Cl In-fiCA

dente -

scelto, con riguardoso pensiero, fra sciulZiati stranieri di fama universalmente da 1,111 nucleo di Vice-Presidenti c un numero adeg uato di Segretari, non· chè da un Conferenziere ufficiale sull'argomento.

consacrata -

Sezione l. - <l La Chimica e il pensiero scientifico» - :tveva lo scopo di mettere in evidenza il brgo contributo dato dalla Chimica allo s\'Ìluppo delle concezioni scienùfiche che hanno profondamente modi fica to i principi della fi lowfia naturale. Presidente: prof. Pau l Waldcn, della Univcr~ ità di Rostock (Germania). Conferenziere ufficiale: prof. Cyril Norma nn Hinshclwood, d ella U niversità di Oxford (Inghilterra). Sezione Il. - " I prodotti chimici fondamentali » - riuni va g li studi riguardanti i metalli, i combustibili, i prodotti notati. la gomm:J, la cellulosa, le materie plastiche, i grassi, i colori c le vernici . Presidente: S. E. il prof. Wojciech Swietoslaws::ki, dd Pohccnico di Varr:1w; Ministro per la Pubblica Istruzione della Polonia. Co nferenz iere uffic iale: d ott.. dott. h. c. Friedrich Berg tus, di Heiddberg (Germania).

Sezione l/1. -

" La Chimica c la utilizzazione delle diverse forme di energia» C ('fh. prendeva in esame i rapporti 'c orrenti fr::l la chimica e le varie energie : calore, elettricità, energia raggiante. (.·:- _' Presidente: prof. Pierre Jolibois, della Scuola Naz ionale Superiore delle M!niere di _..;..... Paris (Francia). C!>;:f;\?;~ ' Conferenziere ufficiale: S. E. il prof. Francesco GiorJ:1ni, Direttore dcll 'lstitut\('~~ --Y.·~ "f~ Chimica Generale della R. Università di N:1poli; Accademico d'Italia. ~-'J.-#~,J~~

\ -,..;:;p ;'-<

Sezione IV. - '' L1 Ch!mica e l'::dimentazione >> - trattava tutti i problemi ine- ';> ,' '/ renti alla preparazione, al controllo, :1lla conservazione c alla proprietà delle sostanze •'h>: alimentari. Presidente: dott. L. M. L1mpitt, Direttore e chimico capo della « Lyon and Co. Ltd. » di London (Inghilterra). Conferenziere ufficiale: prof. H ans K. A. S. von Eulcr-Chelpin, Direttore dell'Istituto di Chimica della Università di Stockolm (Svezia). Sezione V. - « La Chimica, la casa c il vestito» - avc,·a la finalità di rendere evidente la funzione della chimica nella fabbrica zione Jella cas:J e nella preparazione dell'abbigliamento (materie tessili, coloranti, pelli, cuoio e simili). Presidente : prof. Pau! Ruggii, della Università di Base! (Sv izz~ra). Conferenziere ufficiale: prof. Ettore Vi,·iani, Direttore del L:-thor:Horio di ricerche sui tessili arti ficiali, in Sesto S. Cicvanni (M ilano). Sezione VI. - « La Chimica. b s:1lute, l'igiene c 1:1 hcllczza >> - comprentlcva tutti i quesiti rife.rentisi alla chimic:1 biologica, alla chimi c~ farmaceutica , all'igiene; come pure all'industria dei cosmetici, profumi e altri preparati da tocletta. Presidente : prof. Ernes.t Fourneau , Direttore d clf'•• Isti tuto Pastc ur >> di P:uis (Francia). Conferenziere ufficiale: p ro f. AdGlf Butenandt. del <c Kaiser-Vo/il hdrn Institut " per la Biologia, in Berlin-Dahlem (Germania). Sez;one VI/. - « La Chimica nelb documenuzic.ne, la prop:tg:tn da. 1':1nc e ~l i svaghi » ~ riguardava i rapporti d ella chimica con l'industri:t gr:1fìca. In fowgrafi:1, la cinematografia, le riproduzio11i fo nografiche. Presidente: prof. Alphons Seycwet7., vice-Direttore dcll:1 Scu(;la d i ChimÌf;l Ji Lyon (Francia). Conferen7.iere ufficiale : S. E. Shepp:1rd, della <l East ma n Kodak Company >>, in Roch cstcr N . Y. (U. S. A.).


-

~s ?

)

X· CQ;'>IC RESSO INTERNAZIONALE DI CHIMICA

Se:.:ione V l Il. - << La C himica e l'agricoltura » - abbracciava ii vasto campo delle appl=cazioni della chimica alle: industrie agricole : chimica agraria, fertili zzanti, tecnologie chimico-agricole. Presidente : prof_ Emil Yotocek . dell'Università Ceca di Praha (Cecoslovacchia). Confe renziere uffìci::dl:: dott., dott. h. c. David Jacobus Hissink, Direttore del R. Istituto Agrario d i Gron=ngen (Olanda). Sezione IX. - « La Chimica e l'industria» - trattava dei macchinari e degli impianti industrial i chimici, me~tendo anche in mostra l'influenza della chimica nelle indust rie non chimiche. Presidente : dott. Fritz Ter ?v!ecr, della Diraione Centrale ddla << I. G. Farbenindur. trie t\. G . », in Frankfurt ai!\[ (Germ:ln::t). Conferenz:erl: ufficiale: dott. Gustav Egloff, Direttore delle ricerche della «Uni versai O il Prod ucts Co. ll . in Chicago (U. S. A.).

Sezione X. - « La Ch imica e i trasporti » - aYeva il compito di esaminare l'azione che la chimica ha esercitato ed esercita sui trasporti, rendendo posdb:li per terra. in mare e nell'aria i successi di cui la nostra epoca va tanto legittimamente orgogljosa. Presidente: prof. Fra nz Fischer, Direttore del << Kaiser-Wilhelm Institut fur Kohlenfcrschung ,,, in Mtilheim a iHuhr (Germania). Co nfere nziere ufficiale: prof. Aibert Portevin, della Scuola Centrale di Arti e Mestieri di Paris (Francia). Sezione XI. - cc La Chimica e la difesa)) - si riferiva alla formidabile influenza che la ch:mica esplica nella preparazione degli esplosivi, degli aggressivi chimici e degli altri materiali di guerra, come pure nell'allestimento degli apparecchi e di tutti i mezzi di protezione. Presidente: prof. Marston Tayior Rogert, della Columbia University di New York

(U. S. A.). Conferenziere ufficiale: prof. Hermann Mark, Direttore dell'Istituto Chimico della Università di Wien (Germania). La vasta Aula I - nell'ed:ficio della Facoltà di Giurisprudenza e Scienze politjche - ven ne destinata a sede per assemblee a sezioni riunite e, negli ambulacri e sale attigue, ha funzionato, per tutta la durata del Congresso, una Mostra della D oçumen ta zione e una ricchissima E tposizione dci Libri scient:fici. Le numerosissime opere a stampa - li bri, pubblicazioni e riviste va r:e - esposte, erano raggruppate a seconda delle Nazioni di origine. Ai congressisti ven ne distribuito un elegante e utilissimo fascicolo, in edizione speciale, della rivista «La Chimica e l'Indus tr:a », contcnl:nte i più d iffusi dettagli sulla oqranizzazionc del Congresso, ..: un importante pondcrow volume dal titolo « La Chimica in Italia,, - pubblicato a cura della Presidenza. T ale volume raccoglie numerose interessanti monografìe. corredate da opportune illustraz:oni, intese a mostra re gli sviluppi consegu iti in questi ultimi tempi da talune fra le più notevoli opere italiane nel campo della ch imica: cblle sedi degli nudì universirart alle applicazioni tecruche nei vari rami dell'industria. Sopr:ttutto, chiarisce l'utilità ddh1 istituzione presso le principali imprese - di importanti laboratori di ricerche, affidati a numerosi spcrimentatori specializzati, che hanno lo scopo di affiancare l'opera degli istituti unÌ\'ersita rì, compiendo indag:ni c.li carattere scientifico-tecnico che non si possono effettuare proficuamente se non a di retto contatto delle industrie. In margine ai lavori del Congresso, si è svolta altresì la u XIII Conferenza Internazionale di Chimica ,,, ugualmente sotto la Presidenza di S. E. il prof. Parravano e ri partita in diverse Commissioni che hanno disc usso notevoli quesiti di chimica inorganica, organ ica, teorica e applicata.


• X CONGRESSO INTERNAZIONALE DI CI I1MI C1\

• • * Nell'impossibilità di poter riassume re, sia pure sommari:.1mentc, le relazioni uffi. ciali di ogni sezione e le numerosissirne comunicazioni scientifiche rel:ttive. si f:.1 cenno soltanto a talune di esse - di m:.1gg'ore o particolare interesse - all'infuori del discorso inaugurale del Preside nte, già segnalato in principio. a) Prof. P. Waldcn: << Il cn:do Liella chimica scientifica » . E' una brillante rivista del pensiero scientifico che, dall'ide::t fondamenrnle di Democrito e Lucrezio sugli atomi eterni, va fino allo stato attuale delle conquiste le quali, con la spiegnione della costituzione delle mo~ccole nei composti, la s:ntcsi dcii.: sostanze c·hirniche naturali molto comple~se e la cinetica, unitamentc alla tcrmodinarnica e ai catalizzatori. hanno creato non soltanto una biochirnic::t. ma formato con essa un1 nuova era della chimica tecnico-sintet:ca. b) S. E. il prof. W. Swietoslawski: <<Considerazioni generali sui progressi e le prospettive di sviluppo della grande industria chimica». Dimostra, in p:~rticoi:Jr modo, che la chimica ha servito di base al rrogresso ognora crescente della sintesi dci materiali wccedanei che tendono sempre più a sost:tuire alcuni prodotti di impiego universale. c) Dott. F. Bergius: cc L'attacco ch:mico del legno per idrolisi degli idrati di carbonio». Spiega i perfezionamenti raggiunri nelle nccessar:e operazioni per una lavorazione quantitativa del legno, per ottenere: prodotti concianti, acido acetico, xilosio, glucosio, H?nina, carbone da gcneraror: etc., con un rendimento di quasi il 100 % . d) S. E. il prof. Francesco Giordani, Ac:ademieo d' Italia: « La Chimica e l'utilizzazione dell'energia termica >> . Ha intrattenuto ii numeroso uditor io - con stile br:llante e profonda dottrina - sulla influcrna e sulle possibilità della chimica nella utilizzazione dell'energia termica, dando notevole ris:dto all'imporranza del quesito, ai fi ni dell'autarchia, specie per i Paesi re lati va mente poveri di combustibil:. e) Dott. L. M. Larnpitt: « Le tendenze della scienza degli alimenti>>. Tratta dei fattori che stimolano una migliore e più razionale produzione, particolarmente ne1 riguardi dell'indi pendenza economica, dell'indirizzo impre~so alla scienza degli alimenti dalle leggi che stabiliscono un determ:nato modello di essi - logica conseguenza dell'analisi chimica - e della accurata preparazione, determinata dal controllo governativo sulla esportazione. Si occupa pure dc·llc vitamine c accenna alla necessità di assicurare agli aEmen ti la conservazione dci loro più importanti costituenti nutritivi. f) Prof. H. von Euler-Chelpin, Premio Nobcl: <( Vit:Jmine e ormoni nella nostra nutrizione e nei nostri organ: ». Svolge, con profonda dottrina, l'argomento che si rifc· risce a questi studt, i quali hanno b:sogno di una notevole errensione e ùi un grande perfezionamento, posto che la scienza degli alimenti, :.1vviara su tlueste direttive, trovasi soltanto agli inizi del suo svolgimento. g) Prof. E . Fourneau: « I progressi della chimica terapeutica ». Si occupa, in primo !vogo, della adrenalin<\ e dclb sua a7.ione nell'orga nismo umano; poi, ampiamente, de_g'li ormoni sessuali (maschile e femminile) e si rofferma, infine, sui caratteri differenz:ali delle diverse vitamine, delle quali fissa l'nione e la struuura chimica. h) Prof. A. Butenandt: «Nuovi problem~ della chimica biologica ». Questo insigne sc!enz iato, hen noto per i suoi • prcge\·oli lavori sulla chimica degli ormoni, illustra - con profonda erudizione - l'importanza della chimica nella soluzione dei problemi fondamentali della biologia. 1) D ott. F. Ter Meer: «Nuovi sviluppi. dell'industria chimica )l . Partendo dalla sintesi dell'ammoniaca secondo il metodo Haber-Bo~ch, descrive l'evoluzione dei processi modern i di lavoro od campo delle sintesi continue sotto alte pressioni, temperature ele-

vate e catalizzator!, richiamando i compiti posti dalla chimica -

in questo campo -

all'ingegnere, al fisico, al metallurgista, per quanto concerne materiali e apparecchi.


• X CONGRESSO INTERNAZIONALE DI CH IMICA

La felice soluzione di questi problemi ha preparato il terreno per la produzione, su vasta scala, per via di sintesi, dell'acool metilico c della benzina. La continuità degli studi e i loro progr~:sfi , hanno consentito notevoli conquiste in altri campi di applicazione: un punto culminante è rappresentato dalla creaz:one della gomma sintetica. k) Prof. F. Fischcr: 11 La chimica e la motorizzazÌOfie » . Tratta dei contribùti che la scienza e la tecnica chimica offrono al perfezionamento dci trasporti sulla terra, sul mare c nell'aria, tanto per ciò che r:guarda la costruzione degli autoveicoli e rispet· Ù\'i motori, quanto - massimamente e con grande perizia di rinomato specialista per quella somma di studi, indagini, applicnioni prat:che, che si riferilscono ai com· bustihili e ai lubrificanti. l) Prof. M. T. Bogert: " Il chimico difensore della patria>>. Fa una rassegna dell'e,·oluzione vcrific:Hz.si nelle varie armi offensive; senza poter fare pre,·isioni per quelle future, considera le armi attuali c, in rapporto, la funzione del chimico per l'essen7.iale aiuto che offre al pctenziamenro della sicurezza e della vigilanza. Compito imponente che, oltre alla preparazione mil:tarc, richiede una seria profonda prepara· zione scientifica, in quanto il Bogcrt ritiene che le guerre del futuro saranno decise sempre più nei laboratori e negli istituti di ricerche sc:cntifiche c sempre meno dai semplici movimenti degli eserciti e delle flotte. . m) Prof. H. Mark: << La chimica al servizio della difesa della p'cltria >>. In assenza del prof. Mark - impedito a prender parte al congresso - questa confercn7.a è stata riferita. L'A. tratta, in particolar modo, della collaborazione e dei mezzi che il chimico può apprestare tanto all'artiglieria c tanto allo sv:luppo dell'arma aerea. nonchè alla difesa da_gli attacchi con aggressivi chimici. Con larga copia di dati scientifici c pravci e con l'aiuto di tabelle dimostrative, esprime la confortante convinzione che la protezione contro gli attacchi nemici è non soltanto possibile ma anche idonea per ridurre al minimo le perdite di uomini durante le azioni belliche.

••• Con lo svolgimento del Congresso, si ebbe il naturale seguito di riceYimenti, escursioni e banchetti. Eccezionale rilie,·o assunse la visita al Santo Padre: i congressisti - accompagnati dal Presidente prof. Parra,•ano, Accademico Pontificio - vennero introdotti nella << Sala del Concistoro ,, c qui vi presentati all'Augusto Pontefice che tenne loro un nobilissimo discorso, ispirato a profonde concezioni scientifiche: fisiche e chimiche. La mattina del giorno 21. poi - nell'ampia c capace Aula I - ebbe luogo la seduta di chiusura dei lavori sia dd <t X Co ng resso Internazionale di Chimica ,, e sia della « XIII Conferenza Internazionale di Chimica >>. S. E. il prof. Parravano ringraziò i convenuti per il loro numeroso intervento e propose l'invio di un telegramma di omaggio al Duce, di cui lesse il testo che l'Assemblea approvò per accia m az:one. I n fine, la sera dello stesso 21 maggio si svolse il b:mchetto d'onore durante il quale il Presid~:nte del Congresso S. E. Parr;wano - con ele\'ata parola, espresse dapprima un dovero~o pensiero di omaggio al Duce e alle Autorità del Governo, che facilitarono il compito dello svolgimento degli impo nenti lavori e poi rivolse un affettuoso saluto c i ringraziamenti più \'i\'i :~gli insignì ospiti che vi presero parte. portandovi l'esperienza della loro rinomata competenza ~cicnti fica. • All'indirizzo loro rivolto dal Pres:dente, dettero successivamente risposta k personalità Straniere piÙ rappresent:lti\T rcr ringrniare, oltre a tUttO, delJe caJorOSC accoglienze di cui furono oggetto. In conclusione. i lavori compiuti ciur:~ntc questo importante Congresso. ol quale presero parte attiva così alù esponenti delle Nazioni più progredite, hanno offerto risultati sommamente istrutti vi e prolìcui : dal punto di vist:1 scientifico, per lo scambio di


sss

X CONGR ESSO INTF.RNAZIONALF DI C IIIMI CA

vedute verificatosi sugli imponenti quesiti posti in discussione; dal punto di vista tecn!co, per l'indirizzo pratico segnato alle applicazioni che ne deri vzno. La cordialità dei rapporti - cementata con la circostanza - ha consentito agli studiosi stranieri, nel constatare il pieno fervore dell'attività italiana, di esprimere il loro favorevole apprezzamento sul progresso da noi raggiunto nel vasto settore della Chimica, sia pura che applicata. T ale apprezzamento risulterà s:curamente più lusinghiero a seguito delle progettate visite, dopo il Congresso, ai più notevoli stabilimenti, sparsi nelle varie regioni d'Italia, e che metteranno in miglior luce, con la maturità degli studi, anche l'accurata organizzazione e le fiorenti realiz zaz ioni nel camFo ttcnicoindustriale, di cui dispone oggi il nostro Paese.

A. PACNIELLO.

- - -"·:

.•--

-~~~id'·


III RIUNIONE INTERREGIONALE DELLA SOCIETÀ IIALIANA DI ANESTESIA E DI ANALGESIA (Bolo,gna, 14-15 maggio 1938~ XVI). Questo raduno, svoltosi in comune con le due Società regionali di chirurgia, la piemontese cioè e l'emiliano- romagnola, per iniziativa di S. E. l'on. prof. R. Paolucci ha iniziato i lavori sotto la pre~idenza del prof. Dogliotti sul primo argomento di relazione: Criteri di scelta degli anestetici. Il relatore prof. M. Gianetti è giunto alle conclusioni, che r:fcriamo in riassunto. La prean~stesia, che rappresenta un complemento utiEssimo nelle anestesie periferiche, nelle narcosi eteree c con i gas è poco opportuno sia spinta lino nd nttutire quei segni, che sono necessari per controllarne J'nndamento. L'nne~tesia per via endovenosa o rettale, utile sempre per una narcosi basale, non pare possa sostituire nella maggioranza dei casi ie narcosi per inalazione: esse, comunque, impongono una funzionalità ottima del fegato e del rene. Gravi sono le lesioni, che la narcosi cloroform:ca arreca a questi organi, i quali invece subiscono alterazioni minori ed essenzialmente funzionali nella narcosi eterea. Questa viene raccomandata nei bamb!ni, nei luetici, nei meningitici, nei soggetti con alterazioni della psiche o del sistema nervoso, nelle infezioni con sepsi e negli stati di chock. Le narcosi cloroformiche e le eteree aggravano gli stati di acido!i. Quest'ult!me non sono controindicate in modo assoluto nei vizt di cuore ben compensati. Le anestesie con i gas, difficoltose per lo strumentario e la tecnica, si sono dimostrate prive d1 azione dannosa negli organi par enchimali. La rachianestes!a, se può essere discussa nelle ipertensioni, è controindicata in modo assoluto nelle ipotensioni, e, in generale, in tutti quei casi, nei quali è stata invece r:lccomandata la narcosi eterea. L'anestesi:l rachidea e la peridurale sono megl:o sopportate dai m:lcrosplancn:ci. Più vantaggiosa viene ritenuta l'anestesia peridurale d i quella subaracnoidea alta, la quale, specialmente se fatta con la percaina, può portare a complicazioni immediate o tardive. Si ritiene infine che la percaina nelle anestesie locali in pazienti con condizioni generali scadenti o con alterazioni del fegato e dei reni deve essere usata con parsimonia. Fra le interessantissime comunicaz!oni, inerenti all'argomento, le quali hanno fatto seguito alla bella relazione ricca di dati preci: i e di int('"ressanti considerazioni del Gianotti, dobb:amo notare queila del Gos~et, che ha riportato i buoni risultati di 467 anestesie, fatte con il ciclopropano, gas che si raccomanda per la sua scarsa tossicità e perchè bJsta un miscuglio di ossigeno con il 22% di esso, per ottenere un'anestesia con perdita dei riflessi. Wcese. b.afandosi su fatti sperimentali da lui riferiti, conclude che le complic:~zion i postnarcotiche negli interventi per flemmoni della bocca possono considerarsi causate da alterazioni dei riflessi resp!ratori, partenti dal seno carotideo, aggravate dall'azione dcll'evipan sodico, da lui usato come anestetico. Sono stati comunicati anche im portanti studi sperimentali con il metodo di Donaggio. Come è noto Donaggio ha comunicato per la prima volta al Congresso della Soc. I taliana di Anettesia di Analgesia del settembre 1936 a Roma (c qui ci piace ricordare che il Donaggio stesso ne ha fatto anche riferimento in una conferenza tenuta nello scorso anno presso l'Ospedale militare di Bologna) che con particolari metodi di fissazione e di colorazione egli è pervenuto a dare la dimostrazione istolog1ca della modificazione, che ha i caratteri della fase iniziale del la generazione primaria, determinata dalle sostanze anestetiche sulla libra nervosa. Con i metodi del Donaggio Trincas ed Oggioni, sottoponendo le fibre nervose del simpatico cervicale all'azione della novocaina, percaina, tutocaina, e pressocaina hanno potuto dimostrare che i primi tre anestetici agiscono elettivamente


lll RIUNIONE lNTERREGIONALE DELLA SOCIET!\" ITALI ,\1'-'A ECC.

587

sul cilindrasse (effetto utile), mentre la prcssocaina aggredisce anche la gu:~ina mielinica (effetto inutile). Rugt,.-jcri, usando la coca:na, la $tov:1 ina, la novocaina, la pcrcai n:1, la tutocaina e la p:~ntocaina ha potuto costru:re una sc:~b delle modifìcazioni indotte sulle fibre nervose dello sciatico, dimo~trando che sono più lievi le modi fìcazioni causatt> dalla coca:na, stovaina, tutocaina e novocaina; più gr:~vi quelle determinate dalla p:mt~ caina e d:llla pcrcaina. Bazzocchi ha prov:lto che gli stessi anef.tetici, pote n zi :~ ti da s~ stanze vasocostrittrici (adrenalina, efedrina, vasopressina) arrecano alle fibre nervose modificazioni più gravi di quelle derivanti dagli anestetici puri. Carabba, usando gU stessi anestetici in wl uzione 5 volte meno quelle di norma con aggiunta di solfato di K, fosfato di Na e carbonato di Ca ha dimostrato che le modifìcazioni delle fibre nervose sono uguali a quelle determinate d:~i vasocostriuori, eccetto che per la miscela novoc:tin::~ fosfato di Na, che dà modificazioni più lievi. Parra ha .confermato quanto dal Donaggio stesso era stato trovato e cioè che le modificazioni della fibra nervosa diventano irreversibili quando l'appEcnione delle sostanze anestetiche locali sul nen·o venga fatta in m:~niera frazionata e npetuta; inoltre h n constatato che il tempo necessario per giungere alla irreversibilità varia col variare dcgl: anestetici e che è più breve se ad essi sono aggiunti dei vasocostrittori. Bip-i ha dimostrato l'innocuità sulla parete intestinale dell'infiltrazione .con anestetici dei mesenteri. Apertasi la discuss:one, alla quale hanno partecipato Bertocchi, Fas:mi, Bacialli, Ortali, Di Natale, Chisroni, Camis e Donag[!io, quest'ultimo ha creduto opportuno rilevare che nel cr:terio di scelta degli anestetici locali bisogna tener conto, oltre che dell'azione tossica generale delle varie sostanze, anche della loro azione locale, perchè la modificazione anatomica della fibra nervosa, come si è già detto, in determinate circostanze può diventare irreversibile. Il relatore òponde esaurientemente a tutti. I lavori sull'altro tema di relazione: Anestesia con vapori di etere riscaldati, sono continuati sotto la presidenza del prof. Forni; relatore il Prof. G. C. Parenti. Questi esordisce col dire che l'etere è ritenuto ancora il responsabile di non pochi spiacevoli incidenti, ai quali si cerca di ovviare meglio studiando il modo di somministrazione di esso. Al momento attuale la mass:ma attenzione degli studio~ i è rivolta all'impiego dcii;~ narcosi con i vapori di etere surriscaldato e ad alta tensione, i qu:~li assumono i caratteri di un vero e proprio gas e risultano meno tossici e più attivi. Su questO concetto, che spetta al Brunner de~ la clin:ca chirurgica di Saucrbruck di aver enunciato per il primo - se pure in Italia era già stato messo in opera con l'apparecchio per narcori mist:J con gas ed etere, ideato da Uffreduzzi e Gianotti - sono stati costruiti diversi apparecchi che l'O. descrive ed illustra. Prima quello di Tiegel, poi quello di Wiesner c. contemporaneamente, in Italia quello di D'Agostino, che diversifica dagli altri due costruiti in Germania per il fatto che il paziente inala n0n solo etere evaporato, ma un:J miscela perfett~ e ben graduabile, composta di vapori di etere rÌ$Cakbto, di aria, di C0 2 espirata e di vapore acqueo. Il rclatore, che ha portato un attento studio sull'apparecchio D'A)!~ stino riferisce che riccrcrc di controllo sulla temperatura dci vapori eterei uscenti dall'apparecchio D'Agostino hanno fatto rilevare che essi vaj:ori giungono alb bocca alla temperatura d! circa r8~- 20°. Indagini comparative e~cguite ~ugl i animali allo scopo di chiarire le condizioni in cui avviene la narcosi con l'apparecchio D'Agostino hanno dimostrato che la temperatura tracheo-bronc~polmonare si mantiene ad un livello costante per l'efficace e pronta termoregolazione esercitata dalle primiss:me vie respiratorie. Altre indagini istologichc hanno dimostrato che i vapori di etere riscaldati sono meno lesivi per l'apparato respiratorio e che essi raggiungono percentuali minori nel sangue e presentano una maggiore velocità di eliminazione. Anche le osservazioni cliniche sulla diminuzione del periodo di eccitazione, sulla quant:tà di etere necessario per un sufficiente rilasciamento muscolare, sul_comportamento dei fenomeni oculari, dell'apparato circolatorio, respiratorio, digerente, del sistema nervoso, delle complicazioni broncopolmonari e sul


588

III RIUNIONE INTERREG IONAI.E DELLA SOCIETA.

ITALIANA ECC.

comportamento degli altri org:w: hanno dato risultati favorevoli per l'apparecchio D'Agostino, il quale viene giudicato di molto superiore a quelli congeneri. Alla dotta cd interessante relazione del prof. Parenti, seguono le importanti comunicazioni cl: Tiegel sulle modalità e la tecnica deìl'apparecchio da lui costruito. Abbruzzese e Bacialli riferiscono sui vantaggi dell'impiego dei Yapori di etere riscaldati nella pratica ostc·trico - ginecologica. Gicrdanengo illustra un dispositivo applicabile alle comuri ma· schere per il riscaltJamento Jei vapori anestetici. Radici riferifce sull'esperienza della clinica chirurgica di Milano coll'apparecchio D'Agostino, mentre Austoni, Goggì e Radici illustrano le loro ricerche sperimentali sulle modiflcazioni anatomo-istologiche indotte con l'uso di esso sul fegato, sul rene e sull'apparato respiratorio. La termometria polmonarc misurata da Mcrlini c Bernabeo mediante un ago termoelettrico infisso nella zona corticale del po!mone del cane ha subito modificazioni simili nelle narccn:i eteree con maschera aperta, con maschera di Ombrcdanne e con l'apparecchio D'Agostino. Carabba, esplorando la funzion e antitossica del fegato dopo narcosi con maschera di Ombredanne e dopo narcosi con apparecchio D'Agostino, ha trovato che le costanti diversità di variazioni nei valori della prova della funzione glicurono-flssatrice sono minori nelle narcosi ad etere caldo. Studi comparativi sulle narcosi con etere freddo e su quelle con etere riscaldato hanno dato risultati favorevoli per quest'ult:mc a Pontr:lndolfl, che ha Etudiato il comportamento della pressione arteriosa e della temperatura interna; a Montanari, che ha studiato il comportamento della glicemia; a Bendandi ed a Bernabeo, che a mezzo di un ago elettrico hanno misurato la temperatura endoepatica; a Tosatti, che ha fatto ricerche sul comportamento della polipeptidemia e della viscosimetria del s:ero; a D'Agostino M., che ha studiato le variazioni del tasso dell'azoto e dei cloruri nel sangue; a Marinelli, che ha ricercato le modificazioni dell'equilibrio acido-base ed a Iacobellis, che ha indagato sulle res!stenzc globulari, la velocità di sedimcntaz.ionc, il tempo di emorragia cd il tempo di coagulazione. D'Agostino F. riferisce sul la sua esperienza nell'impiego del Novanest con l'aprarecchio da lui ideato. Esaurite le numerose td interessanti comunicazioni, all.t discussione sul tema di relazione hanno partecipato Dogliotti e D'Agostino, ai quali il relatore ha risposto esaurientemente. Necessità di spazio non mi consentono di redigere coll'ampiezza, che sarebbe dovuta. su quello che è stato detto nell'importante seduta, la quale, sotto la presidenza dell'ill.mo prof. Donati, è stata dedicata agli: cc esiti lontani della chiru,-gia del cancro dello stomaco»; relatore il prof. Quiri. Le aquisizioni e le possib:lità della chirurgia in tema di cancro gastrico sono considerevolissime e sono state messe in rilievo nella brillante relazione del prof. Quiri, nelle comunicazioni, che ad essa hanno fatto ~eguito e nelle affermazioni fatte in tema di discussione da Stappato, Forni, Cavina, Gamberini, Brancati. Pignatti, Orta li, D'Agostino, Paolucci e Donati. D egli ::trgomenti, che si riferiscono ::tllo studio del fondamentale capitolo della anestesia non ho potuto dare in questa rapida rassegna che un fugace cenno. Alla necessità, che viene da tutti sentita di non arrestarsi sulla via dei perfezionamenti in tema di anestesia non si tiene estranea la Sanità militare. Il colonnello medico prof. Camoriano con somma competenza e nel modo più completo ha esposto i concetti, che possono essere di norma e d i guida nell'anestesia in traumatologia di guerra, facend one dotta relazione al terzo congresso nazionale della Soc. Italiana di Anestesia e di Analgesia nell'ottobre del 1937 a Torino. La manc:~nz;~, che si risente ancora di un mezzo di anestesia assolut.1mente innocuo, r.piega come la condotta dci chirurgi in materia deve neccssarinmcnte essere eclettica ed in rapporto :Jlle condizioni dell'operando, alla natura clt:lla malattia cd al tipo di intervento att uato. Criterio questo che è cootantementc seguito nella l~egia Clinica chirurgica di Bologna. alla quale ho l'onore di appartenere quale assistente militare. PALADINO.


LEZIONI E CONfERENZE

-

__ ___ ,

OSPEDALE MILITARE DI MESSINA

SULLA PROFILASSI DELLA MALARIA CON SPECIALE RIGUARDO ALLE NOSTRE COLONIE Conferenza del Prof. Guid:> Jzar Direttore dell'Istituto di Clinica medica generale e T erapia medica della Università di Messina.

A nessuno di voi, cari Camerati, sarà sfuggita L'importanza che la m(l;laria ha di nuovo acquistata nel mometzto presente dopo la conquista di un vasto Impero coloniale. Questa considerazione mi ha itzdotto a proporre ali' amicr; colonnello De Dometzico, nuovo Direttore di questo rinnovato Ospedale militare, di padarvi sulla malaria, non per arricchire le vostre cognizioni, che so già ben profonde e vaste, mrz solo per aggiornarle su alcuni punti minori ma non meno importanti. Per questo, in luogo di trattare della clinica della malarza, clinica che in verità si può dire già completa da quando il nostro gran·de Torti scrisse la sua magtzifica insuperabile opera; itz luogo di parlarvt· della terapia delltJ malaria, anche se la Scuola messinese e la Scuola palermitana hanno ad es!a portato grandissimi contributi; to ho scelto come argomento la « Profilassi delb malaria )), aggiungendo però « con speciale riguardo alle nostre Colonie ,,, perchè in tema di profilassi grandi progressi si sono compiuti dopo l:z grande guerra e perchè le speciali c01zdizioni delle terre coloniali impongonv sistemi diversi che da noi.

Come ben sapete la diffusione della malaria esige due condizioni: l'esistenza delle anofeli?ze che assicurano la traJmi:·sione della mal.cztti::J all'uomo san•o (vettori del virus) e l'esisteuza del soggetto ospite dei parassiti malarici (riserva del virus). La profilas.ri deve mirare a combattere questi fattori sui quali si impernia la persistenza della malaria in una data zona. Quitldi da un lato bonifica amana e difesa dell'uomo sano; dall'altro bonifica del terreno e lotta contro \a zanzara. Ogni misura profìiattica deve però essere preceduta da una, per quanto possibile, rigorosa inchiesta per stabilire il grado di sviluppo della ÙJ/estione


590

SULLA PROFILASSI DELL'\ MALARIA CON SPECIALE RIG UARDO ECC.

nel/"uomo medtante la aetermmazione aell'inciice epidemiologico, che ci dirà il numero dei soggetti colpiti da malaria, dell'indice splenico, eire preciserà il numero dei soggetti splenomegalrci, aell'i ndice plasmodico, che indtcherà il numero dei soggetti parassitati: per precisare lo stato del terreno in rapporto alle possibili misure di bonifica; per studiare le varietà delle anofeline che .<i riscontrano e la loro densità per specie (indice anofelinico), nonchè le abitudini delle specie anofeltniche predominanti; per studiare la curva termica stagionale con la determinazione delle ~mperature minime medie e massime nei diversi mesi. Sono queste indagi11i prdiminari che informeranno sulla necessità di rivolgere maggiormente l'attettzione all'uno piuttosto che all'altro cardù2e della lotta. La lotta antinofelinica ha per oggetto la e/Istruzione delle zanzare maLarigene, sia col togliere la possibilità di moltiplicarsi abolendo tutte le grandi e piccole raccolte ai acqua stagnante a mezzo di opere di grande e di piccola bonifica d[:l terreno, sia con la distruzione delle anofeline allo stato di insetto adulto o allo stato di larva. E mentre le opere di grande bonifica esorbitano, come è facile comprendere, dal co-mpito del medico, già le opere di piccola bonifica possono rientrare nella sua competenza; sono poi di stretta competenza medica ttttte le misure di desanofelizzazione diretta, sia essa aerea, rivolta cioè alla distruzione degli insetti adulti, sia essa idrica, rivolta cioè alla distmzione delle Larve mediante distribuzione di petrolio o di verde di Parigi sulle acque stagnanti, mediante immissione nelle ste!se acque di pesci larvicidi, quali le gambusie, gli spinarelli, i t·ovelli, mediante la cultura nelle stesse acqu~· dì piante che impediscono la vita !arvale, quali le lemne e Le azollo. A proposito di lotta contro l'imetto adulto, che ndle nostre regioni potrebbe sembrare uon .rolo superflua ma a11che poco redditizia date le abitudini delle specie anofelìniche tJostrali, credo utile ricordarvi che vi sono delle specie anofeli ne che si trovano solo nelle t·egioni tropicali, quali l' Anopheles gambiae, eh:; preferiscono di vivere nelle abitazioni atJzichè all'aperto: abitudine che, mentre rende maggiore il pericolo di infestione, rende del pari molto utile e proficua la lotta diretta contro l'insetto adulto: le polverizzazioni con formolo ma sopratutto la solforazione delle abitazion_i tomeranno ÙJ questo caso di grande utilttà. La profilassi contro la infestione può esgre praticata con varie modalità. Figurano in primo luogo i mezzi di protezione meccanica contt·o la putltura della zanzara, mezzi che vanno dalla applicazione di reti metalliche alle fi11estre ed alle porte, alla adozione di zanzariere attorno al letto, all'uso di guanti, di veli protettori al volto, alla nuca, al collo durante i lavori all'aperto in zone squisitamente infestate. Pari importanza Ira la zooprofilassi, ossia la istituzione cìi stalle nelle immediate vicinanze dell'abitato che richiamano sugli animali stabulizzati le anQfeliue. A quc.cto riguardo, sempre tenendo presente la lotta contro la malari ! nel nostro !m pero coloniale piuttosto che la lotta nei nostri climi, vi


SULLA PROFltASSI DELtA MALARIA CON SPECIALE RIGUARDO ECC .

591

d~vo

fare presente clze la zooprofi!assi, giustamente propugnata dal nostro Grassi e che ha dato tanti benefici tzell'Agro Pontino, può sfuggire in quelle zone tropicali dove vivono l'Ar1opheles gambiae e l'Anophelcs funestus, anofeline che sono !&rettamente antropofile. In queste regioni deve essere perciò presa in co11sid~razion~ la .utilità di adottar~ dei mezzi protettivi oleosi e profumati da applicare sulle parti nude del corpo, in analogia con la pratica empirica degli indigeni. E' questo urJ mezzo di prevenzione che ?JO•n era sfuggito al nostro grande Grassi se ttel 1923 potepa scrive1·e che: « lo studio dei sensilli dell'olfatto e del gusto, approfondito metodicamente, dovrebbe condurre a scoperte di grande interesse pratico per difenderci dalla puntura degli anofeli». Purtroppo però non risulta che altri, oltre il De Meillon, che non ha ottenuti notevoli risultati, si sta occupato di così importanti ricerche. Spetta infìrJe a questo gruppo la profilassi medicamentosa mediante la somministrazione di preparati attivi contro i plasmodi per tutto il periodo di tempo nel quale la temperatura esterna, anche per poche ore al giomo, è di 20"-25°. E' su questo che mi diffonderò più a lungo. Terzo cardine della lotta è la bonifica del malarico, ma ritengo Inutile diffondermi su questo argomento che non può essere svolto ben~ se 11011 trattando a fondo la tet·apia della malaria, il che esorbita dai limiti dd tema. Mi basta solo ricordarvi quanta ;mportanza abbiano dal punto dì vist.a altruistico, per la protezione cioè del soggetto ;ano e per la dùtru::::ionc dei serbatoi di virus, sia l'uso dei preparati sintetici attivi corJtro i gameti, sia l'uso di preparati o di modalità fisiche che esercitino una azione vasosplenocontrattìle.

Veniamo ora a parlaTe ai quello che io ritmgo il mezzo protettivo ptù sicuro e di maggiore efficacia, in unione si intende alla bo n i fica del malarico: la profilassi medicamentosa contro la infcstione. Premetto che sotto questo riguardo le mie vedute, tratte dalle conoscnze della letteratura coloniale piuttosto che dalle conoscenze della letteratura nostra/e, non sono per nulla di accordv con tutto quanto è stato insegnato sino ad ora e tanto meno di accordo con quanto si pratica ancora oggi. Ma premetto pure che queste pedute valgono particolarmeute per prevenire la malaria nelle zone tropicali là dov~ è perenne, trova11do la fonti! infestante nella temperatura tropicale l'elemento neceuario al suo perenne moltiplicarsi. Come voi tutti sapete la profilassi anti'malarica, sia in Italia che nelle altre regioni del mondo, è stata sitz ora basata sull'uso della chinina, che dovet'a essere ingerit:z quotidianamente per tutto il periodo di tempo durante il quale il soggetto permaneva in zona malarica. Ma, a parte il fatto che la malaria da 110i è .rolo stagionale e che quì11di la profilassi chininica è solo limitata ad un breve periodo di tempo, di guisa


592

SULLA PROFILASSI DELLA MALARIA CON SPECIALE RIGUARDO ECC.

clze essa può essere relativamente intensificata, quantitativamente parlando, senza gravi danni per l'organismo, i lapori più recenti condotti co11 tecnica impeccabile clze riassumono una larghissima messe di esperienze eseguite sia in regioni temperate come il nostro Fer-rarue, il nostro Ravennate, il nostro Foggiano e la vicina Corsica, sia in regiotzi subtropicali come la Tunisia, il Marocco, l'Algeria, sia in regioni Jtrettamente tropicali come l'lndocitla, il Madagascar, e la Gui11ea FranceJe, dimostrano come la sola chitJizzazione pret'e?ltiva sia inefficace, specialmente per la profilassi della malat·ia tropica, e come debba essere sostituita con un altro tipo di profilassi medicamentosa pienamente giustificata dalle conoscenze sulla sfera di attività e sulla piena efficacia dei m-tovi preparati. Oltre a queste ragioni tecniche stanno contro la profilassi cf1ininica altre due ragioni: una di ordine economico ed autarchico, l'altra di ot·dine medico. L 'alto costo individua/t.: della pt·ofilassi chininica quando questa profilassi debba usere totalitaria e pertistente : la necessità di ricorrere all'estero per avere della chinina, necessità solo in parte vinta da un tempestivo acquisto di terreni a Giava perchè i nu&vi provt,edimenti doganali del governo olandese ne hanno notevo!rrtente ridotto il profitto: le lesioni a carico del tubo gastroetJterico, del cuore, del sistema nervoso che può determinare in moltt soggetti la somministra:::ione continua della chinina irz dosi sufficienti per lo scopo, lesioni che rendo11o necessario di intervallare a periodi di trattamento dei periodi di riposo, frustrando così tutta l'efficacia della profilassi chininica.

••• Se una cltirJirzizzazione preventiva non è consigliabile come sistema, mentre può essere usata per brevi periodi di tempo ed in via eccezionale per un nume-ro limitato di individui, con quali preparati pttÒ e.rsere sostituita ? Ciò che non era poJSibile sino a pochi anni or sono perchè tutti i principi attivi della corteccia di china e gli omologhi superiori della chini1za, quali l'idroclziuina e l'eti!idrocupreina, hanno tma identica sfera di azione della chi11iua anche se potenziata in profondità, è stato reso possibile dalle pazienti ricerche degli scienziati che sono riusciti ad individuare in due serie di preparati sintetici uua particolare azio1ze su due fasi diverse del ciclo plasmodico: la plasmochina, la rodochina, il cilinnal, la certuna, derivati della chinolina. agiscono elettivamente contro i gameti ma sono poco efficaci contro le forme schizogonic/Je specialmente del Plasmodium falciparum : atebrina, la chinacrina, l' italcllina, derivati della acridi1la, sono specifici contro i parassiti del ciclo schizogonico, ma alla lor volta sono dotati di scarsa azione gametocida ed inattivi contro i gamebi del Plasmodìum falcìparum. Da queste conoscem,e sulla sfera di attiuità di queste due serie di preparati voi i12ferite la loro cf fica eia pro filattica. Metttre i composti della clzitw-

r


'SULLA PROFILASSI DELLA MALARIA CON SPECIALE RIGUARDO ECC.

593

lina agiscono elettivamente sulle riserve del virus ed impediscono la malarizzazione delle anofeline, i det·ivati della acridi11a sono ,;pecifici contro la malaria dell'uopo ed impediscono l'insediarsi dei plasmodi introdotti con la puntura dell'ano felina infestata. Cognizioni ben fondate che ci dicono come la profilassi di una popolazione non può essere condotta con l'uso di un solo preparato ma deve risultare dalla somma dei due preparati somministrati in dosi opportune. In favore di questi preparati vi è anche un'altra ragione, di grande, anzi di grandissima importanza per la profilassi : che mentre la chinina viene eliminata rapidamente e quindi rapidamente scompare dal circolo sanguigno, questi preparati, ma particolarmente i derivati delL'acridina, vengono eliminati solo lentamente, di modo che basta un .uso ebdomedario, settimanale o bisettimanale, per proteggere dalla infestione. . Dagli studi di una lunga serie di AA., fra cui figurano molti italiani quali il Missiroli, il Brotzu, il De Negri, l'Ottolenglzi, il Rosa, il Suzzi Valle, il Pinto, il Giovannola, l'ferace, il Marino, il Mosna ecc., risulta che il sistema prnfilattico migliore e meno costoso consiste nella somministrazione settimanale o bisettimanale f!er l'ackllto di 30 cg. di italchina, o di preparati similari, o di 3 cg. di plasmochina, o derivati S"Ìmilari, ripartiti in tre dosi ciascuna di 10 cg. di italchina e di 1 cg. di plasmochina. Si useranno dosi settimanali per tutta la durata della epidemia stagionale nellt zon.e di media ed alta densità malarica, adottando invece l'uso bisettimanale nelle zone più ristrette di altissima densità malarica. Aggiungiamo, per completezza, che esperimenti di controlli con derivati acridinici e chinitta hanno dato risultati di molto inferiori a quelli ottenuti con la citata cdmbinazione derivati acridinici - derivati chinohnici, metodo profilattico chemioterapico che risponde alle condizioni programmatiche poste da tempo per una profilassi di mas.ca, perchè: è applicabile a tutta la popolazione se-nza dar luogo ad i11tolleranza; evita la necessità di iniezioni; è settimanale o al massimo bùettimanale, permette cioè di essere strettamente sorvegliato nella sua applicazione; è efficace qualunque sia il tipo e la virulenza della infestione e la intensità di possibili superinfestioni; è efficace anche se una parte della popolazi&ne riesce a sfuggire alla profilassi; ha un costo relativamente basso. Messina, 24 marzo 1938 - XVI.

2 -

Giornale di mt:dicit~a militare.


OSPEDALE MILITARE D I MESSINA

SULLA ETIOPATOGENESI DELLA GLOMERULONEFRITE DIFFUSA Confcrcn7.a del Prof. Filippo Battaglia, Diretto re dell'Istituto di Anatomia Patologica della R. Università di Messina.

E' a.rsodato che nella glomerulonefrite diffusa non sono i batteri a ledere direttamente i glomeruli, bensì., si pensa, sostanze tosso-tossiniche. Con esperimenti fatti iniettando in animali batteri o tossine non si è riusciti a riprodurre fa gl. d.; in questi uLtimi anni però sono state riprese le già vece/zie esperienze su l'azione della « nefrotossina » (ottenuta con Ì1Jieziotle ripetuta itJ un animale datore di siero, per lo più oche, di poltiglia di rene, per lo più di coniglio, e quindi i11iezione del siero in conigli) e si è riusciti a riprodurre la malattia. Per i primi sono .rtati Takata, Masugi e collaboratori, e successivame1lte Fakr e allieL'i, Tarro, Aragotl'a e Spagnolio ed altri ad occupar.-? dell'argomento. Masugi i.'l base tri risultati delle eJ·perienze viene alla co·n clusione che la gl. d. sia una malattia allergica. Strano sembra invero, a priori, che anche nell'uomo la gl. d. possa essere causata da u11a nefrotossina come negli esperimenti suddetti; dubbi fondati anche in base a dati sperimentali su la nefroto.uina avanza Kashiwabara: però non è improbabile che la gl. d. sia una malattia allergica, intesa però come causata da utz quid tossico che .ii ha per determin ate reazioni antigene-a11tic.·orpo, in etti però l'antigene non è il t·ene, nè l'anticorpo la nefrotossina, bensì batteri o loro tossine e rispettivi anticorpi nel cor.ro di un'infezione, durante la quale insorge la malattia renale. Su ciò è ancora da t:cdere, però l'avere trovato il mezzo di poter n'produrre la gl. d., viene uti/i::;zato per indagare le pt·ime modificazioni glomerulari, poichè è disau.co se in tm primo momento si htr iperemia dei gloment!i, come i più ammettono, oppure i.rclzemia, come vuole Volhard e altri. l suàdetti esperimenti nelle mani dei vari esperimmtatori hanno fatto notare una iniz iale intensa iperemia glomerulare, con successiva ischemia per i fatti infiammatori: regressivi, progressivi, essudatit1i e per le trombosi, che si verificano nelle ame glomerulari. QueJti dati contribuùcono a non fare accettare fa concezione di Voihard che alle modificazioni morfologiche glomerulari preesista nell' orga1~~smo un fattore angiospastico ( clze sarebbe causa della glomerulite ). In quanto all'ematuria che si lza nella gl. i dati sperimentali ci dicono che essa è da considerare come j·hztoma del primo inizio della malattia; il suo accentuarsi dopo un periodo di stato della gl. può avere sig11ijicato favorevo!t., essendo il fenomeno legato al ripristino della circolazione glome'ru· !are, dopo il periodo di anemia, e quindi di risoluzione dell'inftarnmazioné'.


OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello medico MASSERANO

LA TRASFUSIONE DI SANGUE CONSERVATO E STABILIZZATO (Metodo Corelli) Conferenza del dott. Domeoie<> Loogo, primo capitano medico, agli ufficiali medici dell'ospedale.

E' interessante co1zoscere ogni metodo nuovo atto a .cemplifzcare l'applicazione pratica della trasfusione sopratutto nel campo militare e Ì~J periodo dt guerra, quando occorre che la traJfusione sia alla portata di ogni medico specialmente nelle formazioni sanitarte più avan zate. Adope-rando sangue conservato si ha la comodità di avere sottomano in ogni momemo sangue nella quantità voluta, senza dover ricercare dei datori che si prestino in quel momento. Ma per il buon esito della trasfusione è necessario : r" - che il sangue conservato non perda le sue proprietà biologiche; 2° - che l'anticoagulante non sia in quantità elevata rispetto alla quantità di sangue da trasfondere; 3" - che non dia alcun fenomeno di intolleranza. Un recente lavoro di Filatov (r) dell'istituto di trasfusione di Leningrado, istituto che ha conservato e fornito 1.103 litri di saugue in 5. anni, ci offre a considerare alcuni dati di notevole interesse. Egli considera anzitutto gli inconvenienti. Il principale sarebbe quello che il sangue perde a poco a poco le sue qualità biologiche e che, anche in soluzio11i glucoso-citratate, diviene improprio alla trasfusione dopo tm periodo di circa 15 giorni; l'inefficacia della trasfusione per le alterazioni sopraggiunte (emolisi, 'oagulazioni parziali, infezionz) si avrebbe nell'r,3 '}{, dei casi. Bisogna aggitwgere, sempre secondo il Filatov, che l'apprezzamento del valore del sangue trasfuso è delicato in quanto i vari tcsts di resistenza globulare e di esame batteriologico sono difficili ad apprezzarsi. La trasfusione di .(angue conservato darebbe inoltre più incidenti di quella di sangue fresco, potendosi avere sino al 17 % di inconvenienti in più. Filato p espone quindi i vantaggi del metodo e cioè: a) la trasfusione è ÙJdipendente dal datore (essa pt-tÒ essere praticata tn qualunque caso di estrema urgenza); b) il trasporto è possibile a grande distanza; c) la trasfusione guadagna in semplicità: si esegue in un solo tempo; d) permette l'impiego di sangue placentare, sangue di cadavere, trasfusione di plasma; (l ) FILATOV: Sui 11antaggi c gli itu·om•eni(IJ/i dd /c tra4usioni di sang ue Chirurgie », t. 54, n. 136.

tWIS~rllnlo.

« Vestuik


596

LA TR:\SFUSIONE !)l SANGUE CONSERVATO E STABILIZZATO

e) permette l'imprego sia di dosi piccole come di dosi massive; f) diminuisce il rischio di trasmissione dal datore al ricevitore di affezioni setticemiche, perc!Jè molti germi muoiono nel sangue comervato. Se analizziamo il metodo russo non .sarà difficile renderei conto àegb incidenti che possono verificarsi con tale metodo che p1·esenta vari itzcotlvenienti. Gli AA. russi adopemno spesso la soluzione contrassegnata dalle iniziali l H T, che si usa a parti uguali col sangue, per cui se .a vogliono iniettare cc. 400 di sangue, si deve trasfondere una massa complessiva di 8oo cc. di liquido, cosa che non sempre può es.rere indifferente. Non viene inoltre adoperata alcuna sosta·n za disettsibilizzante. Il Core/li (r) adopera come anticoagulante l'iposolfìto di magnesio che ha spiccata azione a piccole dosi e unisce a questa anche un'azione tlettametzte disensibilizzante. E' molto utile adoperare una sostanza disensibilizzante di perfetta tolleratzza, perchè molti degli incidetJti della trasfusione, a parte l'errore di gruppo che non è ammesso, sono dovuti a fenomeni allergici Ùz senso lato. La soluzione che il Corelli adopera e che è stata sottoposta a rigoroso controllo sperimentale e clinico per oltre tre anni nella R. Clinica Medica di Roma. del prof. Frugoni, è la seguente: lposolfito di magtzesio Glucosio . Soluzione fisiologica

gr.

1

))

2

cc. I O

per utza fiala. il glucosio si aggtunge per le seguenti ragioni: r• ~ perchè in dose ipertonica ha lieve azione anticoagulante; 2° - perchè tende ad equilzbrare l'ipoglicemia che si produce nei giorni successipi al preievamemo, quasi per un consumo di glucosio da parte dci globuli rossi stessi. L'iposoifito di magnesio ha un'azione doppia rispetto all'iposolfito di sodio, siccld· se si volesse adoperare quest'ultimo se ne adopereranno due gramm1. DalLe esperienze di Corelli risulta che della soluzione indicata bastano 7-8 cc. per stabibzzare cc. 100 di sangue. l/ saugue perfettamente omogeneo rimane così i?J.coagulato oltre 3 settimane. Se lo si vuoi mantenere incoagulato fino a 5 giorni bastano 5-6 CC. della soluzione per IOO CC. di sangue. L 'emolisi comincia per lo più verso il 15° giorno e alctme volte anche più i11 là (al 20"-25° g1orno) e il liquido soprastante per tutto que.rto tempo rimane perfettamente chiaro. l preparati a frego e colorati famlo rilevare che la forma dei globuli .-oHi è ben conservata e nessuna differenza si 11ota tra un preparato di sangue conservato e qJtel/o di sangue fre.rco. (1) Cou1.u : Comun icnionc al i:! ~edura dell.r R, :\ccadcm ia medica th Rt)ma del li !lenna io 1938.


LA TRASFUSIONE DI SANGUE CONSERVATO E STABILIZZATO

597

Nello striscio di sangue conservato si nota, dopo i prtmi cinque gLomi, la matJcanza dei globuli bianchi e delle piastrine che come è 11oto., scompaiono per lisi. Dopo 15 giorni circa la resistenza globulare può presentareuna diminuzione oltre i limiti nor-mali. L'osservazione clinica co,Jdotta su oltre 150 casi (come da comunicazione personale) ha fatto rilevare: nessun incidente grave, 11essuna reazione termica, nè quei brividi violenti che seguono spesso alla trasfusione diretta. Negativa la ricerca della urobilina. Come tempo di consen;az iotJe di solito non si sorpassano i I5 giorni. In differenti casi di emopatia e di diatesi emorragica (morbo di Werlhoff, emofilia, anemie emo/Ltiche, post-emorrag1che) come in casi di anemia emolitica acut~ febbrile tlpo Lederer-Brill in cui la trasfusione porta a guarigione, i risultati si sono dimostrati di efficacia eguale a quelli che si ottengono con trasfusione di sangue fresco. TECNI CA DEL PRELEVAMENTO, DELLA CONSERVAZIONE E DELLA TRASFUSIONE

Si usano palloncini di vetro di 200-250 cc. in cui è segnato il livello ogni 100 cc. Sz possono eventt~almente usare anche le comuni bottiglie da fleboclisi. All'estremità del tubo che pesca nel s(tflgue si mette un filtro e così si può fare la trasfusione come si fa una jleboclisi. Si versa prima della raccolta di Jangue, la quantità della soluzione necessaria per la quantità di sangue che si vuole raccogliere (cc. 16 per 200, cc. 24 per 300 e così pia). l palloncini sono chiusi con tappo di cot011e avvolto in garza, il tappo è coperto da carta impermeabile che si fissa cOtl elastico di gomma al collo del recipiente. La raccolta si fa con comurJ.e ago da sa/asso un po' lungo, previa accurata sterilizzazione della piega dei gomito. Il getto di sangue cade sulla parete del pallorJcino e va a mescolarsi col liquido conservatore mentre con movimenti ritmici regolari si agita il palloncino evitando di produrre schiuma, senza t-iempire completamente il recipiente. Quel po' di spazio puoto che rimane dà modo di poter continuare subito dopo la raccolta, dei leggerL movimenti al fine di ottenere una perfetta mescolanza. Un cerotto attaccato al palloncino port'l il nome del datore, il gruppo del sangue e il giomo del prelevamento. Inutile dire che al datore viene controllata la R. W. eventuale malaria, ecc. Il sangue può essere usato subito, oppure vle1U: posto in ghiacciaia per e.rsere conservato. Una nota a parte dei vari campioni contiene i dati di tutti i palloncini in modo da sapere di quanto sangue dispone ad ogni momento il frigorifero che contiene i palloncini e che C01·elli ha chiamato emoteca. Al momento dell'uso il pallo11cino si scalda a 30-35 centigradi, sotto un ieggero get.:o d'acqua calda con movimenti egualmente circolari per ottenere DI SANGUE coNSERVATO sECO NDO CoRELLI. -


598

LA TRASFUSIONE DI SANGUE CONSERVATO E STABILIZZATO

la completa omogenizzazione del plasma con la parte dei globuli rossi depositati. Per la trasfusione si può usare o una siringa Ioubè che si tiene in alcool sempre pronta o, all'occorrenza anche una comune siringa. All'estremità del tubo di gomm1 che deve pescare nel palloncino di sangue si mette una piccola griglia coperta da due strati di garza, attraverso la quale il sangue aspirato viene filtrato, in modo da essere al riparo da evetJtuali piccoli coaguli. All'estremo dell'altro tubo che va al ricevitore c'è un ago comune e se le vene sono piccole si può adoperare un ago sottile da endovenose. Preparata la siringa facendovi passare un paio di volte della soluzione fisiologica e poi messo il tubo a pescare rJei pallo-ncino, si infigge l'ago da salo in vena, quindi si attacca alla siringa e si comincia la trasfusione, regolandosi come velocità di trasfusione .rulla lieve sensazione di calore che l'iposolfito di magnesio come il calcio dà per via endovenosa: si deve atJdare quindi piuttosto lentamente . . Per evitare o attenuare gli incidmti della trasfusione che si possono in gran parte riferire ad allergia (non rara comparsa di urticaria ecc.) il Core/li cons;glia alcune misure precauzionali e cioè: iniettare all'inizio di ogni trasfusione una fiala di efetonina e dare 30 gocce di simpatol (per combattere la fase ipotensiva inizio di choch) ed applicare 2 borse calde. OssERVAZIONI PERSONALI. -

l pochi casi finora trattati nell'ospedale militm·e di Roma sono stati bene influenzati dalla trasfustone fatta col metodo Corelii. In uw caso di emopatia acuta in cui si sono praticate trasfusioni di sangue fresco e successivamente trasfusiotJi di sangue conservato ho potuto verificare che il migliommento delle condizioni generali e l' aummto dei globuli rossi è stato eguale sia dopo la trasfusione diretta che dopo la trasfusione di sangue conservato. Dirò anzi che la trasfusione di sangue conservato è stata tollerata meglio perchè la temperatura e i brividi sono stati molto meno accentuati e nell'ultima trasfusione non si sono più manifestati. E così è avvenuto in un altro caso di anemia grave con colite cronica nella quale una prima tra'Sfusione diretta ha dato una grande reazione febbnle, a 40°, con. brividi intensi, mentre cinque successive trasfusioni di sangue comervato sono state tutte perfettamente be-ne sopportate. Naturalmente ogni volta è stato fatto il metodo preventivo per gli iucidentr d-a t1·asfusione già ricordato. Nel nostro ambiente militare occorre estendere la pratica della trasfusione per essere sempre pronti ad applicarla su più vasta .ccala in tempo di guerra. Là dove non si può fare una trasfusiorJe diretta per marzcanza di datori o di mezzi adatti, quando bisogna far presto e si hanno a disposizio-ne mezzi semplici, come può accadere vicino alla linea del fuoco, in circostanze di difficoltà di sgombn·o, specialmente nella guerra ù~o montagna, è indispen-


LA TRASFUSIONE DI SANGUE CONSERVATO E STABILJZZATO

599

sabile avere a disposizione in qualsiasi momento e in breve .t empo del sangue conservato e stabilizzato che si può trasfondere colla stessa semplicità con cui si fa una fleboclisi. E come si hanno oggi le comuni fiale di soluzione fisiologica per fleboclisi, bisognerà in avvenire avere a portata di 'mano con uguale facilità dei palloncini di sangue conservato per trasfusione. Potrebbero funzionare negli ospedali di 2" linea dei centri di raccolta nei quali il sat:gue viene prelevato e stabilizzato e da q,uesti centri verrebbe inviato alle formazioni sanitarie più avanzate, a secondt~ delle richieste, e tra.rportato con mezzi celeri (teleferiche, automezzt), all'occorrenza e a secatJda dei casi, anche in aeroplano.


LAVORI

ORIGINALI

REALE ACCADEMIA MEDICA DI ROMA E ACCADEMIA LANCISIANA riunite in seduta straordinaria (2 t gennaio ~1138-XVI)

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO DI PRONTO SOCCORSO DI FRATTURATI DEGLI ARTI IN GUERRA Relazione del tenente generale medico prof. Filippo Caccia.

E ' noto come la r ecente guerra colomale dell ' A. O. l. abbia risollevato tra noi l'importante problema della cura dei fratturati degli arti in guerra. Però, sebbene molto si sia discusso, non si è cercato di venire ad un accordo che possa servire di base a proposte concrete da fare alle autorità militari competenti in .modo da fornire i dati che possano portare ad un'eventuale risoluzione dell'importante problema organizzativo. A questo fine sarà utile premettere alcuni dati statistici emersi nell 'ultima grande guerra 1914-18. Nell 'esercito tedesco la percentuale dei feriti agli arti è stata del 63,5 %; in quello francese del 67,39 '?lv ; nell'italiano in due statistiche parziali è stato rispettivamente del 63,70 <}{. e del 61,31 %. In una mia statistica personale su 3098 feriti, 2179 erano degli arri - 70,35 % - dei quali 21,40 ex, con lesioni ostco-articolari. Ed in un'altra mia statistica di 2740 feriti, 1900 risultavano feriti agli. arti - ~,40 % - con una percentuale di osteo-articolari del 26,6o %. Il ten. col. medico prof. Magliulo, valoroso insegnante di Traumatologia di guerra alla Scuola di Sanità Militare in Firenze, riporta la frequenza delle lesioni osteo-articobri degli arti del 25 % sulle ferite d 'arma da fuoco in guerra, ossia 1/4 di tutti i feriti. Questi dati vogliono servire solo a dimostrare la grande importanza della questione da risolvere, perchè essa investe vitali problemi militari per il recupero funzionale e per la valutazione del1e storpiaggini che incidono fortemente sui bilanci di Stato. Ciò premesso, non mi permetto di entra re in dettagli tecnici e mi limito solo a prospettare un a modalità personale, informata alla pratica del servizio chirurgico in guerra, per cercare di risolvere in modo adeguato l'assillante problema dell'orga nizzazione e funzionamento del servizio dei fratturati degli arti in guerra. Mi sia permesso solo premettere che ormai è pacifico che le fratture degli arti debbono essere ri dotte e contenute al più presto possibile, prima che intervenga la retrazione muscolare.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERV IZIO DI PRONTO ECC.

601

Questo principio basale di massima deve costituire la meta ideale di tutti gli ufficiali medici (in genere giovani) che prestano la loro opera nelle formazioni sanitarie avanzate, cercando di usufruire nel miglior modo il materiale sanitario, del quale dispongono. Le modalità organizzative che esporrò, mi auguro siano un punto di partenza che dia adito ad una discussione pacata. serena, densa di risultati in modo da poter giungere a compilare un ordine del giorno che possa servire allo scopo per il quale ci siamo riuniti. Le questioni organizzative da risolvere sono, a mio modo di vedere, due: 1° - L'attrezzatura tecnica i n materiale sanitario rispondente alle esi-

genze dei singoli settori sanitari di guerra. La formazione dei giovani uffi ciali medici e del personale sanitario a disposizione. 2° -

Materiale sanitario. PosTo D I MEDICAZIONE. - I fratturati degli arti, raccolti nella zona di combattimento dai portaferiti reggimentali, sono per necessità di ambiente immobilizzati provvisoriamente con mezzi di fortuna e trasportati poi a piedi o in barella, secondo la gravità, ai posti di medicazione reggimentale, dove presta il proprio soccorso l'ufficiale medico. Questi, pur non trascurando gli arti superiori, deve specialmente preoccuparsi dei fratturati agli arti inferiori che sono più gravi, applicando e fa. cendo applicare ai suoi dipendenti gli apparecchi Thomas che ha a disposizione in modo da rendere il trasporto alla sezione di Sanità il meno disagiato possibile. Va bene inteso che contemporaneamente all'apparecchio l'ufficiale medico del posto di medicazione deve praticare la prima medicazione detersiva-occlusiva. SEZIONE DI SANIT.t -

· Il posto veramente più importante e più adatto

per eseguire un pronto soccorso completo dell e ferite-fratture degli arti è certamente la sezione di sanità. Questa dispone di ufficiali medici, di personale e di materiale sanitario in abbondanza in modo da poter tecnicamente rispondere ad ogni evenienza, senza dimenticare che è anche una località molto più tranquilla dal lato bellico. E' questo, mi si permetta l'espressione, il vero regno dell 'apparecchio Thomas, di quest'apparecchio ideale per l'immobilizzazione provvisoria di un arto che più e meglio si avvicina a quello definitivo. Esso, portato in Italia, durante la grande guerra, dal prof. Alessandri, ha già avuto il collaudo dei favorevoli, direi brillanti risultati nella guerra 1915-18 e recentemente in quella dell'A. O . l. Il parere favorevole su di esso è concorde in h ltti i paesi, potendo con esso attuarè un 'estensione e contro-estensione efficace e per gi unta


602

ORGANiZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO DI PRONTO ECC.

applicabile senza spogliare il ferito, requisito questo di grande portata nelle contingenze belliche. La Sezione di sanità ha il compito di una generale revisione dei fratturati, non toccando quelli che sono convenientemente medicati ed immobiliz.. zati e immobilizzando, lege artis, quelli che non lo sono. SMISTAMENTO E sGOMBERO. - Inoltre la Sezione di sanità deve disporre di un chirurgo ben pratico che, seguendo le direttive dei consulenti specializzati di armata, smisti i feriti e li sgomberi nelle formazioni sanitarie adibite per le singole specialità (chirurgia generale, m otu-lesi, neuro-lesi, oculari, otorino-laringoiatrici ecc.). N ei pressi della Sezione di sanità è previsto in guerra un nucleo chirurgico, annesso ad un ospedale da campo per il ricovero di tutti quei feriti gravissimi che hanno bisogno di soccorso urgente indilazionabile (f. con emorragia, asfittici, cavitari gravissimi, arti con cangrena gassosa in atto, arti ciondolanti, f. con shock traumatici preoccupanti). Quindi il chirurgo, predisposto allo smistamento, invierà questi feriti di l a urgenza al n. chirurgico e sgombererà gli altri, a seconda dell'urgenza, negli ospedali da campo di C. d'Ar. e d'A., adibiti alle singole specialità già enumerate. Anche qui sento il bisogno di un accenno tecnico. Ii chirurgo addetto allo smistamento nella sezione di sanità, nello sgombero dei fratturati, deve non solo considerare la frattura, ma anche ed in alcuni casi principalmente, specie per i fratturati di coscia, la ferita. Lo smistamento e sgombero deve avere per base la maggiore o minore urgenza della cura, indicata dalla evoluzione bio-patologica delle ferite-fratture, ormai ben nota, allo scopo di poter praticare tempestivamente la profilassi anti-infettiva, qualora contingenze belliche non lo impediscano. Per i feriti fratturati degli arti ritengo che, salvo qualche arto ciondolante c sanguinante, e qualche altro che minacci cangrena-gassosa o che questa sia già in atto per ritardato sgombero per contingenze di guerra, che debbono essere inviate al n. chirurgico, tutti gli altri dovranno essere sgomberati all'ospedale o agli ospedali da campo di armata specializzati per fratturati degli arti inferiori, situati possibilmente in vicinanza di un campo di aviazione sanitario, ovvero presso una stazione ferroviaria, fluviale o marittima, a seconda dei casi, dove il chirurgo deciderà il da fare (ricovero in ospedale per l'intervento del caso, proseguimento in aereo, per via ferroviaria, acquea ecc. per lo sgombero in stabilimenti sanitari arretrati anche territoriali per la cura definitiva). Agi i ospedali specializzati per il ricovero delle ferite-fratture degli arti dovrebbero essere assegnati chirurgi versati in traumatologia. Tutto il movimento di smistamento, di sgombero, di ricovero e di cura dalle prime linee fino al territorio dovrebbe avere un 'unica direzione tecnica <.'cl chirurgo-traumatologo consulente di armata.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO DI PRONTO ECC.

603

Per quanto riguarda il materiale sanitario le autorità militari hanno già completamente provveduto a dotare i posti di medicazione e specialmente la sezion.e d~ sanità di tutto l'occorrente per poter applicare un buon apparecchio prOVVISOriO.

Aggiungerò che la sezione di sanità è provvista anche di gesso in modo da poter modellare anche apparecchi gessati, qualora il caso lo richieda cd il tempo disponibile lo permetta. Per quanto riguarda invece gli ospedali da campo un'attrezzatura specializzata, per fratturati, all'altezza dei progressi tecnici oggi raggiunti, dobbiamo confessare che non esiste. Si può è vero facilmente rimediare e si è effettivam ente rimediato nella guerra 19I5-18, ma si è trattato sempre di ripieghi commendevoli, ma certo insufficienti al lume dei progressi oggi raggiunti. Per dotare le formazioni sanitarie di guerra di un'attrezzamento tecnico rispondente ai tempi, due possono essere le modalità: 0 I - Ambulanze chirurgiche ortopediche fornite di tutti i mezzi di cura e di ricovero, le quali ambulanze chirurgiche ortopediche basi, molto pesanti e spostabili con difficoltà, dovrebbero aver una o due ambulanze leggere, facilmente spostabili e pronte ad ogni richiesta per le zone più avanzate. Una tale modalità costituirebbe l'ideale dal lato tecnico, ma dal lato economico la spes:t è enorme e con i] tempo il materiale, specialmente automobilistico, si deteriora molto. 2° - Altra modalità, certamente meno completa, ma rispondente alle esigenze tecniche, che con spesa relativamente minima consiste nella formazione di colli chirurgici-ortopedici-radiografici da tenere pronti fin dal tempo di pace nei magazzini di mobilitazione od anche presso i costruttori di materiale chirurgico e radiografi co per le eventuali modificazioni di aggiornamento e da dare in consegna, all'atto di mobilitazione, alle unità sanitarie specializzate per motulesi. Il tutto dovrebbe essere regolato da precise e ben coordinate convenz10m. lo, per ragioni economiche e di buona c~:>nscrvazione del materiale, propendo per questa seconda modalità.

Istruzione dd personale medico c sanitario per i posti di medicazione c sezioni di sanità. Già altre volte mi sono occupato dell'argomento che tutti ritengono d'importanza vitale, ma che purtroppo finora è rimasto insoluto. E' vero che la Clinica chirurgica di Roma, auspice il prof. Alessandri, ba cercato di rimediare dando incarico di fare un corso teorico-pratico agli studenti del VI anno di medicina, con riguardo speciale all'insegnamento dell'uso della stecca Thomas. Questo però è un esempio isolato, per quanto io mi sappia, e poi,


604

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZ IO DI PRONTO ECC.

con le nuove disposizioni, non si possono più obbligare gli studenti a frequentarlo. Concludendo se a Roma l'insegnamento dei soccor.si di urgenza in guerra non si può dire completo, altrove è nullo. Come porre rimedio ad un tale stato di cose ? In un modo molto semplice, qualora k Autorità Superiori accedano alla proposta. Olbbligare gli studenti del VI anno d.i medicina a frequentare un corso teorico-pratico di soccorsi di urgenza in guerra da tenersi nella Scuola premi-

litare, dove la frequenza è obbligatoria. Nè si creda che si possa rimediare ad una tale grave lacuna, mercè la Scuola di applicazione di sanità militare in Firenze, dove annualmente s'impartisce un corso di traumatologia di guerra molto proficuo. Ho già dimostrato in altra occasione che alla Scuola di Firenze sono ammessi solo un quinto circa dei laureati in Medicina dell'anno. Quindi gli altri 4/5 non usufruiscono di alcun insegnamento al riguardo. Per quanto si riferisce al personale sanitario (portaferiti, aiutanti, infermieri, piantoni), oltre alle istruzioni regolamentari impartite annualmente dalle autorità sanitarie militari , dovrebbero contribuirvi tutte le istituzioni d'indol.e sanitaria e assistenziale (Croce Rossa, Sovrano militare ordine di Malta, le diverse Croci di assistenza, Scuola d'infermieri, pompieri ecc.) con l'istituzione di corsi appositi.

D I SCUSSIONE.

Prof. MATRONOLA GrROLAMO. Ho sentito con piacere il generale Caccia portare all'Accademia un argomento ancor vivo in noi che partecipammo alla grande guerra. Molti dci successi e degli insuccessi nella cura dei ft:riti di guerra dipende dal modo come sono somministrati i primi soccorsi. Bene ha fatto il generale Caccia, che ha richiamato l'attenzione sui feriti delle ossa, nei quali cure adeguate possono risparm iare gran numero di vite, di arti, di storpi. Un buono smistamento dj feriti è già un primo passo a che essi abbiano cure adeguate; non sono, però, d'accordo col generale Caccia nel voler impieg;~re a detto smistamento un chirurgo. Certo questo potrebbe essere un ideale; ma noi dobbiamo pensare che purtroppo di chirurghi, di veri chirurghi, non c'è dovizia e che perciò bisogna andare molto guard ingh i sul loro impiego, in modo che possano dare jJ m as~imo rendimento; ove il chirurgo non può operare è male impiegato. Altro problema fondamentale è quello del trasporto dei feriti che deve uscrc il più r:~pido c il più lontano possibile d alle linee: alcuni feriti come (jUClli delle ossa c del cranio, che richiedono operazioni precoci, ma non im -


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAME:-.11'0 DEL .SERVIZIO Dl PRONTO ECC.

605

mediate, devono andare indietro, verso il chirurgo, in ambiente ove non solo possano avere le prime cure, ma possano anche rimanere fino a guarigione bene avviata. lvi occorrono pochi valorosi chirurghi dirigenti, ben coadiuvati da numerosi giovani, da loro istruiti e guidati. Questi feriti, per le lunghe degenze che richiedono, devono trovare il loro primo ricovero lontano quanto più è possibile dalle prime linee, ancheperchè intralcerebbero troppo 1 movimenti in caso di guerra manovrata. Il soccorso chirurgico deve essere quanto più possibile prossimo alle lince pet i feriti dell'addome c per alcuni del torace, per i quali il trasporto costituisce un pericolo. Prof. D'AvAcK ALFREDO. Sono completamente d'accordo con il relatore nel ritenere che i fratturati in guerra e particolarmente i fratturati degli arti inferiori abbiano bisogno di un trattamento urgente, sia per impedire la retrazione muscolare, sia - e questa per me è la cosa più importante - per prevenire complicanze settiche gravissime e talora rapidamente mortali. Ciò premesso, è evidente che le opportune provvidenze varieranno a seconda delle contingenze belliche. Dato, poi, l'affl usso continuo dei feriti che in date circostanze rapidamente ingombrano i posti di medicazione, e talvolta anche le Sezioni di sanità, a mc pare che sia molto difficile, anche in tali sedi, praticare una buona medicazione detersiva-occlusiva ed un'esatta riduzione e contenzione delle fratture. Nelle contingenze di massimo affi usso dei feriti ritengo necessario affidare i fratturati gravissimi e abbisognevoli di cure immediate ai Nuclei chirurgici, opportunamente dislocati presso le Sezioni dì sanità, e per gli altri feriti, ritengo si debba fare come per il passato, il meglio che si può: se è possibile, si m edicheranno accuratamente e si immo-

bilizzeranno mediante l'ottimo apparecchio Thomas, o in mancanza di questo con stecche, stecconi o apparecchi gessati. Ma, praticate queste cure che dovranno considerarsi come un pronto soccorso ed immobilizzazione temporanea, con i mezzi più celeri a disposizione si sgombereranno in ospedali delle retrovie opportunamente attrezzati per la cura di tali lesioni, ove i feriti potranno rimanere degenti anche per un lungo periodo, senza essere successivamente sgomberati in altri luoghi di cura. Plaudo di cuore alla proposta del relatore, di obbligare gli studenti del VI anno di medicina a frequentare un corso teorico pratico di soccorsi d 'urgenza in guerra, da tenere nella scuola premilitare, con obbligo di esame finale, e che tutte le istituzioni di indole sanitaria e assistenziale dispongano di corsi analoghi, in modo da poter avere sempre a disposizione un personale istruito, tecnicamente consapevole della propria missione e capace di sapere efficacemente utilizzare il materiale sanitario a disposizione. H colonnello medico MooEsTINI PAoLO ricorda come le norme per il funzionamento del servizio sanitario in guerra ora in vigore, sanciscano la spe-


606

ORGANIZZAZIONE S FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO DI PRONTO ECC.

cializzazione degli ospedali da campo nella zona di secondo sgombero (zone delle Armate), eccezionalmente in quella di primo sgombero (zona dei Corpi d'Armata). Già nella grande guerra, se non in sui primi tempi, tale specializzazione fu attuata e con buon risultato, anche per i feriti osteo-articolari. Ricorda anche come gli ospedali da campo attuali, sia per strumentario chirurgico, come per materiale di medicazione, siano dotati di guanto occorra per interventi operatori di qualsiasi importanza, e concorda con il generale medico prof. Caccia nella necessità di dotare guelli destinati al ricovero per i feriti osteo- articolari di personale veramente competente e di materiale chirurgico adatto, quali le moderne esigenze richiedono, per la cura di C)Uesti traumatizzati. Il Dott. SavENA riferisce sulla sua attività chirurgica ed organizzativa nella Sezione di sanità da lui comandata in A. O. I. Il Dott. ABRUZZINI parla della sua attività di medico legionario volontario in terra spagnola. Il Prof. VENEZIAN insiste sul predominio che debbono avere gli ortopedici sulla cura dei fratturati. Il Prof. R. ALESSANVRI concorda m masstma con le proposte e conclusioni esposk del generale Caccia. Il Prof. MATRONOLA crede che un chirurgo di valore sarebbe di scarsa utilità al comando di una Sezione di sanità ; certamente vi è scarsa probabilità che un intervento chirurgico possa essere utile in guelle unità avanzate, specie nell'afflusso grande.: di feriti; ma a parte che talora l'intervento deve compiersi d'urgenza, ed è bene sia eseguito da un chirurgo esperto, il compito più impor tante del comandante la Sezione è quello dello smistamento dei feriti; ed il giudizio su quelli che non conviene muovere, e la distribuzione degli altri alle varie unità avanzate o più arretrate, specializzate secondo il genere delle ferite, richiede un 'esperienza chirurgica affinata e un giudizio pronto, che non può trovarsi se non in un chirurgo provetto. Il trasporto dei fratturati, specialmente degli arti in formazioni all'uopo attrezzate, con personale affiatato e competente, che non è necessario siano molto vicine alle linee in modo da poter predisporre numerosi letti di ricovero, dove possono essere prestate le prime cure, e la massima parte dei feriti bene immobilizzati possano essere rapidamente inviati in ospedali arretrati ha dato buona prova nell 'ultima guerra mondiale, e l'abbondanza e la facilità dei trasporti automobilistici, e la possibilità di un'ottima immobilizzazione provvi soria, specie dopo l'introduzione della stecca di T homas e di Cramer,


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO OEL SERVIZIO 01 PRONTO ECC.

607

permette di inviare i fratturati anche a notevole distanza in ospedali già presposti, diretti da un chirurgo versato in traumatologia e con personale che segua un indirizzo unico nella cura. Anche l'utilità di far compiere agli studenti del VI anno di medicina un breve corso di Pronto Soccorso e di traumatologia di guerra è senza dubbio assai utile; e non può portare soverchio aggravio all'insegnamento della Clinica Chirurgica, con poche lezioni ed esercitazioni affidate a persona competente. Il Prof. DALLA VEDOVA rileva che molte delle considerazioni discordanti da quelle del collega generale Caccia, che sono state fatte da taluni degli oratori, sarebbero state superflue, se questi avessero tenuto presente quanto Egli aveva mantenuto in evidenza nella sua analisi. Perchè in verità la più efficace assistenza ai fratturati presuppone sempre che i provvedimenti di riduzione e di contenzione siano attuati al più presto e siano mantenuti efficienti. Epperciò - compatibilmente con le particolari çontingenze belliche - anche il problema d eli'assistenza dci fratturati in guerra aspira a vederla organizzata ed attuabile in formazioni sanitarie attrezzate adeguatamente e sufficientemente arretrate dal fronte, per poter risultare efficace e continuatin durante tutta la evoluzione del focolaio di lesione. Questo scopo potrà essere raggiunto: a) se sarà attuato il tempestivo smistamento dei fratturati trasportabili da quelli che - per complicazioni attuali e potenziali - sarebbero esposti a danni durante e per il trasporto: è pacifico che in questi ultimi feriti le indicazioni chirurgiche devono prevalere su quelle dt natura ortopedica nei confronti della vita del soggetto; b) e se nei fratturati trasportabili il focolaio di lesione scheletrica verrà tutelato in maniera adeguata - e cioè realmente c non soltanto apparentemente- così da non andare incontro a sofferenze durante lo sgombero; in altri termini se la riduzione degli spostarnenti interframmcntarii sarà stata attuata, ma specialmente se sarà efficace la contenzione. Sempre che necessità contigenti imprescindibili non lo impediscano, in questo settore di feriti il fine a cui la organizzazione deve quindi informarsi, è quello di limitare al minimo possibile il numero dei passaggi del fratturato attraverso successive formazioni differenti, in ciascuna delle quali la temporaneità della permanenza concorrerebbe a difficoltare la possibilità di tempestivi eventuali efficienti adeguamenti dei mezzi contenitivi. Occorre quindi che non soltanto il medico militare, ma anche il medico civile - che domani sarebbe mobilitato per intcgrarne il lavoro - conosca la attrezzatura della quale potrà disporre nei posti di soccorso, nei quali sarà chiamato a prestare la sua opera: e conosca i particolari tecnici coi quali tale attrezzatura dovrà essere impiegata; e non sia quindi esposto ad improvvisare tutori di fortuna, meno consentanei con sgomberi a distanza.


608

O RGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERV IZIO DI PRONTO ECC.

Appare, perciò, razionale che, se lutti gli stuùcnti universitari hanno l'obbligo di una preparazione premilitare, quelli di medicina in queste esercitazioni siano tenuti ad apprendere la particolare tecnica di pronto soccorso ai fratturati in guerra e dimostrino di essere in grado di saperla efficacemente attuare. Ecco perchè sono pienamente d 'accordo col collega Caccia nel sostenere che gli studenti di Medicina, nella loro preparazione premilitare, dovrebbero essere istruiti sulla tecnica del Pronto Soccorso di cui saranno cruamati a giovarsi nell'eventualità di mobilitazione. Ten. gen. medico MAZZETTI. Ringrazia il generale medico Caccia di aver trattato, con la sua grande competenza, in una riunione di così importante valore scientifico dei convenuti, l'argomento del pronto soccorso dei fratturati degli arti in guerra; ringrazia· anche tutti coloro che sull'argomento portarono il loro contributo di scienza e di esperienza. Quindi tiene a far presente quanto segue: 0 I - che nelle dotazioni di mobilitazione dei corpi e reparti e delle unità sanitarie da campo di prima linea esistono vari tipi di apparecchi, tra i quali il Thomas per attuare l'immobilizzazione provvisoria delle fratture, che l'esperienza delle recenti guerre ha riconosciuto i migliori; 2° - che è anche preveduto, in caso di guerra, la costituzione, nella zona delle armate ed in territorio, di ospedali o reparti specializzati per fra t tura ti.; 3• - riconosce giusto che i medici giovani, siano istruiti, con corsi rapidi e intensivi, alle manualità della tecnica traumatologica e dà assicurazione che porterà a conoscenza di S. E. il Sottosegretario di Stato alla guerra il voto espresso in questa riunione, che gli ~ tudenti del VI anno di medicina e chirurgia siano obbligati a frequentare, nella istruzione pr-emilitare, un corso teorico e pratico di pronto soccorso in guerra con obbligo di esame finale. F . CAcCIA (relatore). Prima di tutto sento il dovere di ringraziare cordialmente tutti gli illustri oratori che si sono compiaciuti portare il loro ef1ìcace contributo di esperienza sull'importante argomento in discussione. Riguardo alle obiezioni sollevate da alcuni io potrei fare a meno di rispondere, dopo quanto es:Iuricntcmente hanno esposto, con la loro competenza ed autorevolezza, i professori Akssandri, Dalla Vedova e il generale medico prof. Mazzetti. So.lo mi permetto di dire al prof. Matronola che lo smistamento dci feriti ha una grande importanza per la cernita di essi in relazione alla tempestività della cura, secondo l'evoluzione bio-patologica delle ferite contam ina te. molto diversa a seconda dell'entità della lesione e della regione colpita. Ed un tale giudizio, come ha affermato anche il prof. Alessanùri, non può c:mcttcrlo che un chirurgo provetto.


ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO DI PRONTO ECC.

609

Ringrazio il colonnello medico Modestini per quanto ha detto, ben lieto di constatare che anche egli ritiene che gli ospedali specializzati per fratturati debbono avere un'attrezzatura rispondente alle esigenze odierne di tecnica progredita. Però mi permetto aggiungere, allo scopo pratico di esse re pronti in caso di eventuale bisogno, che una tale attrezzatura si debba predisporre fìn dal tempo di pace nella modalità che si reputi più conveniente, non essendo possibile che, in caso di mobilitazione, si possa provvedere in breve tempo un materiale tanto ingente qual'è quello richiesto dall 'alta percentuale dei fratturati di guerra. Mi compiaccio con il dott. Sovena del suo spirito d 'iniziativa organizzativo e tecnico nell'applicazione delle sue mansioni quale comandante di

Sezione di sanità in A. O. 1., però per quanto lodevole sia stata la funzione da lui e~erci tata nella Sezione di sanità in una guerra coloniale, altrettanto sarebbe condannabile in caso di guerra continentale, nel la quale se la Sezione esplicasse principalmente servizio chirurgico operativo, verrebbe meno alla sua principale funzione che è di smistamento e sgombero. Funzione estremamente importante ed aswrbente, data la grande affluenza dci feriti. Esaurita la discussione, segue la formul azione di un ordine del giorno. votato all'unanimità, che è il seguente :

,.

••

ORDINE DEL GIORKO .

« La Reale Accademia medica dì Roma e l'Accademia Lancisiana riu nite nella seduta straordirraria del 22 gennaio 19]8-XVI, presenti le Autorità Sanitarie civili e militari, presenti i chirurgi più autorevoli della Capitale che hanno prestato servizio nella Grand'e Guerra ( I915-r8 J e nella guerra coloniale dell'A. O. l ., presenti anche chirurgi volontari reduci dalla guerra rpagnola. << ConS'iderata la grande importanza delle ferite-fratture degli arti che rappresentano circa ii 25 % di tutte le ferite di guerra curabili. « Consid~rato che tale ingente massa di feriti è quella più facilmente risanabile con cure appropriate e tempestive, producendo così grandi vantaggi militari per il recupero degli effettivi e vantaggi enormi sociali per il riprùtino fun zionale e per la limitazione delle valutazioni pensionìstiche che incidono fortemente sui bilanci statali. cc Fanno voti : 1" che l'Autorità Militare si compiaccia disporre che gli ospedali specializzati per fratturati, già previsti 1zel Servizio sanitario di guerra, siano provvisti di un'attrezzatura tecnico-chirurgica rùpondente ai progressi moderni co1z l'assegnazione di chirurgi, possibilmente specializzati Ì1J traumaiologia; e che i fraiturati degli arti, dopo il primo soccorso nelle formazio11i sanitarie avanzate, siano sgomberati dit·ettametlte negli ospedali specializzati per fratturati; 3 .-

Giomal~ di nudicina militar.:.


610

ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO DI PRONTO ECC.

2 ° che l'Autorità accolga il voto, più

volte ripetuto, che gli studenti del VI anno di medici-na e chirurgia frequentino, n'ella Scuola premilitare, un corso teorico-pratico di pronto soccorso in guerra con obbligo di esame finale » . Il relatore, infine, ringrazia tutti gli autorevoli convenuti e si augura

che l'ottimo Direttore Generale della Sanità militare, tenente generale medico prof. Mazzetti, che particolarmente ringrazia per il suo significativo intervento, si compiaccia esercitare la sua apprezzata autorevolezza e la tenacia della sua fede ben nota, acciocchè l'importante questione dei fratturati di guerra - che tanto ha interessato chirurgi e ortopedici italiani venga risoluta secondo lo spirito del voto emesso dali 'importante riunione delle Accademie mediche romane.


LABORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE- ROMA Sezione di Fisiopatologia

MEZZI IMPROVVISATI DI PROTEZIONE ANTIGAS Dott. Giuseppe Serra, capitano medico.

I - Generalità. Può accadere, m svariate circostanze di guerra guerreggiata, che il combattente o elementi della popolazione civile attiva e passiva vengano a trovarsi sforniti: in tutto o in parte, degli appropriati presidi di individuale protezione antigas durante un attacco ad aggressivi chimici, o davanti a zone e passaggi, più o meno obbligati, che siano stati precedentemente inquinati con aggressivo a tipo persistente (reticolato chimico). In tali casi il soggetto, senza lasciarsi prendere dal panico, che è sempre un cattivo consigliere, quando anche non trascini a reazioni sproporzionate, impulsive e caotiche, ricorrerà a mezzi di protezione improvvisati o di circostanza, la cui messa in opera con animo tranquillo e retto discernimento, potrà valere a salvargli la vita. L 'efficacia di questi mezzi improvvisati di difesa antigas è tanto maggiore quanto più rapida è stata la determinazione di adattarli e l'iniziativa della loro messa in opera; e per quanto più breve è il tempo per cui sono destinati a funzionare. La protezione di ripiego si riferisce sia agli organi di senso (naso, occhi) sia all'apparato respiratorio, sia, in caso di aggressione con vescicatori, a tutta la superficie corporea. E' ovvio però che essa avrà di mira precipuamente la salvaguardia della funzione respiratoria. che, non potendo subire lunghe soste, è la prima ad essere presa di mira e la più facilmente vulnerabile.

n - Difesa tattica. La difesa tattica, quando è attuabile, può offrire al militare o civile, sorpreso da un improvviso attacco a gas, un buon presidio. Purtroppo, però, se essa avvalora e organizza, per sua natura, tutte le altre misure protettive individuali e collettive, inquadrandole nel vasto scenario del particolare terreno e delle condizioni ambientali e metereologiche, non può che in parte, e non sempre:, sostituirle quando fanno difetto. Devesi inoltre considerare che la protezione tattica, non sempre facilmente attuabile dall'individuo isolato, salvo il concorso di circostanze parti-


6rz

MEZZI IMPROVVISATI DI PROTEZIONE A!'.'TIGAS

colarrnente favorevoli, può invece avere tutto lo sviluppo di cui è capace quando ha per oggetto interi reparti di truppa. Spetta esclusivamente al Comandante il compito di attuarla sulla base di criteri tratti dal precedente accurato studio del terreno e dei fattori atmosferici; e su quella dei risultati delle ricognizioni e delle osservazioni fatte allo scopo della difesa chimica, nonchè del funzionamento dei collegamenti allo scopo dell'allarme chimico.

m - Protezione· improvvisata per la respirazione. La si attua nei seguenti casi: A) Il facciale del respiratore è rotto o presenta delle soluzioni di continuo attraverso le quali il gas può infiltrarsi nelle vie aeree: 0 I - Se il pericolo non è incom bente e trattasi di semplici fessurazioni o buchi di piccolo àiametro si potrà rapidamente applicare sul facciale, nella superficie esterna e in quella interna, delle striscie di sparadrappo, facendole aderire a tenuta d'aria. Viene così restituita alla maschera tutta la sua efficacia protettiva. Se il pericolo incombe si attueranno le previdenze descritte nel numero seguente. 2° - Se il facciale è reso inservibile se ne potrà fare a meno ed eliminarlo addirittura dal respiratore, perchè non r-iesca di inutile ingombro. Ciò fatto si stringerà fra i denti, circondandolo nel contempo con le labbra, in modo che aria non penetri nei polmoni se non attraverso il filtro, l'estremo superiore, resosi libero, del tubo corrugato, nelle maschere che n e sono fornite, o il bocchello del filtro nelle altre. Le narici vanno tappate con cotone, garza, tessuto, con materiale qualunque, o meglio stringendole fra l'indice e il pollice di una mano. 3• - Se è rotto il tubo corrugato: si elimina quella parte di esso che è resa inservibile tagliandolo immediatamente al di sotto della rottura e imboccando l'estremo rimasto libero. Se poi il tubo corrugato è rotto vicino al filtro o è molto danneggiato, e perciò inservibile, lo si strapperà addirittura dalla scatola filtro e si metterà direttamente fra le labbra il bocchello di questa. B) LESIONI DEL FILTRO.

La maschera conserva quasi tutta la sua dficienza finchè il filtro, che ne è il cuore, rimane integro. Una lesione irreparabile del filtro rende la maschera inutilizzabile. Questa evenienza è piuttosto rara e quando si presenta


MEZZI IMPROVVISA TI DI PROTEZ IONE ANTIGAS

non resta che ricorrere ad altri mezzi che non siano la maschera o parti di essa (filtri improvvisati, tamponi filtranti ecc.) ; 1° - Lestoni riparabili. Nella maggior parte dei casi le rotture del filtro sono riparabili ; può trattarsi allora di una pallottola che senz'altri danni (disorganizzazione profonda del materiale contenuto) passi da parte a parte il filtro stesso o di una piccola scheggia che ne incida l'involucro ecc.. [n tali evenienze, le circostanze dell'aggressione chimica permettendolo, si ottureranno i buchi con striscie sovrapposte di sparadrappo, e, in mancanza di questo, con quel mate riale qualunque che si potrà avere a portata di mano: cotone, garza, brandelli di stoffa, foglie verdi ben stipate, persino terriccio bagnato. Nell'eseguire questa operazione di ramm endo devesi aver l'avvertenza di disporre bene il materjal e occJudente, in modo che aria attossicata non vi passi attraverso, rendendo inutile il lavoro e insufficiente il filtro. Perchè questo conservi tutta la sua efficacia protettiva è necessario che l'aria da depurare vi penetri dali' orificio inferiore e attraversi i vari strati sovrapposti, seguendo la norma verticale, strati che debbono conservare il loro assetto e la loro organizzazione originale. Può anche riuscire comodo e di più rapida esecuzione il fasciare senz'altro la scatola filtro, a livello della rottura, con giri sovrapposti di garza o mussola idrofila, con mollettiere, fazzoletti, lembi di camicia, flanella, ecc. E' preferibile che questi materiali prima di essere avvolti siano leggermente bagnati. Il naso e gli occhi vanno anch'essi protetti: il primo tamponando semplicemente le narici o serrandole fra le prime due dita della mano; i secondi con le modalità che si dll:a nno appresso, a proposito dei lacrimogeni. 2° - Lesiotzi irreparabili. Se l'involucro della scatola filtro è addirittura squarciato, in modo da lasciare fuoriuscire iJ contenuto, il filtro stesso diventa inservibile; con verrà allora versare il mat-eriale attivo di cui è dotato in un fazzoletto, o in un pezzo di stoffa qualunque, tratto dal proprio vestiario, che si avvolge accuratamente su se stesso e che si applica indi sulla bocca e sulle narici in modo da occluderle e da costringere l'aria a passare, depurandosi, attraverso lo schermo protettivo così improvvisato. 3• - Se anche il m ateriale di cui è ripieno un filtro da respiratore manca, allora si ricorrerà ai tamponi filtranti o ai filtri improvvisati, a seconda del tempo di cui si può disporre in rapporto ali 'imminenza dell'aggressione da parte del tossico. Se ,esso, ad es., è già presente nell 'aria in conce n trazione attiva, il tempo disponibile per improvvisare la difesa è praticamente nullo, e s~ deve utilizzare la sospensione della funzion e respiratoria trattenendo il respiro per quanto è possibile durante l'allestimento della difesa, che va quindi attuata nel tempo brevissimo, yi a I minuto, che può durare l'apnea volontaria. In questo caso converrà ricorrere ai tamponi filtranti la cui improvvisazione richiede un tempo molto breve. Basterà all'uopo versare e


t MEZZI IMPROVVISA TI DI PROTEZIONE ANTIGAS

avvolgere in un fazzoletto o in qualche cosa di analogo del comune carbone di legna, se si ha, della cenere, della sabbia finissima o del terriccio soffice e poroso, della paglia o del fieno bagnato, delle foglie e dell'erba fresca o secca, del crine vegetale, ecc. Il materiale così avvolto, applicato agli orifizi delle vie respiratorie (bocca e narici) ci costituirà uno schermo protettore attraverso cui l'aria ambiente è costretta a filtrare e a depurarsi prima di giungere nei polmoni. Non sempre si ha a disposizione dd materiale da includere in fazzoletti o al.tro a costituire dei tamponi filtranti composti, ed allora ci si dovrà accontentare dei cosidetti tamponi filtranti semplici, la cui improvvisazione e messa in opera è ancora più rapida di quella dei primi. Questi tamponi potranno essere fatti dei più svariatt materiali, dei quali o l'uno o l'altro sarà sempre disponibile anche nelle più difficili circostanze in cui un'aggressione chimica può verificarsi. Essi potranno constare: - di uno o più fazzoletti, ripiegati successivamente su se stessi m uno strato di un certo spessore; - di cotone, garza, fascie di mussola o di panno, ecc.; - di mollettiere e parti di indumenti di corredo (camicia, maglia, ecc.); -- del cappello passamontagna, giacca, panciotto; - del berretto a busta o di qualunque altro copricapo. Tutti questi oggetti, prima dell'uso, vanno bagnati possibilmente con soluzione acquosa di bicarbonato di sodio o di urotropina, avendone a disposizione, o con acqua semplicemente e persino, se questa manca, con liquido fisiologico (orina). Se il pericolo non è imminente, e quindi il tempo permettendolo, si costruiranno con i più svariati mezzi di circostanza dei veri e propri filtri improvvisati muniti di un involucro e di materiale filtrante. Servono bene a questo scopo la gavetta, la borraccia, le comuni scatole di latta di conserve alimentari, il tascapane, il berretto di tela, il sacco a terra, ecc. che si riempiono con carbone, cenci, fieno e paglia bagnata, trucioli e segatura di legno inumiditi, foglie, groviglio di sottili radici, erbe, e, infine, se tutto questo manca, con terreno vegetale soffice, poroso, permeabile ali 'aria. Questo materiale vario va disposto nel recipiente, che costituirà l'involucro del filtro, con un certo accorgimento pcrchè acquisti un giusto grado di compattezza o di scioltezza, a seconda del materiale usato. Le foglie e il fieno ad es. andranno un po' pressate, il terreno andrà sciolto e spappolato: ciò che consentirà all'aria di circolare e di filtrare depurandosi. I filtri costruiti con involucro di stoffa si possono considerare com e i tratti di unione con i tamponi composti di cui si è fatto cenno. I recipienti metallici, che si usano nella costruzione dei filtri di ripiego, vanno liberati dal coperchio, se c'è, e bucherellati alla parte opposta perchè


MEZZI IMPROVVISATI DI PROTEZIONE ANTIGAS

615

l'aria possa arrivare in contatto della massa filtrante. Per questo bisogno ci si potrà servire di chiodi, punte di ferro, del coltello, di un cavaturaccioli, della baionetta, ecc. La improvvisazione di un filtro è cosa che richiede accortezza e un certo tempo; epperò non è possibile se il pericolo è già presente, in quanto nessuno, per quanto allenato, potrà trattenere il respiro così a lungo quanto è necessario per consentirgli di fabbricare un filtro, sia pur rudimentale fin~ chè si vuole. In tal caso abbiamo visto come sia buona norma ncorrere senz'altro ai tamponi filtranti.

IV ~ Protezione improvvisata degli occhi. La protezione degli occhi va fatta, oltre che in presenza dei lacrimogeni veri e propri, anche in presenza dei vapori di y e di sostanze che al potere soffocante uniscono anche quello lacrimogeno (cloropicrina, chetoni bromati, ecc.). 1° ~ Talvolta è dato trovare sul campo facciali e respiratori abbandonati da altri. In tal caso è assicurata la protezione integrale. I facciali anche se rotti, potranno servire alla bisogna purchè siano intatti nella metà superiore: contenente gli occhiali. 2° ~ Possono servire, se si hanno, anche i comuni occhiali antipolvere da automobilista, purchè si abbia l'avvertenza di ridurli a tenuta d 'aria per mezzo di cotone, garza, cerotto adesivo o altro. 3" ~ Non avendo a disposizione occhiali, facciali, o parti utilizzabili di essi, ci si potrà creare una temporanea e discreta protezione degli occhi con un fazzoletto bagnato in un liquido qualunque (meglio, avendone, con soluzione acquosa di bicarbonato di sodio al 2,5 Y,, ) ma che può essere anche acqua e persino liquido fisiologico (orina). Il fazzoletto così bagnato, dopo una leggera strizzatina, va applicato sugli occhi, disteso o ripiegato, in modo però che attraverso di esso continui a filtrare almeno un tenue chiarore che consenta una crepuscolare visibilità, sufficiente spesso a permettere un certo orientamento sul terreno, e l'adozione di altri eventuali idonei mezzi di difesa individuali. Il fazzoletto o ciò che ne fa le veci va fermato dietro la nuca con spilli, spine, filo di ferro, spago; ecc. oppure tenuto fermo e aderente agli zigomi e al contorno orbitario con le mani per tutto il tempo che si renderà necessario. 4" - Se tutti i mezzi di protezione oculare, sin qui elencati, fanno difetto, o se l'urgenza, dato l'attacco di sorpresa, è tale che non si può fare a tempo a metterli in opera si chiuderanno semplicemente gli occhi per il tempo indispensabile.


6r6

MEZZI IMPROVVISATI DI PROTEZIONE ANTIGAS

V - Protezione improvvisata della pelle. In mancanza di vestiti protettivi anripritici e antivescicatori in genere (ricordare che anche i vapori della y e della lewisite possono produrre, in sufficiente concentrazione, gravi vescicazioni della cute e che quindi la protezione di essa va curata anche in presenza di semplici vapori di gas vescicanti), si potrà improvvisare una efficace protezione del corpo a mezzo di mantclline, cappotti, cotone, fascie, fieno, paglia, pastrani, coperte, teli da tenda, moll ettiere, calzettoni, erbe, ecc., di cui si circonderà àccuratamente il corpo per creare una barriera più spessa che sia possibile tra esso e l'aggressivo diffuso nell'ambiente.

VI - Osservazioni e note. Qualunque mezzo, improvvisato o no, di difesa individuale anti gas si voglia mettere in opera, esso deve essere sempre preceduto, se l'aggressivo è già presente, dal volontario arresto del respiro (apnea) per impedire che, durante il tempo necessario a im provvisare la difesa od a adattarsi il respiratore, del tossico penetri con l'aria nei polmoni. Bastano alle volte poche boccate di un soffocante ad alta concentra~ione per determinare lesioni irreparabili dell'organismo, i cui effetti possano farsi sentire anche a distanza di tempo, mentre per il momento tace ogni sintomo morboso e il soggetto, che ha indossato la maschera in ritardo e dopo avere respirato, crede erroneamente di essere ormai al sicuro. Di qui la n ecessità di trattenere il respiro. Questo tuttavia non può farsi che per brevissimo tempo, per un tempo maggiore negli individui allenati alla cosidetta apnea volontaria, che però non può oltrepassare, se non eccezionalmente, il minuto primo; per un tempo molto minore negli altri (20 a 30 sec.). In questo corto periodo di tempo si deve poter improvvisar e la difesa se si vuole che questa risulti veramente efficace. 2" - L'apnea è poi preziosa in quanto che d a sola può bastare a proteggere la vita: per es. in quei casi di aggressione chimica che si verificano in vicinanza di un rifugio antigas, di un deposito di maschere o di autoprotcttori, o in vicinanza di un 'altura facilmente raggiungibile dall 'uomo e dove il tossico, più pesante d eli 'aria, non può adagiarsi e persistere. In questi casi basterà che il soggetto trattenga il respiro per il tempo brevissimo necessario a raggiun gere il ricovero, il deposito, l'altura. Il soggetto deve ev itar~ la corsa mentre si porta al sicuro, per non costringere l'organismo a un maggior consumo e a una maggiore richiesta di ossigeno proprio durante il periodo dell'apnea, fl;'.:lla quale, essendo sospeso ogni approvvigionamento di 0 2 dall'esterno, questa maggiore richiesta non potrebbe essere esaudi ta. 1" -


MEZZI IMPROVVISATI DJ PROTEZIONE ANTIGAS

617

Un lavoro molto moderato (100 m. di marcia) non diminuisce notevolmente la durata dell'apnea. Un lavoro più intenso (corsa di m. 200) lo riduce considerevolmente. (Vedi Simonclli e Ferri in « Problemi di Fisiologia applicata alla difesa chimica: L'apnea volontaria >>). 3" - In presenza di lacrimogeni chiudere immediatamente gli occhi e allontanarsi dalla zona infetta, se possibile, avvalendosi della sicura conoscenza dei luoghi per recarsi al riparo. Se questo non è possibile, preparare, a occhi chiusi, il tampone protettor~ per essi e per le vie respiratorie. Se il lacrimogeno è in alta concentrazione sarà necessario, oltre che chiudere gli occhi, mettersi anche in apnea. In presenza di starnutatori si proteggeranno, per prime, le vie respiratorie (bocca e naso) e in secondo tempo gli occhi. La chiusura degli occhi riesce molesta e dannosa se protratta per lungo tempo, perchè lascia il sogg;:tto, privo della difesa della vista, in balia degli eventi e del terreno: vi si dovrà perciò ricorrere solo per il tempo strettamente necssario a preparare il bendaggio protettivo di cui si è parlato e che, consentendo una sia pure scarsa vis.ibilità, permette un orientamento sul terreno e l'eventuale messa in opera di mezzi di difesa tattica. 4• - La protezione degli occhi non deve mai andare disgiunta da quella delle vie aree, qualunque sia il tipo di aggressivo che ci si trova a dover fron~ggiare, essendo risaputo che gli aggressivi dei vari gruppi possono, a seconda della concentrazione e delle circostanze, sostituirsi vicendevolmente nel modo e nell 'intensità dell'azione fisiopatologica. La protezione individuale improvvisata a tossico pr~sente, va creata e messa in opera il più rapidamente possibile: entro il brevissimo periodo di tempo che mette a nostra disposizione la capacità originaria o acquisita all'apnea.

RIASSUNTO , L'A. si occupa brevemente dei principali mezzi di ripiego, cui pos· sono ricorrere per proteggersi, elementi della popolazione civile e militare, sorpresi dall'a)?gressione chimica mentre si trovano sprovvisti dei comuni mezzi della protezione individuale.

_ ___,..._ .., . 1/1 _..,._ ~·


DIREZIONE GENERALE DELLA SANITA MlLITARE Collegio medico-legale

Presidente: ten. generale medico prof. A. SANTAMt.RJA

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA Rivista critica. Contributi clinici. Considerazioni medico-legali. Dott. Carlo Rizzo, maggiore medico, libero docente in Clinica delle mahmie nervose e mentali.

(C onti11 uazioue e fine).

II - Considerazioni critiche. AsPErn GENERALI DEL PROBLEMA. - Ora che siamo giunti alla fine di questa rassegna di dati e dì argomenti circa la discussa eziologia tubercolare della sch., sorgono spontanee alcune domande: allo stato attuale delle nostre conoscenze una siffatta eziologia è da ammettersì ? e per tutte le sch . o soltanto per un gruppo particolare di esse ? esistono, in questo secondo caso, criteri discriminativi per riconoscere la natura tubercolare della psicosi ? Che la sch. sia sempre e soltanto d'origine tubercolare venne sostenuto anche in passato da pochissimi AA. (quali il Wolfer e il Ciarla); ed oggi tale opinione è completamente caduta. Nessuno - per altro - tranne rare eccezioni (citerò, fra gli sn1diosi più recenti, il Maillefer, N. Berlin, Warstadt e Collier) sostiene che questa psicosi non abbia mai alcun rapporto di dipendenza eziologica, sia pure soltanto concausale, colla tbc. Quanto poi all'intrinseca importanza di questo fattore infettivo, le opinioni dei psichiatri sono ancora fortem ente discordanti: il che dipende in gran parte -come notano, ad esempio, il Martinengo e lo Skalweit- dalla oscurità che tuttora domina sulla essenza stessa della sch., a proposito della quale persistono le incertezze perfino nei riguardi diagnostici. Non possono, quindi, meravigliare - anche solo in tema di rapporti fra sch. e fattori esogeni, tossinfettivi, in genere - le ammissioni di molti psichiatri che, parafrasando più o meno la nota frase del Kraepelin: (( Sulle cause della d. p. regna oggi (r9ro) ancora una impenetrabile oscurità ))' riconoscono la estrema difficoltà di una netta presa di posizione al riguardo. Ciò dipende anche dal fatto, sul quale richiamava l'attenzione E. Morselli nel 1925, <c che il fattore esterno è incstricabilmente fuso con quello costituzionale, com e il fattore occasionale sfuma insensibilmente nel fattore patogenetico >>, onde cc tra psicosi e11dogene ed esoge11e vi devono essere gradi di pa ;saggio, pereh è ne li 'una come n eli 'altra fattori costituzionali <: acquisiti $'influenzano a vicenda nel determinare la genesi e la sintomatologia 1) , Ecco 1.


INFEZIONE T UBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

perchè, quando si leggono i lavori riferentisi all'eziopatogenesi della sch. (c di molte altre psicosi), si trova che quasi tutti vengono ad ammettere la molte~ plicità delle cause predisponenti o scatenanti la malattia mentale, e perchè si tende sempre più a ritenere che la sch. sia non già una malattia vera e propria, un'entità morbosa autonoma, bensì una semplice sindrome, condizionata da tutta una serie di processi patologici, verso i quali le strutture cerebrali di tal uni individui costituzionalmente predisposti ( « la cellula nervosa f ragilizzata dall'eredità », come si esprimeva E. Deny) reagiscono con uno stesso tipo di manifestazioni psicopatiche. Questo concetto, sostenuto fin dal 1904 da Roubinovitch e Phulpin, venne poi sviluppato da molti altri AA. Così M. Dide distinse della d. p . tre grandi sottogruppi: una d. p. semplice, assai rara, dovuta ad arresto di ::viluppo dell'encefalo nel l 'età puberale; una psicosi tossinfettiva subacuta o cronica primitiva, corrispondente alla forma ebefrcno-catatonica e prodotta tanto da una tossinfezione intestinale, quanto dalla tbc.; una psicosi tossinfettiva secondaria, corrispondente alla forma paranoide, ed affine, dal punto di vista eziologico, al sottogruppo precedente. Per Claude e Rose la sindrome dd K raepelin abbraccerebbe due distinti tipi di psicosi: al primo, costitu2:ionale, condizionato dalla fatale atrofia progressiva dei neuroni corticali d 'associazione, spetterebbe realmente il nome di d. p.; il secondo tipo sarebbe una pseudo-demenza di origine tossinfettiva - spesso tubercolare - talora suscettibile di guarigione. Per Bleuler Le varie cause esogene costituirebbero solo altrettanti momenti rivelatori della latente psiccsi, la cui vera origine risiederebbe quasi sempre in una particolare predisposizione (il << carattere autistico ») di tal uni individui. Anche J: Lbermitte, il La ignei - Lavastine, il Bumke (che mette però in dubbio la predisposizionc bleuleriana), T anzi e LJgaro, il Lévy- Valensi e quasi tutti gli altri AA. più moderni, che sarebbe troppo lungo enumerare, concordano nel ritenere che la sch. sia soltanto una sindrome. Se ora veniamo a considerare più da vicino il valore che si attribuisce alla tbc. nella produzione di quel gruppo di sch. la cui origine tossinfettiva è uni versalmente riconosciuta, troviamo che la divergenza delle vedute è anche qui molto profonda. M. Zalla, con notevole prudenza, concludeva le sue ricerche d 'ordine statistico sulla d. p. ammettendo che la psicosi dipe:nde da svariate cause, fra le quali « figura non di rado -. e per le sindromi ebefreno-catatoniche probabilmente molto spesso - l'infezione tubercolare >>. Anche un suo allievo, il Fenga, giunto alla fine d'una accurata rivista sintetica sull'eziologia tubercolare della d. p., si limita a biasimare lo scetticismo di taluni AA. verso tale eziologia, ed a sostenere « la tubercologenesi di alcune forme di d . p. >1. L. Couderc fa ascendere al 6o % i casi di d. p. d'origine tubercolare ed nn cui siffatta natura sarebbe confermata dall 'abito << tis.ieo >> dei soggetti, dalla


6zo

INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

presenza di numerosi segni tubercolari, dalla positività delle ricerche biologiche specifiche. Il Buscaino ammette << che possano esistere pticosj tubercolari a sintoMatologia sc/ziz ofreuica )) ' ma in numero assai limitato, e la sua opinione è condivisa dal Santonè c da parecchi altri studiosi. Anche E. Rizzatti, nella sua ricordata classificazione della sch., distingue, fra l'aitro, una sch. tubercolare, in cui l'infezione avtebbe modo di svilupparsi e darebbe quella particolare psicosi perchè si sarebbe impiantata in soggetti con una determinata costituzione somatica (abito longilineo) e psichica. Per D. Marguglio due sono le forme eziologiche fondamentali della sch. , entrambe sviluppantisi su cervelli predisposti da varie cause: una prodotta dalla tbc. e l'altra amminotossica, dipendente da affezioni entero-epatiche (Buscaino, Baruk, ecc.). Simile distinzione è fatta altresì dal Caramazza, dal Tripi e da qualche altro. V. Martinengo si augura che possa un giorno distinguersi una schizofret~ia da i11tossicazione tubercolare, una da Ì11tossicazio11e entero-epatica, una da pregressa e11cejalite, ecc., sì da suddividere razionalmente la sch. attuale; ma riconosce che questa è soltanto << una ottimistica, prematura visione >> dell'ancor problematica classificazione eziologica della psicosi. In conclusione, credo che oggi debba ammettersi - con la maggioranza degli AA. - la possibilità della eziologia tubercolare per un limitato gruppo di schizofrenici. Meno facile è la risposta alla terza delle domande formulate al principio di questo capitolo e relativa ai criteri da usare per riconoscere la natura tubercolare di tali schizofrenie. Una prima difficoltà scaturisce dal fatto che gli stessi psichiatri sostenitori dell'eziologia tubercolare di tutta la sch. o di un suo sottogruppo discordano fr;t loro nella valutazione dello stadio dell'infezione più favorevole per il determinarsi della psicosi. Difatti per il Ciarla la d. p. sarebbe prodotta (in cervelli e organismi predisposti) dalla tbc. iniziale. Per Claude e Baruk i disturbi mentali si accompagnerebbero soltanto - o precipuamente - alle fasi torpide, di remissione, dell'infezione tubercolare; mentre, qualche anno dopo, lo stesso Claude, in collaborazione con Coste, Yaltis e van Deinse, modificava la propria opinione e pensava (limitatamente al gruppo delle cbefreno-catatonie) che la psicosi dipendesse da una encefalite tubercolare a v:ir us particolarmente attenuato, analogamente, per molti aspetti, a quanto sappiamo verificarsi nella paralisi progressiva rispetto alla spirocheta. Anche L. Wolfer aveva sostenuto, parecchi anni prima, che per la d . p. si potesse trattare di una metatubcrcolosi . G. Montesano pensa, invece, che l'azione patogena della tbc. (e di altre malattie infetti ve) si esplichi con un meccanismo completamente diverso. nel quale entrerebbero in giuoco, per effetto dell'infezione, un clisendocri -


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

621

nismo precoce (con la formazione del tipo longilineo-astenico), forti disposizioni del cervello a disturbi allucinatorii e deliranti, e spiccata suscettibilità di reazione a questi disturbi con sintomi schizoidi. In seguito - e principalmente - vi sarebbe un'eccessiva produzione di antitossine specifiche, la qu<:le gioverebbe, sì, ad impedire l'aggravarsi e il diffondersi dei focolai infettivi, ma, contemporaneamente, favorirebbe la comparsa delle manifestazioni psicopatiche. Per l'A., dunque, la sch. verrebbe suscitata dall'eccesso di antitossine prodotte da taluni organismi nella loro lotta contro l'infezione tubercolare. Analoga a questa è la concezione di Baruk, Bidermann c Albane, intesa a spiegare l'apparente paradosso di taluni tubercolotici presentanti i disturbi schizofrenici proprio quando le loro lesioni specifiche guariscono: la psicosi dipenderebbe dall'allergia o, meglio, dalle reazioni tossiche che l'allergia produce e che interesserebbero precipuamente il sistema nervoso. Tale è anche l'interpretazione suggerita dallo Snesarjev non solamente per la tbc., ma per tutte le forme tossinfettive in genere: capaci tutte - col meccanismo delle reazioni allergiche - di produrre la schizofrenia. Il Toye fece un passo innanzi nel precisare i rapporti eziopatogenetici fra 1bc. e d. p. Anch'egli ritiene - come gli AA. precedenti - che questa psicosi dipenda da una esagerazione dei processi organici di difesa e, pertanto, la definisce «sindrome para-tubercolare"· Inoltre, avendo potuto mettere in evidenza acido formico nel liquor di taluni dem. precoci, ed avendo anche prodotto nel coniglio una catatonia sperimentale da acido formico - sostanza che, si aggiunge, ridurrebbe la tossicità della tubercolina - il Toye suppose che l'acido formico potesse essere ritenuto un agente di difesa antitubercolare, atto a produrre (col meccanismo della degenerazione mucosa della nevroglia) quei disturbi nella conduzione nervosa cerebrale responsabile della d. p. G. Tripi, infine, viene ad ammettere - colla sua ricordata classificazione degli schizofrenici in quattro gruppi - che tanto le forme manifeste ed evolutive della tbc. quanto quelle torpide e anche quelle spente siano in grado di produrre la psicopatia, la quale, però, presenterebbe nei singoli gruppi aspetti diversi. È, dunque, evidente come - a seconda dei differenti studiosi - il prodursi della sch. possa venire attribuito alla tbc. nelle più svariate tappe del suo multiforme aspetto evolutivo; ma non è meno evidente che tutte le ipotesi suggerite sono più che altro costruzioni dottrinarie, sprovviste quasi sempre di un sicuro fondamento nella obiettività dei fatti. Forse questo è il motivo per cui la maggioranza degli AA. si limita a dare un più o meno grande peso eziologico al fattore tubercolare, astenendosi dal precisarne il meccanismo patogenetico.


L

622

INFEZI ONE TUUERCOLARE E SCHIZOFRENIA

Una seconda e maggiore cagione di perplessità circa i criteri per valutare l'origine tubercolare di un particolare gruppo di sch. potrebbe provenire dai dispareri degli psichiatri intorno all'aspetto clinico di siffatte psicosi; ma si tratta - in fondo - di differenze di giudizio più apparenti che reali. Già il Gosline e, dopo dì lui, molti altri studiosi, notarono gli stretti rapporti clinici fra le manifestazioni della tbc. e quelle della sch. Così il Da Villa potè osservare, in una diecina di dem. precoci con tbc. conclamata, (( come nel riaccendersi del processo specifico si aggravassero i fenomei morbosi mentali (osservazione confermata da Pasca} e Doussinet e da parecchi altri) e come viceversa quando il processo sì spegneva i fatti mentali diminuissero, e propriamente ciò che più sì imponeva era il sintomo confusione-eccitamento ». Per Claude e Baruk si avrebbe, invece, tutto il contrario : si alternerebbero, cioè, gli episodi evolutivi tubercolari e le riacutizzazioni della psicosi, la quale apparterrebbe alla forma ebefreno-catatonica, sul che - come abbiamo già veduto - concordano quasi tutti coloro che si sono occupati dell 'argomento. D'altra parte L Couderc sostiene che la d. p. d'origine tubercolare comprende tutte le forme cliniche e non riveste alcuna particolare fisionomia psi~hiatrica, mentre sarebbe agevole distinguerla dalla d. p. non tubercolare per l'abito morfologico dei soggetti, per la concomitanza di piccoli segni di tbc. somatica e di altri minuti sintomi nevrologici imputabili a lesioni specifiche del nc.:vrasse, e per la possibilità di assodare biologicamente l'esistenza del virus tubercolare nel liquido cefalo-rachidiano. Per Toulouse, Schiff, Valtis e van Deinse i dementi precoci ad eziologia tubercolare sarebbero caratterizzati da transitorie vampate deliranti e da uno stat:> schizofrenico evolvente per crisi rccidivanti di eccitamento e di confusio~le. Similmente, R. Targowla ritiene che il virus tubercolare produca, di preferenza, una d. p. caratterizzata da delirio polimorfo, ventate deliranti ~~ fatti catatonici : sintomi tutti ad evoluzione intermittente. L'A. aggiunge che già Magnan ed altri vecchi psichiatri avevano isolato questa particolare forma mentale (che il Targowla denomina cc psicoencefalite tubercolare »), la qual e, molto più tardi, venne confusa nella d. p. per effetto della vasta sintesi del Kraepelin e del Bleuler. C. Caramazza ritiene che la distinzione degli schizofrenici da tbc. possa farsi non tanto in base ai sintomi psichici, quanto per la presenza di disturbi fisici caratteristici (dimagrimento, sudori notturni, ecc.) e, specialmente, con la constatazione di un evidente aumento delle globuline del siero sanguigno. Per G. Tripi la sch. tubercolare sarebbe caratterizzata da sintomi differenti, in bas-:: al differente stadio della tbc. causale (vedi pag. 496). K. Leonhard, pur non occupandosi in particolare di eziologia tbc., distingue le sch. esogene da quelle endogene, idiopatiche, per il fatto che le prime presentano, con grande evidenza, sintomi collaterali di natura tossica. Come si vede, l'opinione degli AA. (a parte quella del Couderc, ed a parte il giudizio sull'esistenza o meno delle alternanze tra gli aggravamenti

l


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

della tbc. e gli aggravamenti della sch.) qui è sufficientemente concorde nell'assegnare alla forma schizofrenica di natura tubercolare una figura clinica abbastanza bene dcii nita e circoscritta. Purtroppo - non possiamo negarlo - lo stesso quadro clinico non è caratteristico di tale forma eziologica, ma lo si riscontra in tutte le sch. cosidette esogene, tossinfc:ttive, essendo esso costituito da sintomi collaterali la cui natura tossica è oggi ben nota anche attra~verso a molteplici rilievi sperimentali.

2.

CRITERI PER INDIVIDUARE LA SCH. TUBERCOLARE. -

Riassumendo ora

quanto ho sin qui obiettivamente esposto pro e contro l'eziologia tubercolare della sch., sulla scorta della principale letteratura relativa all'argomento, è lecito formulare le seguenti conclusioni:

A) Nessuno degli argomenti (clinici, anatomo-patologici, statistici, radiologici, batteriologici, ecc.) di volta in volta recati a sostegno del\' eziologia esclusivamente o prevalentemente tubercolare della sch. o di un suo dato sottotipo, è sufficiente a farci ammettere una simi le tesi. Possiamo, anzi, aggiungere che la dimostrazione sicura ed inoppugnabile della natura tubercolare an:he solo di un piccolo gruppo di schizofrenici non è stata ancor data. La grave tara tubercolare ereditaria degli schizofrenici, il loro abito morfologico longilineo- astenico, la loro maggiore morbilità verso la tbc. e la loro elevata mortalità per la medesima infezione, costituiscono, piuttosto, una imponente serie di dati che depone per un rapporto più che altro indiretto fra tbc. e sch. E ciò nel senso che la misteriosa predisposizione di certi individui verso questa psicosi (il temperamento schizoide del Kretschmer, la innata fragilità cerebrale di certi AA. francesi, ecc.) potrebbe dipendere, fra l'altro- se non precipuamente - , dalla tbc. ·degli ascendenti, determinante fors'anche quella costituzionale e tuttor nebulosa insufficienza endocrino- vegetativa che, a sua volta, concorrerebbe nello sviluppo della schizofrenia. B) Comunque, è ormai universalmente :Immesso e provato che la sch. - o, più esattamente, una catt>goria di questa psicosi - può essere prodotta o, almeno, favorita nel suo manifestarsi dalle più diverse forme infettive. A questo proposito non è superfluo ricordare le ricerche minuziosamente eseguite in questi ultimi anni da parecchi studiosi (e principalmente dal Luxenlmrger che ne riferì anche alla Riunione psichiatrica di Giessen nel 1934) sul manifestarsi della sch. nei gemellì rrìonocoriali. Tali ricerche hanno dimostrato ·:he, mentre la psicosi dovrebbe aversi o in entrambi o in nessuno di detti gemelli, qualora essa fosse davvero un 'infermità puramente congenita, costituzionale, esiste un notevole numero di casi jn cui solo un gemello è divenuto schizofrenico: prova certa dell'intervento patogenetico anche di fattori esogeni. E lo stesso Luxenburger riconosceva che nel determinarsi della psicosi


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

« l'ambiente genotipico (endogeno- costituzionale) partecipa per meno della

metà all'effetto dell'intero ambiente ». I rilievi dell'A. (e quelli dello Schulz che ricorderò fra poco) portarono giustamente il Kretschmer a concludere - in sede di discussione alla medesima Riunione psichiatrica - che, dalle

acquisizioni degli eminenti studiosi della eredopatologia degli schizofrenici, i fattori ambientali, esogeni, della schizofrenia « emergono come palpabilm~ ~ntc schietti fattori causali addizionali ». Lo stesso Kretschmer, poi, analizzando tali fattori, poneva in primo piano, per importanza patogenetica, le malattie infettive e - per la donna - le varie fasi del processo procreativo. E allora, come è lecito escludere che, in una parte di queste sch., il fattore causale (o concausale) tossinfetti.vo sia costituito proprio e soltanto dalla tbc. ? Io ritengo quindi, colla grandissima maggioranza dei psichiatri moderni, che un gruppo di casi di sch. sia d'origine tubercolare: è questo il gruppo che R. Targowla chiama <f psicoencefaliti tubercolari », E. Rizz:1tti « sch. tubercolare», V. M. Buscaino « psicosi tubercolare a sintomatologia schizofrenica ))' il Martinengo « sch. da intossicazione tubercolare )) ' ecc. C) Per riconoscere - almeno con grande probabilità - la natura tubercolare di tali sch. non credo che abbiano alcuna speciale importanza l'esistenza di tbc. nella famiglia de li 'infermo, la constatazione di sintomi tubercolari clinici o paraclinici nell'individuo, la sua appartenenza ad un dato tipo morfologico: si è già visto che tutto ciò depone soltanto per la nota coesistenza delle due infermità, ma che non ne prova, di per sè, il nesso eziologico (I). Converrà piuttosto, io penso, precisare - in ciascun caso - questi quattro punti: 1. -

Assenza d'i schizofrenici nella famiglia dell'infermo.

Le sistematiche ricerche statistiche di B. Schulz hanno dimostrato eh... tra i fratelli degli schizofrenici divenuti tali in conseguenza di un trauma o di un'affezione somatica, la medesima psicopatia è del so % meno frequente che non tra i fratelli di coloro che hanno contratto la sch. senza cause apprezzabili. Quindi, il non trovare alcun caso di sch. tra i congi.unti di un dato schizofrenico comincerà ad essere un argomento in favore della natura, almeno in gran parte, esogena di qu~lla data schizofrenia. 2. -

Inizio della psicosi in rapporto con la tbc.

Se il primo dei punti che vado fissando potrà solo fornirci una indicazione generica sulla causalità esogena di una data sch., questo secondo punto è di grande importanza per ammettere un più stretto nesso della psicosi col· l 'infezione tubercolare. Spesso si tratterà (come emerge scorrendo la lette(1) Non ha neanche, al riguardo, un decisivo vnlorc la varietà di d. p. alla quale appanicn~ l'infermo, come emerge da nma la prcccdcnrc trauazionc. Vcdasi, in particolare, la nota a pag. 481.


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

ratura) di episodi specifici polmonari o pleurici; più raramente la sch. s'inizia in rapporto con una localizzazione cxtra-toracica. Comunque, il presentarsi di una sindrome schizofrenica in stretto rapporto cronologico con una spiccante manifestazione tubercolare, dovrà fermare la nostra attenzione e indirizzarci verso il riconoscimento dell'eziologia tubercolare di quella sindrome mentale. Non credo che abbia, invece, molta importanza la precisazione della f ·recedente costituzione psichica dell"jnfermo: esclusi, beninteso, quei casi in cui risultàss.e dall'anamnesi che il soggetto ebbe anche ~n passato qualche manifestazione mentale. In tal caso il nesso fra l'ultimo episodio psicopatico e l 'episodio tubercolare potrebbe essere puramente casuale, o - al più l'infezione avrebbe rélppresentato il fattore scatenante di una recidiva e non potrebbe in alcun modo assumere l'importanza di una vera e propria causa . morbosa. Non credo - in altre parole - che la constatazione o meno di un 'indole abitualmente poco socievole, di un carattere riservato, di un temperamento piuttosto chiuso, autistico, introversivo, possa di per sè farci respingere l'eziologia tubercolare di una sch. comparsa dopo un episodio tubercolare, giacchè è cosa profondamente diversa il temperamento e la psicosi esagerante patologicamente taluni aspetti di quel temperamento, e perchè nulla ci consente di ritenere che quello stesso soggetto sarebbe divenuto schizofrenico anche se non avesse contratto la tbc.

3· -

Aspetto clinico e decorso della psicosi.

Ammesso il secondo punto, si dovrà vagliare se non si tratti di una semplice coincidenza fra i due episodi: quello tubercolare e quello mentale. Ci illuminerà, in proposito, tanto il modo (generalmente acuto, esplosivo, con cospicue componenti di tipo amenziale) con cui la sch. è insorta, quanto il modo col quale decorre. Dopo la fase acuta suole presentarsi, come abbiamo visto, la varietà ebefrenica od ebefreno-catatonica della psicosi; inoltre, sembra ·~he l'indement imento sia meno frequente e molto meno rapido; il decorso non è uniforme, ma si alternano periodi di remissione, talora anche completa e duratura, a periodi di tumultuosa riaccentuazione dei fenomeni acuti. Infine - e questo è molto importante - si ammette quasi da tutti un rapporto fra le riacutizzazioni psicopatologiche e le riacutizzazioni del processo tuber:olare. Tale. rapporto sarebbe diretto, secondo i più; sarebbe inverso secondo la scuola del Claude: e qui, come ho avvertito a suo luogo, sta uno dei Funti più oscll!ri e controversi del problema che riguarda le sch. tubercolari; ma non è inverosimile che - a seconda della gravità del virus infettivo ed a seconda del terreno sul quale evolvono le due infermità - quel rapporto possa vanare, caso per caso, onde anche il differire delle opinioni degli studiosi al riguardo. 4 -

Giorno/t: di medicina militar~.


6:26

4· -

INFEZIONE T UHERCOLARE E SCHIZOFRENIA

Esclusione di altri fattori morbigeni_

E' ovvio che quanto più si riesca ad escludere, in base all'anamnesi ed agli esami clinici, l'esistenza di altre possibili cause - ereditarie od acquisite - di una data sch. insorta in rapporto cronologico con una tbc., tanto più acquisterà forza la tesi della sua natura tubercolare. In base alla precisazione dei vari elementi che ho riassunto nei quattro punti sovraesposti, non dovrebbe essere difficile l'ammissione dell'eziologia tubercolare di un determinato caso di sch.: ammissione che, comunque, - è bene ricordarlo ancora - non potrà mai giungere ad un'assoluta certezza, ma dovrà contenersi nei limiti di una grande verosimiglianza. Devo aggiungere, tuttavia, che una tale precisazione sarà quasi sempre estremamente ardua per noi medici militari, costretti spesso ad accontentarci di dati anamnestici incompleti, se non addirittura di incompleti esami clinici, come avviene quando si debba esprimere un giudizio dopo il decesso del malato, avendo soltanto a disposizione frammentarie informazioni, notizie anamnestiche di seconda mano, sommarie notazioni cliniche di medici non specialisti, ecc. S'intende che in simili casi ogni apprezzamento eziologico dovrà restare nell'àmbito di una larga probabilità; e qui assumerà particolare importanza il criterio cronologico al quale converrà attenersi piuttosto strettamente. Quando si supponga, attraverso all 'anamnesi ed all'esame obiettivo, il possibile concorso di altri fattori eziologici - cioè nei casi in cui non è dimostrabile che l 'episodio tubercolare incriminato abbia realmente costituito la causa unica, diretta cd immediata di una data sch., mentre, al tempo stesso, mancano sicuri argomenti per escludere che la psicosi possa essere insorta proprio a motivo di quell'episodio infettivo - allora le vigenti norme pcnsionistiche consentono ugualmente di formulare un giudizio medic~rlegale. l n fatti queste norme contemplano - come è noto - il caso in cui una malattia, pur non dipendendo direttamente ed esclusivamente da una determinata causa di servizio, possa dipenderne col)causalmente; ed allora, se verrà ammesso che - sia pure col concorso di altri fattori, costituzionali od acquisiti - l'evento di servizio (nel nostro caso la tbc.) rappresentò la concausa preponderante e necessaria, ossia determinante, della sch. in esame, ciò potrà essere sufficiente per concedere all'infermo l'indennizzo di pensione, esattamente come se si fosse riconosciuta la dipendenza causale della psicosi.

III - Casistica personale. Riferirò ora in riassunto alcune storie cliniche di schizofrenici da m<:: studi:lti , per documentare ciò che ho esposto e, al tempo stesso, per segnalare quanto sia spesso arduo c delicato il giudizio medic<rlegale sulla dipendenza o meno di una sch. dall'infezione tubercolare.

f


INFEZIONE. TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

Premetto che trattasi solamente di casi nei quali il suddetto giudizio fu <>messo favorevole all'interessato e che rappresentano un ' assoluta minoranza rispetto alla casistica concernente giudizi che esclusero l'allegata dipendenza in discorso. E tale esclusione venne motivata dalla inapplicabilità di q uei quattro punti che, per le considerazioni illustrate in precedenza, devono essere prova6 o - per lo meno - devono essere ammessi con forte probabilità, prima di riconoscere il nesso eziologico di una data sch. dalla infezione tubercolare. 1• OssERVAZIONE. Lepoldo S.... , di anni 32· Eredità psicopatica generica ( nonna materna c zio materno malati di mente). Il soggetto soffrì a tre anni di nefrite, a dieci di pleurite. A dicias~ene anni riportò, per riconosciuta causa di servizio, grave ferita tla pallotto la di rivoltella, penetrata nella regione scapolare destra e uscita dalla regione sottojoidea fratturantlo i primi anelli tracheali. l mmediatamente ospedalizzato e sottoposto a tracheotomia, i medici ospcdalieri riscontravano una sindrome di Cl. BemanJ-Horut:r a ut:~lnl t:d uua paresi radicolan: inft:riore del p lesso brachiale destro: entrambe conseguenza immediata del trauma sofferto. Sembra che, nel suo percorso, la pallottola avesse sfiorato il polmone destro. Sottoposto, sei anni dopo, açJ accertamenti sanitari pensionistici, venne fatta diagnosi di cc lieve insufficienza dell'apice polmonare destro e cicatrice aderente al collo in seguito a f. a. f. aJI'emitorace destro 1) . Non si parla più dei disturbi nevrologici oculobrachiali. Nessun accenno ad eventuali disordini psichici. Dopo altri quattro anni una nuova visita pensionistica mette in evidenza, fra l'altro, riguardo all'esame psichico, che << il soggcuo è preoccupato, alquanto abbattuto, non esagcratore; accusa cefalea, misantropia '' · Si formula la seguente diag nosi: •• Esiti di f. a. f. all'emitorace destro e collo, consistenti in cicatrici di cui quella al collo aderente; lieve sclerosi apicale destra reatti va; lieve paresi della metà laringea sinistra per tracheotomia con lesione del lari n geo ricorrente omolatcrale; sindrome nevrasteniforme posttraumatica ». Verso quell'epoca - all'età, dunque, di 27 anni ed un decennio dopo l'evento traumatico di servizio - il soggetto presenta imponenti anomalie della condona, per cui viene ricoverato in Vllrie ca!e di salute per mentali, ovc si giunge alla diagnosi di c< sindrome schizofrenica )). Le autorità sanitarie escludono quabiasi rapporto della psicosi con la ferita di cui sopra, in base alla considerazione della forte.: tara psicopatica del soggetto e dell'inizio eccessivamente tardivo della sua malattia mentale rispetto al trauma, sicchè la sindrome schizofrenica è, invece, ritenuta << in rela zione fondamentale con la costituzione psicopatica originaria del soggetto''·

Visita diretta (da parte del Collegio Medico Legale) : essa ha luogo in casa di salute, a cinque anni dall'insorgenza dei disturbi che richiesero l'internamento del S. Dalla cartella clinica de.lla Casa di salute si rileva - oltre ciò che ho ricordato in principio - che il soggetto «fece studi irregolari e spesso interrotti. Fu ripctutamente impiegato, ma per dissidi coi superiori dove tte. abbandonare il posto. A 27 anni abbandonava senza ragioni la fidanzata: corse ad A . . . per assumere notizie d'un'altra signorina di cui si era innamorato, ma quìvi è sorpreso da una crisi d'agitazione per cui venne ricoverato in una Casa di salute . . . dalla quale passa a quella di R . . . Dimesso da questa, rientra in famiglia, ove conduce vita irregolare, mostrandosi violento contro le cose (rompe specchi, vetrierc) c minacciando i parenti >). Nuovo ricovero in Casa di salute.


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

Al suo in1:,rresso presentava << idee assurde di grandezza: si ritiene un grande astronomo e vuole mettersi in rapporto col Padre Eterno; idee di persecuzione; marcatissima ostilità verso i parenti; di~affettività completa». Dopo 18 mesi dal suo ingresso in questa Casa di s:Jiute il soggetto presentava: << affettività spenta, volontà quasi ridotta al nulla; ha spunti deliranti asistematici, contegno strano; tenta fuggire>>. A carico dell"apparato respiratorio si notava: « lievissima riduzione percussoria sull'apice destro con respiro lcggermeme aspro; mai febbre, nè sudori notturni o tosse; è ben nutrito ». Un anno ancora dopo « comparve un dolore alla gamba destra e venne diagnosticata coxite tubercobre » curata con l'immobilizzazione. Nei tre anni della degenza nella Casa di ~a lute in cui viene effettuata la visita << il soggetto attraversò periodi di relativo bent-ssere, alternati con periodi in cui il mutismo, l'indifferenza, l'insocievolezza si esacerbavano; di quando in quando ha anche presentato idee di grandezza, idee persecutorie, allucinazioni auditive ». Da rilevare, infine, che il miglioramento psichico si è accentuato e stabilizzato col comparire della coxite. Esame obiettivo (sommario). Individuo di robusta costituzione originaria, normotipo, ben nutrito e sanguificato. E' costretto a tenere il letto per l'apparecchio gessato di contenzione del bacino e dell'arto inferiore destro. Apparato respiratorio: leggera asperità del respiro in corrispondenza dell'apice destro che appare lievemente ristretto alla percussione. Esame psichico: psiche in esteriorizzazione armonicamente normale; il soggetto è cosciente, appercettivo, lucido, perfettamente orientato. nel tempo e nello spazio; anche il tono affettivo appare normale. Il soggetto ammette di avere attraversato in precedenza fasi di abnorme eccitazione e fasi di apatia e d'insocievolezza; giustifica i suoi trascorsi di un tempo a ttribuendoli ad un particolare «nervosismo )) ; ammette d'avere anche so~­ ferto di allucinazioni e di idee persecutorie; nega idee di grandezza. Si dichiara stanco della vita in casa di cura (resa ora più pesante: dalla necessaria immobilità); per altro è completamente rassegnato a questo soggiorno di cui comprende i benefizi. Non manifesta alcuno spunto delirante. I n definitiva, dal lungo colloquio avuto col soggetto per circa un'ora - non è risultata alcuna nota psicopatica: il che è confermato dal sanitario della Casa di salute, il quale affermò che il soggetto, in questi ultimi mesi, eta grandemente migliorato, e che della sua psicosi resta va soltanto qualche particolare atteggiamento (smorfie, a volte riso immotivato) rilevabile solo saltuariamente e allorcht: il p. non si sapeva osservato.

Il caso ora riassunto, per le evidentissime ripercussioni benefiche della coxite sulla sch. è sovrapponibile alla nota osservazione di Baruk, Sauvage e Albane (guarigione definitiva di una d. p. al comparire di una coxalgia e di una pleuro-pericardite tubercolari) e conforterebbe la tesi del « balancement » fra episodi mentali ed episodi tubercolari di H. Claude e allievi. Esso mi ~mbra abbastanza interessante anche dal punto di vista medico-legale. Se, infatti, la tesi prospettata da una precedente Commissione medica (circa l'assoluta indipendenza della psicosi dalla remota ferita toracica) appare, a prima \'Ìsta, ovvia e perfettamente accettabile, le cose, ad un più accurato esame, si presentano in modo notevolmente diverso: e ciò appunto per la componente <c tubercolosi » alla quale non si era data prima la necessaria importanza. Riguardo alla diagnosi psichiatrica il caso non offre difficoltà. Trattasi, chiaramente, di una .sindrome schizofrenica, costituitasi cinque anni addietro col quadro di violente manifestazioni psicomotorie e deliranti, sopra un fondo


INFEZIONE TUBERCOLAR E E SCHIZOFRENIA

di schizoidismo costituzionale, e che attraverso ad alternative di miglioramenti e di ricadute ha assunto da parecchi mesi l'aspetto di una remissione praticamente completa. Nel caso in questione il temperamento schizoide emerge dalla irregolarità degli studi seguiti dal S. e da tutte le vicende d'impiego e sentimentali che il soggetto attraversò. E lo stesso peculiare temperamento è in certo qual modo giustificato dali 'esistenza di una tara psicopatica familiare. Quanto al presumibile fattore causale della crisi scatenatasi cinque anni adùietro e che solo da qualche mese sembra guarita, si è già visto che nei ~·recedenti anamnestici del S. esistono due soli episodi morbosi che per la ioro entità dobbiamo prendere in considerazione : la pleurite sofferta a dieci anni ed il grave tr~uma somato-psichico subìto a diciassette anni. Nell'ignoranza di altre cause patogene dobbiamo attenerci a quest'ultima (il trauma) per la disamina eziologica del caso, giacchè, se l'affezione pleurica è stata - come è probabile - di natura tubercolare, nessuna crisi mentale sembra sia sopravvenuta, nei sette anni seguenti, a giustificare la tesi che la bacillosi di allora possa chiamarsi direttamente in causa nell'esplosione dell'episodio mentale di questi ultimi anni. Il trauma, invece, rappresenta un probabile fattore morbigeno il quale, però, dovette' agire indirettamente e con un complesso meccanismo patogenetico che ora dobbiamo prospettare. E' verosimile che tale trauma abbia leso la cupola pleuro-polmonare destra: onde i modesti reliquati sclero-apicali di cui alla visita attuale ed anche alle precedenti. La lesione apicale potè stimolare un processo tubercolare latente (che, però, si era già rivelato con l'affezione pleurica di sette anni innanzi) e le tossine specifiche - agendo subdolamente, a motivo dei poteri di difesa che l'organismo era già andato costituendosi - non dettero un quadro di tbc. conclamata, ma andarono creando, in qualche anno, per il tramite del sistema nervoso vegetativo (anch'esso, sembra, direttamente interessato dalla ferita), quelle disfunzioni cerebrali che si rivelarono clinicamente - - in soggetto, come già si è veduto, costituzionalmente schizoide - con un episodio schizofrenico la cui gravità impose un internamento in Casa di salute. A questa tesi si potrebbe obiettare che la lesione polmonare specifica fu di lieve entità. Ma si può anche ribattere - giusta l'opinione della. scuola di H Claude e degli altri AA. precedentemente ricordati - che agli effetti del determinarsi di una scb . tubercolare ha molto maggiore importanza l'infezione da virus attenuato che non una tbc. grave, a carattere esplosivo e con tendenza alla diffusione. Stanno, poi, a sostegno di una simile tesi eziologica, il fatto che la sindrome schizofrenica evolvette con quelle accentuate alternative che sembrerebbero caratteristiche, se non delle forme tubercolari, di quelle, in genere, di natura tossinfettiva; ed il fatto che non si verificò mai una fase demenziale, ma che la psicosi andò nettamente e rapidamente regredendo in concomitanza con l'apparire d'una coxite specifica: il che potrebbe spiegarsi col meccanismo terapeutico dell 'ascesso da fissazione. Nè, fina)-


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

mente, va dimenticato che - nel caso in esame - non risulta l'esistenza di altri fattori morbosi (di tipo traumatico o tossinfettivo) all'infuori di quelli sopra analizzati, per cui si possa diversamente impostare il relativo problema eziologico. Certo si è, però, che - di per sè soli -. nè la ferita al collo, nè la lesione apicale e neppure il ridestarsi di un processo tubercolare latente, avrebbero potuto produrre l'episodjo mentale in discorso, se tutti questi germi eziologici (e forse anche altri che ci sfuggono, fra èui - verosimilmente il trauma psichico) non avessero trovato un terreno costituzionalmente predisposto, sul quale poterono impiantarsi e svilupparsi fino a produrre la sindrome schizofrenica di cui ci stiamo occupando. In base alle considerazioni testè riassunte veniva espresso il parere che la sindrome schizofrenica di Leopoldo S. . . non dipendeva unicamente e direttamente dal trauma di servizio, ma che tale trauma poteva ritenersi concausa determinante - col meccanismo sopra discusso - dello sviluppo più rapido e più grave della psicopatia.

2' OssERVAZIONE. -

Guglielmo M ..., della classe 1892: già militare nell'esercito

austro-ungarico. Gentilizio negativo. Anamnesi remota negati va. Mobilitato il 27 luglio 1914, avrebbe sempre prestato servizio di prima linea sino al febbraio 1918, allorchè conuasse una forma pleurica, per cui, dopo circa un mese di cure, fu rinviato a l proprio paese in licenza di convalescenza. Nel periodo successivo si sviluppò una tbc. polmonare. Mancano precise notizie sulle sue condizioni mentali fino al 15 luglio 1930, giorno in cui lo si dovette ricoverare nell 'Ospedale psichiauico di Udine. Dal certificato di ricovero risulta: c<Soffre dal 1923 di tbc. polmonare; ha fatto molto uso di morfina. Sempre d i temperamento suano, taciturno ». Risulta pure che, da quando contrasse la tbc. cc stette sette anni paralitico (?) e s::mpre a letto ». In Ospedale psichiauico venne fatta diagnosi di « demenza p1·ecoce )), e quivi il M .

-

le cui c<mdizioni generali si trano andate sempre più aggravando -

decedette pochi

mesi dopo l'intern amen to, il 17 ottobre 1930, « in marasma 11 .

La presente osservazione è un chiaro esempio del come talora scarseggiano gli elementi anamnestici e clinici relativi a casi sui quali si deve esprimere un tassativo giudizio medico-legale. In casi simili non è, naturalmente, lecito argomentare se non in via di ipotesi e di probabilità. Qui - accettandosi le concordi, benchè monche, attestazioni riassunte in precedenza - dobbiamo ammettere che il M., per effetto dei disagi bellici, contrasse una pleurite specifica, in seguito alla quale si ebbe il progressivo tvolversi di una tbc. polmonare, di cui il letale stato maranùco rappresentò l'ultima tappa. Con ciò la tbc. del soggetto può ammettersi dipendente da causa di servizio di guerra, essendo presumibile che quest'ultimo, con un


INFEZION E TUBERCOLARE E SC HIZOFRENIA

meccanismo pleurogeno, abbia prodotto (o, più verosimilmente, ridestato) l 'infezione specifica. Quanto alla concomitante psicosi, non può escludersene, allo stato degli atti, l'origine tubercolare. E ciò in base alla considerazione dell'assenza d.i tare mentali nel gentilizio dell'infermo; delle sue normali condizioni psichiche prima dell'arruolamento; del fatto che all'invasione del processo tu· bercolare si accompagnò (o seguì a breve distanza) l'inizio dei disturbi men· tali. Quest'ultima circostanza può dedursi dal certificato di ricovero in Ospedale psichiatrico, e la si può arguire altresì dalla nozione che il paziente nei sette anni precedenti il suo internamento, visse costantemente a letto (catatonia ?). Ignoriamo, poi, l'esistenza d'altre cause patogene che possano aver prodotto la psicosi. Segnalo, infine, che qui il progressivo aggravamento della tbc. si accompagnò all'aggravamento ugualmente progressivo della psicopatia, in conformità a quanto fu osservato, col Da Villa, dalla maggior parte degli studiosi che hanno seguito i] decorso della tbc. e della sch., mettendone in evidenza e confermandone l'abituale parallelismo. Nel caso in esame, dunque, non era possibile escludere il rapporto di dipendenza della d. p. dalla preesistente tbc., cioè - e-&sendosi già ammessa la dipendenza di questa tbc. da causa di servizio di guerra - non si poteva escludere la medesima causalità anche per la demenza precoce.

3n OssERVAZIOI"E. -

Gino S..., della classe 1886. Nulla a carico del gentilizio. Anamnesi personale: negativa fino al 16 settembre 1917, :!llorchè il soggetto fu ferito, in combattimento, da schegge di granata alla pleura e al polmone di destra. Alle ferite seguì empiema; più tardi, come successione morbosa, si manifestò tbc. polmonare per la quale il S. venne regolarmente pensionato dal maggio 1919. La tbc. ebbe alternative di riaccensione e di assopimento, con relativi periodi òi astenia, di decadimento fisico, di d enutrizione, e di ripresa più o meno soddisfacente dello stato di salute generale. Alla fine del 1926 sopravvenne il primo episodio psicopatico grave. per cui il S. fu ricoverato neli'Oq>edale psichiatrico di Padova, in data 7 novembre 1926; ma tale

episodio fu di assai breve durata e non lasciò apprezzabili conseguenze nelle condizioni mentali dell'infermo, sicchè, dopo poco più di un mese di degenza, il S. venne dimesso per non constatata pazzia (n dicembre 1926). Passarono ancora tre anni, poi ricomparvero nuove c più gravi manifestazioni psichiche morbose, sicchè il S. dovette essere nuovamente intemato nel medesimo Ospedale. L'internamento si iniziò il 20 maggio 1930 e du rava ancora alla fine del 1936. Dai certificati d'internamento e da un estratto della Cartella clinica manicomiale risulta che. fin dagli anni dell'immediato dopoguerra il S. aveva presentato, saltuariamente, disordini mentali di vario genere: mania di persecuzione, megalomania, tendenza ad atti libidinosi e violenti, allucinnioni, ecc. Presso l'Ospedale psichiatrico venne fatta la diagnosi di cc psicosi paranoide >> ; durante gli ultimi tempi della degenza si è andato accentuando «il processo d'indebolimento psichico di tipo schizofrenico ».


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

Visitato, in Ospedale psichiatrico, il 18 novembre 1930, da una Commissione med ica militare, questa constatò che i fatti polmonari specifici erano alquanto migliorati c che l'infermo, in quei mesi d'internamento, «si era ingrassato ». Dal punto di vista psichico il S. trovavasi - all'atto della visita - « in condizioni di grave indcholimcnto mentale con idee deliranti ''·

Nel caso in questione ci veniva richiesto, esplicitamente, un << motivato p:1rcre sul rapporto di dipendenza dell'infermità mentale dall 'affezione re-

.

.

~pnatona >> .

Neppur qui, invero, abbondano le notizie anamnestiche e i dati clinici; però bisogna accontentarsi dei rilievi precedentemente riferiti, dal complesso dei quali non è, tuttavia, impossibile formulare un attendibile giudizio di probabilità. Per quel che risulta dall 'estratto della cartella clinica manicomiale, la psicosi di cui il S. è affetto appartiene alla sch.: infermità prevalentemente endogena, costituzionale, largamente indipendente dai fattori extra-cerebrali. Tuttavia sappiamo che, anche ammettendo una peculiare, congenita disposizione di taluni soggetti ad ammalarsi di questa forma mentale, assai spesso tale psicosi viene, per lo meno, favorita nel suo insorgere ed aggravata nel suo decorso per effetto di svariati fattori esogeni (tossicosi, infezioni, traumi l·erebrali, ecc.); anzi, la malattia mentale viene a rappresentare l'abnorme reazione di un sistema nervoso predisposto verso la nociva azione dei suddetti fattori: onde il termine di << reazioni schizofreniche >> con cui molti d esi~nano l'infermità. Uno e non ultimo - di questi fattori è dato dalla tossinfezione tubercolare, di cui è ammissibile il nocivo intervento anche a proposito della psicosi del nostro soggetto. Qui, infatti, le informazioni delle competenti Autorità concordano nell'escludere qualunque causa morbigena che non siano le ferite di guerra (o, meglio, la tbc. polmonare che ne rappresentò la conseguenza quasi immediata); ed anche le prime manifestazioni psicopatiche sarebbero comparse precocemente, in rapporto cronologico con la forma tubercolare. Nè va dimenticato che, se per un certo numero di anni - allorchè il processo di tbc. polmonare era più grave e minaccioso - la psicosi dette solo luogo a manifestazioni episodiche, saltuarie, forse anche gravi in sè, ma di breve durata (tanto che non vi fu mai necessità di internare il S. in Manicomio, e quella sola volta che si addivenne a tale provvedimento, nel 1926, l 'episodio si esaurì rapidamente sì da indurre alla sollecita dimissione del soggetto), negli anni successivi i disordini mentali andarono gradatamente aumentando, e, più, stabilizzandosi in un quadro palesemente paranoide, mentre al tempo stesso - il processo tubercolare tendeva a localizzarsi e a r egredire. Tutte queste considerazioni, consentite dall 'esame dei dati in atto, autorizzano a ritenere verosimile che la tossinfezione tubercolare abbia potuto rappresentare (in soggetto costituzionalmente predisposto) la concausa deter-


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRENIA

minante dell'insorgenza e dello sviluppo della psicosi paranoide di cui il S. è stato riconosciuto affetto. Venne pertanto espresso il parere che sussistesse un rapporto di dipendenza (nel senso sopra indicato) dell'infermità mentale del S. dalla concomitante affezione respiratoria.

4a OssERVAZIONE. -

Gino G ... Alle armi dal luglio 1928. Nel novembre 1932 contrasse grave infezione plcurica per cui, dopo circa due mesi di cure ospedaliere e dopo sei mesi di licenza di convalescenza, venne prosciolto dalla ferma volontaria per « pachipleurite sinistra non suscettibile di completa guarigione >>: infermità riconosciuta fin d'allora contratta in servizio e per cause di servizio. Due mesi dopo dall'avvenuto proscioglirnento (e cioè nel settembre 1933) il G. veniva ricoverato nell'Ospedale psichiatrico di Perugia, ove fu fatta diagnosi di « sindrome s.:hizofrenica >> ed ove l'infermo è rimasto fino al maggio 1936, data del suo trasferimento in una Casa di salute privata. Una Commissione medica escluse qualsiasi rapporto della psicopat.ia cd s~:rvizio cc essendo insorta dopo l'allontanamento del G. dal servizio stesso >> . In pari senso st esprimeva anche una Commissione sanitaria superiore, dato che la psicosi «è di natura nettamente costituzionale, legata cioè a malformazioni congenite da fattori ereditari più o meno remoti, che colpisce i predisposti, decorrendo indipendentemente dall'ambiente esterno ». Da altri documenti acquisiti agli atti risultò che « i parenti del G. sono di sana costituzione fisica e psichica >> , e che cc nei mesi seguenti l'uscita dall'Ospedale militare il G. incominciò a mostrarsi taciturno, ad isolarsi dalla compagnia, a guardare di malocchio i parenti, a manifestare idee deliranti a carattere persecutorio, finchè poi si istituì la schizofrenia >>.

Sulla scorta dei documenti in atti non sembra esistere, nel quinquennio del servizio prestato dal G., alcuna circostanza che poss1 mettersi in rapporto causale o concausale colla psicopatia da cui lo stesso G. è affetto. Non possiamo, però, passare sotto silenzio che il soggetto contrasse in servizio e per causa di servizio una pleurite i cui reliquati - sotto forma d 'un modico affievolime'nto del murmure vescicolare alla base polmonare di sinistra, con qualche fruscio pleurico - erano ancora evidenti ad oltre due anni e mezzo dall'inizio della pleuropatia. Orbene, poichè l'affezione plcurica dovette essere verosimilmente di natura tubercolare (come l'esperienza clinica insegna) e poichè è risaputo che, in determinati casi, le tossinfezioni gravi, sia· pure agendo sopra un terreno congenitamente predisposto, rappresentano la concausa determinante dello sviluppo della sch. o di altre ps.icopatie cosidette endogene, costituzionali, è doveroso esaminare se nel caso in questione esista un simile nesso fra l'infermità pleurica e quella mentale. Nel G. sembra dimostrata la reale gravità dell'affezione pleurica, dal che è lecito desumere l'importanza della relativa tossinfczione generale (con cospicul ripercussione anche sul parenchima renale, stando a taluni certificati


INFEZION E TUBERCOLARE E SC.HIZOFREI'IA

medici di parte). E' ugualmente dimostrato il breve intervallo trascorso tra la fase acuta della pleurite e le manifestazioni psicopatiche gravi (8-g mesi). Quindi, ammettendo - come dobbiamo fare in simili casi - che l'espl<r sione della sch. dovette essere preceduta da un periodo prodromico più o meno subdolo, durante il quale la psicosi andò organizzandosi (periodo pro<iromico caratterizzato, qui, dalle ricordate modificazioni del carattere e della condotta), troviamo che nel caso in esame esiste anche un sicuro nesso cron<r logico tra la pleurite e la sch. Con ciò riteniamo doversi ammettere nel G. che l 'affezione pleurica potè rappresentare la concausa determinante dello sviluppo della sua attuale psicosi.

•

'

In base a quanto precede - e nella considerazione che la pleurite del soggetto era stata riconosciuta dipendente da causa di servizio - veniva espresso il parere che anche la sindrome ~chizofrenica del G. poteva ritenersi dipendente dal servizio militare da lui prestato.

Conclusioni. L 'interesse medico-legale dei quattro casi clinici dianzi esposti dipende. a mio parere, sia dalla oiversità dei quesiti formulati nei loro riguardi dal punto di vista dell'indennizzabilità della sch., sia dal differente rapporto immediato e mediato, diretto e secondario - col quale la psicosi poteva, di volta in volta, essere connessa con un 'infezione tubercolare, sia, infine, dal differente modo con cui tale infezione aveva presumibilmente agito nel produrre la reazione schizofrenica. Dopo quanto ho sin qui esposto e discusso tanto in tesi generale, quanto a proposito delle quattro osservazioni personali, mi sembra superfluo dilungarmi ancora in altri commenti e considerazioni. Da tutto quello che precede, ritengo che restino dimostrate: 1° - la necessità di ammettere, talvolta, la dipendenza (causale o, più spesso, concausale) della sch. dalla tbc.; 2°- la necessità di precisare, in simili casi, che il processo psicopatico risponda a quelle condizioni riassunte nei quattro cc punti » di cui a pag. 625-626; o - per lo meno - allorchè la documentazione anamnestica e clinica sia insufficiente, l'impossibilità di escludere siffatta rispondenza; 3° - la n ecessità, soprattutto, di stabilire se fra le due infermità (la tubercolare e la mentale) sussista - o possa sussistere - tanto un nesso cronologico, quanto un nesso clinico che dimostri il reciproco (se pure non uniforme) influenzarsi delle infermità stesse. Con tutto questo non credo affatto che il problema medico - legale della s:hizofrenia tubercolare sia completamente e definitivamente risolto. Una simile soluzione esigerebbe, fra l'altro, come ho più volte ricordato, che fossero ben chiariti - sul terreno clinico e sperimentale - i vari punti con-

1


INFEZIONE TUBERCOLARE E SCHIZOFRE:'-JIA

cementi l'eziologia tubercolare della sch., anzi, addirittura, che venisse dimostrata la vera essenza di tale psicosi; ed abbiamo anche visto come le nostre conoscenze siano ancora, al riguardo, tutt'altro che precise e definitive. Nessuna meraviglia, dunque, se una tale incertezza si ripercuota anche sul lato medico- legale delle questioni relative alla sch. (e, per quel che concerne il mio tema, relative ai rapporti fra tbc. e sch.), c se debba indurre ad una tal quale larghezza di criteri rispetto alla dipendenza della psicosi da causa di servizio, come ho accennato altrove e come risulta anche dalla presente casistica. Difatti, se possiamo esprimere un sicuro giudizio di dipendenza quando si tratta di forme rigorosamente accertabili e ben chiare in tutti i loro aspetti eziopatogenetici, si impone, invece, un particolare riserbo - una certa elasticità - quando siamo di fronte a quadri nosologici la cui natura è tuttavia incerta o discussa. Tale è ancora, sotto molti riguardi, la condizione della sch. in generale e della verosimile eziologia tubercolare di alcune sue forme. Sic<.:hè, in simili casi , l'ammettere una siffatta eziologia per quei soggetti a proposito dei quali siano provate o - almeno - fondatamente ammissibili le condi7.ioni riassunte nella seconda parte de! presente lavoro, potrà, per taluno, essere interpretato come espressione di una certa larghezza di criteri, potrà anche - col tempo- risultare completamente errato, ma non è finora contraddetto dall 'insieme dei dati anatomo-clinici e sperimentali in nostro possesso. Tale giudizio rappresenta, a mio modo di vedere, una posizione mentale assai più scientifica di quella che spesso è ancora oggi assunta da chi - trascurando l'enorme messe di dati e di ricerche di q uest'ultimo trentennio - continua a negare qualsiasi componente esogena, extra-<:ercbrale della sch ., per rimanere nella antica e superata concezione della natura puramente costituzionale, eredodegenerativa di questa psicosi.

L' A., dopo aver passato obiettivantcnte in rassegna tutti i dati clinici, anatomo-patologici, statistici, batteriologici e sperimentali attinenti al nesso eziologico fra la tbc. e la sch., viene alla conclusione che debba ammettersi una tale eziologia per un cert<O gruppo di schizofrenici: il che risponde al moderno indirizzo della grande maggioranza degli studiosi di questo argomento, ed è di notevole importanza dal punto di vista medico-legale. A quest'ultimo proposito vengono formulati alcuni criteri ai quali sembra necessario che il medico debba attenersi nell'esprimere il proprio parere circa l'eventuale dipendenza di un dato caso di sch. dalla infezione tubercolare. Segue l'esposizione riassuntiva di quattro osservazioni personali, comunicate essenzialmente a titolo d'illustrazione dci dati che precedono e di alcune delle diverse possibilità che si presentano, in tema di pensioni, a proposit<' della schizofrenia tubercolare. RIASSUNTO. -

Roma, settembre 1937-XV.

Pn esigt'11ze di spazio la bibliografia del lavoro (2 30 vocz) verrà pubblicata soltanto negli estratti.


DIREZlONE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE Collegio medico-legale

Presidente: tenente generale medico prof. ALFREDO B ucciANTE

FORMA SINGOLARE DI MYCOSI CUTANEA DA MONOSPORIUM APIOSPERMUM A SVILUPPO CLINICAMENTE SETTICEMICO Considerazioni diagnostiche e deduzioni medico-legali. Dott. Antonino Zaffiro, colonnello medico, rclatore chirurgo.

Come è risaputo, le mycosi costituiscono un gruppo abbastanza esteso di forme infettive a localizzazione cutanea ed extracutanea, dovute all'azione patogena di funghi parassiti. La loro frequenza appare di giorno in giorno più sensibile, da quando vengono sistematicament:e ricercate, mentre la loro importanza, per il m edico pratico, risiede nella possibilità della loro guarigione mercè adatte cure, allorchè sono tempestivamente diagnosticate, nei confronti dei granulomi specifici (tubercolari, sifilitici, morvosi ecc.). Fu la constatazione c lo studio della sporotricosi, che alla fine del secolo scorso e al principio di quello corrente, attirò l'attenzione dei patologi, segnatamente dei Francesi, sulle mycosi, delle quali vennero inizialmente studiate l'actinomicosi, la blastomicosi, l'aspergillosi, ed in tempi più recenti, l'emisporosi, la mycodermosi (oidiosi), la pocardosi ecc., varietà scoperte mercè la coltivazione dei relativi germi, in adatti terreni di cultura. L 'importanza, pertanto, della conoscenza delle mycosi, si è quella di poterle e saperle differenziare dai granulomi infettivi specifici, nei riguardi come s'è detto, di una cura adeguata, che avrà ragione di esse, m entr:e spesso rimane inefficace per quelli; ed altresì, per il loro polimor.fismo clinico, in quanto, le mycosi stesse, come è stato dimostrato per la sporotricosi, possono attaccar-e tutti i tessuti: epidermide, derma, ipoderma, muscoli, articolazioni ed ossa; lingua, naso, laringe, polmoni, reni, ghiandole genitali ecc., donde la necessità per il medico pratico, di pensare ad una mycosi, di fronte a lesioni che una volta non risvegliavano nella sua m ente che il sospetto di una tubercolosi, di una sifilide, di un'infezione morvosa o di suppurazioni circoscritte, subacute o croniche, che si sarebbe propensi a mettere in di~ndenza di un 'infezione sifilitica o tubercolare. Non è il caso in questo momento di descrivere particolarmente tutte le possibili localizzazioni superficiali, profonde e viscerali delle mycosi, che interessano il dermatologo, non meno che l'internista, il chirurgo, l'oculista, l'otorinolaringoiatra ecc. Dir.emo piuttosto che, se pure di rado, una infeZIOne mycotica cutanea od extracutanea, può assumere, con ogni verosimi-


FORMA SINGOLARE DI MYCOSl CUTANEA DA MONOSPORIUM ECC.

637

glianza per particolare recettiviità individuale, un decorso invadente e progressivo, con successive ed incalzanti localizzazioni, sino a. riprodurre il quadro di una vera e propria setticemia, capace alla fine di travolgere il P. Il caso appunto di una mycosi, insorta da prima con un focolaio di suppurazione circoscritta e superficiale, con localizzazioni successive multiple, ed alla fine conclusasi con una forma Sl,!tticemica e mortale, accorsa in un capitano medico, e per la quale la Procura Generale della Corte dei Conti, ebbe a richiedere al Collegio Medico Legale, il parere sulla sua dipendenza da causa di servizio di guerra, venne dal Collegio diligentemente studiata con una esatta e rninuziosa discriminazione dei documenti sanitari che corredavano la pratica. Il singolare sviluppo dell'infezione mycotica, meritava per se stesso una particolare illustrazione, tra i casi che quotidianamente si presentano al nostro esame; maggiormenk, però, meritavano di esser conosciute le deduzioni mediccrlegali, che ebbero il merito e la singolare ventura di mettere nella sua vera luce la figura di un Collega, piegato da un destino audele, nell'adempimento dei suoi doveri verso la Patria. Ecco intanto quanto risulta dalla documentazione della pratica stessa! G. dott. Carlo, della classe r887, del Distretto di Brindisi, domiciliato in vita a Ceglie Messapica. Precedenti morbosi eredo familiari e personali remoti sconosciuti. Idoneo alla visita di leva, venne chiamato alle armi quali sottotenente medico, nel maggio del 1915, ed inviato in zona di guerra il 2. giugno successivo. Quivi prestò quasi ininterrotto servizio presso truppe, sezioni di sanità ed ospedali da campo, sino al settembre 1919, data sotto la quale, col grado di capitano, venne collocato in congedo. Risulta da una cartella clinica dell'ospedale da campo o64 dove il dott. G. fu degente dal 28 novembre 1917 all'n dicembre successivo, nonchè da un diario compilato dallo stesso p., che il 28 agosto 19171 mentre prestava servizio presso un reparto dell'ospedale 072., nel praticare un'iniezione di canfora ad un ammalato, e propriamente nel rompere il collo di una fialetta, si ferì, per causa di una schcggetta di vetro, al polpastrello dell'indice sinistro. Seguì una suppurazione circoscritta delle parti molli che richiese ripetuti interventi eseguiti ambulatoriamente, per sbrigliamenti della originaria piccola ferita, intesi a dar esito a m!nuscole raccolt~, non che ad estrarre piccole schegge di vetro rimaste ancora infisse. La suppurazione però, malgrado le cure assidue ed appropriate si protrasse sino alla fine della seconda decade di novembre quando, ritenuto necessario un intervento chirurgico di maggior importanza, il G. venne inviato all'ospedale da campo n. 202., prima, poi al o64. Venne quivi praticato ampio sbrigliamento, raschiamento di granulazioni suppuranti, senza con ciò ottenere la guarigione del focolaio suppurativo, chè, alla data del 15 dicembre, giorno in cui il G. veniva trasferito ad altra sede, rimaneva, se pur ristretto, ancora beante. Risulta da un atto notorio redatto in data 23 novembre 1933 presso un Notaio di Ceglie Messapica, sottoscritto da quattro cittadini del Comune stesso, tra i quali un dott. Chiarelli Vito che il dott. G ., ritornato nel settembre del 1919 al Comune di residenza, portava ancora ricoperto l'indice sinistro, con bendaggio. Risulta altresi, da un certificato redatto nel settembre del 1933 dal dott. Luigi Urgesi, che il predetto sanitario ebbe a curare il dott. G. poco tempo dopo il suo arrivo


638

FORMA S INGOLARE DI

MYCOSL CUTAN EA DA MONOSPORlUM

ECC.

a Ceglie:. sulla fine del 1919, per una soluzione di continuo suppur:m te all' indice sini!tro, rcsiduata a processo an::tlogo sofferto un anno prima, soluzione di continuo che stentava a cic:1trizz::~ re malg rado un ri petuto raschiamento. Attesta il medesimo sanitario che, nell'ottobre del 1921 dovette prestare l'opera sua al dott. G. per una forma di foruncolosi a l dorso della mano e dell'avambraccio di sinistra, foruncolosi che, :~d un :~nno di diwmza, seguiva a due ascessi aventi sede al ùorso ùella mano stessa. Alla foruncolosi sopra descritt,,, esitata in guarigione, seguiro no accessi febbrili a tipo setticemico, ed una sequela di localizzazioni suppurative cutanee (piodermiti), muscolari, articolari (gomiti, ginocchia); osteoperiostce (sterno, costole, vertebre, scapola, tibia); orch iecpiditlirnite sinistra ecc. che, con intervalli pitt o meno brevi, si protrassero sino all'an no 1927. Risulta, infine, da un certificato rilasciato =t 10 marzo 1933 dal prof. Giuseppe Mariani, in quel tempo Rettore d ella R. Università d i Bari e titolare della cattedra d i clinica dermosifilo patica, chiamate d:1i famil iari del dott. G. per chiarire l'etio-paroge nesi del la forma d i cui il G. era affetto, che dopo i molceplici e svariatissimi esami praticar: prcsro ospedali, cliniche e case private di cura, mercè l'a llestimento di speciali terreni di cultura, si potè coltivare. dal pus degli ascessi, la forma vegetativa di un fungo, riport::tbile ad una varietà di emosporidi (monosporium apiospcrm um). La intradermoreazione. la deviazione del complemento e la reazione di precipitaz io ne per mezzo Jcll'antigene specifico, confermarono l'origine specifica dell'affezione di cui il G. da porccchi anni era affetto. Risulta d:lllo stesso certificato che m ercè l'i niezione di un vaccino preparato con cultura in brodo del monosporium si ottennero reali miglio ramenti delle localizzazioni della malattia, e d i qualcuna, anche la guarigione, m entre, il miglioramento accentua to dello stato generale, co nsentiva al dott. G., per 4 ann i ancora, di attendere alle sue occupaz1on1. Ma s uccc~si,·amente, per la virulr ntazionc di un focolaio profondo muscolo-vertebrale, si svolse un nuovo e più grave attacco sett:cemico, che il 10 ottobre del 1932, condusse a morte il predetto dott. G.

Premesso quanto sopra, questo Collegio Medico Legale prdiminarmente osserva: • Dopo le prove conclusive fomite dal prof. Mariani di Bari, non può esservi dubbio che la morte dell'ex capitano medico dott. G. ripeta la sua origine da un caso rarissimo d 'i nkzione setticemica da monosporium apiospermum che fa parte, insieme con la più nota e meglio studiata sporotricosi, di un gruppo di affezioni (mycosi) prodotte da funghi parassiti che, in questi ultimi tempi, sono state segnalate con una frequenza che le ricerche sistematiche, una maggior esperienza, ma sopratutto una tecnica micrografica più progredita, ha reso di giorno in giorno, maggiore. All'emisporosi, come alla sporotricosi si collegano sindromi proteiformi, con localizzazioni cu tan~e di frequenza maggiore, ma che non risparmia no altri organi e tessuti superfici ali o profondi, causa di difficoltà diagnostiche notevoli , scgnatamente nei confronti dei granulomi specifici (tubercolari, sifilitici, actinomicotici) specie se a sede viscerale. Quanto, poi alla modalità dell'infezione e sopratutto alle vie di penetrazione, data la localizzazione inizialmente frequentatissima sulla cute, tutto


FORMA SINGOLARE DI

MYCOSL CUTANEA DA MONOSPORIUM

ECC.

639

induce a far ritenere che la porta d'entrata delle mycosi stesse sia determinata da lesioni superficiali della cute medesima, attraverso lesioni di continuo che interrompono l'azione protettiva del rivestimento epidermoidale. Ciò detto per la più esatta comprensione delle deduzioni medico-legali, nel caso in esame, l'ipotesi dv.: l'inoculazione dell'infezione possa essersi verificata attraverso la ferita all'indice sinistro, riportata dal G . il 28 agosto 1917, mentre eseguiva ad un infermo un 'iniezione di canfora, trova appoggio nei seguenti fatti: a) La suppurazione del dito indice che iniziatasi nelle soprascritte circostanze nell'agosto, non era guarita al 15 dicembre, malgrado ripetuti interventi chirurgici e cure assidue, dimostra che non trattavasi di una comune infezione piogena; ma, senza per questo invocare una maggiore rccettività per le dette infezioni, inesistente e non dimostrabile, devesi spiegare, più semplicemente, con una mancata specificità della cura, per l'ignoranza della vera patogenesi dcll 'infezione, la qual cosa, poi, rende verosimile l 'affermazione del Sanitario di Ceglie Messapico che infruttuosammte prestò le sue cure al G. per la suppurazione digitale, non si sa· bene se mai guarita, o da poco tempo recidivata. b) La successione morbosa (foruncolosi), che si manifestò sulla cute del dorso della mano sinistra e dell'avambraccio omonimo nell'ottobre del 192r, sia pure a guarigione ottenuta del focolaio digitale, rappresenta con maggiore verosimiglianza una fase successiva ddl'originario processo mycotico, piuttosto eh~ la conseguenza di una stafilococciemia, come fu sopposto dopo il primo attacco setticemico e dopo le successive localizzazioni osteoarticolari dei gomiti e ginocchia, che determinarono le ricerche emoculturali dei germi della suppurazione, ricerche riuscite costantemente infruttuose, anche per germi di altra natura (tifo, paratifo, melitense ccc.). c) La lesione di continuo cutanea, consecutiva alla piccola ferita dell'indice sinistro, prodottasi nell'atto di eseguire una iniezione ipodermica, in un ambiente ospedaliero di guerra, a contatto di infermi affetti da form e le più svariate, imperfettamente conosciute o, comunque, non diagnosticate, convalida infine, l'ipotesi, che proprio in coincidenza del piccolo episodio traumatico, il capitano G., abbia potuto contrarre l'infezione da monosporium apiospermum che, solo molto più tardi, quando cioè i focolai s'erano moltiplicati n eli'organismo, potè essere sicuramente accertata.

Tenute pertanto presenti le circostanze sopra esposte, il Collegio Medico Legale, con obbiettiva e logica deduzione e con parere concorde, al quesito posto dalla Procura Generale della Corte dei Conti che chiedeva se dipendesse da causa di servizio di guerra, l'infermità che trasse a morte il com-


• 640

FORMA SINGOLARE DI

MYCOSl CUTANEA DA MONOSPORIUM ECC.

pi;mto ufficiale medjco, rispose affermativamente, raggiungendo così m una volta il duplice risultato di porre nella sua vera luce una vittima del dovere, e di promuovere in misura adeguata quel materiale compenso, che alla famjglia, era dovuto, per l'immatura fine del proprio congiunto.

A u TORIASSUNTO. Premesso un succinto richiamo alle varie forme di mycosi, al loro polimorfismo dioico e alla necessità del loro tempestivo riconoscimento nei confronti, specialmente, dei granulomi infettivi specifici (tubercolosi, sifilide, morva), viene illustrato un caso singolare di hemisporosi da monosporium apiospermum che, insidiatosi inizialmente nel polpastrello di un indice, in fasi successive di sviluppo, conduss.e ad una sindrome setticemica, che finì col travolgere il P. L'aver potuto diagnosticare mercè prove micrografiche, culturali e biologiche, l'infezione mycotica, rese possibile la dimostrazione della dipendenza da causa di servizio della mortale ~nfezione, avvenuta per vero e proprio infortunio professionale.

.

.

,

J

~


OSPEDALE MILIT ARE DI UDINE Direttore int.: tenente colonnello medico FERDINA NDO PARENTE

LA PSEUDODEMENZA POSTRAUMATICA DI STERTZ (PARANOIA TRAUMATI CA) Dott. Aotooio Faraooe, primo capitano m(;dico, capo reparto,

specialista in malattie mentali e nervose.

Col nome di pseudodcmenza psicogcna postraumatica Stcrtz ha illustrato una sindrome mentale in cui lo sviluppo di concetti paranoidi psicogeni sposterebbe il quadro clinico dal temperamento paranoid~ proprio a quello del sinistrato, a quello veramente paranoico, con veri e propri deliri (secondo Morselli, in querelomania). Deve trattarsi di eventualità nosologica certamente rara : i trattati di psichiatria in genere non ne parlano o taluno vi accenna appena; ed anche il Rizzatti, che la sua pregevole traumatologia cranio-cerebrale con altre psiropatie consecutive ha pur corredato di ricchissima, accurata bibliografia, nei riguardi della paranoia traumatica non cita che due AA. soltanto: il Bénon ed il Marchand. Sembrami pertanto non del tutto privo d 'interesse medico-legale riferire su di una mia osservazione ospedaliera (casus pro diagnost), che appare in stretta analogia con la sindrome in parola. Sottobrigadiere di Finanza della classe 1906, in servizio continuativo nel R. Corpo da oltre dodici anni. Vien segnalato per rara t.b.c. familiare diretta, ma non risultano precedenti personali patologici di sorta, tanto meno neuropsicopatici. Nel giugno del 1936, in piena attività di ~ervi zio, per caduta da motocicletta (in diporto) ricoverava d'urgenza all'Ospedale Civile di ..... con « commozione cerebrale e probabile frattura della base cranìca ». (Dalla tabella nosologica relativa risultano i seguenti dati: incoscienza completa per qualche giorno, perdita di sangue dalle narici e dalle orecchie, llnisocoria, esagerazione dei riflessi patellari, Babinsky a sinistra, liquor con scarso sangue, ecc.). . A ve ndo poi il sottuffi:.:iale presentato dopo alcuni giorni di degenza « sintomi di pdcopatia >> non altrimenti specificati e sottoposto ad accertamenti medico-legali relativi - rilevandosi nel s. «contegno manierato, affettato, prolisso; spunti di grandezza, di persecuzione e rivendi c:~tor i ; fatuità n ccc. - veniva giudicato affetto da psicosi paranoi dc in fase iniziale ed in conseguenza temporaneamente inabile al servizio per il periodo di un anno. Trascorso il quale, viene inviato in questo Ospedale allo scopo di accertare la sua idoneità o meno al servizio incondizionato. S'tatus (ad un :1nno di distanza dal trauma). Nulla di obiettivo all'e~ame clinico generale (e neurologico); non sindrome residua le ddla commozione; integra la ccnestesi: non astenia postraumatica del Des:mct·Dupuvtre n, nessun accenno ad ipcrtimia ansiosa. W. R. sul liquor e sangue negativa. Fundus oculi sano. Urine normali. Orientamento auto-allopsichico perfetto; appercezione rapida ed esatta; attenzione vigile e ben so~tc· nuta. Logica, critica, raziocinio inden ni. Caratteristica un'amnesia retrograda totale in rapporto al subìto trauma cranico. Non disturbi ideativi di sorta; esclusi disordini 5 -

Giornale di medicina militort'.


LA PSEUDODEMENZA POSTRAUMA TI CA DI STERTZ

psicosensoriali. Sfera etico-affettiva pura. La degenza ospedaliera di cu-ca un mese - resa inevitabile d:~ll'csplctamento di talunc necessità burocratiche - confermando appieno siffatti rilievi psicologici, ha permesso il controllo nel s. di una preparazione culturale generica più che adeguata, indubbiamente superiore al suo grado, e della quale non appalesa alcuna ostentazione o supervalut.1zione. Nessun atteggiamento clissimulatorio è affiorato nel s. (accortamente vigilato e sondato con vari procedimenti). Correttissimo, serio, disciplinato; adattabile alle restrizioni di Reparto ed alla degenza piuttosto protratta, senza recriminazione alcuna, senza spunti querulomani o per~ecutori, sia pur larvati. In definitiva, nulla si è rilevato in atto in relazione alla sindrome paranoide iniziale presentata dal s. lo scorso anno. Sintesi della epicrisi. La cartella nosologica dell'Ospedale Civile in cui il s. venne ricoverato subito dopo l'incidente infonunistico denuncia la diagnosi di commozione cerebrale (grave, ed i segni organici de~crittivi ne sono eloquente conferma) con probabile frattura della base cranica e sintomi consecutivi di psicopatia; dal foglio matricolare e caratteristico del sottufficiale risulta ininterrotta la sua permanenza nel Corpo sino al giorno del trauma stesso: in dodici anni di continuativo servizio non risultano fatti morbosi od eventuali accertamenti sanitari relativi, provvedimenti disciplinari, ecc. E' pertanto a ritenere kggittimamcnte che la psicosi paranoide in fare iniziale s0pracitata ìu sia da interpretare quale psicosi traumatica: precisamente - nella fattispecie sindrome paranoide postraumat!ca tiro Stertz; allo stato attuale comunque non più valuta bile. (La Superiore autorità sanitari:l, cui spetta il giudizio definitivo - accertati i dati anamnestici e previo esam ~ diretto del s. - lo ha ri tenuto esente da apprezzabile infermita nervosa o mentale in atto).

N ulium vulnus capitis leviter contemni: è aforisma ippocratico. I traumi al capo hanno infatti sempre riscosso in rapporto alle psicopatie il riconoscimento clinico degli AA.; ma, come giustamente asserisce il Rizzatti (op. citata), niente è più difficile in medicina legale che offrire una seria Jimostrazione di reali e stretti rapporti fra l'azione violenta del .t rauma e i disturbi disintegrativi della psiche, in quanto il nesso fra trauma e disordine mentale è in genere assai complicato per l'incertezza della base anatomopatologica. Nei riguardi della paranoia traumatica il Bénon poi - ammettendone la eventualità - ritiene che la sua evoluzione abbia molta identità con la demcntia praecox traumatica; e cioè che il primo periodo sia rappresentato dai disturbi nervosi ed intellettuali immediati postraumatici; il secondo da una sindrome con allucinazioni o con id~e interpretative dipendenti dalla persistenza di tali disturbi; nel periodo cronico della psicosi si svelano i veri deliri sistemarizzati, allucinatori, interpretativi e rivendicativi. A tal proposito, e circa i rapporti tra trauma e demenza precoce, sembrami opportuno ed istruttivo accennare ad un caso di recentissima mia osservazione, che confermerebbe i rilievi dottrinari surr iportati: giovane ufficiale d'artiglieria nell'Accademia Militare, senza segnalati precedenti psicopatici familiari e personali, in seguito a caduta da cavallo riportava frattura di clavicola, non escludendosi dal comandante un violento contraccolpo al capo. A distanza di qualche mese dali 'infortunio cominciò a presentare mutamento di carattere, turbc dell'umore, taciturnità, evidenti lacune mnemoniche, scarsa pa-


LA PSEUDODEM E:-IZA POSTRAUMATJCA DI STERTZ

dronanza dei propri atti, ecc.; sintomi che andarono progressivamente accentuandosi sino a richiederne l'internamento manicomiale, formulandosi il diagnostico di demenza precoce ebefreno-paranoide (« abulia, inaffettività, idee deliranti di grandezza sostenute da fatti illusori ed allucinazioni uditive, ecc. »: dalla cartella nosologica relativa); dimesso quindi dopo una degenza abbastanza protratta con decreto di guarigione. Sottoposto ad accertamenti medicolegali a 8 anni di distanza dal trauma e oltre 2 anni dalla dimissione manicomiale, non si apprezz.ano in atto sostanziali esiti di tale infermità m'!ntale (anche a conferma di rigorose, riservatissime informative dei RR. CC. sulla vita privata dell'ufficiale). Riprendendo l'argomento della presente nota, è da ritenere dunque ammissibile - per quanto raro - il determinismo traumatico di una psicosi paranoide, purchè soddisfino talune condizioni: la conoscenza dello stato anteriore del traumatizzato, sia per la tema di una preesistenza assoluta come pe.r il fatto che ogni anomala condi zione mentale può trovare nei postumi traumatici un elemento· di rapido sviluppo e delle cause di esplosione; la gravità del trauma cranico: i fatti commotivi di cospicua entità sembrano (Rizzatti) più propri a creare quella diffusione di lesioni microscopiche e non microscopiche che, ledendo centri particolari o larghe stratificazioni cellulari, possono ricopiare un complesso di lesioni sistematizzate atte a formare una base patologica sulla quale possono germogliare interpretazioni deliranti. Infine il periodo di latenza: se la psicosi si manifesta a lunga distanza dal trauma, l'importanza etiologica dell'azione violenta diviene assai minore, lasciando il campo alla falsa causalità ed alla coincidenza, mentre la componente costituzionale assume la più grande importanza. Concludo ricordando che i traumi in tema di psicopatie possono dunque rivelare predisposizioni latenti, sviluppare sindromi fino allora rudimentali, accentuare od inasprire processi prima insignificanti:: in che risalta infine tutta l'importanza delle indagini anamnestiche, non mai abbastanza rigorose ed esaurienti. RIASSUNTO. L'A., riportata la definizione deUa pseudodemenza psicogena postraumatica di Stertz, illu~tra un caso clinico analogo occorso alla sua osservazione ospedaliera, sintetizzando le considerazioni epicritiche formulate c riportando i concetti dottrinari relativi alla sindrome in discussione.


l j

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA l

l

l

SANlT À MILITARE U. c.~sstNts, ten. colonnello medico. -

« Passo romano :o.

(" L'Attual!t3 Medica>>.

n. 1· 4· gennaio-aprile 1938-XVI).

li l::lV<,rO sviluppato ad ogni passo di questo tipo di marci;.~ oscillerebbe intorno ai 9 k!logrammetri. Mo!tiplicando t~'lc cifra per il numero di parsi che si fanno al minuto si ha il lavoro meccanico compiuto in un dato te mpo di marcia. Il lavoro di marcia aumenta d:tlla cadenza di So passi al minuto fino a quella di 110; :tumenta di poco fra i no e 13 0, aumenta ancora nolc\'olmentc dopo i 1 50. Cosicchè la cadenza più economica è quella fra 110 e 1_30 p::tssi al minuto. La nostra bnteria ha il passo di 75 cm. con cadenza di 120 al m', i bersaglieri d i So cm. con cadenza di 140. Calcolando il peso del soldato col carico intorno ai 96 kg. il lavoro che egli compie in un 1 '. tempo sufficente a percorrere 10 m. a passo di parata. è.: di kg. - metri 30,33· Dur:~ntc il passo un 'analisi sperimcnwle da no! fatta, del comportamento del ritmo respiratorio toracico e dell'addominale ha dimostratÒ che, per una frequenza di 4 atti

J

respiratori in 10" di riposo, si ebbero in 10" di passo di parata 5 atti respiratori meno ampi dei precedenti, ma mentre il re!piro addominale non presenta sensibile modifica· z:onc della forma, quello toracico subisce discrete variazioni dovute specialmente :alla contrazione dei muscoli del torace che deve servire di appoggio agli arti supuiori .che oscillano ed alle masse muscolori dell'addome che fissano il bacino sul quale gli .arti infer!ori eseguono i movimenti di oscillazione e propulsione. I 100 m. di parata col passo romano sono percorsi in ;nedi::t in 2' con 200 passi. Le pulsazioni aumentano d i 16 al m' subito dopo finito il passo di parata. mentre le respirazioni non aumentano di frequenza ma di profondit:t p:ù che nel passo vecchio stile. L'analisi sperimentale del respiro l.oracico e :1ddominale d urante il. 11 passo,, dimostra che il res piro addominale d~ 7 atti a riposo è portato ~~ 9 durante la marcia (p:ù ampi e influenzati dalla contrazione dei muscoli della parete adJominalc) per ritornare ~ubito a 7 ma con ampie;.:za maggiore che per effetto del passo di parata usato per l'innanzi. Il resp:ro toracico invece è molto più ridotto in rapporto colla più intensa contrazione dei muscoli toracici che fissano gli arti superiori c le costole per far trovare appoggio da queste ai muscoli add()mi nali a loro volta più sollecitati ad e ntrare in contrazione per l'azione antagonista c.Jcllo psoas il iaco che deve reggere il peso di tutto l'arto infe riore e non della sola cosci:!. In complcsw se il ti po di respiro quasi sempre misto si fa prevalentemente addominale in ambedue i passi, in quello roma no lo l: con assai più marc:~ta accentuazione. Viene a manc:1rc nei due ti pi d i passo di par:~ta. e più nel passo rom:~n o, quella sollecitazione alla rc~pirnione toracic::t che è uno dei lini utili del passo di marcia, ma considerato che i! passo romano non dur:1 oltre 2-3 minuti , non si può in alcun modo ritenerlo passibile di azione d;mnosa.

',


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Fig.

1.

Pneumogra mm a dd passo di rivista ''ccchio stile. T respiro toracico A respiro addominale a; B respiro durante il passo di parata Sono esegui ti 8 passi in t1 " .

LtESCHK E. -

Fig.

2.

Pncumogramma dd passo romano. T respiro toraciço A respiro addominale 2 B respiro durant-.: il passo roma no Sono eseguiti 8 passi in t S".

Problemi di servizio sanitario presso le unità corazzate. (cc Der Deutschc

MiUtiirarzt >>, H. 3• p. 103, 1938).

n rapido sviJuppo delle unità corazzate ha fatto w rgere presso tutti gli eserc1U nuovi problemi, fra cui son degni di particolare attenz:one quelli relativi al servizio sanitario; problemi difficili da risolvere, tanto più che si posseggono finora scar~i dati sul numero c 1:: modalità dei col p: ti presso queste speciali truprc·. L'A. riassume i \'ari


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

aspetti del problema c indica taluni provvedimenti da adottare; rileva tuttavia che occorrono ancora numerose ricerche e lunghi studi per chiarire e risolvere alcune questioni di notevole importanza per la Sanità militare. 1° - SERVIZIO SANITARIO PER I L CARRO

ARMATO.

a) TI clima del carro armato. - I gas di scappamento deo:i motori, l'evaporazione dei residui degli oli minerali, i ga$ prodotti dalle cartucce, l'alta temperatura interna, le

Fig. 1 . Motocarrozzctta Stoyc. Tr;~sporto del ferito seduto.

correnti d'aria che entrano dagli sportelli aperti e l'alto contenuto di umidità relativa dell'aria nell'interno del carro, sono tutti fattori che costituiscono il cosidetto clima del carro annato, e che non possono non influire sulla capacità combattiva e di movimento

Fig. 2 Moroc.•roz?.ctta Storc. Introduzione della barella speciale.

del personale addetto. Un ulteriore pericolo è rappresentato dagli aggressivi chimici, eventualmente impiegau dal nemico, che possono penetrare nell'interno del carro cogliendo di sorpresa i carristi. L'uso di maschere, occhiali, ecc. è molto problematico, nè è sempre possibile durante !l combattimento aprire per areare l'ambiente. Non resta quindi che apportare Jei miglioramenti nella costruzione del carro stesso (speciali meccanismi di areazione;:, disposit:vi di sicurezza i)er i gas, regolazione della pressione) che valgano a proteggere i carristi dai pericoli accen nati.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E 's TRANIERA

Le modalità di questi miglioramenti cost:tuiscono ancora presso tutti gli eserciti un problema che attende la definitiva wluzione. b) Raccolta dei fcrzti. - Se si pensa che ~. nche per un inclividuo sano occorre una certa destrezza per entrare o saltar fuori dal carro, si comprenderà come il t:rar fuori dei feriti daJla macchina costituisca un lavoro non agevole. In genere i carri.sti fer~ti resteranno dentro il carro fino a tanto che non sarà possibile il soccorso sanitar:o. Ma quando il conducente s~esso è ferito o quando la macchina resta immobilizzata per ub qualche guasto che avverrà ? In primo luogo il pcr~onale sanitario si porterà sul posto per aprire dal di fuori il carro con i mezzi necessari. Meglio sarebbe se esistesse un'uscita di sicurezza (come già è stato fatto per i carri armati russi e francesi) che agevolerebbe molto l'opera di soccorso sanitario.

Fig. 3· Motocarrozzena Stoye. Trasporto di individuo barellato.

c) Pronto >occorso nel can·o armato. Poichè pas~erà sempre un certo tempo prima che il carrista ferito o svenuto possa r:cevere le cure dall'esterno, è necessario che il primo soccorso sia fatto dai carristi stessi. Occorre quindi che tuttO il personale delle unità corazzate sia istruito bene al pronto soccor~o e che abbia a portata di mano, dentro il carro stesso, il materiale necessario al soccorso d'urgenza. 2

1

•

SERVIZIO SANIITARIO PRESSO LE TRUPPE DELLE UNtTÀ CORAZZATE.

L'opera, veramente eftìcacc, del servizio sanitario si potrà esplicare soltanto dopo che le truppe sopravvenienti abbiano radicalmente ripulito il campo di battaglia dai nidi di mitragliatrici avversarie. E' sorta l'idea pressochè in tutti gli eserciti di fare scortare il reggimento corazzato fin sul •campo di batttaglia da speciali carri sanitari corazzati (Sanitii'tstanks), ma, per quanto si sappia, tale concetto nQn ha avuto finora pratica applicazione. In effetti tali carri, nonostante i distintivi di neutralità, sarebbero facile ber~aglio del fuoco avversario e quindi il personale sanitario sarebbe costretto a rinunciare a portare aiuto ai feriti. Ma, quando il campo di battaglia è caduto in màno alle truppe attaccanti, allora il soccorso deve essere pronto, vigile, efficace; bisogna infatti ev!tare che lo spirito aggressivo delle tru ppe corazzate ~.i a scosso dall2. visione · dei feriti abbandonati senza aiuto, tanto più che si tratta di uomini particolarmente istruiti é specializzati, la. c.ui sostituz:one non potrà riuscirt: sempre facile. a) Medico addetto alle truppe. L'ufficiale medico delle truppe corazzate in genere non avrà tempo e mezzi sufficienti per apprestare un trattamento completo; ciò che più urge è il pronto sgombro dei feriti dal campo di battagEa verso il posto di medicazione principale, che non sarà molto lontano.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

A differenza di quanto accade presso le truppe di fanteria, dove i feriti sono portati al medico, nel caso che si considera è ì'ufficiale medko che dovrà cercare i feriti; e, a tale scopo, è necessario che egli si serva di uno speciale mezzo di trasporto meccanico, adatto per tutti terreni, fornito di cofano di sanità. b) Sottufficiale e tmppe di sanità. - Nella fanteria il sottufficiale e le truppe addette al servizio sanitario procedono innanzi insieme alla compagnia; nel reggimento corazzato ciò non è · possibile, e debbono attendere invece, ins!eme all'ufficiale medico,

Fig. 4· Barclb a rotelle pronta per l'uso, · tipo « Stollenwerth ».

al riparo fino a che il campo di battaglia sia sicuro. Procedono allora, su delle speciali motocarrozzette, all'accurata ispezione della zona e, giunti presso i feriti, prestano loro il primo soccorso, segnalando quindi alJ'ufficiale medico ed ai portaferiti che sopravvengono l'esatta ubicazione dei 1' nidi di feriti ». E' opportuno che la motocarrozzetta

\

Fig. 5· Rimo.rchio per rrasporto di feriti, tipo " Stollcnwcrk » .

sia allestita in modo da servire al trasporto di un ferito. Tali tipi di motocarrozzett<:: sono stati introdotti nell'esercito francese, anche ditte tedesche, ad es. la « Stovc >> e la << Victoria » hanno allestito dei modelli del genere (v. figg. 1 , 2, 3). c) Portaferiti. - Lo sgombro dei feriti dal campo di battaglia è forse il più difficile problema del servizio sanitario presso le truppe corazzate. E' certo che non sarà sempre possibile rendere il trasporto dci feriti complet:lmente motorizzato in tutti i tratti; bisognerà tuttavia abbreviare, quanto pitl è possibile, la marcia a piedi dci portaferiti per risparmiare le loro forze cd evitare ai feriti 'il pericolo di essere nuovamente colpiti. E perciò il compito dei portaferiti si limitaà al trasporto dci colpiti non al posto di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

medicazione di repano ma solo fino ad un siw riparato dal fuoco (nido di feriti), dove, ricevuta la prima medicazione dal medico di reparto, i feriti stessi saranno caricati su speciali mezzi motorizzati (motocarrozzette, veicoli speciali rimorchiati da mezzi motorizzati adatti a tutti i terreni sul tipo di quelli della fig. 5, barelle carrozzabili in uso presso gli eserciti francese e russo). Poichè non si può fare a meno òei portafcriti anche presso le truppe corazzate, il loro trasporto costituisce un altro problema. Non è il caso di pen~are che possano restare rinchiusi nei carri d'assalto; sembra più pratico invece trasportare tutti i porta· feriti ·in riparto unico su un carro speciale, sul quale viene caricato pure il materiale sanitario. Ancora meglio sarebbe se i portaferiti fossero distribuiti in diversi carri, capaci di percorrere qualunque terreno, ai quali fòs~e attaccata la carrozzetta rimorchio per trasporto dei feriti.

Fig. 6.

Autocarro dj medicazione " Vcrbandkw " con tcnd~. installato come posto di medicazione.

d) Mezzi meccanici per trasporto dei feriti. - Un mezzo ideale, fra i tanti che sono stati proposti, leggero, adattabile a tutti i terreni, che non dia troppe scosse e provvisto di una sufiìc:ente protezione, non è stato ancora escogitato. e) Come dovrebbe essere co.crituito ii reparto sanitario. 1° - Un autocarro sanitario, provvisto del necessario materiale, col ~eguente per· sonale: un ufficiale medico, un aiutante medico, un sottufficiale di sanità, un conducente. 2° - Quattro motocarrozzette san:taric, alle quali sono rispettivamente assegnati: un sottufficiale di sanità, un conducente. 3" - Un automezzo, adatto a percorrere qualunque terreno, con un sottufficiale di sanità e un conducente, provvisto d! quattro barelle.

4° - Un altro automezzo, adatto a percorrere qualunque terreno, con un capoportaferiri, dodici portaferiti, un conducente, quattro barelle semplici, quattro barelle a rotelle, come qoella della fig. 4· Poichè il compito del reparto sanitario wddeno si potrà esplicare soltanto, come già s'è accennato, allorquando il campo di battaglia è tutto in possesso delle truppe di fanteria sopraggiunte, accadrà sovente che il r:parto ~tesso lavorerà in stretta collaborazione col personale della sezione di sanità di fanteria. Allo scopo di liberare rapidamente dal suo compito il riparto sanitario delle truppe corazzate, che dovrà proseguire nell'avanzata, il personale della sez:one di Eanità dovrà rapidamente affluire là dove ce ne sia bisogno, suddiviso in gruppi, su speciali carri motorizz:ui.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

3° • SERVIZIO SANITARIO PRESSO UNITÀ MOTORIZZATE 0

MECCANIZZATE.

Presso le truppe motorizzate che seguono le unità corazzate, presso le truppe dell'artiglieria meccanizzata e del genio, il serv:zio sanitario si svolgerà come per le unità non motorizzate; vale a dire, i feriti sono trasportati e n:ccolti nel posto di medicazione, dal quale sono sgombrati per cura della ~ezione di san:tà. Anche qui il personale di sanità dovrà servirsi di automezzi, esclusivamente adibiti a scopo sanitario. E' necessario che all'ufficiale medico, che presta servizio presso qualunque un:tà motorizzata (insieme al suo aiutante). sia assegnato un automezzo sanitario, provvi~to di tutto il materiale occorrente e dell'attrezzatura necessaria, c che tutto il personale abbia gli speciali automezzi. ai quali si è già accennato. Viene descritto infine uno speciale autocarro, provvisto di tende e di tutto l'arredamento necessario perchè si possa trasformare rapidamente in posto di medicazione. La fig. 6 mostra tale autocarro, imtallato come posto di medicazione, e che l'A. des:gna con l'abbreviazione di tt Verbandkw >> (Verbandkraftwagen). REITANO.

IGIENE G. SA.LvloLI. -.

Vaccinazion~ antitubcrcolar~. (Bologna, edit.

L. Cappelli, 1938).

Il prof. G. Salvioli, direttore della clinica pediatrica della R. Un!versità di Parma, ha raccolto in questa monografia i risultati di sei anni di ricerche e di studi sulla vaccinazione antitubercolare nei bambini con l'anatubercolina Petragnani. E' noto che G. Petragnani preparò nel 1927 un anavaccino, partendo da patine culturali, cresciute nel suo terreno, omogeneizzando i bacilli tubercolari in ambiente alcalino ed uccidendoli con formaliana 1 %. Dopo la sedimentazione dei germi si ottencv.a un liquido limpido, che costituisce « l'anatubcrcolina diafana>> (A. B.), la quale serve bene a scopo diagnostico. Qualora nell'anatubercolina, sottoposta a preventivo scuotimento, siano lasciati sospesi i corpi bacillari, si ottiene un liquido opalescente che costituisce « l'anatubercolina integrale», vecchia formula (A. I. V.). Ogni c.c. di A. l. V. contiene circa mgr. 3 di patina umida. Un secondo tipo di vaccino è preparato con cultura in liquido di Sautoo, con quant!tà di germi IO volte superiore. Il terzo tipo, nuova formula (A. I. L .) allestito dal Petragnani, che è quello definitivo, è costituito da bacilli tubercolari, cresciuti in brodo gliccrinato, trattati col solito sistema, ed operando in maniera che in defi nitiva se ne abbiano circa mgr. 3 per c.c. di soluzione fisiologica . L'A. ha trattato con i tre tipi di vaccino, a scopo preventivo, lattanti, sia per via orale, sia per via parcnterale (intrad. sottocute, intramuscolare), ed alcuni bambini della seconda c terza !nfanzia (via parent.). E' descritta dettagliatamente la tecnica usata, con particolare riguardo alla dose del vaccino cd ai vari si~temi (in più tempi, in un sol tempo). Nessun inconveniente è stato osservato. L'allergia, costituitasi dopo la vaccinazione, pers:ste ancora dopo 4 anni. Una prova, che ha tutti i caratteri di un esperimento, dell'efficacia della v:~ccinazione è costituita dal f:ltto che, dal lungo e ripetuto contatto di un'infermiera, risultata poi tubcrcolosa e bacillifera, con nove bambini ad allattamento artificiale, solo un l:tttante dimostrò l'es:stenza di lesioni deile ghiandole ilari, d:~ riferirsi a un proceEso tubercolare; che però ebbe decorso silenzioso e benigno. Sopra xoo vaccin:.Jti, seguiti dall'A. in media per 2-$ anni, 13 son venuti a morte: in 10 è stata esegtJita l'autopsia. ed è stato constatato che solo in un caso la morte era im put:~b: le a tubercolosi. Percentuale quindi di morte per tubercolosi nella prima infanzia dell' r '!{, . Nel periodo ' 9.)3-J S, in cui è st:lta vaccinata con l'anatubcrcolina la quasi totaJit:\ dci lattanti nel brefotrofio di Siena, la mcrtalità gcncralt: si è nettamente ridotta.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Da questi promettenti risultati !l Salvioli è spinto a preconizzare !"impiego del1;1 vaccinazione con l'anavaccino Pctragnani su vastissima scala; vaccino che avrebbe proprietà biologiche sui tessuti e ~ugli umori idcnt:che assolutamente al vaccino vivo biliato, .senza avere però gli inconvenienti che l'A. attribuisce al B. C. C. · E' da Jugurarsi che le rosee previsioni dell'A., che sono frutto di un appassionato c coscienzioso lavoro, abbiano ad avverarsi, e che una più va~ta e completa esperienza, fatta in diversi ambienti, possa confermare i risult:ni ottenuti; sapendosi come s:a estrememente difficile in questo campo stabilire l'effettivo c Jclìnitivo valore delle statistiche. REITANO.

FAVILLI.

- n virus influenzale. (u Rassegna Chnico-scicntifìca », anno xv, n.

Il ,

1937)·

Negli ultimi tempi notevoli lavori sono stati svolti sul virus influenzale, con risultflti concordi e convincenti, tanto da far giudicare di essere di fronte a scoperte che segnano un reale progresso. Il prof. Favilli riassume in un lucido lavoro le t:tppe più importanti delle recenti acquisizioni. Dubbi non dovrebbero sussistere ormai sulla fondatezza dei seguenti dari: a) che col secreto faringeo di pazienti di influenza si può infettare il furetto, che ammala di una forma febbrile a localiz7..azione nelle alte vie respiratorie od anche nel polmone; b) che i diversi virus isolati in paesi differenti c lontani appaiono identici; c) che il virus può essere neutralizzato da immunsiero specifico. Un notevole passo in questo campo di studi fu realizzato da Andrews, Laidlaw cd altri AA. inglesi, i quali trovarono che anche i! topo è suscettibile alla infezione, dopo un passaggio intermedio attraverso il furetto, perchè succes~ivamentc molti AA. in diversi paesi si sono serviti del topo per approfondire le ricerche. Parallelamente studi sono stati compiuti sul virus ottenuto da polmoni di suini colpiti da influenza: con questo virus Shope riuscì ad infettare direttamente il topo. Le indagini sulla immunità influenzale sono ~tate così facilitate ed oggi sono acquisite importanti nozioni in proposito: nel sangue dell'uomo che ha superato un attacco influen'Zale, o che artificialmente è stato infettato, è stata accertata la presenza di anticorpi capaci di neutralizzare il virus e pers!stenti r er diverso tempo; il virus proveniente da polmone di topo infetto non infetta il topo, dopo contatto con siero di furetto immuniz.. zato con virus della influenza suina; il virus non infetta il topo, dopo contatto con siero di cavallo immunizzato con virus della influenza umana ; il topo dopo aver superato J'infezione è immune e non si reinfetta per un periodo di tre ~ett mane. Francis e Magill hanno trovato che il coniglio, che non è suscettibile all'infezione può elaborare anticorpi specific!, se ripetutamente iniettato con materiale contenente il virus. Gli stessi hanno studiato il contenuto in anticorpi neutraliz7.anti il virus influenzale, nel sangue di indiv!dui normali, in età differenti, accertando qu::mto segue: 1° - durante il primo anno di vita i sieri sono sprovvisti di potere neutralizzante; 2° - in tutte le altre età si trovano in maggicre o minor numero s:eri neutralizzanti; 3° - il considerevole numero di ~ieri parzialmente neutralizzanti è da mettere in rapporto con la graduale decrescenza nel titolo degli anticorpi che avviene durante un periodo che va sicuramente oltre i due anni dall'attacco.

Frequentemente si hanno sieri che neutr:1lizzano il virus suino, mentre moltissimi sieri neutral:zzanti il virus suino non neutr:tlizzano il virus umano. Secondo Laidlaw mi virus suino sarebbe << il prototipo sopravvivente » del virus umano che si è adattato e fissato all'organismo del suino: un vi rus simile od identico a quello che nel 19r8 cagionò


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUANA E STRANlERA

la pandemia. Comunque, se è fuori di dubbio che differenze immunologiche esistono tra il virus dell'influenza umana e quello dell'influenza suina, è ancora prematuro definire il significato d~ queste differenze. Gli studi per ora compiuti in I nghilterra ed in Amer!ca andrebbero estesi in altre parti del mondo colpire nel 1918 dalla pandemia influenza le. I noltre, con le prove di neutralizzazione, utili sarebbero indagini p!ù fin i, come quelle proposte da Smith con la devia1.ione del complemento. Le ricerche di Lewis e Shope sulla influenza dei suini hanno chiarito la parte che spetta al B. di Pfe:ffer, di per sè innocuo, ma assai l~ivo se agisce in concomitanza col virus influenzale : si ha così una riprova di quanto da tempo si pensa dell'influenza. Favilli assai opportunamente ricorda che da noi, fin dal 1918, Zironi sostenne che l'agente dell'influenza doveva essere un virus filtrabile. Questi notevoli progressi nella conoscenza dell'etiologia e della immunologia dell'influenza hanno permesso ad Andrewes, Smith, Stuart-Harris di iniziare tentativi d i vaccinazione profilanica, usando come vaccino una sospensione di virus, inattivato con formalina (1937). MENNONNA.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE T. SARNELLI, maggiore medico. -

L'aspetto medico-legale t mcdico-socWe dcUe malattit tropia.li nei riguardi dtUe genti di mare, degli aeronauti, dct colonizutori ~ dti bvoratori c funzionari aD'estero.(« L' Assistenza Sociale», n: 1<r11, ottobrenovembre 1937-XVI).

L'interessante comunicazione svolta al Congresso della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, tenutosi a Venezia nel settembre XV, riguarda lo studio dei rapporti fra Medicina legale e sociale con la Medicina tropicale, tenendo di mira il lavoro dei nostri connazionali. Il rischio di contrarre malatt!c proprie dei tropici, oltre che ai Colonizzatori e ai Lavoratori e Funzionari all'estero, a dimora tropicale .;tabil~, si estende ai Marittimi e agli Aeronauti intcrcont.inentali, che pur nel loro sogg:orno tropicale instabile, si possono contagiare negli scali; nonchè ai portuali della Madrepatria per i contatti con merci ed ammalati provenienti da quelle zone. L 'occasione dct lavoro , durante la permanenza ai trop!ci e, per i naviganti, lungo il viaggio è sempre presente, se pure il lavoro di per sè stesso non implichi un rischio specifico. Infatti, anche nelle pause lavorative, per l'obbligo del soggiorno, non si sfugge alle causalità ed occas!onalìtà morbigene del luogo c che possono persistere fuori delle zone calde, per cui il lavoratore, in tal senso, sì può considerare sempre in servizio. Dati i << fattori di causalità, dì occasionalità e circostanze c contingenze concausa!! )> a contrarre malattie tropicali, queste costituiscono per i nostri lavoratori un rischio profes.;Ìo11ale , onde l'A. ne propone la denominazione di " malattie professionali, o malattie del lavoro d'oltremare». Per quanro riguarcla l'infortunio, verilìcantcsi fuori " dell'attualità dd lavoro », a parre il compito spe ttante :~Ila Medicina tro picale di discriminare le malattie dalle malattie-in fortuni . occorre tener prC?'.Ienti le p:lrticolari condizioni di vita ai tropici. ove spesso il rischio <t è nascosto allo stato potenziale in tutto l'ambiente di vita del lavor:ttorc » tatto forme sconosciute nei nostri cl im! ». l n connessione con le mal:tttic ed infonunj tropicali so ne; gli studi sulla Patologia, Nosogcop;r:~lia . Igiene. Clim:nologia, Etn<,grafla e Sociologia ddle regioni tropicali. non-


RIVISTA DEL LA ST AMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

chè j problemi riguardanti l'etiologia, la patogenesi ancora oscure di alcune mabttie, i periodi di incubazione, le predisposizioni morbose, le reinfczio ni , gli ;;ggravamenti. Numerosi problemi si prospettano inoltre per quanto concerne la prevenzione (educazione igienica, ~elezione permanente, sor veglia nza sulle condizioni ed ambiente di lavoro, ecc.), sulle garanz ie assicurative ed ass:stenziali dei lavoratori d'oltremare c per quanto ha attinenza con la difesa, protezione, assistenza e provvidenza di quei lavoratori, che, st>nza aver dimorato a i tropici, possono contagiarsi a l rimpatrio degli ammalati. Dal lato demografico ed eugenetico, oltre che sociale, occorre tenere anche conto delle eventuali ripercussioni che la prole può risentire delle malattie tropicali contratte dai genitori. A conclusione della via tracciata in un campo così vasto, l'A. pro~ petta l'utilità di ricercare ·<un indirizzo unificatore e coordinatore, che permetta di affrontare e risolvere integralmente il problema del lavoro tropicale, che è anzitutto un problema mcd:co c igienico >>. PANOOLFI

G. AsruTo, primo capitano medico. Moderna >1 , n. x, 1938-XVI).

Oima e acclimatazione nell'A. O. L (« L'Ig iene

L'A. che ha avuto, nel periodo prcbellico, una permanenza di alcuni anni nella colonia primogenita ha cercato d i illu~trarc in questa nota il clima prima e quindi la patologia passando poi a parlare dell'acclimatazione della razza bianca in A. O. l. Definito il clima in senso generico e compendiate le cognizioni gcoidrografiche della regione, ritiene che per uno stud:o climatologico di essa è necessario suddividerla in diverse zone dim.uiche deri vanti dalla preva l en~ ùclk influenze regionali: distingue e sinteticamente descrive le seguenti zone: 1° - litoranea del Mar Rosso; 2° - del litorale e del bassopiano somalo; 3" · della depressione dancala; 4" - delle pendici orientali dell'altopiano; 5° - delle pendici occidentali dell'altopiano; 6" - dell'altopiano. Passa in rap!da visione la nosografia della regione cd è dell'opinione che la malaria notevolmente diffusa nell'A. O. l. è la malattia che più di tutte ci deve preoccupare. Parlando infine d ell'acclimatazio ne accenna alle modific.nioni che il clima tropicale determina su tutte le funzioni vita!! ed è d'avviw che l'acclimatazione non av\'ienc solo applicando norme d'ig iene e profi!assi, ma dipenderà in primo luogo dall:l resistenza organica individuale necessaria a supera re le influenze climaùhe per cui stima opportuno che gli individui da inviare nelle terre dell'Impero siano selezionati da un'accurata visita somaùa e funzionale. Accenna a qualche elemento di ig iene coloniale c conclude : 1° - che le zone marittime, i bassopiani orientale ed occidenta le cd il tavolato somalo dell'A. O. l. non permettono un acclimatamento completo dell'uomo bianco che vi si può « adattare >> solo per un !imitato periodo di tempo; 2° - che le zone delle pendic: d ell'altopiano dai 1000 ai 2 000 m. in avvenire, dopo la scomparsa delle malaria per le discrete condizioni climatiche che prerent:mo potrebbero permettere l'acclimatamento d egli italiani e per conseguenza divenire territori d i popolamento; 3° - che gli altopiani ct=opico, harrarino e j?":Jila, con escl usio ne di tutte le vallate perchè infestate dalla malaria, si trovano nelle mig liori condi zioni climatiche e tclluriche per permettere al colono italiano la vita n lavoro e la riproduz ione e sono pertanto da considerarsi come territori di popolamento.


RIVISTA DELLA ST1\MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

L. D t=: CAsTRo. -

Per sbr bene nelle colonie. (U. Hoepli, edit., Milano, J938).

Il volume. che appare in seconda edizione, migliorata e aggiornata, a d:stan7.a di soli tre anni dalla prima, è frutto di lunga pratica e di esperienza veramente Yissuta in colonia. Lincoln De Castro, che ha esercitato la me(J:cina per oltre un trentennio in Africa Orientale e particolarmente in Abissinia, che ha vissuto le vicende delle nostre prime spedizioni coloniali, che conosce profondamtntc l'ambiente colon:ale indigeno ed eunr pco, possiede tutti i reyuisiti necessari per scrivere un libro di volgarizzazione del complesso delle noz:oni d'igiene, di profilassi, di epidemiologia, di fisiopatologia, di climatologia; che ogni italiano, anche se di modesta cultura, non dovrebbe ignorare quando lascia la madre patria per stabilirsi in colonia. Consigli, suggerimenti, acute osservazion: psicologiche, norme che solo una lunga esperienza coloniale può dettar<::, sono espressi in forrn:l piana e scorrevole e tuttavia molto efficace, come se si trattasse di una conversazione ideale fra l'A. ed i lettori. Non sono trascurate neanche molte ddle acquis:zioni scienùfiche di quest'ultimi anni nel campo della medicina e dcil'igicne coloniale. E' noto che il successo eli ogni vasta impresa di colonizzazione dipende da molteplici fattori, tra i quali i più importanti son quelli che si riferiscono alla conoscenza del nuovo ambiente in cui si è portati a vivere, e di tutte le provvidenze necessarie per preservare, nelle cond1 zioni miglior:, la salute fisica e morale. Molta strada si è fatta in questi ultimi anni in Italia anche in quest"ordine di id<:-e; le nozioni, che prima erano patrimonio di pochi, vanno aCtjuistand<. sempre più larga diffusione, sicuro ampicio per il ~uccesso di qucll"op::ra di civiltà e di progresso che l'Italia è chiamata a compiere nelle sue terre d'oltremare. Col suo libro Lincoln De Castro ha contribuito a quest'opera di bene, e merita quinùi il più vivo elogio. REITANO.

Enterite dd Tac.uzè. (Atti dd XUII Congresso della Società iwliana di medicina interna - Tor!no, ottobre 1937-XV).

E. LoMBARDI, maggiore medico. -

Tra le truppe operanti nel bacino del Tacazzè, a livello del guado di Mai Tinchet, a 7ll metri sul livello del mare, dove nei periodo antecedente alle grandi piogge la tem-

peratura oscilla, dalle ore 9 alle ore 17, da 48 a 53 gradi all'ombra, ho notato nei me~j di maggio-giugno una forma morbosa a carico dell'apparato digerente su alcune centinaia di ammalati ricoverati in vari ospedali, della zona da me controltata. La suddetta forma, che chiamo cc enterite del Tacazzè », non potendo essere con:tpresa nelle forme già note, compreso lo sprue, è caratterizzata da febbre che può raggiungere i 40,3 che si protrae per dodici-quindici giorni con oscillazioni giornaEere verso le ore serali e notturne, a volte con remissioni della durata di qualche ora, senza brivido iniziale, senza wdori finali. ' Sensorio integro. Con la febbre si nota ceblea frontale grav:niva, intensa fotofobia, lingua uniformemente patinosa senza margini arrossati, con cavo faringeo arrossato. Addome metcorico, dolente nei quadranti inferiori, gorgoglio lungo il colon, specie su quello discendente. diarrea. con feci schiumose. giallastre, con presenza di muco filante, di odore nauseabondo. Fcg:no e milza noteYolmente turncfatti. Orine cariche, a vcltc albuminuriche.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

6ss

Dolori lungo il rachide, mialgie vaghe, specie alle cosce. Scomparsa la febbre, permane uno stato oligoemico, prostrazione di forze, anoressia. Dopo pochi giorni di conva[escenza, le forze ritornano e l'individuo guari~ce. La causa patogenetica non si è potuta individuare.

MEDICINA INTERNA F. MEYTHALER c H . PETRICI-1. - Anemia perniciosa e carcinoma gastrico. (c, Klinische Wochenschrift », 5 febbraio 1938, n. G). L'osservazione di un malato di anemia perniciosa e di carcinoma gastrico, r:covcrato nella Cl:nica medica di Rostock, porta gli AA. ad una dettagliata disamina della questione sui rapporti fra le due maìattie. A riguardo esistono nella leucratura osservazioni dimostrami la coincidenza e la coesistenza di esse, senza che peraltro sia ancora raggiunto l'accordo sui rapporti genetici intercorrenti tra le due affezioni. I casi riportati si possono dividere in due gruppi: nell'uno i due quadri morbosi si sono manifestati s!multaneamentc o quasi, nell'altro l'anemia perniciosa ha preceduto di mesi e talora anche di anni il carcinoma ganrico. Un esame critico dei casi del primo gruppo fa però rilevare che i sintomi ematologici propri dell'anemia di B:CJmer non sono ben chiari e quindi," più che di vera anemia pernicios::~, deve parlarsi di anemia pern:ciosiforme, conseguenza dello stato di chachessia dal neopbsma determinato. Nei casi del secondo gruppo invece sintomi clin:ci ed ematologici, l'efficacia dell'epatoterapia sono prove precise dell'anemia di Biermer, mentre l'esam ~ istologico del ncopbsma gastrico assicura la diagoori di carcinoma. E' di questo secondo gruppo che gli AA. s'interessano e nel quale r!entra anche il caso da essi osservato, allo scopo di precisare 1 apporti etiopatogenetici tra le due gravi · affezioni. Una prima osservazione è che dei sei casi riportati nella letteratura, cinque appartengono all'ultimo decennio, il che non sta a dimostrare una maggiore frequenza della combinazione delle due affezioni., ma solo, come rileva Thiele, che prima del 1926, epoca io cui l'epatoterapia s'è decisamente affermata, gli anemici perniciosi soccombevano alla grave emopatia prima che il neoplasma gastrico potesse manifestarsi. Ciò premesso, nella disamina dei fattori genetici, che possono le due malattie collegare, viene anzitutto considerata l'achil:a, sintoma di ambedue caratteristico. E' però da osservare che l'epatoterapia mentre normalizza il quadro ematologico, non influenza l'achilia, il che dimostra che questa da sola non basta ad interpretare la genesi dell'emopatia e dei suoi rapporti col carcinoma. Altro elemento da valutare 'è la gastrite. Ricerche dettagliate di H erzberg hanno dim ostrato nelle pareti gastriche di anemici di Biermer atrofia del tessuto ghiandolare, proliferazione del tessuto interstiziale e proliferazione epiteliale eterotopa, la cui ulteriore degenerazione porta al carcinoma. Anzi Kaufmann ed Henke giungono all'affermazione che già autorizza la diagnosi di carcinoma la proliferazione epiteliale eterotopa, cioè la presenza di ep!telio ghiandolare nella muscularis mucosac del tubo gastroenterico. Tale reperto non è raro nella cronica gastrite. La quale di per sè non determina ancora il carcinoma, solo ne costituisce un elemento favorente molto imporrante. Ancora Katsch e Velde negli stomaci di anem:ci perniciosi hanno spesso dimostrati polipi, dalla cui malignazione si originerebbe il carcinoma, malignazione che, secondo Curschmann, avverrebbe però sotto l'influenza di fattori non gastrogeni, rappresentati dalla grave debolezza e di~crasia di questi malati. Altro fattore dagli AA. considerato è la particolare ereditaria disposizione, la cui importanza nella genesi del neoplasma è oramai da tutti ammessa; anzi sulla scorta di


RIVISTA DELLA <;TAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

precise osservazioni Bauer ed Aschner ammettono per il carcinoma, accanto .ad una c.:~ stituzionale meiopragia dello stomaco, uno stato ereditario particolare neoplastico. D'altra parte il fattore ereditario è evidente anche nell'anemia pern:ciosa (frequenza della forma familiare), onde in base a ben documentata casistica Schaumann preci~a che soltanto per una particolare costituzione, per una capacità di reazione propria, ind:viduale dell'organismo può l'anemia perniciosa svilupparsi. Dimostrativo è un albero genealogico pubblicato da Thicle, ove in tre generazioni, tra r3 membri di famiglia si osservarono 2 casi

di anemia di Biermer e carcinoma g:tstrico, un caso di :tncmia perniciosa ed un caso ancora di anemia a tipo pernicioso. L'importanza dell'achil:a, della gastrite e del fattOre ereditario s'inquadra precisa· mente nell'interpreta7.ione etiopatogenetica del caro riportato dagli AA. Essi a nprova riferiscono di un malato, ricoverato nella stessa clinica di Rostock, ove disturbi gastr:ct caratteristici c l'anemia di Bicrmer portavano al sospetto Ji un carcinoma, non confermato peraltro radiologicamente, e che in secondo tempo per l'esito della cura e l'ulteriore de· corso della malatti:l si dovette abbandonare. In quest'ultimo caso mancava il fattore ere· elitario nP.oplastico. Il quale, secondo l'osservazione di numerosi AA., è elemento etiologico di primo piano nella gene~i del carcinc:ma gastr:co in conseguenza all'anemia di Biermer e delle lesioni gastriche dianzi ricordate.

Tali osservazi011i ci porta110 solo a precisat·e alcuni fattorf etiologici e giustificano pienamente ii consiglio di Grill di esaminare in anemù·i perniciosi sistematicamente e periodicamente io stomaco, allo scopo di svelare in periodo iniziale un carcinoma. Siamo però ancora ben lontani dalla comprensione della patogenesi sia dc/le due affezioni, specie in riguardo al neoplasma gastrico, sia dalla interpretazione chiara ed adeguata dei rapporti che le possono collegat·e e far coincidere, come una precisa casistica, anche se poco numerosa, dimostra. (Nota del Recensore). R. o'ALESSANDRO.

JEAN LHERMirrE - DE AJuRActTERRA. - I disturbi psichici dd reumatismo articolare acuto, (« Gazette des Hopitaux >>, n. 21 del 12 marzo 1938, c n. 23 del T9 mano 1938). Il virus della malattia di Bouillaud può intaccare l'integrità del ne,·rasse e dar luogo ad una cerebropatia che, nella sua espre~sione ncur~psichica, si manifesta in tre forme distinte, a seconda della grav:tà sintomatologica, in acutissima, acuta e cronica. Nella prima, l'ammalato muore rapiJamente in preda ad un delirio furioso; la seconda, meno grave, si accompagna :1 disturbi delb percc7.ionc ed è car:ltteriZ7.ata dall'alternarsi di episodi di agitaz:one c di depressione; la terza forma infine, di lunga durata, si esprime essenzinlmente con disturbi mentali ed affettivi conristl.'nti in confusione cd incoerenza delle idee e depressione melanconica del carattere. L'atonia della psiche è un:ta ad un indebolimento della memoria che riguarda sia i ricord: più antichi, sia quelli più rcccnt:. Talvolta, in questa forma cronica, si ::~ssocia alla melanconia uno stato ansioso ed angoscioso con dei veri accessi allucinatori (forma ansio~a della cerebropatia reumatica); talvolta alfa psicosi sopr:wvcngono dei fatti mono.. o poli-nevritici, consistenti in paraplcpia fbccitb, ariflcssia, impossibilità della deambulnione c della staz:one eretta, tremori agli arti. atrofia muswlare. indebolimento dcll:1 sensibilità superficiale (forma tipo Korsak0ff della ccrcbropat:a reumatica). La dntomatologia di quest'ultima complicazione nervosa del reumatismo :trticolare acuto somiglia a quella della psic~polincvrite etilica di Korsnkoff, ma la diversitj nell'etiologia (infezione reum:nica, alcoolismo cr~ n:ro), nelle manifestazioni morbo5c (alterazioni psichiche meno gravi e concomitanza di disturbi articolari e cardiaci nel reumatismo), nell'influenza terapeutica del salicilato


RIVISTA DELLA STAMPA MF.DICA ITALIANA E STRANIERA

di soùio (che nel reumatico migliora i sintomi neuro-psichici) vale a differenziare le due malattie. I nfine è ammessa da qualcuno (Targowla) una forma psichica da localizzazione cerebrale primitiva del virus reumatico, cui seguirebbero poi le complicanze cardiache ed articolari. Questi sono i tipi con cui essenzialmente si m:wifcsta l'encefalopatia reumatica, entità morbosa ben differenzi:lta clinicamente ed anatomicamente e do\·uta, più che ad una reazione allergica (Kiinger), ad una vera e propria localizzazione nervosa del virus reumatico (Babonneix e L hermitte), come la casistica personale dei nostri AA. sembra loro chiaramente dimostrare. T ale localizzazione determina delle lesioni nervose degenerative diffuse consistenti in rigonfiamento idropico del citopl:tsma, disfacimento dei gr::tnuli di Nissl, accumulo di lipocromo, frammentazione del nucleo c del nuclcolo, alterazioni che furono riscontrate specie nella corteccia, corpi mammilbri, centri vegctativi ipotalamici, cervelletto e perfino nel bulbo. AccARDI.

TRAUMATOLOGIA

Sulla osteotomia nella frattura mediale dd collo dd femore nd punto della frattura. (« Zbl. F. Cbir. )), 3 lugl io r937).

C. VroAKov rTs. -

L'A. fa rilevare che gli studi di questi ultimi anni ci permettono di nffrontare con maggior sicurezza di buoni risultati il problema del tratt:~mento delle fratture del collo del femore; sarebbe necessario, però, affinnre ancora le nostre conoscenze per ottenere risultati migliori. Pertanto egli rappresenta che l'inchiodamento col metodo Ji Sven Johanson modificato da Fclscnreich è indubbiamente il tr:Jttamcnto più perfetto; conviene d'altra parte, con Bohler, cihe l'inchiodamento ì: un'operazione difficile e non sempre con buoni risultati. Infatti in numerosi casi di frattura quasi verticale delb porzione mediale del collo del femore, nonostante un ottimo inchiodamento ad unn sufficiente posizione di riposo, si è verificata l'insorgen:r.n di una pseudo-artrosi. In questo tipo di frattura la forza che tende a dit t:tccare un moncone dnll'altro è massima e ne rende difficile il consolidamento, per cui si rende a volte necessario cambiare la linea di frattura da verticale in orizzomale ricorrendo :~d una osreotomia sottotrocanterica (Pauwcl) o ad una o~teotom!a nel focobio stesso dd la frattura (Voss) dando la preferenza a quest'ultima perchè permette di regolarizzare la superficie di frattura. Altra causa di cattivo consolidamento delle fratture venicali della porzione mediale del collo del femore è l'azione rotatoria che agisce sui frammenti d! frattura. L1. forza rotatoria è tanto maggiore quanto maggiore è il braccio di leva (rappresentnto dal tratto che va dal gran trocante(e alla testa femorale) e quanto più piccolo è l'angolo tra diafisi e collo del femore, e naturalmente può essere diminuita nccoròtndo il braccio· di leva ed aumentando l'angolo della testa col collo femorale spostando la testa verso l'asse longitudinalc della diafisi. Anche ciò si può ottenere con la osteotomia, con la <JUale la forza di rotazione potrebbe essere annullata ponendo la testa sul prol ung:~mento dell'asse della diafisi ed inchiodandola in tale posizione. L'A. ricorda però che ai vantaggi rappresentati dall'osteotomia, si contrappone lo svantaggio indiscutibile di essere un intervento intracapsulare. Ciò non toglie che nei casi di frattura verticale med!ale dd collo del femore, l'ostcotomia nel punto della frattura sia indicata non solo per modiFicare la linc.:J. di frattura; ma anche per rcgolariz6 -

Giorual~ di m~dicina

militare.


ì

l

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

zare le superfici di frattura che sono molto deformate. Negli altri casi il metodo di scelta per il trattamento delle fratture del collo del femore sarà l'inchiodamento. L'A. per l'inchiodamento consiglia un metodo radioscopico che permette di misurare la lunghezza del chiodo da adoperare. Eglt ha praticato l'osteotomja nel punto della frattura in una donna quarantenne che ave'l•a riportato una frattura mediale verticale del collo del femore, facendola seguire dall'inchiodamento della testa molto ravvicinata all'asse della djafisi femorale, e da un'immobilizzazione in abduzione e rotazione interna. Il risultato è stato soddisfacente e il trattamento ha ridotto molto il tempo dj degenza dell'infortunata. E. ZAFFIRO. ALFoNso AsENJo. L' influenza del timo sulla formazione del callo nelle (cc Zentralblatt fi.ir Chirurgie >l, n. 35, 1937).

fratture.

Coll'aspor.t:azione della ghiandola timo negli animali (gatti) l'A. ha constatato quanto segue: a) influenza sullo sviduppo scheletrico; b) modificazioni in rapporto alla cessata attività della sostanza immunizzante dell'organo asportato; c) comparsa di alcune manifestazioni nervose e contemporaneo sviluppo di un cattivo stato generale. L'influenza della asportazione della ghiandola timo ~i è appalcsata nel ~enso di un difetto di accrescimento e di un arresto nel peso dei gatti; le modificazioni in rapporto alla scomparsa delle proprietà immunizzanti della ghiandola asportata si sono rivelate ne.l senso che gli animali timcctomizzati sono diventa ti molto sensibili alle infezioni. In un gruppo di animali (gatti) è stata prodotta artificialmente una frattura; questi poi sono stati suddivisi in animali con e senza timo. Cia~cuno di questi due ultimi sottogruppi è stato ancora suddiviso in due parti a seconda che agli animali era o non somministrato del timo. Risultati delle osservazioni: 1° - il timo è un organo indispensabile per la vita degli animali giovani provvedendo esso allo sviluppo ed alla crescita del loro scheletro; :2° - la somministrazione di estratto di timo favorisce la comparsa e lo sviluppo del callo di frattura; 3" - la funzione della ghian dola timo può essere sostituita a mezzo del rispettive estratto. Esperimenti clinici su 17 fratturati . Duplice impiego dell'estratto di timo: terapeutico e profilattico. Risultati: sebbene soltanto un'esperienza clinica di molti anni ed u n gran numero di precise osservazioni possano dirci il valore reale della somministrazione di estratto timico per favorire la consolidazione dci calli di frattura, tuttavia l'A. raccomanda l'uso di questo estratto come un mezzo prezioso sopratutto nel trattamento delle difficili guarigioni di ccrt~ fratture, e nonostante che egli riconosca, con Lériche e Pol:card, che i fattori che influiscono sulla guarigione di una frattura sono molto numerosi. G.

R. GALLETTO.

RADIOLOGIA A. SALOTTI. Lo studio funzionale nella radiologia delle appendkopatie. (« Athena », anno VII, gennaio-febbraio 1938, pag. 41). Partendo dal concetto che l'appendice è dotata di movimenti propn, radiologicamcnte evidenti, e che possono raggrupparsi in due tipi: contrazioni peristaltiche prevalentemente med io appendicolari (Lovisatri) e veri trasporti totali di riempimento e di s\·uoramcnto. molto probabilmente sinergici con i movimenti del colon prossimalc e particolarmente dell'antro ceca le, l'A. ha eseguito delle ricerche con scriografie lente di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

5 in 5 minuti primi e di 10 in Io minuti primi, venendo alle seguenti conclusioni: nelle appendici normali, riconosciute tali sia operatcriamcntc che i ~tologicamcntc, durante osservazione di un 'ora, a ceco asccndemc in replezionc, si osservano uno o due movimenti di frammentazione segmentaria; nelle appendici patoiogiche in\'ece tali movimenti

non si rilevano ed il quadro appendicolare quindi, durante i 6o minuti primi di osservazione, permane invariato. Fra i caratteri funzionali c.rimportanza, vengono quindi prese in considerazione le modalità di riempimento e di svuotamento. Mentre l'appendice normale si riempie quasi sempre (Busi e molti altri AA.), circa il riempimento dt quella patologica le opinioni sono tuttora discordi, ma si può concludere con Buisson che il mancato riempimento, se bene accertato con la tecnica dei pasti multipli e del clisma a pressione, oltre a var:c incidenze c posizioni, costituisce un elemento importante per indirizzare al giudiz.io di appcndicopatia. Circa lo svuotamcnto gli AA. sono d'accordo nell'affermare che la ritenzione dopo 48-72 ore, a ecco vuoto o quasi vuoto, c<>t:tituisce un elemento di anormalità della funzione dell'appendice; ma, come osserva il Busi, tl sintoma va discusso al lume di tutti i reperti ottenuti e non permette da solo di concludere per un'alterazione dell'appendice. FALCONE.

OFTALMOLOGIA A. Russo. -

Sulla neurite ottica da morbillo. (c• Bollettino d' Oculistica », marzo

1937-XV). La letterat.ura oftalmologica registra già un discreto numero di casi di neunu ~t-morbillose; fino al 1934 ne erano stati descritti 32 casi, ma nei trattati di Pediatria, dove il morbilio è trattato più diffusamente, non si fa cenno neppure di questa gravissima complicanza che spesso compromette in modo irreparabile la funzione visiva di entrambi gli occhi. L'A., premesso che una diagnosi precoce ed una terapia razionale tempestivamente istituita potrebbero forse e.ssere di grande giovamento e scongiurare danni irreparabili, passa in rivista tutti i ca~i registrati nella letteratura. Credo opportuno riferire alcuni di questi casi e cioè quelli che riguardano individui adulti. Caneras- Arago nel 1882 descrissero un caso riguardante una donna adulta in cui l'alterazione dei nervi ottici si associava a sintomi meningcali ed un altro di una giovinetta in cui si ebbe neurite retrobulbare ed atrofia secondaria. Boucher illustrò un caso di un uomo di 25 anni che venne colto, il ventottesimo giorno dall'inizio di un morbiìlo ad evoluzione normale, da una specie di torpore cerebrale seguito da riduzione del viws a I /IOo; le reazioni pupillari erano pronte, il campo visivo ristretto, ma senza r.lterazioni oftalmoscopichc del fondo oculare cccC'.tione fatta di una lievissima soffusione della papilla. Successivamente le papille divennero pallide e residuò un visus di I/28 a destra e di 1/50 a sinistra. In considerazione dell'assenza di alterazioni oftalmoscopiche, l'A. ritenne che pote!se trattarsi di una lesione centrale interessante i lobi occipitali. Panas descris.se un caso di un giovane di 17 anni in cui l'affez:one del nervo ottico (papillite bilaterale con lieve edema) insorse durante la convalescenza di un morbillo ad evoluzione normale. Nell'osservazione di Dufourt che si r:feriva ad una donna di 21 anni, la diminuzione della vista di entrambi gli occhi si ebbe al sesto giorno daU'iniz:o di un morbillo grave ed in 48 ore raggiunse la cecità quasi completa. Dc Vancresson, nc:l 1yo6, osservò in un milìtarc, immune da tare infettive c tos· siche di qualsiasi genere, la perdita improvvisa e quasi completa della vista dell'O. D.


66o

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERi\

durante la convalescenza di un morbillo complicato da bronchite intensa con temperatura cle,·ata, cefalea frontale e parestesia cutanea della regione sopraciliare destra. Gli altri casi citati si riferiscono a bambini. L'A. porta poi il contributo personale :llustrando dettagliatamente 3 casi di neurite ottica primaria da morbillo, insorti alb fine del periodo esantematico febbrile o d urante quello della con valescenza in tre pazienti rispettivamente di 6, 2 ' / 2 c 13 anni. In uno di questi tre casi la com plicanza oculare si manifestò sotto il quadro di neurite retrobulbare acuta e riguardava un morbillo anomalo per estrema benignità. Dci tre casi illustrati due finirono con atrofia ottica c cecità; nell'altro, con una terapia essenz ialmente disintossicante, benchè istitu:ta in periodo di avanzata atrofia del nervo ottico, si potè conservare un residuo visivo di 3/50. L 'A. espone dettagliatamente tutte le prove biologiche eseguite sui comuni animali da esperimento col liquor di uno degli infermi, giunto all'osservazione quasi subito dopo l 'insorgenza della complicanza oculare, ma purtroppo esse dette ro tutte esito negativo. . L'A. termina ii suo interessante studio colle seguenti conclusioni: 1 ° - la neurite o ttica ùa morbillo insorge di wlito nel periodo della convalescen za; 2 ° - può manifestarsi a nche con il quadro di una neurite retrobulbare acuta: 3° - è di solito una n eurite primaria, autoctona, senza alcun rapporto genetico con affezioni meningeali; è generalmente bilaterale e non mostra alcun rapporto con l'intensità della malattia esantematica, potendo insorgere anche in casi di morbillo anomalo per estrema benignità; la sua patogenesi deve con tutta probabilid ricercarsi nell 'azione diretta sul nervo ottico di tossine, in esso gi unte attraverso la via ematica o linfatica. Secondo l'A. la spiegazione ùclla rarità della complicanza oculare, rispetto alla grande diffusione dell'esantema infetti vo, sta, verosimilmente, in una speciale !abilità, ereditaria o acquisita, del sistema nervoso, e benchè il fatto meriti ulteriore conferma, sembra che la neurite ottica post-morbillosa sia favorevolmente :nfluenzata dalla comune terapia disintossicante. T ESTA. C. BALCET. Le siero-diagnosi di sifilide in oculistica. (<c Bollettino d 'Oculistica », luglio 1937-XV). L'A. ha potuto comp1ere un interessa nte studio comparativo su un migliaio di siero-diagnosi per sifilide eseguite colle reazioni Wasscrmann, Kahn, Citochol e Meini cke in oculo-paz:enti per sifi lide nervosa, sifilide ereditaria e sifilide in cura. Dal complesso de: risultati l'A. ne deduce la maggiore urilità, siCurezza e se mplicità delle reaz ioni di Kahn, Citochol e Meinicke in confronto alla reazione d i Wasscrmann. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA BEnv L EvlE. ~ Gassifica e trattamento dei tumori maligni delle tonsille. Oto-Laringologica l>, 9-10, 1937).

(c< Acta

L'A. stuùiando ùal 1916 al 1932 nell"lstituto del cancro di Amsterdam (Netherland Cancer I nstitute) arri\'a alla conclusione che i tumori maligni del faringe, dal punto di vista clinico si possono d istinguere in quattro ti pi: epiteliomi epidcrmoidi cheratinizzati; epitcli<·mi epidcrnwidi a tipo mucoso e anepidcrmoidi;


661

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR.-'.NIERA

tumori linfoepiteliali e a cellule di pa~saggio; sarcom1. Ora nella regione delle tonsille si trovano i quattro tipi. La ripartizione nei vari gruppi d'età è fortemente in connessione con la specie di tumore. Nei giovani in ma~sima parte si hanno il sarcoma e i tumori linfoepiteliali; ad età avanzata il carcinoma cpidermoidc. Secondo i dati anamnest:ci si può affermare che la trasformazione in carcinoma è strettamente legat.1 a irritanti esogeni (tabacco, alcool, lue) mentre nei carcinomi anepidermoidi di quei fattori sembra molto dubbia l'azione. La maggior parte degli amma· l:~ t: arri va tardi al trattamento; il 70 ?(, ha metastasi. I risultati del trattamento dipendono moltO dalla specie del tumore oltre che dall'età di esw. Vi sono però malati con tumori radio-sensibili (sarcomi, tumori linfoepiteliali) che traggono sensibile giovamento. I carcinomi epidermoidi si avvamaggiano della radioterapia dopo vasta esercsi di tessuti c di gangli. Certo che la prima condizione per arri vare a favorevoli risultati è la prccocità di trattamento che deve tener conto del tipo istologico e clinico, nonchè della estensione del rumore. RAFFONE.

Vertigine e ipoacusia associate a glaucoma oculare. Sindrome di glaucoma auricolare. (Socicté de Laryngologie des Hopitaux de Paris, IO giugno 1937)·

T1LLÉ. -

L'A. ha illustrato tre casi di vertigine e ipoacusia a~sociati a giaucoma tratti da numerosissime osservazioni di soggetti colpiti da glaucoma oculare cronico, allo scopo di mettP.re in evidenza eventuali :~ssociazioni cliniche. Come di glaucoma oculare, si parla di glaucoma labirintico con suggestiva denominazione nei casi di alterazioni funzionali cocleo-vestibolari dovute ad a umento di pressione dci liquidi labirintici, per fatti di edema da dialisi capillari. L'interpretazione delle lesioni nelle o~servnion i dell'A. pone alcuni punti fermi: 0 I sordità banale d: cui le lesioni anatomiche wn verosimilmente:: le stesse di quelle constatate su la retina gla ucomatosa (capill.ariti, st:Ho lacunare, ateromi puntiformi); .2° - sindrome labirintica con vertigini acccssionali, accenno a dissociazione caloricorotatoria, in rapporto a ipertensione labirintica, compar:.~ble a quella glaucomatosa. Là sintomatologia otitica rivela uno stato di labirintite cocleo-ve~tibolare diffusa: l'A. si dilunga per le discriminazioni dalle ipoacusie a tipo senile in confronto ai disturbi visivi da tipo lacunare ret:nico per insufficienza circolatona capillare rilevabile tonoscopicamente (30 casi di Mignctta di Firenze); dalle lahirintiti luetichc in glaucomatosi g:ovani; dal glaucoma labirintico stesso per edema infiammatorio. Constatata la povertà Jella letteratura al riguardo, l'A. esprime la sua opinione che i fatti osservati nella $ÌOtomatologia critica vanno interpretati pen!ando oftalmologicamente per a nalogia con quanto sappiamo delle lesioni nel gbucoma oculare: lesioni vascolari fini del reticolo capillare, dialisi dei liquidi cndoculari (Achard), ipcrpressione per edema a evoluzione accessionale con restringimcnto del campo vis:vo e abbassamento dell'acuità per compressione meccanica dell'arteria centr:Jle. Nell'orecchio queste situazioni sono ammissibili per a nalogia anatomica, dimostrate no. E' !nfatti importante insistere ~ul futto che l'apparecchio di filtrazione endolinfatico in rapporto da una parte con la membrana capillare dall'altra con gli sp:1zi sottodurali per mezzo dell'acquedotto della coclea, non è simi lare fisiologicamcntt', morfologicamente e tunzionalmentc con quello dell 'occhio.


662

RIVISTA DELLA !>TAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Secondo Bri.inings (1927) l'ipertensione labirint~ca non infiammatoria non modifica la funzione vestibolare, organo intracranico e glaucoma e stasi labirintica sono clinicamente silenziosi. L'A. senza es$er come il Briinings così esplicito, conclude che sussiste il glaucoma labirintico, che questo offre a considerare vari gruppi di sintomi come quello oculare, in relazione al fattore vascolare iniziale, al fattore tensionale per alterazioni di permea· bilità della membrana capillare. Ma fintanto non sarà dato di poter to:-tometricamcnte misurare per via diretta la tensione dei liquidi labirintici o in via indiretta apprezzarla con io studio della c!rcolazione periferica locale, la sintomatolcgia labirintica sarà apprezzata e classificata in via di comparazione con quanto avviene nell'occhio. RAFFONE.

A. LAsKrEwrcz. Sulle cefalee, i riflessi e i disturbi simpatici di origine nasale. ( << Revue de Laryngologie- Otolog!e - Rhinologie >>, n. 9, novembre 1937). T.asciando da parte gli stati infiammatori dei seni nasali, che strettamente parlando., non appartengono al nostro soggetto, !'A. distingue fra le cefalee di origine nasale, le cefalee di origine nevralgiche, le cefalee d: origine vaso-motrici e anafilattiche, il seno vacuo di Sluder, ed infine la sindrome occipite-cervicale. Le prime si presentano sotto forma di accessi localizzati alla pri.ma, seconda e terza branca del nervo trigem:no, si manifestano con un tic facciale ben marcato, la dilatazione delle pupille, l'epifora e il blefaro-spasmo; esse sono dovute ad una pressione esercitata dal setto deviato c dalle sue spine sulla testa del cornetto medio. I mucocelì delle cellule etmoidali anteriori o del seno frontale, che si sviluppano verso il naso, i ~eni vicini o l'orbita, possono così provocare dolori nevralgici nella regione considerata. I dolori nervosi che sono dovuti nello stesso tempo ai nervi trigemino o simpatico, possono accompagnare l'erpete zoster della faccia e della pelle della testa; qualche volta così, lo si osserva nelle donne durante la mestruazione (~cnsazione di leggere punture nella regione della fronte, delle tempie e della sommità della testa). Le cefalee di origine vaso-motrici e anafilattiche sono caratterizzate da accessi di dolori in tutta la testa, meno sovente localizzate alle differenti branche del nervo trigemino, anche con dei sintomi vaso-motoriì ben marcati, nasali e generali (reazione positiva della pelle con prove allergiche corrispondenti, prova all'adrenalina di Muck). l sintomi del seno vacuo di Sluder sono facili a risconoscersi con l'esame rinologico c' la radiografia. anche «ex jm·antibus » dopo l'applicazione di cocaina con adrenalina nel naso, che li fa subito scomparire. La sindrome occip:to-cervicale (cervicopostcriore di Barré) consiste in una irritazione dci due primi nervi cervicali da processi infiammatorii delle articolazioni o legamenti anteriori delle vertebre cervicali; prendendo una radiografia dì qu~tc vertebre, tali disturbi si distinguono facilmente dai dolori che hanno la loro origine nel seno sfeno:dale, oppure dai dolori mìalgici della nuca, dovuti a modificazioni del tessuto connettivo di questi muscoli. L'A. dà uno schema della dislocazione dei campi iperestesìci nei tipi r!cordati di cefalee d'origine nasale. Il trattamento di questi stati, che si distingue in trattamento conservativo, operatorio e generale di tutto il sistema nervoso, consiste per ciò che riguarda il primo, nell'applicare polvcrizzazioni di adrenalina, di efedrina, sulla regione sfcnoido-ctmoìòalc o direttamente :sulla mucosa del seno sfenoidale. Tra gli interventi chirurgici l'A. ricorda: J 0 - le iniezioni di alcool nei gangli sfeno-palatinì, secondo Kuttner Kartl e Payr; 2° - la cauteri zzazione dei cornetti e del tuberculum septi; 3" - Ee operazioni del setto nasale, la resez ione dell'estremità posteriore del cornetto medio dal lato considerato, abiazìone, se essa h:1 luogo, di cisti dell'osso etmoidale c di sinech!e del naso. Infi ne, per il tratt::~mcnto generale si userà l'applicazione di bromo, di luminal ,


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

di adabromina, la diatermia a onde corte, le: iniezioni sottocutanee di NaJ, l'idroterapia e la · climatoterapia. In 10 casi sui 40 trattati dall'A. le cefalee d'origine nasale erano dovute a cisti mucose dei ~eni etmoidali: gli altri 30 casi sono divisi dall'A. in 4 gruppi seguendo la localizzazione delle cefalee e secondo lo schema 5':guente: 1 ° - Cefalee diffuse direttamente sulla base del naso c del lato interno Jcll'orbita (14 casi). 2° - Cefalee limitate alla parte anteriore della faccia al di sotto del bordo inferiore dell'orbita (2 casi). 3° - Cefalee che si manifestarono con dolori estens:v1 al fondo dell'orbita, dovuti ad una irritazione del ganglio sfcno-palatino, più raramente al seno v:1cuo dei seni etmoidali posteriori c sfenoidali (seno vacuo di Sluter, 4 casi). 4• - Il 4• gruppo si divide in due souogruppi di cui il primo contiene i casi in cui i dolori si irradiano verso le tempie, la sommità della testa c la regione preauricolarc (8 casi), e il secondo i casi in cui i dolori nella regione dell'occipite della nuca e del collo, sono dovuti a modificazione ar1itiche nelle verrebre re.rvicali superiori (2 casi). Per quanto riguarda i riflessi simpatici di origine nasale, l'A. parla dell'influenza che essi esercitano sull'orecchio sotto forma di ronzii, di vertigini e di reazioni labirintiche ed anche disturbi che essi provocano nell'organo della vista: strabismo, blc.::foro-spasmo, epifora, c1isturbi della accomodazione, contrazioni vascolari della retina. Dopo avere esaminalO i rapporti tra il nervo simpatico c la laringe, ed in particolare i muscoli laringci, basandosi sulle proprie osservazioni, l'A. studia l'influenza esercitata dall'irritazione del nervo simpatico su differenti organi: I 0 - sul naso (tosse, iposccrez:one mucosa, punture, solletico); 2° - sulla laringe (tosse spasmodica, itto laringeo, vertigine laringea); 3• - sulle vie respiratorie inferiori (asma d'origine nasale con disturbi vaso-motori). Infine l'A. si occu p::. dell'influenza che esercita l'irritazione del naso; 4• - sul tubo digestivo (gastralgia epigastrica, enterite e colite mucosa); 5" - sull'organo uro-genitale (enuresi, emorragie vicarianti nel naso e modificazioni distrofiche nel naso e nei seni consecutive alla castrazione, e reciprocamente l'arresto dello sviluppo dell'organo genitale, in relazione con lesioni profonde della mucosa e dei cornetti nasali). Gli archi riflessi della mucosa nasale segnano così tre vie di trasmlsstone: r• - la via diretta (simpatic~sessuale), 2a - la via trigemino-simpatico, 3a - la via olfatto-simpatico. S. V I TALE.

DERMO-SIFILOGRAFIA

Nuove ricerche sul polimorfismo del virus sifllitico nd gangli linfatici dd coniglio. (« Annales de l'Institut Pasteur )>, marzo 1938, n. 3).

W. NYKA. -

Esistono due ipotesi per spiegare la virulenza dei gangli linfatici del coniglio : la teoria degli unicisti che ammette essere i treponemi scarsi che si riscontrano nei gangli dotati di alta virulenza e quella dei pluricisù che ritengono tale virulenza essere dovuta a un ultravirus (Levaditi) o alla presenza di forme tìlamcntosc (Nyka). Nel presente lavoro l'A. apporta nuove prove del poiimorfismo del virus sifilitico limitandosi a considerare solo i parassiti extracellulari. Egli ha perciò studiato i gangli linfatici iliaci, inguinali e poplitci di conigli inoculati per via tcsticolarc o clitoridca, gangli che trattava con un metodo personale d'impregnazione argentea, pubblicato riel 1934 negli stessi Annales. · ·


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

In tutti i gangli, prelevati a varia d:stanza di tempo dall'inoculazione, da poche ore .a qualche mese, l'A. ha messo in evidenza, accanto a forme tipiche di treponema (che tuttavia erano tanto scarsi da non potere spiegare la virulenza dei gangli) nurncrosissimc forme filamentose, che si presentano di varia lunghezza e dotate oppur no di granulazioni. Inoltre vi si trovano anche delle forme che sono a metà spiraliformi e a metà filamen tose, delle volte granulari. Circa la disposizione wpografica dei para~siti l'A. non ha notato alcuna differenza tra le spirochete e i filamenti. Discutendo tali dati l'A. ritiene che la costanza e la rapidità di trasformazione in forme filamentose, come la precocità e l'intensità della virulenza dei gangli provano che tale trasformazione sia un processo intimamente legato all'evoluzione del parassita e non un processo degenerativo. L'A. rigena ugualmente l'ipotesi che le forme filamentose siano una forma passeggerra presa dal virus durante l'invasione di un nuovo organismo, perchè esse si trovano anche nei gangli prelevati dopo qualch e mese dall'inoculazione; similmente nega che si tratti di un artificio di tecnica. L1 presenza delle forme tipiche di treponema è importante perchè dimostra che è possibile svelare la loro presenza nei gangli col procedimento adoperato, perchè facilita il ricono~cimento della natura sifilitica dei parassiti che non hanno forma a spirale, perchè infine concilia l'opinione degli unicisti e dci partigiani del polimorfismo non potendosi negare che qualche parte (scarsa, secondo l'A.) esse abbiano nel potere infettante dei gangli. L'A. conclude asserendo che l'agente causale della sifilide è un virus polimorfo che ha due fasi morfologicamente disti nte: una forma ueponemica passeggera ed una forma filamentosa che rappresenta la forma di stato del virus sifilitico. FLORJO.

Su due casi di parapsoriasi guttata - Contributo clinico ed lstologico allo studio delle parapsoriasi. (<< Il Dermosifilografo ll, n. r , gennaio 1938-XVI).

M. CrANr. -

Nel capitolo delle dermatosi eritemo-squamose viene distinto un gruppo di affezioni cutanee note sotto il nome di parapsoriasi, per alcuni caratter i di somiglianza che esse han no con la psoriasi . Una di queste varietà, così detta " en gouttes », viene spesse, confusa ad un esame superficiale con una eruzione luctica eritemo-papulosa c mentre è stata riscontrata con molta frequenza in America, viceversa in Francia e ancora più in Italia è stata notata più raramente. Per questo l'A. ha fatto cosa molto utile illustrando due casi osservati presso la clinica dermosifilopatica di Firenze, i quali presentavano tali analogie morfologiche cor. sindromi eritemo-papulosc sifilitiche, da giusùfic:~re non solo le indagini diagnostiche espletate, ma anche un trattamento specifico di prova. Uno degli ipfermi presentava una eruzione diffusa a tutto il corpo, eccettuata la faccia e le regioni palmari c plantari delle estremità, caraneriZ7.ata da macchie critematose e da elementi papulosi lenticolar,i di colorito rosso tendente al vinoso, sormontati da squama grigiastra non molto spessa e poco aderente, asportabile in toto mediante il gratt:unento. Proseguendo il grattamento si riusciva a mettere in evidenza uoa piccola emorragia c non la pellicola lucida delle papule psoriasiche. Qualcuna delle papule presentava la parte centrale necrosata e ricoperta da crosta siero-emorragica; altri elementi presentavano cicatrici varioliformi ed altri una risoluzione centrale con cicatrice depressa e pigmentata.


RIVISTA UELLA STAMPA MI;:O ICA ITALIANA E STRANIERA

L'altro infermo presentava un'eruzione pure diffusa a quasi tutto :1 corpo, caranerizzata da clementi papulosi, alcuni dei quali ricoperti da squama argentina. Nel primo dei casi era stata fatta da alcuni diagnosi d i lue, da altri diagnosi di tuberculide papulo-necrotica. Anche nel secondo caso era stata fatta prcccdentt:mente diagnosi di eruzione luetica papulosa. I diversi esami sierologici praticati in entrambi risu ltarono negativi per la sifilide. La cutireazione alla tubercolina in\'ecc fu nettamente c fortemente positiva nel pnmo caso. L'esame istologico ha fatto però escludere 1:1 presenza di clementi a tipo tlJbcrcoloidc e le caratteristiche lesioni vasali dovute alla sifilide, come pure ha fatto escludere la presenza di abbondanti cellule plasmatiche, che come è noto, si riscontrano in grande quantità nell'infezione treponemica. Data la costante e completa negativit:à degli esami sicrologici e l'inefficacia delle cure specifiche precedentemente espletate dagli infermi. l'A., completando le ricerche di laboratorio c valutando con molta a ttenz ione la morfologia degli elementi in esame. ha escluso Da natura luctica delle manifestazioni. Tale esclusione è stata anche favorita dal reperto istologico ncgati\'o, La forte po~itività della intradermoreazione alb tubercolina ne! primo caso, unita alla presenza di aderenze pleuriche messe in evidenza dall'esame radiografico, la presenza di elementi infiltrati rossO-scuri. sormont:lti da crosta necrotica-cmorragica, rendevano anche probati,·a una diagnosi di tuberculidc papulo-nccrotica. L'A. ha potuto escludere tale diagnosi per la presenza di clementi tipici di p:trapsoriasi <c en gouttes », per la localizzazione dei vari elementi, per la estensione della dermatosi e per il risultato dell'esame istologico. L'A. ha potuto anche escludere la psoriasi classica nella sua varietà guttata e a piccoli dcn~enti per l'essenza delle squame ;:aratteristiche, per la minore inliltrazione dcgli clementi, per la mancanza del segno di Auspitz, per la resistenza ai mcdic:-1menti locali e per i reperti istologici. Restava così precisata che le dermatosi os~ervate non potev:tno che identificarsi con la prima delle varietà di parapsoriasi descritte da Rrocq, così detta cc en gouttes '> , ben differenziabile dalle altre due e cioè da quella lichenoide c da quella " en plaqucs )), Nei riguardi dell'eziologia delle parapsoriasi le opinioni sono diverse, poichè alcuni ne attribuiscono la caus:~ a squilibri del ricambio, ad intossicazioni croniche, a disfun· zioni delle ghiandole endocrine, mentre altri chiamano in causa la sifilide e la tubercolosi, tanto che Civatte afferma essere la parapsoriasi non altro che una tuberculide atipica della pelle. Data l 'incertezza della etiopatogenesi si comprende come non possa esistere una terapia specifica. Localmente sono state consigliate pomate a base di acido sal:cilico, naftolo, zolfo, mercurio, cugallolo, crisarobina, acido pjrogallico ccc. Sono stati anche usati i bagni di luce ed i raggi Rontgen ed internamente l'iodio, l'arsenico, la tiroidina. il calcio e i preparati d'oro. L'A. conchiude affermando che le parapsoriasi, c specialmente la varietà guttata, costituiscono un gruppo di malattie, che per il loro aspet to morfologico possono simulare

dermatosi assai diverse, e che esse mancano di una chiara definizione etiologica c palogenetica e non dispongono di una terapia sicura c costante. C~RI.UCC I.

--..,.~ ~~.-,. -----


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali perven uti a lla Direzione generale di Sanità militare nel maggio 1113:8-XVI)

ANZ IO (Campo san. clim. militare) + Primo capitano medico LuiGI BollA : LA cutirea::::Ì01le tubercolinica nella profilassi antitt4bercolare. L 'A. precisa jnnanzitutto il significato delia wùeazione come rivelatrice di avve-

nuta infezione tubercolare e principalmente della presenz!l di bacilli attivi in focolai latenti, nascosti, stab:lizzati od in cicatrici di pregressa lesione, per po1 spiegare il significato delle varie reazionj allergiche tubercolari in rapporto al concetto di immunità, di anafilassi, in rapporto all'età e alle varie cause di errore di interpretazione. Prendendo spunto dalla vaccinazione B. C. G. la cui efficacia viene controllata colla cutireazione come indice di tubercolizzazione, riferisce alcuni g:udizi di medici militari francesi sulla cutireazione per l'eliminazione ddle reclute contagiate e da alcune propr.ie o~servazioni, concludc- con l'affermare ::ome tale metodo sia mezzo utilissimo di orientamento - specie nelle comunità - per la diagnosi delle forme tubercolari dubbie, così facili a sfuggire all'osservazione medica.

+ Tenente medico GRECO!\ IO STELO: L~ indica.zi011i dd pneumo·torace terapeutico. L 'O., dopo un rapido cenno sulla tecnica dd pnx. terapeutico, passa a trattare delle indicazioni del pnx. terapeutico monolaterale enumerando le varie forme di tbc. in cui tale cura trova la sua migliore applicazione, soffermandosi specialmente sugli inliltrati precoci e sulle caverne a parete elastica. Illustra poi il valore terapeutico del pnx. terap. bilaterale simultaneo. Accenna brevemente le principali contro-indicazioni del pnx. (stadio evolutivo acutissimo - lesioni in periodo molto avanzato - ~tato di tossiemia - chachessia - concomitanza di lesioni dell'apparato gastro-enterico e renale ecc.). Ricorda infine i risultati favorevoli ottenuti col pnx. nelle laringiti tbc. comitanti lesioni polmonari monolaterali circoscritte.

*

LIVORNO + Sottotenente medico prof. GIORGIO MILLUL: LA simpaucosi addominale di Taddei. L'O., ricordata la principale caratteristica della sindrome .CISI

dati anamnestici. pre-

e reperto clinico, e cioè dolorabilità circoscritta a carico dell'addome accompagnata

da lievi fatti rilev:abali a carico dell'apparato .respiratorio - viene studiando l'eziologia. Sempre sulla base del reperto clinico ed in particolar. modo sul reperto che si rileva a carico del torace, fa presente come nelle forme lievi di broncoalveolite. o .negli stati pretubercolari, esista uno stato di toss:emia che si traduce con la dolorabilità accennata, per la ~piccata azione che viene esercitata ~ul simpatico. Citati a sostegno gli studi di Maragliano e riferiti questi alle osservazioni di Fantozzi, illustra gli studi del compianto Maestro P rof. Tadòei, troppo presto venuto a morte. F:~ rilevare come possa sembrare strana la sindrome addominale a prima vista, ma riferendosi al contriburo della Scuola pisana su questo argomento, riassume la sintoma· tologia e fa presente come sia fallace un esame clinico incompleto nei confronti del giudizio diagnostico. Riconoscendo che l'esistenza del segno dolore a carico dell'addome,


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

667

può richiamare l'attenzione su lesioni varie, si sofferma sulla diagnostica differenziale, specie per quanto riguarda la sindrome dell'addome destro e le lesioni che interessano l'appendice. Per la diagnostica differenziale fa presente l'importanza dell'esame racliologico dell'apparato digerente e del torace; attraverso questo si stabilisce che la dolora· bilità esistente non è a carico dei visceri, ma circoscritta a livello dell'aorta addominale e delle iliache. Risulta così infondata la diagnosi frequente, in questi casi, di appendicite cronica.

e

Fa considerazioni sul trattamento di questi pazienti, insistendo sul danno che la cura chirurgica arreca spesso ad essi. L 'esperienza di ogni chirurgo è a base dell'inutilità predetta, poichè spesso residuano maggiori sofferenze dopo l'intervento, specie sopra l'appendice. Insiste che sia posto freno alle appendicectomie e fa notare che la cura medica bene condotta, arreca reale vantaggio ai pazienti che si affidano alle nostre cure.

*

NOVARA+ Tenente colonnello medico MARCEu.JNO BERTINE"ITI : L' appendidte acuta 7

sotto l'aspetto diagnostico e terapeutl co.

Dopo un rapido cenno sull'anatomia patologica e l'eziologic. dell'appendicite acuta, l'O. si trattiene sulla sintomatologia c particolarmente sul vero segno patognomonico di ogni appendicite acuta che è la contrazione di difesa della parete addominale, al metro del quale vanno valutati gli altri sintomi. Discute sulla diagnosi differenziak con altre Jffezioni addomjnali che possono simulare l'appendicite acuta, e traccia il quadro del decorso delle varie forme cliniche, se la così detta cc attesa armata )) è sempre in atto. Conclude che la cura chirurgica, per essere razionale, ha da essere applicata precocemente. lì chirurgo, e solo il chirurgo, dovrà stabilire l'epoca e le modalità dell'intervento, per cui il medico che nelle prime ore è chiamato al !erto di un appcndicitico, ha il dovere di sentire al più presto il parere del chirurgo.

*

PERUGIA + Sottotenente medico VINCENZO AssETTATI: Neuro/ue e recenti vedute sulla

malariotcrapia. L'O., dopo aver passato in rassegna i criteri clinici ed anatomoparologici differenziali fra forme luetiche terziarie (lues cerebri) e forme metaluet!chc (tabe, paralisi progressiva, tabo-paralisi ccc.), espone le attuali vedute sulla malarioterapia. Mette dapprima in evidenza le incertezze che si hanno tutt'oggi sull'importanza da attribuire all'antagonismo biologico fra spirocheta e plasmodio nel meccanismo d'azione; e fa notare come lo stesso fattore piretogcno non soddisfi completamente inquantochè la pratica clinica non ha sempre confermato l'esistenza di una diretta proporzionalità fra temperatura e miglioramento della sintomatologia. L'O. attribuisce invece maggior valore all'ipotesi di un processo immunitario di natura aspecifica e a carattere istogeno indotto dalla presenza del plasmod!o nell'organismo del paralitico; il quale processo, agendo a guisa di shoc, ridesterebbe c ravviverebbe la sopita attività degli elementi mcsenchimali del teswto 11ervoso, venendosi così ad avere un quadro istologico della paralisi, dopo trattamento malarico, simile a quello della lue nervosa terziaria, ove è evidente la reazione di difesa tissurale. L'infezione malarica, mobilitando gl.i clementi del sistema rcticolo-istiocitario (è infatti noto l'interessamento di questo nel decorso dell'infezione palustre), riporta in defin itiva il paralitico da uno stato di anergia nei confronti della sua vecchia infezione a


668

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI Ci,..INlCHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

uno st:~to di allergi:~; e, quello che sopratutto interessa, lo rende sensibile all'azione dci comuni medicamenti antiluetici, del cui uso dopo trattamc::nto malarico se ne vede appunto tutta l'importanza.

+ Sottotenente medico L uc1o Sa::vERI: Modemc vedute sul sutema ipotalamlcoipofisario. L 'O. ha riassunto la istofisiologia dell'ipotahlmo e dell'ipofisi e l'evoluzione del pensiero medico circa le sindromi ipofisarie. Tutte le sindromi, un tempo definite ipofisar~e, ogg1 ~ono distinte m 3 g randi categorie: a) sindromi ipotala miche, b) sindromi ipot::damiche-ipofìsarie, c) sindromi ipofisarie. Tra le «sindromi ipofìsarie >> (di questa recente classificazione) primeggia l'acromegalia, la qu:1lc - come 1"0. ha recentemente rilevato - sembra avere una componente eziopatogenetica ipotalamica e le <<sindromi ipofisarie )) tendono a diminuire, m entre assumono sempre maggiore im portanza quelle legate alb regione ipotalamica. L 'O. ha ricordato, infine, un saggio personale di interpretazio ne circa il meccanismo di azione dd si stem:~ ipotalamiccripofisario.

TRIESTE

*

+ Sottotenente medico VITTORIO RoMANIN: Sulla co.ctituzione individuale.

L'O. passa in rassegna le varie dottrine sull'essenza della costituziOne individuale, soffermandosi in particolar modo sulle fasi più salie nti del movimento costituzionalista in Italia. Dopo aver descritto le tendenze fisiologiche, le predisposizioni morbose e le più frequenti manifestazioni patologiche dei singoli tipi co5tituzionali, l'O. ricorda il fenomeno della mut.nione c l' importa nza di esso non soltanto nel campo costituzionale, ma anche nd lo nudio dcll'cugenica e conclude affermando che il mutare dei germi ereditarii nell:1 specie um;Jna non r:1ppresent2 un fata le :avvenimento nella storia dell'evoluzione, ma è invece una diretta conseguenza di numerosi fattori esterni.

*

VERONA+ Tenente colonnello tnedico A uGUSTO DA'L CoLLO: Anatossine e vaccinazioni associate. L 'O. parla delle anatossine generali, delle lo ro preparazioni e dei lavori in proposito della Scuola francese con a capo Ramon ; tratta e si d !Efonde sulle principali diverse anatossine: difterica, stalilococcica, tetamca e sulle anat~sivaccinazioni corrispondenti, fa cendo rileva re in modo speciale il loro valore profì l2ttico sulle specifiche malattie :nfettive. Prendendo l'occasione della introd uzione in questi giorni nell'Esercito della vaccinazio ne associ:na quad rupla: tifo- p:\ratifo A- paratifo B - tetano, si diffonde a parlare sulle vaccinazioni associate riportando unr~ statistica favorevole dell'esercito francese dove dcna vaccinazione viene praticata da qualche anno.

+ Primo capitano medico SALVATORE Sc!ORTINO. Un caso di congiuntivite primaverile e tentativi di cura dcanafilattizzantc. 2 ° - Un ca.w di eterocromia di Fuchs (discussione etiopatogenetica). 1° -


RIVISTt: Mt:DICHt: MILITARI

----- Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Dircz:one centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIV, fase. II I-IV, marzo-aprile

1938-XVI. A canfora : A proposito delle immagini radiologiche <.lt:lle ulccri del colon. Man·as: Osservazioni sicrolog1che in rapporto alla ;1gglutinabilità del V. di E l T or isolato durante il pellegrinaggio del 1937. Massani: L'approvvigionamento idrico a bordo delle RR. Navi. Del Veccl1io : Sopra un caso di streptotricosi del polmone. Mattei: Sindromi dissenteriche a Mas!aua. Note protiche. Guiso: Cura e patologia drlle ustioni.

Bulletin Interoational des Services de Santé des Armées de terre, de mer d de l'ait. - Pubblicato dall' « Office lntcrnaticnal de Documentation de Médccine Militaire )) . Licgi (Belg io). N. 4, aprile 1938. 8" Sessione d i Conferenze del Comitato internazionale di Medicina militare (Lussemburgo, 1-4 lug lio 1938). Schickelé: L'organizzazione e il funzion:tmcnto del Scr\'izio sanitario nelle unità motorizzate. Rivista intemaziot~ale. Ufficio internazio11ale di Documentazione di medicina militare : Schede bibliografi che. Riviste mediche militari . Bibliografia medica militare.

ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. - · Ministero della g uerra, Buenos Ayres, Anno XXXVII, marzo 1938.

Lagomarsino: Quattro a nni di organiZZat.Ione del servizio traumatologico e ortopcJico militare. Reyes: Granuloma venereo. Lascalea: Catarri ~tagionali c allergia tubercolare Mata: E~amc perio,lico funzionale ne ll'orientamento e nella sdezionc professionale.

BE L GIO .

Archives Bdges du Service de Santé de l' Armée. -

Redazione: Ospedale militare,

Liegi. N. 4, aprile r938.

T hone: Nuovi datj pratici circa la ,·accinazione antitifica nell'esercito. C U BA.

Revista de la Sanidad Militar.

Pubblicazione rrimcstrale. Redazio ne c ammm•straz!one: Sécion dc SanidaJ. C uartcl Ge nera! - Avana (Cuba). N . 2 , aprile-maggiogiugno 1938.

RandirJ .v Vergam : Organ izzazione e funzio namento « Dott. Aristide Ag ramonte )) e dclb clinica (< 4 settembre ».

dell'ospedale

militare


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Luna: Il controllo degli alimenti nel! 'e~rcito cubano. Caballol y de Vera: Su un caso di dente ritenuto, operato. FRANCIA.

Revuc du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serv1z:o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. F:.~sc. 2, febbraio, tomo CVIJI, 1938.

Andrieu e Mauvais: Le recenti acquisizioni sulb febbre gialla. Aycard: Tubercolosi e pensioni. Liscoet: Storia delle affezioni tifoidi nella guarnigione di Dinan, dal 1876 a1 nostri giorni. Maulin: Alcune rifless:oni su un reato militare per caso di coscienza a tipo mistico. Raynaud: Preparazione del catgut, della ~eta, del crine e di altri mezzi di sutura e di legatura.

Archives de Médecine d Pharmacie Navales. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Parigi. Fase. 4, otrobre·dicembre, tomo CXXVII, 1937. Btmdct: Il Corpo sanitario marittimo francese cento anni or sono (continuazione

e fine). Bt·cuil e M oliarel: La profilassi della malaria. Messa a punto secondo alcuni dati recenti. Dori: Il regime cetogeno in tre casi di colibacilluria. GERMANIA.

Der Deutsche Milifarirzt. -- Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell' esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 4, aprile 1938. Guskar: Trasfusione di sangue puro senza speciali apparecchi. Zimmer: La trasfusione di · sangue col cc Vetren ». Proposta del suo impiego a bordo. Brandtner: Un nuovo apparecchio automatico a valvola per la trasfusione di sangue. Rost: Sullo stato crepuscolare da emicrania. Hinsche: Sulla misurazione della statura. Ruge: Clinica e trattame~to della linfoi:,tranulomatosi inguinale. Lccknitz: Esami sulla visiOne binoculare per la idoneità al volo. GRAN BRETAGNA.

Journal of thc Royal Army Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Daniellson.

Ltd. Londra. Fase. gennaio 1938. Gordon Wilson: Operazioni nel Wn,irist:m. Rilievi sull'uso del trasporto aereo per lo sgombero dei feriti. Mackcnzie e Hilton-Sergca11t: Il bacillo coli forme ed approvvigionamento idrico . Al Gebeli: A I3ajil. Rcoth-fo11(:s: Truppe nelle paludi. Edit.: Ricerche recenti sul colera jn India.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Woods: Rilievi su un caso di stomatite gangrenosa m un soldato. W il/: Un nuovo caso di dente del giudizio non espulso. Gordr:m Ch~yn~: Viaggio in A&ica nel I934· JUGOSLAVIA.

Voj:no-Sanitdski Glasnik. -

Rivista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria dell'esercito jugoslavo. (Redazione ed amministrazione: Ospedale militare di Beigrado). N . t , tomo IX, 1938.

Ncchìtch: Una grande elettr~calamita, costruita con speciali criteri, per interventi oftalmologici. Staitch : La malaria nella guarnigione di Bitolj. Florschutz: Il trattamento delle fratture delle ossa lunghe degli aru, m guerra. Voukchitch: L'epidemia di scorbuto nella guarnigione di Rouma nel 1937. Sh/ang~: L'approvvigionamento idrico delle truppe durante le manovre di Koupa. Anagnosti: Principt elementari per l'organizzazione dci soccorsi per lo smistamento e per lo sgombero dei colpiti da gas di combattimento nelle formazioni sanitarie avanzate. POLONIA.

Lcbrz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 3, marzo 1938.

Ankudowicz: Le sin usi ti nel corso delle mastoiditi, secondo osservazioni nell'ospedale di istruzione della Scuola di Sanità militare di Varsavia. K alwaryfski : Studi sulle trichine. Ciszki~wicz: T raumatismi dell'arto superiore. Korczakowski: Sgombero dei feriti dalla linea del fuoco fino alla Sezione di sanità, dal punto di vista delle esigenze della chirurgia militare. Gozdzik : Il colcra ne! 1831 nel Regno di Polonia (continuazion~ e fine). Markowski: F unzioni del medico nelle lunghe navigazioni. Bicl~cki: Sgombero dei feriti dalla linea del fuoco.

Polski Przeglad Medyqny Lotniczej. -

Bollettino trimestrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, V:trsavia. Tomo VII, n . t, 193S. F~gl~r : Ricerche sui cambiamen ti del volume dello spazio morto dell'apparato re-

spiratorio nell'atmosfera rarefatta, con. tensione parziale dell'ossigeno compensato. Marcuwski e Romowski: Potere tampone del ~angue c fenomeno elettro-capillare. Marcz~wski: La velocità ddla sedimentazione dci globuli rossi e loro resistenza (in con&onto delle soluzioni non isotoniche di sale) nelle condizioni di una pressione atmosferica diminuita. ROMANIA.

Revista Sanitara Militara. -

Redazione e amministrazione: Ospcda le Militare << Re· gina Elisabetta li, Bucarest. Fase. 1, gennaio 1938.

D . Zamfir, Ionescu Virgil e Niculescu Stefan: Su uno speciale caso di stenosi dell'arteria polmonare associata a una comunicazione ioterventricolare.


RIVISTE MEDLCIHi MILITARI

l. Gilorteanu, A. Popescu e C. Nicolau: ConsideraziOni sulla malattia esostosante di Léry-Ombr~danne (un caso clinico). /onescu Virgil e Pata Teodor: formazioni ossee rare consecutive a ferite da armi da fuoco.

Manu Nicolae e Rcimniceanu: Riflessioni ~ulla pleurite purulcnta. D. Tanasescu : Commentari e conclusioni riguardanti l'attività del Sanatorio militare •< Re Ferdinando I n nel periodo 1926-1936. T raian Mihailcscu e / . T h. Ri((a: Su un caso Jì esostosì bilaterale del calcagno. Dumitrescu Popovici: Disturbi' digestivi in rapporto al reumatismo. Atanasiu: A proposito della toracoplastica.

STATI UNITI.

Tht Military Surgeon. -Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXXI I. N. 4, aprile 1938.

Reynolds: L 'organizzazione e l'attività della Direzione generale di Sanità militare. L 'importanza della medicina ndla difesa nazionale. U pdegraff: Chirurgia plastica. H oechstetter: Sclerodactilia. Bain bridge: Relazione del 9° Congresso internazionale di medicina e farmac:a militare (continuazione). H uard: Il servizio sanitarie militare italiano durante la campagna in Etiopia (continuazio-ne). Soiland : Unità specializzate sanitarie della riserva naYale degli Stati Un:ti. Peer c Fari11acci: Relazione w di un caso di miastenia grave associato a timoma. Cohe11: I fanciui E nei riguardi di un 'adeguata difesa nazionale. Haley: Frattura del collo del femore.

SVIZZERA.

Vierteljahrsschrift fiir Schwdzerische Sanitatsoffiziere. -

Ri,·ista trimestrale del Corpo

sanitario militare. Basilea. N. r, aprile 1938.

Brt1m1e1· : Sull'igiene dello spirito nell'esercito. Labbart: Sullo sgombero dei posti di medicazione. UNGHERIA.

Honvédorvos. -Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi . Budapest, IX Gpli-ut 17. Fase. marzo-aprile 1938. Nag_vpataki: Lesioni sportive letali. Bé/a S:::anter : Un caso di avvelenamento con sulfaniiamide (<c Deseptyl ))). GEza Thury: Sulle fermentazioni alcooliche.

- - " "·'

1/1 :;?.;;. --


NOTI:ZIE La Festa dd Corpo sanitario militare. 11 4 giugno è stata celebrata la festa del Corpo Sanitario, nella ricorrenza del 105° annuale della sua fondazione, con raccolte austere cerimonie negli stabilimenti della Sanità militare, fra i consensi e la camerate~ca simpatia delle Armi e degli altri Corpi del R. Eserc!to. S. E . il Sottosegretario di Stato per la Guerra ha inviato il seguente mes~aggio al Direttore generale di Sanità militare: " Dalle battaglie del nostro riscatto nazionale all'ultima guerra per la conquista dell' Impero, il Corpo Sanitario Militare ha prodigato oltre ogni limite capacità tecnica, abnegazione e sereno coraggio per contribuire al trionfo delle nostre armi. • Medici militari ed umili soldati di sanità sono eroicamente caduti a fianco del combattenti, nell'adempimento del loro apostolato: molti altri hanno contratto Infermità inesorabili nel prestare la loro assistenza: tutti, in pace ed In guerra, hanno in ogni tempo appasslona.kimente esplicato la loro opera intesa a rendere sano, efficiente, pronto al cimento, l'organismo militare. • Interprete dell'ammirazione e della gratitudine del camerati dell' Esercito Invio, nell'odierna fausta ricorrenza, il mio vibrante saluto al Corpo Sanitario Militare, con la certezza che esso, nel compiere la sua diuturna, silenziosa e nobilissima fatica, saprà arricchire Il proprio luminoso patrimonio spirituale di altre lnslgnl benemerenze. IL SOTTOSEGRETARIO 0 1 STATO

A . PARIANI>> L'Ispettore dell'Arma di Fanteria, S. A. R. il Principe di Piemonte, ha telegrafato ne1 seguenti termini:

« Direttore generale Sanità militare -

Ministero Guerra. << Al Corpo sanitario milita re costante esempio di elevato spirito di sacrificio, fede e abnegazione e ovunque di umanità e altruismo nella ricorrenza odierna invio Il cor· diale saluto dell'Arma di Fanteria e mio e l'augurio di sempre maggiori affermazioni. Generale UMBERTO DI SAVOIA ». Sono pervenuti ino ltre fervidi voti augurali alla Direzione generale di Sanità militare da parte del Comando dell'Arma dei CC. RR., delle Truppe Celeri, della R. Guardia di Finanza, del Corpo Automobilistico, del Corpo di Commissariato, del Corpo di Amministrazione, del Servizio Veterinario, del Comando della Divisione Granatieri di Sardegna. della Croce Rossa Italiana, del Circolo delle Forze Armate ccc. ecc. A Roma la cerimonia commemorativa ha avuto luogo nell'ospedale mi litare del Celio con l'intervento di S. E. il generale Giuliani, delegato dal Sottosegretario di Stato alla Guerra, del Comandante del Corpo d'Armata e della Divisione militare, delle rappresentanze dei Comandi e dei Corpi del Presidio e delle Assoc!azioni di soccorso, di gerarchi del Regime, di autorità civili cd ecclesiastiche c di alte personalità mediche. Il Comandante interinale del Corpo d'Armata di Roma, generale Rosi aveva inviato al suo direttore di Sanità il seguente telegramma: " Nella ricorrenza d(//a Festa del Corpo .<anitario giu11ga il saluto augurale mio personale degli ufficiali e gregari del corpo armatn che nella pietà e nel valore mirabilm ~ rJte fusi ebbero modo di ammirare in ogni circostan za l'alta missio11e sempre compiuta con sacrificio e ,·OJ·aggio )). i -

Giomnl~ di

medidnn militare.


NOTIZIE

La Compagnia di Sanità, come neg!t anni passati, h:t deposto una corona di fiori sul monumento in onore dei militari del Corpo, caduti in, guerra e si è poi prodigata in un riuscitissimo saggio ginnico-sportivo che, insieme con un impeccabile sfilamento, ha messo nella più bella evidenza la efficacissima preparazione m ilitare della truppa di Sanità. Sono stati distribuiti premi a soldati infermieri scelti fra i più meritevoli. Il discorso commemorativo è stato pronunciato dal direttore di Sanità del Corpo d'Armata di Roma, colonnello medico Roberto L... NDRIANI, che ha così incominciato il suo dire:

<< Fedele e sicut·o interprete degli Ufficiali presenti ed assenti del Corpo Sanitario Militare, pargo a /aro nome a Voi, convenuti alla Sagra della Sanità, un vivo riconoscente saluto. cc La presenza Vostra riafferma la solidarietà ed i sentimmti Vostri di benevolenza, per la missione ineusaribile sempre viva e presente nei secoli e nelle vicende umane e pt·oficua sempre alla civiltà, del tJOstro Corpo. Ha ricordato il diuturno, tenace, coscienzioso lavoro nella modestia del silenzio, del Corpo Sanitario nei decorsi 105 anni di benemerita vita; l'ambito segno della Sua individuaEtà concesso da S. M.: il Labaro; le decorazioni che lo ornano con le motivazioni; ha ravvivato nella memoria il ricordo degli eroici colleghi Caduti, « in ispirito presenti alla Sagra, come i t'Ìsorti, i convalesct!flti, e tutti quelli che hanno sentito nella carne dolorante il lenimento ed il conforto e nelle vene esauste ritornare la vita. « L'appassionata volO'IItà del Duce e del popolo ha restituito la glaria di n0'11 essere caduti invano. La religione dci Morti, il culto degli Eroi Vivi c Morti, t'Ìcostruttori della Patria immortale, mantengono viva fulgida la fiamma della stirpe, la c&ntinuazione della gloria di R&ma Imperiale. << Troppo lungo sarebbe l'esaltare n&me per n&me gli Eroi del dwere; dovrei f&rse ricardare tutti i medici caduti nella campa.r;tza di Crimea, quelli caduti nelle su;seguentisi campagne della l ndipendenza, quelli periti nel soccorso ai colerosi, ai tormentati dai tremendi terremoti della Sicilia e della Marsico ? dovrei citare quelli della campagna Eritrea, della guerra libica, per giungere, attraverso innumeri memmie, a quelli della grande guerra itala-abissina, ai Caduti della Santa Causa della civiltà in Spagna ? >>. Con commossa parola ha esaltato il sacrific;o eroico delle Medaglie d'oro sottotenente medico Muricchio Enrico c del capo manipolo medico Chiavellati Luigi, dicendo le magnifiche motivazioni. Ha ricordato i Reverend! Cappellani militari che C< lasciati i quieti e contemplativi chiostri con volenteroso slancio accorsero alle bandiere, si accompagnarono al valat·oso Fante, ne condivisero gli eroismi, ne soffrirono i sacrifici, dando la vita mentre, trasumanati 11ella Fede di Cristo, confortavano il fratello marente » . Con spirito di. cameratismo ha rammentato gli eroici colleghi Caduti della Croce Rossa Italiana « che di puro sanJ!.ue ebbero a bagnare le zolle d'Italia e di Africa con sererzo valat·e, generoJ·o ardot·e. E (prosegue l'oratore) che dovrei dire · delle altre umili e pur grandi ammirabili Coadiutrici . . . le Infermiere volontarie della Croce Rossa Ttaliana? cc Abbandonate le tranquille case pateme, le dormesche molli cure, con appassionata amorosa dedizione, permeate dal senso del dovere, ammantate in uguale comune divisa, ;otto la quale batte un solo cuore, un'unica anima, una sola aspiraziO'IIe di tenerezza , hanno dato quel valat·oso fecondo aiuto ai medici, quel sollievo incomparabile ai fratelli infermi tanto de.ridemto e benedetto da Dio e dagli uomini. <l .Mente e cuore farza e valore ltalico - dolcezza muliebre. « E' un gr·usto omaggio di gratitudine - continua l'oratore - il ricardare l'opera altamente umanitaria dei Cavalien' italiani del Sovrano . Ordine Militare di Malta , eh ~ persevemnti sempre nella loro mi.<.<ione millenaria di carità , nulla risparmiar&tJO di


NOTIZIE

forze e di energie sui campi di battaglia, nei rie'overi, negli ospedali, ovunque fosse un dolore da lenire, un conforto da apportare, un soccorso da dare. cc L'animo si è temprato in mille sacrifici, si è sublimato nella religione del d011ere, la volo-ntà si è protesa sempre e dovunque all'estremo, allo scopo mdioso del bene, all'amore dala vita che è santa. << Vi ho qui convenuti, Vi chiedo un istante di raccoglimento, come un rito solenne, perchè ognuno elevi l'animo ed il pensiero a quelle c,re tragiche, grandi, nelle quali l'eccelsa missio-ne si sublima: quando il nostro candido Simbolo Crociato rosso sventola sulle tende, sui posti di medicazione ove fa eco il dolore e la morte; ovc la sorda lotta affannosa è più fervida di opera auillante t: la pietà è soffocata a labbra strette; e la scienza, la pratica, c il vole,·e sono tesi contro il minuto che u1·ge e su tutto e per tutti il grande imperativo del dovere, la severa missione o cui chiama notl solo la. Patria, ma l'umanità. <<A cento a cento ufficiali medtci e gregari offrirono la loro vira 11el soccorso o nel trasporto - durante le truci sanguinose lotte - del fratello ferito o morente. Ovunque la Patria chiami, ovunque un ferale evento semini sgomento o morte ed i fratelli invochino i fratelli. i militi crociati hanno i.l loro ambito posto di combattimento. La lotta ed il sacrificio sono compiuti in silenzio. consciamente, mentre si continua la divina operosa catena dell'amore, della solidarietà, della vit.a. "In questo giorno, nel quale in ogni ten·a ftalica, accoppiati sventolano palpitando il bianco Labaro Crociato rosso sangue. cd il vivido radioso tricolore, nella gloria degli Assenti Eroici Colleghi Caduti, nella dedizio11e giurata dei presenti, pronti ubbidienti ai voleri del Duce, in quest.a Roma immortale, corra il 11ostro pensiero auspicante alle miglio-ri fortune conserte della Patria e del Re l mperatore. " Saluto al Re Imperatore. <<Saluto al Duce ». Al termine della cerimonia nei giardini dci reparti di v!lla Fonseca è stato servito u n signorile rinfresco. Nell'ospedale militare di Napoli - nel quale sono passati i reduci glorìosi dell' Africa e ora passano quelli provenienti dalla guerra di liberazione antibolscevica che si combatte in Ispagna - la Festa è stata celebrata alla presenza del Comandante del Corpo d'Armata S. E . Nicolosi, con un concito discorso del direttore di Sanità, colonnello medico Monguzzi, e con l'assegnazione a 5 militari di truppa, di premi elargiti da S. A. R. il Principe di Piemonte. All'ospedale militare di Palermo è stata celebrata per prima una Messa al campo, poi il. direttore di Sanità, colonnello medico Giarrusso, ha dato lettura di un vibrante ordjne del giorno di S. E. il Comandante del Corpo d'Armata della Sicilia, pronuncianrlo in seguito un elevato discorso. Infine gli intervenuti alla Festa ha nno visitato i vari reparti dell'ospedale ed un Comitato di signore ha proceduto alla distribuzione di sus~idi ai ricoverati. Presso tutti gli altri stabilimenti della Sanità militare la Festa si è svolta con uguale ~olennità c con largo intervento delle maggiori autorità cittadine.

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA o' ARGENTO AL VALOR MILITARE. ARIANO Manco fu Giuseppe e di Angela Ricci, nato a Torremaggiore il 14 marzo

19o8, sottotenente medico di complemento del XXVII battaglione eritreo (alla memoria). -

Durante un aspro e sanguinoso combattimento co-ntro forze soverchianti prodigava


NOTIZIE

con fede ed esemplare calma la sua opera di medico. In una situazione crtttca delia lotta, prendeva pvsto fr-a i primissimi combattenti e per quasi ur~'ora si batteva bravamente con le bombe a mano e col fucile finclll:, colpito a morte, lasciava gloriosamente la vit.a sul campo. - Adi Cheltè - E nda Mariam, 20 febbraio 1936-XIV.

Sottotcncntc medico Mattco Ariano.

GtuGUANO Giuseppe di Antonio e di Maria Grazia Carbone, nato a Terzigno lNapoli) il 18 agosto Igo'l, sottotenente medico di complemento nel XXVI battaglione eritreo. - Ufficiale medico di un battaglione coloniale, in due violenti e difficili combattimenà, conscio della ardita missione a lui devoluta, dette costa11ti prove del suo coraggio, sprezzo del pericolo c 1eligione del suo mandato. Per portare più pt·ontamente i soccorsi della sua scienza, non. esitò a recarsi più volte, attraverso zone fortemente battute da mitragliatrici nemiche, sulle linee più avanzate del battaglione. Saputo che un ufficiale era gravemente ferito, lo 1·aggiunse in line_a nel mome1:to più difficile del combattimento e, per nQn sottrarvi uomini, ne curava pcrsonalme11te il trasp01·to caricandoselo sulle spalle. Esempio di altruismo e di alte virtù militmi. - Noarì, 23-25 maggio 1937-XV. MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE. ARONICA Ferdinando di Giuseppe c fu Rosalia Reina, nato a S. Stefano Quisquina (Agrigento) il 15 marzo 1901 , capitano medico in s. p. e. della 2 4 divisione eritrea. Capo del ser11izio sanitario di una divisione eritrea, in aspra battaglia dava prova di grande capacità organizzativa, perizia tecnica, sprezzo del pericolo ed alto senso del do vere, assicurando, malgrado le difficoltà del terreno ed il f140co nemico, il perfetto fun zionamento dd servizio. - Passo Mecan, 3r marzo 1936-XIV.


NOTIZIE

INGRIA Lorenzo fu Vinor:o Emanut:le c ùi Pietra Maria, da Palermo, capitano mcdico 2° reparto someggiato sanità. Comandante di reparto someggiato addetto a

truppe eritree, durante un periodo di intense operazioni e dt duri combattimenti, si prodigò con alto senso del dovere e con mirabile passione di sanitario. Malgrado la scar.<ezza dei mezzi direue il servizio e l'as.ci.uenztl dei fe1iti, riuscendo a fame trasportare Ù1 buone condizioni oltre 500. Durante u.n combattimento, visto il reparto minacciato a tergo da forze 11emiche, schierando ii proprio personale, respitue i'infi/Jraziarie avvt:r·.<aria, salvando così i faiti a lui affidati. Magnifico esempio di abilità professior.ale e di alte doti di soldato. - Abbi Addi, 22 dicembre 1935·XI V - Monte Zcban Kerkctà, 20 gennaio 1936-XIV.

•

SAn-rA Giuseppe di Salvatore c di Pietra Adelfia . nato a Palermo il 10 settembre I9Q!l, sottotcnentc medico di complemento del X.'(JV battaglione eritreo. Ufficiale

medico di un battaglione eritreo, durante aspm combattimento, si prodigò nella cura dei feriti , con abnegazione e sprezw del pericolo. Rincuot·ò i superstiti, Ì7IcÌ!arJdoli alla tmace resistenza. Quando più accanita ferveva la lotta, intervennc per t·egolare il rifornimento muniz ior1i. - P asso Uaricu, 24 gennaio 1936-XIV. CROCE DI GUF.RRA AL VALOR MILITARE. F Eou Giosuè, 1° capitano medicò, os~edale da campo n. '77· -

Direttore di ospedale da campo, di grandc valm·e profeuio11aie, soldato valoroso ed enttiSiasta, ha dato costanti prove di sereno coraggio, di tenace dedizione ai lavoro, di alte vit·tù militari. La sua opera di satJÌ!atio e di soldato è andata al di là del dovere, sia verso i feriti in combattimento sia verso le popolazioni indigene. - Lago Kaik, 29 setteml:re 1936-XIV. T ERZI Federico di Primo e di Rosa Faraci, da Treonanda (Siena), 1° capitano me· dico ospedale 2077 colonna celere A. O. - Direttm·e di Utl ospedale da campo assegnato

alla colom;a celere A. 0., si distingueva come organizzatore e come animatore dei dipendenti, durantc la marcia che C(mdusJe la colonna autocarmta a Gondar, allraverso un terreno difficile prif!o di pista camionabile, insidiato dal nemico in c~1tinuo vigile agguato, benchè febbricitante, con alacr·e auività e fermez za, pt·odigava la sua opcra nel ccadiuvare il comandante dello scaglione. - Marcia su Gondar, 20 marzo- 1° :~prile 1936-XJV. F ucciO Giovanni di Pietro c di Rossi Angela, da Cervinara (Avellino), capitano medico comando colonna celere A. O. - Ufficiale addetto alle informaziorzi per la co-

lonna celere A. O., assolveva infaticabilmente il delicato incarico c<m i11telletto, con perizia c con spiccata sen:;ibilità politica. In og11i circostanza rivelava particolari doti di ardime11to, prendendo direttamente contatto con capi nemici e relativi armati che, col loro atteggiamento rendevano incerta la situazione. - M::~rcia su Gondar, 20 marzo 1° aprile 1936-XIV. NARIZZANO Francesco fu Umberto e fu Satri~ni Rosa, da T orino, centurione medico IV Sezione sanità CC. NN. - Quale comandante di un repatto someggiato dislocato

in uno dci punti più avanzati del settore di b~ttaglione, durante l'azione svolta brillantemente dalla propria divisione per la pt·esa di Amba Aradam ed Amba Adimarà, nei giorni 12, 1 J, 14 febbraio 1936, r.oncurante del pericolo portava intelligentemente e con alto senso del dovere e di abnegazione l'opet·a sua di abile chit·urgo dando luminose prove delle sue nobili virtù civifi e militari. - Amba Aradam (T aga Taga), 12-13-14 fd:braio 1936-XIV.


t-<OTIZIE

CARNESI Nicolò di Filippo e di Norc!a Serafina, nato il 9 febbraio 1906 a Piana dei Greci (Palermo), sottotenente medico di complemento nel X battaglione coloniale <c Ruggiero». - Ufficiale medico di un battaglione coloniale, in un ciclo di operazioni di

•

polizia, dava prova di ardire e di sprezzo del pericolo portandosi in linea sotto il fuoco nemico allo scopo di medicar-e pr~ntamen_te i feriti. In una azione di rastrellamento in un va//orJe, attraverso impervi sentieri, seguiva volontariamente i pattuglioni distaccati 011de 11on far mancare la propria opera di medico. Distinta figura di ufficiale medico e di combattente. - Sala Dabir, 5 luglio 1937-XV. CoLA VITA Michelangelo di Enrico e .di Maddalena T entonico, nato il 7 maggio 19<J6 a S. Elia a Pianisi (Campobasso), sottotenente medico di complemento del XVIII batta· glione eritreo. - Ufficiale medico di un battaglione eritreo, si prodigava nel curare i

feriti sulle linee più avanzate, dimqstrandq ç{llma e coraggio, 1936-XIV.

Manuè, z8 febbraio

DE MATTEJS Giovanni di Andrea e di Giuditta VarsJ, nato il 10 gennaio 1907 a Miano (Napoli), sottotenente medjco di complemento del 1° reparto someggiato di sanità, 1~ divisione eritrea. Durante due combattimenti diede esempio di coraggio e serenità, curando e sgombrando i feriti sorto il fuoco nemico. - Tembien, 27 febbraio- 3 marzo 1936-XIV. MACCAGNO Antonio di Gi4seppe e di Giovanna Traverso, da Novi Ligure, sottotenente medico IV gruppo squadroni mitraglieri autocarrato « Aosta >> . - Medico di un

gruppo di squadroni, durante un combattimento, con sana iniziativa impiantava il posto di medicazione in prima linea, incurante del pericolo. Con Ìtlfaticabde abnegazione si prodigava per una intera gi01·nata nel curare i feriti di tutti i reparti, dando pr011a di afro senso del doz1cre c di altruismo. - Sadè-Cocciorre, 20 ottobre 1936-XIV. MALAVASI Francesco di Virgilio e di Bilancioni Elvira, da Scandiano (Reggio Emilia), sottotenente medico 6o0 reggimento fa nteria. - Durante un combattimento, con slancio

e sprezzo del pericolo, partecipava all'azione sulla linea del fuoco. Successivam~te pr~­ stava la propria opera di sanitario, assistt:11do soldati e civili feriti, alcuni dei quali ricuperava personalmente sotto il tiro nemico. - Addis Abeba, 28 Ìuglio 1936-XIV. PIANTA Giovanni di Luigi e di Rebondengo Lidi a, nato a Montechiaro d'Asti il 16 dicembre 1907, sottotenente medico nel XIX battaglione eritreo. - Ufficiale medico

addetJo ad un battaglione eritreo, durante un lungo sanguinoso combattimento, dava pr011a di capacità e sprezzo del pericolo, recandosi a medicare i feriti anche n~lle zone più pericolose. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. Rtzzt Vincenzo di Enrico c di Solari Angela, nato a Milano il 17 giugno ICJ07, sottotenentc medico nel VI gruppo autocarrellato. - Ufficiale m~dico di un gruppo di

artiglieria, durante lo svolgimento di un aspro combattimento, si prodigava con abnegazione e sprezzo del pericolo nell'opera di soccorso dei feriti e nel ricupero delle Jalme. - Abbi Aadi, 22 dicembre 1936-XV. SERRA Salvatore di Antonio e di Ortu Margherita, nato il 24 agosto 1907 a Padria (Sassari), sergente (4~), del 1 ° reggimento fanteria coloniale. - Sottufficiale di sanità,

durante un combattimento coadiuvava con infaticabil~ zelo l'ufficiale medico nel sQICc01'so dei feriti, a breve distanza dal nemico. Spontaneamente si recava tra i combattenti e pm·tecipava, con entusiasmo e sprezzo del pericolo, all'azione bellica. - Uadj Cobelli, 30 giugno 1936-XIV. (Boli. uff., 19 maggio e 9 giugno c. a.).


NOTIZIE

Onorificenze. Onorificenze concesse, in via straordinaria, su proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della Guerra, in .:-onsiderazione di particolari bcm:merenze.

Ordine della Corona d'Italia. Commendatore: colonnelli medici SANTI BRJGucuo, ENICO BERTELLI, SALVATORF FoRINO, FRANCEsco PELLEGRINI, NICOLA BRUNI, DIONIGI GATTI. Ufficiale: tenenti colonnelli medici CARLO CRESPELLANJ, lcJNO FoRTI, SILVIO CIARLO. PIETRO RAMPI, ALESSANDRO AB.'.TE, tenente colonnello chimico farmacista MANUO l..oMBAROJ. (Boli. ujf., 9 giugno c. a.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. TENENTI COLONNELLI MEDICI. FERRI Guido, centro chimico militare. militare).

Ministero guerra (direz. serv. chimico

MAGGIORI MEDICI. MoAURO Aurelio, distretto Napoli. -

E' annullato e considerato come non avvenuto il decreto interministeriale 1:2 maggio 1936-XIV, neiia parte relativa al trasferimento nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. FERRALORO Giuseppe, centro chimico militare. Ministero guerra (direz. serv. chimico militare). CAPITANI MEDICI, I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il ministero dell'Africa ltaliana dalla data per ciascuno indicata perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente segnato:

PANZUTO Filippo. - 25 settembre 1937-XV, Eritrea. lANNARONE Generoso. - 25 settembre 1937-XV, Eritrea. LAsELLARTE Orazio. - 31 ottobre 1937-XVI, Libia. CEJ Filiberto, centro chimico militare. - Ministero guerra (direz. serv. chimico militare). SERRA Giuseppe, centro chimico militare. - Ministero guerra (direz. serv. chimico militare). TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO Dl CAPITANO.

I seguenti tenenti incaricati del grado superiore cessano di essere comandati presso il ministero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: OTTAVIANO Fausto. - 17 settembre 1937-XV, Eritrea. MAZZOLI Fernando. - 22 agosto 1937-XV, Libia. MtRENCHI Ugo. - 5 settembre 1937-XV, Er:trea.


68o

NOTIZIE

TENENTI MEDICI. j]

ANAGNI Mario. - In c.lata 25 settembre 1937-XV cessa di essere comandato presso ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. MAGGIORI CHIMICI FARMACISTI. PLACIDI Ettore, centro chimico militare. -

Ministero guerra.

Ufficiali fuori organico . MAGGIORI MEDICI. Bucci Paolo, richiamato in temporaneo serviZIO. - In data 30 settembre 1937-XV cessa dal richiamo. Dal Bollettino ufficiale, disp. 27•, 12 magg1o 1938-XVI.

*

MAGGIORI MEDICI. CASSANESE Giuseppe. - In data I0 luglio 1937-XV è comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè trasferito nd R. corpo truppe coloniali Eritrea. PRIMI CAPITANI MEDICI. MANFREDI Oreste. - In data 16 nprile 1937-XV r comandato presso il mlmstero dell'Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloruali Eritrea. - In data I 7 gennaio I938-XVI cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana pcrchè rientra dal predetto R. corpo. CAPITANI MEDICI. I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il m1mstero dell'Africa Italiana dalla data a fianco di ciascuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali Eritrea : ToRELLA Giovanni. - Dal 22 novembre I937-XVI. FAENZI Aldo. - Dal 25 novembre 1937-XVI. WPENTA Innocenza. - Dal 17 gennaio 1938-XVI. I seguenti capitani sono comandati presSò il ministero dell'Africa Italjana dalla data a fianco di ciascuno ~egnata perchè trasferiti nel R. corpo truppe coloniali Eritrea : LAPENTA Innocenza. - Dal 1° aprile 1937-XV. MAIRA CesarF: - Dal 2 settembre 1937-XV. ALBERGO Vito, 20° gruppo ~ontraerei. - 20° genio. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO.

I seguenti tenenti incaricat.i del grado superiore sono comandati presso il ministero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno segnata, perchè trasferiti nel R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: LI NO Fra ncesco. Dal 2 settembre 1937-XV, Eritrea. MARESCA Corrado. - Dal 6 ottobre 1937-XV, Libia.


NOTIZIE

68r

T ENENTI MEDICI.

I' seguenti' tenenti sono comandati presso il ministero dd l'Africa Italiana dalla data per c!ascuno segnata pcrchè trasferiti nel R. corpo truppe coloniali Eritrea: BAMONTE Enzo. - Dal 2 settembre r937-XV. FERRIGNO Giuseppe. - Dal 30 agosto 1937-XV. PARENTI Ugo. - In data 5 novembre 1937-XVI cessa di essere comandato presso il mini$tero dt;ll' Africa Italiana perçhè rientra d<1ì J{, çorpo tfllppç coloniali Eritrea. TENENTI CHIMI CI FARMACISTI. CuRcJ Raffaele. - In data 2 settembre 1937-XV è comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Er:trea. Ufficial i fuori organico. TENENTI COLONNELLI MEDICI. DE CF.SARE Vincenzo. - In data J0 settembre 19_37-XV è richiamato in temporaneo servizio per conto del ministero dell'Africa Italiana, perchè in serviz:o nel R. corpo truppe coloniali Somalia. I n data 2 dicembre 1937-XVI, cessa di essere comandato presso il ministero dell' Africa Italiana, e dal richiamo stesso perchè rientra dal predetto R. corpo. BASILE Antonio. - In data x• settembre 1937-XV è richiamato in temporaneo servizio per conto del ministero dell'Africa Italiana, continuando in A. O. I. Eritrea. MAGGIORI MEDICI. AROMANDO Angelo. - In data x• settembre 1937-XV è richiamato in temporaneo servizio per conto del ministero dell'Africa Italiana, continuando in A. O. I. Eritrea. Dal Bollmino ufficial~. disp. 28•, 19 maggio 1938-XVI.

*

CoLONNELLI MEDICI. FABJUZI Nicola. - E' investito delle funzioni di direttore capo divisione presso il ministero della guerra dal 15 aprile 1938-XVI. TENENTI COLONNELLI MEDICI. DE DoMENICO Francesco. - In data 27 maggio 1938-XVI, è collocato in ausiliaria, per età. con anzianità 13 novembre 1929-VII. Ufficiali fuori quadro. CoLONNELLI MEDICI. DELOGU Gino. - Cessa dalle funzioni di direttore capo divisione presso il ministero della guerra dal 15 aprile 1938-XVI. Ufficiali fuori organ1co. PRIMI CAPITANI MEDICI. VENDITTI Emilio. - In data 24 febbraio 1938-XVI, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 27 ottobre 1918.


682

NOTIZIE

RosiEU.O Luigi. - In data 1° ,gennaio 1938-XVI, è collocato m ausiliaria, per anzianità di servizio, con anzianità 4 marzo 1917. Dal Bollettino ufficiale, disp. 304 , 26 maggio 1938-XVI.

*

TENENTI MEDICI. MARTOR.o\NA Aldo, 10° art. arm. -

Infermeria presidiaria lcici.

Ufficiali fuori organico . P~!MI

CAPITANI MEDICI PROMOSSI M.-\CCIORI. Con anziar1ità 1° luglio 1937-XV:

D'AcosnNo Agonino, distretto Siracusa. - DE BtASIO Guido, distretto Roma I. Seguiranno nel ruolo il pari grado Lo Vuchio Gioacchino. MESSINA Angelo, distretto Agrigento. - Seguirà nel ruolo il pari grado De Bernardo Francesco. MACRONE Amedeo, distretto Roma J. - Precederà nel ruolo il pari grado Boidi Teresio. PETITBON Lodovico, distretto Roma I. - Seguirà nel ruolo il pan grado Boidi Teresio. Con an zianità I 0 settembu I937-XV: GACLIONE Antonio, distretto Roma I. Di Lorenzo Òdoardo.

Avrebbe ~eguito nel ruolo del s. p. e.

PRIMI CAPITANI CHIMICI FARMACISTl PROMOSSI MACCIORI.

Con anzianità 1° settembre 1937-XV : CoRRADI Pietro, richiamato in temporaneo servizio ospedale militare Roma. Dal Bollettino ufficiale, disp. 32\ 2 giugno 1938-XVI.

*

COLONNELLI MEDICI. MooESTINI Paolo. - In data ro dicembre I937·XVI, cessa dalla carica di direttore di sanità militare del corpo d'armata Roma e dalla stessa data è destinato comando corpo armata stesso. MACCIORI MEDICI. SARNELLJ T ommaso, legione territoriale CC. RR. Roma. -

Ministero guerra.

CAPITANI MI![)[CJ. T oRELLA Giovanni, 2° centro esperienze artiglieria. -

Ospedale militare Novara.

T ENENTI MEDICI. MusiLLI Clemente, 9° art. arm. - R. corpo truppe coloniali L!bia, dal 26 aprile 1938-XVL Dal Bollettino ufficiale, disp. 33\ 9 giugno 1938-XVI.


NOTIZIE

-Avanzamento degli ufficiali. Il Gi<mtale militare ufficiale del 27 maggio u. s. (circolare n. 338) riporta il R. decreto 28 marzo 1938-XVI, n. 463, concernente i programmi e le modalità di svolgimento degli esami per l'avanzamento degli ufficiali dd R. esercito.

Assistenti militari alle Regie Università. Con òcolare n. 35r Giornale militare 2 giugno c. a. si è disposto che, anche per il prossimo anno accademico, ufficiali meJici 10 s. p. e. siano inviati aile cliniche ed agli

istituti scientifici delle Regie Università del Regno, quali assistenti militari. Potranno aspirare all'assegnazione, di che trattasi, i primi cap:tani c capitani medici ed i tenenti medici incaricati del grado superiore. L'as~egnazione sarà limitata come segue: 4 posti di assistente militare presso cliniche chirurgiche; 1 posto di assistente militare presso una clinica otorinolaringoiatrica; 2 posti di assistente militare presso cliniche oculist!che; 2 posti di a~sistente militare presso cliniche delle malattie nervose e mentali; r posto dì assistente militare presso un istituto di igiene; 4 posti dì assistente militare presso istituti dì radiologia. Potranno concorrere - per ciascuna specialità ~ tutti gli ufficiali che si trov!no nelle sopraindicate condizioni di grado, purchè abbiano già prestato servizio nella special:tà stessa in qualità éli capo reparto o di assistente, o possano dimostrare di possedere in essa una buona preparazione. Saranno esclusi quelli comunque in aspettativa o in licenza di convalescen7.a e quelli che hanno già preso parte ad altri corsi di specializzazione Gli ufficiali che intendono concorrere all'assegnazione dovranno, per il tramite delle d irezioni di sanità farne domanda al ministero - direzione generale di san.ità militare ~ unendo, eventualmente, quei titoli o documenti che crederanno opportuni a dimostrare il possesso di attitudine generica e specifica ;,Ila specialità richiesta. Nella domanda dovrà essere indicata la branca che essi desiderano colt!varc, senza far cenno dì sede gradita, ri~ervandosi il Ministero di fare l'assegnazione di sua scelta. I direttori di sanità dci corpi d'armata faranno pervenire direttamente al Ministero - direzione generale di Sanità militare - non oltre il 31 agosto p. v., le domande ed i documenti annessi, accompagnando ciascuna domanda con una breve relazione, la quale ponga in evidenza non solo i titoli dei candidati, ma anche la loro attjrudine e la loro preparazione nella specialità prescclta. Qualora necessità di servizio lo richiedessero, il Ministero si riserva di aumentare il numero dei posti di qualcuna delle specialità meS!:e a concorso. Gli ufficiali che saranno comandati alle cliniche od agli istituti scientifici verranno, di massima, - al termine del corso - destinati agli ospedali militari, a seconda delle esigenze del servizio.

Colonie sanitarie marine• • Secondo disposizioni contenute nel Foglio di ordini del Ministero della Guerra del 23 maggio c. a. (dìsp. 21a), analog:~mente a quanto venne praticato nei decorsi anni, anche quest'anno funziona ad Anzio, àlla dipendenza della d!rezione di quel Campo climatico sanatoriale, una Colonia Sanitaria Marina per militari in servizio.


NOTIZIE

La cclooia si swlg:: in due turni : dal 1° al 30 luglio e dal x" al 30 agosto. Alla particolare organizzazione e sistemazione della colonia ha provveduto, come di consueto, il Corpo d'armata di Roma. I comandi di Corpo d'armata della Sicilia c della Sardegna provvedono a far funzicnare, nei suddetti periodi, una colonia mar:na di proporzioni ridotte.

Alla Scuola di applicazione di Sanità militare. Il mattino del 29 aprile con solenne cerimonia è stato inaugurato, nell'Aula Magna, !"anno accademico della Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze. Sono intervenute le autori tà mil:tari, rappresentanze ddle gerarchie politiche, civili e religiose, personalità accademiche e mediche. Il direttore, colonnello medico prof. Giordano, ha esposta la relazione sulle atti vità militari, didattiche e scientifiche della Scuola nel precedente anno e ha ricordato le glor!e e le benemerenze della Sanità militare, particolarmente quelle acquisite nella travolgente campagna etiopica. Dopo aver dichiarato aperto, in nome di S. M. il Re Imperatore, il corso del 1938-XVI, il direttore ha dato la parola al tenente coionnello medico prof. Magliulo, insegnante di traumatologia, il quale ha pronunciato una applaudita lezione di prolusione sugli '' Aspetti e compiJi della chirurgia di guerra ». Il giorno successivo il prof. Zironi, della R. Università di Milano e dell'Istituto Sieroterapico, ha tenuto una conferenza sul tema: ,, l perturbamenti futJzionali nella paro-

genesi delle malattie infettive ».

Croci di guerra. Con R. decreto 21 marzo 1938, n. 538, riportato nel Giomale militare del 2 gJUgno (eire. 343), sono state sancite le seguenti disposizioni: Per la Croce al merito di guerra non si potrà mai superare per ogni guerra il numero di tre concessioni; tale numero nemmeno potrà essere superato quando, trattandosi di guerra coloniale, le operazioni militari ~iano· seguite da cicli operativi di grande polizia coloniale. Le concessioni, po:, saranno sempre rappresentare da un'unica decorazione, per ogni gt•erra ed eventuali successivi cicli d'operazioni, apponendo sul relativo nastro o nastrino una corona Reale di bronzo, nel mezzo, o due laterali, secondo che si tratti di una ~econda o terza concessione. TI numero delle concessioni di Croce di guerra al valor m!litare sarà illimitato.

La lezione _di commiato del prof. Roberto Alessandri. Il 16 maggio del corrente anno il clinico chirurgo di Roma, prof. RoBERTO ALEsdopo 38 anni d'insegnamento, ha t•e nuto la sua lezione di commiato dallo Studium Urbis, per avere raggiunto i limiti di età. Tutta la Roma medica era presente: professori della facoltà, primari medici c chirurgi, medici militari di ogni grado, gli alltevi, ora professori di altre Università, illustri per~onali tà, aiut:, assistenti, studenti. La folla dei presenti era pervasa di commozione intensa che è venuta crescendo dopo le parole veramente toccanti pronunciate dai rappresentanti degli studenti, dei primari ospedalicri, dell'amministrazione degli Ospedali Riuniti e dal Pres:dc della facoltà di medi~ina e che ha culminato in una vera

SANDR I ,


NOTIZIE

68s

esplosione fremente e plaudcnte dopo che !'illustre festeggiato h;~ pronunciato il suo discorso di risposta che si può definire un vero testamento scÌt·ntifico-moralc-patriottico.

«Non è questa l'ultima /ezro·ne del Corso, Egli ha detto, quella dedicata alle raccomandazùmi, ai consiglr professionali t d al dolce tm-ivederà, è /'ultima della mia vita . .. >>- << Conviene far posto ai giot,ani . .. e specialmente in chiru,.gia . .. il limite di età era prima troppo alto ed anche adesso forse è ancora da abbassare>>. « Ho cercato sempre di fare il mio dovere . . .; 110n ho chit'Sto nulla a nessuno ed ho l'orgoglio di poter dire che ho ottenuto quello che ho raggiunto solo per il mio studio ed il mio lavoro)), « ... l'onore di cui mi sento più superbo è quel segno di riconoscimento al valore, che mi sono guadagnato rischiando la vita per portare il soccorso dell'arte, che possedevo, ai nostri gloriosi feriti de/La grande guerra. e il dispiacere più grande che ho provato, è che la mia età e il grado militare r'flggiunto mi abbiano impedito di far·e altrettanto m·lla guerra d'Africa , come avevo desiderato e domandato >>. E l'illustre chirurgo, l'insegnante incomparabile, il patriota insigne modenamentc conclude: «Credo di aver compiuto .rempre il mio dovere, altr·o merito non ho >> . E l'augurio fervido che io vi faccio .. . è specialmente quello di rivolto ai giovani: aver tratto profitto e rammentare sempre gli Ìn.<egnamenti che io e meglio di me gli altri professon· vi hanno impartito, pc·r il vostro esercizio professionale . .. che se per il medico in genere è grave, per il chirurgo è ancom più irto di difficoltà e di responsabilità, per quanto alto nel suo insegnamento morale c sociale, c che io vi desidero pieno di .soddisfazioni c di successo per voi e per la nostra grar1de e cara Italia ''· Spesso, durante il suo parlare, la folla dei presenti è balzata in piedi a lungo plaudentc, fremente di gratitudine c di saluto commosso. Infatti non si possono rileggere queste parole senza sentirsi gli occhi umidi di pianto. Nessuna poesia vi nce quella prosa nata senza stento, ~pontanea, alla buona, che si lega al cuore di chi iegge come la rosa al gambo. Giornata indimenticabile fu quella, giornata di fede c che noi medici militan abbiamo vissuto con commozione. Noi ricordiamo con orgoglio cd affetto questo illustre Maestro che non solo ha prodotto valorosi allievi chirurgi militari, ma ha anche condiYi~o con noi i disagi e<J i pericoli della campagna italo-austriaca per circa trenta mesi . Egli, qua.lc Direttore della 2" ambulanza chirurgica, ha fatto numerose ed importanti pubbl:caziont su Ti Policlinico e principalmente nel nostro Giornale c che costituirono una preziosa guida per noi tutti chirurgi militari al fronte. Vanno menzionate specialmente quelle sul trattamento delle ferite del cranio con applicazione (primo sul fronte italiano) della riunione per prima; sul trattamento delle ferite addominali e del torace; sulla riunione per prima delle ferite di guerra. Egli primo in Italia - chiuse per prima le: ferite-fratture degli arti, consigliando gli altri a farlo, guando condizioni tecniche e di ambiente si fossero prestate. Dopo un viaggio sul fronte inglese, primo introdusse nella nostra zona di guerra la stecca Thomas che si diffuse subito con immenso vantaggio dci fratturati agli arti e che attualmente ~ stata attuata nel materiale sanitario be!lico italiano. Egli si guadagnò una' medaglia d'argento al valor militare con la seguente lusinghiera motivazione: « Direttore di un'ambulanza chirurgica, durante un intenso bombardamento dell'artiglien'a nemica, che fa,·cva vittime anche tra i n'covo·ati, provvide con serenità ed abnegazione mirabili al traspoHo dci ricoverati e dci feriti in locali sotterr·anci, rimaner1do calmo nella parte più battuta del fabbr·icato ed incorando tutti i dipendenti colla. parola e coll'esempio ». - Gorizia, 21 aprile l9'ì· Fu pure imignito della Croce di guerra al valore. Anche dopo la guerra il prof. Alcssandri non è rnai mancato all'appello in occasioni di riunioni importanti medico-militari ed ha fatto interessanti conferenze agli uffì<(

•••


686

NOTIZIE

ciali medici del Presidio di Roma. Egli è il solo, tra i medici civ:li italiani, che figuri nel Ruolo degli Ufficiali generali dei R. esercito con il grado di maggior generale medico. E noi . siamo tutti orgogliosi di avere camerata e maestro questo benemerito e grande :unico della Sanità militare. Generale medico CACCIA. « ll Servizio sanitario militare in guerra :. .

Il libro del tenente colonnello medico Carmelo Manganaro, insegnante alla Scuola di applicazione di Sanità militare, su Il Servizio sanitario militare in guerra è apparso 1n una seconda accuratissima edizione della Società Editrice Libraria di Milano. Il Direttore generale della Sanità militare s'è cordialmente felicitato con l'autore per la nuova bella veste assunta da questa sua opera, già tanto favorevclmente affermatasi fra i migliori testi della Sanità militare.

c Bibliografia italiana ».

La <<Bibliografia italiana», rassegna delle pubblicazioni periodiche e non periodiche di carattere scientifico c tecnico edita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel II fascicolo c. a. relativo alla Biologia, segnala gli articoli di SE~tOLA L. : Temperatura ascellare c frequenza del polso nell'uomo bianco in .clima tropicale. - M.>.SSA F .: Contributo alla conoscenza parassitologica della malaria somala; c altri articoli pubblicati dalla nostra Rivista. Nel III fascicolo sono segnalati gli articoli di: FROSINI D .: Saggi di agglutinazione dal coagulo sanguig110 - MENNONNA G . e Gumr V.: Tentativi e limiti di un controllo tossicologico delle acque di un fiume soma/o.

V Convegno medico-idrologico a Fiuggi. Il 16 giugno - facilitato dall'usuale cortese ospitalità offerta dalla <<S. A. Fiuggi (Anticolana) >1 - ha avuto luogo ii Convegno sopraindicato, con larga partecipazione di Delegati dei Ministeri interessati, di personalità della scienza (massimamente, medici e urologi della Capitale, fra i quali i professori: Cramarossa, Messini, Nazari, Silvestri, Ficacci e tanti altri) e delle più alte cariche provinciali di Frosinone. La discussione sul tema « Calcolosi renale e cure id,-opiniche » si svolse nella vasta sala del <<Palazzo della Fonte», gremita di convenuti - oltre trecento - i quali avevano effettuato in precedenza, con la guida del personale tecnico dell'Azienda, una istruttiva accurata visita agli impianti e alla modernissima attrezzatura degli Stabilimenti. L'ufficio di presidenza era costituito da S. E. il prof. De Blasi, Presidente dd Consiglio Superiore della Sanità Pubblica; da S. E. il prof. Parravano, Accademico d'Italia; da S. E. il prof. Petragnani, Direttore Generale della Sanità Pubblica. Dopo brevi concetti introduttivi espres~ i da S. E. l'Accademico prof. De Blasi - per mettere in luce l'importanza raggiunta dall'idrologia italiana e l'opera costante del prof. Petr:~gnani, tendente a incremcntaroe sempre più lo sviluppo - prendono la parola prima il prof. Cesare Frugoni, Direttore della Clinica medica della R. Università di Roma c poi il prof. Ermanno Mingazzini, Primario urologo, ugualmente della R. Università di Roma. Con alta dottrina e profonda competenza essi trattano l'interessante argomento: l'uno. sotto il punto di vista clinico e biologico; l'altro, più specificatamente urologico, sia medico che chirurgico: illustrando la grande importanza sociale assunta dall'idrologia e


NOTIZIE

dando risalto al vigile i nteressamento preso dal Regime, con l'istituzione di apposite colonie per l'assistenza termale all'infanzia. Pongono, quindi, in marcata evidenza la mirabile specifica attività - nelle malattie del ricamb:o urico in genere e nella calcolosi renale in ispecie - della cura idropinica con l' << Acqua di Fiuggi >>, spiegandone il meccanismo di azi.o ne e arrecando, con l'autorità delle loro osservazioni, nuovi apporti scientifici alle ben note e rinomate virtù tcrapeutichc dell'acqua anzidetta, fino a qualche anno add:etro bas:tte sul solo empirismo per quanto secolare - della pratica.

A. P.

XXXI Riunione della Società italiana di dermatologia c sifilorrafia. La mattina del 27 maggio u. s. si è solennemente inaugurata nell'aula della R. Clin ica dermosifilopatica di Roma la XXXI Riunione della Società italiana di dermatologia e sifilografia sotto la presidenza del prof. Martinotti, direttore della R. Clinica dermos:. filopatica di Bologna, assistito dai vice presidenti prof. Crosti di Perugia e prof. Meineri di Roma e dal segretario prof. Montesano di Roma. Per la Sanirà militare sono intervenuti il ten. colonnello medico Carlucci in rappresentanza del ten. generale medico prof. Mazzctti, direttore generale, il colo~ncllo medico Modestini, ispettore di Sanità militare della zona di Roma cd il maggiore medico Maimonc, in rappresentanza del direttore di sanità del corpo d'armata di Roma. Fra le numerose adesioni è stata letta quella del Ministro dell'Educazione Nazi<>nale S. E. Bottai. ' Il presidente ha pronunziato il discorso inaugurale, che è stato accolto da fragorosi applausi. Subito dopo è incominciato lo svolgimento del primo tema: « lnf~zioni focali in d ermatologia ~ vener~ologia », sul quale tema, oltre le relazioni del prof. Ciambellotti c del prof. Sannicandro, sono state fatte numerose interessanti comunicazioni. Nel giorno 28 ha :lvuto luogo lo svoìgimento del 2° tema: « Uretriti non gonococciche >>, di cui è stato relatore il dott. Ballarini. Si sono poi svolte comunicazioni sull'azion~ t~rap~utica dei preparati amirJo.rulfo·

11amidici nel campo dermatologico e vener~ologico. H anno parlato numerosi oratori, e la discussione è ~tata r!assunta dal Presidente, che ha dato incarico al prof. Pasini, direttore della Clinic:J dermosifilopatica di Milano. di redigere un ordine del giorno sull'importante argomento. D ai notevoli contributi di esperienza clinica portati nella discussione può ritenersi che l'uso dei preparati aminosulfonamidici offra notevoli vantaggi nella cura della infezione gonococcica; la cura deve però essere ~empre sorvegliata dal medico, per evitare danni che potrebbero derivare dall'inconsulto uso di detti preparati. CARLUCCI.

vm Congresso internazionale di medicina degli infortuni c malattie del lavoro. Il Ministero delle Corporazioni ha affidato all'I. N. F. A. I. L. l'incarico di organizzare la partecipazione itatiana all'VIII Congresso internazionale di medicina degli i nfortuni e malattie del lavoro - indetto a Francoforte sul Meno dal 26 al 30 del prossimo settembre - . ed ha promosso la costituzione di un apposito Comitato.


688

NOTIZIE

..

I temi principali che verranno trattati nel Congresso sono i seguenti: a) Ferite dei ne~·vi periferici (escluso il simpatico); b) Fen.te del piede; c) Dannt provocati dai solventi; d) Malattie profusionali dei polmoni (escluse la silicosi e i'asbestosr); e) Importanza delia predisposizione e dell'usura negli infortuni e nelle malauir del lavoro. Rivolgersi per schiar imenti alla direzione generale dell'L N. F. A. l. L. (Servizio medico), via IV Novembre, r44, Roma.

ll nuovo direttore della Sanità militare ungherese. Avendo il generale medico Ord6dy raggiunto i limiti di età come capo del Corpo sanitario dell'Esercito unghcrcse, è stato sostituito da! generale medico Frank, il quale, nel prendere possesso della sua carica, ha rivolto un caloroso ind:rizzo al nostro direttort generale, tenente generale medico prof. Mazzetti, socio onorario della Società sc.ien· tifìc.a dci Medici m:litari ungheresi. 11 generale Mazzetti ha risposto confermando sentimenti di cameratesca collegialità nell'adempimento delle comuni missioni umanitarie e ndla cordiale amicizia che lega le due nazioni.

Conferenza sugli aggressivi chimici. Offìciato dal Fiduciario del gruppo rionale fascista << Rino Moretti '' in Roma, ed in ~eguito a nulla osta del Direttore generale di Sanità militare, il maggiore medico Alfredo Gonzales, ha tenuto nei locali del gruppo stesso, e precisamente in quello del· l' UNPA, un corso di conferenze sugli aggressivi chimici di guerra, trattando dci gas in generale e in particolare, del loro impiego in guerra e delle cure da apprestare a)!li intossicati ed aggrediti. Il corso completato anche da esercitazioni pratiche sulla respirazione artifìc:ale. sulle iniezioni, sulle medicature e fasciature, è stato ~eguito con vivo interesse da came· rate inscritte all' UNP A e da camerati che numerosi lo hanno frequentato, ricavandont un risultato veramente proficuo.

Dirci/ore rcspomabilc: Prof. Dott. Lo11.E~~ZZETII, tenente generale medico. I?cdattore : Pro f. Dott. V tRC JNIO DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico. ROM.~ , CI UCNO 19;>8 · XVI • "riP. RF.CION Al.F. · CARLO CATIA:-<Eç>) 20

--


·spedizione lo abbonamento postale

Anno LXXX \TI· ...ase. \'Il

PUBBLICAZIONE MENSILE

LUGLIO 1938 · XVI

'

GIORNALE DI

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE .MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

'


ll l i

•l l

.•

11MDI (Ol.O


ANNO LXXXVI • fASC. VII

LUOLIO 1938-XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate 'fJirtus in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbon3mento è annuo e decorre dal 1° gennaio al prez.z o di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali delle Forze Armate, in servi:.:io cd in congedo, il prezzo dell 'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumubtivo al Giorno/t: di Mt:dicina Militart: cd agli Annali di Ml'dicina Navall' t: Colonia/l' al prezzo di 1~. 42 annue. Il prcz7..o del supplemento contenente i Ruoli di anzianità del Corpo Janitorio militare è di L. Il.

NORIIIE PER l COLLABORATORI. Le opinioni manifcst:ltc dagli autori non impegnano la responsabilità dd periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so estrani con copertina stampata, fromcspizio, impaginatura e numerazione speciale. Gl i estratti r ichiesti in numero m3ggiorc snno addebit3ti a prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle r icerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non piì• di 10 righe). Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si restituiscono.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE D'AGATA. -

Sul

rr~uamcncc•

Pag.

moderno delle frauurc degli orti

LAVORI ORIGINALI D 'A LESSANDRO. -

Org:Jnonc,·ro>i ec.l o rg:mop:uic nei rapporti rlclla

1nc<licina 1<-~~ lc 1niltt:l~e

Pag.

RODINO'. - Zostcr c vancdla VENTURA. La cura chirurg ica di alcune psico.a con prcf ronr alc alb Moniz CALENUOLI. Una revisione della schia>eopia

l~

lcucornmia

PLASTINA. - Su un caso el i all acciatura ddb carotide primitiva non segui ta cb fenomeni cerebra li SCOlTI. - Sulla determinazione dci cloruri nclk conscnc di pomodoro

»

700 723

.. ..

'730 737

• "

749 752

Pag.

756

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA Modo di vita e condizioni Hlltitaric dc:(!.li - Colonizzazione CHH 'RGO . ~ ADRENALINA. Dcterminaztonc d umico della OE\' ISE • ANGINA. Cum bismutica dell' - lssli. HARO .1\BISS.INI. -

f:~>cista. -

CIIIR URG IA (/.a) DELLA Ci\TE!'\t\ SIMPATICA CERV ICO-TORACICA. WHTII h"tER c Bu,\RO CIRROSI. Sull'origine cmloaiua di tJIOIII<' GEtUt.\1" • COLIBACILLURJA. Il rcgtme utog<'llo in tre• mti ,/i - DoR~ . ENERGIE (Le) DI RISERVA NE.I.L'ORGAN ISMO UMANO. - Ot·cc&sc: Ht NIST i\C:MO PROVOCATO. l'rNlo111imm::.a unilotaalc d t'l (Valore >e· Hliologico nelle perizie di commozion:Hi). - BAR~EY c MoRst~R . I'IORREA (tn) ALVEOL:\RE. lh•t:SOK I RAOIOLOGIA (tn) NELL'ESAME DEL CANALE URETRALE E DELLE GHIANDOLE ANNf-'>SE . Cossu ROENTGEN-TERAPIA (/.n) !)EGLI ADENOIDEI. Gn. HRT SARCOMA l)OPO FERITA DJ GUER RA dcll':w~mbr~ccio si nistro. M'r SCLERO-UVEITE ANTER IORE Tre oucri'Ozioni di di cui due ud

andamento maligno (sderopcndu:ratitc progrcssitm di v. Szily) cd utto di quc.<tc bi/aura/e. BossA~Jso SINDROME (/.a) PSICHICA PREFRONTALE. anatomopalOiogico. Moss.,

Con trihuw

clinico

cd

TRAUMA T IZZA TI CRAN IO-CEREBRALI L" sindrome comi:ialc mc·!t o tardiva degli antichi- dciltl gut.,·ra 19 14·1<)18. - TARCOWLA TRYPANOSOMA GAMBIENSF.. Il mai.1lc indigc·no come ruc:rua di VAK HooF, 1-ltNRAD c PLEL

VITAMINA B,

ta preparazione dc·lla -

in ltaliu .

" ))

..

no

7(:ij

» »

700 757 758 769

"..

7(:ij 767

•

..

762 762

,,

761

))

.. ..

765

763

••

763

»

756 77 1

•

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI

BIBLIOORAfiA MEDICA MILITARE ITALIANA . RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

Pag .

77'l

•

777 783 787

• •


LEZIONI E CONfERENZE - - - ··- - OSPEDALE MILITARE DI MESSINA

SUL TRATTAMENTO MODERNO DELLE FRATTURE DEGLI ARTI Lezione clinica del Prof. Giuseppe d'Agata, direttore della Clinica Chirurgica Generale e Terapia Chirurgica Jella R. Università di Me-ssina.

Canone fo1ldame·ntale nella cura delle fratture è la riduzione di esse ed il mantenimento di tale riduzione firzo alla completa consolidazione dei callo. L' optimum sarebbe di poter giungere ad una esatta coattazion.e der frammenti, immediatamente o nelle prime ore dopo il traumatismo, non

Fig. 1. Stecche mctall'iche di Cramcr.

fosse altro perchè la manovra di riduzione è facilitata dal rilasciamento muscolare dovuto allo stupore locale che consegue al trauma e che rende .in un certo modo anestetici i tessuti, su cui esso ha agito. Non· sempre però è possibile soddisfare al precetto di praticare una immediata riduzione, e ciò o per le condizioni dd fratturato (stato di shok, anemia da emorragia) o per le condizioni ambientali. Queste ultime non sono sempre tali da permettere l'attuazione di un piano logico nel trattamento


692

SUL TRATTAMENTO MODERNO DELLE FRATTURE DEGLI ARTI

per la riduzione esatta ed efficacemente mantenuta. Pertanto obbligati talora a prestare la uostra opera di pronto soccorso in contingenze speciali di tt:'mpo t di luogo (per es. in guerra) è meglio contentarsi di provvedere solo ad una semplice contenzione (senza riduzione) dei frammetJti ossei; e ciò si può ottenere a mezzo di apparecchi provvisori, tra cui vanno tenute in debito conto le ferule o stecche metalliche di Cramer (vedi figura r), di pratica e

Fig. 2. Staffa di Thomas.

sémplice applicazione, specie per l'arto superiore. E' qui da segnalare anche la staffa di Thomas nd tipo originale o nel tipo modificato (a tale modifica hanno contribuito Jones, LArdennois, Murray, Rouvillois, Sinclair, e presso di noi Putti, M agliulo); è detta staffa un apparecchio di pronto soccorso e di trasporto che, mentre comente una buona immobilizzazione dell'arto fratturato, svolge contemporaneamente u11a discreta azione traente (vedi figura 2). Tale semplice apparecihio per la sua efficacia e semplicità d'applicazione è stato pertanto adottato in molti posti di pronto soccorso nella pratica civile (per es. a Bologna anche dalle autoambulanze della città) e presso molti degli eserciti bellige1·anti nella grande guerra europea. La .rtaffa di Thomas figura, fin dal 1926, nella dotazione delle Sezioni di sanità e degli ospedali da c«mpo dell'Esercito Italiano e recentemente anche in· quella dei posti di medicazione. Si comprende come, in mancanza di tale apparecchio per l'immobilizzazione dell'arto fratturato, possa con profitto essere usato qualunq.ue ben-


SUL TRATTAMENTO MODERNO DELLE F'RATTURE DEGLI ARTI.

693

daggio o tutore improvvisato, che riesca ad immobilizzare nel miglior modo l'arto leso, col'lisentendone così il trasporto dell'infermo : trasporto che deve essere fatto con i mezzi f7iù celeri, perchè esso è un complemento necessario ?llla soluzione del problema curatipo. E' intuitivo quindi come sia necessario che il fratturato raggiunga al più presto un posto dove si travi il competente chirurgo, in modo da poter fruire di un trattamento razionale e definitivo. Q.uivi, nel caso che la riduzione non sia stata c(Jtrtpletata, si procederà subito (se è necessario sotto narcosi generale o anestesia locale) alle manopre conosciute di estensione, di controestensione e di coattazione. Fatto ciò e controllata radiografù·ametJte la buona posizione dei frammenti, questa viene

Fig. 3· Trazione transçhclctrica , su piano inclinato, in ano in attcg· ~iamento acamatico (figura séhcmatica da T ~ddci · Dc G~ct~no).

mantenuta adottando un trattamento di rigida immobilizzazione o tm trattttmento puram.ente funzionale. La necessaria immobilizzazione potrà essere ottenuta con l'immediata applicazio·ne di un apparecchio gessato, che resta pur sempre uno dei mezzi più sicuri e pratici per tale scopo. La confezione, però, del grande apparecchio gessato, n·ccamettte imbottito di cotone - come veniva fatto in· passato, a guùa di sarcofago - cioè in posizione di rigida estensione e comprendente le due articolazioni, prassimale e· distale, deve essere bandita dalla pratica di oggigiorno. Infatti tale apparecchio è respon':fabile talvolta di una no11 esatta coattazione dei frammenti e spesso di ipotrofie muscolari, rigidità articolari, e disturbi circolatori. Moderna direttiva terapeutica, invece, è quella di circoscrivere l'immobilizzazione al solo focolaio di frattura, ponendo l'arto in posizione di riposo e d; detensione muscolare, lasciando possibilmente libere tutte le articolazioni, o11de siano consentiti i movimenti attivi e passivi durante tutta la durata necessaria al consolidamento del callo. Queste condizioni possono essere rea· lizzate per mezzo della trazione, esercitata sull'arto fratturato, posto nel cosidetto atteggiamento acamatico, secondo l'espressione del Dalla Vedova; posizione media o dì t·iposo, che viene atUtata a mezzo del doppio pia:no inclinaeo capace di realizzat·e appieno la posizione fisiologica di detettsione


694

SUL TRATTAMENTO MODERNO DELLE FRATTURE DEGLI ARTI

muscolare (vedz figura 3). Doppio piano inclinato utile sopratutto per le fratture dell'arto inferiore e di cui esistono va~ i modelli, quali quelli del Bohler, del Putti, dell'Ettorre (che qui presento), oltre gli apparecchi del tipo di Borchgreving modificati per le fratture dell'arto superiore. La trazione, in atteggiamento acamatico, può essere applicata sulle parti molli a mezzo di cerotto adesivo e con bendaggio con pasta di Unna o zmcocolla, qualora si abbia un'ampia mperfiàe di ade;-ione e nei casi i·n cui

Fig. 4· Franura sottocutanca del terzo medio del femore . Trazione transossea con filo metallico, su piano inclinato di Biihlcr. (L'applicazi<me del filo è stata praticata durame la seduta).

sia sufficiente una trazione mediocre. Allorchè invece si rende necessaria una valida e cominua trazione ( per musccli molto validi e con spostamenti dei moncorJi molto accetltuati), questa può essere ottenuta a mezzo della trazione diretta sullo scheletro, trafiggendo il calcagno con un chiodo, come atteva preconizzato il Codivilla fin dal 1903· Steinmann consigliò di applicare il chiodo del Codivilla invece che al calcagno :·ul frammento distale, vicino al focolaio in frattura, per es. sui condili femorali in caso di frattura del femore, realizzando così una maggiore trazione con l'impiego di mùwr peso. In segt.tùo il robusto chiodo di Codivil/a è· st~to sostituito, secondo le itulicazioni di Kirschnt r e Klapp, da un sottile filo metallico; nella sua applicazione è neces.rario sia mantenuto ben teso, per non incurvarsi e per evitare che i bordi vengano a tagliare le parti molli. Simile inconveniente viene eliminato a mezzo di uno speciale congegno a staffa, di cui esistono vari tipi, più o meno modificanti quello originale del Kirsclwer ( 1). Quando a { 1) Nella seduta \•enjtnno l"""><'fHati alcuni ca>i di ( rauurc degli arti . in cui ''iene applicata b trn iollc con filo mctallicn.


SUL TRATTAMENTO MODERNO DELLE FRATTURE DEGLI ARTI

695

mezzo della trazione con filo metailico (applicato meglio con motorino elettrico) si è p~ rvenuti ad ottenere la buona posi~ione dei frammenti, si può ricorrere all'immobilizzazione definitiva·, applicando un apparecchio geuato, ben modeLlato e elle includa il filo stesso di trazirme, i cui estremi resteranno sporgenti onde consentire ancora una volta la trazione, se questa si rendesse neceJSaria, qualora l'e:ame radiogra fico mettesse in evidetlza una insufficiente riduzione dei monconi ossei. Consolidato l'apparecchio il frat-

f ig. 5·

Pariicolarc della precedente figur~. che mel!é m C\'ÌdCil'l.l 13 s1~ff~ eli F.ttorre.

turato di arto inferiore è poJto subito in piedi ed invitato a compiere esercizi di deambulazione. Dei/'esercizio fun zionale la frattura trarrà il migliore e il più attivo stimolo alla consolidazione ed il sistema articolare il più sicuro antidoto con-tro l'irrigiaàmento ( Putti ) . Riguardo le fratture esposte è naturale che nel loro trattamento l'attenzione debba essere rivolta anche alla ferita. E ;u/La precedenza da dare al trattamento di quest' ultima di fronte alla lesione ossea si è svolto, tra chirurgi e traumatologi, un interessante dibattito .alcuni anni or sono alla Società lombarda di Chirurgia e più tardi in quella tosco-umbra; tale discussione credo o-pportuno brevemente riportare per sommi capi. Il Putti, alla Società lombarda di Chirurgia rtella seduta del 12 aprile 1935, a proposito di fratture esposte di guerra, ammoniva <<che anche in guerra, nei fratturati quello che importa non è la ferita, ma la frattttra.


6g6

SUL TRATfAMENTO MODERNO DELLE FRATfURE DEGLI ARTI

Quando Camera dice che bisogna prima sterilizz(lre, poi combattere l'infezione e quindi immobilizzare, io devo confessare che sono proprio di opinione opposta•, perchè per conto mio, prima di tutto è necessario immobilizzare, poi combattere l'infezione e sterilizzare la ferita ». Il Cattaneo, condividendo lo stesso parere e riportando alcuni dati di fatto aggiu1zgeua come nelle fratture il primo problema fosse rappresentato dall'immobilizzazione. «Noi t'ediamo, anche quando esistono fatti suppurativi che interessano lo scheletro, che le fratture vamJO bene se sono immobilizzate ». Il Camera ribadiva, invece, che « la prima cura da fare ad utl ferito fratturato è la pulizia della ferita, il drenaggio, per impedire che sopravvenga la gangrena, e diminuire il numero degli amputati. Devo dichiarare che verametlte mi spaventa l'idea di tt1l ferito costretto a viaggiare anche per molte ore, cotl la ferita ancora insudiciata di terriccio o di brandelli di vesti, se anche l'immobilizzazione è perfetta ». Ed in ciò di accordo con quello che aveva sostenuto, in una sedrtta precedente alla stessa Società lombarda di Chirurgia, il colonnello Camoriano, secondo il quale « la frattura viene dopo la ferita delle parti molli ». Ed alla Società losco-umbra di Chirurgia, nella seduta del 7 febbraio 1936, il Cauina affermava che «solo dopo auer provveduto alla rigorosa toeletta chirurgica della ferita delle parti molli, contierrà occuparci della frattura nei limiti del possibile, senza insisten;i eccessivamente per non aggiutJgere un nuovo trauma a quello già esistente ''. Il Taddei, che presiedeva la seduta riassumendo la discussione, concludeva come il trattamento delle fratture esposte di guerra debba adattarsi di volta in volta ai differenti aspetti clinici della lesione ossea ed alle speciali contingenze che le circostanze di guerra spesso impensabili ed imprevedibili possono tmporre. «Non si può accettare in ogni caso che la frattura sia da mettere in primo piano e la ferita in secondo. In molti casi è da ritenere invece che il trattamento della ferita delle parti molli, la cui infezione si riverserà poi sullo scheletro, possa essere più importante per la vita del ferito e per la conservazio?Ze dell' wto che non t immobilizzazio12e primitiva della frattura ". Ed il Putti, in considerazione della poca attenzione rivolta alle lesioni ossee di fronte a quelle delle parti molli, aveva già detto e scritto: « Al posto di medicazione di battaglione o di reggimento comincia la cura della frattura e se ne delinea il destino. Pulizia rapida della ferita, emostasi, bendaggio ocdudeme, iniezioni immunizza·n ti sono cose intuitive, ma bisogna provvedere alla immobilizzazione ». Giustamente il tenente colonnello Magliulo a proposito del trattamento nelle fratture esposte in guerra, afferma come esso Jia legato contenzporaneamente tanto alla frattura che alla ferita e che è d'uopo avere di mira le due lesioni, « poic/Ù! se la !esione o.<sea pttÒ influirt sulla ferita, aumentando durante il trasporto l'estensio11e della lesione, quando i frammenti non vengono


SUL TRATIAMENTO MODERNO DELLE FRATIURF. DEGLI ARTI

697

hm contenuti fin dall'inizio; l'infezione d'altra parte, con le sue complicaziotzi settiche agisce n01z solo dal lato generale, ma a.n che locale, sia sull'evoluzion·e anatomica della frattura, che su tutto il sistema motore che ha la sua importanza agli effetti dell'avvenire f.unzionale (Dalla Vedova) >> . Le opinioni dei diversi AA. qui riportati, in apparenza contrastanti, si integrano a vicenda, in quanto che mentre gli uni e gli altri fanno rilevare t'importanza dei due obbiettivi da assolvere, « ferita e frattura )) , sono unanimi nel riconoscere come, nelle speciali contingenze in cui si trovano i posti di pronto soccorso (specialmente in guerra) vi sia non solo l'impossibilità di poter praticare una sicura riduzione dei framme11ti, ma anche di potere iniziare un. efficace e razionale trattamento della ferita. Cosicchè in tali contingenze è ovvio cdme il còmpito debba essere limitato alla semplice pulizia e brodaggio della ferita , con immediata e provvisoria immobilizzazione dell'arto (senza riduzione), mediante apparecchi di urgenza ad azi01te temporanea, carne la staffa di Thomas. La cura definitiva del fratturato Jarà invece attuata là dove si dispone di materiale e di personale specializza·to, cercando di far giungere quivi il traumatizzato, possibilmente nelle prime quattro-sei ore dal traumatismo (dentro il periodo di contamùwzione, prima cioè che si manifesti l'infezione) e sfruttando a tal uopo i più celeri 'mezzi di trasporto. E' questo il criterio, che è da tenersi anche nella pratica civile, per cui sono da ritenere savie le disposizioni che regolano - per esempio - il servizio del « Beekman St. Hospital >) di New- York City: così al personale del pronto soccorso è impartito l'ordine di astenersi da qualunque manovra, che nm sia quella dell' ordinaria pulizia della ferita e della semplice immobilizzazione provvisoria, poichè la riduzione è riserbata al personale di quei posti chirurgici, dove si trovano le condizioni atte a poter pmcedere conJemporaneamettte al ben diretto trattamento della frattura ed alla razionale cura della ferita. L'ideale sarebbe certo di potere fare gìutlgere il traumatizzato direttamente in quei reparti attrezzati, come avviene - per non dire di altri - a Bologna presso l'Istituto Ortopedico Ri'z zoli o presso l'Istituto Nazionale Fascista per l'assicurazione in{01·tuni .rul laporo, o a ViemJa presso l' << Unfallskrankenha.us >>, dipendente dalla Cassa Nazionale Infortuni, dove - grazie alla perfetta organizzazione dei servizi - i traumatizz ati vengono traJportati direttamente appena dopo l'infortunio. Dirò in breve del trattamento cui vengono sottoposti gli infermi con fratture esposte presso i suddetti Istituti, nei quali il criterio terapeutico non è per nulla identico. Nell'Istituto Rizzo/i (come è dato poter rilevare dalla statistica documentata del Filippi sulle fratture esposte curate in tale Istituto nel decen·nio 1926I936) l'infortunato con frattura esposta viene sottoposto a disinfezione chirurgica della ferita, per lo più limitata all'asportazione dei corpi eJ·tranei, dei tessuti contusi e sfibri/lati e, a secondo dei casi, praticando l'escissione d ti bordi. Riguardo alla ferita questa viene mamenuta aperta e, se è opportuno, verrà


698

SUL TRATIAMENTO MODERNO DELLE FRATTURE DEGLI ARTI

ampliata. Quanto all'osso vengono tolti quei soli frammenti, che non hanno probabilità di vita e cl1e ostacolano il compieto dominio del focolaio di frattura; si ri pettano quelli che possono contribuire alla formazione del callo. Se la riduzione è perfetta, si immobilizza l'arto il più rigorosamente possibile in apparecchio gessato fenestrato o chiuxo. Se la riduzione lascia a desiderare, o interve1tgano complicazioni, in ter.za giornata si applica di solito la trazione a filo nelle sedi di elezÌ01le, con doppio piano i11clinato, mentre la ferita viene trattata con medicazione occlu:-iva rù:ca, ma non stipata, con garza imbevuta in olio di vasellma sterile; medicazione da rinnovare il più raramente pombiie, come da concetti espressi fin dal 1616 da Cesare Magati nella sua pregevole opet·a: << De rara medicatione vulnerum seu de tmlnerìb.us raro tractandis ,, . Quindi, quanto prima è possibile, viene praticata la dt finiti va rigorosa immobilizzaziotze della reg1one traumatizzata con un ben modellato apparecchio gessato, rispondent;;· alle moderne esigmze e che rimane in situ fino al raggiungimento della consolidazio·ne. . NelL' Istituto della Cassa Nazionale lnfortu1li di Viemza, diretto dal Bohler, si trovano permanetztemente - · in tumo di guardia - due chirurghi specializzati, che provvedono al pronto soccorso alla stessa stregua di urz qualunque caso di chirurgia addominale di urgenza. Se la ferita è solamente contaminata ricorrono senz'altro al mezzo pro filattico dell'exeresi chirurgica o meccanica della ferita, metodo cioè rivolto ad eliminare completamente i corpi estranei, i coaguli, i tessuti comunque devitaLizzati e con essi i germi che si trovano nella ferita. Come per le parti molli si procede alla disinfeziorte chirurgie_.. del t~ssuto osseo, limitando l'escissione solo a quelle parti che si dimostrassero insudiciate, contuse, devitalizzate. Viet~e praticata quindi la riduzione, a mezzo di trazione, servendosi per lo più della trazione transos.:ea col filo di Kirschner. Complemento della disinfezione della ferita e della frattura è la sutura delle parti molli, che p:tò essere praticata immediatamertk (sutura per primam, limitata alla sola cute, secondo Bohler) od in secondo tempo (sutura ritardata, secondo Lericlze ). Sutura primitiva (immediata o ritardata) che l' Alessandri e il Donati, preSJo di noi, consiglian{), pur riconoscendo doversi limitare a determinate indicazioni e possibilità; è tempre però provvedime11to di eccezione - scrive Putti - da Lasciare alla perizia di chirurghi maturi. La ferita, secondo Bohler, non viene ricoperta da alcuna medicatura, ma lasciata completamente allo scoperto, per ottenere la cicatrizzazione rapid~ sotto crosta. In relazione alla osteosintesi, nelle fratture esposte, tanto il Bohle1· cht. il Putti si mostratJo decisamente cotJtrari; quest'ultimo segnala·ndone gli itzconvenieuti, precisa come « quei corpi eJtra11ei a cui si vorrebbe affidato il compito di ristabilir-e la contùruità del segmento scheletrico, po!ti iu un ambieute settico .ri tramuteranno in centri di irradiazione dell'infezione e co11-


SUL TRATrAMF..NTO MODERNO DELLE FRATJ'URE ()E(;Lf ARTI

699

tribuiranno all'insorge1·e dei più paventabile effetto della frattura esposta, cioè dell' osteomielite >l . Quasi tutti gli AA ., anche precedeuteme n te interve11tisti ad oltranza, riconoscono preferibile /imitarne l'uso anche in condizioni di asepsi, venerJdo senz'altro ad escludere l' osteosintesi quale interve1lto di elezione ( Palagi), e preferendo seuz'altro la trazione seh e/etrica con filo metallico ( Putti). Quest'ultimo semplice, innocuo ed ef fìcace mezzo di trazione, la cui ideazione va attribuita al nostro Codivilla, troverà nelle fratture esposte la migliore delle in·dicazioni, poichè mentre consente una circoscritta immobili.zzazione della parte e nel contempo la mobi/izza-::ione attiva e paJSiva delle articolazioui prossimiori e lontane, la.•cia libero il campo a quelle manualità di medicazione, che posso11o di mano in mano rendersi necessarie secondo l'evoluzione del focolaio di frattuJ~a.

RrASSU!"TO . L 'A., riportando i metodi linor;t in uso sul tr:m~trnt·nto d elle frarture degli arti, ne segnab alc uni inconvenienti, facendo rilevare come questi possono essere evitati secondo le moderne direttive terap.:utiche, che si propon gono d i circoscrivere l'im · mobilinazione al solo focolaio di franura (meglio con trazione a mc7.zo di fi lo metallico), ponendo l'arto in J-'<>sizione di r iposo c di detcnsionc muscolare, lasciando possibilmente l ibere tutte le articolazioni, onde siano consentiti i moYimenti attivi e passivi durante la d urata necessaria al consolidamento del callo.

-- --";. ~'=-.--


LAVORI

ORIGINALI

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANJTÀ :MILITARE Direttore: colonnello medico prof. G. GIORDANO

Laboratorio di Medicina Legale Direttore: maggiore medico R. n'ALESSANDRO

ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA LEGALE MILITARE Dott. Raffaele d'Alessandro, maggiore medico.

Definire nella loro essenza c nel determinismo etiopatogcnctico, rile-

vare nelle loro manifestazioni, precisare diagnosticamente nella loro individualità ed infine valutare sulla base di tali elementi le organonevrosi e le organopatie, sia in sè che nei loro rapporti reciproci, essenziali, contingenti ed interferenti, avendo come scopo ultimo il giudizio sullo stato anatomico e sulla capacità funzionale dell'organo o dell'apparato colpito, giudizio che si ripercuote sulla valutazione della idoneità o meno dell'individuo al servizio militare, è compito che può sembrare, e per molti lo è, agevole. Una più obbiettiva valutazione invece, ispirata a migliore e più opportuna comprensione dei fatti e degli elementi, che caratterizzano quei complessi nasologici, ci pone davanti a problemi irti di difficoltà, di agguati e di delusioni. La prassi medico-legale quotidiana talvolta ispirata a conoscenze e concezioni, sostenute da Cullen prima ed Axenfeld poi, attualmente sorpassate, anzi opposte a quelle che sono I.e basi biologiche, fisiopatologiche e morfologiche del fatto nosografico, taglia netto e definisce organonevroJi la malania ove l'esame non rileva lesioni locali dell'organo, e che pertanto distingue da quelle con definito substrato anatomo-patologico, cui riserva la denominazione di organopatie. Viene così non valorizzata al giusto segno tutta una enorme messe di ponderoso lavoro clinico e sperimentale, anatomo- e fisiopatologico, che costituisce con la « morfologia clinica » uno dei più grandi progressi conseguiti nell'ultimo cinquantennio dalla medicina, la quale, ispirata ad un fecondo indirizzo neoippocratico, tanto nello studio dei fenomeni normali che patologici, esamina e scruta l'organismo come unità morfo-fisio-psicologica in tutte le sue manifestazioni, onde la clinica, abbandonato l'oscuro empirismo, assurge al rango sublime di scienza biologica. Da tanto deriva il concetto che sia lo stato di equilibrio di singoli organi ed apparati, che costituisce lo stato di salute, sia il perturbamento di essi, che informa la malattia, sono


ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE. NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

701

sempre ed in ogni caso atteggiamenti cui partecipa l'individuo nella sua completa e complessa unità psico-somatica-umorale (Castellino). Ciò non significa disconoscere il principio di localizzazione, già per prima dal nostro grande Morgagni nell'a11atomismo clinico precisato, poi da Laennec in semeiotica e da Virchow in anatomia patologica confermato. Si afferma pertanto una concezione più vasta, più complessa, ma anche più completa e adeguata della malattia, che è anatomica e fisiologica, per cui le alterazioni anatomiche sono considerate « come imagine plastica di quelle funzionali e perciò queste ultime coordinate, non subordinate alle prime >> (Pende), o « mutuamente coordinate fra loro » (Castellino). Tropl)() semplicistica sarebbe però tale concezione se avesse di mira la demolizione di ogni barriera tra le malattie, in cui lesioni anatomiche dell'organo non sono rilcvabili e che si traducono solo con turbe funzionali, e quelle in cui tali lesioni sono sicuramente dimostrabili. Essa invece considera quale logica deduzione della morfologia clinica un preciso e costante parallelismo tra modificazione morfologica e modificazione funzionale, ed indic.t i limiti e le norme di diagnostica differenziale fra organonevrosi ed organopatia. Tanto trova conferma in alcune considerazioni ed osservazioni. Anzitutto la designazione di nevrosi fu già da Cullen ritenuta come provvisoria, mentre Axenfeld affermò poi che non sempre le nevrosi fossero prive di base anatomica. Ancora, con i progressi dell'indagine isto-patologica già in psicopatie, ritenute squisitamente funzionali, si è constatata una definita base anatomica: esempio l'epilessia, che, ritenuta prima una nevrosi pura, è risultata poi legata a processi di meningo-encefalite. Analogamente le sindromi parkinsoniane, considerate per lungo tempo come nevrosi (Erb), hanno un substraro anatomo-patologico ben definito nel mesencefalo e precisamente nel sistema extra-piramidale e costituhcono, con altre, le -sindromi extra-piramidali. Infine, una teoria organicista si fa strada attualmente, anche se fra difficoltà, per l'isteria. Quindi quelle forme funzionali, col perfezionarsi dei nostri mezzi d'indagine, sono lentamente passate nelle forme organiche, e ciò sta ad indicare che non sempre limiti netti tra le une e le altre possono stabilirsi. Ancora l2 quotidiana osservazione clinica dimostra la costanza del parallelismo tra alterazioni morfologiche e funzionali. In proposito nella « Costituzione individuale » ci ha lasciato scritto P. Castellino: « La lacuna tra la nevrosi e le malattie sorrette da note c ben definite alterazioni anatomo-patologkhe accenna a restringersi ed il clinico, nutrito di cultura naturalistica, non esita ad affermare che le cosidette nevrosi, altrimenti incomprensibili, non rappresentano che un grado verso la malattia anatomo-patologicamence ben definita, poichè sono la manifestazione dell'insufficienze funzionali, donde poi, per l'azione simultanea di agenti esogeni, che in quell'organo o sistema troveranno il locus minoris resistentiae, quella si organizzerà con


702

ORt;,\NONEVR0$1 ED ORCAi'-'OPJ\TIE 1\/EI RAPPORTI DELLA MEDICI"JA ECC.

tutto il corteo dei suoi sintomi clinici classici e con tutta la scìa delle alterazioni anatomo-patologiche, che delineeranno meglio questi ultimi. Quantt: volte in presenza di una tachicardia da crescenza, la quale esprime soltanto una disarmonia evolutiva del cuore, in confronto di tutto il resto deWorganismo, pur tranquillizzando il paziente sull'innocuità del suo disturbo, n el nostro animo non siamo turbati dal dubbio che da una causa infettiva, da una causa tossica quel cuore non possa trarre le ragioni etiologiche di una vera t propria cardiopa6a ? Quanti asmi bronchiali non sono. il terreno più facile dell'enfisema polmonare, di frequenti broncopatie e pneumopatie, della tubercolosi stessa, secondo qualche clinico contemporaneo che riconosce dci rapporti tra questa e l'asma ? Quante sensazioni di angoscia pre· cordiale o retrosternale, quante angine nevrosiche non sono il primo passo verso la vera e propria angina di petto fulmineamente mortale ... ? )). Giustamente indica quindi Pende che le nevrvsi devono essere dal clinico considerate con senso opportunamente pessimistico quali sindromi di allm·me, o, secondo Castellino, di preparazione alle malattie organiche. Di ciò una prova si ha nell'ipertonia essenziale, sindrome in primo tempo squisitamente funzionale, ma di preparazione a malattie organiche dell 'apparato cardiovascolare e rcnalc, talora anche gravi. Elementi concorrenti alla dimostrazione del nostro asserto ci fornisce I'anatomia patologica. Introducendo in patologia la parola << organopatia » L. Aschoff voleva con essa designare quei processi caratterizzati da pervertimcnto del piano strutturale dcii 'organo consecutivo a per turbamento dei rapporti di simbiosi e di proporzione tra stroma e parenchima con prevalenza, per ipe.rtrofia cd iperplasia, del primo sul secondo e con esito in sclerosi. Ricerche ed osservazioni posteriori hanno condotto a dare alla parol.l. stessa un significato più ampio, ma anche più adeguato, in quanto si comprendono non solo quei processi con caratteri vascolari ed essudativi ben definiti, ma anche quelle alterazioni strutturali ovc dominano i caratteri dei processi regressivi sotto forma di metamorfosi od infiltrazione, più raramente sotto forma di processi degenera6vi propriamente detti. Certamente non sempre una netta discriminazione è possibile tra i diversi processi, in quanto talor:! si ha coesistenza di essi nello stesso organo; solo si tratta di riconoscere il processo prevalente c che dà la caratteristica predominante alla lesione. Risu lta pertanto che tra questi processi molteplici sono i rapporti, anzi lentamente l'uno può nell'altro degradare, onde tutti vanno definiti come organopatie che, secondo le caratteristiche isto-patologiche prevalenti, possono distinguersi in tre gruppi: a) organopatosi : alterazioni con predominanti caratteri regressJVJ; b) organopatiti: alterazioni con predominanti caratteri flogistici, vascolari cd essudativi ;


ORGANONEVROSI ED ORGAN OPATIE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

703

c) organosclerosi o organocirrosi: alterazioni con predominanti processi d'iperplasia e d'ipertrofia stromatica, cui segue sclerosi e cirrosi dell'organo (le organopatie di Aschoff). Mentre l'osservazione limitata alle organopatiti ed alle organosclerosi, organopatie a lesioni morfologiche ben definite e per lo più irreversibili, ci permette una netta discriminnione rispetto a quelle affezioni, le quali, perchè prive di un substrato anatomo-patologico, chiamiamo malattie funzionali, cui appartengono le organonevrosi , non è così invece qualora consideriamo le organopatosi. lvi potremo osservare come anche l'anatomia patologica, in continuo progresso, tende sempre più a restringere, anzi a demolire quelle barriere che dividono le organopatie dalle organonevrosi. La chimica biologica infatti c'insegna che le organopatosi sono determinate da alterazioni nel metabolismo proteico, lipoideo, ecc., nonc~è da alterazioni negli scambi osmotici delle cellule e dei tessuti per alterato metabolismo dell'acqua e dei sali, come gli studi recenti di chimica-fisica, decisamente sviluppati da Schade, hanno dimostrato. Importanza notevole nd determinismo e nella regolazione di tali fenomeni biochimici, sia in condizioni normali che patologiche, ha il sistema neuro-vegetativo. Il quale ? fattore di primo piano nel determinismo dell'organonevrosi, onde la giusta deduz.ione che anche in queste debbano prodursi, sia pure reversibili, quei profondi perturbamenti metabolici e chimico-fisici, che sono a loro volta causa ed effetto di disestesie vago-simpatiche, onde opportunamente Pende le nevrosi definisce come cc chemio-neurosi )). Tale ·avvicinamento non pÙò essere scosso dall'affermazione che le organonevrosi mancano di un substrato anatomo-patologico, in quanto, d prescindere che anche nelle organopatie non raramente il quadro clinico non trova risponde.nza in lesioni anatomo-patologiche, es. la mioeardia di Laubry, il materiale necroscopico in rapporto ad organonevrosi è tuttora scarso. Osservazione poi di maggior valore è che l 'anatomopatologo ricerca essenzialmente alterazioni regressive, progressive ed atipiche con indirizzo prevalentemente, se non esclusivam ente, organo-localistico. Non rileva egli meiopragie di organi e di sistemi organici, nè perturbamenti di meccanismi di correlazioni tanto morfologiche, quanto e più neuro-vegetative ed endocrine:. Ancora, nei reperti anatomo-potologici non sempre sono indicate disarmonie nelle proporzioni tra stroma e parenchima e che permetterebbero di giudicare il grado di evoluzione e di differenziazione dell'organo e della capacità sua di accrescimento e di metaplasia. L'anatomia patologica potrà portare notevoli contributi alla conoscenza dell ' organonevrosi solo quando avrà ben definita un 'anatomia patologica dell'individuale, da cui risulterà, come giustamente ha affermato O. Bumke, che l'organonevrosi è espressione di deviazione di caratteri individuali. Sulla base di tale anatomia patologica costituzionale noi meglio comprenderemo la genesi e l'evoluzione sia delle organonevrosi, di cui essa costi-


.704

ORGANONE.VROSI ED ORGANOPATIE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

tuiscc, in rapporto a disarmonie e déviazioni degli attributi somatici, vegetarivi, psichici cdanti stati di meiopragia (Minderwertigkeit degli AA. tedeschi) o di debolezza costituzionale in genere, il substrato naturale, sia delle organopatie le quali da quelle disarmonie e deviazioni trarranno note proprie

caratteristiche. Ciò premesso, alcune considerazioni, anche succinte, sull'etiopatogenesi dell 'organonevrosi ed organopatie non solo dimostreranno la comunanza di alcuni fattori, ma anche lurneggeranno i meccanismi attraverso cui le prime costituiscono spesso degli stati di preparazione alle seconde. Di tali fattori considereremo adesso i costituzionali, come i più importanti, altri verranno indicati nella disamina della questione diagnostica. La prima combinazione morfologica di De Giovanni e precisamente la sottoclasse, che raccoglie l'abito astenico di Stiller o ipoplastico di Bartd, fornisce uno dei più adatti terreni di predisjposizione alle organonevrosi c meglio lascia riconoscere i vincoli intimi, che le collegano alle organopatie. In tali individualità costituzionali prevalgono le gastro-enteronevrosi ed alcune gastro - enteropatie (ulcera gastrica e duodenale, gastroenteriti acute, appendicite, tumori dello stomaco e dell'intestino, febbre tifoide, colibacillosi, dissenteria amebica e bacillare, tubercolosi intestinale), alcune emop.1tie (sindromi emolitiche, leucemiche ed aleucemiche, il granuloma maligno, le spleno- epatopatie), alcune neuropatie (sindromi extrapiramidali, tabe, sclerosi a piastre), miastenie ed atrofie muscolari. Tali organopatie sono preannunziate da complessi nosologici che hanno i caratteri dell ' organonevrosi: crisi ipertensiv,e, alterazioni ematologiche (es. eosinofilia), crisi asmatiche, gastriche, intes tinali (algiche, secretive, distoniche), sindromi infine a carattere allergico, le quali già tutte indicano, persistendo il fattore etiologico intrinseco ed estrinseco, l'organo o sistema ove la paria si organizzerà. Limitandoci a qualche esemplificazione più caratteristica, non è raro tra i precede n ti anamnestici del cirrotico conclamato osservare manifestazioni gastronevrosiche (ipercloridria, achilia nervosa, ecc.) con risentimenti angionevrotici e secretori (orticaria, edema di Quincke, ecc.), denunz ianti già, accanto al disquilibrio neurovegetativo, una meiopragia della barriera entero-epatica. F attori di tale particolare predi.sposizione dell'astenico sono anzitutto le alterazioni della formula endocrina e precisamente lo stato di iposurrenalismo costituzionale, che è caratteristica fisiopatologica dominante di esso,

in lJUanto ne plasma l'ontogenesi e ne determina quel particolare disquilibrio ncurovegetativo, che si esprime con insufficienza tanto del simpatico che del parasi mpatico. Ancora, l'astenico o l'ipoplastico, secondo Castellino, indica il prodotto di ipocvoluzione grave, onde fenomeni disontogenetici più o meno rìlevanti con corrispondenti ipoplasie ed iperplasie organiche,


ORGANONEVROSI ED ORGANOPA TIE NEl RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

705

che, in primo tempo e quando sono contenute in proporzioni limitate si esprimono con disturbi puramente funzionali e periodici (organonevrosi), ma che poi, persistendo il fattore o i fattori eriologici, si concretano in organopéitie ben definite ed anche gravi. Fenomeni abiotrofici e disontogcnetici si osservano anche nel megalosplancnico, ma sono di più lieve entità, e di più limitata estensione. Le nevrosi che più fr~quentemente in esso si tramano sono le gastriche ed intestinali, la celiaca, le cardiache (quest'ultime caratterizzate da disturbi cronodromo-batmotropi negativi, onde polso raro, extrasistole, dolori precordiali e sindromi anginose)~ nevrosi improntate a vagoestesia, nota dominante di questo tipo costituzionale. Interessante ancora è l'osservazione che spesso, durante la manifestazione di disturbi a carico di un apparato, non mancano quelli a carico di altri, anche essi nel megalosplacnico nella loro evoluzione compromessi, così una sindrome gastralgica si accompagna ad ansia ed angoscia precordiale e ad oppressione respiratoria. · In presenza di tali complessi nosologici il problema diagnostico può essere arduo, in quanto non sempre è agevole discriminare se ci si trova di &onte ad una nevrosi gastrica, intestinale, cardiaca o più precisamente ~i front<: ad una gastrite, ad un'ulcera dello stomaco o del duodeno, ad una pancreopatia, ad una cardiopatia. Difatti non raramente l'esame clinico più accurato e condotto in ambiente più adatto, l'indagine radiologica, ainmonisce v. Bergmann, hanno dimostrato l'esistenza di ben definite lesioni organiche, là dove prima si riteneva trattarsi di disturbi puramente funzionali.

Ed è alla questione diagnostica, di gran lunga più importante, anzi ai n ostri fini capitale, che cercheremo dare più adeguato svolgimento, indicando, per quanto è possibile, i più sicuri elementi di orientamento o di decisione. E' opportuno però premettere che, come nel campo etiopatogenetico ed anatomopatologico, così in quello sintomatologico e diagnostico spesso alla sagacia ed all ' acume del medico più accorto si parano difficoltà non sempre superabili, che se in parte sono da riferire a deficienza di nostre conoscenze, sono anche e forse più da riportare a quanto in precedenza è stato detto, e che è nostro scopo principale qui dimostrare, cioè che non sempre limiti precisi dal punto di vista etiopatogenetico ed anatomopatologico· tra i due complessi nosologici esistono e che sarebbe pernicioso artifizio creare. Tanto si ripercuote integralmente nel campo sintomarologico e diagnostico. Ai fini della diagnosi grande è l'importanza che assume l'anamnesi accurata del paziente, l'esame semeiologico, che se deve 'avere comè punto focale l'ot:-gano ·sede ·dei fenomeni morbosi, deve anche çon grande diligenza 2

-

Giornale di m~dicina militar~.


706

ORGA:-.101'-:EVROSI ED OR< :A.:->OPATIE ~El RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

esaminare il tipo costituzionale, scrutare iJ sistema neurovegetativo ed endocrino dell'individuo. L 'esame anamn estico avrà come scopo principale d.i ricercare nei precedenti individuali ed erede-familiari gl i elementi significativi di disquilibri neuro-ormonici, che costituiscono il substrato naturale su cui germogliano e si organizzano le organonevrosi. D elle quali il carattere credo-familiare è oramai dimostrato in base a ricerche numerose e ben documentate (dal 20 all'80 %, secondo Bachmeister, Ullmann ed Allan). Anche nell e organopati ~ il fattore er·e ditario giuoca importanza non trascurabile e che, se può essere elemento etiopatogene_tico utile a scopo diagnostico, sta anche a dimostrare i rapporti esistenti tra organonevrosi ed organopatie. Basti qui ricordare l 'ulcera dello stomaco e del duodeno, ove il fattore ereditario figura dal 5 % (Boeri), al 15 % (Huber), al 6o ~o (Grate). Anz i v. Bergmann carica all 'ereditarietà elementi ancora di maggiore interesse, cioè un ' ulcera gastrica decorr1.! nei membri della stessa famiglia con le stesse complicanze e successioni morbose (ematemesi, perforazioni, ecc.), che dal clinico di Berlino sono riportate al carattere familiare, che in misura predominante informa l'equilibrio neurovegetativo. Il carattere familiare è anche dimostrabile per altre organopatie, che come le precedenti si orga nizzano su disquilibri vegetativi: paralisi agitante, distrofia adiposo-genitale di Frohlich, diabete mellito, diabete insipido. Non è poi raro l'alternarsi ir. rapporto allo stesso organo di nevrosi c di patie nei componenti di una stessa famiglia, per esempio la nevrosi ii angoscia e la sclerosi delle coronarie. Tale osservazione è molto significativa, e l 'esame più accurato del fattore ereditario ce ne dimostra il fondamento in distrofie o abiotrofie interessanti questo o quel foglietto blastodermico e ripercuotentisi sugli organi da esso derivanti, onde l'apparente spostamento della nevrosi o della paria nella serie genealogica da questo a quell'organù congenitamente distrofico e meiopragico. Elementi molto utili per la diagnosi di organonevrosi risultano dall 'anamnesi personale remota, la quale va indagata con diligenza particolare in rappùrto ai periodi critici della vita allo scopo di mettere in rilievo tutte quelle manifestazioni traducenti disquilibri vegetati vi: orticaria, edema di Quinckc, crisi gastriche ed intestinali, crisi asmatiche, palpitazioni ed ansie precordiali, diatesi. Per quanto non costantemente, certo con discreta frequenza, tali fenomeni sono osservati nell 'ambito della provincia del sistema neurovegetativo, che è sede propria dell'organonevrosi e dell 'organopatiJ. in esame, di cui sono i sintomi prodromici. Per i periodi critici della vita, come nella donna deve richiamare b. nostra attenzione il climaterio, durante il quale si organizzano le nevrosi cardiovascolari, gastrointestinali ed in cui spesso si dimostra la presenza di lesioni anatomiche, dagli AA. francesi dette spine irritative del sistema


ORGANON EVROSI ED ORGANO PATIE N El RAPPORTI DELLA MEDICIN A ECC.

707

vegetativo, le quali, agendo su organi meiopragìci, sono causa delle sindromi nevrosiche e talora di vere e proprie organopatic, in modo analogo, anche se meno appariscente, ci si presenta quella fase di passaggio dalla maturità ali 'involuzione senile nel! 'uomo, onde si parla di climaterio maschile, le cui manifestazioni cliniche accuratamente F. Galdi ha descritte fin dal 19r?. sotto la definizione: << La crisi di vecchiezza )) . Su rale argomento recentemente è tornato un suo allievo, Monasterio, allo scopo di meglio precisare il deteminismo, l'essenza e le manifestazioni cliniche di tale periodo della vita, di notevole importanza per la genesi di organevrosi ed organopatie. Nell'esame obbiettivo è elemento fondamentale per la diagnosi la definizione del tipo costituzionale, onde precisare quelle deviazioni già in precedenza indicate come particolarmente propizie all'evoluzione dell'organonevrosi, in quanto indicano disquilibri regionali o generali del sistema vegetativo, distrofie e meiopragie di organi ed apparati. Cospicua importanza ha la dimostrazione di perturbamenti dell'equilibrio neurovegetativo mediante la ricerca di riflessi organovegetativi : riflesso oculocardiaco o di Dagnini-Aschner, riflesso di Erhen-Biondi, riflesso vertebro-cardiaco acceleratore di Rubino, riflesso di Cardarelli-Azoulay-Varisco, riflesso del vago al collo di Cardarelli, le prove dell 'ortostatismo e del clinostatismo, ecc. Son qui da ricordare le prove farmacodinamiche eseguite con sostanze simpaticotrope o simpaticomimetiche e parasimpaticotrope o parasimpaticomimetiche, cioè stimolatrici o inibitrici del simpatico o del parasimpatico. Per la valutazione però dei risultati cosl conseguiti sono necessarie, allo stato attuale delle nostre conoscenze, osservazioni e riserve, che limitano quel significato assoluto, quale deducesi dalla primaria costruzione, in gran parte ormai diroccata, di Eppinger ed H ess, che queste prove hanno proposte. Sulla base della dottrina delle disestesie vago-simpatiche di P. Castellino, deli 'anfotonia o d eli 'anfoneurotonia della scuola francese (Martinet, Laignel - Lavastine, Camus ed altri), ddla neurotonia intricata (vagotonia e s1mpaticotonia associata), della neurotonia alternante (successione di periodi di vagotonia e simpaticotonia, una forma sinusoide di squilibrio neurovegetativo) e dell'ipotonia totale (statv di shok intenso c rapido della vita vegetativa) descritte da Guillaume, il comportamento dei disquilibri vago-simpatici appare molto più complesso del semplice, schematico antagonismo derivante dalla concezione dei due clinici di Vienna, anzi si dimostra orientato verso l 'interpretazione di una ritmica ed in parte sinergica collabora-. zione simpatico-vagale. Ancora, la conoscenza dell'anfotropismo delle sostanze farmaco-dinamiche e la legge delle prevalenzc di Danielopulo, per cui una .sostanza stimola per ogni organo ed apparato a preferenza quel set·· tore del sistema neurovegetativo, che già in condizioni fisiologiche e fisiopatologiche prevale, importano un apprezzamento più circospetto dei risultati delle prove stesse.


708

ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE NEl RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

Infine, è da osservare che l'indagine deJ sistema neurovcgetativo, di per sè difficile, è ancora complicata dai rapporti che i due sistemi, che lo compongono, hanno con le ghiandole endocrine, specie con la tiroide, come hanno dimostrato numerosi lavori di questi ultimi anni, specie quelli di Guillaume, di Garrelon e Santenoise, onde talora è difficile, in mancanz:1 di segni collaterali, precisare la precedenza dd sistema endocrino o nervoso. Infine, con i lavori di Zondek si è intravisto il meccanismo dell'azione opposta parasimpatico-simpatica negli spostamenti rispettivi degli elettroliti K c Ca alla superficie cellulare, quindi rapporti col sistema elettrolitico ed importanza di questo. Tali critiche però vanno in giusti limiti contenute e, opportunamente afferma Pende, bisogna riconoscere ai due clinici viennesi ed al loro precursore P. Castellino, il merito di aver precisato il concetto costituzionalistico della predisposizione morbosa di certi soggetti a presentare fenomeru fisiologici e patologici di . ipereccìtabilità ed anche di vera iperstenia (Pende) del parasimpatico e del simpatico, e di avere così raggruppate un gran numero di forme nevrosicbe della vita vegetativa, che prima erano considerate senza alcun nesso fisiopatologico comune. Pertanto la constatazione di stati simpatico- o parasimpaticoestesici ha grande importanza, in quanto, dicevamo, sono questi stati che ra-ppresentano il terreno più ada~to alla organonevrosi, che non di rado degrada in organopatia. E suggestive sono !e ricerche di Aleksandrov, da cui rilevasi un progressivo aumento della parasimpaticoestesia a misura che dallo stato normale si passa alla gastronevrosi, aumento che si fa più sensibile quando si entra nel dominio della gastropatia conclamata. Lo stato del sistema elettrolitico, che, secondo l<t concezione di Kraus ed H. Zondek, col sistema neurovegetativo ed ormonico intimamente coll-egato, anzi in esso ingranato, costituisce la grande costellazione, di notevole importanza fisiologica e fisiopatologica, del sistema vegetativo, e l'equilibrio biochimico generale sono elementi importanti per accertare stati di disquilibrio vegctativo, che sono alla base della nevrosi. Quindi occorre saggiare lo stato elettrolitico dissociativo di joni Ca e di joni K, onde rilevare stati di acidosi e di alcalosi, in~icanti rispettivamente prevalenza del simpatico e del parasimpatico, il éomportamento della curva glicemica, sia spontanea che alimentare, quella della curva colesterinemica alla prima parallela. Per limitare l'esemplificazione documentativa ricordo solo come recenti osservazioni di Gcorgi hanno dimostrato che le nevrosi a carattere depressivo, quasi sempre espressione di parasimpaticocstcsia, siano più frequenti in quell:: ~alat~ie del ricambio, nelle quali si osserva un abbassamento della colestennemw. Osservazioni sistematiche e ben condotte hanno dimostrato che rapporti intimi intercorrono tra sistema vegetativo e formula ematologica, t1


ORGANONEVROSl ED ORGANOI?ATIE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

709

cui esame quindi allo scopo dì rilevare disquilibri nel primo, non può es.' trascurato. sere ptu Stati di parasimpaticotonia si accompagnano ad eosinofilia ed a linfocitosi, che si osservano anche dopo iniezione di sostanze eccitanti il vago, mentre con l'atropina, che lo deprime, o meglio lo isola, si consegue l'effetto opposto, cioè eosinopenia e linfocitopenia. Anzi Schilling è giunto all'affermazione che le variazioni nella formula ematologica, all'infuori di stimoli normali o patologici, sono sempre subordimte allo stato del sistema neuro-vegetativo, onde vere e proprie variazioni costituzionali di essa. Anche se la genesi n-e è tuttora discussa, l'eosinofilia è segno importante nell'asma, nell'orticaria, nell'edema angioneurotico di Quincke, nell'enterocolite muco-membranosa, sindromi allergiche da parasim paticocstcsia, e, secondo Uffenheimer, essa sarebbe come il segno d('Jla preparazione della crisi vegetativa. Espressione importante di disquilibri vegetativi è l'allergia, la cui conoscenza nella concezione patogenetica di numerose sindromi ha portato cospicui contributi. Essa costituisce uno dei principali membri di correbzione tra disquilibri vegetativi, organonevrosi ed organopatie. Ricordiamo qui solo l'importanza dell'allergia nell'evoluzione della malattia tubercolare e particolarmente di quella forma che costituisce il fond:t· mento della nuova dottrina in tisiologia, l'infiltrato precoce di Assmann-Rcdekt:r. La genesi allergica della pleurite è concezione ormai quasi universalmente accettata. Per ultimare la parte generale della diagnostica dell 'organonevrosi ed organopatie è da considerare ancora lo stato generale di nutrizione del soggetto. Di solito è più compromesso nell'organopatie, ma tale criterio non è assoluto e dimostra ancora una volta che limiti netti tra i due complessi nosologici non esistono.

*** Venendo alla disamina di srntomi particolari allo scopo di derivare criteri per la diagnostica differenziale tra organonevrosi ed organopatie, considereremo anzitutto i disturbi in rapporto alle principali funzioni del sistema vegeta rivo. Nell'organonevrosi si h;mno periodi intervallari, durante i quali il soggetto ritorna in stato di completo benessere, cioè le manifestazioni nelle nevrosi hanno carattere periodico. Il quale è espressione dello stato ncurovegetativo, su cui l'organonevrosi si è sviluppata, che quindi è retta dalla legge generale dell'alternanza, che regola le prevalenze del simpatico. o del parasimpatico. N ell'organopatie invece tale carattere episodico o manca o comunque è meno evtdente, e se nel decorso di esse si possono osservare riacutizzazioni o remissioni in rapporto all'intervento sulla lesione dì bttori esogeni o en-


710

ORC;ANONEVROSI ED ORGANOP'ATI E NEl RAPPORTI DELLA 1\'LEI>ICII'A ECC.

dogeni, diretti o indiretti, mai avviene che la sofftrenza si dilegui completamente. L'osservazione clinic.a obbiettiva ha però dimostrato che tale carattere ~ tutt'altro che costante. Basti qui ricordare la nevrosi celiaca, ove, ù1 periodo di trtgua, persiste quel senso di penosa oppressione alla regione ombellicale (placca ombellicale), le c~trdionevrosi, in cui una sensazione di oppressione precordialc costituisce per l'ammalato una spina costante e tonnentosa. D 'altra parte organopatie gravi, es. cardiopatie compensate, nefropatie ecc., dànno al paziente periodi di tregua così completa da permettergli di dedicarsi a lavori anche faticosi, dandogli l 'illusione, purtroppo solo questa, del\.1 guangione completa. La cenestesi può essere turbata in ambedue i gruppi di affezioni, nè l 'intensità del disturbo può darci il filo conduttore per giungere alla diagnosi differenziale, in quanto organonevrosi (nevrosi celiaca, asma ecc.) turbano talora questa sensazione generale dello stato del soggetto in modo così grave da meritare il nome di cenostopatie, mentre quello può non essere turbato o solo leggermente in organopatie gravi, anche ad esito letale. Ciò è stato interpretato nel senso che il disturbo della cenestesi, indipendentemente dagli stimoli anormali .che nell'organonevrosi e nell 'organopatie lo provocano, è subordinato al disquilibrio neuro-vegetativo del soggetto ed al tipo vagotropo o simpaticotropo della malattia, onde sono le individualità ,-agoestesiche e le malattie a tipo vagotropo quelle ove lo stato generale è più compromesso (grave malt:ssere, astenia, adinamia, tendenza al deliquio, alla nausea, al vomito ecc.). Se qualche elemento differenziale vuoi rilevarsi, questo si riferisce sopratutto al modo di manifestarsi dell'alterazione (ritmica nell'organonevrosi , di solito permanente nell'organopatia). La febbre, espressione di alterazioni neurovegetative, è sintoma che indica più propriamente l'organopatia, per quanto anche in organonevrosi possano osservarsi fugaci alterazioni termiche. Perturbamenti di altre attività neurovegetative (vasomotorie, secreti ve, hssomotrici) possono osservarsi tanto in organonevrosi quanto in organopatie c sebbene caratteri differenziali nel grado e nelle modalità di manifestazione siano stati rilevati più caratteristici e costanti nell 'uno o nell 'altro gruppo nosologico, sono sempre caratteri più quantitativi che qualitativi e quindi $Carso affidamento su essi può fare il medico per la diagnosi differenziale. Nella nevrosi celiaca, per es., sono stati descritti come caratteristici i disturbi vasomotori sotto forme di vampe al volto, al collo, ma essi si osservano anche nel morbo di BaseJow e ncll 'arteriosclerosi. Analogamente disturbi dell 'appetito sono segni di gastronevrosi o di gastropatie. Un criterio può aversi nd tipo capriccioso ed incostante che essi hanno nelle prime, mentre sono più costanti nelle seconde: es. la costanza d'anoressia nell'ulcera o in un tumore dello stomaco.


ORGANON EVROSI ED ORG A:"JOPAT IE :"Jf:J RAPPORTI DELLA MEDICIN A ECC.

JII

Ancora meno valido agli effetti diagnostico-differenziali è il sintomo dolore : la sua intensità, il suo modo d'insorgere e di dileguarsi non offrono elementi sufficienti e caratteristici per discriminare un'organopatia da un'organonevrosi. Il dolore è parossistico neli 'angina di petto o altra grave miocardiopatia come nelle cardionevrosi, per poi dileguarsi rapidamentt: ; così nella nevrosi celiaca come nella crisi dolorosa da ulcera gastrica, da crisi tabetica, da colelitiasi, da nefrolitiasi. D'altra parte non sempre il dolore nella nevrosi celiaca si dilegua passata la crisi, ma persiste molesta e sorda la nota placca ombellicale. Il campo d 'irradiazione, la percezione e la localizzazione del dolore, più vivaci e precise ndl'organonc~rosi, onde si suoi dire che il paziente, anche nei periodi

di tregua, si rappresenta l'organo da cui il dolore si origina, hanno valore limitato per il fatto che ciò può osscrvarsi anche in organopatie. Bastano questi pochi rilievi per portarci a concludere che sulla base del sintoma dolore non è prudente avventurarsi in una diagnostica differenziale. Disturbi del sonno, la vertigine, l'emicrania sono sintomi di organom:vrosi e di organopatie, onde la valutazione di essi impone, come per altri già esaminati, riserve nelle deduzioni diagnostiche. Infatti uno stato di sonnolenza si può osservare sia nella nevrosi celiaca che in sindromi ipofìsarie, in tumori del terzo ventricolo e cerebrali in genere, in sindromi postencefalitiche. Per la vertigine Leidler e Loewy, in base a sistematiche ed accurate r icerche su abbondante rnatcriale clinico, costituito da organopatie t:d orga-

nonevrosi, concludono che differenze fondam entali il sintomo non present~ nei due gruppi d'affezioni, onde lo si possa invocare quale sicuro elemento discriminati vo. L 'emicrania infine, per quanto per le sue ripercussioni su altre attività vegetative e per la sua concomitanza ed alternanza con altri sintomi di nevrosi, sia di queste segno più precipuo, pure è frequente in encefalopatie da alterato circolo, in sclerosi renale, ove può indicare um crisi uremica, cd episodicamente può comparire in epatopatie, talora latenti. Tali succinte indicazioni prospettano chiaramente al medico nel procedimento diagnostico b necessità di accurati -esami dell 'apparato cardiovascolare, dei reni e del fegato, il . cui esito negativo può solo autorizzare a concludere per la natur~\ nevrosica del sintoma. Alterazioni della diuresi puramente funzionali, poliuria ed oliguria essenziale, in rapporto a labile equil ibrio neUI ovegetativo e secondo Bauer a !abilità costituzionale dei centri diencefalici regolanti il metabolismo dell'acqua e dei sali, sono da ammettersi, prcvia però esclusione per la poli.uria di un diabete insipido da lesioni della regione infundibolare, di nefrosclerosi, per l'oliguria di cardio-epato-nefropatie, di carcinoma dello stomaco. Da tale disamina deducesi che mentre i sintomi, i~olatamente considerati , si dimostrano non sufficienti per la diagnosi differenziale, tut~avia dall'esame del loro modo di associarsi e di manifestarsi risultano elementi che possono


712

ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE NEI RAPPORll DELLA MEDICINA ECC.

indicare un orientamento diagnostico, anche se, come in precedenza si è detto, l'eventuale degradare dell'uno nell'altro gruppo nosologico impone al medico riserva e circospezione. Prima quindi di trarre da questa disamina dei sintomi conclusioni generali in rapporto alla tesi oggetto del presente lavoro, è opportuno procedere ali 'esame di essi in alcune sindromi, l imitandoci a quelle di più frequente osservazione e mettendo in rilievo le modalità di atteggiamento dai sintomi stessi assunte e per reciproca alternanza ed interferenza e in rapporto allo stato di perturbamento vegetativo, che la sindrome sostiene.

Sindrome legata a disquilibrio vegetati vo è l 'asma, studiato nei suoi fattori endogeni e costituzionali da Castellino e precisato nell'essenza e nelle componenti anafilattiche da Frugoni. Il Clinico di Roma lo definisce: « una sindrome caratterizzata da reazioni accessionalì insorgenti a livello di un punto qualunque delle vie respiratorie dal naso ai bronchi, accompagnate frequentemente da particolari modificazioni cìto-umorali, insorgenti in individui costituzionalmente predisposti, ed è espressione spesso di uno stato dì ipersensibilità generale con iperreattività respiratoria di fronte a sostanze eterogenee, ma non raramente anche di anomala risposta a semplici stimol i irritativi ». Nel determinismo della sindrome, !imitandoci agli elementi che riguardano il nostro argomento, il fattore costituzionale ha importanza minore di quanto era prima ritenuto: non vi è un tipo costituzionale particolarmente predisponente all'asma bronchiale, tutto al più potrebbe ammettersi che vi sono più predisposti gli ectipi estremi che non i normotipi. Per l'equilibrio neurovegetativo si è comunemente affermato che gli asmatici sono dei vagotonici o parasimpatìcotonìci. L 'osservazione clinica però, condotta ;enza preconcetti teorici, ci porta ad affermare che molti asmatici, ma non tutti, sono vagotonici, in quanto si possono riscontrare tra essi i più tipici sìmpaticotonici e, per quanto raramente, l'asma bronchiale si è osservato anche in ipertiroidei e persino nel tipico morbç di Basedow (Frugoni). Allo stato attuale può pertanto solo affermarsi che molti asmatici sono dei distonici o disestesici neurovegetativi, senza orientamento sempre chiaramente riconoscibile verso la vago- o simpaticoestesia e che alla crisi asmatica sicuramente concorrono e coincidono le note di una crisi vagotonica. Per quanto riguarda l 'equilibrio endocrino l'osservazione clinica dimostra i.n modo non dubbio in alcuni casi, non frequenti però, l'intervento di p<::rturbata funzione di ghiandole a secrezione interna. A parte la discriminazione del l 'asma bronchiale legato a cardiopati::~, a ncfropatia, bisogna qui ricordare che nel! 'asma essenziale si può stabilire


ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE NEl RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

713

l 'enfisema polmonare con consecutive alterazioni cardiache, che di per sè aggravano lo stato morboso. Ancora, l'antagonismo tra asma bronchiale e tubercolosi polmonare, l'osservazione clinica ha dimostrato insussistente, è però certo che la coesistenza della forma genuina dell'asma con lesioni evolutive distruttive rubercolari è rara, mentre frequente è la coesistenza di piccole lesioni tubercolari a tipo fibroso, che forse facilitano l'evoluzione dell'asma. Per quanto scarso il materiale anatomopatologico in rapporto all'asma, quello di cui finora disponiamo, nella concordanza dci reperti, dimostra che l'asma non è malattia senza base anatomica e quindi organonevrosi nel significato, che comunemente si suoi dare alla parola. Difatti l'indagine anatomopatologica dimostra ipertrofìa a volta globale della parete bronchiale, a volta a carico della parte muscolare o mucosa o ghiandolare della parete. La lesione può restare circoscritta a settori. Sono frequenti zone di atelettasia. Iniine notasi una cospicua infiltrazione di cellule eosinofili, d'·r rigine tuttora discussa, ora uniformemente diffusa, ora variamente distribuita. Importanza notevole in medicina legale in genere ed in medicina legale militare in specie ha l'esatta valutazione diagnostica delle cardioncvrosi e delle cardiopatie in rapporto alla loro essenza ed all'idoneità dell'individuo al servizio militare. E l'import~tnza aumenta ancora qualora si consideri che sulle prime, specie in taluni periodi, ha largamente inciso la simulazione, della quale qui non vogliamo occuparci. L'indagine anamnestica, l'esame generale completo del soggetto, l'esame dello apparato cardiovascolare (clinico, radiologico, sfìgmografico, elettrocardiografico) e tutte le altre prove miranti ad esplorare lo stato funzionale possono portare, e di solito portano, specie se praticate in ambiente, adatto,

contributi importanti e talora decisivi alla diagnosi. Ma l'osservazione quotidiana ci dimostra ancora che frequenti sono i casi in cui il giudizio resiste tenacemente alle nostre indagini, che molti sintomi, sul cui valore prima si faceva molto affidamento, vanno revisionati e con giusto criterio valutati, onde evitare di giudicare male un cuore, che può essere anche normale o viceversa. Delle norme per discriminare una cardionevrosi da una cardiopatia sono state date e forse sono esse anche troppe. Noi non le vogliamo demolire, ma è necessario che ci si persuada che esse dànno quanto possono e, ci si accusi pure di iconoclastia, molto meno di quanto prima si credeva e forse anche attualmente si crede. Ciò premesso accennerò alle note diagnostico-differenziali più importanti. Un criterio di orientamento verso la cardionevrosi ci è fornito dalla disamina dei disturbi subbicttivi, i quali, mentre sono più accentuati (:d alterano profondamente la cenestesi nelle siodromi nevrosiche del cuore, in cardiopatie in stato di compenso possono essere lievi o mancare del tutto.


714

ORGANONEVROSI El) ORGANOPATIE NEl RAPPORTI DELLA MEL>ICINA ECC.

L 'osservazione clinica dimostra infatti cardiopatie latenti in soggetti anche sottoposti a lavori gravosi, mentre disturbi funzionali anche lievi possono costituire il nucleo attorno a cui germogliano ed evolvono vere psicosi, che turbano o paralizzano addirittura l'attività del soggetto. L 'esempio più frequente ed anche più classico si ha nel cardiopalmo (tachicardia normotopa), sindrome caratterizzata da impulso cardiaco scuotente e frequente, per cui profondamente alterata è la cenestesi del paziente, tormentato dal destino del proprio cuore. Alterazioni nella frequenza del ritmo cardiaco sia nel senso dell 'aumento che della diminuzione si osservano in cardiopatie e cardionevrosi . Per queste ultime sono da ricordare le diverse forme di tachicardia semplice, quella ortostatica, da abusi sessuali, da convalescenza di malattie infettive, da introduzione a scopo terapeutico o fraudolento di sostanze diverse (tiroidina, chinina, atropina, nicotina, ecc.). Ma anche in organopatie si può osservare tachicardia, la quale, almeno in fase iniziale, è difficile discriminare da quella da cardionevrosi. Tra le evenienze cliniche più frequenti ricordiamo: la tachicardia premonitrice del morbo di Basedow e degli stati ipertiroidei in genere, ove la mancanza dei sintomi dell'endocrinopatia, sia nelle forme iniziali, sia nelle forme frustre e larvate, non permettono una precisa diagnosi, la tachicardia in fase iniziale della tubercolosi polmonare, ove solo ·accurati esami clinici, radiologici e sierologici, e non sempre, possono stabilire la vera natura dell' :1ltcrato ritmo cardiacc, infine la tachicardia come sintomo prcparatore dell'arteriosclerosi, ove pochi e non sempre sicuri elementi (età del soggetto, anamnesi, esplorazione funzionale del cuore e dei reni, ccc.) potranno guidare il nostro orientamento diagnostico verso l'angiopatia, se non per un prudenziale atteggiamento del medico, che valut.1 tale tachicardia come foriera di sclerosi cardiovascolare. La discriminazione tra cardiopatia e cardionevrosi è molto più ardua nella malattia di Bouveret o tachicardi:.t parossistica, in quanto, oltre aHa genesi nevrosica, essa può essere espressione di miocardite arteriosclerotica, reumatica, luetica, alcoolica, ecc. o di vizio mitralico, che durante l'accesso sarà di difficile accertamento, in quanto i rumori di soffio possono scomparire nell'esagerata frequenza del ritmo ca rdiaco. Considerazioni analoghe valgono per la bradicardia, la quale può essere indice tanto di disquilibrio neurovegetativo. anzi può costituire un ·anomalia funzionale costituzionale, espressione di prevalente vagoestesia nel sistema vcgetativo, come di lesione organica del miocardio e precisamente del sistema specifico del cuore o di lesione extracardiaca che sul cuore si ripercuote attra\'erso ecci tazione del vago. Bradicardia si può avere nell 'ipercolisterinemia, nelle co lemie, n eli 'uremia, che con diverso e non sempre precisabil": meccani smo in flu iscono sull 'attività cardiaca. L'ex trasistole è altra aritmia che può indicare tanto un disturbo funZIOnale da prcvaknte vagoestesia, quanto una lesione cardiaca interessante il


ORGANONEV ROS I ED ORGANOPt\TIE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

715

mio- o l'endocardio. Talora è di origìne riflessa da lesione epatica o r-enale o gastrica o della sfera genitale o dell'orecchio o del rino-faringe o da intossicazione. N on raramente l'extrasistole riconosce la sua gene~ i da più di una delle cause suddette, che in vario modo intervengono ed interferiscono, onde la discriminazione etiopatogenetica e diagnostica non sempre è possibile, almeno con certezza.

Compito spesso difficile è differenziare l'angina di petto legata a lesione organica del cuore, dei vasi coronari e dell'aorta da quella in rapporto a nevrosi. L 'esame del soggetto dal punto di vista neurologico, l'età, la tachicard ia durante la crisi dolorosa, l 'irradiazione del dolore a distretti diversi da quelli che si osservano nella vera angi na sono dementi che portano il medico ad orientarsi verso la forma nevrosica, ma comportano anche, onde evitare troppe semplicistiche e talora fa tali deduzioni, delle riserve, in quanto non sono rare le eccezioni. Differenziare la m iocardite dalla miocardia di Laubry, si ndromi clinicamente simili, ma diverse dal punto di vista anatomopatologico per h presenza di lesioni miocardiche nella prima e per l'assenza nel la seconda, è compito che supera le possibilità diagnostiche del clinico, come lo stesso Laubry ha dovuto riconoscere. La conclusione di Clerc, che forse la miocardite dell'anatomopatologo è diversa da quella del clinico, fa trapelare un senso di giustificato scetticismo. Fra le manifestazioni morbose a carico dci vasi è da considerare l'arteriopalmo, che ha comunità di fattori determinanti col cardiopalmo, c che consiste nella percezione da parte del paziente della propria pulsazione arteriosa, che non di rado con l 'esamt.: obbiettivo si può rilevare più ampia e più forte. Di esso il segno più noto è la pulsazione carotidea e la epigastrica. Questa ultima è molto interessante, perchè, se può indicare forme nevrosichc (es. nevrosi celiaca), è spesso anche r.intoma di organopatia interessante il cuor~, l'aorta, i polmoni e di lesioni di organi addominali, e bisogna conv-=nire che la precisazione diagnostica, anche con accurato esame, non è agevole. Le molteplici norme date a tale scopo importano delle riserve. Discriminare, per esempio, la pulsazione epigastrica, sintomo di disquilibrio vegetati vo, da quella indicante sclerosi od aneurisma dell' aorta è compito arduo, e solo elem e nti collaterali possono talora coadiuvarci allo scopo. Ancora, la precisazione diagnostica dell 'angina delraddome, equivalente nosologico dell'angina di petto, può essere particolarmente difficile, in quanto non di rado l'esame obbiettivo più accurato non riesce a dimostrare elementi che indicano la sclerosi del vaso. Ci troviamo spesso d i fronte a <.Juella sindrome, a prognosi grave, definita da Ortner, dispragia arteriosclerotica intermittetlte da lesioni sclewtiche dei capillari e precapillari"' che formano il letto di distribuzione del tronco celiaco. Infine se è caratteristico d eli 'angina del l 'addome, è frequente però anche nella nevrosi celiaca il senso di angoscia, di ansia, di depressione, onde non è da tale elemento che deriverà il filo di Arianna, che


716

ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

ci guiderà nella diagnosi. Il criterio, da alcuni indicato, che nell 'angin.l addominale il parossismo algico si manifesta dopo sforzi, mentre nella nevrosi celiaca, nella gastroenteronevrosi è capriccioso, per quanto abbia una certa imp~rt~nza ne~a definizione diagnostica, va utilizzato, per le numerose eccez1ont, con nserva. Il riconoscimento deH'ipertonia essenziale, cioè dell 'aumento di pressione da disquilibrio dei meccanismi neurovegetativi, che presiedono alla regolazione di essa, e senza lesione sclerotica cardiovascolare, renale e dei parenchimi viscerali, è di solito non agevole. E qualora la pressione sanguigna supera i 160 mm. di H g. per la massima ed i 100 per la minima, ~ prudente, come ammonisce Pende, sospettare un'arteriosclerosi circoscritta o una nefrosclerosi, anche se manchino sintomi dimostrativi di queste e se altri elementi (età, ampie oscillazioni quotidiane della pressione, ecc.) ci debbano far orientare verso la forma nevrosica, la quale d'altra parte non raramente prelude a quella organica e con essa si confonde. Le difficoltà diagnostiche prospettate nella succinta dis;!mina delle affezioni cardiovascolari sono, noi riteniamo, da riferire al fatto che, senza volere le forme nevrosiche con le organiche propriamente identificare, non esiste sempre tuttavia tra esse un limite netto dal punto di vista fisio- ed anatomopatologico e quindi sintomatologico, e che nor. raramente le prime sono uno stadio di preparazione alle seconde. La discriminazione delle sindromi nevrosiche dello stomaco e dell'intestino dalle gastro-enteropatie costituisce spesso un cimento non facile anche per il nv.::dico più sagace e più colto. Lo stesso v. Bergmann, che tanto ha contribuito alla conoscenza dei disquilibri vegetativi nel campo delle gastronevrosi, raccomanda molto opportunamente la più grande prudenza nella diagnosi di nevrosi. gastrica ed intestinale, in quanto quadri nosologici molto simili possono essere espressione di gastrite, di ulcera dello stomaco o del duodeno, di colecistopatia, che all'esame clinico e radiologico non sempre si manifestano con sintomi, che ne permettano la identificazione. Giustamente il clinico di Berlino ammonisce che la gastrite e l 'ulcera dello stomaco sono molto frequenti e che spesso la diagnosticata gastronevrosi non è che una sindrome neurovegetativa da spina irritativa, rappresentata proprio da una delle suddette lesioni. La diagnosi di gastro- o di enteronevrosi quindi, bisogna riconoscerlo, è, ardua per la ricchezza e la complessità dei perturbamenti funzionali, motori, secretivi, sensitivi, che con diverse modalità si associano e fra loro interferiscono. Essa non può pertanto essere mai una diagnosi di comodità, che si lancia per pigrizia o superficialità, di primo acchito. Consideriamo la nevrosi celiaca o wlaralgia di Laignel - Lavastine. E' una sindrome vegctativa, di cui alcune note abbiamo in precedenza indicato. La differenziazione diagnostica di essa da organopatie dolorose dell'addome può presentarsi particolarmente difficile, in quanto l'ulcera dello


ORGANONEVROSl ED ORGANOPATlli NEl RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

717

stomaco e del duodeno, malattie del colon, della cistifellea, del pancreas (specie la pancreatite emorragica), dell'aorta addominale possono presentar crisi di ~olore celiaco. Se il ritmo del dolore, l'indagine radiologica, l'ematemesi o la mdena ed altri elementi risultanti dall'esame clinico o di laboratorio durante un 'osservazione del paziente ben condotta possono talora indirizzare il nostro giudizio, non sempre ciò avviene, onde persistenza del dubbio diagnostico. Per la pancreopatia ricordo la grave adinamia del soggetto, la tumefazione epigastrica, la steatorrca, l'iperglicemia e la glicosuria ed in ultimo i sintomi gravi e tumultuosi della peritonite. Bisogna in ogni modo tener ben presente che !a nevrosi celiaca è affezione morbosa non comune, e Galdi ammonisce in proposito che più volte ha riconosciuto un'ulcera o un cancro dello stomaco, un'ulcera duodenale, una colecistite, una litiasi pancreatica, un morbo di Pott là dove per superficialità ed imperizia s'era avventata una diagnosi di nevrosi celiaca, la quale non può essere una diagnosi comoda di primo esame, ma una diclgnosi di approdo dopo adeguata osservazione. Nell'ambito delle malattie renali le indagini sono suggestive e dimostrative. Nella letteratura sono riportate osservazioni ben documentate, anche se non numerose, di cui alcune si presentano quasi sotto il rigore di fenomen i sperimentali, dalle quali risulta che per lesione nervosa, sia centrale che periferica. si possono determinare alterazioni renali, in primo tempo puramente funzionali, ma in secondo tempo, persistendo l'azione nervosa, anche organiche o lesionali e permanenti ed in nessun modo discriminabili dalle nefropatie da altre cause a noi note (infettive, tossiche, ecc.). Da tutti è ammessa l'anuria di origine nervosa, anzi H . Roger ne ha ampliato il campo non solo in quanto essa può osservarsi per lesioni interessanti un solo rene, che per riflesso rene-renale bloccherebbe pure la fuil• zione del rene sano, ma anche in malattie infettive ed in intossicazioni, in cui l'anuria completa si ha prima che l'agente infettivo o tossico abbia potuto determinare nell'organo lesioni tali che ne spieghino la soppressione completa della funzione. S'invoca pertanto una sopraggiunta azione vasocostrittrice glomerulare da stimolazione nervosa, poichè spesso l 'indagine anatomopatologica (anche reperti oramai numerosi di biopsia) dimostra solo lesioni discrete di glomerulite a focolai limitati, zone d'edema interstiziale, lesioni tubulari poco confluenti, in ogni modo lesioni, che per entità ed estensione sono molto lontane da quelle che si osservano nella nefrite scleroatrofica, in cui la secrezione di acqua, cloruri ed anche di urea non è soppressa, salvo eccezioni molto rare. Quindi non si può mettere in dubbio l'intervento del fattore nervoso. Il quale riceve ancora conferma dalla decapsulazione, che si pratica in casi di anuria, 0ve l'esito dell'intervento non può essere solo dovuto alla liberazione del rene costretto, in ouanto talora il rene è poco o .niente aumentato di volume, a prescindere d;ll'osservazione che in


718

O RGA:-; ONEV IWSI ED ORGANOPATIE NFJ RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

qualche caso la diuresi si è ristabilita senza che l'intervento sia giunto fino

al rene. P er l'albuminuria è ben nota quella che si osserva nell'accesso epilettico c negli stati emotivi. Nel campo poi delle nefriti vere e proprie è di osservazione non rara la nefrite insorgente in seguito a rachianestesia e che regredisce dopo qualche tempo. May nel 1930 alla Société de Biologie di Parigi ha riferito il caso Ji un malato, il quale aveva presentato quattro poussées successive di paralisi

periferica del facciale c, coincidenti con esse, quattro poussées di cronica nefrite con ipertensione. Particolarmente dimostrativa , quasi sperimentale, è l'osservazione di Trémolières e Véran, riguardante un malato che in concomitanza ad attacchi di zona oftalmico da gasserite, che si ripeteva a diversi intervalli, presentava poussées di nefrite con albuminuria, cilindruria, aumento dell'azotemia ed ipertensione. Tali fenomeni renali , che in primo tempo regredivano e pertanto erano da interpretare come funzionali, invece dopo il terzo attacco divennero permanenti e l ' individuo morì in seguito ad

urem1a. Quindi dopo il terzo attacco di zona ai disturbi transitori nevrosici della funzione renale succedettero disturbi permanenti, legati ad alterazione dell'organo ben precisate alla sezione. Ancora più suggestiva è l'osservazione di Rollet e Colrat, riguardante un n efritico cronico sofferente anche di epilessia, definita uremia convulsivante. Un accurato esame del liquor mise in evidenza fenomeni di compressione e l'intervento dimostrò l'esistenza di un meningioma, che fu

aspo:-tato. Gli accessi convulsivi si dileguarono subito e dopo qualche tempo anch...: la nefrite, evidentemente non ancora legata .1 lesioni organiche non redimibili del rene. Sono queste osservazioni, anche se poco numerose, cruciali, in quanto dimostrano che una nefrite cronica può essere determinata e mantenuta da lesione n ervosa lontana. Ancora, esse dimostrano che le lesioni rcnali dalla ncuropatia determinate possono regredire e scomparire qualora il fattore nervoso è eliminato, come pure, persistendo questo, i disturbi renali, prim.t fun zionali e completamente rcgredibili, possono diventare permanenti in rapporto a le..~ioni anatomiche sopravvenute e stabilizzate. Come deduzione da tali osservazioni si potrebbe anche prospettare l'ipotesi che la persistenza di una cronica ncfrite, dopo che le incriminate cause infettive c tossiche siano cessate, possa essere legata all'intervento di un fattore nervoso, che, provocato dalla stessa infezione ed intossicazione, continui ad esplicare la sua azione. Comunque rali osservazioni cliniche, cui si aggiungono dimostrative

osservazioni sperimentali di Re~ lly, Fruseman ed Hamburger, ed altri, ai nostri fini dimostrano sempre come sia ardua la discriminazione delJ'affe-


ORGANONEVROS I ED O RG,\ N OPATIE N El RAPI'OR'ri DELLA MEDICINA ECC.

719

zion;;: funzionale, nevrosica da quella legata a ben definite lesioni anàtomiche e come sia possibile il passaggio dall'una all'altra, qualora il fat- . tore determinante la prima continui ad esplicare la sua azione patogena.

Deduzion.i diagnostiche e medico-legali. - La rassegna, anche se succinta, dei sintomi e dei più importanti e frequenti complessi nosologici in rapporto ad organonevrosi, la valutazione delle note discriminative dall'organopatie, la disamina dei fattori. etiopatogenet1ci di ambedue i gruppi di affezione, i riiievi critici, che ne derivano, ci portano ad una prudente riserva, talora anche ad un giustificato scetticismo in rapporto alla sicurezza della diagnosi. La quale non affermiamo che sia impossibile, frustrando così con un atto di rinunzia o di scoraggiamento i risultati di studi numerosi, sistematici e ben condotti da parte di patologi e clinici insignì. Quella riserva e quello scetticismo però ci indicano in modo preciso che la diagnosi di organonevrosi deve scaturire da un esame metodico, affinato e completo dell'ammalato, che essa va fondata non su un ~intoma solo, ma su un numero quanto più grande è possibile di essi, valutati senza preconcetti personali o di scuola, onde evitare nella discriminazione dall'organopatia l'errore diagnostico, che significa errore di prognosi, di terapia e di provvedimento medico-legale. Ancora, la diagnosi di organonevrosi non indica quadro morboso lieve ed a prognosi sicuramente fausta. Tale semplicistica deduzione, tramandata di generazione in generazione ed ammessa più per intuito che in base a sicura dimostrazione, è quanto mai errata. L'organonevrosi jndica alterazione dei meccanismi di correlazione neurovegetativi, endocrini ed umorali, quindi disquilibri nell'ambiente neuroormorùco-elettrolitico delle cellule di un determinato organo ed apparato, onde meiopragia di essi, la cui precoce conoscenza ha grande importanza allo scopo di evitare che, persistendo od accentuandosi questi disquilibri, ~i degradi in disturbi con base anatomica definita e rilevabile, breve che dall'organonevrosi si passi ali' organopatia. Rapporti pertanto tra i due gruppi nosologici sono molteplici, onde · sintomatologie quanto mai varie e complesse, che ralora l'acume clinico e critico del medico più accorto non riesce con sicurezza a definire. Esempi caratteristici per le organonevrosi sono le cosi dette spine irritative, cioè lesioni anatomiche in organi indovate, donde partono sti.moìi eccitanti o deprimenti il sistema simpatico e parasimpatico. Analogamente nelle organopatie, per l'insorgenza di riflessi viscero-viscerali interessanti il sistema vegetativo, si hanno atteggiamenti sintomatici quanto mai vari e complessi e talora i fenomeni vegetativi possono persino predominare e coprire quelli indicanti l'organopatia. Ciò è da tener presente particolarmente in affezioni dell'addome, ove l'ulcera dello stomaco o del duodeno, la colecistite, la pancreatite, la pericolite, per la prevalenza di detti sintomi , po5sono essere diagnosticate come organonevrosi e più spesso come nevrosi celiaca


720

ORGANONEVROSI ED ORCANOPATIE NEl RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

e ciò con danno gravissimo del l'infermo, che, convinto della lieve entità dd suo male, non segue adeguata terapia, e, nei riguardi della medicina legale militare, non è sottoposto ad adeguato provvedimento e pertanto esposto alle complicanze più gravi e talora fatali. Ancora più complessa appare la questione qualora si consideri che non raramente sullo sfondo dell'organopatia può tramarsi una sindrome vegetariva con sintomatologia anomala, onde agguati nel procedimento e delusioni nelle conclusioni diagnostiche. In conseguenza è importante acquisire il concetto che fenomeni neurovegctativi sono presenti in organopatie e talora in tal grado da deviare il nostre giudizio e che nell'organonevrosi lesioni anatomiche dell'organo interessato costituiscono la spina da cui si originano gli stimoli scatenanti la sindrome, ed in linea generale può ritenersi per ormai accettato che non esiste malattia di qualsiasi organo od apparato senza un'alterazione del sistema vegctativo più o meno evidente ed estesa. Ancora più precisamente e decisamente possiamo affermare che il sistema vegetativo nei suoi disquilibri rappresenta l'inizio ed il fondamento, su cui la lesione organica s'innesta ed evolve, in quanto « le alterazioni di circolo, di biochimismo e di trofismn da esso indotte costituiscono il primum movens di perturbarnenti istologici, che vanno gradatamepte manifestandosi >> (Galdi). Si può pertanto concludere, e ciò deve essere sempre dal medico considerato, che è molto arduo precisare dove l'organonevrosi termini e dove l'organopatia vera e propria s'inizia, e che compito essenziale del travaglio diagnostico è di ricercare nel singolo caso come e quanto un'affezione possa assumere atteggiamenti, manifestazioni, decorso ed esito diversi in rapporto ad interferenze e consensi da parte del sistema neurovegetativo. Dall'esatta comprensione e valutazione quindi dei complessi nosolo· gici, di cui abbiamo cercato di lumeggiare la essenza, la genesi, le manifestazioni, appare evidente l' importanza biologica, fisiopatologica, clinica e medico-legale di essi. La comunanza di fattori etiologici e di meccanismi patogenetici, i confini non sempre precisabili tra i due gruppi di affezione, sia dal punto di vista clinico e forse anche, per quanto meno evidente, dal punto di vista anatomo-patologico, il fatto oramai dimostrato che )'organonevrosi spesso non è che uno stato di preparazione all'organopatia, sono dementi che devono é1vere decisiva importanza nella definizione diagnostica e valutazione medico-legale dciJ'organonevrosi, definizione e valutazione che non vanno ispirate a superficiale empirismo, accettato per abitudine mentale comodamente contratta, ma devono scaturire da precise conoscenze della morfologia clinica, la quale solo può fornire esatto il concetto dell'organonevrosi e delle sue correlazioni con le organopatie. Concludendo, dimostrerebbe superficialità ed imperizia il medico, che a cuor leggero e ad un primo esame avventasse b diagnosi di organonevrosi e che questa giudicasSe affezione pu-


ORGANONEVROSI ED ORGANOPATIE NE! RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC.

JZI

ramente funzionale di grado lieve e comunque non limitante l'idoneità al servizio militare dell'individuo. L 'organonevrosi è sindrome legata ·a perturbamenti del sistema vegetativo ed a fattori costituzionali per abiotrofia e distrofia di ·organi, con i fattori vegetativi concorrenti ed interferenti. Pertanto la diagnosi di organonevrosi importa l'esatta valutazione dei menzionati fattori, onde stabilire l'entità dei disquilibri vegetativi e delle deviazioni organiche costituzionali, secon do la classica e geniale dottrina della Morfologia clinica » di Achille De· Giovanni. E se nei gradi lievi dÈ disquilibrio e di deviazione può ritenenrsi sol9 di poco menomata la idoneità al servizio del l 'individuo, onde un giudizio d'idoneità può essere consentito, non così nei gradi avanzati e più in quelli gravi, ove l'entità dei disturbi indicano non solo già di per sè mciopragie ed instabilità notevoli organiche e sistcmiche, ma ancora lesioni più ·estese di organi e sistemi abiotrofici e distrofici, su cui evolvono e si organizzano forme anatomo-patologicamente ben definite. Siamo in questi casi davanti all'organopatia, cui la valutazione medico-legale dev'essere adeguata. <(

RIASSUNTO. - L'A. sulla bas•! dci fattori etiologici, dei meccanismi pai~enettcl e delle manifestazioni cliniche delb'organonevrosi ed organopatie procede ad un'a d~amina dei due gruppi nosologici dimostrando la difficoltà della precisazione diagnostico-differenziale di esse. L'affermazione che l'organonevrosi significa sindrome in cui manca una lesione anatomica, la quale è nell'organopatia dimostrabile, non sempre è confortata ~all'osservazione condotta obbiettivamente e secondo i dettami della morfologia clinica. Una divisicne netta tra orgnnonevrosi ed organc patia non è quindi sempre possibiJc nè clinicamente, nè anatomopatologicamente, in quanto la prima rappresenta di solito uno stadio di preparazione alla seconda, verso la quale, persistendo il fattore morboso, lentamente degrada. Tale ccncezione ha particolare importanza in med!cina legale militare, in quanto deve dirigere, anzi dominare il giudizio medico-legale.

..

BIBLIOGRAFIA .

AsRAMI P. - BERTkANb - FoN'fAti'lt - ccc.:

Contributioìl à l'étudé des néphropathies d'ot'i-

gine nerveuse. - La Presse Médicale, n. 6, del 19 gennaio 1938. CAHELLINO P. e ScALA G.: Diagnosi differtmziale tra nevro.<i t•iscerali ed ()rganopatic. Relazione al 36° Congresso di Medicina interna, Roma, 1930, Edit. Pozzi. CHIRAY M. e PAVEL I.: Les syndromcs neuro-végétatifs (in Roger-Widai-Teissier: Nouveau Traité de Médecit;e, Fase. XXI, Ed. Masson et C., Paris, 1927). o' ALEsSANDRO R.: Medicina e Medicina legale militare. - Ed. L. Pozzi, Roma, 1936. EoENS E.: Die Konstitution als Kraukheitsgrundlage. Klinische Wochemchrift, 1938, n. 13. GALDI F.: LA crisi di vecchiezza .. Il Tommasi, n. 3-4-5-6, 1912. GALDI F.: Patologia del sistema nervoso vegetativo. - Trattato Italiano di Medicina Intema (I bi), Società editrice libraria, Milano, 19.31. 3 -

Giornak di m~dicina militar~.


7 22 ORGANONEVROSI ED ORGANOPATlE NEI RAPPORTI DELLA MEDICINA ECC. GALDI F.: Uno sgum·do clinico alle nevrosi dei cuore. - Conferenza alla Scuola di Applicazione di Sanità Militare, 1936-XIV. GEtUtAIN A.: De l'origine endocrinienne de certaines cirrhoses. - La Presse Médicale, 1938, n. u. HocHE A.: Die Wechseljahre des Mannes. - J. Springer, Berlino, 1936. HuEcK W.: Morphologische Patho/ogie. - G. Thieme, Leìpzig, 1937· MARANON G.: L'iige critique. (Etude pathog~nique et clinique). - i\lcan, Paris, 1934· MONASTERIO G. : La crisi di vecc·hiezza. - Riforma medica, 1937, n. 47· PENDE N.: Le debolezze di costituzione. (Parte l e Il). - Libreria di Scienze c Lettere, Roma, 1922. PENDE N.: Trattato sintentico di patologia e clinica medica. - M. Principato, Messina, 1927· PENDE N.: Endocrinologia (IV ediz.). - Vallardi, Milano, 1934. Roussv G . e MosiNGER M.: Neurocrinie, neuricrinie et trasmission humorale des excitations m:rveuses. - La Presse Médicale, 1937, n. 66. RoussY G. e MosiNCER M.: Quelquel données récentes fournies par l'étude histophysìologique du système neuro-végétatif>·. - La Presse Médicale, 1937, n. 23. Roussv G. e MosiNGF.R M.: Le correlazioni ìstologiche e funzionali tra il sistema neu· 1·ovegetativo e le glandole endoe~·ine. - La Riforma medica, 1938-X VI, n. 4· TI NEL J.: Le système nervcux t~<'gétatif. - Paris, Masson e C., 1937. V10u G.: La costituzione individuale. - Ed. Cappelli, Bologna, 1932. VIOLA G. : La valutazior1e della costituzione individuale. (Relaz.ione al 41 ° Congresso di Medicina Interna). - Bologna, 1935. Ed. Pozzi. • ZoNDF.K H.: Nerv-fonen und Gifwirktmg. - Klinische Wochenschrift, 1925. ZoNpEK H~ : Stellung der Electrolyte im Organismus. - Klinische Wochenschrift, 1925. Les régulatìons hormo-nale.<. (Rapports présentes aux Journées Médicales de Paris lnternationales, 1937). - J: B. Baillèrc et fìls, Paris.

~-


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DEL CORPO D'ARMA T A DI MILANO Direttore: colonnello medico ViNCENzo AccORINTI

ZOSTER E VARICELLA Prof. Nlcolaotoolo Rodinò, maggiore medico igienista.

E ' noto che manifestazioni erpetiche si possono verificare durante o dopo svariate manifestazioni morbose, quali determinate malattie infettive, affezioni tossiche, malattie del ricambio, emopatie ed anche in seguito a lesioni traumatiche. Dall'erpete semplice, dall'erpete sintomatico e da quello traumatico, la cui guarigione non crea alcuna immunità, si distingue la forma idiopatica zostenana. Questa malattia è caratterizzata da manifestazioni monolaterali erpetiche a poussées, che si localizzano lungo il territorio di distribuzione di determinati nervi sensitivi e la cui guarigione lascia delle leggere cicatrici e delle pigmentazioni sulla cute colpita, conferendo una completa e durevole im.' mumta. Tale neuropatia può presentare localizzazioni nel ganglio spinale dei nervi rachidiani, nel ganglio di Gasser, nel ganglio genicolato. H ead e Campbell hanno riscontrato lesioni dei gangli nervosi sensit1vi, caratterizzati da essudazione di cellule rotonde e da stravasi sanguigni. Schonfeld ha constatato distruzione delle cellule e delle fibre ganglio'lari, infiammazione della guaina pcriganglionar;:: cd in corrispondenza delle radici posteriori alterazioni degenerative, forte tumefazione dei cilindrassi wn infiltrati linfocitici e plasmaccllulari. Achar, Loeper, Brissaud e Sicard _h anno dimostrato l'esistenza nel liquido cefalo-rachidiano di una frequente linfocitosì, indizio di reazione della pia meninge spinale, ed ancora reperti microbici senza potere per altro dimostrare una loro eventuale specificità. La natura mfettiva dello zoster, propugnata per prima da Erb e da Landouzy, viene perciò provata non solo dal movimento immunitario che si determina nei colpiti, ma dalle lesioni anatomo-patologiche sia a carico dc:i nervi sensitivi che del liquido cefalo-rachidiano. Questo concetto patogenetico, che fa dello zoster una malattia infettiva localizzata nel ganglio sensitivo, spiega, secondo Mattirolo, una serie di fatti 1 quale la topografia radicolare delle manifestazioni erpetiche e la possibile propagazione del processo infettivo dal ganglio alla radice anteriore col determinarsi di paresi, paralisi funzionali fino a vere lesioni degenerative. Varietà di zoster paralitico sono state infatti osservate tanto nel dominio dei. nervi spinali come in quello dei nervi cranici.


ZOSTER E VARICELLA

Stanno in fine in favore della natura infettiva dello zoster sia i disturbi dello stato generale, che spesso precedono od accompagnano l'eruzione zosteriana, quale maksserc, abbattimento, cefalea, febbre, ecc., come varie constatazioni epidemiologiche ddla malattia, la quale non di rado esplode in forma epidemica nelle famiglie, negli ospedali, sulle navi. Da alcuni studiosi, specie della scuola tedesca, viene sospettata, quale porta d'entrata della sostanza infettiva zosterica, l'ampia superficie respiratoria, in considerazione di ricorrenze epidemiche di zoster, che si manifestano durante la stagione fredda, allorquando sono anche frequenti infezioni dd l 'apparato respiratorio. Per altri studiosi, specie cella scuola francese, la ~uccessione morbosa fra affezioni gastriche, intestinali o renali ed un tipico zoster, constatata in alcuni casi anche di una certa gravità, è così distanziata da dover pensare ad una penetrazione della sostanza zosterica attraverso i visceri, come stomaco, colicisti, fegato, reni, ccc. con formazione di un zoster secondario. Esister~bbero adunque non solo forme di zoster a ripercussione viscerale, ma forme ad origine int-estinale verosimilmente per penetrazione della sostanza zosterica per le vie nervose viscerali e successiva localizzazione nel territorio cutaneo - nervoso corrispondente. Mancano però a tali reperti epidemiologici e clinici conferme sperimentali, per cui si rimane sempre nel campo delle ipotesi circa la porta di entrata dc Ila sostanza infetti va zostcrica neli'organismo umano. Discordi sono pure le opinioni se la sostanza infettiva zosterica agisca primitivamente sui gangli spinali c sul midollo, o sul moncone sensirivo periferico o se essa provochi in primo tempo una infezione generale ed in secondo tempo, per via ematogena, localizzazioni al ganglio spinale, via periferica nervosa e pelle. L'esistenza di un virus zosterico è stata ammessa dopo gli esperimenti di Kundraritz, i quali vennero ripetuti e confermati da Stohr e Lauda, Siegl e Diel, e Lipschì.itz. Kundratitz, col contenuto di vcscicole zosteriche, ottenne in bambini, anche dopo 15-19 giorni dalla inoculazione, vescicolc diffuse a tutto il corpo a tipo esantematico, accompagnate da malessere generale e da febbre. Lipschì.itz mise in evidenza nelle cellule dell'epitelio malpighiano ed in quelle del corion, in quattro casi di erpete zoster di wi uno generalizzato, delle inclusioni, alle quali diede il nome di corpuscoli dell'erpete. Queste inclusioni, considerate dallo scopritore quali inclusioni di clamidozoi, sono per lo più endonucleari, hanno aspetto di corpi compatti cd omogenei , forma ovale o rotonda, grandezza varia e si presentano colorati in rosso col Giemsa. Ora mentre anche Kundratitz potè ottenere simili inclusioni nucleari col virus zosterico in inoculazioni corneali sperimentali. Lowenthal, Marinescu, Lugcr c Lauda, Cipolla, Fontana, Nctter cd Urbain, da inoculaziuni ùi virus


ZOSTER E \'A RI CF.LLA

zosterico sia sulla cornea del coniglio che di altri animali ottennero risultati dubbi o negativi. E pertanto gli scarsi risultati positivi ottenuti dagli AA. non si possono utilizzare con sicurezza per l'accertamento dello zoster sia nel campo diagnostico che in quello etiologico, nè possono avere, secondo Hetsch, alcun valore dimostrativo sperimentale sull'azione del virus zostcrico negli animali di laboratorio, gli infiltrati corneali ottenuti da Docrr, Lowenstcin, Baum, Cipolla, Fontana, Morelli c Truffi. Ampiamente discussa ed ancora aperta è la questione circa i rapporti fra zoster e varicella, essendo dette infezioni considerate da alcuni AA. causate da un agente etiologico unico, da altri da virus ncurotropi affini, da altri infine da virus etiologicamente diversi. Fra i sostenitori della teoria unicista ricordiamo Bokay seguito da Le Feuvre, Low, Fordyge, Bruining, Nettcr, Feer, Frei, Stransky, i quali sostengono che esiste un nesso etiologico fra varicella c zoster, sia per i casi singoli segnalati in letteratura, che per osservazioni ospedalicre di epidemie di varicella in seguito alla degenza nello stesso reparto di zosteriani. Ricordiamo i casi di Bruni di un ufficiale con zoster inguinale, che procurò dopo Io giorni la varicella ai suoi due bambini; i tre casi riscontrati nella stessa famiglia da Guttin, il 1" varicella, il 2" zoster, il 3" varicella e quello di Saltzmann in un uomo di 58 anni che presentò simultaneamente varicella e zoster. Kundratitz, van Drìel , Siegl, a conferma eh~ in epidemie di zoster rimangono indenni i già colpiti da varicella, dimostrano sperimentalmente che l'innesto di materiale zosterico provoca la varicella nei bambini, e solo rimane senza effetto in quelli già varicellosi. Bokay, Kumer c Stcin constatano che uno zoster generalizzato può rappresentare in condizioni naturali l'inizio di epidemie di varicella, anzi Stein sostiene senz'altro che lo zoster generalizzato rappresenta il legame fra il virus zosterico neurotropo ed il virus varicelloso. Anche il peculiare neurotropismo delle due infezioni viene messo in evidenza specne dalla scuola di Levaditi, secondo cui il virus zosterico è identico a quello dell'encefalite epidemica, da varie osservazioni epidemiologiche e da complicazioni encefaliche, che spesso si riscontrano nella varicella. Alcune osservazioni di laboratorio avvalorano la unicità delle due infez ioni. Kundratitz riesce qualche volta ad immunizzare contro la varicella dei bambini inoculando siero di convalescenti di zoster. Netter ed Urbain, Bokay, Frei, Pincherle e Vegni, dimostrano nel siero di malati di varicella e di zoster anticorpi specifici, reagenti con sieri zosterici e varicellosi sia con deviazione del complemento diretta, che crociata. Paschen e poi Taniguchi identificano nel contenuto di vcscicole vari cellose e zosteriche dei corpuscoli elementari, agglutinabili dal siero di con-


ZOSTER E VARI CELLA

valescenti di varicella. Rivers e Tillett riscontrano le stesse inclusioni cellulari ed identiche lesioni istologiche elementari nelle due infezioni. Ma non è tutto. Non è stato ancora possibile riprodurre sperimentalmente lo zoster con la tipica distribuzione dell'esantema lungo il decorso di un nervo sensitivo come nella infezione naturale. Non si è mai riusciti a riprodurre in bambini lo zoster con le sierosità di vescicolc varicellose. La sostanza infettiva, proveniente dalla varicella e. coltivata nei testicoli del coniglio da Tezner, Rivers e Tillett, non ha subìto alcuna influenza per opera del siero di convalescenti di zoster, rimanendo essa capace di trasmettere la varicella ali ·~orno. Non mancano ancora osservatori che si dimostrano meno assoluti circa la unicità etiologica varicello-zosterica. Per Nasso manifestazioni zosteriche in alcuni casi, ma certamente non in tutti, rappresentano una localizzazione del virus varicelloso nei gangli nelle radici spinali. Per Gamna esiste una certa affinità etiologica fra varicella c zoster, in quanto l'infezione varicellosa potrebbe in certi casi manifestarsi sotto forma di erpete zoster. Per Castellani e Jacono la varicella può essere confusa con eruzioni erpetiche (erpete zoster semplice, erpete zoster multi plo> ecc.); in questi casi la manifestazione cutanea suole seguire la distribuzione dei tronchi nervosi, le vescicole sono riunite a gruppi e possono esserci forti dolori. La teoria urucist l etiologica è invece particolarmente criticata da Berti, Pincherle, Kerr, Pierre Marie, Comby, Cozzolino, i quali contestano alcun nesso causale fra zoster e varicella, ritenendo che si tratti piuttosto di coincidenze di due malattie tra loro etiologicamente diverse. Anche il neurotropismo del virus varicelloso, sostenuto dalla scuola di Levaditi, non riceve sempre conferma sperimentale. Casagrandi con inoculazioni sulla propria persona ha dimostrato che la varicella debba differenziarsi dalle infezioni erpetiche, le quali, pur provocando cheratite, tuttavia si propagano per via nervosa, tanto che nel ganglio gasseriano si trovano lesioni, che sono simili a quelle descritte nella rabbia, il che nella infezione varicellosa non accade mai. lnvernizzi e Miiller nel cervello di conigli, inoculati per via endoculare ed intracranica con essudato estratto da vcscicole di varicella e sacrificati dopo un mese, non hanno osservato neurassiti diffuse con la caratteristica morfologia dell'infiltrazione perivasale e tanto meno infiltrazioni parenchimali, nè fatti emorragici, che sono lesioni nervose zosteriane caratteristiche. Infine al concetto clinicamente unitario dello zoster non sempre sembra corrispondere una identità unica etiologica. Oltre alle già accennate denominazioni adottate da Castellani e Jacono di erpete zoster semplice e di erpete zoster multiplo, Cipolla distingue uno zoster idiopatico da uno si ntomatico, Nett-er e Bokay parlano di zoster varicelloso, Luger e Lauda di


ZOSTER E VARICELLA

727

zoster erpetico, la cui unità etiologica sarebbe dimostrabile in modo sicuro,

secondo Hetsch, solamente da risultati sperimentali inoppugnabili, che fino ad oggi sono tutt'altro che univoci. Ora mentre Goodpasture, Teague, Luger c Lauda hanno constatato in qualche caso di efflorescenze zostcriformi la presenza di un virus, che inoculato nei conigli avrebbe dato manifestazioni simili a quelle dell'erpete semplice, solo un certo numero di casi di zostcr secondo Scppilli, e secondo Hetsch, a conferma delle affermazioni di Stein, solo alcune affezioni zostcriche, specialmente le generalizzate, sarebbero causate da un agente patogeno

identico o molto affine al virus della varicella. In considerazione della incertezza che regna ancora sui rapporti tra zoster e varicella, credo degno di segnalazione il seguente caso, caduto sotto la mia osservazione. Trattasi di una signora conJUgata, attualmente in mcnop:ws:1, con un uniw fig lio Ji 13 anni vivente e sano. Non ricorda malatri~ degne di nota c nega di a\'ert sofferto di varicella o di manifestazioni erpetiche dolorose. Nel luglio 1937, a distanza di circa due settimane da contatti avuti con una bimba affetta da varicella, cominciò ad avvertire malessere generale, orripi !azioni. mcxlica febbre, notando lungo l'ottavo spazio intercostale destro anormale secrezione sudorale e forma zione di efflorescenze erpetiche dolorose. Dopo dieci giorni di applicazioni topiche (boro-talco, cerotti, pcnnellaturc iodiche) durante i quali le efflorescenze cutanee aumentano confluendo in wosse c dolorosissime bolle, l'inferma ricorre ad un sanitario. Sottoposta a terapia neurovaccinica, 15 fiale intramuscolari alternate con arsenobenzolo endo,·ena, avverte un rclati\'O ma temporaneo benessere. Riaccescsi le iperestcsic a localizzazione fissa dalla vertebra corrispondente all'apofisi ensiforme, viene praticato dallo stesso sanitario un secondo ciclo arsenobenzolico unitamente ad applicazioni autoemoterapiche, ma con effetti anche qui transitori e col ritorno delle SQfferenzc, mal tollerate dall'inferma specialmente:: a causa di parossismi notturni. Un ulteriore ciclo di neurovaccino, 24 iniezioni ed inoculazioni endomuscolari di soluzioni antispasmodiche, anche due-tre fiale al giorno, non apportano che scarso sollievo all'inferma, la quale per attutire un male cosl lacerante arriva ad ingerire fino a ; -6 compresse di verona! per notte. Localmente viene tentata, dopo applicazioni varie, una terapia topica a base di '·eleno delle api; ma si deve abbandonare perchè non sopportata. Dopo due mesi di cure generali e locali, pur scomparse le manifestazioni bollosc cutanee, rimanevano inalterati i fatti neuritici, le cui esacerbazioni notturne mettevano alla disperazione l'inferma per l'intollcrabilità del tcrcbrantc male. In queste condizioni viene affidata alle mie cure: essa presenta inf:.Hti condizioni generali alquanto scadenti con note di iperecc it:~hilit?t ed alla regione colpita marcata pigmentazione, emidrosi, ipertermia, termalgia, cd iperestesia cutanea. Sottopongo l'inferma a terapia generale c loc:1lc: inoculazioni endoglutee di difeuolformina e loco dolenti di ischialgin:t, in principio giornalmente, poi a giorni alterni ed infine a 3-4 giorni di distanza, praticando in totale 10 iniezioni di difcnolformina e 12 di ischialgina. L'inferma alle prime applicazioni risente effetti benefici, in primo tempo con cessazione dolorifica limitata a poche ore dalle iniezioni locali, poi per tutto il giorno con


ZOSTER E VARICELLA

hevJ e tollerabili ritorni notturni ed infine con la completa scomparsa delle manifcst3· zioni iperestcsiche, residuando senso d1 stiramento cutaneo loc:tle, scomparso a sua volta Ìn capo a due sellÌm :m e (bJia C!'~S<J7.ÌOnC neJJa Cllr:l.

Dal caso surriportato credo di poter ricavare alcune considerazioni di i ndole epidemiologica e terapeutica. Questo caso conferma intanto quanto ammette Br uni, secondo CUI lo zoster sarebbe l'espressione della malattia d<::gli adulti c la varicella mvecc dei giovani. Evidente mi sembra poi il rapporto, cronologicamente inteso, fra varicella e zoster, ma assolutamente muta la contagiosità cronologicamente inversa fra zoster e varicella, sebbene le condizioni epidemiologiche si presentassero oltremodo favorevoli, avendo avuto l'inferma continui rapporti affettivi col proprio bambino, mai affetto da varicella o da infezion.i erpetiche dolorose e perciò recettivo. A favore del mio caso si potrebbe forse invocare un acquisito cd irreversibile neurotropismo del virus zosterico, analogamente a quanto hanno ammesso circa la citata mancata azione neurotropa del virus varicelloso I nvernizzi e MiiUer, secondo i quali l'esito negativo delle loro ricerche sarà stato causato dal fatto, che il liquido raccolto dalle vescicole proveniva da varicellosi con imponenti efflorescenze vescicolari, presumibilmente a causa di un ceppo di virus spiccatamente dermotropo. · N ella scelta della terapia ho tenuto presente l'ormai indiscussa natura infettiva e neurotropa dello zoster, seguendo Schonfeld il quale prescrive l'uso endomuscolare od endovenoso di urotropim per poter agire favorevolmente sui punti di azione centrale del virus zosterico, cd Hetsch circa l'uso di anestetici locali per vincere casi iperestesici ribelli di zoster. Ho preferito nella cura ad azione generale la difcnolformina, per il fatto che essa è un prodotto chemioterapico ad azione antisettica interna generale con spiccata battericidia, diffusibilissimo nel sangue ed in tutti i liquidi organici compreso il liquido cerebro-spinale c perchè, idrolizzandosi, si scompone in guajacolo, urotropina c fenolo, delle cui due ultime sostanze è nota l'elettività neurotropa. Ho scel to nella cura ad azione locale l'ischialgina pcrchè, costituita da antipirina, da un formiato e da un fenato di detta sostanza antitermica, al prodotto base, di conosciute proprietà antinevralgiche cd analgesiche, si aggiungono i sali urotropinico e fenolico, i quali completano il composto conferendogli una azione fortemente neurotropa, e perchè è priva di sostanze eroiche od alcaloidee di sorta, così facili a dare nei neuropatici fenomeni di assuefazione. La suddetta terapia, basata sull'azione chemioterapica, neurotropa ed analgesica dcii 'urotropina, dd fenolo e dcii'an ti pirina, ha portato ad effetti


ZOSTER E VARICELLA

rapidi e permanenti, poichè a vari mesi oramai dalla cessaziOne dei fatti morbosi, non residua no neli 'ex paziente che una lieve pigmentazione topi ca cutanea e delle tormentosc sofferenze il lontano ricordo. AuroRIASSUNTO. - L'A., accennati i dati clinici, anatomo-patologici ed epidemiologici che dimostrano come lo zoster <.ltbha considerarsi una malattia infettiva, e ricordate le ricerche più im portanti sulla etiologia e sulla epidemiolog ia zosterica, mette in luce i rapponi fra zoster e varicclht secondo le moderne ricerche e presenta un caso di i'JOSter con peculiari considr razioni di indole epidemiologica e tcrapeutica.

_ ___,._-w ·;---


CLINICA DELLE MALATTIE DEL SISTEMA NERVOSO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PISA

Direttore: Prof. G. AYAL•\

LA CURA CHIRURGICA DI ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTONDA PREFRONTALE ALLA MONIZ Dott. Vittorio E. Ventura, capitano me<.Eco.

La terapia delle psicosi ha subìto in questi ultimi anni delle notevoli innovazioni; i numerosi tentativi finora eseguici, sebbene si trovino tutt'ora in periodo di esperimento, debbono essere conosciuti non solo dagli specialisti ma anche dai medici generici, ai quali occorre di diagnosticare delle psicosi allo stato iniziale, quando appunto questi metodi sono più indicati. Per la schizofrenia, forma morbosa oscura si.a nella patogenesi che nei limiti, è stata esperimentata la piretoterapia, si milmente a quanto si fa per la demenza paralitica, metodo ben noto per essere qui illustrato: basterà accennare che nella schizofrenia non ha dato quei risultati favorevoli che si ottengono ndle forme mcta luetiche. E' stata tentata anche da Klaesi

la narcosi prolungata (1921); anche questo metodo però, dati gli scarsi risultati , è stato quasi abbandonato. Del metodo di shoktrrapia insulinica di Sakel reso noto fin dal 1933 e della cardiazolt-erapia proposta dal Meduna nel 1934 si è molto parlato e scritto da entusiasti c da scettici: fors~ la verità st1 nella via di mezzo fra le asserzioni degli uni c degli altri. Le recenti pubblicazioni in proposito sono molto note, nè è il caso di ripetere quanto è stato già detto abbondantemente. In questa stessa Rivista il magg. m('dico prof. Rizzo ha esposto, commentandoli, i risultati dd Congresso sulla shokterapia svoltosi a Milano nel novembre 1937·· Merita invece un breve cenno un metodo chirurgico ideato e praticato da Egas Mon iz, il geniale ideatore dell'angiografia cerebrale, il quale si è proposto di modificare con detto metodo il regime psichico degli schizofrenici e di altri ammalati mentali. Il metodo consisteva in un primo tempo ncll 'alcoolizzazione di alcune parti del centro ovale del lobo prefront::~le; il Moniz ha poi modificato e perfaionato il metodo, tagliando con un'ansa, che faceva uscire da uno stiletto (kucotomo), affondato nel centro del lobo frontale, uno sferoide di sostanza bianca. I presupposti teorici su cui si basa il metodo di Moniz derivano dallo studio del le funzion i dci lobi fron tali , che ha messo in evidenza due categorie di f:mi, ::~Imeno in apparenza, antagonisti.


LA C URA CHIRURGICA DI ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTOMIA ECC.

73 I

E' noto infatti che nei soggetti affetti da lesioni dci lobi frontali esistono àisturbi psichici multipli a carico della memoria, dell 'intelligenza, dell'attenzione volontaria, della sintesi m·..: ntale, dell'orientamento spaziale (Pierre Marie) e della condotta (Choroschko). I tumori dei lobi frontali, poi, dànno luogo a dei disturbi men tali in un a percentuale pi ù elevata che nella maggior parte dei tumori di altre regioni; qu~sti disturbi però non sono di tipo cost nte e limitato all'attenzione, alla memoria, all 'intdligcnza, alla volontà, etc., ma interessano piuttosto globalmente tutti questi rami dell'attività psichica. Si è tentato di dare una conkrma sperimentale a questa sintomatologia frontale, senza però giungere a delle deduzioni sicure, data la notevole differenza fra la vita psichica dell 'uomo c quc11a degl i animali, anche più -elevati nella scala zoologica, differenza che riduce gli clementi di paragone ad una sfera assai limi tata di manifestazioni psichiche elementari ; è stato però rilevato che l'abl azione dci lobi fronta li m·gli animali produceva perdita della concentrazione psichica, della memori a e dava luogo anche a delle alterazioni del carattere cd affetti ve (Fulton. lacobsen). In conclusione può dirsi che la maggior parte delle fun zioni isolat~ dei lobi frontJii si orienta verso una coordinazione degli atri psichici o motori che dimostra l'importanza della regione frontale nell'attività intellettuale, la quale mette in giuoco ogni sorta di associazioni, espressione delle funzioni delle varie parti dell'encefalo (Claude). Con qUJesti numerosi elementi che attestano l 'importanza del lobo frontale in rapporto ai sintomi psichici e alla vita mentale in ge nere degli individui, contrastano le costatazion i dei neurochirurgi, i quali hanno dimostrato che l'ablazione di uno dei lobi fronta ii non dà luogo a disturbi mentali notevoli. Clovis Vincent al Congr·:sso di Londra dichiarava che in certe condizioni la resezione parziale o totale del lobo fron tale non dà luogo a disturbi psichici o motori netti. E' lecito quindi supporre che uno dei lobi fronta li può esser~ funzionalmente sostituito dali 'altro. Degno di nota infine è il caso comunicato allo stesso Congresso di Londra da Richard Brickner ; dopo l'ablazione dei due lobi frontali , praticata da Dandy in segu ito ad un mcningioma, il paziente, pur pr-esen tando dei disordin i psichici (diminuzione della memoria e del controllo emotivo, perdita di urna parte considerevole delle conoscenze già acquisite, puerilità) conservava ancora una parte considerevole della sua attività mentale. E' quindi fuor di ogni dubbio che i lobi frontali hanno una notevole importanza n-ella vita psichica dell'uomo; non è possibile però accettare l'idea di centri psichici ben definiti come quelli descritti per la vista, per i movimenti degli arti o per il linguaggio. Secondo Moniz vi sono delle are~ cellu~ lari corticali che h_anno maggiore relazione con alcune manifestazioni psichiche, ma forse non dei centri psichici propriamente detti. Egli ricorda a questo proposito che, mentre alcune ~ree corticali (ad esempio la 4•, 17" e 18•


732

LA CURA CHIRURGICA DI ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTOMIA ECC.

di Broodmann) sono adibit~ a funzioni determinar~ e la loro distruzione dà luogo a gravi alterazioni funzionali, altre aree corticali (ad esempio la 6a e la 6" A) possono essere eliminate senza dar luogo ad importanti conseguenze; sembra quindi che le celluk rimanenti s'incarichino di sostituirle nella loro funzione. E ' verosimile che questa possibil ità di sostituzione vicariante sia nelle cellule della corteccia frontale più estesa eh~ nelle cellule delle altre zone corticali . Non è dunque possibile ammettere e sostenere l'esistenza di un centro dell'intelligenza, della memoria, della volontà, della personalità; vi sono d ci complessi mentali, legati a particolari gruppi cellulari, nei quali tutti gli elementi della psicologia classica esistono, in proporzioni talvolta assai varie, ma formanti un insieme anatomofìsiologico ben determinato. E' difficile pertanto sostenere l'esistenza di uno stato patologico in cui uno solo di questi elementi sia scomparso, I:Jsciando gli altri del tutto indLnni, nè è consentito affermare che ad ogni elemento cellulare del cervello debba corrisponde re una funzione particolare e stabile. Questél ipotesi potr~bbe tutt'al più essere sostenuta per alcuni settori, più antichi nell'evoluzione fil ogenetica ; negli altri settori però gli elementi c-ellul ari potranno assumere funzioni simili o vicarianti. L'attività funzionale delle cel lule corticali dei lobi frontali è strettamente legata e dipendente dalle sue numerose con ne~s ioni con gli altri settori dell'encefalo. La vita psichica è quindi la risultante di tutta l'attivilà corticale e dei complessi associativi che provengono direttamente o indirettamente da ogni parte del nevrasse; le manifestazioni psichiche, anche più semplici, derivano dal funzionamento d'innumerevoli raggruppamenti cellulari corticali (prevalentemente frontali) legati media nte un gran nume ro di connessioni ad altri raggruppamenti corticali, subcorticali, diencefalici, mescncefalici che costituiscono il substrato anatomico dell'attività psichica. I raggruppam~.:n ti suddetti f.ono sottoposti a stimol i di ogni sorta, provenienti dal sangue, dal liguido cefalo-rachidiano c da altri complessi cellulari. Queste associazioni aumentano c diventano sempre più complicate man mano che l'attività mentale si traduce in complessi psichici sempre più devati. L 'enorme complessità di queste connessioni cellulari ne impedisce lo sn1dio sistematico ; ma, qualunque sia il loro complicato decorso, è attraverso queste vie che giungono gli stimoli d 'intensità varia alle cellule corticali d ei lobi frontali, sc~cndo un cammino od un altro, secondo le difficoltà che rendono queste v i~ utilizzabi li c che mutano continuamente. Le cellule cd i g ruppi cc.:l lulari del cervello, i loro prolungamenti protoplasmatici c cilindrassil i hanno delle affinità selettive per gli stimoli che l':: attraversano r:1pidissimamente cd a ciò è dovuta la variabilità della vi ta psichica. Queste connessioni assoc iative sono mutevoli in gener~, ma talvolta per motivi vari si stabilizzano e diventano fisse; gli atti automatici debbono forse la loro origine a questo stabilizzarsi dci nessi associativi.


LA CURA CHIRURGICA DI ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTOMlA ECC.

733

Applicando queste ipotesi alla patologia nervosa Moniz ritiene che, mentre in alcune malattie mentali (idiozia, demenza senile, paralisi progressiva etc.), vi è alterazione o distruzione cellulare, in altre malattie, di tipo psico-funzionale, le cellule cerebrali non subiscono delle alterazioni, almeno anatomiche. In queste malatti{: le idee deliranti malinconiche e persecutorie, le ossessioni, l'ansietà, dominano l 'attività mentale dei soggetti; questi disturbi funzionali debbono, secondo Moniz, essere messi in relazione con la maggiore o minore fissazione delle connessioni di particolari raggruppamenti cellulari. I corpi cellulari saranno in questi casi probabilmente integri, i loro cilindrassi e<.l i loro prolungamenti protoplasmatici non presenteranno delle alterazioni anatomiche, ma alcune fra le loro multiple connessioni sa.. ranno divenute, più delle altre, permeabili agli stimoli a detrimento delle a ltre. Queste vie fisse o obbligate sarebbero in relazione con le idee persistenti ed i deliri di alcuni stati psichici morbosi; queste combinazioni cellulari e le loro connessioni avrebbero una grande preponderanza su tutte le altre, il loro funzionamento non sarebbe più fugace, ma costante, ed esse si metterebbero facilmente in azione sotto l'influenza di stimoli svariati. Questa relativa fissità di alcune connessioni cellulari potrebbe essere spiegata col concetto della neurobiotassia di Kappe1s; si potrebbe anche ammettere l'intervento di fattori tossici, endogeni ed esogeni, o forse anche l'esistenza di fini alterazioni isto-chimiche dei neuroni. Nella mania, ad esempio, esiste probabilmente una esagerazione della permeabilità degli elementi di connessione. In un gran numero di psicosi, invece, in cui gli ammalati presentano sempre le stesse idee, le stesse preoccupazioni, J.::' stesse allucinazioni, esisterebbero forse alcuni elementi di connessione che avrebbero perduto la facoltà di trasmettere gli stimoli, mentre altri avrebbero acquisito una permeabilità esagerata, stabilendo delle vie più o meno fisse, che gli stimoli attraverserebbero con facilità. Negli alienati esisterebbero dunque dei complessi psichici morbosi,- persistenti, in relazione con l'alterato funzionamento di alcuni complessi cellulari e delle loro connessioni, che dominerebbero e s'imporrebbero a tutti gli altri raggruppamenti cellulari. Per guarire questi ammalati bisognerebbe, se~ condo Moniz, distruggere queste combinazioni fisse delle connessioni cellulari ed in particolar modo quelle che sono legate ai lobi frontali .

••• La tecnica operatoria proposta dal Moniz è relativamente semplice e non richiede, in aggiunta allo strumentario soli tamente adoperato nelle trapanazioni craniche, che un solo strumento nuovo : il Jeucotomo cerebrale. Questo è costituito da una cannula di metallo di n cm. di lunghezza e di 2 mm. di diametro esterno; a 5 mm. da una delle estremità, che è chiusa ed arrotondata, vi è una apertura longitudinale, da cui, dopo l'intro-


734 LA CURA CHIRURGICA D I ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTOMIA ECC.

duzione del lcucotomo nel centro semiovale, viene fatta uscire, premendo una molla, un'ansa tagliente semicircolare, contenuta dentro la cavità del leucotomo. Il leucotomo deve essere introdotto attraverso due fori di trapanazione, praticati nella regione frontale, bilateralmente, a 3 cm. dalla linea mediana e su di una linea, perpendicolare alla linea mediana fronto-occipi tale, che passa a 2 cm. avanti al trago. Dopo aver praticato l'anestesia locale o la generale (con l'avertina o l'evipan) si incidono le parti molli fino al periostio e si procede alla trapanazione; si incide la dura prima e poi le kptomeningi in secondo tempo, per evitare i vasi visibili; s'introduce poi il lcucotomo chiuso, cioè con l'ansa nascosta, dirigendolo in direzione del polo frontale, fino ad una profondità di circa 4 cm.; si apre allora il leucotomo, cioè si fa uscir~ al di fuori delJ'incisura la lama flessibile dello strumento, pigiando l'apposita molla e, dopo averla fissata con un particolare dispositivo, si fa compiere lentamente un giro al leucotomo facendo descrivere all 'ansa poco più di un giro completo; poi si fa un giro in senso inverso ; viene così tagliato uno sferoide di sostanza bianca. Chiudendo l'ansa e riti1ando il leucotomo rispettivamente di I e 2 cm. si compiono altri due tagli circolari della sostanza cerebrale. Moniz consiglia di praticare 6 tagli bilateralmente, tre in direzione anterainterna e 3 in direzione anteroesterna. Il Moniz ha applicato il suo metodo a 68 soggetti; i migliori risultati h1rono conseguiti negli stati depressivi ansiosi protratti di persone oltre i 40 anni, ottenendo la scomparsa dell'ansia ed a volte la reintegrazione completa dell 'ammalato; in schizofrenici e parafrenici cronici egli ottenne solo un miglioramento del contegno con la tranquillizzazione di ammalati in istato di agitazione psicomotoria. Egli ha rilevato infine che i sintomi neurologici e psichici, costatati subito dopo l'intervento (acinesia, moria, puerilità etc.), avevano carattere nettamente passeggero. L 'audace metodo operativo ha suscitato in Italia ed all'estero vivo interessamento c numerose applicazioni; Mariotti e Sciuti, al Congresso Nazionale di Psichiatria di Napoli hanno comunicato di aver trattato alcuni casi con iniezioni di autosangue nei lobi frontali, secondo la te.coìca di Moniz, in diversi punti della sostanza bianca; essi hanno ottenuto risultati degni di interess-e in schizofrenici, malinconici e maniaci cronici e ritengono sia possibile ottenere buoni risultati in soggetti criminali. Nello stesso Congresso Fiamberti ha proposto una modificazione al metodo di Moniz, praticando cioè la puntura transorbiraria di Dogliotti. Bagdasa r e Costanrinesco riferiscono di aver operato di leucotomia 10 am malati di mente cronici ottenendo 3 guarigioni e 6 miglioramenti tem poranei. Rizzatti ha applicato il metodo in cinq11e casi di psicosi postencefa liriche, ottenendo r isultati veramente notevoli con due guarigioni cliniche


I..A CURA CHIRURGICA DI ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTOMIA ECC.

735

e tre migiloramenti chiarissimi; il fatto più interessante, da lui rilevato, è la rapidità con cui il miglioramento interviene dopo l'operazione e maggiormente per quella parte della sintomatologia considerata dal Moniz come funzionale. G. Sai in tre ammalate (una catatonica impulsiva, una psicodegcnerata con tratti schizoidci ed una agitatissima per mania cronica) otteneva con la ieucotomia, seguita da iniezioni sclerosanti in alcool, notevole mi glioramento, che in un caso fu transitorio, mentre negli altri due si manteneva a distanza di oltre sei mesi. Non sono mancate peraltro le critiche e le ostilità, suscitate dall'audace tentativo, che comporta una distruzione parziale della sostanza cerebrale e che è stato da alcuni definito come un vero attentato all'integrità dd cervello, che, a causa delle sue alte funzioni, dov r~.:bbe essere sempre rispettato. Il prof. Ayala, che ha praticato questo metodo terapeutico in soggetti affetti sicuramente da sindromi schizofreniche e non in presunti schizofrenici o in soggetti che presentavano stati morbosi schìzotimici, non ha avuto mortalità operatoria, ma neanche ha ottenuto quei brillanti risultati vantati dal Moniz e da altri AA. Egli attribuisce questi risultati poco incoraggianti al fa tto che con questo metodo non si aggredisce razionalmente la causa del male ma si fa del puro empirismo psico-chirurgico. Egli è di opinione inoltre che, praticando quattro o sei leucotomie in ciascun centro ovale dei lobi frontali, si vengono ad interrompere non poche fibre soltanto, come ha detto qualche A., ma centinaia di migliaia dì fibre, fra le quali quell·:: che formano le radiazioni del fornice anteriore del corpo calioso (alla cui lesione viene imputata la produzione delle aprassie) e le fibre fronto-pontin~, prima maglia de'lla catena del sistema fronto-ponto-ccrebellarc. Praticando infine la leucotomia bilaterale viene certamente ridotta al minimo la possibilità di una azione vicariante. La chirurgia distruttiva, allo scopo di apportare un beneficio agli ammalati non è però una novità. Da molto tempo vengono praticate mutilaz;ioni e soppressioni non soltanto di organi ammalati ma anche di organi in cui non esistono lesioni dirette che abbiano orientato il chirurgo verso l'intervento. Moniz fa notare che vi sono degli stati patologici che sono stati guariti da atti operativi a distanza su organi apparentemente sani e che potrebbero essere definiti come inter venti di ordine fisiologico; ad esempio la surrenalectomia, la tiroidectomia, la paratiroidcctomia, che vengono praticate nel campo nemologico in casi che non sono in relazione diretta con le funzioni di dette ghiandole. Altri AA. considerano la teoria di Moniz senza seria base sci enti fica e troppo :semplice per potere spiegare un meccanismo così complesso come quello della vita psichica; l'ipotesi della fissazione funzionale dei complessi cellulari e delle loro connessioni, con cui vengono spiegati i risultati ot-


736

LA CURA CHIRURGICA DI ALCUNE PSICOSI CON LA LEUCOTOMIA ECC.

tenuti con la leucotomia, è stata da alcuni definita una pura mitologia cerebrale. L 'ipotesi avanzata da alcuni AA. i quali tenterebbero di spiegare i cas1 di guarigione con dei meccanismi di difesa vasomotoria o emostatica o metabolica è controbattuta dal Moniz, il quale fa rilevare che il leucotomo agisce nella sostanza bianca ove la circolazione sanguigna è minima e che le reazioni eventuali vasomotorie (spasmo, dilatazione) hanno un carattere transi . torio, mentre invece i risultati della leucotomia sarebbero duraturi. Più verosimile invece sarebbe l'ipotesi, da altri prospettata, · di riflessi inibitori, insorgenti in seguito alla leucotomia, e che metterebbero in istato di riposo la regione lesa. Per quanto riguarda infine l'innocuità del metodo, il Moniz, come abbiamo già accmnato, afferma che i postumi motori e psichici (acinesia, moria, puerilismo) constatati dopo l 'intervento, sono sempre transitori; egli dichiara infine che non è sostenibile che la guarigione degli ammalati sia solo apparente e sia da riferi1e all 'acincsia, poichè nella g1tande maggioranza dei casi egli non ha rilevato acinesia nemmeno transitoria dopo l'intervento e malgrado ciò si è avuto un esito favorevol e in guarigione. Al disopra comunque di ogni teoria starebbero, secondo Moniz, i fatti, i quali verrebbero in qualche modo a comprovare l'esattezza della teoria. Ma anche non volendo ammettere la concezione teorica del Moniz, resta il fatto che AA. di indubbia competenza e srrietà scientifica hanno riferito casi di guarigione di alcuni ammalati di mente dopo la leucotomia prefrontale e ciò ha maggiore valore ed importanza, poichè le ipotesi hanno solo un valore teorico e di esse può rimanere il semplice ricordo scientifico, mentre invece i fatti restano, anche se di difficile e controversa interpretazione. AuTORJASSUNTO. - L' A. descrive un nuovo audace tentativo terapeutico di alcune ps;tosi, ideato e proposto da Moniz, consistente nel taglio di sferoidi di sostanza bianca mediante un'ansa che fuoriesce da uno stiletto (leucotomo), affondato nel lobo prefrontale. Dopo avere esposto i presupposti teorici e la tecnica operatoria della leucotomia prefrontale ed tovernc riassunto brevemente i risultati terape-utici finora ottenuti, l'A. espone, discutendole, le numerose critiche e le opinioni discordanti dei vari AA. che si sono occupati dell'argomento.

BIBLIOGRAFrA. BAcnASAR e CosTANTI N Esco: Bollettino delle memorie Jell:! Società medico-osp. di Bucarest, 1935. MARJOTTJ e SctuTJ: Comunicazione al Congresso Nazionale di psichiatria di Napoli, 1937. M o:-~tz EcAs : Tentati ves opera.toires da.ns le traitement de certaines psychoses. - · Masson, 1936. MoNtz EcAs: Lcucotomia prefrontale. - Schjzofrenie, 1937. RtzZATTI E.: L'operazione frontale bilaterale di Egas Mon;z tlelle psicosi postencefnlitiche. - Schizofrenie, 1937. SAJ G.: Esperienze di ueuropsichiatria alla Moniz. - Schizofrenie, settembre 1937.


UNA REVISIONE DELLA SCHIASCOPIA <•> Prof. Saverfo Calencloli, tenente generale medico.

I risultati della schiascopia nella pratica. La schiascopia è certamente il metodo obiettivo per la misura dei vizi di re&azione dell'occhio che risponde meglio in pratica; esso perciò da tempo tiene il dominio incontrastato nel campo della diottrica. Il metodo ad immagine dritta ha pur esso grandi pregi e sotto certi punti di vista è sUJperiore alla schiascopia; ma in pratica, oltre ad essere difficile ed irto di inc~rtezze, è infido per il fatto che l'osservatore, pur guardando da vicino, deve tenere completamente rilasciata l 'accomodazione. Mai si può esser sicuri che durante l'esecuzione l'accomodazione resti completamente silente, e basta già un lieve giuoco di accomodazione per falsare i risultati. La schiascopia è l'unico metodo obiettivo per questa misura, nel quale l'accomodazione d eli'osservatore non giuoca alcuna parte apprezzabile (I). Ma nonostante i suoi grandi pregi, la schiascopia ha dei punti che devono essere riveduti. In essa l'errore di una diottria è frequente e quello di due diottrie non raro, o, dirò meglio (ma in pratica è lo stesso), in essa è facile che vi sia tra l'osservazione dello stesso soggetto fatto da due osservatori h differenza di I od anche di 2 diottrie. Scelgo a caso un esempio: si tratti di un occhio con mio pia di 5 D. La lente - 5, alla distanza di m. I.2o - r.IO, sarà la prima ad invertire l'ombra. [Parlo di inversione in quanto mi riferisco e mi riferirò sempre al processo schiascopico di Parent o di inversione dell'ombra, che è quello al quale si dà generalmente la preferenza perchè dà risultati più sicuri (z)l, per cui si annota: M = s D . Ma se l'osservatore non mantiene esattamente la distanza e per poco che si avvicina, solo cioè che egli arrivi a sorpassare col suo occhio il punto d'incrocio ad un metro dei raggi emananti dall'occhio in esame, avrà già con - 4 ombra diretta.

':J Comunicazione tfatta allJ Società Oftalmologica lt3h3na, Roma, ottobre H)37.

(t) S'intende che la schiascopia, come del re~to qualsiasi altro metodo subiettivo od obiettivo, determina esattamente la reirazionc statica dell'occhio a cond izione che la sua accomodazione ~•a rilascia ta; ma la schiascopia sotto quc~to punto di vista ha questi vantaggi rispetto agli altri processi: che l'esame si pr:nica in camera oscura c che l'o>servmore si pone a grande distanza, fatti che sono particolarmente favorevoli al rilasc•amcnto dell'accomodazione. (2) E' noto che col processo Chibrct, a causa della zona di cattiva osservazione è difficile :~rrcstarsi esattamente al punto neutro e non sorpassarlo; con esso inol tre nella miopia di alto grado si hanno risultati solo grossolanamente approssimativi se non del tutto erronei. Se poi l'osservatore si tiene ad 1 m. rli distanza, deve procedere stentatamente per frazioni di diottria per arriva.rc a lasciare nell'occhio giusto una miopia di 1 D.

4 -

Giornale tli mcdidna militar~.


UNA REVISIONE LJELLA SCHIASCOPIA

Vi sarà dunque la differenza di 1 D. tra l'uno e l'altro osservatore (1). Questo se i due osservatori sono d'accordo nel non aggiungere 1 D. alla lente che inverte l'ombra; ma se l'u no si attiene al principio aggiungerla e l'altro al principio di non aggiungerla, l'uno potrà annotare M = 6 D. e l'altro M = 4 D. Questi errori, come h o potuto notare nella pratica e come peraltro dimostreremo teoricamente, sono :più freq uenti di quel che si possa credere.

Eventuali cause di errore nella pratica del processo Parent. Qual i sono i fattori che possono dar luogo a questi errori ? Come si può dedurre dall'esempio sopra citato, sono essenzialmente due: 1° - l 'indeterminatezza nell'annotazione; 2" - l'indeterminatezza nella distanza da man tenere tra osservatore ed occhio in esam e. I 0 - INDETERMINATEZZA NELL'ANNOTAZIONE. - Cominciamo dalla miopia. In questa si deve o non aggiungere 1 D . alla lentte che per la prima inver te l'ombra ? La discussione fatta in proposito dagli AA., se pur ha reso più diffuso l'uso di non aggiungere la diottria, non ha però risoluto e non poteva risolvere la quistione del modo esatto di fare l'annotazione. Un esempio basterà a dimostrarlo: si tratti di un occhio con miopia di 5.ro D. e di un altro con miopia di 5.8o D. Nell'uno e nell'altro caso sarà ]a lente - 5 la prima ad invertire l'ombra: nel primo caso pertanto si avrebbe un risultato più vicino alla realtà non aggiungendo la diottria (M = 5 D.); nel secondo caso aggiungendola (M = 6 D.). A me pare dunque che per risolvere la quistione in modo razionale, la si deve impostare sulla direttiva d1 aggiungere o meno la diottria secon do che convenga o meno di aggiungerla. Credo utile in proposito ~nzitutto di sgombrare il campo da una facile illusione. Sembrerebbe logico infatti a prima vista che l'osservatore potesse approssimarsi nel miglior modo alla reale refrazione procedendo nella schiascopia di mezza in mezza diottria anzichè di diottria in diottria come si usa fare. Nulla di ciò: se così facesse impiegherebbe un tempo doppio per schiascopizzare un occhio con risultati affatto negativi, in alcuni casi cioè il risultato non sarebbe diverso da quello che si ottiene procedendo nel modo ordinario, in altri casi sarebbe peggiore. Ce lo dimostra la tabella A, nella quale sono indicati i risultati della schiascopia di decimo in decimo di diottria, prend<.:ndo (t ) Vedremo c he questa differenza ~i cun lc;nu tc nct lnn tlt assegnati d agl i A A.

p uò

:tvcrc U!\ualmcnte .co n differe nze

nel la distanz.a


UNA REVISIONE DELLA SCH1ASCOPIA

739

come un qualsiasi esempio ii numero di 5 diottrie (specchietto piano, distanza m.

I.IO).

Dalla tabella appare chiaro che se la frazione di miopia è di o.8o e gjù fino a o.so, la prima lente che inverte l'ombra è quella a diottrie intere e quindi per tutti questi casi è inutile procedere di mezza in mezza diottria. Ad es., se la miopia è di 5.70 D., la lente che per la prima inverte l'ombra è la - 5 e non la - 4.50. Se invece la frazione è di 0.90 o di 0.40 o minore di questa fino a zero, si ha bensì ombra diretta per prima con la lente con la mezz:1 diottria; ma arrest1ndosi l'osservatore a questa, avrà un errore maggiore di quello ch e avrebbe ottenuto procedendo nel m odo ordinario. Sia, ad es., un occhio con miopia di 5.20 D. Procedendo di mezza in mezza diottria, sarà la lente - 4·50 la prima ad invertire l'ombra. L 'osservatore annoterebbe dunque M = 4.50 D., .invece che 5 D., annotazione che avrebbe fatto col metodo ordinario, commettendo un errore più piccolo ( 1 ). Per valutare dunque nel modo più equo, più approssimativo, la frazione di diottria, non ci soccorre discutere se debba o non aggiungersi 1 D. alla lente che per la prima inverte l'ombra, come non ci è affatto di ausilio procedere di mezza in mezza diottria. Si deve esperire un mezzo semplice, una regola facile che indichi quando è conveniente aggiungere la diottria e quando è conveniente non aggiungerla.

Regola per valutare la frazione di diottria. E' questa regola che io vengo ad esporre. Essa si desume dalla tabella A. Per quanto abbiamo or ora considerato, possiamo dire che procedendo alla chiascopia nel modo ordinario e solamente aggiungendo allorchè si è arrivati alla lente che inverte l'ombra, una sola prova con la lente di mezza diottria in meno, se anche con questa si ha ombra diretta, non si deve aggiungere la diottria alla lente ad unità intere ~che per la prima ha invertito l'ombra; se al contrario con la lente con la mezza diottria in meno si ritorna ad avere ombra inversa, si deve aggiungere la diottria. Facciamo ancora un esempio: si tratti di miopia di 5.80 D. (tabella A). La lente- 5 è la prima che capovolge l'ombra. L'osservatore, arrivato ad essa, fa passare dinanzi l'occhio in esame la lente di - 4,50. Essa non capovolge l'ombra e perciò l'osservatore annota M = 6 D. (1) Anche per l'ipcrmetropia, seguendo la regola da rnc indicata si ha nel complesso un.1 gUJda che conduce a risulwti esatti 111 confronto a quelli che dà il metodo ordinario. Infatti se l'occh io ha un' ipermctropia ad unità intere· o .con frazione superiore a 0,50 D., è chiaro che è inutile procedere per mezze diouric (è 1:1 lcnte ad unità intere che: per la prima inverte l'r>mbra) ; se invece l'occhio ha una frazione di 0,50 0 di 0,40 ovvero di 0 ,30 D., l'osservatore che procede di mezza in mezza diottria ha un piccolo vantaggio, venendo valutato il vizio di rcfrnionc di 5,50 D. invece che di 5 D. negli altri casi l'osservatore si avvicina di più al vero seguendo la rc~::<>la da me indicata.


740

u"NA REVISIONE DELLA SCHIASCOPIA

Si tratti invece di miopia di 5.10 D. La lente- 5 è la prima che capovolge l'ombra. L'osservatore fa passare allora davanti l'occhio la, lente di- 4·50 D.: essa, al pari della prima, capovolge l'ombra (dà ombra diretta); l'osservatore non aggiunge la diottria ed annota M = 5 D . Passiamo all'ipermetropia. Qui è a fare una premessa. lovero per l'ipermetropia gli AA. non hanno sollevato mai la quistione di diottria in più o in meno. In pratica, per concorde consenso, ci si attiene al principio di sottrarr~ I D. dalla lente che inverte l'ombra. Ma in questa consuetudine, nonostante tanta concordia, nulla vi è di preciso; voglio dire che la quistione della diottria in più o in meno esiste per l'ipermetropia così come per la miopia; solamente qui andrebbe posta in questi termini: dalla lente che inverte l'ombra si deve sottrarre I o 2 diottrie ? Basta fare un qualsiasi esempio: si tratti di occhio con ipermetropia di 5.20 D. La prima lente che inverte l'ombra è la - 7 (tabella B). Or.a, l'osservatore si approssimerebbe di più alla reale refrazione sottraendo 2 D. inv-ece che 1 D. da 7 ed annotando H = 5 D. invece che H =6 D. Facendo adunque per l'ipermetropia analogo ragionamento di quello fatto per la miopia, con l''ausilio della tabella B, si viene alla conclusio·ne che eseguendo l'osservatore aiiorchè è arrivato alla lente che inverte l'ombra, la prova con una lente con mezza diottria in meno, se con quest'ultima non ottiene più il capovolgimento dell'ombra, che sottrarre I D. dalla lente che ha invertito l'ombra; nel caso contrario deve sottrarne 2 D. Concludendo, per ottenere nella schiascopia uniformità di risultati tra osservatore ed osservatore e la maggiore approssimazione alla refrazione vera (con un errore cioè che al massimo ed in rari casi può arrivare alla mezza diottria) l'osservatore deve procedere nel modo ordinario e solamente far passare davanti l'occhio, allorchè è arrivato alla iente che inverte l'ombra, una lente di mezza diottria in meno. Per risolvere i quesiti: Si deve aggiungere o non r D. alla lente che inverte l'ombra nella miopia? Si deve sottrarre 1 o 2 D. dalla lente che inverte l'ombra nella ipermetropia ? Ho applicato il semplice principio di paragonare la frazione con la mezza diottria ed aggiungere o meno, nella miopia, la diottria ovvero togliere nell'ipermetropia I o 2 D., a seconda che la frazione risulti superiore od inferiore alla mezza diottria. Questo principio viene facilmente messo in pratica attuazione mediante la seguente regola: Nella miopia, se la Lente con la mezza diottria dà ancO'ra ombra diretta (ossia non cambia il senso dell'ombra dato dalla letzte che ha prodotto l'inversione) - od ecceziorudme11te dà bagliore unifO'rme - non deve aggiun-

l

l

l l


741

UNA REVISIONE DELLA SCHJASCOPIA

MI OPI A.

(Specchietto piano -

Occhio con M. di

N. 3

N. 2

N. l

- 5.70

- 5.80

- 5.60

l

Distanza m. 1,10).

N. i

N. S

- s.so

- 5.40

M-0. 70 1 1\11-0.60

:\1-0.80

M-1.110

Rleultat.i

M -1.20

M. t. IO

N. 8

N. 9

N . 10

- 5. 30

- 5.20

• S.l O

• 5

• 5,90 Con -6 ombra diretta

'

Con lente • S ombra diretta

1\1-0.50

!\-f-0.40 Con - 4 .50 Dqliore

Con lente - 4 .50 ombra inversa

Reaidua

N. 7

'

Con lente- s ombra diretta

Reaidua

N. 6

M. l

M-0.90

M-0 .30

M-0.20

M-0.10

Emm.

H + O.lO Co n

>.SO -ombra

Con lente - 4 .so ombro diretta

diretta 111-0.80

M-0.70

M-0 .60

M-O.SO

M-0 .40

Non ai aniun~e IO (M-. S O)

Si aegiunge 10 (111 - • 60)

M - -60

-

-

Tabdla A'

(Specchietto piano). Facile errore di diatanza alla prova con la lente con la mezza diottria

alla prova eon la lente che inverte l'ombra N. 10 Occhio con M. di

l

N. 9

• 5

- 5.90

l

N. 8

N. 7

N. l

N. 6

• S.IO

- 5. t o

- 5.80

- 5.30

Se l'osservatore .; avvicina 1Con • ;"~;:,. d ir ett 3

Residua

M-0.90

Con lente

• 4 so

ombra invena

Ra aidua

M- 1.40

·aultat i

Si aglfungc

IO

M - -60

l

Con lente- 4 ombra diretta

M-1

M-1. 10

M-1 .20

S• ai l allont.

l

Con lente

Con lente - 3,50 ombra i n versa

M-I.SO

M-1.60

Si agsiunge l D (M-. S D)

-5.40

• S.60

l l

N. 4

.s.so

M-1l. 70

l

M -0.40

l

l

M -0.60

M.O.SO

l Se si avvit".ina

Con lente • 4 .SO Ombra

M-0.80

Non ai aggiun.

M -60

ID

• 5.70

l

}(-0.30

M - -6D

N. 3

Re ai :>e s i Se a.i allontana avvicina allontana

invttsa

l l M - 1.70

M-1l.30

• s.so ombra di.r etta

N. S

Con lente • S ombra diretta

Con • ':"~~. di retta

H + 0 .20

l

N. 2

l Ombra l Omb ra l Ombra diretta

l l )1 -1.20

M-0.90

l

M - so

M -60

M-so

diretta

inversa

M-1.10

l

M-1

M-SO


742

UNA REVISIONE DELLA SCHIASCOPIA

Tabella B I PER W ETROPIA .

(Specchietto piano N. l

N. 2

N. 3

N. 4

Distanza m. 1,1o).

N. 5

N. 6

N. 7 l

Occhio c<n H di

+ 5.50

l

+ 5,40

l+

5 .30

.,_ 5.20

l+

S. IO

Con le me

Con lente + 7 ombra inversa

+ 5.90

l

+ 5

+ 6 om.

l

l

N. 8

l

l

N. 9

N. IO

... 5.70

5.80

l~

5.60

Con l~nte + 7 cmbro inversa

inversa

M-1.50

Rrsidua

M-1.60

M-1.70

M- 1

R isultati

ttl -1.80

l

M.1.90

M-1.10 ll'tl - 1.20

l

l'Il -1.40

M -1.30

Si s ottrag11ono 2 D (H -

+ 5 D)

M -1.30 l M .uo

C on le nte .;. 6.50 ombra diretta

~1 -0.50

H -+ 5

M -l ,20

~l - 1.10

M- 1 C on lente/ + 5.50 ombra diretta

6.50 ombra inversa

Con lcntt l

Residua

l

M -0.60

ol

Bagliore

M- 0.80

M ..O.iO

Si sottrae l D (H -

l

r.t..0.90

+ 6 0)

Tabella B' (Specchietto piano). Facile errore di distanza

alla prova con la lente con la mez za diottria

ali n prova con la lente che inverte l'ombra

l

N. 6

Occhio con H di

N. 7

+ s

l

1- 5.90

Se s i avvicina Con lente + 8

Con lente

+ 7

'

N.S

N. 8

+ 5 lO

1- 5.80

S e si

a tlo ntan::t

Con le nte + 6

l

l

l

Se si

l ll

!'(. 4

N. 2

+ 5.20

+ 5.40

l

l

N. lO

l

N. 3

+ 5.60

l

+ 5 .30

l l

N. 9

+ 5.70

St s i R\'YÌcina nll fl ntana

C on lente + 8

Con lente 6

1\f -2

l

Con

)1 - 0.90

C on le nt e l 7.50

Con

Co n

lente 1- 5.50

lt-nte

l

le nte i 6.50

Ombr:> inversn R es idua

M -1.50

M-L.60

Si sott rn~gon o ~

Ritultati

H

l

M-2.10

D

l l

O mhra

l

d irett.a

M .o.so

M - 2.20

1- 7. 50

l

Ombra invc : s a M-t.7o

l

l

.._ s.so

C on lt"nte ..;- 1 ombra inversa

•

O mb r • i nversa R es idua

N. l

l

ll

l

l

M-t 7o

M -0 .80

1\f -l .60

C on le nte l 5.50

Se •i Se si Se •i Se si avvi c i n a '•llontuno avvi cina allontana

Omb ra diretta

O mbra diretta

1lf -0.30

M- 1.10

M - 1.40

l

l

l

Con lent e

l

Ombra invers a M - 0.9P

M-1.30

4

l

M -t.so

l Se si

nvv ici n a

6 .5U

l Oml>ra l Ombra l Omb ra diretta

inver sa

~1-1.20 l 1\f -0.80

dir ett3

lt[ - 1

J :>i sour. , Si 6ottr. l S i sottr .

l D

2 D

l O

~+ SO 1H -+ 60 1 H = <-501 H = ' 601 H t--SO

H - ~ 60 H - l SO H = ! 60 H - + SD H - + 5 0

-


743

UNA REVISIONE DELLA SCH IASCOPIA

gersi la diottria; se invece la lente con la mezza diottriaJambia il senso dell'tJmbra, si deve aggiungere la diottria. Nell'ipermctropia, se la lente con la mezza diottria non cambia il senso dell'ombra, si dev.ono sottra"e 2 D ., je lo cambia .re ne deve sottra-rre una.

n seguente specchietto è di aiuto mnemonico, benchè sia facile ricordare che se il senso dell 'ombra cambia alla prova con la lente con la mezza diottria, si deve aggiungere o togliere 1 D. (aggiungere nella miopia; togliere n eli 'ipermetropia):

--

o

E

Miopia

Jpermctropia

Ombra diretta.

Ombra inversa.

Non si aggiunge 1 D.

s;· sottraggono 2 D .

Con lente a diottrie intere .. .

Ombra diretta.

Ombra inversa.

Con lente di c.so D. in meno .

Ombra inversa.

Ombra diretta.

Con lente a diottrie intere . . . Con lente di 0 .50 D . in meno.

<

l

l

o c

«l

·o.. o

oJ oJ

<J

:.2 v

v ~

C/)

Si aggiunge 1 D.

--Si sottrae r D.

2° - INDETERMINATEZZA IN RIGUARDO ALLA DISTANZA DA MANTENERE TRA OCCHIO I N ESAME ED OCCHIO OSSERVATORE. -

IJ proceSSO dell'inversione dd-

}' ombra (p. Parent), al contrario del processo Chibret, non delimita per sè stesso un'esatta distanza. Nel processo Chibret, avvicinandosi l'osservatore man mano, arriva al punto neutro (sulla ricerca del quale si fonda il processo) ossia alla fusione del piano pupillare col remoto miopico. Qui dunque la distanza viene a determinarsi abbastanza e.sattamente. Il processo Parent invece si fonda sull'inversione dell 'ombra, sul giuoco dell'ombra, e questo può essere visto a diversa distanza: da qui la quistione della distanza nel processo Parent. Ora, anche la quistione della distanza nella schiascopia non mi pare sia '"Stata impostata per modo da poter venire a risultati concreti. Si è discusso quale sia la distanza più conveniente tra occhio osservatore ed occhio in esame, quistione questa che non abbraccia tutto il quesito della distanza. Gli ' AA. continuano pertanto ad indicare variamenlle la distanza di m. 1. I O od


744

UNA REVISIONE DELLA SCHlASCOPlA

1.20 ecc., anzi per lo più si limitano a dire che la distanza deve essere di al-

meno un metro ovvero di poco più di un metro, ed ogni osservatore continua a mantenere più o meno la distanza alla quale è abituato. , Per risolvere la quistione della distanza od almeno per metterei sulla via della soluzione, a me pare che si debba impostarla diversamente. Partiamo dal quesito generico: che importanza ha la distanza nella schiascopia ? Si sa: rilevanti differenze di distanza importano notevoli di.fferenze nei risultati della schiascopia. Se ad es., l'osservatore si pone a meno di mezzo metro, avrà ombra diretta anche con miopia di 2 D., e viceversa se si pone a più di 2 m., avrà ombra inversa anche con mezza diottria. Se invece le differenze di distanza sono piccole, come si avvera nell'ordinaria pratica della sèhiascopia, le differenze nei risultati saranno di lieve entità (piccole frazioni di diottria). Ora, è qui che dobbiamo ravvisare l'importanza del quesito della distanza: queste piccole differenze, queste differenze di frazioni di diottria che valore hanno sui risultati della schiascopia ? Nel fatto che è lasciato all'arbitrio degli osservatori di scegliere l'una o l'altra delle distanze indicate dai diversi AA. è implicita la risposta che queste differenze nei risultati schiascopici in rapporto alle piccole differenze di distanza si ritengono trascurabili. Qui appunto ·è l'errore. Non si tiene conto di un fatto: èhe i risultati della schiascopia vengono indicati ad unità intere e quindi basta in tanti casi la differenza di una piccola frazione per dare come risultato una diottria in più o in meno. Quest'errore si verifica più spesso di quel che si possa pensare. Lo vedremo fra poco.

Casi nd quali si può avere un fadle errore a causa della distanza - Studio dd mwi per ovviare ad un evmtuale errore di distanza • .si può avere differenza di distanza tra due osservatori con i conseguenti erron: a) Perchè scelgono distanze diverse tra quelle indicate dagli AA. Per fare un esempio, supponiamo che si tratti di un occhio con miopia di 5.8o D. La prima lente che capovolge l'ombra alla distanza di m. 1.10 (distanza sulla quale sono calcolate le annesse tabelle) è quella di - . 5 D., mentre alla distanza di m. 1.20 la prima che capovolge l'ombra è quella di - 6. Come si può ovviare in simili casi all'errore ? Togliendo questa elasticità, questo libero arbitrio ctrca la distanza da mantenere.


UNA REVISIONE DELLA SCHIASCOPIA

745

E' chiaro: poichè adottando distanze diverse si hanno risultati diversi, occorre fissare una conveniente distanza e standardizzare questa distanza (r). Ritengo preferibile adottare quella di m. I. ro, cioè la più breve possibile in riferimento al remoto di M = I D. (2). Ma non basta standardizzare la distanza; resterebbe sempre il fatto del l~ difficoltà di mantenere in ogni caso esattamente la dovuta distanza. b) In effetti più spesso e facilmente si verificheranno errori di distanza perchè l'osservatore che procede all'esame non mantiene esattamente la di~ stanza che ha prescelto. Ciò si verifica nei casi di miopia o di ipermetropia ad unità intere o con frazione molto piccola o molto grande, per modo che si approssima ad unità intera (casi che ho riuniti nella prima parte delle tabelle A' e B'). In tutti questi casi l'errore è facile perchè in essi, quando l'osservatore arriva alla lente che inverte l'ombra, viene a trovarsi in prossimità del remoto ossia del punto neutro; basta dunque un piccolo spostamento della distanza perchè egli si porti un po' al di là o un po' al di qua del remoto e l'ombra in conseguenza resti or capovolta, or no. Nei casi invece della seconda serie delle stesse tabelle A' e B', l'osservatore, arrivato alla lente che inverte l'ombra, è lontano dal remoto e quindi dall'incontrarsi col punto neutro. Per essi dunque è a ritenere che non si possa verificare errore di distanza~ Errore di distanza si può verificare dunque, per la nùopia nei casi con frazione di 0.90, nei casi ad unità intere e nei casi con frazione di o.ro, di 0.20 e di o.8o (tabella A') e per l'ipermetropia nei casi ad unità intere e nei casi con frazione di 0.90 o di o.Io o di o.8o ovvero di 0.20 (tabella B'). Le tabelle A' e B' sono molto dimostrative al riguardo. Due osservatori perciò dello stesso soggetto, pur attenendosi entrambi allo stesso sistema di annotazione (non aggiungere la diottria nella miopia, sottrarne una nell'ipermetropia ecc.) possono avere nei loro risultati la differenza di I D. per un piccolo spostamento nel mantenere la distanza. (1) Consiglia qualche A. di- indicare con i risultati della schiascopia la distanza che si è tenuta; ma generalmente questo dato viene trascurato ed esso, per i confronti, obbligherebbe a calcoli non semplici, nè questa indicazione risolverebbe l'inconveniente dipendente dalla non esatta osservanza ddh distanza che ~i è scelta. (2) E' sufficiente che l' osservatore si porti al di là dd remoto di M = 1 D. ossia :ti di là di m. 1, qu:tnto basta per evirare il punto neutro c la zona di cattiva osservazione, che a m. 1 è stata calcolata dell':unpiczza di cm. 10 (Parcnt), in mezzo alla quale si !JOVJ. :1 punto neutro. lnveru anche nelht zona di cattiva osservazione si può notare il senso dell'ombra , ma con difficoltà c bisogna perciò tenersi al di là di questa zona. E' vero che quanto più lontano è situato l'osservatore, tanto pi •J cs:ntamentc sarà calcolata la distanza (abbiamo visto che a più di m. 2 l'ombra è inversa con miopi a di 0,50 D.; cosl a più di m. 3 sarà inversa con miopia di 0,33 c via via fìnchè a più di m. 5 si potrebbe misurare la refrazione senza tener conto della distanza: l'errore sarebbe trascuraoilc); ma praticamente l'osservatore non si può porre tanto più lontano di m. 1; è quindi preferibile scegliere la dimnza di m. l,Io ossia quella che dà la migliore visione compatibile con J'apprezzamcmo di miopia ~i 1 D., cd attenersi ai criteri praùçi cbc espongo in questo lavoro onde ottenere la ma,ggiore esattezza possibile.


UNA REVISIONE DELLA SCHIASCOPIA

Nel complesso, come dimostrano le tabelle, in non meno del 50 % dei casi sì può avere, anzi si ha facilmente un errore di distanza, se si tiene presente che generalmente non si fa molta attenzione all'esattezza ddla distanza e se si tiene conto che il più spesso l'errore si verifica (v. tabelle A' e B') per poco che l'osservatore si avvicini al soggetto in esame e che, specialmente se l'osservatore non è molto sperimentato, è naturale questa tendenza ad avvicinarsi, ad accorciare la distanza. Ecco perchè credo utile insistere nel richiamare l'attenzione sulla quistione della distanza: essa deve esser presa in maggiore considerazione di quel che non si faccia comunemente. Da quanto abbiamo ora detto risulta, come abbiamo accennato, che non basta standardizzare la distanza. Se ci arrestiamo a questo provvedimento, resteremo nel campo teoretico; in pratica continuerebbero a commettersi errori di distanza, non cesserebbe infatti la difficoltà di attenersi esattamente alla giusta distanza. Come dobbiamo dunque comportarci ? Allorchè si pratica la schiascopia, il caso in esame rientra in quelli compresi nella prima parte delle tabelle A' e B' ovvero nella seconda parte di esse, ossia si può trattare di un caso per il quale è facile venga commesso un errore di distanza ovvero di un caso per il quale è a ritenere che non si possa cadere in errore di distanza. Se il caso rientra fra quelli per i quali è facile l'errore di distanza, come provvedere ad evitare l'inconveniente ? Ebbene, basta aver fatto la prova con la lente con la mezza diottria, ossia la prova che è servita, come prima abbiamo detto, per la giusta valutazione della frazione, per aver corretto nel contempo, automaticamente, l'errore di distanza se in esso si è caduti. Lo vediamo subito con qualche esempio: abbiamo • i levato che con miopia di 5 D. si può, per· errore di distanza, trovare come lente che per la prima inverte l'ombra ossia dà ombra diretta, la- 4 invece che la -s; ma allora la lente con la mezza diottria dà ombra inversa ed, a norma della regola avanti enunciata, annoteremo, come è giusto, M = 5 D. Altro esempio: miopia di 5.8o D. Se l'osservatore si allontana un po', avrà l'inversione dell'ombra con lente - 6 invece che con - 5.; ma allora con la lente con la mezza diottria avrà ombra diretta e quindi annoterà lo st~sso M = 6 D. Così per tutti gli altri casi compresi nelle colonne della prima parte della tabelle A' e B'. Poichè adunque se il caso in esame rientra nella serie di quelli per i quali è facile l'errore di distanza, questo, se è stato commesso, viene autmnaticamentc e contemporaneamente corretto dalla prova con la lente con la mezza diottria, sembrerebbe che .la quistione fosse così definitivamente risoluta.


vl\iA REVISIONE DELLA SCI-IIASCOPIA

747

Però qui sorge una difficoltà. Questa difficoltà consiste nel fatto che nei casi contemplati nella seconda parte delle tabelle A' e B', è vero che non si può commettere errore di distanza facendo la prova a diottrie intere; ma quando, arrivati alla lente che inverte l'ombra, per l'equa valutazione della frazione l'osservatore passa a fare la prova con la lente con la mezza diottria, allora si viene a trovare in vicinanza del remoto (punto neutro) e quindi gli sarà facile cadere in errore. Così con miopia di 5.70 D., la prima lente ad unità intere che inverte l'ombra è quella di - 5 D.: l'osservatore è lontano dal remoto perchè residua miopia di 0.70 D. e lontano quindi da un errore di distanza; ma allorchè fa la prova con la lente di - 4.50 D ., residua miopia di 1.20 D. ossia è vicino al remoto e se si allontana un po' ha ombra diretta invece che ombra inversa ed a norma della regola annota M = 5 D. invece che M = 6 D. Dovrebbe dunque a priori l'osservatore essere avvertito se il singolo caso che è al suo esame rientra fra ' quelli della prima serie o fra quelli della seconda serie: se rientra nella prima serie, può procedere tranquillamente; se errore commetterà, esso verrà automaticamente compensato; se rientra fra quelli della seconda serie, deve invece l'osservatore usare maggiore attenzione nel mantenere la giusta distanza quando passa alla prova con la lente con la mezza diottria, per non errare nella valutazione della frazione. Qualora avesse dei dubbi sull'esattezza dell'esame fatto, basterà che ripeta la prova con la lente ad unità intere che ha invertito l'ombra e con quella con la mezza diottria, attenendosi per quanto è possibile alla giusta distanza. Come fare per sapere se il particolare caso in esame rientra nella prima serie o fa parte della seconda serie ? Non è difficile fare questo accertamento. Se il caso rientra nella prima serie, quando l'osservatore è arrivato alla lente ad unità intere che inverte l'ombra, si trova in vicinanza del remoto (punto neutro) ; basterà dunque che si allontani o si avvicini un po' con lo specchietto per incontrare il punto neutro o la zona di cattiva osservazione e venire così a sapere che il caso rientra fra quelli della prima serie. Se non incontra il punto neutro o la zona di cattiva osservazione, il caso rientra fra quelli della seconda serie (1).

Attuazione pratica del metodo - Conclusioni. In pratica però non occorre complicare la schiascopia: basterà aggiungere al processo ordinario la semplice prova con la mezza diottria (una volta sola) per avere risultati sufficientemente esatti. Bisogna infatti considerare che se pure il caso rientra fra quelli della seconda serie (tabelle A' e B'), un eventuale errore non ha importanza se il caso fa parte delle colonne N. 4 ·per (1) Non occorre che l'osservatore: si sposti, anzi non deve spostarsi; basta che egli si sporga io av::nti quanto può e quindi indietro quanto può, con lo specçhieuo, per otténere un percorso sufficiente allo scopo (cirça 40 cm.).


UNA REVISIONE DELLA SCHIASCOPIA

la miopia e N. I per l'ipermetropia, nelle quali si tratta della frazione di mezza diottria e perciò si farà uguale errore (di mezza diottria) si aggiunga o meno di 1 D.; che si potrà inoltre evitar~ con facilità un errore di distanza se il caso ·rientra nelle colonne N. 6 e N. 2 per la miopia e nelle colonne N. 3 e N. 9 per l'ipermetropia (essendo in questi casi ancora l'osservatore non molto vicino al remoto) sol che si tenga presente l'importanza che ha la distanza e che quindi non si deve trascurarla, ma mantenerla per quanto è possibile esattamente. Possiamo dunque dire che la prova con la lente con la mezza diottria corregge anche, almeno nella grandissima parte dei casi (grosso modo nell' 8o % dei casi), eventuali errori di distanza. Conci udendo : Con la schiascopia (processo Parent) eseguita col met,odo ordinario si hanno facili errori di I od anche di 2 diottrie; se essa invece viene eseguita con le varianti da me proposte, si avrà sempre identità di risultati fra osservatore ed osservatore e si avrà generalmente la misura esatta della refrazione (l'errore potrà arrivare al massimo ed in rari ca"si alla mezza diottria). Dette varianti consistono: 1 " - Nello standardizzare la distanza. E' un errore lasciare che ogni osservatore si attenga alla distanza che ritiene più conveniente: bisogna invece tenere presente l'importanza che ha la distanza nella schiascopia ed attenersi ad un 'unica distanza. 2° - Nel procedere alla schiascopia nel modo ordinario e solamente far passare per una sola volta davanti l'occhio in esame una lente con mezza diottria in meno del numero della lente che ha invertito l'ombra (4 1/2 se la lente che ha invertito l'ombra è quella di - 5 ecc.). Non è privo d 'interesse un perfezionamento del metodo al quale bisogna dare la preferenza e ch'è più in uso per la misura della refrazione. L'esatta misura di un vizio di refrazione è in tanti casi della massima importanza. Ricorderò appena che per l'idoneità al serviziQ militare o per essere ammessi nelle Ferrovie od in altri servizi analoghi od in altri Istituti, è fissato un grado di miopia al di sopra del quale vi è incompatibilità con il relativo servizio. In medicina legale possono insorgere controversie in conseguenza di questi discordi pareri. Egualmente non è indifferente per la prescrizione di adatte lenti che l'oculista trovi che la miopia sia, ad es., di 4 o di 6 D. L'A. dimostra che con la schiascopìa - processo Parent - che pure è il metodo più esano per la misura dei vizi di refrazìone, si va incontro facilmente ad errori di 1 cd anche dì 2 D. Mette in vista e discute i fattori che dànno luogo a -qoesò errori e studia e propone i mezzi per evitarli in pratica. RIASSUNTO. -

";;<:AA

••


CAMPO CLIMATICO SANATORIALE MILITARE DI ANZIO Direttore: maggiore medico ERNESTO MI LETTI

SU UN CASO DI ALLACCIATURA DELLA CAROTIDE PRIMITIVA NON SEGIDTA DA FENOMENI CEREBRALI Dott. Mario PlaatJna, primo capitano medico, capo reparto di chirurgia.

Gli accidenti cerebrali che seguono alla legatura della arteria carotide primitiva q uantunque ora siano divenuti più rari esistono tuttavia. Pubblico questo caso di allacciatura dell'arteria carotide comune capitato alla mia osservazione e che a me sembra non privo d'interesse. Si tratta di un giovanetto di anni 14, garzone di macclbio, che, il g=orno 22 gennaio c. a. mentre lavorava nella propria macelleria, scivolava sui gradini del banco e batteva su un gancio di quelli che servono per sospendere la carne, -che gli si conficcava profondamente in corrispcndenza della regione soprajoidea proprio al limite anter iore della region~ carotidea. Portato immediatamente a questo Sanatorio, quelli che lo accompagnavano riferiscono che non appena rimosso il gancio era stato notato un getto violento di sangue rutilante che poco dopo si arrestava e successivamente si costituiva una tumefazione che aumentava progressivamente. All'esame obiettivo si nota: sulla cute della regione latero-cervicale D. un dito al di sotto della mandibola e in corrispondenza dd margine anteriore dello sterno-cleidomastoideo una wluzione di continuo a margini netti della lunghezza di un centimetro da cui fuoriesce scarso sangue di colorito rosso vivo a getti sincromi con il polso. La porzione alta della regione carotidc1 D. e la metà esterna della regione sopraiodea sono occupate da una tumefazione della grandezza di una piccola arancia a margini indistinti di colorito bluastro, pulsante; la tumefazione aumenta progressivamente sotto l'osservaz ione. Arteria temporale D . pulsante. Fatta diagnosi di lesione di uno dei grossi vasi arteriosi del collo si decide l'intervento d'urgenza. Operatore primo capitano medico Plastina. Posizione del p.: collo esteso c testa ruotata dal lato opposto. Anestesia locale al NoYostasin. Inci!ione sul bordo anteriore dd muscolo sterno-cleido-mastoideo come per l'allacciatura dell'arteria carotide comune, isolamento dell'arteria carotide primitiva du~ dita al di sotto della biforcazione; la guaina comune viene rinvenuta molto infiltrata di sangue. Si passa un laccio intorno al vaso, laccio che però non viene stretto nè annodato. L'incis!one è prolungata in alto fino :ti focolaio traumatico dove si giunge all'arteria carotide interna che presenta una soluzione di continuo subito al di sopra della biforcazione. Durante le manovre ~i ha un getto di sangue rutilantc che viene arrestato stringendo ed annodando lentamente e con precauzione il laccio messo in precedenza sulla carotide comune. Chiusura della cute con punti staccati in seta, p!ccolo drenaggio di garza nell'angolo inferiore della ferita. Decorso post-operatorio: Nel giorno stesso dell'intervento, pallore della metà destra della faccia, leggera sonnolenza, temperatura 37°,5. Giorno successivo: qualche conato di vomito, ~ensorio i ntegro, apiressia, polso valido, frequenza 84. Al terzo giorno un esame del sistema n ervoso non fa rilevare nulla di anormale a car!co della motilità, della sensibilità e dei r iflessi sia superficiali che profondi: rimozione del drenaggio. In settima giornata si


750

SU UN CASO 01 ALLACCIATURA DELLA CAROTIDE PRIMITIVA ECC.

tolgono i punti di seta, la ferita è guarita per prima m. In undicesima giornata il p. si alza non avverte alcun disturbo e cammina speditamente. In quattordicesima giornata viene dimesso guarito. Rivisto a distanza di un mese non avverte alcun disturbo, nè si rileva alcun deficit a car.ico del sistema nervoso.

Il caso attuale presenta un certo interesse in quanto l'allacciatura della carotide primitiva non ha dato luogo a nessun fatto di emiplegia o di rammollimento cerebrale: i soli fenòmeni a carico del sistema nervoso sono rappresentati dalla sonnolenza il giorno stesso dell'intervento e dai conati di vomito in seconda giornata, fenomeni che sono stati transitori e che si sono dileguati in brevissimo tempo. L'assenza completa dei sintomi a carico del sistema nervoso è dovuta alla giovane età dd p., quindi arterie elastiche e molto pervie fino alle loro più fini diramazioni, al fatto che il laccio messo sulla carotide comune, per quanto il getto di sangue che fuoriusciva dalla ferita fosse impressionante, fu stretto molto lentamente e con delicate manovre affìnchè il corso del sangue non fosse interrotto bruscamente. H a contribuito, in prevalenza, al buon esito la assoluta asetticità del decorso della ferita che ha impedito il costituirsi della trombosi settica che, come è avvenuto in casi descritti, si estende progressivamente dalla legatura fino alle arterie intracraniche (silviana). La legatura dell'arteria carotide comune secondo Siegrist dà ancora una mortalità del 20 ·;r, . Wilson in una legatura della arteria carotide primitiva ha riscontrato una paresi temporanea del brac~io del lato opposto. Secondo Guinard l'anemia acuta dell'emisfero corrispondente che consegue immediatamente all'annodamento del fil o non potrebbe avvenire allorquando i due sistemi carotidei sono normali e normalmente anastomizzati al collo, perchè attraverso le molteplici anastomosi tra i rami dell 'una e dell'altra carotide esterna il sangue può, refluendo, scorrere nella carotide interna del tronco allacciato. Nei casi in cui l'allacciatura dell'arteria carotide primitiva è seguita da rammollimenti più o meno estesi si può pensare o ad una anastomosi insuffìcente oppure alla insorgenza di fenomeni di trombosi settica facili a costituirsi nelle lesioni traumatiche in genere infette. Per ovviare a questi inconvenienti cerebrali il Ceci nel 1904 propose di allacciare contemporanèamente alla carotide primitiva, anche la giugulare profonda prevedendo che l'ischcmia della sostanza cerebrale riuscirebbe m eno grave o per lo meno che le cellule nervose si manterrebbero meno vulnerabili all1ancmia arteriosa. Boari, Fiori e Cappelli con ricerche sperimentali e con osservazioni sull'uomo si sono mostrati favorevoli alla proposta del Ceci . N el caso descritto non è stata praticata la contemporanea legatura del1a vena giugulare interna per il (atto che, essendo la guaina giugulo-carotidea enormemente infiltrata di sangue e mentre con molta difficoltà è stato potuto isolare il tronco della carotide primitiva, molto più pericolosa sarebbe stata per l 'integrità del vaso l'isolamento della giugulare profonda che è stata denudata


SU UN CASO DI ALLACCIATURA OELLA CAROT[DE PRIMITIVA ECC.

7.) I

quel tanto che poteva bastare per permettere il passaggio del laccio intorno al tronco arterioso. D 'altra parte il Dorrance in un suo lavoro dice che la contemporanea legatura della giugulare profonda è più nociva che utile. Per spiegare le turbe consecutive alla legatura della carotide primitiva e della carotide interna, il predetto A. dà molta importanza alla diminuzione estrema e subitanea della pressione sanguigna provocata dall'irritazione dei filetti nervosi contenuti nella biforcazione carotidea che esporrebbe nella m aggior parte dei casi all'insorgenza di questi fenomeni riflessi i quali si verificherebbero più facilmente n ella legatura dell'arteria carotide interna. Nel caso attuale quindi l'allacciatura della carotide primitiva eseguita due dita al di sotto della biforcazione ha evitato quei fenomeni riflessi di cui parla il Dorrance e che forse sarebbero insorti se il laccio fosse stato messo sulla carotide interna subito al di sopra della biforcazione dove era la lesione: cosa che tecnicamente non sarebbe stata molto agevole data la subitaneità dell'emorragia e la estrema vicinanza della biforcazione, ma il laccio messo preventivamente sulla carotide comune ha permesso di frenare l'emorragia e contemporaneamente di non irritare il seno carotideo. Secondo Lerichc la vasocostrizione intracranica sarebbe dovuta all'eccitazione del simpatico cervicale, idea non condivisa dal Dorrance, che non ammette che il simpatico possa avere alcuna influenza sull'imorgenza dci fenomeni cerebrali. Quest'ultimo A. è dd l 'opinione che nei casi di lesione della carotide interna bisogna legare prima la carotide primitiva e poi dopo otto o dieci giorni se fosse necessario allacciare le branche della carotide esterna, e non si addiverrà alla legatura della carotide interna se non quando le condizioni lo rendessero indispensabile. RIASSUNTO. L 'A. descrive un caso di allacciatura della carotide primitiva per lesione della carotide interna, non seguita da alcuna turba cerebrale. Spiega il buon esito con la giovane età del p., la lcnttczza nello stringimcnto del laccio che impedisce il brusco arresto della circolazione, l'assenza di complicazioni settiche, la mancanza di fenomeni riflessi dovuti all'irritazione dci filetti nervosi del seno carotideo. Circa l'allacci~tura contemporanea della vena giugulare profond::t il buon esito dell'intervento nel caso attuale ha dimostrato che questa non era necessaria.

BI BLIOGRAFTA.

BEGUIN: Patologia chirurgica, vol. li. BoARI: 18° Congresso Società Italiana di Chirurgi::t. CAPPELLI: 19° Congresso Società Italiana di Chirurgia. CEci: 17" Congresso Società Italiana di Chirurgia. DoRRANCE G. M.: Annals of Surgcrj, ·vol. 99, n. 5, maggio 1934. FIORI: 18° Congresso Società Italiana di Chirurgia. LEJARS: Chirurgia d'urgenza, vol. 1. Wu.soN T. G.: Thc British Medicai Journal, n. 3825, 28 aprile I934·


SCUOLA DI APPLICA ZIONE DI SANITÀ MILITARE Direttore: colon od lo medico prof. GIUSEPPE GIORDANO

LaboratOrio di ç himica Direttore: ten. colonnello chimico farmacista W ALTER PAJUU

SULLA DETERMINAZIONE DEI CLORURI NELLE CONSERVE DI POMODORO Dott. Giuuppe Scotti, capitano chimico farmacista.

Il metodo ufficiale per l'analisi delle conserve di pomodoro (r) prescrive per la determinazione dei cloruri il seguente procedimento: « ro gr. di conserva si spappolano in acqua, si porta a 200 cc., si filtra e sul filtrato si

determina il cloro secondo Volhard >>. L'applicazione integrale di questo procedimento ha però dato luogo a gravi inconvenienti e tali da renderlo inapplicabile, senza opportune modifiche, al caso in esame; già il metodo originale Volhard (e cioè la ti tolazione dell'eccesso di nitrato d'argento con soluzione di solfocianuro alcalino in presenza del precipitato di cloruro d'argento), applicato al caso di sali puri, dà risultati non molto attendibili, in genere troppo alti, per piccole quantità di cloro da titolare. Dreksel (2) ritiene che tale errore sia dovuto all'impossibilità di cogliere esattamente la fine della reazione per la maggiore solubilità del cloruro rispetto al salfocianato d'argento, per cui il primo sale reagisce con un solfacianuro solubile secondo l'equazione:

3AgCl + Fe (CNS)3 ~':": 3AgCNS + FeC13 per questo motivo la colorazione prodotta per aggiunta di un piccolo eccesso di solfocianato scompare per agitazione del liquido e persiste solo se è pre· sen~ un notevole eccesso di solfocianuro, quando cioè l'aumentata concen-

trazione degli ioni doro in soluzione (dovuta alla formazione di FeCl 3 ) avrà ridotta la solubilità del cloruro d'argento allo stesso livello di quella dd solfocianato. Per evitare gl'inconvenjenti lamentati Rothmund e Bargitaller consigliano in questo caso di scaldar-e la soluzione addizionata con un eccesso di nitrato di argento e di agitare fortemente al fine di coagulare meglio il precipitato di cloruro d'argento. Alefeld (3), invece di scaldare, provoca la (1) Monistero delle Corpor3zioni • Direzione Gcncr~lc della produzione industriale c: degli scambi « Istruzioni provvisor ie per l'anal isi delle conserve: ali mentari da eseguirsi presso gli isti tuti autorizza ti ». 1930- V Il! . {2) TREADWEU. : Trauato di d11mica tiTJtllitica • Ed. 19 24, pag. 751·752. (3) E. A LEFELD : Ztsch. :L analy . Ch., 48, 79 (1909).


SULLA DETERMINAZIONE DEI CLORURI NELLE CONSERVE DI POMODORO

753

coagulazione del cloruro d'argento aggiungendo 5 cc. di etere per ogni 100 cc. di soluzione e sbattendo energicamente la soluzione in un matraccio a tappo smerigliato. Dreksel invece consiglia di eliminare per filtrazione il precipitato di cloruro d 'argento e poi procedere alla determinazione dell'eccesso di nitrato d'argento con la soluzione di solfocianato alcalino. Nd caso delle conserve di pomodoro le incertezze del dosam ento aumentano a tale punto che non è più possibile cogliere il punto finale della reazione nemmeno dopo aggiun ta di un notevole eccesso di solfocianato alcalino. Anzi, secondo riferisce il Gazzi (1), può accadere talvolta di saturare col solfocianato alcalino tutto il nitrato d 'argento aggiunto come se il liq4ido in esame non contenesse affatto cloruri. E ' ovvio che svariate cause contribuiscono ali 'incertezza del dosamento. Il colore proprio dd liquido, sebbene in minima parte, può rendere meno percettibili le prime tracce di solfocianato ferrico, ma la causa principale d'errore potrebbe esser dovuta ad un adsorbimento selettivo delle proteine

per l'ione cloro : differenti saranno allora le condizioni d'equilibrio nel caso di un ione legato ad un supporto colloidale. Il cloro risulterebbe legato intimamente per un meccanismo chimico-fisico alla micella colloidale e perciò la precipitazione con nitrato d'argento avverrebbe in condizioni dd tutto diverse da quelle dei sali puri. Inoltre il cloruro d'argento che si forma in presenza di sostanze organiche colloidali è, in parte almeno, disperso sotto forma colloidale; la sostanza proteica inoltre serve da colloide protettore per impedire la coagulazione del cloruro di argento anche per effetto di elettroliti. Di qui! l'impossibilità pratica di eseguire il dosamento nelle condizioni indicate. E' perciò necessario separare il precipitato di doruro d 'argento per filtrazione, se si vuole eseguire il metodo Volhard, e sul filtrato determinare l'eccesso di nitrato d 'argento aggiunto mediante la soluzione di solfocianuro alcalino. Qu.esto procedimento già consigliato dal Gazzi ha presentato delle difficoltà; infatti il Gazzi riferisce che non gli è riuscito agevole ottenere la coagulazione del cloruro d'argento nemmeno per riscaldamento con acido nitrico eone. e dopo molte ore di riposo. Anche con questi accorgimenti la filtrazione era quasi sempre lenta ed il filtrato ottenuto torbido per AgCl in fase dispersa. Per eliminare questo inconveniente il Gazzi consiglia d i aggiungere prima una certa quantità di solfocianato, che favorisce la coagulazione del cloruro d 'argento, e poi nel ( t) V. GAZ:ZI: Note sull"analisi delle conserve di pomodoro (u L' industria italiana delle con~r ve alimentari • - Novembre-dicembre 1937, pag. 141).

5 -

Giornale di medicina militare.


754

SL:I.I. :\ DETERMI:"AZJO:-.:E DE l CLORURI NELLE CONSERVE DI POMODORO

fihrato aggiungere altro solfocia nato fino a saturazione. Questo nel caso non si preferisca determinare il cloro per altre vie, come ad es. col metodo Mohr, eh :: l'A. consiglia di prekrcnza; però in tal caso per apprezzare bene la colorazione rossa dd cromato d 'argento, secondo l'A., è bene decolorare in precedenza il liguido con carbone decolorante. A parte la considerazione che non è prudente applicare la preliminare decolorazione del liquido con carbone in vista anche delle proprietà adsorbenti di questa sostanza per cui parte del cloro può essere adsorbito dal carbo~ e sfuggire così al dosamento, non mi sembra che la soluzione prospettata dal Gazzi possa risolvere il problema in modo soddisfacente perchè, a parer mio, si va incontro ad un nuovo errore rappresentato dal frazionamento della soluzione di solfocianato alcalino. Avendo dovuto riprendere in esame il dosamento dei cloruri nelle conserve di pomodoro ho constatato la attendibilità d elle affermazioni del Gazzi, però non sono d'accordo con lui sulla impossibilità di ottenere la coagulazione del cloruro di argento per riscalda~nto con HN03. Per ottenere questo risultato basta ricorrere all'ebullizionc preliminare del liquido con HNO. eone. in assenza di nitrato di argento. Esperienze da me eseguite in proposito mi hanno permesso di ottenere risultati soddisfacenti. Anzi, a questo proposito, sarebbe bene esaminare se non sia il caso di applicar~ la distruzione preliminare delle sostanze organiche con HNOa eone., in vista dd dosamcnto dci cloruri, in altri alimenti (latte, pane, ecc.) nei quali la calcinazione preliminare importa la perdita per volatilizzazione di più o m eno notevoli quantità di cloro, con modalità tecniche da stabilirsi caso per caso. Dd resto per la determinazione dei cloruri nelle carm msaccate è previsto questo trattamento preliminare della sostanza con HN03 eone.

Metodo proposto. Gr. IO di conserva si spappolano in capsula di porcellana con poca acqua c poi si versa il tutto in un pallone tarato da 200 cc.; si lava la capsula a più riprese con acqua, versando di volta in volta le acque di lavaggio nd pallone, quindi si porta a volume con acqua e si filtra. 50 cc. del filtrato si portano all'ebullizione in palloncino tarato da 100 cc. e vi si aggiungono 5 cc. di HN03 eone. (d = 1,4o); si fa bollire per circa 10 minuti c poi si aggiungono 25 cc. di una soluzione N / IO di AgN03. Si fa bollire ancora per ro minuti, quindi si raffredda rapidamente, si porta a volume, si agita e si filtra per filtro asciutto. Su so cc. del nitrato si titob l'eccesso di A gN O~ aggiunto con la soluzione di solfocianato alcal ino, indicatore l 'allum~ ferrico. Facendo bollire il liquido filtrato dalla conserva con HNO, eone. per alcuni minuti e precipitando lo ione cloro all'ebullizione con soluzione di


SULLA DETERMINAZIONE DEl CLORURI NELLE CONSERVE IJI POMODORO

755

AgN03, si ha la rapida coagulazione del precipitato di AgCl; la filtrazione è rapida ed il filtrato assolutamente limpido. AuTORIASSUNTO. - - L'A. propone alcune modifiche a l metodo ufficiale per la determinazione dei cloruri nelle consen·e di pomodoro. Tali modifiche permettono di eliminare gli inconven:enti finora riscontrati e che rendevano in:1pplicabile al caso in esame il metodo del Volhard.

---"". -n.--..:.---


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE G. A. CHruRco. - Modo di vita e condizioni sanitarie degli abissini. Colonizzazione fascista. («Atti del Terzo Congresso di Studi Coloniali», Firenze, 12-17 aprile

1937-XV). La relazione dell'A., che: ha partecipato come ufficiale medico al conflitto italaetiopico, costituisce una testimonianza oculare del contributo di civiltà portato dalle Legioni italiane in territorio abissino, sin dall'inizio della nostra pcnetrazione. Fra le varie opere di civilizzazione la prima ad imporsi è stata q uella saru'taria, dovuta alla illuminata iniziativa di moltissimi medici al seguito di truppe operanti, i quali spcsw hanno potuto estendere la loro opera alle popolazioni indigene, sia mediante istituzione di ambulatori che con visite a domicilio. L'A. mise in funzion e presso l'O. C. 185 un ambulatorio per indigeni, che divenne presto frequentatissimo. Gli fu possibile così fare dei rilievi nosografici sulla popolazione della vasta zona di End a T eclehaimanot (Tigrai) fra Aguddì-Hausien e l'Amba Sion. Dopo una premessa sull'ambiente fisico e sulle abitudini, l'alimentazione, le abitazioni degli indigeni, accenna alle superstizioni esistenti nella medicina abissina e passa a considerare le loro condizioni sanitarie, soffcrmandosi più estesamente sulle le:sioni chirurgiche, di cui riporta una statistica, riferita all'attività dell'ambulatorio. Segue una rap!da rassegna sulle malattie infettive e mediche riscontrate: vaiuolo, infezione tifoidea, meningite cerebro-spinale, malaria, tubercolosi, ulcera tropicale, lebbra, affezioni congiuntivali acute e tracomatose, sifilide, linfogranuloma inguinale di NicolasFavre-Durand. Riguardo alla colonizzazione cd alla difesa della razza l'A. espone la necessità di risol vere innanzi tutto il problema delle ab!tazioni, in modo che il colono possa avvantaggiarsi delle comodità indispensabili alla vita del bianco nelle zone equatoriali, e poss.1 avere con sè la sua famiglia. Occorre che il colono venga scdto con severo controllo sanitario ad ev!tare l'immigrazione di soggetti ammalati o vecchi. Indispensabile inoltre è l'evitare mediante opportuni provvedimenti qualsiasi promiscuità tra i bianchi e le razze di colore. Importante al pari delle scuole è ,l'impianto di :..mbulatori, dispensari, ospedali, costituendo la colonizzazione sanitaria la via più sicura di penetrazione fra quelle popolazioni molto sensibili alle provvidenze rivolte a migliorarne le condizioni di salute. PANDOLFI.

n

L. VAN HooF, c. HENRAD, E. PEEL. maiale indigtno come dse"a di Trypanosoma gambiense. ( << C. R. Soc. Bio!. », n. 24, 1937). E' controversa la possibiHtà d'inoculazione del Tryp. gambiense nel maiale, ch e viceversa è r!cettivo per il Tryp. brucei. Si è creduto anzi che un allevamento di maiali in vicinanza di villaggi indigeni attirando le glossine potrebbero rappresentare uno scherma di protezione per gli uomini, ma bisogna considerare che un tale allevamento favorirebbe la pullulaz!one di glossine, che in caso di epizoozie rivolgerebbero i loro attacchi sull'uomo. Gli esami diretti del sangue dci maiali indigeni sono di solito negativi per il T ryp. gambicnse, ma è da notare che l'animale può essere infetto senza che un semplice esame


757

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

sveli la presenza del parassita e che mediante l'inoculazionc del sangue alle cavie è stato possibile isolare dei Tryp. brucei-peca!ldi. Gli AA. hanno inoculato del sangue infetto in due maiali dai quali hanno potuto ottenere la trasmissione dell'infezione mediante la Gloss:na p::~lpalis nelle cavie rispcnivamcntc fino a un mese e mezzo e undici mesi dopo l'inoculnionc. Hanno inoltre trasmesso il Tryp. gambiensc ad altri due maiali mediante morsicature di glossine infette e da essi sono riusciti ad ottenere (in uno dopo un anno dall'infezione) sempre mediante la glossina la trasmissione dell'infezione alle cavie. Per mettersi :JI riparo da ohbiezioni circa infezioni accidentali hanno poi ripetuto le esperienze su porcellini nati in laboratorio da madre sana c curata e messi al riparo da punture accidentali. Anche in questi hanno ottenuto risultati positivi sia all'esame diretto del sangue, che mediante trasmissione alle cavie. Da notare che nel primo caso il tripanosoma ha assunto una resistenza totale alla triparsamide mentre per la morfologia, l'abhondanz:l di forme corte e di forme col nucleo spostato indietro, si ravvicinava all'aspetto di un Tryp. brucei o di un Tryp. rhodien se. Negli altri casi non vi sono state sensibili modiflcazioni di forma o biologiche. FLORIO.

MEDICINA INTERNA A. G.ERMAIN. - Sull'origine endocrina di alcune cinosi. (« La Presse médicale », n. u, 5 febbraio 1938).

Le cirrosi del fegato per lungo tempo sono state considerate come affezioni interessanti esclusivamente quell'organo, che, atrofico o ipertroflco, dimostrava grave pervertimento del suo piano strutturale con conseguente dencienza funzionale, che, progressivamente aggravantesi, portava il paziente all'exitus. Osservazioni dapprima isolate, poi sempre più frequenti, hanno in questi ultimi tempi dimostrato che nella cirrosi pigmcntaria o diabete bronzino (malattia di HanotChauffard) la sindrome clinica è sovente quella dell'insufficienza pluriglandolare. Ancora. a migliore precisazione di tale concezione, nel 1931 M. Labbé presentò due osservazioni, che definì << diabete bronzino con infantilismo regressivo >> o « sindrome epatopancre.atico-genitale >> in cui il rapporto tra lesioni epatica ed endocrina, non più clinicamente dubbio, riceveva anche la conferma anatomc-patologica da uno dei due casi con la dimostrazione istologica di alterazioni atrofiche e pigmentarie a carico delle ghiandole endocrine. Ma anche in altre cirrosi (la biliare, la alcoolica di Morgagni-Lacnnec) sintomi indicanti lesioni delle ghiandole a secrezione interna non mancavano (infantilismo, caduta dei pe]i, secchezza della pelle, insufficienza tireo-ovarica segnalata da Largnel-Lavastine in 7 casi di cirrosi alcoolica nella donna). Tali sintomi erano però considerati concomitanti e paralleli a quelli epatici per un'azione simultanea della sostanza tossica sul fegato e sulle ghiandole endocrine. De Gennes ha per il primo e precisamente affermato, in base ad osservazioni cliniche cd anatomo-patologiche rigorose, che le le;ioni endocrine stanno alla base di certe forme di cirrosi e quindi a quelle spetta importanza di fattore patogenetico. Ciò anzitutto rib•:tsi dall'evoluzione e dalla successione cronologica dei sintomi. Tra le osservazioni riportate molto dimostrativa è quella riguardante un soggetto ventenne con sindrome endocrinocpato-miocardica c precisamente: insufflcienza cardiaca, cirrosi pigmentaria ed infantilismo. La $ezione dimostrò, accanto alle lesioni cardiache ed epatiche, aplasia di tutte le ghiandole endocrine molro più estesa di quanto potesse far sospettare la fenomenologia clinica. Altre osservazioni ancora, riportate dall'A., dimostrano l 'anteriorità dei sintomi


RI\'ISTA DELL.\ STAMPA MEDIC!\ ITALIANA E STRANIERA

endocrini c l'importa nza ddlc ghiandole relatÌ\'C nel determinismo della cirrosi pigmeotana. Tale rapporto patogcnetico, anche se m eno fre(1u ente c meno evidente, è talvolta presente nella comune cirrosi alcoolica, O\'C l'etiologia to~s ica è d:.~ tuHi riconosciuta. Qui le lesion i endocrine prodotte d:JII'alcool r::~pprcsm tano un fattore patogenetico importante. in quanto aggra,·ano la cirrosi, accentuando b sclerosi epatica, all'inizio poco diffusa. Nei preceduHi ch:i cirrotici infatti spesso figu r:mo sintomi <.li <.lisfunzione endocrina specie a carico de l p:~ncrcas, ddla tiroide, d cll'ipolisi c delle ghiandole sessuali. L 'osservazio ne :mawmica però non sempre ha confermato il giudizio clinico. in quanto tali ghiandole sono state rah·olta riscontrate istolog icamente indenni. Queno, che potrebbe sembra re un elemento cruciale contro la tesi dall'A. sostenuta, effettivamente ha scarsa import:1nza. poichè può qui trattarsi di alterazioni funz!onali. Ciò è ammissibile CJUalora si ten ga presente che in alcuni casi di di:~bctc mellito grave l'indag ine istologic:J n on ha rilc,·ata lesione alcun:1 a car!co delle isole di Langcrhans e l 'os~ervazione di De Gcnnes, il quale nel 1936 h:t puhblicato un c.1so di sindrome di Simmonds, ove l'esame istologico dcll'ipofìsi fu nettamente neg:HÌ\'O. La tesi d:tii'A. sostenuta con buone osservazioni cliniche c con precisi reperti an:Jtomo-patologici. per gu:1nto in numero :wcora limitato, impo rta deduzioni di ordine, oltre che dottrin<~le. anche pr:'ltico e precisamente terapcutico. Davanti ad una cirrosi di data recente, O\' C sintomi coesi ~tenti posso no far sospettare un'endocrinopatia, è giustifì. cato l'impiego di appropriata Qp<>terapia. Si potrà cosl ottenere, se non la regressione delle p:ià costituite lesioni cirrotiche, un arresto o per lo meno una più lenta evoluzione di esse. E questo è gi~ un bel risu l t:lto. R. n' ALEssANnRO. DoRÉ. ll regime cdogeno in tre casi di colibacilluria. (« Archivcs de Médccine et Pharrnacic navales " ; tomo 127; n. 4; ottobre-novembre-dicembre 1937).

TI regime grasso, con un minimo di glucidi - qualificato con la denominazione di « regime cetogeno n - è praticato negli Stati Uniti fin d:.~l 1931. Si deve a Bianche Dupeux nella sua tesi I9.F - l'a,·cr riltv:Ho come, sottoponendo a ~copo curativo gli epilettici, g i~ soffcrcnti di svariate forme infiammatorie della vescica, a uno scrupoloso regime cerogeno, le loro urine risultassero sterili , senza alcun.\ somministrazionc degli usuali rimedi disinfettanti. Successivamente, vcni\'ano estese in questo senso le indagini, part!colarmcme per merito di P:1gnicz e Plichet ( 1935), i quali giunsero a concludere che, col regime cetogeno sever:tmente applicato per tre settimane, si otteneva la guarig ione clell'8o % dei casi di colibacilluria, all'infuori cioè di quelle ec:.:ezioni nelle quali non si riuscì a produrre la necessaria acidos: nelle urine, di cui peraltro gli AA. ncn )!iunscro a spicgarne la causa. Il D oré medico-capo di 2" classe neg li Ospccbli dcl!a Marina francese nel rammaricarsi che il regime cewgeno sia poco utilizzato in Francia, dopo aver richiamato i concetti rcor:ci sull'argc mcnto, riferisce dettagliatamente su tre casi di colibacillosi prcsentatiglisi in un anno e d a lui curati col nuovo trattamento che, almeno per due volte, gli fornì soddisfacenti risultati. In primo luogo. egl i mette a punto h questione affermando che. in orig ine, il regime cc:togc no è un regime acidificante; secondariamente, esso diviene cetogeno : g ià da lungo tempo, inf:llti, i professori Marfan e Achard hanno rettificato il termine " acidosi » in c< acido-citoncmia '' e <t acido-cctosi >>. Per rcndcrscne conto, è sufficiente fare ingerire a un colibacillurico non soltanto dci grassi e della carne, ma ancora degli ort:~ggi (ca,·oli <.li Bruxelles, crescio ne) o della frutta secca. come le prugne. per vedere lt' urine cominciare a schiarirsi. Dalle osservazioni ge nerali risulterebbe che il regime cetogcno è -


RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITAL!Al"A E STRA:--: IERA

759

un regime di disquilibrio, dove i grassi in eccesso devono fo rnire prodotti cctonici alla concentrazione di egr. 5 p. 1000 . Pagniez e Pl:chet - nel « foumal d' Urologie "• giug no 1935, pag. 524 - h:mno codificato, per gli urologi francesi, la tecnica :.mericana di questo regime; tutta,·ia l'A. - :Htenendosi alle tavole di Alquier - si limita ::o ::bssificare gli alimenti che meglio com•engono per il regime in oggetto, avvertendo che la carne prescritta (gr. 200) dev'essere preferibilmente di maiale, perchè più g rassa. E, dopo una minuziosa atte nta descrizione del le esperienze esegui1r nei casi di picloncfritici :J\' Uti in cura, espone l'insegnamento che se ne può trarre.

Osservazione l . - U n uomo di 51 anni, affetto da due anni da pielonefrite colibacillare, nell 'ottobre 1936 presenta una orchite sinistra febhr ile. Le urine em:niche contengono b. coli; C; per circa un q uarto del loro volume, presentano sedimento di pus. Il paziente viene sottOposto a regime cetogeno, fino alla guarigione. Si riprescnt:l, dopo circa due mesi, con epididimite destra ed è messo nuovamente a regime cetogeno (gr. 100 di carne e gr. 2 00 di burro, per pasto). Guarito, dopo ,litri qmttro mesi egli è ripreso da orchi-epididimite destra. Viene di nuovo sottoposto al 1egirne cetogeno con: gr. 100 di vitello, gr. 250 di latte e un <• petit suùsc ,, (crem:t con ferme nti lattici naturali), bevendo gr. 500 di tisana di Buchu. L'A., nel rilevare che, a tre riprese, un rcg1me l"Ctogcncr scrupolosamente seguito r.o n ha avuto che un effetto tempora neo e non è riuscito a l ibera re l'ammalato della sua colibacilluria, ritiene di poterne imputare la causa al fatto che - per qua nto l'esperienza sia stata rigorosa - essa non ebbe un sufficiente sviluppo (vale a dire, in disquilibrio ponderale), nè venne protratta molto a lungo. Osservazione 11. - U n commt:sso di 54 anni - già trattato per epididimite sinistra suppurata e restringimento uretralc, n<:l 1916 - present.1, nel febbraio 1936, una pachivaginaEte suppurata de~ tra, con marcato 1estringi me nto dell'urctra bulbare e dei piccoli restringimenti dell'urctra membranosa. E' sottoposto dapprima alla cura del vaccino anticolibacillare, associato al regime cctogeno: gr. 125 di latte, g r. 75 di burro, gr. 100 di maiale arrosto alla griglia, un "petit suissc " · Successivamente, al regime cetogeno seguente: gr. 125 di latte, g r. 150 rli burro, gr. 200 di carciofi, fino a guarigione. Ma il 15 luglio l'ammalato, in seguito a una passeg1-,riata in bià·letta, è ripreso dagli accessi, per cui viene di nuovo as~oggcttato al regime cetogeno, r.ccompag nato da opportune somministrazioni di medicinali. In questo caso l'A. ritiene che il successo - essenzialmente temporaneo - fu osta· colato dal poco te mpo di applicazione del regime, dovuto sia all'intolleranza del soggetto alla restrizione delle bevande e sia per la d ev:.zione dell'azotemia, al disopra del limite di allarme. Osserva zione 11/. - Il regime cetogeno è stato prescritto n un soggetto rnielitico, in òue riprese: prima il 27 marzo 1937; ~uccessivamente il 20 aprile, a seguito di un brusco rialzo termico, dopo una calma apparente. I soddisfacenti risultati ottenuti con l'applicazione del detto regime emergono dalla elabornta descrizione del Jecorso della malattia e delle osservazio ni compiute, col suffragio di una tabelb analitica corrispondente a due composizioni del regime adottato, che forniscono entrambe calorie lipidiche = 1253 e calorie glucidiche = 4 9; e cioè : a) gr. 200 di maiale, gr. 200 di sedano-rapa, g r. 100 di burro, gr. 100 di crema; b) g r. 100 di spinaci, gr. 125 di burro, g r. 100 di crema fresca, due uova. Dai tre casi sopracitati e dagli accurati esami condotti, l'A. trae le relative conse· guenze tanto dal punto di vista puramente teorico, amp:amente illustrandole con interessanti considerazioni, quanto da quello clinico, anche olio scopo di spiegare il giro d 'azione del regime cctogeno.


RlVJSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALJANA E STRANIERA

In primo luogo, egli non ha constatato affatto gli incidenti che taluni AA. attribuirebbero al particolare re~;,rime, all'infuori di un solo accesso di vomito notato in uno dei suoi malati. A tal riguardo, ri ferendosi all'affermazione di Marfan, che i composti cctonici non sono emetizzanti, sp.iega come vomito e nausee possano dipendere dalla difficoltà di sopportare la notevole quantità dei grassi ingeriti. Conseguentemente e quantunque le sue indagini non appariscano complete - non avendo ricercato la riserva alcalina, nè misurato il metabolismo basale, nè dosato il grasso delle feci, nè titolato i polipepùdi o il rapporto cloruremico - tuttavia egli rileva che le sue osservazioni mostrano come, nei casi che sembrano disperati, nella grande infezione colibaciJlare, il regime cetogeno possa determinare un'azione di arresto, almeno momentaneamente, sul processo infettivo. Esso, inoltre, sembra altresì capace di spezzare un ciclo febbrile regolare a tipo etico che è rimpiazzato, dopo una pausa termica molto prolungata, da u na febbre meno elevata. ma irregolare. Si potrebbe pensare, in certo qual modo, a una attenuazione o impedimento della virulenza del b. coli - che non si è riusciti a distruggere radicalmente - rendendolo piuttosto ~aprofita che tossico. Infine, l'A. si intrattiene su consider:~zioni personali circa il presumibile meccanismo della riscontrata influenza del reg~me cetogeno sulla temperatura. APE .

.

CHIRURGIA GENERALE P. WERTHEIMER e M. BERARo. - la chirurgia dtlla catena simpatica cervico-toracica. (tecnica di Gask e Ross). (H )ournal de Chirurgie», gennaio 1938). E' la tecnica di Gask e Ross quella alla quale gli AA. dànno la preferen za per intervenire sulla catena simpatica cervico-toracica: con figure molto chiare c dimostrative illustrano le varie fasi dell'intervento per la messa allo scoperto del ganglio stellato. L'incisione cutanea corrisponde presso a poco a quella per l'allacciatura dell'arteria sucdavia nella porzione cxtrascalenica: spostato all'esterno il muscolo sternocleidomastoideo viene sezionato il muscolo omoioideo e la relativa fascia cervicale media dopodich è viene individuato il muscolo scaleno anteriore e liberato dal suo rapporto col nervo fren.ico, che viene spostato all'esterno. Allora si incide, vicino alla sua inserzione inferiore, il m uscolo scaleno anteriore stesw, si seziona fra due legature l'arteria tiroidea inferiore onde poter abbassare prudmtemcnte l'arteria succlavia e, col polpastrello del dito indice, si compr ime verso il cavo toracico la cupola polmonare sino presso a poco alla terza costola. Allora, seguendo dal basso all'alto e un poco di lato i corpi vertebrali si scopre facilmente la catena simpatica coi suoi gangli c su di e~sa si possono compiere particolarmente bene gli interventi al di sotto del gangi !o stellato. Questo ganglio, come è noto, costituisce il luogo di passaggio più importante per le fibre afferenti dalle quali dipende l'innerv .., zione simpatica dell'arto superiore, del cuore e del polmone: non tutti però i ramuscoli simpatici destinati, ad esempio, aiJ'arto superiore lo raggiungono passando attraverso il ganglio stdlato rna vi si portano direttamente dipartendosi dal 2° ganglio toracico così come dal 2° e dal 3° g:10glio toracico si dipartono altri filamenti e cioè dei nervi cardiaci e polmon:lri che raggiungono, altrettanto dirett:lmente, i rispettivi organi. Oltreacciò le fibre bianche pre-ganglionari ascendono parallele al tronco del grande simpatico per recarsi al ganglio stellato ove si mettono in contatto (sinapsi) colle fibre periferiche post-ganglionari: orbene sia che si tratti di filamenti deputati all'innervazione vaso- motrice dell'arto superiore o di nervi - accellcratori la loro interruzione al di sotto del ganglio stellato può essere presa in seria conridcrnione per essere sostituita alla asportazione del ganglio stellato stesso. Rispctt:Jre il ganglio stellato vuol dire intanto rispettare uno dei centri riflessi della catena simpatica e vuoi di re anche evitare la degenerazione delle


RIVlSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALit\NA E STRANIERA

fibre post- ganglionari la cui eccitazione, secondo recenti studi di chirurghi inglesi, tedeschi e francesi, determinerebbe la liberazione periferica di una sostanza simpaticotropa, la simpatina, la quale sarebbe un intermediario ormouico fra le fibre nervose e le cellule recettrici periferiche. La degenerazione delle fibre post - gangl!onari porterebbe alla soppressione di questa sostanza cd all'accentuarsi cioè al predominare dell'azione dell'adrenalina circolante la quale 1 egolercbhe il solo tono v:1somotore vasco!are periferico. Ecco dunque perchè sembra giustific:lto agli AA. (bre la preferenza ad un intervento sulla catena cervico - toracica il quale, per rispettare il g:lllgl io stelbro, de,·e essere eseguito al dì sotto dì questo e colle mod:1lit:'t della tecnica descritta da Gask c Ress. G.

R. GALLETTO.

TRAUMATOLOGIA Orro MAv. Sarcoma dopo ferita di guerra den•avambraccio sinis1ro. (<<Ztrbl. f. Chìr. », 7 agosto 1937). Premesso che la questione del nesso causale tra trauma e genesi dei tumori maligni ha un valore non solo scientifico, ma anche pratico specie dal punto di vista medicolegale, l'A. riporta un caso di sarcoma, insorto su una lesione ossea di guerra, per il quale non vi erano dubbi per quanto riguarda il nesso causale. L'A. riporta il caso di un ferito che nel 1918 aveva subito una grave lesione da scheggia di granata all'avambraccio sinistro con rilevante mortificazione delle parti molli e frattura comminuta dell'ulna. A distanza di 18 anni in corrispondenza della lesione di guerra insorgeva una tumefazione senza caratteri infiammatori e si rì~con­ trava un concomitante aumento di volume delle linfoghiandole sottoclavicolari e ascellari. L'esame istologico di un pezzo dell'avambraccio amputato poteva stabilire che si trattava di un sarcoma a cellule fusiformi. All'esame istologico delle linfoghiandole sottoclavicolari e ascellari asportate, non si notava alcuna mctastasi sarcomatosa., ma solo un ispessimento connettivale, da mettere in rdazione con una linfadenite aspecifica, conseguente alla vecchia ferita di guerra. Circa l'etiopatogenesi del sarcoma. l'A. si domanda se e:sso è da mettere in relazione con la lesione di guerra. Delle condizioni generalmente richieste per ammettere la genesi traumatica di un tumore maligno, sembra a prima vista eh:: per il caso riportato manchi quella del periodo di latenza, giacchè secondo la maggioranza degli AA. un tumore dovrebbe comparire al più presto dopo tre mesi e al più tardi dopo tre anni e durante il periodo di latenza si dovrebbero osservare sintomi di passaggio L'A. ricorda che però si è sempre più .convinti che il comparire di un tumore maligno dopo lungo tempo dal trauma non solo n on depone contro la genesi traumatica di esso, ma anzi ne può costituire la prova. Questa opinione ~ convalidata dal!o studio della produzione sperimentale dci tumori maligni, è difesa da uno dei migliori oncologi, il Fischer-Wasels, ed è accettata dall'A. In quanto ai segni di passaggio, ammettono che un tumore possa prendere le mosse da un tessuto infiammatorio di rigenerazione la cui attività di crescenz.a si sia deviata. L'A. ricorda che il Troell sostiene di non avere mai constatato un pas..c;aggio diretto di fenomeni di rigenerazione in tessuto tumorale e che il Thies, invece, come altri AA., ha i n alcyni ç<~si fenomeni infiammatori cronici accanto a tessuto s:uçO!natoso. Nel caso riferito, all'esame istologico della massa tumorale e dei tessuti vicini a questa, non è stato possibile trovare fenomeni infiammatori; però l'esame istologico delle linfoghiandole asportate ha dato un reperto, che è da mettere in rapporto con proe<essi infiammat~ri avvenuti al tempo della lesione, ai quali poi si è sostituita la p roliferazione neoplastica.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA F. STRANIERA

L'A. conclude con l'affermare che tutte le condizioni necessarie per ammettere il 111csso genetico tra un traum:J cd un tumore maligno sono qu:ndi presenti nel suo caso e che qnc~to porta un comribmo chiarificatore nella divergenza d'idee sllllla d urata del ucrnpo di la tenza tra un trauma e l'insorgenza di un sarcoma.

E. ZAFFIRO.

RADIOLCGIA O. Cossu. -

La Radiologia nell'esame del canale uretrale e delle ghiandole annesse.

(<< Nuntius radiologicus ''• anno VI, marzo-aprii~:: 193X-XVJ).

E' una vas ta rassegna sintetica con conrriburo p~::rson~le dell'indagine radiologica dcll'uretra e delle sue g hiandole :-annesse: prcst:.ta, vescicole semina li e g hiandole bulbouretrali. Dopo alcun i renni storici sull ' uretrografia maschile e femminile, che ri ~al gono fi no al t8g6, viene ampiamente descritta la tecn:Ca di esecuzione dei radiogra mmi ( momen to di esecuzio ne. posizio ni, proiezioni e mezzi di contrasto). Secondo l'A., per un'indagine radic>logica completa dei canale urc trale, occorret:cbbero sci proiezioni: una ventro-dorsale, due obblique posteriori (D. e S.) ad uretra

iniettnta c compressa distalmentc; altre due obbliquc posteriori, una durante l'iniezione c l'alt ra durante l'evacuazione del mezzo di contrasto; ed infine un'ultima, pure obbliqu:t posteriore, a vescica completamente vuotata. Di grande importanzn per l'urologo e per il chirurgo sono i risultati che pos~ono attenersi con l'uretrografia : cali bro e direzione del canale uretrale, eventuali diverticoli, uretra doppia o bifida, fistole ed infiltrazioni parauretrali, restringimenti traumatici, esiti blenorragici, false vie, corpi estranei e calcoli nella prostata, suppurazioni prostatichr e loro esiti, ipertrofia prost:Jtica, ecc. E' controindicata invece nei casi d'infezione acuta in atto ( uretritc, prostatite, cistite), nei trauma tismi recenti (rottura d'uretra) e nelle uretrorragie. FALCONE.

PAuL GtLBERT. -

La Rotntgen-terapia degli adenoidei. (« Journal de Radiologie e

d'Eicctrologie ))' gennaio 1938). In questo lavoro l'A., dopo una ra pida scorsa ai sintomi e alle complicanze più f requenti delle vegetazioni adenoidi, si occupa essenzialmente della terapia. Non nega a ll 'intervento chirurgico la sua im portanza ma sostiene che in alcuni casi - come l 'cm~ filia, le poussés infiammatorie ncute, cattivo stato generale, le recidive post-operatorie, le malformazioni palatine, bambini al disotto dei 4 anni - l'opera del chirurgo riesce: spesso va na. Afferma pertanto che nelle vegetazioni adenoidi, c spec:e nei casi descritti. la Roentgen-terapia dà in genqrale risultati eccellenti, a patto che l'applicazione sia tempestiva. E' noto che il tessuto linfoide, specie se infiammato, come purtroppo si ver:fica nelle vegetazioni adenoidi, è sensibilissimo ai raggi anche ~e le dosi di questi sono deboli . Sono appunto. prosegue l'A., i sintomi infiammatori i primi a regredire; d iminuisce subito la secrezione purulcnta rino-faringea, si ripristina la respirazione nasale. ~l russare cessa, diventa possibile la suzione, aumenta il peso del corpo. Questi risultaù si hanno già dopo poche sedute (3 o 4 irradiazioni). Circa la tecnica radioterapica l'A. propone r:-~ggi molli e molto penetranti filtrati da IO mm. di alluminio o mezzo mm. di rame ; distanza focale da 20 a 30 c m. ; largo campo d'irradiazione che va dal ponte zigomatico all:t cl:l\·icola.


RIVISTA DELLA STt\MPA MED ICA IT AL! t\NA F. STRA:--:JF.R.\

Le dosi sperimentate cl:lii'A. presso numerosi b:Jmbini furono sempre deboli: ne i poppanti bastano 2, 3, raramente 4 sedute di 100 r. bilaterali. ossia un totale di 400, 6oo. 8oo r. distribuite su 2-3 settimane. L'A. conclude che in caso d' insuccesso le dosi possono essere aumentate senza alcun danno per i bambini. La Roentgen-tcrapb può faci lit:tre la guarigione nelle recidi·.:e operatorie. D E LuciA.

N EURO-PSICHIATRIA G. MossA. - La sindrome psichica prdrontale. Contribuio clinico ed anatomopatologico. (u Rassegna di studi psichiatrici 11, fase . 4· luglio-agosto 1937). L'A. premette copiosi <.lari bibliografici sulla discussa questione dell'atassia frontale e sulle alterazioni psichichc osservabili nelle ksion! sperimentali dci lobi frontali c ndla clinica dci tumori o di altre infermità della medesima regione. Viene poi descritta un'osservazione personale. Trattavasi di un soggetto ricoverato in Ospedale psichi:.~trico all'età di 43 anni e quivi deceduto sei anni dopo. Neurologicamente esisteva soltanto - e fin da principioun'anisocoria (per maggiore ampiezza ddla pupilla dcstra) con mrpore pupilla re alla luce, ed un tremore all'arto superiore J cstro; negli ultimi tempi fu rilevata anche anosmia e comparvero frequenti accessi epi lettici in cui !c contrazioni clo niche interessavano maggiormente l'arto superiore di dt:stra. Dal punto di vista psichico era stata fa tta dia g nosi di parafrenia. Al riscontro autopsico si rilevò una gro$Sa massa neoplastica (un meningioma). originatasi probabiJmente dalla falce, innicchiato nella porzione frontnl c <..ldl'emisfero sinistro, ove il parcnchima cerebrale era fortemente appiatùto e assottigliato. Il .Mossa giustamente argomenta - soprattutto in base ai dati ncvrologici, i quali, benchè scarsi, erano molto bene rikvabili fin dal principio - che qui non si potè trattare di un tumore sviluppatosi in una malata di mente, ma che il tumore stesso dovette svilupparsi coi primi ~ intomi ment:.li. Questi rappresentarono, quindi, la reazione psicopatologica del cervello di quel soggetto verso iì neoplasma, che agì a come una specie di rivelatore rinforzando tendenze che erano già manifeste (il soggetto era sempre stato bisbetico, lunatico, diffidente) e mettendone a nudo altre latenti ''· L'A. conclude riaffermando [a necessità di esplorare sistematicamente gli psieo. patici quando sorga il sospetto - anche solo in b:tse a pochi sintomi nevrologici che la sintomatologia psichica (sempre malsicura ai firti di una diagnosi wpogr:-~fica) sia l'espressione d'un neoplasma cerebrale. Con ciò sarà possibile un tempestivo intervento chirurgico, che è sempre da preferirsi, nonostante i suoi rischi, all'abbandono del malato in una rezione di Manicomio. CARLO Rtzzo.

La sindrome comiziale molto tardiva degli antichi traumatizzati cranio-cerebrali della guerra l9l4-l9l8. (•• La Presse médicale >>, n. 61, 31 lu-

R. T ARcowu. gl io 1937).

E' noto che l'epilessia può manifestarsi in antichi traumatizzati cranio-cerebrali, e n e urologi di ogni paese hanno richiamato l'attenzione sulla questione. L 'importanza della quale appare notevole in medi.cina legale militare, qualora si consideri la frequenza delle lesioni cranio-cerebrali nelle guerre moderne e la gravità dello stato morboso, che può, secondo l'A., apparire nel 14 ·:~. dei casi, dopo un intervallo libero o di latenza di 10- 15- 20 ed anche 22 anni dal sublto trauma.


RlVlSTA DELLA STAMl'A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Questa epilessia tardiva si differenzia dall'epilessia post-traumatica banale non solo per il lungo periodo di latenza, ma anche perchè particolarità cliniche ed etiopatogenetiche le conferiscono una cerra autonomia. Clinicamente va distinta una fase prodromica ed una d'epilessia confermata. La fase proJromica, secondo l'osservazione deU'A. sui feriti della guerra 1914-18 s'inizia, dopo un periodo lungo di benessere, con disturbi nervosi vaghi (cefalea, stordimento, mosche volanti, vertigini, incubi, deficienze transitorie della memoria e dell'attenzione), i quali hanno solo una superficiale rassomigìianza con i disturbi dei traumatisrni cerehrali recenti (sindrome atopica di Grassct), si stabiliscono rapidamente e s'accentuano progressivamente. Si ha ripercussione notevole sullo stato psichico del soggetto, il quale si preoccupa della sua crescente esauribilità c delle sue dimenticanze, diventa irritabile, impulsivo oppure ha crisi angosciose. Non raramente un episodio psicopatico franco, ansioso o confusionale esalta le turbc dell'intelligenza, dell'emotività e del carattere. L 'esame obbiettivo è negativo o fa rilevare solo esagerazione dei riflessi tendinei. T ale stadio precomiziale non manca mai e di solito dura 2-3 anni. La fase d'epilessia conclamata s'imzia con crisi franche, come nell'epilessia comune, ~'alterna spes~o con episodi atipici ed equivalenti epilettici (assenze, vertigini, forme deliranti e, frequentemente, fughe epilettiche, le quali ultime tal volta costituiscono la sola manifestazione della malattia). Particolare importanza ha lo studio dello stato psichico del soggetto, che se spesso, iil rapporto a crisi rare, resta leggermente alterato, talvolta però si perturba profondamente. Si designano pertanto sindromi diverse: o si ha grave alterazione dell'intelligenza e del carattere, impulsività, aggressività (si tratta di solito di antichi commozionati), o si hanno disordini emotivi ed affettivi, associati ad irascibilità: il soggetto è ansioso, depresso, ha sensazione d'inferiorità, d'impotenza, di deficienza intellettuale (si tratta di grandi feriti cranio-cerebrali trapanati), o infine si osserva un certo grado di debolezza intellettuale del tipo arteriosclerotico o senile, la cui vera essenza è precisata da qualche episodio convulsivo e da equivalenti epilettici (frequenti le fughe) : non vi è qui rapporto con la natura e la gravità del pregresso traumatismo. L'esame clinico rileva gli esiti, quando esistono, della antica ferita e le manifestazioni di fattori patogeni molto importanti, i quali sono intervenuti durante il periodo che separa la malattia attuale dal trauma. Da notare anzitutto l'ipertensione arteriosa di diverso grado in rapporto ad uno stato ateromatow od arteriosclerotico, che in vero si riscontra in tutte le complicazioni tardive dei traumatismi cerebrali, e l'alcoolismo cronico, che, se non costante, è frequente, e talvolta sotto forma di leggero etilismo abitudinario, onde uno stato lieve di insufficienza epatica. L'antico traumatismo poi può essere stato grave, onde residua breccia ossea pulsante, spesso però è stato di modesta entità e si è ben riparato, talvolta si è trattato di commozione o di choc emozionale; la sindrome del primo tempo si è completamente dileguata, per cui il soggetto ha avuto esistenza normale per 10 - 15 - 20 anni (periodo libero o di latenza). Nel determinismo patogenetico di questa forma comiziale tardiva post-traumat:ica sono pertanto da considerare: l'antico trauma, i disturbi vascolari, l'alcoolismo. L'azione epilettogena dell'alcool, ammessa anche in base a ricerche sperimentali di antichi AA., attualmente è discussa, e nei casi esaminati talvolta manca. Costanti invece sono i disturbi vascolari da sclerosi vasale, la cui importan7.a è ben nota n ell'epilessia senile. Nei traumatizzati cranio-cerebrali s'iniziano nei piccoli vasi le lesioni sclcrotiche, cui corrispondono i fenomeni del periodo prodromico, poi esse si estendono, prot,,-eJiscono e si hanno le manìfestazioni comiziali. Il quadro clinico può complicarsi infi ne con fenom eni indicanti focolai di rammollimento.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Il fattore traumatico si dimostra ad un esame severo ed obbiettivo incostante, cd in molti casi d'epilessia tardiva dell'ad ulto esso manca, mentre non mancano le note dell'artcriO!clerosi cerebrale; l'alcoolismo, per quanto non costante, appare molto frequente. Si può pertanto negare ogni importanza nella genesi dell'epilessia dell'adulto ai traumatismi cranio-cerebrali pregressi, sicuramente dimoMrati ? Particolari atteggiamenti dello stato psichico dci giovani feriti cranio-cerebrali ci portano a rispondere di no. Pierre Marie ammette che una spina irritativa nella zona di proiezione cerebrale è necessaria nel determini~mo dell'epilessia e tale spina sovente è di origine traumatica. Questa però è un'ipotesi patogcneùca induttiva, in quanto nei casi osservati le lesioni ed i loro esiti non si sono mostrati inizialmente epilettogeni. E' necessario l'intervento di altri fattori: lesioni sclerotiche vascolari anzitutto e spesso alcoolismo nel determinismo dcll'epilcs~ia tardiva. Che il trauma poi possa favorire l'azione di essi è ammissibile, ma da so Io non è su ffìci'en te, n è necessario. Pertanto dal punto di vista medico-legale l'epilessia tardiva dei traumatizzati craniocerebrali non costitu:sce un aggravamento dell'antica !esivne. alla quale non è imputabile, ma una complicazione nuova, che con adatte norme igieniche e terapeutiche è anche evitabile. Breve, il trauma riveste qui la modesta portata di fattore favorente, mentre il fattore determinante principale è un processo intercorrente: arteriosclerosi da sola o

associata ad alcoolismo. R. o' ALESSANDRO.

OFTALMOLOGIA GwsEPPE BossAuNo. ~ Tre osservazioni di sclero-uvclte anteriore di cui due ad an·

damento maligno (scleropericheratite progressiva di v. Szily) ed una. di queste bilaterale. (<<Archivio di Ottalmologia », novembre 1937-XVI).

Le alterazioni infiammatorie localizzate nel segmento anteriore della sclera presentano alcune volte un carattere di particolare malignità e per la loro diffusione all'uvea anteriore lasciano spesso perplessi se considerare primitiva l'insorgenza del processo infiammatorio nella sclera o nelle membrane interne ad es!a adiacenti. Oltre alla controversa questione della primitiva insorgenza nella sdera o nell'uvea anterii.ore l'interesse scientifico di questo quadro clinico è determinato daHa malignità della forma morbosa e dai numerosi tentativi di ricercare il bacillo di Koch nei tessuti che presentano sovente alterazioni caratteristicamente tubercolari. L'A. dopo una completa esposizione bibliografica passa alla descrizione di tre casi clinici che sono capitati alla sua osservazione, corredandola di importanti reperti anatomo-patologici. I tre casi per l'insieme della loro sintomatolog:a clinica e per i dati anatomo-patologici vanno catalogati sotto il nome di sclero-pericheratite dit v. Szily e di essi uno solo potè giungere a completa guarigione cl:nica. Negli altri due casi, uno mooolaterale, l'altro bilaterale, la m alattia si presentò con caratteri particolarmente maligni per cui furono necessarie le enucleazi?ni. Considerazioni cliniche ed istopatologiche fanno affermare all'A. che con molta verosimighanza l'affezione ebbe inizio neUa sclera e che essa sia di natura tipicamente tubercolare, perchè fu sempre positiva la ricerca del bacillo di Koch. L 'A. dall'innesto di materiale tratto dall'occhio di uno dei casi descritti ha potuto riprodurre, negli animali da esperimento, lesioni tubercolari. La inter essante monografia è corredata di chiare fotografie. T ESTA.


RIVISTA DELLA STt\~l'r\ MEDICA ITALIA NA E STRA>Jil:.RA

OTO-RINO-LARINGOLOGIA

PredomJ:nanza unilaterale dd nistagmo provocato. (Valore semiologico nelle perizie di commozionati). (" Les Annales d' Oto- Laryngologie n,

B.<\RB"Ev e MoRsiER. l,

1938).

In vertiginosi la ricerca dd nistagmo calorico ha di frequente fatto notare che uno <.lei l;1birinù risponde più energ:camcnte: ~i rib·a un 'asincrgia di vie nervose labirintiche , b cui causa può risiedere alla periferia o al centro. Ma la forma di asinerg ia è carartuizz:lla d:~lla prc<.lomlnanz :l unilatcr:Jie odia direzione del nistagmo provocato, indipcnt kntcmcnte dal labirinto eccitato. Per ciò affermare è necessario che la difkren za fra la reazione nistagmica di ciascun lato sia l:>cn n etta nei !imiti di 30- 40 secondi di diff~·r<nza . Essa è inuice di lesion e centrale, per modo che accert:Ha in un ver tiginoso è parte integrante di una diagnosi obbiettiva di bione centrale c di massima importanz:l r.ella perizia di un traumatizzato del cenello. Vogel (1919) constatò per la prima volta questo ~ir.tomo. ricercandolo poi con esito positivo in c:1si di tumori cerebrali. sclerosi a placche e siringobulbia; gli dette la den ominazione di (( predisposizione a.l nistagmo " (. ly~tagmusberei tschaft di Kobrak); mentre U nterbergcr ( 1<)31) la de fin iva u contrasto caldo-freddlo >J (H eisskalkontrast) ammette ndolo anche per lesioni periferiche. giust.lmentc in ciò criticato dal Koch (1933). Barrè ( 1937) con le sue os~ervazioni ne riconferma l'orig ine centrale, fissandone la sede sott o il ravimento d el I V ve ntricolo, pàramcdia na, bulboprotuberanziale, proponendonc la de nominazione di " disre fl essia vestibobre crociata o emivestibulia l> . Gli AA. hanno presccltc 9 malati senza precedenti otopatici c propr iamente: cinque encefalopatie postraumatiche (~indro mi post-commc:zionali tardi,·e), due neurassiti protuber::tnziali a scmiologia vcrtiginvsa, un'e pilcssta, una m iastcnia. Ncll'::m amnesi <.lei cingue commoz ion:tti risu lta sempre trauma cranio-encefalico, nelle ncurassiti un 'intossicazione da tè o t:tbacco. nell' c.pilessia e miastenia nessun fano ~pec i fico. In ogni caso ncll'esn mc vesrihobre fu riscontrato il sintoma d i preponderan7.a di direzione dd nistagmo unilate ra le, provocato con eccitazione calorica, e la fi ssità del sintomo in 5 su 9 casi. L'inst abilità san:hbe dov utn a turlbe vasomotorie locali, intermittc nti; quando però il sintomo è fisso è segno obbiettivo di lesione stabilizzata. La possihilit:ì dell'instabilità del sintomo rende obbligatoria la ripetizione a intervallo dell'esame vestibobre. In altri 30 casi di vertiginosi esaminati dagli AA .. 18 di essi erano post-commozionali e di essi 5 col segno di Vogcl positi,·o; sui 12 rimanenti. cerebropazie nti diversi, 4 avevano segno positivo di Vogcl. Esso dunque è meno raro di quel che si potrebbe credere, c se ne re nde ohblig:n oria la ricerca in ogni esame di vertiginoso, essendo il segno obbiettivo più c:trattcristico. a volte il solO<, per ammettere in antichi traum::~ti zz,ati del cranio una le~ i on e del sistema nervoso ;;entrale, r imanendo quasi d el tutto wbbiettivo il resto d i sintomatologia di un post-commozionale. Jn assenza del sintomo d i Vogcl; molti periti hanno concluso per la ps!cosi da rivendicazione. sinistrosi, istcrotrnum~ltismo. esage-razione c simulazione. In casi simili c in casi neuro logici frusti la preJominanza di un nistagmo unilaterale provocato assume grande valore diagnostico. RA~FONE.

O. IssELHARD. -

Cura bismutica dell'angina. (•• Muench. Mcd. Woch. », n. 19, 1937).

La cura delle :tngi ne col bismuto, introdotta da A. Mon teiro e successivamente sperimentata tra altri da von W:t7. dc Mello e J. Marino, è stata sottoposta a controprova d:t lsscl hard, il quale ha usato il Ca~bis. Questa cura va riservata come è noto all'angi na


RIVISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALIANA E STRANI ERA ~pecifica volgare. Per lo più basta un'iniezione ; sopra 6o casi dell'A., n on fu ma1 necessaria una seconda iniezione. Ecco alcuni casi clinici illustrativi:

Signora nervo~a di 40 anni, ammal:1 con difficoltà della degl utizione e febbre a 39•. Il giorno seguente le due tonsille sono ~rross:He e tumdatte, con intonachi a trani c scarsa partecipaz:one del le g landole dell'an golo mascell:tre. Un cc. di Casbis fa scendere al m attino seguente la temper:ttura a 37"; la difficoltà della deglutizione è pressochè scomparsa. L'ammalata può dormire nella notte immr:d iatamcnte susseguente. L 'intonaco tonsillare era ancora ben marcato 24 o re dopo la iniezione, e le. tonsille erano tuttora rumefatte; soltanto 48 o re dopo la iniezione i fenomeni locali erano smmparsi, con temperatura normale.

Cajo r" -

Caso 2 ° -

Ragazzo d i 12 anni, dolori alla degiuti z ione, te mperatura al retto, 40". A mezzogiorno pure al retto, 39'',5; tonsille fortemente tumcfatte e disseminate di puncicciuoli purulenti. Dopo 0,75 cc. di Casbis nelle 24 ore successive, temperat ura normale e benessere subiettivo; 48 ore dopo l'iniezio ne le tonsille no n sono pressochè più tumefatte, l ' intonaco è scomparso.

Caso 3" - Donna di 35 anni, temperatura 38'',5, tonsillite purulenta spiccata. Benchè l'ammalata non tenga il letto nei giorni successivi, la m:Jlattia dopo un cc. di Casbis assume decorso fa vorevole. In 48 ore le tonsille si w no ripulire e non sono più ingross:.te; deg lutizione possibile senza dolore. L a temperatura era 24 or;: dopo l' iniezione soltanto subfebbrile. Bambino Ji un anno e m ezzo, inquieto nella notte, temperatura rcttale al mattino 40°. La madre gli somministra il piramidonc. A l meriggio 38°.3. Oi:.gnosi : angi na; 0,20 cc. di Casbis i. m.; dapprima la temperatura s:.le a 40v, tuttavia buon riposo notturno. 4!l ore dopo il C::~sbis, il bambino gioca nel letto, si nutre. T e mpcr:1tura rettale 36,6. T onsille notevolmente detumebtte; a sinistra ancor:t un intonaco leggero. Non raramente già 24 ore dopo la iniezione di bismuto l'intonaco to nsillare si fa p iù spiccato, mentre è già avvenuto lo sfebbra mentCJ con buone cond izioni generali. Il Casbis corrispose bene anche nelle tonsilliti catarrali con febbre soltanto bassa: dopo 24 ore i pazienti possono riprendere le loro occup:1 z:oni. Le dosi di Casbis necessari e per ottenere le guarigioni sono sorprendcntemente b::~sse; a nessun ad ulto si iniettò pi ù di T cc., ai bambini corrispondentemente meno. L'A. considera controindicazione alla cura bismutica, la tu bercolosi g ra ve, l' insufficienza ca rdiaca grave, la ncfritc. Nell'angina di Plaut-Vincent, il bismuto introdotto per v1a pnrenterale, fallisce.

Caso 4" -

S. VITALE.

STOMATOLOGIA BARCNONI. -

la piorrea alveolare. (u La Stomatologia ''• n. 4· •938).

D opo una rapida rasseg na delle varie e complesse teorie ez:opatogenetiche del l'affezione ch e va comunemente sotto il nome di << p ior rea a h·eolarc l> , l'A. si ferma in modo particolare sulla terapia di essa. E g li ricorda che non esiste un rimedio specifico di tale malattia, ma che b:sogna istituire una combinazione di vari trattamenti ncn isolati ma contemporanei, sia locali che di indole generale. Bisogna confessare che quando si tratta di istituire la terapia interna, si brancola ancora nel buio, perchè questa dovrebb'essere conseguente al concetto eziologico ed


768

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

aoatomopatologico della malattia e ancora non si hanno concetti sicuri in quanto all'eziologia nè si è riusciti a riprodurre sperimentalmente l'insieme dei fenomeni caratteri. stici dell'affezione. Occorre comunque espletare tutti gli esami clinici interessanti il ricambio, gl'increti, il terreno costituzionale ed ereditario ccc. e tentare di trasformare il terreno con terapia opoterapica (tiroide e paratiroiòe, ovaia, surreni) e pluriglandolare,

insulina; vitamine ecc. La terapia locale potrà condurre a risultati app~ezzabili imperniandola su queste basi: Sopprimere le cause irritative. 2° Mirare a un risJnamento dei tessuti alterati, determinando in essi uno stato di resistenza sfavorevole alle recidive ed elevandone la tonicità. 3• Sostenere il de nte nella sua funzione quando l'atrofia alveolare sia avanzata. Le cure qui ndi saranno: a) mediche, b) chirurgiche, c) fisiche, t!) protesiche. a) Cure mediche locali : colluttori con coclearia, china, neo!, arsenobenzoli. Si sono usate . inoltre punture sclerosanti per trasformare i tessuti flaccidi gengivali in tessuti fibrosi (Presoiod, sali di c:ilcio, sali di chinino e uretano). Contro il fattore infettivo locale: iniezion i di autovaccini, di Neosalvarsan, di proteine (latte) che esaltano il potere di <Hesa. Nelle forme suppurative sono utili i caustici : acido cromico, acido lattico, acido cloridrico, cloruro di zinco, ni trato d'argento. I fluoruri giovano per la loro azione dissolvente sul tartaro. Utile anche l'ossigeno-terapia: ossigeno insufflato nel fondo della tasca gengivale; si avrebbe iperemia reattiva e scomparsa dei germi. Analogo effetto si può avere con l'azoto (Fisch), con l'acido carbonico (carboflux) che si insufflano a mezzo di appositi atomizzatori. Cure mediche generali : Diete alcalinizzanti e antiacidotiche, prevalentemente a base: di vegetali, vitamina A e D (legumi, carote, fegato). Iposolfito di soda o magnesio gr. 2-4 al dì. T erapia pluriglandolan: (tiroide, paratiroide, preipofisi, insulina). Cure ricostituenti a base di arsenico (per es. liquido arsenicale del Fowler gr. 20-40, tintura amara gr. 40, salendo da 5 a 20 gocce e poi discendendo). Cure di iodio che agisce sulle glandole endocrine e sul sistema vegetativo. b) Cure chirurgiche : Rimozione dei fattori irritanti come il tartaro, otturazioni debord?nti, corone larghe, ponti mal costruiti, eliminazione delle fungosità e delle saccocc1e. La saccoccia va soppressa perchè i tessuti alterati non si attaccano più al cemento, onde rimane un serbatoio perenne di detriti e di microbi. A tal uopo vi sono due modi di intervento. L'uno (metodo di Widmann e Neumann) è più radicale e più risolutivo ma porta un dan no estetico grave e quindi deve essere riservato solo a casi gravissimi. L'altro è più conservativo e prudenziale ed è sufficiente nella massima parte dei casi. Esso comprende l'apertura delle saccocce e l'escissione della gengiva che deve essere estesa sino al fondo della tasca gengivale. Può escgu:rsi col bisturi, colle forbici, col termocauterio c poi, pcrchè non ricresca tessuto di granulazione, si tocca con nitrato d'argento o con cloruro di zinco. c) Cure fisiche. Possono servire come coadiuvanti delle altre cure: massaggio, ioniz zazione, raggi ultravioletti, infrarossi, raggi X, diatermia, alta frequenza, onde corte. Sono state propugnate e sono praticate, ma con esito incerto. d) Cure protesiche. Mentre una volta si era proclivi ad estrarre qualunque dente piorroico, oggi si ricorre all'estrazione solo quando l'esame clinico e radiografico abbia portato alla certezza che la cura non potrà più guarirlo. E un dente estratto va subito rimesso, e così anche i denti già mancanti, per·chè la mancanza contribuisce ad aumentare il processo piorroico di vacillamento dei denti vicini che privati dell'appoggio meccanico si spostano verso il vuoto. Aver cura di ristabilire l'equilibrio statico col sopprimere traumatismi anormali, e l'equilibrio funzionale col reintegrare la masticazione, quindi sopprimere la sovraocclusione limando i cuspidi che toccano ·t roppo gli antagonisti avendo di mira di formare un'articolazione a slitta, e immobilizzare i denti malfermi. 1°


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Avendo presente che i denti anteriori tendono a spostarsi labialmcnte, mentre i posteriori tendono a spostarsi rad!almenrc, bisognerà comprendere nella fissazione ,non solo il maggior numero di denti fissi, ma anche elementi dci due sistemi per cercare di conLrapporre forze contrastanti in un unico sistem:l. Cosl per immobil :u .an: i de nti anteriori ~i comprenderanno anche i denti laterali, mentre per immobilizzare questi si comprenderà almeno anche il canino che fa parte dc! gruppo degli anteriori. PICCARRETA.

FISIOLOGIA V. DuccEsCNI. - Le energie di riserva nell'organismo umano. (•<Rassegna clinico-scientifica >>, 15 dicembre 1937, n. 12). T ale studio, interessante per ogni cultore di scienze biologiche, lo è in modo parti· colare per il medico militare, il quale nel suo compito selettivo mira alla costituzione per formarsi un criterio, sulla scorta di dati rnorfologici e funzionali, dclb capacità di resi· srenza dei soggetti esaminati. L'A., fisiologo della R. Università di Padova, basandosi sulla capacit.1 dell'organismo umano, che pur lavorando a regime ridotto, ha la possibilità di modificare notevolmente i suoi regimi funzionali, distingue: il regime di riposo, quello di lavoro ordinario o rnoJerato, quello di lavoro forzato compreso quello massimale; distinz:onc importante, pcrchè, mentre nel regime di riposo, di lavoro ordinario e nei primi gradi di quello forzato i tessuti so no capaci di sopperire al consumo materiale eù energetico senza consumare le riserve, in quello massimale invece, essendo la reintegrazione in ritardo ri· spetto alle perdite, gli organi vanno incontro alla farica cd all'csaurimcnt<>. Nella valutaz:onc delle energie di riserva, va tenuto conto della costituzione, che secondo la scuola italiana (Dc Giovanni, Viola, Pende e collabo ratori) integra il criterio antropometrico con qudlo din:~mico o fìs iomctrico, rappresentato da valori che esprimono l'india generale d1 potenza organica, secondo l'esprt ssione di Viola. La resistenza al lavoro dipende, più che dalia massa corporea, c.bll'armonia fra i singoli apparati. Il normotipo rappresenta il modello più perfetto della resistenza e della funzionalità organica perchè in esso, per le sue giune pro por:z.:oni fra dati antro pometrici ed indici funzionali, più difficilmente SI verific:1no disquilibrii fra i ,·arii apparati quando entrano in campo le energie di riserva, come può im·cc:: :1\'vcn :rc in quelle costituzioni, che pur dotate di maggiore mole corporea, come il mcg:'llosomico, presentano una disarmonia nello sviluppo per difetto od eccesso di singoli :•ppar:lti. Poca, d i f:mo, è la resistenza al lavoro muscolare !n quel soggetto, che con muscoli da atleta, ha un cuore ed un apparato respiratorio deficienti rispetto alla marsa muscolare. l gig:1mi, durante la grande guerra, si mostrarono peco atti alle fatiche. lm·ece i microsplancnici. se dotati d i <.uore relativamente voluminoso, come non è raro risco ntrare, possono <.~ sere capaci di una notc;vole resistenza alle fatiche. Nella valutazione della potenza organica di un soggetto onde definirne la costituzione, un grande aiuto è dato dai valori fìsiomctrici, che riguardano specialmente il cuore, il polmone, il sistema nervoso, l'apparato mu ~colare, il rene, il fegato c gli organi endocrini, la cui capacità funz:onale va esaminata sia allo ~tato di riposo assoluto o relativo che a lavoro moderato c sforzar(/. I limiti di ampiezza funzionale dell'apparato respiratorio, desunti dalle sue attività chimiche e neuro-meccaniche (consumo di 0 2 per Kgr. di peso per ora e suo equivalente calorico, metabolismo basale, spirometria imcgrara da dati somarici cd altri valori fisiometrici, ecc.), possono raggiungere, in alcuni cas:, valori e(1uivalenti fino a nove volte e più quelli dello stato di riposo relativo.

6 -

Giornale di m~dicina mililtue.


770

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Anche l'apparato circolatorio possiede dei limiti funzionali molto estesi; avendo la capacità ,di utilizzare le energie di risen·a, che si sviluppano in grado elevato con l'eser· ci zio. La frequenza dci battiti can.liaci può aumentare gradualmente da 70 · 8o al m' fino a 18o. 200 nei casi estremi, come pure la quantità di s::;ngue, che attraversa il cuore in un m', può, partendo da un volume di 5- 8 litri, allo stato di riposo, arrivare ai 30 · 40 litri negli sforzi fisici molto intensi. ·· L 'attività funzionale dci sistemi muscolare ed innervativo difficilmente si può scindere e, per di più, in essa interferiscono le influenze psichiche. Ogni soggetto presenta degli optimum di sollevamento pesi, di ritmo e rapidità nei movimenti per cui può compiere un lavoro di efficienza e di durata massima (fase del lavoro costante). I valori ottenuti in tali ricerche, fino al raggiungirnento del limite massimo dello sforzo, possono dare la misura delle energie di riserva neuro-muscolari. E' da tenere presente, a tale riguardo, l'importanza dell'esercizio e dell'allenamento, con cui si riesce ad avere un maggiore rendimento muscolare di circa 7 volte (Peder) c perfino di II volte (Palmen). Nella vita ordinaria, più che lo sforzo fisico massimale momentaneo ha valore la resistenza. . Lo sforzo massimale è di breve durata per le limitazioni prodotte dall'esaurimento delle riserve (ipocalcemia), ipertermia (fino a 4o• C. rettali), diminuzione dell'alcalinità del sangue per produzione di acido lattico, deficiente OS:ligenazione, difetto di s.imesi degli acidi adenilpirofosforico e creatinfosforico. Negli stati di collasso (male dello sport, di Jokl) oltre all'ipoglicemia sembra influisca la deficienza di adrenalina nel sangue. La resistenza alla fatica costituisce il criterio prevalente nella misura delle energie di riserva, ma non si può ammettere che essa ci dia la misura della costituzione, come vuole il Krauss. Le prove di carico riguardanti il fegato, il rene e l'esame funzionale di alcune glnndole a secrezione interna, non hanno lo stesso valore delle prove degli qrgani anzidetti allo scopo di stabilire i limiti di resistenza massima, essendo atte solo a mettere i n evidenza stati latenti di insufficienza organica. Indipendenti, nella maggioranza dei casi, dalla costituzione gracile od aùetica sono le riserve immunitarie, tanto cellulari che umorali. E. PANDOLFI .

FARMACOLOGIA

J. DEVI NE. -

Determinazione chimica della adrenalina. (« Biochem. J. n, 3l' 545·

1 937)·

Il dosamento colorimetrico dell'adrenalina fondato sulla colorazione rossa che si ottiene per ossidazione dà risultati alquanto djscordanti con i metodi fisiologici, come del resto avviene col metodo colorimetrico basato sulla riduzione del reattivo del Folin. L'A. ha trovato che il reagente di Folin dà spesso risultati alti con gli estratti delle surrcoali perchè è ridotto dall'acido urico e specialmente dall'acido ascorbico presente. Se però si fa avvenire la reazione ad un pH molto basso si ottengono risultati molto inferiori. Non è possibile correggere l'errore dovuto all'acido ascorbico se non parzialmente perchè l'acido ascorbico ossidato riduce a sua volta il liquido del Folin. L'A. concluue che le ipotesi avanzate sulla presenza di una sostanza generatrice della adrenalina nella glandola si appoggia no solamente su discrepanze sorgenti da metodi incerti di dderminazione.

G. Scorr1.

-· -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

La preparazione della vitamtn. B1 in Italia.

771

( u La Gazzetta Sanitaria)), novembre

1937)·

Le ricerche eseguite sulla vitamina BP il fattore più noto c meglio conosciuto dd complesso vitaminico B, hanno messo da qualche 3nno in luce una sua interessante p roprietà biologica. Sembra ormai accertato che essa rego li ia respirazione del tessuto nervoso impedendo la comparsa di abnormi quantità di acido piruvico. Possicùe quindi un 'azione praticamente disintossicante c p uò perciò trovare larga applicazione tcr:tpeutica nei casi di lesioni funzionali dd sistema nervow centrale e periferico. Essa è stata per la prima volta preparata sinteticamente in Italia e nel mondo, con metodo reso industriale, dai laboratori ~cient ifici delb S. A. Carlo Erba di Mii:Jno. Il cloridrato di vitamina 8 1 ha la formula: C 12 H 18 O N 4 Cl 2 S che corrispon<lc alla seguente formula di costituzione: CH3 l N = C.NH2. HCI / C = C . CH2 . CH2 OH l l CH3 .C C - - - CH2- N j Il

Il

N-N

d 1~CH- S

E' una polvere bianca, cristallina, solubilissima tn acqua, meno tn alcool metilico, pochissimo solubile in alcool etilico. P. F. 250°. Con prove biologiche eseguite su picc:oni c su ratti tenuti a dieta priva di vitamina B, si sono ottenuti lusinghieri risultati. Ad es.: piccioni, che presentavano le caratteristiche manifestazioni convuls:vc dell':tvitaminosi :tcuta si riprenuono dopo alcu ne ore somministrando loro 20- 30 '( di vitamina B,. Sono sufficienti invece s-6 y al giorno di prodotto se quet to viene somministrato al primo manifestarsi delle convulsioni. Analogamente dei ratti tenuti a die~a priva di vitamina B, (rna non di vitamin a Bz, complesso che J a solo no n assicur:l l.a wpravvivenza d egli animali) muoi·o no dopo 20- 25 giorni; sopravvivono invece oltrt: 2 mesi se viene somministrata loro la vitamina B, alla dose di 2-3 y al giorno. E' allo studio l'utilizzazione pratica del prodotto per via orale e per via ipodermica e sono in corso ricerche per stabilirne la rolleranza ed il suo meccanismo d'azione. Il prodotto verrà messo in commercio prossimamente col nome di « Betasteril ».

G. Scorn.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DfOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzion e gener ale di Sanità militare nel giugno 1938-XVI)

CAGLIARI • Tenente medico G tuSEPJ>E P,u~t As: Alcoo/iJmo. • Sottorcnente chimico farmacista EsNESTO SoNvtco : La co/esterÌt1a.

L'0.1 dopo aver ricordato le moderne acquisizioni sulla natura1 !a costituzione chimica c l'importanza della colesterina per l'organismo umano, riassume i varì metodi oggi impiegati per la sua detcrmina;-.ione qualitati\'a e quantitativa. • Sottotenente medico ANTONIO ZtNDATO: Pmfil~usi sociale e diagnosi p1·ecoce della

lubercofoji,

*

MESSINA • Maggiore medico prof. PASQUALE GAZZA tu: Dimojf1'tiZÌoni cliniche. 1° -

Cura delle scottature con l'acido tannico e il nitrato di argento.

A. G. Bcttman, nel Giornale dell'Associazione medica america11a del ,• maggio 1937 propone un nuovo metodo di cura ùclle scottature, il quale ha il principale vantaggio di provoc:~re la formazione quasi instantane:.l della crosta protettrice. Dopo pulizia della regione scottat.1, si applica con un tampone una soluzione prepa· r;na ùi fresco di acido tannico al 5 •V,, . Appena i tessuti cominciano ad asciugarsi, dopo aver preso una tinta gr:giastra, si applica, con un altro tampone, una soluzione di nitrato d'argento al 10 'Yo . La superficie scottata diventa quasi istantaneamente nera: bddove ciò, col solo acido tannico, si ottiene soltanto dopo parcc.:hie ore. In pari tempo si ha arresto immediato dei mecc:tnismi produttori di shock, diminuzione del rischio di macerazionc dei tessuti c di infezione sottocutanea. L 'O. passa ad ill ustrare il caso di un operaio della Direzione di Art:glieria, il quale, venutO all'Ospedale Militare il 16 maggio •938-XVI, presentava scottatura di secondo c terzo grado a l viso, a tutto il terzo inferiore dell'ava mbraccio destro, al dorso della mano destra, alla metà superiore del palmo della m;mo dcstr<~, a tutto il terzo inferiore dell'avamhraccio sinistro, al palmo e al dorso della mano sinistra. Si ottenne subito una crosta ncrastra, col passare dei g iorni asciugatasi e induritasi. Dopo venti giorni, la crosta h:~ cominciato a distaccarsi ai margini c in ventic:nqucsima giornata si è staccata complet:l· mente, l::tsciando allo scoperto urna wperfìcic ben colori.ta, di aspetto normale e ben epitclizzata. Il risultato è stato tale, secondo l'O., da autorizzarlo a ritenere questo un metodo ideale di cura. m eritevole di essere gcneraliz?:lto, anche p('rchè con esso vengono (virate le ripetute c dolorose medicaturc, essendone spesso sufficiente una sola per portare a guarigione l'infermo.

Cura dd/a frattura del collo anatomico d~ll' omem colla novocmTJizzazio-ne t m mediata del focolaio e mobilizzazione attiva immediata (metodo Leriche). 2° -

L'O. ricorda che Leriche, nella Preue Médicale del 24 ottobre 1936, ha descritto un nuovo metodo di cura ddlc suddette fratture.


CONFERENZ E E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NF.GLI OSPEDALI MILITARI

773

Il suo principio non è di sopprimere il dolore, come si è potuto credere, ma di bloccare i riflessi vasomotori partiti dal focolajo di frattura, che sono responsabili della sintomatologia, del dolore, dell'edema, dell'impotenza fun zionale. Per mezzo di questo bloccaggio la mobilizzazione attiva diventa in certo modo immediatamente possibile. Dopo due- tre applicazioni, e trascorsi due- tre giorni, una mobilità sensibile normale è recuperata. I malati si servono presto del membro leso, quasi come se non fosse frattu rato. c senza immobilizzazione e pare che la frattura si consolidi più rapidamente che quando è immobilizzato. La tecnica, che è stata messa successivamente a punto nella Presse Médicale del 12 gi ugno 1937, è la seguente: Si imbibiscono di soluzione di novocaina al 0 .50 ~;.'. il focol:.~io di fr:.~ttur:.~, il periostio delle estremità dei monconi e i tessuti circostanti. Le sedute di in fi ltrazione si ri petono due- tre volte, avendosi cura di evitare del tutto i movimenti passivi e il massaggio. Bisogna far eseguire solo movimenti attivi, pcrchè la mohilizzazione passiva e il massaggio provocano una osteogencsi esuberante, la quale può riuscire nociva. L'O. ha us:~to il sudescritto metoclo di cura in un rolc.l:Jro della 203 comp. distrettuale di Messina. il quale, entrato all'Ospedale il 26 maggio c. a., presentava una sintomatologia, dalla quale si potè fare djagnosi, confermata poi dall::t radiogr:~fi:~, di frattura dell'estremo superiore dell'omero sinistro. Il malato sin dai primi giorni potè far uso dell'arto, come se non fosse fratturato, c dopo venticinque giorni trovasi in condizioni norm:~li. come forma c come funzione. L'O. conclude, col prospettare come questo metodo meriti di essere tenuto in grande considerazione. Si capisce che non può essere generalinato a tutti i cnsi di frattura dell'estremo superiore dell' omero, specie qu:~ndo esista soverchio spostamento dei monconi ossei. Nella maggiore parte dei casi però è di validissimo aiuto c dà risultati m::tgnifici .

3° - Cura delle distot·sioni del ginocchio.

y;

Dal 1936 Leriche cura le distorsioni con iniezioni di soluzione al per cento di novocaina alle inserzioni dei legamenti articolari. L 'O . ha curato rol metodo Leriche il soldato C. Cesare entrato in ospedale il 5 giugno c. a. Il ginocchio sinistro era molto tumefatto con molto liquido nell'articolazione. Dopo poche ore dalla infiltrazione novocainica, i forti dolori, stando l'arto in riposo c nei movimenti attivi e passivi, sono scomparsi. Nei giorni successivi il liquido intrarticolare è a ndato diminuendo, fino a scomparire presto del tutto. I n terza giornata movimenti attivi no~mali indolori. Deambulazione normale. Guarigione in tredicesima giornata.

*

NAPOLI + Maggiore med:co prof. RAFF.\EtE CoNFAI.ONE: Tubercolosi e lotta antituhcrcolare. L 'O., dopo un rapido cenno sul concetto del contagio e dell'it1fez ione, c dei vari mezzi di difesa contro le malattie infettive, di cui ilispongono sia l'individuo, che le collettività, tratta l'argomento della tubercolosi dal punto di vista ctiopatogenetico, soffermandosi specialmente sulle cause che ne favoriscono la diffusione, sulle vie per le quali il germe perviene ad aggredire l'organismo e sulla questione dell'ereclo-predisposizione e dell'eredo-immunità tubercolare: e ciò alla luce delle moderne vedute sulla biologia del b. di Koch ed al vaglio di numerosi dati statistici.


774

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Ricordata l'opera educativa cd assistenziale c:he la S,mità militare svolge in seno all'Esercito per la lotta contro la tubercolosi, l'O. si trattiene qumdi sulla complessa, efficiente rete profilatticn npprestata dallo Stato: organizzazione che, attraverso grandiose opere, istituzioni e provvedimenti , ba per obbietto l'isolamento e la cura dell'ammalato, l'allontanamento dei bambini dagli ambienti infetti, l'assistenza dei predisposti e dei tarati, la bonifica della razza ed il risanamento delle città. Si sofferma, infine, sulla vac· cinazione antitubercolare, commentandone i vart metodi ed auspicando che in un pros-

simo a\·vcnire essa possa costituire, insieme con la più perfetta coscienza igienica del popolo, un fondamentale mezzo di profilassi antitubercolare. • Capitano medico Uco TESTA: l vetri di contatto nella teoria e nella f"·atica. L'O. fa la storia dei vetri di contatto fin dalla loro origine - da quando, cioè, con cssr Fich tentò cd ottenne la cura ottica del cheratocono - ed espone i concetti che portarono Heine a correggere, con vetri di contatto migliorati e perfezionati, tutti i vizi di refrazione. Passa poi a dimostrare dettagliatamente ed anche praticamente il modo di applicazione dci vetri stessi, fa :rilevare che la mancata loro cliffusione fin .ad oggi, è stata dovuta alla loro non facile tOIIerabilità ed anche al non lieve costo di essj . Circa la eventualità dell'uso dei vetri di contatto fra gli ametropi obbligati all'uso di maschere antigas. l'O. esclude ltna tale possibilità perchè nelle speciali contingenze belliche l'applicazione sarebbe oltremodo difficoltosa.

*

NOVARA • Maggiore medico PtERINO GuRco: V anestesia m passato ed alla stregua

delle odierne vedu~. PERUGIA • Sottotenentc medico PtETRO

NEGRI:

Le microbidi cutanee da miceti. A

proposito di un caso di favide. L'O. dopo aver passato in rassegna le microbidi cutanee da miceti, oggi chiaramente conosciute, e averne rilevato il posto importante che hanno in patologia cutanea, illustra un caso clinico di tigna favosa in un ragazzo sedicenne nel quale insorse una dermatosi a carattere lichenoide con localizzazioni al tronco e alle facce estensor-ie degli arti; l'eruzione nello spazio di 4 settimane risolse spontaneamente senza nessuna manifestazione generale. Il soggetto presentava nel sangue anticorpi devianti il complemento, con antigene ottenuto dal fuf!go 'patogeno e sostanze inibenti il suo sviluppo in viN·o. E' djscusso il meccanismo patogcnetico della non frequente forma osservata la quale viene classificata tra le favidi.

*

ROMA • Primo capitano medico DoMENICO LONGO: Mie/osi globale ipoplastica .. Illustrazione d i un caso clinico che offre a considerare i seguenti sintomi clinici ed ematologici: ane mia molto forte, che non ha nè netto carattere ipocromico, nè ipercromico (V. G. oscilla nte intorno a 1). L'esame istologico del sangue fa rilevare numerose forme eritroblastiche, qualche megaloblasto e parecchie forme macrocitiche con qualche rnegalocito. A carico della serie bianca, mentre il numero complessivo ho 'oscillato da 8 a 5.000, vi è stata costantemente una notevole neutropenia (da 35 a· 25 Le pia-

%)·


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

775

strine c~tantemcntc diminuite (da 120.000 a IIo.ooo). I reticolociti oscillano tra 2 e 3 % . Dal lato clinico: febbre a lungo decorso (sei mesi), di tipo intermittente • remittente. Micropoliadenia alle regioni latero-cervicali, ascellari, inguinali. Milza appena ingran. dita. Fegato palpabile un dito sotto l'arco. Dolorabilità sternale vivissima e costante. Emoculture, siero-diagnosi, R. W., esami radiologi ci, cutireazione alla tubercolina, urine, feci etc. negativi. L'esame degll strisci dopo puntura sternale ha dato un reperto eguale a quello del sangue periferico. Diagnosi differenziale con: l'anemia perniciosa, sepsi di varia ongme con reazione eritremica, linfogranulomatosi, eritro-leucemia. Restano l'eritremia (morbo di Di Gu~lielmo) e la mie/osi globale ip~lastica. Contro l'eritremia starebbero: la scarsa tu me· fazione splenica ed epatica, il decorso molto lungo, tutti gli altri caratteri ne sarebbero a favore. In questi ultimi mesi sono stati descritti però dci casi di eritremia a decorso cronico. E' più probabile si tratti di mielosi glo~alc ipoplastica. La natura di tutte queste forme rientra nella patologia del reticoloendotelio, capitolo che oggi è tutto in evoluzione. In quanto alla prognosi ·è molto grave. L1 terapia consiste in ripetute e frequenti trasfusioni (finora sette), in intensa epatoterapia (che finora si è dimostrata di scarsa cffì. cacia), in vitamina C. L'ammalato è stato visitato in consulto dai proff. Frugoni e Di Guglielmo.

N. B. Dopo pochi giorni dall'illustrc.zionc dc! caso, le linfoghiandole aumentavano di volume, cosl anche la milza che debordava tre dita dell'arco e l'esame del sangue dava il quadro di leucemia acuta emocitoblastica. Obitus il 3 giugno 1938. Si ebbe quindi una lcucemi!! emocitoblastica come fase terminale di mielosi ipoplastica, fatto molto raro e interessante che sarà oggetto di pross•ma pubblicaz.ione.

+ Magg:ore medico prof. EMA!'<U!;LE TREPICCIONI .' Presenta un caso clinico di mc11ingococcemia a manifestazione tifo-simile con eru· zione cutanea polimorfa (papulosa, infìltrativa, emorragica) e localizzazione meningitica tardiva. Trattamento sieroterapico specifico, intensivo. Guarigione.

+ Rassegna sintetica, di aggiornamento, sul pncumotorace sp()tltaneo : patogencsi, varietà anatomo-cliniche, sintomatologia c diagnostica, trattamento, con riferimento a casi osservati nel reparto, nel primo semestre di quest'anno.

*

SA VIGLIANO • Tenente colonnello medico G. BArri sTA BAssi: Caso di paramiocloTio

multiplo. L'O. presenta un caso di paramioclonc mult!plo (morbo di Fricdrcich), manifestatosi in un militare con indubbie stimmatc di inerismo. Tratteggiata la figura del soggetto dal lato anamnestico e somatico, si sofferma sul disordine motorio che, insorto :mprovvisamente in seguito ad una causa banale, affligge l'::tmmalato da alcuni giorni. Ne lumcggia l'insorgenza, h

forma, il decorso: accenna

alla diagnosi differenziale colle altre sindromi n::uropatiche a movimenti coatti circoscritti, ed infine ne indica la prognosi c la cura.


776

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

+ Maggivre medico GJUsEPf'E GER.\IANO: lnterpretnziom: c: valut-azùmc: radiolog1cu delle immagini di encefalogt·afia c di vetltricolografia. L'O., premes~e alcune considerazioni sul valore, che può avere la radiografia semplice del cranio per la di:~gnosi delle neoplasie cerebrali, descrive il metodo di esplorazione med iante l'introduzione di sostanze di contrasto gassose. T ale mezzo utilizza per l'introduzione dell'aria òue vie: una rachidiana lombare e sottoccipitale, l'altra, la via ventricolare diretta. Descrive la tecnica che si usa col primo metodo e col secondo me todo. Mette in evidenza i dati che si possono ottenere dagli encefalogrammi tipici, ricavati dalle tipiche proiezioni ortogonali, esponendoli su uno schema che sarebbe l'espressione delle cosidette figure normali. Cioè ndla proiezione frontoccipitale la caratteristica figura di cc farfalla , nella proiezione occipito-frontale la figura a <<corno di toro capovolto )). Espone quali siano i criteri che gli AA. prendono in considerazione per valutare i singoli dati da intcrpretarsi come normali o patologici: presenta nitidi radiogrammi di un caso di encefalografia ottenuta attra,·erso la via lombare in cui la deformazione del ventricolo sinistro permetteva ia diagnosi di tumore cerebrale meningeo della regione di Rolando concordante con i dati clinici-neurologi, e confermata al tavolo operatorio. Presenta altri radiogrammi ottenuti con l'introduzione dell'aria per via ventricolare diretta, mediante trapanazione, in cui la deformazione del ventricolo cerebrale sinistro permetteva di porre la diagnosi di UJmore (meningioma) della regione parietale-temporale sinistra a breve distanza dalla falce, concordante coi dati clinic<>-neurologici e confermato dall'atto operatorio, con brillante esito in guarigione. In <·ntrambi i casi si trattava di spostamento parziale del sistema vcntricolare sinistro che veniva spinto in massa verso il lato opposto alla sede in cui si trovava il tumore. Lo studio analitico di queste immagini patologiche interpretato coi dati cliniconeurologici permette di fare diagnosi di UJmore cerebrale, specialmente quando sono intra-emisferici o corticali, come i due casi che ha pomto controllare cogli intervenù operatori. Conclude affermando che i metodi moderni di esplorazione radiologica del cranio c dell'encefalo permettono una diagnosi precoce e rapida, spesso con indicazione di sede nelle neoformazioni; il quale fatto è anche di grande utilità per l'intervento chirurgico. • Maggiore medico G. BATTISTA L VBATTI: Cura delle dermatosi pruriginose.

*

TRIESTE • Sottotenente medico ENRICO TAGLIAFERRO: Associazione mOt·bosa tra asces.<o

polmonare, tubercolosi c carcinoma.

~,

..= )


BIBLIOGRAfiA MEDICA MILITARE ITALIANA AsTUTO Girolamo, primo capitano medico. L'arma battet·ica in una guerra futura. " L'Igiene Moderna "• anno 1937-XV. (Recens. nel fase. IV, aprile c. a. di questo Giornale).

Clima e acclimatazione nell'Africa Orit·ntale Italiana. " L'Igiene Moderna "• n. 1, 1938-XVI. (Recens. nel fase. VI, giugno c. a., di questo Giornale). B.HTONE Luigi, capitano medico. Soudaggio del si.rtem:~ lletm>-endoc-rino in un caso di ittio.S"i volgare. Contributo t~llo studio dei rapporti tra cute e costituzione. ''Gl'I ncurabili », n. 1, 1938-XVI.

Auto-riassunto. - L'A. dopo una rapida rassegna critica sull'ctiopatogenesi ddi'lttiosi volgare, studia il comportamento neuro.endocrino in un caso venuto alla sua osservazione. Dalle varie indagini praticate si rivela uno stato di ipotiroidismo e una sp:iccata ipcreccitabilità vagate. CARERJ Leonardo, capitano medico. Alguno.< aspcct(/s de la traumatologill de guernl. " Anales de la Academia Je Medecina "• anno 1938 (Valladolid). CARLISI Ferdinando, capitano chimico farmacista. Ricerche .<ul frutto dellll Cordeaux~·a Edulis (Ge-eb dei Somalt). ''Annali di Chimica Applicata ll, 27, 564, 1937. (Recens. nel fase. IV, aprile c. a. di questo Giornale). CAsSINIS prof. Ugo, tenente colonnello med:co. Passo romano. " L'Attualità Medica », n. 1-4, gennaio - aprile 1938 - XVI. (Reccns. nel fase. VI, giugno c. a. di questo Giornale). CASTELLI prof. G. Dario, capitano medico. Cenni di nosogra{ia dell'ovest etiopico. cc Giornale Italiano di Clinica Tropicale li, fase. 3, marzo 1938-XVI.

Riassunto. - Sintetica relazione documentaria sul miscrcvole stato di abbandono in cui vissero finora le popolazioni dell'occidente etiopico, dove nessuna legge aveva mai

proclamato i principi dell'assistenza e della profilassi sociale. CERNIGLIA Domenico, tenente colonnello medico c P17.ZilLO Giuseppe. sottotcncnte medico. Aspetti ml1itari della cura di Maurizio Ascoli. '' La Riforma Medica », n. 15, 16 aprile 1938-XVI.

Riassunto. - Gli AA. riferiscono le loro osservazioni su alcuni casi trattati con la cura di Maurizio Ascoli nell'Ospedale Mi litare di Palermo, e giungono alla conclusione che essa è capace di restituire la validità c !'idoneità al servizio militare a malarici cro-

nici cachettici, splenome'galici, fin ora passibili di riforma. Si prospetta l'opportunità di ricorrere a tale trattamento, anzichè addivenire alla riforma, nell'interesse dei soggetti stessi c dell'esercito.


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA CoLAIAN~I prof. Giuseppe, primo capitano medico. Nuovo appmwchio pt'r l'esame della

pucc::ione della profo·nditù. " Ann::~li di Ott::~lmologi:t c Clinic:1 Oculistica », bse. settembre 1937-XV. (Recens. nel fase. IV, aprile c. a. di questo G:ornale). n'ALESSANnRo Raffaele, m:tggiore medico. I fatwri scirntifici e le finalità della Mdicina legale militare. "Conferenze cliniche e di fcienze mediche "• vol. XII, edito a cura della Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze, 1937-XV. (Recens. nel fase. II, febbraio c. a. di tJUesto Giornale). FADDA Siro, tenente colonnello :nedico. Nel Ospedale militare Milano.

105• annuale del Corpo sanÌJario militare.

FERRO- L uzz t prof. Giovanni, tenente medico. Scpsi epidemica maligna degli hararini. tt .Minerva Medica >•, n. 4, 27 gen naio 1938-XVI. GAGLIARDI Pasquale, primo capitano medico. L'esame della funzionalità epatica dul'ante l'anestesia c durante l'intervento. te Archivio Italiano di Chirurgia », volume XLVI, fase. 1°, '937·

Riassunto. -

L'A., dopo un accenno alle funzioni del fegato e ad alcune prove funzion ali, riporta i dati di ricerche cliniche eseguite allo scopo di saggiare le alterazioni della funzionalità epatica dura nte l'anestesia c durante l'intervento. Per lo studio della funzionalità epatica ha usato la prova del Rosa bengala e quella della bilirubinemia qualitativa, wmtatando come le due prov.: per la tecnica facile e per l'assenza di disturbi si prestino ad essere adoperate per saggiare la funzionalità epatica in particolari contingenze d'ordine chirurgico. Negli ammalati con fegato prcsumibilmcnte sano l'anestesia e l'intervento provocano riflessi sulla funzionalità epatica di grado diverso e di durata più o meno bre,·c in rapporto al genere di anestl:sia e allrt gravità dell'intervento; negli ammalat! con fegato prcsumibilmente ammalato, quando gi?t esista uno stato preoperatorio d'insuffìcienza epatica latente o manifesta, l'anestesia c l'intervento provocano aggravamento di tale insufficienza.

Linjangioma mvcmoso iperplastico dell'avambmccio.

·t Archivio

Italiano di Anato-

mia c lstologia Patologica ll, vol. VIII, fase. V, 1938-XVI.

Rias.wnto. -

L'A. dcscri,·c un caso di linfangiom:t cavernoso, ipcrplastico, dell a\'ambraccio. Rileva la rarit?.t della sede e dallo studio di alcu ni particolari istologici trae argomento per dimostrare la natura blastomatosa della neoformazione. GERMINO prof. Alfredo, tenente colonnello medico. l 'mezzi culturali liquidi più sem-

plici (non sintetict) studiati nei loro costituenti chimici fondamentali c nelle lm·o caratteri.<tichc fisiche c chimico - fisit·he prima c dopo alcuni insemenzame11ti bat-

terici. u Giornale di Rancriologia Industriale, Agraria ed Alimentare>> continuaz. di « Zymologicn Chimica dci Colloidi )), anno VII, n. 5-6 1937-XVI c annp VIII, n. 1-2 1938-XVL

'

GlORCJ prof; Giorgio, maggiore medico. Drjesa dagli aggt·esnvt chimici. « Le Forze Sanitarie >>, n. 24, 31 diccmhre 1937-XVI.


BIBLIOGRAPIA MEDICA

~fiUTARE

ITALIANA

779

IMPAU.OMENI Rosario, capitano medico. o,urvazioni c ricerche per un perfezùmamcr~to de/J'i11dagim: colecistografica. " Bollettino e Atti della R. Accademia Medica di Roma 11, anno LXIV, fa$C . 1, 1938-X VI. (Recens. nd fase. III, marzo c. a. di questo Giornale). LOMBARDI Enrico, maggiore medico. Enterile del Tacuzzè. Atti del XLIII O.mgrcsso della Società Italiana di Medicina interna, T orino, ottobre '937· (Recens. nel fase. VI, giugno c. a. di questo Giornale). MARCACCI Walter, sottotenentt- medico. La febbre ricorrente da zecche considerati! dal punto di vista della diagnosi differenziale con la malaria. (( Rivista Ospedaliera Il . anno 1938-XVI.

Riasscmto. -

La ricorrente viene considerata unicamente dal punto di vista della

diagnosi differenziale colla molaria. I <.bti più importanti desunti dalla anamnesi e dall'esame obiettivo sono: luogo di provenienza (costa somala e d'ora innanzi anche l'altopia no abissino), cefalea intensa, fehhre preceduta Ja brividi e di corta durata, tumore di milza piccolo e molle, mancanza di fe nomeni diarroici, la presenza nell'individuo febbricitante da lungo tempo della tipica lesione corneale, il buon risultato della terapia arsenobenzolica; mediante quest! ~egni ci si potrà formare il sospetto diagnostico che guiderà nella immediata terapia e nel prclevamento del sangue che è pre· feribile prelevare in goccia spessa nel caso s1 sospetti la ricorrente. Vengono anche riportati 5 ca~i d i ricorrente provenienti da Goba regione in cu1 finora nessun A. aveva mai riscontrato casi' di ricorrente.

Contributo alla conoscenza della epidemiologia ma/m·ica nella zona di Dolo- Lugh (Alto Giuba). « Rivista Ospedaliera », anno 1938-XVt MARIANI dott. q:acomo c TAODJA prof. Leo, capitano medico. Considerazioni cliniche ~ morfologiche fU alcuni casi di malaria oss~rvati in Somalia .. (c Archivio Italiano dì Scienze Mediche Coloniali e di Para~sitologia >l , fase. 10, 1936-Xy.

Riassunto. - Gl! AA. hanno studiato lre casi dì malaria a decorso clinicamente atipico nei quali è stato riscontrato un parassita •on delle particolarità morfologiche costanti e tali da ricordare il Pl. ovale. H anno classificato detto parassita nella specie quartana, giustificando le vanazioni morfologiche osservate con l'azione del clima c del chinino (profilassi) sulle forme tipiche. NAsTASI Antonino, capitano medico. Ricerche ematologiche lugli indigeni del Sahara Libico. (( Rivista di biologia coloniale " · fase. lll, giugno tgj S-XVI.

Riassunto. -

L' A. ha etaminato numerosi campioni di sangue dì indigeni di svariate località del Sahara Libico, quasi tutti fortemente infestati di elminti; c in base a tali esami, ha messo in evidenza i fatti seguenti: non aversi nessuna mod:ficazione notevole a carico dell'emoglobina; una lieYe leucocitosi a carico dei globuli bianchi; a carico invece della formula leucocitaria: eosinofilia con linfocitosi, neutrofilopcnia e monocitopenia più marcata nella infestazione da bìlharzia che in quella da ascaridi e più . nei bambini che negli adulti.


1

Rll!LIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

PALAniNO Paolo. capitano medico. Di due c·asi di ci.~ri del pancreas. u Bollettino e Memorie della Società Emiliano-Romagnoi.J <li Chirurgia >> , vol. IV, fase. 1, '937· PARRJ Walter, tenente colonnello chimico farmacista e dott. FERRARI

L ELLI

Guido.

Dojaggio dd piombo nei liquidi orga.nici. (Proposta di modifiche al metodo Taeger). " Rasseg na tli Medicina applicata al lavoro industriale ,, n. 3, giUgno 1938-XVI. P1ccotJ prof. Giovanni, tenente colonnello medico. C1ratteri morfologici co.<tituzionali predominanti nei polmonitici. « Endocri nologi2 e Patologia costituzionale 11 , volume XIII, fase. Il, 1938.

Riasmnto. ·- L'A. seguendo il metodo- antropometrico del V:ola, ha ncercato caratteri morfologici costituzionali predominanti in 264 w ldati già affetti da polmonite lobare franca, e ha ?Otuto constatare che i polmonitici presentano quasi la stessa identica distribuzione del militare tiro medio normale in ciarcuno dei quattro tipi morfologici. Per quanto riguarda il valore somatico sono dei normosomici, c così pure rispetto alla grm1dezza somatica e alla statura hanno un pe.<o che rientra nei limiti della normalità. Hanno invece un torace più lungo, un poco più ~tretto e più sehiacci:Jto in confronto del tipo medio, simile a quello <lei pleuritici, il che autorizzerebbe a presumere che tale struttura morfologica toracica possa costituire una meiopragia, che contribuirebbe a predisporre l'apparato respiratorio ad ammalare più facilmente di !>OI· monite e di pleurite. "s.~RNELLI prof. T ommaso, maggiore medico. Gli studf di oculistica tropicale m Italia.

<<Atti del XXXIV Congresso della Società Oft:~lmologica Italiana 11, Roma, 1937-XV. (Recens. nel fase. V, m:1ggio c. a. di questo Giornale).

Probabile influenza delle radi:1:::ioni luminose 11aturali sul determinismo e l'evoluzÌOIIe clinica del tmcoma.. in base ad osservazioni fatte su popolazioni di differenti razze (Africa italiana c Arabia). Nota preliminm·c. « Atti del Jli Congres..so di Studi Coloniali)), Firenze. 12 · 17 oprile 1937 · XV. (Recens. nel fase. V, mag(.rio c. a. di questo Giornale). L'aspetto mediccrlegale e medico- sociale delle malattie tropicali 11ei rÌguardi delle genti di ma.re, degli aeronauti, dei colo11izzatori e dei lat~ortllori e funzionari all'estero. n L' Ass;stenza Sociale >l, n. lo-II, ottobre-novembre 1937 - XVI. (Reccns. nel fase. VI, giugno c. a. di questo Giorn:1le).

Le scuole moderne di Medicina anticu in India. « Rivista di Biologia Coloniale •>. fase. III, giugno 1938-XVl.

Riassunto. - Parallelamente al progresso della Medicina moderna in India, og~ si assiste colà ad una \>era reviviscenza di quella indigena antica. nelle sue due bran-

chr: l'aywvedi1a, o indiana propriamente detta, c la tmani (yunani), originariamente grcco-ar:~ba.

lag);iÙ importata dai musulman i. Ambedue sono basate, rispettivamente, sugli antichi testi sanscriti e arabi, ma hanno la loro massima espressione nelle moderne scuole di Medicina indigena e negli ospedali annessivi.


BIBLIOGRAFlA MEDICA MILITARE ITALIANA

L'A., reduce da un viaggio di studio nell'India meridionale, espone i risultati delle visite da lui fatte alle scuole di Madras e di Mysore. Si sofferma in modo speciale sul Collegio Ayurvedico e Yunani di Mysore, sorto e sviluppatosi per merito del Maharaja, Sri Krishnaraja Wadiyar IV, sovrano illuminato e am:mte ùi ogni progresso. Qw:sta scuola modello offre appunto la opportunità di osservare in qual modo le due dottrin.: vengano insegnate e applicate in India, per la preparazione dei giovani all'esercizio della Medicina indigena; e quali siano gli ordinamenti degli ~tudi e i mezzi didattici impiegati_ Accenna alla tendenza di que~te scuole a confrontare e conciliare la Medicina indiana con quella occidentale, e auspica che in Italia si \ oglia presto intraprendere lo studio di queste dottrine antiche dell'Oriente, secondo i nostri metodi moderni.

Scorri Giuseppe, capitano chimico farmacista. Il dosamento chimico del gluti11e. rt Le Industrie dei Cereali», n . IO, maggio 1938-XVI.

Riassunto. - Si propone un procedimento d'insolubilizzazione del glutine desti· nato al dosamento rapido della frazione proteica delle farine e dei prodotti che da esse derivano. Il metodo dà risultati in buono Jccordo si::t colle sost:Jnze azot:tte determinate col calcolo dal valore dell'azoto totale sia con i valoo del glutine secco trovato nella stessa farina. Sul primo ha il vantaggio della rapidità oltre a quello di dare un valore di soswnza reale e non calcolata su coefficienti. Sul secondo presenta il vantaggio di abolire ogni fattore person:tle di tecnica rendendo confrontabili i risultati tra operatori diversi.

Nuovo metodo per la determinazione dell'ir;dice di iodio negli o/ii e tlet gra.w. t< Olii Minerali, Grassi e Saponi, Coiori c Vernici)), n. 7, 1938-XVI. Riassunto. - Viene proposto un nuovo metodo per la determinazione dell'indice <.li iodio. Esso è fondato sui capisaldi seguenti: 1° - Eliminazione dell'impiego, come solvente delb iodio, ddl'::tlcool :tlla cui presenza sono dovuti i principali inconvenienti del metodo di Hi.ibl, e sua sostituzione con benzolo, solvente comune ai grassi ed allo iodio, ed inerte, a temperatura ordinaria, su quest'ulùmo. 2° - Sostituzione del cloruro mercurico con l'acetato mercurico in soluzione acetica, più attivo come catalizzatore di reazioni di sostituzione. La rt:azione acida regolarizz<J la fissazione dello iodio. I vantaggi che a mezzo di questa modifica si realizzano sono numerosi: La soluzione titolata di iodio è stabile anche se conservata per lungo periodo di tempo. La soluzione può impiegarsi immediatamente dopo la sua preparazione; ossi::t non richiede un tempo più o meno lungo di attivazione, come è invece richiesto Jalla soluzione alcoolica, la quale ha un punto " optimum >> di attivazione prima del quale e dopo il quale non è possibile impiegarla se si vogliono avere risultati corretti. La fissazione di iodio sul doppio legame è praticamente istantanea; per tener presente anche i casi di fissazione lenta di iodio si considera come limite di tempo sufficiente 10 minuti. Questa rapidità di fissazione, .::ongiunta ::ti fatto che la w luz. non ha un punto « optimum » di attivazione, rende il metodo pr<>posto straordinariamente rapido c simile in tutto ad un comune metodo iodometrico.


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

Il procedimento oltre che rapido è anche più semplice di quello di Hi.ibl e, operando colla prescritta modalità, dà risultati costanti. Il limite di fissazione dello iodio è più elevato di quello di Hi.ibl, e praticamente coincide col valore teorico richiesto dal rapporto di 2 atomi di iodio per ogni doppio legame. Dati i suoi numerosi vantaggi di semplicità di tecnica, rapidità di esecuzione, esattezza di risultati, si raccomanda vivamente di sottoporlo a largo controllo sperimentale per confermarne il valore nei vat;i campi della sua applicazione. T w mA prof. Leo, capitano medico. Febbre esantematica da .rpirochete in Somalia. cc Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali e di Parassitologia », fase. 2, 1937-XV. Rit~ssu11to. -

L'A. riferisce . il caso di un ammalato .affetto da febbre esantematica nel cui sangue sono state riscontrate spirochete di cui ci dà i caratteri morfologici. E' la prima volta che viene segnalato tale reperto in Somalia. Nazareno, tenente colonnello medico. Cura dio-marina della tubercolosi osteoarticolare del piede. Tipografia A. Bosi, Milano.

VAJOLA

-

Mens Sana in Corpo1·e Sano. Società Tipogr. editoriale Porta, Piacenza, 1938. (Recens. nel fase. V, maggio c. a. di questo Giorn:~le). prof. Domenico, maggiore. Giuoco del calcio c traumi cranici. " Archivio di Antropologia Criminale e Medicina Legale )), vol. XVII, fase. IV, 1937·

ViOLA

ZuccHJ Gaetano, maggiore med:co. 20 mesi di ospedale da campo in A . O. Casa editrice Oberdan Zucchi S. A., Milano, 1938-XVJ.


RIVISTE MEDICHE MILITARI - -- - -

Bulletin Inttmational dts St"icts de Santé dts .Arméts de ttrrt, de mu et dt l'air. -

Pubblicato dali'Office lnternation:JI de Documcnt:ttion de M.édeci ne Militaire >) .

Licgi (Belgio). N. s. maggio 1938.

s•

Sessione di Conferenze del Comitato internazionale di Medicina militare (Lussemburgo, 1-4 luglio ·~n8). Hinricsson: Sguardo generale all'org:mizznione dci servizi medici svedesi. Rivisuz internazionale. Ufficio intemaziat1ale di Document~ zione di medicina militmt•: Schede b:bliografiche. Riviste mediche militari. Bibliografia mcdi<-:1 miliwrc. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayrcs, Anno XXXVII,

aprile 1938.

Galli: Relazione della Direzione generale di S:~nid per l'anno 1937 (co11tinua). Lacal: Contributo allo stuùio del morbillo. Bastos: Metodi standardizznti di chirurgi:t di guerra. Gatti: La questione attuale delle vit:~m in e (co111inua). BELGIO •

.Archivts Bdges du St"ict dt Santé dt l' Arméc. -

Redazione: Ospedale militnre,

Liegi. N. 5, maggio 1938.

Riems: La puntura sternale. CBCOSLOVACCHIA.

Vojcnské Zdravotnické Usty. -

Organo scicntifiéo dci medici, veterinari e farmacisti militari cecoslovacchi. ( Redazione: Praga, Bubencs, MNO. - Zdrav. ocldoleni). Fasci-

colo 2, 1938. Sipek: Uo caso di blocco congenito del cuore. Màtl c Liskuti11: Due casi di oftalmia nodosa. Nàdvomik_: Sulle prove di pasteurizzazione del latte eseguite nelle latterie ceco-

slovacche. Fascicolo 3, 1938.

Raska: Laboratorio hatteriologico mobile da campagna. S/ezacek: Organizzazione dei datori di s:~nguc nell'esercito. Roubai : Organjzzazione del controllo s:mitario delle sorgenti idriche sparse. 'Hudec : Prevenzione delle intossicazioni alimentari c la sistematica e la ·diagnosùca internazionale del gruppo delle Salmonclle.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

FRANCIA.

Rcvuc du Scrvicc dc Santé Militaire. -

Dirrzione del scrvlZlo di sanità, Ministero de lla Guerra, Parigi. Fase. 3, marzo, tomo CVIII, 193!!.

P. M. G. Baudet e A . 13audet: La dolorahilità e la contrattura della parete addominale nella sindrome appendicolare acuta tipica. Guillermin e Pes me: Diagnosi e cura delle tromboflebitil seno-giug ulari. Guillermin e Pes me: Cura chirurgica del d istacco rttinico. Jeanroy: Il chirurgo aiutante maggiore Jeanroy del 3• Ussari, sulla nave « La Vicille-Castille », a Cad ice, l'n marzo t8IO. Joyeux: Ossidazione degli z uccheri :tldeidici per mezzo dcll'iodo in ambiente alcalino. Applicazioni pratiche. Gl!RM!\NlA.

Der Deutschc Milltarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare del-

l' esercito, della marina e dell' aeronaut:ca, Bure:1u der Medizinischen Referantenbliittcr, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 5, maggio 1938.

Ziegler: Sui pericoli dei gas di scappamento durante il trasporto di m alati in autoambulanza. Kotzing: Affezioni derivate dalla preparazione degli esplosivi. Stutz: Sulla sterilizzazione degli strumenti chirurgici mediante la bollitura. H einsius : Critica alla m isurazione del senso cromatico nelle visite militari. Mergelsberg: Trattamento della blenorragia con I'Uiiron. Wiirf/er: La mcd1cina aeronautica negli Stati Uniti_. Koeppel: Ricerche sulle malformazioni dei piedi dei soldati. Proposta di miglior:uncnto delle calzature. Salchow: I calli del dorso del piede nei soldati.

GRAN BRETAGNA.

Joumal of tbc Royal Army Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Daniellson.

Ltd. Londra. Fase. febbraio 1938.

Macken zie e H ilton - Serge'aut: Bacillo coli forme e approvvigionamento idrico (rontinuazione). Al Gebeli: A Bajil (con tinua-;:io11e). Archer : Lo streptococco viridans nell'orina. IX Congresso internazionale di Medicina c Fa rmacia militare (Bucarest, giugno 1937). Martyn: Organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario in operazioni n:wali e militari combinate; Muntsch: Il trasporto, la cura ed il trattamento medico dei gassati; Seittmo Yamaguchi c Shusure HO'figuchi: L'utilità di metodi colorimetrici per a nalisi di laboratorio; Poelstra e Carydis : La deficienza dentaria ed il ~ervizio militare. Lloyd- Williams: Su alcuni punti d i vista di tecnica chirurgica. M il/ne: Una moscarola - dispensa improvvisata. Frt·tz: Un metodo improvvisato di fissazione per fr::ttture spirali ed oblique.

Fascicolo ma rzo 1938.

CrotUden : Controllo delb tern pera tura del corpo e delle reaz1001 fisiologiche con vestiario gas-protettore.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

8/ervitt: Febbri del gruppo del tifo ne~ Bhim Tal Area, Kumaun Hillis, U. P., India. Ander.rcm e Dougla.r: Alcuni casi di scottatura dovuti ad esplosioni. Al Gebcli: A. Bajil (continuazione). O' Han/cm: La cura della blenorragia con solfonilamide Edit: Lo stato della pubblica salute. Mc ùod: Il Bacterium Aertrycke - !':~gente causale in un caso di febbre intestinale. Grattan: Un caw di febbre tifoide d'origine idrica. POLONIA.

Lckarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 4, aprile 1938.

Rouppert: L'importanza per l'esercito delle cure balneari in generale e quelle di Ciechocinek in particolare. Marynou,.rkJ: L'influenza dell'ari.t negativamente ionizzata sull'organismo. Rouppert: Lo studio dcii:. ionizzazione Jell 'aria nelle sale ad aria di montagna dell'ospedale militare di Wilno. Gergovich: L'influenza dell'elemento tattico sul funzionamento del servizio samtario nelle Divisioni di fanteria. Pek.ra: Ancora a proposito del mezzo di H ili. Zdunkiewicz: Metodi per l'istruzione dei medici della riserva sul servizio sanitario m campagna. Bober : Sulla cura della foruncolosi presso i reggimenti. Jastrzebski e Kule.rza: Ipoclorito di calcio H . T . H. Kier.rnowski: Discussione sul trasporto dei feriti di pnma linea per mezzo dei portaferiti di fanteria. ROMANIA.

Rcvista Sanltara Milltara. -

Redazione e amministrazione: Ospedale Militare gina Elisabetta», Bucarest. Fase. 2, febbraio 1938.

<< Re-

D . Zamfir, C. Zamfir e Tomescu: Considerazioni su di un caso di stenosi aortica congenita con insufficienza aortica acquisita. Stroian, lrimcscu e Popc.rcu: Atassia acuta di origine pneumococcica. M ircea: T eoria umor-ale del reumatismo e trattamento adeguato. Ccmstantin : Riflessioni sulla terapia del tracoma 'in seguito al tr:mamento di 10.000 ammalati. Bibe.rcu e Albeata : Contributo alle ricerche sulla purezza delle sostanze medicamentose mediante la costante dielettrica. Popescu c Georgescu: La sindrome di Klippcl-Feil. Stane.rcu : A proposito di un caso dì poro-adenite (mal. dì Nicolas e Favre). /cme.rcu Stoian: I solfanilamidi e i loro composti nella chemioterapia antibatterica. STATI UNITI.

Tbc Milltary Surgcon. - Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXXII, N. 5, maggio 1938. Hine.r: L'associazione combattenti e la lotta contro la tubercolosi. L'ospedalizzazionc dei reduci tubercolotici. 7 -

Giornale di medicina militare.


RIVISTE Ml:.IJICHE MILITARI

Beaven: « Il dottore in casa,.,, ùdfors e Seiler: La rabbia negli ~ciacalli. Vokun: Storia del 112° reggimento di Sanità della Guardia Nazionale deii'Ohio. Vokun: Un caso di ernia ombelicale. Bainbridge: Relazione al 9° Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare (continuazi011e e fine). Marm e Hume: L'organizzazione e il funzionamento del servizio sanitario nelle esercitazioni combinate delle forze militari terrestri e navali. Wrinst<:Ìn: Pnc:urnutoracc SjXIntanc::o bilatc::ralc:: simultaneo.

Phalen: La vita di Carlo Stuart Triplcr. Ordini di operazioni per la battaglia di Trenton.


NOTIZIE

- - -··- - Graduatoria dd dichiarati idond nel concorso per la nomina a tenente medico in s. p. e. Con circolare n. 431 Giornale militau del 7 luglio è resa nota la seguente graduatoria dei dichiarati idonei nel concorso indetto con decreto ministeriale 10 aprile 1937-XV per 55 posti di tenente medico in s. p. e. : I. CAPONE Cristofaro di Alfredo, militare di truppa in congedo. 2. Dr MARO Ugo di Pietro, sottotenente medico di complemento. 3· Fusco Raffaele di Antonio, sottotenente medico di complemento. 4· ARAGONA Carmelo di Salvatore, sottotenente medico di compl~mento 5· D'AMico Antonino di Ernesto, sottoteneme medico di complemento. 6. SIRACUSA Françesco di Andn :1, sottotenente medico di complemento. 7· GALLI DELU LoGGIA Giuseppe di Ernesto, sottotenente medico di complemento. 8. D'AMICO Roberto di Onofrio, sottoten~nte medico di complemento. 9· CAPPELLI Michele di Simone, sottotenente medico di complemento. 10. GuARRERA Vincenzo di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. I 1. PESCE Luigi di Vittorio, sottotenente medico di complemento. 12. DE V INCENTIIS Giovanni di Quìnno, sottotcnente medico di complemento. '3· Dr GuGLIELMO Bruto di Pasquale, sottotenente medico di complemento. 14. DE ANcEus Luigi di Pasquale, sottotenente medico, di complemento. I5· ANASTASI Giovanni di Onofrio, sottotenente medico di complemento. 16. M.AFFEI Alfonso di Salvatore, sottotenente medico di complemento. I 7. ANGRI SANI Giuseppe di Benedetto, sottotenente medico di complemento. x8. Rosc10 Enzo di Ernesto, sottotenente medico di complemento. I9· PELLETTIElU Luigi di Pasquale, sottotenente medico di complemento. 20. REPACE Costantino di Filippo, sottotenente medico di complemento. 21. TROMBETTI Antonio di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 22. TECCE Nicola di Felice, sottotcnente medico di complemento. 23. CADONI Antonio di Agostino, sottotenentc medico di complemento. 24. BoNELLI Vincenzo di Mariano, sottotenente medico di complemento. 25. Dr PADOVA Vincenzo di Bartolomeo, sottotenente medico di complemento. 26. DE LucA Luigi di Nicola, sottoteneote medico di complemento. 27. DE N1cHILO Ruggiero di Gaetano, sottotenente medico di complemento. 28. CA.\IPAILA Salvatore di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 29. Zouo Mario di Saverio, sottotenente medico di complemento. 30. PELLEGRINO Francesco di Giovanni, sottotenente medico di complemento. 31. CAMPAGNA Lorenzino di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 32. DE CRISTOFARO Pietro di Domenico, sottotenente medico di complemento. 33· PAsQUALUCCI Arturo di Paolo, militare di truppa in congedo. 34· PENNACCHIA Teodoro di Ottorino, sottotenente medico di complemento. 35· DE MATTIA Salvatore di Giov:mni, sottotenente medico di complemento. 36. TALAMO Giovanni di Emilio, sottotenente medico di complemento. 37· AsTORE Paolo di Raffaele, sottotenente medico di complemento. 38. DE PASQUALE Giuseppe di Nunzio, tenente medico di complemento. 39· TANINI Pericle di Lconida, sottotenente medico di complemento. 40. MANCuso Lconida di Domenico, sottotenente medico di complemento. 41. LIOTTA Lctterio di Rosario, sottotenènte medico di complemento.


NOTIZIE

42. PACITTI Angelo di Alfonso, sottotenente medico di complemento. 43· GuARNIERI Francesco ·di Nicola, sottotenente medico di complemento. 44· MuROI.O Carmine di Francesco, sottotcnente medico di complemento. 45· NovA Claudio di Emidio, sottotenente medico di complemento. 46. PIZZIGALU> Guglielmo di Eligio, sottotenente medico di complemento. 47· PARISI Alfonso di Domenico, sottotenente medico di compkmento. 48. DE SIMONE Adolfo di Raffaele, sottotenente medico di complemento. 49· G1uvA Mario di Leandro, sotrotenentc medico di complemento. 50. SEMPRONI Ezio di Egid!o, sottotenente medico di complemento. SuRACI Domenico di Vincenzo, sottotenente medico di complemento. 52. DE V1vo Antonio di Ettore, tenente medico di complemento. 53· TANCREDI Sebastiano di Giovanni, sottotenente medico di complemento. 54· CHIERICHETTI Mansueto di Attilio, sottotenente medico di complemento. 55· C1c0NE Mario di Carlo, sottotenente medico di complemento. s6. RAPACCIUOU> Giuseppe di Francesco, ~ottotenente medico di complemento. 57· LEONE Generoso di Pasquale, sottotenente medico di complemento. TRAPANI Carmelo di Antonio, sottotenente medico di complemento. 59· DE PAOLA Giov:mni di Gennaro, sottotenente medico di complemento. 6o. FLAMINI Antonio di Renato, sottotenente medico di complemento. 61. DEL VECCHIO Antonio di Michele, sottotenente medico di complemento. 62. Russo Ugo di Domenico, sottotcnente medico di complemento. 63. SORIA Guido di Gastone, sottotenente medico di complemento. 64. MELE Mario di Alessandro, sottotenente m~dico di complemento. 65. BosciA Vito di Filippo, sottotenentc medico di complemento. 66. RuDil'U Ivaldo di Ugo, sottotenente fanteria di complemento. 6;. GIOVENCO Onofrio di Vincenzo, sottotenente medico di complemento. 68. MAnCELW Vincenzo di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 69· SALVATI Gennaro di Filippo, sottotenente mediéo di complemento. 70. ARGHITTU Cr!stino di Gavino, militare di truppa in congedo. 71. EsPOSITO Michele di Francesco, militare di truppa in congedo. 72. ZIPARO Vittorio di Vincenzo, sottotenente medico di complemento. 73· MISTRETTA Rosario di Francesco, sottotenente medico di complemento. 74· SARRO Mario di Diego, sottotenente medico di complemento. 75· MARTIN! Giovanni di Francesco, sottotenente medico di complemento. 76. FRANCINI Franco di Luigi, sottotcnente medico di complemento. 77· RoMANO Vincenzo di Vincenzo, sottotenente medico di complemento. 78. SAPIENZA Mario di Matteo, sottotenente medico di complemento. 79· TANSELLA Giuseppe di Michelangelo, sottotenentc medico di complemento. 8o. Gozzo Giuseppe di Giuseppe, sottotcnente medico di complemento. 81. MomcA Giuseppe di Antonino, sottotenentc medico di complemento. 82. BuoNGIORNO Rocco di Antonio, militare di truppa in congedo. 83. ÙRSI Orazio di Emilio, sottotenente medico di wmplemento. 84. C1occ1A Giuseppe di Raffaele, militare di truppa in congedo. 85. GIUGNO Giuseppe di France~co, militare di truppa in congedo. 86. PEP.E Umberto di Ernesto, milit:tre di truppa in congedo. 87. 01 MAro Giuseppe di Vincenzo, militare di truppa in congedo. 88. BE~EDF.TTI Luigi di Paolo, sottotenente fanteria di complemento. 89. CASOLLA Cesare di Filippo, sottotenente medico di complemento. 90. FALA:-ICA Ornio di Giuseppe. sottotenente medico di complemento.

sr.

s8.

I primi 55, dichiarati vinc!tori del concorso, saranno nominati tenenti medici s. p. e. c la loro nomina sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale.

1n


NOTIZIE

Provvidenze sanitarie-amministrative per ·t'A. O. I. Nel Giomal~ militar~ del 30 giugno c. a. è riportato il decreto del Ministro per

l'Africa Italiana ( 14 aprile 1938-XVI) che dett:rmina le malattit: comuni delle regioni tropicali africane o favorite dalla vita coloniale, per le quali rimangono a carico dell'amministrazione le spese di mantenimento e cura dei personali civili e militari in servizio in A. O. l. ricoverati negli stabilimenti sanitari coloniali o Jel Regno. T ali malattie sono: malaria; 2° febbre emoglobinurica; 3• tripanosomiasi; 4• lcishmaniosi ; 5° febbre gialla; 6• peste; tifo petecchiale e febbri tifopetecchiali simili; 8• febbri ricorrenti; 9° den gue e dengue simili; I0° febbre del Mar Rosso ed affini (Massauina, ecc.); u • meningite cerebro spinale epide~ica; 12° morbo di W eil; 13° soduku; 14° brucellosi (melitense ecc.); 15° tetano; 16° morva; 17• rabbia; 18° tifo addominale, paratifi e simili; 19• vaiuolo, vaiuoloide, vaccinia, alastrin; 20° amebiasi e sue complican ze; 21 ° dissenteria bacillare, da protozoi, da platelm!nti, da nematelminti, da artropodi; 22° colite ulcerosa; 23° colera ed infezioni colcriformi; 24° teniasr, ascaridiosi, ossiuriosi, tricocefalosi, flagellosi, ecc.; 25° anchilostomiasi; 26° bilharziosi; 27• distomiasi varie; 28° cisticercosi; 29° broncospirochetosi; 30° trichinosi; 31• malattie da carenze (scorbuto, beri-beri, ecc.); 32° sprue; 33• morsicature di serpenti e di altri animali velenosi ; 34° malattie da veleni vegetali ; 35• malattie da agenti fisici (colpo di calore, colpo di freddo, ecc.); 36• malattie da ingestione di cibi guasti; 37• framboesia; -38° lebbra; 39° ulcera tropicale; 40• lilariosi; 41° mia si; 1°

t


790

NOTIZIE

42° bubbone climatico; 43° funicolite epidemica; 44° rinoscleroma; 45° dermatosi tropicali di qualunque ongme; 46. micosi in genere.

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA

DI

BRONZO AL VALOR MII.ITARE.

CAMPISI Baldassare di Calogero e di Ciaccio Vincmza, da Sambuco di Sicilia (Agy-igento), maggiore medico divisione speciale S. - Ufficiale superiore medico di vasta cultura ed alto valore professionale, impiantò e diresse ammirevolmente durante il ciclo operativo di occupazione della regione dei laghi, i servi:<ri sanitari della divÙÌO"fle speciale, superando le enormi difficoltà che ostacolavano il funzionamento dei servjzi stessi. Presente in tutti gli aspri combattimenti, sotto il fuoco nemico, si prodigò sempre con animo sereno e sprezzo del pericolo alla cura dei feriti; magnifico esempio di medico soldruo. Organizzò e condusse con amore l'assistenza sanitaria delle popolazioni indigene, strumento potente di penetra~ione civile, contribuendo altamente alla loro volontaria ed entusiastica sottomis,fione. - Cidc operativo della regione dei laghi, giugno- dicembre 1936-XV. ALVISI Elmo fu Ugo e fu Pancotto Giuseppina, nato a [es: il 17 maggio 1907• tenente medico in s. p. e. del 4° reggimento fanteria coloniale, VIli battaglione libico. - Ufficiale medico di battaglione, durante lungo ed aspro combattimento, si prodigava, con almegazione ed esemplare coraggio, nella cura dei feriti, noncurante della violenza del fuoco nemico che arrecava perdite al personale addetto al posto. di medicazione. Si distir1gueva per sprezzo del pericolo anche in un successivo combattimento. Gianagobo-Bircut, 15-19 aprile 1936-XIV.

Lusnr Ubaldo di T obia e di Isabella Disgredi, nato il 21 luglio 1910 a Roma, sergente della sezione di sanità, 2 3 divisione eritrea. - Comandante di plotone porta feriti di una sezione sanità. per tutta la durata di un lungo ed aspro combattimento, si prodigava incessantemente, sol'to il violento fuoco nemico, nella raccolta dei feriti sul campo di battaglia, dar1do esempio ai propri dipe11denti di coraggio e di alto sentimemo del dovere. - Mai Ceu, 31 marzo 1936-XTV. CROCE DI GUERRA AL VALOR MILITARE.

D1 STEFANO Giuseppe fu Benedetto e di Maria Anna Ravesi, da Canizzaro Catania, capo manipolo medico 44 divHone CC. NN. « 3 Gennaio''· ~ Ufficiale medico addetto ad un reparto someggiato di seziom: sanità, durante un comhattimerlto, norlcurante del pericolo, si prodigava nel disimpegno del suo co-mpito. - Amba Aradam. Taga Taga, 12-13-14 febbraio 1936-XIV. BIAsro Antonio di Giovanni e di Basso Giuseppina, da Padova, sottoteneme mcdico t 0 gruppo ohici da JOo/ 17. - Ufficiale medico di un gruppo obici da roo/t7, durant-e rm lu11go periodo operaJÙ;o, prima ai confini della Somalia e poi ru:i ·territori etiopici da N eghelli ad lrgalem con la divisione cc Geloso)> dava magnifiche prove di '


NOTIZIE

sermo ardimmto, di profondo attaccam~nto al dovere ~ di beli~ doti militari. -. operaùvo Neghelli- Irgalcm, giugno- dicembre 1936-XlV.

791 Ciclo

Pucus1 Giuseppe di Alfio e di Pennisa Serafina, nato a S. Gregorio (Catania), il febbraio 19QS, sottotenente medico di complemento del 4° reggimento fanteria coloniale, IX battaglione libico. - Dirigente il servizio sanitario del battaglion~, costr~tto ad impiantare il posto di medicazione in luogo esposto al nutrito fuoco di mitragliatrici e fucileria, sepp~ con a11imo s~eno prodigarsi incessa11temente alla cura e medicazion~ di numerosi feriti che affluivano al posto di medicazione stesso. - Gi·anacobò, 15-17 aprile 1936-XIV. 21

VETRI Giuseppe di Bartolo e di Abbate Vincenzina, nato il 26 marzo 1907 a Geraci Siculo (Palermo), sottotenente medico di complemento della sezione sanità, 2" divisione eritrea. Subalterno di un reparto someggiato avat1zato, distaccato in prossimità della linea di combattimento, in località esposta al fuoco nemico, noncurant~ d~lla propria vita, con calma e sicurezza prestava la sua valida opera n~/ soccorrer~ num~osi fen'ti, dimostrando cwaggio, abnegazi&ne ed alto setiSo del dovere. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XlV. GERACI Gaetano fu Salvatore, da Noto (Siracusa), soldato Ioa sezione di sanità. Durante il combattimento di Belesat, attraversava ripetutamentc la zona battuta dalla fucilma n~mica per raccogli~~ i compagni f~iti, esempio di abnegazione di alto senso del dov~~. - Belesat, 15 febbraio 1936-XJV. (Boli. uff., r6 giugno e 7 luglio c. a.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. TENENTI MEDICI.

PUTZoLu Giovanni. - Nel provvedimento pubblicato a pagina 2191 della dispensa 24" del Boll~ttino ufficiale 1938-XVI, anzichè: sottotenente medico complemento distretto Cagliari, destinato gruppo artiglieria contraerei Sardegna (Cagliari), leggari: PUTzoLu Giovanni, ministero aeronautica, continua come sopra. Dal Bollminf! ufficiale, disp. 34\ 16 giugno 1938-XVI. TENENTI COLONNELLI MEDICI.

BoccA Tito. - In data 16 giugno 193<>-XIV è comandato presso il ministero dell' Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. In data 11 novembre 1937-XVI cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal predetto R. corpo. MACCIORI MEDICI. CASSANES'E

Giuseppe.

In data r7 gennaio 1938-XVI cessa di essere comandato

presso il ministero dell'Africa Ital iana perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. GARBACNI Giuseppe. - In data 31 gennaio 1938.XVI cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Eritrea.


792

NOTIZIE

PRIMI C.\PJTANI MEDICI. D1 CAsOLA Giuseppe. In data 18 gi ugno 1935-XIII è comandato presso il mtmstcro dell'Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. ~ In data 21 novembre 1937-XVI cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra d:1l predetto R. corpo. CAPITANI MEDICI. MoRGANTI P aolo. - In d:~ta 30 giugno 1936-XIV è comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. In data 24 agosto 1937-XVI cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal predetto R. corpo. I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il ministero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: NEGRI Pietro. - Dal 15 novembre 1937-XVI, Eritrea. FRANCIA Adolfo. - Dal 6 febbraio 1938-XVI, Somalia. OuvERIO Alvise. - Dal 18 marzo 1938-XVI, Libia. I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il mm1stero dell'Africa Italiana dalla data per ci:lscuno segnata, perchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: TARSIA Giuseppantonio. - Dal 21 gennaio 1938-XVI, Eritrea. GRELLA Ernesto. - . Dal 21 gennaio 1938-XVI, Libia. ALEANDRt Giacomo. - Dai 5 febbraio 1938-XVI, Somalia. T ENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. RuGGERI Tullio. -

In data 17 gennaio 1938-XV[ cessa di essere comandato presso

il ministero dell'Africa Italiana perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Libia. FEDELI Alberto. In data 2 gennaio 1937-XV è comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè trasferito ne! R. corpo truppe coloniali Somalia. TENENTI MEDICI. D1 FERDINANDO Renato, 61" battaglione mitraglieri div. << Sirtc ll, Ufficiali fuori

3" art. div. cel.

organico .

.MAGGIORI MEDICI. CARIMATI Giuseppe di Luigi, classe 1891, distretto Milano l. - Zona militare Milano, dal t• aprile 1938-XVI. CIPOLLINA Ulisse di ' Antonio, classe J885, distretto Milano l. - Zona militare Milano, dal 1° aprile 1938-XVI. Su RACI Bruno di Bruno, classe I8!.l7, distretto Milano l. - Zona militare Milano, dal 1• aprile 1938-XVI. CATTANEO Achille di Luigi, classe 1889, distretto Bergamo. - Zona militare Brescia, dal 18 marzo 1938-XVI. URTOLF.R Fernando di Giuseppe, classe 1888, distretto Mantova. - Zona militare Verona, dal 21 marzo ' 93!!-XVJ. R oNGA Gact4no di Alfonso, classe x89o. distretto Udine. Zona militare Udine, dal 21 gennaio 1938-XVI.


793

NOTIZIE

Lo VECCHIO Gioacchino di Nicolò, classe 1889, distretto P::.lermo. Palermo, dal 29 marzo 1938-XVI. LA MARTINA Rosario di Luciano, clas~e 1892, d istretto Palermo. Palermo, dal 29 marzo 1938-XVI. SALOMONE Giuseppe di Gregorio, classe 1888, distretto Palermo. Palermo, dal 29 marzo I938-XVI.

Zon:1 milit:~re Zona miJjtare Zona militare

PRIMI CAPITANI MEDICI. QuEIROLO Emilio, richiamato in temporaneo servizio. In data 14 novembre 1937-XVI cessa .di appartenere al R. co rpo truppe coloniali Somalia e d al r:chiamo stesso. Dal Bollettino ufficiale, disp. 36a, 23 giugno 1938-XVI.

*

MAGGIORI GENERALI MEDICI. ZANUTTlNI Primo. - In data 5 giugno I938-XVI, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità I 0 gennaio 1936-XIV. Con la stessa data è richiamato in servizio temporaneo continuando nella carica di ispettore di sanità militare per la zona di Napoli. PRIMI CAPITANI MEDICI. MmuLLA Carmelo, ospedale militare Roma (per O. N. B.). I937-XVI, è comandato presso il ministero dell'aeronautica.

In data 1° dicembre

TENENTI MEDICI. DELOCU l vo, R. corpo truppe coloniali Eritre-.1. _. Cav. « N izza», cessando come sopra dal 23 agosto 1938-XVI. Uff icia li fuori organico. MAGGIORI MEDICI. Buccr Paolo, zona militare Trieste. 10 aprile al 31 ottobre 1938-XVII.

E' richiamato in temporaneo serviZIO dal

PRIMI CAPITANI MEDICI. VENDITTJ Emilio, distretto Frosinone. - In data 27 novembre 1937-XVI, è richiamato in temporaneo servizio per conto del ministero dell'aeronautica. VENDITTI Emilio, richiamato in temporaneo servizio per conto del ministero ddl'areonautica. - Cessa dal richiamo stesso, dal 21 dicembre 1937-XVI. Assunto in forza a tutti gli effetti distretto F rosinone. Dal Bollettino ufficiale, disp. 37', 30 giugno I938-XVI.

*

TENENTI COLONNELLI MEDICI. LoJACONO Antonio, d:stretto Catanzaro, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - In data 23 marzo 1938-XVI è richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Catanzaro.


794

NOTIZIE

MACCIORI MEDICI. FROSI Nl Dino, ospedale militare Bari. - Direzione sanità militare Bari. Cessando dal J0 lug lio 1938-XVJ di essere comandato quale assistente militare presso l'istituto di igiene della R. università di Bari. PRIMI CAPITANI MEDICI. DoNSANTO Amedeo, scuola Allievi sottuffìciali Nocera Inferiore. rare Napoli.

Ospedale mili·

I seguenti primi capitani cessano col I 0 luglio 1938-XVI di essere comandati quali assistenti militari presso le cliniche e istituti scientifici univerùari e sono trasferti agli enti a fianco di ciascuno segnati: DE M1CHELJS Corrado, ospedale militare T orino. - Direzione sanità militare della Sardegna. AsTUTO Girolamo, ospedale militare Genova. - Direzione sanità militare Bolzano. SPAGNOLETII Galileo, ospedale militare Bari. - Ospedale militare Trieste. CAPITANI MEDICI. MARMo Achille, distretto Roma l. - L'aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio dal 19 agosto I9j6-XIV, concessa con i decreti ministeriali 6 novembre 1936-XV e 26 luglio r937-XY è commutata in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. PARRELLA Tullio, R. corpo truppe coloniali Libia. Scuola allievi sottufficiali Nocera Inferiore. Cessando come sopra dal 15 lugl:o 1938-XVI. MAIRA Cesare, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 38° fant. Cessando come contro dal 17 giugno 1938-XVI.

I seguenti capitani cessano col I 0 luglio I938-XVI di ~re comandati quali assistenti militari presso le cliniche e istituti scientifici universitari e sono trasferiti agli enti a fianco di ciascuno segnati : CAPUTO Biagio, ospedale militare Torino. - Ospedale militare Bolzano. MILANA Gaetano, ospedale militare Napoli. - Direzione sanità militare Alessandria. PALADINO Paolo, 6° genio. - Ospedale militare Perugia. L EO Giacomo, ospedale militare Palermc . - Ospedale militare Brescia. Dal Bollettino ufficiale, disp. 39", 7 luglio I938-XVI.

Onorificenze. Ordine dei SS. Ma141izio e lAzzaro. tenenti colonnelli medici ANTONINO PANACtA, C.~RMELO MANCANARO, maggiore medico TANCREnl PASSERA.

Cavaliere:

Ordine della Corona d'Italia.

Commendatore: tenenti generali medici della riserva ANTONINO AMENTA, PIE.TRO BoRRUso, GIOVANNI MAzzACLIA, maggiori generali medici della riserva NrcoLÒ BARII.\RO, GwvANNI BAUDIZZONE, ANTONIO CAPIALBI, Orr.wto FERRABINO, G1usEt•PE MASSARt, Gn1SEPPE V AlERIO. Uf{iciale: tenente colonnello medico F RANCEsco PIVETII. (Boli. t4//., t6, 23, 30 giugno e 7 lugEo c. a.).


NOTIZIE

795

Medaglia d'argento per i benemeriti della salute pubblica. Al colonnello medico Roberto LANoR1ANl, direttore di Sanità del Corpo d'Armata di Roma, è stata assegnata la Medaglia d'argento per i benemeriti della salute pubblica, per segnalati servigi resi in colonia e nel territorio nazionale nella profilassi diretta contro malattie epidemiche e per altre notevoli inizi:1tive e provvidenze sanitarie, in pace e in guerra.

Stella al merito sportivo. Il 29 giugno c. a. il Duce ha consegnato al Foro Mussolini le Stelle al mento sportivo e le Medaglie al valore atletico a dirigenti e atleti che più si distinsero. Fra i premiati era il tenente colonnello medico prof. Ugo CAss1NIS, cui fu conferita la Stella al merito sportivo, quale riconoscimento di ro anni di attività esplicata nel campo scientifico e organizzativo della Medicina dello sport.

Titoli di studio. Il maggiore medico Dino fROSIN1, il 28 giugno u. s., presso la R. Università di Bari, ha conseguito il diploma di specialista in Medicina Legale, discutendo la seguente tesi: Sulla possibilità di ottenere sieri specifici polivalenti e sulla loro utilizzabilità in Ema· tologia Forense.

Lutti della Sanità militare. Il giorno 6 luglio è deceduto a Napoli il tenente generale medico della nserva prof. gr. uff. Carlo Gualdi. Nato il 16 novembre 1862 a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, aveva conseguito la laurea in medicina e chirurgia ne!Ja R. Università di Parma, nel luglio del r887. Espletato il servizio di leva, entrava a far parte del Corpo sanitario militare, da tenente medico in servizio permanente effettivo, il 19 dicembre 1889. Promosso capitano il 4 giugno 1~, maggiore (a scelta) il 31 agosto 1910, tenente colonnello il 14 ottobre 1915, colonnello il 25 novembre 1917, raggiunse il grado di maggiore generale 1'8 marzo 1924 e quello di tenente generale il 22 maggio 1926. Collocato in ausiliaria per età 1'8 novembre 1928, venne subito richiamato, e trattenuto in servizio fino al 30 giugno 1930, e collocato a riposo e iscritto nella riserva il 16 novembre 1936. Aveva partecipato alle campagne d'Africa t895-96, dove il contegno animoso tenuto durante i combattimenti di Cassala e Tucruf gli valse una medaglia di bronzo al valor militare. Prese parte nel 1911-12 alla campagna italo-turea e si meritò un encomio solenne e un 'altra medaglia di bronzo al valor militare. Durante il conflitto mondiale, per le sue eccellenti qualità e per gli alti servigi resi" in zona di operazione, fu promosso tenente colonnello per merito di guerra, e poi colonnello per merito eccezionale. In tempo di pace disimpegnò con particolare zelo e competenza svariati e importanti incarichi. T enne lungamente la dtrezione dell'ospedale militare di Napoli e la


NOTIZIE

direzione di sanità dei Corpi d'armata di Palermo e d~ Napoli. Da maggior generale passò al Ministero della Guerra, come Ispettore di sanità, e da tenente generale alla presidenza del Collegio Medico Legale. Oltre che delle ricompense al valore surricordate, era de<:orato della croce al merito di guerra, di una medaglia di bronzo af valor civile, eh<! si era guadagnata in occasione del terremoto delle Calabrie nel 1905, e di una medaglia bronzo per i benemeriti della salute pubblica. Era grande ufficiale ddla Corona d'Italia e ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro. Alle preclari doti militari, alla tempra veramente adamantina del suo carattere, il tenente generale Gualdi univa la passione assidua di profondo studioso delle difcipline mediche: · Patologo, clinico e medico-legale di apprezzato valore, godeva di un:~. larga reputazione negli ambienti professionali e universitari, quello di Napoli in particolare, nel quale aveva più a lungo vissuto e dove aveva, fin dal 1909, conseguito la libera docenza per titoli in Patologia Medica. Il Corpo sanitar:o militare rende omaggio alla tntemerata memoria del suo illustre e benemerito Generale, che tanto l'onorò con le sue opere e ie sue virtù.

w

Giuseppe Franchini. Col prof. Giuseppe Franchini. spentosi improvvisamente nei primi di questo mese a Modena, a 59 :~nni, è ·sçomparsa una luminosa figura di maestro della medicina coloniale italiana. Prima direttore, dal 1923, della Scuola di spccializzazione di patologia coloniale della R. Università di Bologna, era stato poi chiamato nel 1930 a dirigere nell'Università di Modena l'Istituto di patologia coloniale, che recentemente assunse la denominazione di « Clinica delle malattie tropicali e subtropicali ». Già da molti anni l'alto valore di Giuseppe Franchini si era affermato nel campo degli studi medici, e medico-coloniali in ispccial modo. Da allievo e assistente di Grocco, a Firenze, di Baccelli· a Roma, di Zuntz a Berlino, di Stephens, Ross e Newstead a Liverpool, ed infine da aiuto e collaboratore apprezzatissimo di Laveran nell'Istituto Pastcur di Parigi, Egli aveva fornito le prove delle sue eminenti doti di studioso e di ricercatore, che gli erano valse la stima incondizionata de! più insignì tropicalisti del mondo. Così dovunque si recasse all'estero, nei frequenti suoi viaggi rn Africa, in India e in America, per ragioni di studio o per partecipare a congressi e svolgere cicli di conferenze. lo scienziato che onorava il nome italiano veniva fatto segno alla più schietta e viva simpatia ed ammirazione. Numerose furono le accademie e le soc!età scientifiche, nazionali e straniere, che si pregiarono di annoverarlo fra i loro membri. In questa breve nota commemorativa non sarebbe possibile accennare anche sommariamente alla vastissima e imponente mole della produzione scientifica del Franchini, come alle più salienti vicende della sua operosissima vita. A noi preme soprattutto di ricordare che la sua maggiore, la sua più eletta e feconda fatica, nella quale Egli profuse. tutte le sue più preziose energie, con uno spirito esemplare di sacrificio e di dedizione assoluta al dovere, fu quella che Egli spese nella Scuola italiana voluta dal Regime e da Lui creata, e diretta indefessamente per quindici anni. Una fatica oggi materialmente stroncata dalla sua fine immatura: ma i cui vital!ssimi frutti sono facilmente riconoscibili nelle folte schiere degli specialisti suoi allievi disseminati nei confini della P :-tria e nelle terre tropic:~li d'ogni dove. Di questi medici che continueranno l'opera di esplorazione medico-tropicale italiana intrapresa dal loro Maestro e che i suoi ammaestramenti e i suoi metodi portano e porteranno nell'esercizio ed anche nell'insegnamento delle discipline medico-tropicali, non pochi furono e sono ufficiali nostri. che


NOTIZI.E

797

l'illustre Scomparso, ammiratore delle nobili tr:~dizioni cuiLUr:~li e coloni:~li dci medici dell'Esercito e orgoglioso com'era di aver app:~rtenUlo ai loro ranghi negli anni della Grande Guerra, ebbe sempre carissimi fra i suoi diletti discepoli. Si comprende come questo costituisca un motivo particolare di profondo cordoglio per il Corpo sanitario: epperò il nostro Giorn:~le se ne rende mestamente interprete, nell'associarsi al generale rimpianto della Cbsse s:wit:~ria italiana.

Un corso di scienza dell'ortogenesi. Nell'Istituto di patologia speciale medica e metodologia cl:nica al Policlinico Umberto I di Roma si è svolto dai primi di marzo a metà maggio, sotto la direzione del sen. prof. Nicola Pende, un corso di 30 lezioni, autorizzato dal Ministro per l'educazione nazionale, sulla crescenza fisica e psichic:1 e sulla cura cklle anomalie di sviluppo dci fanciulli e degli adolescenti come base delb moderna medicina preventi,·a. Gli argomenti trattati riguardavano: « l'indirizzo bic.tipologico-ortogmetico delb moderna igiene individuale e medicina preventiva )); la « ddini:z.ione moderna del bio. tipo individuale »; cc il controllo della crescenza fisica nelle varie bsi dello sviluppo all'età adultà '' ; c< il controllo dello sviluppo muscolare in rappo•·to all'educa zione [i.>ica ed alle pratiche sportive 1> ; « le principali anomalie dello sviluppo fisico e le cure normaliz-. zatrici >l; H il concetto del temperamento neuroendocrino individuale "; cc il temperamento neuroendocrino nelle varie fasi di crescenza n; '' lo sviluppo sessuale n; « il controllo del temperamento neurocndocrir1o individuale in rappot·to a//'ducazionc fisica cd alle praticht: sportive»; cc i temperamenti morbosi infantili c le diatesi morbose)); « le anomalie di sviluppo sessuale >>; cc la cura dd comportamento endocrino e neuro. vegetativo, delle diatesi morbose durante la crescenza e delle ;momalic della sessualità )); « lo sviluppo del carattere e dell'intelligenza nei suoi rapporti con lo sviluppo somatico "i cc il carattere e l'intelligenza nelle varie fasi della crescita ••; cc le princ:pali anomalie dello sviluppo del carattere e dell'intelligenza "i ,, normalìzzazione psichica; l'igiene mentale nelle varie età della vita >>; cc l'esame psicologico per l'or:c.:ntamcnto sportivo)); cc i criteri d'orientamento pedagogico c professionale su base ortogcnctica >>. Le conferenze in corsivo furono assegnate in tre lezioni al ten. col. medico prof. U. Cassinis.

vm Congresso internazionale di medicina degli infortuni e delle malattie del lavoro. Avrà luogo a Francoforte sul Meno dal 26 al 30 settembre p. v. I temi principali posti all'ordine del giorno sono: A) Medicina degli infortuni: a) Ferite dei nervi periferici (escluso il simpatico); b) Ferite del piede. B) Malattie del lavoro: a) Danni provocati dai solventi; b) Malattie professionali dei polmoni (escluse la silicosi e l'asbestosi). C) Sezioni riunite: I mportanza delle predisposizioni e dell'usura negli infortuni e nelle malattie del lavoro.


1 NOTIZIE

Alla organizzazione della partecipazione italiana al Congresso, provvede l'Istituto Nazionale Fascista per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Via I V Novembre, 144 • Roma).

xxm Raduno del gruppo centro-meridionale e insulare della Società italiana dt Radiologia medica. Ha avuto luogo a Roma il 23 aprile c. a. presso l'Istituto di Radiologia Medica della R. Universit.~ e degli Ospedali Riuniti al Policlinico. Sono state svolte importanti comunicazioni dj Diagnostica, di Roentgen- e Curie-terapia. Oltre al chjarissimo prof. Aristide Busi, direttore dell'Istituto, ed ai proff. Palmieri, Ponzio e Possati, presidente e segretari della Società Italiana di Radiologia medica, intervennero al raduno moltissimi altri radiologi fra i quali i proff. Turani, Nuvoli, Salotti, Milani, Attili, Bianchini, Impiombato, Santoro, Del Buono, Businco, Ottonello, Epifanio, Vita, Pazzi, Blefari, Bellucci, Capua, Serena, Muzi, Nicotra. Vi parteciparono anche il maggiore medico Comelli ed i capitani medici Falcone e Impallomeni R.

Fondazione « .Arcangelo Ilvento > • Per onorare la memona del prof. Arcangelo Ilvento, medico, 1g1enista, tisiologo, che tanto vasto contributo di opere diede, in modo particolare, _alla tisiologia ed agli studi sociali in Italia, e la cui fama di ~cienziato era così altamente apprezzata in Italia e all'estero, la Federazione italiana nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi ha promossa la costituzione di una cc Fondazione » dedicata al suo nome e che h a lo scopo di dare incremento agli studi sociali sulla tubercolosi in Italia. La cc Fondazione >> metterà in palio ogni due anni, fl cominciare dal 194o-XV1ll, un premio il cui· ammontare sarà costituito dagli interessi, maturati nel biennio, del patrimonio della cc Fondazione >l stessa. La cc Fondazione » bandisce ora il primo concorso, aperto a tutti gli studiosi ita· liani, per uno studio di carattere sociale attinente agli sviluppi della lotta antitubercolare italiana. I lavori partecipanti al concorso potranno prendere in esame tanto un parecolare aspetto, quanto il complesso dei problemi di ordine sociale, che si collegano e da cui trae giustificazione .la grande azione di bonifica vittoriosamente intrapresa, aoch~ in questo campo, dal Regime Fascista. I lavori presentati a quc::sto concorso debbono essere inediti, dattilografati, in tri· plicc copia, contradistinti da un motto che deve essere ripetuto su una busta sigillata. nell 'interno della quale il concorrente o i concorrenti indicheranno le proprie generalità e il proprio domicilio. Il concorso sc:1de alle ore 18 del 31 maggio 194<>-XVII I. Il giudizio della gara sarà reso no to il 3 agosto 194o-XVIII, quarto anniversario della morte di Arcangelo Ilvento. I nomi dei componenti la commissione giudicatrice del concorso saranno resi noti, a cura della F ederazio ne fascista contro la tubercolosi, entro il 31 maggio 1940. A1 lamro vincitore della gara sarà assegnato il premio, unico éd ìndivìsibile, di L. 10.000. Il bvoro premiato sarà stampato a cura della Federazione fascista per la lotta contro la tubercolosi, via Nazìonale 200, Roma, alla quale gli interessati possono rivolgersi per ulteriori chiarimenti.


NOTIZIE

799

S. M. la Regina Imperatrice assume la Presidenza dd Centro radio-medico internazionale. S. M. la Regina Imperatrice si è degnata di accettare la Presidenza del <• Centro radio- medico internaz!onale ». La nuova istituzione umanitaria sotto la direzione Jel prof. Guido Guida ha dimostrato, sin da quando è sorta, la sua utilità pratica a beneficio della classe marinara italiana ed estera in navigazione. Recentemente ben 45 navi hanno appoj:gipto le loro richieste radio assistenziali al Centro. L'organizzazione di questi radio servizi, tanto apprezzati all'estero, dimostra come al Governo Fascista stia a cuore la vita e la salute del marinaio italiano che navigando lontano dalla Patria porta sempre alta la bandiera italiana.

Concorso al XVI prtmio Riberl. La Reale Accademia di Medicina di Torino ha indetto il concorso al XVI Premio Riberi di L. 20.000 per lavori sciendìci di argomento appartenente alle discipline mediche in genere e tali che segnino un importante progresso nel ramo dello scibile cui si riferiscono. Il termine per l'invio dei lavori scade !l 31 dicembre 1941. Il programma del concorso può essere richiesto alla Segreteria dalla suddetta Reale Accademia.

Concorso al premio c prof. Massimo Piccinlni • per la medicina coloniale. La R. Università degli studi di Roma ha pubblicato il seguente avviso dt concorso:

E' aperto, con le norme seguenti, un cor1corso al Premio istituito presso questo Ateneo dal Gr. Uff. Prof. Prassitt:le Piccinini di Mihmo per onorare la memoria del defunto suo padre Pro/. Massimo in occasione della fondazione dell'Impero. Art. 1. - li Premio a concor·so è di L. 4·750 nette, e sarà conferito a un medico italiano, laureato in qualunque Università del Regno, che pusenti il miglior lavoro su

argomento di medicina coloniale; lavoro, il quale potrà consistere anche nella dissertazione discussa all'esame di laurea. Art. 2 . - Le domande di concorso, redatte su carta legale c indirizzate ai Rettore della R. Università di Roma, dovmnno esser·e presentate non più tardi delle ore 12 del 31 dicembre 1938-XVII, a qt.testo ufficio Fondazioni t: Premi. Esse dov1·anno essere corredate dei seguenti documenti: a) certificato di cittadinanza italiana, legalizzato; b) certificato di laurea; c) certificato di iscrizione al P. N. F. o al G. U. F.; d) lavoro stampato o d.attilografato in triplice copia. Art. 3· -

La Commissione giudicatrice del concorso sarà composta del 'Direttore

della Clinica delle malattie tropù·ali e sub-tropica/i, e di due pr()fessori designati dal


8oo

NOTIZIE

Pr~sid~ della Facoltà di Medicina e Chirurgia, al qual~ la Commissùme stessa, termmatJ i suoi lavori, trasmetterà con una relazion~, le proprie conclusioni. La relazione, assieme alle eventuali osservazioni del Preside della Facoltà. sarà sot. toposta all'approvazione del Rettore, cui compete proc~dcre all'ass~gnazionc del Premio.

Artt. 4· - A parità di merito, sarà preferito il candidato che abbia conseguito la laurea in data più recente, salvo però la facoltà di dividere l'importo del Premio in parti uguali tra due concorrenti, Se nessuno dei lavori presentati sarà ritenuto meritevole, la Commissione giudi· catric~ destinerà extra-concorso il Premio a cittadim· -italiarri medici o non medici che abbiano acquisito speciali ben~merenze nel campo della medicina coloniale, ~pure destinerà il Premio stesso ad incoraggim·~ iniziative nel campo medesimo. Roma, 15 giugno 1938-XVI.

Il Direttore Amministratili? N. SPANO

Il R~ttore

P. DE FRANCISCl

Direttore rcspotlsabilc: Prof. Dott. LoRETO MAZZEni, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VrRciNIO DE BERNARD!Nxs, ~enente colonnello medico. ROMA,

LUGLIO

1938-XVI • TIP. REGIONALE • CAR LO CA'ITANEO, 20


Spodldoao io ab..aamooto postal•

~ !t! ~_)

A11no LXXX VI-Fase. VIli

-1UBBLICAl/ONE MENSILE

AGOS'rO 1938 ·XVI

GIORNALE DI

MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

~\....


MILANO - FORO BONAPARTE . 12

'


AOOSTO 1938-XVI

ANNO LXXXVI • f ASC. VIli

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L 'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali delle Forze Armate, in scrvi:.:io ed in congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. :24 anticipate. Per gli stessi ufficiali è ~mmesso un abbonamento cumulativo al Giornal~ di Mt:dicina Militar~ ed agli Annali di Medicina Navalt: c Colonia/~ al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i R11oli di a11zianità dt:l Corpo Janitario militar~ è di L. R.

NORME I'J!R I G.: OLLABORATORI. Le op•moni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti graruitamente so estrani con copertina stampata, frontespizio, impaginarura e numerazione speciale. Gli estrani richiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non pit\ di 10 righe), Le spese per dichés c tavole fuori testo sono a carico degli autori. I manoscritti non si t·esrituiscono.


SOMMARIO NEL NOSTRO GIORNALE .

l l'ag .

VEKTURA. - lll Congresso della Società radio-ncuro-clmu rgica italiana (Ptsa, 4-5-6 giugno '\138-XVI)

"

Sos

LEZIONI E CONFERENZE ASCOLI. -

Ancora sulla cura dclb infezione malarica

Pag.

LAVORI ORIGINALI CORSI. - Resoconto staustico dcll';utivìtà chirurgica operatoria negli stabi limenti sanitari mtlitari dd Regno durante il 1937 , lMP ALLO M ENJ, - L· ind:tginc radio logica nella distrofia muscolare progrcsstva io rapporto alla medicina lc::g:.le mtlitarc VIOLA. - Inabilità psichica al servizio militare c responsabilità pena le , DESSY. L':tgg lu tinazione serica qualitmiva nelle infezioni tifoidee: sua impurtanza diagnostica c prognostica

Pag.

,,

839 S6o

•

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA BEjEL: la sifilide endemica degli arabi dell'Eufrate, Unso;-.: , DISPEPSIE SECONDARJE (Lt:) nelle ncfriti croniche. - LoEPER c PERRAU OOLORE OCULARE E FOTOFOBIA. - MACITOT EPICONDlLITE (L') DEGLl SPORTIVI. - CH.-'AS!<AZ c MARJOI I GLICERINA Dosaggio dr/la - nt'i vini, - FERJ\È c MtSCHEL . INFORTUNIO (L') da traffico cd il suo trattamento. KtRSCJil'( éR IODOTERAPIA ENDOVENOSA ED INTRADURALE Effitwia della in varie malattie prrvalnlft'mcntc infiammatori.t:, neurauit:ht: c perim:urauidu:. Bus<;AJNO . MALAR IA Studio sulla terapia dd/a - nlt'diantt: i mt:diu;mcmi smutici, comparati alla chinina. - SERCENT, BALFOvR, PJTTALUCA c Stl<TON . MALARIA. Sull'ultmort' st•iluppo dd/a chemioterapia della - " Certuna ": una nuova ~ustanz~ ad azione gamctica ..- Knwnt . MORBO DI HODGKIN. Alcuni aspetti radiologici del - STORK . OTO-MICOSI Un caso di - da " aspcrgillrts niga "· Trattamento. Esci:L . SOCIETA ITALIANA DI MEDICINA . E IGIENE COLON IALE. Nel primo drcoma/t' della . TRA UMATISMO CEREBRALE Radicale influcm:a di un - sul dt!corso di rtna sindromi!' psichica c Ct'rllri psico·r<golatori ,cecondo Camus. DI FRJS(;O '

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

•

f'ag .

..

..

..

,,

870 871 881

875 883 8;6

SSo "

87 3

" "

872 8;8

»

882

870 ,,

879

Pag .

885

• •

888 893


NEL NOSTRO GIORNALE Chiamato ad assumere la direzione dell'Ospedale militare di Roma, il colonnello medico prof. Virginio De Bernardinis lascia la redazione di questo Giornale, da lui tenuta per circa sette anni. Il fervido diuturno suo lavoro, nel lungo periodo in cui tre Capi della Sanità militare si sono succeduti nella direzione del nostro organo, non ha bisogno di essere ricordato ai lettori. ·Essi, che hanno seguìto la costante

elevazio~e dell~ forma e della sost~nza ~.i queste pagine~ hanno i~plici~-

!~;f?

mente nconoscmto quanta parte dt mento spettasse al titolare dell uffic1o redazionale: soprattutto per quella speciale attitudine tecn.ica da lui acqui-

(_ ~;

,./8?:/,

stata e che,. con l:essers~ se~pr~ ~nd~ta ~ffi.nando, era diventata stile. . (!~,X:~r?l~~, Un gwrnahsta dt stile s1 e d1fatt1 nvelato questo nostro studwso, che ~~ ·~~t.(..! 1 h a saputo cosÌ· brillantemente impersonare la tradizionale adattabilità spiri- '}.:~' / tuale e intellettuale degli ufficiali del Corpo sanitario militare. Ciò che spiega •J perchè la sua, che è stata una fatica giornalistica - una, cioè, di quelle fatiche di solito oscure, anonime e ignorate dai più - , invece di riuscire effimera, come sembrava che fosse destinata ad essere per sua natura, sia risultata, quando il tempo ha permesso di osservarne i frutti, eminentemente costruttiva. Di essa ci è caro che su queste stesse pagine restino fissate due manifestazioni fra le più salienti. Vogliamo dire di quel contatto ripreso, sviluppato e approfondito del Giornale con l'atmosfera della Scuola, che ha reso possibile a molti dei nostri giovani ufficiali di appagare il loro incontenibile desiderio di respirarla, e di udire, nell'isolamento di un presidio di provincia o di una remota infermeria africana, la parola dei Maestri, detta per loro, epperò vicino al loro intelletto, come al loro cuore. L'altro dato di fatto che merita del pari di essere segnalato è la larga penetrazione, contemporaneamente verificatasi nei centri universitari, del nostro Giornale, diventato sempre più adatto istrumento per l'affermazione, là dove è necessario, dell'individualità propria della Medicina militare: di questo complesso di discipline specializzate per eccellenza, per mezzo del quale soltanto è possibile alla scienza medica di passare al servizio della Nazione in armi, di servire la Patria nell'ora dei suoi appelli supremi.


NEL NOSTRO GIORNALE

A questi altri successi, a queste altre tappe compiute dal Giornale di Me dicina militare nel! 'ultimo settennio, è legato il nome del colonnello D :: Bernardinis. A lui va perciò l'attestato della nostra sentita e non fugace riconoscenza.

LA DIREZIONE.

* Nel lasciare la redazione di questa rivista, alla quale ho dedicato anni d1 appassionato lavoro, porgo il mio cordiale grato saluto ai collabo,ratori maestri insignì e distinti camerati - che hanno assecondata la mia fatica, premiata dall'alto riconoscimento degli illustri Capi della Sanità militare, succedutisi nella direzione, e dal lusinghiero consenso degli abbonati e dei lettori. E rivolgo fervidi auguri al mio valoroso successore, maggiore medico prof. Sarnelli, che saprà sempre meglio assicurare le condizioni di prospera vita di questo vecchio Giornale, a.•sertore delle magnifiche tradizioni del Corpo sanitario. Colonnello medico VIRGINIO DE BERNAROINIS.

--

--::;. -~~";:-.


III CONGRESSO DELLA SOCIET À RADIO-NEURO-CHIRURGICA ITALIANA (Pisa, 4 - 5 - 6 giugno 1938-XVI) Resoconto del capitano medico Vittorio E. Ventura.

1 traumi cranio-encefalici costituiscono ab antiquo uno degli argomenti più palpitanti della medicina c particobrmentc della chirurgia e della neuropatologia e ancora più recentemente della rad~ologia c della neurochirurgia. L'argomento, mc~so all'ordine Jcl giorno nei congressi di Chirurgia di PangJ (1928), Roma (1930), in quello di neurologia di Bcrna (1931), cd in quello di otonc uro-oftalmologia di Montpclher (1932), è tornato sulla ribalta della discussione nel recentissimo congresso della Società Rad io-ì\curo-Chirurgica Italiana, che ha avuto luogo a Pisa dal 4 al 6 giugno u. s. Quc!:to importante raduno scientifico fu inaugurato nell'Aula Magna dell'Ateneo Pisano da S. E. Buffarini Guidi, Rappresentante ufficiale del Governo Fascista , alla presenza delle autorità locali c di numerosi congressisti (proH. Bastianclli, DQnati, Puussepp, Saggio, Donaggio, Buscaino, Berlucchi, Pisani, Bclloni, Fcrranini, D'Ormea, Sacerdoti, Galdi , Fiore, Gentile, Spadolini, Franco, Rossi, Fasiani, Uffreduzzi, Boschi, Palmieri, Duranti, Torrigiani, Pcrona, Maschcrpa, Chiasscrini, Fiamberti, De Nigris, Bolsi, Clivio, Traina, Lippi, Franccsconi, Balduzzi, Nuvoli, Finzi, Rizzatti, Polichctti, Loi, Sartcschi, Pancanti, Noto, Campailla, Schrciber etc.). Nella seduta inaugurale, dopo brevi parole del Rettore Magnifico, il prof. Ayala, presidente del comitato esecutivo, porge il saluto ai numerosi intervenuti e in una rapid:-t sinresi traccia le :dt e essenziali sulla moderna neuro-chirurgia, la quale in quest'ultimo \'Cntc nnio ha acquistato tale ricchezza di nozioni scmciologiche da dominare, nella grande maggioranza dei casi, le diagnosi più ardue, mentre la radiolog:a è in grado d i intcgrarlc e di precisarle, e a volte modifìcarle, c la chirurgia ha aggiunto tali perfezionamenti tecnici da permettere i più audaci interventi c dare l'affidamento di successi insperabili fino a pochi anni fa. L'O. ricorda che « un grande maestro della chirurgia ita lian:J, Franccsèo Durante, asportò per il primo con successo nel 1884 un tumore frontale, concedendo ancora un vcntcnnio di vita al suo operato ed aprendo il primo spiraglio alla speranza dei sofferenti di simili gravissime infermità 1>. « La chirurgia delle affezioni dell'asse cerebro-spinale di oggi è ben d iversa da allo ra, nè è più la "chirurgia operatoria del sistema nervoso" dello Chipaut c neanche è una "chirurgia fatta", secondo l'espressiOne di Cushing, "dietro ordinazione". OggL neanche il più ostinato pessimista oserebbe ri petere, come faceva Brissaud, " qual triste chirurgia è quella dci tumori encefalici ! ·•. Sarebbe tuttavia triste anche ora, la chirurgia del sistema nervoso, se si proponesse ~olam cnte di moltiplicare le casistiche degli interventi non sempre indicati e si roccontcntassc di abbassare la percentuale degli insuccessi operatori immediati e di elevare quella Jclle guarigioni puramente chirurgiche t " · « La moderna ncuro-chirurgia, coadiuv:Jta dalla progredita ncuro-radiologia e dalle al tre specialità affini, ha ben a ltro programma; non tanto si vanta dci pcrfezionatissimi procedimenti tecnici c dell'esperienza di migliaia di casi fortunati, ma mi ra al ripristino funzio nale duraturo delle facoltà neuro-ps:chichc compromesse c coglie l'occasione per studiare e acquista re più precise conoscenze sulle complesse attività funziona li del sistema nervoso dell'uomo, di ben altra complessità e dignità fisiologica di quelle di tutti gli animnl~ da esperimento ».


806

111 CONGRESSO DELLA SOC IETA'

RADIO-NEURO-CHIRURGICA

ITAU .\NA

cc Grazie alle

possibilità offerte Jalla neuro-chirurgia siamo in grado, e sempre più lo saremo in avvenire, di affrontare con maggior cognizione di causa per es. la vcxata quaestio delle localizzazion: cerebrali dell'uomo, di risolvere, forse, su questo argomento. il dibattito fra i sostenitori della teoria della totalità di Goldstein e gli assertori della teoria della plasticità di A. Bethe, e di diradare l'equivoco fra /ocalizzazi011c di u11a funzione c localizzazione d/ una !e.-ione. Sarà possibile inoltre, è da sperarlo presto, di conciliare queste dottrine col dato di fano, più volte o~servato, della conservazione di alcune funzioni ncuro-psichiche anche dopo imponenti mutilazioni chirurgiche di una o dell'altra parte di un emisfero cerebrale o cerebellare''· << Un vasto campo di ricerche, c forse di scoperte, ha schiuso poi la neurochirurgia, che potrebbe dirsi fisiologica, nel dominio delle conoscenze dei fenomeni bioelettrici del siste ma nervoso umano, come quello dei rapporti, per es., di alcuni stati effettivi abnormi con l'attività d ell'ipotalamo ,,. «Queste e moltissime altre questioni di neuro-biologia potranno ricevere nuova luce quanto più intima sarà la collaborazione dei neurologi non solo coi chirurghi specializzati c coi radiologi, ma anche coi neuro-fisiologi, con g li oculisti e con gli otoiatri ,, . Ha preso poi la parola il prof. Donati. Pres:dente della Soc. R. N. C. I. il quale. dopo aver ringraziato il Rappresentante del Governo e gli organizzatori del Congresso, con elevata parola delinea i concetti informatori e le finalità della Soc. R. N. C. L, e si sofferrna sulla necessità della cclbboraz:one fra i vari specialisti per giungere ad una sintèsi efficace onde far progredire le nozioni necessarie per interpretare,. diagnosticare e curare le form e morbose nella fase precoce e nelle loro evoluzioni, risultanti da processi patologici dell'asse cerebro-spinale. Parlando del compito del medico egli dice: <<dalla diagnosi precoce si deve giungere ai "sospetti precoci", onde rendere così possibile, una cura tempestiva radiologica, radio-chirurgica, che possa salvare dei malati destinati alla sofferenza e alla morte ». L'esposizione del prof. Donati si chiude con l'augurio, anzi con la certezza, che da questo Cong resso risultino nuovo impulso c nuove conquiste ne! campo della radioneu ro-ch: rurgia.

• •• L'argomento por.to all'ordine del giorno era il seguente: Criteri diagnostici e curativi nei traumi cra11io-cerebrali acuti. J Relatori erano il prof. Mario Lapidari per la parte chirurgica e il prof. Virginio Porta per la parte neurologica; il prof. L. Mucchi ha svolto la parte radiologica ed il prof. Carnevali Ricci ha svolto la parte otologica. Sono stati esclusi dalla trattazione i traumi dovuti a ferita da arma da fuoco o comunque da proiettili e corpi estranei, dotati di grande forza viva e quindi di nlta cap:~cità di penetrazione, :~rgomento di grande importanza in tempo di guerra e che pertanto è stato già svolto magistralmente in epoche non lontane.

••• ~ella

prima parte della sua relazione LAPIDARI tratt:l le lesioni delle parti molli extrJcraniche, isolate o associate :1 lesioni ossee o cerebr:Jii. Egli fa rilevare che la gr:wir~ d elle lesioni cranio-ccrehrali non è rempre in rapporto costante con l:~ gravid delle lesio ni d elle p:~ rti molli extracraniche ; si osserva !nbtti talvolta una discordanza fra sede del la lesio ne rcgumcntari:1 e quella d ella lesione ossea: non di rado anche b sintomatologia cerebrale si com porta in modo assolutament:: discorde per la gra,·i t à e localizzazione ri ~pc tto a queste les!oni. Data questa irregoiarità di comportamento n on è possibi le dare una SO\'crchia impc.nan za ai segni esterior i del trauma quando si deve


III CONGR~SO DELLA SOCIETA'

R:\lllO-NEURO-C!-l lRURG!C:\

ITALIANA

807

diagnosticare e localizzare una lesione cranio- cerebrale. Il R. fa rilevare la grande importanza chirurgica del trattamento delle lesioni di continuo delle parti molli. Sia che queste lesioni siano limitate ai soli tegumcnt.i, sia che comunichino direttamente in profondità con lesioni cranio-encefaliche, egli si dichiara fautore di quel trattamento chirurgico e immediato che ne permette la sutura totale o parziale, consistente nella più accurata detersione della ferita , con asportazione dei bordi contusi, dei coaguli, degli eventuali corpi estranei e tessuti mortificati. In presenza di fratture comminute con schegge ossee libere, sopratutto se la ferita non può es~ere ripulita. è opportuna l'asportazione dei frammenti ossei allo scopo di evitare la formazione di sequestri che prolungano e complicano il decorso di queste lesioni; negli altri casi questi frammenti debbono essere rispettati, previo risollevamento e riduzione in caso di affondamento. La sutura totale delle parti molli deve cedere il posto alla sutura parziale con e\'entuale applicazione di drenaggi, in quei casi in cui la lesione si presenta particolarm ente contaminata. Questo trattamento è riservato però ~olo ai casi che giungono al chi rurgo nelle prime ore dal trauma, oltre le quali si giudicherà volta per volta dell'opportunità o meno della chiusura parziale o con drenaggio. Il R. passa poi a trattare il meccanismo patogcnetico delle fratture dd cranio. Dopo avere accennato alle varie teorie, egli esprime il parere che il trauma cranico non ripete quasi mai nella realtà le condizioni schematiche sperimentali sulle quali poggiano le teorie stesse; spesso le lesioni craniche rappresentano la risultante di azioni violente di\·erse che si susseguono nello stesso accidente tr:lUm:Jtico e che agiscono sul cranio con diverse modalità. La diagnosi di frattura non è sempre facile: sulla base della sola sintomatologia clinica. La frattura esposta infatti è facilmente diagnosticata quando si accompagna ad estese lesioni di tegumenti: la diagnosi è invece più difficile nelle fratture esposte che in quelle chiuse, quando la lesione di continuo delle parti molli è minima, poichè si rende allora più incerta l'interpretazione dci fenomeni locali concomitanti (dolore, tu· mefazione ecc.). Egli richiama a questo proposito l'attenzione sul pericolo delle indagini diagnostiche strumentali attraverso la ferita delle parti molli. Assai incerta è inoltre la sintomatologia nelle fratture chiuse della volta; anche la diagnosi di frattura con affondamento può essere talvolta di difficile affermazione. Un valore sicuramente probativo è dato dalla presenza di liquorragia (dal naso, dalla bocca, dall'orecchio) e dalle ecchimosi che compaiono tardivamente nei punti declivi corrispondenti alle zone della base che si presumono fratturate. Anche le raccolte aeree sotto la pelle c sotto il pcriostio in corrispondenza di zone· ossee con cavità pneumatiche (seni frontali, mastoide etc.) rappresentano un sicuro per quanto gravissimo segno di frattura. Le emorragie che derivano direttamente dall'esterno attraverso il naso c la bocca, non hanno significato assoluto per la diagnosi di frattura della base; le emorragie auricolari costituiscono un sintomo probativo quando sono accompagnate da sordità immediata, da concomitante paralisi del facciale, da scolo di liquor ecc. La presenza di sangue nel liquor è insufficiente per porre la diagnosi di frattura ove si pensi alle numerose sorgenti emorragiche encefaliche che possono determinarne la comparsa. Il reperto infine di uno stato ipcrt<.>nsivo o ipotcnsivo del liquor non presenta alcun valore diag nostico a questo riguardo. Le fratture del cranio non abbisognano di alcuna cura chirurgica, all'infuori dei casi nei quali esiste affondamentc- di frammenti ossei verso l'endocranio, nei qu::di è necessario procedere alla riduzione, anche se immediatamente non si presentano disturbi attribuiti allo spostamento dci frammenti stessi. Le fratture della base non abbisognano di ~peciale trattamento chirurgico, tranne che nei casi nei quali si presentano delle complicazioni. La più pericolosa ~ grave f:ra


808

III

CO:-<C.RF.SSO DELLA S()CIETA'

RADIO- ~EURO·CHIRURGICA ITALIANA

queste è la meningite purulenta, secondaria a frattura interessante le cavità naturali della base o ad una frattura esposta della volta; qualche volta ancora l'infezione meninge::t può essere provocata indirettamente da un focolaio infettivo, che interessi le parti moHi pericraniche, anche in assenza di lesioni di continuità della parete ossea f· Jcgli involucri meningei: in questi casi la propagazione dell':nfezione dai tegumenti alle meningi avviene per comunicazione sanguigna tra le vene del cuoio capelluto e la circolazione intracranica. In questi casi il trattamento più semplice e che si è

dimostraw più efficace è quello prcconizzato da Zcllcr, consistente nell'evacuazione ripetuta giornalmente di tutto il l!quor purulento e nella sostituzione c.on aria (pneumoencefalo .artificiale) accompagnata da fleboclisi ipotoniche. Per quanto riguarda le lesioni encefaliche, che si traducono clinicamente con segni di compressione diffusa endocran:ca, il R. ritiene che si debbano evitare a questi pazienti tutti quegli inten•emi chirurgici di discutibile efficacia, che nggiungono sempre un più o meno grave trauma operatorio al trauma cranio-encefalico; saranno utili in\'ece le cure dirette ad abbassare la ipertensione liquoraie: iniezioni endovenose di soluzione ipcrtoniche, le derivazioni intcst!nali. la puntura lombare etc.; quest'ultima sarà resa più cfficocc mediante la sostituzione dd !iquor con aria controllata col manometro. Questa tecnica, che secondo il R. è assolutamente innocua anche se praticata nelle prime ore Jel traum:J , permette inoltre di evacuare con il liquor tuttto il sangue che si raccoglie nelle cisterne della base c nei vcntricoli, causa di notevoli disturbi immediati e secondari. La sostituzione di un mezzo anelastico, rappresentato dal liquor con uu mezzo elastico, rappresentato dall'aria, rende più duratura l•effìcacia della decompressione ottenuta con l'evacuazione liquorale, poichè la compressibilità dell'aria consente delle mooifìcazioni circolatorie endocraniche cd un'azione emostatica senza che la massa cerebrale abbia a risentire dei fenomeni compressivi. La pneumo-encefalo-terapia, praticata immediatamente dopo il trauma ed a distanza da esso e anche più volte ripetuta, non ha mai dato luogo ad inconvenienti , anzi ~ono stati osservati miglioramenti della sinromatologia soggeuiva cd obbietti\'a (scom· parsa dcUa cefalea, ritorno della coscienza, normalizzazionc del polso, respiro, tempera· tura. attenuaz:one della sintomatologia neurologica etc.). Il tpneumo-cncefalo artificiale terapeutico equivale c supera, secondo il R., tutti gli altri interventi chirurgici proposti per il medesimo scopo. da per i suoi risultati, s!a per la ~ua semplicità tecnica, sia per il vantaggio del la possibilità di un immediato controllo encefalografìco. La cura chirurgica delle lesioni endocraniche deve essere risen ata solo a quei casi nei quali venga sicuramente dimostrata, sia all'esame neurologico, che all'esame encefalog-rafìco cd angiografico una compress;one loc;~lizzata da ematoma (epidurale, o subdurale o intracerebrale): caso per caso ~i dovrà decidere l'opportunità di una craniotomia ostcoplastica, piuttosto di una semplice trapanazione: il successo dell'interYento è assicurato qualora si metta :~Ilo scoperto la raccolta emorragica e se ne ottenga una sufficiente e graduata evacuazione.

..

..

Nella prima parte della sua relazione PoRTA espone i concetti fondamentali che conducono alla diagnosi di commozione cerebrale. La diagnosi di commozione cerebr:tle de\'c brsi in ogni caso in cui, immediatamente dopo un trauma, insorge una sintomatologia dominata d:!l disturbo della coscienza, che può andare dal semplice torpore psichico al coma profondo; detta diagnosi va sempre completata con uoa continua osservazione del commcn.ionato nei primi g-iorni dopo il trauma. TI R. fa rilevare che anche i sintomi e le sindromi da focolaio possono dipendere. sia da un disturbo puramente dinamico della funzionalità cerebrale, sia da lesioni r:~ pidamen te re\'ersibili c rornpatibili con la di:1gnosi di pura e semplice commozione.


lJ1 CONGRESSO DELLA SOCIETA' RADIO-NEURO-CHIRURGICA ITALIANA

809

I criteri di gravità dello stato commotivo sono rappresentati dalla profondità e durata del disturbo di coscienza, dalla presenza di sintomi di eccitamento e di paralisi bulbare e dalla concomitanza di lesioni ossee. Il R. fa poi rilevare che l'interferenza dei fattori dinamici funzionali ed organici (questi ultimi in parte reversibili ed in parte irreversibili) è così intima e continua che lo sceverarli è praticamente impossibile. Data quindi questa difficoltà di un sicuro orientamento diagnostico di fronte ad un traumatizzalto cranio-cerebrale grave, si impone l'uso di esami collaterali strumentali, che possano illuminare la situazione e permettere importanti e tempestive decisioni terapeutich ~ (rachicentesi, encefalografia e ventricolografia ed eventualmente l'angiografia cerebrale alla Moniz). L'importanza e la quasi costanza di lesioni organiche, anche nelle più semplici sindromi commotive, è dimostrata dall'altissima frequenza dell'emorragia subaracnoidea, òalla quale forse dipende in parte la sintomatologia della commozione cerebrale, che è in molti particolari simile a quella dell'emorragia subaracnoidea. Un altro fenomeno che consegue frequentemente al trauma cranico è l'edema cerebrale: molto spesso questo è parziale, limitato ad un emisfero o ad una part~ di esso e quindi tale da non ripercuotersi necessariamente sullo stato della circolazione cerebrale e sulla pressione liquorale; talvolta anzi l'edema si accompagna ad una pressione bassa e questa può aumentare proprio quando esso si è ormai risolto. L'edema è quasi sempre in rapporto topografico diretto con la lesione, e si associ:t spesso, per quanto permette di riconoscere l'encefalografia, a condizioni opposte dell 'emisfero controlaterale; raggrinzamento dd parenchima con idrocefalo interno ed esterno. Talvolta l'edema è intensissimo (contusione cerebrale) e lo spostamento dei ventricoli sull'immagine enccfalografica può esser tale da simulare un ematoma diffuso della dura. La sindrome di ipertensione intracranica, o compressione cerebrale, è quanto mai infida, non solo perchè condizioni diverse, anatomiche (ematomi) e funzionali (edema cerebrale, disturbi della circolazione liquorale) la producono, ma sopratutto perchè la sintomatologia clinica non ha nulla di caratteristico, e può dipendere anche da condizioni opposte (ipotensione liquorale, collasso ventricolare). La presenza di un intervallo libero, anche di breve durata, fr:~ il trauma e l'inizio dei disturbi, o di un progressivo peggioramento dopo il dileguarsi della commozione, ha un grandiss:mo valore nell'indicare lo stabilirsi di una complicazione emorragica, quasi sempre con sede meningea (subdurale). In mancanza dj un intervallo libero, la diagnosi clinica di ematoma epidurale e wttodurale è praticar.1ente impossibile. La sintomatolog-ia neurologica, infatti, in caso di detti ematom: è estremamente ingannatrice; bisogna tener sempre presente la possibilità di una eventuale emisindrome omolaterale al versamento, dovuta ad appiattimento delle circonvoluzioni dell'emisfero del lato opposto contro la volta cranica. Talvolta si ha anisocoria e quasi sempre l'ematoma è dal lato della pupilla midriatica. La sede sottodurale è la più frequente; non è da escludere però la possibilità anatomica di un ematoma intradurale (fra i foglietti della dura) pro~pettata ed ammessa da alcuni AA. Fra l'ematoma subdurale in varia fase di organizzazione e la pachimeningite emorragica interna, esistono innumerevoli forme di transizione, così che non pare se ne possa fare due categorie ben distinte: la presenza d'infiltratt linfocitari è possibile anche in casi esenù da complicazioni infettive. Non bisogna trascurare l'importanza di fattori

tossico-discrasici (arteriosclerosi, alcoolismo, diabete) nella formazione degli ematomi subdurali traumatici. La sintomatologia degli ematomi subdurali subacuti e cronici è spesso puramente psichica in rapporto con la compressione diffusa degli emisferi cerebrali. Il quadro della apoplessia traumatica tardiva che può in rari casi simulare quello dell'ematoma subdurale, !C ne distingue in generale per l'inizio apoplettiforme, in contrasto con quello lento. subdolo ed insidioso dell'ematoma.


810

Ili

CONGRESSO DELlA SOCIETA' RADIO-NEURO-CHIRURGICA

ITALI.-\NA

Le emorragie parcnchimatos:: traumatiche forniscono il più valido fondamento per

le moderne dottrine sull a emorragia cerebrale, .:he viene attribuita a modificazioni vascolari fun zionali ed alle alterazioni parenchimali che ne conseguono. Nei traumi cerebrali la necrosi primitiva dei parenchima (contusione cerebrale) e le lesioni di natura circola. toria sono così strettamente intrecciate, che una distinzione clinica, anatomica e palogenetica è quasi sempre impossibile. La contusione cerebrale non può essere diagnosticata clinicamente poichè tutti i s:ntomi di essa si trovano anche nella semplice commozione o nelle lesioni cerebrali di natura vascolare. Essa può essere diagnosticata solo dt: visu nelle fratture esposte o durame l'intervento chirurgico : si tratta comunque di una diagnosi inutile, che non suggerisce alcuna particolare linea di condotta. La frattura della volta o della base non costituisce che un particolare di relativa. mente scarsa importanza nel complesso del trauma cranio-encefalico, la cui gravità, a parte le eventuali complicazioni settiche, è in rapporto soltanto con l'entità della soffe· rcnza cerebrale. Anche la diagnosi di frattura cranica è, contro l'opinione generale, tutt'altro che semplice, pcrchè, all'infuori dei pochi segni patognomonici (evidenza radiografica, liquorrea. etc.) tutti gli altri sintomi non sono che di presunzione. Per contro, non solo fratture della base ma m che della volta, possono decorrere senza sintomi clinici e radiologici, ma gravi lesioni ossee possono decorrere senza sintomi commotivi o neurologici gravi e viceversa. Certi tipi di lesioni cerebrali sembrano poi in particolare rapporto con le fratture , come gli t-matomi epidurali etc.; viceversa altre lesioni, specialmente le emorragie intracerebrali diffuse o localizzate. sembrano più frequenti in assenza di fratture. Le con~egltenze dei traumi cranio-cerebrali, anche di lieve entità, non vanno mai sottoYa lutate, nè dal punto di vista clinico nè da quello infortunistico, motivo per cui è sempre giustificato ricorrere alle indagini diagnostiche supplementari. Il problema dei disturbi postcommotivi va considerato da un punto di vista assai alto e comprensivo. Ogni anno segna un progresso della concezione organicista; secondo il R. però, sarebbe un errore trascurare l'ambiente sociale, psicologico e costituzionale dell'infortunato, ai fini della profilassi, della cu ra e dell'esatta valutazione infortun:stica dei postumi del trauma cranio-cerebrale.

....

Nella sua relazione MuccHI L. mette in rilievo la grande importanza dell'esame radiologico nei traumi cranio-cerebrali acuti per la dtagnosi, la prognosi e la terapia. L'es.1me radiologico è praticabile senza pericolo in quasi tutti i casi; quando le condizioni del paziente siano particolarmente gravi, l'esame può essere espletato a letto con l'apparecchio trasportabile. Per lo studio della ma~sa cerebrale e del contenuto della scatola cran:ca in genere, sono necessari esami speciali quali l'encefalosrrafia, l'arteriografia cerebrale, la iodioventricolografia. Rarissime sono le controindicazioni dell'encefalografia di cui anzi è stata dimostrata l'azione tcrapeutic::~; la arteriografia cerebrale è consigliata nel sospetto di versamenti emorragici. · Per quanto riguarda i risultati raggiungibili con l'esame radiologico per la diagnosi di frallura cran=ca . il R. ritiene che siano sufficienti !e due proiezioni laterali, le due ~agittali, le due proiezioni di Schi.iller. la proiezione semiassiale, frontonucale e l'assiale. Qu:llo ra con C!ucsro complesso di rnd iogr:~fie 1:~ fr:~ttura non risulti visibile, la sua entità deve passare in seconda linea di fronte alla sintomatologia encefalografica e neurologica, indicante p:nimcnti cercbr:1li da lesioni vasali c nervose. Le sedi r:ù frequenti di fratture. individuate radiologicamente, sono l'osso tempot:lle c p:uictalc: vengono quindi il frontale e l'occipitale; frequente è l'interessamento della rocca petrosa, meno frequente l'irr:.diazionc alla fossa cranica anter:ore; rare sono


Ili CONGRESSO DELLA SOCIETt\'

RADIO-NEURO-CHIRURGICA ITALIANA

8II

le fratture isolate della base. L'encefalografia concede spesso reperti importanti, la cui attendibilità è relativa alla tecnica esatta, alla quantità di aria, che deve essere piuttostc abbondante ( roo cc. almeno), alla stabilità del reperto nelle varie proiezioni eseguite cd infine al completarsi dei .vari sintomi encefalografìci che costituiscono i diversi reperti. T ali sintomi sono dati dalle condizioni degli spazi subaracnoidci, dalle condizioni delle cavità ventricolari, dall'eventuale passaggio di aria negli spazi subdurali. Le deviazioni dalla norma di tali elementi si associano varìamente, permettendo sovente di identificare i quadri an atomo-patologici più importanti relativi al trauma, ad es., l'edema cerebrale postraumatico, l'ematoma durale, l'idroct.falo iniziale, l'ischcmia cerebrale. L'edema cerebrale può dare compressione e spostamemi vcntricolari c si unisce sempre alla mancata penetrazione di aria negli spazi subarac.noidci corrispondenti alla parte di encefalo interessata. Reperto simile può dare l'em:ltoma, ma per questo gli spostamenti e la compressione ventricolarc sono assai più cospicui e negli spazi subaracnoidei l'aria non penetra in genere: la differenza sostanziale fra questi due quadri cncefalografici è che il primo è reversibile in un tempo più o meno breve mentre il secondo è fisso anzi tende ad aggravars!; l'ematoma inoltre provoca blocco vcntricolare più frequentemente che l'edema. E' possibile una diagnosi di certezza di ematoma media!llte l 'arteriografia cerebrale per lo spostamento che subisce il sistema arterioso emisferico unitamcntc alla compressione cerebrale. L'idrocefalo interno si è di mostrato assai precoce, potendosi dj mostrare già 4-5 giorni dopo il trauma; esso è quasi sempre asimmetrico ed aumenta progressivamente nel volgere del tempo: qualche volta si stabilisce in un emisfero che fu edematoso, altre volte nell'emisfero controlaterale. L' i~chemia cerebrale è riconoscibile quando per la lacerazione dell'aracnoide o per altra causa, l'aria penetra negli spazi subdurali: si può osservare allora un afflosciamento notevole della massa ccrrbrale, che regrediscc però rapidamente. E' interessante la costatazione radiologica dell'abb:narsi, non del tutto infrequente, di questj vari quadri anatomo-patologici nei due diversi emisferi; come pure è interessante il fatto che, non di rado, concordemente al reperto neurologico, le alterazioni più jrnportanti si trovano dal lato opposto a quello colpito dal trauma .

••• Nella sua relazione CARNEVALI RICCI si occupa dei (( criteri diagnostici e curativi nelle lesioni auricolari da trauma cranico chiuso ». L'esame otoscopico apporta dati importanti per l'accertamento delle lesioni in atto. La più comune forma di lesione ossea è quella del condo'tto uditivo esterno che ne interessa la parete antero-inferiore a seguito di un colpo sulb mandibob; lesioni del condotto uditivo esterno si osservano pure per irradiazioni di fratture della base cranica o pure della volta ed in tale caso ne interessano la parete postero-superiore; solo eccezionalmente si possono avere delle fratture isolate del condotto in seguito a trauma di una qualsiasi ragione della scatola cranica. L 'efame otoscopico però, tanto se le parti molli sono integre, quanto ~e an ch 'esse sono lese, spesso non è sufficiente a formulare un esatto giudizio diagnostico e deve venire integrato da un esame radiologico. Il reperto più freCJuente e caratteristico in caso di trauma cranico è dato dalla lacerazione ddla membrana timpanica, che consegue quasi unicamente a fratture del temporale, che vengono ad interessare la cornice ossea ti m panica: i quadranti superiori vengono interessati nella percentuale di circa il 75 %. A prescindere dalla perforazione, in seguito a trauma cranico si rileva un reperto, espressione locale di turbe circolatorie, costituito cb zone iperemiche della membrana. In genere la emorragia non è cospjcua nè duratura, tranne quando la lacerazione ha sede nelle ' 'icinanze del manico del martello.


!)rz

Ili CONGRESSO DEl LA SOC!ETA'

RAOIO-NEURO-CHIRURGICA !Tt'.LIANA

Nella frattura della rocca il sintomo più frequente è rappresentato dall'otorragia che appare immediatamente dopo il trauma, perdura a lungo anche per diversi giorni, e si accompagna a perdita di sangue dal naso e dalla bocca. Qualche volta l'otorragia è tardiva per ostacoli che impediscono l'immediato deflusso del sangue: talvolta manca l'otorragia e si ha la formnione di UJ1 ematotimpano il quale presenta i noti caratteri otoscopici. Un altro importante sintomo di frattura della base è rappresentato dall'ecchimosi della regione mastoidea, che si inizia tardivamcnte dopo tre o cinque giorni. Più rara della otorragia è la fuoruscita di liquido cefalo-rachidiano (circa nel 4 %). Questo sintomo si può considerare patognomonico delle fratture longitudinali della base c si inizia verso il secondo-terzo giorno, susseguendo all'otorragia. In media la quantità di liquor emesso si limjta a 1oo-2oo cc. nelle ventiquattr'ore; quantità maggiori sono eccezionali . Qualche volra il liquor si può raccogliere nell'orecchio medio (liquor-timpano di Voss, di difficile ricono~cimento clinico). Le alterazioni funzionali labirintiche si possono dividere in: manifestazioni Jabirintiche nella commozione cerebrale e commozione hbirintica. Le caratteristiche precipue delle prime sono date dalla mancanza o dalla scarsa entità di lesioni uditive concomitanti; esse sono state messe in evidenza dal R. nel 65 % dei casi. La vertigine è sempre presente, di modico grado, non continuativa, e si accompagna a disturbi obbiettivi di equilibrio; il nistagmo spontaneo è incostante e di scarsa evidenziabilità clinica. Le prove strumentali vestibolari sono spesso vietate dalle condizioni del paziente. La commozione labirintica invece è caratterizzata dalla contemporanea presenza di alterazioni dell'apparato cocleare e di quello vestibolare. L'alterazione uditiva può essere bilaterale, ma più frequentemente è monolaterale; accanto all'ipoaeusia il paziente accusa frequenti ronzii a tonalità alta. Nelle fratture interessanti la c:~prul:ì labirintica si ha sordità completa e permanente dal lato leso, violente vertigini e nistagmo spontaneo intenso. Particolare interesse presenta il problema terapwtico nelle fratture della rocca, problema tutt'ora insoluto, date le direttive discordanti dei vari AA., dei quali alcuni si schierano decisamente a favore dell'intervento pressochè sistematico, mentre altri cons:gbno eli regola l'astensione chirurgica salvo in casi panicoiari. Il R. è d'avviw, in linea di massima. di non intervenire nei soggetti con frattura del temporale in cui preesisteva al trauma una otite media purulenta, c se ques t'ultima insorge in tempo secondario. come facilmente è c!ato d'osservare; la pratica insegna che la possibilità di infezione meningea non è frequente in realtà e sovente si giunge alla guarigione spontanea del processo morbow. La norma che deve imporsi in ogni caso è la sorveglianza ,·ig: le dd paziente, che consente di regolare la condotta terapeutica p:ù opportuna.

••• Le ampie relazioni che ho riassunto nelle pagine precedentj sono state seguite da un 'animata discussione, attraverso cui i numerosi argomenti posti all'ordine dd giorno sono stati meglio definiti e chiariti. H anno p~Htecip:no alla discussione i seguenti AA.: UFFREDUZZI ritiene anch'egli che la commozione ria un fatto organ:co e non funzionale c riconosce l'i mponan7n della tecnica di Donaggio per metrere in evidenza le lesioni delle cellule e delle fibre nelb commozione. Egli non crede che l'ipertensione manchi anche quando si cred~ di constatare fatti di ipotensione: qu r.ndo in una sindrome ipertensiva si trova una ipotensione del !it1uor, tvidentemente la ipertensione è legata all' edema cerebra~e e più spesso al cosidetto f:1lso edema secco di Heuchen, dovuto alla incapacità delle cellule. in preda a stupore traumatico, di liberarsi del loro contenuto liqu:do, per CUI di\'cntnno idropiche e gonfìe.


111 CONGRESSO DELLA SOCIETA'

RADIO-NEURO-CHIRURG ICA

ITALIANA

813

BuscAtNO si dichiara fautore dell'autoemott:rapia nei traumatizzati del cran!o, tecnica semplicissima, che ha importanza terapeutica di prim'ordine, in quanto è uno dci metodi che permette un ripristino funzionale rapidissimo delle lesioni organiche reversibili e che per questo assume anche importanza diagnostica differenziale, oltre a rappresentare anche una delle tecniche profìlattiche migliori contro le vasopatic post-tr:tumatiche tardive. BoscHI richiama l'attenzione sulle intime altt:razioni biochimiche del parcnchima nervoso, che spesso, non senza un certo scmplicismo, vengono int«::rpretate come fenomeni ipertensivi. Egli fa rilevare che i risultati tcrapeutici favorevoli esposti dal R. Lapidari vengono in appoggio ai principi della metodica diacdalorachidiana. PALMIERI ricorda l'antica esperienza di guerra sui feriti al capo. in cui l'intervento radiodiagnostico precoce non ha mai dato l'impressione di aver aggravato le condizioni dei pazienti. Egli esprime inoltre il parere che la rontgen-ter:~pia dei traumatizzati cranici, non di rado seguita da successo, influisce non tanto sul ri:tssorbimcnto dello stravaso sanguigno, quanto sull'edema cerebrale il quale è legato strcnamentc alla circolazione del liquor. Egli ritiene inoltre che i risultati favorevoli ottenuti con la rontgen- terapia dell'ipertensione endocranica, non siano dovuti ad inibizione della presunta secrezione dei plcssi corioidci; ma pensa che si abhia invece una influenza sui <:entri neurovegetativi ai quali è da ritenersi sottoposto, secondo un'antica supposizione del Francioni, il regime del liquor. ToRRIGIANJ, riferendosi alle indicazioni d'intervento sul temporale c più particolar:-nentc ai casi con fatti infettivi auricolari, si dichiara sfavorevole all'attesa, la quale spingerebbe ad intervenire solo quando sono presenti fenomeni me:ningei; ogni otologo sa quanto siano tristi gli esiti in questi casi. Si dichiara sfavorevole àlb cura con i gas, purtroppo ormai screditata anche dalla statistica dello Schlitter. FIAMBERn riferisce che egli usa praticare da alcuni anni la sottrazione liquorale per via lombare o sottoccipitale, senza inconvenienti c senza a ver mai costatato la provocazione o il risveglio di nuovi fatti emorragici. Egli ha associato a tale pratica anche l'uso dell'autoemoterapia. L'introduzione di aria a scopo terapeutico non ha dato risultati migliori di quelli ottenuti con l'autoemoterapia c la rachicentesi comune. PoLICHETTJ riferisce che il pncumo-enccfalo diagnostico e tcrapcutico si è dimostrato scevro di pericoli e di semplice esecuzione nei cranio-traumatizz:ati recenti chiusi: l'aria farebbe anche cessare lo spasmo vasale, apportando modifìcazioni umorali e cellulari, rapportabili al meccanismo del metodo diacefalo-rachidiano del Boschi. MASCHERPA fa osservare come la comparsa di aria subdurale negli esami cnccfalografici è una evenienza abba~tanza frequente quando si abbia l'avvertenza di fare proiezioni anche ad ammalato seduto; secondo la s.ua esperienza non si rileva mai però la presenza di un netto livello idro-aereo, anche con notevolissima raccolta di aria subduralc; il rilievo di livelli idro-aerei, come postumi di trauma cranico, messo in e\'idenza da Mucchi, conserverebbe perciò il suo valore diagnostico peculiare. Bor.sx insiste sulla fondamentale importanz:t del reparto neurologico nei cranio-traumatizzati, per l'esatta interpretazione del quadro pneumo-cnccfalografìco, in cui asimmetrie c deformazioni vcntricolari non sempre possono essere considerate da sole e con sicurezza l'espressione di alterazioni traumatiche; rileva inoltre la g rande importanza del reperto oftalmoscopico. PIETRA.NTONI fa rilevare l'utilità dell'esame otoiatrico immediato c tardivo nei craniolesi, che consente di porre diagnosi di frattura longitudinale o trasversale labirintica, diagnosi che importano prognosi diverse imponendo l'obbligo di una partico.larc vigilanza per cogliere i primi sintomi di una complicazione otitica o meningea. Per quanto riguarda i processi infiammatori post-traumatici egli ritiene che non è necessaria la dimostrazione otoscopica di un' otitc purulenta; è sufficiente l'insorgenza di un processo febbrile tardivo p<Jst-traumatico, che non trovi la sua spiegazione in les:oni obbiettivc di altri organi, per


814

111 CO:"G RESSO DELLA SOC IETA' RADIO-NEURO-CHIRURGICA IT:\LI1\NA

far sospettare l'insorgenza di complicanze infettive n·~ i fratturati del temporale; si dichiara infine favorevole ad un intervento precoce. Cuv10 insiste sull'importanza dell'esame sistematico del fondo oculare, tenendo presente come molte volte l'unico sintomo tardivo di una commozione cerebrale sia un edema pa pillare. Riferisce di aver curaro dei craniolesi con la marconiterapia ottenendo notevole miglioramento nei casi di edema. Circa la via d'introduzione di ari.1 per !l pneumo-cncefalo, dichiara di preferire la via lombare anzichè quella endoventricolare, non ritenendo conveniente aggiungere nuove lesioni cran!chc ad un fratturato del cranio. Ha preso poi la parola AYAI...., .il quale ha r!assunto quanto è stato esposto dai RR. che hanno partecipato alla discussione o che hanno comunicato lavori inerenti al tema generale. I suoi rilievi sono stati rivol ti anzitutto al meccanismo di azione della puntura lombare nei cranio-traumatizzati e alle spiegazioni che ~i affacciano alla mente nei casi in cui l'introduz:onc di aria per mezzo della rachicentesi ·determini la cessazione delle emorragie meningee. Prospetta la possibilità che questa azione emostatica sia puramente meccanica, c cioè dovuta alla pressione positiva esercitata dall'aria sui vasi venos! pia li lesi : fa osservare che se l'emorragia è arteriosa, la puntura lombare non solo non è utile, ma è anche controindicata. E' d'accordo sulla necessità d'intervenire sistematicamente nei casi di traumi cranici aperti e anche in quelli chiusi, con segni rad!ografici o anche palpatori di frattura dd tavolato osseo ed eventuale av\·allamento; l'intervento in questi casi mira non tanto a diminuire i sintomi attuali quanto a prevenire le conscgu~nze ed i postumi tardivi. la formazione di ematomi epi- o sottodurali, di cicatrici, C:sti ccc., causa di epilessie tardive. Esprime delle serie riserve sulla utilità degli interventi sistematici in tutti gli altri traumi cranici chiusi, senza lesione apprezzabile della cute e delle ossa, nei quali la guarigione spontanea senza intervento è frequente, come dimostrano le statistiche. Passando a parlare delle complicazioni più gravi, costituite dalle mening!ti p urukntc traumatiche, esprime il parere, derivante daJia sua esperienza, secondo' la quale tutti i mezzi proposti sono di efficacia molto aleatoria. Egli ha ottenuto dci risultati favorevoli in casi di meningitc traumatica con la iniezione nella cisterna magna di siero normale di cavallo o siero antistreptococcico, metodo più efficace dei lavaggi meningei con varie altre sostanze (permang:lfiato, soluzione fisiologica ecc.). Sull'autoemoterapia non si ha sufficiente esperienza per affermare, come qualcuno ha sostenuto, se i buoni risultati ottenuti siano proprio dovuti alla reiniezione di sangue o alla sottrazione dd liquor contemporaneamente praticata. A proposito della relazione del Porta ritiene che la espressione verbale sia andata oltre il pensiero del R., il quale, certamente, non ha voluto affermare che resame neurologico ha scarso valore nei .:ranio-traum:ltizzati, come gli è stato rimpro\·erato durante il con)!rcsso; egli ha voluto dire invece che l'esame neurologico è difficile. complesso e troppo lungo per potere essere eseguito rapidamente da non speciali sti in un momento in cui l'ammalato ha bisogno di avere cure chirurgiche urgenti. Circa le comunicazioni del Rizzatti fa osservare che la casistica neurochirurgica riferita è defìcientementc documentata dal punto di vista neurologico e quindi non molto dimostr;Hi va della reale effi cacia curativa del metodo proposto da Moniz, che, inoltre. non è così innocuo come si vuoi far credere. Se è vero, infatti, che in generale non causa la morte dell'operato, è altrettanto vero che esso interrompe centinaia di migliaia di fibre di varia lunghezza fra le quali le fibre del fascio fronto-occipitale, le &onto-pontocercbellari cd altre fibre brevi intra-lobari. Questo metodo. di facile attuaz!one, non guarisce la demenza precoce ed è solo giustificato in quei casi in cui tutti gli altri rimedi pro\'ati si sono dimostrati inutili. Ancor:1 maggior riserve fa sulla modifica proposta dal Fiamherti al metodo origi nario del Moniz.


lll CONGRES50 DELLA SOCJI:.T/1"

R,\DI0 -NELJ RO-CHIRU Rr.ICA ITALIAN A

815

Si compiace infine con i vari RR. per il contributo da essi apportato e per i tentativi di mettere a punto un argomento classico della patolog:a cranio-cerebrale e di proporre l'uso sistematico di alcuni metodi diagnostici e di rimedi efficaci per la cura di detti traumi cranici: però esprime la sua perplessità sull.1 sistematica esecuzione di pneumo-encefalografie a scopò diagnostico e tcrapeutico, pratica che aggiunge un trauma ad un altro. Conviene essere molto cauti nel giudicare senza effetto nocivo la encefalografia in soggetti in stato grave e non in grado di fornire notizie utili sulla sintomatologia subiettiva e che difficilmente possono essere esaminati sistematicamente dal punto di vista neurologico e psichico. Sarebbe opportuno che le cliniche, che intendono occuparsi di neuro-chirurgia, avessero, non la consulenza saltuaria di un neurologo, ma b presenza, fra il personale stabile, di uno specialista neurologo; così si potrebbero acquis tare più nette conoscenze sugli argomenti discussi in questo congresso, raccogliendo i dati di esami neurologici giornalieri praticati sui soggetti operati e da operare. Conclude augurando che il nuovo congresso segni un nuovo passo avanti nelle vie del progresso della neuro-chirurgia. Il Prof. DoNATI ha preso infine la parola per confermare e svilu ppare alcuni concetti delle relazioni dei suoi allievi cd insistere sui buoni risultati ottenuti nella sua clinica con i metodi esposti nelle relazioni. Infine si compiace con i RR. e con i colleghi che hanno partecipato alla discussione e fa voti di successo per il prossimo congresso che avrà luogo a Catania fra due anni.

• •• Sono state svolte poi le seguenti comunicazioni: Puufsepp L (Estonia): « Cura dell'aracnoidite sifilitica del chiasma ottico ». Dcmaggio A. (Bologna): <c La commozione spinale: ricerche sperimentali ». Buscaino V. (Catania): cc Cura medica, intensa ed efficace in casi di leptomeningite adesiva». Vincent Clovis e Visa/li F. (Parigi - Genova) : cc Fori di trapanazione multipli per la precisazione diagnostica nei traumi cerebrali ». Campai/la G. (Ferrara): cc Amaurosi unilaterale con atrofia da trauma cranico senza frattura >>. Rizzatti E. (Racconigi): cc Dati statistici sui primi 500 interventi diagnostici e terapeutici di chirurgia del sistema nervoso ». Cu/mcme G. B. (Orvieto): ,, Adenoma dell'ipofisi (sindrome acromegalica, cecità in O. D. emianopsia temporale in O. S.). Operazione; guarigione». Fiamberti A. M. (Varese) : << Leucotomia nei lobi frontali per via orbitaria n. Biancalana L. (Torino): « Stellectomie per asma bronchiale ». Chiasscrini A. (Roma): '' Angioreticulomi del sistema nervoso ». Fasiani G. M. e Arslan K. (Padova): cc Sopra sei casi di sezione intracranica dell'ottavo per sindrome di Menière ». A yala G. (Pisa): <<x) Sui particolari costruttivi di un letto per neuro-chirurgia. 2) Di un particolare dispositi vo (por· ta- chassis a squadra) adatto per ventricolo, encefalo e arteriografie. 3) Su una tecn~ca per la localizzazione del blocco spino-midollare >> . Ayala G. e Schrciber D . (Pisa): Contr:buto alla conoscenza della sindrome parietale ».

Sono state considerate come svolte le seguenti comunicazioni: Ava/a G. c Sarte· schi U. (Pisa): <c Sindrome di compressione midollare. Intervento. Esplorazione del ra· chidc >>. Be-nvenuti M. (Pisa): « Sopra un caso di micromelia bilaterale. simmetrica, ereditaria >>. Benvenuti M. e Loi L. (Pisa): « Contributo alla conoscenza della malattia osteogenetica con particolare riguardo allo ~ tato biochimico umorale e al quadro radiologico ». Sa/atti A. (Siena) : <<Contributo casistico e semeiotico di piccoli traumi del cranio (infrazioni minime) ». Boschi e Pasian G. M. (Ferrara- Padova): l< Ascesso cronico della reg ione centrale di origine otogena asportato in totalità ». Berlucchi C. (Pado\·a): '' Su di un caso di tumori multipli del cervello». Dogliotti M. (Catania): cc Varie modalità ed


8I6

III COKGRESSO DI:.LLA SOCJETA'

RAf,ll)-NEURO-Cl-liRl!RGICA ITAliAKA

indicazioni del drenaggio temporaneo del liquido cefalo-rachideo''- Sai E. e Donini F. (Trieste): ''Comportamento dell'aria introdotta nello spazio sottodurale >>. Bolsi D. (T<>rino): << Correlazione fra alterazioni vertebrali e· del midollo, delle radici e dei nervi spinali in var;c sindromi neurologiche >>. Ventura V_ (Pisa): << Traumi cranici e demenza paralitica ''· Simonini G. (Siena): « Sindrome parkinsoniana consecutiva a trauma cranico >>. De NilJ1-is C. (Volterra): « Considerazioni anatom<rcliniche su di un caso di meduUoblastoma del IV ventricolo >> . Clivio C. (Milano): « Osservazioni su alcuni casi di tumori operati >> - Visalli F. (Genova): « Metodi antitetici nella terapia chirurgica dei traumi cerebrali, conciliati in base alla fisiopatologia del liquido cefalo rachidiano ». Traina S. (Pisa): << Osservazioni sulla sindrome vestibolare disarmonica del Barré >>. Rossi V. (Pisa): « Un caso di malattia di Crouzon >>.


LEZIONI t: CON ft: Rt:NZt: OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

ANCORA SULLA CURA DELLA INFEZIONE MALARICA <1> Confer-:nza del prof. Mau.rlzlo AS(:()II. direttore della Clinica Medica della R. Università di Palermo.

Ringrazio il sig. Colonnello Giarrusso, vecchio commilitone, delle gen · tili parole e dell'invito rivo/tomi. Sono lieto di riprendere con Lui la cordiale collaborazione che già ci ha uniti a Catania. Forse vi sorpretzderà che io abbia dato per titolo lo stesso argomento trattato l'anno scorso. La ragione per cui ritorno sullo stesso argomento, è il progresso fatto dall'anno scorso ad oggi, nel. quale gran parte spetta a due vostri colleghi, il ten. colonnello Cerniglia dott. Domenico ed il sottoterr. Pizzillo dott. Giuseppe, che potendo usufruire di un largo materiale in questo ospedale- grazie all'interessamento del sig. Generale Mazzetti, per cui disposizione sono stati conpogliati i malarici reduci dell'A. O. l. - hanno prospettato alcuni lati del problema finora non presi in considerazione. Si sono casì potute condurre ricerche importanti, che risalteranno se-mpre più nel tempo. Il nostro punto di partenza è stato quello di curare la splmomegalia. Lo scopo è stato raggiunto con l'introduzione di minime quantità di adrenalina per via venosa. In questo se-nso vi è già un gran numero di conferme in Grecia, nel Congo Belga, nella Transgiordania, in Turchia, in A. O. l ., in Sicilia (Pachino, etc.), in Sardegna, in /talta settentrionale. Oltre alla regressione del volume splenico, si hanno altri uantaggi: aumento del peso, miglioramento della crasi sanguigna, modificazioni notevoli delle condizioni ge-nerali, infine t·estituzione del soggetto alla vita sociale. Mi propongo di esporvi oggi la strada fatta dall'avno scorso ad oggi. Ma prima sgombriamo il terre-no da un malinteso: Mi è stato fatto affermare che il chi.tzino deve essere soppresso. Questo non l'ho mai detto e nessuno del resto lo ha affermato. Il chinino è il rimedir: sovrano delle fasi febbrili della malaria e l'adrenalina mette l'organismo in condtzioni di vincere la malattia. Ricordo a questo proposito un episodio, che mi capitò di osservare durante la grande guerra: un giorno ve-nne ad Aiello, dove esisteva un ospedaletto da campo, un reggimento di cavalleria, fino allora sottoposto alla pro(1) Riassunto d a rC$OCOnto stenografico. 2 -

Giornale di medicifiiJ militari!.


818

A:-.ICORA SULLA CU RA DELLA INFEZIONE MALARICA

filassi chininica. Arrivato ad Aiello t1iene sospesa la profilassi, e mezzo reggimento fu colto dalla febbre. Dunque il chir1ino non guarisce la malaria, ma è solo rimedio delle fasi febbrili di questa. Qui il prof. Ascoli passa ad illustrare alcuni grafici di soggetti malarici trattati, dai quali risulta evidente l'azione potenziatrice dell'adrenalina sul chinino e l'azione attivante o riattivante di essa. Come vedete dai ca.ci qui tsposti, l'adrenalina potenzia l'azione del chinmo. in essi era stato fatto il trattamento esclusivamente chinin.ico e l~ febbre continuava a mantenersi La stessa. Si iniziò indi un trattamento co:l piccole dosi di chinino associato all' adrenalùza e sitJ aàl secondo giorno la febbre cadde, mentre prima non aveva ceduto a 60-70 gr. circa di chinino : dunque l'adrenalina potenzia l'azione del clunmo. Qui vedete altri casi di malaria, in cui il trattamento chininico non servì a nuLla; allora si diede solo adrenalina e si assistè ad un aumento della temperatura con trasformazio·n e della febbre da terzana in quotidiana: è quest~ utz fenommo messo i11 luce dal prof. Sorge a Catania. Si associa l' adrenaLina al chinino (piccole dosi: 30 cg. ogni 8 ore) e dopo qualche giomo si ottiene l'apiressia. Ricordo ancora qualche caso di individui, che non potevano andare nè tn bicicletta uè a dorso di mulo a causa della considerevole splenomegalia, poter/o poi fare Ìtl seguito al trattamento adrenalinìco. in alcuni soggetti da tempo senza febbre, si inizia la cura e si ossertKl u11 risveglio febbrile lieve o anche talvolta un vero accesso febbrile. Questo aaeuo può essere precoce, tardivo o postumo, a distanza cioè di pochi giO'mi dalla fine della cura. Bisogna poi precisare che 110n si tratta solo di una terapia di splencriduzionc. ma di una terapia forse di risveglio, di riattivazione. QueSEu attivaz ione delle forze rappreserJta forse il meccanùmo di azione dell'adrenalma. Indi 1'0. a tjtolo puramente storico mostra le curve termiche dei casi espo~ti al Duce durante la sua visita al Policlinico, facendo vertere l'attenzione specialmente su un caso, che per quattro mesi era stato trattato con gr. 1 di chinino al giorno, senza effetto alcuno sulla febbre. Si somministra chinino c adrenalina e con soli 2 gr. di chinino scompare la febbre. Ma a11cora un altro lato importantissimo del problema mi preme prospettare a voi e cioè l'azione spiegata dall'adrenalina nell'infeziotJe malarica di prima iuvasione o recente, messo in luce per la prima volta dal ten. col. Cemiglia c dal sottoten . Pizzillo. Il mio materiale scientifico si riferiva a forme croniche; ora si so11o potuti studiare u11a ventina di casi dt: malaria appeua sorta (cioè di prima invasione). Il primo caso rigua·rda ur1 ferroviere, che da due giorni aveva febb,·e; era stata accet·tata una terzaua; si comincia a dare adrenalina ed il rialzo termico, di og11i tre giomi si ha ogni giorrw. Al terzo giorno si d )gr. 1,20 di chinino : la febbre precipita; dopo 10 giorni ripresa febbrile


ANCORA SULLA CURA DELLA INFEZIONE MALARI CA

819

che cede facilmente ad un'altra somministrazione di chinino. Dopo otto giorni altro ciclo febbrile. Si somministra adrenalina. Dopo ancora un altro attacco, che cede senza chinino. Questo fatto ci dimostra un tluovo ed importante fenomeno di fisiopatologia: cioè ci prova il fondammto delle correlazioni funzionali fra surrene e milza. Il surrene è l'organo motore, la milza è l'organo termitJale. Fatto tanto più importante, se si pensa che la malaria lede la milza nella sua strurtura, nella sua contrattilìtà; !a quantità di adrenalina allora che fabbricct normalmente l'organismo, viene ad essere insufficiente in quanto la contrattilità del viscere è alterata: ecco qumdi la necessità di introdurre adrenalina artificialmtnte. Esùte una stretta somiglianza con la difesa dell' organismo nella sieroterapia; come facciamo per la sicroterapiu, noi diamo in anticipo e con larghezza un ormone (antigeni nella sierotcrapia) che r: quello stesso che l'organismo mette in opera per la propria difesa. Durata dell 'effetto terapeutico. l soggetti trattati, ci si domanda, .cono soggetti a reinfezioni o lo sono meno frequenteme12te ? Le prime ricerche di Cicchitto, Riolo, Ballero, sembrano concludere per una diminuzione delle recidive, e che il trattamento sple11ocontrattile aumenti la difesa ot·ganica. Serra pema che la cura stabilisce anche una difesa contro altre i11,fe:àoni parassitarie. Recentemente il Timpano si è servito dell'adrenalina nella cura del Kala-azar. Il fatto che il tJUmero delle recidive è ridotto di molto, è fuori dubbio: il maggior contributo è stato quello apportato dal Ballero. L'A . in parola, ha potuto constatare che una percentuale di recidiva del 40 % circa nei t•·attati con solo chinino, si scerzde ad una perce11tuale del 5 %; alla sta"<:Ìone antimalarica di Pachino, risultò che il numero delle recidive è sceso dai 30 al 6 %. E chiaro che qui non si potrà mai parlare di cifre assolute. In una regione in cui c'è un indice anofelico notevole, naturalmeute ci sarcì una percentuale di recidive e reinfezioni supe1iore a quella di zone ad indice anofelico minore. Il primo esperimento della mia cura è stato fatto nell'Agro Romano per interessamento e volere di S. E. Bottai, allora Govematore di Roma; in queste: ricerche sictmo stati sempre sorretti dall'autorevole e coasapevole appoggio di S. E. Petragna11i, direttore della Sanità Pubblica; attualmente la nuot~ol cura è applicata w:lla stazio-ne antimalarica di Fondi, diretta daL Dott. Curatolo, in Sardegna, etc. etc. L'O. passa quindi a dire della mortalità per malaria e dei vari aspetti del nuovo metodo. Nel mondo vi sono 700 milioni di malat·ici: ogni anno muoion(l 3·500.ooo persone per malaria. Cicchitto, ha potuto trattare p-iù di 300 casi di perniciosa. In questi casi. dice Cicchitto, di aver avuto poco più del 5 % di mortalità. E' questo un primo aspetto del nuovo trattamento (aspetto sanitario).


820

ANCORA SULLA CURA DELLA INFEZIONE MALARICA

Aspetto razziale. AbbitmJo trattato gravide maiariche, le quali ham1o partO'rito normalmente e dato alla luce feti vitali e sani. Fatto impMtante che ci permette sopratutto di ,-idurre quell'arma a doppio taglio che è nel/( gravide il chinitJo. I bambini malar!ci, sono quelli che più di tuUi beneficiatJO dell'adrenalina. Aspetto militare. Cerniglia e Pizzillo hanno intravisto un aspetto, ed ? quello militare. Il nuovo trattametJIO ci permette di ridurre la schiera dei non idonei per malaria. Aspetto coloniale. Possibilità di colonizzazi011e. Uno dei pericoli di inviare metropolitani in Colonia era proprio quello di infetta:rsi di malaria. Penetrazione pacifica fra gli indigeni. Aspetto economico . sociale. RicMdate i danni immensi di perdite di vite ttmatle e di giMnate lavorative. Ballero, da una statistica fatta., conclude che, fissando come r oo le spese di profilassi e cura comune, il trattame11to adrenalinico riduce queste spese a 1/6 . Ancora è da vedere se e quando deve essere n"petuto il trattamento adt·cnalinico. Il clima spirituale, in cui lavMiamo, è mutato grazie al Regime. Tutto è propizio alla valorizzazione delle risorse nazionali e non si c.ttende più la

sanzione estera al valore delle nostre acquisizioni. Sono Bo pubblicazioni che si sono già fatte sulla vostra cura della malaria e giorno per giorno si moltiplicano i contributi che confermano i nostri studi, allargano le nostre cognizioni ed estendono l'applicazione, che già sono una documentazione indiscussa di questi fatti. Io voglio augurarmi che siano ottenuti nel più breve spazio di tempo possibile, i benefici di cui questa cura è capace, e che presto cs~a possa assumere il posto e le funzioni che le spet~a:no.

8 april e 1938-XVI.


LAVORI

ORIGINALI

- -··- DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTMTÀ CHIRURGICA OPERATORIA NEGLI STABILIMENTI SANITARI MILITARI DEL REGNO DURANTE IL 1937 Dott. Alfredo Coni, tenente colonndlo medico.

Le operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il 1937 sono riunite nella Tabella A, che segue, secondo la sede anatomica, la natura dell'intervento e l'esito; nella Tabella B secondo gli stabilimenti sanitari. Nella Tabella A, in un gruppo affatto distinto, sono riuniti gl'interventi di minore .rilievo, dei quali si è avuta notizia, in tutto 9.657 (nel 1936: 11.784), eseguiti in numero maggiore negli ospedali di Napoli (1.239), Roma (729), Torino (722) e Bologna (719). Più frequenti furono le incisioni di ascessi superficiali (2.934) e le riduzioni incruenti di frattura (1.528), quindi le suture cutanee (8-75), le .punture evacuative (6o6) e le ablazioni di piccole neoformazioni e cisti superficiali (510). Gli apparecchi gessati furono 933· Le operazioni chirurgiche di maggiore importanza elencate nella Tabella A furono 7.623 (nel 1936: 6.511), eseguite in maggior numero nell'ospedale di Torino (1.124) e di Roma (1.017), quindi in quelli di Caserta ~519), Bologna (487), Milano (417), Napoli (409) e Udine (402). Gl 'interventi più numerosi caddero sull'addome (3.885); seguono quelli sul bacino, organi pelvici e perineo (1.904), sulla testa (834), sugli arti (761), sul collo ( 135) e sul torace ( 104). Più dettagliatamente, gl'interventi sull'addome sono così suddivisi: 2.038 sulla parete anteriore, 1.799 su1la cavità addominale e organi intraperitoneali, 48 sulla parete latero-posterior~ e organi retroperitoneali. Le ernie operate furono complessivamente 2.004 (1.566 nel 1936, 1.083 nel 1935, 1.279 nel 1934, 1.294 nel 1933, 1.408 nel 1932, 1.265 nel 1931, 1.339 nel 1930), delle quali 1.901 inguinali o inguino-scrotali 07 bilaterali, 142 accompagnate da varicocele, 12 da idrocele, 8 da cisti del fun icolo, 28 da ectopia del testicolo, complicazioni contemporaneamente operate), 48 crurali, 15 ombelicali, 40 della linea alba. Delle inguinali erano strozzate 14, delle crurali 3, delle ombdiE:ali 1, e in tutte l'intervento ebbe esito felice, mentre per quell~ non mozzate si ebbero, per complicazioni sopraggiunte, 4 decessi


822

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATf'IVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC. TABELLA

A . • Elmco · qualitativo e numenco degli interventi. Numero ed esito d"f!lli .. inteswenti·

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

l

M. ,T.(•)

G.

C RA N I O

a) PARTI MOLLI : Asportazione di fistOla congenita retroauricolare . Ablazione di neoformazione benigna superficiale Asportazione di tumore benigno profondo

3 -

I

I

. Totale

3 8

- - - I2 I2 --- - - 8

·-

b) CRANIO OSSEO E SUO CONTENUTO: Svuotamento di ascesso sottoperiostco . Regolarizzazione di focolaio di frattura. Craniotomia per frattura Cranioplastica per f. a. f. regione frontale con perdita di sostanza Cranioresezione per frattura . Cranioresezione per frattura e allacciatura della meningea media Cranioresezione per frattura e scarificazione della dura madre Cranioresezione per tumore Ventricolografìa unilaterale alla Dandy in tumore cerebrale Mastoidotomia (antroccllulotomia) Operazione radicale (vuotamento antro c pctro · mastoideo) Legatura della giugulare interna e apertura del seno sigmoide

Totale ToTALE DEL GRUPPO •

2

2 2

I

2 2 l

5 I I -

I

I

5 I I I

I

2

-

I

161

4

2 I 165

5 3

-

6

-

6

5 -

5

I

-

l

2

-

2

8

-

8

5 l

4

-· 8 191 183 ----- 8 203 I95 - - --- -- -

FA CC IA a) PARTI MOLLI:

Incisione · di ascesso profondo o flemmone Asportazione di fistola Estrazione di proiettile dalla regione temporo • mandibolare Asportazione di glandola Asportazione di neoformazione benigna superficiale (") G =Guariti. M = Morti. T = T otale.


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC. Segue : TABELLA

823

A. - Elenco qua/ìtativo e 11ttmeril'o degli interventi. Numero ed esito degli interventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'I NTERVENTO

G.

Escissione di epitelioma del labbro Cheiloplastica

.

.

M.

-

3 8

-

3 8

33

-

33

l

-

l

2

-

2

6

-

6

3

-

3

- - - 1- -

Totale

T.

- - -- - b) OssA MASCELLARI: Estirpazione di epulide Asportazione di cisti del mascellare Osteotomia e scucchiaiamento dei mascellari Raschiamento della mandibola Sequestrectomia della mandibola Osteosintesi della mandibola

.

2 I l - - - -15 I5 2

-- - - -c) CAVITÀ ORBITALf;, GLOBO OCULARE E ANNESSI :

Estirpazione di cisti dermoide sopraorbitaria Ablazione di neoformazione benigna palpebrale Sutura palpebrale Blefaroplastica Sutura congiuntivale Plastica coogiuntivale per scorrimento Ablazione di cisti, papilloma o granuloma congiuntivale Operazione per simblefaro Asportazione di pterigio Sinecchiotomia Incisione di ascesso o flemmone del sacco lagrimale StricturOtomia Dacriocistectomia Tenotomia e avanzamento dei mm. retti per strabismo Asportazione di grossa schegg:a infissa nella sclera Disimpegno dell'iride per ferita penetrante nel globo . Iridectomia . Estrazione lineare semplice di cataratta

14

14

z

2

3 6

6

2

2

3

3

54

54

l

l

2

3

-

2 l

I l

Il

3

3

3 6

3 6


824 RESOCONTO STATISTICO DELL'AlTJVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TA.BELLA A. - Elenco qualitativo t! numerico degli intervf!nti. Numero cd esito degli interventi 1

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL 1NTERVENTO

Discissione di cataratta traumatica « Exenteratio » dd bulbo oculare Enucleazione del bulbo oculare

. .

. .

. Totalt'

G.

M.

T.

2

-

2

4 I4

-

4

-

14

l

-

I

I

-

I

- -- -- 135 I3S -- -- - -

d) ORECCHIO: Plastica del padiglione Asportazione di neofocmazione benigna dd padiglione Asportazione di polipo, cisti o granulazioni del condotto uditivo Totali! .

-

7

I

-

I

2

-

2

-

8

-

86

6

-

37 6

JI

-

31

5 7

5

- - --

-- -- - t!) NASO, CAVITÀ ANNESSE, RINO - FARINGE: Asportazione di fistola Plastica del naso per cicatrice Resezione di cresta o spina del setto Settotomia sottomucosa Decorticazione di turbinati Turbinectomia Asportazione di neoformazione benigna del rin<:>-faringe Etmoidotomia Operazione radicale del seno frontale Trapanazione del seno mascdlare Operazione radicale dd seno mascellare (svuotamento)

8 86

37

-

4

3

l

-

5

-

5

184

-

t84

-

I

4 3

T otalt'

l

- - -- - - -

- - -- - f) LINGUA, CAVO ORALE, ORO- FARl'l(CE: Asportazione di ranula Asportazione di neoformazione benigna Escissione dell'ugola Asportazione di neoplasia dell'ugola Spezzettamento tonsillare e tonsillotomia

I

2

-. -

2

l

-

I

2

.

239

2

-,

239


825

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero cd esito degli intervenù SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

G.

Asportazione di adenoidi .. Incisiont: di ascesso o flemmone faringeo

Totale

M.

T.

7

7

2

2

254

254

g) GLANDOLE SAL!VARJ: Asportazione di cisù saliyare Asportazione di fistola sali vare . Incisione di parotite bilaterale a carattere flemmonoso .

l

l

-

l

-

l

l

-3 -631 ---- --

TOTALE DEL GRUPPO

COLLO, lARINGE, TRACHEA Asportazione di chdoide della nuca Asportazione di cisti congenitaAsportazione di fistola tireo- glossa . . Incisione di ascesso profondo o flemmone Incisione di vasto ematoma sopraclavicolare per f. a. f. Enucleazione di nodi linfatici Asportazione di tumore benigno profondo Asportazione di gozzo cistico e parenchimatoso Frenico- exeresi Asportazione di tumore benigno del laringe Tracheotomia ToTALE DEL GRUPPO

4

-

-- -. 2 l -630 l

Totale .

3

l

TORACE

. .

.

2

J2

4 IO

2 12

-

4

12

-

9

-

l

IO l

12

-

16

-

9 25 41 16

3

-

3

135

-

135

l

-

l

25 4l

.

-

-- -- --

-- -- - -

a) PARTI MOLLI, GLANDOLA MAMMARIA: Incisione di ascesso profondo o flemmone Asportazione di fistola e sbrigliamento di tramite fistoloso Asportazione di cisti congenita Asportazione di neoformazione benigna superficiale Asportazione di li poma .

2 2 6 2

-

- . -

l

2 2 6 2


826

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA f .CC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed csi10 òegli interventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO G.

Asportazione di angioma del cavo ascellare Estrazione di proiettile e di altro corpo estraneo Asportazione di fibro- adenoma della mammella . Asportazione completa della mammella

l

3 2

.

.

Totale

9

M.

-

T.

I

3 2

9

- - --28 28 -- - - - -

b) GABBIA TORACICA E SUO CONTENUTO : Pleurotomia per pleurite siero- ematica consecutiva a con tusione toraco- addominale con rottura del fegato Pleurotomia intercostale per ascesso polmonare . l Pleurotomia intercostalc per empiema l Incisione transpleurodiaframmatica di ascesso subfrenico l Incisione transpleurodiaframmatica di ascesso epatico d i origine amebica 3 . Resezione costale per osteomielite e cane 3 Resezione costale per empiema, piopneumotorace e seno fistoloso 41 . Resezione costale per ascesso di natura tbc. . I Resezione costale per ascesso polmonare 9 Resezione costale per echinococco polmonare 7 Resezione costale per ascesso subfrenico . Resezione costale per ascesso epatico di probabile origine amebica -

Totale ToTALE DEL GRUPPO

5

I

-

l

I

l I l

4

5

46

-

3

-

l

-

9 7 l

I

I

1

-- -67 76 9 --- -- --95 9 104 ----

ADDOME

a) PARETE ADDOMINALE ANTERIORE, ERNIE: Estirpazione di cicatrice . Asportazione di scheggia di camicia di pallottola Asportazione di neoformazione benigna superficiale Asportazione di tumore benigno profondo Plastica parietale per laparocele postoperatorio Occlusione di fistola parietale postoperatoria . Cura radicale di ernia inguinalc e inguino-scrotale

l J

l

4

4 16

16 4

4

1597

t6cx>

3


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA CCC.

827

Segue: TABELL... A. · Elt:nco qualitatiuo t: numt:rico dt:gli intt:rut:nti. ======~=============~================T====--

-

Numero cd esito dc~li interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

Cura radicale di ernia inguinale bilaterale Cura radicale di ernia inguinale e varicocele . Cura radicale di ernia inguinalc c idrocele Cura radicale di ernia inguinale e cisti del funicolo Cura radicale di ernia inguinalc c orchipessia Cura radicale di erma crurale . Cura radicale di erma ombelicale · Cura radicale di ernia della linea alba Cura radicale di erma inguinalc strozzata Cura radicale di erma crurale strozzata Cura radicale di ernia ombelicale strozzata Cura radicale di idrocele comunicante bilaterale (13assin i)

Totalt: . b) CAV I TÀ

ADDOMI NALE, ORGANI

96

l

142 12 8 28

·-

45 14 40

-

-

97 142 12

8 28 45 14

-

14 3 -

40

14

3

7 7 -- l

l

. 2034

4 2038

INTRAPERITONEALI (TU'BO DIGERENTE

ADDOMINALE E ANNESSI):

Laparatomia esplorativa 4 Laparatomia per contusione addominale 2 Laparatomia e sutura gastrica o intestinale per f. a. f. o arma bianca l 3 Laparatomia e viscerolisi J 3 Laparatomia per occlusione intestinale 2 3 Laparatomia per peritonite acuta diffusa 8 4 Laparatomia per peritonite tbc. 5 3 Laparatomia per ernia diaframmatica del forarne di Morgagni I Sutura di ulcera gastrica, pilorica o duoclenale lO 3 Duodenogastrectomia per ulcera 3 Resezione alla Polya per ulcera duodenale 4 Duodenogastrectomia e gastrodigiunostomia alla Polya l G:Httocntérostotnia anteriore 5 Gastroenterostomia posteriore 6 37 Degastroenterostomizzazione a anastomosi termino-terminale aiJa Polya 2 Appendicectomia per appendicite acuta 333 13 Appendicectomia per appendicite subacuta, recidivante o cronica 1291 IO Incisione di ascesso appendicolare e di flemmone della fossa iliaca Il 1

4 3 4 4

5

12 8 I

13 4

5 5 43 2

346 1301 12


828 RESOCONTO STATISTICO DELL'ATIIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC. Segue: TABELLA

A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. = = == Numero ed esito degli interventi

SEDE ANATOMICA E NATUJlA DELL'INTERVENTO

G.

Sutura di fistola stercoracea e plastica della parete Epatotomia per ascesso o cisti da echinococco Epatotomia per ascesso epatico piogeno Colecistostomia Colecistectonaia Colecistc>-gastrostornia per neoplasma della testa del pancreas Operazione di Talrna per cirrosi t:patica Splenectomia

Totale

M.

T.

4

4

lO

11

l

l

J

l

3

3 l

l

-

t

I

3

4

1748

51 1799

-- -

- -

c) PARETE LATERO - POSTERIORE, ORGANI RETRO· PERITONE.ALl •(RENE, BACINETTO, URETERE ADDOMINALE):

Asportazione di fistola Asportazione di tumore benigno dorso-lombare Lombotomia esplorativa . . Lombotomia per vuotamcnto di raccolta ematica o purulenta perirenale Ureterotonaia per asportazione di calcolo Scapsulamento del rene Pielotomia Nefrotomia Nefrectomia Svuotamento di ascesso del m. psoas con mos1one iliaca d . per v1a extraperitoneale Asportazione di sarcoma retroperitoneale .

Totale TOTALE DEL GRUPPO

2

-

2

-

2

4 2

4

IO

IO I

2

-

1

2

7

'1 l

3 l

-

t

-

44

17 I

4

48

----- -

BACINO, ORGANI PELVICI, PERINEO

6

a) PARETI DIL BACINO (scHELETRO E PARTI MOLLI): Incisione di ascessi profondi c di flemmoni Asportazione di fistola sacro-coccigea . 1

3

3

lO

IO


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORI-\ ECC.

829

Segue: T ABELLA A. · Elenco qualitativo c numerico degli imcrventi. Nwucro cd esito degli interven ti 1

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL 1NTERV1!NTO

l M.

G.

-

T.

- - - - - - -- -

Asportazione di cisti dermGide sacro-coccigea . Scucchiaiamento dell'osso iliaoo per osteomielite

T otale

IO

IO

J

I

24

24

I

[

8

8

I

I

12

12

-- -- ------b) URETERE PELVICO, VESCICA URINARIA , PROSTATA: Incisione di ascesso della prostata . Incisione di ascesso prevescicale Occlusione di fistola con plastica vescicale Cistotomia soprapubica Ureterotomia per aspGrtaziione di calcoli .

Totale .

-- -- ----c) REITO l! PERI NEO POSTERIORE: Sutura di lacerazione rettale e perineale da impalamento . Incisione di ascesso periamale Incisione di ascesso o flemmone del cavo ischi()orettale Cura di ragade anale SpaccamentG di fistola ischio-rettale Spaccamento di fistola anale . Ablazione di papilloma anale Ablazione di polipo del retto Riduzione cruenta di pro!asso del retto Escissione e cauterizzazione di noduli emorroidali Cura radicale delle emorroidi alla Whitehead

Totale .

l

-

9

9 15 I9

15 19 I

l

-

I

•58

I 58

4

4

5

s

Il

l(

649

649

II

[(

-

883

- 883

- - -- - d) PERI NEO ANTERIORE, tTRETRA, GENITALI: Pcrineorrafia Incisione di ascesso o flemmone perineale Incisione di flemmone periuretrale unnoso Obliterazione di fistola uretrale Uretrotomia esterna

l

-

2

-

2

t

-

t

I

-

I


830

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA J·.CC.

Segue : TABELLA A. - Elenco qualitativo e numetico degli interventi. Numero ed esito degli interventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

--------Uretromia interna 3 Isolamento ed escissione di un diverticolo dell'uretra 1 Plastica del meato per ipospadia 3 Estirpazione di cisti del funicolo e dell'epididimo . 25 Asportazione di nodulo tubercolare del funicolo e dell'epididimo 2 Epididimectomia 9 Orchipessia Sinorchipessia alla Witzel 7 Orchiectomia . . 17 Svuotamento per via inguinale di ematoma scrotale e inguinale 1 Flebectomia per varicocele 264 Legatura del plesso venoso anteriore e sospensiOne del testicolo per varicocde 47 Eversione della vaginalc per idrocele 76 Resezione della vaginale per ematocele 36 Resezione dello scroto per varicocele Resezione di lembo scrotale per f. l. c. con aper tura della vaginale comune . Plastica dell'asta per ulcera fagedenica 2 Escissione di conditomi giganti . 2 Frcnulotomia 3 Sutura dell'a. del frenulo l Obliterazionc di fistola del frenulo e del prepuzio 2 Asportazione di cisti del prepuzio Plastica del prepuzio Circoncisione

3 l

3

25 2

9 l

7 17

47 7'5

l

2 2

3 J:

2 I l

Totale ToTALE DEL GRUPPO 7

ARTI Innesto dermo-epidcrmico alla Thiersch Estirpazione di cicatrice e plastica . Asportazione di dita soprannumerarie Plastica per sindattilia

. 1903

t

1904

---3 8 3 6

3

8

3 6


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

831

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo c numerico degli interventi. Numero èd csi10 degli in1ervenù

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

G., M. T. Recentazione e regolarizzazione di f. l. c. Estrazione di corpo estraneo dalle parti molli Incisione di ascesso profondo e flemmone Estirpazione di tramite fistoloso Asportazione radicale di ung hia incarnata Ablazione di neoformazione superficiale Asportazione di tumore benigno profondo Enucleazione di glandole inguino-crurali Asportazione di tumefazione e plastica per scorrimento Esportazione di 1groma e borsite Plastica aponevrotica per pseudo erma muscolare Plastica per sclerosi della fascia lata Riduzione cruenta di erma muscolare Muscolorrafia del quadricipite per rottura Estirpazione di cisti tendo-sinoviale (ganglio) Asportazione di vegetazioni tendinec T enorrafia . Tenoplastica Plastica per anca a scatto Interventi van per dita a martello Legatura dell'a. interossea dell'avambraccio Legatura dell'a. femorale Legatura dell 'a. poplitea per f. a. f .. Legatura dell'a. tibiale per f. a. f. Allacciatura di aneunsma artero- venoso Estirpazione di aneunsma Safenectomia per varici 1'\eurolisi del radiale Simpaticectomia perincrvosa dello sciatico Simpaticectomia perivasalc Capsulorrafia . Artrotomia per idrartro Artrotomia per piartro Artrotomia per estrazione di corpi mobili endoarticolari e frammenti OSSei

42 107

5

5 48

48 8

8

24

24

21

21 l

21

21

l l

l

4

4

l

l

8

8 I

8

8

4

4

3

3

l l

l

l

l

3

3

2

2

43

43

l

l

2

2

2

2

2

2

3 6 3

3 I

7

3


832 RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - El~n co qumitativo è num~rico d~gli int~~nti. Numero cd esito

degli inrcrvcnti SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'Ilo,'TERVENTO

G

Artrotomia per lesione dci menischi e meniscecto~ia . Artrotomia e vite del Lambotte per frattura del condilo della tibia Estrazione dj corpo estraneo dal tessuto osseo Prelevo di frammento del femore per biopsia . Ablazione di esostosi . Regolarizzazione dj callo os~eo deforme Osteotomia per osteomielite . Osteotomia sottotrocantcrica per anchilosi vtztosa dell'anca Osteotomia della squama dell'ileo ed estrazione di grossa scheggia metalJica . . Raschiamento osseo, scquestrectomia, ecc. Asportazione dj cisti ossea . Asportazione di osteoma, osteocondroma e osteosarcoma Riduzione cruenta di frattura . Scheggectomia e regolarizzazione di focolaio di frattura esposta Regolarizzazione di moncone d'amputazione Osteos!ntesi della clavicola . . Ostcosintesi dell'omero Osteosintesi dell'olecrano Osteosintesi del radio Osteosintesi del femore Ostcosintesi della rotula Riduzione di lussazione esterna e fissazione della rotula Osteosintesi della tibia Osteosintesi di tibia e perone con placca di Lambottc: Osteosintesi di metatarso Applicazione di filo di Kirschner Asportazione dcll'cpitroclca Resezione del capitello del radio Resezione di metatarso Astragalectomia Disarticolazione di spalla Disarticolazione di dita c falangi Disarticolazione dell'anca Disarticolazione del ginocchio

M.

T,

l

26 1 l

-

1

2

-

2

l

-

I

9

-

9 14

l

-

I

-

l

23

23

I

l

5

1

6 l

105

105

13

IJ

9

9

2

2

6

6

I

(

2

12

_,

2

12

I

l

5

5

2

2

l

l

35 l

1

2

2

l

l

2

2

34 2

34 3

1

l


833

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CH IR URGICA OPERATORIA ECC.

Segue: T ABELLA A. - Elenco qua/itativo e numerico degli interventi. Numero ed esi te>

<.legii inter·vcnri 1

SEL>E ANATmllCA E NATUKA OELL 1NTERVENTO G.

M.

l

--

-~

1

Amputazione del bmccio . Amputazione dell'avambraccio Amputazione di dita e falangi ! Amputazione della COSCia l A . mputazwne della gamba Amputazione del piede

l

2

6

.. . . .

...

'

ToTALE GENERALE .

l l

-

2

6

!2

2

14

7

r

8

2

T oTALE OEL GRUI'PO

·r .

-

2

-- -- -755

6

761

- - - - -. 7539

1-

762J

84 ---

INTERVENTI DI MINORE RILI EVO

Sutura di ferita cutanea Incisione di piccola raccolta purulcnta superficiale Incisione di ascesso ooontogeno e fistola dentaria Incisione di ascesso tonsillare e peritonsillare Gal vano- cauterizzazioni vane Mirìngotomia Puntura evacuativa Estrazione di corpo estraneo sottocutaneo Estrazione semplice di corpo estraneo congiuntì\·ale o corneale Estrazione semplice di corpo estraneo dal condotto uditivo Estrazione di corpo C$traneo fari ngo - esofageo . Ablaz:one di calazio . Ablazione di piccola neoformazione c cisti superficiale Estirpazione semplice dì unghia incarnata Riduzione incrucnta d i frattura . Riduzione incruenta di lussazione Apparecchj gessati Altri interventi .

875

2934 51 36r

6o ()8 6o(j

19{5

478

ss 25 l /2

510 -157

1521>

155 9 .)3 100

T çtalc

3 -

Giornale di mtdtcina mihtr~re.

9657


834

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVJTA' C HIRURGICA OPERATORIA EC:C.

TABELLA

B. - Interventi ripartiti

~~=-=-~~==~-~~~~=-=-==-==-==~==-=~------------

S F. D E

A N A T O i\1 l C :\

..

....

..

~o~ .. ~d .... ';(o " .. .. '<)C: ~:i " . ';i~ -c .. . "'o .. c .., .. ..,,_ ·~ "c c o.., ..,c: "o. ..E ~ u.!! " "c o !.: o.·- i'u ,.D C.·- 1] "8 o o.,. ...:~ • > •• O" o o :s< 0:;: :Slll O"- c o•f- o~ z o~

.,._ .,o

.... Q,

Q,

-

l

CRINIO a) Parti molli .

3

b) Cranio oueo e suo contenuto

• •1

....

.;

"'0!:

"::l

··-

rJ:

----------

l

l

'

Il

- -l

l :1

l-

l

l

-

)S I

-

l

z

FA<.'C(..\

~)

l

l l 3 ~

o) Parti molli Ossa mascellari .

c) Cavità orbitale, globo oculare e annessi

13

-l

d) Orecchio

3

-

l

•) Naso, cavità annesse. rino-faringe

42

-

l

/) Lingua, cavo orale, oro·faringe

93

2

-

3

6

l

2

23

-

23

IO

-

:w

-

- l-

t) Glandole salivnri

~

COLLO, LARIKG~, TRACHEA

4

TO~ACE

13

o) Parti molli, glandola mammaria

7

~) Gabbia toracica e

8

ouo contenuto

5

2

2

7

2

2

?

'

ADDOME

a) Parete addomina_Je Anteriore. ernie

217

b) Cavità addominale, organi intraperitoneali

31 7

c) Parete Intero-posteriore, organi retroperitonealo

BAC I~O. OJCCANI PFI..VICI,

~

9

-

2

6

62

75

25

26

-

l

97

6

d

104

li

2

PERI NEO

o) Pareti del bacino

l

-

2

- ll

b) Uretere pelvico. vescica urinaria , prostat:a

7

c) Rrtto e perineo posteriore

94

-

8

19

14

49

4

d) Perineo anteriore, uretra, genitali

133

12

26

22

35

SI

4

·1

7

15

22

2

ARTI

61

IS

101 2 121

l

__ l_

- - - - - - -- ---ss 139 213 20 41; 17 661 5 -- - - -- - - - - -- ---

Totalt .

l

1121

l~

722

~03

- ~-

Interventi di minore rilievo

243 176 265

88 337

8S

781 69


835

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTlVITA' CHIR URG ICA OPERATORIA ECC.

prr stabilim(nti sanitari. STA61L.IME'\JT

-1-

S ,\ 1-. l T ,\ H l

l

- I

13

15

3

l

3

Li

Q

-

l

-

t J -

1

-

l

1:!

l

-

l

12

-

b

-

l

Il -~

l

IO

Il

l

s

2

l

33

Il

-

IJ

7 -

•

l

u

.l

·~

5

S:!

-

l

Jt.

-

-

13 -

3

3

"l

l''

-

Il

-

15

-

135 7

2

2

16

7

181

-

3

-l

-

\ 3

l

l

-

l

-

191

-

.,

Il

l

5

-

3

l

-

3

l

-

l

-

J

J

,.

Il

-

3

-

%

l -

!

-

:!

3

l -

60

•IO 133 ISo

1

-

18

13

l

-

)

l

111

-

:!51

3

-

135

-

·l

!8

-

2

j 6$

a

4 l

101

29

52

1'6

su ..

40

581

15 ~:;~

~l

u1

Wl

12:

13 116

56 -

36

59

JS 282

1n

l

2

-

l

-

l

•

SJ

53 ~9

-

66

..-· - ...,. l

21

18

149

7 •

157

Il

41

27 2038

s

l~

9

21

•o 1799

l

-

-

Jl

85

12

-

5

24

3 :!67 172 IlO 1017

'n

39

l

30

9

18

IO

17

13

Il

51

113

48

-

19

-

:a;~ ~02

45

2

2<1

l

Il

l

l

•

:!21109 187 179

4

lll

Il

30

Il

l

-

17

s

5

19

•

12

9 883 Il 985

u

l

761

-1--1---t---1-- - - - - - -

S 161 130 ~09 519

77

80 175

89 151

19 7623

------ - ---------------- -- ·-

:J31 310 299 71Y 206

33 188 118 157 729

100 134

78 316

76 1239 336 124

31 3$6 276 251

38 9657


836

RESCX:Ol'TO STATISTICO DEI~L'ATTIVn·,\ ' CII!RU RG ICA OPERATORIA ECC.

(0,20 'Yo), dei quali 3 in operati di ernia inguinale unilaterale (0,19 '){, ) e I m operati di ernia inguinale bilaterale (1,03 'ìo).

Si segnala, per la rarità della sede, u11 voluminoso lipoma. della parete addomi11ale indovato tra i muscoli larghi (maggiore prof. Giacobbe). D egl'interventi nella cavità addominale 1.659 riguardano l'appendice, così suddivisi : 346 appendicectomie IY.'r appendicite acuta, con 13 decessi (3,75 'X, ); 1.301 per appendicite subacuta, recidivante o cronica, con ro decessi (0,77 'X> ); 12 incisioni di ascesso appendicolare e di flemmone della fossa iliaca, con I decesso (8,33 '){, ) : la mortalità complessiva in tutti qu~sti interventi fu di 1,45 •;t,. Negli anni precedenti gl'i nterventi per l'appendice furono: lAI6 con 29 morti (2,05 '}{, ) nel 1936, I.IOI con 31 morti (2,82 %) nel 1935, 904 con I3 morti (1>44 ~(, ) nel 1934, 991 con 17 morti (1,72 %) nel 1933, 822 con 15 morti (1,82 'l:,) nel 1932, 6o2 con 10 morti (r,66 %) nel 1931, 415 con 9 morti (2, I7 <;{,) nel 1930. Per ulcere, lesioni traumatiche e altre affezioni morbose del tubo digerente addominale e annessi gl'interventi furono 140, con 27 decessi (19,29 %), raggiungendosi in questo gruppo, come negli anni precedenti, la più alt.1 mortalità. Tra essi si segnalano I I epatotomie IY.'r ascesso o cisti da echi nococco, con r esito letale, e una laparatomia alta per ernia diaframmatica del

forarne del Morgagni, con riduzione del co/011 ascendetJte e porzione del trasverso erniati 11el torace e sutura della breccia del diaframma (maggiore dott. Squillaciotz). Nel terzo gruppo degl'interventi wll'addome sono comprese 40 lombotomie, delle quali 17 per nefrectomia, con 3 decessi, IO per vuotamento di raccolta ematica o purulenta perirenale, 7 per pielotomia, 2 per scapsuhmento dd rene, 2 a scopo esplorativo, r per ureterotomia, con esito letale, r per nefrotomia: mortalità IO Si segua/a un raro caso di ascesi o acuto dello

?.: .

psoas e della fossa iliaca di destra,seguìto ad appe11diciteacuta, che fu svuotato per via extraperitoneale con incùione iliaca destra, con esito in guarigione (maggiore dott. Mas_;imo). Le operazioni sul bacino riguardano: 24 lo scheletro e le parti molli; 12 l'uretcre pclvico, la vesc1ca urinaria e la prostata; 883 iJ retto e il perineo posteriore, con 549 escissioni e caut~rizzazioni di noduli emorroidali e 158 spacca menti di fistole anali; 985 il pcrineo anteriore, l 'uretra e i genitali, con 473 circoncisioni, 264 flebectomie, 47 legature del plesso venoso anteriore con sospensione del testicolo e 1 resezione dello scroto per varicocelc. Si ebiY.:: r decesso per fl emmone periuretral~ urinoso. Gl 'interventi sulla testa sono distinti in quelli sul cranio, 203, dei quali 12 riguardanti le parti molli e 191 il cranio osseo e suo contenuto, e in quelli sulla faccia, 631, dei quali 33 riguardanti k parti molli, 15 le ossa mascellari, I 35 la cavità orbita le, il globo oculare e annessi, 7 l'orecchio, 184 il naso, le cavità annesse e il rino-faringe, 254 la lingua, il cavo orale e l'oro-faringe e 3 le glandole salivari.


RESOCONTO STATISTICO DELL"ATTIV!TA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

837

Per il cranio si segnalano 174 interventi per mastoidite e propriamente 165 mastoidotomie, con 4 decessi (2>42 "{, ), 5 operazioni radicali, 4 con legatura della giugulare interna e apertura del seno sigmoide, con 1 decesso (25 '/{,): mortalità complessiva 2,87 ''{.. Nel 1936 si ebbero per la stessa infermità 218 interventi con 6 morti (2,75 'J{,), nel 1935 256 con 14 morti (s,47 %), nel 1934 155 con 13 morti (8,39 %), nel 1933 149 con 4 morti (2,68 %), nel 1932 170 con 5 morti (2,94 "(, ), nel 1931 142 con 2 morti (1,41 <J~ ), nel 1930 148 con 4 morti (2,70 ·~{, ). Furono inoltre eseguite 12 craniorcsczioni o regolarizzazioni di focolai di frattura, con 1 decesso, e 3 interventi per tumori , con 2 decessi. Un altro decesso si ebbe per parotite purulenta bilaterale a carattere flemmonoso. Gl'interventi sugli arti furono richiesti in buona parte da lesioni traumatich~, che in 3 furono letali. Altri 3 decessi si ebbero rispettivamente per flemmone del piede destro, che rese necessaria l'amputazione della coscia, per piartro del ginocchio destro e per osteosarcoma dell'ileo destro. Delle 104 operazioni sul torace 28 riguardano le parti molli e la glandola mammaria, 76 la gabbia toracica e il suo contenuto. Tra le prime si segnaiano una mammectomia per fibroma della glandola (maggiore prof. Gia-

cobbe) e un'asportazione completa della mammella e svotamento del cavo ascellare per fibroma con tendenza a degenerare (capitan(} dott. Mirabella), per la rarità dei casi di tumore nella glandola mammaria maschile. Tra le seconde 68 resezioni costali, delle quali 46 per empiema, piopneumotorace e seno fistoloso, con 5 decessi, 9 per ascesso polmonare, 7 per echinococco polmonare, 3 per osteomielite e carie, I per ascesso polmonare, I per ascesso epatico di probabile origine amebica e I per ascesso subfrenico, l'una e l'altra con esito letale; 4 incisioni transpleurodiaframmatiche di ascesso epatico di origine amebica, con 1 decesso; 1 pleurotomia per pleurite siero-ematica consecutiva a contusione torace-addominale con rottura del fegato, con esito letale. Complessivamente l'echinococco figura come causa d'intervento 7 volt~ per localizzazione polmonare e 1 I per localizzazione epatica; l'ameba 5 per localizzazione epatica. E' stato inoltre segnalato un caso di epatite colliquativa amebica in iegi·onario reduce dall'A. O. l., trattata con tre epatoce11tesi, con le quali furono estratti rispetàuamente circa tre, due e un litro di liquame epatico, e con iniezione di soluzione emett111ca, otte1zendosi perfetta guarigione (maggiore dott. Massimo). Facendo cenno d~ i vari gruppi d'interventi, sono stati a volta a volta indicati gli esiti infausti, in tutto 84 su 7.623 (r,IO ~{,- nel 1936: 1,74 %), dovuti in grandissima parte alla gravità delle lesioni, pochissimi a complicazioni postoperatoric. Nella grande maggioranza dei casi l'esito fu, come negli anni precedenti, felicissimo, venendo rimosse cause letali o menomanti l'integrità fi ~ica.


838

RESOCO!'TO STATISTICO DELL'ATTIVITA' CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Nelle relazioni (ben poche redatte con la diltgenza raccomandata dal MInistero), con le quali i chirurghi capi-reparto hanno accompagnato gli elenchi degli interv.enti, non sono state fatte altr~ segnalazioni importanti dal punto di vista clinico e anatomo-chirurgico, oltre quelle riportate .sopra. Per quanto concerne il materiale è stato sperimentato nell'ospedale di Napoli il Sabeol (soluzione saponosa di olio di bergamotto), con il quak si è ottenuta una perfetta sterilizzazione del campo operatorio, ma con perdita di tempo, essendo il metodo abbastanza lungo (maggiore dott. Squillaciott); nell'ospedale di Milano il Citrosil, che ha dato buoni risultati dal punto di vista dell'asepsi, ma ha un odore troppo piccante che non a tutti può riuscire gradevole (maggiore dott. Cc?lcagm). Si fa presente la necessità, che l' Is~ituto chimico farmaceutico militare prepari: catgut secco, ~rchè quello preparato in alcool, pure essendo ottimo, ha l'inconveniente di macerarsi col passare del tempo (r" capitatw dott. Gagliardt) - gesso anidro o per lo meno con minim.t quan6tà di acqua di cristallizzazione (r" capitano dott. Gaglirrrdt) -garze; medicata al iodoformio (meglio se al ,·ioformio, perchè inodoro) i ~z falde: più larghe (r" capitano dott. Gagliardt) - rotoli di garza a margini orlati di 2- 3 centimetri di larghezza, eventualmente trattati al iodoformio c; al vioformio, per le medicazioni dei mastoidectomìzzati e anche per i tamponamcnti nasali anteriori (maggiore dott. Carbone). In generale tut6 si dichiarano soddisfatti del materiale fornito dall'Istituto. ·


ISTITUTO DI CLINICA MEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA

Direttore: Prof. CEsARE FRUCONI.

L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE PROGRESSIVA IN RAPPORTO ALLA MEDICINA LEGALE MILITARE Dott. Rosario lmpallomeni, capitano mcJ:co, assistente militare.

La diagnosi clinica di distrofia muscolare progressiva è talvolta ardua per le difficoltà che, non infrequentemente, si incontrano nel differenziare la forma distrofica muscolare dalle forme di atrofia muscolare progressiva di origine neurale o di origine mielopatica. Ma più ardua ancora può essere, in medicina legale militare, la diagnosi differenziale dalle impotenze funzionali degli arti, così dette fisiopatiche, nelle quali i soli fatti obbiettivabili sono costituiti da atrofie muscolari e disturbi della motilità. Come questi disturbi della motilità sono sotto il dominio della volontà, così le atrofie muscolari possono essere, in vario modo, provocate. Basti pensare alle atrofie muscolari da inattività, o da uso prolungato di apparecchi immobilizzanti. E' evidente, quindi, che ogni progresso nei mezzi di accertamento diagnostico in queste forme di alterato trofismo muscolare abbia una importanza enorme per il perito medico-legale, in quanto gli consente maggiori possibilità per raggiungere con relativa maggior sicurezza e speditezza la diagnosi, e gli permette di formulare, con più tranquilla coscienza, un giudizio medico-legale il più possibile esatto. E' facile comprendere l'importanza di un giudizio diagnostico sicuro e spedito in medicina legale militare. La necessità di una rapida diagnosi è legata a diversi ed importanti fattori. Questi acquistano speciale importanza in alcuni momenti della vita nazionale, specialrne&lte legati ad eventi bellici, nei quali si osservano con particolare frequenza le impotenze funzionali fisiopatiche degli arti. Ed è proprio in quei periodi che è maggiormente sentita la necessità di discernere i sani dai malati, per recuperare i validi ed eliminare gli inabili, per scoprire i simulatori. E' necessano allora giungere ad una rapida e sicura diagnosi, perchè la tempestiva e rapida scoperta di simulazioni può senz'altro imfX!dire il ripetersi di tentativi di inganno, e perchè il riconoscimento dei veri malati porterà alla loro sollecita eliminazione, con il vantaggio economico di una diminuzione delle giornate di degenza e di una disponibilità maggiore di posti letto, in contingenze nelle quali è più sentito ii bisogno di questa disponibilità. Interessanti sono, quindi, per la medicina legale militare i progressi della diagnostica a proposi to di distrofia muscolare progressiva. Questi progressi


840

L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

si sono fatti attraverso gli studi recenti sulla patogenesi e sulla terapia di questa forma morbosa. Il passaggio dalle concezioni patogenetiche 1ocalistiche, ncuromuscolari, a concezioni generali, organiche, da cui ebbero origine le teorie endocrina, credo-degenerativa, metaboliche, consentì una maggiore precisione alle ricerche sulla distrofia, alJargandone il campo di indagine, ricorrendo ai più moderni mezzi di ricerca, compresa l'indagine radiologica. La quale ha già portato un contributo non indifferente alle conoscenze relative a questa miopatia primitiva. La caratteristica fondamentale di questa affezione è l'alterazione del tnr fismo dei muscoli, prevalentemente costituita da atrofia semplice, più evi-

dente su determinati gruppi muscolari, che sembrano i soli colpiti; ma che si accopagna ad alterazioni, variamente apprezz::tbili, di tutto l'apparecchio muscolare, donde il carattere sistemico della affezione. La diversa distribuzione topografica delle alterazioni muscolari evidenti serve a differenziare le diverse forme finora descritte. Oltre al criterio topografico contribuiscono a questa differenziazione le caratteristiche distrofiche della miopatia, quali l'atrofia, la pseudo-ipertrofia, l'ipertrofia vera. Si differenziano così diversi tipi di miopatia primitiva: la forma facio-scapolo-omerale di LandouzyDejerine, la forma giovanile di Erb, la Leyden-Moebius, la Zimmerlin, la femoro-tibiale di Eichorst, la pseudoipertrofica di Duchenne, ed altri tipi più rari. La malattia ha carattere credo-familiare: insorge nell'i nfanzia o ndla giovinezza, ordinariamente prima dei 20 anni; ha decorso cronico, talvolta lungo per decenni, ma inesorabilmente progressivo. Le alterazioni distrofiche si iniziano generalmente nei muscoli della radice degli arri, progrediscono verso i segmenti distali di essi, ove sembrano per lo più scarse, pur essendo possibile dimostrarle, per la caratteristica sistemicità dell'affezione. Sono, inoltre, con notevole frequenza colpiti i muscoli della spalla, del dorso, del bacino. Tutte queste alterazioni muscolari modificano profondamente l'aspetto esteriore, la statica e la dinamica dd corpo, donde una facies miopatica e certe manifestazioni, caratteristiche della speciale topografia delle alterazioni muscolari. Per le alterazioni dei muscoli del dorso, Sfkcialmente degli erettori del tronco, si determina una spiccata lordosi lombare, la più frequente, ma non ll11ica, deviazione del rachidc. Per le alterazioni dei muscoli del bacino e specialmente dei glutei si ha una deambulazione stentata ed un caratteristico e complesso modo di passare dal decubito supino alla posizione ortostatica. Per l'integrità dci neuroni motori periferici, nervi di moto e cellule gangliari deJie colonne grigie anteriori, non si osservano mai, nelle forme pure di distrofia, contrazioni fibrillari dei muscoli evidentemente colpiti e non si ha mai una evidente reazione degenerativa, ma solo una diminuzione della eccitabilità elettrica, ed alterazione della cronassia. Si ha precocemente alterazione dei riflessi, i quali non sono aboliti, ma, per asinergia funzio-


L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

84 I

nale neuromuscolare, o per alterazioni dei rapporti di eccitabi lità tra l'una c l'altra fibra dello stesso muscolo, non sono provocabili. Non si hanno disturbi a carico ddla sensibilità, nè degli sfinteri. Vi sono infine le alterazioni dd ricambio della creatina, dei glicidi e della mioglobina, alterazioni messe in evidenza dalle più recenti ricerche, assieme alle alterazioni pancrcatichc, nelle funzioni di secrezione interna ed esterna. Accenniamo soltanto a queste caratteristiche metaboliche della distrofia muscolare progressiva, perchè la loro trattazione, strettamente collegata con le ipotesi patogenetiche recentemente avanzate, ci allontanerebbe dallo scopo di questa nota. Le alterazioni anatorno-patologiche che l'affezione presenta sono notevoli nei muscoli colpiti, pur essendo rilevabili in tutti i muscoli striati dell'organismo, anche in quelli apparentemente sani, per la già affermata sisternicità della distrofia. · Una prima alterazione riguarda l'aspetto dei muscoli che sì presentano alterati per volume e per colore. L e alterazioni di colore si manifestano con decoìorazione delle fibre e possono essere così accentuate che i muscoli maggiormente colpiti assumono l'aspetto di carne di pesce. Tali alterazioni di colore sono in rapporto con la minore quantità di miocromo che i muscoli distrofici contengono. Importanti ancora le alterazioni volumetriche dei muscoli in toto e delle fibre muscolari. Per le prime si possono aver aumenti o diminuzioni di volume, in rapporto alle alterazioni nello stesso senso delle fibre muscolari, o alla presenza di tessuto adiposo in maggiore o minore quantità negli interstizi tra i fasci muscolari, interstizii che diventano più ampt per l'atrofia dei fasci stessi. Istologicamente le m odificazioni delle fibre muscolari sono eterogenee: accanto a fibre di aspetto normale se ne trovano parecchie atrofiche, ridotte notevolmente di volume,· con scomparsa della sostanza contrattile e con aumento numerico dei nuclei; altre fibre si presentano vacuolizzate, talvolta parzialmente frammentate: altre ancora, ipertrofi.che, notevolmente aumentate di volume, fino a raggiungere larghezze di 20o-250 micron. In tutte queste fibre la striatura trasversale rimane quasi sempre conservata; il numero dei nuclei aumenta. La presenza di fibre ipertrofiche, nelle quali J'ipertrofìa è patologica, è un carattere iniziale della distrofia. In seguito il numero delle fibre ìpertrofich e diminuisce mentre aumenta quello delle fibre atrofiche. Accanto a queste ipertrofie sono frequenti le pseudoipertrofie, dovute alla presenza di abbondante tessuto adiposo nelle masse muscolari. Si ha in questi casi una lipomatosi eccessiva dei muscoli, poichè il tessuto adiposo non si limita a sostituire le fibre atrofiche, m a si sviluppa esageratamente, determinando un aumento del volume che il muscolo presentava in condizioni normali. Donde la pseudoipertrofia. Non sempre però l'aumento esagerato del volume di un muscolo distrofico è espressione di pseudoipertrofia, in quanto nei periodi


842

L'I N DAG INE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA M USCOLARE ECC .

iniziali esso può essere dovuto alia prevalenza numerica delle fibre ipertrofiche su quelle atrofiche. In casi rari si può av~re aumento di volume dei muscoli anche in mancanza di ipcrtrofia e di lipomatosi, perchè le fibre atrofiche vengono sostituite esclusivamente dal connettivo interstiziale, eccezionalmente iperplasico. Il fatto più rilevante, però, nelle alterazioni muscolari distrofiche è costituito dalla diminuzione del miocrorno ndle fibre muscolari, diminuziQne che sembra non si verifichi nella atrofia semplice, nè in quella consecutiva a lesioni nervose. Oltre alle alterazioni anatomiche dd tessuto muscolare sono state rilevar~ alterazioni di altri apparecchi, evidenziate in grado diverso, a seconda delle varie teorie patogenetiche, a sostegno delle quali sono state valorizzate. L a caratteristica della distrofia muscolare progressi va, rilevata specialmente dallo Charcot, è l'assenza di qualsiasi alterazione nervosa. Ciò non astante in alcuni casi sono state descritte alterazioni nelle colonne grigie anteriori della midolla spinale, consistenti in minori dimensioni delle .celiule gangliari. Ma trattandosi di casi gravi ed inv~terati è molto probabile .che queste alterazioni, le quali d'altra parte vengono da qualcuno messe in dlubbio, non siano la causa della distrofia, ma siano secondarie alla inattività dei relativi gruppi muscolari distrofici. Inoltre lesioni nervose degenerative sono state descritte nel diencefalo e nel mesencefalo, e nella midoHa, a carico delle colonne grigie anteriori, e nel sistema extra-piramidale; infine alterazioni del simpatico, dei nervi periferici, delle placche nervose motrici. Trattandosi, però, di lesioni minime e circoscritte, incostanti, rilevate in uno scarso numero di casi, non rispondenti all'entità delle alt~razioni distrofiche, esse non sono ritenute dai più, come proprie della distrofia muscolare progressiva, anche perchè sono possibili forme intermedie tra l'una e l'altra forma di miopatia, forme che sono di meno facile differenziazione ed alle l~ uali è molto probabile siano appartenuti i casi nei quali sono state rilevate queste alterazioni degenerative del sisteqta nervoso. In alcuni casi, e con scarsa frequenza, sono state rilevate alterazioni di ghiandole a secrezione interna. Si tratta verosimilmente di associazioni morbose nelle quali la malattia endocrina non ha che rapporti di concomitanza, con la distrofia muscolare. Con relativa maggiore frequenza, tra le alterazioni di ghiandole a secrezione interna, è stata rilevata calcificazione dell'epifisi. Alterazioni scheletriche scarse e non sempre reperibili, come atrofie ossee e frammentazione di nuclei epifìsiari, sono state anche descritte, ma in un numero limitato di casi, con manifestazioni distrofiche piuttosto avanzate. Esse possono verosimilmente essere dovute alla inattività degli arti colpiti. Esistono infine le alterazione croniche degenerative del pancreas, che sono state messe in evidenza da Gino Meldolesi nei protocolli di autopsia di tre casi, unici, secondo questo A., nella letteratura precedente, da lui esami-


L'INDAGIN E R:\DIOLOGICA :"ELLA DISTROFIA MU!'COLARE ECC.

843

nata, nei quali sia stato studiato e descritto lo stato anatomico del pancreas. A questi si aggiungono i reperti di autopsia di due casi esami nati da Bompiani e Mel dolesi , i quali hanno rilevato grave e diffusa sclerosi pancreatica.

Tali reperti il Mddolesi mette in rapporto con le frequenti alterazioni funzionali del pancreas da lui rilevate nella sua numerosa casistica, la cui più espressiva affermazione è data dalla frequente e talvolta grave deficienza del chimismo pancreatico. A questi reperti si associa il frequente rilievo di sofferenze duodenali. Dall 'insieme di queste nozioni anatomiche è evidente quale contributo possa portare l'indagine radiologica allo studio della miodistrofia progressiva. Essa, infatti, utilizzata nella ricerca delle varie alterazioni descritte, ha contribuito al rilievo, oltre che delle alterazioni dell'apparecchi•) muscolare anche a quello delle alterazioni dei diversi organi che, secondo le varie teone patogenetiche, sono interessati in questa affezione. Però le indagini su alcuni apparecchi, per l'incostanza con la quale si manifestano le lesioni ad essi riferiti e per la non chiar:t loro partecipazione al processo morboso, non hanno raggiunto risultati che per costanza o specificità di rilievo abbiano valore reale per la diagnosi. Le indagini in altri organi hanno invece dato risultati così probativi da acquistare notevole valore diagnostico. Sui risultati di queste indagini, già segnalate da Gastone Meldolesi, indagini che ho potuto eseguire in alcune diecine di casi di miodistrofia, intendo richiamare l 'attenzione del perito medico-legale militare, esponendo fatti di frequente cd evidente rilievo, che per questi caratteri sono da considerarsi sintomi di effettivo valore per la diagnosi (1).

Un primo ed importante ordine di rilievi radiologici è quello che st riferisce alle indagini sui muscoli. Dei ri ~ul tati dì esse nella miodistrofia s1 sono occupati per i primi Meldolesi c Garr etto. Questo è un cap itolo piuttosto nuovo della Radiodiagnostica, che va impostato, anzitutto, con uno studio sistematico della normalità muscolare nelle diverse condizioni fi~iologich e della rilassat-::zza, della contrazione, del lavoro, della fatica. Le indagini fin 'ora eseguite sono state condotte sug~i arti, dove le parti molli sono prevalentemente costituit':! di tessuto muscolare, pur avendosi conoscenza di speciali immagini da muscoli riltvabili in varie regioni del tronco. Qui, però, lo studio dei muscoli è comprensibilmente più arduo e deve necessariamente seguire le indagini sugli arti. E' da queste ultime che cleri(1) I malati da mc studiati app:•rtengon o olb ca>istica del prof. Gi no Mcldolcsi. che sen titamente ringrazio txr avermene con~:csso lo studio.


844

L'INDAGI:"'E RADIOLOGIC:\

:"'ELLA DISTR()FI!\

MUSCOLt\RE ECC.

..

Fig. r . Mu scoli dd

polp~ccio

normnli.

vano le nostre conoscenze, ancora non approfondite, di fisiologia e patologia radiologica muscolare.

La tecnica che noi adoperiamo è fondata su radiazioni poco penetranti, di discreta intensità. Si adegua la penetrazione ed il tempo di posa all'età del soggetto ed allo spessore delle mas~e muscolari che ci interessano. Usiamo


L'INDAG INE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA M USCOLAR E ECC.

Fig. Muscoli del pc 1fl'accio

845

2. 111

miodisuofiço.

tensione di KV. mass. 35-45, intensità di mA. 6o, distanza di m. 1 , posa di 2"- 4", schermi di rinforzo e diaframma antidiffusore. Con questa tecnica un muscolo normale non affaticato e rilasciato, presenta immagine radiografica dei ventri muscolari compatta ed uniforme, che si distacca nettamente dal sottocutaneo e dai tessuti di sostegno che hanno


846

L ' INDAGINE RADIOLOGICA NELLA P ISTROFIA MUSCOLARE ECC.

Fig. ·3· Muscoli del polpaccio in pscudoipenrofia.

una diversa densità. L 'immagine diventa più complessa quando per ragioni topografìchc si ha sovrapposizione di diversi capi muscolari e di tendini, che, rivelandosi ciascuno con immagini proprie, dànno un complicato disegno di masse muscolari. Per l'interpretazione di queste immagini complesse è quindj necessario tener conto dei rapporti topografici regionali dei diversi muscoli


L'INDAGINE RADIOLOGICA i'-iELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

847

r. della proiezione. Difatti, già normalmente, variando ìa proiezione di uno stesso muscolo si hanno immagini divers~ . Un esempio cc.: lo fornisce l'immagine radiografica del polpaccio, la quale è prevalentemente costituita dall'ombra del muscolo tricipite surale. In proiezione quasi laterale il polpaccio normale presenta, con una certa frequenza, una immagine spcciaJe, costituita da un rafe meiliano tra due masse di compattezza uguale: aspetto che l'ana-

Fig. 4· C.. so Napoli:

Duodeno ipoton•co in posizione eretta.

tomia descrittiva ci fa agevolmente interpretare e riferire al muscolo gastrocnemio, con i suoi due ventri muscolari, costituiti dai due muscoli gemelli, le cui fibre si uniscono lungo una linea mediana su una aponevrosi comune. Se questo stesso polpaccio noi lo mettiamo in laterale perfetta scompare l 'immagine caratteristica, che viene sostituita da una immagine muscolare omogenea. Diverso dall 'immagine muscolare normale è l'aspetto dei muscoli distrofici. In questi l'immagine muscolare perde la sua compattezza ed appare sol-


848

L' INDAGINE RAD!OLOG!CA NELLA DISTROFI1\

MUSCOLARE ECC.

cata, secondo il decorso normale delle fibre che costituiscono il. muscolo, da lunghe strie lineari, per io più longitudinali , più chiare, sottili, nette. ordina-

riamente di uniforme larghezza. Questo aspetto di striatura longitudinale si rileva assieme alle variazioni di volume del muscolo colpito, variazioni in più o in meno a seconda che ci si trovi davanti a fatti di atrofia o di pseudo ipertrofiJ. Nel primo caso l'aspetto a strie longitudinali si rileva in una immagine muscolare di dimensioni ridotte. Nel secondo, invece, le dimensioni dell'ombra del muscolo sono aumentate, spesso notevolmente, e l'aspetto a strie diventa più evidente per un più netto contrasto tra strie chiare e strie scure e per una maggiore ampiezza di queste strie. Si può agevolmente dedurre che le strie chiare siano determinate dalla presenza di tessuto grassoso o connettivo negli interstizi tra i fasci di fibre non cadute ancora in atrofia, le quali determinano la formazione delle strie scure. Caratteristico è l'aspetto distrofico del gastrocnemio. Per il decorso obliquo delle fibre muscolari verso il rafe mediano, la striatura delle masse carnose distrofiche dei muscoli gemelli è anch 'essa obliqua e si inserisce sul rafe, determinando una speciale immagine che, per similitudine, pu0 definirsi a penn.: di gallina, o a spina di pesce, come l 'hanno chiamata Mel dolesi e Garretto. Questo disegno muscolare a strie non è però patognomonico della miodistrofia. Quasi identico disegno si rileva anche nell'atrofia muscolare neurogena di Charcot- Marie. Ma una differenziazione anche radiologica, tra queste due forme di miopatia è possibile per il carattere di sistemicità della miodistrofia. Mentre l'aspetto a strie si rileva solo nei muscoli atrofici nella forma di miopatia di Charcot- Marie, nella miodistrofia questo aspetto si presenta non solo sui muscoli evidentemente colpiti, ma su tutti i muscoli, anche su quelli a trofismo e funzioni apparentemente normali . Così avviene che, se si esamina il muscolo tricipite surale, si troverà costantemente l'immagine penniforme nella distrofia muscolare progressiva, mentre nella forma neurogena, si potr1 rilevare questa immagine solo se il muscolo è colpito dall'atrofia. In questo caso il confronto con i muscoli indenni chiarirà la diagnosi. Disegno muscolare a strie si può qualche volta rilevare se si esaminano i muscoli in malattie del ricambio, ad esempio: il diabete. L'interpretazione di questo rilievo sarà allora Jppoggiata sui segni clinici d eli 'affezione del ricambio e sulla mancanza di alterazioni del trofismo dei muscoli che questo aspetto presentano. Un ultimo rilievo muscolare nella miodistrofia è possibile fare su masse muscolari apparentemente colpite da pseudo- ipertrofia. Accade che in masse muscolari sicuramente distrofiche, notevolmente aumentate di volume, ritenute pseudoipertrofiche per la loro flaccidità e per ]a loro deficienza funzionale, non si rilevi all'indagine radiologica l'aspetto a strie descritto, pur essendo evidente l 'aumento di dimensioni della massa muscolare, che si presenta


L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

849

con una immagine radiografica uniforme e compatta, come quella dei muscoli normali. Questo reperto può essere correttamente interpretato tenendo presente che nella miodistrofia fibre ipertrofiche possono in un primo stadio, avere la prevalenza sulle fibre atrofiche, determinando una ipertrofia patologica della massa muscolare colpita. L'aspetto compatto, determinato in questo caso dal sovrapporsi delle fibre ipertrofiche alle fibre atrofiche, può renderei

Fig. 5Caso De Angelis: Disegno duodenale tendente al tipo reticolarc, anche nel bu lbo. in posizione eretta.

edotti dello stadio iniziale della affezione. Ciò dimostra le possibilità dell 'indagine radiologica dei muscoli nella distrofia muscolare progressiva, i cui rilievi se correttamente valutati nel quadro clinico ddl'affezione possono mettere in evidenza fatti che solo la biopsia potrebbe chiarire. D'altra parte può avvenire che anche l'indagine radiologica rimanga infruttuosa. In stadii iniziali di miodistrofia, nelle quali l'ipertrofia delle fibre, pur prevalendo sull'atrofia, non è tale da determinare un aumento valutabile del volume museo4 -

Giornale di medicina militar<'.


850

L'INDAGINE RADIOLOG ICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

lare, l'indagine radiologica può rilevare una immagine muscolare non differenziabile da una immagine normale. Ma in questi stadii anche la sintomatologia clinica può essere indecisa.

••• Un altro complesso di rilievi interessanti è possibile cogliere all'indagine dell'apparecchio digerente, specialmente nel tratto gastr~duodenale. Anche in questo campo l'indagine è stata aperta dai Meldolesi, in seguito al rilievo fatto da uno di loro, e già accennato, di una frequente meiopragia pancreatica nella miodistrofia. A carico dello stomaco ho potuto rilevare che esso non presenta alcuna caratteristica morfologica speciale della distrofia muscolare progressiva. Il tipo morfologico rilevato è ~empre riferibile al tipo di costituzione individuale del soggetto. Poichè nei soggetti affetti da miodistrofia il tipo costituzionale che prevale appartiene alla prima combinazione morfologìca si ha più frequentemente il rilievo di uno stomaco lungo, ipotonico, riferibile all'abito astenico dd paziente. Non si rilevano generalmente anomalie della cinesi e dello svuotamento dello stomaco. Talvolta, poichè è dato di rilevare in qualche caso una tendenza all'ipertonia del piloro, si ha un modico ritardo di svuotamento gastrico. In alcuni casi è possibile rilevare, specialmente sulla grande curvatura o sulla faccia posteriore dell 'antro gastrico, delle impronte, mai notevoli, che variano o scompaiono con i cambiamenti di posizione. Esse sono più evidenti nelle proiezioni oblique e nei casi avanzati. Ma il loro rilievo non è eccessivamente frequente. Più proficuo è lo studio dell'ansa duodenale. Anzi in questo breve tratto di intestino si mostrano i segni che possiamo dire più caratteristici, per quel che riguarda l'apparecchio digerente, della miodistrofia. Questi segni ricordano quelli rilevati da ormai numerosi osservatori nelle pancreatiti croniche, talvolta nelle subacute (Viviani), e nelle duodeniti. Ed è verosimile che alle già rilevate alterazioni pancreatico-duodenali, detti segni radiologici debbano essere riferiti. Una prima osservazione riguarda l'ampiezza dell'ansa duodenale. La quale si può presentare più aperta che dì norma. Questa apertura dell'ansa è, quando si rileva, e ciò non avviene di frequente, di modico grado, e può essere totale o parziale. Questo segno, che si rileva per lo più nei miodistrofici avanzati, può accompagnarsi ad impressione sull'antro gastrico. Si può allora avere tendenza a disposizione orizzontale del bulbo duodenale. L 'orìzzontalizzazione bulbare contribuisce all'apertura del ginocchio superiore del duodeno, che spesso è l 'unica manifestazione di una aumentata ampiezza dell'ansa duodenale.


L"INDAGINE RADI OLOG ICA NELLA DISTROF IA MUSCOLARE ECC.

851

Si rilevano poi alterazioni funzionali del duodeno, in rapporto al tono ed alla peristalsi, che sono in grado maggior~ o minore, costantemente depressi. Specialmente evidente è uno stato d1 ipotonia di tutto il duodeno. Non ho mai rilevato l'ipermotilità bulbare che è stata descritta nelle pancreatiti croniche ~ nelle duodeniti.

Fig . 6. Caso NccJ:i: Tendenza ad orizzontalizzazione del bulbo duo · denalc, con lieve apertura del ginocchio superiore in duodeno ipotonico : posizione eretta.

Un'altra osservazione che ho potuto fare, a proposito di alterazioni funzionali del duodeno, è l'assenza di movimenti pendolari, che pure ho osservato con notevole frequenza nelle duod~ niti. Qualche volta ho potuto rilevare la visualizzaz ione della ampolla di Vater. Non credo che a questo reperto si possa assegnare un particolare valore diagnostico. · Di notevole valore sono, al contrario, le alterazioni di disegno che, quasi costantemente, la mucosa duodenale presenta. Dico quasi perchè queste alte-


852

L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

razioni talvolta mancano, o sono di difficile interpretazione, specialmente nei casi iniziali. Ma è difficile che ciò accada nei casi manifesti, con eccentuate alterazioni muscolari. Qu-este alterazioni di disegno sono specialmente evidenti sulla seconda voluta duodenale, pur essendo presenti anche sulle altre porzioni. Variamente combinate con lo stato di ipotoni.a. che ho ricordato

Fig. 7· Clso Scaramclli: Disegno rcticol.lrc su tutta l'ansa duodenale, posizione p1'0n3.

dianzi; esse variano con i cambiamenti di posizione e si rendono più evidenti in posizione prona, mentre lo sono meno nella posizione eretta. In questa posizione, quando lo stato di ipotonia duodenale non è accentuato, il disegno mucoso è meno ricco di dettagli, ma conserva le caratteristiche del disegno in posizione prona, pur notandosi una prevalenza di plicatura longitudinale sul disegno trasversale delle valvole conniventi. Se, invece, l'ìpotonia è marcata, per la scarsezza di tono delle pareti, il liquido baritato passa attraverso alla


L'INDAGINE RADJOLOGIC A N ELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

853

seconda voluta come se caciesse in un tuho ìn ~rte, senz-1. resistenze. Si disegna allora una seconda voluta con l'aspetto di un filo opaco, più o meno spesso, irregolare, qua e là bipartito, simulante strie longitudinali sottili, che possono venire interpretate come pliche atrofiche, mentre l'esame in posizione prona non rileva atrofia di disegno. In quest'ultima posizione, invece, il disegno

Fig. !1. Caso Ugolotti: Apcnur:1 di tu1t:1 l" ansa duodenale, co n disegno irr·egobrc grossobno: proiezione obliqua, d isu:s~ .

mucoso si rende evidente perchè, per la compressione sul clinoscopio, le pareti duodenali si accollano l'una all 'altra, ed il liquido baritato si modella sulle superfici mucose a contatto che deve percorrere. I tipi di disegno che, specialmente in questa posizione distesa, si rilevano, possono essere riferiti: - ad un tipo reticolare, che a maglie piuttosto piccole è rj}evabile solo sulla seconda voluta, e si trova nei casi recenti, mentre nei casi avanzati


854

L 'INDAGINE RADIOLOG ICA NELLA DISTROFIA MUSCO LARE ECC.

un aspetto reticolare a maglie più ampie può ancora manifestarsi, interessando anche la porzione bulbare; - ad un tipo grossolano con valvole conniventi che conservano la normale disposizione ma si preY...ntano di aumentato spessore, con mc1sure alcune volte profonde, altre superfioali, appc::na acn::nnate;

Caso

Sold ano:

Fig. 9· Colccistogra fìa : 'isualizz.azionc dd del coledoco nella prova d i Bronncr.

cistico

c

- ad un tipo irregolare, disorganizzato, a pliche anche qui grossolane, anche più spesse che nd tipo precedente, irregolarmente disposte e profonde, per lo più trasversali. Nella valutazione di questi aspetti bisogna tener presente che non bastano i criteri topografici di disposizione d-elle pliche mucose per giudicare se sia o no alterato il disegno duodenale. Se, difatti, è frequente nella prima porzione un disegno in contrazione di tipo longitudinale, mentre è di tipo trasversale nelle sezioni successive, può anche accadere di os~ervare in duoden't


L'INDAGINE RADIOLOGIC:A NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

8SS

normali un disegno trasversale sul tratto più alto della prima porzione, e plicatura longitudinale per un tratto esteso della seconda voluta, fin verso la papilla. Hanno dunque significato patologico le alterazioni morfologiche delle pliche mucose, non le variazioni della loro disposizione topografica. Un ultimo tipo di disegno duodenale patologico, che potremo chiamare ipotonico, si ha quando una valida peristalsi gastrica inonda di liquido baritato un duodeno a tono depresso. Si rileva allora quasi scomparsa delle valvole conniventi, che si mostrano appena, con incisure superficiali, su tutta l'ansa, la quale appare tozza, quasi ectasica, con iniezione talvolta durevole di tutte e tre le volute duodenali. Degno di nota è il rilievo che le alterazioni a carico del duodeno e specialmente del suo disegno mucosa sono tanto più gravi e manifeste quanto più gravi ed estese sono le alterazioni distrofiche muscolari evidenti, e quanto più avanzata è l'età del paziente. Nei miodistrofici adulti ho sempre trovato le alterazioni duodenali più evidenti e più grossolane. Oltre a questi segni radiologici a carico dell'antro gastrico c del duodeno non si osservano fatti di grande rilievo nelle rimanenti sezioni intestinali. A carico del digiuno-ileo si rileva ipermotilità con rapido transito, fatto di frequente osservazione ndle malattie duodenali. . A carico del grosso intestino non si rilevano segni che abbiano speciale importanza in rapporto alla distrofia muscolare progressiva. Riassumendo, quindi, i segni più importanti che l'indagine radiologica dell'apparecchio digerente può mettere in evidenza, sono costituiti dalle alterazioni estrinseche ed intrinseche del tratto antropilorico-duodcno. L'interpretazione di questi segni non è facile. Essi debbono esser-e considerati come tutti gli altri sintomi clinici e valutati in rapporto alla sintomatologia fisica obiettiva dei singoli casi ed ai risultati delle altre indagini. Comunque possano essere interpretati, essi conservano tuttavia, notevole valore per la diagnosi di distrofia muscolare progressiva, perchè di rilievo piuttosto frequente anche se in entità ed in grado variabili e talvolta appena apprezzabili nelle forme ancora recenti.

Un'ultima serie di rilievi sono il risultato di ricerche che ho condotto mediante la colecistografia in un piccolo gruppo di rniodistrofici, nei quali era stato accertato un stato di deficienza del chimismo pancreatico, studiato mediante duodeno-sondaggio. Ho eseguito in questi soggetti due indagini colecistografiche, praticando nella prima la normale prova di Bronner con la somrninistrazionc di tre torli d'uovo. Nella seconda, che eseguivo a circa una settimana dalla preo..:dente, modificavo la prova dello svuotamento, aggiungendo ai tre torli d'uovo che


856

L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

prima della somministrazione dei torli d' uovo: cm .'2 22,90.

prima dei torli d'uovo: cm.'2 16,80.

un• ora dopo t tori i : cm.2 13,58. 45' dopo i torl i : cm.'2 8,10.

due ore dopo 1 torli : cm.'2 10,25.

70' dopo i torli cm.2 4 ,55

• due ore e 45' dopo 1 torli: cm.2 11,43.

Fig. IO. Caso Fc1oni: calchi tlt colccis!Of,'Tammi: a) prova di svuolamcmo con soli !orli d 'uovo; b) prova di svuot.tmcmo con torli d"uov<> c fcs1.1l.

tre ore e 15' dopo 1 tori i: cm.~ 12,55.


L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC.

857

somministravo tre confetti di Festa!, preparato contenente i fermenti pancreatici lipolitico, amilolitico, proteolitico, protetti da uno speciale involucro dall'azione del succo gastrico, perchè giungess~ro inalterati in duodeno. Ho potuto notare che in tutte e due le prove la vescicola biliare si visualizza con un'ombra piuttosto tenue. Dopo la somministrazione delle uova, si visualizzano molto frequentemente il dotto cistico ed il coledoco, sia somministrando soltanto i torli d'uovo, sia aggiungendo a questi i fermenti pancreatici. Dopo la somministrazione di sole uova la vescicola biliare si contrae lentamente e si svuota in ritardo o non si svuota mai del tutto. In questa ultima evenienza, dopo un periodo variabile tra h. I ,40 ed b. 2,45, si vede l'ombra vescicolare tornare ad aumentare un po' di ampiezza e diminuire di .' opac1ta. Dopo la somministrazionc di uova e fermenti pancreatici la vescicola biliare inizia lo svuotamento con un ritmo più rapido che nella prova con i soli torli e raggiunge costantemente uno svuotamento totale. Questo viene raggiunto in un tempo più breve del normale nei casi a ritardato svuotamento nella prima indagine, in tempo normale o un po' più lungo nei casi ad incompleto svuotamento nella prima colecistografia. E' evidente l 'iportanza di questi rilievi. La visualizzazione del dotto cistico e del coledoco, l'incompleto svuotamento vescicolare alla Bronner sono fatti già segnalati nelle pancreopatie croniche e, pertanto, riferibili allo stato di meiopragia pancreatica, accertata nei casi sottoposti a queste indagini, c frequente nella distrofia muscolare progressiva. Il nuovo aumento d'ampiezza della vescicola biliare è dovuto, con tutta probabilità, allo stimolo biligcnetico che i torli d'uovo possono esercitare oltre allo stimolo colecistocinetico, stimolo biligenetico che ha modo di manifestarsi in una vescicola biliare visualizzata , quando non è stato sufficientemente efficace lo stimolo colecistocinetico. Il più importante rilievo è l'accelerazione del ritmo di svuotamento e lo svuotamento totale della vcscicola biliare dopo la somministrazione dci fermenti pancreatici deficienti. E ciò non-tanto in rapporto alla miodistrofia, ma in quanto dimostra quanto sia importante la partecipazione di un fattore pancreatico al meccanismo della colecistocinesi. E' logica deduzione di questo 1 ili evo che nelk pancreatit_ i, nelle quali esiste insufficienza di secrezione esterna pancreatica, l'incompleto svuotamento vescicolare sia dovuto alla mancata digestione dei torli d'uovo, alla mancata scissione delle sostanze che costituiscono questi torli, specialmente delle lecitine, che nella massima parte vengono attaccate dalla lipasi pancreatica. Quindi è a questa deficienza del chimismo pancreatico che va riferito l'incomple~o svuotamento della vescicola biliare nelle pancreopati-e, non alle disfunzioni duodenali da duodenite o da aderenze pericefalopancreatiche, che costituirebbero un ostacolo meccanico al normale deflusso biliare ed all 'a-


858

L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE FCC.

pertura dello sfintere di Oddi, secondo i concetti. che il Salotti espone nella Relazione al Congresso dì Radiologia di Venezia. Rimane pertanto dimostrato che lo stato del chimismo pancreatico è un fattore non trascurabile nel meccanismo della colecistocinesi e che esso va studiato, nel ritardato ed incompleto svuotamento vescicolare, per non riferire alla colecisti fatti di cui può essere causa uno stato di ipofunzione del pancreas.

• •• Questi che ho fin qui sinteticamente descritti sono i risultati più importanti cht: l'indagine radiologica ha raggiunto nello studio della distrofia muscolare progressiva. La loro importanza diagnostica è evidente, anche se questi rilievi non sono caratteristici esclusivamente della distrofia muscolare progressiVa. Altri campi, oltre quelli sui quali ci siamo trattenuti, l'indagine radiologica ha percorso in questa affezione, ma con risultati incostanti e poco caratteristici o con legami piuttosto lenti con la malattia che ci interessa. Sono stati così studiati la funzionalità diaframmatica, la lassezza delle articolazioni, specialmente della spalla, dove più frequenti sono le alterazioni distrofiche, e lo scheletro. Di questo è stato il cranio ad essere più accuratamente studiato per il rilievo di calcificazioni della epifisi e di afterazioni rnorfologiche e volumetriche della sella turcica. Come tutti gli altri mezzi di indagine, quella radiologica non raccoglie che sintomi, i quali debbono essere passati al vaglio della critica clinica. I rilievi che abbiamo esposti non sono che sintomi radiologici relativi allo stato di organi interessati nel processo patologico della miodistrofia progressiva, sintorni che concorreranno a formulare una diagnosi più precisa e più completa. Caratteristiche queste di non lieve portata per una diagnosi, specialmente quando su questa diagnosi deve essere fo:-~dato un giudizio medico-legale. Considerando le difficoltà che si possono incontrare nella diagnosi differenziale tra distrofia muscolare progressiva ed impotenze funzionali f\siopa· tiche degli arti, l'A. descri-ve un complesso di sintomi radiclogici che si possono mettere in evidenza a carico dei muscoli, dell'apparecchio digerente e della vescicola biliare nei miodistrofìci. AuTORLASSUNTO. -

BIBLIOGRAFIA.

Anatomia patologica. - Utct, 1930. B ECC HINI: Le sindromi addominali assodate. Relazione al XII Congresso N az. di Radiologia Medica, Venezia, 19.~6. B EN.~ SSI: Abbozzo del quadro radiofo(ji,·o della pancreatite cronica. Rivista di Radiologia e F isica Medica, 1931, v. VI. A scuOFF:


L'INDAGINE RADIOLOGICA NELLA DISTROFIA MUSCOLARE ECC .

859

DALL'AcQUA: Osservazioni sulle dùt,·ofìe muscolari progressive con particolare riguardo aJ ricambio biochimico. - Arch. di Patologia e C linica Medica, 1935, v. XlV. D'ANTONA: Sulla probabile patogenesi diencefalica di alcune forme di miopatie progressive. - Minerva Medica, 1935, v. I. FERRJO: LA diagnosi clinica delle malattie interne. -· Utet, 1932. FuMAROLA: Le malattie del midollo spinale. - In: Trattato ltal. di Mcd. inte1 na, a cura dell' l. B. 1., ~1iìano, 1931. GAsBA.RRINI: Pancreatite acuta e cronù·a. - Rclazion::: al XXXVII Congresso dc.:lla Soc. Ital. di Medicina Interna, r931. KEN KuRÈ: Ueber die Pathoge11ese der Dyjtrophia mujco/ontm progt·essiva. - Klinische Wochenschrift, 1927. KEN KURÈ e SHIGEO 0KtNAKA: 8ehandlut1g der Dystrophia muscoiorum progressiva durch kombinierte lniektio11e11 von Adre11a/in und Pi/ocarpin. - Klin. Woch., 1930. KoEHLER: Limiti del normale ed inizi del patologico in Roentgendiagnostica. - Milano, 1932. LtNDBLOM: Des altet·ations Roemgenologiques de l'estoma,· et du duodenum dans /es pancreatites. - Acta Rad:ologica, 1928. MATTI ROLO: Malattie del midollo spinale. - In: T r:mato di Medicina Interna, cd. Mi· nerva Medica, 1936, v. V. MELDOLESI GASTONE: Indicazioni limiti e rùultati dell'indagine 1·adiologica nella distrofia muscolare progressiva. - Nuntius Radiologicus, 1937. MELDOLESI GASTONE: Studio mdiologico sulle alterazi011i del pa11creas nella distrofia mu· scolare progressiva primitiva. - Quaderni di radiologia, 1937. MELOOLESI e GARRETTO: Sull'aspetto radiologico dei muscoli in alcutlt: miopaeie (nella forma pt·imitiva c nella forma neuromiogena tipo Charcot- Marie). - Il Policlinico, Sez. Medica, 1937. Mu.OOLESI Gl!-;0: La miopatia primitiva cronica progressiva. - Ed. Pozzi, '935· MELDOLESI GINO: Clinica, Patogenesi e Terapia della distrofia muscolare progressiva. Minerva Medica, 1937. PoRTA: Sulle sindromi miodistwjiche. Modeme concezioni patogenetiche sulle miodistr()fie. - Il Policlinico, Scz. Pratica, 1932. PoRTA E RovERSI: L'indagine radiologica delle malattie del pancreas. - Ed. Minerva Medica, '934· SALOTTI: LA radiologia delle sindromi 11ddcminali a;soàate. - Relazione al XII Congresso Naz. di Radiologia Medica, Venezia, 1936. SICILIANO: Distrofia muscolm·e progressiva e turbe endocrine. - Il Policlinico, Sez. Pratica, 1929. STRUEMPELL: Trattato di patologia sprcial.: medica e terapia. - Ed. Vallardi, 1922. VIVIANr ED 0RLANDINI:

Le pancreatiti nell'indagine radiolop,ica. -

e fisica medica, 1931, v. V.

·

---"-=~·~111

·-=----

Rivista di Radiologia


ISTIT UTO DI MEDICINA LEGALE E DELLE ASSICURA Z IONI DELLA R . UNIVERSITÀ DI PAVIA

Direttore: Prof. LEONE l..ArrES

Ospedale Militare di Milano. D i rettore : ten. col. med ico S 1RO FADDA

INABILITÀ PSIClllCA AL SERVIZIO MILITARE E RESPONSABILITÀ PENALE Prof. Domenico Viola, maggiore medico, libero docente di medicina legale.

Talvolta ai pentl medici vengono posti quesiti inerenti alla re~ ponsa­ bilìtà penale in applicazione agli articoli 56 e 57 del C. P. per il R. E . (e per la R. M.), ed all'art. 88 del C. P. comune, relativamente ad imputati per i quali è stato pronunziato giudizio di inabilìtà militare per malattia mentale. Come è noto il vigente codice penale militare all'art. 56 stabilisce eh.: « non vi è reato se l'imputato trovavasi in stato di assoluta im becill.ità, eli pazzia o di morboso furore quando commise l'azione ». Il vigente codice penale comune stabilisce all'art. 88 che <<non è imputabile chi al momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere o di volere ~> . Mal grado la diversa dizione il criterio della infermità di mente per il diritto penale militare corrisponde sostanz.ialmente a quello del diritto penale comune. Secondo il concetto corrente del diritto penale militare si h a infermità di mente atta ad escludere l'imputabilità, quando esista uno stato di malattia m entale capace di togliere al fatto criminoso il carattere di « dolo »; cioè quando la malattia di mente è tale da annullare la volontà del fatto in sè, o la coscienza eh~ tale fatto è o può essere contrario ai legittimi interessi dello Stato o di altri. Nella dottrina penale comune prevale il criterio che non ogni forma di incoscienza o dì assenza di libertà volitiva esclude l'imputabilità, ma solo quelle form e che traggono origine da una infermità fisica o psichica. Dati questi fondamenti concettuali può accadere talora che in occasione di uu fatto criminoso (sia in campo civile che militare) quando vi sia stato o sopravvenga il giudizio di riforma dal servizio militare per malattia men tale, taluni peri ti o patrocinatori siano indotti a poggiare su questo giudizio di ri forma argomentazioni deduttive tendenti a comprovare la esistenza di uno stato di infermità mentale ai fini penali.


INABIUTA ' PSICHICA AL SERVIZIO MILITARE E RESPONSABLLITA ' PENALE

861

Sembrami opportuno quindi stabilire che non esiste nè può esistere ·giuridicamente alcun rapporto fra inabilità psichica al servizio militare ed irresponsabilità penale. E' chiaro che il giudizio di riforma per malattia mentale, cioè la diagnosi di « vizio di mente » autorevolmente comprovata, pronunziato prima o dopo il fatto criminoso non è utilizzabile ai fini giudiziari, perchè non realizza la situazione richiesta dal codice penale che la malattia di mente esisteva « al momento del fatto »; occorre in tali casi provare che la malattia di mente già pre<:edentemente constatata, sussisteva anche ed ancora al momento del fatto criminoso, oppure che la malattia accertata in sede di arruolamento già preesisteva ed era presente al momento dd delitto. In

questi çasi quindi il giudizio di inabilità al servizio militare per malatti.l mentale non costituisce che la impostazione di un problema medico-legale che va esaminato e risolto. Limitandoci al campo penale militare è evidente che quando un militare che abbia commesso un reato viene riconosciuto affetto da una malattia mentale per cui la manifestazione delinquenzale è da ritenersi dovuta ad uno di quegli stati morbosi che rientrano nei termini del C. P. militare, il giudizio di irresponsabilità penale scaturirà dalla diagnosi clinica, indipendentemente da un eventuale giudizio di inabilità al servizio che il C. P. militare non richiede affatto debba coesistere. Tuttavia fuorj dei limiti delle situazioni medico-giuridiche qui sopra prospettate, possono verificarsi in campo applicativo generalizzazioni scientificamente errate e penalmente pericolose, che costringono il Magistrato a duro lavoro di analisi e di critica per portare speciose argomentazioni nei confini legittimi della giustizia penale. Ciò quasi mai si verifica nei casi di grave malattia che sono i più semplici ma i più rari; frequentemente invece il semplicismo di meccaniche considerazioni deduttiye trova applicazione nella grigia massa, incompletamente definibile dal punto di vista clinico, delle disarmonie psichiche in soggetti con sfumature più o meno accentuate di perversione degli istinti e di squilibrio della mente, fra i quali si trovano il maggior numero di coloro che presentano note di « anomalia del carattere e della condotta » che ben spesso e giustamente portano alla riforma per la inadattabilità del soggetto alla vita collettiva ed alle restrizioni della vita militare. Ora è precisamente dalla grande massa di questi soggetti psichicamcnte poveri, che facilmente affiorano wloro che dcJinquono sia in ambiente militare che in ambiente civile. Trattasi il più spesso di piccola delinquenza dovuta prevalentemente a passività morali piuttosto che a tendenze perverse. Mantenendoci nel nostro campo militare, è appunto qui che sorge in modo istintivo il dubbio scientifico e di coscienza, quando si sia chiamati ad esprimere pareri peri tali in applicazione all'art. s6 e 57 del c. p. militare;


862

!NAI3!LITA. PSICHICA AL SERVIZIO MILITARE E RESPONSAIHLITA. PENALE

infatti in caso di reato possiamo ritenere questi soggetti totalmente o parzialmente irresponsabili, solo perchè, o appunto perchè, li giudichiamo imdatti all'ambiente collettivo militare in seno al quale si manifestò la realizzazione criminosa da loro operata ? Impostato così il problema potrebbe sembrare scientificamente e giuridicamente corretto dovere pronunciarsi per l'affermativa; a me non pare invece, comt: ho già dichiarato, che fra le due situazioni giuridiche non vi sia alcuna identità concettuale e di diritto. E ' ben noto infatti che il delitto è la risultante di una multiforme serie di fattori di varia natura, biologici, morali, sociali, patologici, ambientali, congeniti, acquisiti, preesistenti o preordinati, oppore contingenti o accidentali, spesso evidenti, talora irrilevabili, molti noti, moltissimi ignoti; ali 'epicentro del giuoco di tutti questi complessi congegni sta la vita fisica e psichica dell'individuo che non risponde sempre nello stesso modo e sempre in conseguenza di tal une determinate stimolazioni; essa è un fatto dell'individuo singolo, ed in ciascun individuo del singolo momento in cui egli opera. Ora è precisamente l'attimo del variabilissimo giuoco del dinamismo biologico dell'individuo nel momento della realizzazione del reato, che noi cerchiamo valutare quando dobbiamo rispondere a quesiti in rapporto alla irresponsabilità penale. Ben diversa è la situazione quando siamo chiamati a formulare un giu· dizio in rapporto alla idoneità al servizio militare; qui non si tratta di valu· tare le stimolazioni e le reazioni individuali rispetto ad un determinato momento e ad un determinato fatto, ma di esaminare il comportamento individuale in presenza di una variabile serie di momenti stimolatori diluiti nel tempo e realizzati in un particolare ambiente. Noi esaminiamo una vasta gamma di reazioni individuali a stimolazionì ambientali, oppure giudichiamo se un determinato stato di defi.cema psicologica o mentale precedentemente e da altri accertato, consenta all'individuo la permanenza nel particolare ambiente del quale noi conosciamo !a caratteristica specificità. . Essenzialmente quindi attuiamo una profilassi psicologica, cercando ;li eliminare dalla collettività militare soggetti a temperamento psichico labile, impedendo che vi siano accolti, se già noti, o allontanandoli appena conosoun. E poichè l 'ambiente militare è come una pietra di paragone atta a svelare ogni deficienza di potenziale psichico, ogni lentezza reintegrativa del sistema nervoso, ne consegue che la nostra profilassi si attua su larga scala. Ora questa nostra opera, chiara nei suoi moventi e nei suoi fini, non può nè deve essere ad altro scopo utilizzata che a quello per il quale è stata preor· dinata nei suoi netti limiti concettuali ed applicativi. Che se poi, per disavventura, malgrado la profilassi, dovesse avvt:nire che un temperamento psichico-labile sfuggisse all'apprezzamento prc-


INABLLITA' PSICHICA AL SERV IZIO MII.ITARE E RESPONSAB ILITA ' PE!'ìALE

863

ventivo rivelandosi poi, quando fosse posto al repentaglio del servizio, anche con manifestaztoni delinquenziali, la mancata eliminazione o la eliminazione tardiva non potrebbero, a mio avviso, essere spostate dal loro naturale piano clinico profilattico nè potrebbero essere forzate ad applicazioni penali. Inabilità psichica al servizio militare e responsabilità penale sono due problemi nettamente indipendenti che partono da differenti p.-emessc concettuali e di legge, per giungere a conclusioni bene distinte per mezzo di criteri di indagine nella lettera e nel metodo bene differenziati e particolarmente caratteristici. ll perito medico in un caso e nell'altro ha funzioni hene distinte : nel caso del giudizio di inabilità al servizio militare egli opera in seno ad una specifica organizzazione che ha sue particolari esigenze, ed egli è chiamato ad accertare le capacità individuali di corrispondere a queste esigenze di lavoro specifico e raggiunge questo scopo applicando una legge speciale (nella fattispecie il R. D . 1041 del 26 settembre 1930); nel caso del giudizio di irresponsabilità penale il perito medico è un tecnico al servizio della giustizia penale. Pure restando immutabile nelle singole situazioni individuali del soggetto in esame l'asse delle obbiettivazioni cliniche e delle conclusioni diagnostiche, variandone l'applicazione giuridica ne differisce la interpretazione m edico-legale, e pertanto i giudizi espressi in un campo non possono essere utilizzati nelle applicazioni dell'altro campo. RIASSUNTO. L'A. discute sui rapporti fra inabilità psichica al servizio militare e responsabilità penale, sostenendo che fra le due situazioni medic<rlegali non può esistere alcun rapporto giuridico, e che i giudizi di ri forma dal servizio mjlitare per malattia d! mente non possono essere utilizzati nelle applicazioni in campo penale.

·~·-


OSPEDALE MILITARE DI PERUGIA Direttore: re n. col. mcd. CARJ.o CRESPELLANJ

L'AGGLUTINAZIONE SERICA QUALITATIVA NELLE INFEZIONI TIFOIDEE: SUA IMPORTANZA DIAGNOSTICA E PROGNOSTICA Dott. Giuseppe Dessy, sottotenente medico. Aiuto dell'Istituto di Clinica medica generale della R. Università di Perugia.

Da vari anni numerosi AA. hanno studiato la costituzione antigene di stipiti appartenenti al gruppo delle Salmonelle, particolarmente in riguardo alle proprietà agglutinanti. l risultati ottenuti sono stati assai complessi, numerosi e interessanti; tanto più interessanti in quanto del tutto confermati nel gruppo tifo-paratifico, sì che attualmente si tende a fondere nell'unico gruppo delle Salmonelle le specie batteriche che a questo già apparten gono con quelle del gruppo di cui è capolista il bacillo di Eberth (Bruce Wrute, Kauffmann). Come conseguenza più importante di queste ricerche è sorta la questione - non ancora affatto risolta e che forma l'oggetto della mia odierna comunicazione - se nelle infezioni tifoidee, la reazione di Widal, come viem: comunemente allestita, sia sufficiente a risolvere i quesiti diagnostici che ad essa si connettono, o se sia da sostituire con quelle ricerche agglutinanti qualitative intese a riconoscere nel siero dei malati la presenza di agglutinine O, H o Vi, ricerche alle quali si vuole anche attribuire un valore prognostico notevole. La discussione di tale quesito esige che parli, sia pure molto brevemente, d~i dati essenziali che si riferiscono alle ricerche sopraricordate, e ch,stanno assumendo un enorme interesse pratico per tutti coloro che si occupano di immunologia e di clinica delle malattie infettive. L 'orjgine di ricerche sistematiche sulla aggluti nazione somatica e flagellare si deve agli AA. viennesi Wéil e Felix. Non va dimenticato però che già tredici anni prima, cioè nel 1904, il prof. De Rossi di Perugia aveva portato notevoli contributi all'argomento, in quanto separava nel fenomeno dell'agglutinazione la funzione somatica da quella flagellare, ed a questa attribuiva la maggiore importanza nel fenomeno stesso, stabilendo altresì che le ciglia da sole potevano esercitare l'azione antigene. Wéil e Felix, studiando il comportamento delle reazioni agglutinanti nel siero di sangue di malati di tifo esantematico, videro che una medesima razza di bac ~ium vulgare (proteu~ X2 e proteus X'") si potevano presentare in due form e nelle vecchie culture su agar: una forma di colonia assai più


L'AGGLUTINAZIONE SERICA QUALITATIVA NELLE INFEZIONI ECC.

86S

frequente, contraddistinta da una massa da cui si dipartono propaggini lamel~ lari esilissime, come un soffio che appanni una superficie tevigata e che con~ fluiscono in una patina sotùlissima (hauchformig- Hauch soffio, da cui il simbolo H); ed un'altra che non produce l'alone periferico (ohne Hauch, da cui il simbolo 0), molto più rara. Fu visto successivamente dagli stessi AA., ed in seguito particolarmente da Rrauer e Salomon, Brauer e Schaffer, che le forme O erano aciliate e quindi immobili; viceversa le forme H flagellate e mobili. Mercè le osservazioni fondamentali di Smith e Reagh (1904) sulla netta differenziazione tra agglutinazione somatica e flagellare, osservazioni che furono ampiamente controllate e confermate in seguito, si potè stabilire che, oltre ad un diverso aspetto morfologico, queste forme hanno anche una netta differenza nella formazione degli antigeni. La forma O possiede un solo antigene, somatico, termostabile (agglutinogeno O); la forma H, oltre a questo antigene, possiede pure un antigene flagellare, termolabile (agglu~ tinogeno H). Fenomeni del tutto identici sono stati osservati nel gruppo tif~para~ tifico, nel quale pertanto è stata riconosciuta una corrispondente struttura antigene. Si constatò di più che le così dette forme R (rough) e S (smooth) degli AA. inglesi (Karry Schi.itze, Savage e White), ritrovate in molti stipiti flagellati (ad es. Bacterium salmonella, b. dissenterico) si potevano identificare rispettivamente con le forme O e H descritte da Wéil e Felix; e pure in esse si dimostrarono i dlue agglutinogeni. Si è constatato poi che nel gruppo tif~paratifico il carattere di specificità è dovuto all'antigene H, anzichè a quello O, come succede nel proteus. Riassumendo i caratteri particolari dei due antigeni nel gruppo tif~pa~ rati fico, se ne trae anche il metodo per l'allestimento separato di emulsioni contenenti uno solo dei due antigeni: l'agglutinogeno 0 presente nei ceppi non ciliati (rough) del gruppo tifo~paratifìco, è un antigene somatico e termostabile: resiste per due ore al riscaldamento a 100°, ed all'azione dell'alcool assoluto, ma non del formolo; l'agglutinogeno H presente accanto all'agglutinogeno O nelle forme smooth delle colonie tifìche, è un antigene ciliare, termolabile : resiste solo per un'ora al calore a xooo; non resiste all'azione dell'alcool assoluto, mentre resiste al formolo. Ne risulta che, per ottenere sospensioni di cultura tifica contenente solo l'antigene O, e quindi per mettere in evidenza nel siero dei malati la corrispondente agglutinina (anti 0), basta collocare per due ore in bagn~ maria al I00° l'emulsione batterica in soluzione fisiologica, ed eseguire poi la reazione di agglutinazione con la tecnica usuale; per ottenere invece l'antigene H si formolano al o,2 % culture di sei ore in brodo mantenute in 1

1

5 -

' di medicina militare. Gi()rna/e


866

L' AGGLUTINAZIONE SERICA QUALITATIVA NELLE INFEZIONI ECC.

termostato a 37o, e si adoperano queste come sospensione per la reazione: in tal modo si possono mettere in evidenza le agglutinine anti H . Del tutto recentemente (1934) nuovi elementi di discussione sono stati portati da Félix e Pitt, i quali hanno descritto un altro antigene somatico, accanto all'antigene O, il quale avrebbe strettissimi rapporti con la virulenza del germe, da cui il simbolo Vi . Una proprietà assai interessante di questo antigene dal punto di vista sierologico è quella di inibire la agglutinazione O: quindi i ceppi che ne sono forniti sono 0-inagglutinabili. Però, tenendo conto che una delle caratteristiche fondamentali di questo nuovo antigene è la }abilità, in quanto esso viene distrutto dal riscaldamento a 6o• per un'ora e a I 00° per 10 m ', ne risulta che le emulsioni per la messa in evidenza delle agglutinine anti O preparate con la tecnica suddetta, dal punto di vista teorico e nella applicazione pratica, offrono costantemente la possibilità di una O-agglutinazione. Nel campo immunitario, secondo le esperienze di Félix e collaboratori, pare che gli anticorpi Vi, specifici, formantisi in caso di infezione con ceppi dotati di questo antigene, abbiano eminentemente una funzione antibatterica, in quanto si opporrebbero alla moltiplicazione dei germi nell'organismo: è chiara quindi tutta l'importanza pratica di questo recettore dal punto di vista immunitario, e sopratutto in rapporto alla scelta dei ceppi per la preparazione del vaccino antitifìco.

Ritornando alla agglutinazione s~rica qualitativa, ripeto come si possano preparare emulsioni contenenti solo l'agglutinogeno O o l'agglutinogeno H, la cui preparazione è stata standardizzata dallo << Standaids Laboratory » dell'Oxfords Medica) Research Council. Con tali mezzi si è potuto studiare separatamente il comportamento delle agglutinine anti H e anti O nel siero dci malati di infezione tifoidea. Queste ricerche sono state particolarmente svolte dal Félix, estesamente controllate dalla Scuola Inglese c da vari AA. rumeni, ed in particolare da Combiesco e collaboratori del Laboratorio di. Medicina Sperimentale di Bucarest. Si è veduto in tal modo che le agglutinazioni di gruppo che si possono osservare nella reazione di Widal comunemente allestita, sono dovute alla agglutinina O e molto più raramente alla agglutinina H. Inoltre, nel corso della infezione compaiono per prime le agglutinine O, successivamente le H. La proprietà battericida, secondo Félix, sarebbe conferita al siero dalla agglutinina O e non dalla agglutinina H: questo A. infatti avrebbe osservato la mancanza nel siero di agglutinine O nei casi seguiti da morte.


L ' AGGLUTINAZIONE SERIC:\

QUALITATIVA NELLE INFEZIONI ECC.

867

Le agglutinine H , specifiche, sarebbero in stretto rapporto con il grado della batteriemia. Il Friedel ha recentememe insistito sulla reale importanza pratica di queste reazioni agglutinanti qualitative, in confronto alla comune reazione di Widal. In effetti, con il particolare comportamento del sistema antigeneanticorpo, si possono oggi spiegare risultati negativi della reazione di Widal

in casi di sicura affezione, ad esempio qu:mdo, trattandosi di sieri puri anti O o anti H si vengano ad usare per la reazione emulsioni stabilizzate con formolo, fenolo od alcool, i quali, come ho accennato, distruggono più o meno completamente l' uno o l'altro degli agglutinogeni. Però i risultati di mie ricerche, praticate in collaborazione con N. Lolli, sul siero di 39 tifosi e di 7 individui controllo, durante il decorso della malattia, sono invero contrari ad una definitiva sostituzione ciella comune reazione di Widal con tali prove agglutinanti qualitative. Abbiamo diviso i malati in tre gruppi, di cui uno costituito dai casi controllo, l'altro da tifosi in cui l'i nfezione ha avuto esito in guarigione, l'ultimo infine da tifosi in cui l'infezione ha procurato la morte. Abbiamo . praticato le prove di agglutinazione all'ingresso in Clinica, e successivamente una o varie volte nel corso della malattia o nella convalescenza, ciò sopratutto per potere rilevare I'eventuale valore prognostico della prova, costituito da comportamento delle agglutinine. N el maggior numero dei casi abbiamo eseguito due prove di agglutinazione. In complesso, se dobbiamo ammettere una maggiore sensibilità di queste prove,. in quanto che in 5 dei 6 tifosi con reazione di Widal negativa abbiamo ottenuto agglutinazioni positive adoperando i due agglutinogeni, l'importanza però di questi risultati viene molto attenuata dalle prove eseguite nei 7 individui controllo, nei quali costantemente si è avuta agglutinazione anche a forte titolo (x /woo) con gli agglutinogeni O e H . Circa .il tempo di comparsa delle due agglutinine nel siero dei malati, con le nostre ricerche non abbiamo potuto confermare la precedenza delle agglutinine O, ma se mai il contrario. Tuttavia, il comportamento delle diverse agglutinazioni in prove successive ha mostrato una sufficiente uniformità in ogni caso, e particolarmente in armonia con il carattere della infezione, il che farebbe ammettere un certo rapporto tra questa e la prova sierologica, anche se, · in base alle nostre r.icerche, non possiamo conferire un sicuro carattere di specificità alragglutinina H. Félix e Gardner hanno recentemente riferito i risultati di uno studio internazionale, eseguito da vari scienziati sotto la direzione del Madsen, con Io scopo di mettere a punto la tecnica della reazione di Widal, dal quale r isulterebbe la necessità di usare sempre sospensioni separate per l'apprezzamento dell'agglutinazione H e O e comparate con un campione-tipo fornito dal laboratorio degli standards del Medicai Research Council di Oxford. In queste ricerche la tecnica è stata resa enormemente complicata,


868

L' .-\GCLUTINAZIONE SERICA QUALITATIVA NELLE INFEZIONI ECC.

sia per quanto riguarda la preparazione della vetreria occorrente, che per l'allestimento delk emulsioni, sia per il metodo di selezione che per la

conservazione delle culture. P. Hauduroy, riprendendo la questione, fa notare come, utilizzando dei ceppi qualunque per l'allestimento della reazione di Widal, si possono frequentemente verificare mancanze di corris.pondenza tra antigene e anticorpo (ad es. agg1utinogeno O e agglutinina H) e raccomand:t pertanto di tenere conto di tutti gli accorgimenti necessari a mettere in evidenza separat:amente le agglutinine H e O. Per quanto riguarda la reazione di Widal comunemente allestita, questa potrà avere un valore assoluto in caso positivo, mentre un certo numero di risultati negativi dovrà essere vagliato in rapporto alla possibilità di sieri puri anti O e anti H. A. Badenski ha studiato comparativamente 39 sieri di tifosi, prelevati dal t al 59• giorno di malattia e conservati in ghiacciaia a 4° da tre a quattro mesi prima di iniziare le ricerche. Dal risultato di queste, egli ha tratto la convinzione che, per facilitare la diagnosi sierologica delle infezioni tifoidee ed evitare il disaccordo tra i risultati di differenti laboratori, si debba sempre utilizzare un medesimo metodo di reazione. Per la preparazione degli antigeni, si dovrebbe partire da un ceppo bene studiato dal punto di vista della struttura antigene e utilizzare sospensioni O e H preparate ogni tre mesi, conservate in ghiacciaia e titolatc comparandole con sospensioni standardizzate forn ite da un laboratorio centrale. Sul valore dlell'analisi serica qualitativa hanno pure recentemente m· sistito Alexa e Manoliu-Balteanu, confermando il vantaggio del l'uso di sospensioni di antigeni H e O. Da quanto sopra ho ricordato, risulterebbe la conclusione che la comune reazione del Widal, quale viene ancora oggi eseguita, vada completamen te sostituita con le prove qualitative a cui ho accennato ? Io sono nettamente contrario a questo concetto, in quanto che ulteriori prove di agglutinazione, eseguite comparativamente con gli antigeni O e H allestiti con la tecnica standard, e con comuni sospensioni di germi viventi ottenuti da colonie smooth, mi hanno confermato una mancanza di criterio prognostico inerente alla prova stessa, ed una troppo forte sensibilità della medesima, che può dare risultati positivi anche in soggetti che non hanno nè mai hanno avuto infezione tifosa. D 'altra parte, per ottenere valori esattamente valutabili, si dovrebbero usare per controllo sospensioni standard fornite dall'Istituto di Oxford; leggere i risultati esattamente alla fine del periodo di incubazione in termostato a 50-52° (due ore per le sospensioni H - da 20 a 24 ore per le sospensioni O), non sorpassando il limite di ~o minuti per l'agglutinazione H e di 6o minuti per l 'agglutinazione O: ora, è facilmente rilevabile la rebtiva difficoltà di tali cose, specie volendo generalizzare la reazione.


L'AGGLUTINAZIONE SERICA QUALITATIVA NELLE INFEZIONI ECC.

869

Io credo pertanto che le prove seriche qualitative non possano ancora oggi sostituire la reazione di Widal, quando venga eseguita con tutti 1 controlli necessari e gli accorgimenti di tecnica ormai riconosciuti indispensabili; quando vengano accuratamente ~celte per l'allestimento della sospensione batterica colonie smooth, e quando tale sospensione non venga stabilizzata con formolo o fenolo, c tanto meno con il calore. In tal modo non si potranno mettere in evidenza separatamente nel siero le due agglutinine, però verranno ad essere sempre soddisfatte anche le esigenze dei sieri puri anti H e anti O. La reazione serica qualitativa va sempre considerata un utile complemento, necessaria solo in casi particolari. Negli individui vaccinati infatti, secondo Félix, esistono solamente agglutinine H, e quindi la prova qualitativa in tal caso sarebbe utile per differenziare un 'agglutinazione dovuta ad infezione in atto da quella in rapporto a precedente vacci nazione. A prescindere da queste condizioni (nelle quali invero io non ho ottenuto risultati chiaramente probativi in tal senso), la reaziont di Widai come viene attualmente allestita, offre ancora oggi un criterio diagnostico praticamente sufficiente.

RIASSUNTO. L'A., dopo avere brevemente esposto i dati dottrinari che si riferiscono alla formazione degli antigeni H , O e Vi nel genere Salmonclla c nel gruppo tifoparatifico, e dopo avere ricordato le caratteristiche principali di questi antigeni in rapporto alla resistenza al calore, all'alcool assoluto cd al formolo nel gruppo tifico, comunica quanto sinora si conosce sul comportamento delle agglutinine H e O nel siero dei malati di infezione tifoidea. In base a ricerche clini'che pcrwnali eseguite alcuni anni or sono e ripetute recentemente, esprime l'opinione che le prove qualitatjve non possano ancora oggi sostituire la reazione di Widal eseguita con tutti i controlli ed accorgimenti necessari·, ma si debbano considerare solo un utile complemento. D'altra parte non riconosce a tali prove la possibilità di un criterio prognostico. il che invece era stato precedentemente prospettato.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ---- - ··- - IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE E. H. UnsoN. Bejd : la sifilide endemica degli arabi dtU' Eufrate. (u T ransactions Roy. Soc. Mcd. a . Hyg. », vol. 31, n. 1, pag. 9, 1937). E' descritta una forma di sifilide di origine non venerea, la quale è endemica tra la popolazione araba del medi'o Eufrate, chiamata (( bejel )). La m:Jlattia assomiglia da una parte alla sifilide venerea c dall'altra pane alla framboesia; la prima va sotto il nom1e Ji (( Eranghi ,. tra la popòlaz.ione delle città. H (( bejel » s:i os~crva invece tra i bedu ini, che la considerano come una malattia dell'infanzia e quindi non da ascriversi ad infezione sessuale, e ne parlano senza vergogna. Questi beduini vivono lontani dalle città, si tengono lontani dalle case di tolleranza e dall'alcool; posseggon o u n alto se nso della morale, non tollerando affatto la promiscuità sessuale. L a stati'stica dei pazienti esaminati conferma che l' infezione ha origine extravcnerea; il contagio avviene per l'assoluta mancanza di igiene. Non si osserva m:ti l'ulcera primaria, ed i prrmi segni sono ab i tua l mente rappresentati da chiazze depiteliezzate nella bocca, che pullulano di spi· rochete, indistinguibili dalla Spir. pallida, e da papule !addove maggiore è la secrezione del sudore. Queste lesion i primarie scompaiono generalmente dopo circa un anno, e wno seguite, dopo un notevole intervallo di tempo, da lesioni tard ive, rappresentate da u lcernioni del palato molle e da altre affezionr della pelle e delle ossa. L'adenopatia è una caratteristica della malattia, l'alopecia è molta rara e le affezioni cardio-vascolari sono del pari mo!to rare ad osservarsi. 11 sistema nervoso centrale resta sempre indenne; non sono statt osservati casi di infezione congenita. Le reazioni sicrologiche, Wassermann e Kahn, sono positive quasi in tutti i casi e tali rimangono per anni ed anche per tutta la vita, se non si interviene con un adeguato trattamento. La cura d c,·e tendere sopratutto a prc.:venire nuovi casi mediante la guarigtone delk lesion! infettanti; la medicina di scelta è il bismuto. Disgraziatamente però i beduini sono i•nsofferenti di lunghe cure e non si sottopongono che a poche iniezioni. Secondo l' A. il " bejcl >> occuperebbe un posto in;ennedio tra la framboesia e la sifilide; sarebbe una malattia antichissima, da considerare come l'archetipo della silìlide. REITA:-;0.

Nd primo decennale della Società italiana di Medicina e Igiene coloniale. (u Giornale italiano ùi clinic:~ tropicale >J , n. t o, 1937).

Nell'ottobre 1927, in occasio ne . del XXIII Congresso di medicina interna, si riunì a Parma, alla sez ione militare-coloniale voluta dal compianto generale medico Memmo, un gruppo di medici, anzian i e g iovani, tutti an!mati da fede ed entusiasmo fervidissimi , che fondò la c< Società italtana fra i cultori delle malattie esot iche >l dipoi denominata cc Società iwliana di medicina e igiene colomale >>. Non si può non ricordare con un senso di commozione P eli fierezza insieme quell'ordine del giorno, firmato da qu d g ruppo di volcntc.:rosi, in buo na parte medici militar(, là dove fa voti che sì riapr:m o cc le v!e impe ri::di all'an·cnire immancobile della Nazione >> . L'appassionata opera di un nos tro valente e wltissimo collega dell'Esercito, che prodigò tutte le sue energie per fon d are cd orga ni z;-.arc il nuovo sodalizio, animò di pura fede ia vita della Società nei primi :.nni. Al Congresso di P nrma seguirono, cosl, quello di Roma nel 1929, quello di Tripoli nel 1930, quello ùi Firenze ne] 1932, c poi qucl!o di Napoli del 1934 e quello di Firen ze


RIVISTA DELLA STAMPA MeDICA ITALIANA E STRANfERA

nel 1937· Queste periodiche riunioni della Società dimostrano- come l'interesse per gli studi di medicina coloniale sia andato sempre crescendo in Itaiia, e come siano numerosi i medici che apportano il loro contributo di dottrina e di esperien7.-a. Oggi l'Italia possiede un vasto Impero coloniale. I compiti e le responsabilità dei medici colonialisti sono perciò notevolmente accresciuti, e la Società di medicina coloniale non mancherà di adeguarsi, con rinnovato fervore e senza lasc1ar frammentare le sue attività, al nuovo impulso di vira che pervade la Nazione, tutta protesa verso il conse>lidamento dell'Impero vaticilllato dai nostri pionieri e realizzato dal Duce:. REITANO•

.-

·.. ..·.-· .. ~

..

~··

";'.

..·; l ••

,,

\~.

·(

'

MEDICINA INTERNA M. l..oEPER e P. PERRAu.- Le disll(psie secondarie nelle nefriti croniche. ( <• Gazette des H opitaux », 8 e 15 giugno 1938, n. 46 e 48). Non sono recenti le osservazioni di quadri morbosi di cui le note domina nti indirizzavano il giudizio diagnostico verso una gastropatia (dispepsia, ulcera, neoplasma, ecc.), mentre l'ulteriore evoluzione o l'esame fatto in ambiente adatto dimostravano che quei disturbi gastrici, in primo tempo funzionali, erano una manifestazione di cronica nefrite e che, anche quando la gastroscopia rilevava bioni ben çaratteristiche della mucosa dello stomaco, la causa prima era sempre da ricercare nella malattia renate. Il non riconoscimento della quale può avere e ~pesso, come dalla casistica riportata risulta, ha avuto le conseguenze più gravi, in quanto l'errore diagnostico e quello terapeut:co conseguente fanno sì che subdolamente la malatti:~ rcn~dc progredisca fino all'esplodere della sindrome uremica, che si sovrappone al quadro fino allora pre\·alenre della gastrop:~tia c non sempre può essere più dominata da :~dc:guata, ma t:Jrdiva terapia. L'ipercloridria consccuti\•a all'iperclorcmia, l'ipcrazotemia, l'ipertensione stanno alla base di tali gastropatie dei renali. Le quali clinicamente possono rivestire forme quanto mai diverse, fra cui più fre. quenti quelle ò!anzi ricordate, ed anatomopatologicamcnte, come dimostra la gastrosce>pia, la forma di gastrite pallida, edematosa, catarrale, emorragica, erosiva, ulcerosa, ecc. L'ineffic:~cia della terapia gastrica, piccoli segni indicativi' della ndropatia rilevati con accurati esami e giustamente valutati, l'esame del succo gastrico, l'esplor:~zione della fun z ionalità renate, l'azotemia, la cloruremi'a, edemi a vo!ra limitati, l'ipertensione, disturbi oculari possono portare alla giusta diagnosi. In alcu ni casi il grave deperimento organico, la profonda anemia, gli edemi ed i sintomi gastrici hanno fatto diagnosticare un neoplasma dello stoma:o, smentito poi dall'anatome>-patologo. Ciò dimostra la necessltà di tener presente in g:~stropatici la possibilità di• una malattia renale, ed è sufficiente ciò, perchè ulteriori indagini conducano alla giusta diagnosi e terapia, la quale raccoglie i più grandi successi, combattendo la malattia fondamentale e facendo dileguare gastropatie resi"Stenti ad ogni terapia. Abbiamo pertanto tutta una gamma di lesioni gastriche legate alla cronica ncfrite, delle quali gli AA. cercano d'indagare il meccanismo patogenetico Non più sostenibile è la concezione dl Le Noir e di Agasse-1.-afont, secondo la quale la lesione renate sarebbe secondaria .a quella gastrica. E' il contrario che avviene in rapporto ad un 'auto~ossiemia, che, :ome Gandy ha dimostrato, in primo tempo determina dilatazione delle venule sottomucose, poi' alterazioni della mucosa gastrica, la quale assu me aspetto granuloso e fibrinoide, indi pre~enta piccoli focolai emorragici interstiziali, infine trombosi vascolari con necrosi, formazione di escare, la cui caduta lascia una lesione ulcerosa.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Di queste alterazioni le cause coadiuvanti sono da ricercare nell'ina nizione, nel· l'anemia, nelle lesioni arteriose, frequenti, se non costanti', nei brightici. Fattore principale della lesione gastrica è l'imper meabilità reoale, determinante ipercloridria ed acidosi, cui può aggiungersi aumenro della pepsina non solo nello stomaco, ma anche nel sangue, come già nel 1922 affermava Baumann, il quale aveva constatato che nei nefritici cronici il rene era impermeabile non solo alJ'amilasi, ma anche alla pepsina, onde neppure tracce di essa ndl'orina. La ritenzione ureica, in quanto ;allenta la secre:z.ione gastrica ed abbassa la resistenza della mucosa, può essere considerata come causa predisponente. Altri ha invocata l'importanza dci polipcptidi. Da precise, recenti rlcerche cliniche e sperimentali risulta che fattore di primo piano è l'aumento nel ~angue della ti ramina, una base aminata, derivante dal metabolismo prote1co, aumento favorito JaJI'acidosi, che costantemente si riscontra in tali malati. Anche se non precisamente conclusiva la concezione patogenetica sostenuta dagli AA. ha il merito di stabilire i ; apporti tra nefrite cronica e gastropatia e di mettere la questione nei termini più proprii, almeno secondo lo stato attuale delle nostre conoscenze. Ulteriori ricerche potranno meglio precita re tali rapporti e di'mostrare tale concezione. Quel che anziwtto importa in tali gastropatie è di evitare l'errore di diagnosi, che s:gnifica errore di prognosi e di terapia, con conseguenze talvolta fatali. o' ALESSANDRO.

W. K•Kum. -

Sull'ulteriore sviluppo della chtmioterapia della malaria. - «Certuna »: una nuova sostanza ad azione gametica . ((• Klinische Wochenschrift " • 9 aprile 1938.

n. 15). Dopo la scoperta del ciclo evolutivo del parassita malarico nell'uomo e nell'anofele, la lotta contro la malnria sotto l'ispirazi·o ne di Ross e di Koch allo scopo d'interrompere in qualche punto il detto ciclo si orientò rispettivamente verso la Jistruzionc della z:mzara o verso la guarigione radicale dell'uomo malarico. Teoricamente ambedue i pnncìpii erano esatti. La pratica però ne ha dimostrato le deficienze. Se molte località malariche sono state risanate con la sistematica distruzione delle zanzare con diversi mezzi conseguita, non pochi territori tropicali e subtropicali rendono l 'attuazione di questi mezzi o tecnicamente imposs:bile, oppure tanto costosa da costrin. . . gere a nnunz1arv:. Resta quindi da percorrere l'oltra via, quella doè della guarigione radicale dell'uomo malarico indicata da Koch, onde esaurire la sorgente d'infezione della zanzara ed interrompere così in altro punto il ciclo evolutivo del parassita. La chinina, il grande rimedio antimalarico, anzi il solo su cui fino a pochi anni fa il medico doveva contare, se, a dosi opportune risulta efficace verso le forme asessuate, J)On attacca i gameti, quindi pcrsistenza della sorgente d'infezione della zanzara e persistenza dell'endemia malarica. Un deciso progresso è stato segnato dalla plasmochina, la quale però nella malaria umana non dimostra un'assoluta superiorità sulla chinina per quanto concerne la guarig:on~ clinica, se non nel caso che s'impieghino dosi elevate, da molti non sopportate, come la comparsa di fenomeni collaterali dimostra. Si dist;ngue però la plasmochina per la proprietà di di struggere le forme scssuate dei !>:arassiti tropicali, chinonoresistenti. Ancora, AA. americani hanno dimostrato che piccole dosi di plasmochina, mentre non riescono a distruggere 1 gameti, ne impediscono l'ulteriore sviluppo nello stomaco della zanzara. Infine Giova nnola e Jcrace hanno potuto osservare che un'unica dose di gr. o,o2 tnibisce la capacità di $\·iluppo dei gameti del pl. fal ciparum nella zanzara per 7 giorni. L'azione sui gameti della plasmochina è g:cncralmcnte riconosciuta ed il suo impiego nella lotta contro la malaria ha portato sicuri successi.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

La plasmochina è un mezzo terapeutico importante anche per il medico, in quanto impedisce nella terzana e nella quartana le reci'dive in più alta percentuale che non la chinina e combinata con questa o con l'atebrina costituisce nella terapia della malaria un mezzo di grande efficacia. L'impiego della plasmochina prolungato o a dosi un po' elevate provoca però dei disturbi. Tra questi' è da menzionare la formazione di metaemoglob.ina, onde la comparsa di una colorazione bluastra delle labbra e delle unghia, indicante l'inizio dell'intossicazione, impone delle !imitazioni nel suo impiego. Non sono rari dolori all'epigastrio e disturbi gastrici in genere, specie quando la plasmochina è somministrata a digiuno. Talì fenomeni collaterali da molto tempo hanno indotto a ricercare nuovi preparati, che, pur possedendo la stessa azione sui gameti della plasmochina, di essa fossero più tollerabili. Dai francesi fu introdotta in terapia la Rhodochina, la quale però, se d:mostrava la stessa azione della plasmochina, era molto più tossica, in quanto che alle stesse dosi attaccava il sistema nervoso. Ricerche accurate dell 'A. gli hanno fatto constatare che piccolissime dosi di plasmochina impediscono la emissione da parte dci mkrogameti dci fhgcl li, che col macrogamete si fondono dando luogo alla fecondazione, a cui segue l'evoluzione del parassita nella zanzara. Pertanto tale impedimento alla flagellazione porta all'interruzione nel c.iclo evolutivo del parassita, e quindi la sua importanza nella lotta antimalarica. Tale proprietà è posseduta in grado ancora più spiccato da un altro composto dall'A. preparato che è un « Dialkylamino-oxychinolylami11obuumo », il quale, come dalle esperienze praticate da Sioli, Miihlcns c Missiroli riwlta, si è di'mostrato d:t parte dell'uomo anche ben tollerabile, in qunnto non dà quei fenomeni collaterali osservati con l'uso della plasmochina. Detto preparato ha f:ttto il suo ingresso in farmacologia sotto il nome di «Certuna >l . Esso non possiede però le proprietà ternpeutiche della chinina e della plasmochina sul quadro morboso de!Ja malaria, ~econdo le ricerche di Sioli condotte su paralitici progressivi malarizzati, però la sua azione nelrimpedire l'emissione di flagelli dei microgameti è a quella della plasmochina superiore, in quanto essa si manifesta ancora alla diluizione di 1 :200.000, mentre quella della plasmochina si ha soltanto alla diluizione di I : 12.000. Inoltre, una serie di belle ricerche di Missiroli hanno dimostrino che piccole dosi di cc Certuna >>, che non impediscono ne! microgameti la emissione di flagelli e la fecondazione dei macrogameti nello stomaco della zanzara, posseggono però ancora !:t capacità di arrestare ad un certo stadio l'ulreri·ore sviluppo dell'oocisti nell'epitelio dello stomaco dell'anofele. A ciò si aggiunge la grande tollerabilità della sostanza da parte dell'uomo, per cui non si osservano fenomeni tossici collaterali. Tali caratteristiche del nuovo preparato, che già adeguato controllo ha subito da parte dt insignì malariologi (MissiroH, Mtihlens, ecc.), anche se non ci consentono gi udizi fin d'ora eccessivamente favorevoli, devono indurci al suo impiego su vasta scala, onde da una larga messe di osservazioni rigorosamente condotte nelle più diverse condizioni di ambiente e nelle diverse forme di malaria possa sc:tturire un giudizio definitivo, precisamente fondato. o' ALESSANDRO.

Studio sulla terapia della malaria mtdiantt i mtdicamtnti sintdfd, comparati alla chinina. (IV rapporto generale della Com-

SE.RcENT, BALFOVR, PITTALVGA e SINTON.

-

missione della malaria dell'Organizzazione d'Igiene della S. d. N.). (cc Rivista di malariologia >>, n. J, 1938). Nel 1935 la Commissione per la malaria della Società delle Nazioni fece intraprendere esperimenti wlla cura e sulia profilassi della malaria, sia con i medicamenti sinte·


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA tlCI, sia c... n la chinina, in Algeria, in Italia, negli Stati federati della Malesia, in Rumania e ndl' U. R. S. S. Complessivamente furono trattati 12.288 soggetti.

Sono importanti- le conclusioni della relazione compilata dal comitato di redazione, costitui ta da Sergent, Balfour, Pittaluga e Simon. Da esse stralciamo le seguenti notizie:

Chinina. - Una dose giorna!Jera di g. o,so di• bicloridrato di chinina è talvolta bastevole a far scomparire, temporaneamente, i t rofozoiti di p!. vivax; però spesso ìnecessaria una dose media di gr. 1, somministrata per 5-7 giorni, perchè avvenga tale scomparsa, in med:a al terzo giorno, ed essi' non ritornino nel sangue periferico, se non dopo un periodo più o meno lungo di latenza. Analogamente accade nella quartana. Per ottenere uguali risultati nell'infezione da p/. falciparum occorrono circa gr. 1,30 giorna· )ieri e in alcuni paesi la dose deve essere portata a gr. 2. Alle dosi suddette la chin:na esercita la sua attività parassiticida tanto sulle forme giovani atte a divenire gametociti, quanto sui gametociti a completo sviluppo del pl. vivax c dd pl. malariac. Suì gametocitì dd pl. falciparum svilu ppati, la chinina non esercita che un'azione debolissima: essa però evita la formazione dei pregametociti. Sugli accessi della infezione primar:a la chinina esplica un'azione decisiva dal terzo giorno in poi nella tcrzana benigna; meno rapida è la $Ua ~zione sul pl. falciparum. Le recidive, nei trattati con la chinina, raggiungono ìl 50 % dci malati' da pl. v!vax c da pl. malariae. La cura, alle dosi consuete, non danneggia lo stato generale del malato, nè, in gc· nere, risulta tossica o deprimente. Atebrùza. - Alle dosi giornali-ere di grammi O.JO (per gli adulti), esercita sui parassiti asessuati di p. vìvax un'azione un po' più rapida che la chinina alla dose di un grammo. I parassiti :tscssuati scomp:~!ono in mcd;'a dopo la terza dese. Questa azione parassiticida d ella atebrina se mbra prolungarsi più a lungo di quella della chinina, nel senso che il periodo di latcnza :si ottiene; più sicuramente e più a lungo. Analoga azione ha sul p!. mttlariae. I parassiti asessuati di pl. falcipamm scompaiono dal sangue peri· ferico, nel 90 '}{, dei casi, dopo la quarta dose di atebrina. L'nionc dell'atebrina sui gametociti complessi,·amente è simile a Quella della chinina: il rimedio non ha presa sui gametociti del pl. falciparum. La sua influenza sui sintomi clinici dcll'acce~so malarico è assai rilevante ed anchequella sulle recidive, specie per guanto r:guarda la tcrzana benigna, è energica. L'nionc dell'atebrina sulle condizioni generali d ei pazienti sembra condizionata da fattori non ancora ben noti: la colorazione .l!ialla della cute prodotta dall'atebrina co~tituisce un incom•eni·c nte, specie nei trattamenti profìhmici prolungati. Plasmoch!na. - L 'az.ione di questo rimedio sui parassiti asessuati di pl. falciparum è prcssochè nulla. Il prodotto esercita una certa azione su guelli di p!. vivax e specialmente di p!. malm·ù1e. Agisce sui gamctocidi delle tre specie di malaria, specie su quelli di p!. falciparum: alla dose minima di gr. 0,02 devitalizza tali gametociti presenti nel sangue e ne riduce il numero. Da sola non dà risultati evidenti contro i sintomi clin:ci di gualsiasi forma di infezione malarica. E sercita azione sicura contro la frequenza delle ~ecidive di terzana benigna e di quartana. Alle dosi di g r. o.o2 attualmenre us1tc non ~embra ri$ultare dannosa per le condiaioni generali del paziente; ma devesi aver presente !a sua tJOSSibilc azione sul ricam-

bio emoglobìnico. A ssociazioni mcdicam~ntosl!. nina-atebrin:~.

Par:: non si ricavino v:mtaggi dall'associazione chi-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

L'associazione chinino- plasmochina ·ha una buona efficacia: a dosi medie di chinina (gr. 1- 1,3o) e plasmocbina (anche soltanto gr. o,o2- o,o3 due volte la ~ettimana) riduce molto. ii numero delle recidive. La somministrazione contemporanea di atebrina e plasmochina sembra aumentare la tossicità di entrambe: in co.mplesso non offre particolari vantaggi sull'associazione chinino-plasmochina. Nella profilass;· medicamentosa delle collettività si possono ottenere risultati soddi~facenti con somministrazioni giornahere di chinina (gr. 0,40) per tutto il periodo epidemico ed anche per qualche settimana di più; l'atehrina, in certe condizioni, ha pure dato risultati incoraggianti, somministrata due volte la !etrima na (gr. o,2o al giorno in due giorni discontinui); si è invece dimostrata inefficace all.t dose di gr. o,os giornaliera. La profilassi atebrinica va wrvegliata. L:1 pbsmochina non deve mai essere distribuita, a scopo profilattico, senza la diretta sorveglianza medica. Allo stato attuale delle nostre -:onoscenze e con i mezzi dci quali disponiamo. l'estirpazione della malaria d:1 una regione ove essa è endemica, pc:r mezzo di trattamenti medicamentosi curativi e profilattici, è da wnsiderarsi praticamente ;rrealizzabile. Con questo rapporto veniamo a meglio conoscere i limiti della ut: lità della atcbrin3 e dell a plasmochtna nella cura e nella profilassi della malaria. Nella pratica corrente la chinina merita di occupare ancora 1l primo po~to. MENNONNA.

TRAUMATOLOGIA ]. CHAVANNAZ e L. MARJOU. febbraio 1938).

l 'epicondilite degli sportivi. (« Rev ue de chirurgie "• n. 2,

E' questa una malattia carattensuca dci gluocatori di tennis e degli schermitori, il cui sintoma principale è il dolore spont:mco alla regio ne esterna del gomito, <Jd insor· genza progressiva, che scompare col riposo. Il g iuocator<: di tennis o lo schermitore, colpiti da questo male, sono costretti ad abbandonare il loro sport preferito: ogni movimento, un po' forzato, di estensione della mano e sopratutto di supinazione, specie se . ombinati, riescono dolentissimi. Fra i movimenti più dolorosi fìgura pure il saluto militare. Nulla si constata alla radiografia. Il dolore provocato è squ:sito in un punto che cor risponde al bordo esterno ed alla superficie anterio dell'cpicondilo. Molte spiegazioni patogenetiche sono state date di questa malattia: per g li AA. le più plausibili sono quel le che tengono conto degli speciali movimenti che compiono col braccio rispettivamente i giocatori di tennis e gli schermitori. Essi ne dànno anzi una descrizione completa, sulla scorta della quale dimostrano come l'cpicondilite sia dovuta ad una successione di microtraumatismi ed insistono sul fatto che la sua origine è essenzia lmente meccanica e non periferica, vale a dire non avviene per eccitazione del simpatico. Tuttavia, essi osservano, il fattore centrale o cerebrale vi gioca pure un ruolo, ma accessorio, e che, in ogni caso, rimane subordinato al fattore meccan:co. E cioè lo schcrmitore o il giocatore di tennis, giunti alla fi ne della loro resistenza nervosa. non riescono più a fissare la loro attenzione, (< giocano male », eseguono i loro << colpi )) o le loro azioni con maggiore fatica del solito facendo entrare in azi·o ne dei meccanismi muscolari più complicati che li stancano, quindi, sempre più. Naturalmente gli sportivi appassionati, specie se camp io ni , non vogliono neppure sentir parlare di essere costretti a tralasciare il loro spoct preferito, sebbene proprio il riposo dell'arto sia la condizione essenziale per la guarigione poichè, pur essendo dal punto di vista v?tale assai benigna la prognosi, tuttavia dal punto v ista funzionale essa rimane riservata. Il trattamento di questa lesione deve dunque sopratutto tenere conto di questa particolare esigenza e le iniezioni anestetizzanti, preco-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

nizzate da Ucrike c da Fonta:ne, hanno appunto dato i migliori risultati, immediati e duraturi, e gli AA. le raccomandano senz'altro come cura elettiva. Nei casi non recenti, ribelli al trattamento anestetizzante, gli AA. propongono, d 'accordo con Tavcrnier, un intervento chirurgico consistente in una semplice cruenta. zionc dcll'epi'condilo con disinserzione degli attacchi muscolari. GALLETTO.

M. KJRSCHNER. L'infortunio da traffico ed U suo trattamento. (Relazione alla Società Tedc:sca di Chirurgia. 21 -24 aprile 1938). " La chirurgia infortunistica è il solo campo che offra la possibilità di preparare i chirur· ghi del tempo di pace e la nuova generazione medica al caso ~crio della guerra ». Così esor· disce il Relatore. Gli infortuni di tutti i tipi provocano in German:a 25.000 morti all'anno, di cui 9.00o per infortuni da traffico. Il moderno infortunio da traflìco è, quasi esclusivamente, un infortunio stradale e l'infortunio stradale è, quasi esclusivamente. un infortunio automobilistico. Circa l'So o/,, dci feriti infortunati destinati a morire muore nelle prime 24 ore, ed un altro m;~ssimo di casi mortali si verifica al 2° e 5° giorno. Fatta astra· zione da stati morbosi che, per r;1gioni locali, wno momentaneamente minacciosi per la vita (ferite alb gola, delle vie aeree, pneumotorace con tensione. pneumotorace aperto, gravi emorragie) (kbbono essere principalmente combattuti i frequenti stati di shock e di collasso, nei quali il mezzo sovrano è la t!fasfusione sanguigna. Anche il trattamento operatim di una ferita ap<.'Tta è sempre urgente. Non è qui, inbtti, dice il Relatore. la prima mcdica:r.Jone, ma la prima cura chirurgica della ferita a decidere del destino della ferita c del ferito. N ella m;~ggior parte dei casi le ferite debbono essere sottoposte alb

disinkzione mccc<mica operatoria, r.he consiste nell'escissione della ferita, la quale dovrà essere chiusa primitivamente soltanto in casi eccezionali, mentre per lo più essa verrà lasciata aperta o per lo meno drenata. I mportante è pure l'abolizione del dolore, cd a ciò si tende, nella clinica di Hc!dcl· bcrg, con una iniC?.ionc endovenosa di ephetonin-scopolamjn-cukodal. Gli infortuni da traffico colpiscono per lo più la testa e gli arti. La maggior partecipazione al numero totale dei casi d i morte l'offrono le ferite della testa : ogni 2 morti per incidenti da traf· fico c'è st:~to, nella clinica di HeiJclhcrg, un ferito alb testa. A notevole distanza seguono i feriti delle cstrcmit~. del bacino, del torace c dell'addome. Le ferite della tc.<ta sono dunque le più frequenti e le più pericolose c, con quelle: degli arti, rappresentano il ()O % di tutti gli infortuni da traffico! Nelle feri te del cervel lo il quadro morboso e la terapia sono dominati dall'interessamento del cervello e dal pericolo ddl'infezionc del contenuto cranico stesso. La ferita della scatola cranica ha sol· tanto un'import:tnza indiretta in quanto essa facilita l'infezione e ci può dar,e inizi circa l'entità e la localizzazione dell'azione vulnerante. Spesso si hanno delle manifestazioni cercbmli primi tive senza lesioni craniche cos'b come delle fratture craniche senza manifestazioni cerebrali. La morte, nel materiale raccolto alla clinica di Heidelberg, era legata, contemporaneamente, all.1 frattura cranica ed alla manifestazione cerebrale pr~ mitiva. Questi casi hanno dato l'alta mortalità del 26 ~•. La metà di tutti i casi mort:tli è avvenuta entro le prime 24 ore. Un intervento operatorio si è dimostrato principal· mente indicato quando esiste una ferita aperta, quale trattamento primitivo, e qu;~ndo esiste una forte compressione anche senza manifestazioni cerebrali e senza ferite esterne. D':1ltra parte, se lo stato s: aggrava, si procede ad una puntura lombare, sottoccipìtale o venrricolare e ' 'iene misurata la pressione del liquor. Se questa è elevata vicn fatto allora nffìuirc prude·ntcmentc del liquor unitamente ad una progressiva disidratazione del cervello a mezzo di soluzioni di glucosio ipertoniche per via endovenosa. Se, invece, la pressione del liquor è abbassata si fanno al malato delle wmministrazioni di liquido


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

isotonico endovena e di acqua, per ogni altra via possibile. Quando le condizioni tendono vieppiù ad aggravarsi vengono praticate delle trapanazioni di prova; in certe condizioni si procede :anche alla puntura dei ventricoli. Le fratture della base dei et·anio, con compartecipazione dell'orecchio interno o delle cavità nasali, debbono subire un trattamento chirurgico primitivo soltanto quando c'è infezione o ci sono manifestazioni meningee. La consultazione di un otorinologo è, qui, preziosa, tuttavia il ferito deve rimanere affidato alle cure del chirurgo. L'importanza delle ferite della colonna vertebra/e e del midollo >pinale, negli infortunati che sopravvivono, è risultata assai ridotta . Invece sono importanti le ferite dei torace. Quante più costole sono rotte, tanto più sfavorevole è la prognosi: più della metà dei feriti, con più di 4 costole fratturate, muore. Per la gravità delle ferite, l'emotorace è il migliore indice: tanto maggiore è l'emotorace, tanto più. sfavorevole è la prognosi. Fratture costali in serie ed emotorace delle maggiori dimensioni, uniti assieme, dànno una mortalità dd 78 % l Quando l'emotorace tende a crescere è raccomandabile di fare un drenaggio alla Bi.ilau e di far dipendere l'indicazione per la toracotomia dalla quantità del sangue evacuato nell'unità di tempo, non potendosi a lungo esitare colla toracotomia. Le ferite dell'addome sono rare, ma pericolose. Nelle ferite intraperitoneali la dimostrazione tleWapertura di un .organo cavo o di una grande emorragia significa l'indicazione per la laparotomia immediata. Siccome queste constatazioni, tuttavia, al principio urtano contro grandi difficoltà, cos~ bisogna, per lo più, in primo luogo, tenere questi feriti in osservazione per alcune ore. In questo momento non debbono essere dati dei narcotici. Anche il sangue sarà trasfuso soltanto dopo opportuna valutazione. Per la laparotomia l'anestesia locale è controindicata, la migliore è l'anestesia spinale a cintura. Più della metà dei laparotomizzati muore e muoiono pure tutti i feriti con lesioni di due organi. NeJie ferite le'trQ[Jeritonea/i hanno la maggiore importanza quelle dei reni. Esse rÌ· chiedono incondizionatamente il trattamento conservativo essendo rara una emorragia interna od esterna. Rare sono invece le in{iltraz i011i u.rinose post-traumatiche e le fratture dei bacino. La più importante complicazione è, per queste ultime, la lesione della vescica. Le ferite delle estremità rappresentano, da sole, il 62 •){, di tutte le ferite. Queste, che sono le ferite più frequenti, sono anche le meno peri'colose. La metà interessa le parti molli, l'altra metà il sistema scheletrico, mentre le fratture, in confronto alle lussazioni, figurano assai più numer~e. Nell'estremità superiore è colpito, nella metà dei casi, il radio (in regioni tipiche), nell'estremità inferiore, nella m età dei casi, è colpita la gamba e precisamente per lo più nel territorio della diafisi. Il trattamento delle fratture dell'estremità superiore consiste, per il R., nella riduzione incruenta in un tempo, di regola senza trazione a filo, con applicazione di un bendaggio gessato in abduzione, quand'anche l'articolazione debba risultarne immobilizzata. N el trattamento delle fratture della gamba domina il campo l'estensione col filo, applicato al segmento periferico; nella frattura malleolare si applica un apparecchio gessato. L'osteosintesi primitiva cruenta h a trovato impiego soltanto nel 2% dei casi; alla clinica di Haidelberg sono stati amputati un braccio e due gambe cioè lo o,3 % delle ferite alle estremità. In tutto sono morti 5 feriti delle estremità. Non è poi con molta frequenza che sono ricorse delle ferite da traffico «tipiche» nè esse hanno d'altra parte grande importanza. Tornando ai dati statistici il R. ci dice ultcriorm c~te che, in Germania, accadono in un'ora, in media, 30 infortuni da traffico, vengono feriti 20 uomini ed uno ne muore. Cioè ogni due minuti un infortunio da traffico, ogni tre minuti un ferito cd ogni sessanta minuti un morto. Il che significa 270.000 infortuni da traffico, 180.000 feriti e 9.000 morti all'anno ! Ciò malgrado, osserva il R., l'importanza politico-sociale dei casi di morte, per l'insieme della popolazione, è piuttosto esigua. Inf:ati, per una popolazione di 65 milioni con 8oo.ooo morti annui, 9.000 morti per incidenti da traf·


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

fico all'anno non vogliono dire un gran che. Si pensi che, per ogni morto da traffico, nascono 16o bambini ! Quanto al danno economico provocato dagli infortuni da traffico esso vien valutato, annualmente, in Germania a 300 milion i di marchi, ciò che per un'introito annuo di 68,5 miliardi di marchi non è molto. La vera colpa, per gli infortuni da traffico, pesa sulle automobili e sui loro conduttori nel 64 % dei casi. Per quanto riguarda r:sclusiuame11te gli infortuni da traffico automobilistico nel 4 % dei casi essa riposa sulle deficienze del materiale, nel 96 % sulla deficienza della persona del conduttore. Ciò malgrado gli infortuni da traffico automobilistico non si possono eliminare dal mondo colla punizione draconiana degli automobilisti. I nfatti essi hanno luogo con una regolarità quasi di legge, cosicchè per ogni paese, dalla sua grandezza, dal numero delle automobili e degli abitanti si possono calcolare gli infortuni che vi accadono annualmente. La corresponsabilità dell'uomo non riposa, dice il R., sulla sua leggerezz:1 o sul suo malvolere, ma sull'attuale manchevolezza della natura umana di fronte alle aumentate esigenze del traffico moderno. Anche il tanto sospettato alcool, secondo le st::ttistiche ufficiali, vi giuoca un ruolo cooperante soltanto nel 5 % dei casi. Cosl pure un riordinamento ed un inasprimento dell'ordinamento stradale del traffico non promette alcun successo, percht: l'uomo, alla fin fine, non è in condizione di trarre, nella frazione di un secondo, le giuste conseguenze · da tante prescrizioni. Il traffico non fa eccezione alcuna alla legge generale dell'insufficienza umana, ed i «peccato-ri del traffico sono per lo più i pescatori nella lotteria della vita stradale quotidiana >>. Per la m:~ssa degli uomini le strade aperte possono essere considerate come città del lavoro: esse servono per arrivare al proprio lavoro o per trasportare delle per· sone e delle merci. Gli utenti della strada diventano così dei lavoratori e gli infortuni da traffico di ventano degli infortuni sul lavoro. Perciò, secondo il R ., il procedimentc cooperativistico dell'indennizzo devesi tradurre in pratica anche per tutti gli incidenti da traffico cioè per gli infortuni sul lavoro della strada, cosicchè i loro effetti ne risulti no suddivisi sulle larghe spalle di tutti coloro che lavorano, nel lavoro della ~trada. ~ulla totalità del popolo, sullo Stato GALL'ETTO.

RADIOLOGIA W. ]. SToRK. - Alcuni aspetti radiologici dd morbo di Hodgkin. Rassegna di quarantun casi. (« Athena l>, anno VII, gennaio-febbraio 1938). Dopo avere accennato ali:~ ctiopatogenesi ed al decorso clinico del morbo di Hodgkin, l'A. fa un'analisi di alcuni suoi aspetti radiologici, basandosi su 41 casi osservati nel corso degli ultimi diciasette anni al John Scaly Hospital (Galveston - Texas). I casi vengono presentati in un quadro schematico, con la distinzione del sesso. della razza, dell'età, della radioterapia pratic:~ta, èel decorso, dello stato attuale e degli organi colpiti, nonchè dell'eventuale reperto autoptico. Dai dati raccolti l'A. trae ~le seguenti conclusioni: 1° - Il morbo di Ho<lg kin si manifesta :~ tutte le età, ma è tuttavia raro prima della pubert~ e dopo i cinquant'anni. 2° - Nella s~rie dci. 4 I. casi, 26 si riferivano ad individui di razza bianca e 15 di razza negra. Dcves1 tuttav1a ntenerc che le due razze vengono ugualmente colpite, come è stato dimostrato dai reperti autoptici di quell'ospedale. 3° - Clinicamente si distinguono due forme: l'acuta, che si manifesta nell'inf~n7.~a ~ n~i giovani adulti, con decorso che tende .ad essere più rapido che negli indivtdut d1 eta p•Ù a\'anzata; la subacuta, che si mantfesta nell'età posteriore, con minore virulcn7.~l, e risente notevolmente dell'efficacia della radioterapia. Essa può durare per


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

degli anni, con periodj alterni di attività e di stati si lenti; è ben raro tutta via che i pazienti sopravvivano per più di I<:>-15 anni. 4° - Dal lato diagnostico è spesso difficile differenziarlo dalla tubercolosi che, come dice Ewing, segue il m. dj Hodgkin come un'ombra. 5° - La radioterapia è il trattamento di scelta; non guarisce la malattia, ma prolunga la sopravvivenza del malato ed arreca conforto nei casi disperati e che presto o ta rdi volgono all'esito letale. FALCONE.

NEURO- PSICHIATRIA

Radicale influenza di un traumatismo cerebrale sul decorso di una sindrome psichica e centri psico-regolatori secondo Camus. (•<Rassegna di Studi

S. D1 FRtsco. -

psichiatrici », fase. 2, marzo-aprile 1938-XVI). Si tratta di un soggetto 23enne che due anni prima (estate 1933), in serv1z1o militare, trovandosi alle manovre, fu. colpito da insolnionc e, dopo un mese di degenza in un Ospedale civile, venne dimesso ed inviato in licenza di convalescenza. I familiari notarono fin dal primo giorno del suo ritorno a casa che il p. presentava evidenti distu rbi psichici che andarono rapidamente aggravandosi nel periodo successivo: il p. si presenta va eccitato, negativista, disordinato, paranoide con idee persecutorie; egli ripeteva di essere un ufficiale, che era capace di dirigere la guerra, che era perseguitato e voleva uccidersi per andare in paradiso, ccc. Il 3 settembre 1933 si sparò un colpo di rivoltelb alla regione temporale destra con foro d'uscita dal lato opposto, allo stesso livello. Trasportato all'Ospedale del proprio paese rimase incosciente per circa 15 giorni, con fasi deliranti; poi ri prese a poco a poco la coscienza e fu quindi trasferito all'Ospedale Militare di Milano ove mostrò intensi stati di eccitamento confusionale e, talvolta, idee paranoidali, nonchè disturbi della muscolatura oculare destra, notevole poliuria (3-4 litri) e polidipsia, e - radiograficamente - note evidenti d'aumentata pressione endocranica, nonchè, in corrispondenza della faccia posteriore della lamina quadrilatera, un'area rotondeggiante dj maggior trasparenza del diametro di 1 cm. D opo circa 10 mesi di degenza (d urante la quale la poliuria e le turbe oculari si attenuarono, ed il p. ritornò cosciente e discretamente orientato. con qualche reazione eretistica), il soggetto rientrò in famiglia ove fu, poi, ripreso da episodici stati d'eccitamento e da sindrome paranoidale, sicchè (aprile 1935) si rese necessario il suo ricovero in Ospedale psichiatrico (a Mombello). All 'atto del ricovero il p. è calmo, lucido, orientato, fatuo nel contegno e difettoso nella critica, indi ffcrente alle proprie condizioni cd all'ambiente. Esiste inoltre una vasta ed assoluta lacuna della memoria riguardante tutto il periodo di tempo che corse dal momento dell'insolazione a quando riacquistò la coscienza in Ospedale militare dopo il tentativo suicida. Esame neurologico negativo, ad eccezione di un accenno a Babinski e ad Opponheim a sinistra e di una dissociazione del movimento oculo-p::~l pebr:J l e con insufficienza del retto superiore e midriasi con rigidità pupillarc in O. D . A carico dell'apparato polmonare si constat:lrono fatti infiltrativi di tipo produtt;\·o-ulcerati,·o a carico della metà superiore dei due campi polmonari. Diuresi: 2ooo-28oo cc. con p. sp. 1010. Encefalografia (novembre 1935): spiccato idrocefalo del IV ventricolo; esiti di lesione traumatica della lamina q uad rilatera. A partire dal marzo 1936 il p. ebbe diverse emoftoe, per cui le sue condizioni si a ggravarono rapidamente. Il decesso avvenne il 7 luglio 1936. Non fu possibile eseguire l 'autopsia. Il caso ora riassunto (c che il recensore ricorda d'aver curato nel 1933-34 presso l'Ospedale militare di Milano) è interessante per due riguardi: 1° l'eziopatogenesi della


88o

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA IT.-\LIANA E STRANlERA

sindrome schizofrenica; 2° la graduale trasformazione di questa in una sindrome mentale di tipo diverso. Circa il primo punto l'A. sostiene che la sindrome schizofrenica a colorito paranoide - presentata dal p. dopo il colpo di sole, debba attribuirsi ad un edema cerebrale causato dall'insolazione. (L'A. non accenna neppure ad una possibile importanza causale o conc:JUsale della tubercolosi: argomento che sarebbe stato, però, opportuno almeno sfiorare in questo difficile caso). Quanto al graduale, ma completo trasformarsi della schizofrenia in una diversa sindrome mentale (caratterizzata da giovialità, euforia, indifferenza affettiva e deficienza di critica) l'A. ritiene - in analogia ad un paio di casi dello stesso tipo raccolti dalla leneratura - che la lesione della regione infundibol<ripofisaria (prodotta dalla rivoltellata) sia la responsabile dell'avvenuto mutamento nella sintomatologia psichica. Come si vede anche solo da questi cenni necessariamente schematici, l'osservazione clinica dd Di Frisco è interessante sotto molti punti di vista, sia per ciò che concerne l'eziopatogenesi di talune forme mentali, sia per i corollari medic<rlegali che ne emergono, specialmente nel campo pensioni~tico. CARLO RIZZO.

v. M . BuscAJNo. -

Efficacia della iodoterapia endovenosa ed intraduralc in varie malattie prevalentemente infiammatorie, ncurassiche t perincurassicht. (« Bol-

lettino della Società medico-chirurgica di Catania », n. 2, 1938-XVI).

La terapia iodica per via endovenosa è ~tata praticata, finora, in neurologia, soltanto nel trattamento dell'encefalite epidemica. L'A., in questa sua nota, segnala i vantaggi della terapia in parola in tre altri gruppi di forme neurologiche: 1° nei casi di ictus da trombosi e da embolie cerebrali; 2° nei casi d'idrocefalo primitivo cwnico e nelle riacutizzazioni di quest'infermità, sostenuta in genere da fatti più o meno accentuati cronici di leptomeningiti croniche acbive. Egli ha adottato da alcuni anni questo particolare trattamento (consistente nella quotidiana iniezione endovenosa di 5 o to cc. di trijod) e se ne dichiara molto soddisfatto. Nel primo gruppo di malati codeste iniezioni accelerano la risoluzione della sint<r matologia - quando detta risoluzione è possibile - e fors'anche la facilitano, almeno entro certi limiti. . Nel secondo gruppo (idrocefalo primitivo) l'A. associa la iodoterapia endovenosa a quella ca Ici ca, pure endovenosa, ed alla somministrazione di diuretici mercuri ali, ed ha ottenuto risultati vant:~ggiosissimi. Analoghi giovamenti l'A. ha avuto anche nel terzo gruppo di casi (lepromeningiti adesive) soprattutto con un trattamento prolungato e intenso. In questa forma morbosa egli ha cominciato pure a sperimentare la terapia iodica intradurale (5 ed anche 10 cc. di trijod per volta - previa estrazione d'una certa quantità di Equor - con due giorni d'intervallo fra le singole iniezioni), ed ha notato risultati favorevolissimi. Pertanto, e in disaccordo con l'opinione corrente, fautrice del trattamento chirurgico d'urgenza in tutti i c:.~si di leptomeningite adesiva, il prof. Buscai no così testualmente conclude: « Beneficii a p:.~rte dell:.~ terapia iodica intensa e protratta per via endovenosa n ei casi di trombosi e di embolia cerebrale, dj idrocefalo primitivo cronico e di leptomeningite adesiva - la cc via di scelta» da seguire al più presto possibile nel trattamento delle leptomeningiti adesive è la terapia iodica intradurale >l. CARLO Rtzzo.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

881

OFTALMOLOGIA A. MAcrroT. naio 1938).

Dolore oculare e fotofobia. («La Presse Médicale

)l'

n. 5, 15 gen-

Esclusi i dolori da lesioni di organi vicini, come sinusiti ed ascessi dentarii, e quelli da ametropie, da sforzi accomodativi, presbiopia, i quali cessano con la correzione della rdrazione, i veri dolori oculari sono dovuti ad affezioni della cornea, dell'iride ed al glaucoma. Le affezioni della cornea (cheratiti, erosioni) per la sua ricca innervazione sensitiva sono più dolorose delle infiammazioni dell'iride e non sempre è agevole dominarle con la terapia usuale. La lacrimazione, il blefarospasmo e la f~tofobia, che si associano ai dolori del segmento anteriore dd bulbo, si considerano come riflessi trasmessi dal ramo oftalmico del trigemino ed agenti sul sistema organo-vegetativo. Così la lacri!l'lazione riflessa è dovuta ad eccitazione dei centri para~impatici (nucleo lacrimate) localizzati presso i nuclei del V II e le cui fibre, per l'intermediario del Wrisberg ed il ganglio genicolato, arrivano al ganglio sfeno-palatino. Analogamente si può dire del blefarospasmo, dovuto non solo ad eccitazione del nucleo del VII, che presiede alla motilità volontaria e riflessa cJiell'orbicolare, ma anche al simpatico e parasimpatico per i movimenti involontari. Resta a considerare la fotofobia, ossia la sensazione dolorosa dell'occhio determinata dalla luce. Essa si riscontra essenzialmente nelle affezioni del segmento anteriore del bulbo ed in particolare nelle lesioni della cornea, specie se superficiali. Nè le affezioni del segmento posteriore del globo, nè le affezioni congiuntivali, a cornea integra, determinano fotofobia. La quale, invece, può osservarsi, sebbene raramente, nella meningite t. b. c., nell'irritazione meningea da anestesia rachidea, nell'emicrania, nella nevralgia del trigemino. Sovente anche nell'occhio ammalato, chiuso da bendaggio, si può avere fotofobia per illuminazione dell'occhio sano e sono descritti casi in cui l'occhio addirittura cieco era suscettibile di provocare fotofobia nell'occhio sano, fotofobia che cessava con l'ablazione dell'organo atrofico (Hirschberg, Comberg). Le osservazioni cliniche hanno confermato gli esperimenti di Claudio Bernard, che fu indotto a considerare la fotofobia provocata dall'azione della luce sulle parti dell'occhio in dipendenza dci nervi ciliari diretti e non dall'azione sulla retina; di Castorani, !l quale dimostrò la comparsa di fotofobia nell'occhio di un animale, al quale aveva in precedenza reciso il nervo ottico, in seguito ad una ferita della cornea. Il Nagel, il Frey (1910), il Siegwart (r920) ritennero che ncli'Q<;çhio irritato la fotofobia fosse ocçasionar;~ dal riflesso fotomotore dell 'iride, la cui contrazione provocherebbe il dolore. Il Lebensohn (1934) ammise che la <.:ontrazione della pupilla non è dolorosa per se stessa, ~ per la reprezione vascolare, che nelle infiammazioni, determina una miosi passiva: infatti sopprimendo la vaso-dilatazione con una iniezione sottocongiuntivale d: adrenalina all't: rooo, la pupilla si a Uarga e la fotofobia scompare. L'A. - considerando che aJ determinismo della fotofobia è legato il ganglio di Gasser, in quanto la sua resezionc od akoolizzazione la fa scomparire, e che la scomparsa della fotofobia si ottiene pure con l' iniezione retrobulbare di alcool e con l'anes tesia del ganglio sfeno-palatino; che nell'anestesia del ganglio sfeno-palatino l'anestesia scompare senza la compartecipazione del n . oftalmico; c tenendo presente anche che si può avere dolore senza fotofobia e viceversa, come in alcune affezioni meningee, fotofobia senza dolore oculare - è propenso :td ammettere che la fotofobia sia una simpatico-algia elaborata o trasmessa dal ganglio sfeno-palacino, oppure un'algia da vaso6

-

Giorno!~ di m~dicina militar~.


882

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

dilatazione, regolata da tale ganglio. Dopo aver riportato argomenti a favore dell'una e dell'altra opinione conclude col ritenere la fotofobia dovuta non solo a disturbi vasomotori, ma ad una algia simpatica da eccitazioni sensitive dirette o ricorrenti. Nella terapia dd dolore oculare l'infiltrazione novocainica del ganglio sfenopalatino e l'iniezione retrobulbare di alcool hanno dato buoni risultati, anzi frequentemente all'effetto sedativo si associa anche l'effetto riparatore, quasi che i fenomeni clinici siano dominati dal fattore nervoso. Infatti, sia nelle cherat:ti parenchimatose che nelle iriti ed irido-cicliti, specie gonococciche, l'iniezione retrobulbare di alcool, associata alla terapia usuale, produce un effetto sedativo immediato con miglioramento ed acceleramento dell'evoluzione clinica. PANDOLFI.

..

:: :t. 'i

OTO-RINO-LARINGOLOGIA R. ENcEL. -

Un caso di oto-micosi da « aspergillus nigcr ». Trattamento. (« Revue de

Laryngologie-Otologie-Rhinologie », n. 1, gennaio 1938). L'A. ci descrive questo caso importante sia per l'etiologia che per il complesso e indaginoso trattamento, riguardante una signorina che contrasse un'otomicosi da <t asper· gillus niger » per essersi toccata l'orecchio destro con uno stecca di graminacea durante una passeggiata in campagna nella scorsa estate, perchè accusava prurito sulla parte. Al principio di ottobre essa si reca a farsi visitare pcrchè nuovamente sente il pru· rito nell'orecchio e l'udito era diminuito. All'esame otoscopico: leggero rossore del condotto uditivo, senza squame, e sul terzo anteriore della membrana timpanica un:J piccola tacca grigiastra, costituita da una pellicola dello stesso colorito con un punto

nero al centro: pellicola che si asporra con un lavaggio ~enza pressione. Il rimanente timpano è normale; il triangolo luminoso è conservato. L'inferma riferisce di essere stata prima dell'estate a farsi visitare da un otoiatra, che avev~ messo nel suo orecchio uo po' di nitrato d'argento per una leggera reazione della membrana timpanica a tipo eczemaroso. Prosciugamento del condotto e ritorno all'udito normale. Due giorni dopo l'inferma si ripresenta all'A. perchè non sente più del tutto; il prurito aveva ripreso e l'udito diminuiva, mentre progrcsfivamentc l'orecchio si otturava. All'esame si nota: condotto leggermente iperemico e il òmpano ricoperto interamente da un bottone biancastro, che oblitera il lume del condotto. Tale bottone è aderente al timpano, e la pinza asporta squame bianche e nere che un lavaggio per· me'tte di asportare interamente. timpano è congesto nel terzo anteriore, al limite delb membrana di Schrapnell, e doloroso al tatto. Tenendo anche presente il fatto che l'inferma si era pulito l'orecchio con uno stecco di graminacea, viene posta la diagnosi di micosi dell'orecchio esterno. Trattamento: bagni dell'orecchio con una soluzione di nitrato d'argento a r: 30 e trattamento con joduro internamente. L 'esame delle squame, rivisto dopo 48 ore, aveva fatto notare una cultura di ajp'CI'gillus ni~er allo stato puro.. Pertanto fu constatato l'insucce~so completo della medicazione istituita. Le squame si erano riprodotte ed il trattamento jodurato non tollerato (rinite acuta. eruzioni cutanee ecc.). La soluzione di nitrato d'argento viene sostituita con una soluzione di collargolo a r : 10 che non impedì all' asp.err:illus di proliferare, provocando inoltre mal di testa. una sordità assoluta ed anche otalgi:J. T sali d'argento sono sostituiti da una soluzione di Lugo!, poi da bagni dell'orecchio con la soluzione di Van Swicten, sempre tenza successo. Il condotto sopporta male

n

;,:


RIVlSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

rutte queste medicazioni che vengono rimpiazzate d:~ insufflnioni di ectogan che non arrestano la proliferazione delle squame dcll 'aspergillus e che si asportano sempre più difficilmente con doccie auriculari di soluzione di sapone al sublim:no. La miringite è intensa e l'emicrania quas: continua: gemizio costante del condotto uditivo. Constatato tale insuccesso terapeutico l'A. ricorre al mercurio-cromo in soluzione al 2 %. Questa fa migliorare la miri ngite, ma le squame sussistono, riproducendosi però più lentamente. Su consiglio del dottor Lepine, dell'Istituto Pasteur, si utilizza una soluzione acida di crjstal-violetto a 1/10 (acidificata con una goccia di acido lattico per centimetro cubico della soluz:one acquosa). Questa applicazione, poco dolorosa, è seguita da un benessere locale e generale. La medicatura con garza sterile, rinnovata ogni 48 ore, dimostra che ii condotto non geme più e che le squame si sono ridotte. Un lavaggio le porta via; prosciugamento accurato; nuova applicazione di cristal-violetto. Dopo 4 giorni con garza asciutta, l'A. dice di avere avuta la gioia di aver trovato un timpano liberato dalle sue squame, completamente sgombro e l'udito ritornato normale. Un'ultima applicazione di cristal-violetto permette di constatare dopo 8 giorni la comparsa del triangolo luminoso, e l'assenza di squame nell'acqua del lavaggio, fatto con la soluzione saponos:1 al sublimato. Prosciugamento accurato con rotolin: di cotone idrofilo sterilizzato. Dopo 15 giorni persiste lo f.tato di guarigione apparente: ma l'A. dice di non essere assolutamente sicuro che tutte le spore d'aspergillus niger siano state uccise dal cristal-violetto. Tale caso dice l'A. essergli sembrato degno di pubblicazione in seguito all'insucce~so constatato praticando la terapia indicata nei classici trattati (Castex, Troltsch, Escat), e l'impiego della soluzione di cristal- violetto in soluzione acida a 1/10, che ha permesso di guarire questa otomicosi particolarmente tenace. E' da notare ancora l'insuccesso avuto dai bagni con la wluzionc di permanganato a 5/1000 consigliata da Escat.

S. VtTALE.

BROMATOLOGIA L. FERRi c A. M1cuEL. - Dosaggio della glicerina nei vini. ((< Ann. Fals. Fraudes >•, n. 35<>-351, febbraio-marzo 1938). Non è necessario ricordare l'importanza che ha, nell'analisi dei vini , la determinazione della glicerina e!sendo questo uno dei dati principali su cui si basa il giudizio per la genuinità del vino in esame. Ferré e Miche! propongono un metodo elegante e relativamente rapido che permette una determinazione assai esatta, poichè l'errore in difetto non oltrepassa l't %, c consente di operare su piccola quantità di vino, 10 cm 3 . Il metodo è un perfezionamento della titolazione volumetrica della glicerina basata sulla ossidazionc di questa con l'acido periodico, titolazione proposta da Fleury e Fatome. La difficoltà principale del procedimento è nella eliminazione preventiva dei costituenti del vino capaci di reagire con l'acido periodico e cioè tutte le sostanze che hanno nella molecola almeno due gruppi (( alccolici '> come l'acido tartarico, le sostan7.e tanniche, il butilel'1glicol, ecc. Gli AA. espongono e criticano i due metodi di defecazione del vino proposti da Fatome e da Espii c dànno la preferenza al primo, adoperando l'acqua di calce invece della barite, perchè essendo il precipitato così ottenuto meno vo~uminoso. si ha una perdita di glicerina che nc-n è mai superiore all't ?{,, e d'altra parte non occorre in


RIVTSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

seguito eliminare i sali di calcio, perchè non danneggiano la titolazione fatta con acido periodico. Gli AA. dopo uno studio preciso e completo sulla determinazione e sulla elimi.

nazione delle sostanze che, oltre la glicerina, reagiscono con l'acido periodico, propongono il loro metodo, assai semplice e rapido per la purificazione e il successivo dosaggio della glicerina. La tecnica del metodo comprende : 1° - Eliminazione delle sostanze ossidabili volatili. Essa si ottiene introducendo IO cm. 3 di vino nell'apparecchio per l'acidità volatile, e raccogliendo 250 cm. 3 di distillato. .2° - Defecazione con l'acqua di calce. Il vino, privo di tutte le sostanze volatili, viene defecato mediante l'aggiunta di mezzo grammo di calce (ossido di calcio), e alcool a 96° fino al volume di IO<> cm.3 • 3° - Separazione del precipitato per filtrazione ed estrazione della glicerina. Si opera sopra una parte del filtrato (ro cm. 3 = 1 cm. 3 di vino) che viene evaporato nel vuoto in presenza di polvere. di diatomee (farina fossile) fino a secchezza e si estrae la glicerina con etere etilico puro dalla polvere così ottenuta. Tre estrazioni sono sufficienti. 4° - Dosaggio della glicerina cosi separata con l'acido periodico, secondo il metodo di Flcury e Fatome. Il metodo di Ferré e Miche! appare preferibile a quelli attualmente in uso per il dosaggio della glicerina, presentando una maggiore semplicità e rapidità e soprattutto una maggior costanza nei risultati. SALTTNI.

__

__

.....,


C:ONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI OEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal ver bali pervenuti alla Direzione generale di Sanltl militare ael luglio 1938-:XVI)

+ Aspirante ufliciaJe med1co Al.BERTO CEcCOPIERI: Il quadro ematologico della febbre ondulante.

ANCONA

• Sottotcncnte medico GIUsEPPE SAVINA: Gastro-enteroswmia e resezione gastrica. Vantaggi e svantaggi dell'uno e dell'altro metodo. Risultati ottenuti nell'ospedale militare di Ancona.

CAGLIARI

*

+ Sottotencme medico Gu1oo DEOONI : Le complicanze delle contuJtom

gravi del torace. Fatto un accenno alle varie azioni contusive c al loro meccanismo, l'O. espone la sintomatologia clinica della commozione toracica da compressione, riferendosi, per la sua etiopatogenesi, ad un eccitamento riflesso del vago, con conseguente depressione sanguigna e paralisi cardiaca. Passa successivamente in rassegna le fratture dello sterno ~ delle coste, interessandosi pure delle loro immediate e lontane complicazioni. P arla poi delle bioni visccraJi del torace in rapporto ai traumi contusivi, dopo aver fatto rilevare che i pregressi processi patologici favoriscono, col diminuire la resistenza locale, le più svariate lesioni. Discute ~ull'impqrta nza e la frequenza della polmonite e pleurite traumatica, evenienza rara, ma non eccezionale, e ne attribuisce

l'etiopatogcnesi alla virulentazione di germi preesistenti nell'apparato respiratorio, i quali trovano, nella modificazione del terreno e nella diminuzione locale e generale delle difese organiche, condizioni favorevoli al loro sviluppo. I11fìne, conclude con una breve espos!zione delle ledoni del cuore, dei grossi vasi, dell'esofago, della trachea e dd diaframma e con alcune cons!derazioni di carattere medico-legale.

*

FIRENZE + Sottotenente m edico ErroltE GABRIELLI : Importanza medico-legale di alcuni dùmorfismi dello scheletro valutari dai punto di vista radiologico. L'O., ricordati i più comuni djsmorlismi dello scheletro, dalla sacralizzazione della V lombare a quelli compresi nel termine generico di esostosi, fa notare che in alcuni casi, come quelli di malformazione del I metacarpo, sia molto più preciso f>arlare di rudimento di pollice sopranumerario, con o senza falange articolata, che di semplice csostosi. A sostegno di tali tesi, porta una casistica di 18 radiogrammi su 450 radiografie di mani esaminate (4,50 %)· In tutti i 18 casi, sul lato radiale del I metàc:irpo, esattamente sulla mctafisi, si nota una malformazione che l'O. chiama « rudimento di pollice in sopranumero >>. I n


886

CONFERENZE E DlMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

5 casi su 18 esiste, anche sopra lo sperone osseo, un altro ossicino, interpretabile come rudìmento dì falange articolata. Sostenuta con validi argomenti, sia di anatomia comparata, sia di anatomia patologica e di ist~mbriologia, la plausibilità ddle sue asst:rzioni, l'O. ammette l'esistenza del cc rudimento di pollice sopranumerario ,, formatosi congenitamente e passa a considerare la possibilità che tali malformazion! possano aversi anche in seguito a traumi. In proposito cita un caso, che egli potè seguire radiograficamente, in cui, dopo un trauma, si manifestò sulla metafisi del l metacarpo una malformazione in tutto simile ai cosidetti « rudimenti di pollice sopranumerari >•. T ali rudimenti di pollici m soprannumero, che possono essere sia dì origine congenita che traumatica, potrebbero spiegarsi, secondo l'O., col principio della specificità della risposta biologica alla aspecificità dello stimolo.

+ Tenente colonnello medico QutNTILIO Vt.NNOCCt: Presentazione di un caso di visct:~·um in versus >>. L'O. presenta un caso di situs viscerum inversus completo, osservato in un iscritto di leva. Passa in rivista le leggi che dorrùnano il campo della teratologia in genere e le teorie più accettate e più recenti sul determinismo della eterotassia. << situs

GENOVA

*

+ Capitano medico GtoVANNt PuRPUI>A: L'etio-patogenesi delle emottisi.

L' 0., prendendo lo spunto da tre casi di emottisi, ricoverati in reparto, con diversa sintomatologia clinica, passa in rassegna i varii fattori anatomici e funzionali che concorrono nella etiopatogenesi delle emottisi. Mette, quindi, in rilievo le vare forme cliniche in rapporto ai diversi quadri e\'olutivi della t. b. c. polmonare. ed infine insiste sulla importanza dì una esatta diagnosi differenziale con le emottisi di natura non tubercolare.

NAPOLI

*

+ Tenente colonnello medico prof. LuiGI Mt.FFEO: lnsufficien za resptratoruz

nasale e tubercolosi polmonare. Dopo aver brevemente richiamati alcuni ricordi di fisiologia della respirazione nasale cd accennato alle malattie delle fosse nasali che più comunemente inducono stcnosi, l'O. passa a trattare l'argomento soffermandosi su due concNti fondamentali: uno riguardante le steno~i per sè stesse, l'altro l'adcno:dismo che, inducendo anch'esso stenosi nasale, è legato essenzialmente alla costituzione. Riferisce di alcune indagini clinico-morfologiche da lui eseguite su due gruppi di bambini con tara tubercolare, di cui uno era un soggetto adenoideo, sul quale era stata eseguita l'asportn.ionc delle adenoidi dopo un periodo di osservazione c di cure diete· tiche e di ginnastica pulmonare con spirometro; e ne deduce come il quadro costituzionale non si lasci modificare che solo parzialmente dalla terapia, anche in sogget6 giovani ed in via di sduppo. mentre da essa possono derivare benefiche modificazioni dell'albero polmonare. Passa poi ad analizzare il comportamento morfologico dell'anello del Waldeyer nei t. b. c. polmonari. c le importanti lesioni che lo riguardano. Conclude col ritenere che la stenosi respiratoria può influire indirettamente sullo S\'iluppo della t. b. c. polmonarc, solo nel senso che essa concorre a diminuire la resi-


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

887

stenza organica per via dei disturbi arrecati alla nutrizione generale, dovuti all'ipoematosi. In via più subordinata, essa può favorire l'insorgere di infezioni non specifiche, con punto di partenza nasale, capaci di influire sfavorevolmente sulla evoluzione di un pr<>cesso tubercolare polmooare.

*

NOVARA + Sotto tenente medico RENATO BARBERI : La dipende11Za da causa di servizio.

*

PERUGIA + Sottotenente medico P10 LuciANI: Recenti vedute sui ~robiema etiologico dd/'influenza.

L'O., dopo aver ricordato i passati studi sull'etiologia dell'influenza, espone i risultati delle recenti ricerche sperimentali condotte nel furetto e nel topo dagli inglesi e dagli americani per l'identificazione del vit·us influenzale; accenna ai rapporti tra in· fluenza umana ed influenza su ina c riferisce i risultati degli studi immunologtci in materia. R icorda infine le ricerche eseguite dagli studiosi italiani, e le sue proprie sullo stato immunitario dei bambini convalescenti d'infl uenza.

+ Sottotenente medico prof. SIRo Ruozr- BERREITA: A ggi01·namer1to sulla cura delle fratture con la trazione a filo. L 'O. ha illustrato .:on radiogrammi la bontà del metodo di trazione a filo endosche· letrico, esortando i colleghi a servirsi di questo prezioso mezzo, che va preferito, a suo giudizio, a qualsiasi altro.

*

SAVIGLIANO + Sottotenente medico UussE PrN r : La fibrosi della mammella.

L'O. tratteggia brevemente l'eziologia, la patogencsi, la diagnosi e la cura della fibrosi della mammella nell'uomo, e ne illustra quattro casi capitati alla sua osservazione, portati alla guarigione completa, mediante la mammectomia totale.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIV, fase. V-VI, maggio- giu gno 1938-XVI.

Pezzi : Odierne vedute sull'infiltrato precoce tipo Assmann-Redekcr. D01·ello: Su di un caso di intossicazione coilettiva a bordo dì un sommergibile. Ovazza: Nota su alcuni casi dì tubercolosi polmonare in clima tropicale. T addia: Sulla patogenicità dei protozoi intestinali nei Somali. Lattes: Nota sulle variazioni della temperatura, del respiro, del polso e della pressione arteriosa nel passaggio da clima tem perato a clima tropicale (Mar Rosso). Placitelli: Rendiconto clinico statistico del Reparto Chirurgia dell'Ospedale militare marittimo di Venezia. Spano: Su di un nuom elettrolizzatore N aCl per la produzione di cloro, soda caustica e idrogeno.

BuUdin International des &rvices de Santé des Atmées de terre, de mer d dc l'air. - Pubblicato dall' cc Oflìce lnternationai de Documentation de Médecine M ilitaire », Liegi (Belgio). N. 6, giugno 1938. X Congresso internazionale dì Medicina c Farmacia militari (Washington, 7- 15 maggio 1939). ga Sessione di Conferenze del Comitato internazionale di Medicina militare. Relazione sul progetto dì modificazione dello Statuto del Comitato Permanente dei Congressi internazionali di Medicina e Farmac.ia militari. finga : Progetto per la creazione di zone sanitarie. Dominguez: O rganizzazione del laboratorio di Anatomia patologica della Sanità milìtarc dcll'Uraguay. La revisione delle grandi convenzioni internazionali. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di Documentazione di M edici11a militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche militari. Bihlografia medica militare. ARGENTINA.

Revi.sta de la Sarudad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres. An no XXXVII,

mnggio 1938.

Galli: Relazione della Direzione generale di Sanità per l'anno 1937 (contin ua). Curci e Bejarano: Profilassi biologica del morbillo nel nostro esercito. Olguin e Avogadro: Anestesia con ciclopropano negli eserciti in campagna. BELGIO .

Archives Belges du Service de Santé de l' Armét. L icgi. N. 6. giugno 1938.

Ory : Reumatismo c traum:nismo.

Redazione: Ospedale mil:tare.


RIVISTF MEDICHE MILIT.•\RI

BRA S I L E .

Revista de Medicina Militar. -

Pubblicazione trimcstralc. Direzione e amministrazione: Directoria de Saùde do Esercito, Rio de Janeiro. Fase. 2, aprile-giugno 1938. Note storiche sulla << Revista de Medicina Militar ». V doso: Correlazioni odonto-oftalmiche nelle infezioni focali. Caiado: Due casi di frattura del cranio. Santos: La trasfusione del sangue. Flarys: Dosaggio dei cloruri del sangue. Porto: Organizzazione dell'assistenza ai fratturati di guerra. CUBA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Pubblicazione trimestrale. Redazione e anummstrazione : Seccion de Sanidad. Cuartel Generai, Avana (Cuba). N. 3, luglio-agostosettembre 1938.

- Per il Comandante Bernardo Luna Cortiiias. - Articoli vari suJla Medicina veterinaria militare cubana. Muxo Gonztfiez: Atrofia congenita del rene (rene ipoplastico degli autori tedeschi). Rodrlguez Gonzalez: La reazione di Welchy Stuart nella diagnosi della febbre tifoidea. " Cuevas Miranda: GlomeruJonefrite acuta consecut!va a infezioni cutanee (impeti go vulgaris). Muiioz Angulo e Pérez: Curva parctica nclla reazione di Langc per gli ascessi cerebrali. Carde/le: Polmonite da pneumococco tipo VU. Gmfia Guzmtfn~ La rottura del legamento cruciato anterior;: dell'articolazione della rotula e la sua cura chirurgica. FRANCIA.

Rcvue du Servicc de Santé Militaire. -

Direzione del servtz•o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 4, aprile, tomo CVII, 1938.

Fn'cker: Considerazioni sulle angine e sulla loro cura. Castillon: Corio-epitelioma del testicolo con reazione di Ascheim-Zondek positiva. Georges: Storia dell'ospedale militare di Nancy, dalle sue ori gin! al 1870.

Archivcs de Médecine et Pharmade Navales. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Par!gi. Fase. J, gennaio-febbraio-marzo, tomo CXXVIII, 1938.

Le Marc'Hadour : Domenico Larrey c la Marina. Berge: Studio sul gonococco e la diagnosi batteriologica dell'infezione gonococctc:t. Jean: La rigenerazione dell'aria confinata per mezzo della soda. Breuil: Attraverso I'Indocina con i membri del secondo viaggio di studi ma lariologici ddla Società delle Nazioni. Tromeur: L'epilessia come accidente raro della tonsillectomia. Goda/: A proposito di una cowperite. Morvan: Nuovi consigl! ai medici di guardia (continuazione). Flandrin : Quattro casi di fragilità ossea.


8go

RIVISTE MEDICHE MILITARI

Tromeu t·: Ascesso latente del cervello. Soubigou: Tre casi di malattia del Vaquez. De La Bernardic e De Tanouarn: Osteoma dell'etmoide. Estirpazione. G uarigione. GERMANIA.

Der Deutscht Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell' esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 6, giugno 1938.

Nissen: Tubercolosi polmonare e servizio militare. R;ihc: Peggioramento, in seguito al servizio militare, di affezioni preesistenti all'arruolamento. Anthony: Sul valore dell'ampiezza del respiro nel giudizio di idoneità al servizio militare. Kchl: Frattura da torsione dell'or.1ero, durante il lancio di bombe a mano. Robbe: Una singolare "frattura dei condili femorali da urto contro il volante dd motore. Fischt:r: La cura ambulatoria delle varici, dell'emorroidi e del varicocele. Busch: Improvv:so collasso durante gli C'!:ercizi d'istruzioue. Contributo alla diagnosi differenziale tra pneumotorace spontaneo e ulcera gastrica perforata. Star: Procedimenti di ~ncstesia a bordo. Clces: Sui metodi di ricerca dello strabismo latente. Bartos : L'importanza dei portatori dei bacilli tifi ci nell'esercito e suot rapporti col servizio di sanità pubblica in Ungheria. Mmgow.•ky e Kirch(rt: Vaccinazione preventiva contro la scarlattina. GRAN BRBTAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Danjellson.

Ltd. Londra. Fase. aprile 1938.

Croxden : Controllo della temper;uura Jel corpo e delle reazioni fisiologiche durante ii lavoro muscolare eseguito con il vestiario gas-protettore. Al Gebc/i: A Bajil (continuazione). Blewitt: Febbri del gruppo del tifo nd Bh:m Tal Area, Kumaun H ills, U. P., India. Thompson: Mezzi semplici per allestjre veicoli militari refrigeranti. - Lo stato della pubblica salute (continuazione). Roche: Un caso grave di eclamps:a trattato con puntura lombare. Uoyd-Williams: Su delle affinità tra varicella ed erpete zoster. Fascicolo maggio 1938.

Boyd: Immunizzazione attiva contro il tetano. Clenny e Stevens: Controlli di laboratorio .nella profilassi del tetano. Campbe/1: La preparazione di tossoide formolato e di tossoide precipitato con allume. Blewitt: Febbri del gruppo del tifo nel Bhim Tal Arca, Kumaun Hills, U. P., India (con tinuazione). Atkins: Come :1 problema della meccanizzazione influisce sul servizio sanitario. - Il cancro. · Swift: Occlusione intestinale acuta dovuta al diverticolo di Meckel. H anbury : Un 'epidemia di aYvelenamento di ongme alimentare.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

PARAGUAY.

Revista dt Sanidad Militar. -

Direcc:òn Superior de Sanidad militar. Sargento Duré, 339, Asunciòn. Fase. 97-911-99, gennaio-febbraio-marzo 1938.

Riveros: Cancro del corpo tiroide. Gagliardone: Neuroma plessiforme di Verneuil e Bruns. QtJÌroz: Contributo allo stud~o dello scorbuto de! Chaco e della sua profilassi. Ortiz: La sindrome entero-epatica. POLONIA.

ld:arz Wojskowy. .-

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 5, maggio 1938

Bahecki: Mezzi per l'esame e la disinfezione dell'acqua presso le truppe m cam pagna. Malinowski: L'incontinenz:l d'urina fra i ~oldati . Szule: Sorveglianza medica dello sport. Gergovich: L'influenza dell 'elemento tattico sul funzionamento del servizio sanitario della divisione di fanteria. Tol:vinski, Czepurno e Koczan: Epidemia di infezione alimentare nel reggimento radiotelegrafìsti nel novembre 1937. · Wierzchowski: Contributo all'analisi dell'ol!o canforato in fiale. ROMANIA.

Rmsta Sanitari Militari. -

Redazione e amministrazione: Ospedale Militare '' Regina Elisabeta », Bucarest. Fase. 3, marzo 1938.

V dvamoki: Volvulo del cieco mobile. D. Zamfir, C. Zamfir e Str()escu: Consideràzioni su di un caso di eritremia (mal. del Vaquez). Pop, Mar10/e e Puscaru: Lussazione traumatica anterior~ dell'estremità del cubito; riduzione con un metodo personale cruento. Pandele e Mirescu: Stomatite ulcerosa grave, guarita con inie:r.ioni endovenose di cianuro di mercurio. Opris: F. d'a. f. con perfornione del cieco e breccia nell'osso iliaco; intervento con drenaggio. Marinucu: Nicchia sulla piccola curvatura dello stomaco. lgna e Bratu: Un caso di :nancanza congenita dei muscoli pettorali. Stefanesc:u: Accidenti nervosi nel corso di un pneumotorace. Munteanu, Ristea e Mares: Considerazioni anatomiche e cliniche su di un caso di ascesso polmonare con broncoectasia. STATI UNITI.

The Milltary Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library, Washington. Vol. LXXXII,

n. 6, giugno 1938.

Butler: L'aneurisma si.filitico nella Storia. Come/l: Ricerca dell'anchilostomiasi nelle reclute del Corpo della guardia civile degli Stati Uniti.


892

RIVISTE MEDICHE MILI T ARI

Fratcs: L'impiego dell'ozono nel traltamcnto della paraodontosi. Johns(lll: Presenza eli un proiettile nel cervello. Makcl : La fisioterapia come cura coadiuvante delle lesioni violente. W ineland: Anestesia e shock. Ma nn e H urne: L'organizzazione c il funzionamento del servizio sanitario nelle esercitazioni combinate delle forze militari terrestri e nav:~li (continuazione c fine). Bcnson: Necrosi bilaterale della sostanza corticale dei reni. SVIZZERA.

Viertdja.hrsschrift fur Schweizerische Sa.nititsoffiziere. -

Rivi~ta trimestrale del Corpo

sanitario militare. Basilea. N. 2, giugno 1938. Voutc e Mocschlin : La tecnica del trasporto dei feriti in campagna. TURCHIA.

Askcri Sihhiyc .Mtcmuasi. -- Rivista trimestrale di Sanità militare dell'esercito turco, edita dali· Ispettorato di Sanità. Stamperia della Sanità militare, Costantinopoli. N . 23, luglio 1938. Scipiadcs e Saglik: Diagnosi precoce della gravidanza mediante la reazione cutanea di Giliìllen-Gregg. Ozan e T anse/: Un caso di sindrome di Méniè-re. Ozen e Oguz: Un caso di tromboflebitc seguìto da guarigione. Giir : Un caso d'ittero grave. Burad: Con d roma del seno m ascellare sinistro. Asar : I raggi ultravioletti. Tastan: Nuovi metodi per la diagnosi dci tumori cerebrali. Gozcii: Il servizio sanitario nell'esercito turco dei Dardanelli durante la guern mondiale. Ozvarim : L'igiene del soldato nei Corpi da montagna. Basarit·: L'ionotcrapia con l'apparecchio P . Bernard nella terapia dentaria. Tancr: I composti solforati. UNGHERIA.

Honvédorvos. - Rivista scicnt;fìca degli uffìcialì medici ungheresi. Budapest, IX Gyali17. Fa~c. maggio-giugno 1938. - Il primo congresso dci .medici sportivi ungheresi, organizzato dai medici militari (.Resoconto riassuntivo in italiano, a pag. 134).

--->:.

w~--~ ·-=--


NOTIZIE·

Graduatoria dd dichiarati idonei nel concorso per la nomina a tenente chimico farmacista in s. p. e. Con circolare n. 549 del Giornale militare del 4 agosto è resa nota la seguente graduatoria dei dichiarati idonei nel concorso indetto con decreto ministcrialc 10 aprile 1937-XV per 4 posti di tenente chimico farmacista in s. p. e.: T. MARRocco Michele di Giuseppe, sottotenente chimico farmacista dì complemento. 2. SPOTO Mario di Giuseppe, id. id. id. 3· CHIAROLINI Gavino di Faustino, id. id. id. 4· ANDILORO Matteo di Francesco, tenente id. id. 5· CATALANO Libero di Filippo, sottotenente id. id. I primi 4, dichiarati vincitori del concorso, saranno nominati tenenti chimici far· macisti in s. p. e. e la loro nomina sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale.

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA DI BRONZO .~L VALOR MILITARE. ARONICA Ferdinando di Giuseppe e fu Rosalia Reina, nato a S. Stefano QUisquma (Agrigento) il 15 marzo 1901 ; capitano medico in s. p. e. nella sezione di sanid della II divisione eritrea. - Comandante di una sezione di sanità divisi011ale, volontariamente seguiva uno dei suoi reparti che doveva partecipare ad un'azione. bl tm momento critico,

aliorcM il reparto fu direttamente minacciato dal nemico, sospendeva la sua opera di medico e prendeva parte attiva al combattimento, comportandosi da valoroso e contribuendo validamente a mettere in fuga il nemico. - Mechennò, 20 gennaio. 1936-XIV. CowMBRITA Filippo ·di Federico e dì Marianna Timpanaro, nato ad Agira (Enna) il 22 aprile I9QO, capitano medico in s. p. e. della sezione di sani tà del corpo d'armata eritreo. - Comandante della sezione di sanità del corpo d'armata eritreo, in giornate di

aspri combattimenti, con abnegazione e sereno sprez.zo del pericolo prodigava la sua opera sul campo di battaglia riuscendo a salvare numerose vite umane. - Zemban Chercatà - Monte Lata, 2~21 gennaio 1936-XIV. BELLINI CARNESALI Gino di Lujgi e di Bembo Iole, nato a Verona il 26 maggio 1900,

Subalterno di un r·eparto someggiato di sanità, in aspro e vittorioso combaU:imento, e in località battuta dal fuoco nemico, si prodigav:a con sprezzo del pericolo nella cura dei tzumerosi feriti. Avvertito che nuclei nemici minacciavano da vicino il posto di medicazione, sospendeva la sua opera di medico e prendeva parte attiva al combattim.ento impeg11atosi per respingt:re l'avversario, comportandosi valorosamente. - Monte Ze~an Chercatà, 20 gennaio 1936-XIV. tenente medico di complemento della. sezione sanità, 2& divisione eritrea. -

BELLUSCI Michele di

Donato e di Sasso Carosena, nato il 18 settembre 19Q6 a Greci (Avellino), capomanipolo medico nel 2° battaglione CC. NN. d'Eritrea. Ufficiale

medico di battaglione durante una cruenta battaglia, sotto l'in.tenso fuoco nemico, pro-


NOTIZIE

digava wn calma esemplare, noncurante del pericolo, le prime cure ai feriti e ne diri· geva il trasporto al posto di medicazione. Nonostatzte la forte pressione avversaria , riusciva ad assicurare il trasporto di tutti i feriti del battaglione entro la linea di resistenza. - Mai Beles, 21 gennaio 1936-XIV. MANCINI Cesare eli Nicolò Maria e di Martella Angelica, nato a Pescolanciano (Campobasso) il 1° marzo 1904, capomanipolo medico nel 2° battaglione CC. NN. d'Eritrea. Ufficiale medico di battaglione, durante una cruenta battaglia, sotto l'intenso fuoco ne· mico, prodigava con calma esemplat·e, noncurante del pericolo, le prime cure ai feriti e ne dirigeva il trasporto al posto di medicazione. Nonostante la forte pressione avvt>r· .<aria, riusciva ad assicurare il trasporto di tutti i feriti del battaglione entro la linea di resistenza. - Mai Beles, 21 gennaio 1936-XIV. PEcoRA Davide di Ignazio e di Ciampi Eva, nato ad Agropoli (Salerno) il 26 luglio 1904, capomanipolo medico nel 1° gruppo battaglioni CC. NN. d'Eritrea, compagnia co. mando. - Durante aspro combattimento si prodigava nell'apprestare le prime cure ai numerosi feriti affluenti al posto di medicazione. Raccolte tre camicie nere ferite sulla linea già invasa dal nemico, le trasportava egli stesso a spalla. Noncurante del pericolo, con pochi uomini, difendeva strenuamente la colonna dei feriti barellati, attaccata da numerosi armati nemici. - Mai Beles, 21 gennaio 1936-XJV. BIONDI Fra ncesco di Salvatore e di Emilia Letizia, nato a Biancav:lla (Catania) il 4 settembre 1904, sottotenente meùico dd comando raggruppamento bande autocarrate CC. RR. della Somalia. - Ufficiale medico, sotto intenso fuoco avvet·sario, prodigava con csemplare calma le sue cure a numcrosi feriti. Colpito ad un braccio, persisteva coraggiosamente nel suo compito. - Gunu Gadu, 24 aprile 1936-XIV. CRISTINJ Luigi di Pier Dione e di Grumelli Pedrocca Maria, nato a Cologno al Serio, il 27 novembre 1904, sottotenente medico di complemento nel XXII battaglione eritreo. - Ufficiale medico di un battaglionc eritreo, sotto inten.<o fuoco nemico, si po-rtava arditamente più volte oltre la linea, per soccorrere feriti gravi e curarne il trasporto. Colpito mentre medicava un graduato, continuava ad assolvere con serenità il suo co-mpito. In un momento critico della battaglia, si lanciava contro il nemico alla testa di alcuni porta feriti, incitando/i alla lotta con l'esempio del suo cnergico e valoroso contegno. Mechennò, 20 gennaio 1936-XIV.

CROCE DJ CUERRA AL VALOR MILITARE. DE Vrvo Giulio fu Bartolomeo e fu Izzo Maria Adela:de, nato ad Angri (Salerno) il 21 febbraio 1901, capitano medico in s. p. e. della sezione di sanità del corpo d'armata eritreo. - Comandante di un reparto sO'tneggiato di sanità, durante un violento co-mbattimento, si prodigava, con spirito di sacrificio e sp1·ezzo del pericolo, nella ma opera um anitaria. - Mai Ceu, 31 marzo I936-XIV. L1x1A Albe rto di Salvatore e di Scrpi Carmen, nato il 31 lu)!lio 1894 a Guspini (Cagliari), centurione medico nel 1° gnrppo battaglioni CC. NN. d'Eritrea. - Si prodigava durante aspro cO'tnbattimento nella curfl. e nello sgombero dei feriti, nonostante l'intenso fuoco avversario che causava perdite itltorno a lui. Mai Beles, 21 gen naio r936-XIV.


NOTIZIE

ANAGNI Mario fu Alfonso c fu Lucia Bellucci, nato ad Acuto (Frosinone) il 2 ottObre t9<J6, tenente medico in s. p. e. del 3" gruppo battaglioni eritrei. - Dura-nte u-n com-

battimento, noncurante dci pericolo, attravenava più volte terreno intensamente battuto dal fuoco nemico per raggiungere ufficiali t: mìlitari feriti, provvedendo alla Iom medzcazione ed al loro sgombero. - Zeban Chercatà, 20 gennaio 1936-XIV. Aucusn Mario di Arturo e di Maria Antonietta Franceschini, nato il 18 dicembre 1_905 a Roma, tenente

medico in s. p. e. del I 0 reggimento fanteria coloniale, V batta-

Ufficiale medico di battaglione, durante due giorni di aspri combattimenti, si prodigava, con abnegazione e sprezzo del pericolo nell'apprestare, sotto l'intenso fuoco nemico, le cure ai feriti, recandosi di sua iniziativa in primissima linea p~· medicare i più gravi. - Gianagobo, 16-17 aprile 1936--XJV.

glione libico. -

BELLINI Gino di Luigi e di Bembo lole, nato a Verona il 26 maggio 1900, tenente medico di complemento della sezione sanità, 2a divisione eritrea. - Subalterno di un

reparto someggùzto di sezione sanità, firJ dall'it1izio del combattimento-, si prodigava instancabilmente con passione e sp-rezzo della vita , per oltre trenta ore ininterrotte, nella cura di numerosi feriti, malgrado il suo reparto fosse dislocato in località esposta ai tiri nemici che ferivano un suo dipendente ed uccidevano un ferito apper.a medicato. Mai Ccu, 31 marzo- 1° aprile 1936--XIV.

j

BtFANO Giuseppe fu B:agio c di Arcieri Maria T eresa, nato a T0rraca (Salerno) il luglio · 1899, tenente medico di complemento del 7" gruppo battaglion: eritrei. -

Dirigen~ il servizio sanitario di un gmppo di battaglioni eritrei, con sprezzo del pericolo, si portava sulle linee più avanzate, sotto il fuoco umico, assolven·do il suo compito (WJ abnegazione e ardimento. Abbi Addi, 22-23 dicembre 1935-XIV.

GA.RCIA Giovanni di Giulio e di Grande Giovanna, nato a S. Martino d'Agri ìi 23 aprile 1905. tenente medico in s. p. c. della ~ezionc sanità, 2• divisione eritrea. -

Comandante di reparto someggiato di sèzione sanità, distaccaJo., durante una battagiitT quale elemento avanzato, verso la linea di combattimento, impiantava il proprio reparto a breve distanza dalia linea, prodigandosi, co11 calma e sprezzo dei p~-icolq, nel soccorso dei numerosi feriti che affluivano al suo reparto. - Passo Mecan, 31 marzo 1936--XIV. PATRASSI Gino di Pietro c fu Cavallino Aida, nato il 30 agosto 1904 ad Amelia, tenente medico di complemento della divisione « Libia >l raggruppamento carri d'assalto della Somalia Italiana. - Ufficiale medico p-resso un reparto carri d'assalto., in più gior-

nate di accanito combattimento, dava prova di abnegazione e di sprezzo del pericolo. Gianagobo - Bircut, 15-19 aprilr. 1936-XIV. Rost Vittor io Emanuele di Bruno c di fu Luigia Fioretti, nato il r" giugno 1901 a Roma, tenente m edico in s. p. c. del t" reggimento fanteria coloniale, divisione cc Libia>>.

- Dirigente il servizio . sanitario di un reggimento, svolgeva coraggiosamente la sua opera sotto il fuoco avversario, prodigandosi nell'auisttnza dei feriti ar1che presso i posti di medicazione di battaglione. ~ Gianagobo, 16--17 aprile 1936-XIV. StRIANN1 Carmelo di Carmine Antonio e di Sinatora Maria Teresa, nato a Bova (Reg!fo Calabri.a) il 17 marw t9Q6, tenente medico in s. p. e. del 3° reggimento fanteria coloniale, VI battaglione libico. - Ufficiale medico di battaglione, nei combattimenti in

cui il reparto fu impegnato diede costante prova di calma e sprezzo del pericolo. !n condizioni difficili, si prodigò imtancabilmente ne/la cura di numerasi feriti , tutti rin-


8g6

NOTIZIE

cuorando ed animando con l'esempio e la sollecita sua assùtenza. 15-17 aprile 1936-XIV 1936-XIV.

Gianagobo, Bircur, 19 aprile 1936-XIV : Sella di Ar Brahatté, 28 luglio

ZoPPI Zelio Ji Giuseppe e di Celestina Cartonetti, nato il 18 maggio 1902 ad Ancona, tenente medico in s. p . e. del 1" reggimento fanteria coloniale, III battaglione Libico.

- Ufficiale medico di battagliom:, durante un aspro combattimento, dette prOt!e di calma e di valore personale nel prodigare le cure ai ferili n(J110stante il fuoco avversario. -

Gianagobo, 16-17 aprile 1936-XIV.

DE MARCHI Angelo di Giuseppe c: di Gina Cottini, nato il 10 maggio 1911 a Venezia, sottotenente medico di complemento del III g ruppo leggero motorizzato obici too/1 7. -

Co-n un pattuglio-ne di 30 uo-mini, del quale aveva chiesto ed ottenuto di far parte, comp:va dieci giorni di faticosa ricognizione attraverso territori inesplorati occupati da numerosi armati nemici e da popolazioni ostili, dimostrando di possedere eccezio-nali doti di energia e di audacia. - Regione Imei , 22-31 maggio 1936-XIV. DE StMONE Ciro di Stefano e di Chiummo Caterina, nato a Resina (Napoli) il 15 marzo 19QS, sottotenente medico di complemento nel II battaglione eritreo. - Du-

rante un combattimento dava prova di calma e sprezzo del pericolo, medicando i feriti in zona battuta dal fuoco avversario. Raggiungeva con pochi uo-mini il battaglione sulle nuove posizioni, solo dopo aver dato sicura sistemazio-ne a tutti i feriti. - Mechennò, 20 gennaio 1936-XIV. PIRAS Silvio di Vincenzo e di Licheri Giuseppina, nato il 12 luglio 1907 a S. Vito (Cagliari), wttotenente medico di complemento della sezione sanità del corpo d'armata eritreo. - Subalterno di sezione sar1ità, partecipò a tutte le operazio-ni del corpo d'ar-

mata eritreo, distinguendosi per abnegazione, perizia e sprezzo del pericolo. -

A. O.,

ottobre 1935 - aprile 1936-XIV. NocERA Antonio fu Ernesto e di Donata Traversa, nato il 14 aprile 1907 a Bari, sergente maggiore della sezione sanità, 2• divisione eritrea. - Sottufficiale di un reparto

so-meggiato di sanità, in un aspro co-mbattimet~to, in località battuta dal fuoco nemico, si prodigava con sprezzo del pericolo nell'assisten za di numerosi feriti. Minacciato da vicino il posto di medicazione da un aggiramento nemico, co-ntrollava e dirigeva con perizia e fermez za il trasporto dei feriti e del materiale sanitario, co-ntribuendo al regcr /are funzionamento del .<ervizio. - Zeban Chercatà, 20 genna:o 1936-XIV. c.,RRARA Giovanni fu Vincenzo e di Elisabetta Bettoni, nato a Venezia il 27 agosto 1908, sergente della sezione di sanità della II divisione eritrea. Sottufficiale

comandante di un plotone portaferiti, dumnte un aspro co-mbattimento, dava prova dz abnegazione e sprezzo del pericolo. portandosi più volte in prima linea per racc<r glie,·e e mup01·tare feriti. - Zeban Chercatà, 20 gennaio 1936-XIV. MASTRA:-1GEI.o VitO di Francesco e di Spad:t Maria, nato il 1° gennaio 1904 a Gioia del Colle. ~ergente della sezione sanità della di visione fanteria coloniale « Libia » -

Sottufficiale addetto ad una sezione di sanità divisio11ale, in più giorn.ate di co-mbattimento si p•·odigat•a, con abnegazione e sprezzo del pericolo, nella raccolta e nel soccorso dei feriti. - Gianagoho - Bircut, 15-19 aprile 1936-XIV. T RDHRl 13runo di Santo e di Albina Bralich. nato a Fiume il 28 aprile 1911, ser!!cntc della sezione sanità 28 divisione eritrea. - Sottufficiale comandante di un plotone


NOTIZIE portaf~riti.

si portava van'e volte in prima linea con i suoi uomini, sotto la fucileria m:mica per organizzare il servizio di raccolta e sgombero dei feriti, dando prova di coraggio e sprezzo del pericolo. - Zeban Chercatà, 20 gennaio 1936-XIV . INCOSTANTE Giuseppe di Francesco e di Mariello Maria, nato il 1° gennaio 1914, a Napoli, caporaJ maggiore della sezione sanità nella 2" divi~ione eritrea. - Graduato di

un reparto someggiato di sanità, durante un aspro combattimento, in località battuta dal fuoco nemico, si prodigava nell'assister1za di numerosi feriti. Minacciato il posto dz medicazione da un aggiramento nemico., contribuiva a respingere l'attacco, dando prova di coraggio e spreuo del pericolo. - Zeban Chercatà, 20 gennaio 1936-XIV. COLOMBO Venturino di Emilio e di Cazzaniga Angela, nato il 2 dicembre 1913 a Pontecurone (Alessandria), caporale della Il sezione sanità della 2a divisione eritrea. -

Graduato di un reparto someggiato di sanità, durante un aspro combattimento, si prodigava, in località battuta dal fuoco nemico, nell'assistenza dei feriti. Minacciato il posto di medicazione da un aggiramento nemico_ contribuiva a rnpir1gere l'attacco, dando prova di coraggio e sprezzo del pericolo. - Zeban Chercatà, 20 gennaio 1936-XIV . (Boli. uff. 28 luglio c. a.).

Trasfcrimenti in s. p. e. pu merito di guerra. MuROLO L uigi, sottotenente medico complemento. merito di guerra col grado di tenente.

T rasferito m s. p. e. per

Sereno, ardente di fede e di patriottismo in tutte le azioni. Durante un aspro combattimento contro wvrrchiantt forze avversm·ie si prod1gava t1el ponare la sua opera di sanitario ai feriti sotto violento fuoco di fucileria e mitragliatrici, noncurante dd pen'colo, animato solo dal desida·io di lenire una soffa·enza, di salvare una vita. Si allontanava dal campo quando tutti avevano ricevuto l'ausilio delle sue prime cure e dopo rciterato ordine del suo comandante. - Giabassirè, 16 agosto 1936-XIV. (Boli . uff., 28 luglio c. a.).

Bollettino dd Corpo sanitario militare. PRnu CAI'ITANI MEDICI. CACCIATORE Domenico, in aspettativa per infermità prove~ienti dal servizio - I n data 24 febbraio 1938-XVI, è collocato a riposo per infermità, ed inscritto nella riserva, con anzianità 30 giugno 1925-III. D a l Bollettino ufficiale, disp. 40a, 14 luglio 1938-XVL

*

COLONNELLI MEDICI. FABRIZI Nicola. - In data 15 aprile 1938-XVI, cessa dalla canea di direttore dell'osped a le militare Chieti. 7 -

Giorno/~

di m~dicina militare.

•


NOTIZIE

TENENTI COLONNELLI MEDICI. PJTRELLI Nicola. - In data 15 aprile 1938-XVI, è nominato direttore dell'ospedale militare Chieti. RATI"AZZI Tullio, ospedale militare Alessandria." - In data 9 aprile 1938-XVI è collocato in aspettativa per infermità temporanee provenicnti da cause di serviZIO per mesi dodici. MAGGIORI MEDICI. DE PAou Paolo, ospedale militare Torino. -

Ministero guerra.

PRIMI CAPITANI MEDICI. SANTOBONI Umberto. - In data 30 settembre 1937-XV, è trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea in servizio dipendente dal ministero degli affari esteri. C.._PITANI MEDICI. CERNIGLIARO Michele, 76Q fant. - In data 20 aprile 1938-XVI, è collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per . mesi dodici. T ENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO 01 CAPITANO. ANDOLFATO Mario, ospedale militare Perugia. - In data 29 aprile 1938-XVI è r1· chiamato in servizio effettivo c destinato scuola tiro artiglieria Nettuno. Dal Bollettino ufficiale, disp. 41 •, 21 luglio 1938-XVI.

*

T ENENTI MEDICI. MUROLO Luigi, sortotenente complemento distretto Nola. ~ E' trasferito per merito

di guerra nel ruolo degli ufficiali in s. p. e. del corpo stesso col grado di tenente e con anzianità 16 agosto 1936-XIV. Destinato 36° fam. BocHICCHIO Vincenzo, 73° fant. - Truppe Governo Galla e Sidamo, dal 3 mag· gio 1938-XVI. Ufficia li f u o ri organico. MAGGIORI MEDICI.

•

AROMANOO Angelo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - In data t 0 luglio 1938-XVl cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa ftaliana perchè rientra dal predetto R, corpo e destinato ospedale militare Cagliari. Dal Bollettino ufficiale, disp. 43'. 28 luglio 1938-XVI.

*

PRIMI CAPI1"ANI MEDICI. MocAFICHE Carlo. t 0 art. alp.

Diraione sanità militare T orino. CAPITANI MEDICI.

SoTTINt Giovanni, comando truppe Eritrea. dal 1° luglio 1937·XV.

Comando truppe Galla Sidamo.


NOTIZIE

SoTIINl Giovanni, comando truppe Governo Galla e Sidamo. Cagliari. Cessando come sopra, dal 30 .giugno 1938-XVJ.

Ospedale militare

T ENENTI MEDICI.

I seguenù ufficiali medici di complemento e militari di truppa in congedo, vincitori del concorso indetto con decreto ministeriale IO aprile I937-XV, sono nominati tenenti in s. p. e. nel ccrpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici) con anzianità asse>luta I 0 agosto 1938-XVI, con riserva di anzianità rdativa e con decorrenza degli assegni dalla stessa data. Essi sono destinati all'ente a fianco di ciascuno indicate, cui dovranno presentarsi il mattino del 6 agosto 1938-XVI: Ente

Ente al quale è desrinoto

presso i l q un le presta servizio

CAPONE Cristofaro di Alfredo, militare di truppa in congedo, distretto che lo ha in forza Salerno. D1 MA.Ro Ugo di Pietro, sottotenente medico di complemento, id. id. Napoli. Fusco Raffaele di Antonio, sottotenente medico di complemento, id. id. Caserta. ARAGONA Carmelo di Salvatore, sottotenente medico di complemento, id. id. Roma l. D 'AMICO Antonino di Ernesto, sottotenente medico di complemento, id. id. Messina. SIRACUSA Francesco di Andrea, sottote.n ente di complemento, id. id. Reggio Calabria. GALU DELLA LocciA Giuseppe di Ernesto, sottotenente medico di complemento, id. id. Napoli. D'AMICO Roberto di Ono& io, sottoten ente medico di complemento, id. id. Messma. CAPPELLI Michele di Simone, sottotenente medico di complemento, id. id. Salerno. GuARRERA Vincenzo di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. id id. Genova. PESCE Luigi di Vittorio, sottotcnente medico di complemento, id. id. Bari. DE VINCENTIIS Giovanni di Quirino, sottotenente medico di complemento, id. id. Napoli. DI GucUE.LMO Bruto di Pasquale, sottotenente medico di complemento, id. id. Roma I. DE ANGEUs Luigi di Pasquale, sottotenente medico di complemento, id. id. Aversa.

8t0 fant.

79° fant. I9° art. div. fant. Campo sanatoriale climatico di AnZIO.

82° fant.

cc Savoia » cav.

go art. div. fan t. R. Marina.

Lane. cc Novara >>.

cc Piemonte Reale >)

Cav. << Guide ».

cav. 1I 0

art. G. a. F.

17" art. div. fant. Gruppo contr. Sardegna. 67° osped. Libia.

camp.

ro• art. G. a. F .

73• f:Jnt.


900

NOTIZIE Ente

Ente ol quale è dest inato

P""'SO il quale

pre-sta servizio

ANASTASI Giovanni di Onofrio, sottotenente medico di complemento, distretto che lo ha in forza Palermo. MMFEI Alfonso di Salvatore, sottotenente medico di complemento, id. id. Avellino. ANGRISANI Giuseppe di Benedetto, sottotenente medico di complemento, id. id. Frosinone. RosciO Enzo di Ernesto, sottotenente medico di complemento, id. id. Roma I. PELLEITIER1 Luigi di Pasquale, sottote· nente medico di complemento, id. id. Napoli. REPACE Costantino di Filippo, sottotenente medico di complemento, id. id. Reggio Calabria. TRoMBrm Antonio di Giuseppe, sottotenente medico di complemento, id. id. Foggia. TECCE Nicola di Felice, sottotenente medico di complemento, id. id. Avellino. CAOONI Antonio di Agostino, sottotenente medico di complemento, id. id. Cagliari. · BoNELU Vincenzo di Mariano, sottotenente medico di complemento, id. id. Catanzaro. DI PADOVA Vincenzo di Bartolomeo, sottotenente medico di complemento, id. id. Sulmona. DE LucA Luigi di Nicola, sottotenente medico di complemento, id. id. Caserta. DE NICHILO Ruggero di Gaetano, sottotenente medico di complemento, id. id. Bari. CAMPAILLA Salvatore di Giuseppe, sottotenente medico di complemento, id. id. Siracusa. Zouo Mario di Saverio, sottotenente medico di complemento, id. id. Aversa. PELLEGRI NO Francesco di Giovanni, sottotenente medico di complemento, id. id. Na poli . CAMPAGNA Lorenzino di Giuseppe, wttotenente medico di complemento, id. id. Messina. DE CRISTOFARO Pietro di Domenico, sottotenente medico di compleme nto, id. id. Aversa.

Lane. « Firenze>>.

Gruppo art. Elba.

3° art. arrn.

I5" SeZJOOC sanità

n• fan t.

Libia.

12° bers. 190

fan t.

32° fant.

Centro rifor. quad. Persano.

Ospedale Roma.

1' art. G. a. F.

84° fan t.

11°

18• art. div. fant.

« Piemonte Reale 11 cav.

T0° gemo.

1° ponti eri.

13• art. div. fant.

13° art. · div. fant.

art. div. fant.

Cav. cc Saluzzo 11.

II

0

gemo.

5" art. arm.


NOTIZIE

90! Ente presso il quale prtsta servizio

PASQUALUCCI Arturo di Paolo, militare di truppa in congedo, distretto che lo ha in forza Sulmona. PENNACCHIA Teodoro di Onorino, sotto- :21° art. C. A. Libia tenente medico di complemento, id. id. Ca-· serta. DE MATTIA Salvatore di Giovanni, sottotcnente medico di complemento, id. id. Avellino. T ALAMO Giovanni di Emilio, sottotenente medico di complemento, id. id. Nola. AsTORE Paolo di Raffaele, sottotenente Lane. c< Aosta ». medico di complemento, id. id. Campobasso. DE PAsQuALE Giuseppe di Nunzio, te- Ospedale Napoli. nente medico di complemento, id. id. Avellino. TANINI Pericle di Leonida, sottotenente Ospedale Cagliari. med!co di complemento, id. id. Cagliari. MANcuso Leonida di Domenico, sottotenente medico di complemento. id. id. Potenza. LrorrA Lctterio di Rosario. sottotenente medico di complemento, id. id. Siracusa. PACITTI Angelo di Alfonw, sottotenente medico di complemento, id. id. T eramo. GuARNIERt Francesco di Nicola, sottotenente medico di complemento, id. id. T orino. MUROLO Carmine di Francesco, sottote- 1° bcrs. nente medico di complemento, id. id. Napoli. NovA Claudio di Em!dd;o, sottotenente medico di complemento, id. id. Foggia. PIZZIGALT.O Guglielmo di Eligio. sotto- 2° :~n. contr. tenente medico di complemento, id. id. Taranto. PARISI Alfonso di Domenico, sottotcnentc medico di complemento, !d. id. Coscn7.:~. DE SalONE Adolfo di R:1fbele, sottotenente medico di complemento, id. id. Nola. GruvA Mario di Lcandro, sottorenente medico di complemento, id. id. Foggia. SEMPRONI Ezio di Egidio, sottotenente , 4o fant. medico di complemento. id. id. Tcr:~mo. SuRACJ Domenico di Vincenzo, sottotenente medico di complemento, id. id. Reggio Calabria. DE Vtvo Antonio di Ettore, tenente Ospedale Roma. medico di complèmento, id. id. Frosinone. TANCREDI Sebast!ano di Giovanni, sotto- 12" art. div. fant. tenente medico di complemento, id. id . Napoli.

Ente al quale è dtatinato

9° art. G. a. F.

440 fant.

9o alp. Cav. « Alessandria »

49° fant. Squadrone Sardegna. 28• fant.

cav.

4° art. arm. 11 °

bers.

4" art. div. fant.

53° fant. 4 • art. contr

s6" fant. 1"

alp.

5° bcrs.

4" art. C. Arm. Gruppo nrt. C. A. Sardegna.


NOTIZI E

902

Ente

Ente al quale è dest inato

pr~sso il qual.::

presta aervizio

CHI ERICHEnt Mansueto di Attilio, sottoteoente medico di complemento, distretto che lo ha in forza Milano. CICONE Mario eli Carlo, sottotenente medico di complemento, id. id. Sulmona.

65° fan t.

9° art. C. Arm.

13• fant.

Gli enti presso i quali gli ufficiali suddetti prestano attualmente serv1z1o e, per qudli in congedo, i comandi di distretto che li hanno in forza, provvederanno alle conseguenti disposizioni e partecipazioni dandone sollecìta assicurazione al ministero. CERRF.LLI Giuseppe, comando truppe Governo Eritrea. -

sopra dal 27 luglio 1938-XVl. DE ANGELIS Icaro, I l0 fant. -

1° art. alp. Cessando come

Comando truppe Harar, dal 13 maggio 1938-XVL

MAGGIORI CHIMICI FARMACISTI. MrLUNO Domenico, ospedale militare Bolzano -

Ospedale militare Bologna.

Dal Bollettino ufficiale, disp. 44", 4 agosto 1938-XVI.

*

C'J'ITANI MEOICI. GRELLA Ernesto, 3° hcrs. - Direzione sanità militare Milano. CuRIALE Vito, 78° fant. - Ospedale militare Trieste. LAURI Giulio, 12° art. div. fant. - 10° are. div. fant. DE Vtvo Giulio, 19° fant. - Direzione sanità militare Napoli. ZAFFIRO Edoardo, ospedale militare Firtnzc. - Scuola applicazione sanità militare Firenze. SrsTO Eugenio, 73• ospedale da campo A. O. l. Somalia - Distretto Udine. SrsTO Eugenio, distretto Udine. - Ispettorato sanità militare Verona. T ENENTI MF.DICJ INCARICATI DEL GRADO 01 CAPITANO. BucciROSSI Nicola, 1 J 0 ber:s. - Direzione sanità militare Udine. PASSAREU..A Fabrizio, R. corpo truppe coloniali Libia. - 66° f:mt. Cessando come sopra dal 27 luglio 1938-XVI. TENEKTI MEDICI. CARDUCCI ARTENISIO Adolfo, 46? art. Jiv. fant. - E' autorizzata L'aggiunta dci titoli nobiliari in conte Palatino e Nobile di Taranto, Patrizio Fiorentino. DE GE:>~NARO Giuseppe, 15" art. div. faot. - 1" art. arm. MAnEI Federico, cav. « Alessandria >> . - 3° fant. carrista. FEDERICO Vincenzo, centro rifornimento quadrupedi di Persano. - I2° art. di,·. fant. DE NIEOERHAUSERN Arnoldo, 66" fa nt. - 43" fant. CAPITANI CHIMICI FARMACISTI. FERRARis Salvatore, ospedale militare Torino. ·- Ospedale militare Bolzano.


NOTIZIE

Ufficiali fuori organi-co. PRIMI CAPITA:-/! MEDICI. BoRAGNO Giuseppe, ospedale militare Genova. - E' promosso maggiore con anzia· nità J 0 luglio 1937-XV. Seguirà nel ruolo il pari grado Urtoler Fernando. Dal Bollettino ufficiale, disp. 45a, Il agosto 1938-XVI.

Onorificenze. Ordine dei SS. Maurizio e LAzzaro.

Ufficiale: maggiore generale medico MAURIZIO Br::DEI. Cavaliere : tenente colonnello medico EMANUELE V tTOto. Ordine della Corona d'Italia_

Ufficiale: tenente colonnello medico GrusEPPE SINGtrTrco, prtmo capitano medico RuccERO D E H rERONYMrs. Cavaliere: primo capitano LoRENZO CASSANO.

Modifiche all'organico degli ufficiali medici in s. p. e. La dispensa n. 45 del Giornale militare dell' r 1 agosto c. a., nella quale vengono pubblicati gli aggiornamenti alle disposizioni vigenti sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, riporta il R. decreto-legge n. 1166 dd 6 luglio 1938-XVI col quale vengono modificati gli organici degli ufficiali del R. Esercito. Per quanto concerne il Corpo sanitario militare l'organ :co degli ufficiali medici è stabilito come appresso: Colonnelli 36 - tenenti colonnelli 113 - maggiori 191 • capitani 497 - tenenti 298. Il predetto organico ha carattere provviwrio; quello definitivo sarà il seguente: colonnelli 33 - tenenti colonnelli ro8 • maggiori 182 - capitani 4 76 - tenenti 295· Tale organico definitivo sarà raggiunto mediante graduale riduzione di 3 colonnelli, 5 tenenti colonnelli, 9 maggiori, 21 capitani e 3 subalterni, ora in servizio presso la R. Aeronautica. Tale riduzione avrà luogo a mano a mano che i suddetti ufficiali medici, ora in servizio presso la R. Aeronautica. torneranno ad essere disponibili per il R. Esercito o comunque cesseranno di far parte del ruolo degli ufficiali medici del R. Esercito. La riduzione verrà effettuata diminuendo in ciascun grado le vacanze obbfigatorie stabilite per l'anno dalle tabelle dì un numero eguale a quello degli ufficiali del grado stesw che, a norma del comma precedente. siano tornati ad essere disponibili per il R. Esercito o abbiano cessato di appartenervi.

Corso di cultura coloniale. La dispensa n. 45 del Gi()Tnale militare dell'I I :tgosro c. a., circolare n. 558, pub. blica le norme e le modalità per l'ammissione di ufficial'i in s. p. e. al corso di cultura coloniale, che avrà inizio il 10 novembre p. v. presso l'Istituto Fascista dell'Africa Italiana in Rom a.


NOTIZIE

Arruolamento volontario di ·militari allievi spcdaliuatl nella Sanità Militare. Secondo disposizioni e con le norme contenute nella circolare n. 573 (con annesso manifesto) del Giornale militare dell'u agosto c. a., disp. 45\ è aperto nel R. Esercito un arruolamento volontario di 4000 aJljevi specializzati. Per quanto concerne la Sanità militare sono stabiliti i seguenti corsi di specializza. zione, della durata di 4 mesi, i quali avranno inizio il I 0 dicembre p. v. 200 infermieri ripartiti in gruppi di 20 per ciascuna delle compagnie di sanità di Alessandria, Milano, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Udine, Palermo, Cagliari. 30 aiutanti radiologi ripartiti in gruppi di 5 per ciascuna deJle compagnie di sanità di Milano, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. 30 aiutanti di gabinetto batteriologico ripartiti in gruppi di 5 per ciascuna delle compagnie di sanità di Milano, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. 50 aiutanti odontotecnici ripartiti in gruppi di Io per ciascuna delle compagnie di sanit~ di Milano, Firenze, Roma, Torino, Bari. 8o conduttori di caldaie a vapore (1• compagnia di sanità) presso il reggimento Genio ferrovieri di Torino.

Nella Colonia sanitaria marina militare di Anzio. La Colonia sanitaria marina militare di Anzio, che continua, come è noto, da 16 anni presso quel Campo sanatoriale a promuovere l'incremento fisico dei gio·vani mili· tari bisognosi di cure marine e di terapia fisica, il 31 luglio ha festeggiato la chiusura del suo I 0 turno, con delle esercitazioni ginnastiche compiute dai 200 militari della Co-

Una visione degli esercizi gi nnici eseguiti d~i militari della Colonia sanitnria 1li Anzio.

\


NOTIZIE

lonia, appartenenti ai Corpi d'Armata di Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari. Alla manifestazione ginnica seguì la rappresentazione di u na graziosa commedia in 3 atti interpretata dalla Compagnia filodrammatica dd Dopolavoro del Ministero dc!Ja Guerra. Intervennero alla festa S. E. il Comandante del Corpo d'Armata, il Direttore generale della San!tà militare, il D irettore di Sanità del Corpo d'Armata di Roma e molte a1tre Autorità militari e civili. Era presente anche una briliante rappresentanza della numerosa colonia villeggiante di Anzio e Nettuno, lieta di poter aS!:istere a quelle eloquenti chmostrazioni del contributo che la Sanità militare arreca al miglior:lmento della razza, col vegliare incess:1nremente sulla salute dell'Esercito.

Titoli di studio. · Il capitano medico L EONE ZICCNIERl ha conseguito nella R. Un:versità di Firenze il diploma di specialista in Odontoiatria e Protesi dentaria, discutendo la tesi seguente: <<Frattura delle ossa mascellari comuni, ed in rapporto alla traumatologia di guerra».

1.a· c Rivista militare di Medicina veterinaria 'l> • Dopo un'interruzione di 45 anni, ha ripreso le sue pubblicazioni la ,·ccchia Rivista del Corpo veterinario militare. In tale lunghissimo periodo, mentre la Medicina veterinaria ha realizzato dei progressi formidabili e conquistato un posto di primo piano nei campi della biologia, della patologia e dell'igiene, la Veterinaria militare si è afferm:ata quale prezioso fattore dell'efficienza dell'Esercito in quattro gl orio~e campagne di guerra, c si è guadagnate numerose benemerenze nelle opere di pace. Ritornando ora in vita, la Rivùta militare di Medicina veterinaria trova un nuovo mondo aperto alla sua attività. Ma trova :lncora, entro la compag:ne stessa dell'Esercito, oltre ad un più consapevole riconoscimento dei meriti del Corpo veterinario da parte dci militari tutti, più saldi i legami che hanno sempre uniti fra loro gli ufficiali medici e gli ufficiali veterinari. Vincoli di natura dottrinaria essi sono, oggi più che mai, poichè Ìa barriera che pareva separare la patolog;a umana - in ispccie la patologia parassitaeia - da quella an:m:ale, è andata sempre più cedendo, e moltiplicate e allargate si sono le zone di contatto fra le due parti, sul terreno comune dell'igiene generale. Altri, di indole pratica, cd et:ca nello stesso tempo. ne hanno rinsald:ati medici c veterinari tra loro, ritrovandosi diurnalmente nel còmpito d! curare e custodire, in mezzo a quel grandioso assieme di forze di ogni sort:l che è l'Esercito, tutto ciò che non è di acciaio, che non è macchina, e di alimentarvi c difendervi la fiamma della vit:l, dovunque essa sia minacciata e ogni volta che corra il rischio di spegnersi. I legami più cordiali, però, fra i due Corp:, e i più efficaci ai fini della reciproca estimazione, sono quelli che gli ufficiali medici e veterinari hanno person:1lmcnte instaurati, là dove lo studio c )':azione li hanno fatti trovare fianco a fianco nel compimento del proprio dovere. Ora, volendosi scegliere ad esempio un campo, nel quale queste occ:~sioni di contatto si siano maggiormente verificate, difficilmente se ne troverebbe uno più signific:ativo di quello coloniale. E' nella colonia primogenita, infatti, dove n:acque alla fine del secolo scorso il germe dell'Impero odierno, che :!\·vennero i primi utili incontri. Due medici milit:Jri. il te-


go6

NOTIZlE

nentc Mcmmo c il tenente Martoglio - colui che poi ha guidato la vittoriosa battaglia sanitaria dell'Esercito per la conquista dell'Impero - vengono nel 1903 chiamati laggiù, insieme col tenente veterinario Ad~ni, a combattervi la deleteria peste bovina importata dall'Abissinia e che sta per annientare la principale risorsa economica di quelle terre. Dalla loro fruttifera collaborazione e dal collaudo felice della loro competenza nacque quell'Istituto siero-vaccinogeno eritreo, che, diretto dal Martoglio stesso, prese poi il nome di Istituto di patologia tropica/~, destinato allo studio delle malattie locali, sia dell'uomo, che degli animali e delle piante. Qui dentro procedettero nel loro lavoro, in piena armonia, medici e veterinari militari, fino a che, nel 1920, col sorgere di istituzioni più rispondenti ai bisogni della Medicina e dell'assistenza alla popolazione, al VaccinGgcno di Asmara venne assegnato il còmpito precipuo della difesa del patrimonio zootecnico. La sua direzione passò allora dagli ufficiali medici ai veterinari. Ma quel centro di attivicl scientifiche e tecniche, per quanto affidato esclusivamente ai secondi, continuò nella sua collaborazione, che rimontava alle origini dell'Istituto stesso: a provvedere, cioè, oltre ai suoi scopi specifici, alle esigenze della Medicina umana, producendo, come fa tuttora, quei validissimi mezzi profilattici e terapeutici che sono il vaccino jenneriaoo, il vaccino antirabbico, il siero antitetanico, l'antistreptococcico, cd altri simili. Mirabile esempio, non privo di contenuto ideale, di una attiva cooperaz:one intrapresa, perseguÌta e costantemente rivolta a superiori comuni finalità, pur attraverso il mutare degli uomini e delle loro attribuzioni: il benessere di una colonia, l'affermazione della nostra civiltà in terra africana l Oggi, se i medici veterinari sono giustamente fieri del loro Istituto, che gareggia con i migliori dell'Africa e del resto del mondo tropicale, i medici dell'Esercito, che più di rutti poterono conoscere e apprezzare da vicino l'opera oscura, modesta, silenziosa, ma altamente meritoria dei loro camerati, si uniscono ad essi con eguale orgoglio nel ricordo della fondazione dell'Istituto stesso, anche perchè essa coincise con quella della nostra moderna patologia tropicale parassitaria, sulle basi insostituib!li dell'osservazione e delle ricerche compiute direttamente sul posto. I medici e i veterinari militari ricorderanno sempre quelle prime p:ette miliari dell 'esplorazione scientifica delle nostre colonie, quei documenti della nostra comune e perenne missione di avanguardia, rappresentati dalle ricerche e dagli studi di patologia, sia umana, che animale, pregevol:ssimi per acutezza e originalicl di osservazione, per scrupolo~ità di tecnica e per vastità di dottrina, compiuti in Eritrea, singolarmente o in collaborazione, dagli ufficiali medici Memmo e Martoglio e dai veterinari Carpano maestro dipoi contesoci da università straniere - e Adàni e Conti: ricerche e studi a cui seguirono, numerosissimi, quelli di una fitta schiera di cultori delle due Medicine. Di costoro, dei !lledici, non faremo nomi, chè essi sono da riconoscersi in molti ufficiali, che ogni campagna africana trovò maturi e pronti ai· posti direttivi e di alta responsabilità che a loro competevano. Dei veterinari, accenneremo ad uno solo, il quale, dirigendo per lunghi anni un altro Istituto siero-vaccinogeno, in Somalia, s.i approfondì talmente nello studio della parassitologia, e acq uistò una sì larga esperienza della vita dei tropici, da potere oggi dire, come pochi altri, di essere arrivato degnamente al suo posto di maestro di Medicina tropicale in Italia: il prof. Croveri. Fedeli alle memorie, noi siamo perciò grati alla rinnovata Rivista di aver voluto rievocare nelle sue prime pagine fatti e uomini, che ci erano e sono familiari e carissimi, e che giustificano, di fronte al dilatato orizzonte della vita italiana e ai grandiosi prGblemi c.he si profibno su quello dell'Impero, !a nostra comune fede in un avvenire non lontano, in cui le scienze ·biologiche e igieniche, dai medici e veterinari militari applicate c adattate ai loro fini speciali, continuino a fornire lu!llinose dimostrazioni, che nulla di veramente proficuo potrà mai compiersi, se non · sa d basato sulla preparazione e sulla conoscenz:~ e che, d':~ltra parte, a nulb di ·utile gli studiosi potranno ma: perve-


NOTIZIE

907

nire, se non sottoponendosi all'imperio della disciplina e, 'passando, ove occorra, per il crisma del sacrificio. In questa comunanza · di memorie e di fede il Giornale di medicina militare saluta il risorgere della sua consorella e formula il voto che essa possa registrare sempre maggiori successi del Corpo veterinario e riallacciarli alle nobili e antiche tradizioni di cui questo è custode.

Congresso dclla Società Italiana di Medicina intuna. Il 44• Congresso della Società I taliana di Medicina interna si terrà a Roma presso la R. Clinica Medica nei giorni 19-22 ottobre p. v. Pn:sidenrc del Comitato Ordinatore il prof. CESARE FRucoNI. I temi all'ordine del giorno sono: 1° - Patologia e clinica della menopau.sa (Relatore: prof. GIUSEPPE SABATINI). 2° - Le Miopatie primitive, con particolare riguardo alla distrofia mustolare pr~ gressiva (Relatori: prof. VITTORIO Purr1 e prof. G iNO MEwou:s1). 3• - Sindrrm1i associate dell'addome (in comune con la Società Italiana di Chirurgia). (Relatore di parte medica: prof. N1cou PENDE; Relatore di parte chirurgica: prof. L u1c1 STRoPENt). Sono concessi i consueti ribassi ferroviari. Per chiarimenti rivolgersi al Segretario del Congresso prof. ARNALDO Pozz1, R. Clinica Medica - Roma.

XIll Congresso italiano di Medicina del lavoro. Dal IO al 12 settembre si terrà in Bari il XIII Congresso Nazionale indetto dalla Società Italiana di Medicina del lavoro, sotto la presidenza del prof. L. FERRANNINt, direttore di quella Clinica medica. Vi saranno svolti due temi di relazione: uno dal prof. Padre A. GEMELLI, Magnifico Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore d~ Milano, sulla Patologia professionale dell'aviaz i011e, e l'altro dal nostro tenente coiounello medico prof. U. CASSINis, direttore del laboratorio di biologia e fisiologia della Sanità militare, sulla Patologia prOfessionale dell'atletismo. Sono anche annunziate conferenze dei proff. QuAR~L'-1 ed H ERLITSKA di Torino, An:u.o c RANELLETTl di Roma. Per qualsiasi informazione o chiarimento rivolgersi alla Segreteria del Congresso (R_ Clinica Medica di Bari).

Congresso internazionale della Croce Rossa. Al Congresso internazionale della Croce Rossa, tcnutosi a Londra, hanno preso parte le rappresentanze di cinquantadue Nazioni. Sono stati discussi i seguenti argomenti: x• - Necessità di aumentare il gettito finanziario.

z• - P rotezione della popolazione civile in caso di bombardamento aereo. La Croce Rossa dovrà occuparsi dell'evacuazione degli abitanti "erso i rifugi. d'accordo con le autor ità responsabili. 3° - Ospitalizzazione e protezione dei malati, con incarico esclusivo della Croce

R ossa.


go8

NOTIZIE

4° - Organizzazione della Croce Rossa dall'inizio del conflitto. Provvedimenti di pronto soccorso, e collaborazione nel ricovero dci feriti in ospedale, ad essa spettanti. 5° - Modificazione della convenzione di Ginevra. Ogni decisione intorno a questa

importantissima c fondamentale questione è sr.ata rimandata ad una nuova conferenza. 6° - Formazione di un corpo di giovani volontari, chiamati a rinforzare i quadri della Croce Rossa, in caso di bisogno.

Conferenza internazionale contro la tubercolosi. Quali relatori italiani all'Xl Conferenza internazionale contro la tubercolosi a sede della quale nell'assemblea generale dell'Unione Internazionale è stata scelta Berlino - sono stati designati: il prof. BRUNO BEsTA, dell'Istituto Carlo Forlanini, sul tema: Il problema della virulenza del bacillo di Koch ; il prof. GENNARO CosTANTINI, sul tema:

L'Importanza degli esami sistematici per la diagnosi della tubercolosi polmonare; i professori FEDERICO BaccHETTI e FELICE PARODI, sul tema : Rieducazione professionale dci

tubercolotici. Ricerche delle migliori condizioni di lavoro.

Congresso internazionale di Criminologia. Dal 3 all'8 ottobre avrà luogo in Roma il 1° Congresso internazionale di Crimi· nologia. l temi che saranno trattati durante il Congresso sono i seguenti: t 0 - Etiologia e diagnostica della criminalità minorile e influenza dei risultati di tali ricerche sugli ordinamenti giuridici. 2° - Studio della personalità del delinquente. 3° - Ruolo del gi udice ndl:l lotta contro la criminalità è sua preparazione cnnunologica. 4° - Organizzazione della profilassi criminale nei vari paesi. s• - Etnologia c criminologia. 6° - L 'esperimento delle misure di sicurezza nei vari paesi. I primi tre temi daranno luogo a voto; g li altri tre hanno carattere informativo e non daranno luogo a voto. Per informazioni rivolgersi al Comit:Ho <li organizzazione del Congresso internozionale di Criminologia - Roma, via Giulia 52.

L'Istituto di Storia della medicina della R. Università di Roma. Con recente provvedimento del Ministro per l'Educazione Nazionale la Cattedra di Storia della Medicina della R. Un iversità di Roma è stata trasformata in Isti tuto. A d ist:mza d i sol i due anni, da quando questo insegnamento venne ri pristinato in Roma e affidato al prof. Adalberto Panini, un'istituzione di più alta importa nza per la materia stessa vime ad aggiu ngere lustro allo Studium Urbù. T)opo varii tentativi, che in altri tempi e in più di un ateneo d'I talia e rano stati btti. di erigere degli istituti storico-med!ci. nes~un luogo più giustt> di questo poteva scegliersi per dare un degno seggio e il meritato decoro ad una disciplina, che jnsegna a cercare nel passato, più che le glorie e gli e rrori, più che il succedersi degEi eventi o drllc persone, le ltggi della vita, e a riconoscere. nell 'avvicendarsi delle idee attraverso


NOTIZIE

i tempi, il mutevole atteggiamento che il pensiero umano assume nella ricerca dell'immutevole verità. La Storia, insuperata maestra, ritorna così in onore, in questa Roma oggi quanto mai rilucente degli antichi splendori, a rischiarare anche il cammino attuale della Medicina, come di ogni altra scienza. A S. E. il Ministro dell'Ed ucazione, al Magnifico Rettore dell'Università, alla Facoltà medica romana e al suo illustre Preside, spetta il vanto della saggia provvidenza: mentre ad essa è arra di ogni successo il conferimento dell'incarico della direzione dell'Istituto allo ~tesso prof. Pazzini, al giovane storico che, con la sua vasta ùour!na, con la sua costante fede, col dispendio delle sue migliori energie, ed anche con generose donazioni di materiale scienti.fico e didattico, raccolto con lunghe fat:che personali, ha validamente concorso alla realizzazione odierna. Gli ufficiali del Corpo sanitario, intanto, sentono di poter unire il loro plauso a quello degli altri studiosi italiani con pieno diritto, anche perchè nelle loro file non sono mai mancati d:stinti cultori e scrittori di Storia della Medicina, come attestano i nomi di Cortese, Comissetti, Saitta, Machiarelli, · P. Panara, Baroffio, Romano, I mbriaco, Ferrero di Cavallerleone, Memmo, Palmieri, G. Bernucci; e di Testi, Trombetta, Rinaldi, Caccia ecc., e quelli, notissimi agli storici di ogni dove, di Arturo Casarini e Francesco Pellegrini. Qu esta larga attività degli ufficiali medici in un sl nobile campo del sapere, ci autorizza ad esprimere il voto che in seno al nascente ·Istituto romano trovi pure un posto adeguato lo studio della Storia della Medicina militare italiana, che possa servire di guida e d'incitamento per i g:ovani a custodire le memorie e i fasti del nostro Corpo sanitario, e a tramandare gli inestimabili contribu.ti, antichi e nuovissimi, da esso apportati alle vittorie delle nostre Armi gloriose.

Centro di Studi pu la Medicina indigena asiatica e africana. Si è costituito in Roma, sotto gli auspic~ dell' Istituto per il Medio ed Estremo Oriente, un Centro di Studi per la Medicina indigena asiatica e africana. All'aJunanza, nella quale sono state poste le basi di 1uesto nuovo Centro di Studi, presieduta da S. E. Gentile, parteciparono o aderirono i Professori Albi, Baglioni, Bailini, On. Bastianelli, Benedicenti, Bcguinot A., Beguinot F., Capparoni , Castigl!oni, Chiovenda, Conti Rossini, Corso, Di Mattei, S. E . Formichi, S. E. Nallino, Paol!ni, S. E. P aolucci, On. Pende, Piccinini, E. Rossi, On. Serono, S. E. Tucci, T ergolina, Vacca, V allauri, Vanni, On. Visco, Zavattari, ed altri medici, naturalisti e orientalisti. L'iniziativa, che, per essere la prima e l'un!ca del genere, costituisce un primato italiano, merita l'interessamento dci nostri ufficiali, poichè fra loro vi sono parecchi studiosi del mondo ind!geno africano e orientale: cd è appunto da uno di loro che essa è stata ideata e tenacemente propugnata. Crediamo di far cosa grata ai nostri lettori, riporrando ciò che il prof. Zavattari scrive nella sua Rivista di Biologia Coloniale (fase. 3, giugno 1938) del programma di indagini che il Centro si propone : programma <<vasto e com ples.co, ma soprattutto arm<mico e completo, in quanto si propone lo studio della Medicina indigena sotto tt4tti i suoi multiformi e molteplici aspetti». cc Chè infatti le nozioni di Medicina indigena, continua l'egregio biologo dell'Università romana - sia presso i popoli primitivi che presso i popoli orientali, si innestano e si inquadrano negli aspetti linguistici, religio.ri, biologici e pratici di ogni SÌn((olo paese. Cosicc/1? occo"e, onde ne possa uscire Ull corpo completo di dottrina, la collaborazione di un gmr1dc nume1·o di studio:;'Ì, dai filologi e dagli orientalisti che debbono interp-retare i codici e le vecchie leggende, agli etnografi e agli storici che debbono


910

NOTIZIE

correlare l'uso di certe .<ostanze o di certe wnsuetudini con particolari forme liturgiche o folklotùtiche; dai mineraJogi, dai botanici e dagli zoologi che debbono poter riconoscere scientificamente a quale minerale, a quali specie di piante o di animali vanno rife· rite le sostanze medicamentose usate, ai fisiologi, ai farmacologi e ai clinici, che debbono saggiare c vagliare le propriett~ terapeutiche d<i qut:!fe Sl~sse soskltl~!l. « Per cui il Centro si propone questa complessa opera di indagine e di studid: raccolta di documenti, quindi: manoscritti e libri di medicina antica e moderna, utensili impiegati nella preparazione o somministrazione delle medicine; campioni e saggi di dette medicine o di sostanze ritenute medicamentose; racr·olta di notizie sul loro impzego, sulle leggende che corrono relative alla loro azione, valutazione di tutti questi elementi e loro coordinazione. «Programma perciò vasto, l'attuazione del quale richiede altresì la collaborazione di tutti quei medici, naturalisti e studiosi, che essendo in Africa e in Asia possono raccogliere questi materiali e inviar/i per l'illustrazione al Centro di nuova creazione. <<L'adesione così piena data a questa nuova istituzione dai più illustri e 'rJutorevoli orientalisti e colonialisti italiani è la dimostrazùme più evidente della gt·andissima import.t mza del nuovo Ccrztro di studi, il quale potrà così svolgcr·e una attività di eccezionale significato per la conoscenza di un capitolo di scienza tanto essenziale, quale è appunto quello della medicina iruligcna asiatica e africana, sia nei suoi riflessi passati sta nelle sue possibilità future i>.

La morte di S. E. il prof. Nicola Parravano. Il 10 agosto corrente moriva repentinamente a Fmggi - dove soggiornava per compiervi una cura idropinica - S. E. il prof. Nicola Parravano, Accademico d'Italia. Nato a Fontana Liri (prov. di Frosinone) il 21 luglio 1883, conseguì la laurea in Chimica presso la R. Università di Roma nel 1904; successivamente, la Libera docenza nel 190B, mentre dal 1905 al 1913 figurava quale assistente di quell'Istituto Chimico e, dal 1909 al 1911, Vice-direttore del « Laboratorio chimico delle sostanze esplosive». Dopo aver frequentato i laboratori dell'emerito prof. N ernst, a Berlino, otteneva nel 1913 la n~mina a professore di Chimica applicata nell'Università di Padova, quindi passava alla Facoltà di Scienze .della Università di Firenze per impartirvi il primo insegnamento di Chimica - Fisica istituito in Italia e che tenne fino al 1919, unitamente a quello di Chimica inorganica. Ritornava infine - nello stesso anno 1919 - alla R. Università di Roma, per salire all'ambita cattedra di Chimica generale e conti nuarvi degnamente l'opera insigne dci due eminenti Maestri: Stanislao Cannizzaro e Emanuele Paternò. La multiforme e fruttuosa attività del prof. Parrava no - senza far cenno di qudb scientifica vera e propria, per cui la Scienza gli va debitrice delle più brillanti e promettenti conquiste - emerge dalle numerose e notevoli cariche, che ricopriva con profonda competenz a e giovanile entusiasmo: direttore dell'Istituto Chimico, dal 1923; direttore della Scuola di Farmacia, dal 1925; preside della Facoltà di Scienze, dal 1927; per res tar~ nell'àmbito delle fun zioni professionali universitarie. Ma E gli era altresì: Vice-presidente del Direttorio dd Consiglio N azionale delle Ricerche, Presidente dd Consi-glio Nazionale per la Chimica, della Federazione Naz iomde FascisL1 delle Industrie Chimiche, della Union lnternationale de Chimie, de ll'As· sociazionc Italiana di Chimica, ddla Commissione della Farmacopea, della Commi ssione Superiore Consultiva per le sostanze esplosive e i nfiammabili , della Sezione Chimica dd Comitato di Mobilitazione Civile. E, inoltre: componente dei Consigli Superiori ddl'Educazione N:w.ionale e della Sanità Pubblic<J, Vice-presidente della Commissione per


NOTIZIE

le Industrie Chimiche presso il Ministero delle Corporazioni; Presidente del Comitato di Redazione della Gazutta chimica italiana e degli Annali di Chimica applicaJa, l'importante periodico da Lui stesso fondato. Per i Suoi alti meriti scientifici ebbe onori e dignità adeguati alle Sue doti: nel 1917, vinse il Premio Reale dei Lince!; era insignito delle medaglie « Leblanc >> e « Lavoisier >> della Società Chimica di Francia e della medaglia dell'Accademia delle Sc:enze di Lilla; il 18 ·marzo '1929 ebbe la nomina a membro della Reale Accademia d'Italia, poi della Pontificia Accademia delle Scienze, come pure dell'Accademia dei Lincei, nonchè di numerose altre, italiane e straniere. Durante la guerra mondiale, il prof. Parrav:tro svolse particolarmente la Sua opera proficua quale componente della << Commissione Suprema di collaudo e controllo degli Esplosivi » facendo rifulgere le Sue notevoli qualità indagatrici e inventive, non meno di quanto dimostrò anche in materia di fertilizzazione del territorio nazionale e, ancora più, nell'Istituto scientifico tecnico << Ernesto Breda », da Lui fondato a Milano e che

può ritenersi come uno dei meglio attrezzati laboratori del mondo per le indagini nel campo della scienza e della tecnica dei metalli. In quanto alla Sua genialità scientifica riferentesi alla ricerca pura - consacrata in numerose e importanti pubblicazioni, che Lo resero notissimo nell'ambiente dell'alta cultura internazionale - non ci sembra il caso di trattarne in questa sede. Citiamo invece, fra le Sue fatiche più nobili - perchè le più recenti e di cui il nostro Gùwna/e ebbe a occuparsi (Fase. VIII dell'agosto 1936; Fase. III e VI del marzo e giugno 1938 - la Presidenza del <<X Congresso Internazionale di Chimica », che Egli organizzò e curò personalmente fin nei particolari più minuti e diresse con rara perizia e ammirevole autorità; sopratutto, gli stud~ compiuti e tuttora in corso per la realizzazione dell'indirizzo segnato dal Duce per conseguire l'integrale autarchia economica della Nazione, idea che Lo ebbe fervente e impareggiabile apostolo, in quanto convinto che «la Chimica come realmente si manifesta, infatti - è la SCJenza autarchica e antisanzionista per eccellenza >J. I problc:mi fondamentali e collaterali che vi si connettono, per quanto ardui, non Lo trovarono perciò impreparato ed Egli fermò su di essi la Sua attenzione: dai medicinali ai fertilizzanti artificiali, dai carburanti ai cereali, dalle fibre tessili ai cascami e residui, delle più svariate fabbricazioni, da valorizzare. La morte fulminea ne ha recisa ora la preZiO$a esistenza, mentre Egli attendeva appunto a questi imponenti quesiti, già in via di soluzione; massimamente, alla utilizzazione di fibre vegetali diverse per la produzione di cellulosa, nel quale campo aveva già conseguito notevolissimi risultati. Questo Gi~rnale, sicuro interprete dei sentimenti della Famiglia Sanitaria Militare che si onorava di annoverarLo fra i suo Figli più eleni, quale Ufficiale chimicofarmacista di complemento e che ricorda la Sua premurosa collaborazione prestata al « Corso informativo sul Servizio sanitario di guerra », nonchè la Sua disinteressata e fruttuosa opera volta all'elevazione culturale e professionale del Corpo chimico-farmaceutico militare - si unisce, con particolare rammarico, al coro unanime di cordoglio manifestato da tutta la stampa, pel grave iutto che colpisce l'Italia e la Scienza. A. PAGNIELLO.

Commemorazione di T. Casoni a Tripoli. I medici civili e militari di Tripoli, in un'adunanza tenutasi lo scorso mese nell'Ospedale « Vittorio Emanuele III ))' hanno commemorato il prof. Tommaso Casoni. Ai lettori del nostro Giornale è superfluo ricordare il valente clinico romagnolo, il cui nome è legato all'intradermoreazionc per la diagnosi dell'echinoccosi, da lui introdOtta, e nota in tutto j) mondo medico.


912

NOTIZIE

Diremo soltanto che non pochi ufficiali medici, i quali attraverso un lungo peiodo di anni prestarono la loro opera nell'Ospedale di Tripoli in stretta collaborazione con i colleghi civiE, serberanno sempre con rimpianto e con profonda ammirazione il ricordo dd loro illustre compagno di lavoro, di cui ebbero agio di apprezzare da vicino, oltre ai preclari meriti di studioso, di ricercatore e di clinico, la rara modestia e la squisita gentilezza d'animo.

Direttore rc.-ponsflbile : Pro f. Dott. L ORETO MAZZETTI, tenente generale medico. R cdatto1·e: Prof. Dott. T oMMASO SARNELLI, maggiore medico. 1\0~IA, 13 SE11EMIIRE 1938·xvx • TlP. REGIONALE - CARLO CA11ANEO, 20

l

r


~':H '· f-_J Spedlzloat fa abbonameato postale

Anno LXXXVI·Fasc. IX

PUBBLICAZIONE MENSILE

SETTEMBRE 1938 ·XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cam sanitate mrtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


11MDI (OlO


l SETTEMBRE 193~XVI

ANNO LXXXVI • fASC. IX

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <virfus in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDlZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamcmo è annuo c decorre: dal 1° gennaio al prezzo di L . 32 (ESicro L. 44). '· Per gli ufficial i delle Forze Arn•atc, in scrvi;;io cd in wngcdo, il prezzo dell'abbonamento è ridono a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali è ammesso un abbonamento cumubtivo al Giomal~ di M~dicina Militar~ ed agli Annali di Mdidna Natmlc c Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di am;ianità dd Corpo sanitario milirar~ è di L. !1.

NORME PER l COLLABORA TORI. Le opmwni manifcsratc: dagli autori no n impegnano 13 responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti graruiramcnte so estratti con coperti na stampata, frontespizio, impaginatura c numerazione: speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. • Pc:r disposizione: del Consiglio nazio nale delle ricerche :1 ciascun lavoro deve essere unito un brc:ve autoriassumo (non piLI di 10 righe). Le spese per lclich~s e tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si restituiscono .

•


SOMMARIO i

.:

l

i

••

Pog.

REGALITA' CONSOLATRICE

LAVORI ORIOINALI T um1>ri dcii~ m:ammclb

m~.chilc

Pt~g.

9 21

•

9 36

DE A LESS I. - Sul valore della aicerca del h. coli nel bttc come con· trollo della p1astcurizzazao nc

..

944

COLOMBO. tari sugli

•

952

Glt\ CQIJBE. -

.

Il v:tccmo J ntistrcpwbanlbrc nel la cura dcll' u ulcus

CASTELLANETA. tropicu m »

Con>rdcrazion i cl inico-cmatolugichc e medico-legali mili splcncctomizzati

CALABRO ' . - Saggi sulla tossicit;\ c sul potere immunizzante di filtrati di batteri ti lici

9{52

JANNARONE. - Osservazioni sulla chemio-terapia antigonococcica con la para-amino -fcnil-sulfa midc

97 1

CERNIGLIA c PIZZIU.O. - La cura di Mauri zio AM:oli nelle infezio ni malarichc croniche e recenti esperimenta ta nel reparto malaric.i dell'ospedale militare di Palermo

•

9i9

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AGASTRJA (L'): aspetti palOgcnctici c clinici. ANESTESIA LOMBARE Su/l'alt.:z::a dd/a -

-

A..: NES - DaAs

c·on pucaina s~condo fon~s.

Jn:sr.:-:

BACILLI TlFICI E PARATIFICI. Mt:todo !~mplia P" l'isolam~mo dall'acqua dri - WtJNB FRG, BR UTMANI>, GRIANI'.O c: Al<INA- RA OCHENKo • DERIVATI BARUITURICI. Sopra almn~

nuov~

Pag.

.. ,,

rrazioni c·o/orat~ dd

•

PESEZ

PARATIROIDI E OCCHIO. -

994

Lo CASCIO

••

W7 995

•

S,'97

•

995

"

991

PIORREA ALV EOLARE. Alcunt: nozioni fondamellloli pt:r la comprt:n-

siont: dd/a -

Ro v

POUOMIEUTE ANTERIORE ACUTA Sit~dromt: di -

dollart:. POTERE

VACCINANTE

scomparsa

nd/o sifilidt: nu-

FtNGA

nrll~

DELLA

cavie dd -

Sulla in pnUII?O di siero onridift~rico. ANATOSSINA

DIFTERIC A

B ESREilKA

VIRC'S :\MARILLICO /so/amt'llfo d~/ primo appo di - al Congo (Afri c:l equatori:'! le fr::ancesc). - s~LEUl'' Cf.CçAI.IlJ c P.-LJN.-CçJ

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MI LITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

Pag.

•

10 00

•

1005


:

•.

S. A. R. LA PRINCIPESSA DI PIEMONTE MEDAGliA D'ORO PER l BENE~ERITI DELLA SALUTE PUBBLICA

/


REGAL IT À CON SOLATRICE

Su proposta del Duce, Ministro dell'Interno, è stata conferita il mese .;corso a S. A . R. la Principessa di Piemonte la M edagfia d'oro per i benemeriti della salute pubblica. L'avvenimento, conne.rso direttamente al grandioso episodio della conquista etiopica, è stato salutato con esultanza dall'intera Nazione. Ma in modo speciale ha toccato il cuore di noi. soldati segnati dello stesso emblema che la SORELLA DI PIEMONTE ha (lmmto e innalzatO> ai più alti fastigi, per La Jua mùsione di carità e d'amore. Noi mm potremo dimenticare che delle s.tesse stille di sangue nobilissimo, gemente dalle ferite dei noJtrÌ fratt:lli, si bagnarono 1zon Jolo le mani del medico-soldato, ma pur quelle bianc(1issime della Principessa Infermiera; e che, se Le Prime, sulla cr:tr1dida nave crociata, scendevano sicure e ferme a rista• gnare o beneficamente a ferù·e , nell'urgenza disperata di uccidere un male o 'id tentativo estremo di prolungare un'esistenza fino a raggiungere la soglia azzurra della Patria, quelle di Lei si univano operose e sapienti ad aiutarle, Jenza tremare: nè l'intemità dell'amore permetteva al suo ciglio, dinanzi alle tormentose visioni delle cami straziate o all'itwolarsi di una giovane vita, di inumidirsi. . . . non t u p iangi, o Amazzone regale. Una intrepida forza t'azzurreggia negli occhi, sotto il lino monacale. Non meglio il Poeta poteva dirci della grandezza mttliebre, della forza d'animo capace di racchiudersì uel delicato involucro della regale femminilità, mentr' egli salutava l'altra bianca nave procedente col cm·ico glorioso dei feriti di Libia nell'alta notturna quiete del mare, e sulla quale un'altra augusta


Donna nostra, Elena di Francia Duchessa d'Aosta, spandeva, nuova Signora dalla Lampada, la luce del suo conforto. e quegli ch'ebbe stritolato il mento dalla mitraglia e rotta la ganascia, e su la branda sta sanguinolento e taciturno, e i neri grumi biascia, anch'egli ha l'indkibile sorriso all'orlo della benda che lo fascia, quando un pio viso di sorella, un visG d'oro si china verso la sua guancia.

Allora, sulla nave Memfi. Ieri, era Maria di Piemonte fra i feriti della Cesarea e dell'Aquileia, e

poi degli ospedali africani. « Gravissimi, immobili, completamente ricoperti dalle bende - 1·acconta la semplice prosa di un diario - con la sola bocca appena scoperta; quando è detto loro che la Sorella di Piemonte si trova lì accanto non sanno come esprimere la loro gioia ! per sentirla, non potendo vederla, nè quasi udirla, uno le chiede di toccar! o, l 'altro la prega di mettergli la mano sulla sua pover:J. bocca deforme, il terzo le dice parole commoventi, benedicendola ». Sullo sfondo epico che si ripete, lo stesso volto augusto vigila e spia e Jorride e accompagna nel viaggio di ritorno gli stessi Eroi. Il cuore della Dama Milite di Carità, è qui, come allora, quello delle mille madri lontane che aspettano, le tante ignote madri di guerra che non vedono, non sanno, m~ avvertono, forse, nel mistero della lm·o sublime sensitività, le carezze che .'1 fan ·no ai loro figli. Questo continuarsi della regale pietà italiatla in una identità di forme, di figure e di circostanze, così come appare nei due episodi africani testè riavt'icinati, la nostra gente, gelosamente sicura e indissolubilmente legat.a alle sue tradi-:::ioni, Je lo aspettava. E quali tmdizioni, quelle dell' « itala gcnte dalle molte vite l> !


La femminile carità è sempre sbocciata fino ad oggi, lungo un millemJiu, come una mistica fioritura nella dinastia di Umberto daLle Bianche Mani. I 11omi delle Spose dei Re Sabaudi, che si )tmeguirono nei secoli come un vivido iuinterrotto serto di grazie, - da Matilde d'Albon a Faldiva di Tolosa, da Geltrude d'Alsazia a Beatrice di Ginevra, da Alice di Borgogna a Maria di Brabante, da Maria di Borgogna a Maria Cristina di Francia, da Anna Maria d'Orléans a Polùsena d'Assia, da Maria Arma Clotilde di Francia a Maria Cristina di Napoli- e con esse quelle delle ct'nto soavissime Figlie dei Savoia, che propagarono le virtù italiche per il mondo, non certo occorre che siano ricordati. E come potrebbe averne bisogno quello di Margherita, F:rima Rerina? e di Elena Imperatrice, le cui gesta pietose stanno ùKidendosi nei nostri cuori con parole mute, e più eloquenti di ogni poema ? Ma la pietas e la charitas delle do11ne italiane .rono consacrate presso d1 11oi da monume11ti di luce, sfolgoranà di cristiano amore per la dolente umanità. RammetJteremo per questo la patrizia Fabiola, cr·eat1·ice a Roma dei primi ospedali? e le due dolcissime Sante, Fraucesca Romana e Caterina da Siena ? Ricorderemo le ùmumerevoli silenziarie, le umili sorelle italiane della Carità che noi medici abbiamo a compagne, itt pace, nelle quotidiane battaglie, e tutte le donne crociate che avemmo al fianco nostro nei travagli delle guerre? A l tre grandi memorie la missio1le d'oltremare di M aria di Piemovte richiama in noi: quelle della passio-ne africat1a dei ·Savoia. Nessuna stirpe di re al mondo ha mai partecipato alla storia e ai fasti dell'Africa, come la nostra.

Là, sulle coste libiche, ora è più di un secolo, Carlo Felice mandò ie navi di Sardegna a vendicare la dignità europea offesa; laggiù Umberto il Buono fu sempre, in ispirito, con la sua sicura fede negli immancabili destini imperiali d'Italia. In Africa si recò Vittorio, vi11dice e vaticinatore, e precedette di poco, nelle contrade orientali, e poi sancì in quelle mediterranee, il trionfo italiano; e il Figlio giovanissimo spaziò per quei vasti orizzonti con l'occhio e C01l l'auspicio del suo sorriso. E Luigi di Savoia aveva portato l'ardimento italiano alla conquista di vette inviolate, e co-me in un antico mito, n'era poi ridisceso a squarciare e fecondare con La sua ferrigna volontà la terra soma/a, ora fiorente ogni mattina intomo alla


.•ua estrema dimora. E Amedeo, il Principe Sa!Jm·iano, regge colà fortemente, !: umanissimamente, l'Impero nel nome del Re, e forse n·pensa, nelle 11otti trasparenti deLl'altopiano, all'Africa della sua fanciullezza, di quando egli e Aimo11e chiedevano alla Mamma che preparasse per loro un libt·? « con delle figure» sui suoi viaggi in Africa, perchè <<quando saranno grandt vorramw andare a loro volta laggiù ». E Adalberto Duca di Bergamo, dopo avervi scritto pagine gloriose con la sua « Gran Sasso », altre ce n'ha donate, da cui traspim un profondissimo senso di umanità per quegli indigeni, che aspettano di essere da noi redenti dai mali e dalle te11ebre. E Filiberto Dteca di Pistoit1; vi guida alla vittoria le Camicie Nere della « 23 Marzo » ; ed Eugenio Duca di Ancona vota sè stesso per sempre alla vita di colonia. E' l'Africa stessa, amata da anni e anni di sconfinato amore dalla Compagna dell'Eroe della III Armata, dalla Madre peggente, che tenne la promessa fatta ai figli picco/etti. « Eccovi il libro che mi avete chiesto ... . . . Quaudo l'ora di partire sarà suonata pe-r voi, 110n esitate, prendete il vostro fardello. Scegliete la vostra via e camminate sempre dritto » . E' l'Africa, nostra perenue « fontana di giovinezza», di cui Ella ha saputo come uua fata svelarci il grande segreto, nella sua « Vita errante». A questa triplice tradizione - nella quale splendono le virtù caritatevoli dell'augusto femminitJo che ingemmò la stirpe dei nostri Re 11ei secoli, c rifulgono figure di Donne italiane sposatesi alla pia missione di lenire le miserie e i dolori degli uomini, e nella quale vive e palpita la passio11e africana dei nostt·i Re e dei 110stri Principi - si riallaccia, e da essa procede, il gesto della Principessa Infermiera. Perciò il dono che la Nazione, per mano del Duce, ha voluto farle, ci si mostra con un significato particolare, che ci riempie di gaudio. Premiando Maria di Piemonte, accorsa sul ma.re e in Aj1·ica al capezzale di coloro che tutto avevano offerto dì sè j·tessi per la conquista dell'Impero da Lui voluta, il Duce ha segnalato alla riconoscenza' della Nazione un'opera tangibile di bontà, ma traJjiguratasi, per la Persona che l'ha compiuta, e assurta alla sovrumana bellezza del Simbolo sacro a noi credenti, a noi iolclati d'Italia, a noi combattenti contro il dolore e la morte.


LAVORI

ORIGINALI

OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direnore : colonndlo medico prof. VIRCINIO DE BERNARDINIS.

TUMORI DELLA MAMMELLA MASCHILE Prof. Corradlno Giacobbe, maggiore medico, c:tpo n:p:trto Ji chirurgia.

I tumori della mammella maschile, secondo guanto affermano i vari AA . che si sono interessati all'argomento, sono noti fin dal 1592, anno in cui per la prima volta ne parla Fabriz io d' Acquapendente, l 'illustre anatomico ed apprezzato chirurgo del nostro glorioso Rinascimento. Il Manzoni infatti nd 1795 scrive così: << Mamn1:1rum cancer rarissimus est in viris: Fabritius ab Acquapendente unicum vidit ». Tommaso Bartolino vissuto d:1l 1616 al 168o pare e h ~ abbia anch'egli osservato e operato un cancro della mammella nell 'uomo; Muralt e Bidloo, che vissero verso il 1700, fecero menzione dei cancri di mammella maschile, senza attribuirvi importanza (Palermo). Nel 1842 viene pubblicata la tesi di Nélaton, cui seguono le osservazioni di Lisfranc, Cruveilhier, ecc. Le varie pubblicnioni, che man mano si susseguono, valgono a stabilire che, pur non essendo frequenti le neoplasie della mammella maschile, tuttavia non sono da considerarsi eccezionalissime. Nd 1872 Hortcloup infatti riunisce un totale di 96 osservazioni pubblicate, cui nel 1883 Poirier aggiunge altri casi diligentemente studiati. W illiams nel 1889 riunisce 25 casi da cui trae interess.1nti deduzioni statistiche. I n Italia nd 1907 Palermo pubblica un dettagliato lavoro d'insieme sull'argomento. Nel 1908 Negri rende note due osservazioni di tumori mammari maschili e Scutari pubblica un caso di adeno-carcinoma. Nel 1909 Gangitano illustra due int~ressa nti c:1si di tumore bilaterale a tipo familiare in mammelle maschili. Collignon nel 1913 e Duquesne nel 1914 rendono note le loro osservaz ioni per sonali corredandole di interessanti consideraz ioni cliniche ed istoJogiche. Nel 192 r H errenschmidt pubblica 14 casi dettagliatamente studiati. In Italia - fra gli altri AA. già citati - Pistacchi nel 1927 apporta un notevole contributo sull 'argomento e nel 1930 compaiono le pubblicazioni di Cadore e Cioffì, il quale ultimo illustra otto casi di tumorL mammari maschili osservati nella R. Clinica Chirurgica di Roma. Recentemente altre osservazioni sono state rese note da Bolognesi e Basil e.


922

TUMORI DELLA MAMMELLA

~IASCHILE

I casi che si vanno pubblicando oggidì non hanno più quindi grande importanza per la rarità; tuttavia - come fa rilevare Palermo - valgono a portare un prezioso contributo alle conoscenze sui tumori mammari neli'uomo, che hanno oramai assunto dignità e diritto di venire considerati adeguatamente in capitoli speciali dai trattatisti di patologia chirurgica. Riguardo alla frequenza il rapporto fra i tumori della mammella ma· schile e quelli della mammella femminile è secondo la maggioranza degli AA. di o,so- 1,50 %; solo nelle statistiche più alte raggiunge il 5,1 % (Mi.i!leder). Si può tuttavia stabilire che nella statistica generale dei cancri della mammella l'epitelioma primitivo della ghiandola mammaria nell'uomo conta

per I' I O/ ,o . La mammella maschile - com'è noto - fino all'epoca della pubertà ha sviluppo ed evoluzione pressochè identica a quella feiruninile di cui ha la stessa origine embrionale. All 'epoca della pubertà diventa la sede di un lavorio intenso, che si traduce per un gonfiore più o meno doloroso e per l'escrezione di una piccola quantità di liquido analogo al colostro (mastitis pubescentium vtrilis). Tale mastite non va considerata quale processo morboso, rappresentando soltanto un ricordo ontogenetico di uno sviluppo morfologico che non fa più parte degli ordinari processi dì accrescimento organico (Cioffì). Dopo questa epoca, mentre nella donna tale lavorio riesce alla

formazione di un organo perfetto, nel maschio invece la ghiandola mam· maria va subendo un'ipotrofìa in forma di lenta regressione anatomo-funzionale (Bolognesi). Di qui la ragione della relativa rarità di tutte le affezioni chirurgiche (compresi naturalmente i tumori) della ghiandola mammaria nell ' uomo, rarità che giustifica il g rande interesse con cui si è sempre trattato tale argomento. La mammella maschile presenta - quantunque .in proporzioni ridotte - le stesse parti fondamentali della mammella della donna. Istologicamente questa ghiandola rudimentale offre la presenza di canali galattofori brevi, stretti, poco o nulla ramificati , che si aprono all'apice del capezzolo mediante piccolissimi orifici terminanti alla loro estremità opposta in piccoli rigonfia· menti. ltz nessuna parte esistono acini bene caratterizzati (Tes tut). Tuttavia in base alle ricerche istologiche di Cecca e Del Nunzio (Palermo) la ghiandola mammaria maschil e non deve essere ritenuta puramente come rudim entale. Gli elementi epitelial i d ella mammella dell'uomo - secondo questi AA. - offrono carattere spettante a cellule attive e perciò ghiandolari. L 'Husch kc ha comunicato diversi esempi in cui anche nei maschi si ebbe svi luppo di mammelle secernenti . Già nel VJI secolo d. C. Paolo da Egina ebbe a consigliare un'op era· zione speciale (ablazione dd seno) per le mammelle maschili molto volu-


TUMORI DELLA MAMMELLA

MASCHILE

minose (De turgentibus mammis in piris); operazione descritta poi dal medico persiano Ali Ben el Abbas (994 d. C.) e da Albucasis (1122 d. C.). Secondo Billroth in Pavia dev'essere vissuto un uomo le cui mammelle erano lunghe 43 cm. e così pesanti per cui se ne rese necessaria l'amputazione. A. v. Humboldt e Bonpland riferiscono che in occasione di un loro viaggio nell'America Meridionale ebbero ad osservare un uomo trentaduenoe, il quale - essendogli caduta gravemente malata la moglie, che poi venne a morte - allattò per cinque mesi il suo bambino. Un caso analogo è descritto da Murat e Patissier. Nei casi di gi.necomastia, cioè di sviluppo femmineo della mammella n eli 'uomo, si è sovente osservato la contemporanea atrofia del testicolo. La castrazione tuttavia non conduce sempre alla ginecomastia; questa è essenzialmente in rapporto con l 'epoca delia vita nella quale la soppressione della funzione testicolare interviene. L'ipertrofia normale si verifica quando si priva l'organismo delle ghiandole seminali nel periodo della loro massima attività funzionale (trentesimo anno); non si riscontra quando la castrazione si pratica nei bambini. Una riprova dei legami biologici tra mammella e testicolo è data dalla ginecomastia secondaria a lesione orch iti ca. La ginecomastia si associa talora a veri tumori mammari. Sono stati osservati casi di ginecomastia in seguito a prostatectomia, per cui è stata ammessa nella prostata una funzione ormonica endocrina con un rapporto con la mammella (Kondoléon, Oppenheimer, ecc.). Secondo lo Stieda ed altri AA. nella ginecomastia si tratta essenzialmente dì una iperplasi.a di tutti i tessuti che concorrono alla mammella maschile, che perciò resterebbe aumentata di volume. Tali mammelle non hanno però una vera e propria rassomiglianza con la mammella femminile funzionante, mancando in esse - come si è detto precedentemente - sopratutto il carattere acinoso, non possedendo infatti che dei condotti ghiandolari tubulari con insenature a clava. La mastitis pubescentium virilis e la ginecomastia o ipertrofia della mammella dell'adulto- pur non potendo inquadrarsi nel capitolo delle vere alterazioni della mammella - sono tuttavia due interessanti stati particolari della ghiandola mammaria maschile, che possono rappresentare talora - come fa osservare Bolognesi - il terreno di predisposizione nella mammella per l 'impianto successivo di veri processi patologici, tra cui i tumori. Bryant cita a l riguardo l'osservazione di un uomo quarantacinquenne ginecomasta, chO' nel medesimo tempo portava un fibro-adenoma della mammella. I tumori che possono osservarsi nel seno maschile appartengono a tutte le varietà. Tuttavia le statistiche accusano un netto predominio per le neoplasie maligne; il 22 % pei tumori benigni e il 78 ~{. per i maligni. E' da 1i levarsi quindi la più grande rarità dei benigni . Pistocchi infatti riferisce


TL.::--IORI

DELLA

~IAMMELLA

~1 ,\SCHILE

che sino al 1927 in tutta la letteratura si citano solo quaranta casi di tumori benigni. La proporzione tra neoplasie benigne e neoplasie maligne appare nel seguente specchio da dati desunti da statistiche di alcuni AA.: Autore

Tumori benigni

l Tu mori maligni

Billroth

8

92

Williams

6

19

Gutiérrez e Monserrat

3

Cioffi

I

Cadore

3

3

•

Dal lato anatomo-patologico va ricordato che tra i tumori benigni della ghiandola mammaria maschile predomina nettamente l 'ad~no-fibroma specie in forma cistica. Il fibroma e l'adenoma puro sono assai rari e così pure eccezionalmente si riscontra il lipoma. Si può avere anche la forma diffusa di fibro-adenoma, che si verifica in

tutte le età; insorge spesso dopo un trauma e presenta una struttura analoga a quella del comune fibro-adenoma (che è proprio dell'età giovanile), ma con segni di flogosi interstizialc che possono rendere difficile la differenziazione da un processo infiammatorio cronico. Un'osservazione di lipoma profondo della regi9ne mammaria in un contadino settantatreenne è stata illustrata nel 1922 da T orraca e per la sua sede rappresenta nella letteratura il secondo caso noto, essendone stato solo un altro caso riferito da Turner. Gli encondromi, gli angiomi e i miomi sono eccezionalmente rari. L'u· nica osservazione di mioma nella mammella maschile è descritta da Virchow. Nella ghiandola mammaria dell'uomo è stato da Razzaboni riscontrato anche un interessante tumore misto definito come fibro-adeno-mixo-mioma. Poco frequente è il sarcoma; la più antica osservazione che si conosca ndla kttcratura è quella di Ried fatta verso il 1821 nella clinica cbjrurgica di Erlagcn. Dal lato istologico sono state riscontrate tutte le varietà di sarcoma; il tipo più comune è rappresentato da quello fuso-cellulare che è il meno ma· ligno. E' registrato anche un caso di liposarcoma. I carcinomi formano però la grandissima maggioranza dei tumori che si osservano nd seno maschile c rappresentano la base delle statistiche dci ncoplasmi mammari malign i neli 'uomo. Su 751 casi di tumori mammari rac-


l

~lASCHILE

TUMO RI DELLA MAMMELLA

colti da Palermo nel suo pregevole lavoro 659 sono infatti da addebitare al carcmoma. Sì sono riscontrate nella mammella dell'uomo tutte le specie di neoplasmi epiteliali maligni. Dall'epitelioma cutaneo della mammella - che pur non essendo del parenchima ghiandolare può ad esso diffondersi - si va all'epitelioma semplice con le sue varietà alveolare e tubulare; a quello a cellule funzionanti altrimenti scirro e a quello a cellule embrionali detto anche midollare o encefaloide. Sono stati anche descritti carcinomi melanotici e forme degenerative, quale la colloidea. Infine anche àelle forme rarissime di cilindromi sono registrate dalla letteratura. Col titolo di adeno-carcinoma della mammella maschile sono state pubblicate solo cinque osservazioni; Cassert, Joresi, Astori, Gelati, J ungano. L 'epitelioma intracanicolare sembra più frequente nell'uomo delle altre varietà di neoplasmi epiteliali; questo può dipendere dal fatto che nell'uomo i dotti galattofori sono relativamente poco sviluppati, mentre gli acini non esistono, per così dire, affatto. I cancri della mammella maschile offrono alcune caratteristiche che li ùifferenziano da quelli della mammella femminile (Hochenegg, Bockenheimer). Nella maggioranza dei casi descritti di epiteliomi della mammella maschile le storie cliniche riferiscono traumi unici violenti o invece microtraumi (stimoli meccanici) ripetuti sulla regione mammaria dovuti specialmente ali' uso delle bretelle o che si verificano in certi particolari mestieri (calzolai, tessitori, ecc.) e che possono produrre delle mastiti professionali, le quali - a loro volta - rappresenterebbero un terreno precanceroso. L 'irritazione cronica professionale si riscontra particolarmente nei lavoratori della terra per la pressione del manico della vanga, nei portalettere per lo sfregamento delle cir.ghie, e così via. Dalle statistiche si deduce che la forma ulcerosa è frequente nell'uomo in maggior proporzione che nella donna. Ciò dipenderebbe dal fatto che, essendo nell 'uomo la ghiandola mammaria per la scarsità del tessuto adiposo a contatto più diretto con la pelle, il neoplasma le aderisce più agevolmente sino ad ulcerarla. Il carcinoma - il tumore più frequente ddla mammella dell'uomo si osserva in grande preponderanza verso l'età in cui si inizia o vi è già la decadenza sessuale, coincidenza di età questa che si verifica col periodo della menopausa nella donna. Su 90 casi di tumori del seno maschile Williams ha notato: dai 20 ai 25. anni -

2

)) 25 )) 30 )) 30 )) 35

2 )) 9 ))

)) ))

cas1


T UMORI

DELLA

MAMM ELLA

:\·IASCHILE

dai 35 a1 40 anni - 12 casi )) ))

)) )l ))

n

40 )) 45 45 )) 50 50 )) 55 55 )) 6o 6o >> 65 6s '' 70

oltre i

jO

)) ))

)) ))

- II - 17 - 15 - 12

)) ))

)) ))

))

7

))

))

3

))

IO

))

))

-

Dalla stausttca di Palermo risulta che il carcinoma è stato osservato persino in un ragazzo di dieci anni, due volte in adolescenti di 12 anni e una volta in un vecchio di 91 anni (osservazione di Lunn). Riguardo al lato che più frequentemente suole venire affetto da carcinoma mammario nell'uomo gli AA. discordano ciascuno secondo la propria statistica. Tuttavia il lato colpito da carcinoma mammario secondo Palermo è stato così trovato: a destra, 137 volte; a sinjstra, 105; bilateralmente, 9 volte. Da queste cifre si ha la ragione di concludere che il lato destro abbia la preililezioneJ forse perchè è più esposto ai traumi e agli insulti più svariati, c ciò verosimilmente con l'uso maggiore del braccio destro nell'uomo. I sintomi dei tumori mammari maschili sono all'incirca identici a quelh

dei tumori dd seno femminile. Nelle neoplasie benigne (fibromj, fibro-adenomi) si rileva una modica tumefazione, spesso appiattita, di consistenza duro-fibrosa, spostabile, a decorso lento, quasi sempre indolente. Talora la pressione è accusata lievemente dolorosa. Nel sarcoma il volume è notevole, la consistenza è più molle, la cute distesa ed appare evidente il reticolo venoso; il capezzolo è spianato, non retratto (Gutiérrez e Monserrat). Nel carcinoma della mammella maschile la retrazione del capezzolo, che - quando è presente - è di notevole importanza patognomonica, si riscontra più raramente che nelia donna. Così pure per la scarsezza del grasso sottocutaneo nel maschio di rado si rileva il fenomeno della « pelle a buccia di arancio ». Il dolore si manifesta nel periodo avanzato ed è a tipo trafìttivo, con irrailiazioru talora ali 'ascella, al braccio, alla spalla e al collo. L'ulcerazio11e - come è stato segnalato innanzi - è più frequente e precoce che nella donna per la scarsezza del tessuto adiposo che separa nelì'uomo la cute dalla ghiandola mammaria. Le metastasi ghiandolari ascellari s0110 precoci e sono sltate riscontrate da Speed nel 6o % dei casi. Il fegato, il polmone e le ossa - dopo le ghiandole - sono gli organi più frequentemente colpiti da metastasi. Sono st:lte descritte anche metastasi cutanee sotto forma di noduli multipl i su una linea che va dal capezzolo all'ascella (Basile).


TUMORI

DELLA MAMMELLA .\IASCHILE

Per la diagnosi occorre tener presente che esistono altre affezioni del seno maschile non meno frequenti dei tumori . Pinson Meal su 308 casi di malattie della mammella maschile ebbe a rilevare infatti che ben I 43 non erano di natura neoplasti.ca. Poirier e Horteloup hanno osservato la tubercolosi della ghiandola mammaria maschile. Negli uomini avanzati in età si sono anche osservate delle cisti nella mammella. Così pure sono da tener presenti la sifilide e l'actinomicosi, per cui come criterio diagnostico differenziale ci si avvale di quanto è indirizzo per lo studio delle affezioni della ghiandola mammaria femminile. La prognosi per i tumori benigni è favorevole, con riserva però per la possibile rnetaplasia maligna. Per i tumori maligni della ghiandola mammaria maschile, nonostante la più lenta evoluzione della neoplasia, è decisamente più sfavorevole che nella donna; anche la prognosi post-operatoria è riservatissima, poichè secondo la grande maggioranza degli AA., nell'uomo vi è più marcata tendenza a recidive (nella cicatrice o nelle vicinanze) anche a breve distanza dall'atto chirurgico e a metastasi. Circa la cura è opportuno ricordare l'ammonimento di Tillaux: « lo son di avviso che nei tumori della mammella, per piccoli che siano, si debba sempre intertJenire, giacchè essi crescono, s'ingrossano e possono trasformarsi in sarcomi il che muta singolarmente la prognosi >>. L'intervento nelle forme benigne sarà limitato alla sola asportazione del nodulo neoplastico o tutt'al più alla mammectomia. Per le forme maligne l'atto operativo deve essere radicale. E' pertanto necessario sacrificare il seno, asportare i pettorali ed accuratamente i gangli delle stazioni linfatiche viciniori. L'exeresi cutanea deve essere ampia. E' evidente che il successo dipende dalla tempestività di un adeguato trattamento. Vi sono tuttavia casi paradossali di tumori operati tardi, molto estesi, e pure non recidivati. Non bisogna quindi mai negaré la logicità dell'intervento anche nei tumori diffusi, teoricamente inoperabili, che pur rappresentando - com'è stata infatti definita -- la chirurgia della disperazione offre tuttavia una remota speranza .di evitare la morte (Giordano).

OssERVAZIONE 13 • - Soldato l. Enrico, del 3° Reggimento Granatieri, anni 22, con· tadino. Entra in Ospedale il 28 giugno 1935 per affezione mammaria. Nulla nel gentilizio; nessun precedente morboso degno di nota. Riferisce che da qualche mese, senza causa apprezzabile, ha notato in corrispondenza della re$ione mammaria di destra la ~omparsa di una piccola tumefazione indolente, di consistenza dura, che è andata lentamente aumentando di volume. Obbifttivamente rilevasi: Individuo di costituzione scheletrica robusta in ottime condizioni generali . Nulla a carico dei vari organi ed apparati. La mammella destra appare aumentata di volume (grande quanto un mandarino) con cute di aspetto normale; àreola mammaria pig mentata e capezzolo sporgente. La


TUMORI

DELLA MAMMELLA !IIASCHILE

t~mefazi one occupa prevalentemente il quadrante supero-esterno; è di consistenza durofibtosa , a superficie liscia; limiti netti; non aderisce alla cute cd è spostabile sui p1a01 sotto~ta n ti. Nel cavo ascellare e nella fossa w pra e sotto-claveare non si palpano ghiandole !infatiche ingrossate. Il 10 luglio in anestesia locale novocainica si pratica mammectomia. Il tumore alla superficie di sezione si presenta costituito da una massa di consistenza duro-fibrosa, di colorito bianco-giallastro; l'esame istologico dimostra trattarsi di fibro-adenom a.

Fig. t.

OssERVAZIOI'E 2'. - Aviere M. Guglielmo, R. Aeroporto Guidonia. Età: anni 20. Meccanico. Entra in Ospedale ( 1° Reparto Medicina) il 22 aprile 1937· Genitori viventi e sani. Ha quattro fratelli ed una sorella che godono buona salute. All'ed di sei anni ammalò di morbillo; a r8 anni ammalò di febbre tifoide. Sette anni or sono - in seguito ad un trauma - cominciò ad avvertire dolorab ilità alla regione mammaria sinistra, dove - dopo qualche mese - notò una piccola tumefazione che andò progressivamente aumentando fino a raggi ungere il volume di una noce. Ricoverò pertanto in un istituto universitario dove fu sottoposto all'ablazione dd tumore. che istologicamente risultò trattarsi di un fibro-adt>t~Oma. Recidiva dopo cinCJUC anni, per cui necessitò un secondo intervento chirurgico limitato anche questa volta alla sola asportazione del tumore.


TUMORI DELLA MAMMELLA !\IASCHILE

Da circa due mesi il p. si è accorto che in corrispondenza della pregressa cicatrice operatoria era nuovamente comparsa una tumefazione, che è andata progressivamente aumemando di volume. La cure si è rapidamente ulceraGt. Da sei giorni ha febbre, cefalea intensa, tosse stizz~a, difficolt3 nella respirazione. astenia. Obbiettivamente rilevasi: Soggetto longilineo con scarso pannicolo adiposo. Condizioni generali notevolmente ~cadute.

Nella regione mammaria sinistra si nota una tumefazione a larga base, che occupa prevalememente i due quadranti esterni, a ~uperflcie irregolare, lobulata, fissa sui piani

sottostanti. La cute è tesa, di colorito rosso-vinoso, aderente alla tumefazione c in corrispondenza della porzione mediana della prcgressa cicaLrice operatoria presenta una perdita di sostanza, della grandet.za di una moneta da cinque centesimi di nuovo conio, con margini irregolari, sollevati a bast:one e ricoverta da grossi bottoni carnosi facilmente sanguinanti. Capezzolo retratto. Nel cavo ascellare sinistro gangli ingrossati, duri, spost.1bili, deformati, indolenti.

La dispnea e la tosse di\·entano sempre più intense e già dopo tre giorni dall'in gresso del p. in Ospedale si mette in evidenza marcata ipofonesi alle basi. . Un esame radiografico praticato il 14 maggio fa rilevare: '' Ombra rotondeggianrc da metastasi neoplastica nel polm011e di destra. Idropncumotoracc a sinistra». Il liquido pleurico estr:mo (18 mnggio) è fortemente emorragico. Microscopicamenre. st notano numcrosissime emazie in p:lrte disfatte; presenza di cellule piatte pavimentose. 2

-

Ciomalc di mrtlil'i11a militare.


930

TUMORI DELLA MAMMELLA

~IASCHlLE

Le condizioni generali vanno progressivamente peggiorando (cachessia, febbre); paraplegia arti inferiori (metastasi midollare). All'esame istologico (biopsia del tumore recidivato della ghiandola mammana SJnt$tra) viene confermata la diagnosi clinica di epitelioma (V. fig. 1).

OssERVAZIONE 3a. - Soldato C. Nicolino, dell'Sa Compagnia di Sanità. Studente. Età: anni 21. Entra in Ospedale il 26 novembre 1937. Nessun precedente morbow degno di nota.

Fig. 3.

Circa sei mesi or sono nel sollevare un peso fu colpito da dolore improvviso alla regione mammaria destra in corrispondenza della quale avvertì dopo qualche giorno la presenza di una piccola tumefazione, che è andata lentamente aumentando sino a raggiungere le attuali dimensioni. Esame obbiettivo generale: nulla di notevole. E,rame obbiettivo locale; nella regione mammaria destra (V. fi,g. ::2) nei due quadranti esterni, specie inferiormenté, rilevasi una tumefazione della grandezza di un mandari.no, di consistenza duro-fibrosa, libera sui piani profondi e spostalbile in tutti i sensi. ricoperta da cute di aspetto normale e sollevabile in pliche. Il capezzolo non è retratto. N elle stazioni ascellari, sopra e sotto-daveari non si palpano linfoghiandole. OpCI'azione (1° dicembre 1937): incisione estetica ed asportazione della tumefazione. Guarigione per primam.


TUMORI DELLA MAMMELLA :IIASCHILE

931

Il p. viene dimesto il 23 dicembre con licenza di convalescenza. Microscopicamente (v. figg. 3 e 4) il tumore appare costitu:to da spessi fasci fibrosi io mezzo a cui si mettono in evidenza piccole dilatazioni di tubuli ghiandolari.

OssERVAZ!ON 4•. - Soldato S. Angelo, 8° Reggimento ArtigEeria C . A. Roma. Età: anni 22. Contadino. Nessun precedente morboso degno di nota. Il p. riferisce che l'attuale malattia, per cui entra in Ospedale il 18 maggio 1938, risale a circa un anno fa, allorchè - mentre attendeva al lavoro dei campi - fu acci-

Fig. 4·

dentalmente colpito alia regione mammaria destra dal brusco urto del manico della Yanga. Dopo qualche giorno notò la compar~a di una tumefazione, che è andata man mano aumentando di volume senza però recare alcuna molestia all'infe1mo. Obbiettivamente rilevasi: Individuo di costituzione scheletrica regolare in condizioni generali ottime. Negativo l'esame dell'apparato respiratorio e circolatorio. Nulla a carico dell'addome. Esame obbiettivo locale: nel quadrante infero-esterno (v. fig. 5) si nota una tumefazione della grandezza di un uovo di gallina, ricoperto da cute di aspetto normale e sollevabile in pliche. La tumefazione è di consistenza duro-fibrosa, indolente, spostahile io tutti i sensi. il capezzolo non è retratto. Operazione (23 maggio 1938): amputazione della mammella. Decorso post-operatorio regolare.


932

TUMORI

DELLA

MAMMELLA

i\1ASCHILE

Viene dimesso il 25 giugno con licenza di convalescenza. Esame istologico: fibroma puro della mammella. (Mi è stato coml'nicato che recentemente anche un fratello del p. è stato 10 un Osped<!le Civile ~ottoposto ad atto operativo per fibroma alla mammella).

Fig. 5.

OssERVIIZlONE 5a· - s. Corrado. Ufficiale in congedo. Età : anni s6. Ingeg n ere. Gentilizio negativo. Ammogliato con don na sana; ha due figli che godono buona salute. Anamnesi personale: nulla di notevole. Riferisce che da circa un anno ha cominciato ad avvertire vago senso di molestil alla mammella destra, che attribuisce allo sfregamento delle bretelle. Da un p:1io di mesi però si è accorto che la mammella è andata gradatamente tumefacendosi, per cui si presenta all'ambulatorio del reparto ufficiali (sezione chirurgica) di quest'Ospedale. All'esame obbiettivo locale rile vasi in corrispondenza del quadrante supero-esterno una tumefazione piuttosto appiattita della grandezza di una castagna, di consistenza dura, dolente alla prcss;one, sposta bile sui piani profondi . La cute so\·rastante è d i aspetto normale, sollevabile in pliche e non p resenta il fenomeno della H bu ccia di arancio».


TU ~IORI

l l

DEL!.:\

1-1:\M~IELL:\

~IASCIIILE

933

li capezzolo non è retratto. A sscnz:~ di ghi:~n dole nel cavo ascellare c nel la fossa sopra e sonoclaveare di D. C~pera:uone (7 lu~lio 193!1) : ane~tesia locale no\·ocainica, m.ammectomia. Guarigione per pnmam. L'e.rame istologico ha dimostratO tratt:Jrsi di !< mastite cronica fibro-adenomatosa >>.

RIASSUNTO. - L'A. pass:! in rassegna i di\·crsi tipi di tumori propri ùella ghiandola mammaria maschik, ne espone i caratteri ctiopatogenctici, anatomo-patologici e clinici, contribuendo cc n cinque csscn ·azioni p~:rson:-~!i alla casistica sull'argomento.

BJHLJOCRAFIA.

AG:-IIEL: Contribution il /'étude des wmeurs dt·s lobes ab,•rrants de la mammelle. - Thèse de Lyon, 1902. AIEvou: Lipomi del torace c del/'.1ddome. - Gli Tncurabili, Anno XVII. AIGLAVE: Cancer du scin chez f'flommc. - Société An:ltomiquc dc Par:s, 1go8. ALBERTIN et PttOTIIOU: Du cancer du sein chf'z /'homnu:. - Thèsc dc Lyon, 1908. ANnREws e KAMPMEIER: Surgcry, Gynatcology e Ohstctrics, 1927. ANDERSEN: CarcÙJOma della mammella dell'uomo reàdi!,ato tr~ volte. - Gaz7.etta Ospedali e Cliniche, 1888. ANTOINE: D. Zcitschrift f. Chirurgie, 201, 1-2, 1927. ARCOLEO: Su di tm fibro-adenoma in mammella mcuchile. - Gaz. S:c. M ed. e Ch ir. , aorile 1908. ASTORI :

Sopra d! un auo di adeno-c'tlrt·inoma m ammario nell'uomo. -

Med., 1902. BASILE: Sui tumori ddla mammella maJchile. -

Riv. Vcn. Scienze

Rivista S<~nit. Sicibna, n. 4· \·ol. XXVI,

1938. BoLOGNA: Cultura medica Modcrn:t, 1927. BoLOGNESI : Carcinoma della ma m mc Ila maiehile. - R:mcgna Cii nicc-Scientifìca, n. 3, 15 marzo '937· BosZANI: Fihro.adcnoma della mammella maschile. - Riforma Medi e:~, 190<). BussA- LAY: Su cmque ca.<i di neoplasma mc~mmario nell'uomo. - Il Policlinico (Scz. Pratica), 1924. Buzz1: Necp/t;sias mammaria.< cn el l10mbre. - Boletines y Tr:~bnjos dc la Socicdad dc Cirugia. tomo '3· 1029; L:1 Semana Médic:l, tomo 2, 1929. C.uzou1u: G!orn:Jie Medico dell 'Alto Adige, 1937. CASTICLIONI : Cor.trihuto allo studio delle ipcrplasie e tumori della mammella maschile e dell'endotelioma della regione mammaria. - Morg:1P'ni, n. 8. 1907. CAVAZZANI: Contribwo allo studio delle neoformazioni della mammella maschile. - Rivista Medica, t8<n. CECI: Carcinoma recidivato della regione mammaria e delle glandole ascellari (uomo). Riforma Meùica. 1868. ·CIOFFI: Tumori mammari ma.<chili. - Annali Italiani di Chirurgia , 1930, fascicolo IT. CLEMENTE: Ri vista Sanitaria Siciliana. 1928. CoLEY: Amcric:~n Journal of Surgery, pag. 90, 1926. CoLLICNOl': A propos de q uclques cas de canccr du se1n d1cz l' homme. - Thèsc d.,Paris. 1913. CoRNIL et CHAMPEl'ON : Deux tumcur.< du sein chez l' homme. Soc. Anat. de Paris, 2 febbraio 1906, pag. 94·


931

TUM0RI

DELLA

MA:v!MELLA

tiiASCHILE

CtH.NET: Les tume·urs du sein chez l'hommc.- Thèse Je Paris, 1876. DAL PRATO: Minerva Medica, 1925. D'ANNA: La ma.rtilie profe.rsionale. - Cl: n. Chirurgica, 1910. DE CRAENE: Cancer des deux ;eins chez l'homme.- Jcurnal Medica! de Bruxelles, 1912. D ELACOME: Contribution à l'étude du canee,· du sei n chez l' hommc. - Thèsc de Paris, 1894· DELCOUR: Des tumeurs du st:in chez /'hommr:. - Thèse de Paris, 1894. DIEDOF: Un tumeut· de la glande mamma:'re chez l'hommc. - Chinugie, 1909. DtJQUESNE: Contribution à l'étude d es tumeurs du sCÙi c.liez r homme. - Thì:se de Pari s. 1914. FELI7.1ANI: Un caso di adenomrcoma in mammella maschi!c. - Boli. Sec. Lancisiana de-

gli Ospedali Roma, Anno XXVIII. Fu:RION: Contribution à /'étude du cancer dJt sein chez l' homme. -

Thè::sc de Bordeaux.

1909-

FR.~NCO: Tumori d et/a mam mella maschile. -

Clinica Chirurgica, 191 1. GALINDEZ: Tumor benigno de la gianduia mamaria en el sexo masculino. - La Seman:J. Médica, tomo I, pag. 1240, 1925. GANGITANO: Su due casi di tumore bilaterale a tipo familiare in mammelle maschili e sul loro probabile .~.:gnificato. - Riforma Medie:~, 1909. GELATI: Sopra un caso di adeno-carcinoma mammario ;:el!' uomo. - Clinica Chirurgica. 1904. GORlA: Pro)lfersi di Terapia, '937· GREGOIRE, CHEVALIER et PROUST: Un cas d'adéno- fibromt' du set11 che;; un homme de vingt-et-un arr. - Soc. Chir., p. 8r9, 1921. Gu:o-~THER-FR E IIIERR v. SAAR: Zeitsch. fur Chir., ve!. LVII, H. 11 , tqc8. GunERREZ ALsERTO: Fibromixoma gigame de la region mamaria. - Sc~icJ:-rd dc Cirugia de Buenos Ai!res, 1927. GunERREZ ALBERTo - MoNSERRAT )osÉ: Tum c res de la glàndula mumarh en el hombre . Re\'ista de Ci:rugi:-r. dicembre 1929. HERRE:-;SCHMIOT: Tum curs du sein che;;; l'homme. - Scci ~ té Anatcmtque dc Par:s. r921. Hun et LEvr,squ&: Un ras de tl!mew du u:Ì11 d1ez l'homme. - Soc. Anat. Paris, 192.1. Juoo H. D. MoRSE : Carci•10ma of the Male Brca.a. - Surgery. G ynaecolop.y :md Ohsretrics, 1926. K u~IM ER: Deux ca.f de ctwcer du scin chez /' hommc:. - Lycn Chirurgic:lle. 1923. LLA~IBIAS v 0Rot.co: Carcinoma alv-:.olar dc {,a P.,ltindula ma maria cn e 1 lwm/;e:. L a Sem:-tna Médica. 1928. . MANZONI : Observationes patlzologicae. - Verona, '795· MACEWEN: Carcinoma of the Male Brcast. - British Medie:-[ Jcurnal. 1927. MAZZIN!: Cdnce1· mamario en el hombrc. - Bclctines y Tral:ajrs de !a Scciedad de C irugla, 1929. MEu.r: Ri vista Veneta d i Sci~n7.c Mediche, 1911. MIA~Il: Fibro-adenoma della gùmdola mammaria maschile. - Gnzcm degli Ospedali e delle Cliniche, 192 1. MoREI.l.I: Un cii.<O di carcinoma della mammella ma.<ehile. - Gicrr:tle di Medicin a M:lirare, 193 1. NEr.RI: Due casi di tumori mammari nell'uomo. - Vol. in oma<TO'IO del prof. C ecçhel:':-> rclli, Parma, 1908. NICOLOSI: Riforma Medica, 193r. OrrouA : Contributo alla casistica dei carcinomi delle mammelle maschili. - Policlinico. Scz. Pr., n. 401 1909. PALERMo : l rum ori della mammella mas,·hile. - PJ!t:rmo, Tipcgrafin Hr:-ngi. 1907.


TUMORI

DELLA MAMMELLA

~IASCHILE

935

PAJ..UMBO: La Riforma Medica, 1935. P ISTOCCHI: Carcinoma delia mammella maschile. Minerva Medica, 1927. PotRIER: Du cancer du sein chez l'horn me. - Thèse de Paris, 1883. PoTZu: Sopra Ull caso di sarcoma della mammella maschile. - Rivista Medica, n. so. 1912. ~ED.ULLI: Su di un tumore raro della mammella maschile. Boli. Soc. Med. Ch. Pavia, 1909. ROFFO: Carcinoma de la mama en el hombre. - La Prensa Médica Argentina, 1916. I~OFFO y LANDI VAE: CarCÌTIOma de la ma ma en el hombre. La Prcnsa Médica Argenti n a, 1914. Ror-;c... Ll: Sopra un caso di epitelioma della mammella dell'uomo. - Policlinico, 1900. SPECD: Tumors of the Male Bn•ast. - An nals of Surgery, 1925. ScuRATI : Un tumore della mammella nell'uomo. Riforma Medica, n. 7, 1908. ToRRACA: Sopra 1111 rari.csimo caso di lipQflza profondo della regione mammaria 111 un uomo. - Riforma Medica, n. 49, 1922. WJLLJAMS: Cance1· of the Male Breast. TI1e Lancet, 1889. z.~:"liBONI: Un caso di adenocarcinoma mammario nell'uomo. Gazzetta Ospedali e Cliniche, 1921. Zt~o y RUJz: Tum01·es benignos de la gltindula mamaria en el sexo masculino. La Semana Médica, 1923. Zo:-n: Contributo allo studio dei tumori delle mammelle maschili. - Riforma Medica,

1909·


OSPEDALE MJLIT ARE DI GENOVA Reparto Dermoultico

IL VACCINO ANTISTREPTOBACILLARE

NELLA CURA DELL' « ULCUS TROPICUM :. Dott. Vincenzo Castellaneta, maggiore medico.

La letteratura medica dell'« ulcera tropicale >> si è in questi ultimi tempi notevolmente arricchita, anche pel contributo cospicuo di osservazioni e ricerche dato da studiosi italiani (Gargiulo, Tombolini, Franchi, Pontrandolfi, Fusco, Chionetti, Virnicchi, Caidora, Rossetti, ecc.), parecchi dei quali, recausi in A. O. in occasione del recente conflitto italo-etiopico, ebbero occasione di vedere e curare numerosi casi di questa singolare :1ffezioneè tuttora comunissima in quelle regioni. L'interesse, che continua a suscitare, fra i cultori di patologia tropicale, questa malattia, è dovuto essenzialmente a due ragioni, in rapporto, l'una, con le scarse conoscen'z e che ancora oggi si hanno circa l'agente patogeno, causa dell'affezione, e, l'altra, con la difficoltà del problema terapeutico, del quale vogliamo brevemente occuparci con la presente nota. Si sa, infatti,

che l'ulcera tropicale ha talvolta decorso lunghissimo (anche di anni), e che molto spesso si dimostra ostinatamente ribelle alle comuni cure, locali c generali, che vengono per essa di solito istituite. Gli ufficiali medici, che hanno prestato servizio in colonia, presso reparti di colore, hanno di ciò larga, personale, esperienza, e sanno bene di quanta tenacia e pazienza occorre armarsi per portare a guarigione queste ulcere, frequentiss ime fra gli ascari dei battaglioni indigeni, rassegnati alle quotidiane medicazioni, che si susseguono per molto tempo, spesso con dubbi risultati . A parte altre considerazioni, il numero stesso, davvero enorme. dei medicamenti e dei metodi di cura, finora proposti e sperimentati, sta di per sè a dimostrare la difficoltà del problema suddetto, che continua sempre ad aflaticare la mente degli studiosi, tuttora in cerca di una soddisfacente soluzione. Giustamente Castellani dice che non esi·ste una cura specifica, e Croveri, nel suo recentissimo trattato di Patologia tropicale, così si esp rime al riguardo: « L a cura dell 'ulcera tropicale è stata tentata con un imponente armamentario terapeut-ico, ciò che dimostra che nessun medicamento è rapidamente efficace ». Dal fenolo al nitrato d'argento, dal sublimato a] liquido di D ach in, dal caiomclano al l'iodoformio, dal clorosan al permanganato, dall'oppio :!.ll 'ittiolo, dall'exercsi chirurgica alle causticazioni più diverse, dal disch etto di piombo, in uso presso l'ospedale militare inglese di Aden, alla cura con le larve di mosche car narie, praticata da certi indigeni e propuo-nata ancora 0 t!b cr!li b


IL VACCI:-.iO ANTISTREPTOBACILLARE NELLA t:URA ECC.

937

da qualche medico, ~cc . ecc. ; veramente interminabile è la teoria dei rimedi e sistemi curativi, più o meno razionali od empirici , fin qui escogitati: con risultati pratici molto discutibili. Anche le speranze, in un primo mo m ~nto riposte nell 'arseno-benzolotewpia, si sono dimostrate in seguito ingiustificatc, almeno in parte, nel tempo stesso che, per merito specialmente di AA. italiani (Sanarclli c la sua scuola), veniva man mano accentuandosi il dubbio circa l'importanza etiologica della presunta associazione fuso-spirillare di Le Dantec e Vincent, sulla quale gli arsenobenzoli avrebbero dov uto esercitare la loro specifica azione terapeutica. R ecentemente buoni risultati sarebb,.:ro stati ottenuti col semplice uso di Impacchi al bicarbonato sodico (sol. al 3 %) (Caidora), con la bile (Fusco e Chionetti), con i vapori di iodoformio surriscaldato (Gargiulo, Tombolini, Franchi), con la terapia vitaminica (Antimo) o col trattamento a libera esposizione, in ambiente ad aria condizionata (Pontrandolfi); ma occorre pure osservare che ben lontani siamo ancora dal poter esprimere un giudizio definitivo su questi nuovi metodi di cura, e dal potcrne scnz'altro ammettere l'infallibilità e la rapida efficacia. Poichè, dunque, ]a chemioterapia non è riuscita a darci ancora un rimedio ad azione certa e rapida per combattere questa malattia, che può assumere caratteri di gravità ed essere causa di estese mutilazioni, ed alla quale non può essere negata una certa importanza anche dal punto di vista sociale, per la sua larga diffusione fra la popolazione indigena delle nostre colonie, era naturale che le speranv.: dci medici si volgessero altrove, verso i metodi bio-immunoterapici, e specialmente verso la vaccinotcrapia. La cura vaccinica, infatti, dell' ulcera tropicale, variamente praticata, si è in questi ultimi anni decisamente affermata, dando risultati di gran lunga più soddisfacenti, anche ià dove i comuni mezzi medicamentosi , lungamente usati, si erano dimostrati impotenti a vincere il processo morboso. Un buon autovaccino può essere faci lmente preparato, prelevando un'ansata dali 'essudato pseudo-membranoso caratteristico dcii 'ulc~ra tropicale e diluendola in soluzione fisiologica fenicata all 'z ?{, (Virnicchi), o resa sterile coll'aggiunta di due goccie di alcool jodato per eme. (Golovinc). Il metodo è semplicissimo, dicono i suddetti AA., cd ha il vantaggio di poter trovare impiego anche nell'infermeria coloniale più sprovvista di mezzi. Si comincia ad iniettare nei muscoli o sottocutc ~~ o Y. eme. della diluizione batterica, così ottenuta, e si prosegue iniettando, a giorni alterni (o con intervallo maggiore, a seconda dell'intensità delle reazioni febbrili precedentemente provocate), dosi uguali od anche superiori fino ad un massimo di 2 eme. Ma, in tema di vaccinotcrapia dell 'ulcera tropicale, particolarmente interessanti sono le osservazioni e gli studi compiuti da Franchi in A. 0., durante la guerra itala-etiopica, sopra un certo numero di individui di razza nera ricoverati nel Reparto Dermoccltico del Gruppo Ospcdaliero di Scmbell


938

IL VACCINO ANTISTREPTOBACILLARE NELLA CURA ECC.

per ulcere tropicali agli arti inferiori. Questo A., saggiando la reattività cutanea di questi malati, mediante l'intradermoreazione, praticata con antigeni di varia natura, ha ottenuto la più alta percentuale di risposte positive col! ' uso del « vaccino streptobacillare » (già « dmelcos »), quello doè che si

adopera comunemente e con ottimi risultati, a scopo diagnostico e curativo,

;per l'ulcera venerea e sue comrlicanze. Benchè in misura inferiore, uno stato ailergico della cute i portatori di ulcere tropicali hanno dimostrato di possedere anche nei confronti del << vaccino streptococcico », mentre molto meno numerose sono state le reazioni positive ottenute con altri antigeni: vaccino gonococcico, latte, vaccino stafilococcico, tubercolina, e vaccino tricofitico . .Inoltre, mentre le reazioni positive ottenute con questi ultimi antigeni non presentavano alcun carattere di specificità, perchè potevano verificarsi anche, con percentuali pressochè identiche, nei controlli sani, quelle invece determinate dai vaccini streptobacillare e streptococcico tale carattere dimostravano Ji possedere in grado notevolissimo. Ciò si potè constatare specialmente nei riguardi dd vaccino streptobacillare, che dette costantemente risultati negativi negli individui di controllo, indenni da ulcere tropicali. E' quasi superfluo far notare che l'A. ebbe scrupolosa cura di escludere dai suoi esperimenti individui in cui potesse sospertarsi la preesistenza di ulcere molli, veneree, e nei quali, come è noto, lo stato allergico cutaneo verso lo streptohacillo del Ducrey permane, si può dire, per ttutta la vita. A parte le questioni dottrinali connesse con queste interessantissime ricerche, sia nei riguardi della etiologia ancora non bene stabilita dell' c< ulcus tropicum », sia nei riguardi del valore da attribuire a talune intradermo· reazioni ritenute fin qui come assolutamente specifiche (e tale è il caso dell'intradermoreazione, al vaccino streptobacillare, di lto e Reenstierna, ereJuta sempre specifica dell'ulcera venerea), il Franchi ha voluto anche, con lodevolissima iniziativa, sperimentare l'importanza pratica delle stesse ai fini Jella terapia vaccini ca deli 'uìcera tropicale. L'osservazione di un elevato grado di allergia verso l'antigene streptobarillare e streptococcico nei soggetti affetti da questa malattia lo indusse ad us~tre detti vaccini anche a scopo terapeutico, preferendo, come via di introduzione, quella endovenosa, che dà, come è noto, i migliori e più pronù ri~ultati anche nella cura dell 'infezione ducreyana. Tale vaccinoterapia, così praticata, rispose infatti pienamente allo scopo, <l dimostrando una efficacia superiore a qualsiasi altro trattamento, sia locale che generale ». La sua azione curativa, secondo il parere di Franchi, dovrebbe considerarsi in certo qua) modo specifica, e non legata semplicemente .al fattor e proteinico ed a quello piretogeno, cui egli attribuisce valore di fattori coadiuvanti. Altri vaccinj, come per es. quello gonococcico, pur somministrati per via endovenosa e pur dando luogo a reazioni febbrili, egualmente forti, e ad analoghi fenomeni di shock, a causa delle proteine batteriche in essi conte-


IL VACCINO ANTISTREPT OAACILLARE NELLA CURA ECC.

939

nute, si sarebbero dimostrati del tutto inattivi nel trattamento dell' ulcera tropicale, come lo stesso A., potè constatare con opportune esperienze di controllo. Su tale questione, non ancora bene chiarita, ritorneremo brevemente in seguito, discutendo il meccanismo di azione dell' ulcuvaccino nella cura di questa affezione.

I brillanti risultati, conseguiti da Franchi colla vaccinoterapia streptobacillare nel trattamento dell'ulcera tropicale, mi indussero a praticare tale n uovo e molto promettente metodo di cura nei due seguenti casi di detta malattia, i soli venuti alla mia osservazione nel R eparto Dermoceltico di questo Osp!:'dale. Ciò volli fare anzitutto per portare un eventuale, sia pur modesto, contributo alla dimostrazione d eli 'efficacia di tale terapia, dato che io stesso Franchi, a proposito della sua casistica, non certo numerosa (15 casi in tutto), afferma che i suoi «esperimenti non sono infatti cosÌ· ampi da permettere conclusioni assolute )) ; in secondo luogo per cercare di stabilire possibili discrepanze di risultati, sperimentando su pazienti di razza bianca, come quelli capitati alla mia osservazione (la casistica di Franchi si riferisce tutta ad individui di razza nera). Trattandosi di due soli casi, dovetti limitare la mia indagine ali 'uso del solo vaccino antistreptobacillare, che, in base agli studi del suddetto A., risultava essere il più attivo, sia dal punto di vista terapeutico, sia da quello dd)' allergia cutanea, manifestata verso questo vaccino dai p. affetti da ulcere tropicali. La sua azione curativa si dimostrò, anche in questi miei due casi, così pronta ed evidente, da giustificare l'opportunità della presente comunicazione, in quanto essa potrebbe servire a valorizzare maggiormente tale mezzo terapeutico, rivelatosi, anche nei bianchi, di efficacia ugualmente rapida e SICUra.

CAso 1 °. - Francesco M., wttufficiale di manna, ricoverato il 20 ottobre 1936, e da poco rimpatriato dall' A. O. Era affetto da un'ulcera, della grandezza di una moneta da una lira, rotondeggiante, alla regione malleobre int. del piede si n. Tale lesione dnta\'a da circa sei mesi e si era iniziata mentre il p. trovavasi imbarcato wlla propria nave, nel porto di Massaua, sotto forma di semplice escor;azicme, che poi era andata nssumendo !"aspetto caratteristico di un ' ulcera, a margini netti, i nfìltrati, con alone periferico arrossato c con gesto, e ccn fondo torpidamente granuleggi::ntc e ricoperto da e!sudnto g rigio-sporco, pseudo-rnernbranoso, putuloide. · Non ostante le molteplici cure precedentemente fatte nessun miglioramento si era \·erificato, e la lesione persisteva coi suo: caraw:ri quasi immutati all 'atto del ricovero in questo Ospedale. Il p., sempre claudicante, er:l nell'impossibilità di calzare le scarpe e :.loveva camminare con l'aiuto di un bastone, perchè, nella deambulazione avvertiva dolore al piede malato. Le sue condizioni generali erano pert11tro buone; non segni di altre malattie in atto o prcgresse. A~scnz:-a di varici agli arti inferiori. Anamnesi muta per la lue, e negatività completa della R. Wasscrmonn. Stnioni linfo-ghiandolari viciniori intc.


940

IL VACC!i':O Ar>:TISTREPTOBACILL:\RE >IELLA CU RA CCC.

grc. Positiva l'intradcrmoreazione coll'ulcuvaccino, ma negativa la ricerca microscopica dello streptobacillo di Ducrey. L'ulcera fu curata, in primo tempo, con impacchi antisettici (al permanganato, allo s tc~iclrolo, al sublimato), con applicazione di pomate varie (all'iodoformio, al calomelano, all'ittiolo), e con arscnobenzolotcrapia locale c generale. La lesione parve dapprima migliorare, ma po: cominciò ad assumere un andamento scrpiginoso, con tendenza ad estendersi in superficie verso la regione piantare, come per fatti di autoinoculazioni wccessive. Dopo circa un mese di va ni tentativi , mi decisi a seguire altra via ed a praticare l'ulcuvaccinoterapia endovenosa, proposta da Franchi, non senza aver prima avvertito ii p. circa le forti reazioni term:chc, legate a questo genere di cura. l risultati furono meravigliosi, con sorpresa vivissima dell'ammalato, ormai divenuto scettico e dìcluciato. Dopo la prima iniezione di poco più che Yz eme. di vaccino si notò subito un netto miglioramento; l'aspetto della lesione si modificò profondamente, si arrestò senz'altro la sua tendenza alla diffusione, i margini si afflosciarono e divennero meno congesti e meno infìltrati, il fondo si deterse e le granulazioni cominciarono a farsi p!ù vive. Bastò un'altra iniezione e ndovenosa di un eme. praticata a distanza di due giorni dalla prima, perchè la lesione perdesse i suoi caratteri di ulcera ed assumesse invece quelli di una vera piaga granuleggiante, :1vviata ormai verso la riepitehzzazione c la completa riparazione che, favorita anche dai consueti rimedi topici locali, non tardò a verificarsi. In circa dÉeci giorni si ebbe la guarigione della lesione, che tutti gli a!tri trattamenti sperimentati non riuscirono ad ottenere in sette mesi. Il 30 novembre si iniziò l' ulcuvaccinotr.rap:a, cd il 9 dicembre successivo il p. potè essere dimesso, completamente guarito. CAso 2 °. - Michele M., C. N . della T04 3 Legione M. V. S. N. Reduce da poco anch'egli dall' A. O. ove trovavasi dal novembre 1935, e ncovc r:no il 20 dicembre 1936, perchè affetto d, ulcera tropicale al 3° inf. della gamba d., rotondcggiante, larga quanto una moneta d:t due lire, datante da circa quattro mesi, durante i quali la lesione fu wttoposta a trattamenti diversi, prescritti dai sanitari, cui il p. si era precedente rivolto per consigli c cura. All'atto del rico,·cro nel reparto Der:noceltico di questo Ospedale, la lesione si presentava con i soliti caratteri di cron!cità e torpidità. che la distinguono, con margini netti , elevati sul fondo cd ispessiti, ricoperta da essudato sanioso, fetido, cd in qualche punto da pscudo-mcmbrnnc c circondata da un :~ione infiammatorio di colorito c!anotico. Ess:_t si era ini7.iata in A. 0., come una ? iccola pustolina, successivamente tr<lsformatasi in ics1one a tipo ulcnoso, secernc nre, che era andata poi man mano allargandosi, fino a raggiun ge~re le dimensioni :muali. Il p. era immune da varici agli arti inferiori, e non presentava null'altro di patolc:r gko. Non l!nfoadcnopatia sat<·llite. R. Wassermann: negativa. L'cs:1mc microscopico del sccreto dell'ulcem, esc~:,TUito con metodi di versi di colora:tione, fece rilevr. rc (come nel r° Caso) presenza della solita flora ba~terica, pre\·:tlcntemcntc cos tituita da: streptococchi, stafilococchi. bacilli fu~ iformi e rari elementi sp• ri lbri. Negativa la ricerca dello streptolncillo del Ducrey, fatta col metodo Unna-Pappcnhcim. Leggermente positi\·a i'intradcrmoreazione w ll' ulcuvaccino. La lesione, curata per i primi dieci giorni di degenza in questo reparto con i soliti ~istcmi di medicazione locale, non mostrava :~lcuna tendenza a modificarsi nei suoi caratte ri più s:-.lienti. Incoraggiato dai risultati ottenuti nel primo caso, volli pertanto subito passare alla Yaccinotempia strcptol'acillare endo,·enosa, che anche questa volta si dimostrò di sorprendente efficac i:~ , eYidcntissima già do po la prima iniezione di Yz eme. di \accino. praticat:l il 30 dice mbre 1936. La seconda iniezio ne di t eme. fu eseguita il 2 grn naio ' 937· Furono sufficienti due iniezioni per avviare decisamente l'ulcera verso


IL VACCIJ\:0 A:-;TISTRF.PTOllACILLARE NELLA Ct.:RA ECC.

94I

la completa cicatrizzazione, eh ~ fu ottenuta in pochi giorni, anche in questo secondo p., già scoraggiato dall'inutilità e lungaggine delle prw.:dcnti cure. Egli fu <.Emesso guarito il 14 gennaio l 93ì.

Il valore dimostrativo dei due casi sopra descritti non è certo nel numero, indubbiamente esiguo, ma è tutto nella evidente nettezza e rapidità dei risultati ottenuti. Allo stato attuale delle cose, credo si possa dire che, in mancanza di un vaccino veramente specifico, quello antistreptobacillare sembra il più adatto a sostituirlo nel trattamento immunoterapico dell'ulcera tropicale, su cui eserctta un az10ne curat1va energiCa, pronta e s1cu ra. Per la cura di ulcere particolarmente gravi, inveterate ed estese, si potrà utilmente associare alla vaccinoterapia strcptobacillare qualcuno dci trattamenti locali, più innanzi ricordati (lo stesso Franchi si è molto gioYato della cura associata coi vapori di jodoformio, surriscaldato al termocauterio), ma, nella maggioranza dci casi si può essere quasi certi della superfluità di tall metodi, essendo b vaccinoterapia endovenosa suddetta da sola capace di dare la guarigione. Nè deve fare rinunziare a questa cura il pensiero delle forti ipertermie, cui essa può dar luogo, che durano poche ore c non sono certo più allarmanti di quelle che si verificano nella stessa vaccinoterapia delle ulcere veneree e loro complic:mze. Ogn i preoccupazione in merito è da bandire, e con una oculata vigt1anza sulle dosi da iniettare, che nei soggetti deboli e poco resistenti possono essue opportunamente ridotte, si può essere sicuri di evitare inconvenienti, eh~ rarissimamente del resto presentano caratteri di gravità. Come spiega1 e questa indubbia azione curativa del vacci no streptohaciliare nell'ulcera tropicale, in una lesione cioè non dovuta allo streptobacillo del Ducrey? L 'agente patogeno di <]Uesta sin gobr~· affezione non è ancora ben noto, ma con certezza possiamo affermare che lo streptobacillo è assolutamente estraneo alla fl ora polimicrobica, riscontrata e descritta nell'ulcera tropicale. Come abbiamo più sopra accennato, Franchi vorrebbe attribuire a questa azione terapeutica un valore di << paraspecificità )>, dimostrata anche dalla posicività dell'intradermoreazione con detto vaccino, da lui constatata in una altissima percentuale (circa il 90 ";,) dei p. affetti da ulcera tropical~, e presente anche nei due casi sopradcscritti. Egli ammette cioè, in via òi ipotesi, che il presunto agente etiologico (b:1c. fusiforme ?) della malattia, pur non avendo affinità e grado alcuno di parentela collo streptobacillo ducreyano, possa tuttavia, come antigene, comportarsi in modo analogo, determinando cioè nei pazi~nti affetti da ulcera tropicale un a reazione umoralc in certo qual modo specifica. Non si può escludere, tuttavia, che i benc..:fici effetti di questa ter:1pia, più che alla così detta paraspccificità del vaccino, siano pre\'alcntementc Jo,·uti alia sua azione aspecifica, generica, proprietà comune a tutti i vaccini e legata o

,

•

•

•

•


942

IL VACCINO

1\NTJSTR~PTOBA CILL :\RE

NELLA CU RA ECC.

allo shock proteico e fors 'anch:': al fattore piretogeno. Altri vaccini infatti si sarebbero dimostrati quasi ugualmente efficaci nella cura del! 'ulcera tropicale. C1ò è stato constatato pcl vaccino streptococcico dallo stesso Franchi, che invece riferisce di non aver avuto alcun miglioramento dall'uso del vaccino gonococcico, malgrado la stes~a somministrazione per via endovenosa, ed i nalzi termici notevoli così provocati. Le recenti ricerche in proposito di Virnicchi starebbero però a dimostrare il contrario, avendo questo A . ottenuto risultati curativi del pari efficienti attraverso una terapi 1 di shock proteico, realizzata anche con iniezioni endovenose di vaccino gonococcico o di semplice argento colloidale. Anche la sola autoemoterapia ha dato a qualche A. (Rossetti) rapide, insperate, guarigioni, ciò che sta a dimostrare l'ufficio importante, che in tutti questi metodi di cura spetta all 'azione aspecifica, generica, del fattore proteinico. Come si disse, ottimi risultati si ottengono pure coll'autovaccinoterapia, consigliata dallo stesso Vernicchi, il quale ritiene che anche qui si tratti i n fondo di shock-terapia, e non di azione legata alla specificità dd vaccino. Qualunque sia il meccanismo di azione della vaccinoterapia streptobacillare, che soltanto le future, più estese ricerche comparative, condotte su pitt larga scala e con diversi mezzi vaccinanti, potranno meglio chiarire, inncgabiìi e molto evidenti ci sembrano i vantaggi pratici di questa cura . In pochi giorni essa può avere ragione di lesioni, di cui è ben nota la tenace cronicità ~ la resistenza ostinata al vecchio e pur .::bbondantissimo armamentario ter a. peutico. Ciò è molto importante dal punto di vista militare per il pronto ncupero dci p. affetti da ulceri tropicali, nonchè dal punto di vista economico, in quanto la vaccinoterapia anzidetta ci offre il modo di evitare uno spreco inutile di medicamenti e di materiale di medicazione. Anche nei p. bianchi i risultati della cura sono parimenti buoni ed in tutto paragonabili a quelli che si ottC'ngono in soggetti di razza nera. Non è sempre vero che queste ulcere tropicali, nei bianchi rimpatriati, benefic iano mbito C:el cambiamento di igiene e di clima, assumendo spontaneamente un decorso benigno e regredendo perfino dd tutto anche « mediante una semplice pulizia quotidiana » (Franchi). I due casi venuti alla mia osservazione dimostrarono, anche in patria, scarsissima o nessuna tendenza alla cicatrizzazione, non astante le migliorate condizioni igieniche, ambientali, e le varie cur.e sperimentate; in essi l'ulcera sarebbe rimasta immutata, chissà ancora per quanto tempo, senza l'intervento decisivo e prontamente riparatore della vaccinoterapia streptobacillare. AuTORIASSUNTO. - In due militari, rimpatriati dall'A. 0., e affetti da ulce ra tropicale, l'A. ha fatto ricorso alla vacci no terapia streptobacillare proposta da Franchi , con o ttimi riwltati. Dopo ::n-ere accenn:no all'infinita serie d i m etodi c nmedi, vecchi e nuovi. consigliati per la cura d ella suddetta affezio ne. l'A. mette in evidenza la rapida cfficaci..1 della vaccinotcrapia streptobacillare. che sembra desti nata a di vent:lre il trattamento di dez:onc dcl l ' ulccr:~ tmpicalc, e della quale egli d iscute brevemente il mct:canismo di az ione.


IL VACCI:--.:0 ANTISTREPTORACILLARE NELLA CURA ECr..

943

LIBRI E LAVORI CONSULTATI. ANTIMO: L'ulcera tropicale nella sua diagnosi e terapia. - Rassegna Clinico- ~ci entilica, n. 9> I938· C.-\IDORA: Cura dell'ulc. tropicale col bicarb. sodio. - Gior. It. di clin. trop., n. 7, 1937. CASTELLANI e fACONO: Manuale patologia e clinica mal. trop., 1938. CROVERI: Patologia trop1cole e parassilaria (Vol. 1). - G. U. F., T orino. FRANCHI: Sull'ulcera tropicale.- G iorn. di Med. Mi!., ottobre 1936. fRANCHI: Sull'ulcera tropicale (Nota Il). - Giorn. !t. Mal. esot. e tropicali, gennaio 19.37· FRANCHtNt e G IORDANO : Patologia e parassitologia dei paesi caldi. Fusco e CHtONHTI : Il trattamento dell'ulcera tropicale con la bile. - Arch. it. Se. Med. e Col., novembre 19.35· GARGIULO e T mtBOLINI: L'ulcera tropicale e nuovo metodo di terapia. La Ricerca Scientifica, vol. l, n. 3-4, 1936. MAr-;soN : Maladies des pays chauds. Tra<.!. dall'inglese di M. Guibaud. PoK1 RANDOLFI : L' ulcaa dei tropici. - An n. di Mt~d. N:w. e Coloniale, vol. Il, fase. 1-11. 1936. HossETTI: L'autoemoterapia nella cura dell'ulcera trop. - Giorn. it. din. tropic. n. 2, 19.:)7· ViRNICCH I : L'autovaccinoterapra e terapia di shock nell'ulcera tropicale. - Giorn. it. Mal. esotiche e tropicali ed igiene colon., n. 5, 1937.

11r


ISTITUT O D' IGIENE E BATTERIOLOGIA DELLA R . UNlVERSITÀ DI BOLOGNA Direttore: prof. FILIPPO NERI

SUL VALORE DELLA RICERCA DEL B. COLI NEL LATTE COME CONTROLLO DELLA PASTEURIZZAZIONE Dott. Evasio De Alessi, capit:tno medico, assistente militare.

E' da poco compiuto un decennio dalla fondazione di una delle prime centrali del latte, quella di Milano, che n umerose altre sono sorte quasi in ogni provincia d'Italia dovute non solo ad una elogievole i111iziativa singola o di gruppi di produttori, ma bens.ì e specialmente all'impulso· delle disposizioni legislative. La questione d eli 'approvvigionamento latteo dei grandi centri urbani e delle collettività in genere, è un problema del giorno sul q uale ha richiamato l'attenzione già nel r93r Neri in una conferenza che prospetta ed illumina la molteplice vastità del tema. Questo approvvigionamento alimentare che ha seguito nel tempo il pro· blcma della fornitu ra idrica, si dimostra ancora più complesso poichè, oltrç alla guestione igienica della quabtà, quantità, depurazione, riveste ancora una notevole importanza di indole economica e sociale. L'istituzione dc;lla centrale del latte, definita da Lutrario il punto focale di un problema unico che non può essere scisso nelle sue varie parti, quali produzione ali 'origine, trasporto, trattamento, distribuzione, consumazione, ha contribuito in notevole misura alla soluzione della questione. Intanto si constata che in tutte le città dove esiste una centrale, il consumo del btte, tenuto conto della base e ddle preferenze alimentari delle popolazioni delle diverse regioni, è notevolmente aumentato. Non si può quindi negare un equilibrato vantaggio economico che riguarda tanto il produttor~ quanto il consumatore. Circa i mezzi di depurazione batteriologica è risaputo che la pasteuriz-

zazione ha per scopo di distruggere con l'impiego conveniente dd calore la quasi totalità della flora banale, la totalità della flora patogena quando esista, cercando di non mutare che al minimo la struttura fisica del latte stesso, i suoi equilibri chimici, gii dementi biochimici: diastasi e vitamine. Quindi una tri plice azione d'ordine igienico, fisico-chimico e dietetico. E' naturale ch e si convenga eh~ b pasteur. potrebbe essere una pratica :wchc superflua gmndo l'insi~mc del latte raccolto offra diuturnamente ottimi requisiti di commestibilità e 'che, d'altro canto, con qualsivoglia sistema si :~ attuata, questa non riesca mai a ridonare alcune delle qualità commestibili. specialmente d'ordine chimico, ad un latte che non le possegga antecedentemente . Comunque, è da desiderarsi che un giorno forse diventi, per u n in~ i c m e di migliorie ig ieniche, una pratica SUf>'.':rflua, ma allo stato attuale si

O

L

1


SUL VALORE DELLA RI CERCA OEL B. COLI NEL LA1TE COM E r:cc.

94 5

dimostra un trattamento necessario, non solo di indole precauzionale ma realmente utile per una finalità igienica più che commerciale. In definitiva quindi, non già per prolungare il tempo di conservazione cd in conseguenza di commerciabilità del latte, questo deve subire la pasteur., ma per salvaguardare la salute specialmente dei bambini, poichè la qualità del latte. è c~rtamente uno dei fattori che molto incide sulla morbilità e morGllità infantile e per parare con mezzi di sicurezza adeguati un giusto allarme di chi prospettò l'eventualità che le centrali del latte possano in talune circostanze divenire delle centrali di epidemie. Dei diversi metodi di depurazione o rarefazione batterica del latte, pasteur. alta e bassa, stassanizzazione, biorizzazione di Loebech, pare che riscuota ancora fondata fiducia la pasteur. bassa. Le temperature stabilite come necessarie alla buona purificazione del latte variano entro limiti che riguardano la temperatura ed il fattore tempo. Rosenau (1907) stabiliva 6d C. per 20 minuti e WoodheaJ (1895) 70° C per 45'. Pierce, fondandosi sui risultati delle esperienze di Park e Smith, ritiene che si sia raggiunto l'accordo degli igienisti nell'ammettere come temperatura sufficiente quella di 63° C. JY.=r 30', ma in tema legislativo è propenso di consigliare solamente ai produttori una temperatura ed a stabilire come obbligatorio l'esame del prodotto. Questa temperatura di 63o C. per 30 minuti , offre già un buon margine di sicurezza poichè le ricerche di Park e North sulla resistenza al calore del b. tubercolare, dimostrano che la temperatura. di 6oo C. per 10' sarebbe sufficiente ad ottenere la sua uccisione: TEMPERATURE 01

DURATA DEL RISCALDAMENTO

-

-

UCCISIONE DEL R. TUDER. }.".

-

c.

1

l

172

IOO

20 ' 1

I60

7I

l

30 Il

ISS

68

'

l

IO

l

l

NEt.:TRA

l l

l

2

minuti

ISO

6s

6

»

I45

63

I O

»

140

6o

20

»

138

59

30 40 . » » 6o

136

sR

134

57

l

1 30

55

l

))

l

-1

ZONA

ALTERAZIONE DELLA CREMA

l

66°

c.

6° c.

640

c.

50 c.

63, 4° C.

5,40

c.

Riguardo al valore nutritivo dd latte pasteur. igienisti e pediatri sono concordi nell'ammettere che la pasteur., specialmente quella bassa, non può mod:Ecare il valore nutritivo del latte ~ che la pasteur. non è già una deficienza che si debba subire in mancanza di meglio. un ripiego in somma, ma ~

-

Gìornal<• dì medicina milìU11t:.


940

SUL VALORE DELLA RICERCA DEL B. COI..I NEL LATfE COME eCC.

bensì un metodo che risponde pienamente alle esigenze tanto degli igienisti quanto dci pediatri (Cimmino, Allaria, Marfan). Tron giudica che l'a umento del consumo dd latte pasteur.. in Mil:mo abbia favorevolmente influito sulla diminuzione della frequenza della febbre tifoidea ed ammette che l'assenza del b. coli costituisca la caratteristica batteriologica dd latte pasteur. nei confronti del latte ordinario. Questa assenza costante del b. coli assicura della efficacia della pasteur. in quanto dà la certezza della uccisione di tutti i germi del gruppo tifico che eventualmente fossero prcscn ti nel latte portato alla centrale (Tron). Si conviene, in genere, che la ricerca del b. coli nel latte prima della pasteur. abbia un valore molto differente da quello che si deve attribuire ncll"esame di un 'acqua, poichè un insieme di autorevoli ricerche, pratjcate su cam· pioni di latte di diversa provenienza, sono unanimi nel confermare la pre· senza costante di questo germe nel latte, che inoltr~ in condizioni favorevol i di temperatura costituisce un ottimo terreno di moltiplicazione (Abba, Sa· vagc, Neri e Simonetti, Lcpanto, Gabbano, Gorrieri, Di Aichdburg). Nel latte pasteur. invece, sia che si esami ni il prodotto all 'uscita degli apparecchi <.li pasteur., sia quando è posto in commercio, la presenza del b. coli ha ~Jna importanza capitale per indiziare qualche trascuranza o qualche errore in uno dei vari tempi che costituiscono l'insieme del trattamento di un latte che deve offrire garanzie di salubrità edu1e (Howard, Brown, Bonynge, Harris Moak). Se si considerano però i risultati di un buon numero di ricerche compiute in questo tema, nel complesso appare che in molti campioni di latte posto in commercio come pasteur. fu ritrovato il b. coli (Zavagli, W eyrauch, Kaires, Muller, Brown e coli.). Per spiegare tali reperti, una delle ipotesi formulata da alcuni batteriologi fu quella che potessero esistere delle varietà di b. coli resistenti alle temperature di pasteur. oppur<.: che nei vari campioni di latte si potessero prest:n· tare talvolta delle condizioni speciali ambientali che aumentassero la soglia di resistenza termica normale del b. coli e riguardo all'azione del calore sui germi in analogia a quanto si era visto per l'azione dei dtsinfettanti si volle

distinguere un'azione antibiotica ed una antigenetica. Fin dal 1903 Tissier e Gasching osservavano che « le lait contient, à sa <>Ortic dc la laitcrie, tout Ics germes nécessaircs à sa complète putréfaction n, varietà di germi che si succedono per intensità riproduttiva quando le condiz ioni di vita preparate da una specie di germi che ha prosperato antecedentemente c che si rarefà o si estingue diventano favorevoli alle successive. Ai germi latti.ci, seguono i proteolitici indi i lipolitici. Ora, secondo le osservaz.wn i di Pfannensticl e Jusatz l'acidità del btte pasteur. è ritardata, ma qne· s.to si altererebbe rapidamente acquistando un sapore amarognolo perchè l:t pastcur. non distrugge i germi proteolitici sporigeni. Di qui, ]a grande importanza della r~:frigeraz10ne del latte pasteur. c del tempo che intercede fra la pasteur. stessa ed il consumo.


SUL VALORE DELLA RJCERCA DEL B. COLI NEL LATIE CUME ECC.

947

Le conclusioni di talune ricerche sulla presuntiva tcrmoresistenza di alcuni ceppi di b. tubercolare e di b. coli sembrano attribuire questa resistenza non già ad una qualità posseduta da particolari varietà di ceppi, ma piuttosto alle varie condizioni artificiali di laboratorio con le quali furono allestite le esperienze. Corper e Cohn, ad es., riferiscono che usando di una sospen~ione di b. tubercolari umani in una soluzione isotonica a pH 7, i germi erano uccisi in pochi minuti a 6o" C., sopravvivevano 5 ore a s o" C. e 8 giorni a 4'5° C. Soggiungono tuttavia, che per una causa inspiegata, qualche prova Java, nelle identiche condizioni di esperimento, tempi differenti di sopravvivenza. I medesimi AA. affermano più recentemente che la composizione del terreno dal quale si traggono i germi per le esperienze è un bttore di notevole importanza nel determinare la resistenza al calore. Meno evidente appare per questo game l'influenza esercitata dall'età delle wlture. Riguardo al b. coli, secondo ricerche di Ayres e Jonhson, su 174 ceppi, 12 si dimostrarono resistenti alla temperatura di 62', 8 C. per 30 minuti, ma questi 12 ceppi termoresistenti in prov(: successive avevano perso questa presunta qualità. P. Nicolle c Boquet affermano che una cultura di b. coli di tre-sei ore di sviluppo è sterilizzata in 5 minuti con un riscaldamento a 55° C., mentre resiste se la cultura è di nove ore. Inoltre, che è necessario per ottenere la sterilità variare il tempo di azione del calore ::t seconda della quantità dei germi, la composizione del mezzo che li contiene e l'età delle culture. Névot, Swenarton, Tanner, Windor, Ragazzi , Tron, Nyredy, sostengono nettamente che la presenza del b. coli in un campione di latte pastcur. deve essere considerata come un segno di cattiva pasteur. o di un inquinamento successivo alla pastcur. stessa e quindi un indice di in salubrità del latte. Per consiglio e con la guida del Sig. Direttore di questo Istituto, ho intrapreso una serie di prove per accertare se la temperatura di 61" C. per la durata di 30 minuti era sufficiente ad uccidere il b. coli in alcuni campioni di latte crudo del commercio prelevati nelle varie latterie di Bologna. Qu(:sta temperatura di 6r • C., inferiore a quella usat« negli apparecchi di pasteurizzazione bas~a che è notorio debba raggiungere i 63o C., è stata scelta di proposito avuto riguardo anche al piccolo volume di latte (15 cc.) sul quale si compievano le esperienze e per avere così un buon intervallo di sicurezza. Nei mesi di gennaio e febbraio furonc. prelevati complessivamente 100 campioni. Il campione posto in boccette sterili con tappo smerigliato era portato subito al laboratorio, distribuito sterilmente nella quantità di 15 cc. in provettoni tappati con cotone che si disponevano in un bagno-maria a 6r" C. p:::r 30'. La temperatura del bagno-maria era regolata automaticamente da un termoregolatore elettrico e controllata mediante due termometri a mercurio. Co r.temporaneamente da ogni singolo campione prelevavo una goccia di latte


948

SUL VALORE DELLA RICERCA DEL B. COLI NEL LATIE COME f.CC.

non trattato e la semi navo in un tubo ad Y di Neri contenente il terreno culturale liquido (acqua peptonata lattosata con l'addizione di bleu Vittoria) la cui composizione e le modalità tecniche della semina sono descritte a pag. 365 di « Biologia Sperimentale )) (1934) e :t pag. 457 del Trattato d'Igiene - Bertarclli e Collaboratori . Tutti i 100 campioni di latte non trattato contenevano il b. coli. Da ogni tubo di Neri con segni di fermentazione è stato possibile isolare con succe~ sivi passaggi in piastre di agar lattosato con bleu di bromotimolo il b. coli. I vari campioni di latte pasteur. con la modalità su riferita e seminati nel terreno di Neri contenuto in tubi ad Y della capacità di 6o cc. in varie quantità 1, 5, 15 cc., non rivelarono mai la presenza del b. coli anche prolungando la permanenza in termostato a 37" C. dei saggi oltre il 3• giorno dalla semina. Poichè in alcuni tubi nei quali si erano seminati 15 cc. di latte pasteur. avvenne oltre il 2° giorno dalla semina la coagulazione del latte aggiunto al terreno culturale ho accertato: 1° - che da questi saggi si isolava frequentemente ed in preponderanza uno streptococco che dava colonie puntiformi in piastre di agar lattosato col bromotimolo con lieve fermentazione del lattosio; 2 ° - che inoculando un campione di latte sterilizzato in antecedenza simultaneamente con una sospensione batterica di streptococco a colonie puntiformi e di b. coli, seminato nel terreno di Neri, avveniva la fermentazione con produzione di gas nel termi ne di 12 ore ed era possibile isolare successivamente in piastra il b. coli. Il che provava che lo streptococco non inibiva l 'ulteriore sviluppo del b. coli se questo fosse stato presente nel latte pasteurizzato. Inoltre, ho voluto accertare se il batteriostatico, bleu Vittoria, nella concentrazione finale di 1 :300.000, poteva ostacolare lo sviluppo del b. coli eventualmente ancora presente nel latte pasteurizzato. Una serie di semine eseguite usando del terreno di Neri senza l'aggiunta del batteriostatico diede risultati ugualmente negativi. Concludo perciò che, nè una eventuale influenza di concorrenza microbica. nè altre condizioni sfavorevoli alla germinazione del b. coli, se questo fosse stato presente nei campioni di latte pasteur., avrebbe potuto impe· dire la sua rivelazione. Un'altra abbiezione che mi sono posto è quella che l'esposizione al calore potesse privare il b. coli di alcune sue proprietà culntrali , quali, la fermentazione del lattosio e la produzione di indolo. Allestite (in soluzione fisiologica) delle sospensioni batteriche da due agar-cuJture di ceppi di coli isolati dal latte e che in saggi precedenti si erano d i mostrati posseJcre la proprietà fermentativa ed indoligena i n modo intenso. le esposi per Yari intervalli di tempo alla temperatura di 6I° C. Risultò, riguardo alla facoltà fermentativa, che questa si dimostrò solamente ritardata nella comparsa c diminuita di intensità nei saggi che erano


SUL VALORE DELLA RICERCA DEL Il. COLI NEL LATTE COME I·CC.

949

più prossimi, per funzione tempo, a guelli che riuscivano sterili. Ma, in tutte le prove dove comparve sviluppo, questo fu accompagnato dalla produzione di gas. Per la facoltà indoligcna non apprezzai differenze. Concludo quindi che il tempo di e~posizione alla temperatura di 61• C. non può influire sulla proprietà fermentativa del lattosio da parte del b. coli e che la diminuzione di intensità segnalata deve mettersi verosimilmente in relazione alla riduzione numerica dei germi e non ad un affievolimento della proprietà stessa che appare intimamente legata alla mani-festazione vitale del germe. Riassumendo: da questa prima serie di prove mi risultò che: 1° - cento campwni di latte crudo prelevati in varie latterie di Bologna nei mesi di gennaio-febbraio contenevano il b. coi i; 2° - la pasteurizzazione a 61• C. per 30' di questi 100 campioni eseguita sulla quantità di 15 cc. era sufficiente per distruggere il b. coli. In una seconda serie di esperienze, dopo avere collezionato 40 stipiti di b. coli isolati dal latte crudo e 12 dalle feci di mucca, stabilito secondo le prove di Koser, Voges-Proskauer, rosso metile, che tutti i ceppi isolati dalle feci erano classificabili coli fecali e che dei coli isolati dal latte 6 .erano aerogenes, 3 intermedi e 31 fecali, inoculai 52 provette di latte sterile rispettivamente con una ansata di agar-cultura di 24 ore dei 52 ceppi di coli. Indi posi i tubi di latte inquinato nel bagno-maria a 6r• C. per 30'. Con delle pipettc Pasteur sterili prelevavo da ogni saggio di latte inquinato c pasteur. }~ cc. di latte e lo seminavo in altrettanti tubi ad Y con terreno di N eri. Otto ceppi di coli isolati dal latte hanno dimostrato di resistere alla temperatura di pasteur. Ripetuta la prova inoculando la medesima quantità di latte con due gocce di brodo-cultura di questi 8 c~ppi, nessuno si è dimostrato resistente alla pasteur. però, i campioni di latte inquinati e pasteur., posti in termostato a 37" C., presentarono alla 24a ora la formazione di un coagulo compatto. Da questo fu possibile isolare successivamente il b. coli. Rinnovata la serie di prove con inquinamenti ottenuti con agar e brodoculture di 7 ore di sviluppo nella quantità da 3 1.000 a 90.000 germi per cc., nessun saggio dopo la pastcur. riuscì positivo e nei tubi di latte inquinato e pasteur. non avvenne la coagulazione. Per i risultati di questa seconda serie di prove, concludo: che inoculando dei campioni di latte sterile con inquinamenti massivi provenienti da agarculture di 24 ore si presentano dei casi di sopravvivenza del b. coli alla temperatura di pasteurizzazione. Questa resistenza è in relazione al t~rreno di ..:ultura ed alla età della cultura stessa. V'è inoltre da considerare che i saggi di laboratorio non riproducono esattamente le condizioni dei campioni di latte prelevati sul mercato perchè presentavano un contenuto coli-bacillare molto elevato, certo molto più elevato di quello che può trovarsi nel latte del mercato stesso, ed inoltre, quando


::iUL VALORE DELLA RI CERt.A DEL 13. COL! NEL !.ATIE. COME fCC.

si ndusse l'inquinamento ad un contenuto coli-bacillare più limitato. non SI è avuta la termoresistenza. Volendo cercare tuttavia una spiegazione di questa divergenza tra l'esito della prima e seconda serie di prove, si potrebbero invocare alcune osservazioni di Soeren c Oerskov i quali avrebbero notato nelle culture di b. del tifo una resistenza al calore dovuta ad un principio definitivo protettore che comparirebbe dopo qualche giorno di coltivazione e scomparirebbe verso l'undicesimo. ln conclusione si ammetterebbe che i germi di coltivazione siano, almeno per un rlato periodo di tempo, più resistenti :1l calore di quelli reperibili nelle conJizioni di vita naturale, oppure ancora che i pochi e rari elementi bacillari sfuggiti all'azione antibiotica del calore trovino nel latte pasteur. delle condizioni analoghe a quelle che furono sperimentate da Rondoni per lo sviluppo del b. tubercolare e che sono ricordate da Carminati come fer10meno di Rondoni-Schmidt. Cioè, un potenziamento della crescita dci germi causata dalla presenza dci corpi b_cillari uccisi sia di specie omologa che eterologa. Come spiegare ora la frequenza dei reperti positivi del b. coli ottenuti, come ho precedentemente ricordato, da varì AA., nei campioni di latt<: pasteur. del commercio? Escluso che esistano dei ceppi realmente termoresistenti, sembrerebbe suggestiva l'idea di una acclimatazione di alcuni pochi elementi bacillari sopravvissuti e rimasti negli apparecchi di pasteur. Ma, se è pur vero che come esempio di acclimatazione si cita spesso l'esperimento di Dallinger che durante sette anni riuscì ad acclimatare un flagellato alla temperatura di 70" C. mentre inizialmente non resiste~a a 23' C., Casman e Rettger concludono, per una serie di prove eseguite con germi, che l'acclimatazione alle alte temperature appare più difficile di quanto era da aspettarsi da alcuni parziali risultati ottenuti da ricercatori precedenti. Ed allora, sebbene anche l'eventualità di una certa acclimatazione dd b. coli avvalori la ricerca di questo germe, la cui presenza, in tal caso, rappresenterebbe sempre una deficienza di pulizia periodica degli apparecchi di pasteurizzazione, l'ipot~si più verosimile e che sembra anche la più frequente è che il reperire il b. coli nel latte pasteurizzato sia dovuto o ad una insufficiente pasteurizzazione o ad un inquinamento successivo alla pasteurizzazione stessa.

Conclusioni. Per i risultati ottenutt dall'insi~me dei saggi eseguiti, mi pare lecito .tffennare : r" - Che il colibacillo costantemente presente nel latte del mercato viene sicuramente ucciso con il riscaiJamento a 6ro per 30 minuti .


Sl!L VALORE DELLA RICERCA DEL Il. COLI NEL I.ATfE COME .ECC.

95 I

La termoresistenza del col ibacillo nel latte artificialmente ed Intensamente contaminato è da attribuir si alla forte carica batterica e non ha riscontro ndle condizioni naturali. 3• - La ricerca del colibacillo deve ·essere considerata come il procedimento più pratico per il controllo della pasteurizzazione 'lenta del latte 2° -

(63• C. per 30'). 4• - Il procedimento Neri si è dimostrato di uso pratico.

AuTORIAS$UNTO. - L'A. ha eseguito una serie:: di saggi per esperimenta n: l'uùlità della ricerca con il metodo di Neri del b. coli ne! latte come controllo della pasteuriz.. zaz10ne. E' risultato che 100 campioni di latte prelevati sul mercatp di Bologna durante i mesi di gennaio c febbraio contenevano il b. coli, mentre dopo la pasteurizzazione eseguita con la permanenza a 61• C. per 30' non rilevarono la presenza di tale germe. Eseguita un'altra serie di prove con inquinamenti artificiali, risultò una certa resistenza del b. coli alla temperatura surriferita solo in un esiguo numero di saggi, resi· stenza da mettersi in rebzione alla imponente carica batterica dell'inquinamento. Ccnclude di non avere incontrato nell'esecuzione delle prove degli stipiti di b. coli nel latte particolarmente resistenti alla temperatura di pasteurizzazione e che il metodo di Neri si dimostra rapido e pratico per la ricerca de.J b. coli nel latte p:tsteurizzato.

BI BLIOG RA FlA. NERI: Difesa sociale, 1931. PrERCE: Bui!. Off. In t. d'Hygiène, I935· LuTRARIO: Bull. OH. In t. d'Hygiène, 1935. TaoN : Boli. 1st. Sier. Mi!., 1931. NERI- SrMONETTI: Ann. Igiene, 1930. Dr AICHELBUR<;: Igiene Moderna, 1934. HowARO, BRowN, Bo:-~YNCE, HARr;JS MOARK: Thc Am. Jour. of Hygienc, Vol. 27. 1938. WEYRAUCH, KAisER, MuLLER: Arch. f. Hygiene. t. CXTII, •934· ZAvAcu: Ann. Igiene, '933· PFANNENSTIEL, JusATZ: Dcut. Mcd. Woch., •934· TJSSIER, GASCHINC: An n. Inst. Pasteur, '903CoRPER, CoHN: Amer. Rev. Tuberc., 1937 e Jour. of Bact., 1938. A YRES, JoNHSON: Jour. of Agr. Rcsear., '9'5· N rcOLLE, BoQUET: Element dc microbiologic et d'immu11ologie. - Doin, 1926. NERI: Biologia Sperimentale, '934· NERI in Trattato di Igiene - BERTARELLI e Collab. - EJ. Tre,·es, 1938. HoRTHE, PARK: Amer. Jour. of Hyg., 1927. NYIREDY : Bui!. lnst. Pasteur, 1934. SoEREN e OERs&ov: C. R. S. B., 1925. CARMINATt: Boli. Ist. Sier. Mil., 1933· CASMAN e RETTCER: Jour. of Ract., 1933.


OSPEDALE MlLITARE DI VERONA i)irettore: colonnello medico V. AccoRINTI

CONSIDERAZIONI CLINICo-EMATOLOGICBE E MEDICO-LEGALI MILITARI SUGLI SPLENECTOMIZZATI <*> Dott. Paolo Colombo, sottotenente medico.

Premessa. E' risaputo che la milza rappresenta il centro anatomico di importanti funzioni, delle quali, alcune di primo ordine, sicuramente accertate; altre, di secondo ordine, intuite e sospettate, comunque soltanto da alcuni AA. ammesse sulla base di esperimenti sui bruti o di ricerche eseguite su individui splenectomizzati. La milza, che un tempo occupava un posto eminente (':d autonomo nella patologia e nella clinica è stata, si può dire, detronizzata da tale posizione centrale, con il sorgere ed il fiorire degli studi, riguardanti la patologia e la clinica del sistema reticolo- endoteliale. Da q uando il Goldmann e poi Aschoff e K yono, introdussero nella patologia il concetto di « Apparato reticolo endoteliale» la posizione della milza è divenuta di tempo in tempo più eccentrica, per lo meno nei riguardi del determinismo di n umerose sindromi cliniche che facevano prima della milza l'organo primitivamente ed in via assoluta incrimi.nabile. La milza, alla luce delle più recenti e sicure acquisizioni di ordine clinico-sperimentale, non rappresenta se non un organo alveolare-linfatico interpolato nel circolo sanguigno e provvisto di elementi cellulari aspecifici che centralizzano, per così dire, funzioni litiche e poietiche di diversa entità e specie, proprie anche ad altri elementi cellulari che sono diffusi un po' dovunque a rappresentare quel cc sistema ubiquitario e pluripotente » che Siegmund ha con precisione denominato c1 meseuchima attivo >> . Questo per ciò chç riguarda funzioni di carattere bio-dinamjco; è dunt ]UC soltanto per queste funzioni citolitiche e citopoietiche che la milza ha perduto la sua autonomia funzionale, poichè vedremo che essa rimane in una posizione funzionale centrale nei riguardi di un importante ufficio di ordim fisi o-d inamjco: vogli amo alludere alla regolazione della pressione arteriosa che è in parte direttamente diJkntkntc dalla massa di sangue circolante e quindi indirettamente dipencier.te alla massa di sangue (( di riserva >l . (•) Curnumc.ozwnc tenuta all'O-pnl:olt: M ilitare di \'cruna nel >lovcmbrc: l')j6.


CONSIDERAZlONI CLIN ICO-EMATOLOGICHE E MEDICO-LEGALI ECC.

953

A voler fissare i conc-etti con un parallelismo si può dire che la milza è interpolata nel circolo arterioso, di cui regola fino ad un certo punto le oscillazioni di tensione, come il fegato è interpolato nel torrente venoso di cui regola fino ad un certo punto il regim.:: emodinamico. Fin qui abbiamo fatto accenno in via gcncraic a funzioni splenichc di primo ordine; ci sono poi altre funzioni alle quali la milza presiederebbe, ma esse sono ancora così poco studiate e tanto malsicure che non riteniamo opportuno farne parola. Nello studio ulteriore infatti noi ci occuperemo unicamente delle funzioni emolitiche ed emopoietiche della milza -e del vicariamento di dette funzioni negli individui smilzati.

F1g. 1. La milza escissa si presenta lacerata in 3 pc-;.zi, di cui il maggiore inferiormente a destra; g li altri :z rispettivamente:: a si nistra in ba$SO c:: a destra in alto. A sinistra in alto : sangue coagulato in grumi, raccolto allorno al viscere lacerato. (Zincogralia r iprodotta dalla fotografia fornitaci dallo stesso osservando).

E veniamo ora ad esporre il caso d l nostra osscryazione: si tratta di un giovane di anni che viene mandato all'Ospedale Militare di Verona in osservazione. per allegata mancanza di milza. L'osservando ci riferisce che otto anni addietro, essendo caduto sotto le ruote di un pesante veicolo riportò la lacc::razione ddla milza; il Prof. Pellegrini dell'Ospedale Mellioi di Chiari (Brescia) esst:ndo intervenuto dopo cinque ore dal trauma ha potuto asportare il viscere che si presentava lacerato in tre pezzi, staccato dal peduncolo quasi totalmente e circondato da un vasto ematoma. L'osservando ci mostra anche una fotografia del proprio viscere lacerato cd escisso (vedi fig. 1) cd un trafiletto di cronaca che commenta il caso occorsogli . Il Pellegrini al quale abbiamo scritto con preghiera di informazioni più precise ci fa avere con cortese sollecitudine dut.: estratti dei suoi lavori sul caso in parola; lavori di indole clin:ccrstatistica dacchè come il Pellegrini ebbe a dirci per comun.icazione epistolare non fu allora possibile alcuna ricerca di carattere ematologico data la insufficiente attrezzatura tecnica di quell'Ospedale. Io non riassumerò neppure brevemente la lette21


954

CONSIDERAZION I C LI N ICO-EMATOLOC IC:HE E MEDICO-LEGA LI ECC.

ratura riguardante il distacco traumatico della milza: ciò non rientra nell'argomento che mi sono proposto di studiare. Rimando chi• volesse prendere conoscenza d i questo capitolo ai lavori dj Schonwenh (1902), di Borellius (1907), di Giannuzzi (19L7), di Pfciffer Damon c collab. (1924), di Pellegrini (1929) e di altri che trattarono del drstacco incompleto traumatico della milza (Krabbel, H eaton, H affter, Cohn, Ringel, Pohls etc.).

&oi)O dd Iavoro. Mi sono prefisso di studiare dal lato ematologico un tndividuo smilzato otto anni addietro: 1° - per mettere in luce eventuali turbamenti della !cuco-eritropoiesi e della leuco-eritrolisi. 2• - per documentare ~ventuali dispfasie del sistema midollare la cui funzionale t uritmia è, come sappiamo, nell'individuo normale assicurata da influenze spleniche di natura e significato ancora imprecisati. Vedremo che se lo studio del primo argomento non ci ha fornito dati di nov.:vole interesst:, ·lo studio del · sçcondo argomento è stato oltremodo istruttivo nel caso in parola. Esame obbiettivo (generale). Gozzini Giovanni, anni 21, contadino. Individuo mesotipo di valida costituzione fisica. Cute e mucose vis:bili ben irrorate; ai pomelli iniezione vascolare piuuosto marcata, bilaterale. PannjcoJo adiposo scarso.

Masse mu~colari ton ~chc c trofìchc. Scheletro regolare. Non reti vencse nè ingrossamenti ghiandolari alle sedi di indagine comuni. Apparato cardiovascolare. Cuore nei limiti con toni regolari c netti su tutti i focolai. Non pulsazioni abnormi al precordio, al' giugulo, al collo. Polso regolaJ"e, val ido, riunico. A p parato respiratorio. Nessu n reperto abnorme ispettivo plessico, palpa torio ed ascolta torio . .4ppamto digerente. Dentatura sana; lingua detersa e umida; nulla di notevole :ti cavo orale e al retrobocca. A ddome. Ispezione : leggermente globoso, con cicatrice ombellicale introflessa. Al quadrante superiore:: ~inistro: cicatrice a forma di L (aperta esternamente) le cui branche (verticale ed orizzontale) misurano entrambe cm . 12 di lunghezza. La cicatrice, bene or· ganizzata c non aderente ai piani profondi presenta caratteri chdoidei. P alpn ione: addome indol.:nte, trattabile su tutti i quadranti. La rapida decom· pressione provoca lieve senso doloroso di st;'ramento al quadrante superiore di sinistra. Non si apprezzano intumescenze profonde. Sull'em!clnveare destra prolungata in basso non si apprezza il margine inferiore del feg:lto. Sotto l'arco costale siniMro non si a!l" prezza il polo inferiore della milza neppure nelle p~ù profonde ispirazioni. Percussione: timpanismo mooico su tutto l'ambito addominale. Non segni di \'Cr· samente libero. Aia di Traubc aumemat~ notevolmente di ampiezza fino ad occup:m: l'area di normale ottusità spknica. Fegato : superiormente l'ottusità epatica si delimit:t alla sesta costa sull'emicla\'carc destra ; inferiormente l'ottusità ep<ltica s'arresta all 'arcata cos t:-~le. L':-~la sinistra del \'Ìscere incrocia l'arco costale si'nistro a quattro centimetri circa dalla linea mediana. Milza: ottusità splenica non rilevabile; in s~de di ottusità splenica b percussione sia leggera che forte des ta un suono timpanico di timbro ug u ale a quello dell'ai a gastrica. Ascolt:nione : nulla di rilcvabilc.


CONSIDERAZIONI CLINICO-EMATOLOGICIIE E MF.I>ICO -LbiAU

ree.

955

Apparato uropoietico. Logge ren:1li indolenti. R,·ni non palpabili. Non punti dolorosi ureterali (confr. esame urine). Sistema nervoso. Apiressia. Nulla di rilevante dal lato neurologico e psichico. Sensi specifici riferiti normali. Soggetti'Vameote il p. accusa Ji tanto in tanto qualche lieve dolore all'ipocondri o sinistro; dolore che si presenta qualche volta con !rrn dinione dorsale ve rso le prime vertebre lombari.

Detto così sommariamente dci dati obbiettivi veniamo a dire, ciò che più ci interessa, dei dati ematologici d eli 'individuo in esame. Ali' esposizione dei dati premettiamo una considerazione che viene a giustificare una divisione da noi proposta circa i dati della crasi ematica in (( dati in senso statico >> e « dati in senso dinamico >l. Queste denominazioni, che sono nuove nel campo della ematologia sono da chi scrive correntemente usate per distinguere tra i dati cmatologici quelli che esprimono « dati attuali >> da quelli che esprimono cc dati potenziali » . Se una tale distinzione non porta nuovi lumi, riesce per lo meno vant.1ggiosa ai fini della intelligenza dei dati stessi. Brevemente possiamo così esprimerci: coll'espressione << dati in senso statico o attuale » intendiamo quelli che esprimono numericamente e morfologicamente la crasi sanguigna del soggetto al momento dell 'esame stesso. Coll'espressione « dati m ~ nso dinamico, potenziale od evolutivo >1 inrendiamo quelli invece che al momento d eli 'esa m ~ esprimono condizioni dinamiche o cito-evolutive particolari insite in clementi cdlulari particolari reperibili nel torrente periferico o nei centri emopoietici (stern<rpuntura; splenopuntura; puntura dei linfonodi), oppure èi -esprimono oscillazioni in un senso o nell 'altro della citopoiesi, con variazion i quantitative e qualitative varie dei singoli elementi cellulari , anche ad arte provocate dai ricercatore (curve eritrocitarie da adrenalina; oscillazioni delle curve eri troci tometriche in rapporto a momenti emolitici vari; variazioni delle curve di Arneth comprese le curve piastriniche recentemente proposte ccc.). Non è chi non veda, per citare un solo esempio, quale importanza abbia lo studio dettagliato del puntato sternale in molte malattie, anche non emopatiche, ai fini della diagnosi e della prognosi. Nei centri mido-eritropoietici, noi osserviamo spesso quadri che l'esame del sangue periferico non poteva lasciar sospettare. Il reperto di megaloblasti dd midollo osseo, i.n casi di anemia ipcrcromica con leucopenia e relativa linfocitosi ci fa porre con sicurezza la diagnosi di anemia di Addison- Biermer, perchè ci documenta la inversione cito-evolutiva della serie rossa riferibile al tipo pre-epatico della eritropoiesi embrionale. Quanto rara sia invece la constatazione di tipici megaloblasti (da non confondere con macro-normoblasti) nel sangue periferico ci vien detto da Morawitz il quale su 5 00 casi di a~mia perniciosa vera non ne ha trovato alcuno nel circolo periferico. Ma più decisivo è il significato di esam e in senso cit<revolutivo o dinamico, dato all 'esame del midollo osseo

•.


956

CONS IDERAZIONI CLINICO-EMATOLOGICHE E MEDICO LEGALI ECC.

sternaie o tibiale, quando si studino diligentemente le variazioni del rapporto eritromieloide e i vari tipi di reazione istiocitaria. Quest'ultima ci offre un mezzo di esplorazione della « potenza del S. R. E. » molto più precisa delJe varie prove all'uopo suggerite (prova di Adler- Reimann al Rosso Congo; prova di Saxl- Donath con olio emulsionato; studio della urobilinemia; prova di Kauffmann ecc.). Di più non diciamo di questo argomento, perchè usciremmo dai limiti del tema che ci siamo proposti di illustrare col presente lavoro. EsAMI DI LABORATORIO E RICERCHE COLLATEI\ALL

Urine: non componenti anormali (traccie mm1me di urobilina). Sangue: sieroreazionc di· \Vassermann negativa. Rilimbinemia (metodo colcmneJrico) mgr. 0,25 o;, a dig1uno. Bilina fecale: Metodo Mel li - mmgr. 112 . media quotidiana di escrezione. Diazoreazi011e: Diretta ed indiretta debolmente positive, ritardate. ReJÙte11ze globulari (Metodo Hamburger· Viola): R. m x. 3,5 r:;,; R. m n. 4·5 ~~> lndict emolitico (sec. Terwen- Greppi):

70

I. E. ""' -- - x

100

- -

rlb

B l x - - = 1 (norma c)

120 (P = peso del soggetto; Hh = emoglobina; B = bilina fecale). 6o 100 112 I. E. z~ • x - - x - - = o.94 (caso m esame) L)

70

115

120

(Calcolo dedotto dalla media aritmetica dì tre determinazioni eseguite a digiuno all3 stessa ora del giorno). Prova d1 ;l dia · Reimann (Rosso Congo): Indice Rosso Congo = 65 (prcssochè normale). Indice Rosso Congo sec. Nckolajeff e Tichomirov = 0.4 (prcssochè normale). Prova di Ka11Jfmam1: Dal liquido delle bolle provocate con sparadrappo cantaridato si isolano numerosi elementi cellulari di tipo ìstioìde a\·enti protoplasma clasmatiforme esile e nucleo linfoide. V eloàtù di sedimenta~ione d t'i globuli rom : dopo 1 h. m m. 1,5 )) 2 )) )) 2,5 " 14 ,, li 41 )) 24 )) )) 48

(La rappresentazione grafica dd fenomeno di scd:mcntazione regi~tra un andamento nonn:lle dt·lla cun·a). EJome emocromocitometrico (a digiuno): gl. rossi = 4.8oo.ooo; Hh. = 110 "{,; VG = 1,14; gl. bianchi = 7.000 Formula ft·ucodtaria: Polin. ncutr. 52 '% ; Poli n. cos. 1 •;.., ; Linfociti 31 o;,, ; GranJ1 mononucleari 16 ~~ Si' osservano su JO<> elementi bianchi 15 eritrocìtj con corpo di jolly dì cu1 sei con corpo di jolly in fa se espulsi,·a ed uno con doppio corpo di Jolly. Si osservano inoltre numerose piastrine in almassì, aventi tutte scarso cromomero. l linio\:iii . tutti di piccole d:mcnsionì. presentano protoplasma pallido con scarsis~imi granuli n zu rrofili.


CONSIDERAZIONI CLINICO-EMATOL()(jiCHE E MEDICO -LEGALI !·.CC.

957

Schema neutrofi/o di Ameth: neutroliH a 2 lobature nud. = 1 r )l 3 .. )l = 49 )l 4 l• )l = 37

5

)o

)J

)o

=J

(Spostamento lieve a sinistra dello schema d: Ameth). Indice nucleare di Sabrazès = 332 (sec. von Bonsdorff). Ccmteggio delle piastri11c (metodo Fonio) = 350.000 per mmc. CQ11tcggio dei retico/.Qciti o emazie a reazione graoulofilamentosa: 2 -3 ' l 00 • Schema eritrocitometrico secondo Gamna: anisocitosi della serie rossa nei limiti de! normale (Cfr. fig. 2). frHFH.4 ~IUTIXXITOHETIUCO .SEC. G.IIH/f.A -C. C. .4. t?l- JPU/"'ONJVO.50

40

Onori716'1P casotn • P.I<71Dt>

10

lO tO

Ml'f.

1!6

67Z

7./0

7.68 l'l 0,,8

Fig. ~. Anisociwsi rossa nei limiti del norm~ l c. Lic••c tcndcnz~ a dc:vinione della formula verso si nistra (microcitnsÌ).

Già abbiamo premesso che non intendiamo discutere i dati offertici dallo studio del mielograrnma dell'individuo adulto normale: ampie differenze delle percentuali celiulari ci dicono ch-e un risultato univoco su questo importante punto non è ancora stato raggiunto. Come g1à è stato da noi messo t n rilievo in una comunicazione alla Società Medico-Chirurgica Veronese ( ro marzo 1937) i risultati di Escudero e Varela diversificano notevolm-ente d2 quelli di Barta (1931) come anche da quelli di Moiseieff. Nella stessa riunione abbiamo fatto notare che le percentuali da noi trovate mentre collimano quasi perfettamente con quelle di Escudero e Varela erano lontane dai valori resi noti da Barta c da Moiseieff; e mentre per quest'ultimo A. si poteva invocare a spiegazione della notevole diversità dei valori, il fatto di aver tenuto conto a nche dei valori dei granolociti neutrofìli e dei linfociti (rispettivamente 48 % e 12 %) ciò non può essere per i dati del primo (Barta) nei quali gli elementi mieloidi maturi (Gran. neutrofili) figurano solo nella percentuale del 9 °1., .


9:>-8

CONS IDERAZIONI CLINICO-EMATOLOGI CHE E MEDlr:O-LEGALI ECC.

Per conto nostro abbiamo così stabilito i valori percentuali: Metam. n. = 27 ')1, (Escudero e Varela 27.43 'X,) Mielociti >> = 27 id~m idem 20.55 '}{,) Promielociti (neutr.ed cos.) >> = 10 'X, ( idem idem 8.27 'X,) Mieloblasti '' = 5 ~lv ( idem idem 5·54 'ì~ ) Emoci toblasti >> = 3 <j, ( idem idem 2.23 'ii, ) Eritroblasti (b. p. o.) >' = 28 '}{, ( idem idem 27.24 %) Ma ciò che ha fermato di più la nostra attenzione è stato nel caso in discussi one il reperto nel puntato sternale di tipici megaloblasti. Che si fosse trattato di megaloblasti non vi ha dubbio sia per i caratteri loro nucleari sia per quelli protoplasmatici; anche per quelli ossifili abbiamo potuto ben accertarcene dall'osservazione minuta dci caratteri tintoriali (: dal disegno ddla basicromatina e della ossicromatina (cfr. Lenaz) differenziando tali cellule dai macronormoblasti (cfr. Varela) con i quali è facile l~ confu· sionc. Dd resto anche il prof. Pennati avendo esaminato i nostri strisci ha confermato per comunicazione epistolare il reperto di <t tipici megaloblasti )) . E ' ben vero che non ho visto « nidi megaloblastici » ma solo rnegaloblasti isolati e non in una percentuale molto elevata, tuttavia è altrettanto vero che il reperto di megaloblasti nel M. O. dell'uomo adulto ha un significato patologico indubbio. · E' da escludere piuttosto che nel caso in esame si fosse potuto trattare di altra forma morbosa dplicita o latente, la quale in tal modo incidesse sulla eritropoiesi midollare da ricondurla al periodo pre-epa'tico della eriotropoiesi embrionale. · Va detto infatti che mcgaloblasti nel M. O. furono da diversi AA. trovati anche in altre forme morbose. Ricordo qui che Introzzi li ha descritti in certe mi.elosi globali pseudo-aplastiche a reazione mcgaloblastica; Panconi ha trovato megaloblasti in certe anemie infantili e così H off, Ehrlich, Ti.irk, Pappenheim trovarono m eg. nelle leucemie; Greppi, Schilling, li hanno descritti nell ' ittero emolit. famil.; Goldschrnidt ed Isaac ed altri AA. li descrivono nelle così dette « Reticolo-endoteliosi » ecc. << Naturalmente - scrive Introzzi (Ferrata. Emopatie, Tomo 5, pagina 1395) - la presenza dei megaloblasti nel midollo in questi quadri morbosi non infirma affatto il valore della megaloblastosi e megalocitosi che caratterizza la tipica anemia perniciosa: la reazione midollare deve esY.:rC valutata nel complesso dci caratteri quantitativi e qualitativi onde ricavare elementi di ~criminativi a distinguere i vari quadri morbosi emopatici )>. Quanto poi a dire se si trattava nel caso in esame di meg. tipici (di tipo emoistioblastico) o di quei meg. di tipo cmocitoblastico ben studiati e d escritti da lntrozzi dirò che si trattava nel caso nostro dei primi: si trattava cioè d~i soliti mcgaloblasti reperibili in notevole percentuale nel m. o. degli anemici perniciosi e che non hanno nulla a che vedere con i cosi-detti eritrogoni di H clly o con le grosse cellule linfoidi di Ellcrmann (Fontana L., 1928).

·x, (


CONSIDERAZIONI CLINICO-EMATOLOGICHE F MEDICO LEGALI ECC.

959

Non è qui il luogo di insistere più a lungo sul significato morfologico dei megaloblasti: ma dal momento che nel nostro caso si tratta di una megaloblastosi spuria e non di una vera e propria reazione megaloblastica qual'è quella documentata dai numerosi <l nidi mcgaloblastici » delle anemie perniciose e delle sindromi perniciosiformi del parcnchima mieloide e giacchè la cc m~galoblastosi midollare spuria l> è riscontrabile in numerose altre forme emopatiche (cfr. i casi di Introzzi, Fanconi, Hoff, Ti.irk, Greppi ecc.) il cui quadro midollare non ha per il resto alcun parallelismo con quello dell'anemta di Addison-Biermer, vien fatto di chiederci se la presenza di megaloblasti Isolati e non numerosi ma rigorosamente accertati nel M. O. non rappresenti spesso il segno precoce di un esaurimento dell 'attività eritro-pojetica del midollo che devi-erebbe in senso i n voluti vo (eri tropoicsi fetale pre-epatica). Ci conforta in questa ipotesi Ja documentazione di I ntrozzi il quale ha descritto delle cc mielosi glob. pscudo-aplastiche a reaz. m cgaloblastica ». Del resto è risaputo che la descrizione di certe forme mielosiche pseudoaplastich e a reaz . megaloblastica e reticolo-istiocitaria è molte volte difficile e che molto spesso la letteratura medica r~gistra casi ibridi a reaz. parcellari e polimorfe di difficile interpretazione e classificazione. Ci sono dunque quadri nudollari nei quali i megalohlasti occupano tra gli elementi cellulari un piano preminente (nidi m egaloblastici) c questi guadri sono in generale ben riconoscibili; ci sono d'altra parte reaz. megalobl. spurie che, !ungi dal rappresentare il sintoma di una mielosi di tipo pernicioso, ci documentano soltanto l 'esaurimento -e la deviazione involuti va della eritro-poiesi: entriamo così nel vasto e malsicuro campo delle sindromi pseudo-aplastiche ben individuate fin dal 1907 dal Luzzatto e nel 1908 da Savonuzzi sulla base di osservazioni proprie e di altri AA. come E n gel ( 1 89.8), Neusser (1899), Labbé e Salomon (1904), Chauffard (1905), Ceconi (1907) ecc. Citiamo - prima di concludere - il parere di uno swdioso francese che anche recentemente s'è a lungo occupato deHa fisiopatologia della milza . Il Benhamou nella sua chiara monografia (Exploration fonctionnelle de la rate) trattando d egli esiti lontani della splenectomia scrive i n fatti quanto segue : « En réalité, une seule complication persi.st~ durant toute la vie de l ' h omm-e splénectomisé. Com me nous l 'avons déja signalé au chapitrc d es épreuves fonctionelles, l'effott, l 'émotion ne s'accompagncnt plus d e chasse de globules rouges ou de plaquettcs; au cours de l'asphyxie (épreuve d 'apnée vol ontaire de Viale), il n 'y a plus de polyglobulie; il ~n est de meme à l'occasion dcs hémorragies. En un mot, il n'y a plus de globulic de sccours à l'occasion d'une fatigue, d 'une hémorragie, d'une asphyxie. Cliniquement, cett.e absence de globu]ie de chasse se traduit par un certain essoutflement au moindre effort, à la moindre émotion. Ces sujets courent difficilment après un tramway, fournissent péniblement une longue course. Et c'est spontanément


g6o

CONSIDERAZION I CLINICO-EMA TOLOGICHE E MEDiCO-LEGALI F.CC.

que !es sujets jeunes vous racontent qu'il ne peuvent plus courir comme avant la splénectomie. On comprend l'importance de ces faits quand il s'agit d'hommes vivant d'un métier manuel, d'ouvriers .pour lcsguels se pose la question d es accid<:nts du travail; il y a là un point impor tant don t on ne saur~it trop souligner la réalité. Il ne raut pas oublier non plus que l 'aviation est devenue un mode de transport de plus en plus courant, et il n'est pas duoteux gue les splénectomisés supporrent mal !es hautes altitudes. On ne saurait choisir comme aviateurs de jeunes gens dont la rate a été enlevée ». Il caso da noi esaminato è interessante sia dal punto di vista dottrinario per le consid~razioni a . cui si è prestato, sia dal punto di vista pratico che nella fattispecie è di carattere medico-legale. Il gi.udizio medico-legale che dalla disamina dei dati clinico-ematologici e dalla discussione degli stessi doveva derivare è stato q1,1ello di rifot"ma: Infatti pur tenendo presente la possibilità di ritenere l'osservando idoneo ai soli servizi sedentari in quanto mancante di un organo deputato fondamentalmente alla regolazione della massa di sangue circolante, il Direttore di questo Ospedale ha ritenuto più opportuno di includere il caso così come noi l'avevamo analizzato, tra le sindromi emopatiche latenti e di rimandare l 'osservando quale riformato a sensi dell'art. 13 dell'Elenco A.

Ospedale di Bussolengo (Verona), r5 novembre I937- XVI. AuTORL\SsuNro. L'A. ha studiato dal punto di vista clinico, ematologico e medico-lçgale Wl individuo splenectomizzato otto anni addietro in seguito a lacerazione traumaùca della milza. L'A. giunge alla conclusione d}agnostica di anemia latente di tipo pernicioso in soggetto splenoprivo: conclusione fondata sui dati rilevati dallo studio del sangue periferico cd avvalorata dalla documentata m~galoglastosi spuria del midollo osseo.

BIBLIOGRAFIA. AsHER: Funktùm der Milz. - Deut. mcd. Wch., 1911. BARCROFT: Etudes des rapporta entre la rate .... - Le sang, 1 febbraio 1927. TlENHAMOU: L'expiV1·. fonctionelle de la rare. - Ed. Masson, 1933 (monografia). HEREsow: Die natur der Limphocitose nach Splenectomie. - Mitt. Grenzgeb. Mcù . u. Chir., Bd. 38, 1924. BIANCHETTI: Sopra un caso di splenectomia. - AnnaH it. chir., 2. 1927. HoJ. AI'FI: La milza considerata nei suoi mpporri con la funziOII(: emopoietica. Arch. Pat. Clin. Mcd., 5 maggio 1925. CAPPELU: Le indica:::ioni della operabilitù .... - Congr. Mcd. Chir., Milano, 1924. CARLE: Sulla clu'rurgia della mil::a. - Hif. Mcd., 295, H)OI. CEsA- 81\l'>CHI: Pat. del S. R. E. - Rass. eli n. scient., Nftlano, 3, 1927. CF.s.~Ris- DEMEL: Sui mppV1·ti tra contrati. della milza ..... Atti Soc. T osc. Se. l'a t.. Pisa, r928.


CONSI!)ERAZIONI CLI NICO-EMATOLOC. ICHE E MEDICO-LEGALL ECC.

961

Dr G u GLIELMO: Pat. Clin. del S. R. E. - Hacmat., V, IX, 1928. Milza c circolazione. - Con gr. ùer path. GesciJ. Wicsbadcn, 1928. FERRATA: Le emoparie. S. E. L., '935· G.~SPERJNJ: Studi sulla co11traz io11(: della milza nell'uomo. Morgagni, 23, 1928. ErPI11òCER:

GIANNUZZI:

Citato da PELLEGRINI.

L'indice emolitico. - Minerva medica, 1928. GREPPI: Tumore di milza c011tratt. Path., 1928. HELD: Der Blutweg in der Milz. Zcitsch. f. cxp. Med., Rd. 62, s·6 giugno 1928. rlrrrMAIR: Das Adrena/inblutbi/d bei Erkra11k. de1· hinnop. Org. Zeitsch. F. Klin. Med., Bd. 95• 1922. HuECH: Die nol'1n. mensch. Milz . a/s 8/utbehalter. Krankhforsch., Bd. lii, 1926. PucLIESE: La sur~. ddl.a bile negli animali smilzati. Policl. S. M., t8gg. PEtLECIUNt: Sul distacco h·aumatico della milza. Rass. Clin. scient., 2, VII, 1929. SILVESTR1NI: Pat. e chirur. della milza. ~ Bologna, CappeiJi Ed., 1924 (monografia). StMICI e Po PESCO: Considerations sur le .<uc duod. d'un ma/ade splt:noctomisé. Areh. mal. app. dig., XVl, 1926. TERZANI: La stato attuale delle conosc. sulla fisiol. de/1,1 milza. Riv. Cl in. Med., GREPPI:

2, VI..u.E:

3· 4· 192 7·

Aspetti nuovi della fisiologia della milza. -

Rass. clin. scient., Milano, 6, 1928. Zcitsch. f. ex p. Med.,

Vv..U.TZ: Uebcr den Einjiuss de1· Milz auf das rou Blt•tbild. Bd. 31, 192.3.

-

4 -

G iornale di mt'dìcina militare .

--".:;"'.o:/11=., · --


LABORAT OR IO DI MICROBIOLOGIA DELLA SANITÀ MILITARE - ROMA Direttore: ten. colonnello medico prof. Uco ReiTANO

SAGGI SULLA TOSSICITÀ E SUL POTERE IMMUNIZZANTE DI FILTRATI DI BATTERI TIFICI Dott. Salvatore E. Calabrò, capitano medico.

In due mie precedenti note ho riferito sui risultati ottenuti, in prove sperimentali comparative, con batteri tifici provvisti del cosidetto antigeno (( Vi >> di Felix e con batteri tifici sforniti del suddetto antigeno. A conclusione delle mie ricerche esprimevo l'op;nione che, se la frazione antigena « Vi » è sicuramente constatabile con prove sierologiche, non ne nsulta invece provata l'asserita maggior virulenza, e ne restava ancora dubbia e controversa l'allega\a grande superiorità del potere immunizzante, nei confronti dei ceppi che di tale antigeno erano sprovvisti o scarsamente dotati. In effetti, l'allegata maggior virulenza dei ceppi provvJsti di antigenu " Vi » è ormai difficile che si possa sostenere, in modo assoluto, dopo i lavori di .K.auffmann, di Wecd c Moore, miei, di Aichelburg e Montagnini; anche l'inagglutinabilità somatica non decorre parallelamente al contenuto in antigene a Vi n, come ha anche dimostrato con serie ed esaurienti ricerche, che confermano le mie precedenti, il Molina. Studi recenti attribuiscono all'antigeno (( Vi >> non più una maggior virulenza, ma una maggiore tossicità (la questione della tossicità era già stata discussa da U . Reitano nella sua memoria); e, siccome il fattore tossico sembra sia legato ali 'antigeno « O >>, ne risulterebbe una grande somiglianza tra l'antigeno « O>> e l'antigene <<Vi», tanto che qualcuno ba creduto che l'anl'igcno << Vi » fosse nient'altro che un antigeno << O >> modificato. Boivin e Mcsrobeanu affermano di aver potuto separare per via chimica l'antig~no <{ O n da quello (< Vi >> e che questo ultimo è di costituzione glucido-Jipidica e ugu:t lmente tossico come l'antigeno « O >>; ai due antigeni somatici glucido-lipidici gli AA. darebbero il nome di antigeno « O >> c di antigeno «O prime ». Hendcrson e Morgan hanno isolato del pari da stipiti « Vi » una sostanza che si differenzia nettamente, dal punto di vista chimico, dall'antigeno « O » ; hanno però osservato che le sostanze chimiche estratte hanno un valore immunizz:mtc inferiore di quello possed)..lto dai germi interi. Elinor van Dom Smith riferisce, tra l'altro, che ricerche comparanvc rra gli estratti provenienti da culture « Vi l> positive e da culture « Vi » nco-ative non hanno dimostrato una differenza significativa per guanto riguarda tossici tà .

E


SAGGI SULLA TOSSlCITA' E SUL POTERE IMMUNIZZ .-\ JVfE I :CC.

963

Di recente Buonomini, a conclusione di sue ricerche, afferma che in parecchi casi sia le forme << V » sia le « W », provenienti dal medesimo ceppo tifico, uccidono, alla stessa dose ::: nel medesimo periodo di tempo i topini, col quadro di un'intossicazione acuta, dimostrandosi così come il fattore tossico abbia un'importanza predominante nel! 'infezione tifi ca del topi no. Qualche volta si può osservare tuttavia una marcata differenza di potere patogeno tra le form~ « V >> e quelle « W )). Sembra anche che vi siano dei ceppi tifici in cui il fattore tossico predomina e dei ceppi dotati di forte potere d'invasione, legato all'antigeno <<Vi ». La facoltà di diffondersi nell'organismo del tapino è maggiore per il fattore << Vi » anzichè per il fattore << W »; ma, anch~ questi ultimi ceppi possono tuttavia penetrare negli organi e persistervi per lungo te!Jlpo (almeno 25 giorni). Questi fatti constatati, che per la serietà dell'A. sono degni della massima considerazione, potrebbero spiegare talune divergenze di risultati ottenuti dai diversi AA., che si souo occupati dell' antigeno « Vi » . L'asserito alto valore immunizzante degli stipiti tifici , forniti dalla frazione « Vi>> nelle prove sperimentali sui topini e sui ratti, fatti in questi ultimi tempi da AA. diversi, sembra che vada accettato, almeno, con criterio di relatività (Topley e Collab.). Boecker, al 17" Congresso tedesco di microbiologia del settembre 1937, in Berlino, prudentemente dice fra l'altro che sono necesSJrie ancora vaste esperienze di controllo, prima di affermare l'assoluta superiorità dell'antigeno « Vi » nella preparazione dei vaccini preventivi. D 'altra parte, Bieling, nel m edesimo congresso, 'ha comu nicato che, lavorando col micromanipolatore, ha potuto ottenere da un ceppo tifico intermedio (yW) 7 stipiti « Vi)) e 13 stipiti intermedi, per cui non è possibile fare sicuro affidamento sulla costanza di comportamento di un dato stipite sia dal punto di vista sierologico sia da quello antigenico. Anche se uno stipite permane nella forma « Vi >> si ha solo un criterio di orientamento, ma non si può affermare preventivamente che esso possiede buone proprietà immunizzanti; è necessario quindi saggiar! o c.on prove biologiche, questo potere immunizzante. Scopo dell~ ricerche, oggetto della presente nota, è stato quello di constatare quale fosse il comportamento della endotossina tifica bruta, preparata con diversi procedimenti, c partendo da ceppi tifici « Vi " e da ceppi (< W l>; per quanto riguarda il potere tossico e le eventuali proprietà immunizzanti. I-Io detto endotossina tifica bruta oerchè, come è noto, i filtrati ottenuti hanno una costituzione chimica cornples;a, non ben definita, a differenza della endotossina ottenuta col metodo di Boivin e Mesrobeanu, col procedimento di Topley e Collab. e con quello di H enderson e Collab. E' noto anche che, secondo Boivin e Mesrobeanu, l'endotossina da loro ottenuta, risulta composta dell ' antigene somatico cc O >> , complesso glucido- !ipidico, in unione con la mol ecola proteica. I risultati segnalati dai diversi AA., per quanto riguarda la tossicità e il potere immunizzante dci filtrati tifici sono assai contradittori.


964

SAGGI SULLA TOSSICITA' E SUL POTERE IMMUNIZZANTE ECC.

Per taluni AA., come ad es. Krestownikowa e Dreìzer, che hanno preparato nove tipi diversi di tossina tifica, la dose letale per i topìni sarebbe di cc. 0,5 a 2, e per le cavie da cc. 3,5 a 6; secondo E. van Dom Smith, che è partita da sospensioni acquose di agarcultura di · 18 ore, scaldate per 4 ore a 00° e filtrate su candela Berkfelcl N, la dose letale per i topini sarebbe di frazioni di cc. Anche sul potere immunizzante dei filtrati i pareri non sono concordi. Le mie esperienze si possnno dividere in tre gruppi.

I gruppo di esperienze.• SAGGl SULLA TOSSICITÀ E SUL POTERE IMMUNIZZANTE DI UNA ENDOTOSSINA TlFICA OTTENUTA DAL CEPPO N. 371 (SPROVVISTO DI ANTIGENO (( VI»).

Una sospensione in acqua distillata di agarcultura di 40 ore è sottoposta, per un periodo di due mesi, a successivi procedimenti rti congelazione e scongelazione; viene quindi centrifugata, ed il liquido soprastante filtrato su candela Chamberland L. 2. Questo liquido è tenuto in frigorifero ed adoperato soltanto dopo quattro mesi dalla sua preparazione (non avendo avuto la possibilità di proseguire subito le esperienze). Prove sugli animali. - Conigli: l'iniezione sottocutanea a 5 conigli, dal peso medio di kg. 1,200, rispettivamente di cc. o,ro- 0,20- 0,5.0- 1 dd filtrato non produce nessuna alterazione nè locale nè generale. L'iniezione endovena, a dosi crescenti di cc. 0,20- 0,5.0- I- 1,5 a distanza di cinque giorni l'una dall'altra, ad altri tre conigli non fa rilevare alcun fenomeno morboso. Il loro siero di sangue agglutina lo stipite 371 al titolo di I / 3200 e lo stipite Ty. 2 a rj8oo.

Cavie: Sei cavie, dal peso medio dì gr. 250, ncevono sottocute rispettivamente a dosi crescenti cc. o,r- 0,5- r- 1,5 di filtrato, a distanza di sei giorni tra una iruezione e l'altra. Dopo otto giorni dall'ultima iniezione ricevono endoperitonec circa sei miliardi di germi dd ceppo Ty. 2 (dose quasi sempre mortale per le cavie nuove); entro 24 ore tutte e sei le cavie muoiono. Altre sei cavie (peso medio gr. 200) ricevono endoperitoneo rispettivan~ente una dose di cc. 0,20- o,so- I - T,5-2- 3 di filtrato. Gli animali sopravVivono. T opini: Dodici topini ricevono sottocute rispettivamente, a distanza di 5 giorni l'una dall'altra, iniezioni di cc. 0,10-0,40- o,8o- 1 di filtrato. D opo 9 giorni dall'ultima iniezione, sono inoculati, per via endoperitoneale, con soo milioni di germi del ceppo Ty. 2 (dose sicuramente letale per i topini nuovi); entro 2 4 ore dieci topini muoiono, gli altri due si abbandonano dopo un periodo di osservazione di 24 giorni. La m edesi ma esperienza è ripetuta facendo le iniezioni pn:ventive per via endopcritone:1le anzichè per via sottocutanea; l'inocuiazione di prova ha ucciso I 1 topi ni su 1 2 .


SAGGI SULL:\ TOSSICITA" E SL'L POTERE IMMUNIZZANTE ECC.

965

n gruppo di esperienze. Nel dubbio che la scarsissima tossicità della endotossina adoperata nel primo gruppo di esperiecze foss~ da attribuire all'invecchiamento, ho ripetuto le esperienze adoperando una mdotossina (riai ceppo 371) ricavata dopo un mese di congelazioni e scongelazioni successive; parallelamente ho condotto altri saggi con endotos~ina tifica, ottenuta dal ceppo 502 << Vi ». Topini: Lotto di 10 animali, inoculati sott(JCute ris~ttiv.amcnte con cc. 0,10 - 0,50 di endotossina (dal ceppo 371), a distanza di sette giorni. fra una irù~zione e l'altra; dopo IO giorni dalla seconda iniezione, ricevono, per via endoperitoneale, una dose di 500 milioni di germi tifìci Ty. 2 (sicuramente mortale per gli animali nuovi). Otto topini muoiono nelle 24 ore successive, gli altri d ue sopravvivono. Un lotto di altri 10 topini è trattato con endotossina dal ceppo 502, con le medesime modalità del precedente. All 'inoculazione di prova, nove topini muoiono nelle 24 ore. Un terzo lotto di ono topini riceve sottocute, m due riprese, cc. 0,20 c: 0,50 di endotossina del ceppo 371; nessuno sopravvive all'inoculazione di prova. Dodici topirù ricevono per via cndoperitonealc, in dosi successive, cc. 0,40 e 0,50 di endotossina da ceppo 371. Dopo sette giorni dalla seconda iniezione, si inocula la dose di prova; s~ttc:: topi n i muoiono nelle 24 ore successive, un ottavo dopo tre giorni, mentre gli altri quattro sopravvivono. Altr i dodici topini sono trattati con le medesime modalità, variando solo il tipo di endotossina (dal ceppo 502). All'inoculazione di prova, otto topi n i m uoiono nelle 24 ore successive; gli altri quattro sopravvivono. Sette topini inoculati come controllo muoiono nel giro di 24 ore. L e prove di tossicità col filtrato, inoculato per via endopcritoncale, dimostrano che sono nec~ssarie dosi notevoli perchè i topini muoiano, sia che si tratti di endotossina proveniente dal ceppo 371, sia che si tratti di endotossina proveniente dal ceppo 502. Su ro topini che ricevono rispettivam-;:nte cc. 2 della prima, inoculata con lentezza, n~ muoiono due; ~u altrettanti animal i c h e ricevono la stessa dose di endotossina proveniente dal ceppo 502 n~ muoiono tre. Prove di tossicità. - Cavie: Due lotti di dieci cavie l'uno (peso medio gr. 250) ricevono rispettivamente, per via endoperitoncalc, il primo cc. 5 di en dotossina, dal ceppo 371, il secondo 5 cc. di endotossina, dal ceppo 502. Tutte le cavie passano un periodo di sofferenza, ma poi si rimettono. Nessuna viene a morte. La dose enorme di ro cc. uccide due cavie su 5 (peso medio gr. 300), sia che si tratti di endotossina proveniente dal ceppo 37r sia di endotossi na r icavata dallo stipite 502. La morte delle 4 cavie è sopravvenuta con 1apidità, dopo un periodo di 8-21 ore.


966

SAGGI SULLA TOSSICITA' E SUL POTERE IMMUNIZZANTE ECC_

Saggi di immuniz-zazione. - Un lotto di 12 cavie (peso medio gr. 300) riceve sottocut~, a distanza di sette giorni, cc. 0,5 e I di endotossina proveniente dal ceppo 371. Dopo otto giorni si pratica l'inoculazione di prova per via endoperitoneale (6 miliardi di germi del ceppo Ty. 2). Due cavie soprav· vivono, le altre muoiono nello spazio di 24 ore. L a medesima esperienza si ripete su un lotto di altre 12 cavie, nelle quali però l'endotossina viene iniettata, anzichè per via sottocutanea, per via endoperitoneale. Sopravvivono tre cav1e. Parallelamente due lotti di altre dodici cavie sono trattati. rispettiva· mente per via sottocutanea c per via endoperitoneale, con le medesime dosi di endotossina, proveniente dal ceppo 502. Del primo lotto, all 'inoculazione di prova, ne sopravvivono due, del secondo tre. Il potere immunizzante sulle cavie di questo tipo di endotossina, proveniente o dal ceppo 371 o dal ceppo 502, si è dimostrato dunque assai scarso.

III gruppo di esperienze. Si allestiscono brodoculture, rispettivamente dal ceppo 371, dal ceppo 502 c da) ceppo Ty. 2. Dopo otto giorni di permanenza in termostato a 37", SI filtrano .su carta e quindi su candela Chamberland L. 2. Saggi di tossicità del filtrato Tifo 37 r. - Topini: Si inoculano sotto-

cute 2 1 topini, divisi in tre gruppi, il primo con cc. 0,5, il secondo con cc. r ed il terzo con cc. 2. Tutti sopravvivono. La medesima esperienza si ripete con altri 2r topini divisi in tre Jotti; varia solo la via di inoculazione, che, in questo caso è quella peritoneale. Muoiono, un topino della st:rie che a\'eva ricevuto la close singola di I cc. e due topini della serie che ne aveva ricevuto 2 cc. Saggì di tossicità col filtrato Ttfo 502 . Sono ripetute le medesime espe· rienze con le medesime modalità su due lotti di 21 topini ciascuno, divìsi in tre gruppi. Muoiono un topi no della serie che aveva ricevuto cc. 0.5 endoperitoneo due della serie che ne aveva ricevuto cc. 1, tre della serie che ne aveva ricevuto cc. 2. I topini i.noculati sottocutc sopravvivono tutti. Saggi di tossicità con filtrato Ty. 2. Sui 21 topini, inoculati endoperitoneo ne muore uno ddla serie che aveva ricevuto cc. I e due della serie che aveva ricevuto cc. 2. Tutti gli altri sopravvivono. Le prove sui topini dimostrano dunque la scarsa tossicità dei tre tipi di filtrato, che non presentano alcuna differenza sensibile nei riguardi del potere tOSSICO.

Saggi di tossicità sulle cavie. Tre lotti di cinque cavie ciascuno, dal peso medio Ji gr. 250-300, sono inoculati sottocute con cc. 5, rispettivamente di filtrato 371, 502, Ty. 2 . Tutti gli animali sopravvivono; in nessuno si osserva escara al punto di inoculazione.

....


SACGl SULLA TOSSIClTA. E SUL POT FR E IMML:NI7.Zt\l"TE ~.CC

967

Altre 15 cavie, divise in tre gruppt ncevono le medesime dosi dei filtrati per via endoperitoneale. Muo10no una cavia inoculata col filtrato 371, ed una inoculata col filtrato Ty. 2. La dose enorme di IO cc. uccide tre cavie su cinque (filtrato 37r), due su cinque (filtrato 502) e quattro su cinque (filtrato Ty. 2). Bisogna rilevare.che se si giudica, come si usa fare abitualmente, il potere tossico dei vari tipi di filtrato alla stregua ddl'esito letale degli animali inoculati si deve riconoscere che tale potere tossico è scarsissimo. Ma non è da pensare che gli animali sopravvissuti, che sono la grande maggioranza, siano del rutto indifferenti all'inoculazione dei filtrati. Anche per le dosi minori si è spesso osservato, sia nei topini sia nelle cavie, un periodo di malessere (inappetenza, mancanza di vivacità, dimìnuizion;! di peso) di durata variabile da caso a caso. L'iniezione per via endopcritoneale, e le dosi maggiori han dato i disturbi più rilevanti, che in taluni casi portano ..tSSai rapidamente all'esito letale. L'autopsia degli animali morti talvolta non fa rilevare nulla di particolare, talvolta ha dimostrato un'iperemia più o meno notevole degli organi interni e particobrmente dell'intestino. Le culture praticate dal sangue del cuore e dalla milza, a prescindere da qualche caso d'inquinamento, sono rimaste sterili. Saggi sul potere im'mu11izzat1te. Topini: Le esperienze si istituiscono su tre lotti di 16 topini ciascuno; le dosi, per via sottocutanea sono di cc. o,roo,so, a distanza di sette giorni l'un;. dall 'altra. Dopo dieci giorni dalla seconda iniezione, si inoculano per via endoperitoneale, 500 milioni di germi Ty. 2. Ecco i risultati ottenuti: Su 16 topini, trattati col filtrato 371, all'inoculazione di prova, ne sopravvivono 6. Su 16 topini, trattati col filtrato 502, all'inoculazione di prova ne sopravvivono 8. Su I6 topini, trattati col filtrato Ty. 2, resistono all'inoculazione di prova 7 animali. Su x6 topini controllo nessuno sopravvive alla medesima dose di 500 milioni di germi del ceppo Ty. 2. Un discreto valore immunizzante quindi è stato constatato per i tre tipi di filtrato, senza rutta via che vi sia stata differenza sensibile tra l'uno e l'alti o tipo. Queste prove andrebbero fatte su un numero di gran lunga maggiore di topini perchè possano avere un valore assoluto e perchè si possano trarre delle percentuali esatte; ma, purtroppo il nostro allevamento di topini non è così ricco da permettere di adoperare delle centinaia di animali per un ciclo di esperienze, ne ci è stato possibile intensificare la produzione di questi delicati animali come avviene in qualche grande laboratorio estero. Le nostre prove vanno considerate come saggi di orientamento, e, come tali hanno un certo valore, che non si può trascurare. Cavie (peso medio gr. 300): Tre gruppi di 14 cavie ciascuno ricevono, sottocute, rispettivamente, cc. 0,5 ed I di filtrato a distanza di 7 giorni. Dopo IO giorni dalla seconda iniezione è praticata l'inoculazione con la solita dose di 6 miliardi rlì germi dello stipite Ty. 2 . Ecco i risultati:


968

SAGGI SULLA TOSSICITA' E SUL POlìERE IMMUNIZZANTE EtCC.

Su 14 cavie trattate col filtrato 371, resistono all'inoculazione di prova 7 arumali. Su 14 cavie, trattate col filtrato 502, resistono, all'inoculazione di prova 9 animali. Su altre 14 cavie, trattate col filtrato Ty. 2 ne sopravvivono 6. Dieci cavie inoculate come controllo, endoperitoneo con la medesima dose, muoiono entro 48 ore. Anche nelle cavie dunque è stato possibile constatare un discreto valore immunizzante dei filtrati, contenenti la cosidetta endotossina tifica.

Considerazioni. Dalle mie ricerche risulta dunque che i filtr~ti di tre ceppi tifìci, che dovrebbero contenere la ~osidetta endotossma, sono provvisti di scarsa tossicità per gli animali d'esperimento, sia che provengano da agarculture sia da brodoculture; non è stato possibile rilevare, come s'è già detto, una sensibile differenza del potere tossjco per quanto si riferisce allo stipite tifico adoperato, wntenga o non contenga questo l'antigeno « Vi >> . 11 potere immuni·z zaNe dei filtrati delle agarculture sulle cavie e sui topini è dimostrato m genere assai scarso; ti filtrato delJe brodoculture ha dimostrato invece una maggiore attività. Ntssuna marcata differenza nd valore protettivo si è potuta constatare tra i tre stipiti adoperati. Ali 'antigeno '' Vi » parecchi AA., specialmente in questi ultimi tempi, come è noto, attribuiscono notevole valore tossico e spiccato valore protettivo nelle prove d'immunizzazione sui topini. Come mai nelle mie esperienze non ho potuto constatare una siffatta tossicità e un tale alto valore immunizzante? Si potrebbe subito obbiettare che gli stipiti Ty. 2 e 502, al m om ento in cui furono adoperati, non si trovassero più nella forma pura << Vi ))' ma si fossero trasformati nella forma « ViW », provvista solo in parte di antigeno « Vi », forma di tr-ansizione verso la 1c W >>; e quindi fossero meno tossici e con proprietà immunizzanti assai attenuate. E' sempre questa l'obiezione che i sostenitori del grande valore del! 'antigene u Vi n fanno agli AA. che non ottengono risultati conformi alla loro tesi. Ma, dato che la forma (( Vi » pura non è affatto stabile, come tutti han potuto osservare, chi può dare la certezza che si lavora con uno stipite puro « Vi >> e che detto stipite non sia andato soggetto invece, da un giorno all'altro, alla trasformazione « Vi W >>? I terreni di cultura, preconizzati come i più adatti per mantenere la forma « Vi ,, malterata, non ci risulta che abbiano raggiunto effettivamente lo scopo. Il potere patogeno dello stipite T y. 2 per i topini e per le cavie è stato da me accertato negli animali di controllo; nei filtrati, che dovevano con tenere l'endotossina, tale potere patogeno, legato alla tossicità, è scomparso o note· volmente diminuito. Ma, anche per gli stipiti 502 e 371 in mie prec<-denti


SAGGI SULLA TO$SIC ITA' E SUL POTERE IMM UN IZZANTE EC:C.

969

ricerche, ho potuto osservare che il potere patogeno e quello immunizzant~ non è inferiore a quello posseduto dallo stipite Ty. 2. Si è tratti dunque a r....nsare che nella filtrazione non solo di agarculture, morte per il processo di congelazione e scongelazione, ma anche di brodoculture di appena otto giorni di vita e quindi in gran parte vive, vada perduto o sia in parte trattenuto qualche fattore, cui in gran parte sarebbe kgato il potere patogeno ed il valore immunizzante. Tale fattore sarebbe legato alla integrità della cellula batterica, e quindi se ne deduce che la presenza dci corpi batterici sarebbe necessaria quando si vuole saggiare la tossicità ed il potere immunizzante di un dato stipite tifico, o che il procedimento di congeiazione e scongelazione e l 'autolisi batterica non siano processi perfettamente idonei a liberare dai corpi batterici l'endotossina, che dovrebbe ritrovarsi nei filtrati ( 1). In principio si è già detto che anche H endcrson e Morgan avevano osservato che le sostanze chimiche, estratte dai corpi batterici, hanno un valore immunizzante inferiore da quello posseduto dai germi interi. Esistono tuttavJa dei filtr ati di stipiti tifìci notevolmente tossici per la specie umana, come anche in questo laboratorio è stato altra volta constatato; ma non è agevole stabilire i termini di paragone nella tossicità di un filtrato tra l'uomo e l'animale di laboratorio, che è assai meno sensibile al germe tifico e ai suoi prodotti. Le prove sierologiche preventive, da sole, non possono dare un indirizzo sicuro sul potere patogeno e sul valore immunizzante di un dato stipite tifico; neanche i saggi sulla tossicità di un ceppo tifico sono sufficienti per stabilire l'idoneità o meno alla protezione. E infine il valore antigeno di un germe tifico o del suo filtrato non rappresenta un indizio sufficiente per stabilire se sia veramente idoneo a conferire un alto valore protettivo. Nel caso mio ho osservato che il potere antigeno dci tre stipiti adoperati era sempre notevole per il coniglio. Tutte e tre le prove, quando siano concordanti, possono servire soltanto di orientamento; ma la prova migliore è l'esperimento di protezione degli animali, acc~lto sempre con giusto criterio di relatività. E in ciò mi sembra che si possano accettare le già ricordate affermazioni di Bieling. RIASSUNTO. I filtrati di agarc ulture di due stipiti tifi ci (37 1 e 502) sottoposte al procedimento di congelazione e scongclazione ripetuta, han dimostrato scarso potere t<M:sico ed immunizzante. I filtrati delle brodoculture degli stipiti Ty. 2, 371 e 502 sonv risultati del pari scarsamente tossici ma tutt:Jvia provvisti di un discreto valore immunizzante. Nessuna apprezzabile differenza si è potuta constatare fra i filtrati provenienti dai tre stipiti suddetti (di cui due provvisti di antigeno «Vi >> - Ty. 2 e 502- e uno sprovvisto- 37 I) sia per quanto riguarda la tossicità sia per ciò che si riferisce al potere immunizzante, pur possedendo tutti e tre un buon valore antigeno. Seguono alcune considerazioni sul· l'orientamento da prendere nclb scelta d{i ceppi tific1 a scopo immunizzante.

( r) Vcd:ISÌ: M. Dc Piccoli " Le cndt>tossrnc <Ici bacillo di Ebcrt », in IJoll"ttino Istituto Sierot . 19jl\, pag. 183.

MilAn..


970

S.'\GGI SULLA TOSSICITA" E SUL POTERE IMMlJNIZZANTE ECC.

CENNI BJBLIOGRAFICI. KAUFFMANN: Zeitschr. H yg.. B. u8, 1936. W EEr> e MooRE: Journ. llacter., vol. 33, n. I, I937· CALABRÒ: Giorn. Med. M ili t., ottobre 1936. CALABRÒ: Giorn. Batter. Jmmunol., vol. XIX, n. 5, 1937. Dt AtcHELBURG e MoNTAGNINt: Giorn. Batter. lmmunol., vol. XIX, 1937. MoLINA: Bollettino l st. Sierot. Milan., fase. IV. 1938. REITANO U.: Bollet. lst. Sier. Milan., vol. XV, fas..:. X, 1936. BotvtN c MESROBBNU: Revue d'Immunologie, t. IV, n. 3, 1938. HENOERSON c MoR.GA:--1: Brit. Jour. ex per. path., vol. 19, 1938. VAN DoM SMITH E.: Journ. Bact., n. 2, agosto 1937· BuONOMINt: Zeitschr. Hyg., B. r20, 1938. ToPLEY c CoLLAB.: Lancet, n. 1, 1937· ToPLEY: Lancct, n. r, 1938 e n. 232, 1937·

BoECKER: Zbl. Bakt. l. Orig. B., 140. H. 3/8. 1937. BtELING: Ibid. e B. 138, pag. 456. KRESTOW:-IIKOWA c DREIZER: Z. Mikrob., 1936 (in russo) ree. in Zbl. ges. Hyg., B. 39, 1937.


OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore: ten. colonnello medico SIRO FADDA

OSSERVAZIONI SULLA CHEMIO-TERAPIA ANTIGONOCOCCICA CON LA PARA-AMINO-FENIL-SULFAMIDE Dott. Genttoso Jaooarooe, capitano medico, specialista in dermosifilopatia.

La terapia dell'infezione blenorragiça costitUisce ancora oggi uno dc:i campi più ardui e più interessanti per il medico. Noi possediamo medicamenti che esercitano una forte azione battericida sui gonococchi quando sono applicati su di essi, viceversa scarsa azione quando questi germi sono annidati nelle più intime trame dei tessuti dell'organismo. Nella terapia dell'infezione blenorragica, poi, noi dobbiamo occupar.:i delle localizzazioni della malattia, raggiungibili con intervemo battericid.l esteruo e di quelle che vi si sottraggono; nel qual caso bisogna intervenire per aiutare il processo naturale di guarigione, originando artificialmente processi alteranti generali per mezzo della vaccino-terapia, proteino-terapia, colloidoterapia. La vaccino-terapia scatena violente reazioni termiche analogamente alla stomosino-terapia, con temperature rapidamente alte, con leucocitosi che sale rapidamente oltre i xs.ooo per mm". senza dare sempre significanti risultati. La proteino-terapia non dà risultati migliori, ed io sono scettico per quei preparati che non provocano elevazioni termiche notevoli e durevoli, onde determinare una leucocitosi e fagocitosi sufficiente. La terapia chimica, pur avendo dato brillanti risultati nel campo dell'infezione in genere e particolarmente nelle malattie da protozoi e spirochetosicht:, pochi risultati ha dato fino ad oggi nella terapia delle forme gonococciche. In una malattia come la blenorragia, così largamente diffusa non sono i successi ottenuti in qualche caso che contano, ma quelli che si possono registrare per la totalità degli ammalati, poichè il trattamento di questa malatti3, come quello della sifilide deve essere considerato dal punto di vista sociale, non dal punto di vista individuale. Si tratterebbe di trovare un prodotto chimico che, portato a contatto coi ~ocolai gonoc?ccici per via del circolo sanguigno avesse il potere di svolgere Jn loco un' az10ne specificamente battericida, senza essere tossico per i diversi elementi cellulari dell'organismo.


972

OSSERVAZIONI SULLA C HEMlO-TERAPIA ANT!GONOCOCCIC I\ EC::C.

Purtroppo i tentativi fatti in questo senso ebbero in principio scarso risultato poichè « in vivo >> i preparati adoperati non risposero allo scopo determinando essi alterazwni notevoli dei colloidi citoplasmatici, con turb~ della vita cellulare e delle difese naturali dei tessuti. Successivamente furono introdotte nella terapia della blenorragia le sostanze coloranti acridiniche, in alcuni casi con esito vantaggioso. Joasion che fu uno dei primi a s~gnalare i successi con questi preparati nella blenorragia ottenne la guarigione dell'uretrit.:! maschile acuta con 15-20 iniezioni di gonacrina, senza trattamento locale; ma questi risultati non furono ottenuti da altri A. Venne pure studiata l'azione di questi composti chimici nelle infezioni gen~rah e nella infezione blenorragica per rilevarne il meccanismo di azione e per stabilire se essi agiscano con un meccanismo di proteino-terapia, ovpure m via diretta, ma nulla ancora di preciso è scaturito da queste indagini. In sostanza si può dire che pochi e scarsi risultati si sono ottenuti con la chemioterapia acridinica di cui resta ancora oscuro il meccanismo di azione. Oggi considerando il problema della chemio-terapia della blenorragia, si può pensare che una strada nuova è aperta per la utilizzazione dei prodotti chemio-terapici preconizzati per il trattamento delle forme streptococciche che poi si sono allontanati da queste indicazioni e sono ora oggetto di studio nella terapia della blenorragia da parte di numerosi A. Da quando Domagk nel 1935, per primo dimostrò che una sostanza colorante la sulfomidocresoidina proteggeva i topi dall'infezione sperimentale streptococcica, ebbe inizio l'enorme sviluppo chimico, biologico e clinico di quella che può dirsi la nuova chemio-terapia. La prima sostanza allo scopo adoperata da Domagk fu il cloridrato di para-sulfadimo-crisoidina (colorante rosso azoico o prontosil rosso): N.H 2 SOe < - - - - - - - _> N = N < - - - - ->

NH 2 • HCI

In Francia fu preparato lo stesso prodotto da Girard (rubiaziol). Per via ipodermica fu poi preparato il seguente prodotto solubile:

1\1\ OH

l l

CH 3 co. NH

N = N <

-

>

so~ NHz

i vv

l

S03 Na S03 Na

o Prontosil solubile (rosso). In Francia, alcuni A. (Nitti , Bovet), studiando l'attività antistreptococcica di questi composti e dci loro derivati chimici dimostrarono che tutte


OSSERVAZIONI SULLA CHEMIO-TERAP IA ANTIGONOCOCClCA ECC.

973

queste sostanze agiscono in quanto contengono tutte il seguente nucleo fondamentale: NH~ <~

- -> SO" . NH

2

o para-amino-fcnil-sulfamide. Da qui la consegu<;nte preparazione e uso di questa sostanza, denominata: 1162 F.

(in Francia), o sulfamide (in America), o prontosilalbum (in Germania), o streptosiil (in Italia). I sopracitati A. francesi dimostrano .inoltre che mentre i prodotti azoici coloranti sono attivi solo « in vivo » e non « in vitro » la para-aminofenil-sulfamide è attiva anche in vitro. Scomponendo artificialmente il prodotto rosso-azoici, ossia, facendo avvenire la separazione della para-amino-fenil-sulfamide, queste divengono pure attive in vitro. Si dimostra con ciò che anche nell'organismo essi esplicherebbero la loro attività chemio-terapica in quanto libererebbero la para-amino-fenil-sulfamide. Studiando questo prodotto nel trattamento dell'infezione streptococcica (eresipela, febbre puerperale) fu rilevata la sua azione anche nelle infezioni da meningococco e da pneumococco (Proom e Buttle) ed in seguito fu dimostrata la sua azione specifica contro il gonococco (Schreuss, Liuser, in Germania, Dees e Colston in America). Da principio furono. usate a questo scopo alte dosi di medicamento (per du.e gJOrni gr. 4,8, per tre giorni gr. 3,8, per quattro-otto giorni gr. 2,8) senza trattamento locale. Mentre da una parte si rivelarono gli interessanti risultati curativi, dall'altra furono notati degli inconvenienti di intolleranza presso una certa percentuale di pazienti, specialmente in quelli non ricoverati durante il trattamento (cefalea, astenia, sulfoemoglobinemia, metaemoglobinemia), disturbi che pur cessando col diminuire delle dosi, hanno praticamente consigliato l'adozione di una posologia più bassa (gr. 2,8 al giorno ossia 9 compresse) e contemporaneamente il trattamento locale (vedi n. 2 del corr. anno della Presse Medica/e). In seguito aHo scopo di perfezionare questa terapia sono stati proposti ~.Itri composti derivati dalla para-amino-fenil-sulfamide o solfoni, dei quali in Germania è stato messo in commercio il seguente tipo: _ _ > SO~ .<

___> NH.CH,CO

o Uliron, che i preparatori dichiarano di magg10re attività antigonococcica.


9 74

OSSERVAZION I SULLA CHEMIO-TERAPIA AJ'\ITIGONOCOCCICA ECC.

In Francia si sono preparati prodotti analoghi dei quali citiamo qL1I le formule: CH,.CO.NH o 1399 F.

< ____ > so2 <__

-=-> <----=> SO

N0 2

o Girard 62. Molti altri preparati di questo tipo sono in esperimento ma ancora non si può sicuramente affermare quali di essi sia il più attivo contro li gonococco. Il prodotto da me studiato è lo Streptosil De Angeli preparato sotto forma di com presse ed in fiale !la 5 cm3 (soluzione all'x "~). L 'elemento attivo di questo prodotto è la para-amino-fenil-sulfamide. NH2 so"

l

1\

v

N H2

Secondo alcuni A. l'azione chemio-terapica di questo preparato dovrebbe: ricordare, in parallelo, l'azione dell'arseno-benzolo sulla spirocheta. L'elemento attivo è lo .wlfo che viene liberato come para-amino-fenilsulfamidc. Non c'è ancora una teoria comune e concorde sull'azione e sul m ec, canismo d'azione della para-amino-fenil-sulfamide, ma la teoria che più prevale è quella chemio-terapica. Pe:r questa teoria due fatti depongono favorevolmente: I che la para-amino-fenil-sulfamide (Streptosil) non provoca alcun rialzo termico dell'organismo; 2 • - che essa agisce tanto più energicamente quanto più sono elevatt: le dosi, in modo da raggiungere il massimo di concentrazione negli umori per ottenere l'azione antisettica. Altri A. ritengono che oltre al potere antisettico del composto chimico che determina il benefico meccanismo terapeutico, intervengano in molteplici poteri di difesa umorali e t1ssurali provocati dallo zolfo. L 'assorbimento e l'eliminazione di questo composto chimico sono stan studiati da Emerson e Cutting. La para-amino-fenil-sulfamide (Streptosil) passa rapidamente nel sangue se viene somministrata per via orale, viceversa se somministrata per via endovena o parietalc si trova anche nel liquido cefalo-rachidiano. 0

-


OSSERVAZIONI SULLA CHEMIO-Tf:.RAPIA ANTI GO:-.!OCOCC ICA ECC.

975

L'eliminazione avviene rapidamente a mezzo dell'urina ove si trova l '8o ~ del prodotto, producendo in essp un composto colorato derivato da azioco rosso con i relativi reagenti tra i quali la metilalfa, naftalina. All orquando si ravvicinano le dosi il tasso nel sangue aumenta ma difficilmente se ne trovano tracci e a distanza di 24 ore dali 'ultima sommi. . n1straz10ne. Questa condizione ci deve indurre a dare delle somministrazioni alte e continue per mantenere sempre alta la concentrazione del prodotto nel sangue. Ho trattato con questo preparato 30 ammalati del Reparto Venerei di questo Ospedale, costituiti da forme blenorragiche alcune semplici cd altre con complicanza (prostatìti, epididimiti, cistiti); forme blenorragiche acute, croniche riacutizzate. In tutti i casi la diagnosi clinica venne confermata, riguardo alla nantra, dal reperto posi ti vo del gonococco. I casi in esame furono successivamente controllati 3 volte alla settimana, all'inizio del trattamento, con prove batteriologiche, cd alla fin~ della cura i risultati furono riconfermati con prove riattivanti. Tutti gli ammalati non furono sottoposti ad alcun altro espediente terapeutico, ali 'infuori di quei casi che praticarono delle cure locali, comistenti in semplici lavaggi con leggere soluzioni di protargolo e permanganato di potassio. Gli ammalati furono divisi in quattro gruppi: Il primo gruppo composto da 7 casi, dci quali quattro uretriti anteriori acute, uno uretro-cistite acuta, due uretriti croniche riacutizzate, vennero trattati esclusivamente per via orale con 12 compresse di Streptosil al giorno per 7 giorni consecutivi ed 8 compresse, al giorno, per altri 7 giorni successivi. Il secondo gruppo composto di 7 casi di cui 4 urctriti anteriori acute, due uretriti totali acute, uno uretrite riacutizzata con risentimento prostatico, vennero trattati per due settimane consecutive con 8 compresse di Strcptosil al giorno e ·c ontemporaneamente con tratt.1mentu locale consistente in lavande: uretrali con soluzioni deboli di permanganato di potassio. 11 terzo gruppo costituito da 7 casi dei quali 3 uretriti anteriori acute, due uretriti croniche riacutizzate, due uretriti acute con epididimite, vennero trattati con Streptosil per via endovenosa (IO cm. 3 al giorno) e con otto compresse di Streptosil per via orale per 14 giorni consecutivi senza trattament<l !oca le. Il quarto gruppo costituito da 4 casi di uretriti totali croniche riacutiz:late, 5 casi di uretriti anteriori acute, vennero trattati con Strc:ptosil pe1 via endovenosa, con IO cm.3 al giorno e contemporaneamente con 8 compres;>c al giorno per 14 giorni consecutivi e con trattamento locale con soluzioru leggere di permanganato di potassic e prorargolo.


976

OSSERVAZIONI SULLA CHEMIO-TERAPIA ANTIGONOCOCCICA ECC.

Riferendo l'esito delle esperienze ho ottenuto per il primo gruppo (ammalati trattati esclusivamente per via orale) dei buoni risultati in un solo caso; spariziOne dd pus in 6-7 giorni, assenza del gonococco in 5-7 giorni; soppressione della goccia mattinale in 7-12 giorni. Prova di riattivazionc n egativa. Negli altri 6 casi i risultati non sono stat1 uguali. In due casi (uretroCIStite - uretrite cronica riacutizzata) il preparato non dette risultati molto apparenti; i sintomi persistettero, s! ebbe poca diminuzione della secrezione, per tutta la durata della cura. Negli altri quattro casi i risultati ugualmente non furono soddisfacenl!. Pur essendo quasi sparita la goccia mattinate al termine della cura, con La prova di riattivazione ricomparvero nella secrezione i gonococchi. Qualcuno degli ammalati si lamentò di cefalea, astenia, nausea. Per il secondo gruppo (amm.alati trattati con 8 compresse per via orale e cura locale) i risultati furono migliori. ln tre ammalati la sparizione del pus si ebbe in 2 - 5 giorni; assenza del gonococco in 7 - 8 giorni. Ecco un esempio di quello che ho osservato : R. R.

28 gennaio. Entrato nel Reparto. Uretrìte anteriore acuta da due giorni. Gonococco + + (8 compresse Streptosil, lavande permanganato di potassio). 3 febbraio. Canale uretrale secco. Gonococco negativo. 5 febbraio. Canale uretrale secco. Gonococco neg~ltivo. 10 febbraio. Prova di riattivazione. Negativa. Negli altri casi i risultati furono meno soddisfacenti.

In 4 casi si ebbe dopo alcuni giorni scomparsa della goccia mattinalc ; assenza di gonococcru nel sccreto uretrale; ricomparsa improvvisa dopo alcuni giorni della goccia mattinale; gonococco + . Il risentimento prostatico fu poco influenzato. I risultati ottenuti col trattamento per endovena 10 cm.s al giorno; 8 compresse di Streptosil, per I 4 giorni, consecutivi, via orale, non sono stati molto differenti di quelli ottenuti nel primo gruppo. I n due casi di uretriti anteriori acute si ebbero ottimi risultati. L'infezione dopo 24-48 ore si mostrò soggiocata; il canale uretrale secco; il gonococco assente dopo 4-5 giorni. Più che commentare riferisco la seguente osservazione: R. P. 29 gennaio. Entrato nel Reparto; uretrite tOt:Jle acuta da 6 giorni. Ricerca gonococco + + inizio trattamento endovena 10 eme. 8 compresse di' Streptosil al giorno. 1 ft:hbraio. Secrezione uretrale scarsa. Rari gonococchi. 4 febbraio. Scarsa secrezione uretrale. Gonoc~co assente. 7 febbraio. Canale secco, assenza di germi. 1 r fcbbr:~io . Prm·a di riattivazione neg:Hiva.


OSSERVAliONl SULLA CHEMIO-T ERAPIA ANTI GONOCOCCICA ECC

977

Il risultato fu nullo negli altri casi nei quali, pur avendo ottenuto quasi scomparsa della secrezione uretrale, la prova di riacutizzazione dette esito positivo per il gonococco. Le complicanze a carico dell'epididimo furono poco influenzate. Ottimi risultati ho ottenuto col trattamento endovena ( ro cm. 3 al giorno con 8 compresse al giorno di Streptosil) e con trattamento locale con lavande di permanganato di potassio. I sintomi subbiettivi in tutti i casi cessarono rapidamente nelle 24-48 ore. La secrezione uretrale diminuì in due-tre giorni. Il gonococco assente sin dal su-6° giorno. Con la prova di riattivazionc si ebbero sempre esiti negativi. Osservazioni : Per tutti dopo il 1° giorno di trattamento si è verificata ·subito una notevole diminuzione delle secrezioni che da nettamente Rurulenta divenne mucosa. Andando avanti con la cura l'ammalato si sente libero da quei disturbi locali e generali che fanno parte della sintomatologia del l'infezione blenorragica. Nel corso della I a settimana nei casi a esito fel ice ho notato clinicamente che la goccia prende rapidamente il tiro muco-purulento e questa espressione ha trovato conferma nel referto batteriologico. Al microscopio infatti si è osservato dopo i primi giorni una grande abbondanza di muco, di polinucleati, cellule poligonali, isolate ed a gruppo che rivelano un processo di rigenerazione dell 'uretra. Nel corso della 2" settimana abitualmente, nei casi ad esito buono non si osserva che una scarsa umidità del meato, batteriologicamente: muco e qualche cellula come precedentemente. Come spiegare gli effetti così soddisfacenti ottenuti ? Io ritengo che il componente sulfoaminico dello Streptosil agisca espiicando nell'organismo sul processo infiammatorio: 1° - un 'azione anti-batterica-gonococcica; 2 ° - un'azione stimolante sulla fagocitosi ed attivante dei fermenti. Qualunque sia il suo meccanismo però la para-amino-fenilsulfam ide (Streptosil) si è addimostrata assolutamente innocua. Non influenza la funzione cardiaca, non m odifica la pressione dd sangue, nè determina alcun turbamento nelle funzioni degli organi viscerali e del sistema nervoso. La sua eliminazione è pronta ed i vari emuntori non ne risentono. I risultati terapeutici ottenuti limitatamente al campo delle infezioni gonococciche maschili acute sono state rapide e soddisfacenti. In definitiva quindi, concludo : La para-amino-sulfamide (Streptosil) impiegata da sola nel trattamento della blenorragia dà scarsi ed incerti risultati. Associata al trattamento locale (lavaggi permanganato ecc.), dà risultati abbastanza sicuri e rapidi nella bl enorragia acuta, escluse le sue localizzazioni. 5 - - Giornalt" di mrtlicina militart".


978

OSSERVAZION I SULLA CliEMIO-TERAPIA ANTIGONOCOCCICA ECC.

La posologia dev'essere di una iniezione da 10 cm. 3 (soluzione all' x -J, di para-aminofenil-sulfamide) e -.:li otto compresse al giorno per via orale, per due settimane consecutive. In queste condizioni si può ridurre il decorso delle forme acute fino a I0-14 g10rru. La para-amino-fenil-sulfamìde {Streptosil) somministrata nelle dosi ar~­ zidette e per la durata di due settimane non produce effetti secondari dannosi.

RIASSUNTO. L 'A. dopo una breve rassegna degli attuali· mezzi della terapia antigonococcica, tratta della nuova chemio- terapia preconizzata per la cura delle forme streptococciche e riferisce su 30 casi di infezione blenorragica dell'apparato· uro-genitalc maschile, sottoposti al trattamento con la para-amino-fenil-sulfamide (Streptosil Dc Angeli). Dal trattamento eseguito l'A. ha ottenuto rapidi e sicuri risultati, impiegando la para-amino-fenil-sulfamide contemporaneamente per via orale e endovena assoctata al trattamento locale. sulle forme blenorragiche acute, non complicate.

--";.~. ~-


OSPEDALE MILITARE DI PALERMO Direttore: tcn. colonnello medico s ,\LVATOKE D'ArCAI\1)0

LA CURA DI MAURIZIO ASCOLI NELLE INFEZIONI MALARICHE CRONICHE E RECENTI ESPERIMENTATA NEL REPARTO MALARICI DELL'OSPEDALE MILITARE DI PALERMO Dott. Domenico Cerniglia, ten. colonnello medico e Dott. Giuseppe Pizzillo, sottotcne nte medico.

Prev ia autorizzazione della Direzione Generale di Sanità militare e d'ordine della direzione di Sanità della Sicilia, il primo maggio 1937 fu istituito presso l'Ospedale militare di Palermo un reparto malarici per la cura c la bonifica dei militari affetti da infezione malarica. In tale reparto è stato applicato largamente il nuovo trattamento terapeutico di Maurizio Ascoli sia in malarici cronici che in soggetti affetti da malaria recente. Dal maggio al dicembre sono stati trattati con tale cura n. 100 casi di malaria cronica, dei quali n. 77 provenienti dali' Africa Orientale Ital ian.l e n. 23 militari del Corpo d'Armata ddla Sicilia ; ed inoltre n. 22 casi di mal~ria recente. Nella presente relazione consegn1:1mo i risultati ottenuti.

Come ~ noto la cura di Maurizio Ascoli cons1ste m inie.zioni endovenose di adrenalina a dosi scalarmcnte crescenti da 1/ 100 a r / 10 di m g. ripetendo poi la dose massima efficace per circa 20 volte. Tenendo conto che le soluzioni molto diluite di adrenalina sono poco stabih e facilmente alterabili e quindi dovrebbero essere preparate al momento dell'uso, ci siamo serviti delle fiale di Surrenasi Serono deproteinizzata, stabilizzata e dosata in adrenalina. Quanto alla tecnica bisogna esser sicuri di trovarsi con l 'ago nel lume dellét vena, poichè il farmaco iniettato fuori vena determina infiltrazioni locali dolorose e non viene assorbito colla necessaria rapidità. In rapporto alle note controindicazioni sono stati esclusi dal trattameOlo i cardiopatici e gli ipertesi. Le iniezioni venose sono state eseguite a digiuno, e ormai edotti d elb innocuità dcll'adrenalino-terapia '/enosa, abbiamo preferito eseguire la cura


980

LA C URA 01 MAURIZIO ASCOLI NELLE INFEZIONI MALARICHE ECC.

in forma ambulatoria; il che non ha prodotto alcun incoveniente ed è valso a mitigare notevolmente la crisetta adrenalinica e ad evitare ingiustificarc apprensioni e preoccupazioni da parte dei pazienti. In tutti i soggetti l'adrenalina per via venosa determina effetti immediati e tardivi. Tra gli effetti immediati è da mettere in rilievo un subitaneo pallore più o meno intenso che in qualche caso si accompagna a tremore a volte parziale a volte generalizzato; inoltre può insorgere tachicardia o bradicardia o aritmia. Tali manifestazioni sono di brevissima durata e per lo più di modicissimo grado (si esauriscono al massimo in capo a qualche minuto); sogliano divenire più intense col salire delle dosi ma rimangonn contenute in limiti assai modesti se: si usa la precauzione di aumentare prcr gressivamente la dose, arrestandosi alla efficace che è quella che determina la migliore splenocontrazione e più evidente grado di splenoriduzione. Senza alcun incoveniente noi spesso in casi c_he presentavano gravità, abbiamo iniziato la cura con la dose di r /50 di m g.; la stessa dose abbiamo sempre adoperata con perfetta tolleranza degli infermi a scopo riattivante. Qualche volta i soggetti accusano cefalea o dolori alla nuca e al rachide, ma anche tali disturbi sono del tutto transitori. Qualora per eccezionale intolleranza dei soggetti o per sopravvenuta sensibilizzazione dell'organismo, tali manifestazioni presentano una prolungata durata o recano eccessivo fastidio, l'accorgimento di sospendere per uno o due giorni le iniezioni e di riprendere il trattamento con la penultima o terzultima della dose già adoperata, per desensibilizzazione dell'organismo, evita tali inconvenienti. Altro effetto immediato delle iniezioni venose di adrenalina è un'evidente splenocontrazione di grado variabile da caso a caso e generalmente in rapporto alla concentrazione dal farmaco adoperato. La milza più o meno fortemente contratta dopo un periodo variabile da pochi minuti ad r ora, I ora e mezza, tende a riespandersi senza raggiungere però sempre il volume precedente; cosicchè attraverso una seri~ di contrazioni e riespansioni parziali si finisce per ottenere una definitiva, stabile riduzione dell'organo. Altro effetto in diretto rapporto con le iniezioni venose di adrenalina è rappresentato dalla comparsa di « riattivazioni ». Esse consistono in accessi febbrili provocati dalla cura stessa, che possono comparire o all'inizio, o durante, o verso la fine della cura o anche qualch~ giorno dopo la cura. Caratteristica di tali accessi è. che spesso sono isolati, a volte duplici, c che frequentemente si esauriscono spontaneamente senza propinazione di chinino.


981

LA CU RA DI MAt; RIZIO ASCOLI :--:EL.LF. t:-.= FEZIO:-J l MALARICHE ECC.

Come effetti a distanza della cura sono da menzionare la splenoriduzione stabile, definitiva, il migl ioramento della crasi sanguigna, il rapido rifiorire dello stato generale, l'aumento di peso.

* *. Per la cura dei malarici cronici, generalmen te abbiamo eseguito 30 inieL:ion.i endovenose di Surrenasi, ripetendo la dose massima efficace che è stata quasi sempre di x! ro per 20 volte: in alcuni casi però abbiamo ritenuto opportuno prolungare il trattamento fino a 35 e qualche volta a 40 iniezioni. La cura è stata ottimamente tollerata da tutti i soggetti non essendosi verificato alcun inconveniente, ed è riuscita in tutti efficace.

Tab. I MALARICI CRONICI SOGGETTI TRATTATI N. 100 FOHME MALARICHE

l TT erzana crzana benigna N. 57 malig na ·H »

RISULTATI OTTENUTI NELLE FORME DI " TERZANA BENIGNA ». Casi trattat i ~-

57

l

Splenoriduzione definitiva Totale

48

Ripristino della !stato di nutrizione Effetti a distanza crasi sanguigna

--

-

Ottimi

IO

45

- -·---

l

----

Parziale Co mpleto Parzia le . Ottimo l Buono

9

--

53

-

4

47

Buoni

l

12

l

RISULTATI OTT ENUTI NELLE FORME DI << T E RZANA MALIGNA '' ·

43

r6

7

20

23

30

13

.. Si è avuto in tutti un riofirire delle condi zioni generali più o meno rapido, il ripristino della crasi sanguigna, un sensibile aumento del peso, c pur tenendo conto che una quota è da riferire alla buona vittitazione, cui i soggetti sono stati sottoposti, tuttavia si può in modo non dubbio affermare che l'adrenoterapia determina effetti henefici nettamente superiori a qualunque altro trattamento. Posto che l 'adrenoterapia ha azione più pronta e più sensibile sulla parte congestizia, nei nostri casi come si rileva dalla tabella, abbiamo ottenuto gradi vari di splenoriduzione. Essa nella maggior parte dei trattati ~ i è verificata, in tutti i sensi in entrambi i diametri, in alcuni con prevalenza di quello longitudinale, in altri con prevalenza di quello trasversale.


982

LA CURA DI MAURIZIO ASCOLI NELLE INFEZIONI MALARICHE ECC.

Spesso abbiamo constatato che il minor grado di splcnoriduzione, si ~ \"erificato nei riguardi del polo superiore dell'organo, il che è probabilmente dovuto a particolari condizioni anatomo-patologiche della milza. In alcuni ca.1i anche dopo la cessazione della cura si è potuto assistere alla continuazione della riduzione del residuo tumore splenico. Quanto alle riattivazioni, si sono avute nella maggioranza dei nostri casi delle riattivazioni febbrili spesso uniche, a volte duplici, che si sono manifestate in diversa epoca del trattamento, con più frequenza intorno alla prima settimana di cura, altre volte all'inizio o verso la fine. Talvolta in coincidenza di tali riattivazioni si è notata in circolo la comparsa di paras · siti precedentemente assenti. Abbiamo osservato inoltre che il ciclo di cura si può esaurire anche senza alcun accesso febbrile, rare volte invece la febbre compare qualche giorno dopo ultimato il trattamento; ciò in coincidenza con l'ulteriore riduzione splenica che seguita ancora spontaneamente. Parrebbe quindi che la milza da sola in seguito al trattamento adrenalinico continui la sua azione epuratrice. . In coincidenza di tali riattivazioni postume non s1. e' notata nespansio ne cieli'organo, n è alcuna ripercussione sullo s.tato genera 1e ne' e' stat.1 constatata comparsa di parassiti in circolo. E' ancora da notare che tali riattivazioni dei cronici cedono spontaneamente all'adrenoterapia senza associazione chininica . Infine abbiamo avuto agio di rivedere molti dei soggetti trattati a distali· za di 2-3 mesi ed in tutti abbiamo potuto constatare la persistenza dei benefici effetti ottenuti sia sullo stato generale .c!Je in rapporto alla splenoriduzionc già raggiunta.

Malarici cronici trattati a scopo di ricupero. Dei numerosi casi di malaria cronica sottoposti al trattamento venoso adrenalinico, sono degni di particolare menzione tre, i quali, presentatisi alla visita di arruolamento in condizioni tali da non poter esser dichiarati idonei al servizio militare, sono stati trattati con la cura di Maurizio Ascoli a scopo di recupero. Anche in tali soggetti l'adrenoterapia venosa si è dimostrata efficaLe come risulta dalla seguente esposizione: OssERVAZI ON E t". C. C., contadino, da S. Cataldo. Recluta della classe 1916, già rivcdibile per cachessia malarica ipersplenomegalica. Anamnesi familiare e a p. r. ncg:~ti,·a. Contrasse l'infe7-ione malaric:~ a 17 :~nni nell'agosto del 1933 (4 anni or sono). Le febbri si protrassero a tipo tcrzanario Fno ai primi' del mese di novembre (cioè per circ3


LA CURA l)! MAURIZIO ASCOLI NELLE !N~EZIONI Mi\LARICHE ECC.

983

4 mesi) : durante l'inverno successivo vari accessi isolati in coincidenza con strapazzi fisici, lunghi percorsi a piedi, o perfrigerazioni. Recidive annuali quasi con gli stessi caratteri da l luglio al novembre. H a sofferto di violenti dolori all'ipocondrio sinistro e al quadrante superiore sinistro dell'addome. Dal luglio u. s. a qualche giorno prima dell'entrata in Ospedale (7 ottobre 1937) h:~ presentato febbre con i caratteri di terzana, senza ìnterruzione. E' stato trattato assiduamente ed intensamente con chinino per os (da 8o egr. a r gr.), per iniezioni, con atebrin e plasmochina in misura che non sa riferire: il tutto senza alcun giovamento. Viene ricoverato aii'Osped:~le Militare di Palermo il 7 ottobre 1937, inviato dal Di · stretto Militare di Caltanissetta. Esame obbiettivo: Soggetto alquanto cnchettico, notevolmente oligoemico. Addome: Meteorismo. prominenti l'ipoconJrio e il quadrante superiore s1mstro. Mih:a: grossa (superiormente arriva al 7° spazio intercostale sull'ascellare media, inferiormente 4 dita trasverse al disotto dell'ombelicale trasversa, :Interiormente 2 dita al di là della xifo-pubica, dura, dolente si:t spontaneamente che al pigiamento). Indice 4· Fegato: debordante di c:rca Jue dita trasverse sulla emicl:J.Vearc, un po' dolente. Nulla agli· altri organi ed apparati. Esami speciali: gl. rossi 2.ooo.ooo, gl. bianchi 4·)00. H b. 6o. Forma leucocitaria: )in foci ti grandi : n ~lo , linfociti piccoii: 21 °;{,; neutrofili: 59 °fc_, . monocitt: 8 % ; basofili: o <;{., eosinofili: 1 %. Ricerca del parassita: negativa. Reazione d i Hcnry: negativa. Pressione arteriosa: Mx. 1 10; Mn. 70. Peso: Kg. 61. Dopo tre giorni viene sottoposto a l trattamento Ascoli. Date le condizioni generali molto defedate e l'ipersplenomcgalia vivamente dolente si inizi'a con la dose eli 1 / so di mg. di Surrcnasi per via endovenosa. Gli sono state praticate n. 40 iniezioni endovenose dal 14 ottobre a l 22 novembre. H a presentato due reattivazioni febbrili, una alla seconda iniezio ne, l'altra all'ot· ta\'a 1111eZIOne. A fine cura: g l. rossi 4.200.000. gl. bianchi 5.200. H b. 82. Formula leucocitaria: linfociti grandi 8 % , linfociti piccoli 20 °~,; ncutroiili: 64 %• moncciti: 7 o/., ; basofili: o ~}{,, eosinofili : r o/., . Ricerca del parassita: negativa. Reazione di H enry: negativa. Pressione arteriosa: Mx. 120, Mn. 82. Peso: Kg. 65. Indice splenico: 2 (da 4). Fegato nei limiti. OssERVAZIONE 2•. - F. A., contadino, recluta della classe 1916, già rcv:dibile per cachessia malarica ipersplcnomegalica. Anamnesi bmiliare negativa. Contrasse l'infezione rnalarica nella pnma infanzia e da allora è stato sempre in zona malarica. Recidive annuali dal luglio a tutto ottobre con febbre a tipo terzanario e irregolare. E' stato trattato con chinino per os e per iniezione, con atebrin plasmochina ed altri an ti ma larici i•ninterrottamente cd intens:tmente.


984

LA CURA DJ MAURIZIO ASCOLI NELLE INFEZ IONI MALARICHE l .CC.

La febbre però è stata scarsamente influenzata da tale trattamento prolungato ed intcnsÌ\'O come r!sulta anche da certificato rilasciato dal medico curante. Da tre mesi circa febbre a volte a tipo terzanario, a volte a tipo irregolare. Entra all'Ospedale Mìli'tare di Palermo il giorno I I ottobre con febbre alta, inviato dal Distretto Militare d i Agrigento. Esame obbiettivo: Facies cachcttica, aspetto sofferente. Nutrizione scarsissima. Adàome: dolente vivamente nella sua sezione sinistra. Meteorito. Milza: notevolmente aumentata di volume (con polo superiore al 6° spazio imercostale sull'ascellare media, con polo inferiore 4 dita trasverse al disotto dell'ombelicale trasversa, con m:~rgine anteriore circa tre dlta trasverse al di là della xifo-pubica), dura, dolentissima, sia spontaneamente che alla paipazionc. Indice 4· Fegato : deborda nte di circa tre dita trasversc sull'emiclaveare, dolente al pigiamento. Nulla agli altri organi cd apparati. Esami speciali: gl. rossi 2.8oo.ooo, gl. blanchi 4.000. Hb. 6o. Formula leucocitaria: linfociti grandi: I I %, linfociti piccoli: 21 o/,. ; neutrofili: 59 o/c, monociti: 8 <;{, ; basofili: o %• eosinofili: 1 %. Ricerca del parassita: + est. aut. (semilune). Reazione di Henry: + +. Pressione m·teriosa: Mx. n5, M n. 75· Peso: Kg. GsJ. Indice splenico: 4· Viene ricoverato con febbre che si è presentata quasi ogni giorno. Dopo 4 giorni si inizia la cura Ascoli con 1/50 di mg. di Surrenasi endovenosa, in associazione a 90 ctg. di chinino per os. La febbre viene subito contenuta (da 40°,6 a 38°) e dopo due giorni si raggiunge l'apiressia. Indi si prosegue la cura con sola adrenalina per via endovenosa fino a raggiungere il numero di 40 iniezioni. Ha presentato due rian!va?:ioni. A fine cum: gl. rossi 4.000.000, gl. bianchi 5·500. Hb. 86. Formula leucocitaria: linfociti grandi: 8%, linfociti piccoli: 20?4, ; neutrofili: 6-t O{, , • . 7 O/ ; ba so fiJ'1: o 01 • fil'f: 1 O/ monocltl: 7o , eos1no ;o . 10 Ricerca del parassita : negativa. Renione di H cnry: negativa. Pressione arteriosa: Mx. 18o, Mn. 8o. Peso: Kg. 71,6oo. Indice splenico: 2. Fegato nei limiti. OssERVAZTONE 3•. - C. F., contadino, recluta della classe 1916, già rivedibilc per cachessia malarica ipcrsplenomegalica. Gentilizio negativo. Contrasse l'infezione malarica nella prima infanzia. Recidi've annuali dall'agosto ::.II'onobrc. L'ultimo accesso febbrile risale a due giorni prima dell'entrata in Ospedale. E' stato curato con chinino per iniezioni e per os senza giovamento alcuno. Viene rico\·cr:lto ::~ll'Ospeclale Militare di P::~le rmo il giorno 1 t onobre 1937 im·i:~to dal Jis~etto Militare di Agrigento. Emme obbiettivo: Soggetto in condizioni generali molto defcdate, noteYolmente oligocmico. Addome: mctcorico, dolente, più prominente al quadrante superiore sinistro.


LA CURA DI MAURIZIO ASCOLI NELLE LNI'EZIONI MA LARICI IE ECC.

985

Milza : indice 4, dura, dolente, con polo superiore ::1! 6ç spazio intercostalc sull 'ascellare media, con polo inferiore che invade la fossa ili::~ca si nistra, con margine ameriore al tl;' là della xi f<rpubica di tre dita. Fegato: debordante di tre d ita trasverse sull'emiclavcare. Nulla agli altri organi ed apparati. Esami speciali: gl. rossi 2.8oo.ooo, gl. bianchi 4000. H b. 55· Formula leucocitaria: linfociti grandi• r 1 'Jio , linftx:iti piccoli 22 '~~ ; neutrofili: 57 %; monociti: 8 '}{, ; basofili: o ;/., ; eosinofìli: 1 %. Ricerca del parassita: negativa. Reazione di H enry: negati va. Pressione arteriosa: Mx. 105, Mn. 6o. Peso: Kg. 54· Dopo quattro giorni di degenza in Ospedale presema brivido inte nso seguito da febbre (39°,6). Gli accessi si sono ripetuti per 4 giorni di seguito qu:~si con g li stessi caratteri. Si inizia il trattamento dopo 10 giorni con r/so di s:Jrrenasi per via ve nosa. Gli sono state praticate n. 40 in :ezioni endovenose. Ha presentato due riatti,·azioni febbrili. A fine cura: gl. rossi 4.ooo.ooo, gl. bianchi 5.000. H b. So. Formula leucocitaria: lin foci ti g randi: 8 /{, Jinfociti piccoli: I I neutrofìli : ~ f{, , monociti: 7 basofili : o % , eosinofìli: I %. Ricerca del parassita: negativa. Reazione di Henry: negativa. Pressione arteriosa : Mx. n 9, Mn. 79· Peso: Kg. 6o. Indice splenico: 2 (da 4). Fegato: nei limiti.

%;

%;

Da quanto sopra risulta che la cura di Maurizio Ascoli si è dimostrata veramente efficace e? ha risposto pienamente in rapporto a tutte le manifestazioni morbose presentate dai tre pazienti. Come in genere tutti i soggetti trattati, anche questi tre hanno acquistato un senso di benessere ed un aspetto florido ; lo stato della nutrizione si è evidentemente avvantaggiato; il peso rapidamente aumentato, la crasi sanguigna notevolmente migliorata (Glob. rossi da 2 milioni a 4 milioni, Hb. da 6o a 86 ecc.). A fine trattamento la milza si è ridotta dall'indice 4 all'indice 2, ed anche le crisi splenalgiche sono scomparse, il fegato è ritornato nei limiti normali. Non ostante il miglioramento ottenuto, allo scopo di lasciare consol idare i benefici effetti consegu iti e di accertare ulteriori eventuali miglioramenti, trattandosi di stabilire un fatto importante di indole generale, abbiamo ritenuto opportuno di proporre i soggetti per una licenza di convalescenza allo scadere dalla quale saranno rivisitati. I risultati consegnati in questa nota potrebbero giustificare l'opportunità di sottoporre alla nuova cura di Maurizio Ascoli tutti quei soggetti che alle visite di arruolamento si presentano affetti da postumi od esiti di ma-


g86

LA CURA 01 MAURIZIO ASCOLI :-.;ELLE 1?\FEZION I MALAR ICI-IE EC'C.

!aria << a grado inabilitante >> . E ciò al fine di evitare che elementi ricuperabili vengano riformati, mentre sottoposti alla cura, potrebbero ingrossare le fik deli'esercito. Il numero dei casi di questo genere capitati alla nostra osservazione è stato molto limitato: la ragione sta in ciò, che a mente delie vigenti disposizioni regolamentari i malarici cachettici vengono alle prime visite Ji arruolamento senz'altro riformati o quanto meno rimandati alle successive leve. Comunque concludendo è indubbio che la cura di Maurizio Ascoli ~ capace di restituire la validità e l'idoneità al servizio milit(l're a malarici cronici, spleuomegalici finora passibili di riforma.

Malarici recenti. Come risulta dalla tabella Il, di css1 n. IO risultarono estivo-autunnali, n. 12 terzane benigne. Tav. /1 MALARICI RECENTI SOGGETTI TRATTATI N. 22 FORME MALARICHE

l Tcrzana benigna N. 12 l Tcrzana maligna " w

RISULTATf OTTENUTI NELLE FORME DI (< TERZANA BENIGNA ». Casi trattati

N.

Splenoriduzione definitiva -

Totale

Ripristino della crasi sanguigna

Parziale Completo Parziale

--

l

I2

IO

2 (P)

IO

.. ~

l

Stato di nutrizione

Effetti a distanza

Ottimo

Buono

Ottimi

4

8

9

-

l l

Buoni

3

RISULTATI OTTENUTI NELLE FORME Of (( TERZANA MALIGNA ''·

l IO

8

2

IO

-

IO

-

8

-

2

--

Dalle osservazioni fatte e dai rilievi risultanti dalla tabella II si desumt cl1e !t, cura Ascoli, ha pienamente riJposto a12che nel trattamento delle form( di ma/a,..ia recente. Dicci casi che si erano dimostrati resistenti al chinino, in forti dosi tcrapcutiche sia per via parenterale che per via orale, cedettero rapidament!.' ali ' associazione dcIla cura venosa adrenal in ica (Surrenasi Scrono) con pie-

~


LA CURt\ DI MA URTZIU ASCOI.! l'F.l.LE I:-:F EZION I Mt\LARICIIE ECC.

987

cole dosi di chinino (a o,6o, 0,90, 1,20 gr. pro die, in dosi frazionate di 0,30 ogni 8 ore) per 2-3 giorni. La febbre infatti con tale associazione cade talvolta al 1 ° giorno, talvolta al 2 °- 3" giorno. Le ulteriori riattivazioni, sviluppatcsi durante il trattamento, talvolta non richiesero l'uso del chinino, ad ogni modo l'aggiunta di esso in minime dosi riuscì sempre efficacissima. Tale comportamento ci ha rivelato una azione potcnziatncc dell'adn:nalina sull'effetto chininico. Abbiamo ancora constatato che il trattamento adrcnali nico fa sì che la milza, già ridotta, non torni ad espandersi in coincidenza con accessi febbrili, impedisce il defedamento delle condizioni generali già sensibilmente migliorate. La somministrazione di adrenalina per via venosa è riuscita anche efficace per la scomparsa di molesti sintomi concomitanti (vomito, dispepsia, astenia, dolori addominali), sintomi a carico del sistema nervoso. Un caso, che giunse a noi con sintomi di gravità per gli imponenti disturbi gastrici che avevano resistito a forti dosi di chinino, migliorò rapidamente dopo poche iniezioni venose di surrenasi ed 1 gr. di chinino, che, dato il vomito, fu somministrato per iniezione; un altro caso c. he in coincidenza di una riattivazione presentò una grave sindrome di dstenia neuro· muscolare con disturbi psichici ed alterazioni della favella, in pochi giorni guarì con la sola somministrazione di surrenasi. Anche nei casi di malaria recente durante il trattamento adrenalinico si sono verificate delle ricorrenze febbrili generalmente precedute da brivid0 intenso e seguite da sudorazioni profuse. Tali recrudescenze in genen~ sono state più numerose e ravvicinate eh -: nei casi cronici; esse sono scomparse spesso con la sola cura adrenalinica; solo quando tali accessi si sono protratti per qualche giorno si è ritenuto opportuno associare piccole dosi di chinino per os, le quali hanno avuto prontamente ragione dci rialzi termici. Anche nella malaria recente abbiamo praticato la cura somministrando la surrcnasi a dosi scalarmente crescenti ed iniziando con la dose di r/w o di mg.; ma nei casi dei quali la notevole resistenza al chinino precedentemen te: somministrato o le forti piressie o il notevole dcfedamento delle condizioni generali hanno richiesto un intervento più pronto, abbiamo iniziato la cura iniettando per prima dose quella di 1/50 di mg. Abbiamo avuto agio di rivedere a distanza di uno o due mesi quasi tutti i casi trattati e nella quasi totalità (90 %) di essi abbiamo potuto constatare la persistenza delle ottime condizioni generali rilcvatt a fine cura, assenza di ingrandimento splcnico, mancanza di recidive. Di essi soltanto due hanno allegato di avere avuto pochi giorni dopo la cessazione dell.l cura, nuovi accessi febbrili (3 - 4) che si sono spontaneamente spenti senza alcuna terapia: ma ricoverati in Ospedale e tenuti in osservaziOne per um


988

LA CURA DI MAURIZIO ASCOLI NELJ.E INFEZIONl MALARJCHE ECC.

settimana è stato rilevato nessun accesso febbrile in un caso, in condizioni generali ottime e con milza ridotta; qualche accesso febbrile nell'altro caso, che si è spento spontaneamente senza somministrazione d i chinino, wJZa

riespansione della milza e senza ulteriore compromissione dello stato generale. L'esame parassitologico ripetuto più volte ha dato esito negativo in ambedue. Concludendo la cura adrenalinica da sola od associata nelle fasi febbri li a piccole dosi di chinino si è dimostrata notevolmente efficace anche nel!J malaria primitiva. Specialmente nei casi in cui forti dosi di chinino (70 gr. 8o gr. etc.) precedentemente propinato per os e per iniezione, non erano riuscite a troncare gli accessi febbrili, la cura Ascoli associata a piccole dosi di chinino ha determinato in uno a tre giorni l'apiressia, ha impedito il costituirsi di notevoli tumori di· milza cd il defedamento delle condizioni generali ed ha prontamente fatto scomparire molesti ed anche gravi sintomi a carico dell'apparato gastro-enterico e del sistema nervoso. La revisione dei soggetti praticata dopo uno o due mesi dalla cessazione della cura induce a ritenere che la cura adrenalinica eserciti anche nella malaria recente una azione di bonifica o per lo meno allontam le recidi\·c. I risultati raccolti parlano decisamente in favore del grandissimo guadagno che il nuovo trattamento fa registrare all'attivo della cura malanca e questo progresso può ormai dirsi acquisito dalle nostre e altrui osservaziOni. Restano da precisare i limiti totali del l 'acquisto: essi potranno· anche sorpassare quelli finora raggiunti ove il contegno ulteriore dei soggetti da noi trattati risulti anche ulteriormente più favorevole di quello dei soggetti sottoposti ai comuni trattamenti.

Conclusioni. Dalle osservazioni eli 122 casi già trattati e di 48 in via di trattamento, risulta: La cura di Mamizio Ascoli nella malaria sia cronica che recente si è addimostrata veramente efficace ed è ~tata ben tollerata da tutti soggetti non essendosi dovuto lamentare inconveniente alcuno. 2 ° - Sia nella malaria antica che recente, la cura ha determinato: a) una riduzione stabile totale o parziale del tumore di milza; h) un notevole miglioramento deÌlo stato generale; c) un pronto e sollecito ripristino o miglioramento più o meno spiccato della crasi sanguigna. 3° - La cma praticata in affetti da cachessia è capace di restituire J"ido· nei d al servizio militare. 1° -


LA CURA DI MAUR IZIO ASCOLI NELLE INFEZION I MALARICI-IE ECC:.

989

4• - Nelle infezioni recenti la cura ripristina rapidamente o impedisce la Cùrnpromissione dello stato generale. 5° - Durante il trattamento ed in conseguenza della cura si osservano frequentemente riattivazioni o ritorni febbrili; questi ultimi sono più numerosi e ravvicinati nei casi di malaria recente, comunque sono prontamente domati dall'associazione dell'adrenalinoterapia con piccole dosi di chinino. 6° - La cura Ascoli nelle forme chinino-resistenti rappresenta il trattamento di elezione per l'azione potenziatrice dell'adrenalina sul chinino. La milza sia nelle forme croniche che recenti con la cura Ascoli acquista la proprietà di non riespandersi più in coincidenza delle riattivazwm.

t -

RIASSUNTO. Gli AA. riferiscono sulla efficacia della cura di Maurizio Ascoli applicata in 100 casi di malari:1 cronica cur:1ti ncii 'Ospctlale militare di Palermo.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA -

- - ·· - - - -

IGIENE 11EsREDKA. -

Sulla scomparsa nelle cavie del potere vaccinante della anatossina difterica.

in presenza di siero antidifterico. (« Annales de l'l nstitut Pasteur "• n. 6, 1938). 11 trattamento con l'anatossin:I difterica richiede un tempo piuttosto lungo -

da 3

a 5 settimane circa - perchè la immunizzazione sia completa. P erciò, in tempo di epi <.lemia, si usa oggi di iniettare dell'anatossina c poi, qualche minuto dopo, 1000 unità di antitossina purificata o 10 cc. di siero antidifterico. L'A. ha vol uto sperimentare se l'addizione di siero all'anatossina fa perdere a questa il potere di conferire una immunità attiva. Le cavie trattate con il solo siero presentano una immunità per circa 3 settim:me; dopo 25 giorni nessuna di esse sopravvive alla inoculazione di prova; le cavie che hanno i icevuto solo del l'anatossina, cominciano a pre~e ntare l'immunit.-1 dopo tre settimane. dalla iniezione, ma conservano poi a lungo questa immunità; le cavie che h a nno ricevuto siero ed anatossina, ad intervalli da 30 minuti ad 8 ore, presentano una immunÌlà nei quindici gio.rni successivi alle due iniezioni ; durante la terza settimana una parte di esse sopravvive ancc ra, m a dopo venticinque giorni tutte le cavie così trattate soccombono alla inoculazione di una dose minima letale di tossina: la ~comparsa dell'immunità da questo momento è definitiva. P erciò l 'anatossina, che iniettata da sola esercita un potere vaccinante certo , cessa Ji agire quando si tro,·a in presenza del siero antidifterico: l'animale si comporta i111 questo caso come se l'anatossi n a venisse annullata dal r iero. Portando a qualche giorno l'intervallo tra iniezione di siero ed iniezione di anatossina, gl i animali si comportano ancora come se avessero ricev uto solta nto siero. Se invece l' intervallo è di un m ese, quando cioè praticamente non sussiste più siero nell'organismo, l'anatossina si mostra capace di assicurare l'immunità attiva . In un'altra serie di esperienze, l'A. ha inoculato alle ca\'ie prima dell'anatossina c poi -· a distanza di 1, 3· 5, 7 giorni - del siero antidifterico: anche nelle e<wie così trattate non si è manifestata una immunitj attiva c, oltrepassata la protezione del siero, le cavie non hanno resistito alla dose minima mortale di tossina difterica. Queste ca,·ie che non si immunizzano attivamente con l'anatossina, in quanto a ddi· zionalmcntc trattate con il siero, se trattate nuovamente con anatossina acquisiscono tuttavia lo stato immune più rapidamente delle cavie nuove: ad c~. d o po 12 giorni. anzichè dopo 3 settimane.

B. W EtNBERc, E. BR uTMANN, K. GRtANKo, A N tNA- R.'IocHENKo. -

Metodo semplice pa

t•isolamento dall'acqua dei bacilli tifici e paratifici. ((( Rcvue d'H ygiè n e )), ~en­

na io 1938). Il m ettere in C\'iJenza i bacilli tifici nell'acqua rappresenta uno dei problemi più interessanti, c ne llo stesso tempo più d ifficili a risolversi: tanto che ancor oggi. dopo t 1nti studi in proposito c nonostante i numerosi metodi consigliati da vari AA., Mn possiamo affe rmare d i disporre di un m ezzo sempl ice e ~icuro per l'isolamento dalle acque J i questi ger m i. t::mto impo rtanti per la patologia umana. La risol uzio ne del problema non deve e.~se re !Peraltro considerata impossibile. tn quanto numerosi ri cercatori sono riusciti ad isolare ceppi allo stato puro di bacillo di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDIC A ITALIANA E STRANIERA

Eberth e di paratifici B. I numerosi metodi, finora impiegati, possono essere considerati di due ordini. Alcuni sono b:1sati sul principio della concentrazione in un piccolo volume d'acqua dci bacilli in essa contenuti, praticando quindi l'isolamento mediante terreni elettivi di cultura; detta concentrazione viene raggi unta nei modi più vari: così in alcuni metodi (Vallet, Ficker e Hoffmann, ecc.) sono adoperate a guesto scopo sostanze chimiche, capaci di determinare la scdimentazione, sostituite in altri (in considerazione della possibile azione nociva che dette sostanze possono ~volgere sui pochi germi) da sieri agglutinanti, come nel metodo di Windelbandt. Quest'ultimo metodo però, pur avendo dato buoni risultati nelle applicazioni di laboratorio, si rivelò poco ~ensibile in pratica, probabilmente pcrchè i bacilli, dopo lunga permanenza nell'acqua, diventano inagglutinabiJj daj sieri specifici. Migliori dei metodi bnsati sulla concentral'ione, sono quelli che sfruttano la filtrazione dell'acqua da esaminare attraverso candele: il residuo non filtrato viene quindi seminato io terreni elettivi od anche adoperato come antigene nclla prova di deviazione del complemento (Volpino, Sano e Vancetti). Questi metodi di filtrazione, se hanno però sui primi il vantaggio di conservare la vitalità dei germi, restano ~empre dei metodi di laboratorio, che difficilmente possono essere adoperati nella pratica corrente. Per tutte queste ragioni, gli AA. hanno escogitato un nuo,·o metodo, che essi ritengono in grado di ovviare a tutti i suddetti inconvenien ti. Essi consigliano un filtro a forma dì imbuto cilindrico, delhi cnpacità di 750·1000 cc.: la parte filtrante è fatta da uno strato di tcrra di infusori disseccata, polverizzata e leggermente compressa, interposta tra due fogli di carta da filtro, l'inferiore dei quali riposa su perle di vetro. sotto le quali è posto uno strato di cotone idrofilo: l'imbuto termina in fendo con un rubinetto di erogazione dell'acqua filtrata. 11 filtro impiega da mezz'ora a due ore per il passagg1o di un litro d'acqua, a seconda della qualità della terra cl'infusori adoperata, rlel grado della sua compressione, del potere idrofilo dello strato d'ovatta adoperato: a filtrazione terminata, si chiude il rubinetto e si riempie l'imbuw, pn un u;rzo Jd ~uu 1·olume, del terreno di cultura e si pone il tutto in termostato, ovviando in tal modo ;;!!'inconveniente. presentato dagli altri metodi, della perdita durante la semina di parte dei pochi germi raccoltisi nel filtro. Il liquido di cultura adoperato dagli AA. nella loro esperienza, è stato : il brodo pcptonato per il b. coli, acqua peptonata per il vibrione colerico, e terreno di Kauffmann-Mueller per il bacillo del tifo. Le esperienze, nelle quali gli AA. hanno sottoposto alla fi ltrazione, per tempi oscilbnti tra i 15 e i 100 minuti, quantità di acqua tra i 500 e gli 8oo cc., prcviamcntc inquinata con cultura pura di b. coli o di vibrione colerico, o di b . tilìco, avrebbero dato risultati veramente confortanti; in quanto, per il colibacillo si sarebbe arrivati ad isolare il germe anche da acque contenenti da 1 a 4 bacilli: per il vibrione colerico, nonostante che sia stato adoperato un terreno non molto elettivo, si sarebbe riusciti ad isolare il 'ibrionc stesso anche da acque contenenti un solo germe: per quanto riguarda il bacillo tifico, infine, gli AA. col loro metodo sono riusciti ad isolare il germe in acque contenenti da 6 a 15 bacilli, risultato quest'ultimo, che, a detta degli AA., potrà asrai migliorare se il terreno di Kauffmann-Muellcr verrà sostituito da un terreno più clwivo.

F. FERRAJOLI.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

Isolamento dd primo ceppo di virus amarillico al Congo (Africa equatoriale francese). (u Bui!. Path. cxot. l>, T. 31°, pag. 418, '938).

SALEu N, CEccALor e PALINAccr. -

A seguito dell'inchiesta sierologica, eseguita col metodo di Max Theiler, dalla missione Rockfeller e dall'Istituto Pasteur di Brazzaville, c dei risultati degli esami

_l


992

RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

anatomo-patologici di fegati sospetti, eseguiti da Bablet, la febbre gialla, fino allora insospettata al Congo, è entrata a far parte della patologia equatoriale. Mancava la r·rova definitiva, e cioè l'isolamento del virus. Gli AA. che da parecchio tempo si occupavano di questo problema, sono riusciti ora, partendo da sangue intero di un malato, al 4° giorno di malattia, ad isolare uno stipit~ di virus amarillico per mezzo dell'inorulazione intracerebrale nel topino. L'autenticità di questo virus è provata dai passaggi in serie da topino a topino, dal saggio d'immnnità crociata con un virus di Dakar, dal ~aggio di neutralizzazione con dci sieri immuni, dagli esami anatomo-patologici del cervello di topini e c:l\·ie. Gli AA. che son riusciti ad adattare questo virus alla cavia, pensano che, in certe determinate condizioni, il virus amarillico può essere isolato anche per mezzo dell'inoculazione diretta del sangue nel cervello della cavia. Sarebbe anche molto interessante ricercare sistematicamente il virus partendo dal liquido cefalo-rachidiano degli itterici da iniettare a topini e cavie; questo procedimento permetterebbe, nei paesi in cui la febbre gialla esiste allo stato endemico-epidemico, di riportare in maniera certa a questa infezione certi casi atipici, che presentano una sintomatologia prevalentemente nervosa. Gli AA. mettono nel giusto ritieYo l'intcre~sc delle loro ricerche che han fornito in modo sicuro la prova dell'esistenza della febbre gialla nell'Africa equatoriale trancese. REITANO.

MEDICINA INTERNA H. ANNt::s-DJAS. - L' agastria: aspetti patogendici t n. 22, r6 marzo 1938).

clinici. ((( La Presse médicale "·

Sulla base di precisa casistica l'A. considera le conseguenze lontane dell'agastria, c1oc di quello stato fisiopatologico che si stabilisce con la gastrectomia, operazione che oggi si tende, non sempre a ragione, a praticare su scala sempre più vasta. T ale intervento operativo infatti, all'inizio limitato al cancro dello stomaco, è stato poi praticato per la cura dell'ulcera gastrica e duodenale ed attualmente lo si propone in certi casi di gastrite. Malgrado l'entusiasmo d1 un gran numero di chirurgi, è da prospettare la questione se la soppressione dello stomaco, organo dalle molteplici funzioni, di cui alcune note, altre appena attualmente intraviste cd altre ancora oscure, possa risultare non noci,·a per l'organismo. In rapporto alle funzioni gastriche invero nuovi orientamenti sono prospettati, onde, accanto alle funzioni digestive, sono da considerare le regolazioni ncuro-ormonali, l'influenza sull'emopoiesi. la regolazione del metabolismo minerale c forse altre funzioni ancora non precisabili. Pertanto la terapia chirurgica, la quale, demolendo 2 f., o 4 / ~ dello stomaco e del bulbo duodenale, ha di mira la sola secrezione cloridrica, che cerca di modificare, onde eliminare la recidiva, non considera altre funzioni dello stomaco, anch'esse molto importanti, le quali con l'intervento vengono soppresse o più o meno gravemente compromesse. Ancora, l'operazione risulta anti11siologica, in quanto essa mira a conseguire l'achilia, cioè a rimpiazzare una malattia con un'altra, che può avere conS<:guenzc non meno gra vi della prima. Difa tti nell'achilia postoperativa, più grave di quella spontanea, oltre alla secrezione cloropeptica, sono compromesse altre importanti funzioni, che hanno ripercussioni dige· stive, epatiche, pancreatiche, ~anguigne, metaboliche e neuro-ormoniche, di cui ralune solo ora si cominciano a conoscere. Precisando, in base a sistematiche osservazioni su


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

993

soggetti gastrectomizzati, si osservano sindromi, le quali dell'atto operativo sono da considerare come conseguenze dirette, immediate o lontane. Solo quest'ultime sono dall'A. nel suo lavoro consiùcrate. Con la gastrectomia larga viene anzitutto alterata la statica viscerale non solo, ma anche la digestione degli alimenti, sia per il rapido passaggio di essi attraverso lo stomaco sezionato, sia perchè, con la deviazione del normale corso del chimo, sono soppressi o turbati diversi rifbsi interorganici, quali il gastro-duodenale, il duodcno-vcscicolare, il òuodeno-pancreatico, donde alterazioni funzionali ed anche anatomiche in detti organi c l'insorgenza di sindromi enteriche in gastrectomizzati. Grande importanza recenti studi hanno attribuito all'impianto sullo stomaco, divenuto acloridrico, del colibacillo, che in alcuni casi fu trovato allo stato di purezza. l vi il germe determina processi fermentativi, che di solito hanno lUogo solo nell'intestino tenue e quindi s.ìndromi dispeptiche particolarmente studiate da Carrachan e BoldyreH. Ancora, il germe può esplicare la sua azione sugli organi vicini (fegato, pancreas), per cui, nota giustamente Guillaume, è un paradosso terapeutico il pretendere di guarire l'ulcera dello stomaco creando una permanente dispepsia, un'angiocolecistite o un'anemia. E' sull'emopatia che osservazioni più sistematiche ed importanti sono state fatte , e non solo ùa medici, ma da chirurgi, che senza preconcetti hanno rilevato e valutato le manifestazioni morbose consecutive alla gastrectomia. L'osservazione clinica, le conoscenze di fisiologia umana e l'esperimento hanno concordemente fornito clementi molto dimostrativi per lo studio dell'anemia agastrica, che nella chirurgia dello stomaco costituisce una complicanza importante, anzi, secondo Gosset, capitale. La sua frequenza è stata dai chirurgi diversamente giudicata e da taluni (Henschen, Lak, Stern ed altri) persino negata. Ciò è facilmente comprensibile, qualora si tenga presente che, essendo l'emopatia una complicanza lontana della gastrectomia, i pp. non più ritornano al chirurgo, dal quale sono considerati guariti, ma al medico. Accurate ricerche sono state da noi portate da Fasiani e Chiatellino, i quali ammettono che dopo la gastrectomia è frequente l'anemia, specie nella donna. Tale rilievo importa l'ammissione di un fattore extragastrico, cui dovrà attribuirsi l'importanza di elemento coadiuvante nel determinismo dell'emopatia. La quale può rivestire due forme : l'anemia perniciosa (megaloblastica e megalocitica, ipercromica) e la :loranemia achilica (microcitica, ipocromica), forma quest'ultima solo recentemente defi.tita quale entità nowgrafica a sè ed alla cui conoscenza contributi IIOtevoli ha portato il Micheli con la sua scuola. Lo studio dell'agastria pertanto, anche se al suo inizio, dimostra già le gravi ripercussioni, che l'intervento chirurgico provoca nelle diverse funzioni organiche, ripercussioni che sono digestive, epatiche, ematologich~, pancreatiche, neuroendocrine. Esse devono essere seriamente considerate dal chirurgo prima di accingersi all'intervento, che, mmc ogni terapia, non può essere standardizzato, prescindendo dallo stato particolare del soggetto, su cui si opera. Se ogni ben compresa terapia deve in modo preciso mirare alla cura della lesione ed all'allontanamento delle cause che ia determinano. senza mutilazione di organi dalle

funzioni molteplici ed importanti, la terapia chirurgica dell'ulcera gastrica non è quella ideale, senza con ciò negare che molte volte essa costituisce il trattamento razionale delle complicanze di detta affezione. Tale concezione, superando inutili discussioni ed ogni pernicioso dualismo tra cura medica e cura chirurgica della lesione gastrica, deve indirizzare la condotta del terapista sapiente e veggente, la quale mai dev'essere ispirata a preconcetti, dannosi sche.matismi. che mal si inquadrano nella particolarità nosologica individuale.

R. o' AussANO'RO. 6

Giornale di medicina militar~.


994

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

CHIRURGIA GENERALE R. )EJ:oo:SEN. -

Sull'altezza della anestesia lombare con percaina secondo Joncs. (" Zbl.

fur Chir. », 9 ottobre 1937). L'A., ùopo avere ammesso che i progressi ottenuti oggi nel campo dell'anc~tesia lombare sono dovuti più. all'impiego dei nuovi anestetici che a cambiamenti fondamer.· tali del metodo. ritiene che gli attuali progressi non solo permettono di ottenere, a secondo delle varie necessità, l'anestesia di determinati territori dd corpo (anestesia a cintura di Kirschner), ma sopratutto di evitare il pericolo dell'anestesia rachidea fatta in sede più alta di quella lombare per gli interventi nella parte superiore dell'addome. T ra i nuc,·i preparati, egli, per l'anestesia lombare dà la preferenza alla percaina, che deve essere iniettata nello spcco vertebrale secondo la tecni-:a di )ones che sarebbe la più semplice c la più adatta. La percaina ha la proprietà di produrre un'anestesia di lunga durata anche con aJte diluizioni. Joncs inf:ttti consiglia le fiale di 20 eme. della soluzione di 1:1500. Usata in alte diluizioni, la percaina viene assorbita molto lentamente, il suo pas~aggio in circolo è meno rapido di queìlo di altri anestetici e quindi i rirchi dell'anestesia · lombare sono minimi. Circa il metodo dell'anestr:sia lombare percainica, l'A. si attiene alla seguente tecnica: Il p. viene distese su di un fianco con torace in posizione orizzontale e testa bassa. Introdotto nello speco vertebrale un ago dd diilmetro di 1,5 mm., si fanno gocciolare 5- 10 goccie di liquor, indi con una siringa contenente 20 eme. di soluzione di percaina. dopo essersi a~sicurati, previa aspirazione, dell'assenza di sangue in essa, si inietra la quantità di soluzione necessaria per ottenere un'anestesia più o meno alta. Gener:~lmcnrc per le operazioni alla parte superiore dell'addome, per la qu:.le si pratica !a rachianestesià tra Il e V vertebra dorsale, è sufficiente iniettare 15 - 18 eme. della soluzione eli percaina. Subito dopo l'iniezione si pone ii p. in posizione supina da preferirsi a quella ven· trale perchè più facile, applicabile in tutti gli ammalati e meno pericolosa e si attende il sopraggiungere dell'anest·csia. Ottenuta l'anestesia, si abbassa il letto in modo da aversi una posizione inclinata Ji 5° a 15° Trendelemburg. Per le operazioni nella parte alta dell'addome è sufficiente che l'anestesia arrivi a tre dita trasverse al disotto della mammella. E' necessario evitare un'anestesia più alta per non incorrere nel pericolo di gravi disturbi respiratori. L'operazione può cominciare 10 minuti dopo essersi assicurati dell'avvenuta aneste~ia, la quale ha in media la durata di 3 ore. L'A. ha praticato l'anestesia alta lomb&re con percaina in 170 p. dai 14 a 83 anni con ottimi risultati, poichè solo i11 3 casi fece ricorso ad altra anestesia. In 17 casi però si ebbe cefaJea post.operativa durata al massimo 8 giorni; in 4 casi si notò un abbassamenro della pressicne sanguigna., facilmente superata con l'uso di adrenalina, efedrina e simpatol. In 2 casi con decesso, la morte fu dovuta più alli' gravissime condizioni degli oper:~ndi che all'azione della perw ina. L'A., riportandosi ai risultati della sua statistica sull'anestesia lombare alta, conclude che, mentre per le operazioni nelle estremità, per le erniotomie e le: colporrafie: può usarsi l'anestesia lombare :1lla Bier, per le operazioni nell'addome superiore è più adatta l'.1ne· stcsia lombare alt::J con b percaina. la quale oltre ad essere di lunga durar~ dà minor numero di disturbi generali, c di lie\'e entità. ZAFFIRO.


RIVISTA DELLA STAMPA

~EOICA

ITALIANA E STRANIERA

995

N EURO-PSICHIATRIA E. FENGA, primo capitano medico. - Sindrome di poliomielite anttriore acuta nella sifilide midollarc. (C( Rivista di Patologia nervosa e mentale >>, bse. I , gennaio-febbraio 193S-XVI). Tra le svari ate sindromi midolla ri d'origine luc tic.:a, una dcilc più rare è quella della poliomielite anteriore acuta. Trattasi di un tumultuoso processo infiammatorio specifico che interessa prevalentemente le cellule delle corna a nteriori del midollo c che, c!al punto di vlsta clinico, è caratterizzato da p:mtl isi ad inizio brusco, scgulta da precoce e rapida atrofi::t dci mu~coli inner va ti dalle cellu le lese da l processo flogistico. L·A. prese nta cd illustra particolar<.ggiatamente un caso clinico da lui studiato nella R. Clinica neuropsichiatrica d i Fire n<>.e, corredato da interessanti reperti di laboratorio. Riassumendo la storia clinica con le parole stesse del Fenga, si tratta di un uomo di 44 an ni che ignora d'essere luctico ed e ntra in Clinica presentando una paralisi muscol::rc atrofica destra ed una parcsi d n istra a topografi:l radicolare (24 , 3" e 4' radice lombare). Il quadro ha avuto inizio ed evolu zione rapida nei dieci giorni innanzi l'ammissione; ma prima d'allora, nei nove anni antecedenti, si erano manifestati dolori a cintura a li vello della zona dorso-lombare c macchie di vit ilig inc simmetricamente disposte a! dorso delle mani, alle regioni poplitec cd ai gcnita li esterni . Infine, dicci mesi prima era intercorso un trauma discreto, per caduta dall'altezza di due metri. Durante la dege nza in Cii nica si accentua il deficit motorio e la paralisi evolve in senso discendente meno gravemente - quelli corricolpendo i mu scoli inncrvati dalla 5" lombare c ~ pcnde nti alle due prime radici sacrali; così si stabi lisce rapidamente una paraplcgia flaccida ~ui segue precocemente l'atrofia muscolare con reazione degenerativa e comra7ioni fibrillari. Vie piramidali integre. Apiressia costante. Tardivi e scarsi i disturbi trofici e degli sfintcri; lo stesso dicasi per i disturbi clelia sensibilità subietti va (transitori dolori muscolari), mentre manca qualsiasi d irordinc a carico delle sensibilità obiettive. Somaticam cntc no n si riscontrano sintomi da riferirsi all'infezione luetica tranne la vitiligine (P. Marie); tuttavia la Rcaz. W ass. sul sangue è positiva ed il liquor presenta lìnfocitosi, aumento della albumina e d elle globuline, Wassermann e benzoino colloidale fortemente positivi. All'esposiz ione del caso segue una docu mt ntata di~cussionc - con revisio ne critica della relativa letteratura - a sostegno sia dell'individualità della sindrome " poliomielite anteriore acuta luctica n, sia dcll':1ppartenenza a tale sindrome del caso illustrato. Nonostante !a grande raritn di simili osservazioni è innegabile il notevole interesse a ll'argomento dci medici militari, sopra tutto per ic considerazioni medico-legali che possono ovviamente sc:>turirc dalia esatta classifìcazion e nosologica di simili casi. CARLO RIZZO.

OFTALMOLOGIA Lo CASCIO GIROLAMO. - Paratiroidi t listica »; novembre 1937).

occhio. (u Annali d i Ottalmologia c Clinica Ocu-

Le sole aherazioni ocular i che possono certamente mettersi In rapporto con modificazioni della funzionalità delle paratiroidi, sono particol:tri alterazioni d ella trasparen za del cristallino. Sono state riscontrate opacità Jel cristallino nelle seguenti forme di tetani a dell'uomo: tetani a strumipri va postoperatoria, tetania infantile, tetani a del la


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANié.tA

maturità, tetania idiopatica degli adulti, tetania in rapporto con infezioni ed intossicazioni. La distruzione o l'asportazione delle paratiroidi in animaJj è spesw seguit:J dalla comparsa di opacità del cristallino. Le prime alterazioni si rilevano con una costanza quasi assoluta immediatamente dietro la cristalloide anteriore c al davanti della cristailoide posteriore sotto forma di opacità distribuita in uno strato sottile che spesso è più accentuato al davanti della cri· ~talloidc posteriore specialmente nella zona assiale e periassiale. L'opacamento del cristallino mostra quasi sempre carattere progressivo e quando si ha il quadro della cataratta matura è difficile differenziare quella di natura paratircopriva dalla senile. La cataratta stratificata del bambino è in rapporto genetico con la tetanla. L'A. riferisce ampiamente sulla letteratura esistente sull'argomento c riporta le in· teressanti ricerche eseguite nella R. Clinica oculistica Napoli dalle quali è risultato:

ru

che la frequenza di opacità lenticolari nei conigli operati è ~tata di circa il Go %; che non è risultato un rapporto nosoiogico sicuro tra la comparsa delle opacità del cristallino le contrazioni muscolari; che le prime opacità del cristallino compaiono in generale non prima di 10 giorni dalla asportazione delle paratiroidi e non oltre quattro settimane. L'A. ha rivolto particolare attenzione aJb questione controversa della patogenesi della cataratta tetanica istituendo un vasto piano di ricerche e facendole eseguire dai suoi assistenti nella R. Clinica oculistica di Napoli e dalle quali è risultato che in seguito all'asportazione delle paratiroidi nel coniglio: a) si mette in evidenza un legger:o, ma indubbio innalzamento del pH sia nel siero di sangue che nell'umore acqueo; b) non si rileva no variazioni sensibili del tono dei cloruri nel sangue nè nell'umore acqueo; (} non sono rilevabili modilicazioni della conduttività elettrica dell'umore acqueo e

<.

quindi verosimilmente anche del contenuto salino; t!) il contenuto in acido ascorbico dell'umore acqueo non subisce in generale variazioni degne di rilievo; e) il pH del cristallino è leggermente superiore al normale; {) il contenuto in acido ascorbico c quello in gluratione del cristallino non subiscono variazioni sensibili; g) non si apprezzano va riazio ni della grandezza respiratoria degli strati corticali del cristallino ~c le opacità sono parziali, mentre se l'opacamento è completo la grandezza respiratoria è notevol· mente ridotta; h) la glicolisi del cristallino è quasi costantemente inferiore al normale c manca del tutto nei cristallini opacati in toto; r) si ha un aumento delrazoto aminicc del cristallino; 1) il contenuto in calcio di cristallini con opacità parziali è quasi costantemente aumentato c nei cristallini con opacamento totale è notevolmente superiore al normale (14 volte); k) il punto isoclcttrico dd cristallino è superiore al normale; l) il contenuto in acqua del cristallino è superiore al normale; m) a carico dell'epitelio capsu· !are si manifesta un complesso di alterazioni di vario grado che sono molto simili se non idcn:iche a quelle çhe si riscontrano in altre cataratte sperimentali e nella cataratta senile; n) non si rileva una accentuata modificazione del contenuto in fosforo inorganico del vitreo. L'A. dopo una discussione critica di tutti gli elementi risultati dalle suddette riwche conclude ammettendo che con tutta verosimiglianza la cataratta paratireopriva sperimentale sia la conseguenza di modifìcazioni cliniche c fisico-chimiche del liquido endoculare c del cristallino, nel senso che per uno stato di aparatiroidismo o di ipoparatiroidismo si determini un innalzamento del pH del siero di sangue e quindi dell'umore acqueo e del cristallino ed una diminuzione del tasso del calcio nel sangue e quindi nell 'umore acqueo; cd in conseguenza di ciò una esagerazione dell'imbibizione del cri· ~tallino ed un affievolimento del ricambio glicolitico tanto importante per il cristallino. TESTI\.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

997

STOMATOLOGIA MAuRJcE

Rov. -

Alcune nozioni fondamentali per la comprensione della piorrea al-

veolare. ((( L'Odontologie », dicembre 1937). L 'A. pone tra le manifestazioni più precoci e più costami della malattia un riassorhimento dei bordi alveolari. T ale lesione è caratteristica (;d iniziale e ogni altro fenomeno patologico che accompagna l'evoluzione della malattia è più o meno in intimo rapporto con questa alterazione alveol:!re iniziale. Questa può e$sere determinata da fattori infiammatori o da fattori troflci; il primo caso si osserva in inuividui portatori di voluminose ma$se di tartaro che, a lungo andare, determinano una gengivite cronica. la quale, a . sua volta, si ripercuote sopra i bordi a lveolari. Che la gengivite non debba sempre essere considerata come i: fattore iniziale cd essenziale della piorrca ce lo dimostrano i casi in cui questa si svilu ppa senza gengivite e ancora in quei casi di piorroici trattati, nei q uali il riassorbimemo continua a evolversi anche dopo la scomparsa della ge ngivite. Bisogna in t:ll caso ricercare una .:ausJ di ordine generale che provochi questa lesione essenzialmente trofica del riassorbimcnto alveolare. Una volta iniziato il ria~sorbi mcnto del bordo osseo, se la gengiva non segue di pari passo la retrazione alveolare, si h:1 la fcrmnionc dei cui di sacco gengivo-radicolari la cui parete mucosa p resenta fu ngosità infiammatorie. La suppurazione c i calcoli che si r iscontrano nel periodo di stato della piorrca si devono a queste fungosità gengivali, mai alle lesioni os~ce che sono sempre di natura trofica e non necrotica . Il riassorbimento osseo mina inevitabilmente la resistenza articola re dci òemi, su ognuno dei quali possono agire poi singoli fattor i locali. L'A. passa in rassegna le varie cause generali, per concludere che la piorrca è una malattia costituzionale, discrasica, in rapporto a speciali alterazioni del si~tema neurovegetativo, del sistema endocrino, ecc. e si svolge di pari passo con alcune diatesi, prima fra tutte quella artritica. Egli dà del la m:~lattia la seguente definizione: « La piorrea alveolare è una malattia autonoma, dovuta a un turbamento celluloumorale e dell'indi\'!dualità, sotto la dipendenza, sembra, della dia tesi artritica o di fenomen i disendocrinici. Quest~ mJlattia è caratterizzata da u n riassorbimento alveolare senile precoce, accompagna to o no dalla formazione di cui di facco gengivo-mdicolari , producenti questi ultimi lo sviluppo consecutivo della supporazione, dei calcoli c di tutti gli altri sintomi locali della m:tlattia n. Quanto alla profilassi l'A. dice che è dovere di ogni medico ricercare sistematicamente la piorrea in ogni individuo per poter intervenire al più presto. Quanto alla terapia, rimanda al suo trattato, limitandosi a f:tre un avvertimento: " Ri cordatevi - egli dice - che la conservazione dei denti sarà ottenuta in ragione diretta del numero degl i ~pazzol ini che voi userete sopra le vostre gengive. Quindi mass:~ggio gengivale ri gorow pratic::tto quotidianamente dal malato, normn che non ha solo \'alore curati,·o, ma anche profilattico "· PleCARRETA .

FARMACOLOGIA .M. PEsEz. -

Sopra alcune nuove reazioni colorate dei derivati barbiturici. (u Journ.

Pharm. C hem. n, 26, 24 7• 1938). Di notevole interesse sono le renio ni che M. Pesez indic::t nella ~ua nota pcrchè, a differenza di quelle normalmente in uso basate in generale su demolizioni successive della molecola e riconoscimento di determinati gruppi funzi onali me~ si cosl in Jibert~.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI..\!'iA E STRANIERA

esse anengono direttam t:nte sulla molecola intera con quali vantaggi di rapidità e di semplicità è facile intuire. Tre, fra quelle indicate, sono da mettere particolarmente in rilie vo : quella con aldeide salicilica che sembra essere specifica del dia!; l'altra che permcue, per trasformazione in mctadinitrodcrivati e successiva condensazione con acetone, la identificazio ne dei derivati dell'acido barbiturico contenenti un gruppo benzenico ndla molecola; e quella, infine, c::tratteristic::~ della n- metilfeniletilm::tlonilurea (Isonal) c basata pure sulla trasformazione del compo~to in nitroderivato c successiva azione dell'acetone. L1 diallilmalonilurea (dial) in soluzione di acido solforico puro, a caldo, dà con l'aldeide salicilica una intensa colorazione rosso-ciliegia e la reazione è assai sensibile pcrchè rivela fino a 1/ 10 di m gr. di dia l. Reazio ne specifica dei composti contenenti gruppi allilici è quella con dime tilam-

minoparabcnzaldcide con la quale, sempre in soluzione wlforica si ottiene a caldo. sopra un vetrino da orologio. una bella colorazione ros~o-ciliegia un po' aranciata al centro del liquiclo. J deri\·ati contenenti gruppi fenilici (gardena!, rutc nal, isonal) si identificano 1m·ecc tr:~ sformandoli in m.etadinitroderivati per azione di una miscela nitro-solforica a caldo, estraendo il nitrodcrivato con etere acetico o etere etilico e trattando con :lcetone che si condensa col nitroderiv:uo formando composti intensamente colorati: si ottengono delie belle colorazioni varianti dal violetto intenso al violetto rossastro. Modificando il modo di procedere della reazione precedente l'A. ha ottenuto una ~cric di colorazioni differenti caratteristiche dell'isonal, cosicchè questa reazione, eseguila seguendo scrupolosamente il procedimento indicato, è risultata specifica per la n - m eti !. fcni letil malonilurea.

P. SALTI~!.

----'._._./1 -o_. ~·- -


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenut i a lla Dlruloae gen erale di Sanità militare nell'agosto 1938-XVI)

ANCONA • Sottotenente medico P IETRO INTERNJCOLA: Alterazio-ni istologiche del par;. creas in soggetti co/emici. L'O. riferisce di aver riscontrato nel pancreas di individui morti per colemia, zone: di degenerazione vacuolare in seno al parenchim:~ zimogcnico. Nessuna alterazione ha ossen·ato a carico delle isole di Langherans, nessuna rcnione eh p:~rte del connettivo, non necrosi, nè steatonccrosi. Egli ha osservato reperti simili, in :~nim:~ll Ja esperimento resi colemici mediante legatura del coledoco.

*

ANZIO (Campo san. eli m. militare) • Primo capitano medico Lu1c 1 Bot.LA: Terap1a medica della tubercolosi polmonare.

*

GENOVA • P rimo capitano medico EocAJ<Do F ENGA: Emiparesi spinale da compres· sione del midollo cervicale.

*

MESSINA • Tenente medico RosARIO CATTANEO: Cistite amebica e suo valore diagnostico con particolare riguardo alla pratica venereologica.

*

NAPOLI • Capitano medico prof. FRANCESCO CANTA!'<! : Novità nel campo della lmmu· nologia. L'O., in una concisa esposiZione sintetica e cntJca, ha passate in rassegna, tra le più moderne acquisizioni sperimentali nel campo della immunologia, quelle che gli sono parse meglio qualificare rispetto alle possibilir:ì di applicazioni pr:niche. Dopo ~ersi principalmente diffuso ad esporre le basi teoriche e le :.~cquisiziL'ni pratiche dell'anatossinoterapia, sia mcttendone in luce le peculiari caratteristiche sperimentali e dottrinarie, sia illustrandone i campi di realizznione e le possibilità di sviluppo, l'O. ha messo in luce i più recenti risultati di alcune moJernc tecniche d'immunizzazione; tra queste, ha particolarmente richiamata !':menzione sulle v::1ccinazioni contro la peste, la febbre gialla cd il tifo esantematico, sui tentativi d'immunizzazione antinfluenzale col nuovo virus di Moyle e Fairbroker e su queìli antiscarlattinosi col siero citotossico antireticolocitario d i Bogolometa e Martelorek. Infine l'O. ha riferito su alcuni nuovi tentativi d'introduzione del materiale immunizzante per vie diverse da quelle più note e, dopo aver esposti i primi risultati della vaccinazione antivaiolosa eseguita per via ipodermica, si è soffermato ad esporre gli interessanti fondamenti dottrinari c le possibilità di realizzazione pratica del la cutivescicolovaccinazione proposta dal Sica.


RIVISTE MEDICHE MILITARI - -- - -

Rivista di Medicina Aeronautica. -

Uffic:o centrale di Sanità. Ministero deii'Aeronaurica, Roma. Anno I, N. 1, giugno 1938-XVI.

Margaria: Il problema della respirazione a grandi altezze. Ma rulli e Lo Monaco Croce: La reattività dell'organismo umano nelle zone criti· che dell'alta quota in regimi respiratori diversi. Casella: Alternioni di udito da variazione di pressione. Talenti e Lo Monaco Croce: Ricerche sugli effetti del lancio con catapulta sull'or· ganismo umano.

Bulletin International des Services de Santé des Armées de terre, de mer d dc l'air. - Pubblicato dall'« Office lntcrnational de Documentation de Médecine Militaire l>, Liegi (Belgio). N. 7, luglio 1938-XVI.

X Congresso interna zionale ùi Medicina e Farmacia militare (Washington, 7-15 maggio 1939). 8• Sessione di Conferenze ùel Comitato internazionale di Medicina e F armacia militare (Lussemburgo, 1-4 luglio 1938). Comitato permanente dci Congressi interna zionali di Medicina e Farmacia m ilitari (Resoconto dclìe sedute). Ri'vi.<ta in temazionale. Uf{icio internazionale di docu m entazio·n e di M edicin a militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche militari. Bibliografia medica militare.

BELGIO .

Archives Belges du Service de Santé de I' Armée. -

Redazione : Ospedale militare,

Liegi. N. 7• luglio 1938.

T hullicz: Il servizio sanitario dd l'Aeronautica.

BO L IVIA .

Rivista de la Sanidad Militar.

Pubblirazione trimestrale. Edizioni « Fenix ))' llli-

mani 66, La Paz. N . 4• 19,s. Pcrez P6rcel: La tubercolosi oculare. Castri/lo e Rivero : La rea7.ione di P irquet nell'adulro. Jbtltìez e Santelices: Nuovi metodi per il trasporto degli ammalati e dei feriti. Navm·ro: Il meccanismo della curva termica della malaria. Barrios: Ernie inguin:ali consecutive a infiammazioni Yiciniori. Arce: La profilassi della tubercolosi nell'esercito. Navan·o: Brevi appunti per In storia del servizio sanitario durame la Cam pagna del Ch::tco.


RI VISTE MEDI CHE MILITARI

I OO I

CECOSLOVACCHIA.

Vojcnské Zdravotnické Listy. -

Organo scientifico dci medici, veterinari e farmacisti militari cecoslovacchi. Redazione: Praga, Bubencc, MNO. - Zdrav. cdJoleni. Fascicolo 4, 1938.

Holubu: Organizzazione della trasfusione del sangue in !spagna. Némcc: Sull'impiego dell'etere e del cloroformio nel l:! chirurgia di guerra. Cistin: Bigeminia extrasistolica con blocco di compl es~i ventricobri, e suo rapporto con la fase refrattaria relativa. Bergmann: Postumi della malattia di Pcrthe;. Bdek: Un caso d'infezione acciden tale in laboratorio da Bact. tularense. Rures: Apparecchio per l'ossigenotera pia per via irodermica e suo impiego per la cura dei cavalli gassati. FRANCIA.

Revue du Servict de Santé Militaire. -

Direzione del scr\'17.10 di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 5, maggio, tomo CVIII, 1938.

Des Ci//euls, Sabrié e Hernv: Nuovi dali sull'organizza7.ionc e il funzionamento del servizio sanitano negli eserciti stranieri (ltali:.l e Romania). Bouissou: Soluzione dei temi di esercizi pr~tici sul se1vizio sanitario in guerra. Houdard: O rganizzazione del scn·izio sanitario militare sono la Repubblica (T 791 - l 790· GERMANIA.

Der Deutsche Jlllitararzt. -

Ri vista mtnsile per gli ufticiali della Sanità milimre dell' esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Mcdizinischen Rcfcr:.lntenblatter, Berlino W 9· Linkstr. 23-24. Fase. 7, luglio 1938.

Kubert: Parto in casa o parto in clinic;, ? Sch midt: Contributo al capitolo del puerperio. Som m er : Diagnosi e terapio dclb gonorrea nella donn:1. Hirscher: Sull'imbottitura delle stecche 10 guerra cd in pace, con particobrc ng uardo all'imbottitura permanente. Rossner : Sulla periarterite nodosa. Hennes : Il reumatismo degli arti inferio ri. Manthey : Il giudizio di idoncit?t militare dopo l'introduzione dell 'articolo 2 dclb «sa legge sull'emendamento delle disposizioni sulla procedura del 5-7 - 934 >> d;ll punto di vista ncuro - psichiatrico. Schu/ze: Contributo all'igiene nei sottomari ni. Parte I: La cub:nura. Heydrich: Contributo all'igiene nei sottomarini. Parte Il : Quantitativo di ana. GRAN BRETAGNA.

Joumal of the Royal Army Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Danicllson.

Ltd . Londra. Fase. giugno 193~.

Mackenzie : Il controllo delle acque inquinate. Kennedy: Trattamento chimico di acqua inquinata con solfato ferrom c calce.


1 002

RIVISTE MEDICHE MlLIT ARI

Blewitt : Febhri del gruppo del tifo nel Bhim T al Area, Kumaun Hills, U . P., India (continuazione). - Le condizioni sanitarie dell'esercito. Stephen: Un caso di lussazionc completa bilaterale del collo. Thompson: La sedia di Hamilton (sedia su sella per trasporto di feriti).

Fascicolo luglio 1938. Richardson : Visita medica delle reclute circa cento anni fa. Mackenzie e Hiltot1-Sergeant: Il trattamento chimico delle acque inquinate neglt accampamenti e nelle caserme. /3ennett: La diagnosi differenziai.: delle febbri prolungate in India. Christian: Esperimenti con sieri agglutinanti umani. Wili: Colpevole, ma pazzo.

-

Relazione del consiglio delle ricerche mediche per l'anno 1936-1937. H01·an Brotvn: Il cammello porta-barelle « H oran Brown >>.

Golding: Relazione su tre casi di frattura dd mascelbre inferiore da ferita d'arma da fuoco alla faccia durante le operazioni nel Waziristan, 1937· Kempthome: TI servizio sanitario nelle Fi:1ndre (1742-1748). JUGOSLAVlA.

Vojno-Sa.nitdski Glasnik. -

Rivista trimcstralc:: di medicina, farmacia e veterinaria d el· l'esercito jugoslavo. Rcdazicne ed amministrazione: ospedale militare di Belgrado. N. 2, tomo IX, 1938.

Cuetoievic: Il significato della sedimentazione delle emazie nelle malattie oculari. Youanovic: L'astragalcctomia nell'adulto. Dukovic: Sul gozzo e la sua cura chirurgica nella guarnigione di Belgrado. Mi/anovic: Aggravamenti, simulazioni, dissimulazioni e autolesioni nell'esercito. Nicolic : Metodi per svelare c dimostrare la presenza deJI'iprite sui terreni e su oggetti vari. PARAGUAY.

Revista de Sanidad Militar. -

Direcciòn Superior de Sanidad militar. Sargento Duré, 339, Asunciòn. Fase. roo, 101. 102 - aprile, maggio, giugno 1938. Reca/de: La Sanità del Paraguay du rante na guerra del Chaco. Gagliard011e: Problemi sanitari d'oggi. Boettner : Cura delle ulceri tropicali con olio di fegato di merluzzo e miele. PERÙ.

Revista de Sanidad .Militar.

Ministero della !:,tuerra, Lima. N. 34, luglio- dicembrt:

'937· Perez Aranibar: Progetto per il Regolamento di esenzwne e di dispensa dal seryjzio militare. Hartlebcn (Barbier1) : Sintomi di dubbia interpretazione a carico del cuore dei volontari. Esparza : n SCr\'izio stomatologico in guerra.

"J


RIVISTE MEDICI-lE MILITARI

1003

POLONIA. Organo degli ufficiali del Servizio san i t:~rio. Centrum Wyzskolcnia; Sanit. Gornoslaska 45, Ynrsavia. N. 6, gi ugno 1938.

lekarz Wojskawy. -

Szulc: Irradiazio ne e metabolismo. Malinowski : L'incontinenza d'urina nei soldati. Babecki: Metodr di esame c di disinfe-zione udl'a:qua presso le truppe in campagna. Gergouich: L 'influtnza dell'elemento tattico sul funzionamentO del servizio sani· t:ario della divisione di f:rntcria (continuazio-ne).

Polski Przeglad Medycyny Lotntczej. -

Bollettino trimestrale edito da l Comitato di propaganda di Medicina aeronaurica in Polonia, Varsa,·ia. T omo Vll, n. 2, 1938.

Goebd e Marczewski: Sull'acclimatnzionc artificinlc uell'org:rnismo alle basse pressioni atmosferiche. Kraiewski : Azione delle basse pressioni e della re~pira zione ui differenti miscug li gassosi sulla secrezione gastrica. Handtke : I l valore dei metodi nusilinri per l'esame dcll'appar:no circolatorio ùcgl i aviatori. Sikorski: L'influenzn della bassa prcs!'ione atmosferica sul senso dell'equilibrio dell'uomo. Poi: Contributo all'esame delle modific:-rzioni fisiologiche oculari sui cassoni pncu. matici.

ROMANIA.

Revista Sanitari Militari. -

Redazio ne e nmministrazione: O spedale Militare gi na E lisnbeta ''• Bucarest. Fase. 4, aprile 1938.

<< Re-

Radianu: Condizioni nelle qu:~ l i la Sanità dell'esercito potrebbe rendc;-e d ei re:rli ser· vizi nella lotta contro le malattie sociali, come la tubercolosi e la sifilide. Zamfir e Stroescu: Consideraz!~:mi su di un caso di infarto del miocardio. Zamfir e Tomescu: Comp:trsa di eritemn nodoso e polimorfo in segu ito ad iniezione di tubercolina praticata ad una tubercolotica. Diac011t:scu , V. Co11stantinescu e R . Consfgntinescu: Contributi alla terapia del la sifilide col Neosalutan. Mihaiiescu e Maus: La terapia dcl l'ostc<rmiclite acuta primitivn. Igna e Fisi : Considerazioni su di un caso di morte per lumon.: cerebrak (tubcrcolu solitario). Gherghinescu: Ricerche sull'indice di rcfrazione delle :rcC!UC m inerali d i OI:Jnesti. f!asilescu: Dermite livedoidc gnngrenosn tipo Nicolau, con:;ecutiva nu iniezione di bismuto. E pure: Considerazioni sulle manifestazioni polmonari d ella malaria . Klein : La cura dentaria della popolazione infa nLilc scolastica. To-negaru: L'ossigenoterapia per via sottocutanea nell'emottisi. Lupulescu e Paulian: Cisticercosi mening<rcerebralc . Petrouici: Accidenti durante lo sviluppo del dente del giudizio. Trandafirescu : P rove di dosaggio degìi alcaloidi coi potenziometro. Studio sulla chinina.

J


RI VISTE MEDICHE MILITA RI

1004

F:lscicolo 5, maggio 1938.

Marinescu e Srroescu :" Sarcomatosi diffusa delle meningi, del sistema nervoso centrale c periferico, come forma particolare della malattia di Ollivier-Nonne. D iacon<!sCu, V. Constantincscu e R. Comranti11(:rcu: Contribu to alla terapia della

linfogranulom:ucsi inguinale benigna di Nicolas-Favre. Stamariu: Contributo al lo studio della rottura della milza. Vimici e T eodorescu: Considerazioni su due casi d' idronefrosi voluminosa latente. Stefanescu: Contributo allo studio della vaccinoterapia nella blenorragia. Teodcsiu e Rucsa : Un caso d i cheratodcrmia palmare e piantare del 6po della " malattia di MéleJa •>.

STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Li brary, Washington. Volume LXXXIII, N. 1, lug lio 1938.

Cum ming: Lo S\' iluppo della cooperazione internazionale fra le autorità sanitarie delle repubbliche americane. Behnke : Il servizio sanitario nei sottomarini. Frisch: Il contributo della gueHa mondiale al progresso della medicina (Premio Welcome 193i)· Brewer c Ca m pbeli: La sul fen ila mide nella cura delle malattie infettive. Lorvman: La terapia fisica nelle guerre future. Bower: La cura moderna della febbre tifoi de:~. Norbury: Cura combinata della meningite meningococcica con antitossina memn!;OCOCcica c su lfcnibmide. Ca~i clinici . Foster Rt4dder: Il valore delle piccole c ripetute trasfu~ioni dirette del sangue cd un mnodo semplice per prati c:1rle. Srrickland: L'importanza della psichiatria nel !:t medicina militare. Va n Aukt'/1: Contributi dc i chirurghi militari alla medicina.

UNGHERIA,

Honvédorvos. 1 i · Fase.

Ri"ista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest. IX Gvali • luglio-agosto 1938.

T tlrjrin: Risultati della cura di wo casi di blenorragia con « Electyl '' · Rdcz : Gli ascessi della regione dell'osso iliaco. Hdrs · Esperienze fatte nel mio viaggio d'istruzione a Parigi.


NOTIZIE Il sottotenente medico Odorico Panfili caduto in A. O. Nel territorio dell'Impero ha trovato morte gloriosa, nel corso di un'operazione di poli7ia, il sottotenente medico dott. Odorieo Panfill. Era nato a Budapest il 2 settembre 1911. Discendente per lato paterno da antico e nobile ca$3lO i~li ano e

da quello materno da famiglia unghLrese

che prese ampia parte alle campagne Jcl nostro Risor· gimento insieme col grande patriota rn:1giaro Luigi Kossuth, aveva compiuto gli srudi nell'Università di Bologna, dove si era laureato col massimo dei voti e la lode. Partito '·olootario per I'Afric:~, prodigò laggiù tutto

il vibrante ardore della sua giovinena nell'adempimento del dovere, fino all'olocausto di sè stesso. Gli ufficiali dd Corpo sanitario rÌ\•olgono riverenti

il pensiero alla nobile Signora R,1disics de Ku~s. il cui grande sacrificio eli madre ha aggiunto un nodo di più all'indissolubile amicizia italo-ungherese, e la assicurano che il suo eroico Figlio sarà fra la loro sempre Presente.

Ricompense al valor militare. MJ!OACt.JA 01 BRONZO At. VALOR Mlt.ITARE.

LoRl!NZINI Giuseppe di Almcrigo c fu Cartelletti Giulia, nato il 10 gennaio 1902 a Castione Veronese, capitano medico nel XIV b:ntaglione eritreo. - Ufficiale medico di

una colonna eritrea, trovatosi per le vzcende del combattimento sulla linea più irJtensa· mente battu/Q dal fuoco nmJi("o, prodigava con calma e sereno sprezzo del pericolo l'opera sua preziosa a favore di numerosi feriti sparsi su tutta la fronJe, destando viva ammirazione nei colleghi combattenti ed in tutti i gregari. - Mai Endè • Azbi, 12 novembre 1935·XIV.

DE PAuus Carlo di Giovanni e di Guercia Elvira, nato a Lecce il 15 agosto ICJ07, sottotencnte medico eli complemento dd XXI battaglione eritreo. Ufficiale medico di un battaglione eritreo, dimostrò, in aspro combattimento, ab11egazioue ed ardimento. ln


1006

NOTIZIE

az ione di ripir:gamento.. accortosi che il posto di medicazione correva imminente pericolo, ordinò ai suoi infermieri di imbracciare il fucile per dare tempo ai feriti di essere sgombrati. Sotto la minaccia nemica, incurante del pericolo, si adoperò pe1·sonalmente per il (onseguimento di tale scopo. - M. Meberò, Monte Lat<t, 22 gennaio 1936-XIV.

CRtSii!'\J Luigi di Pier Dione e dj Grumelli Pedrocca Maria, nato a Cologno al Serio (Bergamo) il 27 novembre '904• sottotenente medico del XXII battaglione eritreo. Ufficiale medico di battaglione et-itreo, durante un aspro e vittarioso combattimento contro forz e nemiche soverchitmti, dav.l prova di altissimo senso del dovere e di sprezzo del pericolo, disimpegna11do il suo compito sotto violento fuoco avve,·sario. Minacciato di nccerchiamemo, difendeva il posto di medicazio11e ricacciando il nemico. Si esp011et'a pai per ncupemre salme di ufficiali caduti sul ca m pc. Esempio di val01·e e di alte virtù militari. - Amba Tzcllcré, 22 dicembre 1935-XlV. CROCE DI GUERRA AL VALOR MILITARE. Bli'ANO Giuseppe fu Biagio e di Asceri Maria T eresa, nato a Toracca il 3 luglio 1899· tenente medico del 7'' !?ruppo btg. eritrei. - Dirigente il .u·rvizio sanit~rio di un gruppo di battaglio11i eritrei, durante un combattimento, svol.re con perizia la sua opera sotto l'hrcessante fuoco nemico, organizzando Ù1 condizioni difficili il rapido sgamb1·o dei feriti. Mechennò, 20 gennaio 193~-XIV. CALOGERO Domenico di Michelangelo e di Maria Cardone, nato il 28 febbraio 19<Jl3. a Melicucca (Reggio C.), sottotenente medico di complemento dci I gruppo artiglieria da montagna eritreo. - Ufficiale m edico di un gruppo di artiglietia alpina attraversava da solo una z0'11a vivamente battuta dalla fucileria nemica pet· recarsi a porgere l'aiuto della propria opera al collega di un battaglione che aveva avuto numerosi feriti. - T embien, 28 febbraio 1936-XIV. MANARINI Lino di Carlo e di Zolegati Zita, nato il 6 gennaio 1909 a Denore (Ferrara). sottotenente medico di complemento nel XXXIII battaglione speciale zapp. artieri. Ufficiale medico di un reparto del genio. in numerose circostanze di guen·a. pmdigat•a la sua opera con abnegazione e coraggio. - Ogaden- H arar, febbraio - maggio 1936-X TV. ScorEt.J.o Ruggero di Eugenio e di Roggeri Maddalena, nato il 29 gennaio t9QS a Castellazzo 13ormida (Alessandria), sottotenente medico di complemento del XXXIII battaglione speciale zappatori artieri. - Ufficiale medico di un battaglione del genio, in numerose circostanze di guerra, prodrgava la sua opera con abnegazione e coraggio. _ Ogaden - Harar, febbraio - maggio 1936-XTV. (Roll. u!f., 8 settembre c. a.).

Trasferimenti in s. p. e. per meriti di guerra. PoLESTRA Rocco, tenente medico di complemento. - Trasferito m s. p. c. per merito di guerra. Direttore di un nucleo chimrgico al seguito di truppe operanti. durante rm'operazionc di grande polizia coloniale, seppe in modo perfetto organ;zzm·e, predispon·e ed esemplarmente e.-eguire tu/lo quanto conc<:rneva il pronto .coccQI·.;o e la cura dei feriti che


l\OTIZIE

1 007

numerosi affluivano dalle prime linee, dimostrando piena capacÙtÌ professionale unita a profondo sentimento del dovere, elevalo senso di uma~:ità e generoso altruismo. Monte Badalà, 21-23 settembre 1937-XV. (Bo/l. uff .., 27 2gosto c. a.).

Promozioni per meriti eccezionali. CASELLA D:~nte, colonnello medico in s. p. e. - E' promosso magg•orc ge nerale medico. Col0'11nello medico di eccezio·nale capacità. chirurgo di rara penzza, sia in pace sia in guerra, sia nel campo civile che in quello militare, la sua opaa è emersa in ogni circostan za per valemia, intelligenza, cultura ed eccezionale rendimento. t Organizzatore ed animatore non comune, egli è onore e vanto del corpo sanitario militare. MoLISANI Alfredo, colonnello medico in s. p. e. - E' promosso magg-Jore ge nerale medico. Dettt: in ogni circostanza prove indiscusse di spiccate mpacirà professionali e militari rendendo segnalati servizi tzel campo medico-legale. MooESTINJ Paolo, colonnel!o medico in s. p. e. - E' promosso magg-Jore ge nerale medico. Ufficiale medico di spiccato valore profe,·sicmale, diede prova, in svariati incarichi affidatigli, di grande competenza tecnica. di eccezionali doti di Ot·ganizzatot'e, di attivitù, di dedizione al dovere. Rosario, tenente colonnello medico in s. p. e. - E' promosso colonnello per m eriti eccezionali. Ufficiale di altissimo rendimento, tecnico abile, chirurgo brillante, organizzatore va· lente, spirito animatore. entu.<iasta della sua missione, in pace e in guerra ha reso segnalati servizi. St cNORJNO

REITANO Ugo, magg1ore medico in s. p. e. - E' promosso tenente colonnello per meriti eccezionali. Ufficiale ruperiore medico di brillanti virtù militari e di spiccatùsime q ualitù sctentifico-professionali ha saputo dare pratica risoluzione mediante l'a.rsidua e geniale ricerca JCÌentifica , a problemi che interessano l'orgar. izzazione sanitaria dell'Esercito. LoMBARm M:mlio, tenente colonnello chi 111ico.farmacista fuori quadro. -

E' promosm

colonnello per meriti eccezionali. Ufficiale .fuperiore chimico farmacista di preclari virtù militari, di non comune cultura tecnico- professionale, lavoratore instancabile; ha dedicato costanteme-n te tutta la sua aJtività al fervizio, distinguendosi in ogni incarico

(Bo/l. uff., 27 agosto c. a.).

Avanzamento straordinario per meriti eccezionali. Al capitano medico in s. p. e. Michelino PALA è stato conferito l'avanzamento ~traordinario per meriti eccezionali : Ufficiale medico di vivido ingegno, di eccezionale valore, completo per esperienza e preparazione, profondo conoscitore di patologia coloniale, tml01·oso combnllmte, organiz-


roo8

NOTIZIE

zatore energico, instancabile, geniale, durante la campagna itala-etiopica ha dato tutto il tcJoro della sua vibrante attività all'opera c·ostruttiva dei servizi sanitari, conseguendo brillanti rùultati. - Ottobre 1935 - Dicembre I9)7·XVI. (Boli. uff., 27 agosto c. a.).

Bollettino dd Corpo sanitario militare. COLONNELLI MEDICI. RINALDI Onofrio, direttore sanità militare corpo annata Bari. - In òata 16 maggio 1938-XVI è collocato fuori quadro in base all'art. 35 della legge d'avanzamento, con an, zianità x• novembre 1934-Xll. Continua come sopra. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Grosso Vittorio, ed in quello dd fuori quadro, seguirà il pari grado Gaiottino Carlo. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 3I gmnaio I937-XV:

A"KDOLFATO Mario, scuola tiro an. Nettuno. - Come contro. Precederà nel ruolo il pari grado De Meo Enzo. T ENENTI MEDICI, CRESCIMANNO Bernardo, 88° fant. ~ 152° fant. D al Bollettino ufficiale, disp. 46', 18 agosto I938-XVI.

*

Ufficiali fuori organ i co. MAGGIORI MEDICI. TEDESCHI Giacomo. - In data 26 giugno 1938-XVI, è collocato in ausiliaria, per età, con an zianità 31 marzo 1923-L Dal Bollettino ufficiale, disp. 4 i, 25 agosto 1938-XVI.

*

COLONNELLI MEDICI PROMOSSI MAGGIORI CE!GRALI. CAsELLA Dante. - E' promosso, per meriti eccezionali, maggiore generale medico, con anzianità 1° gennaio 1938-XVI, ai sensi dell'art. 94 della legge 7 giugno I934-XII, n. 899, ed è destinato al Ministero della guerra (direzione generale di sanità militare) per incarichi speciali, dal I0 settembre 1938-XVI. MoLJSANI Alfredo. - E' promosso, per meriti eccezionali, maggiore genernle mcdico, con anzi:mità I 0 gennaio 1938-XVI, ai sensi dell'art. 94 della legge 7 giugno 1934-XII . n. Rg9, dell'art. 85, comma 2°, del R. decreto-legge 16 giugno I937-XV, n. 944, e del. l'art. 26. comma ') 0 • del R. decreto-leg-ge 6 luglio 1938-XVI, n. 1166, continuando ad essere com:md:~to presso il Ministero delle fi nanze.


NOTIZIE

1009

MonESTINt Paolo. ~ E' promosso, per meriti eccezionali, m:tggiorc ge nerale medico, con anzianità x• gennaio 1938-XVI, a i sensi dell'art. 9 f della legge 7 gi u gno 1934-XII, n. ~. e dell'art. 85, comma 2°, dd R. decreto-legge 16 g iug no 1937-X V, n. 944, cd è nominato ispettore di sanità militare per la zona di Roma. GRosso Vittorio. - E ' prom osso maggiore generale medico, con anzi:tnità 1° ge nnaio 1938-XVl, ed è nominato ispettore di sanità militare per la zona di Torino , Jal t• settembre 1938-XVI. SIMULA Ubaldo. - E' promosso maggiore generale medico, con anzianità t 0 gennaio 1938-XVI, ed è nominato ispettore di s:Jnità mili tare per la zona di Verona, dal t 0 settembre 1938-XVI. LAPPONI Guido. - In d:tta 1° ge nnaio 1QJ8-XVI, ì.: incaric:lto Jcl gra<.lo di maggiore generale medico, ai sensi dell'art. 33 <.Iella legge 7 gi ugno 1934-XII, n. &J9. In data 9 febbraio 1938-XVI, è promosso al gr:~do stesso, ai sensi del precitato a rt. 33· E' n ominato ispettore di sanità militare per la zona d i Napoli. dal r• settembre 1938-XVI. TENENTI COLONNELLI MEDICI PROMOSSI COLONNELLI.

Con anzianità 20 febbraio 1937-XV: RoMBOLÀ Antonio, ministero finanze (comm. m cd. pens. g uerra Firenze). nato direttore sanità militare corpo armata Udine d::li x• scttcmbre 1938-XVl. Precederà nel ruolo il pari grado Farino Salvatore.

Nomi-

Con anzianità 1° gennaio Ig_;8-XVI: GERMINO Alfredo, direttore ospedale militare Bologna. - Come contro. OccERO C esare, id. id . id. Piacenza. - Come contro. DE BERNARDINIS V irginio, id. id. id. Rom a. - Come contro. CRESPELLANI Carlo, id. id. id. Perug ia. - Come contro. lAPOCE Antonio, id. id . id. Bari. (Dichiarato promovibile meri ti eccezionali). Come sopra.

Con anzianità 30 gJUguo I9J8-XV[ : SIGNORINO Rosario, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Per meriti cccezi on :~ l i. D estinato comando corpo armata Napoli per incarichi speciali. CtACCJO Vito, ministero fin anze (comm. mcd. pens. guerr a Roma). - Continua disposizione ministero finanze. MANGANARO Carmelo, scuola :opplicazione ~an. militare ( insegnante). - Nominato di rettore os pedale militare Firenze ù:~l 1° settembre 1938-XV I. MAGCTOI\l MEDICI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI.

Con anzianità 1° getiTiaio 1938-XVI: Grc u o Rocco , ospedale militare P alermo. - Come co~tro . P AssERA T ancredi, R. corpo tru ppe coloniali Eritrea . - Come con tro. MAIMONE Dogalino, ospedale militare Roma. - Come contro. CRISTINI Alfredo, legione allievi CC. RR. Roma. - Come contro. F ELSANI Giacinto, ospedale militare Napoli. - Come contro (A scelra speciale). CATAPANO Eduardo, ministero finanze (comm. medica pcns. guerra Genova). Come sopra.

i -

Ciorua/~

di

m~aidna mi/ilor~.


1010

NOTIZIE

Con tltlzianità 30 giugno 1938-XVI : REITANO Ugo, ospedale mi litare Roma. - Come contro (Per meriti eccezionali). PASSALACQUA Gioacchino, id. id. Palermo. - Come contro. BIAGINI Giovanni, id. id. Firenze. - Come contro (A scelta speciale). D'AMBROSIO Giuseppe, id. id. Napoli. - Come contro. MASTI\ANTONIO Vincenzo, id. id. Ancona. - Come contro. GRIFI Filippo, id. id. Verona. - Come contro (A scelta speciale). CoRSI Alfredo, ministero guerra. - Come contro. BoNACCORSO Letrcrio, direzione s::n. militare corpo armata Udine. - Come contro. LAMPTS Edoardo, ospedale militare Firenze. - Come contro (A scelta speciale). BuGLIARELLO Federico, id. id. Trieste. - Come contro. PoMo Felice, id. id. Bologna. - Ospedale militare Chieti. PRIMI CAPITANI ~lEI)lCI T·ROMOS$1 MAGGIORI. Con anzianità 1° gennaio 1938-XVI: TAI'PI Primo, ospedale milit:~rc C:,gliari. -Come COP..tro. P.~LMI ER t Alfredo, ministero finanze (comm. mcd. pcns. guerra Milano). Dire· zione sanità militare Milano. Rosst Mario di Francesco. A. O. l. Eritrea - Come contro (A scelta speciale). Gt.GL!ARDI

Pasquale, ospedale milirare Torino. -

Direzione sanità militare Bengasi.

0EMICI-IELIS Corrado, direzione sanità militare della Sardegna. - Come contro. FERRI Antonio, ministero guerra. - Come contro. PASSALACQUA Raffaello, legione allievi CC. RR. Roma. - Ospedale militare Roma.

Con anzianità 30 giugno 1938--XVI: LoNco Domenico, ospedale militare Roma. - Come contro. (A scelta speciale). DoNSANTo Amedeo, ospedal:: militare Napoli. - Cumc contro. PATTAVINA Domenico, ministero finanze . - Ospedale militare Milano. Musu~IARRA Nicolò, osncdale milir;;rc Bari. Come contro. F1UMF. Guglielmo, direzione sanità milit:m corpo :Hh,Ma Bologna. - Come contro. GOFI'REDI Luigi, ospedale miliran: Holcgna (com. clio. dermosifilopatica R. universit!J Bologna). - Come sopra. ARONICA Ferdinando, ospedale milit:~re Udine. - Come contro. PATTI Giuseppe, direzione sanità militare corpo armata Bolzano. - Come contro. PERRICONE Giuseppe, ospedale militare Messina. - Come contro. DEL FA-r-roRE Guglielmo, id. id. Roma. - Come contro. GIULIANO Celestino, id. id. Pioccnza. - Come contro. (A sceha speciale). RosA Guido, ospedale militare Firenze. - Come contro. PARANINFO Angelo, 51 ° fant. - t)spednle militare Perugia. LISTA Domenico, ospedale militare Gorizia. - C<Jmc contro (A scelta speciale). PLASTINA fo..fario, infermeria presidjaria Anzio. - Come contro. Fucc1o Giovanni, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. GF.LANZÌ:: Celestino, A. O. I. Eritrea. - Come contro. CAPITANI MEOICl. PAI,A Michclino. R. ccrpo truppe coloniali Somalia. - Gli è conferito l'avanzamento strnordinario per meriti eccezionali. Per effetto di taie <II':Jnzamento l'anzi::tnità di grado dell'ufficiale è portata dal 1° lu-

glio 1936-XIV al 9 luglio •929-VII. Precederà nel ruolo il pari grado Carpino Rodolfo.


IOII

NOTIZIE

T ENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRA!)O SUPERIORE I'ROMOSSI CAI'ITANI A SCELTA SPECIALE. Con flfiZÌanitìi 1° settembre 1937-XV:

MAzzou Fernando, genio fcrrov. - Come contro. Precederà nel ruolo il pari grado !accorino Giuseppe. Con anzianità 30 m~rzo 1938-XVI:

Ruocco Alessandro. 42" art. div. fant. - Come contro. NAPOLEONE Andrea, R. corpo truppe colon iali Som:1lia. RAGNI Guido, 20° art. corpo armata. - Come contro.

Come contro.

Con anzianità 16 luglio 1938-XVI:

MAuRo Biagio, R. corpo truppe coloni:tli Libia. - Come contro. DE LAURESZI Vincenzo, 27° an. di,·. bnt. - Come contro. T.noNE Antonio, 70" fa nt. - Come contro. CALIENDO Gennaro, 7" genio. - Come contro. GAI.t.ETTO Giacomo, 19'' art. Ji". bnt. - Scuola applicazione sanità militare Firenze. TENENTI MEDICI. Ai seguenti tenenti è conferito l'incarico del gr:l(lo di c:lpit;mo: Dal 1" gennaio 1938-XVI:

DE LAuttE:-.IZI Vincenzo, 27" an. di,·. fant. - (A scelta speciale). Come contro. VINCENTINJ Antonio, regg. misto utiglieria Egeo. - Come contro. LoMBARI>! Mario, 2 ° alp. - (A scelta speciale). Come contro. TATONE Antonio, 70" fant. - Come contro. SAVINO•Luigi, no• bcrs. - Come contro. ALVISI Elmo, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. CEBRELI.I Giuseppe, 1° an. alp. - Come contro. Ruocco Alessandro, 42" art. di\'. fant. - Come contro. NAPOI;EONE Andrea, R. corpo truppe colcniali Somalia. .- - Come contro. RAGNI Guido, ::w• art. corpo armata. - Come contro. NusoEo Vincenzo, 24" art. Jiv. fnnt. - Come contro. ARCARJ Gaetano, 61° battagl. mitr:.~glieri << Sirte >>. - 45• art. div. fant. 01 MARCO Antonino, A. O. l. Somalia. - Come contro. P ERCOPO Vincenzo, pirotecnico R. Esercito Capua. - Come contro. MALTESE Francesco, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Com e centro. SABATINO Riccardo, iJ. id. id. Libia. - Come contro. MENDICINJ Giuseppe, 85° fant. - Com'! contro. CARDUCCI ARn.MISIO Adolfo, 46° art. div. mot. - Come contro. LuPo Amodeo, 1 r6" fant. - Come contro. SALv.nortE Francesco, 3° art. div. fant. - Come contro. PANTÈ Domenico, 1° art. alp. - Come contro. FuRINO Raffade, R. corpo truppe coloniali Libia. - Com"' contro. PITTARI Ernesto, 13" art. div. fant. - Come contro. PASCER! Domenico, 13° art. div. fant. -Come con tro. F ERRIGNO Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. Russo Sebastiano, 5° art. contr. - Come contro. MoLAtONt Vincenzo, sezione sanità 20° corpo armata. - Come contro. Dt loRIO Alfredo, 157• fant. - Come contro.


IOI2

NOTIZIE

Dal 30 giugno 1938-XVI : CALIENDO Gennaro, 7• genio. - (A scelta speciale). Come contro. MANCINI Giovanni Battista, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. TAURO Francesco, 8• alp. - Come contro. GALLETIO Giacomo, 19" art. div. fant. - (A scelta speciale). Scuola applicazione sa· nità militare Firenze. MoRELLI Gaetano, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. MoNGILLO Michele, 7• alp. - Come contro. FEDELI Carlo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. BA,\fONTE Enzo, id. id. id. Eritrea. - Come contro. BAMONTE Nicola, 231• fant. - Come contro. SPAMNO Vincenzo, 2° art. aip. - Come contro. LoJODICE Cataldo, 2° alp. - Come contro. CATALANO Nicodemo, 71" fant. - Come contro. STELO Gregorio, infermeria presidiaria Anzio. - Come contro. TERAMO Filomeno Napoleone, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. PtE1'RONI Gino, 65• fant. - Come contro. AcctNNt Mario, n• art. div. fant. - Come contro. DE GtORGI Mario, 4 7• fant. - Come contro. RINALDt Antonio, -:;x• fant. - Come contro. MANGANIELLO Luigi, x• art. di v. fant. - Come contro. CrRRINCIONE Marco, ,?,7° fant. - Come contro. PoLESTRA Rocco, tenente di complemento 93" ospedale da campo A. O. I. Eritrea. E' trasferito per merito di guerra nel ruolo degli ufficiali in s. p. e. del corpo stesso col proprio grado e con anzianità t 0 marzo 1936-XIV. Destinato come sopra. Ufficiali fuori quadro. CoLONNELLI MEDICI PROMOSSI MAGGIORI GENERALI. SuRm Domenico. - E' promosso maggiore generale medico, con anzianità 1 ° gen· naio t938-XVI, ed è destinato al comando del corpo d 'armata di Milano per incarichi 5peciali. BALLA Umberto. - E' promosso maggiore generale medico, con anzianità t • gen· naio 1938-XVI, ed è destinato al comando del corpo d'armata di Torino per incarichi speciali. 0ELOCU Gino. - E' promosso maggiore generale medico, con anzianità r• gennaio r938-XVJ, ed è destinato al Ministero della guerra (direzione generale di sanità militare) per incarichi speciali. lANNIZZOrro Carmelo. E' promosso maggiore generale medico, con anzianità r• gennaio 1938-XVl, ed è destinato al comando del corpo d'armata di Palermo per incarichi speciali, dal r• settembre 1938-XVI. SECCHI Francesco. E' promosso maggiore generale medico, con anzianità t • gcn· najo 1938-XVI, ed è destinato al comando del corpo d'armata di Milano per incarichi ~peciali , dal x• settembre 1938-XVI. GIORDANO Giuseppe. - E' promosso maggiore generale medico con anzianità r• gennaio 1938-XVI. continuando nelle funzioni di direttore della scuola di applicazione di sa nitii militare. GAiorrrNo Carlo. - E' promosso maggiore generale medico. con an zianità I 0 gen· naio 1938-XVT, cd è destinato al comando del corpo d'armata di T orino per incarichi speciali, dal 1° settembre 1938-XVL


NOTIZIE

1013

RINALDI Onofrio. - E' promosso maggiore generale medico, con anzianità 16 m:~g­ gio 1938-XVJ, ed è destinato al comando del corpo d'armata di Napoli per incarichi speciali, dal 1° settembre 1938-X VI. FIERRO Michele. - E' promosso maggiore generale medico, con anzianità 21 maggio 1938-XVI, ed è destinato al comando del corpo d'armat:~ di Alessandria per inca. 1ichi speciali, dal 1° settembre 1938-XVI. TEl"ENTI COLONNELI.l MEDICI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 1° gennaio 1938-XVI:

LovAGLIO Rocco Roberto, Ministero finanze. - Come contro. Avrehbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Germino Alfredo. Con anzianità 30 giugno 1938-XVI:

FoRTI Igino, ospedale militare Roma. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Giaccio Vito. Ufficiali fuori organico. TENENTI COLONNELLI MEDICI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 1° gem1aio 1938-XVI:

RoMBY Paolo, richiamato in temporaneo servizio direttore ospedale Cagliari. Continua nella carica di cui sopra quale richiamato in temporaneo servizio. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari gmlo Germino Alfredo. PRIMI CAPITANI MEDICI l ROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 1° gennaio 1938-XVI: A VELLONE Gaetano, distretto Palermo

FAILLA Salvatore, distretto T orino NURRA Antonio, richiamato in temporaneo servizio genio fcrrov. - Ospedale miJi. tarc T orino. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Palmieri Alfredo. Ufficial i collocati fuori quadro. (Art. 35 legge avanzamento). Tt:NENTI COLONNELLI MEDICI. Dal 30 giugno 1938-XVI. Con anzianità 12 giugno 1928:

FoRn Igino, ospedale militare Roma. -

Come contro.

C011 anziarJità 7 febbraio 1929:

PITRELLI Nicola, direttore ospedale Chieti. -

Come contÌo.

Con anzianità 1° gennaio 1934:

0TERI Vincenzo, infermeria presidjaria Ravenna. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Parenti Ferdinando.


IOI4

!'<OTIZIE

Co11 an zianità 12 giugno 19:H:

GELOR.\llNI Luigi, ospedale militare Napoli (stabil. baln. term. Ischia). sopra.

Come

Ufficiali co llo cati fuori quadro. (Art. 30 legge a,·anzamento). MACCIORI MEDICI. Dal 30 giugno 1938-XVI.

Con anzianitù. 1u febbraio 1929: CAsslrro noh. patrizio di Ravello Francesco Paolo, ospedale militare Bari. sopra. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Meinerì Luigi.

Com:!

Ufficiali co llocati fuori organico . (Art. 110 lt:gge avanzamento). T F.NF.:--11'1 COLONNELLI MEDICI. Dal 30 giugno 1938·XVI. Con anzianità 16 marzo 1y32:

LOJACONO Antonio, ospedale militare Catanzaro. Ufficiali collocati fuori organico. (Art. 26 legge avanzamento). MAGCIOKI ME()[CI. Dal 30 giug11o 1938-XVI. Con anzianitcì 28 ago.cro 1926:

ANCELILLO Alfonso. Min. finanze (comm. mcd. pens. guerra Chieti). in servizio - Come sopra.

Trattenuto

Con an zianitì:J 1" gt'tlllaio 1928:

CAMBAZW Mario, capo ufficio sanitario militare div. fant. cc Marmarica 11 . Con anzi,mità 7 settembre 1928:

T ELESE Vincenzo. ospe(blc mil. Torino. PRIMI CAPITANI MEDICI.

Dal 30 giugno 1938-XVI. Con an-:ianità 3<> settemb·n 1924: C~:LTRO:-;E S:~ l v:Jtorc, Ministero finanze. Trattenuto m servizio. Come contro. SINIBALnl Guglielmo, inf. pres. Anzio. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grndo Donsanto Amedeo. Aw:--:zo Huggiero. •c Savoia n ca,·. - Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il p:~n grado Patt<wina Domenico. Burr•Gt.JONE ~lichde, l e~. CC. R R. B:1ri. - Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Goffu·di Luigi. Trattenuto in servi1.io. Come sopra.


NOTIZIE

DIA:-;A Eugenio, 8° art. div. f:mt. grado PerricoTJe Giuseppe.

10!5

Avrebbe seguito nel ruolo dd S. P. E. il pari

C011 un2ianità 31 marzo 1925:

POTENZA Luigi, R. corpo tru ppe coluni:1li delb Libia. Avrebbe preceduto nel ruolo del S. P. E. il pari grado Paraninfo Angelo. CASTRONovo Gaetano. 75° bnt. - Av~ebbe seguito nel ruolo dd S. P. E. il p:ui grado Paraninfo Angelo. TraHenuto in servizio. Come sopra. RINALDI Orazio, 15° fant. FoTI Alfio, se. appl. san. mil. - Assunto m forza a tutti gli effetti tbl distretto mil. Catania. c.~ssANO Lorenzo, ospedale Ancona. Trattenuto in sen ·izio. Come contro. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Lijta Domenico. · Con anzianità 30 giugno 1925:

Avouo Caro Guido, ospedale Palermo. - Trattenuto in scn 'IZ.IO. Come contro. Avrebbe preceduto nel ruolo del S. P. E. il pari grado Fuccio Giovanni. PANDOLFI Edoardo, se. appl. snn. milit:Jre. - Avrebbe scguiro nel ruolo del S. P. E. il pari grado Fuccio Giovanni. SANTORSOLA Domenico, ospecble Bari. - Avrebbe seguito nel rulo del S. P. E. i; pan grado Gelanzè Cdestino. PAOLILI.O Stanislao, ospedale Brescia. MAr•iiERI Alberto, se. appl. san. militare. Assunto 10 (orza a tutti gli effetti d:~l dis tretto mil. Lecce. LA RoccA Roberto, leg. CC. RR. Livorno. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Re/Id/i C:.~ rlo. SANDREITI Ernesto, ars. Regio Esercito Torino. - Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Matarazzo Lucio. MoNASTRA Salvatore, 12° genio. - Tr:lttenuto in servizio. Come contro. Avrebbe ~cguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Salmè Ettore. DE CESARE Giannino. direz. san. mi\. C. A. Trieste. - Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Palmera L'go. ARACRJ Antonio, ospedale militare Firenze. - Trattenuto in servizio. Come contro. Zo!\.~ Demetrio, direzione san. mi\. C. A. Napoli. Trattenuto in servizio. Come sopra. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari gr:.~do Pum1ro Giuseppe. Uff i c iali fu or i o r ga n1 co . CoLONSEI.Lt M Em c l . RoMBOLÀ Antonio. - Sono annullali c considerati come non a\·venuti i Regi decreti I 7 agosto 19.35 e 25 settem~re 1937, per b parte che concerne rispenh·amentc il collocamento fuori org:.~nico dal 17 agosto 1935 e la promozione al gr:~do di colonnello nella posizione stessa dal r 0 settembre 1937 de! tenente colonnello del corpo sa nitario (ruolo ufficiali medici) in S. P. E. M.~ GGIORI CH l MICI FA I: ~fAC I STl

I'ROMO!-SI TF'IE:-ITI COLOSì'I::Ll.l.

Con anzuJmtà 30 giugno 1938-XVI : FARINA Felice, ospedale milit:Jrc Firenze. - Come contro. GRIGNANI Eugenio, ospedale militare Palermo. - Come contro.


NOTIZIE

101 6

PRIMI CAPITANI CHHdiCI FARMACISTI PROMOSSI MAGGIORI. C011 anzianità

30 giugno 1938-XVI:

F ERRARIS Salvatore, ospedale militare Bolzano. -

Come contro.

CAPITANI CliiMICI FARMACISTI INCARICATI DEL GRADO DI MAGGIORE. Dal 30 giugno 1938-XVI.

NocENTINI Dino, ospedale militare Perugia. -

Ospedale militare Trieste.

TENENTI CHIMICI FARMACISTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PRQMOSSI CAPITANI A SCELTA SPECIALE. Con anziar1ità 14 luglio 193S.XVI:

SANTEUSANJO Mario, inf. presidiaria Parma. - Come contro. TANCREDI Gabriele, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. RorrECLIA Enzo, ist. chim. farm. milit. - Ospedale militare Torino. GAMBARINI Giuseppe, inf. pres. Albenga. - Come contro. PoRTELLI Giuseppe, inf. pres. Anzio (campo clim. sanat.). - Come contro. T ENENTI CHIMICI FARMACISTI. Ai seguenti tenemi è conferito l'incarico del grado superiore: Dal 1° gennaio 1938-XVI.

MELCHIONNA Ettore, ospeda1e militare Caserta. - Come contro·. GAMBARJNI Giuseppe, inf. pres. Albenga. - A scelta speciale. Come contro. Dal 30 giugno 1938-XVI.

PoRTELLI Giuseppe, inf. pres. Anzio (campo clim. sanat.). - A scelta speciale. Come sopra. L'incarico del grado superiore conferito ad anzianità ai sottonotati tenenti deve considerarsi conferito a scelta speciale. T ANCREDI Gabriele, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. RorreCI.JA Enzo, isrit. chim. farm. militare. - Ospedale militare Torino. Ufficiali fuor i quadro. TENENTI COLONNELLI CHI~tiCI FARJ.tAClSTJ PROMOSSI COLON:-IELLI PER MERITI ECCEZ I O~ALI. LoMBARDI Manlio, ospedale militare Roma. - E' promosso per meriti eccezionali al grado di colonnello nel corpo e nella posizione ste~sa, con anzianità 30 giugno 1938-XVI. Continua nell'attuale destinazione. TENENTI COLONNF.LLI CHIMICI FARMACISTI PROMOSSI COLONNELLI.

Con an~ianità _;o giugno 1938-XVI : AccossATO Ermenegildo, comm. gen. fcbbr. guerra (comitato mob. civ. osserv. mdustriale). - Come sopra. Seguirà nel ruolo il pari grado Lombardi Manlio.


NOTIZIE

IOIJ

Ufficiali collocati fuori quadro. (Art. 35 legge avanzamento). T ENENTI COLONNELLI

CHIMICI FA~MACISTI.

Dal 30 giugno 1938-XVI. Con anzianità 10 dicembre 1934-XHI: LowBARDI Manlio, ospedale militare Roma. -

Come contro.

Ufficiali collocati fuori organ i co. (Art. 26 legge avanzamento). MACCIORl CHIMICI FARMACISTI.

Dal 30 giugno 1938-XVI. Con anzianùà 1° gennaio 1927-V: FoRTIJNATO Leonardo, distretto Genova (aspctt. infer. servizio). tat:iva.

Cessa dall'aspet·

Trasferimenti. CoLONNELLI MEDICI.

BRUNI Nicola, scuola applicazione sanità militare. - Dal I 0 settembre 1938-XVI c-essa dall'assegnazione di cui sopra e dalla data stessa è nominato direttore di sanità del C. d'A. di Bologna. FoRINO Salvatore, direttore ospedale militare Torino. - Dal I 0 settembre I938-XVI cessa della carica di cui sopra e dalla data stessa è nominato direttore di sanità del C. d'A. di T rieste. BERTELLI Enrico, direttore ospedale militare Livorno. - Dal 1° settembre 1938-XVI cessa dalla carica di cui sopra c dalla data stessa è nominato direttore di ·sanità del C . d'A. di Firenze. DE PoRcELLINis Carlo, direttore ospedale militare Caserta. - Dal 10 agosto 1938-XVI è trasferito comando corpo armata Bari, cessando dalla carica di cui sopra. Dal 1° settembre 1938-XVI è nominato direttore di sanità del C. d'A. di Bari. PET.LEGRINI Francesco, direttore ospedale militare Firenze. -· Dal I 0 settembre-XVI cessa dalla carica di cui sopra e dalla data stessa è nominato direttore di sanità del C. d'A. di Bolzano. CAMORIANO Pietro, direttore ospedale militare Gorizia. Dal 1° settembre-XVI cessa dalla carica di cui sopra e dalla data stessa è nomi nato direttore di sanità del C. d'A. di Alessandria. T F.NENTI COLO?'NELLI MEDICI.

Fusi Pietro. - Dal I 0 settembre 1938-XVI nominato direttore ospedale militare di Torino. Rossi Antonio. - Dal 1° settembre I938-XVJ nominato direttore ospedale militare di Livorno. BACCHIALONr Antonio. - Dal 10 agosto 1938-XVI nomjnato direttore ospedale militare di Caserta. MrAOONNA Antonio. - Dal 1° settembre 1938-XVI nominato direttore ospedale militare di Gorizia.


!Q l~

NOTIZIE.

Ufficiali mutilati ed invalidi di guerra riasJunti m servtzlo sedentario. Ufficia li col l ocati fuori quadro. (Art. 30 legge :wanzamento). MAGGIORI MEDICI. ToNELll C;~ millo, legione CC. RR. Genova. - Come contro. Avrebbe scgujto nel ruolo del S. P. E. il pari grado Di Nella Nicola. Dal Bo/lettir1o ufficiaft, disp. 48\ 27 agosto 1938-XVI.

*

T ENENTI COLONNELI.I MEDICI. SoRBARA Emil io, ospn lale militare Catanzaro. - In data 23 marzo 1938-X V I, è collocaco in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi Jodici. LOJACONO Antonio, ospedale militare Catanzaro. - In data 26 giugno 1938-XVI, è nominato membro effettivo della commissione medica per le pensioni di guerra C::~­ tan z::~ro.

FruMEFKEDilO Vincenzo. dlirettore ospedale militare Brescia. - Ce:.sa di essere membro supplente delia commissione medica per le pensioni di guerra Trieste. PERRETT1 Cristoforo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Spolettificio R. esercito Roma, ce~sando come sopra dal 12 aprile 1938-XVI. MAGGIORI MEI)ICI. CARVACLIO Edo:mlo, ospedale militare Trieste. E' nominato membro supplente della commissione medica per le pensioni di guerra Trieste. PRIMI CAI'ITANI ME()I CI. MusuMARRA licolò, ospnl:tlc militare Hari. - In data 9 ottobre 1937-XV, è collocato aspettativa per infermità temporanee prm·en!cnti da cause di servizio per mesi sei. L'ufficiale dal 9 aprile ' 938-XVI, è richiamato in servizio effettivo, rimanendo nell'attua le dts ti nazione. T ERZI Federico, H. corpn truppe coloniali Eritrea. - 31" f:mt. carrista, cessando com<.: sopra dali ' 11 no\'cmbrc 1937-XVI. lh.Hror-:E G iuseppe. ospedale militare Carcrta. - 10~ art. di v. fan t. tn

CAPll"ANI MF.nJ CI. Lu<:o:TE P:1squale. 48'' famt. - 14° art. div. fant. LA~CARO Alfredo, 14° art. div. fant. Ospedale militare Bari. MF.RCUKIO Rocco, ospedale militare Bari. - 48• fant. LAI'RJ Giulio. Al prowe(!Imento che lo riguarda, pubblicato a pagina 4233 Jel Rollcnino ufficiale. dispensa -15\ ddl' 11 agosto 1938-XVI, anzìchè: 10° art. di\'. fant .. tcggasi : ospedale mi litare Caserta. SlsTo Eugenio. - Ai pron·cdimcnti che lo riguardano, pubblicati à pagina 4233 dd Ho/lettino u ffìcialc. dispensa 45". dell'II agosto 1938-XVI. anzìchè: distretto l.J<.linc. lt:ggasi: distretto Trieste.


NOTIZIF.

1019

T F.:-<ENTI MEDICI. MAFFE I Alfonso . Al provvedimf"nto chr lo rigu ~rda , puhhlic:Hn :1 p:1gin:t 41 R7 dd Rollmino ufficiale, dispensa 44", del 4 :t~osto 1 9_~R-XV J. anzichè: gruppo .lrtiglicri:t Elba, leggasi: comando truppe Elba.

Ufficia l i f u o ri o r g:tn 1c o . MAGGIORI Mlilli CI. TEDF..SCHI G iacomo. - In data 26 giugno •938-XVI, cessa di far parte ddla commissione medica per le pensioni di guerr:t di C.H:tnz:tro. D:tl Bollettino ufficiale, disp.

s···

8 S<'ltcmbrc ' 938-XV!.

Onorificenze. Ordine della Corona d 'Italia. U fficiale: tenenre colonnello medico FRANCEsco D E DOMENICO (per il collocamento in ausiliaria), pri mo capitano medico DoMENICO C..\CCI.HOKE (per il collocamento a riposo). (Boli. uff., 8 senembre c. :1.).

Commissioni giudicatrici per i concorsi a tenente in s. p. e. nd Corpo sanitario. L e commissioni giudicatrici dci concorsi per la nomina a tenente medico e chimicofarmacista in s. p. e., indetti con b circobre n. 292 dd Giom(/lt: militat't: 1938 (v. fase. V, c. a ., di questo G iornale), sono così wmpostc: Concorso a tenente medico:

T enente gener:-dc medico MAZlElTI Loreto, pre.•idente. Colonnello medico CA.\lORIANO Pietro, membro. Colcnnello medico DE Bt:RNARDI Nls Virginio, membro. T enente colonnello medico MALICE Alc~sandro, membro. Maggiore medico PECOKELI,A Giovanni, mt•mbro. Maggiore med ico GIACOBBE Corradino, membro. Maggiore medico MMsA Filippo, membro. Primo capitano medico MA7.ZAROI'I Giacomo, segretario. Concorso a tenente cllimico-farmflcista:

Maggiore generale medico MooF.STIKI Pado, presidente. T enente colonnello chimico-farmacista GoRRETA Carlo, membro. Maggiore chimico-farmacista AoiLARI Giulio, membro. T enente chimico-farmacista MI NINNJ I gn:~ zio, segref(/rio. (Giorn. mi!., 15 settembre c. a., eire·. 66 1).


1020

N011Z1E

Avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario. Secondo le disposizioni contenute nella eire. 591, Giornale militare 25 agosto u. s.,

disp. 47", in applicazione del R. decreto-legge 6 luglio 1938, n. 1166, col quale v.cngono aggiornate le vigenti disposizioni sull'avanzamento degli ufficiali, e dell'art. 29 bis della ìegge di avanzamento, sono apportate modifiche ai limiti di anzi:tnità per l'iscrizione sui quadri di avanzamento ad anzianità ed a scelta ordinaria per l'anno 1938, fissati, per gli ufficiali in s. p. e., dalla eire. n. 920 del Giornale militare 1937. Per quanto concerne il Corpo sanitario, riportiamo qui di seguito i nomi degli ufficiali compresi nei nuovi limiti. UFFICIALI MEDICI. T enente colonnello RAMPI Pietro, maggiore BuoNo Demetrio, tenenti SESsA Vincenzo, AMENTA Audenzio, CAIAz.zo Alfol;lso, C icCHETTI Francesco, ATTANASIO Arnaldo, D'ANGELO Mario, SIMONE RosERTI F rancesco, ALLOCCHJO Achille, SABEUI Carlo, ALLOATTI Benedetto, CAROTENUTO Pasquale, SIRECJ Giuseppe.

*

Secondo le disposizioni contenute nella circolare n. 664, Giornale m·ilitare del 21 settembre c. a., disp. 51 3 , a norma dell'art. 20 della legge di avanzamento, i seguenti ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario saranno presi in esame per l'iscrizione sui quadri di avanzamento ad anzianità od a scelta ordinaria per l'anno 1939· In applicazione dell'art. 29-bis della legge suddetta e dell'art. 83, lettera e), del R. decreto-legge 16 giugno 1937-XV; n. 944, convertito in legge con la legge 23 dicembre 1937, n. 2373 (eire. 456 GiC1rnale militare 1937), non dovranno essere r innovati i documenti di avanzamento dci seguenti ufficiali: 1° - ufficiali iscritti sui quadri di avanzamento per l'anno 1938; z• - capitani già classificati per l'anno 1938 e rinviati ai corsi valutativi, esperimenti od esami dell'an no 1939; 3° - uffici<Jli, çhe compresi nei limiti pc( l'i~izione sui quadri di avanzamento dell'anno 1937-38, siano stati classificati e, ove prcscri tto, siano stati sottoposti ad esperimenti, esami o ali~ valutazione dei titoli. Per gli ufficiali superiori già classificati per l'anno 1937-38 ma non iscritti sui quadri di avanzamento dell'anno 1938, saranno inviati al M inistero soltanto i libretti personali (esemplare del corpo). Gli ufficiali di cui al precedente comm a sono con trassegnati con asterisco. Gli ufficiali in aspettativa per infermità debbono essere presi in esame al compi· mento del dodicesimo mese dall'inizio dall'aspettativa o appena giudicati idonei al servizio incondizionato. UFFICIALI MEDICI.

Colonnelli: FIORENZA Ignazio, GIARRusso Gesualdo, BERTEUI Enrico, DE PoRCELLINIS Carlo, FAllRlZJ Nicola, Ro~soLÀ Antonio, FoRINO Salvatore. Tenenti colonnelli: • CARBONE Vincenzo, •PANAGIA Antonino, •D'AccAROO Salvatore, • CtAnLo SiJvio, •RA.\tPt Pietro, ABATE Alessandro, Sn·ast Guido, Lucct Americo, GALLOTTI G iovanni, SAVINJ Gualtiero, CosTA Fausto, BAsSI Giuseppe, MAUGERI Nicolò, l ND~> LICATO Giuseppe, BuoNOPANE Carlo. Maggiori: •BRL'NO Carlo, •Fusco Angelo, •DE CASTRo Ignazio, •PEscE Nicola, • G tJnc o Picrino, •SciLLIERr Vincenzo, -TRANI Paolo, • BuoNo Demetrio, RAco Giovanni,


NOTIZIE

I02I

MisiTANO Giovanni, MA!>TROJANNI Antonino, CAsSANESE Gmseppe, MoRELLI Mario, GuERRA Vincenzo, DE MARTINO Roberto, PLAI.., Natale, LoMBARDI Enrico, T osCANO Vincenzo, FIORE Geremia, CELLINI Luigi, GARBAGNI Giuseppe, LANGELLA Francesco, •Ft.ILLA Giovanni, C1cco Giovanni, MAssi Emilio, •GIORGI Giorgio, •MuRA Salvatore Angelo, CoMELLr Umberto, GONZALES Alfredo. Capitani: •TEDESCHI Nicola, -Tu FANO Rafbek, •MALLOZZI Amuigo, •Lo BIANCO Domenico, •!ASELLI Mario, ALESSIO Paolina, GIU()ICE Cami.llo, $ciALDONE Bartolomeo, PAsSANTI' Carmine, MAZZI\RONI Giacomo, MocAFIGHE Carlo, P ERRINt Angelo, GtuRLEO Michele. CAMPANA Antonio. PIAZZA Antonino, PAVONE Antonio, NICASTRO Arturo, BERTONE Giuseppe, AoAMI Felice, TRIFILE'rrt Igino, LoMBARDI Salvatore, DEL SENNO Giovanni, AsTu1·o Girolamo, S<~.CCIIETI'J Nicola, DE L1s1o G iovanni, AIELLO Giuseppe. RrPARI Enrico, BARBIERA Maurangelo, VnALE Salvatore, DA7,LQ Francesco, PALERMO Carmelo, SANTOBONI Umberto, CoRTICELl.l Mauro, SCHIRRU Giuseppe, BARBtEilA Giuseppe, GATTI Arturo, MAGGIO Pietro, CARPINTERI Ernesto, CoMES Sebastiano, SALVATI Giuseppe, ~NZ ELLA Giuseppe, GucLtELMINO Lucio, D'ANGELO Emanuele. Tenenti: TocLIA Canio, •SAvASl'ANO Giuseppe, PALMAS Giuseppe, BR,,cco Mario, GEMELLI Antonino, PARENTI Ugo, CELENTANI Nicola, VICARIO Cesare, ÙELOcu lvo, FISI· CHELLA Pietro, MATTE! Federico, MASTROENI Giuseppe, CoNTI Vincenzo, NAPOLITANO Felice, CoRDERO Adriano, SAVINO Giovanni, D1 MomcA Pietro, D1 GtORGIO Girolamo, ANTENUCCI Elpidio, ARCANGELI Gerardo, GIUGNt Francesco, DE ANCELIS Icaro, ScRò NicoEa, ANTONACI Giuseppe, ALTAMURA Manlio, ScARPITTJ Mario, MENNA Luigi, AMoROSI Giuseppe, SANTANGELO RENÈ Carlo, D1 FERDINA:-<DO Renato, V ANACORE Antonio, L EONE T acito, PETRUCCIANI Nicola, SEDIARI Demo, BoccHINI Ettore, STRAZZULLJ Sergio, SoTTru: Leonardo, ZAIRI Sacellario, ARDITO Vincenzo, NADDEO Vincenzo, D1 TRAPANI Salvatore, LucENTE Vittorino, SALVI Vincenzo, SOPRANI Anton io, LICATA Alfio, CusEoou Antonio, MuROLO Luigi, CoMo Mariano, MARTOMNA Aldo, CASERTA Vincenzo. UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI.

T enenti colonnelli : GoRRETA Carlo, VITA Gaetano. Maggiori: • MARRA Giuseppe, •MoLISANI Ricci ardo, PALM.IERI Mario. Capitani : •scorrr Giuseppe, SA NNA Alessandro, ZoooA Aldo, DATTILO Angiolino. Tenenti: • LoNco Fulvio, BoccHINI Francesco, Aul)lsto Giulio, SEVERINI Giuseppe.

Ufficiali in s. p. c. c riassunti, dd Corpo sanitario, ammessi agli esami per l'avanzamento a scelta speciale dell'anno 1939. 'Come da eire. n. 670, Giornale militare, 21 scltcmbn: c. a., disp. 51•, a norma degli articoli 59, 89, 97 e 111 della legge di avanzamento, e successive modificazioni, per i maggiori in s. p. e. e mutilati e invalidi di guerra riassu nti in servizio non esiste alcun limite di anzianità per l'ammissione :1gli es:1mi a scelta spccble. Per i capitani e per i tenenti in s. p. c. dd Corpo ~an it:trio, sono stati st3biliti i seguenti limiti di anzianità per l'ammissione agli esami per l'avanzamento a scelta speciale per l'anno 1939. UFFICIALI MEDICI !N S. P. E. Capit-ani: fino a LEo Giacomo compreso. Tenenti: fino a DE CAMILLIS Luciano compreso.


1 022

NOTI l. lE

UFFICIALI MEDICI RIASSUNTI. Capilani : lino a Mud: Augu~to compreso

UFFICIALI CHIMI Cl FARMACISTI IN S. P. E. Capitoni: lino a NAscÈ Franast:<} Paolo compre~o. Tenenti: li no a BRUNAMONTI Giorgio compreso.

Avanzamento degli ufficiali fuori quadro del Corpo sanitario. Secondo le disposizic:ni contenute nella eire. n. 665, Giornale militare, 21 settcrn · hrc c. :1., disp. 51\ a norma ddl'art. 11 0 della legge di :lV::tnzamcnto, sono stabiliti i seguenti limiti di :wzi<lnit:i entro i quali debbono cs~tre compresi gli ufficiali del Corpo s:mitnrio fuori guadro per essere pre~i in esame per l'iscri zione sui quadri di a\·;mzamt:nto ad :-tnzianità od a scel ta ordinaria per l'anno 1939. In applicazic:ne <kll':m. 29- bis dclb legge suddetta, no:n si compibno documenti di a\·:mzamento per g li ufficia li t.i21 iscrilli sui qu:-.dri di :1\':Jnz:tmento dell'anno 1938. UI·FICIALI MEDICI. Colonnelli: fino a GAl,.l Dionig.i compreso. Tenenti colonnelli : fino a P IT RE LLI Nicola compre~o. Maggiori: lino a CASSITI o Francesco P ncio compreso. UFFICIALI CHIMI CI I'ARMACISTI. Maggiori: fino ad A ~<P t !':O Pietro compreso.

Avanzamento degli ufficiali fuori organico del Corpo sanitario. Secondo le disposizioni contenu t~ ndla eire. n. 666, Giornale militare. 21 scncmbre c. a., disp. sr•, a norm:1 dell'art. 11 0 dcll:-. legge di avanzamento, sono stabiliti 1 seguenti limiti di a nzianit~ entro i qm1li debbono essere compresi gli ufficiali del Corpo ~a ni tar io fuori organico per cssc:rc: presi in esame per l'iscrizione sui quadri di avanzamento ad ao.zianitit od a scelta ordinaria per l'anno ' 939· In appl icazionc tlell'art. 29 - biJ della legge suddett:l, non si compilano documenti di a\'lli17.:Jmcnto per gli uflìci:~l i g i~ iscritti sui quadri di :.~vanz:tmento per l'anno 1938. UFFICIALI MEDICI. T enen r; colonnelli : fi no a T EKAC LIA Giuseppe compreso. ,\1nggiori : lino n T EI.ESE Vincenzo compreso.

Avanzamento degli ufficiali in a. r. q. del Corpo sanitario. Secondo le disposizioni contenute nella eire. n. 6(q, Giomale militare, 21 settcmLre c. a .. disp. 51•. a norma degli :uticoli 174, 175, 177 e 178 della legge di avanzamento, sono stabiliri i seguenti limiti di anzianità entro i qu:-.li debbono essere compresi gli uffì -


NOTIZIE

I G23

c1ali del corpo sanitario in :1 . r. q. per t:ssere prt·si 10 esame per !"iscrizione su1 quadri di avanzamento a scelta ordinaria per l'anno 1939. Non si compilano documenti di avanzamento per gli ufficiali già iscritti su1 'luadri Ji avanzamento dell'anno 1938 e per quelli già incorsi ndb esclusione J dì niLi1·a tlall'av:m z:~ mento.

UFFICIALI MEDICI. Colonnelli: fino a SoRDI Giuseppe compreso. Tenenti colonnelli: fino a GIOMill Luigi compreso.

Ufficiali dd Corpo sanitario ammessi a far domanda per il collocamento fuori organico per l'anno 1939. Secondo le disposizioni con tenute nclb eire. n. 67-h Ciom(l/e m ilitare , 21 settCm· bre c. a., disp. 51". i tenenti colonnelli medici, i maggiori med ici c i tenenti colonnelli chimici farmacisti in s. p. c.: ., none h ~ i tenenti colonnelli, i maggiori e i c:tpit:1ni , mc.:dici e chimici f:mnncisti, riassunti in servizio quali invn lidi di f Uerra - tutti scnza alcun hmitc di anzianità - hanno facoltà d'inoltrare domanda di collocamc.:nto fuori organico per l'o nno ' 939• a norma Jclk d isposizioni contenute nd l':nt. 11 0 della legge di :mmz;l1 nento , e successive modificazioni. Le domande potranno cssC're compibte dal 1" gcnn:1io 1939 c.: dovranno pt·n ·<·nirc al Ministero (Dircziòne generale ufficiali in servizio pcrmanl ntc). non oltre il .3 1 maggic• dello :stesso anno, senza specchi d i classifica c libn:tti pcrson;lli. Quelle che. per qualsiasi mou vo, pen·enisscn do po tale data, non saranno prese in considerazione.

Per gli orfani dci medici morti in guerra. Il tenente generale medico prof. Loreto rvt~ZZ F.TT1, Direttore generale tlt:lla Sn nit:l militare, appena succeduto al compianto generale F. Dclb V:t lle nella presidenza <lei C..ornitato degli orfani dci medici moni in guerra, ha disposto che i medici militari in servizio attivo permanente cd i farmacisti contribu issero a fi n:mziare il bilancio quasi deserto di questa opera che ha portato, medi:mte borse di studio annue. circa cento orfani agli studi superiori. La parola del Capo è stata accolta con unanime consenso <h tutti i gregari. in tutti i rang hi, e fino ad oggi è stata già raccolta tra gli uflìc i:~ li medici c fa rmacisti la cospi(U:t somma di oltre L. 37.000 .

Concorso per la nomina a tenente medico in s. p. c. della R. Aeronautica. Il Ministero dell'Aeronauti ca ha b:wdito un concorso per titoli e per csa rm a 6o posti di tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario ::~eronaurico. Le norme relative sono state pubblicate dal Giornale Ufficiale , tlisp. 26•, dell' r r sct· tcmbre 1938.


1024

NOTIZIE

Concorso al Premio « Giulio Alessandrini ». Il Consiglio delle Ricerche ha bandito il concorso per l'assegnazione del Premio <· Giulio Alessandrini >> di parassitologia per l'anno 1938.

Il premio sarà conferito, su giudizio di una commissione apposita della Fondazione, all'autore del mìgiiore studio, o gruppo di studi, sulla parassitologia medica o veteri· naria, oppure allo studioso che, con l'insieme delle sue ricerche e delle sue pubblicazioni avrà portato il maggior contributo, continuo e proficuo, al progresso della parassitologia. Il premio è di L. 36oo ed è unico e indivisibile. Al concorso possono prendere parte esclusivamente gli italianii laureati in medicina umana e veterinaria. I lavori di parassitologia da prendersi in considerazione ai fini del concorso sono soltanto quelli ad indirizw medico o igienico. Sono esclusi i lavori a puro indirizzo naturalistico o zoologico. Termine di scadenza: 31 dicembre 1938-XVII.

IV Congresso di Chirurgia plastica cd estetica. Nei giorni 21 e 22 del prossimo ottobre avrà luogo in Roma, presso la R. Clinic:1 chirurgica, il IV Congresso della Società Italiana di Chirurgia plastica ed estetica. Per chiarimenti rivolgersi al prof. Arturo MANNA, via Nazionale, 37 - Roma.

Dil·ettore responsabile: Prof. Dott. LoRETO MAZZErrr, tenente generale medico. l<edattat·e: Pro f. Dott. ToMMASO SARNELLI, maggiore medko.

ROMA, 18 OTfOBRE 1938·XVI • TIP. REGIONALE - CARLO CATI'ANEO, 20


[tVPJ

Jl • -':(

•

l

..

.- .. } l

'

Spedizione in abbonamento postale

KMH~1111l/CAl/ONE MENSILE

Aì1no LXXX VI • Fase. X OTTOBRE 1938 ·XVI

. .'""~.GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cam sanitate ~rtus in armi$

DIREZIONE ED AMMIN ISTRAZJONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

\'


!

~,

.a.t.

.

MILANO-FORO BONAPARTE, 12


l ANNO LXXXVI - fASC. X

OTTOBRE 193S.XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitafe 'fJi rfus in armis

MINISTERO

DELLA

OUERRA

ROMA

CON DIZI ONI DI AB BONAIIIE NTO. L'abbon~nto è annuo e dA diritto a n. 12 fascicoli. Esao decorre dal l• gennaio al prezzo di L. 32 (ntero L. 44); per gli abbonamenti fatti durante l'anno verranno in viati i numeri arretrati dell'anno in corso. L'abbonamento si P"ll• anticip• to. Non disdetto un me• e primo della scadenza, s'intende riconfermato. Alle librerie na%ionali ed estere è conceuo lo sconto del IO ~•• Per i soli ufficiali del Corpo San itario dell" varie Fcrze Armate, in ,,,.vizio ed in co ngedo, il prezzo d ell 'abbonamento è ridotto a L. 24. Per a li atessi ufficiali è amme81o un abbonamento cumulativo al Giornale di Medicina Militare td aali Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo ridott o d i L. 40 annue. Un fucicolo coSia L. 4, ae arretrato L . 5 (Estero L. 6, ae arretroto L. 8) . Per le annate complet e arretrate il preno è di L. 48 nd Regno, L, 12 per l' Eatero. Il prezzo del suppltmento al aiornale contenente i Ruol i di anzioniù del Corpo Sanitorio :VIilitare è di L. 8, Non ai concedono abbonamenti in omasurio. Gli obbonati potronao richiedere - non olt re due mesi dalla pubblkazione - i numeri e'·•nt u:dmente smarriti per diss:uido poetale. ·rr:atcor'o tale t~rmine oon si darll corso :alla richiesta. Si ocoettano inserzioni a pagomento di carattere pubblicitario compatibili con l• natura e col decoro del aiornale. (Chiedere condizioni e toriffa all 'omminist:uione).

NORME PER l COLLABORATORI. La collaborazione è libera, ma la direzione ai riserva il 11iudizio nella aceho dei lnvori senza usere tenuta a rendere conto delle eventuali non acceua:zioni. Le opinioni manHeotate dogli outori non impeanano le respon .. bilità del per iodico. Tutti i lavori inviati per la pubblicazion~ devono pervenire alla rcdn,ionc nel tesro definitivo. corretto, firmati doli' autore; devono tlfere dan:ilografati, o scritti con carattere focilmente leagibile. Ad ogni lavor o è concuso un m1111imo di 16 pagine di $tampa; per la pubblicazione d ti lavori ehe superino le 16 pagin~. gli autori sono tenuti al pagamento dello apean per le p agine in più a prezzo di c:osto. Atli autori sono offerti gratuit amente SO estratti con copenina, (ronteeriz.Jo, impaginatura ~ numerazione apedole. Per atamoa onticipata de~rli estratti e P"t un moaeior numero di essi la spesa relativa viene oddebitata •ali autori a prn•o di costo. Le opeoe per clich~s e t~vole fuo<i tosto sono a carico degli autori. Le bibliogrofie annesse oi lavori originali, perchè siano pubblicate, devono eu<:~ brevi e redatte correttamente. Per d••posizion• del Conoi~tlio Nazionale delle Ricerche a ciucun lavoro deve seguire un breve riauunt o (non più di dieci riahe) . t manoscritti non vengono restituiti, anche s~ non pubblicati.


SOMMARIO COMELLI. - RJdiologÌ:1 c medicì n3 kg~lc mìlit:o rc. (Autori~~su nto dc113 rclnionc al Xlii Congresso nnio n~ l c di R~dìologia Medica d i Bari , ~Q·30 sencmbrc · 1° ouobrc 1938·XVI).

1027

LEZIONI E CONfERENZE LAN(;. - Le leggi c all"crcdi r:~r;ctà

ddl'crcdir:~ricr:ì

on rapp<>rto all"ipotc.si

cromosom iç:~

uman:1

Png.

103 3

LAVORI ORIOINALI St\:"JTILLO. - Il ci tr<>oil in chiruq~ia SI'AuNOLETTI. - C:1lccnua e pornssicmi~ nei c~ rdiuJ.mici souo lo stimolo del sistema ncuro-vcgct:Hi••o . FIUM I~. Suo procc>SÌ di <kpurozionc dci f:~ nghi funzion~nti da liltri sommersi Ci\S:\SSA c DEMICli ELIS. Ricerche su slipi rì di coryncb:1Ctl·rium dyphrcriac ai fini della clossoficazlonc secondo Andcrson .

Pag.

"

1080

•

1090

P11g.

1I09

•

11 00

,,

1099

»

1103 I 1 13

·•

II OJ

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA i\l\':"JESSI OCULA RI. L'tuo dd/n novoca111n per infiltrazioni in almtu flogosi degli NEt:scu Uo.F.R CISTICE RCO RACHvfOSO DELLA BASE E MEN il\'G ITE DA CISTI· CERCO. Cnn rrihuto clinico cd isro-patol<)gico. Fh~ > t:O FEBBRI ESANTEMATI CHE. S1ttd10 d i w l siao·tt'sto d'imm ttmuì udir BAO.TZARO . FE RI TF. DEl NE RVI PERIFERI CI. Il midollo spina/c usato com~ inn~sto ctcmplastico 1/t·//r: • Ricerche clo nichc c ~penmcnr:~li. Gosso,.T e Jlo KTK ·\ '<l>

.

COMMA SIFIUTIC:\ DEL POLMONE Ktsosuç, LF.os c L"''" LF.'> ION I DELI.'ART ER it\ POLMONA RE. Ltt diagnosi radiologica rldlt"L\H •\SL.

LINHX:Rt\ l'ULOMATOS I. Sull'importanza dd (;ordon ·tt"JI prr la ditiSAclls c STEFFE~ • gnosi tli Ml F.LE l\'ATU RALE. Sull'azione ballcril'ida dd - M otA~< PRtCA . MORBO 0 1 WEIL Un caso sicrofogimmc/11<' acarraro di - a }orma nuningrn. tipo Lrpt. ctmit·ola, nrll'uomo. - ThTZ'<tR • 0 1'111 CRONICI l E Sul tr,tttllntt'/1/0 ddl t" col doro. - ZA ~RZBII SKI • RAD lOUX; IA IT,\Ll i\NA Contribwi ,.,.,·rnti t/ella nd ,·,•mpo dia· l! t:SISCO gnostico. RETINOSI t\N(; IOSCLEROTICHE E ANG IOSPASTICHE. - Ci\TTA~<lo SC:I II ZOFREN IA. Sull'r:siiiiiC diagnostico del liquor ne//,1 - LuoMAS'<· FA<:Ol'S . SEN I FACCIALI /) - 11c//'ostr;tr dcformtmtr dd tTanio. - 6 Rt: r;N>:R . SEN I FRONTALI. Considcr11::ioni tl11tttomid1~ stt lo st•iluppo dci - BoN· KAFOl.'S

SETIO. Contribl!to J (l la formazione dcii~ tlt'formità dd - s~RC I.R SONNO. Il prob/rma dd - S \UIO '< TU IH.RCOLOS l LARINGE!\ l.tt) - di origine <'mrttogcnrt. - Sl'ou TUHERCOLOSI POLMONi\RE l:impnrtllll~a dl'l/11 mdiogopin sÌJt<'llllltÌ<a prr scoprtrc /11 nelle collcttit•ir.ì . - h 0.11,; VOLUMINOSO CALCOLO SUPPURATO DEtLA VESCICH ETT A RI1.1 ,\ RF.. Bo:-<Er c Du.t.E'Isu.aR

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

I 10 2

1099 1099 Il I 3

I 105 1 108

)l

..

I 107

"..

l I l I l l l o

"

11 06

I IlO

l l I 2

..

11 00

Pag .

I l 14

•

I l 16

»

II 20


XIII CONGRESSO NAZIONALE DI RADIOLOGIA MEDICA DI BARI (29-30 settembre - l 0 ottobre 1938-XVI)

RADIOLOGIA E MEDICINA LEGALE MILITARE Relazione del magg iore medico Umberto Comelll.

(A utoriauumo).

Nel riferire per ordine della Direzione Generale di Sanità Militare Ministero della Guerra - sull'argomento assegnatomi dalla Presidenza della Società Italia_na di Ra_diologia. Medica, r_ite~go necessario prc~etter~ ed [ :-(1r\ accennare a talum concettJ basdan che costltutscono una sostanztale d1ffe~.!+>l 1.> .-- .. -: renza fra la legislazione militare ed il criterio g1uridico che regola la medicina (~'?,"' forens~ ~ la i_n~ortunistica. ~iò_ sop_ratutto _p~r ~igtla~d? al giudizio di idoneità '"'R,-''~~ al serviZIO m1lttare ed al cnteno dt causaltta di serv1zto. 1 1>·~··.:-~~;~ Nel_ gi_udizio di idoneità, o non, a,l ser~izio militar~ _il perito, :ott? '~4~ ~~ punto dt vtsta del concetto fiscale del! obbltgo del serv1z1o per ragwm dt ""'~ ~-:ft Stato, deve valutare le qualità psico-fisich-:: necessarie per il compimento di un ?X-;.· utile e continuativo servizio considerando la particolare atti.vità lavorativa del militare. Siccome il concetto di robustezza non può corrispondere praticamente nella sel~zione della massa pcrchè, considerato in senso restrittivo, sarebbe un mezzo di eliminazione di troppo numerosi soggetti; così, nel criterio di idoneità alle armi, si parte ancora dal polo opposto, quello patologico, seguendo gli articoli degli denchi << imperfezioni ed infermità » che, con poche varianti, si applicano a tutte le Forze Armate dello Stato. Per riguardo alla causalità di 5ervizio la legislazione militare riconosce solamente la causa unica, diretta ed immediata nel fatto di servizio accertato e, nella sua applicazione, considera la diversa estensione dei doveri e dell'impiego del militare; se in pac-:: od in guerra, del carabiniere in servizio di Istituto e del milite. La concausa e l'occasione, in tempo di pace, acquistano "alore solamente quando, in casi eccezionali, raggiungono il grado e l'import:mza di causa determinante. D'altra part~, in certe condizioni, si presentano quadri clinici ed anatomo-patologici caratteristici che impongono quesiti radiologici che non trovano riscontro nel l 'ambiente civile e di pace. La radiologia è sempre la stessa tanto nella medicina forense, quanto nella infortunistica comune, oppure in ambi-::nte militare; ma è il criterio di utilizzare il documento radiologico sostanzialmente diverso nell'un caso e nell'altro. Il radiologo militare ha perciò mansioni particolarmente delicate. Quasi mai interviene ad ~sprimere un g1udizio peritale vero e proprio con carattere di arbitrato, mentre invece i suoi reperti rappresentano il dato fondamentale

....


RADIOL()t;IA E

MEDICI~A

LEGALE MILITARE

del provvedimento medico.legale. La regolaml.!ntazione militare gli conferisce una grande responsabilità ed impone un'attitudine mentale di obiettività e di equilibrio per cui deve avere una lt,mga preparazione e speciali conoscenze. Preparazione maturata in ambienti clinici ed ospedalieri civili, per quello che si riferisce al corredo dottrinale, ma la coscienza medico-legak dovrà formarsi negli ambienti ospedalieri militari a contatto con la pratica e la casistica quoti· diana inquadrate dalle direttive di ordine generico e contingente. Nelle Forze Armate, come nelle varie Armi e Corpi speciali, può corri· spandere una causa lesiva diversa in riguardo alla determinazione medicogiuridica del fatto di servizio, in rapporto cioè al pericolo di lesività specifica contenuta nell'uso dei mezzi propri a quella data Arma o .Corpo. Il radiologo sarà chiamato, nella documentazione obiettiva del fatto patologico, . a mettere in l.!videnza certe particolarità caratteristiche per l'orientamento verso il con· cetto eziodeterministico. Infatti, nel campo nostro, è fondamentalmente il problema diagnostico ed eziopatogenetico che domina il concetto giuridico per cui, considerando la difficoltà nella raccolta delle notizie anamnestiche spesso mendaci, hanno solo valore i dati obiettivi ed una semeiotica speciale chia. mata « semeiotica di controllo» in cui ritengo debba avere un posto di premi· n enza l'indagine radiologica. La diagnosi medico·legale è diagnosi clinica e, seppure non può essere sostituita dalla diagnosi radiologica, da questa trae necessario completamento e carattere di certezza, specie quando la profondità del focolaio, la tumefazione delle parti molli ccc., rendono incerti o pericolosi gli altri rilievi scmciologici. La nostra osservazione obiettiva dovrà portarci a rilevare i segni rad iologici di certezza, con critica severa ed in quanto rappresentano, fondamentalmente, la conferma del quadro anatomo-patologico, ricercando con tutti i mezzi suggeriti da una tecnica rigorosa quelli che possono avere un valore decisivo nella diagnosi medico-legale, sostituendosi o completando anamnesi incerte o mendaci, e portando un contributo di obiettività nel delicato campo delle latenze cliniche e delk simulazioni. In casi difficili vi possono essere interpretazioni varie di uno stesso quaclro radiologico da sottoporre tutte al perito medico-legale indicando il nostro ai t'.':rio preferenziale; possibilmente non deve mai essere data una sola i nterpretazione sospetta che possa rendere più incerto il giudizio. Ho accennato a rispondenza anatomo-patologica, ossia a diagnosi modologica in quanto si riferisce ad aspetto, estensione, forma, perchè la clinica e quindi la medicina·legak è strettamente legata alla anatomia patologica; ma non alle cause, nè alla natura dei morbi. Il radiologo è uno sperimentatore che deve essere a contatto il più possibile con la realtà clinica rappresentata dall'ammalato; egli ha a sua disposi zione tutta una s~rie di metodi per documentare la verità dei fatti di cui, però. deve dare la dimostrazione al perito o alla Commissione medica giudicante a cu i spetta la re:.ponsahilit~ del gi udizio definitivo.


RADIOLOGIA E MEDIC il'A LE(;ALE MILITARE

1029

Risulta che fin dal 1896 all'Ospedale militare di Napoli e di Roma ed all'Ospedale marittimo di La Spezia era in funzione un apparecchio radiologico. Nel maggio dello stesso anno il ten. colonnello medico Giuseppe Alvaro, Direttore dell 'Ospedale Militare di Napoli, descriveva i primi casi e, per primo, riproduceva i radiogrammi di proi~ ttili trattenuti negli arti di feriti della prima campagna di Africa. Del resto presso tutte le Nazioni gli studi sulla applicazione pratica della scoperta Rontgen nelle Forze Armate furono numerosi. Nel 1911 il Busi dava per primo l'indirizzo ddle nostre indagin·i in medicina legale e in una sua pubblicazione considerava l'importanza del radiogramma quale documento obbiettivo di dimostrazione e di controllo. Nel 1915 Pietro Mignacca, chirurgo e radiologo militare, nel suo manuale di radiodiagnostica, che fu il primo trattato ddla specialità pubblicato in Italia, dedicò un apposito capitolo alle applicazioni medico-legali dell'indagine radiologica. Nel moderno indirizzo di studi sulle malattie tubercolari, per la necessità di conosc-ere le manifestazioni precoci a scopo diagnostico e terapeutico individuale e di profilassi sociale, la nostra indagine è stata orientata verso l'applicazione alle masse. L: ricerche precedenti, le proposte di Crespellani sulla istituzione di una cartella radiografica nell'Esercito, hanno trovato pratica applicazione in un tentativo di selezione collettiva, da me compiuto, sottoponendo ali 'esame radiologico il torace degli aspiranti all'ammissione nelle Regie Accademie militari di Modena e di Torino. Da allora (1932) la nostra indagine viene sistematicamente util ~zza ta per il reclutamento degli allievi ufficiali e richiesta per il volontarismo, specie coloniale. H o esposto alcuni concetti di ordine fondamentale di medicina kgale militare ricordando quali sono i compiti principali del radiologo militare ed ho accennato al lavoro compiuto anche nel campo nostro. Se si pensa che la medicina militare è quasi tutta mcd icina legale, si comprende la necessità di diaframmare il vasto campo di studio delle applicazioni dell'indagine radiologica a quelle operazioni delle Forze Armate che coinvolgono tutte le più importanti questioni medico-legali e cioè : 1° -

Operazioni di arruolamento. (Questo capitolo sarà svolto dal mag-

giore medico dott. cav. Bruni Enrico della R. M.). 2° -

Operazioni di osservazione in Ospedali militari.

Su questo ultimo argomento mi limito a riassumere le imperfezioni c le infermità che si verificano con maggior frequenza nei militari alle armi, ~pecie in quei postumi ed esiti in rapporto a traumatismi ed a ferite di g11crra, esponendo in forma schematica e conclusiva il valore che può avere la nostra indagine in rapporto alle principali questioni medico-legali conseguenti. La trattazione « in extenso » sarà pubblicata negli Atti del Congresso.


RADIOLOGIA E MEO!Cit":\ LEGALE MILITARE

1030

Seguo di massima un criterio topografico regionale, distinzione arbitraria e dottrinale, ma fatta ai fini della maggiore chiarezza di esposizione e di brevità: Imperfezioni ed infermità deL torace. 2° - Imperfezioni ed infermità dello scheletro. 3• - Imperfezioni ed Ìtl/ermità dell'addome. 1° -

I. - Imperfezioni ed infermità del torace. a) Gabbia toracica : Ricordo le più frequenti anomalie costali in rapporto ad erronee valutazioni semeiologiche e cliniche facilmente riconosciute dall 'indagtne radiologica. Nei postumi di ·frattura costale la plesiografìa dà b dimostrazione dei più minuti dettagli per riguardo ~ùl'aspetto del callo, all'eventuale presenza di frammenti metallici con processi osteitici primitivi, secondari .o. concomitanti, oppure dimostra gli esiti stabilizzati dai postumi :mcora atuv1. b) Apparato respiratorio (pleuropatie, tubercolosi polmonare, broncopneumopatie non specifiche). Ho considerato le pleuropatie specie nei postumi ed esiti recenti e tardivi con particolare riguardo ai feriti di guerra ed alle forme traumatiche. La tubercolosi polmonare rappresenta il problema centrale delle Forze Armate ed ho preso in considerazione la diagnosi precoce, la causalità di servizio e l'im portanza del trauma nell'insorgenza della malattia . Per riguardo alla diagnosi precoce accenno aJI'jmportanza della radiologia in quanto rappresenta e- si basa sul riconoscimento ed interpretazione del disegno radiologico ilare e polmonare, sull'isolamento e sulla descrizione delle forme elementari e loro corrispondenza anatomo-patologica, sulle conoscenze clinico-radiologiche n ella ciiffusione del processo tubercolare n eli'organismo. Sul rapporto fra tubercolosi e trauma mi limito ad affermare che b.

tubercolosi polmonare post-traumatica è generalmente ammessa dalle osserv:l7.ioni cliniche. Anche recentemente il prof. Boidé dell'Ospedale Val D e Grfkc (citato da Poi x e Vivant) riferisce il caso di un soldato, precedentemente indenne da tubercolosi polmonare, il quale, in seguito a caduta da un carro d i foraggio seguita da emoptoe, contrasse una forma tubercolare bacillifera ma n ifcstatasi sei settimane dopo. L 'esame radiologico può avere grande importanza nella complessa questione del criterio cronologico e per la precisazione del rapporto topografico che ha valore decisivo nei feriti con ritenzione di proiettili e per la valutazione del danno in base alla documentazione di sede, esten-

sione, complicanze. Nelle bronco-pnellmopatie non specifiche sono molt o imp()[ tanti da riconoscere le forme croniche primitive e secondarie e lo stato di guarigione delle forme acute.


RADIOLO< ; IA F MED!CIZ'A LEGALE MILITAR E

103 I

c) Cardiopatie: Rimando per i dettagli alla pubblicazione << in extenso » c mi limito a precisare che nei feriti cardio-v::tscobri la nostra indagine può portare un notevole contributo al concetto di invalidità.

II. - Imperfezioni ed infermità dello sch.eletro. H o considerato le forme post-traumatiche di cui le più importanti, ntengo, posrono essere le seguenti: a) L'osteite cronica post-traumatica; b) La pseudo artrosi; c) I calli dcform i; d) Le perdite di sostanza ossea; e) Le esostosi. 11 quadro radiologico di queste infermità fornisce una documentazione morfo- anatomo-patologica da cu:i si può risalire all'eziopatogenesi nel senso di causa lesiva specifica in molti casi e può port:tre clementi prognostici e di pr~cisazione nella valutazione di m·arufestazioni funzionali. Aggiunge infine elementi di grande importanza nel riconoscimento di forme simulate (pretestate od esagerate) e rappresenta la base della valutazione dd danno. Un altro capitolo della patologia scheletrica, di massima importanza per la medicina-legale militare, è quello rclativ_o alk sinJromi dolorose posttraumatiche per talune deformazioni cd anomalie scheletriche primitive o secondarie e cioè : a) Tumore dd piede - defot mazioni primitive o secondarie dei piedi (piede piatto e valgo, cavo, vàro, equino, torto, autolesivo). La conformazione anatvmica del piede ha grande importanza per il Fante che deve compiere lunghe marce e per il militare eh~ de,·e essere sottoposto a turni di guardia. Un.infermità tipica fra i soldati è il cosidctto tumore del piede, determinata da marce faticose. Il problema diagnostico fu risolto dalla radiografia. Si tratta, nella maggior parte dci casi, di fratture dei metatarsi di cui fra i chirurghi traumatologi militari il Caccia si è particolarment-e occupato. Il Pcremans, della scuola del Putti, attribuisce la stessa origine alla malattia di Dcutschlander ed alla mctatarsalgia di Morton. b) Vizii di differenziazione regionale del rachidc. c) Spondilopatie vertebrali cd artrosi apofisarie in rapporto alla sciatalgia ed alla camptocormia. Nei dismorfismi del rachide si verificano questi atteggiamenti camptocormici rilevati dal Souques in Francia e dal Putti, durante il periodo bellico. Spesso disconosciuti oppure ricondotti ad atteggiamenti simulati hanno la loro causa in queste alterazioni . Un trauma anche minimo ne può essere la causa occasionale. d) Dismorfismi vari specie le schisi lombo-sacrali in rapporto con l'enuresi costituzionale. Da statistiche personali l'indagine ra(.liologica trova alterazioni scheletriche del tipo r~grcssivo del tratto lombo-sacrale nel 6o ~•> dci casi di enuresi costituzionale accertata all'Ospùlak militare di Bologna; contro il 40 o/., dei casi radiologicam ente negativi.


RADIOLOGIA E MEDICINA LE<;ALJ: MILITARE

III - Imperfezioni ed infermità dell" addome. La patologia dell'addome per noi comprende jJ tubo dig~rente, gli organi ipocondriaci ed il sistema urinario. H o dovuto limitare il campo di studio considerando la questione delle algie e di talune sinalgie addomi nali con speciale riguardo all'addome d~stro in rapporto con fatti organici radiolog1ca mente bene dimostrabili e cioè: a) Malformazioni congenite del tubo digerente ; b) Gastro-duodeno-patie; c) Appendicopat1e; d) Sindromi dell'addome destro in riguardo anche a turb~ riflesse o consociate colecisti che e renali ed alle form e traumatiche;

t) Ernia diaframmarica.

Conclusioni. 1" - Per il giudizio di

idoneità, o non, al servizio militare l 'importanza dell'indagine radiologica si manifesta nella determinazione della diagnosi precoce, nel senso di tempestiva e circostanziata. 2 ° - Per la causalità di servizio la nostra indagine è di m assima importanza per stabilir-e con la maggiore esattezza poss.ibile il momento di insorgenza dell'infermità in rapporto col fatto di servizio (criterio cronologico) e per la dimostrazione della sede della lesione (criterio topografico). 3• - Per la valutazione del danno, l 'esame radiologico rappresenta un documento basilare per la dimostrazione di estensione, di gravità e di atti,·ità del processo morboso portando anche un contribu to prognostico al perito medico-legale ed alla Commissione medica giudicante. E' seguita la dimostrazione di numerosi casi osservati nell'Ospedale militare di Bologna ed illustrati con la proiezione di diapositive.

_

--

___;· ~~·:....


LEZIONI E CONfER ENZE - - -·· -

--

OSPEDA LE MILIT ARE DI TRIESTE

LE LEGGI DELL'EREDITARIETÀ IN RAPPORTO ALL'IPOTESI CROMOSOMICA E ALL'EREDITARIETÀ UMANA . Conferenza del Dvtt. Carlo A lberto Lang Libero Docente di Anatomia e Istologia p:ltologica Jrlla R. Uni,·icrsità di Padova.

Per eredità s'i12te11tle la trasmiuione dei caratteri sia patemz che materni per la via e per il mezzo del plasma germinativo, cioè attraverso le cellule semina/i, che sono immortali, a differenza delle cellule del soma che so12o mortali. La precisazione della via e del mezzo attraverso i quali avviene la trasmissione, è acquisizione degli ultimi 40 anni circa. Non che l'eredità non sia stata studiata prima, ma la dottrina non ha mai avuto un indirizzo topografico specifico prima della Jcope1·ta relativa ai cromosomi, fornita dalla citologia. L 'eredità vtmne studiata, come dicevo, già prima, ma all'inizio del secolo XIX si può dire che comincino i primi passi effettivi e fondamentali di tale dottrina. Darwin e Galtorz furono i primi a segnare qualche cosa di nuovo nello .ctudio, che ji12o allora era stato disordinato e confuso. l loro studi presero lo spunto dallo studio della variabilità delle specie, colla quale lo studio dell'eredità è legato. Infatti Darwin, nello studiare la variabilità delle forme nella .rpecie, divise le variazioni in d~terminate da fattore esterno ed in casuali , le quali ultime sarebbero ereditabili. Il Galton dallo studio dei caratteri, che distinguevano le variabilità, passò a quello dei caratteri morfologici dell'e,·edità . Egli però studiò l'eredità dal lato della morfologia pura, di quella quanLitativa e ne indagò le oscillazioni con utJ criterio statistico, senza riuJcire a penetrare nel meccanùmo dell'eredità. Al Ga/ton, dunque, dobbiamo l'apporto di un criterio Jtatistico per {o studio dell'eredità. Egli sintetizzò i risultati delle sue ricerche nelle due leggi, quella dell'eredità ancestrale e quella della rcgressione filiale. Per la prima ii prodotto d'incrocio porta il patrimonio ereditario, che è la metà di ciascun gmitorc e rispettivamente portn un quarto di ciascun no11no r un ottavo dei bimonni; dimodochè se indichiamo con 1 i/ patrimonio eredttario esso viene cos) diviso dai genitori, nonnt, bisnon11i ecc. •t~, •t., •ts··· ecc. Seco'fldo la le.gge della regreSJione filiale invece, i figli nati da genitori, che si scostano dalla media per un dato carattere, a mo' d'esempio la statura,


1034

L E LEGGI DELL'EREDITARIETA'

!t-; RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

presentano tale carattere· C01l uno spostamento minore dalla media; essi sono cioè meno alti dei loro genitori pur sorpassando la media. D arwin invece nei suoi studi - e con lui tutti i suoi seguaci - fu occupato sempre dal quesito, se l'ambie12te, che modificava gli esseri, poteva, determiuando le modificazioni, far sì che queste venissero ereditate. Si studiava cioè se le modificazioni apportate dall'ambieme potessero essere traJmesse e non si distinguevano al tempo di Darwin, come fece più tardi il Weissmann, le cellule del corpo in cellule !omatiche e cellule germùzative. Si riteneva cioè possibile che quanto di modificato mbiva l'organismo per opera dell'ambiente potesse rifleuersi sulle cellule deputate alla discendenza, non differe1zziandole dalle cellule del soma, come è merito del Weissmarm di u.vere fatto. Il Weìssmann sviiuppò la teoria del Nageli, il quale, per primo, espresse l'ipotesi che i caratteri ereditari fossero trasmessi dal così detto idioplasma, cioè da una parte del protoplasma dell'uovo e dello spermatozoo, dotato di speciali proprietà. Quando gli studi sulla fecondazione precisarono che deLl'elemento maschile era solo il nucleo quello che andava a fecondare l'uovo, si ebbe la conferma dell'i11tuizione del Nèigeli, sebbeue modificata. Tale precisaztone (1884) veniva molto tempo dopo la scoperta dello spermatozoo, 12el quale per molti anni .ri voleva immagùwre U1l essere maturo ùz miniatura. Si pensò quindi che rolo il nucleo doveva essere la parte trasmittente dei caratteri ereditari, in quanto ;[ prodotto dell'incrocio si sviluppava dalla fusione del nucieo maschile con quello femminile. Quando il Flemming e la sua Scuola portarono l'esatta conoscenza di come avviene la riproduzione delle cellule, col dimostrare nel periodo riproduttivo delle cellule /a formaztone nel loro nucleo in numero costante di /01·mazioni materiali visibili, che si dispongono in doppia serie e sono eguali, ci si avviava verso una determinazione localistica del materiale trasmittente. L o stt>~dio poi della riproduzione sessuale potè anche dimostrare che il numero costa11te di queste unità materiali dette cromosomi variava da specie a specie. Inoltre, allorchè le ricerche deila riproduzione cellulare si trasferit,ano sulla riproduzione delle cellule germinative, .esse accerta1•ono che queste, quando erano mat.ure possedevano la metà dei cromosomi della specie; possedet'ano rioè il così detto numero aploide di fronte a quello diploide delle cellule somatiche cioè non dimezzato; e ciò, perchè dall'unione dei due nuclei venit'a di nuovo ad essere formato il numero dei cromosomi di ciascuna specie. Ma tali risultati ebbe1·o altre riprove, quando Herbst, studiando la fecon -

dazione sugli Echini, osservava che, intervenendo con un acido grasso Jttl/'uovo femmintle, e determitzando in tal modo una divisione in 2 blastomeri dell'uovo verghle, quando successipnmente uno di essi verziva coniugato collo .•permatozoo, il nuovo essere aveva uua metà dovuta alla precedente scisn.one materna, e qui11di con numero aploide di cromosomi e una metà, quella dot'uta a1la fcconda:::ione, aveva i11vece il carattere di ibrido, cioè del prodotto dell'incrocio. prodotto avente un numero diploide di cromosomi. Ulteriori


LE LEGGI OELL"EREDITARIETA'

I-.:

RAPPORTO ALL'IPOTESI

ECC.

1035

csservazìoni fatte su incroci di vegetali di specie diversa permisero di constatare come i cromosomi della specie diversa usata per l'incrocio si mantenessero differenti nell'uovo fecondato d'un' altra spede, il cl1e in altre parole equivaleva al ricouoscimento delle loro itJdividualità. Mentre la citologia raggiungeva per suo conto queste tapp-e, l'abate Gregorio ,"'vfendel studiò per conto suo il meccanismo della trasmissione ereditaria. Egli, chiuso nella solitudine del suo convento, rivolse le sue cure alla rip-roduzione sessuata dei piselli. Egli incrociava fra loro diverse piante di piselli, dei cui caratteri era assolutamente sicuro per la costanza, COVI cui' ave v;~ potuto seguir/i tzelfe discendenze e nella Iom purezza. T ali caratteri

p fj

F1g. 1. (Là figura è tolta da J;rcdit,ì llti/U IIU r Enriq ucz l · - Val. lardi , 1914). ·

erano morfologìcì, e, una volta fissato un carattere in un progenitore, ne ricercava un altro antagonista in un'altra pianta di piselli, colla quale provvedeva all'incrocio; egli po.teva studiare nelle generazioni successive li compo-rtamento di tali caratteri, sempre però di natura antagonista. Ma, per lo studio della discendenza, egli si serviva di un altro metodo oltre quello dell'incrocio: intendo riferit·mi alla autoimpollinazione, quando cioè egli portava il polline sul pistillo della steJ·sa pianta in modo da ottenere dallo stesso elemento una discendenza garantita contro L'influen·z a che un ulteriore incro. cio avrebbe certamente sviluppato. Il merito del Mendel è stato quello di aver contrapposto nel suo studio caratteri antagonisti, ed inoltre di ave1·e studiato da un punto di vista aritmetico i rapporti, secondo i quali questi caratteri si presentavano nella dìscendmza. Fu così che egli pensò esservi in ognuno degli elementi da lui studiati dei così detti « fattori » che dovevano trovarsi insie-me e in una data quantità o percentuale al momento della fecondazÌotJe, i quali dovevano disporre. dei caratteri della discendenza. Con l{{ii p·remcs,ce e sulla scorta degli esperimenti egli potè fissare le tre leggi che da lui pren-


1036

LE LEGG I DELL'EREDITARIETA'

I>J RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

dono iL nome e cioè la legge della disgiunzione dei caratteri, la legge della dominanza e queLla della indipendenza dei caratteri. Per illustrare la prima prendiamo, a mo' d'esempio, due fiori della Mirabilis Jalapa (v. fig. x), Crocifera volgarmer1te appellata « Tutto bello di notte », la quale pU!Ò avere fiori rossi e bianchi. Essendo si-cwri che uuo di essi è ro:Sso puro e l'altro bianco puro (e ciò lo .n accerta per prolungate autoimpollinaziom), si procede al loro incrocio e otterremo nella prima gener(!ZJOne fiori d'un colore intermedio, cioè rosa. Se di uno stesso fiore trasportiamo del polline sul pistillo e determiniamo con ciò un'aut~impollina~ione anaJogamentc- a quanto fece il Mendel per Le piante di piselli, dai fiori rosa della

Fig. 2. (La figura è tolta d:1 Ert:dittì umana l Enriqucz J. - Val. larei i, 1924).

prima generazione otten-emo neLLa successiva discendenza fio-r: rossi, fiori rosa e fiori bianchi. Ed essi si presenteranno nelle seguenti percentuali: 25 ~;, rossi, 50 % rosa, e 25 ':i, bianchi. Dalla prima generazione si saranno cioè << disgiunti » i caratteri dei primi progenitori, in quanto otterr·emo 25 '-., di fiori rossi e 25 'X> di fiori bianchi (v. fig. 1). Se ora rivolgimmo la nostra attenzione a delle piante .d i ortica, noi po· tremo scegliere di quelle a foglie con margini dentellati e di quelle a foglie con margini lisci. Se procediamo ad un incrocio di questi due tipi ·di piante, nella prima generazione otterremo tutte le foglie con margini deutellatì; m a se, seguendo la stessa tecnica fecondativa dell' autoimpollinazioru: già accennata, provvediamo ad una discenderlza, otteremo di ,;uopo foglie dentellate e foglie liscie, cosicchè il 75 'X, sarà formato da foglie dentellate e il 25 o:, da foglie liscie; colla differenza che nelle successive generazi011i possiamo constatare che solo il 25 ·:~ di foglie dentellate sono pur·e, analogameme ai fiori rossi deLla Mirabilis Jalapa; mentre l'altro 50 o/c. delle foglie dentellate non wno put'e, itJ qua11tochè ripeteranno 11elle successive getzerazioni la pe,·centuale già citata a proposito della Mirabilis Jalapa.


LE LEGGI DELL'EREDITARIETA' IN

RAPPORTO ALL'IPOTESI

ECC.

1037

Da tale esempio (v. fig. 2) si deve co11cludere che nella prima genelazione il carattere di foglie dentellate viene ad essere dominante rispetto a quello liscio, perchè i! carattere di liscio tzon appare, ma è nascosto; tanto i' vero che le foglie a margine liscio appaior1o soltanto nella terza generazione e colla percentuale del 25 % : il che ha fatto precisare che nella trasmissione dei caratteri esistono dei cat·atteri dominanti e dei caratteri recessivi, cioè nascosti; proprio come sa:rebbe ii carattere liscio delle foglie di ortica, che appurisce soltanto quando si provveda alla autoimpollinazione della piatJta di prima generazione con foglie a margine dentellato.

2 ETEROt luOfl ~J3lti;RIJDO'IIl~ÌITI

A

D

~/E1tlll2I.Gll FFICinrl

,a,

D

ZSII'IItiMCUlM

110 11000 D0111111A11nt1!111 REtE$\IVO

~~ ~~ltGOTt

P IPI

DODO Fig. 3·

Il Mendel studiò anche il comportamento dei caratteri nella discendeJJza di piselli, quando questi erano accoppiati. A mo' d'esempio osservò il comportamento dei caratteri verde e liscio di piselli di fronte al carattere giallo e rugoso di un'altra pianta di piselli; e lo studiò nell'incrocio e nella autofecondazione, arrivando alla co-nclusione che nelle generazio11i succe.;sive egli otte·neva piselli lisci e verdi, piselli verdi e rugosi, piselli gialli e rugosi e piselli gialli e lisci; come se cioè i singoli caratteri morfoh)gici di una pianta nella discenden za fossero indipendenti; e il caso citato può essere .cufficiente esempio per ammettere la giustezza di una delle tre leggi da lui enunziate, quella cioè dell'indipendenza dei caratteri. Il Mendel ebbe il merito di studiare a differenza del Galton dei cara~ tcri antagonisti cioè i così detti caratteri allelomorfi ~ÀJ.~ÀGç pronome reciproco: uno per l'altro e flOpcp1j forma . E se noi éi polessimo rappresentare con una figura geometrica, cioè un rettangolo, dove risiedono questi caratteri antagonisti, noi avremmo delle figure come quelle qui sopra riportate (v. fig. 3). Di modo che, se la discendenza presenta elementi dai caratteri intermedi e d'altro lato di quelli con caratteri puri, dovremo ammettere che le


1038

LE LF.GGI DELL'ERF.OITARIETA ' IN R:\PPORTO ALL'IPOTESI ECC.

figure, rappresentate nei rettangoli, nei provenire dai singoli g.e·nitori, si combinino fra di loro metà per ciascuno di essi (cioè uno per ognuno di essi) per dare i caratteri anzidetti; ne 1'ÌSulteramzo elementi coi rettangoli o i v fattori » puri, cioè omogenei, mentre altri saratmo costituiti da fattori impMi,

saranno cioè for-mati dai retta·ngoli con caratteri antagonisti, dei quali uno è domina11te. E' perciò che si è indicato il carattere puro col termine di omozigote, intendendo per zigote l'elemento fecondato; con eterozigote si è indicato l'elemento impuro, nel quale, logicamente, da quanto ho esposto, un carattere veniva ad essere domiuante sull'altro, e cioè sul recessivo. Ne conseguiva cl1e per tale meccanismo il Mendel doveva ammettere che esistono soggetti manifestantisi colle apparenze esteme col carattere domin(llnte, men.tre e.csi, nella loro intima essenza genetica, non erano dei puri. Fu così che i primi furono definiti dei fenotipi, cioè elementi rivestiti d'un abito esteriore uguale a quello dei puri, ma gc:neticametJte, differentemevte costituiti, come Le autoimpollinazioni e le discendenze consecutive dovevano dimostrare. La giustezza deLle conclusio-n i del Mendel, che aveva operato 1lel campo purammte botmtico senza che il Galton, suo c01ztemporaneo, Japesse delle sue ricerche, si riscontrò anche nel campo della biologia atzimale, sulle quali non posso soffermarmi, per non abusare del tempo concessomi; Ulle riscontro dett-e alle conclusioni. del Mmdel un valo1·e universale. Fu principalmente il Bat.e!011 colui, che trasferì le ricerche nel campo animale. In tale campo le cose si verificarono come in quello vegetale. Citiamo alcu1Ji esempi. L'incrocio fra un topo grigio omozigote e un topo albù1o produce in prima generazione tutti topi gr/gi, manifestando così che il color grigio è dominante su quello albino, che, rimanendo nascosto, è recessivo. hzcrociando poi fra di loro ·i topi grigi della prima generazione, che sono degli eterozigoti, compaiono topi bim2chi albini nella percentuale del 25 <;{, , mentre i topi grigi formano il rimanente 75 % della discendenza. Ma come precisare quali di questi grigi sono puri cioè omozigoti e quali sono quelli impuri cioè eterozigoti? Poichè non è possibile, come per le piante, ottmere figli da Utl solo individuo, s'incrocia uno di questi topi grigi sconosciuto (ossia dubbio) con uno sicuramente eterozigote come lo sono tutti quelli della prima generazione. Se nasceranno figli tutti grigi il topo in esame era sicuramente et-erozigote, mwtre, se compariranno dei figli albini nella. percentuale di ~-4 I/ topo dubbio era sicuramente omozigote. Altro esempio: (li sono topi, che sono normali, e topi albini, che per un difetto dell'orecchio interno - e cioè la mancanza di un canale semidrcolare - sono albini e da11 zatori. Il carattere di albino e danzatore è recessivo; tali topi albini coJtituiscono una razza propria del Giappone. Orbwe, negli incroci fatti co11 l'opportuna metodica, si ottenec;ano nella seco-nda ge17erazione topi grigi normali, topi grigi danzatori, topi albini normali e topi a/bi11i danzatori, il che equivale a perfetta osserva11za nel campo animale della legge della dùgiunzione dei caratteri. Cosicchè, se 1zoi volessimo fare delle


LE LEGGI DELL'EREDITARIETA ' IN RAPPO RTO ALL' IPOTESI ECC.

1039

previsioni e un controllo delle leggi enunciate e dell'influeuza eseràtaltl dal tipo dei progenitori sui risultati degli incroci ci risulterà quanto segue (v . fig. 3). L'incrocio di due eterozigO'ti dà in prima generazione 3/ 4 degli elementi col carattere dominant~ e r / 4 col carattere recessivo. Del 75 % degli elementi con carattere dominante, il 25 % sono dei puri, quindi degli omO'::igoti, mentre il rimanente 50 ')1:, sono degli eterozigoti. Prendiam·o ora il caso di un eterozigote con carattere 1dominante, che venga incrociato con un omozigote, in cui il carattere sia recessivo: la cou-

Fig. 4· ~La figura

è tolta da Lc:ioni di Bifllogt" (Cotronei Guarcsch i] . . Ro m:1, Guf. Vih., Etlitr . ).

st>guenza sarà che avremo il 50 "\. degli elementi della prima generaZ'lone con carattere dominante e il 50 % con carattere recessivo. Se pO'i prendiamo in considerazione l'incrocio di un eterozigote con un omozigote a carattere dominante, otterremo in prima generazione tutti gli elementi con carattere dominante; ma, se incroceremo la discenden~a della prima generazione, ripeteremo l'incrocio fra due eterozigoti e ne conseguirà una generazione, nella quale avremo le percentuali di 3/ 4 degli elementi con carattere dominante e 1 l 4 cotP carattere recessivo. Le ricerche del Mendel trovavano conferma nella biologia animale e la ritologia colla scoperta dei cromosomi ne forniva un'altra, legando ad essi quelli, che il Mendel aveva definito i fattori. E' vero che alla localizzazione


1040

LE LEGGI DELL ' ERED!TARIETA' IN RAPPORTO ALL' IPOTESI ECC .

cromosomica non mancarotzo oppositori; i quali prevalentemente l' appoggiavano sul dato che i cromosomi scompaiono tlel periodo del riposo ripro~ duttivo o periodo intercinetico della cellula. Ma ulteriori ricerche t/el Morgarz izam1o più c-Ile wnfermato dimostrato, almeno per quarJto riguarda la tra~ Jmissione del sesso in certi moscerini, la esattezza dell'ipotesi cromosomica. Egli, infatti, studiando la riproduzi01ze della Drosofil/a - il comune moscerino del vino - osservava che il sesso femminile era determinato da un paio di cromosomi uguali, che indicò col termine di << xx ». Il sesso maschile si tlùtingueva invece, per la presenza di un cromosoma più piccolo degli .litri, da un così detto eterocromosoma, che egli indicò con la lettera « y >l . Per cui

l

xx

"'I 1\

Fig. 5. (La figura i: rolt~ cb u zìonì di Biologia (Cotronei Guareschi] . GuL Vibo Editr.).

iL corredo cromosomico del maschio è formato da taLe cromosoma differente dagli altri, e da un altro analogo ad u110 della coppia del sesso femminile.: Ne consegue che il sesso maschile viene dal Morgan indicato col bitzomio c< x y ». Va aggiunto che rzon i1l tutte le specie abbiamo questa disposizione del corredo cromosomi-co, come 1lella Drosofilla così p. e. tzegli animali di tipo Abraxas è itzvece il m(IJSchio, che presenta la doppia xx. Nella razza umana mancherebbe il cromosoma « y >l e si parla di un cromosoma « o » (zero) . Con la maturazione delle uova nella Drosofilla il corredo diploide dei cromosomi della coppia femminile c<xx » e mascl1ile << x y n si separano di modo che le uova mature avranno un corredo aploide x mentre gli spermatozoi avmmzo i! 50 "{, il cromosoma x e il so % l'y. Il maschio verrebbe ad essere un eterozigote e la femmina un omozigote dal carattere recessivo. Se lo spermatoz oo con x si unisce ad un uovo con x si ricostituisce xx e si avrà una femmin a, mentre che se l'x della femmina si unisce ad y avremo zm maschio (v. fig. 4). Il Morgatt potè anche osservare come, legati al cromosoma del sesso, v i fossero dei caratteri di varia natura; cosicchè è .ruo il merito della localizza -


LE LEGGI

DELL'EREDIT ARI ETA'

IN

RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

1041

zione nei singoli cromosrm1i del sesso di alcuni caratteri, che col sesso vengono ad essere trasmessi. Non mi dilungo ad elencare questi caratteri, data ;il ristrettezza del tempo; mi limito a citare i cosidetti fattori letali della Drosofilla; tra questi quello del tumore di Morgan e Stark (nella figura segnata I, 7), che, trasmesso con utJ cromosoma sess-uale « x >> in 2 generazioni, determina la morte del 25 % dei maschi, mentre il 25 ·;~ delle femmine è sano (v. fig. 5) di modochè il cromosoma, che la citologia prima del Morgan aveva indicato come l'unico latore del carattere ereditario, oggi, per merito del Morgan stesso, e per la loarlizzazione in esso a diverse altezze di singoli caratteri viene suddiviso per ipotesi in tante piccole ulteriori individualtà che 1!

A

b

c

d

e

l

.!l h (

t ri~.

6.

(La figura è tolta dalla stessa fonte}. -

Roma.

cromosoma conterebbe. Tale allineamento a gruppi di più caratteri nel cromosoma venne indicato dal Morgan col termine di « linkage ». Questa supposizione dell'allineamento dei fattori può anche trovare appoggio nella constatazione che i cromosomi appaiono costituiti da una serie lineare di segmenti detti cromomieri o cromioli. I fattori, che trasmettono i caratteri ereditari, sono designati col termine di « genidl >>, Ma il Morgan a proposito di queste individualità potè constatare come con la separazione dei cromosomi accoppiati durante la mitosi possano avvenire degli scambi di sostan:<a aomatica e persino di pezzi di cromosoma. Ciò che wviene nel processo di maturazione degli eleme11ti sessuali parta allo scambiarsi della posizione dei pezzi con conseguente spostamento di caratteri (v. fig. 6); e tale processo egli indicava col termine di « crossing over ». Ma come avviene tale spostamento di tale unità minori del cromosoma ? Se rivolgiamo un momento la nostra attenzione alla maturazione degli elementi sessuali, dobbiamo tener presente che sia nella linea maschile come in quella femminile, l'elemento arriva alla maturazione con un corredo di cromosomi, che è la metà di quello della specie (aploide). Ed è logico; perchè, 2 -

Giornalt! di mt'dirina militare.


1042

LE LEGG I DELL' EREOITARIETA' !l'i RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

t'ssendo la fecondazione, come ho già detto, il risultato della unione deì cromosomi sia maschili che femminili, essa dev'esser preceduta da tale riduzione la quale, se notz avvenisse determiner~bbe la presenza di individui i quali avrebbero un numero di cromosomi doppio cioè non corrispoudente a quello della specie. Partiamo dall'esempio dell'elemento maschile. Questo si matura attraverso diversi stadi, per cui dallo spermatogonio si passa allo spermatocito di primo ordine, poi a quello di secondo ordine, e infine allo spermatide, che .carà successivamente l'elemento fecondante. Ora, mentre nelle cellule del .roma le doppie coppie di cromosomi in seguito al processo di scissione deila cellula vengono a trovarsi uniche nelle cellule figlie, e con ciò viene mantenuto costante il numero dei cromosomi della .specie, nella maturazione .ressuale le doppie coppie di cromosomi dapprima .ri uniscono e successivamente si fendono ma non completamente, perchè gli estremi liberi di tali crom osomi vengono ad unirsi, quasi formaudo un anello. In seguito al saldamento delle loro estremità libere tze consegue che, quando la cellula dà origine a nuove cellule, avvenendo la scissione di essa non longitudinalmente ma tra.wersalmente, si avrà nelle cellule successive un numero di Cromosomi che è La metà di quello dei cromosomi della specie. Ma è appunto tzel momeuto della fusione della doppia serie dei cromo.romi nella cosidetta sinapsi, che parti di cromosoma, cioè i genidt possono cambiare di posizione in varia

perce11tuale e determinare quel processo indicato dal Morgan col termine di rr crossù1g ove1· » .

Tale processo si può agevolmente controllare nei ge11it<Jli itzterni del ascaris megalocephala - verme dell'intestino del cavallo. Fùsati così i fondamenti essenziali di sede della trasmissione dei caratJeri ereditari, vediamo un poco come le leggi dell'ereditarietà possono essere trasfet·iJe nel campo della patologia umana. A tale scopo ci si serve degli alberi genealogici, attraverso i quali, conoscendo bene le qualità dei progenitori, un dato carattere può essere seguito 11ella discendenza. Ricordo a questo proposito come il L undborg citi il grande merito avuto dai pastori protestanti in Svezia per avere raccolto e tramav dato interi alberi genealogici di famiglie, nelle quali esisteva un carattere, che si t'o/eva studiare. In questi casi si parte dal presupposto di conoscere, se i progenitori capostipiti siano degli elementi puri o impuri. Ma quando tale possibilità non è concessa, allora si ricorre a individuare a ritroso di che genere erano i progmitori capostipiti, cioè attraverso la figliuolanza. Vi è nel campo umano una difficoltà, quella cioè data dal fatto che non si hanno in e.rso figliolanze cos2 numerose come quelle, che si possono ottenere nel campo .iperimentale della botanica e della zoologia; ed allora, supposto che un dato carattere si studi in una famiglia che ha due figli, per mezzo di operaz ioni st~tistiche che, causa il tempo ristretto, mi è dato solo di tzominare, si confronta tale carattere con numerosi altri alberi genealogici, in modo che poi ~ .: considerano complessivamente tutti i figli di numerose famiglie con due


LE LEGGI DELL' EREDITARIETA ' IN RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

1043

figli e con quel dato carattere. Da tale studio risulta la percentuale, con cui questo carattere viene trasmesso e le modalità del suo apparire. E veniamo ad illustrare brevemente l'ereditarietà umana. Qttesta può essere divisa in eredztarietà fisiologica ed in ereditarietà patologica. Sia i'u11a che l'altra comp1·endono caratteri interessanti tutti i sistemi e molte funzioni. E' da notare che anche la psiche è compresa in questa eredita·rietà; per cui, se' volessimo meglio precisare col termine di ereditarietà i caratteri, che vengono ad essere trasmessi col plasma germinativo s-ia dal lato paterno come da quello materno, dovremmo dire che per ereditarietà comprendiamo le qualità fisiche, psic_hiche e funziouali dei soggetti. Esamiuiamo qualcuno di questi caratteri. Il colore dei capelli è caratterizzato dalla presenza d'una qualità di pigmenti, i quali, a seconda della loro combinazione, dà11no i vari colori jino al giall~rosso e al rosso vero e proprio. Va premesso che il nero è domina11te sul biondo, per cui da due neri è possibile che nascono dei figli biotJdi, e ciò perchè i due neri possono essere degli eterozigoti e cioè dei fenotipi neri però differenti nell'i11tima essenza genetica; mentre non è possibile che da due biondi ·nascano degli individui con capelli di colorito nero. Il carattere nero è dominatJte, ma la sua domÌ1~anza può essere talvolta w. t•ertita. Il Fischer riporta un tipico esempio di tale inversione di dominan za, rl1e d'altra parte, credo, sia soggetto di frequente constatazione per ciascuno di noi. Il Fischer dunque, studiando a Rehoboth nell'Africa occidentale l'incrocio ivi avvenuto ft·a donne ottentotte ed elementi olandesi e germanici, ha constatato come i prodotti di tali incroci risultino mulatti; rzei bambini dai 4 ai IO atmi però spicca il colorito biondo dei loro capelli, che ulteriormente cambia coll'età. Infatti dopo dieci anni in media i capelli diventano neri come quelli del genitore che ha tale colore dominante. E" del resto, come dicevo, una frequente constatazione, che anche da noi molte volte i bambini nella loro prima età siano biondi e diventitzo più tardi di un colorito scuro dei capelli. A proposito del colore dei capelli va precùato t.·he il nero non si ripete esattamente uguale nella discendenza quando questa abbia dei progenitori che siano dei 11eri puri. I figli non avranno mai lo stesso colore di capelli di quel genitore che ha il nero più dominante su quello dell'altro. La genetica spiega tale evenienza coll'ipote.ci delle serie allelomorfe. Nel progenitore nero dominante e omozigote la coppia det cromosomi presenterebbe delle piccole differenze. Nei neri puri tali coppie che consideriamo omozigoti sarebbero in certo qual modo degli eterozigoti sui generi stante la non perfetta uguaglianza dei singoli elementi formanti la coppia dei cromosomi. Per tale ragione il colore dominante nella discende1zza non può essere perfettamente eguale a qt4ello di un genitore. Anche il colore degli occhi soggiace alle leggi della ereditarietà. L 'iride nera, si sa, è dovuta alla presenza di pigmenti sia sulla faccia interna sia sulla faccia esterna di essa. Quando gli occhi sono celesti, vuoi dire che manca il pi-


1044

LE LEGGI DELL' EREDITARIETI\' IN RAPPORTO ALL'IPOTESI F.CC.

mento sulla faccia esterna dell'iride e vi è solo quello sulla faccia interna, cioè sull' uvea. Orbene anche qui, come rer il colore dei capelli, la discenden .z a co11 occhi celesti potrà aversi dai genitori con occhi neri, quando, questi siano degli eterozigoti e quando i figli vengano a scadere nel 25 % dei recessivi puri (v. fig. 3). Ma da due genitori con occhi celesti non potranno nascere figli con occhi neri, e ciò perchè l'occhio celeste è un carattere recessivo rispetto all'occhio bruno. Nell'incrocio fra brurzo e celeste può darsi che venga·n o aLla luce dei figli con occhi celesti, e ciò qualora i genitori fenotipi siano eterozigoti e come tali cioè impuri possano secondo le proporzioni che già abbi~ m o studiato, facoltizzare l'appaiarsi di due caratteri recessivi. Anche la forma dei capelli può essere studiata e compresa dalle leggi dell' ereditarietcì. Il crespo domina sul liscio; fra il crespo e il liscio vi è il capello ricciuto e quello ondulato. Se un ricciuto, che è eterozigote, viene incrociato con individuo a capelli lisci produce figli ricciuti e ondulati (50 1o) e lisci (5o %). Appaiono al posto di 50 % di ricciuti alcuni ondulati. Gli atldulati sono anch'essi eterozigoti, perchè, incrociati coi lisci, dànno il medesimo risultato e cioè lisci (5o %) e ricciuti e ondulati 50 %. Il che fa dedurre che il ricciuto se può dare nell'incrocio con uno liscio capelli ondulati - ha una dominanza imperfetta. In Cina, invece, il liscio dominerebbe sul ricciuto e sul crespo. L'Enriquez a proposito del capello crespo, che è raro nelle nostre popolazioni ritiene che la sua presenza dovr~bbe essere la testimonianza di un precedente incrocio con altra razza avvenuto quattro, cinque, dieci generazioni prima. E veniamo al colore della pelle. Si sa che nell'incrocio fra un ner<> ed un bianco la discendenza è mulatta, cioè ha un colo-re brunastro, ma che non è eguale a quello del genitore di colore. Qui non è il caso di parlare di colorito intermedio c<>me si ha nell'incrocio della << Mirabilis Jalapa l> . Dobbiamo in questo caso parlare piuttosto di un colorito transitorio. Esso può essere spiegato coll'ipotesi che il colorito della pelle non sia localizzato in un solo cromosoma ma in più cromosomi; o meglio che più fattori determinino il colorito della pelle. Dimodochè, essi si comporteranno nella discetzdenza come dei caratteri indipendenti, i quali variamente associandosi determineranno la presenza in maggior percentuale del colorito transitorio, ma potranno dare anche il caso - sempre più raro, a seconda del numero dei fattori in gioco dell'associarsi simultaneo di tutti i caratteri recessivi. E' possibile quitldi in una estesa discendenza fra 2 razze di diverso colore avere la comparsa del carattere recessivo bianco. In altre parole se uno solo è il fattore del carattere, quello t·ecessivo appare in r/ 4 della discendenza, ma se vi sono due fattori ia sua comparsa seguendo la legge dell'indipendenza dei caratteri sarà più rara (1 /64). E così di uguito in quanto più fattori produCOtlO combinazio-ni tanto più numerose quanti sono i fattori con incontro sempre più raro di fa ttori uguali. A ciò si suppone soggiaccia il colorito della pelle t~ell' incrocio


LE LEGGI OELL' EREDITARIF.TA'

IN

RAPPORTO ALL ' IPOTESI

ECC .

1045

delle razze con comeguente possibilità di comparsa del fattore recessivo, comparsa che è più rara quanto maggiore è il numero di fattori. lA rima oculare è essa pure un carattere che segue le leggi dell'ereditan'età. Fra la prima diritta della razza europea e quella arcuata dei cinesi parrebbe che queLla diritta sia dominante. I libri sull'eredità parlano anche della trasmissione della forma del cranio come carattere dominante, e si cita l'esempio della forma del cra11io degli Egiziani, che si è trasmessa analoga a quello delle mummie d'Egitto. Nell'incrocio di razze la trasmissione della forma si avrebbe con produzione di forme internate. Utt altro carattere che segue le leggi del Mendel sulla ereditarietà è quello del naso aquili·n o. Si sa che questo viene ad essere tra_;messo con carattue dominante e costituisce una caratteristica di alcune razze. Vi sono vari zipi di naso aquilino, e Le sue numerose sfumature nella discendenza sono spiegabili coll'ipotesi della polimeria. Il naso aquilino che si trova presso altre razze è definito Wl carattere della razza ebraica, e precisamente di determi1/ate stirpi. A questo proposito l'Enriquez ricorda Riccardo Wagner, che per il suo naso sareb/;e una tipica espressione d'incrocio fra la razza germanica e la razza ebraica. Il Salaman studiando i caratteri ebraici nell'incrocio con inglesi l1a constatato che quelli del tipo Sefardzitz sono recessivi rispetto ai caratteri degli inglesi. Il naso aquilùzo è un carattere anche della razza etrusca, e l'esempio di Dante è abbastanza citato al riguardo. Il naso camuso (j tipico per le razze negre e dominante sulle altre forme di naso; tanto che il Plate riporta l' e_;empio dell'incrocio fra un negro ed una inglese, estrinsecatosi nella discendenza con la tipica completa dominanza del naso camtuo. A.11che il naso all'insù e il naso a pallottola sono trasmessi ereditariamente. Nulla si sa ancora di preciso sui risultati dell'incrocio di questi diversi tipi di naso. La forma dtl labbro, il così detto a labbro infet·iore pendente >> con mento sp01-gente - indicato come caratteristico della Casa di Absburgo - è un carattere morfologico, che viene trasmesso ereditariamente ed è dominante~ Carlo V ebbe una figlia, Margherita, clze sposò un Farnese, e non aveva il labbro absburgico; eppui·e ebbe un figlio, Alessand1o, col tipico labbro della. casa d' Absburgo. Anche le linee della mano sono trasmesse per via ereditaria. Si sa che sulla palma della mano abbiamo delle linee bett marcate, che ricordano la forma di utta M. Le due lùzee principali di questa lettera sono dirette l'una verso le dita e l'altra verso il polso. Quella che, partendosi dalla base del mignolo, si dirige verso il medio o l'indice, è chiamata la linea del cuore; quella diretta verso il polso è detta la linea della vita. Fra queste due sono interposte le due linee interne, più corte, delle quali la più vicina alla linea del cuore è a'etta la linea della testa, e l'altra la linea del destino. In molti individui La linea del ettore invece di attraversare la palma dal mignolo all'indice piega


1046

1.1.: LE(;G! DELL 'EREDITAR!ETA' IN RAPPORTO ALL' IPOTESI ECC.

improt1visamente verso le linee della testa e del destino, formando la così detta linea delle scimmie. Orbene questa linea viene trasmessa c:on c(lrattere domiua n te per via ereditaria. Si è studiato dal punto di vista ereditario anche il comport{Jmento delLa lu11ghezza dell'alluce (dito grosso) rispetto al secondo dito; si è constatato, sopratutto per merito del Hawkas in Inghilterra, che l'alluce più lungo del .recouda dito viene trasmesso attraverso la linea maschile, mentre l'alluce più co1'to del seco11do dito segue la linea femminile. Sarebbe un esempio questo di dominanza irregolare. Sono state fatte osservazioni a-nche sulla statura, e l'argomento, seppure molto studiato, non appare molto chiaro, perchè vari fattori interferiscono a determinare la statura. In altra sede, parlando delle costituzioni, accennai all'influe11Za dell'ambiente e delle ghiandole genitali 11el determinare la statura. Comunque, a prescindere da altri dati, parebbe che anche la statura segua le leggi dell'ereditm·ietà, dimostra11do un carattere recessivo. Parimmte sono stati studiati la corporatura, il peso del corpo e la longevità, la quale ultima deve avere un fondamento ereditario. Fra i caratteri psichici ricorderò che il talento artistico segue le leggi ereditarie, come dimostrano i numerosi alberi genealogici raccolti fra i quali queLlo raccolto dal Galton relativo alla famiglia ah Vece/li, per alcuni. con carattere dominante, per altri con carattere t·ecessivo. Gli alberi genealogici dimostrerebbero inoltre elle incroci fra artisti e 110n artisti no1l produrrebbero figli artisti. Il talento mu.'icale è cMsideato da molti autori come carattere dominante e da altri come recessivo. Sono riportati dai primi gli alberi genealogici di alcune famiglie di musicisti: fra gli altri quello della ffwùglia di Bach, iu cui il genio musicale vemze trasmesso per cinque getlerazioni; Wagner avrebbe avuto il padre suonatore di violino e nella famiglia Puccitzi la dominanza del talento musicale è pure evidente; vicever.ra il Trinkwater cita l'organirta Simo-n, che, sposatosi con donna musicista, ebbe dieci figli tutti musicisti, e uno di questi. sposato-si con donna non musicista, ebbe il figlio p·rivo di talento musicale. Da questo esempio, e da quelli di Haydn, di Schubert e di Sclzumam1, che non ebbero genitori musicùti, dovremmo ritenere che il talento musicale sia un carattere recessivo. Anche il talento matematico e quello meccanico verrebbero trasmessi per via ereditaria, secotJdo aletmi come carattere dominante, secondo altri come 1·ecessivo. L'Enriquez riporta il caso della famiglia Bernouille nella quale si può seguire il talento matematico lungo una estesa discendenza. La memoria sarebbe un carattere dominante. Il temperamento verrebbe pure trasmesso per via ereditaria, con questa particolarità che qttello sçrrebbe un carattere recessivo rispetto a quello eccitabile, nervoso. Analogamente la parlantina sarebbe un carattere recessivo. Così di seguito la dottrina dell'ereditarietà ha studiato altri caratteri, sui quali data la


LE LEGGI DELL'EREDIT.'\RIETA'

Il'<

RAPPORTO ALL' IPOTESI ECC.

1047

n.ctrettezza del tempo non mi è possibile dilungarmi. Fra questi ricordo quello d'intrecciarsi le dita e quello del succhiarsi il pollice; il quale sembra dimostri un'ereditarietà temporanea, poiclzè coll'età esso scompare. E che dire del ge11Ìo? Varie sono le sentenze in questo rigttardo. Netl TIJJ canto del Purgatorio, Dante stesso si esprime in maniera non univoca; in q~tel canto cioè dove Sorde/lo indica a Virgilio e a Dante i Principi, c'he iu vita furono negligenti. E a proposito di Pietro l d'Angiò figlio di Pietro l dice:

E se re dopo lui fosse rimasto Lo giovinetto che retro a lui siede, Bene andava il valor di vaso in vaso; << Che non si puote dir dell'altre rede )) , <<

Mentre a proposito di Giacomo e Federico d' Arago1la, che si combatterono come fratelli, dice:

<< Rade volte risurge per li rami L'umana probitate ..... >l . Il genio è un insieme attuale di un complesso di doti psiclliche. Esse, a sè _•tanti, indubbiamente vengono ad essere ereditate, e quindi dobbiamo ammettere che anche il genio si erediti, con l'osservazione però che la presenza simultanea di tutte le doti ha qualche cosa di accidmtale; e perciò ci sfugge il controllo della trasmissione di tale camttere nella discendenza. Dalle ricerche su trapianti si sa che vi è per ciascuno di 110i un'i11dividualità biochimica dei tessuti. Tale individu.1lità si ha anche nel sangue, per cui si distitJgu·e 110n solo una individualità tiessurale ma una anche del sang ue. La si è potuta svelare perchè il sangue non solo si lascia agglutinare da una specie diversa, ma nella stessa specie umana vi so1~0 dei soggetti che agglutinano il sangue di altri. E ciò per la presenza da un lato nei corpuscoli rossi dt un agglutinogeno, cioè d'una sostanza agglutinabile, e daJI'altro nel siero delle così dette agglutinine. Il pericolo dell'agglutinazione si ha, quando il .<angue di un individuo, che appartiene a un dato tipo venga ad essere traJjusa a un altro soggetto, il quale col suo siero riesca ad agglutinare i corpugo/i rossi di chi gli dona il sangue. Questi due individui S01lO chiamati rispettivamente donatore e ricettore del sangue. Ora, se il ricettore contiene delle t~gglutinine, le quali possono fissarsi sugli agglutinoge1li dei corpuscoli rossi del donatore, si ha l'agglutitJazione con conseguenti gravissimi fenomeni morbosi. Ecco perchè dalla presenza o dalla assenza delle agglutitJine nel siero del ricettare, e dalla presenza od assenza degli agglutinogeni nelle ema· zie del donatore si può precisare, quando un soggetto possa donare il proprio sangue ad un altro. Va anche tenuto presente che, agli effetti pratici, si tie11e cQ11to della costituzio11e del siero del ricettore e non di quello del donatore, che viene fortemente diluito 11el .cangue del ricettore. Vi sono dunque dei


1048

LE LEGGI OELL'EREI)JTARIFTA'

IN RAPPORTO AI.L'IPOTE$1

ECC.

tipi, che hanno nel Jangue soltanto gli agglutinogeni e no-n le agglutiuine, e questi costituiscono perciò dei << ricettori rmir1ersali )), in quanto, non avendo nel siero le aggluti1zine, poJsono ricevere il sangue da tutti gli altri tipi esistenti. !l gruppo sanguig110 degli agglutinogeni viene indicato con le lettere A B, mentre le agglutinine del siero vengono indicate con le lettere a ~. Vicet-ersa vi sono dei soggetti che non possiedono gli agglutinogeni A e B, e possiedono iru ea le agglutinine. Sono questi i così detti « donatori universali n mquantochè, non possedendo agglutinogeni, i loro corpuscoli rossi iuiettati ;n qualunque altro siero appartenente ad altri tipi non possono venire (1gglutinati dalle agglutinine, eSJendo i corpuscoli rossi di tali donatori privi delle sostmzze che li rendono agglutinabili. Da altra parte si lzanno altri due gruppi, nei quali vi è un agglutinogeuo e un'antagonista agglutinina nel siero. Sono questi i gruppi A e rispettivamente Bd, i quali, come è logico, non potranno ricevere sangue che da un donatore omonimo o da un donatore tmiversale. Orbene, tali gruppi sanguigni si ereditano secondo le leggi del Mendel; e di tale dato si è servita la Medicina Legale per la ricerca della paternità, ÙJ quanto permette talvolta di escludere che un figlio possa essere la discendew:;a di un supposto padre, se possiede una costituzione sanguigna che il supposto padre non può avergli trasmesso e che quindi non può avere ereditato. Nel vasto capitolo dell'eredità fisiologica del quale n01t mi è possibile riferire clze una succinta sintesi merita un cemto l' ereditcrrietà nei gemelli. E' noto che questi si suddividono Ìtl! gemelli monocoriali e gemelli bicoriaìi. Sono monocoriali quelli avvolti nella stessa membrana ovulare, e sono quindi l'espressione di un solo uovo fecondato , che nei st4oi primi stadi di sviluppo .ri è, per determinanti che sfuggotto ad una dimo.a razior1e, scisso in due individui completamente distinti. Ne consegue di solito che tali gemelli dovranno avere lo stesso corredo cromosomico, in qu(l'nto che l'uovo fecondato allo stadio di due blastomeri cioè di due cellule si è scisso in due elementi indipende1zti. Dovranno essere quindi i due gemelli perfettam et~te identici: (( silnilissima specie >l, come dice il Tasso nel Canto IX della « Gerusalemme Liberata )l , a proposito di Pico e Laurente, 1

<(

eh'esser solca n cagion di dolce errore »

appunto per la loro grande rassomiglianza. Anche Virgilio a proposito dei figli di Dauco (Canto IX) parla della perfetta somigìianza di tali gemelli. Avendo i gemelli monocoriali lo stesso corredo cromosomico, essi avravno quindi le stesu qualità fisiche, psichiche e fun z ionali, proveranno gli stes.ri Ielllimenti e soggiaceranno alle stesse malattie co.1tituzionali. Nei gem elli bicoriali im1ece, nei quali due sono le membrane ovulari perchè due sono .c lati gli ovi fecondati, .(ia c/ze provenissero dallo steSJo ovarìo .eia dall'u no e dall'altro, potrà eu ervi quella somiglianza che in generale si verifica tra due


LE LEGGI

DELL'EREDITARIET:\'

IN

RAPPORTO ALL'IPOTESI

ECC.

1049

fratelli, ma non potrà mai essere tale da costituire una <( cagion di dolce errore ». Fra le eredità patologiche dobbiamo prendere in considerazione le deformità; e fra queJte merita un breve cenno il nanismo, i cui limiti sono però difficilmente precisalili, sopratutto con riguardo alla veridicità degli alberi genealogici, perchè statura ecceziot1almente basse si hanno anche come dipendenza di uno stato morboso, la acondroplasia, che è una precoce ossificazione delle estremità epifisarie degli arti inferiori. Comunque il nanismo vero e proprio, secondo i dati statistici di Levy e Ci/ford, sarebbe u11 carattere dominante; tanto che dall'incrocio fra nani e normali si hanno discendenze natJe. Altrr: volte invece il nmtismo comparisce inatteso, e perciò può essere anche identi,ficato come un carattere recessivo. La acondroplasia, della quale trotJÌamo un equivalente negli allevamer1ti dei cosl detti cani bassotti, dimostrerebbe invece un netto carattere dominante, artificialmente selezionato. La scoliosi, intesa come incurvame1zto laterale della colonna vertebra/e ed abbassamento delia spalla dallo stesso lato, avrebbe con probabilità un carattere domit1ante nella trasmissi011e ereditaria. Cos) si dovrebbe dire della iussazione congenita dell'anca, che però si ma1lifesterebbe con carattere non perfettamente dominaute. Analogamente le dita sopraunumerarie, le dita fuse; le dita eccessivamente corte per incompleto st,iluppo delle falangi __, come è il caso nella brachidattilia - JÌ trasmetterebbero per eredità con carattere dominatzte. Così si deve dire del piede fesso, dei denti sopramlUmerari, dell'a.rsenza congenita dei denti; del labro lepor'Ìtw e del palato fesso cl1e può variare nella discendenza focalizzandosi o su tutte e due le parti o su una differente (palato) da quella del genitore (labbro). A froposito degli organi della riproduzione, sembra che l'eunucoidismo si trasmetta per via ereditaria attraverso delle figlie, che sarebbero « conduttrici », perchè il maschio eunuco sarebbe sterile. Il pro/asso deLl' utero costituirebbe un'eredità patologica di carattere recessivo. La ipospadia, cioè l' uretra maschile almormemente conformfl'ta e che si presenta apert<li nella part<:. inferiore si trasmetterebbe nella discendenza come carattere dominante colla (ccezione che non può esistere nel sesso femminile. Per gli organi dei sensi non possiamo dimenticare lo albinismo, che può essere totale o parziale. L'albinismo totale è u11 carattere nettamente recessivo, e dall'incrocio di un albino con un normale si può avere figliolanza normale. Viceversa fra due persone normali, essendo l'albinismo un carattere recessivo, si può avere l'albinismo nella discendenz a. Tale anomalia che consiste nella mancanza di pigmenti in una data zona della reti11a, nel così detto « tapetum nigrum )) 1 non sarebbe frequente in Italia, dove la si nscontrerebbe, secondo Enriquez, nella percentuale di uno su 25.000. L'albinismo parziale invece, caratterizzato di solito da una ciocca bùmca di capelli, come l'ebbe, secondo l'Enriquez, nella Jua famiglia il Doge veneziano Marin Falìero, sarebbe un carattere nettamente dominante.


1 050

1.1· LEC(; I DELL.EH.ED!TARIETA. L<

RAPPORTO ALL. IPOTE'\1

ECC.

l. Caso 6entfori d qermi x

.f

o

p J. x

affetto

,{

o

xxo} o cl Jani

f/gli

sana

.x A'x}ç comlvllrict. X,r

li.C aso tien/tori ò qerm;

fiq/i

x

xo

fJ Xx

.J.Jno

xx

o

xo t! sano

~t R

x o d alfe/lo

Genitori O x O a/Idio 9ermi .x O

fi9/i

Santi cono'vllrice

Sana

Xx R

StM.J COI!a'v!frke

Xx

JtJna tl?ntlvftr/ce

x ..,f~ p Jana cono'v!frtè~

,.f' O d sano x O O a/retro

x x .R

a /l~l'lt!

IV Caso R xx x

sano

;erm; li q!/

o ; ~} Ò alleli'/

)(

; 1} P Jant~ condvllric/

Lo Jchema e' lolfo o'a//a !"onte C!Ìata Fig. 7·

Anche la caft;izie è ereditaria, e si distinguerebbe per il fatto che nel maschio eJJa è dominante, mentre che nella femmina è recessiva. Cosicchè, se l'uomo è eterogigote, diventa calvo, e la femmina invece non diventa calva, mentre è conduttrice di tale carattere.


LF. LEGGI L>ELI:ERF.DITARIETA' I N RAPPORTO ALL'IPOTESI El.\'.

1051

Nel campo delle malattie del sangue devo ricordare la emofilia, la quale verrebbe ad essere trasmessa per via femminile; le femmine sarebbero cioè delle conduttrici, in quanto tale carattere sarebbe legato dal cromosoma sessuale femminile. Ne consegue che ve/ roso 'Più frequente i maschi !Ono affetti da questa malattia, caratterizzata da un impedimento alla coagulabilità dei sangue; ma è anche vero che, a secondo della costituzione genetica dei genitori, si possono avere anche delle figlie che, oltre ad essere conduttrici, possono esserne affette. Tali evenienze sono rappresentate nello .>chema della fig. 7, dove « x >> rappresenta il cromosoma sessuale portatore della malattia, e l< X » il cromosoma sessuale normale. Con << o>> (zero) si indica il c-romosoma eqt-tivalente a quello l< y >> della Drosofìlla, appunto perchè nella specie umana nel masclzio sarebbe auente. Tale ereditarietà attraverso d01me sane è nota con la designazione di ereàità diaginica. Vi sono casi però in cui tale malattia colpisce solo le femmine. Non è in tale caso la stessa legge diatginica invertita rispetto al sesso, ma una nuova legge secondo la quale solamente le femmine, so1zo affette. Non solo ma la trasmissione diretta dalla -madre avviene a tutte le figlie. Questo tipo di eredità si chiama eredità ologùzica. Fra le malattie della pelle a carattere dominante dobbiamo ricordare il dzeratoma palmare, la paracheratosi, la monolitricosi, le efelidi, lo xantoma e le telangioectasie. A carattere recessivo sarebbero invece la epidermolisi bollosa, le ittiosi congenite e lo xeroderma pigmentoso. Nel campo dei tumori è indiscutitile che dobbiamo riconoscere una certa disposizione ai tumori, che viene trasmessa per via ereditaria. Però nel campo umano ci troviamo di fro-nte a una grande difficoltà, data sopratutto Jal fatto che l'uomo non _consuma per la progenie tutte le sue cellule ses_cuali, e quindi mancano gli elementi statistici necessari per un tale giudizio. Vero è d'altra parte che si riportano alberi genealogici di famiglie, in cui il tumore JÌ trasmetteva nella discendenza, ma anche questi - causa la irregolarità nel presentarsi del tumore e causa la difficoltà di tali alberi che fra altro sono pochi - non servono per una chiara prova al riguardo. In favore dell'ereditarietà sta il così detto glioma della retina, che si dimostra nettamente ereditario ed inoltre con una elettività di sede nel trasmettersi, perchè si localizza sempre sulla retina; così anche la neurofibromatosi, la polipomatosi intestinale. Nel campo sperimentale parecchie ricerche fatte su tdlevamenti di topi ha-n no potuto dimostrare, come i neoplasmi si possano trasmettere un carattere domina·nte nella discendenza. Pu-r tuttavia non ne <'- chiaro l'intimo meccanismo, anche perchè nell'esperimento si può essere trattato di incroci artificiosamente fatti. Per altri AA. ancora i tumori costituirebbero un carattere recessivo; per cui una chiara conclusione non risulta dallo studio di tale ereditarietà, .<eppure si possa ammettere, come dicevo, la possibilità di trasmettere u11a d isposizi01ze.


1052

LE LEGGI DELL'EREOITARIHA' IN RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

Fra le malattie del ricambio va ricordato C(Jtne carattere domitJante il diabete, mellito e quello insipido, la pentosuria, mentre con carattere recessivo verrebbe trasmessa la alcaptonuria, cioè la presenza di derivati degli aminoacidi aromatici neLLe orine, che causano l'imbrunimento delle steHe quando permangano un poco all'aria. Come carattere dominante nel campo oculare vanno notati: la anmdia, la ectopia del cristallin.o, il coloboma - cioè una fissurazione trasvena dell'iride - , il nistagmo - cioè l'oscillazione ritmica dei glo~i oculari con battimenti convulsi delle palpebre - il glaucoma, lo stral;ismo - , cioè il difetto di parallelismo degli oochi - , la ptosi palpebra/e, il daltonismo e la emaralopia, cioè la cecità al chiaro. Per alcuni invece sia l'emeralopia come il daltonismo sarebbero un carattere recessivo. Inoltre il glaucoma - cioè aumento di tensione endocellare c011 diminuzione del t'isus - e la cateratta congenita e presente. La balbuzie sarebbe un carattere dominante, e così pure il sordomutismo ereditario. Da notare in proposito che dall'unione di un sordomuto con persona normale si possono avere sordomuti ed anche persone normali. D'altra parte notJ sono noti alberi genealogici, da cui risulti che il sordomuzismo sia stato trasmesso in via diretta. Il che fa escludere che esista un fattore dominante del sordomutismo. Tanto più che le statistiche dimostrerebbero come tale affezione si riscontri più frequente nelle discendenze di conranguinei. Pare anche che spesse volte il sordomutismo non sia dovuto ad un solo fattore recessivo come lo proverebbe il fatto che, se due coniugr so1:o ~ordomuti per fattori diversi e indipendenti, i figli sono normali. li che 110!i avviene qualora i genitori siano portatori del male, che risieda per ambedue nel medesimo fattore, e che questo sia unico. In tale caso i figli sono t utti sordomuti. Fra le malattie nervose infine ricorderò con carattere dominante ereditario, la paralisi spinale spastù:a ereditaria. Essa è caratterizzata da alte,.azioni degenerative nei neuroni centrifughi laterali (fasci piramidalt), ma anche nei fasci di Goll e delle vie cerebellari dirette e si manifesta con !Ja' resi, rigidità muscolare ed andatura spastica. Analogamente si comportano l'atrofia muscolare progressiva neurotica, che pare sia dovuta ad alteraz ioni dei neuroni periferici e la eredoatassia cerebellare di P. Marie dovuta ad atro fia del cervelletto e degenerazione del sistema cerebello-spinale. Così è anche della corea ereditaria di Hutùzgton distinta da alterazioni dei gangli ceotrali (striato ecc.). V'è ancora da ricordare la miotonia ereditaria di Thomsen, che si estrinseca· con contrazione tetaniforme dei muscoli. Inoltre il tremore er~­ ditario delle dita e infine la paramiot011ia congenita C01l carattere domin ame. Con carattere recessivo invece si trasmetterebbe la pseudoipertrofia mu.ccolare progressiva (apparente ingrossamento del muscolo, che invece d ege-nera it1 gras.so), la epiles.sia, la atassia cerebellare di Friedreich, che è un'alteraziot7e degenerativa dei cordoni posteriori e del fascio di Gowers c l't'pÌ-·


LE LEGGI DELL'EREDITt\RIETA' IN RAPPORTO ALL' IPOTESI ECC.

1053

iewa m iolonica caratterizzata da accessi distanziati con contratture muscoiari, e con alterazioni degenerative delle cellule nervose corrispondntz fu11zionalmente coi muscoli. Infine nel campo psic!tico menzionerò l' r!p:les.cia, /ti ebefrenia o demenza precoce e l'idiozia amaurotica cioè idiozia, cecità e paralisi. Inoltre molte psicopatie. A proposito della trasmissione delle malattie di carattere psichico merita ricordare come non sempre nella discendenza si ripeta la stesSJ malatria. Cos1 si può verificare che da un padre alcoolista nasca un figlin ebefre11Ìco o epilettico, ed in tal caso si parla di ereditarietà dissimilare, pcrclzè la Jrasmìssìone della discendenza n01t appare ligia ai prùzcipii dell' errdità. ,1/tre volte nei discendenti si manifesta la stessa forma dei progenitori come per arte psicosi affettive per esempio la paranoia. Si tratta in tali casi di eredità similare. Questi sono argomenti oggetti attualmente di molta attmz ione. Si n'collegano infatti con i provvedimenti presi in Germania per i miglioramenti della razza, che culminauo in quello della sterilizzaziorte. E' certo che molto spesso, troppo spesso le gravi tare psicopatiche si trasmettono in generale più accentuate nella discendenza, ma dobbiamo tener conto che non .cempre ciò si verifica e che tali eccezioni hanno un valore enorme. Si consideri anche che il T anzi proprio nel capitolo dell'eredità dissimilare ritiene t:he per tale disposizione anzichè di una trasmissione ereditaria si t ratti piuttorto di uno squilibrio unico del ricambio materiale per cui l'argomento della bonifica specie nei suoi riflessi dei provvedimeTlti pratici può creare dei dubbi molto seri. Essi d'altra parte trovano conforto nel fatto che esiste anche tilla selezione naturale, p.er tale selezione la disce·ndenza spesso peggiorando arriva all'idiozia congenita, la quale perchè infeconda porta alla estinzione della stirpe malata. V'è da aggiungere in questo capitolo come la consanguineità faciliti l'affioramento delle malattie nervose e psichiche a carattere ereditario. Quanta sapienza antica ruLLa Chiesa, che proibisce il m~trimonio fra consanguinei. Il comurze modo di dire che la consanguineità indebolisca il sangue non vuoi dire che la coruanguineità faccia sorgere dei fattori patologici. Essa li svela. Difatti rende più facile li comparire di due fattori recessivi accoppiati. Se teniamo conto che dall'incrocio fra due eterozigoti si ha la comparsa di una data percentuale di recessivi puri comprmderemo perchè essendo pochi gli eterozigoti tzella popolazione, tale comparsa sia ra'Ya quando l'unione con~ sar1guinea non avvenga. Col matrimonio consatJguineo invece aumentano la frequenza degli eterozigoti e per tanto aumentano la probabilità della comparsa dd recessivi che nella eccezionale unione consanguinea fra fratello e sorella (in alcune razze) sarà I :4 mmtre fra cugini è di I : r6. E ciò data la grande probabilità dell'incontro di 2 eterozigoti se uno dei nonni era eterozigote.


C05-t

LE l.EGl;J DELL'f.REOITARIETA' IN RAPPORTO ALL'IPOTESI ECC.

Non posso omettere un brevissimo centzo sul vastissimo capitolo della tubercolosi e della sifilide. E' preferibile definire tali malattie anzi che ereditarie congenite perchè più frequentemente si ha l'infezione dell'uovo già ,·oncepito per via materna. bzfatti mai potremo immaginarci l'atto fecondativo di u11 soggetto maschile con lesione specifica degli organi sessuali. D'alIra parte difficilmeute potremo immagina·re che la spirocheta della sifilide che è più grande dello spermatozoo infetti l'uovo. Per ambedue le malattie è concepibile che l'uovo materno s' i11fetti, ·ma dovremo ritenere tale eventualità assai più rara di quella fornita dall'i11fezione dell'uovo dopo il concepimento per localizzazione in esso dei rispettivi virus. Ma quali potrebbero essere le conclu.cioni generali di queste mie limitate parole su questo vastissimo campo della eredità ? Comincio col precisare che non ho parlato della così detta falsa eredità o dell'eredità propoplasmaica nè, e ciò è importante, di AA. ed esperimenti i quali con i loro risultati depongono contro l'eredità c1·omosomica che è un'ipotesi, suffragata oramai da mille co1lferme importantissime, ma rimane tm'ipotesi. Comunque essa oggi resiste alla cnttca e corrisponde da quanto ho esposto a chiarù·e il meccatJismo dell'eredità nel regno vegetale ed in quello c.ninuzle. Ad eJSa perciò dobbiamo attenerci con riguardo all'uomo, perchè del suo divenire normale e patologico 11ella discetzdenza è tuttora la chiat1e indispensabile sopratutto, se vogliamo aiutare il perfezionamento della stirpe. Il Marchia/ava riferisce che Darwirz nel (( Descent of man » accenna che l'uomo negli allevamenti del bestiame si preoccupa molto spesso della bontà della discendenza, e elle itZvece per la propria discendenza no11 ha le stes.te preoccupazioni e 110n vi riflette con la stessa cura come per gli allevamenti del bestiame. Esso quando si accinge all'unione per la sua continuaz ione .•i preoccupa talvolta del rango sociale, ma non pe11sa affatto, come il de::ti11o della discenderJZa sia analogamente governato dalle leggi dell'eredità. E' spiegabile: il tumulto sentimentale Lo rende così. IL suo swtire violento nella imensztà, è piccolo nella portata. Se invece conoscendo le leggi dell'eredità avrà prese11te il dantesco u intelletto d'amore » egli contribuiriì a realizzare - attraverso la discendenza - il miglioramento ed il perfezionamento della stirpe.

OPERE CONSULTATE. COTRONEI: Lezioni di Biologia. Roma, Guf. - Vibo Editrice. ENRIOUE7.: Eredità dell'uomo.- Vallardi, Milano. Et-~f JQt:EZ: Le leggi di .Vfendel c i cromosomi. Zanichclli, Bologna. 1::.;-.~R IOUEZ: Su!l'eredùà !t:gura al st•sso. Gnzetta Osped:1li e Cliniche, 1922-15· Lusn c, GAI.EOTTJ e R oNDON I: Patologia Gt·nernle Hj;28. - Milano, Editrice L ibraria, 1 9~ .


LE LEGGI DELL'EREDITARtETA' IN RAPPORTO ALL'IPOTES I ECC:. ~1ARCH IAFAVA:

1055

L'eredità in patol. (Trattato Anat. Patol. umana diretto dal P . Foà). U.T .E.T., Torino, 1930. M t NO P.: La dottrina moderna dell'eredità nella patol. umana. - Minerva Med., 1922. Mnw P.: Eredità, costituzione ecc. - Archivio di Pat. e Clin. medica, vol. I, 1922. MoRGA.N : Genetica Treccani (raccolta bibliografìc:t). PENDE N.: Trattato di paro/. e clin. medica. - Mes~i na , 1927. Ro:-<DONJ P.: I fattori esterni della costituzione. Archivio di Patol. e Clin. medica, vol. Il, fase. 2, 1923. T ANZI e LucARO : Trattato delle mal. ment. (III edizione). - Soc. Ed. Libraria, Milano. VERNONI: Eredità Er1ciclopedia Treccani. Istituto Treccani.


L A V O.R l

OR l O l N A L l

OSPEDALE MILITARE DI ROMA

Direttore: colonnello medico pro f. V. DE BERNARDINIS l 0 Reparto di Chirurgia

Laboratori scientifici

Capo reparto: maggiore medico dott. G. GuiDO

Direttore: maggiore medico prof. G. GIORGI

IL CITROSIL IN CHIRURGIA Dott. Totnmaso Santillo, c:tpitano medico.

In un mio lavoro precedente, parlando della soluzione alcolico- p icrica usata per la preparazione del campo operatorio, accennavo ad esperimenti che si stavano compiendo nell'ospedale mìlitare di Roma su di un nuovo prodotto a base di essenze vegetali nazionali a cui era stato dato il nome di << Citrosil >). Questo disinfettante che da una lunga serie di esperienze risultava dotato d'intensa azione battericida senza peraltro esercitare azione istiolesiva sui tessuti con i quali veniva a contatto, è stato adoperato nel 1° reparto di chirurgia dell'ospedale militare di Roma per la preparazione del campo operatorio. In questi ultimi anni, per cercare di aiutare l'industria del bergamotto gravemente danneggiata dalla crisi che ne aveva, in maniera impressionante, ridotta la richiesta sul mercato, s'iniziarono studi tendenti a provare se e ra possibile sfruttare l'azione battericida di questa essenza. Due ragioni però ne fecero ben presto abbandonare l' uso: la facilità con la quale l 'essenza poteva irrancidire e, sopratutto, l'elevato costo che veniva ad acquistare il disinfettante per il fatto che era necessario adoperarlo ad un tasso notevole di concentrazione per ottenere che la sua azione fosse veramente efficace. Già nei tempi più remoti erano note le virtù antiputride e disinfettanti degli olii essenziali, tanto che queste essenze, che con i profumi in genere erano usati come purificatori dell'atmosfera, hanno un uso che di parecchio ha preceduto l'era batteriologica. Si sapeva anche che a mezzo dei vapori di ol ii volatili è possibile conservare intatti tessuti animali tenuti sosp esi m essi poichè la loro azione antisettica ed antiputrida è capace perfino di opporsi allo sviluppo del b. del carbonchio.

Tra queste essenze avevano grande importanza le amantiacec che, com'è noto, si estraggono dal limone, dal bergamotto e dal mandarino, m a il loro uso non è faci le e, come il Benedicenti fa giustamente osservare, il servirsi di esse così come vengono estratte dai frutti non è cosa praticamente


1057

IL C ITROSIL IN C HIRURGIA

nè attuabile nè cons;gliabile. Queste essenze non sono infatti dei corpi semplici ma dei miscugli molto complessi di diverse sostanze che determinano azioni antagonistiche nell'organismo. Di re<:ente però l'Istituto di studi sui derivati vegetali si è fatto promotore di una serie interessante di ricerche con le quali è riuscito a separare le parti attive di varie essenze vegetali escludendo le essenze nocive ed ~umentando, con speciali processi di attivazione, la loro azione battericida senza aggiunta di sostanze chimiche. Si è così ottenuto il Citrosil che è appunto un disinfettante di notevolissima azione microbicida, di gradevole

odore e privo di qualsiasi azione dannosa sulle cellule dei tessuti. La Casa produttrice ha esposto in commercio tre tipi di citrosil: l'alcooìico (citrosil A), il sapocitrosil ( citrosil B), che è una soluzione saponosa delle essenze, ed il citrosil C, ch'è ugualmente una soluzione saponosa da utilizzarsi sopratutto nella disinfezione degli ambienti. Gli esperimenti di cui è oggetto la presente breve relazione, integrati da numerose ricerche batteriologiche, riflettono gli atti operativi che sono stati compiuti nel 1° reparto di chirurgia dell'ospedale militare di Roma nei mesi di aprile, maggio e giugno 1938 adoperando il citrosil A per la preparazione del campo operatorio in un numero notevole d'interventi chirurg-Jct asettici, e. precisamente: Ernie jnguinali . Ernie crurali Cisti dermoidi sacro-coccigee Fratture esposte Appendiciti Fistole peri-anali Varicoceli Esostosi Emorroidi Borsiti pre-rotulee Fratture rotula Calcolosi epatica Laparoceli postoperatori

N. 21 )) 4 >>

I2

)l

I3

" '7 )l

:2.0

l>

'5

)) "

))

7

II

5

)l

4

))

:2.

)l

8

Per la preparazione del campo operatorio e per la delimitazione del medesimo è stata adoperata la soluzione colorata del citrosil A senza far uso preventivamente di benzina per sgrassare la pelle. Gli opcrandi, dopo il solito bagno saponato di pulizia, erano sottopo~ti ad accurata tricotomia ed in seguito si pennellava la regione dell 'intervento con un tampone di garza imbevuto di soluzione pura di citrosil A, appena prosciugato il liquido dist eso con la prima pennellazione, se ne praticava una seconda. In tutti i casi è stato notato un decorso asettico dell 'atto operativo senza aver mai dovuto lamentare inconvenienti di sorta. 3

_

G i crnalt: di m ~dicina militare.


I0 58

IL CITROSIL IN CHIRURGIA

Il citrosil A è stato anche adoperato per disinfettare lesioni Ji continuo varie ed anche in questi casi è stato sempre constatato una rapida guarigione senza rilevare azioni dannose, prodotte dal disinfettante, sulle cdlule dei tessuti. Un'altra serie di esperimenti è stata condotta a termine nei laboratori scien tifi ci d eli'ospedale. Sono stati inquinati con pus di ascessi caldi, con cultura di b. coli, di streptococchi e stafilococchi fili di seta che tagliati in piccoli tratti e fatti seccare, venivano immersi in tubi di brodo nutritivo, dopo averli sottoposti all'azione del citrosil A, per spazi di tempo variabili da 30 secondi . . . . a tre mtnutJ pnm1. Le letture erano fatte dopo aver tenuto le provette insemensate per quattro giorni nel termostato a 37"· Tempi di contatto del citrosil c011 fili di seta inquinati con germ: . s" 30" 35" 40'' 55'' oo·' 16s" 70" 75

lz

145" Iso''

-

..L

Coli

- + + + + + +i+ + + + + + + + + + + + + + + + + + + -t

Streptococchì Stafilococchi Pus di ascesso caldo

-

8o" j 8 S"

l

- l- - - - - -- - -

Tifo

l

t

l-

-- - - - + + - - l+ - l-

-

,-,-

Dal complesso delle esperienze si può dire che i fili d1 seta inquinati con stafilococchi erano resi completamente sterili dopo 8o secondi circa d'ùmm:rsionc nel citrosil mentre per germi meno resistenti la sterilizzar.ione avveniva in tempi notevolmente minori. Un'altra serie di esperienze è stata compiuta su brandelli di cute presi sia su operandi che su cadaveri e questi esperimenti sono stati compiuti paragonando tra loro l 'azione del citrosil con quella della soluzione alcooJica picrica e quella della tintura di iodio. Per quanto riflette le esperienze compiute suJla cute dei cadaveri si scelse la regione interna dell'avambraccio che dopo saponata, accurata tricotomia e prosciugamento con garza, veniva pennellata, in tre zone vicine, rispettivamente con : citrosil, tintura di iodo ed alcool picrico. Come per la preparazione del campo operatorio ciascuna delle zone era pennellata per due volte con uno dei disinfettanti in esperimento. Fatto ciò, a m ezzo di bisturi e pinze sterili, si prelevavano delle listerelle di cute, una per ogni regione, che con tutte le precauzioni, a mezzo di forbici volta a volta


IL CITROSIL IN CHIRURGIA

1059

passate alla lampada erano divisi in piccoli pezzi che erano distribuiti ·in tubi di brodo nutritivo. Si allestirono così tre serie di tubi contenenti brandelli di cute trattati rispettivamente con citrosil, tintura di iodio ed alcool picrico. I brandelli di cute in~emensati erano sempre sottili in modo da wmprendere in essi solo l'epidermide, il derma ed una piccola porzione del tessuto sottocutaneo; il pannicolo adiposo era sempre escluso. Per le ricerche effettuate sulla cute di vari operandi ho avuti risultati leggermente diversi nel senso che dei venti tubi di brodo nei quali erano stati insemensati i lembetti di cute trattati con la tintura di iodo dieci hanno mostrato un inquinamento dopo esser rimasti per quattro giorni in termostato a 37°, mentre l'azione sterilizzante del citrosil sembrava essersi esplicata in misura leggermente minore poichè dei venti tubi insemensati con pezzetti di cute trattata con queso disinfettante dodici hanno mo~trato un intC'rbidamento dopo uguale permanenza in termostato. A queste esperienze occorre però dare un valore relativo poichè sono state compiute in giorr'Ì diversi su individui e su regioni diverse, adoperando per ciascun operando (che naturalmente . poteva avere una fauna batterica diversa) un solo tipo dei disinfettanti in esame per la preparazione del campo operatorio. Ad ogni modo la differenza tra l 'azione della tintura di iodio c quella del citrosil si è mostrata pressochè uguale mentre, come negli esperim enti precedenti, l'azione sterilizzante dell'alcool picrico si è mostrata minore di quella degli altri due disinfettanti (16 tubi inquinati su 20 insemensati). Questi risultati che ho rapidamente riassunti e che stanno a dimor,trare il valore notevole che il citrosil possiede come disinfettante e la sua superiorità su quelli più comunemente adoperati per la preparazione del campo operativo concordano, come ho detto, con quelli ottenuti da una serie notevole di valentissimi ricercatori. Mi astengo qui dal riassumere i numerossisimi lavori che sono stati pubblicati sull'argomento, ma al solo scopo di dimostrare l'assoluta assenza di proprietà istiolesive del citrosil sui tessuti anche i più delicati, citerò il lavoro del Dr. Angelino che, nella clinica del Mangiagalli, sperimentò il citrosil sotto un'altra forma, mescolato cioè ad olio minerale sterile adoperandolo sia per disinfettare che per lubrificare tutto il canale del parto. L'uso di versare sostanze grasse oleose sui genitali esterni e nella vagina, allo scopo di rendere più facile e meno lungo il travaglio del parto, è una pratica che rimonta a molti anni or sono e ch'è ancora usata in qualche campagna ma che, per i pericoli d'infezione che ha in sè, è da tempo abbandonata. La disinfezione invece, del canale vaginale, durante il travaglio, è stata di recente rimessa in onore per diminuire la morbilità per infezione puerperale. Nella clinica del prof. Mangiagalli, dove non si praticano normalmente disinfezionj vaginali durante il travaglio del parto e dove naturalmente non si lubrificava la vagina per gli scopi cui abbiamo


I06o

IL CITROSIL IN CHIRURGIA

.dianzi accennato, sono stati nel decorso anno condotti a termine vane esperienze istillando con le dovute cautele una ventina di centimetri cubici òi una emulsione oleosa di citrosil ottenendo risultati veramente ottimi sotto tutti i riguardi.

• •• Dai risultati delle suddette esperienze e da quelle di numerosi ricercatori, perchè dell'argomento si sono occupati batteriologi e chirurgi tra i più reputati d'Italia, risulta che il citrosil non esercita azione caustica nè irritazione di sorta sulla cute e sulle mucose con cui è venuto a contatto. A questa assenza di proprietà istiolesiva, che è viceversa rilevante nella tintura di iodo, il citrosil unisce il pregio di non macchiare la biancheria e di non esercitare azioni tossiche dovute ad assorbimento, come in qualche raro caso si è notato per l'acido picrico. Dirò anzi di più che il processo di riparazione delle ferite operatorie è agevolato dall'uso di questo disinfettante il quale emana un piacevole profumo che impregna gli oggetti e l'ambiente e riesce gradito ad operatori ed agli stessi ammalati. Nè questa è cosa di trascurabile importanza ed a questo proposito, in un lavoro sull'argomento, il Sanarelli fa osservare che col mutar dei tempi sono mutati altresì anche gli odori che emanano dagli ospedali. Dall'odore nauseabondo

di suppurazione dell'era pre-antisettica, si passò a quello sempre sgradito d eli 'acido fenico che segnò sopratutto il periodo listeriano, per arrivare :.;gli odori che emanano dai disinfettanti moderni a base di aesoli. di formalina, d'ipocloriti, ecc., L'ospedale, asserisce il Sanarelli, deve essere inodoro, meglio ancora fe da esso emana una sensazione assolutamente gradevole all'olfatto perchè nna tale sensazione non è indifferente nei riguardi degli ammalati stessi, agendo, con grande probabilità, favorevolmente sul loro stato psichico. Un tempo si usavano bruciare nella stanza degli ammalati sostanze aromatiche nel convincimento eh 'esse potessero favorevolmente agire sul decorso della malattia, e gli Americani, in un articolo che il Sanarelli cita, affermano senz'altro che le sostanze odorose possono con vantaggio essere usate insieme alle comuni misure terapeutiche. Ora il citrosil che ha vantaggi notevoli rispetto ai disinfettanti più comuni oggi adoperati è un prodotto nazionale, la di cui adozione avrebbe anche una notevole importanza economica perchè aiuterebbe un'intera provincia a superare la crisi che la travagli a; una sola ragione può ostaço}arne la scelta ed è quella relativa al suo costo. L'alcool picrico e la tintura di iodio sono le sostanze che più frequentemente sono adoperate in chirurgia per la preparazione del campo operatorio. La tintura di iodio ha, come è noto, un notevolissimo potere battericida ma rroduce lesioni dei tessuti con cui viene a contatto ed il suo


IL CITROSIL IN CIIIRL:RGIA

ro6r

prezzo è molto elevato, poichè al costo d eli 'alcool occorre aggiungere, per ogni chilo, 100 gr. di iodio metallico ch'è un prodotto di cui l'Italia è ancora in parte tributaria dall'estero per quanto la produzione nazionale sia in continuo incremento. Ragioni quindi anche autarchiche consigliano di preferire il citrosil o l'alcool picrico alla tintura di iodo. L 'alcool picrico è quello tra i disinfettanti cutanei che è di più facile e rapida preparazione e di più mite prezzo: bastano infatti 30 gr. di acido picrico per preparare un chilogramma di disinfettante e 30 gr. di acido picrico costano qualche cosa di meno di una lira: di modo che calcolando l'alcool fino a L. 36,30 al kg., l'alcool picrico costerebbe L. 37,30 ogni chilo (la tintura di ìodo r.osta L. 58,3o al kg.). Il citrosil, secondo comunicazioni della Casa, ver· r~::bbe a costare, in confezioni ospcdaliere, L. 40 al kg. Il prezzo è., come si vede, di sole quattro lire superiore al costo dell'alcool fino a 90 gradi e se la Casa produttrice potesse ottenere dalle autorità competenti la concessione di denaturare l'alcool a mezzo del complesso delle essenze che compongono il citrosil, considerando che l'alcool denaturato ha un prezzo commerciale di poco superiore alle L. 6 al kg., si verrebbe ad avere un disinfettante che ai pregi che abbiamo brevemente enumerati, avrebbe anche quello di essere il meno caro tra i disinfettanti chirurgici più noti . In tempi normali, data la lieve differenza di prezzo, tenuto conto de Il'efficacia maggiore del cirrosi l rispetto all'acido picrico, sarei d'avviso che anche gli ospedali militari potessero usare il citrosil nei reparti chirurgici per la preparazione del campo operatorio, riservando all'alcool picrico il compito di servire nelle formazioni sanitarie di guerra. In tempo di guerra infatti, l'abbondanza del trinitrofenolo che potrebbe essere messo a nostra disposizione, la faci lità del trasporto, e la rapidità della preparazione dovrebbero, a mio avviso, far preferire questa sostanza al complesso delle essenze di cui ci siamo occupati, essenze che probabilmente non potrebbero prodursi nella misura dell'ingente bisogno che la guerra determina. AuTORIASSUNTO. - L'A. riferisce su alcune sue esperienze sul citrosil le quali confermano i pregi di questo disinfett:mte a base di essenze vegetali e che indurrebbero a farlo preferire agli altri disinfettanti chirurgici pitl noti per il ~uo alto \·alore battericida e per l'assenza completa di qualsiasi azione istiolesiva sui tessuti con i quali viene a contatto. Tratta anche della quistione dei prezzi e della necessità d'avere in tempo di guerra, per le formazioni sanitarie avanzate, un disinft:ttante chirurgico abbondante, di f:Jcile trasporto e di rapida preparazione.

l3IBLIOGRAFJA. SPINELLI

A.: L'essenza di bt'l'gamotto: nu()tJo antisettico nella pratica chirurgica in

periodo di controsanzioni economiche. vol. XLII, 1936.

Annali di medicina navale e coloniale,


ro6z

lL CITROSIL IN CHIRURGIA

Sr>INELLI A.: l/ << Bergamon >> nella disinfezione chirurgica. - Il Pol~clinico, sez. pratica, vol. XLIV, 1937. SANARELLI A.: Un disinfettante nazionale: il « Bergamon >> . - Annali d'igiene, n. 8, 1936. TKIVELLINI A.: Su di un nuovo disinfettante d'uso chirurgico. - _Atti e memorie della Società Lombarda di Chirurgia, vol. V, n. 3• 1937. Vou•1:-.10 G.: Etude expérirnentale su1· la thùapie de la tuberculose. Annales de I'Insutut Pasteur, pag. 191, 1919. PuNTONI V.: Il Citrosil disinfettante a base di essenze nazionali. - N. r, 1937· ANGIOLINO E.: L'uso di essenze vegetali in ostetricia e ginnologia: - L 'arte ostetrica, n. 3• 1937· C.~ROSI L.: La preparazio11e del campo opemt01·io C01l le essenze vegetali. Istituto di studi sui derivati vegetali, 1937. llE:-<EDICENTI A.: L'ùtuUJo di studi sui de1•ivati vegetali e il (< Citrosìl >>. - Atti della Società di scienze e lettere di Genova, vol. Il, fase. r, 1937. FIORENTI!'\0 G.: Un disinfettante d'uso chù·urgico a base di essmze nazionali. Rassegna Medica Sarda, n. 2 , 31 agosto I937· MA!'\NA A.: Asepsi e antisepsi in chirurgia plastica con le soluzioni alcooliche di essenze vegetali.- Il Policlinico, sez. pr:,~tica, n. 32, vol. XLV, 1938. SAl'TILLO T. : L'acido picrico nella medicina antica e nella chirurgia. - Giornale di medicina militare, fase. IV, 1938.

- - - '- - = : .- -


ISTITUTO DI CLINICA MEDICA GENERALE .E TERAPIA CLINICA DELLA R. UNIVERSITÀ « BENITO MUSSOLINI • - BARI Direttore : prof. L. FERRANNINt

CALCEMIA E POTASSIEMIA NEI CARDIOPATICI SOTTO LO STIMOLO DEL SISTEMA NEURO-VEGETATIVO Dott. Galileo Spagnoletti, primo capitano medico, assistente militare.

La patogenesi del compenso cardiaco ha assunto un aspetto molto complesso, da quando, abbandonato il vecchio concetto meccanico dell 'ipertrofia miocardica, è prevalsa la tendenza di attribuire al tono della fibra cardiaca il compito fondamentale di mantenere l'equilibrio circolatorio, adattando il calibro delle cavità cardiache alla quantità di sangue necessaria alle esigenze del circolo. E ' pertanto l'espansione tonogena attiva delle fibre miocardiche quella che più va presa in considerazione, poichè è dalla validità di detta <:-spansione, sempre maggiore a misura che crescono gli ostacoli, che dipende l'energia dell'accorciamento tonico delle fibre e quindi una sistole più valida (legge di Starling). Se l'espansione tonogena è incompleta per alterazione della fibra, anche le sistoli diventano insufficienti, e sono costrette ad aumentare di frequenza, provocando la comparsa det segni dello scompenso. La complessità dei fenomeni del compenso è dovuto al fatto che il ton•> cardiaco è costantemente sotto l'influenza di modificazioni fisicochimiche del liquido che bagna le fibre, modificazioni che mantengono l'equilibrio con effetti antagonisti, regolati da fattori di ordine umorale, nervoso e biochimico. Eppinger ed Orlowski, avendo riscontrato nell'insufficienza cardiaca alterazioni del metabolismo umorale, di quello basale, dell 'equilibrio acidobasico, del metabolismo idrocarbonato ecc. ritengono lo scompenso cardiaco una malattia generalizzata di tutto l'organismo per disquilibrio funzionale di tutti gli organi. T ale concezione mi sembra troppo ardita, non potendosi stabilire ancora fi no a qual punto i disordini del biochimismo siano la causa o l'effetto dei disordini ernodinamici, ad ogni modo è certo che nel complesso meccanismo del compenso e scompenso molti e svariati sono i processi che vi giuocano il loro ruolo e specie quelli d'innervazione e di metabolismo del cuore. Da molto tempo era nota l'influenza del sistema neuro-vegetativo sulla meccan~ca cardiaca, ma adesso tale influenza è assurta ad una importanza prim aria, essendo stata riconosciuta al simpatico la qualità di nervo tono costrittore, e al vago quella di nervo tono dilatatore. E' quest'ultimo nervo che colle sue proprietà di r isparmiare le energie del cuore, rallentando le rivoluzioni cardiache e rafforzando le diastoli, verrebbe ad assumere un compito protettivo sull 'adattamento compensatorio del cuore.


1064

CALCEMI A E POTASS IEMJA N El CARDI OPATICI SOT11!l LO STIMOLO ECC.

Riconosciuto poi con Zondeck e Kraus che il sistema autonomo non ;tgisce da solo, ma attraverso gli ormoni e che questi agiscono sotto l'influenza degli el ettroliti specie del calcio e del potassio, il primo ad azione simp:t ti cotonica ed il secondo ad azione vagotonica, si è sentita la necessità di conoscere il comportamento di questi due ioni sia nd cuore come nel sangue circolante dei cardiopatici. L 'antagonismo tra calcio e potassio è stato dimostrato brillantemente nel cuore isolato di rana, dove mentre il calcio rafforza la sistole e produce l'arresto del cuore in sistole, il potassio invece rafforza la diastole e produce l'arresto del cuore in diastole. Zondeck e Kraus perciò partendo dai concetti precedentemente esposti distinguono due tipi di cuore: uno vagale potassico con pareti dilatate, e uno simpatico calcio con pareti contratte. Calhoun, Alfred, Cullen, Gurney, Clarke e Harrison esaminando il contenuto di potassio nel miocardio l'hanno trovato diminuito nell'insufficienza cardiaca e poichè anche un aumento di lavoro provoca un abbassamento del contenuto potassico, gli AA. considerano tale abbassamento uno dei fattori determinanti la debolezza cardiaca. I risultati invece ottenuti dagli AA. sul tasso calcemico e potassiemico dei cardiopatici non sono stati concordi, e mentre Kisch ha trovato diminuito il calcio e nettamente aumentato il potassio specie se coesistono edemi, Galluppi ha riscontrato oscillazioni del calcio senza relazione tra compens;.Hi e scompensati. Cipriani e Molfese nei nefritici hanno constatato ipocalcemia e iperpotassiemia, reperto che hanno messo in rapporto non colla gravità della insufficienza renale, ma di quella cardiaca. Achard, Levy e Pacu hanno trovato una ipercalcemia nei cardiorenali c Messina ha riscontrato nei cardiopatici scompensati sia ipercalcemia che iperpotassiemia, le quali vengono sensibilmente abbassate col trattamento in sulina-gluéosio. Dalla bibliografia venuta a mia conoscenza non risulta che siano state prese in considerazione la calcemia e la potassiemia nei cardiopatici in rdazione al sistema neuro-vegctativo. Ho ricercato pertanto, per incarico d el mio Maestro, il tasso calccmico e potassiemico nei cardiaci sia in fase di compen so che di scompenso sotto lo stimolo delle due sezioni del sistema ~tu tono mo a mezzo dell'adrenalina e della pilocarpina. Scopo delle ricerche è guello di vedere se esistono dei rapporti di parallelismo tra variazioni dd tas.so calcemico c potassiemico e variazioni del tono simpatico e vagale, e se da t<~l i variazioni si possa risalire a delle conclusioni, che permettano di maggiormente chiarire il complicato problema ~el compenso cardiaco. H o ritenuto opportuno a scopo di controllo praticare k stesse ricerche su alcuni individui normali ad orie ntamento simpaticotonico e vagotonico, poichè le vedute di Zondeck sul parallelismo dell 'azione del simpatico con quella del calcio e dell'azione del vago con quella del potassic non sono state accettate da tutti e hanno trovato degli oppositori.


\:ALCEMIA E POTASSJEMlt\ ~El CARDIOPATICI SOTTO LO STIM OLO ECC.

1065

Bricker e Tscharny hanno riscontrato che un eccesso di ioni di calcio nel sangue aumenta l'azione depressiva della pilocarpim, così come un aumento di ioni di potassio non ne influisce ugualm~nte l'azione. Jendrassik e Anta! sono stati dell'opinione che l'azione della pilocarpina (; addirittura opposta a quella del potassio, così come Billigheimer- Drescl c Katz negano che le variazioni della calcemia e potassiemia siano in rapporto col sistema n~uro-vegetativo. Tsuda ha trovato che l'adrenalina e l'atropina fanno diminuire il calcio nel sangue, mentre la pilocarpina ne determina un aumento, al contrario di Vollmer che ha riscontrato un aumento del tasso calcemico già dopo 3-5. m' dall'iniezione d'adrenalina, aum~nto che si mantiene secondo gli individui fino a 6o m'. · Petersen, Lewinson e Arquin hanno constatato dall'altro canto che l 'adrenalina provoca nei simpaticotonici un aumento non solo dd calcio ma anche del potassio, mentre il quoziente K JCA rimane pressochè invariato. Kylin in una serie di sn1di sulla reazione adrenalinica ha rilevato che, quanto più alto è il contenuto di calcio nel sangue, tanto più deciso è il fattore simpaticotonico dell'adrenalina, concetto ripreso dallo Stefanutti, che, studiando la reazione glicemica postadrenalinica, ha dimostrato che il calcio e il potassio esercitano una diretta influenzabilità su tale reazione. Le ricerche da me eseguite sono state condotte su 22 cardiopazienti, dci guaii 6 in istato di compenso (4 mitralici e 2 aortici) e 16 in ìstato di scompenso; di questi, sei presentavano fenomeni di scompcnso di media entità (dispnea, cianosi, modica epatomegalia e modica bronchite), m entre ro erano in istato di grave scompenso con edemi più o meno notevoli, versamenti sierosi multipli e cospicui, epatomegalia. A quattro cardiaci scompcnsati ho ripetuto le ricerche quando dopo trattamento terapeutico, lo scompcnso è notevolmente migliorato con riassorbirnento degli edemi e dei versamenti si~rosi. Gli ammalati ricoverati nelle infermerie della Clinica Medica generale, sono stati presi in esame, nel limi te del possibile, il giorno successivo al loro .ingresso in Clinica. A digiuno e in completo riposo ho iniettato loro per via ipodermica un mmgr. di adrenalina, determinando la calcemia e la potassiemia prima e 20 minuti dopo l'iniezione. Nelle medesime condizioni ho ripetuto gli stessi esami due giorni dopo iniettando però un mmgr. di pilocarpina. Allo scopo di determinare se ogni si ngolo soggetto si orientasse verso il tipo simpaticotonico o vagotonico ho constatato il comportamento dei riflessi oculo cardiaco e addomino cardiaco nonchè le reazioni del polso e della pressione all'adrenalina. Ho infine fatto precedere alle ricerche sui cardiaci, quelle su 8 individui normali, dei quali 4 nettamente simpaticotonici e 4 nettamente vagotonici, con le stesse modalità, per meglio constatare se e quali differenze ci fossero nel comportamento tra questi e i cardiopatici.


I066

Ct\LCEMIA E POTASSIEMIA NEI C:ARDIOPATICI SOTTO tO STIMOLO ECC.

Il calcio e il potassio sono stati determinati nel siero di sangue secondo il metodo micrometrico di Kramer e Tisdall, descritto nel manuale di micrometodica di Pincussen (Edizione 1930, pag. 104).

NORMALI SIMPATICOTONICI. CAso I. - F. F ., di anni 23, muratore. Tipo longilineo, microsplancnico, con organi toraco addomi nali sani. P. 75· PMX. 125. PMN. 85. Riflesso O. C. negativo. Riflesso A. C. 75-83. Reazione adrenalinica: Polso 75-109. PMX. 125-160 dopo ro m'. Prima

Calcio mmgr. % Potassio mmgr.% Quoziente K/CA .

Dopo adrenalina

10.50 22.10 2.10

l 1.20 21.69 1.93

Dopo pilocarpm:.

10.90 23.o8 2.11

CAso IL - T . L., di anni 19, muratore. Soggetto tendente al longilineo, con organi toraco addominali sani. P. 77· PMX. 120. PMN. 8o. Riflesso O. C. negativo. ~i flesso A. C. n-88. Reazione adrenalinica: Polso n -ro8. PMX. 120-150 dopo IO m'. Prima

Calcio mmgr. % . Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpina

10.40 rg.So

1o.8o 24·00 2.28

l 1.30 21.30 r.88

r. go

CAso III. - P. C., di anni 17, bracciante. Normotipo, convalescente di broncopolmonite. Apirettico da circa 20 giorni. P. 73· PMX. 120. PMN. 8o. Riflesso O. C. negati,·o. Riflesso A. C. 7.3-84. Reazione adrenalinica: Polso 73-102. PMX. 120-155 dopo Io m ' . Calcio mmgr. "' ,., Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalin:~,

Dopo pilocarpina

10.70 20.30 r. go

11.00 20.12 1.73

ro.8o 20.14 r. go

CAso IV. - M. G., di anni 19, contadino. Soggetto longilineo, convalescente di pleurite secca sinistra. P. 77· PMX. 125. PMN. 8o. Riflesso O. C. 77-74· Riflesso A. c. n -87. Reazione adrenalinica : Polso 77·1IO. PMX. 125·165 dopo IO m'. Calcio mmgr. % ... Potassio mmgr. % . . . Quoziente K/CA . . . .

Prima

Dopo ad ren:>:ina

Dopo pilocarpina

11.10 20.!2 1.81

11.90

20.37

ro.go 20.41 1.87

1.71

NORMALI V AGOTONICI. c.~so V. F. N., di anni 33, contadino. Normotipo, con organi cavitari sani. P. 68. PMX. 120. PMN. 8o. Riflesso O. C. 68-56. Riflesso A. C . negativo. Reazione adrenalinica: Pol~o 68-79. PMX. t2o-1 30 dopo t o m'.


CALCEMIA E POTASSIEMIA NEl CARDiOPATICI SOTTO LO STIMOLO ECC. Prima

Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

10.20 23.20 2.27

1067

Dopo aclrcnahna. Dopo p1lor.arpina

9·90 2}40 2.36

IO. IO

27-05 2·73

CAso VI. - D. G., di anni 40, meccanico, tendente al br:tchitipo. Non alterazioni importanù a carico degli org:tni interni. P. 68. PMX. 120. PMN. 8o. Riflesso O. C. 68·')8. Riflesso A. C. 68-70. Reazione adrcnalinica: Polso 68-72. PMX. 12o-115 dopo ro m'. Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina-

Oo(X> pdocarpina

9.8o 21. ro 2.15

10.20 20.60 2.02

9·00 24·30 2·53

c.~so VII. G. L., di anni 29, cuoco. Nonnotipo, convalescente di ang-ina catarrale. P. 69· PMX. 125. PMN. 8o. Riflesso O. C. 69""55· Riflesso A. C. negati vo. PMX. stazion aria dopo adrenalina.

Calcio mmgr. <>~ Potassio mmgr. % Quoziente K/CA

Prima

Dopo ad rcna!in:t.

Dopo pil ocarpina

10.40 22.6o 2.I7

IO. IO

IO. IO

22.31 2.2!

23·94 2.36

c.~ so

VIII. - S. R., di anni 17, mantttmo, tendente al brachitipo, con\'alescente di bronchite acuta. P. 66. PMX. I ro. PMN. So. Riflesso O. C. 66-56. Riflesso A. C. negati\·o. Reazione adrenalinica: Polso 66-7 1. PMX. IH>-125 dopo 20 m'. Prima

• mmgr. o,.,l . CalCIO Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Dopo adrcn:~lina

Dopo pilocarpina

IO

10.30

10. .)0

20.72

2!.38

2.0]

2.0]

21.48 2.08

CARDIOPATICI COMPENSATI SIMPATICOTONICI. CAso IX. - P. B., di anni 32, contadino, affetto da insufficienza mitralica postreu· matica, senza segni di scompcnso. P. 78. PMX. 130. PMN. 90· Riflesso O . C. negativo. Riflesso A. C. 78-88. Reazione adrcnalinica: Polso 78-1 12. PMX. r3o-I8o dopo ro m'. Prima

mmgr. o' ,o

Calcio Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

l l. I O

22.43 2.02

Dopo adrenalina

12.40 21.10 I.70

Dopo pi!ocarpina Il

24·5' 2.23

CAso X. - D. G., di anni r8, bracciante. affetto da doppio vizio mirralico in fase d i compenso, per endocardite postrcumatica. P. 84. PMX. 120. PMN. 90· Riflesso A. C. 84-95· Riflesso O. C. negativo. Reazione adrc:nalinica : Polso 84-118. PMX. r2o-rso. Prima

Ca JCIO • mmgr. o/.. . Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

l !.IO

22-30 2.01

Dopo adrenalina. Dopo pilocarpina

12-30 21.15 1.72

10.70 23.28 2.18


1068

.

CALCEM IA E POTASSlEMlA NEl CARO!OPATlCl SOTTO LO STIMOLO ECC.

CASO XI. - C. G ., di anni 24, manovale, affetto da stenosi mitralica congenita in fase di compenw. P. 73· PMX. no. PMN. 8o. Riflesso A. C. 73-95. Reazione adrrn3linica. Polso 73-96. PMX. tto-145 dopo 10m'.

. mmgr. 0/.,., . . . . . Ca lcto

Prima

Potassio mmgr. % . . . . Quoziente K/CA . . . . .

Dopo adrenalina

Dopo pi!ocarpina

1o.6o 21.32 2.01

10.40 22.47 2.15

CARDIACO COMPENSATO VAGOTONICO. CAso XII. - G. F., di anni t8, bracciante, affetto da doppio VIZIO mitralico eù insufficienza aortica da endocardite reumatica. Non segni di scompenso. P. 74· PMX. ' 35· PMN. 65. Riflesso O. C. 74-63. Riflesso A. C. negativo. Reazione adrenalinica: Polso 74-80. PMX. 135-145 dopo IO m'. Prima

Calcio mm gr. 0/.1o Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

10.10 23-40 2.30

Dopo adrenalina. Dopo pilocarpina

10.30 23.10 2.24

10.20 25.65 2.51

CARDIACI COMPENSATI ANFOTONICI. CAso XIII. - S. G., di anni 26, contadino, affetto da insufficienza aortica di ongi ne luetica non scompensata. P. 82. PMX. I70. PMN. 45· Rifle~si O. C. 82-76. Riflessi A. C . 82-86. Reazione adrenalinica: Polso 82-90. PMX. 17<>-I90 dopo IO m'. Prima

Calcio mm g r. O/,o Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

IO.JO 22.24 2.15

Dopo adrenalina

9·8o 22.66 2.30

Dopo pilocarpin a

9·7° 23-52 2·43 ·

C,,so XIV. - C. G., di anni 25, barbiere, affetto da insufficienza aortica ed aortite di origine luetica. Non segni di scompcnso. P . 70. PMX. 16o. PMN. 50. Riflesso O. C. 70-64. Riflesso A. C. 7o-77. Reazione ad renalinica: Polso 7o-84. PMX. t6o-I8o. Calcio mmgr. % .... . Potassio mmgr. % ... . Quoziente K/CA . . . . .

Dopo pilocarpin ~

Prima

Dopo adrenalina

9·75 21.47 2.2I

9·90

9·6o

21.32 2.16

23.28

2.42

CARDIOPATICI SCOMPENSATI, SENZA EDEMI, SIMPATICOTOl'\IC T. CAso XV. - B. A., di anni 65, fruttivendolo, affetto da doppio vizio mitralico post· reumatico, con notevole ingrandimento del cuore in toto, polso alquanto aritmico, modica epatomegalia e bronchite cronica. Edemi assenti. P. 78. R. 27. PMX. ns. PMN. So. Riflesso O. C. 78 - 75. Riflesso A. C. 78 -91. Reazione adrenalinica: Polso 78-q3. Pì\,!X. 125-r6o.


CA LCEMIA E POTASSIEMIA NEl CARDIOPATICI SOTTO LO STIMOLO ECC.

Prima ot

Calcio mmgr. ;o Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

I 1.80

26.90 2.27

1069

Dopo 3d re n a1i na. Dopo piloc:orpina

12.20 28.0<) 2.30

11.90 29·~

2·49

c.~so XVI. C. V., di anni 29, calzolaio, affetto da stenosi mitralica congenita, con modica aritmia e lieve epatomegalia senza edemi nè versamento nelle sierose P. 94· R. 27. PMX. 115. PMN. 75· R iflesso O. C . negativo. Riflesso A. C. 94-105. Rcnione :-.drenalinica: Polso 94-126. PMX. 1 15·16o dopo 10 m'.

Prima

C a lc1o · mmgr. 0,..' Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

10.80 22.37 2.0]

Dopo adrcna lin:11 Dopo pilocarpin3

10.90 22.28 2.04

9·90 24·43 2.46

c.~so XVII. ~ C. G., di anni 45, calzolaio, affetto da stenosi mit.ralica congenita con miocardite, aritmia, epatomegalia di media entità e bronchite da stasi. P. 74· R. 26. PMX. 135. PMN. 85. Edemi assenti. Ri flesso O. C. negativo. Riflesso A. C. 74-83. Rea. 7.ione adrenalinica: Polso 74-106. PMX. 135·170.

Prim a

Calcio mmgr. % Potassio mmgr.% Quoziente K/CA .

11.40 24.67 2.16

Dopo adrcn~lina l 1.70

24·31 2. '5

Dopo pi locarpina

u.5o 25·58 2.3J

CARDIOPATICI SCOMPENSATI, SENZA EDEMI, VAGOTONICI. CAso XVIII. - L. A., di anni 3r, bracciante, affetto da insufficienza e stenosi mitralica da endocardite postreumatica; modica epatomegalia e bronchite cronica, non edemi. P. So. R. 28. PMX. 110. PMN. So. Riflesso O. C. 8o-65. Riflesso A. C. negativo. Reazione adrenalinica: Polso 8o-85. PMX. ri<>-II5 dopo 10 m'.

Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpina

10.40 27·30 2.63

10.20 26.10 2.56

10.30 30·30 2·94

CAso XIX. - M. P., di anni 56, stagnino, affetto da miocardite cronica da arteriosclerosi, con bronchite cronica e modic::~ epatomegalia. Edemi assenti. P. 75· R. 23. PMX. '90· PMN. no. Riflesso O. C. 75-6 1. Riflesso A. C. negati vo. Reazione adrenalinica: Polso 75-84. PMX. r9o-200 dopo 20 m'.

Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpina

10.20 23-4.3 2.29

10.40 23·58 2.27

IO. IO

26.24 2.6o


1070

CALCE:'vi!A E POTASSIEMIA NEI CARDIOPATICI SOTTO LO STIMOLO F.CC.

CARDIOPATICO SCOMPENSATO, SENZA EDEMI, ANFOTONICO. CAso XX. - S. M., di anni 44• ferroviere, affetto da aortite di origne luetica, con notevole ariunja, epatomegalia e bronchite da stasi. Edemi assenti. R. 26. P. 8oPMX. 210. PMN. 100. Riflesso O. C. 8o-74. Riflesso A. C. 8o-85. Reazione adrenalinica: Polso 8o-wo. PMX. 21o-235 dopo 20 m'.

Calcio mmgr. ~~ Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpina

11.50 24·53 2.13

n.5o 24.66 2.15

10.8o 23.08 2.14

CARDIOPATICI SCOMPENSATI, CON EDEMI 1 SIMPATICOTONICI. CASo XXI. - B. G., di anni 6o, manovale, affetto da aortite ed insufficienza aortica di origine luetica, con bronchite da stasi, notevole epatomegalia e coopicui edemi agli arti inferiori. P . 74· R. 32. PMX. 200. PMl". 8o. Riflesso O. C. negativo. Ri flesso A. C . 74-83. Reazione adrenalinica: Polso 74-104. PMX. 2oo-230 dopo Io m'.

calc1o. mmgr. ,..,... Potassio mmgr. % Quoziente K/CA

Prima

11.30 38·35 3·39

Dopo adrenalina

11.50 37·20 3· 23

Dopo pilocarpina

Ir.50 40.63 3·53

Praticati di nuovo gli esami dopo un mese a compenso ristabi(jto, si è riscontr:no: Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pil()carpina

11.60 27·43 2.36

12. I O 25.87 2.14

11.50 28.17 2.44

CAso XXII. ~ R. M., di anni 40, casalinga, affetta da insufficienza aortica e stenosi mitralica in fase di iposistolia, d'origine reumatica, con notevole epatomegalia, bronchite da stasi e notevole idrope ascite. P. IIO. R. 36. PMX. no. PMN. 75· Riflesso O. C . negativo. Riflesso A. C. no-n g. Reazione adrenalinica: Polso Ho-146. PMX. no-qo . Calcio mmgr. 01, .. Potassio mmgr. % ... Quoziente K/CA ....

In

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpi n~

10.20 36·75 3·6o

11.40 34·32 3·01

10.30 43·53 4·22

Non si sono ripetuti gli esami perchè la paziente è uscita dalla Clinica sempre periodo di scompenso.

CASO xxm. - v. P., di anni '5· bracciante, affetto da stenosi mitralica COn"eni t:t in fase di scompcnso, con aritmia, notevole epatomegalia, lieve idrotoràCé destro, l'bron chite da swsi e modici edemi agli arti inferiori. P. 100. PMX. no. PMN. 70. Riflesso O . C. 1e»-98. RiAesso A. C. IOO-JJO. Reazione adrenalìnica: Polso re»-136. Pl\1);:. 1 1o- 145-


CALCEM IA E POTASSIEMIA NEI CARDIOPATICI SOlTO LO STIMOLO ECC.

Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K /CA .

1071

Prima

DC>po adrenalina

Dopo pilocarp;na

10.20 3!.6s 3.10

ro.8o 32.18 2.98

10.30 35·24 3·42

Il paziente è uscito dopo 5 giorni di degenza ancora in periodo di scompcnso.

CARDIACI SCOMPENSATI, CON EDEMI, YAGOTONICI. CAso XXIV. - P. N., di anni 64, manovale, affetto da miocardite arteriosclerotica con ingrandimento del cuore in toto, aritmia, bronchite da stasi, notevole epatomegalia, versamenti -multipli nelle sierose e notevoli edemi agli arti inferiori. P. 103. R. 36. PMX. 175. PMN. 90· Riflesso O. C. 10J9t. Riflesso A. C. 103-105. Reazione adrenalinic:l: Polso 103-105. PMX. 175-180. Calcio mmgr. % . Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

f>·r ima

Dopo adrenalina

Dopo pi loc.:1rpi na

10.20 31.70 3.10

9·90 30.25 3.16

10.40 36·43 3·5°

D opo 15 giorni sono stati ri petuti gli esami quando gli edemi e l versamenti m seguito a cura digitalica si sono riassorbiti. Calcio mmgr. % . P otassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina.

Dopo piloc:arpin:1

10.70 26.41

10.80 25·93

10.40 28.51

2.46

2.40

2.71

CAso XXV. - D. M., di anni 54, bracciante, affetto da insufficienz:1 aortica cd aortite di origine luetica con notevole dispnea, bronchite cronica, notevole epatomegalia cd edemi modici agli arti inferiori. P. 76. R. 37· PMX. 220. PMN. 70. Riflesso O. C. 76-63. Riflesso A. C. 76-So. Reazione adrenalinica: Polso 76-8o. PMX. 22o-225 dopo 20m'. Prima

Calcio mmgr. % . Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Dopo adrenalina• Dopo pilocarpina

9·90 3°·57

3·09

9·oo 36·24 3·77

L 'infermo non si è ricompensato anche dopo prolungate cure. CAso XXVI. - F. M., di anni 59, lavandaia, affetta da miocardite cronica arteriosclerotica, con grave iposistolia, cospicui versamenti nelle plcure e nel peritoneo, notevole epatomegalia, bronchite da stasi ed edemi diffusi alla metà inferiore del corpo. P. 110. R. 4r. PMX. 130. PMN. 85. Riflesso O. C. IIQ-99. Riflesso A. C. uo-II2. Reazione adrenalinica: Polso IIo-117. PMX. I3<>-14o dopo 20 m'. Prima

Calcio mmgr. % . Potassio mmgr. % Quoziente K/CA L 'inferma è deceduta dopo dicci giorni.

Dopo adrena lina. Dopo pilocarpin1

9·40 58.27 6.1 9

8.30 6<J.36 8.35


1072

C:\LCEMIA .E POTASSIEMIA NEI CARDIOPATICI SOTIO LO STIMOLO ECC.

CAso XXVII. - P. A., di anni 68, domestica, affetta da miocardite cronica arteriosclerotica, con cospicua epatomegalia, idrotorace, ascite e notevoli edemi agl.i arti inferiori. P. 76. R. 33· PMX. 16o. PMN. 95· Riflesso O. C. 76-62. Riflesso A. C. 76-So. Reazione adrenalinica: Polso 76·84. PMX. invariato dopo 20 m'. l.

(){

Prima

Dopo adrenalina Dopo pilocarpina

8.20 30·74 3·75

C a CIO :nmgr. 1V • Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

6.ro 38·24 6.27

L'inferma non si è mai compensata CAso XXVIII. - A. 0., di anni 70, bracciante, affetto da miocardite cromca arteriosclerotica, in fase di iposistolia, con notevole aritmia, idrotorace bilaterale, modica ascite, epatomegalia e cospicui edemi agli arti inferiori. P. l>9. R. 4r. PMX. 135· PMN. 85. Riflesso O. C. 69--55· Riflesso A. C. 6<)-72. Reazione adrenalinica: Polso 69-7r. PMX. 135-140 dopo 20 m'.

calCIO . mmgr. ()/o 1

Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

9-10 41.62 4·57

Dopo adrenalina. Dopo pilocarpina

9·4° 39·57 4-21

8.90 47·73 5·36

Sono stati ripetuti agli esami dopo 20 g10rm, quando la fase iposistolica è scom· parsa e gli edemi si sono riassorbiti. Prima

Calcio mmgr. % . Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

9·7° 32·74 3·39

Dopo adrcn~lin:. Dopo pilocarpina

9-80 33·32

HO

9·7° 34·43 3·54

CARDIOPATICI SCOMPENSATI, CON EDEMI, ANFOTONlCl. CAso XXIX. - N . F., di anni 76, carrettiere, affetto da miocardite cronica arteriosclerotica con aritmia, notevole epatomegalia, bronchite e nefrite da stasi, modica ascite c cospicui edemi agli arti inferiori. P. 86. R. 31. PMX. 190. PMN. uo.. Riflesso O. C. 86-So. RHiesso A. C. 86-90. Reazione adrenalinica: Polso 86-94. PMX. 190-210. Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpina

9·70 36.20 3·73

I0.40 33-80 3-25

45-40 4·49

IO. IO

CAso XXX. - C. R., di anni 48, bracciante, affetto da insufficienza aortica di origine luetica, con notevole dispnea, bronchite cronica, epatomegalia notevole, cd edemi modici agli arti inferiori. P. 83. R . 38. PMX. 175. PMN. So. Riflesso O. C. 83-75· Riflesso A. C. 8J·<)O. Reazione adrenalinica : Polso 83-ro2. PMX. 175-200. Calcio mmgr. % Potassio mmgr. % Quoziente K/CA .

Prima

Dopo adrenalina

Dopo pilocarpina

10.10 30.23 2.99

IO. IO

9·7° 33·32 3-43

31.4° 3.1 I


CA LCEMIA E POTASSIEMIA NEl C ARDIOPATICI SOTTO LO STIMOLO ECC.

1073

Ri petuti gli esami dopo 20 giorni, quando gli edemi si sono riassorbiti c la dispnea è cessata, si è riscontrato: Prima

.

Calcio mm g r. O/ ,o . .. Potassio mmgr. % . . . . Quoziente K/CA .. ...

10.40 26·39 2.)3

Dopo adren a\in:t Dopo pi locarpina I0.8o

I O. IO

25.26

27·41 2.71

2-34

Comparando i risultati ottenuti, SI possono ntrarre le seguentt consi.derazwm: 1° - Negli otto individui normali sia si.mpaticotonici che vagotonici le variazioni d ella calcemia c potassiemia, che si verificano dopo aver stimolato le 2 sezioni del sistema neuro-vcgetativo con adrenalina e con pilocarpina, non sono rilevanti e si può dire che rientrano nei limiti fisiologici. Tali variazioni non sono tutte dirette nello stesso senso, cioè si hanno a volta d egli aumenti e a volta delle diminuz ioni; per es.: dopo adrenalina nel l caso il ~alcio da 10,50 mmgr. % è aumentato a I r,2o, mentre nel II caso è sceso da II ,3o a ro,4o. Il potassio dopo pilocarpina mentre nel H caso è salito da 21,30 a 24,60, nel III caso invece da 20,30 è sceso a 20,14. Si possono spiegare dette variazioni con l'azione bifasica delle sostanze stimolanti il sistema neurovcgetativo; Zondeck e Ucko prima, Kylin dopo hanno dimostrato che un ormone specie se dato in piccole dosi non agisce sempre nel senso di un aumento o di una diminuzione, c che con una stessa dose di ormone si pos_sono verificare in tempi diversi reazioni opposte anche nello stesso individuo. Ciò è collegato al fatto che la funzione cellulare procede a mo' di pendolo e che coesistono oltre ali 'ormone altri fattori che decidono sulla reazione cellulare. Però, se si considerano attentamente i vari valori, si rileva che i tassì calccmici nei simpaticotonicì sono alquanto più elevati che nei vagotonici ; la media dei valori nei primi è di 10,90 e nei secondi di ro,ro. Viceversa si ha per il potassio la di cui media nei vagotonici è di 2 r ,5)0, mentre nei simpaticotonici è di 20,95· Stimolando il simpatico con adrenalina il calcio è salito in una media da ro,90 a n ,35 nei simpatìcotonici e invece è stato quasi stazionario nei vagotonici. (da ro,TO a Io,rz). Il potassio è diminuito in media di 0,46 nei simpaticotonici ed è rimasto quasi stazionario nei vagotonici (aumento dì o,o2). Stimolando il parasimpatico con pilocarpina la media del calcio è diminuita da 10,90 a 10,85 nei simpaticotonici e da ro,ro a ro,o2 nei vagotonici, il potassio invece è aumentato da 20,95 a 22,06 nei primi e da 21,90 a 24,34 nei second i. Dalle medie ricavate si può concludere che pur essendo le variazioni minime, ciò nonpertanto il calcio ha una tendenza ad assumere valori più alti nei simpaticotonici e dopo stimolaz ione del simpatico, mentre il potassio ha una tendenza ad assumere valori più alti nei vagotonici e dopo stìmolazione del vago. 4 -

Giormtlt' di mt'didna militart'.


1074

C ALCEMIA E POTASSIEMmA NEl CARDIOPATICI SOTIO LO STLMOLO ECC.

Un 'idea più chiara si ha riguardando le medie <ici quozienti K/ CA; essa

(: più alta nci vagotonici (2,17); rimane invariata dopo adrenalina (2,17) e si d eva a 2,43 dopo pilocarpina; nei simpaticotonici la media è più bassa (I ,92) si abbassa ancora dopo adrenalina (1,81) e s'innalza a 2,04 dopo pilocarpina. Facendo le percentuali degli aumenti e delle diminuzioni si hanno le seguenti cifre: Dopo adrenalina Si mp~tic .

Calcio

..

Potassio .. Quoziente K/CA

Dopo piloc~rpina

v .,goton.

Simpatie.

Vagoton.

+ 0 , 20 %

-o,so % + 7·5° % + 8 "~

-

+ 4% - 2%

-

- 6%

-

0 , 10 %

o,8o ';~

+ l 1, 20 % + 12 %

sei casi di cardiaci compensati hanno dato dei risultati che non si differe nziano molto da quelli avuti negli individui normali; il calcio è oscillato tra un minimo di 9·75 ~ un massimo di II,Io mmgr. %; il potassio è oscillato tra 21,47 e 23,40. Dopo l'adrenalina e la pilocarpina si sono avute le identiche variazioni in più o ·in meno, comprese nei limiti fisiologici. Il calcio dopo .adrenalina da 10>42 in media è salito a 10,88 e cioè del 4,40 ·~•. Il potassio da 21,90 in media è sceso a 21,77 e cioè dell'o,6o '}{, . Dopo pilocarpina il calcio è disceso da 10,42 a 10,27 e cioè ddl'I ,4 I ~{, , c il potassio è aumentato da 21 ,90 a 23,79 e cioè dell'8,6o %. La media dei vari quozienti K/ CA è stata di 2,14; è discesa a 2,.or dopo adrenalina, ed è salita a 2,32 dopo pilocarpina. Tali valori poco si discostano da quelli avuti nei normali ed anche qui il calcio ha assunto valori più alti nei simpaticotonici e dopo adrenalina men2° - l

tre il potassio ha assunto il valor~ più alto in un cardiaco vagotonico e dopo pilocarpina. I quozienti più bassi si sono avuti nei tre casi ad orientamento ,.impaticotonico (2,06 in media), mentre il quozientte più alto si è avuto n eì caso Xll ad orientamento vagotonico (2,30); esso è stato anche il quozie nte più alto dopo pilocarpina (2,51). 3o - Considerando i risultati ottenuti nei 16 casi di cardiaci scompensati, c 'è subito da far rilevare come per il calcio non si sono riscontrate delle variazioni molto notevoli; i suoi valori sono andati in generale da un minimo di

9,10 mmgr. % ad un massimo di 11,8o. Soltanto in due casi di cardiaci fortemente scompensati esso è disceso sotto la norma e precisamente nel XXIV caso è disceso a 8,70 e nel XXVII caso a 7,30 mmgr. %. Questo è stato il valore più basso raggiunto. N on così è avvenuto per il potassio, il quale senza alcuna eccezione ha presentato un costanre aume nto. Tale aumento però non è stato della stessa entità in tutti; nei 6 casi di cardiaci scompensati ma ~enza versamenti sjerosi nè edemi l'aumento è stato m odico, anda~do da un minimo di 22,37 ad un massimo di 2/dO mm gr. •y.•. Nei IO casi di cardiaci scompensati con edemi ! valori del potassio sono stati molto più cospicui, sempre oltre i 30 mmgr. o;,


.CALCEMlA E POTASSIF.MIA NEl CARDIOPATICI S01TO LO STIMOLO ECC.

1075

raggiungendo nel XXVI caso, là dove l'iposistolia era di alto grado e gli edemi imponenti, la notevole cifra di 61,74 mmgr. 'Jb di siero. E' interessante far presente che la paziente decedette dopo 10 giorni in seguito alla grave insufficienza cardiaca. Facendo le medie nei cardiaci scompensati senza edemi e in quelli con edemi si ricava che il calcio nei primi è stato di n,o1 mmgr. 'X, e nei secondi di 9,66 mmgr. %, il potassio è stato nei primi di 24,R7 mmgr. ·~, e nei secondi di 37,16 mmgr. 'j.',. CALCIO

/(/ca

I quozienti K/ CA in conseguenza sono risultati più bassi nei primi (in m edia 2,26); tale media non si discosta molto da quella dei cardiaci compensati che è di 2,14- Coesistendo gli edemi, per l'au mento del potassio, anche i quozienti aumen tano considerevolmente variando da 3,04 a 7,09 con una media di 3,84 e un aumento quindi del 79,94 ')t, rispetto alla media dei quozienti dei cardjaci compensati. Se ne deduce da tutto ciò, che il calcio assume valori più alti nei carruaci scompensati senza cd~mi anzichè in quelli con edemi, nei quali invece il potassio dà i valori più alti sino ::ti doppio e al triplo del normal e. Nei 4 casi di cardiaci scompensati con edemj, ai quali è stato possibile ripetere le ricerche dopo che gli edemi sono stati riassorbiti in seguito al trattamento terapeutico, il calcio è di nuovo aumentato in media del 4 %, il p o tassio è diminuito del 20 'X, e il quoziente è diminuito pertanto anch'esso

del 24 %. l

l

l

\


1076

CALCEMIA E POTASSIEMIA NEl CARDIOPATICI SOTIO LO STIMOLO ECC.

Nessuna differenza notevole è stata riscontrata per le diverse forme di

lesioni cardiache, valvolari e miocardiche tanto nei cardiaci compensati che in quelli scompensati. Un'ìdea più chiara si ha gmrdanclo la grafica a pag. precedente in cui è rappresentata la calcemia e la potassiemia nei normal i e nei cardiaci (compensati, scompensati senza edemi, scompensati con edemi e dopo ri:tssorbimento degli edemi).

Colla stimolazione del simpatico dopo adrenalina si sono verificate in tutti i cardiopatici lievi variazioni del calcio quasi tutti in aumento passando da una media di 10,33 mmgr. % a quella di 10,62 e segnando perciò un aumento di appena di 2,8o '}{,. Anche il potassio subisce modiche variazioni quasi tutte in diminuzione (in media 2,30 %) ed il quoziente K j CA pertanto

scende da 3,03 a 2,87 in media con una diminuzione del 5 'X, . I 4 casi di cardiaci ricompensati presentano un comportamento analogo; il calcio aumenta del 2,50 o/.., il potassio diminuisce del 2,20 ry., ed il quoziente: si abbassa del 4,70 %. Colla stimolazione del simpatico il calcio subisce ancora lievi modificallioni in più o in meno con una diminuizione media totale di appena 1,8o 0 ,, . Il potassio al contrario presenta degli aumenti non solo costanti ma anche di una certa entità, che in media sono del u,s.o o/,, , onde il quoziente aumenta

dd 13 %. Nei cardiaci ricompensati il calcio diminuisce di 1,70 %, il potassio aumenta del 5 % e il quoziente anche del 6,70 %.


CALCE~li\

E POTi\SSIEMIA i':F.I CARDIOPATICI SOTTO LO STIMOLO ECC .

1077

In complesso quindi le variazioni f.ono identiche a quelle dei cardiaci compensati, fatta eccezione del potassio, il quale dopo pilocarpina presenta uno scarto più forte di oltre il 5 'X, . Passo infine a confrontare il comportamento dci cardiaci scompcnsati simpaticotonici e vagotonici sia fra di loro che rispetto ai normali. Facendo le medie si nota subito che il tasso calcemico è minore nei vagotonici (9,39) che nei simpaticotonici (10,95); al contrario del tasso potassiemico che è più elevato nei vagotonici (35,59) che nei simpaticotonici (3o,n). Stimolando le due sezioni dd sistema neuro-vcgctarivo si sono ottenute k stesse variazioni come nei normali e cioè mentre il c;;dcio dopo adrenalina aumenta di più nei simpaticotonici che nei vagotonici, il potassio dopo pilocarpina si comporta all'opposto. Solamente i valori differenziali sono più grandi che nei normali specie per il potassio, il quale dopo pilocarpina nei cardiopatici vagotonici aumenta del 15,40 ;:. rispctro ali ' 1 r ·y., dei vagotonici !lOrmali. Un'idea più completa si ricava dalla grafica a pag. precedente, che fa rilevare il comportamento dci quozienti K /CA sia nei normali che nei cardiopatici scompensati vagotonici c simpaticotonici.

Conclusioni. Dalle considerazioni che ho esposte risulta .in modo evidente che il contenuto di calcio e di potassio nel sangue risente l'in fluenza del sistema neurovegetativo. Sotto lo stimolo di questo sistema si sono avute variazioni , che, se nei normali sono state minim~ e non tutte rivolte nello stesso senso, nei cardiopatici esse sono state più evidenti specie per quanto riguarda il potassio. Questo che si è trovato già aumentato dc il '8,6o '.'{1 nei cardiopatici compensati e di circa il 30 'X, nei cardiopatici scornpensati senza edemi, è :!umentato fino al doppio e al triplo del normale nei cardiopatici con edemi, ed ha risposto allo stimolo della pilocarpina con un aumento sensibile (in media dell'II,50 'X,). Inoltre i maggiori valori della potassiemia si sono verificati n~i cardiaci vagotonici. Il tasso calcemico ha presentato delle variazioni meno sensibi li, mantenendosi quasi sempre nei limiti di oscillazione fisiol o;gica, ad eccezione di due casi di cardiaci scompensati in cui è sceso notevolment~ sotto la norma. Sotto lo stimolo dell'adrenalina il tasso calccmico è aumentato in media di circa il 3 % e pertanto la sua reazione non è stata così notevole come quella del tasso potassi emico sotto l'azione della pilocarpina. Perciò pur essendoci parallelismo fra i! sistema simpatico calcio da una parte e vago potassio dall 'altra, i risultati hanno messo in evidenza una prevalenza del secondo sistema sul primo.


I078

C:\I.CI'M!A E l'OTASS!F.MlA NEl CARDIOPATICI SOTIO LO STIMOLO ECC.

Quale significato attribuire a questo ipertonismo vagale potassico m:t cardiopatici ? Poichè nei cardiopatici compensati la quantità di potassio n el sangue è di poco superiore ~bila norma c il rapporto K/CA è di poco aumentato, io 1itengo che la leggera prevalenza vagale potassica serve a mantenere il compenso quanto più a lungo è possibile per le note proprietà protettive dd vago sulla nutrizione del cuore. Le diastoli rese più ampie e favorite dal modico ipertono vagale nella loro forza espansiva, il risparmio delle forze energetiche, per il r::dlentamento dei processi nutritivi e per la maggiore possibilità di resintetizzazione dell'acido lattico in glicogeno, la più facile espansibilità delle arteriole e dell e vene per accogliere più agevolmente il volume di sangue sistolico, sono tutti fattori che influiscono certamente benevolmente sul meccanismo di compenso. L 'aumentato tasso potassiemico nei cardiopatici scompensati senza edemi del circa il 30 % e l'aumentata eccitabilità del vago non mi sembra che possano costituire un argomento contrario a quanto ho esposto. Ritengo che tale aumentata prevalenza del sistema vagale potassico costituisca uno sforzo sostenuto dali' organismo per fronteggiare quanto più validamente fosse pos~ibile le aumentate difficoltà circolatorie. E' necessario però che l'aumento di tono del sistema vagale potassico non oltrepassi certi limiti, perchè allora si viene a provocare un forte disquiltbrio rispetto all'altro sistema simpatico calcio. E' vero che il simpatico è un nervo dispendioso, il quale accel~rando i processi del ricambio e le sistol i, fa consumare al cuore molte energie, impedendo fra l 'altro la resintcsi dell 'acido lattico in glicogeno e favorendo lo stato acidosico del sangue. M a d'altro canto la sua azione tonico costrittric~ è sempre necessaria, specie quando la fibra muscolare è già sfiancata e alla espansione tonica attiva è sopravvenuta la dilatazione passiva. Lasciare in questo caso il cuore solo in balia di una delle due brig'lie non può non danneggiare la meccanica carciiaca, e perciò un esagerato ipertono vagale potassico riesce nocivo continuando ad esercita re la sua azione dilatatrice in un cuore già dilatato. Le sistoli sempre più incomplete favoriscono pertanto la stasi sia hel piccolo che nd grande circolo, e la formazione degli edemi. Perciò a mio parere un ipcrtono vagale potassico nei cardiopatici è giovevole fìno a quando si riesce a conservare un certo equilibrio con il sistema opposto simpatico calcio. La rottura di questo equilibrio a tutto discapito del secondo sistema aggrava lo scompenso e favorisce la formazione degli edemi. ~ Fin a qual punto po i il dis<.tuilibrio neuro-ionico sia causa od effetto dello scompenso cardiaco, non è possibile determinare coi soli dati della calcemia e pola~siemia; induhbiam~ntc esso costihlisce un fattore importante di scompenso, ma sempre però in concomitanza con parecchi altri sia d'ordine meccanico che bicchimico.


CALCEMIA E POTASSIEMIA NEI CARDIOPAT ICI SOTTO LO STIMOLO ECC.

1079

RIASSUNTO. -

L'A. ha ri cercato il tasso calcernico e potassiemico in 22 cardiopatici

(6 compensati e

t6 decompensati) prima c. 20 minuti dopo iniezione di adrenalina c

pilocarpina; a scopo di controllo ha praticato gli stessi esami a 8 soggetti normali dci quali 4 simpaticotonici e 4 vagotonici. Egli ha riscontrato che la calcemia si è m:1ntcnuta quasi sempre nei limiti fisiolvgici, scendendo solo in 2 casi di cardiaci gravemente scompcruati sotto la norma; essa assume però i valori più alti nei can.Jiopatici simpaticotonici e dopo stimolazionc dd simpatico. La potassiemia è aumentata dell'8.(>o 0-b nei cardiopatici compens,tti, dd -~o % nei cardiopatici scompensati senza <·demi, ed ha raggiunto valori fino al doppin e al triplo del normale nei cardiopatici cor. edemi. Dopo stimolnionc del vago essJ aumenta in media dell'n,so %. L 'A. pertanto ha concluso che esiste nei cardiopatici parallélismo tr:t sistema simp:ttico calcio e vago potassio con prev;;lcnz;t però di quest'ultimo sisrcm;~, Tale prevalenza è fa,·orevolc entro limiti moderati a mantenere il compenso o a cercare di ristabilirlo, mentre superando detti limiti si oroduce un forte disquilibrio fra i due sistemi, con peggioramento delle condizioni di scompcnso c formazione Jegli edemi.

BlBLIOGRAFfA. AcHARD, LÉvY e PAcu: Soc. de Biol., tome II, pag. 784, rg3r. BRICKER e TscHARNY : Zeitsch. f. d. ges. ex p. Mcd., Bd. 52, 1926. CALHOUN, ALFRED, GuLLEN, GuRNEY e HARRISON: J. eli n. !ovest., 9, pag. 393, I9.)0. CrPRIANI e MoLFESE: Arch. per le Scienze m ed., vol. 49, pag. 561, 1927. F ERRANNINI L.: Minerva mcd., n . TI, pag. 337, '934· FERRANNINI L.: Morgagni, n. 36, 1933GALLUPPI: Arch. patol. e clin. mcd., vol. 4 , pag. 577, 1925. }!::m>RASSTK e ANTAL: Klin. Woch., n. 20, 1927. K YLIN: Deutsch. arch. fur Klin. Mcd., Bd. 149, 1925. KvuN c NvsTROM: Zeitsch. f. d. gcs. cxp. Mcd., Bd. 45, 1925. KISCH F.: Klin. Woch., n. 34· pag. 1555· 1926. KwTZ Z.: Kreislauff., 22, S. 6o1, 1930. M ESSI NA: Polia mcd., n. 32, 1935· MILELLA A.: Boli. deli'Accad. Puglicse di Scienze. fase. s-6, 1()320kLOWSKY: Arch. d. mal. du coeur e dcs vaissaus, n. s. 1937. PETERSEN, LEWINSON e ARQUIN: Arch. intern. med., 42, p:~ g. 256, 1928. RoNDONI: Biochimica, 1933· STEFANUITI P.: Mincrva mcd., 1931. TINELLI G.: Giorn. di eli n. mcd., fase . 16. 19;6. T suDA: Okaiama Igakbi Zachi, 42, p:1g. 281, 19.)0. VotLMER: Klin. Woch., n. 13. 1933· ZoNDECR e RE1TER: Klin. Woch., n. 29, pag. 1344· 1923. Zo:-~DECK: Deutsch. mcd. Woch .. n. 12, 1924.

- --""·

1/r ...:.-

-


DIREZIONE DI SAN ITÀ MILITARE DRL CORPO D'ARMAT A DI BOLOGNA Direttore: colonnello medico prof. U BALDO SIMULA

SUI PROCESSI DI DEPURAZIONE DEI FANGHI FUNZIONANTI DA FILTRI SOMMERSI Dott. Guglielmo Fiume, maggiore medico igienista.

Fin dai tempi antichi si affacciò il problema della necessità di studiare il modo di smaltire la massa enorme di liquame rappresentata dai rifiuti della vita urbana. Gli antichi Egizi precorsero di secoli i nostri studiosi circa la utilizzazione delle acque luride, portando quelle di Alessandria sulle sabbie dove non arrivavano le inondazioni del Nilo. E Roma, costruendo la Cloaca Massima, attesta come avesse a cuore i problemi pubblici. Molto più tardi (secolo XII) in Italia, i monaci di Chiaravalle traducono le acque dei canali della città di Milano sui loro possedimenti, riu~cendo così a mantenere in attività, anche d'inverno, i prati a marcita. Più tardi è Reggio Emilia che applica, in modo abbastanza rudimentale, questo sistema di irrigazione col liquame delle fogne. Nel 1559 a Bunzlau (Germania) viene impiantato il primo campo d'irrigazione, destinato a smaltire le acque di rifiuto della città, seguito poi da Edimburgo, ove si riesce ad irrigare un terreno, in parte sabbioso, in parte costruito da !ehm, trasformando, in questo modo, una landa incolta in ricche praterie. In Inghilterra, nel 1876, in virtù di una legge che proibiva la diretta immissione delle acque nere nei fiumi, ben 87 città di quella nazione presero a costruire opere per smaltire i liquidi cloacali nelle campagne. Ai nostri giorni i tecnici e le pubbliche amministrazioni studiano, e, non senza difficoltà, sempre maggiori provvidenze per dare esito al volume ingente dei rifiuti che vengono allontanati, ogni giorno, anche solo nelle condutture delle fogne. N elle città molto progredite si possono avere anche roo litri al giorno di rifiuti per abitante. Questo liquame però, contrariamente all'opinione generale, non è cos] lurido come il nome potrebbe far credere; la diluizi one che gl i elementi solidi, generalmente scarsi, fini scono col subire, è tale, che nei grossi collettori delle fogne, si vede una massa liquida uniforme. con poco odore sgradevole. Ciò non toglie però che i pericoli dell 'acqu:t lurida non siano gravi.

..

.'

-· o

o

]

l

l

'j

~.


SUl PROCESSI DI DEPURAZIONE DEl FANGHI FUNZ IONANTI DA FILTRI ECC.

I 08 I

La via più semplice per dare esito alla stessa è quella tenuta, per molti secoli, da tutte le città, a cominciare, come si è detto, da Roma antica e cioè. versando nel fiume, più vicino alla città, le acque e i materiali di rifiuto. Ma allora i centri urbani non avevano raggiunto la vastità di oggi, nè la massa di acque residuali, anche tenuto conto della minore popobzione, era paragonabile a quelle dei nostri tempi. D'altra parte le acque dcii 'industria, ancora ignote, o, appena sul nascere, non si aggiungevano ad aggravare i pericoli d'inquinamento. D 'altro lato l'igiene collettiva non era ancora apparsa sull'orizzonte e pochi, si preoccupavano della sorte di coloro, che abitando sulle sponde deì fiumi, a valle delle città popolose, dovevano bere quanto i cittadini inviavano loro. In seguito però il progredire dell 'industria e lo sviluppo sempre crescente dell'igiene, rendevano impossibile, per le grandi città, immettere ogni liquame nei fiumi. Così si finì col tradurre le acque nere su vaste distese di terreno inten~amente coltivato, distribuendo le acque luride in piccoli rigagnoli, e, ricuperando le acque rese pure nel passaggio attraverso il terreno. Questo nuovo mezzo di depurazione prese il nome di « metodo dei campi di spandimento » . Non mancarono però le critiche a questi campi di spandimento e delle enormi difficoltà là ove le zone a disposizione erano scarse. Così in Inghilterra ove, dopo qualche tentativo, vennero abbandonati i campi d 'irrigazione e si tentò di depurare le acque cloacali per via chimica, immettendole poi, dopo la depurazione, nei fiumi e nel mare. Ma la depurazione chimica, tranne pochi casi, non diede buoni risultati. E ' merito del D ibdin avere additata una nuova e assai razionale pratica di depurazione. Essa è quella che si dice « depurazione biologica », che si basa sullo stesso meccanismo sul quale si fondano i campi d'irrigazione. Però nella d epurazione biologica l'opera dei germi si regola, si dirige e s'intensifica in modo opportuno, attenendosi in breve tempo, e, con pochissimo spazio, quanto sui campi d'irrigazione si ottiene con molto terreno e con lunghi periodi di tempo. Infatti mentre i campi di irrigazione a Parigi depu rano in media 11 litri d'acqua lurida al giorno per ogni mq. di superfici depurate, gli impianti di depurazione biologica a Manchcster depurano oltre 1 ooo litri al giorno per mq. ossia 333 volte in più. Per spiegarci le ragioni che indussero gli igienisti e i tecntct a studiare il problema dello smalùmento delle acque nere, che provengono dagli abitati o dalle industrie, occorre ricordare i pericoli che dalle stesse poss ono derivarne. E ciò per il contenuto microbico delle acque luride stesse,


I 082

SUl PROCESSI DI !)EPURAZIONE DEl FANGHI FUNZIONANTI DA fiLTRl ECC.

che è assai vario per quantità e qualità in conseguenza della loro variabilissima composizione. Infatti le materie escr~menti zic contengono un'enorme quantità di germi ed una notevole proporzione di sostanze che ~e1 vono loro di nutrimento; si dica altrettanto delle acque di lavaggio domestiche che dì solito sono ricche e degli uni e delle altre. Le acque meteoriche ne contengono più o m eno a seconda che scorrono su terreno più o meno inquinato, e le acque di rifiuto delle industrie contribuiscono, il più delle volte, ad aumentare il numero dei germi o a favorire lo sviluppo mediante l'apporto dei principi nutritivi. Il numero dei germi delle acque di fogna (contati coi soliti metodi colturali) è normalmente superiore a r milione per eme. e può raggiungere 50-100 milioni. Circa la natura dei microbi delle acque luride, si può dire, che vi abbondino tutti quelli decomponenti le sostanze organiche azotate e non azotate; vi predominano poi le specie dei gruppi: B. coli, B. subtilis, B. vulgaris, Pseudomonas fluorescens, B. amjlobacter, B. perfrigens, B. septicus, B. putrificus, B. methanicus, Spirillum, Beggiatoa, solfobatteri, urobatteri, Mucor, Fusarium e altri Eumiceti. N on è rara la presenza di microrganismi patogeni e specialmente dei germi enterofili. Fra i protozoi sono frequenti alcuni ciliati (Paramoecium caud a tum, Paramoecium aurelia, Colpidium oeolpoda, Vortlicella microstoma) e fl agellati (Euglena, viridis, Bodo saltans, H examitus inflatus) nonchè vari rizopodi del genere Amoeba. Le azioni microb;che nelle acque luride sono molto complesse ed è assai vario l'andamento dei fenomeni di decomposizione sotto l'inflenza d ei mutevoli fattori fisici, ch imici, e biologici. Si può, da un punto di vista generale, osservare che mentre nei liquidi, assai diluiti e aerati, si esplica largamer.te la funzione dei germi aerobi e predominano i fatti di ossidazione, altre volte, per deficienze di ossigeno. oppure per suo consumo, in un primo periodo di attività degli aerobi prendono il sopravvento i microrganismi anaerobi obbligati o facoltati vi, che dànno origine a vere e proprie manifestazioni putrefattive accompagnate da riduzione dei solfati, dei nitrati e caratterizzate da svolgimento di gas nauseabondi. La funz ione dei microbi e degli organismi superiori, vegetali c animali è, senza dubbio, predominante nell'epurazione delle acque cloacali. I fenomeni di degradazione e di mineralizzazione della matena o rt,ranica disciolta o sospesa che si svolgono nell'interno dell'acqua o nella melma del fondo sono, in gran parte, il risultato dell 'attività di microrgani smi decomponenti (schizomiccti ed eumiceti) di nitrificanti, di solfobatteri, m olti d('i <.Juali assimilano anche una quant1tà, non indifferente, d elle sostanze disciolte.


SUI PROCESSI DI DEPURAZIO!':E DE! FANG III FU~Z I ONANTI DA FILTRI ECC.

1083

Le alghe microscopiche contribuiscono al consumo di queste sostanze c con la produzione di ossigeno cooperano, per altra via, al processo di depurazwne. Molti protozoi esplicano altresì la loro azione assorbendo i materiali disciolti, mentre altri preferiscono gli alimenti solidi e si cibano di detriti, di cellule microbiche, di alghe. Di questo lavoro dci protozoi, quali distruttori di microbi, nelle acque superficiali, si hanno numerose prove sperimentali. Muller ha dimostrato che nelle acque impure, lasciate in riposo, gli schizomiceti si moltiplicano durante i primi giorni e poi diminuiscono con altrettanta rapidità, mentre aumentano di molto i protozoi (ciliati e flagellati). Horhammer ha fatto notare l 'importanza che hanno, come m:mgi.atori di protozoi e di altri microbi, i piccoli crostacei, che a loro volta, insieme coi vermi, coi molluschi, con le larve d'insetti, (anche essi attivi consumatori di ogni sorta di corpuscoli organici ed organizzati) servono di nutrimento per i pesci, nei quali il processo di organizzazione dei materiali discolti o sospesi nelle acque raggiunge il suo grado più elevato. P arallelamente prendono parte al processo i vegetali superiori, e cioè le piante acquatiche e quelle che vivono sulle sponde delle raccolte di acqua; sia in quanto direttamente assimilano i composti organici e minerali disciolti, sia in quanto costituiscono associazioni simbiotichc coi microbi, che forniscono alle piante l'alimento coi prodotti di decomposizione e ossidazione della materia organica (ammoniaca, nitrati, solfati, fosfati, acido carbonico ecc.) e da esse ricevono l'ossigeno che rende più intensa la loro funzione ossidativa. Tenendo conto dei soli rnìcrorganismì sì noterà che, mentre nelle a·c que inquinate possono, in primo tempo, rapidamente moltiplicarsi quelle specie che trovano nella materia organica il loro più adatto nutrimento, in seguito, mano mano che la composizione chimica del liquido va cambiando, i microrganismi, propri dei materiali luridi, (comprc.~i i patogeni) devono scomparire, e prendere a poco a poco il sopravvcnto i microrganismi comuni delle acque; contemporaneamente il loro numero complessivo diminuisce . La scelta del metodo di smaltimento e di epurazione delle acque luride deve, in ciascun caso, essere basata sullo studio delle condizioni locali e della natura del liquame. Speciale difficoltà presenta la purificazione delle acque dei rifiuti industriali, che, spesso, per la loro composizione chimica di per se stessa, o com e causa di fermentazioni acide, o di processi putrefattivi, non possono, sen za danno, essere direttamente immesse nei corsi d'acqua o sparse sul te rr-eno. Però, qualche volta, la semplice diluizione dei rifiuti industriali in una massa assai maggiore di acque domestiche o urbane, basta per evitare


1084

~UI PROCESSI DI DEPURAZIONF !)f.l FANGHI FUNZIONANTI DA FILTRI ECC.

ugm inconveniente nell'andamento dei processi naturali o artificiali di epuraziOne. Così Thimme ha visto che le acque provenienti da fabbriche di gas illuminante potevano essere portate su letti biologici in piena attività, senza menomamente ostacolarne il funzionamento, purchè mescolate con altri liquidi in modo da ridurre a non più di so mg. per litro il contenuto di solfocianuro ammonico. Altre volte è necessario che la diluizione delle acque industriali sia preceduta da trattamenti chimici o meccanici atti ad eliminare l'eccesso di sostanze grasse e di altri elementi sospesi, ed anche a neutralizzare l 'acidità o l'alcalinità. I rifiuti degli zuccherifici, assai ricchi di materie organiche e di microbi vanno facilmente soggetti a fermentazione, in prevalenza butirrica, e, talora, a fenomeni putrefattivi. Si tratta di grandi masse di liquido, per lo più con reazione acida, prodotte in un periodo di tempo relativamente breve, che se non possono essere direttamente smaltite in un grosso corso di acque, vanno sottoposte a processi di epurazione che non sempre rispondono allo scopo. I rifiuti delle fabbriche di amido, nella fossa. settica, andrebbero pure incontro a dannosa fermentazione butirrica; invece un trattamento con calce e il passaggio in letti aerobici dànno ottimi risultati. Per le acque di rifiuto delle distillerie, eventualmente diluite, si ritiene :1datto il processo settico, seguito dai letti batterici. Le acque derivanti dalla fabbricazione della cellulosa, col processo al bisolfito, che hanno abbondante contenuto di residui legnosi e sono facilmente putrescibili o fermentabili, richiedono sempre trattamenti meccanici o chimici. I rifiuti di latterie e di caseificio, dopo eventuale eliminazione del grasso, c, neutralizzazione dell'acidità, possono subire la epurazione in fossa settica, ove si consiglia trattenerli per alcuni giorni, e cioè fino a che i microbi proteolitici non siano riusciti a vincere la concorrenza dei fermenti lattici inizialmente predominanti. Dopo 5 o 6 giorni si può così ottenere un effluente stabile, senza odore disgustoso, da portare, senz'altro, in un corso d 'acqua; altrimenti il processo si completa in letti di contatto o a percolazionc o in lì Itri a sabbia. Per_ i rifiuti dei macelli, Haas ha studiato anche la immissione in stagni con pesCI. L'acqua impiegata per la macerazione industriale dei tessili con l'impiego del cc Bacillus fclsineus )l la cui esistenza, come specie distinta e nuova, fu scoperta dal Carbone viene di solito, senza previa aerazione, riversata in lìumi o laghi vicini se ve n'è abbastanza g randi; se no, è fatta deporre in fosse, e poi, a mezzo di sfiorature è inviata a superfici irrigabili che, lasciate alternativamente a riposo, per un tempo sufficiente, costituiscono un ottimo


SUI PROCESSI DI DEI'URAZIOJ'E DEl FANGI Il 1-'U:--IZIONA~Tl DA FILTR! ECC.

1 085

terreno per la coltivazione di varie piante, essendo l'acqua dì macero assai ricca di sostanze fertilizzanti (Carbone). Se si fa scorrere dell'acqua lurida sopra una fanghiglia, si osserverà che in presenza della stessa i fenomeni di fermentazione putrida che in essa ~i svolgono sono, indubbiamente, meno intensi. Difatti questa fan g higlia, lasciata a sè, si riveste abbastanza rapidam-ente di una cotenna che ha tutti i caratteri della membrana biologica, che si osserva nei filtri sommersi, per la presenza di un velluto di alghe monocellulari, ricche di clorofilla nel cu i reticolo si svolge anche una vita di protozoi ciliati , fagocitatori di microbi, il cui valore, è indubbio come fattore di depurazione dei filtri, dopo i classici lavori di Kiskalt. Da ciò la conseguenza che già nelle raccolte stagnanti o quasi di acque (specie se provenienti da particolari industrie sono di natura indubbiamente putrescibil i) s'iniziano fenomen i di depurazione, che hanno, da un lato, molta somiglianza con quelli su cui si conta per autodepurare le acque col metodo di H ofer, e dall'altra, con quelli che si avverano sotto l'azione della fanghiglia in condizion i di buona ossidazione. Attenendoci ai casi più generici, e, alla esperienza raggiunta in guesti ultimi tempi dell'applicazione dei mezzi di depurazione, e prescindendo dai ben noti impianti di depurazione biologica naturali e artificiali, gli stu· diosi hanno fermata l'attenzione specialmente su due di essi, quello per mezzo di vivai dei pesci e quello dei fanghi attivati. Il primo metodo, detto anche di depurazio11e Hofer, specialmente usato in Germania, ha trovato una larga applicazione, come è noto, a Strasburgo. P er suo mezzo, una parte delle acque cloacali di questa città, a fognatura mista, perviene nel fiume Hil in condizioni di notevole depurazione. L 'acqua cloacale privata delle materie grossolane, è immessa in un avvallamento del suolo, precedentemente preparato, nel quale viene a ristagnare per un determinato tempo (aprile) trascorso il quale si trasforma lo stagno in vivaio di pesci (carpioni) per poi essere vuotato nel mese di novembre. La preparazione viene eseguita immettendo nella raccolta piantine e piccoli animali acquatili presi dal fiume Hil. Di modo che quando gli stagni vengono riempiti con le acque luride, questi microrganismi costituiti da crostacei, molluschi , larve dive rse, vermi, alghe e naturalmente da batteri, si possono moltiplicare intervenendo così nella depurazione dell'acqua e preparando il cibo ad altri piccoli animali, alle piante e ai pesci: guesti alla loro volta completano la depurazione. Le risultanze di questo trattamento depurativo sarebbero assai notevoli; il num~ro dei germi scenderebbe da I. roo.ooo a so.ooo; le sostanze organiche sarebbero ridotte del 75 % e la immissione delle acque nel fiume Hil non porterebbe ad alcun inconveniente. La stessa fanghiglia, raccolta prima


1086

SUl PROCESSI DJ "oEPURAZJONE DEI FANGHI FUNZIONANTI DA FILTRI ECC.

dell 'immissione dell'acqua negli stagni, lasciata essicare a T. ambiente sul terreno circostante, non darebbe alcun odore e rimarrebbe innocua. La paternità degli impianti depuratori a fanglù attivati, è rivendicata dall'America con le ricerche di Clark e Adams. Costoro studiando nel 1913 a Lawrance la depurazione delle acque cloacali per mezzo dei pesci, notarono che, ad un d.no mom~nto queste acque si popolavano dt microrganismi verdi, c, in pari tempo, si saturavano di ossigeno, ma secondo essi i microrganisrni erano estranei al processo di ossidazione e bastava l'aerazione a ridurre l'azoto ammoniacale e l'azoto albuminoide. Gli AA. quindi non diedero valore, almeno allora, all 'azipne biologica del processo di depurazione, ma all'ossidazione da aerazione. Seguirono le esperienze di Fowler per ottenere l'acceleramento della depurazione sui letti batterici o in grandi bacini popolati di piante acquatiche, e di Mummford, che seminò nel liquame un ferrobatterio aggiungendovi piccole quantità di sali di ferro; così veniva, in parte, trasformata la sostanza organica e trascinata al fondo con l'ossido di ferro. Il metodo dei fanghi attivati ha soppresso il primo tempo di anaerobiosi, fondendosi completamente con la depurazione in contatto dall'aria, che dall'inizio del procedimento alla sua fine ne costituisce l 'essenza; contatto che è necessario far avvenire nel modo più intimo possibile. L'aria agirebbe cedendo non mio l'ossigeno, ma secondo alcuni, anche qualche porzione d'azoto. Per quanto il metodo di depurazione coi fanglù attivati possa considerarsi abbastanza recente, teoricamente però gli studi e le esperienze sul l 'aerazione di liquidi cloacali risalgono al r884. Seguirono i tentativi di aereazione artificiale delle acque di rifiuto eseguiti nel 1886 da Harthand e i primi risultati incoraggianti di Black e Pheps nel 191 I ; però la vera applicazione del sistema in tutte le sue linee di praticità non data che dal 1913 (Fiorani). Si giunge così al processo che viene definito col nome di « attivazio?Je

dei fa·nghi cloacali». Esso, come è noto, consiste nel provocare in un liquido bruto, agitandolo, la sospensione delle particelle finissime di una fanghiglia, in modo che queste particelle vengano a pervadere e intorbidare tutto il liquido; in pari tempo devesi aerare tutta la massa sospesa. Dopo un tempo di riposo, durante il quale la fanghiglia precipita, si rinnovano l'agitazione e l 'aerazione, poi ancora si lascia a riposo, continuando così ad agire alternatamente. La fanghiglia è ricavata dalle acque brute stesse quando ne contengono. oppure può venire aggiunta, ad arte, ricavandola da altre origini. Durante queste operazioni di aerazione, agitazione e riposo s.i assiste ai seguenti fenomeni: i liquami che si trattano cambiano di colore, tendendo ad assumere tinte sempre meno scure; nella massa vanno formandosi dci fiocchi dovuti alla coagulazione delle sostanze organiche, che prim:1


SUI PROCESSI DI DEPURAZIONE DE l l'A t'< :1 Il FUNZI0:-.1:\:-.:TJ D:\ FILTRI ECC.

I 08 7

erano disciolte nel liquame; questi fiocchi hanno una grandezza varia secondo il periodo dell'operazione e secondo la composizione delle acque da depurare; talora sembrano veri fiocchi di muco sospesi nel liquido, spesso sono così fini, da rassomigliare a polvere emulsionata nel liquido. Essi, quando il liquido è lasciato in riposo dopo ogni aerazione, precipitano a fondo, le prime volte lentamente poi più rapidamente. L 'acqua soprastante, ad un dato momento, si fa chiara e trasparente, dd tutto inodora. l fanghi intanto hanno già assunto colore grigio ce11ere, non hanno più cattivo odore ma tramandano invece odore di terra fresca bagnata. Il fenomeno di mineralizzazione si manifesta, tutto ad un tratto, con rapidità inattesa, e ad esso sarebbe co1lcgato il fenomeno della depurazione hatteriologica. Per Courmont e Rochaix, con fanghi bene atti vati, la diminuizionc totale dei germi può toccare il 99 %; scompaiono il B. coli, i germi patogcni t i germi della putrefazionc, cosa, quest'ultima, resa evidente anche dalla scomparsa di odore. Quando si comincia ad attivare un fango, la prima operazione di depurazione si svolge con una durata varia di tempo, secondo la varie condizioni in cui si svolge la prova e secondo la varia costituzione del liquame. Questa prima operazione ha di solito una durata di 50-70 giorni. Se la fanghiglia viene lasciata depositare e se ne decantano le acque depurate, allora aggiungendo alla stessa fanghiglia nuove acque brute, questo tempo si abbrevia tanto che possono bastare 48 ore (Courmont e Rochaix) ed anche 24 (Ardern e Lockett). A tal punto il fango si dice tt attivato n e mantiene questa proprietà purchè non intervengano circostanze, non ancora ben note, che ne provocano l'inattivazione. Mentre nel fango bruto l'esame microscopico svela numerose: cclluie animali e vegetali, con protoplasma poco alterato, quando esso è attivato, questi elementi sono quasi completamente scomparsi. Come si rileva l'azione depuratrice dei fanghi sulle acque luride è quindi indubbia, e di alto interesse igienico ed alcuni esperimenti eseguiti permettono di giungere alla conclusione che il fango attivo c vivo {ì11isce col costituire qualche cosa, che si può rassomigliare ad un lievito di germi ae1·obi nitrificanti, di qui gli effetti depuratori notevoli di questo procedimento. Il Casagrandi ad attivare i processi di autodepurazione, specialmente in relazione con la fanghiglia, ha da tempo prospettata la possibilità di servirsi di una flora aerobica prevalentemente mineralizzante, facile a attenersi con opportune colture in grande, in terreno appositamente adatto, mantenuta in piccole fosse separate constantemente e semenzata con la detta flora mineralizzante.


10S8

!'UI PROCESSI DI DEPURAZIONE DEI FANGHI FUNZIONANTI DA FILTRI ECC.

L 'isolamento o, per meglio dire, la selezione di detta flora microbica la si ottiene dalla fanghiglia, opportunamente coltivata in liquidi minerali ed ~erata.

Essa rappresenta una coltura, quasi pura, dj batteri che è facile mantenere nel modo anzidetto. A svuotamento delle fosse settiche si può quindi con la stessa fanghiglia, tale e quale, o essicata, irrorare la fanghiglia rimasta e biologicamente così attivarla. Questo processo è chiamato di «attivazione biologica della fanghiglia)). E' importante tenere presente come alcune ricerche eseguite dal Caragrandi sulle acque di rifiuto così trattate, abbiano portato alla Ìtlteressa11te constatazione che a11che nelle stesse si trova11o proprietà speciali che si devono legare ai cosidetti principi litici. Pertanto nella depurazione delle acque di rifiuto si devono tenere in grande considerazione questi principi litici, che esercitano la loro azione distruttiva assenzialmcnte sui germi enterofili e non ostacolano la mineralizzazione delle sostanze organiche, legata alla presenza della flora microbica mincralizzatrice, che si trova specialmente nella fanghiglia ove si può attivare e mantenere selezionata. Alcuni esperimenti eseguiti da chi scrive, qualche anno addietro, nell'Istituto di Igiene el i Padova, sotto la guida del Prof. Casagrandi ebbero a confermare questa presenza nei fanghi, di principi litici che dimostrarono la loro azione dissolvitrice sul B. coli, sul B. Eberth, sul paratifo A e sul paratifo B. Conclusioni : Stabilito il concetto della necessità di rendere innocue le acque luride, prima d'immetterle nei corsi d'acqua superficiali o di disperderle nel suolo, furono studiati e adottati, con risultati più o meno soddisfacenti, a scopo della loro depurazione, vari metodi fi sici, chimici e biologici. Prendendo in esame i fattori biologici e particolarmente quelli che si svolgono durante i processi di depurazione cui va soggetta l'acqua che si fa passare attraverso fanghi, come se si trattasse di filtri a sabbia sommersa, si riesce a sbatterizzare acque anche inquinate con germi patogeni enterofili, a partire dal momento in cui la superficie dei fanghi stessi si riveste di un velluto di alghe monocellulari, ricche di clorofilla, nel cui reticolo si svolge un'intensa vita di protozoi ciliati fagocitatori di microbi. La depurazione è completa quando questa fauna è sostituita da una ricca flora batterica mi neralizzatrice : è in questo momento che compaiono nell'acqua passata attra,·erso lo stato di fango o nella compagine dello stesso principi lirici, che esercitano la loro azione dissolvitrice specialmente sul B. coli; cessata questa azione, cessa anche qualunque potere autodepuratore dei fanghi.


SUl PROCESSI DI DEP URAZIONE DEl FANGHI FUNZIONANTI DA FILTRI ECC.

1089

Conseguentemente perchè la depurazione biologica di un'acqua inquin ata si avveri per opera della flora e della fauna microscopica, che ha il suo habitat sulla superficie dei fanghi bruti o grczz], occorre che questi si presentino nelle condizioni di dare sviluppo ad una fauna e flora aerobica alla quale soltanto in gran parte, in primo tempo, il processo di autodepuraz1oue si dimostra legato, e che in secondo tempo intervenga l'azione di agenti b.uteriofagici. Quando scompare anche questo fattore, il fango da grezzo o bruto diventa fango normale - di aspetto granuloso <: sabbioso - e allora non si può più far conto su li 'azione depuratrice dello stesso : in tal caso si comporta con filtro a sabbia sommerso non ancor.a maturo .

.\uTORIASSUNTO. - .Premesso che lo srnaltimento delle acque luride è stato oggetto di studio e di pratica u tilizzazione fin tlai tempi antichi, vengono passati in rassegn:1 :~lcuni metodi di depurazione delle acque luride per mezzo dei fanghi. I quali metodi meritano sempre la più oculata attenzione degli igienisti, perchè la loro applicazione, dal punto di vista pratico, è indubbiamente possibile: senza notevoli difficoltà tecniche e senza notevole dispendio.

131BLIOGRAFIA. CASAGRANDI : Sulla depurazione delle a,·que del torrente Molgora a Vimacate. -Considerazioni e proposte. CARBONE: La macera zio ne industriale delle piante tesSt:li col 8flciillus felsineu s. - I. S. M. DE Rossi: La depurazi,one delle acque luride in microbiologia agt·aria. - Unione Ti p. Torinese. fiORA!•H: Contribz1to sperimemale delle acque cloacali col metodo dei fanghi attivati. Annali d'Igiene, anno XXXVIII. i\fmucuAl'>O: Del trattamento biologico delle acque di rifiuto. - L'i ng. igien., 1902, Musso e Bordoni Uffrcduzzi. MoMIGLIANO E.: Ricerche chimiche e batteriologiche sull'inquir1amento dell'acqua dd Po. - Riv. d'Igiene e San. Pubbl., dl98. NERI: Acqua potabile in TrtJttato d'Jgient'. - Unione Ti p. T orinese. P,\GLIANI: Sistemi d'impiego o di depura zione dei materiali di rifiuto degli abitanti. Ing. San. Vallardi. ~ RoDINÒ: Il filtro a sabbia sommerso. - Anno 1926. R1zz1: Epurazione biologica delle acque di rifiuto. - Milano. SANHLICE: Ricerche batteriologiche delle acque del mare in vicina11za dello sbocco delle fognature e in lontananza di queste. - Boli. Soc. Naturalisti in Napoli, 1898.

---";~~---

5 ·- Gioma/( di mt di6na militart'.


ISTITUTO D'IGIENE E MICROBIOLOGIA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO Laboratorio di ricerche scientJitche dell'Ospedale Amedeo di Savoia

Direttore: Prof. A. Azzi

RICERCHE SU STIPITI DI CORYNEBACTERIUM DYPHTERIAE Al FINI DELLA CLASSIFICAZIONE SECONDO ANDERSON <Jl Dott. M. T. Casa.saa, assistente volontaria e Dott. Corrado Demichella, maggiore medico, assistente militare.

L'aumento della morbilità e mortalità per difterite in var) paesi nell'ultimo decennio, ha riportato in primo piano, fra l'altro, la necessità di rivedere gli studi e le concezioni, sino a poco addietro avute, ci rca la biologia dell'agente morboso. Per primi H ammerschmidt, Happold, Mc. Leod, Thomson, Chrisrison, Gundel, Schiff e Weber portarono notevole contributo all'argomento affermando, in base a risultati di accurate ricerche, che, contrariamente a guanto si era per tanti anni ritenuto, il Corynebacterium diphteriae non è da intendere come tipo unico, ma si presenta in tre ·tipi ben distinti e che è possibile dimostrare un rapporto tra tipo, manifestazioni cliniche e decorso morboso. Veramente il problema se il Corynebacterium dyphteriae possa essere: classificato in vari tipi come altri microrganismi, patogeni o non, fu già sollevato: e più precisamente quando alla fine del 188o si iniziò la discussione sulla distinzione fra difterico e bacteri saprofiti simil- difterici specialmente in seguito alle descrizioni di Hoffmann dei difteroidi pseudo difterici e della xerosi: ci si chiese allora se erano questi da riteneré form e avirulente del Corynebacteriurn dyphteriae oppure se si trattasse di una specie batterica ben definita. Contrariamente alle affermazioni di Roux e Yersin, di Louis Martin e di Behring, oggi la maggior parte degli AA., in massima, è del parere che i veri bacilE difterici, sono da ritenere facenti,gruppo a parte dai pseudo difterici e della xerosi, e che fra bacilli difterici e difteroidi non avvengono passaggi nell 'uno o nell'altro senso. Per quanto riguarda la classificazione in tipi del Corynebactcrium dyphteriae fu Zuprich che, per primo, nel 1897, studiando i caratteri di nume· rosi stipiti, affermò non potersi parlare di un solo tipo. Egli distinse, dal punto di vista culturale c per affinità cromatiche due tipi che, in seguito agli studi di Hammerschmidt e Anderson, potrebbero og.gi essere riferiti, secondo la classificazione di questi ultimi, come appartenenti al tipo mite e intermedio. (t) Gl i A.A. h:mn<> coll:lhorato in pani ~.l'll:lli ~l lc riccrçhc c alb compilazione del lavoro.


RICERCHE SU STIPITI DI CO.RYNEBACTERIUM DYPHTERIAE ECC.

1091

Non ostante la conferma di Schick ed Ersettig, gli studi di Zuprich non destarono a quel tempo eccessivo scalpore. Fu solo in seguito alle ricerche di Anderson, Happold, Mc. Leod e Thomson che la questione della classificazione in tipi diversi del Corynebacterium dypbteriae venne riportata in primo piano. Secondo essi, per le caratteristiche di sviluppo, il comportamento verso gli idrati di carbonio, la virulenza, e la capacità di produrre tossine, è possibile distinguere tre tipi. Il Corynebacterium dyphteriae, riscontrato esclusivamente nelle forme gravi e non influenzabili dal siero, che n·on intacca il saccarosio, acidifica il glucosio, il galattosio ed il maltosio, in brodo si sviluppa formando pellicola superficiale, nei terreni al tellurito si presenta sotto forma di colonie a margini dentellati come margherite, venne definito tipo gravis. Nelle forme di difterite lieve che bene sono influenzate dal siero, nei casi di rinite e così pure nei portatori, secondo gli AA. succitati, si trova quella forma da essi descritta come appartenente al tipo mitis, che rigogliosamente si sviluppa nei terreni al tellurito in colonie tonde, nere, brillanti; in torbida uniformemente il brodo, fermenta il.glucosio, il galattosio e il maltosio. La terza forma, tipo intermedio, prende, secondo gli AA. inglesi, la sua denominazione, n011 tanto per le caratteristiche culturali quanto per iJ comportamento delle forme cliniche da esso sostenute che stanno fra quelle determinate dal 1° e dal 2° tipo descritto. Le colonie su terreno al tellurito sono piatte con un punto nero centrale ed alone periferico trasparente: raramente si sviluppa in brodo con formazione di pellicola superficiale; più sovente sotto forma di sabbiolina che si deposita sul fondo. Fermenta il glucosio, il maltosio, il galattosio non il saccarosJo. Di particolare interesse sono poi le conclusioni di Anderson e dei suoi collaboratori i quali ritengono esista un rapporto preciso fra tipo di Corynebacterium dyphteriae e manifestazione morbosa, e conseguentemente che, dalla classificazione del tipo di corynebacterio, si possano anche trarre suggerimenti prognostJct. Quanto alla virulenza, secondo Anderson e collaboratori (Parish, Whathley e O ' Brien, Leete, Mc. Leod e Morrison), i Corynebacterii d,yphteriae del tipo mite sono più patogeni per la cavia di quelli del tipo grave: fatto constatato anche da Gundel e altri AA. i quali ritengono che la virulenza dimostrata da un ceppo difterico nelle prove biologiche non deve essere ritenuto termine di confronto sicuro ~er la virulenza di questo ceppo nell'uomo. Le ricerche di Anderson e collaboratori vennero confermate da numerosi AA. e in diversi paesi (Menton. Parish, Whathley e O' Brien, Christison, Carter, Robinson, Ewing, Schiff e Weber, Gundel, Gomez da Cisnero ed altri) per quanto la comparsa percentuale dei tre tipi si sia dimostrata assai varia da regione a regione. Accanto a questi che con le loro esperienze giunsero a conclusioni identiche a quelle eli Anderson e collaboratorÌ non mancarono ricercatori che atte-


1092

RICERCHE SU STI PITI Dr CORYN EBACTERIUM DYPHTERIAE ECC.

nuarono il valore della differenziazione dei ue tipi del Corynebacterium dyphteriae. Menton ed altri pensano che le osservazioni di Anderson sono più che altro casuali e che in realtà non ci si possa valere della distinzione proposta {)a questo A. per giudicare della virulenza o meno di un dato ceppo difterico. Wright e Rankin in base alle osservazioni di un ricco materiale isolarono numerosi stipiti atipici di Corynebacterium dyphteriae che non potevano essere inclusi nello schema di Anderson e vennero alla conclusione che i tipi di Anderson non sono costanti, che vi è assenza di rapporto tra tipo e carattere clinico d eli 'infezione, che il potere fermentativo sui polisaccaridi è incostante, come pure incostanti le caratteristiche di sviluppo in brodo. Clauberg di recente su 149 casi di difterite e di portatori riscontrò il tipo grave in 17 malati di una forma lieve. Tuttavia in 18 casi a decorso mortale in uno solo riscontrò la presenza del tipo intermedio, e in 17 quella del tipo grave. Wagner, Sakharova, Kalinskaya hanno studiato in numerosi stipiti, la morfologia, il carattere culturale, la virulenza e la produzione di tossina. Gu stipiti isolati da casi gravi non dimostrarono un rendimento in tossina superiore rispetto a quelli isolati da casi lievi o di media entità clinica pur essendo questi dotati di un minor grado di virulenza. Otto H . e Mittag G. riferiscono che in una ep:demia possono riscontrarsi tutti e tre i tipi; che complicazioni possono intervenire tanto col tipo mite che col tipo grave o con l 'intermedio, che infine vi sono portatori sani anche del tipo intermedio e del wave. Questi reperti concordano con quelli riferiti da Hilgers e Thoenes, Niyazi, Ersin, Bieling e Obrichs, Preuner ed altri. Gorrieri, Rosa, studiando il potere biochimico del Corynebacterium dyphteriae sulla fermentazione dell'amido hanno constatato che esso è un attributo di quasi tutti gli stipiti patogeni o no per la cavia per cui non può servire per differenziare il tipo grave dal mite e dali 'intermedio. Anche M . T. Casassa osservando l'azione acidificante di diversi stipiti su var~ saccaridi ed il loro comportamento rispetto al potere tossico ed al potere patogeno concluse che in base al potere fermentativo sui carboidrati non possa aver significato la suddivisione del Corynebacterium dyphteriae in vari tipi. Anderson e collaboratori di recente sono tornati sull'argom ento e in base a numerosi dati statistici confermano le loro precedenti osservazioni. Anderson fa notare che le sue· ricerche ebbero luogo in località assai colpite dall'infezione difterica mentre quanti hanno avuto risultati discordanti dai suoi hanno portato le loro osservazioni su materiale proveniente da località meno colpite. L'analisi dei tipi sarebbe quindi solo possibile nei focolai epidemici nei quali la difterite ha un decorso grave, mentre nelle località lievemente colpite sarebbe più facile incontrare stipiti atipici. In base all'esposto non potendosi oggi ritenere pacificamente definiti. per la loro varietà e multiformità di manifestazione biologica, i caratteri del


RICERCHE SU STIPITI D I CORYNEBACTERIUM DYPHTERIAE ECC.

1093

Corynebacterium dyphteriae abbiamo intrapreso una serie di ricerche su stipiti di Corynebacterium dyphteriae isolati da alcuru dei malati degenti nell'inverno primavera 1936-37 nel reparto difterici dell'Ospedale Amedeo di Savoia. Abbiamo eseguito le nostre ricerche studiando 22 ceppi di Coryne1->acterium dyphteriae dal punto di vista: a) morfologia; b) caratteri della cultura in brodo; c) potere fermentativo sugli idrati di carbonio; d) virulenza, tossicità c lo ro vicendevol i rapporti nei riguardi del decorso clinico dell'affezione morbosa. Il potere fermentativo è stato ricercato nei seguenti zuccheri: glucosio, saccarosio, galattosio, lattosio, mal tosi o e mannite. I ceppi in esame furono 22 di cui 18 provenivano da form-e a localizzazione tonsillare, I a localizza. zione faringo-laringea, 2 da forme a localizzazione laringea ed 1 da rinofaringite. II mater iale prelevato con tampone sterile veniva immediatamente semjnato in s. u. t. di Pergola. D opo permanenza in termostato a 37" di 12-15 ore procedevamo all'isolamento: ottenuto il Corynebacterium dyphteriae in cultura pura in brodo, se ne provava tosto il potere patogeno sulla cavia iniettandone un cc. sotto cute e procedevamo alle semine per le diverse prove. Naturalmente i criteri di patogenecità e tossicità si riferi:scono alle condizioni d i esperimento da noi seguite. Prima di trarre le deduzioni che i risultati delle ricerche da noi eseguite possono suggerire, crediamo opportuno aggruppare i dati avuti. Dall 'insieme dei risultati ottenuti, tenendo come carattere differenziale le modalità di sv iluppo dei vari ceppi in brodo anzichè il potere fermentativo sugli idrati di carbonio che già è stato dimostrato come insufficiente e poco probativo, noi possiamo suddividere i ceppi da noi isolati in tre gruppi : Il 1° gruppo comprende gli stipiti che si sono sviluppati in brodo con formazione di pellicola alla superficie. Appartengono a questo gruppo i ceppi nn. 14 e 17: il 1° isolato da un caso di angina difterica lieve a decorso regolare, il 2° da angina difterica decorsa con complicazioni (miocardite). il ceppo n. 14 ha ucciso la cavia in 20 ore: il 17 in 5 giorni: entrambi hanno dimostrato scarsissimo potere tossico. Il ceppo n. 14 ha acidificato tutti gli zuccheri in esame, il ceppo n. 17 non ha acidificato il s~ccarosio. Morfologicamente appartenevano alle forme medie, con pochi granuli metacromatici. Il 2 ° gruppo comprende ceppi che si sono sviluppati in brodo, alcuni (nn. I e 16) senza dar luogo a intorbidamento, sotto forma di sabbiolina fine sulle pareti e sul fondo del tubo, altri (i ceppi nn. 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 1 2, 20, 2 1) sotto forma di sedimento granuloso . Il ceppo n. 1 era stato isolato da angina difterica di media gravità e con decorso regolare, il ceppo n. 16 da angina difterica grave decorsa con complicazioni (paresi, mi ocardite) : entrambi


1094

RICERCHE SU STIPITI DI CORYNEIJACTERJUM DYPHTERIA E ECC.

Risultati delle Morfologia c~ so

cliniço

Sl"iiUJ'J'O tn

Gra nuli

forma

l

brodo

mctacromarici

l

Angina difterica. Decorso _gola re.

Il

Angina c lari ngite difterica. lk· C<Jrso regol:uc.

Ili Ang rna di fterica . Dcçorso b rc.

rc"'U~

"

rq.!O·

v

Angrna dtfterica. l:m.:.

Decor~o

rego·

VI Angina dif tcric:t. Complicazione: m iocardi tc .

VII Angina tli(tcrica . Complicazione: miocardite.

l

+

corta

+

Br. torbido.

nw<lt:t

-

Br. lunptdo con loso.

secli mento g ranu

mcdi :t

+

Hr. lim pido con loso.

scdimemo gr:tnU·

media

+

Br. limpulo con loso.

scdrmento

grJnl!

med ia

T

Br. lrmpido con low.

sedimento

g r:trllt·

media

T

Br. limpido con scdrmcmo

jti.HI U·

med i~,

T

Br. lr mpitlo con loso.

>C<.Iim..:nto

+

Br. limpido con loso.

sedim t:nto

Br. limpido con sedimento

l l

loso.

--

VIli Angina difterica. Complica:t.JO· ne: paresi, m iocMrlitc.

nn e.

lunga

---

IV Ln ringitc difterica. Dccmso n: go· !are.

l

-

- - - - - -- -

-

gr.1nu-

l

granu-

IX Angina c rinitc difter ica. Exi tus.

media

x

Angina difteric.1. Decorso reg .,. l are.

lunga

+

Br. torbido.

l

Xl Anglna difterica . Dcçorso regol are.

lun)!:t

+

Br. torbido.

l

cnrtissirna

;-

Br. limpido con sed imento l oso.

m celia

+

Il r. torbido.

--·

Xli Angina difterica. Exittt'. XIII Laringite difterica . Decorso re· !are.

---XIV Anj:ina difteric:~ . Decorso reg-o ·

media

l3n:.

xv An~ina diftcric:t. Decorso

+

- --r cg(•~

medi :t

+

lun)!:t

++

XVII Angina diftcr ic" . Compi ic" nz<: : mincarclitc .

media

+

XVIII Angina difterica. Decorso rcgo. la re.

lunga

l are. XVI Angina diftcrrca. Comph~anzc : paresi. miocJn lite.

XIX Angtna diftcric:r. Decorso rcgu. • b re.

xx Angtna tltftcric:t. Decorso rcgo· la re. XXI Ang tn~ Ji ftcnça. Complrca nzc: albuminuria.

-

XXII Angina difterica. Complic:r nzc : ncfntc t·JlH> rr ~gu:~.

-

-

Br. limpido co n pcllico b.

l

-Br. torbido. Br. limpido con scdtmcnto fine . Br. limpido con pellicola .

++

Br. torbido.

l

lunga

+

Br. to rbido.

l

rnedta

+

Br. lim pido con losn .

l

mt·dia

T

med t:t

+

l

gr:.t nu·

-

sedi m ento

g r .Jnu-

Br. lrmpido con sedirncn tt)

gr .l O U ·

loso . Br. torbido.

-

l

--


1095

RICERCH E SU STIPITI DI CORYNEBACTERIUM DYPHTE RIAE ECC.

:~--

prove eseguite Fcrmcnt~zioni

l Gluco~io

Galattosio

L~ttosio

M ~ltnsio

Mannite

Sacca rosio

Prova potere

Prova potrrc

p:•togcno

to1~ico

: A

A

A

A

o

A

+ 3R ore

part:si

A

A

A

A

o

A

+ li gic,rni

p.trc>i

A

A

A

A

o

A

.,.. .;!! ore

d. 111 • L 12 c. c.

A

A

A

A

o

A

+ 3 ~iurni

pare M

.-\

A

o

A

A

A

+ -1 ore

parc\i

A

A

A

A

A

A

+ Jfi ore

p:1rc'\i

A

A

A

A

o

o

+ 40 ore

parc>i

A

A

A

A

o

A

+ !l) ore

p~ resi

A

A

A

A

o

A

+ 2') ore

A

A

A

o

A

+ 4lì ore

d. m. L 8 .) c. c.

A

A

A

o

A

+ i giorn i

pare: i

A

A

A

o

A

+

1! giorni

p:trcsi

-

~l

r\

)

:\

l

l

A

-- ---

d. lll. L r6 c. c.

----

A

A

A

A

o

A

+

)6 ore

p:trcsi

.-\

A

A

A

A

A

+ 20 ore

pan:.st

1-A---Al

A

A

A

A

A

+ r6 nrc

p:trt·si

J\

A

A

o

A

+ 1!l ore

p:trc:.t

A

A

A

A

o

+ 5 giorni

pan.:)i

:\

t\

A

A

A

A

+ so ore

p:trc'i

A

A

A

A

o

A

+ 34 ore

p~trcsi

A

A

A

A

o

A

+ 6o ore

p:trc:,t

A

o

A

A

A

+ 4 gif,rni

p:trl·si

A

.-1.

A

A

A

+ 4X ore

p:trc>i

A

A

l

- -- -- -

l '

i

.\

--

--

------


1096

RICERCHE SU STIPJTI DI CORYNEBACTERIUM DYPHTERIAE ECC.

hanno acidificato tutti gli zuccheri in esame tranne la mann.ite: hanno dimostrato discreto potere patogeno, scarsissimo potere tossico. Morfologicamente entrambi erano costituiti da forme lunghe; il ceppo n. I con scarsi granuli metacromatici e il ceppo n. I6 con granuli abbondanti. l ceppi n. 3, 5, 20 erano stati isolati da angine difteriche di media gravità e con decorso regolare, i ceppi nn. 6, 7, 8, 21 da casi di angina difterica decorsi con complicanze (miocardite, paresi, albuminuria), il ceppo n. 4 da laringite difterica con decorso regolare, il ceppo n. 9 da rinofaringite difterica tossica con decorso .infausto, il ceppo n. 12 da angina difterica anch'essa con decorso infausto. l ceppi nn. 3, 4, 8, 9, 12 e 20 acidificarono tutti gli zuccheri tranne la mannite, il n. 5 ed il n. 2 1 acidificarono tutti gli zuccheri tranne illattosio, il n. 7 tutti tranne la mannite ed il saccarosio, il n. 6 li fermentò tutti. Tutti uccisero la cavia in lasso di tempo vario da un minimo di 29 ore (ceppo n. 9) sino ad un massimo di otto giorni (ceppo n. 12). Tutti hanno dimostrato possedere scarsissimo potere tossico. Morfologicamente erano tutti di tipo medio (tranne il ceppo n. 12 di tipo cortissimo) con scarsi granuli metacromatici. il 3" gruppo comprende stipiti che si sono sviluppati in brodo intorbidando uniformemente il mezzo (nn. 2, I O, u, 13, 15, 18, 19, 22). I ceppi nn. II, 15, 19, 22 provenivano da angine difteriche di media gravità con decorso regolare tranne il ceppo· del caso n. 22 che presentò nefrite emorragica, il ceppo n. 2 da angina e laringite difterica con decorso regolare, i ceppi n. IO e n. r8 da angine difteriche lievi ed il ceppo n. I3 da laringite difteri~a con decorso regolare. H anno dimostrato potere patogeno di vario grado: il ceppo n. 15 ha ucciso la cavia in 16 ore, i restanti in tempo variabile da 34 ore (ceppo n. 19), sino a 8 giorni (ceppo n. 2). Tutti hanno dimostrato dì possedere scarso potere tossico tranne il ceppo n. ro che si è dimostrato il più tossico dei ceppi da noi esaminati (d. m. l. 8,5). I ceppi nn. 15, 18, 22 hanno fermentato tutti gli zuccheri in esame; i ceppi nn. IO, II, I3, 19 li hanno fermentati tutti tranne la mannite. Dal punto di vista morfologico, _ j ceppi nn. IO, II, 18, 19 risultarono costituiti da forme lunghe, il 13, 15, 22 da forme medie, il ceppo n. 2 da forme corte : con pochi granuli metacromatici, i ceppi nn. 2, IO, II, 13, 15, 19, 22: il ceppo n. 18 con molti granuli. Volendo ora classificare secondo lo schema di Anderson i ceppi da noi esaminati, non ci pare possibile, chè stipiti di uno stesso gruppo hanno presentato diverso comportamento biologico e culturale, per cui ci pare non possa avere nemmeno gran significato la differenziazione del Corynebacterium dyphter1ae in base alle sue modalità di sviluppo in brodo. Conferma sufficiente di questa affermaziohe ci è offerta dall 'osservazione dei dati clinici attentamente raccolti, in quanto stipiti di uno stesso gruppo sono stati isolati da forme di varia entità di manifestazioni cliniche. Volendo analizzare poi i casi singoli, abbiamo riscontrato ad esempio che a volte forme gravi di difterite erano sostenute da stipiti poco o punto tossici, poco virulenti e che


RICERCHE SU STIPITI DI CORYNEBACTERIUM DYPHTERIAE ECC.

1097

per i caratteri culturali assai si allontanavano dal tipo g rave descritto da Anderson ; come pure ci è stato dato di osservare il caso contrario, fatto questo notato anche da vari AA. (Preuner, Parish, Robinson ed altri). Ora, senza voler affatto menomare il valore scientifico delle affermazioni di Anderson e collaboratori, pare a noi che da questi sia stata troppo valutata l'infettività e virulenza del germe come se si trattasse di un fattore assoluto, il che non è. L 'osservazione clinica dimostra chiaramente che questo fattore sta in rapporto strettissimo con la resistenza dell'individuo in quanto è di comune osservazione che individui particolarmente resistenti, se pur aggrediti da stipiti batterici dotati di alta virulenza, rispondono con manifestazioni di modica entità, e che d'altro canto organismi particolarmente recettivi presentano manifestazioni gravi se pur causate da germi dotati di scarsa virulenza. Nè bisogna trascurare il genio epidemico per il quale una forma morbosa presenta variazioni di manifestazioni e d'intensità non solo da paese a paese, ma da regione a regione, osservazione questa sulla quale Anderson assai recentemente rich ~amò l'attenzione. In Torino la difterite ha carattere endemico e,~ riferendoci ai dati statistici, la curva epidemiologica della difterite che toccò il punto più alto alcuni anni fa (Casassa A.), ha cominciato, agl i effetti dei valori pe.rcentuali della mortalità, pur permanendo la morbilità assai alta, la fase discendente. Questo fatto è quello che, secondo noi, può spiegare i risultati discordanti da quelli degli AA. inglesi. RIASSUNTO. G li AA. dopo aver riassunto i risultati dei più recenti studi sulla biologia dei Corynebacterium tlyphteriae riferiscono ricerche eseguite su vari stipiti di Corynebacterium dyphteriae ai fini della classificazione secondo Anderson. Dall 'insieme dei risultati ottenuti, tenendo come carattere differenziale le modalità di sviluppo dei vari ceppi in brodo anzichè il potere fermentativo sugli idrati di carbonio, già dimostrato insufficiente, gli AA. hanno potute suddividere i ceppi da loro esaminati in tre !!ruppi; non è stato possibile la classificazione secondo lo schema di Anderson in quanto stipiti di uno stesso gruppo hanno presentato diverso comportamento biologico e culturale. Gli AA. quindi ritengono che neppure le modalità di sviluppo in brodo possano avere gran significato ai fini della differenzazione del Corynebacterium dyphteriae.

BIBLIOGRAFJA. ANnERsoN, HAPPOLD, Mc. LEDo, THoMsoN : J. of Path., 34, 657, 1931. ANDERSON, CoOPER, HAPPOLD, Mc. LEDo: J. of Path ., 36, 11J9, 1933. CARTER: J. of H yg., 33, 542, '933· CASASSA· A.: Il Policlinico infantjle, 1934· CASASSA M. T .: Pathologica, 27 novembre 1935· CHIUST tSON :

J. of Paith., 37, 243, 1933.

CHRisTISON: Zbl. Bakt. Orig., 59, 133, 1934· EwiNG: J. of Path., 39, 551, 1934. GoRRIERI: Boli. Ist. Sier. Mil., 15 giugno '935· GuNDEL: Zbl. Bakt. Orig., 101, 337, 1933·


RICERCHE SU STIPITI DI CORYNEBACT ERIUM OYPHTERIAE ECC.

HAMMERSCHMIDT: Zbl. Bakt. Orig., XCIII. LEETE, Mc. LEoo, MoutsON : Lancet, II, II41, 1933. MENToN: J. of. Path., 35, 651, 1932. OTTo- MtTTAG : Klin. Wschr., 16 settembre 1937· PARIS!t: Brith. J. exp. Path., 8, 162, 1927. PARISH: Lancet, I, 299, 1934· PREUI\ ER: Zbl. f. Bakt., 136, 463, '935· Rost NSON: J. of Path., 39, 551, 1934· ScH tCK, ERSETTING: Wien. Klin., 1903. ScHtFF, WEBEil: Drsch. med. Wschr., 7, 259, 1935. SHAPIRO, RooKEVICH: J. Mikr. i. fmm. , 18 marzo 1937. WAGNER, SAKH!AROVA, KALINSK.'•JA: J. Mikr. i. lmm., 18 marzo 1937. WHATLEY, O ' BRtEN: J. of Path., 35, 653, 1933. WR!GHT, RANKIN: Lancet n, 884, '932. . ZuPr-:tcK: Ber!. klin. Wschr., so, 1085, 1897.


RIVISTA DELLA- STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANLERA -- -

··- - -

IGIENE ..E. TETZNER. - Un caso sierologicamente accertato di morbo di Weil a forma meningea, tipo Lept. canicola, nell'uomo. (cc Kl. Woch . », 1938, pag. so8). E' riportata l'osr.ervazione clinica clettagliata di un caso Ji spirochetosi ittero·emorragica a forma meningea in una donna di 4 t anni, cura t:~ all'ospedale di Amburgo· Barmbeck. Dopo la puntura lombare i sintomi meningei, che Jominavano il quadro clinico, migliorarono. La reazione d i agglutinazione nel liquor, con un ceppo di Lept. ict. haem. diecle esito positivo: 1:8. Non esisteva ittero; nell' urina presenza transitoria di emazie. L'anamnesi escluse che la paziente avesse freq uentato qualche stabilimento balneare. ma rivelò il fatto che la donna aveva curato un cane di razza Cocker spaniel, affetto da guella malattia che va sotto il nome di Stuttgnrter Hundseuche e che ora si sa che ì: dovuta alla Leptospira ict. hacm. varietà canicola (il sangue di questo cane fornì reazione agglutinante nettamente positiva per la Lept. ict. haem.). L'cmocultura, pr::ticata nella clonna c nel cane, diecle esito negativo. 11 siero di sangue della malata, al 13° giorno di malattia, agglutinava la Lept. ict. hacm . t :4oo; e la Lept. canicola a t: 16oo. La fissazione del complemento era positiva a 1: zoo con Lept. haem. e ad t: 1600 con Lept. canicola. La malata si ristabill in alcune settimane. REITANO. MILAN PRtcA. Sull'azione battericida dd miele naturale. (cc Zcitschr. fi.ir Hygicne und I nfektionskrank l>, B. 120, pag. 437, 1938). Mediante ricerche culturali in serie su agar e ricerche biologiche sui topim, c stato dimostrato che il miele naturale di diversa origine, come acacia, tiglio, salvia, c di fiori vari, mescolato con acqua di condotta in proporzione di I : t, I :2, r : 3· t :5, esplica for te azione battericida sia contro germi grampositivi che germi gramnegativi. L 'azione battericida non dipende dal normale contenuto in acidità del miele natu· rale nè dalla sua concentrazione di zucchero, ma, verosimilmente, da speciali sostanze hauericide che le api secernono. Questo fattore battericida, riscontrato nel miele natu· rale, è filtrabi le, termolabile, sensibile all'azione degli acidi concentrati, resistente all'azione della luce diffusa. L 'aggiunta di liguiùo ascitico ne att~nua il potere batte. ricida mentre l'aggiunta di brodo non ne altera il valore. Sembra che questa sostanza si debba riportare alle cosi dette <c l n ibine, nel senso di Dold >>. REITANO. M. BALTzARD. Studio di un siero-testo d'immunità ·nelle (cc Bull. Soc. Pat h. Exotique », n. 3, 1938).

febbri esaat~maticht.

L 'A, espone i metodi usati ed i risultati ottenuti nel mettere in evidenza le prop rietà protettive dei sieri rispetto ai vi rus delle febbri esantematiche e, dopo aver ricor· dato alcune sue ricerche sull'azione locale che si ha inoculando nel derma il virus del


IIOO

•

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

tifo murino e quello della febbre bottonosa, nonchè il feno:11eno di estinzione che si ha inoculando i virus bili:lti, descrive il metodo impiegato per lo studio del potere virulicida dei sieri. La tecnica consiste nel mettere a contatto di una detuminata quantità di virus (cc. o,5 di estratto delle vagi nali, della milza e delle surrenali di una cavia in piena reazione termica c vaginalite) una quantità variabile del siero in esame (0,25, 0,5 o 1 cc.) lasciando la miscela per 15 minuti a temperatura ambien.te. Subito dopo s'inocula nel derma di una cavia che nello stesso tempo riceve nell'altro fianco una inoculazione di virus + sol. fisiologica o siero normale. Con i sieri attivi si osservano tutti i gradi di estinzione fino alla estinzione totale, cioè alla non comparsa di alcuna reazione locale. La estensione e l'intensità della reazione sono proporzionali alla quantità di virus non distrutta dal siero e perciò misurandole se ne deduce l'attività del siero. L'A. ha studiato 4 virus e cioè il tifo murino, la febbre bottonosa, il tifo epidemico e la febbre purpurea delle montagne rocciose. Poichè questi uJtimi non dànno reazione locale, ha studiato i ~ieri relativi rispettivamente coi virus del tifo murino e della febbre bottonosa, che vengono estinti per immunità di gruppo. Dalle sue ricerche l'A. deduce le seguenti conclusioni: gli anticorpi sono presenti fin dal periodo d'incubazione; essi aumentano fino ad un massimo che vien raggiunto all'inizio della defervescenza; essi mancano nelle infezioni mortali; nei soggetti guariti persistono molto a lungo; gli anticorpi sono presenti anche nelle infezioni inapparenti; gli anticorpi si conservano a lungo nei $ten 10 vJtro. In sede di discussione M. P . Giroud, dopo aver fatto qualche eccezione c•rca la paternità della tecnica, espone alcuni suoi risultati in tutto concordanti con quelli di M. Baltzarcl. FLORIO.

MEDICINA INTERNA

L'importanza. della ra.dioscopia. sistematica. ptr scoprire la tubercolGSi polmonare nelle collettività. («La Presse médicale l> , n. 45, 4 giugno 1938).

L. ]uLrEN. -

E' la palpitante questione della diagnosi precoce della tubercolosi polmonare e della diagnosi delle forme latenti di essa che ispira il laYoro di Jullien, generale medico d ella riserva nell'esercito francese, e che ha già portato ad essa notevoli contributi. L'A. passa in rassegna i mezzi di cui attualmente disponiamo per scoprire nelle collettività (esercito, scuole, officine, ecc.) quei soggetti, che sotto l'apparenza della buona salute sono portatori di una lesione tubercolare dei polmoni allo studio iniziale o talvolta anche di grado alquanto avanzato e persino con reperto bacillare positivo nell'espettora to. L'esame clinico accurato e la bacilloscopia non sono praticabili su grandi masse di soggetti per il lungo tempo da tali esami richiesti. Le reazioni tubercoliniche rendono grandi servizi nella pr:~tica pediatrica allo scopo di rilevare l'avvenuta prima infezione. Nei bambini il contagio di solito è dovuto a foc<>laio familiare con dosi subentranti di bacilli virulenti appena emessi, onde processi morbosi con sintomatologia più o meno palese e precisa, ma comunque tale da richiamare :·attenzione del medico. il quale, anche nell'incertezza dell'esame clinico, dall'esito della reazione tubercolinica avriì un elemento importante nella valutazione dell'affezione, che ul teriori indagini potranno poi meglio precisare. Lo stesso non è per i gim·ani nei quali

1


RIVISTA OELLA STAMPA MEL>ICA ITALIANA E STRANIERA

IIOI

l'infezione spesso si effettua con bacilli più o meno attenuati nell'ambiente urbano, onde manifestazioni cliniche scarse o addirittura assenti. Pertanto la cutireazione tubercolinica non può costituire il primo mezzo per scoprire i tubercolotici apparentemente sani in una grande collettività, ma essa può solo costituire un esame complementare della radio· swpia, qualora questa rilevi alterazioni sospette dell'apparato respiratorio. Ciò a prescindere che la reazione tubercolinica praticata su una grande collettività è indagine molto meno agevole della radioscopia. Contro la quale rauiologi spc:cialiu.ati e tisiulugi sulkvauo grilVÌ obiezioni, ilffc:r· mando la sua inutilità, in quanto mette in evidenza lesioni rilevabili anche alla semplice ascoltazione. Secondo essi solo la radiografia può portare decisivo contributo alla diagnosi precoce della tubercolosi. Siccome l'impiego della radiografia su una grande collettività è una pratica costosa e complicata, ci si trova di fronte all'impcssibilità di applicarla, onde la conclusione: non far nulla. lnvero la radioscopia non merita tanto discredito. Essa, pur non riproducendo, come la radiografia, nei più fini dctwgli la trama polmonare e le sue alterazioni, permette in un 'elevata percentuale di discriminare i toraci norm:tli da quelli malati. Alcune lesioni sfuggiranno, ma tale errore in diverso grado è presente in ogni esame nostro e la sua constatazione, se ci impone di tendere sempre ad una maggiore perfezione ncll:t tecnica, non ci autorizza all'astensione. A mezzo della radioscopia possiamo esaminare collettività anche numerose, rapidaniente, e riconoscere quelli che presentano alterazioni nella normale trama polrnonarc, sui quali ulteriori esami (radiografico, clinico, ecc.) ci permetteranno di precisare la diaj!OOsi. La radioscopia quindi costituisce il primo atto della <.accia ai tubercolotici, che, 5ppa ren t emente sani, si trovano nelle <.ollctrività. con danno proprio e degli altri. Venendo ail'attrezzatura necessaria !Jer tale in<bginc, l'A. consiglia, per poter rag· giungere qualsiasi collettività, un apparecchio trasportabile, di facile manovra, c che permette al radiologo un gr:1n numero Ji esami senza eccessivo lavoro, il che in vero è anche funzione dell'attitudine e deii':Jllen:11nento individuale. Importanti sono i risultati ottenuti nell'esercito francese. Su r4B.700 reclute già giudicate idonee, sono stati riscontrati con la radioscopia 273 tubcrcolotici batteriologicamente positivi, 277 con lesioni che l'esame clinico c radiografico ha dimostrato tubercolari e 675 fondatamente sospetti, per i quali è stato adottato un provvedimento d'inabilità temporanea. Su surti solòati esaminati dopo 6 mesi d i servizio, e che al primo esame radioscopico erano risultati sani, furono const:ttati 06 tubercolotici. Su 19.g67 militari di carriera, 48 tubcrcolotici. Su 35.329 richiamati, r82 tubercolotici, di cui 122 con hacilloscopia positiva. Queste cifre dimostrano tutta l'importanza della radioscopia sistematica allo scopo t! i scovare nell'esercito quei soggetti che, apparentemente sani, sono portatori di lesioni tubercolari, talvolta anche con bacilloscopia positiva e quindi sorgente di contagio. Pertanto con la radioscopia sistematica, che ha il vantaggio di poter essere applicata alle collettività, pcrchè rapida, ~emplice e poco costosa, pur senza pretendere di far diagnosi di tubercolosi polmonare, si possono rintracciare un numero elevato di soggetti portatori di lesioni polmonari. Ulteriori esami, più delicati e di più preciso significato, praticati solo su questi, ci porteranno ad accert:tre b natura delle alterazioni radioscopicamente rilevate. E' un altro mezzo di cui possiamo disporre nell'ardua lotta. Esso non va ipervalutato, ma neppure per alcu ne sue deficienze ripudiato, in quanto con altri opportunamente impiegato, può portare un notevole contributo alla vittoria dell'uomo sulla grave malattia.

R. n'ALE~SANDRO.


II02

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAL!A:-IA E STRANIERA

H. w. SAcHs c w. SnFFEL. - Sull.importanza dd Gordon-test per la diagnosi di linfogranulomatosi. (" Klinische Wochenscbrift Jl , n. 30, 23 luglio 1938). Gordon, in ricerche riportate allo scopo dr diradare il velo tuttora fitto che avvolge.: l'etiologia del linfogranuloma maligno, riscontrò che una sospensione di poltiglia di ghiandole linfogranulomatosc, iniettata nel cervello di conigli, provocava un quadro morboso caratteristico e ben delinito: spasmi, specie agli arti posteriori, rigidità museoiare, accessi convulsivi, opistotono, poi paralisi, sempre più accentuate agli arti posteriori, al retto cd alla vescica. Tale guadro clinico (G01·don - test) non si osservava in controlli iniettati con ghiandole alterate per altri processi patologici o con ghiandole normali. Ciò è stato confermato da ricerche successive di altri AA., specie inglesi ed americani. Se non è stato ancora conseguito lo scopo per cui tali ricerche erano state praticate, lumeggiare la tormento5a questione dell'etiologia della grave malattia, esse hanno im·ccc portato un utile e talora decisivo contributo alla diagnosi. La quale, anche guando la malattia è in atto, si può presentare particolarmente ardua non solo in base all'esame clinico, ma anche all'esame istologico di una ghiandola escissa. Ne!la linfogranulomatosi. infatti in primo tempo nelle linfoghi:mdole si svolge solo un processo d'iperplasia, cui segue lo stadio della formazione del tipico tessuto granulomatoso, al quale succede un terzo stadio, ovc domina la cicatrizzazione connetti,·ale. Pertanto nello stadio iperplasrico J'intbgine istologica può solo permettere di sospettare la malattia, mentre mancano gli dementi caratteristici per una discriminazione sicura da forme morbose affini. Ancora, in secondo stadio l'esame istologico interessante parti della ghiandola con processo ipcrplastico e prive di te$suto granulom:noso o praticato su ghiandole irradiate non se mpre offre dati precisi per la diagnosi. Ricerche degli AA., in concordanza con quelle di altri, dimostrano la grande importanza del nuovo mezzo d'indagine. A prescindere dai casi in cui esame istologico c Gordon - test concordano. sono riportati altri in cui precocemente il Gordon- test risulta positi,·o di fronte al dubbio od alla negatività del reperto istologico, che solo molto tempo dopo diventa positivo. Non manca in questa. come in tutte le indagini sperimentali a scopo diag nostico, qualche deficienza, che però nulla toglie alla sensibilità ed utilità della nuova reazione biologica. La quale consiste in un'encefalite provocata mediante iniezione endocerebr:~le di una wspcnsione di ghiandola granulomatosa. Oscuro ne è il meccanismo ctiopatogeneùco c ciò in dipendenza dell'oscurità sull'etiopatogenesi della malattia di H odgkin. Le possibilità ammesse (virus filtrabile, neurotossina, enzima o fermento provenienti dal tessuto granulornatow) sono !ungi dall'essere dimostrate.

E' opportuno qui ric01·dare le 1icerche di Turncr, fack_s011 e Parker pubblicate in T he American Journal of the medicai Sciences (gennaio 1938), le quali nel dcterminùmo -/el fenomeno chiamano in causa gli eosinofili, in aumento ndla malattia di Hodgkin. Difatti essi hanno dimostrato in una serie di 11 casi di linfogranulomq maligno che il G01·dot1 - test è stato positivo solo quando eosinofili si trova r,ano nelle sezio11i istologiche con-ispondenti, an zi 11i era parallelismo tra numero di eosinofili e mpidità di sviluppo dci fatt01·e patogeno, da cui dipende la positività della pr011a. A11che nell'ince1·te:::za del fattore o dei fattori determinanti il fenomeno, l'indagine ,wualmetlte nulla perde della sua importanza diagnostica. Tanto già basta perchè essa r•engtz largamente sperimentata ed applicata, in quamo, come per altre emopatic sistematiche la diagnosi in fase precocissim."l (stadio preleucemico nelle leucemie) può , secondo qualche A., dare il successo terapeutico, così 11t:lla malattia di Hodgkin, a p,.ognon fìnom infausta , è anche da sperare che la tempia, impegnata in stadio veramente iniziale. po.<sa co11seguire qualrhe buan nmltato (Not:1 del Recensore). R . D'A LESS.\NORO.


RIVISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALI:\:'\A E STRANIERA

1103

CHIRURGIA GENERALE

Il midollo spinale usato come innesto eteroplastico nelle ferite dd nervi periferici. Ricerche cliniche e sperimentali. (<• Journal c.le chi-

A. GossET e L BERTRANn. l

urgi e », n. 4• apri·le 1938).

Jn una relazione al VI Congresso Internazionale di chirurgia a Lonc.lra nel 1923 gli AA. hanno esposto i risultati delle loro ricerche relative a 32 innesti sperimentali omoplastici effettuati in ferite dei nervi periferici, concludendo che i migliori risultati li ave,·ano avuti cogli innesti auto-plastici e che, in generale, l'innesto eterogeneo morto di ~ageotte non aveva corrisposto che in pochissimi casi. Successivamente essi erano stati indotti a considerare l'innesto eterogeneo fresco, prelevato dal cane, come il mezzo mi~iiore per la sostituzione di parti mancanti di nervi periferici. Nel 1935 essi hanno ripreso lo studio dell'argomento partendo sopratutto dalla constatazione che, messo a posto un innesto, si verificava uno sviluppo abnorme di tessuto connettivo, di un blocco fibroso cioè che costituiva uno sbarramento insormontabile per la rigenerazione. E, nell'intento di trovare un parenchima povero di tessuto connettivo, essi si sono rivolti al sistema nervoso centrale e, più precisamente, al midollo spin:1le ,·ivo di gatto, di coniglio o di cane, conservato in liquido fissatore (formolo al 20 %). Gli AA. hanno fatto delle ricerche sperìmentali dapprima: incoraggiati dai risultati ottenuti sono passati, poi, all'applicazione umana in quattro casi di ferite di nervi periferici, due del mediano, una del radiale ed una c.lello sciatico con esiti a distanza soddisfacentissimi. In questi 4 casi degli AA. è stata sopratutto veramente rimarchevo!e la rapidit.1. della rigenerazione, valutabile presso a poco dai 2 ai 4 mm. al giorno (l;~ normale, come si sa, è valutata ad 1 mm. al giorno), e la consecutiva restaurazione fun-

zionale. Tecnica: gli AA. descrivono: La preparazione dell'innesto (massima cautela nell 'apertura del canale osseo \ertebrale onde non intaccare in nessun p\mto la dura madre per non avere fuoriuscita 1° -

di midollo e, con ciò, l'inutilizzazione di tutto il pezzo; o ltre a ciò la consen·azionc della dura madre ha importanza anche perchè i punti di fissazione c.ldl'innesto ai due capi del nervo ferito vengono proprio dati attraverso ad essa):

L'applicazione dell'innesto. Conclusio-ni: l'efficacia d'un innesto eteroplastico midollare è dimostrata, sia speri-

2° -

mentalmente che sull'uomo. Occorre tuttavia del tempo cd una maggiore casistica (in tutto gli AA. sono a conoscenza di 27 innesti del genere pr:nicati in Francia ec.l all'estero a tutt'oggi) per dare un giudizio definitivo. Quanto alla rapidità della rigenerazionc gli AA. si domandano se esi$tC nell'innesto midollare una sostanza suscettibile, di attivare la progressione dei cilindrassi, mentre si sa che, allo stato fresco, il sistema nervoso centrale ha un effetto del tutto opposto, in:ibendo cioè ogni rigcnerazione cilindrassile. Più che alla sostanza fissatrice gli AA. pensano, con Nageotte, che la ricca riscn·a di lipoidi degli innesti midollari costituisce un elemento importante della rigenerazione assieme alla struttura midollare, orientata in senso analogo ai cilindrassi dei nervi, ed assieme alla scarsezza estrema del midollo stesso in tessuto collageno. GAt.LETTO.

RADIOLOGIA LAzEANU (Bucarest). La diagnosi radiologica delle lesioni dell'arteria polmonarc. ((( Journal de Radiologie et d'Electrologie )), n. 2, 1938).

Le manifestazioni cliniche delle lesioni dell'arteria polmonare sono in un buon numero c.li casi cosl variabili e poco caratteristiche da sfuggire alle nostre comuni inda-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

gini. In questo campo molta luce ci viene dalla radiologia, specie per quel che si riferisce alla Radiokymografìa che ci consente di fissare su una pellicola le pulsazioni dell'arteria sia a livello del tronco arterioso pri ncipale che delle sue branche. I rilievi radiologici che si hanno nelle lesioni di tale arteria si possono così riassumere: a) aumento della sua opacità; b) esagerata pulsabilità; c) sua dilatazione. Le lesioni dell'A. P . possono essere primitive o secondarie a una cardiopatia o un 'affezione polmonare cronica. Elenchiamole in ordine d'importanza del reperto radiologico. 1° - Ateroma primitivo. E' radiologicarnente caratterizzato da dilatazione dell" A . P., accentuazione delle ombre ilari, aumento di volume del cuore. Senza l'esame radiologico la diagnosi è fatta raramente durante la vita del paziente. 2 ° • Aneurisma dell'A. P. Si ha aumento di volume del cuore, ipertrofia del ventricolo sinistro, diminuzione di trasparenza dei campi polmonari da stasi venosa, modico versamento della pleura sinistra. In posizione obliqua anteriore si rileva enorme dilatazione aneurismatica dell'A. P. con ben visibili pulsazioni, ingrossamento dell'aorta. 3° - Insufficienza dell'A . P. - La dilatazione dell'arteria si fa più evidente se si esamina il malato in posizione obliqua. E' stato messo in rilievo da Pezzi la pulsahilità delle ombre ilari (danza dell'ilo). 4° - Stenosi delf A. P. - E' caratterizzata da ipertrofìa del ventricolo destro e, nel 90 % dei casi, da dilatazione dell' A. P. La dilatazione non si verifica nei casi m cui la stenosi interessa gran parte del tronco arteriale. 5°- Comunicazione interventricolare associata a stenosi congenita dell'A. P. L'esame radiologico assume i'mportanza capitale nei casi in cui la cianosi manca. Si riscontra una dilatazione dell'A. P . 6° - Alte1'aZÌ01JÌ dell'A. P. presso malati affetti da stenosi mùralica. - · In questi malati si riscontra sia un'arterite della polmonare, che un'insufficienza funzionale di tale arteria. Tanto nell'uno che nell'altro caso l'esame radiologico mostra una dilataz.ione del tronco dell'A. P. ipcrpulsabile cd altresì un aumento delle ombre ilari. 7° - L'A. P. nell'insufficit:nza cardiaca. - Nei casi d'insufficienza cardiaca da ipertensione dell'A. P. si ri!contra dilatazione dell'arteria e aumento delle ombre ilari. go • Le;ioni dell'A. P. durante trffeziatJi polmonari croniche. - All'esame radio!o. gico si riscontra dilatazione dell' A. P. con fatti di sclerosi ed inoltre accentuazione delle ombre ilari e dilatazione del cuore destro. A conclusione di quest'articolo si rileva che è alla di retta collaborazione della radiologia e della clinica che noi dobbiamo oggi l'esistenza di un nuovo c.1pitolo di p:ltOIogia cardio-vascolare: il capitolo delle lesioni dell'arteria poimonare. DE LuctA. BrNET e DtLLENsEoER (Vichy). -

Voluminoso calcolo suppurato della vesdchdta biliare.

(~< Journal de Radiologie et d'Eiectrologie )), febbraio

1938).

Una donna di 55 anni è affetta da dolori continui localizzati al punto cistico, ac· compagnantisi a febbre, senza ittero, con fegato ingrossato e presenza di una bozza voluminosa al livello della cistifellea. L'esame radjologico eseguito senza alcun mezzo di contrasto, paziente in decubito ventrale, mette in evidenza un voluminoso calcolo )3 cui ombra è attraversata a metà dalla I24 costola. TI calcolo ha forma ovoidale, aspetto bernoccoluto, più spesso perifericamente. La sua dimensione raggiunge 5 cm. di altezz:~ per 4 cm. di larghezza. Sottoposta l'ammalata :~d atto operativo è stata repertata una vescichetta la cui parete era completamente addossata e modellata al calcolo. Di que~to non esisteva che una scorza dura mentre dal centro rammollito e nccrosato colava un pus estremamente ferido. Sembra che un calcolo simile non sia stato ancora osservato fin oggi. DE LuciA.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

O. Bus1Nco. -

IIOS

Contributi recenti della. radiologia italiana nd campo diagnostico.

L'A. in una interessante pubblicazione comparsa nel fascicolo di febbraio 1938 dd Paris Medicai fa una accurata disamina delle recenti ricerche nel campo radiologico, do1·ute ad AA. italiani e mette in rilievo il CQntributo ver<tmeme notevole data alla tecnica ed alla diagnosi radiologica. Oltre che uno studio interessante, è una pagina di italianità poichè con un.a ricca documentazione l'A. dimostra come oggi l'Italia si trova nel campo radiologico all'avanguardia di tutti i paesi civili. Dopo una breve rassegna delle ultime pubblicazioni che hanno veduto la luce per opera di valorosi radiologi italiani (Perussia, Busi, Bertolotti, Cignoloni, Dall'Acqua), l'A. si sofferma sui vari capitoli che sono stati particolarmente studiati in questi ultimi anni da AA. italiani e precisamente: 1° - Pleure. E' un nuovo capitolo di radiologia, messo in luc.e dalla scuola di Palmieri, che con opportune proie-t:ioni riuscì a mettere in evidenza in soggetti normali una sottile stria opaca da riferire quale immagine della pleura parietale. Lo stesso A . ha stabilito i caratteri della pleura normale, e le modifìcazioni che si determinano in condizioni patologiche. Le conoscenze sulla pleura parietale sono dovute alle ricerche del Prof. Busi e della

sua scuola, mentre la pleura diaframmatica è stata oggttto di accurate ricerche dd Prof. Brunetti, Lenarduzzi ed Ottolengo che hanno messo in evidenza il seno costo diaframmatico posteriore, mentre quello anteriore, segnalato per la prima volta dal Prof. Busi, è stato messo in evidenza da Ottolengo e da Galifì. Ed ai lavori della scuola di Busi e di Maragliano si deve la conoscenza della pleura diaframmatica. 2'' - Mediastino. Alle ricerche di Condorelli si deve la cono~cenza radiologica di questa importante regione. Egli, introducendo aria filtrata dalla fossetta giugulare determinò una bolla trasparente tra pericardio e faccia posteriore dello sterno, esami· nando così gli organi contenuti nel mediastino allo stato normale ed allo stato patolo gico. E la tecnica adoperata consente una esat~a diagnosi differenziale, e si dimostra particola rmente utile nella diagnosi di pericardite fibrosa . 3° - Radiochimografia. - In questo campo di ricerche radiologiche si sono parti. colarmente distinti Gignolini e Perona. Gignolini è l'A. di un metodo personale che offre vantaggi sugli altri metodi in uso presso le scuole di radiologia straniera. Con il ~uo apparecchio si eliminano molti inconvenienti che si verificano con gli altri analoghi

apparecchi. Gli AA. citrati, in due notevoli monografie, hanno documentato le applicazioni cliniche della chimografìa ed illustrato il metodo italiano. 4° - Statigrafia. - E' un recente metodo diagnostico, così chiamato da Busi che consente di ottenere la visione di un piano situato in una regione qualsiasi del corpo. Questo metodo è stato realizzato da Vallebona, facendo girare un sistema rigido com· posto dal tubo e dal film attorno alla parte di cui si vuole otten~re l'immagine. La statigrafia è praticata nelle cliniche straniere, ove è chiamata diversamente: plani grafia, temografia, ecc. La priorità italiana del metodo, che ha dato luogo a qualche controversia, oggi t: unh·ersal mente riconosciuta a Vallebona. 5° - Co/ecistografia rapida. - Questa ricerca è stata proposta da Antonucci alcuni anni or sono. Il metodo consiste nell'introdurre per via endovenosa una soluzione di glucosio immediatamente dopo l'iniezione di tetraiodio. Dopo l'introduzione di queste

sostanze nell'individuo sano l'opacità della vescichetta biliare si manifesta dopo circa mezz'ora, per diven tare ancora più appariscente verso la ~<.'conda ora, mentre dopo tre ore l'opacità diviene sempre minore. I vantaggi con questo metodo consistono nella rapidità della preparazione del malato, nella brevità del tempo richiesto e per l'importanza quale diagnosi differenziale di alcune affezioni della vescichetta biliare. 6 -

Ciomalr di mcdidna

militar~ .


II06

RIVISTA DELLA ST,\MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Questo metodo è stato già accolto ovunque con universale favore e per la sua semplicità contribuirà ad una maggior diffusione della c.olecistografia. 6° - Cattità peritonea/e. - Una serie di riéerche sperimentali sono state intraprese da Nicolosi allo scopo di rendere visibili gli organi contenuti nella cavità peritonc:dc con iniezioni intra-peritoneali di thorostrat, che diffondendosi nelle pliche delle anse · imestin~1li determina sul radiogramma delle particolari immagini, diverse in condizioni fisiologiche e patologiche, e tali da poter essere con questo mezzo opportunamente differenziate. Il Nicolosi chiamò questo metodo peritoneografia. Tale indagine radiologica · è destinata di certo ad una sempre più larga applicazione e la sua particolare utilit3 si appaJesa sopratutto nei processi aderenziali, nei quali la tecnica radiologica abituale :~doperata finora si era dimostrata insufficiente o con scarsi e mediocri risultati. DASTOLI.

NEURO- PSICHIATRIA M.

Cisticerco racemoso della base e mtningite da cisticerco. Contributo clinico ed isto-patologico. (cc Rivista sperimentale di Freniatria », fase. II, 1938-XVI).

FELICI.

Sulla scorta di un caso personale accuratamente seguito in vita e poi studiJto autopsicamente ed istologicamente, l'A. prende in erame tutta la questione della cisticercosi cerebrale. Egli si soffcrma principalmente a differenziare il cisticerco racemoso della base (con concomitante reazione meningea) dalla leptomeningitc da cisticerco: forme morbose assai vicine fra di loro - e talvolta associate - , che è opportuno tener distinte e non solo da un punto di vista dottrinario. L'A. traccia con cura particolare il quadro clinico, anatomo-patologico ed istolog ico delle due affezioni, ne illustra le rispettive differenze sintomatologiche sulla base dei fondamenti isto-patologici, e, nella sua dettagliata disamina, passa in rivista tutta la letteratura dell'argomento. Ncll:~ forma lcptomcningitica si osserva una iniziale, costante cefalea accompagnan tesi spesw a vomito, alterazioni del fondo oculare, torpore mentale, decorso progressi,·o di breve durata. Nella forma raccmosa, invece, il decorso è intermiueme e lungo (anche lunghissimo, di parecchi decenni), caratterizzato da non gravi episodi mcningitici, da accessi epilettici distanziati in lunghi intervalli. da incostanti alterazioni dd fondo oculare c da tendenza al decadimento mentale progressivo. Quanto alla terapia, è preconizzato l'intervento chirurgico largamente dccom· prcssivo che consente l'attenuarsi dci fenomeni meningitici e, talvolta, una prolun· gata sopravvh·enza degli infermi. CARLO R rzzo. A. SALMON. -

Il problema del sonno. ((! Rivista di Biologia l>, fase. l, '938-XVI).

L'A ., ben noto indag:nore ed illustratore dci fondamentali problemi biologici imperniati sul sistema vcgctativo e specialmente sulle strutture diencefalo-ipofisaric. riassume in questo lucido articolo i suoi molti lavori sull'argomento del sonno: 1:1\·ori che abbracciano 35 anni di attività scientifica c che vennero già coordinati in un volume (cc La fisiopatologia del S<Jnno >l, Bologna, Cappelli, 1930). Nel presente articolo l'A., dopo avere nccennato all'inadeguatezza delle antirhc teorie sulln fisi(}. e p:nogcncsi del sonno (teorie invocanti, di volta in volta, elementi tossici . cercbro-ischcmici c psichici), espone sistematicamente i principali fatti che hanno contribuito alla moderna impostnzionc, su basi prevalentemente vegctative, del !lroblcma ipn ico. cd alla sua soluz ione.


RIVISTA DELLA STAMPA YIEDICA ITA LI ANA E STRANIERA

II07

L'A. passa, successi va mente, in rassegna i caratteri biologici del sonno, la Slla u:nura vegetativa, i suoi rapporti col sistema endocrino e col mese-diencefalo (oYe t: ormai ben nota l'esistenza di un centro rcgolatore dell'attività veglia-sonno). Quindi si sofferma sulle correlazioni diencefalo-ipofìsarie di natura mista, neuro-endocrina, nonchc sulle connessioni conico-diencefaliche (correlazioni e connessioni di capitale importanza per la esatta comprensione dell'argomento); infine egli si trattiene sul meccanismo del wn no e sulla patogenesi degli svariati disturbi della funzione ipnica. La veglia - riassume lucidamente l'A. alla fine ddla sua accurata trattazione sarebbe condizionata dalla predominanza deglj stimoli psico-affcttivi d'origine corticale che eccitano i nuclei diencefalici, i! sonno dalia preùominanza degli ormoni ipofìsaxi moderatori della loro attività. La principale ~ama del sonno è la veglia, che implica un 'intossicazione lenta e progressiva del nostro organismo determinante un aumenw della .funzione ipofisaria, sensibilis~ima ai prodotti tossici del metabolismo organico, un aumento quindi dei suoi ormoni ipnogeni. Il sonno, a sua volta, rallenta il metaholismo organico, diminuisce la produzione delle sue tossi ne e degli ormoni ipofisari; di qui l'esaurirsi della funzione ipnica e il ritorno della veglia. La veglia, quindi, provoca e predispone il sonno, come il sonno predispone alla veglia; di qui la periodicità dci due fenomeni, strettamente legata ad un fattore vegetativo ormonale. Queste vedute si accordano con la patologia del sonno, la quale ci dimostra Ja frequenza con cui i disordini di questa funzione seguono alle alterazioni diencefaliche. J quelle corticaii, alle lesioni, infine, dell'apparato endocrino, particolarmente dell'ipofisi, la cui funzione si connette strettamente a quella dei nuclei diencefalici nella regolazione del sonno, come nella regolazione di altre funzioni vegetative (diuresi, termogenesi, adipogenesi, ecc.). CARLO RIZZO. LEHMANN - FACIUS. Sull'esame diagnostico dd liquor nella schizofrenia. (« Klinische Wochenschrift >>, n. 47, 20 novembre 19_37). Come le ricerche di Fungcld hanno· provato, il fondamento isto-patologico della schizofrenia è costituito da un fine processo organico distruttivo di determinati strati Jella corteccia cerebrale. Ora l'esperienze, che il dott. Lehmann-Facius ha praticato, con particolare tecnica, in un migliaio circa di casi, mirano a ~tabi l ire le alterazioni umorali nel liquor dei dementi precoci, indotte da tale speciale disorganizzazione cerebrale. Partendo dal presupposto della spedfìcità immunitaria biologica di organo del cervello (ricerche di Brandt, Guth, R. Muller), legata al contenuto in lipoidi di esso, e della formazione, nella schizofrenia, di speciali anticorpi cerebrali, cioè di sostanze provocate dalla disorganizzazione della corteccia c che si rivolgono contro gli stessi componenti organici cerebrali dell'individuo sano, l'A. ha ideate una reazione di flocculazione nel liquor, che chiama reazione dei lipoidi cerebrali. I particolari della tecnica non sono precisati, ma condizioni preliminari sono che l'antigene, costituito da una frazione lipoidea fosforata di estratto di cervello normale, sia posto a reagire con il liquor in esame trattato in precedenza con etere, per allontanarne certe sostanze eter-solubili che ost:Jcolerebbero la reazione. A questo, che l'A. chiama metodo fondamenta le, ne serve di controllo un altro che egli defirusce « d'impedimento >l, nel quale si pongono a re:tgire estratto etereo dici liquor in esame, liquor-test di ammalato certo, estratto di cervello: mancando qui il preventivo trattamento con etere, non si avrà la flocculazione, per la presenza della sostanza cosiddetta d'impedimento che è eter-solubile. L'uno e l'altro metodo s'integrano ed interferiscono a vicenda e, mentre nel primo la flocculazione dimostra la positività della reazione, di questa ne è la riprova la mancanza di flocculnionc Jllcl


II08

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA NA E STRANIER A

secondo, dovuta alla presenza della sostanza d'impedimento, che condiziona l'esito negati vo della reazione. Questa reazione è specifica perch~ riesce negati va se il liquor in esame si pone :1 contatto con estratti di altri organi e, pur non avendo valore assoluto dal punto di vista etiologico, ne ha uno validissimo per quello diagnostico d ella schizofrenia, essendo r isultata positiva nel 95 % su 238 casi esaminati, laddove è risultata quasi sempre negauva nelle psicosi di altro genere (0,3 % in 357 casi) e in varie malattie organiche del sistema nervoso (4 % in 415 casi). In queste ultime, considerate poi singolarmente, s i è visto un forte tasso percentuale di positività nella sclerosi multipla (24 %) e n ei tumori ( 19 %), il che non stupisce, anzi conferma le premesse, quando si pensi che tali processi si accompagnano a distruziol}e di sostanza nervosa. D'altra parte, in una piccola percentuale di schizofrenici, in cui la reaz ione fu negativa il 5 %, essa fu modificata nel corso del trattamento solfo-terapico nel quale., d opo il rialzo termico, si ebbe il cambiamemnto della rea zione in positiva. Essa fu poi sempre negativa nelle psicosi degenerative ed involutive in genere, che non si accompagnano a nessuna evidente decomposizione della sostanza cerebrale. L' A. infine conclude accennando appena alla utilizzazione prognostica della su:J reazione, le cui ri cerche sono tuttora in corso. AccARDI.

OFTALMOLOGIA D. C.nTANEo. - Rdinosi angiosclerotiche e angiospastiche. (« Annali di Ottalmologi:J e Clinica Oculistica )), n~ IO, ottobre 1937-XV). L'A., basandosi su numerose os~ervazioni personali e su deduzioni patogenetiche cii ''arì studiosi, riunisce in tale vasto capitolo le alterazioni degenerative della retina, d i pendenti da disturbi anatomici o funzionali dei vasi reti n ici. Fra le più importanti affezioni della retina, che, per la loro patogenesi essenzi:Jlmente vascolare, rientrano fra le retinosi, si sofferma a trattare, dando per ognuna un quadro sintetico ma completo ed aggiornato, specie per quanto si riferisce alle vedute patogenetiche dei numerosi AA., sulla retinite circinata di Fuchs; sulla retùzitc e.<sudativa maculare umile di Coppez e Danis; sulla degeneraz;onc discij01·mc della macula di Junius e Kuhnt ; sulla rctinite centrale capillarospastica di Horniker; sulle capillariti rctinichc di Bailliart. Nella rctinitc circinata di Fuchs, ca ratterizzata oftalmoscopicam ente da un a zona g iallo-grigiastra estesa alla regione maculare e perimaculare e racchiusa in un anello d i chiazzette biancastre, aperto dal lato temporale e nasale, l'A., avvalorando i reperti a natomo-patologici dei vari AA., che hanno cercato di chiarire la genesi delle chiazzette biancastre, con dat.i clinico-st.·uistici, in cui l'arteriosclerosi figura in alta percentua le, propende a considerare le alterazioni come dovute a degenerazione lacunare del tessuto retinico da lesioni sclerotiche dei vasi coroideali e retinici. Nella retinitc essudativo macularc sctzile, consistente in un focolaio essudati vo a lento s,·iluppo della macula, associato ad emorragie transitorie ed a depositi di pigmento t: conseguente scotoma centrale o paracentrale, accanto ad AA. che ne riconoscono senz 'altro l'origine arteriosclerotica, ve ne sono :Jitri che la ritengono come uno stadio delle a lterazioni che determinano la retinite circioata. Analoga a tale forma è la degcncrazio1zc discìformc della macula, descritta nel 1926 da Junius e Kuhnt e determinata, secondo l'opinio ne di vari AA., da una sclerosi vascolarc. Il Rintelen (19.37) in un caso di degenerazione maculare con ateromatosi di tutti i \'JSi del corpo potè rilevare istologicarnente una degenerazione ialina della bmin:J vitrea con scn ~:tante tr:Jsudato e proliferazione dell'epitelio pigmentato.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

II09

La t·etinite centrale capillm·ospastica, illustrata nel 1927 da Hornicker, si manifesta con uno ~cotoma improvviso, annebbiamento di vista, leggera riduzione del visus. All'esame oftalmoscopico a luce rossopriva si nota in primo tempo un leggero edema della fovea, associato a piccolissime emorragie dei sottili vasi maculari, che dh·entano più tortuosi; successivamente si ha scomparsa dell'edc:ma, aspetto marmorizzato della regione maculare, sulla quale spe~so compaiono delle piccole macchie biancastre. Horniker ritiene tale forma dovuta ad angiospasmo dei capillari della macula, in fatti nei casi osservati ha potuto rilevare una costituzione vaso-neurotica; ma non esclude la possibilità di rapporti con le degenerazioni retiniche a base arteriosclerotica. Il Bailliart (1934) ha descritto il quadro oftalmoscopico delle capillariti: piccole chiazze biancastre, variabili sia come dimensione che come nu mero, situate più frequentemente sulla regione papillo-maculare che alla periferia, a sede non superflci:~le in

quanto i vasi retinici passano al di sopra. l vasi retinici possono presentarsi ri9otti nel calibro o sinuosi nei rami maculari. Caratteristica è la dissociazione fra pressione omecale e retinica: colpisce infatti il rilevare in soggetti ipertesi una pressione diastolica retinica molto bassa. Il fondamento anatomo-patologico di taJi alterazioni sarebbe costituito da « formazioni lacunari occupate da un tessuto fibrinoso o da masse ialine » di origine vascolare. Alla trattazione di tali forme segue la descrizione di 17 casi studiati nella R. Cii· nica oculistica di Padova in modo esauriente, non solo per quanto si riferisce al dettagliato esame oculare ed all'e~ame clinico generale, corredato delle principali prove di laboratorio, ma anche per quanto riguarda la pressione arteriosa diastolica e sistolica omerale e retinica. Nei reperti oftalmoscopici (di cui 6 riprodotti artisticamente in cromolitografia) figurano costantemente quelle chiazzette biancastre osservate nelle capillariti e frequentemente le alterazioni delle regioni maculare e perimaculare, ricordate nelle altre forme degenerative. L'A. trova molte analogie fra le sue osservazioni e quelle dei precedenti studiosi c propende a considerare le alterazioni retiniche descritte come dovute a procesd degenerativi di origine vascolare e verosimile copscguenza di disturbi nutritivi del tessuto retinico da insufficiente .irrorazione sanguigna per ostruzione sclerotica o spastica dei vasi. Propone pertanto la denominazione di retinosi angiosclerotiche ed angiospastiche, che, a secondo dell'aspetto oftalmoscopico, divide nei 3 gruppi seguenti: t " - Retinosi angiosclerotiche ed angiospastiche maculari (comprensive delle deg-:nerazioni senili della macub - retinite essudativa maculare senile di Coppez c Danis, degenerazione disciforme della macula di Junius e Kuhnt - e della retinite centrale capillarospastica di Horniker). 2 ° - Ret:inosi angiosclerotiche e angiosp:~stiche paramaculari (retinite circinata di Fuchs). 3" - Retinosi angiosclerotiche c angiospastiche djst.eminate (in cUI potrebbero nunirsi le forme di capillarosi retiniche a chiazzette isolate o diffuse). PANDOLI'l.

l. N wscHiiLER. - L'uso della novocaina per infiltrazione in alcune flogosi degli annessi oculari. (1. Lettura Oftalmologica >l , n. 2, 1938-XVI). La ha compiuto un interessante studio su ciò che può in terapia la cura del dolore. In pazienti affetti da orzaiuoli, calazi suppurati, ascessi palpebrali, peridacriocis!Ìti c flemmoni del sacco l'A. ha praticato iniezioni di I, 2, 3 cc. di soluzioni di no,·ocaina al ~ o all'x % a seconda della profondità e della grandezza del focolaio flogistico ottenendo una risoluzione rapida dei fenomeni propriamente infiammatori oltre che scomparsa qua~i completa del dolore sia spontaneo che provocato. TEsTA.


I IIO

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

OTO-RINO-LARINGOLOGIA SERCER. -

Contributo su la formazione delle deformità del setto. (« Acta Oto-Laryn-

gologica >> , II, 1938).

Le deformità del seno na~:.tle sono un carattere razziale di differenziazione, a differenza degli :.tltri animali, e traggono ori gine dallo sviluppo del cranio. Quello um:tno si può considerare come l'ultimo gradino di un successivo sviluppo del cranio dei mammiferi. La stazione verticale induce una flessione del capo per portare l'asse visivo e il mm·imento dell'apparato ma~ticatorio sulla orizzontale, flessione che si effettua con un:.t arcuazio ne del la occipito-atl:>ntoidea e della base cranica (cifosi basilare di Virchow). La formazione d i quena cifosi costituisce sul piano sagittale un angolo aperto in basso: angolo sfenoidale. che dalla nascita alla pubertà va rimpiccolendosi. La stazione erett:t comporta inoltre riduzione del mascellare e ùcll'appar:>to olfattivo, impiccolendo anche l'angolo d i Huxley. La riduzione d i questi due angoli influenza in modo matematico il modo c il grado di S\'iluppo cranico : mentre il neurocranion si svilu ppa enormemente; lo splancnocraninn sotto la base si trova come pressato in una morsa : la lamina del setto vien pressata in senso s:tgittale e in senso verticale. Dalla misurazione di 82 crani l'A. ha notato un setto perfettamente diritto ri chiede un :mgolo sfenoidale di 140° ed un angolo di Huxlcy di 90°; nei setti curvi il primo si ri duce a 131" e il secondo sotto gli 86", il che è dimostrato su un modello costruito da ll'A. con la possibili tà di variare i suddetti angoli. Alla domanda postasi come mai le deformità del setto non si avveran o in ogni essere umano, quando ognuno per la ~tazionc eretta è soggetto a quelle tali modificazioni cr:xuiali di sviluppo, l'A. crede d i poter rispondere con le seguenti considerazioni : le deformità del setto non sono caratteri propri che si port:tno con la nascita, ma si formano nel corso delle modificazicni indotte d:tllo sviluppo; non si eredita un setto curvo, 111:1 l'apertura dcll':.tngolo basale e mascellare. Nei sog!?etti d i razza pura i setti dovrebbero essere d iritti, per armonia d i svilu ppo dell'angolo basale c mascellare e della superficie del setto. Secondo l'A. i setti curvi, deviati, :mgolari son conseguenza di miscuglio di rnze, di incroci. Angoli basale e mascellare e superficie del setto erano dci caratteri prorri di nric razze: la mescolanza dei tre fattori è causa di deformità del setto. R AFfONE.

BRu:-.<NER. -

I seni facciali neU'ostdte deformante dd cranio. (« Acta Oto-L:.uyngolo-

gica >> , II, 1938).

Il morbo di Paget (ostitis deformans) studiato radiologicamente fin dall'esordio da K. Weiss, mostra una fase di accrescimento (Umba u), una di calcificazione (Verkalkung) e l'ul rima d i ispessimento (Vcrdick un g) osseo. La c:wsa è un processo infiammatorio del tessuto osseo a et iologia ancor sconosciuta. l'cl cranio il m. P. mostra preferenza per la scatola cranica mentre con minor frequenza nttacca le ossa facciali. c quando queste sono prese, le c:.tvità paranas:1li tendono a rimpiccolirsi fì no a Ila scomparsa. In 24 r:-.diog r:tfìc di cr:tnio-P:tgt:t in '5 casi le cavità paran:tsali erano indenni; in 5 vi erano t:-.li alterazio ni da ::~mmcttere con certezza che il m. P. le interessa; in 2 casi esse eran o scom parse. I radiogrammi non mostrano solt:tnto il rim piccolimento d e i va ri 5Cni , qua nto il processo di occlusione progressivo ddle ca\'ità sinus:-.li: ispessirnento d dlr


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

IIII

pareti, formazione di osteofiti che suddividono le cavit~ in recess1 m cui la mucosa compressa fra le pareti a contatto, sparisce e l'osso si salda comparendo m massa compatta nel seno obliterato. Nei seni a pareri papiracee, a differenza di quelli a pareri spugnose, per mancanza o riduzione di canalicoli, non può iniziarsi il m. P. negli ~pazi midollari, ma vi si pro~aga dalla mucosa di ri vestimento. Anche con i rad iogrammi si è accertato che il riempimento delle cavità sinusali non si compie per ispessimento concentrico, ma per formazioni e.sostosiche, come SI .: detto : l'ostite deformante non porta solo al restringimento delle cavità, ma alla loro deformazione. Non senza importanza è anche la questione se per la occlusione delle cavità sinusali è necessaria la obliterazione dci canali di sc:~rico dei vari seni : è verosimile che così debba essere e a sostegno vi potrebbe essere una d imostrazione in senso contrario, che cioè per qua nto frequente sia il m. P. ad at taccare il temporale, non fu mai dato osservare un 'occlusione della cassa timpanica, vera cavità sinusale anch'essa, nè impiccoli mento del lume della tuba, suo dotto di scarico: una sola volta il Fischer ha notato ossicine affette da m. P .; anche la pneumatizzazione della mastoide nel m. P. non fu mai alterata. La ragione potrebbe trovarsi nel fatto che le c.1vità del temporale fino alle cellule mastoidee sono in comunicazione con la faringe ad essa connesse mediante la tuba, canale semicartilagineo, che permette il rinnovamento dell'aria nella cassa ad ogni atto respiratorio. I seni paranasali sono in comunicazione con lo spazio di aria del naso a tra\·erso foram i, che si occludono al minimo turgorc della mucosa, causando ipotensione ex vacuo nei seni che favorisce la neopla~ ia ossea, mentre la tuba, canale osseo-cartilag ineo nel m. P. non si potrebbe mai chiudere del tutto. Questa è un'ipotesi che spie!!a \·ercsimilmente il processo ostitico delle cavità sinusali, come è dato osscn·are, ma allo ~nato auualt:, rimane ancora un'iporesi.

D. Bo;o.;:-;AFous. - Considerazioni anatomiche su lo sviluppo dei seni frontali. (u Rcvue de Laryngologie-Otologie-Rhinologie n, n. 1, gennaio 1938).

La casistica clinica ha messo in evidenza due casi di pansinusite, il cui esame radio· gratico è sembrato all'A. degno di particolare interesse ed utile rendcrlo consapevole ai colleghi. Quando i sintomi erano qu ::!si identici dal punto di vista clinico, esistevano in uno, come si poteva constatare dalla radiografia, dei seni frontali fortemente sviluppati nei due terzi dell'altezza dell'osso frontale ed estendentisi lateralmente al di fuori dell'angolo esterno dell'orbita; al contrario nell'altro vi era ::ssenza totale dei sen i frontali. Ora l'esame dettagliato di ciascuna radiografia di pneumatizznione completa e di apncumatizzazione frontaìe merita .1lcune considerazioni. Si constatano in efft:tti, nell'osso fronta le pneumatizzato, cavità multiple ben separate da setti completi diffuse a tutta l'estensione del seno e confinanti alla parete su periore dell'etmoide sottile e molto larga. E' da notare a ncora che la corticale è poco ispessita. La presenza di più seni frontali è facilmente spiegabile se si ricorda la pneumatizzazione etmoidale descritta da Mouret. I 3 gruppi di cellule costituenti l'etmoide anteriore: gruppo della bulla, gruppo unci-ungueale e gruppo del meato medio propriamente detto, sono suscettibili di sviluppare la loro pncumatizznione nell'interno dell'osso frontale, costituendo così ciò che viene descritto sotto il nome di seno fronta le. E' dunque possibile d i avere, in certi casi di pneumatizzazione particolarmente svilu ppata, sci


III2

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

seni frontali, tre per lato, per cui l'immagine radiografica offrirà l'aspetto che uno degli ammalati osservati dall'A. presenta. Altrettanto interessante è l'altra radiografia, perchè essa mostra la possibilità di una assenza totale di pneumatizzaziont: frontale. In questo ammalato, in effetti, l'osso frontale è compatto in tutta la sua estensione, mentre gli etmoidi hanno una pneumatizzazione assai completa come nel caso precedente, con un diametro trasversale grande com:: nell'altro ammalato. Un'altra constatazione s'impone ancora: l'abbassamento, nel secondo caso, della parete superiore dcll'ctrnoidc, per cui il diametro verticale è assai inferiore a quello del precedente ammalato. Questa parete superiore è, d'altra parte, assai obliqua dall'alto in basso e da dietro in avanti, e la cavità cranica sembra procidentc nelle due cavità orbitarie. Se si ricorda che questi ammalati presentano sinto~i clinici presso a poco simili, e particolarmente dolore spontaneo alla regione frontale e dolore alìa pressione all'altezza dell'angolo interno dell'orbita, si giudica subito l'importanza dell'esame radiografico sistematico dei seni frontali da una parte, e dall'altra una tecnica operatoria di sicurezza. Questa tecnica, che è quella della scuola dell'A., comporta un punto di repere di trapanazione costituito dalla sutura fronto-maxillo-nasal. Essa permette di penetrate in un seno assai piccolo a volte, c, attraverso l'orifizio di esplorazione, ci si può rendere conto esatto della importanza della cavità fronta le. Ma esaminando queste radiografie ci si domanda se, anche con l'indicazione di sicurezza, in un caso eccezionale come quello di procidenza della cavità cranica, non si rischierebbe di cadere direttamente sulla dura madre, e questa considerazione rende ancora più imperativo l'esame radiografico dei malati portatori di sinusiti frontali.

s. VITAI.E. }osEF SPIRA. La tubercolosi Iaringu di origine ematogena. (<• Revue de Laringologie, Otologie, Rhinologie )), n. 2, febbraio 1938). L'A., considerando tutti i casi che ha osservato nell'ospedale ebraico di Craco,·ia e nel sanatorio degli stabilimenti municipali della stessa città, arriva alle seguenti conclusioni. La forma ematogena della tubercolosi laringca può cominciare sia all'inizio della iaringe che nell'interno di essa. La prima forma si manifesta generalmente fin d<!l suo inizio con dolori acuti. Si può constatare un edema gelatinoso nelle parti esterne della laringe prodotto da un processo essudativo. I polmoni di questi ammalati sono n ella maggior parte affetti da tubercolosi ematogena molto avanzata, a volte con sintomi di ulcerazionc. Il corso di questa forma laringea dipende dalla forma polmonare e dallo stato immuno-biologico dell'organismo. Se le forze dell'infermo si esauriscono, la malattia diviene subito mortale. In caso contrario l'aspetto della laringe cambia e le parti alter:ne di,·cngono più carnose c fibrose, e ciò è prodotto probabilmente da formazioni protlmti,·e. In connessione con questo processo si ha che i dolori diminuiscono, ed a \'Olte scompaiono completamente. Es:>minando l'infermo in questo stadio della malattia si resta sorpresi per il contrasto che esiste tra lo stato generale buono, anche l'ammalato dire di sentirsi molto meglio, e la estensione del processo. che, molto spesso, attacca la maggior parte della bringe. Qualche volta, tuttavia, ha luogo un aggravamento dello stato generale caus:no dallo sviluppo del processo polmonare: ed allora compaiono sintomi d"intossicazione, aumenta la febbre, e, nello stesso tempo, compare un nuovo focolaio ndb laringe, che nuovamente presenta il carattere essudativo.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

III3

La seconda forma comincia generalmente nell'interno della laringe, abitualmente sulle corde, più raramente sull'epiglottide, e si manifesta con infiltrazione, che, a volte in seguito, si ulcera. E' questa una forma leggera, che, dopo un periodo di tempo più o meno lungo, volge alla guarigione. Nei polmoni di questi ammalati si possono constatare leggere forme di tubercolosi ematogene. A volte anche queste forme si aggravano c divengono mortali. Infine l'A. discute della prognosi e del trattamento della tubercolosi laringea d'origine ematogena. VITALE.

s.

A. ZAKRzEMsKJ. - Sul trattamento delle otiti croniGhe col cloro. (<< Revue de L1ryngologie-Otologie-Rhinologie », n. 2, febbraio 1938). L'A. ha osservato il risul tato terapeutico in 64 amm~lati. I casi comprendevano differenti forme di otiti croniche e di suppurazioni po~t­ cperatorie. Egli ha descritto con dettaglio l'apparecchio per la produzione del g11s e per l'introduzione di quest'ultimo nell'orecchio. Le sedute avevano luogo due volte per settimana. L'introduzione del cloro durava qualche minuto. Per ogni orecchio veniv:1 iniettata una dose che variava da 10 a 15 eme. di gas a concentrazioni diverse. Per ottenere poi una concentrazione più deholc faceva una miscela di gas misto ad aria. L'A. dice di aver constatato spesso un effetto favorevole nella maggior parte degli ammalati dopo qualche seduta solamente; c la fetidità della ~ecrczione osservata nella maggior parte dei casi scompariva molto presto dopo il trattamento detto avanti.

s. VITALE. DERMO-SIFILOGRAFIA KINDBERc M. LEON e LAPIN G. cale », n. 41, 21 maggio 1938).

Gomma sifilitica del polmone. (« La Presse médi-

Viene presentato un caso clinico di una donna dell'età di 27 anni, senza precedenti patologici ereditari o fami liari, che all'indagine radioscopica e radiografica presenta una imagine cavitaria, ovalare, a pareti ispessite ed omogenee, nella parte media del campo polmonare di destra, con accentuazione. del disegno polmonare di tutto il lobo inftriore d i questo lato. Nella proiezione laterale detta cavità è situata dietro l'ilo, nella porzione inferiore del lobo superiore. Con lo studio stratigrafico fu possibile precisarne le dimensioni e la distanza dalle pareti toraciche. Nulla si riscontra all'ascoltazione ed: all'esame obiettivo degli altri organi ed apparati; stato gene rale mediocre, lieve temperatura febbrile serotina con sudori notturni. Negativa risultò la ricerca del bacillo di Koch nell'escreato, negativa la prO\'J biologica nella cavia. Cutireazione:: positiva. Succcssivamt>nte, essendo stati notati fatti !'ele.rotici cicatriziali al palato duro, rinite purulenra, ed un tumoretto ad un'arcata sopraciliare con · micropoliadenopatia bilaterale cervicale, fu sospettata la lue e difatti la Bordet- Wassermann e la H echt risultarono fortemente positive. Dopo opportuno trattamento specifico, la gomma del polmone regredì rapidamente nello spazio di tre settimane e sui radiogrammi si mostra con l'aspetto di una cicatrice stellata. Radiologicamente la gomma solitaria del polmone si presenta sotto tre aspetti caratteristici: 1° opacit.1 rotondeggiaote (gomma in fase iniziale); 2° imagine cavitaria; 3° imagine cicatriziale nodulare o stellata (gomma in fase di guarigione). Il caso esposto, di molto interesse pratico, ha importanza per lo studio radiologico ottenuto con la stratigrafia, che ha messo in evidenza l'aspetto caratteristico delle pareti e la classica trasformazione in cicatrice sclerotic:~ stellata. FALCONE.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanltll militare oel settembre 1938-XVI)

ANCONA + Capitano medico 0TIAVIO PANSERA: La lebbra; sua distribuzione geog,·afìcu r1e/le colonie cd in Italia. Decorso e cura. L'O., espone brevemente l'eziologia, il decorso, la patogenesi e la cura della !ebbra, illustra alcuni casi osservati !n A. O . I. durante la conquista dell'Impero. Riferisce quindi sulla sua distribuzione geografica nelle altre colonie, esponendo per ultimo d ei casi osservati in Sardegna e ricoverati presso il lcbbrosario di Cag liari.

*

ANZIO (Campo san. clim. militare) + C:~pitano medico T oMMASO SA:--~nno: colosi de/l'os.<o ioide.

Tuber-

L'O. s'intrattiene wlla non comune, se non eccezionale localizzazione ddl':niezione r.b.c., che perviene all'osso ioide per via ematica e linfogena e sull'estrinsecazione consecuti\':1 dell'ascesso freddo ossifluente nella borsa mucosa di Boyer, distenden.lonc le pareti che funzionano poi da barriera. L'ascesso freddo si manifesta con una tumefazione molle elastica, grande su per gi ù guanto una noce nella regione sottoioidea compresa fra il margine inferiore dell'osso ioide e quello superiore della cartilagine tiroide, ai lati della linea mediana nel piano sottofacciale, <1derente al tubo laringeo e alrosso io idc di cui segue i rno,·imcnti durante la dq:!lutizione con senso di lieve costrizione al li vello della faringe. Parla dd lc quattro forme ltnatomo-patologichc (igroma t.b.c. con essudato sicroso, igroma con corpi orizoidei, forma fungosa proliferaùva e senza versamen to, ascesso fredùo del la borsa mucosa) e della diagnosi differenziale colle linfoadeniti t.b.c. dd collo, colle lesioni t.b.c. delle cartilagini laringec, colle cisti congenite del dotto tireoglosso, col lobo tiroideo aberrante colpito da gozzo cistico, coll'ascesso freddo da spondil itc cervicale. Cura: svuotamento mediante aspirazione, cure generali e specifiche.

*

BOLOGNA + Primo capitano medico MICHELE CALIENDO: Semeiotica dell'apparatcvestiholare. L"O. espone alcune considerazioni critiche riguardanti l'applicazione dei vari mezzi di stimolazione ddl':tpp:mno vestibolare, soffermandosi soprattutto a discuterne il m eccanismo fi siolog-ico di azione, le possibili cause di errori, la ,-alutazionc semeiotica dei rifkssi ,-estibol:~ri, ccc. L'O., sulla b:~sc di considerazioni fisiologiche c sernciotiche, indica i metodi Ji Veito c di Buys-fischcr come i più indicati ed i più esatti rispetti vamente per la stimolazionc termica c per quella rotatoria.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CL!:-IICHE NEGLI OSPEDALI MIL!Tt\RI

:::us

+ Maggiore medico AuRELIO DE M ,,RJ:"IS : Cura chirurgica dell'angina pectori; lOTI

la tiroidectomia.

L'O. enumera le cause e descrive i sintomi dell'angina pectoris. Illustra i risultati tcrapeutici della tiroidectomi:~, tot:tle e parzi:~le, documentazioni cliniche riportate da alcuni AA. Precisa le indicazioni operatorie.

Jn

base alle

+ Maggiore medico PASQUALE VnusC HJ: Procedura e criteri in materia di infortunl.'lica militare.

LIVORNO

*

+ Sottotcnente medico prof. A ucusTo MlCH ELA7.Z J: l disturbi del rumo

cardiaco nella pratica medica. L'O. premette alcune fondament:tli noz ioni di fìsiulogi:J del mioc:trdio per quanto concerne il ritmo del cuore. Dopo una esposizione schematica d ci disturbi del ritmo, tr:uta più diffusamente, e da un punto di vista eminentemente pratico, delle forme di aritmia che più facilmente si incontrano nella pratica: extrasistoli, fibrillazione auricolare, disturbi di conduzione. Di ognuna di queste forme, parùcolarmente, lumegg ia i criteri di:tgnostici, prognostici e tcrapeutici, ponendo in particolare rilievo il diverso significato che può assumere un medesimo disturbo del ritmo a st·cond:~ delle condizioni p:aogenctiche c he lo determinano.

·;-=-.w: -~·:----


RIVISTE MEDICHE MILITARI - - --'

Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIV, fase. VII-VIII, lugli~ agosto 1938-XVL

Mauani: Ossen·azioni su di una piccola epidemia di amebiasi intestinale mani fcstatasi a bordo di una torpediniera. A ndrendli: Il quadro ematico striale di Sato e Yoshimatsu. Moise : R icerche epidemiologiche e sperimentali sulla trasmissione e patologia Jdla febbre ricorrente in Somalia. . Mcnghetti: L'autoemoterapia nell ' ulcera tropicale. Magliano e Azzi: Epidemia di dengue sulle coste della Migiurtinia durante le opera zioni per la conquista dell'Impero. Conti: La flora batterica negli ambienti ad aerazione normale ed in quelli ad aria condizionata .

.Rivista di Medicina Aeronautica. -

Ufficio centrale di Sanità. Ministero ddl"Ac ronautica, Roma. Anno l, N. 2, settembre 1938-XVI.

Lo Monaco Croce: Il comportamento della temperatura intr:lpolmonare in animali sottoposti ad alta pressione barometrica. Reviglio: La ricerca con l'indagine radiologica sistematica della tuberco losi nei piloti militari. P era: Re~istcnza dell'orga nismo umano alle variazioni rapide del la pressione u an.r

metrica.

BuUdin Intemational des Scrvices de Santé des Armécs dc terre, de mer d de l'air. - Pubblicato dall' <l Office I ntcrnational de Documcntarion de Médccine Milita i re », Licgi (Belgio). N. 8, agosto 1938. X Congresso internazionale di Medicina e Farmacia mili tare (Washington, 7-15 m aggw 1939)· StatutO del Comitato internazionale di Medicina e Fdrmacia militare. Vollenweidcr: L'utilizzazione dei soccorsi volontari e degli ospedali ciYili nd ~ervizio sanitario di g uerra in Svizzera.

Rivista internazionale. Ufficio Ùltemazionale di documentazione di Medicina milùare: Schede biblitr grafiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare.

N. 9, settembre 1938. X Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare (Washington, 7-15 m aggio ' 9.39)·

Sttlu'l/ean u: Il periodo del tifo esantematico. Rit,isla internazionale. U jfù·io intemaciona/e di documentaziorte di Medicina militare: Schede hj bl io.l!rafiche. Ri,·istc mediche militari.


RIVISTE MEDICHE MIUTARI

II IJ

ARGENTINA .

Rivista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres. Anno XXXVII,

giugno 1938.

Galli : Relazione della Direzione generale di Sanità per l'anno 1937 (continuazione). Ontaneda, Pasqualini c Ferloni: Reumatismo poli articolare acuto e reazioni alle rubercoline. Lagomarsino e Dal Lago: Spondilite gonococcica. Velazco: Drenaggio chiuso della cavità plcuric:~. Quero/: Considerazioni su dj un caso · di nevrite ottica retrobulbare nnogena, curata con trattamento medico per via nasale. Luglio 1938.

Galli: Relazione della Direzione generale di Sanità militare per l'anno 1937 (con tin uazione). Vidaurreta: La vaccinazione antitubercolare. D' 0/iveira Estevcs e Bonnct: Assistenza sanitaria acr.ea d'urgenza nella Paragoni:!. Bcrgerel: Effetti fisiologici della velocità e dei cambiamenti di velocità nel volo. BELGIO .

Archives Bdges du Service de Santé de t• Arma . -

Redazione: Ospedale militare,

L iegi. N. 8, agosto 1938.

W ustefeld: La rachianestesia. N. g, settembre 1938.

Sim on: Studio sull'azione dell'hopcalite su differenti gas (CO, coz, H \ CZ, H 2). FRANCIA .

Rcvue du Servicc de Santé Militairc. -

Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 6, giugno, tomo CVIII, 1938.

Millischer: Studio eziologico, clinico e profìlattico della rabbia. Mccrsscman: L'esplorazione funzionale del fegato e la diagnosi di insufficienz:J epatica. Lculicr: Sulla costituzione chimica degli alcaloidi dell'oppio. Fase. r, luglio, tomo CIX, 1938.

Baudet: Studio di alcune forme d'infezione muscolare dovute a stafìlococchi presentanti un'evoluzione a freddo. Bonncr: Trattamento delle fratture della clavicola. Georgcs: Storia dell'ospedale militare di Nancy.

Archives de Medecine d Pharmacie Nava.les. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Parigi. Fase. 2, aprile-m:~ggio-giugno, tomo CXXVII, 1938.

Gouriou: La vita e l'opera di Bérenger-Féraud. Berge: Stuùio sul gonococco t: la ùiagnosi batteriol()gica ddl'in(eziont: gonococcica (contùmazion~ e fine).


III8

RIVISTr MEDICHE MILITARI

Qurrangal d es Essarts: Febbre tifoidea al porto di Brest durante la guerra. Goda!: Blenorragia e chemioterapia (nell'uomo). Gautier e Fayein: Chemioterapia della blenorragia.

GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell' esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Mcdizinischen Referante nbliitter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 8, agosto 1938.

W ertmann: Ernia della parete addominale, e causa di servizio. Kindler: Lesioni del timpano da esplosione, e loro postumi. Steuber : Perforazione trauma tica del diaframma. Schmidt: Morte da embolia delle coronarie in apparente perfetta salute, con particolare riguardo alla questione della causa di servizio. Drenkhahn: Sulle neurosi cardiache. Kaliebe: Prognosi delle affezioni cardiache nei giovani. Schlichting: Prevenzione delle malattie - a frigore - mediante il chinino . Lepel : Mcningite c. s. epidemica c sepsi meningococcica . .\4athew.c: Vaccinazione contro il tifo pctecchiale secondo Weigl. Mergelsberg: La terapia combinata con I'Uiiron. Hei11tschd: Sul trattamento dell'uretrite primaria non gonococcica. Vespermann: I compiti dell'ufficiale medico nella difesa contro gli aggressivi chimici.

GRAN BRliTAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps. -Edito da John Bale, Sons and Danicllson. Ltd. Londra. Fase. agosto 1938. Glyr111 : Il trasporto di feriti per via aerea. Leigh Sift,er c Oxon: Terapia e profilassi di malattie professionali nelle fabbrich e d'imbottitura. Stervart Middleton: La distrofia neuro-ectodermica. Kinneat·: Addestramento sull'ambulanza territoriale da campo. Archer: Proteus Muar iwlato da un topo. Editoriale: L'influenza. Be11net: Relazione d i un caso d'idrocele otitico. Thompson : Mezzo di trasporto per un caso grave. Kemthorne: 11 servizio snnitario in Germania durante la guerra dei sette anni.

POLONIA.

Lekarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Sen·izio sanitario. Centrum Wyz.skolenia; Sanit . Gornoslaska 45• Varsavia. N. T, luglio 1938.

Kucharski: Obesità c li pomatosi. Loro cura termale a Ciechocinek. Luba: Sifilide tardiva Jd sistema epato-splcnico. Zolcd z iowski: Ria~sorbimento delle emorragie del corpo vitreo.

N. 2, agosto 1938. Gergovich: L'influe nza dell'elemento tattico sul fu nzionamento del serviz io sanit:lrio della di\'isione di fanteria (continuazione).


RIVI~TE

MEDICI l E MIUT,\RI

III9

Zoledz iowski : Ri:~sscrbimento delle ernorr:~gie del corpo vmeo (continuazione e fine). Gorz korvski: Anomalia delle estremità superiori. Litynski: Infezione da :mguillula intestina!<::. Sobocki: Un caso di agranulocitosi con evoluzione benignl. ROMANIA.

Revista Sanitari Militari. -

Redazione e amrninistr:JZiene: Ospedale Militare " Regina Elisabeta », Bucarest. Fase. 6, giugno 1938.

Nicolau : La para-immunità nel campo delle rn:da ttie determinate da ultra virus. Nicoleanu e Dumitrescu: Un caso di morbo di Duhring. Gilorteanu e Atanasiu: Sui tumori della parete addominale. Fascicolo 7, luglio 1938.

Stroian, Sonea e Epure: Eritema nodoso trattato con t ubercolina in soggetto tubercoloso di vecchia data. Znmfir D., Zamfir C. c Tomescu: Considerazioni su di un caso d'eretismo cardiaco di natura tiroidea. Zamfir D. e Tomescu: Bronchite emorragica da spirochcta considerata come fattor e eziologico della bronchiectasia.

STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Muscum and Librar y, Washington. Volume LXXXIII, N. 3, settembre 1938.

Blanding : Le unità sanitarie della Milizia Nazionale. Fenton: La cura delle ferite oculari al fronte europeo. Weiuer: Ferite penetranti del torace: rebz.inne su di un c:Jso di ferita d'arma

òa fuoco. Vaughan : La pronlassi delle malattie veneree nell'esercito degli Stati Uniti. Parson : L 'ospedale S. E lisabetta. Mac Lane: Il 1° Corso addestrativo militare d i odontoiatria per ufficiali medici della riserva, tenuto a Chicago. Mn::.et: Animali (marini) pericolosi per l'uomo. Me/edy: Una cura semplice dd l'rpidermolitosi dci piedi.

T URCHIA.

Askeri Sihhye Mecmuasi. -

Rivista trimestrale di Sanità militare dell'esercito turco, c:dita dall' Ispettcrato d i Sanità. St.1mperia della Sanità milita r e, Costantinopoli . N. 24, ottobre 1938.

Sokuliu : Trattamento chirurgico della bronchiu:tnsia. Saglik: Tratta m ento con l'Oestrin (follicolina).

Maner: Sulla preparazione del vaccino tinco nell'esercito e sopra un nuovo metodo che realizza un perfezionamento nella preparazione. Cankat : Sulla fisiopatol ogia de l timo in un caso d'iperpbsia ti mica . Caglar: Due casi d'ectopia renale.


NOTIZIE

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA DI ARGENTO AL VALOR MILITARE. MENNONNA Gerardo di Pasquale e di Tirico Angiolina, nato il I9 ottobre I900 a Muro Lucano (Potenza), capitano medico in s. p. e. del corpo indigeni della Somalia. - Ufficiale medico di alto valore professionale, si è dedicato al servizio senza limiti di sacrifìzio. Durante la intera campagna itala-abissina si è dedicato incessantemente con fede di apostolo, per l'assolvimetJto del suo dovere, sprezzando ogni pericolo. Fulgido esempio di val01·e personale e di dedizione al dovere. - A. 0., ottobre 1935 - mag· gio 1936-XIV. BuRATTI Valentino fu Pietro e di Ameli Ida, nato a Roma il 2 settembre 1907, camicia nera del gruppo CC. NN. «Barca >l.- Durante un combattimento, incurante del fuoco nemico, si prodigava con slancio e sprezzo del pericolo nell'assolvimento delle sue man· sioni di porta feriti. Ferito al petto e ad un braccio, contÙJUava nella sua opera fino o quando t·imaneva privo di forze, rifiutando ogni soccorso, in favore degli altri feriti, e da11do consigli a chi lo sostituiva. Esempio di alto senso del dovere, spirito di sacrificio e dedizione. - Pozzi di Addadu, 23-24 aprile 1937-XV.

MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE.

DE Vtvo Raffaele fu Achille e di Palma Luisa, nato a Moiano (Benevento) il 27 febbraio 1886, r0 capitano medico complemento del II raggruppamento arabo-somalo. Dirigente il servizio sa·nitario di un raggruppamento arabo-soma/o, durante un combatti· mento, provvedeva alla medicazione e allo sgombero di numerosz feriti con coraggio ed esemplare calma, nonostante la violenza del fuoco nemico che produceva perdite al p(r· sona/e del posto di medicazione. - Birgot, 24-25 aprile I936-XIV.

Gwsn Aldo di Vittorio e di Tofani Emma, nato a Pesaro il · 16 settembre I!)O'· tenente medico s. p. e. de.l gruppo bande (( Bertello >>. - Ufficiale medico di un gruppo bande, in più giomi di dura lotta in tet·reno difficile ed insidioso ove si annidava nemico tenace ed agguerrito, si portava ovunque erano feriti per prestare la sua opera con genr· rosa abnegazione e sereno sprezzo del pericolo. - Uadi Korrah, 15-17 aprile 1936-XIV. RossELLI Gaetano di Benedetto e fu Cali Carmela, nato a Paternò (Catania) 1'8 fclr braio 1903, capo manipolo medico della 219• legione CC. NN. «Gruppo Barca n. Uf fìciale medico, di rara perizia professionale e spirito militare, comandato a t·aggiun· gere una colonna attaccata pet· rurat·e i feriti assumeva il comando della banda dubat datagli di scorta. Co11 azione decisa e rapida marcia di due giornate attraversava il ter· rito rio in fido per natura e pet· gli abitanti dancali superandone le ituidie. Con attacco comggio>·o e con grave rischio personale travolgeva e disperdeva t·ilevanti nurlei ribl'lli che bo1e appostati diett·o i cespuglì unevano il reparto sotto Ìt1tenso fuo co. Pi:ma di Ad(bdu, 29 aprile 1937-XV.


:-:OTIZIL

II2I

BERGAMAsco Arrigo di Iginio e di Bonandini Silvia, nato ad Adria (Rovigo) il 30 ottobre t9QS, sottotenente medico complemento del III battaglione arabo - soma lo. -

In qualità di dirigente del servizio sanitario di un battaglione ambo-.romalo, in due giornale di aspro c continuo combattimento, non trova11do a conveniente distanza un luogo adatto per l'impianto del posto di medimziont:., con ardunento c ge11erosa abnegazione si portava presso la linea, in località scoperta e battuta da nutrito fuoco nemico. pu dare pronto soccorso ai feriti. - Birgot, 24-25 aprile 1936-XIV. CRndl Giovanni di Egidio e di Torrabenc Pasqua, nato il 28 ottobre 1908 a Catania,

sottotcncnte medico del VI battaglione arabo-somalo. -

Ufficiale medico di battagliotl( indigeno, si prodigava nella cura di numerosi ft•rùi esplicando cou coraggio la propria missiane in zone intensamente battute e portcmdo.ri nei pressi delle linee avanzate perch,~ la sua opera riuscisse più pronta. - Birgor, 24-25 aprile 1936-XJV. Rocco Alessandro fu Alessandro e fu Giuseppina Ccrulli, da Celenza Valfone (Foggia), sottotcnente medico XIII battaglione mitraglieri ~utocarrato. Medico di batta-

gliane, capace ed entusiasta, durante aspro ripiegamento, rimaneva in posizione avanzata per accelerare lo sgambro di numerosi feriti di altro battaglione fortemente impegnato. assolvendo con generoso slancio e coraggio il proprio compito. incurante della minaccia nemia1 di tagliare fuori nostri reparti; successivamente rimaneva a combattere con elementi avanzati. - Giabassirè, 16 agosto 1936-XIV. ScANNAGATTI Ernesto di Luigi, nato a Napoli, il r8 gennaio 1905. sottotenente medico di complemento del XL V battaglione mussulmano. - Medico di battaglione i11di-

geni. otfcrtosi volontario pet· prestare le sue cure in un'azione che doveva sostenere ut1a banda, dt4rante il combattimento curava sotto il fuoco i feriti, dando prova di calma, comggio e completa dedizi011e. Notato che nume1·osi nuclei ribelli esercitavano forte prusione sulle nostre linee, spontaneamente accorreva dove maggiot·e era il pericolo incuat·ando con la parola i combattenti.- Hermata - Gimma, 25 novembre 1936-XTV.

CROC:Il 1)J GUI!RI\A AL VALOR MILIHRF.. VIRDts Pietro, 1 ° capitano medico, comand::mte sezione di sanità della colonna celere " Navarra >>. - Comandante di sezione sanità al seguito di una colonna operante, du· rante le o-perazioni per la conquùta di Ha,.,-ar si prodigava itl ogni circostanza, ÌIWI·

rante di fatiche, disagi e rischi, per assolvere completamente il suo compito. Durante il combattimento ·si portava presso i reparti più avanzati per raccogliere i feriti e cumrne personalmente l'avviamento all'ospedale da campo, dimostrando valore personale e illimitata dedizione al dovere. - Gunu Gadu, Dire Daua, 21 aprile - 5 maggio 1936-XJV. ALEANDRI Giacomo fu Valentino e fu Filomena Alegiani, nato a Roma l'r1 feb braio 1900, tenente medico s. p. e. del comando r" raggruppamento arabo- soma lo. -

Dirigente il servizio sanitario di un raggmppamento araf;o- soma/o, dumnte lungo, aspro e sanguinoso co-mbattimento, si prodigava nella raa·olta e nella cura dci feriti in zona fortemente battuta dal fuoco, dimostrando sereno coraggio ed alto .<enso del dovere. -

Birgot, 24-25 aprile 1936-XIV.

FoNTI Tullio di Benigno e di Arseni Luigia, nato a Mercatino Marecchia (Pesaro) 1'8 luglio 1900, tenente medico complemento del UI g ruppo bande armate della Somalia.

- Medico di un gruppo di bande, partecipava volontariamente ad una ,-icog11izione conclusasi con combattimento cont1·o rilt•vanti forz e nemiche. Pre.<trwa la sua opera con serenità e sprezzo del pericolo. - Torrente Fabn , 25 :~prile 1936-XTV. 7

-

Gio1 n<1le di muiicina mi/ittiri!.


II22

~O TIZIE

NAPOLITANI Enrico fu F;ancesco e fu Greco Maria, nato a Lascari (Palermo) il 15 luglio IS)02, tenente medico s. p. e. del corpo indigeni Somalia, 11° gruppo camdlato. - Dirigente il servizio sanitario di un gruppo d'artiglieria camdlata, durante un aspro combattimento, prestava coraggiosamente le sue cure ai feriti, noncurante del tiro nemico da cui era. battuto il posto di medicazione~ - Birgot, 24-25 aprile 1936-XIV. CARTA Orlando di Emanuele e di Mereu Regina, nato a Ferzu (Nuoro) il 14 aprile 1902, scttctencntc medico complemento del gruppo bande << Bertello >> . - Ufficiale medico di gruppo bande, dut·a-nte un aspro combattimento, si portava fin sulLe linee avan· zatc per curare i feriti, dando prova di abnegazione e sprezzo del pericolo. - Uadi Korrah, 15-17 aprile 1936-XIV. CAsTELLI Orazio di Salvatore e di Certò Anna, nato a Paternò (Catania) il 9 mag· gio 1907, sottotcnente medico complemento del II battaglione (( Benadir » . - Ujjicialt medico di battaglione, dut·atJU u11 aspro combattimento, si pro~igava infaticabilmcnt! nel prestare le cu1·e a 11umerosi feriti, dando prova di abnega.zio11e e sprezzo del peric()/o. Birgot, 24-25 aprile 1936-XIV. FoLLESA Giuseppe di Efisio e di i.oclc Brigida, nato a Donori (Cagliari) .il 14 geo· naio 19o6, sottotenente medico dell'XI battaglione arabo-somalo. - Ufficiale medico di un battaglione impegnato in azione offensiva m terreno particolarmente difficile e insi· dioso, seguiva l'unità nelle posizioni più avanzate, dando costante prova di ardimento e sprezzo del pen'colo. Sotto il fuoco nemico assisteva feriti prodigando l01·o le necessarie cure, dando esempio lumÌ7JOSO di attaccam~nto al dovere. Mcga, 24 - 25 giugno 1936-XVI. FoNTI Tullio di Benigno e fu Luigia Arseni, nato. a Maiolo (Pesaro) 1'8 luglio· 1900, sottotenente medico complemento del III gruppo bande armate di confine. U fficialc medico di un gruppo di bar1de, dumnte .un inseguimento, provvedeva alla medicazior1c dei feriti in località sempre esposta al fuoco nemico dando prova di alro senso del dovere e sprezzo del pl"'·icolo. - Hamanlei, 11 novembre 1935-XIV. FRAU AJberto di Giovanni e di Orroli Maria Virginia, nato a Pula (Cagliari), il .31 ottobre 1903, sottotenente medico nel X III battaglione eritreo. - Ufficiale medico, m numerosi fatti d'm·me, dava fl'YOva di sprezzo del pericOlo. Durante un aspro Cl)fll· battimento saputo che un ufficiale era stato gravemente ferito, 11on esitava a recargli /( prime cure nel luogo stesso ove et·a stato colpito, incurante del pericolo'. - Passo Mecan. 31 marzo 1936-XIV. GARGANO Francesco di Paolo e Ji Linda Carresi, nato il 20 marzo 1909 ad Amalii (Salerno), sottotenentc medico del raggruppamento bande operanti « Bechis ». -. - Uffi· eia/e medico adi/etto ad un raggruppamento bande impegnato in sanguinoso c<>mbatti· mento, durante trenta 01-r: t/i lotta, sotto il tiro della fucileria avversaria, si prodigava rJd· l'assistenza ai 11umerosi feriti. - Gunu Gadu, 24-25 aprile 1936-XIV. LA MACCHB Enrico di Antonio e di Mercuri Elena, nato a Roma il 16 agosto IC)07· sottotenente med]co complemento dd VI battaglione indigeni. - Ufficiale mediro di un battaglio11t: eritreo, durante un combattimento, pet· due volte si portava in prima linea a curare due feriti gravi momentaneamente intrasportabili. Fatto segno a fuoco dr/ t:emico con calma e spirito di nbnerzazione. continunva nella ma opua, portando/a .a finr. - Zona Ecceriè- Sciogorà, 20 lugliCJ 1936-XIV.


NOTIZIE

II 23

VACCARI Mario d, Alessandro c di Marictti Rosa, nato a Torino il 22 novembre 1905, ~ottotcnc.ntc medico complemento del XLV battaglione eritreo mussulmano. Ufficiale medico di un battaglio-ne eritreo impegnato in combattimento, prestava la sua opera in posizione avanzata e scoperta ,·orz comggìo ed abnega?.ione. - Dagà Mcdò, 24 aprile '936-XJV. c~IIONETII Ugo fu Paolo e di Angelucci Carolina, nato a Subiaco (Roma) il 6 no\'embre I9QS, medico civile :1 contratto presso il Governo della Somalia. - Medico civile in servizio presso il Govt:mo della Somalia, svolgeva la sua auività altamente bcnementa ed umanitaria c<>n mimhilc spirito di abnegazione e sacrificio. non esitando ad affrontare disagi c pericoli di ogr1i genere, pur di compiere interamente il mo dovere. Partecipava volontariamente all'ultima fase della battaglia dt•ll'Ogadm, portandosi in volo sulle linee più avanzate ed entrando in Harar e Dire Daua con le prime truppe per studiarvi i primi impianti sanitari civi/1. - Camp<•gna !taio-Abissina, 3 Ottobre '935· 5 maggio I936-XIV.

NocERA Antonio fu Ernesto e d!i Traversa Donata, nato a Bari il 14 aprile 1907• sergente maggiore della sezione sanit~l della If Divisione Eritrea. - Sergente maggiore di un reparto somcggiato di se?.it:mc di sanità. durante e dopo un aspro combaflimento, si prodigava per oltre trenta ore ne/l'assisten ·ul di centinaia dì fen'ti. noncUJantt: dd fuoco nemico a cui era esposta la località ove si trovava. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV. (Bollettino ufficiale 6 e 13 ottobre c. :1.).

Bollcttin(~del

Corpo sanitario militare.

T ENENTI COLONNELLI MEDICI. LAMPIS Edoardo, ospedale militare Firenze. - Scuola applicazione sanità mi litare (inseg nante titolare). MAGGIORI MEDICI. AGOSTINO Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Somalia. rizia, cessando come sopra, dal 1° settembre 19~8-XV I. TEN~NTJ

Ospedale militare Go-

MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO.

IASCONE MAGLI ERI Giuseppe, 2° art. div. cci. - Lane. « Firenze ». Pr ETROl'•II Gino, 65° fant. - Ufficio autonomo sanità Rodi (capo reparto disinfezione). T ENENTI MEDICI. ANASTASI Giovanni, lane. « Firenze >l . - 2° art. div. ce!. CEBRELLI Giuseppe, 3• sezione sanità (divisione G:winana l) A. O. l. truppe coloniali Eritrea, dal 30 giugno 1936-XfV (v. o.).

R. corpo

Ufficiali f uori quadro. CoLONNELLI MEDICI. BAllA Alberto. - Nel provvedimento che lo riguarda, pubblicato nella dispcns:~ 48' del Bollettino ufficiale del 27 agosto 1938-XVI, pag. 449I, /eggasi: Alberto an zichè: Umberto.


II24

NOTIZIE

Ufficiali fuori organico. MAGGIORI MEDICI. I seguenti maggiori sono promossi tenenti colonnelli con anzianità 1° settembre 1937-XV: AROMANOO Angelo, ospedale militare Cagliari. - Precederà nel ruolo il pari grado Folena Umberto. ScARPIERI Cesare, zona militare Verona. - Seguirà nel ruolo il pari grado Folt:na Umberto. (Dal Bollettino ufficiale. disp. 54'. 15 settembre 1938-XVI).

*

MAGGIORI MEDICI. PoLTRONE Raffaele, ospedale militare Catanzaro. litare Firenze.

Scuola applicazione sanità mi-

CAPITANI MEDICI. MENNONNA Gerardo. - E' comandato presso il mm1stero dell'Africa Italiana dal 7 febbra io 1935 all' 8 novembre I937. perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Somalia.

I seguenti capitani ccss.'lno di essere comandati presso il Ministero dell'Africa Italiana dalla data a fianco di ciascuno segnata perchè rientrano dal R. corpo truppe coloHiali rispettivamente indicato: ARONICA Ferdinando. - Dal 5 marzo 1938-XVI, Eritrea. T ANZER Francesco. - Dal 30 maggio I938-XVI. Eritrea. ScADUTO Pasquale, R. corpo truppe coloniali Libia. - Direzione sanità militare Tripoli, cessando come sopra, dal 1 ° luglio 1938-XVI. REGGIO Michele, id. id. id. id. Libia. - Id. id. id. Tripoli, id. id. id. dal 1 ° luglio I9J8·XVI. PRIVITERA Benedetto, id. id. id. id. Libia. - Id. id. id. Bengasi, id. id. id. dJ! 1° luglio I938-XVI. PROCOPIO Bcllarmìno, 10° fant. - Ospedale militare Catanzaro. LAROVERE Giuseppe, ospedale militare Palermo. - Id. id. Bari. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. I seguenti tenenti incaricati cessano di essere comandati presso il Ministero dell'Africa Italiana dalla cbta a fia nco di ciascuno segnata perchè · rientrano dal R. corpo truppe coloniali Eritrea : P1snLLt Giulio. - Dal 16 aprile 193"8-XVI. AuG! Guglielmo. - Dall'n dicembre 1937-XVI. Anto nino. - E' comandato presso il Ministero dell'Africa Italiana dal 7 fd). braio ' 93'> al 3 ottobre 1937, perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Somalia. TROTTA Enrico, R. corpo truppe coloniali Libia. - Direzione sanità militare Bengasi, cessando come sopra, dal l 0 luglio 1938-XVI. Z AGf\M t


NOTIZIE

II25

T ENENTI MEOICI. VtcENTtNJ Antonio. - In data 21 maggio tgj8-XVI cessa di essne coman<bto presso il Ministero dell'Africa Italiana, perchè rientra daJ R. corpo truppe coloniali Somalia. ,\ t.vtst Elmo, R. corpo truppe coloniali Libia. - Dire,..ione sanità militare Bengasi, cessando come sopra, dal 1° luglio 1938-XVI. CEt.ENTANI Nicola, id. id. id. id. Libia. - Id. id . id. Bengasi, id. id. id. dal 1° luglio '938-XVI. ~ESSA Vincenzo, id. id. id. id. Libia. Id. id. id. Tripoli, id. id. id . dal t" luglio 1938-XVI. CREsctMA NKO Bernardo, 88° fant. - 152• fant. CAt'ITANI CH IMICI FARMACISTI. MAZZARAccmo Bcrardino. - In data 29 maggio tg.)8-XVI. cessa di essere comandato presso il Ministero dell'Africa Itali:.111a, perchè ric·n tra J al R. corpo truppe coloniali Libia. NAscÈ Francesco Paolo, R . corpo truppe coloniali Libia. - Dirc7.ionc sanità militare Bengasi, cessando come sopra, dal 1° luglio 1938-XVI. PALMERtO Pietro, id . id. id. id. Libia. - Id. id. id . Tripoli, id. id . id . Jal 1° luglio 1938-XVI. T ENE:O:Tl CH IMICI FARMACISTI. l seguenti ufficiali chimici farmacisti di complemento, vincitori <.Ici concorso intl<.:t!O con decreto ministerialc 10 aprile 1937-XV, sono nominati tenenti in s. p. c. nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali chimici farmacisti). con an7..i:Jnità assolut:l t" settembre '938-XVI, con riserva eli anzianit?i relativa e con decorrenza, per gli :1sscgni, dalla stessa data. Essi sono destinati all'ente a fianco di ciascuno indicato, cui dovranno presentarsi il mattino del 20 settembre 1938-XVI : MAitROCCO Michele di Giuseppe. sottotenente chimico farmacista complemento, distretto Palermo. - Ospedale militare Torino. SPOTO Mario di Giuseppe, id. iJ. id. id. id . Catania. - Id. id. Trieste. • CHIAROLlNt Gavino di Faustino, id. id. id. id. iù. Oristano. - Infermeria prestdiaria Sas,~:;ri. Ar.;niLORO Matteo di Francesco, id. id. id. id. id . Reggio Cal:thria. - Ospedale: militare Udine.

TANCRF.OI Gabriele (ora capitano), R. corpo truppe coloniali. - Direzione sanit?t militare Tripoli , cessando come sopra, dal , ~ luglio 1938-XVI (v. o.). Aunts1o Giulio. - In data t0 marzo 1938-XVI è comand:no presso il Ministero dell'Africa Italiana, perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. (Dal Bollettino ufficiale, d isp. 55•, 22 settembre 1938-X VT).

*

MA<:GIORI MET>ICI . Acosl'INO Vincenzo. - Nel provvedimento che lo riguarda pubblicato nella dil'pensa 54 dd Bollettino ufficiale del 15 settembre 19_;8-XVJ, pag. 5058 legga .ci: ospedale m ilitare Messina. anz ichè: ospedale militare Gorizia.


II26

NOTIZIE

CAI'ITANI MEDICI. MENNONNA Gerardo, scuola di applicazione sanità militare. - Nominato insegnante titolare d'igiene presso la stessa scuola dal I 0 settembre 1938-XVI. CANCER Luigi, truppe Somalia. - 2° art. alp. Cessando come contro, dal 5 settem· bre 1938-XVI. TENENTI MEDICI INCARICATI HEL CR.\DO DI CAI'ITANO. CAVALIERE Gino, truppe Eritrea. -Ospedale militare Torino. Cessando come contro, dal 22 settembre 1938-XVI. SrARANO Vincenzo, 2° art. alp. - Ospedale militare Bolzano. TENENTI MEDICI. DE CILLA Francesco, lane. « Novara». - In data 12 aprile 1938-XVT, è comandato presso il Ministero dell'aeronautica. Musn.u Clemente. - In data 26 aprile 1938-XVI, è comandato presso il Ministero dell'Africa Italiana perchè trasferito nel R. corpo truppe coloniali Libia. CAVALIERE Gino, III corpo armata A. O. l. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, d31 7 settembre .1936-XIV (v. o.). Ufficiali fuori organico. PRIMI CAPITANI MEDICI. QuEIROLO Emilio, distretto Genova. - E' richiamato in temporaneo serv1z1o (bl 29 marzo 1938-XVI, e dal 26 aprile 1938-XVI, è trasferito nel R. corpo truppe coloniali Eritrea. (Dal Bollettino ufficiale, disp. 56\ 29 settembre 1938-XVI).

*

TF.N"ENTI COLONNELLI MEDICI. CALDAROLA Francesco, ospedale militare Bari. minato direttore ospedale militare Messina.

In data 20 luglio 1938-XVI è no-

PRIMI CAPITANI MEDICI.

PoTENZA Luigi (ora fuori (}fganico), R. corpo truppe coloniali Libia. truppe Eritrea, dal 9 ottobre 1936-XIV (v. o.).

C omando

CAPITANI MEDICI. F 1cLIOLt Benedetto, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Gorizia, cessando come sopra, dall'n ottobre 1938-XVI. BERARDtNONE Enrico, R. corpo truppe coloniali Libia. - Comando truppe Eritre3, tbl 7 ottobre 1936-XIV. PASETT1 Ferdinando (ora deceduto), A. O. I. - Comando div. cc Cirene », dal 12 ottobre 1937-XV. PASETTt Ferdinando (ora deceduto), comando div. cc Circne >>. - 45° art. div. fant.


NOTIZlE

1127

T El\'ENTI MEDICi. PRESTILEO Vincenz, R. corpo truppe coloniali Libia. l' 8 ottobre 1936-XIV.

Comando truppe Eritrea, dal.

CAPITANI CHIMICI FARMACI$1'1. MAZZARACCHIO flernardino, direzione servizio chimico militare. - Nei precedenti òecreti relativi al predetto ufficiale è autorizzata la rettifica del nome in cc Jkrardino )). Ufficiali fuori quadro. COLONNELLI MEDICI. BALLA Alberto, comando corpo armata Torino (ora generale). 1938-XVI, di essere comandato presso il Ministero aeronautica. (Dal Bollettino ufficiale, disp. 57', 6 ottobre 1938-XVI).

Cessa, dal 1° luglio

*

MAGGIORI MEDICI. GIANNANTONI Mario, ospedale militare Perugia. -

Ministero guerra.

PRIMI CAPIT.\NI MEDICI. DE LISIO Giovanni, infermeria presidi:~ria Parma. damo, dal 24 maggio 1938-XVI.

Comando truppe Galla e Si-

CAPITANI MEDICI. FAEKZI Aldo, ospedale militare Roma. 1938-XVI.

Com:mJo truppe Somalia, dal 13 magg1o

TENENTI MEDICI. PETRvCCIANI Nicola, 49° fant. - Comantlo truppe Eritrea, <bi 24 maggio 1938-X\'I. CICCHETTI Francesco, legione CC. RR. Bolzano. - Id. id. Eritrea, dal 13 magg1o r938-XV I. FISICHELLA Pietro, 53• fant. - Id. itl. Eritrea, dal 13 maggio 1938-XVI. GRECO Pasguale. cav. « Saluzzo '' · - Id. id. Amara, dal 13 maggio 1938-X\'l. Ufficiali in ausiliaria. T ENENTI COLONNELLI M~EDIC!. LovAcuo Rocco. - E' revocato c considerato come non avvenuto il R. decreto 16 dicembre 1937-XVI, col guale si disponeva il collocamento in ausiliaria, per cd. dalla posizione di s. p. e., dal 14 gennaio 1938-XVI. con anzi:mità 6 nO\'Cmbre 1927-VI. (Dal Bollettino ufficiale, disp. 58", •3 ottobre 1938-XVI).

.

Pl\1~11

ScHIRRU Giuseppe, 4o'' bnt. -

*

CAI'ITA:-11

~~~DI C I.

Ospedale militare Napoli.


II28

:'\OTIZIE

CAPITANI · MEDI CI. BARILE T omaso, R. corpo truppe coloniali Libia. dal 1° novembre 1938-XVII.

40° fant., cessando come contro

(Dal Bollellino ufficiale, òisp. 61', 20 ottobre 1938-XVJ).

Modifica nella composizione della commissione giudicatrice per il concorso a tenente medico in s. p. e. Secondo le disposiz.io ni conte nute nella drcolare n. 77 1, Giomale mi/ilare del 27 ottobre c. a., nella commissione giudicatrice del concorso per la nomina a tenente medico in s. p. e. di cui alla circolare n. 66r, Giornale militare 15 settembre c. a. (v. fase. IX, c. a. di questo Giornale), il colo nnello medico CAMORIANO Pietro è sostituito, in qualità di membro, dal maggiore medico LlPANI Antonino.

Ufficiali medici ammessi a frequentare il Corso di cultura coloniale. Secondo le disposizio ni contenute nella circolare n. 746, Giornale militare del 27 ottobre c. a. e con riferimento alla ci rcolare n. ssH. Giornale militare dell'Il agosto c. a .• il tenente medico in s. p. e. D ENZA Paolo è stato ammesso al corso di cultura colonia le presso l'Istituto Fascista dell' Ahica Italia na in Ro ma.

Rivista di Medicina Aeronautica. E' uscito nel mese di giugno il primo numero della RitiÌ.<ta di Medicina Aero11autica. La pubblicazione trimestrale si prefigge di colmare una lacuna che è vivamente avvertita da quanti si occupano dci problemi psicofìsiologici c patologici inerenti alla naYigazion~ aerea. La Ri vista offrirà a questi studiosi una preziosa fonte di conoscenze e eli segnalazioni sul ricchissimo materiale scientifico che in tutte le nazioni del mondo 'iene sempre più accumulandosi man mano che l'aviazione progredisce nei suoi svi lu ppi; c sarà sopra tutto una palestra in cui si cimenterà il nuovo Cor po sanitario dell'Aeronau tica, che, creato da poco, porta in sè- tale fer vore e tale fermezza di propositi da gi ustificare non la speranza ma la certezza di ottimi successi. Il nostro Giornale registra con particolare compiacimento quest'alta affermazione di volontà perchè il Corpo sanitario militare non solo considera sua giusta e legittima soddisfazione aver fornito il maggior numero di ufficiali medici agli orga ni diretù\-i e a quelli esecutivi del nuovo Corpo sanitario, ma anche perchè vede e sente q uanta _giovinezza è nel suo vecchio tronco se da esso possono venir fuori germogli con tanta ricchezza dj vita, con tanto impeto d i conquiste. Crt'ato in questo anno il Corpo sanitario dell'Aeronautica, già si afferma con la pubblicazione d i una propria Rivista. Al fervore e all'ardore che anima tutta la nostr:.t gloriosa Arma aerea il nuovo Corpo sanitario non poteva non rispondere se no n con fen·ore e con ardore. Come !'Arma azzurra in pochissimi a nni per l'animoso e costrutti\·o impul~o del Duce ha saputo raggi ungere nel tempo della pace e in quello della g uerr:1 prodigi stupendi di :mJitczza e di valore, come ha saputo nei cieli dd


NOTIZIE

1129

deserto e dell'oceano affermarsi con incomparabile stile, dando prove luminose che in nessuna altra stirpe l'istinto umano dd volo, ragione di profondo travaglio nell'animo inquieto di Leonardo da Vinci, s'è app:rofondito ed ha preso vigore come nella nostra, così il nuovo Corpo sanitario, vivendo quotidianamente a contatto con tanto ardimento, respirando di continuo tanta ansia di superarsi, certo segnerà nel suo campo orme non cancellabili di scienza e di esperienza. Animato dal pensiero che furono italiani i primi che iniziarono le ricerche scientifiche sulla navigazione aerea, conscio che non solo nella perfezione penetrante dell'elica e nella costante potenza del motore è il segreto dei più grandi successi, ma anche e sopra tutto nella capacità del pilota, il Corpo sanitario dell' Aeronautica apporterà nella nuova Rivista il contributo del suo appassionato ed acuto studio su .tutti gli argomenti della psicofisiologia e della patologia dell'uomo in volo. Di ~nfinata ampiezza questi sono per i portenwsi e inarrestabili progressi dell'ingegneria aeronautica, cui la genialità della nostra industria nazionale sembra non riconoscere alcun limite nel suo ritmo :sempre più accelerato e veemente. Ogni branca deUa scienza medica sarà chiamata alla soluzione di questi prohlemi. E non vi saranno ostacoli dinanzi alla giovine forza e aUa decisa volontà del Corpo ~anitario dell'Aeronautica di offrire al pilota i mezzi più adatti che ne preservino la salute e ne accrescano la potenza di volo. Per questo il nostro Giornale, nella gioia di dare il suo più caldo saluto alla Rivista di Medicina Aeronautica, non vuole formulare la vaga speranza ma vuole affermare la sicura certezza che tutte le mete saranno raggiunte onde all'Italia sia conservato, il primato in q uesto settore di studi e aii'Arnll del Cielo il privilegio d'esser la prima del mondo.

Ventennale dtlla Vittoria. A cura del Ministero della Guerra è uscito in questo mese una pubblicazione che s'intitola Ventennale della Vittatia. La celebrazione del grande evento nazionale, che concluse anni di duro travaglio ed aprì le porte ad un futuro pieno di destini, più che alle parole è affidata alle fotografie che, numerosissime, adornano il volumetto, edito in elegante veste tipografica. Se è vero che nella storia solo valgono i fatti, la celebrazione migliore non poteva esser fatta che con questi. E questi, infatti, suscitano, nelle nitidissime riproduzioni fotografiche incluse, una rievocazione oltre modo suggestiva e l'otente. Tutta la grande guerra d'Italia, nei periodi dell'intervento, della lotta e della vittoria, è fermata sulle pagine fotografiche nei punti più salienti. L'l evocazione dei vari momenti epici è vivissima; nelle immagini mute e immobili l'occhio rivede, l'animo ricorda la grande passione che divorò gli uomini che vollero la guerra, gli eroi che poi ia suggellarono col martirio, le adunate di popolo sulle piazze c sulle vie, il gran fuoco che divampò nel maggio radioso e che fece di tutta l'Italia un solo combattente; si rivivono gli anni delle gesta eroiche compil!ltc nelle trincee spr.ventosc, scavate nella petraia t> nel fango, nei fondi delle valli o sulle vette dei monti, iungo le rive dei sacri fiumi, tutte cementate dal coraggio fisso, tutte illuminate da una fede che non mai vacillò; l'occhio rivede e l'animo ricorda la Vittoria, la grande Vittoria nostra, che spezzò in due tronconi l'esercito nemico, che coronò gli sforzi inauditi del soldato d'Italia, che accelerò e decise la vittoria degli altri. Nelle ultime immagini la grandezza dell'Esercito è fiss:lta nell'opera che svolse nella ricostruzione sui campi di battaglia, nella commossa pietà con la quale compose ed ornò le tombe dei gloriosi fratel li caduti, nella glorificazione del Milite Ignoto. Fra queste grandi rievocazioni fotografiche sono inseriti proclami del Re, frasi dd Duce, bollettini del Comando Supremo, incitanti alla lotta, vaticinanti la vittoria, esnlt:mti l'Esercito vittorioso.


NOTIZIE

Lutti della Sanità militare. Il 10 ottobre s'è spento il colonnello medico in a. r. q. cav. prof. Cbironi Pietro. Nato nel 1878 a Carpignano (Lecce) era entrato nella nostra famiglia quale sottotenente medico in s. p. e. il .25 aprile 1907. Nel 191H912 prese parte alla guerra ital~turca tlistinguendosi per la sua capacità professionale e per l'attaccamen~o al servizio nell'Ospedale da campo 16 nel Misuratino. Rimpatriato nel 1913, fu assistente onorario alla Clinica chirurgica di Torino. Particolarmente versato in questa disciplina ottenne l'abilitazione alla libera docenza in patologia speciale chirurgica. Fu nel 1916, nel 1917 e nel 1918 al fronte, dopo essere stato nuovamente in Libia per altri due anni. Sempre si dimostrò attivo, diligente, ottimo organizzatore e valoroso chirurgo. Negli ultimi anni, richiamato. aveva prestato serviziO" presso il Collegio medic~legale c anche in tale attività aveva avuto modo di far notare il suo valore professionale, le sue doti di ufficiale, il suo zelo nd disimpegno del servizio.

*

Nel mese di ottobre è morto a Gorizia, dove prestava servizio. il maggiore medico in s. p. e. cav. dott. Fonzone Lorenzo. Nato nel 1887, fu nominato sottotenente medico nell'ottobre 1914, e destinato, pochi mesi dopo, alla Direzione di Sanità ~i Bengasi. Entrò nel ruolo del servizio permanente od 1916. Partecipò alla grande guerra nel 1918, rientrando in Italia dalla Libia. In pace ed in guerra si distinse per la. sua attività, per il buon senso pratico, per il suo spirito animatore e organizzatore, per la sua cultura professionale e per il suo carattere buono e generoso.

*

All'età di 54 anni è morto il 1° capitano medico in ausiliaria cav. uff. dott. Mezuttl Guido, richiamato in servizio presso l'Ospedale militare di Roma. Aveva partecipato :!Ila grande guerra per tutta la sua durata, assolvendo i vart compiti che gli furono affidati, sempre con precisione e con irreprensibilc zelo, segnalandosi per le sue doti di cuore e di mente, per le sue capacità organizzatrici, per la sua solitla cultura professionale. Fu

decorato della Croce al merito di guerra. In tempo di pace si distinse per la particolare conoscenza che aveva nella medicina intern:1. nella medicina legale militare e nella radiologia, per "il fervore ch'egli poneva nell'assolvere il suo servizio, per l'attaccamento al dovere.

Il

*

agosto s'è spento a Perugia il tenente colonnello medico della riserva cav. dott. Cantafora Nicola. Nato a Cotrone il 16 luglio 1871 si laureò nella R. Università di Napoli nel 1897. Pur non appartenendo ai ruoli del servizio permanente effettivo egli ha prestato quasi ininterrotto servizio militare per più di trenta anni. Fu decorato della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia per particolari benemerenze acquistate durante la guerra ital~turca. Partecipò alla grande guerra quale direttore di un ospc· dale da campo per diciotto mesi , compiendo con vivo entmiasmo 1•opera sua. In tem po di pace, dopo la guerra, prestò servizio presso le Commissioni mediche per le pensioni di guerra improntando la sua attivit~ al più scrupoloso zelo c ai pii! rigidi sentimenti del dovere. Era stato encomiato dal Ministero della Guerra per l'opera infaticabile svolta presso i servizi istituiti a Napoli per i soccorsi alle popolazioni calabro-sicule funestate dal ter· remoto del r9o8. 2


NOTIZIE

*

Presso l'Ospedale militare di Napoli, dov'era stato ricoveratO per una violenta e grave malattia contratta nelle terre dell'Impero. è deceduto il maggiore medico della riserva cav. prof. R iboUa Romolo. Spirito altamente patriottico, sebbene non più giovane. volle partecipare alla guerra italo-etiopica, nella quale portò i frutti della sua particolare competenza professionale. Egli infatti fu uno dei nostri studiosi più noti nel campo della patologia tropicale, autore di monogralìe pregevoli e d'un trattato che può dirsi all'avanguardia di tutti gli studi di medicina coloniale, nei quali l'Italia ha dato tanto prezioso contributo. Decorato al valor civile e al valor militare egli fu un italiano d'ottimo stampo, per la sua vivida intelligenza, per la sua intemerata rettitudine, per i suoi sentimenti patriottici. Era console della M. V. S. N.

X Congresso Internazionale di Medicina c di Farmacia Militar(. Il X Congresso Internazionale di Medicina e di Farmacia militare sarà tenuto a Washington dal 7 al 15 maggio I9.39· Gli inviti a partecipare a questo Congresso sono stati rivolti a tutti i Paesi dal Presidente degli Stati Un i ti d'America. Numer.ose sono finora le Nazioni che hanno aderito. Presidente del Congresso ~arà il generale medico Reynolds, Direttore generale del Servizio sanitario dell'Esercito e il colonnello medico Jones sarà il Segretario generale. Il programma scientifico comprende i seguenti temi: I 0 - Organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nelle operazi.oni coloniali (relatori Italia e Stati Un iti); 2° - Previsione delle perdite in tempo di g uerra c metodi per il c:tlcolo (relatori: Germania e Stati Uniti); 3° - Procedimenti pratici d'anestesia c di analgesia nella chirurgia di guerrn (rclatori Brasile e Stati U nìti); 4° - Organizzazione e funzionamento del Servizio chimico-farmaceutico militare (relatori Argentina e Cecoslovacchia); 5° - Cure d'urgenza c apparecch i di pronto so: corso nelle fr:ttture in guerra dei ma. scellarì (relatori Inghilterra e Stati Uniti): 6° - Specializzazione tecnica degli uffici:tli d':tmministrazionc del servizio sani· tarìo (relatori Mes~ico e Stati Uniti); 7°- L'ossigenoterapia fra le truppe in campagna (rebtori Belgio e Stati Uniti).

IV Congrtsso delia Società Italiana di Chirurgia plastica. Il giorno 20 ottobre XVI, alle ore 10,30. si è inau!,rt•rato in Roma, nell'aula dell'Accademia Medica del Policlinic.o Umbcno I il IV Congresso Nazionale di Chirurgia pbstica. Sedevano al tavolo della presidenza il prof. Alcss:mdri, il tenente generale medico prof. Mazzetti, Direnore generale della Sanità militare, il prof. Esser di Monaco, il prof. Manna, presidente della Società e il prof. Galeazzi segretario. Erano presenti il tenente generale medico Adami, Direttore generale della S:tnità della R. Marina, l'on. Giannantonio per il Patronato Nazionale, la rncd:tglia d'oro Buechi anche in rappresentanza dell'on. Delcroix, il sen:ttorc Ovio, il prof. Trulli per il Governatorato, il prof. Uffreduzzi, Direttore dell:t R. Clinica cbirurgica di Torino, il dott. Di Donna per il Ministero delle Corporazioni, il prof. Sabbatini per la Federazione dell'Urbe, il dott. Tornai per il Mini~tero delle Comunic:tzioni, il dott. Bcrtocchi per


Il.)2

1\0TI~IE

l'l. N. F. A. I. L., il prof. Aiello per la Confederazione lavori agricoli, i generali medici Caccia e Modestini, il direttore dell'ospedale militare colonnello medico prof. De Bernardinis, il ten. colonnello prof. Magliulo, il maggiore medico Guido, i professori San\Cnero-Rossclli, Di Donato, D'Amico, Mazzi, Venezian, Rizzo, i dottori Gallassi, Vice Presidente della Società, Usai, Schimka, Cassinis, Di Filippo, Angelini, Carosi, Cesare, quasi tutti gli ufficiali medici del presidio c numerosi sanitari delle cliniche e degli ospedali. Avevano im·iato telegrammi e lettere di adesione le LL. EE. Bottai , Alfieri, Lantini, De Francisci , Bevione, il generale medico Mc naco della R. Aeronautica c numerosi ed insig nì chirurgi stranieri. Il ten. generale mcdko prof. Mazzctti, dopo aver illustrato l'importanza della chirurgia ri paratrice e plastica nelle lesioni di guerra della faccia ha, quale rappresentante d i S. E. il Sottosegretario di Stato aii:J Guerra, dichiarato aperto il Congresso in nome di S. M. il Re Imperatore. Ha preso quindi la parola il prof. Alcssandri; ha ricordato le benemerenze della chirurgia plastica, destinata ad a,·ere un grande avvenire per le sue applicazioni pratiche ed i suoi scopi altamente sociali ed umanitari c:d ha espresso inoltre la sua simpatia per lu sviluppo scientifico della specialità, simpatia che egli ha manifestato tangibilmente, permettendo cioè al prof. Manna di eseguire alcune operazioni nella sua clinica e di impartire alcune lezioni ai perfczionandi in chirurgia. Cessati gli applausi che hanno accolto le parole del Maestro illustre, che in questi giorni ha lasciato la cattedra per limiti di età dopo trcntotto anni di insegnamento. ha preso la parola il prof. Manna il quale dopo aver rivolto un saluto ed un ringraziamento ai presenti, con rapida sintesi ha esposto i recenti progressi della chirurgia plastica auspicando che le autorità sanitarie e politiche riconoscano quanto prima la necessit?t, ddl'istituzionc di reparti specializzati per la cura dei deformati e dei mutilati. L'O., che ha illustrato il discorso con numerofe proiezioni, ha riscosso vivissimi applausi c congratulazioni. Il giorno 21, presenti tutte le autorità e numerosi ufficiali medici c sanitari civil i, il maggiore medico dott. Guido Giovanni ha svolta Ja prima relazione del Congresso sulla « Chirurgia riparatrice nella faccia (escluse le orbito-oculo-palpebrali) \!.: L 'O. dopo aver chiarito i fini ai quali tende la chirurgia riparatrice e plastica, dopo a\·cr illustrato la patogenesi delle lesioni varie della faccia e ricordato il contributo portato in questo campo nel periodo della Grande Guerra, espone i criteri ai quali si deve uniformare l'assistenza sanitaria nel primo soccorso c quelli che devono essere adottati negli Ospedali da campo c in quelli territoriali, specializzati per questo genere di chi rurgia. Accenn;Hi ai vari tipi di anestesia, tratta dci procedimenti chirurgici più utili per le cicatrici e deturpazioni della bccia, per le fistole salivari, per le parali~i del nervo facciale c per i varii difetti del naso, delle parti molli della guancia e del padiglione dell'orecchio. La dotta relazione, arricchita da numerosi proiezioni, ha riscosso vi,·i applausi. E' seguita poi la relazione del prof. Mazzi, di Reggio Emilia. sulle blefaropla.<tiche. L'O. ha sostenuto che la chirurgia plastica delle palpebre richiede una completa padronanza dell'an~nomia. della fisiologia e della patologia della regio ne oculare e che, rispondendo :~ssai spesso a necessità curatiYe, rientra nelle precise attribuzioni dell'oftalmologo. Ritiene però indispensabile che questi acquisisca particolari cognizioni in materia e compia un compkto tirocinio che ,·alga a sviluppare in lui i requisiti richiesti da questo ~encre di chirurgia tlltto speciale. Espone i "ari metodi di plastica c di trapianto tra cui occorre saper scegliere co n oculatczz~l per tracciare un buon piano operatorio in quanto assai di rado è dato di p o tn eseguire intq.,rr;,lmc:nte un metodo ùc tcrminato, m:1 necessitano bensì particolari adatta-


NOTIZIE

IIJ3

menti e la creazione di nuov1 procedimenti a seconda delle esigenze particol:~ri che O).!ni caso presenta. Anche la relazione del prof. Mazzi è stata molto applaudit:I. Sono seguite poi le interessanti comunicazicmi del prof. Chiarolanza di Napoli su interventi vari di chirurgia plastica; prof. D'Amico sull'entropion cicatriziale e sull'entropion senile; prof. Galeazzi su dodici casi di blefaropltlstiche; prof. Di Donato sulla chirurgia dei mascellan; prof. Venczian s ulle cineplastiche per individualizzazione ossea; prof. Manna sulle operazioni pltutiche per la cura della paralisi faaiale, e sulla opportunità di operazi011Ì plastiche nelle lesio11i da raggi Roentgen; dott. Scimka sulle plastiche palpebra/i e sulle lesioni di guerra della faccia; dott. Usai su un caso di tt.>immetria cicatriziale del viso; dottoressa Esser sui lembi tubulati. I nfine sono stati proiettati filmi rigu:~rd:wti inten·cnti operativi praticati dal prof. Manna e dal prof. Venezian. Il Congresso si è chiuso inncggiando al Duce e ni Mutil:lti d'Itnl i:1 ed :1pprovando alla tm:mimità un ordine del giorno facendo voto che le Autorità prov\'ecbno alla costituzione di reparti specializzati per la cura dei deformati e dei mutibti della bccia.

XIll Congresso Nazionale di Radiologia medica. E' stato tenuto a Bari nei giorni 29-30 settembre e 1° ottobre u. s. presso l'Università << Benito Mu ssolini ». Numerosissimi sono stati i congressisti italiani e stranieri. Tra i varii importanti temi trattati ricordiamo quello della << Radiologia e Medicina Legale Militare » per il quale sono stati designati dnlle Direzioni dei rispettivi dicasteri il maggiore med ico Comelli dott. Umbcno (di cui è riportata in altra parte del Giornale l'autoriassunto della relazione) dell'Ospedale militare di Bologna e il pari gr:~do della R . M. Bruni dott. Enrico dell'Ospedale marittimo di Venezin.

La partecipazione italiana al I Congresso internazionale di Medicina legale e sociale. la costituzione di una .Accademia internazionale. Nei giorni 22-25 settembre si è tenuto a Bonn, in Germania, il I Congresso internazionale di Medicina legale e sociale, alla presenza dei rappresentanti del Governo del Reich e con l'intervento di oltre 500 congressisti, appartenenti a ben 33 nazioni. La rappresentanza italiana, presieduta dal prof. Giuseppe Moria ni di Roma e costituita dai proff. Gazzaniga di Milano, Palmieri di Bari, Gerin e Giromini di Roma, Ciofn di Bo. logna. ha avuto dai colleghi tedeschi una accoglienza fr:~tcrna ed entusiastica. Il prof. Moriani, che rappresentava S. E. il Ministro di Grazia e Giustizia ed il Rettore Magnifico dell'Università di Roma, ha portato il saluto delle LL. EE. Solmi e De Francisci a tutti i partecipanti ed ha riferito quindi sul progresso conseguito dall'Italia Fascista negli studi di medicina legale e sull'opcr:1 riformatrice c geniale del Ministro Guardasigilli, rivolta alla preparazione del magistrato cd al perfezionamento tecnico c pratico dell'ordine giudiziario. Ha quindi ringraziato a nome di tutti i p~lrtecipan ti stranieri il Governo del Reich e l'organizzatore del Congresso, prof. Pietrusky, per l'accoglienza cordiaDc e per la perfetta preparazione. Il prof. Cazzaniga ha illustrato il fun zionamento tecnico dci corsi per magistrati, così brillantemente attuati d:ll Ministro i t:~liano, ed ha concluso formulando l'augurio


1I34

NOTIZIE

che questa iniziativa venga seguita anche negli altri paesi. Vari 00. stranieri ed in particolare il prof. Pietrusky di Bonn ed il prof. Miloslavic di Zagabria, plaudendo alle ge· niali iniziative dell'halia Fascista, si sono associati a questa proposta. Altre importanti comunicazioni sono state tenute dal prof. Cazzanijp, sulla legislaz-ione italiana degli infortuni sul lavoro e delle malattie professùmali, dal prof. Gerin, sull'organizzazione sanitantl ed assistenziale della G. l. L.., dal prof. Palmieri su alcune ,.icerche personali di alto valore scientifico. La brillante e completa esposizione delle realizzazioni compiute dal Regime Fascista nd campo dell'assistenza e della previdenza sociale sono state assai applaudite, suscitando l'unanime consenso dell'assemblea. E" poi da segnalare particolarmente un avvenimento di vasta portata internazionale e di notevolissimo interesse scientifico e sociale, quale la creazione avvenuta, in occasione di questo Congresso, di una Accademia Internazionale di Medicina legale e wciale. Infatti, su proposta del prof. Gerin a nome dei rappresentanti italiani, venne costituito un Comitato internazionale, formato dai proH. Pietrusky e Schradcr per la Germania, Léclerque e Muller per la Francia, Moriani e Gerin per l'Italia, Knud Sand per la Danimarca, Takesi lnouyc per il Giappone, Blench per l'Inghilterra, Milosla\"ic per la Jugoslavia e Schilling-Siengalewicz per la Polonia, :~Ilo scopo di realizzare immediata· mente la costituzione di questa Accademia. T ale Comitato ha, dopo ampia discussione, elaborato lo Statuto dell'Accademia, la quale ha soprattutto lo scopo di intensificare e di potenziare i contatti tra i medici legali di tutto il mondo; di essa potranno far parte non più di 6o Accademici per ogni Nazione. L'assemblea ha proceduto quindi alle elezioni delle cariche presidenziali; per acclamazione sono stati nominati: Presidenti onorari: Léclcrque (Francia) e Pictrusky (Germania): Presidente: Knud Sand (Danimarca); Vice Presidenti: Balthazard (Francia), Mo. riani (Italia); Wachholz (Polonia); Segretario generale: Gerin (Italia); Tesoriere: Milcr ~lavich (Jugoslavia). Altro fatto di particolare interesse nazionale, che dimostra come tutto il mondo consideri oggi l'Italia Fascista all'avanguardia nel campo delle realinazioni m edicolegali e sociali, è che la Rivista Italiana Zacchia, diretta dal prof. Moriani, sia stata designata quale organo ufficiale della nuO\"a Accademia.

m Congresso internazionale di Chirurgia plastica ed estetica. Si è svolto a Milano con la partecipazione di t8 nazioni dal 25 al 27 settembre sotto la presidenza del prof. Sanvenero RosseiJi.

IX Congresso odontojatrico tedesco. E' stato tenuto a Berlino. Vi hanno partecipato specialisti appartenenti a molte na· /.ioni estere. L'Italia era rappresentata da una delegazione presieduta dal prof. Perna, che, all 'inaugurazione, ha tenuto un discorso, suscitando un'entusiastica ovazione al nostro Duce.

m Congresso di Patologia tropicale e della Malaria. Si è sYolto ad Amsterdam dal 24 al 30 settembre. Dei medici italiani nella Sezione della malaria ha presentato una relazione G. Raffaele sullo sviluppo dei parassiti m alariC1 c nella Sezione di patologia tropicale ne ha presentato una P. Mino sulla spirochetost ittero-emorragica nei lavoratori delle 1-isaie.


:-JOTJZJE

1135

I Congresso internazionale di criminologia. E' stato tenuto, sotto la presidenza del Senatore D'Amelio, in Roma dal 3 al 7 ottobre. La partecipazione è stata larga da parte di quasi tuni gli Stati. I congressisti hanno visitato il nuovo tribunale per minorenni di Napoli c il riformatorio giudiziario agricolo di Nisida, ammirando quest'aspetto della civiltà fasci sta che tanto ha fatto per la rieducazione dei minorenni.

Settimana internazionale per la lotta contro i tumori. La Lega Italiana per la lotta wntro i tumori - Jderendo alla iniziativa presa dal· l'Unione Internazionale per la lotta contro il cancro - organizzerà sotto l'Alto Patronato di S. M. il Re Imperatore e con l'autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 23 al 30 novembre 19 )8-XVII una "Settimana internazionale per la lotta contru i tumori >J che si propone i seguenti scopi : I 0 - Celebrare il 40° anniversario della scoperta del Radium per opera di Pietro c: Maria Curie. 2° - Celebrare la scoperta dci Raggi X per opera di Roentgcn. 3° - Illustrare gli scopi della Lega Italiana per la lotta contro i tumori. 4° - Promuovere la iscrizione dci Soci Fondatori, Bencbttori ed Ordinari alla Lega Italiana per la lotta contro i tumori, tanto fra i prh·ati, quanto fra Enti di ogni genere. COMITATO NAZIONALE:

Presidl'11t.i onorari: S. E. Cremonesi Filippo; S. A. E. Chigi Albani L udovico.

Presidente: S. E. Prof. Pctragnani Gianni. Vice-Presidenti : Sen. Prof. Bastianelli Raffaele; S. E. Prof. Rondoni Pietro. Membri: Prof. Alessandri Roberto; Prof. Balli Ruggero; Prof. Bertolotti Mario; On. Sen. Bevionc Giuseppe; S. E. On. Biagi Bruno; S. E. Prof. Bottazzi Filippo; Prof. Cappelli Jadcr; S. E. Prof. De Blasi Dante; S. E. Prof. Fermi Enrico; Prof. Ferrannini Luigi; Prof. Gaifami Paolo; Prof. Gallenga Pietro; Prof. Morone Giovanni; Prof. Sen. Muscatello Giuseppe; Prof. Pecori Giuseppe; Prof. Percz Giovanni; Prof. Uffreduzt:i Ottorino; Prof. Scn. Viola Giacinto; Prof. Zoia Luigi. CoMITATo EsEcuTIVO:

Presidente: Prof. Se n. Basti anelli R. Vice Presidmte : S. E. Prof. Rondoni P. Membri: Prof. Alessandri R.; Prof. Gaifami P.; P rof. Pecori G. Segreta1-io generale: Prof. Gallenga P. Segretario aggiunto: Dott. Lotti G. Economo cassi~e: Rag. Rossi E. PROGRAMMA:

Affis~ione di

un manifesto murale. Adunata dci G.U. F . Universitari. Giornata dedicata alle Scuole (Lettura di discorsi d'occasione nelle Scuole elementa ri e medie).


NOTIZIE

Lezione su un argomento di oncologia tenuta presso tutte le Facoltà di Medicina. Conferenza radiofonica del Prof. Se n. Raffaele Bastianelli sul significato della «$et. timana internazionale di propaganda per la lotta contro i tumori ». Trattenimento cinematogratìco di beneficenza c propaganda nelle principali città d 'Italia. Riunioni nelle principali città J 'Italia e con particolare solennità a Roma per la celebrazione della scoperta del Radium per opera di Pietro e Maria Curie e dei Raggi X per opera di Roentgen. Illustrazione <kgli scopi della « Settimana internazionale di pro· paganda per la lotta contro i tumori ». Durante la « Settimana >> saranno pubblicati per l'interessamento del Comitato ES<"· cucivo e dei Comitati Sezionali articoli illustrativi in tutti i giornali.

Problemi razziali in A. O. In Addis Abeba per iniziativa del G.U. F. si sono adunati medici militari e medici civili per discutere il problema della razza nelle terre dell'Impero. Il programma approvato comprende le seguenti tesi: meticciato e suoi aspetti; razza e malattie sessuali; razza t' malattie da ectoparassiti; maternità c infanzia in Etiopia. Le tesi saranno trattate prossimamente.

• Diretto-re re.•po-nsabile : Prof. Dott. L ORETO M AZZErrt , tenl'nte generale medico. ROMA, 28 NOVH! l!RE

19J8·XV II - TIP.

REG IONALE - CARLO CAllAN EO , 20


fZ/' r:r- .<'-< t . P" , l

Spedizione In abbonamento postale

l

Anno I.. XXXVI. Fase. Xl NOVEMBRE 1938 ·XVII l

•

GI.ORNALE DI

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate 'Oirtus in armis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA ROMA .

\·t·


11MDI (OlO


NOVEMBRE 1938-XVII

ANNO LXXXVI • fASC. Xl

01 ORN AL·E DI

MEDICINA MILITARE Cam sanitate <oirtas in

MINISTERO D ELLA OUERRA ROMA

CON DIZIONI DI A»BONAliiENTO. Vabbonamento è annuo e dà diriu o a n. 12 fascicoli. Esso decorre dal l• gennaio al prezzo di L. 32 ( estero L . 44)i per gli abbonamenti fatti durante l'anno verranno inviati i numeri arretrati dtll'anno in anso. L' abbonamt-nto ai pay:a anticipato. Non di,detto un mesto prima della scadenza, s'intende riconfermat o . Alle librerie n azionali ed es ter e è concesso lo sconto del IO % . Per i soli ufficiali del Corpo Sa nitario delle varie Fcrze Arm ate, in scrvi:tio ed in congedo, il prezzo d ell'abbonamento è rido11o a L. 24. Per gJj atessi ufficiali è ammesso un abbonnmento cumulativo aJ Giornale di M~dicina Milltare ed agli Annali dj Medicina Navale e Coloniale al prezzo r idott o di L. 40 annue. Un fa•cicolo co sta L. 4, se arretrato L. 5 (Estero L. 6, se arretrato L. 8). Per le annat e complete arretrate il prezzo è di L . 48 n d Regno, L. 72 per l'Estero. Il prezzo del supplemento al aio rnale contenente i Ruoli di an7.ianità del C'orpo Sanitario Militare è di L. 8.

Non si concedono abbonamenti jn Of'fUif,pdo . Gli abbonati potranno richiedere - non oltre due mes i dalla pubblicazione - i numeri e'·entualme nte smarriti per dia~uido postale. Tra!cor!'O tale termine non si darà co rso alla richiesta. Si accettano in~erzioni a pagamento di carattere pubbli citario compatibili con la natura e col decoro dd giornale . (C hiedere condizioni e tariffa all'amministrazione).

NOlliiE I'ER I COLLABORAT()RI .

•

Ln collabotazione è libera, ma la dirtozionc si riser va il giudizio nella scelta dei lavori senza essere tenuta a rendere conto dd.le eventuali non accettazioni. Le opinioni mani ftotate dogli autori non impejlnano le responsabilità del ptriodico. Tutti i lavori inviati per la pubblacazìone devono ptrvenirt alla r cdozio.nc nel testo definiti,·o, corretto. firmati da.JI'autore j devono essere dattilografati~ o scriui con carattere facilmente: legs;tibile. Ad ogni lavoro è conce&so un mas•imo dì l (> pagine d i stampo : per la pubblicazione dei lavori che superino lt 16 pas:dne, ali autor-i SfJOO tenuti al paRamento della 8pt8a ptr Je pagine in più a prez10 di costo. Agli autori sono offerti gr atuita mente 50 estratti con copertina. frontespizio. impaginatura e numerazione epedalt. Per etamoa anticipata degli estratti e per un maggior numero di essi la spesa relativa viene addebitata 1gJi nutori a prez7o di costo. Le spese per cl.ichés e tavole fuori 'tsto sono a carico de~tli autori. Le bi bUogr·afìe annesse ei ltvori originali, perchè siano pubbJicate, devono essere brevi e redaue correttamente . Per diapo•izion~ del Consiglio N a.zionaJe dc11c Ricecrche a ciascun la~~oro de,•c acHuite un Un:ve riauunto (non più di dieci righe). l manoscritti non vengono restatuiti, anche se non pubblicati.


SOMMARIO LEZIONI E CONFERENZE TOMMA$1. - Prolibssi della met~luc ALAGNA. - Mcningitc otitica. Clinica c terapia .

Pag. ~

1139 1145

LAVORI ORIOINALI t:>: GR:\ VALLE. -

St~to s~nitario dd le truppe coloniali nella Libia Occiòcnt:rlc nell'anno "137 ARGENTINA. - Emo-pncunwtoracc con enfisema sotwcut:mco gcncr<~liz · zato da frattura costale: per incidente di volo MONACO. - Approvvig•onamento idn~o delle truppe in gucrr:• CR ISTOFANETII. - Impressioni sul servizio radiologico in A. O. l.

Pag.

11 50

))

1171

" •

1177 1 205

Pag .

1228 1227

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA .'\ CIDO ASCORBICO La dctcrmit.azie;11e e

tld/' -

nel sn11guc. -

PJ1<H~

KLE~tVER ER

ACIOO l-ASCORBICO. L' oJSidazione CIIZIIII<IIÌc·o dr//' - loH~JON c Zu.vo\ ANG INA DI LUDWIG Contributo allo studio dd trattamcmo dt'li' - prr c•ie~ t'ndo-boc<alc. DEtTE~ , ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO. Sull'airo U1rdiuo dei uc·rstuncnti a mrico dell' - di natura 11011 spcàfim, c dare~mi da umpo rdati· t•e~nu•nu lu11go. BARTIIEI~ c LIERi<"N BARBITURICI U11 mrtodo ,-opido c tcllsibilt' p<'r la riccr,·a dci - nelle· GRtFFON e LE BRE1'0" urine. CH IMICA DELLF. SOSTANZE AGGRESS IVE. - S.IRToRt DERIVATI BARBITURICI. Sopra tm 1111ouo lll<'todo d'idclllificazionc dci Applic:JZioni. - Pr.~Ez DIFTERITE TETANO. L'immu11irà mmbina/<1 af/Ìt;o-passiua m·l/o profi· Orr~>I.ENCHt . lassi c 11clla cura dd/a - e dr! 1-'RATTURE CH IUSE Sultra/famcnlo ddlt:- dd/c due ossa della gt~mba. - Sot.C.\RO c BADnoN GUERRA CHI MICA E PROTEZIONE ANTIGA$. - lzzo MALArnE TROPICALI. - Pt•t•zz• MEDICINA ED IGIENE COLON IALE. - GtoRDANo OLIO DI ARACHIDE Ricerche dell' - 7Jell'olio di olive c 11l'll'olio di numdorlt:. En•s OSTEOMIELITE dcl l3 volt.ll cranic~, complic~nza di sinusite frontale. FROM)I OSTEOSARCOMA. Difficoltà dcl/t1 diag11osi radiologict1 dd/' - M.,SSAR t Ai<GELEsco, PoPO\'tCt PARALIS I RADIALE POST-SIEROTERAPICA. c BALu,:z.\ REUMATISMO ARTICOLARE ACUTO. Si11dromi dienufalo-ipofi;arir c· - CAUIÈRE c GtSESTE SCHIZOFRENICI INSUU NIZZATI. Esame dei tempi di reazio11c m•gli -

CIIAU.IOL

SINALGIA DENTODENTARIA. Un caso atipico di - Bozo c MEsNARI> TROMI30FLEBITE EMORRAGICA DELLA RETINA. Contributo alla conosccnz:t tkll'amcbiasi: - GAI.I. E:OO:GA TUBERCOLOSI POLMONARE MALATTIA. Rauorciamcmo dd/'imrr· twllo tra prima infezione rube,·co!are t" la - BhR:OO:.\RO c Wtt1. . TU MORE · Sulla quemont' del/cl formaziont· di un - dopo trauma. jANSSF.N VIF. OTTICHE. Sopra •tna personale con.-c~iont' ;n//'ùtogenesi della naroglia: la nn.oroglin indiffernr~iatn c diffrrcn~iattl dd/c - f'A\'AI.ORO .

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

»

•

1221

u

1213

"

1225 1208

,,

1224 1209

"

1215 1209

" "

1 2 IO 12 12

,,

12 26 12 2J

"

1216

u

1219

~

1218

,,

1220

"

1224

"

1220 1212

"

1221

Pag.

1229

• •

1232 1 2"'~"'

J)


LEZIONI E CONfEREN Z E

~~

OSPEDALE MILITA RE DI PALERMO

PROFILASSI DELLA METALUE Conferenza d el prof. Lodovico T ommasi, Direttore della Clinica dermosifilopatica della R. Uni versità Ji Palermo, raccolta dal ten. col. mt:dico GI US EPPE S uNsEm.

~ ~~~0~-~

.

@~~~~-:;. • ,~ ~~':.<! /

"'

Le statistiche ufficiali del Regno d'Italia per le poci tabe e paralisi progressiva non registrano cifre altissime di decessi. Per la P.P. ad es. sarebbero 8oo circa i deceJSi del 1934 e circa 300 morti all'anno si avrebbero per tabe. Queste cifre si ritiene siano un po' inferiori al vero, specie per la tllbe, che uccide più come concausa che direttamente e le cui forme ft·ustre o iarvate sfuggotzo spesso alla diagnosi. Nel materiale della R. Clinica Dermosifilopatica di Palermo la metalue figura il 12,80 % delle sifilidi tardive. Forse il totale di morti annue per metafue può pensarsi nel Regno circa 3.ooo a 5.ooo. Molto più nume·rose sono certo le morti per sifilide ,-ardio-vascolare; tuttavia l'evento della lue pare1~chimatosa del sistema nervoso è spaventoso ~ costùuisce l'incubo di molti malati fin dall'inizio della infezi011e e la preoccupazione costante dei loro curanti. Onde sifilografi e neurologi si sono molto occupati dei mezzi per pt·evenirla. E evidrote che la profilassi dei/a metalue più sicura e completa è la profilassi della infezione stessa; ma non di questo vuole occuparsi oggi t'O. Si è sempre voluto vedere, e fino ad un certo puvto giustamente, urla. specie di antagonismo fra sifilide della pelle, mucose ed ossa, e quella pm·enchimatosa del S. N. Erb, No!lne, Morel Lavallée pensarono, in base ad osservaz ioni cliniche, a ceppi diversi; e Lavaditi e Marie credettero di dimo.strarlo sul coniglio. Oggi ciò non è più accettato. Lo studio della cosidetta sifilide esotica fom1 argomenti dottrinari per intravedere le cause del diverso decorso della sifilide : quasi esclusivamente estema nei pusi a civiltà t·idotta, e facilmevte neurotropa in Europa ed America. Ma le spiegazioni che volta a volta fecero appello alla razza (Scheube), al terreno (Lacapere) all'età e maturazione della sifilide, all'azione benefim della malaria, epidemicamente coesistente in molte regio m d'Africa (Lacapere), si dimostrarono inaccettabili o ù1complete.


PROFILASSI DELLA METALUE

Tuttavia la equazione di Kraft- Ebing che metalue è data da sifilide civilizzazione, può ritenersi nel complesso esatta. T ommasi nel 1929 emise una sua spiegazione multipla e coordinata, in parte d'accordo con Montpellier ed altri. Eccola:

-La sifilide dei paesi meno civili è nell'insieme - 110n per età sto· rica - ma perchè meno curata attraverso le generaziotzi, infezione biologicamente meno aJtenuata quindi relaJivamente più virulenta, più ricca di manifestazioni recenti, ma più franca. P1ù ! Ìmile in ogni modo alla sifilide europea del XVI e XV!J secolo. 1°

U1za cosifatta sifilide dà, di per sè, più numerose le localizzazioni recenti, che sono prevalentemente cutanee, mucose ed ossee. D'altra parte una sicura attrazione del treponema verso la cute si ha, nei paesi meno civili, a causa dei richiami cutanei per effetto dei raggi solar.;, sudiciume, parassitosi, traumi e .(timo/i esterni di ogni sorta (vedi rapporti fra sifilide e traumi). Ora non c'è dubbio e le dottrine moderne lo confermanv che le localizza-z ioni cutanee, attraverso le esofilassi, contribuiscono forteme1Jte alla immunità generale. Così che in coloro che avranno avuto ma mfe)·tazioni cutanee abbondanti, la infezione tutta ne verrà itzfluerzzata be?Jignamente. Gli stessi trep01zemi inoltre a;sumeranno tmdenza dermotropa per effetto del ripetuto passaggio sulla cute. Tutto ciò renderà assai più difficile la tarda metalue. Il benefico effetto delle manifestazioni cutanee uel preservare dalla metaJue, appare anche dalle statisticlze: Mattauschek e Pilcs infatti su 4134 ufficiali sifi/'itici avrebbero trovato il 42,5 'Yo di P.P. fra coloro che non avevano avuta alcuna ma-nifestazione secqndaria cutanea, e 1,53 % fra coloro che ne avevano avuto con 2" -

recidive. 3" - Il passaggio abitudinario di un ceppo di treponema su di un orgc;,,o crea di per sè un certo organotropismo tendenziale da parte del ceppo, che si farà sentire anche nelle infezioni di successivi individui. Si creerebbe: cioè un genio epidemico preferibilmente cutaneo. Si tratterebbe qui, non di una dualità o pluralità rigida di virus al/:: Levaditi, ma fiuttosto di acquisizione di tendenze organotrope, i ntese in modv non rigido, ma mutabile, e cioè con possibilità di localizza:::ione diversa, ove, 11el singolo individuo, resistenze e debolezze del terreno prevalessero nel ricl!iumare a Localizzazio-n i diverse. Questa concezione espressa dall'O. fin dal 1929 a proposito del trepo· 11ema, è stata successivamente dimostrata esatta in patologia clinica e speri· mentale, anche per altri microrganismi, specialmente a proposito delle iufeZIO IIi focali.


PROFILASSI DELLA METALUE

Il secondo punto basilare per la profilassi della metalue è quella di conoscere il primo inizio della localizzazione nervosa. Si è oggi d'accordo che questo inizio è assa1 più precoce della comparsrt dei primi segni clinici. E' anche assodato, attraverso la Clinica e l'esperimento (sifiltde sperimentale), il precocissimo e rapido diffondersi del treponema all'in:zio della mfezione; diffusione che è rapida e precoce anche nel S. N. fino nei primi.rJimi .rtadi dell'infezione (periodo di prima mcubazione e periodo secondario recentissimo). Tutto questo ha portato alcuni AA. - con scarsezza di semo critico - a ntenere che la prima localizzazione eire porterà alla metalue, avviene all'inizio della infezione. Per foriU!hl LJOtl è corì. Anche ne! S. N. le localizzazioni precoci e precodssime (che del resto ÌJJ questo periodo Jono mesenclzimali, come quelle comuni a tutti gl1 orga111) souo il portato di diffusi011e e generalizzazione della infezio11e, e quindi sono regredibili con essa, specie per effetto della cura. E' solo Jucce.lfivameute che L~~ eventùali focolai non giustiziatt dalla cura possono acclim:\tarSI (Tomma.S!) e lentamente interessare il tessuto ectodermico del parenchima nervoso. Tut·~ tauia è perfettamente vero che ciò si inizi pnma d1 og11i segno clinico e che (;\o l'esame del liqteor può anticipare sulla clinica fa diagnosi precoce (RavaulÀ_ .-1~~ Da queste premesse ne derivano dettami di condott(l pratica, propo~,<.. · ~....~ dai vari AA. e che l'O. espone e uagua. 1° - C'è chi, date le premesse su esposte, conclude: è meglio non curare la sifilide e lasciare che l'infezione evolva da sè. Sopr:atutto c'è chi vede un pericolo nelle più moderne cure arsenicali. Viene anche citata qualche statistic:r critìcahilissima in appoggio. Anche tralasciando di tener co11to di tutti i pericoli che minacciano i11 altro modo la vita e la prole dei stfilitici 11011 curati, tutte le statistiche .m-ie- dalle antiche d1 Kraft- Ebing alle recenti di Weathrby, Spiethofj, Mingohen Cheng, ecc., da quelle dei sifilografi a quelle manicomia/i - ci dicono che la grandissima maggioranza delle tahi o delle P.P. provengono dai sifilitici mdi curati (sifilide ignorata) o mal curati. Nella clinica àell'O. qui a Palermo, Nicastro ha trovato che i 11011 curati diedero I 7,8 % di metalue e 12 <J,, i mal curati, contro 5,5 "{, fra quelli discretamente curati. D'altra parte, per quanto oggi si diagnostichi la metaltJe e si spedalizzi di più, 11011 pare che tabe e P.P. siano aumentate dopo l'mtrodt~zione in terapia degli arsenobenzoli, che sono certo fra i più cfficaci mezzi contro l'infezione. 2° - Alcuni vorrebbero attetJdere le manifestazioni secondarie cutanee. E' pratica suggerita dal già notato antagonismo cHte-sistema nervoso, e del beneficio esa filattico comeguente per l'immunità (Pellizzari, Bemard, Dugardm, Casa~za). Sarebbe un tor-nare indietro. L'immtmità delle malattie protozoaric. in getJere e della sifilide in particolare è uua immunità da infezione ( Kalle -


PROFIL t\ SSI DELLA MET.\Ll: E

Tommas1) ed è infida, e di regola i11feriore al bisogno per la guangwnc (TommaSI). Spiethof}, seguendo a. lungo i suoi trattati, trovava che i curati precocemente diedero o 7u di P.P.; il 0,30 ·:,, quelli curati energicamente in periodo secondario o latente, e il 6 '~o quelli che iniziarono tardivamente la cura. Non è quindi il caso di attenersi a questa unilaterale visione. 3o -Per evidente inspirazione della cura di Wagner nella P.P. ed anche per la erronea interpretazione di benefica coesistenza epidemiologica si è detto : potenziamo la cura della sifilide fin da principio con ia malariz:zazioiJc terapeutica. Tentativi sono stati fatti in questo senso, ma Ctrmai questa idea t\ sorpassata. · Nessuna aziorze preventiva della metalue l1a la malaria, la quale, se mai, aggrava la sifilide. Le statistiche stesse sono esplicite su questo prmto. L ' az io1Je della malaria terapeutica secondo Wagner ha una spiegazione, che ncm ne permette l'applicazione preventiva. Anche la piretoterapia chimica e biologica (vaccini mortz) all'inizio delLa sifilide è superflua e forse dannosa. PassatJd.o dalle conclusioni negative a quelle positive, l'O. afferma : 4o - La base della profilassi della metalue resta la cura precoce, intensa razionale e sistematica del si filiti co - abolendo ogni pretesa di cura abortiva -- e cioè continuando opportu11amente le cure, secondo quan,!o l'O. espose l'armo passato in questa stessa nostra sede. Cita ad esuberanza altre statistiche: O' Lea1y e Rogin nella Mayor Clinic su 500 metaluetici trovarono c:he 72 % proveniva dai non curati, 17 ~{, da coloro che sì erano curati solo di iodio e mercurio, 3 % fra i curati bene. Krisctiano!J e Rewzine dànno rispettivamente 62 •;{, non curati, 37 ~o mal curati, e I % ben curati. Non c'è dunque dubbio che le cure ben fatte e precoci aboìiscono qua-a il pericolo della metalue. s· - Tutte le C01JOSCenze sopra enumerate rendono utile associat·e {Igien e generale del sifilitico, evitando traumi, emozioni .e lavoro eccessivo del S. N. e sopratutto i tossici specifici di questo tessuto (alcool, stupefac,mti, ecc.). 6Q - E' certo utile stimolare al massimo le spontatJ.ee difese. getzerali immunitarie del sifilitico, facendogli condurre vita sana e fisicametJtt:. attiv,r, con alimentazione opportuna, aggiun geudo all' occorren~a ausili ditJlP.tici o terapeutici, stimolanti delle difese orgm1iche. t - Assai opportu?Jo sembrerebbe all'O. in questo ordine di idee stimolare la cute alla esofilassi al principio della infezione con stimoli fi sici (elioterapra o R. W.), meccanici (massaggi, friziont) o finan che con richiami chimici (crism·obina, etc.). Non è improbabile che questo stimolo ospecifico alL'esofil.wi possa sostituire utilmente la pericolosissima attesa. delle m'mifesta:::ioni cuta11ee, quale sopra si è esposta e criticata.


PROFILASSI DF.LLA MET.\1.1.;1':

1143

Se la metalue non è stata prevmtivamente evitata, è quasi opera di profilassi quello di diagnosticarla al suo primo inizio, in fase cioè a-ncora suscettibile delle migliori speranze di ..egre.ssione con la terapia. Ma quando suole iniziarsi una metalue ? E di quatJto questa cosidetta fase preclinica suole precedere lo stabilirsi del quadro clinico? Questi tempi invero sono assai diversi nei singoli ça.si; da 4 a IO, 15 ed anche 20 anni. Ne derù·.t il precetto, tante volte asserito dall'O., di non smettere mai l'osservazione del sifilitico; non dichiarare cioè mai (< guarita » una sifilide anche quando si ha ragione di ·ritenere ,·he la guarigione si sia ottenuta. Osservazione dunque armata e completa, clinica e sierologica, ricorrendtJ ad ogni dubbio, anche minimo, all'ausilio dei competenti specialùzi e, per quanto riguarda la metalue, all'esdme delliquor. Qui l'O. prospetta l'uLtimo punto controverso. Dato che l'inizio della metalue è accertato anteriore alle manifestazioni cliniche - e dato che il liquor può accusame segni prima che una d;agnoJ·i dinicc. sia accertabile - si è discusso, con pareri diversi} quando conflcnga far· e l'esame del liquor. Questa discussione è tanto più di interesse pratico do-po la ÙJtroduzione delle varie terapie contro la metalue che, è noto, sono tanto più effi· caci, quanto più precoci. Da principio - confondendo la comprensione del S. N. nella diffusione generale dell'infezione recC1tte, con l'inizio della metalue - fu patrocinata una esplorazione precoce del liquor, dopo 6-12 mesi dall'infezione. Poi lo stesso Ravaut ricmwbbe che una esploraziotze troppo precoce er(J a questi effetti poco probativa, e ['a allontanò a 2 ed anche a 3-4 anni. Molti poi sono gli AA. che vorrebbero chiudere la cura della sifilide dopo 1-2-3 anni con un esame del liquor, in vista di una diagnosi. di guarigione della sifilide. L 'O. afferma: 1°) che un esame delliquor negativo in queste condizioni non ci assiceera in nessun modo della guarigione della sifilide; 2~) che agli effetti della diagnosi precoce di metalue, un esame di liquor troppo ptecoce} se positivo rischia di deporre per semplici localizzazioni di lue ner(.IO!>u non parenchimato.>a, e se negativo ·n on esclude affatto che una meta! u.~ potsa. iniziarsi più tardi; 3o) la stessa cosa può dirsi per gli esami del liquor a data fissa che l'O. chiama (< in bianco >> cioè in assenza di ogni sospetto clinico. Questi, in qualunque periodo vengono fatti, rischiano di cadere in fase ancora troppo precoce, o comunque in latenza di ogni segno tJel liquor. Sono accertati numerosi casi, in cui dopo alcuni anni da tm esame negativo del liquor si è iniziata una metalue; queJta volta, quando conviene pu1lgere? La Scuola di Palermo (Tommasi- Ciambellow) ha approfondito la questione e sfogliando la letteratura 11011chè in 8oo casi originali studiati, ha


Il44

PROFILASSI DELLA METALUE

accertato che in modo assolutamente eccezionale gli esami di liquor sono stati positivi « senza che coesistesse qualche segno clùtico almeno sospetto '' · Quando si parla di « liquores >> rivelatori in ~ase preclinica, bisogna intendere ciò, nel senso che i segni del liquor sogliano precedere, e talora di molto, un quadro demenzial<: o anche un complesso neurologico e psiçhico tale, da permettere da solo la diagnosi di .sicurezza. Ma quasi mat, nemmeno nei casi citati dagli AA. come sifilide nervosa asintomatica, qua,n do si va bene ad esaminare i protocolli, al liquor positrvo si associavano « segni clinici per lo meno sospetti >> .

L'O. pertanto co11siglia di tralasciare l'esame del liquor « a data fissa ll , e all'esame « in bianco » sostituire << l'esame al primo segno di sospetto '> anche il più lieve. E l'O. spiega che per lui Ì11 questo senso sono segrzi di sospetto, non solo i ben noti sintomi neurologici o psichici, anche appena accennati, ma una sierologia ostinata, una sindrome neura.steniforme in pecchio luetico, un dimagramento o utza insonnia, altrimenti' ingiustificabili, e i cambiamenti di carattere. Sopratutto, egli afferma, sono le <<differenze )) , i piccoli cambiamenti negli atteggiamenti psichici o nei riflessi neurologici, che ai medico che tiene « in osservazione >> un antico luetico dànno il primo sospetto di allarme e che un esame del liquor - allora doveroso - potrà precocemente risolvere nella retta interpretaziotze; ancora in tempo perchè utza opportuna cura possa con Le più grandi probabilità riuscire.


OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

MENINGITE OTITICA CLINICA E TERAPIA Conferenza del prof. Gaspa re A lagna, direttore incaricato della Clinica otorinolaringoiatrica Jd la R. Università di Palermo.

M aigrado i progressi realizzati nel vasto campo delL' otologia, la meningite appartiene ancora alle complica11ze endocraniche più temibili dell' otite media suppurativa. E se l'esperienza antica e moderna ha posto fuori discussione la guaribilìtà di meningiti bene accertate, non possiamo. d'altra parte, negare che una simile evenienza è del tutto eccezionale. Ciò 110n pertanto, sembra a taluno che la curva della frequenza e della mortalità della meningite otitica, allo stato odierno, sia alquanto discesa in confronto dei tempi andati; e ciò pel fatto che appunto in questi ultimi anni noi abbiamo appreso a diagnosticare e ad operare la grave affezione al suo primo apparire. E' sorta, quindi, per l'otologo la necessità di essere edotto irr. tutti i più fini dettagli sulla diagnosi della meningite. M a bisogna - pur troppo confessare che, accanto ai casi sopradetti, altri ne esistono in cui l'affezione decorre in maniera tumultuosa e travolgente da far pensare che il germe pat<Jgeno invada contemporaneamente l'orecchio medio e le meningi. In .cimili casi, per i quali gli antichi otologi hanno adoperato la denominazi011e di meningitis cum otitide, una diagnosi precoce non è possibile neppure ai clinici rotti ai segreti dell'osservazione più fine. Trattasi di meningiti imorgenti l un go il decorso dell' otite media acuta, e che noi di solito osserviamo sia nei soggetti giovani sotto i vent'mmi, sia nei vecchi al disopra dei cina uant'antJÌ. A volte però l'insorgmza della meningite è più tardiva. Esempio tipico: la meningite insorgente nell'otite da Streptococtus mucosus. Le otiti da mucosus - per giorni ed anche per ~·ettimane - dànno sintomi poco allarmanti (cefalea, rumori d'orecchio, udito deficiente, malgrado reperto otoscopico negativo, dolori al dorso ecc.). Se non si lza la fortuna di vagliare bene l'incerta sintomatologia e se non si interviene a tempo, esse sfociano inesorabilmente in una meningite a decorso tumultuoso e quasi sempre mortale.

.

Sintomi prodromid della meningite. Se ora facciamo astrazione dai casi a decorso rapido ed improvviso, nei quali - passata l'ora chirurgica - ogni terapia è pur troppo inefficace, possiamo ammettere che la gran maggioranza delle meningiti otoge11e si


1\IENI:"'GITE OTITICA

rendono manifeste per u11 1mmero sufficiente di sintomi prodromici, la cui conoscenza è di grande impm·tanza pel medico pratico sia nelle così dette otiti infantili, che in quelle acute e croniche dell'età adulta. Le otiti infantili meritano breve cenno. E' a11zitutto da ricordare che l' otite al disO'tto di un anno ( otiti dei iattantt) porta solo raramente a complicanze endocraniche e quindi a meningite. AJSai più frequente è la meningite dopo il 2 ° anno di età, allora quando la diagnosi si rende sempre più difficile. L'otite acuta dei lattanti e degli infanti si differenzia da quella degli adulti pel fatto che nella x• l1a luogo frequentemetJte una reaziO'ne di tutto l'organismo, mentre nella seconda si tratta di UtJa affezione locale, alla quale l'organismo di regola reagisce solo quando l'affezione abbia sorpassato i limiti dell'orecchio medio. Si cO'mprende quindi facilmente come i'otùe infantile si manifesti frequentemente sin dal suo primo esordire C01J febbre alta, deliri, convulsimzi ecc:. Ma pure esistendo una sindrome così imponente, non si può ancora parlare di meningite, in quanto che, in molti casi, i sintomi sopradetti possotzo scomparire appena si sia ricorso alla paracenteJi che dà libero sfogo al pus. Ma l'affare è ben diverso quando i sùztomi cerebrali, malgrado l'ampia apertura del timparw, persistono, o peggio, crescono di intensità. In questi ultimi casi è indicata d'urgenza la puntura lombare, dopo la quale se

il liquido presenta evidenti modificazioni patologiche dovrà, senz' altro, ricorrersi all'intervento. Ma anche quarJdo il liquor p1·esetzti solo un lieve aume11to del .ruo contetzuto itz albumim: e globuline, l'intervento s'impone. Nè ci si lasci trarre in inganno dalla presenza di lievi alterazioni della mem brana timpanica nè da fallaci miglioramenti, che possono seguire alla somministrazione di antipiretici ( piramidone - aspirina ecc. ). Gli antipiretici (ome mostra l' e.rperienza clirn'ca illuminata possono darci delle fLUai .-gmdite .corprese, anche quando siano somministrati a piccole dosi. Fra i sintomi precoci di meningite avrebbe, secondo Alexander, grande importauza la caduta della febbre dopo la paracentesi, in quanto che la caduta per lùi costituirebbe rm fatto normale, mentre la caduta per crisi starebbe ad indicare utz grave decorso dell'otite e preludierebbe l'insorget·e della meuingite. Induce anche il sospetto di menit1gite una febbre alta insot·ge-rzte due, tre giorni dopo la paracentesi. ltzdìzi importarzti di grave complicanza so110 la cefalea, le vertigini, l'insonnia durante la notte con tenden za al sO'nno diurno . L'apatia del bimbo viene a rafforzare il sospetto. Pas.riamo ora a trattat'e l' otite degli adulti. Questa, come dicemmo, deve considerarsi come rma affezione locale, e, come tale, tron è accompagnata da alcun rialzo termico. Trattasi per lo pirì di temperature normali o subfebbt·ili. Ora, se Ìn presenza di una secrezione


:vtF.NI~G ITF.

OTITICA

1147

copiosa la. temperatura sale sopra i 38",3 è bene giustificato il sospetto o di utw complicanza da parte del Sinus sigmoideus o della leptomeniuge. Ed a noi pare che abbia pienamente ragione Neumam1 quando in una otite acuta con una temperatura che supera i 39° raccomanda la pratica della puntura lombare. Tn casi siffatti, specie nei giovani soggetti, si rimarrà spesso sorpresi di riscontrare liquor torbido, anche quatzdo il paziente non presetlta alcun ·altro seg11o di trteningite. E può indurre in grave errore la tendenza di voler riferire spesso la febbre ad' affezioni intercorrenti (grìppe). Anche tzeg!i adulti è assai importante il modo di comportarsi della afalea. E' pacifico che pazienti affetti da otite media acuta, prima della paracentesi o della perforazione spontanea, si lamentino di pesantezza di testa. Il disturbo però, tzella maggioranza dei casi, scompare del tutto o qua.ii q uando l'orecchio viet1e a purgare copiosamente. M a quando, malgrado l'otorea profusa, imorge cefalea, bisogna allora pensare ad uua affezione infiammatoria delle meningi, specie se il dolore è localizzato nei/a regirme temporale. Saranno quindi, iu questi casi, intensificati gli esami, tenendo :;empre presente come, secondo le statistiche vecchie e nuove, la curva della meningite otogena raggiunge il .iUO apice fra l'undicesimo e il ventesimo amJO. Berz altro è il comportamento della mmingite consecutiva all' otite crontca. Questa mmingite che secondo Alexa11der si sviluppa più frequentemente fra il ventesimo ed il quarantesimo anno, è speHo caratterizzata da u n lungo periodo di laten za ed ha una prognosi alquanto più favorevole della meningite consecutiva ad otite m. acuta. TI liquor solo tardivamente presenta delle alteraz ioni. Come è stato ricordato, di solito, non esiste rialz o termico. Quando esiste, sta ad indicare una lesione delle metzingi o del seno, e costituùce una u rgente indicazio11e d'intervento. La cefalea localizzata notz si riscontra quasi mai nell' otite cr01zica ; qutwdo esiste, induce il sospetto d' una complicanza me11ingea. Dobbiamo, infine, ricordare i sintomi mastoidei di Alexander, che secondo questo A. sono, da soli, sufficienti per destare il so.ipetto di una complicanza intra-cranica, sia nei bambi11i che negli adulti (abbassamento della parete postero- superiore del condotto, edema e dolore alla pressione della p unta ). Dal fin qui detto possiamo dedurre che dietro accut·ata disamina si •·iesce, sia nelle otiti acute, che nelle croniche a riconoscere, o per lo meno a sospettare una me11i11gite late11te. E sono proprio questi i casi che più f requentemente veng01zo al tavolo operatorio e che com portauo rma prog nosJ relativamente favorevole.


MENI:--iGITE OTITICA

La terapia della meningite otogena è naturalmente chirurgica, e conJiste iu una ampia a. pertura della dura affetta e nel drenaggio degli spazi subrzracnoidei. QueJto intervento, relativamente semplice, che presuppone ì' eliminazione del focolaio purulento primitivo, porta ad un abbassamento della preJJÌOne endocranica. Sotto l'azione di questo fattore importante, alterazioni infiammatorie delle meningi Lievi e circoscritte passano a guarigione, specie quando si tratti di giovani soggetti in buone condizioni generali. Ma u lo stato generale del paziente lascia a desiderare per le lesioni cardiacl1e o vasali in genere, si rende i11dispensabile una terapia interna. L1 prognoJÌ può considerarsi come infausta in un secondo gruppo di casi, nei quali l'infiammaz ione è diffusa, il sensorio è torpido, esiste febbre alta e nel liquido torbido si rinve11gono numeroJi leucociti polinudeati e batteri. Oltre all'incisione della dura e al drenaggio dello spaz io sub-aracnoldeo, viene praticata la puntura del veutricolo laterale. Ma parecchi otologi molto autorevoli, dopo numerosi imuccessi, lw11 fatto macchina indietro e son tornati all'antica pratica delle punture l ombari ripe tu te. In tempi a noi più vicini è stata proposta la disinfez ione del ccwo subaracnoideo, iniettando sia nel sa11gue clze 1Jello stesso cavo, i farmaci piì't rvariati (urotropina - jatren, protJtoJil, vucin etc.) 11011 esclwi i sieri (.,-ic·ro tmtùtreptococcico ed antistafilococcico), i vaccini e gli auto-vaccini. Un metodo curativo del tutto recente, fondato - secondo Brtt1111er •u solide basi teoriche, è stato hltrodotto nella pratica da Otto Meyer d i Vienna. Il metodo si propoue d'introdurre aria nello spaz io subaracnoìd eo. La tecnica è semplicissima: in posiz ione seduta si pratica la puntura lo mbare estraendo 20 eme. di liquor, che vengono tOsto sostituiti da I O a n c . di aria. SucceJSivamente Mayer lza modificato il metodo, usando una mÌJcela di aria e di urotropina - Lowi della Clinica di Neuma1m pratica l'iu ie.., -::ione di liquor artificiale - . Il numero dei casi curati col m etodo Mayer fino a questo momento, non è però così rilevante da poter tmrre delle .;cric deduz ioni. Di fronte ai casi disperati, caratterizzati da perdita della COjcien::;a, p olso filiforme , febbre alta, cram!Ji, liquido torbido ed i·n fetto, quale sar,ì lc.r. rondotta dell'otologo ? In que.di casi, la cui gravità è dovuta alla diffHçÌone del processo infiammatorio e alla encefalite consecutiva, no·n rimaJlt: altra alternativa che l'operazione d'urgen za. Eppure siffatta condotta n on pare a taluno giustificata. Brunner, ad esempio, è d'avviso che in tm primo t,-:mpo bebba sollevarsi lo stato generale del paziente colla trasfusione sangt.tJg11a. Immediatamente dopo dovrebbe ricorrersi alla introduz ione delTERAPIA. -


MF.NIN(; rrE OTITICA

l'aria nello spazio mb· aracnoideo. L'intervento chirurgico, sempre secondo Brunner, dovrebbe essere subordinato ad uu eventuale miglioramento. Dal fin qui detto possùtmo trarre ammaestramenti prtziosi, che si traducouo in due imperativi categorici: 1° • Al cospetto dei sintomi premonitori della meuingite otogena, sii sempre pronto all'intervento e non lasciar passare mai l'ora chirurgica. 2 ° • Anche quando sia spirata quest'ora. inttrvieni sempre e 110n tergiversare mai, 12eppure di fronte al coma.


LAVORI ORIGINALI DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DELLA LIBIA - TRIPOLl

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA OCCIDENTALE NELL'ANNO 1937 Dott. Alfredo Ingravalle. colonnello medico.

Nei quadri che seguono sono raccolti i dati statistici sulle condizioni sanitarie delle truppe coloniali della Libia Occidentale durante l'anno I937· Nella tabella I sono riuniti, distinti per mese, e sia per le truppe m etropolitane che per le truppe indigene, i dati riguardanti: - le giornate di presenza; - la forza media; - i ricoverati in 1uoghi di cura col computo del per mille della forza media; i morti nei luoghi di cura e fuori e i morti per mille della forza media: - i trasferiti in stabilimenti sanitari territoriali; - gli diminati temporaneamente e definitivam ente per motivi di sa lute; '" - le giornate di cura e quelle per mille di presenza. N ella tabella II sono indicate distintamente per ufficiali, sottufficiali c militari di truppa metropolitani e militari indigeni, k malattie che causarono il ricovero in luoghi di cura e, limitatamente ai ricoverati, il numero dei m orti per le singole cause morbose. Nella tabella III sono raggruppati i militari morti, partitamente m etropolitani e indigeni, ~eco ndo le c:~me della morte, l'arma, il grado, il m ese ed il luogo dove morirono. Nelle tabelle, IV, V e VI sono classificate, distribuite per malattie, le perdite che si ebbero per trasferimento in ospedali territoriali e per eliminaz ione temporanea e definitiva.

MoTbO.iltà : Per mille presLnti furono ricoverati: - ufficiali: 54 con una media giornaliera di degenti del 2,75 °/•• : - militari metropolitani (con questa dicitura nella presente relazione sono compresi i sottufficiali ed i militari di truppa): 540 con una media giornaliera di degenti di 19 °/oo ; - militari indigeni: 384 con una media giornaliera di dege nti di ., l9 l 00 •


STATO SA:-.JIT:\RIO I>ELCE TR UPPE COCOr--:1:\1.1 ~ ELLA LIIIIA ECC.

liSI

La maggiore morbosità neUe truppe metropolitane ed il fatto che il maggior numero di ricoverati si ebbe nei mesi di aprile, maggio e giugno, come si rileva dalla tabella I, possono trovare l ~ spiegazione sia nei bruschi cambiamenti di temperatura, normali in questa colonia, sia nella minore adattabilità ddle truppe nazionali ai primi calori della stagione calda. Mortalità: Zero negli ufficiali ; 2,5 ''j, o della forza media nei militari metropolitani; 9·45 "j,... della forza media nei militar i indigeni. La maggiore mortalità si verificò per malattie dcli 'apparato respiratorio. Militari metropolitani: 2 deceduti per polmonite e 1 Eer tubercolosi polmonare. Militar i indigeni: 25 deceduti per polmonite e bronco-polmonite e 17 per tubercolosi polmonare. Trasferiti in ospedali territoriali :

-

ufficiali nessuno; militari metropolitani il 0,5.2 ' /o. della forza media; militari indigeni nessuno.

Eliminati: tempat·aneamente :

-

ufficiali nessuno , militari metropolitani 1'1,79 °/oo ddla forza media, militari indigeni nessuno;

definitivamente :

- ufficiali nessuno, - mi li tar i metro poi itani il 12,31 <•; ~o della forza media, - militari indigeni il 31,90 °/oo della forma media. L'eliminazione maggiore si ebbe: nei miJitari metropolitani per congiuntivite granulosa (8), per malattie dell'orecchio medio (7), per tubercolosi polmonare accertata (5)_; nei militari indigeni per malaria allo stato di cachessia (52), per malattie croniche dell'apparato respiratorio (3o), per tuber<.:olosi polmonare (21), per tracoma (20), per esiti di ferita d'arma da fuoco (57): la maggior parte degli indigeni eliminati riportò la malattia e la lesione durante la permanenza in A. O. I.

Malattie più importanti che causarono il ricovero. Febbri reumatiche di brepe durata: dettero il maggior numero di rico-

verati: nei militari metropolitani furono rappresentate dal 68,24 °/ ~o della forza media; nei mil itari indigeni dal 33,85 °/no della forza media. Infezioni tifoiàee: si ebbero due casi nei militari metropolitani, in ragione quindi del 0,51 °/uo della forza media e due casi nei militari indigeni, in ragione del 0,26 °ioo della forza media .


II 52

ST ATO SAN IT ARIO DELLE TRu PP E COLONI ALI NELLA LIBIA ECC.

·~.

TRIPOLITANIA - Stato sanitario delle 'fRUPPE J Ri

Glornate

Fot?o

do presenza

media

1\! E S I

L

T

L'

l

T

l

cov~ralj

METROPOLITANE

--

-..... .. OB

.....

~-- = ·--&a .. o ...::>--..

.3

·-·..... c:

l'l T__, v I l IT L'l T

.E .. g ·- ·::'t:

~l!

... .... e.c- • ·E;~

·=~ 0:lE Ci

i

:3 •

... ' l ., ul:_ u!T I T l l l

!': l)

' •:.::

;: ·~ -~

~" "'"' -e ....

g

o~ --

.

o ·!

l

M or t i

negli ata- Ricoverati bilimenti per 1000 di cura dt:lla forza ( militari media e rivili)

.i

~.D -

'

Gennaio

16.833

127.937

543

4.127

3

119

5,5 28

-

l

- - -

l

-

0,24

- -

Febbraio

16.2·10

13:!.140

580 l k755

l

131

J ,7 27

-

l

-

-

-

l

-

0,21

- -

Marzo

l s. 717

133.207

507

4.297

135

-

31 -

l

-

- -

l

-

0,23

-

Aprile

13.560

107.550

'~52

3.585

2

203

·1,4

~6

-

1

-

- -

l

-

0,27

- -

Maggio

13.511\

llU35

436

3.685

2

215

4.5 58

-

-

-

- 1·-

-

- - -

l

-

l t

6,4 49

-

-

- - - - - -

-

178

2,,, ·16 -

-

- -

- - -

-

-

-,

- - -

- - -

-

-

-

0,58

-

_l

- O,SS

l o-

-

13.920

128.5SO

464

4.285

Luglio

l~. 772

118.668

·U2

3.828

Agosto

11 .594

l 02.610

371

3.310

6

184 16

55

Settembr(;

11.940

101.760

398

3.392

2

187 5

55 -

l

-

l

-

2

-

Ottobre:

13.981

121.1 l8 •l51

3.908

2

188

4,, 48 -

l

-

- -

l

3

-l

210

G iugno

-

l

l .

l Novembre

12.990

111.900

l33

158

3.830

2,3 41

-

l

-

- -

l

- 0,26 - -l l

Dicembre

U.353

117.149

·l63

3.779

; T OTALE

167.116 1 IA20.854

459

2

199

___ _

3.898 25 2.107

- - - - - - - - - - - - - - - - - - 54 540 7 l 2. 8 - 2,5 -

4,3 52 -

---,- -

-~-1--l---~ -~-J- I-


I I 53

STATO SAN ITARIO DELLE TRUPPF COLONIALI NELLA I.l lli A ECC.

metropolitane e indigene.

trupp~

--

. Blimiruoti por motivi di solute

\

...

. :>5 '

-~

"'Q .. - c"

di cura

.. o. ...

·o~

·-c QU

c.~

'5§

L.

lfT u j-r ul

T

Giom•te

~

di

. !: ca c. 0~:.0

prestn.ra

L~T

-

2

77

1.824

-

- -

5

6

1.739

0,3

-

1

-

l

2.499

-

-

-;;

:.:u> ~"' :> ·-

.... c:""

o·-

~~

"''t:

~~

o"

o

.....

__

"ii

o:::

E "" "tl 'i "'O a i"-:: .o- ·;;

~

9

0.~

Elimina• ti per motivi di salute

c

..,.o

""

.... "" "'... .

~

...c

c

.... se o::S "

·e~

-" l l

l'

--

~

Morti

~

l.

I N DIG ENE

b .. ... • .-· ..:a .. ~-~ ....... t'·- ·u .. e ..e ""' .. & .. .-.e .. ·- .. ~ . !.Zil .. t:: .5 ..11 es . 1·s ·~-; "l! : .. e H::: e... zil .,·;;__ ..,il o-·- ~...t§-- 8." :~~ .;,

~

"

"">

-c

TR U PPE .... :.= g.~

,_g et

Giornate

TABELLA

.2

.. c

{:."' ~

o

"O

..•.. .."" ae

·o. 'O

.....a::::a·., Qo

0"

&

l

251.689 8.119 172 21

2

-

2 0,24

-

-

3

3.470

13

13

2 14.076 8.717

-~

-

4 O,J6 -

-

7

·Ull

16

18

272.428 8.7881 278 31 24

- 2 1 13

- -

9

2.718

LO

- -

15

4.261

20

-

3

3.665

19

- -

l

7.002

33

t H

l ·J3

16

l

36

2.701

2 25

208.110 6.937 236 3·1

6

-

6 0,86

13 108

2.349

8 20

193.564 6.244 254

w

3

-

3 0 ,48 -

- lO 30

2.500

2 19

210.570 7.019 303 43

7

-

i

267.561 8.631 325 39

8

-

8 0,92

-

·-

VI

4.943

18

50

3

-

310,40 -

-

23

5.293

23

- - - 2

1-

r- -

1

-

l

-

3

-

9

39

2.555

3 21

,_

l

-

l

79

2.015

7

- - - -

34

2.137

3 21

207.570 6,919 221 32

3

-

3

0,·~5

- -

27

3.583

17

20

230.ì02 7.442

36~

'-

-

-

3

13

3 .303

l

28

230.485 7.435 255 34

3 -

3

o, ~o - -

112

5.552

24

r-

- -

3

11

1.846

o,s 16

215.580 7.186 182 25

4

-

4

o,ss -

-

22

3 .859

18

1-

-

-

l

30

2.224

2 19

247.101 7.971 198 25

5 -

- -

7

4.364

]7

- -48 t-,--,- -,

1--

t-

5 0,62

-- - - - - - - - 463 27.692 2,76 19 2.779.136 7.617 2.931 384 72 - 72 9,45 - - 243 52.821 19 -- - - - ----- -

-

1

2 -

Giornale di mrdicinn militare.

l

l

'


1154

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC

TABELLA

Il.

Malattie dalle quali erano affetti ì militari ricoverati e quelli morti durante l'anno. RICOVFRATI

MALATTIE

MORTI

Sottufliciali e militari di truppa

• ·;;

Souuffici ali e militari di tr!Uppa

~

··a e:!

... _

§o

o.

1

Leggeri stati di malassere febbrili od afebbrili

2

Febbri infettive di breve durata:

l

a) reumatiche

b) di natura indeterminata . 3

92

51

-

266

258

-

3

Infezione « tifoide e paratifoide >>: r

a) febbre tifoide b) paratifi

2

2 l

5

Febbre melitense

6

Febbre ncorrente

8

VariceJla

l

3

10

Morbillo

6

Il

I ·~

Influenza:

13 -

a) senza complicazioni

l

b) con complicazioni respiratorie

l

18

Parotitc epidemica

21

Dissenteria :

-

amebica 27

Setticemia e pioemia

31

Congiuntivite tracomatosa

34

Blenorragia e sue complicazioni (esclusa la con-

-

lS

lO

120 -

8

8

-

4 -

16

99 -

136

ll6

-

38

33

-

593

73,~

-

giuntivite):

a) infezione curata per la 1• volta nelle infermerie od ospedali dopo l'incorporamento o dopo il richiamo

l

b) infezione curata per la 2& volta ecc. Da riportare .

4

l ,·-

~ c ..

·-:.;;


I I 55

STATO S.\:\'IT.\kiO DELLE TRUPPE. COLONIALI NLLI.J\ LIHIA ECC.

segue T ABELLA II. . . Ma/atti~ dalle quali erano affetti i militari rtcoveratt e quelli morti durante l'anuo.

..C::J• :v;. ~t

;;

A L A T T l E

·u

.. o l!

E :..;

~~c z;;

o"

Riporto

é ·~ ,. ·a

..

~

~& ·==~

593

734

-

-

-

13

Il

-

-

l-

l

2

-

4

·~

Ulcera venerea c sue complica7ioni : l

b) infezio ne curata per la

2.

volta ecc.

-

-

l

Sifiloma iniz iale: infezione curata per b

•• ,·olta . ccc.

-

18

18

-

•• voha, ecc.

-

3

5

-

3

13

Sifilide secondaria: infezione curata per la

~

l

- l-

-

Si fili dc terziaria:

11) infezione curata per la r• volta, ecc. b) infezione curata per la seconda volta cd

l

oltre ccc. 39

c:" c: --~

di truppa

• 'ij e::.>

l

a) infe7ione curata per la t• volta, ccc.

38

....·- l . E&

l l

e miltt&rl

di truppa

t .E

--

"'

37

Sottuflicioli

e m1lu.ari

o co

36

~IOkll

Sottuffic.tali

""V" o c ·-

;,~go

35

l

ill<'(l\ t·HA11

~

4

l

l nfczione malarica acuta (casi di r• manifestazione).

l

40

Infezione malarica acuta (casi di rccid.)

29

275

3

41

Infezione malarica cronica e caches.~ia palustre . 1

5

79

l

49

Reumatismo articolare acuto

17

61

50

Tubercolosi dell'apparato respiratorio

13

42

11

51

Tubercolosi delle mcningi c del sistema nervoso l

L

1

centrale 52

Tubercolosi dd pcritoneo c degli organi digerenti

54

Tubercolosi degli organi genitali

55

Tubercolosi delle ossa c delle articolazioni

56

Tubercolosi della pelle c del connetti\'o sott~

2 2

l

6

cutaneo

2

Da riportar~

5

(i99 1270

-

l

-

27


STAT O Sr\i':IT.\RI O DELLE TRL'I'I'E COL0!'\1:\Ll !'ELLA LIHI A ECC.

segue T ABELLA Il. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno. ==~=========-~~---=

"e

Rl('(l\'ERATI

·=a -u...!! •

.t ~ ·~ ""o E..2o t g3

M A L A T T 1E

Sottufficiali e militari d i truppa

-;; <E

'Q

·-

p -~

::>

E• c

:l=

MORTI

~:.::

Souufficiali e milit:ari

di truppa

'i 'Q <E ::>

,c

.5 ~

et;:!:·-5 .~, ·a.;

_z_-~~--~---------------------------------------~--~6~&~--~~----~E~&~ __~ Ripono

5

6'99 1270

57

Tubercolosi del sistema linfatico

l

58

T ubercolosi di altri organi

l

59

T ubercolosi generalizzata

60

Forme tubercolari sospette

4

62

Portatori di microrganismi patogeni

l

67

Bilharziosi

68

Debolezza di costituzione e deficienza del pen-

l

2 -2 13

metro toracico

-

4

3 -

17

15

-

te, ecc.)

11

-

76

Glicosurie

l

-

81

Altre malattie del sistema endocrino-simpatico

2

l

-

85

Orticaria

l

68

Oligoemia e deperimento organico .

73

Beriberi

74

Reumatismo articolare cronico (artrite deforman-

85 bi•

l

Altre malattie generali (comprese le anafilattiche Rammollimento cerebrale

89

Encefalite (esclusa la epidemica e la tubercolare)

=l= - ,- 11

e le reazwm generali da siero) 88

l

5

2 1--

ascesso dell'encefalo 90

Meningite (non tubercolare e non epidemica)

95

Paralisi progressava o demenza paralitica .

96

Altre forme di frenopatie

3

97

Nevrastenia

2

Da l'tfOt'Ulre

l

6

5 -

3

l

-

--

-

3

-

-

-

746 1333

-

l

3~


I I 57

STATO SANITAR10 DELLE TRUFPE COLQ;'•HALI NELLA LIBIA S:CC

segue TABELLA II. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli m arti durante anno. ..c~=

r

--

-

RICO\'F.R.•TJ

·-"" z• d

Sottulriciali e militari

" o~-.....

;,5o o

MALATTIE

go

-;;;

di truppa

~

1f

b·;:

·a

~:.::

C bo

1f :::>

·;;

i".=!

:::>

::1-

zt: "O

-·- - - -

~ !:

--

"

l Riporto

6

-

98

Isterismo

-

99

Epilessia

-

101

Altre forme di nevrosi

-

~l

102 · Nevralgia e nevrite ischiatica 103 Altre nevralgie

-

7

-

5

l

105

-

2

106

Altre malattie del sistema nen·oso periferico

-

5

107

Malattie delle palpebre

-

109

Congiuntiviti (esclusa la blenorragica, la diften ca, la tracomatosa)

-

-

2

-

-

l

-

-

-

4 -

l

-

-

-

-

-

-

-

-

2

2

-

-

l

l

-

-

2 -

-

110

Cheratiti

111

l riti ed irido-cicliti

112

Coroidi ti

-

113

Reti n i ti e neurorctiniti

--

ll6

Cataratta

117

Altre malattie dell'occhio

- l-

18

l 6 -

118

Malattie dell'orecchio esterno

-

20

li

-

-

11 9

Malattie dell'orecchio medio

23

9

·-

123

Altre malattie dell'apparato uditivo

125

Riniti e rino-faringiti

-

127

Epistassi

-

128

Sìnusiti

-

129

Altre malattie del naso e dei se m

-

130

Stomatiti

l - - -

l

Da nporU/rl'

5

-

-

3

-

--

-

9

l

-

2

l

-

16

2

-

-

873 1398

-

-

-

-

-

28

2

32

-

5

l

"O

-

-

-

6

.'f

.c: -~

l

-

-

-

.!,·c:

.,~:! .-

E8.

l

Sottutliciali e n1ilitari di truppa

l

746 1333

Paralisi periferiche

v

'"

Eo Q.

-

MORTI

-··

-

-

-

-

l- l -

-

-

-

-

-l

32


ns8

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA LIBIA ECC.

segue T ABELLA Il. Malattie dalle qt~ali erano affetti i militari ricouerati e quelli morti durante l'anno. -

•

RICOVERATI

u ..

,;2.... ., .. -

u

.o~·&

.., .. o

;; ·;; lE

MALATTIE

o l'c; .. c; .. .. co :s-

e.=

z"ii ..,

-

]

Sottùffici:ù i e militari di truppa

o·c

lE

o c

9

Affezioni dei denti e delle geng1ve (compresi gli ascessi g eng. e dent.) . .

l Tonsillo-faringJ·.ti (compresi gli ascessi tonsillari c peritonsilla ri) 13-l

I pertrofia delle tonsille e vegetazioni adenoide

135

Altre malattie della bocca e delle fauci

;:J

r:;

·= "C .~

"O

873 1398

-

26

5

-

-

-

-

116

4-l

-

-

-

-

9

2

-

-

-

3

2

-

--

l --

Vizi valvolari

-

2

HO

Nevrosi cardia che

lO

141

Angina pectoris

l

Altre malattie del cuore

l

Altre malattie delle arterie, acute e croniche . l -

U5

Flebiti

1-Hi

Varici ed ulcc n va n cose l

Linfoadeniti (escluse le tubercolari e le veneree)

150

Alt re affezioni del sistema linfat.

152

Laringiti non specifiche

153

Catarro bronch ia le acuto

154

Catarro bronch ia le cronico

155

Congestione po lmonare

159

Pleuriti: a) sierosa e siero-fibrinosa b) purulen ta c) altre forme

l

-

-

l l

-

l

-

9

17

5

l

-

l

2

-

71i

308 -

6

23

-

l

l

l

-

-

-

-

-

-

43 -

3

17 3 49

32

--

-

--

li) 2

-

-

14 1182 1976 '

l

-

3

-

l

-

57

-

l - l- ' l ' - l- -

l

'

-

4

-

Da riportm·e

-

-

l

Polmonite e p leuropolmonite

l

'

-

-

2 -

3

l

Broncopolmoni te 157

-

-

-

u .~

H9

32

l

-

U9

H2

....' .·-- . .. --e&.

u

,"é c .!1 .. ....

l Riporto

131

Sottufliciali e militari di truppa

!:!! e~ Q.

;:J

MORTI

LS

-

l

-

l

-

1l

31 61


I I 59

STATO SANITARIO DELL E TRUPPF COLONIAI.I N ELLA LIBIA ECC.

segue TABELLA II. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti durante l'anno. RICO\ '(RATI

M ORTI -~---·

MALATT I E

Sottufficiali c mili1ari

Sottuffici ali

di lrUPIIA

di truppa

e militAri

,c c "

·- .~

""

Riporto

14 11 82 1976

-

161

Enfisema polmonare

2 -

162

Emoftoe

2 --

164

Altre malattie degli organi del resp.

1

-

166

l mbarazzo gastroenterico

81

57

-

167

Catarro gastroenterico acuto

1119

ll4

-

168

Catarro gastroenterico cronico

()

7

-

168

Nevrosi gastriche ed intestinali

169

Ulcera dello stomaco e del duodeno

2

l

-

170

Malattie da parassiti intestinali (escluso l'anchilo.

8

3

171

Appendiciti e pcriappendiciti

3-1-

14

-

173

Emorroidi

·~0

16

-

174

Ascessi anali

stoma e l'echinoc.)

3

61

2

5 -

174 bi• Ragadi e fistoli anali

2

~

-

175

Ernia mguioale

25

13

-

176

Altre erme visceral i

l

3

-

178

Altre malattie dello stomaco e dell'intestino

40

Hl

-

179

Itterizia catarrale ed angiocolite

16

9 -

l

180

Calcolosi biliare e coliche epatiche

181

Epatiti ed ascessi epatici

l

4 -

l

183

Cirrosi epatica

2

184

Altre malattie del fegato (escluso l'echinococco) -

l

185

Peritonitc non tubercolare

2

3

-

186

Altre affezioni dell'apparato digerente ed annessi

19

14

-

Da riportar~

2

3

5

69


n6o

ST.\TO SAN ITARIO DELLE TRI.JPPE COLO~IA l.l NELLA LIBIA ECC.

segue TABELLA Il. Malattie dalle quali eratlO affetti i militari ricoverati e quelli morti d.urante l'cmno. RrCO\'ERATI

" E c-

~~ 5 o \,;._

" "0 oSo '·o v. <>c o

Sottuffir.i ali e militari di truppa

..

- c tl·

MALATTIE

~o

z ., <i

e m ilitari

•lE

di truppa

·;:;

l .·c eo t:! tJ::

• .2

•·c.

t~

:::>

c " ·-.!D

.s.;

s:a

'O

Q.

Riporto

S ottufliciali

o·a

lE :::>

§~c

MORTI

~

Q.

19 1670 2267

-

l 5

69

1117

Albuminuria

-

3

3

-

188

Calcolosi renalc c coliche cenali

-

lO

3

-

189

Nefrosi

-

2

-

-

190

Nefrite acuta

-

4

-

-

191

Ncfrite cromca

-

3

-

-

-

192

Piolonefriti

2

l

-

--

194

Calcolosi ve scicale

-

-

2

-

195

Cistiti non specifiche

-

17

61-

-

-

196

Altre malattie dci rcnt. degli uretcri c dd la VCSCICa :

Il

2

-

-

l

7 -

-

-

26

l

-

l

-

-

-

-

-

-

il -

4

-

. -

198

Rcstringimcnti uretrali

199

Fimosi e parafimo~i congenite

-

200

CondiIom i acuminati

-

2

201

Balanopostitc semplice

-

4

202

Orchiti ed epididimiti (escluse le gonococcichc e le tubercolari)

203

Idrocele

204

Varicocclc

'

Altre affezioni degli organi genitali

206

Escoriazioni, vesciche, ecc. prodotte dalle marce

4

8 -

3

4 -

--

14

-

2

-

o dalla sella

-

207

Ulcerazoni e piaghe

-

208

Ascessi (comprese le idrosadeniti)

209

Flemmoni superficiali e profondi . Da riportare

-

l

-

205

l

l

l-

-

l

t

-

-

l

-

-

-

, -

-

-

-

16

253

-

-

54

54 -

-

l

.

l

-

-

7 15 -- - - --,-- -- - - -

20 1849 2639 1 -

l

l

5

70


II6 I

STATO SANITARIO DEllE TRUPPE COL0:-11.\Ll :-:ELLA llBI.\ l·.CC.

;egue T AB ELI.A I I.

Malattie dalle quali erano affetti i militari ricovemti e quelli morti durante l'amJo. -

---:-- .:=: ~ ~

lùOOVIJIATI

-

Souufficial i

e militari

·u•

:\1 A L A T T l 1·:

iE

:J

di tr.1ppo

e" ..e.,. ....., w l!

o a.

c

~.~

211 • 18~9 2639

.,-

IO

210

Foruncoli

ZJ 1

Vespai

212

Paterecci

213

Unghia incarnata

215

Eczema

l~

21 i

Impetigine

3

!!20

Ahre dermatOSI :

5

q

a) a carattere infiammatorio b) a carattere trofo-ncurotico

20

9

~

4

221

Scabbi:1

!!22

AJtre dermatosi da para~\IIÌ animali

2

223

Tigna

l

22 l

Tricofizie

225

Altre dermatosi da paras~lli \cgctah

226

Anomalie Ji sccrCl ione Jclh:: glai.mdolc 1..ut<uu.:c

6

_l l

(compremkni le ,·arie forme di dìs1drosi e la cisti scbacca) .

3

227

Altre malattie della pelle e degli anncss1 .

l

l

22H

Reumaùsmi muscolari (lombaggmc, mialgie, ccc.)

33

21

232

T enosinoviti; gangli

233 l Pc:riostiti (escluse le !pecifichc) 23l

Osteiti ed ostcomidite (esdu'K' le specifiche)

235

Sino-.:iti cd artrosinoviti (escluse le specifiche)

12

15

236

Borsiti

3

l

Do riportare

3

21

1971 274.1

;\JOtm

.. ·u

iE ;J

Svii ulliciali e militari d t truppa

. ·- ..

o' ·c wW

..

~'ao.

s

'

·;:

c~

. ..,

....

7tl


II62

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONlALl NELLA LIBIA ECC.

segue TABELLA Il. Malattie dalle quali erano affetti i militari ricoverati e quelli morti dt4rante l'anno. MORTI

RICOVFAATI

Sottufficial i e militari di truppa

MALATTIE

Sottufficiati e militari di truppa

. ·o

g..E~a. ·-:::: "· ~ ~ tse:-~8. J -·~1., ~

-----------------------~--~~~--~--~=~~-1

Rip<n-to

l 21

1971 2741

-

-

l

Altre malattie delle ossa, delle articolazioni, dei muscoli e dei tendini

7

12

Postumi delle malattie comprese nella I" e 2" classe, quando non consistano m una delle forme morbose sopra specificate .

2

2 -

:!39

Tumori benigni .

3

l

242

Colpo di calore o insolazione

U 7

Asfissia ed altre lesioni da gas deleteri

249

Avvelenamenti acuti da sostanze alimentari

252

Morsi di altri animali

253

Scottature ed ustioni : a) avvenute in occasione di incendi

1

b) avvenute per altre cause

5

Caustic. da cause chim., radiott. e· fot.

l

Contusioni

32

39

256• Escoriazioni

l

2 -

258

Distorsioni

11

ll

-

259

Lussuzioni

6

260

Fratture

48

-

261

Rotture di org. cavit. ed emorr. interne

l

263

Co:nmozione viscerale .

l

l

-

26·t

Ferite lacere contuse

11

22

-

265

Mutilazioni

266

Ferite da taglio: ferite d'arma da taglio .

237

238

255

. .

5

70

l

4 -

l

25

-

l l

4 -

Da riportm·e

2

1-

24 2083 2895

-

. 70


STATO SA:-IITARIO DELLE TRUPPE COLON IALI NELLA LIBIA EC:C.

.

segue T ABELLA I l. .

Malattie dalle quali erano affetti i militari ncovcrat1 e quelli morti durante l'anno. H ICO\'Elv.Tl

l

Riporto

24 2083 2895

-

7

70

Ferite da punta: ferite d'arma da punta

268

Sottufficìali c militari di truppo

S ottufficiali e m ilitari di truppa

1\1 A L A T T t E

267

MORTI

2 --

Ferite d'arma da fuoco: da proiettile di pistola, fucile, mitragliatrice

269

Strangolamento, impiccagione

270

Corpi estranei nell'occhio

274

Postumi di lesioni violente:

8 -

l

l

2

a) complicazioni tardive dci traumi a caneo delle ossa e delle articolazioni (periostite, osteite, artrosinovìte, ccc.) -

3

b) altri postumi di lesioni violente 2i8

Malattie o lesioni allegate e non riscontrate ToTALE GENERAtE

18

2 8

-

15

-

25 2107 2931

8

72

--,- - ,-- .- - ---


STATO SA:-:IT:\RIO DELLE TRUPPE COL01'•11ALI NELLA LIBIA i:CC.

Morti classificati secottdo la causa, l'arma, .

.. e

o

c "

.. -"o ~-..,.,

.~

::"

.o ~ ·c;.

e co f~ ..

c A u :;

o. eo

·~

u

§.!! c

i

z~

--

..c• • "' ;:

--

A R M A T l\

FO RZA

..

R. Esercito

.......• > o•

..

.!!

ci

-~

~

.. < ~

.. o

.!! c

ci <-i o

·~

-"

~

~

·;;

<J)

;f)

·a •

•

.D

~

o

5

<

..,.l! fr

a:

c• ·;::

• ~

:i

z

"co"

....

<

-

r.n >

:<

TR UPPE

Tubercolosi polmonarc Polmonite acuta . . 157 Peritonite . . . . 185 Emorragia interna da 261 incidente automobil. 263 Commozione viscerale da incidente autom. 268a Ferita da moschetto emitorace S. (suic per arma da fuoco) 50

T OTALE

•

l

2 l

2 2

l l

-~

8

-- - - ,---- ----.- TRUPPE

Setticemia 40 Malaria recidiva 41 Malaria cronica e cachessia malarica 50 Tubercolosi polmonare 51 Tuberc. delle meningi 52 Tuberc. dd pcritoneo 59 Tuberc. generalizzata 90 Meningitc 141 Angina pcctoris 144 Trombosi cerebrale 156 Bronc<>polmon. acuta 157 Polmonite Jobare . 159a Pleurite sicr<>fibrinosa 159b Pleur. pur. (empiema) J67 Enterite :~cu ta . 179 Ittero gra ve . 181 Ascesso epatico 185 Peritonite 190 Nefrite acuta ~67b Ferita da pugnale all'addome c periton. acutissima 269 Suicidio per impiccag. 27

T oTALE

•

4

3

l

2 l

l

2

l

17 l l 2 3 l l

lO

15

9

3

2

2 l

2 l

2

l l

5 7

3

l

5

2

l l

2

2

]

l

2 3 l

l l 7~

36

4

15

2

2

2

l

5

-

-

5 j

- - --- ----------- --.--.- ---- -

......


II65

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI Nti.LA LIBIA fCC.

TABELLA III.

il grado, il mese e il luogo della morte. GRA 00

l

M

E

s E

MORTI

:0

o ·c ..... c ·; .. 'é IB "" ..i3c o~= .. ..,om• o.. :8..

;;

1l

~

IB :::>

-" .....

c c

t:.

<n

c

:; "

~

..

~ a. ..;

.9

..

1:

~

o

&

5"

l!

....e..J "

c

..

!

<

.D

~ ;;

m

..il.. ::

o

..

..D

5> c z

..

:c

.."

..D

s

u o"

:a. .ao,...

la ·u.., a -c:

·~

"C

·~"C

"

t:.

METROPOLITANE

l

l

l

2 l

l

l

2

l

2

l

l l

l

l

2

-- --

l

l

5

l

-- --- -l 2 1 7 l l -- -- -- - - -- - - -- -- -- -- --

r--~----

IND IGENE l

3

l

2

4

l 2

8

- l

l 13 l l 2 3 l

l

3

l

2

2

l

l l

l l

l

3 6

7 l

l l

]

2 l

t l

2 ·~

l

l l

l

l

1

1

l l

l 2

4

24

15 l l

l 2 3 l

l l

l

l

l l 2 3 l l

2

]

l

17

lO

l

l l 3 l

53 l

l

l

l

8

<l

l

l

19

3

6

l 2 l

l

6

3

7

- - - - - -."- -----------

8

3

3

72


rr66

STATO S:\~lTt\RIO DELLE TRUPPE COLONIALI NELLA !.lRII\ ECC.

T A.BELLA IV. Militari metropolitani trasferiti zn Stabilimet1ti Janitari territoriali. l

N.d'ord della nomenC"I.

Sotruffieiali e militari

Ufficiali

M A L A T 'l'I E

di truppa

noso1ogica

96

-

Ossen·azicne psichiatrica

2

--

-

ToTALE

2

v.

TABELLA

Militari metropolitani eliminati per mottvt di salute. .,..:

...

T~ l POR.

t: ..

:;; &!!

.. s·-E

.o·., o "

o~C

;;

MALATTIE E IMPERFEZIO NI

·n

~~·-

IS

E·"., :::~=" Z"

:l

.,

. . .

Debolezza di costituzione

3

Deperimento orgamco Tubercolosi polmonarc (accertata) Malattie organiche del sistema nervoso centrale . e peri fcrico e loro esiti . . Epilessia Imperfezioni o esiti di malattie o di traumi dd globo oculare . Malattie della cornea, della sclera, ecc. . Miopia Congiuntivite granulosa . O ti te media purulenta cromca Imperfezioni e malattie dd naso . Malattie croniche dell'apparato respiratorio . Vizi valvolari organici di cuore . . . Disturbi funzionali dèl cuore Vizì di conformazione e malattie di viscere addominale . Ernia inguinalc . Malattie croniche del parenchima renale . . Idrocele comunicante .

24 29

34 3j ' 36 46 50 5·~

73

75 76

80

A3 85 91

1§2 ~~

ToTALE

;;;

·n

IS

:l

l

-

l

-

-

...

.

TOTAL

OEFINIT.

15 ..

(j)

2 ll

·UQ. - Q.

l

:g 8:.. ...·;; '52

-

·B~

..

IS"' ::J ::J ~

IS

~~

l

w w

c; ..

:l

l

-

l 2

-

l

Cf)

-

o ..

rr.

-

-

-

5

-

~

-

-

-

l

-

l

-

-

l

-

l

-

:l -

-

-

3

3

-

l2 -

-

--

2

2

-

8

-

-

l-

2

lO

-

7

l

-

-

3

-

3

4

-

4

l

-

3

-

-

2

-

-

-

3

-

l

-

l

-

-

-

2

l

-

l-

l

- - - l -- - l . 7 - 48 ---- - -

7

2

4

2 - ' 3 2 l -- 55 -

-- ~ --

--


STATO Sr\:-IIT:\RIO DELLE TR UPPE COLOl'IAI.I NELL.\

l.I Bi A I·CC.

T ABELLA VI.

Militari indigeni eliminati per motiui di salute. ... ...c

M A L A 1' T l E E l t\ l P E H F f: Z l O N l

.."c .."o

.."

ti

c.

"'Q"

t-

97

Debolezza di costituzione D eperi mento orgamco Obesità Malaria allo stato di cachessia (reduci dall 'A. O. l.) Si1ilide Tubercolosi polmona rc Tubercolosi extra-polmonarc L'· ulceri croniche Deformità ossee cd articolari es1t1 f. a. f. Achilosi ginocchio sinistro esito f. a. f. Malatt ie organiche del sistema ncr\'oso centrale Paralisi mano destra esito f. a . f. Parai isi mano Sinistra esito f. a. f. Cicatrice estesa cosc1a esito f. a . f. Cerebropatie Isterismo Epilessia Esiti d i tra uma del globo oculare Abolita funzione VISIVa O. D. esito f. a. f. Congiunti\'ite granulosa Otite m edia p urul ent:l cromca .l Frattura della mandibola esito f. a. f. Malattie cron iche del l'apparato respiratorio Vizi valvolari organici del cu ore Disturbi funzionali del cuore Malattie delle arteri e Vizi di conformazione e malattie d i un viscere addominale E rnie inguinali Malattie croni che ed esiti di affezioni acute ai reni R estrin gimemi urctrali esiti f. a. f. Mancanza gamba destra esito f. a. f. Mancan za gamba sinistra esito f. a. f. Abolita funzione del pollice destro esito f. a . f. Abolita fun zi:one del dito medio S. e diminuita funzion e dcii :~ mano S. esi to f. a. f. Accorciamento arto inferiore O. d i oltre 4 cm. esito f. a. f.

99

Senilità

3

7 8 Il 11

16 22 23 24 24 24 17 27

28 29 34 3l ·16

so

60 ?3 75

76 77

80 83

85

88 93 93 ' 94 94

T OTALE

c" "E

E

-

c

l

13 l

l l

52 6 21

l

13 l 52 6

21

l

7 l

29

29

3 l

3 l 6

7

6 l 3 3 l

2 3 l 3 4

20 3 2

l

3 3 l 2 3 3 4 20 3 2

3~ l 302 41 l

2 3 3 l l 2 l

4 l 2 3

3 l l 2 l

l l

l l

6

6

243

243


I 168

STATO SANITARIO DELLE TRUPPE COLONIALI N ELL A LIBIA ECC.

Febbre melitense: fu rappresentata dal 0,13 °loo della forza media nei militari indigeni. Febbre ricorrente: ne furono affetti solo 13 militari indigeni, in ragione cioè dcll'r,70 °/ oo della forza media. Varicella: fu rappresentata dal 0,25 o/•·o della forza media nei militari nazionali e dal 0,39 "/o• nei militari indigeni. Morbdlo: furono ricoverati 6 militari metropolitani (1,54 °/oo) e II mili. tari indigeni ( 1,44 "/.. ~). Influenza: furono ricoverati per influenza senza complicanze 1 ufficiale (2, 18 "l oo), 15 militari metropolitani (3,85 "/oo), 14 militari indigeni (1,84 "/oo) ed invece con complicanze respiratorie r ufficiale (2,1:8 •l oo). Parotite epidemica : IO casi nei militari metropolitani (2,56 °l on) e 100 casi nei militari indigeni (15,75 •;'oo). Il decorso fu in genere molto breve e le complicanze furono rappresentate da qualche raro caso di metastasi tesùcolare. Dissenteria amebica: fu rappresentata da 8 casi (2,05 "/ uo) nei militari metropolitani e da 8 casi (1 ,05 o l~·) nei militari indigeni. Setticemia : se ne verificarono 4 casi nei militari indigeni (0>52 °/oo) ; uno si verificò in marzo e 3 in dicembre: tutti e quattro furono seguiti da morte. CotJgiuntivitt: tracomatosa : furono ricoverati 16 militari metropolitani (4,ro ''luo) e 99 militari indigeni (13,12 °l oo). Malattie celtiche: furono ricoverati per la prima cura complessivamente il 42,82 "/ oo della forza media dei militari metropolitani ed il 19,03 ol oo della forza media dei militari indigeni, rappresentati nei metropolitani da 136 casi (34,88 °f.,.,) di blenorragia, I 3 casi (3,33 •l oo) di ulcera venerea e 18 casi (4,61 •/ .,,.) di lue primaria e nei militari indigeni da n6 casi ( 15,23 °/o o) di blenorragia, I I casi (r,44°/oo) di ulcera venerea e r8 casi (2,36 •l oo) d i lu.~ pnmana. M alaria: furono ricoverati per prima manifestazione il 0,25 •l oo dei militari metropolitani e l'r,83 "/nr. dei militari indigeni: per recidiva il 7,43 •l oo dei militari metropolitani ed il 36,1 °/oo dei militari indigeni; pe,· malaria cronica l'r ,28 °l oo dei militari metropolitani ed il 10,37 °/ oo dei militari indigeni. Dei complessivi 368 militari indigeni ricoverati complessivamente per le varie manifesta zioni di malaria decedettero 4· Reumatismo muscolare acuto: furono ricoverati 1 ufficiale (2, r8 °/ oo), 17 militari metropolitani (4,36 °/oo) e 6r militari indigeni (8 °l oo). Tubercolosi : per tubercolosi polmonare e generalizzata furono ricoverati 13 militari metropolitani (3,33 °/oo) e 44 militari indigeni (5,77 °l oo).


STt\ TO SANITARI O DELLE TRUPPE COLONIALI ~ELLA LIBIA ECC.

J 169

Per tubercolosi degli altri organi furono ricoverati 5 militari metropolitani (1,28 °l oo) e 13 militari indigeni (1,70 "/ou). Morirono per tubercolosi 1 militare metropolitano (0,25 /"oo) e 21 militari indigeni (2,67 •l oo). Rilharziosi: fu rappresentata da 13 casi (1,7 ·/~o) nei militari indigeni . Malattie dell'apparato respù·atorio: furono compiesswamente ricoverati per dette malattie il 4>36 ol no della forza media degli ufficiali; il 32 "l u o) della forza media dei militari metropolitani ed il 65,62 • / oo della forza media dei militari indigeni. Prevalsero le bronchiti con ricoverati 82 militari metropolitani (21,03 "loo) e 331 militari indigeni (43,45 °l oo).

Seguirono le polmoniti con ricoverati: ufficiali 1 (2,18 ··;••), metropolitani 8 (2 °/ oo) ed indigeni 100 (13,12 "/oo) e le pleuriti con ricoverati: ufficiali I (2,18 "/ oo), metropolitani 35 (8,97 "/•••) ed indigeni 69 (9,05 °l oo). Mori.rono 2 (0,51 o l •• ) militari metropolitani per polmonite e 27 (3,54 ol oo) militar i indigeni : 25 (3,27 ol oo) per polmonite e 2 ( 0,26 ol no) per pleurite. Catarro gastro -enterico acuto: tra le malattie del!' apparato digerente fu quella che dette il maggior numero di ricoverati: ufficiali 3 (6,s3 o l oo), militari metropolitani 189 (48,48 "/no), militari indigeni ll4 (14,96 •l on). Nei militari indigeni ricoverati per questa malattia si verificarono due casi di morte ( 0,26 "j oo). Ulcerazotzi e piaghe: furono rappresentate da 16 ricoverati (4,10 "/oo) nei militari metropolitani e 253 (33,21 "loc) dei militari indigeni. Les-ioni violente: furono ricoverati complessivamente per lesioni violente: ufficiali 3 (6,53 "l oo), militari metropolitani 91 (23,34 °/ oo), militari mdigeni 139 (18,24 °l oo). Esse per la massima parte furono costituite da contusioni, fratture e fe rite lacero-contuse. Malattie allegate e tzotz riscon.trate: furono ricoverati 18 (4,62 °l no) militari m etropolitani e 15 (1 ,97 °/oo) militari indigeni.

Conclusioni. In complesso le condizioni sanitarie delle truppe metropolitane cd indigene del R. C. T. C. della Tripolitania, durante il 1937, furono buone. La maggiore percentuale di ricovero delle truppe metropolitane (54 % della forza media) rispetto alla truppa indigena (38,40 % della forza media) trova la sua ragione di essere principalmente nei fattori climatici ed ambientali. Non è raro infatti notare negli elementi nuovi giunti, e s.ia pure solo per un periodo molto breve, il senso di fastidio dato dal nuovo clima e dal nuovo ambiente, che poi, in alcuni, culmina in forme di malessere passeggero, prodotto unico d eli 'acclimatamento. 3 -

Ciorna/r di mrtlm·ua militare.


1170

STATO SA:-ìJT,\RIO DELLE TRUPPE <:OLOI'I1ALI NELLA UBJ ,\ ECC

Indice di questo squilibrio è la natura del ricovero che nei metropolitani è data in massima parte da lievi forme reumatiche e tonsìllari di bre,·e durata. Le malauie infettive si sono limitate a casi sporadici, in quanto la vigilanza sanitaria e la propaganda igienica svolta da questa direzione a mezzo degli ufficiali medici dipendenti hanno avuto sempre ragione di esse, sia preparando un terreno poco favorevole alla loro comparsa sia circoscrivendole fin dal loro nascere. La maggiore e più attiva sorveglianza fu tesa nel 1937 ad impedire eh~:: penetrasse tra le truppe un'epidemia di tifo esantematico serpeggiante nella popolazione civile: lo scopo fu pienamente raggiunto in quanto nessun caso si verificò tra i militari. Le malattie dell'apparato respiratorio hanno dato una percentuale piuttosto sensibile, ma mentre nei metropolitani si sono limitate a lievi forme bronchiali cd a forme pleuriche risolute però tutte con esito favorevole; negl i indigeni si sono verificate molte bronchiti e polmoniti, per le quali ultime sui colpiti si ebbe il 25 ~(, di decessi. La ragione della differenza di morbilità per queste malattie tra metropolitani ed indigeni è da ricercare principalmente nei limitati poteri difen~ivi organici di buona parte degli indigeni legati alle non laute risorse dì vita c:rt alle privazioni già subite nel periodo dello sviluppo. Le malattie deli 'apparato digerente hanno avuto invece maggiore ragione delle truppe metropolitane, nelle quali si è avuto per il solo catarro gastro<:nterico acuto il 48,48 °/oo della forza media di ricoverati. Questa maggiore morbilità per le forme intestinali nelle truppe metropolitane è da attribuire alla loro minore adattabilità al caldo eccessivo della colonia, specie in alcuni periodi, ed all'uso o meglio all'abuso, che la maggior parte di essi fanno di refrigeranti artificiali (bagni, bibite ghiacciate. ~cc . ). Le ulcerazioni e le piaghe ai piedi hanno dato una percentuale piuttosto elevata di ricoverati nei militari indigeni. La causa può essere ricercata, per la maggior parte dei casi, neli 'uso del sandalo: la persistenza però e i a difficoltà a guarire di queste affezioni ritrova la sua origine principalmente in stati, talvolta evidenti, di squilibrio basale organico da attribuire sia alle privazioni nel periodo dello sviluppo sia a tare ereditarie. L'el iminazione per motivi di salute è stata molto sensibile negli indigeni e di gran lunga superiore a quella dei militari metropolitani: la caL•!'3 di questa differenza però va ricercata nel fatto che buona parte degli indigeni eliminati riportarono malattie e lesioni durante la campagna in A. O. l. dove, insieme alle altre truppe, si prodigarono senza risparmio per la sacra fin:~lità della conquista dell'Impero.

-

-.

~~· ~ --


EMO-PNEUMOTORACE CON ENFISEMA SOTTOCUTANEO GENERALIZZATO DA FRATTURA COSTALE PER INCIDENTE DI VOLO <*> Prof. Giambattista Argentina, tenente colo nndlo medico.

B. Roberto, dt nnni 30, della classe 1905, di professione ragi <. nicrc, Distretto Militare di Palermo, tli Salvatore c di M;1ria Giulia Ruffìn o. ctomicili:Jto a P:~lcrmo. Nulla nel g~:nti l izio sia tlal bto paterno che m:lterno. Nato a t<:rminc. Aliattato nl seno materno. In tenern età soffrì <.li rosolia c <.li scaria ttina. Nessuna malattia dd l'adok sccnz:J. Volontario nel Corpo dc i b~:rsagl i( ri. allie-vo ufliciak nel 1924 c cong~:d:no nel 1926. Per il pa~:1ggio 1n sen ·izio y u :1lc uflicdc dclb riten ·a aeronauLica tli compk111cnto, conseguì il brc\TtlO civile a Camer! e quello milit:m.: a Ma lpcnsa. Nt:l 1930 congedato. Allenato in se~uito. Nel ' 9.53-34 istrutwre di volo a vela. J{ichiamato nel giugno 1935 a rJomanda per csigcnz(; A. O. E' stato sm1pre lx-ne fino al 27 lugl io 1935. Il 27 luglio 1935, alle ore 7.25, partiva in ,·olo <.!all'aeroporto di Ferrara, in coppia allenante per un:~ esercitazione di pattug li:l, qua le grcg:1rio di sinistra, su apparecchio

,. B. R. 3 )) . Dopo parecchi minuti di volo c a una quota di circa Soo metri si spostava dalla sinistra ,·erso d estra ptr raggiungere l'apparecchio capo pattug lia, onde allenarsi ;cnche a pattuglia sul detto lat<.•. Nell'istante preciso del passagg;o Yen:,·a lilato dal velivolo di punta l'aereo della H. S. T. il cui pesino urtava l'elica dello apparecchio del B., ne fratturava 1:-uona parte, provocando del!~ fortissime vibrazio ni e cau sando ncilc stesso tempo, lo sc:::nro dcl:'av visatcre d'incenJio. Per t:J!c m oti vo il B. in un primo tempo pensò di fa re uso del para'adute c allo scopo di slegava : però tale idea veniYa fuhito scartata nelb speran za di un atteraggio norm:1le e di salvare il m ate riale aflidatogl i. T o lto contatto, il H. scendeva a ,·olo librato, ma l'atterraggio gl i veniva reso d ifficile dalla natura dd turcno sottostantc. Infatti l'apparecchio, ent rate in uno stretto filare di :>Iberi. li ~ r:~dicava e, toccando terra, obliquamente ca pc tta ,·a. Dur:111tc la prima bse della capcmat;l il R. ,·cni va lanciato fu ori dal veli,·olo, rima-· nendovi bocconi, ma men tre tcntllva di ri:ll za rsi vePiva ragt,ti unto d :Ilb coda d ell'apparecchio che finiva per rovescia rsi co mplet:\mcnte, schiaccian,lo il B. contro il terreno e colpendolo in corrispondenza della spalla destra. Sovraggiunti :.lcuni cont.1di111, qu esti soiJe,·avano l'apparecchio. ne estraevano il B. il guale, poggiandot i con le bracci::~ sulle spali:: di essi, raggiung-cv:l a piedi un:. Yicina ::aaomobile, che lo tr:~sportava subito a ii'Ospcda!c Ci\'ile di Ro,·igo. Narra il B. che appena estratto tlal disotto deli'appa rccchio. avvcrti,·:l una forte scn$:JZione di dolore in corrispondenza dell'cmitc racc destro, sem::11.ionc non avverti ta nella prima fase della caduta, d olore tale che gli rendeva Qu:~si difficile il respiro : ma che l'atto di appogg iarsi alle spalle di chi lo soccorreva, nel sollevare le proprie braccia, g li provocò una diflicile espirazione la quale ebbe per effetto di rendcrg li meno pencso il dolore stesso.

(•) Comun ìc:.z<onc 31 C<>nvcgnu dì Mcd•c•n:t 3a<!ll3U tlca

(Mil .•nn 9·W ow•hn·

I!J.)ì·XV).


II72

E.'v\0-P:-lEuMOTORACE COl' EKFJSEM:\ SOTfOCUTANEO EC:C.

L'esame generale subito praticato ali'Ospeda:c C:vile di Rovigo (come da cartella clinica): «non lesione di qualche entità dei tegumcnti ad eccezioni di lievi escoriazioni alla mano destra in corrispondenza del pollice e del medio. Non fatti obbiettivi toracici, eccettuata una ipcrfoncsi (suono di scatola al lobo superiore D.) JJ. Ma alla 14a ora dell'incidente, il B. cominciò a presentare enfisema sottocutanco che rapidamente invase tutto il corpo, la testa fino alla galea capitis, e che costringeva il p. a tenere chiusi gli occhi. Inferiormente si estese fino alla radice delle CO$Cic, infiltrò lo scroto che acquistò un volume note,·olissimo.

Fig.

1.

Il giorno 2!l luglio chi scrive visitò il H. e poichi: a mezzo telefono avev:1 saputo eh(: date le condizioni del p. b Direzione deiJ'Ospedale aveva creduto giustamente non tr~ ­ ~portare il malato al Gnbinetto radiologico per le indagi ni del caso, portò al suo scguiw un apparecchio raJio!cgico trasportabile (Philips Metallix). Il p. si presentava dopo 48 dall'incidente c circa 36 ore dall'insorgenza dell'enfisema sottocutaneo generalizzato, nelle stesse condizioni di aspetto gcner:tlc di cui alla cartclb clmica soprarichiamata. Decubito semiseduto con preferenza appcggiantcsi leggermente a destra. Non dolorabilità speciali: si notava uno stato di sofferenza e il p. accusava insonnia, ma s:a che l'uno che l'altra erano, a suo dire, dovuti :~ll'cnormc tensione cutanea specie in corr i· spondcnza della bccia c delle palpebre che lo costringeva a tener queste qu:tsi permanentemente c forzatamente abbassate.


EMO-PNEUMOTORACE CON ENFJSE:vl:\ SOlTOCUTANEO ECC.

II73

Non dispnea, pur osservandosi un'attitudine inspiratoria, non pallore. L'aumento del volume corporeo era tale che il padre del B. asserì potersi considerare oltre un terzo in più del normale aspetto del figliuolo (fig. r). Temperatura 37•,8 al mattino e 38",2 alla sera. All'esame dell'apparecchio respiratorio la palpazione fa rilevare: crepitio diffuso come su tutte le altre regioni del corpo. All'ascoltazione: murmure vescicolare alla sotto e sopra-spinosa destra e sottoclaveare abolito, evidente soffio anforico. Alla base destra ~ilenzio respiratorio. Per ovvie ragioni non si credette prudente procedere a manovre pcrcussone. Una racliografia praticata con l'apparecchio trasportabile in posizione seduta, e con le precauzioni e limitazioni che il caso imponeva, fece rilevare : bolla aerea in corrispondenza del lobo superiore D .. opacità densa ad inizio dall'angolo inferiore della scapola D.

Fig. :!,

Il 6 agosto, e cioè a dire appena si rese possibile il trasporto del p. presso il Gabinetto radiologico dell'Ospedale, si eseguì un'altra radiografia (fig. 2) che dette il seguente reperto: idro- pneumotorace D. con falda liquida della altezza di circa 3 dita trasverse, frattura dell'arco costale della 7• e 8• costola D. a livello dell'ascellare media con lieve spostamento dei monconi ; segni di cospicuo enfisema sottocutaneo bilaterale. La cartella clinica ospedaliera aggiunge: ad una radiografia, eseguita a qualche giorno di distanza, non ,si riscontra più aria nel cavo pleurico D. e notevole diminuzione del ,-ersamento che si ha ragione di ritenere emorragico. date le fratture costali multiple radiologicamente accertate. In 13• giornata dell'incidente il B. venne colto da brivido intenso seguito da temperatura 39• e 39•,1 che andò scemando a 38",1 e a 37° nel mattino seguente, quando si trovò quasi completamente « sgonfiato l) . Dopo qualche giorno, dello enfisema non rimaneva alcuna traccia e la temperatura segnò la normalità che si mantenne fino alla dimisf.ione del p. (16 agosto). Dimesso, venne inviato in licenza di convalescenza: prat:cò al suo domicilio a Palermo elioterapia e cure ricostituenti. Durante la convalescenza non ebbe a soffrire a!cun disturbo; non tosse. non dispnea.


II74

EMO-PNEUMOTORACE r:'ON ENFISEMA SOTI'OCUTANEO ECC.

Completamente ristabilito dopo 40 giorni di convalescenza, rientrò al suo Reparto e nell'ottobre inviato all'Istituto Mcdico.Legale che lo giudicò inabile al volo per un periodo di 4 mesi. Per ragioni varie chi scri.ve non potette vedere il B. che verso la fine di novembre. Il B. dichiarò di non avvertire alcun disturbo nè localizzato nè generale, di godere ottim3 ~alute, di adempiere a tutti i servizi : egli attendeva con ansia il termine del suo periodo di inabilità per riprendere i voli. All'E. O.: soggetto normotipo in ottime condiz!oni di nutrizione e di sanguificazione. L'espressione usata dal padre che durante la malattia il B. era aumentato di circ:1 un terzo della sua superficie corporea. corrisponde realmente al vero: il B. mdividuc. robusto, di altezza superiore alla media non è certamente il soggetto di proporzioni vera-

Fig. 3·

mente pachidermiche che si presentava degente all'Ospedale civile di Rovigo in prcd:1 ad enfisema sottocutaneo generalizzato. All'esame dell'apparato respiratorio: torace ampio con escursioni alquanto meno pronte alla base D.: F. V. T. tr asnnissib!le ovunque: lievissima riduzione di risonanz:1 alla base di D.: murmure vescicoiare ovunque ben trasmesso. Organi mediastinici in sede. Toni cardiaci netti e ritmici. Nulla a r.ar!co degli altri organi ed apparati. L'esame radiologico pratic:uo presso l'Istituto di Clinica Medica della R. Università di Padova dal radiologo prof. Perona, dà il seguente reperto (vedi radiografia n. 2, fig. 3): Attualmente permane lieve depressione toracica all'altezza della 7\ 88 costola D. sulla scapolare posteriore ove si ~otano ancora i segni della recente frattura. l monconi dell' ga costola non sono perfettamente affrontati essendo il moncone di· stale lievemente spostato in alto. q ui non si ha ancora un consolidamento completo della f rattura. Dal punto di vista polmonare: tenuamente velato l'apice D. da probabili esiti di versamento traumatico: calciticazione nodulare nella sottoclaveare D. Nessuna modificazione delle ombre ilari e della trama vJsale perilare che appaionc con modico rinforzo. E' poi rilevabi le un lieve e parz:alc ispessimento del setto mediano, che non essendo visibile nel radiogramma eseguito dopo l'incidente. si può prospettare rome secondario alla causa trau;natica. Cupola diaframmat:ca D. c seni complementari


EMO-I'NEU MOTORACE CO:"/ ENFISEMA SOTTOCUTA NEO ECC.

II 75

libe ri da esiti di versamento. Nella inspirazionc ~i ha un abbassamento di ug uale ampiezza delle cupole. Nella espirazione in vece l'ascesa della cupola S. inizia un tcmpuscolo prima della D. e con un brusco spostamento di pochi millimetri. Cuore cd aorta nonmli.

Il caso si presta a considerazioni di un certo interesse. In primo luogo sorge la domanda: con quale meccanismo d'azione si produsse la frattura costale, all'arrivo del B. a terra lanciato dall'apparecchio nel momento della capottata, oppure quando egli venne raggiunto dalla coda del velivolo. che in un secondo tempo si rovesciò completamente, schiacciandulo contro terra ? La risposta ha la sua importanza agli effetti delle gravi wmplicazioni pleuro-polmonari che seguirono alla lesione ossea. A nostro avviso la frattura si produsse nella seconda fase de li 'incidente per le seguenti considerazioni: innanzi tutto il B. venne lanciato fuori dall ·~pparecchio quando questi era già atterrato, sia pure capottando, a brevissima distanza dal suolo, e tutti sanno come questi o sgusci " dalla carlinga Ìa!>ciano con frequenza incolume l 'aviatore e rappresentano spessissimo casi fortunati di incidenti di volo talora spettacolosi. Ma il B. ha con assoluta certezza c precisione narrato che dopo lo « sguscio » dal seggiolino e la movimentata caduta sul terreno egli era per rialzarsi, 'lu.mdo venne raggiunto dalla coda del velivolo che, rovesciandosi completan:ente, lo schiacciava al suolo. Nessun sintomo subbiettivo ricorda il B.: non acuto dolore in alcuna sezione del torace, non tosse, non difficoltà di respiro. Vivo dolore invece in cc rrispondenza dell 'emitorace D. e respiro corto - quasi impossibile nonostante l'aiuto dei sopravvenuti - egli avvertì dopo l'estrazione dal di sotto ddl'apparecchio e cioè dopo la seconda fase dell'incidente. Frattura quindi diretta completa del segmento posteriore della 7' e g• costola, i cui monconi, discontinuando le pleure, lacerarono il polmone. A ciò seguì versamento ematico endopleurico, per rottura di vasi pol-

Jl l(.nari e con pcnctrazione di aria nel cavo pleurico, per l'unica via possibile, ia polmonare. Pneumotorace provvidenziale che provocando la rctrazione polmonare soppresse in un secondo tempo la espansione e l'emorragia del viscere c.oìoito. · Abbiamo detto pneumotorac~ provvidenziale: c qui non abbiamo che la conferma di quanto già il Morelli ha nella sua numerosa statistica enunciato. Nella ferita del polmone l 'aria passando dalla via bronchiale nella pleura, ccrregge la lesione stessa: man mano che il pneumotorace si forma, il polmone staccandosi dalla pleura si verrà impicciolcndo, e così, come diminuisce il proprio volume, diminuirà la fuoriuscita del sangue fino alla chiusura della ferita. Quando vi sarà equilibrio tra potenza di chiusura della ferita e pressione negativa nel cavo pleurico, f~rtemente diminuita per il pneumotorace formatosi, cesserà l'aumento dell'aria. Perciò il pneumotorace di origine poi-


II/6

EMO-PNEUMOTORACE CON ENFISEMA SC.lTTOCUTANEO ECC.

monare è generalmente più lento nella sua formazione di quello di ongtne parietale, poichè in questo secondo caso quando non esistono aderenze in pochi momenti dall'esterno l'aria può entrare in quantità tali da produrre un pneumotorace completo. E che nel nostro caso il meccanismo di produzione del pneumotorace fu quello descritto e che cioè il pneumotorace si sia formato con discreta lentezza è dimostrato dall'insorgenza dell'enfisema sottocutaneo generalizzata. Fino a quando il pneumotorace non ebbe 1 aggiunta una pressione tale cia staccare il polmone dalla parete toracica, una certa quantità di aria attraverso la pleura parietale venne insufflata nel sottocutaneo. Ma l'eccezionalità del caso è data ancora dal fatto che pur esistendo un pncumotorace si sia istituito un enfisema sottocutaneo così imponente. Per dare a ciò una spiegazione ricordiamo che la radiografia praticata a circa tre mesi di distanza dall'incidente fece notare lieve e parziale ispessimc>nto pleurico del setto mediano che dal radiologo circospetto venne prospettato come secondario alla causa traumatica, dato che non era visibile nel radi<•gramma eseguito a circa 10 giorni dall'incidente. Ma non si può escludere che tali fatti pleurici non siano stati visibili per difetto di tecnica e, data l'epoca della radiografia, contingente al caso. Essi invece potrebbero considerarsi di antka data e pertanto la sinfisi pleurica preesistente darebbe la ragione certa per l'istituirsi in un primo te~po del l 'enfisema sottocutaneo generalizzato. Tutti gli AA. dànno come spesso molto grave questo tipo di enfisema. Ma noi abbiamo seguìto il decorso e la completa risoluzione del nostro caso e quindi anche da tale punto di vista, speriamo che non si possa disconoscere l'interesse della sua segnalazione.

RIASSUNTO . L'A. descrive un caso di emcrpneumotorace con enfisema sonocutanco generalizzato da frattura costale per incidenre di volo, illustra il meccanismo di produ. zione sia della frattura multipla sia dello emcrpneumotorace, oonchè dell'enfisema sottocutaneo generalizzato : caso che venne seguito fino a guarigione completa. La descrizione è corredata da due radiografie, una praticata dopo pochi giorni dall'incidente, l'altra a distanza di circa tre mesi.

--":;"~11/~';-.- -


ISTITUTO D'IGIENE DELLA R. UNlVERSITÀ DI ROMA

Direttore: prof. DANTE DE Bus1 ISTITUTO MEDICO-LEGALE • B. MUSSOLINI • PER LA R. AERONAUTICA. ROMA

Direttore: ten. col. med. dott. At..llERTO M.\RULt..t

APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DELLE TRUPPE IN GUERRA Dott. Bruno Monaco, capitano medico.

Il problema d eli 'approvvigionamento idrico delle truppe in guerra ha sempre assunto grande importanza poichè in guerra, più che in pac:.:, è imperativo assoluto mantenere l'efficienza fisica dei reparti e perciò anche evitare con cura il pericolo dell'insorgere di forme morbose dall'acqua causate o trasmesse che, nelle particolari condizioni di vita del soldato in guerra, trovano i più favorevoli fattori di attecchimento e di diffusione epidemica. Ma, nonostante il numero davvero rilevante di ricerche, studi e monografie, nonostante il maggiore interessamento delle Superiori Autorità Militari, per quanto già si sia giunti a risultati notevolissimi (e lo dimostra nel migliore dei modi l'esperienza pratica della guerra etiopica), non ancora in tutti i campi le soluzioni risultano pienamente soddisfacenti e molti dei quesiti, che man mano avremo occasione di esaminare, sono tuttora ogg<::tto d i vivace discussione. Per queste ragioni, e nella speranza di apportare un qualche contnbuto di utilità ci siamo accinti al presente lavoro. Atwater e Benedict calcolano il fabbisogno idrico giornaliero in media in cc. 2290 per individuo a riposo assoluto, ed in cc. 3700 per individuo che esegue lavoro gravoso; e Glaube lo calcola in cc. 32,45 (22,r6 di acq~1:1 di bevanda c 10,29 contenuta in cibi) ed in cc. 47,76 (32,92 e 14,84) per chilogramma e giorno nelle stesse condizioni di riposo c di lavoro rispettivamente. Conviene osservare che queste cifre non possono essere intese come assolute, e che variano oltre che col lavoro, anche col tipo di alimentazione e con le condizioni di am biente, e che perciò in pratica bisogna calcolare guantitativi notevolmente maggiori. Tenendo conto, poi , della opportunità di lavarsi per lo meno il viso e le mani con acqua con buoni requisiti di potabilità si può calcolare col Bruni a 9 litri (5 per bere c cottura alim enti, 3 per pulizia personale, I per inevitabile spreco) il fabbi sogno mtnimo per un uomo e giorno in guerra, quantità che solo in casi eccezionali c transitoriamente, può essere ridotta ancora a 3 ..;- 4 litri complessivi. Queste cifre si intendono per la truppa operante in prima linea, eh.~ nell e retrovie, e maggiormente negli Opedali da campo, per un insieme


II /0

AI ' I'ROVVI(;IO:--IAMENTO II)RICO OELLE TRUPPE IN GCERRA

di circostanze e considerazioni facilmente intuibili, esse sono da considerar~! del tutto insufficienti, cosicchè si calcola a circa 20 + 30 litri il fabbisogno per uomo/giorno nel primo caso, ed a circa 100 + 150 nel secondo. Tali dati possono facilmente dare con sufficiente approssimazione una idea degli enormi quantitativi di acqua potabile che giornalmente occorrono alle imponenti masse di armati che una grande nazione mobilita in caso di guerra: si può calcolare infatti che per xoo.ooo uomini, di cui solo una metà in prima linea, occorrono oltre 2 milioni di litri d'acqua potabile al gtorno. E poichè, nella maggior parte dei casi, l'acqua in natura manca dei requisiti di potabilità - anche pcrchè basta la sola presenza di truppe a contaminare le raccolte superficiali - , poichè d'altro canto non è d:t fars; affidamento su opere preeststenti nel territorio occupato in quanto il nemico in fuga distrugge o contamina tutto ciò che può essere di utilità all'esercito invasore, ne consegue che bisogna disporre di organizzazione e mezzi autonomi con i quali far fronte, in brevissimo tempo e nelle più diverse - spesso avverse - condizioni di terreno, logistica e movimento, alle improrogabili cd imponenti necessità dell'alimentazione idrica. Come se tutto ciò non bastasse, la vasrità e complessità del problema è ancora accresciuta da molteplici difficoltà di ordine strategico c tattico, dal pericolo di offese nemiche e dal fatto che, sia per effetto dei rapidi spost:1mellti di truppe celeri o motorizzate, sia per la eventualità di dislocazione di reparti in località di difficile accesso o rifornimento, si impongono soluzioni atte all'approvvigionamento idrico oltre che di grandi masse di u01n.in:, anc.:hC' di piccoli reparti più o meno isolati . Neli 'esercito italiano, sotto la guida e l'indirizzo della Direzione Superiore di Sanità, i servizi idrici sono affidati alla Direzione dì Sanità d'Armata. Questa, oltre che di un Ufficiale Medico Superiore igienista, dispone di un laboratorio chimìco-batteriologico-tossicologico ben attrezzato ed in grado di c~cguirc esami d 'acqua completi, cd è dotata di adeguati mezzi ed apparecchi di potalizzazione da distribuire volta a volta e secondo le particolari esigenze alle unità che dall 'Armata dipendono. Di queste ultime, il solo Corpo d'Armata possiede un laboratorio nel quale è possibile praticare il solo esame chimico delle acque. Tutte le altre unit3 - divisione, brigata, reggimento - sono sfornite di qualsiasi mezzo, anche solo di orientamento, per l'accertamento della potabilità, così come non hanno dotazione propria di mezzi di depurazione, ma ne vengono fornite all'occorrenza, come si è detto, dalle unità da cui dipendono (1). Tale organizzazione dei servizi idrici, perfezìonatasi e definitasi durante la guerra mondiale, trova il. sustrato logico principalmente nel con( 1) ~bnno dot~zaunc propri~ di mezzi di potohilizz:t7.ionc. per ~hro. ~lctanc uni t~ s:mit:anc <]uali lr Sezioni di S.mnà dt Dh·istonc c eli Rcg):imt'nto Alpi no c gli Ospedali d:1 Ca mpo.


APPROVVIGION.\MENTO IDRICO DELLE TRUPI'F. IN GUERRA

1179

cetto che, presupponendosi sempre uno stretto contatto di dipendenza tra le diverse unità, per l'accentramento di tutti i mezzi presso l'Unità maggiore, questa ha possibilità di fornire volta a volta alle unità minori il mezzo di potabilizzazione più idoneo, senza sperpero, quindi, ma con migliore utilizzazione del materiale e senza appesantire oltre lo stretto necessario i . . reparti. Ne consegue che quando tale contatto non può essere mantenuto o per i rapidi, spesso notevoli, spostamenti derivanti dalla motorizzazione e dalla guerra di movimento, o per la notevole estensione del territorio in rapporto al quantitativo di truppe, o comunque per difficoltà di terreno e di logistica - i singoli reparti non possono più fare affidamento sui mezzi a disposizione delle unità mJggiori, e l' ufficiale medico - al quale in ogni caso sono devoluti i compiti igienici - si trova nella necessità di decisioni, sopratutto riguardo alla scdta ed al giudizio di potabilità delle acque che non possono essere rimandate e che importano tutta la responsabilità della vita degli uomini e della efficienza delle truppe. Nè tutto può essere semplicisticamente risolto ricorrendo senz'altro ai mezzi di potabilizzazione di cui possono esser volta a volta forniti i reparti, in primo luogo perchè non sempre tali mezzi abbondano, ma possono anche difettare, in secondo luogo perchè tali mezzi. in genere riguardano solo la depurazione biologica, infine perchè è noto ed è intuitivo che tanto più agevole e sicuro sarà iì risultato del trattamento quanto meno inqumata sarà l'acqua da depurare. Ed intanto in simili casi l 'ufficiale medièo di reparto, che:: per di più in genere non è un igienista, è costretto a provvedere alla scelta dell'acqua da mare, o da potabilizzare quando ne ha i mezzi, esclusivamente in _base all'interrogatorio degli indigeni e ad eventuali vaghi ricordi sut regime deik acquè e sulle caratteristiche del suolo. Pur senza pretendere di riso) vere con rigorosa completezza problemi così complessi, noi crediamo che l'ufficiale medico di reggimento e forse ancnc di battaglione, potrebbe, tuttavia, esser messo in condizioni di espr imer·~ un giudizio molto più sicuro e che molto spesso sarà nel vero, con la semplice dotazione di una piccola GlSSetta per esame di acqua (u. figura) contenente un termometro, e quei pochi reattivi per la determinazione delb reazione, della durezza totale e delle sostanze indici di contaminazion\:, così come è dettagliatamente elencato nella tabella A. Oltre alla predetta tabella di caricamento, alla cassetta dovrebbero essere acclusi anche una istruzione schematica sulla tecnica e sul significato delle reazioni ed un breve opuscolo nel quale potrebbero esser esposte quelle norme pratiche e richiamate quelle più utili cognizioni che servano ad integrare i dati forniti dall'esame fisico-chimico ed a facilitare un più preciso giudizio per la scelta dell'acqua.


.......

Cassetta per esame fisico-chimico di acqua (schem.).

00

o

.,.,:..-

"'c lf

fl

'

~

g

~

!

'8

oo

~

o

Ci

oz >

3:

m

CARTA d• fiLTRO

z

-l

o

o

~OlUZION!.

AlC.OOLieA

~

o

§

()

C!

o o

~

SAPOI'IOSA

r

m

;i

.,..,c;

m z

ACQUA 8101STillATA

4

fiAI.E

04

C.C.. 10

C)

c

m

l' ( IT\

; .,...

:s. li.

1..~ C.lp, ul.t \h pcnl.dl.ua.a

è )UUal..l a\ l\i,uUo

30

tlc.:lt ' unhUCU,

- - -- - - - -··

------- ----

8

"'"'>


I 1 81

API'ROVVIGION.\ME:-.:TO II>RIC() DELLE TKLl'I'E 1:--: (;U F.KIC\

TAB.

A.

CA RICAMENTO DELLA CASSETTA PER ESAME FISICO - CHI~1ICO DELL' ACQUA.

DEr-:OMINAZIOI'\E DEL MATERIALE

Pipctta da cc. 10 (per acqua in esame) .

N.

2

Pipett:J g raduata da cc. 5 :1l 1/ 10 (per nitrato d 'argento)

)l

3

Termometro a massima cd a mrmma o• ...;.. so• C.

)t

-1

Buretta idrotimetrica

))

::;

C ilindro graduato a tappo srm:rigli:no cc. 200

))

()

Capsula d: porcellana

,.

7

Imbuto di vetro .

\)

8

Roccetta idrotimetrica

\)

9

Carta da filtro, fogli circolari piegati (p:rcchetti)

IO

Cani ne al T ornasole azzurre (libretti)

11

Carti ne a l Tornasole rosse (li bretti)

12

Soluzione alcoolica saponosa

l .)'

l)

. l

l

-l

RcaHi\•i per ammoni:.Jca: Tartrato sodiccrpotassico, .fiale da cc. Reattivo di Ncsslcr, fia le Ja cc. r

l

Rcattivi per nitriti: Rcanivo di Gricss A, fiale Ja cc. t

scatola da 10 fiale .

)l

gr.

100

N.

I

))

2

"

2

l

))

2

l

)\

2

l l l

~ scatola da fì~dc ~

15

Reattivi per nitrati: Difenilamina crist., gr. 2 1 _, b fi sc:lt. ua r tu . e 1 o a1. A. solforico concentrato, fiale da cc. 0,50 l

17

Cromato d i potassio (fiale d:~ cc. 0,25) scatola da 5 fia le

18

Nitrato d'argenro, sol. al 4•79' ry.;

gr. 25

L~ casscu~. oltre che tld suddetto m:ncri~lc, è dot~t~ clell'istnn.ionc per l' u>o B.) c ddl'opuscolo " Scdt:t c c:tptnionc delle 3C<!ll<: • (:~lkg:~tn A.).

N . B. -

(t~bclla

)l

))

Acqua distillata (fiale da cc. 10) scatola da 4 fiale

' A. Solforico 1 :3, fiale da cc. 1 Rea tti vo di Gricss B, fia le da cc. r

JG

'l

l


II82

APPROVVIG IONAMENTO IDRICO DELLE TRUPPE IN GUERR A

Dobbiamo qui ricordare che, per lo addietro, una cassetta per esami d'acyua, per quanto più incompleta, era stata assegnata in dolazione divisionale. Fu soppressa e non ci è stato dato di assodare il perchè, nè tutte le supposizioni che ci siamo poste allo scopo di giustificare tale provvedimento ci son apparse valide. L 'uso della cassetta, così come abbiamo creduto proporl.1, è semplice ed alla portata di qualsiasi persona intelligente, la sua utilità in mano di un sanitario è evidente cd indispensabile allo scopo della scelta di una acqua da bere o da potabilizzare. Nè vale l'abbiezione che nelle avanzate, quando cioè più facilmente potrebbe essere adoperata, il gran numero Ji feriti assorbe la totale attività dell 'ufficiale medico di corpo, in primo luogo perchè non è detto che tutte le avanzate debbano essere altamente cruente, ed in secondo luogo perchè non in questo solo caso essa può essere ut1k. Altra abbiezione potrebbe essere quella che gli esami fisico-chimi ci non dànno la sicurezza della purezza batteriologica dell'acqu,t, che perciò in tutti i casi dovrà essere sempre, in linea anche solamente prudenziale1 depurata. Orbene, pur condividendo pienamente tali concetti, a noi pare che l'utilità della cassetta proposta non ne risulta diminuita. Come già si è più sopra accennato, infatti, molteplici sono le condizioni di guerra in CU I i singoli reparti possono trovarsi nella impossibilità di procedere alla depurazione dell'acqua ad uso potabiJe: le scorte di potabilizzante chimico òi cui il reparto è stato fornito si sono esaurite, i mezzi di potabilizzazione non sono utilizzabili perchè deteriorati o mancanti di combust ibile, o non hanno potuto seguire gli spostamenti delle truppe per difficoltà di terreno o di movimento, e così via. In tali non rare eventualità, quando cioè per una qualsiasi ragione non si abbia la possibilità di procedere alla depurazione dell 'acqua, i dati fornjti da un esame fisico-chimico anche abbastanza sommario e rapido, specie se accompagnati ad opportuna indagine sull'origine dell 'acqua e ad accurata ispezione dei luoghi circostanti, vengono a<! assumere notevole decisiva importanza. D 'altra parte, anche nel caso che i reparti siano largamente forniti di mezzi di depurazione ed abbiano possibilità di adoperarli, l'esame fisico-chimico può risultare ancora notevolmente utile perchè per esso si rende possibile di escludere dalla depurazione e dall'uso le acque non potabili per caratteristiche chimiche, o di scegliere, tra quelle sotto tale riguardo idonee, le meno sospette di inquinamento. Per tale ragione la cassetta da noi proposta è stata dotata anche dci materiali e dei reattivi per la determinazione della durezza. Tale ricerca, ben si comprende, sarà senz'altro tralasciata in tutte quelle evenienze in cui si impone un esame il più possibile rapido e limitato e~clusivamentc al fin e di svelare la eventuale contaminazione organica: in questi casi. anzi, ci si potrà anche limitare a ricercare soltanto l'ammoniaca, i nitriti ed i cloruri.


APPROVVIGJ0:-1:\MENTO IDRICO DE!.I.E TRUPPE 1:-1 GlJERR;\

I1 83-

Per conrro nella nostra cassetta non figura l'occorrente per la determinazione delle sostanze organiche. Tale esclusione ci è sembrata opportuna sia perchè abbiamo ritenuto le altre succitate ricerche molto più semplici e già sufficienti allo scopo predetto di svelare la eventuale contaminazione organica, sia perchè la cassetta sarebbe risultata notevolmente più grande e più pesante e perciò meno pratica, sia ancora perchè tale dosagio ci è sembrato troppo lungo e complesso per le precarie condizioni in cui avrebbe dovuto essere effettuato. Ritenendo, invece, che bisognava rendere ogni singolo esame al massimo rapido ed agevole, abbiamo proposto che, là dove è possibile, i reattivi siano forniti nella quantità richiesta per ogni reazione in fiale, ed abbi~1mo proposta la soluzione al 4,791 'i~ di nitrato d'argento, poich~, corrispondendo come è noto ogni cc. di essa ad un decimilligrammo di cloro, il numero dci cc. di soluzione impiegata su roo cc. di acqua in esame, dà direttamente la quantità di cloro in milligrammi per litro. Infine, poichè come è noto la reazione della fenilamina praticata su di I cc. di acqua in esame, è già immediatamente positiva per aggiunta di cc. 0.5 di acido solforico se i nitrati son presenti nella quantità di oltre IO mgr. per litro, mentre occorre una quantità doppia di acido per concentraziom: di nitrati del 0,007 '1/oo, abbiamo creduto opportuno di proporre per questo reattivo le fiale da 0,5 cc., nella considerazione che in tal modo si rende agevole non solo la r.icerca q ualitativa, ma anche, con opportune: diluizioni, un dosaggio sufficientemente preciso.

Al problema della scelta delle acque si aggiunge quelto altrettanto importante e complesso della depurazione e correzione di esse. Su tale argomento, e limitatamente a quanto riguarda gli eserciti in guerra, riteniamo opportuno intrattenerci perchè, vagliando tutto ciò che è stato proposto ed attuato, si possano dedurre le soluzioni che appaiono più aderenti alle necessità degli eserciti moderni.

l o - Depurazione mediante il calore. Pu ò essere praticata con mezzi di fortuna, con potabilizzatori e con distillator i.

a) D EPURAZ IONE MEDIANTE RISCALDAMENTO CON MEZZI DI FORTUNA.

-

Si pratica portando ad ebollizione per pochi minuti l 'acqua in un recipiente qualsiasi. Tale mezzo di potabilizzazione, pur essendo in mancanza :li meglio di grande utilità, offre, tuttavia, numerosi inconvenienti. Si richie-


II84

J\PPROVVIC;IONAMENTO lf)RICO DELLE

TRUPPE IN GUERRA

de, mfatti, una notevole perdita di tempo per portare l'acqua alla ebolliziom: e per !asciarla poi sufficientemente raffreddare; possono, quindi, essere depurati quantitativi solo modesti di acqua; occorre, in proporzione al rendimento, grande quantità di combustibile; bisogna disporre di recipienti ben puliti ed assolutamente inodori per evitare che l'acqua acquisti caratteri organolettici disgustosi; ed infine, si rende necessaria la correzione dell'acqua bollita mediante aerazione o con l'aggiunta di tè o anice, perchè l 'acqua, per effetto della stessa ebollizione, si libera della quasi totalità dei gas che erano in essa disciolti ed assume un sapore sgradevole. Bisogna inoltre considerare che, in determinate circostanze, un ostacolo all'attuazione di questo mezzo di potabilizzazione è data da considerazioni di ordine strategico in quanto il fumo di giorno ed il fuoco e lJ fiamma di notte possono fornire al nemico indicazioni sulla presenza e dislocazione delle truppe. b) DEPURAZIONE MEDIANTE POTABILIZZATORI. - Questi apparecchi sono schematicamente costituiti da un preriscaldatore-refrigerante, nel quale l'acqua da depurare viene largamente a contatto con quella depurata così da aversi raffreddamento di quest'ultima e riscaldamento della prima, e da una caldaia per la potabilizzazione; sono in genere forniti di pompe per il prelevamcnto dell 'acqua, di filtri per la chiarificazione, e di serbatoi per l'acqua potabilizzata. Possono essere divisi in tre categorie a seconda che la depurazione avviene a temperatura inferiore, uguale o superiore a quella di ebollizione del! 'acqua. I potabilizzatori nei quali l'acqua è riscaldata a temperature inferiori a quella di ebollizione si basano sulla scarsa resistenza al calore dei germi patogeni intestinali e sul concetto che la esclusiva distruzione di essi è sufficiente allo scopo. Dovrebbero presentare il vantaggio di ridurre al minimo .il consumo di combustibile, di evitare l'evaporazione dei gas disciolti nell'acqua con la consecutiva alterazione del sapore, ed infine di ottenere più facilmente l'acqua a temperatura tale da essere adatta al consumo immediato. Non hanno, tuttavia, sino ad oggi avuto notevole impiego. Molto più adoperati, per contro, sono i potabilizzatori nei quali l'acqua viene portata sino all'ebollizione, e ciò sia perchè sono di uso e manutenzione più semplici, sia perchè i voluti inconvenienti rispetto al tipo precedente (maggior consumo di combustibile, cattivo sapore ed elevata temperatura dell 'acqua depurata) sono ovviati da opportuni accorgimenti tecnici. Così il consumo di combustibile viene ridotto ad un minimum diffi cilmente superabile mediante riscaldamento progressivo dell'acqua da potabilizza re per contatto con l'acqua depurata che in tal modo contempor:~­ n::amentt: si raffredda ed esce dali 'apparecchio con temperatura di poco superiore a quella ongtnaria, mentre d 'altro canto il sapore sgradevole acquistato dall'acqua in seguito all 'evaporazione dei gas in essa disciolti, viene


APPROVV IGIONAMENTO IDR ICO DELLE TRUPPE IN GlJERR:\

II85

sufficientemente corretto mediante dispositivi per il recupero dei gas o per l'aerazione dell'acqua. Il tipo classico di questi potabilizzatori è l' H artmann, adottato dall'eserci to tedesco. Ha un rendimento di 8oo-:- rooo litri / ora, un peso dì 2 g.l!, è momabile su traino animale o su autoveicolo, è fornito di pompa per prelevamento d' acqua, filtro disgrossatore, serbatoio per acqua potabiliuata. Altri potabilizzatori con caratteristiche presso a poco simili, sono quelli Hc:nneberg, Schallin?", Buhkr, Grove, Birkenmayer, Strebel, D ehaihe, ecc .. Nell 'esercito italiano sono in dotazione il « R. E. 25 )> ed il <t Salus 1• ambc.:due dello stesso tipo dell'Hartmann, ma di differente grandezza c portata. Il primo - R. E. 25 - può es~e re montato su autoveicolo o su carretta, o trasformato in impianto fisso, ed ha un rendimento di circa 700 litri / or..t di acqua sufficientemente fresca e ben aerata ; il secondo, più piccolo, per truppe da montagna, è someggiabilc ed ha una portata di circa roo litri l ora. Quanto ai potabilizzatori nei quali l'acqua sotto pressione è portata a temperature superiori a quella di ebollizione, essi sono in uso quasi esclusivamente negli eserciti francese ed ingkse. Citerò fra essi i potabilizzatori « Salvador » di Vaillard e D~s maroux, con portata di 1000 litri / ora e « Pastor ,, di Malvezin con portata di 250, 500, rooo litri / ora, ambedue a rendimemo intermiuente, ed 'i potabilizzatori di Maiche della portata di 100, 200, 1000 ~itri / ora a rendimento continuo. Tutti sono costruiti sia in tipi montabili su veicoli sia, divisi in diversi elementi, someggiabili. Questi apparecchi, essendo in essi mantenuta l'acqua sotto pressione anche durante il raffreddamento, dovrebbero presentare iJ vantaggio di impedire l'evaporazione dei gls disciolti nell 'acqua, e quindi di non produn c alterazione dei caratteri organolettici e chimici. Abbiamv detto « dovrebbero » perchè in effetti non pare cht: così sia realmente, e ne è una prova il fatto che nell 'esercito francese è prevista la distribuzione di gr. 2 di tè al giorno nel caso che venga usata dalla truppa acqua potabilizzata con i sudàetti procedimenti. D 'altro canto i potabilizzatori di questo gruppo presentano gl 'inconvenienti di notevole peso, complessità e costo, di g1 ande consumo di combustibile e d.i non semplici operazioni di pulizia e mam.. tcnzionc. c) DEP URAZ IONE E CORREZIONE MEDIANTE DISTILLATORI. - La distillazione, oltre ad assicurare una completa depurazione biologica, rappresenta l'unico mezzo di correzione delle acque salmastre ed assurge perciò a metodo di n ecessità quando le risorse idriche del luogo non offrono altre acque da utilizzare. In linea generale i distillatori possono essere divisi in due grandi gruppi a seconda che l'evaporazione avviene a pressione normal.e o a bassa pres~ 4

-

Giorno/t: di nu'dicino militar<·


II86

APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DELLF TRUPPE IN GUERRA

sion.::. Tra i primi merita menzione l'apparecchio citato dal B:-uni, perchè, per quanto di scarso rendimento, è dotato della massima autonomia. E' costituito da una cassetta a sezione triangolare, tutta nera n ell'interno, ben chiusa superiormente da un piano di vetro di circa cm. 70 -;- 8o di lato, inclinato a circa 30"-;- 40°. Il suo funzionamento è semplicissimo : si versa acqua in piccolo strato sul fondo e si espone la cassett:.1 al sole. Per effetto del calore solare l'acqua evapora c, poichè. si stabilisce una sensibik differenza di temperatura (sino a 30" C.) tra il vetro - che per essere trasparente assorbe poco calore - e l'interno della cassetta - che, per avere il fon do e le pareti tutte nere, si riscalda molto d i più - , il vapore si ricondenza sulla superficie inferiore del vetro e scorre lungo di essa per gravit~l verso una grondaia situata lungo il margine inferiore del vetro stesso. Di qui il distillato, a mezzo di un tubo, si raccoglie in un recipiente posto all 'ombra. Questo apparecchio in colonia può dare un rendimento di 4-;- 5 litri e più di acqua distillata per giorno e mq. di superficie del \'etro, è stato già adoperato con vantaggio, sia isolatamente sia in batteria, ed è da tenersi presente per la semplicità di costruzione e di funzionamento e perchè in colonia di sole ce n 'è molto, mentre il combustibile necessario al funzion::tmento degli altri distillatori può facilmente mancare. A prescindere, infatti, da quello descritto, tutti gli altri distillatori necessitano di gran~e quantità di combustibile (1 ). Essi inoltre presentano i gravi inconvenienti di scarso rendimento, notevole mole, abbondante formazione di concrezioni e fanchiglie che importano frequenti e non sem-

plici operazioni di pulizia. Per tali motivi molto raramente sono stati adoprati quali apparecchi mobili al seguito delle truppe, trovandosi più conveniente l'istallazione di impianti fissi dai quali l'acqua distillata c successivamente corretta m ediante aeral ione e salificazione, viene quindi trasportata e distribuita alle truppe con mezzi simili a quelli impiegati per il rifornimento viveri e muni zioni . Questi impianti percjò non c!!versificano affatto da quelli impiegati per usi civili e però staremmo per d1re che esulino dai limiti che abbiamo im-

posto a questo capitolo. Tuttavia citeremo l'impianto di distillazione fornito dalla ditta Tosi, con rendimento di circa 8.500 litri / ora e consumo di circa kg. 20 di nafta per mc. di distillato, nel quale l 'evaporazione avvicn.: a pressione ambiente, e quello '< Ponzini » fornito dall'O. L. A. P. con rendimento di 5.ooo litri / ora e consumo di circa kg. 10 dì nafta per m c .. n el quale l'evaporazione avviene a pressione ridotta (vuoto di circa m. 1 /) -;-x,) di colonna d 'acqua). ( 1\ Qui non >i p re ndono in cons•cl<-rnion~ i dis1illatori con riscalcla mc mo clcllrico diffì,c:ohit d i " 'Cr(· in l~rril<>rin <li )! U<.:rra sufflcicnlc cncrgi~ ckurica.

per

1,,


:\PPROVVIGIOK\MENTO IDRICO DELLE TRUPJ>F. IN GUERRA

II87

Ambedue presentano perfezionamenti tecnici da renderh tra i miglion del genere, sono stati adoperati in colonia durante l'ultimo conflitto c. secoudo le relazioni pervenute, con ottimi risultati; ma pur lasciando al tempo ed ali 'uso il compito di un giudizio definitivo, il distillatore « Ponzini >~ appare più semplice nel funzionamento e proporzionatamente di minor costo di manutenzione, di maggior rendimento e di mole minore del distillatore fornito dalla ditta Tosi.

2° - Correzione e depurazione delle acque mediante la filtrazione. Comprende la chiarificazione mediante filtri disgrossatori e prefil tri; la chiarificazione e depurazione mediante filtrazione dopo aggiunta di coagulanti; la depurazione a mezzo filtri di materiale unito o di materiale: sciolto. Infine la filtrazione costituisce il tempo terminale dei processi di correzione chimica delle acque ricche di ferro e manganese. a) CHIARIFICAZlONE MEDIANTE F I LTRI DISGROSSATORI E PREFILTRI. - fu . adoperata durante il conflitto mondiale e, poichè - trattandosi di guerr.1 di posizione - la maggior parte degli impianti di potabilizzazione ebbe carattere di stabilità, i dati ed i criteri per la costruzione di detti filtri ~~ prefiltri furono affatto simili a quelli degli impianti delle piccole città. Gli stessi concetti però, sono anche serviti alla costruzione dei prefiltri -disgrossatori di cui sono muniti numerosi apparecchi mobili di depurazione, diremo anzi, che l'unica sostanziale differenza è data dalla mole minore e dall 'essere i vari strati filtranti riuniti in un unico recipiente di modesta capacità (1 7 2 mc.). Di tali apparecchi chiarificatori sono muniti p. es. i potabilizzatori (( Hartmann » , (( R. E. 25 », ecc.. b) CHIARIFICAZIONE E DEPURAZIONE MEDIANTE FILTRAZI ONE DOPO AGGIUl'iTA DI cO,\GULANTI. E' adoperata quale primo tempo del trattamento depurativo definitivo dell'acqua in ispecie in quegli apparecchi nei quali la depurazione è praticata con metodi chimici, e che perciò sono schematicamente costituiti da tre recipienti: nel primo l'acqua viene addizionata. in genere con solfato di alluminio mediante apparecchi regoLttori automatici, nel secondo l'acqua è sottoposta a filtrazione per sabbia, e nel terzo è depurata generalmente mediante trattamento con cloro. Per la semplicità della tecnica, per la rapida maturazione del filtro (30 minuti), la buona chiarificazione, la parziale ma notevole depurazion~ microbica (90 7 99 %) che perciò facilita la depurazione definitiva, per l'alto rendimento (circa 5.000 litri/ora per mq.), infine per la facili.tà delle operaziOni di rigenerazione del filtro, tale procedimento ha avuto larga diffusione.


u8R

t\PPROVVJGJON:\MEI\TO IDRICO DELLE TR lJ PPE IN GUERRA

c) DEPURAZ IONE MEDIANTE fiLTRAZIONE ATTRAVERSO MATERIALE POROSù . Adoperata dapprima nei laboratori allo scopo di ottenere filtrati sterili, fu adottata la prima volta dall'esercito francese nel 1889 per consiglio di Calmettè che curò l'istallazione di filtri Pasteur-Chamberland a Nah-Thang neiJ 'Indocina, riuscendo così a preservare le truppe di quel presidio dal colera e dalla dissenteria che ìnfìerivano nella regione. Gli stessi filtri furono .mcora adoperati dai francesi nella campagna del Dahomey; i filtri Maignes, invece, furono adoperati dagli inglesi nelb camp~·gna d 'Egitto, ed i .filtri Nordmeyer-Berkefeld dagli Stati Uniti du rante la guerra Ispano-Americana. Negli eserciti tedesco ed austro-ungarico, durante l'ultimo grande conflitto, furono adoperati con successo i filtri d 'amianto tipo Seitz, e, quando poi sul finire della guerra l'amianto in quei paesi cominciò a mancare, furono studiati ed adottati filtri di fibre vegetali e cellulosa trattate con spe· eia l i procedimenti che sono tuttora mantenuti segreti. . Nel nostro esercito, sin dalla guerra libica, fu tentata l'adozione dei filtri Berkefeld adoperati sia isolatamente sia in batterie di 2, 4• 9 elementi

riuniti in speciali apparecchi di ferro smaltato o zingato ed aventi un rendimento di circa 100 litri / ora per elemento. Il loro uso, tuttavia, si è mostrato non scevro di gravi Énconvenienti: il rendimento del filtro ben presto - ed in ispecie se l'acqua è ricca di particelle e microrganismi - diminuisce sino ad annullarsi quasi completamente per intasamento dei piccoli pori e perchè. alla superficie del filtro si forma una patina viscida risultante dal depositarsi degli elementi sospesi nell'acqua. I vari metodi per ritardare tale esaurimento del filtro (prefiltrazione, nvestimento del filtro con

camice di tela o cellulosa, o con strati di sabbia) si sono mostrati dì non semplice attuazione e di poca utilità. Ugualmente, perciò, bisogna ricorrer-: di frequente ad operazioni di pulizia e rigenerazione, quali l'inversione della corrente dell'acqua, lo smontaggio del filtro e la lavatura a mano con spnzola in acqua semplice o alcalinizzata, il trattamento con permanganato di potassio al s•l""' bisolfito di sodio al 5 ~~ . cloruro di calce, acido d oridrico diluito, ebollizione, ecc .. A causa, poi, della grande fragilità di questi filtri, tali frequenti, necessarie operazioni di montaggio, smontaggio e pulizia, con conseguente difficoltà di ristabilire volta a volta la perfetta tenuta del filtro e facilità di produrre piccole rotture di esso, importano il grave pericolo che la depurazione non sia effettiva. Di qui la necessità di provare volta a volta l'efficienza dei filtro immergendolo in acqua, ìnsufflando aria sotto pressione ed osservando se si ha formazione di grosse bolle in singoli punti o disposizione di esse in formazioni lineari che denunzierebbero l'esistenza di discontinuità, fratture o cattiva tenuta. Queste operazioni, in apparenza banali, sono in pratica difficili e delicate, c richiedono perdita di tempo, precisione di esecuzione e personaìe


AI'PROV\.IGI0:-.1:\ME:-.:TO JI)RIC() DELLE TRUPPE IN GUERRA

II89

adatto: condizioni tutte che è d.i fficile realizzare al seguito della truppa opc,;rante. Per tali motivi, l'adozione di questi filtri in primo tempo prev<:nti vat..t per la truppa operante e poi limitata alle sole formazioni sanitarie, è stat~ progressivamente abbandonata del tutto man mano che si sono perfezionati gli altri sistemi di depurazione. Ci risulta, anzi, che durante l'ultim o conflitto coloniale da importanti ditte furono fatte offerte economitamente vantaggiose di apparecchi di depurazione basati su tale sistema di depurazion•', e che le offerte dalle nostre Autorità militari furono sempre riufiutate pcrchè si ritenne sempre più conveni<:nte ricorrere ad altri mezzi Ji potabilizz;tz]onc più pratici c più sicuri .

-

d) DEPUkAZIONE MEDIANTE FILTRAZIONE ATT!{AVERSO MATERiALE SCIOL"i"O. Si presenta quale mezzo attuabi le principalmente nell a guerra di posi-

zione sotto forma di impianti stabili che non diversificano sostanzialmente da quelli della pratica civile. Fu adoperata, infatti, durante la guerra mondial~: su vasta scala, ed in Italia dette soprattutto buon risultato un filtro percolatore proposto da Sciavo, nel quale lo spessore dello strato filtrante era

di m. I,zo, e l'acqua, prevt:ntivamcnte filtrata anraverso griglie, disgrossatori e prefiltri, veniva fatta cadere a pioggia da una altezza di 20 cm. sulla superficie del tìltro. 11 tempo di maturazione era di circa 15 giorni c dai controlli di Grixoni e di altri ricercatori risultò che già alla profondità di 50 cm. il b. coli era scomparso. Noi crediamo tuttavia che sia questo filtro, sia quelli sommersi, per la necessità di un tempo abbastanza lungo di maturazione, e per lo scarso rendimento (6-:- 7 e 2-:-3 mc./ora rispettivamente), siano in genere da abbar.donarsi, risultando più vantaggiosi altri procedimenti come ad esempio quelli della depurazione con cloro. Essi inoltre essendo intrasportabili (gli scuotimenti del trasporto facilmente produrrebbero lesioni della membrana biologica e dissestamenti dello strato filtrante), non sono adatti alle esigenze della truppa operante in guerra di movimento.

e) L A FILTRAZIONE NEL TRATI:\MENTO DELLE ACQUE RICCHE DI FERRO E Per quanto :non ci risulti che nel campo militare siano stati studiati ed adottati apparecchi speciali per il trattamento delle acque ferMANGANESE. -

ruginose e manganose, pure, per l'esistenza di vaste regioni formate da terreni alluvionali nelle quali le acque molto spesso sono ricche di guesti metalli, crediamo sia utile accennare brevemente al problema della loro ·correzione tanto più che questa può essere agevolmente praticata anche con mezzi di fortuna. r principali procedimenti, infatti, ideati allo scopo si basano sul fatto che i sali di ferro e di m anganese facilmente si ossidano in contatto con l'aria: basta la caduta dell'acqua in pioggia sottile dall'altezza di circa nn metro perchè i composti ferrosi e manganosi si trasformino nei rispettivi sali ferrici e manganici, e questi a loro volta per successiva ossidazion.::.


II90

APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DELLE TR UPPE IN GUERR .\

negli idrati corrisponden ti, che, insolubili, flocculano e possono essere facilmente separati mediante uno dei precitati metodi di filtrazione (filtrazione semplice attraverso filtri di sabbia, filtrazione dopo aggiunta di coagulanti, ccc.). Al lume di queste elementari conoscenze, quindi, la correzione ddk acque ferruginose e manganose può essere facilmente raggiunta e può consentire l 'utilizzazione di falde idriche di notevole portata anche in condizioni di scarsa disponibilità di mezzi, utilizzando per ottenere la caduta dell'Jcqua in pioggia un qualsiasi recipien te finemente bucherellato, e per la filtrazione uno strato di circa 30 cm. di sabbia fina o qualsiasi altro mezz:> di filtrazione che eventualmente fosse disponibi le.

3o - Depurazione delle acque mediante trattamento chimico. Tra le molte sostanze proposte e sperimentate, oggt sono rimasti in uso soltanto gli ossidanti e gli alogeni: q uesti ultimi, anz1, dominano effettivamente incontrastati. a) Gu ossiDANTI. Comprendono l'azono, l'acqua ossigenata ed altri perossidi, i permanganati. Vanno man mano perdendo la loro impor tanza a misura che si perfeziona ed estende il trattamen to con gli alogeni ed in ispecie col cloro. L 'ozono, scoperto da Schonbein nel x84o, fu applicato la pr ima volta per la sterilizzazione da Méristens nel 1886. Il primo impianto di depurazione dell'acqua, però, fu realizzato solo nel 1893 da Tindal e Sch neller che utilizzarono le esperienze di H alscke che, nel 1891, riuscì nei laboratori Siemens ad ottenere ozono in grande quantità nell'aria attraversata da scari.che -elettriche silenziose prodotte tra due elettrodi aventi alta differenza di potenziale. Successivamente perfezionato, il metodo ha avuto notevoli applicazioni nella pratica civile ed è stato adoperato nel campo mi litare dall'esercito russo durante la guerra russo- giapponese. L ' azione depurativa dell'ozono è dovuta alla grande !abilità della sua molecola che si trasforma in ossigeno molecolarc liberando ossigeno atomico (Oa .,.. 02 + 0). Gli ozonizzatori, se ben funzionanti, dànno realmente una ottima depurazione ed hanno un notevole rendimento, ma offrono i gravi inconvenienti di essere fragili, delicati ~ costosi, mentre d 'altra parte nel campo militare un'altra importante limitazione al loro uso in guerra è la necessid di notevole forza elettrica al loro funzionamento; hanno avuto perciò scarsJ diffu~ione.

L 'acqua ossigenata ha trovato anche essa scarso im piego per il suv al to costo, per il lungo tempo necessario ad ottenere la depurazione, ed infine perchè molto spesso l'acqua acquista sapore sgradevole. Può essere


APPROVVICI!)NAMEN TO IDRICO DELLE TRliPPE IN GUERRA

I 191

• scgn;Jlata quale mezzo di fortuna da adoperarsi in mancanza di meglio ndla proporzione di circa 5 cc. (un cucchiaino da caffè) della concentrazione a 10 volumi per ogni litro d'acqua: deve essere lasciata agire per 3 + 6 ore. Meno utili ancora dcll'acquc1 ossigenata, si sono mostrati gli altri perossidi comt quelli di calcio, magnesio e sodio, soprattutto per la loro grande !abilità, e perciò non sono entrati nella pratica. I permanga11ati agicono anche essi con lo stesso meccanismo di ossidazione e denaturazione del protoplasma vivente in quanto, in presenza di sostanze organiche, facilmente si scindono e mettono in libertà ossigeno nascente: 2KMnO. + H :O = 2KOH + 2MnO, + 30 Il primo di essi ad essere adoperato fu il permanganato di potassio (guerra franco-prussiana I870-71). La dose minima necessaria varia con b ricchezza dell'acqua in sostanze organiche e con la durata di az10ne: oscilb in genere tra i gr. 0,015 -:- 0,050 per litro (Ogicr e Bonjean); GuicharJ fissa gr. 0,05-:- o,r per litro e Lhcureux ·gr. o,o3; secondo Bruni inhne, le comuni compresse di gr. 0,25 confezionate dalla Farmacia Militare sono sufficienti ciascuna per circa 250 litri lasciando agire per un'ora (gr. o,oor per .litro). Oltre al permanganato di potassio, che è relativamente poco energico, si è tentato ricorrere a permanganati meno stabili come il permanganato di alluminio e quello di bario; ma ~unbedue sono, appunto per la loro instabilità di difficile preparazione e conservazione, mentre, d'altro canto, non sono privi di una certa tossicità. Comunque, trascorso il tempo necessario perchè il permanganato esplichi la sua azione depurativa, è necesario correggere il colore v1olaceo ed il sapore disgustoso che l'acqua ha acquistato. A tal uopo si può ricorrere all'aggiunta di tiosolfìto sodico che agisce eliminando J'ecc<.:sso di permanganato (2KMnO,. + Na,S"O' + Mn.Os + Na2SO, + K2SO.), oppure si può ricorrere all 'aggiunta di limone, acido acetico, citrico, tartarico, etc .. 11 permanganato è stato largamente adoperato in quasi tutti gli eserciti, e m erita di essere ricordato il suo impiego nel metodo di Lapcyere, di largo uso presso le truppe coloniali francesi, consistente nel far passare l'acqua attraverso un primo filtro (filtro Lapeyere) costituito di permanganato potassico, allume sodico, carbonato sodico e carbonato di calcio, e quindi, per togliere l 'eccesso di permanganato, attraverso un secondo di torba e biossido di manganese (filtro Lutece). La depurazione a mezzo di permanganati, però, si è mostrata non scevra di inconvenienti quali la non innocuità dopo lungo uso, la poca sicurezza di ottenere una depurazione completa, il cattivo sapore dell'acqua trattata. Per tali ragioni oggi essa può essere considerata solo come un


I 192

.·\PPROVVIGIO:-JAMENTO IDRICO DELLE TRuPPE IN GUERRA

mezzo di ripiego che, in mancanza di meglio, può ancora offrire note\'oÌi servJZt. b) Gli ALOGENI sono i depuranti chimici che si sono imposti c che col cloro oggi dominano incontrastati. Sono dotati, infatti, di un elevato potere microbicida che è. dovuto ad un complesso di azioni, non tutte ben note, di deidrogcneruzione ed ossidazionc del protoplasma vivente, di combinazione con l'idrogeno dell'acqua e liberazione di ossigeno allo stato nascente, di azione atomico-ionica diretta (Pulcher), e forse anche di emissione di particolari radiazioni abiotiche di breve lunghezza d'onda (Bun:mVarilla, T echoueyres). Tranne il fuoro, il cui uso fu presto abbandonato per la sua :1lta tossicità, sono stati adoperati con successo il bromo, lo iodio, sopra tutti il cloro.

Il bromo, proposto per la sterilizzazione delle acque da Srhunburg nel 1897, e bene studiato nella sua azione battericida dal Testi (1901), è capace di espi icare una attiva azione sterilizzante. Secondo Schunburg bastano gr. 0,04 per litro di acqua per renderla assolutamente innocua batteriologicamente dopo rs', t: gr. o,o6 di bromo libero per uccidere tutte le forme vegetetive in s'. In queste proporzioni l'acqua conserverebbe i suoi c:u:ltteri Grganolcttici a condizione di neutralizzare l'eccesso di bromo. Altmann consiglia di aggiungere ad un litr.o d'acqua 0,2 cc. della seguente soluzione: Bromo

gr. 21 ,gr

Bromuro di potassio .

gr. 20,00

gr. s8,og agitare bene e dopo s' aggiungere gr. OP95 di solfito e gr. 0,04 di carboAcqua distillata

nato di sodio secco, od anche o,2 cc. di ammoniaca al 9 o/o. Sui risultati d i questo trattamento, tuttavia, non sono concordi le opinioni, e ciò soprattutto in rapporto alle diverse caratteristiche dell'acqua trattata. Specialmente il T esti insiste sulla necessità di un 'accurata chiarificazione preventiva dell":Kqua da trattare; ma non è senza importanza il fatto che con tale metodo l'azione del bromo resta limitata dalla forma molecolare nella quale \·iene impiegato. Per tali ragioni Schepilewsky ha proposto di sostituire al bromo libero i suoi composti dai quali esso viene liberato a mezzo di soluzioni acide diluite. Egli consiglia perciò di aggiungere ad ogni litro d 'acqua una compressa contenente gr. o,rs di bromuro potassico e gr. 0,022 di bromato sodico, quindi di aggiungere gr. 0,308 di acido cloridrico diluito: si verifica la seguente reazione con liberazione di bromo atomico: sKBr + NaBr03 + 6H CI = sKCl + NaCl + 3H zO + 6Br Modificazioni analoghe al procedimento originario di Schunburg sono state proposte da Kochlcr e da altri AA. Già adottato largamente n eli 'esercito tedesco, il bromo fu adoperato la prima volt:l nel! 'eserci to italiano durante la guerra libica ed utilizzato anche


,\PPRO\' \ ' IGIO!' \.\.lE:'\'TO l DRICO fJF.t J. F. TR UPPE. N

GuERRA

I 193

all'inizio della guerra europea. Si usavano due fiale preparate dall'Istituto Farmaceutico Militare, contenenti la prima: Bromo gr. 6,0 Bromuro di potassio gr. 5·5 Acqua distillata gr. 27,0 e la seconda : Iposolfito sodico gr. 9,5 Carbonato sodi co g r. 4 ,o le due fiale erano sufficienti al trattamento di 100 litri di acqua e si proc..:deva versando la prima fiala c !asciandola agire per I O-:- I5 minuti , quind i aggiungendo la seconda per neutralizzare l'eccesso di bromo. ' Il m etodo dà una buona depurazione dcii 'acqua, ma è costoso, conferisce sapore disgustoso all'acqua, ed offre ancora il grave inconveniente di particolare importanza in tempo di guerra - della difficolt~t di approvvigionamento del bromo del quale siamo tributari all'estero. Lo iodio esplica azione del tutto analoga. Il suo alto potere battericida è noto da tempo, e già nel 1895 Allain affermava che esso., nella concen trazione del! ' 1 : wo.ooo, era sufficiente a garantire la sterihtà dell'acqua, c poichè anche per questo, come per gli altri alogeni, l'àcqua acquista sapor~ disgustoso, consigliava di eliminarne l'eccesso a mezzo di filtri di carbone

di coke, caolino, catrame, idrato ferrico ed acido tartarico. Simonin trovò che nella concentrazione del 0,05..;. 0,075 • / oo in w minuti uccide tutte le · forme vegetati ve e che l'eccesso è facilmente eliminabile a mezzo di iposolfito di sodio che reagisce con lo iodio dando luogo a formazione di ioduro e tetraiodato sodico e restituendo all 'acqua i caratteri organolettici primitivi. Basandosi su tal i concetti, n eli'esercì to francese, proposte da Vaillarrl e Georges, furono adoperate tre compresse una turchina, una rossa cd una bianca, rispettivamente costituite da: r • - Ioduro potassico secco

gr. o,r

lodato sodico secco gr. 0,0156 q. b. a colorare Bleu di metilene 2° - Acido tartarico gr. o,r Solfo-fucsina q. b. a colorare 3• - Iposolfito sodico gr. o,u6 La depurazione andava eseguita così: sciogliere in circa I l 4 di litro d 'acqua da trattare una compressa n. r (turchina) e quindi una n. 2 (rossa) per liberare lo iodio; portare l'acqua ad un litro, lasciare agire per I O -:- I) minuti, indi aggiungere la compressa n. 3 (bianca) per neutralizzare l'eccesso di iodio. Più semplicemente, ed in mancanza d'altro, si può ottenere l'effetto depurativo per piccole quantità d 'acqua aggiungendo tintura di iodio nella


I I 94

APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DELLE TRUPPE IN GUERRA

proporzione di 5 ...;- 8 gocce per litro, e quindi, dopo 15 ...;- 30 minuti, 8 gocce di svluzione di iposolfito sodico all'x: 15. Quanto alla valutazione della depurazione con l'iodio, largament·.: adoperata in passato, si possono qui ripetere tutte le considerazioni esposte a proposito dell'uso del bromo e perciò anch'essa è stata man mano abban · donata e sostituita dai trattamenti col doro. Il cloro, proposto la prima volta da Trauber nel 1892 sotto forma di ipoclorito, è quello tra i depuranti chimici che ha avuto più larga diffusione. Il suo forte potere battericida, infatti, e perciò la sicura efficacia della sua azione anche per piccole dosi; la nessuna tossicità; la sua enorme diffusione ,in n~itura e perciò il basso costo e la facilità di approvvigionamento ; la semplicità d'impiego; ed, infine, la possibilità con opportuni accorgimenti, di non alterare le caratteristiche organolettiche dell'acqua, sono le princi· pali ragioni che hanno determinato il sempre maggiore estendersi del suo impir:go oltre che nel campo civile anche in quello militare. Il potere battericida. del cloro, come abbiamo ricordato a proposito de· gli alogeni in genere, è dovuto ad un complesso di azioni non tutte ben ilote, ma che ~:ssenzialmente possono da un lato rapportarsi alla sua grand;: avidità di idrogeno e, dall'altro, ad azione chimica diretta sul protoplasrna vivente. Si ritiene, infatti che il cloro reagisca con la molecola d'acqua deidrogenandola e mettendo perciò in libertà ossigeno nascente, sia per reazione diretta: H zO + 2CI = 2HCI + O s1a attraverso la formazione di acido clorico: 3H zO + 6CI = 5HCI + HC103 da cui: H CIO. - H Cl + 30 sia ~~ttraverso la formazione di acido ipocloroso: 3H ,O + 6CI = 3HCl + 3HCIO da cui: HClO = HCl + O Agisce quindi, con tale meccanismo da energico ossidante. D'altra parte, simili processi di deidrogenerazione si svolgerebbero anche per reazione con le sostanze organiche col risultato di una profonda alterazione della loro struttura chimica e della formazione di cloramine per se stesse capaci di denaturare la molecola proteica. Oltre a tali azioni di dcidrogenerazione ed ossidazione, poi, è oggi dai più ammesso che il potere di battericida del cloro sia anche dovuto, e forse pri ncipalrnente, alle sue caratteristiche atomico - joniche, ed anzi Bunau· Varilla cd altri AA., per poter spiegare la sua azione sterilizzante anche per dosi minime, avanzarono l'ipotesi, per altro non confermata, che in determinate circostanze, il doro agisse per l'emissione di particolari radia· zioni abiotiche di breve lunghezza d'onda.


.\PPROVVICIONAMENTO IDRICO DI'LLE TRUPPE

l~

GCERR:\

Il95

Comunque sia, e senza scendere in più minuti particolari, il potere battericida del cloro è già sicuramente garentito da una concentrazione dì cio!·() libero dell'I su w.ooo.ooo, e poichè parte dd cloro addizionato ,11racqua viene legato anche alle sostanze organiche non viventi o reagisce con basi inorganiche, ne consegue che la quantità dì cloro rccessaria alla dcpmazionc deve essere alquanto maggiore di quella citata e variare a

Sl'conda delle caratteristiche dell'acqua da trattare. In Italia, secondo le prescrizioni della Direzione Generale di Saniù Publ,lìca, la dose media è di gr. 0,5 + o,6 per mc., ma deve raggiungere anche i gr. o,8 + 1,oo nel caso di acque molto ricche di sostanze organiche e di germi. In Francia, durante l'ultima guerra, dalla Direzione Generaie del Servizio di Sanità dell'Esercito fu stabilita una dose minima di gr. 0,3 ed una massima di gr. o,S per mc .. Tali dosi però dopo gli studi di BunauVari lla, sono oggi da numerosi AA. ritenute non convenienti cd eccessive. 11 Bunau-Varilla, infatti, che durante il conflitto mondiale era capitano del genio francese preposto agli approvvigionamenti idrici della zona di VerJun, notp che l'acqua trattata secondo le prescrizioni della predetta Direzione Generale, conservava un odore ed un sapore molto sgradevoli di clor0, e che perciò la truppa si rifiutava di farne uso e beveva invece qualsiasi altra acqua, che presentasse buoni caratteri organolettici, anche se inquinata. Comprendendo il grave pericolo di tale stato di cose, Bunau- Varilla intraprese studi e ricercrhe intese ad assodare se la depurazione non fosse garentita anche da dosi di cloro inferiori e tali da non apportare le alterazioni organolettiche suddette, e trovò infatti che lo scopo era raggiunto da dosi circa t/ ro di quelle prescritte, purchè l'acqua trattata col cloro fosS\.: sottoposta a vigorosa agitazione. Il metodo, applicato la prima volta nelb zon.t di Verdun, fu detto appunto perciò <l verdunizzazionc )) ' e fu vantaggiosJmente ben presto esteso su tutto il fronte francese. La vcrdunizzazione peraltro, non trovò presso le altre Nazioni una eguale diffusione sia perchè il controllo della avvenuta depurazione è particolarmente poco agevole nelle condizioni di guerra (si può infatti ricorrere soltanto ai mezzi biologici) sia perchè se è vero che l'acqua non acquista sapore ed odore di cloro, per contro in presenza di radicali fenolici più facilmen te acquista sapore disgustoso di catrame, acido fenico, pesce guasto, iodoformio ecc. E poichè la correzione de li 'acqua trattata con :lite dosi riesce relativamente agevole neutralizzando l'eccesso di cloro con iposolfito wdico, me n tre il sapore disgustoso derivante dalla formazione di clorofenoli può essere evitato mediante un 'accurata coagulazione e filtrazione, o eliminato mediante ossidazione con acqua ossigenata o permanganato, o mediante filtrazione attraverso i così detti carboni attivati, o ancora col semplice impiego di dose massive di cloro, nella maggior parte degli eserciti


II90

:\PPROVVJ<; JQNAMENTO IDRICO DELLE TRUPPE IN Gt;ERRA

si preferì mantenere l'uso di dosi piuttosto elevate e ricorrere ai suddetti accorgimenti per evitare le alterazioni dei caratteri organolettio. Al concetto però di adoperare dosi .fisse di cloro, negli eserciti inglese e tedesco, si preferì quello di determinare volta a volta la quantità di cloro da aggiungere, ritenendosi sufficiente quella che dopo 15-:-30 minuti dal tratmmento dà ancora presenza di tracce di cloro libero n eli' acqua (circa 1 mgr. per litro). Per determinare tali tracce di cloro, nel! 'esercito inglese fu istituita una apposita cassetta in dotazione ai carri-botte reggimentaLi, nella quale erano contenuti joduro di zinco ed amido, che aggiunti all'acqua trattata, in prcsenz:.t di cloro libero, dànno colorazione turchina per formazione di cloruro di zinco e joduro d'amido (Horroc.k). In Germania fu adoperato prima il metodo Woodhead fondato sullo stesso principio, ma utilizzante ioduro di potassio in luogo di quello di zinco, e quindi, in C..JUesti ultimi tempi, joduro di potassio e naftoflavonc in soluzione alcoolica al 1"/oo, che in presenza di cloro libero danno colonzion c azzurra che per eccesso di reattivo diventa rossa. Tale ultimo procedimento, utilizzato anche per ricerche quantitative, ha il vantaggio di esse1t' molto utile anche per acque molto torbide. Oltre ai descritti, sono stati proposti anche altri metodi per la ricerca qualitativa e quantitativa del cloro libero, ma non sono stati, fino ad ora adottati . Così ad esempio, in Inghilterra è stata proposta l'ortotolìdina (derivato dimetilico della benzìdìna) che dà, per presenza di cloro libero. colorazione giallo-orange più o meno intensa che può essere paragonata, per la rict.rc<J quantitativa, col colore tipo di una w luzio ne di solfato dì rame e bicromato potassico o di speciali vetri colorati (come negli apparecchi delle cas~ Wallace e Tierman, e Peterson) o ancora di appositi dischi utilizzando il comune comparatore di H ellige. L'ortotolidina presenta, però, l'inconveniente dì dare spesso sfumature di colore non facili a riconoscersi e di dare '!a stessa reazione anche con altre sostanze oltre che col cloro (p. es.: ferro). Nel nostro esercito, nonostante che I'Ottolenghi avesse fin dagli inì 7.i del conflitto mondiale dettate le norme per l'accertamento del cloro libero. fu adottato il sistema dì dosi fisse con- risultati ugualmente soddisfacenti (Grixoni). n cloro, oltre che in sostanza, è stato adoperato sotto forma di cloruro di calce, di ipoclorìto di sodio, dì derivati organici (1). Il cloruro di calce fu il primo ad essere impiegato (Trauber 1892) -ed è di largo uso specie in Francia. Si presenta come una polvere bianca con fo~t·~ ( 1) l n questi ultimi :1nni. ncll:o pr:ttica ci\'ilc c specie in America ha avuto largo •mpt<·p• 1.• ammonio· clnra'l.ionc che "' olticnr, secondo i più ocunti procroimenti, immettendo nd l'acquJ d.t dcl'urorr, prima del cloro. ammon•~c:o nelle proporzion i d i 4 -;- :1 di ammoniaca per 1 .~i cloro. Tale prnccthmcnto darchhc m•ghori ri~ult~ti cldb clof'zionc semplìcc pcrchè \'az.,onc h.n· tcricid.1 sart·hbc p1 Ì1 cflicact· : si cr•n>N"crcbhc a lungo ncll'ac<]Ua trattata. mentre non si ancH'<.' can i"' nd ..rc c '·'J'"r< th rl"ru . clnrofcnnli c ckri,•ati (EllioH, Raschkin. Bayliss cd altr1).


API'RO \ .VI(;(():'\AMF:'\TO I GR!CO OEI.LI~ TR v PI'E l:\ GUF.RK .\

II97

odore di cloro- che vi è contenuto in genere nella proporzione del 30 -:- 35 'io di cloro attivo in peso - cd è in genere costituito, oltre che di cloruro di calce (CaOClz), anche di ipoclorito (CaClz02) e cloruro (CaCL) di calcio, nei quali il primo facilmente si trasforma. La sua azione depurante è dovuta sia al cloruro di calce che all'ipoclorito, ma non al cloruro di calcio. Il primo infatti, in presenza dell 'anidride carbonica contenuta nella acqua, mette in libertà cloro nascente: CaOCl ~ + CO z= CaC03 + 2Cl ed il secondo dà luogo a formazione di acido ipocloroso il quale a sua volta libera ossigeno nascente e si Lras(orma in acido cloridrico che reagisce col cloruro di calce mettendo in libertà cloro: CaClzOz +COz + H zO = CaC03+2HCIO da CUI: HClO = HCl + O e: 2H Cl +CaCLO = CaClz + H , O + 2Cl Tali reazioni si svolgono ugualmente, per quanto più lentamente, per cont<~tto con l 'anidride carbonica e l'umidità atmosferica, per cui, se non sufficientemente protetto, il cloruro di calce perde ben presto il suo titolo i11 cloro e la sua efficacia diminuisce e si annulla. Durante il conflitto mondiale fu adoperato nell'esercito francese, secondo la proposta di Vincent e Gaillard, in compresse di gr. 0,05 sufficienti per la depurazione di un litro di acqua, l'anticloro essendo costituito da compresse di uguale peso di iposolfito sodico. In Germania, invece, fu largamente usata la caporite (cloruro di calce contenente il 70 -:-75 ~o di cloro), in fiale da gr. 0,2 sufficienti a depurare un litro d'acqua in 10-:-12 minuti, e come anticloro, l'ortizone (preparato a base di urea ed acqua ossigenata). Oltre che il cloruro di calce anche l'ipoclorito di sodio, che agisce con mecc:mismo analogo, ha avuto largo impiego. In Italia fu adoperato in fiale di due tipi: un tipo era costituito da fiale contenenti un eme. di una soluzione al 2 ';o d'ipoclorito sedico, sufficiente per potabilizzare uno o due litri di acqua; un · secondo tipo era formato da fiale contenenti ro eme. di una soluzione al 5 ?~ , sufficiente a potabilizzare 50 litri d'acqua. Alle dette fiale corrispondevano tavolette di iposolfito sedico, rispettivamente conte· nenti gr. 0,007 e gr. 1,75, per neutralizzare l'eccesso di cloro. Nell'esercito francese l'ipoclorito di sodio fu adoperato in soluzione per Ja depurazione di grandi quantitativi di acqua. Si costruirono all'uopo carri speciali, costituiti da due ~erbatoi di rsoo litri ciascuno, nei quali l'acqua, chiarificata attraverso un filtro a spugna, era sottoposta per ·15 minuti al trattamento con soluzione d 'ipoclorito sodico. I due serbatoi funzion.mdo alternativamente, si poteva in un giorno con uno solo di tali carri depurare 25-:-30 mila litri d 'acqua .


II98

.APPROVVIGION AMENTO IDRICO DELLE TRUPPF. IN Gl:ERRi\

Poichè tuttavia, come ho detto, il cloruro di calce e gli ipodoriti presentano il grave inconveniente della non costanza del titolo di cloro attiv0, data la grande facilità con cui lo cedono in presenza di anidride carboniCJ ed umidità, si è pensato di ricorrere al cloro gassoso compresso in bombole. Questo, per quanto sia meno attivo degli ipocloriti, che liberano cloro allo stato atomico, mentre il cloro gassoso è allo stato molecolare, si è mostrato, per la depurazione di grandi quantitativi di acqua, di più agevole e sicuro 1mp1, go. Già durante la guerra mondiale furono adoperati con successo dalle truppe alleate e nostre speciali apparecchi montati su autocarri nei quali l'acqua, dopo chiarific_azionc mediante precipitazione con solfato d'alluminio c filtrazione per sabbia, era sotto posta al trattamento con cloro gassoso. Tali apparecchi che avevano un rendimento di circa 4500 litri/ora, ed altri simili, sono stati lodevolmente impiegati anche durante il conflitto italoet10plco. Il cloro gassoso, però, può essere utilizzato soltanto per la depurazione di grandi quantitativi di acqua ed in ogni caso necessita sempre di apparecchi speciali, sia per l 'opportuna distribuzione del cloro, sia per la preventiva coagulazione e filtrazione - tempi preliminari. del trattamento m a assolutamente necessari per evitare che l 'acqua possa acquistare il sapore disgustoso di cloro-fenoli - , sia infine per la neutralizzJzione dell 'eccesso di cloro e la correzione organolettica dell 'acqua. Le necessità di guerra, invece, importano anche l'opportunità di provvedtre a mezzi di potabilizzaztOne per quantitativi di acqua minori, ed indipendentemente dal quantitativo, senza bisogno di apparecchi speciali più o meno pesanti ed ingombranti che talvolta per difficoltà di terreno e di movimento non possono essere trasportati al seguito della truppa operante. Per tali ragioni, nonostante che la depurazione con gli apparecchi a cloro gassoso desse ottimi risultati si è andato alla ricerca di mezzi di più utile impiego nelle succitate circostanze. Tra questi si sono affermati i deri· vati organjci del cloro i quali presentano sui composti inorgamci (ipocloriti) il gr.mde vantaggio di conservarsi allo stato secco inalt~rati per lungo tempo. Tra essi meritano di essere citati: l'alazone (acido di cloro-amino-solfo· benzoico) che si usa sotto forma di compresse con cloruro sodi co alla dos:: di 4 mgr. sufficienti a depurare· I litro di acqua in 30 minuti e, soprattutto lo stcridrolo. Adottato n eli'esercito italiano fin dal 1929, è quest'ultimo il compost:) di cloro che si è imposto per la sua caratteristica stabilità allo stato secco, per la sua azione energica e sicura, per la semplicità d 'impiego, per le minirn.: alterazioni organolenìche che induce nell'acqua trattata, alterazioni del resto facilmente corrette con iposolfito sadico: E' un derivato biclorurato della serie aromatica che contiene il 26 ~~. di cloro in peso corrispondente al 50 % ·di cloro attivo. Allo stato secco con-


1199

.\PPROVVIGION:\MF.NTO 11)1\ICO DEl LF TR UPPE 1:-.1 <;t.JERRA

serva per lungo tempo, come ho detto, inalterato il suo titolo di cloro, mentre a contatto dell'acqua ed in presenza di minime quantità di sali alcalini inorganici facilmente si scinde sviluppando acido ipocloroso nella proporzione del 38,9 ·~. del suo peso. L 'acido ipocloroso a sua volta per scissione interna, ed in proporzione delle sostanze ossidabili presenti, libera cloro ed ossigeno allo stato nascente. E ' preparato in confezioni per uso individuale in compresse sufficienti per 1 7 2 litri d'aLqua, ed in confezioni per uso collettivo in polvere (contenuta in .fiale) per quantità di acqua maggiori. N ell'uno e nell'altro caso la confezione comprende anche l'anticloro corrispondente (iposolfito sadico) ed il reattivo (ioduro ed amido) per il controllo della avvenuta depurazione. La depurazione si pratica molto semplicemente così: dopo aver resa l'aclllla il più possibile limpida, si scioglie accuratamente in essa lo steridrolo e lo si lascia agire per 20 minuti ci rca. Quindi si prova se la depurazione è: effettivamente raggiunta, aggiungendo un pizzico di reattivo ad un campione di acqua trattata: si deve avere colorazione azzurrina (formazione di joduro d 'am ido). In caso negativo - in genere molto raro - si deve aggiungere ancora steridrolo, lasciare ancora agire per altri 20 minuti c quindi ripetere il controllo. Assicu rata così la depurazione, si neutralizza l'eccesso di cloro con la quantità corrispondente di iposolfito di sodio. Largamente impiegato nelle più disparate contingenze, lo steridrolo si è mostrato rispondente alle esigenze beli iche, i risultati essendo stati abbastanz« soddisfac enti ( r).

4° - Depurazione mediante metalli. L 'azione microbiciòa dei metalli era già intuita fin da epoche antichissime cd Erodoto, per esempio, ricorda che Ciro soleva conservare l'acqua in recipienti di argento per mantenerne le sue buone qualità ; ma spetta al Naegeli (188o) di aver per primo posto su basi scientifiche questa verità, e poichè egli potette dimostrare che tale azione si esplicava per quantità minime di metallo che si era disciolto nell'acqua con cui era venuto a contatto, la chiamò oligodinamica. Dopo eli lui molti AA. si interessarono dell 'importante argomento e si potè stabilire che tale azione è posseduta dal tallio, cadmio, rame, argento, zinco, oro, platino, alluminio. Per questi ultimi, però, l'azione è molto ridotta e lenta, e quindi di nessuna utilità pratica, mentre il rame che, per la sua attività ed il basso costo sarebbe il più conveniente, risulta in pratica non consigliabile per la tossicità dei suoi com( r) Lo stcridrolo è stato anche :ulupcrato vantaggiosamente rn luogo degli ipocloriti , rccchi per la depurazione di grandi qu~ ntit~ti,•i di acqu~ .

111

app:r·


1200

APPROVVIGIONAMENTO IDRICO OEI-LE TR UPPE Il" GUE RRA

posti e perchè. alla sua superficie ben presto si forma uno strato inattivo di ossido nero che finisce per annullarne la azione. Più conveniente di tutti quindi resta l'argento e su di esso si è fermata l'attenzione di numerosi AA. sia allo scopo di svelarne il meccanismo di azione, sia per definirne le modalità e le possibilità di attuazione pratica. Quanto al meccanismo di azione, nonostante le numerose ricerche in proposito, nulla di definitivo può essere affermato. Naegeli avanzò l'ipotesi di azione fisica diretta, Saxl di un'azione fisica a distanza << Fernwirkung », Miller suppose un 'azione catalitica sull'ossigeno, Hubner ammise la formazione di sali del metallo ed un 'azione chimica di essi, Wernickc e Modern affermarono che l 'azione sterilizzante non si esplica se nell'acqua non sono presenti 02 e C02, la Cava e Gibbard stabilirono uno stretto messo tra la sua azione e quella simile di nitrato d'argento aggiunto nelle medesime proporzioni. In conclusione si può dire che, pur essendo ancora lontani dalla conoscenza de!l 'i n timo meccanismo di azione, dai più oggi si ritiene che l'azione microbicida sia dovuta alla formazione di sali, e, per la dissociazione di questi, alle caratteristiche joniche del metallo e che è sufficiente una concentrazione jonica di 260-:-- 400 gamma (1) di argento per litro per ottenere la sterilizzazione dell'acqua in circa due ore (Schioppa, Bertarelli, ecc.). L 'attuazione pratica ai fini militari di tale fenomeno fu formalmente proposto al Ministero della Guerra Francese da H. Vincent fin dal 1894, ma la proposta rimase tale. La ditta Katadin, seguendo i risultati delle realizzazioni di Krause, mise in commercio speciali apparecchi nel quali l'argento era stratificato alb superficie di grani sagomati di porcellana allo scopo di accrescerne l'area di contatto. Successivamente essendosi n otata che l 'acqua si carica più facilmente di joni di argento se s'immergono in essa due elettrodi del metallo tra i quali viene fatta passare una corrente continua a bassa tensione (1,5-:-- 2 volts) si pensò di modificare in tal senso il metodo e furono costruiti gli apparecchi Electro-Katadin schematicamente costituiti da un generatore o trasformatore di corrente, corredato di apparecchi di comando controllo e regolazion e, un attivatore nel quale l'acqua è posta a contatto per circa 1 ...;- 3 minuti con elettrodi di argento, un serbatoio ove l'acqua attivata rimane circa due ore perchè l'azione microbicida si completi. Da numerosi controlli, anche di Autorità Militari - in Italia effettuati presso la Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze risulta che il metodo, è efficace anche per acque molto inquinate, ma che l'azione può essere ritardata ed annullata in casi particolari della composizione chim ica dali 'acqua (presenza di acido solfidrico o di ferro allo stato ferroso). ( r ) C n pmma corrisponde ~d

r milioncsimo di gr~ mmu.


APPROVVIG!ONAM EN1 O I DK!CO DELLE TRUPPE l N GUERR A

1201

Non mi risulta per altro che il metodo che ha già notevoli diffusioni nella pratica civile con impianti di notevole portata o anche per solo uso individuale, sia stato ancora adottato nel campo militare.

5o - Correzione delle caratteristiche chimiche. Nel corso di questa esposizione abbiamo avuto già occasione di parlare del trattamento per la correzione di acque ferruginose o rnanganose, e di acque saimastre, ed abbiamo visto che per la prima si suole ricorrere a procedimenti di ossidazione e filtrazione, per la seconda alla distillazione. Rimane quindi da parlare della correzione delle acque solfidriche e di quelle troppo dure, e delle .eventuali correzioni di acque artificialmente . . lntO~ SlCate.

La .correzione delle prime è presto raggitmta sia lasciando per un certo tempo l'acqua esposta ali 'aria sia facilitando l'evaporazione dell 'idrogeno solforato mediante sbattimcnto all'aria o caduta in pioggia sottile. Per la seconda, invece, bisogna ricorrere a metodi chimici. Il metodo così detto della calce-soda, che era quello universalmente usato, ~ oggi abbandonato quasi del tutto e sostituito dall'uso più semplice delle così dette permutiti. Ambedue però sono di scarsa importanza in caso di guerra, in guanto è noto che sono tollerate a lungo senza gravi disturbi anche acque molto dure. In pratica perciò una correzione della durezza viene, salvo casi eccezionali, tralasciata. I filtri di permutite, invece, possono essere adoperati con vantaggio anche per la correzione di acque ferruginose e manganose e risultano i:-t tal cJso realmente utili. Sulla correzione delle acque artificialmente inquinate con sostanze chimiche molto si è scritto e si scrive, a parte però il fatto che l'inquinamento è vietato dalle convenzioni internazionali, rimane la considerazione che esso appare molto problematico ed in ogni caso di scarsa importanza bellica perchè possibile solo nel caso di limitate raccolte d'acqua. D'altro canto, tranne la distillazione che sarebbe utile in tutti i casi, il correttivo potr3 essere indicato soltanto volta a volta, quando cioè sia riconosciuta la sostanza inquinante. Per tali motivi crediamo sia inutile attardarsi in dissertazioni che probabilmente non avrebbero poi nessuna importanza pratica.

Conclusioni. Da quanto abbiamo sin qui esposto, risulta che tra i problemi che si riferiscono all'approvvigionamento idrico delle truppe in guerra, ì più complessi e controversi son quelli che riguardano il giudizio di potabilità e di scelta dell'acqua ed i mezzi di potabilizzazione. 5 -

Giornale di mt'dici1'lt mifitart: .


1202

APPROVVJC.IO!'.: •\MENTO IDRICO DELLE TRUPI'.E lN GUERRA

Quanto al giudizio di potabilità e di scelta dell'acqua per le consider>lzioni già fatte e sulle quali non ci sembra opportuno insistere ulteriormente, a nostro modesto avviso si rende molto utile che nel materiale sanitario di dotazione ai battaglioni ed unità equivalenti sia compresa anche una cassetta per esame fisico-chimico dell'acqua sul tipo di quella da noi proposta, poco ingombrante cioè, leggera, di uso semplice ed agevole, ed assolutamente sufficiente allo scopo di permettere il riconoscimento di una eventuale contaminazione organica o di una costituzione chimica non cornspondente ai criteri di potabilità. Quanto ai mezzi di potabilizzazione, dalla descrizione di essi ci pare sia apparso che la depurazione e correzione delle grandi quantità di acque è resa agevole ed economica con apparecchi che hanno raggiunto perfezionamenti tecnici tali da renderli perfettamente idonei alle necessità militar;. Così anche la scabrosa questione della depurazione dei piccoli quanti taci ,-i di acqua necessari a reparti più o meno isolati logisticamente, ha trovato nello steridrolo il mezzo chimico che ha reso davvero utili servigi. Pur tuttavia, noi saremmo propensi a credere che ancora qualcosa di meglio potrà essere fatto e nell'un caso e nell'-altro. Gli apparecchi di depurazione o potabilizzazione per grandi quantitativi d'acqua, infatti, son spesso di notevole mole e peso e richiedono personak pratico del loro uso e della loro manutenzione; lo .steridrolo, d'altra parte, è pur sempre un composto del cloro, e presenta perciò, sia pure in maniera ridotta, gli inconvenienti ben noti dei processi di depurazione con questo alogeno. Come abbiamo ricordato invece nella rapida rassegna che abbiamo fatto dei mezzi di depurazione, la filtrazione attraverso materiale poroso è stata da noi abbandonata principalmente per la fragilità dei filtri Berkefeld e per ia necessità di frequenti operazioni di pulizia, smontaggio e montaggio. Orbene in Germania, con l'adozione dei filtri a disco di amianto e di membran:vegetali speciali, si è in gran parte ovviato a tali inconvenienti e lo dimostra il largo uso che di tale mezzo di depurazione Eu fatto negli eserciti tedesco ed austro-ungarico durante il conflitto mondiale. Tali filtri che, come si è ricordato, hanno caratteristiche di solidità, durata, rendimento, leggerezza e semplicità d'uso - ma di cui per altro è poco nota la costituzione - , risul tano anche particolarmente utili, a differenza dello steridrolo, nel caso di acque molto torbide ed inquinate da protozoi e metazoi patogeni. L'adozione di apparecchi a filtri porosi speciali, con le caratteristiche suaccennate cioè, potrebbe davvero risolvere la tanto dibattuta questione della depurazione dell'acqua per le truppe in guerra, potendosi adottare per i piccoli reparti, apparecchi raccordabili a ghirbe di 500 litri: essi risultando di dimensioni e peso molto modesti potrebbero essere facilmente trasportati anche a spalla. Gli stessi apparecchi inoltre potrebbero essere anche molto utili nel caso necessiti la correzione dell'acqua - ove si escludano le acque salmastre - adoperando filtri di permutite di opportuna dimensione.


APPROVVIGIONAME:-<TO IDRICO DELLE TRUPPE IN GUERRA RlhSSUNTO. -

1203

L'A., dopo aver brevemente illustrato l"importanza e la complessità

dei problemi relativi all'approV\"igionamento idrico delle truppe in guerra, propone la dotazione ai battaglioni cd ai reparti equivalenti di una cassetta per esame fisico-chimico di acque. Passa quindi in rapida rassegna i vari mezzi ùi potabilizzazione, e prospeua la opportunità dello studio di un filtro a disco di amianto e cellulosa, con caratreristiche di solidità, durata e rendimento, che, per leggerezza, semplicità e sicurezza d'uso, possa essere assegnato in dotazione alle compagnie ed ai reparti equivalenti.

Roma, 8 gennaio 1938-XVI.

Nota . Dop<> che il prcscmc b\uro i: ;tato im· a~ to :alb R~dnaone di questo Giorn.-ùc, i: pubblicata b rd:azione sui lavori ddb r:;.,mmador.e lntcma7.ionale di Studi dd Mat<·raalc S;u1itano, az a >cssionc (Il· a!! ottobre 1 ~37) . cdizaonc dd Comitatn l ntcrnaziclll~lc ddb Cnl<:c Rms;a. lilllCVrl, 1938. Con piilccre in eS>:I ohbi.uno letto clac i' rcbtorc sui « Mezzi di namc c di di;infczionc delle :tC<IUC per le truppe in c:amp.1gn:a "• tolonndlo mcclico d r. W. ). Hahcck a, giunge spc:.so ;1 con· elusioni, ùcl tutto siamli alle nostre, che ""'" servite da h:•sc alla compilnione dd rapporto dcll.t Srrnoc<"mnussion.: per lo " StudiO prclimtn.m: mt'Zl,i eli c>amc c di clcpur:.zi<mc dcll'acqu; presso le truppe in c:.mpagn:l "· Jl ~ulonndlo lhbccki infatti così conclude: " a". - Vista l'unportanza dd problcrn:a dell'esame dell'acqua an campagna, è raccc)mand.1h1lC da riun1r~ all 'utficau di studa intcrnazi<mali del matcraak :.a nit:mo i m<xldli di piccoli l.abura· tori portatili impacgati nei diversi e'crei ti per lu studio cmnp:u ativo della loro cflicacia, sempli Cità cd utilità per le trupp<' in gucrr:. . " ~u • • Poichl: la disinfczion.: t:himica cldl'acqua con il cloro scn?.a filtrazione non c $ Cnl· prc suflicit·ntc c non ucetdc le cercane, le casti da amchc p.Hogcnc co,] come le uova dci para~sm intcsti a::ali dannosi: poichè la quamit.ì di cloro ntce»ari:a per la dt·purazinnc cnnkri,cc spcs><> .lll':acqua un sapore cci un odort' >gradevole: poichè •H>n esiste, a <]Ucl che pare. un apparecchio ,uflictcl>t(men tc kggt·ru c pr:tiiCo per accomp:tgnarc k truppe: in campagna che garcnt bc:a l'efti· cae~;J della dcpur~zionc c polahi lu;i ddl':IC()U:I. è r:-.cnnnandabilc di auir:arc su ciò l'attenzione delle direzioni del Scrvizin s:an it:~rio ckgli c><·rciti e ddl'anclustri~ intcrcssat:l. '' l fi ltri di amianto c ccllu lo,a dd tip:> Sci t'l. c gli ipfl<:l<•riti di calcio .solubili ad alto titolo come H.T.H. c caporit<:, CO>Ì çumc il cloruro ,li calce stab•il zz:tto s.:mbrano particolarm.:ntc ad:nti per le cMdizinni di guerra. " J 0 • - Visto che ci~scun soldaw od anciH: piccoli g-ru ppi di sold:ni saranno molto spesso separati dalle loro unità di :approV\•igi<>namento idrico, è tlc~•<.krabilc che ciascun soldato abbi.l la possibilità di depurare la su:1 acqua da bere nella borr~ccia indi,•icluale •• . Come si vede tali conclusioni concordano in gran parte cnn le nostre. tuttavia dobbiamo OS><:rvarc che un:a cena cnntr:uldizionc apparrc:bhc quando 1· A. afferma che i composti del cloro quali J'H.T.H ., la caporitc c il ciMuro di cala.:c stabihzz:no siano particolarmente adatti alle condizioni di gucrr:a men tre poco prima aveva ricordato che la dcpuraziunc cnn cloro scnz.l lìltrazionc non i: ~cmpre sufficien te e non uccide le ccrca ric, le cisti d'amebe patogenc c lc uova dci parassi ti i ntt"~a inali. Probabilmente l' t\. ritiene che in caso di guerra può ~s.c~re in J:cncn: >uificll n te la " ' "' depuraz ione baucricn: anche ammcucn<lo cii>. tuuavia. i filtra d'amianto e cell ulosa risultano sempre piìa completi c sicur i, pnchè consentono 1:'1 <!cpurn.~ione anche nelle precisate c:ircostnn ze di inefficacia J cl tr~ttamento c.nn cloro, ,. non conferiscono in nessun caso ~ltcrazioni organolcttiche all'acqua tr:llt:ll:l. ~tlta

•u•

BIBLIOGRAFIA. B,.,yu ss

J. R.: Supp.to A m. Journ. Pubi. Hcalth, 1933.

E., CASERIO E., P~::RAGALLJ I.: Ann. d 'lg., 1936. BRuNI N.: Igiene Militare. Soc. Ed. L:braria, Milano, 1937. BuNAU- VARILLA PH.: La verdunisatio11 des eaux. - Bailliére et f/s, Paris, 1931. B uNw - VARll.LA PH.: Le Siécle M~d., r934 RuRNER G. C.: Journ. Am. Med . Ass., 1919. CAsERIO E.: Ig. MoJ., 1937. BERTARELLI


1204

APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DELLE TRUPPE IN GUERRA

Counu .E, BoJDÈ, FEl\RABouc: Cours d'Hygiène et dc Prophylaxic. - Se. d'Appl. del Serv. di San. Mil., Val · tle Grace, 1937· DECKWITZ R.: Kl. Wochenschr., 1929. ELuon· S. : Journ. R. Army Mcd. Corps. 1933· GIBilARD: Am. )ourn. Pubi. Healt.h, 1933. lMBEAU X E.: Revue ti'Hyg., 1933. K oLTIIOFF : An n. Fals. et Frautles, 1927. K oscwu:. M. L.: Ztschr. f. H yg. u. Jnfektionsk., 1932, 1933, 1934, 1935. YfiLLA E.: Ann. d'lg., 1937. OnoLEKCHT D.: Tratrato d'Igiene. C. E. F. Vallnrdi, Milano, 1933. 0TTOLENCH I D., CEREDI A.: l g . Mod., 1928. p,,RRY W.: Giorn. Mcd. Mi!., 19_)2· PAZZACLI.~ L.: Atti Soc. Cu lt. Se. Mcd. Nat. in Cagliari, 1932. Pt.UZA G. : Giorn. Mcd. Mi!.. 1934· PlCCIOI. I E.: Giorn. Mcd. Mìl., 1932. ScH IO PJ•A L.: Ann. d'Ig., 1936.


IMPRESSIONI SUL SERVIZIO RADIOLOGICO IN ·A. O. I. Dott. Paolo Cristofanetti, tenente medico, $pecialista radiologo.

Avendo prestato scrvtzw per due anm m Etiopia, dal febbraio 1936 al gennaio 1938, ho pensato di raccogliere alcune mje impressioni sul servizio radiologico, al quale sono stato prevalentemente assegnato: Ho esplicato la mia attività di radiologo successivamente in tre Ambulanze Radiologichc e in due Nuclei Chirurgici, in varie località, sempre presso Ospedali da Campo e con gli apparecchi collocati solo nelle tende c nelle baracchette smontabili in dotazione a tali unità mobili. Gli apparecchi delle suddette unità erano costituiti, per le Ambulanze Radiologiche del tipo Balzarini (non ho avuto esperienza della nuova Ambulanza modello Rangoni); per i Nuclei Chirurgici era l'apparecchio apposito Meschia Oreglia. Ambedue questi tipi di apparecchi sono dotati di trasformatore tipo Rumkorf e di tubi da raggi X a gas residuo. Le suddette ambulanze Radiologiche e Nuclei Chirurgici si spostavano, sia durante la Campagna Etiopica che dopo, coi loro stessi automezzi, d i Yecchio tipo, ma ancora efficienti. Allorchè si sono verificate delle avarie, non riparabili, in questi apparecchi, essi sono stati sostituiti con gli apparecchi radio1ogici Meschia Oreglia someggiabili. T ale sostituzione è avvenuta anche nel 26° Nucleo Chirurgico, al quale io ho appartenuto, ed ho potuto così avere esperienza diretta di tale .1pparecchio, che, costruito recentemente per essere trasportato con muli, è composto di sei colli poco ingombranti ed è dotato di trasformatore indu!>triale, tubi per raggi X a protezione integrale contro i raggi X c contro i pericoli dell'alta tensione, cavi anch'essi a protezione integrale contro l'alta tcnswne. Tutti e tre i suddetti apparecchi radiologici hanno una potenza limitata, e CJUindi ridotte wno le loro applicazioni, più o meno circoscritte alla radiologia di guerra (ricerca di lesioni procurate da armi, scoperta di eventuali frammenti di proiettili ritenuti) e alla radiologia d 'urgenza. E per questa radiologia di guerra e d'urgenza a me sembra che essi abbiano assolto il loro compitO. Per la ricerca di corpi estranei, anche in mancanza di speciali apparecchi per la loro localizzazione (come avveniva di necessità quando si adoperava l'apparecchio someggiabile) era però possibile, anche nel tronc.o, localizzarli con la radioscopia e quindi colla radiografia, eseguita in due proiezioni ortogonali (sagittale e latero-laterale), centrando il raggio normale sul corpo estraneo già riconosciuto colla radioscopia. Natur~lmente altre ra-


1206

IMPRESSIONI SUL SERVIZIO RADIOLOGICO IN A. O. I.

diografie potevano esser fatte in seguito, secondo le necessità, anche in proiezioni assiale, tangenziale ecc .. Siamo ricorsi anche all'estrazione di proiettili con il controllo della radioscopia, e tale procedimento è stato possibile anche con l'apparecchio someggiabile, servendosi, in mancanza di speciali stativi, di cui l'apparecchio è completamente sprovvisto, di un comune tavolo di legno o di una barella per sostenere il paziente o la sua parte da operare, ponendo al di sotto il tubo da raggi X ed eseguendo col criptoscopio situato al di sopra, di tanto in tanto radioscopie di controllo. Con lo stesso metodo si sono praticate anche riduzioni di fratture col controllo radioscopico, e in tutte queste operazioni l 'apparecchio someggiabile ci è sembrato specialmente utile perchè essendo dotato della protezione integrale, venivano eliminati i pericoli dell 'alta ten~ione durante le manovre. A proposito di questi cavi a protezione integrale, dirò subito che io non ho avuto a lamentarmi di disturbi di funzionamento, nè credo che possano influire su di essi, se ben costruiti, le condizioni atmosferiche (umi dità ecc.). Ho avuto piuttosto l'impressione che possano danneggiarli, a. lungo andare, le manovre di montaggio e di smontaggio sui trasformatori e sui tubi, se ripetute molto frequentemente per continui spostamenti dci reparti. Ma a ciò si può facilmente ovviare rendendo i loro attacchi più robusti e avvertendo il personale addetto di manovrarli con molta attenzione. Al di fuori della radiologia di guerra e di urgenza, gli apparecchi radiologici suddetti ci sono stati utili, in casi speciali, per ricercare lesioni di organi interni, specialmente dell 'apparato respiratorio, eseguendo non solo la radioscopia, ma, se ve ne era la necessità, anche la radiografia, per quanto, necessariamente, con pose un po' lunghe. , A questo inconveniente della posa troppo lunga può ora inviare in buona parte la adozione di pellicole radiografiche ad alta sensibilità, quali recentemente sono state fabbricate anche in Italia. Nell'usare per la radioscopia l'apparecchio someggiabile, che è spro,·visto di stativi e di diaframma, è necessario naturalmente che il radiologo, per proteggersi dai raggi X, non tralasci di usare tutti i mezzi di protezione che l'apparecchio ha in dotazione : cono limitatore, grembiale e guanti an ti x; che faccia radioscopie brevi ed usi a tale ~copo il pedale. A parer mio, la Campagna di Etiopia e le operazioni Militari di polizia che l'hanno seguita hanno collaudato l'apparecchio someggiabile, che è apparso ben adatto alla sua funzione di apparecch io radiologico da campo: ne ho visto funzionare regolarmente uno trasportato con muli per ardue cime da un Ospedale da Campo delle Truppe Alpine, cui detti apparecchi sono in dotazione, e pure in ottime condizioni ho trovato quello giunto a Gondar con la Colonna Starace, portato in autocarro per regiom prive di


IMPRESS IONI SUL SERVIZIO RADIOLOGICO IN A. O. l.

1207

qualunque strada e in gran parte per il torrido Bassopiano Occidentale. E' da augurarsi perciò che il suo uso sia sempre più diffuso, anche per la sua facile manovrabilità, che non richiede la presenza di un radiologo molto esercitato, e che infine si trovi il modo di trasportarlo, senza che ne abbia danni, pur su gli aeroplani, onde permettere al radiologo di recarsi ant:h 'esso a portare, nel modo più celere, il suo aiuto in luoghi lontani, quando

se ne presenti una improvvisa necessità. RIASSUNTO. Si fanno alcune considerazioni pratiche sul funzionamento di alcuni apparecchi radiologici trasportabili dell'Esercito Italiano, usati in A. O. I. durante la Campagna Etiopica e dopo questa.

- -'.

.. .;;:::. - -' ,; -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA - - - ·· - - --

SANITÀ MILITARE M. SARTORJ. -Chimica delle sostanze aggressive. (2" edizione, Milano, Ed. Hoepli). Esauritasi rapidamente la ,• edizione italiana dd la interessante opera del Sanori sulla chimica delle sostanze aggressive, è uscita in questi giorni la 2' edizione, nella consueta sobria, ma nitida ed accurata veste tipografica della casa editrice Hoepli. L'opera del Sanori, chimico del Servizio Chimico Militare, ha avuto grande e meritata diffusione non solo in Italia ma anche all'estero, come attestano il rapido esaurirsi dd la edizione in lingua teòesca e le richieste pen·enute all'A. per la traduzione in inglese, in svedese, in bulgaro. La <<Chimica delle sostanze aggressive » del Sartori si è affermata come vero libro di testo per chi deve deòicarsi, c si è ormai in molti in Italia e fuori, allo studio Ji una materia di così grande interesse per la preparazione bellica dc11e nazioni. La nuova edizione vede accresciuti notevolmente i pregi della prima: l'aument:na mole del volume ed il numero notevolmente maggiore delle citazioni bibliografiche sono già un indizio òi un'accurato aggiornamento. L'opera è, come nelb prima edizione, divisa in due parti: generale e speciale. La parte generale è stata completata con l'aggiunta di un capitolo su11c proprietà fisiopatologiche degli aggressi\'i chimici; ritoccato cd alquanto ampliato è stato anche il capitolo, così suggestivo, dei rapporti fra struttura chimica ed azione ag.!,>Tessiva. La parte speciale, nella quale sono descritti in 12 capitoli i composti che destano o possono destare interesse come aggressivi chimici, si è arricchita, rispetto alla 1" edizione, di oltre 150 composti. molti dci quali nuo,·i, o fin c,ra non completamente descritti, nella letteratura chimica italiana. Un elenco così numeroso di sostanze può sembrare in contrasto con la realtà de!!a passata guerra, nella quale il numero degli aggressivi dimostratisi di impiego ver~unemc redditizio fu molto ristretto. Ma è da tener conto che nel dopo guerra gli studi si sono sviluppati nelle più diverse direzioni ed accanto alla ricerca di composti nuovi sono state aggiornate ed approfondite l~ conoscenze su molte sostanze già note; cosicchè eventuali sorprese nella guerra chimica futura potrebbero scaturire tanto dall'apparizione di nuovi prodotti, quanto dall'impiego con nuovi mezzi o sotto nuove forme di prodotti che si ritenevano di scarso interesse. · In questa 2a edizione alcuni capitoli sono interamente nuovi. Così dicasi di quello sui composti bivalenti del carbonio, fra i quali figurano oltre all'ossido di carbonio. il fcrrocarbonile, il dibromo- e il dijodio-acetilidene, composti tutti dotati di energiche proprietà tossiche e per gli ultimi due anche irritanti. Altro capitolo nuovo ed intercss:tnte è quello sugli alogenuri acilici tra i quali, accanto al ben noto fosgene, sono descr-itte le cloroformossine, sostanze alle quali viene attribuita la particolare azione irritante su!la pelle, detta « orticante ». Il capitolo dei nitro-composti si è arricchito di nuovi nitro c nitroso derivati dotati di forti proprietà irritanti. Nel capitolo dci composti cianici desta particolare interesse la descrizione del fluoruro di cianogeno, che, insieme con altri composti fluorurati, è stato, in questi ultimi tempi, oggetto di studi accurati. Pure notcYole l'aggiunta di diversi composti analoghi ed omologhi dei principali aggressivi. Come si vede la rassegna del Sartori nel campo della chimica di guerra è in questa 2• edizione più completa ed interessante. La materia, come già nella yn edizione, è tratt:lta organicamente, con meticolosità e con assoluta precisione scientifica; tutti i da ti riportati sono accumtamente vagliati c si può fare su di essi sicuro assegnamento. 1 ..~


RIVISTA DELLA STAMPA ~ I ED ICA IT.\ LIA:-IA E STRANIERA

1209

lettura del volume, anche per chi voglia far solo una corsa nel campo della chimica di guerra, è: facile e scorrevole. Mer ita di essere r:lccomandato :~i medici cd :~i chimici farm:~c i sti militari come indispensabile li bro destinato a completare ed aggiorn:ue la lo ro cultura professionale.

PtAC IDI. A. Izzo. -

Guerra chimica e protezione antigas. (s' cdi4ione, Hoepli, 1938-XVI. L. 35).

Questo libro, uscito nella sua prima edizione nel 1931, ha incontrato il lieto favore del pubblico perchè in sei anni è già gi unto alla sua terza edizione. E la ragione della notevole diffusione del volume è da ricercarsi non solo in quella :~uspi ca ta «coscienza chimica» che si va formando nella nuova l talin, che riconosce necessaria la preparazione alla difesa contro gli aggressivi chimici, lo ntana com'è dall'ottimismo facilone e incosciente, ma anche nei pregi di chiarezza e di compete nza che sono nei molti cnpitoli in cui il libro è suddiviso. Quest'ultima edizione, aggiornata, è:. particolarmente cur:>ta nel capitolo della protezione colletti\·a, argomenro dei più vita li, del quale l'A. ci fa conoscere i principi sui quali poggiano le previdenze e le prO\·videnze adottate anc he al l'estero per la difesa della popolazione civile.

IGIENE

L'immunità combinata attivo-passiva nella profilassi e nella cura della difterite e dd tetano. (<<Ri vista di Bioterapia c Immunologia», n. t , 1 93~).

D. OrroLENGHI. -

La protezione conferita dal siero antidifterico o antitetanico, pur essendo mùlto efficace, è di breve durata; se il pericolo Jura ancora o si ri presenta, bisogna ricorrere quindi a nuove iniezioni di siero, che d2mno luogo facilmente a fenomeni anafilattici. Appare logico perciò di combinare il trattamento siero·profilatùco con quello vaccinalc, in modo che quando viene ad es:JUrirsi l'efficac ia Jel primo si sia già stabilita l'immunità conferita dal vacci no. Il vacci no che oggi si adopera è ra ppresentato, come (; noro, dall'anatossina, difterica o tetanica; rn:a, poichè si 'ammette che l'anatossina agisce cs~cn­ zialmente per i gruppi aptofori della tossina, resa atossica per azione del formolo, e che il siero antitossico ha il potere di s:ltur:are tali g ruppi , si verifica un meccanismo che rende nulla l'azione dell'anatossina. Finchè:. vi sarà nell'organismo una concentra<'. ione sufficiente di siero, l'anatossina no n potrà agire affatto, oppure agirà molto meno, a seconda che viene completamente o parzialmente inattivata dal siero. E, quando anche l'anatossina possa esplicare la sua funzione, dato che l'immunità da essa prodotta richiede un certo tempo per st:Jbilirsi, si pone il quesito se nel m omento in cui verrà ad esaurirsi la protezione dovuta al siero, sarà già sufficiente la protezione dovuta all'anatossivacci no. Ramon, che si è n lungo occupato della questione, consiglia di inoculnre la 1• dose di anatossi n a un po' prima del siero, in un punto diverso del corpo, dopo due settimane 2~ iniezione di anatossina, dopo tre settimane 3" inie1.ione di anatossina. Dalle ricerche del Marri risulta che, se si inocula siero a ntitetanico cd anatossi na corrisponde nte in d ue punti di versi del corpo, l'immunità attiva non compare se no n dopo che il soggetto abbia subìto una seconda iniezione di nnatossina; In prima iniezione di anatossina in~ierne al siero non sarebbe stata tutta via inutile, poichè avrebbe determinato nel \'acci· na to, secondo la concezione di Ramon, uno stato di rcauività specifica, favorirebbe la oroduzione di antitossina alla seconda iniezione di vaccino. · Marri consiglia alte dosi di anatossina ad alto contenuto in Lf.


1210

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAN A E STRANIERA

Gundel c Koni g, avendo già osservato che per l'inoculazione contemporanea di s1ero antidifterico e di anatossina si annulla l'azione di quest'ultima, consigliano l'uso delle a natossine precipitate, che, depositandosi al punto di inoculazione, hanno il vantaggio di esercitare uno stimolo vaccinale per 6-7 settimane, mentre l'anatossina ordinaria non agisce più d'un giorno. Infatti, il siero antitossico neutralizza subito tutt:l l'a natossina ordina ria, mentre dell'anatossina precipitata (con allume) neutralizza solo la quantità che si libera nei primi 1<>-14 giorni, e che sarebbe uguale ad un terzo circa della dose inoculata. E' necessario dunque adoperare dosi di anatossina proporzionate :~Ila quantità di siero che si impiega per la profilassi. Anche Schmìdt-Burbach e Dehmcl insistono sulla necessità dì usare anatossine precipitate nella profilassi della difterite. Wolters e Dehmel occupandosi della vaccinazione comro il tetano, gi ungono alla conclusione che la siero vaccinazione simultanea è utile <1uantlo si usano a natossine precipitate, che anche nel caso del tetano vi è un inren·allo negativo fra scomparsa dell'immunità passiva e comparsa dell'attiva, che infine è com·enìentc ripetere l'inoculazione dell'anatossina, una o più volte, dopo l'iniez io ne sierovaccinale. Sono stati studiati gli effetti della cosidetta iniezione di richiamo, che Ra mo n raccomanda di eseguire dopo ~un anno dell'anatossivaccinazione. Se il contenuto del siero m antitossina, dopo un anno, è ancora abbastanza elevato la ri vaccinazione no n donebbe apportare che una lieve riduzione del titolo, non certo pericolosa e gi~ facilmente compensata il giorno dopo, come risulta da esperienze fatte presso l'Istituto d'igiene di Napoli. Con l'estendersi della vaccinazione antitetanica, specialmente alle truppe, si potrà giungere ad una più perfetta cono~cenza delle indicazioni sia della sieroprofilassi e si:l dclb sierovaccinazione in antichi vaccinati, che si trovano sotto la minaccia di un tetano traumatico. Attualmente si può stabilire intanto, per i vaccinati di recente, la regola gen erale che, in caso di ferite sospette, si applichi ug ualmente la profilassi col siero fino a trt:nt<J giorni dopo l'ultima inoculazione di anatossina. La rivaccinazione poi si eseguirà into rno al 1 2" mese dalla prima vaccinazione; se in quel tempo sopravviene però una grave ferita intcrcs~ante le masse muscolari, e misura di prudenza applicare nuova m e nte il siero, facendo seguire più tardi la ri vnccinazione. REITAI'O.

PATOLOGIA E IGIENE COLONIALE M. PERuzzJ. -

Malattie tropicali. ( La Spezia, S. A. Stabilimento industr. tipog r., 1938).

Tra i manuali di patologia tropicale, apparsi in questi ultimi anni in Italia e all'estero, questo del colonnello medico della R. M. prof. Peruzzi va considerato come uno dci migliòri. E' vcramel'ltc un'ardua ft ticà quella di raccogliere in 436 pagine la somma delle attuali conoscenze sulle malattie tropicali, inquadrarle in qualche modo e dar loro un adegu:lto sviluppo. Questo libro vuoi essere, come dice l'A. nella prefazione. una guida verso l'orientamento diagnostico e terapeutico, una preparazione verso l'est-rcizio della mediciOJa nei tropici c un incitamento a più estese e più profonde conoscenze. Si può affermare che il Pcruzzi è riuscito nell'intento. La disposizione della materia, che ricorda quella del manuale del Manson , se può apparire utile sotto alcuni aspetti, potrebbe tuttavia non trovare un consenso unanime. L'A. infatti ha preferito di raggruppare un gran numero di malattie, di natura quanto mai diversa, in base al sintomo febbre, nella convinzione che in un gruppo assai numeroso di affezioni tropicali la febbre rappresenta la più importante se non la sola manil·cslazionc clinica. Questo criterio clinico di ra vvicinamento di affezioni morbose, ad e ziologia la più disparata , potrebbe forse apparire poggiato su basi piuttosto fragili al giorno


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ~TRM\II'.RA

I2 1I

d'oggi, in cui domina la classificazione sulla natura eziologica; ma l'A. ha giudicato che questa avrebbe un valore troppo teoretico ai fini della clinica. Dopo una succosa prolusione sulla e\·oluzione e sui progressi ddla medicina tropicale, e dopo aver fissato le generalità ~ulle febbri tropicali, l'A. traccia la sistematica delle febbri stesse in dieci gruppi: 0

Febbri climatiche (colpi di calure, sincope da calore, febbri termiche, febbri d'acclimatazione). 2 ° - Febbri effimere (tra le qu;~li è compresa la febbre gialla). 3° - Febbri eruttive, che abbracci:1no il gruppo del tifo esantematico, il vaiuolo, l'alastrim. 4° - Febbri setticemiche c pi~michc (peste, tularemia, mOr\'a, mcloioitlosi). 5v - Febbri intermittenti malariche. 6° - Febbri ricorrenti, che abbracciano le ricorrenti spirochctiche, compreso l'ittero cmorrag•co. 7" - Febbri ontlulanti, vale a dire le Brucellosi. 8° - Febbri t ifoidee (tifìco-par:~tifìchc c simili). In questo gruppo vi è un breve addendum che tratta del la febbre di Oroya o malattia di Carrion o \'erruga peruviana. 9° - Febbri irregolari (trip:~nosomiasi, leishmaniosi, hisroplasmosi, toxoplasmosi , splenomegalie egiziane, ccc.). 10° · Febbri saltuarie e sintomatiche (da ascesso epatico, da fì lariosi, ecc.). I

-

Seguendo ancora il sintomo febbre, l'A. divide le febbri in sette gruppi clinici, sempre nell'intento di fornire il quadro classico clinico della malattia, senza troppo mtardarsi sulle infinite devi:~zioni dai sintomi classici che possono tenere perplesso il medico, ove non soccorra l'indagine pronta del laboratorio; elemento di importanza capi· tale ai tropici, e che permette molte volte di abbreviare notc,·olmcntc il tempo necessario per un 'esatta diagnosi. L' A. del resto non ha trascurato di fornire tutti i dati necessari per tali ricerche, che dovrebbe ro essere familiari ad ogni medico che intende esercitare ~criamente la medicina :~ i tropici. Sono quindi esposte le -.ffczioni tropicali esterne climatiche e piogcniche, le ulccrt' bgcdt•niche, le affezioni iperpb~tiche e distrofiche, le affezioni gran ulomatose. E qui subentra il criterio <Jnatomo-p:~tologico. I granulomi sono divisi in: granulomi da micobartcri (lebbra, tubercolosi), granulomi da bacilli capsulari (rinosclcroma, granuloma u lcerati\·o), granulomi d:1 trcponcmi (frambocsia, sifilide), e ancora da micromiccti, d'l leishmanic, di natura incerta (verruga peruviana, bubone climatico) da infcstazioni da metazot. Le affezioni granulomatose c granu lomatoidi sor.o poi riassunte sulla base dci car:~tteri generali e classificati in base ai caratteri istologici. In successivi capitoli sono trattate le affezioni tropicali da infestazioni da vermi e :lrtropodi, le diarree e le Jisscnteric, le dermatornicosi, le bronchiti del Castellani, ,·eleni di animali e eli vegetali, le affezioni di ~c r:~siche da carenze alimentari. Un pregio tra i molti del manuale del Peruzzi è costituito dalla chiarezza e dalla semplicità dell'esposizione, e dalla cura con cui sono state raccolte le notizie, anche più recenti, senza appesantire la materia. Non è da dubitare che il libro, saggiamente consult:lto, prescindendo dalle molte dassazioni c dagli schematismi, potrà riuscire veramente uti le per quei fini pratici che l'A. si era proposti.

Agli ufficiali medici che ne faranno richiesta alla Direzione R. Scuola di Sanità militare marittima il volume mrà ceduto al prezzo di L. 25. REITANO.


1212

RIVI STA DELLt\ ST1\MPA MEDICA ITALI ANA E STJ;ANIERA

GtoRDA:-<o M. -

Medicina ed igiene coloniale. (Ed. Hoepli, 1938, 2 • Edizione).

Di questo manuale, che appan·e all'inizio della guerra etiopica, l'Editore ha pubblicato in questi giorni la seconda edizione, notevolmente ampliata ed arricchita di più numerose illustrazioni. Accresciuto è dunque il \'aJore del volume, che, fin dal suo apparire, richiamò l'attenz ione di tutti quelli che hanno desiderio di prendere cognizioni precise sui ,·ari problemi della medicina e dell'igiene coloniale e per il ricchissimo m ateriale che raccogl ie e per la nitida chiarezza con cui è svolta la trattazione dei varii capitoli. La lettura è piacevole e risulta di particolare utilità, a quanti soldati, colonizzatori, funzionari vivono nelle terre dell'Impero italiano, per la maniera pian:t con cui son descritti i varii argomenti che ~i riferiscono :tll'anatomia, fisiologia e patologia del corpo umano, all'igiene nei paesi caldi, alle malattie infettive e contagiose, a quelle da carenza alimentare, agli avvelenamenti da serpenti. Particolare cura ha posto l'A. nella tr:mazione della profilassi e della terapia deUe varie malattie. Un indice analitico, utilissimo per la sollecita ricerca dell'argomento che intcre<sa, e un vocabolario dei termini medici più comuni fanno si che il volume sia di faci le consultazione per coloro che non hanno famigliarità con il linguaggio scientifico. La veste tipografica è curata con quello stile di sobria eleganza che caratterizza i Manuali Hoepli.

MEDICINA INTERNA E. BERNARD e J. wEl L. -

Raccorciamento dell' intervallo tra prima infezione tubercolare e la tubercolosi polmonare malattia. (u La Presse médicale », n. 33, 30

aprile 1938).

Il fervore con cu1 10 ogni paese wno perseguiti gli studi nel campo della fisiologia porta con ritmo continuo alla patogenesi della tubercolosi polmonare nell'adulto DUO\ i contributi, che, se a volta confermano concezioni già acquisite, chiarendo di esse punti tuttora oscuri o controversi, non raramente queste modificano o addirittura demoliscono. E compito non sempre agevole è trovare l'adeguato orientamento. Allo stato attuale è tale la messe di osservazioni nuoye e di pratiche deduzioni, che ogni sosta signitica regr esso. La concezione di Behring, universalmente accettata, ci apprende che la tubercolosi dell'adulto è un risveglio della tubercolosi infantile. Ricerche anatomo-patologiche, specie quelle di Nacgcli, numerose statistiche basate sul viraggio nell'età infantile della cutireazione da negativa in positiva erano argomenti abbastanza validi per dimostrarne l:J. consistenza. Essa però in quest'ultimi tempi ha già ricevuto alcuni attacchi, tendenti a )imitarne la portata, in quanto in un certo numero di casi la tubercolosi dell'ad ulto non è che il seguito immediato dell'infezione poco prima contratta. Recentemente Scheel, della clinica medica di Osio, in una relazione al Congresso di Lisbona, basandosi su osservazioni proprie e del suo connazionale Heimbeck, ha dimostrato che la tubercolosi dell 'adulto nel maggior numero dei casi è dovuta ad una infezione contratta nella stessa età, quindi quel lasso di tempo di parecchi anni tra l'infezione c la malattia tubercolare sarebbe notevolmente accorciato e ridotto a 2-3 anm cd anche meno. La malattia tubercolare pertanto seguirebbe senza interruzione al b i nfczi one ed ecco diroccata la classica teoria di Behring, ritenuta granitica. L'indice di tubcrcolizzazione, che, secondo le statistiche fino al 1922 riport:.He da Bezançon, saliva a i.h % a 15 ed a 97 % a 18 anni, secondo H eimbeck, nel 1935 è sceso :1 45 % a 15 anni cd a 70 '){1 a 20 anni. Ricerche portate dagli AA. in un ambu latorio ~uburb:mo di Parigi confermano tali dati e dimostrano che il contagio tubercolare 3 ,·_


RIVISTA DELLA STAMPA Mt;.OlCA !TALI •\NA F. ST!l :\:-.:JERA

1213

ric:ne in prevalenza fra i 15 e i 20 anni. Ancora imbgini su studenti, su infermieri, su soldati dimostrano che elevato è il numero dci cutireattivi negativi e che diventano positivi dopo che sono entrati nei serl'izi ospedalieri o nella collettività. In una percentuale d i essi dopo breve tempo esplode la malattia tubercol:tre, la quale pertamo non va considerata come un risveglio di un'infezione contratta nell'infanzia, infezione che è mancata, ma come seguito immediato di quella contratta 2-3 anni prima. Il fenomeno richiama tutta la nostra considerazione, tanto per la sua interpretazione. quanto per le pratiche deduzioni che comporta. Ed anzitutto: sia per l'infezione contratta nella prima infanzia che nell'etit gio,·ane perchè la tubercolosi polmonare si manifesta sempre verso i 15 - 20-30 anni, onde il periodo di tempo tra l'infezione c la malattia risulta nel ~econdo caso notel'olmentc ;1bbreviato. Gli AA . affermano che l'età della tubercolosi polmonare s'inizia a 15 anni, raggiunge il suo massimo tra 20 e 30 anni c poi decresce, onde quando l'infezione si contrae nella giovinezza si entra subito nell'età propizia alla malattia e pertanto il periodo di tempo tra l'una e l'altra si abbrevia. L. S. T. Burrel stringe la q uestione e dà del fenomeno una suggestiva interpretazione anatomica. Egli al detto Congresso di Lisbona ha riferito che nell'infanzia i polmoni sono quasi privi di tessuto lill!fatico, per cui i germi, in essi con l'infezione penetrati, non vi sono trattenuti, ma passano in altri organi (gh iandole linfatiche, ossa, articolazioni), onde le lesioni tubercolari di questi sono frequenti in quel periodo della vita. Nel! 'adulto invece i polmoni sono ricchi di tessu to linfatico, trattengono i germi, quindi l'evoluzone in essi della malattia. D a tale concezione anatomica risulta l 'importanza dell'età nei determinismo delle di,·erse localizzazioni della tubercolosi. Le deduzioni pratiche wno di grande interesse. Se nell'adulto all'infezione tubercolare può seguire dopo breve per iodo di tempo la tubercolosi polmonare malattia, il viraggio, in tale epoca della vita, della cutireazione da negativa in positiva, indicante l'avvenuta infezione, impone delle norme, onde mettere il soggetto nelle migliori condizioni di domarl:l. Ciò appare tant o più necessario qualora consideriamo che è proprio in tale periodo che le pouss~es d i crescenza, l'affat icamento fisico ed i ntellettuale, le preoccupazioni della vita, age ndo perniciòsamente sul soggetto, ne abbassano ancora la resistenza, onde la particolare predisposizione dell'organo, cumulandosi con una depressione generale, rende più facile lo sviluppo della rn:ilattia. Giustamente q u indi per ques ti soggetti divenuti cutireattivi positivi gli AA. propongono sorveglianza clin ica e radiologica accurata allo scopo di rilevare lesioni anche minime indicanti la malattia al primo inizio. Ma anche in caso di risultato negativo di ogni esame, è sempre necessario per essi un adeguato periodo di riposo, in quanto l'assenza di segni clinici c radiologici non autorizza ad escludere quello stadio della rubercolosi polmonare, definita da Ch. Nicolle «malattia inapparente >> , a cui i progressi della radiologia, specie con i nuovi metodi della wmografia, cercano di st rappare il velo fitto di oscurità, che attualmente l'avvolge. R. n ' ALESSANDRO.

CHIRURGIA C. e BtRNAN H. - Sull'esito tardivo dd versamenti a carico dell'articolazione dd ginocchio, di natura non specifica, t datanti da tempo relativamente lungo. (<• Zentralblatt fur chirurgie >>, n. 14, 1937).

RMnHELS

Gli AA. hanno tentato di analizzare ben 150 soggetti, già affeni da versamento endoarticolare del ginocchio, riuscendo a controllarne soltanto 32, g li altri non avendo risposto all'invito loro rivolto. L'intere!se di un cosifatto esame a distanza è, per gli


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAJ..II\KA F. ~TRANIFR:\

1214

AA., rappresentato dall'importanza pratica di questo genere di versamento (la cui frequenza è notevolissima e la cui diagnosi differenziale colla tubercolosi è spesse volte assai difficile) e dalla disparità di 11edute che :mcora regna nei suoi riguardi, come lo dimostrano i nomi vari che gli sono dati: « sinovite cronica semplice >> (Burchkan.lt), " infiammazione non specifica dd ginocchio » (Fricdrich), << malattia del ginocchio da <"atlsa ignota » (Sundt), '' sinovùe cronica non specifica» (Lawen). Il sintoma più appariscente ne è il versamento persistente. Caratteristiche ne sono inoltre: la tendenza alle recicJi,·e ed alla comparsa anche nel ginocchio del lato opposto. dopo molto tempo dalla prima manifestazione; una certa predilezione per l'età gioYanile; un gr:~Juale aumento della temperatura corporea. P< r lo più esigua è la dolorabilità, la quale, in ogni caso, corrisponde all"entità dd versamento. Dci 32 casi esaminati tre non olLrepassa,·ano i 10 anni d'età, all'inizio della malattia, 19 non oltrepass:lv:~no i 20 anni, 7 non oltrepassavano i 30 e 3 i 40 anni. Quanto al decorso, in 28 casi il versamento era monoarticolare, in 14 casi 1:1 tc:mpcrntura corporea non ern aumentata, in 17 ave,·a raggiunto i 37",5 cd in un cnso er:J ~alita ai 38" C. Il segno capitale, cioè il versamento persistente, era durato al minimo tre settimane, in medin 10-20 settimane, spesse volte assai più a lungo. l risultati Jcll'esame praticatO sui 32 casi, dagli AA., sono stati suddjvisi a seconda dci reperti radiografici, ccsì:

a) gruppo di 11 casi con articolazioni radiologicamentc inalterate; b) gruppo di 12 c:lsi con segni radiog rafici di artrite deformante allo st:Jd io inizi:lle;

c) gruppo di 9 casi con articolazioni notevolmente alterate. Un terzo soltanto, dunque, dei casi ha dimostrato di essere del tutto guarito: interessante praticamente è la constatazione che negli 11 casi guariti totalmente il trattamento ~ consistito o ncll'artroccntesi (a ''olte ripetuta), o nella fenestratura della capsul<l articolare o nella immobilizzazione, mediante apparecchio gessato, per una durata \"a r ia da 4 a 30 settimane. Il maggior peso circa la comparsa delle lesioni tardive in seguito a questo versamento, ad andamento cronico, lo si deve piuttosto far ricadere, secondo g li AA., sulla durata del versamento stesso c sulle consq,ruc.nti alterazioni infiammatorie indotte a carico della membrana sinovialc, nonchè sul numero delle recidive. Infatti nei casi guariti senza alcun residu:Jto si è potuta riscontrare una sola recidiva e la durata del ,·ersamento ammontava, nei vari casi, dalle tre alle dieci setrimane. Nei casi con alterazioni di grado lieve le ricadute figuravano qunsi nella metà J i essi e la durata minima del versamento era di sette settimane, quella media di 10-23 settimane. Nei casi, infine, con alterazioni rimarchevoli i due terzi di essi avevano avu to ricadute e la durata del n:r~amento ammontava per lo più a parc:cchi mesi. Concludendo gli AA. consigliano il procedimento di Liwen per abbreviare la durata del versamento e cioè la fenestratur:t della c:1psula articolare, essendo essi com·inti che soltanto così si possa impedire al liquido ,·crsato di dar luogo a quelle lesioni infiammatorie che starebbero alla b:Jsc dei numt•rosi, infelici esiti tardi vi di questa frequente affezione del ginocchio. Lesioni infiammatorie il cui quadro anatomo-patologJCo, specie per quanto riguard:1 la mcmbran:1 ~inc.wiale, è st:lto "chiaramente descritto <h Liiwcn c Bìtbl. GALLETTO.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA JTALIANA E STRANIERA

I2I5

TRAUMATOLOGIA SoLcARn e BADELON. -

Sul trattamento delle fratture chiuse delle due ossa della gamba.

(« Revuc de Chirurgie '' • febbraio 1938). Gli AA. riportano 91 casi di fratture di ambedue le ossa della g:1mba verificatesi con un massimo tra i 20 e 25 anni principalmente per meccanismo diretto e con maggior frequenza a tipo spiroide, all'unione del 3" medio con il 3° inferiore. Per quanto riguarda l'anestesia, essi avendo Jopo il 1920 adott:lto il principio del trattamento d'urgenza hanno praticato la riduzione in :mestcsi:t locale per i casi lien e in anestesia rachidea per i ca~i gravi mantenendo la trazione sino aUa presa dell'apparecchio gessato. In merito ai mctcdi di riduzione fino a l 1930 hanno adoperato solo il metodo di Dclbct e la riduzione clmica controllata r:-~diolcg ica mente il giorno do po. Dopo il 1930 hanno dato la prefen:nz:-~ alla riduzione meccanica sono il controllo r:-~dio­ logico in due piani di incidenza seguita o no dal m-::todo Delbct c co ntrollate d opo 4 giorni. La deambulazione è stat:-~ permessa in 311 settimana per le fratture trasversali e al 45° giorno per le oblique e le spiroidi. Solo in 6 casi è staro necess..1rio il rraua mento cruento con una degenza media di 143 giorni ed in 5 di essi si ebbero buoni risultati funzionali. Dagli esiti del trattamento dci 91 casi di fratture non esposte di ambedue le ossa

della gamba, gli AA. traggcno alcune conclusioni Jcgne di nota. Inn:-~nzi tutto i risultati ottenuti con il ~olo metodo di Oelbet e con i m etcdi più mcxlerni sono stati uguali cd eccellenti. Ciò ha grande importanza perchè fa comprendere come sia possiibilc avere buoni esiti nella cura di tali fratture anche di fuori degli ambienti ospedalieri bene attrezzati. Con il tr:mamento ortopedico è possibile ottenere nel 90 ';'{, dei ca~i risultati funzionali ottimi, purchè s'intervenga di urgenza, si faccia un apparecchio gessato son o trazione c si mantenga la trazione sino alla pre~a del gesso. Nel trattamento ospcdalicro bisogna far di tutto per evitare la riduzione cruenta e ciò è possibile praticando l<1 ridu zione d'urgcnz:-~ e servendosi della tra7.ione transcheletrìca con il filo di Kirschener. Gli AA. per le bioni basse hanno r.doperaro, con ottimi risultati la trazione transcalcancare nell'apparecchio di Boppe, seguita da un apparecchio gessato includente il filo, cd, in caso di insuccesso, ccnsigl i:-~no il doppio inchicxlamento di Quenu - Lambrcr Mathieu o quello di Lorenz - Bholer. Talom si è dimostrato utile l'al l ung:~mento del tendine di Achille. Quando il trattamento cruento è inevitabile, viene consigliato di intervenire al più presto possibile c di praticare la semplice reposizionc. Nei casi in cui è assolutamente neces~aria un 'osteosintesi, bisognerebbe adoperare poco materiale, immobilizzare strettamente e togliere il materiale di protesi quando la consolidazione è avvenuta. Viene infine affermato che i buoni risultati del trattamento dipendono più dall'accuratezza del la cur:-~ che dalla tecnica adopcrat:-~ e che, in particolare, si hanno se si interviene al più presto come un'urgenza addominale e se il chirurgo curante sorveglia personalmente l'evoluzione della frattura. ZAFFIRO.

P. JANssEN. - Sulla questione della formazione di un tumore dopo tr.auma. (" Zbl. f. Chi r. n, T 1 dicembre 1937). L 'A. riferendosi ad una comunicnione di May a proposito di un « sarcoma consecutivo a lcrione di guèrra dell'avambraccio)>, tiport:~ tre casi di tumori insorti in seguito a traumi.


I2I6

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA "E STRANIERA

11 1° caso riguarda un giovinetto di 15 anni, nel quale e:ra insorto un sarcoma pcriostco a cellule fusiformi in corrispondenza della tuberosità anteriore della tibia destra, che era stata colpita 6 settimane prima da un compagno con un violento calcio, al quale era seguito subito un grosso ematoma. 11 2 ° caso riguarda un p. il quale aveva ricevuto un colpo d'arma da fuoco al lato esterno del femore sinistro e dopo due mesi presemava in corrispondenza della cicatrice e dei tessuti circostanti un sarcoma a cellule fusiformi di origine fasciale, con metastasi linfoghiandolari al poplite. Il 3~ caso riguarda un uomo di trentacinquc anni, nel quale in seguito alla lesione di un neo dell'a,·ambraccio destro, si aveva la trasformazion e rapida del neo in rumore melanotico. Su lla scorta di questi tre casi clinici, nei quali non si poteva dubitare del nesso c:lUsale tra trauma e tumore l'A. è d'opinione che è bene non insistere sulla questione del tempo che deve intercorrere tra il trauma e la comparsa del tumore per nconoscere la genesi traumatica di guesto. Secondo il Ribcrt, si può pensare che i gruppi cellulari, staccati dalla loro normale base di nutrizione da un trauma di notevole violenza o da altre cause patogcne, possono essere indotti ad una ve]oce e disordinata proliferazione. Oggi non si è ancora in grado di conoscere l'elemento scatenante per il q uale ad una distruzione di tessuti segue la sopraddetta proliferazione o degenerazione maligna cd il momento nel quale tale elemento agisce. Non conoscendo quindi le ragioni per cui dopo una distruzione traumatica d ei tessuti talora si ha la evoluzione in cicatrizzazione e talora l'evoluzione in tumore, l'A. conclude che non è giusto fissare un intervallo maggiore o minore di tempo tra il trauma e l'insorgenza del tumore per poter ammettere che questo dipenda da quello. D'altra parte è chiaro che non si può ammettere il ne~o causale tra tumore c trauma quando subito o dopo brevissimo tempo dal presunto trauma causale n el posto dell'azione violenta si osserva un tumore, la cui durata di evoluzione supera assolutamente lo spazio di tempo intercorso tra il trauma e l'insorgere del tumo{"e. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA G. M_ MAssARI. -

Difficoltà dclla. diagnosi radiologica deU'osteosarcoma. (« La R:~­

diologia Medica >>, luglio 1938-XVI). Delle neoplasie primitive dell'osso, l'osteosarcoma è la forma che più di fre· qucnte ci è dato osservare con aspetti polimorfi; tanto che per arrivare ad una di:t· gnosi, spesso si richiede una vasta esperienza in argomento c l'indagine radiologica porta :anche in questo campo il più ricco contributo. Per parlare dd problema radi~ logico dell'O. S. l'A. richiama alcune fondamentali nozioni di anatomia patologic:t dcli"O. S. c 1::1 classificnione dei diversi tipi di questo tumore (t). Radiologicamente ci si può attenere :tncora alla distinzione in forme prevalcnrtc· mente osteoblastiche ed in forme prevalentemente osteoliriche, giacchè anche anat~ micam<.:nte è hen raro il reperto· di una di dette forme « pure>>, mentre frC<Iuente è l'assocunione di entrambi i processi, a seconda delle regioni esplorate e della cvolu. zione della neoplasia.

-----(l) :\ rgomrn to anaiogo è stato tr:tttato in c1u csto stc~so Giornale .Li Medicina Milìtarc ne:! la kzionc ciel pro f. Cccc~ rdl i: " Sa rcomi delle o~s~ e loro rapporto con i traumi " · novembre 193; .


RIVISTA DEl LA 'iTA~PA MEDIC A ITALIANA E ')Tl{ ·\'-:f[Rt\

1217

Come si sa il periodo della vita nel quale l'O. S. più di frequente insorge è quello giovanile, coila massima percentuale nella seconda decade di vita ed in particolar modo

fra i rs-:zo anni. L'uomo sarchbe più colpito della donna nelle proporzioni rispenh·e dd 6o ·:, e del 40 ~b . Per quel che riguarda h localizzazione è ormai a tutti noto come l'O. S. possa insediarsi su tutte le ossa d ello scheletro prediligendo però alcune sedi come le ossa lunghe tubolari cd in particobr modo le metafìsi. Kolodny ha stabilito che il 72 "~ dei sarcomi ossei è localizzato alle estremità inferiori e fra tutti questi !'82 % risiedono n ell'ambito d ella metà di:stale del femore ed in quella prossimale della tibia. Al :substrato anatomo-patologico macroscopico dell'O. S. corrisponde un quadro rad ioJogico ch'è generalmente tanto più caratteristico quanto maggiormente progredita è l'alterazione. L'immagine radiolog ica più comune di un O. S. in un osso lungo è costituita da un focolaio di disgrcgnionc della struttura trabecolare spugnosa con decalcificazione irregolarmente delimitata, e assottig liamento della corticale, che appare erosa o all'esterno o dal lato del canale midollare. A questi segni di un processo osteolitico si accompagnano ~empre, ora più ora meno evidenti, dei segni di neoformazione ossea periostale, costituiti da lamelle di apposizione spesso interrotte che raddoppiano il con. torno della diansi in corrispondenza del tumore. Le neoformazioni ossee possono assumere aspetti diversi o sotto forma di piccoli speroni periostali o di spicule ossee che ra\'\'icinatc fra loro dànno l' immagine radiologica assai caratteristica a <l barba di piuma » od a spazzola, c quando il tumore riv este un tipo nettamente osleogenetico possono presentarsi come travate ossee irregolari che si staccano dalla diansi a ragge ra, dando così quelle caratteristiche immagini che sono state dette a « sole raggiante " o a '' scoppio di gra nata l> . Nella maggior parte dei casi di O. S. il reperto radiologico corrisponde nelle sue

lince fondamentaU alla sopra riportata descrizione schematica e perciò il giudizio di!lgnostico non presenta difficoltà molto notevole. Mentre prendendo in considerazione la possibilità di un riconoscimento tempesti vo di alterazioni limitate di un O. S., se sarà possibile scorgere radiologicamente minime produzioni ossee di origine periostale dall'aspetto irregolare e sfumato, sarà assai difficile per non dire impos~ibilc riconoscere un piccolo focolaio di osteolisi nel contesto di un osso, ove il processo patologico abbia distrutto solamente alcune trabecole della spongiosa, non alterando la compatta che lo c irconda. Dal punto di \'ista della diagnosi differenziale una prima difficoltà s'incontra 1n quei malati, che pur presentando il quadro di alterazioni ossee notevolmente sviluppate e sicuramente neoplastiche, non offrofìlo elementi caratteristici per un giudizio radiolog ico di natura, rimanendo in discussione sia la possibilità di un tumore primitivo come quello di un tumore secondario metastatico a punto di partenza ignoto. E ben diverso sarà l'indirizzo tcrapeutico di fro nte all'uno o all'altra forma di ncoplasia. Le difficoltà diagnostiche scompariranno solo quando il processo di carcinosi sarà grave e diffuso. Delle tre forme anatomo-patologiche colle quali si presentano le metastasi scheletriche : osteolitica, osteoplastica c mista, la prima, qualora sia solitaria c localizzata ad un osso lungo, può non essere in alcun modo differenziabile da una forma. di O. S. a carattere prevalentemente osteolitico, a punto di partenza centrale. Gli unici caratteri che possono essere differenziali sono, la rarità con cui una form:1 neoplastica secondaria si accompagna a reazione ossincante periostea, e la tendenza dell'O. S. a svilupparsi fuori dell 'osso invadendo le parti molli, fatto che non si verifica di sol i to nelle nèoplasie sècondariè. Ma anche nei confronti di affezioni ossee di altra natura, Ja diagnosi differenziale può presentarsi note\·olmente difncile tanto da doversi ricorrere alla biopsia. Così per esempio nei casi di una neoformazionc di tipo calcificante od ossincante che può mani6

- C iornfllc di medicina milit1m:.


1218

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA;-.!JE.R:\

festarsi come conseguenza di un trauma contusivo. I caratteri che possono :Uut::trci a distinguere queste forme da un O. S. si riferiscono di solito ad uno sviluppo un po' asimmetrico e, quando ossi.ficano, la ossificazione ha distribuzione a tipo prevalentem ente periferico, sovente quasi a forma di guscio, nettamente delimitata verso le parti m olli. Nei riguardi della periostite traumatica la biopsia può essere di assai difficile imer· pretazione e i dati riportati da Schinz riferiscono che in tre su quattro biopsie in periostiri traumatiche si pose erroneamente la diagnosi di O. S. Nei confronti dell'O. S. altre forme, pure di natura infiammatoria, ed in partic o l:~r modo l'osteomielite a decorso subacuto, hanno un quadro radiografico talmente simile a quello dell'O. S. da trarre ~ n inganno anche esperti radiologi. Un dato a favore dell'O. S. può essere la rapidità di evoluzione. I classici segni di malignità come la rottura dell:1 corticale, l'assenza di limitazione della lesione da parte di una barriera ncoformara. hanno un grande valore, ma non assoluto, come non lo hanno a favore dei processi osteotici la reazione periostale sempre ben delimitata dal lato delle parti molli e la distruzione netta della compatta ( < a colpo d'unghia >>. Un dato differen ziale di grande valore diagnostico c che va accuratamente ricercato nei casi dubbi, è la constatazione della presenza di un sequestro, che si può consider:ue quasi di carattere patognomonico dell'ostcomielite, ma che non sempre riesce visibile. L 'A. termina di esaminare il pr~lema della diagnosi radiologica dell'O. S. documentato da un contributo· casistica, ricordando che per la interpretazione esatta dei reperti ottenuti non si dovrà mai trascurare lo studio del malato dal punto di vista clinico, e che il quesito diagnostico sia formulato nel modo più esatto possibile. Nell..1 interpretazione accurata dei radiogrammi, ripetuti a breve distanza di tempo e in più proiezioni, è ncce~sario che siano considerate con la debita larghezza tutte le i potesi diagnostiche, andando da guella del tumore primitivo o secondario a quella dei processi di tipo infiammatorio (lue, osteomielite, periostite, ecc.). DE ANDRE IS.

NEURO- PSICHIATRlA G. CARRtiRE e P. I. GINESTE. -

Sindromi dicncdalo-ipofisarie e reumatismo articolare

acuto. (u Gazette des H opitaux », n. 32, 16 aprile 193!!). In coincidenza delle comuni manifestazioni cliniche del reumatismo art1colare acuto. si presenta talvolta, quale esponente dell'attacco cerebrale della malattia reumatka, u n:~ stndrome caratteristica di lesione della regione diencefalo-ipofìsaria consistente nell'associazione di un diabete insipido, di una obesità del tipo pituitarico e di una distonia ncuro-vegctativa a prevalenza vagale. Inoltre si possono anche avere turbe endocrine da ipo·genitalismo. fenomeni di distiroidismo, casi di djabete mcllito. La concomitanza di questi disturbi neuro-endocrini-vegetativi, non solo con il quadro reumatico generale ed articolare, ma anche del loro cessare (solo l'obesità tende ad assumere carattere di fissità) con le remissioni di esso per il trattamento specifico. non lasciano dubbi sulla lo·ro vera natura. Il caso clinico, riportato dai nostri AA., di una donna affetta di classico reumatismo :Jrticolare acuto e contemporaneamente di diabete insipido, obesità ipofisaria e stato ,·agotonico. è molto dimostrativo e mi sembra utile accennarvi per quelle eventuali analogie che potrebbero pre~enta rsi nella nostra pratica medico-leg:Jie militare, ove non è infrequente decidere su postumi della malattia reumatica. A ccARDl.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA~IEHA

IZI9

AKoELEsco, Porov1c1 e BALUTZA . - Paralisi radiale post-sieroterapica.. (« La Presse Médicale ''• n. 54, 6 luglio 1938). I n seguito a trattamento sieroterapico preventivo o curativo, e dopo un periodo di tempo che va da 4-8 a 12-15 giorni dalle iniezioni , in coincidenza con l'insorgere dci comuni fatti anafilattici, o più di rado isolatamente, compaiono dei g ravi disturb i ner\'osi wnsistcnti in paralisi amiotrofiche più o meno gent:ralizzate. Esse seno di solito, ma non sempre, precedute da sintomi di irritazione dolorosa localizzata alla regione che sarà in seguito colpita dal disturbo motorio, in corrispondenza della qua le si notano talvolta ~nche wne di a ncstes~a o ipoestesia a carico della sensibilità obbieniva super ficiale c profonda. Caratteristiche comuni a queste paralisi sono b rapida insorgenza, per lo più mont>-laterale, con prediJezionc agli arti superiori, del tipo Duchcnne-Erb, la precoce e m:trcata atrofia delle masse muscolari con reazione elettrica d egenerativa ed ariflessia, la dissociazione ed associazione contemporanea degli elem enti paraliz zati in quanto che non tutti i muscoli in n ervati da una radice sono colpiti e, d'altra parte, lo sono 1m·ece altri muscoli innerva ri da radici vicine. Il tipo clinico più frequente risponde alla descrizione suddetta, e tale è infatti quello riferito dai nostri AA. i quali hanno osserv:lto, nel gennaio 1936, un malato che, avendo riportato una g ra ve lesione traumatica, fu trattato con cc. 10 di siero antitetanico e poi, per tre giorni consecutivi, con cc. 6o di ~i ero antigangrenoso pro die. Dieci giorni dopo l'ultima iniezione comp·arvero fatti di anafilassi ed una grave paralisi del radiale sinistro, con marcata arniotrofia, ma senza dolori e disturbi della sensibi lità e che, con una ternpia a base di stricnina, g innastica e massaggi, guarì in sette mesi, sem,a reliquati. Ma, oltre a questa, altre forme cliniche possono manifestarsi, in complesso assai rare ( 100 in tutta l<1 letteratura) se si consideri in quale vasta scala è usata la sieroterapia. TaJi forme vengono distinte in tro ncu lari (monosintomatiche), sensoriali, sensitive, polinevritiche, poliomielitiche (sindro me tipo ascendente di L andry) con esito letale. La patogenesi semb ra per i più consistere in una imbibizione sierosa o siero-ematica dci nervi colpiti (Sicard), mentre per aJtri non è da escludersi una partecipazione della midolla e del buibo (Lhermitte) come dunostrerebbero le forme genera lizzate ad esito letale, od anche l'impregnazione, sui nervi, di tossinc ncurotrope contenute nei sieri c non completamente neutralizzate dalle antitossine (Pollet).

Senzll entmre in merito all'interpretazione dei noJtri A A ., i quali pensano che la paralisi rq,diale da essi osservata fu dovuta al siero antitetanico invece che a quello antigangrenoso, è da ritenere piuttosto che qualsiasi tipo di siero è capace di p1·ovocare una paralisi come quella descritta, paralisi che la concezione patogenetica di Sicard sembra .rpiegare meglio di ogni altra poichè la reazione essudativo che accompagna io shock siero-anafilattico può determÙ1are un edema delle guaine nervose o degli spazi inter-. fascicolari con l'altemziat1e fun zionale consecutiva. Ricordiamo perciò un bel caso clinico riportato dal dott. Raffaele Dondi (Politlinico Sezione pratica, n. 42 del 18 ottobre 1937), di paralisi del deltoide sini.;tro insot·ta dopo trattamento curativo di .<iero anticarbonchioso, ove non c'entra per niente il neurotropismo del .riero. Infine, a scanso di responsabilità medico-legale. è necessario che l'indicaziatte sieroterapeutica sia di vera necessità. cd allora, quand'anche la paralisi dovesse tterzfìctirst, non si potrebbe nulla obiettare al medico della comparsa di un accidente di cui non si conosce con sicurezza nè la patogenesi, nè quindi il modo di evitarlo. A ccARDL


1220

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAJ\:A E

~TRANIER!\

V. CHALLIOL. .- Esame dei tempi di reazione negli schizofrenici insulinizzati. ( « Nuova Ri"ista Ji Clinica ed Assistenza psichiatrica e di Ter:~pia :tpplicata n , fase. unico.

'9J8·XVI).

Il Recensore ha avuto recentemente occasione di illustrare, per i lettori del Giornale di .\-fedicina Militare (a pag. 187 del fascicolo di febbraio u. s.) l'importanza pratica dei nuO\·i metodi di shock nella terapia razionale della schizofrenia, soffer mandosi particolarmente m i ,·alore dell:~ cura insulinica. L'A., mercè lo studio particolareggiato d ci tempi di reazione negl i ~chizofrenici sottoposti a questo trattamento insulinico, rec:! un nuo,·o, obbietti,·o contributo alb dimostr:rzio nc della reale utilità del la ~hock-terapi a insulinica in questa vasta categoria d'infermi che fino a pochi anni addietro erano ritenuti del tutto incurabi li. Ricercatori precedenti (fra i quali ricordo il nostro Panara) avevano trovato che la <:arattcristica principale nella successione dei tempi di reazione ricercati negli schizofrenici consisteva nella mancanza di regolarità, sicchè a tempi molto lunghi ne succedevano, irregolarmente, altri molto brevi; a differenza dei soggetti normali in cui si osserva la tendenza :-~1 raggruppamento dei tempi di rea7.ione intorno a valori fissi. Era interessante studiare se questo anormale comportamento dei tempi di reazi o ne degli schizofrenici (comportamento che si spiega con la fondamemale caratteristica psicopatologica della "dissociazione n, propria di simili infermi) venisse o meno m odificate dalla insulino-shock·terapia. E l'A. ha appunto eseguito questa ricerca analizzando le grafiche dei tempi di reazione di 7 schizofrenici, raccolte prima e dopo il trattam(nto insulinico, indipendentemente dall'esito della cura. Complessivamente l'A. ha trovato un sicuro p:~rallelismo fra i dati forniti dalla dinica e quelli ricavati dall'esperimento, nel senso che alle remissioni complete (o guarigioni cliniche d ella forma mentale) corrispondevano ingenti mutamenti verso la norma dei risultati della prova coi tempi di reazione. Codesti mutamenti erano tanto meno importanti quanto meno brillante era stato l'esito clinico del la cura, pure es~endosi avuto, in tutti i casi esaminati, una tendenza più o meno accentuata al raccorciamento ed alla regolarizzazione dei tempi di reazione in conseguenza della cura insulinica. L'interesse della ricerca risiede anche nel fatto - da stabilirsi con maggiore sicurezza quando si sarà potuto controllare con questo metodo un grande numero d'infermi - che probabilmente tali pro"c sperimentali possono avere qualche valore anche ai fini di una più sollecita e precisa prognosi circa l'efficacia dell'insulino-terapia nei singoli soggetti trau:.ni. C.'RLO

Rtzzo .

•

OFTALMOLOGIA

Contributo alla conoscenza dell•amebiasi oculare: tromboflebite emorragica della retina.(« Rassegna Italiana d'Ottalmologia », n. I 1-12, I937-XVI).

R. GALLENCA. -

l trattati di malattie tropicali trascurano la possibilità di un interessamento oculare nell'infezione amebica primitiva dell'intestino, ma per l'A. questa possibilità deve essere senz'altro oggi ammessa in SCJ:,'l.lito alle osservazioni cliniche fatte nei paesi domina ù dalla m:-lattia. La compartecipazione dell'apparato oculare all'infezione amebica non ì: una evenienza molto frequente. Dai casi clinici descritti finora non è ancor:1 possibile stabilire se le lesioni oculari dipendano da una invasione diretta dell'occhio da parte dci parass iti, tla un:l in,·asione secondaria al la loc:~lizzazione intestinale, o da :1ltri focola i d i infezione oppure da sostanze tossiche. L ' A. espone la letteratura piuttosto scarsa sull'argomento riportando la t:lhc:lla di '1\lills del 1926 e facendo una propria tabella riassuntiva dei 107 casi descritti finora co me


•.J

RIVISTA DELLA STAMPA MEI>ICt\ ll't\1.1:\!'\A E STRANIERA

·'

,J.\

1221

complic:1nza oculare di amebiasi. Passa quindi alla dctwgliata descrizione di un imeressantissimo caso capitato alb su:l osservnione. Si tr:Htava di un individuo di 24 anni aifetto da una tromboflebirc emorragica <.Iella retina sulla cui causa non era stato possibile far luce coi comuni esami clinici e ùi laboratorio, ma in cui una eosinofilia del 7 ':{, richiamò l'attenzione sul tubo intestinale, e con i successivi opportuni es:1mi fu possibile sw:lare la presenza nelle feci di amebe histolytichc vcgetativc c di numerossime forme cistiche. Istituita la cura cmctinica per iniezioni e ùi stov:usolo per via rettale fu possi!>ile osservare alcuni interessanti fen omeni a c:1rico dell'occhio. I n seguito alle prime iniezioni di cmctina si osservò un'esacerbazione dci disturbi colici e del la sensibilità intestinale; a carico dell'occhio comparve una lieve fotofobia ac.comp:1gnara da un processo infiammatorio della congiuntiva palpebr:lle. Contemroranc:tmcnte l'ammalato denunciò un aggr:l\·amento delle condizioni visive cui obbiettivamente all'esame del fondo corrispose un aumento notevole della s:~cca pcriflebitica rctinica. Dopo la quarta iniezione, la fotofobia era scomparsa, la congiuntiva appena iniettata non pro,·oca,·a più molestia, la sacca peritlebitica non era apprezzabi le all'esame dd fondo mentre le dilatazioni venose erano ridotte Ji calibro. Alla fine del primo ciclo di cura sto\·arwlo-emctinica, la circolazione della vena colpita era perfettamente ristabilita , c del processo morboso sofferto ~l fondo oculare resiùuava una chiazzetta biancastra senza traccia di pigmento. Gli es:1mi oftalmoscopici di controllo praticati successi,·amcnte a br<.>vi intervalli non hanno mostrato più nulla di mutato a carico del fonùo dell'occhio. L'A. passa poi ad una interessante e minuta discussione critica sul meccanismo con cui si stabiliscono le lesioni ocubri nell'amebiasi e conclude ammettendo che possono, a volta a volta, essere chiamate in causa i'nione diretta delle amebe arrivare per la via del circolo, l'azione delle tossine amcbiche e le infezioni associate ad :Jltri germi. T ESTA.

- Sopra una personale concezione suWistogencsi della nevroglia: la nevroglia indifferenziata t differenziata delle vie ottiche. (« Rassegna Italiana

c;wsEPPE FAVALoRo.

d'Ottalmologia », n. 3-4, 1938-XVI). !

.....

•-'.

.;-

·,:· l

..

•

L'A. ha compiuto interessanti ricerche nella istogcncsi e sulla struttura della glia dei nervi ottici. Dalle numerose osservazioni è giunto a formulare una sua personale concezione secondo la quale la nevroglia riscontrabilc normalmente nel nervo ottico c nel chiasma di animali inferiori adulti altro non sarebbe, nei nuovi diversi aspetti morfologici e ~trutturali, che l'espressione di un di,·erso suno ùi differenziazione ùell'elemento epiteliale primitivo. che va da questo stesso elemento non ancora differenziato alle ,·ari.: {asi e forme di spongioblasto, che rappresentano uno stato di incomposta differenzialione (cellule fusiformi, piramidali, oligoòendrociti, ccc.) sino all'artrocita che rappre~cnta l'elemento defi nitivo, completamente differenziato. Secondo l'A. questa con<.ezione istogcnctica ed unitaria nella morfologia della glia potrebbe anche estendersi alla glia del sistema nervoso in genere, ma egli, comunque, precisa che le sue ricerche e !e conclurioni si riferiscono a11e vie ottiche . T ESTA.

il'

..... .

OTO-RINO-LARINGOLOGIA

..-

E. DEtTEL. -

'

•'

Contributo allo studio dd trattamento dell'angina di Ludwig per via endo-boccale. (« La Presse Médicale )> , n. 54, 6 luglio 1938).

La gravit.ì òell'angina di Luùwig è sempre funzione della prcdominanza dei germt causali: streptococchi, spirilli, anaerobi.


1222

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAI"A E STRANn·:R.\

Questa affezione tanto temuta dai chirurghi comporta quasi sempre una prog nosi

fatale; sembra che essa agisca per tossiemia o setticcmia. Un esame anche superlicialc della regione ci mostra la ricchezza di vasi e di gangli linfatici suscettibili di disseminare a distanza i germi patogeni. L'anatomia delle regioni affette permette di comprendere le difficoltà operatorie contro le quali il chirurgo va incontro nell'impiegare la classica tecnica obbligata che è quella poi di drenare attra1·erso l'intreccio delle fibre muscolari del pa,·imemo boccale. Considerato così tutti questi fatti l'A. arriva a concludere che un'altra '' ia d'accesso più faci le e che permette un migliore drenaggio potrebbe essere utilizzabile. Essendo il focolaio infettivo situato nel tessuto cellulare ~ublinguale è giusto che esso sia sbrigliaw attraverso la cavità boccale e ciò per le seguenti ragioni: 1° - porta d'entrata endo-boccale; 2 ° - piano di scorrimento sublint,JUale facile; 3• - perchè questo focolaio aperto nella bocca è continuamente bagnato dalla saliva disinfettante; 4" • l'aspirazione fatta <.!allo stesso malato favorirce l'evacuazione dell 'essudato settico. I risultati ottenuti dal!' A. sembrano confermare il suo ragionamento. Su 30 amm:rlati operati dal 1922, egli non ha avuto a registrare un solo decesso. Su questi 30 cas1 y erano dei flemmoni nettamente diffusi avendo invaso la totalità del pavimento bocc:1lc con sintomi sctticcmici gravi e temperatura a 40°. Gli altri casi erano più circoscritti e non sembrava che avessero oltrepassato la linea mediana, ma con grave ripercussione su!Jo stato generale. Vediamo ora quale è la tecnica impiegata dall'A.: preparazione del malato col lavaggio della bocca; disinfezione della cavità boccale ed anestesia generale allo schlcich: 1° - se vi sono denti cariati si .procede all'estrazione; 2 ° - scucchiaiamento delle cavità alveola ri se queste sembrano infette; 3° - incisione del bordo interno del mascellare nel punto più edematoso; 4° - per non rischiare di disseminare l'infezione attraverso i vasi recisi, con l'aiuto di un dito, d'uno scollatore o di uno ~trumento smusso (raschiatoio) si scollano i tessuti sublinguali fin nel mezzo del pavimento se la lesione è circoscritta :;: Jimitat:.J ad un solo lato; 5° - in caso d'invasione di tutto il pavimento boccale si scolla tutto il giro interno del mascellarc a livello del solco gengivo-linguale, da un angolo del mascellare all'altro. Indi si scolla la mucosa ed il tessuto connettivo sublinguale fino al genio-glosso in modo che cosi procedendo non si lascia alcuna loggia inesplorata. La lingua cade allora all'indietro, favorendo così un ampio scoprimento dello s pazio ~ublingualc che viene ad essere bagnato dalla !ialiva e dai liquidi antisettici del lavaggio. assicurando in tal modo· anche l'eliminazione dei tessuti infetti e la disinfezione locale. Può essere ancora utile di sbrigliare il solco gengivo-labiale se l'infezione è di origine dentaria e se sono stati inv:Jsi gli alveoli ed il perìostio mascellare. L'elim inazione dei tcssuù necrotici si verifica qualche giorno dopo l'intervento. Indi 1:.1 medicazione viene fatta con garza imbevuta di siero antigangrenoso. O g ni dueore, anche meno, si fanno fare lavaggi della bocca sia con ·siero antigangrenoso dilui to. sia con soluzione di arsenobenzolo; si può anche impiegare acqua ossigenata o altri antisettici. Nel giorno dell'intervento operatorio si pratica una iniezione di siero gangrenoso che si ripe te a seconda dei disturbi generali. Quasi sempre, dopo 48 ore la temperatura cala dai 40° a 38°,5 - 38",2 per ritornare poi a que!Ea normale. L1 fonazione è facilmeme recuperata. Vamm<Jlato guarisce in un periodo di tempo che varia dai 15 ai 20 giorni dopo l'intervento.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN.I F.R \

1223

li mio metodo, dice l'A., presenta dunque il vantaggio di migliorare la grave prognosi di quest'affezione non solo ma anche di dare al chirurgo la soddisfazione di evitare ;JÌ suoi clienti le cicatrici deturpanti, perchè esse non ro nQ in alçt,Jil modo visibili all'esterno.

S. VrrALE. FRo~nt. -

Osteomidite della volta cranica~ complicanza di sinusite frontale. (« Acta

Oto-Laryngologica », I-II, 1938). Risalgono a Pott (r768) le osscn·nioni sull'osteomiclitc migr:~ns della vol ta, manifestantesi col « Pott's puffy tumour )) del cuoio capelluto. U n secolo dopo Fischer, Luc, Tilky rapportavano l'osreomielitc del frontale alla sinusite iniziale. Tale complicanza fu considerata rara: Bourger su 524 casi di complicanze di sinusite frontale ne avrebbe osser\'ate due di osteomiclite; Munro il 3 '}{. fra le complicanze di sinusite; secondo Mackenzie su 48 casi di osteomielite della volta, 45 appaiono quale complicanza di sinusite frontale. Le enormi differenze si spiegano con l'epoca a cui risalgono i rilievi statistici. I fattori che contribuiscono ;illa insorgenza della complicanza osteomielitica risiedono nella: a) prcsenz:t di diploe a immediato contatto col seno ~.ffetto; b) stasi dli pus sotto pressione nel seno, trombosi settica dei vasi efferenti; c) abbondanza di vasi perforanti e perciò più frequente in età fra i 15-30 anm; d) lesione operati va (operation injuries). Wilensky ritiene che la lesione dell'arteria sopraorbitaria possa essere causa dell'osteite necrotica per tutta la estensione del territorio osseo irrorato dalle termi nazioni di essa; mentre pe.r altri AA. non avrebbe nlcuna importanza la lesione dell'arteria ncll"operazione ra<.licale del seno, per cagionare un 'osteomielite. Questa complicanza si verifica anche in mancanza di atto operativo, ma sempre che la mucosa del seno vien asportata (Mu nro ne raccoglie 20 casi). E' nel massimo numero di casi in causa lo stafilococco, con prognosi favorevole. Oltre la tromboflebite

nelle vene della diploe con cgunl frequenza si è· trovato l'ascesso extradurale e trombosi nel seno longitu<linale. Con un'ostcomielitc della volta non si può concepi re una dura intatta, così si r itiene di nessun effetto pratico la rimozione del solo tavolato esterno e della diploe sul focolaio osteom ielitico. Le :suture e i forellini vasali no n sono certamente una barriera alla progressione infettiva in profondità, specie poi che numerosissi mi sono i casi di osteomielite della volta in giovane età in cui suture e foram i vasali son permeabilissimi. L'osteomiclite della volta assume un aspetto differente dall'osteomielite di altre reg-ioni: tossicirà non eccessiva, reazioni termiche blande, dolori non violenti , al contr;rio di guanto osserviamo in oss1 a midollo. Si può avere distruzione di gran parte della volta senza sintomi allarmanti. L'ispezione fa rilevare il Pott's puHy tumour del cuoio capelluto. Da Kornblum e H odes nel 1935 fu pubblicato uno studio radiologico ddl'osteite del cranio con distinzioni fra osteite delle vicinanze di seni, osteite diffusa e osteomielitc. Radiologicamente una decalcificazione in corso di sinusite non è sufficiente a differenziare la osteomielite da decalcificazione per cause tossiche. La diffusione della osteomielite (migrans.) può avvenire per continuùatem o per focolai multipli sul percorso di \'asi nella diploe.

Il trattamento è compreso fra l'ultra conservatorismo e l'ultra rndicalismo: rutti sono d'accordo di rimuovere i va ri focolai fino a incontrare tessuto sano. E' dn tener


1224

RI\· I~TA

OELLA STAMPA MEI>ICA

ITALIA~A

E STRM.:JERA

presente sempre che un'osteorniclite può aver raggiunto la più grande estensione S(; si attendono bui macroscopici di delimitazione: q uesti non sono clinicamente appr(;zzabili se non a 4 - 5 giorni di distanza, quando il processo nella diploe ha proceduto oltre. RAFFONE.

STOMATOLOGIA Bozo e MF.s :-<ARD. - Un caso atipico di sinalgia dentodentaria. (« La Revuc de Sto m:J· w logie >) , n. 5, maggio 1938).

Le sinalgie sono frequenti nel dominio dtlla stomatologia e bisogna saper le s' ela re a tempo per non commettere dei grossi errori di diagnosi ed esporsi ad errori d i intervento. Le sinalgic denwdentaric sono. nella gran maggioranza dei casi, delle sin algie omolaterali sia discendenti che ascendenti. Questa che gli AA. de~crivono h::a la particolarità assai rara di essere orizzontale. I n fatti in questa osservazione il den te nlgogeno è il secondo premolare superiore destro c il dente sinalgico è l'incisivo bte ra le superiore sinistro. Si tratta di una donna di 25 anni che si presenta alla Pitiè desiderando a ,·ere un ponte di protesi cl::il quarto al sesto superiore destro per rimpiazzare il secondo pre m olare che è ridotto a llo stato di radice infetta leggermente doloros::a alla percussione. Biso_!!nava estrarre t:J ie radice. Fu quindi praticata la solita anestesia locale di no,·oca ina e :-.drenali n::! e con una leva vennero iniziati i mo,·imenti di lussazione; ma appena :-.bbcz.zato qualche mc vimento l'amma bta si mette a gridare accusando l'operatore di tog lierl e un a ltro d ente. e melle il suo dito ! ull'incisivo laterale sinistro. Rassicurata che nc n poteva esserci errore si ricomincia l'applicazione della leva sulla radice, ma si ha la stessa r eazione dolorosa localiz7.ata all'incisi,·o laterale superiore sinistro che si svegl ia a ogni :;ccenno di m ovimento ddla leva. Nessun dubbio che si è in presenza di una sinalg ia d tntodentaria di tipo orizzontale. Così per portare J termine l'inten·ento si do vette fare anc h e una anestesia locale al li,·eilo dell'incisivo laterale sinistro; da questo momento i d olori cessarono e si pot~ portare a termine l'estrazione senza che l'ammalata ='Ccusasse a lc un do lore. E' assai difficile spiegare il processo patogenctico di queste sinalgie; pare che si tr:mi, qui, di anastOmosi atipica fra i plessi nervosi delle terminazioni dei due n c n ·i m:~sce llari superi ori. PtccARRET:\.

FARMACOLOGIA

Sopra un nuovo metodo d'identificazione dei derivati barbiturici. Applicazioni.(« journ. Pharm. Chem. », 28, 69, 1938).

M. PEsEz. -

In questa nota l"A. espone una intuessante serie di applicazioni di una rea z ione da lui precedenteme nte intlicata come reazione d'identificazione dei der ivati dell 'ac ido harhiturico. La rea zione è la seguente: la sostanza da idenùficare è Jddizionata in m ezz.-, alcoolico (alcool mctilico) di rcattivo cobaltico-calcico (nitrato di cobalto e cloruro di calcio a parti uguali in acqun distillata) e di una soluzione di soda caustica al 2 0 ",., . Si forma un complesso barbiturico-cobaltico-calcico di un intenso colore bleu incbco. insolubile in alcool mctilico e specifico per i derivat i barbiturici. Le applicazio:-~ ! ,li ques t.l re:J7.ione sono bas:He sulla separazione per centrifugazione del complesso h leu


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR ·\:-JI ERA

1225

ottenuto, decomposizione di esso in mezzo acido e identificazione del derivato barbiturico dalla forma tipica cristallina di questo. Jn una lung:-. ~cric di disegni , ricavati da microfotografie, sono riponate tutte le varie forme cristalline dci principali d::ri,·ati barbiturici dal verona! al di al, dal gardena! al phanodorme. L'A. poi applica la sua reazione alla ricerca dei derivati barbiturici nelle loro prcparnioni (compn:ssc, solu7io ni ccc.), nell'urina, nel sangue c nelle viscere con risultati ~oJdisf:!centi. Per la ricerca nell'urina l'A. procede nel seguente modo. E:straziont con etere del deri\'ato barbiturico Jall'urina acidificata con acido tartarico c senza prcvcntiva dcfcc;1zionc: l'cstrnziont: è ripetuta tre volte. Per evaporazionc ùc:lla soluzione etera si ottiene, dopo trattamento con solfato di soclio anidro, un residuo leggermente colorato in giallo e di odore , sui generis >> che sciolto con 2-5 cm." di alcool mcùlico viene trattato col rcatti\'o indicato ottenendo il complesso bleu caratteristico: da ,q uesto si individua, come già è stato deuo, il derivato barbiturico in base alla forma cristallina caratteristica. Per la ricerca nel sangue la reazione indicata viene eseguita sul resitluo dd la soluzione eterea ottenuta s~;condo il metodo rapido cd elegante di P. Cheramy e R. Lobo. Analogamente si procede per la ricerca nelle viscere dalle quali il derivato barbiturico viene estratto e isolato ~econdo il metodo di R. Fabre e P . Frcdet e quin<Ji caratterizzato con la formazio ne Jel complesso bleu e identificato per cristallizzazione. Le applicazioni di questa reazione sono assai interessanti per quanto ci sembri piuttosto lungo c d ifficoltoso, il me!Odo per la ricerca dei deri,·ati harbi~urici nell'u.rina c si ritrovino perciò in esso alcuni inconvenienti che già si lamentano in :~Itri metodi e che sono stati invece di recente eliminati da Griffon e Le Brcton con il loro procedimento rapido ed elegante. Ci preme però mettere in evidenza che. a parer nostro, la reazione indicata dall'A. anche ~:c fondata su un riconoscimento di forma cristallina, utilizza a questo scopo quei prodotti di condensazione tra sali di cobalto e derivati barbiturici individuati c applicati da Vv. Parri, già sono molti anni, alla rice rca per via colorimetrica di questi composti.

P. SALTINI.

H . GRIFFoN c R. LE 13KE-roN. - Un metodo rapido e sensibile per la riceru dd barbiturici nelle urine. (« Journ. Pharm. Chem. », 28. 49, 1938). Quasi tutti i metodi attualmente in uso· per la determinazione dei derivati L>arbiturici nell'urina sono, come ~ noto, Jcrivati da quello di Stass-Otto fondato sull't•strazionc di questi composti con etere o cloroformio dal liquido acido ottenuto ùall'urina defecata in vari modi dei quàli uno dei più usati ~ ora quel lo con ferrocianuro t!i potassio c acetato di zinco. Ma tutti questi metocli presentano diversi incon\'enicnti, del resto ben conosciuti, c dei quali basterà ricordare; il tempo considerevolmente iungo che occorre; la perdita, a causa della defecazio ne, di una parte della sostanza ricercata; le estrazioni in mezzo liquido più o meno ripetute; i volumi spesso considere\'oli di solvente che occorre evaporare; la purificazionc del residuo prima del la identificazione. Se ci wno poi dei metodi rapidi essi non sono però altrettanto sensibili e quindi rispondono solo in parte :>Ilo scopo desiderato. Per caratterizzare il residuo ottenuto c purificato t::i sono varie reazioni ma la più nota e la più utilizzata è quella d i W. Parri si::~ ndla forma indicata originalmente dall'A., sia più o meno modificata allo scopo di renderla più sensibile e caratteristica. Come è noto con la reazione di Parri, che fu da esso indicata fino dal 1921 e dalla quale, si può affernnarc, derivano tutte le reazioni colorate dei derivati barbiturici, si ottiene una bella colorazione rosa intenso tendente al vialctto trattando un sale di cobalto (nitrato o cloruro) con poche gocce Ji ammomaca e aggiUngendo subito il deri vato dell'acido barbin1rico. Dopo la esauriente c precisa e~ posizione dei m<'todi e degli inconvenienti di essi, che abbiamo cercato di riassumere qui il più brevemente possibile, gli AA. descr i,·ono il


1226

RIVISTA OELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIF.RA

loro metodo che, evitando la defecazione, realizza l'estrazione, la purificazione dei solvente e l'evaporazione di esso in una sola operazione e, in un certo senso, automaticamente. Il metodo è il seguente. Una piccola quantità di urina (20 cm. 3), acidificata con acido acetico, si tritura in mortaio con 35 gr. di solfato di sodio anidro ottenendo una massa pulverulen-ra e secca nella quale i derivati dell'acido barbiturico si tro,·ano allo stato libero e vengono estratti per trattamento della mass_a con etere. La soluzione eterea si carica però anche dei pigmenti e delle sostanze estrattive dell'urina. Anzichè purificare il residuo ottenuto per evaporazione della soluzione eterea si purifica, ed è qui la novità del metodo, la soluzione stessa facendo attraversare ad esw tre successivi strati : uno di solfato di sodio anidro, il secondo di carbonato di magnesio e il terzo di carbone vegetale attivo cosicchè la soluzione viene disidradata, neutralizzata e liberata dei pigmenti dell'urina pe.r adsorbimento. Con uno speciale dispositivo, che potrà essere \'antaggios:uncnte utilizzato anche in altri casi, la 5oluzione eterea viene evaporata mano a mano che sgocciola dopo l'attraversamento dei tre suddetti strati cosicchè si ottiene. nello stesso tubo da saggio nel quale si ereguirà poi l'identificazione, un residuo costituito dal derivato barbiturico, puro, che si ricerca. Gli AA. descrivono un apparecchio, semplice c pratico, d.a loro ideato per eseguire l'estrazione e l'evaporazione contem· poranea. Il derivato barbinuico, così isolato, viene caratterizzato con una reazione colorata che non è altro che una modificazione di quella di Parri. Si opera in soluzione alcoolica usando il nitrato di cobalto e la dictilammina come base: si ottiene una reazione stabile e di un bel colore violetto anche per piccole quantità di composti barbiturici (fino a m gr. o,~). Il metodo descritto presenta indubbi vantaggi sugli altri in uso. Anzitutto una grande rapidit~ poichè occorrono meno di 20 mjnuti per la sua esecuzione: il r esiduo ottenuto è di una grande purezza poichè si ottengono subito i punti di fusione teorici. Infine è di una grande sensibilità perchè permette di individuare con sicurezza una quantità di barbiturici nell'urina di 10 mgr. per litro (sensibilità T/ JOo.ooo) e cioè -è capace di rivelare la dose terapeutica. Da quanto si è detto si rileva faci lmente la bontà del metodo proposto cd è facile prevedere una larga applicaz ione di esso nella pratica di laboratorio.

P. SALTINI.

BROMATOLOGIA N. EvERs. -

Ricerche dell'olio di arachide nell'olio di olive e nell'olio di mandorle.

((( Analyst », 62, sf), 1937). Le seguenti modificazioni del . metodo Bellier permettono di accertare nel :nodo p iù sicuro la presenza sino al 5 % di olio di arachide. Si saponifica un cc. di olio con una soluzione alcoolica di KOH (1 : 5) e si riscalda a ricadere a b. m. per 5 minuti. Si aggiu ngano, dopo saponificazione 50 cc. di a lcool al 70 % e poi cc. o,8 di HCI (d = 1,16). Si riscalda di nuovo per sciogliere l'eventuale precipitato formatosi e quindi si raffredda in un bagno di acqua agitando continuamente con un termometro in m odo che la temperatura diminuisca di 1° in un minuto. In genere se l'inrtorbidamcnto appare prima che la temperatura raggiunga i 9" è 11cccssario eseguire sul l'olio originale i soliti saggi di conferma per l'olio di arach ide. Se il liquido rimane limpido a questa temperatura l'olio di arachide può considt-r:~ni assente. Occorre ag itare continuamente il liqpido poichè un raffreddamento localizzato può produrre un prematuro intorbidamcnto; è necessario perciò che il recipiente conte· nc ntc il liquido venj;.t immerso completamente nel bagno d'acqua.


RIVISTA DElLA STAMPA MEDICA iTALIANA E STRANIERA

1227

E' bene ossen·are la temperatura d'intorbidamento illuminando il liquido con una buona lampada e notando la temperatura alla quale compare un netto precipitato. Que~ta temperatura è ben definita tanto che l'errore personale non supera + o'',25. Può accadere tah·olt:l che un olio, per ag~iunta di HCI, dia una lieve opalescenza che non scompare col riscaldamento; essa però non esercita alcuna influenz:t sulla reale temperatura di intorbic.lamento. Tutti gli oli di oliva contenenti il 5 % di olio di arachide si intorbidano a 9°, mentre solo una piccola percentuale c.li o li di oliva puri può intorbiclarsi a questa temper:nura. -.La temperatura di intorbidamento dell'olio di arachide è notevolmente costante (39°-40°) e permette il dosamento quantitativo dell'olio di arachide presente. La temperatura di intorbidamento dell'olio di mandorle o dcii 'olio di albicocche è più bass:1 di quella dell'olio di oliva (olio di mandorle o0 ,5-1°,'); olio di albicocche 0°,5-4°). Cosicchè: non vi è possibil ità per un o lio di mandorle gen uino di d:tre risultati positivi sia col saggio del Bellier originale sia con quello modificato nel modo suddetto; d'altra rarte la temperatura di intorbidamento dell'olio di mandorle è COSÌ baSS;l che (';:tggiunta del 5 'l~ di olio di arachide non può essere svelata. Con l'aggiunta del 5 % Ji olio di arachide la temperatura di intorbidamento si innalza a 4",5, col 7,5 •Y,, a 9°,5, col 10 1,, a t')\ col 75 % al disopra d i 36",5. Gli oli di mandorle e di albicocche si intorbidano a 4°. Se l'intorhidamento si forma dovra nno eseguirsi i saggi di conferma. La presenza del 5 % di olio di arachide può così svelarsi con certezza. ScoTTI.

BIOCHIMICA

s. w. }oHNJON e S. S. Z•LvA. - L' ossidazione enzimatica dell'acido l-ascorbico. (<< 1:3iochem J. », pag. 438, marzo 1938). Zilva ha dimostrato che l'acido ascorbico può venire ossidato da una ossidasi aerobica presente nella mela; questo enzima è capace di ossidare anche l'acido d-gluca-ascorhico (d-3 chetoglucoeptonofuranolattone) che non possiede azione antiscorbutica anche ati alte dosi. L'attività biologica e la struttura stereochimica non sono fattori determinanti 10 questa ossidazione enzimatica. E' stato dimostrato da molti altri AA. la presenza di un'ossidasi aerobica dell'acido ascorbico in di\·erse altre piante ed è perciò che gli AA. hanno voluto studiare comparatiramcntc questa ossidazione cnzimatic:-s 1 eversibile dell'acido ascorbico prendendo in esame d i versi vegetali quali il cavolo, cavolfiore, cetriolo, zucca, mela e patata. Essi hanno eseguito le loro rice rche ponendosi sempre entro determinate condizioni di esperienza onde mbili re l'identità o meno degli enzimi o sistemi di enzimi ai quali è dovuta l'ossidazione del l'acido ascorbico. II risultato più importante conseguito nel corso di queste ricerche ha permesso di stabilire che le piante esaminate ossidano i'acido ascorbico a mezzo di due differenti meccanismi ognuno de i quali è caratteristico di un determinato gruppo di piante. II primo gruppo di vegetali (cavolo, cavolfiore, cetriolo, zucca) contiene una ossidasi aerobica, la quale, pur non agendo sui fenoli, può ossidare direttamente l'acido ascorbico; il secontlo gruppo (mela, pat:Ha) invece non contiene tale enzima specifico ma può ossidare. indirettamente l' acitlo ascorbico ossitlando prima i mono- e poli- fenoli (se questi sono presenti nel mezzo) nei corrispondenti chinoni i quali, a loro volta. ossidano l'acido ascorbico. La presenza di una ossidasi diretta per l'acido ascorbico nei succo delle piante del primo gruppo può conferire al succo la proprict3 di os~idare diret-


1228

RI\'ISTA Dl: LL:\ STAMP:\ MEDICA !'rt\UA~A E STR:\NIERA

t:unente la piracatcchina solamente quando l'cssiòazionc dell'acido ascorbico presente sia completa. L'ossidazione direWl dell':;citlo ascorbico da parte di qualcuna delle succlt:lte piante sembra perciò donna ad un solo enzima. Benchè la sensibilità della reazio ne al cianuro sia legata tah·olta alla na t ur:l d d b pianta esaminata ciò non può giustificare l'ipotesi che essa sia dovuta a differenti ossidasi; è noto che l'azione òdlo stesso enzima, ma di provenienza di\·ersa, agendo sul medesimo substrato, può essere inibita dal cianuro in modo differente; si ricord:1 :1 questo proposito il caso delle fenol<tsi_ Nè la òiversit~ dei reagenti 1mpiegati per la precipitazione 'dell'enzima dai \'ari prodotti può essere pres:J come ind icazione che l'enzima non sia ugua le in tutti i casi poichè è solo la quantità di sost:<nza inatti\'a precipitabilc che determinerà la scelta dd . pm .' appropnato. . reatti\'O L'aqido <IScorbico può perciò venire ossid:Ho in vitro ad opera di uno solo o :.d massimo di tre differenti sistemi enzimatici presenti nei tessuti di un gran numero di piante e cioè: indirettamente dalle percssidasi (dalle fenolasi che sono presenti nelb mela e nella patata) e direttamente ùall'ossidasi aer-obica contenuta nel ca\'olo. Ri cerch e ulteriori hanno dimostrato che quest'ultimo enzima hn la proprietà di ossitbre un altro composto ùdla serie dell'acido ascorbico. Fino al m omento attuale nessuna ipotesi può es.5ere cmesfa se la specificità di questa ossidasi sia o pur no circoscritta alle sostanze di questa categoria. Le esperienze intraprese in proposito con acido diidross imaleico (che riduce l'indofenolo) no n dettero i risult:.1ti sperati perchè ostacolati da diversi fattori. La diversità dei risult;Hi ottenuti in virro con i tessuti disgregati ha un particdare significato biologico; ma non sarà possitile preeisarlo fincbè non sarà noto qu a nto avviene nclln pianta vivente prima della disintegrazione d ei tessuti. Qunlche nozione al riguardo è stata però in questi ultimi tempi acquisita: inf:ltti nd tessuto vi\'ente della mela è stato riscontr:Jto da Zilva ed altri che parte della 'iramina C è presente come acido deidroascorbico; inoltre l'equilibrio tra acido a sco rbi co cd acido dcidroasccrhico è state seguito nella cellula vi\·ente della mela durante l":tecrcscimcnto, la m:Hurità ed in\·ccchiamento del frutto. ScoTTI.

M. P11o.~N c F. Ku~trERJ:R. La determinazione dell'acido ascorbico nel sangue. (•c J. C lin. Im·est. "• 16, 443, 1938). Nei metodi ordinari di dosamento dell'acido ascorbico SI \ ':l incontro ad crro n per difetto a causa della sua faci le ossidabilità. Gli AA. 'propongono di inibire tale ossidazionc mediante l'uso del Cl:lnuro Ji potassio. 6 - 7 cc. di sangue \'engono posti in una provetta contenente 5 m gr. di c ian uro J i potassio e 10 mgr. di ossalato di potassio c si centrifuga. A 2 cc. di plasma si aggiungono 2 cc. di acqua distillata, 10 cc. di una solu z i<~ nc di acido mctafosforico al 10 'X, di recente preparata e si :Jgita la miscc.la per 30 seco nd1. Dopo 2-3 minuti di riposo si filtr:J o si ccntrifug:J. 2 cc. dd filtrato. posto in un beker, si titolnno con soluzione N /1000 di didorofenol-indofcnolo in precedenza titolato con ac ido ascorbico. 150 campic ni di sangue norm nlc analizz:Jti con questo metodo han no dato ,-alari oscill:mti da m gr. oJ15 - 2 " : , di acido ascorbico. ScoTTt. ----<·-~

111--..,; ';,-- -


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGL l OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (D• l verb•ll pervenuti •Il• Dir ezione grner•le di Sultl mlllt•re ntll' ottobre 1938-XVI)

A NCONA + Sottotenenre medico Awo ZotESE: L'azotemia in m pporto alla trasfusione dd sangue umano e alle iniezioni di siero di cavallo !tOrma/e e di prodotti pia. strinici.

L'O. ùopo avere esposto bre\'emcntc la letteratura sull'argomento trattato, espone i ri~ultati di sistematiche ricerche tlopo transfusioni di sangue intuo e di siero ùi c;l\ allo su individui normali o ~u emorragici acuti concludendo per un aumento dell 'noto incoagulabile nel sangue, aumento dcll'urea, aciùo uri co c cloruri nelle urine c r:~pido catabolismo delle sostanze proteiche introdotte.

*

A NZ IO (Campo san. eli m. militare:). + Primo capitano medico LutGJ BoLLA: Osserva· ::ioni clinico-radiologiche su alcuni casi di tubercolosi polmonare operati di toracoplastica antero polmonare elastim Momlldi.

L'O. dopo aver esposto le hasi teoriche della toracoplastica antcro laterale elastic:1 ~lonaldi, i due tempi in cui l'intcncnto viene di,·iso, wperiore cd inferiore, le indica. zioni clinico radiologichc per l'intcr\'cnto totale c parziale (superiore cd inferiore), le modificazioni definiti\'e dell'attività respiratoria toracica dopo l'operazione ed i vantaggi terapeutici che ne conseguono, passa a tr:mare di cinque casi clinici del suo reparto operati nel reparto chirurgia nell'anno in corso, di cui quattro di toracoplastica elastica p:uziale cd uno totale, illustrando c commcntanJo gli esiti, i v::t n taggi conseguiti e :·insucCC$SO di un caso O\'C la lesione ca,·iraria è rimasta Jopo tr:: mesi immodificata.

*

FIRENZE + Sottotenente m edico RuccERO GArrA:

Si~roterapia

antirNanica.

L'O. premesse alcune consiùcrazioni della cura del tetano con siero, esamina il suo uso Jal lato pre,·enti\·o. Dimostra che in base alle statistiche raccolte risulta che, come tale, non ha in· fluito nei tempi di pace sulb monalità per tetano e si presta non rarissimamente ad i n successi. Ricorda anche che l'uso del s1ao non è del tutto immune da pericoli, se pure rari, c che non è nè log ico, nè consigli.;~bi l c il suo uso sistem:~tico. Allo st:Jto attuale della que~tionc, non ritiene che la sierotcrapi:1 abbia risolto in modo netto il problema Jella prevenzione del tetano. Accenna alla ,·accinazionc antitetanica, suli:J utilità Jella quale non si hanno attua(. mente clementi precisi. desumendoli Jallc statistiche per ora non concordanti.

+ Sottotcncnte medico FRANCE~co LEMJJt: l traumi del cranio. L'O. prende in considerazione le lesioni del cuoio capelluto, dalle contusioni alle ampie ferite lacere, accennando al loro tr:mamento chi rurgico c alla concomitanza di


1230

COt'FERENZE E DIMOSTRAZION L CLINICHE NEGLI OSPEDALI MTLITARI

·esse con frattura della Yolta del cranio, talora non clinicamente, ma solo radiolo!!icamente dimostrabili. P<1ssa poi all'esame delle fratture della volta e della base del cranio nelle loro va· rictà anatomo-patologiche, soffermandosi sulla sintomatologia di esse in rapporto anche alle lesioni dci vari centri nervosi e alle possibili complicanze meningo-encefalitiche. Accenna inline al problema della patogenesi della commozione cerebrale e alle .:ause dello stato di edema dell'encefalo, ricordando la moderna terapia chirurgica delle fratture della base del cranio.

*

GORIZIA + Tenente colonnello medico ANTONIO MtADONNA: Metodi e mezzi per l'impiego dell'arma batteriologica. L'O. dopo avere accennato che sin dai tempi remoti nelle guerre è stato fatto largo uso di sciami di api, di serpi velenosi, di bestie feroci, lanci dii carogne, sostanze putrefatte, entra in argomento riportando quanto è stato tentato da alcuni eserciti nell'ul· -tima guerra mondiale con la scoperta di confetti avvelenati, di culture di mon·e. di c:arbonchio, ecc. Riguardo ai metodi di diffusione l'O. dice che l'aggressivo batterico ha un ottimo alleato nell'aviazione, giacchè la sua azione non può essere effettuata sulle lince di combattimento, ma nell'interno del paese. Circa la diffusione dei morbi debbono escludersi quelli per i quali è possibile ricorrere ad una vaccinazione preventiva, ma preparare in segreto associazioni microbiche, in una parola qualche cosa di nuovo e di diverso da poter lanciare con fulminea rappresaglia sul nemico .che per primo tentasse di impiegare l'arma batteriologica. Dopo una analitica esposizione l'O. conclude che è necessario, s.in dal tempo di pace, organizzare studi relativi e pratiche applicazioni, dando maggiore importanza alle industrie chimico-fisiche. Ed infine presso le grandi unità mobilitate dovrebbe essere istituito un laboratorio . l>ene attrezzato per la sollecita identificazione dell'aggressivo batterico.

*

LIVORNO + Sottotenente medico ALDo LoPEZ: Otiti medie acute e loro compìican ze. L'O. ha parlato sulle otiti médie acute c loro complicanze esponendone la classificazione, la etiopatogenesi, la si ntomatologia e le complicanze. In tale trattazione, egli ha seguito dei criteri etsenzialmente pratici, in particolar modo nei riguardi della terapia, di cui ha brevemente riassunto i punti capitali che possono essere alla portata di qualunque medico.

*

PERUGIA + Sottotenente med'ico DoMENICO PERARI: Aspetti clir.ici e significati patologici della mico.ri fungr~ide.

*

P IACENZA + Maggiore medico ANNIBALE MoRr: La brucel/r;si. L'O . presenta un caso di febbre maltcse in persona di un mjlitare reduce d alla Sp:1gn:1, in cui solo t:lrdivamentc è stato possibile stabilire la diagnosi sia per la simo-


CONFERENZE E D IMOSTRAZIONI C LINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

1231

m:ltologia clinica simulante un'affezione a carico dell'apparato respiratOrio, sia pcrchè la siero agglutinazione per parecchio tempo si t: mantenuta a titolo molto basso ( non superiore all'I %). L'O. dopo essersi trattenuto brevemente sulla etiopatogenesi della malattia, ne ha

diffusamente enumerate ed illustrate le varie modalità di esord io che, talvolta, come nel caso presentato, ne rendono difficile e tardi va la diagnosi. Ha infine eposto il decorso delb malattia cd i metodi di cura specie per quanto rig uarda l'indicazione della siero e vacci no terapia.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Bulletin Intcmational des Services de Santé des Armées de terre, de mcr et de l'air. - Pubblicato <hl!'« Oflìce l nternational dc Documentation de Médccine Militoirc: >•. Lieg i (Belg io). N. 10, ottobre 1938.

X Congresso di Medicina e Farmacia milirare. Bainbàdge: I rapporti fra medicina, chirurgia e odontoiatria nella pratica milit:Hc e ci,·ile. Rivisto internaz ionale. /nu:maziona/e: L:l XVI Conferenza internazionale della Croce Rossa. U f {iCI o internazior:ale di documentazione di Medicina militare : Schede bibliografichc. Ri,·iste mediche. Biblic-grafia medica militare.

6( Session de l' Offict Intemational de Documcntation dc Médecine Milltairc. -

Gcnève

1936 (Edité par I'Office l ntern:nional de Documentation de Médecine Militaire. Lic:gi).

Leman: L'org.a ni zzazione e l'istruzione delle truppe destinate al servizio s:lnllano. Schickefé: L a convenzione di Ginevra e la guerra moderna. Younis: Sull'cpiclcmia di dengue in Grecia nel 1928 e misure profilattichc :tdottattpcr l'Esercito. Schitlowsky: L 'istruzione in campagna delle unità del servizio sa nitario . Capek: Il limite massimo d'ascensione per l'avintorc. Ceorgevitch: La febbre tifoidc nell'Esercito jugoslavo dal 1931 al 1935. Cflpitanovici: !\etc sui principii e sui mezzi di sgombero in una divisione di g uerra dopo l'esperienza della grande guerra. Rou prert: Il panico come fenomeno di guerra. Sabrié: Gli sgomberi su automezzi. Bouissou: Servizio !anitario c motorizzazionc. Sauter: La psichiatria nell'Esercito. Hume: Centenario della più grande biblioteca medica de l mondo (Washington). Veeneklaas: L'amhul::ln7.a della Croce Rossa olandese in Etiopia.

ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, a nno XXX.\"11.

agosto 1938.

Galli: Relazione della Direzione generale di Sanità per l'an no 1937 (continuazione ). l.agomarsino e !?oca: Ernie muscolari sottocutancc degli adduttori. L fuwlea : L e false tubercolosi polmonari radiologicbe. F.stevc.<: Studio degli incide nti col concclto psico-tccnico. Cfllti: Vitamine (continuazianc).

BE LGIO .

Archives Belges du Service de Santé de 1' Arméc. Liegi.

1

•

10, ottobre 1938.

.\lorcau: Affezioni dd pil'dc dovute :alla marcia.

Redazione : Ospedale

milit.1n:.


RIVISTf MEDICHE MIUTARI

!233

BRASILE.

Rcvista dc :Medicina :Militar. -

Pubblicazione trimestrale. Direzione e amministrazione: Directoria de Saùde do Esercito, Rio de Janeiro. Fase. 3, luglio-setrembre 1938.

Santos: Nozioni di terapia antimalarica. N unes : Del gozzo endemico nel Paran3. Rodrigu(z: La preparazione del siero antidifterico poli valente dell'Istituto militare di biologia. Porto: Assistenza ai fe riti gassati. Alcantara: Commissione internazionale permanente di studio del materiale sanitario.

FRANCIA.

Rcvue du Service de Santé Militaire. - Direzione ùcl servizio di sanità, Ministero c.lella Guerra, Pari gi. Fase. 2, agosto, tomo CIX. 1938.

Co//aud : La missione militare francese in Ron1ania. Schick,e/é: Il servizio sanita rio nelle zone fortificate. Schickelé: L'aviazione sanitaria nell ' Africa del Nord e nel Levante nel 1937. Accoye1·: Metodi di dosaggio e metabolismo dell'alcool etilico nell'organismo. GERMANIA.

Der Dcutsche :Militarirzt. -

Ri vista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenbliitter , Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. 9, settembre 1938.

Saueria11d: Notizie mediche sul bombanlamento da parte di un aereo ispano-sovietico della corazzata Deutschland il 29 maggio 1937, con particolare riguardo al trattamento prestato agli ustionati. Hei/mann: Aneurisma Jissecante dell'aorta asin tomatico in un soldato. Lange: Il significato dei difetti di atteggiamento e d i forma del tronco nel giudizio della capacità lavorativa. Rost: Lesioni dei nervi da vacci nazione antitetanica con siero anti tossico. Schretunmay;: Il problema del beri-beri nell'esercito cinese. Gutschmidt: Su un mcxlerno procedimento di steril izzazio ne. Lilientha/: Ipersensibilità verso il bromoacetone. Eder : Notizie sul trattamento delle lesio:ni della cute con il nuovo preparato Hormonsable A krotherm.

GRAN BRETAGNA.

Joumal of thc Royal Army Medica! Corps. -Edito da john Baie, Sons and Daniellson. Ltd. Londra. Fase_ settembre 1938.

Cofl!ell: L 'organizzazione preventiva del servizio sanitario in incursioni aeree. W il/ : · Modo di vedere di un alienista. Patrick: Un rilievo sulla febbre tifoidc c paratifoide nella campagna di Gallipoli. E ditoriale: Epidemie nelle scuole. Harrison: U n caso di lebbra in un soldato inglese. Anderson: Neisseria catarrhalis isolata d:ll sangue di un ammalato di tcrza na benig na. Willia mson: U n'escursione nel Marocco. 7

Giorno!~

di medicina militar<".


1234

RIVISTE MEDICHE MILITARI

POLONIA.

lekarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzsk ~ lcnia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 3, settembre 1938.

Wojciechowski: Importanza delle terme saline nd trattamento delle affezioni degli organi di movimento e dci loro rcliquaci. Kuligowski: Le affezioni articolari d'origine nervO! a e loro cura. Gt·rgovich: L 'influenza dell'elemento t:Jttico sul funzionamento del scrv1z1o santtario della d ivisione di fanteria (continuazione). Telat ycki : Postulati relativi alla costru zione moderna dci sanatori. Dolatkowski: Ricerche sul contenuto della vitamina C nell'alimentazione del sold:no. ROMANIA.

Revista Sanitari Militari. -

Redazione e ammi nistrazione: Ospedale Militare " R<"· gina Elisabcta l> , Bucarest. Fase. 8, agosto 1938.

Enescu c Grigoroiu: La fabbrica dei termometri. Zamfìr, Manoliu e Strocscu: Un caso di nevritc periferica all'inizio dello svilu ppo d'una tubercolosi ossea. Rosculet: Caverna polmonare precoce e latente. Diaconescu, Constantitu:scu V., Constantinescu R . e Columban: La ,·itamiru C nella cura dell'i ntolleranza degli arsenobenzoli. NeJtianu e L upulescu: Un caso di melanosi congiuntivalc. l gna, Fisi c Pope.rcu: Note su un caso di cisti idatidea primitiva del cuore complicato con l'echinococcosi secondaria locale dd pericardio. Mihailescu: Note sulla cura delle emottisi. Zinveliu: Cura della malattia di Nicolas FaHe con i ragg1 Rocntgen. Constantinescu: Considcrnioni su alcu ni ca~i di insolazione. Maga: La tromboflcbitc traumatica dei seni. Giuhat: Nuovi indirizzi sulla marconiterapia. Teodorescu: Contributo allo studio dello choc operatorio. STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medica] Museum and Library, W ashi ngton , V olume L XXXIII. N. 4, ottobre 1938

Ad.<on: I sintomi c l'importanza dei Yari tipi di simpatectomia. Leedham: Osser v:1zioni sulla clinica Mayo. Callender c Gentzkotu: La malaria nei militari dell'esercito americano dislocati nel dipartimento del Canale di Panama. fostes: Dolore alla regione Iomb:~ re. Sedgley: Colite ulcera ti va cronica. 0/iver: L'importanza della coop::ra zione medico-dentistica. Sa/isbury: Storia del 102° reggim. di Sanità della G uardia Nazionale di New York. GilleJpie: Scuola di Sen·izio Sanitario di guerra nelle caserme della Marina dcgli Stati Uniti. Quantico, Virginia. Rudder: Srud io statistico di 1781 appendicectomie nel personale del Corpo Jclla Gu:1rdia C i"ilc americana nella 7.on:J del 4° Corpo d'Armata dal 1933-1936 con speci:llc riferimento Jlla percentuale delb mortalità.


NOTIZIE

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA 01 BRONZO AL VALOR MILITARE. YIVOLOI Luigi fu Antonio c fu Fili_.) po Carolina, nato a Termini Imerese (Palermo) il 5 aprile 1889, capitano medico complemento del corpo indigeni Somalia, 1n sezione sanità. - Comandante di ,-eparto di sanità, durante un aspro combattimento, si prodigava nella cura di numerosi feriti in zone esposte ad intenso fuo co nemico, dando prov<k di abnegazione e di personale coraggio. - Bi rgot, 24-25 aprile 1936-XJV. ALEANDRI Giac<..mo fu Valentino e fu Alegiani Filomena, nato a Roma l'Il febbraio 1900, tenente medico s. p. e. del l raggruppamento arabo-somalo. - Dirigente il servizio sanitario di un rcggruppamcnto indigeni, durante lungo combattimento., organizzava con capacità e zelo, la raccolta e lo sgombero dci feriti. Sprezzante del pericolo, spésso in posizione scoperta, prestava la sua opera, dando esempio di coraggio, altruismo e sentimento del dovere. - Abdulla, 24-25 giugno 1936-XIV. MocHI Marcello di Alberto c di Mani Antonia, mHo a Siena il 23 maggio 1910, sottotenente medico complemento del I h:maglione araho-somalo. - Ufficiale medico di un battaglione arabo-soma/o, dumnte un aspro Cf!mba.ttimento, benchè il posto di medicazione fosse battuto da ogni direzione, curava imperturbabile, accompagnando l'opera con la st:~·ena parola di conforto. Come soldato e come medico, fu cspre.r:sionc ese m p/are di valore e di alto senso del dot'erc. - 13irgot, 24-25 aprile 1936-XIV.

CROCE 01 GUERRA Al. VAI.OR MI LITARE. ALFERAZZI Vittorio fu Alfredo e di Rolandi Ricci Angela, nato a Pisa il 17 settembre 1900, tenente medico complemento del IV bt.ttaglionc arabo-somalo. - Ufficiale medico volontario in A. 0 ., giù distiutosi per comggio e abnegazione in precedente combattimento, durante un attacco, avvertito che un graduato t:~·a rimasto gravemente ferito in ZOlla battuta da intenso fuoco avversario, si portava c011 sprezzo del pericolo, presso il caduto, apportandogli le cure del caso. - Molis:t, 21 luglio 1936-XIV. (Boli. uff., 10 c 17 novembre c. a.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. PRIMI CAPITANI MEPICT. VIMERCATI Luigi, 28" art. div. fant. - Ospedale militare Savigliano. SANTUCCI Giuseppe, ospedale militare Napoli. - Comando truppe Eritrea, per 78" vspedalc di Asmara, dal I 0 ottobre 1938-XVT.


NOTIZIE

C.\PlTANJ MEDICI. IMPALLOMENl Rosario, ospedale militare Roma. - Scuola applicazione sanità militare Firenze, cessando da l 28 ottobre 1938-XVI di essere comandato quale assistente militare presso la clinica medica della R. Università di Roma. T ENENTI MEDICI. E' annullato e considerato come non avvenuto il R. decreto 28 giugno 1938-XVI. nella parte relativa alla nomina a tenente in s. p. e. nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici) dci seguenti sottotencnti medici vincitori del concorso indetto col decreto ministcriale IO aprile 1937-XV: D1 MARO Ugo di Pietro. PEscE Luigi di Vittorio. PELLETTIERI Luigi di Pasquale. T ECCE Nicola di Felice. GuARNIERI Francesco di Nicola. I seguenti sottotenenti medici di complemento vincitori del concorso indetto con decreto ministeriale 10 aprile 1937-XV, sono nominati tenenti in s. p. e. nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici) con anzianità assoluta I 0 agosto 1938-XVI , con riserva di anzianità relativa e con decorrenza per gli assegni dal 1° ottobre 1938-X\.l. Essi sono destinati alla scuola di applicazione di sanità militare di Firenze O\'e s i presenteranno il mattino del 31 ottobre 1938-XVI, per frequentar,,. i il prescritto cC>r'so: RAPACCIUOLO Giuseppe di Francesco Paolo, distretto Napoli. LEONE Generoso di Pasquale, distretto Napoli. TRAPANI Carmelo di Antonio, distretto Napoli. DE PAOLA Giovanni di Gennaro, distretto Foggia. FLAMINI Antonio di Renato, distretto Venezia in Mestre. MENNA Luigi, 14" art. div. fant. In data 20 agosto 1938-XVI è collocato in aspettativa per motivi priva ti per anni due. LEO S:unuele, battaglione misto genio Cagliari. - R. corpo truppe S:~hara Libico. dal 6 settembre 1938-XVI. SoTTILE Leonardo, scuola centrale artiglieria. - 52° art. div. fant. Dal Bollmino ufficiale, disp. 62•, 27 ottobre 1938-XVI.

*

MAcCIORt MEDICI. DuBBIOSI Emilio, truppe Eritrea. - Ospedale militare Roma, cessando come contro dal 22 settembre 1938-XVI. TATTONI Fileno, ospedale milit:1re Alessandria. Infermeria presidiaria Trento. CAPITANI MEDICI. M.~C NANI Abele, d i rezione sanità militare Pia zz;~ Addis Abeba per comando superiore R.

corpo armata Bologna. Comando g·uardia finanza di Aba, dal 26 luglio

1938-X\'I. TENENTI ).{f.J>ICI. .\ TTANASTO Arnaldo, c:~v. << Guide >> . - Comando Piazza Addis Abeba per deposito territoriale Addis Abeba. dal 13 maggio 1938-XVI.


I237

NOTIZiE

SrRllCI

Giuseppe, lane. " Firenze »

-

Comando Piazza Addis Abeba per deposito

territoriale Addis Abeba, dal 13 maggio I938-XVI. CAPITANI CHIMICI FAJl.MACISTI. CARLISI Ferdinando, truppe Somalia. sopra dal 9 novembre 1938-XVII.

Ospedale militare Roma, cessando come

Dal Bollettino ufficiale, disp. 63", 3 novembre 1938-XVII.

*

MAccJORI MEDICI. GoFFREni Luigi, ospedale militare Bologna. - Confermato per l'anno accademico 1938·39 quale assistente militare presso la clinica dermosifilopatica R. università Bologna. PRIMI CAPITANI MEDICI.

l seguenti pnm1 capitani sono confermati, per l'anno accademico 1938-39, quali assistenti militari presso le cliniche ed istituti scientifici universitari a fianco di ciascuno indicati: VITALE Salvatore, scuola applicazione sanità . militare. - Clinica otorinolaringoiatrica R. università Firenze. FALCONE Raffade, ospedale militare Roma. - Istituto radiologico R. università Roma. BuA Giuseppe, distretto Pavia. - Clinica dermosifilopatica R. università Pavia. CARPINTERI Ernesto, ospedale militare Genova. - Ospedale militare Firenze e comandato per l'anno accademico 1938-39, quale assi~tente militare presso l'istituto di radiologia R. università Firenze. SACCHETTI Nicola, ospedale militare Milano. - Ospedale militare Torino. CAPITANI MEJ)ICJ. l seguenti capitani cessano di essere comandati presso il m mistero dell'Africa Italiana dalla data per ciascuno segnata, pcrchè rientrano dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato:

PAARELLA Tullio. - Dal 15 luglio 1938-XVl, Libia. MAIRA Cesare. - Dal 17 giugno 1938-XVI, Eritrea. GAMMAJlANO Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Libia. - Comando Piazza Addis Abeba per 7'" brigata coloniale settore occidentale Ambò, dal 3 giugno 1938-XVI. I seguenti capitani sono confermati, per l'anno accademico 1938-39, quali assistenti militari presso le cliniche ed istituti scientifici universitari a fianco di ciascuno indicati:

BATTAGLIA Michele, ospedale militare Milano. - Clinica malattie mentali e nervose R. università Milano. DE ALEss1 Evasio, ospedale militare Bologna. -Istituto igiene R. università Bologna. P.t.DROLI Giuseppe, ospedale militare Roma. - Clinica ortopedica R. università Roma. TADDlA Leo, ospedale militare Padova. - Istituto igiene R. università Padova. CAR.ERJ Leonardo, ospedale militare Milano. Clinica chirurgica R. università Milano. SANTACATI Francesco, ospedale militare Milano. - Istituto di radiologia R. università Milano.


NOTI:liE

GASPARRO Limberto, osped:~ le militare Torino. Torino.

Clinica oculistica R. università

I seguenti capitani sono trasferiti agli enti c comandati alle cliniche ed istituti scientifici delle R. università a fianco di ognuno indicati quali assistenti militari per l'anno accademico 1938-39: FtstCIIF.LLA Giambattista, ospedale militare Messina. - Ospedale militare Palermo, istituto igiene R. università Palermo. DE LuciA Raffaele, infermeria presidiaria Albenga. - Ospedale militare Geno\·:t. istituto di radiologia R. università Genova. SPATAFORA Giuseppe, A. O. I. - Ospedale militare Bologna, clinica neuropsichiatrica R. universit!ì Bologna. SontNI Giovanni, ospedale militare Cagliari. - Ospedale militare Roma, clinica oculistic:t R. università Roma. LAGNA Donato, A. O. l. - Ospedale militare Bologna, clinica otorinolaringoiatrica R. università Bologna. JAOEVAIA Fr:mcesco, ospedale militare Roma. - Ospedale militare Roma, clinic:~. chirurgic.1 R. università Roma. DE L.wREN:ti Vincenzo, 27" art. div. fant. - Ospedale militare Roma, clinic:l neurop~ ichiatrica R. università Ro"ma. FLORIDIA Francesco, ospedale militare Roma. - Direzione servizio chimico militare, cessando dal 1° gennaio 1939-XVH di essere comandato quale :lssistente militare presso la clinica otorinolaringoiatrica R. università Roma. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GR.U)O DI CAPITANO. AuGJ Guglielmo, ospedale militare Mibno. - Confermato per l'anno accademico 1938·39, quale assistente militare presso la clinica chirurgica R. università Milano. I seguenti tenenti incaric:~ti sono trasferiti agli enti e comandati alle cliniche cJ istituti scientifici delle R. università a finnco di ognuno indicati quali nssistenti militari per l'anno accademico 1938-39: IMPALLOMENI Sebastiano, ospeJalc militare Messina. - OspeJale militare Napoli. istituto di radiologia R. università Napoli. SALSM·IO Pietro, 35• fant. - Ospedale militare Bologna, istituto di radio logi:! R. universit~ Bologna. CAVALIERI Gino, ospedale militare Torino. - Ospedale militare Torino, clinica chirurgica R. università T orino. DE ANDREIS Giuseppe, 6° bers. - Distretto Modena, istituto di radiologia R. uni versità Modena. SPARANO Vincenzo, ospeJale militare Bolzano. - Ospedale militare Palermo, clinic:J chirurgica R. università Palermo. ZAGAMI Antonino, << Nizza 1• cav. - Comando Piazza Addis Abeba per settore nord orientale, cbl ' 3 maggio 1938-XVI. TENENTI MEDICI. TocuA C:~ nio, distretto A l'eli ino, in aspett:niva per infermità temporanee pro\·rnienti da c:~use di servizio. - In data 20 giugno 1938-XVI è richiamato in sen-izio effc.:tti\·o continuando :lttualc destin:tzionc. Ro<:HICCHIO Vincenzo. - In data 3 maggio 1938-XVI, è comandato presso il ministero dell'Africa lt:-aliana, perchè trasferito alle truppe del Governo Galla c Sidama.


NOTIZIE

1239

DELocu lvo. - In data 2 3 agosto 1938-X VI, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. Ufficiali fuori organico. PRIMI CAPIT.~NI M E!)ICI. seguenti pnm1 capitani sono richiamati in temporaneo serviZIO dal 30 gwgno 1938-XVI, con la destinazione a fianco di ciascuno indicata: Avouo Caro Guido, ospedale militare Palermo. - Come contro. :'11or-;AsTRA Salvatore, 12° genio. - Come contro. ARACRI Antonio, Ospedale militare Firenze. - Come contro. CASTRuNovo Gaetano, 75" fant. - Come contro. CASSANO Lorenzo, ospedale militare Ancona. - Cùmc contro. Dal Bolletti11o ufficiale. disp. 64•, 10 novembre 1938-XVJI.

*

MAGGIORI MEDICI. PALMIERI Alfredo, direzione sanità militare corpo armata Mil:!no. - In data 15 luglio 1938-XVI, cessa di essere èomandato presso il ministero delle finanze, quale membro effettivo della commi!sione medica pensioni guerra Milano. PRIMI CAPITANI MEDICI. LAuRORA Carlo, direzione sanità militare corpo armata Milano. - In clara 15 luglio I9J8-XVI. è comandato presso il ministero delle finanze, perchè nominato membro cffet· tivo della commissione medica pensioni guerra Milano. LECCESE Antonio. - In data 3 maggio 1938-XVI, c..:ssa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, pcrchè rientra dal R. corpo truppe coloniali Lihia. CAPITANI MEf>ICI. SoTTINl Giovanni. - In data 30 giugno 1938-XVI, cesfa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè rientra dal comando truppe Governo Galla e Si dama. TENENTI MEDICI INCARICAli DEl. GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con anzianittì 29 oltobrc 1938-XVII: G1usn Aldo, A. O. L Eritrea. - Come contro. PISERCHIA Natale, 6° art. G. a. F. - Come contro. D1 MoNACO Michele. R. corpo trurpc coloni:~li Lihia. - Come contro. PASSAkELLA Fabrizio, 66" fant. - Come contro. PREsTILEO Vincenzo, comando truppe GO\·erno Eritrea. - Come contro. Aucusn Mario, comando truppe Zara. - Come contro. BucciCROSSI Nicola, direzione sanità militare Udine. - Come contro. PEPE Giuseppe, 7• art. corpo arm. - Come contro. Luro Guido, R. corpo truppe coloni:tli Libia. - Come contro. FARI!':A Antonino, ospedale mi litare Alessant!ria. - Come contro. hu•ALLOMENI Sebastiano, ospedale militare Napoli (assistente militare R. Istituto r adiologico Napoli). - Come sopra. DE RocATIS Antonio, 44° art. div. fant. Libia. - Come contro.


NOTIZIE

Mor-:TAtNA Guido, 8° art. G. a. F. - Come contro. ZEcCA Cosimo, direzione sanità militare Cirenaica. - Come contro. D 1 MARTINO Ferdinando, comando truppe Governo Eritrea. - Come contro. MtRENGHl Ugo, 13° fant. - Come contro. CAPORALE Giuseppe, 11° art. corpo arm. - Come contro. GARGIA Giovanni, 2)0 art. div. fant. - Come contro. CANNILLO Cataldo, comando truppe Governo Somalia. - Come contro. TROTIA Enrico, direzione sanità militare Bengasi. - Come contro. CANCELLOTII Enrico, ospedale militare Perugia. - Come contro. BURLA Tito, 51° fant. - Come contro. F EDERICO Vincenzo, 12° art. div. fant. - Come contro. T ENENTI MEDICI. DE ANCELIS Icaro. - In data 13 maggio 1938-XVI, è comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, perchè trasferito al comando truppe Governo H arar. Dal Bollettino ufficiale, disp. 65", 17 novembre '938·XVII.

Onorificenze. Onorificenze concesse per la ricorrenza della Marcia su Roma su proposta di S. E. il Capo del Governo e Ministro della Guerra, in considerazione di particolari

benemerenze. ORDINE DELI.A CoRONA o1 nuA.

Ufficiale: tenenti colonnelli medici FRANCEsco CALDAROLA, A cosTINO DE CARis, VtNCENZO FIUMEFREDDO, GIROLAMO GRILLO, CARLO FELICE MuRATORI, FEDERICO VJCLIA~I. Cavaliere: capitani medici GIOVANNI BoRzELLJ, GAsPARE CAMPAGNA.

(Boli. uff., 10 novembre c. a.).

Scgnalazioni bibliografiche. Alle '' Priorità scientifiche italiane)) è dedicato il bscicolo primo, dell'anno I \' di

Acta Medica lt.alica (Ufficio Stampa Medica italiana - Milano, Via Vallazze, 39), di que. sta magnifica collana di monografie storiche ri~ruardanti la medicina italiana, diretta da l Prof. Pr:tssitcle Piccinini. La pubblicazione merita di esser segnalata non solo per la fi na· lità cui essa mira e cioè di rivendicare alla Medicina ltali:tna, mediante una docume nta· zione completa e diligente, l'onore d'aver gettata la prima luce su tanti c tanti oscuri pr()o hlemi delhi scienza mcdtca, ma anche per il fervore che tutte anima le pngine illustr:ttin: di un primato che, in \'a no dimenticato o attribuito ad :!ltrc nazioni, ha ~empre anlto l'lt:tlia in tutti i secoli. Opera, come si vede. altame nte scientifica c altamente patrio ttic:l. L'idea di questa ri"cndicnionc :tll'ltalia è nel prof. Piccinini di \'ecchia data. Con uno ~pirito munifico. che fa pensare al mecenatismo di altre epoche, e con entusiasmo giO\·a. nile, nel 1928 bandì un Concorso nazionale a premi per le rivcndicazioni itaJianc nel cam po delle scienze mediche, in cui, come si ricorderà, riuscì vincitore il prof. Cast:tldi con la sua Centuria di I'Ìvendica?-Ìoni di priorità italiane in Cl>lltributi scù:ntifici alla .\ !rdi· cina e alla Chirurgia; nel ' 9 F promosse per lo stesso scopo il 1° Convegno Na z io nJic


NOTIZ IE

1241

Sanitario; nel 1933 attivamente si occupò tlcll'allestimento dciJ'imponcnte tlocumentazione, che figurò e fu ammirata all'Esposizione Internazionale di Chicago, dei contributi degli Italiani al progresso di tutte le scienze; nel 1935 curò a sue spese la ristampa della Medicina ltalica del prof. Ferranini, magnifica affermazione nella ricerca delle priorità scientifiche italiane, ch'ebbe l'onore d'essere premiata dalla R. Accademia d'Italia. Ma non soltanto questi punti salienti della sua generosa attività meritano d'essere ricordati; è doveroso rammentare tutta la c.ontinua, tenace opera che in questo campo di studi il prof. Piccinini svolse sia nella sua Rivista d, Terapia Modema, che sin dal 1907 rivendica e afferma le priorità scientifiche italiane, sia ntlla raccolta Ji Acta Medica ftalica che devono considerarsi efficacissime anticipazioni di quest'ultimo f::tscicolo. Tutto questo fervore, tutto questo lavoro, di anni ed anni, vengono, nella pubblicazione che qui si segnala, rievocati, non perchè l'A. ami indugiarsi c compiacersi nei fini, ch'egli stesso dichiara non raggiunti, poichè considera quanto finora è stato fatto solo un primo passo del lungo cammino, ma perchè egli vuoi diffondere la sua passione, vuole eccitare a questo lavoro quanti sono in gratlo di apportare contributi in questa ricerca ch'è alta affermazione dell'Italia e della nostra scienza medica. La pubblicazione è venduta al prezzo di L. 10 a totale benefizio degli orbni dei Medici caduti in guerra. E anche questa nota di fattiva solidarietà verso i figli dei colleghi che diedero alla Patria la vita, caratteristica dello spirito nuovo che anima l'Italia fascista e clic nel prof. Piccinini trova la più risonante eco, dà al volume un valore morale ed umano che ne accresce l'importanza. • Nel volume Medici Cuneesi, edito in occasione del J° Congresso piemontese di tisiologia a cura di Luig1 Barchi, 3- 4 luglio 1938-XVI, è apparso un articolo del Senatore Davide Giordano, che ii.Iustra la vita di Alessandro Riberi, fondatore del nostro Giornale. L'articolo è corredato di un'abbondante bibliografia. • Il pro f. Mario Lorcti nel suo volume Raffaek Paolucci chirurgo in A. O. (Bologna, Zanichelli, L. 15) rievoca l'attività dell'Ambulanza chirurgica cc E >l, predisposta e diretta per tutto il periodo della campagna etiopica dall'on. prof. Paolucci, della R. Università di Bologna, medaglia d'oro della Grande Guerra, nel periodo che intercorse dalla partenza da Napoli (ottobre 1935) fino al rientro in Italia (giugno 1936). • · Il dott. Gaetano Zucchi nella sua pubblicazione Venti mesi di ospedale da camro in A. O. (Milano, Casa Editrice Zucchi, L. 6) parla dell'organizzazione sanitaria nel periodo della conquista dell'Impero. • A cura del Ministero dell'Interno, l'Istituto di Sanità pubblica ha stampato la prima parte del primo volume di Rer1dicontt. L'indice segnala la trattazione delle seguenti interessanti memorie scientifiche: Marotta-l.Azzarini e Calò: l medicinali e il metodo Rinaldi per la cura delle artriti; Di Stefano c Rosanova: Ricerca di coloranti sintetici nelle paste alimentari; /n tonti: Utilizzazione dei fondi di caffè; Calò e lvfuntoni: La ricerca degli ossidanti nelle f:1rim:; LA Parola: La ricerca della formald eide in alcuni prodotti alimentari conservati; Penso: Sui fenomeni dissociativi e le varianti cromogene di uno stafilococco non patogeno; Penso e Rosa: Sull'esistenza di una particolare forma morbosa dei suini da virus della malattia dei porcai. Ricerche sperimentali su detto virus; Babudicri: I corpi di Fo:ì- Kurloff; Dructti: Il ciclo evolutivo dell'abitazione umana; Ro.<a e Mazzaracchio: La differenzazione sierolog1ca delle varie specie· di carni negli in sacca ti; Mazza racchio: La trasmissione sperimentale dell'afta epizootica alla cavia; Trabocchi: Stabilizzazione della tensione della corrente alternata destinata alla alimentazione degli apparecchi per Raggi X: Trabacchi e Arnaldi: Metodo fotografico per il rilievo della fluttuazione dei Raggi X emessi


~OTIZIE

da una ampolla; Maggiora e V ergano: L'infezione t. b. c. negli animali domestici; Maggiara, V.:rgano c Viva/di: La cellula fotoelettrica c sue applicazioni nel do~aggio dd vacCini batterici; Babudieri: Nuovo metodo di diagnosi biologica della gravidanza. + Per i tipi di V. Idelson di Napoli è uscita la seconda edizione italiana della Vita dt:l diabetico di Lawrence e Fedullo (L. 25), giunta in Inghilterra alla decima edizione e tradotta in molte lingue estere. Il volume recente è stato arricchito di un nuovo capitolo sulla Zincc-Protamina-Insulina, nuova combinazione dell'lnwlina che pare determini a questa sostanza un'azione più duratura per un più lento assorbimento e una più prolungata eliminazione. + Per gli stessi tipi della Casa editrice napoletana ha visto la luce in questi giorni la terza edizione della Guida praàca di Terapia Clinica di Coglia (L. 45). Sono st:tti aggiornati tutti i capitoli per quanto si riferisce ai mezzi di cura affermatisi in questi ultimi :.nni. L'aggettivo che nel titolo defìni ~ce la « Guida» risponde pienamente ai criteri tenuti presenti dall'A. e alla trattazione della materia.

Onorificenza al prof. Aldo Castdla!li. La Royal Society of Arts, una delle più antiche ed illustri Accademie inglesi, nella seduta inaugurale, tenuta i! 2 novembre, ha offerto al prof. Aldo Castellani, Con te d i Chisimaio, la medaglia di benemerenza, come riconoscimento dei suoi alti meriti scientifici, ed anche come ricordo della conferenza che, lo scorso anno, il prof. Castellani fu invitato a svolgere nell'aula magna della stessa Società, per illustrare l'organizzazione sanitaria del nostro Esercito durante la guerra etiopica ed i resultati conseguiti. L'invito a suo tempo rivolto al prof. C'lstellani, e l'alta onorificenza conferitagli. sono una nuova conferma dell'apprezzamento che l'I nghilterra, nazione coloniale per eccellenza, ha fatto della mirabile organizzazione sanitaria del nostro Esercito in una delle più difficili guerre coloniali.

Lutti ddla Sanità militare. Il t2 novembre s'è spento a Firenze il T enente Generale Medico nella nscrva comm. prof. A ltobelll A lberto. Nato nel t863 a Montefalcone in provincia di Benevento, s'era laureato in Medicina t Chirurgia nell'Università di Napoli nel 1888. Nell'aprile t890 quale sottotenente medico era entrato nel ruolo effettivo del Corpo Sanitario militare. Promosso tenente l'anno dopo, capitano nel t9QI, maggiore a scelta eccezionale nel 1911, tenente colonnello nel 1gt6. colonnello per meriti eccezionali nel 1918, fu collccato in P. A. per ragioni di età nel 1925. Fu promosso maggior generale nel 1928 e tenente generale nel 1934· Partito nel gennaio 1896 per l'Africa dovette per malattia contratta in servizio rimpatriare dopo solo pochi mesi. Versato fin da giovane agli studi di batteriologia, dimostrò subito spicc::tte attitudini all'insegnamento. Frequentò nel t904 l' bituto per lo studio del le malattie infettive presso l'Università di Berna (Svizzera) e poi l' Istituto di Igiene della R. Università di Siena, ove coadiuvò efficacemente il direttore nell'inset,rnamento pratico dell'Igiene, impartito :~gli ~tudenti e ai dottori che frequentavano il corso per ufficiali sanitari. In tale assistentato ebbe modo di approfondire e di allargare la sua cultura in Igiene sì che nel 15)06 fu comandato presso il laboratorio di Igiene all' lspeno-


NOT'ZIE

1243

rato di Sanità militare, e nel '9' 1 presso la Scuola d'Applicazione quale insegnante titol:tre di batteriologia ed epidemiologia. Aveva conseguita la libera docenza in Igiene spe· rimenrale presso la R. Università di Siena nel 1908. Alla Scuola di Applicazione rimase fino all'inizio della Grande Guerra, epoca in cui venne mobilitato. Fu prima Capo Ufficio di Sanità di Divisione, poi, per la sua particolare competenza in Igiene, membro della Commissione di ,·igilanza per la zona di 1" sgombero. Nel 1920 assunse la Direzione cldla Scuola di Sanità militare eò ininterrottamente vi rim;:,se fino al collocamento in P. A. Sia in pace che in guerra rivelò le sue ricche doti di mente. Studioso appassionato pubblicò memorie di igiene e di batteriologia apprezzatissime; con zelo, con amore e con spiccata competenza impartì l'insegnamento alla Scuola di Sanità distinguendosi anche per una cultura medica generale ben solida e ben vasta. Fu un incitatore allo studio, con !'esempio c col consiglio, tanto per gli ufficiali medici allievi quanto per gli ufficiali medici assistenti . In tempo di guerra esplicò le sue attività nel campo dei servizi profilattici degli ospedali di risen·a della zona di primo sgombero, e p::trticolarmente si rivelò uno dei più preziosi collaboratori dell ' Intendenza Generale nella lotta contro la diffusione nel Pac:re dell'epidemia colerica, ,·erificatasi sul fronte nel 1915·1916. Contribuì in larga mi· sura alla organizzazione e alla potenzazione di tutti i presidii profilattici Qaboratori batteriologici, stazioni di disinfezione, locali d'isola.mcnto .ecc.) che t:wti benefici apportarono all'Esercito mobilitato e alla Na1.ione. Per le benemerc nze acquistate in questa tenace, vigile c diuturna iotta contro le mal:mie infettiYe egli ouenne la promozione al grado di colonnello medico per meriti eccezionali. Alla Scuola di Sanità militare dedicò con fervore giovanile la sua intelligente attività. Di animo generoso fu un perfetto gentiluomo, nei modi, nelle parole, nelle azioni. Era decorato della medaglia d'argento ai benemeriti della salute pubblica, e di quella della Croce Rossa. Per lo scoppio di un ingente deposito di munizioni a Firenze, nel 1920, diede prova di coraggio personale e di alti sentimenti filantropici. In tale circostanza ebbe un Encomio solenne dal Ministero della Guerra. La Direzione Generale di Sanità militare ha partecipato alla famiglia le espressioni òi commossa conòoglianza di tutto il Corpo Sanitario Militare, che alle esequie era rappresentato dal Direttore della Scuola di Sanità.

*

n 27 Ottobre u. s., è deceduto in Torino il maggiore generale meòico in P. A. comm. dott. Pellegrino Andrea. Era nato a Borgomasino (Ivrea) il 17 dicembre 1864, ed appartenne al Corpo Sanitario Militare dal novembre I~ al 20 luglio 1920. Nel 18<)6 fece parte del corpo di spedizione per l'Eritrea. Nel 1913-14 prestò servizio in Tripolitania, presso l'ospedale territoriale N. r. Negli anni 1915, 1916, 1917 fu in zona di guerra; rientrò in territorio nell'ottobre 1917 per essere assegnato, quale Direttore, al C entro oculistico del Corpo d'Armata di Bari. In guerra diresse l'ospedale da campo 2o8; passò quindi alla 24• Divisione, quale Capo ufficio di Sanità: cd infine, fu trasferito alla Dire·zione di Sanità della 2' Armata. Chiuse la sua carriera in servizi.o effettivo, quale tenente colonnello medico presso l'ospedale militare di Genova, Collegio medico di 1° grado. Era particolarmente vers:Jto in oculistica; però, la sua cultura, vasta e profonda, si (Stendeva m qualunque branca della medicina. Fu :1pprezzato c stimato da quanti lo conobbero, non solo per le sue doti professionali, ma anche per quelle di energia, di sentimenti militari, di umanità e di affcuuosità verso chiunque ::tbbisognasse dell'opera sua.


1244

NOTIZIE

Era insignito delle medaglie a ricordo della campagna d'Africa, di Libia e della Grande Guerra: della Croce di Cav:.tliere dell'Ordine dei .SS. Maurizio e Lazz.vo; della Commenda dell'Ordine della Corona d'Italia.

La morte dd tenente generale commissario Luigi Vincen.zotti, Direttore della Rivista di Commissariato. Improvvisamente il 5 novembre u. s. s'è spento a Roma il tenente generale com· missario nella riserva Luigi Vincenzotti, Direttore, fin dalla ~ua fondazione, della Rivùta di Commissariato e dei Servizi amministrativi militari. Insegnante di logistica e di diritto amministrativo militare alla Scuola di Guerra, aveva scritto, da giovane, il Manuale di organica che per molti anni ha fatto testo nelle Accademie militari e nelle Scuole allievi ufficiali. Studioso fervidissimo di logistica, ave,·a vinto concorsi internazionali sì che la sua fama di tecnico logistico s'era affermata in maniera non più di ~cuti bile. Fu fecondissimo e brillante scrittore come attestano una die. cina di vol umi e centinaia di opuscoli ed articoli. . Alla famigl ia desolata e alla Rivi.cta di Commissariato il nostro Giornale porge le più vive sentite condoglianze.

Xlli Congresso Nazionale di Medicina del lavoro. Il prof. Quarelli di Torino ha tenuto al XIII Congresso Nazionale di Medicina del lavoro (Bari, 11 settembre 1938) una conferenza sulla Silicosi. Dopo un' ampia anal isi delle numerosissime pubblicazioni estere e nazionali sulla Silicosi, che è causa di un:.~ grave malattia dovut; ad inalazione di polvere di silice, suoi composti c derivati, che si rileva nelle miniere cd in tutte le lavorazioni ove vi sono polveri silicee - così diffuse in natura che le montagne stesse ne sono formate - ; fa rilevare che in Italia, a d ifferen za di quanto è già :wvenuto in quasi tutti gli Stati del mondo, la malattia non è ancora considerata come mala ttia professionale. Ciò non dipende da una trascuranza degli studiosi della questione ma dal fatto che la malattia non è fortunatamente diffusa nel nostro Paese, come lo è per lo più all'este ro. ove la Legge in 54 Stati riconosce la Silicosi come malattia professionale. La Silicosi, da una minuta disamina della questione, è pcl Quarclli una entità autonoma che negli ultimi anni di vita del lavoratore si complica colla tubercolosi nella quasi totalità dei casi. Se i mn!ati delle forme terminali tubercolari sono protetti dalla Legge di assicurazione contro questa malattia, e se i malati negli stadi avanzati di Silicosi possono fruire dell'assicurazoine per la invalidità, tuttavia è necessario che anche in Italia ove esiste. per intervento del Governo Nazionale Fascista, la denuncia obbligatoria delle rnalauic professionnli, la Silicosi sia resa obbligatoriamente denunciabile. Il Quarelli ritiene che il provvedimento pel momento sarà sufficiente per poter a \'erc in breve tempo dati statistici sulla morbilità, durata, ambiente di lavoro, cui è lega ta I:J grave malattia che da sola o per complicazione con la tubercolosi è - si può dire - sempre mortale nelle forme a,·an zate. n prof. Quarelli chi:Jrisce le r:tgioni che gli fanno ritenere la tubercolosi com plica'l.ionc dclb Silicosi e no n già - come da qualche parte, specie da AA. francesi fu sostenuto - che la Si!ico.<i non si:1 altro che una forma di tubercolosi nella quale si h a la ,·er:l silificazione del nodulo tubercolare.


NOTIL.IE

1245

Egli ritiene che essendo il guadro radiografico della Silicosi pari a queiJo della tubercolosi miliare, ne deriverebbe - se si ammettesse la teoria di detti AA. - che la Silicosi dovrebbe essere la conseguenz:1 di una tuhercolosi miliare. II che è da escludersi poichè ie centinaia di migliaia di silicotici dovrebbero essere ri tenuti affetti mtti da una tu ber· colosi miliare precedente il processo silicotico. cosa da escludersi poichè la tuhcrcolosi miliare è - in confronto delle numerose altre forme di tubercolosi - relativamente rara e, spesso. complicata da diffusione miliare specifica ad altri visceri e sicrose oltre al polmone, cosa che non si osserva che eccezionalmente nella Silicosi. Il prof. Quarelli per la prima volta, per invito della Societ~ Italiana di Medicina del La,•oro, ha - anche in base a ricerche eseguite ne i sanatori dell'l. N. F. P. S. - chiarito la questione della Silicosi nel nostro Paese, questione che merita di essere particolarmente studiata oggi per le maggiori bvor:Jzioni nelle miniere volute dall'autarchia nazionale non solo in Italia, ma nei possedimenti dell'Impero. La dotta conferenza è stata viv:uncnre :tpprovata dai numerosi medici presenti al Congresso.

XlV Congresso delia Società Italiana di Chirurgia. Il 19 ottobre u. s. allo Studium Urbis è stato inaugurato il 45° Congresso della Società Italiana di Chirurgia. Alla seduta di apertura hanno prescnziato i rappresentanti della Camera bscim, del Partito e del Ministero dell'Educazione Naz ionale, i Direttori Generali della Sanitiì Pubblica, della Sanità Miiitare e della Sanità Marittima, Senatori , Acc:J.demici, clinici, patologi e moltissimi primari medici c chirurgi di tutte le città d'l tali:~. l temi trattati furono: 1° - Suppumzioni e gangrene polmonari. (Relatorc: on. prof. Raffaele Paolucci, medaglia d'oro). 2° - Le osteomieliti acute e cro-niche aspecifiche. (Rclatore: prof. R:~ffael e Brancati). 3~ - Sindromi associate dell'addome superiore. (Relatore per la parte chirurgica: prof. L uigi Stropeni; per la p:me medica: i proff. Nicola Pende e Lorenzo Antognetti).

XXIX Congresso di Ortopedia e Traumatologia. E' stato inaugurato il 17 ottobre c. a. presso la R. Clinica Ortopedica di Roma il XXIX Congresso di Ortopedia e Traumatologia. Il prof. Della Vedova, Presidente del Congresso, ha pronunziato il discorso inaug urale. Sono stati svolti i seguentj terni: t 0 - Organizzazione dell'assistenza m Italia ai poliomielitrci. (Relatorc: prof. Marcont di Perugia). 2° - La cura dcl/'osteoartrite defoT'mantc dell'anca. (Rdatore: prof. Maragliano di Genova).

La Medicina al Convegno Volta. L'VIII Convegno Volta indetto dalla R. Acc:~dcmia d'Italia s'è svolto gucst'anno con una larga partecipaz ione di studiosi di tutti i paesi interessa ti al tema in discussione:

L'Africa.


.'lOTI ZIE

Il problema sanitario è stato ampiamente trattato. Il dott. Crober di Jena ha par bto sulle Acclimatazioni europee nell'Africa centrale; S. E. il prof. Bottazzi sul Metaboìismo di base nei climi tropicali africani; Sir Horn sul Controllo sanitario pubblico e privato nell' Aj1·ica tropicale; il prof. Busioco su Riflessi di patologia mediterranea in .1/rica; il ciott. Vogel sulle Esperienze olandesi nei paesi tropicali; il prof. Brumpt sui

Problemi sanitari che accompagrwno la vita e tacclimatazione dei popoli bianchi in Africa e specialmente in Abissi11ia. Nell'ultima seduta il Senatore prof. Aldo Castellani ha fauo un'ampia rela:.:ione sulla ?m filassi delle malattie in europei temporaneamente resulelllL ai tropici.

Centro di studi sulla patologia e terapia delle lesioni da 'basse temperature di montagna. Un centro di studi sulla patologia e terapia delle lesioni da bassa temperatura di montagna si è costituito a Genova presso la R. Clinica Medica Generale e a Brescia presso la Società Medico-chirurgica. L'attività del Centro riguarda i seguenti argomenti: 1" - lo sviluppo degli studi fisicparologici c clinici concernenti la tcrmorcgolazionc animale ed umana a basse temperature e le ipotermie endogene; 2° - la patologia delle lesioni da freddo; 3" - la terapia delle lesioni da freddo con particolare riguardo alia marconi tera pia : 4• - le esperienze cd il coordinamentO' dei mezzi diretti alla prevenzione e alb terapia delle predette lesioni, in rapfX>rto alla vita militare in tempo di pace e di gucrr:1 c agli sporrs invernali; 5° - la prova di qualunque metodo appaia utilizzabile per la indag ine, la prevenzione e il trattamento delle malattie da freddo. L1 Sanità Militare collabora col Centro, essendo tali studi del massimo interesse per l'Esercì to.

Centro di studi e di ricerche di Medicina aeronautica a Milano. E' stato costituito a Milano un Centro di studi e di ricerche di medicina aeronoutica da l Ministero dell'Aeronautica. Con tale fondazione si vogliono promuovere gli studi ~ul la fisiologia e sulla psicofìsiologia umana nel volo, studi imfX>rtantissimi perchè con i moderni aeroplani si è quasi giunti ai limiti delle possibilità dell'organismo umano. Il Centro a Milano ha sede presso il Laboratorio di psicologia sperimentale deii'L' niversità Cattolica del Sacro Cuore, diretto dal Padre prof. Gemelli, ben noto negli studi di questo camoo. Il Centro ha a propria disposizione anche un aeroplano per compiere ricerche in volo.

Insegnamento delle lesioni chiprlche di guerra nelle Università. Il Ministero della Guerra ha segnalato la opportunità che nelle R. Università agli studenti di medicina siano impartite nozioni sulle lesioni determinate dagli aggressivi chimici di g-uerra. li Ministero dctii'Educazionc Nazionale, aderendo a tale voto, ha diram:uo disposiz ioni ai Retrori delle Uni versità perchè i docenti di Chirurgia diano le no7ioni :1d cgu:~te sull'argomento indicato.

•


1'\0TIZIE

1247

Buon sangue chiama buon sangue. H nostro Giornale apprenJe con viva gioia che il sottotenente Jei bersaglieri Mario Simula, figlio del generale medico prof. Ubaldo Simula, Ispettore di Sanità della zona di Verona, è stato trasferito nel ruolo del servizio permanente effettivo per meriti d i guerra. Volontario nella guerra !taio-Etiopica, prese parte prima alle operazioni del fronte sud, al comando di un plotone di ascari del X battaglio ne arabo-somalo, segn<lianJosi per ardimento cd entusiasmo, e poi :alle grandi operazioni coloniali con la Divisione Geloso, che stroncò e catturò Ras Destà. Ferito in combattimento, fu allora decorato di medaglia d'argento al valere militare sul campo. cd o ra, con uno degli ultimi bollettini, è stato trasferito in s. p. e. H nostro Giornale formu la i più fervidi auguri per il g iovine ed eroico ufficiale, ed invia al Generale il più cordiale compiacimento.

Centro per lo studio della Medicina indigena asiatica ed africana. Convocati dal Presidente dell'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente. Senatore Giovanni Gentile, si sono riuniti i fondatori del Centro pcr lo Studio della Medicina Indigena Asiatica ed Africana ed hanno stabilito che le sue atti\·ità si svolgeranno, mentre neces~ari contatti saranno serbati con altri centri di studi affini, in seno all'Istituto predetto che patroci nò l'iniziativa e che ad esso ha offerto ospitalità nella propria sede. Nella stessa seduta è stato approvato un programma-regolamento e quindi sono stati eletti, a Presidente del Centro S. E. Raffaele Paolucci, a Vice-Presidenti l'Accademico d'Italia S. E. Tucci e il prof. Pietro Capparonì; a membri della Giunta direttiva i profes.. sori Pr:>ssitele Piccinini e Edoardo Zavattari c a Segretario permanente il prcf. T ommaso Sarnelli. Alla nuova istituzione, che rappre~cnta un primato italiano c le cui finalità riguarda no da vicino l'incremento delle nostre relazioni con tutto l'Oriente e lo studio di alcuni problemi im portanti per lo sviluppo del nostro Impero, sono g ià pervenute assicurazioni da parte di vari enti culturali. fra i quali l'Istituto Superiore Orientale di Napoli, che essi contribuiranno con donazioni al suo finanziamento. Il prof. Prassitele Piccinini ha intanto fatta al Centro una elargizione di lire cinquemila.

Annuario della Stampa medica italiana. Sotto g li auspici della u Associazione Italiana della Stampa T ecnica '' l" u Ufficio Stampa Medica Italiana '' ha pubblicato la quinta edizione (Annuario 1938 • 1939-XV II) degli •< Elenchi aggiornati dei periodici medici italiani l> in ordine alfabetico, e inoltre per materie e per regione. La Stampa Medica Italiana costituisce la più \'asta e piò efficace manifestazione co ntinuati va dd contributo validissimo, intellettuale e tecnico, che la cl::Jsse medie:~ italiana :.pporta alla Nazione. Il presente Annuario comp~rende più di cinquecento periodici. Questo nuovo c completo prospetto della Stampa Medica Italiana - di oltre cento . pagine - è in vendit:J (L. s) a totale beneficio dell'O. N. Orfani dei Sanitari Italiani , . presw " Ufficio Stampa Medica It:~li:ma l>, Via Vallazzc, n. 39· Milano.


1'\0T!Zl E

Per Giovanni Raibcrti. Il medico poeta prof. Aldo Spallicci, nella seduta del 26 marzo di quest'an no tenutasi al << Convivio Letterario n, presentava una proposta perchè al grande medico umanista Giovanni Raiberti venisse dedicato un ricordo marmoreo. La proposta trovò l'unanime con· senso dei presenti. E un egregio scultore, il prof. Alfeo Bedeschi, passò dalle parole all'azione componendo un ben riuscito bozzetto. Ora Medicina nostra, di cui è direttore il dott. Guido Mantovani, ha aperta una sottoscrizione, che comincia di già a raccogliere nomi e cifre, per realizzare l'idea. I medici italiani non negheranno certo le loro offer·te, anche modeste, indirizzandolc al dott. Guido Mantovani, Corso Sempione, n. 5, Milano.

ll Ministro Rossoni inaugura la nuova sede dell'Istituto Farmacotcrapico Italiano.

..

n 20 Ottobre u. s. è Slata inaugurata la nuova sede dell'Istituto Farmacoterapico Italiano. Erano presenti S. E. il Ministro dell'Agricoltura e Foreste on. Rossoni, S. E. il prof. De Blasi, il Rettore Magnifico della R. Università di Napoli Senatore prof. Salvi. i senatori profesori B:;stianelli, Maragliano, Valagussa, il ten. generale medico prof. Maz. zetti, Direttore Generale della Sanità Militare, il generale Da Pozzo ed altre personalità del mondo scientifico. Tra queste si notavano anche molti partecipanti all'ultimo Congresso di Medicina interna, che in quei giorni si svolgeva a Roma. Unanime è stata l'ammirazione dei visitatori nel seguire le varie fa~i delle lavorazioni in atto di prodotti biologici, che liberano ii Paese da ogni tributo dell'estero e nel constatare le realizzazioni della farmacodinamica c della farmacoterapia, ormai raggiunte in Italia.

.::L----~-

IJirettore re.rponsabilc: Prof. Dott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. RO~IA . l ~

DICEMBJU. l 9J8 -XVII • TIP. REGIONALE • CARLO CATTANEO, 20 .


~~ .///" ~t:; Spedizione In abbonamento postale

PUBBL/CAl/ONE MENSILE

Anno LXXXVI·Fasc. Xli DIOEMBRE 1938- XVII

GIORNALE DI •

MEDICINA MILITAR.E Cum sanitate 'O'trtus in a.rmis

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROM A

•


•

•~·

~~~.::.l:., ··~:.··

M l L A N o - F oR o B o N A p A R T E . l 2


DICEMBRE 1938-XVII

ANNO LXXXVI • FASC. Xli

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanifate "Virius in armis

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e dà diritto o n. 12 fascicoli. Esso decorre dal 1° s:cnnnio al prt.:u.o di L. 32 (tbaro L . 44); per gli abbonamenti fntti durante l'anno verranno invtati i numeri arrttnti del l 'anno in corso. L' ahbonamtnto si pa..ca anticirato. Non di,detto un mese prima della scadenzn, s'intende r:con(f'rmato. ,, Alle lihrerie nnziona1i ed estere è concesso lo sconto del 10~~. Per i soli ufficiali òel Corpo Sa nitario delle varie Fcrz«' Armate, in servizio ed in congedo. il prezzo dtll'abbonamento è ridono a L. 24. }'(!r Slli stessi uffidnli è ammesso un abbonamento cumulativo al Ciornnle di l\ltcdicina Militnre rd agli Annali di Medicina l"av31< e Colonialt al prezzo ridono di L. 40 annue. Un ra~dcol o CO~ta L. 4, se JHretrato L. s (E~tcro L. 6, 5C arretrato L. 8). Por le annate compltte arrotrate il prezzo 1: di L. 48 n..l R•gno. L. 12 per l' Estero. Il prezzo del supp lt-mento al giornalt contenente i Ruoli di anztanità del C'orpo Sanitario Militare è di L. 8 . Non si concedono abbon:1m c-nd in oma~JZio. Gli abbonati potranno rit.hicdere - n(m o ltre due mesi dallu pubblic-azione - j numeri evrntualmente smarriti per dis uuido postnle. Tra!tcor9o tal~t ttrmine non si d3r:\ corso alla r ichiesta. Si acecuano inserzioni a pagnm('nto di carattere pubblicitario compatibili con la nntura e col decoro del giornale. (C hitdere condizio ni e tariffa all'anunìnistrazione).

NORME PER

COLLABORATORI.

La colll:tboraziont è l ib<·ra, ma la direzi one si r iserva il ttiudizto nella sce lta Uei lnvori senza essere tenutn a rf'ndere conto ddlco t\'Cntuali non nccconnzion i. Le opinioni manil(!"tate òa~li aulori non imptanano le re::~ponsabilit~ del ~riodico. Tutti i lavori inviati per la puhblicazi ')nt: de,·ono rerveni r c alla redazione nel tes to definitivo, corretto, firmati dall ' aurore: dcv()no CS.ltere datt ilografAti, o seriui con caratte re f:\dlm ente leg~i ­ bile. Ad oani lavoro ~ conce sso un mnssimo di 16 pagine di $t3Mpa: pt:r la pubbHca1..ione dei lavori che $Uperino le 16 pagine, gli autori sono tenuta al p agamento della spesa per le pagine 1n più a prezzo di cooto. A-.tli autori sono off~trti gratuitamente SO e ~tratti con copertina. (romesrì:i:.io. impaginatura e numerazio ne •peciBlc. Per stnmoa ant icipata dcsdi estratti e per un maggior numero t.li essi 1a spesa relati va viene addebitato 11gll ttut\lri a prcz:.-o da co~to. L t spese per cliché s e uvo lc fuori tes to sono a carico degli autori. Le bibliografie annesse ai lavori originuJi, prrchè siano pubblicnte, d evono essere brevi e re .. daue corr·e ttamente. Per diSPQSJZJO ne del Co ns i~li o ~"'i azion ale delle J.{icerche a ciascu n ln.,·oro deve seguire un b reve riaaaunto t non più di di~tci ri~he). l manoscritti non vengono rest nutti, anche s e non pubblicati.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE Acquisizioni rercnti nel c~fllJ'><> dell:1 febbre giall:l

MAZZEO. -

LAVORI ORIGINALI OTIOLENGHI. -

L~

vnccin:.zionc combinata contro il tifo, i pMntiti c

Prtg.

il tetano . ZAFFIRO. -

1272

L'ernia infortunio e l'ernia malania. Considerazioni palO·

genetiche c deduzio ni medico-legali PLASTINA. -

))

Contributo alla terapia delle cisti da tthinococco del

polmone con

la

frcnico-exercsi

))

TAFURI. - Le reazi oni di flocculniune nella dia~tnosi ddla sifilide. Risultati e deduzioni sulla Wasscrmann c Mcinickc Il .

1300

»

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AUMENTI.

La vira degli -

TALL,\MICO

ANEMIA PERNICIOSA c carcinorm g"trico, sradii ddb cronica g:rmitc. TNIEL6

•

1318

,,

1324

APPARATO ACUSTICO E VESTIBOLARE Sulle lt:Jioni Jrmzionoli rd 11nrt·

romoparologidtc dr://' c

nd/'inrouicn~ione

da c!tinino. -

l'htt.ECkl"l

NAlti:\N

CONGIUNTIVITI GONOCOCCICHE. La jo//ù·olina ndla 1m1pia dcii<' Br)RIO'I I D ISTROFIA MUSCOLARE. Su/l'eriologin della -

))

1321

•

1320 1321

KEN Ku?. c K <:<m

0H>HI~IA

.ENCEFALITI Le -

afwidtc. -

l> E MnmR

))

LINFOGRANULOMA MALIGNO. l_cmrlizzazioni osst'c tld -

SA"l'A<: ITI

ORECCHIO. l'rcssiom· carrliot•nscolrtrc c disrurl>i di -

B.,c~ \RI:-<1

PESTE. Rcc-enri ,·onoJCNiZ~ m/In namtissionc dr/la -

EsKEY .

RENI ED IPERTEN$10:--JE ARTERIOSA. -

L':<c eRo:< e 0EII<H:c K

TRA COMA. Paralogia della cornea nrl -

SA:-<1 ,\:" '~nso

VACCINAZIONE Rtcuclu sulla - assoc'ÙIIa anriruanim - antirifico - para rifi<·a. - D'AsTox.• , VAI.E!'I~r:< c Ct'<liXI .

",, ,, ))

"

1319 1322 1316 1318 1322

»

1316

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI

Pag.

1328

RIVISTE MEDICHE MILITARI .

•

IJJI

NOTIZIE INDICE OENERALE DELLE MATERIE E DEOLI AUTORI PER L'ANNO 1938

•

1333

,,

1344


LEZIONI E CONfERt:NZE OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA Conferenza del prof. Mario Maz: eo, direttore dell'Istituto d 'Igiene della R. Università di Palermo.

lA febbre gialla ha richiamato, in questi ultimi anni, l'attenzione degli studiosi perchè si è dovuto riconoscere il grave pericolo di sua diffusione rappresentato dai mezzi di trasporto, quali i piroscafi, le ferrovie, gli aeroplani. Le indagi11i recenti, poi, circa gli animali recettivi alla causa diretta:. della malattia, l'identificazione di alcuni serbatoi mai per lo passato sospet~ tat~, la !eg~tala~ione ~elle co~idette_ <.< zone_ s~lenziose ». in regioni con~n.an~i Cf,~~~ cor terrrtort det nostrz possedzmentr zmpenalz o da essz poco lontane ct mvt(7 tano a studiare un poco più da vicino la malattia, ritenuta finora molto 1 iontana da noi. .·:. ~::!_, /.;-,~ La nostra attenzione sarà rivolta particolarmente alla Epidemiolof!.'::;y--; Ci.Kg; ~ Della Profilassi daremo solo qualche accmno. ~'\::J:,~~.;~~ Circa la Epidemiologia dobbùrmo subito dire che ai classici focolai Afri- ~~'$( . . . cani occorre aggiungerne degli altri. Diremo meglio: con i focolai classici, ~ >inistramente noti perchè infiermti in grandi centri urbani, vanno collegati gli episodi epidemici e i casi sparsi delle campagne. Con lo studio di questi poi si congiunge l'insieme degli indizi della presenza della forma infettiva in alcune zone, benchè ivi essa non sia mai apparsa nei suoi aspetti clinici. Costituiscono quest'indizi gran parte degli accertamenti diagnostici che hanno messo in rilievo, nei tempi recenti, le v zone mute >> o silenziose. Sono esse tutt'altro che trascurati/i, poichè 11011 vi sono motivi per pensare che restino sempre silenziose "e non abbiano invece a potersi svegliare, quando che sia, ed il virus ad esaltarsi, con le conseguenz e inevitabili della diffusione e della severità. La febbre gialla è una delle malattie esotiche classiche e tra esse è la più grave, la più diffusa e la più diffusibile. E' chiamata pure tifo amarillico, peste occidentale, itteroide, vomito nero. Purtroppo la sua etiologia resta ancora oscura, benchè varie tappe abbia raggiunto in propositQ la indagine scientifica, e varie vittime sia-n o state sacrificate dall'ardore per la ricerca tenace ed affannosa. La dottrina attuale dice che la febbre gialla è una malattia a germe invisibL1e, filtrabile attraverso candele porose, caratterizzata da breve periodo di

;.:.i

·


1252

ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

incubazione (1-4 giorm), da invasione brusca, con fenomeni di eccitazione, gguiti ben presto da uno stato adinamico, durante il qUAle la ematemesi e l'ittero indicano una considerevole distruzione del sangue. Nelle urine è sempre presente utz poco di albumÌtla. Un primo attacco conferisce, il più di frequente, stato di immunità definitivo. La mortalità, c:he nel Senegal ha raggiunto il 94 %, non scende mai al disotto del 40 %. Circa la distribuziotze geografica, si sa che non si diffonde in tutta la zona intertropicale, ma è localizzata, con le sue forme cliniche classiche, principalmente nel bacino dell'Atlantico, dove esistono due focolai principali allo stato di endemia, e cioè il focolaio americano e quello· africano. Il primo, che è il più antico, è sito nelle Americhe. La malattia infieriva già nell'America centrale prima che vi arrivassero gli Spagnuoli. Gli antichi messicani pare l'abbiano identificata, se non confusa, con la febbre tifoide. Gli Spagnuoli 11e furono colpiti, e la chiamarono vomito nero, impressionati principalmente dai vomiti di materiale scuro che ne costituiscono sintomi imponenti. L 'America centrale appunto è rimasta per molti secoli la sede più importante della endemia amarillica. E, tra le località dell'America centrale, Vera Ct·uz ed Avtma hanno presentato la mortalità più elevata. Da queste due città, nel corso dei secoli XVII, XVIII e XIX, si ebbe la diffusione nel VetJezuela e nell'America del Sud. Nella Gui11ea Inglese, nei secoli XVIII e XIX, recrudescenze epidemiche annuali decimarono la popolazione europea. Nel 1840 il 6g ~~. delle truppe bianche britatmiche ebbero a soccombere. Le spedizioni francesi di S. Domingo, del Messico e della Gui11ea lasciarono ricordi funesti nella m emoria dei posteri. L'infezione, a tappe, ha invaso tutto il bacino del Rio delle Amazzoni. Dalle regio11i settentrionali dell'America del Sud l'infeziotze si è diffusa fino a Buenos Aires, e su tutta la costa del Pacifico. Il focolaio africano è più recente. Molto probabilmente esso e~be origine da negrerieri che facevano spesso viaggi fra le Antille e l'Africa. In seguito si è andato estendendo pro.gressitlamente nel Senegal ed altrove. Le epidemie più considerevoli si sono avute nel 1878 e nel r88o. A quest'epoca, nel Senegal, si ebbe il 50 % della popolazione decim ata dalla malattia. Il servizio medico ebbe 22 decessi su 26 perso11e. Nel 1900 comparve una nuova epidemia, con 416 casi e 225 decessi. Una nuova epidemia, ma più leggiera, si ebbe ·nel 1911-12, e in essa si ebbero 53 casi con 4 I decessi. Tra il 1912 e il 1926 si ebbero pochi casi sporadici in tutta l'Africa, ed il Senegal tJe fu rùparmiato. Nell'autunno dello stesso amto si ebbero 49 casi, cotJ 41 decessi, 11ella regione percorsa dalla ferrovia Thies-Cayes. AlltJ fine del 1926 il Senegal aveva avuto 190 casi CotJfermati, 30 so.rpetti, 155 decessi.


ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALL.'\

1253

L'infierire della febbre gialla sulle coste occidentali dell'Africa, a periodi intervallari di 5, 10, 14 ed anche 20 anni, ebbe a richiamare l' attenziorze della Società delle Nazioni, la qu11le, all'inizio del 1928, fece pubblicare una relazione dettagliata ed istruttiva. Ai due focolai suddetti altri di secondaria importanza si devono aggiungere. Anche in Europa si sono avuti gruppi di malati di una certa impo·rtanza (epidemie da Lazzaretto) e le crisi più intense si sono- verificate in Spagna, (Cadice 1700, Lisbona, Barcellona) ed in Italia (Livorno 1804). Nel periodo dal 1919 al 1921 la Spagna ebbe scosse violmte, ma fortunatamente poco durature. Attualmente ta·nto la SpCJgna che il Portogallo e gli altri Paesi Europei sono indenni. Il clima europeo, per fortuna, non è adatto alla febbre gialla, a causa della temperatura. L 'endemia amarillica è tm appannagio dei paesi caldi. Nei nostt·i, solo nel periodo estivo, si può verificare qualche episodio morboso, intimamente collegato con coincidenze di arrivi di viaggiato-ri dalla Costa Tunisina, Algerina e Marocchi11a. Nella sessione del maggio 1928 dell'Ufficio Internaziomz.le d'Igiene il dott . G. Van Campenhaut, Ispetto-re Generale della Sezione d'Igiene del Ministero delle Colonie Belghe, e Delegato del Congo- Belga, richiamò l'atlenzione sulla penetrazione della febbre gialla nell'intemo del Congo Belga, del suo passaggio attraverso il Continente Africano, fino alle coste Or~entali dell'Africa, la po-ssibilità del contagio all'Egitto, e in seguito alle Indie. Il pericolo è seg1zalato dalle Stegomie. Esse sono presenti in tutte le Colonie e l'A. richiamò /.'attenzione sul fatto che i mezzi di traspo-rto moderni, quali le ferrovie, le automobili, gli ae-roplani poss&no trasportare zavza-re mfette dai luoghi di endemia ai luoghi indenni. Gli stessi mezzi di trasporto, secondo diceva il Regis, potevano riuscire t!eicoli di malati in i11cubazione. Comunque egli insisteva nel mm trasctware l'idea che il focola-io ama-rillico dell'Africa occidentale poteva costituire un pericolo per le zo-ne o-rientali, che un giomo avrebbero potuto essere contaminate. Il primo- accenno di 10 anni fa sul pericolo rappresentato, nella diffusione, da Stegomie infette, a mezzo di velivoli ha avuto cmzferme da parte dei servizi di sanità aerea, stabiliti recentemente tlei grandi aerodromi coloniali, specialmente, cdme vedremo, nel Kenya.

Fino al 1901 si è sempre ammesso che il tifo amarillico si propagasse mediante miasmi dell'aria, ema·nazioni del suolo, escrezioni di malati, come vomiti, urine, materie fecali. Però, fin dal 1853, un medico francese che aveva. messo il suo domicilio nel Venezuela, Dauiele Beauperthy, avanzò e sosteune l'idea che l'agente trasmettitore e dissemiuatore della feb/;re gialla fosse rma zanzara.


1254

ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

Questa idea, ripresa da Carlo Fùzàlay di Apana nel x88x , non fu da principio accertata. Lo studioso cubano apportava dei fatti precisi, poichè egli accusava una specie particolare di zanzara, cioè il Culex Maschito, che tJOtJ. è· altro che la Stegomia fasciata, designata attualmente dagli zoologi sotto iL nome di Aedes aegypti, o di Aedes argenteus. Il Findlay notava che l'infezione è tanto più benigna quanto più grande è il numero delle persone che la zanzara ha punto dopo che ha caricato la .cua tromba di virus amarillico, principalmente se le persone interposte tra zanzara e malato hanno precedentemente avuto piccoli attacchi del male. Egli aveva anche concepito la possibilità di acquisto ài immunità contro ie forme gravi, facendosi pungere da una o due zanzare solame·nte, il che, c.ome diceva lui, couferisce soltanto una febbre gialla benigna. All'inizio del tzostro secolo, in seguito ai àùastri prodotti dal tifo am(llrilliw nell'America cmtrale e ·nell'America meridionale, furono costituite parecchie missioni di studio in v.1rie località. Così si crearono le missioni americane di Cuba, cotz W. Reed, Caro!, Agramonte e Lazear, di Veracruz, con Ritas e Lutz, di Avana c01z Gorgas e Guiteras. Furono inoltre create una missione inglese al Para, con Duram e M yers, la missione francese dell'Istituto Pasteur a Rio Janeiro, con Marclwux, Salimbefzi e Simond, una seconda missione americana a Vera Cruz con Rosenau, Parker, Francis e Bayer. La prima missione america1za stabilì delle nozioni capitali, e così pure La missione francese comolidò e completò una se~·ie di conoscenze precise che restano definitivammte acquisite alla Scienza. Tra queste precisioni è compresa quella della trasmissio·n e della febbre gialla per opera della Stegomia fasciata, itz certe condizioni essenziali. Esperimenti eseguiti su emigranti, volontari, diedero la dimostrazione evidente dei fatti. Le zanzare cioè, pungendo individui affetti da febbre gialla, non si infettano che quando la suzione avviene durante i primi 3 giorni di malattia. Perchè poi gli imetti acquistino capacità di trasmeuere l'infezione ai soggetti sani mediante le punture, debbono trascorrere almeno 12 giorni. Da questa epoca esse t·estano capaci di infettare fino alla morte. Per Reed r:d i suoi collaboratori, come pure per Marchoux, Salimbeni e Simond le zanzare sono veicoli unici e indispensabili del virus amaril/ico, e tra le zanzare il solo genere Stegomia è responsabile. Di esso la sola specie trasmettitrice è la Stegomia fasciata. La malattia non si può verificare mediante cont«tti di escrezioni, biancherie, oggetti di uso. Da questa conoscmza si ricava la deduzione che ogni opera di disinfezione, riesce inefficace qu(1!fldo non si attua contemporaneamente la disinfestazione. Al di fuori della puntura della Stegomia infetta, il solo mezzo conosciuto di determinare la malattia è l'iniezione nei tessuti di un indipiduo )emibile del sangue di un malato, prelevato nei primi due giorni di malattia.

..


ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

1255

Da quando Stokes, Bauer ed Hudson (1927) ebbero stabilita la possibilità di infettare sperimentalmente il Macacus rhesus, si imponeva di porre bene in luce il valore dell'intermediario Stegomia. La trasmissione fu effettttata dagli stessi AA. i quali riuscirono, 22 volte m 22 esperimenti, a provocare il passaggio da macaco a macaco mettendosi nelle condizioni stabilite dalle missioni dell'inizio del secolo, cioè facendo pungere gli animali malati dalle Stegomie 11ei primi 3 giomi di malattia, e facendo poi pungere gli animali sani 15 giorni dopo. Egualmente alcuni armi dopo a Dacar C. Mathis, Sellards e Laigret, infettarono due macachi con Stegomie che avevano succhiato il sangue di un uomo affetto da febbre gialla benigna 2 ore dopo la. comparsa dell'ipertermia. Le due scimmie furono punte una 24 giomi dopo la puntura del malato e l'altra 31 gionJi dopo. Per essere immune da ogni critica gli AA. si fervirono di zanzare provenienti da un allevamento venuto da Avana, doue non ui era affatto febbre gialla. Proseguendo le loro ricerche sulLa trasmissione mediante le zanzare, Bauer e H udson fecero c01JOScere, nel settembre 1928, che uno stesso malato di febbre gialla era stato punto da zanzare, una prima uolta alla sesta ora di malattia, ed una seconda uolta alla 36• ora. Nei due gruppi di zanzare solo il primo dimostrò capacità a trasmettere l'infezione a macachi. Intanto, al momento in cui le zanzare del secondo gruppo punsero il malato, il sangue di questo era ancora infettante, poichè 5 cc. di tale sangue, iniettato sotto la cute di un mamaco, trasmisero ad esso una febbre gialla tipica. Da ciò si deduce che la quantità di uirus contenuto tlel sangue uaria .··ucceuiuamente dalle prime ore in poi, poichè la zanzara pungitrice non succhia più di un millesimo di cc.; Batter ed Hudson dimostrarono pure, nel luglio 1928, che la Stegomia infetta, pur essendo iucapace di trasmettere la febbre gialla mediante pu11tura, prima del 12° giorno, è tuttau1a ricca di 11irus nei giorni precedmti. Se difatti si frantuma la zauzara, se tu prepara rma emulsione co11 solu::ioue fisiologica clorurato sodica, ed indi l'emulsione f'inocula ad un macaco questo contrae la malattia. Ricerche successive puterono dimostrare che il periodo di incubazione necessario perchè la Aedes diventi infettante non è fisso di 12 giorni, ma varia Ùl relazioTJe con la temperatura ambiente. A 3t C. è di 4 giorni, a 2 1° C. si prolunga shzo a 18 giorni, a temperature più basse non si ha più infezione mediaute putJtura. Gli ultimi episodi epidemici d'i febbre gialla sulla costa d'Africa hanno r.pportato couferme alle conclusio11i pratiche della Commissio11e americana c Cuba e della Commissione francese a Rio Janeiro.

""

..

u ricerche sulla trasmissione dd Virus amarillico, dopo che fu stabilita l'importanza della Stegomia, portarono ad allargare le conosceTJze sui uettori.


I256

ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

Nel giugno 1928 Bauer stabilì che altre Stegomie, oltre la fasciata, sono J·uscettibili di essere ospiti ÌTJtermcdi del Virus. Così. l' Acdcs lutcocepbalus, l'Aedes apicoannulatus e l'Erermopodftes chrisogaster. La febbre gialla, otte11uta sperimentalmente per mezzo di queste zan· zare, 11011 è affatto attenuata e le lesioni istologiche riscontrate al tavolo ana· tomico sono eguali a quelle trovate nelle scimmie infettate mediatzte inocu. fazione sottocutanea di sangue virulento. Come si era pensato di verificare se Stegomie diverse dalla fasciata fos· sero adatte a trasmettere la febbre gialla, così era logico di ricercare se il tra~porto del virus fosse sta·t o possibile da parte di Stegomie di paesi dove la febbre gialla non è mai esistita. E difatti la Stegomia fasciata abbonda su quasi la metà della superficie del globo, per esempio in Asia ed in Australia, mentre il tifo amm·illico non è endemico che in poche regioni dell'A merica e dell'Africa. Fu perciò supposto che esistono delle razze di Stegomie non suscettibili d'infettarsi. Hoffmann, direttore del Laboratorio Carlo Findlay, di Ava11a, lza creduto potere indicare una differenza nella taglia e nella colorazione delle specie di Stegomie provenienti dall'Asia o dalle Americhe. Giovanni Segembre, per conto St{O, ha portato dai suoi viaggi in colonie il ricordo di Stegomie di taglia più gra-nde nei paesi dove regna la febbre gialla rispetto a Stegomie più piccole dei paesi dove non esiste detta malattia. H offm01w e Brug intrapresero ricerche combinate, il I 0 ad Avana, con zanzare provetzimti da Giava, il 2 ° nelle Indie, con zauzare ricevute da Avana. No·n fu notata 11essu1Ja differeuza morfologica essenziale; inoltre Stegomie femmine di origine straniera furono lasciate imieme con Stegomie maschi autoctone. La prole di tali Stegomie non presentava nessuna caratteristica differenziale, e l'incrocio, secorJdo gli sperimenta/ori, consacrerebbe l' ideutità specifica delle Stegomie dei due Paesi. Ringe-r, Sclwffner, Sr1ijders e SvelletJgrebet (1~el luglio 1929) affrontarono il problema (J'flche più da vicino. Nel laboratorio coloniale di Amsterdam infettarono, con virus amarillico venuto dall'Istituto Pasteur di PariJ[i, dei macaclzi e fecero pungere questi da Stegomie provenienti da Giava. Le zanzare .ri infettarono e potettero contagiare altri macachi. Si deduce da ciò che l'A edes argenteus delle Indie neerlandesi non è refrattario al virus amarillico, ma. si comporta come l' Aedes della costa occidevtale dell'Africa o àell'America. Altra serie di conoscenze acquisite negli studi sperimetztali di urJ decennio riguarda le vie di penetrazione del virus amarillico. Particolare importanza si diede alla cute ed alle mucose. Furono adoperati atzimali se-nsibili. Alla Conferenza internazionale di Dakar (aprile 1928) Beewkes riferì che il virus amarillico può attraversare la pelle del Macacus rhesus, tal)to se leggermente escoriata o rasata con rasoio, tanto se integra. Lo stesso A.


ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

1257

però riferì che non aveva ottenuto infezione deponendo nel culdisacco congiuntivale dell'animale qualche goccia di sangue virulento. N el settembre del 1928 Bauer e H udson pubblicarono i risultati delle loro esperienze esegt-tite a Lagos, nella Nigeria inglese. Essi avevano ottenuto mfezione del Macacus rhesus con la semplice frizione di sangue virulento sulla cute Ì1Jtegra dell'addome. Il sangue però doveva esser prelevato da malati all'inizio della malattia, cioè quando la concentrazione del virtts 11el .rangue è massima. L'introduzim1e tlell'esofago di sangue infetto, diluito co1~ .roluzione fisiologica, non provoca malattia. Nel luglio dello stesso anno Marchoux, nell'lstitu:to Pasteur, ottenne risultati non dd tutto simili. Però da essi risulta che l' i,ntroduzione di sangue virulento nel sacco congiuntiva/e provoca l'infezione speriment(lle. Quindi resta assodato che il virus può penetrare tanto per via cutanea a cute integra che per via mucosa. Indagini eseguite nello stesso 1928 nell' IJtituto Osvaldo Cruz assodarono che le feci di Stegomie che hanno punto malati di febbre gialla ~·otJo virulente. Emulsioni preparate con tali feci e inoculate sotto la cute del rnacaco provocano infezione. Il coutagio inoltre si ha con la semplice apposizione delle feci sulla cute integra o sulle mucose di animali sensibili. I ricercatori brasiliani hanno pure constatato che non si infettauo solo le Stegomie femmine, ma anche i maschi. Aedcs argenteus maschi sono stati alimentati con sangue defibrinato di Macacus rhesus infettato. Dopo un pasto di sangue, commisto con miele, gli insetti furono alimentati C01l miele fino alla constatazione dell'infezione, avvenuta da 14 a 16 giomi dopo il pasto sanguigno. A quest'epoca l'emulsione in acqua salata di due zanzare maschi inoculata sotto la pelle di due macachi, infettò gli animali. Il sangue dei macachi fu inoculato in altro macaco, e questo, infettato, venne a morte e fu sottoposto a necroscopia. Altra verità chiarita dagli studiosi brasiliani è quella che riflette il passaggio diretto del virus da Stegomia a Stegomia, senza l'intervento umano, che fino a due anni prima si riteneva obbligatorio. Difatti sette Aedes argmteus maschi restati per 12 giorni a contatto con femmine infette servirono· per preparare una emulsione che fu inoculata ad u12 macaco. Questo ebbe una malattia febbrile non mortale, però u1t poco del suo sangue, inoculato in un altro macaco, provocò in questo una tipica febbre gialla, il cui quadro anatomo-patologico fu controllato all'autopsia. Egualmente Aedes argenteus. femmine si son contagiate a contatto con dei maschi infetti. Gli AA. moderni insistono sull'idea che le zanzare rappresentino un t:ero serbatoio, un terreno di cultura del virus amarillico. Certo è che le Stegomie che hanno assorbito piccole porzioni di virus presentano in breve tempo una invasione diffusa in tutto il loro corpicino, e il liquido salivare ne contiene in, quantità tale da infettarne le persone che vengono punte. I mem-


1258

ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

bri della Missione Francese nutrirono alcune Stegomie, mantenute a digiuno per parecchi giorni, con degli sciroppi nei quali erano state pestate altre Stegomie infettate da più di 12 giomi. Le zanzare così nutrite poterono infettare, mediante puntura, 15 giorni più tardi, persone che si offrirono volotJ· tariameute. Tali AA. dimostrarono quindi la possibilità di trasmissione dd/a malattia da zm1zara a zanzara senza l'intermediario dell'uomo. Bisogna soggiungere però che Marclwux e Simond non riuscirono ad ÙJfettare delle zanzare femmine chiuse itz boccale d' allevametzto, nel quale erano contenute zatJzare infette, vive e morte. Fin dal 1906 i due AA. notavano clze, nè il fatto di coricarsi nel letto di un malato, nè il toccare lo stesso malato, i suoi effetti, le escrezio11i ed anche il sangue virulento delle sue vene, nè il toccare il cadavere e gli orgcmi presentanti lesioni cat·atteristiche erauo capaci di determitJare il contagio. Quest'ultimo eventuale modo di trasmissione è stato considerato di bel 1movo nel 1928, in occasione della Conferenza Africana della febbre gia.lla a Dakar. Selwin Clark, segnalando il mancato parallelismo in alcune località, tra il numero dei casi di febbre gialla e l'abbondanza delle Stegomie, ammette che il virus amarillico è normalmente il risultato della puntura di una :<anzara infetta, ma che esistono talvolta anche altri modi di infezione. E senza entrare in dettagli egli aggiunge che è dimostrato come la materia di autopsia è contagiosa. L 'opinione dell'A. non poggia su basi sperimentali e i suoi dati twn sono stati confermati. Ad ogni modo sono degni del più attento esame alcuni casi verificatisi durante l'epidemia africana e nei quali si deve escludere fintervento delle zanzare. Nel 1928 ebbero a perire, r,•eri ma1·tit·i dell'infezione amarillica, Stokes, Noguchi e Joung, recatisi, quali membri della Missione scientifica inviata dalla Fondazione Rockefeller sulla Costa d'Oro, itJ Africa. L'ù;feziotJe di questi 3 geniali e pazienti ricercatori si verificò senza intervento di zanzare. Stokes risiedeva a laba, paese indenne da Aedes. Qu..mdo ÙJ lui si manifestarono i primi indizi della infezione egli mancava dall' insettario da 12 giorni. Dopo di Stokes si a.mmalarono quasi contemporanea-mente N oguchi e Joung, il-capo della Missio11e Americana. L'infezione dei 3 studiosi si deve riconoscere avvenuta per mezzo di materiale co11tenente il virus. Difatti Stokes presentò i segtli dell' Ù1jezione 4 giorni dopo di aver inoculato 12 scim mie; Noguchi manipolava materiale fortemente virulento che inoculava in animali; ]oung coadiuvò Noguchi nelle ricerche e ne praticò l'autopsia. L'ipotesi del modo di infettarsi dei tre A A. è avvalorata dagli esperimenti di Beewkes, riferit:i dal resoconto della Conferenza Africana della febbre gialla (Dakar, aprile 1928). Il Beewckes dtmostrò che poche goccie di sangue di animale infetto deposte sulla cute integra di animali recettivi p-roducevano itz questi l'infezione.


ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

1259

Pet· lungo tempo è stato ricercato 12elle acque, nell'aria, nel suolo, nel sangue dei malati l'agente etiologico della malattia. Per un certo tempo fu in grande onore prima il Micrococcus Xanthogènicus di Domingos Fraire del Brasile (1885), poi la Peronospera lutea di Caranona del Messico (1887). Dieci anni dopo G. Sanarelli annunziò la scoperta del suo B. /cteroides. Caidas- e Bellizaghi isolarono dall'intestino dei malati un bacillo che essi dichiarano specifico e che servì anche per preparare un siero preventivo. Nel 1918 il Noguchi, studiando una epidemia di febbre gialla a Guajaquil (Equatore), riuscì ad isolare dalle cavie infettate con sangue di malati una Spirocheta, che egli chiamò Leptospira icteroidcs a cui attriluì la qualità di essere l'agente patogmo della malattia. La grande autorità di cui godeva il Noguchi non fece nascere alcun dubbio per parecchi anni. In seguito la Leptospira fu segnalata nel Messico (un caso nel 1919), a Vera Cruz (un caso nel 1920), nel Perù (4 casi su r3 nel 1920), di nuovo a Vera Cruz (un caso nel 1921), nel Bt·asile, a Bahia, a Palmeria (2 casi su 9}. Circa l'importanza delle Spirochete nella Febbre gialla già la Mùsione Francese. nello scartare il parassita isolato da Parker, Beyer e Porthier col nome di Micrococcidium Stegomjae, aveva ammesso l'ipotesi che si dovesse dare valore alle Spirochete. Il Noguchi, mediante reazioni immunologiche, notò delle differenze fra la Lcptospira icteroides ed altre spirochete tra cui la LeptoJpira icteroemorragiae. In base alle sue convinzioni il grande giapponese preparò anche un vaccino ed un siero antiitteroide. Quest'ultimo preparato nel cavallo. La L~ptospira fu ricercata attentamente nelle epidemie dell'Africa 0ccidentale da Mathis, nell'Istituto Pasteur di Dakar, da Canna/ e Smith a Lagas, da Stokes, Bauer e HudsotJ . Furono fatte indagini nel sangue, nelle urine, negli organi ÙJtcrni dei morti, ma La Leptospira non fu rinvenuta. Anche in America le ricerche furono negative. Sellardes, Gaj, e :Yheiler, mediante le reazioni immunitarie incrociate ed il fenomeno di Pfeiffer, dimostrarono l'identità assoluta della Leptspira icteroides del N oguchi con la spirocheta di /do e I nada. Questi risultati furono confermati in seguito ,da Schuffner, Stefanopoulo e Ho.roja, Puntoni, De Vogel, Cornil, A. Pettit. Lo stesso Noguchi rimase colpito dalle numerose ricerche batteriologiche e s.ierologiche e convmne che il pu1Uo di partenza non era giusto, perchè i malati da cui erano stati fatti i primi prelevamenti non erano affetti da febbre gialla lensì da spirochetosi itteremorragica. Noguchi, uomo superiore, non solo non si corrucciò per le critiche mosse alle sue ricerche, ai vaccini ed ai sieri, ma prese maggiore lena per fo studio e, in· compagnia di Stokes e W. Joung, si recò in Africa pet· lo studio della intensa epidemia del 1927 e 1928. In questa missione egli trovò la morte, ucciso dal virus che andava perseguendo.


1260

ACQUISJZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

Il triemzio 1928-1930 comprende due tappe decisive nello studio della febbre gialla. Nel 1927 la commissione inglese della fondazione Rockefcller, composta di Stokes, Batter, Hudùon aveva comunicato parecchie osservazioni di grande interesse. Particolari sviluppi ebbe lo studio di Stokes circa la inoculabilità del virus amarillico in una scimmia asiatica, il Macacm t-ltestu. Anzi in questo mammifero l'agente morboso si rivelò di una virulevza assai superiore che non nell'uomo. In questo infatti esso si riscontra nel 'Circolo solo nei primi tre giomi di malattia e nel cadcwere non si rinviene affatt~ 11ella scimmia invece il virus si trova i11 circolo per tutta la durata della malattia e lo stesso cadavere riesce facilmet1te infettante. l liquidi cadaverici sono ricchi di virus. Ad essi appunto si debbono le dolorisissime perdite di Stokes, Joung e Noguchi, martiri autentici della scienza, che la stO'rià ricorderà nei secoli, ad ammirazione dei posteri. Il 1930 vide sorgere U1UJ; nuova scoperta assai più decisiva di quella precedente, nel cammino della lotta antiamarillica. T heiler dimostrò sperimentalmente la possibilità di infettare il topo bianco, animale considerato prima refrattario alla febbre gialla, inoculando ad esw, per via endocerebrale, il virus proveniente dalla scimmia. La via endocerebrale fu tentata dopo che non avevano dato buoni effetti le iniezioni sottocutanee e intraperito11eali. Il T heiler pensò alla via endoceretrale c01uiderar1do le osservazioni fatte da Lomet e Laigret a proposito delle turbe nervose che si producono nella prima fase della infezione amarillica. Vide così c!le una goccia o due di sangue di Rhesu'S o di ur1a emulsione di cervello delLo stesso, iniettate nel cervello del topo, lo infettavano. Topi adulti in tal modo trattati, ammalavano nella quasi totalità, e la malattia era mortale. Il virus è presente nel cervello, nel midolla spinale, nei 1lervi periferici, è assente negli altri organi (fegato, milza, rene). Le 'inoculazioni sottocutanee, intradermiche, endomuscolari, endoperitoneali, mentre solo di ?'ado riescono i11fettanti, conferiscono però costantemente immunità contro /,~ iniezione cerebrale. l topi giovani di due settimane si presentano estremamente recettivi e l'inoculazione attraverso la pelle ed ùz paitoneo è sempre seguita àa malattia. Il virus, solo transitoriamente presente nel fegato e nella milza, è forteme11te neurotropo. Già dopo 24 ore si è andato a localizzare nei cerztri nervosi, e non resta che molto poco negli organi addomù1ali. Il siero di uomo che ha già sofferto di febbre gi.alla, come quello di .rcimmie immunizzate, aggiunto in vitro al virus amarillico rende questo incapace di infettare i topi. La tecnica mediante la quale si stabilisce il contatto fra siero e .<ostanza nervosa è tutt'altro che facile, come vedremo subito. Il cervello di topo infetto resta infettante a sua volta fino a x6o giorni, se mantenuto a temperatura di otto gradi sotto zero, resta infettante fino al


ACQUISIZIONI RECE:-.lTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

I26I

58° giorno, se mescolato a parti eguali con gli.cerina ed alla temperatura di due-quattro gradi. Dopo Ufl certo numero di passaggi attraverso il topo il virus perde la t ua virulenza per il macaco. Sperimentalmente fu dimostrato che un Macacus rhesus, inoculato con virus topo di terzo passaggio. contrasse malattia mortale in 5 giorni, e che U1l altro macaco, trattato c011 virus topo al 42" passaggio, ,.,.a ancora vivo al 48° giomo: venne poi a morte per malattia diversa. N el topo int,ece il virus si esalta fino a fissità. l n fatti mentre nelle prime moculazioni il periodo di incubazio11e è di I 4- r8 giorni, nelle i11oculazi01ti successive si ha una abbreviazione della incubazione a 7-6 giorni, a partire dal 5o pa·ssaggio. Dopo il 75" passaggio, il periodo di incubazione non oltrepassa il 5o giomo. Che il virus neurotropo del topo fosse effettivamente amarillico fu ampiamente dimostrato dallo stesso Theiler e da Dù1ger, sia con l'ù10culaziotJe intraperitoneale al Rheus, itzoculazio1lt' seguita da malattia e morte, di cervello di topo al 13" passaggio, sia con la puntura di Aedcs Agypti prima a topi infetti 1telfe primissime ore, e dopo alle scimmie. · Gli stessi Theiler e Dinger, trattando animali con sospensione in soluzio·ne fisiologica di cervello di topo infetto, più siero di sa11gue di uomiui guariti, o di scimmie immunizzate, co1istatarono che non sempre si riusciva a salvare gli animali trattati. L'osservazione attenta del fenomeno mise in chiaro il fatto che l'emulsione alla quale si aggiungeva il siero, per quanto apparentemente limpida, conteneva sempre residui di sostanze cerebrali capaci di proteggere il virus incluso dalla azione del .<Ìero immune. Per con..-eguenza gli animali inoculati ammalavano e soccombevano alla inoculazione della miscela. La filtrazione ripetuta dall(/> emulsion~, opportunamente eseguita in liquido indifferente per il virus, allontanava ogni traccia di tesmto nervoso. Mescolando poi tale emulsione col siero immune e inoculando della miscela negli animai/ recettivi, non si aveva l'infeziotze. Si era così trovato un mezzo adatto a due preziosi indirizzi nella lotta antiamarillica: un indirizzo diagnostico e un iudirizz o profìlattico. Questo veniva perseguito con l'allestimento di un vaccino, applicato su vasta scala, e quello veniva largamente diffuso, nella ricerca indicata, col nome di T est di protezione o Potere protettivo del siero. Il Test di protezione permette di eseguire diagnosi retrospettive, in quanto, se la m iscela di un siero in esame, più virus amarillico, viene itzo·cHlata ad un topo, per via endocerebrale, e non produce malattia e morte nel topo stesso, si deduce che quel siero conteneva anticorpi virulicidi, anticorpi elaboratisi in seguùo a forme morbose sofferte anche inapparentemente. Il mezzo diagnostico si è mostrato veramente prezioso, poiclzè ha permesso, prima di ogni altro, di poter dimostrare che non esistono razze umane veramente refrattarie al virus amarillico, ed in secondo luogo, a dimostrare che possono aversi delle regioni in cui, pur rzon verificandosi casi classici di infe-


1262

ACQUISIZIONI RECENTI NEL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

zione, si deve necessariamente ammettere che ivi il virus esiste, serpeggia e agisce in maniera inapparente, ma capace di suscitare anticorpi. Circa la prima deduzione, si deve ritenere che l'affermazione della più tcarsa suscettibilità dei negri alla febbre gialla, rispetto ai bianchi, va corretta nel senso che i negri indigeni, in alcu1te zone, possono aver avuto dei contagi inapparenti, e quindi il loro sangue è ricco in anticorpi. Certo è che il 1

potere protettivo è stato, in questi ultimi tempi, rùwenuto anche nel si"o del sangue di bianchi. La seconda deduzione ha permesso di mettere in evidenza le cosidette zone silenziose, nelle quali la malattia esiste allo stato latente, non dà esplosioni epidemiche, provoca manifestazioni inapparenti, ma è capace di immuntzzare. Le prime applicazioni di questo nuovo e utilissimo mezzo diagnostico furono fatte nel Brasile, ma, in seguito, si sono estese ampiamente Ìtl Africa Orientale, Equatoriale ed Occidentale. A facilitare la ricerca del test di protezione, la cui tecnica ha subito l'arie modificazioni, ad opera di Beewkes, Bauer, Makaffj, Theiler, Dinger, ecc., Sawyer e Loyd pensarono ,d i Ì11oculare nel cavo peritoneale del topo la miscela virus più siero (siero immune eme. 0,4 ed emulsione nervosa eme. 0,2) e contemporaneamente nella scatola cranica una leggiera sospensione di amido (eme. 0>3 di una diluiziotze 2 % di amido in soluzione clorurata sodica 0,9 %).

l più squisiti mezzi di laboratorio, a.datti a svelare la presenza della jebbre gialla, si son dovuti necessariamente affinare in questi ultimi tempi, poichè essa pare abbia perduto la sua unicità fondamentale, tanto a riguardo della intensità di diffusione, come a riguardo delle s01·genti e dei veicoli. Circa la diffusibilità occorre distù~guere 3 modalità: la febbre gialla urbana, la febbre gialla selvatica. e la febbre gialla rurale. La distinzione è basata sugli aggmppame11ti di abitati umani nei quali essa si svolge, sulla dir;ersità all'andamento epidemico e, per la selvatica, sulla natura dei vettori zoologici. Il virus è sempre lo stesso in tutte e tre le varietà. La unicità si desume dai dati clinici, anatomopatologici, sierologici e biologici. La febbre gialla urbana e rurale riconosce come serbatoio l' uamo c rome vettore la Stegomia, la febbre gialla selvatica riconosce come serbatoi animali selvatici e come vettori zanzare selvatiche. La febbre gialla Ut·bana, là dove la profilassi antistegomica è .rtata largamente applicata, è scomparsa. Scomparsa dalla città, la febbre gialla, sotto la forma di intensa epidem icità, si portò alla campagna. Spazzata dalle città del litorale essa a11dò a rifugiarsi nell'interno.


ACQUISIZIONI RECENTI ~EL CAMPO DELL:\ FEBBRE GIALLA

1263

Da costiera divenne interlandica. La recrudescenza epidetnjca di Rio de Janeiro, nel 1928, ebbe origine appunto da importazione rurale. L'infeztone arrivò alla capitale portata dai soldati disseminati alla periferia, per motivi di ordine pubblico. Fu rivolta allora l'attenzione su piccoli focolai, piccoli episodi extraurbani, fugaci, discontinui, privi di legami topografici e cronologici. Nello stesso periodo di tempo, se non anche prima, la endemosporadicità della febbre gialla era riconosciuta anche in Africa, dove essa .si rilevava intraterrea, da utza riva all'opposta dell'Oceano. . Le condizioni etiologiche non erano cambiate. Sempre La Stegomia rappresentava il vettore dell'infezione. Non si riuscit-·a però a comprendere il perc/zè di episodi scoppianti a lunghe distanze fra loro, come a lunghi intert-alli nel tempo. Aragao pensò dovessero avere grande importanza gli spostamenti sempre crescentt dei mezzi di trasporto. Prima, si disse, l'infezione cammivava con le scarpe (piedi umanr) e con gli zoccoli (piedi di quadrupedz); poi interttennero le ferrovie a retzdere agevoli gli spostame11ti di uomini con la infezione in incubazione o le Stegomie i11fette. Più tardi ancora arrivarono i mezzi motorizzati, automo!;ili e autocarri, e l'itxfezione potè spostarsi in fJoche ore nel territorio brasiliano, in quelle stesse zone dove prima analoghi .•postamenti richiedevano mesi. Le popolazioni partono e ripartono, si effettuano emigrazioni commerciali, agricole, periodiche, occasi011ali. Si aggiu11ge i! nomadismo proprio alle popolazi01zi indigene, tanto brasiliane come africane. , l sanitari e i non sanitari si ·eratzo troppo con vimi che l'infeziotze ama. rillica dovesse restar fino sulle coste, e che mai si potesse attuare un contagio nelle z one campestri, e tanto meno nelle zone montagnose. Non mancaro-no, è· vero, indizi sicuri di episodi amarillici rurali, però essi notl attirarono l'attenzione degli epidemiologici dogmatici, come dice scultoreamente forge. Guiteras a Cuba e Barroso nel Brasile avevano denunziato casi estraurbani, sparsi e vaganti, diffondenti limitate recrudescenze epidemiche in piccole città, in villaggi, in borgate e nelle case coloniche isolate. Con molti dettagli Barroso eseguì i corsi e i ricorsi di questi contagi minuscoli nel Brasile, durante il 1920. Nello Stato di S. Paolo, a Sud del Brasile, si osserva,vano in passato recrudescenze epidemiche sugli altipiani molto gravi durame i periodi estivi, in coincidenza con una forte produzione di Stegomie, ma terminanti bruscaméiite quando, a éctuJa dell'inizio del pe;·iodo freddrt, scompat'ivano le zatJzare. Nella febbre gialla rurale, come in quella urbana, l'uomo rappresenta la riserva del virus e la Stegomia domestica il vettore. Il luogo della infezione è domiciliare o iuxtadomiciliare. Nella febbre gialla selvatica la sorgente del virus non è più l'uomo, la Stegomia scompare dalla scena, la sede del 'Contagio si trova nelle zone disabitate. L'antinomia fu per la prima volta annunziata da Soper, quando egli prese visione di alcu11i casi verificatisi in zo11.e


ACQUISIZIONI RECENTI NFL CAMPO DELLA FEBBRE GIALLA

selvatiche, dove non c'erano nè uomini nè Stegomie. IL serbatoio del virus sarebbe costituito da animali selvatici, com.e pure selvatici sarebbero gli msetti puntori. Al posto del binomio classico uomo più Stegomia si deve ammettere un t1·inomio: un mammifero, quale ospzte, un insetto, quale vettore, e l'uomo. Si costituisce così la febl;re gialla selvatica o del bosco o delle foreste o della jungla. Questa modalità di evolvere 11011 rappresenta una forma morbosa nuova. Gli antichi medici l'avevano già osservata e descritta nello Stato di S. Paolo. Il Lutz ,aveva osservato casi del genere in boscaiuoli, nel 1~8, a Funi/, nello Stato di S. Paolo, presso la città di Campùzas. In quella località non vi erano Stegomie. Fu questo il primo caso di febbre gialla comtatato in ambiente silvestre, privo di Stegomie. Gli studi più ampi di questi ultimi tempi hanno fatto conoscere numerosissimi casi del genere. Nel 1907 Martinez vide nella Columbia casi amarillici verificatisi in boschi, lontani dagli abitati umani, e privi di imetti domestici. L'allarme sulla febbre gialla selvatica è stato dato in tutta forma nel 1935· Nel mese di gennaio di quell'anno fu1·ono sorpresi dei casi ad Annopolis, nello Stato di Gajaz, primo scalino di una serie avanzantesi pel SudOvest di Minas e pel Matto Grosso, fino a S. Paolo e al Parana. D'allora la febbre gialla selvatica non rallenta nell'enorme dominio conquistato e vi resta. Intorno a questa forma di febbre gialla gli studiosi hanno messo in discussione vari quesiti. Il ]orge pone, per es. questi quesiti: 1° - ltz che cosa consiSte la nuova epidemicità ? 2° - Quali sono i vettori virulenti ? 3o - Quale è la sua tlatura ? Come prevenire e combattere il suo sviluppo ? La malattia esplode nelle foreste, dove si abbatt01lo alberi per l'industria del legno. Essa colpisce particolarmente i boscaiuoli. Le donne e i bambini possono essere colpiti solo quando si recano nella foresta, mai se restano nei centt·i abitati. Quindi la sorgente deve essere .Jlella foresta, indipendentemente dalla presetlza dell'uomo. Inoltre non entrano in giuoco le Stegomie. •v • l Ciò che è stato constatato ttcl Brasile si è ripetuto nella Bolivia e nel/{1 Columbia. Nel corso del 1935 e 1936 si è dovuta constatare come tutti i ten·itori del Brasile abbiano prese1Ztato accensioni allarmanti della forma epidemica. Focolai piccoli hanno percorso tutto il territorio da Nord a Sud e da Lepante a Ponente. La forma infettiva è strettamente diffusa, celere nel prog,·esso, amp-ia nella sua estensione. Qualcuno pensò che degli f,l.ccelli migratori aves· Jero potuto dif}o1tderla, però giustametzte Aragao fece notare che gli uccelli .io11o refrattari. Piuttosto egli disse non dovet1ano essere estranei alla difjt~.Sionc i traspo1·ti motorizzati benchè essi non potessero spiegare tutto, .specialmente


ACQUISIZIONI K~:CENTI NEL CAMPO OELL:\ FEBBRE GI.\LLA

I 265

il fatto della fuga, diciamo così, dai centri urbani, e la presenza nelle ~one ;e/uaticlze e montagnoJe. Ad ogni modo il 1lumero dei colp1ti del solo Stato di S. Paolo furouo di 1042 nel 1936 e di 360 nei primi 5 mesi del 1937- La totalità, in questo periodo, fu del 47 ~'v, alquanto inferiore a quella della epidemia di R10, del r928-29, dove si raggiunse il 59 'X, . Negli ultimi due anni i servizi sanitari antiamarillici nei Brasde, come altrove, si s<mo avvalsi per l'accertamento diagnoj·tico dei mezzi più squisiti di indagine, dalle ricerche anatomoistologiclze, specialm ente del fegato, al potere protettivo del siero dei couvalescertti e dei guariti, come dei portatori. Specialmente in base a questa ultima indagine, resa più agevole dal trovato del Theilet· circa la recettività al virus da parte del topo, si son potute segnare le zone mute o silenziose. Circa i serbatoi pare assodato che nel Brasile esJÌ debbono essere individuati nelle scimmie selvatiche. E' vero che anche i bovini sono forniti di test protettivo, però bovini non si trovano nei boschi. Per le scimmie invece esistono numerose testimonianze di crmtadini, boscaiuoli, cacciatori che frequentano le foreste pei loro mestieri. Essi hamw veduto frequentemente sugli alberi delle zone dove regna la febbre gialla selvatica, scimmie che, all'aspetto, si mostravano malate e spesso 11e hanno visto pure cadere morte dagli alberi. L 'epizoozia scimmie.1ca precedeva di w-20 giorni l'esplosione di casi umani di febbre gialla. Nelle zone boscose poi esistono numerosiHime zanzare: si vedouo dei z·eri nugoli volare, favoriti dal calore e dall'umidità. Secondo i dati del Laboratorio parecchie specie possono comunicare l'infezione: così l' Aedes scapuralis, l' Aedes fluviatiJis, l'Hacmagogus, l.a Psorophora, la Mansonia. Questi , 11uetti so1w meno esigenti in calore delle Stegomie, più resisteuti di esse agli ab!;as.atmentt termici. Infatti, mentre le Stegomie vogliono una temperatura superiore ai 20" C. le zanzare boscaiuole si contentano anche di 15° C. Circa la identità o meno del virus della febbre gialla selvatica con la classifica febbre gialla dci centri urbani tutto fa propendere per la unicità. Certo le Stegomie clze pungono malati di virus silve.-·tre si infettano. Tutti i mezzi adatti a svelare il virus amarillico urbano rùpondono lenissimo pel riconoscimento del virus selvatico. Probaéilmente si tratta di adattamento del virus e di piccole modificazioni interamente reversibili '11el trasporto. La febbre gialla è sempre una, da quella trovata e patita dagli equipaggi di Cristoforo Colombo, a quella che uccise Stokes, 1oung e Noguchi, t< quella che produce i casi sporudici all'Africa Centrale, a quella che uccide il R!Jesus, come il riccio, come il topo, a quella che susàta anticorpi, agendo inapparentemenle. La utiliz:::azir.,ne del tJalore del potere protettivo del siero di sang ue dei guariti di f. g. fu fatta la prima volta, (l/l'inizio del 1931, dalla fondazione Rockefeller, con la cooperazione dei Governi interej·sati. Fu così eseg uita una 2 -

Gwrna/~

di nudicù1a militart:.


1 206

ACI)l"ISlZIONI H l~Cf'NTI NEL ('_<\MPO DELLA FF.PBRF: G IALLA

inchiesta mila di.itribuziom: della immunità nell'uomo, raccogliendone il .cangue e provando/o sul topo. Tale inchiesta aveva il fine di delimitare le regioni del mondo nelle quali vi era Jtata di recmte la febbre gialla, e contribuire alla couoscenza della reLativa epidemiologia. L'inchiesta fu fatta in Africa Occidentale e Centrale, sotto la direzione di Beewkes, e nell'America del Sud da Saper. Anche in altre parti del mondo furono raccolti sieri ed inviati, per e.cJere esaminati, a New York. In cifre roto11de, come riferisce Sawjer, furono e.caminati 9 .000 sieri a Làgos, nella Nigeria , 4.000 a Bahia (BraJile), 12.000 a New York. Il siero fu inoculato in topi, mescolato con sospensione di cervello d1 topo infetto. Con ogni campiOtze di JÌero ve11Jllano inoculati 6 topi e solo quando tutti e 6 o alme11o 5 sopravvivevano, Ji deduceva che il donatore a11eva ar,uto per lo passato febbre gialla. L'inchiesta fu e,;te.•a al Canadà, alla Cina, alle Isole Filippine, agli Stati MttleJi, alle /11die, a/L' Australia. Di 423 campioni di Jangue di queste localitcì solo 3 avevano potere protettivo (0,7 ~·). Campioni di sa11gue di 10 paesi africani risultarono pure poveri di potere protettivo. Su 856 campioni 7 furono trovati avere potere protettivo, cio{'- il o,8 '1() . Dei IO paesi facevano parte il Kenya, l'Abissinia, l'Egitto. A que.rti dati occorre aggiungere quelli di Stefcmopoulo, che adoperò un metodo per qualche lato differente da quello adoperato in America. Ad ogni mod'o lo Stefanopoulo concluse che, medimzte il test di protezione, .ri riesce a trovare persone immuni ripa-rtite largamente, ma in·egolm·mente sul vasto territorio che si e.•tende dal Se11egal alla frontiera occidentale del Sudan anglo-egiziano. Il metodo delle i11dagi11i mediante la ricerca del test di protezio11e continuò ad essere appliwto in Africa anche dopo il 1931. Alla fine di settem bre de! 1934 erano state fatte ricerche in 181 città, appartenenti ad 8 colo11ie dell'Africa Occidentale. Di 7580 campioni di saugue e.raminati 1879 furono trat'ati positivi, cio(: il 25 ·:... Si ebbe a notare che si rilevarono ca.ri positit' i in parecchie località, dal'C 11011 erano mai .•tati Jegnalati caJi di febbre giallo!. Nella N igeria, per eJempio, nei 25 anni precedenti l'inchiesta solo in 22 localit{ì era·no .<tali denuw::iati casi di malattia. Con la ricerca del teJt di proie'àonC' tutte le citt.ì co11 un certo ntunero di abitanti mostrarono di at'er sofferto la nwlattia. Camptolli di .•angue di 71 ce11tri abitati dimo.,trarono che in 67 d 1 csn c'era .' Nta l'infezione. In tedi (17 centri da I O anni non erano .rtati denun~ iati ca•i di febbre gialla . Dallc1 inc!Jie-'ta ap parre t·hiaro che nell' .rlfrica Occidentale la feb!;rc gialla è più frtq ucnt~ di qncl che dalle .•tati.a ir!Je delle denu w:.ie JÌ può dedurre. Dall'apnle al settembre 1934 fwr; no falle ricerche in 11 loca fit,ì di 6 ,fictrctti. J mm{'ioni di .(f71/gue furono 420 e di es.;i 30 furOn o trOl'!lli po..-i-


ACQUISIZIO~I KF.Ck:"<TI l'F.!. CA:'-11'0 DI'LI .\ FF.BBRF. C.I.\I.I.A

12fl7

tìvi, cioè circa il 0,7 ~o . Nel mese di giugno di quell'anno, nella città di Wau, nella provincia di Bahr-EI-Ghazal (St{(/an anglo- egiziano) Ji ebbe un caso mortale, ben accertalo di febbre gialla. Questo caso obbliga a cancellare il distacco di Bahr-El-Ghazal, nel Sudnn anglo-egiziano, dal numero delle zone silenzio.•e. Tale obbligo derilla dal concetto che quanto più numero.ri sono i casi di test protettivo in individui di giovane età tanto più prossimi si è al periodo di malattia in atto. Ora le· città di Wau, di R.ttmhek e di Juba erano le sole località del Suda n dove eruno stati messi in evidenza ragazz i con siero protettivo. Ciò significa che in quella località l'infezione dovetM essere ben manifesta da poco tempo. I ragazzi con siero protettivo di Wau erano dell"età compresa tra 6 e 9 anni, quelli di Rumbek erano di 11 anni, quelli di fuba di 7-8 anni. IL caso di Wau diede luogo ad un'importante· pubblicazione di H ewer, dc:/ Lt~boratorio batteriologico tropicale di Khartoum, pubblicaz iOne nella ,,uale si conclude cl1e quaudo in una località si tror;a potere protettivo nel siero di sangue di ragazzi e di tambini da 3 anni in su, quella località più che c:l1iamarsi "zona silenziosa )) si deve chiamare c1 zona di infenzio11e in atto )). Lo stesso caso di Wau richicTmll quanto fu mes.•o in evidenza nel Brasile, per opera del Soper, a proposito di ricerche in ca.•i non riconosciuti di febbre gialla. Nelle «regioni silenziose » i casi benigni di febbre gialla fac"ilmmte possono .;fuggire. La diffìcoltÙ del/a diagnosi (((letla spinto all'adozione di una parziale autopsia di tutti i casi normali di febbre aventi avuto durata inferiore a IO giorni. Per individuare i focolai di casi attuali di febbre gmlla, ai quali è dovuta la penùtenza della malattia allo stato endemico ne/nord del BraJi!e, .ritrovò c/1e il mezz o migliore era quello di combinare l'uso della ricerca del potae protettivo nel siero con l'abitudine di prelevare al e.raminare un frammento del fegato dai cadaveri. fu tal modo fu potuto constatare che ogni tanto nelle t< regioni silenziose >> dove si at,evano indizi della preJenza della malattia in atto, si verifica.t•tmo casi mortali. Dato il wccesJo ollenuto la pratica fu g('IJCriJli~-;~at:t in tu/lo il Br.uile con 1'/.ftitu::.ione del « sentizio di visccrotomia 11 , cn•ato co11 Decreto Prr.<idell':::iale nel rq32. I rmtltati del te.1t di prote-:::io11e sul topo indicallo rìol'e può es.iere utile il sert'i:..,io di vùcerotomiu. Il Saper rifaì cl:e dal maggio 1930 fìno al giugllo lti.B il mf'lr;do dr/la l'Ùcerotomia pot{: dimVJtrare !'esùtenza di ca.ri !dali rli fcl;bre gialla in 43 iocalihì cla•Jificate come " regiolli silew:::io::e .. , quindi occorre e.u ere molto <~llrnti nella vigilan:::a igienica, poicM: lù doa si hanno casi rariuimi di feblrc gwl!a letale, ma senza i segni clinici dd male, la mai!Ctlll~~a dd!a t'isceratomia potrebbe la.rciare ancora nella ccrte-::::.a di trO[I(Irsi in ::ona in cui l'infc~io ne è manife..;t,l ..:o/tanto ton l';mlllltiiÌIIÌ.

l


I 26R

AC()UIS IZIONI RECENTI ì'F.L C:\ MP() DELLA FEBBRE GIALLA

Oltre le importa11tz notizie riferite a proposito della febbre gialla nel!'Africa Orientale è utile seguire la nota presentata all'Ufficio 'Intemaziouale J' l giene Pubblica nell'ottobre 1934, da parte del direttore del serviz io del Sudan, dott. Atl(_ej. La nota riguarda i risultati ottenuti con la ricerca del test di protezione del siero di sangue, cou le indagini anatomoistologiche e biologiche sul fegato o sui frammenti pmvenienti da autopsie o da v isceratomia. Circa il test di protezio11e si deve ricordare che se il potere protettivo è ;tato conferito da sieri sanguigni di adulti di molte località delle provincie di Dorfour, di Kurdofan, di Bahr-EI-Ghazal e dei Mongalla; egual risultato non è stato ottenuto col siero di sangue di ragazzi e bambini che nel distretto di Wau e nella provit1cia di Bahr-El-Ghazal. L'esame istopatologico del fegato dimostrò che di tutti i frammenti epatici inviati e appartenenti ad ,·ndividui morti di malattia febbrile, avente la dt.trata di meno di I O gioroi, uno solo presmtava i segni della febbre gialla. Esso prove1tiva da Wau. Lo James, sempre a proposito della febbre giql/a dell'Africa Orientale, ricorda le osservaz ioni di Findlaj rispetto alla sensibilità al virus ama' illico da parte di alcune varietà di riccio, comprese quelle del Sudan. L ' esse1·e il riccio un possibile serbatoio di tale virus fa aumentare il tmmero degli animali a sangue caldo suscettibili all'infezione: uomo, scimmie, riccio, topo. L e questioni della presenza del vims 11el fegato e non nel sangue in alcuni serbatoi probabilmente entra in un ordine biologico generale, poichè anche per altre infezioni si constata la scomparsa del virus dal circolo e il rifugio del medesimo in organi itJtemi.

Giunti a questo punto vien fatto di domandarci se anche per le zone jilen:::iost' come per le forme dtSieminate, rurali o selvatiche, di febbre gialla esùtano norme di profilassi. Ne ej·istono indubbiamente di codificate in cpportuni provvedimenti legislativi come in applicazioue di studi sperime11tali. Lasciando da parte le pratiche di vaccinazioni, pet· ottenere le qua/1 esi.aono t'ari m etodi e tutti pregevoli, vogliamo" soffermarci su poclze conoscenze di profilassi antiamaril/ica, rivolgente.ci più che contro il virus contro ; l'CII ori. La c1ita m odema, con la fretta nel di..-impegno degli affari, CO IJ la rapi ditù dei mcz:::i di trruporto, con le energie che _•prer:a, determina delle correllti cajlaci di fat,orire la trasmìgra:done da una localit,ì acl altre dei l'etton dc!ì'infe-::ione. l mezzi di traJporto poi, co.•tituiti dai t'agoni ferroviari, dalle automobili, dagli autocarri e specialm ente dai vdcoli aerei. rappre.cent,mo 101 Pericolo deg110 della massima comidcra~ione.


ACQU!S!Z!ONI

...

.. ·.

....,. ., .

··'

.•..' r'·•• ,,

'~·'

..

.,...

Rl~CENTI :-.lEI. CAMI'O UFLLA FEilii RE GI:\LL.\

1269

Il pericolo può essere costituito dal trasporto di individui cwenti in incubazione l'infezione. Tale evenienza è ecce·::ion.J!e, per non dire impossibile, dati i caratteri dinici de/la malattia e la possibilitcì di contagi per l'uomo. Più importante è il pet·icolo degli insetti vettori. Essi non sono costituiti soltanto dalla Aedes Aegypti. Su questo argomento son tornati recentemente gli studiosi ddl.t Fon dazione Rockefeller Sawyr e Soper, a proposito della fe/;bre gialla selvatica e.cistente nelle fore ste del Brasile, do ve mancano le Aedes. Alla steSJa riunio11e del maggio 1937 del Comitato Permanente delI"Ufficio Internazionale d 'Igiene Pubblica, dove gli AA . della Roc/(feller portarono i loro contributi, prese parte il Finlaj, che riferì sulle ricerche eseguite ÙJtorno al potere protettivo prese11te nel siero di sangue delle scimmie dell'Africa Occidentale, ma mancante nel siero di sangue delle scimmie del Kenya, dell'India, di Giava. Egli però riferì pure di aver comtatato che t1el Sudan anglo-egi;;iano, specialmente sui monti Nuba, esistono numerosissime Aedes, ta11to ne/le ab1ta-::ioni che 11egli incavi di alberi che servono per riJerve di acqua, e nelle cavittì dt·l!e roca, ad ema certa distanza dalle abitaz ioni. La questione degli insetti vettori ben conosciuti e di quelli sospettati come vettori, sta oggi al primo piano delle preoccnpazioni degli organi sanitari delle stazioni dì tramito degli aeroplani da e per le regioni di endemia chiara, come delle zone silenziose. Sempre alla delta riunione del maggio 1937 del Comitato brternaziouale d'Igiene Pu ~bLica furono com umcate le ricerche di Sy mes, medico entomologo del Kenya, ..-ugli insetti negli aerei, di Boer .culle misure di dùinfestione delle aeronavi neii'Uganda, di Stantotz sul grado di infestazione da parte delle ::;anzare vettrici di virus amarillico in alcune regioni dì Afnca. CO!r! l' la Sierra Leone, Kì.rlwm , Nairobi, Kakamega , Malan di, Kavinwdo, T anganil(a, Nyasaland. Delle ''arie cl)municazioni, t utte iutereSJanti, riporto solo alcuui dati riguardanti le posJibilitrì di infe.ctione delle regioui attrava..ate dagli aerei o ad esse pros.•ime. Uuo sguardo alle linee battute degli aerei itJglesi per raggiun ge·re l'Africa Occidentale, Equatoriale, Meridionale, ed Orientale, e per tomare alla base di parteuza, dimostra il valore delle norme di profilassi stabilite per gli aerodromi. Se poi pemiamo che anche i no..-tri servizi aerei, che legano il territorio del Regno con le terre dell' Impero, fanno scalo, o meglio, tappa al grande aerodrom o di Khartoum ed a quello mino1·e di Wadi-Aalfa, se pensiamo eire nella gentralità dc/l~ terre dell'Impero sono frequenti le Aedes, come sotro frequenti uell'Egitto, nel Sudan , 11el Kenya, che nel Sudan vi sono zone rico11oJCiute come silenziose, oltre il circondario di Wau, dove si ebbe il caso letale ricordato sopra, che nello stesso Sudan esistano i ricci riconosciuti serbatoi di virus viscerotropo, dobbiamo corwincerci $empre meglio di tutta l'importan za assr-m ta dai servizi profilattici sui veicoli.


1270

AC(JliiS IZIONI RECENTI NEL C.\MPO DELLA FEBBRE (;1;\I.LA

Il valore dell'aerorl1'0mo di Khartoum poi è veramente immenso quando riflettiamo che ad esso· arrivano i velivoli provenienti dai paesi deLL' Africa Occidentale, dove la febbre gialla è endemica. Klwrtoum, .1calo pet· aerei ingle.ri ed italiani, ha un servizio di disinfestione scrupolosamente curato. Esso non si limita solo alla uccisione delle zan zare trasportate dalle aeronavi, ma si preoccupa pure di identificare le specie cui i si11goli imetti ritrovati appartetzgo11o. All'uopo fa parte del personale sanita1'io un medico eutomologo got'ernativo. All'anivo degli aerei civili vengono fatti scendere i passeggeri, si 'chiudono le aperture dell'apparecchio e si procede alla polverizza;zione di un tiquido insetticida costituito dì tetradoruro di carbonio, essenza di piretro ed altri i11credienti. L' ùpe::::ione e la d isinfestione è fatta con estrema accuratezza in tutti gli augoli ed i recessi dell'apparecchio. Le zanzare cadute stordite o morte, sotto l'a.~ione delle polverizzazìoni, vengono raccolte e cO'mervate in un tubo cfliuJo che poi (· irwìato all' e11tomologo, il quale procede alla idPnti ficazione. L e operazioni di disinfestione vengo11o eseguite da due addetti, sotto la sorveglianza di tm ispettore inglese o sudanese. l rifugi più comuni delle zanzare tzeglì aerei sono 1·appre_.;entati d(JI/a gabina dei vìag[[iatori, dallo spazio sotto i sedili, dagli angoli meno illuminati e dai ripostigli pei bagagli. La comunicazione del Symes dice che gli antichi aeroplani raccoglievano numero,.;i insetti, ìvi comprese le zanzare, passa11do per la rotta dd Nilo. Da:r: le misure preu di ora ùmanz i il 11ttmero degli ùuetti tende sempre più a diminuire. Sembra impo.1sibile che gli inutti possano entrare 11egli apparecchi dulimte il volo, però durante gli arresti le uniche vie d'ingresso degli inseiLi debbono eJser costituite dalle intelaiature, le finestre aperte della cabina dJcomando, le aperture piccolisJÌme della fusoliera, presJO la coda. Ora le fineJtre delle cabine possono essere chiuse, poichè la ventilaziom· viene attuata per tiraggio forzato, le aperture della coda non pare attiriiJo gli insetti, che Ji alimentano di sangue e le finestre della cabina di comando potrebbero esJere chiuse fin dall'inizio della partenza. Mom enti delicati sou quelli del carico e dello scarico, quando Jono aperti i telai delle aperture. Col tempo queste operazioni non sarann o che esrguite mediante pontoui, il che richiede del tempo, ma mediante scialuppe, il che si e.cegue rapidamente. Ad ogni modo si consiglia eseguire delle disi1lfestioni anche negli apparecchi subito dopo la partenza. Ciò per proteggere i pas.•eggeri dai pencoli mppresentati dagli insetti penetrati durante il caricamento. L' opera::::ione non rie.rce dannosa agli uomini. La miscela disinfestatJte 11011 è infiammabile. Griffitts e Miche! hanno trovato ottim e queste proporzioni: estratto concen-


t\CQL.:l$1ZIO:--:I RECFSTl :>:EL CAMl'O OFI.I.A FEI!BKF. Gl .\1.1 .. \

I Zì I

Irato di piretro =- parti I; paruffina /;umca LiquidcJ = parti 16; tetracloruro di carbonio = parti 68. Bastano 20 cc. per 28 mc. d'aria. La durata tli az ione ~ di 5- IO minuti. La polverizzazione tli queJ·to non riesce dannoso per gli uommi, fa tramortire le zanzare, n.o1~ ha grande azione su/La mosca domesticcl. Per agire .ru questa occorre una maggiore concentrazione a proiungamt'nto d'az ione. Ciò potrà essere eseguilo alle soste lunghe dopo aver fatto uscire i paHeggeri. Quando saranno eJeguite be11e le disinfestioui neL corso del volo probabilmente perdera11no d'importanza le dlSinfestioni 11egli aerodromi. Ad og11i modo in attesa del regolare servizio in volo C' bene ware tutto il rigore tecnico degli aerodromi. Fermo restando la grande ju11zione protettnce dell'aerodromo di Khartoum occorre comiderare che Kùhumo nel K enya viene ad a.•sumere funzioni di porto sanitario per eccellenza, meglio Lo sarà in seguito. Tra breve esso sarà separato da una cinta che terrà Lontauo almeno per un mezzo miglio l'uomo. Rappresentando esso la stazione "di confluenza dà velivoli dal Nord t' dal Sud, come pure e.i.cendo il luogo di sosta più cousiderevole degli apparecclzi, si comprende quale grande valore acquisterà esso uei riguardi della profilassi antiamari!lica pet· le linee inglesi. Lo sviluppo delle linee aeree rapide di comunicazioni nel mondo e specialme1lte nei terreni africani, inspirarono La Convenzione intema~JOale per la navigaziotJe aerea, firmata all'Ala il 2 aprile 1933.

A mo' di conclusione possiamo ritenere che gli studi moderni di lotta antiamarillica hanno determinato l'impianto ed tL fun z ionamento di servizi pubblici riguardanti la diagnosi pre<:oce della malattia, la jpia aei portatori, l'individuazioue del/e sorgenti, la preuenzione dei recettit'i, la campagna senza quartiere contro i vettori ben noti che potrebbero essere importati e contro quelli che possono essere sospettati. L a lotta antistegomica riuscì uittoriosa contro il graude flagello nelle città costiere. Ci auguriamo che tutti i me.z::::i, impirati dalle ricerche di laboratot·io, come sono indiriz-::ati attualmente, abbiano a raggiUngere l'ideale di t'edere scomparsa del tutto dalla faccia della terra la terribile malattia che falciò i compagni generosi di Cristoforo Coloml:o, uccùe il Noguchi~ si cela ora sotto il velo del silenzio .

---';.-111 -~;.---


LAVORI

ORIGINALI

ISTITUTO D'IGIENE DELLA R. UNIVERSITÀ DJ NAPOLI

LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO I PARATIFI E IL TETANO Prof. Donato Ottolengbi, direttore (Con la collaborazione del dott. Gaetano Milana, capitano medico, assistente militare, e dci dottori Carlo Callerio e Mario Bergoozlni, dell'Istituto Sieroterapico Nazionale).

Le ricerche, di c:ui diamo ora un breve riassunto, furono iniziate nella seconda metà del 1936, con iJ proposito di studiare la preparazione per le truppe di un vaccino combinato contro il tetano, il tifo e i paratifi, da arricchirsi cventualme.nte con altri antigeni, d'origine microbica e tossica. In questo argomento ci stavano dinanzi le importanti e numerose esperienze di Ramon, che avevano dimostrato la possibilità, anzi la convenienza, di tali combinazioni, c ne avevano avviato l'applicazione pratica su larga :;cala, tanto che presto questo genere di vaccinazioni doveva divenire obbligatorio per l'esercito farnccse. Sembrava tuttavia necessario che anche in Italia si esaminasse diretta rnent~ c sperimentalmente codesta questione, nei !'uoi vari aspetti. E a tal riguardo è forse opportuno ricordare che in collabornione con Massa, avevo già svolto alcune esperienze negli animali su quei vaccini combinati, e precisamente sull'antitifo- difterite, studiando in quel tempo princip:1lmente gli effetti del trattamento nei riguardi della componente antitifica. lovero, questo lato del problema non sembrava essere stato esaminato a fondo da Ramon c dai suoi collaboratori, che, naturalmente, avevano fermato la loro attenzione principalmente sulla risposta all'inoculazione ddla anatossina associata al T.A .B. ; risposta, agevolmente controllabile, poichè certi reparti di truppe erano esposti a ricorsi epidemici di djfterite, e quindi dal loro comportamento dopo la vaccinazione di fronte a questa ink zione, era facile d edurr~ se l 'a natossina difterica associata al T .A .B. poteva ~volgere completamente la sua azione. Vi erano bensì delle osservazioni, che deponevano per l'atti vità dd v;1ccino combinato anche rispetto ai germi del tifo e del paratifo: Mecrsscman aveva dichiarato di non aver rilevato alcun fenomeno dì ordine cpi· dcm iologico, che permettesse di pensare che l'assoc.iazione con ranatossina difterica potesse nuocere all 'azione del T.A.B.; e Fricker e Ferrabouc non avevano trovato di fferenzc, nella produzione di agglutinine, fra vaccin:ni con T.A.B. c vaccinati con T.A .B. + anatossina difterica: se mai, vi era una certa superiorità in questi ultimi .


LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTR O IL TIFO l I' AJUTJ FI ECC .

12/J

Ma in quelle esperienze di Ottolenghi e Massa, eseguite saggiando la resistenza di animali vaccinati all 'inocubzione di prova, si erano invece avuti risultati che facevano pensare alla possibilità di una minore efficacia del T.A.B. addizionato di anatossina difterica. Sebbene tali ricerche abbiano dovuto allora essere interrotte, e non possano valere al di là di un semplice dubbio, che converrà certo risolvere, mi è parso necessario porre questo programma per le ricerche attuali: 1°) .fissare le particolarità di preparazione di un vaccino combinato contro il tetano, il tifo e i paratifi, sufficientemente attivo; 2°) controllare, quanto meglio fosse possibile, l'attività di questo vaccino rispetto a tutti i suoi componenti. Per ciò che riguarda la tewica dì preparazione, e la posologia del vaccino, che poi fu denominato T.A.B.Te., quando iniziammo i nostri studi esistevano solo indicazioni sommarie ( r): indicazioni più precise sono state pubblicate in segujto e prescritte dalle nostre Autorità, ma poichè a tale maggiore precisione siamo giunti anche noi, attraverso un lavoro sperimentale diretto, le cui conclusioni di fatto precedettero quelle prescrizioni, riteniamo possa essere di qualche utilità, anche per futuri sviluppi, darne tuttavia un breve resoconto. Per ciò che concerne poi il controllo di attlvità, esistevano da tempo delle norme, anche ufficiali, separatamente per il T.A.B. e per le anatossine, che però si fondavano, nel caso dell 'anatossina tetani ca, sul valore antigene negli animali di esperimento, senza un sicuro riferimento all'uomo. Si trattava ora di fissare i metodi da applicarsi al complesso T.A.B.Te. nel suo insieme, e stabilire sopratutto i criteri di valutazione della sua efficacia nell'uomo. Poichè rispetto al T.A.B. si ammetteva che tale efficacia è dimostrata, sia pure approssimativamente, dal movimento immunitario segnalato dalle agglutinine, da questo lato poteva fino ad un certo punto considerarsi il problema come risolto. Bisognava invece procurarsi degli elementi di giudizio nei riguardi della componente anatossica, che dessero qualche garanzia intorno alla reale protezione dell'uomo. Le osservazioni pubblicate da Ramon rrano certamente molto importanti, ma occorreva raccoglierne altre da noi con prodotti nostri, tanto pitl che in quei trmpo anche in Francia gli argomenti essenziali che venivano addotti per prevedere gli effetti della vaccinazione antitetanica dell 'uomo erano tratti dalle esperienze su animali (cavie e cavalli). Data la difficoltà di ricavare presto notizie epidemiologiche abbondanti dalla semplice osservazione del comportamento dci vaccinati di fronte i!ll'infezione tetanica, perchè questa nella vita ordinaria è tanto rara, ho creduto di poter assumere il principio seguente come base di giudizio: la vaccina(1) Si veda in proposi to: G. Mt L\'<A - /.11 t•ttccitHtzionc· tiiiiÌit'ltiiiÙtt nt'll'uomo ('On /'unntos.<Ùitt (Riv. di Biot. c Immun. , 1937, n. 3). Che. del rt:sto, auche <ll!gi . in .Ji,·cr•i P:tçsi. ~'"sist:tno inccr· tezze c imprcci ,ioni. app:m: chiaramente nd\3 kttcra rurn. Si cfr., ad c,., Hu n ) I.S. K . . j . R. Army r':lc:d. Corps, 70. t a)R. p. 1Sq.


1274

L.'\ VA CCINAZIONE COMHINATt\ CONTRO IL TIJ:O l PAR.\Tif-1 ECC.

zione antitetanica nell'uomo deve provocare nel vaccinato la comparsa e la pei'Sistem;a nel sangue di una copia di antitossina non Ìtlferiore a quella che l'i si riscontra dopo la inoculazione profilattica di siero antitetanico 11elia a'ose ormai riconosciuta sufficiente a sco·ngiurare normalmente l'iusorgen za del tetano nei feriti infetti. Con gut:Ho non volevamo certo limitare, o identificare, gli effetti della vaccinazione a quelli ddla siero-profilassi, poichè è troppo evidente, e giu'>tamcn tc più volte vi l1a insistito il D ' Antona, che la vaccinazione, come ~timolatricc di una immunità attiva, è di gran lunga superiore. Si trattava solo di trovare un elemento di giudizio, anche solo provvisorio, per misurare gli effetti pratici della vaccinazione nell'uomo, che non potevamo sottoporre a inoculazione di prova, m: potevamo attendere di vedere come si comportasse di fronte ali 'i nfezione naturale. Per l'esito della vaccinazione in discorso nei riguardi del T.A.B., avremo invece molto più facilmente delle notizie preziose dallo studio sanitario delle truppe vaccinate, ogni qualvolta verranno a trovarsi minacciate da focolai epidemici di tifo e di paratifi. Per il momento, come si è detto, si poteva ricavare qualche utile indicazione dalle modificazioni del potere agglutinante del siero dopo la vaccinazione, tanto più se, approfittando delle nuove cognizioni sulla struttura antigenica dei germi, si analizzava codesto potere agglutinante in relazione appunto a ciascuno degli antigeni, flagellare e somatici, dei batteri usati per la preparazione del vaccino. Oltre il criterio dell'agglutinazione, ne abbiamo presto introdotto un altro, che più volte abbiamo usato per il controllo degli stati immunitarì, e· cioè la prova del potere protettivo acquistato dal siero del vaccinato verso la infezione tifica - la più importante per noi - di animali di esperimento (ordinariamente, topi). E' una prova che è. stata pure impiegata largamente da altri, appunto per il controllo degli effetti della vaccinazione antitifìca. Esposti così, nelle linee generali, la ragione e lo andamento delle presenti ricerche, riferiremo ora i n torno alla tecnica usata e ai vari argomenti tratta ti.

Tecnica. Le inoculazioni del vaccino furono eseguite secondo le norme consuete, tenendo poi in attenta osservazione gli individui vaccinati, per rileva re la qualità c l'entità delle reazioni locali e generali. I vari campioni di vaccino vennero preparati con vaccino T .A.B. o rdinario o con emulsioni madri di esso e con anatossina tetanica debitamente controllati, che ci furono gentil mente forniti dall'Istituto Sieroterapico N azionale di Napoli, cui rivolgiamo un vivo ringraziamento anche per aver


1275

LA V,\Cl: I:-; .\ZI ON~ CUMBIN.\ Tc\ CONTRO IL TIFO l PAR:\Tl FI !:.CC.

messo a nostra disposizione i servizi della Sezione ricerche s'Ci enti fiche, fa-

cilitando grandemente il nostro compito. Prima della vaccinazione e dopo di essu, a diversi intervalli di tempo, si praticarono dci sala.csi dai vaccinati, onde eseguire le indagini, di cui è già stato fatto parola. Per la determinazione deL t'Ontenuto di antitossina nei sieri ottenuti da tali salassi e dei sieri ricavati dai salassi di individui, cui era stato inoculato siero antitetanico., si è impiegato il m etodo di Rosenau e A ndenoJJ. A tale scopo si è proceduto anzitutto alla sccha e tito lazione di una nostra tossina, da usarsi poi come tossina campione, in tutte le nostre prove. La titobzione si è esc.:guita determinando b dose limi te mortale.: (L + ), ossia la quantità di tossina, che mescolata ad un decimo di Unità antitossica (uguale a una dose testo di siero dell'U. S. H ygienic Laboratory di Wash ington), uccide una cavia di gr. 350 entro 96 ore. Perciò si è mescolato, in una serie di provette, una dose testo di siero con dosi diverse di tossinJ. Ecco un esempio:

. ' antitOSSICa testo ..~.. cc. 0-045 di tossina r• provetta - 1/ ro di umta 2~

3"

))

- r/ 10

))

)l

l)

- I / 10

))

))

..... cc. 0 -050 di + cc. 0.050 di

)) )>

; ccc.

Si iniettavano queste miscele, tenute prima per un 'era a contatto a temperatura della camera, nei muscoli dell'arto posteriore sinistro di cavie di gr. 350: la dose minima di tossina che, in tali condizioni , uccideva la cavia entro le 96 ore, era la dose limite mortale (L + ) . Nell e nostre prove ci siamo ~e r vi ti della tossina n. 64 fornitaci dall'l.S.N., stabi lizzata con aggiunta di glicerina a parti uguali, che conteneva, nel periodo di queste ricerche, circ:t 6ooo dosi minime mortali per cc., e il cui L + era di 0.05 cc. Per il calcolo delle unità antitossiche (U. A.) nel siero, abbiamo impiegato l'unità immunizzante o unità antitossica, ~eco ndo la defini zione di Rosenau e Anderson, che è il decuplo della più piccola quantità di siero capace di rnantene1·e in vita per 4 giorni uua cavia di gr. 350 inoculata per via sottocutanea con una dose testo di tossÌ1la (L + ). Ma siccome nelle nostre prove dovevamo ricercare quantità di antitossina varianti da x/5 ad I l 1000 di U. A., è. stato necessario, per il dosaggio, ricorrere all 'uso, non della dose testo di tossina, ma di adeguate fra zioni di essa, dopo avere constatato che realmente r/ ro, t / roo, 1/200 .. . dir L + cimentati con 1 l xo, 1/ 100, r/200 . .. della dose testo di siero ~ rano capaci di uccidere regolarmente la cavia di tetano tra la 72 e la 96 ora. Abbiamo quindi iniziato le esperienze, mantenendo costante la dose di tossi na campione (I/ 100 L + ), mentre i sieri in esame venivano provati in quantità variabili; e cioè, per la ricerca di quantità di antitossina pari a 1 l IOoo, 1/5oo, 1/250, 1 l wo, 1 'so, 1!25, r/ IO, 115, di U. 1., si impi~gava no rispettivamente cc. f, 0,50, 0,25, o, r, o,os, 0,025, o,or e o,oo5 di siero. I campioni di siero c di tossina portati a


LA \' ,\CCI:-IAZIOJ-:F. COM IIINAT.<\ CO~TRO Il. TIFO l I'ARATIFI ECC.

12/ll

circa cc. 4, dopo il loro miscuglio, erano tenuti per un 'ora alla temperatura :11nbiente e poi iniettati nei muscoli dell'arto posteriore sinistro di cavie dd peso di g r. 350. Aggiungo subito che, in con formità del metodo seguito dall' Istituto Sicroterapico Nazionale, il calcolo del titolo antitossico non ven ne fa tto in base alla sopravvivenza d elle cavie ~r 4 giorni, ma per cinque giorni. L'unità antitossica di Rosenau ed Anderson usata per i nostri calcoli corrisponde, per convenzione, com 'è noto, a due U.l . internazionali: quindi le cifre riportate nelle nostre tabelle possono essere subito ridotte a unità internazionali raddoppiandolc. Questo metodo di titolazione fu usato in tutte le nostre esperienze, anche in quelle riguardanù l'jmmunità passiva provocata con l'inoculazione di siero antitetanico, per cui i valori trovati nelle diverse prove sono immed iatamente paragonabili fra loro. Non così, per i valori trovati da altri AA., appunto perchèJ specialmente per la d eterminazione di piccole quantità di ~m titossi na nei sieri, non vi è ancora unità di metodi . Qui ciò che più interessa è, naturalmente, il procedimento seguito d a Ramon e dai suoi collaboratori, cui si devono i lavori più numerosi c im portanti sul presente argomento. Ora Ramon (secondo quanto ha voluto gentilmente comunicarmi personalmente) fa la titolazione determinando la qua n tità di siero che neutralizza i11completamente (morte della cavia in 4 giorni) la dose di tossina corrispondente a I/ 10 L + o a frazioni di questa d ose : 1/3o L + , y/roo L + , 113oo L + (per quest'ultima dose si deve assicurarsi ch e essa rappresenti almeno 2 cl. m. l. per la cavia di 350 gr.). Per i sieri che neutralizza no, ~r cc., più di x/10 L + si usa sempre questa dose di tossina, ma frazioni di cc. di siero. Ecco un esempio: l

l /3

cc. Slt:rO + I / 1 O L + uccide cavia IO 4 g10rm = 1/ 10 U.A. )) )) )) )l )l + = 1/3 ))

+

))

)l

)l

=I

l>

))

..1..

)l

)l

)l

=3

)\

1 /Joo

))

+

))

))

))

=

Il

T

l)

+

T / 1 00

)l

))

- 1{100

l l l 30

T W

'

L +

IO

\)

; ccc.

Un r:tpporto preciso fra qu ~sti titoli c quelli calcolati da noi - a parte ii fatto che gli uni sono espressi in unità internazionali c gli altri in unità americane - non è facile da stabilire. Certo, a parità di valore dei sieri, i titoli calcolati col nostro metodo devono apparire inferiori a quelli calcolati col metcdo di Rarnon; non fosse altro, perchè mentre noi richiediamo che il siero mantenga in vita la cavia almeno per 5 giorni, Ramon richied e solo che la morte avvenga in 4 giorn i. All'infuori però di questa conclusione generale, che ci è parso necessario br rilevar!:: al lettore, noi, per ora, non possiamo aggiungere altro di preciso. D ehmel ha pubblicato recentemente un metodo che, secondo il procedimento ufficiale germanico di controllo del siero antitetanico, si fonda


1.:\ \"ACCI::-\,\/.1():-;E COM!li~:\T.\ CONTRO IL TIFO l Pt\R:\TIFI l' IX;.

I

277

sul confronto costante del siero in esame con un siero standard, opportunamente diluito, mediante lo studio dell 'azione di entrambi su varie diluizioni di L + d'una medesima tossina; azion~.:, svelata attGtvcrso !'·..:sito della inoCLtlazionc dalle miscele nel topo, da tenersi in osservazione per 6 giorni. Il metodo sembra veramente adatto a fornire notizie precise anche:; in presenza di piccoliss ime quantità di antitossina; noi però abbiamo creduto per il momento - di continuare nel procedimento seguito prima, oltre che per maggiore uniformità di risultati, anche pcrchè il metodo Rosenau Anderson è quello usato uffìciJimentc per il controllo dd siero antitetanico in Italia. Per la ricerca dd potere protettivo, si è ricorso alla inoculazionc, nel peritoneo di topolini, dd siero in esame e di dosi letali di Rac. dd tifo, provvisto di antigene Vi c sospeso in mucina - che permette di ridurre notevolmente la dose letale, e quindi escludere in gran parte i fenomeni puramente tossici d eli 'innesto microbi co - , seguendo in massima lo schema usato da Sikr. Abbiamo adoperato topi di gr. r6-r7, e stabilita la dose minima letale inoculando nel peritoneo emulsioni di varia densità di bacill i tifìci in mucina al 6 <}{,, dopo esserci assicurati che la mucina da sola fosse completamente inoffensiva. La dose d·::lla nostra coltura, che ha ucciso i 4 topolini di prova in terza g iornata è stata di 10 milioni di germi. ln ogni esperimento si usarono quattro topolini per ciascuna dose di coltura, e cioè per ro, 50, roo mi lioni di bacill i del tifo, pari a 1, 5, ro dosi mortali. Il siero di cui doveva stabil ire il valore protettivo, \'eniva inoculato nella quantità di cc. o, 1 30' prima della coltura.

Titolo antitossico del sangue negli individui trattati con siero antitetanico. Fu esaminato il sangue di 31 individui inoculati con siero antitetanico in unica iniezione di 1500 U.A. RoscnJu c Anderson, alcuni, a scopo sperimentale, la n1:1ggior parte pcrchè portatori di ferite sospette. Come appare dalla tabella alla pagina seguente il massi mo del contenuto antitossico fu raggiunto in genere alla 3a giornata dopo l'incculazione: i titoli riscontrati oscillavano princip::dmcntc fra rf roo e 1/w U.A., sccnd·.:-ndo però, in qu:tlchc caso, fino a 1 /soo c a r / rooo per cc. Svcath c Kersbkc, che avevano fatto alcune ricerche su lJUCSto ~•rgo­ me.nto qualche anno prima, avevano trovato dci valori anrito~sici di r.' rot/ 4 U.A. Marri, in 3 casi, trovò dopo 24 ore dall'inoculazionc del siero 1/ 4-1/3 di U.l. (intcrn:tzionale) c dopo 48 ore r /3 - r / 2. Più numerose sono le osservazioni di Sacqucpcé e Judc, pubblicate dopo che tjUCStc nostre erano state compiute -.:-d esposte in due Note da Mi\ana e Calkrio.


1 27g

L 1\

\.:\CC I ~ i\Z I( •~ E COMHI~A Tr\ CONTRO IL Tlt:O l l'A RA TIFI ECC.

T.

TABF.I.LA

Contenuto antitoJSico del Jiero di sangue di individui trattat! con siero antitetanico.

'l

l l

U . A. p e r cc . di s i e r o S ieri pre le vati dopo gi o rni

2 o

..::::-o "'-

' l

:; o

c = "' :::

:>

"'"' ~

-- o o <> ·--"'

.. ..-••-- "' ,. - .l l +l l

c o

l

l

o o o o

l

= "'

:. o

o

:>

c

~

-~

"è

-

----·

~

l

l

~

l

l I

2

( 5 s ie ri )

2

2

< .~ s ie ri )

3

-

(9 sie ri )

l l

2

5

2

(7 sieri)

l

2

l

l

l

l, :l ;l

7 ( l ~ i ero)

l

-

8 ( l Sit'fil)

1,. ) ()

( 3 s ier i)

l5 11

;.icro )

-

l

6

~

..

--l


1..\

\' .\ CC INAZIO:-;F. CO\•IIli:-; 1\T.\ CO:>:TRO Il. TIFO l l'i\ Rt\Tirl ECC.

1279

Ne raccogliamo gua sotto i ri sult:lti , avvertendo che le ritolazioni sono state eseguite col metodo di Ramon : I I.

T ABELLA

N. s ie ri dopo giorni

Tito lo

UI

l- 5

6 - IO

Il - 1 5

16 - 2 0

2 l - 25

l 30 -

.jO

-17 - 5 l

,-----'-----

+ 1/J l+ J/ lo

-

l

-

12

T t / jO

-

1 l ()

-r- r / 1(){)

-

1/ jll

i- 1/ jOO

-

1{ 100

l+

-

11.)<1(/

r-

1/ soo

3

6 IO

()

2

2

3

1/5oo

~ 1/ 1(){)()

l

l

Pertanto se per il nostro scopo, in vece J ei soli valori più elevati, si tien conto di tutti, trascurando solo i più bassi, perchè l'esperienza ba dimostrato che la protezione dal tetano con la profilassi s i ~ri ca, mediante l'inoculazione della dose tipo di 1500 U.A. non è un fatto raro da riferirsi appunto ai contenuti massimi di antitossina del siero degli individui trattati, m:1 un fatto molto generale.:, si può concludere che la presenza di antitoSJiJza tetallica in circolo nella quantità di circa almeno 1 / 100- J 200 U.A. Roseuau A.nderson deve rappresentare normalmente una wj[ìcit•nte difesa dallo wiluppo d ell' iuto:·sica;;:;ione tetanica, e che quindi alla vaccinazione anti tetanica si dovrebbe richiedere che provoc hi la fo rmazione e la pcrsistenza in circo lo di una dose di antitossina almeno ugu:Jle a codesta. E' probabile - secondo quanto ci diceva no pure i reperti di dosi basse di antitossina neg\i individ ui trattat i con siero antitetanico pt rchè feriti - che nei vaccinati ::mchc la presenza di tjllantit:t di antitossi na tm po' inferiori a r 1 roor j 200 U.A. ri ulti di fatto sufficiente allo scopo, o pcrchè lo stato immunitario dci tessu ti in codesti indi\·idui può contribuire cfficacem<.:nte alla difesa opposta dal contcnuro antitossico del siero, o pcrchè la stessa infezione teta nica agisca - fino ad un certo punto - da stimolo utile ,tll.t produzione di nu<J\·a an ti t o~~i na nel vaccinato. Conwnquc, b prudenza con-


1280

LA Vt\CCI~AZIONE COMB\N i\TA CONTRO IL TIFO l PARA"nFI ECC.

~igl i ercbb~ per ora di assumere, come base del giudizio degli effetti d ella

vaccinazione antitetanica, il termine di paragone che abbiamo indicato prima. Fu pure questa la conclusione che adottammo come guida nelle n ostre l·spenenze.

l a serie di esperienze con vaccino T. A. B. Te. Quando si iniziarono queste ricerche, era già in corso com'è noto, una larga esperienza del vaccino combinato T.A.B. + anatossina difterica + anatossina tetani ca n eli'esercito francese; conseguenza dei felici risultati conseguiti prima dall 'associazione T .A.B. + anatossina difterica. Il vaccino usato in Francia aveva la seguente composizione per c.c.: Anatossina difterica Anatossina tetanica Bacilli del tifo . Bacilli del paratifo A e del paratifo B ana.

Ur 8,75 Ur 3,50 900 milioni

6oo

»

Si facevano iniezioni, a 15 giorni di distanza) di cc. 2, 3, 3; per cu1 ogm vaccinato ricavava: Anatossina difterica Anatossina tetanica Bacilli del tifo . Bacilli del paratifo A c del paratifo B ana.

Ur 70 Ur 28 7,200 milioni 4.8oo »

Lasciando da parte quanto riguarda l'immunità antidifterica, ricordiamo che lo studio in Francia delle reazioni immunitarie nei vacci nati aveva dimostrato che la produzione in questi di antitossina tetanica era abbastanza rapida e intensa in quasi tutti gli individui, onde alla metà del 1936 la vaccinazione antitetanica combinata era divenuta obbligatoria per l'esercito, la marina e l'aviaz ione, c alla fine dello stesso anno veniva applicata a 4 00 mila uomini. Dal canto nostro, partendo dal principio che non · fosse necessario ottenere anche una immunità antidifterica, c considerando l'utilità - specialmente per le forze armate - di un procedimento rapido di vaccinazione, nelle nostre prime e~pcrienze abbiamo eseguito la vaccinazione in soli due tempi a 20 giorni eli distanza, impiegando un vaccino della seguente composizione per cc.: soo milioni di bacilli del tifo, 375 milioni di bacilli del p::tratifo A. c al trettanti del paratifo B., 12,5 Ur di anatossina tctJ.nica. La Yaccinaz ione fu praticata in r o ind ividui adulti, di cui 6 donne. N elle donn e, co n l'intento di non avere reazioni troppo forti per il T.A.B., b


LA VACCINAZION E CO MBINATA CONTRO IL TIFO l PARATIFI E.CC.

1281

prima iniezione fu eseguita con una miscela vaccinale contenente, per cc. 1/4 della dose normale di bacilli del tifo e dei paratifi. Pertanto gli uomini ricevettero in tutto : Bacilli del tifo. Bacilli del paratifo A Bacilli del paratifo B . Anatossina tetani ca

2000

milioni

J500

))

1500

))

Ur 50

e le donne: Bacilli del tifo. BaciJli del paratifo A Bacilli del paratifo B Anatossina tetani ca

1250 milioni H25

))

TI25

))

Ur 50

Nella tabella 3 sono riportati i risultati ottenutJ m questo esperimento, che ci parvero così incoraggianti, da deciderci a ripetere le prove con una posologia un po' diversa rispetto alla anatossina tetanica, per un primo saggio sulla quantità minjma di questa compatibile con la buona attività del vaccino. Nove giovani donne ebbero pertanto una prima inoculazione di ~ cc. r: 20 giorni dopo una seconda inoculazione di 2 cc. di un vaccino contenente, per cc.: 500 milioni di bacilli dd tifo, 375 milioni di bacilli del paratifo A. e di bacilli del paratifo B., 5 Ur di anatossina tetanica; sicchè in totale ricevettero 15 Ur di anatossina. Le vaccinazioni diedero, come le precedenti, reazioni locali di lieve entità, e reazioni generali moderate (temperature fra 3t,r e 38•,8). Quamo agli effetti d'ordine immunitario, essi risultano chiaramente dalla tabella 4· Anche un mese dopo la fine della vaccinazione il titolo antitossico è assai basso: solo dopo 3 mesi può consider~rsi discreto. Le agglutinine abbondanti da principio, dopo 3 mesi in alcuni soggetti erano diminuite notevolmente; mentre - nei casi esaminati - il potere protettivo era rimasto invariato. Questa prova dimostrava, ad ogni modo, che non era affatto prudente dj ridurre il contenuto in anatossina tetanica del 'vaccino: forse le 28 Ur del vaccino francese erano già un minimo ( r ). ( r) D'Antona. Va ltnt ini e Centini - cui d evo no cssçrc ,fug)!i t~ le nn~trc !'rime riccrrhc su {lucçto argome nto ha n no p uhhhcmo rcccnrcmcnte u na serie d i O>'crv.tZIOill su lb v.ICClll;IZlunc anriufo p:u :w fo- te! amc~ . ò.•llc q u:•li pu re si d~ducc che l'uso d1 v.JCcm i ccmtt·ncnti p<~chc u n1 l.\ th :m.1w~siM tetantca (J!I i AA . nnn forni>cono not izie p:rcci<c sul ritoln d cll'an:u m<1no cb luro :tdnpero ta) ~ ~f:l\orcvo\c ;llb pn ><hiJ<Ìonc <h una buona immunir:•. ln>i >tono pure >llll., con\'<'lllt' nza <h non dil u ire troppo l':matossin a te ramca. pcrchè CIÒ è nCJCI\'O all.1 cnn<erv•zwne dcll'anti!!cnc. E' nuto. del rc>tO. che ìl ' 'accmo usato fin tbl 1934 111 Fra nc~;a era prq>ar:no rn~l.Cobndo le a nat<"Mnt· all'cmub1one n1 adrc d el T . A. fl.

3 - Ciomalc di mcdirina militar~ .


1282

LA VACCINAZIONE C:O~BINATA

CO~TRn

.......""'o . l Al momento della 2" iniezione ::J:Z te o

cn

l

--

li . .\

l

l

T

A

B

10 giorni dopo

la vaccinazione

l

T

L. A

B

t.:.:\ T l l --

A

o

l'

320

100

320

\

l

l

t

30 giorn :o

--

l

'

2

l

IL TIF-O l PARATIFI E(;C.

t f )OO

320

320

t6o

t/ 100

So

t6o

l t / 250

'

o

So

So

t6o

o

So

-

-

-

-

-

-

l

320

.'.

25

;

l l

3

-

-

1/ 250

So

t f 250

-

i'

1:

-

4

l

-

-

l

-

-

-

l

l

-

-

-

-

l

-

-

.

l

-

6

-

·-

l

-

il

-

l

l

l

l

l -

-

-· l

-

-

-

l

l 100

l

So

ll

l

8o

1/ 100

l

l

l -

-

l

l

. l

l

-

-

l

7

- l

-

l

l

'

-

-

l

l 5

j

-

l f 500

r6o

, , 250

So

'

g

-

-

l

='. Il. -

-

-

-

l

l l l

l l

Il

In 'l':"' '·' · c nc-llt" <UCC<'« I\'C t:1hclk. <1 sono adottate le <cgu cnti ~bhrc\' o~711Hll : L . . \ = un11:1 anll tn"ilhc '''C. Ro<cn au Andcrson ; T = .I)!J.! ÌUllllOL-Iunc per 1l h.1c11lu ,)d u to (TI l _ .1~Juu na ZlllllC ~ 1111 Il ; ,\ () ol)!)!lUlii\.IZIUilt' anlt U) ; 11 = :l)!)!lUallJ7 10 11l' pcr ti baci llo d d p.trallfo B (1111 J)!;:lull .. l 111111 tlr t~gglwitw:iouc- suno c<prc>St col \'Jlorc dd dcn'>m lllJl<lrc, nella d1lunonc m a,sim;:~ lllhlli\ J , Co'i Il f olrrr ,"rotrllll'O ( \crl>O l' tnfc.·z•o nc dd topo) è csprc<\0 col n umero delle dn>l mortali (d. l. ) soppcut.tt< Il "c nn uu ltea che nun fu fatta l.t corn<pondt· n tc clctnmlna:<uJnc.


,. 1283

LA VACCINAZ IONE COMBI NATA CONTRO IL T IFO l PA RATIF I ECC.

TABELLA

~opo la vaccinazione

A

Potere protettivo

B

l 640

So

-

f6o giorniT dopo la vaccinazione l'

5 d . l.

.

U.A

l

l

l

l

l

l T t /SO

90 giorni dopo la vaccinazione

l

\.: .'\

l

T

100

l

•

40

40

5

•

-

.\

l IO

Potere protettivo

B

l

IO meSI dopo la

va~cinaZIO De

~ u. A

l -

l so

l

·-

o

III.

-

-

l

5 d. l.

t/ IO

.

1.' I O

l, 100

-

-

-

l

•

l/ soo

-

l 100

8o

So

t6o

5

•

l

-

-

-

-

l

l 100

l

40

8o

8o

-

l

l

8o

100

l

-

-

40

8o

t6o

Bo

-

-

-

-

-

-

l IO

So

So

So

5 d . l.

-

So

So

So

t6o

l•

l -

!!

l -

l

5 d. l.

-

l ' !0()

trnc anti-1-1: TO agJ.:Iuunnionc ~nti-0): A = agglutinazione pt:r il bacillo dd p.uatifo A (Al i _ agglutina· "'-IOne ami -Il: HO - 3)!J.:IUII0~7innc anti·O) . • }o signitic:t che l'aj:glutin.wonc è stat:r posiuva fino alla dilutione t :320. • ~l topo inoculato con si sscro in esame.

'


LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l PARATIFI ECC.

TABELLA IV.

i o .... ....v

1 mese dopo la vaccinazione

t.O t.O

T

U.A

o

A

CF>

il

3 mesi dopo la vaccinazione

Poter~

B

l'-A

protettivo

TH

TO

B

A

Pot~re

protettivo ~

l

l

1/ 1000

9

Il l

So

40

-

r6o

. .. 100

So

So

So

So

-

l l

l

l

l

l

IO

1000

l

I "tooo

320

100

100

160

-

l il

r6o

640

l/ 1000

12

soo

l

l

l 1r

-

320

100

320

640

-

640

-

!60

320

1

1 500

r/ 100

640

320

320

So

So

o

l 320 l So

l

- Il l -

l l

l

IJ

1/ 1000

l 640 640 640

-

11 1000

t6o

)d. m .

1/ 100

1/ soo

14

320

320

320

100

100

So

320

So

320

-

100

5 d. l.

l Il Il ,:

Il

l

!5

l

1000

100

''

l

1 ' rooo

l l '

17

Il l.

l So l 160 l

l

l

1000 l l

So

40

So

5 d. l.

40

l

;j '

-

t6o

I ' 100

.100

320

320

320

-

l

l

l

So

l

l

l

t i 1000

5 d. m.

r6 o

l

'

l 16 l

l

40

6-10 l 320

l

ll

-

l

Il ,,

l -

-

-

l

-

-

-

l

:l


LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l PARAT!Fl ECC.

1285

li serie di esperienze con il vaccino T• .A. B. Te. Intorno alle ricerche di cui si è parlato finora avevo avuto occasione di conferire con il signor Direttore Generale della Sanità Militare, in più riprese. Si trattava infatti di ricerche interessanti . prima di tutto l'Esercito, e in generale le Forze Armate, come le più esposte al tetano e quelle da salvaguardare in sommo grado; per questo appunto avevo ritenuto necessario, non solo renderne edotta la Superiore Autorità Militare, ma anche consigliarmi con essa intorno alle modalità della vaccinazione che fossero ritenute più utili ed opportune e che quindi meritassero maggiormente di essere esperimentate. Senza entrare in particolari, la conclusione fu che la vaccinazione antitetanica combinata con la T.A.B. avrebbe dovuto effettuarsi in tre inoculazioni, alla minima distanza di tempo compatibile con la sua efficacia. Venne pure concesso - e anche per questo esprimo al signor Tenente Generale mcdico prof. L. Mazzetti, Direttore generale di Sanità Militare, i sensi della nostra profonda gratitudine - che fosse messo subito a disposizione un gruppo di soldati, da esaminarsi ripetutamente per ricavarne dati concreti intorno agli effetti di una vaccinazione, èhe sarebbe stata presto di generale applicazione. Sebbene le notizie raccolte nella letteratura e la esperienza nostra fossero in favore di un intervallo non inferiore, anzi possibilmente superiore, ai 15 giorni, fra una inoculazione e l'altra, si convenne di esperimentare la vaccinazione in 3 inoculazioni a distanza sia di 10 giorni, e sia di 15 giorni. Conviene aggiungere che la questione dello intervallo di tempo da lasciarsi fra una inoculazione e l'altra, non interessava solo l'immunizzazione contro il tetano, ma anche· quella contro il tifo e i paratifi, poichè la regola finora era stata di fare le iniezioni di T .A.B. a distanza di 7-8 giorni. Noi stimavamo però che un maggiore intervallo, come quello di 15 giorni, non doveva recare probabilmente importanti differenze, dal momento che nelle nostre esperienze preliminari esposte sopra, anche facendo le inoculnioni a 20 giorni di distan~a s.i era ottenuta una buona risposta immunitaria al T .A.B. · Jl vaccino usato per queste esperienze aveva la seguente composizione per cc. : Bacilli del tifo Bacilli del paratifo A

Bacilli del paratifo B Anatossina tetanica .

500 milioni

.

375 375 ». u, 9·5 ))


1286

LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO !L TIFO l PARATIFI ECC.

Vaccinazione con 3 iniezioni di Al momento della 3a iniezione

Il Nome del vaccinato

10 giorni dopo la vaccinazione

u) TH l TO .\ l B l

U.A l

lnr l

TO J A

40 giorni

l l B

U.A

dopo ~ 1

TH \To \

l l l Balbi C.

1

o

Lamanna F.

r6o

Ilo

320

•' too (4o

8o

6 401 320

Bo

3:!0

( 100

t6o

100

t/ 250

x6o

l 100

<4o

soo

320

1 1280

Amelia C ..

,, soo

I nverso M

l/ soo 128ol t28o

D'Addì M.

r/soo

Giordanelli A.

t/ 1000

Bove T.

1/ 100

320

320 640

So 320 370

l

l

40

320

8o

t 400

320

t6o

t6o 64o

t , roo

16o

t6o

Valentini E.

t / 1000

320 320

8o 320

Tf i OOO

Golderisi .M.

1/ 1000

1280 320

8o 320

(, 8oo

t6o

1 ' 1000

1280

320 640 320

I . 100

640 J 100 ~

Capaci P.

t6o I J6o \l 16o

l

l l

Valeriano

I/ 100

Fallace D .

L $00

320

t6o

320 320

1/ 500

t6o

So

Tassitano F.

t/ 500

320

8o

t6o 320

l, 100

100

So

Ciccarello D.

r soo

t6o

So

Rota G.

r ,;oo

t6o

l / 200

320

250

320

Palmieri L.

l

o

128o uSo

t6o 320

Nl\poli C. Garnelli S.

-

De Rosa C.

- - 1 1500 l So

_

. ~ · ~~

,

l

~~~~-...o-

C!


1287

LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l PARATIFI ECC.

T.A .B.Te. a IO giorni d'intervallo.

T ABELLA

v.

--la vaccinazione A

B

l

3 mesi dopo la vaccinazione

u. \

Potere

protettivo

ITHJTol A l 13 l

Potere p roto t ti v o

6

tJ.J\

mesi dopo la vaccinazione

l TH l TO

A

l l B

Potere prottttivo

l

l

Sol t6o 40

l So l

8o

8o

160

l IO

o

o

o

o

1/ 10

so

so

so

o

160

l, 25

500

100

so

o

16o

8o

l, 100

so

250

so

50

16o

8o

8o

o

So

40

o 320

1/50

so

25

2$

25

r/ so

25

25

25

25

1/100

so

so

25

25

1/ tOO

so

25

25

o

1/100

o

o

o

o

-1 / 200

o

o

o

o

40

-1 1 2(.()

..L 2"

r6o

1{100

25

.:.. 25

1/ 200

o

l

d.l.

5 d. l.

r, wo

o

so

o

o

-lf 200

250

soo

so

50

l d.l.

5 d. l.

-

.)

o ,... 25

o

25

o

o

(l

o

l

So

8o

,, so

o

so

so

c

l/200

o

o

o

o

8o

So

11 SO

so

so

so

so

11100

,,

o

o

o

40

8o

-1. 200

100

so

so

o

1- t/200

so

25

o

o

40

8o

1/ 200

2S

25

25

25

j20

320

8o

8o

16o

160

t6o

So

l

l

d . L.

1

I d.l.

l IO

soo

500

100

so

-rf zoo

250

so

o

o

-1 200

so

100

o

o

1/200

2$0

500

100

[00

I d .l .

I d. l.

2 d . 1.

l d . l.


1288

LA VACCII'AZIONE COMBINATA CONTRO LL TIFO l PARATIFI ECC.

Siccome la vaccinazione, secondo quanto avevamo stabilito, doveva effettuarsi con 3 iniezioni, rispettivamente di cc. I, 2, 2, ciascun vaccinato riceveva in totale: Bacilli del tifo ,. Bacilli del paratifo A Bacilli del paratifo B Anatossina tetanica .

:2500 milioni

J875 1875

)) ))

Ur 47,5

Questo vaccino erà stato preventivamente controllato - come, del resto, gli altri ricordati prima - sugli animali, avendone buonissimi risultati rispetto ai vari antigeni che conteneva.

A) Vaccinazione co1z inoculazioni a 1 o giomi di distamza. Fu iniziata 1'8 gennaio di quest'anno su 19 giovani di 21-22 anni, che subirono prima un salasso, al fine di stabilire le proprietà sierologiche dei singoli soggetti avanti che intervenisse l'azione del vaccino. La reazione locale è stata insignificante in tutti i soggetti; le reazioni generali, che non durarono più di due giorni, hanno dato in tre una tempe· ratura massima di 38°,5, in uno di 40•. Gli altri restarono in parte afebbrili, in parte con temperature inferiori a 37"·5· Quasi tutti i vaccinati continuarono ad accudire alle ordinarie occupazioni. Nella precedente tabella 5 sono raccolti i risultati delle indagini compiute, a varie epoche, in ques.ri individui. Nessuno di essi prima della vaccinazione conteneva tracce di antitossina tetanica. Dalla tabella si rileva che l'antitossina, praticamente assente al momento Jella 3• iniezione, appariva Io giorni dopo di essa, ad un tasso vario: 1/500Ij iOoo U.A. ndla massima parte dei soggetti. Dopo 40 giorni in molti individui era aumentata, ma un terzo dei soggetti dava ancora da 1/ 400 ad Ij JOoo U.A. Questa reazione immunitaria nei vaccinati con 3 iniezioni a distanza di IO giorni, è evidentemente molto scarsa, specialmente se la confrontiamo col comportamento dei vaccinati con egual dose di anatossina in due sole iniezioni ma a 20 giorni d'intervallo. Dopo 3 mesi però il potere antitossico era notevolmente aumentato. Le agglutinine per il bacillo del tifo erano specialmente abbondanti nel primo mese dopo la vaccinazione: esse, e le agglutinine per il paratifo A e B, si trovavano ad un tasso abbastanza elevato e superiore a quello trovato nei sieri dei vaccinati con due iniezioni: però dopo 3 mesi erano assai diminuite o scomparse. Importante è il fatto che non furono trovate agglutinine anti-Vi, sebbene i vaccini fossero stati preparati con germi dotati di questo antigene. Ciò si è ripetuto in tutte le altre esperienze: ~r semplicità quindi, nelle tabelle si è omesso di segnare la ricerca delle agglutinine anti-Vi, che comparirebbe sempre negativa.


LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO lL TIFO l PARA'nFI ECC.

1289

Notiamo che le cifre esprimenti l'esito del dosaggio dal potere antitossico verso il tetano e del potere protettivo verso il bacillo del tifo sono ::tpprossimative e forse infer iori al vero. Infatti, dati i nostri metodi di titolazione, quando di un siero è detto che esso contiene ad es. : 1 l 1000 di U. A. ciò significa che in realtà quel siero contiene almeno I l rooo U. A., ma potrebbe contenerne di più, fin quasi r lsoo, che .sarebbe la dose superiore ricercata immediatamente dopo quella di I/ Iooo U. A., ma non trovata. Un dosaggio più preciso, che non abbiamo creduto di fare per il numero eccessivo di animali necessari, in vari casi avrebbe forse spostato i valori trovati da principio, avvicinandoli al limite superiore. Analogamente scrivendo, ad es., che il siero protegge il topo da 5 d. m. 1., s'intende che in realtà protegge da 5 d. m. l. e non protegge da IO, avendo ricercato solo la protezione verso I - 5 - IO d. m. l. Particolare interesse offrono i risultati a distanza della vaccinazione, perchè non importa solamente che questa provochi un'abbondante formazione di anticorpi, ma anche che la conseguente difesa non abbia ad affievolirsi pre~to, obbligando a rivaccinazioni troppo frequenti o precoci. Ora s-e ~i esamina la situazione dei vaccinati da 6 mesi, si nota che il contenuto di antitossina tetanica, sebbene ancora elevato e sufficiente, accenna ad una evidente riduzione in quasi nmi i soggetti, rispetto a quanto si era verificato dopo 3 mesi. Sicchè si può dire che in questo tipo di vaccinazione, la protezione si avvera verso il 40° giorno dopo finita la vaccinazione, si esalta in seguito in modo da raggiungere intorno al 3o mese i valori più elevati, tendendo poi a decrescere abbastanza lentamente intorno al 6~ mese. Per quanto riguarda infine le agglutinine, troviamo abbastanza elevate le anti-0 subito dopo finita la ·vaccinazione e anche 40 giorni dopo, osservandosi poi un comportamento un po' irregolare - cioè, con ulteriori aumenti o diminuzioni -- al 3o mese, per apparire una evidente riduzione al 6• mese. Più n:golare è la progr~ssiva riduzione delle agglutinine per i paratifi, che possono anche scomparire dopo 6 mesi. Un cenno a parte merita il com!Jortamento del potere protettivo che, nei cinque individui in cui fu saggiato, è rimasto dopo 6 mesi immutato in 3, e un po' diminuito in uno.

B) Vaccinazione con inoculazioni a 15 giorni di distanza. Si eseguì su 6 soggetti, iniziandola il 5 gennaio. Le reazioni, della durata massima di 48 ore, furono scarse come nel gruppo precedente: in uno la temperatura ha raggiunto 39°,3, in due 38°,2 e 3t,8, gli altri rimasero afebbrili. Come risulta dalla tabella 6, in 5 su 6 soggetti la antitossina comparve 10 giorni dopo la 3" inoculazione già ad un titolo notevole, che non subì modificazione dopo un mese e può ritenersi sufficiente, variando fra I l so


1290

LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l PARATIFI ECC.

Vaccinazione cOtJ. 3 mzezzom di Al

momento clelia 3a i n iezione

Nome del vaccinato

10 giorni dopo la vaccinazioce

Il

l

30 giorni dopo

l

Il u ..\

!

l TO A

B

U ..\

-

-

-

l 'SO

64o 320

-

-

-

-

J/250

320

16o

1/2)0

640

320

t6o 320 I /250

t6o

8o

-

!/100

320

[00

320

320

1/ 100

So

16o

40

100

-

-

-

-

-

l / 250

l6o

8o

-

-

-

-

-

-l -

I 100

640

8o

Tll l TO

.\

l3

C-A

TH

1 500

100

8o

100

100 ,

-

-

Venturi M.

o

320

100

100

100

-

Zanchi G.

-

-

-

-

-

Livi G.

-

-

-

-

Ceccherini S.

o

16o

So

Redditi E ..

l-

-

-

1

l TH

TO

1.--

l Pizzuti A.

l

l

l

e I/ 250 U. A. Dopo 3 mesi il potere antitossico era ancora aumentato, mentre tendeva a diminuire dopo 6 mesi rimanendo tuttavia abbastanza elevato. Non vi ha dubbio quindi che, a parità delle altre condizioni, un intervallo di 15 giorni tra una iniezione e l'altra è assai più vantaggiosa che quello di 10. Già Ramon e Zoeller avevano del resto chiaramente dimostrato che se si lascia passare un mese fra un'inoculazione e l'altra si ha risultato migliore, che se si lasciano passare 21 giorni ; 21 giorni, è m eglio di 15; e, infine, che, ad es., 5 giorni sono troppo pochi. Come si è visto prima, anche 10 giorni non si possono considerare sufficienti. Le agglutinine, abbondanti dopo I mese, dal 3o mese in poi diminuirono o scomparvero. Il potere protettivo verso il tifo non parve seguire l'aumento delle agglutinine O, potendo essere, in assenza di queste, immutato o solo parzialmente ridotto, e mancare pure essendo presenti, per quanto a bas.so titolo, le agglutinine O.


l

ç LA VACCINAZIONE COMBI NATA CONTRO IL TIFO l PAR ATI F I ECC.

T.A.B.Te. a 15 giorni d'intervallo. la vaccinazione

3 mesi dopo la vaccinazione 1l

A

B

Potere proteuh·c

U-A

"i' H TO

A

Potore B protettivo

l

l

6 mes i dopo la vaccinazione

Il

l l TH -ro li AH IAo l U:\

BH

l l

Potere

BO protettivo

l

l

l

VI.

TABELLA

~

'

129!

320

320

s d. l.

.......

t6o

So

-

l l I/ 2S

So

So

l

5 d. l.

So

100

5 d. l

So

100

I d. i. l

l l

-

-

-· - l l

li-I i 200

o

o

o

1/ 20

so

25

o

-

500 250 so so

o

2 d l.

o

o

so =.· 25

25

o

o

o

o

o

o

l d. l.

l -

l

-

-

- -

[d. l. l I/100

l ' 25

so

so

o

o

-

l/ 50

25

o

25

o

25

o

5 d. l. l

1/ 25

-

-

-

-

5 d l.

t/ 100

25

o

o

o

o

o

2 d. l.

t/ 25

o

o

o

al

[d. l

1'100

25

25

o

o

zs

o

o

I d. J. 1- 1/ 200

So 100

-

l

ll

l

l

Il vaccino T. A. B. Te nella pratica. Era importante vedere ora quali fossero i risultati della vacnnaz10ne eseguita correntemente nelle truppe, onde poter ricavare, con il confronto delle esperienze tcstè ricordate, un giudizio più completo su questo procedimento immunitario. Il confronto poteva riuscire tanto più facile ed esatto, quanto nelle truppe era stato po1 applicato un vaccino di composizione perfettamente uguale a quella del vaccino preparato da noi, e riferita prima. La Superiore Autorità Militare si compiacque di accogliere la nostra domanda, e 25 soggetti furono messi a disposizione per gli esami del caso da ripetersi ad epoche stabilite. Questi soggetti avevano iniziato la vacci-

nazione il ro-rr aprile e l'avevano terminata il 7-8 maggio: il primo esame effettuato da noi - sul quale solamente possiamo ora riferire il 7 luglio, cioè due mesi dopo compiuta la vaccinazione.

avvenne


1292

LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l P.ARATLFI ECC.

TABELLA

VII.

6o grornt dopo finita la vaccinazione.

-

l

l

' l Nome del vaccinato

U. A

l TH •

l TO

AH

AO

BH

Potere pro te t· ti v o

BO

l

l:• Sallusti A.

t/too

2S

o

2S

o

Leonardi L.

I/JOO

o

o

o

' Battagli:'! L.

t/20

100

so

l C:alabretta L.

1/200

100

so

D'Ausilio F.

t/so

o

Masturzo L.

t/so

Fcrdi L.

o

s d. l.

o

o

o

2 d. l.

100

so

reo

100

s d. l.

100

2S

so

o

s d. l.

o!

o

o

o

o

5 d. l. r.

so

:LS

2S

o

- 2S

o

s d. l.

1/5o

2S

25

2S

25

so

o

Gogliucci G.

1{ 100

2S

2S

25

o

T 2)

Deluca D.

1/20:.J

so

o

so

o

2)

o

s d. l.

J/200

so

'2S

so

2S

2S

2S

s d. l.

Adomacchi D.

I ( !OO

so

25

100

s::

2S

.J... 2~ -'

2 d. l.

Bianchi G.

t/so

2)

o

so

2S

so

o

s d. l.

I/ tCO

2S

o

2S

25

2S

o

s d. l.

Dc Lorenzo S.

- t /20':;

t::o

so

100

so

so

2S

s d. l.

Benvenuti G.

-

1/200

:LOO

50

200

100

l CO

so

s d. l.

Bianco G.

r/ tco

2S

o

2S

o

o

o

s d. l.

Snntoro F.

1/20:>

25

o

so

o

2S

o

s d. l.

Dcllostritto G.

t/I co

!CO

so

100

so

s-:;

se

. s d. l.

Pisaniello M.

I/200

2S

2')

o

o

25

o

2 d. l.

Negroni G.

-1/200

2S

2S

2S

2S

25

25

2 d. l.

Olrfora N.

t / 100

2)

-+- z-)

50

50

25

: 25

5 d. l.

Rcda P.

I/JOO

400

200

400

100

200

so

5 d. l.

Cingone s.

t/so

!00

so

100

so

50

25

5 d. l.

Bacchi M.

r/Ioo

25

o

so

2S

so

25

5 d. l.

San toro O.

-1/200

2S

2S

25

o

25

o

2 d.l.

"

'

Callozzi U.

1 Abbatc

1

l

il ,,

2S

.J...

-

A.

l

.

1

l

l'

i'

s d. l.

l

o l s d. l.

-

l

l

l

l


LA VACCINAZIONE COMBI NATA CONTRO IL TIFO l PARATI FI ECC.

1 293

Nella precedente tabella 7 sono esposti i risultati. Si vedrà, come, ad eccezione di 5 che avevano meno di r / 200 U. A., e di essi si dirà in seguito, tutti gli altri hanno nel loro sangue un contenuto antitossico notevole, in genere da r l 20 a I l I oo di U. A. Sono valori che concordano bene con quelli già trovati da noi nel gruppo corrispondente dei nostri vaccinati con 3 iniezioni a 15 giorni di distanza. Dei 5, che alla prima titolazione dimostravano di avere - I l 200 U. A., due poterono essere nuovamente salassati due mesi dopo, e mostrarono un contenuto antitossico di r/ roo U. A. Si trattava quindi, come in altri casi, non di individui incapaci di reagire efficacemente, ma reagenti con maggiore lentezza degli altri. Tale possihilità deve, nahlralmente, essere tenuta presente. Riguardo alle agglutinine, il titolo non risultò elevato, mentre in genere apparve buono il potere protettivo; anche quando le altre reazioni studiate erano deboli.

Conclusioni. Volendo ora riassumere i risultati ottenuti in queste ricerche, osserveremo anzitutto che le reazioni locali e generali nei vaccinati non furono dissimili da quelle che si verificano col semplice T.A.B. ; se mai , furono più miti, e talvolta quasi completamente assenti . Per quanto riguarda invece la risposta immunitaria, conviene distinguere ciò che si riferisce alle compotlenti microbiche da ciò che dipende dalla componente anatocrsica del vaccmo. Incominciando dalle prime, è da notare che la produzione delle agglutinine fu all'incirca la medesima, sia mantenendo un intervallo di soli 10 giorni e sia elevandolo a 15-20 giorni, fra le singole iniezioni. Abbastanza buona fu pure la risposta ad una vaccinazione in sole due sedute. Quando si praticò l'analisi dei riccttori, si potè riscontrare che, con i vaccini usati da noi, e cioè preparati con stipiti interamente tipici anche per quanto riguarda il possesso dei vari antigeni, si aveva pure una soddisfacente formazione di anticorpi O, mentre mancarono del tutto gli anticorpi Vi, e questo, secondo ogni probabilità, a causa del metodo di uccisione dei germi col formolo, secondo le prescrizioni ufficiali. Questa constatazione non è senza importanza, se veramente - come lo dimostrano le ricerche di molti AA. - l'antigene Vi, e quindi l'anticorpo Vi, hanno significato non trascurabile, anzi - secondo alcuni - essenziale nei fenomeni dell'infezione e dell'immunità tifica. Da vario tempo con i miei collaboratori di questo Istituto mi dedico appunto alla ricerca di sistemi di preparazione del vaccino antitifico con germi in cui tutti gli anti geni e anche l'an ti gene Vi, restino conservati; e, per vero, quest'ultimo si mantiene abbastanza bene, uccidendo i germi ad es. con acetone o con cloruro mercurico o con fluoruro


1294

LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l PARAliFI E.CC.

d'argento o con cloramine. D'altra parte, in questi ultimi tempi diversi studiosi sarebbero riusciti ad isolare allo stat? di relativa purezza, gli stessi antigeni, sì da poterli poi adoperare per ottenere gli anticorpi corrispondenti. Il problema della vaccinazione antitifica, e anche di quella antiparatifica, sta quindi forse per entrare in una fase, che ci dà le maggiori speranze per una più sicura difesa da quelle infezioni. Nelle presenti ricerche noi non abbiamo però potuto approfittare di queste nuove cognizioni, anche perchè il quesito più urgente che avevamo dinanzi, era di determinare gli effetti di un vaccino combinato, ottenuto dall 'unione del lungamente esperimentato T.A.B. ufficiale con l'anatossina tetanica. Non ci restava quindi, e lo si è fatto, che preparare il T.A.B. con ceppi tipici e completi nella loro struttura antigenica. Se, con tale vaccino, è mancata la formazione di anticorpi anti-Vi, si sono però ottenuti quelli anti-0, che hanno anch'essi notevole importanza, sia pure solo come svelenanti (anti-endotossici) o antitossici. Non possiamo dire invece se restino confermate alcune osservazioni, già ricordate, di Ottolenghi e Massa sul vaccino antitifo-difterite, perchè ora ci siamo occupati di una anatossina diversa, e perchè non furono fatte prove di confronto vaccinando con T.A.B. solo o con anatossina tetanica sola, nelle dosi e con le modalità impiegate per controllare gli effetti del

T.A.B.Te. (r). Di non poco interesse è stata la ricerca del potere protettivo del siero dei vaccinati contro l'infezion<: tifica sperimentale del topo. Bisogna premettere peraltro che non è ancora possibile dichiarare il valore per l'uomo di tale prova: si può ritenere solo che essa valga a documentare l'esistenz a di proprietà anti-infettive nel sangue del vaccinato, le quali dovrebbero in ogni modo contribuire alla difesa contro l'infezione naturale. Disgraziatamente, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, non ci è stato possibile eseguire la prova prima della vaccinazione; possiamo quindi dire sobmente che dopo la vaccinazione fu riscontrata con notevole frequenza la presenza di un potere protettivo discreto. Che questo preesistesse in quel determinato grado, o che si sia formato e accresciuto in seguito alla vaccinazione non sappiamo con certezza. Altre ricerche in corso in questo Istituto ::ulb vaccinazione antitifica per via orale, gettano però un po' di luce 5U tale questione, appunto pcrchè in esse si è potuto usare la precauzione di saggiare il sangue dei pazienti prima della vaccinazione anche nel riguardo del potere protettivo. Ora, è risultato: I 0 ) che in diversi individui esiste normalmente un potere protettivo discreto (fino a neutralizzare 4 dosi l!:'tali per il topo). Così, su 128 sieri esaminati, non proteggevano 63, proteggevano parzialmente 34, proteggevano più o meno com?letamente 3 r. Questi (t\

D"!\mona. Valcmi ni c Centini h.1nno rano :tkunc esperienze, nei conigli. wgli cffrui cht' !.1

prc>cn7a, o meno. cl cll"anato•<in ~ tct:tnica ha nella rispmt~ immunitaria all" inocu l:tzionc del T .·\ .f\ . . c h:tn no tr1n-atc> che nei due casi si ottengono g li stessi risultati. Ma questi At\. h:m no limi t~ to la l<•ro indagine alla pmcluzionc d i aggl utinine.


LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO I PARATIFI ECC.

1295

ultimi erano quasi tutti adulti: qualcuno aveva sofferto il tifo o era stato vaccinato, ma della maggior parte l 'anamnesi era negativa; 2°) che quelli i quali prima non avevano dimostrato potere protettivo, spesso dopo la vaccinazione ne risultavano dotati. Sicchè, se pure deve restare incerto il significato del potere protettivo trovato dopo la vaccinazione in diversi individui vaccinati con T.A.B.Te., perchè potevano averlo posseduto anche prima, è tuttavia da ammettersi la possibilità generale che una parte di essi l'abbia acquistato in seguito alla vaccinazione. Queste considerazioni valgono specialmente per i casi consegnati nella tabella 7: qui infatti tutti i vaccinati si dimostrarono dotati di un discreto potere protettivo. A parte questo, nel caso nostro non si è notata una netta correlazione fra potere agglutinante, anche quello anti-0, e potere protettivo. Inoltre, abbiamo assistito talora alla riduzione e perfino alla scomparsa del potere protettivo mano mano che ci allontanavamo dalla data ddla vaccinazione; il che può far pensare che esso, almeno in questi casi, era d'origine vac:inale. L'immunità antitossica conseguita con il T.A.B.Te. è stata diversa a seconda del metodo di somministrazione e della composizione del vaccino. La vaccinazione in 2 tempi a 20 giorni di intervallo con scarsa quantità di anatossina (15 Ur in totale), come quella in tre tempi a 10 giorni di distanza (On quantità riconosciuta poi sufficiente di anatossina, hanno dato entrambi risultati poco soddisfacenti; un po' meglio, il 2° modo, che però ha richiesto circa 3 mesi per dare un grado' di immunità discreto (da r/ IO a 1j 2oo di U.A.). Nel primo caso è stata l'insufficienza dell'antigene e, nel secondo, la brevità dell'intervallo fra le inoculazioni a produrre tali effetti. E' bastato infatti portare a circa 35 Ur la dose di anatossina per· avere, con due wle iniezioni a 20 giorni di distanza, nei casi studiati, da 1/ 100 a 1/ 250 di U.A. dopo un mese, e da r / ro a r / roo dopo 3 mesi. Crediamo di insistere su questo risultato, perchè, un momento o l 'altro, potrebbe rendersi ~·onveniente di abbreviare il tempo necessario per compire la vaccinazione antitetanica, e allora si potrebbe ricorrere alla vaccinazione con anatossina precipitata con allume, oppure alla vaccinazione con anatossina comune in ciuc tempi a 20 giorni di distanza e con una quantità di anatossina simile a quella già esperimentata favorevolmente da noi. La vaccinazione Ùz 3 tempi - secondo l'indirizzo dell'Autorità Mi~ litare - a 15 giorni di distanza ha dato senza dubbio dei risultati molto soddisfacenti impiegando una dose adatta in anatossina, che noi abbiamo ~_·alcolato in base a prove preliminari e poi riscontrato effettivamente sufficiente, di circa 50 Ur. L'antitossina è cominciata ad apparire in buona concentrazione (r / roo - 1/ 250 U.A.), IO giorni dopo finita la vaccinazione ed ha raggiunto l'acme in epoca; che non abbiamo potuto precisare con esattezza, fra 30 e 90 giorni, essendo però già in grado di dare - secondo


LA VACCINAZIONE COMBINATA CONTRO IL TIFO l PARAT!Fl ECC:.

ogni probabilità - la protezione dell'individuo dall'infezione tetanica almeno alla fine del I 0 o, talvolta, del 2 ° mese. Vi è però da osservare che in alcuni individui la reazione immunitaria t stata meno completa o più torpida. Quale sia la proporzione, e quindi la importanza di questi soggetti, non possiamo ancora dire, dato il numero non grande dei casi studiati. Ed è questo certamente un punto, che merita di essere ulteriormente indagato per ricercarne una soluzione e dedurne dei precetti pratici. La conclusione generale è intanto, che la vaccinazione in 3 tempi con una dose di anatossina pari a circa 50 Ur, di regola corrisponde bene. Se si potrà aumentare l'intervallo fra le iniezioni, specialme,nte fra la 2" e la 3•, c se si useranno dosi maggiori di anatossina tetanica, i risultati dovrebbero essere indubbiamente anche migliori. Le osservazioni fatte ci conducono a ritenere inoltre che, in caso di ferita sospetta avvenuta o durante il corso della vaccinazione o entro il I 0 mese dopo la va.ccinazione, convenga fare la siero-profilassi. Se la ferita càpita invece I mese dopo la vaccinazione, sarà un po' la gravità della ferita a consigliare l'intervento siero-profilattico, o la rivaccinazione, da iniziarsi con piccole dosi (anche solo di anatossina) e completarsi con una seconda iniezione a dose intera (I). Ma tocca pure all'esperienza clinica, che andrà raccogliendosi presto, a fissare meglio dei criteri pratici. Vi è poi la questione della rivaccinazione. Attualmente si hanno già numerose osservazioni che ne comprovano la grande utilità, salvo le cautele da usarsi quando, al momento di praticarla, intervenisse una ferita sospetta e quindi sorga il dubbio che il contenuto antitossico del sangue del vaccinato potendo essere molto basso, dato il lungo tempo trascorso dalla vaccinazione, abbia da essere troppo ridotto se si inocula dell'antigene, che tende a neutralizzarne una parte più o meno cospicua. Ma nel caso più frequente di semplice rivaccinazione, nessun dubbio: si deve intervenire dopo 10-12 mesi dalla vaccinazione con r o 2 inoculazioni del vaccino (e potrà essere senz'altro il T.A.B.Te.) a 15 giorni di distanza. RIASSUNTO. Sono esposte numerose esperienze, eseguite nell'uomo, per contro!· lare, con metodi e criteri opportuni, l'azione immunizzante di vaccini combinati, di varia composizione. contro il tifo, i paratìfì e il tetano. Le esperienze più importanti riguardano un vaccino che aveva composizione ugu:tle a quella del vaccino attualmente in uso nell'Esercito, e dimostrano che esso, specialmente

(t) Cfr. D. 0T1'oLE'IC H t : L'imm:wittì rom binn/n ollit•a t: panit•a tu/la pro[iltJJsi r nrfit1 rur.J dr/In tfi/lt!rÌ!e t: dtl trumo (Riv . Biut. t' l mmunnl., 1q3l\ . n . t ) . • G. RA~IO'I, R. K ot:R tLSK I', R . R trH'>" e S. K ot'RII SK I': E'.<sais de JITO • 1'1/cYÙwtinll clflfitc'tcwiquc ( Buil. et M~m . Soc. méd. Hop. P.trt•. Sedute dell'~ luglio c dd q Otl. ' 9.)B).


LA VAC.CI:-i:\ZIONE Ct>MIIINATA CONTRO IL TII'O J f'ARA'nFI ECC.

1297

se viene inoculato a intervalli di tempo :!datti, dà, anchl: rispetto alla difesa dal tetano, buonissimi risultati, sia per la quantità che per la pcrsistenza deii':Jntitossina prodottasi nei vaccinati. Si accenna quindi :~l l'epoca, dopo fìnit:J b vaccinazione, in cui suole iniziarsi una sufficiente protezione dall'infezione tetanic:J; al comportamento speciale di alcuni vaccinati; :1d alcune norme relative alla siero-profilassi nei ":•cci nati; e alb rivaccin:1zione.

BIBLIOGRAFIA. LYANTONA D., VALENSIN M. c CENTINI D.: Mincr"a Medica, n. 36. 1938. FRtCKER J. e FERRABouc L.: Presse Méd., n. 44, •932. MARRI P.: Pat.hologica, 25, 649, ' 933· MEEKSSEMAN: Arch. Méd. Pharm. Milit., 96, 65, 1932. Mll.ANA G. e CALLEtuo C.: Boli. Soc. l t. Biol. Spcr., pag. 239, •93ì· MtLA NA G. e CAtLERIO C.: Riv. di Biot. c lmmunol., n. 5, 1937. OrroLENGHJ D. e MASSA F.: Atti del ())ngr. d'Ig. a Bari, 1934. RAMON G. c ZoELLER Ct·JR.: Ann. Inst. Pastcur. pag. 8o3, 1927. RAMON G.: Ann. Méd., 42, 381, 1937· SACQUEPÉE E. e Jum.; A.: Rcvuc Immunol., 3, 444. •937· SttER ). F.: Am. J. P. Hcalth., 27, f42, 1937. SNEATH P. A. T. e KERSLAKE E. G.: Urit. M..:d. f .. Il. pag. 290, • 9~'>

1/1 ·,- -

4 -

(:iomal: di mt•didno milililrl'.


DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ MIUT ARE Collegio medico-legale

Presidente: tenente generale medico prof.

At.PREDO BuccJANT.F.

Lt ERNIA INFORTUNIO E Lt ERNIA MALATTIA CONSIDERAZIONI PATOGENETICHE E DEDUZIONI MEDICO - LEGALI Colonnello medico Antonino Zalliro, rclatore chirurgo.

La Procura Generale della Corte dei Conti, a proposito di un ricorso riflettente un ex militare .al quale il Collegio ritenne di dover riconoscere come dipendente da causa di servizio di guerra, una ernia inguino-scrotak, richiese oppornmi chiarimenti circa i cri teri di massima cui il Collegio Medico- Legale s'ispira, nell'ammettere o meno, come dipendenti da causa di servizio, le ernie in genere, e quella inguinale in ispecie. La risposta del Collegio, venne data nei termini seguenti: Nella dibattuta questione intesa a definire la figura dell 'ernia infortunio e dell'ernia malattia, questione che coinvolge quella della dipendenza generica della suddetta infermità da cause di servizio (di guerra ed ordinario), il Collegio Medico Legale, segnatamente in questi ultimi anni, ha seguito costantemente un indirizzo che è, poi, in armonia con le vedute ormai si può dire concordi del l'anatomia, fisiopatologia, chi rurgia ernaria, n l infortunistica. Questi criteri sono alquanto differenti da qu elli che l'Eccellentissima Procura Gem:rale ritiene come costantemente seguiti dal Collegio Medico Legale: (( che w~ tanzialmentc, solo le ernie da sforzo, meritino di esser prese in considerazione :1i fini di una rinumerazionc, essendo tutte le al tre dovute a difetto_;a conformazione congenita delle pareti addominali dei soggetti i quali, jatalme11te e per le comuni circostanze della vita, Jarebl:ero incorJi nella infermità che li affligge. Or~1, è risaputo, che criteri consimili, che possiamo anche dire

restrittivi, hanno subìto, c non in data affatto recente, una evoluzione verso una più umana cd clastica comprensione anche da parte della stessa Legge sugl i l n fortu ni sul Lavoro, i n considerazione alla riconosciuta difficile separ:tzione netta tra la fìgura dell'ernia da sforzo, come inizialmente fu concepita, c guclla dell 'ernia da debolezza, legata cioè a speciali fattori predisponent i, non solamente congeniti, ma anche acqujsiti . Giacchè in realtà, :mche !ldle cosidette ernie da sforzo, intervengono. pn lJUanto in forma meno pron unciata, determinate cause predisponenti insopprimibi li , rappresentate sostanzial mente dalla conformazione anatomica e particolarità di struttura della regione erniaria (fossette peritoneali, deficiente s\·iluppo di fasci aponevrotici di rinforzo della parete corrispondente


l ' FR:"\1 ,\ 1:"\FORTU:--/10 E L'F.R:--/IA M :\L:\Trl t\

1299

alk porte erniarie, sacchi prdormati, pc.rsistcnza dd canaie vagino pcritoncalc.:, ecc.), anomalie esistenti anche in individui in apparenza ben conformati e con i c:~rattcri inc<.]UÌvocahili della robustez7.a. Veniva riservato, un tempo, il nome di ernia da sforzo, di ernia traum atica o di ernia infortun io, a quell'ernia in cui, in seguito ad un trauma d iretto, o in seguito a sforzo di eccezionale violenza, si avverava la formazione est emporanc~1 del sacco erniario c l'immediata trasbzione in esso del \·ise<:r<.: erniato; circostanze queste, che dcterminaYano una sindrome imme-diata acklominalc iperacuta (estrema dolorabil .ità, gravi fenomeni generali di collasso, ecchimosi locali, e, qualcuno aggiunge, anche segni di strozZ:.ltnt"nto). Ma in prosicguo di tcmpn, nella figura di ernia infortunio (traumatica o di forza) venne ad inserirsi quella che sussegue ad un trauma o ad uno sforzo che, senza aver la capacità di determinare la formazione estemporanea del sacco) da cui la sindrome addominale iperacuta) può br sì che il viscere, spinto con violenza contro la porta erniaria, la superi, per occupare, presumibi lmentc, un sacco preformato o il condotto peritonco- vag1nalc parzialmente obliterato. In c:1si consimili, non SI ha b sindrome grave c tumultuosa dianzi dcscrirt:1, m:1, sostanzialmente, per l'improvvisa ed :1cuta dolorabilità, per la inevitabile interruzione del lavoro, e per la quasi immediata constatazione dell'ernia, ~enza tener conto delle sopraJescrittc condizioni anato..

miche di prcdisposizionc, la fisionomia dell'ernia infortunio viene ricono~c iuta ed ammessa anche dalla legge stessa. Se poi alle sopra ricordate cause predisponenti, si aggiungono determinate cause occasionali rappresentate anzitutto da certe professioni che esigono prolungati sforzi in stazione eretta (facchini, muratori); o sforzi diuturni e~cguiti a glottide chiusa (suonatori di strumenti a fiato, soffiatori di vetro, ccc.); malattie croniche dell'apparato respiratorio che provocano ipetuti e frequenti colpi di tosse; stitichezza cronic:1 c restringimcnti urctrali, con i frequenti sforzi per vuotare il retto e la vescica; noi possiamo, all'infuori Ji qualsiasi trauma, veder costituita un 'ernia inf,ruinalc o crurale, in soggetti anatomicamente predisposti, per il succedersi, in un pitt o m e no lungo pcricùo di tempo, di quotidi:~ni od acccssionaJi aumenti della pressione addominale eq uivalenti al trauma unico, per cui un viscere, forzato in progresso di t<:mpo, il cingolo della porta erniaria, discende o in un sacco prcformato .o nel condotto peritoneo vaginale solo in parte obliterato .. E finalmente, con l'andar del tempo c col succedersi delle osservazioni, s'è dovuto concludere che in determinati casi, per altro eccezionali, col moltiplicarsi delle cause predisponenti alle ernie, scgnatamc.nte di quelle anatomiche (ipotonia muscolo- fascia le, abnorme ampiezza delle porte, mancato sviluppo di muscoli di rinforzo alla fascia trasversalis, persistenza del condotto vagino- peritoncak, sacchi preformati, sfiancamento degli anelli


I.'ER!\: 1 : \ I!'<FORTUNIO E L ' ERN i t\ MALt\TTI1\

1300

1nguinali) per l'insorgenza della ernia, è sufficiente intervenga un trauma di limitata intensità e durata perchè si renda manifesta un 'ernia già kntamente e da tempo preparatasi; ernia da considerare più come uno stato patologico, che come una lesione puramente meccanica. Ed ecco come attraverso un'evoluzione patogcnetica delle ernie in genere, c di quella inguinale in ispecie, che tra tutte, è la più frequente, si è giunti al dì d'oggi a considerare sotto un comune punto di vista la schietta ernia da sforzo od ernia traumatica propriamente detta, e l'ernia da debolezza derivante in massima da cause predisponenti essenzialmente anatomo morfologichc, nella cui insorgenza, lo sforzo od il trauma, di limitata importanza, appaiono solo come rivelatori di uno stato, per il quale, l'ernia, si sarebbe fatalmente costituita. Dal punto di vista poi medico -legale, tra questi due tipi estremi, trovano posto tanto l'ernia infortunio, in cui il trauma fu capace di determinare l'apparizion..e dell'ernia, sia pure in un sacco preformato o in un condotto vagino- peritoncale persistente, quanto l'ernia che chiameremo professionale, legata cioè a sforzi diluiti in un lungo spazio di tempo, legati a speciali mansioni esercitate dai p. per le qual i sono richiesti diuturni sforzi a glottide chiusa. A questi concetti d'indole generale e a quest'indirizzo in cui concordano, come già si è detto, la chirurgia erniaria, l'anatomia patologica e 1a Medicina Legale, il Collegio Medico- Legale, specialmente in questi ultimi anni, ha ispirato le risposte ai quesiti che gli sono stati posti dali 'Eccellentissima Procura Generale, che hanno trovato posto in ricorsi più o men o recenti. Tali concetti, in definitiva, trovano giustificazione e conferma nclb <:ostante giurisprudenza d ell' Eccellentissima Corte dei Conti, a proposito d i un recente ricorso in cui è sancita la massima che la predisposizione indivi-

duale non può essere elemento sufficiente per negare all'impiegato o ai m ot aventi causa, la pensio-ne di privilegio. Con questi criteri cd inspirandosi :ti medesimi principi, il Collegio Medico- Legale, nelle sedute del 28 giugno del 1937 e del 25 marzo 1938, eslminò due pratiche riflettenti due ex militari per il primo dei quali la Procura Generale della Corte dci Conti aveva formulato il quesito circa la dipendenza da servizio di guerra, di una ernia inguino- scrotale, e per il secondo se l'infermit.1 che lo condusse a morte potesse dipendere da causa di servizio a norma delle disposizioni legislative in vigore. Riportiamo succintamente i due casi, facendo seguire all 'anamnesi individuale di ciascuno di essi, le relative considerazioni e il parere m edico legale. L D. di anni 46, militare in congedo del Distretto di Bari, domiciliato ad Acquaviva delle Fonti. Idoneo alla visita di leva, compì a suo 1" -


L ' ERNIA INFORTUNIO E L'FIC-.111\ MALAn' l.-\

IJOI

tempo i suoi obblighi militari e venne congedato con la propria classe il 10 settembre 1903. Richiamato per m obilitazione od maggio del 1915, proveniente dalla Milizia Territoriale nella quale era stato transitato sin dal 31 dicembre 1914, venne arruolato in un battaglione di M. T. cd inviato con questo in zona di guerra (M. Cavallino) dove, sino a tutto agosto deJ 1916, rimase adibito a lavori di difesa ch e comportavano il traino a braccia di cannoni di calibri differenti. Fu appunto nell 'aiutare al traino di uno di essi, che avvertì, in un giorno imprecisato dell'agosto del rgr6, un acuto ed im provviso dolore al basso ventre che lo costrimc ad interrompere sul momento il serviz io pér 1iprenderlo dopo tlualchc ora, in altra sede ed in mansioni meno pesanti. Non richiese il consiglio del sanitario in vista del dileguarsi del dolore, ma fattosi visitare nei giorni successivi, e riconosciuto affetto da varicocelc sinistro, venne trasferito ad un convalescenz.iario dove rimase circa due mesi, al termine dei quali, riscontrata un'ernia inguinale, sinistra venne, dopo gli accertam enti di zona di guerra, trasferito in zona territoriale e quivi, dall' Ospedale Militare di Napoli , ri formato per ern ia inguino-intcrstiziale sini:m:t, riducibile e contenibile. Annullati alla data del I 8 gennaio 1918 gli atti della rassegna medesima cd assegnato ai servizi sedentari in maniera permanente (determinazione del Direttore di Sanità Militare di Bari) venne, per esigenze di serviz·io, inviato presso i concentramenti di prigionieri rispettivamente di Altamura e Serra S. Bruno dove prestò servizio sino al dicembre dd 1918, d:tta in cui rientrò al Distretto di Bari per essere poco dopo congedato. Richiesti accert:1mcnti sani tarl .a scvpo di pensione c visitato dal Collegio Medico di Bari il T3 aprile 1921, per ernia inguino- scrotale sinistra riducibile e contenibile, venne asscgnnto alla 10" categoria per un anno, giudizio non accettato dall'interessato e modificato dal la locale Commis:.ione S:tnitaria di Appello che, tenuto presente la inabilità del soggetto al servizio militare in conseguenza dell'ernia, assegnò la categoria ottava per 1 :mno. Visitato da ultim<1 presso il Collegio Medico- Legale nel la seduta del 28 giugno 1937, l'infermità sopra descritta venne riconosciuta dipendente da cau sa d i servizio di guerra ed aggravata da servizio alla guerra atti nente. Dal verbale di visita chiaramente si desume che il Collegio nel caso del\ 'l. D . tenne presente c accuratamente prese nota di tutte le particolarità :tnatomichc regionali e delle note morfologichc del\ 'addome che concordem ente facevano testimonianza nel soggetto, della prcdisposizionc alle ernie, che ritenne si sarebbero fatalmente verificate col tempo, indi pendentemente da qualsiasi causa traumatica. M a non poteva il Collegio, al tempo istesso, non tener conto che l'l. idoneo a suo tempo alla visita di leva, aveva compiuto i suoi obblighi di servizio e s'era restituito alla famiglia sano, se non robusto; che richiamato


I302

J.'ERI'IA JNFORTU.'JJ(l E l, ERNIA Mi\L.t\TTIA

pt:r m obilitaz ione nd 1916, fu riconosciuto idoneo al servizio m un bauag lione di M. T. giacchè per età, era stato poco prima transitato in qu<-'lla cateo-oria della milizia ; che in tale posizione, venne inviato in zona d 'operazion~ dove, per circa 8 mesi, fu adibito a lavori faticosi per la messa in istato di difesa di posizioni, adibito anche al traino di cannoni di calibro maggiore, per terreni alpestri, egli che, sino alla vigilia della chiamata alle armi, aveva <:scrcitato il mestiere e111inentementc st:dentario di calzolaio. Può adunque recar meraviglia se, in conseguenza di cause predispo·1enti di carattere anatomico numerose ed evidenti e di cause occasionati legate ad un rude lavoro eseguito all'impiedi, cd a sforzi prolungati a glottid<: chiusa richiesti n ello aiutare al traino di cannoni, siasi d eterminata un 'c.·rnia ir.guinale ? E non è affatto verosimile che il costituirsi di essa abbia avuto l'inizio con l'improvviso dolore denunziato dal p. nell'eseguire uno sforzo superiore all'usato ? Quale il significato d el dolore, qual e l 'importanza d ello sforzo ? Con estrema verisimigliànza lo sforzo, equivalente ad un fattore schiettamente traumatico, fu capace di far superare ali 'intestino o ali 'oml'nto la porta erniaria, e l'ernia, per quanto latente, ma in via di svi luppo, divenne i n quell 'occasione una punta, con una sindrome scolorita, anzi ridotta al solo improvviso dolore, che fu di durata transitoria e permise dopo p och e

ore al p., di rientrare al reparto, ma egli afferma, per <:ssa, d'allora, impieeato non più in servizi faticosi. L 'ernia dovette per un certo tempo mantenersi allo stato di punta, ma non per questo venne ritardato il suo fatale andare, sicchè a non lunga ~cadenza, la punta d'ernia, doventata intramurale, venne, alla fin e riconosciuta, g iustamen te valutata, motivo di rassegna con la relati va riforma. Richiamato e fatto idoneo, in segui to all'annullamento della rassegna, <tnnullamcnto motivato, non già perchè l'affezione non esistesse, ma pcrchè le supreme esigenze della Patria richiedevano di fare :1ssegnamcnto anche sugli in v~Ji idi, l'ex calzolaio eò ernioso, tornò a prestar servizio, a guardia di un concentramento di prigionieri, con mansioni che imponevano lunghe o re di stazione eretta, servizi di rifornimento con trasporti a spalla; servizi, insomma, che non nano quel li sedentari ai quali aveva diritto per la concomitante ernia che, come si è detto, da punta, da ernia intcrstiziak e da bubhonoccle, si avviava a diventare l'oscheocele, che venne p oi riscontrato negli :tcc<:rta mcnti dd 1921. P er le suesposte considerazioni il Collegio Medico- Legale, n el ccnfcrrnare i postulati ai quali si è sempre inspirato nel rendere i pareri riflettenti b dipendenza da causa di servizio delle ernie in genere c delle inguinali in ispecie, pn il caso particolare dcii 'L, ritenne con parere concorde, l ' infcr mità di cui il soggetto è in atto affetto, come dipendente ed aggravata da .:aus;.~ ~·

c


L ' ERNIA INFORTU ' IO l'. L'ERNIA M .\ L\TTIA

1303

Ji servizio di guerra e alla guerra attrm:nt<.:, a tutti gli dfetti delk di~po­ SIZioni legislative in vi gore. M. E. della classe r888 del D istretto di Macerata. Sconosciuti il gentilizio c l'anamnesi personale remota. Proveniente dai riformati (non è detto per quale infermità) e riconosciuto idoneo ai servizi sedentari in visita di revisione, venne chiamato alle armi nell'aprile del 1916, cd inviato in zona di guerra nel settembre successivo, dove rimase ininterrottamente sino al 21 ottobre del 1918. 2" -

A tale data, trovandosi col suo reparto sul Monte Asolonc (Grappa), fu esposto all'azione di gas asfissianti e lacrimogeni, riportando bronchite acuta e congjuntivitc ipcremica, affezioni per le quali vc.:nn<.: curato in Ospedali della zona di guerra, prima, successivamente in Ospt:dali di riserva (Ancona, Roma, Macerata) con degenze complessive di circa tre mesi, cui seguirono licenze di convalescenza, di cui l'ultima, conct:s~a per la durata di mesi sci, dali 'Ospedale di Riserva di Macerata, il 30 giugno I~F9· Al termine di quest'ultimo periodo, rientrato al Distretto Militar~_· Ji Macerata, in data 30 dicembre 1919, venne collocato Ìn wng<.:do. Sottoposto ad accertamenti sanitari a scopo di pensione presso il Collegio Medico di 1° grado di Ancona il 21 agosto 1921, per postumi di bronchite da inalazione di gas asfissianti con modico grado di deperimento organico, venne assegnato alla categoria 10" per 2 anni. Rivisitato il 9 febbraio 1933 dalla Commi~sione Medica Superiore per catarro bronchiale cronico diffuso e note di congiuntivite bilaterale cronica semp!Dce, a titolo di rivalutazione, vennt: assegnato alla categoria 9' per anni quattro, detratto l'anno di. IOn categoria già concesso e dal p. &uito, Chiesti, da ultimo, nuovi accertamenti per d enunziato aggravamento Jell'affezione dell'apparato respiratorio, in base ad un certificato rilasciato in data 9 marzo 1935 dal dott. Ennio Spadoni di Macerata, che lo dichiarava affetto da bronchite cronica stenotica con enfisema polmonare consecutiva ad inalazione di gas asfissianti, mentre attendeva in Ospedale, a Roma, agli accertamenti diagnostici per la suddetta infermità, sopraggiunto da stroz-

zamento erniario, veniva ricoverato d'urgenza al reparto chirurgico del nosocomio stesso. Quivi, come risulta dalla cartella clinica del predetto nosoromio, fu constatata un 'ernia crurale della grossezza di un uovo di gallina, non riducibile, con un cercine duro corrispondente alla sede anatomica della porta erniaria, interpretato come anello di strozzamento. Sbrigliato il cercimc si pose in evidenza un'ansa ilcale con manifesto ::t5petto necrotico che venne tosto resecata, con imbocco termino- terminale dci monconi. Ali 'apertura del peritoneo si rinvenne abbondante liquido sieroso- ematico torbido, e segni evidenti di peritonite da focolai ileo- ceca li . Il p. de<:edette a 24 ore dj distanza dall'intervento per collasso cardiaco d 'origine tossiemica.


L'ERNIA lNFORTUNIO t-: L'ERNIA MALATTIA

E' questo un tipico esempio di una ernia insorta, sviluppata e conclusa con lo strozzamento, a cagione di un'infermità, quale una bronchite cronica a forma stenotica, che, iniziatasi nell'estate del 1918 perdurava nel 1935, attraverso periodi di calma ed esacerbazioni, queste ultime progressivamente incalzanti, tanto da determinare il p. alla denuncia di un aggravamento per accertare il quale, si era ricoverato presso l 'Ospedale di Roma dove doveva sorprenderlo l 'episodio termjnale dello strozzamento erniario, che in 24 c,rc, c malgrado un tempestivo intervento chirurgico, ebbe a travolgerlo. Non occorre spendere parole per dimostrare che con estrema verosimiglianza lo strozzamento erniario susseguì ad un prolungato sforzo a glottide chiusa (1ualc di consueto si determina in un accesso di tosse prolungata ed in chi è afflitto da bronchite cronica stenotica con tosse stizzosa, continua, con recrudescenze parossistiche. Una bronchite cronica, con gli inevitabili attacchi di tosse: stizzosa e dopo un periodo eccezionalmente lungo di 16 anni, è capace di determinare l'insorgenza di un'ernia alla quale si potrà, secondo si voglia, apporre l'etichetta di ernia da debolezza o di forza, ma che non per questo riveste meno la qualifica di dipendenza da servizio, se, come nel caso in esame, la bronchjte cronica stcnotica da cui ebbe origine, venne sin dal 1921 ammessa come legalmente dipendente da causa di servizio. Ma nel caso in esame occorre altresì tener presente che la peritonite, la tossiemia, l 'insufficienza terminale del mi.ocardio, sopraggiunsero malgrado un tempestivo, sollecito e corretto intervento operativo, il che non può mettersi in rapporto che con le condizioni estremamente decadute del p. che sempre a cagione dell'affezione bronco-polmonare, nessuna resistenza potè offrire alla contaminazione del peritoneo, attraverso le pareti d eli 'intestino strozzato, già in avanzata nccrosi , al momento dell ' intervento. Ed una volta insorta la peritonite, le condizioni generali del p., Jescrittc anche prima, come estremamente decadute a causa dell'affezione d eli 'apparato respiratorio, dovevano fatalm ente concludersi con la morte, per collasso cardiaco, come di fatto avvenne. Per le considerazioni suesposte il Collegio Medico-Legale, con voto conconcorde, espresse il parere che l' infermità (ernia strozzata) che rese necessario l 'intervento chirurgico a seguito del quale, per sopraggiunta peritonite e collasso cardiaco il p. venne a mancare, devesi ritenere dipendente da causa di servizio a tutti gli effetti delle disposizioni in vigore.

*** I due esempi sopradescritti di ernia inguinale cd t·rnia crurale\ nel particolare meccanismo d 'insorgenza nonchè del ~uccessivo loro svolgimento, dimostrano, come la dipendenza da causa. di servizio delle infermità medesime, non devesi ritenere costantemente, assolutamente ed invariabilmente


I.'ER:'-JIA INFORTUN IO F r: EK:'-Jl:\ MAL\1- flA

legata ad un trauma unico o ad un unico sforzo di eccezionale violenza, chè, in casi, a dir vero, rari, per non dire di eccezione, e sia pure col concorso di presunte o constatate prcdisposizioni anatomiche, ernie, pos!>Ono insogerc, i n conseguenza di circostanze di servizio che abbiano richiesto diuturni e prolungati sforzi a glottide chiusa, od in conseguenza di particolari infermità, che provocano o determinano nei p. sforzi a carattere continuativo della stessa natura. Orbene, se le circostanze di servizio si riferiscono a periodi protratti cii fatiche e sforzi straordinari, compiuti in zona di operazioni di guerra; o se la malattia a cui si può ricollegare l'ernia per i prolungati sforzi che il p. ha dovuto sopportare per una lunga serie d'anni, venne a suo tempo amm essa come dipendente da causa di servizio, a buon diritto k ernie mcJesime, stabilitesi nelle circostanze sopradette, a prescindere da traumi o :-forzi di speciale violenza non intervenuti, non debbono meno per questo, ritenersi dipendenti da causa di -servizio a rutti gli effetti delle disposizioni legislative in vigore. AtJTORIASsu:-~..-o. Nel rispondere aJ una richiesta Jclb Procura Generale dci i ;;~ Corte dei Contn, per un chiarimento eire:. i criteri di massima cui s'ispira il Collegio Meclic~Legalc, nell'ammettere o me no, b dipendenza da servizio di guerra o da quello ordinario, delle ernie addominali, 1·ic n riass unto il mecca nismo patogenetico delle ernie stesse, sostnnzialmentc.: non dissimile, tanto per le ernie infortunio, quanto per le ernie m:tlattia, trn loro d ifferenti solo per l' intervento occa~ionalc nelle prime, di un trauma o di uno sforzo di notevole entità, mentre nelle altre, trauma o sforzo, interl'engono, di limitata entità cd in più o meno lungo periodo di tem po·. Inserite tra queste forme estreme, quella intermedia dell'ernia professionale e dell'ernia che può far seguito a speciali malattie (bronchite cronica, stenosi ure trale, ìpertrotia prostatica, stitichezza, ccc.) che impongono diuturni sforzi a glottide chiusa, ,·en· gono riportati Jue casi, di cui , uno d i ernia inguin:de insorta con le caratteristiche di o::rnia da d ebolezza, ma in circostanze eccezionali di servizio, in zona di operazioni di guerra; ed un a ltro, di ernia crurale. ~opraggiunta in soggetto da lunghi anni sofferente eli bronchite cronica con enfisema, da in:llazio ne di gas di g uerra ; strozzatasi durante una temporanea tlcgcnza in Ospedale, in cui, l'intervento operativo, fu seguito da morte. In entrambi i casi il giudizio concorde dd Collegio iVkdico-Lcgalc fu per il ricono~cimento d :; serviz io d elle ' due infermità.

eu


CAMPO SANATORIALE CLIMATICO MILITARE DI ANZIO Direttore: maggiore medico dott. ERNESTO MtLETIJ

CONTRIBUTO ALLA TERAPIA DELLE CISTI DA ECHINOCOCCO DEL POLMONE CON LA FRENICO-EXERESI Dott. Mario Plastioa, maggiore medico, capo-reparto di chirurgia.

Alcuni chirurgi hanno fatto uso della frenico-exeresi per il trattamento delle cisti da ecchinococco del polmone sia prima che dopo la vomica attenendone alle volte dei buoni risultati; traggo occasione da un caso venuto alla mia osservazione trattato con la freno-excresi per portare un modesto contributo alla cura di questa affezione. Si trana di un individuo di media età entrato m Sanatorio il 21 novembre 1917 pcrchè ritenuto affetto da tbc. polmonare. Anamnesi: Di anni .p, celibe, di professione calzolaio, nulla d'importantr nel· :·anamnesi famigliare . . ;el 1917 cominciò ad ammalarsi con rialzi termici vespenini, tosse con escreato qualche ,·olta striato di sangue, deperimento e facile a~tenia. Queste condizioni, con periodi alternati di miglioramento e di peggioramento, si andarono m:-tntcnendo stazionarie fino al novembre 1936 epoca in cui fu colto da febbre alta a tipo suppurativo c vivo dolore alla base dell'emitorace D.; ricoverato in Ospedale fu sottopostO ad intervento chirurgico di resezione costale e pleurotomia ed in ~eguito :1 toracopbstica. Guarito dopo tre mesi delle !esioni chirurgiche, specialmente negli ultimi tempi ha ;1\·uto sempre espettorato molto abbondante, muco-purolento con qualche stria ematica. In un'epoca che il p. non sa f>recisare eruzione cutanea e fugace a tipo di orticaria. E. O.: Soggetto mollo deperito. pallido con torace scarno, scapole alate, f~sc sopra e sottocbvicolari molto accentuate. Cicatrice a semiluna che dall'angolo inferiore della scapola D. fi porta in basso ed in a\·anti verso l'ascellare media (8u spazio imer· costali::) per ris:tlire anteriormente verso la tn:'lrnillare e raggiungere il 5° spazio inter. costale. Riduzione dell'espansione dcll'emitorace D. Dolente la zona di cicatrizzazione; l; . V. T. molto affìe,·olito in basso e :l D. Alla percussione ipofoncsi nello parte bassa ddl'cmitorace D.; all'ascoltazione respi ro diminuita notevolmente su tutto l'ambito D. c qu:1si abolito del tutto in basso; posteriormente qualche rumore di origine bronchiak. Nulla a carico dell'apparato cardiovascolare c degli altri organi e sistemi. Espettorato muco-purulento, vischioso molto denso in qu:1ntità abbonJantc: oscil· !ante intorno ai 300 cc. giornalieri. Negativo l'es:lme del bacillo di Koch anche con l'omogcnizzazione. Es. radiologico: a D. resezionc costale dalla s• alla 10• costola con ncoformazionc ossea pcriostale. Riduzione notevole di ampiezza del!:~ base polmonarc, diaframma com· pletnmente nascosto dall'opacità basale a tipo di coltroni plcurici. Sopra la detta opacit?t una imm;1gine idro-aerea da c:~vità che in proiezione l:•tcrale si osserva proprio al centro tquidistant<.: dalla parete :"Interiore e dalla posteriore c si proiettn su un ombra densa a b:1nda che sembra la grande scisura interlobare. Hisulta ..:viJente cht: cun que~Li J:ui diui<.:i c ratliologici si pensasse ad una forma pan:nchimalc cscavativ;1 con empiem:t saccato D.


COSTHIIIUTO AI.I.A TER.\PI J\ I>EI.I.E CISTI DA EC III NOCOC~CO ECC.

IJOJ

Due giorni dopo l' ing n:s~o in S.111:1torio, febbre :~lta preceduta da briviùo. a tipo intcrmittentc c dopo tre g iorni in seguito ad un forte evlpo di tosse, vomica abbonda nte con emissione di numerosi fr:unrnenti di membrana chiti_nosa cui seguì esc reato puru lcnto striato di sangue c caduta d ella fchhre. L 'esame micro~copi co, esc:-guito a tresca, Jelle membrane Ji mostrò una ga nga :tmorfa con ,.<1ri leucociti, non scol ici n(: uncini. Re:J·;.ionc di Casoni positiva, cosinofi l i a 5 'X•. N :llura lmcntc con questi dati fu fatta diagnosi di cisti da ccchinococco Jcl polnamc.: suppurata cd aperta in un bronco che in prcccùen za :J\'eva da to luogo :1d una pleurite purulenta per cui in primo tempo fu nccess:trio una plcurotomia ed in segu ito un a toracoplastica parzi;tlc. Fu eseg uita un:1 frcn ico-exeresi wlla comune tecnica di Felix. D o po l'intcn-cnto il p. no n ebbe più tosse; l'espettOrato si ridu s~c a pochi CCillÌ · metri cubi g iorna lieri. non pit'1 febbre c le condi7:ivn i ge nera li and:1rono sempre più mi g liorando tanto che il p. a circa tre mesi dall'intervento è aumen tato d i peso fino a otto chilogrn mmi. L'esame ra<.liologico praticato dopo la frc nico·excrcsi ha dimostrato la complet:. scomparsa dcll ' imrna~i nc idro-;~erca c un notcvCIIc sollcv:tmcnto ddl'cmidiaframma D .

Nel caso anuak, data la piccolezza della cisti, la sua posizione centrale, c la vicinanza all'ilo non fu tentato un intervento radicale pcrchè ritenuto troppo indaginoso e pericoloso e fu eseguita la frcnico-cxcrcsi pcrchè, avvenuta la vomica con espulsione di framm enti di membrane c data la posizione basale della cisti, si potesse ottenere l 'obl ite razione del cavo resHJuo e l'eventuale eliminazione di altri frammenti di membrane. Il decorso clinico successivo e l'indagine radiologica hanno dimostrato i buoni risultati ottenuti. In base a questo caso si può dire che la frcnico-exercsi può dare buoni risultati nella cura delle cisti da ecchinococco del polmone specialmente dopo la vomica c questo in quanto il cavo residuo viene schiacciato cd obliterato dall'inalzamcnto Jcl diaframma, quindi molto diminuito il pt.:riodo di lunga suppurazionc a cui i malati andrebbero incontro se il cavo residuo rimanesse pervio. Inoltre la frcnico-exercsi rappn:senta un mezzo curativo quando le cisti sono molto piccole, centrali, situate vicino all'jlo ed in po~izione b::~s::~le poichè la loro asportazione · potrebbe riuscire molto pcricolos::~ per b vicinanza dci grossi vasi; poichè. le cisti ce ntr::~li sono quelle che più facilmente si aprono nei bronchi la exercsi dd nervo freni co potrebbe anche rappresentare l'operazione di scelta in questa particolare c:1tegoria di cisti sia prima che dopo la vomica. Caraianopulos praticò la frenico-cxeresi in un malato ritenuto affetto da tbc. polmonare; ne seguì una vomica che portò il p. alla guarigione. Paolucci ha ricorso spesso alla frenico-exeresi ottenendo spesso degli ottimi risultati ; ha avuto la guarigione in pochissimi giorni in un caso in cui una voluminosa cisti aveva compreso un intero polmone verso l'apice. Hauterfort


CONTRillUTO ALLA TERAPIA OJ'.LLE CIS'J1 DA ECHINOCOCCO ECç.

ha ~segu ito prima I 'estirpazione della membrana madre con tubo di dn::~agg io _n~l cavo rt•siduo, quindici giorni dopo la frenico-exeresi con esito m guang10ne.

L'A. descrive un caso di cisti da ccchinococco del pvlmone in posi zione centrale, para ilare e basale aperto in un bronco curata con la frcnico-exeresi e condotta a guarigione. Ritiene che In frenico-exeresi sia un buon mezzo di cura nelle cisti centr:~li e specialmente b:~ sali quando la loro asportazione può presentare notevole difficoltà e pericolosità e quando ùall'innalzamcnto del diaframma si può sperare di potere ottenere un 'obliterazione del cavo residuo. 1\rASSUNTO. -

BIBLIQ()RAFIA.

r.: La Cl.ilt da ccchÌI. vcouo di'l polmo-ne. - Archivio ed Atti tlelb Socied Italiana di Chirurgia, 1935· PAOLUCCt R.: Memorie della Società Emiliano-Romagnola di Chirurgia. vol. l, fase. IV , MAROGNA

' 935·

e LAZZARml:~: journ:~l de Chirurgie, ' 93'· Presse Méd .. 1933.

CARAJANOPt; LOS H AUTEFORT:

- ---;

~111~--


OSPEDALE MILI T ARE DJ TRIESTE Direttore: tenente colonnello medico A. ABATE

LE REAZIONI DI FLOCCULAZIONE NELLA DIAGNOSI DELLA SIFILIDE RISULTA TI E DEDUZIONI SULLA WASSERMANN E MEINICKE Il Dott. Giuseppe Tafuri, sottotcncme medico.

La reazione di Wassermann nella diagnosi della sifilide, ha tenulo incontrastato il campo fino dal giorno in cui la fissazione del complemento studiato da Bordet e Gengou ebbe in essa la sua pratica ed utile applicazione. Il fondamento ddla specificità, che fu prima indiscusso, è venuto man mano incrinandosi: si è visto che in un numero non indiffcrcte di malauic Jiversissimc:: dalla sifilide, come la malari<~, la tubercolosi, la cirrosi epatica, la lebbra, la Framboesia, il Sodoku, si può avere spess.o una Wasscrmann positiva e talvolta, come nella Framboesi:~, costantemente positiva. E' naturale perciò che si cerchi di dare al fenomeno della reazione una nuova spiegazione, diversa dalla fissazione specifica del complemento. Tutto il complesso delle osservazioni recenti c delle indagini tendono a fare considerare oggi la reazione di Wassermann come una floculazionc atipica ignota nell 'intimo meccanismo di produzione. Pur così intesa, essa conserva cguak il suo valore e la sua fortuna, tanto che nessuna delle innumerevoli reazioni proposte in seguito, ha raggiunto la sua pratica diffusione. Wassermann c sifilide son diventati ormai termini complementari e sarebbe ben difficile tentarne la sostituzione. A parte qualsiasi considerazione resta però il fatto che l'allestimento ne è così complesso e le difficoltà tecniche così numerose e sottili da restringerne il c:~mpo di :~pplicazione a laboratori bene attrezzati. E' n oto che il principio su cui si fonda la reazione è la fissazione dd complemento da parte di un sistema speci fico antigene-anticorpo. Si mette cioè a contatto il siero di sangue dell'ammalato, o il liquor, con un antigene sifllitico; se il sistema antigene-ant1corpo è specifico, se cioè nel siero è contenuto l 'anticorpo luetico, avviene la fissazione del complemento da p:1rte di detto sistema. Se questa specificità manca, la reazione non avviene, ed il complemento resta libero ed utilizzabile. Per svelare se il complemento sia stato fissato o meno, ci serviamo di un sistema rivelatore: Emazie, ad es. di montone, vengonc messe a contatto con un siero antimontonc, che è in genere siero di conigRio reso emolizzantc per le emazie di montone. In questo sistema emolitico, manca però il complemento. Se, aggiungendolo nelle provette stesse dove abbiamo mcss.o a contJtto anticorpo - antigene- complemento, l'emolisi non ;wviene è segno


IJIO

Le REAZIONI DJ FLOCCULAZIO!'<E NELLA

DIA<~NOSJ

DELLA SII:'ILIDE

che il complemento è stato fissato dal primo sistema, e quindi che il siero t sifilitico; se invece l'emolisi avviene la reazione è negativa in quanto il complemento che non viene utilizzato nella reazione antigene- anticorpo, per mancanza di specificità, viene fissato dal sistema rivelatore c rende perciò possibile la seconda reazione emolitica. Se questa esposta fosse la vera base della reazione di Wassermann, si dovrebbe ammettere un valore assoluto ai suoi risultati ; in quanto la specificità della reazione del siero, con un antigene luetico implicherebbe ncces~ariamente nel siero la presenza dell'anticorpo sifilitico. La verità è. invece che la suddetta spi.cgazione è un po' prodotto dalla nostra fantasia, e un po' tentativo di rendersi conto di meccanismi che non possiamo allo stato attuale delle nostre conoscenze perfettamente seguiie. Infatti, in nessun'altra malattia al di fuori della sifilide può ammettersi produzione di anticorpi sifilitici; ed invece, come abbiamo già ricordato, è noto a tutti che Wassermann positiva si può avere in malattie le più diverse: malaria, fromboesia, scarlattina, ecc. Ma c'è di più : si può avere una Wassermann positiva in individui perfettamente normali ed indenni da Jue, solo che si trovino in istato di agonia, e persino in individui sierologicamente immuni se sieno stati di recente sottoposti a narcosi cloroformica. Inoltre è stato messo in evidenza da Douris un fenomeno assoluta-

mcme inspiegabile al lume della teoria esposta nei riguardi della reazione; questo A. ha dimostrato che un siero, che ha reagito negativamente, se viene sottoposto all'invecchiamento va acquistando, a poco a poco, proprietà simili a quelle del siero luetico, tanto da arrivare a dare una reazione chiaramente e nettamente positiva. Che coll'invecchiamento, che, come è noto. produce di regola una attenuazione dei poteri di reazione del siero, si formi il caratteristico anticorpo, non si può in nessun modo pensare. Dobbiamo quindi ammettere che nella reazione di Wassermann il meccanismo di produzione non avviene secondo l 'ipotesi classica prospettata. Infine la specificità della reazione di Wassermann viene a perdere il ~uo valore anche per il fatto che essa può effettuarsi, oltrechè naturalme nte con antigeni sifilitici, anche con antigeni che non hannç> nessun legame col trcponcma pallidum. Si possono usare come antigeni estratti alcoolici di fc~:lto di maiale e di cuore di cavia, estratti alcoolici di fegato umano normale, c persino soluzioni di colesterina e di lecitina. Così esiste l'antigene Desmoulièn:, a base di colesterina che sarebbe addirittura più sensibile ddl 'antigene di fegato credo-luetico ed esiste un antigene di- Bordct Ruelen s. nel quale i Lipoidi nocivi alla reazione vengono eliminati a mezzo di acetone . Vengono a cadere dunque i pilastri su cuj la spiegazione della reazione s; fondava c con essi la sua specificità. Se un siero non sifil itico può combinarsi all'antigene sifilitico, se d'altra parte, invertendo i termini, un siero si lilitiw è capace di reagire come Wasscrmann positiva, in presenza di una :tnri gcnc che in nessun rapporto è colla sifilide, perchè estraneo a qualsiasi


Lt k b \%10\'."1 Ili FI.OCCU L:\ZIO~F. :-!F.LLi\ DI:\CNOSI DEI, L:\ SIFILIDE

13 I I

reazione immunitaria specifica, è naturale ammettere che il principio su cui è stata costruita la reazmone sia sbagliato. La reazione antigene- siero e la fissazione o meno del complemento non può essere il fondamento della reazione. E' invece da pensare che anche la Wassermann, al pari òi molte altre reazioni sierologiche, sia basata su un processo di flocculazione tipica di cui non conosciamo n termini, ma di cui svc.:liamo invece gli effetti per mezzo del sistema emolitico. E che di flocculazione di colloidi si tratti è più che ammissibile, dopo ljUanto si è derto nei riguardi dell'invecchiamento del siero. Così riconòotta in una più l:qua valutazione, così sfrondata da quel presupposto di assoluta specificità, la Wass<:rmann· verrebbe a fare parte di quelle numerose reazioni di flocculazione, che si sono Yenute man mano perfezionando ed affermando nella pratica di rutti i laboratori , quali 1:t Meinecke, la Kahn, la Vernes, la Veichbrocht, la benzoino- colloidale. Il fondamento di queste reazioni è in tutte uguale, per l)Uanto i metodi siano assai diversi tra loro c vadano dai pill semplici ai più complessi. Con tutta probabi)jtà anche nella reazione di Wassermann, come in queste si tratta della produzione di un rnicro-flocculato, che viene a formarsi dal contatto tra antigene e siero. E mentre nella Wassermann per svelare la presenza del flocculato si ricorre all'espediente del sistema emolitico, nelle altre invece si rende direttamente visibile la floccul:lzione. La dimostrazione di questo fatto fu d::tta da Kahn, il quak, dopo avere eseguita la sua reazione, aggitmse nei tubi il sistema emolitico, e constatò che nel 98 % sui 1 8oo casi studiati con tale metodo, i risultati delle due prove corrispondevano perfettamente. Tutto dunque fa pensare che la reazione Wassermann debba rientrare: di diritto nel novero delle reazioni flocculanti. Vogliamo parlare adesso della r. di Mcinicke: tre modalità diverse di questa stessa reazione: una reazione di intorbidamento, comunemente indicata con M. T. R., e due reazioni di chiarificazione, indicate rispettivamente M. K. R. I ed M. K. R. II. La reazione di Meinicke descritta nel 1919, come reazione II. di chiarificazione, è di una tecnica molto semplice. Non occorrono animali di laboratorio, non occorrono apparecchi delicati e costosi, nè quei particolari accorgimenti che rendon'o così complessa l'esecuzione della reazione di Wasscrmann. Le due soluzioni di cloruro di sodio, c di cloruro più carbonato di sodio, sono assai facili a prepararsi e si conservano per lunghiss.imo tempo inalterate; anche l' antigene sifilitico per la reazione di Mcinicke, che si trova in commercio, si mantiene a lungo senza perdere nulla della sua specifica azione. Unico apparecchio necessario è un termostato a bagnomaria rcgolabile per una temperatura di ebollizione e di s6°. Cosicchè, per la sicurezza dei rimltati, per la facilità di esecuzione di. questa reazione, onde può essere eseguita al di fuori di qu~lsiasi laboratorio, ~arebbe da aspettarsi una larga diffusione di questo valido ausilio diagncstico.


1312

LE REAZIONT DI FLOCCULAZJOI'iE NELLA DIAGNOSI DELLA SlFIUDE

Invece questa reazione è rimasta ugualmente riservata ai laboratori, e si è conferito ad essa soltanto un valore di orientamento in subordinazion<.: alla reazione di Wassermann. Lo stesso dicasi per le altre reazioni di floc culazione, già ricordate, quali la Kahn, la Vernes, ecc. Prima di esporre alcuni risultati comparativi tra la reazione di Wasst:rmann e quella di Meinicke, ci sembra non disutile accennare rapidamente alla tecnica da noi seguita nella reazione di Meinicke, che cor.risponde quasi esattamente, tolta qualche variante di lieve entità, alla tecnica indicata dall' A. stesso, nella sua monografia pubblicata nel r929. Come si vedrà essa è semplice non solo per la lettura e per l'interpretazione dei risultati, ma anche per la esecuzione. Il materiale occorrente è rappresentato: dalle piccole provette di 8 cm. circa di lunghezza e di u n cm. di diametro interno, che vanno indicate appunto col nome di tubi pcr M. K. R.; da un bagno-maria, da qualche pipetta e da qualche provetta di comuni dimensioni. La prova per ogni siero si esegue su due serie di tubi. Nella prima serie di tubi, si m ette cc. 0,20 del siero in esame, nella seconda serie cc. o,ro; il siero deve essere non inattivato, cioè non sottoposto col riscaldamento alla perdita del complemento. Si prepara quindi la diluizione dell'estratto. L'estratto originale per questa reazione, prodotto direttamente nell'Isrituo sierologico del dott. Mei nicke, contiene le sostanze del muscolo cardiaco dei bovini che sono solubili in alcool ed insolubili in etere con aggiunta di balsamo del Tolù e bleu vittoria. Occorrono quattro provette numerate coi numeri 1 e 2, e rispettivamente x• e 2". • Nel 1 e nel 2 si mette un cm . cubico del l 'estratto per parte; nella 1 10 cc. di soluzione salina semplice con 35%, nella provetta 2' 10 cc. di soluzione salina, con aggiunta di o,oi % di soda. Le quattro provette vengono riscaldate in bagno-maria, sino a raggiungere una temperatura di 55° o s6n, per il che occorrono circa 10 mìnuti. Poi si versa il contenuto della provetta I nella provetta 1 , ed il contenuto della provetta 2" nel 2. Si tengono ancora per due minuti in bagno-maria c cos1 le diluzioni dell'antigene sono pronte per l 'uso. Quindi dell'estratto di antjgene numero 1 si versa mezzo cc3 nella provetta anteriore contenente cc. 0,20 di siero; della provetta n. 2, mezzo cc. nella provetta posteriore, in quella cioè che contiene 0 ,1 0 cc. di siero. Si lascia no le provette ali ' aria ambiente, e dopo 24 ore si leggono i risultati. Chiarificazione equivale a reazione positiva, persistenza dell'intorbidamento a reazione negativa. Tecnica semplicissima, che, per le ragioni già d ette, può eseguirsi in qualunque condizione di luogo e di tempo, senza bisogno di una particolare attrezzatura di laboratorio. A

h

Abbiamo esposto il metodo usato per la reazione M. W. R. Il. Per la reazione di Wassermann noi adoperiamo, come la magcrioranza dei sierologi, del siero inattivo. Per antigene ci serviamo dell'estrar~ al coo-


LE REAZIUNI DI FLOCCULAZIONE NELLA DlACNOSI DELLA SIFILIDE

1313

lico di fegato eredo-luetico, e talvolta anch~ dell'estratto alcoolico di cuore di cavia, preparato in l tali a dali' Istituto Siero-T era pico Milanese. Abbiamo preso in esame i risultati comparativi di 300 reazioni Wassermann e di M. K. R. Il. Non teniamo conto nel nostro studio dell'intensità maggiore o minore dell'una o dell'altra reazione, in caso di risultati positivi: e ciò per due ragioni: prima, perchè l'intensità della reazione non è indicata n è classificata ugualmente da diversi AA.; secondo, perchè l'apprezzamento dei fenomeni di emolisi, non può avere un valore assoluto l)Uando è affidata soltanto a metodi soggettivi di discriminazione. Infatti la scala colori metrica di V ernes, con otto gradazioni di colori, non è entrata nella pratica occorrente, e neppure i risultati della conferenza di Sierologia di Copenagen, son valsi a stabilire una terminologia uniforme e da tutti accettata. Val meglio quindi considerare soltanto tre evenienze di risultati: negativo, dubbio e positivo. Su 300 esami la Wassermann e la Meinicke hanno dato risultati concordanti nel 93,4 %, percentuale come si vcd~ altissima, tale da poter giustificare una fiducia quasi assoluta in ognuna delle due reazioni. Nel restante 6,6 % i risultati sono stati disuguali. Di .questi in due casi al primo esame si è avuta dubbia la Wassermann e dubbia la M. K . R.; ripetuti gli esaÌ11i a distanza di 14 giorni in un caso, 2 1 nel secondo, la Wassermann è stata positiva, mentre al contrario la M. K. R. è stata dubbia. Alla distanza ancora di altri 7 giorni, le due reazioni sono state concordanti pet una :•piccata positività. Forse in queste due osservazioni si dovrebbe pensare al così detto fenomeno di Milian, cioè alla riattivazione biologica della sifilide latente. In un unico caso abbiamo avuto al primo esame Wassermann dubbia, e M. K. R. negativa. Sarebbe stato molto interessante poter seguire comparativamente ancora le due reazioni in questo ammalato; invece non abbiamo più avuto occasione di ripetere gli esami, sicchè non è possibile trarre qualche utile considerazione in proposito. In altri 13 casi poi, nei quali si avevano risposte divergenti tra Wassermann e M. K. R., la Wassermann è stata dubbia, mentre la V. K. R. era positiva per quanto con intensità diverse. E' questo un punto degno di rilievo, in quanto si tratta di stabilire se questa divergenza non sia proprio a vantaggio della r. di Meinicke, e cioè dipenda da una maggior sensibilità di essa ed in una più precoce comparsa della reazione rispetto alla Wassermann. In sei dei tredici casi riferiti, ci fu possibile eseguire un secondo esame a distanza di qualche giorno, e si vide comparire positiva la reazione di Wassermann. Negli altri sette, gli esam i non vennero più ripetuti nel nostro laboratorio, e quindi non fu pos~ibi\e stabilire il successivo comportamento delle reazioni. Infine ci restano da esaminare due casi nei quali al primo esame si ebbe M. K. R. dubbia, e r. di Wassermann nettamente negativa. In uno fu 5 -

Ciol'ltalc di ml'flirÙttl mtlitnrt.·.


1314

LE REAZIONI DI FLOCCULAZIONE NELLA DIAGNOSI DELLA SIF!UOF.

subito iniziata la cura e le reazioni eseguite a distanza di 21 g1.0rnt, COincisero ambedue della negatività. La seconda di queste due osservaziOni presenta un particolare interesse. Si trattava del siero di un soggetto sposato, il quale era stato sempre bene, e non aveva mai avuto, almeno secondo le sue affermazioni, il sospetto di una infezione luetica. Il primo parto della moglie fu distocico e fu subito sospettato si trattasse di una distocia di origine luetica, per cui ambe· due i coniugi vennero sottoposti agli esami sierologici. Per la moglie tutte due le reazioni diedero esito negativo; per il marito, ~i ebbe Wassermann negativa e M. K. R. dubbia. L'individuo si sottopose ad una cura neosaknsanica, e così credette di essere guarito. Però in occasione della seconda gravidanza della moglie pensò di far riesaminare il suo sangue presso un altro laboratorio: anche il secondo esame dette egualmente Wasscrmann ncg.:tiva e M. K. R. dubbia, come un anno prima. A questo punto non rimaneva da fare che due ipotesi: o che la cura antiluetica fosse stata insuHìcientc o che il siero deli 'individuo avesse dei particolari poteri di floccu lazione indipendentemente dalla sifilide. Il parto avvenuto a breve distanza di tempo, dimostrò trattarsi di feto sifilitico, nato in settimo mese. In questo caso non può sfuggire l'importanza che ù::t esso proviene alla M. K. R. Possiamo affermare che la sensibilità della M. K. R. II. in questa uccasione almeno, si è dimostrata t:naggiore che non la sensibilità della Wasscrmann, tenendo anche conto del fatto che i due esami vennero eseguili

a distanza di un anno, e non nello stesso laboratorio. Le conclusioni che a noi sembra si possono e si debbano trarre d:~l· l'esposizione fatta, sono senza dubbio di una certa importanza. lJ valore della r. Meinickl;!, non è per nulla inferiore a quello della reazione di Wassermann. La statistica da noi riportata conferma che nella grandissima maggioranza dei casi i risultati sono eguali, e qualora una preferenza doves~c essere accordata, essa sarebbe in favore della r. Meinicke, la quale ha il pregio di una maggiore sensibilità, pregio che è di grande valore, se si pens;t che è proprio in virtù ùella maggiore sensibilità che la re:~zione è più precoce. Difatti abbiamo menzionato I 3 casi in cui la Wassermann era ancora dubbia o negativa, mentre invece la M. K. R. dava già un referto ùi posirività di un -:- e persino di -:- -:-. La possibilità di iniziare precocemente il trattamento specifico, è agli effetti della cura e dei suoi risultati, un contributo valdissimo, poichè è da tutti ammesso che la guarigione, più o meno rapida e completa, è in funzione diretta della precocità di inizio del tratt:t· mento. Non è possibile fissare con esattezza in quale periodo compaia nd sangue dell'ammalato la reazione positiva. Per la Wassermann è ammesso che ciò avvenga, nella maggior parte dei casi, fra il quindicesimo ed il venticinqucsimo giorno. La Meinicke invece comparirebbe, come reazione clubhia e qualche volta come reazione positiva, con qualche giorno di anticipo. Così anche noi abbiamo potuto più volte constatare.


LE REAZIONI DI FLOCCUJ.AZIO:-.iE NELLA DIAGNOSI DELLA SIFILJ I)E

1315

Nei casi iniziali il tentativo di determinare con esattezza il giorno dd contagio, urtava contro la precisione anamnestica dovuta talora a mancanza di notizie attendibili, -e più spesso al desiderio del p. di sottrarsi all'indagine retrospettiva . In un caso sembrava che l' intervallo fosse appena di 1 r giorni, ma non ci sentiremmo in verità di affermare con convinzione, la comparsa così precoce della reazione: anche perchè su di un unico caso attendibile non si può fondare nessuna seria certezza. Resta tuttavia dimostrato che in parecchie osservazioni l'esecuzione delle due reazioni mostra una precocità Jdla Meineckc nei riguardi della Wassermann. Se a questo risultato, si aggiun ge quanto dianzi abbiamo detto sulle nuove teorie di interpretazi.on-:: della r. di Wassermann, se si pensa cioè che la reazione Wassamann è una reazione Ji flocculazione nè più nè meno che la Mei nicke e la Kahn, cioè una reazione empirica, come sono empiriche le altre, costruite su di una base assolutamente ignota ed i.naccessibile aJla nostra spiegazione. è naturale domandarsi quale mai sia il vantagi-,'ÌO che essa presenta, e quale il pregio che la fa considerare insostituibile. Dalle nostre ricerche comparative la reazione di Wassermann, risulterebbe di un valore uguale, e forse leggermente inferiore, alla M. K. R., nei riguardi della quale ha il non indifferente d~merito di una notevole complessità di esecuzione: complessità di tecnica, di materiale, di apparecchi tali che è non eseguibile assolutamente al di fuori di un laboratorio. li valore effettivo di una r. di Meinicke, anche se eseguita come unica reazione, è grandissimo agli effetti diagnostici e pratici. Se si pensa alla semplicità straordinaria della reazione, se si aggiunge la quasi assoluta certezza del suo risultato, è lecito prevedere una applicazione su più larga scala della r. Meinicke, anche di fuori del laboratorio. E questo rappresenterebbe un vantaggio ben grande, sopratutto nei piccoli centri, in cui si verrebbe ad avere un ausilio diagnostico di tanto valore, e che, in molti casi, potrebbe indi.rizzare ad una cura precisa ed efficace. La Wa ss~rmann non cadrebbe per questo in disuso; dovrebbe restare invece prerogativa del laboratorio in cui la diagnosi verrebbe confermata e precisata. Nella sensibilità della reazione Meinickc, nella sua precocità, nella facilità di lettura e di interpretazione, e sopratutto nella semplicità di esecuzione, crediamo trovare i requisiti e tutte le necessarie garanzie, perchè si abbia una maggior diffusione del metodo, e con esso una più valida ed efficace lotta contro un morbo tanto terribile e subdolo. AuTORIASSUNTO. - L'A. espone i risultati di una serie d i reazioni Wass<:rmann c Mcinickc Il eseguite cornparati,·amente allo scopo di stabilire la precocità e la specificità della M. K. R. TJ. Accenna alle interpretazioni attuali del fenomeno di deviazicne del complemento ed indica la pos~ibilità dell'uso della M. K. R. II nella pr:~tica corrente.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE C. R. EsKu. Recenti conoscenze sulla trasmissione della peste. (« Public H calth Rcports » 1 vol. 53, n. 2, 1938).

Nel laboratorio della Sanità pubblica di S. Francisco sono in corso studi sperimentali, intesi a determinare il potere di infettabilità delle pulci dei ratti e dei roditori selvatici e la loro facoltà di trasmettere la peste. Fra tutte le specie di pulci prese in esame, la Xçnopsylla cheopis si è dimostrata la più facile a contrarre l'infezione. Quattro specie di Nosopsyllus fasciatus dei ratti, e poi il Diamanus monranus e Hoplopsyllus anomalus degli scoiattoli della California si sono comportate presso a poco nella stcssJ maniera, per quanto riguarda la suscettibilità a contrarre l'infezione (circa il 25 % ospitavano batteri pestosi vi rulenti). Altre specie di pulci si sono addimostrate assai meno infcttabili di quelle suddette. Le prove di trasmissione della peste mediante pulci infette hanno mostrato una marcata differenza tra le diverse specie; in primo piano sta sempre la Cheopis, vengono quindi Nosopsyllus fasciatus, Diama nus montanus, Hopopsyllus anomalus. Una questione importante è quella che riguarda il blocco dell'esofago delle pulci a caus3 della moltiplicazione dei batteri pestosi nel provcntricolo. Pulci infette, che però non mostrano segni di blocco, non riescono a trasmettere la peste mediante il morso. Sembra anche che il morso di molti pulci infette riesca infettante per un tempo ::tss:1i breve (probabilmente per r- 2 giorni). Ciò non esclude che le pulci, per sè stesse, possono restare infette per dci mesi, ad eccezione della Cheopis che ha una durata media di vita di soli 15 giorni. Così si spiega come si possa trascinar~ l'infezione per il tempo in cui i roditori ibernano. Batteri pestosi virulenti sono stati repertari nelle feci delle pulci infette; e, quantunque difficilmente l'uomo si infetti grattandosi la pelle nel sito in cui la pulce ha deposto le fec.i, per i roditori selvatici questa maniera di infezione sembra che sia molto frequente. In sostanza le ricerche di cui si tratta dimostrano che i batteri pestosi, una volta annidati nel tratto gastro-enterico della pulce, vi permangono per tutto il tempo di vita della pulce stessa, che gli animali si infettano agevolmente media n te le feci virulente facendo perdurare così le epizoozie tra una stagione e l'altra, e che l'uomo si infetta ::tbitualmcnte mediante il morso di pulci, che presentano il bloccaggio dell'esofago. La peste selvatica, per sè stessa, si di mostra quindi per l'uomo assai meno pericolosa (per quanto riguarda la California) della peste dei ratti domestici, strettamente legata alle epidemie umane. R EITANO.

D. D'ANTONA, M. VAtENsrN, D. CE>:n Nr. - Ricerche sulla vaccinazione assodata an.titdanica-antitifico-paratifica. ((( Mincrva medica ,, , vol. II, n. 36, 1938). La profilassi serica del tetano non offre sempre una sicure'l.za ~ssoluta contro la insorgenza della malattia, come risulta dalle osservazioni del tetano post-scrico. un ·im· munità completa e di lung:1 durat:1 si può ottenere invece mediante l'impiego dc!ranatossina tetanica; i fattori di importanza essenziale che bisogna tener presenti nella ,·accino profilassi an titetanica sono:


1317

RIVISTA OELLA ST.\MJ>.'\ MF.DI C.\ lTAUA:-.:A E STRANIERA 1° -

Le qualità intrinseche ùelJ'anatossina e il suo valore antigene.

Le tlosi d:1 iniettare. 3° - Il numero c g li intcn·alli ddle iniezioni. Le ricerche di Ramon hanno chiaramente definito ormai questi punti. Un progresso notevole si è realizzato con l'impiego dei vaccini associati; il metodo delle vaccinazioni associ:ate sostituisce all':mtica concezione della concorrenza degli antigeni quella della sincrgi:1 degli :lntigeni. Il migliore rendimento immunitario, ormai constatato, per aggiunta di sost:mze estranee all'anatossina è generalmente intcrpetrato con un meccanismo Ji più lento assorbimento del l ':~migene, di un'evitata rapid:1 climinazione e di una più perfetta elaborazione dell'antigene stesso ai fini dell'immunità. Le vaccinazioni associate finora prese in studio ed applicate specialmente in Francia, sono: l'antidifterica-antitetanica, l'a ntidi fterica-antiti fìco-paratifica, l'antitetanica-antitifìcoparatifìca, l'antidifterica-antitetanica-antitifico-paratifìca. In Italia, un esperimento in grande è st::tto iniziato tluest':lllno nell' Esercito mediante vaccino associato antitctanicoantifìco-paratifìco (T.A.B.Te.). Gli AA. h:lllno praticata la suddetta vaccinazione associata a 20 individui dell'ospedale psichiatrico di Siena, servendosi di due tipi di \"accino, da loro preparati; l'uno, formula A, risulta così com posto: Soluzione madre formolata al 0,4 %, di T .A.B. (contenente per ogni c.c. b. tifìci 5 miliardi, b. paratifici A. 3750 milioni, b. paratifici B. 3750 milioni), parti I, AnatOssina tct:mica parti 9· L'altro, formula B., risulta di una miscela a parti uguali di anatossina e vaccino T.A.B. così composta: vaccino formolato T.A.B. (contenente per ogni c.c. bacilli tifìci r miliardo, b. paratifici A. 750 milioni, b. paratifìci ll. 750 milioni) pani 5, Anatossina tetanica parti 5· Il contenuto b:ntcrico è identico sia nella formula A. sia in quella B. (bacilli tifìci 500 milioni, paratifìci A. e B. ana 375 milioni per cc.); ma, mentre in quest'ultima l'anatossina viene diluita a metà, nella prima essa è solo diluita di un decimo, ed il vaccino associato è perciò notevolmente più ricco in antigene tetanico. Risultati migliori sono stati ottenuti col v:1ccino formula A. Le reazioni determinate dal vaccino T.A.B.Te. sono benigne c transitorie ed in ogni caso non superano quelle determinate con l' uso di solo vaccino T.A.B., poichè l'anatossina tetanic:l non ha proprietà intrinsiche di pro,·ocare rt~zioni di qualche entità. In tutti i soggetti v:~ccinati dagl i AA. (con tre iniezioni acl intervallo di I5 giorni; 10 soggetti col vaccino A., di cui 5 con le dosi di c.c. 1 - 2- 2,5 c altri 5 con le dosi di 1 - 2 - 3 c.c.; IO altri soggctt.i col vaccino B. CO!l le medesime dosi), l'insorgenza dell'immunità antito~sica è già dimostrabile 15 giorni dopo la seconda iniezione di 2 c.c. di vaccino. e l'antitOssina nel sangue trovasi fortemente aumentata sette e quindici g iorni Jopo la terza iniezione (titolo antitossico in Unir. Amcric. nel primo gruppo da 2/3 a 1j 16; nel secondo gruppo di ,·accinati da 2/3 a 1/200). L:1 durata dell'immunità :lntiletanica, oltre ad essere garantita da una notori:l lunga persistenza di a natossi na nel sangue, è confortata da una specifica rcattività acqui~ita dai tessuti (immunità potenziale istogcna) suscettibile di conservarsi indcfìnitivamcnte nel tempo, a condizione però di essere sviluppata e consolidata attra,·erso una te mpcsti\·a ripetizio ne drgli stimoli. La prov:1 di efficacia delJ'antigenc tifìco-paratifico è stata raccolta titolando le proprietà agglutinanti del siero dci vaccinati verso ceppi di bacilli tifìci-paratifìci, selezionati come 1c test ,, per le prove di agglutinazione. I titoli raggiunti dopo la terza iniezione sono notevolmente alti. Ciò non costituisce, come è noto, una prova di immunità protettrice, ma scplicemente la documentazione che l'antigene è pass:tto nell'organismo. Nel caso in specie st:J a dimostrare che le proprietà agglutinanti non sono st:tte ostncol:atc dalla miscela ,·accino batterico-anatossina. 2° -

REITANO.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA 11'A UAN A E STRA N IERA

MEDICINA INTERNA W

Anemia perniciosa e carcinoma gastrico, stadii della cronica gastrite. ((( K li nische Wochenschrift ll, n. 36, 3 settembre 1938).

THIELE .

-

La comparsa contemporanea o successiva d ell':lllemia di Riermer e del carcmoma gastrico è stata in quest'ultimi an ni riscontrata con maggiore frequenza ed una mol~ di interessanti la vori in proposito, se da una parte dimostra l'importanza del la questione, dall'altra fa ril eYa re una discord:.tnza rilevante di concezioni, onde non è agc\·ole tro vare il giusto ori enr:m1ento. L'aumentata frt:quenza di tali osservazioni è evidentemente in ra ppo rto sia ai pro~ress i auualmente conseguiti d alla tecnica diagno~tica , sia al fatto che prima del· l'introduzione dcll'cp:Horerapia gli anemici perniciosi soccombevano per b grave cmo pati a, prima che il neoplasma si potesse m:mifestare. La questio ne patogenetica è stata ùivers::un ente ,·aiutata. Mentre alcuni ritengono che la coincidenza Jclle due affezioni sia puramente c:lsuale, altri im·ocano lo stato di decadimento org:mico dalla prima malattia determinato come fa \·orentc l'insorgen'l.J dc:ILI seconda. senza che perciò possa ammettcrsi un rapporto etioparogcnetico specifico. altri infi ne questo rapporto riconoscono in qu:~nto anemia perniciosa e carcino ma g~ strico hanno un a b:~se fondamentale comune, la cron ica l:,>:lstrite . Osservazioni sistematiche ed abbastanza numerose porta no a ritenere come più fondata quest'ul tima concezione. Nella cronica gastrite, in qua nto è leso il parenchirna delle g hiandole seccrnenti l'acido cloridrico, si ha l'achi lia, mentre con la bione o t.listruzione dei luog hi di produzione del principio di Casrle sono cre:He le cond izioni determinanti l'anemia di Biermer. Non siamo :mcora però :d neoplasma. 1el b cronicl gastrite la gastrcscopia dimostra spesso, quale fenom eno reatti vo :11 processo infinm· matc ri o, form:.zion i pol ipose. ve rrncose, ad aiuola, eh:: talora hanno ri,·c~ ti mento epi· tdi::~lc e che pert:111t0 rappresenta no istologicamente uno n::~dio precanceroso, in quanto per esse è stata dimostrata un ' ulreri c rc evoluz ione malig na, cancerosa. Quindi la cronicl gastrite da una parte può portare :~]l'anem ia di Biermcr c dall'altra costi tuisce la bse su cui può e\·oh-erc il neoplasma m aligno cd ambedue le affeYioni ccrrispondc no a st:~di di,·ersi dello stesso processo dello stomaco, cioè la cronica infiammazione d e lla mucos.1. Le no n rare ossen·azioni di anemia perniciosa e neopb sia ~astri ca, talo ra isolate, ta l altra accoppiate nei membri t.li una stessa f:Jmigli~ ci pcrtonc at.l :un mettcrc. pcrchè su una cronica gas trite evolva l'emop«tia o il carcinoma o ambedue, un fattore costi· tu zionalc, :.oche se questo :mualmentc non puÒ essere precisato . Si parl :.1 di stom:1co cos:ituzio nalmcnte meiopr:1gico nell'impossibi li tà di una pi ù esatta definizione. Comunque osservazion i oramai numerose d imostrano come la cronica gast rite r::t]'" prese-nti il t~::rreno comune su cui può evoh-ere così l'anemia perniciosa come il carci· noma ga~t rico o ppure ambedue le affezioni, contemporane:~mente e più ~pcsso succe!sivamcn te, anche se tale evoluzic ne è do:11inata da un fattore costitu zic n:-:le, finora non precisato. R • J) ' A LESS.-\NDRO.

L. LA:->GERON c R. D EHOUCK. -

Reni ed ipertensione arteriosa. (•• La Presse m éJicak ''·

n. 8r, 8 o ttobre 1938). Questione an tica e tuttora controversa è quella che riguarda i rapporti tra rene cJ ipertensic. nc artcricsa. Acquisizioni cliniche e sperimentali recenti, sen za portare a risultati dcc isi,·i. permettono d i intravedere un più chiaro orientamento. D:~ una p:trte l'anatom i:~ p:nolc;gica, w lla scorta di reperti di bio psie, ha permesso di riJc,· are che nell'iperten sione precocemente si riscontrano lesio ni ren:~l i , l'i ndagine


RI\' IST :\ DEI.I.A ST AMPA MEDICA ITALIA:-J A E STRr\1'\IERA

clinica dall 'altra ha dimostralO alterazioni della fu nzione renale di di\·ersa gravità secmH.lo il grado e la durata dell'ipertensione. Se tali elementi non ci consentono di affermare la prccedcn z:~ o meno Jt.:lle lesioni renali ~di'iperte nsione, tuttavia indicano il rene come organo centrale nel problt:ma nosografico, prognostico e ter:1peutico dell'i pcrtensione. Alla soluzione della quçstione patogenctica clementi più significativi apporta l'indagine spcrirnent:de. Essa d imostra che la compressione e l'ischemia renale determinano iperrensiom:, alb qu:1le, se di intensità c durata suffìr i::ntc, cc:nseguono :Jittrazioni funzionali ed anatom iche del rene, mentre !a vasodilataz.ione dell'organo previene o riduce l'ipertensione. Dn ciò deducesi la gr~111de importa nza del rene nella regolazione della pressione s:ll1gu igna. La sua az.ione, secondo i dati sperimentali, non è w lamcnte meccanica, ma anche riflessa c:d umorale. L 'e$pcrimento ci permette ancora un ':1ltra constata:t.ione importantissima: in ogni ipertensione il rene reagisce aumentando l'ipcnensione stessa, in quanto, secondo gli AA., il glomerulo, org:~ no molto fragile, si difende contro l'ipertensione con uno spasmo, che chiude i suoi vasi al sangue eh<! gli giunge sotto una pressione per lui dannosa. ma ron tale spasmo provoca più forte ipertensione. L'ipertemione quindi dctcrmin.l vasocostrizionc rcn:llc e questa a sua volta esagera quella, ed il circolo vi:t.ioso, al wi centro si trova il rene, continua. Perdurando tale stato. seguono lesioni anatomiche c funzionali nell 'organo. Da t:Jii oss::n·nion i deriva la norma terapcutira: interrompere il circolo vizioso, rimuovendo l'ost:tcolo alla circolazione rcnale, cioè l'enervazione e la decapsulazionc del rene, oltre alle consuete norme igieniche e dietetiche. l risultati cod conseguiti sono stati di\·crsi e di,·crsamcntc valutati, in quanto tnlora In diminuzione della iperpressioue è stata mod<:sta o addirinura nul la. Certamente però. miglior:1ndo la circobzionc rcnnle. se non sempre si :~bhassa l'ipertensione, si evita che questa ulteriormente si agg.-<~v i c porti al quadro m inaccioso dell'insufficienza ca rdio-rcnalc. E questo è gi?t un buon risult:no per giustificare !:I tc r:~pia, R. n'ALEsMr-;DRO.

RADIOLOGIA F. SANT.-\CATI. Localizzazioni ossee dd linfogranuloma maligno. («La Radiologia Medica », ,·ol. XXV, fase . 8, 1938). L'A., dopo aver riconbto la relativa frequenza con la quale si riscontr:Jno nei vari segmenti scheletrici le localizzazioni ossee nel corso del linfogranuloma maligno, accenna alla discordanza che può a volte esistere fra reperto radiologico ed anatomopatologico, in quanto risulta che alterazioni ossee linfogranulomatosc non sono sempre dimostrabili radwlogicarnente. La differenza piuttosto notevole fra la cifra che si dà per la frequenza delle localizzazioni ossee constatate al tavolo anatomico (5o %) e quella con la quale si risconlrano le alterazioni sul rad iogramma (10 %) non deve essere però attribuita, secondo l'A .. prevalentemente o esclusivamente :1lle limitazioni del metodo radiologico; ma in gran parte :~1 fatto che non scmpr~ vengono eseguite ricerche radiologiche sistematiche su lutto lo scheletro o dci segmenti di più frequente localizzazione, c che inoltre l'indagine radiologica non \·iene praticata negli stadi tardivi della malattia. E' necessario inoltre che la distruzione ossea abbia raggiunto un certo grado perchè si possa avere la visibilità radiologica. L'A. espone quindi il quadro clinico e radiologico di tali alterazioni linfogranulon:atose che sono caratterizzate da un grande polimorfismo, a seconda anche dci di\·er$i segmenti scheletrici lesi.


1320

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Si possono avere decalcificazioni ossee diffuse, piccoli focolai a tipo osteolitico od a tipo osteoplastico ed anche l'associarsi di questi vari tipi fra loro. Nelle vertebre in genere si hanno alterazioni a carattere distruttivo, ma non rari sono i casi di forme osteoplastiche, fino ad aversi vertebre di avorio. Anche nelle pelvi in genere il processo è distruttivo e presenta larghe aree di erOSIOne. Le alterazioni delle ossa lunghe sono molto più variabili di quanto non lo siano quelle delle altre parti ~cheletriche; ordinariamente esse interessano le epifisi, ma non raramente le diafìsi. Il processo è inizialmente distruttivo, origina dal midollo e si espande alla periferia, interessando in vario grado la corticale e determinando spesso reazione periostea. Su 6o casi di linfogranuloma maligno osservati all'Istituto nazionale Vittorio Emanuele Ili per la cura dd cançro, solo in 4 ha potuto rilevare localizza;rioni osscç e tutte del tipo osteolitico. Di questi casi l'A. riferisce brevemente illustrandone con maggiore ampiezza uno - di cui riporta i radiogrammi - che offriva reperti radiologici di particolare interesse soprattutto per l'aspetto delle alterazioni riscontrate nel bacino. T ratta infine della diagnosi differenziale con altre affezioni ossee, che presenta spesso notevoli difficoltà, specie quando le manifestazioni scheletriche linfogranuJo. matese compaiono in stadi relativamente poco a:anzati della malattia. (Autoriassunto).

NEURO- PSICHIATRIA KEN KuRÉ e KENzo 0HSHIMA. Sull'etiologia della distrofia muscolare. (<c K linischc Wocbenschrift '>• n. 29, 16 luglio 1938). Movendo dal concetto che il trofìsmo dci muscoli della vita di relazione è regolato in buona parte dal sistema nervoso vegetativo, sono state condotte dai nostri AA. delle esperienze con le quali, mediante l'esclusione dell'inncrvazione autonoma, si è ottenuto un quadro di distrofia muscolare in aìcuni animali. E' stato ampiamente documentato che la sezione della catena addominale simpatica nei gatti, c quella dci gangli vcrtebrali dei nervi lombari 4 · 5 · 6 e del n erYO sacrale t nei cani, provoca nei muscoli degli arti inferiori, dal lato corrispondente a quello operato, alterazioni distrofiche macro- e microscopiche consistenti in assotri· gliamento c diminuzione del peso dei ventri muscolari c, alla sezione, nella presenza di fibre arrotondate, rilasciate, atrofiche con aumento del connettivo interstiziale e tendenti a colorarsi intensamente con l'cosina. I muscoli più colpiti furono sempre ed in ordine di grado il bicipite femorale. il grande gluteo, il retto femorale, il scmitendinoso, il semimcmbranoso, mentre il gastrocnemio mostrò un'alterazione molto lieve e l'inrerosseo nessuna. Secondo gli AA. ciò dipende dalla maggiore o minore inncrvazionc autonoma delle f:ibre dci muscoli esaminati, innervazione che a questi può giungere per altre vie anatomiche. I risultati positivi si ebbero conducendo l'esperimento su animali giovani perch(: negli adulti, l'esclusione dcll'inncrvazione autonoma, diede difficilmente luogo :tlle modificnioni distrofiche. Ciò concorda col dato clinico che la distrofia muscolare prc· diligt: anche nell'uomo l'età giovanile e con quell'altro, rilevato da Curschmann. che. nell'uomo stesso. adulto, all'estirpazione chirurgica del simpatico cervicale, raramente consegue alcuna distrofia.

Pur sen za volere entrare in merito alla questione dell'intervento di u11a lesione dd sùtcma nervoso vcgctativo nell'in sorgenza della dùtrofia muscolare, non mi sembra


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALJA:-:A E STRANIERA

1321

Ìm•tile amJOUtre che. in tm lavoro successivo comparso nel n. 31 di quen'am10 dei/n stessa Klinische Wochenschrift, Kt:TlZO Ohshima, cotlabomtore del pro/. Kuré, riroma su quest'argomento con una elegante dimo.>tmzùme spetimentale. In alcuni cani IICII· nero contemporaneamente sezionati da tm lato lo scmtico e dall'altro tutte le radici anteriwi che concorrono a j01·mare questo ner110. Poichè le alterazio-n i dùtrofichc, dello stesso tipo e degli stessi muscoli, di cui alle precedenti descritte l'ice,·che, st ebbero moìto più manifeste negli arti inferiori del lato dello J"ciatico reciso che dall'altro della sezione delle sue radici, è lecito dedurre con l'A. t·he, da quella parte, tutte le fibre motorie somatiche e 11iscerali essendo state. interro,te, mentre da quest'altra era rimasto un residuo d'innervazione autonoma mediante le anai/omosi con il sovrastaTI/e tronco simpatico, l'origit1e della maggiore distrofia, dal lato della sezi01u~ dello sciatico, era da attribuire alla maggior parte, o totalùà, di fibre autonome recise con esso. ACCARDI.

G. DE MosiER. 1938).

Lt tnctfalfti trpdicht. (" La Pres~c Médicale >>, n. 88, 2 novembre

Il virus erpetico può essc.re causa di encef:Jliti che si manifestano in tre forme: la forma meningea, la più frequente e facile alle recidive; la forma convulsiva. preceduta da parestesie e vertigini e che si accompagna ad allucinazioni visive ed uditi1·e; la forma comatosa a brusco inizio apoplettico ed a rapida risoluzione. Si tratta generalmente di casi lievi, in cui l'offesa del ncvrasse si esprime, oltre che con una breve perdita di coscienza, con rigidità nucale, miosi c torpidità pupillare, riflessi plantari tendenzialmente in estensione, riflessi cutanei aboliti, scosse muscol:tri toniche e cloniche (solo nelle forme convulsive), iperalbuminosi nel liquor. Dopo 48 ore circa dall'attacco In sintomatOiogia si attenua e svanisce completamente nella terza settimana. Tra il 2° ed il 7° giorno dall'inizio si ha comparsa di erpete labiale. 1nteressante è la dimostrazione sperimentale, che vale anche come discriminazione diagnostica, della natura erpetica di queste encefaliti che, per il loro decorso benigno, si differenziano dalle autoctone e sintomatiche di altre affezioni. L'inoculazione, nella c~rnea dd coniglio, di liquor di tali malati, provoca una cheratite erpetica trasrnis~ ihile ad altri animali e talvolta disturbi encefalitici consistenti in salivazionc, convulsioni e par;~ l isi . La chl"r:Jtite per?1 non ~i produce se la corne:~ l'lei coniglio da inocubre è st:lt:I precedentemente immunizznta contro il virus erpetico. Acc AI\DI.

OFTALMOLOGIA D. BoRIONI. -

La follicolina ntUa ttrapia delle congiuntiviti gonococciche. (<• Bol·

lettino d'oculistica >l , settembre 1938). L'uso della follicolina nelle vulv(}-vaginiti gonococciche delle bambine si è dimostrato assai utile. La interpretazione di questo fatto è dovuta, a seconda degli AA., o alla trasformaz!onc dell'epitelio cilindrico della vagina su epitelio pavimentoso stratifìcato che è resistente all'azione del gonococco, o alla capacità della follicolina di spostare il pH del secreto vaginalc verso valori acidi o addirittura ad una proprietà antigonococcica diretta della follicolina stessa. L'A. h:t eseguito un certo numero di esperienze trattando, negli stessi indi1·idui affetti da congiuntivite gonococcica bilaterale, un occhio colla follicolina e l'altro col-


1322

RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALIANA E STRANIERA

J'argirolo tr:1endone la conclusione che i due medicamenti si equivalgono nell'azione :lntigonococcica. T ale proprietà antigonococcica della follicolina l'A. è propenso ad attribuirla alla variazione del pH congiuntivale verso valori acidi. Non pensa però alla sostituzione clelia follicolma ai preparati acquatici ma piuttosto ad un loro contemporaneo uso, spet:i:~lmente nei neon:lti deperiti o :.:trofici, somministrando la follicolina per via orale ~ sfrutt:tndo così 1":-~zionc eutrofica c~ercitnta nei tessuti da t:Jie ormone. TESTA.

A. S.\:--<TAI'Asnso. -

Patologia della cornea nel tracoma. (« Annali di Ottalmologia e

Clinica oculistica », n. 6, 1938-XVI). Da molti AA. la neoformazione vascolare li mbica è considerata come segno quasi certo di tracoma, o che :1lmcno insieme ad un altro può far fare la diagnosi con Sicurezza. Mac Colbn dopo a,·er ricordato la struttura della regione limbare (zona a palizzat<~. zona dei cordoni vascolari c zona dei cordoni capillari) aggiunge che in tutte le condizioni di congiuntiviti non tracomatosc si può avere aumentata visibilità dei cordoni ,·::~scolari, p rod otta dalla frizione, con penctrazione dei cordoni più dentro ne! tessuto corneale chiaro e forrn:J7.ione d i ciò che Hebert descrisse come un avan7..amento dd limbo. Nel tracoma l'aumentata vascobrizzazione è il risultato dell'irrit::~zione del tessuto corneale. L'A. ha rivolto la sua attenzione a tutti quei bimbi che si sono presentati quoridian.uncnte all 'os~en•azione nella C linica d i Sassari cd ha not:lto che si può ossen·arc con grande frequenza, in bimbi con segni di tracoma d ichiarato, vascolarizzazione aqJnzam, e, in ::~Itri con segni di tracoma lieve con presenza di piccoli follicoli, mo!to frequentemente 1·asco1arizznzicne che oltrepassa di poco il limbo ma anche reperto nepti\"0 sebbene con gr:~nde r:~rid. D'altr:J parre però esistono pure dei casi di bimbi con segni di tracoma avanzato ed assenza di ,·:~sco l arizznione. In seguito alle sue numerose osservazioni l'A. conferm:1 la grande frequenza con cui 1·icne ri~contrara la vascolarizzazione del limbo corneale nel tracorna ma non si ritiene autorizzato a concludere che rutti i casi in cu i si riscontrano questi tipi di v:~scola­ rizznione siano da considerarsi come tracornatosi, come pure che non ci si deve sempre attendere di tro\'are la vascolarizzazione corneale ogni volta che troviamo segni sicuri di tracoma sulle congiuntive palpebrali, potendovi essere dei casi in cui tale vascolariuazione manca o è appena rudimentale. TESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA C. lhccARANI. -

Pressione cardiovascolare e disturbi di orecchio. (<< L'Oto-Rino-Larin-

gologia Italiana », giugno 1938-XVJ). Le considerazioni, che fu possibile trarre dalle pnme osservazioni, che l'A. ha gii1 riferite in altra sede, sono ~tatc confermate dalle osservazioni successi1•e.

E precis:~mentc: Nessun rapporto p:1re esistere tr:l valore pressorio, tipo d'ipoacusia e disturbi sul>bicuivi (ipo:~cusia, rumori, vertigini) e obbiettivi (ipoacusia, prove vestibolari) in scd.-: auricolare. 1° -


1323

RI\'ISTA DELLA ST:\MP.'\ MEOICA ITA U A!'r\ F STR.\:--;I F.R.\

L a pressione massima, la pressione minima e la pressione differenziale, h::mno ugualmente offerto del!:: cifre :Jlte sia negli ipertesi con soffere nze auricol:tri che negli ipertesi senza disturbi in questi organi. 2° -

3" - La pressione med ia non ha portato :~lcun contributo nuovo che permetta di precisare un legame sicuro tra stato ipertensivo c disturbi di orecchio. La c i fr:~ pressana media si è dimostrata ,·er.Jmcnte a ssai costante, m.1 no n è stato possibile osservare

alcun rappcrto tra aumento della pressione meui;t c prcsenzn, o maggiore gravità, dc.lla sindrome :.1Uricol:1re. 4" - D:-tl lato O\'e esiste :-tl l'acumetria ipoac usi:J è possibile con notc,·o le fn:qucnZ<"' a\·ersi un:J ipo-eccitab ilità del lahirinto posteriore alla prova calorica. Quest'u ltimo d:~ to positivo è stato particolarmente osservato dall'A. con ricerche atte nte c ripetute che però hanno sempre confermato l'esistenz a di questa diminuita eccitabilità vestibolare. L'ipoacusia è ~e n za dubbio più bcile a risco ntrarsi in questi soggetti di un:1 certa e tà. mentre i d isturbi vcstibo lari obbietti\'abili sono più rari. Nell'intcrpetrazione di questo fatto, cioè del diverso modo di rea g ire al fenom eno morboso ,·:~scol are del vestibolo e della coclea, può a,·ere importanza il ricordo della normale irrorazio nc a rteriosa auricolare. I canali semicircolari c il vestibolo, inbtti, prcsentono una circolazione ortcriosa particolarmente ricca essendo irro rati da tutti e due i romi di divisione del l'orteria uditi,·a intern a. Viene ad esistere quintli ana tomica m ente un a condizione di privilegio ndl ' irroraz ione arteriosa del labirinto posteri ore rispetto al labirinto anteriore che potrebbe avere la sua importanza. Altra considerazione ~orta durante lo studio di :~lcuni casi è la possibilid di una nntura anafilattica d i qualche distu rbo auricolare. Certo il m odo di compo rtarsi dei ru,mori in alcuni dci nostri soggetti - cioè lo scomparire senza un a cnusa m:1nifesta, il ,·ar i:lre di intensità a seconda delle g iornate e nello stesso g iorno, a volte l'accompagnarsi con altri sintomi c:mmeristici di un attacco anafi lattico - autorizza questo sospetto di natura. E ' noto del resto che una delle manifestazioni più comuni delJ':m;J filassi è rappresentata appunto da fe no meni \':lSomotori e che proprio a questi fenomeno \'asomotori è clo,·uta la maggior parte della sindrome classica della scarica anafì l:m ica. E' anche noto ch e le ma nifestazioni dell'anafilassi sono molto varie e che non c 'è orga no od nppamto che no n ne possa essere la sede. E' logico perciò che anche l'orrcchio possa dare delle manifestnioni di tale natura. Concludendo, i rumori di orecchio di origine vascolarc. almeno in buon nume ro d i indi vidui, sono funzioni d i uno squi librio transitorio locale. P erchè avve nga questo scompcnso circol:ttorio. questa distonia voscolare circoscritta, no i crediamo che sia ncnss:1rio. ne l com plesso uditi,·o, una spina irritativa copace di provocorc nei soggetti pred ispos ti in eq uilib rio instabile. la modificazione Yasomo toria locale. Lo st:Ho ipcrtensi,·o, nella risultante complcs~a dei vari elementi etiologici c patogrnetici che lo compo ngono, non è che un fattore di molta im portanZ<'I forse il prmcipale e il più frequente per manifestare le sofferenze auricolari. Ma no n è il solo. Certamente, ri pete l' A., sono necessarie delle condi zioni, tuttora a noi sconosciute, b::~i i e generali, che sommanJasi g iungono a cre:1re la sindrome morbosa auricolare.

S. VnALf..


RJVfSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Sulle lesioni funzionali ed anatomopatologiche ddl'apparato acustico e vestibola.re neU•intossicazione da chinino.(~< L'Oto-Rino-La-

E. PELL.EcRtNt e R. N .n HAN. -

ringologia Italiana >>, ottobre 1938). Con questo lavoro si è cerc:no di portare un contributo alla soluzione di dut' problemi: alla questione, cioè, della localizzazione delle alterazioni prodotte dal chi· nino nel sistema acustico-vestibolare degli animali da esperimento e all:t indagine :ma· tomo-patologica di queste ·stesse lesioni. Pe r quello che riguarda il tipo delle alterazioni, le ricerche dimostrano che c~i­ stono, sopratutto, fatti degenerativi a carico dei gangli periferici dell'acustico e dd sistema nervoso centrale. Nei riguardi dci gangli periferici si è potuto notare un:~ maggiore gravità di lesioni a carico del ganglio di Corti in confronto a quelle Jd ganglio vestibolare (fatto già notato anche da Wittmack). Per quanto riguarda il sistema nervoso centrale, possiamo dire che esistono e\·i· denti alterazioni del sistema nervoso, ma tali alterazioni non hanno nè speciali loc:l· lizzazioni nè particolarità morfologiche proprie; sicchè possono essere riportate al tiro di lesioni verificatesi in tutti i ~asi di intossicazione. Altera7.Ìoni vasali non sono st:uc mai messe in c\·idenza. I n tal modo vengono a confermarsi le ricerche di Wittmack e Nicoletti, i quali anche essi hanno trovato delle alterazioni a tipo degenerativo a carico dei gangli dell'acustico e del vcstibolarc. Invece i risultati degli AA. sono in netto contrasto con i lavori di Kirchncr e Ferreri, che hanno trovato delle lesioni vasali, c con quelli di Shrocdcr, Hinsberg e Seiferth, i quali non ha nno potuto riscontrare nessuna lesione anatomopatologica. Pe r gucllo che riguarda la localizzazione delle alterazioni dall'esame istologi.:o risulta chiar:.tmente che esse si trovano nei gangli periferici dell'acustico e del vestibolarc, mentre gli AA. non possono decidere se sono alterazioni particolari nei nuclei centrali dell'VIII essendo le alterazioni uniformemente distribuite in tutto .il sistema nervoso centrale. D agli esami funzionali del sistema vestibolare gli AA. dicono di poter trarre qualche conclusione soltanto dai dati degli avvelenamenti acuti, perchè l'avvelenamento cronico dà modifìcazic ni della funzionalità vestibolare solo nella fase premortale. Molto probabilmente la diminuzione della durata del nistagmo postrotatorio, nelle cav1e avvele nate (diminuizio ne del nistagmo che ha trovato anche il Dreyfuss). (: da imputare ad una lesione del labirinto periferico. D'altra parte si son trovati sempre. sia nelle cavie integre. sia in quelle sbbirintate o talamiche, dei movimenti spontanei degli occhi e del capo. Questi movimenti spontanei, però, nelle cavie talamiche sono eYid.:n· temente meno accentuati che negli altri due g ruppi di animali, fatto questo che sembra deporre almeno per una partecipazione anche di nuclei centrali della corteccia. Certo è che il « L::-gennystagrnus >• (nistagrno da cambiamento di posizione), che il Sciferth ha trovato qua~ i costantemente nei suoi animali, nelle esperienze degli .'\A. no n era mai presente. T movimenti spontanei, che sono così evidenti nelle cavie integre, possono disturbare la valutazione dei dati postro tatori, ma siccome le caYie talamiche presentano movimenti sponta nei più scarsi, si hanno in esse dci soggetti che si portano meglio per l'analisi dci fenomeni pomotatori. Effettivamente anche in q ueste. come nelle ca\'ic con sis tema nervoso integro, nella prima fase dell'avvelenamento, il nistagrno postrotatorio (nonostante manchino movimenti spontanei oculari) è sensibilmente ridotto. Sotto qutsto aspetto l'azio ne del chinifllo si estrinseca indipendentemente dalla cortecci,l n:rcbrale.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

1325

D'altra parte la sintomatologia non è n eanche puramente labirintica periferica, perchè anche dopo la distruzione dei Jue labirinti rimangono dei movimenti oculari spontanei. Infine, valutando cronologicamente la comparsa dei singoli fenomeni a carico del sistema vestibolare durante l 'avvclen:unento, gli AA. sono del parere ùi poter concludere che il farm:tco agisca prima sulla periferia (diminuzione della durata del nistagmo postrotatorio), c solo successivamente im·esta altri centri responsabi li dci movimenti spont:mei degli occhi e del capo. nuclei vestibolari Resta da definire se in questo ultimo raso siano implicati solo o non indirettamente anche i nuclei dei muscoli oculari.

s. VITALE.

BIOLOGIA G. TALLARtco. Firenze, L.

la vitadegli alimenti. (con prefazione di G. Gentile, 3n Ediz. S:msoni, 15).

Nelle entusiastiche pagine poste dinanzi a questo libro quando uscì la prima edizione, Giovanni Gentile pre,·ide che il ,·olume del Tallarico sarebbe divenuto popolare perchè utilissimo e bellissimo. La previsione si sta avverando; siamo già alla terza edizione, arricchita, rispetto alla prima, di nuovi interessantissimi capitoli. Il libro del Tallarico \; infatti uno dci più importanti c belli che siano stati pubblicati, nel campo scientifico, in questi ultimi anni e perciò esso merita una particolare segnalazione. Ogni medico, ogni persona colta non solo dovrebbe leggerlo e meditarlo, ma dovrebbe, quasi per possederlo ;;ncor di più, tenerlo accanto, sulla propria scrivania, per la gioia di tornarvi spesso, ogni qualvolta lo spirito :JVesse desiderio e bisogno di p<:>esia c di scienza. Perchè questa è la nota che più colpisce il lettore del libro: di tro\'arvi un capitolo di biologi:~, tra i più importanti per l'uomo, quello cioè dell'alim entazione, trattato con anima di poeta da un mero studioso di scienza. Non solo questa nota conferisce al libro la virtù, rara purtroppo in libri scientifici, di essere, più che leno. divorato, tanto è il piacere che lo spirito ne ricavo da ogni pagina, ma anche gli don:~ il pregio inestimabile, anche questo rarissimo, di risvegliare nel lettore il sentimento per argomenti biologici, abitualmente considerati con le sole facoltà intellettive. lnf:mi questo libro non offre la trattazione puramente scientifica del capitolo sugli alimenti dell'uomo ma di questi fa conoscere un aspetto ignoto alla scienza ufficiale: quello della loro vitalità, che un occhio, insolito nello ~tudioso di laboratorio, va a ri cercare al di là della materia, tutta animata e commossa dal divino sc ffio del la vita. Contro la scienza che nell'alimentaz ione uman:l non ha visto fino a ieri che solo argomenti quantitativi e meccanicistici, cioè materialistici, considerando l'organismo umano come una semplice macchina termica, ecco imporsi all'attenzione del biologo il problema qualitativo. I principii generali acquisiti, ben s'intende, rest:lno a l loro posto, col valore che acl essi hanno conferito il lungo studio c le innumerevoli esperienze. Nessuna discussione sull'importanza della composizione chimica, del bilancio dci sali, delle vitamine, d eila relazione tra i componenti plastici ed energetici, della dose enzimatica e diastasica. Ma ... tutto questo non basta. c' Nell'alimento. dice il Tallarico, noi saremo obbligati a considerare qualche altra cosa che sfugge almeno per il momento alla provetta del chi· mico. alla bilancia del fisico, alle lenti del microscopio, al bisturi dell'anatomico; qualche cosa che pur esiste cd ha valore perchè conferisce all'alimento una più alta potenza costruttiva, tanto importante per la crescenza e lo sviluppo dell' indi,·iduo n. Questo qualche cosa è appunto lo " spirito dell'alimento », « spirito conferito. oltre che dal la variabile carica vitaminica e dai sali catalitici, dalla dotazione solare captata durame la sua e sistenza attiva e non ancora degradata, dallo stato elettrom:~gnetico in cui si tro\'a,


Rl\'ISTA DELLA STAMPA M EDlCA ITALIANA E STRANI[RA

dagli atteggiamenti più o meno !abili dei suoi sistemi chimici. dagli equilibri più labili ancora ùei suoi aggruppamenti ~alini e del suo ordinamento colloiùalc:. da ipotetiche attività radi:mti biocinetiche e Ja mille altri fattori anccra c forse per sempre inconoscibili "· E ricercanùo questo << spirito '' l'A. ridona alla maltrattata mpienza dtl popolo. che Vico chiamerebbe sapienza poetica, l'enorme l'alcre che ha, riaccosta l'uomo aii'Uni,·crso. riafferma il grande ed antichissimo principio, oggi in più campi rific rente, della umt:l della natura. L'amara riflessione che Goethe pose sulla bocca di Faust: " Chi vuoi conoscere e descrivere alcuna cosa vil'ente, cerca prima di scacciarne l'anima e finisce P'r trovarsi in mano i pezzi separati, avendo rotto il legame che li uni,·a » dev'essere M3lJ presente dinanzi alla mente dell'A. che, consapevole invece essere la natura una rcah:t unitaria vivente, non ha scacciato l'anima dagli oggetti del suo studio, ma, profc;ndamente scntendob, quest'anima ha voluto ricercare e s\·elare. La scienza m<Xlerna purtroppo va perdendo quella capacità della comprensione ~in­ tetica che fu gloria di tanti italiani. Per lo più gli rcienziati oggi sono intensamente occupati in un campo speciale e in questo si sforzano di spingere l'acutezza della loro facoltà al massimo gr:HJo. Tutto ciò porta a vere deformazioni. E' solo lo scienziato fiio. sofo e pccta che può abbracciare c fondere i te rmini che sembrano escluder~ i: analisi e sintesi, sentimento e pensiero. ì: solo lui che può ricomporre l'unità, che può considcr3r<' la scienza non come una fc rmula m~, come la vita stessa. L'esempio di Leonardo ~ lu mincsc: egli seppe dare all'arte i più nascosti aspetti della vita, alb scienza i p iù pmfondi ritmi dell 'arte. E se questo è vero per tutte le scienze. particolarmente vero è per b medicina che ha per oggetto di studio l' uomo, cellub che più di tutte le :1ltrc \' ive dd gran palpito della natura intera. Nel libro del T alla rico troviamo una conferma d i <jll<'· sta g rande e semplice verità. Egli muove :~Ila conquista dell~ verità non con i soli scusi che forniscono elementi particclari contingenti c transito ri n:J col pcnriero e :mccr più col sentimento. Si compr ende quindi che il li bro non pe na, negli argomenti c he tr:m:J. prccis:~zioni di analisi. rigore cli cifre, grafici illustrativi, cencz7e dimostrate, verità palp~h i li. citnicni bibliogr:.1fiche. E no n per dare al volume un car:.1ttere di divulgnione scientifica, adatto ;:ti profani che non amano seguire lo scienziato attra,·erso le tappe del faticoso cammino. ma per poter più profondamente addentrarsi nei problemi biologici che studia, per po ter con più limpidezza su di essi gettore il suo sguardo di veggentc onde scoprire e definire qud soffio vitale che l'intuito e la riflessione e l'esperienza gli dicono essere presente negli alimenti, anche se non può essere :Jfferrato e controllato dagli strumenti e dalle pro\'cttc: del più attrezzato laboratorio. Non l'esame degli argomenti attraverso i risultati della scie nz~1 · positiva, ritenuta l'onnipotente e serenissima signora della vita nuova, ma la visione di essi attr:lverso la divinazione, la genialità, la semplice os~en·azione o la profenda meditnic. ne, l'esperienza personale o quella millenaria dei popcli. Elementi questi di somma importanza che solo sono nello spirito dello scienziato che sia anche poeta. E' un errore puerile ritenere che le facoltà dello scienziato e quelle dell'artista siano oppo$lC e inconciliabili. Lo scien7.i='to , nel momenro di fare una scoperta. ha in rè b luce d'una virtù poetica. Il Leibnitz afferma che la scienza vuole una certa arte di divinazione senza la quole essa non può progredire; il Liebig nota che solo un uomo dotato di alte virtù poetiche, come Keplero, poteva scoprire le tre mernvigliose leggi astronomiche distinte dal suo no me; c ancora il grande fisico. astronomo e matematico Poinc:1r~ scrh·e che. come la po~sia c la musica, così anche le scienze, comprese le più e.mtte, hanno bisogno di una certa ispirazione, c cb·ono il lo ro progresso al lavorio delle facoltà sublimin:~li. Co ntro la bonale aHermnic ne, che nulla può esser vero che non sia dimostrabile snerimcnralmentc, stanno gra ndi e geniali sco perte, che furono invece il frutto di una ,·irtù intuitiva, che precorse l'esperimento, la ricerca scientifica, e che torse per vin di osscn'azioni, talvolta anche modeste. Si giunge cod all'affermazione che può sembrare un paradosso ma che invece è: g iustissima: la scicn7.a vcm non può essere se non idt:!ah- c


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA'KIERA

1327

c1oe essa solo ha diritto di chiamarsi tale quando nell'oggetto dello studio ha saputo ricercare e vedere e sentire la nota ideale, che, a,·endo per fulcro le leggi della \'ita. altro non è se non una forma superiore del reale. Questa nota ide:tle sfugge alla potenza limitatissima Jei nostri sensi, ma viene afkrr:na Jall'intuito. da questo nuom M~nso, capace di dare, a chi lo possiede, qu:tlcosa di simile a quell'acume che portano nell' udito i cercatori di sorgenti. viene fermata da quella specie di stato di grazin, eh~: i Greci chiamarono epopteia, cioè: visione completa, per cui l'amcre rrasmuta la scienza in :Irte e l'a rte trasfonde lo scicnz i:tto nella cosa ~dn~lt:t, con fermando così quello che ùisse un gronde spirito, non esservi di re:tle nel mondo se non l'ide:de. In questo stato di grazia noi ~entiamo essersi trovato il Tallarico nello studio compiuto sugli alimenti. Non s~ leggono i v:trii capitoli, dell'aria. dell'acqua. del latte, dell'olio, J e! ,·ino. delle frutta, dd pane senza la più viva emozione. E v'è anche un elemento che profcnd~mente colpisce il lettore: quello che d t ii'A. fa un apostolo nella difesa degli alimenti fondamentali che d:tlla notre dei secoli hanno provveduto alla crescita, allo s,·i1uppo. :tll:t riproduzione dell'uomo, contro la moderna mdustria alimentare che fa scempio dei divini doni che la natura largiscc all'um:1nità. Quanta accorata malinccnia è nelle pagi ne che dicono l'offesa, la meno mnione che il chicco di grano, questo 11 mirabile componimento armonico foggiato d:tlla prov,·idenza divina a sostegno dclb specie um:tna », subisce per opera dei mulini a cilindro che per la moderna panificazione ~ac rilicano intiero il germe in cui <l si .trovano chiusi i principii biologici che regolano la fertilità d'una razza, che difendono la nrolifìcità di una specie 11 ; quanta tristezza nelle pagine che dicono il trionfo degli olii di semi nella lotta contro l'olio di ulivo sol perchè l ' industria da quelli ricava un maggiore vantaggio ccor~ omico; c in quelle che dicono le profonde perturbazioni che sono inflitte. dalla pastorizzazione e d:llb cottura e dalla riduzione in polvere c in farina, :;] lntte, a questo alimento tanto <( vivo e labile, delicato e sensibile >> che anche lo sguardo dell'uomo quasi può offendere; e in quelle infine che dicono la ing iusta lotta comro il ,-ino e b irrazionalità di certe pratiche e credenze nell'uso dc)!li ortaggi e delle frutta. Ma non v'è solo questo rammarico, pieno di tanta umanità; v·è anche un iterato grido d'al larme che l'A. lancia contro i gravissimi pericoli che minacciano la nostra razza e che provengono dal continuo denaturare gli alimenti fondamentali, ai quali du millenni era :tbituata, dalla tendenza, sempre più spiccata, al carnivorismo. Belle e persuasive sono per questo le pagine in difesa del vegctarismo, geniali e suggestive quelle che <lttribuiscono il cancro a uno sfasamento alimentare, alla prcv:tlenza cioè: di alimenti giovani (btte, burro, uova, carni tenere da macello) carichi Ji stimoli atti,·issimi per la proliferazione cellulare, in organismi adulti che ,non hanno più bisogno di elementi così potentemente costruttivi e nei qua li queg li stimoli agirebbero wi nidi di cellule aberranti, eventualmente presenti, determinando in essi una moltiplicazione senza freno e senza limiti, facendo sviluppare su questi gruppi di resti embrionali il terribile processo patologico del cancro.

• •• Nella ricordata prefazione il Senatore Giovanni Gentile si domandava se il libro del Tallarico era scienza o poesia o filosofia. Noi rispondiamo che esso è scienza perchè ricerca la verità, è poesia per quel grande afflato lirico che tutto lo pervade, è filosofia perchè mira al bene dell'umanità. TI vero, il bello e il buono non si escludono fra loro ma del pensiero umano sono i tre aspetti che, sempre uniti, troviamo nelle rivelazioni degli spiriti superiori che sentono e riconoscono l'unità suprema che è in fondo a tutte le cose dell'universo. col quale essi, indiscutibilmcnte, vibrano all'unisono. Gt.~NNANTOl'-:1.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione generale di Sanità militare nel novembre 1938-XVII)

- - - - ·· - - - ANCONA + Sottotenente medico LI BERO BALDONI: La leishmaniosi cuùmea alla lua

delle moderne vedute. L'O.. prendendo lo spunto da un çaso sospetto di leishmaniosi cutanea, si intr:Jt· tiene sull'argomento. Dopo aver detto della diffusione, della microbiologia, delle m3ni· festazioni cliniche ccc., si ferma soprattutto sui problemi che rimangono ancora da risolvere r iguardo tale malattia cioè: sull'identità o meno delle varie leishmanie, sull 'esi~tenza di un ospite intermedio, sulla via di trasmissione e sulle r iserve di virus.

*

BRESCIA • Sottotencnte medico prof. ALESSANDRO RADAELLT: Sopra un caso di mie/ÌI(

luetica acuta insorta in pet·iodo secondario. L 'O. riporta un caso di paralisi flaccida degli arti inferiori, accompagnata da turbc degli sfinteri (ritenzione di feci e di urine) e delle sensibilità, insorta acutamente in un giov:me di 21 anni. luetico da un anno, trattato precedentemente con due cicli misti arscno-bismutici e ricoverato all'Ospedale Militare di Brescia per un sifiloderma papu· !oso con vVassermann positi\'a. Il fatto paraplegico insorse durante un trattamento arseno-

bismutico intrapreso in ospcdalr, e dopo 4 giorni dall'ultima iniezione di ctgr. 6o di arsenobenzolo. Esso fu preceduto da malessere generaie, e da temperature elevate; si risolse completamente in circa 40 giorni, in seguito ad un trattamento con calomelano. L'O. stabilisce prima di tutto un:l diagnosi di localizzazione; succcs~ivamente tratta della differenziale tra una mielite da arsenobenzoli e una forma specifica; tratteggia il quadro clinico ed anatomo patologico delle prime e delle seconde; e nel caso particolare, ritiene trattarsi di una arterite specifica dei vasi intramidollari che abbia determinato, attra\·erso un fatto spastico, magari provocato dagli arsenobenzoli, una ischemia del mi· dolio responsabi le della paraplegia osservata. L'O. tratta wccessivamente dell'importanza dello spasmo nel determinismo delle emi o paraplcgic, in casi di arterite cerebrale o midollare; e conclude con un cenno sulb t er:~pi a specifica da scguirsi in questi particolari casi.

*

CAGLIARI • T enente medico D oME NICO DAsTOLI: 01-gani esecutivi del serVIZIO sam·

tario in pace.

*

LIVORNO • Maggiore mediico GrusEPPE RIGtit: Sindromi addominali acute. ~·o. dopo _:l\·cre traun to diffusamente delle affezioni addominali :~cute (peritonite.

occlus•one wtcsunale. appendicite, pancreatite, colica intestinale ecc.) ed averne ricapi· tobt::t la di:,gnosi difkrc n?-i:>lc per ciascunn affc7.ione, ha parlato di alcuni casi di diffi.


CONFF.RE:-:ZE E DIMOSTRi\--:t0:--11 CUNICI-IE NEGLI OSPEDALI MILITARI

1329

cile interpretazione diagnostica, capitati alla sua os.s ervazione, facendo rilc,·arc quanto, in t:~luni c:~si, debba essere ponJcmt:J la v:~lutazione dei sintomi che molte :~ffezioni dcll':~ddome hanno in comune fr:1 loro.

*

MILANO + Maggiore medico prof. DoMENtco VIOLA: La psicogenr:si del delitto. L 'O. dopo aver es:~minato taluni concetti Jelle dottrine antropologica, cndocrinologJca, e costituzion;Jle nell'ambito dello studio della genesi del delitto, espone dettagliatamente i criteri fondamentali della dottrina psicogenetica, sostenendo il concetto che nella genesi del delitto ciò che più interessa è il comportamento del delinquente, per rius,irc a penetrare nella meccanica biologica delinquenziale. Secondo l'O. il delitto è la risultante di una serie di fattori di varia natura: biolo~ici. morali, sociali, patologici, ambientali, congeniti od :~cquisiti, preesistenti o prcordin:~ti. oppure contingenti o accidentali, ~pesso evidenti, talora irrilcv:~bili, molti noti, moltissimi ignoti; all'epicentro del gi uoco di tutti questi congegni st:J la funzione, l'attivit:a, b vita psicofisica dell'individuo. Ora per l'O. ogni forma di delitto ha come unico l.Omunc denominatore la « viw "• che è un f:~tto del singolo individuo ed in ciascun mdividuo ciel singolo momento. Nella seconda p:me della tratt:~zione l'O. imposta, es:~mina, cd illustra dettagliatamente i criteri di indirizzo biologico che debbono guidare lo studio della criminalità militare d i pace e di gucrm, cd espone i confini e la sostanza del diritto penale militare con una estesa disquisizione della matcri:J giuridica e dell'interpretazione medico-legale.

*

NOVARA + Tenente colonnello medico MARCELLINO BEKTINETTI: lttero emolitico cos/1tu ziona/e e sec011dario. L'O. traccia <t grandi lince il quadro degli itteri emolitici e da assorbimento soffcr. mandosi brevemente anche su quelle che sono le moderne vedute sul ricambio emoglobinico. Quindi presenta due c:~si di ittero emolitico, esponendo per ciascuno di essi la sin· tom:~tologia clinica cd il reperto ematologico e soffcrmandosi in particolar modo suU'ori_ginc c sulla natura della malattia. Chiare apparvero le conclusioni diagnostiche: trattarsi nell'un caso di ittero costituzionale, nell'altro di ittero secondario.

*

T RIESTE + Tenente colonnello medico SALVATORE AoiNOLFI: Lussa:::ione c011genùa dala rotula. L'O., premesso un sunto storico dell'affezione, ne illustra la etiologia, la sintomatoiogaa, la diagnosi e la prognosi. Dopo brevi cenni di fisiologia normale della rotula parla clclranatomia patologica della lussazionc e del suo meccanismo di produzione, accenna alle teorie patogenetiche ed ai varii tr:Jttamcnti operatori sia capsulari che ossei, ed infine espone più dctt:~gl iatamente il processo opcr:Horio del Durante (combinazione dell'opcra7icmc del Roux e qudla di Le: Dcntu), come quello più rispondente allo scopo. 6 -· Ciomt1/r: di mcdicintl militurc.


1330

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

+ Capitano medico VITO CURIALE: degli asceHi peritonsilla,·i.

M~todi rec~nti di

tet·apia m~dica e chirurgica

Dopo avere brevemente richiamato alcuni ricordi di anatomia patologica, l'O. fa una dettagliata esposizione dei diversi metodi chirurgici di cura degli ascessi pcritonsil. lari illustrandone i relativi pregi e svantaggi, dando la preferenza al metodo radicale della tonsillectomia totale che elimina le recidive e le eventuali complicanze e non pre. senta, a suu avviso, maggiori rischi di quanto non ne presentino gli altri metodi che chiama conservativi. L'O. passa poi ad illustrare due nuovi metodi di terapia medica degli ascessi peri· tonsillari mediante le iniezioni di noYococaina e quelle di bismuto che, secondo recemi esperienze fatte da vari AA. e secondo la casistica perwnale, dànno ottimi risultati, specie se praticate nel periodo evolutivo, provocando una regressione rapida e defìniti,·a del processo suppurativo.

*

VERONA + Primo capitano medico SALVATORE Se! ORTI NO: Presentazior11: di un caso di em~ralopia essenziale.

L'O. presenta un caso di emeralopia essenziale illustrandone le att uali conoscenze ctiopatogenetiche.

+ Tenente medico SILVIO VEDOVATO: Agranulocitosi. L'O. dopo aver rapidamente esposta la isto--fìsiologia del midollo osseo e la genesi dci granulociti, traccia il quadro clinico ed anatomo--patologico della agranulocitosi, ma· lattia caratterizzata essenzialmente da leucopenia, con scomparsa assoluta, o quasi, dei granulociti. Quindi fa delle considerazioni sui casi clinici finora pubblicati di agranulocitosi, per opporre alla ristretta conoscenza dell'agranulocito~i quale J'a,'eva definita lo Schultz, la concezione più vasta e più comprensiva delle sindromi agranulocitarie il cui substrato fondamentale è la mancanza del sistema granulocitario. In ultimo passa in. rassegna le varie teorie emesse sulla etiopatogenesi dell'agranu locitosi per arrivare alla conclusione che questa potrebbe e~sere la successione dei fenomeni nell'agranulocitosi : 1) azione della causa (probabilmente infettiva) che determina una lesione elettiva della sezione granulocitogena del midollo osseo ed origine dello stato agranulccitico del sangue; 2) processi necrotici (particolarmente frequenti in faringe) causa di immissione di germi; 3) sepsi favorita e aggravata dall'assenza dei g ranulociti.

--.!'";i ·-~ :;,;; ·;---


RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIV, fase. lX-X, settembre- otto. bre 1938-XVI.

Massoni: Contributo allo studio della ventilazione e del microclima delle navi Ja guerra. Bt·ancato e Ovazza: Intossicazione a tipo etilico tra i marinai dei doppi fondi, per l'uso di pittura antiruggine contenente benzolo. Mirra: Il problema malaria-colonizzazione in Eritrea. Mois~: Osservazioni sulle elmintiasi d'interesse epidemiologico 111 Somalia. Lor~nti: Episodio di intossicazione da gas cloro. Li Causi: Rendiconto operati\'o di rre anni di attività chirurgica su navi ospedali. Alfano: L'ormone follicolare nella cura dell'emofilia.

Bulldin Intemational des Scrviccs de Sant.t des Armées de terre, de mcr d dc l'air. - Pubblicato dall'« Office lnternationan de Documentation de Médecine Militaire »Liegi (Belgio). N. 11, novembre 1938. X Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia militare. Mels: L:a psicotecnica nell'Esercito. La narcosi nella chirurgia di guerra. Rivista imemazionale. U!fido i'fltemazionale di documentazione di Medicina militon•: Schede bibliografiche. Riviste mediche. Bibliografia medica militare. ARGENTINA .

Rcvista de la Sanida.d Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, an no XXXVII,

settemhre 1938.

Galli: Relazione della Direzione generale di Sanità per l'anno 1937 (conclusion~). Urrutia: La evoluzione tecnica della colecisrectomia. Mata: La psicocronomctria nell'esame degli aviatori. La ca/: Diagnosi differenziale fra liti asi ureterale e appendicite acuta. Hm·era: La guerra chimica. BELGIO .

Archins Bdgcs du Strvice dc Santé de t•Arméc. -

Redazione: Ospedale militare,

Liegi. N . I r, novembre 1938.

Govart.c: Ricerche sull'allenamento muscolare nell'uomo. FRANCIA.

Rcvuc du Strvicc de Santé Militairc. -

Direzione del servtzxo di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 3· settembre, tomo CIX, 1938.

T utto il numero è dedicato al resoconto delle cerimonie svoltesi nelle tre giornate (4-6 giugno) <t à la gioire du Service de Santé " • nella ricorrenza del cinqua'lltenario della Scuola del Servizio Sanitario militare.


1332

RIVISTE MEDICHE MILITARI

GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare ddl'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantcnbliiner, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. to, ottobre 1938.

Franz: La trasfusione di sangue conservato in guerra.

Otuel: Avvelenamenti d:1 ;1ggressivi chimici sul fronte di Shangai. Riihe: La regolamentazionc dei provvedimenti e delle cure per le forze armate. Setz: L'igiene dell'elettricità in guerra. Bock: Su una lesione primaria persistente di linfogranuloma inguinale con reperto positi,·o dell'agente eziologico. Gen.rler: Nuove vedute sulla cura della blenorragia con I'Uliron. GRAN BRETAGNA.

Journal of thc Royal Army Medicai Corps. -Edito da John BaJe, Sons and Daniellson. Ltd. Londra. Fase. ottobre 1938.

Nicho/l;: Effetti della meccanizzazione sullo sgombero. Sandiford: Nevrosi di guerra. A rcher: Alcune osservazioni su antigeni ciliari di salmondla. Woods: Relazione su sei tumori solidi del mascellare. Robinson: La forza di frontiera in T ransgiordania. Editot·iale : La febbre gialla. Moulson: Un caso di rottura sottocutanea del pancreas. Fletcher- Harrett: Un'interessante anomalia. Lit1deman: L'antica Alessandria. JUGOSLAVIA.

Vojno-Sanitetski Glasnik. -

Rivista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria del· l'esercito jugoslavo. Redazione ed amministrazione: ospedale militare di Belgrado. N. 3, tomo fX, 1938. Vuk.ric: Il valore della resistenza dei capillari nel decorso dello scorbuto. A nagnosti: L'organizzazione del servizio sanitario durante il passaggio forzato d' un

•

fiume di una divisione di fanteria. Simic: Contributo allo studio della biologia, della morfologia e della colorazione del hacillo tubercolare. Hin{o 'Emi/i: La febbre tifoide nelle regioni rocciose. Ge01·geuic: Il valore degli esami sistematici nell'Esercito. Hilak: Sulle infezioni suppurate delle gengive. Tosic: Bonifica del vestiario contaminato da iprite per mezzo del vapore acqueo 10 un apparecchio per disinfezione. PARAGUAY.

Revista de Sanidad Militar. -

Direcciòn Superior de Sanidad militar. Sargento Duré,

339, Asunciòn. Fase. 103-106, luglio-ottobre 1938. Bi-ieller Souro e Rivarola: Preparnione del siero antigangrenoso.


NOTIZIE Ricompense al valor militare. CROCE DI GUERRA AL VALOR Mli,ITARE. BARBIERA Giuseppe di Giuseppe e fu Molinari Leonarda, nato a Sciacca (Agrigento), ii q febbraio 1896, 1Q capitano medico del R. corpo truppe coloniali dell'Eritrea. Dirigente del servizio sa11Ùario del comando tattico delle truppe dell'Eritrea, durante un duro combattimento, sprezzante di ogni pericolo, con ammirevole senso del dovere e spirito di abnega-::io11e, si prodigava nella cura dei feriti., svolgendo la sua opera umanitaria con serena calma, allo scoperto, sotto l'ù1furiare del fuoco avversario. Mai Scegalu (Lastà), 22 settembre 1937-XV. (Boli. uff. , 8 dicembre c. a.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. PRI~it CAI'I"rANI MEDICI.

PuRCARO Giuseppe, 36" fant. TENENTI

Scu ol:~

applicazione fanteria Parma.

MEDICI INCA.RICATI DEL G.RADO DI CAPITANO.

GmsT1 Aldo, Il 0 alp. - Comando Piazza Addis Abeba per ospedale Emanuele III >> Aba, dal 20 settembre 1938-XVI.

<< Vittorio

CAPITANI CHIMICI FARMACISTI. GAMBARINI Giuseppe, infermeria presidiaria Albenga. -

Ospedale militare Ales-

~andria.

Ufficiali

fuori

quadro.

TENENTI COLONNELLI MEDICI. RINALDI Pietro. - In data 3 novembre rg.)S-XVII, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 1° agosto 1935-Xlii. · Ufficiali

fuori

organico.

PRIMl CAPITANI MEDICI.

I seguenti pnmt capitani ~ono richiamati in temporaneo serv1z1o dal 30 g•ugno 1938-XVI, con la destinazione a fianco di ciascuno indicata: LA RoccA Roberto, legione CC. RR. Livorno. - Come contro. RINALDI Orazio, 15° fant. - Come contro. Dal Bolletti-no ufficiale., disp. 66\ 24 novembre 1938-XVII.

T ENF.NTI

*

COLOI'\NELLI MEDICI.

ARA Achille, ospedale militare Rrescia . -

lnft> rmeria presidiaria P:~rm:L


1334

NOTIZIE

PRIMI C.H•IT.\NI MEDICI. DAZio Francesco, 42<> fant. -

Ospedale militare Gorizia. CAPITANI MEDICI.

SA:-!TILLO Tommaso, 2° gran. - Ospedale militare Roma. PALA Michelino, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 2° gran. Cessando come sopra, dal 12 dicembre 1938-XYIJ. TENENTI MEDICI JNCARICAl'l OEL GRADO DI CAPITANO. CARDUCCI ARTENISIO Conte Palatino c Nobile di Teramo, Patrizio Fiorentino Adolfo, 46° art. div. mot. - R. corpo truppe Libiche, dal 1° novembre 1938-XVII . Dal Bollettino ufficiale, clisp. ~", 1° dicembre 1938-XVII.

*

MAGGIORI MEDICI. NAKNI Carlo, scuola applicazione sanità militare Firenze. - Direzione sanità militare Trieste Rosst Mario, ospedale milit:~re Sa,·igliano. - Comando truppe Eritrea, d:~l 14 novembre 1936-XV. PRIMI CAPITANI MEDICI. FoNTANA Nicolò, So• fant.

49° fant., dall'I I novembre 1938-XVII. C..t.PIT... NI MEDICI.

D1 GtoRGt Pietro, R. corpo truppe Libiche. - Ospedale mili.tare Bologna. Cessando come sopra, dal 10 dicembre 1938-XVU. MASALA Mario, scuola centrale fanteria . - 82° fant. BEl-LA Vincenzo, ospedale militare Padova. - Ospedale militare Udine. Izzo Arduino, R. :1ccademia fanteria e ca\'alleria. - Direzione sanità militare corpo armata Bengasi. TENENTI MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. TAURO Francesco, 8° alp. - Forze del territorio militare del Sud, dal 15 novembre 1938-XVIJ . BAMOI'TE Nicola, 231• fant. - Fone del territorio militare del Sud. dal 15 novembre t938-XVII. TENENTI MEDICI. DE P~~osQUALE Giuseppe, 49° fa m. - So• fant., dall't I no\'embre 1938-XVII. ARAGONA Cnrmelo, 82° fant. - Infermeria presidiaria Anzio. Ufficiali

fuori

organico.

PRIMl CAPITANI MEDICI. PoTF.NZ.-\ Luigi. R. corpo truppe coloniali della Libia. - Dal 23 settembre I9J8-X\'I, sarà assunto in forza distretto Roma I. Dal 8olle1tino uffic-iale, disp. 70a, 8 dicembre 1938-XVII.


NOTIZIE

1335

*

CAPITAN I MEDICI, CASSANDRA Luigi, 18" fant. -

231• fant. , dal 15 dicembre 1938-XVII.

TENF.NTI MEOIC1 INCARICATI DEL CRAI>O DI CAPITAKO. CARDUCCI ARTENtSIO Conte Palatino e Nobile Ji Teramo Patrizio Fiorentino Adolfo, 46° art. di,·. mot. - Al provvedimento che lo rigu:trda pubblic:tco a p:tgina 66ro, di. spcnsa 69", Bollettino ufficiale 1938-XVll, leggasi: CARDUCCI ARTENIS10 Conte Palati no c Nobi le di T:tranto, Patrizio Fiorentino Adolfo, R. corpo truppe coloniali Libia, dal 1° novembre 1938-X VII. TENENTI MEDICI. GAUDIANI Pasqu::tlc, 17• fant. - 50° fant., c:,l::tl '5 dicembre 1938-XVII. AMMENDOLA Gaetano, 50° fant. - 17° fant., dal 15 dicembre '938-XVII. Dal Bollettino uf[icialc. disp. 7 1", 15 dicembre 1938-XVII.

Onorificenze. ORDINE DELLA CoRONA n'ITALIA. Cavaliere: capitano medico NICOLA ALEMAGNA, ad iniziaciva del Ministero dell'AFrica Jwliana. (Boll. uff., 8 dicembre c. a.).

Esami per l'avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario. Dalla circolare n. 846, Giornale militare, 8 dicembre c. a., riportiamo i giorni e le località stabilite per gli esami per l'avanzamento degli ufficiali del Corpo sanitario, compresi nei limiti per l' iscrizione sui quadri di avanzamento per l'anno 1939· Avanzamento a scelta spedale.

UFFICIALI MEniCI, Maggiori: 26 :tprile 1939 - Prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma). Capitani: 10 gennaio ' 939 - Prova scritta (ospedale militare di Roma) - 24 m:trzo 1939 - Prove orali c pratiche (ospedale militare di Roma). Tenenti: ro gennaio 1939 - Prova scritta (presso i rispettivi comandr di corpo d'armata, il comando forze armate delle Isole italiane dell'Egeo ed i governi dcli'A.O.I.) . 5 marzo 1939 - Prove orali e pratiche (ospedale militare di Rom:t).

UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI. Maggiori: 15 gennaio I939 - Prova scritta (presso i rispettivi comandi di corpo d'armata, il comando forze armate delle Isole it:tliane dell'Eg~o ed i governi dell'A. O. L)27 marzo 1938 - Pro\'C orali (ospedaJe militare di Roma).


NOTIZIE

Capitani: 15 gen naio - Prova scritta (presso i rispettivi comandi di corpo d'armata, il comando delle forze armate delle Isole italiane dell'Egeo ed i governi dell'A. O. 1.} I5 marzo 1939 - Prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma). Tenen1i: 21 marzo I939 - Prove orali c pratiche (ospedale militare di Roma).

A vanzame111o a scelta ordinaria. UFFIÒALI MEDICI.

Capilani:

12

aprile 1939 - Inizio prove scritta, orale e pratica (ospedale militare

di Roma). UFFICIALI CHIM I CI FARMACISTI.

Capitani: 28 aprile 1939 - Inizio prove scritta, orale e pratica (ospedale militare di Roma).

Corsi allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario. Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 851, Giornale militare dell' 8 di. cembrc c. a., disp. 66.., il 1° aprile I939, presso la Scuola di applicazione di Sanità militare, in Firenze, avranno luogo i seguenti corsi: a) corso per allievi ufficiali medici di complemento. Il numero dei posti per tali allievi è di 78o; . b) corso per allievi ufficiali chimici farmacisti di complemento. I l numero J ci posti per tali allievi è di 120. Ciascun corso terminerà alla data del 14 agosto. Presso il reggimento di artiglieria di divisione di fanteria, a Firenze, sarà s,·olto i: corso di equitazione, al quale dovranno prendere parte gli aspiranti allievi ufficiali medici, che abbiano i requisiti fisici per le armi a cavallo. Nella circolare, cd in annesso manifesto, sono specificate le condizioni c le mod:-dità per l'ammissione ai suddetti corsi.

Cure balneo-termali invernali. Nella prossima stagione invernale, presso lo stabilimento balneo-termale di Ischia. saranno effettuati due tur ni di cure: 1° turno: dal I" febbraio al 15 febbraio; 2 ° rurno : dal 20 febbraio al 6 marzo. Le visite d'ammissione avranno luogo dal 20 dicembre c. a. al ro gennaio 1939 presso gl i ospedali militari e presso quelle infermerie prcsidiaric che i direttori di sanità crederanno opportu no designare. Esse saranno effettuate da due ufficiali medici, dei guaii uno superiore, e le relative proposte (modello 2100 del cat.) verranno compilate seco ndo le norme ed i criteri stabiliti dalla circolare ror Gio·rnale militare 1938.

Essendo la dispo-nibilità dei posti assai limitata 11ei .tumi di cure invernali, le commis.;ioni mediche inoltreranno proposte solo per coloro cht: abbiano reale ed w·gellt(' bisogno di cure balneo-termali, rimandando le altre ai tumi della st~giane estiv<Hlutunn,J/(. TI Ministero si riscrYa di swbilire un terzo turno d i cura per la prossima stagione invernale, qualora se ne ravvisi la necessità.


NOTIZIE

1337

Le proposte stesse. insieme con i relativi cb:umenti prescrtlll per ciasc un visitato, saranno traf messe al direttore di sanità del corpo d i arrn:lt:J competente, il quale, dopo averle esaminate con le modalità di cui a l n. 35 delle <• Norme per il servizio b:~lneari o militare, ediz. 1928 >>, le trasmetterà volta per volta a questo Ministero, Direzione generale di san ità milit:m:, 110n più tardi del 15 gennaio p. v. Per quamo concerne le definitive assegnazioni, la partenza degli ammessi, ed il trattamento ad essi devoluto, varranno le disposizioni c norme ammi nistrative riportate nella surricordata circolare. (Giort~ale militare, 1° d icembre 1938-XV II, disp. 65", c1rc. 837).

Alto diploma della Croce Rossa a S. A. R. Maria di Piemonte. La benefica e assidua opera, che Mjria di Pier110nte svolge nel èj!11pò s:Jnitario e assistenziale, ha avuto il suo premio in un:1 cerimoni:1 svol tasi a Napoli il 14 dicembre nella sede provinciale delln C. R. I., ove, presenti le autorità, le personalità del campo medico e un foltissimo stuolo di crocerossine, è stato consegnato alla Principessa di Piemo nte il diploma di specializznrone di grado superiore di assistenza in sala operatoria. L'Augusta crocerossina ha svolto la sua attivi t~' d'infermiera all'Ospedale militare di Napoli, sotto la direzione dci mag-giori medici dott. Squillacioti e prof. Arena. Il prof. lemm:J, presidente del Comit:no provinciale, nel consegnare l'al to diploma, ha rivolto all'Augusta P rincipessa parole di viva gratitud ine e di profonda riconoscenza.

III Congresso naiionale di medicina dello sport. Il III Congresso nazionale di medicina dello sport si è s\·olto a Geno,·a dal 12 al 14 novembre u. s. Le relazioni hanno riguardato i temi: 1° - Riduzione della capacità professionale (Xr lesioni interne consecutive al le pratiche sporti,·e; 2° • Riduzione della capacità lavorativa per traumatismi dell'apparecchio locomotore. Al termine dell'ultima seduta il tenente colonnello medico prof. Cassinis Ugo, Presidente della Federazione itali~' na dci medici degli sportivi, ha rin graziato le autorità genovesi per la signorile ospitalità ed ha comunicato che il successivo Congresso sarà tenuto a Torino nel 1939.

La prolusione di Raffaele Paolucd al Corso di clinica chirurgica deir Università di Roma. Il 7 dicembre XVII, alle ore 10, S. E. il prof. Raffaele Pa<Ji ucci, vice presidente dell_a Cam era fascista, ha tenuto la prolusione al Corso di clinica chirurgica della Regia Unrversità di Roma. La riunione, affollatissima, ha ::~ssunto un ca r::~uere di inconsueta solennità per la larga ~artecipazione di cli nici medici c chirurgi d i molte Univcr~ità it;llinne. Erano presenti S. E. rl prof. Gianni Petragnani, Direttore gcner:~lc della Sanit;Ì pubblica, S. E. Dc Bbsi, Accademico d'Italia. il tenente generale medico prof. Loreto Mnzzetti, Direttore generale _della Sanità militare, il Rettore dell'Università di Bologna, S. E. Chigi, il gencralc mcthco Falso, i professori Alcssand ri, Punì, F orni, Gasbarrini, Fasiani, Frontali, Dalla Volta, Rietti, Schiassi. Razzaboni, Ccccarclli, Tinozzi, Pccori, i docenti dell'Ateneo


NOTlZIE

romano, c numcro~e rappresentanze della Scuola napoletana, dove il Paolucci ha studiato, c delle Uni\'ersità di Siena, Modena, Bari, Parma e Bologna, le quali sono state altrettante tappe della fervida e laboriosa carriera che ha portato il giovane clinico italiano, appena alle soglie della maturità, alla altissima cattedra dell'Urbe. Il prof. Gio\'anni Percz, Preside della Facoltà medica, ha dato il saluto cordiale c cameratesco deJI'Università di Roma a Raffaele Paolucci, del quale ha rievocato in brevi parole la gesta di Pota ed esaltato le doti di studioso cosciente c tenace. Il prof. Catterina ha letto un messaggio di saluto del Presidente della Società tedesca di Chirurgia, nel quale ha sottolineato la stima di cui i chirurgi della Nazione amica circondano i nomi di Roberto Alessandri e di Raffaele Paolucci che ora degnamente gli succede nell'insegnamento. La rapida c avvincente prolusionc di Raffaele Paolucci traccia brevemente le tappe Jclla sua ,·ita di studente c di studioso, che gli dànno diritto di rivendicare a sè l'onore di :wcr saputo ritro,·arc, in età ancor giovane, dopo anni di guerra c di rivoluzione, nel lavoro e nel silenzio, la gioia e l'elevazione, Ja poesia e la fede ne!IJ vita. Ed è la chirurgia appunto, che, poggiando sulla base granitica della Scienza il suo edificio, attinge i fastigi dell'arte e si avvolge della bellezza ideale della poesia. Scienza che scruta i problemi più profondi ed oscuri della vita, Scienza che un tr:l\·c lgente cammino ha portato in trent'anni ad altezze meravigliose, ma anche e sopratutto arte. Arte tremenda, quando gli strumenti e le conoscenze biologiche e cliniche erano, a paragone di oggi, rudimentali; quando il chirurgo doveva essere dotato di un coraggio estremo, di un.a insensibilità a tutta prova, di una eccezionale rapidità di movimenti: e passava per un uomo spietato, dal cuore cihiuso alle altrui sofferenze, una specie di c:1rneficc, anche se, invece della morte, donava talvolta la vita. Arte più sottile oggi, in cui le accresciute possibilità di anestesie innocue, il più ,-asto sapere. la maggiore conoscenza del rispetto che meritano i tessuti, richiedono sl, ancora, al chirurgo coraggio e sangue freddo, ma sopratutto il meditato, lucido, sapiente ardimento di chi deve prendere una decisione ardua e talvolta difficile, e che una volta presa deve essere portata a compimento. Arte più umana, perchè essa dà, oggi. grande peso all'impre~cindibile dovere di risparmiare ogni inutile sofferenza agli infermi; perchè impone a se stessa l'imperativo categorico: ogni dolore che può essere evitato deve essere eYitato. · E opera d'arte, ancora, in virtù di quella che è giustamente definita l'eleganza dell'operazione, e per cui essa appare una cosa semplice e chiara, un succedersi ordinato di tempi, il compimento di una serie concatenata di atti che sono espressione di destrezza, di tempestività, di colpo d'occhio, di armonia e anche di istinto. Scienza, dunque, che richiede una solidla preparazione scientifica, e arte che vuole un lungo tirocinio nelle corsie e ncUe sale operatorie, a contatto con gli ammalati, di fronte a responsabilità personali, che solo possono dare la misura della capacità tecnic.a acquisita dall'operatore. Missione che esige da lui sacrificio, abbandono di ogni altra gioi:1, e piena, completa, assoluta dedizione. L'oratore traccia un sintetico quadro delle affermazioni che la chirurgia ha saputo reali7.zare nel trionfale cammino che esfa ha compiuto negli ultimi decenni. Abbellendo la sua esposizione con suggesti vi ricordi storici, egli affronta il nucleo centrale di essa: che cosa, di questa Scienza c di questa arte, dobbiamo insegnare ai giO\·ani che sono affidati alle nostre cure e come trasmettere ad essi questo amore che rende bella c luminosa la nostr~ fatica ? Occorre insegnare ai giovani a riconoscere le sindromi acute, quelle che possono risoh·crsi solo a prezzo di un rapido intervento, perchè gran parte degli studenti di oggi s:1ranno domani le sentinelle a\'anzate in questa lotta che si combatte contro gli agguati della malattia c della morte, e pcrchè dal loro primo giudizio dipenderà -la ~' entu a l c sl\1\'c zza del colpito. Insegnare ai g iovani quello che la chirurgia può dare in


NOTIZIE

1339

tante forme morbose, nel v::.sto campo degli interventi per lesioni non urgenti, che si concludono con risultati mirabili. con quozienti di mortalità pressochè nulli, spesso con vere resurrezioni. C'è ancora, e non ultimo, il campo purtroppo sempre più vasto dei tumori maligni, per la cura dei quali l'arma più efficace, sah·o poche eccezioni bene individuate, rimane il bisturi a condizione che la Ji::.gnosi del male sia precoce. Ed è il medico pratico quegli che visita per primo i! paziente c che deve, perciò. costantemente preoccuparsi di non far perdere al mal~no un tempo pre7 ioso che spesso è il tempo della cura tempesti va cd efficace. Infine, c soprattutto, c'è il campo della picco!a chirurgia della con. dotta, la prima assistenza agli ammalati chirurgici, da cui spesso Jipende tutt:l la futura evoluzione morbosa: è il medico pratico che anche qui presta quasi sempre le prime cure :Ji soffcrenti. ed è il medico pratico per ciò che de,·e essere messo in condizioni di riconoscere le complicazioni morbose ai bisognevoli di immediato intervento chirurgico, di saper rico noscere le malmtic che, pur non acute, si risolvono con l':1zione chirurgica; è il medico pratico che deve faro. da avamposto nella lotta contro i tumori, che deve c.ssere in grado di apprest:Jre le prime cure ai g ravi traumatizzati ed assicurarne il trasporto, che deve s:rpere eseguire corrett:Jmente quei piccoli e pur numerosi interventi di ambulatorio che possono costituire per lui fonte di note,·ole soddisfazione. Occorre poi stimolare e perfezionare l'insegnamento delle scuole Ji specializzazione, che non debbono essere semplici fabbriche d i diplomi, ma vere, autentiche, formative scuole di chirurgia. E dopo i medici pratici, uopo gli specializzanJi, c'è una terza categoria di allievi chirurgi, quella più ristrett:J degli aiuti c degli assistenti, vivaio dei pochi fortunati che arriverannno all'insegnamento e di quelli che raggiungeranno posti di prirnariato. E qui eccoci davanti al problema della ricerca scientifica, che non può discompagnarsi da una sana preparazione e dall'insegnamento della chirurgia. In questo c:~mpo è bene, è necessario tornare al malato ed aila clinica chirurgica pura, senza invadere il campo delle altre specblizzazioni, lasciando :ti fisiologi, ai biologi, :~i patologi generali c speciali, ai chimici, ai clinici medici, lo studio di problemi per i quali il chirurgo non è chiamato e per la cui soluzione non avrebbe sempre 1:1 necessaria preparazione : preparazione che egli, invece, deve dcdic:trc tutta alla vasta e gra nde materia chirurgica. Tracciate così le linee maestre che s:Jranno percorse dal suo insegnamento, Raffaele Paolucci rivolge un deferente e cordiale saluto al prof. Alessandri, suo insigne predecessore n dia cattedra di Roma c al Senatore Bastia ne !li; rivolge un vivo e cameratesco saluto ai colleghi ospedalicri di cui la chirurgia romana si onora, manifestando la sua ferma fiducia in una collaborazione piena c leale. utile ai fini dell'insegnamento e a quelli non meno importanti di tenere :~lto il prestig io della chirurgia italiana davanti agli stranieri. Anche in questo campo l'Italia non ha nulla da invidiare all'estero: pur senza l'ingom~ro d ei tanti meccanismi e Jellc stanuardizzazioni, che troppo spesso ci v.engono dall estero magnificate, la chirurgia italiana è all'avanguardia, deve rimanervi c dovrà andare sempre più avanti c più oltre. T ra grandi manifestazioni di consenso c di plauso, Raffaele Paolucci conclude la sua prolusionc, elevando il pensiero a S. M. il Re Impcr:rtore e al Duce Fondatore dell'Impero.

Il prof. Pende alla Società medica di Berlino. L'illustre prof. sen. Pende ha tenuto, dietro invito della Società di Medicina di Berlino, una interessante conferenza nel grande anfiteatro della Langcsbeck VirchowsHaus intorno ai suoi nuovi studi nel campo della prevenziOne e della cura delle anomalie sessuali neg li adolescenti.


:-lOTI ZIE

La conferenza, arricchita da numerose proiezioni, ha posto in rilie\'O i risultati ottenuti nell'Istituto di Ortogenesi di Roma nel campo delb prevenzione della sterilità maschile e femminile. L'argomento, per la dotta illustrazione dell'esimio conferenziere e per la s ua artualid, ha suscitato il più vivo interesse nell' uditorio. Un riconoscimento altissimo ha mluto tributare la Società medica di Berlino allo scienziato italiano, nominandolo suo membro d 'onore. Il governo tedesco inoltre gli ha conferito la Grande Stella dd i'Ordine della Croce Rossa tedesca che gl i è stata consegnata alla presenza dcii' Ambasciatore Attolico, dal Presidente dell'Ordine S. A. il duca di Coburgo.

Attività scientifica italiana. •

Col 1" gennaio 1939 riprenderà le sue pubblicazioni il Bo//ettùJo di Marccmiterapia ed Elettrologia medica, che rotto la direzione del prof. Palmieri, aveva incontrato largo favore nel pubblico medico. La redazione avrà il suo ufficio a Genova in via Bernardo Castello, n. 6. Il Bollettiuo, negli intendimenti della Direzione, sarà una rassegna degli studi che in tutto il mondo si occuperanno di m~rconherapia e di marconibiologia. Uscirà og ni quadrimest re in fascicoli di circa cento pagine.

L'Istituto per le relazioni culturali con l'estero e le scienze mediche. L' I. R. C. E. che, per volere del Capo del Governo, è stato recentemente costituito, si propone di intensificare gli scambi con l'estero in tutti i campi della cultura. Presieduto dall'an. Alessandro Pavolini e sotto la direzione del gr. uff. Luciano dc Fco. l' I. R. C. E., al fin e di valorizzare c di diffondere fuori di Italia l'attività scientifica iw:iana nell'ambitO delle scienze mediche, ha istituito una Commissione per la Med icina, la Biologia c l"lgienc sotto le cui ùiretti,·c si svolge l'atti,·ità di un apposito servizio. La Commissione è presieduta dal prof. Giuseppe Bastianelli, cd è costituita dai seguenti membri: Bastianclli scn. prof. Raffaele; S. E. Bottazzi comm. prof. Filippo; Castellani di Chisimaio conte prof. Aldo; Frugoni gr. uff. prof. Cesare; Ghigi on . gr. uff. prof. Alessandro ; Margaria prof. Rodolfo; Mazza prof. Luigi ; Morelli o n. prof. Eugenio; Pende .sen. prof. Nicola; Quagliarello prof. Gaetano; Raffaele prof. Giulio; Valag ussa sen. prof. France~co; Visco o n. prof. Sabato; Zavattari prof. Edoardo. Vi assi.stono, inoltre, di diritto : il Direttore generale della Sanità p ubblic:~ S. E. Pctr:1gna ni; il Direttore generale della Sanità militare tenente generale medico L. Mazzetti; il Direttore generale della Sanità militare marittima ten. gen. medico M. Aùami; il Direttore generale della S:~ni tà aeronautica maggior generale medico A. M onaco; il Presidente dell'O. N, M. I. on, Bergamaschi ; il Presidente della Sezione per i problemi medici c biologici ùel Co nsiglio :Kazionalc delle Ricerche S. E. Dante Dc Rlasi. Segretario generale della Commissione: il Capo del se rvizio di medicina biologia c igiene dell' l. R. C. E., prof. Pampana. La questione che ha ~pec ia l mcnte preoccupato la Commissione è la tro ppa scarsa conoscenza che si ha all'estero dell'attività rcie ntihca italiana. Vari i oratori hanno espresso il desiderio che le autorità si i ntcressi no :tIla produzione scientifica e che studino i mezzi per promuovere particolarmente le ricerche Ji


1\0TIZIE

1341

scienza pura nel campo della medicina, della biologia e dell'igiene. E' stato rilevato essere eccessivo il numero degli articoli senza reale valore scientifico e che vengono pubblicati per il bisogno che gli AA. hanno di produrre titoli a scopo di concorso. Ciò permette di rn :1 ntenere in vir:~ un eccessi,•o numero di periodici nel quale vengono ad essere dispersi

i lavori di vero interesse. Sarebbe utik che le migliori nviste nazionali fossero opportunamente sussidiate in modo da poter accettare anche lavori che comportano una certa spesa per la loro pubblicazione, e che potessero essere inviate largamente in omaggio a periodici e a perwnalità straniere conosciute; con l'intesa che a tali riviste fossero proposti comi tati di redazione. veramente e personalmente respons:~b ili, a meno che le riviste non fossero già organi di associazioni scientifiche. Tali ri viste dovrebbero pubblicare riassunti sufficientemente estesi nelle quattro lingue princip:.~li sufficienti a dare un'ampia comprensione del lavoro al lettore straniero. Jl servizio per la medicina, la biologi:.~ c l'igiene dell'l. R. C. E. sta procedendo ad un:~ inchiesta sulla circolazione estera delle pubblicazioni periodiche italiane. Le cifre sono molto modeste: cionondimeno risulta che alcune riviste sono costantemente domandate perchè, da anni, sono riuscite a mantenere un livello elevato di produzione scientifica onde nessun Istituto che si occupa Jella loro materia, in qualunque j>arte del mondo, può fare a meno di averle nella sua biblioteca . Potrà stupire i lettori che, dopc avere stigmatizzata la pletora di giornali medici, la Commissione :.~bbia discussa a sua volta la creazione di una Rivista di Medicina, Biologia e l giene. Questa però non pubblicherà che articoli di AA. che sono stati personalmente, volta per volta, invitati a collaborare dal O>mitato di Direzione. Inoltre, concepita specialmente per la circolazione estera, non è destinata a pubblicare cose nuove, ma piuttosto la>ori sintetici su un dato argomento, redatti da quegli specialisti che più hanno contribuito a far progredire la loro disciplina. E' evidente che questa formula è la migliore per diffondere ::tll'estero la conoscenza di ciò che si fa nei nostri Istitu ti.

La Commissione ha poi proposto di pubblicare una Guida per i medici stranirri che si recano, anche per semplici scopi turistici, in Italia. Migliaia ne vengono ogni anno a Roma a visitare monumenti e musei; pochi ~si mi di loro si preoccupano di visitare gli Istituti scientifici o si decidono a fare, per esempio, un'escursione nell'Agro Ponti no. Le loro guide naturalmente non indicano l'esistenza di queste realizzazioni del Regime che tanto interesserebbero il medico e che potrebbero lasciare in lui la più viva impressione dell'Italia moderna. La Guida dovrebbe appunto indicare ed illustrare gli Istituti e le realizzazioni più significative del Regime nel campo della medicina, della biologia e tlell'igienc. E' stata anche discussa l'opportunità di ((Corsi di aggiornamento per Medici stranieri l> partièolarmente nelle materie alle quali la scienza italiana ha dato contributi impor tanti. Durante i corsi dovrebbero essere tenute conferenze e dimostrazioni sulle realiz-, zazioni del Regime nel campo sanitario ed assistenziale. La Commissione ha finalmente espresso il voto che l'I. R. C. E. incoraggi lo scambio di professori e sopratutto di assistenti di laboratori universitari e di istituti scientifici in genere; scambio che non mancherebbe di contribuire notevolmente alla diffusione della c ultura all'estero e potrebbe reciprocamente :wvantaggiare gli studi in Italia, per la even. tualc introduzione di nuovi metodi di ricerca. Tali scambi dovrebbero <'Ssere estesi anche :ti funzionari della Sanità pubblica ; così passando dal campo scientifico a quello del· l'a pplicnzione pratica, mentre alcuni nostri igienisti avrebbero l'occasione di studiare metodi, pratiche e condizioni diver~c, i loro colleghi stranieri potrebbero rendersi conto del meccanismo assistenziale e medico-preventivo del nostro Paese di cui possiamo legittimamente essere orgogliosi.


1342

NOTIZIE

« Fondazione Carlo Forlanini :. . In una recente pubblicazione (Tipografia A. Mattioli - Fidenza) il prof. Zoia ha riassunto l'attività svolta, sotto la sua presidenza, nel primo decennio di vita, daLla «Fondazione Forlanini )). Sono ricordate le elargizioni per ricerche, le assegnazioni di borse. di studio, i premi concessi a lavori, i concorsi banditi per determinati studi, il lavoro spiegato c la spesa sopportata p:.-r la raccolta di libri e periodici della specialità per gli studiosi di tubercolosi: circa rrecenromila lire in un decennio. La « Fondazione Forlanini >• è pertanto divenuta uno dei più importan6 Enti propulsori dell'attività scien6fica nel campo della tubercolosi, al quale è doveroso augurare. anche per onorare ancor più il grande nome che la distingue, possibilità sempre maggiori di lavoro con le somme che ha e con quelle che da altri generosi ablatori sicuramente saranno offerte.

Una Fondazione nazionale storico-letteraria e scientifica. Approvata reccnteménte dal Ministero della Cultura Popolare, la "Fondazione Elido: Piccinini ''• con ~ede in Rimini, assegnerà ogni anno agli Idi di marzo e il 28 ottobre due premi, dei quali uno destinato a studi storico-letterari, riferentisi alla Emilia-Romagna e Repubblica di S. Marino, l'altro a lavori talassologici. Già sono stati designati dal Podestà di Rimini e approvati dal Ministero su precisaw i nomi dei componenti le due Commissioni che aggiudichernnno i premi. Tra le personalità che faranno parte della Commissione storico -letteraria figurano l'Accademico d'Italia Alfredo Panzini e il Senatore I nnocenzo Cappa. L<l Commissione tciemifica è formata dal Consiglio di rettivo del Centro di studi talassolcgici per la Riviera d i Romagna, presieduto dal prof. Prassitele Piccinini. Fra gli argomenti di cui si occuperà tale Centro va segnalato particolarmente uno di piena attualità con riferimento a tutte le spiagge d'Italia : <l La utilizzazione degli arenili (coltivazione o rimboschimento) anche agli effetti della razionale talassoterapia >•.

L'assicurazione infortuni sul lavoro in agricoltura. La Federazione Nazionale Fascista Casse Mutue I nfortuni Agricoli ha pubblicato i dati e le osservazioni sulle gestioni delle Casse Mutue Infortuni Agricoli -nel decennir.

1928·1937· La pubblicazione, completa ed esauriente, è divisa in tre parti. Nella prima parte sono riportate le cifre riassuntive, relative ai contributi, :~gli ir.fortuni ammessi ad indennizzo, all'importo degli indennizzi liquidati, alle spese. ai risullati della gestione. Opportuni commenti e bre,·i osservazioni inqundrano e rendono chi:nl' - anche ad occhio profano - le tabelle riportate. Nella seconda parte sono svolte ampiamente le notizie prospettate nella prima p:lrtt". sì che si può scendere all'esame particolare della gestione delle Casse. Nella terza part•: sono riportati prospetti e grafici relativi essi pure alla circoscrizion~ c: alla attività delle varie Casse. Basta uno sguardo alle prime paf:.>ine del volume per comprenùcre quanto sia aumentata, nel volgere del decennio. l'attività svolta dalle Casse Mutue Infortuni Agricoli: nel 1928 l'ammontare degli indennizzi liquidati per mone, per invalidità permane nte.


NOTIZIE

T343

per invalidità temporanea è stato di L. 35·735·191,61; nel 1937 tale cifra è salita a

L. 6!.6<>9·552,85. Come si vede, l'importo delle indennità liquidate in un decennio, è quasi raddop· piato, mentre più che raddoppiati, nello stesso periodo di tempo, sono gli infortuni ammessi ad indennizzo. E, l'opera di riparazione del danno non è che un aspetto dell'attivi tà delle Casse Mutue, le quali, specialmente in questi ultimi anni, rivolgono speciali cure ai fini deJia prevenzione infortunistica e dell'assistenza sanitaria agli infortunati.

Programma del Concorso al XVI Premio Riberl di L 20.000 (1~35-1~41). La Reale Accademia di Medicina di Torino apre il Concorso :1! XVI premio Rihcri di L . 20.000 (meno la tassa di manomorta) alle seguenti condizioni: ti) Possono concorrere i lavori scientifici di argomento appartenente alle discipline mediche in genere pervenuti a quest'Accademia entro i termini stabiliti al comma d) e tali che segnino un importante progresso nel ramo dello scibile cui si riferiscono. b) Sono ammessi i lavori stampati, scritti a macchina in lingua italiana, latina, francese, inglese e tedesca; se i lavori sono stampati, questi devono essere editi dopo il 1 934· c) I lavori saranno inviati in piego raccomandato in doppio esemplare all'Accademia della quale rim arranno proprietà. Qualora J"Accademja aggiudichi il premio ad un lavoro scritto, questo dovrà essere stampato dall'A. pnma che scadano i due anni dal conferimento del premio: l'ammontare di questo sarà conEegnato solo dopo l'invio all' Accademia di un doppio esemplare del lavoro stampato. d) Sono accettati per il Concorso i lavori che risultino spediti all'Accademia non oltre il giorno 31 dicembre 1941. In ogni caso scorsi due mesi da questo termine, il Con· corso s'intende chiuso, ed i lavori giunti dopo, anche se spediti in tempo utile. nor. ~ar;;nno presi in considerazione. e) Gli AA. nella lettera di invio, accenneran no alle parti o agli argomenti più importanti dei loro scritti ed opere che stimano dovere maggiormente fissare l'attenzione dcii' Accademia giudicante.

Nuovi regolamenti nell'Esercito. Il Ministero della Guerra ha pubblicato i Programmi e modalità di svolgimento degli esami per l'avanzamento degli Ufficiali del R. Esercito - ed. 1938 (L. 4) che sostituiscono quelli della ed. 1934. I n questa pubblicazione sono contenute le norme per la composizione delle varie commissioni esaminatrici, nonchè programmi e modalità di svolgimento degli esamj per l'avanzamento a scelta speciale, anticipato c a scelta ordinaria degli ufficiali delle varie armi, corpi c servizi del R. Esercito.


·'


INDICE GENERALE DELLE MA IERI E E DEGLI AUTORI PER L'ANNO 1938

7

__ (;iornu!t· di metlirinu milltfll't'.


INDICE DELLE MATERIE. L!IBLIUGKAFIA MEDICA MILITARE rf.\LIANA .

92·777

GABRIELE D'ANN UNZ IO

24i

X Co!-IGRF.SSO JNTERNA:t.IONAI.E m CH IM.ICA. - Pagnie/lo fiJ RIUNIO:'< E INTERNAZIONALE DELLA SOC I ET.~ l'l'ALIANA DI ANESTESIA E DI ANALCESIA (Bologna, 14-15 m:~ggio 1938-XVI). - Paladino NEl, NOSTRO GIORNALE . 111 CoNGREsso PELl-A SociETÀ RMJIO- N EURO - ~.;HIR URGIC.\ ITALIA NA (Pi!a. 1·5-6 gi ugno ' 93!!-XVI). - Ve n tura }h<..ALITÀ CONSO'LATRICE RAI>IOI.OG IA E Mf.I)ICINA LEGALE MILITARE (Autoriassunto della relazione :Ji XIII Congresso nazionale di Rac.liologia Medica di H:-eri, 29-30 set· remhre · 1° ottobre 1938-XVI). - Comefli

579 )l ))

>> )l

>>

LEZIONI E CONFERENZE. ALAC:-IA G. -

Meningite oti tica. C linica e terapia . A~cO LI M. Ancora sulla cura dcii~• infezione malarica BATTAGLIA F. - Sulla ctiopatogmesi della glomerulonefritc diffusa rrAcATA G. - Sul trattamento moderno c,lcllc fratture degli arti . IZAR G . Sulla profilassi della mnlaria con speciale riguardo alle nostre colonie LANC C. A. - Le leggi dell'ereditarietà in rapporto all'ipotesi cromosomica c al l'ereditarietà uman:• LoNGO D. - L:l trasfusione di sangue con ~c rva to e stabilizzato (Metodo Corclli) l'vf.\:-<St G. - Sull'eziopatogenesi del l'ulcera gastro-duodenale MAZZF.O M. - Acquisizioni recenti nel cam po della febbre gialla PJOL1'1 M. - Epilessia ed isterismo T oMMAsr L. P rofì l :~ssi dell:t met:~ l uc

Pag. >>

•• )) >J >>

1033

»

595

>>

467

" >>

1251 249

>>

11 39

Pag.

375

LAVORI ORIGINALI. AKGENTtNA prof. Gwv. BATTISTA, tenente colonnello medico. - La en· zimo-sinforeazione per la Jiagnosi presintomatica della tubercolosi in med icina legale m t lit;~rc . A tt G~NTINA prof. G10v. BATTISTA, tenente colonnello medico. - Emo. pneumororace con <:nfiscma sottocutaneo gcner:1lizzato da fr:ntura cost:lle per incidente di volo I ~OR IA S I GJ USEPJ'E, tenente medico. Un anno Ji funzionamento del rep:~rto r:1Jiclogico dcll'ospcdnle militare della Somalia ( 1° ottobre '935 - 30 settembre 1936) Bl1CCIANTE prof. ALFREDO, tenente generale medico. - r traumi oculari ndl:~ guerra mondiale. Ciechi di guerra . C ACCIA prof. FILIPPO, tenente generale medico. - Organizzazione c fun. 7.ionamento del servizio di pronto soccorso di fratturati degli arti 111 guerra C.u.ABRÒ SALv.n oRE E., capitano medico. - Saggi sulla tossicità c sul fX>tere immunizzante di filtrati di batteri tifìci

>>

»

2 95

,,

3

»

6oo

"


INDICE OELtF. MATERIE

CALENJ><)J.J prcf. SAVIlRJO, tcncnt<: generale medico. - Una revisione dc:ll:1 schiasropi:1 c.~sASSA dott. M. T. e DEMJCHELIS Co~tKADO, maggit:re medico. Ricer· che su stipiti di corynchacterium dyphtcriac ai fini della classifica· zione secondo Anderson CASTELLANETA V JNCENZO, maggiore medico. - Il vaccino antistreptob:t· ciliare nella cura dell'" ulcus tropìcum 11 CATALASO dott. E. - Un meroùo remplìce per a\·valorare 1:1 diagnosi dì simulazione delle malattie mentali CER:<JGI.IA DoMENico, tenente colonnello medico e P•zziLLO GIUSEPPE, sot· totcncnte medico. - La cura dì Maurizio Ascoli nelle infezioni ma· lariche croniche e recenti esperimentata nel reparto malarici del· l'ospedale militare di Palermo CoLO~IRO PAOLO. sottotencntc medico. Considerazioni clinico-cmatologìche c medico-legali militari sugli splcnectomizzati CoLO!'NF.LLO FRANCEsco. sottotenente medico. - Ccnsiderazioni su sew1 casi di dissenteria bacìllan: Shiga Krusc . CoRs; AI.FRF.IlO, tenente colonnello medico. - R~:socon.to statistico del. l'attività chirurgica oper~ltoria negli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il 1937 CRISTOFANEn·t P.~OLQ, tenente medico. - Tmpres~ìonì sul servizio radio· logico in A. O. l. D' ALESSi\NnRo RAFF.~F.LE, maggiore medico. Organonevrosi ed organo. · patie nei rapporti della mt:dicina legale militare DE ALESSt EvASao, capitano medico. - Sul valore ddla ricerca del b. coli nel latte come controllo della pasteurizzazionc DEssY dott. GwsEPrE. - L 'agglutinazione serica quaJitativa nelle infezioni tifoidee: sua importanza diagnostica e prognosrica. FARAONE ANTONIO, primo capitano medico. - La pseudodemenza postraumatica di Stertz (Paranoia traumatica) . FIUME GucLJf.LMO; maggiore medico. - Sui processi di depurazione dei fanghi funzionanti da filtri sommersi . FROSINI Dti'O, maggiore medico. - Saggi di agglutinazione dal coagulo sangutgno GIACOIIIIE prof. ConRAmNo, mag!,riOre medico. - Tumori della mam· melln maschile GJAR!)INA prof. GwsEPI'E. - Uno sguardo alla guerra <.li Africa . Dalla preparazione militare c sanitaria alla vittoria delle armi e dell'igiene. Note c considerazioni riassuntive. IMPALLOMEKt RosARIO, capitano medico. - L'indagine radiologica nella distrofia muscolare progressiva in rapporto alla medicina legale mi· lìtare . INGMVALLE ALFREDO. colonnello medico. - Stato sanitario delle truppe coloniali nella Libia Occidentale nell'anno '937 JANNARONE GENERoso. capitano medico. - Osservazioni sulla chemio-terapia antigonococcìca con la para-amino-fcnìl-sulfamìde . LA!'J>RtANt RoBERTO, colonnello medico. - Lo jodomercurato di manga· nesc cd estratto di milza (M 3) nella profilassi e ter::~pìa antimalarica. Ricerche sui militari del Corpo d'Armata della Sardegna MANCANARO CARMF.I.O, tenente colonnello medico. - Organizzazione c funzionamento del servizio chirurgico presso le divisioni motoriz.

i31 )l

l tJ911

)l

li

))

9ì9

)l

9)2

))

" l2U'j

,, ))

944

))

>• ))

108o

))

)l

9:!1

)l

IJI

)'

))

))


INDICI~

1349

DEl. L F. :\1ATERI E

z:ltl:. Rda'l.iom: al IX Congr<:~so internaz io nale: Ji medicina c.: f:1r·

m an a militare (Bucarest, giugno 1937) .

Pag.

167

273· 383. 503 l\·fEN:-101'::-.'.~

prof. GtRARno, capi t:~ no medico e Gum1 V. , sottotenente chimico fann:~cista. - Tentativi e limiti di un controllo tos5icologico delle :~eque di un liume somalo MosAco HRuNo, capitano medico. - Approvvigion:~mento idrico delle truppe in t,ruerra . 0TTOLF.NCHI prof. DoNATO. - La vaccinazione combinata contro il tifo, i par:ui fi e il tetano PLAsTINA MARIO, primo capitano medico. - Su un caso di albcciatura della carotide primitiva non sct,rulta da fenomeni cerebrali PJ.AHINA MARIO, maggiore medico. - Contributo alla terapia delle cisti da echinococco del polmone coi1 la frcnico-cxercsi . PuRPURA GioVANNI. capitano medico. - L'edema polmon:1re acuto nella stenosi mitralica REITANO prof. Uco, ma~giorc medico. - Sulla diagnosi sicrologic~ dclb spirochctosi ittcro-emorragicl R1zzo prof. CARLO, maggiore medico. - Le shock-terapie delb schizofrenia. (In margine al Convegno ùi Milano: 14 novembre 1937) R17.Zo prof. CARLO. maggiore medico. - Infezione tubercolare e schi:wfrcnia. Rivista criticn. Contributi tlinici. Considerazioni medico · legali RooiNÒ prof. N ICOI.AN1'0NIO, maggiore medico. - Zosrcr c varicella S,<N1'1LLO ToMMAso, capitano medico. - L'acido picrico nella medicina nn tica e nella chirurgia s ,,NTILLO TOMMAso,

SAV.~RINo SAVEJtJO,

capitano medico. -

Il citrosil in chirurgia

tenente colonnello medico. - Sulb visione degli strabici in rapporto all'attitudine fisica al servizio militare . SrRRA GIUsEPPE, capitano medico. - Mezzi improv1·isati di protezione antigas ScoTTI GrusEPPE, capitano chimico farmacista. - La <.letcrminazionc <.Iella cellulosa nelle farine c pane alimentari. Scorrr GIUSEPPE. capitano chimico farmacista. - Sulla determinazione dci cloruri nelle conserve di pomodoro . SI'ACNOLF.rrr GALILEO, primo capit:~no medico. - Calccmia e pot:~ssiernia nei cardiopatici solto lo stimolo del sistema neuro-vegctaùvo . TAui>IA prof. LEO. rapitano medico. - Relazione sull'attività del Laboratorio rkerche cliniche dal 1" luglio al 31 dicembre 1936 TAr V KI GrusEt'f't:, sollotencntc medico. Le reazioni di floct"ulaziom nella diagnosi della sifilide. Risulwti c deduzioni sulla Wasscrmann c Meinickc II VE!'iTURA VJrroRIO EMA!WELE, capitano medico. - Depressione nlrimc. tric;~ c crisi convulsive epilettiche . VENTURA VrrroRro EMANUELE, capit:lno me<.lico. - L'l cura chirurgica di alcune psicosi con la leucotomia prefrontalc:: alla Moniz . VIOLA prof. DoMENICO, maggicre medico. - Inabilità psichica al servizio militare e responsabilità penale ZAFFIRO ANTO:>~INO, cclonncllo medico. - Aneurisma artero-vcnoso della femorale destra. Rilie1·i clinici, considerazioni diagnostiche c dcdu · zioni meùico-lcgali

))

51

))

1177

l)

1272

)J

749

)l

1300

))

4°4

))

179

))

187

"

)}

))

" ))

479,618 723

394 ury6

355

)1

611

))

4Il

,,

752

))

1063

))

521

>>

r 309

»

287

''

730

>>

86o

>>

4t


INDICE DF.I.I.F. MATERIE

z......fll\0 ANTONINO, colonnello medico. -

Forma singolare di myco~i eu. tanea da monosporium apiospermum a S\'iluppo clinicamente setti· ccm1co ZAFFIRO ANTONINO, colonnello medico. L·ern1a infortunio c l'ernio m:~ l atria. Considerazioni patogcnetichc c deduzioni meJico- lq~:~li

Pag.

6)6

>J

129H

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. SANITÀ MILITARE.

Ancstesi:l in traurnatologia di guerra. - CAMORIANU Arma (L') batterica in una guerra futura. - AsTUTo Chjmica delle svstanze aggressive. - SARTORI Gas di gut:rra. (Metodo generale e ra-zionale di rivelazione dei). -

Guerra chimica e protezione antigas. -

Paa 1:''

Ku:-;c.

hzo

Maschere anitgas. (Sulla disinfez ione delle). - P u.-:ToNI Medicina legale militare:. (! fattori scientifici e le finalitù della). n'A LE$SANnRo '· Passo romano " · - CASSINIS ·. Pidocchi. (La lotta cOTltro i - negli Eserciti in campagna). - T110~iANN Proporzioni dell'individ uo. (Una qu.cstioue importante pet· fa scienza delle costituzioni e pt'r la medicina legale: come giudicare se le · sono norGIN! mali?). Raffaele P:wlucci chìrurgo in A. O. - LoRETI . Senizio !:a nit:lrio presso le unità corazzate. (Problemi di). - LlEH'HKE Sczicni d i disinfezione. (L'opera delle · durante la g11erra 191)-18). T ESTI . Tubercolosi. (Radio.•copia sistematica nella colfetllt'it,ì e . polmonare). )utLLIEN, SIEUR c D uTREY V:~l utazione (La) costituzionale milit:lre. miei due quozicnri biometrici di ,·alutnionc. - Pumli

4 17 41 9

)l

12o8

Il

').)(>

))

l 2.01)

))

)>

'O!l

·'

((;(>

))

h44

))

420

)) )) ))

))

)>

IGIENE.

Kacilli titìci c par:nifìci. (Metodo semplice per {isolamento da!J'acqua der). - WEINBF.RC, BRtJnt.\N N, GRIANKO c ANNINA · RADCHENKo Batteri ùisscntcrici. (Azione batocromica di taluni - sui terreni cultura(, putridr). - ZannA B. pestis. (QunfciJe c'l1J'O di trasformazione del - in B. pseudo-tu bert.'llftHÌ.I rodentium di Pf(•iffer). - BEzsnNov ... LENSKAIA,. MOt.OI>TZOVA e Mo~· SOLùV A

..

Difterite tetano. (C immunità combinata attivo-pa.•.riva nella profilas.ci e nella cura della · e del). - 01-rOLENCHI Enh.rococco. (L'individualiu) batteriologica dell' · e la ma importac:;a in patologia umana). - D' ANTONA Febbri esantematiche. (Studio di un siero-tt•sto d'immunit,ì nelle). BALT?.ARD .. l'vfcns ~a n a in corpore s:~no "· - V AYOLA Miele n:~tura l e. (Sull'azione batterictda dd). - MILAN PRICA Morho di Wcil. (Un caso sierologicamente accertato di . a forme menrn. gea, tipo Lept, canicola, nt"'l'uomo). - TETZNER . Peste. (Recenti conoscen:::e sufltr tmsmissionc della). - EsKEY

Pag.

'J90

»

6ì

))

6q

,

I:Z<'K)

"

\<)Q

"

1<14)1;

Il

') >7

)l

J ()/.)9

)l

l'


1351

INDICE DELLE MATERIE

Potere vaccinante della anatossina difterica. (SuLla scomparsa nelle cav1~ del - in presenza di siero antidifterico). - BEsREDKA Vnccinazionc. (Ricerche sulla - associata antitetanica-antitifico-pamtifica). - o· Ar-&ONA, vALENSIN e CENTINI \' accinazione antitubercolare. - SALVIOLI Vaccino T. A. B. C. (La sterilizzazione de{). RArNSFORI> Vaccino T.A.B.P. (Su di un caso di vaccinazione massiva col). - FwcH. Virus (Il) influenzale. - FAVltll

Pag. )) )l

» )) ))

<)90

1316 ()so 68 197 {)t; t

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE.

Abissini. (Modo di 11ita e condizioni .caniuwic degli). Colonizzazione fa. scista. - C111URGO Bejcl: la sifilide endemica degli arabi dell"Eufrate. - UnsoN . Clima c acclimatazione nell'A. O. 1. - AsTUTO . Dissenteria. (La sieroagglutinaziotze diagnostica nella). - CoPPOLA Enterite del T ecazzè:. - LoMBARDI Epizoozie dell'Africa. (Le - ed i loro rapporti c011 le malattie dell'uomo). - SCJiiLllNO Febbre gialla. (Eziologia ed epidemiologia della - ): Concezioni antiche. Acquisizioni recenti. BABtET . Frambocsia e sifilide. (Rapporti tra). - T lTRNER Malattie tropicali. - PERUZZI Malattie tropicali. (L'aspetto medico-legale e medico-sociale delle - nei ri· guardi delle genti di mare, degli aeronauti, dei colo·n izzatori e dci lavoratori e futJzionarj all'estero). - S... RNELLI Manuale di clinica tropicale. - CASTELLANI E JAcONO . Medicina ed igiene coloniale. - GIORDANO Missione dell'Istituto di malariologia in A. O. I. - LEGA, RAFFAELE c CANALIS Per star bene nelle Colonie. - DE CAsTRO Società italiana di medicina e igiene coloniale (Nel primo decennale del/a). Tifo esantematico. (La vacciTJazi011c co-ntro il - col vaccino incorporato LAIdell'Istituto Pa.steur di Tuuisi [ vaccirzo Nicolle-Latgret'l). CRET, DuRAND, 13F.LFORT c LEFAUCHER Tripanosoma gambien~. (Il maiale rndigc110 come tÙCrva dt). v AN HooF, HENRAn e PEEL. Tripanosomiasi. (Idrocefalia congenita da - t:t·editaria). Dimostrazione . delb possibilità del passaggio transplacentare nell'uomo. - DARRÈ. Mo"LLARET, TANCUY e MERCIER Tubercol osi. (Storia e sviluppo della - Ù1 Tt·ipolitania). - De PAOLI e CIOTOl.A

o

Virus amarillico. (Isolamento del primo ceppo di - al Co'!lgo) (Afric:> equatoriale francese). - SALEUN, Cr.cCALDI e PALINACCI . Virus amarillico. (Studio d'un ceppo di -. isolato direttametJte dal sangue dell'uomo, per inomlazione intracerebrale nel topolù1o biar1co). MATHIS

Pag.

756

ll

8]0

)l

"

653 537

"

.v o

))

))

654

198

n

'9H

))

1210

)l )l ))

" )1

))

))

" Il .)

))

))

))

)l

99'

))

MEDICINA INTERNA.

Acustica diagnostica. (/ problemi principali di - generale, normale e fisio. . . . logica). - MI NF.RBI C. e MINERBI G. . Agastria (L'): aspetti patogenctici e clinici. - AN N Es- DIAS .

Pag. »

202 tJ92


INOICE OELLE MATERIE

Agranulocitosi. (Contributo all' - sperimentale). - KRA UEL Anemia perniciosa e carcinoma gastrico. - MEYTHALER e PETRICH . Anemia perniciosa c carcinoma gast rico, stadii della cronica gastrite. T~IIELE

Bilirubinemia. (Sulla -dopo prova di enrico c011 acqua in cardiopatici non s,·om pensat!Ì. - STANOIEV fc c ARANDA! ELOVIc Cirrosi. (Sull'origine endocrina di alcune). - GERMAIN . Colibacilluria. (Il regime cetogeno in tre ca.ri di - ). - DoRÈ Correlazioni endocrine. - joREs . Dispepsie secondarie (Le) nelle ncfrDti croniche. - LOEPER e PERRAU Emctina. (/ distut·bi nervo.<i motori e sensitivi manifestantisi durante la cura c011 il cloridrato d'). - HtLLEMANO, PucHET e CruRL01' lperazotemic cd uremic. - SCHUPFER . Linfogranulomatosi. (Sull'impO?·tan:;a del G01·don-test per la diagno.ri dz). - SACHs e STEI'FEL Malaria. (Sull'ulteriore sviluppo delia chemiotempia della - ). u Certuna>>: una nuova sostanza ad :~zione gametica. - KuwTH Malaria. (Studio sulla terapia della - mediante i medicametJti sintetici, comparati alla chinitza). - SERCENT, BALFOVR, PtTTALUCA e Sr:-:TON Milza c resistenza lcucocitaria. - n'ALESSANDRO . Reni ed ipertensione arteriosa. - i..ANGERON c DEHOVCK Rtumatismo articolare acuto. (L'antipirina nella terapia del). BouCHUT e LEVRAT R~:umatismo articolare acuto. (/ di.aurbi psichici del). LHERMITTF. . D E AJURAG VERRA Tuhercolosi polmonare e contusioni toraciche. - Po1x c VJVANT . Tubercolosi polmonare. (L'importanza della radioscopia sistematica per scoprire la - nel!~ colleuivitlt). - JULIEN Tubercolosi polmonare malatti:J. (Raccorciamcnto dell'intervallo tra prima infezione tubercolare e la). - BERNARD e WEit. Vitamin:l C e numero dei lcucociti. - ScHNETz .

Pag.

73

))

6ss

))

l j 18

))

312

))

757

))

758

))

426

))

87r

))

))

543 200

))

l I 02

))

872

)) ))

873 425

))

1.)18

))

72

))

656

))

"i W

)>

l 1 00

))

1212

))

')41

CHIRURGIA GENERALE. Anc~tcsi:J lombare. (Sull'altezza ) ENSEN

della - cO tl percaina .<econdo fones). -

Angin:J di petto. (Il metodo di anestesia indiretta f Danielopolu e Christide L i metodi dirt>tti l ane.<te.r;a sullare di Un'che e anestesia pa1•a. vertebmle di Konig-Swetlow l e i metodi chirurgici propriamente dl'lti nel trattamento dell'). - 0ANIELOPOLt: . Articola7.ionc dci ginocchio. (Sull'e.sito tardivo dei versamenti a carico dell' - di natura non specifica, e datanti da tempo relativamente lungo). - BARTJJEIS c BER:-IAN • Chirurgia (La) della catena simpatica cen ·ico-toracica. - \V ERTitEIMER e BF.RARD Ciclopropano. ( L'aneste.,ia con i{). - L. G. . Cnrnprcssione cerebrale. (Et,oluzi011l' e .rtato della dollrina della). S.WERRRUCH •• Depositi di sangue"· (L'importan za dei - in chirurgia). - NAECELI ' Fenomeno di Arthus » (Il) da Catgut. - GtLSON c GRATtA Ferite dci ncn·i periferici. (// tmdoilo spinale usato come imzesto eterol'la.<tico nelle). Ricerche cliniche c sperimcnt:lli . - G ossu c BER1'RA:-ID

Pag.

))

994

545 !213

))

>• ))

429

)) ))

))

Il P\


1353

rNDI\.1:: DELLE Mi\ TERIE

Ipcrtrofia prostatica. (Sull'origint• dell'). LEGUEU Sindromi (Le) paratiroidcc (in particolare, ricerche sulla litia.<Ì renate cla sderodermia e discussione dell' iperparatiroidismo iperacuto, acuto e cronico). JUNG . Tr attamento ormonale in chirurgia. (Nuove idee nel). jASIENSKI .

Pag.

3'3

»

74

))

42ll

P:~ g.

658 875

TRAUMATOLOGIA.

Callo nelle frattur: . (L'influenza del tlrno sulla forma zione del) AsENJO Epicondilite (L') degli sporti\·i. CHAVANNAZ c MARJOu Frattura medialc del col lo del femore. (Sulla osteotomra nella • nel punto della frattura). - VmAKOVITS Fratture chiuse. (Sul rrattame11to ddie · delle due OJsir dd/a gamba). Sot.cARD e BADELON Fr:mure esposte. (Criteri di trattamento delle). - DoNATI . Inchiodamento del collo del femore. (Sulla tecnica delf) - Fuc:BSIG Infortuno (L') da traffico ed il suo trattamento. - KmscHNER Lesioni del lehramento collaterale mediale dell'articolazione del ginocchio. (La diagnosi e il trattamento delle). - KROMER . Lesioni (Le) interne dell'articolazione dd ginocchio. - WALTER S:~rcoma dopo ferita di guerra dell'avambraccio sinistro. MAY Sport. (Danni e traumatismi dello). - CHtURCO . Tumore. (Sulla questi011e della forma zione di un - dopo trauma). }ANSSEN

))

))

))

)l ))

))

Il

657 1215 205 200 876 3 15

))

75 761 546

l>

1215

Pag.

547

Pag.

65s

))

54!!

)l

.) l

))

3J6

))

548

))

430 43)

)>

,.

UROLOGJA.

Urologia (La) tn Italia RADIOLOGIA.

Appendicopatic. (Lo studio funz ionale nella radiologia delle). - SALOTTI Arteriografie polmonari . (Alcuni casi d1). AMEUILLE, Ro:>~!'IEAUX . HtNAULT e DEsGREz Assideramenti e congelamenti. (La marconiterapia degh). - CIGNOLINI Bilharziosi uro-vcscicale. (Rilievi radiodiagnostici in alcuni ca,-i di . osservati in Cirenaica). - 1MPALt.OMENI Causrica7.ioni Ja alcali. (Contributo radiologico e sperimentale allo studio delle lesioni esofagee e gastriche nelle). - TESTA . Cistjfellea. (Deformazioni wngenitc ed acquisite della -, rilicr1i coleà· stografici). - PORTA e PtLOTI1 . Fratture (Le) del cranio. La radiologia del pratico. - RF.l.OT e NAIIAN rn d ogi ne colecistografica. ( Os.<ervazioni e ricerche per Ul/ perfeziona· mento dell'). I MP.~LLOME N I L esioni dell'arteria polmonarc. (La diagnon· radiologi.ca delle). - LAZEA NU Linfogranuloma maligno. (Il quadro radiologico del - del polmone). RAn·1 L infogranuloma maligno. (Localizzazioni ossee del). - SANTACATI M orbo di Hodgkin. (Alcuni aspetti radiologici del) - STORK Osteosarcoma. (Difficoltà della diagnosi mdiologica dell') - ~A SSARI P lesioradiografia (La). - T uRANO c ALMANSI Radiologia italiana. (Contributi recenti della - 11el campo diagnostico). Bus tNco .

))

"',-

))

) 16

))

IIOJ

))

l) ))

))

432 L3 ' 9

87R 1216

l)

202

l)

110';


1354

INDICE DELLE MATERIE

Radiologia (La) nell'esame del canale urerrale e delle ghiandole annesse. - Cossu Rocnrgen-terapia (LA) degli adenoidei. - GILBERT Serioscopia polmonare. (Tecnica e risultati della). - CoTIENOT Stencsi (Le) del piloro e le gastriti ectasizzanri. - GuTMANN c jAHIEL Torace sano (Il). - PENr>ERcRAss e H onF.s . Voluminoso calcolo suppurato della vescichena biliare. BINET c DitLE~SECEI\

P:~g. ))

76! 762

H

541)

))

20] j t8

)l

))

11 04

Pag.

210

))

Jio6

))

,,

1320

))

88o

))

4H

NEURO-PSICHIAIRIA.

Atrofia (L') circoscritta del cervello. (Malattia di Pick). - CHAI.LIOL . Cisticerco racemoso della base e meningite da cisticerco. Contributo clinico ed isto-parologico. FELICI Distrofia muscolare. (Sull'etiologia della). - KEN KuRÉ e KENZO ÙHSHIMA Encefaliti. (Le - erpetiche). - DE MosrER . Iodoterapia endovenosa ed intradur;Ile. (Efficacia della - in varie malattie prevalentemetlte it~fiammatorie, neuras;iche c pc1incurassiche). - BuscAtNo · Neuro-discrinie (Sulle) dienccfalc>-riroidee. (Sindrome ipotiroidea con Acanthosis nigricans. Scleredcma di Buschke e iperlipemia, a dipcn. Jcnza diencefalica, d::~ traum::I psichico). - PATRASSI Paralisi facciali periferiche. (Tentativo di spiegazione delle - ìm pro· priamente dette cc a frigm·e n). - PANNF.T0:-1 . Paralisi radiale post-sieroterapica. - ANCELF.sco, Povov1c1 e BALUTZA . Poliomielite anteriore acuta. (Lo stato attuale della profilassi e della terapi" della - negli Stati Uniti d'America). - SPoLVERINI Poliomielite anteriore acuta. (Sindrome di - nèlla sifilide midollare). - FENCA Psicopatologia (La) forense. - MòcLIE Reazioni (Le) vascolo-tissurali alcogene. ALQUIER Reumatismo articolare acuto. (Sindromi diencefa/o-ipofisatù: e). CAtt· RIÈRE t' GtNESTE . Schizofrenia. (Su/ significato dell'accesso epilettico come fattore terapeutico nella shock-tempia medica della). - SAKEL . Schizofrenia. (Sull'esame diagnostico del liqwJ'r nella). LEHMANNFACIUS Schizofrenici insulinizzati. (Esa me dei tempi di rear.ione ncglt). CHAI,LIOL Sindrome (La) psichic:t prefrontalc. Contributo clinico ed anatomop:nologico. ~ MossA Sonno. (Il pmblema del). - SALMON . SANI T achicardia sinusale come equivalente epilettico. (Un caso di). Tr:JUmatismo cerebrale. (Radicale influen za di un - sul decorso di una sindrome p.•·ichica e centri p.>ico-regolatori secondo Camus ). Dr FRisco . Tr:lllmatizzati cranio-ccrchrali. (La sindrome comiziale molto tardtt'a dc. gli antichi - della guerra. 1914-I9t8). - T ARGOWLA Tumori subtentoriali. (Contributo auaromo-dinico allo studio det). \ 'E l'TURI\

13 21

))

79

))

1211)

))

)l

,

))

995 549 434

))

1218

))

211

))

1220 )) )l

)J

))

))

j)


I3S.'i

iNDICF DI'.I.LE MATER!F.

OFTALMOLOGIA.

Adiposi (Sull') primaria del);} l."ornea. - Russo . Annessi oculari. (L'uso della novocaina per infiltra-:::ioni in alcune flogosi dcglt). - NEUSCHULER . Congiuntiviti gonococciche. (La follicolina nella terapia delle) - BoRIONI Dolore oculare e fotofobia. - MACITOT Edema :~cuto bjlateralc dell'crbita. (Su di un caso di - co1J consecutiva (lfrofia dei 11ervi ottici, iu seguito a :;ommìni.•tm::iom• di ioduro dt potassio). BEsso Granuloma del limbus <b sporotricum. - C,wALLACCI . Neuritc (Sulla) ottica da morbillo. - Russo . Oculistica tropicale. (Gli studi di - in l ta!ia ). - SAK:-<li.L.I Oftalmologia dci paesi caldi. - RuATA Oftalmologia (L') nei suoi rapporti con le altre discipline mcdiw-chirurgichc. - ALAJMO Paratiroidi c oc.chio. - Lo CASCIO P ercezione della profondità. (N uovo apparrecchio pet· l'emme della). COLAJANNI Rctinosi angiosclerotiche c angiospastichc. - CATTANEO . R0ttura retinica. (Sulla patogenesi della - e genesi de·l dùtacco). SPINF.LLI Sclero-uvcite anteriore. (Tre OHervazioni di - di cui due ad a11damento maligno [ scleroperichemtite progressiva di v. S zily l ed una di queste BossALl NO bilaterale). Sifilide. (La siero-diagnosi di - in oculistica). BALCET . Sinechiotomia (Sulla). - Due Termomerria oculare. (J<icerchc di). La temperatura endoculan: tn rap· porto alla temperatura ambiente. - BucALOSSI Tracoma. (Patofof(Ìa della cornea nel). - SANTANASTASO Tracoma. (ProbaÌJile influenza delle radia zior.i luminose naturali nel determinismo c l'evoluzione clinica del -, ir1 base ad osserva:ziorri fatte su popolazioni di diflt>renti razze). - SM\NELLI . Tromboflchite emorragica della retina. Contributo alla conoscenza dell'amebiasi: - GALLF.NGA 'tubcrcoloma dcll'orbit:J (Def). - MALAN Vie ottiche. (Sopra una personale crrncezione sull'istogenesi della nevro. glia: la nevroglia indiffercn ziata c differen ziata. delle). - FAVALORO

Pag.

llo

>1

II09

•.P ' >>

8!.l 1

>>

llo

>>

21 .3 659 552 4.35

>J

,, ,, >l >>

212 995

>>

436 11oll

))

552

»

765

>> >>

660 319

'' ,

1322

))

55l

,, >>

r220 3r8

>>

122J

))

31g

OTO-RINO.LARINGOLO<iiA.

Angina. (Cura bismutica dell'). - lssEI.HARD Angina di Luùwig. (Contributo allo studio dd trattamC11to de/L' - per via endo-boccale). - DF.rTEL Apparato acustico e ,·estiholarc. (Sulle lesioni funzionali ed ar1atomo. patologiche dell' - nell'intossicazione da chinino). - PELLEGRINI c NATHAN

Ascessi cerebrali. (Aspirazione metodica degli - otogem). - F ERRF.RI C efalee, riflessi e disturbi simpatici di origine nasale. - l..AsKIEWICZ . Diagnostica e terapia endoscopica nelle affezioni delle vie aeree inferiori. - MALAN Glaucoma auricolare. (Vertigine e ipoacu.;ia a.•sociate a glaucoma oculare. Sindrome d1). - TILI.Ì::

Pag. ))

1221

)\ ))

))

,. >l

437


INDICE DELLE Mt\TERIE

Intossicazione d;l chinino. (Lesioni funzionali e tmatomo-patologù:he del· l'apparato acustico-vestibolare da). - PELLEGRINI e NATHAN . Pag. )) Lupus nasnle. (Sulla patogenesi dc.f) . - VIDEDECK Nistagmo. (Influenza della visione mila d111·ata del - post-rotatorio). - MowRu H Nistagmo provocato. (Predommanza unilatuale del). l Valore semiologico )) nelle perizie di commozionati j. - BARBEY c MoRSIER Orecchio. (Preuio11f: cardiovascolare e disturbi dr). - BACCARINI . " Osteomielite delia volta crànica. complicanza di ~inusite frontale. FROMM )l )) Otiti croniche. (Sul trattamento delle - col cfo.,.o). - ZAKRZEMISKI . Oto-micosi. (Un caso di - da " tupergillu.< niger ))). Trattamento. E:o~GEL

)l

Paralisi (Sulle) difteriche del velo palatino. - MuLLER e Dos REIS Seni facciali. (/ - ndl'osteite deformante del cranio). - BRUNNER . Seni frontali. ( Con.<iduazioni anatomiche su lo sviluppo de1). BoN:-<AFOUs Setto. (Contributo m la formazione delle deformità del). - SERCER Suppur;~zioni csocraniche di origine otitica. MASPETIOL . Tomogr:~fìa nel c:unpo dell'otorinolaringologia. LIVERIEKO Tonsille. (Cia.<.o/ial e trattamento dà tumori maligni delle). BETTY LEVI E Tubercolosi laringea. (La - di origine emaJogena). - SPIRA DERMO·SIFILOGRAFIA. Gomma sifiliticn del polmone. -

KlNnSERC, LEoN c LAPIN . Malaria $pontam:a e sifilide. - FRANCHI Pampsorinsi guttata. (Su due casi d1). Contributo clinico ed istologico :~Ilo studio dt·llc parapsoriasi. - CIANI Terapia con onde corte. (Osservazioni sulla - in malattie cutanu e veneree). - ScoLARI e CHIALE Tubercolosi cutanea. (Saggi dell'attività terapeutica de/tanafenball Petragnani nella cum di alcurre forme dr). - GIARDINO . Virus sifìlitico. (N uove ricerche sul polimorfismo del - nei gangli /in · fauci dd coniglio). NYK .~

))

))

5)3

45fl 2 1)

]fl> IJ 22 122 1, lll j

!!82 82 :I lO

))

Ili l

))

li (()

))

214

))

81

)l

(i>O

))

1112

Png.

11 l ,

.>

l)

H·)

)l

664

))

4.N

))

J l (J

))

66'_)

Pag.

5 2 {!

))

3 211

))

'Ni

STOI!IATOLOGIA. Anestr~i;J locale in odontointria. (Evoluzio ne de/t). -

T tERNO Na rwsi (Ltr) per via endovenosa in odontoiatria. - RocctA . Piorrea alveoi:Jrc. (A !cune nozioni foTI da mentali per la com pren.Hone della). Roy Piorrea (La) alveolare. - BARGNONI Sinalgia dcntodcntaria. (Un c rEO atipico d1). - Bozo e MESNARO

))

i•i

)\

122.j

FISIOLOGI A.

Energie (/.e) di m en ·a nell'organismo umano. -

O uccEsCHI

FARMACOLOGIA. J\druJ.Jiiu;J. (DaC'Iminu;:,Ìt:me chimica de/lu) . Dt:vJ:-; t: B:Jrhit urici. ( C n metodo rapido e setuibile per la n cerm dei - n t'Ile• unne). - GR t FFON e LE BRETON .

P ag.

Pag.

; 7o

»

1115


13-7 :1 .

!NL>ICE DELLE M .\ TF.R!E

DcrintU barbiturici. (Sopra alcune nuove rca.zioni colorate d~t). - P EsEZ Derivati bnrbiturici. (Sopra un nuovo metodo d'identifica zio-ne dei). Ap· plicazioni. - PESEZ Vitamina R. (La preparazione della - in Italia ) .

Pag. )>

)l

997

1224 77 1

BROMATOLOGIA.

Alimenti. (l conscruanri chimici degli). ·- D'AMBKUSIO Cordeauxia cdulis. (Ricerche sul frutto della). - CARLISI Defecazione dei vini. (Modifìca:ione al metodo d1). - PLUCIION G licerina. (Dosaggio della - nei vini). - FERRÉ e MISCHER . Olio di arachide. (Ricen·he dell' - nell'olio di olive e nell'olio di 111<111dor!e). - EvERs . Paste alimentari. (li pH nell'apprezza mento delle). - DuouÉNOis . Di STHANO e Paste alimentari. (Ricerca di coloranti sintetici nelle). RosANOv.~

Pag.

5'54

)l

·Hl

))

32.)>

))

883

)l

122(1

))

441

))

)56

BIOLOGIA.

Alimenti. (La vita degli). - TALLARICO Pag. Elementi oligosinergici in biologia. (L'importanza degli). BERTII:\ND >• Ormoni sessuali. (Gli - con particolare riguardo cri ma/chi/l). - RuziCK."»

r_p)

321 322

CHilìiiCA.

Analisi chimica qu~ntitativa. (Guida a/1'). -

CHARRIER .

Pag.

BIOCHIMICA.

Acido ascorbico. (La determinazione dell' - nel ,·angue). - PJIOAN c KLEMPERER Acido 1 - ascorbico. (L'ossidazìone enzimatica dell'). - )oHNJON e Zn.vA

Pag. »

1228 1227

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. Alessandria.

84,216 s4, ss5, 999 , , 11 4 J 219, I 328 85, 2r6, 325,444 666.999, 1114,1229 216,1114 1328 " 772, 88:;, 1328 " 325 2 3 5·557 )l ss 86,217· 326,444 ss5, 1229 886,999 326, 1230 87,217, 326,445 557· 666, Irl5 12_\0, 1328 li ili. 445· 772· 999

Pag.

Ancona.

)>

Anzio

)>

Bologna. Brescia Cagliari. Caserta . Catanz:tro Chieù Firenze .

))

Genova. Gorizia . Li vorno.

Messinll.

)) ))

))

)) ))

Milano Napoli

P ag.

Novara Padova Perugia.

.. (~7 ·774- 887, 1329

Piacenza Roma Savigliano Torino Trieste

l>

999

)) ))

)) )) )l

)) ))

))

Udine Verona

87, IJ29 445· 557·773•886 87 ll8, 218. j 26, 446 s58.56J.774,887 12.)0 1230 88,327·558·774 .P7· 446, 558, 775 887 J28 218.J28•559,668 776, 1379

))

go

))

go, 219, 447· 668

1330


INDICE DELLE MATERIE

RIVISTE MEDICHE MILITARI. Annali di Mcdicin:1 Na\':llc c Coloniale (Rom:~) .

Pag. uo 448, ~' 888, 111 6, lj_)l Archi,·cs Bclgcs du Scn•ice de S:~ nté dc l'Arméc (Liegi) Pag. ,no H8, 5oo. 66<), 783, 888, 1000. 111 7. 12_;2, 133 1 Archivcs dc Médccinc et Pharm:tcit· Navales (Parigi) Pag. 100 331, 670, 889. 1117 Askçri Sihhiyc Mecmuasi (Costantinopoli) Pag. .\!4 )62. 892, 1111) Bullctin lntemational des Serviccs de Sant.é des Armées de terre, dc mcr et de l'air (Liegi) Pag. 10) 220. 33o, 448. 56o. ~. 783, 888, 1000, 1116, u 32, 133 1 Der Dcmsche Militadizt (Berlino) Pag. 106 221, 33 1. 449, 561, 6]0, 784 , 890, lOtH, li 18, 1233 , 13.11 Horrvédorvos (Budapest) Pag. 334 451' 6]2, 892, 1004 Journal of thc Royal Medicai Corps (Londra) Pag. 101> 221, 332, 449, 561 , 67o, 7R4, 890, 1001, 1118, 1233, 1332 Lebrz Wojskowy (Varsavia) Pag. 107, 222, 33 2, 45 o. 56 1, 67 1. 7.s5, s9 1, IOC _), l l d~, l 2 _).; Polski Przcglad Medycyny Lotniczt.j (Yartavia) Pag. 333 450, 671 , 1003 Revista de la Sanidad Militar (Buenos Ayrcs) Pag. 105 220, 33o, 44 8. 5oo, 66<), 783, 888, I l I 7 . l 2j 2, IJ)I f< cvista de la Sanidad Militar (Cuba) . t'ag. 331

66y, 81S9 Hevista de Medecina Militar (Rio dc Janeiro) Revista de Sanidad Militar (Asuncion)

330

)l

soo. l:l8y, 12""' .\ ) Pag. IUj 449· ll91, 10()2, l .) ..) .l l

Hevisra de Sanidad Militar (Lima) Revista Sanitara Militara (Bucarest)

Pag. ))

.,

1002

" '

..))..)

450, 562, 6] 1, 785, 89 1, 1003, llJ9, l2H Rcvue du Service de Santé MilicJirc (Parigi) Pag. l O) 220, 33 1, 449, 561, 67o, 7s4 , ss9, 1001, III], 12Jj, 1331 Hivista dc la Sanidad Militar (La Paz) . Pag. 1000 )) }{ivista di Medicina Acron~•utic:J (Roma) 1000 1116 ()" Session de I'Offìce International de Documenwtion dc Médecine 1111)l litaire (Ginevra) 12J2 )) Thc Military Surgeon (Washington) loS 222, 334> 451, 562, 672, 7~5> 891 , 1004, 111 9, 1231 Vicn elj;lhrsschrift fiir Schweiz<.>rischc Sanitiitsoffiziere ( B:~silea) Pag. 672, B9z \ 'ocnno Sanitarnoe Ddo (?vlosca). )) JOì 222, .BJ, 450 Vojcnské Zdravtnickf Listy (Praga) Pag. 105 448, 783, 1001 v~~ no-S:~nitetski Glasnik (Belgn•do) Pag. 332 67t~

1002. 1 ~,2


INDICE DELLE MATERIE

1359

NOTIZIE. 1337 Pag. Alto diploma del la Croce Rossa a S. A. R. Maria di Piemonte . )) 1247 Annuario Jella Stampa medica italiana l) '• Archivio di Antropologia Criminale, Psichiatria c Medicina Legale , 240 Arruolamento volontario di militari allievi specializzati nella Sanità l) Militare 904 )) Arruolamento volontario nelle compagnie di sanità 342 ) > Assicurazione (L') infortuni sul lavoro in ai?'ricoltura 1342 )> Assistenti militari alle Regie Università 683 )) Attività culturali di nostri ufficiali 400 )) Attività scientifica italiana 1340 )) Av:mzamcnto degli ufficiali 235,683 )) Avanzamento degli ufficiali del R. Esercito 573 Avanzamento degli ufficiali della ausiliaria, della riserva e del ruoi Cl )) 235 speciale del Corpo sanitario . l) Avanzamento degli ufficiali di complemento dd Corpo sanitario 236 )) 1022 Avanzamento degli ufficiali fuori organico del Corpo sanitario )) Avanzamento degli ufficiali fuori quadro del Corpo sanitario 1022 Avanzamento degli ufficiali fuori quadro c fuori organico del Corpo )) sanitario 112 Avanzamento degli ufficiali in a. r. q. del Corpo sanitario >• 113,1022 Avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario >> 109, 1020 Avanzamento straordinario per meriti eccezionali >> 564, 1007 •' Bibliografia italiana » » 686 Bollettino del Corpo sanitario militare . >> 1I4 1 1 228, 343· 455· '565 . 679· 791, 897· loo8, 1123, 235· 333 Buon san~:,rue chiama buon sangue Il 1247 Caduti (I nostri) per l'Impero >> 223 VIII Campagna nazionale antitubercolare " 463 Centenario (Il) della Biblioteca medica militare di W ashington >> 459 Centro di studi di criopatologia . >> 2 37 Centro di studi c di ricerche di Medicina aeronautica a Milano » 1246 C e ntro <li studi sulla patologia e terapia delle lesioni da basse tcmpe· )) rature di montagna ' 1246 )l Centro per lo studio della Medicina indigena asiatica ed africana 12 909> 47 )> " Chirurgia » . . . . . . . 35 1 )) Colonia (Nella) sanitaria marina militare di Anzio 9°4 )) Colonie sanitarie marine . . . . . 683 )) Commem<>razione di T. Casoni a Tri poli . 9II )) Commissioni esaminatrici per l'avanzamento degli ufficiali medici 459 Commissioni esaminatrici per l'avanzamento degli ufficiali in s. p. c. del )) Corpo sanitario . Il(, 23') Comm issioni giudicatrici per i concorsi a tenente in s. p. e. nel Corpo sanita ri o . . . . . . . . . )) 1019 Concorsi per tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario militare . ll 572 ,, Concorso al premio «Giulio Alessandrini >> • • • • 1024 )) Concorso a l premio « prof. Massimo Piccinini 11 per la medicina coloniale 799 Concorso a l XVI premio Riberi . )l 799 )) Concorso (Un) di scienza dell'ortogenesi . 797 C o nsorso per la nomina a tenen te medico in s. p. c. della R. Aero nautica )l 1023 Confercm~a di S. E. l'Accademico Fermi sulla radio anivit]t .artificiale )) 574


1360

INDICE DELLE MATERIE

•

Conferenza internazionale contro la tubercolosi Conferenza sugli aggressivi chimici Conferenze mediche XLV Congresso della Società Italiana di Chirurgia IV Congresso della Società Italiana di Chirurgia plastica Congresso della Società Itali:lna di Medicina interna III Congresso della Socict:Ì radio-neuro-chirurgia italiana (Pisa 4-5-6 giugno 1938-XVJ) XXIX Congresso di Ortopedia e Trauma_tologia . ITl Congresso di Patologia tropicale e della Malaria Congresso internazionale della Croce Rossa . X Congresso internazionale di Chimica lll Congresso internazionale di chirurgia plastica ed estetica I Congresso internazionale di criminologia VIH Congresso internazionale di medicina degli infortuni e delle malattie del lavoro . X Congresso internazionale di Medicina c di Farm:~cia Militare . III Congresso in ternazionale di Medicina tropicale c della malaria. Congresso internazionale di Oftalmologia . l\' Congre~so internazionale di Patologia comparata XXXI Congresso italiano di Dermo-sifilografìa VI Congresso (Il) nazionale contro la mbercolosi (Tripoli, 17-20 diccm· brc 1937-XVI) • XIII Congresso nazionale di Medicina del lavoro . fil Congresso nazionale di Medicina dello sport XIII Congresso nazionale di Radiologia medica . IX Congresso odontojatrico tedesco Convegno di Otorinolaringoiatria a Salsomaggiore. V Convegno medico-idrologico a Fiuggi Corpo sanitario aeronautico Corsi allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario Corso complementare d'Igiene pratica Corso di Cultura coloniale Corso di Logi~tica . : Corso c..li Mallriologia . Corso di Polizia scientifica Corso di preparazione alla carriera di Medico di bordo . Corso infc rmativo sul Servizio sanitario di guerra Corso per allievi sottuffìciali di sanità Croci al merito di guerra Cure anticeltiche Cure balneo - termali Cure nelle RR. Terme di Salsomaggiore << Diagnostica e semeiotica medica '' Esame per l'avanzamento degli ufficiali in s. p. c. del Corpo sanitario Esami per l'avanzamento dei capitani medici in s. p. e. .. Festa (La) del Corpo sanitario militare Fondazione << Arcangelo Il vento 11 Fonda7.ione Carlo Forlanini. ·F o ndnione (Una) nazionale storico-letteraria e scientifica G iornate mediche di Montecatini-Terme (26-27 g iugno 1938-XVI) Giovanni Raibcrti (Per) Giuseppe Frnnchini

..

Pag.

908 688

Il

)) 349 )) 1245 .. 102.h ll jl l) 90ì

,

,

463 1245

)l

Il )4

))

CJJ7 124,350 l) I 134 , 575·9o8· 11 .ì'i )l

))

687, 79i

))

11 3 1

))

5 7~

))

123 24H

)) ))

351

))

12 2

90j, l 244

)) 2

l>

39· 133i

))

lT33

))

1134

))

57'5 68(i

))

))

572

)l

r t J, 1336

))

126

))

903

))

121

))

462 461 576

)l

))

120,236.335

Il )l

341

))

228. 68.j

339

))

.. 34

J.

1 3~6

))

459

)l

351 l 12, 13)'i

)l

Il

458, 5i.ì

))

6iJ

)>

ifJ~

H

I} P

)l

1342

))

46~

))

124~

))

r.l•

'

r


INDICE DELLE MATERIE

Graduatoria dei dichiarati idonei nel concorso per la nomma a tenente chimico farmacista in s. p. e. · Pag. 787,893 )) " Il Notiziario di Terapia 1938 » . 352 )) : Il Servizio sanitario militare in guerra '' 686 )) Insegnamento delle lesioni chimiche di guerra nelle Università 12.46 )) cc I problemi della Maternità e dell'Infanzia )J 349 )) Istituto (L ') di Storia della medicina della R. Università di Roma 908 )) Istituto italiano di Storia della chimica 348 )) Istituto (L') per le relazioni culturali con l'estero e le scienze mediche 1340 )) " L'Attualità medica» 125 )) Lezione (La) di commiato del prof. Roberto Alessandri. 684 )) Lezioni e conferenze . 461 )) Libere docenze 113, 228 Lutti della Sanità militare: )) Alberti Ettore, maggiore medico in s. p. e. 1I9 )) Altobelli Alberto, tenente generale medico della riserva 1242 )) Cantafora Nicola, tenente colonnello medico della riserva 1130 Chironi Pietro, colonnello medico in a. r. q. I 130 )) Fiorentino Pasquale, maggiore medico della riserva . 120 )) Fonzone Lorenzo, maggiore medico in s. p. e. 1130 )) Gasparini Igino, tenente colonnello medico in a. r. q. 119 )) Giuffredi Alfredo, tenente generale medico a riposo 2J2 )) Gualdi Carlo, tenente generale medico della ri ~erva 795 )) Mezzetti Guido, primo capitano medico in ausiliaria II30 )) Pellegrino Andrea, maggiore generale medico in ausiliaria 1243 )) Pronotto Benedetto Sulpizio, maggiore generale medico a riposo 233 )) Ribo!la Romolo, maggiore medico della riserva 1131 )) Salvetti !taio, tenente colonnello medico della riserva 120 )l Tommasina Mario, maggiore generale medico della riserva 347 )) Torchio Ernesto, tenente generale medico ddla riserva . 233 )l Manifestazioni (Le) nazionali antitubercolari dell'anno XVI . 34ç )) Medaglia commemorativa delle operazioni militari in A. O. I. 459 )) Medaglia d'argento per i benemeriti della salute pubblica 795 )) Medag lia d'Oro (Un'altra nostra) 45 2 )) Medicina (La) al Convegno Volta 1245 )) M edici.na Augustea 124 )) c Medicina dello sport e dell'educazione fisica» 575 Memoria (In) del Generale di Corpo d'Armata Medaglia d'Oro Conte )) Giuseppe Vaccari 347 Ministro (Il) Rossoni inaugura la nuova sede dell'Istituto Farmacotera· )) pico Italiano 1248 Modifica nella composizione della Commissione giudicatrice per il con)) corso a tenente medico in s. p. e. 1128 )) Modifiche all'organico degli ufficiali medici in s. p. e. . 903 Morte (La) del tenente generale Luigi Vincenzotti, Direttore della Rivista )) di Commissariato 1244 )) Morte (La) di S. E. il prof. Nicola Parravano 910 )) Norme di tratto nella gerarchia dd R. Esercito 341, 458 )) Nostri (I) Caduti per l'Impero . 335·452 )) Nuovi prodotti dell'Istituto chimico farmaceutico militare 239 )) Nuovi regolamenti nell'Esercito 1 .<4~ )) N uovo (Il) direttore della Sanità militare ungherese 688 ))

l

8 -

Giornale di medicina mi!iJttrl'.


INDICE DELLE MATERIE

Orroranze al Prof. Perruccio Schupfer Onoranze al Prof. Mario Donati . Onorificenza al Prof. Aldo Castellani Onorificenze

P a g. )) )) ))

1019, 1240, 1335 Pag. 234 )) 238, 1023

Ordinamento del R. Esercito Orfani (Per gli) dei medici morti in guerra . Partecipazione (La) italiana al I Congresso internazionale di Medicina legale e · sociale . Premio della Fondazione « Perrero di Cavallerleone >> Problemi razziali in A. O. Prof. (Il) Pende alla Società medica di Berlino Programma del Concorso al XVI Premio Riberi di L. 20.000 (1935-1941). Prolusione (La) di Raffaele Paolucci al Corso di clinica chirurgica dell'Università di Roma . Promozione straordinaria per meriti eccezionali . Provvidenze sanitarie-amministrative per l'A. O. I. XXIII . Raduno -del gruppo centrO' meridionale e insulare della Società italiana di Radiologia medica ,, Rassegna Sanitaria dell'Impero » Ricompense al valor militare

))

I 133

))

573 1136 1 339 1 343

)) )l

))

l)

1 337

))

228

))

7ll9

798 12) )) 224 342, 563, 675· 790· 893> roos, 1120, 1235· 1 333 XXXI Riunione della Società italiana di dermatologia e sifilografia Pag. 687 )) l' Rivista di Biologia coloniale » . 464 )) JI28 ,, Rivista di Medicina Aeronautica >> )) ,. Ri vista militare di Medicina veterinaria 11 905 ))

))

Scuola (Alla) di applicazione di Sanità militare

))

S E. il tenente generale medico capo Luigi Pr::~nc:hi

))

Segnalazioni bibliografiche . Servizi ed attività del << Centro Radio-medico n nel 1937 . Settimana internazionale per la lotta contro i tumori Sindacato (Nel) Nazionale Fascista dei Medici S. M. la Regina Imperatrice assume la Presidenza del Centro radio medico internazionale . Sottotenente (Il) medico Odorico Panfili caduto in A. O. Stampa (Nella) periodica militare Stella al merito sportivo Tariffa dei medicinali Titoli di studio .. Trasferimenti in s. p. e. per meriti di guerra Ufficiali del Corpo sanitario ammessi a far domanda per il collocamento fuori organico per l'anno 1939 Ufficiali fuori quadro e fuori organico tlfficiali in s. p. e. del Corpo sanitario ammessi agli esamt per l'avanzamento a scelta speciale dell'anno 1938 U fficiali in s. p. e. e riassunti, del Corpo sanitario, ammessi agli esami per l'ava nzamento a scelta speciale dell'anno 1939 . Ufficiali medici ammessi a frequentare il Corso di cultura coloniale Vaccinazioni dei militari col <( vaccino miHo formolato T. A. B. Te ., Ventennale della Vittoria Viaggio medico turistico

Collana medico-militare

))

))

)l ))

))

)) ))

)l ))

)) ))

)) ))

684 453 1240 464 ll35 2J9 799

roos

125 795 573 795· 905 56s 897, 1000 1023 340

))

l lO

))

1 021

))

Jll~

))

453

))

1129

))

35 2

))

!J]


ll l

INDICE DEGLI AUTORI. Pag.

A ABATE

A.

ALAGNA

G.

ALAJMO

B.

ALMANSI A. ALQUIER AMEUILLE ANCELESCO ANDOLFATO M. ANINA- RADCHENKO

H. ARANDAJELOVIC R. R.

ANNES- DtAS

G. B.

ARGENTINA

M.

AscoLI

AsENJO A . AssETIATI

G.

AsTuTo

Pag.

BESREDKA

92 . 1145 212 207 434 548 1219 558

BEZSONOVA

990

992

"12 375· ll71 817 658 667 . 419, 653, 777 ,)

BI NET BoBBIO A. BoLLA

J.

c.

BACCARINI BADELON BALCET C. BALFOUR BALLA A.

M.

8ALT7.ARO BALUTZA

R.

BARBERI BARBEY

BARCNONI

198 1322 1215 66o 873 92 1099 1219 887 766 767 216

BARTHELS C.

1213 777 775 594

BARTONE BASSI

L.

G. B.

BATTAGLIA F. BELFORT BELOT BERARD

J.

L M.

B ERCONZONI BERNAN

H.

BERNARD

E.

M.

M. BERTRA.ND G. BERTRAND I. BERTINEm

D.

BoNNA'FOus

F. BoRIANI G. BORIONI D. Bosco I. BoNO LA

:Z95

BossA LINO

G.

BoucHUT

L.

1321 100 76s 72 1224 92 459 11 IO 327, 558 99° 318

Bozo

L. BRUNI N . .

BRACAI..ONI BRUNNER

c .. E.

BRUTM.ANN

D.

BARONI O

L.

BucALOSSI A. .

P ag. BABLET

A.

G.

BIAGINI

BRUNO

B

990 8o &} 86 1104 92 1229 . 666, 999· 1111 216

G.

BESSO M.

BucCIA.NTE A. BucLIARilJ..LO BuRLA

3

218 326 88o

F.

T ..

BuscAINO

V. M.

nos

Bus iNGO O.

c Pag. F .. S. E. CALENDOLI S. CALJENDO G. CALIENDO M .. CACCIA

CALABRÒ

CALLERIO

. 347· 6oo, 684 92, ~2 737

86

1114 1272 93· 417 217 424 557

c.

CAMORIANO

P.

C~MPAINA A.

3Ir

CANALIS

433 700 1272 1213· 1212 667 j21 ll03

F. CARERJ! L. . CARLISI F. CARLUCCI R. CARRIERE G. CASASSA M. T .

C~NCELLARA

c.

CA.NTANI

CASELLA B.

999

..

777 441, 777 687 1218 1090

93


INI)JCE DEGLI AUTORl

P ag. C.~SSINIS

U.

CASTELLANETA

644· 777 936 197

V.

CASTELLANI A.

E. CASTELLI G. D. CATALANO E.

87

CASTELLI

DE ALESSI E •• DE BERNAROINIS DE CASTRO

v ..

944 . 94• 8o4

L.

6'54 ss5 557

G.

DEDONI

777

DE FILIPPIS G. DEHOUCK R.

1318

II08

DEITEL E.

1221

s6

CArTANEO D . .

P a g.

o.

DELFINO

327, 446

CATTANEO R •.

87, 445· 999

G.

213

DE L UCIA R.

991 S85

DE MARINIS A.

1 115

C. DE MosiER G .

l

DE PAOI.I P . •

95· 423

DE PoRCELLINIS C .

32 5 548 558, 864 770 879 II04 445

CAVALLACCI CECCAI.DI CECCOPIERI

A.

CERNIGLIA D.

1316 777· 979

CHALLIOL

210, 1220

CENTINI D.

CHARLOT

J.

CHARRIER

G.

543 442

s7s

J.

CHAVANNAZ

G. F.

94

DEMICHELIS

H.

DESGREZ DESSY

G.

J.

DEVINE

<>?O

1321

Dr FRJsco S.

G. A. M..

439 546 7'56 664

CIGNOI.INI P •.

31 7

DoNATI M .

20'j

DoRÉ

7'58 82

CHIAI.E

CHIURCO

A.

CHIURCO CIANI

CIOTOLA CITO

95· 423

A.

v.

99

G. N ..

C OLAJANN I COLOMBA

CoLOMBO P. CoLONNELLO F. CoMELLI

U.

GoNFALONE CoPPOLA

R.

M. A.

CoRUZZI C.

D.

CorrENOT P. CRESPELLANI C. CRISTOFANETil

Dt SARRO T.

P.

Dos REis

93· 94· 436, 778 90 95 2 528

Due C.

1027 773

DuTREY

•

DuccESCHI

V.

DuQUENOis

P.

DuRANO

D'ALESSANDRO R. D'AMBOSIO

A.

DANIELOPOI.U D. D'ANTONA

D.

D'ANTONA L. DARRF.

H ..

3I l

E P a g.

762 549 218

ENGEL R.. EsREY C. R.

882 1316

J20S

EvERS N ..

1226

F ~I

DAL CoLLO A.

?fx; 441 422

Pa g.

P ag.

G.

31 9

R.

D D'AGATA

ss6

DI STEFANO f'.

537 821 325

CoRSI A . • Cossu

DILLENSEGER

668 94· 1 96· 425, 700, 778 554 54'5 1316

309 70

FADDA

s.

88, 778

FAVALORO G.

1221

A.

641

FARAONE

6sx

FAVILLI FELICI M.

IIo6

E.

995· 999

FENGA

FERRARI L ELU G. FERRÈ L.

,so 883


INDICE DEGU AUTORJ

Pag.

552 778 559 219 445

FERRERI G. fERRo-LUZZI G. FtLOCRANA P ..

M . F.

FtORINI

B.

FtSICHELLA G.

H.

83 1223 48·95 200

D. FucHstc P.

fROSINI

G Pag.

GALLENCA R..

21 7, 885 95·328,778 95 1220

GASPERINI G • •

90

GABRIELLI

E.

GAGLIARDI

P..

GALEONE

c.

1229 772 757 559 95· 778 . 89, ss8, 92 r

R.. P. GERMAIN A. GATTA

GAZZARA

GERMANO G. GER."'INO A. GIACOBBE C. GIANNANTONI

M.

246

M.

95

GIARDINA G.

131

GIARDINO G.

31 9 762 543 1218 195 1212 95·9<'>·778 9<5 I 103 218 543 990 1225 91 9<5 51 774 207

P.

GILSON

o.

GINESTE P. I. . GtNI

C.

GIORDANO M.. GtORCI G .• GIUDICE F. GossET A .. GRANDI G. GRATJA

A.

GRIANKO K. GRIFFON H . GRIFI F. GUERRIERI GUIDI

G.

v ..

Gu11co P.. G UTMANN

HINAULT

P. S..

H ooEs

I

86

FROMM

GILBERT

756 543 548 Jl8

P.

H lLLEMAND

97

L.

F.

GIANOTTI

c.

HENUD

1

FoNTANELU FRANCHI

Pa g.

toSo

FIUME G • • FwcH

H

R. A..

Pag. IMPALLOMENI

R.

9<),316,779·839 445

JMPALLOMENJ S.

A. INTERNICOLA P.

lNCRAVALLE

l150

JsSELHARD Q ..

999 766

I ZAR G. Izzo A.

1209

5B9

J P ag.

197

}ACONO J. }AHIEL R..

207 1

97 1215 428

}ANNARONE G.

P.

} ANSSEN

}ASIENSKJ G.

R.

}ENSEN

994 1227 426

S. w.

}OHNJON

A.

}ORES

}ULtEN L ..

l100

L.

422

}ULUEN }uNe

A.

74

K Pag.

1320 1320 872

KEN KuRÈ KENZO ÙHSH IMA KtKUTH

w.

M. M.

ll l~

KLEMPEttER F.

1228

KtNDBERC KtRSCHNER KuNc

876

A.

536 73 31 5

KRAUEL G. KROMER K .

l WJGRET

J.

Pag. Jll

WIOIS

E.

J26, 444


INDICE DEGLI AUTORI

Pag.

P ag.

263, 674 1033 1318 Jl03

LANDRIANI R .. LANG

c. A.

LANGERON L •• LANZEANU • UPI N G.

MAY

o.

lll 3

G. MAzzEo M. MAZZOLA S. MENNONNA G .

LASKJEWICZ

A.

662

MERCIER P.

LE BRETON

R.

MESNARD

L EFAUCHER

J.

1225 31 1

L EGA

424

u.

LEG UEU

313 1107 1229

L EHMANN-FACIUS . LEMMI F . .

6s5 1230

MILAN PRtCA •

1099 1272 666 202

L EON

ll13

66o

MINERBI

LEVRAT M .

72

Lt ESCHKE LISTA D. LIVERIERO Lo CA.scto

E. G.

E.

LoMBARDI

Lo MoNACO CRocE T . LoNGO LoPEZ

D..

M. LusATTI G. B.

G. G.

202

645 326

69

A. M oNAco B.

8r 995

654. 779

MoRINo

559· 776

549 70

MoLODTZOVA P. MoNAco

. 1230 64

A ..

MrNERBI

c.

MoLLARET P.

96

883 1115

G. G.

6<)6

595· 774

LoRETI

MILLUL

MocuE

871

LoEPER M.

1224

A. MICHEL A. MtCHELAZZI A.

LEVIE B.

J.

51 70

MIAOONNA

MrLANA

LH ERMITTE-DE AJURAGUERRA

446

MEYTHLER E ..

69

G.

L ENSKAIA

761 87 1251

MAZZENGA

M oRI

99

1177

A.

1230 E.

447 763

MossA G..

&; 166

O.

MossOLOVA MoRSIER

215 82

MowRER MuLLER

887

L UCIANI P.

N Pag. 203 433

M Pag.

886 85, 96. 97

MAFFEO L. MAGGIO P.

88t

MAGITOT A. MAGLIULO A .. MALAN

A ..

MANGANAJ\0

c.

MANCIACAPRA

A. .

MANNI G . .

86,97 31 8, 437 167, 273· 383. 503 97· 98, 99

NAEGELT TH. NAHAN L.. NASTASI NATHAN

A. R.

NEUSCHULER NrcAsTRo

MARJOU L .

875

MA SPETIOL

214 1216 538

PAGNIELLO

557

PALINACCI

G.

MASSARI G. M. MATHIS M. MATTOZZJ-SCAFA G.

A.

100

663

o

MARIN P ••

w.

MARCACCI MARIANI

L.

553· 1324 11<>9

J.

Nn<A W.

467 84 779 779 326

MARACNANI

99· 100• 779

0TTOLENGHI

Pa g. 12<>9, 1272

D. .

p A.

PALADINO P .

'l

Pag. 579> 686, 910 . s86, 78o 991


INDICE DEGLI AUTORI

Pag. PAL.\IAS G. .

. PALMI NIELLO P. PA NNETON F PANSERA O .. : P ARISI E. . PARRI

219 79 1114

REVICLIO G.

w ..

780

G.

4 34

756 553

E.

PELLEGRIN I P EL LEGRINI

1324 326 1 94 3'8

R.

P ENDE N

PENOERCR·A~S E. P. G.

445

218

PEPE R.

RIZZO

R ocCIA

RosANOVA

G.

100

Russo

.

·H:

997· 1224

G.

78o

PJLOTTI G.

430

P ETRICii PI CCOLI

PINI

655

u. .

PI OLTI

. 328, 887 2 49 .873 777· 979 1128 90 444· 749· 1300

M..

PITTALUCA • PI ZZILLO G. PJIOAN

M

PLANGER

E:

PLASTINA M PUCH ET A . PLUCHON

543

J.· P.·

PoPo vtc 1

323 539 1219

PoRRU P.

TOO

PoRTAR

4 30

Pmx

G.

P ORTELL; P uNTON J P URPURA

.

G. c".

444 3o8 . 404, 886

668

548 556 997

M

V·

R u ATA R uFINI

1230 871 445 1210

M

723

V

G.·

PERA

PESEZ

320

N:

RoNNEAux

PERARI

PERRICON~ G . P ERUZZ I M ..

328 . . . 87 l87, 479· 618

RoMANJ N

RoY

445

c: c.

RomNÒ

R uoz1

G. . D. . P ERRAU p

M. .

G.

E

RIGHI

E.

c. u.

RI CCARDI RICCI

P ELLEGRINI

PEPE

RAVASI N I REITANO

100

PATRASSI P EEL

772

Pag. 219 101' 179· 327 92

4 35

F..

88 . 887 So, 659 322

B~R~E,-;.A S

A

R UZI CRA.

L. ·.

·

s Pag. II02 211

H. w.

SACHS

M

SAKEL $ALEVN

• •

SALMON

A

n o6

A·. SALVIOLI G.

6s8 6so

991

SALOTI"I

SANI

c

SANTAG~n • F ·

SANTAN ASTASO. A.

T

SANTILLO

SANToRsou

·o: .·

A

S.-\RDONE

T .

SARNELLI

M ..

SARTORI

SAUERBRUC~ F:

$AVARINO S.

78 1319 1322 394, 11 T4• H>56 101

. . . . . . 101 102' 55 1 • 552, 652 , 7So l2o8 4 29

. 355

G.

84, 88s

ScADUTO P •

102

v.

102

SAVINA

ScAFFmt

Sc.• u E

R

SCARPITTI

Pag. RAFFAELE

424

A. RAGO G . RA FFONE

RAtNSFO~D S. G..

RATTI A. RAVARA

A.·

.

. .

102

SCAMBI A. G.

325 216

M. . c. .

ScHtLLING

310

SCHNETZ H S CH U PFER

541

F. .

101 217 68

SciORTINO

4 32

ScoTTI

101

SERCER

S coLARI

200

S. :

447· 668

G.·. ·

439 102, 411' 752, 78•

B

·

IliO


1368

INDICE DEGLI AUTORI

Pag.

Pag. SERGENT

873

SERRA G.

6II

L. o SIBILLA D. Sli::UR M. o StNIBAl..Ol G.

668

SEVERI

Pag.

E. H.

UosoN

870

1215

E.

SoNV I CO

I063

F.

SPINELLI

55 2 III2

J. L.

SPOLVERINI

2o8

SQUILLACIOTI R.

445 312

L.

STANOJEVIC

w.

JI02

STELO G.

666 F.

103

W. J.

878

STOPPANI

v

772

SPAGNOLETTI Go

G.

SuNSERt

u

85

SOLCARD

STORK

t9B

422

873

STEFFEL

20'J

TuRNER TH.

103

SINTON

SPIRA

L.

TURA!\0

ll39

Pag.

N. VALENSIN M. VALLE F..

537· 782 1316

VAJOLA

VAN

8)

L. Q.

H ooF

VANNOCCI

.

756 444 · 886

VENTURA

v. E.

103, 287, 550, 7 30, 8os

VETUSCH I

P ..

lll5

VIDAKOVITS

6s7

VIDEBECK

4 38

H .

D.. E.

VIOLA

782, 86o

VJVANT

539

T

w

Pag.

Pag.

TADDJA L. o

521 ~ 782, 779

G.

1309

WALTER

776

WEIL

TA FURI

T AGLIAFERRO T ACLIAFIERRO TALLARICO TANCUY

E. A.

84

G.

1325

Y.

75 1212

WEINBERC B. o WERTHEIMER

103

G. F.

TESTA

u.

548

A.

G.

744 66

ZAFFIRO

T ESTI

ZAFFIRO

G.

1<>99

ZAKRZEMSKI

1318

ZILVA

420

ZtNDATO

320

Z1NI

66t

ZoooA

T ESTA

'fETZNER

E.

w. THOMANN J. T~IIELE

TrERNO

A.

TtLLÉ ToMMASI

700

z

763

S.

T ENEFF

99<>

P.

70

R.

TARCOWLA

G.

J.

L.

T REPICCIONI

Il39

E.

327, 775

Direttore responsabile: Prof. ROMA, DICEM BR.E

P ag. 41' 636, 1 298

s. S.

A.

A.

445 111 3 1227 772

G.

446

A.. ZoLEsE A.

1229

G.

782

ZuccHI

67

tenente generale medico.


...

..... , .

. '·


•

..

TIPOGRAFIA RRGIONAUS

ROMA

t 9S&- XVII


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook